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Al riguardo si segnala che l'indennità transitoria corrisponde all'assegno di fine mandato, la cui erogazione, come quella degli altri trattamenti previsti da disposizioni regolamentari interne delle due Camere e corrispondenti a trattamenti disciplinati dalla nuova legge, cesserà con l'erogazione dei trattamenti previsti dalla legge medesima. A differenza dell'attuale assegno di fine mandato, che viene erogato in un'unica soluzione, l'indennità transitoria verrebbe però erogata in rate mensili. Il trattamento differito di natura assicurativa, a differenza di quanto previsto per i membri del Parlamento europeo (il cui trattamento pensionistico è attualmente determinato secondo il metodo di calcolo retributivo), viene determinato, secondo il metodo di calcolo contributivo, dopo cinque anni di mandato parlamentare e al compimento del sessantatreesimo anno di età, in misura mensile lorda pari alla dodicesima parte del trattamento previdenziale annuo lordo che si otterrebbe applicando il coefficiente di trasformazione relativo alla predetta età anagrafica (sessantatré anni) al montante contributivo individuale necessario per corrispondere, dopo cinque anni di contribuzione, una pensione di importo mensile lordo pari a quella percepita, dopo cinque anni di mandato e al compimento del sessantatreesimo anno di età, dagli ex membri del Parlamento europeo. Per gli anni di mandato successivi al quinto, l'importo del trattamento differito di natura assicurativa viene determinato prendendo come riferimento la contribuzione media annua necessaria per corrispondere, dopo i primi cinque anni di mandato, l'importo anzidetto, la quale si rivaluta su base composta al 31 dicembre di ciascun anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso annuo di capitalizzazione, dato dalla variazione media quinquennale del PIL nominale, appositamente calcolata dall'ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare. Qualora l'erogazione della rendita inizi ad una età superiore a sessantatré anni, si prende a riferimento il coefficiente di trasformazione relativo all'età dell'assicurato al momento dell'inizio dell'erogazione stessa. Infine, qualora un parlamentare cessato dal mandato nei confronti del quale è già iniziata l'erogazione del trattamento assicurativo (e che dunque ha compiuto i sessantatré anni) venga successivamente rieletto in Parlamento, allo scadere dell'ulteriore mandato, fermo restando l'importo già liquidato al momento dell'inizio dell'erogazione, si provvederà ad erogare un importo ulteriore determinato sempre prendendo come riferimento la contribuzione media annua necessaria per corrispondere, dopo i primi cinque anni di mandato, un importo pari a quello percepito dai membri del Parlamento europeo dopo cinque anni di mandato, rivalutando la predetta contribuzione con riferimento agli ulteriori anni di mandato esercitato secondo il metodo precedentemente descritto, e da ultimo applicando al montante contributivo individuale così determinato il coefficiente di trasformazione relativo all'età dell'assicurato allo scadere dell'ulteriore mandato parlamentare. Al riguardo è opportuno ricordare che il trattamento dei parlamentari della Repubblica successivo alla cessazione del mandato, correlato al compimento di un'età anagrafica alla quale è ragionevolmente difficile procurarsi un reddito da lavoro, è complementare all'indennità prevista dall'articolo 69 della Costituzione. Il presente disegno di legge incide pertanto anche sul trattamento successivo al mandato parlamentare (il cosiddetto « vitalizio ») disponendo in tal caso, non già la piena assimilazione a quello riconosciuto ai parlamentari europei (più favorevole per questi ultimi in quanto basato sul metodo retributivo), quanto la « legificazione » della disciplina già prevista per esso dalle deliberazioni vigenti delle Camere. L'unica innovazione, a questo riguardo, è la sua trasformazione in un trattamento di natura espressamente assicurativa (e non previdenziale), per sottrarlo a una possibile dichiarazione di incostituzionalità in quanto peggiorativo rispetto a quello riconosciuto ai lavoratori in pensione. Per altro verso si prevede che, in caso di invalidità insorta nel corso del mandato, l'importo della pensione di invalidità venga determinato nella misura dell'identica pensione erogata ai membri del Parlamento europeo (attualmente la pensione di invalidità dei membri del Parlamento europeo è determinata nella misura della pensione di anzianità, e comunque in misura tale che l'importo mensile lordo ammonti almeno al 35 per cento dell'indennità parlamentare mensile lorda). È opportuno evidenziare che il presente disegno di legge rimette ai competenti organi delle due Camere: le condizioni che possono comportare l'interruzione dell'erogazione dell'indennità transitoria; le norme relative all'eventuale cumulo delle prestazioni erogabili successivamente alla cessazione del mandato parlamentare (indennità transitoria, trattamento differito di natura assicurativa e pensione di invalidità); ed infine le condizioni per la reversibilità del trattamento differito di natura assicurativa e dell'eventuale pensione di invalidità, comprese le corrispondenti aliquote di reversibilità, adottando in ogni caso una disciplina analoga a quella prevista per i membri del Parlamento europeo cessati dal mandato. Attualmente peraltro – è opportuno sottolinearlo – la disciplina del Parlamento europeo non consente di cumulare l'indennità transitoria con la pensione o con la pensione di invalidità, né la pensione con l'eventuale pensione di invalidità. Anche le componenti accessorie del trattamento economico dei parlamentari vengono rese omogenee a quelle di cui usufruiscono i membri del Parlamento europeo. A tal fine il disegno di legge dispone anche che la diaria, corrisposta a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma sulla base di quindici giorni di presenza per ogni mese, sia determinata nella misura dell'indennità giornaliera erogata ai membri del Parlamento europeo (attualmente euro 307), e che l'indennità corrisposta a titolo di rimborso delle spese generali connesse all'esercizio del mandato diverse da quelle da quelle di viaggio e per l'impiego di collaboratori personali, sia determinata nella misura dell'analoga indennità erogata ai membri del Parlamento europeo (attualmente euro 4.342 mensili). I competenti organi delle due Camere possono stabilire le modalità per le ritenute da effettuarsi per ogni assenza dalle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni. Anche il rimborso delle spese di viaggio e per l'impiego di collaboratori personali è disciplinato in maniera analoga a quello vigente per i membri del Parlamento europeo, con gli opportuni adattamenti per tenere conto della peculiarità della situazione dei membri del Parlamento nazionale, i quali ai sensi dell'articolo 67 della Costituzione rappresentano l'intera Nazione e devono dunque potersi spostare senza oneri su tutto il territorio nazionale, nonché di quelli eletti nella circoscrizione Estero, per i quali è necessario prevedere disposizioni ad hoc . Per quanto riguarda le spese mediche e quelle derivanti da gravidanza o dalla nascita di un figlio, analogamente a quanto previsto presso il Parlamento europeo, il disegno di legge prevede che esse siano rimborsate dalle Camere ai parlamentari in carica, ai parlamentari cessati dal mandato titolari di un'indennità transitoria, di un trattamento differito di natura assicurativa o di una pensione di invalidità, nonché ai beneficiari delle prestazioni di reversibilità connesse al trattamento differito di natura assicurativa e all'eventuale pensione di invalidità.