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Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, ovvero dall'ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica. I trafficanti di esseri umani approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui. Il provvedimento si inserisce nell'ambito dei vigenti accordi bilaterali e di cooperazione tra Italia e Libia: Trattato di Bengasi, Dichiarazione di Tripoli e specialmente il Memorandum d'intesa del 2 febbraio 2017, che, tra gli altri punti, stabiliva il rafforzamento della sicurezza alle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica italiana. Questa intesa ha consentito di mettere a disposizione della guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici motovedette italiane, nonché di provvedere alle attività di manutenzione e di addestramento del personale. Da parte sua, l'Unione europea addestra gli ufficiali della guardia costiera libica sin dall'ottobre 2016 nell'ambito dell'operazione Sophia, lanciata nel luglio 2015 con lo scopo di contrastare l'attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Ad oggi, sono 188 gli ufficiali libici che hanno completato la formazione. Ne è conseguito che, a partire dal luglio 2017, gli sbarchi in Italia sono progressivamente diminuiti, tanto che, dal 1° gennaio al 24 maggio 2018, sono giunti sulle coste italiane 10.808 migranti, di cui 7.103 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione di quasi il 78 per cento rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017. Inoltre, nei primi tre mesi del 2018, la guardia costiera libica ha compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio in mare nella tratta del Mediterraneo centrale, tra la Libia e l'Italia, raggiungendo una cifra pari a quasi il doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle ONG nello stesso periodo. È quindi indispensabile dare un seguito a misure che si sono rivelate estremamente utili. In attesa che la componente manutentiva libica acquisisca le necessarie competenze per garantire il funzionamento delle dodici unità navali da trasferire, il decreto-legge prevede la fornitura di un supporto logistico fino al 31 dicembre 2018. È prioritario garantire adeguati standard di sicurezza della navigazione nel Mar Mediterraneo, al fine di gestire correttamente le dinamiche dei fenomeni migratori, specialmente di quelli provenienti dalla Libia, che vedono l'Italia da anni in prima linea. Fra il 2014 e il 2017, ovvero nei quattro anni in cui è stato più attivo il flusso dal Nord Africa, sono arrivate via mare in Italia ben 623.000 persone, per cui il nostro Paese possiede senz'altro un know-how sulle attività di soccorso in mare che deve essere necessariamente trasmesso ad altri per una fruttifera collaborazione allo scopo di contrastare in modo veramente efficace il fenomeno. Questa non è una misura da considerarsi risolutiva, ma è soltanto un contributo, un supporto a una visione più complessa e globale che questo Governo sta garantendo con il proprio lavoro, con determinazione e alacremente. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vattuone. Ne ha facoltà. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, signori Sottosegretari, colleghi, intanto il provvedimento si colloca - come hanno sottolineato i colleghi che mi hanno preceduto - all'interno di una sostanziale strategia di continuità con quanto fatto dai Governi precedenti, finalizzata a portare stabilità al Paese. Correttamente il relatore, così come i due colleghi che mi hanno preceduto, hanno fatto in parte la cronistoria dei rapporti bilaterali tra Italia e Libia, a partire dal Trattato di amicizia del 2008, che era orientato e rafforzare i legami tra i due Paesi, per arrivare al Memorandum d'intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato di Libia e la Repubblica italiana, firmato a Roma, dal Presidente del Consiglio presidenziale riconosciuto dall'ONU, al-Sarraj, e dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri, il 2 febbraio 2017. Tale Memorandum interviene a definire i comuni impegni in vista della stabilizzazione del Paese, del governo dei flussi di migranti clandestini e del contrasto ai traffici illeciti. In tale contesto, quindi, va benissimo il provvedimento di cui stiamo discutendo oggi nel rafforzare il nostro supporto tecnico direttamente nelle acque territoriali libiche, al fine di contrastare efficacemente il traffico illecito di esseri umani, tuttavia con la cessione delle unità navali e il rafforzamento della Guardia costiera libica si affronta solo la parte finale di un problema molto più complesso del fenomeno migratorio in atto nel Mediterraneo centrale. Tra l'altro - come accennava anche il relatore - c'è una forte preoccupazione che deriva dal rischio sul fronte della minaccia terroristica, perché la sconfitta militare a Raqqa e a Mosul, che erano, nell'immaginario collettivo, le capitali dell'Isis, non fa venir meno tale minaccia. I foreign fighters vagano da soli, sono in circolazione, e c'è una sorta di diaspora che rischia di incrociare i flussi migratori. Quindi certamente c'è un potenziale rischio di infiltrazione, perché chi fugge cerca la strada più semplice che si può prendere. Si palesa pertanto quindi anche il rischio che la Libia diventi un approdo sicuro per i terroristi e per i foreign fighters in fuga dalla guerra. La stabilizzazione del Paese e dei suoi confini, quindi, è cruciale, non solo per contrastare il traffico illecito di esseri umani, che certamente è un problema molto importante per il nostro Paese, ma anche per combattere il terrorismo. Pertanto, vanno bene le cessioni navali ma, nello stesso tempo, credo che tutti siamo consapevoli che una crisi complessa come quella legata ai flussi migratori possa venire affrontata solo con una strategia multidimensionale, che non può non comprendere anche un quadro di accordi in ambito europeo e con i Paesi di origine dei flussi, come è stato detto. La possibilità di rimpatriare un maggior numero di immigrati regolari, però, si scontra sempre con la riottosità dei Paesi di provenienza e il problema - diciamocelo - è un po' sempre quello. Tornando al Memorandum del 2017, è il caso di sottolineare le molteplici attività e iniziative attuate nelle fasi finali dei Governi precedenti nella direzione di un maggior controllo dei flussi. Il collega che mi ha preceduto ha fornito alcuni numeri, io ne fornirò degli altri: nell'ultimo anno, l'attività svolta dall'Italia in Libia ha fatto crollare il numero dei morti in mare da 4.150 a 1.258, così come dal 1° luglio 2017 al 30 aprile scorso (per dare un termine) sono arrivate 104.000 persone in meno rispetto al periodo precedente. Va bene quindi la cessione delle navi, ma non va abbandonata la rete realizzata, ad esempio, con i sindaci delle città della Libia più coinvolte dal traffico degli esseri umani e con le tribù (i cosiddetti guardiani del deserto).