[pronunce]

La prima di tali disposizioni – nell'attribuire all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura «la realizzazione dell'Anagrafe delle aziende agricole» (nonché del «fascicolo aziendale elettronico» e della «carta dell'agricoltore e del pescatore») – prevede, difatti, un tipo di accertamento da parte di un organo dello Stato «che non si fonda su alcuno dei titoli che legittimano l'intervento statale» (ponendosi, invece, «in contrasto con le attribuzioni regionali in materia di agricoltura»). La seconda – estendendo la regola del “silenzio-assenso” a «tutti i procedimenti che l'impresa agricola può attivare» (e dunque non solo per quelli finalizzati alla erogazione di contributi) – detta, invece, «una norma generale che si applica per tutti i procedimenti, in violazione quindi dei criteri di riparto delle competenze di cui all'art. 117 Cost.». È dedotta, inoltre, la violazione dell'art. 118 Cost., giacché – in entrambi i casi – non ricorrono «motivi che giustifichino l'allocazione in capo allo Stato delle funzioni suddette in applicazione del principio di sussidiarietà», fermo restando, oltretutto, che anche in tale ipotesi la norma sarebbe egualmente illegittima «per l'assenza di ogni previsione di intesa con le Regioni». Un'articolata censura – proposta ai sensi degli artt. 5, 117 e 118 Cost., anche in relazione all'art. 2 del d.lgs. n. 281 del 1997, ed all'art. 11 della legge costituzionale n. 3 del 2001 – è quella che accomuna gli artt. 17, comma 1, e 18, commi 2 e 4 (per la disposizione enunciata dal comma 4 dell'art. 18 è dedotta, inoltre, la violazione anche dell'art. 97 Cost.). La ricorrente si duole, innanzitutto, del fatto che tali disposizioni appartengano ad un capo – il IV dell'impugnato decreto legislativo, specificamente dedicato alla tutela del «patrimonio agroalimentare» – che risultava «totalmente mancante nel testo sottoposto all'esame della Conferenza Stato-Regioni per l'espressione del proprio parere». Inoltre, con particolare riferimento alla previsione contenuta nell'art. 17, comma 1, la Regione Toscana lamenta il fatto che essa affidi alla società “Buonitalia”, partecipata dal Ministero delle politiche agricole e forestali, l'erogazione di servizi alle imprese del settore agroalimentare per favorire l'internazionalizzazione dei prodotti italiani, così violando sia l'art. 117 che l'art. 118 della Costituzione, attesa la competenza regionale in materia di agricoltura e la mancanza dei presupposti idonei a legittimare lo spostamento della potestà legislativa in capo allo Stato «in applicazione dei criteri di sussidiarietà». Quanto, poi, al comma 2 dell'art. 18, secondo cui le Regioni non sono più competenti, in via esclusiva, ad irrogare le sanzioni previste per le irregolarità riscontrate nell'attività di trasformazione delle olive da tavola e di produzione dell'olio di oliva, lo stesso violerebbe, innanzitutto, l'art. 117, terzo, quinto e sesto comma, Cost. Difatti, non costituendo la competenza sanzionatoria amministrativa «una materia a sé», la disposizione in esame, vertendo «nella materia dell'agricoltura, del commercio, e delle attività produttive», investirebbe ambiti materiali tutti rientranti nella «competenza residuale delle Regioni». Inoltre, qualora si ritengano le disposizioni sanzionatorie suddette «direttamente attuative di norme comunitarie», l'attuazione ed esecuzione della normativa comunitaria dovrebbe comunque spettare, ai sensi del quinto comma del citato art. 117 della Costituzione, «nelle materie di loro competenza alle Regioni e Province autonome». Si censura, infine, anche la previsione – sempre contenuta nell'impugnata disposizione – in ordine alla determinazione, da parte di apposito decreto ministeriale, delle modalità di riparto dei proventi delle sanzioni, giacché essa equivale all'attribuzione «al Ministro di una potestà regolamentare», non consentita dal comma sesto dell'art. 117 Cost. È infine evocata, per concludere sul punto, la violazione – oltre che dell'art. 118 Cost. (per motivi analoghi a quelli illustrati, tendenti a stigmatizzare la carenza dei presupposti per l'applicazione del principio di sussidiarietà) – anche dell'art. 97 della Carta fondamentale, in quanto la scelta di attribuire ad un organo statale la potestà di applicare le sanzioni «in modo concorrente con lo stesso compito regionale», crea i presupposti di «possibili vizi di incompetenza», con conseguente «violazione del principio di buona amministrazione». L'ultima censura proposta dalla Regione Toscana investe il comma 4 del medesimo art. 18, secondo cui «nelle materie di propria competenza spetta all'Ispettorato centrale repressione frodi l'irrogazione delle sanzioni amministrative». Si duole la ricorrente della «violazione dei criteri di riparto costituzionali», per essere stata, «in una materia regionale», la potestà sanzionatoria «attribuita ad un organo statale», deducendosi in subordine la violazione dell'art. 118 Cost. in base all'assunto già in precedenza illustrato. 3.2. — Anche nel giudizio instauratosi per effetto del ricorso in esame si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, depositando una memoria articolata in tre parti. Nella prima, relativa in particolare alla censura che ha investito l'art. 13, comma 4, del d.lgs. n. 99 del 2004, la difesa erariale nega che l'impugnata disposizione realizzi «un “accentramento” ed un “passo indietro”» rispetto al sistema anteriormente vigente, del quale, anzi, essa «ha conservato l'esistenza». L'infondatezza della censura che ha investito l'art. 14, comma 6, del d.lgs. n. 99 del 2004, è motivata, invece, in base al rilievo che tale norma si riferisce, se interpretata in chiave sistematica, unicamente alle domande di ammissione ai benefici regionali. Nel secondo dei propri scritti, l'Avvocatura generale dello Stato prende posizione in merito alla prospettata illegittimità costituzionale dell'art. 17, comma 1, del d.lgs. n. 99 del 2004. Sul punto, preliminarmente rilevato che il contenuto dell'impugnata disposizione «è chiaramente delimitato», recando «soltanto l'individuazione dello “scopo” sociale» della società “Buonitalia”, la difesa erariale sottolinea di non riuscire a scorgere lesione alcuna «alle competenze legislative e/o amministrative delle Regioni», potendo al più «aversi una sana concorrenza tra le iniziative della s.p.a. Buonitalia» e quelle «similari di singole Regioni». Rileva, inoltre, che – a dispetto della doglianza proposta dalla ricorrente, secondo cui tale disposizione «non sarebbe stata sottoposta all'esame della Conferenza Stato-Regioni» – «non soltanto si è avuta una consultazione successiva, ma in sede di Conferenza è stato il 3 febbraio 2005 raggiunto un accordo trilaterale» tra Stato, Regioni e s.p.a. Buonitalia.