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In attuazione di una decisione del 21 settembre 1972 concernente la registrazione di associazioni e di loro rappresentanti, l'allegato 2 al Regolamento del Bundestag stabilisce che ogni anno è elaborata una lista pubblica (Öffentliche Liste) in cui vengono registrate tutte le associazioni che intendono rappresentare o difendere interessi di fronte al Bundestag o al Governo federale. L'iscrizione nel registro rappresenta una condizione preliminare perché i rappresentanti dei gruppi di pressione possano partecipare alle audizioni nelle Commissioni parlamentari e accedere ai locali parlamentari previo rilascio di una tessera di riconoscimento. Nel Regno Unito, i membri delle due assemblee del Parlamento nazionale sono tenuti al rispetto dei princìpi enunciati nei codici di condotta adottati da ciascuna Camera in attuazione delle raccomandazioni formulate nel 1995 dal Committee on Standards in Public Life (noto anche come Nolan Committee, dal nome del suo presidente), preposto dal Governo all'elaborazione di canoni deontologici applicabili a chiunque detenga cariche pubbliche. Nel 2014 è stato emanato il Transparency of Lobbying, Non-Party Campaigning and Trade Union Administration Act, che tra l'altro prevede l'istituzione di un apposito registro dei soggetti che svolgono attività di lobbying. Negli Stati Uniti d'America il fenomeno del lobbying costituisce un aspetto strutturale dell'organizzazione del sistema della rappresentanza politica. Una prima organica disciplina è stata introdotta già nel 1946 con il Federal Regulation of Lobbying Act, rivolto per un verso ad assicurare la trasparenza del fenomeno e, per altro verso, a sanzionare i comportamenti illegittimi, ossia posti in essere travalicando i limiti del right to petition garantito dalla Costituzione federale. Nel 1995 è stato approvato il Lobbying Disclosure Act , la cui principale finalità è stata quella di colmare le lacune rivelate dall'esperienza applicativa pluridecennale della legge del 1946. Inoltre nel 2007 è intervenuta un'ulteriore riforma, introdotta con l'Honest Leadership and Open Government Act che ha modificato in più parti il Lobbying Disclosure Act del 1995. Le nuove disposizioni, in particolare, si concentrano sulla deontologia dei membri del Congresso e sulla trasparenza del loro operato, nell'intento di limitare l'ingerenza dei gruppi di pressione nei procedimenti legislativi e di porre un argine ai fenomeni di vicendevole ricambio tra ceto parlamentare ed esponenti degli interessi organizzati. Quanto all'Italia, nel nostro ordinamento la disciplina della cosiddetta attività di lobbying è oggetto da anni di iniziative legislative (sin dall'VIII legislatura ed in ultimo nella XVIII legislatura, con una serie di proposte di legge approvate dalla sola Camera dei deputati in testo unificato); il loro esame, più volte avviato, non è tuttavia giunto a compimento. Alcune regioni hanno emanato leggi per regolamentare l'attività di rappresentanza di interessi presso le istituzioni regionali: la Toscana (legge regionale 18 gennaio 2002, n. 5), il Molise (legge regionale 22 ottobre 2004, n. 24) e l'Abruzzo (legge regionale 22 dicembre 2010, n. 59). A livello di amministrazione centrale, risulta istituito nel 2012 presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali un elenco pubblico dei lobbisti del settore agroalimentare con il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali n. 2284 del 9 febbraio 2012. La necessità di regolamentare in modo puntuale l'attività di lobbying trova ulteriore fondamento nel reato di traffico di influenze illecite, introdotto nel 2012 con l'articolo 346 -bis del codice penale come novellato dalla legge 9 gennaio 2019, n. 3. Al fine di chiarire la portata applicativa della norma, è dunque compito del legislatore tracciare una precisa linea di confine fra la legittima attività di influenza e quella che viene esercitata indebitamente. La Relazione conclusiva del Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali istituito nel marzo 2013 dal Presidente della Repubblica Napolitano, nel capitolo dedicato alle Regole per l'attività politica e il suo finanziamento, propone una disciplina delle lobbies fondata su tre punti: istituzione presso le Camere e le Assemblee regionali di un albo dei portatori di interessi; diritto dei portatori di interessi di essere ascoltati nell'istruttoria legislativa relativa a provvedimenti che incidono su interessi da loro rappresentati; esplicitazione, nella relazione al provvedimento, delle motivazioni del legislatore, evitando ogni possibile situazione di potenziale o attuale conflitto di interessi. All'inizio della XVII legislatura, la regolamentazione delle lobbies è stata oggetto di attenzione da parte del Governo Letta. Il Consiglio dei ministri, nella riunione del 5 luglio 2013, aveva avviato l'esame preliminare di un disegno di legge di istituzione dell'Elenco dei portatori di interessi particolari, che non ha avuto poi seguito. La Giunta per il regolamento della Camera dei deputati è pervenuta a una regolamentazione interna delle attività di lobbying che prevede : – l'istituzione di un registro cui occorre iscriversi per lo svolgimento di attività di relazione istituzionale per la promozione di interessi privati; – la definizione puntuale di « attività di relazione istituzionale », che contempla le attività intese a perseguire interessi leciti propri o di terzi nei confronti dei membri della Camera dei deputati; – l'obbligo di presentazione di relazioni periodiche, da parte degli iscritti, sui contatti effettivamente posti in essere, sugli obiettivi conseguiti, sui mezzi impiegati, sulle spese sostenute e così via. L'esame dei disegni di legge di iniziativa parlamentare presentati al Senato e di due petizioni popolari in materia di attività di rappresentanza di interessi è stato avviato il 30 luglio 2014 presso la Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica. La Commissione ha svolto una serie di audizioni informali a febbraio e ha pubblicato i documenti acquisiti da associazioni ed esperti, adottando l'atto Senato n. 1522 (della XVII legislatura) quale testo base per il seguito dell'esame. Il presente disegno di legge si pone quindi l'obiettivo di fornire un ulteriore contributo al dibattito, al fine di sollecitare l'approvazione – in tempi brevi – di una disciplina compiuta sul tema della regolazione della rappresentanza di interessi particolari presso i decisori pubblici. Anche in considerazione del dibattito in corso a livello internazionale, l'iscrizione nell'istituendo Registro pubblico è obbligatoria: ciò significa che l'attività può essere svolta solo dai rappresentanti iscritti nel Registro. L'articolo 1 del disegno di legge definisce l'oggetto di applicazione e le finalità, stabilendo che l'attività di rappresentanza degli interessi presso i decisori pubblici deve conformarsi ai princìpi di pubblicità, partecipazione democratica, trasparenza e conoscibilità dei processi decisionali, anche al fine di garantire una più ampia base informativa su cui i decisori pubblici possono fondare le proprie scelte. Si chiarisce che tale attività è svolta nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni e con obbligo di lealtà nei loro confronti.