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il Ministero dell'istruzione ha concesso proroghe troppo brevi per consentire agli enti locali di recuperare i ritardi accumulati per cause di forza maggiore e ciò ha avuto come diretta conseguenza la revoca dei fondi, col risultato che esistono casi, come quello di Vernio appunto, in cui la revoca dei fondi è avvenuta a progettazione ultimata, in un caso, e a gara bandita, in un altro, producendo effetti pesantissimi sulla programmazione dell'ente; la citata proroga, peraltro, non teneva di conto di realtà in cui i soccorsi istruttori e altre procedure previste dalla normativa sugli appalti pubblici hanno prodotto rallentamenti oggettivi, proprio come nel caso del Comune di Vernio; ritenuto che: i ritardi accumulati in questo anno e mezzo non sono certo ascrivibili alla responsabilità degli enti locali, che molto spesso si trovano con organici sottodimensionati a dover far fronte a esigenze e sfide ben più grandi e che, pertanto, hanno diritto ad avere nelle istituzioni nazionali partner presenti, attenti e disposti a venire incontro alle esigenze delle comunità locali; una ulteriore proroga consentirebbe di espletare le procedure di gara e realizzare interventi di edilizia scolastica all'altezza di questi tempi in territori che ne hanno estrema necessità, anche in virtù della loro collocazione in aree montane o ad alta sismicità; ritenuto, infine, che il Governo ha espresso più volte la volontà di portare investimenti pubblici sui territori, ridurre i divari sociali che caratterizzano le periferie del Paese e investire in istruzione, a cominciare dal lavoro importante fatto sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario attivarsi affinché siano concesse proroghe a quei comuni beneficiari dei fondi, di cui al citato decreto ministeriale n. 847 del 2019 che, purtroppo, si sono visti revocare i contributi a causa dei ritardi accumulati in questo anno, al fine di consentir loro di dare risposte precise ai bisogni del territorio, investendo in edilizia scolastica e, in generale, nel futuro delle proprie comunità. Atto n. 3-02541 MARCUCCI FERRARI COLLINA D'ARIENZO ALFIERI BOLDRINI COMINCINI D'ALFONSO FEDELI FERRAZZI IORI LAUS MANCA MARGIOTTA MARILOTTI PITTELLA ROJC STEFANO TARICCO VALENTE Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 7 della legge 12 aprile 2019, n. 31, recante "Disposizioni in materia di azione di classe" prevedeva che il provvedimento entrasse in vigore decorsi 12 mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . Tale termine è stato successivamente modificato, prima in 18 mesi dall'articolo 8, comma 5, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, poi in 19 mesi in sede di conversione del medesimo decreto-legge, e, infine, in 25 mesi dall'articolo 31- ter , comma 1, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137; la cosiddetta class action è un'azione legale collettiva condotta da una o più persone nei confronti del medesimo soggetto, al fine di tutelare i diritti vantati da più consumatori. La volontà del legislatore del 2019 è stata quella di potenziare tale istituto estendendone il campo d'azione, sia per quanto riguarda i soggetti legittimati ad accedervi, che per le situazioni giuridiche che possono essere fatte valere in giudizio; il provvedimento, che a seguito delle citate proroghe, è entrato in vigore in data 19 maggio 2021, si compone di sette articoli e introduce nel libro quarto del Codice di procedura civile il Titolo VIII -bis (Dei procedimenti collettivi), demandando all'adozione di quattro decreti attuativi alcuni punti più qualificanti della riforma; ai sensi dell'articolo 1 della citata legge, per aderire all'azione di classe basta inserire domanda nel fascicolo informatico, in un'area del portale dei servizi telematici gestito dal Ministero della giustizia, ma è demandato a un decreto attuativo del medesimo Ministro l'approvazione del modello di modulo di domanda e l'indicazione delle istruzioni per la compilazione dello stesso; l'articolo 1, inoltre, prevede che con due diversi decreti attuativi del Ministro in indirizzo siano determinati il compenso a favore del difensore degli aderenti alla class action e le percentuali dell'importo che il resistente dovrà corrispondere direttamente al rappresentante comune degli aderenti; l'articolo 2 della legge, invece, prevede che a proporre l'azione di classe potranno essere esclusivamente le organizzazioni e le associazioni iscritte in un elenco pubblico istituito presso il Ministero della giustizia. È demandato ad un successivo decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, l'indicazione dei requisiti necessari per l'iscrizione nell'elenco, i criteri per la sospensione e la cancellazione degli iscritti, nonché il contributo dovuto ai fini dell'iscrizione e del mantenimento della stessa. Spetta allo stesso decreto, infine, la definizione delle modalità di aggiornamento dell'elenco; secondo quanto risulta agli interroganti ad oggi i predetti decreti attuativi non sono stati ancora emanati, fatto che inficia l'operatività e la piena efficacia delle disposizioni di cui alla legge 12 aprile 2019, n. 31, si chiede di sapere se l'istruttoria relativa all'emanazione dei decreti attuativi citati in premessa sia stata avviata e, in caso affermativo, quali siano i tempi previsti per l'emanazione degli stessi. Atto n. 3-02542 ZAFFINI Al Ministro della giustizia Premesso che: i numerosi eventi critici che avvengono all'interno degli istituti penitenziari, sia con riferimento alle rivolte dei detenuti, sia con riferimento alle evasioni e ai singoli quotidiani e crescenti episodi di aggressione ai danni degli agenti di Polizia penitenziaria, evidenziano in modo chiaro quanto sia carente l'organizzazione dell'Amministrazione penitenziaria con riferimento a: protocolli operativi e regole d'ingaggio; difficoltà di implementazione dei piani d'emergenza e difesa, dove esistenti; diffusa carenza di addestramento nell'uso dell'armamento speciale (sfollagente) e del rispettivo equipaggiamento di protezione (scudo ed elmetto UBOTT); dotazioni obsolete ed insufficienti del citato equipaggiamento. A tale riguardo risulta che, durante le richiamate rivolte, sfollagente ed equipaggiamento protettivo utilizzati, non fossero per la maggior parte idonei all'uso per scadenza della validità operativa e che in generale i reparti siano sforniti di materiale in corso di validità operativa, e che addirittura vengano consegnati ai reparti elmetti UBOTT con validità operativa già superata da anni; assenza di dotazione di artifizi, lacrimogeni, fumogeni ed illuminanti, nonché dei rispettivi accessori di lancio; tali criticità richiedono un intervento immediato e deciso a tutela della sicurezza degli agenti e degli operatori di Polizia penitenziaria, che risultano sguarniti di strumenti di lavoro idonei, se non addirittura nemmeno addestrati per il loro utilizzo;