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peraltro sono state confermate, quantomeno negli obiettivi di fondo, dalla proposta di conclusioni presentata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, venerdì 10 luglio scorso, a seguito delle varie consultazioni che ha condotto con i 27 Capi di Stato e di Governo. Bisogna riconoscere che, in uno scenario assolutamente inedito, l'Unione europea, con il contributo di tutte le sue istituzioni, ha già assunto, con una certa rapidità, decisioni fondamentali. Come ha affermato nella giornata di apertura della consultazione nazionale «Progettiamo il rilancio» il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, le prime politiche di contrasto all'emergenza messe in campo dalle istituzioni europee sono state ispirate da una visione già di ampio respiro protesa al cambiamento. Già in quella fase una politica miope, ispirata a canoni neoliberisti, a una visione angusta della competitività e della concorrenza, è stata ritenuta inidonea a gestire e affrontare la crisi. Ricordo le decisioni più importanti che abbiamo assunto: innanzitutto, la sospensione del Patto di stabilità e crescita, attraverso l'applicazione della general escape clause ; poi la flessibilità accordata al regime degli aiuti di Stato; ancora, l'avvio da parte della Banca centrale europea del programma cosiddetto PEPP da 750 miliardi di euro. Ricordo che a giugno la medesima BCE ha deciso un incremento del programma per ulteriori 600 miliardi di euro, per un totale di 1.350 miliardi di euro. (Applausi) . Ricordo ancora il ricorso alla flessibilità nell'uso delle risorse della coesione; il piano della Banca europea per gli investimenti (BEI) per attivare fino a più di 40 miliardi di euro di finanziamenti destinati alle piccole e medie imprese. A queste misure si sono aggiunte le tre linee di sicurezza, per i lavoratori, per le imprese e per gli Stati, avallate dai Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea il 23 aprile scorso, sulla base della relazione dell'Eurogruppo del 9 aprile. Si tratta di un pacchetto consistente, di 540 miliardi di euro, così articolati: un fondo europeo di sostegno a strumenti nazionali per la lotta alla disoccupazione (Sure) di 100 miliardi di euro; un fondo paneuropeo della BEI, in grado di mobilitare fino a 200 miliardi di euro; c'è poi il pandemic crisis support , nell'ambito della linea di credito precauzionale del Meccanismo di stabilità, pari a 240 miliardi di euro, alla quale gli Stati membri dell'area euro possono decidere di ricorrere. Proprio il Consiglio europeo del 23 aprile ha dato un inequivoco segnale politico verso l'istituzione del recovery fund , definito espressamente, come richiesto - permettetemi di sottolinearlo - da parte italiana, necessario e urgente. Possiamo affermare che la decisione è frutto di un percorso negoziale nel quale l'Italia ha svolto un ruolo fondamentale, un ruolo propulsivo. (Applausi) . È stata una decisione senza precedenti, perché ha segnato un'apertura inedita ad uno strumento di politica fiscale europea basato su un principio di intervento finanziario comune. Sottolineo che la proposta del recovery fund modifica i termini del rapporto tra la Commissione e i Governi nazionali: adesso sono i singoli Stati ad essere chiamati a una maggiore responsabilità, indicando i propri progetti di rilancio, il proprio percorso di riforme e di investimenti. Ora tocca a noi, Capi di Stato e Capi di Governo dei 27 Stati membri, assumere con rapidità una decisione altrettanto coraggiosa, affinché il next generation EU e il prossimo quadro finanziario pluriennale possano tradursi in misure e azioni concrete. La nostra casa comune è in grado di offrire vantaggi per tutti, se però usciamo dall'ottica negoziale del gioco a somma zero e acquisiamo la consapevolezza di una diversa prospettiva negoziale. Quando sono in pericolo le fondamenta dell'edificio europeo, nessuno Stato può avvantaggiarsi a scapito di altri. Dobbiamo essere tutti consapevoli che, se alcuni Paesi europei più in difficoltà dovessero soccombere di fronte alla crisi, i Paesi più ricchi non se ne avvantaggerebbero. In questo grave tornante della storia europea, la negoziazione tradizionale stessa è destinata al fallimento: oggi vinciamo tutti o perdiamo tutti. (Applausi) . Per questo riteniamo cruciale che la decisione del Consiglio europeo sia assunta entro luglio, quindi al più presto, e non sia svilita sulla base di una logica e di un compromesso al ribasso. Questo sarebbe inaccettabile non solo sotto il profilo politico ed economico, ma anche dal punto di vista morale. Un simile scenario non sarebbe certamente auspicabile; l'ho già affermato in quest'Aula - se ricordate bene - il 17 giugno scorso: non lo meritano le decine di migliaia di vittime europee del Covid-19, come anche le famiglie, i giovani e le imprese che stanno affrontando le conseguenze economiche e sociali della pandemia. In queste settimane ho condotto un'intensa attività diplomatica, nell'ultima settimana anche con vari incontri e visite, per discutere con i miei omologhi sulla necessità di assumere al più presto una decisione di alto profilo basata sui principi di responsabilità e di solidarietà, ambiziosa, capace di assumere davvero un sostegno senza precedenti all'economia europea. Il next generation EU dovrà essere all'altezza delle sfide presenti e future; lo ha ribadito anche il Parlamento europeo, il cui consenso politico, come quello dei Parlamenti nazionali, rimane fondamentale per un'immediata attivazione e dunque per rispondere tempestivamente alle urgenti necessità che nessuno Stato membro può affrontare in modo isolato e in solitudine. Con spirito europeo, dunque, continuerò a lavorare - come sempre nel corso di questa crisi - affinché al tavolo del Consiglio europeo prevalga la logica di una comunità di interessi basata su valori condivisi. (Applausi) . È fondamentale che il risultato finale, quanto al volume e alla composizione ad ampia prevalenza di grants , vale a dire di sovvenzioni, sia coerente con la proposta attualmente sul tavolo e che sia preservato il principio di un finanziamento straordinario di lungo termine tramite debito comune europeo. Altri aspetti prioritari dell'accordo su next generation EU, sui quali il Consiglio europeo dovrà trovare anche qui un punto di equilibrio, senza perdere però tempo prezioso in negoziati che snaturino o rallentino l'accordo complessivo, sono i seguenti: i criteri di allocazione non devono essere stravolti, perché essi assicurano l'effettivo ed efficace sostegno di Paesi, regioni e settori più colpiti dalla crisi Covid-19; molto critico è anche il tema della governance : la proposta sul tavolo garantisce lo stretto collegamento con il semestre europeo, con le raccomandazioni specifiche per Paese della Commissione; riteniamo accettabili le regole proposte legate al rispetto dello Stato di diritto e quelle collegate agli ambiziosi obiettivi europei in materia di lotta al cambiamento climatico. Inoltre è essenziale preservare la centralità degli obiettivi sociali e verdi.