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Riordino della disciplina degli ordini delle professioni sanitarie di medico-chirurgo, di odontoiatra, di medico veterinario, di farmacista e delle professioni sanitarie di cui alla legge 10 agosto 2000, n. 251. Onorevoli Senatori. -- Il servizio sanitario nazionale (SSN) rispetto agli altri comparti lavorativi presenta una sua peculiarità specifica: la prevalenza assoluta dei suoi addetti, sia in regime di lavoro dipendente che autonomo, esercenti ventisette professioni sanitarie regolamentate con normativa europea e nazionale. Questa specificità ha fatto sì che la questione della rappresentanza e della tutela professionale, nelle sue varie forme attuali (ordini, collegi e associazioni professionali rappresentativi), rappresenti una scelta strategica ai vari livelli del servizio sanitario nazionale stesso, nelle varie fasi di programmazione, monitoraggio e verifica delle scelte sanitarie. La storia dell’ordinistica ha sempre presentato una sua originalità rispetto ad altre realtà professionali, tale da farla coincidere con l’evoluzione, la difesa, il mantenimento e lo sviluppo e la piena assunzione da parte dello Stato della tutela della salute quale diritto per ogni individuo e per la collettività. Gli ordini ed i collegi in sanità hanno sempre fatto una scelta di campo a favore del cittadino attraverso la costituzione, la difesa, il mantenimento e il potenziamento del SSN nelle sue caratteristiche di servizio pubblico, universale e solidale. È evidente che l’impianto ordinistico in sanità ha bisogno di una ridefinizione normativa, che ne adegui i contenuti all’attuale contesto professionale e nei rapporti con le istituzioni, i cittadini e i professionisti. Nella precedente legislatura il problema era stato affrontato con due distinti provvedimenti non giunti a termine per la chiusura anticipata della stessa. La questione dell’assetto professionale in sanità evidenzia una sua ulteriore peculiarità: la stragrande maggioranza degli addetti (oltre 800.000) appartengono a 9 professioni sanitarie regolamentate con albi, ordini e collegi (medici, odontoiatri, farmacisti, veterinari, infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, ostetriche e tecnici sanitari di radiologia medica), mentre circa 140.000 addetti appartenenti a 17 professioni sanitarie, regolamentate e disciplinate nell’esercizio professionale, sono prive di albo ed ordine professionale (ad esempio fisioterapisti, tecnici della prevenzione, dietiste, eccetera). Come è noto, infatti, la riforma delle professioni sanitarie, che ha una pluralità di norme attuative (decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502; legge 26 febbraio 1999, n. 42; legge 10 agosto 2000, n. 251 e legge 1° febbraio 2006, n. 43) non è stata ancora completata nella parte che prevede l’evoluzione degli attuali collegi in ordini e l’istituzione di albi ed ordini per le 17 professioni che ne sono sprovviste. L’esercizio della delega per dare attuazione a quanto sopra, previsto dall’articolo 6 della legge n. 43 del 2006, non è giunto a buon fine nella precedente legislatura. Contrasta con ciò la volontà corale, più volte espressa dal Parlamento con l’approvazione all’unanimità della legge n. 43 del 2006, che prevedeva una delega al Governo per l’istituzione di detti albi, delega che non fu agita nei tempi consentiti dalla norma. Negli ultimi anni, tuttavia, l’evoluzione dei processi riguardanti le professioni regolamentate, la trasformazione dei collegi già esistenti in ordini, rendono tale necessità ancora più attuale e cogente. Il sistema di educazione continua in medicina, ad esempio, che rappresenta un valore assoluto per il sistema italiano della salute e delle professioni sanitarie, prevede, ad esempio, che siano ordini e collegi a certificare l’adempimento degli obblighi formativi da parte dei professionisti iscritti. Il problema in questo ambito sorge quindi per le professioni non inserite in specifici albi. Altrettanto dicasi, inoltre, per le esigenze della giustizia e dei tribunali, dei quali si conoscono doglianze per l’impossibilità di poter disporre, nei percorsi procedurali, delle valutazioni periziali da parte di consulenti tecnici d’ufficio competenti per professione, per responsabilità professionale ed ambito disciplinare; e ciò per l’assenza degli albi professionali che detto disegno di legge mira ad istituire, completando il quadro normativo di tali professioni. Per questo appare necessario raggiungere tale obiettivo attraverso una normativa semplificata che non preveda l’istituzioni di ulteriori ordini professionali bensì l’attivazione di albi per le professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione che ne siano sprovviste e la loro confluenza nell’ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica. Tale ordine assumerebbe una nuova denominazione, ossia «ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione». È altresì dovuta la modifica della denominazione da collegio ad ordine per le professioni già vigilate dal Ministero della salute in considerazione della loro evoluzione formativa e professionale. In particolare, si sostituiscono i primi tre capi del decreto legislativo 13 settembre 1946, n. 233, prevedendo che gli ordini, in ragione dei nuovi assetti territoriali così come recentemente delineati, sono costituiti in ogni città metropolitana, provincia o ambito territoriale definito con specifico e successivo decreto del Ministro della salute. Si dispone altresì che i collegi e le federazioni delle professioni sanitarie sono trasformati da collegi e federazioni nazionali degli infermieri professionali, degli assistenti sanitari e delle vigilatrici d’infanzia (IPASVI) in ordini degli infermieri e infermieri pediatrici e federazione nazionale degli ordini degli infermieri e infermieri pediatrici. Si dispone la trasformazione dei collegi delle ostetriche in ordini professionali delle ostetriche e degli ostetrici e dei collegi dei tecnici sanitari di radiologia medica in ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Conseguentemente, la professione di assistente sanitario, prima inserita nel collegio degli infermieri, confluisce nell’ordine di cui al comma 2, lettera c) , dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 233 del 1946 ai sensi dell’articolo 4 della legge 1º febbraio 2006, n. 43. Gli ordini e le relative federazioni sono enti pubblici non economici, sono organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale, dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria, regolamentare e disciplinare, ai quali, tuttavia, non si estendono le norme di contenimento della spesa pubblica e la sottoposizione alla vigilanza del Ministero della salute in quanto finanziati attraverso le quote versate dai propri iscritti. Promuovono e assicurano l’indipendenza, l’autonomia e la responsabilità dell’esercizio professionale, la qualità tecnico-professionale, la valorizzazione della funzione sociale delle professioni, la salvaguardia dei princìpi etici dell’esercizio professionale indicati nei codici deontologici al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva. Tra i compiti assegnati ai predetti enti figurano la tenuta e la pubblicità degli albi delle rispettive professioni;