[pronunce]

1.9.- Con riferimento all'art. 57, comma 4, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, il ricorrente ha ricordato che tale disposizione introduce una sanatoria per le violazioni commesse in materia di smaltimento di rifiuti non pericolosi, consentendo l'autorizzazione a posteriori dell'esercizio di impianti di smaltimento (discariche e simili), anche ove avviate in carenza o in difformità dal prescritto titolo autorizzativo. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, la disposizione provinciale violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., in quanto contrasterebbe con le direttive comunitarie le quali impongono che tutte le attività inerenti alla gestione del ciclo dei rifiuti, compreso lo smaltimento, siano soggette ad autorizzazione preventiva. Vengono in rilievo, in particolare, la direttiva del 19 novembre 2008, n. 2008/98/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive) e la direttiva del 15 gennaio 2008, n. 2008/1/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prevenzione e la riduzione dell'inquinamento): la previsione di una sanatoria sostanzialmente generalizzata finirebbe infatti, da un lato, per vanificare l'efficacia delle sanzioni previste, tanto più che l'accertamento che nella discarica siano stati sempre smaltiti criteri «conformi» può rivelarsi impossibile, specie ove lo smaltimento abusivo si sia protratto a lungo; dall'altro, si fonderebbe su criteri solo in apparenza restrittivi, che in realtà non garantiscono affatto che nella discarica non siano mai stati smaltiti rifiuti pericolosi o comunque non conformi, e che pertanto non sono idonei ad assicurare il soddisfacimento degli interessi pubblici ai quali il sistema autorizzativo voluto dalle suddette direttive è informato. L'impugnata disposizione contrasterebbe, altresì, con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto invaderebbe la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Il ricorrente ha, infatti, ricordato - richiamandosi, tra le altre, alla sentenza n. 249 del 2009 di questa Corte - che la disciplina dei rifiuti si colloca nell'ambito della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di competenza esclusiva statale, anche se interferisce con altri interessi e competenze. La previsione di una sanatoria sostanzialmente generalizzata peggiorerebbe, in particolare, il livello di tutela assicurato dalla normativa statale, e in particolare dagli artt. 208 e seguenti del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), con cui il legislatore ha dato attuazione alle suddette direttive comunitarie, prevedendo l'obbligo inderogabile di autorizzazione integrata preventiva. Da ciò il ricorrente desume, altresì, la violazione del principio di tutela dell'ambiente desumibile dall'art. 9 Cost., in quanto configurerebbe una sanatoria sostanzialmente indiscriminata. 1.10.- Con riguardo all'art. 57, comma 5, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, il ricorrente ha osservato che tale disposizione introduce, per lo specifico settore dello smaltimento delle terre e rocce da scavo, una sanatoria del tutto analoga a quella, appena esaminata, relativa allo smaltimento di rifiuti non pericolosi. Dopo aver ricordato che le terre e rocce da scavo sono sottoposte alla disciplina dei rifiuti sia ai sensi della normativa statale (art. 186, comma 5, del d.lgs. n. 152 del 2006) , sia ai sensi della normativa comunitaria (considerando n. 14 e art. 7 della direttiva 2008/98/CE, che fanno entrambi rinvio all'elenco dei rifiuti di cui alla decisione della Commissione 2000/532/CE, del 3 maggio 2000), il ricorrente ha sostenuto che la disposizione in questione violerebbe, al pari di quella immediatamente precedente, in primo luogo l'art. 117, primo comma, Cost., in quanto contrasterebbe con le direttive comunitarie n. 2008/98/CE in materia di rifiuti e n. 2008/1/CE in materia di prevenzione e riduzione dell'inquinamento, le quali impongono che tutte le attività inerenti alla gestione del ciclo dei rifiuti, compreso lo smaltimento, siano soggette ad autorizzazione preventiva. E, in secondo luogo, l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto invaderebbe la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, posto che la previsione di una sanatoria indifferenziata con riferimento allo smaltimento delle terre e rocce da scavo peggiorerebbe il livello di tutela assicurato dalla normativa statale (e in particolare dagli artt. 208 e seguenti del decreto legislativo n. 152 del 2006), non giustificata da apprezzabili interessi provinciali a cui la disposizione in esame possa essere considerata «funzionale». In particolare, la distinzione tra violazioni «documentali o formali» e violazioni «sostanziali», su cui la disposizione si basa, risulterebbe generica e priva di criteri applicativi. La stessa previsione della previa analisi di rischio, per le sole violazioni qualificate come «sostanziali», apparirebbe in ogni caso irrilevante, poiché l'insussistenza di rischio ambientale è comunque una condizione preliminare, necessaria anche in relazione alle attività autorizzate. 1.11.- Con riferimento all'art. 77 della legge prov. Trento n. 18 del 2011, il ricorrente ha osservato che la disposizione consente che lo statuto dell'Istituto cimbro di Luserna (che svolge funzioni di salvaguardia, promozione e valorizzazione del patrimonio etnografico e culturale della minoranza germanofona del Comune di Luserna), adottato dal consiglio di amministrazione dell'Istituto a maggioranza assoluta dei componenti e approvato dalla Giunta provinciale, consenta che venga nominato direttore dell'Istituto suddetto anche un soggetto privo dei requisiti per la nomina a dirigente, «purché in possesso di professionalità e attitudine alla direzione». Ad avviso del ricorrente, tale disposizione violerebbe anzitutto l'art. 8, numero 1), del d.P.R. n. 670 del 1972, in quanto contrasterebbe con i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica, che la legislazione provinciale in materia di personale deve rispettare, per effetto del rinvio all'art. 4 del medesimo statuto. In particolare, l'oscuro riferimento alla professionalità e all'attitudine alla direzione non garantisce che la persona designata integri i requisiti di capacità e di esperienza che gli artt. 19, comma 6, e 28 del d.lgs. n. 165 del 2001 fissano con chiarezza, facendo riferimento a pregresse attività dirigenziali, a comprovata specializzazione professionale derivante da formazione universitaria (con il possesso per lo meno del diploma di laurea), alla produzione scientifica.