[pronunce]

n. 502 del 1992, che imporrebbe alle amministrazioni competenti di procedere ad una valutazione comparativa dei costi e della qualità prima di fissare il volume di prestazioni che ogni Azienda unità sanitaria locale intende acquistare dalle strutture presenti nell'ambito del territorio di competenza, al fine, ad esempio, di fissare un tetto montante superiore o inferiore rispetto al valore attuale delle prestazioni rese nel 1998. 6.— In data 6 dicembre 2005 ha depositato atto di costituzione il Centro di analisi E4 s.r.l, parte ricorrente del giudizio a quo di cui all'ordinanza n. 565 del 2005, che ha rinviato l'articolazione delle prospettazioni difensive a una successiva memoria. 7.— Il successivo 19 dicembre è intervenuta, in entrambi i giudizi, con distinte memorie, contenenti analoghe deduzioni difensive, la Regione Puglia. La Regione ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o non fondata e ha esposto le seguenti argomentazioni. 8.— In via preliminare, la difesa della Regione, dopo aver ricapitolato il quadro normativo di riferimento, ha eccepito l'inammissibilità della questione sollevata dal TAR Puglia. Ciò in quanto le ordinanze di rimessione sarebbero carenti in punto di motivazione sulla rilevanza, limitandosi a richiamare il giudizio di costituzionalità che già ha riguardato l'art. 30, comma 4, della legge reg. n. 4 del 2003. Inammissibile sarebbe anche la censura prospettata in riferimento all'art. 3 della Costituzione, in quanto non risulta chiaro chi sarebbe favorito dall'applicazione della norma denunciata. Sussisterebbe, infine, carenza di interesse da parte delle strutture sanitarie ricorrenti nei giudizi a quibus, in quanto dall'esame delle precedenti ordinanze di rimessione risulterebbe che per il 1998 la capacità produttiva delle strutture private si è potuta esplicare senza limiti. Nel merito, la Regione Puglia ritiene la questione priva di fondamento in ragione della legittimità dei limiti posti alla spesa sanitaria con riferimento a quella sostenuta in esercizi precedenti, frutto di una scelta discrezionale del legislatore di politica sanitaria e di contenimento della spesa, non viziata da intrinseca irragionevolezza. Né sussisterebbe la violazione dei princípi fondamentali di cui all'art. 8-quinquies del d.lgs. 502 del 1992, dal momento che l'attività della Regione, nella determinazione del tetto di prestazioni rimborsabili in capo ai singoli operatori, non sarebbe affatto disancorata dalla valutazione comparativa della qualità e dei costi. In proposito, la Regione richiama l'art. 25 della legge della Regione Puglia 22 dicembre 2000, n. 28 (Variazione al bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2000), il quale stabilisce, al comma 1, che «a norma del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni di cui agli articoli 8-quater, quinquies e sexies del decreto legislativo n. 229 del 1999, i limiti di remunerazione per le prestazioni interessanti l'assistenza specialistica e ospedaliera erogate da soggetti privati provvisoriamente accreditati sono determinati, di norma annualmente, nell'ambito del documento di indirizzo economico-funzionale che costituisce atto di indirizzo, coordinamento e programmazione in materia sanitaria della Regione Puglia», e, al comma 2, che «nell'ambito delle linee e dei limiti fissati dalla programmazione regionale, a norma dell'articolo 8-quinquies del decreto legislativo n. 229 del 1999, alle Aziende sanitarie territoriali compete l'individuazione dei soggetti interessati tra quelli di cui al comma 1 del presente articolo, l'individuazione delle funzioni e delle attività da potenziare, e depotenziare, la definizione dei volumi, della tipologia e delle modalità di erogazione delle prestazioni richieste, gli accordi contrattuali con detti soggetti e la verifica del loro rispetto anche in materia di appropriatezza delle prestazioni erogate». Dette disposizioni, quindi, integrerebbero necessariamente il contenuto precettivo della norma censurata, mettendo in luce la non fondatezza della relativa questione di costituzionalità. Infine, la Regione espone come per effetto dell'art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), sia venuto meno il potere statale di adottare atti di indirizzo e di coordinamento nella materia sanitaria. Infine, ad avviso della Regione, il citato art. 8-quinquies, nell'affermare che la Regione e l'Azienda unità sanitaria locale, «anche attraverso valutazioni comparative della qualità e dei costi», stipulano gli accordi contrattuali con i centri accreditati, non costituirebbe principio generale della legislazione statale, ma avrebbe mero valore procedimentale. 9.— In data 19 dicembre 2005 si è anche costituita in giudizio la Azienda unità sanitaria locale Lecce 1 (r.o. n. 566 del 2005), la quale ha chiesto dichiararsi la inammissibilità o la non fondatezza della questione. In via preliminare, la parte costituita deduce alcuni profili di inammissibilità e, in particolare, l'irrilevanza della questione, in quanto, ai sensi dell'art. 25 della legge regionale n. 28 del 2000, sussisterebbe la competenza della AUSL a determinare i tetti di spesa e – nel caso in cui la norma denunciata fosse dichiarata costituzionalmente illegittima – la AUSL non potrebbe adottare atti con contenuto diverso da quelli impugnati dinanzi al giudice amministrativo. Richiama, altresì, a sostegno del difetto di rilevanza, il documento di indirizzo economico-funzionale del Servizio sanitario regionale per il 2003 e triennale 2003-2005, approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1326 del 4 settembre 2003, di cui il provvedimento di determinazione del tetto di spesa costituirebbe mera applicazione. La questione sarebbe, inoltre, inammissibile, in quanto la norma impugnata sarebbe già stata sottoposta, con analoghe censure, al vaglio della Corte costituzionale, e l'ordinanza non sarebbe motivata in modo sufficiente in ordine alla non manifesta infondatezza. Nel merito, la AUSL Lecce 1 ritiene la questione non fondata, rilevando, da un lato, come, alla luce della legislazione vigente, l'accreditamento abbia perso l'ordinaria connotazione, diventando il risultato di una complessa attività programmatoria condizionata dai limiti di budget; dall'altro, che i tetti di spesa sarebbero in via di principio legittimi date le insopprimibili esigenze di equilibrio finanziario e di razionalizzazione della spesa pubblica. 10. — Si sono costituiti in giudizio (r.o. n. 566 del 2005) anche il Laboratorio di analisi dott. Valentino ed altre analoghe strutture, deducendo la illegittimità costituzionale della norma impugnata. Ad avviso delle parti private, questa violerebbe i princípi fondamentali di cui al d.lgs. n. 502 del 1992