[resaula]

Il medico pietoso fa la piaga cancrenosa, e cioè quando a un problema vero si oppone una soluzione sbagliata, non solo non si risolve il problema, ma si crea una situazione drammatica che - io immagino - ci porterà davvero a confrontarci con un PIL che non cresce e con una stagnazione tecnica che, nel giro di pochi mesi, diventerà reale. È inutile che ogni giorno - mattina, pomeriggio e notte - ci ripetiate che non metterete mano ad alcuna patrimoniale, che non ci saranno aumenti di tasse. Siamo sconvolti dall'idea di tale ingenuità, o magari stiamo soltanto aspettando che qualcuno si accorga che il re è nudo. In ogni caso, i problemi ci sono. Il problema della povertà esiste e ci hanno provato tutti i Governi precedenti ad affrontarlo. Magari ci fosse stato il coraggio di fare un'analisi reale del perché altri sistemi non hanno funzionato. Semplicemente aggiungiamo un sistema a un altro. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, noi soffriamo per il Paese. Non soffriamo perché questa misura ci sembra sbagliata. Siamo sicuri che la realtà, il banco di prova dei fatti, che come sempre è ineludibile, lo dimostrerà. E ci dispiacerà che, quando anche voi ve ne renderete conto, i poveri e i disoccupati saranno aumentati. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romano. Ne ha facoltà. ROMANO (M5S) . Signor Presidente, il reddito di cittadinanza è la prova provata di come si possa fare davvero politica per il popolo. Tra battute di dubbio gusto e attacchi misti a risentimento, i destinatari di questa riforma epocale sono stati dipinti, via via, come nullafacenti, furbi o poco di buono, come se lo stato di necessità in cui versano cinque milioni di italiani sia una loro colpa. Fa specie che tanta avversione provenga proprio da sinistra e ciò non si può spiegare solo con la logica dell'antagonismo e dell'opposizione. Credo che la ragione sia più profonda e risieda nella trasformazione che ha portato buona parte di questa sinistra a far propria una visione neoliberista. Il reddito di cittadinanza quale misura proattiva e non meramente assistenzialistica - come più volte esplicitato nel corso del dibattito politico, e non solo - è stato oggetto di attacchi strumentali e non neutrali. Tuttavia, in assenza di verità assolute, portare in primo piano l'elemento ragionieristico rispetto a quello sociale è assolutamente sbagliato; come è sbagliato ritenere che le indicazioni e le reazioni dei mercati - leggi lobby e centri d'interesse - siano determinanti per le scelte economiche di una Nazione e che per tale motivo vengano prima di ogni decisione politica. Sono punti di vista, forse, ma non di sinistra. Si può pensare che la società avrà sempre una sacca di povertà, ma è inaccettabile per un politico, di destra o di sinistra, non combattere e contrastare con forza questo assunto. (Applausi dal Gruppo M5S) . Si può ancora pensare che una società funzioni solo se tutti i consociati si attivino per trovarsi o crearsi un posto di lavoro, ma non è un ragionamento che può fare un politico. Come un buon politico non può pensare che lo Stato non debba ridistribuire le risorse facendo particolare attenzione ai più deboli, dal momento che egualitarismo e giustizia sociale sono parole impresse nella nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore De Vecchis) . È assai strano che a sinistra ci si scagli contro le presunte politiche di non accoglienza in nome dell'imperativo etico di soccorrere e aiutare i più deboli, per poi sostenere con altrettanta veemenza che il reddito di cittadinanza quale azione di soccorso economico alla povertà è diseducativa, se non addirittura pericolosa, perché il povero con qualche soldo in tasca in più finisce con il sentirti ricco e non si attiva più come dovrebbe per uscire dalla sua condizione. Credo che Gramsci intendesse altro quando, ponendosi in contrasto con la cultura cattolica, scrisse che i poveri devono accontentarsi della loro sorte, poiché le distinzioni di classe e la distribuzione della ricchezza sono disposizioni di Dio e sarebbe empio cercare di eliminarle. È facile capire chi dovrebbe essere oggi considerato Dio, ma la lotta di classe è ormai archiviata dalla " nouvelle gauche " tutta pizzi e lustrini. È facile dunque ironizzare e tragicamente ridicolizzare la scelta dell'avversario politico che, in quanto tale, porterebbe con sé la presunzione dell'errore. RAMPI (PD) . È quello che fai tu. ROMANO (M5S) . Ma il dato di fatto incontrovertibile è che il reddito di cittadinanza è la più importante misura di contrasto alla povertà e al tempo stesso di politica attiva del lavoro degli ultimi trenta anni. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . A me pare, molto più banalmente, che sempre più spesso la lingua di taluni non vada di pari passo con il pensiero e che il tecnicismo e il conformismo abbiano contaminato persino le idee. Visto allora che coloro che si trovano ai margini della società non sembrano più godere delle attenzioni della sinistra, non rimane che l'artificio retorico, che suona alquanto cinico, perché mentre il gramsciano Dio cattolico contemplava almeno la carità, quello della nuova sinistra non contempla neanche quella. RAMPI (PD) . Ma di cosa stai parlando? ROMANO (M5S) . E allora si parla di assistenzialismo per stigmatizzare l'istituto del reddito di cittadinanza, sebbene il nostro sistema di welfare si regga sul modello assistenziale voluto soprattutto dalla sinistra. (Applausi dal Gruppo M5S) . Qualcuno disse che «se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli, puoi fare davvero un mondo migliore per tutti». Se si smarrisce questa prospettiva, viene meno l'idea stessa di giustizia sociale, uguaglianza e redistribuzione del reddito, che è alla base di una società civile. Allora, che dire? Ci abbiamo pensato noi del MoVimento 5 Stelle a fare davvero - ma davvero! - qualcosa di sinistra. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, oggi esaminiamo il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 4 del 28 gennaio 2019, che reca disposizioni in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. Si tratta di misure molto attese dagli italiani, come il meglio noto quota 100, e cioè la facoltà concessa ai lavoratori, in via sperimentale e per tre annualità, di andare in pensione avendo un minimo di sessantadue anni di età e trentotto di contributi. I lavoratori privati che hanno raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2018 potranno ritirarsi dal lavoro già dal 1° aprile 2019. Chi raggiungerà più tardi tali requisiti potrà andare in pensione tre mesi più tardi: la finestra è dunque di tre mesi. I lavoratori pubblici, invece, avranno finestre aperte di sei mesi, con un preavviso di altri sei e i primi potranno lasciare il lavoro dal 1° agosto 2019.