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a ieri hanno generato già 3,6 miliardi di finanziamento, di cui 450 milioni per le quasi 21.000 operazioni per i finanziamenti fino a 25.000 euro. Ci attendiamo nei prossimi giorni una crescita molto significativa di questi numeri e auspichiamo un superamento dei problemi iniziali, che alcune di queste misure hanno avuto nei loro primi giorni di attuazione, anche con il contributo prezioso del Parlamento. L'impatto di queste misure è scontato nel quadro tendenziale di finanza pubblica, a differenza delle nuove misure per cui chiediamo appunto l'autorizzazione a spese aggiuntive, perché, come abbiamo annunciato fin dall'inizio, a queste prime misure ne sarebbero seguite delle altre per proseguire e rafforzare il sostegno economico alle famiglie e alle imprese, anche con trasferimenti a fondo perduto, che sono e saranno tanto più equi e quindi efficaci quanto più avverranno in un momento in cui saremo in grado anche di valutare e parametrare l'impatto sui diversi settori, come ad esempio la perdita di fatturato. È quindi perfettamente logico e sensato che a una prima fase (blocco dei licenziamenti, cassa integrazione, indennità) e a una seconda fase (liquidità), segua ora tempestivamente una terza fase basata sul sostegno diretto, anche a fondo perduto, alle imprese. Il Governo chiede per questo uno scostamento, che peraltro non riguarda solo - è importante richiamare questo punto - il 2020, ma anche gli anni successivi. Infatti abbiamo deciso di chiedere l'autorizzazione anche all'eliminazione completa e definitiva dell'incremento delle aliquote IVA e delle accise, previsto a partire dal 2021, per tutti gli anni, finché queste sono previste dall'attuale legislazione, e per aumentare ulteriormente le risorse per gli investimenti. L'eliminazione degli aumenti dell'IVA e delle accise costituisce una fondamentale operazione di "pulizia" del bilancio pubblico, che, da un lato, aumenta la trasparenza e la credibilità delle nostre previsioni di finanza pubblica e, dall'altro, è finalizzata a realizzare una riduzione della pressione fiscale nella fase della ripresa, quando l'intonazione della politica fiscale dovrà rimanere espansiva per un congruo periodo di tempo, sia pure nei limiti evidenti di una gestione oculata della finanza pubblica. L'eliminazione dell'incremento di IVA e accise comporta una riduzione della pressione fiscale dell'1,1 per cento del PIL e restituisce anche margini di politica economica, che in questi anni sono stati compressi dal meccanismo delle clausole di salvaguardia, che hanno trasformato spesso le leggi di bilancio in un esercizio focalizzato pressoché esclusivamente sulla eliminazione degli aumenti dell'IVA per l'anno in corso e spesso sul loro incremento negli anni successivi. Per stimolare la crescita agiremo anche attraverso la previsione di specifici incentivi, destinando parte delle maggiori richieste per il 2021 e per gli anni successivi (circa 6 miliardi di euro ogni anno fino al 2031) al rafforzamento degli investimenti. Se prendiamo, quindi, in considerazione le risorse previste dalla relazione al precedente scostamento e a questo, abbiamo complessivamente per il 2020 uno scostamento di 75 miliardi aggiuntivi in termini di indebitamento netto e di circa 180 miliardi di stanziamenti di bilancio. Si tratta senza alcun dubbio di una manovra espansiva poderosa, di un'entità mai raggiunta dal dopoguerra ad oggi. Nonostante lo scostamento richiesto abbia una dimensione molto rilevante, tale da portare nel 2020 l'indebitamento netto al 10,4 per cento e il debito pubblico al 155,7 per cento, questa manovra espansiva non mette a repentaglio la sostenibilità della finanza pubblica e, anzi, è condizione del suo rafforzamento. Vorrei peraltro ricordare che prima della crisi il debito pubblico era sceso rispetto alle previsioni della Nota di aggiornamento al DEF di circa un punto percentuale e che il rendimento dei titoli di Stato mostrava un profilo stabile e discendente. Inoltre, dopo la crisi in corso, che inevitabilmente ha innescato una risalita dei rendimenti, anche grazie agli interventi adottati dalla BCE, prima richiamati, già a partire dalla seconda metà di marzo sono ritornate sui mercati condizioni di funzionamento sicuramente migliori. D'altra parte, la dimensione quantitativa del pacchetto messo in campo dalla BCE è tale da garantire un sostegno commisurato all'entità del maggior debito che tutti i Paesi dovranno collocare per fronteggiare la crisi. Anche quest'anno il nostro tasso di interesse medio sul debito continuerà a scendere e l'anno prossimo, considerando la crescente porzione di debito detenuta dalla BCE, i pagamenti al netto della quota che ci viene retrocessa dalla Banca d'Italia saranno in linea con quelli attuali. In ogni caso sia il deficit , sia rapporto debito-PIL scenderanno in misura significativa già nel 2021. Per gli anni successivi imposteremo una strategia di riduzione del debito che sarà pienamente compatibile con gli obiettivi di inclusione sociale, di sostenibilità ambientale, di crescita e di sviluppo che questo Governo si è dato e che si baserà sul rilancio degli investimenti pubblici e privati, grazie anche la semplificazione delle procedure amministrative, e sul perseguimento di una politica di bilancio responsabile. Infine, l'azione del Governo sarà indirizzata all'introduzione di innovativi strumenti europei, necessari ad assicurare una risposta comune adeguata, simmetrica, ad uno shock che è di tipo simmetrico. Vogliamo sostenere un tessuto economico messo a dura prova da questa crisi e ridare speranza a un intero Paese, che ha visto improvvisamente scomparire familiari, amici e colleghi, da cui mai avrebbe pensato di doversi separare così repentinamente a causa di questa terribile pandemia. Naturalmente vorrei esprimere un pensiero di cordoglio a tutte le persone che hanno pagato e stanno pagando un prezzo altissimo. (Applausi). Stiamo definendo i dettagli degli interventi che saranno contenuti nel prossimo decreto-legge. Questo lavoro si basa anche sull'esame attento degli ordini del giorno che sono stati approvati dalla Camera e dal Senato sul cosiddetto decreto cura Italia che, come noto, non aveva le risorse per consentire emendamenti con aumento di spesa. Come però abbiamo definito e concordato, prendendo un impegno, la preparazione del "decreto aprile" sarebbe stata basata anche su un attento esame di questi ordini del giorno. Stiamo appunto cercando di tenerne conto il più possibile. Non mancheremo di avere, prima del varo definitivo del decreto, che attende peraltro - spiego anche un elemento circa i tempi - il varo imminente di una nuova versione del temporary framework da parte della Commissione europea, dedicato esattamente a definire modalità, soglie e caratteri dei finanziamenti diretti, capitale o a fondo perduto alle imprese, di cui naturalmente è bene tener conto per calibrare i nostri interventi, che è imminente e che costituisce un evidente elemento di cui è opportuno tener conto per non dover poi correggere in corso d'opera le misure. Siamo però fiduciosi che all'inizio della prossima settimana queste norme saranno approvate e anche il decreto con pochissimi giorni, due-tre giorni di differenza rispetto ai piani originari, potrà essere varato.