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La loro applicazione ha, da sempre, presentato degli aspetti criticità, per cui occorre mettere in campo più efficaci e innovativi sistemi di controllo e di vigilanza. L'articolo 7 della Convenzione stabilisce, infatti, che il fanciullo fin dal momento della nascita ha diritto di essere allevato dai genitori, e il successivo articolo 9 impone agli Stati membri di vigilare affinché tale diritto sia attuato e rispettato. Lo stesso articolo 9, tuttavia, prevede l'ipotesi che un allontanamento dai genitori possa talvolta rendersi necessario, « ad esempio quando i genitori maltrattano o trascurano il fanciullo ». In questi casi entra in gioco un altro diritto, previsto dall'articolo 19 della Convenzione: il diritto del fanciullo di essere difeso da « ogni forma di violenza o aggressione fisica o psichica, di abbandono, di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale ». Il bilanciamento fra i due diritti è compito dell'autorità giudiziaria, che in questa operazione non potrà non tenere conto del criterio previsto dall'articolo 3 della Convenzione e del diritto del minore di essere ascoltato. Ma si deve riconoscere che il nostro ordinamento manca di un sistema organico di prevenzione e contrasto del maltrattamento, modulato sulla varietà e intensità delle sue forme ma in pari tempo consapevole dei traumi e dei danni che il maltrattamento produce sul bambino e sullo stesso tessuto sociale. E anche dal punto di vista socio-culturale la consapevolezza di quegli effetti è ancora molto scarsa. Il bambino abusato o maltrattato oggi, può diventare l'adolescente disadattato di domani. Lo strumento penale non è l'unico e soprattutto non è il migliore per contrastare il fenomeno e per aiutare la piccola vittima. L'allontanamento dai genitori è quindi un intervento di protezione che a volte si rende necessario, ma che va effettuato a certe precise condizioni fissate dalla legge. Deve avvenire solo in caso di necessità e nell'interesse preminente del fanciullo; deve essere deciso dall'autorità giudiziaria competente nel rispetto delle regole processuali; le parti (e tale è anche il minore) devono poter fare appello contro la decisione del giudice. Accanto a queste condizioni di natura giuridica, altre ve ne sono di natura tecnica non meno importanti, che riguardano l'appropriatezza dell'allontanamento. La professionalità e la preparazione specifica dei servizi sociosanitari coinvolti sono determinanti. Al riguardo, non possono parimenti sottacersi alcuni casi di cronaca, anche recente, che hanno destato un grande clamore e hanno riproposto il tema dell'allontanamento dei minori dalle proprie famiglie, quale argomento non più differibile. Nel riflettere sull'incerta ed esigua evoluzione legislativa con il decreto del Presidente della Repubblica 27 luglio 1977, n. 616, sul decentramento amministrativo, la funzione assistenziale (cosiddetto « beneficenza pubblica ») è passata dalla competenza dello Stato a quella dei comuni. Un ruolo fondamentale e di ampio potere discrezionale hanno così acquisito i servizi sociali comunali. I procedimenti urgenti ex articolo 403 del codice civile – intervento della pubblica autorità a favore dei minori – adottati dai servizi sociali ne testimoniano la centralità. La legge 8 novembre 2000, n. 328 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) non appare soddisfacente sul piano della tutela dei diritti dei minori, poiché si limita a citare solo alcune funzioni ed alcune leggi alle cui finalità devono ispirarsi gli interventi di tutela. Inoltre essa costituisce un'occasione mancata per una più attenta disciplina dei rapporti fra servizi e autorità giudiziaria minorile: « infatti, la strettissima interconnessione dell'attività svolta da servizi e dall'organismo giudiziario, che reciprocamente si condizionano e si utilizzano, e la doverosa eguaglianza di risposte su tutto il territorio nazionale, avrebbe dovuto imporre una visione ed una disciplina unitaria che solo attraverso una legge quadro è possibile assicurare » (Moro). Il presente disegno di legge recante modifica all'articolo 2 del decreto legislativo n. 149 del 2015, nell'ottica sopra indicata, prevede proprio il conferimento all'Ispettorato nazionale del lavoro di specifiche funzioni di vigilanza e di controllo in materia di affidamento, di idoneità genitoriale e di accoglimento dei minori nelle strutture di accoglienza, in modo tale da consentire, anche in questo delicato ambito, un'adeguata funzione di protezione dei minori da parte dello Stato, nell'ambito della logica che ha ispirato la revisione delle norme sulla funzione ispettiva.. 1 (Modifica all'articolo 2 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149) 1 Dopo la lettera h) del comma 2 dell'articolo 2 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149, è inserita la seguente: « h-bis) svolge le funzioni ispettive in ambito sociale volte al corretto espletamento delle attività relative all'idoneità genitoriale, alla protezione dei minori e a quelle svolte nell'ambito delle strutture di accoglienza. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sono individuate le figure professionali competenti per lo svolgimento di tali funzioni ». 2 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Dall'attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. All'attuazione delle citate disposizioni si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 3 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .