[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge della Regione Friuli Venezia-Giulia 11 dicembre 2003, n. 21 (Norme urgenti in materia di enti locali, nonché di uffici di segreteria degli assessori regionali), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 13 febbraio 2004, depositato in cancelleria il 20 successivo ed iscritto al n. 23 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di costituzione della Regione Friuli-Venezia Giulia; udito nell'udienza pubblica dell'8 febbraio 2005 il Giudice relatore Piero Alberto Capotosti; uditi l'avvocato dello Stato Gaetano Zotta per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Friuli-Venezia Giulia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 13 febbraio 2004 e depositato il successivo 20 febbraio, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 11 dicembre 2003, n. 21 (Norme urgenti in materia di enti locali, nonché di uffici di segreteria degli assessori regionali), in riferimento all'art. 48 della Costituzione ed alle norme statutarie e relative norme di attuazione in materia di elezioni negli enti locali, in specie all'art. 5 (recte: art. 4) dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia ed all'art. 7 del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni). 2. — Il ricorrente premette che la disposizione impugnata inserisce il comma 3-bis all'articolo 3-ter della legge regionale 9 marzo 1995, n. 14 (Norme per le elezioni comunali nel territorio della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia), il quale prevede che per determinare il quorum dei votanti richiesto dal comma 1 del medesimo art. 3-ter, «non sono computati fra gli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune quelli iscritti nell'anagrafe degli elettori residenti all'estero». Tale previsione integra quanto previsto dal citato art. 3-ter , il cui comma 1 dispone che, nei comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti, qualora venga ammessa e votata una sola lista ovvero un solo gruppo di liste collegate, l'elezione rimanga valida «se il candidato alla carica di Sindaco ha riportato un numero di voti validi non inferiore al cinquanta per cento dei votanti ed il numero dei votanti non è stato inferiore al cinquanta per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune». La difesa erariale censura la predetta disposizione, in primo luogo in quanto, integrando e modificando la vigente disciplina legislativa regionale in materia di elezioni comunali, inciderebbe in una materia non attribuita alla competenza legislativa esclusiva della Regione «a termini di statuto». La disposizione impugnata sarebbe, inoltre, in contrasto con l'art. 48 della Costituzione, che afferma il principio di eguaglianza del voto, il quale si estrinsecherebbe anche nella salvaguardia del corpo elettorale. Quest'ultimo – secondo il ricorrente – resterebbe leso quando alcuni dei suoi componenti ne vengano estromessi, sia pure ai fini dell'accertamento di determinati quorum. L'art. 48 della Costituzione sarebbe inoltre violato – ad avviso della difesa erariale – anche sotto un ulteriore profilo, in quanto sarebbe in qualche misura anche limitata l'effettività del diritto di voto «– in positivo ed in negativo, mediante l'astensione – dei cittadini residenti all'estero». Il ricorrente deduce infine che l'applicazione della norma censurata comporterebbe che i residenti all'estero, qualora si recassero a votare, verrebbero estromessi dal computo degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune, ma verrebbero comunque computati nel numero dei votanti, con innalzamento di questo secondo quorum. 3. — Nel giudizio si è costituita la Regione Friuli-Venezia Giulia, in persona del Presidente della Regione in carica, chiedendo – sia nell'atto di costituzione che nella memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica – che la questione venga dichiarata inammissibile ed infondata. In primo luogo, la Regione deduce l'insussistenza della pretesa violazione dello statuto speciale, sulla base della «pacifica interpretazione dell'art. 4, n. 1-bis dello statuto» che assegna alla Regione la competenza legislativa in materia di “ordinamento degli enti locali”, sulla base dell'art. 7 delle norme di attuazione del medesimo statuto in materia di ordinamento degli enti locali (di cui al d.lgs. n. 9 del 1997), il quale dispone che la Regione «disciplina il procedimento di elezione negli enti locali, esercitandone tutte le funzioni», nonché sulla base del consolidato orientamento della giurisprudenza costituzionale secondo il quale le elezioni degli enti locali rientrano nella materia “ordinamento degli enti locali”. Anche la dedotta violazione dell'art. 48 della Costituzione sarebbe infondata, sotto tutti i profili invocati. La disposizione censurata, infatti, non recherebbe alcun vulnus al principio di eguaglianza del voto, dal momento che il voto reso dagli iscritti nell'anagrafe degli elettori residenti all'estero sarebbe in tutto e per tutto identico agli altri, sia nel momento della sua espressione che in quello della determinazione dei risultati elettorali, attenendo la norma impugnata al solo momento – precedente – in cui viene determinato il quorum di partecipazione alle elezioni; né sarebbe limitata l'effettività del diritto di voto «– in positivo ed in negativo, mediante l'astensione – dei cittadini residenti all'estero», essendo il voto dovere civico e l'astensionismo non un «modo di espressione della volontà politica, ma solo una violazione di un dovere costituzionale, tanto più grave quando si tratta di eleggere gli organi fondamentali di un comune». Solo ad abundantiam la resistente sostiene che la norma censurata, riducendo il quorum di partecipazione alle elezioni in relazione alla consistenza di quella fascia di elettori per la quale la probabilità di una effettiva partecipazione è più bassa, si muoverebbe nello spazio ad essa consentito al fine di salvaguardare la validità delle elezioni e la possibilità del rinnovamento degli organi politici degli enti locali. 4. — All'udienza pubblica le parti hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nelle memorie scritte.1. —