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Il fatto che alcuni enti locali e alcuni Consigli comunali siano stati sciolti per ben tre volte indica come questo strumento, pensato in tempi passati, forse oggi non sia più attuale; forse bisogna rivedere con una nuova legge questo strumento, per poter prevenire efficacemente le infiltrazioni locali. È auspicabile che questo sia uno dei punti prioritari dell'attività della nuova Commissione antimafia. Si definivano poi le modalità di collaborazione con la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo per l'accesso ai registri e alle banche dati di cui all'articolo 117 del codice di procedura penale, naturalmente limitatamente ai dati non coperti da segreto investigativo. L'apporto e l'aiuto della Procura nazionale antimafia in questo campo c'era stato in passato. Devo dire che l'accesso ai registri giudiziari ancora non è perfetto, per carenze del Ministero della giustizia; pensate che i carichi pendenti ancora non sono unificati in tutta Italia, per cui bisogna richiedere i certificati nelle varie parti del territorio. Insomma: addio trasparenza e liste di impresentabili, per dirla con uno slogan, nel senso che non ci sarà più la possibilità per la nuova Commissione antimafia di operare quella ricerca che, in caso di elezioni, dava la possibilità di portare a conoscenza degli elettori informazioni rilevanti per esercitare consapevolmente il diritto di voto. Questa ci pare una limitazione della portata e una voluta deminutio della capacità della Commissione antimafia. Il Parlamento, però, lo ha voluto stigmatizzare: basta liste di impresentabili. Questi punti erano, tra l'altro, contenuti nel testo unificato alla Camera dei deputati che, come ho già detto, è stato stralciato durante i lavori. Il secondo punto riguarda la composizione della Commissione: ho già spiegato durante la dichiarazione di voto sull'articolo 2, che sarebbe stata preferibile la nomina del Presidente d'intesa fra i Presidenti della Camera dei deputati e del Senato, ma così non hanno voluto la maggioranza e il Governo. Colleghi, penso che l'azione della magistratura si muova nei ristretti confini dell'accertamento processuale delle responsabilità personali, ma indagare e interpretare quanto sta attorno alla verità giudiziaria è un compito nostro, un compito della politica. Consapevole di questo limite e in virtù di oltre quarant'anni di lavoro come magistrato, avevo proposto nel mio discorso di insediamento come Presidente di quest'Assemblea, nel 2013, di istituire una Commissione su tutte le stragi rimaste insolute. Dobbiamo amaramente prendere atto che stiamo ancora una volta perdendo l'occasione di assumere solennemente l'impegno di fare chiarezza su quanto avvenuto nel Paese in quegli anni. Pur avendo evidenziato tali perplessità e tali lacune, annuncio il voto favorevole della componente del Gruppo Misto, Liberi e Uguali. (Applausi dei senatori De Petris ed Errani ) . STANCANELLI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STANCANELLI (FdI) . Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghe e colleghi, intervengo per annunziare il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia al disegno di legge in esame, sulla scia della tradizione e della coerenza con cui la destra politica italiana, dalla prima istituzione della Commissione antimafia nella III Legislatura, ha sempre votato a favore a tali provvedimenti. Abbiamo però un rammarico, perché la Camera dei deputati non ha ritenuto di approvare un emendamento presentato dalla presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, con cui si chiedeva di inserire, tra i compiti della Commissione, l'accertamento e la valutazione della natura e delle caratteristiche delle nuove forme di criminalità organizzata di stampo mafioso connesse all'immigrazione, a nuove popolazioni residenti e a specifici contesti sociali, economici e culturali di formazione più recente nel territorio italiano. Ritenevamo che questa individuazione ben precisa dei compiti fosse importante, perché il fenomeno mafioso nella nostra penisola si è allargato con l'ingresso di nuove popolazioni, anche nei confronti di soggetti che si trovano in Italia, che lavorano in maniera onesta e che subiscono la prevaricazione di quanti utilizzano metodi mafiosi. Ritenevamo dunque che tale previsione fosse indispensabile. Il Governo, per espressa dichiarazione del sottosegretario Molteni, ha detto però di apprezzare molto la reale portata dell'emendamento con cui si chiedeva tale inserimento tra i compiti della Commissione e ha spiegato che, nell'ambito dell'organizzazione dei lavori che si darà la Commissione stessa, proprio perché nel titolo del disegno di legge in esame si parla anche di organizzazioni straniere, sarà possibile prevedere questo tipo di lavoro, che chiedevamo fosse individuato meglio. Il mio intervento in questa sede serve dunque per acclarare, affinché rimanga agli atti, che l'istituenda Commissione, nel suo lavoro, dovrà valutare anche questo aspetto. È necessario che non soltanto il cittadino italiano, ma anche i cittadini stranieri che hanno a cuore le istituzioni italiane, che lavorano onestamente in Italia, si possano sentire garantiti dal Parlamento nazionale in questo compito importante, che è quello dell'inchiesta sulle mafie a 360 gradi. Ecco perché annuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia e mi auguro che questa nostra individuazione del fenomeno delle mafie straniere sia unanime. (Applausi dal Gruppo FdI) . FARAONE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (PD) . Signor Presidente, naturalmente annuncio il voto favorevole del Partito Democratico all'istituzione di questa importante Commissione, ma, siccome mi aspetto, una volta approvato questo provvedimento, un post o un tweet di Salvini o di Di Maio, o che qualche aspirante Salvini della Lega o qualche aspirante Di Maio del MoVimento 5 Stelle ci dicano che stanno facendo la storia con l'istituzione di questa Commissione, ricordo che la Commissione è stata istituita per la prima volta il 20 dicembre 1962. (Applausi dal Gruppo PD). Nel Mezzogiorno abbiamo costruito negli anni un patrimonio. Purtroppo, il Mezzogiorno era considerato negli anni passati il regno della mafia, perché così è stato per tanti anni; siamo riusciti invece a costituire una classe dirigente e anche una legislazione che lo ha reso finalmente la capitale dell'antimafia. Una legislazione che anche qui vorrei ricordare perché qualche giorno fa - ripetutamente - ho visto delle comunicazioni social dell'attuale Ministro dell'interno che ci raccontava di beni confiscati alla mafia, dell'assegnazione di quegli stessi beni e di quanto fosse importante il loro uso sociale e la loro confisca. Il Ministro dell'interno ha dichiarato più volte l'assegnazione e l'ha raccontata. Ricordo anche in questo caso che la legge n. 646 sulla confisca dei beni risale al 13 dicembre 1982, e porta la firma di Rognoni e di Pio La Torre. (Applausi dal Gruppo PD). Lo dico perché siamo contenti del fatto che finalmente il Ministro dell'interno si sia accorto dell'esistenza di questa legislazione, ovvero del fatto che questo è un tipo di strumento innovativo ed è stato messo a disposizione, purtroppo, di tutto il Paese ed anche in ambito internazionale.