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Modifiche al decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, in materia di digitalizzazione e semplificazione fiscale. Onorevoli Senatori . – La digitalizzazione dell'economia rende disponibili nuovi standard di trasparenza e di dialogo tra fisco e contribuenti, un rapporto legato ancora, in larga parte, a norme pensate e scritte negli anni ’70. Con le modifiche al decreto legislativo 5 agosto 2017, n. 127, si vogliono produrre due effetti: introdurre un nuovo standard opzionale di dialogo tra fisco e contribuenti basato sulla « trasparenza digitale » nonché ottenere una spinta alla digitalizzazione delle strutture amministrative delle imprese e, di riflesso, alla capacità di analisi dell'amministrazione finanziaria. L'intervento non prevede nuovi adempimenti obbligatori per i contribuenti, i quali possono aderire in via opzionale al regime di « trasparenza digitale », ottenendo, in tal modo, benefìci in primis in termini di riduzione dei tempi degli accertamenti. L'intervento non comporta maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato ma, anzi, un maggior gettito derivante sia da un incremento dell'efficacia dell'azione di contrasto all'evasione, sia dal più agevole e incentivato adempimento spontaneo. L'adozione volontaria di un regime di « trasparenza digitale » contribuisce infatti da un lato a realizzare maggiore flessibilità nell'attività di contrasto all'evasione fiscale, fornendo strumenti più efficaci di controllo su scritture, registri e documenti, utilizzabili anche a distanza e, dall'altro, a rendere le interlocuzioni tra fisco e i contribuenti meno invasive rispetto all'ordinaria attività d'impresa, realizzando così un modello di « alleanza tra contribuenti e amministrazione finanziaria ». Peraltro la riduzione dei tempi di accertamento nei casi di attiva e costante collaborazione del contribuente nell'assolvimento degli adempimenti contabili e di versamento – oltre a rappresentare una concreta semplificazione degli adempimenti, in linea con i più innovativi strumenti di elaborazione e comunicazione dati – rappresenta una misura efficace di spending review e di sburocratizzazione dell'azione dell'amministrazione. Inoltre, l'intervento proposto si pone concretamente a supporto degli obiettivi di portata generale volti a: – rifondare il rapporto tra Stato e contribuenti, rivedendo i princìpi e i criteri che regolano l'agire dell'amministrazione finanziaria; – ripristinare buona fede e reciproca collaborazione fra le parti; – garantire la possibilità di contraddittorio anticipato con il contribuente, con l'impiego di modalità digitali. Al fine di introdurre forme di relazioni rafforzate tra fisco e contribuenti, ispirate ai princìpi declinati nelle iniziative dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) volte a promuovere la trasparenza (da parte dei contribuenti) in cambio della certezza (da parte dell'autorità fiscale), con la presente proposta normativa viene istituito un regime opzionale di « trasparenza digitale », accedendo al quale, a fronte di informazioni, dati e notizie messi a disposizione da parte dei contribuenti all'Agenzia delle entrate per il tramite di piattaforme digitali, sono riconosciuti ai primi benefìci quanto all'esposizione all'attività di controllo dell'amministrazione finanziaria (controlli ordinariamente eseguiti a distanza), riduzione dei termini di accertamento e mitigazione delle sanzioni amministrative tributarie, oltre che una semplificazione degli adempimenti, e l'adozione di modalità abbreviate di risposta dell'Agenzia delle entrate negli interpelli e nei rimborsi IVA, che divengono più celeri. L'Agenzia delle entrate può inoltre adottare sistemi semplificati di controllo a distanza, in quanto i dati su cui possono essere svolte le analisi non sono limitati a quelli raccolti con la fatturazione elettronica, ma riguardano anche ulteriori informazioni rese disponibili tramite le piattaforme digitali. In termini generali, l'autorità fiscale potrà così beneficiare della disponibilità di dati massivi per effettuare analisi del rischio del contribuente basate sulle più moderne tecnologie di analisi e per acquisire informazioni necessarie alla precompilazione dei modelli fiscali. La modifica proposta non comporta nuovi o maggiori oneri, bensì risparmi in termini di riduzione dei tempi e dei costi degli accertamenti e un maggior gettito derivante sia da un incremento dell'efficacia dell'azione di contrasto all'evasione che dall'incentivo dell'adempimento spontaneo. Più in dettaglio, la norma prevede che i contribuenti possano ottenere degli importanti vantaggi se collaborano a rendere « trasparente » la propria posizione, agevolando i controlli e promuovendo un nuovo rapporto fisco-contribuente, sia in termini di digitalizzazione che di trasparenza e buona fede. I contribuenti in particolare – effettuando un'opzione – possono accedere al cosiddetto regime di trasparenza digitale che prevede la condivisione con l'Agenzia delle entrate, mediante l'utilizzo di piattaforme digitali dedicate, di tutti i documenti (e relativi dati) obbligatori e utili ai fini dei controlli quali: libri, scritture contabili e documenti previsti dagli articoli 13 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973 n. 600, e 21 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dei prospetti di raccordo tra i dati contabili e le dichiarazioni fiscali, nonché della documentazione di cui all'articolo l, comma 6, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471. L'opzione ha effetto dall'inizio del periodo di imposta in cui è esercitata, ha una durata di tre periodi d'imposta ed è irrevocabile. Al termine del triennio, l'opzione si intende tacitamente rinnovata per un altro triennio a meno che non sia revocata, secondo le modalità e i termini previsti per la comunicazione dell'opzione. In un'ottica di promozione di azioni di indirizzo per i contribuenti virtuosi, ai soggetti che optano per il regime di trasparenza digitale sono riconosciuti importanti incentivi, quali l'esercizio, da parte dell'amministrazione finanziaria, dei poteri di controllo e verifica esclusivamente attraverso modalità semplificate di controlli a distanza con· l'utilizzo di piattaforme web dedicate. L'accesso nei locali del contribuente è in ogni caso previsto, in presenza di motivate ragioni, previamente autorizzate dal responsabile della Direzione centrale grandi contribuenti o dal direttore dell'Agenzia delle entrate, ovvero dal comandante regionale della Guardia di finanza. Resta ferma la disciplina delle specifiche modalità di interlocuzione tra fisco e contribuenti per coloro che aderiscono al regime di adempimento collaborativo. Per i contribuenti che esercitano l'opzione per il regime della trasparenza digitale il termine di decadenza per l'accertamento, ai fini delle imposte dirette e dell'IVA, è ridotto di due anni (sul termine ordinario di cinque anni), mentre il termine per l'accertamento relativo all'imposta di registro è ridotto di un anno (rispetto al termine ordinario di tre anni). Per tali contribuenti viene inoltre prevista la possibilità di interpellare l'amministrazione, in merito all'applicazione delle disposizioni tributarie a casi concreti, ricorrendo alla procedura abbreviata di interpello preventivo, prevista per i contribuenti che aderiscono al regime di adempimento collaborativo.