[pronunce]

che, in coerenza con la sua premessa interpretativa circa l'art. 3 della legge regionale n. 41 del 1996, il remittente ritiene che, sul punto in questione, l'art. 12 della legge regionale n. 19 del 1997 sia “assolutamente irrilevante”, in quanto avrebbe esteso il medesimo beneficio agli assessori dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, già ricompresi nella previsione dell'art. 3 della legge n. 41 del 1996 in quanto riferita ai Comuni con meno di 10.000 abitanti, ma solleva la medesima questione di legittimità costituzionale, “conseguentemente” e per le medesime ragioni, anche nei confronti di detto art. 12 della legge regionale n. 19 del 1997; che è intervenuto il Presidente della Regione Siciliana, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, infondata; che, ad avviso dell'interveniente, la censura sarebbe irrilevante, sia perché gli artt. 3 e 5 della legge statale n. 816 del 1985, nei confronti della quale la legislazione regionale si sarebbe limitata ad un recepimento, conterrebbe una disciplina completa in ordine alle indennità spettanti agli amministratori locali, così che il caso proposto nel giudizio a quo sarebbe perfettamente regolato dal combinato disposto delle norme appena citate, mentre spetterebbe al giudice interpretare correttamente le leggi regionali in riferimento a quella statale per giudicare sulla domanda proposta, senza spazio per censure di livello costituzionale; sia perché, in ogni caso, posto che la domanda dell'attore nel giudizio a quo si riferisce al periodo compreso fra il luglio 1995 e il settembre 1997, mentre le leggi impugnate sono entrate in vigore rispettivamente il 27 novembre 1996 e il 21 giugno 1997, il beneficio economico che potrebbe derivare dall'accoglimento della questione non coprirebbe tutto il periodo cui si riferisce la controversia; che, secondo l'interveniente, la questione sarebbe comunque manifestamente infondata, poiché il legislatore statale, nella sua discrezionalità, avrebbe ragionevolmente differenziato la disciplina in relazione alla dimensione dei Comuni sulla base della gravosità degli oneri derivanti dall'“attività lavorativa”, che sarebbe maggiore nel caso dei Comuni più grandi; l'ipotesi prospettata dal giudice a quo di una estensione del beneficio, dai Comuni sotto i 10.000 abitanti, cui fa riferimento la legge regionale n. 41 del 1996, a quelli fra i 10.000 e i 50.000 abitanti, sarebbe del tutto irragionevole, poiché, se pure l'ulteriore differenziazione del trattamento economico introdotta dalla legge regionale non fosse giustificata, la conformità a Costituzione non potrebbe essere ristabilita estendendo ulteriormente tale previsione; in tal modo, inoltre, si “appiattirebbe” del tutto la previsione di cui alla legge statale, che verrebbe totalmente stravolta e vanificata, incorrendo così in un eccesso di potere normativo, non rispettandosi “i limiti disegnati dalla legge statale di riferimento”; che, sempre ad avviso dell'interveniente, le norme contestate sarebbero espressione dell'ampia discrezionalità da riconoscere in materia al legislatore. Considerato che è erronea la premessa da cui muove il remittente quanto all'interpretazione dell'art. 3 della legge regionale n. 41 del 1996; che tale disposizione, infatti, nonostante l'ambiguità del riferimento agli “amministratori locali” (che non risulta, dai lavori preparatori, corrispondere ad una scelta consapevole, mentre l'analoga disposizione già contenuta nel progetto originario che affrontava la materia era chiaramente rivolta solo ai sindaci: cfr. art. 1 del disegno di legge regionale n. 888, presentato il 15 dicembre 1994), deve intendersi nel senso che l'estensione del beneficio del raddoppio dell'indennità, che l'art. 3 della legge statale n. 816 del 1985 riconosceva solo ai sindaci dei Comuni con più di 10.000 abitanti, riguarda i soli sindaci, e non già gli assessori, dei Comuni minori: come è reso palese sia dal fatto che il richiamato art. 3 della legge statale n. 816 del 1985 si riferisce solo ai sindaci, mentre gli assessori sono contemplati dall'art. 5 della stessa legge, sia dal riferimento al limite di 10.000 abitanti, che nella normativa statale costituiva la soglia minima per l'attribuzione del beneficio del raddoppio ai sindaci, mentre, ai sensi dell'art. 5, terzo, quinto e sesto comma, della legge statale, analogo beneficio era riconosciuto solo agli assessori dei Comuni con più di 50.000 abitanti; che, del resto, in tal senso la disposizione era intesa dall'assessorato regionale agli enti locali della Regione (circolare n. 4 del 6 marzo 1997, avente ad oggetto ”L.r. 12 novembre 1996, n. 41, pubblicata nella GURS n. 56 del 16 novembre 1996”); che, pertanto, dall'art. 3 della legge regionale n. 41 del 1996 non può desumersi una disparità di trattamento, che non sussiste, fra assessori dei Comuni con meno di 10.000 abitanti e assessori con un numero di abitanti compreso fra i 10.000 e i 50.000; mentre il mancato riconoscimento (risultante dall'art. 5 della legge statale) del beneficio in questione agli assessori di tutti i Comuni con meno di 50.000 abitanti rappresenta una scelta non irragionevole, in base al criterio, seguito sia dal legislatore statale sia da quello regionale, di differenziare le indennità in rapporto alla dimensione demografica del Comune, indice a sua volta non irragionevole della diversa gravosità degli impegni propri degli amministratori locali (cfr. sentenza n. 52 del 1997); che, quanto all'art. 12 della legge regionale n. 19 del 1997 (peraltro impugnato dal remittente solo “conseguentemente” alle censure mosse alla precedente disposizione, senza autonoma motivazione, e considerato dallo stesso “irrilevante” ai fini della questione a lui sottoposta), esso non può, a sua volta, rappresentare un utile termine di confronto, una volta chiarito che non è meramente ripetitivo, sul punto in questione, di una disciplina già risultante dall'art. 3 della legge regionale n. 41 del 1996, come invece ritiene il remittente; che, infatti, la formulazione ancora una volta ambigua della disposizione, con il generico riferimento agli articoli 3 e 4 della legge statale, non consente di farne discendere univocamente l'estensione ex lege del beneficio del raddoppio agli assessori dei Comuni con meno di 5.000 abitanti, pur espressamente citati;