[pronunce]

Deve escludersi, poi, che, in presenza di una fattispecie concreta qualificabile come associazione per il narcotraffico "ordinaria", il rimettente fosse tenuto ad indicare, onde dimostrare la rilevanza delle questioni - come invece suppone l'Avvocatura -, le ragioni che varrebbero a collocare la fattispecie stessa in una zona "contigua" rispetto a quella dell'associazione "di lieve entità". L'accoglimento delle questioni sarebbe in ogni caso rilevante, perché, un conto è determinare la pena adeguata nell'ambito di una forbice edittale, quanto ai vertici del sodalizio, da venti a ventiquattro anni di reclusione, un altro conto è individuarla nell'ambito di una forbice da sette a ventiquattro anni (altrettanto dicasi, mutatis mutandis, per i partecipanti "semplici"). L'esistenza di una "zona di confine" tra le due ipotesi criminose è un argomento che viene in rilievo ai fini della motivazione sulla non manifesta infondatezza delle questioni: la valutazione del grado di disvalore del caso di specie resta, per converso, un posterius rispetto all'invocata rimodulazione della cornice edittale. Neppure, infine, può costituire ragione di inammissibilità il fatto che il rimettente non abbia fornito alcuna motivazione in ordine all'insussistenza dei presupposti per il riconoscimento, in favore degli imputati, delle circostanze attenuanti generiche di cui all'art. 62-bis cod. pen. , o di quella della collaborazione, suscettibile di determinare una consistente riduzione della pena (dalla metà a due terzi) ai sensi dell'art. 74, comma 7, t.u. stupefacenti. Questa Corte ha, infatti, già in più occasioni chiarito che l'applicazione delle attenuanti, generiche o di altra natura, non è in grado di sanare il vulnus costituzionale insito nella comminatoria di pene manifestamente eccessive nel minimo (sentenze n. 46 del 2024, n. 120 del 2023 e n. 63 del 2022), quali sarebbero, secondo il rimettente, quelle oggetto dell'odierno scrutinio. 4.2.- Parimente non fondata è l'altra eccezione di inammissibilità dell'Avvocatura dello Stato, formulata nella memoria, con la quale si denuncia la «contraddittorietà del petitum»: contraddittorietà insita, in assunto, nel fatto che, mentre i dubbi di legittimità costituzionale del giudice a quo risultano riferiti alle ipotesi in cui la pericolosità della condotta appaia "contigua", o non troppo "distante", rispetto a quella della partecipazione "di lieve entità", il petitum del rimettente non è limitato a tali casi "di confine", ma consiste in una richiesta di ridefinizione tout court dei minimi edittali, che coinvolgerebbe anche i casi di più elevata intensità criminale dell'associazione, rispetto ai quali nemmeno il giudice a quo dubita della conformità a Costituzione delle pene previste. In senso contrario, va osservato anzitutto che, alla luce della giurisprudenza di questa Corte - escluso che il petitum del rimettente vincoli la Corte stessa (tra le molte, sentenze n. 46 e n. 12 del 2024, n. 221 del 2023) -, può parlarsi di contraddittorietà del petitum, che determina l'inammissibilità della questione, solo quando le modalità argomentative dell'ordinanza di rimessione non consentano di individuare con chiarezza il contenuto e il "verso" delle censure, ipotizzando interventi di segno diverso e contrapposto (ex plurimis, sentenze n. 221 del 2023, n. 205 del 2021, n. 153 del 2020 e n. 175 del 2018). Nella specie, per contro, il "verso" delle censure è chiarissimo, consistendo nella rimodulazione verso il basso di minimi edittali ritenuti sproporzionati per eccesso. Di là da ciò, è però dirimente il rilievo che il riferimento del rimettente ai "casi di confine" riprende le cadenze argomentative della sentenza n. 40 del 2019, intese a dimostrare l'irragionevolezza e la sproporzione dello iato sanzionatorio tra fattispecie "ordinaria" e fattispecie "di lieve entità": cadenze che non hanno portato, peraltro, questa Corte a circoscrivere la declaratoria di illegittimità costituzionale del minimo edittale del reato di cui all'art. 73, comma 1, t.u. stupefacenti ai soli "casi di confine" (che non si saprebbe nemmeno come definire concretamente). È ovvio, infatti, che la ridefinizione verso il basso dei soli minimi edittali lascia inalterata la possibilità per il giudice di applicare ai fatti di maggiore gravità le pene più severe, corrispondenti alla vecchia cornice sanzionatoria. 5.- Le questioni sono, tuttavia, inammissibili per una diversa ragione. Non può disconoscersi che, in rapporto alla fattispecie criminosa dell'associazione finalizzata al narcotraffico, si registri una fenomenologia, in termini di "frattura sanzionatoria" tra ipotesi "ordinaria" e ipotesi "lieve" del reato, analoga a quella che questa Corte ha censurato con la sentenza n. 40 del 2019 relativamente ai delitti di cui all'art. 73 t.u. stupefacenti. Lo iato tra le pene minime previste dai commi 1 e 2 dell'art. 74 t.u. stupefacenti e quelle massime stabilite dal successivo comma 6 è persino più ampio di quello che ha dato luogo alla citata pronuncia, sia in termini assoluti (il differenziale è, infatti, di tredici anni per i soggetti "apicali" e di cinque per i partecipanti "semplici"), sia in termini proporzionali, almeno quanto ai soggetti "apicali" (per i quali il minimo edittale della fattispecie "ordinaria" è pari quasi al triplo del massimo della fattispecie "lieve"), mentre con riguardo ai partecipanti "semplici" il rapporto tra le due grandezze è identico a quello ritenuto allora non costituzionalmente tollerabile (l'una è il doppio dell'altra). Al vulnus denunciato non è, tuttavia, possibile porre rimedio nel modo indicato dal rimettente. Alla luce di una giurisprudenza di questa Corte, ormai copiosa e costante, una volta accertato un vulnus a un principio o a un diritto riconosciuti dalla Costituzione, non può essere di ostacolo all'esame nel merito della questione l'assenza di un'unica soluzione a "rime obbligate" per ricondurre l'ordinamento al rispetto della Costituzione, ancorché si versi in materie riservate alla discrezionalità del legislatore - qual è, tipicamente, quella della determinazione della risposta sanzionatoria a ciascun illecito penale -, risultando a tal fine sufficiente la presenza nell'ordinamento di una o più soluzioni "costituzionalmente adeguate", tratte da discipline già esistenti, che si inseriscano nel tessuto normativo coerentemente con la logica perseguita dal legislatore: