[pronunce]

L'esigenza di avvalersi di periti - evocata nel corso dei lavori parlamentari relativi alla legge n. 251 del 2005 - è infatti comune alle due ipotesi, e se pure, nel caso dell'incendio colposo, la perizia può risultare necessaria anche ai fini di individuare la regola cautelare violata, nel caso dell'incendio doloso occorre fare i conti con le maggiori difficoltà che usualmente incontra l'identificazione dei soggetti responsabili. 6.- Ad avviso degli odierni rimettenti, analoga declaratoria di illegittimità costituzionale si imporrebbe anche in rapporto al delitto di crollo di costruzioni o altro disastro colposo, risultante dal combinato disposto degli artt. 449 e 434 cod. pen. L'art. 434 cod. pen. , al primo comma, punisce con la reclusione da uno a cinque anni «chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro [...], se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità» (fattispecie di pericolo). Una pena maggiore - reclusione da tre a dodici anni - è prevista dal secondo comma «se il crollo o il disastro avviene» (fattispecie di danno). La fattispecie di pericolo prevista dal primo comma dell'art. 434 cod. pen. non trova, peraltro, un suo corrispondente colposo. L'art. 449, primo comma, cod. pen. esige, infatti, ai fini della punibilità per colpa dei fatti da esso richiamati, che il disastro si verifichi, evocando, perciò, esclusivamente la fattispecie di danno prevista dal secondo comma dell'art. 434 cod. pen. Ciò posto, i giudici a quibus si mostrano pienamente consapevoli del fatto che il caso oggi in esame presenta un evidente tratto differenziale rispetto a quello scrutinato dalla sentenza n. 143 del 2014. Nella specie, infatti, il meccanismo del raddoppio rende il termine di prescrizione della fattispecie colposa - non già (nettamente) più lungo di quello della fattispecie dolosa, come nel caso dell'incendio - ma esattamente uguale ad esso. Il reato di crollo o altro disastro doloso con verificazione dell'evento si prescrive, infatti, in base alla regola generale dell'art. 157, primo comma, cod. pen. , in dodici anni (massimo edittale della pena comminata dall'art. 434, secondo comma, cod. pen.). Anche volendo ritenere - in conformità all'opinione prevalente, peraltro recentemente disattesa dalla giurisprudenza di legittimità - che l'ipotesi prevista dal secondo comma dell'art. 434 cod. pen. abbia natura di circostanza aggravante, e non di fattispecie autonoma di reato, essa entra, comunque sia, nel computo del termine prescrizionale ai sensi dell'art. 157, secondo comma, cod. pen. , trattandosi di aggravante ad effetto speciale. Il medesimo tempo di dodici anni occorre anche per la prescrizione del delitto di crollo o altro disastro colposo. Il termine ordinario di prescrizione, pari a sei anni (termine minimo di prescrizione dei delitti, applicabile in quanto la pena massima prevista dall'art. 449 cod. pen. è al di sotto di tale soglia), è infatti raddoppiato dal sesto comma dell'art. 157 cod. pen. Secondo i giudici a quibus, l'elemento differenziale ora indicato non varrebbe a mutare la conclusione. Sarebbe, infatti, irragionevole e lesivo del principio di uguaglianza che due fatti identici sul piano oggettivo, ma di diversa gravità in relazione all'atteggiamento psicologico del loro autore - e per questo puniti dallo stesso legislatore con pene detentive nettamente divaricate - siano trattati poi esattamente allo stesso modo con riguardo ai tempi di prescrizione. 7.- La tesi non può essere condivisa. Nella sentenza n. 143 del 2014 questa Corte non ha affermato, né in alcun modo adombrato, che vi sia una inderogabile esigenza costituzionale di scaglionare i termini prescrizionali in senso inverso rispetto a quanto la legge n. 251 del 2005 aveva fatto con riguardo al delitto di incendio: nel senso, cioè, che occorra stabilire, senza possibilità di eccezioni, per l'ipotesi colposa un termine diverso e più breve di quello valevole per la versione dolosa del medesimo reato. Al riguardo, occorre considerare come l'assoggettamento delle due forme di realizzazione dello stesso delitto - dolosa e colposa - ad un eguale termine di prescrizione non rappresenti affatto una anomalia introdotta per la prima volta dalla legge n. 251 del 2005. Al contrario, il fenomeno era già ampiamente noto al sistema anteriore. L'originario criterio di determinazione del termine di prescrizione per "fasce di gravità" dei reati comportava, infatti, che quante volte le pene edittali massime del delitto doloso e del suo corrispondente colposo - benché diversificate - ricadessero entrambe nell'ambito della medesima "fascia", il tempo necessario a prescrivere risultava identico nei due casi. Come si ricorda nella stessa sentenza n. 143 del 2014, ciò avveniva anche e proprio nel caso dell'incendio. In quanto puniti con pene massime comprese tra i cinque e i dieci anni di reclusione - cinque anni l'incendio colposo, sette il doloso - corrispondenti alla "fascia" di cui al numero 3) dell'originario art. 157, primo comma, cod. pen. , ambedue i delitti si prescrivevano, prima della legge n. 251 del 2005, in dieci anni. Peraltro, anche dopo l'abbandono del criterio "per fasce" da parte della legge n. 251 del 2005, permane nell'ordinamento - indipendentemente dal censurato meccanismo del raddoppio - un ragguardevole numero di casi di equiparazione. Ciò avviene segnatamente per effetto della soglia dei sei anni, quale termine minimo di prescrizione dei delitti (art. 157, primo comma, cod. pen.). Figure delittuose quali - tanto per addurre qualche esempio - la rivelazione di segreti d'ufficio (art. 326, primo e secondo comma, cod. pen.), l'inadempimento di contratti di pubbliche forniture (art. 355, primo e terzo comma, cod. pen.) o le lesioni personali semplici (artt. 582 e 590 cod. pen.), essendo punite con pene massime sensibilmente differenziate, ma, comunque sia, non superiori a sei anni tanto se realizzate con dolo quanto se commesse con colpa, si prescrivono in entrambi i casi nello stesso termine (sei anni appunto). Ed è particolarmente significativo che il fenomeno si riscontri anche nello stesso ambito dei delitti contro la pubblica incolumità, tra i quali si colloca la figura criminosa che al presente interessa. Ad esempio, il delitto di omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro (art. 451 cod. pen.) si prescrive in sei anni, allo stesso modo della corrispondente fattispecie dolosa (art. 437 cod. pen.), e parimente un sessennio è richiesto per la prescrizione del delitto di «adulterazione o contraffazione di altre cose in danno della salute pubblica», sia esso doloso (art. 441 cod. pen.) o colposo (art. 452, secondo comma, cod. pen.).