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Misure per la prevenzione dei fenomeni eversivi di radicalizzazione violenta, inclusi i fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell'estremismo violento di matrice jihadista. Onorevoli Senatori . — Il presente disegno di legge riproduce per intero, con i dovuti aggiornamenti, il testo unificato presentato dal relatore, onorevole Fiano, delle diverse proposte di legge in materia di estremismo violento di matrice jihadista dell'onorevole Fiano (atto Camera n. 243) e dell'onorevole Perego di Cremnago (atto Camera n. 3357) e frutto di un intenso e accurato lavoro, iniziato già nel corso della XVII legislatura e proseguito nella XVIII legislatura, che ha consentito di raggiungere, su un tema estremamente delicato, un'ampia condivisione tra diverse sensibilità, giungendo all'elaborazione del citato testo unificato. L'intento è quello di aggiungere alle necessarie misure di intelligence e repressive, di cui il nostro ordinamento si è ampiamente dotato – basti pensare da ultimo al decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2015, n. 43, recante, tra le altre, norme di contrasto del terrorismo, anche internazionale, e di coordinamento delle indagini nei procedimenti per i delitti di terrorismo – un tassello diverso, ispirato alla necessità di svolgere un'attività di prevenzione: si vogliono infatti qui introdurre norme per sostenere il contrasto di quell'attrazione che, in nome di una lettura religiosa – negata peraltro dalla più grande parte degli islamici – possa portare al reclutamento di una manodopera ideologizzata e criminale. Proprio l'ampio dibattito tenutosi nella scorsa legislatura ha permesso di superare talune semplificazioni ricorrenti nel dibattito politico-culturale: non si può ritenere infatti che nel mondo contemporaneo la radicalizzazione sia solo di matrice musulmana, così come non si può assolutamente ritenere che l'Islam sia solo radicalizzazione e – ancora più vero – va considerato che l'espressione jihad, letteralmente « sforzo ascetico », non deve determinare un automatismo tra il significato di quella parola e l'annientamento di quanto non sia appartenente all'Islam; è infatti proprio l'uso che è stato fatto di questa parola che dà il segno della frattura in questo secolo. Tutto ciò, però, non può e non deve impedirci di vedere quello che è sotto gli occhi di tutto il mondo da molti drammatici anni: un deciso e frequente fenomeno di radicalizzazione interno al mondo musulmano ad ogni latitudine. Appare ricorrente infatti nel mondo musulmano un'interpretazione del proprio credo – totalmente errata peraltro secondo autorevolissime fonti teologiche islamiche – che, da un lato, conduce migliaia di fedeli musulmani a considerare coincidente con la propria fede una missione di violenza e di morte verso chiunque non condivida quel modello, a prescindere dal fatto che quel chiunque sia ebreo, cristiano, islamico, ateo, bianco, nero, occidentale od orientale, e che, dall'altro lato, impone – spesso con la violenza – regole di vita oppressive, o per lo meno contrastanti con i princìpi di libertà sedimentati da secoli nelle civiltà occidentali e che consideriamo intangibili, a partire da quei princìpi per noi inderogabili che riguardano la libertà della donna e del corpo femminile. Obiettivo del presente disegno di legge non è però quello di discutere la correttezza teologica o costituzionale di taluni atteggiamenti, poiché le Assemblee parlamentari non sono né possono essere equiparate a un tribunale. Obiettivo del testo è invece quello di introdurre nel nostro ordinamento norme o istituti volti a facilitare un'attività di prevenzione del passaggio dalla fede radicalizzata al terrorismo di matrice islamica. Riteniamo infatti che quest'opera di prevenzione serva innanzitutto a incrementare il livello di sicurezza di tutti noi, a prescindere dalla nostra origine o dal nostro credo religioso, nonché a preservare l'intangibile principio costituzionale della libertà di professione di fede, iscritto nell'articolo 19 della Carta costituzionale. Del resto, la necessità di introdurre misure quali quelle del disegno di legge de quo muove anche dalla considerazione che dietro a ognuno dei terribili attentati che hanno insanguinato nel recente periodo l'Europa e non solo, da Charlie Hebdo al Bataclan, dall'aeroporto di Bruxelles al Museo del Bardo, a Nizza, a Berlino, a Londra – ma anche negli attentati che hanno colpito una vasta serie di Paesi arabi o islamici – c'erano, da parte di coloro che hanno causato morte e terrore, un convincimento e un'adesione non sempre formalizzabili in una partecipazione a un'organizzazione terroristica; più spesso abbiamo semplicemente riscontrato negli autori di stragi efferate un simpatizzare per una causa di fede la cui missione è la guerra perpetua, anche al costo del sacrificio personale, a un modello occidentale considerato sacrilego, anche perché portatore di simboli di civiltà come la libertà di stampa, di satira, di professione di fede o garante di libertà fondamentali come quella delle donne. Per contrastare tali fenomeni l'Italia si è già dotata, in questi ultimi anni, di strumenti innovativi, sia legislativi che tecnici, atti a garantire il massimo livello possibile di efficienza nel contrasto a ogni forma di terrorismo. Il nostro Paese, inoltre, conta su un sistema di sicurezza di straordinaria efficienza e professionalità. È arrivato però il momento di provare a compiere un passo ulteriore, dotando il nostro Paese anche di strumenti idonei a svolgere un'attività di prevenzione sotto il profilo culturale, sociale e civile, intervenendo prima che determinati comportamenti possano diventare il terreno fertile per preparare e realizzare azioni terroristiche, provando a sottrarre persone esposte all'ideologia della radicalizzazione, prestando attenzione specifica all'ambito sociale dell'integrazione, alle questioni sociali connesse a questo tema, lavorando a stretto contatto con il mondo della scuola, dell'università, del lavoro e soprattutto delle carceri, dove spesso il fenomeno della radicalizzazione parte e si sviluppa, e conducendo un'azione con tutti gli strumenti con i quali oggi si comunica, a partire naturalmente dalla rete internet . Il presente disegno di legge dunque mira ambiziosamente a coniugare diritti e doveri, ad incrementare la sicurezza dei nostri cittadini, nel rispetto che portiamo a tutte le fedi religiose, salvaguardando tuttavia i princìpi fondamentali e irrinunciabili del nostro ordinamento.. 1 (Finalità) 1 La presente legge, in coerenza con i consolidati indirizzi definiti in sede internazionale e sovranazionale, anche tenuto conto della risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche (2015/2063 (INI)), disciplina l'adozione di misure, interventi e programmi diretti a prevenire fenomeni eversivi di radicalizzazione violenta, come definita dalla comunicazione della Commissione europea COM(2005) 313 definitivo, inclusi i fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell'estremismo violento di matrice jihadista.