[pronunce]

Va preliminarmente rilevato che l'ordinanza di rimessione, adeguatamente motivata in punto di descrizione della fattispecie, è altresì correttamente argomentata anche in ordine alla rilevanza delle questioni e alla necessità di fare applicazione della disposizione sospettata di incostituzionalità; sicché sotto questo profilo le questioni sollevate sono ammissibili. Il rimettente ha, infatti, ritenuto di non poter concedere le circostanze attenuanti generiche, di cui all'art. 62-bis cod. pen. , e di dover riconoscere l'aumento della pena per la recidiva reiterata, specifica infraquinquennale, dando conto dei motivi per cui deve fare applicazione della cornice edittale di cui all'art. 625, primo comma, cod. pen. , che, quanto al minimo della pena pecuniaria della multa, ritiene irragionevole e non proporzionata. Egli ha correttamente richiamato la regola del cumulo giuridico di cui all'art. 63, quarto comma, cod. pen,, quale deroga al cumulo materiale degli aumenti di pena, in caso di concorrenza di più circostanze aggravanti, ritenendola utilizzabile anche per le circostanze aggravanti indipendenti, nelle quali rientra quella di cui all'art. 625, primo comma, cod. pen. , secondo la definizione rinvenibile nell'art. 69, quarto comma, cod. pen. ; e ha proceduto in tal senso benché il quarto comma dell'art. 63 cod. pen. non le indichi espressamente. Infatti, la concorrenza dell'aggravante in parola con l'ulteriore aggravante della recidiva reiterata specifica infraquinquennale &#8210; cosiddetta ad effetto speciale, in quanto comporta un aumento della pena superiore a un terzo (art. 63, terzo comma, cod. pen.) &#8210; fa sì che la pena debba essere determinata secondo la regola del cumulo giuridico, ai sensi del quarto comma dell'art. 63 cod. pen. , secondo cui se concorrono più circostanze aggravanti tra quelle a effetto speciale, si applica soltanto la pena stabilita per la circostanza più grave, con la possibilità per il giudice di aumentarla. E la circostanza più grave, nel caso di specie, è proprio quella di cui al primo comma dell'art. 625 cod. pen. , anziché la recidiva di cui all'art. 99, quarto comma, cod. pen. Così argomentando, il rimettente si è posto in linea con la giurisprudenza di legittimità secondo cui il criterio di calcolo di cui all'art. 63, comma quarto, cod. pen. «opera anche in caso di concorso tra circostanze aggravanti indipendenti e ad effetto speciale», diversamente determinandosi un trattamento sanzionatorio non conforme al principio di legalità ed irragionevolmente «più grave di quello applicabile in caso di concorso di più circostanze ad effetto speciale» (Corte di cassazione, sezione terza penale, sentenze 8 maggio-17 luglio 2019, n. 31293, e 8 luglio 2016-7 febbraio 2017, n. 5597). Inoltre, va evidenziato che l'intervento sostitutivo sollecitato dal rimettente, consistente nel chiedere a questa Corte di ripristinare la pena pecuniaria nell'ammontare minimo pari a euro 103, previsto dalla disposizione censurata prima della modifica da parte della legge n. 103 del 2017, è aspetto che attiene al possibile contenuto dell'invocata pronuncia additiva e, pertanto, non ridonda in un profilo di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, avendo il giudice a quo assolto all'onere di indicare il tertium comparationis, su cui fonda la censura di arbitrarietà e irragionevolezza della norma in esame (ex multis, sentenze n. 23 del 2016 e n. 81 del 2014). 4.&#8210; Le questioni sollevate devono, tuttavia, essere dichiarate inammissibili, in riferimento a entrambi i parametri evocati dal giudice rimettente, sotto il diverso profilo più avanti specificato. 4.1.&#8210; Giova innanzi tutto dare conto dell'evoluzione della norma censurata nel complessivo contesto normativo. La disposizione di cui all'art. 625 cod. pen. contempla le circostanze speciali del reato di furto e, fin dal testo originario del 1930, nei suoi due commi, ha stabilito un differenziato e crescente regime sanzionatorio, secondo che la condotta fosse aggravata da una soltanto delle plurime circostanze elencate nel primo comma della stessa disposizione ovvero risultasse aggravata da due o più circostanze previste sempre dal primo comma, o da una di tali circostanze insieme con altra tra quelle comuni, indicate dall'art. 61 cod. pen. (furto pluriaggravato). Le fattispecie in esame, sanzionate entrambe con la pena congiunta della reclusione e della multa, prima delle modifiche di cui all'art. 1 della legge n. 103 del 2017, si connotavano per una cornice edittale pienamente simmetrica: la fattispecie più grave era sanzionata in modo più severo, sia nella reclusione che nella multa, sia nel minimo che nel massimo. In particolare, il minimo della reclusione era triplicato (da un anno a tre anni) e il minimo della multa era raddoppiato (da lire 1.000 a lire 2.000). Anche nel massimo era previsto un trattamento significativamente più severo, sia in relazione alla misura della reclusione, pari a dieci anni nell'ipotesi pluriaggravata a fronte di sei anni per quella meno grave; sia con riguardo alla multa, pari a lire 15.000 nella prima ipotesi a fronte di lire 10.000 per la seconda. Tale situazione è rimasta inalterata per lungo tempo, anche se il legislatore è intervenuto a più riprese sia per incrementare il catalogo delle aggravanti del primo comma dell'art. 625 cod. pen. , sia, mediante l'art. 2 della legge 26 marzo 2001, n. 128 (Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini), per espungere dall'elenco due aggravanti, contestualmente trasformate negli autonomi delitti di furto in abitazione e furto con strappo, di cui all'art. 624-bis cod. pen. , rispettivamente, primo e secondo comma, anch'essi suscettibili di essere aggravati dalle stesse circostanze di cui all'art. 625 cod. pen. In tale contesto normativo parzialmente modificato, l'originaria simmetria tra primo e secondo comma dell'art. 625 cod. pen. è rimasta sostanzialmente immodificata, venendosi a fissare, da ultimo, in un trattamento sanzionatorio che puniva il furto monoaggravato con la «reclusione da uno a sei anni» e con «la multa da euro 103 a euro 1.032», e il furto pluriaggravato con la pena della reclusione «da tre anni e dieci anni» e la multa «da euro 206 a euro1.549». L'originaria simmetria delle cornici edittali &#8210; in cui alla fattispecie meno grave corrispondeva un trattamento sanzionatorio, nel minimo e nel massimo di entrambe le pene della reclusione e della multa, meno grave di quello stabilito per l'ipotesi pluriaggravata - è venuta meno per effetto delle modifiche apportate dall'art. 1 della legge n. 103 del 2017. 4.2.&#8210;