[resaula]

Basta con i comitati del no, che dicono no persino alla realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile. Bisogna invece potenziare la formazione e le competenze per governare l'innovazione, per informare correttamente i cittadini, per superare ogni sindrome Nimby ( not in my backyard ) che crea l'ossimoro di volere fortemente la sostenibilità, ma sempre lontano dalla propria visuale e possibilmente non durante il proprio mandato, se si tratta di sindaci. (Applausi) . A tal proposito, facciamo correre la ricerca sul nucleare pulito, insegnando la differenza tra fissione e fusione, ricordando che non abbassiamo le tasse anche perché siamo già in infrazione per tutto ciò che non stiamo realizzando, in primis un deposito unico nucleare, che ci consentirebbe di evitare di trasportare i rifiuti. Non bisogna dunque avere paura, bisogna dare innanzitutto risposte a famiglie e imprese, bisogna preoccuparsi prima di farle sopravvivere, per poi poterle far decollare e andare avanti. Oggi ci sono emergenze, che bisogna risolvere subito, a partire dal caro bollette e dal costo dei carburanti, per cui metà del prezzo deriva dal prelievo fiscale, che sta mettendo in ginocchio l'autotrasporto. Togliere le accise è un investimento, non è una mancata entrata, perché ribadisco che, se si ferma l'autotrasporto, si ferma il Paese. Oggi il problema dei rifiuti non è più tanto quello di come conferirli e di come smaltirli, ma di quanto costa trasportarli. Non è più tempo di sbagliare, non è più tempo di dire no, ma è il tempo di lavorare sodo, usando le competenze, sostenendo l'innovazione, senza paura e senza barriere ideologiche. Pensiamo solo a quello che succede a Porto Empedocle, dove la soprintendenza oggi - ora, adesso! - ferma la realizzazione di un rigassificatore, proprio in questo momento storico in cui invece bisognerebbe imparare e capire che dobbiamo modificare il modo di guardare i nostri orizzonti. (Applausi) . Penso ancora al fatto che abbiamo 35 miliardi di euro di investimenti bloccati sulle rinnovabili, proprio perché per ottenere un'autorizzazione ci vogliono dai due ai cinque anni e quindi non è una cosa plausibile. Per questi motivi il Gruppo Forza Italia comincia col dire sì al decreto-legge in esame, esprimendo convintamente il proprio voto favorevole perché, consapevoli della responsabilità politica che ci siamo assunti, vogliamo diventare forti e determinati costruttori di futuro. (Applausi) . PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, a scuola mi hanno insegnato che, cambiando l'ordine dei fattori, il risultato non cambia. Memore di quell'insegnamento - ahimè non recente - inverto il consueto andamento della dichiarazione di voto, anticipando all'inizio che il voto del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sarà favorevole. Questa inversione non dipende da desiderio di originalità o voglia di distinguermi in qualche modo, quanto piuttosto dalla determinazione di dare comunque un contributo alla conversione del decreto-legge in esame. La necessità di convertirlo entro il prossimo 30 aprile ha contratto i termini al punto tale che siamo arrivati in Aula senza relatore e senza la possibilità di migliorare il testo del provvedimento mediante la presentazione di emendamenti e tutti gli altri atti che di solito rientrano nelle prerogative di un parlamentare. Sia chiaro: non mi sto lamentando di questo. In passato ho sostenuto che non è il Parlamento italiano che può determinare l'andamento delle materie prime a livello mondiale, né decidere l'andamento dei mercati. L'unico elemento parzialmente in nostro controllo è il tempo, che però è fondamentale, perché ci consentirebbe di evitare che un provvedimento giusto e opportuno non sia efficace in quanto non tempestivo. Pertanto, plaudo alla tempestività dell'intervento ed evidenzio che la contrazione dei tempi è un elemento oggettivo imprescindibile. Sarebbe imperdonabile se questo decreto perdesse efficacia, quindi prendo atto dell'impossibilità di procedere diversamente e accetto il fatto che quest'Assise non potrà contribuire al miglioramento del provvedimento. Al contempo, però, desidero lasciare una traccia di quello che avremmo potuto fare per migliorare il provvedimento, che è indiscutibilmente necessario. Qualche collega ha censurato il presunto abuso della decretazione d'urgenza da parte del Governo, mentre in questo caso credo che nessuno potrebbe discutere in merito alla sussistenza di tutti i requisiti di necessità ed urgenza. Vorrei però andare oltre questa riflessione ed evidenziare che effettivamente - sì - tutti i requisiti sussistono, ma non avrebbero dovuto. L'Italia è stata anche la quarta economia mondiale, grazie - in parte o in gran parte - alla sua attività manifatturiera. Quella che è stata la quarta economia mondiale - e che comunque è una delle principali economie mondiali - non può e non deve farsi trovare impreparata di fronte a un'emergenza come questa. Serviva programmazione ed evitare di dover improvvisare, come purtroppo è stato fatto. Infatti, quando si improvvisa, si rischia di perseguire un sogno, ma non si realizza un obiettivo. In passato, sempre da questo scranno, ho evidenziato la differenza tra un obiettivo e un sogno: il sogno è intangibile (quello di andare sulla luna possiamo averlo tutti), ma non è concreto, mentre l'obiettivo è concreto, perché monitorabile, programmabile e scaglionato in fasi che possono essere attuate progressivamente e verificate nella loro attuazione. Qualche collega, anche in questa discussione, ha evidenziato la necessità di avere solo fonti rinnovabili. Quello è un bel sogno, che condivido, ma è - appunto - tale. Facciamo un parallelo e immaginiamo se il sogno di una mobilità interamente elettrica venisse attuato subito. Che cosa succederebbe, se tutto il nostro parco di autovetture circolanti divenisse domani elettrico? Immaginiamo un esodo di agosto normale, con file interminabili e la Protezione civile che spesso deve intervenire, rapportato a quello che sarebbe se tutte le macchine fossero elettriche. Ai normali e consueti elementi patologici che determinano quella situazione dovremmo infatti aggiungere una minore autonomia e un maggior tempo di ricarica dei mezzi, che mediamente supera la mezz'ora (se adesso servono cinque minuti per fare un pieno di benzina, per ricaricare per intero una macchina elettrica serve più di mezz'ora). Non dobbiamo quindi perseguire sogni, altrimenti rischiamo di rinnovare quell'errore che in passato ha fatto sì che scelte fondamentali per la nostra economia e per il nostro Paese venissero accantonate. Alcuni colleghi hanno ricordato il nucleare, ne potremmo ricordare tante altre, ma non è questo il momento. Quello che voglio evidenziare è che serve recuperare la visione non dico generazionale, com'era una volta, per cui si avviavano delle opere, pur sapendo che non se ne sarebbe visto il completamento, però quantomeno una programmazione di medio periodo: