[pronunce]

3.2.2.- La deducente osserva, in subordine, che, nel rinnovato sistema della legge bancaria, reso più idoneo a far fronte alle esigenze del credito verso la piccola proprietà, è del tutto ragionevole che l'esenzione dalla revocatoria fallimentare sia collegata alla sola esistenza della garanzia reale costituita dall'ipoteca di primo grado, prescindendo dallo scopo del finanziamento. Infatti, detta esenzione, eliminando o riducendo il rischio per la banca creditrice di fronte all'insolvenza del debitore, da un lato, favorisce il ricorso al credito fondiario da parte dei piccoli proprietari, e, dall'altro, salvaguarda la funzionalità del sistema del credito fondiario, a beneficio degli stessi fruitori di esso, i quali, altrimenti, non avrebbero la possibilità di ottenere finanziamenti. Di qui l'infondatezza della questione, dal momento che, ove fosse accolta la prospettazione del giudice rimettente, si verrebbe a introdurre retroattivamente una diversa concezione del credito fondiario, la quale, dando rilievo allo scopo, finirebbe per configurare diversamente taluni elementi di fattispecie penali (truffa, bancarotta preferenziale, ecc.), e, quindi, porterebbe a qualificare come reati comportamenti che all'epoca dei fatti non lo erano: con un risultato non solo irragionevole, ma precluso da principi fondamentali della Costituzione (art. 25, secondo comma). La rilevanza dello scopo, ancora, sarebbe irragionevole rispetto ad operazioni di credito fondiario finalizzate non già alla costruzione o alla ristrutturazione di edifici, e, quindi, a opere che hanno per risultato un incremento patrimoniale, ma a opere diverse, quali il reimpianto di alberi o il contenimento del fondo, che hanno obiettivi puramente conservativi del bene immobile (e non accrescitivi del valore di esso); senza dire che l'addizione all'art. 38 del d.lgs. n. 385 del 1993, chiesta dal giudice a quo, relativamente alle operazioni di “mutuo fondiario”, comporterebbe un'irragionevole discriminazione di questa forma di finanziamento rispetto alle altre forme di finanziamento previste dalla norma, così come rispetto ad altre cause di prelazione (in particolare il pegno).Il Tribunale ordinario di Bolzano dubita della legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, degli artt. 38 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), e 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), assumendo che tali norme creerebbero una ingiustificata disparità di trattamento tra la banca che qualifichi come fondiario il proprio credito e gli altri creditori, in quanto la prima norma non prevede che la qualifica di mutuo fondiario sia ancorata alla esecuzione di «opere fondiarie» e ad un meccanismo di controllo sull'effettivo utilizzo delle somme erogate, ed in quanto la seconda norma non prevede che l'ipoteca che garantisce il mutuo sia opponibile al fallimento, se iscritta nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, solo in caso di effettivo utilizzo in «opere fondiarie» delle somme mutuate. La questione è inammissibile. La circostanza che il t.u. n. 385 del 1993 abbia radicalmente innovato la previgente disciplina del credito fondiario - sia sul piano soggettivo che su quello oggettivo - induce il rimettente ad una apodittica negazione di qualsiasi ratio giustificatrice della tutela privilegiata (art. 39 del t.u. n. 385 del 1993) accordata a quello che, oggi, è definito (art. 38 dello stesso t.u.) credito fondiario, e cioè al credito scaturente da un finanziamento a medio-lungo termine erogato da una banca con contestuale iscrizione di ipoteca di primo grado su un bene immobile; sicché il rimettente - quasi che quella previgente sia l'unica possibile disciplina (peraltro non correttamente ricostruita) de “il credito fondiario” - omette del tutto di chiedersi se l'evidente intento di favorire la “mobilizzazione” della proprietà immobiliare - e, in tal modo, l'accesso a finanziamenti potenzialmente idonei (anche) a consentire il superamento di situazioni di crisi dell'imprenditore - costituisca una scelta di politica economica del legislatore, come tale sindacabile da questa Corte solo se ed in quanto manifestamente irrazionale. A tale premessa dell'ordinanza di rimessione corrisponde, inevitabilmente, l'abnormità della pronuncia richiesta alla Corte: pronuncia che dovrebbe sostanziarsi nella costruzione del (solo) mutuo fondiario (e non di altre tipologie di finanziamenti) come “mutuo di scopo”, e cioè vincolato (come lo era l'oggi scomparso credito edilizio) all'esecuzione di (non meglio precisate, né precisabili) «opere fondiarie», nella previsione di meccanismi di controllo dell'effettivo impiego delle somme mutuate e, infine, nella sanzione della “inopponibilità” dell'ipoteca che, in caso di inadempimento da parte del mutuatario, dovrebbe paradossalmente andare a carico del mutuante. È evidente che - anche a prescindere da altre considerazioni - a questa Corte è inibito sostituire all'istituto voluto dal legislatore quello che il giudice rimettente ritiene preferibile sulla base di una sua opzione opposta a quella del legislatore; sicché la questione sollevata è inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli articoli 38 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), e 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Bolzano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 giugno 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 giugno 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA