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Adesso l'Assemblea è sovrana e ed è nostro dovere approfondire davvero, rivedere tutte le schede e, soprattutto, garantire il diritto di difesa, che va assicurato a tutte le cittadine, a tutti i cittadini, ai loro rappresentanti e, in questo caso, all'esimio senatore Edoardo Patriarca. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, stiamo parlando di un nostro collega. Nel caso in specie, per una mera combinazione, è un collega del Partito Democratico, ma poteva essere un collega del MoVimento 5 Stelle, come di Forza Italia. Io vi rivolgo principalmente una preghiera, almeno quella dell'ascolto - e poi ci rimettiamo al senso di responsabilità soggettivo di ognuno di voi - quell'ascolto quello che non siamo riusciti a ottenere in mattinata in merito alla questione della Sicilia. Allora, colleghe e colleghi, oggi dal nostro punto di vista, magari sbagliando, ma noi ne siamo convinti, sono state calpestate... Presidente, chiedo la sua attenzione. Chiedo scusa, ma tengo ad avere la sua attenzione. Non è una provocazione. PRESIDENTE. Credo che la mia attenzione ce l'abbia da questa mattina, dalle ore 10. (Applausi dal Gruppo M5S) . MALPEZZI (PD) . Il senatore sta parlando ora. LAUS (PD) . Presidente, stavo chiedendo la sua attenzione solo a titolo di cortesia. Non voleva essere la mia una provocazione; dato che stiamo svolgendo un intervento sul nostro collega, ho chiesto l'attenzione di tutti i senatori, che la stanno mostrando, e mi piacerebbe che anche il Presidente del Senato potesse ascoltare un mio ragionamento. (Applausi dal Gruppo PD) . Poi magari mi sbaglio. Solo per questo mi sono permesso di chiedere la sua attenzione. Questa mattina dal nostro punto di vista, magari sbagliando, sono state calpestate le regole più palesi del diritto, macroscopicamente una norma costituzionale. Questo è il nostro punto di vista. Oggi, in questo momento, dal mio personale punto di vista, noi rischiamo di calpestare anche le regole della logica: non del buon senso, ma della logica. Un'argomentazione logico-deduttiva la capisce anche un bambino: partendo dalla conoscenza di un fatto noto, si giunge alla conoscenza di un fatto ignoto. Cosa è successo, colleghe e colleghi, nel caso specifico? Con le elezioni del 4 marzo il ricorrente, senatore e collega Patriarca - nei confronti del quale vanno i miei più alti sentimenti di stima, riconoscendomi nell'intervento della collega Parente - vince il collegio uninominale con un vantaggio di 46 voti. Il ricorrente, legittimamente, dice che su circa 300.000 votanti, quel vantaggio sembra un po' risicato e, giustamente, ricorre. Dall'analisi del conteggio delle schede nulle, bianche e contestate cambia la fotografia e il ricorrente si aggiudica un vantaggio di 50 voti. La logica e il buon senso vogliono che le argomentazioni addotte dal ricorrente nella prima fase siano, per coerenza, le stesse nella seconda. (Applausi dal Gruppo PD) . Sono solo 50 voti. Mi chiedo e vi chiedo se vi sembra normale che un collega debba essere trattato con queste modalità. Non dico sia meglio fare il riconteggio di tutte le schede, ma almeno farlo a campione. Questo è quello che vi stiamo chiedendo, nient'altro. E la risposta, che spero possa cambiare, ad oggi è stata negativa. C'è però qualcosa che ancora mi fa e ci fa più male e deve far male a ognuno di voi, e so che vi farà male nella vostra coscienza. Mi sto riferendo al fatto che nella seduta del 16 luglio il senatore Patriarca - come ho scoperto qualche minuto fa, non facendo parte della Giunta - ha dovuto leggere personalmente la memoria preparata dal suo avvocato, non potendo avvalersi delle competenze di quest'ultimo essendo stata rigettata l'istanza, corredata di certificato medico, di rinvio della seduta proposto a causa dell'assenza motivata dell'avvocato stesso. Ciò ha rappresentato - sempre dal nostro punto di vista - un grave vulnus del suo diritto di difesa. Come ha detto bene il collega Cucca, la giurisdizione dell'autodichia dell'Assemblea sta a significare che si devono rispettare tutte le regole e, in modo particolare, quelle della difesa. (Applausi dal Gruppo PD) . Non vi stiamo chiedendo di entrare in maggioranza. Infatti, nel momento in cui è riconosciuta la facoltà di avvalersi di un avvocato, la stessa deve essere resa concreta e pertanto la Giunta avrebbe dovuto accettare l'istanza di rinvio della seduta in presenza di circostanze motivate che non consentono all'avvocato di essere presente a difesa del suo assistito. Pertanto, è evidente che il diritto alla difesa del senatore Patriarca non è stato garantito nella sua pienezza, in palese dispregio del rapporto fiduciario tra l'avvocato e il suo assistito. Mi rivolgo non più a lei, Presidente, perché non mi ascolta, ma ad ogni singolo collega. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi non possiamo calpestare le regole del buon senso e della logica in quest'Aula. Non è possibile, perché sulle regole del diritto interviene, quando può, la Corte costituzionale ma su quelle del buon senso e della logica interviene solo la nostra coscienza. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nannicini. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, potrei parlare per ore sulla perdita che deriverebbe per questo Senato dall'annullamento dell'elezione di un collega con la competenza e le qualità umane uniche del senatore, collega e maestro Patriarca. Ma non è questo il punto, perché altri potrebbero dire lo stesso di chi potrebbe arrivare al suo posto e soprattutto perché il tema che dobbiamo affrontare con serietà e trasparenza a tutela dell'istituzione che rappresentiamo - il Senato della Repubblica - non è il seggio di questo o quel partito, non è il mercato dei seggi per cui uno viene a te e l'altro lo prendo io: il tema è come tutelare la sacralità - sì, la sacralità - della volontà degli elettori in democrazia. Tale volontà è tanto più sacra quanto più è difficile da determinare perché il margine di vittoria, lo scarto in un collegio uninominale come quello che stiamo discutendo, è esiguo e ci sono motivi che vengono dal procedimento e che abbiamo ascoltato qui oggi per ritenere che ci siano stati errori materiali o irregolarità nell'attribuzione dei voti ai seggi. Il margine di vittoria del collega Patriarca era di 38 voti. C'è stato un ricorso, legittimo, a fronte di uno scarto così esiguo come ricordavano i miei colleghi. Dopo il riconteggio, il margine di vittoria del ricorrente è di 55 voti. Parliamo di 55 voti su 171.000 voti validi, lo 0,3 per mille, il 3 per diecimila.