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Nel capo II «Della competenza dei giudici tributari», composto dagli articoli 6, 7 e 8, sono dettate le regole essenziali sulla competenza dei giudici tributari, mantenendo sostanzialmente quelle, semplicissime, già contenute nel decreto legislativo n. 546 del 1992, che hanno dato ottimi risultati a livello pratico, riducendo al minimo le questioni sulla competenza dei giudici in questo processo, favorendo la celerità dell’ iter processuale e riducendo i costi del contenzioso. Ovviamente si è avuto cura di sintonizzare la regolamentazione dei termini alle modifiche recentemente intervenute nel processo civile, in modo da valorizzare il criterio dell'uniformità pur nel rispetto della specialità della disciplina. La sola variante attiene al concorso tra impugnazione della sentenza declinatoria della competenza e riassunzione presso il giudice ad quem , che nella normativa tuttora vigente non risulta regolato, dando luogo a qualche inconveniente procedurale, che con la nuova disciplina viene ad essere adeguatamente superato e risolto. Nel capo III «Astensione e ricusazione dei giudici tributari», composto dagli articoli da 9 a 11, sono stati «levigati» i tradizionali istituti dell'astensione (obbligatoria e facoltativa) e della ricusazione dei giudici tributari, senza peraltro apportare significativi scostamenti rispetto ai parametri generali contenuti nel codice di procedura civile, che sono del resto richiamati anche dal recente codice del processo amministrativo. Nel capo IV «Dei poteri del giudice tributario», composto dagli articoli da 12 a 15, si sono invece ridefiniti, in modo chiaro e preciso, i poteri, rispettivamente, decisori (articolo 12), cautelari (articolo 13), cognitori (articolo 14) ed istruttori (articolo 15) dei giudici tributari, così da formarne una loro amalgamata sintesi rappresentativa, completando la scarna normativa attualmente dettata, in termini generali, nel solo articolo 7 del decreto legislativo n. 546 del 1992, riguardante, con non propriamente felice collocazione, i poteri istruttori accanto al potere di disapplicazione degli atti generali. Il capo V «Ausiliari del giudice tributario», composto da una sola norma (articolo 16) contiene una preziosa regola di raccordo tra questi soggetti (che appartengono ad altre amministrazioni) e i giudici (di cui sono e restano ausiliari), così da risolvere inconvenienti pratici manifestati nella prassi applicativa. Il titolo II, «Delle parti e dei loro difensori», è composto, senza suddivisione in capi, da cinque articoli (17-21), nei quali si è fornita una più completa e aggiornata disciplina dei profili soggettivi del processo tributario, tenuto specificamente conto delle innovazioni ordinamentali posteriormente intervenute rispetto all'originario tessuto normativo contenuto nel decreto legislativo n. 546 del 1992. È stata in particolare riveduta la disciplina sulle parti (avendo soprattutto riguardo al più ampio ambito dei soggetti dotati di potere impositivo) e dei difensori delle parti private (limitando la pletorica e disorganica regolamentazione ancora vigente, benché superata dall'esperienza maturata e dall'evoluzione del processo tributario ad instar di quello civile). È stata inoltre aggiornata la disciplina sulle spese, adeguandola alle modifiche intervenute per il processo civile e ai più aggiornati insegnamenti della giurisprudenza in materia. Il titolo III, «Dell'esercizio dell'azione», anch'esso senza suddivisione in capi, oltre ad una disposizione di generale inquadramento (articolo 22), detta (all'articolo 23) una più estesa disciplina sui processi litisconsortili (così da ovviare ai gravi inconvenienti determinati su questo versante dalla lacunosa normativa oggi vigente), introducendo anche un'apposita disposizione (articolo 24) sul cosiddetto cumulo oggettivo, coniugando rigore con concretezza, così da superare, disciplinandole, mancanze ed incertezze manifestatesi in sede applicativa. Il titolo IV, «Degli atti del processo tributario», è composto da sedici articoli (da 25 a 40), ripartiti in quattro capi «Delle forme degli atti in generale», «Dei provvedimenti del giudice», «Delle comunicazioni e delle notificazioni degli atti», «Dei termini», e costituisce un'autentica novità per il processo tributario. La legge processuale tributaria attualmente in vigore infatti non contiene una compiuta disciplina degli atti del processo tributario. Nel colmare la lacuna, siccome imposto dalla portata di lex generalis che si è inteso dare al nuovo prodotto legislativo, si è fatto essenziale riferimento alla disciplina del processo civile, adattandola però alle peculiarità del processo tributario, in modo da facilitare l'opera dell'interprete, in tal modo appropriatamente sollevato dall'onere di una non facile continua interlocuzione col modello processualcivilistico. È stata inoltre rivisitata e completata la disciplina formale dei provvedimenti del giudice e sono state rivedute e aggiornate le disposizioni in materia di comunicazioni e notificazioni degli atti del processo tributario. Infine è stata inserita una norma (articolo 40) sul computo dei termini, che agevola il compito di uniformizzazione con quanto previsto dal codice civile e del codice di procedura civile sull'argomento, di grande rilevanza pratica. 4. Il libro secondo «Il processo tributario di primo grado» è formato da quarantuno articoli dislocati in quattro titoli: «Introduzione del giudizio», «Trattazione della controversia», «Della decisione della causa», «Sospensione, interruzione ed estinzione del processo». Il titolo I, «Introduzione del giudizio», suddiviso in quattro capi «Il ricorso», «La costituzione in giudizio delle parti», «Iscrizione a ruolo e formazione dei fascicoli», «Motivi aggiunti», nei suoi quindici articoli (da 41 a 55) contiene la disciplina dell'introduzione del processo tributario. Si è mantenuto l'inquadramento del decreto legislativo n. 546 del 1992, ma ne sono state revisionate le disposizioni più significative, come quella relativa al ricorso (con appositi aggiustamenti), all'individuazione degli atti autonomamente impugnabili (conservando il principio della loro predeterminazione normativa, ma ampliandone la platea, tenendo conto delle modificazioni normative sopravvenute e degli orientamenti espressi a livello interpretativo da parte della Suprema corte), delle forme della costituzione in giudizio della parte ricorrente (articolo 46), della parte resistente (articolo 47) e di altri soggetti (articolo 48). È stata anche disciplinata la mediazione (articolo 42), è stata ritoccata la disciplina dei termini ed è stata infine ampliata e meglio articolata la regolamentazione dei motivi aggiunti (articoli 53, 54 e 55), che aveva dato luogo a difficoltà applicative, riesaminando e risolvendo tutte le criticità emerse dall'esperienza giurisprudenziale. Il titolo II, «Trattazione della controversia», è composto di sei articoli, riguardanti, in successione, la nomina del relatore e la fissazione dell'udienza (articolo 56), l'avviso d'udienza (articolo 57), la presentazione di documenti prima dell'udienza (articolo 58), la presentazione di memorie prima dell'udienza (articolo 59), la discussione in pubblica udienza (articolo 60) e la riunione dei ricorsi (articolo 61).