[pronunce]

Essa conterrebbe, secondo il ricorrente, una disciplina della conservazione dello status di disoccupato in situazioni (instaurazione di un certo tipo di rapporti di lavoro, reddito da essi conseguito) nelle quali la legislazione statale, che determina i principi fondamentali della materia, prevede invece la perdita di tale condizione (decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 e successive modificazioni). Secondo il ricorrente, la legge regionale suddetta è in contrasto con la competenza esclusiva statale in materia di previdenza sociale, nonché con l'attribuzione allo Stato del potere di determinare i principi fondamentali nella materia “tutela e sicurezza del lavoro”; infine, essa determina diseguaglianze tra lavoratori di diverse Regioni e viola i canoni della buona amministrazione. 2. –– La questione proposta con riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera o), Cost., non è fondata. Infatti, il comma 1 dell'art. 1 della legge impugnata, espressamente stabilisce che «è escluso ogni effetto delle norme di cui alla presente legge sull'accesso alle prestazioni previdenziali». La questione è, invece, fondata in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., perché le norme regionali impugnate attengono anche alla tutela e sicurezza del lavoro e ledono le prerogative dello Stato riguardo alla determinazione dei principi fondamentali in materia di competenza legislativa concorrente. È principio più volte affermato da questa Corte che le disposizioni dirette a regolare, favorendolo, l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro attengono appunto alla tutela del lavoro (ex plurimis, sentenze n. 50, n. 219 e n. 384 del 2005). Non vi è dubbio che, nell'ambito di siffatta disciplina, la parte attinente alla definizione dello stato di disoccupazione o di inoccupazione, alle regole per acquisire la qualifica di disoccupato, nonché alle evenienze cui si ricollega la perdita della qualifica o la sospensione dei suoi effetti ha rilevante importanza (art. 4 del d.lgs. n 181 del 2000, nel testo sostituito dall'art. 5 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297). È in questo ordine di idee che il legislatore statale, in attuazione della delega di cui all'art. 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144, ha adottato il d.lgs. n. 181 del 2000, ampiamente modificato dal d.lgs. n. 297 del 2002, con il quale ha voluto, come espressamente dichiarato, stabilire «i principi fondamentali per l'esercizio della potestà legislativa delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano in materia di revisione e razionalizzazione delle procedure di collocamento, nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, in funzione del miglioramento dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro e con la valorizzazione degli strumenti di informatizzazione» (art. 1, comma 1, lettera a). Di conseguenza, il legislatore ha definito lo «stato di disoccupazione» nonché le qualità, ai fini della disciplina sull'incontro tra domanda ed offerta di lavoro, di «adolescenti», «giovani», «disoccupati di lunga durata», «inoccupati di lunga durata», «donne in reinserimento lavorativo» (art. 1 del d.lgs. n. 181 del 2000 e successive modificazioni) , prevedendo poi le evenienze che conducono alla perdita dello stato di disoccupazione (art. 4 d.lgs. n. 181 del 2000) e, a contrario, le condizioni necessarie per conservarlo. È vero che questa Corte ha ritenuto che la qualificazione che la legge statale opera del contenuto di determinate disposizioni come principi fondamentali di una materia di competenza legislativa concorrente non può essere decisiva, perché altrimenti si attribuirebbe allo Stato la potestà di comprimere senza alcun limite il potere legislativo regionale, dovendosi invece aver riguardo al contenuto delle disposizioni ed alla loro funzione nel sistema; tuttavia, nel caso in scrutinio, la definizione dello stato di disoccupazione, con la fissazione delle evenienze che ne comportano la perdita, ha carattere polivalente e costituisce il presupposto di un numero indefinito e virtualmente indefinibile di regole attinenti alle varie ipotesi e modalità di regolamentazione dell'incontro tra domanda ed offerta di lavoro (come pure si verifica nel diverso ambito delle liste di mobilità: v. sentenza n. 413 del 1995). La qualificazione in termini di principi fondamentali non è, quindi, per nulla smentita dal riscontro del loro effettivo contenuto, e non a caso l'art. 4 del d.lgs. n. 181 del 2000 usa l'espressione «stato di disoccupazione». Ne consegue che la disciplina regionale impugnata, il cui ambito di applicazione non ha altro limite se non quello della sua inefficacia ai fini dell'accesso alle prestazioni previdenziali, e che della disciplina statale ribadisce soltanto l'applicazione della sospensione dello stato di disoccupazione di cui all'art. 4, comma 1, lettera d), del d.lgs. n. 181 del 2000 – mentre per il resto ha la generale efficacia propria delle norme inerenti ad uno “stato” – contrasta con il riparto costituzionale delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni. Resta assorbito ogni altro profilo di censura.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale della legge della Regione Puglia 9 febbraio 2006, n. 4 (Conservazione dello stato di disoccupazione e dei relativi diritti). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA