[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 629 del codice penale, promossi dal Tribunale ordinario di Firenze, sezione prima penale, in composizione monocratica, con ordinanza del 20 giugno 2022, e dal Tribunale ordinario di Roma, sezione ottava penale, in composizione collegiale, con ordinanza del 18 luglio 2022, iscritte rispettivamente ai numeri 91 e 126 del registro ordinanze 2022 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 36 e 44, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visti l'atto di costituzione di T. P., nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica e nella camera di consiglio del 24 maggio 2023 il Giudice relatore Stefano Petitti; uditi l'avvocato Rocco Marsiglia per T. P. e l'avvocato dello Stato Enrico De Giovanni per il Presidente del Consiglio dei ministri; deliberato nella camera di consiglio del 24 maggio 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 20 giugno 2022, iscritta al n. 91 del registro ordinanze 2022, il Tribunale ordinario di Firenze, sezione prima penale, in composizione monocratica, ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 629 del codice penale, «nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata sia diminuita in misura non eccedente i due terzi quando il fatto risulti di lieve entità», e, in via subordinata, «nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata sia diminuita quando il fatto risulti di lieve entità». Il rimettente espone di dover giudicare su un'imputazione di estorsione, reato che sarebbe stato consumato in danno di una minore d'età, la quale, perduto il possesso del telefono cellulare in conseguenza di un furto patito durante i festeggiamenti notturni del capodanno del 2022, lo aveva riacquistato solo dietro il pagamento della somma di quaranta euro, preteso dall'imputato quale condizione per la restituzione dell'oggetto. 1.1.- Ad avviso del rimettente, il fatto estorsivo sarebbe di lieve entità, atteso il carattere estemporaneo della condotta, l'esiguità del danno patrimoniale e del profitto, nonché la scarsa incidenza della minaccia, limitatasi alla prospettazione del mancato recupero del bene. Considerata tuttavia la severità del minimo edittale della pena detentiva per il reato di estorsione, la sanzione da irrogare in concreto risulterebbe irragionevole e sproporzionata, nonostante l'eventuale riduzione per l'attenuante comune della speciale tenuità, di cui all'art. 62, primo comma, numero 4), cod. pen. 1.2.- L'omessa previsione nell'art. 629 cod. pen. di una specifica attenuante per lieve entità violerebbe l'art. 3 Cost., sia per l'irragionevolezza intrinseca del trattamento sanzionatorio, sia in comparazione con altre ipotesi delittuose. L'attestarsi del minimo edittale per il delitto di estorsione alla soglia dei cinque anni di reclusione sarebbe di per sé irragionevole, in quanto riferibile anche a fatti connotati - soprattutto per la natura solo patrimoniale della minaccia - da «una gravità modesta, se non addirittura bagatellare». Sul piano comparativo, il rimettente insiste sulla diminuzione di pena fino a due terzi prevista dall'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. per la violenza sessuale di minore gravità. A suo avviso, si avrebbe il paradosso per cui, nel caso di specie, considerato il minimo edittale di sei anni di reclusione per la violenza sessuale, «se in funzione della restituzione del telefono l'imputato avesse preteso e ottenuto un atto sessuale, si sarebbe potuta applicare - qualora il fatto fosse risultato di minore gravità - la pena di anni due di reclusione», cioè una pena assai inferiore al minimo edittale del reato di estorsione, pur ridotto di un terzo ai sensi dell'art. 62, primo comma, numero 4), cod. pen. Altri tertia comparationis sono individuati nei reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale e di violenza o minaccia per costringere a commettere reato, rispettivamente puniti dagli artt. 336 e 611 cod. pen. con un massimo edittale pari al minimo dell'estorsione, nonostante l'analogia strutturale delle fattispecie tipiche. 1.3.- A parere del giudice a quo, la mancata previsione di un'ipotesi attenuata di estorsione di lieve entità violerebbe altresì la finalità rieducativa della pena, enunciata dall'art. 27, terzo comma, Cost. Infatti, «ogniqualvolta il fatto estorsivo abbia una gravità contenuta», una pena resa sproporzionata dall'assenza di una previsione moderatrice «sarà avvertita inevitabilmente dal condannato come ingiusta». 1.4.- Il rimettente chiede quindi che, utilizzando la tecnica del "ritaglio", all'interno della censurata norma incriminatrice questa Corte enuclei una fattispecie attenuata di lieve entità, come nella sentenza n. 68 del 2012 relativa al delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione, e come del resto previsto dalla legge per altri reati contro il patrimonio, segnatamente la ricettazione attenuata di cui all'art. 648, quarto comma, cod. pen. , e anche per delitti contro la persona, quale appunto la violenza sessuale di minore gravità di cui all'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. Proprio in quest'ultima disposizione il rimettente indica la grandezza predata per la richiesta pronuncia additiva, che dovrebbe quindi consentire al giudice di diminuire la pena fino a due terzi quando il fatto estorsivo risulti di lieve entità. In subordine, lo stesso rimettente chiede che per tale ipotesi sia introdotta un'attenuante ad effetto comune, tale da permettere la riduzione della pena fino a un terzo, secondo la regola prevista dall'art. 65 cod. pen. e sul modello della citata sentenza n. 68 del 2012. 1.5.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi le questioni inammissibili o, in subordine, non fondate. Ad avviso dell'interveniente, il giudice a quo non avrebbe considerato tutti gli strumenti normativi funzionali all'adeguamento della pena, in particolare il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche di cui all'art. 62-bis cod. pen. , la cui applicazione nel caso concreto, unitamente a quella dell'attenuante di cui all'art. 62, primo comma, numero 4), cod. pen. , avrebbe consentito di moderare la pena entro i limiti della sospensione condizionale. In ogni caso, le sollevate questioni sarebbero rivolte «a mettere in discussione scelte di politica criminale preordinate a soddisfare precise esigenze di difesa sociale», mentre la commisurazione delle sanzioni penali, al pari della configurazione delle fattispecie di reato, è riservata alla discrezionalità del legislatore.