[ddlpres]

Nel nostro ordinamento, le fattispecie delittuose che sanzionano comportamenti dell'uomo nei confronti degli animali sono, essenzialmente, quelle introdotte dalla legge 20 luglio 2004, n. 189, nell'ambito del nuovo titolo IX- BIS del libro II del codice penale (rubricato « Dei delitti contro il sentimento per gli animali » – articoli 544- bis e successivi) e oggetto di modifiche ad opera della successiva legge 4 novembre 2010, n.201, la quale, oltre a prevedere un inasprimento delle pene previste per i reati di uccisione e maltrattamento di animali, ha disciplinato il traffico illecito di animali, provvedendo contestualmente a ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa del 1987 per la protezione degli animali da compagnia. In particolare, per il delitto di uccisione di animali, l'articolo 544- bis del codice penale prevede, attualmente, da quattro mesi a due anni di reclusione. Quanto al reato di maltrattamento di animali, l'articolo 544- ter codice penale stabilisce che sia punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro, « chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche ». Il secondo comma del medesimo articolo prevede che la stessa pena si applica a chiunque somministri agli animali sostanze stupefacenti o vietate, come nel caso dei cani da combattimento e, infine, il terzo comma dispone che la pena sia aumentata della metà qualora dai maltrattamenti derivi la morte dell'animale. Si tratta, tuttavia, di una sanzione considerata da più parti inadeguata, anche perché – salvi i casi di recidiva e considerati gli aspetti processuali delle singole vicende – è quasi impossibile che i colpevoli finiscano in galera, potendo quasi sempre optare sulla sospensione condizionale della pena: in definitiva, com'è accaduto per gli aguzzini del cane Angelo, chi maltratta o uccide un animale viene condannato esclusivamente al pagamento di una multa, più o meno elevata a seconda dei casi. Quanto alle lotte tra animali, neppure l'introduzione, con la citata legge n. 189 del 2004, di apposite fattispecie di reati per i casi di spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali (articolo 544- quater codice penale) e di combattimenti o competizioni non autorizzate (articolo 544- quinquies codice penale), con relative sanzioni penali e pecuniarie (da quattro mesi a due anni di reclusione o multa da 3.000 a 15.000 euro in caso di spettacoli o manifestazioni vietati e da uno a tre anni di reclusione e multa da 50.000 a 160.000 euro per i combattimenti tra animali) è stata incisiva nel ridurre il proliferare di un fenomeno che, stando al rapporto zoomafia 2018, sembra essere ripreso ad un ritmo allarmante. Per tutti questi motivi, l'esigenza di porre in essere un inasprimento del quadro sanzionatorio previsto dal nostro ordinamento, in caso di delitti contro gli animali, si fa sempre più pressante. Il presente disegno di legge va esattamente nella direzione auspicata: si prevede, innanzitutto, un innalzamento dei minimi e dei massimi edittali, nonché degli importi minimi e massimi delle multe previsti per i reati di cui al titolo IX- BIS del codice penale, stabilendo, al contempo, che la pena pecuniaria, qualora prevista come alternativa a quella detentiva, sia invece congiunta ad essa. In secondo luogo, si intende dare una risposta al crescente fenomeno della diffusione in rete di immagini e materiale audiovisivo contenente violenze sugli animali. L'abuso dei social network per « condividere » post di crimini di ogni tipo, spesso da parte degli stessi autori dei delitti, pone innegabili problemi di natura giuridica, oltre che sociale e culturale. Si tratta dei cosiddetti reati informatici « in senso ampio », che vanno al di là cioè dei classici reati di natura informatica (quali, ad esempio, le frodi informatiche o gli accessi illegali ai sistemi informatici) e che necessitano di un intervento da parte del legislatore, finalizzato ad un inquadramento giuridico del fenomeno e alla definizione del relativo quadro sanzionatorio, anche alla luce della gravità degli effetti di tali condotte, soprattutto in termini di emulazione. In particolare, l'articolo 1 del presente disegno di legge dispone un aumento della pena di cui all'articolo 544- bis codice penale per il reato di uccisione di animali, con un innalzamento del minimo edittale previsto, da quattro mesi a un anno di reclusione, e del massimo, da due a cinque anni di reclusione, per chiunque cagioni, per crudeltà o senza necessità, la morte di un animale. Parimenti, l'articolo 2, in modifica dell'articolo 544- ter del codice penale, dispone un aumento della pena detentiva attualmente prevista per il reato di maltrattamento di animali, prevedendo un innalzamento del minimo e del massimo edittale, rispettivamente, da tre a sei mesi e da diciotto mesi a quattro anni di reclusione. Il medesimo articolo prevede, inoltre, la congiunzione della pena pecuniaria a quella detentiva, attualmente prevista come alternativa, innalzando contestualmente gli importi delle sanzioni: si passa da un minimo di 5.000 euro e un massimo di 30.000 euro ad un nuovo minimo di 10.000 euro e un massimo di 50.000 euro. Gli articoli 3 e 4 novellano, rispettivamente, gli articoli 544- quater e 544- quinquies del codice penale, relativamente all'organizzazione e promozione di spettacoli o manifestazioni vietati e di combattimenti tra animali. In particolare, l'articolo 3 prevede, alla lettera a) , un innalzamento della pena detentiva attualmente prevista dall'articolo 544 -quater , primo comma, con contestuale aumento della pena pecuniaria: da uno a cinque anni di reclusione, in luogo degli attuali da quattro mesi a due anni, e una multa da 6.000 a 30.000 euro, in luogo degli attuali da 3.000 a 15.000 euro, per chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali; alla lettera b) del medesimo articolo si prevede altresì, per le aggravanti di cui al secondo comma dell'articolo 544 -quater , un aumento della metà della pena. L'articolo 4 modifica l'articolo 544- quinquies del codice penale, che prevede il divieto di combattimento di animali. In particolare, la lettera a) aumenta, rispettivamente, da uno a tre anni e da tre a sette anni, il minimo e il massimo edittali della pena detentiva per chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali. L'inasprimento interessa anche gli importi relativi alla pena pecuniaria: si passa dall'attuale multa, che va da 50.000 a 160.000 euro, ad una multa da 70.000 a 180.000 euro. Alla lettera b) si prevede altresì, per le aggravanti di cui al secondo comma dell'articolo 544 -quinquies , un aumento della metà della pena.