[pronunce]

che la difesa dello Stato ha eccepito l'inammissibilità delle questioni sollevate, in primo luogo perché «le ordinanze (gemelle) di rimessione non specific[ano], se non con indicazione numerica dell'articolo di legge violato, quali siano i fatti per i quali si procede, né circostanzi[ano] la ricorrenza della ipotesi della particolare tenuità del fatto, tanto meno indic[ano] gli elementi che, nella fattispecie, porterebbero a ritenere la insussistenza del fatto o la non colpevolezza dell'imputato (ipotesi di proscioglimento nel merito)»; che un istituto analogo a quello introdotto dal d.lgs. n. 28 del 2015 era già previsto nel rito speciale davanti al giudice di pace, benchè ancorato a presupposti parzialmente diversi da quelli previsti dall'art. 131-bis cod. pen. , tra i quali appunto la non opposizione dell'imputato e della persona offesa; che il giudice rimettente, pertanto, avrebbe dovuto «valutare la specialità della normativa prevista per il giudizio innanzi al Giudice di Pace, rispetto a quella più recentemente introdotta dall'art. 131-bis c.p.»; che inoltre da tale specialità potrebbe derivare la conseguenza che «la disciplina della cui legittimità costituzionale si sospetta [non sia] applicabile al giudizio innanzi al Giudice di Pace». Considerato che, con tre ordinanze del 7 maggio 2015 di identico contenuto (r.o. nn. 213, 214 e 215 del 2015), il Giudice di pace di Matera ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 27 e 111 della Costituzione, e agli artt. 3 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e, in una versione adattata, il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 131-bis del codice penale e dell'art. 4 del decreto legislativo 16 marzo 2015, n. 28, recante «Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera m), della legge 28 aprile 2014, n. 67», «nella parte in cui manca la previsione che l'imputato possa esprimere al Giudice, e questi ne debba tener conto in maniera vincolante, il proprio dissenso in ordine alla definizione del processo con sentenza declaratoria di non punibilità per tenuità del fatto; sentenza, da cui scaturisce per dettato normativo la iscrizione nel casellario giudiziale»; che le ordinanze riguardano tre procedimenti penali relativi rispettivamente: al reato di cui all'art. 582 cod. pen. (r.o. n. 213 del 2015); ai reati di cui agli artt. 594 e 612 cod. pen. (r.o. n. 214 del 2015); ai reati di cui agli artt. 81, 612 e 582 cod. pen. (r.o. n. 215 del 2015); che i giudizi conseguenti alle tre ordinanze di rimessione vertono sulle medesime disposizioni, sicché ne appare opportuna la riunione, ai fini di una decisione congiunta; che la difesa dello Stato ha eccepito l'inammissibilità delle questioni sollevate, perché «le ordinanze (gemelle) di rimessione non specific[ano], se non con indicazione numerica dell'articolo di legge violato, quali siano i fatti per i quali si procede, né circostanzi[ano] la ricorrenza della ipotesi della particolare tenuità del fatto, tanto meno indic[ano] gli elementi che, nella fattispecie, porterebbero a ritenere la insussistenza del fatto o la non colpevolezza dell'imputato (ipotesi di proscioglimento nel merito)»; che l'eccezione è fondata; che le tre ordinanze di rimessione non contengono alcuna descrizione dei fatti oggetto dei giudizi a quibus, limitandosi ad indicare, con il solo numero, le disposizioni che prevedono i reati contestati agli imputati, senza neppure riportare i relativi capi di imputazione; che, secondo la norma censurata, «la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'articolo 133, primo comma, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale»; che dell'esistenza di questi elementi le ordinanze di rimessione non fanno cenno; che, come la giurisprudenza di questa Corte ha più volte precisato, l'omessa o insufficiente descrizione della fattispecie preclude il necessario controllo in punto di rilevanza e rende la questione manifestamente inammissibile (ex multis, ordinanze n. 237, n. 196 e n. 55 del 2016, n. 162 del 2015); che ad avviso della difesa dello Stato le questioni sarebbero inammissibili anche perché un istituto analogo a quello introdotto dal d.lgs. n. 28 del 2015 era già disciplinato nel rito speciale davanti al giudice di pace (benchè ancorato a presupposti parzialmente diversi da quelli previsti dall'art. 131-bis cod. pen.) e quindi il giudice rimettente avrebbe dovuto «valutare la specialità della normativa prevista per il giudizio innanzi al Giudice di Pace, rispetto a quella più recentemente introdotta dall'art. 131-bis c.p.»; che anche questa eccezione è fondata; che, infatti, l'art. 34 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), disciplina l'ipotesi di esclusione della procedibilità per la "particolare tenuità del fatto", stabilendo che «Il fatto è di particolare tenuità quando, rispetto all'interesse tutelato, l'esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato, nonché la sua occasionalità e il grado della colpevolezza non giustificano l'esercizio dell'azione penale, tenuto conto altresì del pregiudizio che l'ulteriore corso del procedimento può recare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia o di salute della persona sottoposta ad indagini o dell'imputato»; che il legislatore con il d.lgs. n. 28 del 2015 ha poi introdotto, in termini generali, una causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, strutturata diversamente; che l'art. 131-bis cod. pen. , introdotto con il d.lgs. n. 28 del 2015, come già rilevato da questa Corte con riferimento all'art. 1, comma 1, lettera m), della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), costituisce «una disposizione sensibilmente diversa da quella dell'art. 34 del d.lgs.