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Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 188 sul lavoro nel settore della pesca, fatta a Ginevra il 14 giugno 2007. Onorevoli Senatori . – La Convenzione n. 188 sul lavoro nel settore della pesca, adottata il 14 giugno 2007 nell'ambito della Conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), convocata a Ginevra dal Consiglio di amministrazione dell'Ufficio internazionale del lavoro, di seguito « Convenzione », non è stata ancora ratificata dall'Italia. Il settore di interesse della Convenzione, come riconosciuto dall'OIL, rappresenta uno di quelli più pericolosi per i lavoratori. Sono circa 55 milioni i lavoratori impiegati nel settore della pesca in tutto il mondo e oltre 4 milioni i pescherecci, che per il 74 per cento dei casi operano in acque marine. Secondo l'Istituto di ricerche economiche per la pesca e l'acquacoltura, in Italia, nel 2012 gli occupati nel settore della pesca erano pari a circa 29.000 unità, con una perdita di circa 6.000 posti di lavoro dal 2004 al 2012. Nonostante sia fonte di occupazione per una porzione molto rilevante della popolazione mondiale, il lavoro nella pesca non è universalmente tutelato e regolato. In Italia, nel comparto della pesca si verifica il 70 per cento di tutti gli eventi mortali del settore navigazione. Gli occupati in questo comparto dall'elevata rischiosità sono sempre più soggetti a tecnopatie. Secondo i dati dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) le navi da pesca rappresentano il 48,5 per cento di tutte le imbarcazioni assicurate: la quasi totalità – il 47 per cento – è costituita dalle imbarcazioni da pesca costiera, che cioè è svolta lungo le coste continentali e insulari italiane a distanza non superiore a 40 miglia. Per quanto riguarda il comparto marittimo ex Istituto previdenza settore marittimo (IPSEMA) si assiste a una rilevante riduzione del fenomeno infortunistico a fronte di una sostanziale stabilità del dato sui casi mortali relativo all'ultimo decennio. Per quanto gli infortuni siano in calo, si assiste a un aumento delle malattie professionali. Anche i dati riguardanti la piccola pesca, tradizionalmente assicurata dall'INAIL, mostrano una significativa riduzione del fenomeno infortunistico in genere e una parallela crescita del fenomeno tecnopatico. Le malattie professionali indennizzate nell'ultimo quinquennio riguardano in maniera prevalente l'apparato muscolo-scheletrico e sono correlate al sovraccarico funzionale che si concretizza in tutte le fasi della pesca. Le patologie a livello della colonna vertebrale e degli arti superiori rappresentano, infatti, rispettivamente il 55 per cento e il 35 per cento del totale di quelle indennizzate dal 2005 al 2014. Il restante 10 per cento riguarda gli effetti uditivi conseguenti alla cronica esposizione al rumore (soprattutto nella sala macchine), le patologie della cute da esposizione alle radiazioni solari e da contatto e le patologie pleuriche asbesto correlate, manifestazioni della remota esposizione all'amianto che, in un recente passato, era ampiamente utilizzato dall'ingegneria delle costruzioni navali. Nel mondo globalizzato della pesca, i meccanismi di rappresentanza e le condizioni di lavoro si differenziano in modo sostanziale. Per questa ragione la ratifica della Convenzione segna un primissimo passo nel raggiungimento di livelli essenziali per i diritti dei lavoratori del settore. La Convenzione, infatti, è nata per garantire condizioni di lavoro dignitose a tutti i lavoratori della pesca; definire le condizioni minime di lavoro a bordo; definire regole riguardo il vitto e l'alloggio dei pescatori; garantire rigorose misure di salute e di sicurezza; assicurare assistenza sanitaria e prevedere meccanismi di protezione sociale; contrastare il lavoro minorile e forzato, lo sfruttamento dei migranti, la tratta e la pesca illegale. La necessità di proteggere e di promuovere i diritti dei pescatori in questa materia si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, resa esecutiva dalla legge n. 689 del 1994, sulla Dichiarazione dell'OIL sui princìpi e i diritti fondamentali nel lavoro del 18 giugno 1998 e sui diritti enunciati da numerose convenzioni internazionali del lavoro. Articolato del ddl Articolo 1: autorizza il Presidente della Repubblica alla ratifica della Convenzione; articolo 2: prevede la piena e intera esecuzione della Convenzione a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, dodici mesi dopo la data di registrazione della ratifica; articolo 3: individua come autorità competenti per l'Italia il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero della salute e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali; articolo 4: introduce una clausola di invarianza finanziaria secondo la quale dall'attuazione alla legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; articolo 5: fissa l'entrata in vigore della legge per il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . La Convenzione La parte I della Convenzione racchiude gli articoli da 1 a 5 che recano le definizioni e definiscono il campo di applicazione della Convenzione. La parte II della Convenzione racchiude gli articoli da 6 a 8 ed è dedicata ai princìpi generali. Gli articoli 6 e 7, in particolare, stabiliscono che ciascun Membro deve attuare e far rispettare leggi, regolamenti e altre misure adottate per adempiere gli obblighi che derivano dalla Convenzione e individuare la/le autorità competenti stabilendo altresì meccanismi di coordinamento tra le autorità rilevanti per il settore della pesca e definendone funzioni e responsabilità, mentre l'articolo 8 stabilisce l'ambito di responsabilità dell'armatore di pescherecci e del comandante. La parte III contiene disposizioni concernenti le condizioni minime richieste per il lavoro a bordo dei pescherecci e gli articoli da 9 a 12. In maggior dettaglio l'articolo 9 concerne l'età minima. La norma stabilisce che l'età minima per il lavoro a bordo di un peschereccio è di 16 anni stabilendo casi e condizioni in cui l'autorità competente può autorizzare allo svolgimento di attività all'età minima di 15 anni. Fissa un'età non inferiore a 18 anni per l'assegnazione dell'attività, a bordo di un peschereccio, che per natura o condizioni di svolgimento possono compromettere salute, sicurezza o moralità, stabilendo il modo di determinazione di dette attività (in consultazione dalla legislazione nazionale o dall'autorità competente) e precisando le condizioni alle quali può essere autorizzato – sempre in consultazione dalla legislazione nazionale o dall'autorità competente – il loro svolgimento a partire dall'età di 16 anni. Conclusivamente la norma detta poi disposizioni in tema di lavoro notturno ponendo il divieto di assumere un pescatore di età inferiore a 18 anni per il lavoro notturno, precisando la nozione stessa di lavoro notturno e le condizioni alle quali l'autorità competente può autorizzare una deroga alla stretta osservanza della restrizione relativa al lavoro notturno.