[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 19, primo comma, numero 3, della legge 27 aprile 1982, n. 186 (Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, nel procedimento vertente tra P.P.A.A. e altri e la Presidenza del Consiglio dei ministri e altri, con ordinanza del 21 febbraio 2017, iscritta al n. 75 del registro ordinanze 2017 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 22, prima serie speciale, dell'anno 2017. Visti l'atto di costituzione di R.P. e altri, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 5 dicembre 2017 il Giudice relatore Silvana Sciarra; uditi l'avvocato Mario Sanino per R.P. e altri e l'avvocato dello Stato Chiarina Aiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 21 febbraio 2017, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha sollevato questione di legittimità costituzionale, dell'art. 19, primo comma, numero 3, della legge 27 aprile 1982, n. 186 (Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali), nella parte in cui dispone che «i vincitori del concorso conseguono la nomina con decorrenza dal 31 dicembre dell'anno precedente a quello in cui è indetto il concorso stesso», in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione. 1.1.- Il TAR premette di essere stato adito da alcuni consiglieri di Stato, appartenenti al medesimo concorso per referendario di TAR, transitati al Consiglio di Stato (quattro dal 1° ottobre 2011, due dal 3 agosto 2012) a domanda, ai sensi dell'art. 19, primo comma, numero 1, della legge n. 186 del 1982, e collocati in ruolo con anzianità decorrente dalla data di nomina. I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento con il quale era stata determinata nel 31 dicembre 2010 la data della nomina a consiglieri di Stato di due colleghi che erano risultati vincitori di concorso, nonostante che l'assunzione in servizio di questi ultimi fosse avvenuta al termine dell'inverno 2013 e quindi dopo la collocazione in ruolo dei ricorrenti medesimi. Il giudice a quo ricorda che i ricorrenti nel giudizio principale chiedono l'annullamento del predetto provvedimento, nonché di ogni altro atto annesso, connesso, presupposto e/o consequenziale, contestualmente all'accertamento del diritto di vedersi collocati in ruolo in posizione anteriore rispetto ai controinteressati, in ragione del momento dell'acquisizione dell'effettiva qualifica di consigliere di Stato. 1.2.- In linea preliminare, il collegio rimettente rigetta l'eccezione di inammissibilità del ricorso per mancanza di una lesione concreta e attuale e quindi per carenza di interesse, proposta dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Consiglio di Stato alla luce di quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 272 del 2008. In quest'ultima - ricorda il TAR - la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la medesima questione di legittimità costituzionale perché «non attuale ai sensi dell'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87 [...] non avendo il ricorrente subìto alcun concreto pregiudizio per effetto dell'applicazione della disposizione censurata». Tuttavia il collegio rimettente ritiene che l'eccezione sia infondata, in quanto, a causa del descritto meccanismo di nomina dei consiglieri di Stato vincitori di concorso e della retrodatazione del loro ingresso in servizio, i ricorrenti subirebbero un duplice pregiudizio concreto derivante dalla circostanza che sono posposti in ruolo ai controinteressati e che, in sede di avanzamento di carriera, in cui rileva l'anzianità di servizio dei singoli scrutinandi, quella fittiziamente riconosciuta ai consiglieri di Stato "concorsuali" con la contestata retrodatazione di anzianità finirebbe inevitabilmente con il sacrificare i consiglieri di Stato provenienti dai ruoli Tar. Nel merito, il TAR Lazio ritiene che l'art. 19, primo comma, numero 3, della legge n. 186 del 1982, nella parte in cui prevede la retrodatazione della nomina dei vincitori di concorso a consigliere di Stato al 31 dicembre dell'anno precedente a quello in cui è stato indetto il concorso, violi il principio di eguaglianza e di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost. Esso, infatti, riconoscerebbe, senza una comprensibile ragione, ai consiglieri di Stato vincitori di concorso una decorrenza giuridica della nomina diversa e più favorevole rispetto a quella riconosciuta ai magistrati dei TAR, il cui ingresso nei ruoli dei consiglieri di Stato decorre dalla data del provvedimento di nomina, con la conseguenza che questi ultimi vengono posposti ai primi, anche nell'ipotesi in cui la data del conferimento delle funzioni sia anteriore rispetto a quella dei vincitori di concorso. Una simile previsione non avrebbe eguali per le nomine di primo accesso nell'ambito dei rapporti di impiego presso amministrazioni pubbliche, considerato che la regola, in tale contesto, sarebbe quella che le nomine abbiano decorrenza successiva alla conclusione della procedura selettiva, anche se precedente alla presa effettiva di servizio, in linea con l'art. 97 Cost., che stabilisce che l'accesso «agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni» deve avvenire, di norma, «mediante concorso». Pertanto, il collegio rimettente denuncia il contrasto della norma censurata con il principio di eguaglianza e ragionevolezza fissato dall'art. 3 Cost., anche in relazione ai principi desumibili dagli artt. 199 e seguenti del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 (Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato) e con l'art. 97 Cost. in tema di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione. 2.- Si sono costituiti in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale i ricorrenti del giudizio principale e hanno chiesto, sulla base di argomenti analoghi a quelli svolti nell'ordinanza di rimessione, che venga dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 19, primo comma, numero 3, della legge n. 186 del 1982, per violazione degli artt. 3 e 97 Cost. In particolare, i ricorrenti ribadiscono che la più favorevole decorrenza della nomina dei consiglieri di Stato vincitori di concorso costituirebbe una fictio iuris priva di giustificazione. Infatti la previsione censurata non potrebbe essere giustificata come un "premio" a favore dei consiglieri di Stato cosiddetti "concorsuali", considerato che costoro godrebbero già di un ampio favor del legislatore.