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Norme in materia di Autorità indipendenti. Onorevoli Senatori. -- Come è noto, nel nostro ordinamento si è assistito negli ultimi decenni ad una proliferazione delle Autorità indipendenti, che al di fuori di una cornice giuridica unitaria e in assenza di una apposita previsione costituzionale sono state istituite attraverso una progressiva stratificazione normativa. Questa tendenza ha fatto sì che il sistema complessivo si assestasse sulla base di equilibri e di soluzioni non sempre lineari e coerenti. Il presente disegno di legge cerca di dare una quadro normativo unitario al sistema delle Autorità adottando i suggerimenti emersi dall'indagine conoscitiva svolta dalla I Commissione Affari costituzionali alla Camera nella scorsa legislatura e riprendendo per alcuni aspetti il disegno di legge presentato nel 2007 dall'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. In particolare, si suddividono le Autorità, che costituiscono un sistema chiuso, in tre tipologie (Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità, Autorità di vigilanza e Autorità di garanzia), cui si aggiunge l'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Gli aspetti relativi alle Autorità indipendenti che vengono disciplinati sono il procedimento di nomina dei componenti, la loro organizzazione, il loro potere normativo, il controllo giurisdizionale sui loro atti, i loro rapporti istituzionali. Per quanto riguarda le modalità di nomina dei componenti delle Autorità, il presente disegno di legge detta una disciplina uniforme, pur limitandosi agli aspetti essenziali così da lasciare autonomia organizzativa e normativa a ciascun organismo. Il tema dei criteri di nomina è importante in quanto le garanzie che assistono tali processi condizionano l'indipendenza delle autorità stesse; per questo è necessario superare l'attuale disomogeneità prevista dalle singole norme istitutive. In merito, il presente progetto di legge individua un criterio unico: la nomina del Presidente e dei membri con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, al termine di apposita procedura che prevede la pubblicità delle candidature e il necessario coinvolgimento di una Commissione parlamentare (istituita dall'articolo 11 del presente disegno di legge) che esprime parere vincolante a maggioranza dei due terzi. Processi di nomina degli organi di vertice delle autorità che non affidino la scelta al solo apparato governativo ma prevedano il parere vincolante delle Commissioni parlamentari a maggioranza qualificata vengono infatti considerati unanimemente un buon presidio dell'indipendenza. L'introduzione di un bando pubblico, oltre ad avvicinare l'ordinamento nazionale agli standards europei, stimola una concorrenza tra candidature, da più parti ritenuta uno stimolo per un effettivo sistema meritocratico. Stesso scopo viene raggiunto prevedendo audizioni dei candidati e rendendo disponibili i loro curricula . Per quanto riguarda il numero dei componenti delle autorità, come è noto, l'articolo 23 del decreto-legge n. 201 del 2011 ha stabilito la loro riduzione per tutte le autorità ad eccezione della Banca d'Italia e dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali. Nel presente disegno di legge si uniforma la disciplina prevedendo che ciascuna Autorità sia organo collegiale composto dal Presidente e da quattro membri. Accanto alla riduzione dei componenti il decreto già citato ha introdotto altre due misure di carattere generale, con esclusione della Banca d'Italia. Innanzitutto, ha esteso a tutte le autorità il principio della prevalenza del voto del presidente in sede deliberante, nel caso in cui il numero dei componenti, incluso il presidente, risulti pari, principio prima previsto solo per l'Autorità garante per la protezione dei dati personali. In secondo luogo, il decreto uniforma la disciplina del mandato dei componenti di tutte le autorità amministrative indipendenti, escludendo la possibilità di conferma alla cessazione dalla carica. Tale previsione viene confermata dal presente disegno di legge, che detta una disciplina unitaria relativamente ai requisiti soggettivi, alle cause di ineleggibilità e incompatibilità nonché allo status dei componenti, impedendo il passaggio senza soluzione di continuità dalla carriera politica e il rinnovo del mandato in altra autorità. Sono altresì introdotte regole sulle incompatibilità successive alla cessazione del mandato, ponendo così fine ad una grave lacuna e asimmetria della disciplina attualmente vigente. La terzietà delle Autorità è consolidata anche da una congrua durata del mandato dei componenti dell'autorità; per questo il presente disegno di legge prevede che i componenti di tutte le Autorità durino in carica sette anni. Inoltre, al fine di evitare incarichi coincidenti con la scadenza fisiologica della legislatura, impedendo così che una diversa maggioranza parlamentare possa sostituire tout court i vertici delle autorità sottoponendoli ad un sistema di spoil-system incompatibile con la natura indipendente di questi organismi, è prevista la cosiddetta «scalettatura», ovvero si prevede che per le autorità di nuova istituzione due dei componenti del collegio sono nominati per un periodo di cinque anni, così da evitare un rinnovo contestuale dell'intero collegio. In tal modo i componenti del collegio non decadono tutti insieme, con conseguente interruzione dei lavori e perdita di memoria storica e di esperienza. Tra le garanzie poste a tutela dell'indipendenza delle Autorità è da annoverarsi poi la disciplina della revoca sanzionatoria nelle ipotesi di oggettivo riscontro di comportamenti del tutto inadeguati, disciplinata dall'articolo 6 comma 5. Nel nostro ordinamento la revoca è prevista, sulla scorta del diritto dell'Unione europea, per il Governatore della Banca d'Italia. Altro aspetto importante è quello dell'autonomia finanziaria e contabile. Attualmente la gran parte delle autorità indipendenti gode di un sistema misto di reperimento delle risorse finanziarie, in virtù del quale una parte delle entrate è assicurata direttamente dallo Stato, mentre la rimanente parte è a carico dei soggetti operanti nel settore di competenza. Di converso, alcune autorità (Garante per la protezione dei dati personali, Commissione di vigilanza sull'attuazione della legge n. 146 del 1990, Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche), beneficiano esclusivamente di stanziamenti a carico del bilancio generale dello Stato. Solo due autorità (Autorità garante per l'energia elettrica ed il gas ed Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) godono di una piena autonomia finanziaria, potendo integralmente far fronte alle spese di gestione e funzionamento con i contributi provenienti dal relativo mercato regolamentato. Il dato registrato negli ultimi anni è la progressiva riduzione del contributo a carico dello Stato. Con la legge n. 191 del 2009 (finanziaria 2010), ad esempio, gli stanziamenti autorizzati a favore delle autorità indipendenti hanno subito flessioni oscillanti tra il 20 e il 65 per cento per i successivi tre anni. Con tale legge inoltre è stato previsto una sorta di «prestito» a carico di alcune autorità in favore di altre (articolo 2, comma 241, della legge n. 191 del 2009). La ratio di queste disposizioni è quella di creare una perequazione tra le autorità che per finanziarsi possono attingere al mercato di riferimento e quelle autorità che non possono fare altrettanto avendo competenze trasversali.