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In sostanza, se la riduzione del costo del lavoro avviene - come necessariamente si verifica - attraverso una riduzione dei diritti - come è stato anche ricordato da quella parte - (Il senatore Bagnai indica i banchi alla destra del Presidente), questo non ha effetti positivi sulla produttività e sulla crescita del Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). E ciò dipende da un banale dato di fatto, su cui dovremmo riflettere: se un imprenditore taglia i salari, diventa più competitivo; se però tutti gli imprenditori tagliano i salari, la domanda interna del Paese muore e, quindi, si va poi all'inseguimento della domanda estera, e cioè fondamentalmente ci si mette nella condizione di sperare che il Signore ce la mandi buona e che nel resto del mondo non ci sia una recessione, altrimenti il castello di carte, il castello di riforme cade. Questi sono elementi che desideravo portare all'attenzione di un dibattito che non ha parlato - come ci è stato rimproverato - di misure concrete, perché è stata adottata una scaltra tattica parlamentare per impedirci di fatto di parlare di siffatte misure. Starei anche attento nella valutazione complessiva che emerge quando si parla della necessità di fare riforme perché il mondo oggi è diverso. È stata evocata la radicale diversità del mondo. Personalmente ho trovato molto apprezzabile l'intervento del ministro Di Maio quando ha detto no - uno dei tanti no che questo Governo sta dicendo a ragion veduta in diverse sedi - in particolare a una grande multinazionale di quella economia che si chiama smart, dove rider fanno food delivery , e cioè fondamentalmente garzoni di bottega sottopagati. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) : pronunciando un no ha fatto emergere un dato di fatto piuttosto interessante. Il business model delle multinazionali smart è abbastanza banale: è quello del caporalato e, cioè sottopagare i lavoratori. Questo non è lo spirito con il quale la piccola e media impresa italiana ha costruito il proprio modello di sviluppo e il proprio modello di relazioni industriali (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Guardiamo, quindi, con maggiore interesse alle nostre esperienze. Cerchiamo di tutelarle e cerchiamo anche di imporre il rispetto di un minimo di condizioni di decenza a chi viene dall'esterno a proporci le sue ricette o a imporci la sua agenda politica. Succede, infatti, anche questo: il no detto a una certa nave è anche il rifiuto di vedersi imporre una agenda politica da organizzazioni non governative che, in quanto tali, agiscono al di fuori del controllo di un normale processo democratico. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). A me sembra che questi siano segni di cambiamento. Poi, dopo, se volete le tabelline - voi ci scuserete, perché suppongo che né noi come parlamentari né il Governo avessimo la possibilità di presentare una risoluzione di seicento pagine con quaranta tabelle - quelle verranno con la Nota di aggiornamento al DEF. Ne parleremo. Sicuramente a voi non piaceranno, e forse neanche a loro, e magari a noi sì. Comunque, ne parleremo. Intanto, però, stabiliamo un fatto. Questo Governo sta già esprimendo un cambiamento; sta affermando, con compostezza ma anche con risolutezza, il principio che l'interesse italiano deve essere difeso nell'interesse dell'Europa. Siamo stanchi del pensiero magico che ha governato finora le relazioni con l'Europa, quello secondo cui si può fare il bene del tutto facendo il male delle parti e, in particolare, della parte in cui viviamo noi. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Colleghi, io riserverei gli entusiasmi alla fase successiva di voto finale e non solo alla fase di replica, per essere scaramantico. Ha facoltà di parlare il ministro dell'economia e delle finanze, professor Tria, al quale chiedo di indicare quale proposta di risoluzione intende accettare a nome del Governo. TRIA, ministro dell'economia e delle finanze . Il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 2, dei senatori Romeo e Patuanelli. PRESIDENTE . Il Governo ha quindi dichiarato di accettare la proposta di risoluzione n. 2. Decorre, pertanto, da questo momento il termine di un'ora per presentare eventuali emendamenti su tale proposta. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, intendo semplicemente sottolineare il bisogno di valutare gli eventuali emendamenti che, ragionevolmente, i Gruppi hanno la possibilità di presentare alla risoluzione di maggioranza che ha appena ricevuto il parere favorevole da parte del ministro Tria. Ovviamente, noi non vogliamo stravolgere la prassi e, quindi, lasciamo che l'ora di tempo scada durante la fase delle dichiarazioni di voto. Chiederemmo, però, alla fine delle dichiarazioni di voto, un tempo congruo (ragionevolmente un quarto d'ora), che ci possa consentire di verificare se anche altre forze politiche abbiano presentato degli emendamenti e, in tal caso, valutarne il contenuto, trattandosi di impegni al Governo su un documento così importante. PRESIDENTE . La Presidenza, proprio perché crede sia corretto predisporre anche degli orari al lavoro di tutti i senatori, intende proporre, nel corso del termine di un'ora a partire da questo momento, l'inizio delle dichiarazioni di voto. Dopodiché, per prassi consolidata, si passa alla eventuale illustrazione degli emendamenti, al voto degli stessi e al voto finale. So che la sua proposta è diversa, senatore Ferrari, ma io avanzo, come Presidenza, una proposta che, come da prassi, prevede un ordine sequenziale, senza interruzione dei lavori dell'Aula. Credo, tra l'altro, che di interruzioni negli ultimi giorni ne abbiamo fatte abbastanza. Visto che abbiamo deciso di iniziare e concludere oggi i lavori, la Presidenza propone che si debba arrivare fino al voto degli emendamenti che, ragionevolmente, dovrebbe svolgersi intorno alle 17,05-17,10. Metto pertanto ai voti la proposta avanzata dalla Presidenza. È approvata. Prego, ministro Tria, prosegua pure il suo intervento. TRIA, ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, onorevoli senatori, come più volte qui ricordato, il Documento di economia e finanza al quale si riferiscono le risoluzioni oggi in discussione espone il solo quadro a legislazione vigente ed è stato trasmesso al Parlamento dal Governo precedente. Conseguentemente, al Consiglio europeo e alla Commissione europea sono state inviate le versioni a legislazione vigente del Programma di stabilità sezione I del DEF e del Programma nazionale delle riforme sezione III. Sarà ora l'attuale Esecutivo a predisporre il quadro programmatico e a trasmetterlo al Parlamento a settembre e poi a ottobre alle istituzioni europee. Il quadro macroeconomico tendenziale - di cui consentitemi di non ripetere le cifre, che sono state ampiamente discusse tutta la mattinata - è stato a suo tempo validato dall'Ufficio parlamentare di bilancio. Si tratta di uno scenario di crescita moderata che la politica economica dei prossimi anni avrà il compito di irrobustire. Si tratta anche di un quadro macroeconomico che risente di informazioni in parte obsolete.