[ddlpres]

Legge quadro sullo spettacolo dal vivo. Onorevoli Senatori. -- Il disegno di legge presentato riproduce interamente il testo unificato proposto dal Comitato ristretto, come modificato dagli emendamenti approvati, in sede di esame dalla Commissione Cultura della Camera nella scorsa legislatura. Il presente disegno di legge muove dall'esigenza di dare un quadro di certezze al settore dello spettacolo dal vivo, nel rispetto dell'autonomia degli operatori e delle prerogative che la Costituzione, riformata nel suo titolo V della parte seconda, assegna allo Stato, alle regioni, alle province e ai comuni. Intende, dunque, razionalizzare e definire gli strumenti dell'intervento pubblico in favore dello spettacolo nonché gli incentivi e le condizioni per la partecipazione dei privati al finanziamento delle attività culturali, a partire dalla convinzione che, nel campo della cultura, ancora prima di definire competenze e strumenti operativi, occorra sottolineare un principio da salvaguardare: quello dell'unità culturale della nazione, che non può che fondarsi, peraltro, sul rispetto del pluralismo, delle specificità locali e delle espressioni delle minoranze. La stessa riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione muove esattamente dal principio dell'unità della Repubblica. Un principio che si intende ribadire proprio nel momento in cui lo Stato non è più l'unico agente, l'unico attore, l'unico titolare di tale unità. Il Parlamento, durante le ultime legislature, si è trovato spesso a discutere di importanti leggi di settore che muovevano dalla preoccupazione determinata dall'assenza, nel nostro Paese, di leggi che regolassero il teatro, la musica, la danza, le attività circensi. Quelle preoccupazioni restano. Si ritiene, però, che il contesto sia profondamente mutato e richieda una prima produzione normativa coerente con la centralità che viene sempre più assumendo il tema dello scambio e dell'intreccio tra discipline diverse dello spettacolo. Il presente disegno di legge definisce le condizioni e le regole per l'intervento pubblico. Si è convinti, infatti, che la cultura necessiti di un forte investimento di risorse pubbliche, senza il quale non può vivere una cultura libera, autonoma, pluralista. L'intervento pubblico nella cultura e nello spettacolo è messo in discussione, e non da oggi, da quella scuola di pensiero che sostiene che il mercato sia il luogo ideale e perfetto per l'incontro tra domanda e offerta, anche per quanto riguarda le espressioni culturali. L'esperienza storica dimostra, però, che, se è vero che il mercato è garante di libertà, è altrettanto vero che il mercato, da solo, non è in grado di estendere lo spettro del pluralismo delle espressioni culturali e della pluralità delle imprese. In altre parole, il mercato, lasciato a se stesso, non è in grado di garantire la piena libertà della cultura. Per questo è necessario l'intervento pubblico. Del resto, tutti i Paesi dell'Europa, di cui siamo parte, sostengono le arti, lo spettacolo, la cultura. E negli stessi Stati Uniti d'America, se pure secondo diverse modalità, lo spettacolo, l'arte e la cultura sono fortemente sostenuti. In Italia, storicamente, l'intervento dello Stato nel settore culturale, e specificamente nel settore dello spettacolo, è stato caratterizzato da un approccio legato a una visione pedagogica, protettiva, assistenziale e statalista. In quest'ottica allo Stato spettava il compito di produrre una politica culturale e non, invece, una serie di politiche per la cultura volte a favorire, sostenere e incentivare lo sviluppo dei diversi settori, agendo sul sostegno e sulla leva fiscale. Il presente disegno di legge muove dall'esigenza che la Repubblica produca politiche di sostegno al settore senza per questo sostituirsi al mercato e senza per questo pensare di intervenire nel merito delle produzioni culturali. Lo Stato, infatti, non può e non deve sostituirsi al mercato, né alla creatività di chi produce cultura. Può e deve correggere le eventuali storture che si producano quanto al rispetto del pluralismo e delle pari opportunità, sia dei soggetti produttori di cultura, sia delle persone e delle zone del Paese. Può e deve predisporre indirizzi generali che favoriscano la produzione e la diffusione dello spettacolo dal vivo nel nostro Paese. In questo quadro, l'intervento pubblico è volto a stimolare l'estensione qualitativa e quantitativa della produzione e dell'offerta, nonché del consumo e della domanda, soprattutto in quelle aree espressive ignorate o trascurate dal mercato, nonché la crescita della creatività e della professionalità nel sistema dello spettacolo, sia sul versante artistico-autoriale sia su quello tecnico-imprenditoriale, nel quadro europeo dell'attenzione all'eccezione culturale e alla scelta di sostenere i prodotti italiani ed europei. Ancora, l'intervento pubblico deve tutelare le culture «minori», intese come linguaggi e forme espressive che non circolano normalmente sul mercato culturale: dai dialetti alle avanguardie, dalla tutela delle memorie storiche locali alla ricerca e alla sperimentazione, nonché promuovere attività di informazione sul sistema dello spettacolo, anzitutto attraverso missioni assegnate al servizio pubblico radiotelevisivo e attraverso interazioni con il sistema dell'istruzione; come sono compiti dell'intervento pubblico la promozione della formazione artistica e professionale (pubblica e privata), attraverso l'imposizione di criteri qualitativi; la rimozione delle barriere all'entrata nei vari segmenti del sistema dello spettacolo, sia per quanto riguarda l'accesso alle professioni, ai mestieri e alle arti, sia per quanto riguarda l'attività di impresa; la riduzione delle concentrazioni che risultino dannose ai fini del pluralismo espressivo e della libera concorrenza; la rimozione degli ostacoli che impediscono ad alcune aree del Paese di fruire di un'adeguata offerta di spettacolo, anche attraverso un'articolazione territoriale dell'intervento pubblico che privilegi le aree disagiate; il monitoraggio delle dinamiche del consumo e della domanda, della produzione e dell'offerta, per identificare le aree di intervento prioritario. Non partiamo da zero. Negli anni che abbiamo alle spalle, si è aperta la strada alla collaborazione tra pubblico e privato nel sostegno alla cultura, con la costruzione di un sistema fondato sull'autonomia delle istituzioni culturali, con la deducibilità delle erogazioni liberali in favore della cultura. Si ritiene si debba proseguire su quella strada, senza però pensare che gli investimenti privati -- che, certo, vanno incentivati e favoriti -- possano sostituire ciò che non è sostituibile, vale a dire l'intervento pubblico, l'allocazione diretta di risorse a favore della cultura. Il presente disegno di legge si suddivide in quattro capi.. I DISPOSIZIONI GENERALI 1 (Finalità) 1 La Repubblica riconosce lo spettacolo dal vivo quale componente fondamentale del patrimonio culturale, artistico, sociale ed economico dell’Italia e dell’Europa, ed elemento qualificante per la formazione e per la crescita socio-culturale dei cittadini. Lo spettacolo dal vivo rientra tra le attività culturali di cui all’articolo 117 della Costituzione ed è riconosciuto dalla Repubblica quale elemento insostituibile della coesione dell'identità nazionale e strumento centrale della diffusione e della conoscenza della cultura e dell'arte italiane in Europa e nel mondo, nonché fattore determinante per lo sviluppo dell'attività turistica nazionale. 2