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Il disegno di legge, nel modificare la legge di funzionamento della Corte costituzionale, introduce inoltre l'opinione dissenziente nei giudizi della Corte costituzionale. Come noto la questione della sua introduzione nel nostro ordinamento, posta per primo da Costantino Mortati proprio in sede di approvazione della legge n. 87 del 1953, è da tempo discussa dalla dottrina . Si ritiene che i tempi siano maturi per l'introduzione di questo istituto, che responsabilizza ciascun giudice costituzionale, aumenta la trasparenza della discussione, anche nei confronti dell'opinione pubblica, e riduce il rischio di pronunciamenti non organici o addirittura contraddittori. Si prevede dunque che i giudici dissenzienti possano esporre i motivi del loro dissenso in opinioni pubblicate in calce alla sentenza. Con l'articolo 2 si propone poi la modifica del comma 13 dell'articolo 17 della legge di contabilità e finanza pubblica. Come si ricorderà tale disposizione, già contenuta nell'articolo 11- ter della legge n. 468 del 1978, poi reintrodotta dalla riforma del 2009 (legge n. 196 del 2009), prevede che il Ministro dell'economia e delle finanze, allorché riscontri che l'attuazione di leggi rechi pregiudizio al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, assume tempestivamente le conseguenti iniziative legislative al fine di assicurare il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, e che la medesima procedura si applica nel caso di sentenze definitive di organi giurisdizionali e della Corte costituzionale recanti interpretazioni della normativa vigente suscettibili di determinare maggiori oneri. Ora anche tale disposizione va precisata e aggiornata alla luce dei Trattati europei e degli articoli 81 e 97, primo comma, modificati per recepirne i princìpi. Infatti se da una parte con la presente proposta di legge non si è ritenuto di intervenire legislativamente sugli effetti temporali delle sentenze costituzionali, se non esplicitando la facoltà della Corte di modulare nel tempo la loro efficacia e introducendo una più approfondita istruttoria che consenta alla Corte di acquisire tutti gli elementi conoscitivi utili ad operare il necessario bilanciamento di valori e princìpi tra loro (apparentemente) in conflitto, rimane tuttavia sul Governo e sul Parlamento la responsabilità di ricondurre anche gli effetti delle sentenze entro il quadro delle regole -- europee e costituzionali -- definite dagli articoli 81 e 97, primo comma della Costituzione. Di conseguenza la novella del citato articolo 17, comma 13, della legge n.196 del 2009, che qui si propone, specifica che, ove sulla base di una specifica relazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio risulti che da sentenze definitive degli organi giurisdizionali e della Corte costituzionale possano derivare oneri finanziari non contabilizzati nei bilanci, il Governo assume tempestivamente le conseguenti iniziative legislative al fine di procedere all'esecuzione delle sentenze con modalità e tempi che ne assicurino la coerenza con gli articoli 11, 81, 97, primo comma, e 117, primo comma, della Costituzione. In conclusione, con queste puntuali modifiche alla legge n. 87 del 1953, che recepiscono istanze da tempo oggetto di riflessione e anche precisi sviluppi autonomamente intrapresi dalla giurisprudenza costituzionale, si intende rafforzare il ruolo e la legittimazione del giudice delle leggi. In un sistema giuridico sempre più complesso il giudice costituzionale, più degli altri giudici, deve infatti cercare di conoscere in modo compiuto gli effetti delle sue pronunce. Il rafforzamento della fase istruttoria che si propone, come anche la regolamentazione della cosiddetta opinione dissenziente, renderanno più ricche e argomentate le motivazioni delle decisioni. Sarà così più trasparente l'itinerario attraverso il quale il libero convincimento dei giudici si forma, più aperto al necessario controllo dell'opinione pubblica. Da ciò, da motivazioni più ricche supportate di argomenti forti, solidi e convincenti non potrà che risultare rafforzata -- ne siamo persuasi -- la legittimazione della Corte.. 1 (Modifiche alla legge 11 marzo 1953, n. 87) 1 Alla legge 11 marzo 1953, n. 87, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 13, dopo il primo comma è aggiunto il seguente: «La Corte dispone altresì ordinanze istruttorie ai fini dell’acquisizione di dati e informazioni. Nell’ipotesi in cui la soluzione della questione di legittimità costituzionale possa comportare maggiori oneri o minori entrate per la finanza pubblica, la Corte, anche su richiesta dell'Avvocatura generale dello Stato o del rappresentante della Regione interessata, ha facoltà di chiedere all'Ufficio parlamentare di bilancio di cui all'articolo 16 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, una relazione sugli effetti finanziari dell'eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale delle disposizioni oggetto dell’istanza o del ricorso»; b all'articolo 16, dopo il terzo comma è aggiunto il seguente: «I giudici dissenzienti possono esporre i motivi del loro dissenso in opinioni che sono pubblicate in calce alla sentenza»; c al terzo comma dell'articolo 30, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, salvo che la Corte non disponga una diversa modulazione dell'efficacia nel tempo della stessa decisione, a tutela di altri princìpi costituzionali». 2 (Modifiche alla legge 31 dicembre 2009, n. 196) 1 Il comma 13 dell'articolo 17 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, è sostituito dal seguente: « 13 . Il Governo, allorché sulla base di una specifica relazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio riscontri che dall’attuazione di leggi ovvero dall’esecuzione di sentenze definitive di organi giurisdizionali o della Corte costituzionale possano derivare oneri non contabilizzati nei bilanci approvati, adotta tempestivamente le conseguenti iniziative legislative al fine di assicurare il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione. Tali iniziative legislative, con riferimento alle sentenze definitive degli organi giurisdizionali e della Corte costituzionale, indicano modalità e tempi della loro esecuzione tali da assicurarne la coerenza con gli articoli 11, 81, 97, primo comma, e 117, primo comma, della Costituzione. Resta fermo quanto disposto in materia di personale dall'articolo 61 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165».