[pronunce]

n. 152 del 2006, concernente il procedimento per il rilascio delle concessioni di acqua pubblica, la Regione Umbria propone questioni di legittimità costituzionale identiche a quelle sollevate dalla Regione Emilia-Romagna in riferimento agli artt. 117, 118 e 76 Cost. e riportate supra, ai paragrafi n. 1.3. e n. 1.4. , segnalando, in particolare, di aver già adottato una propria disciplina procedimentale con la legge regionale 24 febbraio 2006, n. 5 (Piano regolatore regionale degli acquedotti - Norme per la revisione e l'aggiornamento del Piano regolatore generale degli acquedotti e modificazione della legge regionale 23 dicembre 2004, n. 33), in attuazione del conferimento di funzioni operato con il d.lgs. n. 112 del 1998. 8.3. – Anche con riguardo all'art. 101, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006, la Regione Umbria propone questione identica a quella sollevata dalla Regione Emilia-Romagna e riportata supra, ai paragrafi n. 1.1. e n. 1.2. 9. – Con ricorso notificato il 13 giugno 2006 e depositato il successivo 16 giugno, la Regione Liguria ha impugnato, fra gli altri, gli artt. 91, comma 1, lettera d), 91 comma 2, 96, 113, comma 1, e 114, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 5, 76, 117 e 118 Cost. 9.1. – Quanto all'art. 91, comma 1, lettera d), che dichiara «aree sensibili» le aree costiere «dell'Adriatico-Nord occidentale dalla foce dell'Adige al confine meridionale del comune di Pesaro e i corsi d'acqua ad essi afferenti per un tratto di 10 chilometri dalla linea di costa», la Regione Liguria deduce che tale norma contrasterebbe con l'allegato 2, lettera a) , della direttiva 21 maggio 1991, n. 91/271/CEE (Direttiva del Consiglio concernente il trattamento delle acque reflue urbane), che non prevede il limite dei 10 chilometri, così violando l'art. 117, primo comma, Cost. Inoltre, posto che, ad avviso della ricorrente, la previsione impugnata sottrarrebbe parte dei corsi d'acqua alla categoria delle «aree sensibili», essa si porrebbe in contrasto anche con «l'art. 1, comma 8, lettere a), b) e f), della legge n. 308 del 2004». 9.2. – Quanto al comma 2 del medesimo art. 91, il quale affida al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sentita la Conferenza Stato-Regioni, di individuare con proprio decreto «ulteriori aree sensibili», esso violerebbe l'art. 118, primo comma, Cost., poiché, ad avviso della Regione Liguria, non sussisterebbero ragioni di esercizio unitario che giustifichino la competenza statale. Anzi, con tale previsione, lo Stato si sarebbe riappropriato di funzioni amministrative già decentrate a livello regionale, in particolare, dall'art. 18, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 1999, nonché dal d.lgs. n. 112 del 1998 – posto che l'art. 80 di tale ultimo decreto non menzionava il poteri di individuazione delle aree sensibili fra i «compiti di rilievo nazionale» –, confermando così «l'impianto centralistico dell'intero decreto legislativo». Sulla base di queste considerazioni, la norma impugnata, secondo la Regione Liguria, determinerebbe, al contempo, la violazione dell'art. 5 Cost., il quale impone di «“promuovere” le autonomie locali», nonché dell'art. 76 Cost., in relazione all'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004, che prescrive il rispetto delle attribuzioni delle Regioni e degli enti locali, come definite ai sensi dell'art. 117 Cost., della legge n. 59 del 1997 e del d.lgs. n. 112 del 1998. Inoltre, qualora si ritenessero infondate le suddette censure svolte nei confronti dell'art. 91, comma 2, la Regione Liguria deduce, in via subordinata, che esso risulterebbe comunque in contrasto con l'art. 118 Cost., nella parte in cui prevede il parere della Conferenza Stato-Regioni anziché un'intesa, giacché quest'ultima si renderebbe necessaria in base ai principi fissati da questa Corte in relazione ai casi di «chiamata in sussidiarietà». 9.3. – Quanto all'art. 96 del d.lgs. n. 152 del 2006, la difesa della Regione Liguria prospetta questioni di legittimità costituzionale identiche a quelle sollevate dalle Regioni Emilia-Romagna e Umbria, riportate supra, rispettivamente, ai paragrafi n. 1.3. , n. 1.4. e n. 8.2. 9.4. – Quanto agli artt. 113, comma 1, e 114, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006 la difesa della Regione Liguria propone questioni identiche a quelle sollevate dalla Regione Emila-Romagna e riportate supra ai paragrafi n. 1.8. e n. 1.9. 10. – Con ricorso notificato il 12 giugno 2006 e depositato il successivo 17 giugno (registro ricorsi n. 75 del 2006), la Regione Abruzzo ha impugnato, fra gli altri, l'art. 101, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 76 e 117, terzo comma, Cost., proponendo questione identica a quella sollevata dalla Regione Emila-Romagna e dalla Regione Umbria, rispettivamente riportate supra ai paragrafi n. 1.1. , n. 1.2. e n. 8.3. 10.1. – La Regione Abruzzo propone, altresì, istanza di sospensione in via cautelare dell'esecuzione dell'art. 101, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006 ritenendo sussistenti le condizioni previste le condizioni previste dall'art. 35 della legge n. 87 del 1953, come sostituito dall'art. 9 della legge n. 131 del 2003. In particolare, ad avviso della ricorrente, la disciplina introdotta dall'articolo impugnato comporterebbe il rischio di un pregiudizio irreparabile agli «interessi pubblici ambientali che la Regione ha in carico, sia pure non in via esclusiva», in materia di tutela del territorio e della salute, rientranti nelle competenze legislative concorrenti fissate dall'art. 117, terzo comma, Cost. 11. – Con ricorso notificato il 13 giugno 2006 e depositato il successivo 20 giugno (registro ricorsi n. 76 del 2006), la Regione Puglia ha impugnato – con contestuale istanza di sospensione in via cautelare dell'esecuzione delle disposizioni medesime ai sensi dell'art. 35 della legge n. 87 del 1953 come sostituito dall'art. 9 della legge n. 131 del 2003 – gli artt. 91, comma 2, 101, comma 7, e 104 del d.lgs.