[pronunce]

In particolare, la prevista collaborazione anche delle aziende sanitarie per l'immissione ed il trattamento dei dati a scala regionale e locale, nonché per l'alimentazione e l'aggiornamento dei flussi informativi (art. 13), e la realizzazione con il sistema delle aziende sanitarie di supporti e procedure informatiche per l'estrazione automatica da archivi ed il trattamento dei dati necessari ad integrare le basi informative del SIR (art. 14), sarebbero previste in modo generico ed indiscriminato. Non vi sarebbe, infatti, «alcuna particolare considerazione dei dati sensibili (di cui all'art. 4, comma 1, lettera d) del d.lgs. 196 del 2003)» e ciò sarebbe in contrasto con gli artt. 20, 21 e 22 del d.lgs n. 196 del 2003, «che ne consentono il trattamento solo se autorizzato da espressa disposizione di legge statale nella quale siano precisati i tipi di dati trattabili, le operazioni eseguibili e le specifiche finalità di rilevante interesse pubblico perseguite (…) e, per i soggetti pubblici, lo limitano ai dati indispensabili per svolgere attività istituzionali». Relativamente all'art. 14, il quale per la realizzazione di supporti e procedure informatiche richiama l'accordo quadro stipulato tra Ministero della sanità, Regioni e Province autonome per lo sviluppo del nuovo sistema informativo sanitario nazionale (Accordo del 22 febbraio 2001, avente durata triennale), la difesa erariale osserva che i «requisiti funzionali di massima indicati nell'art. 3 dell'accordo non potrebbero essere che quelli definiti nel dettaglio dallo Stato, in base alle sopravvenute previsioni della legge costituzionale n. 3 del 2001, così come è rimessa allo Stato la definizione del quadro normativo cui fa riferimento l'art. 4 dello stesso accordo». 3. – In data 28 luglio 2004 si è costituita la Regione Emilia-Romagna, chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità e l'infondatezza della questione, e riservandosi di presentare successiva memoria, nella quale esplicitare le proprie ragioni. 4. – In prossimità dell'udienza pubblica la Regione Emilia-Romagna ha presentato una memoria nella quale premette che le censure governative appaiono muovere da una impostazione non corretta circa le prerogative regionali esercitabili ai fini del “coordinamento informativo statistico e informatico” dei dati dell'amministrazione regionale e locale e paiono essere caratterizzate inoltre da «un eccessivo formalismo che porta ad intravedere lesioni dei principî fondamentali fissati dalla normativa statale anche dove il legislatore regionale si è invece ad essa espressamente richiamato». In particolare, la difesa della Regione ritiene che il coordinamento informatico sia materia “trasversale”; si tratterebbe di una competenza di scopo, nel senso che la lettera r) dell'art. 117, secondo comma, della Costituzione collega a quella materia una finalità del cui raggiungimento lo Stato si fa carico. Le Regioni, partendo dalle proprie materie, potrebbero dettare norme interferenti con i predetti ambiti trasversali e, sia pure nel rispetto delle norme di principio e di uniformità fissate dalla normativa statale, potrebbero adottare misure ulteriori in materie di propria competenza intrecciate con la competenza esclusiva statale. Le norme regionali oggetto di censura, prevedendo forme di coordinamento, di organizzazione e sviluppo dei sistemi informativi statistici e informatici, sempre secondo la difesa della Regione, in quanto «strumentali rispetto a materie tipicamente regionali quali “l'organizzazione degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione” ovvero il “sostegno all'innovazione per i settori produttivi”» sarebbero da ritenere «pienamente giustificate quanto al titolo di competenza e legittimazione, più in generale perché strumentali a tutte le funzioni di programmazione, di coordinamento finanziario e di costruzione del sistema amministrativo regionale e locale». Con l'art. 12 la Regione vorrebbe semplicemente «agevolare la costituzione di un patrimonio informativo pubblico, rimuovendo gli ostacoli tecnici e giuridici alla condivisione delle informazioni fra pubbliche amministrazioni e fra i soggetti che ne abbiano diritto. Ciò ovviamente, nel rispetto dei limiti dettati dalla disciplina in materia di trattamento dei dati personali». Quindi la interconnessione fra le banche dati non implicherebbe «che automaticamente tutte le informazioni siano allora condivise e che esse siano, pertanto, visibili da chiunque». Circa la presunta violazione della normativa sulla protezione dei dati personali ed in particolare dei principî di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati sono raccolti e trattati, fissati nel d.lgs. n. 196 del 2003, la difesa regionale afferma che l'art. 12 impugnato prevede esplicitamente il rispetto delle norme statali in materia di riservatezza e che da tale normativa quindi non potrebbero discostarsi «il regolamento regionale e le direttive tecniche che dovranno essere emanate con deliberazione di Giunta, ai sensi dell'art. 26 della medesima legge». Per quanto concerne poi le censure mosse agli artt. 13 e 14 della legge regionale n. 11 del 2004, la difesa regionale precisa che il mancato riferimento alla categoria dei dati sensibili deriverebbe dal fatto che le norme in esame si occupano solo di definire cosa sia il Sistema informativo regionale, senza che la condivisione ipotizzata dei flussi informativi implichi l'automatica condivisione anche delle informazioni detenute. Pertanto, la partecipazione all'interno del predetto sistema informativo regionale delle aziende sanitarie locali avverrebbe nel più assoluto rispetto delle regole a tutela dei diversi tipi di dati personali, mentre la Regione svolgerebbe solo un ruolo di “gestore tecnico del sistema”.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli articoli 12, 13 e 14 della legge della Regione Emilia-Romagna 24 maggio 2004, n. 11 (Sviluppo regionale della società dell'informazione), per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere l), m) e r), e sesto comma, della Costituzione, nonché dei principî della legislazione statale in materia di protezione dei dati personali. Secondo il ricorrente le norme impugnate violerebbero i citati parametri costituzionali poiché in materia di tutela dei dati personali sarebbe riservata solo allo Stato la potestà legislativa e regolamentare, dal momento che la legislazione a tutela dei dati personali, derivata dal recepimento nell'ordinamento nazionale di atti internazionali e comunitari, sarebbe riconducibile alla esclusiva competenza statale in tema di “ordinamento civile” e di “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”, nonché a quella in tema di “coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale”. L'art. 12 della legge regionale contrasterebbe sotto molteplici profili con quanto previsto negli artt. 11 e 19 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), e inoltre sarebbe illegittima la previsione di un regolamento regionale in una materia di esclusiva competenza legislativa dello Stato.