[pronunce]

nel giudizio davanti a quest'ultimo, infatti, si applicano, ai sensi dell'art. 82, settimo comma, del d.P.R. n. 570 del 1960, le norme del codice di procedura civile, quindi anche quelle relative alla assunzione della prova per testimoni; il che non è previsto per il giudizio davanti al giudice amministrativo, e siffatta discriminazione tra i due processi non appare giustificata. A tal proposito il giudice a quo sostiene che la diversità di posizioni giuridiche fatte valere, rispettivamente, nelle controversie in tema di eleggibilità (diritti soggettivi) e in quelle in tema di regolarità delle operazioni elettorali (interessi legittimi), non sia di ostacolo alla estensione alle seconde dei mezzi istruttori ammessi nelle prime. A conforto di tale tesi il rimettente richiama le sentenze della Corte costituzionale n. 140 del 1992 e n. 144 del 1996, relative entrambe al processo amministrativo elettorale: la prima ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 3 Cost., dell'art. 5, terzo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), nella parte in cui non prevede la sua applicabilità ai giudizi dinanzi ai giudici amministrativi, ivi compresi i giudizi elettorali; la seconda ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, per contrasto con l'art. 3 Cost., anche in correlazione con l'art. 24 Cost., dell'art. 83/11, primo comma, del d.P.R. n. 570 del 1960, nella parte in cui fa decorrere il termine di dieci giorni per la notificazione del ricorso, unitamente al decreto presidenziale di fissazione d'udienza, dalla data di tale provvedimento, anziché dalla data di comunicazione di esso. Il rimettente invoca, inoltre, la sentenza n. 146 del 1987, la quale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 44, primo comma, del regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054 (Approvazione del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato), dell'art. 26 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642 (Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato), e dell'art. 7, primo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), nella parte in cui, nelle controversie di impiego dei dipendenti dello Stato e di enti riservate alla giurisdizione esclusiva amministrativa, non consentono l'esperimento dei mezzi istruttori previsti dagli artt. 421, secondo, terzo e quarto comma, 422, 424 e 425 del codice di procedura civile. Osserva, in particolare, che quest'ultima sentenza, nel dispositivo, si riferisce a tutte le «controversie di impiego … riservate alla giurisdizione esclusiva amministrativa», senza fare distinzione fra controversie su diritti soggettivi e controversie su interessi legittimi, e in ciò è ravvisabile - secondo un'autorevole dottrina - una scelta consapevole, nel senso di escludere che, nell'ambito in esame, abbia rilievo la diversa natura delle posizioni giuridiche dedotte in giudizio. 1.5.- Sotto altro profilo, il Tribunale rimettente evidenzia alcune caratteristiche del processo amministrativo elettorale, che lo differenziano dal tipico giudizio impugnatorio e che giustificano, a suo avviso, la richiesta di ampliamento dei mezzi istruttori esperibili. Detto processo, infatti, si atteggia come un giudizio fra parti private, a cui l'ente territoriale, per il quale si sono svolte le elezioni, è chiamato a partecipare non come autorità emanante (essendo estraneo al procedimento elettorale, gestito da altra pubblica amministrazione), ma solo come soggetto controinteressato (al pari di qualsiasi candidato eletto), in quanto destinatario del risultato del voto; tant'è che, per pacifica giurisprudenza, nei suoi confronti è ammessa l'integrazione del contraddittorio. Inoltre, l'annullamento della proclamazione degli eletti può essere chiesto solo al giudice amministrativo, essendo esclusa - secondo la giurisprudenza consultiva del Consiglio di Stato - l'alternatività con il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, in considerazione della natura peculiare del contenzioso elettorale amministrativo, per il quale è previsto uno speciale sistema procedimentale e di tutela giurisdizionale accelerata. Al giudice investito della controversia, poi, spetta, a norma dell'art. 84 del d.P.R. n. 570 del 1960, non solo il potere di annullare l'atto di proclamazione degli eletti, ma anche quello di correggere, in caso di accoglimento del ricorso, il risultato delle elezioni e di sostituire ai candidati illegalmente proclamati coloro che hanno diritto di esserlo; sicché per il giudizio in questione non si pone mai un problema di esecuzione della sentenza, a differenza che per il normale giudizio di annullamento. Riguardo, ancora, all'atto di proclamazione degli eletti non risulta sia mai stato esercitato il potere di annullamento governativo, previsto dall'art. 6 del regio decreto 3 marzo 1934, n. 383 (Approvazione del testo unico della legge comunale e provinciale), né appare possibile individuare un'autorità amministrativa abilitata ad esercitare il potere di autotutela. Tali caratteristiche - argomenta il rimettente - individuano un tipo di processo che, a prescindere dalla natura della situazione giuridica soggettiva fatta valere, costituisce l'unico strumento previsto dall'ordinamento per la correzione del risultato elettorale, non modificabile da alcun atto di natura extraprocessuale. D'altro canto, se il rapido consolidamento degli effetti della consultazione elettorale è un obiettivo meritevole di tutela, in quanto conferisce stabilità all'azione amministrativa degli organi elettivi, esso - prosegue il giudice a quo - non può essere conseguito a scapito dell'accertamento dei vizi denunziati dai soggetti legittimati al ricorso; ed è proprio in funzione di detto accertamento che risulta - a suo giudizio - oltremodo frustrante una tutela limitata agli scarni mezzi probatori del processo amministrativo di legittimità: donde la violazione dell'art. 24 Cost. Infine, il rimettente rileva che (altri) «mezzi probatori non possono acquisirsi in processi da incardinare presso altre giurisdizioni, se non violando il principio della ragionevole durata, espresso nell'art. 111 Cost., che nel processo elettorale necessita di una più rigorosa attuazione in ragione della temporaneità degli organi eletti». 2.- Si sono ritualmente costituiti i ricorrenti nel giudizio a quo, i quali hanno concluso per la pronuncia di incostituzionalità della norma impugnata, e il controinteressato Comune di Bellona, il quale ha concluso, invece, per la dichiarazione di inammissibilità e infondatezza della questione di legittimità costituzionale.