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E qui sì che torniamo a quelle che erano le perplessità del Partito Democratico: nuove assunzioni, nuova generazione, digitale e informatizzazione, e quindi miglioramento del lavoro all'interno della pubblica amministrazione. Poi ci sono anche altri provvedimenti: uno è passato inosservato, ma daremo anche delle risposte a quei dipendenti che hanno subito le disposizioni in materia di buoni pasto. Porteremo anche questo miglioramento, ossia la restituzione e la sostituzione dei vecchi buoni pasto, dopo il fallimento della società che li gestiva, che verranno ricollocati, arrecando un guadagno economico alle famiglie e alle aziende. Migliorare la pubblica amministrazione vuol dire anche futuri investimenti da parte delle imprese, perché un'ottima amministrazione pubblica vuol dire anche investimenti e investimento vuol dire anche rilancio economico. Ecco che cosa significa concretezza. Per questi motivi la Lega voterà convintamente a favore del disegno di legge in esame. La ringrazio, signor Ministro. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). FLORIS (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, mi piace partire dalla mia esperienza di amministratore. Cito l'esempio del comune di Cagliari, nei dieci anni in cui ho avuto l'onore di esserne sindaco. Arrivammo a essere premiati come l'ufficio relazioni con il pubblico più efficiente in Italia e ciò avvenne responsabilizzando, coinvolgendo, formando e motivando il nostro personale. Questo per dire cosa? La vera riforma della pubblica amministrazione si avrà quando il lavoratore pubblico avrà chiaro che il datore di lavoro non è lo Stato, ma è il cittadino. Questa consapevolezza porterà il lavoratore a essere presente sul posto di lavoro e a improntare la propria azione a criteri di efficienza e soddisfazione del pubblico. La burocrazia deve farsi garante di questo principio: presenza ed efficienza, nel mondo del lavoro pubblico, non sempre sono sinonimi. Manca sopra ogni altra cosa un quadro di visione d'insieme, che potrebbe portare a quella vera riforma complessiva della pubblica amministrazione attesa da decenni da cittadini e imprese; una riforma che, tenendo conto delle mutate esigenze nell'organizzazione dello Stato e della inderogabile necessità di semplificare, presentasse un testo innovativo ed efficace. Purtroppo il Governo non ha compreso la portata di una seria riforma delle amministrazioni pubbliche e prima ancora della semplificazione delle incombenze da esse richieste. Nessuno dei testi sulla pubblica amministrazione sinora presentati da questo Esecutivo - e siamo già a quattro - ha caratteri innovativi: manca soprattutto un cammino in direzione di un'autentica e definitiva semplificazione della macchina pubblica. Bisogna evidenziare proprio il fatto che in questo testo manca quella semplificazione che sarebbe dovuta iniziare da un nuovo modo di concepire l'organizzazione del lavoro pubblico. Per risolvere ciò non basta il Nucleo della concretezza. La parola «concretezza» latita e continuerà a mancare in una pubblica amministrazione che dovrebbe mutuare modelli organizzativi votati alla produttività e all'efficienza. Non bastano gli efficienti dipendenti pubblici, che pure ci sono e spesso sono molto preparati: serve un intero nuovo modello organizzativo che valorizzi i migliori e penalizzi quelli che non fanno il proprio lavoro (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La risposta non può allora essere quella dei controlli biometrici all'ingresso e del controllo dell'efficienza a campione quando si presenta il Nucleo della concretezza: il modello organizzativo va studiato, oltre che con i sindacati del lavoro pubblico, con il mondo dell'impresa, che ovviamente ha esempi validi da cui trarre ispirazione. Gli obiettivi che persegue il disegno di legge sono inseguiti da quasi quarant'anni, da Cassese alla Buongiorno, ma non sono mai stati raggiunti, mentre al contrario il mondo produttivo è progredito nell'organizzazione aziendale, nei livelli di produzione, nella qualità dei servizi, nei tempi di risposta alle domande del mercato. Il mondo della pubblica amministrazione, al contrario, è rimasto largamente ancorato a modelli del passato. Peraltro vale la pena ricordare che il Nucleo è composto da 53 unità e avrà a che fare con un numero di amministrazioni di poco inferiore alle 10.000 unità; oltre a questo è stata inserita una bizzarra cooperazione tra il prefetto e il Nucleo della concretezza, che peraltro si va a infilare in un ambito in cui esistono già l'Ispettorato per la funzione pubblica e l'unità per la semplificazione e la qualità della regolazione, di cui però vanno fatte salve le competenze. È altresì necessario lamentare che le riforme della pubblica amministrazione degli anni Novanta hanno tentato di introdurre nel settore pubblico i criteri di organizzazione del lavoro e di buona amministrazione del settore privato; quest'ultimo è ispirato, oltre che al criterio dell'efficienza, anche a quello del profitto che, volenti o nolenti, è il miglior giudice del livello qualitativo della performance. Quest'ultima è un'altra delle parole da sempre rincorse in tutte le riforme della pubblica amministrazione, ma mai raggiunta. Ribadiamo che la pubblica amministrazione, salvo rare e plausibili eccezioni, non riesce a raggiungere i livelli di efficienza del privato. Non si è ancora riusciti a surrogare il criterio del profitto con uno altrettanto valido, che dovrebbe essere quello del servizio o del bene comune, alla cui azione dovrebbero essere sempre ispirati i comportamenti di ogni dipendente pubblico. Oggi, al contrario, chi vince un concorso pubblico dopo un diploma o dopo una laurea, anche senza esperienze di lavoro pregresse, diventa sostanzialmente inamovibile e non esiste una misurazione appropriata della qualità del lavoro; quasi ovunque c'è una carriera pressoché automatica. Dobbiamo quindi amaramente rilevare che nel disegno di legge in esame manca proprio questa spinta innovativa; mancano i riferimenti a modelli organizzativi che, ove non si fossero voluti mutuare dal privato, certamente si sarebbero potuti copiare dai Paesi che hanno una burocrazia molto più efficiente della nostra. Manca un'organicità dell'intervento normativo che sinora è stato frammentato in almeno quattro provvedimenti, cui dovranno seguire ulteriori disposizioni attuative nei prossimi diciotto mesi, con il rischio concreto però che eventuali nuove elezioni di cui si parla possano azzerare tutto il lavoro finora prodotto. Inoltre, se siamo a questo punto, è perché persino la precedente riforma Madia attende ancora molti decreti attuativi. Il sospetto è che si passi da una riforma della pubblica amministrazione all'altra proprio perché tanto a scriverle è sempre la stessa alta burocrazia ministeriale che non vuole cambiare nulla. Mi permetto allora di suggerire un nuovo modello da adottare: scriviamo noi stessi, in Parlamento, una riforma, dopo aver sentito con attenzione tutti gli stakeholder , ossia coloro che hanno titolo per essere sentiti, dai diretti interessati - dipendenti pubblici e sindacati - agli imprenditori e ai cittadini.