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analoghe considerazioni valgono per i principi nazionali invocati dalla circolare, in particolare, quel sacro principio di uguaglianza e pari dignità di tutti i cittadini davanti alla legge cristallizzato nell'articolo 3, comma primo, della Costituzione della Repubblica, che pur rappresentando la norma cardine del nostro ordinamento in materia di discriminazioni certo non può essere addotta a fondamento di un'iniziativa a giudizio degli interroganti parziale, univoca, arbitraria e soprattutto non conforme alle norme vigenti e al chiaro indirizzo espresso dal Parlamento; infine si evidenzia come la circolare ministeriale non faccia menzione alcuna del consenso preventivo informato dei genitori, che è obbligatorio e previsto per ogni attività integrativa o esterna al piano triennale dell'offerta formativa e che in questo caso non è invece previsto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo fossero a conoscenza della circolare citata e se non ritengano che essa sia in contrasto con gli esiti della deliberazione del Senato sull'AS 2005 dello scorso 27 ottobre; se non ritengano che il provvedimento, che ha generato le legittime preoccupazioni delle famiglie, leda il principio di libertà educativa. Atto n. 4-07035 Bagnai Al Ministro della salute Premesso che: l'articolo 8 del decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, ha modificato l'art. 4 del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, con l'aggiunta al terzo periodo del comma 5 della seguente disposizione: "In caso di intervenuta guarigione l'Ordine professionale territorialmente competente, su istanza dell'interessato, dispone la cessazione temporanea della sospensione, sino alla scadenza del termine in cui la vaccinazione è differita in base alle indicazioni contenute nelle circolari del Ministero della salute. La sospensione riprende efficacia automaticamente qualora l'interessato ometta di inviare all'Ordine professionale il certificato di vaccinazione entro e non oltre tre giorni dalla scadenza del predetto termine di differimento"; la circolare del Ministero della salute in data 21 luglio 2021, avente ad oggetto "Aggiornamento indicazioni sulla Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un'infezione da SARS-CoV-2", prevede che, nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), la vaccinazione "venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione", così superando la precedente circolare del 3 marzo 2021, ove si prevedeva l'effettuazione della vaccinazione "ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa"; nonostante la vigenza di tali disposizioni normative, risulta che alcuni ordini professionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri stiano procedendo alla sospensione dei propri iscritti decorsi i 93 giorni dalla data di contrazione del virus; tale situazione ha portato a diversi ricorsi, in cui il tribunale amministrativo ha predisposto la sospensione in via cautelare del provvedimento di sospensione del sanitario da parte dell'ordine professionale, valutando la sussistenza dei presupposti di gravità e urgenza di cui all'articolo 56 del codice del procedimento amministrativo, ritenendo che il provvedimento emanato dall'ordine professionale non sia coerente con la circolare ministeriale del 21 luglio 2021 e, quindi, con la previsione dell'art. 4, comma 5, terzo periodo, del decreto-legge n. 44 del 2021; a parere dell'interrogante non è pregevole il fatto che la tutela del lavoro e della dignità professionale e umana dei sanitari debba passare attraverso il ricorso ad azioni legali che, all'evidenza, ben potrebbero essere scongiurate dalla corretta applicazione delle norme di legge e delle circolari ministeriali da parte degli ordini professionali. In questa prospettiva, appare evidente che gli ordini professionali non stiano ottemperando alla funzione di tutela della dignità ed indipendenza delle professioni sanitarie; si rileva inoltre che tale situazione si ripercuote sull'offerta del sistema sanitario nazionale nei confronti dei cittadini, andando ad aggravare ulteriormente una situazione critica, anche in vista del periodo estivo e dell'afflusso di turisti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno ed urgente intervenire, anche al fine di deflazionare il contenzioso sul punto, predisponendo idonee linee guida affinché gli ordini professionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri si attivino per rimuovere ogni forma di disparità di trattamento tra sanitari, a tutela della dignità professionale e del lavoro dei sanitari iscritti, affinché questi si adeguino alla circolare del Ministero della salute del 21 luglio 2021, e al comma 5 dell'art. 4 del decreto-legge n. 44 del 2021, al fine di garantire lo svolgimento delle attività sia per i sanitari vaccinati sia per coloro che risultano guariti dall'infezione da COVID-19. Atto n. 4-07036 Conzatti Donatella Al Ministro della salute Premesso che: l'accordo Stato-Regioni del 2010 fissava il numero di almeno 1.000 nascite all'anno quale parametro standard cui tendere per il mantenimento o l'attivazione dei punti nascita. Stabiliva inoltre la previsione di punti nascita con numerosità inferiore e comunque non al di sotto di 500 parti all'anno, solo sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate con rilevanti difficoltà di attivazione dello STAM; come da attribuzione del decreto ministeriale 11 novembre 2015, il comitato percorso nascita nazionale (CPNn) ha predisposto il documento "protocollo metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili", parte integrante del decreto stesso; la competenza sugli standard di sicurezza è regolamentata con decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, e, per quanto riguarda in particolare i punti nascita, gli standard sono ulteriormente definiti negli allegati 1a e 1b dell'accordo citato; considerato che: in data 2 febbraio 2016 la Provincia autonoma di Trento ha presentato domanda di deroga per tutti e 4 i punti nascita sotto la soglia di 500 parti annui (Arco, Cavalese, Cles e Tione); in data 22 giugno 2016 il Ministero della salute, fatte proprie le valutazioni del CPNn, comunicava alla Provincia il responso positivo per i punti nascita di Cavalese e Cles e quello negativo per Arco e Tione. Nel riconoscere la deroga, il CPNn ha dato particolare rilevanza alle criticità connesse alle condizioni orografiche dei punti nascita di Cavalese e Cles; la deroga veniva comunque subordinata al rispetto dei requisiti inerenti al personale dei punti nascita operanti in Italia; tra gli altri la presenza in guardia attiva (sulle 24 ore) dell'anestesista, del ginecologo, del pediatra e dell'ostetrica. Inoltre erano previsti controlli periodici da parte del Ministero relativamente al rispetto dei criteri previsti;