[pronunce]

, come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui non dispone che il termine triennale di prescrizione previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria si applichi, inoltre, a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace (r.o. numeri 738, 777 e 838 del 2007, n. 139 del 2008); che viene sollevata, sempre con riguardo all'art. 3 Cost., una questione di legittimità riferita tanto al primo che al quinto comma dell'art. 157 cod. pen, come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, prospettandone l'irragionevolezza nella parte in cui non dispongono che il termine triennale di prescrizione previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria si applichi, inoltre, a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace (r.o. n. 44 del 2008); che una parte ulteriore delle ordinanze di rimessione – sul contrario assunto che l'allineamento dei tempi di prescrizione (asseritamente necessario alla luce dell'art. 3 Cost.) dovrebbe realizzarsi mediante l'applicazione generalizzata dei termini più lunghi – prospetta l'illegittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria (r.o. numeri 767, 788 e 826 del 2007, numeri 28, 29, 31, 92, 140, 141 e 148 del 2008); che, infine, il Tribunale di Napoli solleva, con riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, per la «inspiegabile» riduzione a tre anni del termine di prescrizione per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria (r.o. n. 816 del 2007); che tutte le questioni sollevate riguardano l'attuale disciplina della prescrizione per i reati di competenza del giudice di pace, cosicché appare opportuna la riunione dei relativi giudizi; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Città di Castello (r.o. n. 738 del 2007), relativamente al novellato quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , è manifestamente inammissibile, posto che l'ordinanza di rimessione è priva di qualunque descrizione del fatto sottoposto a giudizio, e manca del tutto di motivazione quanto alla rilevanza ed alla non manifesta infondatezza della censura prospettata dal rimettente (ex multis, ordinanza n. 381 del 2008); che anche la questione sollevata dal Tribunale di Rossano (r.o. n. 767 del 2007), sempre con riguardo al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , è manifestamente inammissibile; che il rimettente, infatti, assume l'applicabilità nel caso di specie del più lungo termine prescrizionale fissato dal primo comma dell'art. 157 cod. pen. , e sollecita, al tempo stesso, una pronuncia che dovrebbe estendere il medesimo termine ad altri reati di competenza del giudice di pace, mediante l'ablazione della norma che prevede un trattamento più favorevole per i fatti puniti con pene diverse da quelle detentive o pecuniarie; che in tali condizioni, e nell'assenza di spunti motivazionali utili allo scopo, non è data la possibilità di stabilire quale sia, nel giudizio a quo, la rilevanza della questione sollevata; che va dichiarata, ancora, la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale proposta dal Giudice di pace di Foggia (r.o. n. 788 del 2007), sempre con riguardo al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. ; che si riscontra infatti, per un verso, una discordanza tra le indicazioni del rimettente sulla qualificazione dei fatti contestati e l'assunto che, per tutti i reati in questione, sarebbe applicabile il termine triennale di prescrizione fissato dalla norma censurata; che, per altro verso, la questione è motivata in termini contraddittori, poiché il rimettente muove dall'assunto che la norma censurata si riferirebbe proprio ai reati di competenza del giudice di pace sanzionabili con le pene «paradetentive» e conclude, però, con osservazioni utili solo a giustificare la conclusione opposta (ex multis, ordinanza n. 207 del 2008); che analogo giudizio di manifesta inammissibilità deve formularsi anche per la questione sollevata dal Tribunale di Napoli (r.o. n. 816 del 2007), con riguardo al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , posto che l'ordinanza di rimessione manca dell'indicazione dei reati per cui si procede ed è priva tanto di un'adeguata specificazione del petitum quanto della necessaria motivazione in punto di rilevanza; che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Giudice di pace di Torino (r.o. n. 826 del 2007), sempre con riferimento al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , è manifestamente inammissibile per la palese contraddizione tra il presupposto interpretativo del giudizio di rilevanza, cioè l'applicabilità del termine prescrizionale breve al reato contestato, e la motivazione sviluppata dal rimettente, interamente volta a negare la riferibilità della norma censurata ai reati di competenza del giudice di pace; che va dichiarata la manifesta inammissibilità di due ulteriori questioni concernenti il quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , sollevate dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, sezione distaccata di Milazzo (r.o. numeri 28 e 148 del 2008), con ordinanze di analogo tenore; che il rimettente, infatti, non ha descritto adeguatamente le fattispecie sottoposte al suo giudizio, omettendo di indicare finanche il titolo dei reati in contestazione, così da precludere la verifica, ad opera di questa Corte, circa la rilevanza della questione sollevata; che per ragioni analoghe risulta manifestamente inammissibile la questione sollevata – relativamente al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. – dal Giudice di pace di Forlì (r.o. n. 29 del 2008), posto che l'ordinanza di rimessione, ove non è indicata la qualificazione giuridica dei fatti contestati, difetta tra l'altro di ogni motivazione in punto di rilevanza; che anche la questione sollevata dal Giudice di pace di Palermo (r.o. n. 44 del 2008), con riguardo al primo ed al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , e «con riferimento» all'art. 58 del d.lgs. n. 274 del 2000, deve essere definita nel senso della manifesta inammissibilità;