[ddlpres]

Disposizioni per l'arruolamento di atleti affetti da diabete nei gruppi sportivi militari e dei corpi dello Stato. Onorevoli Senatori. – Le malattie non trasmissibili (MNT) come il diabete rappresentano la principale causa di disabilità, di deterioramento dello stato di salute, di pensionamento per motivi di salute e di morte prematura nell'Unione europea, con un considerevole impatto sociale ed economico. Il diabete mellito è una malattia metabolica cronica caratterizzata da elevati valori di glucosio nel sangue. I diversi tipi di diabete originano da difetti dell'insulina (l'ormone che regola i livelli di zucchero) in termini di secrezione, funzione, o entrambi. Il diabete di tipo 2 rappresenta la forma più diffusa di diabete, con oltre il 90 per cento dei casi. Generalmente esso compare in età adulta, anche se recentemente la sua prevalenza nelle popolazioni più giovani è andata aumentando. Secondo l' International Diabetes Foundation (IDF), nel 2021 circa 537 milioni di adulti (20-79 anni) erano affetti da diabete nel mondo, di cui circa 60 milioni in Europa; e i dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e dell' Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO) indicano che in Italia vi sono quasi 4 milioni di persone affette da diabete. Il diabete di tipo 1 è invece una malattia autoimmune cronica caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta del pancreas con conseguente deficit di produzione insulinica, che richiede la somministrazione di insulina esogena per la sopravvivenza. Il diabete di tipo 1 è una delle malattie croniche più frequenti nell'infanzia e nell'adolescenza. Nella fascia di età tra zero e diciott'anni esso compare in una percentuale compresa tra 1 caso per 1000 individui nell'Italia peninsulare e 3-4 per 1000 individui in Sardegna. In Italia la forma più diffusa di diabete in età evolutiva è rappresentata dal diabete di tipo 1 (90 per cento circa), seguito dal diabete monogenico (6 per cento). Nel mondo oltre 1,2 milioni di bambini e adolescenti hanno il diabete di tipo 1, di cui oltre la metà ha un'età inferiore ai quindici anni, mentre ogni anno più di 185.000 bambini ricevono una nuova diagnosi. Il diabete di tipo 2, che fino al qualche anno fa rappresentava circa l'1 per cento dei casi di diabete in età pediatrica, è in progressivo aumento a causa dell'obesità largamente diffusa in età infantile, e si stima possa a oggi arrivare fino al 4 per cento dei casi ( American Diabetes Association Congress , giugno 2023). In Italia, in base ai dati dell' IDF Diabetes Atlas per il 2022, ci sono oltre 12.000 soggetti di età minore o uguale a diciannove anni con diabete di tipo 1, su un totale di circa 186.000 casi. L'evoluzione scientifica e tecnologica nella gestione del diabete ha compiuto progressi significativi negli ultimi decenni. L'introduzione di insuline di ultima generazione, pompe di infusione avanzate, sistemi di monitoraggio continuo della glicemia in tempo reale e pancreas ibridi artificiali ha rivoluzionato il trattamento della condizione. Tali progressi, riconosciuti come gold standard del trattamento del diabete tipo 1 dalle linee guida delle società scientifiche di diabetologia (AMD-SID-SIEDP), sotto l'egida dell'Istituto superiore di sanità, consentono una gestione ottimale del controllo glicemico, riducendo significativamente il rischio di complicanze acute e croniche. La giurisprudenza recente, come evidenziato dalle sentenze del tribunale e della corte d'appello di Genova, ha riconosciuto che, alla luce di tali progressi, le persone affette da diabete sono in grado di svolgere attività lavorative impegnative e di grande responsabilità in condizioni di piena sicurezza. Numerosi atleti di vertice a livello internazionale hanno dimostrato che il diabete non è un ostacolo al raggiungimento di risultati eccellenti. Tra questi, Steve Redgrave nel canottaggio (cinque medaglie d'oro olimpiche), Gary Hall nel nuoto (cinque medaglie d'oro olimpiche), Bas Van de Goor nella pallavolo (medaglia d'oro ad Atlanta), e Alexander Zverev nel tennis. In Italia, atleti come Anna Arnaudo (campionessa europea di cross e campionessa italiana dei 5.000 e 10.000 metri) e Giulio Gaetani (azzurro di scherma e vincitore della Coppa del mondo under 20) dimostrano l'alto livello raggiungibile nonostante la condizione. Nonostante questi progressi e successi, gli atleti con diabete continuano a subire discriminazioni nell'accesso ai gruppi sportivi militari e dei corpi dello Stato. Il presente disegno di legge si propone di sanare una disparità di trattamento che persiste nei confronti degli atleti affetti da diabete nell'ambito dell'arruolamento nei gruppi sportivi militari e dei corpi dello Stato. Si richiamano primariamente i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana, con particolare riferimento agli articoli 3 (principio di uguaglianza e non discriminazione), 4 (diritto al lavoro), 32 (diritto alla salute) e 35 (tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni). In ossequio al dettato costituzionale e in armonia con i principi dell'ordinamento europeo, il presente disegno di legge si propone di attuare concretamente i valori di uguaglianza sostanziale e di non discriminazione, garantendo pari opportunità agli atleti con diabete nell'accesso ai gruppi sportivi militari e dei corpi dello Stato. Il Parlamento si è sempre mostrato sensibile a sanare ogni forma di discriminazione tra gli atleti, prescindendo il genere e la loro condizione. Il decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, ha introdotto ad esempio un'importante serie di articoli riguardanti gli atleti paralimpici, entrati in vigore nel gennaio 2022. Gli articoli da 43 a 50 disciplinano il trattamento e l'equiparazione degli atleti disabili di alto livello circa l'accesso nei gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato, riconoscendo loro lo stesso trattamento economico, contributivo e previdenziale dei colleghi sani. Prima della riforma la presenza degli atleti paralimpici nei gruppi sportivi militari e corpi civili statali non era organicamente regolamentata né sotto il profilo economico né sotto quello delle tutele di legge, ivi compresa la possibilità di scegliere, a fine carriera, se congedarsi o decidere di restare, per essere reimpiegati presso il corpo o il Ministero di appartenenza; attualmente la fattispecie è regolamentata dall'articolo 50 che esplicitamente dispone come « l'attività prestata dagli atleti paralimpici tesserati presso gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato per un periodo non inferiore a 3 anni » costituisca titolo preferenziale nell'ambito delle assunzioni obbligatorie e delle categorie protette. A proposito di tutele, è evidente come quella riconosciuta agli atleti paralimpici si inserisca nella ratio generale della legge delega