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ancora oggi gli agenti della polizia penitenziaria, a differenza delle altre forze dell'ordine, non sono dotati di taser , la particolare pistola ad impulsi elettrici, che in alcuni casi può essere uno strumento utile per contenere le azioni scomposte e particolarmente aggressive dei detenuti; il personale non più giovanissimo del carcere di Orvieto auspica che presto si arrivi ad un turn over , ad un ricambio generazionale, in un lavoro che, come riportano le notizie di cronaca, è sempre più usurante; in conseguenza della carenza di personale il 2 maggio l'amministrazione penitenziaria di Orvieto ha negato ai propri dipendenti del carcere la possibilità di usufruire delle ferie maturate negli anni dal mese di maggio 2022 in poi; considerato che: gli agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Orvieto, anche a seguito della pandemia, sono stati sottoposti a turni massacranti e sempre per esigenze di servizio non hanno goduto delle ferie maturate; la determinazione dell'amministrazione penitenziaria avviene in pieno disprezzo del diritto costituzionalmente garantito ai lavoratori di usufruire delle ferie, così come previsto dall'articolo 36 della Costituzione, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo ritenga opportuno adottare affinché il diritto costituzionale per i lavoratori di godere delle ferie maturate sia garantito anche agli agenti della Polizia penitenziaria del carcere di Orvieto. Atto n. 4-07025 Faraone Marino Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: è stato evidenziato che numerosi Comuni hanno introdotto, per la determinazione delle tariffe relative all'applicazione del canone patrimoniale di cui all'art. 1, comma 837 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, "coefficienti moltiplicatori delle tariffe per le occupazioni di cui ai commi 841 e 842, coefficienti moltiplicatori delle tariffe in base al valore economico della strada o piazza in cui si svolge l'occupazione e coefficienti moltiplicatori delle tariffe per il presunto sacrificio economico imposto alla collettività"; l'introduzione dei predetti coefficienti moltiplicatori, non solo annullerà l'obiettivo dell'alleggerimento del peso dell'imposizione relativa alle occupazioni su aree di mercato in capo agli operatori commerciali che pongono in essere sia occupazioni permanenti (nei mercati giornalieri, nei posteggi fissi e nei mercati attrezzati) sia temporanee (nei mercati settimanali, quindicinali o mensili, nelle fiere e nelle "rotazioni"), ma rischia di far lievitare le tariffe stesse, acuendo ulteriormente la crisi di un settore che già ha subito nel corso degli ultimi cinque anni la cessazione di circa 20.000 piccole attività ambulanti, anche a causa della pandemia ancora in atto; il legislatore, nel delineare in generale i caratteri distintivi del canone unico patrimoniale, ha previsto all'art. 1, comma 817, della legge n. 160 del 2019, che lo stesso è disciplinato dagli enti in modo da assicurare un gettito pari a quello conseguito dai canoni e dai tributi che sono sostituiti dal canone, fatta salva, in ogni caso, la possibilità di variare il gettito attraverso la modifica delle tariffe; considerato che: il comma 837 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019 prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2021, i Comuni e le Città metropolitane istituiscono, con proprio regolamento, il canone di concessione per l'occupazione delle aree e degli spazi appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile, destinati a mercati realizzati anche in strutture attrezzate; il successivo comma 838 prevede che il canone si applica in deroga alle disposizioni concernenti il canone di cui al comma 816 e sostituisce la tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, e, limitatamente ai casi di occupazioni temporanee di cui al comma 842 dello stesso art. 1, i prelievi sui rifiuti di cui ai commi 639, 667 e 668 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147; l'ente locale, nella determinazione delle tariffe, deve tenere conto di quanto disposto dall'art. 1, comma 840 della legge n. 160 del 2019, secondo il quale il canone in questione è determinato in base alla durata, alla tipologia, alla superficie dell'occupazione espressa in metri quadrati e alla zona del territorio in cui viene effettuata; per quanto riguarda le occupazioni permanenti, vale a dire per quelle che si protraggono per l'intero anno solare, il comma 841 dell'art. 1 richiamato stabilisce le tariffe base, mentre il seguente comma 842 fissa la tariffa di base giornaliera per le occupazioni temporanee che si protraggono per un periodo inferiore all'anno solare. In particolare, per quest'ultima tipologia di occupazioni si deve precisare che la tariffa di base giornaliera, diversamente dalle occupazioni permanenti, può essere variata solo entro i limiti espressamente stabiliti dal successivo comma 843. Ed invero, detto comma dispone che i Comuni e le Città metropolitane applicano le tariffe di cui al comma 842 frazionate per ore, fino a un massimo di 9, in relazione all'orario effettivo, in ragione della superficie occupata e possono prevedere riduzioni, fino all'azzeramento del canone di cui al comma 837, esenzioni e aumenti nella misura massima del 25 per cento delle medesime tariffe; per le occupazioni nei mercati che si svolgono con carattere ricorrente e con cadenza settimanale è applicata una riduzione dal 30 al 40 per cento sul canone complessivamente determinato secondo i principi appena delineati; considerato, inoltre, che: in riferimento all'applicazione delle tariffe per l'occupazione di suolo pubblico previste dal comma 842, il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'economia e delle finanze ha emanato la risoluzione n. 6/DF del 28 luglio 2021, che tratta in particolare la problematica del frazionamento a ore; rilevato che: il criterio riportato nel menzionato comma 843, in diversi regolamenti applicativi comunali, è stato inteso nel senso di una tariffa che deve essere frazionata per un massimo di 9 ore; al fine di procedere al corretto calcolo della tariffa in esame, la risoluzione n. 1/DF del 31 gennaio 2022 del Dipartimento delle Finanze, stabilisce che occorre suddividere la stessa per ventiquattro e poi moltiplicare per il numero di ore di effettiva occupazione, purché inferiore o uguale a nove ore; rilevato, infine, che nonostante le risoluzioni richiamate, l'autonomia regolamentare degli enti locali, in taluni casi, è stata esercitata non rispettando le norme illustrate, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga opportuno intervenire, con un atto avente forze di legge, che possa definitivamente chiarire che la piena autonomia regolamentare dell'ente locale in materia deve essere esercitata nel rispetto delle norme illustrate, per cui: a) l'individuazione di "coefficienti moltiplicatori" per la determinazione del canone per le occupazioni di carattere temporaneo è legittima solo se effettuata nel rispetto dei limiti espressamente previsti dall'art. 1, comma 837 della legge 27 dicembre 2019, n. 160;