[pronunce]

In tale ipotesi, secondo il giudice a quo, ferme restando eventuali conseguenze disciplinari e professionali in capo all'ufficiale giudiziario, il contraddittorio può dirsi correttamente instaurato, non incidendo la detta omissione sull'esercizio dell'azione. La disposizione censurata, inoltre, introdurrebbe una disparità di trattamento tra colui che utilizza lo strumento della notifica dell'appello a mezzo dell'ufficiale giudiziario e colui che, anche per ragioni di convenienza, quali la celerità della procedura, si avvale dello strumento previsto dall'art. 20, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, richiamato dall'art. 53, comma 2, prima parte, del detto decreto legislativo, concernente la spedizione a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento. La detta disparità di trattamento sarebbe individuabile nel dato che l'eventuale omissione dell'avviso scritto alla segreteria della Commissione tributaria provinciale da parte dell'ufficiale giudiziario, ai sensi dell'art. 123 disp. att. cod. proc. civ. , non comporta la inammissibilità dell'appello come, invece, stabilito dalla norma censurata. Il giudice a quo, infine, ritiene la questione rilevante, in quanto la valutazione di ammissibilità dell'appello precede quella sul merito della sentenza appellata. 2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha spiegato intervento con atto depositato in data 20 luglio 2010. La difesa dello Stato sostiene che la questione di legittimità costituzionale dovrebbe essere ritenuta non fondata e, al riguardo, richiama la sentenza n. 321 del 2009 della Corte costituzionale, ponendo in evidenza come le argomentazioni in essa contenute debbano trovare applicazione anche nel caso di specie. In ordine all'asserita violazione dell'art. 2 Cost., l'Avvocatura generale ritiene che la questione dovrebbe essere dichiarata inammissibile, stante l'assenza di motivazione con riferimento a tale parametro.1. - Nel corso di un giudizio di appello, la Commissione tributaria regionale dell'Emilia-Romagna, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 53, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'articolo 30 delle legge 30 dicembre 1991, n. 413), come modificato dall'articolo 3-bis, comma 7, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248. La rimettente riferisce che in data 20 novembre 2008 l'Agenzia delle entrate di Bologna si è costituita in giudizio chiedendo, in via pregiudiziale, che fosse dichiarata l'inammissibilità dell'appello per violazione dell'art. 3-bis, comma 7, del d.l. n. 203 del 2005, in quanto non sarebbe stata depositata la copia dell'atto di impugnazione presso la Commissione tributaria provinciale. Il giudice a quo, inoltre, precisa che, all'udienza del 14 ottobre 2009, l'appellante ha chiesto l'accoglimento del ricorso e, in via subordinata, ha sollecitato la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale, previa sospensione del giudizio, sollevando questione di legittimità costituzionale della disposizione, qualora fosse stato ritenuto applicabile il disposto dell'art. 53, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, con conseguente inammissibilità del ricorso. Il giudice a quo, infine, pone in evidenza che il difensore del contribuente ha, comunque, prodotto la ricevuta di deposito dell'appello presso la Commissione provinciale recante data anteriore di qualche giorno rispetto all'udienza, «posto che la norma non fissava il termine per la consegna della copia dell'appello». 2. - In punto di non manifesta infondatezza, il rimettente osserva come la norma in questione, nell'inciso introdotto dall'art. 3-bis, comma 7, del d.l. n. 203 del 2005, comporti una violazione del diritto di difesa, in quanto l'omesso deposito della copia dell'appello presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale preclude il diritto di azione, pur in presenza di un contraddittorio regolarmente instaurato, benché la conoscenza dell'interposto appello, da parte di detta segreteria, sia assicurata dal dettato dell'art. 53, ultimo comma, del d.lgs. n. 546 del 1992, secondo cui la segreteria della Commissione regionale è tenuta a richiedere la trasmissione del fascicolo del processo. Il giudice a quo, inoltre, ritiene che la disposizione censurata introduca una disparità di trattamento tra colui che notifica l'appello, avvalendosi dell'ufficiale giudiziario, e colui che, anche per ragioni di convenienza, quali la celerità della procedura, si avvale della spedizione a mezzo posta con raccomandata a. r., ai sensi dell'art. 20, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, richiamato dall'art. 53, comma 2, prima parte, del detto decreto legislativo. La dedotta disparità di trattamento sarebbe individuabile nel dato che l'eventuale omissione dell'avviso scritto alla segreteria della Commissione tributaria provinciale da parte dell'ufficiale giudiziario, ai sensi dell'art. 123 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, non prevede la conseguenza della inammissibilità dell'appello, come, invece, disposto dalla disposizione censurata. 3. - La difesa dello Stato ha rilevato l'inammissibilità della questione posta con riferimento all'art. 2 Cost., per difetto di motivazione in ordine alla violazione del parametro indicato. Il rilievo è fondato. Infatti, il giudice a quo ha omesso di indicare i motivi per i quali la disposizione censurata violerebbe l'art. 2 Cost., essendosi limitato ad indicare il detto parametro, senza svolgere alcuna argomentazione al riguardo. 4. - Con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. la questione non è fondata. Si deve premettere che, nel processo tributario, il ricorso in appello (art. 53 d.lgs. n. 546 del 1992 e successive modificazioni) è proposto mediante notifica effettuata secondo le norme degli artt. 137 e seguenti cod. proc. civ. , a mezzo ufficiale giudiziario, oppure direttamente dalla parte mediante il servizio postale a mezzo spedizione dell'atto in plico raccomandato con avviso di ricevimento, o ancora presso l'ufficio del Ministero delle finanze o dell'ente locale mediante consegna dell'atto all'impiegato addetto che rilascia ricevuta sulla copia (art. 16, commi 2 e 3, d.lgs. citato).