[pronunce]

che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale venga dichiarata inammissibile, perché sostanzialmente non motivata e priva dell'indicazione delle norme costituzionali di cui si denuncia la violazione e, comunque, non fondata; che si è costituita in giudizio la società Equitalia Polis S.p. A., insistendo affinché la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata; che, con riferimento ai giudizi di cui al r.o. n. 415 e n. 439 del 2008, la società Equitalia Polis S.p.A ha depositato memoria in data 29 maggio 2009, richiamando i contenuti della sentenza n. 58 del 2009, con la quale questa Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale della norma censurata, e insistendo affinché la questione venga dichiarata manifestamente inammissibile, per difetto assoluto di rilevanza, o, in subordine, manifestamente infondata. Considerato che, con quattro distinte ordinanze, la Commissione tributaria regionale di Venezia (r.o. n. 415 del 2008 e n. 439 del 2008), la Commissione tributaria provinciale di Bari (r.o. n. 416 del 2008) e la Commissione tributaria provinciale di Grosseto (r.o. n. 5 del 2009) hanno sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 36, comma 4-ter, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, che stabilisce quanto segue: «la cartella di pagamento di cui all'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, contiene, altresì, a pena di nullità, l'indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008; la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse»; che le Commissioni tributarie rimettenti ritengono che la disposizione censurata, nel sanare retroattivamente il vizio di nullità, per omessa indicazione del responsabile del procedimento, delle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati agli agenti della riscossione anteriormente alla sua entrata in vigore, si ponga in contrasto con i seguenti parametri costituzionali: art. 3 Cost. (r.o. nn. 415, 416 e 439 del 2008), art. 24 Cost. (r.o. nn. 416 e 439 del 2008), art. 53 Cost. (r.o. n. 415 del 2008), art. 97 Cost. (r.o. nn. 415, 416 e 439 del 2008 e r.o. n. 5 del 2009), art. 111 Cost. (r.o. n. 415 del 2008 e n. 5 del 2009), art. 136 Cost. (r.o. n. 5 del 2009); che deve essere preliminarmente disposta la riunione dei giudizi, in quanto concernenti la medesima disposizione e relativi a parametri in parte coincidenti; che le questioni sollevate dalla Commissione tributaria regionale di Venezia, con riferimento all'art. 53 Cost., e dalla Commissione tributaria provinciale di Grosseto, con riferimento all'art. 136 Cost., devono essere dichiarate manifestamente inammissibili, perché non argomentate e, quindi, del tutto generiche; che sulle questioni di legittimità costituzionale della disposizione censurata, con riferimento a tutti gli altri parametri richiamati dalle Commissioni tributarie rimettenti, questa Corte si è già pronunciata con la sentenza n. 58 del 2009; che, con la predetta pronuncia, la Corte ha negato il presupposto da cui muovono i giudici rimettenti nel presente giudizio costituzionale, e cioè che la disposizione censurata contenga una «norma retroattiva» o una «sanatoria di atti già emanati», e ha affermato, invece, che essa «dispone per il futuro», comminando, per le cartelle prive dell'indicazione del responsabile del procedimento, la sanzione della nullità, la quale non era invece prevista in base al diritto anteriore; che, di conseguenza, con la sentenza n. 58 del 2009, questa Corte ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale della norma censurata con riferimento a tutti i parametri evocati dalle Commissioni tributarie rimettenti e, segnatamente, con riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 111 della Costituzione; che, pertanto, tali questioni devono essere dichiarate, nel presente giudizio costituzionale, manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 36, comma 4-ter, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, sollevata, con riferimento all'art. 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale di Venezia, con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale della stessa disposizione sollevata, con riferimento all'art. 136 Cost., dalla Commissione tributaria provinciale di Grosseto con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione, sollevate, con riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 111 Cost., dalla Commissione tributaria regionale di Venezia, dalla Commissione tributaria provinciale di Bari e dalla Commissione tributaria provinciale di Grosseto con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 luglio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA