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Tutto questo mentre la Commissione europea centellina alla compagnia italiana persino le poche decine di milioni di euro necessari a pagare gli stipendi agli 11.000 dipendenti ed evitare così che migliaia di famiglie finiscano per strada; considerato che: il Governo da mesi conduce un'estenuante trattativa sulla questione Alitalia-ITA con la vicepresidente della Commissione europea e commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager; stando alle condizioni poste dalla commissaria Vestager, per salvare la compagnia di bandiera il Governo italiano dovrebbe rispettare una serie di stringenti condizioni: dalla cessione di alcuni redditizi slot (i diritti di decollo e atterraggio) su Linate, a una "cura dimagrante" della flotta e, infine, al divieto di utilizzare il marchio Alitalia almeno per i primi due anni, con una perdita stimata di 500 milioni di euro tra mancati ricavi e spese extra per il marketing . Più che condizioni, agli interroganti appaiono un capestro, destinato a minare sin dall'inizio qualsiasi piano di rilancio della compagnia di bandiera, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda esigere un chiarimento sui parametri per la concessione degli aiuti, visto che le condizioni poste alla nuova compagnia "Italia trasporto aereo" sembrano essere estremamente diverse e impari rispetto a quelle richieste alle altre compagnie europee, come Lufthansa e Air France-KLM; quali iniziative a tutela della nascente compagnia di bandiera italiana intenda intraprendere, in considerazione del fatto che l' antitrust UE ha concesso finora maggiori aiuti alle compagnie aeree che erano già in salute, con la conseguenza che nei prossimi mesi vi potrebbe essere una riduzione drastica del numero delle compagnie di bandiera, a vantaggio delle grandi compagnie, tedesche e francesi per prime, pronte a riempire il vuoto che si creerebbe. Atto n. 4-05283 CALANDRINI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: gli effetti dell'emergenza da SARS-CoV-2 colpiscono plurimi settori economici e nell'ultimo anno la crisi economica che ne è derivata si è resa sempre più critica e in tale ambito; tra i provvedimenti susseguitisi, rileva il decreto-legge n. 137 del 2020 ("decreto ristori") che ha previsto, tra le altre misure, disposizioni volte a sostenere i settori economici maggiormente lesi; risulta anche rilevante la misura che agevola i titolari di un mutuo per la prima casa, i quali, dato il momento contingente particolarmente sfavorevole, possono richiedere (al verificarsi di condizioni di difficoltà economiche-lavorative specifiche) la sospensione del pagamento delle rate; a tal fine, nella fase di conversione del decreto, con riferimento alla sospensione dei mutui, è stata approvata la disposizione (precisamente, il comma 2- bis dell'articolo 12 del decreto-legge n. 23 del 2020), concernente la proroga di un anno dei versamenti in favore degli istituti di credito "dalla prima rata in scadenza successiva alla data di presentazione della domanda", passando dunque dal 31 dicembre 2020 al 31 dicembre 2021; tale sospensione si applica anche ai finanziamenti in ammortamento da meno di un anno fino al 9 aprile 2020: pertanto potranno godere del periodo di "congelamento" anche i finanziamenti attivati da un breve lasso di tempo; fino al 17 dicembre 2020, tramite l'accesso al fondo di sospensione dei mutui per l'acquisto della prima casa gestito dalla società CONSAP, detto "fondo di solidarietà Gasparrini", la richiesta di moratoria del mutuo poteva essere avanzata anche da lavoratori autonomi, liberi professionisti, artigiani e commercianti che avevano subito una riduzione di attività pari almeno al 33 per cento del fatturato; con il decreto-legge n. 137 del 2020 tale misura non è stata più prevista e dunque, dal 18 dicembre 2020 in poi, per lavoratori autonomi, liberi professionisti, artigiani e commercianti non è più stato possibile accedere all'agevolazione; tutto il settore produttivo del Paese è messo a dura prova dall'emergenza sanitaria in modo ancor più rilevante nella delicata fase attuale, con conseguenze drammatiche non solo nei confronti dei lavoratori dipendenti, delle medie e grandi imprese, ma anche nei confronti delle piccole imprese e di tutti i lavoratori autonomi; il beneficio, inizialmente previsto dall'articolo 54 del decreto-legge n. 18 del 2020, aveva procurato un sollievo alle categorie di lavoratori autonomi, duramente colpiti dalla crisi economica che si è sviluppata in seguito all'emergenza sanitaria, si chiede di sapere quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo affinché l'accesso alle misure che prevedono la sospensione del pagamento dei mutui relativi alle prime abitazioni sia permesso anche ai lavoratori autonomi, ai commercianti, ai liberi professionisti ed agli artigiani. Atto n. 4-05284 LANNUTTI ANGRISANI CORRADO Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: il decreto-legge n. 44 del 2021, pubblicato il 1° aprile 2021 in Gazzetta Ufficiale , prevede, con l'articolo 10, nuove modalità di reclutamento nella pubblica amministrazione, stabilisce un nuovo protocollo con regole più stringenti e, al tempo stesso, rimuove alcuni vincoli che rendevano impossibile lo svolgimento delle prove. Prevede nuove modalità di reclutamento per sbloccare l' iter di oltre 60 concorsi per 125.000 posti di lavoro, anche per quelli già banditi, per i quali le pubbliche amministrazioni possono ora sostituire la prova preselettiva con la valutazione dei titoli ed eventualmente con l'esperienza professionale specifica "il cui possesso sarà necessario per l'ammissione alle fasi successive"; le nuove modalità di reclutamento valutano appena 0,1 punti una laurea con 110 e lode conseguita da un giovane senza esperienza, il che impedisce al neolaureato di competere con una persona che già da anni lavora nella pubblica amministrazione e il cui servizio viene valutato, per ogni anno, un punto, ovvero quanto 10 lauree con lode. In poche parole, due o tre lauree, master e lavori pregressi per enti pubblici (non specificamente rientranti nella materia di questo concorso) possono valere meno di una laurea breve e di pochi anni di lavoro specifico presso enti pubblici e privati; la riforma dei concorsi pubblici toglie quindi ai più giovani e a chi ha meno possibilità economiche l'occasione di provare a mettersi in gioco contro chi ha potuto accumulare più titoli ed esperienza. E rischia di aprire la strada ai concorsi ad personam , in spregio dei principi fondamentali della Costituzione. Con la riforma, infatti, non è più garantita la possibilità di partecipare e di dimostrare il proprio valore e merito a chi ha esperienza. Come pure selezionare in base al possesso di titoli come master o in base alle esperienze pregresse significherebbe discriminare diplomati, neolaureati, chi si trova in condizioni non agiate o tali da consentire l'acquisizione di costosissimi titoli e chi, vivendo in una realtà sociale meno favorevole, non ha avuto occasione di maturare significative esperienze lavorative. Mentre la possibilità di accedere ai concorsi pubblici deve essere garantita a tutti coloro che sono in possesso del titolo di studio richiesto per la posizione bandita.