[pronunce]

– Va premesso che l'interpretazione da cui il rimettente muove – secondo la quale la norma impugnata esclude la competenza per territorio di giudici diversi da quello del luogo ove la società ha la propria sede legale – è sicuramente l'unica compatibile con il dato letterale, tenuto conto dell'espresso riferimento, da parte del legislatore delegato, alla «sede legale» della società e non genericamente alla sua «sede», secondo la terminologia utilizzata dall'art. 19 del codice di procedura civile. Deve pertanto escludersi che la questione possa risolversi – così come prospetta la parte pubblica – in via interpretativa, mediante cioè una lettura della disposizione che sostanzialmente ne neghi la portata innovativa. 2.2. – Con riferimento al prospettato vizio di eccesso di delega, giova osservare che il principio direttivo contenuto nell'art. 12, comma 1, della legge 3 ottobre 2001, n. 366 (Delega al Governo per la riforma del diritto societario), costituito dal divieto di modifiche della competenza per territorio e per materia, trova la propria spiegazione e la propria ratio – come risulta con chiarezza dai lavori preparatori della legge – nel dibattito sviluppatosi, a livello politico, riguardo ad una possibile, radicale modifica delle regole di competenza, nel senso di attribuire i procedimenti in materia societaria alla competenza esclusiva di sezioni specializzate istituite presso i tribunali delle città sede di corte di appello ovvero, secondo altra proposta, presso i tribunali delle città capoluogo di provincia. Fu, infatti, con specifico riguardo all'esito di tale dibattito – essendo infine prevalsa la tesi contraria alla prospettata modifica – che il legislatore delegante introdusse, tra i principi della delega, il divieto di cui si tratta, al quale quindi non sarebbe ermeneuticamente corretto attribuire il significato di una previsione di assoluta e generalizzata intangibilità di tutte le regole di competenza precedentemente vigenti; ciò tanto più se si considera che, con specifico riguardo ai procedimenti camerali, il comma 2, lettera f), dello stesso art. 12 detta quale criterio direttivo prevalente quello della «rapidità» di tali procedimenti, nel rispetto dei principi del giusto processo. 2.3. – Alle osservazioni che precedono occorre, altresì, aggiungere, sempre al fine di escludere con certezza la violazione dell'art. 76 della Costituzione, l'assorbente rilievo che la norma impugnata non individua un diverso criterio di competenza per territorio, ma interviene sul criterio già utilizzato dall'art. 19 del codice di procedura civile, sostanzialmente precisandone il significato, nel senso che – ai fini del procedimento camerale – per sede della società deve intendersi soltanto la sede legale, con esclusione della cosiddetta sede effettiva. La ratio di tale intervento si ricollega, con ogni evidenza, al richiamato criterio direttivo della rapidità del procedimento camerale, essendo ben noto come l'onere – gravante sull'attore – di dimostrare l'esistenza della sede effettiva della società nel luogo ove siede il giudice adito determini il più delle volte un incongruo appesantimento dell'istruttoria, con ovvio pregiudizio delle esigenze di celerità che sono viceversa alla base stessa del rito camerale. 2.4. – La sottolineata specificità del rito camerale determina, sotto altro aspetto, l'infondatezza della censura riferita all'art. 3 della Costituzione, non sussistendo tra il processo ordinario di cognizione ed il procedimento camerale la omogeneità necessaria a rendere comparabili le rispettive discipline ai fini dello scrutinio riferito al principio di eguaglianza.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 25, comma 1, del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell'articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione, dal Tribunale di Agrigento con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 maggio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 maggio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA