[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 83 del codice di procedura penale promosso dal Tribunale ordinario di Roma, in composizione monocratica, nel procedimento penale a carico di L. B. e altri, con ordinanza del 18 giugno 2021, iscritta al n. 154 del registro ordinanze 2021 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2021. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 maggio 2022 il Giudice relatore Franco Modugno; deliberato nella camera di consiglio del 25 maggio 2022.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 18 giugno 2021, il Tribunale ordinario di Roma, in composizione monocratica, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 24 della Costituzione, dell'art. 83 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che, nel caso di responsabilità civile derivante dall'assicurazione obbligatoria prevista dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), l'assicuratore possa essere citato nel processo penale a richiesta dell'imputato. 1.1.- Il giudice a quo premette di essere investito del processo penale nei confronti di una persona imputata del reato di cui all'art. 590, secondo comma, in relazione all'art. 583, primo comma, del codice penale, per aver causato colposamente lesioni gravi ad altra persona esplodendo un colpo con la propria carabina nel corso di una battuta di caccia al cinghiale. Il rimettente riferisce che la persona offesa si era costituita parte civile per ottenere il risarcimento dei danni patiti e che l'imputato aveva chiesto di chiamare in causa i propri assicuratori. Il giudice aveva autorizzato la chiamata, a seguito della quale si erano costituite due delle tre compagnie di assicurazione citate, le quali avevano tuttavia chiesto di essere escluse dal processo ai sensi dell'art. 86 cod. proc. pen. Mutato il giudice, si rendeva dunque necessario decidere in ordine alla richiesta di esclusione. 1.2.- Secondo il giudice a quo, tale richiesta, in base al diritto vigente, dovrebbe essere accolta. Ai sensi dell'art. 83 cod. proc. pen. , il responsabile civile può essere, infatti, citato nel processo penale a richiesta della parte civile - oltre che del pubblico ministero, nel caso previsto dall'art. 77, comma 4, cod. proc. pen. - nonché, a seguito della sentenza n. 112 del 1998 di questa Corte, a richiesta dell'imputato unicamente quando si tratti di responsabilità civile derivante dall'assicurazione obbligatoria prevista dalla legge 24 dicembre 1969, n. 990 (Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti). Di conseguenza, nel caso in cui - come nella specie - l'imputato chieda la chiamata in causa del proprio assicuratore quale terzo responsabile in virtù dell'assicurazione obbligatoria prevista dall'art. 12 della legge n. 157 del 1992, la chiamata stessa dovrebbe essere considerata inammissibile. Contrariamente a quanto ritenuto dal precedente giudice nel disporre la citazione dei terzi, non sarebbe possibile applicare in via analogica a tale fattispecie il principio espresso dalla citata sentenza n. 112 del 1998. Vi osterebbero, da un lato, il carattere eccezionale della disposizione introdotta da tale sentenza, a fronte della previsione generale per cui il responsabile civile può essere citato a richiesta della sola parte civile; da un altro lato, la lettera della norma, non suscettibile di interpretazione estensiva; da un altro lato ancora, e soprattutto, il principio per cui gli effetti delle pronunce dichiarative dell'illegittimità costituzionale non possono essere estesi, sulla base degli argomenti esposti nella loro motivazione, a ipotesi diverse da quelle indicate nel dispositivo: e ciò tanto più in una materia, come quella in esame, nella quale - alla luce delle indicazioni di questa Corte (è citata la sentenza n. 34 del 2018) - si richiede particolare rigore nel valutare l'ingresso nel processo penale di parti diverse da quelle necessarie. 1.3.- Su tale premessa, il rimettente dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale dell'art. 83 cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede che, nel caso di responsabilità civile derivante dall'assicurazione obbligatoria prevista dall'art. 12 della legge n. 157 del 1992, l'assicuratore possa essere citato nel processo penale a richiesta dell'imputato. Le questioni sarebbero rilevanti nel giudizio a quo, incidendo sulla decisione che il rimettente è chiamato ad assumere. Se non fossero accolte, l'eventuale condanna dell'imputato al risarcimento del danno causato alla parte civile determinerebbe conseguenze economiche negative a carico dell'imputato stesso - ancora più evidenti nel caso di concessione di una provvisionale provvisoriamente esecutiva - sebbene egli sia obbligatoriamente assicurato per l'esercizio dell'attività venatoria, costringendolo a promuovere un successivo giudizio civile al fine di vedersi manlevato dal proprio assicuratore. 1.4.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo reputa che la norma censurata si ponga in contrasto, anzitutto, con l'art. 3, primo comma, Cost., sotto il medesimo profilo che ha portato questa Corte a dichiarare la parziale illegittimità costituzionale dell'art. 83 cod. proc. pen. con la sentenza n. 112 del 1998: vale a dire, l'irragionevole disparità di trattamento dell'imputato assoggettato all'azione di risarcimento del danno nel processo penale rispetto al convenuto con la stessa azione in sede civile, al quale è riconosciuto il diritto di chiamare in garanzia il proprio assicuratore. Da un lato, infatti, il comma 8 dell'art. 12 della legge n. 157 del 1992 impone a chi esercita l'attività venatoria la conclusione di un contratto di assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi, similmente a quanto stabilisce, con riguardo alla circolazione dei veicoli a motore, l'art. 1 della legge n. 990 del 1969, e ora l'art. 122 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private). Dall'altro lato, il comma 10 dello stesso art. 12 della legge n. 157 del 1992 consente al danneggiato di agire in via diretta contro l'assicuratore del soggetto che ha causato il danno, allo stesso modo dell'art. 18 della legge n. 990 del 1969, e ora dell'art. 144, comma 1, del d.lgs. n. 209 del 2005. L'unica differenza tra le due normative starebbe nel fatto che nella legge n. 157 del 1992 non figura una disposizione analoga a quella dell'art. 23 della legge n. 990 del 1969 - e ora dell'art. 144, comma 3, del d.lgs.