[pronunce]

L'art. 27, quindi, prevederebbe comunque la ripartizione a favore delle Regioni, in virtù della loro competenza in materia, dei finanziamenti statali, e ciò basterebbe a far scattare il meccanismo di cui all'art. 5 della legge n. 386 del 1989. Per mero tuziorismo la ricorrente aggiunge che, se anche si ritenesse che l'art. 27 disconosca qualsiasi competenza regionale in materia, esso dovrebbe comunque essere applicato nella Provincia nel rispetto e nei limiti dello statuto di autonomia e delle relative norme di attuazione (art. 82 della legge n. 448 del 1998), e che l'art. 15 del d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526 (Estensione alla Regione Trentino-Alto Adige ed alle Province autonome di Trento e Bolzano delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616), prevede che le funzioni amministrative che le leggi generali dello Stato conferiscono ai comuni, ai sensi dell'art. 128 della Costituzione, debbano intendersi conferite anche ai comuni siti nelle due Province autonome "qualora non rientrino nelle materie di competenza della regione o delle province" (comma 1), e che al trasferimento ai comuni delle funzioni amministrative ricadenti nelle materie di competenza della Regione o delle Province "si provvede, rispettivamente, con legge regionale o provinciale" (comma 2): dunque, anche per quanto riguarda le funzioni propriamente operative, l'art. 27 della legge n. 448 del 1998 dovrebbe essere interpretato, in virtù dell'art. 82 della stessa legge, come norma non vincolante ma meramente dispositiva, e dunque non nel senso di escludere la competenza della Provincia all'esercizio diretto delle funzioni di assistenza. Quanto poi al potere sostitutivo statale di cui al comma 2 dell'art. 27, esso non solo non negherebbe, ma al contrario presupporrebbe e confermerebbe la competenza regionale, escludendo quella comunale. 10. - In relazione al secondo dei due ricorsi (r. confl. n. 46 del 2000) , la Provincia autonoma di Trento, replicando all'interpretazione dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 266 del 1992 e dell'art. 12, comma 2, del d.lgs. n. 268 del 1992 fornita dall'Avvocatura, afferma che da tali norme risulterebbe proprio che il finanziamento di cui all'art. 27 della legge n. 448 del 1998 avrebbe dovuto essere attribuito anche alla Provincia. L'affermazione della difesa erariale, secondo cui il rispetto dell'art. 5, comma 2, della legge n. 386 del 1989 comporterebbe una duplicazione di flussi finanziari, non sarebbe volta a difendere l'atto impugnato per conflitto, ma semplicemente a contestare l'autonomia finanziaria della Provincia, così come disciplinata dalle norme statali che la riguardano. A seguire la tesi dell'Avvocatura, infatti, le Province autonome dovrebbero essere escluse da tutti i fondi che lo Stato destina alle Regioni per specifici interventi: al contrario, del finanziamento integrativo nel settore dell'assistenza scolastica dovrebbe beneficiare anche la comunità trentina, pur mantenendo una più ampia ma non certo assoluta autonomia nella destinazione concreta delle risorse aggiuntive.1. - I ricorsi per conflitto di attribuzioni, promossi dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, investono due decreti del Presidente del Consiglio dei ministri: il d.P.C.m. 5 agosto 1999, n. 320 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell'art. 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sulla fornitura gratuita o semigratuita di libri di testo: r. confl. n. 38 e n. 40 del 1999), e il d.P.C.m. 4 luglio 2000, n. 226 (Regolamento recante conferma con modificazioni del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 agosto 1999, n. 320, concernente disposizioni di attuazione dell'art. 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sulla fornitura gratuita o semigratuita di libri di testo: r. confl. n. 46 del 2000). Le ricorrenti chiedono dichiararsi che non spetta allo Stato escludere le Province autonome di Trento e di Bolzano dalla ripartizione dei fondi statali assegnati per assicurare la gratuità totale o parziale dei libri di testo in favore degli alunni che adempiono l'obbligo scolastico e per provvedere alla fornitura anche in comodato di libri di testo in favore degli studenti della scuola secondaria superiore, di cui all'art. 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo), e all'art. 53 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato Legge finanziaria 2000); e conseguentemente annullarsi i decreti medesimi con particolare riferimento all'art. 3 del d.P.C.m. n. 320 del 1999, all'art. 1, commi 1 e 2, del d.P.C.m. n. 226 del 2000 e alle tabelle allegate al primo decreto, che recano il piano di riparto dei fondi fra le Regioni. Le ricorrenti affermano che l'esclusione delle stesse dal riparto dei finanziamenti statali in questione lede le loro competenze legislative e amministrative in materia di assistenza scolastica e l'autonomia finanziaria ad esse attribuita dal titolo VI dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige e dall'art. 5 della legge 30 novembre 1989, n. 386 (Norme per il coordinamento della finanza della regione Trentino-Alto Adige e delle province autonome di Trento e di Bolzano con la riforma tributaria), ai cui sensi "le province autonome partecipano alla ripartizione di fondi speciali istituiti per garantire livelli minimi di prestazioni in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, secondo i criteri e le modalità per gli stessi previsti" (comma 1, invocato in linea principale dalla ricorrente Provincia di Bolzano), e "i finanziamenti recati da qualunque altra disposizione di legge statale, in cui sia previsto il riparto o l'utilizzo a favore delle regioni, sono assegnati alle province autonome ed affluiscono al bilancio delle stesse per essere utilizzati, secondo normative provinciali, nell'ambito del corrispondente settore, con riscontro nei conti consuntivi delle rispettive province" (comma 2, invocato dalla Provincia di Trento, e, in subordine, anche dalla Provincia di Bolzano). 2. - I tre ricorsi hanno oggetti identici o connessi, e pertanto essi devono essere riuniti per essere decisi con unica pronunzia. 3. - La Corte osserva, preliminarmente, che non ricorrono, nella specie, le ragioni che altra volta l'hanno indotta a dichiarare inammissibile il conflitto di attribuzioni in quanto rivolto contro un atto meramente esecutivo di una disposizione di legge, e come tale ritenuto privo di autonomo contenuto lesivo, riportandosi quest'ultimo esclusivamente, in ipotesi, alla legge applicata (sentenza n. 467 del 1997).