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Il comma fissa i principi di omogeneità e di irreversibilità nella redazione dei documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna. A partire dalla data di riferimento del primo documento contabile obbligatorio redatto in euro, tutti i documenti contabili obbligatori riferiti a quella data (principio di omogeneità) e a date successive (principio di irreversibilità) vanno redatti in euro, salvo che ricorrano particolari ragioni. La valutazione e la decisione circa la sussistenza delle particolari ragioni è lasciata alle imprese, alle quali peraltro s'impone l'obbligo di illustrare nei documenti contabili obbligatori i motivi che le hanno portate a non applicare i principi di omogeneità e di irreversibilità. La responsabilizzazione delle imprese, accompagnata dall'obbligo di informativa, è sembrata essere una strada senz'altro più flessibile di quella, ad esempio, di predeterminare i casi nei quali sarebbe stato possibile derogare ai suddetti principi. Quinto comma. Il comma chiarisce un aspetto che avrebbe potuto dar luogo a dei problemi operativi e a comportamenti eterogenei. Quando nei documenti contabili obbligatori è richiesta l'indicazione di dati comparativi riferiti a date precedenti l'adozione dell'euro quale moneta di conto, la conversione in euro degli importi originariamente espressi in lire va effettuata al tasso di conversione con la lira. Sesto comma. Il comma tratta delle differenze dovute alla traduzione in euro dei valori di conto espressi in lire. Nel momento in cui occorre trasformare i valori di conto dalla lira all'euro, possono rilevarsi delle differenze dovute in particolare al fatto che si migra verso una moneta di conto la cui unità divisionale minima è circa 19-20 volte superiore alla lira (un centesimo di euro presumibilmente ammonterà infatti a circa 19-20 lire). La questione riguarda tutte le imprese che cambiano moneta di conto, a prescindere dal fatto che abbiano in essere operazioni soggette al fischio di cambio. Di tutte le differenze di traduzione occorre fare il saldo, il che concorre a ridurne l'ammontare a cosa di poco conto, a causa delle compensazioni che ciò comporta tra differenze di segno opposto. Il saldo delle differenze può essere direttamente imputato in una riserva. Settimo e ottavo comma. Il comma 7 anticipa gli effetti di quanto stabilito al comma 8 (formulato in modo da regolare le operazioni a regime, successive al termine del periodo transitorio) ai documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna redatti in euro nel triennio compreso tra il 1 gennaio 1999 e il 31 dicembre 2001. Le lettere a) e b) del comma 8, introducono per le imprese in genere (quelle soggette al D. Lgs. n. 127/91) due significative novità volte a semplificare gli adempimenti, a migliorare snellendola - l'informativa esterna e a rendere i bilanci più facilmente comparabili con quelli delle imprese degli altri paesi. Infatti si stabilisce che il bilancio d'impresa va redatto alle unità di euro senza cifre decimali, con l'eccezione della nota integrativa che può essere redatta in migliaia di euro. Il bilancio consolidato, a sua volta, può essere redatto in migliaia di euro. Sono principi di portata generale, in quanto tali applicabili per analogia anche ai documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna diversi dal bilancio d'impresa e consolidato. Le norme attuali nulla dicono a questo proposito con la conseguenza che a tutt'oggi è prassi generalizzata che il bilancio d'impresa (ivi compresa la nota integrativa) e il bilancio consolidato siano redatti alla lira, non essendo espressamente consentito - salvo casi particolari - adottare sintesi superiori. Le lettere c) e d) si riferiscono alle imprese bancarie e finanziarie (quelle soggette al D. Lgs. n. 87/92) e replicano nell'ordinamento settoriale quanto stabilito per le imprese in genere con le lettere a) e b), ma con una differenza. Alla Banca d'Italia, tramite gli atti di cui all'articolo 5 del citato decreto, è infatti data la facoltà di consentire o imporre che la nota integrativa e il bilancio consolidato siano redatti in migliaia di euro o con un grado di sintesi anche maggiore, sentita la Consob se si tratta di società quotate. Le lettere e) ed f) si riferiscono alle imprese di assicurazione (quelle soggette al D. Lgs. n. 173/97) e replicano nell'ordinamento settoriale quanto stabilito per le imprese in genere con le lettere a) e b), ma - anche qui - con una differenza. All'ISVAP, nell'esercizio dei poteri indicati all'articolo 6 del citato decreto, è infatti data la facoltà - analogamente a quanto previsto per la Banca d'Italia - di consentire o imporre che la nota integrativa e il bilancio consolidato siano redatti in migliaia di euro o con un grado di sintesi anche maggiore, sentita la Consob se si tratta di società quotate. La lettera g) attribuisce alla Consob i medesimi poteri attribuiti alla Banca d'Italia e all'ISVAP per quanto riguarda le società quotate diverse da quelle bancarie, finanziarie e assicurative. Articolo 17 (Conversione in euro del capitale sociale) Premessa. La questione della conversione del capitale sociale si colloca nel più ampio contesto della traduzione in euro dei valori di conto. Pertanto, come la scelta del momento in cui adottare l'euro quale moneta di conto al posto della lira è libera, così la traduzione del capitale sociale può essere effettuata in un qualunque momento del triennio 1 gennaio 1999-31 dicembre 2001 e non è dunque necessario compierla all'inizio di tale periodo. Naturalmente, appare logico attendersi che questa operazione, rappresentando uno dei passi da compiere verso il generalizzato impiego dell'euro quale moneta di conto, di solito avverrà in connessione con le restanti operazioni che occorre effettuare per passare alla nuova valuta. Ciò tuttavia non preclude alle imprese di operare diversamente, laddove esigenze legate alla loro operatività o al funzionamento dei mercati lo rendano opportuno. La circostanza che il capitale sociale sia rappresentato da azioni aventi ciascuna un proprio valore nominale da convertire in euro col vincolo dell'unità divisionale minima dei centesimi richiede una specifica disciplina della conversione al fine di mantenere intero il rapporto tra i sottomultipli (le azioni) e il multiplo (il capitale sociale). Inoltre, occorre adottare particolari cautele quando al valore nominale delle azioni sono commisurati dei privilegi e quando esso è di modesto ammontare. I commi da 1 a 4 si applicano qualora le società scelgano di avvalersi della procedura semplificata prevista dal comma 5. Negli altri casi le società sono libere di procedere in modo diverso seguendo le regole ordinarie e fermo restando il vincolo di un valore nominale delle azioni in euro espresso con massime due cifre decimali. Primo comma. Il comma detta la regola di conversione in euro del capitale sociale quando il valore nominale delle azioni è superiore alle duecento lire. Si parte dal valore nominale in lire di ciascuna azione, gli si applica il tasso di conversione e lo si arrotonda ai centesimi di euro secondo le regole dettate dall'articolo 5 del Regolamento (CE) n. 1103/97.