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L'esigenza di rafforzare la tutela dei beni giuridici posti in pericolo dall'uso di impianti e macchinari privi dei requisiti di sicurezza viene, in questo settore, ad accompagnarsi all'opportunità di recuperare la funzione produttiva degli stessi beni, una volta assicurato il ripristino delle condizioni di corretta utilizzazione. Si è quindi previsto che la confisca intervenga soltanto nei casi in cui i suddetti beni siano stati nuovamente utilizzati senza che sia stata data attuazione alle prescrizioni impartite dall'autorità amministrativa, o comunque alla «messa in sicurezza» (comma 1, lettera d) ). Evidentemente, la limitazione all'operatività della confisca dovrà applicarsi soltanto nei casi in cui vi sia una effettiva possibilità di allineare l’utilizzazione del bene al rispetto degli standard di sicurezza. Il comma 2 dell'articolo 55 regola i casi di confisca del prodotto, del prezzo e del profitto di reato. Come era già stato previsto dai progetti Grosso e Nordio, si è ritenuto di assimilare, sul piano della regolamentazione, alla fattispecie del prezzo del reato quelle del prodotto e del profitto. La definizione del «profitto» è stata modellata, sulla base delle indicazioni contenute nelle fonti internazionali, sulla nozione di «provento» del reato, secondo la quale esso consiste in «qualunque bene derivato o ottenuto, direttamente o indirettamente, attraverso la commissione di un reato» (cfr. l'articolo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, approvata a Palermo il 16 dicembre 2000, ratificata ai sensi della legge 16 marzo 2006, n. 146). Si tratta dunque di una nozione che è suscettibile di ricomprendere, in tutte le sue possibili forme, sia il profitto derivato direttamente o indirettamente dal reato che il suo «impiego». Per tutti i beni che rientrano nelle predette categorie è stata prevista l'obbligatorietà della confisca: non si è infatti ritenuta giustificata la differenza tra prezzo del reato, da un lato, e prodotto, profitto e cose strumentali all'attività criminosa, dall'altro (del profitto del reato è comunque confiscata esclusivamente la parte che non deve essere restituita al danneggiato). All'applicazione vincolata della confisca in caso di sentenza di condanna o di patteggiamento è stata aggiunta la possibilità di prevedere la confisca obbligatoria degli stessi beni, nella parte in cui non debbano essere restituiti al danneggiato, nel caso di proscioglimento per mancanza di imputabilità o per estinzione di un reato, la cui esistenza sia accertata con la sentenza che conclude il giudizio dibattimentale o abbreviato (articolo 55, comma 2, lettera a) , ultimo periodo). Tale soluzione è finalizzata ad impedire che il delitto «paghi» in situazioni nelle quali la illiceità del profitto è stata accertata nel corso di un giudizio penale svoltosi nel contraddittorio delle parti, ma la possibilità di emettere sentenza di condanna è esclusa per effetto della infermità mentale del soggetto ovvero di fattori (come la prescrizione) sopraggiunti dopo la consumazione del delitto ed idonei semplicemente a far venire meno la punibilità, per ragioni del tutto estranee alla tutela del bene giuridico. Si tratta, peraltro, di una soluzione già conosciuta dal nostro ordinamento in ipotesi che hanno avuto un considerevole impatto applicativo. È questo, in particolare, il caso della confisca dei terreni abusivamente lottizzati, prevista prima dall'articolo 19 della legge n. 47 del 1985 e poi dall'articolo 44 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001; com'è noto, infatti, tale misura, qualificata da una parte della giurisprudenza come misura di sicurezza patrimoniale obbligatoria connessa alla oggettiva illiceità della cosa (Cassazione, n. 4262 del 4 dicembre 1995), e da altre pronunce come una sanzione amministrativa applicata dal giudice penale in via di supplenza (Cassazione, n. 38728 del 7 luglio 2004), si applica indipendentemente dalla condanna, in tutti i casi in cui la sentenza abbia accertato l'effettiva esistenza di una lottizzazione abusiva. Sarà inoltre possibile eseguire la confisca anche su altri beni di valore equivalente a quello delle cose che costituiscono il prezzo o il prodotto o il profitto del reato (fatta eccezione per i beni impignorabili ai sensi dell'articolo 514 del codice di procedura civile, necessari per consentire al condannato la conduzione di una vita dignitosa). Viene estesa a tutti i reati produttivi di profitto la confisca per equivalente, attualmente delineata dagli articoli 322- ter , 640- quater e 644 del codice penale, in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di truffa ai danni dello Stato o di altri enti pubblici o aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, e di usura, nonché dall'articolo 11 della citata legge n. 146 del 2006, di ratifica della Convenzione contro il crimine organizzato transnazionale. Il comma 3 dell'articolo 55 indica i criteri direttivi relativi alla confisca delle cose intrinsecamente illecite. In conformità alla vigente disciplina si prevede, da un lato, la obbligatorietà della confisca delle cose la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituisca reato, e, dall'altro lato, la possibilità di non disporre la confisca quando la cosa appartenga a persona estranea al reato e la fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione della stessa possano essere consentiti mediante autorizzazione amministrativa. Con il comma 4 si prevede l'inserimento nel codice penale di specifiche norme volte ad adeguare la disciplina prevista dal codice penale agli obblighi imposti dalla decisione quadro 2005/212/GAI del Consiglio, del 24 febbraio 2005, relativa alla confisca di beni, strumenti e proventi di reato. L'obiettivo è quello di assicurare a tutti gli Stati dell'Unione europea norme efficaci che disciplinino la confisca dei proventi di reato, anche per quanto riguarda l'onere della prova relativamente all'origine dei beni detenuti da una persona condannata per un reato connesso con la criminalità organizzata. Il comma 5 dell'articolo 55 prevede lo scioglimento di organizzazioni illecite e la confisca del patrimonio residuato dalla liquidazione. Tale norma, che ne rispecchia una analoga prevista dal progetto Grosso, ha la finalità di colpire, con una misura drastica, le società o associazioni utilizzate esclusivamente o prevalentemente per la realizzazione di attività delittuose. Il campo tipico di applicazione della norma dovrebbe essere rappresentato dall'ipotesi della persona giuridica utilizzata come «schermo» dalla criminalità organizzata. Tale sanzione è stata prevista quale extrema ratio per i casi in cui la destinazione dell'attività imprenditoriale sia essenzialmente illecita, e quindi l'azienda non possa ragionevolmente essere recuperata: unanime è stata la commissione Pisapia nel prevedere la salvaguardia dei diritti dei terzi, con una norma che limiti la confisca a quella parte del patrimonio che residua dalla liquidazione (e quindi dopo che sono stati soddisfatti i creditori e i terzi in buona fede).