[ddlpres]

Le norme per la qualificazione del personale impiegato in attività di sicurezza della circolazione ferroviaria sono norme riguardanti la condotta, la formazione e l'accompagnamento dei treni, la verifica dei veicoli, la gestione della circolazione, la manutenzione dell'infrastruttura, le abilitazioni, la gestione e la valutazione del personale. Considerato che il decreto n. 4 del 2012 dell'ANSF ha tracciato un sistema di circolazione ferroviaria, di qualificazione del personale in condizioni di esercizio considerato normale, nonché regole di buona pratica e processi che disciplinano il corretto funzionamento del sistema ferroviario, si rende ora necessario dare applicazione ai principi esplicitamente enunciati nella direttiva 2004/49/CE, nella legge 25 gennaio 2006, n. 29, e nell'articolo 5, comma 5, del decreto n. 162 del 2007, concernenti l'individuazione di misure necessarie a garantire che le norme e raccomandazioni impartite dall'Agenzia stessa abbiano piena osservanza. Attualmente, l'Agenzia esercita le proprie funzioni di controllo e verifica in tema di sicurezza ferroviaria provvedendo ad accertare la coerenza dell'operato degli operatori ferroviari, ma senza la possibilità di applicare sanzioni in caso di inottemperanze da parte dei suddetti operatori. La predisposizione della legge va ad integrare questo meccanismo, consentendo all'Agenzia di sanzionare i comportamenti in contrasto con le proprie indicazioni in materia di sicurezza ferroviaria. Dalle disposizioni dell’articolo qui illustrato non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, considerato che l'Agenzia provvederà agli adempimenti derivanti dalla norma avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Al momento non appare possibile effettuare delle previsioni per le maggiori entrate in quanto le stesse sono correlate a eventi mai sanzionati antecedentemente. Il capo VI contiene disposizioni in materia ambientale. L'articolo 17 reca disposizioni in materia di caccia, finalizzate alla chiusura di una parte del caso EU Pilot 6955/14/ENVI, avviato dalla Commissione europea nell'ottobre del 2014 con una richiesta di informazioni sull'attività di monitoraggio del prelievo venatorio in Italia e sull'impatto che tale prelievo esercita, in particolare con riferimento alle specie in cattivo stato di conservazione. Tale disposizione, in particolare, modifica l'articolo 12 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, al fine di introdurre per ciascun cacciatore l'obbligo di annotare sul proprio tesserino venatorio la fauna selvatica stanziale e migratoria abbattuta, subito dopo l'abbattimento. Dall'adozione di tale modifica non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L'articolo 18 interviene nuovamente sulle disposizioni relative allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio (CO 2 ) al fine di sanare definitivamente il caso EU Pilot 7334/15/CLIM, nell'ambito del quale la Commissione europea, dopo il recente intervento dell'articolo 24 della legge n. 115 del 2015 (legge europea 2014), ha continuato a contestare all'Italia la non conformità di talune disposizioni del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 162, di attuazione della direttiva 2009/31/CE. In particolare, al fine di sanare il profilo di contestazione relativo al mancato recepimento dell'articolo 8, punto 1), lettera c) , della direttiva, la lettera a) del comma 1 modifica l'articolo 14 del decreto legislativo n. 162 del 2011, relativo alle «Condizioni per il rilascio ed il trasferimento delle autorizzazioni allo stoccaggio», introducendo, da un lato, una lettera g- bis ) secondo la quale «in caso di più siti di stoccaggio nella stessa unità idraulica, l'autorizzazione allo stoccaggio può essere rilasciata solo se le potenziali interazioni di pressione sono tali che tutti i siti rispettino simultaneamente gli obblighi derivanti dalla direttiva», e dall'altro, prevedendo un comma aggiuntivo che per motivi di sicurezza esclude la possibilità di rilasciare nella stessa unità idraulica più di un'autorizzazione allo stoccaggio di CO 2 , in analogia con quanto previsto dalla normativa mineraria che disciplina la produzione di idrocarburi e lo stoccaggio di gas naturale in sotterraneo. Inoltre, al fine di garantire la completa trasposizione dell'articolo 11, paragrafo 3, lettere d) ed e) , della direttiva 2009/31/CE che disciplina i casi di riesame dell'autorizzazione allo stoccaggio di CO 2 , la lettera b) del comma 1 modifica l'articolo 17 del decreto legislativo n. 162 del 2011, relativo alla «Modifica, riesame, aggiornamento, revoca e decadenza dell'autorizzazione allo stoccaggio», introducendo un comma aggiuntivo che obbliga l'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione a riesaminarla ed eventualmente ad aggiornarla quando ciò risulti necessario in base ai più recenti risultati scientifici e progressi tecnologici, o comunque almeno cinque anni dopo il rilascio dell'autorizzazione e, in seguito, ogni dieci anni. Infine per assicurare la completa trasposizione del secondo periodo dell'articolo 15, paragrafo 3, della direttiva 2009/31/CE, la lettera c) del comma 1 modifica l'articolo 21 del decreto legislativo n. 162 del 2011, relativo alla vigilanza e al controllo del sito di stoccaggio, specificando che sulle strutture di iniezione e monitoraggio del sito e su tutta la serie di effetti significativi che il complesso di stoccaggio produce sull'ambiente e sulla salute umana siano effettuate ispezioni di routine almeno una volta l'anno, fino a tre anni dopo la chiusura del sito, e almeno ogni cinque anni fino a quando non avvenga il trasferimento di responsabilità dal gestore al Ministero dello sviluppo economico. Dall'adozione delle proposte di modifica all'esame non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Il capo VII contiene disposizioni in materia di energia. L'articolo 19 interviene nuovamente sul «terzo pacchetto energia» per sanare definitivamente la procedura di infrazione 2014/2286, allo stadio di messa in mora ex articolo 258 TFUE, relativa al non corretto recepimento nell'ordinamento italiano di alcune disposizioni della direttiva 2009/72/CE e della direttiva 2009/73/CE, recanti norme comuni per il mercato interno rispettivamente dell'energia elettrica e del gas naturale. In ragione di più recenti colloqui con i servizi della Commissione europea a seguito delle modifiche al decreto legislativo n. 93 del 2011 recentemente introdotte con l'articolo 26 della legge europea 2014 (legge n. 115 del 2015), è emersa l'esigenza di apportare ulteriori adattamenti alla normativa nazionale vigente, al fine di assicurare la definitiva chiusura della procedura di infrazione. L'articolo in questione mira, pertanto, ad apportare ulteriori modifiche al suddetto decreto legislativo.