[pronunce]

le norme censurate, infatti, lederebbero l'affidamento sorto in capo ai ricorrenti a seguito della stipula del relativo contratto e la loro «qualità di lavoratori, in quanto sarebbero destinatari di un provvedimento che si atteggia come ingiusto licenziamento»; che, infine, le disposizioni censurate violerebbero anche l'art. 36 Cost., atteso che la interruzione del rapporto in corso ha certamente determinato un pregiudizio patrimoniale in capo ai ricorrenti stessi; che, a tale proposito, il remittente rileva come il mantenimento del trattamento economico sia stato previsto solo per gli incarichi conferiti a soggetti non dipendenti da pubbliche amministrazioni, con consequenziale violazione anche dell'art. 3 Cost.; che nell'ultima parte dell'ordinanza il giudice a quo richiama il contenuto della sentenza n. 103 del 2007 di questa Corte, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 7, della legge 15 luglio 2002, n. 145 (Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l'interazione tra pubblico e privato), per violazione degli artt. 97 e 98 Cost.; che è intervenuto nel presente giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione venga dichiarata non fondata, ponendo in rilievo, in particolare, come le norme censurate si giustifichino per ragioni di carattere prettamente finanziario; che si sono costituiti i ricorrenti del giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento della questione sollevata dal Tribunale remittente e prospettando in aggiunta la violazione dell'art. 41 Cost. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione terza-bis, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi 159, 160 e 161, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2006, n. 286, per violazione degli artt. 3, 35, primo comma, 36, 97 e 98 della Costituzione; che, in particolare, il comma 159 – modificando il comma 8 dell'art. 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) – prevede, con norma “a regime”, che gli incarichi di funzioni dirigenziali conferiti a personale «non appartenente ai ruoli di cui all'articolo 23», nonché a soggetti non dipendenti da pubbliche amministrazioni, cessino «decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo»; che il successivo comma 160 ha esteso tale disciplina anche «ai direttori delle Agenzie, incluse le Agenzie fiscali»; che, infine, il comma 161 ha stabilito, con norma transitoria, che i suddetti incarichi, conferiti prima del 17 maggio 2006, cessino «ove non confermati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore» dello stesso decreto-legge n. 262 del 2006; che, in via preliminare, è necessario sottolineare, ai fini della delimitazione del thema decidendum, che la vicenda contenziosa oggetto del giudizio a quo riguarda incarichi dirigenziali conferiti dal Ministero della pubblica istruzione a soggetti esterni ai «ruoli» del Ministero stesso; che la cessazione di tali incarichi, con interruzione del rapporto di lavoro in corso di svolgimento, è avvenuta, come afferma lo stesso giudice remittente, in applicazione del regime transitorio contemplato dal censurato comma 161 dell'art. 2, non essendo intervenuto alcun provvedimento di conferma entro il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto; che, pertanto, viene in rilievo esclusivamente la suddetta disciplina transitoria prevista dal comma 161 e non anche quella a regime contemplata da disposizioni che il remittente non è chiamato ad applicare; che, con la sentenza n. 161 del 2008, successiva all'ordinanza di rimessione, questa Corte ha dichiarato la illegittimità costituzionale del citato comma 161, per violazione degli artt. 97 e 98 Cost., nella parte in cui dispone che gli incarichi conferiti al personale non appartenente ai ruoli di cui all'art. 23 del d.lgs. n. 165 del 2001, conferiti prima del 17 maggio 2006, cessino ove non confermati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 262 del 2006; che, in particolare, a tale declaratoria di illegittimità costituzionale questa Corte è pervenuta sulla base del rilievo secondo cui «la natura esterna dell'incarico» non costituisce un elemento in grado di connotare «in senso fiduciario il rapporto di lavoro dirigenziale, che deve rimanere caratterizzato, sul piano funzionale, da una netta e chiara separazione tra attività di indirizzo politico-amministrativo e funzioni gestorie»; che, pertanto, la interruzione ex lege degli incarichi dirigenziali attribuiti a soggetti esterni all'amministrazione conferente impedisce che i dirigenti stessi possano «espletare la propria attività – nel corso e nei limiti della durata predeterminata dell'incarico – in conformità ai princípi di imparzialità e di buon andamento dell'azione amministrativa»; che, alla stregua della richiamata pronuncia, gli atti devono, pertanto, essere restituiti al giudice remittente per un nuovo esame della rilevanza della questione.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione terza-bis. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 ottobre 2008. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 ottobre 2008. Il Cancelliere F.to: MELATTI