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Il Consiglio affronterà poi il tema della Brexit ed è necessario che l'Italia si faccia promotrice di una riflessione ampia sul futuro dell'Unione europea che non prescinda dalle ragioni, non solo storiche, che portano all'uscita del Regno Unito. Siamo tutti d'accordo sul fatto che l'Unione europea scelga una direttrice di sostenibilità economica e ambientale nelle sue politiche, purché l'ambientalismo sia cosa seria e non divenga una nuova ideologia. Siamo tutti convinti altresì che servano strumenti perché l'Unione affermi i suoi interessi e valori nel mondo, come recita l'Agenda strategica 2019-2024, adottata a conclusione dello scorso Consiglio europeo. Ma come lo facciamo? C'è qualcosa che non ha funzionato, ed è strutturale, dalla materia economica a ogni altro campo; crea squilibri e diffidenze tra gli Stati. L'Italia deve porre con forza il tema della ridiscussione delle regole, ancor prima che ragionare dei saldi di bilancio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di questo passo, senza un cambio di rotta, le risorse per i bilanci comunitari saranno sempre più esigue, perché sta diminuendo il reddito nazionale lordo degli Stati che le finanziano. Bisogna quindi battersi per modificare l'atteggiamento di alcuni Stati, che condizionano inevitabilmente anche l'azione di ogni Commissione sulle politiche di bilancio degli Stati e della stessa Unione. Signori del Governo, non andate a piatire decimali buoni per qualche mancia nella manovra o per qualche merendina a saldo IVA invariato. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Romeo) . Serve essere promotori di un cambio di paradigma. Nello stesso bilancio dell'Unione europea deve prendere corpo il tema degli investimenti integrati, superando logiche spezzatino, al fine di far competere l'Unione con i grandi attori globali: è un tema che dobbiamo porci. Parimenti, non possiamo non porci il tema che il bilancio europeo contempli in prospettiva anche una parte di spesa per la protezione sociale e la difesa. Quest'ultimo è un tema non demandabile, prima politico e poi di bilancio, e una questione vitale, che sottintende una riflessione anche sul ruolo e sui destini della NATO. Ad esempio, gli Stati Uniti chiedono ai partner europei, e lo hanno chiesto anche espressamente all'Italia, maggiori risorse per la difesa: cosa rispondiamo? Allo stesso modo, e con altrettanta forza, l'Italia deve trattare il tema della politica monetaria e del ruolo della BCE. Il Consiglio è chiamato ad adottare la decisione formale relativa alla nomina di Christine Lagarde a Presidente, in un contesto generale che non lascia prospettare nulla di buono. Un memorandum firmato di recente da sei ex banchieri centrali ha attaccato la politica monetaria espansiva perseguita dalla BCE: non possiamo fare finta di niente, la fase Draghi volge al capolinea; l'Unione europea deve fare la sua parte e l'Italia deve esortarla affinché la faccia. Se la trappola della deflazione è stata parzialmente evitata, la politica monetaria espansiva deve continuare ed è necessaria una politica economica espansiva sostenuta dall'Unione europea e dagli Stati, specie quelli che con il loro surplus hanno creato disagi. A ciò si lega un'ulteriore tema in discussione all'ordine del giorno del Consiglio. Nella dichiarazione finale del vertice straordinario del 21 giugno scorso, ha fatto ancora una volta capolino la revisione del MES, il fondo salva-Stati, e dell'Unione bancaria. Si tratta di due aspetti su cui non si sente la voce dell'Italia, che è flebile, non solo perché nel Paese non stimolate alcun dibattito serio e preferite parlare di merendine, caramelle, tasse e manette, ma perché calate una coltre di silenzio in quanto rinunciatari o incapaci di porre i temi. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Bagnai) . Sull'Unione bancaria però c'è molto da dire: va fatta, certo; è una necessità che si è manifestata nella crisi. Bene, ma a quali condizioni, con quali regole e a quale prezzo? Se vogliamo un'Europa coesa e, al tempo stesso, aperta al mondo, nel concerto delle Nazioni dobbiamo far sentire la nostra voce, portare un contributo e svolgere un ruolo. Il rischio è che, andando avanti così, l'Europa si frantumi e noi con lei. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . LOREFICE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOREFICE (M5S) . Signor Presidente, Signor presidente Conte, ho ascoltato con grande attenzione le sue parole questa mattina, condividendone ogni concetto. Quello a cui si appresta a prendere parte sarà un Consiglio europeo estremamente importante per le tematiche che saranno in discussione, dagli avvenimenti in Siria ai cambiamenti climatici, alla definizione del quadro finanziario pluriennale, alla Brexit e altri argomenti. Come ho già avuto modo di sostenere durante la discussione del disegno di legge di delegazione europea, l'Europa è a un punto di svolta, non solo per l'insediamento della nuova Commissione, che - mi permetto di sottolineare - potrà avvenire solo grazie ai voti del MoVimento 5 Stelle (Applausi dal Gruppo M5S e Applausi ironici del senatore Bagnai), ma anche per i temi che dovrà presto affrontare, a cominciare proprio da domani. Domani infatti proseguiranno i negoziati sul nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, il primo di una futura Europa a 27, che seguirà il recesso del Regno Unito dall'Unione. Approviamo la decisione della Commissione di dare primaria importanza a settori come ricerca, innovazione e agenda digitale, giovani, migrazioni, sicurezza, azione esterna e clima. Tuttavia, non possiamo assolutamente accettare i paventati tagli nelle politiche storiche dell'Unione, quali la politica agricola comune e la politica di coesione: anche in considerazione dei dazi americani su taluni prodotti agricoli italiani, i tagli alla PAC rischierebbero di mettere in ginocchio gli agricoltori italiani e, con essi, un pezzo di made in Italy , che rappresenta una nostra eccellenza e che contribuisce a diffondere una visione positiva del nostro Paese nel mondo. La politica di coesione ha contribuito, seppur con alterne fortune, alla riduzione delle differenze tra i Paesi dell'Unione. L'Italia, a differenza di altri, non sempre è riuscita a sfruttare nel miglior modo possibile questo strumento, tuttavia tagliarlo sarebbe un pericoloso segnale: significherebbe infatti una minore attenzione verso lo sviluppo delle zone svantaggiate d'Europa, che si tradurrebbe a sua volta nella constatazione che esistono cittadini europei di serie A e di serie B; sarebbe opportuno, invece, rimodulare gli stessi, sia nei criteri di divisione che negli obblighi da rispettare per beneficiarne. La ripartizione dei fondi sulla sola base del prodotto interno lordo pro capite non riesce a produrre una fotografia corretta della situazione nelle varie regioni d'Europa; sarebbe opportuno un conteggio che tenesse in considerazione anche altri fattori altrettanto importanti, quali ad esempio il tasso di disoccupazione o la presenza o meno di imprese ad alto tasso innovativo nel territorio.