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strategie anti e post Covid-19 (n. 456) Doc n. 456 Affare sui profili sanitari della cosiddetta fase due: strategie anti e post Covid-19 (Esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento e rinvio) Il PRESIDENTE ( PD ), in qualità di relatore, introduce i temi dell'affare in titolo e riepiloga le risultanze della fase istruttoria, svolta tramite audizioni informali. Illustra, quindi, lo schema di risoluzione da lui redatto, pubblicato in allegato. La senatrice CANTU' ( L-SP-PSd'Az ) dà conto dello schema di risoluzione a sua prima firma, pubblicato in allegato. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SULLA PUBBLICAZIONE DI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DELLE AUDIZIONI Il PRESIDENTE comunica che, nel corso delle audizioni svolte il 20 maggio ed in data odierna, in Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, sul disegno di legge n. 1800 (decreto-legge n. 30 del 2020 recante studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2), è stata consegnata documentazione che, ove nulla osti, sarà resa disponibile per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16,25. Allegato SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 456 La 12 a Commissione, premesso che: il 20 febbraio 2020 nel nostro Paese ha avuto inizio l'epidemia SARS-CoV-2, quando un paziente ricoverato all'Ospedale di Codogno (Lodi) è risultato positivo ad un nuovo Coronavirus Covid-19; da allora il numero delle persone decedute è di 32.877 e, secondo quanto riportato dalla Protezione civile, il totale delle persone che hanno contratto il virus è pari a 230.158; per cercare di contrastare il diffondersi dell'epidemia, caratterizzata da rapida diffusione del contagio a causa della infettività dell'agente patogeno, il Governo ha adottato, tra le altre, misure finalizzate al potenziamento del sistema sanitario, alla produzione e alla fornitura di dispositivi medici e di dispositivi di protezione individuale, all'assunzione e al reclutamento di medici, infermieri e altri operatori sanitari, all'istituzione di Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA), all'aumento del numero di posti letto di terapia intensiva, passato da 5.179 a 8.679 e ora a 11.091 grazie a quanto previsto dal decreto-legge c.d. "Rilancio", pari al 115 per cento in più rispetto al numero di posti disponibili nella fase precedente all'emergenza; le misure di limitazione della mobilità (c.d. lockdown) , adottate progressivamente e in modo sempre più stringente dal Governo, fino alla data del 4 maggio 2020, si sono rivelate molto efficaci nel ridurre la trasmissibilità della malattia (rappresentata dal numero di riproduzione di base, Rt) e nel preservare, in modo importante, dall'ondata epidemica le Regioni del centro e del sud del Paese e delle isole, nonché nello scongiurare il rischio potenziale di tracollo del SSN nelle regioni più colpite del Nord; si è passati, infatti, grazie alle misure di lockdown da un indice di contagiosità (Rt) pari al valore di 3-3,5 (indicante che ogni contagiato trasmetteva a sua volta il contagio a 3-3,5 altre persone, quindi ad un esponenziale aumento dei casi totali) a un valore, alla data del 12 maggio 2020, compreso tra 0,5 e 0,7 (per cui per ogni 100 casi positivi, al termine del decorso del contagio si aveva la trasmissione solamente a 50-70 nuovi casi); ciò ha consentito di ridurre via via l'incidenza di nuovi casi, così come dei malati, delle complicanze, della necessità di posti letto ospedalieri e, soprattutto dei posti occupati nelle terapie intensive e dei decessi; le misure adottate - in particolare con il decreto-legge c.d. "Cura Italia" e ora con il decreto-legge c.d. "Rilancio" - in materia di potenziamento del sistema sanitario, di garanzia di accesso alle cure e di contenimento del contagio - danno la misura dello sforzo straordinario compiuto, per dare risposte adeguate alla situazione drammatica e di assoluta emergenza che il Paese sta attraversando, nonché alle criticità e ai problemi inediti (a causa della novità del virus e della carenza di conoscenze virologiche, epidemiologiche, immunologiche, cliniche, farmacologiche) che si sono affrontati in questi ultimi tre mesi nella gestione dell'epidemia, messi chiaramente in evidenza anche dalle audizioni svolte nell'ambito dell'affare sui profili sanitari della cosiddetta fase due: strategie anti e post Covid-19 (Atto n. 456); infatti le risposte date - soprattutto nella fase iniziale dell'epidemia - sono state elaborate necessariamente in condizioni di urgenza ed emergenza e pur tuttavia erano indispensabili percontrastare quanto più possibile il diffondersi dell'epidemia e per garantire, in condizioni di enorme difficoltà, assistenza e cure a tutti i cittadini affetti da Covid-19. È stata proprio la situazione di assoluta emergenza a rivelare alcune fragilità del sistema, quali: a) un modello assistenziale obsoleto, troppo centrato sull'assistenza ospedaliera, più costosa e tardiva rispetto alle necessità di diagnosi precoce e di prevenzione delle complicanze della sindrome SARS-COV-2; b) la difficoltà di individuazione dei soggetti malati o comunque portatori del virus attraverso l'analisi di tamponi molecolari e/o con analisi di siero prevalenza; c) l'esistenza di una catena decisionale troppo lunga e non sufficientemente definita che ha portato spesso a momenti di incoordinazione tra la responsabilità dello Stato di definire le scelte strategichee le Regioni, attuatrici ed organizzatrici degli interventi a livello territoriale; a queste criticità il Governo, di concerto con le Regioni, sta continuando a dare risposte nell'ottica di superare la fase emergenziale, traendo insegnamento dalle evidenze scientifiche e dalle puntuali analisi a livello statistico dei risultati, per cercare di delineare, in modo lungimirante, un sistema sanitario più solido e più vicino ai cittadini; nell'ambito dei 3 miliardi e 250 milioni di euro stanziati per la sanità nell'ultimo provvedimento del Governo, sono previsti interventi: a) per il territorio: - l'implementazione dell'assistenza domiciliare; - il potenziamento dell'attività di sorveglianza attiva in tutte le Regioni e le Province autonome a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta; - l'incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (RSA), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti; - l'aumento della funzionalità delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA); - il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l'assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai soggetti cronici, disabili, con disturbi mentali o in situazioni di fragilità, mediante l'introduzione della figura dell'infermiere di famiglia o di comunità, anche a supporto delle suddette USCA;