[pronunce]

che, in ogni caso, non potrebbe considerarsi violato il principio di determinatezza dell'illecito amministrativo, dal momento che l'art. 1 del d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale), fornisce una definizione di “linea doganale”, dettando criteri idonei a individuarla in concreto, cosicché, con l'espressione «in prossimità della linea doganale», il legislatore avrebbe fornito un «criterio di rinvio sufficientemente univoco», idoneo alla sua corretta identificazione «in ragione della complessità geografica e morfologica del territorio»; che, quanto alla ipotizzata lesione dell'art. 3 Cost., la difesa erariale deduce l'inammissibilità o comunque l'infondatezza di tale profilo di censura, non avendo il giudice identificato alcun tertium comparationis e considerato che «la diversa regolamentazione di fattispecie apparentemente simili può essere legittimamente determinata dalla estremamente variegata realtà geografica che rende continuamente mutevole la linea doganale»; che, infine, con riferimento all'art. 97 Cost., la difesa erariale eccepisce l'inammissibilità della questione sollevata per omessa motivazione del parametro invocato, osservando peraltro che il buon andamento e l'imparzialità della Pubblica Amministrazione risulterebbero assicurati dal procedimento amministrativo in cui si inserisce la sanzione amministrativa in questione, nonché dalla univocità interpretativa con la quale la norma censurata è sempre stata applicata; che, con atto depositato il 24 settembre 2007, si sono costituiti in giudizio – in proprio e in qualità di legali rappresentanti pro tempore – tre soci della società in accomandita semplice, opponente nel giudizio principale, chiedendo la dichiarazione di illegittimità costituzionale della disposizione censurata dal giudice rimettente e riservandosi di presentare memorie e documentazione; che, con memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, l'Avvocatura generale dello Stato ha ribadito le considerazioni difensive già svolte, insistendo nella richiesta di declaratoria di inammissibilità ovvero infondatezza della questione di legittimità sollevata; che, parimenti, con memoria depositata in prossimità dell'udienza, le parti private hanno svolto considerazioni illustrative del proprio atto di costituzione, aderendo alle argomentazioni poste a fondamento della questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice rimettente ed insistendo nella richiesta di accoglimento. Considerato che il Tribunale di Civitavecchia dubita della legittimità costituzionale, in relazione agli artt. 3, 23 e 97 della Costituzione, dell'art. 19, commi 1 e 2, del d.lgs. 8 novembre 1990, n. 375 (Riordinamento degli istituti doganali e revisione delle procedure di accertamento e controllo in attuazione delle direttive n. 79/695/CEE del 24 luglio 1979 e n. 82/57/CEE del 17 dicembre 1981, in tema di procedure di immissione in libera pratica delle merci, e delle direttive n. 81/177/CEE del 24 febbraio 1981 e n. 82/347/CEE del 23 aprile 1982, in tema di procedure di esportazione delle merci comunitarie), «nella parte in cui prevede l'applicazione, da parte del direttore della circoscrizione doganale competente per territorio, di una sanzione amministrativa per la violazione del divieto di eseguire costruzioni ed altre opere di ogni specie, sia provvisorie sia permanenti, in prossimità della linea doganale, senza dettare alcun criterio per la determinazione della nozione di “prossimità” e, conseguentemente, per la individuazione da parte della Pubblica Amministrazione dei comportamenti da sanzionarsi»; che l'assunto da cui muove il giudice rimettente, in relazione alla asserita indeterminatezza della formulazione della disposizione censurata, risulta espressamente contraddetto dalla testuale affermazione secondo la quale «non può dubitarsi della sussistenza dell'elemento oggettivo dell'illecito, essendo incontestata la realizzazione degli immobili su terreno apparentemente “prossimo” alla linea doganale (costituita, nella specie, dal lido del mare; art. 1, comma 1, del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale, n. 43 del 1973)»; che, in tal modo, come eccepito dalla stessa Avvocatura generale dello Stato, il rimettente ha reso del tutto ininfluente per il giudizio a quo un'eventuale pronuncia di questa Corte, avendo egli già valutato positivamente l'integrazione in concreto dell'elemento oggettivo dell'illecito amministrativo contestato proprio con riferimento al concetto di “prossimità” degli immobili realizzati e, dunque, avendo dimostrato nei fatti di poter interpretare ed applicare la norma – della cui sufficiente determinatezza dubita – al caso sottoposto al suo giudizio; che, sotto tale profilo, la questione sollevata presenta un difetto assoluto di rilevanza che la rende manifestamente inammissibile; che, d'altronde, l'intervento additivo che il giudice a quo prospetta è radicalmente precluso a questa Corte, sia in quanto manca nell'ordinanza qualunque indicazione in ordine ai «criteri» che potrebbero rendere la disposizione conforme ai parametri costituzionali invocati, sia in quanto l'individuazione e la specificazione della nozione di «prossimità» alla linea doganale comportano una pluralità di soluzioni in funzione sia della diversa conformazione geografica che assume la linea doganale stessa sia delle molteplici esigenze di interesse pubblico cui è preposta la norma censurata, cosicché manca una soluzione costituzionalmente obbligata idonea a predeterminare in maniera rigida il concetto di «prossimità»; che, dunque, anche da tale punto di vista, in conformità con il consolidato orientamento di questa Corte, le questioni devono essere dichiarate manifestamente inammissibili (si vedano, ex plurimis, la sentenza n. 33 del 2007, le ordinanze n. 278 del 2007, nn. 380 e 23 del 2006).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 19, commi 1 e 2, del d.lgs. 8 novembre 1990, n. 374 (Riordinamento degli istituti doganali e revisione delle procedure di accertamento e controllo in attuazione delle direttive n. 79/695/CEE del 24 luglio 1979 e n. 82/57/CEE del 17 dicembre 1981, in tema di procedure di immissione in libera pratica delle merci, e delle direttive n. 81/177/CEE del 24 febbraio 1981 e n. 82/347/CEE del 23 aprile 1982, in tema di procedure di esportazione delle merci comunitarie), sollevata dal Tribunale di Civitavecchia, in relazione agli artt. 3, 23 e 97 della Costituzione, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 febbraio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Maria Rita SAULLE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 febbraio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA