[pronunce]

A. ed il Fondo pensioni per il personale della Cassa di risparmio di Torino, entrambi parti appellate nel giudizio principale, che hanno chiesto che la sollevata questione venga "respinta in quanto irrilevante ed infondata"; che la parte appellante nel giudizio a quo ed il Fondo pensioni hanno ribadito le rispettive ragioni con memorie illustrative depositate nell'imminenza dell'udienza; che, con ordinanza del 24 maggio 2000 (r.o. n. 501 del 2000), emessa nel corso del giudizio promosso da una dipendente della Banca CARIGE S.p. A - Cassa di risparmio di Genova e Imperia, al fine di conseguire il diritto a percepire la pensione aziendale, il tribunale di Genova ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, comma 8-quinquies, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, introdotto dall'art. 15, comma 5, della legge 8 agosto 1995, n. 335, nonché dell'art. 59, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, denunciandone il contrasto con gli artt. 3, 38, 39 e 41 della Costituzione; che il rimettente rammenta, anzitutto, di aver già sollevato in precedenza, nell'ambito del medesimo giudizio principale, questione di costituzionalità del menzionato art. 18, comma 8-quinquies, del decreto legislativo n. 124 del 1993 e che detta questione è stata dichiarata, dalla Corte costituzionale, manifestamente inammissibile con l'ordinanza n. 289 del 1999, "sul presupposto che la normativa investita dalla questione di costituzionalità ... era stata modificata dall'art. 59, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e che questo tribunale aveva omesso ogni considerazione in ordine all'influenza o meno dello jus superveniens nella controversia posta al suo esame"; che, a tal fine, l'ordinanza osserva che il richiamato art. 59, comma 3, "assume indubbio rilievo", giacché la ricorrente nel giudizio a quo, pur avendo maturato in data anteriore al 1° gennaio 1998 i requisiti contributivi e anagrafici per accedere al trattamento integrativo rivendicato, tuttavia, entro la predetta data, "non si è dimessa dal lavoro ... e conseguentemente non si sono verificate tutte le condizioni necessarie ad accedere al trattamento rivendicato, il quale presuppone espressamente la cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni"; che, pertanto, secondo il rimettente, la fattispecie oggetto di cognizione "rientra nella disciplina di cui al comma 3 dell'art. 59 della legge n. 449 del 1997, il quale inibisce alla ricorrente l'accesso al trattamento integrativo rivendicato in via anticipata rispetto ai trattamenti disciplinati dall'assicurazione generale obbligatoria"; donde, "la permanente rilevanza della questione di costituzionalità ..., rispetto allo jus superveniens costituito dall'art. 59 della legge n. 449 del 1997"; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo osserva che "il divieto, del quale si tratta, limita, per il futuro, sia l'adottabilità sia l'efficacia (se preesistenti) di clausole regolamentari dei Fondi privati ... che garantiscono un accesso al pensionamento "anticipato" rispetto a quello consentito dall'AGO", alterando l'equilibrio dei preesistenti assetti negoziali sui quali interviene; che, osserva ancora il rimettente, un siffatto divieto, estraneo alla logica di "emergenza", connotata dall'"eccezionalità e temporaneità", non appare giustificato "da superiori esigenze di politica sociale ed economica", le quali, in via di principio, non precluderebbero al legislatore di intervenire in tal senso in un settore di interesse pubblico quale è quello previdenziale; che, pertanto, le disposizioni denunciate violerebbero gli artt. 38, 39 e 41 della Costituzione, i quali "precludono interventi limitativi e lesivi della libertà di contrattazione collettiva, di iniziativa economica e di assistenza privata che non trovino razionale giustificazione nella esigenza di tutela di altri, prioritari, interessi"; che, inoltre, il giudice a quo ravvisa un vulnus all'art. 3 della Costituzione, sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza, rispetto "al trattamento riservato ai fondi integrativi" di cui al decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 357, per i quali - sebbene la legge n. 335 del 1995 ne preveda "l'assoggettamento allo stesso regime delle prestazioni dell'AGO" - l'art. 3, comma 19, della medesima legge n. 335 del 1995 "consente alla contrattazione collettiva di derogare a tale regime senza porre limiti, in particolare, sotto il profilo dell'età di accesso ai trattamenti di anzianità"; che si è costituita la Banca CARIGE S.p. A., parte appellata nel giudizio a quo, concludendo "per l'inammissibilità e comunque l'infondatezza" della sollevata questione, anche in ragione delle argomentazioni addotte dalla sentenza n. 393 del 2000 della Corte costituzionale, che ha dichiarato non fondata la questione di costituzionalità dell'art. 59, comma 3, della legge n. 449 del 1997, sollevata in riferimento agli artt. 3, 39 e 41 della Costituzione; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto - con conclusioni ribadite nella memoria successivamente depositata - che la questione sia dichiarata infondata, osservando, tra l'altro, che i dubbi sollevati dall'ordinanza risultano già superati dalla recente giurisprudenza costituzionale e, segnatamente, dalla sentenza n. 393 del 2000; che, con ordinanza del 9 maggio 2000 (r.o. n. 516 del 2000), emessa nel corso del giudizio d'appello promosso dal Fondo di previdenza "G. Caccianiga", il tribunale di Treviso ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, comma 8-quinquies, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, introdotto dall'art. 15, comma 5, della legge n. 335 del 1995, denunciandone il contrasto con gli artt. 41 e 38 della Costituzione; che il giudice a quo ricorda, anzitutto, di aver già proposto, nell'ambito del medesimo giudizio, la stessa questione, decisa dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 289 del 1999, con la quale gli venivano restituiti gli atti, affinché valutasse la perdurante rilevanza della questione medesima alla luce della normativa sopravvenuta costituita dall'art. 59, comma 3, della legge n. 449 del 1997;