[pronunce]

c) l'art. 2, comma l, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento); d) l'art. 12, commi 1 e 2, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 268 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di finanza regionale e provinciale). In particolare, la ricorrente osserva che le impugnate disposizioni regolamentari attuative dell'art. 81 della legge n. 388 del 2000, nell'imporre alla Provincia autonoma di Trento vincoli ulteriori rispetto a quello della mera destinazione delle somme nell'àmbito del corrispondente settore di materia (interventi in favore dei soggetti con handicap grave privi dell'assistenza dei familiari), si pongono in contrasto con la stessa legge che dovrebbero attuare, il cui art. 158 fa espressamente salve le prerogative statutarie delle Province autonome e, quindi, anche quelle previste dai commi 2 e 3 dell'art. 5 della legge n. 386 del 1989. Tali due commi stabiliscono, infatti, che i finanziamenti recati da leggi statali, allorché non siano diretti a garantire livelli minimi di prestazione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, affluiscono al bilancio delle Province autonome «per essere utilizzati, secondo normative provinciali, nell'ambito del corrispondente settore» (comma 2) e che, per l'assegnazione e l'erogazione di tali finanziamenti, si prescinde da qualunque adempimento previsto dalle stesse leggi statali, «ad eccezione di quelli relativi all'individuazione dei parametri o delle quote di riparto» (comma 3). Sempre secondo la ricorrente, siffatta normativa sarebbe stata ribadita dai primi due commi dell'art. 12 del d.lgs. n. 268 del 1992. Nel ricorso si aggiunge, a sostegno di tali rilievi, che, se l'art. 2 del decreto legislativo n. 266 del 1992 esclude in via generale l'immediata applicazione alla Provincia autonoma della legislazione statale, sancendo solo un obbligo di adeguamento della legislazione regionale e provinciale, a maggiore ragione sarebbe illegittima una normativa regolamentare volta a disciplinare direttamente una materia di competenza provinciale. La Provincia ricorrente conclude per una declaratoria della non spettanza allo Stato del potere di adottare le norme regolamentari impugnate, con conseguente annullamento di queste ultime. 2. – Debbono preliminarmente essere respinte le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato. 2.1. – La difesa erariale, sul rilievo che la ricorrente non ha impugnato l'art. 81 della legge n. 388 del 2000, ai sensi del quale è stato emesso il regolamento censurato, ha eccepito che «o il regolamento si è attenuto alla disciplina legislativa, ed allora il ricorso è inammissibile perché la Provincia avrebbe dovuto impugnare la legge; o, nel darvi esecuzione, non vi si è attenuto, ma in questo caso sarebbe viziato da illegittimità da far valere davanti al giudice amministrativo» e non davanti alla Corte costituzionale, con conseguente inammissibilità del ricorso anche in questo caso. L'eccezione non è fondata. L'art. 158 della legge n. 388 del 2000 detta una “clausola di salvaguardia”, che prevede l'applicabilità alla Provincia di Trento dell'art. 81 della stessa legge, sul quale si fonda il regolamento impugnato, «compatibilmente con le norme» dello statuto speciale. Come emerge dalla sua formulazione letterale, tale clausola conferma la prevalenza del sistema statutario sul citato art. 81 e, quindi, ciò esclude in radice una lesione delle competenze statutarie da parte della legge che la contiene. Né può essere condivisa, in proposito, l'argomentazione dell'Avvocatura generale dello Stato per cui l'art. 12, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 268 del 1992 (norma di attuazione statutaria), e l'art. 5, commi 2 e 3, della legge n. 386 del 1989 (legge adottata secondo lo speciale procedimento previsto dall'art. 104 dello statuto, per la modifica e l'integrazione del titolo VI dello statuto stesso), invocati dalla ricorrente quali parametri a fondamento del conflitto, non sarebbero norme dello statuto, sicché le relative disposizioni, escluse dalla “clausola di salvaguardia”, sarebbero state immediatamente lese dalla legge e non dal regolamento. Al riguardo, alla stregua della consolidata giurisprudenza di questa Corte, si deve opporre che, al pari delle norme dello statuto speciale, anche le relative norme di attuazione (come il decreto legislativo n. 268 del 1992) e quelle di modifica o di integrazione del titolo VI dello statuto del Trentino-Alto Adige, adottate con lo speciale procedimento previsto dall'art. 104 dello stesso statuto (come l'art. 5 della legge n. 386 del 1989) possono essere utilizzate come parametro del giudizio di costituzionalità (sentenze n. 36, n. 356 e n. 366 del 1992, n. 165 del 1994, n. 458 del 1995, n. 520 del 2000, n. 334 e n. 419 del 2001, n. 28 e n. 267 del 2003). In conseguenza di questa equiparazione tra norme statutarie e norme di modifica e di attuazione dello statuto, la “clausola di salvaguardia” dettata dall'art. 158 della legge n. 388 del 2000 deve essere intesa, secondo una lettura costituzionalmente orientata, come riferita a tutte le disposizioni che fondano e definiscono l'autonomia speciale della Provincia. È allora da condividere la premessa da cui muove la ricorrente, secondo cui – proprio in ragione di tale “clausola di salvaguardia”, letta in relazione all'art. 5 della legge n. 386 del 1989 – la lesione delle competenze provinciali non deriva dall'art. 81 della legge n. 388 del 2000, ma esclusivamente dagli impugnati articoli del decreto ministeriale n. 470 del 2001, che, nel porre una penetrante disciplina in ordine alle modalità di utilizzazione dei finanziamenti, individuano espressamente la Provincia autonoma di Trento tra i propri destinatari. Non rileva in contrario che il regolamento, invadendo la sfera di competenza costituzionale della Provincia autonoma, possa violare contemporaneamente (e conseguentemente) il disposto del citato art. 158 della legge n. 388 del 2000, rendendo l'atto impugnabile davanti all'autorità giurisdizionale. La violazione delle attribuzioni statutarie della Provincia autonoma, infatti, conferisce di per sé “tono costituzionale” al conflitto, restando irrilevante la concorrente possibilità di impugnativa giurisdizionale (v., ex plurimis, sentenza n. 199 del 2004). 2.2.