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in presenza di motivazioni così impegnative e assertive che hanno portato all'annullamento degli atti del Comune e della Soprintendenza risulta quanto mai sorprendente che sia stato presentato al Consiglio di Stato un ricorso predisposto dall'Avvocatura dello Stato in nome della Soprintendenza competente, ma anche del Ministero, datato 15 giugno, quasi come se si trattasse di un obbligo burocratico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza di detto ricorso e se intenda prendere iniziative tali da ritirarlo. Atto n. 3-01708 SBROLLINI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: una pala d'altare realizzata da Jacopo dal Ponte detto il Bassano (Bassano 1510 c. - 1592) nel 1541 e intitolata "Sant'Anna in trono con la Vergine Bambina tra i Santi Girolamo e Francesco" (di seguito Pala di Sant'Anna) è stata repentinamente trasferita dai Musei Civici di Bassano del Grappa (Vicenza) alle Gallerie dell'Accademia di Venezia nel mese di febbraio 2020; la Pala di Sant'Anna, elencata tra i dipinti pervenuti alle Gallerie dell'Accademia di Venezia nel 1812, dopo le soppressioni napoleoniche, fu eseguita da Jacopo Bassano per i Padri Riformati di Asolo (Treviso) tra il 21 febbraio e il 30 settembre 1541, come si evince dal manoscritto di contabilità della Bottega dalpontiana pubblicato da Michelangelo Muraro nel 1992 (Libro secondo, cc. 44v-45r); lo stesso studioso Muraro nel 1947 aveva segnalato l'opera trasferita dai depositi delle Gallerie nella chiesa parrocchiale di Sossano (Vicenza), lì depositata dalle Gallerie dell'Accademia sin dal 1883; l'arrivo a Bassano della Pala di Sant'Anna, con la clausola del comodato d'uso, sessantaquattro anni fa, si deve alla volontà del soprintendente del Veneto e di Venezia e direttore delle Gallerie dell'Accademia Vittorio Moschini, con il concorso della direzione dei Musei civici di Bassano del Grappa, nel 1956 passata da Licisco Magagnato a Gino Barioli; tale decisione fu motivata dal fatto che Bassano del Grappa ha ospitato la bottega dalpontiana per due secoli, dall'inizio del '500 alla fine del '600, e oggi i Musei civici di Bassano del Grappa conservano in uno dei suoi tre saloni, ventisette opere di Jacopo Bassano, la più grande esposizione monografica di un importante pittore del Cinquecento italiano; considerato che: solamente lo scorso 18 maggio 2020 la comunità bassanese ha appreso la notizia del trasferimento, dopo tre mesi di chiusura delle sedi museali a causa dell'emergenza sanitaria; tale trasferimento è avvenuto dopo sessantaquattro anni di immutata presenza del dipinto nella pinacoteca dei Musei civici di Bassano del Grappa; non si comprendono le motivazioni dell'inaspettata privazione di un capolavoro che dal 1956 ricopriva un ruolo da protagonista nel percorso espositivo del Museo civico di Bassano, capace di favorire la comprensione artistica di questo pittore capostipite di una eccellente bottega e attivo nella Venezia del '500 in contemporanea con Tiziano, Tintoretto e Veronese; le istituzioni coinvolte hanno gestito il trasferimento omettendo qualsiasi forma di condivisione nei confronti della comunità bassanese, e senza plausibili riflessioni sulle motivazioni museologiche a supporto di una nuova collocazione dell'opera nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia; un Museo civico ed una Galleria nazionale hanno missioni differenti e pubblici differenti: secondo la museologia contemporanea, gli allestimenti dei musei devono tener conto della specifica missione di una tale istituzione e dei pubblici ai quali si rivolgono; la missione di un Museo civico rispecchia l'identità e la storia del luogo e della sua comunità, avendo quindi il compito di entrare nelle microstorie, mentre la missione di una Pinacoteca nazionale è quella di ricostruire i percorsi e le relazioni tra gli artisti della macroregione nella quale insiste; la stessa riforma che porta il nome del Ministro in indirizzo, e la cui entrata in vigore risale al dicembre 2014, e la contestuale istituzione del sistema museale nazionale al quale possono afferire i musei italiani in base a criteri minimi di qualità, hanno introdotto nella distribuzione del patrimonio italiano la concezione di una rete museale legata non tanto alla proprietà dei beni, quanto piuttosto alla qualità della loro conservazione e valorizzazione; in una tale logica, il concetto di deposito demaniale o di comodato di una istituzione museale nei confronti di un'altra non può più essere visto come un diritto di proprietà, ma esclusivamente come un modo qualitativamente giusto o sbagliato di conservare e valorizzare un bene, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare un confronto con le Direzioni Generali del Ministero, il comitato di settore del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, non interpellato sulla specifica questione illustrata, le Gallerie dell'Accademia e la competente Soprintendenza al fine di consentire il ricollocamento dell'opera ai Musei civici di Bassano del Grappa, dove è stata tenuta per ben sessantaquattro anni, in considerazione delle motivazioni espresse in premessa; secondo quali forme e in quali tempi intenda ascoltare le istanze del territorio di Bassano del Grappa, comunità legata da elementi profondamente identitari, riguardo alle vicende esposte in premessa. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01699 NUGNES FATTORI LAFORGIA VERDUCCI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dello sviluppo economico e della difesa Premesso che: nel mese di maggio 2020 è stata trasmessa al Parlamento la relazione governativa annuale sull' export di armamenti, così come richiesto dalla legge 9 luglio 1990, n. 185, che regola la vendita estera dei sistemi militari italiani, vieta le esportazioni di armamenti "verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani", e prescrive che l'esportazione di materiale di armamento e la cessione della relative licenze di produzione "devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia"; si evidenzia che i dati della relazione riportano che la tendenza degli ultimi anni è quella di un forte aumento dell' export di armamenti da parte del nostro Paese (si parla di un aumento di circa l'80 per cento dal 2014), facendo aumentare in maniera consistente le commesse per l'industria militare italiana, con ben 84 Paesi destinatari; in questo scenario, la Rete italiana per il disarmo e la Rete della pace, a seguito della lettura dei dati aggregati dell' export militare contenuti nel capitolo introduttivo della relazione annuale del Governo, hanno posto l'attenzione sul fatto che il Paese destinatario del maggior numero di autorizzazioni per nuove licenze sarebbe l'Egitto, con 871,7 milioni di euro. Nel dettaglio, secondo quanto riportato già a febbraio 2020 dal quotidiano panarabo "The Arab weekly" e ripreso da "il Fatto Quotidiano" del 7 giugno, l'intera commessa relativa alla vendita di forniture militari all'Egitto comprenderebbe un numero consistente: