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si apprende a mezzo stampa che il magistrato William Mwilanya Asani, incaricato delle indagini sull'agguato in cui sono morti l'ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista congolese Mustapha Milambo, sia stato vittima di un agguato nella medesima area; tale gravissima circostanza conferma il particolare livello di rischio della regione e accresce la convinzione che l'obiettivo dell'attentato fosse, peculiarmente, il nostro ambasciatore e, quindi, il nostro Paese; senza un intervento concreto, potrebbero verificarsi gravi episodi simili per i nostri connazionali in Congo; a parere degli interroganti, la portata di questo tragico evento impone di ricostruire, puntualmente, il processo organizzativo di attribuzione delle responsabilità e dei poteri gestionali, decisionali e di spesa finalizzati alla tutela del personale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, anche in raffronto con le misure che la legge richiede alle aziende che operano in analoghi contesti critici; risulta quindi necessario analizzare quali siano le misure intraprese per valutare e gestire i rischi inerenti al contesto locale per l'incolumità degli italiani, a partire proprio dal personale in forza alla sede diplomatica, nella Repubblica democratica del Congo; dalla ricostruzione dell'evento del 22 febbraio 2021 alla data odierna sembrano emergere, infatti, inquietanti elementi di stridente contrasto tra le misure di sicurezza richieste dalla normativa italiana, di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008, e dalla best practice di protezione del personale all'estero rispetto alle misure effettivamente adottate per la tutela delle vittime; atteso che, ai sensi dell'art. 2, comma 1, lett. b) , del decreto legislativo n. 81 del 2008, nelle pubbliche amministrazioni per datore di lavoro "si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui questo ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall'organo di vertice delle singole amministrazioni, tenendo conto della ubicazione e dell'ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l'attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa", e tenuto conto che, "in caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con l'organo di vertice medesimo", si chiede di conoscere: quale sia stato il datore di lavoro di riferimento e di quali deleghe, poteri e strutture organizzative fosse dotato e quali misure di valutazione del rischio abbia parimenti intrapreso per tutelare l'ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci; se l'ambasciata d'Italia in Congo abbia redatto il documento di valutazione dei rischi o se tale documento sia stato redatto a livello dell'amministrazione centrale, ovvero se manchi del tutto tale documento e conseguentemente a chi imputare la carenza della adozione di congrue misure antinfortunistiche; se risulti veritiera la notizia che l'ambasciatore Attanasio avesse chiesto il rafforzamento della scorta; in caso affermativo, quali siano state le ragioni del diniego; se risulti vero che in seno al Ministero degli affari esteri è prassi far sottoscrivere una liberatoria al personale che si reca all'estero. Atto n. 4-05053 DE CARLO Al Ministro della giustizia Premesso che: nel periodo compreso tra il 2013 e il 2017 due sono stati i provvedimenti ministeriali che hanno rideterminato gli organici del Corpo di Polizia penitenziaria. Con il decreto del 2013, nel Triveneto l'organico di Polizia penitenziaria veniva dimensionato a 2.711 unità, suddivise nei vari ruoli di competenza. Successivamente, con decreto ministeriale 2 ottobre 2017, la dotazione del Triveneto veniva privata di 207 agenti per un totale di 2.504; contemporaneamente nella zona sono stati inaugurati altri istituti detentivi, tra cui la casa circondariale di Rovigo e l'ampliamento dell'istituto di Vicenza, i quali hanno attinto alla dotazione indicata, comportando un ulteriore "alleggerimento" di personale nelle case circondariali preesistenti; considerato che: parte del personale in carico alla casa circondariale di Padova e alla casa di reclusione di Padova è diversamente impegnato presso il provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria (36 unità di Polizia penitenziaria), il nucleo traduzioni cittadino (60 unità di Polizia penitenziaria), la centrale operativa regionale (15 unità), sottrazioni a cui mai è seguito un reintegro di unità operative presso i citati istituti, al punto che negli istituti detentivi patavini si ricorre da anni obbligatoriamente al lavoro straordinario di 30-35 ore mensili per ogni unità operativa e che in totale l'ammanco di personale è valutabile fino a 300 agenti; sono molteplici le problematiche che vanno ad aggiungersi alla carenza di personale (che in proporzione al numero dei detenuti risulta essere sottostimata di oltre 800 unità): si va a sommarsi anche la questione della provenienza dei detenuti, al 70 per cento di origine straniera, e della natura dei reati commessi, che spesso non permette una civile e serena convivenza fra gli ospiti, ma bensì genera tensioni notevoli; si somma l'annoso problema del sovraffollamento delle carceri che nel caso della casa circondariale di Padova conta la presenza di 150 detenuti in più del dovuto, 600 detenuti su 450 che la casa potrebbe ospitare, ovvero il numero dei detenuti presenti negli istituti penitenziari del Triveneto alla data del 28 febbraio 2021 è di 3.000 soggetti a fronte di una capienza massima regolamentare di 1.907, un terzo in più rispetto alla naturale capienza massima prevista; presso la casa circondariale di Padova è prevista la prossima apertura di un reparto predisposto all'accoglienza di soggetti con problemi psichiatrici, la cui gestione dovrà essere in sinergia con la ASL. Apertura, questa, che comporterà delle difficoltà enormi sia di sanità che di sicurezza, per cui sarà indispensabile garantire un approvvigionamento di personale sufficientemente preparato e in quantità tali da non aggravare ancor più la situazione che è evidentemente già precaria; purtroppo nella zona risulta essere considerevole il numero di suicidi legati all'attività professionale; negli ultimi 8 anni, ogni 18 mesi circa, si sono registrati 5 suicidi di agenti di Polizia penitenziaria, vittime dello stato di sofferenza diffuso, si chiede di sapere: quali siano le azioni che il Ministro in indirizzo intende intraprendere per far fronte alla carenza di personale nelle case circondariali del Triveneto, in particolare per il riapprovvigionamento delle 111 unità di personale attualmente impiegato nelle attività del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, del nucleo traduzioni cittadino e della centrale operativa regionale e per il riequilibrio del numero di agenti in proporzione a quello dei detenuti attualmente residenti negli istituti; quali siano le strategie di intervento per scongiurare un ulteriore aggravio di lavoro per il personale della casa circondariale di Padova in relazione all'apertura della sezione psichiatrica.