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L'appaltatore deve quindi, di regola, ritenersi unico responsabile dei danni derivanti a terzi dalla esecuzione dell'opera, salva la corresponsabilità del committente in caso di specifiche violazioni di regole di cautela nascenti ex articolo 2043 ...» (sentenza della Corte di cassazione n. 10652 del 29 ottobre 1997). Dai predetti princìpi esemplificativi emerge, pertanto, in modo chiaro che l'impianto civilistico nell'ambito dei rapporti tra appaltatore e committente è incline ad escludere la sussistenza di un rapporto di preposizione nonché, in particolare, la responsabilità oggettiva del committente, facendo salve eventuali responsabilità connesse necessariamente ad un fatto doloso o colposo del medesimo (ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile). Sulla base di tali rilievi si evidenzia, dunque, l'incongruenza della responsabilità solidale nell'appalto, la quale di fatto finisce per ricondurre gli effetti di una cattiva gestione tenuta da un soggetto organizzato cui fa capo uno specifico rischio di impresa (ossia l'appaltatore inteso come autonoma organizzazione imprenditoriale) su un altro soggetto imprenditoriale distinto da quest'ultimo e che non ha poteri di controllo sull'organizzazione dei fattori produttivi dell'appaltatore, prescindendo totalmente dal fatto che la responsabilità del medesimo sia determinata o meno da colpa o dolo. L'attuale regime di responsabilità solidale negli appalti si pone inoltre in contrasto con altri principi cardine del nostro ordinamento: 1) la certezza del diritto: l'attuale disciplina prevede una responsabilità a prescindere dalla circostanza che il committente si trovi o meno nell'impossibilità di effettuare controlli nei confronti dell'operato dell'appaltatore; si determina così una responsabilità diretta del committente nonostante egli abbia richiesto all'appaltatore ogni possibile documento che attesti il corretto adempimento delle sue obbligazioni retributive, contributive e assicurative nei confronti delle proprie maestranze; 2) il legittimo affidamento: l'attuale disciplina non tiene conto che a fronte di documenti rilasciati da istituzioni pubbliche quali il DURC (unico strumento previsto dalla legge per consentire verifiche circa il rispetto degli obblighi retributivi e previdenziali), sembra più che ragionevole intravedere un legittimo affidamento in capo al committente circa il corretto adempimento da parte dell'appaltatore degli obblighi retributivi e previdenziali, tanto più che il soggetto preposto al controllo successivo ex ante ha già attestato il corretto adempimento delle obbligazioni contributive ed assicurative; 3) la circostanza che una eccessiva ingerenza nell'ambito dell'amministrazione del personale dell'appaltatore da parte del committente potrebbe essere letta dalla giurisprudenza in termini di elemento sintomatico di un appalto non genuino (in quanto in un appalto lecito l'organizzazione dei fattori produttivi deve necessariamente far capo in via esclusiva all'appaltatore). Nell'attuale assetto normativo si assiste a richieste esattive ad opera dell’INPS e dell’INAIL per somme ingenti anche in caso di costante vigilanza del committente con i mezzi a propria disposizione (ovvero richiesta costante del DURC e di autocertificazioni dei pagamenti delle retribuzioni). L'INPS ad esempio nei verbali emessi a seguito di accessi ispettivi afferma costantemente che «fermo restando la responsabilità» dell'appaltatore «per le omissioni contributive e retributive ne deriva che il committente dei lavori ... risulta responsabile in solido ... sia delle omissioni contributive e sia delle omissioni retributive riferite al periodo non prescritto relative ai lavoratori interessati così come previsto dall'articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 del 2003 e previsto dalla circolare n. 5 del 2011». Da tali accertamenti possono derivare sanzioni che possono anche compromettere definitivamente la permanenza sul mercato da parte del committente, nonostante una sua condotta virtuosa di verifica e controllo. Il presente disegno di legge si pone pertanto l’obiettivo di introdurre una previsione normativa che tenga in conto l'adeguata vigilanza ad opera del committente con gli unici mezzi di controllo possibili per tali tipologia di rapporti contrattuali. In particolare, la responsabilità in capo al committente si configurerebbe solo laddove l'organo ispettivo accerti l'omessa vigilanza dello stesso o la sua tolleranza di condotte inadempienti. Tale norma è in grado di assicurare una maggiore certezza dei rapporti giuridici e la sicurezza per le imprese che dagli appalti non debbano o possano derivare sanzioni o il coinvolgimento per condotte ad esse completamente estranee e fuori dal loro controllo, rimuovendo così un'anomalia presente nell'assetto legislativo vigente. Il provvedimento si compone di quattro articoli. L'articolo 1 disciplina l'iscrizione del lavoro breve, regolata in via esclusiva dalle disposizioni del presente disegno di legge. Al comma 1 ne viene data una definizione, intendendo con esso tutte «le prestazioni lavorative che non danno luogo, per ciascun committente, a compensi superiori a 900 euro nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati». Si precisa inoltre che il lavoro breve può essere svolto, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 2000 euro di compenso per anno civile, rivalutati ai sensi del primo periodo, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. Al comma 2 si stabilisce che l'iscrizione del lavoratore avviene in via telematica e su idonea piattaforma dell'Istituto nazionale per la previdenza sociale da parte del committente, che ne indica i dati anagrafici o codice fiscale e nello stesso modo comunica, almeno sessanta minuti prima della prestazione, il luogo, il giorno, l'ora di inizio e di fine della prestazione medesima. La comunicazione comprende, inoltre, l'accreditamento dei contributi previdenziali dovuti all'lNPS nella gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in misura pari al 13 per cento del valore orario minimo e, per fini assicurativi contro gli infortuni, all'lNAIL in misura pari al 7 per cento del valore orario minimo. Nel caso in cui le prestazioni di lavoro breve siano rese ad un nucleo familiare, il medesimo comma determina il premio assicurativo contro gli infortuni nella misura del 4 per cento. Al comma 3 si stabilisce che il valore orario del lavoro breve è fissato in 10 euro, comprensivo degli oneri previdenziali ed assicurativi, mentre un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali lo aggiorna periodicamente al costo della vita, prevedendo procedure semplificate e tenendo conto anche di modalità di iscrizione massiva. Il comma 4 stabilisce che la percezione del compenso da parte del prestatore di lavoro breve dal committente avviene con modalità tracciabili.