[pronunce]

pen. che dispongono l'incompatibilità del giudice che abbia già giudicato sulla medesima res iudicanda (v., oltre alla pronuncia sopra citata, altresì la sentenza n. 224 del 2001 e le ordinanze n. 367 e n. 490 del 2002); che, pertanto, essendo tale conclusione idonea a ricomprendere nel raggio di azione dell'istituto dell'incompatibilità la funzione di trattazione dell'udienza preliminare, indipendentemente dalla specifica causa che di volta in volta abbia determinato la reiterazione di detta funzione in capo allo stesso giudice-persona fisica, nell'ambito dello stesso procedimento e in relazione alla medesima res iudicanda, spetta al giudice trarre le conseguenze di tale principio in rapporto alla singola situazione processuale che è chiamato a definire; che dunque la questione sollevata deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 1, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Potenza con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 luglio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA