[pronunce]

amm., sulla base del citato rinvio operato dall'art. 22, primo comma, della legge n. 87 del 1953. 7.1.- Argomentando in relazione al primo motivo di ricorso (preclusione della legge quadro), la Regione Piemonte eccepisce l'inammissibilità dell'intero ricorso per contraddittorietà. Da un lato, il ricorso afferma l'impossibilità di adottare una legge quadro, perché l'art. 116, terzo comma, Cost. dovrebbe ritenersi «del tutto autosufficiente»; dall'altro lato, si contestano diversi «profili di incostituzionalità "per assenza" o "lacuna", ossia imperniati sulla mancanza di una determinata previsione che invece risulterebbe (in tesi) costituzionalmente necessaria, con la conseguenza, però, che la disposizione costituzionale de qua non potrebbe dirsi certamente autoapplicativa». Nel merito, la prima questione sarebbe comunque non fondata, posto che nel nostro ordinamento non esisterebbero aree interdette al legislatore ordinario, esclusi i casi di riserve assolute di legge costituzionale. Inoltre, la circostanza secondo la quale l'art. 116, terzo comma, Cost. risulterebbe idoneo a essere applicato anche in assenza di una legge ordinaria di attuazione non escluderebbe in alcun modo che il legislatore possa regolare ulteriormente il relativo procedimento. 7.2.- Il secondo motivo di ricorso (trasferimenti puntuali) sarebbe, in primo luogo, inammissibile per difetto di motivazione sulla ridondanza. La Regione Puglia farebbe valere non le proprie competenze, ma quelle dello Stato, e mirerebbe a difendere il principio unitario, rimanendo «oscuro e indimostrato come e perché la violazione del principio unitario e del principio di ragionevolezza invocati nel ricorso possano tradursi in una lesione delle attribuzioni costituzionali della Regione Puglia». Il motivo sarebbe anche non fondato, perché, se l'art. 116, terzo comma, Cost. impedisce trasferimenti illimitati, «non si può che considerare tale precetto immediatamente efficace, e pienamente in grado, da solo e di per sé, di rendere costituzionalmente illegittime quelle future ed eventuali "leggi di differenziazione" che in concreto dispongano nel senso accennato». Inoltre, le norme impugnate non implicherebbero affatto «l'affermazione della possibilità di procedere a una devoluzione "illimitata"»: esse si limiterebbero a ribadire il contenuto della disposizione costituzionale. Quanto alla questione di legittimità costituzionale promossa dalla ricorrente in riferimento allo stesso art. 116, terzo comma, Cost., là dove fosse interpretato nel senso di una possibile devoluzione "totale" di materie, la Regione Piemonte precisa che non intende «in alcun modo sostenere che, per effetto dell'art. 116, terzo comma, Cost., siano possibili devoluzioni "totali" e "senza limiti"»: la disposizione costituzionale andrebbe interpretata sistematicamente, in collegamento con il principio di unità di cui all'art. 5 Cost. 7.3.- Con riferimento al terzo motivo di ricorso (materie "no-LEP"), la Regione Piemonte eccepisce l'inammissibilità di quelle promosse in relazione agli artt. 3, 117, secondo comma, lettera m), e 120, secondo comma, Cost., poiché la Regione intenderebbe tutelare non già le proprie competenze costituzionalmente garantite, bensì l'interesse unitario di cui invece è portatore lo Stato. Parimenti inammissibile, per genericità, sarebbe la questione promossa in relazione all'art. 2, comma 1, della legge impugnata, poiché il presupposto interpretativo da cui muove la ricorrente - secondo il quale il negoziato, nelle materie "no-LEP", potrebbe svolgersi per "blocchi" di materie - non troverebbe «sostegno in alcuna plausibile argomentazione esplicativa». Nel merito, la difesa piemontese rileva che i LEP dovrebbero ritenersi «concettualmente distinti dal c.d. "nucleo essenziale" dei diritti fondamentali»: questo sarebbe indisponibile per il legislatore, sia statale che regionale, mentre i LEP potrebbero essere fissati dal primo a una soglia più alta di quella del nucleo essenziale del relativo diritto, individuata tramite una scelta politica. Conseguentemente, sul piano delle risorse, quelle destinate a finanziare il nucleo essenziale dei diritti fondamentali sarebbero incomprimibili, mentre quelle volte a finanziare i LEP sarebbero però sempre rideterminabili, al rialzo come al ribasso. Dunque, la legge statale potrebbe individuare per i diritti una soglia di tutela diversa e ulteriore rispetto al nucleo essenziale, fissando i relativi LEP, ma potrebbe «anche non farlo, o farlo solo per alcuni». Inoltre, per la Regione apparirebbe ictu oculi l'estraneità ai LEP di alcune materie elencate nell'art. 116, terzo comma, Cost., come, ad esempio, «rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni», «commercio con l'estero», o «coordinamento della finanza pubblica». Ancora, la questione relativa all'art. 120 Cost. sarebbe non fondata, poiché l'utilizzo dei poteri sostitutivi straordinari del Governo non sarebbe imposto per la garanzia di livelli di tutela di diritti che, a loro volta, non risultino costituzionalmente necessari. Quanto, poi, alle questioni promosse per violazione del principio di leale collaborazione, il Piemonte ne deduce la non fondatezza perché, secondo la giurisprudenza di questa Corte, nel caso di «forte incidenza» delle norme legislative statali sulle competenze regionali, la previsione di una intesa con le regioni non sarebbe costituzionalmente imposta, ben potendosi individuare altri e meno penetranti strumenti di collaborazione che risultino adeguati, di volta in volta, a garantire il ragionevole equilibrio di tutte le istanze coinvolte. Anche la richiesta di intestare in capo alla Conferenza un intervento collaborativo più incisivo delle "raccomandazioni" di monitoraggio sarebbe priva di fondamento, poiché in tale sede non si esplicherebbe una funzione decisoria, espressione di discrezionalità amministrativa, ma «una funzione lato sensu meramente certatoria». 7.4.- Quanto al quarto motivo di ricorso (delega "in bianco"), la Regione Piemonte osserva che la legge impugnata rinvia espressamente, quanto ai criteri direttivi della delega legislativa, all'art. 1, commi da 791 a 801-bis, della legge n. 197 del 2022, ove si reperirebbero vari precetti aventi il ruolo di principi e criteri direttivi per l'esercizio della delega. Sul piano procedimentale, la Regione Piemonte richiama i commi 792 e seguenti, che prevedono l'istituzione di una Cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con il compito di determinare i LEP sulla base delle ipotesi tecniche formulate dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard. Sul piano sostanziale, il comma 791 conterrebbe norme in grado di svolgere adeguatamente il ruolo di principi e criteri direttivi. Manifestamente infondata apparirebbe altresì la questione relativa all'art. 3, comma 7 (aggiornamento dei LEP con d.P.C.m. ) , in riferimento all'art. 23 Cost.: i d.P.C.m.