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La mia proposta prevedeva di abolire i contratti di esercenza della flotta Canadair stipulati dal Dipartimento dei vigili del fuoco con società private e di reclutare invece i piloti nel corpo dell'Aeronautica militare. In questo modo, si sarebbe evitato ogni probabile rischio di interessi privatistici nella lotta agli incendi e quindi avremmo fatto i conti con un notevole risparmio di soldi pubblici. Secondo i dati riportati dalla stampa, l'appalto dei Canadair ha un costo di 360 milioni di euro, a cui vanno ad aggiungersi le ore di volo in più rispetto a quelle previste dalla gara (3.500 all'anno). Il costo di un'ora di volo di un Canadair, tutto compreso, come diceva un collega, è pari a 15.000 euro, comprensivi di pilota e carburante. La flotta dei Canadair di Stato è pilotata da una società privata estera che, dal 15 giugno al 22 settembre 2021, ha effettuato 5.147 ore di volo. Conti alla mano, converrebbe indubbiamente formare i piloti e optare per la gestione pubblica. Questo è un suggerimento che rivolgo al Governo. Non mi dilungo oltre. La prevenzione è la cosa che mi sta più a cuore ed è la parola d'ordine per proteggere i boschi, che sono ecosistemi senza i quali qualsiasi tentativo di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici risulterà vano. È fondamentale comprenderne a fondo l'enorme valore per i territori. Spesso gli effetti degli incendi, anche a breve termine, sono molto più gravi degli incendi stessi. Infatti, i terreni percorsi dal fuoco vanno più facilmente incontro a dissesto idrogeologico e degrado dei suoli. Le mie proposte di modifica miravano e mireranno in futuro a ciò, ossia al potenziamento della prevenzione degli incendi e a scongiurare ogni possibile rischio di comportamenti dolosi. Mi auguro che tutto questo possa essere approvato in successivi emendamenti e provvedimenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghe e colleghi, va detto subito che il decreto-legge in esame è quanto mai attuale. La Sardegna sta bruciando ancora, anche in queste ore, segno che il tempo metereologico favorevole, tuttora caldo e asciutto, la espone al rischio di incendi dall'inizio dell'estate fino all'autunno inoltrato. Proprio nella giornata di sabato scorso, 23 ottobre, si sono registrati ben dieci incendi sul territorio regionale. Il Corpo forestale e di vigilanza ambientale ha autorizzato anche i mezzi aerei del sistema regionale antincendio, oltre a mettere in campo squadre a terra. Questo significa che a Burgos e Bono si è trattato di episodi che non possono essere considerati minori. È bene sottolineare che il provvedimento nasce anche in conseguenza degli incendi di fine luglio nell'Oristanese, oltreché in vaste parti del territorio italiano. Per diversi giorni e notti in Sardegna sono andati avanti roghi divampati su più fronti nei boschi del Montiferru e nelle campagne attorno al Monte Grighine, come ampiamente trasmesso dalle televisioni locali e nazionali. Il bilancio è stato di più di 1.000 persone costrette, insieme agli ospiti di un'intera casa di riposo, a lasciare le loro abitazioni e, alla fine della conta, di circa 12.000 ettari di bosco (tra cui olivi millenari, pascoli e macchia mediterranea) andati in fumo, senza parlare della morte di molti capi di bestiame, bruciati o soffocati. A ciò si aggiungano anche i danni a molte stalle, abitazioni e attività economiche. Insomma, è stato messo in ginocchio un intero territorio, che ancora oggi sopravvive per l'assai emozionante catena di solidarietà instaurata a livello regionale e nazionale. Negli stessi giorni, un altro incendio ha devastato 1.500 ettari, di cui 400 boschivi, nella zona del Monte Arci, sempre in Sardegna. Sono notizie che noi sardi non vorremmo mai leggere, tanto vasti sono il danno e la disperazione che ne è seguita. Il decreto-legge è stato adottato i primi di settembre, dopo che anche altri territori d'Italia avevano preso fuoco. Si sono riscontrate ovunque difficoltà a contenere gli incendi e si è preso amaramente atto che il dispositivo andava rinforzato. È evidente che il pregio di alcune zone d'Italia è quello di avere ampie superfici boschive e una natura largamente preservata, ma questo, che è un evidente valore, può rappresentare anche una fragilità. Ampie zone di vegetazione, veri e propri polmoni della natura pronti a ossigenare l'aria che viene inquinata nella città, si accompagnano con il rischio di veder bruciare periodicamente il tanto verde a disposizione. La Sardegna, in particolare, è considerata un'oasi tanto bella, quanto fragile e delicata, con una superficie boscata amplissima, ma difficile da controllare, stante il territorio largamente montuoso e collinare. Nell'isola si aggiunge il problema della discontinuità territoriale, un tema che affronteremo a breve nel disegno di legge costituzionale. Gli incendi a ridosso dei confini tra Regioni limitrofe si possono infatti estinguere anche usando le squadre di spegnimento di più Regioni, ma in Sardegna no. Rafforzare quindi le squadre di spegnimento aereo anche a livello centrale può essere utile per raggiungere pure i luoghi più isolati; in Sardegna, ad esempio, quest'estate sono arrivati persino due Canadair dalla Francia e dalla Grecia, ricorrendo al meccanismo europeo di protezione civile: per fortuna che esiste, in questo caso, anche l'Europa solidale rispetto alle chiamate della necessità che si sviluppano in territori come quello della Sardegna. Il decreto-legge in discussione va dunque nella giusta direzione, perché in esso è individuato un complesso di misure per la previsione, la prevenzione e la lotta attiva contro gli incendi boschivi. Le norme vanno non solo a integrare quelle esistenti, ma puntano proprio a ottimizzare il dispositivo operativo. Potremmo definirlo un vero e proprio piano di lotta contro gli incendi boschivi. Che cosa serve ora per scongiurare episodi gravi come quelli nelle zone del Montiferru? Bisogna lavorare ancora sulla previsione, cioè capire quando determinate aree a causa delle condizioni metereologiche diventano sensibili agli incendi, e quindi bisogna agire sulla prevenzione dei roghi, che nella maggior parte dei casi sono originati, spesso con dolo, proprio dall'uomo. È pertanto fondamentale avere mezzi e uomini, ma soprattutto una serie di strumenti in grado di favorire un coordinamento ancora più efficiente tra chi opera sul campo, i corpi dello Stato e tutti gli enti del territorio. Le azioni per contenere gli incendi e limitare i danni, che spesso si verificano nei medesimi periodi, richiedono l'intervento di più uomini e mezzi aerei e terrestri, ed è quindi quanto mai opportuno affidare al Dipartimento della protezione civile, che forse è stato un po' troppo spezzettato negli anni, la ricognizione e la valutazione degli strumenti innovativi. Ormai non si può più lasciare solo alle vedette - che sono importantissime, dove ci sono - l'avvistamento dei focolai;