[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito dell'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione del 2 ottobre 2007, con cui è stata dichiarata la legittimità della richiesta referendaria, ai sensi dell'art. 43 della legge n. 352 del 1970, per il distacco del Comune di Pedemonte dalla Regione Veneto e la sua aggregazione alla Regione Trentino-Alto Adige, e del decreto del Presidente della Repubblica, emanato in data 21 dicembre 2007 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 2 del 3 gennaio 2008, di convocazione dei relativi comizi elettorali promosso con ricorso di Longhi Carlo, in qualità di “delegato supplente” nonché di elettore del Comune di Pedemonte, e di Baldessari Alberto, in qualità di rappresentante del comitato promotore referendario “Torniamo in Trentino”, depositato in cancelleria il 1° febbraio 2008 ed iscritto al n. 2 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2008, fase di ammissibilità. Udito nella camera di consiglio del 7 maggio 2008 il Giudice relatore Ugo De Siervo. Ritenuto che con ricorso depositato il 1° febbraio 2008, Longhi Carlo in qualità di “delegato supplente” del Comune di Pedemonte – designato con delibera del Consiglio comunale ai sensi dell'art. 42, terzo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ai fini della procedura per il distacco del predetto Comune dalla Regione Veneto e la sua aggregazione alla Regione Trentino-Alto Adige – nonché in qualità di elettore del suddetto Comune, e il sig. Baldessari Alberto, in qualità di rappresentante del comitato promotore referendario “Torniamo in Trentino”, hanno sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti dell'Ufficio centrale per il referendum, del Governo e del Presidente della Repubblica, in relazione agli atti di rispettiva competenza; che, in particolare, i ricorrenti affermano che l'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum in data 2 ottobre 2007 con cui è stata dichiarata la legittimità della richiesta referendaria ai sensi dell'art. 43 della legge n. 352 del 1970, il decreto del Presidente della Repubblica del 21 dicembre 2007 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 gennaio 2008, n. 2) con cui è stato indetto, nel Comune di Pedemonte, il referendum per i giorni 9 e 10 marzo 2008, nonché la previa deliberazione del Consiglio dei ministri dell'11 dicembre 2007, menomerebbero il diritto di autodeterminazione della comunità locale di Pedemonte; che, con riguardo al requisito soggettivo, i ricorrenti affermano che il delegato supplente, appositamente designato dal Consiglio comunale per depositare presso la Corte di cassazione la richiesta di svolgimento del referendum, sarebbe legittimato a sollevare il conflitto in quanto «soggetto direttamente interessato a seguire la procedura di migrazione territoriale di un Comune ad altra Regione», ed in quanto potere dello Stato “esterno” allo Stato-apparato che rappresenterebbe il corpo elettorale comunale coinvolto nella consultazione, o «quanto meno la frazione del corpo elettorale comunale favorevole alla modificazione dell'appartenenza regionale», analogamente a quanto ritenuto dalla Corte costituzionale con riguardo ai sottoscrittori della richiesta di referendum di cui all'art. 75 Cost.; che sussisterebbe, altresì, la legittimazione al conflitto del rappresentante del locale comitato promotore del referendum, la quale discenderebbe dalla sostanziale equiparazione di tale comitato a quello costituito per il referendum abrogativo di cui all'art. 75 Cost.; che nessun dubbio vi sarebbe, poi, con riguardo alla legittimazione passiva dell'Ufficio centrale per il referendum essendo questa pacificamente riconosciuta dalla giurisprudenza costituzionale, nonché del Governo e del Presidente della Repubblica; che, con riguardo al requisito oggettivo, i ricorrenti affermano di sollevare un conflitto “da menomazione” a seguito del cattivo esercizio del potere posto in essere dall'Ufficio centrale per il referendum, dal Governo e dal Presidente della Repubblica, attraverso l'adozione degli atti di rispettiva competenza ai fini della fissazione della data di svolgimento del referendum, «i quali costituiscono i presupposti per la violazione del diritto del corpo elettorale locale in sede di svolgimento, nonché in sede successiva, del referendum territoriale»; che, ad avviso dei ricorrenti, tali atti violerebbero il diritto costituzionalmente garantito alla autodeterminazione territoriale delle popolazioni dei Comuni, in forza del combinato disposto degli artt. 5 e 132 Cost., che risulta rafforzato a seguito della riforma del titolo V della Costituzione; che alla consultazione sarebbero applicabili le norme del titolo III della legge n. 352 del 1970 le quali sarebbero «costituzionalmente illegittime in molteplici punti»; che, pertanto, i ricorrenti chiedono a questa Corte di sollevare innanzi a sé questione di legittimità costituzionale degli artt. 12, 43 e 45 della legge n. 352 del 1970 nella parte in cui istituiscono l'Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione, attribuendogli la veste di organo di controllo delle richieste e delle procedure referendarie; che tali disposizioni contrasterebbero con gli artt. 5, 132 e 102, secondo comma, Cost. in quanto attribuirebbero alla Suprema Corte una nuova competenza diversa dalle tradizionali funzioni giurisdizionali, istituendo una giurisdizione speciale; che si chiede, inoltre, che la Corte sollevi davanti a sé questione di legittimità costituzionale dell'art. 45, secondo comma, della legge n. 352 del 1970, in riferimento agli artt. 64, terzo comma, e 75 Cost., nella parte in cui prevede, ai fini della approvazione del referendum di cui all'art. 132, secondo comma, Cost., il quorum della maggioranza degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune nel quale è indetto il referendum anziché il quorum della maggioranza dei voti validamente espressi qualora abbia partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto; che, peraltro, l'art. 45 censurato, nel prevedere un quorum estremamente difficile da raggiungere, determinerebbe una compressione del diritto di autonomia e autodeterminazione delle comunità locali;