[pronunce]

che, alla luce della descrizione del giudizio a quo e degli argomenti sulla rilevanza, nonché dei punti in cui si sovrappongono gli ambiti applicativi delle due disposizioni sospettate di illegittimità costituzionale, si deve ritenere che esse siano state censurate nella parte in cui, rispettivamente, prevedono e confermano che l'accertamento, in sede di verifica annuale, del mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario, comporta un incremento di 0,30 punti percentuali dell'addizionale regionale all'IRPEF rispetto al livello delle aliquote vigenti; che, nei confronti di tale normativa, la Commissione tributaria provinciale solleva tre ordini di questioni; che, in primo luogo, il giudice rimettente ritiene violato l'art. 53 Cost., perché mancherebbe un collegamento tra la capacità contributiva dei cittadini e l'aggravio dell'imposizione, il quale non discenderebbe da una maggiore domanda o necessità di assistenza sanitaria, bensì esclusivamente dal bisogno di ripianare disavanzi dovuti a cattiva amministrazione; che tale questione è manifestamente infondata; che, in proposito, dirimente è il rilievo che la normativa in questione interviene sulla disciplina dell'addizionale regionale all'IRPEF esclusivamente sotto il profilo dell'aliquota, intimamente connesso alla determinazione dell'entità dell'onere tributario e, pertanto, rimesso all'ampia discrezionalità del legislatore, con il limite della non arbitrarietà o irrazionalità delle relative scelte (ex plurimis, sentenze n. 10 del 2015, n. 116 del 2013, n. 223 del 2012 e n. 111 del 1997, nonché le ordinanze n. 23 del 2005, n. 449 del 1998 e n. 352 del 1995); che, nel caso, tale limite non può ritenersi superato, poiché l'incremento annuale, riferito a una fonte di gettito destinato alla Regione, si colloca nel contesto di una «complessa procedura» (sentenza n. 278 del 2014) e di un'ampia serie di misure, le quali dipendono da una situazione oggettiva di rilevante e perdurante disavanzo nel principale comparto di spesa regionale e mirano a risanare la gestione del servizio per assicurare, contemporaneamente, la tutela della salute e il coordinamento della finanza pubblica e, in ultima analisi, per garantire i livelli essenziali di assistenza (si vedano tra l'altro, oltre a quella già citata, le sentenze n. 192, n. 190, n. 106 e n. 14 del 2017, n. 266 del 2016, n. 110 e n. 85 del 2014, n. 219 e n. 51 del 2013); che non è condivisibile il rilievo secondo cui il disavanzo dipende esclusivamente da condotte dolose o colpose imputabili ai responsabili del servizio sanitario, giacché ben più complesse possono essere le cause della situazione ed è per questo che, al suo ricorrere, la legge prevede una pluralità di conseguenze, solo alcune delle quali riguardano la sfera dei singoli amministratori, mentre altre, come quella in esame, hanno funzioni di carattere essenzialmente finanziario; che la Commissione tributaria provinciale denuncia altresì una violazione dell'art. 97 Cost., perché il mancato raggiungimento degli obiettivi dei piani di rientro costituirebbe un parametro del tutto discrezionale, rimesso alla valutazione di organi tecnici, senza possibilità di contraddittorio per il contribuente né garanzie di imparzialità della pubblica amministrazione; nonché dell'art. 24 Cost., perché il contribuente non può intervenire nelle valutazioni dei competenti tavoli tecnici, né contestarle, in assenza di adeguate garanzie di motivazione, contraddittorio, corretto uso delle presunzioni e imparzialità della pubblica amministrazione; che entrambe le questioni sono manifestamente inammissibili, per plurime ragioni, ivi comprese quelle eccepite dall'Avvocatura generale dello Stato, assorbenti di ogni ulteriore considerazione; che, infatti, l'ordinanza di rimessione - pur trovandosi di fronte a una materia regolata da un articolato intreccio di provvedimenti legislativi succedutisi nel tempo (a partire dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)») e di atti, ivi richiamati, della Conferenza Stato-Regioni (a partire dall'intesa sancita il 23 marzo 2005) - non si pone il problema di identificare compiutamente le fonti della disciplina, in particolare, degli organi preposti a verificare l'attuazione dei piani di rientro, delle procedure applicabili a tal fine e del regime giuridico dei relativi atti; che, di conseguenza, l'ordinanza rivolge le proprie censure verso norme che non riguardano alcuno di questi profili, in luogo di chiedersi in quali termini, costituzionalmente obbligati, occorrerebbe intervenire sulla pertinente disciplina organizzativa e procedimentale, per porre rimedio ai difetti lamentati; che, dunque, la Commissione tributaria provinciale ricostruisce in modo lacunoso il quadro normativo (fra le molte, ordinanze n. 88, n. 55, n. 11 del 2017, n. 247, n. 136 e n. 33 del 2016), con il risultato di indirizzare le proprie censure verso un bersaglio erroneo (fra le molte, sentenza n. 35 del 2017; ordinanze n. 182, n. 153 e n. 140 del 2016) e di formulare un petitum incongruente rispetto alle argomentazioni sviluppate (fra le molte, sentenze n. 32 del 2016, n. 247 e n. 210 del 2015; ordinanza n. 47 del 2016).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)», e dell'art. 6, comma 10, del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, recante «Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario», sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Campobasso in riferimento all'art. 53 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 86, della legge n. 191 del 2009 e dell'art. 6, comma 10, del decreto legislativo n. 68 del 2011, sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Campobasso in riferimento agli artt. 97 e 24 Cost., con l'ordinanza indicata in epigrafe; Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 ottobre 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Marta CARTABIA, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 novembre 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA