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Si aggiunga come un ulteriore profilo di contrasto con la Convenzione di Istanbul viene ravvisato nella previsione in base alla quale "il bambino, anche se vittima di violenza, sia tenuto a incontrare il genitore violento". L'articolo 11, comma 1, del disegno di legge infatti esonera il minore solo in caso di "comprovato e motivato pericolo di violenza"; infine, ulteriore elemento di preoccupazione espressa è l'introduzione nell'ordinamento giuridico della sindrome di alienazione parentale, PAS, sindrome che le rapporteur definiscono "teoria altamente contestata"; la sindrome da alienazione parentale non è riconosciuta come disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale. Infatti, la Società italiana di psichiatria non riconosce tale disturbo come patologia e l'Istituto superiore di sanità ha ritenuto che la configurazione della patologia non abbia il sufficiente sostegno empirico; infine, nella lettera, inviata in data 22 ottobre 2018, le rapporteur hanno chiesto al Governo di riferire entro 60 giorni sul disegno di legge; premesso, inoltre, che l'articolo 117, comma 1, della Costituzione dispone che: "La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali", ove per obblighi internazionali sono da intendersi sia la citata Convenzione di Istanbul che la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo ratificata con la legge 27 maggio 1991, n. 176, che all'articolo 3, comma 1, dispone che: "In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente", si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga doveroso e urgente riferire alle relatrici speciali delle Nazioni Unite relativamente al disegno di legge citato come formalmente richiesto il 22 ottobre 2018; se non ritenga, altresì, doveroso e urgente chiarire l'aderenza delle sue politiche in materia di famiglia al rispetto delle Convenzioni internazionali, anche alla luce delle censure di costituzionalità cui incorrerebbero disposizioni di legge non rispettose del disposto di cui all'articolo 117, secondo comma, della Costituzione. Atto n. 3-00700 ALFIERI MARCUCCI MALPEZZI MIRABELLI STEFANO VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' GIACOBBE PINOTTI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PITTELLA RAMPI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI ZANDA Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dello sviluppo economico Premesso che: alla fine del 2013 il Governo cinese ha lanciato la "Belt and road initiative" (BRI), un programma di investimenti infrastrutturali che punta a sviluppare la connettività e la collaborazione tra la Cina e almeno altri 70 Paesi localizzati in un'area che rappresenta un terzo del PIL mondiale, racchiudendo almeno il 70 per cento della popolazione e con oltre il 75 per cento delle riserve energetiche globali; l'obiettivo principale della BRI è quello di creare un grande spazio economico eurasiatico integrato, mediante l'apertura di due corridoi infrastrutturali fra Estremo Oriente e continente europeo, uno terrestre, "Silk road economic belt", e uno marittimo, "Maritime silk road". In aggiunta alle due vie, marittima e terrestre, il Governo cinese a gennaio 2018 ha annunciato l'intenzione di realizzare una "via della seta polare", che si dovrebbe sviluppare lungo tre rotte attraverso l'Artico: un passaggio a nord-est in Russia, uno centrale e uno a nord-ovest in Canada; secondo diversi analisti, la BRI è un progetto attraverso il quale la Cina sta provando ad assicurarsi influenza sull'economia mondiale per i prossimi decenni, legando a sé moltissimi Paesi tramite prestiti, finanziamenti e il controllo diretto di grosse infrastrutture commerciali. In tal senso, si pensi all'acquisto da parte dell'impresa cinese "Cosco del Pireo" nel 2016, che con 368,5 milioni di euro ha acquisito il 51 per cento del capitale della "Piraeus port Authority", nonché all'acquisto di diversi asset sovrani come quelli del Venezuela, Sri Lanka, Kenya e Pakistan; prossimamente l'Italia potrebbe sottoscrivere un memorandum di intesa per sostenere la "Belt and road initiative", come dichiarato al "Financial Times" dal sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Michele Geraci, spiegando che sono ancora in corso negoziati tra Cina e Italia ma che il documento potrebbe essere firmato già durante la visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping a fine marzo. Già nel settembre 2018 il vice presidente del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio, durante una visita istituzionale a Chengdu, si era detto pronto a firmare un memorandum di adesione alla BRI. Tale iniziativa connoterebbe l'Italia come l'unico Paese del G7 e dell'Europa occidentale a siglare un patto ufficiale con Pechino sull'iniziativa; come riportato da diversi organi di stampa, la scelta del Governo italiano di aderire alla BRI desterebbe notevole preoccupazione presso gli Stati Uniti; secondo quanto fatto trapelare dall'amministrazione statunitense, tale scelta minerebbe la collaborazione tra le aziende americane e italiane, nonché l'interoperatività della Nato, mettendo in sostanza a rischio la nostra funzionalità nell'Alleanza Atlantica. Si aggiunga che nell'aprile 2018 gli ambasciatori di tutti i Paesi UE, ad eccezione dell'Ungheria, hanno firmato un report critico sul progetto di Pechino, sottolineandone la mancanza di trasparenza e il fatto che l'iniziativa, al momento, promuova esclusivamente gli interessi commerciali delle aziende cinesi; il 19 settembre 2018, inoltre, l'Alto rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, congiuntamente con la Commissione europea, ha presentato la "EU-Asia connectivity strategy", il progetto dell'Unione europea per migliorare la connettività infrastrutturale, digitale, energetica e culturale fra i due continenti, nel quale sono riaffermati i principi di trasparenza, libero scambio, sostenibilità e protezione dei diritti alla base delle democrazie occidentali quali premesse essenziali per la realizzazione di progetti infrastrutturali internazionali;