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"oggi è emerso con chiarezza da parte dell'azienda che, alle condizioni date per lavorare al massimo delle potenzialità, il problema è la liquidità, non gli investimenti. Lo sforzo sulla garanzia Sace per quanto riguarda il finanziamento bancario è stato insufficiente. Il nostro impegno (...) è capire se con un intervento governativo sia possibile superare le attuali difficoltà finanziarie, rilanciare l'operatività, produrre maggiore acciaio e riassorbire personale in cassa integrazione" ("ansa.it", 23 giugno); l'intervento governativo per superare le difficoltà finanziarie è poi arrivato con il decreto-legge 9 agosto 2022, n.115 ("decreto aiuti bis"), dove l'art. 30 autorizza Invitalia a sottoscrivere aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale, sino all'importo complessivamente non superiore a 1.000.000.000 euro per l'anno 2022 ulteriori e addizionali rispetto a quelli previsti, si chiede di sapere: se le ingenti risorse pubbliche fino ad oggi stanziate, sia in virtù dell'accordo sottoscritto nel 2020 che dei successivi interventi di sostegno recentemente approvati, siano state già erogate da Invitalia ad Acciaierie d'Italia; quali siano le motivazioni del forte ritardo nell'avvio degli investimenti per la realizzazione di impianti ecosostenibili e della necessaria manutenzione ordinaria e straordinaria sugli impianti esistenti e soprattutto dell'attività di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza.