[resaula]

In merito all'articolo 4, rivendichiamo un risultato che riteniamo importante, ossia il ritiro delle proposte di modifica del codice penale che erano state presentate. A nostro modo di vedere, è stato sbagliato - anzi, una vergogna - infilare alcune proposte in un decreto che nulla aveva a che vedere con il codice penale, una delle quali avrebbe declassato le lesioni gravi stradali a querela di parte, anziché come accade adesso. Si tratta di un'assurdità, che ha fatto pensare ad un intervento mirato nei confronti di qualche situazione di difficoltà nel nostro Paese. Pensiamo che deflettere sulla gravità di tutto quanto concerne gli incidenti stradali sia inaccettabile e, per fortuna, quest'aspetto è stato ritirato anche grazie alla nostra ferma contrarietà. L'articolo 5 interviene sul codice dei contratti pubblici attualmente in vigore, modificandone alcuni aspetti. Rispetto all'iniziale intenzione di modificare il codice degli appalti, deregolando il settore, vi è stata un'intelligente decisione, da parte della maggioranza, nel dibattito che ha avuto luogo all'interno della Commissione. Abbiamo apprezzato la volontà di fare in modo che tutta la discussione riferita al codice degli appalti sia dedicata in un procedimento specifico, quale potrebbe essere quello annunciato, ossia la legge delega. Avendo quindi apprezzato la volontà in questa direzione, non faremo mancare il nostro contributo. A questo proposito, però, potevate risparmiarvi alcune considerazioni contro l'autorità anticorruzione e, in particolare, contro il presidente Cantone. Le espressioni che abbiamo sentito in Commissione sono per noi motivo di preoccupazione. Si tratta di un dibattito che riteniamo provinciale, perché, mentre gli organismi internazionali, quelli riconosciuti, ammettono l'impegno dell'Italia, e dell'ANAC in particolare, contro la corruzione, attribuendoci posizioni sempre migliori nella classifica dei Paesi meno corrotti al mondo, qui ci interroghiamo se la difficoltà del blocco degli appalti pubblici sia causata dall'impegno del presidente Cantone e dell'ANAC e, addirittura, dal codice degli appalti. Temiamo che i motivi siano altri, se questa è la vostra intenzione. Non vorremmo che, dietro le pur legittime considerazioni e possibili correzioni del codice degli appalti, si nascondessero appetiti diversi, come un ritorno al passato, come purtroppo confermano alcune delle vostre proposte approvate nella legge di bilancio. Ci sono poi degli aspetti che noi riteniamo fondamentali, su cui abbiamo proposto di intervenire, ma la nostra proposta non è stata accolta. Avevamo chiesto l'abrogazione della struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici, un mostro a cui ancora oggi, dopo un mese, non sono stati attribuiti il nomen , l'allocazione, l'organizzazione e le funzioni. Lo ritiriamo un inutile orpello burocratico neocentralista, che, secondo voi, dovrebbe favorire lo sviluppo e l'efficienza della progettazione. Noi non crediamo che serva un elefante simile. Sarebbe bastato lasciare Casa Italia, la struttura di missione che avete ideologicamente cancellato e che raggiungeva gli stessi obiettivi che vi ponete, ma con un metodo diverso, che è quello che serve. Il problema non è quello di effettuare la progettazione, ma di superare tutte le difficoltà. Servono pertanto un coordinamento tra enti, una moral suasion , una funzione politica e la risoluzione dei conflitti. Non serve una progettazione in quella direzione. Abbiamo poi chiesto di cancellare la decisione di elevare il limite, per effettuare una gara pubblica, da 40.000 a 150.000 euro, perché pensiamo che una decisione del genere debba rientrare nell'ambito della più articolata riflessione che si vuol fare per quanto riguarda il codice degli appalti. Farlo in un contesto scollegato come quello della legge di bilancio o come questo, come sta avvenendo, e senza controbilanciamenti può rischiare di favorire appetiti che il codice degli appalti voleva invece impedire. L'articolo 6 del provvedimento tragicamente dispone la soppressione del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI). È stato eliminato un sistema di tracciabilità dei rifiuti che, seppur con mille problemi perché faceva emergere tante problematiche, non può essere sostituito, nemmeno temporaneamente, con ciò che lo stesso SISTRI aveva superato. Si tratta di un vero colpo di spugna, che pensiamo ci riporti indietro negli anni, a un'epoca che ha segnato e devastato interi territori del nostro Paese, in particolare nel Mezzogiorno, dove sono state sversate in modo incontrollato tonnellate di rifiuti nocivi di origine industriale. Conosciamo bene le difficoltà del mondo delle imprese rispetto alla complessità di questo meccanismo. Tuttavia, le difficoltà non si superano cancellando il meccanismo e tornando indietro, perché così si fa peggio. È stato infatti quel sistema di controllo, precedentemente in vigore, ad aver provocato sostanzialmente l'assenza di controlli e, come abbiamo visto, la possibilità per il malaffare di agire in maniera indisturbata. Ci è stato detto che adesso l'obiettivo è quello di inserire un nuovo sistema di tracciabilità e noi speriamo che il Governo agisca in fretta, con nuove modalità. Ma se i tempi saranno lunghi, che senso ha avuto cancellare il SISTRI? Non sarebbe stato meglio tenerlo in piedi, anche se con difficoltà? Altrimenti, si chiarisce bene quali siano stati gli obiettivi della cancellazione di questo importantissimo strumento. L'articolo 8 del provvedimento ci dice di un errore di fondo, ossia il trasferimento della gestione della piattaforma tecnologica per i pagamenti della pubblica amministrazione e i relativi compiti, attualmente svolti dall'Agenzia per l'Italia digitale, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso la costituzione di una società. Consideriamo questo un errore concettuale, come se il problema di questo settore fosse la gestione e non il fatto che servono risorse. Anziché fare questo tipo di struttura - l'ennesima struttura - all'interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, non sarebbe stato meglio investire del denaro per risolvere tutte le problematiche? Sempre con riferimento all'articolo 8 del provvedimento, abbiamo presentato un pacchetto di proposte per fare in modo che l'Italia sia sempre più digitalizzata e che lo sia sempre più in fretta. Mi riferisco a un pacchetto di proposte riguardanti i cosiddetti impianti carrati, le semplificazioni procedurali, l'attribuzione della qualifica di lavori straordinari per la banda larga, il silenzio assenso nel caso di interventi di questa natura, la velocizzazione delle procedure autorizzative e la riduzione dei termini temporali previsti per le autorizzazioni. È il nostro modo di vedere la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, rispetto al quale, come sapete, come Governo di centrosinistra abbiamo investito risorse ingentissime, miliardi di euro. Adesso è il momento di risolvere i problemi che impediscono lo sviluppo, l'attuazione e l'efficacia di questi provvedimenti che noi avevamo assunto in passato. Un altro aspetto per noi importante è la digitalizzazione del Paese, che riteniamo faccia parte dell'alto interesse nazionale. Per noi è difficile comprendere come alcune realtà del territorio possano impedire lo sviluppo complessivo generale dell'Italia. Consideriamo quindi la digitalizzazione un interesse nazionale in modo che possa velocemente svilupparsi sul Paese.