[pronunce]

Con riferimento alla normativa statale le ricorrenti sottolineano, in generale, che, dopo la sentenza della Corte n. 482 del 1995, solo i principi desumibili dalle disposizioni della legge n. 109 del 1994 e successive modificazioni costituiscono norme fondamentali di riforma economico-sociale vincolanti per le regioni e province ad autonomia differenziata. Nel caso di specie, il principio consisterebbe nell'assoggettamento degli esecutori di lavori pubblici alla procedura di qualificazione e alla procedura di certificazione dei prodotti, processi, servizi e sistemi di qualità aziendali impiegati e non ad una disciplina di dettaglio, come l'istituzione del sistema effettuata con il regolamento. In particolare, le ricorrenti deducono che il regolamento contestato non è loro applicabile, come emerge dall'art. 8 della legge "delegante", il quale, per i lavori pubblici assoggettati, rinvia all'art. 2, comma 1 che, a sua volta, per i soggetti affidatari, richiama l'art. 2, comma 2, dove non sono comprese regioni e province autonome. Inoltre, aggiungono le ricorrenti, la non applicabilità è confermata dalla sentenza n. 482 del 1995, che, per tale motivo, ha respinto il ricorso all'epoca presentato, con conseguente violazione del principio di legalità. Infine, le ricorrenti richiamano la giurisprudenza consolidata di questa Corte (sent. nn. 465 del 1991, 333 del 1995 e 408 del 1998), secondo la quale i regolamenti governativi, compresi quelli delegati, non sono legittimati a disciplinare materie di competenza regionale e provinciale e lo strumento della delegificazione non può operare per fonti di diversa natura, tra le quali vi è un rapporto di competenza e non di gerarchia. Passando alle specifiche censure, le ricorrenti si soffermano soprattutto sull'estensione del sistema di qualificazione (previsto dal regolamento) per gli esecutori di lavori pubblici, di importo superiore a 150.000 euro, alle regioni, anche a statuto speciale, e alle province autonome. Tutte sostengono che tale estensione non può trovare fondamento, nè nell'art. 93, comma 1, lett. f), del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), che ha mantenuto allo Stato le funzioni relative "alla regolamentazione e alla vigilanza relativamente al sistema di qualificazione degli esecutori di lavori pubblici", perché riferibile solo alle regioni ordinarie, né nella ricomprensione di tale regolamentazione nella "disciplina del mercato", piuttosto che nella materia dei lavori pubblici, con conseguente esclusione di ogni specificità territoriale. Su quest'ultimo profilo le ricorrenti deducono che, indiscutibilmente, la disciplina dei requisiti di capacità, esperienza, dimensione, richiesti per l'affidamento dei lavori pubblici, attiene alle garanzie di efficienza e sicurezza dell'opera costruita e non è diretta a disciplinare un determinato settore di mercato, come confermato da una tradizione legislativa e giurisprudenziale che l'ha sempre considerata quale un aspetto della disciplina dei lavori pubblici di spettanza delle autorità titolari delle competenze. Afferma inoltre la Provincia di Trento che se davvero la disciplina delle qualificazioni non tollerasse differenziazioni, dovrebbe ipotizzarsi un sistema unico a livello europeo. Le Province di Trento e Bolzano, poi, aggiungono che non hanno fondamento i dubbi sui possibili pericoli collegati al riconoscimento dell'autonomia a province e regioni (esposti nella relazione governativa al regolamento), secondo cui un'impresa operante sul territorio nazionale dovrebbe conseguire tante qualificazioni quante sono le regioni, oltre a quella nazionale. Infatti, il riconoscimento delle autonomie comporterebbe solo che per i lavori pubblici provinciali sarebbe sufficiente la qualificazione sulla base delle regole provinciali - comunque rispettose dei principi nazionali - ma, naturalmente, agli stessi potrebbero partecipare anche le imprese con qualificazione nazionale. Gli altri articoli impugnati sono denunciati da tutte le ricorrenti come conseguenza e conferma della diretta applicabilità a loro del regolamento. Inoltre, la Regione Valle d'Aosta - con riferimento all'art. 5, comma 1, lett. h) - aggiunge che, se per assurdo, il regolamento dovesse ritenersi conforme al quadro costituzionale, dovrebbe di conseguenza riconoscersi il ruolo marginale riservato alla Regione nell'ambito della commissione consultiva, dove non è previsto neppure un suo rappresentante su ventiquattro. Con riferimento all'art. 8, comma 1, la stessa Regione - per l'ipotesi che la norma si ritenesse applicabile alle regioni a statuto speciale nonostante individui come destinatarie solo "le regioni e le province autonome" - lamenta l'invasione della potestà legislativa esclusiva in materia di lavori pubblici e rammenta che, con legge regionale (legge reg. 10 aprile 1997, n. 12, artt. 31 e 33), è prevista la possibilità per la Regione di acquisire partecipazioni societarie o di costituire società di diritto privato dotate di personalità giuridica. 2. In tutti i giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che i ricorsi siano respinti. L'Avvocatura si sofferma sulle ragioni per cui sarebbe errato l'assunto delle ricorrenti, secondo cui il principio di riforma economico sociale - ricavabile dall'art. 8, della legge n. 109 del 1994 - è costituito dall'assoggettamento degli esecutori, a qualsiasi titolo, di lavori pubblici alla procedura di qualificazione e di certificazione dei prodotti, servizi e sistemi di qualità aziendali impiegati, mentre la disciplina di tale sistema di qualità sarebbe rimessa alla potestà legislativa e regolamentare delle regioni e province a statuto speciale. Premesso che la sentenza della Corte n. 482 del 1995 non ha riguardato l'art. 8 della l. n. 109 del 1994, relativo al sistema unitario di qualificazione, la difesa dello Stato sottolinea che la legge prevede un sistema di qualificazione unico per tutti gli esecutori a qualsiasi titolo, dove la qualificazione non è un requisito per la partecipazione alle procedure di affidamento dei lavori, "ma un requisito soggettivo dell'impresa, cioè un presupposto di legittimazione che consente all'impresa di essere parte di un appalto di opera pubblica durante tutta la durata di esso" (Consiglio di Stato, sez. V, 11 aprile 1991, n. 517; Corte dei conti, sez. controllo, 22 giugno 1993, n. 102). Tale unicità del sistema, posta a tutela della libera concorrenza del mercato, è costituzionalmente giustificato perché rivolto alla disciplina del mercato del settore, concernendo - attraverso la qualificazione dell'impresa e la certificazione di qualità dei prodotti, servizi ed interventi effettuati dall'impresa - non tanto e non solo l'esecuzione di lavori pubblici ma il modo di essere e di presentarsi dell'impresa sul mercato per affrontare la concorrenza europea e internazionale.