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Tali trasformazioni hanno già avuto inizio affidandosi alle reti esistenti, ma avranno bisogno del 5G per raggiungere il loro pieno potenziale negli anni a venire [...] ». Si prevede che nel 2025 le entrate originate dal 5G a livello mondiale raggiungeranno l'equivalente di 225 miliardi di euro. Un'altra fonte indica che i benefici dell'introduzione del 5G in quattro settori industriali fondamentali potrebbero raggiungere i 114 miliardi di euro all'anno. I procedimenti e le disposizioni del codice di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003 saranno sostituiti dalla normativa di recepimento della direttiva (UE) 2018/1972. L'obiettivo del nuovo codice europeo è quella di favorire l'innovazione tecnologica, la concorrenza (specialmente quella basata sulle infrastrutture) e gli investimenti, anche attraverso una deregolamentazione dei mercati (oggi molto più competitivi rispetto a quanto non lo fossero venti anni fa). Il provvedimento de quo contiene una serie di importanti disposizioni innovative su molti aspetti del diritto delle telecomunicazioni, anche regolamentari, che tuttavia non potranno essere qui tutte trattate. Quanto ai regimi procedimentali per l'installazione o la modifica di impianti di comunicazione elettronica si evidenzia che la direttiva ha confermato l'esigenza di agevolare, anche attraverso procedimenti amministrativi semplificati, lo sviluppo delle reti ad altissima capacità. Tali esigenze sono oggi rese ancora più cogenti dal cosiddetto « Piano strategico per la banda ultra larga » che pone anche agli operatori « l'obiettivo di raggiungere entro il 2020 la copertura fino all'85 per cento della popolazione con una connettività ad almeno 100 Mpbs ». Un elemento di indubbia novità in proposito è rappresentato dal disposto dell'articolo 57, paragrafo 1, della direttiva, ai sensi del quale è fatto obbligo per gli Stati membri di non subordinare l'installazione dei punti di accesso senza fili di portata limitata (che soddisfano le caratteristiche di cui al paragrafo 2) a permessi urbanistici individuali o ad altri permessi individuali preventivi (ad eccezione dei casi in cui l'installazione avvenga in edifici o siti di valore architettonico, storico o ambientale protetti a norma del diritto nazionale o se necessario per ragioni di pubblica sicurezza). La Commissione europea il 30 giugno 2020 ha adottato il regolamento di attuazione della disposizione di cui al paragrafo 2, stabilendo con lo stesso le caratteristiche tecniche e fisiche delle cosiddette Small-Area Wireless Access Points (SAWAP). L'importanza strategica delle reti di comunicazioni elettroniche anche per la coesione sociale e territoriale può agevolmente desumersi dalla normazione emergenziale legata al COVID-19 emanata in materia. Per quanto riguarda l'Italia si richiama l'attenzione sull'articolo 82 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, il quale « al fine di far fronte alla crescita dei consumi dei servizi e del traffico sulle reti di comunicazioni elettroniche » ha disposto (dalla data di entrata in vigore del provvedimento e fino al 30 giugno 2020) quanto segue: 1. le imprese che svolgono attività di fornitura di reti e servizi di comunicazioni elettroniche, autorizzate ai sensi del capo II del titolo II del codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, intraprendono misure e svolgono ogni utile iniziativa atta a potenziare le infrastrutture e a garantire il funzionamento delle reti e l'operatività e continuità dei servizi. 2. le imprese fornitrici di servizi di comunicazioni elettroniche accessibili al pubblico adottano tutte le misure necessarie per potenziare e garantire l'accesso ininterrotto ai servizi di emergenza. 3. le imprese fornitrici di reti e servizi di comunicazioni elettroniche soddisfano qualsiasi richiesta ragionevole di miglioramento della capacità di rete e della qualità del servizio da parte degli utenti, dando priorità alle richieste provenienti dalle strutture e dai settori ritenuti « prioritari » dall'unità di emergenza della della Presidenza del Consiglio dei ministri o dalle unità di crisi regionali. 4. le imprese fornitrici di reti e servizi di comunicazioni elettroniche accessibili al pubblico sono imprese di pubblica utilità e assicurano interventi di potenziamento e manutenzione della rete nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e dei protocolli di sicurezza anti-contagio. Nonostante quindi un quadro normativo assolutamente chiaro, sia a livello nazionale che europeo, nonostante la pandemia ci abbia fatto toccare con mano l'importanza dei servizi di comunicazione internet che rappresentano oggi quello che l'implementazione della rete elettrica rappresentò per il nostro Paese alle soglie del boom economico nei primi anni Sessanta, si assiste tuttavia ad una applicazione della legislazione che nei fatti tradisce gli obiettivi dichiarati. Nei fatti oggi la maggior parte degli impianti delle stazioni radio base (SRB) è collocata su suoli di proprietà privata di cui si è ottenuta negli anni la disponibilità temporanea in virtù di onerosi contratti di locazione stipulati con soggetti privati, i quali, forti della posizione contrattuale acquisita, rifiutano ogni tipo di rinegoziazione del canone o rifiutano qualsiasi offerta finalizzata ad una cessione bonaria della proprietà dei suoli; ciò costringe le compagnie che gestiscono l'implementazione della rete ad affrontare enormi costi gestionali che vengono poi ricaricati sul prezzo finale del servizio in danno dell'utente. Pertanto l'attuale situazione garantisce posizioni di rendita ingiustificata in capo ai proprietari privati che abusano della loro posizione di forza, derivante dal fatto che le SRB già installate non potrebbero essere dismesse se non a pena di grandi oneri economici e disagi per l'utenza dovuti alla perdita del segnale. Tale posizione delle parti private, in palese contrasto con i principi della funzione sociale della proprietà riconosciuta dalla nostra Costituzione, si traduce in un pregiudizio per gli interessi della collettività che subisce le conseguenze degli incrementi dei costi di implementazione del servizio. Ritenendo pertanto prevalente l'interesse pubblico all'installazione delle stazioni in questione rispetto all'interesse del privato, il nostro legislatore all'articolo 90 del citato codice delle comunicazioni elettroniche ha previsto la possibilità che si proceda all'espropriazione dei suoli dei privati per mano dei comuni dopo però che il concessionario del pubblico servizio, tenuto a richiedere al comune l'avvio della procedura di esproprio, abbia tentato almeno di raggiungere un accordo con il proprietario del suolo sul prezzo di acquisto del bene. L'articolo 90, comma 3, del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, prevede infatti che: per l'acquisizione patrimoniale dei beni immobili necessari alla realizzazione degli impianti e delle opere di cui ai commi 1 e 2, può esperirsi la procedura di esproprio prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.