[pronunce]

Sotto altro aspetto, la difesa regionale sostiene la contraddittorietà del ragionamento del giudice a quo, il quale, da un lato, sembrerebbe ritenere che le Regioni non possano impedire la caccia ad alcune specie neppure mediante l'adozione del calendario venatorio; dall'altro, dopo aver richiamato la giurisprudenza di questa Corte che impone, per l'approvazione del calendario, il provvedimento amministrativo quale unica forma che assicura una flessibilità della disciplina in materia, circoscrive tale flessibilità ai soli limiti temporali del prelievo venatorio. 3.2.- Nel merito, la Regione Piemonte prende le mosse dalla censura inerente alla violazione dell'art. 102 Cost., osservando preliminarmente che essa non può investire l'art. 39, comma 1, della legge reg. Piemonte n. 26 del 2015, poiché questa norma era già in vigore quando è stato instaurato il giudizio a quo. Quindi, la difesa regionale evidenzia, in primo luogo, che l'art. 1, comma 1, della legge reg. Piemonte n. 27 del 2016 avrebbe soltanto reintrodotto un divieto di caccia che nell'ambito regionale era stato vigente - per effetto del disposto dell'art. 38 della legge della Regione Piemonte 17 ottobre 1979, n. 60 (Norme per la tutela della fauna e la disciplina della caccia), e, in seguito, dell'art. 44 della legge della Regione Piemonte 4 settembre 1996, n. 70 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) - sin dal 1979. Tale divieto era poi venuto meno a causa di un «difetto di coordinamento normativo», allorché l'art. 40 della legge reg. Piemonte n. 5 del 2012, se da un lato aveva abrogato la legge reg. Piemonte n. 70 del 1996, dall'altro si era limitato a richiamare (al comma 3), al fine della individuazione delle specie cacciabili, l'art. 18 della legge n. 157 del 1992. Con la disposizione censurata, il legislatore regionale avrebbe, pertanto, «solo cercato di regolare la situazione di fatto che si era venuta a creare dopo l'abrogazione della legge sulla caccia, ristabilendo quello che era il quadro normativo da sempre vigente in Piemonte quanto all'individuazione delle specie prelevabili». La norma denunciata non sarebbe volta a determinare l'esito del giudizio pendente anche perché si tratterebbe di una disposizione «"super partes" ispirata alla (superiore) esigenza di tutela della fauna selvatica», oltretutto coerente con il principio di precauzione che, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, legittimerebbe l'adozione di misure restrittive in caso di carenza di studi e di dati tecnico-scientifici sullo stato delle specie interessate. Infine, la Regione sostiene che debbano escludersi sia la retroattività della norma in parola sia la ricorrenza dei presupposti per la configurabilità di una legge-provvedimento, sotto tale ultimo aspetto sottolineando che il divieto da essa posto ha carattere astratto e generale e, d'altra parte, non è destinato ad esaurire i propri effetti con la chiusura della stagione venatoria. Anche le censure afferenti alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. sarebbero prive di fondamento, alla luce dell'orientamento di questa Corte secondo cui la competenza legislativa residuale regionale in materia di caccia può esplicarsi prevedendo livelli di protezione maggiori rispetto a quelli fissati dalla legislazione statale per la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Né tale principio sarebbe scalfito dalla norma contenuta nell'art. 18, comma 3, della legge n. 157 del 1992, dal momento che l'attribuzione a un d.P.C.m. della possibilità di modificare le specie cacciabili avrebbe il fine di adeguare l'ordinamento interno a quello sovranazionale: l'esercizio di questo potere sarebbe, quindi, necessariamente indirizzato all'intero territorio nazionale, mentre l'intervento regionale si collocherebbe su un piano del tutto diverso, in quanto destinato alle singole realtà territoriali. L'asserito vulnus all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. sarebbe insussistente anche con riguardo al profilo inerente alla violazione del principio, desumibile dall'art. 18, comma 4, della legge n. 157 del 1992, della necessaria adozione del calendario venatorio mediante atto amministrativo, dovendosi tenere distinta la disciplina legislativa regionale dalla successiva regolamentazione amministrativa: la prima, vietando la caccia ad alcune specie, fissa con portata generale livelli di maggiore tutela rispetto a quelli previsti dalla legislazione statale, mentre la seconda, nell'ambito delineato dal legislatore regionale, adegua l'elenco delle specie cacciabili agli «eventuali repentini ed imprevedibili mutamenti delle circostanze di fatto che durante la singola stagione venatoria possano interessare la fauna»; e ciò avviene attraverso l'adozione del calendario venatorio, nel caso di specie approvato con deliberazione della Giunta regionale. In merito alla violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., la difesa regionale, da un lato, sostiene che la legge reg. Piemonte n. 27 del 2016 sarebbe stata preceduta da idonea istruttoria e che l'ISPRA considererebbe le specie individuate nell'art. 1, comma 1, di detta legge poco presenti sul territorio e in uno stato di conservazione insoddisfacente; dall'altro, rileva, quanto al divieto di caccia introdotto con la legge reg. Piemonte n. 26 del 2015, che l'ISPRA stesso riterrebbe la pernice bianca e l'allodola specie, l'una «vulnerabile» e in «evidente declino», l'altra «in stato di conservazione sfavorevole [...]». Peraltro, la Regione Piemonte sottolinea anche, nell'ottica del principio di precauzione, che la Commissione Europea, nella «Guida alla disciplina della caccia nell'ambito della Direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli acquatici», avrebbe rilevato, tra l'altro, che «per la maggior parte delle medesime specie» sono sconosciuti i livelli di prelievo sostenibili che ne garantirebbero un idoneo stato di conservazione. 4.- La LAC, la LAC - Sezione Piemonte, la Fondazione per l'ecospiritualità Onlus, la Pro natura Torino Onlus e la LAV - intervenute nel processo principale - si sono costituite nel presente giudizio limitandosi a richiamare le difese svolte dinanzi al giudice amministrativo e chiedendo la declaratoria d'inammissibilità o il rigetto delle questioni sollevate. 5.- Si sono costituiti anche la Federazione italiana della caccia - Federazione della caccia Regione Piemonte, l'Unione nazionale Enalcaccia pesca e tiro - Delegazione regionale del Piemonte, l'ANLC Piemonte con sede in Alessandria e i CA To1, To2, To3 e To4, già ricorrenti nel processo principale, chiedendo che le questioni siano accolte sulla scorta di argomentazioni sostanzialmente riproduttive di quelle addotte dal giudice rimettente. 5.1.-