[pronunce]

Infatti, secondo la rimettente, il legislatore avrebbe dovuto salvaguardare le situazioni giuridiche che non fossero già consolidate in senso negativo per gli assicurati per l'operare della prescrizione, della cosa giudicata o di altre ragioni. Quanto alla rilevanza della questione, il giudice a quo evidenzia che nel corso del giudizio di merito era stato definitivamente accertato che la parte privata aveva versato contributi all'assicurazione facoltativa di cui al Titolo IV del r. d. l. n. 1827 del 1935 anche in periodi successivi all'entrata in vigore dell'art. 29, terzo comma, della legge n. 218 del 1952, e che la stessa è titolare di rendita maturata nell'ambito di tale assicurazione a decorrere dal marzo del 1995. Inoltre non erano in questione la maturazione della prescrizione o altre ragioni di consolidamento in senso negativo per la ricorrente della situazione giuridica attinente agli arretrati pensionistici. 2. – L'INPS si è costituito ed ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata. In punto di ammissibilità, l'Istituto previdenziale deduce che la ricorrente nel giudizio a quo sarebbe titolare della rendita vitalizia contemplata dall'art. 91 del r. d. l. n. 1827 del 1935. Questa prestazione è liquidata dall'INPS immediatamente dopo il versamento, da parte dell'interessato, del corrispondente valore capitale e quindi è ad essa estranea la questione concernente la rivalutazione dei contributi cui si riferiscono la sentenza della Corte costituzionale n. 141 del 1989 e l'art. 69, comma 5, della legge n. 388 del 2000, questione che si può porre esclusivamente rispetto alla pensione per vecchiaia ed alla pensione per invalidità, le quali sono costituite a distanza di tempo dal versamento dei contributi. Conseguentemente, a parere dell'INPS, la questione dovrebbe essere dichiarata inammissibile per difetto di rilevanza nel giudizio a quo. Nel merito l'ente previdenziale sostiene che la menzionata sentenza n. 141 del 1989 ha inteso a garantire all'assicurato un meccanismo di rivalutazione della contribuzione versata, ma non anche una determinata decorrenza dei conseguenti miglioramenti del trattamento pensionistico. Pertanto, una volta introdotto il meccanismo di rivalutazione dei contributi, rientrava nella discrezionalità del legislatore l'individuazione del momento dal quale far decorrere l'aumento delle prestazioni pensionistiche. In concreto, poi, la scelta adottata dal legislatore non viola, secondo l'INPS, il principio di ragionevolezza, perché deve ritenersi ragionevole l'incisione operata dal legislatore rispetto ai periodi precedenti all'entrata in vigore della legge, al fine di garantire a tutti gli assicurati la certezza di poter godere, in futuro, delle più favorevoli prestazioni. Né quella scelta può ritenersi contrastante con la funzione previdenziale propria dell'assicurazione facoltativa, perché la regola della rivalutazione della contribuzione versata garantirebbe pienamente la tutela delle posizioni di previdenza facoltativa in atto ed in potenza. 3. – Nel corso di un giudizio promosso dagli eredi di Massimiliana Bertusi contro l'INPS ed avente ad oggetto il preteso diritto della dante causa dei primi ad ottenere dall'ente previdenziale, previa rivalutazione monetaria dei contributi versati, la ricostituzione della pensione di vecchiaia di cui la medesima dante causa aveva goduto a decorrere dal 1° agosto 1994 ai sensi della legge 5 marzo 1963, n. 389 (Istituzione della «Mutualità pensioni» a favore delle casalinghe), il Tribunale di Bologna, con ordinanza del 9 dicembre 2004, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 38, primo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 5, della legge n. 388 del 2000, nella parte in cui prevede che gli aumenti dei trattamenti pensionistici conseguenti alla rivalutazione dei contributi versati alla cassa «Mutualità pensioni» decorrano dal 1° gennaio 2001 e non invece dal momento iniziale di percezione del trattamento pensionistico. Il rimettente deduce che questa Corte, con la sentenza n. 78 del 1993, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 9 della legge n. 389 del 1963 nella parte in cui non prevedeva un meccanismo di adeguamento dell'importo nominale dei contributi versati e che da tale pronuncia sarebbe derivato il diritto dell'assicurata alla rivalutazione della pensione sin dal momento della costituzione del trattamento previdenziale, cosicché la cesura temporale imposta dalla norma denunziata sarebbe irrazionale ed arbitraria e contrasterebbe con gli artt. 3 e 38 Cost., già presi in considerazione nell'ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale che aveva dato causa alla citata sentenza n. 78 del 1993. Quanto alla rilevanza della questione, il giudice a quo afferma che dal riconoscimento degli effetti della rivalutazione dei contributi anche sui ratei di pensione maturati precedentemente al gennaio 2001 scaturirebbe un credito della parte privata. 4. – L'INPS si è costituito anche in tale giudizio ed ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. A parere dell'ente previdenziale, l'inammissibilità della questione deriverebbe dal fatto che l'aspetto dell'omessa regolamentazione degli aumenti dei trattamenti pensionistici per il periodo anteriore al 1° gennaio 2001 dovrebbe ritenersi compreso nella questione decisa con la sentenza n. 78 del 1993, onde la Corte non potrebbe essere chiamata a pronunciarsi una seconda volta sul medesimo oggetto. Nel merito l'INPS deduce che la norma censurata ha compiutamente attuato la sentenza n. 78 del 1993, avendo disposto la rivalutazione di tutti i contributi versati alla gestione della «Mutualità pensioni» fin dalla data dell'istituzione di quest'ultima e dunque non sussisterebbe alcuno spazio temporale in cui detta rivalutazione non debba aver luogo. Quanto, poi, alla previsione secondo la quale gli aumenti dei trattamenti pensionistici decorrerebbero dal 1° gennaio 2001, l'ente previdenziale ha sostenuto che si tratterebbe di scelta rientrante nella discrezionalità del legislatore e fondata anche su ragioni di bilancio e di contenimento della spesa pubblica alle quali non potrebbe negarsi un'importanza costituzionalmente rilevante. 5. – È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri che ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata per motivi analoghi a quelli dedotti dall'INPS.1.