[pronunce]

7.2 - Nel merito, si afferma, in primo luogo, che la modifica del Titolo V della Parte II della Costituzione ad opera della legge costituzionale n. 3 del 2001 non muterebbe i termini della questione presentata, poiché il principio costituzionale espresso dall'abrogato articolo 128 della Costituzione è ora ripreso e rafforzato dai nuovi articoli 114 e 118 della Carta costituzionale, i quali assegnano ai Comuni ed agli altri enti locali una ben precisa sfera di autonomia sia in termini di auto-organizzazione, sia in termini di attribuzione delle funzioni amministrative secondo i principi di “sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza”. Non sfugge ai difensori della società Meligunte s.r.l. che la vicenda in esame concerne una Regione a statuto speciale; ma, a questo riguardo, richiamano l'art. n. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, nella parte in cui prevede l'immediata applicazione alle regioni e province autonome della novella costituzionale “per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite”; “forme di autonomia” che - ad opinione degli intervenienti - “non possono essere limitate alla posizione della Regione nell'ordinamento costituzionale, ma debbono estendersi necessariamente a ricomprendere anche lo statuto dell'autonomia comunale”. Dall'applicazione di tali principi costituzionali al settore del governo del territorio ed all'urbanistica deriverebbe la conseguenza che “appartiene al Comune il potere di conformare il proprio territorio” e che tale potere deve essere ritenuto “insopprimibile” dai livelli territoriali maggiori - anche se pur sempre sottoposto al potere legislativo di questi enti -, dal momento che il “governo del territorio” rientra nell'esercizio delle funzioni amministrative riconosciute dall'art. 118 Cost. ai Comuni. La peculiare valenza dei piani paesistici, in grado di vincolare la pianificazione comunale, deve indurre, pertanto, a particolare rigore nella verifica del rispetto dell'autonomia comunale. Orbene, tanto l'art. 149 del Testo unico dei beni culturali ed ambientali, quanto l'art. 14 della legge regionale n. 10 del 1991, non prevedendo alcuna partecipazione necessaria dei Comuni al procedimento, violerebbero i richiamati principi costituzionali, laddove, in particolare, essi affermano come necessaria una congrua ed effettiva partecipazione degli enti locali alla redazione dei piani paesistico-territoriali.1. - Le tredici ordinanze di rimessione del Tribunale amministrativo regionale della Regione Sicilia, sezione staccata di Catania, sollevano identiche questioni di legittimità costituzionale ed i relativi giudizi vanno quindi riuniti per essere decisi in un'unica sentenza. Il TAR, nell'ambito di un giudizio relativo al decreto del 23 febbraio 2001, con il quale l'Assessore ai beni culturali ed ambientali della Regione Siciliana ha approvato il Piano territoriale paesistico dell'arcipelago delle isole Eolie, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 149 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali ed ambientali, a norma dell'art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352), e dell'art.14 della legge della Regione Siciliana 30 aprile 1991, n. 10 (Disposizioni per i procedimenti amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e la migliore funzionalità dell'attività amministrativa), nella misura in cui queste disposizioni non prevedono adeguate forme di partecipazione degli enti locali interessati alle procedure di pianificazione ambientale, violando così gli artt. 5 e 128 della Costituzione. 2. - Va anzitutto dichiarata inammissibile la costituzione in giudizio della società Meligunte s.r.l. , in quanto avvenuta fuori del termine di cui all'art. 25, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale). Contrariamente a quanto asserito da questa società, dalla documentazione pervenuta alla Corte risulta che l'ordinanza di rimessione n. 31 del 2002, depositata il 24 gennaio 2002, con la quale il TAR della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha rimesso la questione di costituzionalità, è stata regolarmente notificata presso il domicilio determinato ai sensi dell'art. 82, secondo comma, del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 (cioè presso la cancelleria del TAR) e, conseguentemente, la costituzione della parte nel giudizio a quo dev'essere ritenuta inammissibile per tardività. 3. - Preliminarmente vanno esaminati i rilievi di inammissibilità della questione prospettati dalla Avvocatura dello Stato e dalle associazioni ambientaliste costituitesi nel presente giudizio. 3.1 - In primo luogo, l'Avvocatura e le associazioni ambientaliste osservano che il giudice rimettente invoca come parametro di costituzionalità l'art. 128 Cost., disposizione abrogata dall'art. 9, comma 2, della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3, entrata in vigore anteriormente alla data di adozione delle ordinanze di rimessione (4 dicembre 2001 e 8 gennaio 2002). Sulla base di tale constatazione viene chiesta la dichiarazione di inammissibilità della questione, ovvero in subordine la restituzione degli atti al TAR della Regione Sicilia, affinché integri la motivazione in relazione ad un parametro costituzionale attuale. L'eccezione è infondata. Il riferimento dell'ordinanza di rimessione - oltre che all'art. 128 Cost., abrogato - anche all'art. 5 Cost., pur in assenza di qualsiasi richiamo alle peraltro vigenti disposizioni statutarie, appare infatti sufficiente a radicare validamente il presente giudizio a causa della sua natura di principio costituzionale generale e quindi idoneo ad essere applicato anche nei confronti di una Regione ad autonomia speciale come la Sicilia. 3.2 - Le associazioni, inoltre, chiedono la dichiarazione d'inammissibilità della questione, per diverse altre ragioni. Innanzitutto, vi sarebbe stata acquiescenza da parte dei Comuni ricorrenti nei giudizi a quibus agli atti posti in essere dall'assessorato ai beni culturali ed ambientali nel corso della redazione del Piano paesistico impugnato; in secondo luogo, il TAR avrebbe omesso di verificare la possibilità di attribuire alla norma impugnata un diverso significato, costituzionalmente compatibile; in terzo luogo, nell'ordinanza mancherebbe il richiamo ai presupposti di fatto necessari per valutarne la rilevanza; infine, il giudice nel rimettere gli atti alla Corte, anziché censurare la norma impugnata, si sarebbe limitato a prospettare una critica all'inerzia della Regione Siciliana che non avrebbe previsto un procedimento caratterizzato da una più ampia partecipazione dei Comuni, per quel che concerne l'iter di formazione degli atti di pianificazione. Anche tali eccezioni sono infondate. Quanto alla prima, deve osservarsi che essa riguarda profili che esulano del tutto dal giudizio di costituzionalità ed attengono propriamente al regime dell'atto in discussione nel processo in corso dinanzi al giudice amministrativo;