[pronunce]

1.4.- In ordine alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo osserva, in primo luogo, che - a seguito delle modifiche apportate dall'art. 4 della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2 (Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei presidenti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano), allo statuto speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol, approvato con d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 - il Consiglio regionale risulta dalla “sommatoria” dei due Consigli provinciali di Trento e di Bolzano, essendo composto dai membri di detti Consigli (art. 25), separatamente eletti, e che a ciascuna Provincia autonoma è attribuita la competenza a disciplinare, con «legge provinciale, approvata dal Consiglio provinciale con la maggioranza assoluta dei suoi componenti», tra l'altro, «le modalità di elezione del Consiglio provinciale, del Presidente della Provincia e degli assessori, i rapporti tra gli organi della Provincia, la presentazione e l'approvazione della mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Provincia, i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con le predette cariche» (art. 47, secondo comma). Lo stesso art. 4 della legge costituzionale n. 2 del 2001 detta disposizioni transitorie «fino alla data di entrata in vigore della legge provinciale prevista dall'articolo 47 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, come modificato dal comma 1 del presente articolo», disciplinando, per la Provincia di Trento, le modalità di elezione del Presidente e del Consiglio provinciale (commi 2 e 3), e, per la Provincia di Bolzano, stabilendo che «continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, le leggi elettorali vigenti» (comma 4). Entrambe le Province autonome - osserva la Corte rimettente - hanno esercitato la competenza legislativa loro devoluta, emanando la Provincia di Trento la legge provinciale 5 marzo 2003, n. 2 (Norme per l'elezione diretta del Consiglio provinciale di Trento e del presidente della Provincia), e la Provincia di Bolzano la legge provinciale 14 marzo 2003, n. 4 (Disposizioni sull'elezione del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano per l'anno 2003). La prima legge (Trento) ha, in particolare, disciplinato ex novo le diverse ipotesi di non candidabilità, ineleggibilità e incompatibilità, mentre la seconda legge (Bolzano) non ha toccato tali temi, ma si è limitata a richiamare al riguardo la precedente legge regionale, disponendo, all'art. 1, comma 1: «Ai fini delle elezioni del Consiglio provinciale da indirsi nell'anno 2003 trovano applicazione le norme di cui alla legge regionale 8 agosto 1983, n. 7, e successive modifiche, compatibilmente con le disposizioni di cui ai seguenti commi». Ciò posto, il giudice rimettente ritiene che il richiamo alla legge regionale non basti «a far sopravvivere una qualsivoglia potestà legislativa della Regione Trentino-Alto Adige sulla materia indicata», e che, qualora il dettato della legge regionale richiamata fosse risultato oscuro e bisognoso di interventi chiarificatori, sarebbe «spettato proprio ed esclusivamente alla Provincia autonoma di Bolzano (e per essa al Consiglio provinciale di Bolzano) rimediare all'inconveniente e provvedere, se del caso, all'approvazione di una legge interpretativa». La legge regionale n. 3 del 2004, dunque, essendo intervenuta in una materia riservata dallo statuto speciale alla potestà legislativa della Provincia autonoma, viola le previsioni statutarie sul punto. 1.5.- Il giudice rimettente ritiene, poi, che «appaiono tutt'altro che pretestuosi» i sospetti di incostituzionalità sollevati dai cittadini elettori riguardo alla medesima legge regionale n. 3 del 2004, giacché questa, «approvata in pendenza di un giudizio vertente proprio sull'applicazione della norma ora fatta oggetto di interpretazione autentica, sarebbe venuta ad urtare contro i principi costituzionalmente garantiti della ragionevolezza, della tutela dell'affidamento e della certezza dell'ordinamento giuridico e, per l'effetto, a violare gli artt. 3, 51, e 102 della Carta costituzionale». A conclusione di un diffuso esame della giurisprudenza di questa Corte in materia, la Corte rimettente conclude nel senso che sussisterebbe la violazione dell'art. 102 Cost., in quanto ricorre l'ipotesi (sentenza n. 397 del 1994) in cui, risultando «l'intenzione della legge interpretativa di vincolare il giudice ad assumere una determinata decisione in specifiche ed individuate controversie, la funzione legislativa perde la propria natura ed assume contenuto meramente provvedimentale». Inoltre, sussisterebbe la violazione degli artt. 3 e 51 Cost., essendo stata la legge in questione emanata da un'assemblea della quale faceva parte l'interessato ed «essendo fin troppo evidente come nel caso in esame […], con la disciplina retroattiva dettata dalla contestata legge regionale numero 3/04, si fosse venuti non soltanto a capovolgere, ad elezioni espletate, la definizione dei presupposti di accesso alle relative candidature, lasciando consolidata l'esclusione dei potenziali aspiranti alla carica di consigliere provinciale che in ipotesi avessero rinunciato alla candidatura e quindi all'esercizio del diritto di elettorato passivo in ottemperanza alla nel passato a prima vista ostativa formulazione della norma ora fatta oggetto di interpretazione, ma, soprattutto, ad influenzare l'esito del giudizio già anteriormente promosso dai cittadini elettori attuali appellanti per fare valere l'ineleggibilità del consigliere Durnwalder fondata su quella medesima norma». 2.- I cittadini elettori, appellanti nel giudizio a quo, si sono ritualmente costituiti nel giudizio incidentale di costituzionalità, chiedendo che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale della legge regionale in questione. 2.1.- I deducenti, rilevato che lo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol, come modificato dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, all'art. 47, attribuisce alle Province autonome l'intera materia elettorale, sottraendola alla potestà legislativa della Regione, osservano che costituisce «pretesa del tutto abnorme» della Regione quella di trattenere per sé «un non qualificato potere di “interpretazione autentica”» delle norme in tema di condizioni di eleggibilità dei consiglieri provinciali, con ciò non solo privando la Provincia di una fondamentale prerogativa legislativa, ma sottraendo anche la normativa sull'eleggibilità alla procedura referendaria prevista per le leggi elettorali provinciali. D'altro canto, a seguito della riforma statutaria, le due Province autonome hanno disciplinato con proprie leggi la materia elettorale, facendo, così, compiuto esercizio della loro potestà legislativa e sostituendosi alla Regione, la quale, perciò, non può più avere voce in capitolo.