[pronunce]

che, peraltro, osserva il ricorrente, nel caso in esame il giudizio contabile è approdato a esiti diversi rispetto al giudizio civile, giacché nel primo non è stato preso in considerazione il danno all'immagine e, inoltre, la solidarietà fra i due soggetti condannati è stata limitata alla somma di euro 550.000,00; che, dunque, l'azione civile, intrapresa dalla Presidenza della Repubblica, si è dimostrata maggiormente idonea a garantire il ristoro di tutti i danni subiti, mentre la pretesa coesistenza fra tale azione e il giudizio per danno erariale accentua l'interferenza con le attribuzioni presidenziali, dato che, dopo la conclusione del secondo grado di giudizio dinanzi alla Corte dei conti, sarebbe «sostanzialmente precluso» l'ulteriore corso del giudizio civile pendente in appello; che il rischio di un «potenziale conflitto tra 'giudicati'» sarebbe accresciuto dal rilievo che la condanna della Corte dei conti è rivolta nei confronti di soggetti solo in parte coincidenti con quelli ritenuti responsabili dal Tribunale civile; che, secondo il ricorrente, l'azione di responsabilità per danno erariale è riferibile solo ai «dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165», e degli altri enti e organismi puntualmente indicati (art. 51, comma 7, del decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, recante «Codice di giustizia contabile, adottato ai sensi dell'articolo 20 della legge 7 agosto 2015, n. 124»), ma non a coloro che svolgono attività lavorativa funzionale alle attribuzioni presidenziali, come risulterebbe anche dalla più volte citata sentenza della Corte costituzionale n. 129 del 1981, erroneamente ritenuta dalla Corte dei conti valevole solo per i giudizi di conto; che la conseguente menomazione delle attribuzioni presidenziali sarebbe accresciuta dalla nota del 22 marzo 2017 con la quale la Procura regionale per il Lazio della stessa Corte dei conti, oltre a trasmettere, per l'esecuzione, la sentenza d'appello, citando l'art. 212 del Codice di giustizia contabile, ha "invitato" la Presidenza della Repubblica a "seguire" una «Circolare dell'Ufficio Monitoraggio sentenze di condanna della Procura Regionale per il Lazio» (peraltro non depositata fra i documenti allegati al ricorso); che, ad avviso del ricorrente, «[r]isulta davvero aberrante anche solo ipotizzare che un ufficio della Corte dei conti possa monitorare l'attività dell'apparato funzionale all'esercizio delle attribuzioni del Presidente della Repubblica»; che, richiamato l'art. 84, terzo comma, Cost., e l'art. 1 della legge 9 agosto 1948, n. 1077 (Determinazione dell'assegno e della dotazione del Presidente della Repubblica e istituzione del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica), il Presidente della Repubblica rivendica l'esclusività della propria prerogativa di assumere determinazioni con riguardo ai beni ricompresi, per legge, nella propria dotazione e alle somme annue assegnategli, precisando che non si tratterebbe, in questo caso, di riconoscere o meno istanze di autodichia, bensì, come rilevato dalle stesse Sezioni unite della Corte di cassazione, di escludere in radice interferenze nel libero, indipendente e autonomo esercizio delle funzioni presidenziali; che, in riferimento agli artt. 100, secondo e terzo comma, 103 e 113 Cost., il ricorrente osserva che da essi non è evincibile alcuna funzione della Corte dei conti relativa alla dotazione presidenziale, per la quale nessun organo diverso dal Capo dello Stato potrebbe assumere determinazioni, pena l'impossibilità per il Presidente stesso di assolvere alle proprie funzioni, connotate da un livello di massima sicurezza e segretezza; che, in particolare, come osservato nella sentenza n. 129 del 1981, rientra nelle attribuzioni degli organi costituzionali non solo la produzione di norme sull'assetto e sul funzionamento dei propri apparati serventi, ma anche la concreta adozione delle misure atte ad assicurare l'osservanza di tali norme, nonché, in via esclusiva, «l'attivazione dei corrispondenti rimedi, amministrativi od anche giurisdizionali»; che, a norma degli artt. 1, 3, comma 1, 4 e 9 della legge n. 1077 del 1948, spetta al Presidente della Repubblica stabilire, con proprio decreto, lo stato giuridico ed economico del personale addetto alla Presidenza, il quale comprenderebbe anche il regime di responsabilità di tale personale, giacché ogni riflesso, anche negativo, sulla dotazione concerne esclusivamente la Presidenza e l'esercizio delle sue funzioni, sicché è «precipuo ma anche esclusivo interesse del Presidente della Repubblica» procedere al recupero di quanto eventualmente indebitamente sottratto alla dotazione; che, a sostegno delle proprie conclusioni, il ricorrente propone un'articolata ricostruzione della giurisprudenza costituzionale, con particolare riguardo alle attribuzioni della Corte dei conti, le quali si arresterebbero dinanzi alle attività di organi, quali il Capo dello Stato o le due Camere del Parlamento, situati in una posizione di vertice nell'ordinamento e di assoluta indipendenza, e ciò anche in virtù della consuetudine, integrativa delle norme costituzionali scritte, la quale limita la giurisdizione della Corte dei conti (e, dunque, la capacità espansiva conferita dall'art. 103 Cost. a tale giurisdizione) a fronte dell'autonomia organizzativa e contabile degli stessi organi supremi, per ragioni storiche e di salvaguardia della loro piena autonomia; che tali conclusioni, raggiunte dalla giurisprudenza costituzionale in ordine ai giudizi di conto, varrebbero anche per i giudizi di responsabilità, anzitutto per l'unitarietà delle funzioni giurisdizionali in materia di contabilità pubblica attribuite alla Corte dei conti, e poi anche perché, diversamente dalle amministrazioni pubbliche, gli organi costituzionali non sono soggetti ad alcun controllo preventivo, il cui esito positivo possa valere come esenzione dalla colpa grave ai fini della responsabilità amministrativa (art. 1, comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante «Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti»), sicché sarebbe incongruo sottoporre un organo alla sola responsabilità amministrativo-contabile, quando esso non è e non può essere sottoposto a controllo; che ciò sarebbe corroborato, infine, dalla distinzione teorizzata dalla giurisprudenza costituzionale tra la condizione di autonomia degli organi costituzionali, da un lato, e, dall'altro, quella di altre assemblee rappresentative, quali i Consigli regionali; dall'esclusione del Parlamento e del Presidente della Repubblica dalle nuove forme di controllo introdotte dall'art. 1 del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213;