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Ad esempio all'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea è detto testualmente che l'Unione europea è basata su un'economia di mercato fortemente competitiva; al periodo immediatamente successivo viene detto che promuove la solidarietà tra gli Stati membri. Non è mancato nel tempo chi ha fatto notare che accostare competizione economica e solidarietà tra Stati nella stessa dichiarazione di intenti equivalga a un'ingiunzione paradossale e, cioè, a mettere nero su bianco scopi impossibili da realizzarsi insieme. Da queste contraddizioni, da uno spirito incerto tra senso degli affari e pace dei popoli non poteva venir fuori da subito linearità. Infatti, oggi noi sappiamo che ne sono scaturiti in alcuni casi grandi ed esclusivi vantaggi competitivi per alcuni Paesi, mentre altri, talvolta, ne hanno avuto travolto il proprio tessuto produttivo e sociale. Tra questi ultimi, in passato, vi è stata sicuramente l'Italia, che ha spesso pagato la rigidezza monetaria alla quale non era preparata e lasciato sul piatto della sua vocazione europeista eccellenze manifatturiere e quote del proprio mercato agroalimentare. Oggi solo una particolare combinazione tra un dramma di dimensioni mondiali e la fortunata presenza di uomini di buona volontà al Governo del Paese sta ridando linearità a questa stortura. Per la verità, già il discorso di insediamento della von der Leyen era sembrato, a suo tempo, l' incipit di un cambio di passo, ma inchiodare gli uomini di Stato alle loro parole, avere la volontà di farlo è il dono speciale non scontato della politica che lei, in realtà, possiede e che ha esercitato. Al rendersi chiaro della straordinarietà degli eventi lei ha espresso da subito - lo ricordiamo - un solo auspicio, che ha continuato poi a scandire per tutto il tempo delle difficili interlocuzioni con l'Unione: che l'Europa fosse all'altezza della gravità del momento con una risposta di portata adeguata per la storia che ci stava travolgendo tutti, nessuno escluso. La storia del dialogo, che poi è seguita, possiamo disegnarla, ma solo per brevità, a partire dal 12 marzo, dall'infelice dichiarazione della Lagarde, che sembrò chiudere a nome dell'Europa tutta su ogni possibilità di condividere un destino che condiviso lo era già nei fatti. Possiamo poi farla passare per il 26 di marzo per il suo compito rimando al mittente degli strumenti di sostegno fin lì messi sul piatto. Lei ebbe a dire che, se si trattava di vecchi sistemi, se li potevano tenere, che l'Italia non ne aveva bisogno e che avremmo fatto da soli. Ogni parola di orgoglio nazionale qui, come direbbe lei, sarebbe inadeguata. Il 18 aprile poi, probabilmente solo il peso dell'enorme responsabilità che sentiva la portò a dire chiaro ciò che le diplomazie di mezzo mondo per pudore da tempo tacevano: la Germania è contraria al recovery fund? Il suo bilancio commerciale viola le regole ed è un freno per l'Europa. All'Olanda fece sapere che con il suo dumping fiscale sottrae entrate ad altri Paesi. Arriviamo al 27 maggio, quando la Commissione europea, come è ormai noto, ha approvato sia il recovery fund che la proposta di garantirlo con il quadro finanziario pluriennale (QFP). Si tratta di 750 miliardi di euro da mettere a disposizione degli Stati membri in ragione del diverso impatto della pandemia. Infatti, all'Italia spetterebbe la quota più alta, all'incirca 135 miliardi, di cui quasi 82 a fondo perduto. Presidente, il 27 maggio lei non ha solo portato a casa un risultato negoziale; lei ha contribuito a raddrizzare uno spirito fondativo, contraddittorio e distorto. L'Europa oggi concepisce l'accettazione di un destino comune e la condivisione dei suoi oneri. Presidente, l'asse terrestre si è spostato ed è inutile nascondersi. Al netto della polvere mediatica di questi mesi, ad entrare nei libri di storia saranno la sua persona, il Governo sostenuto da questa maggioranza e la data del 27 maggio. Tuttavia, è importante, al momento, in questa ennesima vigilia del Consiglio europeo, aggiungere le seguenti cose: mai più un passo indietro, presidente Conte, e sempre più avanti. Mai più un passo indietro, perché arretrare dall'idea affermatasi oggi sarebbe tempo perso sul percorso di una compiuta e degna costruzione dell'Europa dei popoli. Sempre più avanti, presidente Conte, perché non prevalga la tentazione di accontentarsi di essere usciti vivi dallo spavento di questi mesi, tentazione che ci condannerebbe presto a rivivere quello spavento, perché la pandemia ci ha mostrato, con cruda chiarezza, che siamo evidentemente al capolinea della capacità della vita stessa di sopportare le nostre contraddizioni e che è ora di affrontare e risolvere i nodi fondamentali della modernità. Nodi che, mi piace ricordare, costituiscono il cuore delle ragioni storiche del Movimento, come coniugare, per esempio, il benessere economico, a tutt'oggi concepito quasi esclusivamente nel perimetro del tradizionale processo di produzione e consumo, con il bisogno, evidentemente non più rimandabile, di salvaguardare la salubrità e la tenuta del nostro ecosistema. Ancora, come rendere compatibile il progresso tecnologico, che però vuol dire anche, tra l'altro, automazione e quindi potenziale perdita di forza lavoro, con il bisogno di inclusione sociale. Lei, però, mostra consapevolezza di ciò quando, all'apertura degli Stati generali, dichiara: non ci accontenteremo di ripristinare una normalità. Ancor più paradossalmente, ci convince un suo passaggio, a mio avviso solo apparentemente minimale, quando dichiara di aver scelto Villa Doria Pamphilj perché abbiamo voluto mostrare al mondo la bellezza dell'Italia, perché vogliamo investire sulla bellezza. (Applausi). Con questa affermazione, lei mostra di avere chiaro che investire sui valori immateriali è parte di quella quadratura del cerchio fra benessere economico e protezione ambientale. Intanto, il presidente Charles Michel, in quella stessa sede, è arrivato a dire che nel nuovo orizzonte si profila una società fondata sulla dignità e sulla benevolenza. Benevolenza: volersi bene. Mamma mia, verrebbe da dire! Nel chiudere, presidente Conte, è a queste parole, che vogliamo credere non casuali, ma totalmente intenzionali, come sempre dovrebbero essere le parole degli uomini di Stato, che le chiediamo di inchiodare ancora l'Europa, con tutta la forza della sua intelligenza e della sua buona volontà, per quello che resta ancora da fare per realizzare un nuovo modo di stare insieme, e non solo per l'Europa. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Comunico che sono pervenute, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, proposte di questione pregiudiziale in ordine al disegno di legge di conversione del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020. La deliberazione sulle proposte sarà posta all'ordine del giorno della seduta di domani, giovedì 18 giugno 2020, alle ore 9,30. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno STEFANO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE.