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Ne ha facoltà. RICHETTI (Misto-+Eu-Az) . Signor Presidente, non farò alcuna considerazione di metodo. Mi asterrò dal commentare gli aspetti sui quali molti i colleghi sono intervenuti sull' iter parlamentare, anche perché rischierebbero di essere considerazioni troppo ingenerose e penso che la fase delicata che il Paese sta attraversando, sia dal punto di vista sociale, nel contrasto alla pandemia, sia sul fronte economico, non lasci a nessuno di noi lo spazio per la polemica. Mi consenta tuttavia di dire, Presidente, che in questo passaggio cruciale la manovra di bilancio, a nostro giudizio, poteva e doveva essere più coraggiosa e più coerente. Lo dico da sostenitore di questo disegno di legge di bilancio e da membro della maggioranza. Poteva essere più coraggiosa e più coerente a partire proprio dalla rimodulazione dell'Irpef e dalle modifiche che vi apportiamo. Non c'è categoria del Paese che oggi non denunci la necessità di ridurre l'imposizione fiscale: tagliare e abbassare le tasse trova un evidente consenso tra i cittadini. Ma c'è un'urgenza, anzi un'emergenza in questo Paese. In politica, quando ci sono le emergenze, queste diventano priorità dell'azione del Governo e del Parlamento in primissima battuta. L'emergenza di questo Paese si chiama lavoro giovanile: non c'è altra questione, dal punto di vista della riduzione delle tasse, che venga prima del ridurre una disparità inaccettabile, come ha ricordato recentemente pubblicamente Carlo Calenda, riprendendo i dati dell'Istat, che voglio ricordare a quest'Assemblea come punto di partenza. Il reddito medio annuo degli italiani è di 21.965 euro; il reddito medio degli under 30 è di 15.128 euro; il reddito medio degli under 25 è di 9.935 euro. Un giovane che lavora in Italia guadagna meno della metà del reddito medio. Ebbene, più coraggio e più coerenza avrebbero voluto dire almeno discutere l'emendamento che abbiamo presentato come Misto-+Europa-Azione. Signor Presidente, se 5,5 di quegli 8 miliardi destinati alla riduzione dell'Irpef fossero andati alla riduzione dell'Irpef degli under 25 e degli under 30 noi avremmo azzerato l'Irpef sugli under 25 e dimezzato del 50 per cento quella sugli under 30. Mi soffermo su questo aspetto, perché non possiamo continuare con la retorica della questione giovanile, di cui riempiamo gli appuntamenti di partito, di ogni partito, e poi, quando è ora, avendo la possibilità di mettere in campo un provvedimento concreto, non farlo. Continuare con questo approccio sulla modifica delle tasse, dell'Irpef e dell'imposizione in generale, limando un po' scaglioni e aliquote, non fa altro che rafforzare quella odiosa ingiustizia che don Milani, nelle lettere alla professoressa, definisce le «parti uguali tra disuguali»: i disuguali oggi sono una generazione che ha un accesso al reddito semplicemente insopportabile. Parlando di professoressa, Presidente, mi consenta una considerazione velocissima sul tema della scuola. Il Governo ha fatto uno sforzo importante in questa manovra di bilancio, prevedendo uno stanziamento tra i più significativi degli ultimi anni a favore del fondo dedicato agli insegnanti. Ora spetta alle forze politiche ragionare sui criteri con cui utilizzare questo fondo, perché non può proseguire lo scontro ideologico continuo tra chi usa la valutazione degli insegnanti come una clava contro una categoria e chi ritiene che la distribuzione a pioggia di risorse possa essere un modo ancora attuale di procedere. A farne le spese sono proprio gli insegnanti che, nella stragrande maggioranza, sono donne e uomini che svolgono il proprio lavoro con generosità e competenza e ai quali - lo dico alla luce di quanto letto nella manovra di bilancio - dovremmo applicare non solo i principi di cura e dedizione, ma, ad esempio, anche quello del raggiungimento di obiettivi importanti come il contrasto all'abbandono e alla dispersione scolastica. A questi aspetti nulla è legato in termini di riconoscimento economico. In Italia nel 2020 543.000 ragazzi hanno abbandonato gli studi. Sono percentuali drammatiche, che ci collocano al quarto posto, in termini negativi, in Europa. Dico questo perché sui temi della formazione, dell'insegnamento e dell'acquisizione delle competenze quest'Assemblea avrà un ruolo centrale. Penso alle prossime settimane, quando discuteremo la riforma degli Istituti tecnici superiori e le modifiche che arrivano dalla Camera dei deputati. Voglio sperare che non ci sarà un arretramento su un livello strategico di preparazione dei nostri giovani rispetto a quanto fatto dalla Camera e che si riconosca il valore di un'esperienza che oggi ha restituito non solo formazione e competenza ai ragazzi, ma anche importanti opportunità di lavoro. Concludo con una nota in tema di giustizia, che sarà breve al fine di rispettare il tempo a mia disposizione. Con il collega Costa, alla Camera, e il collega Cucca, in Senato, nei mesi scorsi abbiamo lavorato moltissimo dopo l'istituzione del fondo per le spese legali degli imputati assolti, che - secondo me - è una grande conquista in termini di civiltà. Si tratta - ancora una volta - di un fondo costituito, ma non ancora finanziato. Istituire fondi per poi non metterci soldi non è proprio il modo migliore per dare risposte ai cittadini e assicurare credibilità alle Istituzioni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, credo che il senso profondo dell'azione politica si manifesti in due forme: guidare la Nazione verso una certa idea di futuro, sviluppo e benessere e sostenere chi non riesce a reggere il passo verso la meta indicata. È inutile negare che in questa fase eccezionale, nel pieno della crisi di sistema che stiamo vivendo, il primo compito è assolto in forma quasi esclusiva dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal suo Governo. Al Parlamento non resta - e non è poco - che assolvere, nei margini spesso ristretti che il Governo lascia, il secondo compito. Ciascuno di noi in quest'Aula per sensibilità personale, orientamento politico e provenienza territoriale ha presentato alla manovra di bilancio gli emendamenti che riteneva essenziali. Io ho individuato prevalentemente due ambiti di azione nella mia attività emendativa. Il primo è cercare di sostenere fattivamente e concretamente i bisogni dei cittadini marchigiani e delle altre tre Regioni sconvolte dal terremoto del 2016, sapendo che, a causa di una carenza del sistema pubblico nel suo complesso, i loro bisogni non sono stati ancora soddisfatti. Il secondo riguarda lo stato dell'editoria, che è il mondo da cui provengo e non solo per questo ritengo doveroso occuparmene. Altri colleghi hanno parlato e parleranno delle vicende legate al terremoto, quindi concentrerò il mio breve intervento sul tema dell'editoria. Comincio col rammaricarmi perché diversi emendamenti che ho presentato non sono stati recepiti, non hanno avuto il via libera del Ministero dell'economia; in particolar modo, uno tra i segnalati puntava alla forfettizzazione delle copie rese. Sarebbe stato un provvedimento utile non tanto per gli editori, quanto per gli edicolanti, una categoria in grandissima sofferenza, come sappiamo.