[pronunce]

n. 152 del 2006 la Regione Marche specifica che l'avvenuta abrogazione e sostituzione delle norme impugnate ha avuto carattere satisfattivo delle proprie pretese. Nondimeno, per la difesa regionale, sussisterebbe ancora interesse alle censure proposte, atteso il carattere non retroattivo della abrogazione e non constando che le norme in questione non abbiano avuto applicazione. L'accertamento della avvenuta o mancata applicazione delle norme in questione, afferma poi la ricorrente, «potrebbe anche essere oggetto di una apposita ordinanza istruttoria, ove questa Corte ritenesse necessario procedere all'acquisizione di questo dato». 26.4. - In riferimento alla impugnazione dell'art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006, la difesa regionale evidenzia, peraltro, come sia possibile un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione, nel senso che la stessa non escluda ulteriori forme di pubblicazione dei piani e dei programmi stabilite con legge regionale. Qualora una tale lettura adeguatrice della disposizione impugnata non fosse ritenuta possibile, la difesa regionale insiste, comunque, nel senso dell'accoglimento della relativa questione. 27. - Con ricorso notificato il 13 giugno 2006, depositato il successivo 23 giugno ed iscritto al n. 80 del registro ricorsi dell'anno 2006, la Regione Basilicata ha impugnato, tra l'altro, l'intero testo del d.lgs. n. 152 del 2006, in relazione all'art. 76 Cost. ed al principio di leale collaborazione. 27.1. - La presente decisione ha ad oggetto unicamente la suddetta questione essendo la trattazione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale proposte con lo stesso ricorso dalla ricorrente Regione Basilicata oggetto di separate decisioni. 27.2. - Secondo la difesa regionale, l'iter procedimentale (sopra ricordato sub 2) che ha portato alla emanazione del decreto legislativo non avrebbe rispettato i contenuti minimi della garanzia di partecipazione della Conferenza unificata, imposti dal principio di leale collaborazione e dalla stessa legge delega (art. 1, comma 4, della legge n. 308 del 2004), dato che il Governo avrebbe richiesto il parere in termini temporali tali da renderne impossibile l'espressione ed avrebbe rifiutato la richiesta di rinvio dell'esame della questione, allegando ragioni di urgenza inesistenti. Il testo del decreto emanato sarebbe, poi, diverso da quello su cui è stato richiesto il parere alla Conferenza unificata, essendo stato modificato dal Governo dopo taluni rilievi del Presidente della Repubblica senza essere nuovamente sottoposto alla Conferenza, sicché, in definitiva, il decreto sarebbe stato emanato in assoluta assenza del prescritto parere. La difesa regionale svolge, poi, argomentazioni analoghe a quelle svolte dalla Regione Emilia-Romagna nel ricorso n. 56, sopra riportate sub 2.1. La difesa regionale sostiene, infine, che «la violazione della legge delega e quindi dell'art. 76 Cost., e del principio di leale collaborazione costituiscono una lesione evidente e diretta delle competenze e prerogative costituzionalmente attribuite alle Regioni, che concretamente definiscono una ipotesi di illegittimità costituzionale, che legittima la Regione nella proposizione del ricorso». 28. - In tutti i giudizi, ad eccezione di quello promosso dalla Regione Calabria con il ricorso n. 68 del 2006, è intervenuta l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus, sostenendo, in via preliminare, di essere «titolare di un interesse alla tutela dell'ambiente», riconosciuto «ai sensi della legge n. 349 del 1986 e anche dalla stessa legge di delega n. 308 del 2004, nella parte in cui la richiama per affidarle uno specifico ruolo consultivo nell'iter di formazione del decreto» e che «l'eventuale pronuncia di accoglimento o di rigetto del ricorso proposto» da ciascuna dalle Regioni ricorrenti «eserciterebbe una influenza diretta con effetti rilevanti sulla posizione soggettiva dell'Associazione». Nel merito l'interveniente, aderendo alle prospettazioni delle varie ricorrenti, ha chiesto, tra l'altro, che le norme impugnate siano dichiarate illegittime per violazione del principio di leale collaborazione e della legge di delega. 29. - In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009 il WWF Italia ha depositato in ciascuno dei giudizi in cui è intervenuto una memoria, nella quale auspica un ripensamento della Corte costituzionale in ordine alla ammissibilità dell'intervento nel giudizio di legittimità costituzionale in via principale di soggetti diversi dalla parte ricorrente e dal titolare della potestà legislativa il cui atto è oggetto di contestazione. Nel merito, per quanto interessa il presente giudizio, l'interveniente ribadisce le argomentazioni già svolte in senso adesivo a quelle delle varie Regioni ricorrenti, sostenendo, peraltro, diversamente da parte di queste, che, in ragione delle modifiche recate dal d.lgs. n. 4 del 2008, sia cessata la materia del contendere in ordine a tutte le disposizioni impugnate relative alla disciplina della VAS e della VIA. 30. - Nel giudizio promosso dalla Regione Piemonte sono intervenuti Biomasse Italia S.p.a. , Società Italiana Centrali Termoelettriche – SICET S.r.l. , Ital Green Energy S.r.l. ed E.T.A. Energie Tecnlogiche Ambiente S.p.a. , svolgendo argomentazioni a sostegno dell'ammissibilità del proprio intervento e, nel merito, sostenendo la infondatezza del ricorso della Regione Piemonte, ma in relazione a disposizioni non oggetto del presente giudizio.1. - Con ricorso n. 56 del 2006 la Regione Emilia-Romagna ha proposto, in via principale, questioni di legittimità costituzionale degli articoli 63, 64, 101, comma 7, 154, 155, 181, commi da 7 a 11, 183, comma 1, 186, 189, comma 3, 214, commi 3 e 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), in relazione, tra gli altri, al principio di leale collaborazione ed all'art. 76 Cost., in riferimento all'art. 1, comma 4, della legge 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione), chiedendo, altresì, la sospensione dell'efficacia delle norme impugnate. 1.1. - Con ricorso n. 68 del 2006 la Regione Calabria ha proposto, in via principale, questione di legittimità costituzionale dell'intero d.lgs.