[resaula]

In Italia vi sono persone che vanno in pensione e che magari hanno rubato il lavoro, perché erano un po' lazzaroni, come diciamo noi in Lombardia, così come ci sono persone alla soglia della pensione che sono molto in gamba e superperformanti. Abbiamo anche giovani motivatissimi che sono riusciti a fare corsi brillanti di studio e sono arrivati alla laurea o direttamente alla professione frequentando istituti tecnici. Potranno essere ottimi operai e ottimi lavoratori. Questo ricambio è necessario, altrimenti il nostro Paese non va assolutamente avanti. Il decreto-legge, tra le altre cose, è stato migliorato alla Camera, dove sono state inserite modifiche - non eravamo riusciti a farlo qui e l'hanno fatto i colleghi deputati - sull'aspetto che riguarda i disabili. Ricordo che sono stati inseriti fondi che in passato erano stati azzerati, come quelli per il trasporto dei disabili: 100 milioni di euro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Stiamo parlando di numeri. Ci prendiamo allora la responsabilità di portare avanti questo provvedimento con reddito di cittadinanza e quota 100. Riteniamo che sia certamente una proposta fatta con una dotazione importante di fondi, ma le vostre politiche del passato - ripeto - non hanno funzionato; serve una manovra espansiva, se necessario anche in deficit . L'importante è che si possa rimuovere quell'economia e che - come abbiamo detto in mille altre occasioni - il PIL possa aumentare. Ci crediamo ed è una sfida che lanciamo, ma ne siamo convinti perché percepiamo tutti i giorni (e non solo che coloro che otterranno il reddito o potranno accedere a quota 100 ma anche da altri soggetti, come imprenditori e artigiani) che qualcosa sta cambiando in meglio. Questo Paese deve e può ripartire. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, dopo le considerazioni di merito che il mio Gruppo ha ampiamente argomentato, consentitemi di aggiungerne alcune di carattere generale. Il disegno di legge al nostro esame avrà un impatto sia sulla vita degli italiani che sui conti pubblici. Lo avrà sulla vita degli italiani più poveri che noi per primi abbiamo sempre avuto a cuore (la carta acquisti l'ha inventata il Governo Berlusconi ed è bene ricordarlo sempre), ma l'avrà anche sulla vita di tutti gli altri italiani, perché le scelte di carattere economico o di politica economica non possono mai essere considerate neutrali. Non basta quindi dire che con il reddito di cittadinanza aiutiamo i poveri, come hanno affermato i due Vice Premier ; la misura contenuta in questo disegno di legge ormai non può più essere venduta con gli argomenti della propaganda elettorale. Adesso ha numeri precisi (i destinatari sono circa un 1,3 milioni) e valutazioni precise riguardo alla spesa: 6,2 miliardi di euro quest'anno e 7 miliardi di euro a regime. Si aiuteranno sicuramente un certo numero di famiglie, ma se ne lasceranno fuori molte altre, posto che le persone considerate povere in assoluto in Italia sono 5 milioni. Non si aiuteranno gli ultimi perché almeno un milione e mezzo dei veri poveri rimarranno esclusi da qualsiasi beneficio, come è stato ricordato in quest'Aula in un intervento precedente al mio dalla senatrice Binetti, oltre che naturalmente - fuori da quest'Aula - da associazioni come la Caritas. A prendere il reddito ci saranno senz'altro i più scaltri, i più avveduti a districarsi in una misura che, come tutte quelle a forte vocazione assistenzialista, si presta ad essere aggirata. Si tratta di un intervento assistenziale dunque, che avrà effetti sociali simili a quelli creati sinora dalle false pensioni di invalidità, dal reddito garantito ai lavoratori socialmente utili e dall'accoglienza umanitaria accordata agli stranieri. Ma soprattutto va ricordato - e lo ripeto - che a pagarlo saranno tutti gli italiani. Va detto tutto anche sullo slogan gridato in campagna elettorale da uno dei Vice Premier : «Prima gli italiani». Sappiamo, invece, che la relazione tecnica di stima parla di circa 241.000 stranieri, che potrebbero però essere 480.000 se venissero accolte le pronunce più volte ribadite da parte della Consulta per cui cinque anni sarebbe il limite del soggiorno di lunga durata, il che raddoppierebbe il numero degli stranieri. Dunque in questa legge vengono prima gli stranieri che si prenderanno più di un terzo degli assegni e lo stesso termine «cittadinanza», quindi, non sembra essere appropriato per questa forma di sostegno al reddito. Soprattutto non può essere considerata una misura per l'inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro per mancanza di offerta di lavoro attraverso i centri per l'impiego e per la tortuosità burocratica del percorso richiesto. I centri per l'impiego - lo ribadisco oggi - sono assolutamente impreparati a gestire tutte queste pratiche e non hanno avuto il tempo necessario per riorganizzarsi. Il legislatore deve prima riorganizzare la macchina burocratica e solo dopo prevede leggi di questo tipo, non il contrario. Ma torniamo agli aspetti di finanza pubblica: nella legge di bilancio si sono creati due fondi ricorrendo a nuovo indebitamento per oltre 11 miliardi di euro per accogliere le misure previste con questo provvedimento. Mi avvio a concludere, Presidente, non senza ricordare che oggi, in quest'Aula, non avremmo dovuto parlare noi della Commissione lavoro ma avrebbero dovuto parlare i membri della Commissione bilancio e finanze. Infatti le stime che oggi riporta «Il Sole 24 Ore», che non sono sicuramente di questo giornale ma delle più autorevoli società di rating , dicono che l'Italia passerà da una crescita del prodotto interno lordo dell'uno per cento allo 0,2 per cento e che il rapporto deficit -PIL non è più il 2,04 ma siamo già al 2,3 o 2,4 per cento. Tutto ciò inevitabilmente sta a significare che voi, con questa legge, state provvedendo a dare un aiuto alla povertà, state provvedendo a creare posti di lavoro in maniera che ritengo inopinata e a dare corso al sistema pensionistico con quota 100 (provvedimento che, come ho già detto ieri, ci piace poco per la sua portata e per la sua limitatezza nel tempo), ma non avete provveduto a dare copertura ai nuovi oneri che la legge prevede. Presidente, si dica chiaramente, perché non lo hanno fatto Salvini e Di Maio, che approvando questa legge noi dovremo per forza aumentare le tasse e aumentare le tasse in questo momento significa, Presidente, dare un colpo mortale ad alcune aziende che sono già in crisi; significa creare nuova disoccupazione e non lotta alla povertà o nuova occupazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, molti economisti del passato come James Meade, Oskar Lange, anche conservatori come von Hayek, Milton Friedman e Karl Polanyi hanno sostenuto la necessità economica e sociale di uno strumento di sostegno al reddito nelle diverse varietà di sussidio sociale, di reddito garantito, di dividendo sociale, di reddito minimo. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,59) ( Segue L'ABBATE).