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Chi dovesse dire il contrario chiaramente afferma il falso. Diventa quindi complicato, se non addirittura impossibile, isolare ed individuare un singolo accadimento, come si sta cercando di fare oggi col caso Gregoretti. Non è un singolo accadimento ma fa parte di una politica di Governo che, lo ricordo ai colleghi, dobbiamo solo riconoscere come tale, non dobbiamo condividerla, non dobbiamo essere d'accordo con quanto è stato fatto. Dobbiamo riconoscere solo che ciò che è stato fatto attuava una linea di Governo. Certo, il contesto è stato particolare. Ricordiamo tutti, nel periodo tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto, la freddezza che c'era nel Governo perché si respirava già aria di crisi. L'ex ministro Salvini risultava particolarmente isolato e da parte delle altre componenti del Governo c'era silenzio non tanto rispetto al fatto in sé, ma a causa della freddezza che nasceva da una crisi di Governo in atto. Certo, le modalità, i comportamenti eclatanti ed un certo protagonismo, in verità non solo dell'ex ministro Salvini, possono fuorviare il nostro giudizio, ma non devono farlo perché il nostro giudizio deve invece concentrarsi sull'azione di Governo e sul preminente interesse pubblico che, come è già stato detto, non deve esserci ma deve essere semplicemente perseguito. Credo, colleghi, che a nessuno sfugga la differenza. Tornando a quei giorni, vi è un altro elemento che è stato indicato come provante l'isolamento delle azioni del ministro Salvini rispetto al Governo, cioè il fatto che in quei giorni sia stato convocato un unico Consiglio dei ministri e che in tale sede non fosse all'ordine del giorno il caso Gregoretti. Credo che questo tema, invece, provi esattamente il contrario, perché o non si sapeva ciò che accadeva - ma sappiamo tutti che non è così perché il caso era su tutte le prime pagine dei giornali - o, se il fatto era conosciuto, è evidente che il silenzio poteva considerarsi un silenzio-assenso. Se così non fosse, infatti, è chiaro che all'interno del Consiglio dei ministri qualsiasi ministro, o anche il Presidente del Consiglio, poteva alzare la mano e porre la questione. Addirittura, se il Presidente del Consiglio non fosse stato d'accordo con ciò che stava accadendo, poteva, come vediamo accadere spesso, convocare un Consiglio dei ministri ad hoc a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ma questo non è avvenuto. In conclusione, Presidente, non possiamo che constatare la evidente presenza del perseguimento di un preminente interesse pubblico e la condivisione da parte del Governo di tutti gli atti relativi alla vicenda Gregoretti. Questo è innegabile ed evidente e per questi motivi, quindi, spero si possa evitare di scrivere un'altra pagina negativa all'interno di quest'Aula, perché la decisione non può essere che quella di negare l'autorizzazione a procedere in oggetto. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Prima di dare la parola al senatore Zaffini, faccio presente che se qualche senatore manifesta la necessità di esporre le proprie posizioni in un tempo superiore ai dieci minuti previsti per la discussione generale, può chiederlo alla Presidenza, secondo l'articolo 89 del Regolamento, e la Presidenza lo può disporre, apprezzate le circostanze, a favore di un componente per Gruppo. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, confesso un po' di disagio perché questa mattina mi ero preparato a fare un ragionamento di natura politica in questo dibattito. Ho assistito a numerosi interventi che, entrando nei dettagli della vicenda, raccontando - ovviamente ognuno per la propria parte e secondo la propria convinzione - e piegando i dettagli della vicenda al proprio interesse, hanno sostanzialmente replicato un pezzo di processo. È stato osservato giustamente dalla collega Ginetti. Io lascio questa materia agli avvocati, visto che in quest'Aula di avvocati ce ne sono tanti. Diciamo che la seconda categoria più rappresentata in quest'Aula è quella degli avvocati, mentre la prima è quella dei "fenomeni". Quindi lascio agli avvocati presenti in Aula questo esercizio. Io faccio politica, vorrei fare politica e vorrei parlare di politica. È stato detto da altri colleghi che la vicenda ha visto altri Ministri comportarsi nei dettagli in modo probabilmente addirittura più grave, secondo la considerazione da voi illustrata. È stato detto della collegialità nell'ambito della quale il ministro Salvini ha operato le sue scelte. È stato detto opportunamente del contesto dialettico, con un'Europa sorda alle esigenze, più volte manifestate dall'Italia, di una distribuzione equa dei migranti, secondo i trattati sottoscritti. Tutto ciò però non mi dà alcun'altra sensazione se non quella della conferma della strumentalità dell'atto che questa mattina ci troviamo a commentare. La strumentalità che caratterizza l'atteggiamento della Sinistra, per quanto mi riguarda, è nota e l'ho verificata di persona nelle vicende che hanno riguardato la Giunta per il Regolamento. In quella sede ho ribadito che, con grande generosità, la presidente Alberti Casellati aveva consentito l'allargamento della Giunta in prossimità di decisioni importanti che erano l'antefatto, a monte della riunione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Una generosità ovviamente male interpretata dai colleghi della Sinistra. Dicevo della strumentalità di atteggiamenti che, semplificando e andando a sintesi estrema, giustificano ad esempio il fatto che il Partito Democratico continui a governare nonostante abbia perso ormai tutti gli appuntamenti elettorali da qualche anno a questa parte: carta vince, carta perde e si gioca con le istituzioni in modo da restare sempre seduti e attaccati alla poltrona, e soprattutto in modo da condizionare pesantemente le scelte degli italiani. Tutto ciò però ha un limite; c'è un limite a tutto, colleghi della Sinistra; c'è un limite ad ogni tipo di atteggiamento, ad ogni strumentalità, ad ogni utilizzo delle istituzioni allo scopo di rimanere abbarbicati all'elezione del prossimo Presidente della Repubblica. C'è un limite a tutto ciò ed è determinato, come detto da qualcun altro prima di me, dal precedente: c'è un precedente grave che voi oggi tentate di infilare nell'ordinamento dello Stato, ovvero che un Ministro, pur nell'ambito di decisioni collegiali e quant'altro, possa essere processato per responsabilità penale individuale. È un precedente grave, colleghi, che può riguardare tutti da domani e in futuro. Evidentemente questo accadrà, è del tutto normale che accada. La memoria vola così ad altre brutte stagioni della politica italiana, in cui i poteri dello Stato sono stati utilizzati per sovvertire un ordine stabilito dagli elettori nelle urne, una prassi che ormai sembra divenire norma e regola, che sembra divenire consolidata nel momento in cui in Italia si vota per tutto: si vota per Sanremo, si vota per chi vince il «Grande Fratello» per chi va all'«Isola dei famosi», ma non si vota per il Governo del Paese, non si vota per un Governo legittimo che possa adottare le scelte legittime di una comunità, quella degli italiani. Non si può votare per quello che conta e si può invece votare per tutto il resto ( panem et circenses dicevano i romani che ci hanno preceduti).