[pronunce]

civ. , non fosse suscettibile di emenda sol per essere stato perpetrato dal giudice cui spetta la funzione di nomofilachia, anche perché l'indagine cognitoria cui dà luogo il numero 4 dell'art. 360 del codice di rito non sarebbe diversa da quella compiuta da ogni giudice di merito allorché esamina la ritualità degli atti del processo sottoposto al suo esame; che tali considerazioni, ad avviso del collegio rimettente, acquistano peso ancor maggiore con la possibilità riconosciuta alla Corte di cassazione, con la novella del 1990, di decidere la causa con poteri sostitutivi del giudice di merito; che l'intervento richiesto non sarebbe contraddistinto – come, invece, ritenuto dalla Corte costituzionale con l'ordinanza n. 305 del 2001 – da un grado di manipolatività elevato, tale da investire un intero sistema di norme, e meno che mai sarebbe tale da coinvolgere un insieme di disposizioni riservato al legislatore. Considerato che la Corte di cassazione dubita della legittimità costituzionale dell'art. 391-bis del codice di procedura civile là dove non prevede la revocazione di sentenze rese dalla stessa Corte nel caso previsto dall'art. 395, primo comma, numero 5, cod. proc. civ. per violazione dell'art. 24, secondo comma, della Costituzione; che la questione è stata sollevata nel corso del giudizio davanti alla Corte di cassazione, promosso dal Comune di Agrigento per la revocazione della sentenza n. 16282 del 29 ottobre 2003, della stessa Corte, con la quale il ricorrente era stato condannato al pagamento dell'indennità di espropriazione determinata in € 55.563,54, in presenza di altra sentenza di legittimità n. 14109 del 23 settembre 2003 – emessa fra le stesse parti in relazione ad analoga controversia – con la quale lo stesso Comune ricorrente era stato condannato a corrispondere la somma di € 60.022,50, a titolo di indennità di espropriazione, oltre all'indennità di occupazione del medesimo fondo; che il giudice rimettente – in presenza di una costante giurisprudenza di legittimità per la quale, in ipotesi di contrasto di giudicati, prevale il secondo giudicato, sempre che quest'ultimo non sia stato sottoposto a revocazione (ex plurimis: Cass. n. 6409 del 1999; Cass. n. 2082 del 1998; Cass. n. 997 e 833 del 1993) – non ha motivato, ai fini della rilevanza della questione proposta, su una necessaria, preliminare delibazione, in ordine all'interesse della parte ricorrente alla revocazione di una pronuncia di condanna di ammontare inferiore rispetto a quella contenuta nella sentenza che secondo la regola giurisprudenziale indicata, dovrebbe regolare i rapporti fra le parti in caso di accoglimento della domanda proposta; che, per costante giurisprudenza di questa Corte, il giudice deve rendere esplicite le ragioni che lo inducono a sollevare la questione di costituzionalità con una motivazione autosufficiente, tale da permettere la verifica della valutazione sulla rilevanza, ciò che, per le evidenziate lacune, non risulta possibile nel caso di specie; che tale insufficienza della motivazione, non consentendo alla Corte il controllo sulla rilevanza della questione nel giudizio a quo, ne determina la manifesta inammissibilità (ex plurimis: ordinanze n. 365, n. 309 e n. 257 del 2004). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 391-bis del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento all'art. 24, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 febbraio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 febbraio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA