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Norme per la legalizzazione della coltivazione e del commercio dei derivati della cannabis indica. Onorevoli Senatori. -- Il testo della presente proposta di legge aveva trovato un consenso diffuso nella XII e nella XIII legislatura, 156 deputati nella XII e 120 deputati nella XIII legislatura, appartenenti a schieramenti politici diversi, avevano firmato la proposta di legge a prima firma dell'onorevole Franco Corleone. La stessa proposta di legge, con il medesimo testo e spirito non ideologico, era stata presentata nella XIV e nella XV legislatura dall'onorevole Marco Boato ed è stata riproposta anche nella XVI legislatura dal senatore Roberto Della Seta con il disegno di legge atto Senato n. 3034. Da un punto di vista generale, dati recenti e attendibili, ricavati da una molteplicità di fonti e relativi all'associazione tra droga e criminalità comune, hanno permesso di rivelare quanti e quali criminali risultino anche consumatori di droghe. Si è così riscontrato che circa il 60 per cento degli arrestati risulta, al momento dell'arresto, consumatore di uno o di più tipi di droghe. Da questo dato si può agevolmente ipotizzare che, in presenza del mantenimento di politiche proibizioniste, l'aumento delle percentuali di chi al momento dell'arresto risulta essere un consumatore di sostanze stupefacenti sia da addebitare più a una crescita dei consumatori di droghe che commettono reati comuni al fine di procurarsi un reddito che a quella di criminali comuni che si drogano. Il che dimostra che il problema della droga è sempre più associato al problema della criminalità comune e che questo costituisce certamente un ulteriore indicatore dell'inefficacia e dell'inefficienza delle attuali politiche repressive. Tra i molti effetti sicuri di tutto ciò se ne possono sottolineare due: 1) un forte processo di stigmatizzazione sociale da parte dell'opinione pubblica nei confronti del drogato-criminale (non esistente per gli alcolizzati), che gioca una funzione contraria all'efficacia delle terapie riabilitative; 2) un accentuarsi dell'interscambio dei ruoli tra consumatore e spacciatore come percorso precedente o concomitante con il compimento di reati comuni finalizzati a procurarsi un reddito in grado di sostenere le spese della propria dipendenza. Da quanto illustrato si può ricavare la presunzione che i livelli complessivi di criminalità e il danno sociale da essa prodotto diminuirebbero nel passaggio da un regime proibizionista ad uno legalizzato. L'entità di questa diminuzione sarebbe tanto più grande se il provvedimento di legalizzazione fosse accompagnato da un investimento massiccio delle risorse (nel frattempo resesi disponibili) nel recupero dei tossicodipendenti e nello scoraggiamento della domanda di droghe attraverso un sistema articolato di disincentivi. La verità è che la lunga e terribile lotta contro la droga sta ormai mettendo in crisi molte istituzioni delle democrazie occidentali nonché la portata, il ruolo e la funzionalità della legge come espressione della sovranità popolare. I risultati di più di un secolo di repressione internazionale e nazionale del traffico della droga sono da considerare nulli, atteso che l'uso e l'abuso delle sostanze stupefacenti sono drammaticamente aumentati. Le leggi nazionali e le convenzioni internazionali che regolano la guerra alla droga, così come viene condotta, non si possono né rispettare, né far rispettare e si rivelano quindi inutili e soprattutto sbagliate. Il proibizionismo che fallisce è diventato una minaccia mortale per la vita dei singoli, per le libertà, per la pace, per il diritto degli Stati e per lo Stato di diritto, quest'ultimo messo a rischio da leggi sempre meno rispettose dei diritti umani e delle garanzie processuali. Negli ultimi anni in Italia il tema della legalizzazione dei derivati della cannabis indica ha acquisito consensi sempre più vasti. Al di là di un'impostazione ideologica, importanti riflessioni scientifiche e proposte concrete hanno posto l'accento sulle esperienze e sulle scelte compiute in questi due ultimi decenni in Europa, sia sotto il profilo legislativo, sia in fase sperimentale e oggi con risultati consolidati per quel che riguarda i programmi e le politiche di riduzione del danno. Nel corso degli anni novanta non pochi sono stati i progressi compiuti dal dibattito nella società italiana e negli orientamenti dell'opinione pubblica. Il successo, nel 1993, del referendum promosso dal Partito radicale abrogativo delle norme penali del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, ha dimostrato che la scelta repressiva, ispiratrice del testo unico, deve lasciare spazio a una visione più pragmatica che privilegi un approccio di riduzione del danno. Tale consapevolezza, tuttavia, soprattutto dopo l'entrata in vigore della citata legge n. 49 del 2006, non ha avuto un approdo legislativo coerente con i risultati del referendum . L'Unione europea con l'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), ha da tempo sollecitato i Paesi membri ad adottare misure positive di riduzione del danno, sulla base anche delle esperienze ormai diffuse e consolidate: dalla Svizzera all'Olanda, dalla Germania alla Spagna, dal Belgio al Portogallo. Di contro in Italia, l'approccio penale deprime e rende complesso il ruolo delle strutture pubbliche, come dimostrano i dati contenuti nelle relazioni annuali al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, e limita la possibilità di attuazione di progetti sperimentali di riduzione del danno. Oggi il mercato delle cosiddette «droghe leggere» è libero, con un'offerta indiscriminata e incontrollata, e il traffico relativo non è reprimibile con la forza. La legalizzazione che si intende introdurre con questa proposta di legge non è liberalizzazione e neppure offerta indiscriminata, ma soddisfacimento controllato di una domanda reale, il che vuol dire controllo di un mercato oggi tragicamente libero. Secondo quanto emerge dal World Drug Report 2012 elaborato dall'United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC), l'Italia è il Paese occidentale in cui in media si consumano più hashish e marijuana . Secondo le statistiche pubblicate dagli studiosi del Palazzo di vetro, nel nostro Paese nel solo 2011 circa il 14,6 per cento dei cittadini che ha un'età compresa tra i 15 e i 65 anni ha fatto uso di cannabis indica . L'Europa è, in assoluto, il continente in cui il consumo di droghe leggere è più ampio. Tra i Paesi occidentali solo la Nuova Zelanda riesce a tenere il passo dell'Italia nell'uso della cannabis indica (ha la stessa media di 14,6 per cento di consumatori), mentre un alto consumo di hashish e di marijuana si registra anche in Nigeria (14,3 per cento) e negli Stati Uniti d'America (14,1 per cento della popolazione). Meno alte, ma non meno preoccupanti, sono le cifre sul consumo di altre droghe: più dell'1 per cento della popolazione italiana fa uso di cocaina, mentre lo 0,5 per cento dei nostri concittadini ha acquistato nel 2011 anfetamine e oppiacei. Con l'approvazione della presente proposta di legge si potrà: a) eliminare la criminalità collegata alla produzione e al commercio della cannabis indica e dei prodotti da essa derivati;