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il prodotto, ottenuto dal compostaggio di rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti e le caratteristiche stabiliti dall'allegato 2 annesso al decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75; n residuo: la frazione dei sottoprodotti organici che per le sue caratteristiche fisico-chimiche non risulta compostabile; o riutilizzo: qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti; p raccolta: il prelievo dei sottoprodotti organici, compresi la cernita preliminare e il deposito; q prevenzione: le misure adottate prima che una sostanza, un materiale o un prodotto diventi rifiuto che riducono: 1 la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l'estensione del loro ciclo di vita; 2 gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull'ambiente e sulla salute umana; 3 il contenuto di sostanze pericolose in materiali e in prodotti; r utenza domestica: il nucleo familiare suscettibile di produrre rifiuti organici o sottoprodotti organici residente o domiciliato presso un'unica unità immobiliare; s utenza non domestica: qualsiasi altra attività commerciale o artigianale suscettibile di produrre rifiuti organici o sottoprodotti organici. 4 (Obiettivi e termini di gestione separata dei sottoprodotti organici) 1 In ogni comune sono raggiunti i seguenti obiettivi di gestione separata dei sottoprodotti organici: a almeno 20 chilogrammi (kg) per abitante all'anno entro il 31 dicembre 2019; b almeno 40 kg per abitante all'anno entro il 31 dicembre 2021; c almeno 60 kg per abitante all'anno entro il 31 dicembre 2023. 2 I sottoprodotti oggetto della presente legge sono gestiti nell'ambito del comune nel quale sono prodotti. Nel caso il comune abbia meno di 10.000 abitanti, la gestione può essere organizzata in forma congiunta con uno o più comuni limitrofi fino al raggiungimento della soglia demografica predetta. Nel caso il comune sia suddiviso in consulte o municipi, ogni consulta o municipio può organizzare l'attività di gestione separatamente. 3 Soggetti pubblici o privati, individualmente o in forma associata, possono stipulare accordi volontari per la prevenzione degli sprechi alimentari in particolare nei settori della distribuzione e della ristorazione mediante l'elaborazione di linee guida settoriali a supporto degli accordi stessi. 4 I requisiti delle aree per la gestione dei sottoprodotti organici sono definiti dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 29 dicembre 2016, n. 266. 5 Il compostaggio risultante dal trattamento di cui agli articoli 6, 7 e 8 è utilizzato sul luogo di produzione o nell'ambito definito dagli accordi di cui al comma 3 e, in ogni caso, mai al di fuori dell'ambito di cui al comma 2. 5 (Compiti delle amministrazioni in materia di prevenzione dei rifiuti organici) 1 Gli enti locali, ciascuno per le proprie competenze, di concerto con le autorità scolastiche, definiscono e introducono percorsi formativi e predispongono i relativi materiali didattici, rivolti alle scuole di ogni ordine e grado sul tema degli sprechi alimentari in particolare e sull'educazione alimentare e ambientale in generale. 2 Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare predispone, in collaborazione con l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), modalità uniformi per l'acquisizione di dati sullo spreco alimentare lungo la filiera, in linea con le modalità di quantificazione e di rendicontazione individuate dal progetto (FUSIONS) promosso dalla Commissione europea e dal Food Loss and Waste Protocol dell'Istituto mondiale delle risorse nonché in base ai risultati del progetto Food Waste Plug-in dell'Ufficio statistico dell'Unione europea (EUROSTAT). 3 Le regioni predispongono gli strumenti volti a favorire una maggiore conoscenza da parte dei consumatori sul significato delle date di scadenza e di consumo preferibile dei prodotti alimentari e sulle corrette modalità di conservazione degli alimenti; tale obiettivo può essere perseguito anche attraverso la realizzazione di una banca dati on line. 4 Le regioni, nell'ambito dei programmi di prevenzione dei rifiuti di cui all'articolo 199, comma 3, lettera r) , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, effettuano uno studio di fattibilità presso il settore della ristorazione e catering riguardante la riduzione delle razioni alimentari, secondo le linee guida dell'Unione europea per la prevenzione dei rifiuti. 5 Soggetti pubblici o privati, individualmente o in forma associata, possono stipulare accordi volontari per la prevenzione degli sprechi alimentari in particolare nei settori della distribuzione e della ristorazione mediante l'elaborazione di linee guida settoriali a supporto degli accordi stessi. 6 Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare redige una relazione tecnica con l'obiettivo di semplificare, razionalizzare e armonizzare a livello nazionale il quadro di riferimento normativo, procedurale, fiscale e igienico-sanitario che regola la donazione dei prodotti per l'alimentazione umana e animale invenduti. Il Ministero predispone, altresì, linee guida nazionali su una corretta prassi operativa per la donazione dei prodotti per l'alimentazione umana e animale invenduti da parte delle imprese della filiera agro-alimentare e per la gestione degli stessi da parte delle associazioni caritative. 7 È istituito nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un fondo nazionale per la ricerca scientifica sulle perdite e sugli sprechi agroalimentari nonché per l'informazione sul settore, a partire dalla preventiva individuazione degli assi prioritari di ricerca, quali: le perdite nelle fasi di produzione, di trasformazione e di distribuzione; le tecnologie di conservazione; il packaging ; i trasporti e la logistica; la vita commerciale dei prodotti; la semplificazione delle etichette e delle scadenze o preferenze di consumo alimentari; i modelli di consumo alimentare; gli stili di vita e i comportamenti di acquisto; la predisposizione degli eventuali e conseguenti interventi a carattere normativo. 8 Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con apposito decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono stabiliti criteri premianti all'interno dei bandi di gara pubblici relativi ai servizi di catering e ristorazione collettiva per chi attua misure di prevenzione nella formazione degli sprechi alimentari con particolare riguardo alla redistribuzione delle eccedenze alimentari, nonché modalità uniformi di rendicontazione degli sprechi alimentari all'interno dei criteri ambientali minimi per la ristorazione collettiva e la fornitura di derrate alimentari di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 21 settembre 2011. 9