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il 3 gennaio 2020 una stazione di polizia locale dell'ufficio di Pubblica sicurezza di Wuhan ha "convocato" il dottor Li Wenliang, e lì le forze di polizia lo avrebbero obbligato a ritrattare ufficialmente l'allarme. Il dottore morirà il 7 febbraio a causa del Coronavirus; anche la dottoressa Ai Fen, capo del dipartimento per le emergenze dell'ospedale centrale di Wuhan, ha rivelato di aver postato su "WeChat", popolare sito di messaggistica cinese, il 30 dicembre, un'immagine di una cartella diagnostica di un paziente affetto da un'infezione polmonare simile alla Sars, venendo redarguita dai suoi superiori e ricevendo l'ordine di non menzionare la questione; come riporta "Citizen Lab" dell'Università di Toronto, dal 31 dicembre alcune piattaforme social cinesi come "YY" e "WeChat", hanno iniziato a subire una censura governativa volta a impedire il diffondersi di informazioni sul COVID-19; tra fine dicembre e inizio gennaio la Repubblica popolare cinese, nel tenere informato l'OMS sull'andamento della malattia, non comunica ancora il contagio uomo-uomo, anche se già evidente, secondo quanto riportato da diversi medici; il 3 gennaio, secondo quanto riportato da organi di stampa locali, la Commissione sanitaria nazionale cinese avrebbe ordinato di distruggere alcuni campioni di COVID-19 da vari laboratori; Liu Dengfeng, funzionario della Commissione, nei giorni scorsi, ha confermato che all'inizio della pandemia l'agente patogeno di quello che ora si conosce come COVID-19 era stato classificato come Classe II, altamente patogeno, e che le autorità avevano deciso di imporre misure di sicurezza che prevedevano, tra altre precauzioni, anche la distruzione dei campioni prelevati dai laboratori non autorizzati; il 9 gennaio scoppia ufficialmente l'epidemia a Wuhan, e l'11 gennaio viene annunciata la prima vittima ufficiale di Coronavirus; il 12 gennaio viene chiuso il laboratorio dello Shangai Public Health Center, dove a gennaio, un team guidato dal dottor Yong-Zhen Zhang, aveva pubblicato il genoma virale iniziale su due siti ad accesso aperto; il 18 e il 19 gennaio, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e dal Washington Post, a Wuhan si è svolto il banchetto più grande della storia, che ha coinvolto circa 40.000 persone; il 23 gennaio è stato annunciato l'inizio del lockdown della città di Wuhan, ma lo stesso giorno il sindaco confermava alla stampa che circa 5 milioni di cittadini erano usciti dalla città nelle giornate precedenti; considerato che: il 5 febbraio l'agenzia governativa cinese che regola la gestione del web nel Paese ha annunciato strette misure per punire chiunque avesse diffuso paura e ansie tra la popolazione, e avesse agito cercando di aggirare la censura; tra la fine di gennaio decine di imprenditori, giornalisti e cittadini sono stati arrestati dalla polizia dopo aver diramato informazioni e allarmi sulla gestione poco trasparente della crisi epidemica da parte delle autorità cinesi, tra i quali Fang Bing, imprenditore, e i giornalisti Chen Qiushi e Li Zehua; l'organizzazione che si occupa dei diritti umani in Cina, la "Chinese Human Rights Defenders", ha pubblicato un report con una lista di 897 casi di repressione a seguito dell'emergenza COVID-19; valutato infine che: il primo firmatario del presente atto, con l'interrogazione 4-03231, aveva sottoposto all'attenzione del Ministro in indirizzo la questione relativa alla gestione dell'emergenza in Cina, e soprattutto i casi di persone scomparse a seguito del tentativo di informare i cittadini della scarsa trasparenza da parte delle autorità; in merito a ciò, l'interrogante riceveva in data 12 maggio 2020 la risposta del sottosegretario di Stato agli affari esteri Manlio Di Stefano; la risposta, però, a parere dell'interrogante, non tratta dei quesiti espressi nell'atto 4-03231, si chiede di sapere, alla luce degli ultimi eventi, quale sia la posizione del Ministro in indirizzo sulla gestione dell'epidemia in Cina, con particolare riferimento ai numerosi casi di repressioni nei confronti di medici e giornalisti, e quale sia la posizione riguardo l'ipotesi di un'inchiesta internazionale, con missioni scientifiche indipendenti, per identificare la fonte del virus e la sua introduzione nella popolazione umana, e per valutare l'effettiva gestione e trasparenza delle autorità cinesi nei confronti dell'epidemia. Atto n. 4-03499 CROATTI DI GIROLAMO LOMUTI SANTILLO GARRUTI LANNUTTI LEONE VACCARO D'ANGELO ANGRISANI PUGLIA TRENTACOSTE DONNO MATRISCIANO PRESUTTO MONTEVECCHI GUIDOLIN ROMANO PAVANELLI MAUTONE ANASTASI PESCO GRANATO LANZI ACCOTO FEDE Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il Ministero dell'interno ha programmato un piano di razionalizzazione della Polizia stradale che dispone la soppressione di alcuni distaccamenti su tutto il territorio nazionale, tra cui quelli di Casalecchio, Lugo e Rocca San Casciano in Emilia-Romagna; in particolare il presidio lughese del distaccamento di Polizia stradale, cui afferiscono circa 100.000 abitanti, si trova in un territorio nel quale si registra un numero elevato di incidenti stradali mortali e che ancora oggi deve affrontare problematiche serie come la circolazione spericolata da parte di malintenzionati e delinquenti, che grazie ai collegamenti della superstrada A14 dir (la quale consta di tre svincoli nel territorio della Bassa Romagna, tra Lugo, Cotignola e Bagnacavallo) trovano accesso ad un'importante arteria come la A14; considerato che: i distaccamenti della Polizia stradale sono un importante presidio non solo per questioni di natura strategica relativamente alla sicurezza dei territori, ma anche di natura operativa e logistica; inoltre la dotazione di personale della Polizia stradale è già in sofferenza in quanto, rispetto alle 13.354 unità previste in organico ora è di 10.693 unità effettive, ossia il 20 per cento in meno del previsto. Con la chiusura dei distaccamenti, a presidio del territorio, alla fine del piano di razionalizzazione, si passerà da 166 a 142 agenti, ben 24 in meno; una siffatta situazione comporterebbe gravi ripercussioni a danno delle comunità locali, con un drastico calo della sicurezza e del controllo stradale; per giunta tutti i presidi interessati dal suddetto piano di razionalizzazione sono posizionati su strade extraurbane, statali e provinciali, sulle quali si registra il maggior numero di incidenti mortali: 1.615 i morti nel 2017 e 1.596 nel 2018 sulle strade extraurbane; 1.467 nel 2017 e 1.402 nel 2018 sulle strade urbane (incluse le provinciali, statali e regionali), si chiede di sapere: