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In base alla stessa rilevazione, le case rifugio operative sul territorio nazionale sono risultate essere 264. Le persone prese in carico dalle strutture di accoglienza sono state 4.483. Come evidenziava il nostro Presidente, e come è emerso a seguito delle audizioni delle diverse associazioni che abbiamo effettuato il 14 gennaio scorso, in Commissione ci siamo trovati di fronte a numeri in costante crescita. È un dato che anche se potrebbe sembrare allarmante, in realtà ci fa capire come le donne comincino a fidarsi della gestione dei centri antiviolenza. Infatti, se aumenta la necessità di rivolgersi a centri professionali, ciò vuol dire che si ha evidentemente la coscienza di poter recuperare quantomeno una quotidianità che, purtroppo, molte volte a queste donne viene negata e anche ai loro figli. Tra le criticità riscontrate e portate in relazione vi è anche la necessaria introduzione di criteri minimi per il finanziamento dei servizi offerti, che solo in parte vengono fissati dal piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere previsto dalla legge in vigore, che si completa ora, nel 2020. In questo caso giocano un ruolo straordinario le associazioni di donne che per prime hanno inteso sopperire ad una mancanza legislativa che poi ha fatto propria l'esperienza maturata sul campo dalle associazioni. In pratica, se queste reti rappresentano oggi la risposta più coordinata e organizzata al fenomeno della violenza di genere, è proprio grazie all'impegno decennale che le associazioni femminili o femministe hanno profuso su tutto il territorio nazionale. Tali associazioni, nonostante il ruolo strategico che gli viene riconosciuto, soffrono l'assenza di politiche di coordinamento e di una sostanziale valorizzazione delle competenze maturate. Ciò rende meno efficace la risposta ai bisogni delle donne che si impegnano in percorsi di uscita dalla violenza nel rispetto della loro autodeterminazione. Ad esempio, il metodo e i tempi di finanziamento dei centri e delle case rifugio è sproporzionatamente diverso da una Regione all'altra e le criticità sono tutte a discapito di una politica di coordinamento nazionale ormai assolutamente indispensabile. Questo accade nonostante sia una delle principali raccomandazioni contenute anche nel rapporto del Grevio, l'organismo indipendente del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica che è appunto formato da esperti. Le osservazioni rivolte al Governo italiano da parte del Grevio riguardano soprattutto la semplificazione e l'accelerazione dell'erogazione dei finanziamenti a centri antiviolenza e a case rifugio. In questo senso, le associazioni audite dalla Commissione hanno coralmente sollecitato un superamento di questo sistema in favore di un finanziamento diretto alle strutture di ospitalità con convenzioni pluriennali. Un'ulteriore criticità segnalata dal Grevio riguarda la scarsità dei finanziamenti a disposizione. Ovviamente nella relazione chiediamo che si possano rivedere le cifre regolarmente stanziate per quelli che ormai sono divenuti dei veri e propri baluardi di civiltà rispetto alla violenza di genere. In conclusione della relazione emerge con chiarezza la necessità di una programmazione centrale e di un quadro unitario di riferimento in grado di ridurre la disomogeneità territoriale, garantendo la continuità e il necessario coordinamento agli interventi e alle politiche indirizzate alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne. Al fine di garantire continuità e stabilità al sistema dei servizi antiviolenza, risulta ormai indilazionabile lo sviluppo e l'implementazione di una programmazione di più ampio respiro a partire dalla necessità di finanziamenti strutturali secondo un criterio di sostenibilità per gli enti del privato specializzati. Si tratta in pratica di superare la logica degli interventi straordinari o emergenziali (è un fenomeno che non è più un'emergenza, è un fenomeno stanziale, purtroppo) e di riconoscere quindi la dimensione sistemica del fenomeno della violenza contro le donne attraverso la definizione di un impegno istituzionale di lungo periodo nel contrasto alla violenza maschile contro le donne. In pratica - e qui concludo - la Commissione della quale mi pregio di fare parte ha inteso tracciare un percorso basato concretamente sulla prevenzione e sulla formazione, che sono ormai l'unica via possibile da poter perseguire se veramente vogliamo cancellare ufficialmente dal dizionario contemporaneo la parola femminicidio. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la proposta di risoluzione n. 1, a firma di senatori rappresentanti di tutti i Gruppi parlamentari, il cui testo è in distribuzione. Ha facoltà di parlare la relatrice. VALENTE, relatrice . Signor Presidente, ne approfitto per ringraziare le senatrici e i senatori intervenuti, alcuni dei quali sono membri della Commissione di inchiesta. Questo dimostra non solo un lavoro unanime di squadra, ma anche, credo, una passione autentica nell'affrontare il tema nella maniera più corretta e assolutamente fuori da rituali e atteggiamenti di circostanza o di apparenza. Rivolgo quindi un grazie davvero sincero per il lavoro svolto. Rivolgo un grazie anche all'attenzione del Parlamento. Mi permetto di dire che la proposta di risoluzione fa sue le parti finali della relazione, impegnando sostanzialmente il Governo rispetto alla direzione di marcia e ai suggerimenti contenuti nella relazione. Come ho detto nella presentazione della relazione, dopo la storia dei centri antiviolenza e dopo l'analisi delle attuali criticità, la relazione della Commissione individua dei suggerimenti da perseguire, che la proposta di risoluzione fa suoi, impegnando il Governo a lavorare insieme al Parlamento per andare in questa direzione. Le due tabelle di marcia riguardano, da un lato, finanziamenti, risorse, procedure, governance territoriali (forse un tema di cui si è parlato poco in questa discussione generale); è necessario lavorare affinché si omogenizzino i livelli e i modelli di governance territoriali, che purtroppo sono molto differenziati da Regione a Regione (questo sicuramente non è un bene), ovviamente con dei criteri più stringenti rispetto alla specializzazione, uniti all'esperienza, per le ragioni che sono state dette da tutti quelli che sono intervenuti. Ripeto, da un lato servono risorse e dall'altro serve specializzazione. Più risorse a fronte di una maggiore specializzazione: per noi questo tema non può essere affrontato in maniera neutra, non è un servizio. Questa è la specificità della relazione. Parliamo di un servizio sicuramente pubblico e di interesse pubblico, ma gestito da un privato sociale con autonomia; non per questo però non deve essere inteso come un servizio pubblico. Questa è la specialità di questo campo e di questa dinamica; la relazione prova a insinuarsi dentro questa specialità e a dare delle indicazioni chiare al Governo. Con la proposta di risoluzione facciamo proprie queste indicazioni e chiediamo al Governo di lavorare insieme a noi. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,54) ( Segue VALENTE, relatrice ). Mi permetto di dire - non l'ho detto prima e credo di poterlo dire adesso con serenità - che con il ministro Bonetti abbiamo un rapporto autentico di collaborazione e di reciproco riconoscimento del lavoro, con un impegno costante, quotidiano e continuo.