[pronunce]

, deturpa o imbratta cose mobili altrui, mentre al secondo commina tuttora una pena più severa (reclusione da uno a sei mesi o multa da euro trecento a euro mille) per chi deturpa o imbratta beni immobili o mezzi di trasporto pubblici o privati. Ad avviso del giudice a quo, in un simile contesto, la perdurante rilevanza penale delle condotte indicate nel primo comma dell'art. 639 cod. pen. risulterebbe incompatibile con l'art. 3 Cost. Alla luce della clausola di riserva presente nella norma censurata e delle indicazioni della giurisprudenza di legittimità, il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui si connota, infatti, come sussidiario rispetto a quello di danneggiamento, punendo aggressioni di minore intensità al medesimo bene giuridico. Sarebbe, perciò, manifestamente irragionevole che le condotte di deturpamento e imbrattamento continuino a costituire reato, quando invece quelle di danneggiamento - che recano un'offesa più grave al patrimonio - integrano un semplice illecito civile, punito con sanzioni di carattere pecuniario e, dunque, in modo più lieve. La norma censurata dovrebbe essere ritenuta, dunque, costituzionalmente illegittima nella parte in cui punisce il deturpamento o l'imbrattamento di cose mobili altrui con la multa fino a euro 103, anziché con la sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila, prevista dall'art. 4, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 7 del 2016 per i fatti di danneggiamento non costituenti reato ai sensi degli artt. 635, 635-bis, 635-ter, 635-quater e 635-quinquies cod. pen. 2.2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Ad avviso dell'interveniente, la questione sarebbe inammissibile per difetto di adeguata motivazione sulla rilevanza. Nell'ordinanza di rimessione, lo stesso giudice a quo ha, infatti, riferito che gli imputati avevano denunciato, come motivo di appello, il difetto di querela: doglianza sulla quale il Tribunale rimettente nulla ha osservato, malgrado il suo carattere assorbente. Discutendosi, infatti, di reato procedibile a querela della persona offesa, ove questa fosse effettivamente mancata, sarebbe divenuto operante l'obbligo di immediata declaratoria della connessa causa di non punibilità, ai sensi dell'art. 129, comma 1, cod. proc. pen.: obbligo che - secondo quanto chiarito dalla giurisprudenza di legittimità - impedirebbe la proposizione di una questione di legittimità costituzionale, ancorché finalizzata a conseguire un epilogo assolutorio più vantaggioso. Nel merito, la questione risulterebbe, comunque sia, infondata. Alla Corte è, infatti, precluso il sindacato sulla scelta delle sanzioni da parte del legislatore, trattandosi di scelta basata su apprezzamenti discrezionali correlati alle specifiche caratteristiche degli illeciti considerati e sulla ponderazione complessiva degli interessi coinvolti, salvo il caso in cui la norma sottoposta a scrutinio contrasti in modo manifesto con il canone della ragionevolezza, comportando ingiustificabili sperequazioni di trattamento fra fattispecie omogenee: ipotesi non ravvisabile nella specie. Le due fattispecie poste a raffronto dal giudice a quo non sarebbero, in effetti, «perfettamente omogenee», essendo connotate - come osserva lo stesso rimettente - da una «progressiva offensività». L'art. 635 cod. pen. , quale disposizione principale, reprime infatti «condotte violente o plateali» che incidono sulla cosa altrui, diminuendone il valore in modo apprezzabile o impedendone l'uso; mentre l'art. 639 cod. pen. , quale disposizione sussidiaria, preserva il bene giuridico da offese di minore intensità, come l'alterazione temporanea o superficiale della cosa. Ciò posto, la scelta del legislatore di prevedere un trattamento sanzionatorio più severo per i fatti di deturpamento e imbrattamento di cose mobili sarebbe ragionevole, trattandosi di condotte «caratterizzate da iattanza e spregio [...], che suscitano un giudizio di grave riprovazione ed un corrispondente allarme sociale». La disposizione censurata costituirebbe, quindi, frutto di una legittima opzione di politica criminale, volta a inasprire la risposta repressiva nei confronti di fenomeni di illegalità diffusa e di atti di vandalismo motivati da mero capriccio.1.- Il Tribunale ordinario di Milano dubita della legittimità costituzionale dell'art. 639, secondo comma, del codice penale, nella parte in cui prevede che per il deturpamento o l'imbrattamento di beni immobili o di mezzi di trasporto pubblici o privati si applica - anche quando il fatto non è commesso con violenza alla persona o con minaccia, né in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall'art. 331 cod. pen. - la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro trecento a euro mille, anziché la sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila. Ad avviso del rimettente, la norma censurata violerebbe l'art. 3 della Costituzione, sottoponendo le condotte considerate a una sanzione più severa di quella prevista dall'art. 4, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 (Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67) nei confronti di chi - sempre in assenza di violenza alla persona o minaccia e al di fuori di manifestazioni pubbliche o della commissione del delitto di cui all'art. 331 cod. pen. - distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui: condotte, queste, che pregiudicano in modo maggiormente significativo il medesimo bene giuridico, con conseguente manifesta irragionevolezza della sperequazione sanzionatoria denunciata. 2.- Il Tribunale ordinario di Aosta solleva, a sua volta, questione di legittimità costituzionale dell'art. 639, primo comma, cod. pen. , nella parte in cui prevede che chiunque, fuori dai casi previsti dall'art. 635 del medesimo codice, deturpa o imbratta cose mobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 103, anziché con la sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila. Il giudice a quo denuncia, del pari, la violazione dell'art. 3 Cost., reputando manifestamente irragionevole che le condotte dianzi indicate siano trattate in modo deteriore rispetto a condotte che recano un'offesa più intensa allo stesso bene giuridico, quali quelle di chi - fuori dalle ipotesi previste dagli artt. 635, 635-bis, 635-ter, 635-quater e 635-quinquies cod. pen. - distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui: