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Le Commissioni 1 a e 8 a hanno usato gran parte del tempo loro rimasto dopo il braccio di ferro sulle trivelle per approvare emendamenti incostituzionali. Non viviamo tempi fortunati per il Parlamento. Casaleggio e Grillo prevedono che presto sarà inutile. Il Governo pensa di sostituire la democrazia parlamentare con una democrazia che chiamano diretta e che di democratico non ha nulla. Governo e maggioranza pensano che sia lecito modificare la collocazione internazionale ed europea dell'Italia senza che il Parlamento ne abbia discusso in profondità. E ora la maggioranza sfida la Corte costituzionale approvando una legge di conversione palesemente incostituzionale. Davanti a questa deriva mi sono chiesto chi, qui in Senato, disponga dei poterti necessari per fermarla. Li avrebbero avuti i Presidenti delle Commissioni 1 a e 8 a , cui spetta il giudizio di ammissibilità degli emendamenti. Ma i due Presidenti hanno rinunciato ad esercitare le loro prerogative. Anche su questo punto ci sarebbe molto da riflettere, considerato come in questa legislatura le Presidenze delle Commissioni stiamo andando sempre più assumendo il profilo di organi dei partiti di maggioranza, così da perdere, parallelamente, il carattere super partes proprio del loro ruolo. Signora Presidente, il Regolamento del Senato le affida grandi responsabilità a presidio della qualità dei nostri lavori e, conseguentemente, della costituzionalità delle leggi. La questione pregiudiziale che stiamo discutendo verrà respinta nell'indifferenza della maggioranza. Chiedo, quindi a lei, signor Presidente, di difendere l'onore del Senato e di esercitare tutte le sue prerogative, con quel rigore che è non solo necessario, ma persino obbligatorio, quando risulta evidente che la palese incostituzionalità di vaste parti del provvedimento che il Senato si appresta ad approvare è dovuta alla vistosa distanza tra il testo del decreto-legge e quello del disegno di legge di conversione. (Applausi dal Gruppo PD) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, la discussione sulla questione pregiudiziale dovrebbe diventare per l'Assemblea - come avrei sperato fosse avvenuto in passato e spererò in futuro - l'occasione per cominciare a ristabilire alcuni princìpi e alcune regole. Potremmo dire, come si diceva in passato (ritorno allo Statuto): ritorno alla Costituzione. Purtroppo, come lei sa perfettamente signor Presidente, in tutti questi anni abbiamo assistito ad un processo che per certi versi è sembrato inesorabile, per cui non solo abbiamo assistito a un abuso della decretazione d'urgenza, ma il punto vero per cui molte volte siamo stati costretti a presentare pregiudiziali di costituzionalità è che tutti i presupposti prescritti dall'articolo 77 della Costituzione per i decreti-legge nella maggior parte dei casi non erano stati assolutamente rispettati. In questo caso non parlo solo della necessità ed urgenza anche se, per la verità, sul decreto-legge in discussione, leggendo analiticamente il testo approvato dal Governo, in realtà nessuna delle questioni affrontate dall'articolo 1 all'articolo 11 era davvero urgente e necessitata. L'altro punto che, ahimè, negli anni è stato disatteso con una certa frequenza è l'altro elemento che l'articolo 77 prescrive implicitamente, come afferma la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012, cioè l'omogeneità. Del presente decreto-legge si può dire tutto, benché in questi anni l'articolo 77 della Costituzione sia stato violato ripetutamente in moltissime proroghe e numerosi decreti-legge. Tuttavia rispetto al criterio dell'omogeneità, nel provvedimento in esame, di cui possiamo leggere i vari argomenti (fondo di garanzia, proroga per la restituzione del finanziamento), la parola semplificazione compare nel titolo, ma in realtà presenta poche tracce nel decreto-legge, pertanto anche la denominazione stessa ha poco riscontro nel provvedimento: sono solo due gli articoli che citano la semplificazione, anche se poi la norma non è esattamente di semplificazione. Il provvedimento nasce in questo modo, quindi con la violazione dell'articolo 77 della Costituzione, perché desidero ribadire che la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012 ritiene tout court illegittimo il decreto-legge, qualora il suo contenuto non rispetti il vincolo dell'omogeneità, che la Corte ritiene implicitamente previsto dall'articolo 77 ed esplicitato dall'articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988. Quest'ultima disposizione, laddove prescrive che il contenuto del decreto-legge deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo, pur non avendo in sé e per sé rango costituzionale, nei fatti costituisce esplicitazione della ratio implicita nel secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione. Inoltre, la sentenza n. 22 del 2012, che su questo si pronuncia in modo chiaro, di fatto definisce illegittimo tout court un decreto-legge che non corrisponde ai requisiti della omogeneità e alla corrispondenza tra il contenuto del decreto-legge e il titolo stesso. Signor Presidente, in Commissione, abbiamo più volte richiamato la maggioranza su questi punti e solo in un caso abbiamo avuto ragione, nel senso che siamo stati ascoltati e la maggioranza ha ritirato alcuni emendamenti che erano tra i più palesemente disomogenei. Pensiamo agli emendamenti sulle donazioni o ad alcune norme di modifica della procedura penale, inserite in una parte riguardante la procedura civile e altro. Ripeto, però, che è stata una piccola parte, mentre tutto il resto ha continuato a seguire una strada, che bisogna assolutamente cambiare. Non c'è stata infatti un' innovazione, ma purtroppo si è seguita una strada che, ahimè, si segue da molto tempo, spesso impunemente. Quindi al decreto-legge si è aggiunta via via, nel corso dell'esame in Commissione, una serie di altri emendamenti, che continuano la storia della disomogeneità. Signor Presidente, voglio però dire in modo chiaro che il punto è come nasce il decreto-legge. Il punto non riguarda soltanto gli emendamenti aggiunti in Commissione dalla maggioranza e dai relatori. La disomogeneità è infatti continuata in modo perverso quasi sempre con emendamenti presentati dagli stessi relatori, ma la questione della totale illegittimità, dal punto di vista del requisito dell'omogeneità, è all'origine. Signor Presidente, lei ha certamente la possibilità di intervenire, così come prevede il nostro Regolamento. Come organo monocratico ha tutta la possibilità di tentare di riportare la situazione sui binari giusti, ma - torno a ripeterlo - evitiamo accuratamente di pensare che il problema si sia creato soltanto in seguito all'approvazione degli emendamenti in Commissione. Ho iniziato il mio intervento dicendo che bisognerebbe fare un lavoro serio di ritorno alla Costituzione per il rispetto della procedura, del lavoro parlamentare e dell'articolo 77 della Costituzione, con una sorta di autocensura dell'Esecutivo che non può sfornare continuamente decreti-legge, che molto spesso finiscono con un voto di fiducia, espropriando nei fatti il Parlamento delle sue prerogative.