[pronunce]

La resistente rappresenta, inoltre, che la genesi della disposizione impugnata è costituita da un parere del Ministero della salute, reso in riscontro alla sua richiesta in merito all'appartenenza del Centro al SSR, allo scopo di applicare al personale precario dello stesso le disposizioni statali in materia di stabilizzazione del personale del ruolo sanitario e socio-sanitario. Detto parere, infatti, dopo una ricognizione delle funzioni e della normativa applicabile al Centro, aveva osservato che, a seguito della novella del Titolo V della Costituzione, le regioni hanno avviato una modifica dell'assetto organizzativo del proprio Servizio sanitario, istituendo specifici enti ai quali sono affidati in maniera centralizzata servizi e funzioni a supporto delle aziende e degli enti che erogano prestazioni sanitarie, finanziati con risorse del Servizio sanitario nazionale. Il Ministero, nel rilevare che emergono indici che caratterizzano il CEFPAS quale ente strumentale nel senso indicato, aveva evidenziato che, tuttavia, per qualificarlo come ente del SSR era necessaria una specifica previsione normativa regionale in tale direzione, che ne esplicitasse la natura e le funzioni strumentali. L'espressa previsione contenuta nella disposizione impugnata, sottolinea la Regione Siciliana, come evidenziato nella relazione di accompagnamento, non comporta, del resto, oneri aggiuntivi e, inoltre, come stabilito dall'art. 22 della legge reg. Siciliana n. 30 del 1993, il Centro ha sempre fatto parte del cosiddetto perimetro sanitario, poiché le relative spese di esercizio sono finanziate annualmente con una quota del fondo sanitario regionale (comma 4) e ad esso si applicano le disposizioni vigenti per i bilanci delle unità sanitarie locali (comma 6). Inoltre, non vi sarebbe un'elusione del divieto di spese non obbligatorie contemplato per le regioni assoggettate a piano di rientro, perché, ai sensi dell'art. 19, comma 1, della legge reg. Siciliana n. 30 del 1993, la formazione e l'aggiornamento del personale rappresentano un'attività di importanza centrale per lo sviluppo del Servizio sanitario e, quindi, le spese per il funzionamento del CEFPAS possono qualificarsi come obbligatorie, anche affinché venga garantita un'elevata qualità delle prestazioni sanitarie essenziali, nell'obiettivo della tutela della salute delle persone. 3.- Con memoria depositata in data 26 agosto 2024, il Presidente del Consiglio dei ministri ha ripercorso le censure sviluppate nel ricorso e ha replicato ad alcune deduzioni della difesa regionale. 3.1.- Sotto quest'ultimo profilo, in particolare, quanto all'impugnazione dell'art. 8 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2024, l'Avvocatura generale dello Stato ha sottolineato la diversità strutturale nonché le distinte finalità perseguite dall'elemento perequativo una tantum e dall'indennità di amministrazione. Ha evidenziato, inoltre, che detta indennità è destinata ad aumentare anche nel tempo la spesa regionale perché incrementa la pensione e il trattamento di fine servizio. Ha dunque ribadito l'elusione del divieto di invarianza della spesa per il trattamento accessorio del personale sancito dall'art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017, costituente principio di coordinamento della finanza pubblica, e l'incompatibilità, ridondante in una violazione dell'art. 97, commi primo e secondo, Cost., con l'accordo intervenuto a riguardo tra lo Stato e la Regione Siciliana in data 16 ottobre 2023 per il ripiano decennale del disavanzo. 3.2.- Con riferimento all'art. 25, comma 2, della legge reg. Siciliana n. 1 del 2024, la difesa statale ha evidenziato che il CEFPAS non svolge alcuna funzione riconducibile all'erogazione dei LEA, sicché la qualifica dello stesso quale ente del Servizio sanitario regionale determinerebbe una alterazione della struttura del relativo perimetro prescritto dall'art. 20 del d.lgs. n. 118 del 2011, ponendo impropriamente le spese del Centro a carico del fondo sanitario, e non già del bilancio regionale, e così distogliendo le risorse del fondo dall'erogazione dei LEA, in violazione dei principi espressi dalla recente sentenza n. 1 del 2024 di questa Corte. 4.- Con memoria depositata in data 3 settembre 2024, la difesa della Regione Siciliana ha effettuato a propria volta ulteriori deduzioni difensive. 4.1.- Segnatamente, quanto alla questione promossa nei confronti dell'art. 8 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2024, ha sottolineato che non vi sarebbe alcuna violazione dell'accordo del 16 ottobre 2023, poiché il trattamento complessivo erogato per effetto dell'incremento dell'indennità di amministrazione ai dipendenti regionali non è stato aumentato in misura superiore rispetto a quello spettante ai dipendenti statali per effetto dell'introduzione dell'elemento perequativo una tantum e del successivo riassorbimento dello stesso nella retribuzione. 4.2.- Con riferimento all'art. 25, comma 2, della medesima legge reg. Siciliana n. 1 del 2024, la difesa regionale ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per genericità delle censure e carente ricostruzione del quadro normativo relativo al CEFPAS. In particolare, non sarebbero state considerate le previsioni della legge reg. Siciliana n. 30 del 1993 che pongono le spese per il funzionamento dello stesso da sempre a carico del fondo sanitario regionale nonché leggi precedenti che già qualificano l'ente come facente parte del settore sanitario. Inoltre, il ricorso statale avrebbe omesso di considerare che, anche nell'ambito dei piani di rientro e dei programmi attuativi riguardanti la Regione Siciliana, le spese relative al CEFPAS sono sempre state poste a carico del fondo sanitario e che, già con delibera della Giunta regionale 10 agosto 2015, n. 201, dette spese sono state qualificate come «spesa sanitaria corrente per il finanziamento dei LEA». Nel ritenere tassativa, di poi, l'elencazione di cui all'art. 19 del d.lgs. n. 118 del 2011 per individuare gli enti del Servizio sanitario sarebbero stati trascurati una serie di enti di altre regioni non inclusi nel relativo elenco. La difesa regionale ha eccepito, inoltre, l'inammissibilità del ricorso perché lo Stato, nell'aderire ai piani di rientro dal disavanzo sanitario ed ai relativi programmi di attuazione nei quali le spese di funzionamento del CEFPAS erano state sempre poste a carico del fondo sanitario, avrebbe prestato acquiescenza rispetto alla riconduzione dell'ente a quelli facenti parte del settore sanitario.