[pronunce]

piuttosto, secondo la resistente, sarebbero connotati da irrilevanza idraulica, tanto da risultare compatibili con la mera comunicazione di inizio attività imposta dalla Regione Liguria. Ad avviso della resistente, l'attività di pulizia dell'alveo da parte dei proprietari frontisti, oltre a non dar luogo alla realizzazione di opere, dovrebbe altresì ritenersi doverosa in considerazione di quanto previsto sia dall'art. 12 dello stesso r.d. n. 523 del 1904, sia dall'art. 98, comma 5, della legge della Regione Liguria 21 giugno 1999, n. 18 (Adeguamento delle discipline e conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di ambiente, difesa del suolo ed energia), nonché dagli artt. 868 e 917 del codice civile; la manutenzione ordinaria di manufatti in concessione non sarebbe in grado di interferire con il regolare deflusso delle acque, restando comunque assoggettata al controllo e al potere della Regione di disporre il diniego dell'intervento; infine, la manutenzione ordinaria eseguita dagli enti pubblici risulterebbe disciplinata dalla norma censurata in termini non diversi da quanto previsto dall'art. 17-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi). 6.2.- In relazione all'art. 24, comma 2, della legge reg. Liguria n. 29 del 2017, la resistente, con riguardo al tema della tassatività dell'elenco contenuto nell'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, ha ribadito le difese già spiegate nell'atto di costituzione, richiamando, inoltre, disposizioni di legge di altre Regioni, aventi contenuto sostanzialmente identico a quello della norma censurata, mai impugnate dal Governo. Quanto all'individuazione dell'ente cui ascrivere la responsabilità del controllo faunistico, la resistente si è richiamata al riordino di funzioni previsto dalla legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), attuata dalla Regione Liguria con la legge 10 aprile 2015, n. 15, recante «Disposizioni di riordino delle funzioni conferite alle province in attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni)». 6.3.- Infine, in relazione alla questione prospettata nei confronti dell'art. 35, comma 3, della legge reg. Liguria n. 29 del 2017, la difesa della resistente ha ribadito le argomentazioni rese nel costituirsi.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 15 (recte: 15, commi 1, 2 e 3), 24 (recte: 24, comma 2) e 35, comma 3, della legge della Regione Liguria 28 dicembre 2017, n. 29 (Disposizioni collegate alla legge di stabilità per l'anno 2018), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. 2.- Ad avviso del ricorrente, la Regione Liguria, tramite le disposizioni impugnate, avrebbe invaso la sfera di competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela ambientale. Più precisamente, con le disposizioni contenute nell'art. 15, la Regione Liguria avrebbe introdotto una disciplina - inerente alle autorizzazioni relative alla realizzazione di interventi all'interno degli alvei o sulle sponde dei corsi d'acqua - in contrasto con le previsioni contenute negli artt. 93, primo comma, e 94 del regio decreto 25 luglio 1904, n. 523 (Testo unico delle disposizioni di legge intorno alle opere idrauliche). A loro volta, gli artt. 24, comma 2, e 35, comma 3, della stessa legge regionale sarebbero rispettivamente in conflitto con gli artt. 19, comma 2, e 21 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), poiché introdurrebbero, nel territorio della Regione resistente, disposizioni in contrasto con la disciplina statale in materia di tutela della fauna. 3.- La Regione Liguria si è costituita contestando la fondatezza delle censure addotte dal ricorrente. La resistente non ha evidenziato ragioni di inammissibilità delle questioni; né, del resto, ne emergono di rilevabili d'ufficio. 3.1.- Sotto quest'ultimo versante, non può negarsi che il ricorso appare connotato da un contenuto alquanto laconico, con riguardo, in particolare, alle censure prospettate in riferimento agli artt. 15, commi 1, 2 e 3, e 35, comma 3, della legge regionale impugnata. Ciò, tuttavia, non impedisce l'individuazione dei termini delle relative questioni, sia per l'immediata riconducibilità delle disposizioni censurate all'ambito materiale afferente alla tutela dell'ambiente, posto a fondamento delle ragioni di vulnus prospettate dal ricorrente; sia per il contenuto del percorso argomentativo seguito nella memoria depositata prima dell'udienza dall'Avvocatura generale dello Stato, sostanzialmente esplicitativo del tenore delle censure, così da consentirne l'esame nel merito. 4.- La prima delle questioni prospettate ha ad oggetto l'art. 15, commi 1, 2 e 3, della legge reg. Liguria n. 29 del 2017. Tale articolo prevede: a) al comma 1, che «[s]ono soggetti a comunicazione alla Regione, entro trenta giorni prima della data di inizio attività, gli interventi di pulizia dell'alveo e delle sponde eseguiti a mano o con mezzi meccanici dai proprietari frontisti o aventi titolo, gli interventi di manutenzione ordinaria di manufatti in concessione, gli interventi di manutenzione ordinaria degli alvei e delle sponde eseguiti dagli enti pubblici ivi compresa la movimentazione di materiale litoide nei casi di ripristino della sezione di deflusso dell'alveo, lo svuotamento di vasche di sedimentazione, vasche antincendio e briglie di trattenuta purché non comportino asportazione dello stesso»; b) al comma 2, che « [l]a Regione, entro il termine dei trenta giorni di cui al comma 1, può disporre il diniego dell'intervento»; c) al comma 3, che « [n]on sono soggetti a nulla osta idraulico e a comunicazione di inizio attività gli interventi in somma urgenza eseguiti in caso di eventi calamitosi per i quali sia dichiarato lo stato di emergenza, di eventi potenzialmente in grado di contaminare un sito di cui all'articolo 242 del d.lgs. n. 152/2006 e successive modificazioni e integrazioni, e interventi imprevisti e non programmati su utenze di interesse pubblico oggetto di concessione». 5.- Le censure prospettate dal ricorrente sono riferite esclusivamente ai tre commi dell'art. 15 sopra riportati.