[pronunce]

Sicilia n. 15 del 2008 - applicabile anche agli appalti di servizi, alla stregua del suo tenore letterale - si riferisce ai soli «lavori», termine che sarebbe da intendere in senso stretto e, dunque, non comprensivo dell'appalto di servizi, quale quello oggetto di causa davanti al giudice a quo. In secondo luogo, per le caratteristiche dell'opera, per l'importanza commerciale del porto di Palermo e per l'entità economica dell'appalto, si tratterebbe di un'opera pubblica di interesse prevalentemente nazionale, categoria cui la normativa censurata si applicherebbe sebbene sia espressamente esclusa dall'ambito di competenza regionale. 3.1.2.- Inoltre, secondo il rimettente le disposizioni censurate contrasterebbero altresì con l'art. 3, secondo comma, Cost. sotto due profili. In primo luogo, la previsione della nullità del bando, invalidità assoluta ed irrimediabile che travolgerebbe l'intera procedura di gara, sarebbe manifestamente ed intrinsecamente irragionevole, in quanto impedirebbe qualsiasi convalida o sanatoria, con conseguente inutile dispendio delle risorse utilizzate per l'indizione e lo svolgimento delle procedure, potenziale perdita di fondi pubblici o comunitari, esposizione dell'amministrazione a responsabilità, tanto più gravi quanto più la procedura sia stata portata avanti, e traslazione degli effetti della violazione normativa imputabile alla stazione appaltante sull'aggiudicatario incolpevole, ledendone l'affidamento. In secondo luogo, l'irragionevolezza delle disposizioni dipenderebbe dalla sproporzione tra la sanzione della nullità del bando e le finalità perseguite dai due commi censurati (rispettivamente, tracciabilità dei flussi finanziari e controllo sulle qualità soggettive dei partecipanti alla gara), circostanza che emergerebbe dal paragone con la corrispondente disciplina statale. 3.1.3.- Ad avviso del rimettente, le disposizioni censurate contrasterebbero altresì con gli artt. 3, secondo comma, e 97, primo comma, Cost., in quanto il principio di proporzionalità e di autotutela - sotto il profilo della tendenziale emendabilità e della conservazione dell'azione amministrativa allo scopo di consentirne il dinamico adeguamento al principio di legalità ed all'interesse pubblico - sarebbero diretti corollari del buon andamento dell'amministrazione. 3.1.4.- Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana sostiene altresì che l'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 contrasterebbe con gli artt. 3, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., in quanto il principio di proporzionalità quale sopra delineato - contenuto nel Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, introdotto dal Trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997 ed allegato al Trattato che istituisce la Comunità europea - apparterrebbe al diritto dell'Unione europea ed avrebbe trovato applicazione ad opera della Corte di giustizia dell'Unione europea in numerose decisioni. 3.1.5.- Ad avviso del rimettente, le norme censurate violerebbero anche gli artt. 3, secondo comma, 24 e 117, secondo comma, lettera l), Cost. Prevedendo un vizio di nullità, derogherebbero all'ordinario regime di annullabilità degli atti amministrativi illegittimi e comporterebbero sul piano sostanziale l'applicabilità dell'art. 21-septies della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), e, sotto il profilo processuale, quella dell'art. 31, comma 4, del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), piuttosto che dell'art. 29 del medesimo decreto, con le conseguenze del caso in ordine alla natura (di accertamento) dell'azione, al termine di esercizio della stessa, all'opponibilità e rilevabilità d'ufficio, all'insanabilità ai sensi dell'art. 21-octies della legge n. 241 del 1990. Dunque, la previsione della nullità del bando inciderebbe nelle materie «giurisdizione e norme processuali» e «giustizia amministrativa», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., poiché si riverbererebbe sul rimedio azionabile in sede processuale. Inoltre, poiché il regime della nullità sarebbe più sfavorevole per l'amministrazione ed i controinteressati rispetto a quello dell'annullabilità, verrebbe violato anche l'art. 24 Cost. 3.1.6.- Secondo il rimettente, l'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 contrasterebbe con l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. anche perché prevederebbe, nel caso di stipulazione, la risoluzione dei contratti: per inadempimento nel primo caso (comma 1, terzo periodo) ed automatica nel secondo (comma 2). Entrambe le disposizioni censurate introdurrebbero così due ipotesi di risoluzione contrattuale, che non troverebbero esatta corrispondenza nella legislazione statale, incidendo nella materia «ordinamento civile». 3.1.7.- Il giudice a quo sostiene altresì che i commi citati violerebbero l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in quanto la disciplina dei bandi relativi alle procedure di affidamento, quale aspetto qualificante della normativa sugli appalti pubblici, rientrerebbe nella materia «tutela della concorrenza», ambito di competenza esclusiva statale, insuscettibile di interferenze da parte delle Regioni, comprese quelle ad autonomia speciale. 3.1.8.- Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana censura specificamente il comma 1 del menzionato art. 2 della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 per violazione degli artt. 97, primo comma, e 117, secondo comma, lettera h), Cost. per ragioni sostanzialmente coincidenti con quelle addotte dal TAR, nelle ordinanze di cui in epigrafe, a sostegno della violazione del secondo dei citati parametri. Ad avviso del rimettente, inoltre, la norma violerebbe l'art. 117, secondo comma, Cost. perché l'art. 3 della legge n. 136 del 2010 costituirebbe - per contenuto, motivazione politica e sociale ed elevato tasso di innovatività - norma fondamentale di riforma economico-sociale, tuttora limite generale alla competenza legislativa degli enti territoriali ad autonomia speciale. 3.1.9.- Il giudice a quo, infine, censura in maniera specifica anche l'art. 2, comma 2, della legge regionale in considerazione. A suo avviso, prevedendo per diretta disposizione legislativa la risoluzione automatica solo del contratto stipulato a seguito di una procedura svoltasi in Sicilia, la norma violerebbe gli artt. 3, secondo comma, e 27, secondo comma, Cost. per ragioni sostanzialmente coincidenti con quelle addotte dal TAR nelle ordinanze di cui in epigrafe a sostegno della violazione del secondo dei citati parametri.