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poiché in Commissione il disegno di legge è rimasto per nove mesi, evidentemente non c'è la volontà di arrivare a un'intesa. Signor Presidente, nelle Commissioni del Senato, come in quelle della Camera, ci sono disegni di legge su qualsiasi argomento, dall'handicap fino ad arrivare all'economia, dalle tasse ai diritti sociali, che dall'inizio della legislatura sono in attesa di essere mandati nelle Aule ed essere dibattuti. Penso a quello sui caregiver , per avere un esempio. Il disegno di legge presentato dal sottoscritto era il n. 7 della legislatura e mutua da quello fatto dalla senatrice Bignami in quella precedente: non è neppure stato abbinato, tanto per avere un'idea. Non argomentiamo in maniera faziosa, ma diciamo invece in maniera molto corretta che, se c'è una volontà politica, le cose si fanno. Un adagio dice che la politica è l'arte di rendere rotondo ciò che è quadrato: tutto si può fare, basta volerlo. È evidente che, se nei nove mesi passati non si è trovata un'intesa, è perché non c'era la volontà di trovarla, da una parte e dall'altra. Può essere. Certamente dichiariamo - e lo stiamo dicendo in tutti i modi - di essere disponibili a cercare un'intesa sul merito dei fatti. Può essere fatto nelle prossime due settimane? Abbiamo visto questa mattina respinta la questione sospensiva in questo senso, ma può essere fatto ancora, arrivando a una stesura di emendamenti condivisa. Certo che sì. Credo che sia da cogliere il messaggio che arriva dal voto di questa mattina (136 contro 135) è evidente che, quand'anche la legge dovesse passare per un voto, quel solo voto di scarto significa che si sta portando avanti qualcosa di divisivo, che non ha avuto la capacità e non è stato improntato per mettere assieme e riunire. A questo punto, è evidente che l'obiettivo è solo quello di mettere una bandierina politica, ideologica, che nulla ha a che fare col merito. Su questo devo riconoscere una grande capacità mediatica di certa parte della sinistra nel vendere i titoli. Vedo il senatore Cangini che mi ricorda i giornali, come a indicare chi vende i titoli sui giornali, senza guardare a ciò che è scritto nell'articolo stesso. C'è chi è capace di farlo e qualche giornale mette addirittura le fotografie e tutto il resto sotto, in secondo piano. Signor Presidente, abbiamo bisogno invece di parlare del merito. Il presidente Ostellari ha dato un'eccezionale dimostrazione di buona volontà e di pragmatismo. Ecco, partiamo da quegli elementi. Ne cito solo uno, l'articolo 4, che dovrebbe essere un presupposto di pluralismo e recita appunto: «Pluralismo delle idee e libertà delle scelte»; e prosegue: «Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». Signor Presidente, immagini adesso che un cittadino all'esterno, ascoltando il mio discorso, che ritengo improntato a una significativa pacatezza, vada poi al compiere gesti estremi di intolleranza; tranquillamente, seguendo questo percorso, un magistrato potrebbe chiamarmi a rispondere, ritenendo che abbia istigato quella persona a commettere un atto di violenza, pur essendo totalmente disgiunto il fatto dal contenuto e dalla portata delle mie dichiarazioni. Con ciò intendo dire che con questo provvedimento state introducendo non norme a tutela delle persone, ma limiti alla libertà delle persone. Nel momento in cui si mette nelle mani di un magistrato la scelta se una tale affermazione possa essere foriera di atti di odio o di istigazione all'odio, ripercorriamo strade che abbiamo già visto distorte, poi, all'interno dei tribunali, per le quali alla fine una persona, che nulla ha a che fare con un atto di violenza, per questioni politiche viene chiamata a rispondere in tribunale. Ecco, questa non è libertà, non è tutelare le persone; nulla c'entra con la tutela e il rispetto che si devono dare a chi ha una sua idea politica o di stile di vita, nonché una sua condotta di amore, eterosessuale o omosessuale. Questo significa comprimere i diritti. Stiamo dicendo in tutti i modi, signor Presidente, che c'è ancora tempo e ancora spazio per trovare un'intesa; bisogna trovarla altrimenti è evidente che al Partito Democratico e a certe ali estreme della sinistra interessa semplicemente piantare una bandierina, andando poi, con ciò, ad aprire falle significative nella tutela della libertà delle persone, di tutte le persone, signor Presidente, senza alcuna distinzione di sesso e di genere. Perché la libertà o appartiene a tutti o è una negazione che va a subire chiunque di noi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, siamo ormai a metà luglio e sono passati tanti mesi da quando in quest'Aula, sui social e sui giornali abbiamo sentito le dichiarazioni di chi si apprestava a supportare il nuovo-vecchio Governo, dicendo che lo avrebbe fatto allo scopo di salvare la Nazione. Già questo avrebbe imposto subito una riflessione, sul salvarla da chi: da chi l'aveva portata fino a quel punto e cioè dagli stessi che si proponevano, poi, di salvarla; questo, però, è un altro tema. (Applausi) . Dico questo, perché oggi quegli stessi che si proponevano di salvare la nazione, anziché occuparsi di una pluralità di persone prive di diritti, come quelli economici (perché a tanti i ristori devono ancora arrivare), dibattono di una questione diventata importante perché qualcuno si è accorto di quanto sia liberticida, mentre fuori c'è gente che non ha ancora ricevuto i rimborsi per la situazione gravissima che ha patito durante il lockdown . (Applausi) . Questo bisogna che sia chiaro, altrimenti tutta la discussione che facciamo, indipendentemente dalle rispettive posizioni, vale poco e stride con la realtà, con quanto accade al di fuori di quest'Aula parlamentare. Ripeto: fuori c'è gente che ad oggi non ha visto ancora nulla sul proprio conto corrente né è stata, in qualche maniera, supportata da un Governo che doveva salvare la nazione. In realtà, mentre fuori, in condizioni difficili, questa nazione ha cercato di risollevarsi, dentro ci occupiamo di limitare la libertà degli unici che dissentono anche sul vostro atteggiamento nei confronti dell'economia e della parte produttiva di questo Paese. Quindi, c'è una doppia grave situazione generata da tutto ciò. Perché lo fate? Lo fate semplicemente per sentirvi utili, per piantare una bandierina, per far credere a qualcuno di essere rappresentativi ancora di qualcosa. Credete, nella vostra assoluta autoreferenzialità, di rappresentare qualcuno. In realtà, rappresentate, male, una minoranza di persone che, invece, guarda caso, ha più necessità di interventi sulla parte economica in questo momento, perché sulla parte giuridica si sente già tutelata da leggi già esistenti, dal codice penale, da un atteggiamento della società, che non è così discriminatorio come si vorrebbe far credere. In caso contrario, infatti, i dati dell'Osservatorio sulle discriminazioni direbbero un'altra cosa.