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Modifiche agli statuti speciali delle regioni di cui all'articolo 116, primo comma, della Costituzione, in merito alla procedura per la modificazione degli statuti medesimi. Onorevoli Senatori. – Il processo di attuazione della forma di Stato regionale ha subito una significativa implementazione e innovazione con l'approvazione della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 recante modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione. La legge costituzionale si collocava nel solco dell'ampio dibattito in sede politica e parlamentare sulle riforme costituzionali e, in particolare, sugli esiti della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali, istituita nel 1997, esiti dei quali costituiva una parziale traduzione in legge costituzionale. La legge costituzionale n. 3 del 2001 si poneva, altresì, in continuità sia con la legge 15 marzo 1997, n. 59, cosiddetta « legge Bassanini » per l'ulteriore conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa, ma soprattutto con le leggi costituzionali 22 novembre 1999, n. 1, e 31 gennaio 2001, n. 2, concernenti rispettivamente l'elezione diretta del presidente della giunta regionale e l'autonomia statutaria delle regioni, nonché l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano. La legge costituzionale n. 3 del 2001 postulava la necessità di porre mano anche agli statuti speciali delle cinque regioni indicate dall'articolo 116 della Costituzione, in parte in relazione al loro adeguamento, anche sul piano del linguaggio giuridico, all'intervenuta evoluzione dell'ordinamento rispetto alle modifiche dell'autonomia delle regioni ordinarie; in parte, soprattutto per assicurare l'attualizzazione degli spazi di autonomia legislativa ed amministrativa loro riconosciuti dall'origine. Infatti è intervenuta la modifica strutturale del paradigma fino ad allora utilizzato per il riparto di competenza tra lo Stato e le regioni, sia sul versante della potestà legislativa che su quello della potestà amministrativa. Per la potestà legislativa si passava dall'enunciazione dell'elenco delle materie conferite alla competenza regionale, riservando al contempo allo Stato competenza generale; con la nuova formulazione si va alla elencazione delle materie riservate in via esclusiva allo Stato, ovvero alla competenza dello Stato medesimo concorrente con quella delle regioni, riconoscendo invece a queste ultime potestà legislativa di carattere generale-residuale in tutte le altre materie (non evidenziate nell'articolo 117 della Costituzione). Per la potestà amministrativa con l'innovato articolo 118 della Costituzione si introduceva il principio di sussidiarietà verticale, già anticipato dalla citata legge n. 59 del 1997 (legge Bassanini); in base a tale principio tutte le funzioni appartengono alla sfera di competenza dei comuni, salvo quelle che, in relazione ai concomitanti princìpi di differenziazione e adeguatezza, debbano essere gestite unitariamente da un livello istituzionale più ampio, quali province, città metropolitane, province, regioni e Stato. Proprio per tali motivazioni, si prevede l'adeguamento degli statuti speciali, a garanzia della salvaguardia dei livelli di autonomia acquisiti. Pertanto, anche in coerenza con la giurisprudenza costituzionale, che ha affermato l'inammissibilità di reformatio in pejus delle autonomie speciali, è stata adottata la norma transitoria (articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001) la quale dispone che, sino all'adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della legge costituzionale si applicano anche alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano, per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite. Da allora, però, la modifica degli statuti non si è potuta realizzare, a causa di alcuni fattori concomitanti: la complessità del procedimento di approvazione delle leggi costituzionali e l'incertezza dell'esito finale dell' iter parlamentare, in carenza dell'adeguata garanzia di risultato attraverso la partecipazione delle regioni, prevista solo in termini di espressione di meri pareri ovvero di iniziativa legislativa dei consigli regionali. Questo è avvenuto con il riconoscimento, negli statuti modificati nel 2001, della facoltà dei Consigli regionali (e provinciali nei casi di Trento e di Bolzano) di approvare e presentare disegni di legge costituzionale di modifica dello statuto rispettivo. Infatti, la sola iniziativa e i già previsti pareri, obbligatori ma non vincolanti, non soddisfano l'esigenza della regione di essere parte nel procedimento, come invece accade ed è previsto dall'articolo 116, terzo comma (La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata), per i progetti di riconoscimento di forme di autonomia differenziata alle regioni ordinarie che, invece, le vede pienamente partecipi al negoziato preliminare con il Governo e alle deliberazioni parlamentari con l'espressione dell'intesa o della sua negazione). Ecco, dunque, che l'introduzione dell'intesa dei consigli regionali prima della seconda deliberazione delle Camere sui disegni di legge costituzionali di modifica degli statuti speciali diviene presupposto irrinunciabile per procedere alle modifiche di carattere sostanziale, in grado di restituire piena valenza e attualità alle diverse, singolari e specifiche forme di autonomia speciale, recuperando gli originari spazi di autogoverno, sia in termini di potestà legislativa che amministrativa. E infatti, come si può rilevare dai documenti approvati dai rappresentanti delle autonomie speciali, sia singolarmente, che in sede di Conferenza dei Presidenti delle regioni e province autonome, nonché di Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative, quale la dichiarazione di Aosta del 2005, si afferma la priorità dell'intesa quale presupposto necessario ad ogni modifica sostanziale dello statuto, derivante dal peculiare status , collegato a fattori differenziali di natura giuridica (di diritto internazionale per le popolazioni dell'Alto Adige/Südtirol), storica, istituzionale, territoriale (insularità, territorio esclusivamente montano, di frontiera), culturale e linguistica (minoranze linguistiche). Tutto ciò le pone su di un piano diverso dalle altre regioni e comporta una speciale strutturazione dei rapporti con lo Stato, i quali non possono essere che connotati da individualità e bilateralità, quindi sul principio pattizio e sull'utilizzo sistematico del metodo negoziale, improntato a sua volta sul principio di leale collaborazione istituzionale. È innegabile, dunque, che l'autonomia speciale mantenga la sua originalità, essendo fondata su fattori differenziali assolutamente singolari, diversi da regione a regione, senza pari – nonché irreversibili – e non in un mero atto di volontà statale di concessione di un generico decentramento.