[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 249, primo inciso, del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), promosso con ordinanza emessa il 12 ottobre 1999 dal Tribunale di Reggio Calabria nel procedimento civile vertente tra Gioffrè Salvatore e Poste Italiane s.p.a., iscritta al n. 124 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 15, prima serie speciale, dell'anno 2000. Visti l'atto di costituzione delle Poste Italiane s.p.a. nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 9 aprile 2002 il Giudice relatore Annibale Marini; udito l'avvocato dello Stato Giorgio D'Amato per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza emessa il 12 ottobre 1999, il Tribunale di Reggio Calabria ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 249, primo inciso, del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), «nella parte in cui escludono l'obbligo del risarcimento a carico della società Poste Italiane S.p. A. nel caso di mancato recapito di telegramma». Espone il rimettente - quanto alla rilevanza della questione - che nel giudizio a quo l'attore ha avanzato una pretesa risarcitoria nei confronti della società Poste Italiane per il mancato recapito del telegramma - regolarmente inviato - con il quale la società Ferrovie dello Stato gli comunicava l'avvenuto superamento dei test selettivi di un concorso per l'assunzione di personale con contratto di formazione e lavoro, convocandolo per le visite mediche previste ai fini dell'accertamento del possesso dei necessari requisiti fisici. La vicenda - considerato che l'azione promossa dal medesimo attore nei confronti delle Ferrovie dello Stato, al fine di ottenere una nuova convocazione, aveva avuto esito negativo, non essendo stato ravvisato alcun profilo di colpa a carico del mittente - andrebbe ricostruita, ad avviso del medesimo rimettente, secondo il noto paradigma della responsabilità delle Poste Italiane per perdita di chance. L'accoglimento della domanda risarcitoria risulterebbe peraltro precluso, nella specie, dal disposto dell'art. 6 del codice postale, applicabile anche nei confronti del destinatario della comunicazione. Tale norma, unitamente all'art. 249, primo inciso, dello stesso codice postale, sarebbe infatti integrata da fonti secondarie che escludono qualunque indennità o risarcimento e prevedono soltanto, in casi determinati, il diritto al rimborso della tassa integrale del telegramma. Ritiene, peraltro, il giudice a quo - anche sulla scorta di enunciazioni rinvenibili nella giurisprudenza di questa Corte - che siffatta disciplina si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza, per la ingiustificata disparità di trattamento che verrebbe a determinare tra la società che gestisce il servizio telegrafico e gli utenti (mittenti e destinatari) del servizio stesso, tale da alterare la natura privatistica del rapporto e pregiudicare irragionevolmente l'equilibrato componimento degli interessi pubblici e privati connessi alla gestione del servizio. 2.- Si è costituita in giudizio la s.p.a. Poste Italiane concludendo, in via principale, per la declaratoria di inammissibilità della questione e, in via subordinata, per la declaratoria di infondatezza. Preliminarmente, la parte privata assume che «la specialità del trattamento normativo riservato dal legislatore al servizio postale» porterebbe ad escludere la stessa configurabilità di un danno da perdita di chance imputabile, a titolo di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, al gestore del servizio, con conseguente irrilevanza della questione. Nel merito, la disciplina censurata troverebbe giustificazione - ad avviso della stessa parte - negli oggettivi caratteri di complessità ed onerosità del servizio, del tutto indipendenti dalla natura pubblica o privata del gestore. Ricorda, al riguardo, la s.p.a. Poste Italiane come questa stessa Corte, nella sentenza n. 463 del 1997, abbia escluso la illegittimità costituzionale del medesimo art. 6 del codice postale, nella parte in cui esclude l'obbligo del risarcimento del danno in caso di mancato recapito di corrispondenza raccomandata, proprio in considerazione delle peculiari caratteristiche del servizio postale. La medesima Corte del resto, anche in altre occasioni, avrebbe affermato che il carattere privatistico del rapporto intercorrente tra il gestore e l'utente del servizio postale non esclude la possibilità di configurare una disciplina speciale, ispirata a criteri più restrittivi di quella ordinaria. 3.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo a sua volta per la declaratoria di inammissibilità o infondatezza della questione. Ad avviso della parte pubblica, non potrebbe qualificarsi in termini di irragionevolezza una norma che escluda in via generale qualsiasi responsabilità per i servizi postali che non sia specificamente prevista dalla particolare normativa del singolo servizio, «in relazione alle condizioni anche economiche alle quali il servizio stesso viene offerto al pubblico». Una diversa disciplina della responsabilità per l'espletamento del servizio verrebbe, infatti, ad alterare - secondo l'Avvocatura - l'equilibrio economico del contratto, «fissato attraverso il prezzo richiesto per la prestazione del servizio».1.- Il Tribunale di Reggio Calabria dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli articoli 6 e 249, primo inciso, del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), nella parte in cui prevedono la irresponsabilità della s.p.a Poste Italiane, in caso di mancato recapito del telegramma. Siffatta esclusione di responsabilità, secondo quanto ritenuto dal rimettente, sarebbe in contrasto con la natura privatistica del rapporto e comporterebbe una irragionevole alterazione dell'equilibrio tra i contrapposti interessi delle parti, non giustificata dalle caratteristiche proprie del servizio, con conseguente violazione sia del canone di ragionevolezza che del principio di eguaglianza garantiti dall'art. 3 della Costituzione. 2.- La questione riguardante l'art. 249 del decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973 è inammissibile. La norma sancisce, infatti, l'esonero da responsabilità dell'Amministrazione postale (e del concessionario) «per i danni arrecati a persone od a cose, che possano derivare o incidentalmente essere causati da contatti di conduttori con apparecchiature terminali installate presso gli utenti dei servizi telegrafici».