[pronunce]

che norme analoghe a quelle contenute nelle leggi n. 57 del 2001 e n. 273 del 2002, sono state dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale spagnola con sentenza 29 giugno 2000; che, in conclusione, essendo l'integrità della persona un diritto fondamentale costituzionalmente garantito, appare illegittima la regolamentazione legislativa del risarcimento, attraverso una valutazione sociale irrisoria, tramite disposizioni ispirate da costi economici e profitti d'impresa che stravolgono il valore dell'umana sofferenza, tariffandola, prevaricandola e riducendo il risarcimento ad indennizzo; che la normativa della legge n. 273 del 2002 viola anche l'art. 41, primo e secondo comma, Cost.; che la norma indicata risulta applicabile in giudizio, avendo la convenuta, attrice in riconvenzionale, depositato preventivo di spesa; che la disciplina indicata costringe il danneggiato a riparare comunque l'autovettura, senza possibilità di provvedervi con intervento di manodopera personale, restando allora incomprensibile la parificazione della fattura all'attestato di demolizione, posto che in quest'ultima ipotesi il danneggiato non utilizza proprio l'equivalente economico conseguito; che in detta disciplina è evidente la disparità di trattamento ed il contrasto con i consolidati principî in tema di risarcimento del danno e transazione dei diritti; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, che ha chiesto dichiararsi l'infondatezza della questione; che nel giudizio si è costituita la Fata s.p.a., che eccepisce profili di manifesta inammissibilità e comunque di infondatezza della questione sollevata dal Giudice di pace di Roma, reiterando tali osservazioni nella memoria depositata prima dell'udienza. Considerato che il giudice rimettente, malgrado si fosse riservato di decidere, non ha provveduto a chiamare in causa la Ras s.p.a., compagnia assicuratrice della Venturini, attrice convenuta in riconvenzione dalla Paoletti, per il risarcimento dei danni materiali e fisici subiti; che il primo comma dell'art. 5 della legge n. 57 del 2001 e il secondo comma dell'art. 23 della legge n. 273 del 2002 riguardano il solo rapporto tra il danneggiato, alla persona o alle cose, e la compagnia di assicurazione contro cui lo stesso agisce e sono rilevanti solo per la domanda riconvenzionale spiegata dalla Paoletti, sia perché solo quest'ultima ha lamentato danni alla persona, sia perché, con riferimento al secondo comma dell'art. 23, il rimettente afferma che è rilevante riguardo alla parte convenuta, motivando la rilevanza solo con riguardo a quest'ultima; che l'art. 5, commi secondo, lettere a) e b), terzo e quarto, impugnato nella parte in cui disciplina la liquidazione delle micropermanenti, è applicabile soltanto all'ipotesi dell'azione diretta del danneggiato nei confronti dell'assicuratore e non anche nel rapporto tra danneggiato e danneggiante, che è indipendente dal contratto assicurativo (analogamente, in tema di criteri di liquidazione del lucro cessante, di cui all'art. 4 del d.l. n. 857 del 1976: Cass. 11 febbraio 1999, n. 1166; Cass. 11 giugno 1990, n. 5672); che le questioni sollevate sono manifestamente inammissibili per essere state prematuramente proposte, dal momento che, in difetto della costituzione del rapporto giuridico processuale nei confronti della Ras assicurazioni s.p.a., hanno ad oggetto disposizioni che concernono una ipotetica fase processuale ulteriore, venendo così a riguardare una futura eventualità (ordinanze n. 130 e n. 85 del 1998 e n. 566 del 1990); che, comunque, allo stato attuale della controversia e cioè senza la presenza in giudizio della compagnia assicuratrice della Paoletti, le questioni proposte sono manifestamente inammissibili anche per mancanza di motivazione sull'eventuale applicabilità dell'art. 5 della della legge n. 57 del 2001 nel rapporto tra danneggiata e danneggiante.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 5 della della legge 5 marzo 2001, n. 57 (Disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati), in riferimento agli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione, e dell'art. 23 della della legge 12 dicembre 2002, n. 273 (Misure per favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza), in riferimento all'art. 3 della Costituzione, sollevate dal Giudice di pace di Roma con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA