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Un ulteriore passaggio lo vorrei fare anche sul piano Industria 4.0, una norma voluta dalla Comunità europea, contenuta nella legge n. 190 del 2014, che permette alle aziende che investono, che fanno ricerca e che vanno a migliorare il loro sistema produttivo, di ottenere un credito d'imposta del 50 per cento. Si tratta di una misura sicuramente importante, ma che è stata ritagliata solo sulle grandi aziende, sempre a discapito di quelle più piccole. Questo, secondo me, è un peccato, perché sappiamo che nel nostro Paese le tasse le pagano soprattutto il medio e il piccolo, che rappresentano circa il 95 per cento di quello che versano gli italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Dobbiamo avere un occhio di riguardo per le piccole e medie aziende. Credo che il Governo debba fare sua una frase in materia di tasse che è scritta nel programma di Governo e della Lega-Salvini Premier: pagare tutti per pagare meno. Questo oggi è uno slogan scritto su un programma, ma chiedo al Ministro e al nostro Governo di farlo diventare azione di Governo. Solo aiutando le piccole e medie aziende, solo aiutando i nostri agricoltori che si alzano alle cinque del mattino (Applausi dal Gruppo L-SP) , solo aiutando i negozianti che tutti i giorni tirano su la clèr e fanno una fatica bestiale, solo aiutando gli imprenditori che, davanti alla scelta tra pagare lo stipendio ai propri dipendenti e pagare le tasse, hanno guardato in faccia i loro operai e il loro Stato, che è uno Stato vessatore, ed hanno preferito pagare i loro operai con le loro famiglie, per mandare avanti le famiglie, e questo li ha messi in una grossa difficoltà; ebbene, solo così daremo una mano a chi veramente potrebbe far ripartire questo Paese. (Applausi dai Gruppi LS-P e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, la discussione sul DEF 2018 ci porta a fare considerazioni di carattere generale, che sono già state ampiamente illustrate negli interventi che mi hanno preceduto, le quali sostanzialmente descrivono un quadro economico-finanziario in crescita, anche se debole. Ciò mette il nostro Paese in condizione di poter sperare, con politiche economiche attente e, a mio giudizio, moderate, di accompagnare la crescita verso livelli più sicuri e consolidare così la nostra economia. Certo, il Documento di economia e finanza è a legislazione vigente, redatto da un Governo che ormai fa parte della storia di questo Paese e necessita quindi di un aggiornamento da parte del nuovo Esecutivo. Ne approfitto allora, in questo mio breve intervento, per fare una seconda considerazione che riguarda i rapporti economico-finanziari tra lo Stato e le Regioni a statuto speciale. Il nostro Gruppo ha un core business ben preciso, quello di rappresentare questa parte specifica del territorio del Paese, sede di minoranze linguistiche, quindi abbiamo la necessità di concentrarci sulle problematiche dei nostri territori. Lo faccio perché i rapporti economico-finanziari costituiscono un punto molto delicato, che negli ultimi anni ha rappresentato motivo di forti contenziosi tra l'amministrazione centrale, Ministero dell'economia e delle finanze, e le amministrazioni delle nostre Regioni a statuto speciale, tanto da chiamare in causa, purtroppo, molto sovente la Corte costituzionale per dirimere dubbi su posizioni sovente opposte: ricordo, in particolare, il periodo 2011-2012, quando le Regioni a statuto speciale, come anche le altre, hanno recepito le normative volte alla compartecipazione al risanamento dello Stato. Noi specialità alpine abbiamo contribuito in modo leale, ma a conti fatti le richieste hanno superato abbondantemente le possibilità economiche della mia Regione, la Valle d'Aosta, tant'è vero che il nostro caso ha portato alla riduzione di più di un terzo (a volte quasi della metà) del bilancio regionale nel giro di otto anni. Credo quindi che ci sia la necessità di affrontare in modo deciso questo aspetto, per ridurre i forti contenziosi purtroppo ancora in essere tra il Ministero dell'economia e delle finanze e le Regioni a statuto speciale. Avviandomi alla conclusione, chiediamo al nuovo Esecutivo che nella costruzione della prossima legge di bilancio si tenga conto anche di questi nuovi rapporti economico-finanziari tra le Regioni a statuto speciale e lo Stato. Devo dire onestamente che con i Governi della scorsa legislatura è stato iniziato un percorso che ha portato risultati importanti dal punto di vista del recupero di risorse; tuttavia, come ho detto prima, sono ancora in essere rapporti difficili e contenziosi che spero questo Governo voglia affrontare. Dico questo anche perché, se è vero che il tema delle coperture economiche dei punti di programma di maggioranza sarà la parte più impegnativa e delicata della prossima legge di bilancio, non vorrei che anche questa volta le autonomie speciali rappresentassero una buona carta di credito, sicura, per individuare una buona parte delle risorse finanziarie. Gli statuti speciali sono norme di rango costituzionale, non privilegi; noi ci siamo sempre comportati in modo leale e quindi pretendiamo e chiediamo rispetto. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, viviamo un momento storico di grande discontinuità che richiede visione a chi deve formulare proposte strategiche. Venticinque anni fa il mondo era molto diverso da quello attuale: la globalizzazione era appena iniziata e anche Internet era ai suoi albori, l'Unione europea era assai diversa da oggi, la Cina era ancora un Paese povero, come più povera era in generale la popolazione mondiale. Guardando al presente, la digitalizzazione sta producendo un totale cambiamento della società, valorizzando comunicazioni, scambi e modalità di promozione. Per alcuni aspetti l'epoca che stiamo vivendo è simile al Rinascimento, quando cambiamenti e innovazioni che scaturirono da una profonda crisi furono precursori della modernità. Come allora l'Italia fu il motore del cambiamento, anche oggi il nostro Paese potrebbe nuovamente assumere, in alcuni settori, un ruolo guida non solo per l'Europa, ma per il mondo. Da diversi giorni stiamo sentendo parlare dei temi dell'immigrazione, sui quali il ministro Salvini ha sicuramente assunto una posizione decisa che ha fatto sentire in maniera forte la voce dell'Italia, tuttavia i problemi del nostro Paese sono molti altri, così come ci ha illustrato il Presidente del Consiglio nel suo discorso del 5 giugno.