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È consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, anche ubicate in altro comune, ai quali si applicano i predetti divieti; sulla base delle disposizioni contenute nel decreto-legge, il 3 dicembre, dal Presidente del Consiglio dei ministri è stato conseguentemente adottato un nuovo decreto volto a contrastare la diffusione del coronavirus sull'intero territorio nazionale. Le disposizioni sono entrate in vigore dal 4 dicembre e sono vigenti fino al 15 gennaio 2021; considerati i risultati sinora osservati in termini di prima decrescita della curva dei contagi e dell'indice di trasmissione, osservati nelle ultime settimane; valutata l'opportunità di assicurare un alto livello di precauzione, onde evitare un riacutizzarsi del fenomeno epidemico e l'aggravarsi della pressione, ancora elevata, sulle strutture ospedaliere e su quelle della medicina territoriale, per la cura e l'assistenza dei contagiati; considerato inoltre che l'approssimarsi delle festività natalizie e delle occasioni di aggregazione rende opportuna una riflessione sulle misure, anche di carattere normativo, volte a prevenire il pericolo di aumentare in maniera esponenziale il rischio di contagio e l'insorgenza di nuovi focolai, anche a tutela degli operatori sanitari e delle persone che versano in condizioni di fragilità, impegna il Governo a rivalutare le norme sugli spostamenti relativi ai giorni 25 e 26 dicembre e 1° gennaio alla luce dei più recenti dati forniti dal comitato tecnico scientifico e dell'evoluzione del quadro epidemiologico in atto. Atto n. 1-00308 FARAONE GRIMANI SUDANO CUCCA GARAVINI SBROLLINI CARBONE GINETTI - Il Senato, premesso che: le ultime misure restrittive atte a contenere la diffusione dei contagi da COVID-19 prevedono, tra l'altro, che nei giorni del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, corrispondenti alle annuali celebrazioni natalizie, siano vietati gli spostamenti "tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute", essendo comunque consentito il rientro "alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, anche ubicate in altro Comune, ai quali si applicano i predetti divieti"; tali disposizioni, contenute nel disegno di legge recante "Conversione in legge del decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158, recante disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19", attualmente all'esame della Camera dei deputati, nonché all'interno del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020, sono state emanate con il chiaro scopo di dare seguito alle misure intraprese dal Governo negli scorsi mesi per far fronte alla seconda ondata del virus, e a limitare altresì ogni spostamento in occasione della celebrazione delle festività; considerato che: sebbene negli scorsi giorni, in virtù delle dichiarazioni rilasciate dal premier Conte al termine del Consiglio europeo dello scorso 11 dicembre, fosse circolata la notizia della possibilità di rimodulare le restrizioni circa gli spostamenti tra comuni, oggi tale prospettiva sembrerebbe del tutto adombrata dalle recenti dichiarazioni riportate da altri componenti del Governo, che fanno piuttosto presagire ipotesi in totale controtendenza a tali aperture; nelle ultime ore, infatti, si sono fatte maggiormente plausibili le ipotesi di prevedere ulteriori restrizioni durante il periodo natalizio: le motivazioni portate a fondamento di questo cambio di direzione dovrebbero essere basate su solide fondamenta scientifiche, e non spinte piuttosto dalla volontà di seguire pedissequamente le decisioni prese da alcuni Stati europei, nonché dalle riflessioni scaturite a seguito delle immagini, riportate dai media nazionali, riguardanti gli affollamenti che nello scorso weekend hanno interessato i principali centri cittadini nazionali; per quanto attiene a quest'ultimo aspetto, vi è da sottolineare l'incoerenza di fondo che accompagna la riflessione attualmente in corso. È infatti di difficile comprensione la linea di chi ha dapprima chiuso i centri commerciali, compresi quelli all'aperto, nel fine settimana e poi ha introdotto il cashback , soluzioni che hanno inevitabilmente spinto i cittadini a riversarsi nel weekend nei centri cittadini per le tradizionali compere natalizie, e nelle ore immediatamente successive ha stigmatizzato tali comportamenti poiché connotati da poca responsabilità, nonché rischiosi per la possibilità di dare adito ad assembramenti e quindi all'aumento dei rischi di contagio; per quanto concerne il piano europeo, invece, occorre rilevare più di una perplessità in merito all'audace paragone tra la situazione che sta attualmente vivendo il nostro Paese ed il confronto con i partner comunitari. Se è vero, infatti, che recentemente alcuni Stati europei, come Germania, Olanda e Inghilterra, dopo settimane di misure " soft " hanno predisposto nuove restrizioni alle attività economiche e agli spostamenti, è altrettanto vero che tali decisioni sono state giustificate da un contesto epidemiologico che ha visto un significativo aumento delle rispettive curve dei contagi ed un peggioramento della pressione sulle strutture ospedaliere; l'Italia ha, diversamente, adottato un piano che ha previsto la differenziazione delle limitazioni su base regionale secondo tre livelli di gravità cui conseguivano misure più o meno stringenti sulla base degli indici Rt. Tali misure hanno portato evidenti miglioramenti in merito alla diminuzione del numero dei contagi (con un indice di contagiosità Rt nazionale del virus sceso ormai sotto la soglia critica di 1) e che furono prese proprio in considerazione della volontà di allentare le restrizioni in vista delle imminenti festività natalizie; parimenti, non si può considerare secondaria la predisposizione di opportuni ristori e supporti economici per quelle imprese che saranno destinatarie di provvedimenti di chiusura da parte dei singoli Paesi di riferimento: giova citare l'esempio tedesco, Stato il cui Ministro delle finanze ha annunciato che le attività colpite da serrata potranno chiedere fino a 500.000 euro di contributi, come riportato dalle fonti stampa; preso atto che, pur riconoscendo la cautela con la quale devono essere letti gli ultimi dati epidemiologici in Italia, che mostrano una diminuzione dei contagi su scala nazionale ed un lieve calo delle terapie intensive rispetto alle settimane precedenti, e con la necessaria consapevolezza dell'estrema precarietà in cui versano le strutture ospedaliere e dell'elevato livello di decessi a cui si assiste quotidianamente, è tuttavia opportuno riflettere sulla congruità delle misure estremamente stringenti che sarebbero allo studio nelle ultime ore, in considerazione in particolare dei rischi di effetti depressivi sul sistema economico del Paese;