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A nostro giudizio, anche per la sempre più numerosa presenza di studenti di origine straniera, una didattica dell'educazione civica deve pure saper trasmettere, come tutte le materie umanistiche, un senso profondo di italianità, di rispetto e di adesione al nostro modello di società e di ordinamento civile. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . In questo senso ci piace pensare ad una didattica che abbia a cuore non solo l'educazione civica, ma anche e propriamente una trasmissione di civiltà italiana, nella sua formidabile grandezza. Naturalmente, nel rispetto delle linee guida per l'educazione globale, riteniamo che l'educazione civica serva ad una causa generale, sociale e democratica, in quanto contribuisce allo sviluppo di abitudini e valori propri dell'ambito morale, come impegno, ordine, responsabilità, rispetto e solidarietà, per sviluppare una adeguatezza positiva all'interno di una società pluralistica, in continuo cambiamento. Siamo però altresì determinati anche a dare una direzione tecnica, e non solo genericamente etica, a tale insegnamento, assunto come necessario che i giovani abbiano le conoscenze e competenze basilari relative al sistema economico, imprenditoriale e finanziario per essere pienamente cittadini della propria comunità di riferimento e per promuovere fino in fondo il loro talento di oggi che sarà il primato italiano di domani. Elementi di educazione ambientale, educazione stradale, educazione sanitaria, educazione alimentare, un approfondimento sulla Costituzione italiana e sulle regole primarie di civile convivenza potranno, complessivamente, essere utili ad un percorso formativo delle più giovani età, mentre sempre più necessaria ci appare una didattica attiva e peculiare di diritto e economia man mano che lo studente cresce e si prepara alle sfide della vita. Complessivamente, dal punto di vista politico, si esprime un compiacimento per la contribuzione che tutte le forze parlamentari abbiano inteso offrire a questo dibattito, in un auspicato impegno comune per tracciare un intervento che sappia trovare il migliore equilibrio fra i temi della coesione, della partecipazione, della sussidiarietà con quelli del rigore, della legalità e del rispetto del nostro ordinamento giuridico e civile, fino ad una vera offerta formativa in termini di preparazione giuridico-economica. Per questi motivi, il Gruppo parlamentare della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione esprime convintamente il proprio parere favorevole al disegno di legge. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . CANGINI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, premetto che il Gruppo Forza Italia voterà a favore di questa legge, condividendone i fini, pur deprecando il fatto che non un solo euro sia stato stanziato a coronare e rendere concreti gli obiettivi che il disegno di legge si prefissa, il fatto che non un'ora aggiuntiva sia stata introdotta per l'educazione civica e il fatto che, ancora una volta, questo ramo del Parlamento sia stato marginalizzato dal processo legislativo e tutti quanti noi - lo dico rivolgendomi soprattutto ai colleghi della maggioranza - non siamo stati minimamente messi nelle condizioni di esercitare il nostro diritto-dovere di incidere sulle leggi, possibilmente per migliorarle. Detto questo, mi interessa notare come in 7 a Commissione qui al Senato ieri si siano imposte con forza due questioni significative dalle quali dipendono l'esito, la sostanza e la qualità non solo di questo provvedimento, ma dell'intero processo legislativo di questo Parlamento. Le due questioni sono l'articolo 81 della Costituzione e il ruolo e la funzione della Ragioneria generale dello Stato. L'articolo 81 della Costituzione - lo sappiamo tutti - è quello che, in ottemperanza al famigerato fiscal compact , impone non il pareggio, ma l'equilibrio di bilancio tra spese ed entrate di uno Stato e che quindi vincola fortemente i margini di autonomia di qualsiasi Governo. Lo abbiamo in Costituzione, quindi il vincolo è massimo. Altri Paesi hanno ritenuto di non metterlo in Costituzione, persino l'Unione europea ha ritenuto di non vincolarsi in maniera così ferrea. Si può quindi mettere in discussione e ragionare sull'opportunità di rivedere questo articolo della Costituzione. Il vice premier Salvini e il vice premier Di Maio lo hanno fatto con grande passione - per usare un eufemismo - negli scorsi mesi ed anni. Pende alla Camera un progetto di legge per abrogare l'articolo 81 della Costituzione, nel cosiddetto contratto di Governo stretto tra la Lega e il MoVimento 5 Stelle si sostiene la necessità di un adeguamento dell'articolo 81 della Costituzione. Che quello sia un male, quindi, non c'è dubbio; sorprende che, nell'arco di questo primo anno di legislatura, questi obiettivi riformisti si siano evidentemente inabissati nel cuore e nella prassi della maggioranza. L'altra questione riguarda la Ragioneria generale dello Stato: tutti ricordiamo ancora le violenti polemiche del vice presidente del Consiglio Di Maio contro l'allora ragioniere generale dello Stato Franco e la famigerata questione, che probabilmente resterà nella memoria di chi segue i lavori del Parlamento e legge i giornali, sulla «manina» della Ragioneria, che forse avrebbe alterato i conti del decreto-legge dignità. Ricordiamo che in quest'Aula - non è passato molto tempo, in fondo: era febbraio - il capogruppo della Lega, senatore Romeo, e il capogruppo del MoVimento 5 Stelle, senatore Patuanelli, hanno difeso con forza il profondo, complesso e non banale principio del primato della politica, contrapponendosi a quello che, secondo loro, era lo strapotere della Ragioneria generale dello Stato. Molti anni fa, quando ancora non si parlava del ruolo dei tecnici rispetto ai politici, feci un'inchiesta su questo tema, suggestionato dai racconti di un senatore che stimavo molto, il cui nome mi fa piacere torni a riecheggiare in quest'Aula: si chiamava Altero Matteoli; ce lo ricordiamo tutti, credo. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Matteoli, che era un Ministro nato, aveva senso delle istituzioni, grande esperienza parlamentare e un sincero attaccamento al bene comune e all'interesse nazionale, lamentava il fatto che persino uno con la sua sostanza ed esperienza, da Ministro, faticasse quotidianamente a contenere la presunzione della Ragioneria generale dello Stato. Questa infatti non solo svolge la propria funzione - essenziale per chi crede nello Stato di diritto, nella separazione dei poteri e nella necessità di bilanciamenti - ma alle volte rischia di credere di averne una d'indirizzo politico, cosa che evidentemente non va bene. Si può parlare quindi anche della funzione della Ragioneria generale dello Stato. Potete capire che, con queste premesse, grandi sono stati il mio e il nostro stupore nell'osservare ieri in 7ª Commissione che buona parte degli emendamenti proposti dalle opposizioni era stata dichiarata inammissibile perché - udite, udite - la Ragioneria generale dello Stato li aveva dichiarati tali. Per quale motivo? A suo giudizio, contravvenivano all'articolo 81 della Costituzione. Non si trattava di emendamenti che prevedevano spese per lo Stato: