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A tal fine, con apposito decreto, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con i summenzionati dicasteri istituisce, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la Cabina di regia del Piano, composta da un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con funzioni di presidente, da un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, da un rappresentante del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, da un rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze, da un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, da un rappresentante del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da un rappresentante del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, da un rappresentante del Ministero dell’interno, da un rappresentante del Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri per la coesione territoriale, da due rappresentanti della Conferenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, da due rappresentanti dell’ANCI, da un rappresentante dell’Unione nazionale comuni comunità enti montani (UNCEM), da un rappresentante della Federazione italiana parchi e riserve naturali (FEDERPARCHI), da un rappresentante dell’Agenzia del demanio, da un rappresentante della Cassa depositi e prestiti e, in veste di osservatori, da un rappresentante del Fondo investimenti per l’abitare (FIA) di CDP investimenti SGR e da un rappresentante dei Fondi di investimento istituiti dalla società di gestione del risparmio del Ministero dell’economia e delle finanze costituita ai sensi dell’articolo 33 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111; con il medesimo decreto sono stabilite le modalità di funzionamento della Cabina di regia. 2. Ai fini della predisposizione del Piano di cui al comma 1, i piccoli comuni inviano alla Cabina di regia, per il tramite delle unioni dei comuni e delle unioni dei comuni montani di cui fanno parte, proposte di «Contratti di valorizzazione rurale» costituite da un insieme coordinato di interventi con riferimento alle aree rurali da recuperare e valorizzare, indicando: a) la descrizione, le caratteristiche e l’ambito rurale oggetto di trasformazione, recupero e valorizzazione; b) gli investimenti ed i finanziamenti necessari, sia pubblici che privati, comprensivi dell’eventuale cofinanziamento del comune o dell’unione di comuni proponente; c) i soggetti interessati; d) le eventuali premialità; e) il programma temporale degli interventi da attivare; f) la fattibilità tecnico-amministrativa. 3. La Cabina di regia seleziona le proposte sulla base dei seguenti criteri: a) immediata cantierabilità degli interventi; b) capacità e modalità di coinvolgimento di soggetti e finanziamenti pubblici e privati, e di attivazione di un effetto moltiplicatore del finanziamento pubblico nei confronti degli investimenti privati; c) valorizzazione delle filiere della « green economy » locale ; d) miglioramento della dotazione infrastrutturale concepita su criteri di sostenibilità ambientale e mediante l’adozione di protocolli di qualità ambientale internazionali (LEED); e) miglioramento del tessuto sociale ed ambientale del territorio di riferimento. 4. La Cabina di regia, sulla base degli apporti e delle risorse messe a disposizione dai vari organismi che la compongono, definisce gli investimenti attivabili nell’ambito rurale selezionato; la stessa propone al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la destinazione delle risorse di cui al comma 5 alle finalità del Contratto di valorizzazione rurale. La Cabina di regia promuove, d’intesa con il comune interessato e l’unione alla quale esso aderisce, la sottoscrizione del contratto di valorizzazione rurale che regolamenta gli impegni dei vari soggetti pubblici e privati, prevedendo anche la revoca dei finanziamenti in caso di inerzia realizzativa. L’insieme dei contratti di valorizzazione rurale costituisce il Piano nazionale per i territori rurali. 5. Per l’attuazione degli interventi previsti dal presente articolo, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi istituendo specifici capitoli di spesa a valere sulle risorse finanziarie derivanti dalla rimodulazione delle risorse europee di cui al Piano di sviluppo rurale 2007-2013, nonché delle risorse di cui al Piano di sviluppo rurale 2014-2020 e dei programmi europei del periodo di programmazione 2014-2020. Art. 15. (Delega al Governo in materia di armonizzazione del sistema normativo di governo delle aree montane e rurali) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi volti a realizzare la riforma del sistema normativo di governo delle aree montane e rurali, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) riordinare la governance di tali aree partendo dalle previsioni normative sull’obbligo delle gestioni associate delle funzioni fondamentali dei comuni ai sensi dell’articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 95, e sull’individuazione in tale contesto delle unioni dei comuni e delle unioni dei comuni montani come soggetti per la realizzazione dell’uniformità del modello associativo per l’esercizio delle funzioni fondamentali su tutto il territorio nazionale; b) prevedere che spettino alle unioni dei comuni montani di cui all’articolo 32 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, tutte le funzioni di sviluppo, tutela, valorizzazione e promozione delle aree montane in applicazione dell’articolo 44, secondo comma, della Costituzione, e originariamente previste dalla legge 27 dicembre 1953, n. 959, dalla legge 3 dicembre 1971, n. 1102, dalla legge 31 gennaio 1994, n. 97 e dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, in capo alle comunità montane e ai consorzi di bacino imbrifero montano; c) prevedere che i comuni facenti parte di unioni dei comuni e unioni dei comuni montani esercitino in forma associata attraverso tali istituti, le funzioni connesse con la programmazione delle politiche di sviluppo socio-economico, sulla scorta di una adeguata pianificazione, e di impegno delle risorse finanziarie ad esse connesse, con particolare riguardo ai fondi strutturali dell’Unione europea; d) prevedere che non sia consentito il ricorso allo strumento della convenzione, né la creazione di nuovi soggetti, agenzie o strutture a qualunque titolo denominate, per l’esercizio delle funzioni di cui alle lettere b) e c) , in alternativa alle unioni, fatte salve le previsioni di adempimento alla disciplina comunitaria in materia di sviluppo delle aree montane e rurali. 2.