[pronunce]

che tale soluzione fu adottata sul rilievo che, in un sistema processuale incardinato sul principio generale dell'effetto sospensivo delle impugnazioni, la discriminazione prodotta dalla disposizione allora censurata, con la quale si tendeva tra l'altro a scoraggiare l'opposizione con la minaccia della irrogazione di un'ulteriore sanzione pecuniaria nel caso in cui l'incidente fosse risultato manifestamente infondato, non era sorretta da apprezzabili ragioni giustificative, sia perché la dilazione esecutiva non poneva alcun serio ostacolo alla realizzazione della pretesa punitiva dello Stato, sia, soprattutto, perché i tempi tecnici di definizione della procedura incidentale avrebbero potuto provocare effetti irreparabilmente pregiudizievoli per l'interessato nei casi in cui, come spesso si verificava, la pena sostitutiva da espiare fosse stata di breve durata; che nella relazione al progetto preliminare del vigente codice di rito, la previsione dell'art. 660, comma 5, secondo cui il ricorso avverso l'ordinanza di conversione ha effetto sospensivo, viene indicata come "soluzione vincolata dalla citata sentenza n. 108 del 1987"; che, sebbene il provvedimento di conversione della pena pecuniaria, che nel sistema previgente era adottato, in assenza di contraddittorio, dal pubblico ministero o dal pretore, non possa essere assimilato all'ordinanza del magistrato di sorveglianza emessa in un procedimento pienamente garantito, qual è quello di cui all'art. 678 del codice in vigore, i principia espressi in quella sentenza non possono che essere ribaditi; che anche sotto il vigore del nuovo codice, infatti, l'esclusione dell'effetto sospensivo del ricorso per cassazione sarebbe priva del benché minimo fondamento giustificativo e potrebbe anzi recare grave nocumento all'interessato, attesa la normale brevità della pena da espiare a seguito della conversione; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 660, comma 5, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, secondo comma, 25, secondo comma, e 101 della Costituzione, dal magistrato di sorveglianza di Bari, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Mezzanotte Il cancelliere: Fruscella Depositata in cancelleria il 27 luglio 2001. Il cancelliere: Fruscella