[resaula]

La Commissione agricoltura si prefigge l'obiettivo di offrire al Governo e al Parlamento un approfondimento sulle problematiche legate all'invasione della cimice marmorata asiatica, un insetto particolarmente infestante proveniente da Cina, Giappone, Taiwan e Corea, che negli ultimi anni ha colpito molte Regioni del nostro Paese, soprattutto nel Nord Italia, e che si sta però progressivamente diffondendo anche nel Centro Italia e in tante altre Regioni del nostro Paese. La cimice asiatica è un insetto dannoso a piante, frutti e semi ed è originaria dell'Asia orientale. A metà degli anni Novanta del secolo scorso è stata rinvenuta negli USA e dal secondo millennio anche in Europa. Recenti segnalazioni arrivano anche dal Sud America (Cile) e dai punti d'ingresso di altri Paesi, ad esempio la Nuova Zelanda e l'Australia. Nelle aree di nuova introduzione la specie si è diffusa con una rapidità che fa veramente attirare l'attenzione, arrecando danni consistenti a tutti i settori dell'agricoltura. Gli interventi di lotta su scala globale sono ad oggi incentrati essenzialmente sull'utilizzo di prodotti chimici, con utilizzo di principi attivi a largo spettro, che si sono però rivelati fondamentalmente inefficaci; questi prodotti hanno di conseguenza gravi ricadute sui sistemi produttivi colpiti dalla cimice. Per questi motivi si stanno cercando strumenti e metodi alternativi di controllo, tenendo ben presente che le potenzialità di sviluppo di questa cimice rendono ogni azione di lotta molto complessa. La cimice asiatica è infatti un insetto polifago (onnivoro, cioè mangia di tutto), che riesce a svilupparsi sia su piante erbacee, annuali e pluriennali, ortive e cereali, sia su frutteti e piante arboree e arbustive, nutrendosi di frutti di tutti i tipi. L'insetto inoltre è un ottimo volatore da adulto e un buon camminatore negli stadi giovanili, quindi si sposta dappertutto, compiendo continui spostamenti tra aree coltivate e vegetazione spontanea. Lo stesso ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Centinaio, in risposta ad una specifica interrogazione in Assemblea il 18 ottobre 2018, ha confermato tali indicazioni, precisando che il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) era stato identificato come istituto di supporto per gli approfondimenti degli aspetti scientifici della lotta all'insetto. Inoltre, per quanto riguardava l'utilizzo degli antagonisti naturali provenienti dal territorio di origine della cimice, il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Centinaio aveva già autorizzato ad introdurre, in condizioni di quarantena e per soli motivi di studio, la specie ritenuta più efficace a livello mondiale, la cosiddetta vespa samurai ( Trissolcus japonicus ), per condurre i necessari studi, in particolare sull'impatto ambientale negli agrosistemi nazionali, mentre lo stesso Crea proseguiva le ricerche su tutti gli antagonisti naturali della cimice attivi sul territorio nazionale. In quell'occasione il Ministro ha spiegato che l'introduzione in Italia della vespa samurai e di altri insetti non autoctoni poteva avvenire solo per motivi di studio, essendovi un preciso divieto di introdurre - è questa la tematica che trattiamo oggi - sul territorio nazionale specie o popolazioni non autoctone (la cosiddetta direttiva habitat ). Al fine di approfondire la questione, tra novembre e dicembre 2018, la 9 a Commissione ha quindi avviato un ciclo di audizioni nell'ambito dell'affare assegnato, interpellando i competenti organismi scientifici, tra i quali il sopracitato Consiglio per la ricerca in agricoltura, la Fondazione Agrion e il Servizio fitosanitario nazionale. Tutti i soggetti auditi, e in particolare il Crea, hanno confermato in maniera unanime la sostanziale inefficacia nel controllo della cimice marmorata asiatica dell'utilizzo di prodotti chimici e di sistemi alternativi quali reti o trappole antinsetto poste sulle coltivazioni. La strategia ritenuta più efficace, all'esito degli studi e degli esperimenti condotti, è stata quindi individuata negli interventi di lotta biologica classica, utilizzando antagonisti naturali della cimice marmorata asiatica provenienti dalla sua area di origine, quindi l'estremo oriente, in particolare la Cina. Infatti, come detto in precedenza, gli antagonisti autoctoni già presenti in Italia non si sono dimostrati in grado di contrastare in maniera significativa questo insetto. Il Crea e gli altri organismi scientifici hanno quindi evidenziato le buone capacità di contenimento della cimice asiatica dimostrate in particolare dalla già citata vespa samurai. Malgrado il nome, questo insetto dell'ordine degli imenotteri, grande poco più di un millimetro, nulla ha a che vedere con le vere vespe e non presenta particolari controindicazioni (peraltro alcune varietà sono già state avvistate nel nostro Paese). Essa è in grado di contenere in maniera incisiva la diffusione della cimice, andando a parassitare le sue uova: in Cina riesce a raggiungere percentuali di parassitazione superiori al 70-80 per cento sulle uova della cimice asiatica. Pur in presenza di risultati positivi in laboratorio, il Crea non può tuttavia procedere alle necessarie sperimentazioni in campo a causa del già ricordato divieto di introduzione di specie non autoctone contenuto nella direttiva habitat , che in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è stata recepita in termini eccessivamente rigidi, privando così il nostro Paese di uno dei più importanti strumenti di contrasto alla diffusione di specie esotiche invasive, che si basa appunto sull'uso di antagonisti naturali. Tutti i soggetti auditi in 9 a Commissione hanno quindi concordemente sottolineato la necessità di eliminare il suddetto divieto attraverso una modifica dell'articolo 12 del regolamento, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, ricordando che tale questione si era posta già da molti anni e che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva già predisposto a tal fine uno schema di regolamento (sotto forma di decreto del Presidente della Repubblica), al momento ancora in attesa dell'approvazione definitiva. La Commissione ha poi ulteriormente approfondito il tema attraverso una specifica interrogazione rivolta al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per conoscere lo stato di avanzamento dell' iter di approvazione del suddetto decreto di modifica. Nella seduta della 9 a Commissione del 29 novembre 2018 è emerso che lo schema di decreto aveva acquisito i pareri della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano (in data 10 maggio 2018) e del Consiglio di Stato (in data 20 settembre 2018) e si stavano quindi concludendo le ultime verifiche tecniche ai fini della deliberazione definitiva del Consiglio dei ministri. Nel frattempo, l'urgenza della modifica della direttiva habitat è stata segnalata da più parti, anche in relazione ad altre questioni, ad esempio nell'indagine conoscitiva conclusa il 21 febbraio 2019 presso la Camera dei deputati sull'emergenza legata alla diffusione della Xylella fastidiosa, per consentire la lotta biologica come modalità di contrasto alla diffusione degli insetti vettori del batterio.