[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 33, comma 3, 34, comma 8, 43, comma 9, 51, comma 3, 54, comma 2, 60, comma 3, 90, comma 1, e 91, comma 8, della legge della Regione Veneto 4 novembre 2002, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 7 gennaio 2003, depositato in cancelleria il 16 successivo ed iscritto al n. 5 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione della Regione Veneto; udito nell'udienza pubblica dell'11 novembre 2003 il Giudice relatore Valerio Onida; uditi l'avvocato dello Stato Sergio Laporta per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Mario Bertolissi per la Regione Veneto.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 7 gennaio 2003 e depositato nella cancelleria di questa Corte il 16 gennaio 2003, il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato, in riferimento agli articoli 117, secondo comma, lettere e, g, l, p, s, 120, secondo comma, e 114, primo e secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 33, comma 3, 34, comma 8, 43, comma 9, 51, comma 3, 54, comma 2, 60, comma 3, 90, comma 1, e 91, comma 8, della legge della Regione Veneto 4 novembre 2002, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo). L'Avvocatura censura, in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera s, della Costituzione, l'art. 33, comma 3, della legge regionale, in tema di composizione della commissione regionale per la classificazione delle residenze d'epoca, perché attribuirebbe un ruolo marginale alla Amministrazione dei beni e delle attività culturali, sia affiancando al componente della commissione ivi prevista designato dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Veneto un "esperto" designato dagli stessi operatori turistici e un "dipendente" della Provincia competente per territorio, sia limitando ad un solo componente la presenza della predetta Amministrazione, che - si osserva - nel Veneto ha più Soprintendenze con competenza per i beni ambientali e architettonici. Altre disposizioni oggetto di impugnativa, in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera e, della Costituzione, sotto il profilo della tutela della concorrenza, sono gli articoli 34, comma 8, 43, comma 9, e 60, comma 3, della legge della Regione Veneto, nella parte in cui limitano l'applicabilità di prezzi inferiori ai minimi e prevedono sanzioni per l'applicazione di prezzi "difformi" (anziché "superiori") a quelli liberamente stabiliti dagli operatori economici e comunicati alla Provincia. L'art. 54, comma 2, del Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo è denunciato nella parte in cui - malgrado il formale ossequio alle leggi dello Stato, contenuto nell'art. 46, comma 1 - prevede illimitati rinnovi "automatici" delle concessioni sul demanio marittimo, con costituzione di diritti privati praticamente perpetui su detto demanio. Tale disposizione violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettere g, l e s, della Costituzione. A sua volta, l'art. 51, comma 3, della legge regionale contrasterebbe con l'art. 117, secondo comma, lettere g e s, della Costituzione, perché affida soltanto all'ufficio tecnico comunale (e nel caso di inerzia all'ufficio regionale del genio civile) la vigilanza ed il collaudo delle opere realizzate dal concessionario sul demanio marittimo, senza prevedere la partecipazione di alcuno designato dallo Stato, ed oltretutto stabilendo (parrebbe solo per il collaudo) un troppo breve termine di 60 giorni e ponendone i costi a carico della finanza pubblica; ed inoltre perché omette di richiamare, come sarebbe stato almeno opportuno, l'art. 49 del codice della navigazione. Ad avviso dell'Avvocatura, l'art. 90, comma 1, della legge regionale, là dove circoscrive le possibilità di svolgere in modo occasionale anche attività di guida turistica all'interno di musei, gallerie e siti archeologici appartenenti allo Stato, senza esplicitamente consentire che dipendenti dell'Amministrazione dei beni ed attività culturali possano occasionalmente illustrare i beni artistici storici o archeologici (ad esempio, a visitatori istituzionali italiani o stranieri), contrasterebbe con l'art. 117, secondo comma, lettera g, della Costituzione. Infine, viene denunciata l'illegittimità costituzionale - in riferimento all'art. 120, secondo comma, nonché all'art. 114, primo e secondo comma, ed all'art. 117, secondo comma, lettera p, della Costituzione - dell'art. 91, comma 8, della legge regionale, il quale prevede che la Regione proceda alla nomina di un commissario ad acta qualora il Comune non abbia modificato, nel termine di dodici mesi dall'entrata in vigore del testo unico, gli strumenti urbanistici, con la previsione della disciplina urbanistico-edilizia dei complessi ricettivi all'aperto esistenti e, ove occorra, con la individuazione delle aree specificamente destinate agli insediamenti turistico-ricettivi. Rileva l'Avvocatura che l'art. 120, secondo comma, della Costituzione nel primo periodo attribuisce al Governo della Repubblica il potere di "sostituirsi a organi ... delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni" nei casi ivi indicati, e nel secondo periodo riserva alla "legge" il compito di definire "le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione". Ad avviso della difesa erariale, la continuità testuale dei due periodi dell'unitario secondo comma dell'art. 120 della Costituzione, le solenni disposizioni contenute nell'art. 114, primo e secondo comma, della Costituzione, l'attribuzione alla competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera p, della Costituzione della materia "organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane", la cogente esigenza di una disciplina unica o quanto meno fortemente coordinata delle modalità di esercizio dei poteri sostitutivi sin dal momento della individuazione dell'organo che delibera l'intervento sostitutivo, sarebbero considerazioni tutte concordemente concludenti nel senso che l'espressione "la legge definisce" utilizzata dal Costituente starebbe per "disposizioni legislative dello Stato definiscono". In definitiva, l'art. 120 della Costituzione attribuirebbe al Governo della Repubblica il potere di sostituirsi ad organi delle Regioni e degli enti locali nei casi ivi indicati e prevederebbe che l'esercizio dei poteri sostitutivi sia disciplinato mediante atto legislativo dello Stato. L'Avvocatura esclude che la disciplina degli interventi sostitutivi possa essere qualificata normativa "di chiusura" rispetto alle disposizioni legislative o amministrative costitutive degli obblighi rimasti inadempiuti o, in genere, non osservati.