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Non è indispensabile, per la maggior parte di questi, il decreto-legge, perché abbiamo norme di ogni tipo, anche di carattere ordinamentale. Non riteniamo pertanto che questo sia il modo di legiferare per rispetto all'istituzione e per rispetto agli italiani, che hanno il diritto di avere leggi chiare, dove al titolo corrisponda un contenuto e non si ricorra a concetti del tutto astratti e opinabili, come «semplificazione», laddove sappiamo che le leggi di semplificazione tendono a complicare le cose quando poi abbiamo volumi di emendamenti, come quello che abbiamo in mano, di 820 pagine, molti dei quali sono stati approvati in Commissione. Non è questo il modo per rendere un servizio al nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulla questione pregiudiziale presentata si svolgerà una discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. SCHIFANI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SCHIFANI (FI-BP) . Signor Presidente, rifacendomi alle considerazioni esposte dal collega Malan vorrei introdurre un elemento di dibattito, premesso che voteremo naturalmente a favore della questione pregiudiziale. Il 22 dicembre abbiamo assistito a uno strappo di carattere costituzionale e parlamentare quando, in occasione dell'esame del disegno di legge di bilancio, il suo autorevole appello, fatto al Governo sul pericolo di una totale spoliazione dei tempi del Parlamento per esaminare quel provvedimento, è rimasto inascoltato. Lo ha confermato la Corte costituzionale motivando che, per scongiurare l'esercizio provvisorio, tutto sommato lo strappo era giustificabile per esigenze di urgenza, ma non si sarebbe potuto né dovuto più ripetere. Oggi temo - mi auguro di no - che si sia alla vigilia di un ulteriore strappo, ma il Senato, per fortuna, Presidente, ha gli antidoti per evitare questo tipo di strappi. Mi riferisco ad una battaglia, che mi sono intestato con il sostegno dei miei colleghi in Commissione, rispetto a un argomento sul quale non abbiamo mai fatto ostruzionismo nel merito, per significare a quest'Assemblea come un decreto-legge di 12 articoli in poche pagine rischi di trasformarsi in qualcosa di diverso, fatto, signor Presidente, da 61 pagine ulteriori e 83 proposte emendative. In questo dibattito trova ingresso il famosissimo tema, che lei sicuramente conoscerà - sia per la sua storia autorevole di parlamentare, sia per la sua esperienza istituzionale in quest'Assemblea, al Governo e anche al CSM - della configurabilità o no del cambiamento del decreto-legge durante il periodo della sua conversione. Nel 2012 la Corte costituzionale ha ben delineato il significato e l'identità della legge di conversione di un decreto-legge, affermando che un decreto-legge ha bisogno - come dice l'articolo 77 della Costituzione - di una legge di conversione, quindi che il Parlamento lo trasformi in legge, pena la decadenza, e sostenendo anche, in maniera chiara, che quel percorso, essendo obbligato, da un lato, ma peculiare, dall'altro, godendo di un'accelerazione temporale in quanto va esaminato e approvato entro sessanta giorni, necessita di una compatibilità con il testo iniziale del decreto-legge. Ha detto, cioè, la Corte che il decreto-legge si può modificare, ma nella logica della compatibilità e della coerenza o con gli articoli contenuti nel decreto-legge o con le finalità che lo stesso intende portare avanti quando si tratta di decreto-legge omnibus come quello attuale, perché è così. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Dice la Corte che «Il Parlamento è chiamato a convertire (...) in legge un atto, unitariamente considerato, contenente disposizioni giudicate urgenti dal Governo (...) In definitiva, l'oggetto del decreto-legge tende a coincidere con quello della legge di conversione. Non si può tuttavia escludere che le Camere possano, nell'esercizio della propria ordinaria potestà legislativa, apportare emendamenti al testo del decreto-legge, che valgano a modificare la disciplina normativa in esso contenuta, a seguito di valutazioni parlamentari» (...) «Il testo può anche essere emendato per esigenze meramente tecniche o formali» - lo dice la Corte costituzionale - «Ciò che esorbita invece dalla sequenza tipica profilata dall'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, è l'alterazione della omogeneità di fondo della normativa urgente». Signor Presidente, colleghi, il Senato, nella XVII legislatura, ha addirittura elaborato un dossier , ricavabile dai nostri tablet (il dossier n. 111), che ha dedicato un approfondimento a questa sentenza della Corte costituzionale. La sentenza, tra l'altro, cita dei precedenti: una lettera dell'allora Presidente del Senato del 2011, inviata ai Presidenti delle Commissioni, con la quale li invitava al rispetto all'articolo 97 del nostro Regolamento, il quale prevede l'inammissibilità degli emendamenti quando sono estranei alla materia che si discute. Questo rigore - dice la Corte - era stato ribadito e mai smentito da una delibera della Giunta per il Regolamento del novembre 1984 (Presidenza Cossiga). Per la Corte, quindi, il Senato ha in sé i meccanismi, gli antidoti, la possibilità di decisioni interne per evitare che possa avvenire un'invasione da parte dell'Esecutivo e della maggioranza nei confronti delle regole parlamentari e delle minoranze. Si paventa quindi la possibilità che la maggioranza e l'Esecutivo possano invadere sostanzialmente le prerogative di autonomia del Senato o della Camera, utilizzando un percorso ordinario di conversione in un percorso autonomo per imporre delle regole non discusse nelle Commissioni competenti e non discusse secondo le regole parlamentari. Signor Presidente, noi abbiamo denunciato più volte in Commissione l'anomalia che si stava consumando. Cito alcuni esempi eclatanti: a proposito di prestito all'Alitalia, si introducono norme che modificano la redazione dei bilanci delle banche e delle società finanziarie. All'articolo 5 si parla di semplificazione delle norme sugli appalti pubblici sotto soglia, e si aggiungono articoli aggiuntivi che parlano di patti territoriali, semplificazione in materia edilizia, responsabilità civile in tema di assicurazioni. L'articolo 7 tratta di edilizia penitenziaria? Invece si introducono emendamenti che toccano interventi in zone sismiche, certo interessanti, importanti e urgenti, ma da adottare con un altro provvedimento. L'articolo 8 riguarda piattaforme digitali? No, all'interno si parla anche di semplificazione in materia di cinema e sistemi audiovisivi. L'articolo 9 tratta di formazione specifica in medicina generale, e si aggiungono emendamenti che parlano del carattere scientifico dell'IRCCS, delle farmacie, delle disposizioni anticipate di trattamento, dei LEA. Signor Presidente, io guardo il titolo del decreto-legge, e cioè qual è la finalità, sforzandomi di trovare una compatibilità tra le modifiche approvate in Commissione, nonostante palesemente inammissibili, e la funzione del decreto, perché la Corte quando il provvedimento è omnibus, come lo è questo, si pone il problema anche della compatibilità eventuale degli emendamenti con il fine ultimo del decreto.