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Ebbene, di fronte a questa concezione dello Stato e di fronte alla concezione opposta di statalizzare tutto, che resiste ancora in una certa sinistra, noi ci siamo posti in maniera pragmatica, corretta e giusta. Abbiamo detto che il mercato è cosa giusta, ma, attenzione, il mercato non è perfetto e non è la panacea di tutti i mali. Il mercato ha dei limiti e tali limiti si sono visti in questo disegno di legge, nel momento in cui si è tentato di privatizzare i servizi pubblici locali in maniera netta e indiscriminata. Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo fatto la cosa giusta: abbiamo posto un argine e abbiamo detto che, se si vogliono liberalizzare i servizi pubblici locali, lo si può fare, ma non si deve penalizzare chi il servizio pubblico pubblicamente lo fa, cioè le amministrazioni che pubblicamente fanno bene il loro lavoro. (Applausi) . È stato questo un nostro punto d'onore, condiviso invero anche da altre parti politiche. Abbiamo difeso questo principio a spada tratta, perché siamo convinti che ci sono beni e servizi da cui lo Stato non può abdicare. Ci sono beni e servizi che sono strategici: penso alla difesa, all'acqua, ai servizi pubblici locali. E che dire per esempio delle grandi derivazioni idroelettriche? Anche quelle abbiamo messo in sicurezza, perché sono un asset strategico. Il mio collega Andrea Cioffi nel decreto tagliaprezzi ha inserito una norma secondo la quale si faranno, sì, le aste sulle grandi derivazioni idroelettriche, ma sotto il cappello della golden power . (Applausi) . Lo Stato ci deve essere. Qui cito a memoria l'ex ministro Bersani, che disse di stare attenti a cedere pezzi di Stato, perché, quando lo Stato perde dei pezzi, quella cosa non la fa più e, se poi non la sa fare, non la sa neppure controllare. Questa è la grande verità. Ci sono cose che lo Stato non può perdere, perché altrimenti, se non le fa più, non le saprà neanche più controllare. (Applausi) . Di fatto in questo disegno di legge abbiamo fatto da collante alla maggioranza. Praticamente c'erano situazioni opposte e noi, nel modo giusto, corretto e serio, abbiamo dato l'opportunità a tutti di vederle in modo diverso. Abbiamo fatto da collante a questa maggioranza per ben diciotto mesi, a pensarci bene. Sono diciotto mesi che noi diamo a questa parte dell'emiciclo la scusa di governare con questa parte e a questa parte dell'emiciclo la scusa di governare con loro. (Applausi) . Nel momento in cui abbiamo detto "scusate, ma se ci prendete un po' tutti a calci, facciamo un po' di chiarezza e facciamo un passo di lato", si è squagliata la maggioranza. In realtà, eravamo il collante di questa maggioranza e, nel momento in cui abbiamo deciso di rendere chiara la situazione, ecco che è venuta fuori la verità: c'erano comportamenti opportunistici di alcune forze politiche (Applausi) che in realtà tutto avevano a cuore tranne che l'interesse degli italiani. (Applausi) . Devo dire che un comportamento del genere non è male per una forza che purtroppo è stata additata in malo modo come piena di persone scappate di casa, come quella dei paladini dell'assistenzialismo: sì, ricordo queste parole. Devo dire che, per essere paladini dell'assistenzialismo, qualcosa di buono l'abbiamo fatta anche noi. Qualche giorno fa, ad esempio, è uscito un rapporto indipendente sugli effetti positivi di una nostra legge, il superbonus 110 per cento, e quel rapporto dice che, a fronte di 37 miliardi investiti dallo Stato, dall'altra parte sono stati generati 125 miliardi di prodotto interno lordo e sono stati creati 600.000 posti di lavoro, di cui 400.000 diretti e 200.000 indiretti. (Applausi) . Non è male per una forza assistenzialista. Ognuno guardi dentro di sé, guardi dentro casa sua e dica cosa ha fatto per questo Stato e per i lavoratori italiani. (Applausi) . Ricordo, guardando la mia collega della Commissione lavoro, un'altra cosa che abbiamo fatto - potrei citarne a dozzine ma ne cito solo una perché il tempo è tiranno - ossia il cosiddetto decreto-legge dignità, che ha trasformato tanti posti di lavoro a tempo determinato in posti di lavoro a tempo indeterminato. Ha creato nuova occupazione? Qualche ragioniere qui presente dirà di no e sosterrà che il rapporto è di uno a uno: questo però è il conto del ragioniere. Il politico, che guarda all'economia e cerca di unire l'economia e il sociale, fa un ragionamento diverso: chi è a tempo determinato ha paura di spendere, non vede il futuro, non investe (Applausi) ; quando il lavoro viene trasformato a tempo indeterminato, il lavoratore inizia a spendere, a fare progetti per il futuro, a comprare casa, a pensare a una famiglia e allo sviluppo della società, e quello sviluppo comporta prodotto interno lordo e posti di lavoro. (Applausi) . Non vi voglio citare altre leggi perché vi annoierei e il tempo a mia disposizione sta per scadere, però una cosa ve la voglio dire. Oggi dobbiamo votare il cosiddetto disegno di legge concorrenza. Di fronte a quello che definisco un finto reale liberismo e di fronte, da questa parte dell'Emiciclo, a un vero finto statalismo, noi faremo la cosa giusta: abbiamo modificato bene questo provvedimento, l'abbiamo fatto nel modo giusto e diremo sì a questo disegno di legge. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, questo provvedimento torna in Aula perché è stata stralciata la posizione dei tassisti, e sono anche contento: vorrà dire che Uber potrà tornare alla carica al prossimo giro, magari con il prossimo Presidente del Consiglio tecnico non votato da nessuno, ma che apre sempre le porte di Palazzo Chigi alle multinazionali e ai poteri forti. Quindi i tassisti sono salvi, però il Governo uno scalpo lo doveva prendere: ha scelto quello dei balneari. I titoli di coda del Governo Draghi, del draghismo e della maggioranza che comunque lo ha sostenuto vedono scritto che qualcuno si deve sacrificare ad una strana idea di concorrenza. Tocca ai balneari, esattamente a quei piccoli imprenditori che per tutto l'anno non vengono visti, ma che devono sfidare il mare e le intemperie, devono fare i conti con la natura che fa la natura durante il periodo dell'inverno e dell'autunno. Bene, loro devono pagare il prezzo e non sono degni dell'attenzione di un Governo abituato ad aprire le porte alle multinazionali. Eppure, i nostri balneari, i nostri piccoli imprenditori, sono stati e sono ancora i guardiani delle coste; sono coloro che si organizzano in piccole attività di impresa, fanno lavorare anche l'artigianato nelle piccole imbarcazioni, nelle cabine, nelle sdraio, nella piccola ristorazione.