[pronunce]

Tale disposizione, nel prevedere una compartecipazione dei comuni ad una quota del gettito IRPEF, territorialmente imputabile alla Regione in forza del domicilio fiscale dei contribuenti, prefigurerebbe un'attribuzione ai comuni della Regione Siciliana di quote di gettito tributario spettanti alla Regione medesima, violando, in tal modo, le norme statutarie e di attuazione dello statuto stesso, poste a garanzia dell'autonomia della Regione e determinando in particolare uno squilibrio dei conti pubblici regionali in contrasto con l'art. 81, quarto comma, della Costituzione, nell'accezione della finanza pubblica allargata. 4.1. - Anche l'art. 67, nelle more della definizione del ricorso, è stato oggetto di modifiche legislative, per effetto dell'art. 25, comma 5, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)” e dell'art. 31, comma 9, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003)”. Tuttavia, anche in questo caso le intervenute modifiche non hanno variato sostanzialmente le norme oggetto di censura. Infatti, è rimasto pressoché immutato il comma 6, che rimette alle Regioni a statuto speciale, e tra esse, alla Regione Siciliana, l'attuazione delle disposizioni in materia di compartecipazione dei comuni ad una quota del gettito IRPEF territorialmente imputabile in forza del domicilio fiscale dei contribuenti. Le modifiche intervenute riguardano prevalentemente il comma 3 del medesimo art. 67, nella parte in cui estende la predetta compartecipazione all'IRPEF per i comuni, oltre che per il 2002, come originariamente previsto, anche per il 2003. Si deve dunque ritenere che permane l'interesse della Regione ricorrente alla definizione del presente giudizio. 4.2. - Nel merito, la questione non è fondata. Secondo la Regione Siciliana, la disposizione censurata si porrebbe in contrasto, sia con gli artt. 36 dello statuto della Regione Siciliana e 2 del d.P.R. 1074 del 1965, di attuazione dello statuto medesimo, per violazione del principio dell'autonomia finanziaria regionale, sia, in particolare, con l'art. 81, quarto comma, della Costituzione, in quanto la norma in questione, prefigurando una riduzione delle risorse di propria competenza per l'attuazione della compartecipazione dei comuni siciliani al gettito IRPEF senza indicare i mezzi con cui fare fronte al nuovo onere, determinerebbe uno squilibrio dei conti pubblici della Regione. Tale doglianza non ha, però, motivo di esistere. Infatti, il comma 6 dell'art. 67 della legge n. 388 del 2000 prevede che all'attuazione del sistema della compartecipazione dei comuni all'IRPEF si provvede “in conformità alle disposizioni contenute” negli statuti regionali, “anche al fine della regolazione dei rapporti finanziari tra Stato, regioni e comuni”. Si tratta, dunque, di una clausola di salvaguardia la quale opera nel senso che la regolazione finanziaria dei rapporti tra Stato, Regione Siciliana e comuni dovrà essere effettuata in modo che non si determinino, comunque, effetti negativi o squilibri per la finanza regionale siciliana. Come si nota, la determinazione delle concrete modalità di attuazione del “sistema delle compartecipazioni”, tenuto conto del complesso intreccio dei rapporti esistenti in materia (sentenza n. 66 del 2001), è rimessa all'iniziativa dello Stato e della Regione Siciliana. Ed è ovvio che all'attuazione di tale disposizione dovrà provvedersi nel rispetto del principio costituzionale di leale cooperazione (sentenza n. 98 del 2000). In quanto tale, la norma in esame non appare costituzionalmente illegittima e lesiva degli interessi finanziari della Regione Siciliana.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 5, 23, 25 e 67 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)”, sollevate dalla Regione Siciliana, in relazione all'art. 36 dello statuto speciale della Regione Siciliana (r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2) , all'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria) e agli artt. 3 e 81, quarto comma, della Costituzione, con il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 marzo 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA