[pronunce]

che, in questa prospettiva, l'eliminazione del trattenimento, così come descritto, ha «portato a compimento un percorso già avviato, per agevolare, nel tempo, il ricambio generazionale e consentire un risparmio di spesa», proprio «in attuazione dei principi di buon andamento e efficienza dell'amministrazione» (sentenza n. 133 del 2016), dato che da tempo si era rilevato che «il prolungarsi del servizio oltre i limiti non è sempre indice di accrescimento dell'efficienza organizzativa» (ordinanza n. 195 del 2000), oltre a comportare «il carico del trattamento di servizio attivo e degli oneri riflessi, in genere complessivamente maggiori [...] rispetto a quelli connessi a nuove assunzioni» (così ancora ordinanza n. 195 del 2000); che, dall'altro lato, questa Corte ha anche rilevato che la disciplina transitoria derogatoria, contenuta nel comma 3 dell'art. 1 del d.l. n. 90 del 2014, nel testo risultante dalla legge di conversione, è stata dettata in vista della necessità di ovviare alle «conseguenti possibili criticità per il funzionamento regolare degli uffici giudiziari» (sentenza n. 133 del 2016), derivanti dall'improvvisa cessazione dal servizio di un numero rilevante di dipendenti; che, pertanto, non si ravvisa alcuna irragionevole disparità di trattamento tra avvocati dello Stato e magistrati, per i quali il trattenimento in servizio è garantito fino alla data del 31 dicembre 2015, al fine specifico di «salvaguardare la funzionalità degli uffici giudiziari» (così il medesimo comma 3 dell'art. 1 del d.l. n. 90 del 2014, come convertito), considerata l'indiscutibile eterogeneità delle situazioni poste a raffronto; che le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Marche, con l'ordinanza indicata in epigrafe, nei confronti della disciplina transitoria dettata dall'art. 1 del d.l. n. 90 del 2014, nel testo risultante dalla legge di conversione, in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost. sono formulate in termini pressoché identici a quelle decise con la citata sentenza n. 133 del 2016; che, pertanto, tali questioni devono essere dichiarate manifestamente infondate, in quanto non si rinvengono nella motivazione dell'ordinanza da cui ha avuto origine il presente giudizio argomenti che inducano a modificare le valutazioni appena richiamate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 1, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 18 del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83 (Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2015, n. 132, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per le Marche, con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 11 agosto 2014, n. 114, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., dal Tribunale amministrativo regionale per le Marche, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 ottobre 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Silvana SCIARRA, Redattore Carmelinda MORANO, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 dicembre 2016. Il Cancelliere F.to: Carmelinda MORANO