[pronunce]

Vero è, invece, che tale doglianza andrà presa in esame con riferimento al solo art. 6 dello statuto, giacché a tale disposizione, e non agli artt. 68 e 122, quarto comma, Cost., deve attribuirsi la disciplina del regime di insindacabilità dei deputati regionali siciliani. 3. – Nel merito, va premesso che la funzione consultiva esercitata dalla VI Commissione legislativa, oggetto dell’iniziativa della Procura contabile, è stata originariamente prevista dall’art. 39, comma 2, della legge della Regione Siciliana 7 agosto 1997, n. 30 (Misure di politiche attive del lavoro in Sicilia. Modifiche alla legge regionale 21 dicembre 1995, n. 85. Norme in materia di attività produttive e di sanità. Disposizioni varie), con cui si è stabilito che la gestione del servizio di emergenza sanitaria “118” fosse affidata fino al 31 dicembre 2000 ad enti pubblici per mezzo di una convenzione «da sottoporre al parere della competente Commissione legislativa». Successivamente il termine originariamente previsto è stato prorogato dall’art. 11, comma 1, della legge della Regione Siciliana 30 dicembre 2000 n. 36 (Norme concernenti la medicina dello sport e la tutela sanitaria delle attività sportive. Proroga del termine per la gestione del sistema di emergenza e del numero unico 118 di cui al comma 1 dell’art. 39 della legge regionale 7 agosto 1997, n. 30) ed il comma 2 del medesimo articolo ha aggiunto che la nuova convenzione, valevole per il triennio 2001-2003, da stipularsi ad opera dell’assessore alla sanità, avrebbe dovuto essere sottoposta a «conforme parere favorevole» della medesima Commissione. Questa convenzione, approvata in data 31 marzo del 2001 tra Regione e Croce Rossa Italiana, prevede, a sua volta, all’art. 21, comma 2, che «ogni modifica alla presente Convenzione o atto aggiuntivo ad essa dovranno essere sottoposti al preventivo parere della Commissione legislativa Sanità e servizi sociali». Successivamente la gestione del servizio di emergenza sanitaria “118” è stata prorogata al 31 dicembre 2004 dall’art. 109 della legge regionale 16 aprile 2003, n. 4 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l’anno 2003) ed al 31 dicembre 2006 dall’art. 105, comma 1, della legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l’anno 2003). In tale contesto, la Giunta regionale, con delibera n. 424 del 20 settembre 2005, ha “dato mandato” all’assessore regionale, affinché fosse apportata una modifica alla convenzione del 31 marzo 2001, ampliando la dotazione di ambulanze e di equipaggio disponibile. L’atto aggiuntivo alla convenzione del 4 ottobre 2005, stipulato in tal senso, è stato conseguentemente assoggettato al parere della VI Commissione assembleare, che, nel recepirlo, vi ha altresì introdotto, sotto forma di “emendamenti”, gli artt. 1-bis e 4-bis, con cui si è disposto un ulteriore incremento delle ambulanze ed i criteri per l’individuazione del personale necessario al rafforzamento del servizio. Tale parere, integralmente accolto dalla Giunta con la conclusiva deliberazione n. 55 del 13 febbraio 2006, costituisce l’oggetto dell’iniziativa istruttoria della Procura contabile, al fine di apprezzare la sussistenza degli estremi dell’eventuale danno erariale. 4. – Il ricorso non è fondato. 4.1. – Non fondato, anzitutto, è il rilievo per cui la Procura contabile intenderebbe rivendicare l’esercizio di un potere generalizzato e permanente di controllo sull’attività assembleare, che certamente non le spetta, secondo quanto più volte affermato da questa Corte (si vedano le sentenze n. 337 del 2005, n. 100 del 1995 e n. 104 del 1989). Peraltro, entrambe le note censurate della Procura regionale della Corte dei conti indicano a ragione giustificatrice dell’iniziativa la finalità di accertare il «danno erariale derivante dall’affidamento e dalla gestione del servizio di emergenza/urgenza 118» e richiedono a tale scopo la trasmissione di alcuni dati relativi allo specifico parere espresso in proposito dalla VI Commissione dell’Assemblea regionale. L’oggetto dell’attività istruttoria posta in essere è, pertanto, pienamente identificato e delimitato dalle stesse note ritenute lesive dalla ricorrente, sicché queste ultime debbono essere valutate quali atti tipicamente indirizzati all’esercizio delle prerogative proprie della giurisdizione contabile, con effetti limitati all’ambito della sola fattispecie concreta rilevante a tali fini. 4.2. – La Regione ricorrente sostiene, inoltre, che l’Assemblea legislativa, e per essa le Commissioni permanenti in cui tale organo si articola (art. 4 dello statuto), in nessun caso potrebbe ritenersi “autorità amministrativa” soggetta al potere istruttorio di cui all’art. 74 del r.d. n. 1214 del 1934, giacché essa eserciterebbe, secondo il disegno statutario, solo la funzione legislativa e le funzioni direttamente strumentali rispetto a quest’ultima. Tale censura merita di essere esaminata unitamente all’ulteriore doglianza, secondo la quale, nel caso di specie, il difetto assoluto di giurisdizione della magistratura contabile ne avrebbe determinato uno sconfinamento dai limiti ad essa assegnati dall’art. 103 Cost., cui sarebbe seguita la lesione delle attribuzioni costituzionali della Regione. Difatti, è ovvio che il carattere tipico e formalizzato del potere istruttorio attivato dalla Procura contabile consentirebbe di ravvisare nella condotta del PM la menomazione delle attribuzioni regionali, solo qualora esse potessero, in via eccezionale, fungere da limite al compimento delle prerogative inquirenti, finalizzate all’esercizio della giurisdizione contabile. Tale assunto trova, tuttavia, puntuale smentita nella consolidata giurisprudenza di questa Corte, la quale ha già ripetutamente riconosciuto che l’Assemblea regionale, non diversamente dai Consigli regionali (sentenze n. 392 del 1999; n. 289 del 1997; n. 209 del 1994, relativa specificamente all’A.R.S.), soggiace all’esercizio del potere di indagine previsto dall’art. 74 del r.d. n. 1214 del 1934. Infatti, deroghe alla giurisdizione comune «sono ammissibili soltanto nei confronti di organi immediatamente partecipi del potere sovrano dello Stato, e perciò situati al vertice dell’ordinamento, in posizione di assoluta indipendenza e di reciproca unità» (sentenze n. 129 del 1981 e n. 110 del 1970): tale non è la posizione dell’Assemblea regionale, cui compete una sfera costituzionalmente protetta non già di sovranità, ma di autonomia (sentenze n. 115 del 1972 e n. 66 del 1964, quanto all’Assemblea regionale; sentenze n. 279 del 2008 e n. 301 del 2007, tra le molte concernenti i Consigli regionali).