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"Malgrado le acque in questione siano infestate dai pirati - spiega la ong - il primo compito della missione è 'proteggere gli asset estrattivi di Eni, operando in acque internazionali'". Nell'area attorno al Golfo di Guinea, ENI produce 60 milioni di barili di petrolio da Angola, Nigeria e Ghana e miliardi di metri cubi di gas l'anno. "Tutto questo con un costo ambientale altissimo, soprattutto nella regione del Delta del Niger", commenta Greenpeace. Nell'agosto 2011 i ricercatori del Programma delle Nazioni Unite sull'Ambiente (UNEP) hanno scoperto che "l'inquinamento prodotto da oltre 50 anni di operazioni petrolifere nella regione è penetrato più in profondità e in ampiezza di quanto si supponesse", contaminando acqua potabile, terra, ruscelli e importanti ecosistemi come le mangrovie. "Anche Eni (ma non solo, ndr) è coinvolta - racconta Greenpeace - e se dal 2014 al 2020 la pratica di bruciare il gas in eccesso in Nigeria è stata ridotta di circa il 40%, tuttavia non si è ancora arrivati all'abbattimento totale"; anche le missioni in Iraq, nel Golfo di Aden, nel Mediterraneo orientale e nello Stretto di Hormuz sarebbero strettamente connesse alle fonti fossili. "Il legame non è sempre nero su bianco - spiega Greenpeace - ma in alcuni casi la 'connessione fossile' emerge dalle audizioni parlamentari del ministro della Difesa". Ascoltato in Parlamento, infatti, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha citato le missioni in Iraq, il cui crollo, secondo le parole usate dal ministro, "metterebbe a repentaglio la nostra sicurezza energetica" e quelle nel Mediterraneo orientale dove, ha dichiarato, è necessaria "una nostra presenza più regolare" dato che "la possibilità di sfruttamento delle risorse energetiche è fortemente condizionata dal contenzioso marittimo in corso". Ma il Ministro ha parlato anche delle operazioni militari in zone strategiche per le importazioni italiane di petrolio e gas "come il Golfo di Aden e lo Stretto di Hormuz", che hanno la finalità di proteggere la "sicurezza energetica" del Paese. Nei prossimi mesi, inoltre, l'Italia dovrebbe aderire anche alla missione Ue nella provincia di Cabo Delgado (Mozambico), dove secondo il Ministro gli scontri stanno causando "interruzioni dell'attività estrattiva" e dove Bruxelles ha da poco approvato una missione, si chiede di sapere: se corrisponda al vero quanto riportato in premessa; poiché la sicurezza energetica dei cittadini si tutela investendo in fonti rinnovabili e non facendo gli interessi delle compagnie dei combustibili fossili con missioni militari all'estero, se il Governo intenda continuare a utilizzare centinaia di milioni di euro dei contribuenti per difendere gli interessi dell'industria del gas e del petrolio, anziché proteggere le persone dagli impatti della crisi climatica, alimentata proprio dallo sfruttamento delle fonti fossili. Atto n. 4-06369 DE BONIS Al Ministro della salute Premesso che, come noto, il green pass base è la certificazione verde COVID rilasciata dopo la vaccinazione, la guarigione dall'infezione COVID o l'effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare. Per green pass rafforzato, invece, si intende la certificazione verde rilasciata solo ed esclusivamente dopo l'avvenuta vaccinazione o guarigione dal COVID. Il super green pass non include, quindi, l'effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare; considerato che: avere il green pass , sia esso base o rafforzato, non esclude il fatto che si possa essere positivi al COVID, e non esiste ad oggi nessuna norma che vieti di circolare liberamente alle persone positive al COVID, ma con green pass valido. Contagiosi, eppure accolti all'interno di un ristorante o di un teatro, in treno o in palestra; la frequentazione di luoghi pubblici da parte di chi possiede il green pass avviene sempre più spesso, anche perché ormai, tra i nuovi casi COVID, non mancano i vaccinati di lungo corso, quindi con una protezione ridotta. Violare la quarantena è reato ma, purtroppo, non esiste ancora un sistema che sospenda la certificazione verde a chi risulti contagiato; solo da qualche giorno, il Ministero della salute ha fatto sapere di essere pronto ad attivare il sistema di revoca temporanea della certificazione ed è in attesa che il Garante della privacy possa dare il via libera a breve. Ma nella segnalazione al Parlamento e al Governo dell'11 novembre, l'Autorità aveva già sottolineato come l'efficacia ai fini epidemiologici del green pass dipendesse da verifiche periodiche sulla sua persistente validità, attuabili mediante la piattaforma nazionale DGC per il rilascio delle certificazioni, garantendo così l'esattezza e l'aggiornamento dei dati personali; gli esperti sostengono che c'è un problema tecnico che starebbero risolvendo e pare che, in realtà, il sistema prevedesse già una sospensione automatica per il green pass con un tampone positivo. Tali esperti dicono che si sono rilevate delle criticità che starebbero affrontando per risolverle e sulla questione dovrà esprimersi il Garante della privacy il quale ha segnalato più volte nei mesi scorsi al Ministero della salute i profili critici derivanti da un mancato aggiornamento del certificato verde; l'esperto dottor Walter Ricciardi, docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, nonché consigliere del Ministro della salute, aveva sostenuto in merito: "Il Green pass deve essere caratterizzato dalla sicurezza. Chi ha il certificato verde non può essere portatore di un'infezione. Abbiamo tanto lavorato perché con il Super green pass questo non avvenisse, dobbiamo quindi lavorare in tempo reale per risolvere questo problema". La dottoressa Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale "Sacco" di Milano, afferma: "Il problema dei positivi al Covid-19 che mantengono un Green pass valido è certamente un problema burocratico, che però ha risvolti di sanità pubblica. È un fatto molto grave, perché un positivo che circola significa altri positivi garantiti, quindi mi auguro che la cosa venga corretta immediatamente. È vero che ci deve essere la responsabilità individuale, sulla quale noi contiamo assolutamente, come pure contiamo sulla sanzione a una persona positiva che viene trovata in giro. Ma il fatto che possano risultare validi certificati verdi in possesso di persone infettate è un'altra cosa, un fatto grave da correggere immediatamente. ". Infine il virologo Giovanni Maga, direttore dell'l'Istituto di genetica molecolare del CNR di Pavia: "La possibilità di infettarsi dei vaccinati è sicuramente minore rispetto ai non vaccinati, ma esiste. Quindi va considerata ed è importante anche trovare una soluzione per aggiornare più rapidamente possibile il Green pass a fronte di una nuova infezione", si chiede di sapere: come mai, ad oggi, non ci siano ancora indicazioni chiare su una questione di tale importanza e di una gravità inaudita, come descritta in premessa; quali urgenti misure il Ministro in indirizzo intenda assumere sul tema, anche in considerazione della segnalazione che il Garante della privacy aveva già rivolto al Ministero l'11 novembre, ossia più di un mese fa. Atto n. 4-06370 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: