[resaula]

Tesori d'arte italiana nel Museo nazionale di Belgrado" (Bologna, 28 novembre 2014-13 febbraio 2015), con l'ipotesi di reato di violazione dell'art. 648- ter del Codice penale, in base alla quale nel 2015 aveva chiesto il sequestro preventivo dei dipinti, negato da Belgrado a distanza di oltre un anno con motivazioni giuridicamente infondate, la Procura di Bologna emise, a settembre 2017, una nuova rogatoria internazionale, ma con una diversa motivazione: contestandone, cioè, l'illecita esportazione ai sensi della legge n. 1089 del 1939. Anche il Ministero degli affari esteri si disse allora impegnato nella trattativa con la Serbia (si veda "Farnesina in campo e confisca per gli otto capolavori in Serbia" su "st.ilsole24ore.com"); a fine 2018, le tre esperte d'arte italiane mandate a processo per avere organizzato la mostra del 2014 sono state assolte, ma il GUP ha disposto la confisca degli otto quadri (si veda "Farnesina in campo e confisca per gli otto capolavori in Serbia" su "rainews.it"); valutato che a gennaio 2020, i media riferivano di trattative del Ministero della cultura italiano svolte durante il 2019 e ancora in corso ("Le opere acquistate illegalmente o rubate che l'Italia chiede indietro" su "lettera43.it"), dopodiché sul caso sembra essere nuovamente calato il silenzio, senza che sia giunto a soluzione, si chiede di sapere a che punto si trovi e quali ostacoli incontri tuttora la trattativa che impegna l'autorità giudiziaria e la diplomazia culturale italiane per il rientro da Belgrado degli otto capolavori d'arte esportati illegalmente dai nazisti nel 1943. Atto n. 4-07382 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Ai Ministri della cultura e dell'istruzione Premesso che in un recente atto di sindacato ispettivo firmato dell'odierna prima interrogante (4-07350) si contestava al ministro Franceschini l'indirizzo politico che consente al neo-direttore del "Museo delle civiltà", Andrea Viliani, cavalcando in modo spregiudicato l'afflato internazionale alla decolonizzazione (che già negli anni '70 aveva indotto alla chiusura del Museo Coloniale, nato nel 1923), di guidare a mo' di "pifferaio di Hamelin" il viaggio degli allestimenti storici degli altri quattro Istituti accorpati dal 2017 nel MUCIV verso l'accantonamento, tra due ali di plaudenti operatori dell'informazione, per fare posto al contemporaneo e ai suoi guru , nonostante che il "Codice Urbani" tuttora non contempli le opere con meno di settant'anni tra i beni culturali e la loro presenza in quei musei, soprattutto a discapito dei relativi contenuti, non abbia tecnicamente ragion d'essere; considerato che: come ha stigmatizzato il 14 febbraio 2022 il professore Tomaso Montanari in un articolo su "Il Fatto Quotidiano" (si veda "Il museo del nazi-fascismo e il ministro Franceschini" su "ilfattoquotidiano.it"), in contraddizione con quanto sopra, il Ministero di Franceschini riconosce e dal 2020 annovera tra i luoghi della cultura italiani censiti sul suo portale web quel "Museo sacrario del Reggimento Giovani Fascisti - Africa settentrionale 1940/1943" che fu aperto a Ponti sul Mincio (Mantova) nel 1962 grazie al lascito ai reduci della battaglia di Bir el Gobi (3-5 dicembre 1941) della cascina "Piccola Caprera" e dei terreni circostanti da parte del comandante del I Battaglione: Fulvio Balisti (1890-1959) (si veda "Museo sacrario reggimento "Giovani Fascisti" Africa settentrionale 1940/1943" su "beniculturali.it"); alla voce "Descrizione", il museo si rivela articolato in tre sale e dotato, nel piazzale esterno, di una "erta del ricordo" che "raccoglie i cippi dei reparti dimenticati, primo fra tutti quello delle nostre fedeli truppe Coloniali e quelle della Repubblica Sociale Italiana". La scheda, pubblicata dal Ministero il 14 aprile 2020 e aggiornata da ultimo il 4 agosto successivo, non è firmata e la voce "Responsabile" risulta vuota. Sono segnalati i contatti telefonico e di posta elettronica del museo, che apre le sue porte solo su richiesta, nonché il link del sito web "Piccola Caprera", che include il calendario delle iniziative organizzate da e nella struttura, spesso teatro di raduni nazionali e internazionali di ex combattenti, nonché ( fama est ) solido punto di riferimento per fascisti e neofascisti; si tace, sul sito del Ministero, il fatto che nell'immobile ha sede, dal 1995, in quanto beneficiaria del lascito del Balisti e organizzata in società cooperativa a responsabilità limitata per poterlo gestire, l'Associazione nazionale volontari "Bir el Gobi (Bersaglieri d'Africa)", costituita a Firenze nel 1952, alla quale il Ministero della difesa negò la partecipazione al primo pellegrinaggio ad El Alamein, nel 1954, e che per prima, nel 1956, partecipò al raduno dell'Africa Korps (si veda "www.antico.toscana.it/pcaprera.html"). Nel 1962, peraltro, con atto autorizzato l'anno precedente dal Comune, le salme di Balisti e della moglie furono traslate alla "Piccola Caprera", definita "un'oasi di italianità aperta a tutti", diventando il fulcro del cimitero dei volontari-reduci di quella battaglia, con associato monumento alle truppe coloniali; il portale turistico del Comune di Ponte sul Mincio si premura invece di informare che l'istituto pubblicizzato come Museo Reggimentale "La Piccola Caprera", altrimenti definito "Museo reggimentale Rgt. Vol. GG.FF. ", è stato riconosciuto dall'Assessorato regionale alla Trasparenza e Cultura con atto dell'8 novembre 1999 e che "risponde anche ai contenuti della definizione di Museo che l'ICOM ha dato"; "Sacrario Militare e Museo tematico sulla Campagna (1940/1943) dell'Africa Settentrionale durante la II Guerra Mondiale" è poi la definizione presente sul sito del Fondo Ambiente Italiano (FAI) in relazione alla partecipazione all'edizione 2020 del censimento "I luoghi del cuore" (si veda "https://fondoambiente.it/luoghi/museo-reggimentale-piccola-caprera"); considerato inoltre che: nel 2022 il premio letterario denominato Concorso Piccola Caprera "L'amor di patria", rivolto ad adulti e studenti, dedicato a Fulvio Balisti e giunto alla quattordicesima edizione, si è visto confermare il patrocinio della Regione del Veneto (che ha dal 2018) e di alcuni comuni veneti e lombardi (si veda "Bando di concorso" su "www.amordipatria.eu"). Nel 2018, quando tra i patrocinatori comparve anche Sabaudia (Latina), la partecipazione non informata di studenti dell'Istituto comprensivo "Luisa Levi" di Mantova, in verità non nuovo ad iniziative opinabili, produsse una interrogazione parlamentare tuttora senza risposta (Atto Camera 4-01071): si veda "Tema su "amor patrio", interrogazione di Fratoianni (LeU)" su "orizzontescuola.it";