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Quella è una Commissione di diritti umani. Mi sono chiesta in che modo si articolerà questa Commissione sui diritti umani che non potrà che collaborare necessariamente, perché nel suo imprinting genetico si è voluto mettere alla base la tutela dei diritti umani, il diritto ad avere la propria fede, il diritto alla propria terra, il diritto a potersi muovere con libertà nel proprio territorio. Sarà bello, sarà positivo, sarà ricco collaborare insieme; sarà un servizio, un segnale di speranza che noi vogliamo dare. Una cosa è certa, e cioè che la violenza e l'intolleranza assumono le sfumature più diverse. Ieri abbiamo sentito citare - e anche alcuni dei colleghi del Partito Democratico hanno voluto riprendere l'argomento - alcune espressioni violente dei colleghi della Lega, ma abbiamo sentito citare le violenze che ancora oggi sono operative, per esempio rispetto a tematiche altrettanto forti e dure da inghiottire come quelle che hanno portato all'esperienza delle foibe. Ricordo che pochi mesi fa per la prima volta siamo riusciti a vedere un film, uno dei pochi, che tratta il tema delle foibe con profondità e lucidità, ma anche alla luce di una grande chiave di lettura che è la dinamica del perdono. Il bello di quel film, Red Land, per chi l'avesse visto o meno, è una segnalazione esplicita, poiché termina proprio facendo riferimento al perdono. Non c'è possibilità di vincere le proprie paure; non c'è possibilità di fronteggiare la violenza subita se non in un'ottica che si chiama perdono. Occorre cominciare il lavoro di questa Commissione mettendo questi paletti, i diritti umani intesi come diritti universali, diritti di tutti, l'impegno personale a livello di ognuno di noi nella sua singolarità e a livello comune nella nostra collegialità, la magnanimità del perdono, la capacità di dire "basta" a ciò che fino ad ora ci ha diviso, "basta" a ciò che fino ad ora è stato oggetto di guerre. Mi sia concesso un passaggio alla chiusura, che potrebbe sembrare quasi una boutade . Non avremmo questo Governo attuale, absit iniuria verbis , ovunque ognuno di noi sia posto, in maggioranza o all'opposizione, se i Gruppi che ne fanno parte non fossero stati capaci di compiere quello che a chi è vissuto nella precedente legislatura sembra un assoluto miracolo. I 5 Stelle della precedente legislatura, perlomeno alla Camera - e lei, Presidente, era presente - avevano come unico bersaglio il Partito Democratico, il quale li ricompensava con pari moneta. Se non ci fosse stata la magnanimità di questa sorta - chiamiamola pure così - di perdono, di integrazione, di guardarsi con occhi diversi, non avremmo il Governo. E avremo il Governo, al di là delle valutazioni su tanti aspetti politici, economici, di legge finanziaria e di quanto volete, finché ci potrà essere questo sguardo che riconosce nell'altro la capacità di guardare nella stessa direzione, che è il bene del Paese. Pertanto, signori, forse è ancora possibile trovare una soluzione unitaria per questa mozione. Mi io mi auguro che tutti abbiano il buonsenso, il coraggio e un messaggio di speranza da dare al Paese intero. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Airola. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, ringrazio la collega Segre per la sua presenza in quest'Aula e per la sua mozione. Ho provato a entrare più a fondo nelle ragioni che spingono le società a discriminare e per cui le persone vengono discriminate. In un'epoca come quella attuale, attraversata da incertezze e spesso da degrado culturale, sembra assolutamente vitale e necessario riaffermare con forza la propria identità, si ha una forte necessità di ancorare la propria esistenza e nel farlo pare altrettanto necessario e inevitabile definire anche ciò che è diverso da sé, per poter meglio definire chi siamo; molto spesso però i modelli a cui facciamo riferimento in realtà non ci appartengono. Attenzione: ciò significa anche escludere qualcosa di noi e, sciaguratamente, istituire una scala gerarchica. L'esclusiva unità che le nostre molteplici identità proclamano è nei fatti costruita entro un gioco di potere e di esclusione. Gli stereotipi rappresentano strumenti di semplificazione di una realtà che è complessa. I discorsi che fanno leva sulla paura del diverso divengono dispositivi di controllo dell'incertezza e di potere sugli altri. Si tratta, in pratica, di governare con la paura. I discorsi e le retoriche sono fondamentali, rappresentano lo strumento per la costruzione - in termini negativi - di queste differenze ed è di questo che oggi stiamo parlando, di hate speech , di discorsi che incitano all'odio e all'intolleranza. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha evitato di dare una definizione precisa di hate speech, preferendo non limitarne il raggio d'azione. L'obiettivo è di tenere conto delle varie circostanze del caso concreto, pur mettendo a tema la possibilità che i discorsi di odio siano rivolti a diverse categorie costruite su basi razziali, sessuali, religiose, etniche, politiche. Ritengo che questa impostazione, ripresa dalla mozione a prima firma della senatrice Segre, sia meritevole perché apre la strada a un approccio trasversale che guarda al singolo caso e a come le differenti dimensioni di discriminazione possano moltiplicarsi e anche intersecarsi con un disastroso effetto cumulativo e intersezionale (essere donna e disabile, per esempio, o essere omosessuale e anziano), rendendo così visibili persone o gruppi particolarmente vulnerabili all'interno di minoranze o categorie riconosciute: dei cassettini. II genere e le altre dimensioni culturali e fisiche interagiscono costantemente nella vita delle persone, ma c'è ancora una forte resistenza a riconoscere le identità multiple di ciascuno, la loro complessità e l'appartenenza simultanea a più categorie e gruppi sociali di ognuno. È invece auspicabile che questo passo venga fatto per riconoscere le variegate esperienze quotidiane di discriminazione e violenza che i discorsi di istigazione all'intolleranza veicolano verso chi è raccontato come diverso, verso chi è altro, inteso come alterità da sé; spesso però si tratta di un'alterità fittizia, costruita per differenza da un modello di cittadino ideale: implicitamente il maschio, bianco, di ceto medio o alto, eterosessuale, da cui poi, nei fatti, tutti noi per qualche ragione ci discostiamo. Tutto ciò poi è aggravato dal fatto che si discute di temi di interesse pubblico in spazi che sono in parte nuovi: mi riferisco al web e ai social. Spazi in cui si forma l'opinione pubblica, che non sono più popolati da soggetti preposti alla produzione dell'informazione, ma anche e in modo crescente da soggetti spesso non esperti (ed uso un eufemismo), che costituiscono una galassia di fonti informative informali. Questa massa enorme di informazioni e notizie moltissime volte è disancorata dalla realtà e questa approssimativa percezione della realtà, facilita la circolazione di informazioni parzialmente o del tutto false. Diventa quindi importante l'esistenza di un organismo ad hoc che renda disponibili dati e informazioni corrette che rendano così possibile una vera partecipazione al dibattito pubblico e alla costruzione di politiche condivise.