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È questa la ragione per la quale ci eravamo già mossi in precedenza e quando il Presidente del Consiglio dei ministri, a fronte delle nostre proposte e delle nostre richieste anche di abrogazione del codice degli appalti, ha avviato l'idea di realizzare un decreto-legge che si occupasse esattamente di questo compito a largo raggio, parlando non solo di codice degli appalti, ma anche di edilizia privata, di terremoto e di altri temi di grande urgenza ed attualità per il nostro Paese, noi l'abbiamo colta come un'occasione importante. È questa la ragione per la quale noi di Forza Italia ci siamo posti ancora di più in una logica di collaborazione con il Governo e con la maggioranza. Ebbene, devo dirvi che anche in questa occasione, purtroppo, il sentimento che emerge tra noi è la delusione. Noi siamo profondamente delusi. (Applausi) . Siamo delusi innanzitutto per un concetto, che evidentemente è nella mente e nel cuore del presidente della Repubblica Mattarella, ma non degli esponenti di questa maggioranza, e cioè che questa pandemia, questa epidemia di coronavirus che ha colpito il nostro Paese e non solo, poteva e doveva essere una straordinaria opportunità, una straordinaria occasione per ottenere due risultati: in primo luogo una vera coesione nazionale, un'unità di popolo che mettesse insieme non solo quelli che votano per voi, ma anche quelli che votano per noi, che oggi sembrano essere la maggioranza. (Applausi) . Nei momenti di difficoltà, così come è accaduto anche in passato, penso ad esempio al dopoguerra, il popolo deve essere unito se vuole raggiungere alti obiettivi, non può dividersi, e mai come in questa occasione avevamo l'opportunità di farlo. In secondo luogo, quando capitano tragedie di questa portata, vige il principio dell'ora o mai più. (Applausi) . Questa poteva essere un'occasione straordinaria per sbloccare il nostro Paese da una terribile cultura del sospetto che da trent'anni blocca ogni attività di questo Paese. (Applausi) . Siamo delusi perché ci siamo rivolti alla maggioranza e non ho nulla da dire sull'atteggiamento del sottosegretario Margiotta e del ministro D'Incà, che è qui presente in Aula, un approccio di pace, se vogliamo definirlo così, ma comunque di collaborazione. Il nostro apporto è stato di vera e autentica collaborazione: non abbiamo predisposto emendamenti ostruzionistici, ma abbiamo proposto emendamenti, in particolare quelli che abbiamo segnalato agli esponenti della maggioranza, che volevano portare questa maggioranza a condividerli per sbloccare alcuni problemi che attanagliano il Paese e che vengono sottolineati anche da alcuni esponenti della vostra maggioranza. Poco fa ho ascoltato Matteo Renzi, il quale ha posto come una delle prime emergenze di questo Paese lo sblocco delle opere pubbliche e la realizzazione di infrastrutture. È giusto ricordare che l'Italia, dopo la Seconda guerra mondiale, ha messo insieme tutte le energie, tutte le risorse e tutto il potenziale di creatività di cui è capace il popolo italiano per rinascere, e nel giro di pochi anni siamo diventati un esempio per gli altri Paesi in Europa. Siamo stati il primo Paese a realizzare un'autostrada in Europa; ma sapete che oggi siamo gli ultimi per opere pubbliche? (Applausi). Abbiamo una capacità di realizzare infrastrutture pari a zero; qualunque altro Paese riesce a realizzarle in modo molto più rapido e semplice. Soprattutto, quel che abbiamo realizzato negli anni passati purtroppo sta cadendo a pezzi. Il crollo del ponte di Genova è non solo l'aspetto di una inefficienza di chi gestiva quell'autostrada, ma è un problema che riguarda tutte le opere pubbliche di questo Paese, tutta la rete autostradale, i nostri ponti, le nostre strade, i nostri ospedali, persino i nostri edifici comunali. Noi abbiamo bisogno di far ripartire questo Paese (Applausi), perché senza infrastrutture resta piantato, muore. Così come è stato accennato prima di me, voglio dirvi che abbiamo un problema che dall'intervento del collega del PD è emerso: ha ripetuto cinque o sei volte la parola «trasparenza»; ha parlato di legalità. Ma se continuiamo a pensare che gli imprenditori, i cittadini e i politici italiani siano tutti dei potenziali ladri e delinquenti, non usciremo più da questa cultura del sospetto che ha distrutto questo Paese. (Applausi). Ma chi pensa, collega, di fare le opere in modo illegale? Ci poniamo esattamente come fanalino di coda se ipotizziamo di non poter realizzare le opere perché ci può essere sempre qualcuno che vuole rubare. È un'impostazione ideologica e di mancanza assoluta di fiducia nel popolo italiano - questa è la verità - che purtroppo ha fatto sì che negli ultimi anni questo Paese raggiungesse livelli davvero infimi rispetto agli altri. Siamo divenuti negli anni Ottanta la settima potenza economica mondiale. Signor sottosegretario Margiotta, lo sa che non lo siamo più? Lo sa che ormai siamo stiamo diventando il fanalino di coda? Non riusciamo più a realizzare opere; qualunque cosa riusciamo a bloccarla in tutti i modi possibili e immaginabili. Volete qualche esempio degli emendamenti che voi avete respinto? Abbiamo portato avanti alcuni emendamenti con il chiaro ed evidente intendimento di cercare di semplificare la vita agli italiani. L'ha detto poco fa il collega Caliendo: il problema è quello dei controlli esasperati, di tutti i controlli ex ante ; in questo Paese non è possibile fare i controlli ex post perché non siamo in grado di farlo come in tutti gli altri Paesi moderni e anglosassoni? (Applausi). Non è possibile. Abbiamo fatto questo tipo di tentativo sperando di trovare un po' di collaborazione, ma purtroppo - diciamocelo francamente - la vostra maggioranza è divisa al suo interno: dentro di voi ci sono culture ambientaliste, giustizialiste, culture del blocco, culture del sospetto, con le quali, purtroppo, vi trovate a dover confliggere quotidianamente. Anche soltanto un intervento quale quello sugli stadi, che è stato proposto da Matteo Renzi ma anche da noi, dalla Lega e da Fratelli d'Italia, alla fine se non ci fosse stato il voto di Forza Italia e degli altri esponenti del centrodestra non sarebbe passato. Perché? Perché ci sono ancora alcune predisposizioni ideologiche che purtroppo bloccano ogni intervento possibile che stimoli il rilancio dell'economia di questo Paese. I migliori giuristi, i migliori esperti, i migliori amministrativisti, sanno perfettamente che questa è una condizione unica nella storia di questo Paese ed è l'unica condizione che ci può far trovare pronti per un rilancio dell'economia. Diciamocelo: questa era una buona iniziativa. Come ho detto all'inizio, il decreto semplificazioni poteva essere un'occasione, un'opportunità unica per rilanciare la nostra economia. Ebbene, solo in parte viene colto questo aspetto. Il codice degli appalti, che fu approvato durante il Governo Renzi, ha purtroppo bloccato ogni iniziativa infrastrutturale; la nostra edilizia privata è purtroppo ancora bloccata da tutti gli interventi e da tutti i controlli ex ante .