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una legge, quella del dopo di noi, di grande innovazione, che purtroppo vede attuazioni molto differenti tra le varie Regioni. Ministra Stefani, la legge delega deve creare le condizioni procedurali perché il progetto individuale effettivamente si realizzi, per creare un sistema capace di individuare i meccanismi che in concreto consentano alla persona con disabilità di vivere la vita che si è scelta per sé. A questo proposito, voglio ricordare un punto inserito nel testo dalla Camera, ossia la garanzia che, ove sia soggetta a una misura di protezione giuridica o abbia necessità di sostegno ad altissima intensità, la persona con disabilità sia sempre messa nella condizione, al massimo delle sue possibilità, di esprimere la propria volontà e comprendere quanto le viene proposto, perché senza il protagonismo della persona alcun progetto di vita può essere rispettoso della sua dignità: questa è la nostra sfida. La delega deve dunque rafforzare i percorsi multidimensionali, metodo che dovrebbe essere patrimonio della pubblica amministrazione. Anche tramite le risorse del PNRR - e non solo - bisogna realizzare nella pratica l'integrazione socio-sanitaria sull'intero territorio nazionale. Dobbiamo rafforzare i servizi sociali dei Comuni, anche abrogando il precariato delle e degli assistenti sociali. Contiamo che la legge di bilancio in discussione qui in Senato in queste ore faccia passi avanti in questo senso: rafforzare i punti di accesso degli ambiti territoriali e la collaborazione stretta tra Comuni e ASL. È apprezzabile che la legge delega riprenda l'adozione della classificazione internazionale sul funzionamento. Ma mi auguro che su questo punto ci sia un ragionamento approfondito e profondo in sede di decreti attuativi per adottare studi scientifici che prendano in considerazioni valutazioni non tanto quantitative, o non solo quantitative, ma anche e soprattutto qualitative e che tengano conto innanzitutto del benessere biopsicosociale delle persone con disabilità. Molto importante è il lavoro della Camera sul distinguere i percorsi valutativi - lo ricordava il relatore, senatore De Vecchis - previsti per le persone anziane da quelli previsti per gli adulti e da quelli per i minori, e l'aver posto l'accento sulle differenze di genere in tema di disabilità. Per questo, in particolare, ringrazio l'onorevole Lisa Noia che, insieme all'altra collega relatrice, hanno compiuto un ottimo lavoro nel poco tempo loro concesso. Sappiamo che il Senato non potrà apportare modifiche al testo, perché esso deve essere concluso entro il 31 dicembre. Di questa contrazione dell'attività parlamentare naturalmente non siamo felici, ma mi sento di ringraziare le associazioni che, anche in questa occasione, non hanno fatto mancare il loro apporto in termini di proposte e di idee, e la ministra Stefani che ha interloquito con i Gruppi parlamentari durante l' iter legislativo. Siamo certi che, nella predisposizione dei decreti attuativi, importantissimi, la Ministra si farà carico del coinvolgimento delle innumerevoli esperienze parlamentari presenti sia alla Camera che al Senato. Approfitto inoltre per ribadire che, in questa fase di aumento dei contagi e di diffusione della variante Omicron, dobbiamo vaccinarci, accelerare la somministrazione della terza dose e la sua prenotazione, proprio per proteggere noi stessi, le persone fragili e le loro famiglie. In definitiva, la legge che oggi voteremo fornisce a tutti noi la grande opportunità di rinnovare davvero il nostro welfare , verso un welfare di prossimità, partecipato e adulto, che promuove l'autonomia di tutte le persone, nessuno escluso. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, signora Ministra, colleghi e colleghe, il Senato discute oggi un provvedimento importante, il disegno di legge recante la delega al Governo in materia di disabilità. La riforma prevede finalità molto chiare già nel primo articolo e indica la sua ragione fondamentale nel progetto di vita personalizzato e partecipato, diretto a consentire alle persone con disabilità non solo una maggiore autonomia, ma anche di essere protagoniste della propria vita e di realizzare un'effettiva e piena inclusione nella società. Se è vero che il progetto personalizzato esiste dai tempi dell'approvazione della legge n. 328 del 2000, è altrettanto vero che non si sono mai create le condizioni affinché finalmente si costruisse un sistema effettivamente capace di individuare le modalità perché questa autonomia si realizzasse pienamente sul piano esistenziale. Sono concetti questi che saranno sottolineati e arricchiti anche dagli ordini del giorno presentati. La centralità della persona implica il rispetto dei suoi progetti in qualunque situazione di vincoli o di limiti essi vengano concepiti. Questo è il principio democratico fondamentale in cui l'autentica relazione di cura, il prendersi cura si riferisce non a un corpo organismo, quindi a sintomi o patologie, ma a un corpo persona, con i suoi desideri, le sue ansie, le sue gioie e i suoi affetti; la persona quindi come soggetto di cura e non come oggetto di cura. La legge consente di concepire la speranza per costruire percorsi che possano contrastare la solitudine e l'emarginazione delle persone con diverse fragilità, anche quando viene a mancare loro il sostegno familiare, investendo sul diritto a vedersi riconosciute la specificità individuale e la dignità di una vita accompagnata e aiutata, rispettata nelle sue differenze. Si tratta di un investimento culturale che comporta sia un riconoscimento dei limiti e dei vincoli, ma anche la dimensione della possibilità, cioè del poter essere, del progetto di sé, concepito da una persona concreta, singola, irripetibile e in diritto di perseguire un suo progetto di vita personalizzato, da realizzare coinvolgendo certamente le famiglie, le istituzioni e la comunità territoriale contro le diverse forme di omologazione e, purtroppo, peggio, di segregazione. Nel documento della Commissione europea relativo alla valutazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) nel nostro Paese è indicato che la suddetta legge quadro per la disabilità debba entrare in vigore entro il 31 dicembre 2021, pena la perdita dei relativi fondi europei. Siamo qui dunque oggi per concludere un percorso così importante per la vita di milioni di cittadini e delle loro famiglie, nel pieno rispetto del percorso indicato dall'Europa. Se l'obiettivo è promuovere la deistituzionalizzazione e l'autonomia, questo significa rafforzare e - sottolineo - innovare l'offerta dei servizi sociali e sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali; semplificare l'accesso; intervenire nelle procedure di accertamento; promuovere esperienze di vita indipendente; creare gruppi di lavoro in grado di sostenere le persone con esigenze multidisciplinari - le persone sono diverse tra loro - attraverso risposte pluriprofessionali. Il principale obiettivo è, dunque, garantire alle persone con disabilità il riconoscimento della propria condizione, mediante una valutazione trasparente e agevole, tale da consentire il pieno esercizio dei propri diritti sociali e civili e delle pari opportunità, nel rispetto dei principi di autodeterminazione e di contrasto delle discriminazioni.