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legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, dell'articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 aprile 2006, n. 1250, nonché ai sensi della legge 7 giugno 2000, n. 150, in materia di disciplina delle attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni; f verificare e valutare se la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi abbia o meno effettuato, in occasione della suddetta riunione del 31 marzo 2009, una valutazione dei rischi connessi all'attività sismica in corso sul territorio aquilano dal dicembre 2008 e se tale valutazione dei rischi sia qualificabile come approssimativa, generica ed inefficace, in relazione alle attività e ai doveri di previsione e prevenzione; g verificare e valutare se i componenti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, sempre in occasione della suddetta riunione, sia attraverso dichiarazioni agli organi di informazione, sia attraverso la redazione di un verbale, abbiano o meno dato informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità e sui futuri sviluppi dell'attività sismica in esame, al Dipartimento nazionale della protezione civile, all'assessore alla protezione civile della regione Abruzzo, al sindaco de L'Aquila, alla cittadinanza aquilana, vanificando in tal modo le finalità di tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri grandi eventi che determinino situazioni di grave rischio, venendo così meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro qualità e alla loro funzione e tesi alla previsione e alla prevenzione e ai doveri di una informazione chiara, corretta, completa, nonché inducendo le vittime a restare dentro le loro abitazioni dove hanno trovato la morte o subìto lesioni; h esaminare altresì, in relazione all'attività svolta dai componenti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, la posizione assunta dal Dipartimento nazionale della protezione civile, anche in persona del capo del dipartimento, in relazione alle proprie funzioni, ai sensi degli articoli 2, 3 e 9 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e dell'articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 aprile 2006, n. 1250, nei testi vigenti alla data del 6 aprile 2009, che, al fine di fornire ai cittadini in modo diretto tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull'attività sismica delle ultime settimane, convocava per il 31 marzo 2009 a L'Aquila, di sua iniziativa fuori dalla sede istituzionale, una riunione della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi aperta anche a rappresentanti degli enti locali, dando grande rilievo mediatico all'iniziativa volta a far pronunciare il massimo organo scientifico del settore in merito allo sciame sismico al fine di rassicurare la popolazione, concordando con il vice capo dipartimento, che in sua vece avrebbe dovuto presenziare alla riunione, di proporre e discutere la tesi secondo la quale il continuo sciame sismico avrebbe avuto l'effetto positivo di scaricare energia evitando una scossa più forte, ed anticipando la tesi dell'assenza di pericolo in una telefonata all'assessore alla protezione civile della regione Abruzzo, generando nell'amministrazione locale una percezione di sicurezza sulla inesistente o bassa probabilità di un forte terremoto; ciò anche al fine di valutare se, conseguentemente, gli scienziati partecipanti alla riunione siano stati indotti ad analizzare la questione evitando di suscitare allarmismi tra la popolazione e senza il necessario approfondimento in merito al reale rischio di grave evento sismico. 3 La Commissione riferisce al Parlamento annualmente con singole relazioni o con relazioni generali e ogniqualvolta ne ravvisi la necessità e comunque al termine dei suoi lavori. 4 La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l'accompagnamento coattivo di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale. 2 (Composizione della Commissione) 1 La Commissione è composta da dieci senatori e da dieci deputati, scelti rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. I componenti sono nominati anche tenendo conto della specificità dei compiti assegnati alla Commissione. I componenti della Commissione dichiarano alla Presidenza della Camera di appartenenza se nei loro confronti sussista una delle condizioni indicate nel codice di autoregolamentazione allegato alla relazione in materia di formazione delle liste dei candidati per le elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, approvata il 18 febbraio 2010 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, istituita dalla legge 4 agosto 2008, n. 132. 2 La Commissione è rinnovata dopo il primo biennio dalla sua costituzione e i suoi componenti possono essere confermati. 3 Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, convocano la Commissione per la costituzione dell'ufficio di presidenza. 4 La Commissione, nella prima seduta, elegge a scrutinio segreto il proprio ufficio di presidenza, costituito dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari. Per l'elezione del presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti la Commissione; se nessuno riporta tale maggioranza si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggiore numero di voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. 3 (Testimonianze) 1 Ferme restando le competenze dell'autorità giudiziaria, per le testimonianze davanti alla Commissione si applicano le disposizioni previste dagli articoli da 366 a 372 del codice penale. 4 (Acquisizione di atti e documenti) 1 La Commissione, sulle materie attinenti alle finalità della presente legge, può acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti dal segreto. In tale ultimo caso la Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza. L'autorità giudiziaria provvede tempestivamente e può ritardare la trasmissione di copia di atti e documenti richiesti con decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria. Il decreto ha efficacia per sei mesi e può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l'autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto.