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Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, in materia di eliminazione dell'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni, all'amianto e alle altre sostanze dannose per la salute nei luoghi di lavoro. Onorevoli Senatori. -- Sono in continuo aumento i casi di malattie professionali legate da nesso di causalità con l'esposizione ad amianto e ad altri agenti cancerogeni negli ambienti lavorativi e in quelli di vita. Questo stato di cose rende necessario privilegiare, sulla prevenzione secondaria (legata a pregresse esposizioni), quella primaria, l'unica effettiva ed efficace, fondata innanzitutto sul presupposto della consapevolezza dei rischi e della necessità di ridurli a zero. Infatti, quando un tumore o altre gravi patologie si sono già manifestati, anche una loro diagnosi precoce è comunque tardiva, in quanto vi sono già la lesione gravissima dell'integrità psico-fisica ed il rischio concreto della sua irreparabilità, come, tra l'altro, la drammatica elencazione dei malati e dei morti dimostra in modo lampante. Ogni anno sono migliaia i lavoratori che perdono la vita o che lottano contro il cancro tra atroci sofferenze e pene anche per i familiari. Questo stato di cose è inaccettabile. Il caso più significativo è quello del mesotelioma pleurico: una volta diagnosticato le speranze di vita si riducono a sei mesi. S'impone pertanto la necessità di una prevenzione primaria, perché la comparsa dei sintomi, che avviene dopo trenta anni circa dall'esposizione, nei fatti non rende possibile, il più delle volte, alcuna via d'uscita e generalmente, come si è già evidenziato, precede di pochi mesi l' exitus . Non meno drammatiche sono le conseguenze legate ad altre patologie, sempre determinate dalla esposizione ad agenti patogeni negli ambienti lavorativi e negli ambienti di vita. Ne è ulteriore esempio la sensibilità chimica multipla (MCS o TILT), causata dall'esposizione ad agenti nocivi ambientali, proporzionale al progresso dissennato dei tempi moderni, altrettanto devastante e con un esordio di tipo «terminale», cioè irreversibile. Anche in questo caso è necessario attuare la prevenzione primaria, rendendo salubri gli ambienti abitativi e quelli lavorativi, senza voler negare la giusta importanza che assume la prevenzione secondaria che, suggerita dall'insorgenza dei primi sintomi, permette per lo meno di evitare le esposizioni dannose, rallentando o arrestando la perdita della tolleranza nel 10 per cento dei soggetti predisposti nella popolazione generale. Soltanto con il valore limite pari a zero per l'amianto e per qualsiasi altro agente cancerogeno e patogeno si possono tutelare la salute e l'incolumità psico-fisica dei cittadini e dei lavoratori. I limiti di legge non hanno alcuna validità scientifica e sono creazioni legislative che non hanno nella scienza alcun fondamento e che inoltre hanno l'unico fine di permettere l'utilizzo di queste sostanze patogene ai fini del profitto, subordinandovi la salute umana. Queste soglie sono parametri privi di realismo e troppo spesso svianti. Per esempio, si può citare un alogeno composto organico, il tetracloruro di carbonio (CCl 4 ). Si tratta di un prodotto della chimica fine, un precursore di basso costo per un gruppo di molecole di largo impiego e, tra l'altro, è sintetizzato anche in natura nella stratosfera a opera delle radiazioni cosmiche capaci di condensare carbonio e cloro e può incrementare il buco della coltre di ozono causato dall'inquinamento antropogeno. Un tempo questa molecola era usata come solvente per estrarre i grassi da materiali vegetali, così come per sgrassare manufatti metallici, ma soprattutto come estintore di incendio, da un lato, e come pesticida (antiparassitario), dall'altro. Il CCl 4 , da quando fu iscritto come tenifugo nella farmacopea umana e veterinaria negli anni Venti e usato in medicina come tale, provocò ben presto serie preoccupazioni per i suoi effetti avversi sulla salute (fegato, rene e pancreas). Tuttavia ebbe applicazioni, costantemente nocive, ubiquitariamente, nei tre settori produttivi: primario, secondario e terziario. Da quel tempo si innescarono due filoni paralleli delle attività scientifica e regolamentativa, a proposito di questa molecola tanto perversa quanto profittevole. Il primo scoprì il meccanismo d'azione della sua nocività, che dipende dalle trasformazioni metaboliche produttrici dei radicali liberi molto reattivi e dotati di potere pro-ossidante, causa dell'irrancidimento dei grassi insaturi e dei fenomeni fondamentali dell'invecchiamento delle cellule e dei tessuti del nostro organismo. Per esempio, il fegato risulta avvelenato e ne consegue insufficienza funzionale, steatosi, necrosi e cirrosi, mentre il rene è colpito fino alla conseguenza terminale del rene grinzo, preludio dell'emodialisi o del trapianto dell'organo. La diffusione di queste malattie (la prevalenza epidemiologica) nella popolazione, così come la gravità e l'irreversibilità delle lesioni, dipendono dall'efficienza funzionale e delle strutture cellulari deputate alle trasformazioni metaboliche del CCl 4 , i microsomi delle cellule parenchimali (fegato, rene, pancreas, surrene eccetera). A sua volta, tale fenomeno può essere influenzato da fattori esogeni (xenobiotici), quali molti farmaci (barbiturici), oppure componenti alimentari (alcol). Ecco perché i limiti di legge stabiliti per ciascun agente nocivo possono risultare privi di significato concreto per la tutela della salute. Per decenni l'esposizione ad agenti nocivi nei luoghi di lavoro è stata inquadrata nella cornice del cosiddetto «gruppo omogeneo», basata sui livelli di concentrazione ambientale, sulla durata, sulla qualità del microclima e così via. Tale metodo potrebbe anche essere adeguato, ma a patto che un gruppo di lavoratori fosse composto da soli maschi o da sole femmine e con tutti i soggetti nelle medesime condizioni metaboliche, per età e per l'assunzione di xenobiotici capaci di influenzare le risposte individuali. Ma nella realtà sociale e lavorativa la casualità e le esigenze di vita portano a mettere insieme un gruppo di lavoratori del tutto eterogenei, quanto alle prerogative suddette, che biologicamente sono tutt'altro che un «gruppo omogeneo». Solo uno scienziato sprovveduto o minus habens formerebbe un gruppo sperimentale, assemblando maschi e femmine, giovani e anziani, che non assumono xenobiotici, ma sono dipendenti da farmaci o alcol. Per esempio, alla manovia di un calzaturificio potrebbero lavorare fianco a fianco una giovane che combatte con antidolorifici i dolori mestruali, conseguenza di un'eventuale endometriosi causata dall'esposizione alla diossina (che provoca danni al fegato) e un anziano che sopporta bene il bicchiere di vino bevuto durante il pasto (con un'alterazione metabolica) insieme con soggetti adulti, normali e con valori medi per quanto concerne le loro attività metaboliche. I limiti di legge dettati dagli organismi regolatori che, nel caso del CCl 4 e di altri veleni, sono denominati « maximum allowed concentration » (MAC) possono risultare privi di qualunque predittività e di potere preventivo. A maggior ragione questo deve essere applicato agli agenti cancerogeni: