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È per questo che la NADEF presenta una previsione di flessione del PIL reale per il 2020 pari al -9 per cento, in rialzo rispetto al -8 per cento previsto dal DEF, ma prevede un rialzo più consistente per il 2021 rispetto al DEF (+5,1 per cento rispetto al +4,6 del DEF), a causa della previsione dell'impatto espansivo sulla crescita che verrà generato dalle misure di politica fiscale introdotte a maggio e ad agosto. La nuova previsione, inoltre, considera anche l'ipotesi di una gestione controllata dei focolai, che consentirà di non arrivare a un lockdown a livello nazionale, l'arrivo dei vaccini anti Covid-19 entro il primo trimestre del 2021 e una loro distribuzione su larga scala. Con questa ipotesi di base si prevede che si possa ritornare a un PIL pre-crisi nel 2023. Come è noto, l'Ufficio parlamentare di bilancio si deve esprimere sulla NADEF e in questo caso l'ha fatto con una lettera del 21 settembre, in cui ha validato queste previsioni, pur sottolineando la presenza di significativi rischi al ribasso sulla crescita reale del PIL. Il mercato del lavoro ha subìto una contrazione significativa nel 2020. L'intervento del Governo però, con le misure di estensione della possibilità di ricorso alla cassa integrazione e il divieto di licenziamento, hanno determinato una tenuta dei livelli occupazionali, portando la stima di riduzione dell'occupazione complessiva all'1,9 per cento su base annua. Si tenga presente che tale valore, riferito al secondo trimestre 2020 (sempre su base annua), era pari al 3,6 per cento; quindi l'impatto delle misure messe in atto è stato efficace. Secondo gli ultimi dati Istat (ottobre 2020) ad agosto continua però la crescita dell'occupazione, con una percentuale molto più forte fra i minori di trentacinque anni. Dal punto di vista del quadro macroeconomico programmatico, la NADEF tiene conto degli interventi straordinari per il sostegno e il rilancio dell'economia che il Governo intende portare avanti col PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), nell'ambito della procedura per l'accesso ai fondi stanziati con il programma Next generation EU, dotato di 750 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. La manovra di finanza pubblica per il 2021-2023 punterà a sostenere la ripresa dell'economia, con un'ulteriore spinta fiscale nel 2021, che si andrà riducendo nel 2022, per poi puntare a un significativo miglioramento del saldo di bilancio nel 2023. I principali obiettivi della politica di bilancio possono essere così riassunti. A breve, sostenere i lavoratori e i settori produttivi più colpiti dalla pandemia, fintanto che perdurerà la crisi da Covid-19. Poi, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica, valorizzare appieno le risorse messe a disposizione dal Next generation EU per realizzare un ampio programma di investimenti e riforme, di portata e profondità tali da portare l'economia su un sentiero di crescita sostenuta ed equilibrata. Rafforzare gli interventi a sostegno della ripresa nel Mezzogiorno e nelle aree interne, per migliorare la coesione territoriale ed evitare che la crisi da Covid-19 accentui le disparità fra le diverse aree del Paese. Attuare un'ampia riforma fiscale che migliori l'equità, l'efficienza e la trasparenza del sistema tributario, riducendo anche il carico fiscale sui redditi medio-bassi, coordinandola con l'introduzione di un assegno unico universale per i figli. Assicurare un miglioramento qualitativo della finanza pubblica, spostando risorse verso gli utilizzi più opportuni a garantire un miglioramento del benessere dei cittadini e dell'equità e della produttività dell'economia, ipotizzando che la crisi sia gradualmente superata nei prossimi due anni. Ricondurre l'indebitamento netto della pubblica amministrazione verso livelli compatibili con una continua e significativa riduzione del rapporto debito-PIL. In termini di ambiti principali, nella Nota si prevedono il rifinanziamento delle cosiddette politiche invariate non coperte dalla legislazione vigente (per esempio missioni di pace, rifinanziamenti di alcuni fondi d'investimento, fondo crisi d'impresa); il completamento del finanziamento del taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente (i cosiddetti 100 euro); il finanziamento del taglio contributivo al Sud, già introdotto dal decreto-legge agosto, limitatamente alla seconda metà del 2020; l'introduzione di un'ampia riforma fiscale, che il Governo attuerà sulla base di una legge delega, parte integrante del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e dei relativi obiettivi intermedi. La riforma si raccorderà all'introduzione dell'assegno unico e universale per i figli. Si prevedono inoltre il pieno utilizzo delle sovvenzioni e dei prestiti previsti dal Next generation EU per incrementare gli investimenti pubblici e aumentare le risorse per la ricerca, formazione, digitalizzazione e riconversione dell'economia in chiave di sostenibilità ambientale. Il nuovo obiettivo programmatico del 2021 risulta pertanto superiore rispetto al livello di indebitamento netto autorizzato dal Parlamento con approvazione dell'ultima relazione del 22 luglio. Lo scenario previsionale della NADEF tiene conto non solo dei decreti-legge cosiddetti cura Italia e liquidità adottati a marzo e aprile e già considerati dal DEF, ma anche dell'impatto dei decreti-legge nn. 34 e 104 del 2020, adottati dopo quel documento programmatico. La NADEF 2020 reca altresì l'aggiornamento del quadro programmatico di finanza pubblica per il periodo 2021-2023, in particolare per il percorso di avvicinamento all'obiettivo di medio periodo. Infatti, l'articolo 6 della legge n. 243 del 2012 prevede che eventuali scostamenti temporali dal saldo strutturale e dall'obiettivo programmatico siano consentiti in caso di eventi eccezionali e previa autorizzazione approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta dei componenti, indicando nel contempo il piano di rientro rispetto all'obiettivo di medio termine. Il comma 5 stabilisce anche che il piano di rientro possa essere aggiornato al verificarsi di ulteriori eventi eccezionali, ovvero qualora, in relazione all'andamento del ciclo economico, il Governo intenda apportarvi modifiche. Si ricorda che la Commissione europea ha deciso l'applicazione della cosiddetta general escape clause per l'anno in corso per assicurare agli Stati membri il necessario spazio di manovra nell'ambito del proprio bilancio per il sostenimento delle spese sanitarie necessarie ad affrontare l'emergenza epidemica e delle misure per contrastare gli effetti recessivi sull'economia europea della diffusione del Covid-19. Questo permette agli Stati di deviare temporaneamente dal percorso di aggiustamento, ma non sospende l'applicazione del patto di stabilità e crescita né le procedure del semestre europeo in materia di sorveglianza fiscale. Gli obiettivi dell'indebitamento netto sono fissati pertanto a -7 per cento nel 2021, -4,7 per cento del 2022 e -3 per cento nel 2023. Per gli anni seguenti si prefigura un ulteriore significativo miglioramento del saldo di bilancio, tale da assicurare una riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL in tutti gli anni della previsione.