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Disposizioni concernenti il divieto di propaganda elettorale per le persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Onorevoli Senatori. -- L’articolo 1 della legge 13 ottobre 2010, n. 175, ha introdotto i commi 5 -bis .1 e 5 -bis .2 dell’articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575, stabilendo che a partire dal termine per la presentazione delle liste e dei candidati e fino alla chiusura delle operazioni di voto, alle persone sottoposte, in forza di provvedimenti definitivi, alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, ai sensi della medesima legge n. 575, del 1965, è fatto divieto di svolgere le attività di propaganda elettorale, previste dalla legge 4 aprile 1956, n. 212, in favore o in pregiudizio di candidati partecipanti a qualsiasi tipo di competizione elettorale. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il contravventore al divieto in questione è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica al candidato che, avendo diretta conoscenza della condizione di sottoposto in via definitiva alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, richiede al medesimo di svolgere le attività di propaganda elettorale e se ne avvale concretamente. L’esistenza del fatto deve risultare anche da prove diverse dalle dichiarazioni del soggetto sottoposto alla misura di prevenzione. La condanna alla pena della reclusione, anche se conseguente all’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, comporta l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena detentiva. Dall’interdizione dai pubblici uffici consegue l’ineleggibilità del condannato per la stessa durata della pena detentiva. La sospensione condizionale della pena non ha effetto ai fini dell’interdizione dai pubblici uffici. Attraverso l’approvazione della legge n. 175 del 2010 il Parlamento ha inteso colmare un vuoto normativo ed ostacolare la disponibilità del malavitoso e l’affidamento a questi del candidato nella fase elettorale, dove maggiormente si manifesta la stretta collusione tra la politica e la criminalità organizzata, stabilendo, una volta per tutte, che coloro i quali sono indiziati di appartenere a organizzazioni mafiose, non solo non godono di alcun diritto politico, ma non possono neppure interferire, in modo indiretto, nelle campagne elettorali e nei processi di selezione della classe dirigente del nostro Paese. A tutt’oggi, nonostante il lungo e travagliato iter approvativo, la legge n. 175 del 2010 non ha trovato alcuna applicazione, anche perché nel testo licenziato dal Parlamento sono presenti numerose criticità, di ordine tecnico-normativo, la maggior parte delle quali, emerse già nel corso dell’esame del relativo disegno di legge, atto n. 2038 del Senato della Repubblica, venivano esattamente individuate e trattate con apposito e rilevante ordine del giorno (il G1.1), accolto dal rappresentante del Governo nella seduta n. 433 del 6 ottobre 2010, al fine di consentire la definitiva approvazione della legge. Con riferimento alla condotta sanzionabile, costituisce un limite il solo espresso richiamo della legge 4 aprile 1956, n. 212, che sostanzialmente disciplina la propaganda elettorale con unico riferimento ai cosiddetti «giorni del silenzio», alle affissioni di manifesti ed al volantinaggio. È evidente che, non esistendo, al momento, una definizione legislativa di propaganda elettorale, il richiamo esclusivo alla legge n. 212 del 1956 si traduce in una limitazione del campo d’azione della norma, che, certamente, non può essere esteso alle altre fonti normative che disciplinano più evolute forme di attività di propaganda. Il divieto di svolgimento di attività di propaganda è stato esclusivamente previsto in favore o in pregiudizio di candidati partecipanti alla competizione elettorale e non anche di simboli, cosicché, in caso di competizioni elettorali, per le quali la legge non prevede il voto di preferenza, come nel caso della vigente legislazione per le consultazioni politiche, non costituirà condotta sanzionabile lo svolgimento di attività di propaganda in favore o in pregiudizio di un movimento o di un partito politico. È punibile solo il candidato che si rivolge direttamente e personalmente al prevenuto, nonostante sia consapevole della sua condizione di sottoposto a misure di prevenzione e nonostante si rivolga a questi e lo solleciti per ottenere sostegno nella competizione elettorale, quindi, non anche il candidato che abbia richiesto sostegno al prevenuto solo per interposta persona. L’ambito applicativo temporale della legge è estremamente ristretto, poiché esclusivamente contenuto tra il termine di presentazione delle liste e dei candidati ed il giorno di chiusura delle operazioni di voto, sebbene la campagna elettorale inizi, notoriamente, molto tempo prima della presentazione delle liste e dei candidati e, dunque, possa accadere che anche il pactum sceleris , tra il politico ed il mafioso, sia concluso molto prima del termine iniziale di applicazione fissato dalla norma. L’irrogazione della sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici risulta mal coordinata con la disposizione di cui all’articolo 29 del codice penale. Invero, il comma 1 dell’articolo 2 della legge n. 175 del 2010 prevede la sanzione della reclusione da uno a cinque anni, e l’interdizione soltanto temporanea dai pubblici uffici per la durata della pena, eventualmente comminata, mentre l’articolo 29 del codice penale prevede l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, se la condanna ammonta a cinque o più anni di reclusione, ovvero l’interdizione dai pubblici uffici, per la durata di cinque anni, in caso di condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni; ne deriva che, nei casi di condanna ad una pena detentiva, ricompresa tra i tre e cinque anni, la sanzione accessoria, prevista dalla normativa speciale di cui al comma 1 dell’articolo 2 della legge n. 175 del 2010, risulta inferiore e, dunque, premiale rispetto a quella prevista dall’articolo 29 del codice penale. Alla luce delle molteplici criticità tecno-normative, pur rifermando l’importanza dei lavori preparatori, che hanno portato all’approvazione della legge n. 175 del 2010 e più specificamente il valore di quanto sancito nel richiamato ordine del giorno G1.1, accolto dal Governo nella seduta n. 433 del 6 ottobre 2010, si reputa necessaria la sostituzione della medesima legge n. 175 del 2010, le cui disposizioni sono confluite negli articoli 67 e 76 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, con il testo di cui al presente disegno, elaborato dal Centro studi regionale «Giuseppe Lazzati» e dal suo presidente e fondatore, dott. Benito Romano De Grazia, Presidente aggiunto onorario della Suprema Corte di cassazione.