[pronunce]

Quanto alla legittimità in sé del limite legale di risarcibilità, la Corte, pur auspicando ancora una volta l'intervento “adeguatore” del legislatore, ha ribadito quanto statuito nella sentenza n. 401 del 1987, e cioè che, «prevedendo la legge la facoltà dell'utente di dichiarare il valore della merce trasportata, l'operatività del limite è rimessa a una scelta unilaterale dell'utente stesso alla quale il vettore deve conformarsi», senza che sia rilevante «la circostanza che il caricatore sia un utente occasionale». 4.2. – In relazione alla disciplina del trasporto di cose per ferrovia, questa Corte, con la sentenza n. 90 del 1982, ha rigettato la questione di legittimità costituzionale delle norme – artt. 50 e 52 del d.P.R. 30 marzo 1961, n. 197 (Revisione delle condizioni per il trasporto delle cose sulle ferrovie dello Stato) – che, da un lato, fissano un limite per il risarcimento della perdita, anche parziale, delle cose trasportate e che, dall'altro lato, raddoppiano l'importo nel caso di dolo o colpa grave del vettore, argomentando, in relazione alla dedotta difformità con il regime dei servizi pubblici di linea, dalla specialità del complesso normativo che disciplina il trasporto per ferrovia. 4.3. – Relativamente al trasporto su strada, questa Corte ha affrontato le questioni di legittimità costituzionale concernenti la legge 22 agosto 1985, n. 450 (Norme relative al risarcimento dovuto dal vettore stradale per perdita o avaria delle cose trasportate), sia nella parte (art. 1, primo comma) in cui stabiliva, per i trasporti soggetti al sistema di tariffe a forcella, che «l'ammontare del risarcimento […] non può superare il massimo previsto dall'art. 13, n. 4» della legge 6 giugno 1974, n. 298 (Istituzione dell'albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi, disciplina degli autotrasporti di cose e istituzione di un sistema di tariffe a forcella per i trasporti di merci su strada), sia nella parte (art. 1, secondo comma) in cui, per i trasporti esenti dall'obbligo delle tariffe a forcella, stabiliva che «l'ammontare del risarcimento non può essere superiore, salvo diverso patto scritto antecedente alla consegna delle merci al vettore, a lire 12.000 per chilogrammo di peso lordo perduto o avariato». 4.3.1.– Con la sentenza n. 420 del 1991 questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della prima norma, in quanto, da un lato, «non eccettua dalla limitazione della responsabilità del vettore […] il caso di dolo o colpa grave» e, dall'altro lato, «non prevede un meccanismo di aggiornamento del massimale». Premesso che nell'ordinamento è rinvenibile il principio (espresso, come vincolo per l'autonomia privata, dall'art. 1229 del codice civile) per cui il debitore non può avvalersi di limiti alla sua responsabilità, quando questa scaturisca da un suo comportamento connotato da dolo o colpa grave, la Corte ritenne incostituzionale la deroga a tale principio recata dal citato art. 1, primo comma, della legge n. 450 del 1985, osservando che «il parametro dell'art. 3 Cost. viene in considerazione sotto l'aspetto del principio di ragionevolezza e della connessa esigenza di equo contemperamento dell'interesse degli autotrasportatori con l'interesse delle imprese utenti tutelato dall'art. 41 Cost.» e che, «se è vero che la limitazione di responsabilità del vettore […] comporta un contenimento dei prezzi del servizio, con benefica ricaduta sui prezzi di mercato delle merci trasportate e quindi sull'interesse generale, è vero altresì che, ove la somma-limite non rappresenti un risarcimento adeguato (seppure non integrale), il detto vantaggio è annullato dal costo supplementare che l'impresa utente deve accollarsi per assicurare per proprio conto il carico almeno nella misura occorrente per garantirsi un congruo indennizzo in caso di perdita o di avaria delle merci»; con la conseguenza che, ove il risarcimento non sia adeguato, «ne risultano in pari tempo compromessi gli scopi di utilità sociale che la legge si propone in termini di contenimento dei prezzi di mercato attraverso il calmieramento dei costi di trasporto delle merci». Del pari contraria agli artt. 3 e 41 Cost. fu ritenuta l'assenza di un meccanismo –analogo a quello previsto, per il trasporto aereo, dall'art. 19 della legge 19 maggio 1983, n. 213 (Modifiche di alcune disposizioni del codice della navigazione relative alla navigazione aerea) – di aggiornamento del massimale, in quanto «la prescrizione del periodico aggiornamento del limite di responsabilità […] rientra tra le garanzie di adeguatezza del risarcimento, che devono essere predisposte dalla legge affinché il limite sia ragionevolmente contemperato con gli interessi degli utenti» (ancora sentenza n. 420 del 1991). 4.3.2.– Con la sentenza n. 64 del 1993 questa Corte ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata nei confronti dell'art. 1, secondo comma, della legge n. 450 del 1985 (trasporti esenti dall'obbligo delle tariffe a forcella), «nella parte in cui non prevede un meccanismo di aggiornamento del massimale prescritto per l'ammontare del risarcimento». La norma censurata, infatti, divergeva profondamente da quella oggetto della pronuncia di incostituzionalità (n. 420 del 1991), perché il limite legale «è derogabile dalle parti in senso più favorevole all'utente»; «la natura dispositiva del limite avvicina la norma denunciata al modello dell'art. 423 cod. nav. », già ritenuto non confliggente con la Costituzione dalla sentenza n. 401 del 1987. Quanto al meccanismo in sé di aggiornamento periodico, la Corte ne ha ribadito – sulle orme della sentenza n. 401 del 1987, seguita successivamente dall'ordinanza n. 272 del 1993 – l'opportunità e la conformità ad una linea evolutiva dell'ordinamento, ma ha negato che esso possa costituire «una condizione sine qua non di legittimità, rispetto all'art. 3 Cost., del limite legale di responsabilità risarcitoria del vettore. Il mancato intervento del legislatore, che comunque comporterebbe un congruo aumento del prezzo del servizio, può sempre essere supplito dall'autonomia privata mediante patti di deroga al massimale legale». 5. – Dalla giurisprudenza di questa Corte appena ricordata emerge chiaramente l'infondatezza della censura con la quale il giudice rimettente si duole del mancato adeguamento ovvero della mancata previsione di un meccanismo di adeguamento, automatico o non, del massimale. L'esigenza costituzionale di un tale meccanismo è stata, infatti, affermata (sentenza n. 420 del 1991) nel solo caso del trasporto su strada governato dalla necessaria applicazione delle tariffe a forcella, e cioè in un'ipotesi in cui la norma – poi integralmente sostituita: