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Modifiche all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e altre disposizioni concernenti la formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge si propone di ridurre il numero massimo di alunni per classe nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di assicurare maggiore sicurezza, igiene e vivibilità, nonché di migliorare la qualità della didattica, anche con riferimento agli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali. Il sovraffollamento delle classi è uno degli effetti dei provvedimenti adottati dal IV governo Berlusconi, ministro dell'economia e delle finanze Tremonti, in particolare con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; il successivo piano triennale degli allora ministri Tremonti e Gelmini, in esecuzione dei provvedimenti di legge citati, ha determinato il licenziamento di 86.931 docenti, con una conseguente crescita esponenziale degli alunni per classe, di cui ancora oggi la scuola soffre. Nel corso degli anni è emerso con chiarezza come quelle misure, adottate con lo scopo di razionalizzare la spesa pubblica sul versante dell'istruzione, hanno invece determinato tagli strutturali, da cui sono derivati inevitabili effetti. In particolare: la presenza nella stessa classe di più alunni con disabilità, che ha reso il contesto formativo spesso incapace di produrre la necessaria integrazione degli stessi; l'eliminazione dei moduli nella scuola primaria e di tutte le ore di compresenza che avevano connotato una riforma meritevole di aver portato la scuola primaria italiana ad eccellere anche nei riscontri internazionali; la riduzione del tempo scuola (con il solo modello a 27 ore settimanali garantito a tutti e con la possibilità di ulteriore riduzione addirittura a 24 ore settimanali) e l'eliminazione dei rientri pomeridiani; il ripristino del cosiddetto maestro prevalente, se non unico in tanti casi; l'impossibilità di estendere il tempo pieno a causa dei tetti agli organici (il vincolo a rientrare nella dotazione organica provinciale-DOP assegnata); l'eliminazione nei fatti del tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado; l'obbligo di costituire tutte le cattedre a 18 ore indipendentemente dalle ricadute sulla didattica delle diverse discipline, sugli ordinamenti e su quei pochi elementi minimi di flessibilità possibili nell'organizzazione delle attività didattiche; l'accorpamento di classi (anche terminali), la loro trasformazione in articolate o la ricollocazione degli studenti in sezioni parallele, con gravi disagi nel percorso di studi e senza alcun riguardo per la continuità didattica. Nel contesto attuale è necessario ricordare che l'articolo 64, comma 1, del citato decreto-legge n. 112 del 2008 ha disposto il ridimensionamento delle dotazioni organiche dei docenti attraverso l'incremento graduale, fino al raggiungimento di un punto, a partire dall'anno scolastico 2009/2010 ed entro quello 2011/2012, del rapporto alunni/docente. Per la realizzazione di tale finalità, i commi 3 e 4 dello stesso articolo 64 hanno previsto la predisposizione di un piano programmatico di interventi e misure e la conseguente adozione, a fini attuativi, di regolamenti recanti la revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi, nonché di quelli relativi alla determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). Ai sensi del comma 6 dello stesso articolo 64, quanto disposto dal comma 1 concorre, a decorrere dall'anno 2009, alla realizzazione di economie di spesa per il bilancio dello Stato, ovvero a un taglio di risorse ai danni del sistema scolastico. È successivamente intervenuto il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, recante Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, che, in materia di numero di alunni per classe, ha disposto quanto segue: Per quanto riguarda la disciplina relativa allo spazio da mettere a disposizione degli alunni per lo svolgimento delle attività didattiche, ai sensi del decreto del Ministro per i lavori pubblici 18 dicembre 1975, il rapporto alunni/superficie per lo svolgimento di tali attività deve essere pari a 1,80 metri quadrati per alunno nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole del primo ciclo e a 1,96 metri quadrati per alunno nelle scuole del secondo ciclo. Successivamente, l'articolo 12, comma 5, della legge 11 gennaio 1996, n. 23, recante Norme per l'edilizia scolastica, ha stabilito che, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, il citato decreto 18 dicembre 1975 avrebbe cessato di essere applicato. In sede di prima applicazione, però, gli indici di riferimento contenuti nel medesimo decreto avrebbero continuato ad applicarsi fino all'approvazione, da parte delle regioni, di specifiche norme per la progettazione esecutiva degli interventi, che avrebbero dovuto essere adottate sulla base di nuove norme tecniche-quadro, da emanare con decreto interministeriale, contenenti gli indici minimi e massimi di funzionalità urbanistica, edilizia e didattica indispensabili a garantire indirizzi progettuali di riferimento adeguati e omogenei sul territorio nazionale. Tuttavia, questo percorso ancora oggi non ha trovato una sua concreta attuazione e il decreto interministeriale non è mai stato adottato. L'adozione di nuove norme tecniche-quadro è stata nuovamente prevista dal decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, ma, in sede di Conferenza unificata, le regioni hanno espresso parere contrario e anche in questo caso il decreto interministeriale non è stato adottato. Sempre a tal riguardo occorre sottolineare che, ai sensi del decreto del Ministro dell'interno 26 agosto 1992, recante Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica, il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone per aula. Come ricordato nella sentenza del tribunale amministrativo regionale per il Molise n. 144 del 2012, tale limite è stato considerato suscettibile di deroga dal Ministero dell'interno – Dipartimento dei vigili del fuoco, con nota prot. P480/4122 sott. 32 del 6 maggio 2008, a condizione che: le porte abbiano larghezza almeno di 1,20 metri, si aprano nel senso dell'esodo e rispondano agli ulteriori requisiti specificamente indicati al punto 5.6 del citato decreto del Ministro dell'interno 26 agosto 1992; ci sia una apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare dell'attività; l'incremento numerico sia « modesto ».