[pronunce]

Ad avviso della ricorrente, il principio generale secondo cui spettano alla Regione Siciliana tutti i tributi erariali, in qualsiasi modo denominati, il cui presupposto d'imposta si sia verificato nell'àmbito della stessa Regione (salve le specifiche eccezioni previste dal secondo comma dell'articolo 36 dello statuto e dall'art. 2 del menzionato d.P.R. n. 1074 del 1965) si desume dai seguenti parametri: a) dall'art. 36 dello statuto regionale, per il quale: a.1.) «Al fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione a mezzo di tributi, deliberati dalla medesima» (primo comma); a.2.) «Sono però riservate allo Stato le imposte di produzione e le entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto» (secondo comma); b) dall'art. 37 dello stesso statuto, per il quale: b.1.) «Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell'accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi» (primo comma); b.2.). «L'imposta relativa a detta quota compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima» (secondo comma); c) dall'art. 2 delle norme di attuazione dello statuto regionale: c.1.) «Ai sensi del primo comma dell'articolo 36 dello Statuto della Regione siciliana, spettano alla Regione siciliana, oltre le entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime» (primo comma); c.2.) «Ai sensi del secondo comma dell'art. 36 dello Statuto competono allo Stato le entrate derivanti: a) dalle imposte di produzione; b) dal monopolio dei tabacchi; c) dal lotto e dalle lotterie a carattere nazionale» (secondo comma); c.3.) «Le entrate previste nelle lettere precedenti sono indicate nelle annesse tabelle A), B) e C), che fanno parte integrante del presente decreto» (terzo comma); d) dall'art. 4 delle medesime norme di attuazione, per il quale: «Nelle entrate spettanti alla Regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione»; e) dall'art. 7 delle norme di attuazione dello statuto regionale, per il quale: e.1.) «In attuazione dell'art. 37 dello Statuto, per le imprese industriali e commerciali private e pubbliche che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, l'ufficio competente ad eseguire l'accertamento procede, d'intesa con l'ufficio nel cui distretto si trovano gli stabilimenti ed impianti, al riparto dei redditi soggetti ad imposta di ricchezza mobile. Il riparto è comunicato agli uffici nei cui distretti l'impresa ha stabilimenti ed impianti, agli effetti della conseguente iscrizione a ruolo. Il Ministro per le finanze risolve i contrasti tra uffici per il riparto del reddito d'intesa con l'assessore regionale delle finanze» (primo comma); e.2.) «Spettano, altresí, alla Regione i tributi sui redditi di lavoro dei dipendenti delle imprese industriali e commerciali di cui al comma precedente, che sono addetti agli stabilimenti situati nel suo territorio» (secondo comma); e.3.) «La determinazione di quota prevista dal primo comma si effettua, con la procedura ivi indicata, anche nel caso di imprese che hanno la sede centrale nel territorio della Regione e stabilimenti e impianti fuori di essa. In tal caso l'imposta relativa alle quote di reddito afferenti all'attività degli stabilimenti e impianti situati fuori della Regione, è iscritta nei ruoli degli uffici delle imposte dirette nel cui distretto sono situati detti stabilimenti e impianti. L'imposta relativa alle quote di reddito afferenti alle attività della sede centrale e degli stabilimenti ed impianti situati nel territorio della Regione è iscritta nei ruoli dei competenti uffici distrettuali delle imposte dirette» (terzo comma); f) dall'intero testo delle suddette norme di attuazione statutaria. La Regione conclude affermando che la nota impugnata è lesiva delle proprie attribuzioni in materia finanziaria garantite dagli evocati parametri e chiede, pertanto, l'annullamento di tale atto. 2. - Il sollevato conflitto va risolto nel senso che spettava allo Stato emanare la nota impugnata. 2.1. - Il ricorso della Regione Siciliana si fonda, come si è visto, sull'assunto interpretativo che lo statuto regionale e le correlative norme di attuazione attribuiscono alla Regione stessa il gettito di tutti i tributi erariali, in qualsiasi modo denominati, il cui presupposto d'imposta si sia verificato nell'àmbito del territorio regionale; e ciò anche nel caso in cui l'ammontare del tributo sia versato da contribuenti o sostituti d'imposta con domicilio fiscale fuori dal territorio regionale. La ricorrente richiama, a sostegno di tale assunto, soprattutto l'art. 4 delle norme di attuazione statutaria, secondo cui «Nelle entrate spettanti alla Regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione», interpretato nel senso che spettano alla Regione i tributi erariali il cui presupposto di imposta si matura nel territorio siciliano. La Regione, a ulteriore conforto di tale interpretazione, richiama altresí le sentenze n. 306 del 2004 e n. 138 del 1999, con le quali la Corte costituzionale ha affermato che la normativa statutaria siciliana e le correlative norme attuative utilizzano, quale generale criterio di riparto del gettito dei tributi erariali tra Stato e Regione Siciliana, il criterio del luogo della realizzazione del presupposto e, quindi, del luogo della manifestazione della capacità contributiva del soggetto passivo d'imposta. 2.2. - La tesi della ricorrente non può essere condivisa, perché si pone in contrasto con l'interpretazione letterale, sistematica e storica delle norme statutarie e di attuazione dello statuto. 2.2.1. - Come è stato piú volte osservato da questa Corte, «il testo dell'art. 36 dello statuto della regione siciliana lascia trasparire una originaria concezione dell'ordinamento finanziario ispirata ad una netta separazione fra finanza statale e finanza regionale» (sent. n. 111 del 1999) , nel senso che l'ordinamento finanziario della Regione si basa «sull'esercizio di una potestà impositiva del tutto autonoma della Regione, in spazi lasciati liberi dalla legislazione tributaria dello Stato» (sentenza n. 138 del 1999).