[pronunce]

Calabria n. 5 del 2004, interverrebbe in un ambito, quello della tutela della salute e dell'alimentazione, attribuito, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost., alla potestà legislativa concorrente. Riguardo all'asserita mancanza, nella disposizione impugnata, di un qualsivoglia riferimento circostanziato a uno specifico prodotto tradizionale e a eventuali esigenze peculiari legate alla specialità dei processi di produzione, dovrebbe tenersi conto che la stessa disposizione si limiterebbe a integrare un provvedimento legislativo vigente, che già reca un dettagliato elenco di prodotti, specificando per ciascuno: materia prima, tecnica di lavorazione, attrezzatura storica, area e calendario di produzione. Inoltre, i prodotti calabresi a base di latte ivi indicati coinciderebbero con quelli contenuti nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, predisposto con il decreto del Ministro delle politiche agricole 18 luglio 2000 e successivamente aggiornato. Infine, la disposizione impugnata non stabilirebbe, per i prodotti individuati, alcuna deroga automatica ai requisiti previsti dalla normativa comunitaria. Dovrebbe evidenziarsi, anzi, che il regolamento (CE) n. 2074/2005 della Commissione, del 5 dicembre 2005, recante «modalità di attuazione relative a taluni prodotti di cui al regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio e all'organizzazione di controlli ufficiali a norma dei regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio (CE) n. 854/2004 e (CE) n. 882/2004, deroga al regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio e modifica dei regolamenti (CE) n. 853/2004 e (CE) n. 854/2004», prevede, all'art. 7, la possibilità di derogare allo stesso regolamento n. 852/2004/CE per i prodotti alimentari che presentano «caratteristiche tradizionali». In attuazione di ciò, in data 25 gennaio 2007, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ha sancito un'intesa che consente ai produttori di alimenti tradizionali di continuare a utilizzare, appunto in deroga a quanto previsto dal regolamento n. 852/2004/CE, locali e attrezzature che conferiscono ai prodotti particolari caratteristiche organolettiche. Deroghe che nel caso di specie sono rilasciate dall'autorità sanitaria competente, come richiamato anche dalla stessa legge reg. Calabria n. 5 del 2004. Pertanto, le disposizioni impugnate non contrasterebbero né con la normativa comunitaria, né con la potestà legislativa statale. Tali conclusioni sarebbero confermate anche dal fatto che analoghe disposizioni, contenute in altre leggi regionali, non sarebbero state impugnate dal Governo, né risulterebbero pendenti questioni di legittimità costituzionale in via incidentale in relazione alle medesime. Sarebbe il caso, ad esempio, dell'art. 6 della legge della Regione Abruzzo 11 giugno 2008, n. 8 (Disposizioni per agevolare la trasformazione e la lavorazione di minimi quantitativi di prodotti agricoli), che recherebbe una disposizione di contenuto sostanzialmente identico a quella impugnata. 4.- In prossimità dell'udienza, entrambe le parti hanno presentato memorie, ribadendo e integrando le proprie conclusioni. 4.1.- La difesa statale, in particolare, sottolinea l'irrilevanza del fatto che una disposizione analoga a quella impugnata sia stata prevista dall'art. 6 della legge reg. Abruzzo n. 8 del 2008, disposizione a suo tempo non impugnata dal Governo. Non vi sarebbe, infatti, una perfetta sovrapponibilità e coincidenza applicativa delle due normative e, in ogni caso, in base alla costante giurisprudenza costituzionale, l'omessa impugnazione di precedenti norme analoghe «non ha alcun rilievo, dato che l'istituto dell'acquiescenza non è applicabile nel giudizio di legittimità costituzionale in via principale» (sentenza n. 139 del 2013). 4.2.- La difesa regionale, invece, oltre a ribadire le ragioni d'infondatezza delle questioni, si sofferma in particolare sui motivi d'inammissibilità delle stesse. 4.2.1.- In relazione all'asserita violazione della disciplina comunitaria, la stessa non colpirebbe, comunque, l'intero articolato della disposizione regionale impugnata. La lettera c) del comma l-bis della legge reg. Calabria n. 5 del 2004, infatti, riguarderebbe i dispositivi e gli utensili di lavoro, mentre l'allegato II, capitolo II, paragrafo 1, del regolamento n. 852/2004/CE, richiamato dalla difesa statale, farebbe riferimento soltanto ai locali all'interno dei quali i prodotti alimentari vengono preparati, lavorati e trasformati (degli strumenti di lavoro e degli impianti si occuperebbe, invece, il paragrafo 2). Peraltro, il ricorso si limiterebbe a richiamare genericamente il primo periodo dell'allegato II, capitolo II, paragrafo 1, ma non il complessivo articolato del medesimo, con conseguente genericità del motivo. Da tale articolato, d'altronde, non si desumerebbe alcuna relazione con le «pareti geologicamente naturali» previste dalla disposizione regionale impugnata. Dunque - poiché per costante giurisprudenza costituzionale il ricorso in via principale deve identificare esattamente la questione nei suoi termini normativi, indicando le norme costituzionali (ed eventualmente interposte) e ordinarie, la definizione del cui rapporto di compatibilità o incompatibilità costituisce l'oggetto della questione, e poiché, inoltre, esso deve contenere un'argomentazione di merito a sostegno della richiesta declaratoria di illegittimità costituzionale (sono richiamate le sentenze n. 251, n. 233, n. 218, n. 142 e n. 53 del 2015) - la questione dovrebbe ritenersi inammissibile. 4.2.2.- Venendo alle censure relative alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., le stesse (tra l'altro - in tesi - non pienamente corrispondenti ai motivi formulati nella relazione ministeriale) sarebbero del tutto generiche. La difesa statale, infatti, attraverso una mera petizione di principio, sosterrebbe che la tutela igienico-sanitaria costituisce un livello essenziale da assicurare uniformemente sul territorio nazionale, al fine di evitare che la disciplina regionale possa non garantire standard minimi di tutela. Nondimeno, tale titolo di legittimazione statale non corrisponderebbe a una materia in senso stretto e, pertanto, non potrebbe ipotizzarsene la violazione senza la contestuale indicazione della normativa statale violata (si richiama la sentenza n. 297 del 2012). La qual cosa non sarebbe rinvenibile nel ricorso, con conseguente indeterminatezza e inammissibilità della censura. 4.2.3.- Analoghe considerazioni, infine, potrebbero farsi con riferimento all'asserita violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., relativamente alla competenza statale a fissare i principi fondamentali in materia di «tutela della salute».