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Per tale motivo, in analogia con quanto disposto dagli articoli del codice civile che stabiliscono un assegno alimentare a carico del donatario e a favore del donante, si è previsto un assegno alimentare -- non eccedente il valore dei frutti relativi ai beni conferiti -- a favore dell'istituente nei casi in cui questi si trovi in situazione di indigenza. Per altro verso, si sono previsti appositi incentivi di tipo fiscale. In linea di principio, la costituzione di un fondo di sostegno non sostituisce gli interventi a carico della collettività ma li integra. Peraltro, in numerose realtà, si registrano carenze dovute alle difficoltà economiche del servizio sanitario nazionale, alla mancanza di strutture adeguate in loco ovvero a causa della loro saturazione. Inoltre, la scarsità cronica di risorse del settore pubblico rende necessario accantonare o non avviare molti interventi migliorativi della situazione del disabile. Infine, per tutte le fattispecie in cui il beneficiario vive da solo o al più in un piccolo gruppo di persone con disabilità, non sono a tutt'oggi previsti specifici interventi a carico degli enti locali e del servizio sanitario nazionale. Per tali motivi, di fatto, l'istituzione dei fondi di sostegno svolge anche un ruolo surrrogatorio di molti adempimenti a carico del sistema di assistenza pubblico. Sembra quindi opportuno che, in considerazione del ruolo concorrente e sussidiario dell'impegno pubblico che potrà essere svolto dai fondi di sostegno, il legislatore intervenga riconoscendo benefici fiscali e riduzioni di costi per la loro costituzione e i loro esercizio. A tal fine si propone che, in fase di costituzione del fondo, l'imposta di registro e i costi ipotecari e catastali siano fissati nella misura fissa minima. I costi notarili andrebbero anch'essi contratti, ad esempio alla metà del valore previsto per le donazioni. Con riferimento alla funzionalità vera e propria del fondo, si ritiene opportuno riconoscere i vantaggi fiscali con riferimento tanto al capitale quanto ai frutti maturati. A tal fine i conferimenti da parte dell'istituente sono assimilati alle donazioni a favore di ONLUS, rendendosi in tal modo applicabile deduzioni fiscali simili a quelle già previste per queste ultime. Naturalmente, trattandosi di conferimenti che di norma sono effettuati in un'unica soluzione per importi anche rilevanti, il beneficio fiscale è distribuito su più annualità (dieci). Resta ferma la fissazione di un tetto complessivo della somma complessivamente deducibile (250.000 euro), onde mantenere il beneficio in termini ragionevoli. ldentico criterio si estende ai conferimenti effettuati da altri soggetti. I redditi rivenienti dai beni che compongono il fondo sono soggetti ad imposta definitiva nella misura del 12,50 per cento, applicando quindi la tassazione tipica delle rendite finanziarie. Gli altri redditi di pertinenza del beneficiario, che possono essere anch'essi conferiti nel fondo di sostegno, si qualificano come reddito personale del beneficiario stesso e sono soggetti ad imposta sul reddito delle persone fisiche, cumulandosi con altri redditi eventualmente non conferiti. Le spese sostenute dal gestore a favore del beneficiario nell'ambito di un fondo di sostegno sono spesso di tipo assistenziale, medico e riabilitativo e pertanto rientrano tra le spese deducibili o detraibili dal reddito personale di chi se ne è fatto carico. Non ci sono ragioni per far cadere tale beneficio, solo perché i redditi sono confluiti all'interno di un fondo di sostegno. Nel disegno di legge è quindi ribadito che tali spese sono, a seconda dei casi, deducibili o detraibili dal reddito personale del beneficiario, anche se sostenute nell'ambito dell'operatività di un fondo di sostegno. Il presente disegno di legge, sempre nell'ottica di fornire gli strumenti normativi più idonei alla soluzione del cosiddetto problema del «dopo di noi», introduce, inoltre, importanti novità anche in relazione ai profili successori e in tema di procedure concorsuali. Non v'è dubbio che la presenza di un familiare colpito da disabilità genera a carico dei genitori e dei parenti un obbligo morale e legale certamente più pressante rispetto a quello gravante sui soggetti che non hanno in famiglia parenti colpiti da limitazioni. Per fronteggiare tale problema, l'istituzione di un fondo di sostegno rappresenta senz'altro un strumento estremamente valido in quanto consente al genitore o a un altro parente di essere sollevato in parte da tali obblighi e sgrava da una certa parte di impegni i fratelli e successibili in genere. A fronte di tale beneficio, appare congruo che congiunti possano accettare una riduzione dei benefici spettanti in tema di legittima. Nella presente proposta di intervento normativo, si prevede, quindi, di segregare il fondo di sostegno rispetto alla massa ereditaria, in modo tale che lo stesso non concorra alla medesima e non rientri pertanto nei conteggi di attribuzione delle quote ereditarie. Allo scopo di evitare peraltro fenomeni di sostanziale diseredazione degli altri congiunti, la segregazione è ammessa sino ad una percentuale massima dell'intera massa ereditaria, fissata nella misura del 25 per cento. Conseguentemente, almeno il 75 per cento della massa ereditaria complessiva, che sarebbe stata presa in considerazione senza tale intervento normativo, segue i normali percorsi di destinazione ereditaria. La presenza di un figlio con grave disabilità non deve essere un pretesto per inficiare le ragioni dei creditori del genitore. Sono accettabili parziali diminuzioni della tutela delle ragioni degli aventi causa, purché costoro abbiano comunque la possibilità di prendere conoscenza in modo tempestivo della segregazione nel fondo di sostegno di parti più o meno consistenti del patrimonio del genitore. D'altro canto, con riferimento alla revocatoria ordinaria, l'esistenza di uno stretto congiunto in situazione di difficoltà a favore del quale il debitore destina con atto irreversibile una parte delle sue sostanze, motiva la formazione del fondo di sostegno ed esclude il « consilium fraudis », che è posto a fondamento dell'azione revocatoria ordinaria. Nel caso della revocatoria fallimentare, il dissesto del debitore e la tutela delle ragioni dei creditori passano in secondo ordine rispetto ad una finalità di più alto livello, consistente nell'assicurare condizioni dignitose ad uno stretto congiunto con disabilità. In ogni caso, non sembra necessario che l'attenuazione della revocatoria debba operare per i grossi patrimoni, essendo sufficiente una sua applicazione sino ad importi ritenuti congrui per assicurare anche in prospettiva una dignitosa vita della persona con disabilità. Tutti gli importi che eccedono tale soglia, fissata in cinquecentomila euro -- e quindi i relativi beni -- sono soggetti alle tutele della revocatoria con i criteri ordinari. Naturalmente, prestare soldi o diventare creditori di un congiunto di una persona con disabilità e più rischioso per il creditore rispetto ad altre situazioni, data la possibilità che una fetta anche consistente del patrimonio del debitore sia dirottata e divenga inattaccabile. Per consentire comunque ai creditori di essere preparati a tale eventualità, è stato imposto l'obbligo che il debitore, nei suoi atti finanziari relativi alla sua cerchia di affari, ove richiesto, indichi correttamente l'esistenza o meno di un congiunto con disabilità grave, potenziale destinatario dell'istituzione di un fondo di sostegno.