[pronunce]

La Commissione tributaria regionale rimettente, dopo avere correttamente identificato le norme fiscali oggetto delle questioni di costituzionalità, argomenta l'ingiustificata disparità di trattamento fiscale tra gli immobili dichiarati di interesse culturale e quelli gravati da «prescrizioni di tutela indiretta», facendo riferimento a una fonte normativa non più vigente all'epoca delle annualità in contestazione nel giudizio a quo. La legge n. 1089 del 1939, alla quale espressamente rinviano le norme fiscali contestate, risalenti rispettivamente al 1991 e al 1993, infatti, è stata successivamente abrogata dall'art. 166 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352), che ha disciplinato la materia dei beni culturali fino al 30 aprile 2004, quando è entrato in vigore il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), attualmente vigente. Quest'ultimo prevede ora agli artt. 13 e seguenti l'imposizione del vincolo diretto e all'art. 45 le prescrizioni di tutela indiretta. La mancata indicazione, nell'ordinanza di rimessione, delle disposizioni del d.lgs. n. 42 del 2004 nelle quali sono confluite le norme precedentemente contenute agli artt. 3 e 21 della legge n. 1089 del 1939, non intacca la rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale, né l'iter logico argomentativo posto a fondamento della valutazione della loro non manifesta infondatezza, giacché il carattere mobile del rinvio alla disciplina di settore dei beni culturali, contenuto nelle disposizioni fiscali censurate e fatto palese dall'espresso riferimento alle «successive modificazioni e integrazioni» dell'art. 3 della legge n. 1089 del 1939 (sentenza n. 18 del 1995 su un caso analogo), preserva la continuità precettiva di queste ultime. Restano così certe, sia l'applicabilità nel processo principale delle norme sottoposte al vaglio di legittimità costituzionale, sia l'influenza della decisione della questione ai fini dello scrutinio della pretesa azionata dalla contribuente. E anche il dubbio di costituzionalità continua a risultare motivato in modo pertinente quanto al suo oggetto e ai parametri invocati, essendo rimasti sostanzialmente invariati, nel passaggio da una fonte normativa all'altra, sia il presupposto normativo della norma di favore (il vincolo diretto sui beni di interesse culturale) , sia l'istituto delle «prescrizioni di tutela indiretta», del quale il giudice rimettente lamenta il diverso trattamento fiscale. 3.- Nel merito, la questione non è fondata. 3.1.- Le norme censurate operano, nel comparto delle imposte dirette, una discriminazione qualitativa a favore degli immobili oggetto di vincolo storico-artistico (o culturale, per utilizzare il lessico del codice dei beni culturali). L'art. 11, comma 2, della legge n. 413 del 1991 stabilisce che, ai fini IRPEF, il loro reddito è determinato con l'applicazione della minore fra le tariffe d'estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato. A sua volta, l'art. 2 del d.l. n. 16 del 1993, prevede che la base imponibile per il calcolo dell'ICI sia costituita dal valore che risulta applicando, alla rendita catastale determinata nel modo detto, specifici moltiplicatori. Gli immobili oggetto di vincolo vedono così ridotta, rispetto a quanto ordinariamente previsto, la misura dell'imposta dovuta dal loro proprietario. 3.2.- La Commissione tributaria rimettente non dubita della legittimità delle norme agevolative in sé considerate, ma prospetta come potenzialmente contrario agli artt. 3 e 53 Cost. il fatto che le agevolazioni in esse previste non siano estese anche ad altre categorie di beni, oltre a quella a cui la legge espressamente le riferisce. In particolare, chiede a questa Corte di verificare se la distinzione ai fini del trattamento fiscale tra gli immobili direttamente vincolati e gli immobili soggetti a «prescrizioni di tutela indiretta» sia, sotto lo specifico profilo considerato, manifestamente arbitraria e renda, quindi, costituzionalmente illegittima la limitazione dell'agevolazione fiscale che su di essa si basa. L'istituto delle «prescrizioni di tutela indiretta», volte a preservare l'integrità di beni immobili di interesse culturale direttamente vincolati, è oggi regolato all'art. 45 del codice dei beni culturali e del paesaggio, nel quale è rifluita, con espressioni letterali largamente coincidenti, la fattispecie sostanziale disciplinata dapprima all'art. 21 della legge n. 1089 del 1939 e poi all'art. 49 del d.lgs. n. 490 del 1999. Tale tipo di vincolo, denominato "indiretto" per la sua funzione di completamento pertinenziale della visione e della fruizione dell'immobile principale (gravato da vincolo diretto), comporta che il diritto di proprietà su beni oggetto di prescrizioni di tutela indiretta possa essere limitato, sulla base di apprezzamenti rimessi all'autorità amministrativa competente, in funzione di protezione dell'ambiente circostante i beni di interesse culturale oggetto di vincolo. Più precisamente, l'amministrazione competente «ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro» (art. 45 del d.lgs. n. 42 del 2004). 3.3.&#8210; Questa Corte si è trovata più volte a vagliare la legittimità costituzionale di disposizioni che prevedevano agevolazioni fiscali e, in questo contesto, ha affermato che norme di tale tipo, aventi carattere eccezionale e derogatorio, costituiscono esercizio di un potere discrezionale del legislatore, censurabile solo per la sua eventuale palese arbitrarietà o irrazionalità (sentenza n. 292 del 1987; ordinanza n. 174 del 2001); con la conseguenza che la Corte stessa non può estenderne l'ambito di applicazione, se non quando lo esiga la ratio dei benefici medesimi (sentenze n. 6 del 2014, n. 275 del 2005, n. 27 del 2001, n. 431 del 1997 e n. 86 del 1985; ordinanze n. 103 del 2012, n. 203 del 2011, n. 144 del 2009 e n. 10 del 1999). È dunque necessario identificare il fondamento dei benefici in esame, per poi verificare se la ratio così individuata si possa considerare comune anche alla categoria dei beni indirettamente vincolati, ai quali l'agevolazione è negata e che soggiacciono alla disciplina ordinaria del tributo. 3.4.&#8210;