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da un articolo pubblicato su "L'Informatore Agrario", n. 13/2021, dal titolo "Fondi per i PSR, scontro tra regioni sulla proposta del Mipaaf", si apprende che la ripartizione dello stanziamento attribuito all'Italia per il funzionamento della politica di sviluppo rurale nel corso del biennio 2021-2022 non sarebbe stata ancora presentata alla Commissione europea dopo oltre quattro mesi di lavori tra il Ministero, le Regioni e le Province autonome; il mancato accordo sarebbe dovuto all'interpretazione di una disposizione sancita nell'intesa raggiunta nella Conferenza Stato-Regioni del 16 gennaio 2014, dove si stabilì la divisione dei fondi PSR per il per il settennio a venire secondo il seguente modo: "i predetti criteri di riparto, si applicano unicamente alla programmazione 2014-2020"; le Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria considererebbero il biennio di transizione 2021-2022 come estensione della programmazione già sancita e non ci sarebbe la necessità di passare ai nuovi criteri; le rimanenti Regioni sono dell'opinione contraria e proporrebbero di abbandonare il metodo precedente e ripartire i fondi a disposizione riferendosi a "parametri oggettivi e quantificabili che rispecchiano il potenziale economico, ambientale, e socio-rurale del sistema agricolo"; poiché si tratterebbe di dividere in 22 quote (una al Ministero e 21 alle Regioni e alle Province autonome) ben 7 miliardi di euro tra fondi comunitari e nazionali, l'utilizzo di una scelta di ripartizione piuttosto che un'altra comporterebbe delle differenze economiche di diverse decine di milioni di euro tra le Regioni; dalle notizie ampiamente divulgate attraverso i media sembrerebbe che il Ministero avrebbe trovato una soluzione di compromesso tra le due posizioni, prevedendo l'applicazione di un criterio misto su base storica e oggettiva per il 2021- 2022 per poi partire con il 2023 con l'utilizzo dei soli criteri oggettivi; considerato inoltre che: la Commissione europea dovrebbe approvare entro il 1° maggio le richieste di modifica dei PSR e procedere poi all'assegnazione dei Fondi; se prevalesse la posizione del metodo proposto sarebbero penalizzate le regioni del Sud, che vivono già una situazione economica molto deficitaria a danno di numerose piccole e medie aziende agricole, soprattutto in un periodo così complesso come quello che stiamo vivendo, in cui la crisi pandemica sta colpendo fortemente l'economia del comparto agricolo, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per tutelare le Regioni in cui il riparto dei fondi con il metodo oggettivo andrebbe a causare danni, con particolare riferimento al Sud, dove l'economia è fortemente basata sull'agricoltura e sulla filiera agroalimentare; se intenda valutare la possibilità di aggiornare le quote di riparto dei fondi a partire almeno dall'anno 2022, preservando in questo modo la filiera di investimento e di processo del comparto agricolo già avviata per il biennio 2020-2021. Atto n. 4-05508 PAVANELLI LANZI ROMAGNOLI DE LUCIA PRESUTTO CROATTI QUARTO VANIN MAUTONE PELLEGRINI Marco MARINELLO FERRARA MONTEVECCHI TRENTACOSTE Ai Ministri della transizione ecologica e della salute Premesso che: il Comune di Terni ha inserito nel documento unico di programmazione l'intenzione di sviluppare il polo e il campus universitario nell'area di Pentima; parimenti, la Regione Umbria, nelle proposte presentate al Governo per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha inserito il progetto che prevede "la realizzazione di un Campus universitario" in località Pentima, a Terni, strettamente collegato con la realtà della grande impresa industriale nel campo della siderurgia; considerato che: Pentima è al centro di un sito di interesse nazionale per le bonifiche, cosiddetto "SIN Terni-Papigno", che ricopre un'area di circa 655 ettari, a circa tre chilometri dall'area di interesse ambientale delle Cascate delle Marmore ed è suddiviso in aree a rischio di contaminazione passiva e aree produttive sede di attività inquinanti, interessate da un rilevantissimo inquinamento da metalli pesanti, amianto in stato polverulento, idrocarburi, calciocianamide; il SIN Terni-Papigno rientra tra i 44 siti analizzati da "SENTIERI", lo Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio inquinamento curato dall'Istituto superiore di Sanità, che ha già ripetutamente osservato un eccesso di mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori rispetto all'atteso per gli uomini e un eccesso di mortalità per tutti i tumori e per le patologie dell'apparato digerente per le donne; il campus universitario da realizzare si troverebbe, dunque, in una sorta di "Triangolo delle Bermuda" dell'inquinamento, perché a ridotta distanza dai forni elettrici e dagli altri impianti del polo siderurgico di Acciai Speciali Terni-TK, con il metal recovery accanto e le mega discariche sovrastanti di scorie, fanghi industriali e altri rifiuti speciali, qui con altre connesse e note gravissime questioni, tra cui il cromo esavalente (CrVI) pure nelle acque di falda; ARPA Umbria, anche se ufficialmente richiesto da alcune associazioni di tutela ambientale, non ha mai collocato a Pentima stazioni di rilevamento e deposimetri (che, per la salvaguardia degli oltre 2.000 dipendenti, dovrebbero essere permanentemente installati anche all'interno degli stabilimenti TK); nel quartiere residenziale di Prisciano, similarmente collocato alle stesse distanze di Pentima rispetto ai citati processi industriali, ARPA Umbria ha viceversa installato stazione e deposimetri, rilevando come sia elevata e talora insostenibile l'incidenza nell'aria e nei suoli di metalli pesanti, tipici marker dell'industria siderurgica locale (quali arsenico, cadmio, cromo, nichel, piombo); inoltre, è stata già accertata la contaminazione alimentare, con l'interdizione delle coltivazioni su tutta l'area di Prisciano, presumibilmente da estendere anche ad altre aree del "SIN Terni-Papigno", se gli organi di controllo vi attivassero le stesse indagini; la contaminazione da PCB- policlorobifenili (tipicamente emesso anche dai processi della siderurgia) costituisce un'altra grave criticità locale, emersa a circa 400 metri dal polo universitario; la presenza di tassi elevatissimi di alcuni metalli pesanti nelle deposizioni al suolo (deposimetri) rappresenta un fenomeno parimenti acclarato, si chiede di sapere se, alla luce di tale controversa pianificazione, i Ministri in indirizzo intendano avviare i necessari approfondimenti al fine di tutelare, oltre ogni ragionevole dubbio, la salute di docenti, discenti e personale universitario, persone che sarebbero evidentemente costrette a operare in area SIN certificata, ossia in una zona già fortemente ammorbata su ogni matrice interessata (aria, suolo, acqua), vista la progettualità di Comune e Regione. Atto n. 4-05509 VANIN PAVANELLI LANZI TRENTACOSTE GAUDIANO ENDRIZZI COLTORTI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: