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Istituzione del Parco nazionale dei Monti Picentini e del Parco nazionale del Partenio. Onorevoli Senatori. – Il sistema orografico dei Monti Picentini è parte integrante dell'Appennino campano a cavallo tra le province di Avellino e di Salerno. Esso rappresenta un'unità geomorfologica abbastanza omogenea, intorno alla quale sono ubicate una serie di valli che contrastano con l'asprezza e con la ripetitività delle alture. I Monti Picentini costituiscono una delle maggiori e meglio conservate unità montuose dell'Appennino meridionale e forse la migliore in senso assoluto dell'Appennino campano: sono coperti da estese foreste, governate in parte a fustaie generalmente di faggio, tra le più estese d'Italia, da cedui e da una ricca e variegata presenza floristica, tra tutti l’ Aquilegia Champagnatii , e costituiscono un grande « polmone verde ». Anche la fauna presenta singolarità di estrema importanza e interesse, prima fra tutte una popolazione di lupi dell'Appennino campano di consistenza tale da potersi conservare e riprodurre, nonché l'importante presenza della lontra. Inoltre vi sono: la volpe, la lepre, il gatto selvatico, la faina, la donnola, il tasso, la martora e la puzzola. Sulle pareti rocciose nidificano l'aquila reale, gracchi corallini, corvi imperiali e falchi. Sono presenti anche altri uccelli minacciati di estinzione come, ad esempio, l'astore, il nibbio reale, le poiane, il picchio nero e il rampichino alpestre. Le grotte carsiche sono il rifugio per pipistrelli, per salamandre e per numerose specie di insetti. Le acque sono un patrimonio inestimabile sia per qualità che per quantità e danno origine a sorgenti che alimentano fiumi e acquedotti tra i più importanti d'Italia (da esse inizia l'acquedotto pugliese, il più lungo al mondo e il terzo per portata d'acqua). Tutto il territorio è ben conservato con segni della secolare presenza umana e merita di essere mantenuto in questo stato, favorendo, di pari passo con l'evoluzione socio-economica, la sua graduale riconversione verso aspetti originali e spontanei. Gli alti rilievi dei Monti Picentini, formati da rocce dolomitiche e calcaree, costituiscono l'ossatura del settore campano dell'Appennino meridionale, che si prolunga verso nord con i monti del Matese e verso sud con i rilievi carbonatici del Cilento e del Pollino. Affiorano le rocce più antiche mai ritrovate nel meridione: le dolomie del Triassico, riferibili a circa 200 milioni di anni fa. La natura calcareo-dolomitica del gruppo e le abbondanti precipitazioni fanno dei Monti Picentini il più importante nodo idrografico dell'Italia meridionale e uno dei maggiori d'Italia. Da esso dipartono i fiumi Sele, Calore, Ofanto, Sabato, Tusciano, Picentino e Solofrano, ma anche numerosi torrenti, costituendo una risorsa idrica straordinaria. Il folto reticolo idrografico che avvolge il massiccio da ogni lato è integrato da numerose sorgenti con polle che vanno da pochi litri fino ad alcuni metri cubi al secondo, alcune delle quali anche mineralizzate (sulfuree di Contursi Terme) , altre invece di notevole portata come quelle di Caposele che alimentano l'acquedotto pugliese (Puglia e Basilicata) , quelle del Serino che oltre Napoli approvvigionano buona parte della Campania, quelle di Acerno, Calabritto e Senerchia che alimentano la città di Salerno e buona parte della sua provincia e quelle di Cassano Irpino, Sorbo Serbico, Mantella e del Berardo di Montemarano che alimentano la Puglia, l'Irpinia e una parte del Sannio. Circa 5 milioni di persone beneficiano di tale risorsa idrica. Condizione, da sola, che determina l'importanza strategica nazionale di tale gruppo montuoso. La tutela e la salvaguardia dei Monti Picentini non possono essere di sola competenza della regione Campania che, benché abbia provveduto a istituirlo a parco regionale, di fatto non ha attuato politiche di tutela ambientale mancando di risorse umane e finanziarie. L'impervio territorio montuoso ha conservato nel corso dei secoli il suo carattere selvaggio perché non è stato mai oggetto di profonde trasformazioni da parte dell'uomo: gli animali selvatici più rari e interessanti dell'Irpinia sono presenti sui Monti Picentini. Queste montagne stupiscono anche per i meravigliosi animali fossili conservati nelle rocce: le conchiglie e i coralli si trovano quasi ovunque, così come i pesci fossili, mentre ad Acerno è stato riportato alla luce un elefante. Il valore ambientale del massiccio dei Monti Picentini è ampiamente attestato sul piano scientifico e convalidato dal punto di vista normativo, anche da strumenti di tutela internazionale, tanto che: 1) la legge 6 dicembre 1991, n. 394, riconosce l'area dei Monti Picentini come area di reperimento prioritaria per l'istituzione a Parco nazionale; 2) la regione Campania, con decreto del presidente della giunta regionale n. 378 del 2003 ha istituito il Parco regionale dei Monti Picentini; 3) nell'ambito della Rete Natura 2000 (direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992) dell'Unione europea, ospita sette siti d'importanza comunitaria ed è zona di protezione speciale; 4) il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha individuato i Monti Picentini quale sito Bioitaly. Oltre agli aspetti menzionati, i Monti Picentini sono ricchi di risorse culturali, agro-alimentari (castagne e vino con denominazioni protette), nonché potenzialità turistiche e ricreative e rientrano nelle aree caratterizzate da svantaggi geografici o naturali ma contemporaneamente ricche di risorse ambientali, culturali e naturali, per le quali la politica di coesione dell'Unione europea prevede strumenti finanziari per migliorare l'accessibilità, promuovere e sviluppare le attività economiche connesse al patrimonio esistente, incentivare l'uso delle risorse e incoraggiare il turismo sostenibile. L'importanza dei Monti Picentini è fondamentale, lo si ribadisce, quale area per la salvaguardia di specie animali a rischio di estinzione quali il lupo, l'aquila reale e la lontra ed è un'area a elevata capacità per la reintroduzione di animali selvatici storicamente presenti, nonché territorio adatto e necessario a estendere (come ampliamento dell'areale) i piani di politica nazionale ed europea per la sopravvivenza, la salvaguardia e la tutela dell'orso bruno marsicano. La catena del Partenio, lunga 30 chilometri, si colloca tra il Monte Taburno, a nord-ovest, ed il complesso dei Monti Picentini a sud-est. Il sistema montuoso può considerarsi costituito da almeno tre dorsali di diverse dimensioni, allungate tutte da est a ovest e separate da profondi valloni, con corsi d'acqua a regime torrentizio. Le cime maggiori sono Montevergine (1480 metri), Monte Avella (1598 metri) e Monte Ciesco Alto (1357 metri). Il bacino imbrifero maggiore è quello del Fiume Calore, che percorre l'area nord del Partenio.