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Noi ci stiamo occupando di fare in modo che l'Italia ritrovi la via del futuro, facendo sì che le migliaia di attività nei diversi settori del lavoro e dell'economia trovino copertura, strumenti e possibilità di riscommettere con fiducia nei confronti di ciò che è stata la fonte del loro reddito. Pensate ai bar, ai ristoranti, alle attività alberghiere e a quegli interstizi di attività digitali che sono a supporto della nostra collocazione turistica nazionale e internazionale. Abbiamo messo in campo oltre 100 miliardi di euro con le misure del cosiddetti decreti ristori 1, 2, 3 e 4. Abbiamo usato la rubrica del codice Ateco, la classificazione, che collocava in rubrica le attività per come sono state conosciute dai Ministeri vigilanti e da quelli che hanno avuto a che fare con la promozione economica. Adesso arriva il turno di sostenere quelle attività che non hanno la rubrica dei codici Ateco, ossia le filiere, che sono poi la verità dell'economia. Cosa avremmo dovuto fare rispetto a questo? Abbiamo chiesto e stiamo producendo ulteriore agibilità e flessibilità finanziaria per disporre delle occorrenze necessarie per aiutare ulteriormente queste attività. Se il bilancio dello Stato non presentasse possibilità di flessibilità davanti alle rotture di civiltà e alle interruzioni a valenza ciclica dell'economia, noi avremmo un bilancio feticcio, un bilancio totem. Per fortuna il bilancio ha la possibilità di compiegarsi rispetto alla crisi, recuperando margini di mobilità, flessibilità e compiegamento che consentiranno ai singoli settori di attività di ricominciare. Questo vale anche nel rapporto con il quadro comunitario di sostegno: 32 miliardi di euro verranno infatti collocati nel circuito dell'economia reale. Qual è il compito del Parlamento? Non organizzare la politichetta del conflitto, che organizza la visibilità a tutti i costi, di Narciso, dell'estetica del dire o della ricerca dell'estetica dell'esserci. Serve invece monitorare e fare in modo che tutti gli elementi della realtà pervengano alla normazione e che nessuno sia escluso, perché in queste prime fasi abbiamo avuto involontariamente dei settori segnati da esclusione. Le lamentele dei settori minori dell'artigianato e del commercio e di quegli interstizi della collocazione turistica e delle agenzie di viaggio ci danno carichi di lavoro. Noi dobbiamo fare in modo che la macchina amministrativa sia sollecita e vada oltre ciò che è la fascicolazione documentale, incrociando i dati e valorizzando l'interoperabilità dei dati di cui Sogei dispone. Non è possibile che nel 2021 ragioniamo ancora senza valorizzare il patrimonio conoscitivo di cui disponiamo. Cito un fatto. Ai tempi del Giubileo ad alta densità partecipata che impegnò tutti i livelli dell'ordinamento, nel 2000, si riuscì, con i dati che avevamo, a sapere esattamente chi sarebbe arrivato a Roma quel giorno, con quale livello di devianza - diciamo così - valutabile in anticipo. Quindi i dati ci sono per far sì che la macchina della normazione si adatti perfettamente alla realtà dell'economia. Su questo, noi dobbiamo osare di più, pretendere di più, compiegare, organizzare flessibilità, facendo in modo che tutta la realtà entri nella norma, che tutta la realtà economica trovi copertura, supporto e sostegno. Bene la misura riguardante, per esempio, le autonomie locali, misura derivante dai 32 miliardi di euro. Bene le risorse riferite alla riuscita della vaccinazione. Il vaccino è compito della comunità scientifica; la vaccinazione è compito dell'ordinamento istituzionale e dell'ordinamento delle autonomie sanitarie territoriali. Dobbiamo fare in modo che la vaccinazione significhi vaccinatori in numero sufficiente; dobbiamo fare in modo che scatti anche una dimensione culturale di convincimento: vaccinarsi serve e aiuta. Non è soltanto, a questo punto, una questione di ingenti risorse finanziarie, ma è necessario far sì che la pandemia trovi una capacità di reazione anche sul piano scientifico e sanitario della consapevolezza di ciascuno. Le misure sono significative, anche quelle riferite al recovery plan , perché esso contiene misure che aiuteranno i territori a ripartire sul piano della modernizzazione, della transizione energetica digitale, della transizione verso un futuro che porterà più diritti e opportunità. Che fa la politica su questo? Fa da spettatrice o organizza monitoraggio, indirizzo, riordino e recupero di risorse non spese, con una nuova graduatoria di priorità in ragione di ciò che di volta in volta la realtà ci imporrà? Noi dobbiamo tenere a bada, però, il feticcio della lotta politica a tutti i costi, anche quando l'ordinamento richiederebbe univocità, unità e senso di responsabilità. Ma come si fa, in un momento nel quale nazionale ed internazionale corrispondono, per la qualità della paura, della preoccupazione e del timore, a far sì che si divida uno Stato nazione, che si divida una comunità di classe dirigente, avendo l'urgenza dei problemi, la disponibilità delle risorse e l'aspettativa della cittadinanza che le decisioni accadano. Su questo ieri non è stato all'altezza il dibattito complessivo del Parlamento. Noi dobbiamo fare in modo di recuperare le ragioni delle urgenze e le ragioni del ruolo di ciascuno. Naturalmente, il mio è un contributo affinché votino tutti a favore dello scostamento e ci costituiamo come una comunità che indirizzi e porti più realtà possibile dentro ai luoghi della decisione. Signor Presidente, ho dato il contributo del Partito Democratico nella direzione di una giusta riflessione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, poco fa io sono stato quasi violentato fisicamente dal mio Presidente di Gruppo, perché oggi, francamente, votare questo scostamento sul piano politico è imbarazzante. In realtà, è evidente che il mio Presidente non mi ha violentato fisicamente, ma con le parole, e insieme abbiamo deciso che era giusto che mi facessi "violentare" nell'interesse esclusivo delle imprese e delle famiglie. Cari amici, ho fatto due conti: in questo momento, come Gruppo Forza Italia, siamo più di 20 persone (su 50); voi, su 156, siete più o meno 20 presenti in Aula. Oggi stiamo parlando di uno scostamento da 32 miliardi di euro e non siete neanche in Aula. (Applausi) . E meno male che è arrivato il vice ministro Misiani. Il Governo è assente, mentre quando si tratta di salvaguardare la posizione, tutti presenti uno dopo l'altro; anzi, portiamo anche qualcuno col Covid! Ci avete provato, ma non vi è riuscito ieri, però ci avete provato. Oggi che si parla dell'interesse reale della Nazione - 32 miliardi di euro che spenderete male, come al solito, come avete fatto con gli altri 120 miliardi che avete fulminato in nove mesi di assoluta, totale incapacità di Governo - non c'è nessuno. (Applausi) . Io lo so perché non ci siete: perché avete vergogna di dire che ci spillate altri 32 miliardi che saranno uno zaino negativo sulle spalle delle future generazioni. Eppure, non paghi di questo, continuate a darvele di santa ragione.