[pronunce]

Ciò impedirebbe, altresì, qualsiasi contestazione attinente al procedimento di formazione del decreto con riguardo alla mancata assunzione del parere del CSM da parte del Ministro della giustizia, parere che – peraltro – sarebbe previsto dall'art. 10 della legge n. 195 del 1958 soltanto in relazione ai «disegni di legge» concernenti l'ordinamento giudiziario, e «non anche con riguardo ai provvedimenti aventi forza di legge adottati dal Governo». Peraltro, secondo la difesa del Presidente del Consiglio dei ministri, sussistevano nella fattispecie i presupposti di necessità ed urgenza per l'emanazione del decreto legge n. 66 del 2004, a seguito della scadenza del termine originariamente previsto dall'art. 3, comma 57, della legge n. 350 del 2003 per l'adozione del regolamento attuativo volto a rendere operativa la tutela risarcitoria in forma specifica prevista da detta disposizione. Infine, ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, la funzione consultiva invocata dal ricorrente avrebbe carattere meramente facoltativo. 13. – Anche la Camera dei deputati ha depositato una memoria in prossimità dell'udienza, riproponendo l'eccezione di inammissibilità del conflitto in quanto concernente atto legislativo, dal momento che l'esperibilità di tale strumento sarebbe condizionata alla impossibilità di attivare il rimedio del giudizio incidentale. Il ricorso sarebbe, altresì, inammissibile, in quanto con esso si chiede alla Corte una pronuncia additiva, mentre una tale pronuncia non è prevista nell'ambito del giudizio per conflitto di attribuzione, il quale è volto a dichiarare l'ordine delle attribuzioni ed eventualmente ad annullare l'atto adottato in violazione di quell'ordine e non già a dichiararlo incostituzionale. In ogni caso, anche in relazione alle questioni incidentali, le pronunce additive sarebbero ammissibili solo nel caso in cui fossero a «rime obbligate», mentre nell'ipotesi in esame esisterebbe una pluralità di opzioni alternative. Quanto alla censura concernente la violazione del principio di leale collaborazione, la Camera osserva che essa sarebbe inammissibile in quanto priva del petitum, dal momento che ad essa avrebbe dovuto fare seguito la domanda di annullamento del decreto legge n. 66 del 2004 e della relativa legge di conversione. Ulteriore profilo di inammissibilità di tale censura deriverebbe dal fatto che nella delibera del CSM relativa al promovimento del conflitto non vi sarebbe alcun riferimento ad essa. In relazione al merito del ricorso, la difesa della Camera sostiene che la normativa in questione darebbe «attuazione a fondamentali esigenze costituzionali di giustizia» riguardando soggetti che sarebbero stati lesi, nel diritto al lavoro e alla onorabilità della propria figura professionale, dal semplice fatto dell'assoggettamento a procedimento penale. 14. – In data 24 giugno 2005, e pertanto fuori termine, ha depositato atto d'intervento ad opponendum il dott. Corrado Carnevale, concludendo per l'ammissibilità del conflitto, ma per la sua infondatezza nel merito.1. – Il Consiglio superiore della magistratura ha sollevato il presente conflitto lamentando la lesione delle proprie attribuzioni costituzionali, in relazione agli artt. 77, 97, 105 Cost., nonché al principio di leale collaborazione, ad opera dell'art. 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), nonché dell'art. 2, comma 3, del decreto legge 16 marzo 2004, n. 66 (Interventi urgenti per i pubblici dipendenti sospesi o dimessisi dall'impiego a causa di procedimento penale, successivamente conclusosi con proscioglimento), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 11 maggio 2004, n. 126, «nella parte in cui prevedono che il CSM debba, senza procedere ad alcuna valutazione, riammettere in servizio il magistrato prosciolto in sede penale con una formula piena dopo che questi sia volontariamente cessato, a causa di tale pendenza, dall'ordine giudiziario, e laddove stabiliscono che a questi venga conferita, in casi di anzianità non inferiore a dodici anni nell'ultima funzione esercitata, una funzione di livello immediatamente superiore, previa valutazione della sola anzianità di ruolo e delle attitudini desunte dalle ultime funzioni esercitate, e, nel caso di anzianità inferiore, una funzione, anche in soprannumero, dello stesso livello». 2. – Il ricorso per conflitto di attribuzione è inammissibile. 3. – Nell'ordinanza n. 116 del 2005, a conclusione della fase preliminare di delibazione in punto di ammissibilità del conflitto, questa Corte ha esplicitamente affermato che «solo in seguito alla piena esplicazione del contraddittorio», in particolare sul problema dell'«idoneità di atti aventi natura legislativa a determinare conflitto», avrebbe potuto «adottarsi una decisione definitiva». A seguito dell'instaurazione del giudizio a cognizione piena nel contraddittorio di tutte le parti coinvolte, è ora possibile pronunciarsi definitivamente sul punto. Secondo la più recente giurisprudenza di questa Corte (sentenza n. 457 del 1999), l'ammissibilità del conflitto tra poteri dello Stato non può essere negata sulla sola base della natura legislativa degli atti ai quali venga ascritta, dal ricorrente, la lesione delle attribuzioni costituzionali in gioco. Deve, peraltro, «escludersi, nella normalità dei casi, l'esperibilità del conflitto tutte le volte che la legge, dalla quale, in ipotesi, deriva la lesione delle competenze, sia denunciabile dal soggetto interessato nel giudizio incidentale» (cfr., al riguardo, anche sent. n. 221 del 2002). Questi principi hanno trovato ulteriore conferma nell'ordinanza n. 343 del 2003, là dove si è riconosciuto che il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato è configurabile anche in relazione ad atti di rango legislativo «ove da essi possano derivare lesioni dirette all'ordine costituzionale delle competenze, ma solo nel caso in cui non esista un giudizio nel quale questi debbano trovare applicazione e quindi possa essere sollevata la questione di legittimità costituzionale in via incidentale». Non sussistendo alcuna valida ragione per discostarsi da tale orientamento, né essendo emersi elementi in tal senso nel corso del giudizio, deve essere ribadito che il conflitto avverso atto legislativo è sollevabile, di norma, da un potere dello Stato solo a condizione che non sussista la possibilità, almeno in astratto, di attivare il rimedio della proposizione della questione di legittimità costituzionale nell'ambito di un giudizio comune. Nel caso di specie, è determinante la circostanza che il CSM, nel corso di uno dei giudizi comuni che possono essere attivati dagli interessati a seguito dell'adozione, da parte dello stesso CSM, dei provvedimenti regolati dalle norme de quibus, o comunque a seguito dell'inerzia serbata su istanze tendenti alla emanazione di tali provvedimenti, dispone della possibilità di eccepire, in via incidentale, l'illegittimità costituzionale delle norme legislative presentate in questa sede come asseritamente lesive delle proprie attribuzioni.