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Disposizioni per il potenziamento dell'insegnamento della storia dell'arte nelle scuole secondarie di secondo grado. Onorevoli Senatori. – L'arte, al pari degli altri settori della cultura, rappresenta un bene di insostituibile valore sociale e formativo, nonché un elemento strategico per la crescita del territorio e per l'economia del nostro Paese. L'Italia è conosciuta nel mondo come il Paese della bellezza e della cultura: capolavori assoluti, paesaggi meravigliosi, artigiani eccellenti, gente creativa e ospitale. Il nostro patrimonio culturale e paesaggistico, omogeneamente diffuso da nord a sud, appartiene non solo a tutti gli italiani, ma all'intera umanità. E proprio perché ne siamo custodi il mondo ci guarda e ci giudica, valutando la nostra capacità di difenderlo, di gestirlo e di valorizzarlo. È necessario un rinnovamento vero, tempestivo e appassionato. Bisogna avere una visione d'insieme e cambiare l'immagine di un'Italia troppo spesso ritenuta incapace di salvaguardare e custodire le sue opere d'arte. Se godere del nostro patrimonio storico e artistico e dei beni culturali è un diritto dei cittadini, chiunque abbia il privilegio e la responsabilità di occuparsi della sua gestione dovrà farlo con rigore e competenza, al di sopra di opinioni di parte. Poiché siamo convinti che alla cultura debba essere riservata la stessa importanza dell'economia, della sanità, della sicurezza, della giustizia e dell'istruzione, riteniamo necessario intervenire al fine di migliorare innanzitutto la formazione delle nuove generazioni. L'attenzione al patrimonio artistico e alla sua tutela e valorizzazione costituisce una componente essenziale dell'educazione alla cittadinanza e della maturazione dei giovani, per una consapevolezza d'identità nazionale che sia legata anche ai territori. La valenza formativa dell'educazione all'arte nella sua dimensione storico-culturale, oltre che creativa, è confermata anche da tutta la ricerca pedagogico-scientifica elaborata a partire dal dopoguerra (Bruner, Vygotskij, Dewey) fino ai contributi più recenti (Morin, Gardner) ed è stata sottolineata nella Road Map per l'educazione artistica (UNESCO), accolta e promossa dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca anche attraverso il monitoraggio effettuato nell'estate 2011 in attuazione dell'Agenda di Seul (Obiettivi per lo sviluppo dell'educazione artistica, 2010). Anche la Convenzione quadro del Consiglio d'europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro, 2005) ha affermato che la conoscenza e l'uso del patrimonio rientrano nel diritto di partecipazione dei cittadini alla vita culturale, così come definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Difatti l'educazione all'arte e alla tutela del patrimonio fa parte delle competenze chiave stabilite dalla Strategia di Lisbona e ribadite dal Parlamento europeo e dal Consiglio attraverso la raccomandazione 2006/962/CE del 18 dicembre 2006. L'insegnamento della storia dell'arte nella scuola secondaria di secondo grado nel nostro Paese ha da sempre rappresentato un tratto caratterizzante e ben radicato del sistema educativo scolastico, frutto di una sensibilità culturale moderna e lungimirante che, a tutt'oggi, costituisce un modello a livello internazionale. Infatti, sull'esempio dell'Italia, l'educazione al patrimonio e l'approccio storico-artistico sono stati incrementati nei sistemi educativi di altri Stati europei e in particolar modo dalla Francia che, a partire dal 2008, ha inserito l'insegnamento obbligatorio di histoire des arts in tutti i livelli e ordini di studio. In ottemperanza alla Convenzione e alle raccomandazioni europee citate, con il regolamento di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007 , n.139, sono stati individuati quattro assi culturali fondamentali comuni a tutti i percorsi formativi che devono essere assicurati in tutti i curricula dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio. Il primo asse fondamentale è denominato «asse dei linguaggi» e prevede esplicitamente «le conoscenze fondamentali delle diverse forme di espressione e del patrimonio artistico», nonché «la sensibilità alla tutela e alla conservazione dei beni culturali e la coscienza del loro valore». Tuttavia il quadro fin qui presentato è stato ampiamente disatteso dall'articolo 64, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, laddove, definendo un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili per conferire una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico, ha totalmente ignorato le raccomandazioni europee. In realtà, il medesimo articolo, al comma 4, ha previsto che per l'attuazione del piano si procedesse, tra l'altro, alla ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, tradendo, di fatto, la maggiore efficienza che, con tale disposto, si voleva conferire al sistema scolastico. Il conseguente riordinamento della scuola secondaria di secondo grado (regolamento degli istituti professionali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.87 ; regolamento degli istituti tecnici di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,n.88; regolamento dei licei di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,n.89) ha determinato una complessiva riduzione della presenza della storia dell'arte nell'insegnamento curricolare di gran parte degli indirizzi di studio. Nel caso del liceo classico, ad esempio, prima della riforma operata nel 2008, era prevista la possibilità di svolgere due ore di storia dell'arte settimanali per tutti i cinque anni di corso mentre, a seguito della riforma, sono previste due ore solo negli ultimi tre anni, quindi è totalmente scomparsa nel biennio, durante il quale l'insegnamento della storia dell'arte correva parallelo a quello della storia e della lingua greca e latina. Risulta particolarmente preoccupante la quasi totale scomparsa della disciplina in alcuni indirizzi degli istituti tecnici (nel biennio degli istituti tecnici per il turismo) e la sua sparizione nei quadri orari degli indirizzi professionali nei quali la materia costituiva parte integrante dei curricula con dignità di disciplina di indirizzo (istituto professionale per la moda, istituto professionale per la grafica, istituto professionale per il turismo). L'insegnamento della storia dell'arte era non solo essenziale alla definizione del profilo di competenze dell'indirizzo, ma anche un'occasione privilegiata di formazione culturale e professionale per gli studenti di quegli ordini di studi che intendono rivolgersi al settore turistico. Le professionalità della scuola e dell'università, l'utenza scolastica in generale, la società civile nel suo complesso e l'opinione pubblica hanno manifestato subito un chiaro dissenso nei confronti di tale ridimensionamento della disciplina. Contro la riduzione del monte orario riservato alla storia dell'arte nei vari indirizzi di studio, l'Associazione nazionale insegnanti di storia dell'arte (ANISA) aveva lanciato un appello che era stato sottoscritto da più di 4.000 persone appartenenti ai più diversi settori della società civile.