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le azioni per sostenere genitori lavoratori », condotta per Plasmon da Community Research & Analysis , sotto la direzione dell'Università di Padova, un lavoratore su tre (il 31,5 per cento degli intervistati) individua nel fattore economico, nelle difficoltà di conciliazione della genitorialità con la vita lavorativa e nella carenza di servizi per le famiglie, le cause dell'impedimento ad avere altri figli. Nonostante gli avanzamenti normativi sopracitati, la percezione sociale di un aumentato sostegno pubblico alla genitorialità, sul piano dei congedi, appare ancora debole: il sondaggio di opinione condotto da We Word in collaborazione con IPSOS, tra il febbraio e il marzo 2022 su un campione di 1.000 genitori di bambini/e under 18, ha rivelato che solo un genitore su cinque sa che attualmente il congedo di paternità ha una durata di 10 giorni; solo un genitore su quattro sa che i congedi parentali sono retribuiti al 30 per cento; un genitore su quattro pensa che i congedi parentali possano essere utilizzati solo da uno dei due genitori, a scelta. Il medesimo sondaggio ha rilevato, inoltre, altri aspetti importanti inerenti il binomio genitorialità/lavoro e i fenomeni ad esso riferiti nelle famiglie italiane: tra questi, occorre sicuramente citare il dato allarmante che vede le donne lasciare il lavoro dopo la nascita di un figlio in misura cinque volte maggiore rispetto agli uomini, con inevitabili conseguenze di natura economica sul nucleo familiare e di natura occupazionale sul piano sociale. Ad oggi, infatti, i dati dell'ISTAT riferiti al 2022, indicano che il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra 25 e 49 anni con figli di età inferiore ai 6 anni è pari a 55,5 per cento mentre quello delle donne della stessa età senza figli è del 76,6 per cento. Con specifico riferimento al congedo di paternità e al congedo parentale, un padre lavoratore su quattro dichiara di non aver usufruito del congedo di paternità perché non voleva prenderlo; quando entrambi i genitori lavorano, le madri utilizzano il congedo parentale in misura maggiore o esclusiva in sei casi su dieci, mentre i padri in poco più di un caso su dieci. Come se non bastasse, sei padri su dieci pensano che l'attuale congedo di paternità sia breve, mentre sei padri su dieci e sette madri su dieci pensano che il congedo parentale sia poco retribuito. L'uso del congedo di paternità, infine, appare diffuso soprattutto tra i padri più giovani. Emergono dunque rilevanze importanti, legate: 1) all'impatto economico dell'attuale assetto predominante nelle famiglie italiane, dove il caregiving dei figli è affidato principalmente alle madri; 2) all'opinione diffusa secondo cui gli attuali congedi sono troppo brevi e troppo poco retribuiti; 3) i padri più giovani mostrano una maggiore propensione alla condivisione della cura dei figli. Ad essere fotografato è quindi un Paese in cui il potenziamento degli istituti del congedo genitoriale realizzato nell'ultimo decennio, con particolare riferimento a quello paterno, non è stato ancora in grado di sostenere adeguatamente il binomio genitorialità/lavoro, in cui il livello di informazione sui congedi genitoriali è ancora scarso, ma con un'emergente disponibilità nei giovani padri a condividere la cura filiale. Ne deriva, per la proponente, l'esigenza di un intervento normativo che sappia sopperire alla fragilità degli attuali istituti di congedo genitoriale, assecondando al tempo stesso la diffusione di una più solida e autentica cultura di parità tra i sessi e dell'inclusione paterna nell'accudimento dei nuovi nati. Del resto, la letteratura scientifica da tempo rileva le ricadute positive della vicinanza della figura paterna, ai fini dello sviluppo psicologico e comportamentale del bambino/a, nonché su quello del funzionamento sociale. Tra i lavori scientifici condotti in materia, « Fathers' involvement and children's developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studies », revisione sistematica di ventiquattro pubblicazioni provenienti da sedici diversi studi longitudinali su circa 22.300 soggetti, condotta nel 2008 da Pædiatrica/Acta Pædiatrica , ha confermato quanto il coinvolgimento della figura paterna in termini di accessibilità (convivenza), impegno, responsabilità produca effetti positivi in termini sociali, comportamentali e psicologici del bambino/a, riducendo la frequenza dei problemi comportamentali nei ragazzi e di problematiche psicologiche nelle ragazze, migliorando inoltre lo sviluppo cognitivo e diminuendo al tempo stesso l'incidenza di comportamenti delinquenziali. Pertanto, il presente disegno di legge, intervenendo sul testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, amplia da cinque a sei mesi il congedo obbligatorio di maternità ed estende il congedo di paternità obbligatorio per un periodo massimo di sei mesi, dei quali il primo da potersi esercitare anche congiuntamente alla madre, mentre gli altri cinque da impiegarsi nei primi ventiquattro mesi di vita del bambino/a, in modo non coincidente con la madre. Il medesimo beneficio è esteso ai genitori che adottano o a cui viene affidato un figlio nonché alle lavoratrici rientranti nella gestione separata. In conclusione, il nuovo impianto normativo, cogliendo l'inadeguatezza del vigente sistema dei congedi genitoriali – e in accoglimento dei principi della gender equality , nonché della crescente cultura di coinvolgimento e di responsabilizzazione della figura paterna nel caregiving filiale, oltre che delle istanze di benessere sociale – depone un nuovo e determinante tassello a sostegno delle famiglie italiane, tuttora in cerca di un equilibrio tra genitorialità e lavoro, e, dunque, esposte a fenomeni sociali e occupazionali collaterali, riconducibili all'ancora insufficiente ausilio offerto dagli attuali istituti di congedo genitoriale.. Art. 1. 1. Al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 16: 1) al comma 1, lettera c) , la parola: « tre » è sostituita dalla seguente: « quattro »; 2) il comma 1.1 è sostituito dal seguente: « 1.1. In alternativa a quanto disposto dal comma 1, è riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l'evento del parto entro i sei mesi successivi allo stesso, di cui i primi tre in modo continuativo dopo l'evento del parto e i restanti tre in modo flessibile nell'arco dei primi ventiquattro mesi di vita del bambino. La facoltà di cui al presente comma è esercitabile a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro »; b) all'articolo 20, comma 1, la parola: « quattro » è sostituita dalla seguente: « cinque »; c) all'articolo 26: 1) ai commi 1, 2 e 3, la parola: