[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 3, commi 1 e 2, del decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198 (Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443) promossi con due ordinanze del 10 gennaio 2003 dal Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione staccata di Lecce, sui ricorsi proposti da Alcatel Italia S.p. A. contro il Comune di Ostuni ed altra, rispettivamente iscritte ai nn. 160 e 161 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione della Alcatel Italia s.p.a. e della Wind Telecomunicazioni s.p.a. nonché gli atti d'intervento della TIM s.p.a – Telecom Italia Mobile e del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 febbraio 2005 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che con due ordinanze (r.o. nn. 160 e 161 del 2003) del 10 gennaio 2003 il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione staccata di Lecce, ha sollevato, con identica motivazione, in sede cautelare, questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 1 e 2, del decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198 (Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443), per violazione degli artt. 3, 117, terzo comma, e 118, primo comma, della Costituzione; che la controversia da cui è sorto l'incidente di costituzionalità riguarda la legittimità di un provvedimento dirigenziale – con il quale il Comune di Ostuni ha negato alla Alcatel Italia s.p.a., ricorrente nel giudizio a quo, l'autorizzazione per la installazione e l'esercizio dell'impianto di telefonia mobile sul lastrico solare di un immobile – nonché delle prescrizioni regolamentari e urbanistiche adottate dal suddetto Comune e poste a base del citato provvedimento; che gli atti impugnati, rileva il giudice rimettente, si fondano su quanto previsto non solo dagli strumenti urbanistici e dal regolamento organizzativo del sistema di teleradiocomunicazioni adottati dal Comune, ma anche dall'art. 10, comma 2, della legge della Regione Puglia 8 marzo 2002, n. 5 (Norme transitorie per la tutela dall'inquinamento elettromagnetico prodotto da sistemi di telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza fra 0hz e 300 GHz), che vieta espressamente la localizzazione degli impianti di telecomunicazioni nelle aree di pregio storico, culturale e testimoniale (disposizione, peraltro, oggetto di sopravvenuta declaratoria di illegittimità costituzionale: sentenza n. 307 del 2003); che il Tribunale amministrativo ritiene fondate le censure mosse dal ricorrente nei confronti degli atti impugnati, atteso che quest'ultimi sarebbero in contrasto con quanto statuito dall'art. 3, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 198 del 2002; che, alla stregua dell'articolo testé citato, «le categorie di infrastrutture di telecomunicazioni, considerate strategiche ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 21 dicembre 2001, n. 443, sono opere di interesse nazionale, realizzabili esclusivamente sulla base delle procedure definite dal presente decreto, anche in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 8, comma 1, lettera c), della legge 22 febbraio 2001, n. 36. Le infrastrutture di cui all'articolo 4, ad esclusione delle torri e dei tralicci relativi alle reti di televisione digitale terrestre, sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento»; che, tuttavia, rileva il rimettente, tali norme violerebbero gli artt. 3, 117, terzo comma e 118, primo comma, della Costituzione; che, innanzitutto, le suddette disposizioni, qualificando gli impianti di teleradiocomunicazioni alla stregua di infrastrutture strategiche e di preminente interesse nazionale, avrebbero «reso un guscio vuoto il provvedimento autorizzatorio edilizio di spettanza dell'autorità comunale»; che, in secondo luogo, sarebbero state violate le competenze di Regioni ed enti locali in materia di legislazione e pianificazione urbanistica e governo del territorio; a tal proposito, si puntualizza che l'installazione sul territorio delle stazioni radio-base di telefonia mobile inciderebbe, oltre che sulla tutela dell'ambiente, su una pluralità di materie rientranti in ambiti di competenza concorrente, tra cui “ordinamento della comunicazione”, “tutela della salute” e “governo del territorio”; che, infine, premesso che la norma impugnata «disciplina esaustivamente l'aspetto attinente all'inserimento urbanistico delle stazioni radio-base per telefonia cellulare sul territorio comunale», la stessa si porrebbe in contrasto anche con l'art. 3 della Costituzione «che impone la ragionevolezza delle scelte legislative»; che, per quanto attiene alla rilevanza, il giudice a quo sottolinea come l'eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma impugnata potrebbe condurre al “definitivo” rigetto dell'istanza cautelare, che il Tribunale rimettente dà atto di avere già respinto «ad tempus» in attesa del giudizio di questa Corte; che si è costituita, in un solo giudizio (r.o. n. 160 del 2003), l'Alcatel Italia s.p.a chiedendo che la questione sollevata venga dichiarata inammissibile o infondata; che si è, altresì, costituita, in entrambi i giudizi, Wind Telecomunicazioni s.p.a, interventore ad adiuvandum nei giudizi a quibus, chiedendo che venga dichiarata «l'improponibilità, l'inammissibilità e l'infondatezza» delle questioni di legittimità costituzionale sollevate; che si è, infine, costituita, in entrambi i giudizi, la TIM – Telecom Italia Mobile s.p.a., la quale dopo avere dedotto l'esistenza di un proprio interesse ad intervenire nel presente giudizio – essendo licenziataria per l'installazione e l'esercizio degli impianti di telecomunicazioni per l'espletamento del servizio pubblico di comunicazione radiomobile in tecnica GSM e UMTS – ha chiesto la declaratoria di inammissibilità e infondatezza della questione sollevata; che è intervenuto, in entrambi i giudizi, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha rilevato, innanzitutto, in relazione all'art. 3 della Costituzione, come la disposizione impugnata non opererebbe alcuna discriminazione, risultando del tutto razionale;