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Nello stesso solco si muove anche la misura che prevede - mediante l'inserimento nei bandi di gara - specifiche clausole volte a garantire la stabilità occupazionale e a promuovere con meccanismi e strumenti di premialità le pari opportunità generazionali, di genere e di inclusione lavorativa. Importante è anche l'emendamento alla legge delega che impone, negli appalti di servizi sociali e della ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, come criterio di aggiudicazione, solo quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa e quello che semplifica le procedure di pagamento da parte delle stazioni appaltanti, riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese. Concludo, Presidente, con un accenno ai soggetti che saranno coinvolti nell'adozione dei decreti legislativi. Sugli schemi di decreti legislativi elaborati dal Governo sarà acquisito il parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Ove il parere di queste ultime non sia favorevole, il Governo potrà trasmettere nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e le sue motivazioni e le Commissioni parlamentari potranno esprimere il loro parere entro un tempo di dieci giorni. Resta ferma invece, in via facoltativa, la competenza del Consiglio di Stato sulla stesura dell'articolato normativo, anche avvalendosi di magistrati del TAR, esperti esterni e avvocati dello Stato e del libero foro. Sì, è vero, questa è una norma vecchia già prevista dal regio decreto del 1924, ma sicuramente è utile ancora oggi, anzi, oggi ancor di più, trattandosi di un'attività normativa che richiede competenze specialistiche altamente qualificate, appunto, come quelle dei magistrati del Consiglio di Stato. Per tutti questi motivi, dichiaro il voto convintamente favorevole di Italia Viva- Partito Socialista Italiano a questo provvedimento. (Applausi) . RUSPANDINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella che ci apprestiamo a votare è una riforma che Fratelli d'Italia ha nelle proprie corde da tempo. La necessità di rivedere la normativa in materia di appalti era infatti diventata improcrastinabile e negli anni la stratificazione della disciplina ha generato caos interpretativo, oltre a costituire un freno allo sviluppo infrastrutturale e, in sostanza, un ostacolo alla piena realizzazione della concorrenza tra piccole e medie imprese. Avevamo dunque accolto con favore l'iniziativa di questa legge delega, riponendo su di essa speranze tangibili; una delega che peraltro risponde e si iscrive nella logica della semplificazione, così come declinata nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sarebbe dunque stata una buona occasione per mettere alla prova la nostra capacità di sintesi e di mettere a sistema le esigenze di tutti gli attori che operano nel settore degli appalti pubblici. Fratelli d'Italia l'aveva interpretata con questo spirito in Commissione, ritenendo fondamentale accogliere le suggestioni del mondo del pubblico, e voglio ringraziare per questo gli enti locali che, per il tramite delle associazioni di categoria, hanno saputo dare in audizione un grande contributo. Contestualmente, abbiamo inteso dare spazio - nelle nostre rielaborazioni - all'altrettanto fondamentale bagaglio esperienziale del settore privato, dell'ANAC, del mondo accademico e della magistratura, perché le diverse sensibilità che ai vari livelli operano nel quadro dell'evidenza pubblica avrebbero dovuto portare un contributo essenziale, proprio nell'ottica della semplificazione. Ebbene, il lavoro fatto da Fratelli d'Italia nella gestione dell'attività emendativa a questo disegno di legge è andato esattamente in questa direzione: abbiamo analizzato i contributi di tutti, traendone le dovute conseguenze e formulando le più opportune riflessioni. Tuttavia, le grandi aspettative di cui ci eravamo caricati sono rimaste deluse da un atteggiamento della maggioranza e soprattutto del Governo, che ha sostanzialmente tradito il senso stesso della delega, determinando un'occasione persa. Infatti, la prima criticità evidente di questa delega, che ci corre l'obbligo di sottolineare, è che lascia ampissimi spazi all'attività del legislatore delegato ed è chiaro che il provvedimento si sarebbe dovuto formulare in modo da indirizzare più compiutamente il Governo, che oggi così gode sostanzialmente di una delega in bianco. Con la nostra attività emendativa abbiamo tentato di mettere dei paletti al potere legislativo delegato, sia con riferimento a determinati principi che, ad esempio, abbiamo tentato di specificare, sia con riferimento alla modifica di taluni istituti. Abbiamo provveduto all'individuazione più compiuta delle esigenze di deburocratizzazione, già inserite nel disegno di legge, cercando di introdurre parametri di riferimento e inserendo ad esempio esplicitamente il rimando a principi ispiratori dei decreti emergenziali del 2020 e del 2021, che stanno producendo buoni frutti in termini di semplificazione. A questo è seguita la declinazione pratica del principio, con un riferimento all'auspicabile coinvolgimento dell'Autorità nazionale anticorruzione nel processo di semplificazione, in modo che potesse diventare parte attiva del procedimento di evidenza pubblica e che fossero garantite correttezza, trasparenza e legalità laddove appare necessario un contestuale alleggerimento delle procedure. Abbiamo tentato di far passare delle disposizioni che andassero davvero nel senso della facilitazione e della partecipazione alle gare d'appalto per le piccole e medie imprese. Ad esempio, l'emendamento 1.200, poi trasformato in ordine del giorno, avrebbe garantito che le imprese che vantano crediti certificati con le pubbliche amministrazioni non potessero essere escluse in caso di irregolarità fiscali non definitivamente accertate. Si tratta di contributi di buon senso, che vanno nella direzione che tutti si aspettavano. Anche quest'ultima evidenza, che è una battaglia di civiltà che impedirebbe allo Stato di comportarsi da tiranno nel momento di esigere i crediti e di essere indulgente invece con se stesso nel momento di pagare, è stata da questa maggioranza nei fatti rigettata. Non è una questione di poco conto, né un cavillo per tecnici, perché, quando le pubbliche amministrazioni non pagano alla scadenza, le prime imprese che vanno in sofferenza sono quelle che costituiscono il nerbo dell'economia italiana, le piccole e medie imprese, che non hanno sufficiente disponibilità finanziaria e rischiano di avere, a causa delle inadempienze delle stazioni appaltanti, gli accertamenti fiscali che le escludono poi dalle successive gare, come un furioso cane che si morde la coda: oltre al danno, anche la beffa. In materia di appalti pubblici, laddove sono pregiudicate le piccole e medie imprese, è lì che dilagano non solo e non tanto le grandi concentrazioni economiche, ma anche la grande criminalità organizzata. Con questa delega così ampia, signori, non si comprende la direzione che il Governo vuole prendere per il futuro per la definizione della disciplina in materia di appalti, che possiamo solo desumere dalla natura degli emendamenti che abbiamo presentato e che ci avete bocciato.