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Conseguentemente, s'intendono rigettati i ricorsi elettorali presentati dal candidato Bruno Alicata, dalla candidata Esterina Bonafede e dal candidato Antonino Scilla e si deve ritenere comunque infondato il ricorso elettorale presentato dal cittadino Mauro Lorenzo Mariotti, che ha prospettato erroneamente e senza alcuna valida motivazione una diversa circoscrizione regionale per l'attribuzione del seggio non assegnato nella Regione Sicilia. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza, senatore Malan. MALAN, relatore di minoranza . Signor Presidente, potrei sintetizzare l'intero mio intervento - che sarà comunque breve - dicendo che in Sicilia il MoVimento 5 Stelle, in base alla legge, poteva presentare 17 candidati, ma ne ha presentati 16: è difficile quindi chiedere di avere 17 eletti, questa è la sintesi. Andando più nel dettaglio, il MoVimento 5 Stelle, come dicevo, avrebbe potuto presentare 17 candidati, coprendo tutti i collegi uninominali, che poi ha vinto, coprendo con altri candidati le liste dei collegi plurinominali per l'attribuzione dei seggi in sede proporzionale. Ha però candidato una persona in entrambe le istanze, di conseguenza i candidati da 17 sono scesi a 16. Mi sembra che il discorso dovrebbe già essere concluso così: non si possono avere più eletti di quanti siano i candidati, perché le conseguenze sarebbero davvero stravaganti in altri tipi di elezioni di cui poi dirò qualcosa. Direi che questo è un principio di realtà che va addirittura al di là della legge, perché è una sorta di prelegge: è ovvio che non si possa avere un eletto che non si sia candidato. Andando ai principi costituzionali, l'articolo 57, primo comma della Costituzione, dice che il Senato è eletto su base regionale: di conseguenza, chi si candida in Sicilia può essere eletto o no lì e chi si candida in Umbria può essere eletto o no lì, mi sembra abbastanza evidente. Fare eleggere il venticinquesimo senatore della Sicilia in Umbria è in palese contrasto con il primo comma dell'articolo 57 della Costituzione. Questo è però solo il primo profilo di palese incostituzionalità. Il quarto comma dell'articolo 57 stabilisce con dettaglio e precisione come si attribuiscono i seggi a tutte le Regioni. Ci sono alcune Regioni, tra cui il Molise e la Valle d'Aosta con un numero stabilito di senatori, per le altre c'è un calcolo che prevede un minimo di sette senatori e per quanto riguarda le Regioni che stanno sopra il minimo, c'è un'attribuzione strettamente proporzionale al numero degli abitanti. Pensare ora che per una carenza di candidati - carenza voluta, notate bene - si vada a rompere questo equilibrio, mi sembra quasi più grave della rottura del principio del primo comma dell'articolo 57. Infatti, non si capisce come sia possibile sostenere che all'Umbria devono toccare otto senatori. L'Umbria è una Regione bellissima, che rappresenta molto per il nostro Paese, ciò non toglie che ha un numero di abitanti al quale la Costituzione prevede di assegnare sette senatori. Mi piacerebbe capire come mai gli 882.000 abitanti dell'Umbria dovrebbero avere otto senatori, mentre gli abitanti dell'Abruzzo, che ammontano a 1.311.000, dovrebbero averne sette. Non solo non è sensato, ma è gravemente lesivo di quell'equilibrio della rappresentanza delle Regioni stabilito dalla Costituzione, non da un qualche comma aggiuntivo o un commentario della legge elettorale. Creeremmo in tal modo non soltanto uno squilibrio per le Regioni Sicilia e Umbria, ma anche a livello nazionale. Ciò vale in particolare per la questione dell'Umbria; c'è poi la questione della Sicilia. Se la Costituzione assegna a tale Regione 25 seggi, essa deve averne 25. Visto che qualcuno, che pur all'esito del voto aveva avuto numeri tali che avrebbero consentito l'elezione di 17 senatori, ha presentato 16 candidati, non si può per questo penalizzare la Regione intera perché la rappresentanza del Senato è eletta su base regionale, come stabilito dall'articolo 57 della Costituzione. L'unico principio che tenta di sorreggere il ragionamento per cui il venticinquesimo senatore della Sicilia è, in realtà, l'ottavo senatore che la Costituzione non assegna all'Umbria, è l'astratto riferimento all'articolo 1 della Costituzione, dove si dice che «la sovranità appartiene al popolo». L'articolo però non finisce lì, perché altrimenti avremmo un'enunciazione vaga e suscettibile di qualunque interpretazione, ma prosegue dicendo che «la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Altrimenti non sapremmo come applicarlo. Il principio per cui pur essendoci 16 candidati, bisogna dare 17 eletti per rispettare la volontà del popolo, a costo di trovarli altrove, applicato ad altre elezioni avrebbe esiti non direi più paradossali, ma altrettanto paradossali perché già questo lo è. Ho ascoltato l'ottimo relatore di cui ho apprezzato la pacatezza, la correttezza e la grande attenzione con cui ha studiato il problema. Egli ha detto però che non ci sono analogie in altre leggi elettorali. Non è vero che non ci sono. A livello regionale e comunale, visto che le Province sono state sottratte alla famosa sovranità del popolo, c'è la possibilità, specificamente esplicitata nelle rispettive leggi elettorali, di presentare un numero di candidati inferiore al totale dei consiglieri regionali o comunali da eleggere. È possibile e consentito, c'è comunque un minimo, ma può accadere che a quel partito e a quella lista spettino più seggi dei candidati che sono stati presentati. Per esempio, se un partito in Piemonte presenta una lista incompleta, che non ha tutti i candidati al Consiglio regionale ai quali avrebbe diritto e poi ha un risultato talmente straordinario a livello di elezioni da aver diritto ad ancora più candidati, cosa facciamo? Visto che a una certa lista spettava un seggio in più in Piemonte, andiamo a trovargliene uno in Puglia? Andiamo a eleggere un consigliere regionale in più in Puglia, visto che in Piemonte non ha presentato abbastanza candidati? La stessa cosa vale a livello dei Comuni, dove - sto parlando dei Comuni con più di 15.000 abitanti - si possono presentare delle liste incomplete. Anche in questo caso, può succedere che un partito ottenga un consenso tale da consentirgli un numero di eletti in Consiglio comunale superiore a quello dei candidati. Cosa facciamo? Prendiamo gli altri consiglieri in un altro Comune? Sarebbe la stessa identica cosa, altrettanto paradossale e non rispettosa della sovranità popolare. Infatti, gli umbri che hanno espresso il proprio voto a favore del MoVimento 5 Stelle, hanno votato per i senatori dell'Umbria. La Costituzione vieta che gli umbri decidano chi viene eletto in Sicilia, così come vieta che in Sicilia venga candidato un signore che si è candidato in Umbria. Siamo di fronte a una situazione che nessuno prevedeva, a cominciare dal MoVimento 5 Stelle, che non ha presentato un numero di candidati sufficiente. Bisogna prendere atto di questo. Illustro la nostra tesi in merito a chi debba essere il venticinquesimo senatore della Sicilia.