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Infatti, in questi venticinque anni di crisi democratica, in cui si è consumata la cosiddetta Seconda Repubblica, l'antipolitica è stato il nutrimento del berlusconismo, del leghismo e del grillismo alla stessa maniera. E c'è un nesso tra antipolitica e neoliberismo, che non a caso sono cresciuti insieme in questi anni. Se la nostra società è debole, è perché i grandi soggetti della rappresentanza che la tenevano insieme, forze sociali e partiti popolari, oggi di fatto non esistono più e noi diciamo che è urgentissimo, vitale, rifondarli. Non lo dico solo per il mio pensiero, qui c'è il monito dei Costituenti, che hanno assegnato ai partiti la funzione civica di organizzare la democrazia (l'articolo 49), di costruire forme partecipative rinnovate, capaci di connettere sempre politica, istituzioni e società. Guai a spezzare questo legame, come voi state facendo. Guai per tutti! Questo è il punto. Qui sta il tema del numero dei parlamentari che serve per dare voce ai cittadini, ai territori, soprattutto a quelli periferici, alle istanze sociali, soprattutto quelle più deboli. Si possono ridurre i parlamentari, ma se trasformiamo il Senato in una camera dei Comuni, dei territori, delle garanzie, allora sì, ha un senso, perché siamo in un'ottica per dare nuova linfa e funzione al parlamentarismo. Ma non è ciò che voi volete fare e che state facendo: voi tagliate via i parlamentari come si taglia un cencio vecchio e questo è inammissibile! (Applausi dal Gruppo PD) . Alimentando e dando ragione alla menzogna di chi dice che il Parlamento non serve. È facile dire che costa troppo, è un giochino troppo facile, signori del Governo, e sconsiderato, perché se la democrazia costa troppo, provate a ricordare quanto costa e quanto ci è costata la dittatura in questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . Ogni taglio che fate a una voce è una voce in meno a rappresentare i cittadini, che qui, attraverso di noi, è la voce di lavoratori, di categorie, di Comuni. Ogni volta che varchiamo la soglia di quest'Aula e chiediamo la parola, ci sforziamo di rappresentare istanze, comunità. Voi invece volete allontanare quei cittadini e quelle istanze, perché laddove oggi un collegio si compone di 500.000 elettori, domani si comporrà di un milione di elettori e sarà impossibile conoscerli, parlarci, ascoltarli, fare politica, costruire insieme partecipazione. Togliete voce ai cittadini, a un territorio come il nostro, fatto da piccoli Comuni di entroterra; voi togliete voce. Il vostro è l'inganno di chi dice che diminuisce le poltrone, ma in realtà diminuirà il numero delle persone che si impegneranno in politica per emanciparsi. Lo state facendo: colpite la democrazia e il Parlamento in un crescendo di continua espropriazione; avete imposto la fiducia sulla legge di bilancio, impedendo di votare emendamento per emendamento, continuate a fare un uso abnorme dei decreti-legge di urgenza che impediscono di discutere, della fiducia che strozza il dibattito, introducete un referendum propositivo che rischia di dare a una minoranza il potere di scardinare il Parlamento. Signori del Governo, il Parlamento è la democrazia e la democrazia rappresentativa è l'unica forma liberale. Lo dice l'articolo 1 della nostra Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Qui c'è l'essenza dello Stato di diritto e lei signor Ministro - che non è qui neanche oggi, quando si discute di riforma costituzionale, si riconosce in questa formula? Vorremmo saperlo, perché lì è scritta l'essenza della democrazia rappresentativa. Vorremmo sapere delle dichiarazioni rilasciate alla stampa da Casaleggio, che, attraverso la piattaforma Rousseau, è il dominus del principale partito di questo Governo, il quale ha detto testualmente che il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile; ha detto che tra qualche lustro il Parlamento non sarà più necessario. Ma come? Per noi sono affermazioni non solo pericolose, ma eversive, perché mettono in discussione le fondamenta della democrazia nel nostro Paese, come sancita dalla Costituzione (articolo 55 e seguenti). E cosa pensa il Ministro delle parole di Grillo, fondatore e garante del suo movimento, che ha detto testualmente che la democrazia è superata e deve essere sostituita con qualcos'altro, magari con un'estrazione a sorte? Ministro Fraccaro, vogliamo sapere cosa ne pensa, perché lei ha giurato sulla Costituzione e queste affermazioni sono contro la nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . Senatore Calderoli, vogliamo sapere cosa lei ne pensa, perché presupporre la fine del Parlamento significa presupporre la fine della democrazia rappresentativa e dunque della democrazia stessa, perché non possono esistere democrazie senza Parlamenti; perché cancellare la rappresentanza porta dispotismo e totalitarismo, e noi italiani abbiamo già pagato amaramente. Basta con gli inganni della favola della democrazia digitale diretta: la Rete, i social network non possono sostituire la democrazia, perché sono uno strumento non libero ma ferocemente controllato da gestori privati, che lo indirizzano attraverso algoritmi che ci condizionano tutti nei comportamenti, nel voto; sono uno strumento che porta a una degenerazione plebiscitaria. Presidente, concludo dicendo che servirebbe subito una legge sulla neutralità della Rete e contro il conflitto di interessi, di cui il rapporto tra l'imprenditore Casaleggio e il MoVimento 5 Stelle è un emblema inquietante, un caso di partito-azienda all'ennesima potenza. (Applausi dal Gruppo PD) . Il Paese ha bisogno di riforme, ma non queste. PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. VERDUCCI (PD) . Presidente, mi faccia concludere su un tema così importante. Se ci saranno riforme serie, se ci vorremo confrontare seriamente, noi ci saremo; ma non saremo mai complici di chi, invece, vuole umiliare il Parlamento e la democrazia. Noi non saremo complici. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, perché questo provvedimento? Perché si vuole ridurre il numero dei parlamentari? Nelle relazioni sono indicati i vari motivi. Essenzialmente, si parla di aumentare l'efficienza, aumentare la produttività, razionalizzare la spesa pubblica e rendere meno rissoso il nostro Parlamento. Allo stesso modo, viene da chiedersi perché i Padri costituenti, nel 1948, abbiano previsto questa struttura, questa architettura istituzionale, dettando una Costituzione che ha dato libertà ai cittadini, dopo il periodo terribile della Guerra mondiale, ma avendo anche l'equilibrio, in quel momento, di tenere conto di ciò che c'era di buono nel periodo precedente, che si poteva ritenere sconfitto e rispetto al quale bisognava cambiare.