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Disposizioni generali e di semplificazione in materia di vino e prodotti vitivinicoli. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge ha l'obiettivo di riordinare la normativa per il settore vitivinicolo, condividendo sotto taluni profili quanto previsto nella analoga iniziativa presentata alla Camera dall'onorevole Luca Sani, ma tenendo altresì conto delle osservazioni formulate, in particolare da Coldiretti, nelle audizioni svolte in Commissione Agricoltura. L'Italia in base ai recenti dati dell'Organizzazione mondiale del vino e della vite (OIV) si classifica come primo esportatore mondiale di vino: nel 2013 il nostro Paese è stato anche il primo produttore mondiale con circa 49 milioni di ettolitri davanti alla Spagna con 44,7 milioni di ettolitri e la Francia con 41,5. Nonostante la grave crisi dei consumi interni, queste evidenze dimostrano che il settore è stato in grado di creare reddito e occupazione in Italia, puntando sulla qualità, sulla distintività e sul legame con il territorio e creando le condizioni per una valorizzazione sul mercato, nazionale ed estero, dove è diventato uno dei simboli del Made in Italy . Il settore vitivinicolo, nel suo complesso, produce un giro d'affari di oltre 14 miliardi di euro e, con oltre 5 miliardi di euro di valore, il vino costituisce la maggiore voce dell' export agroalimentare italiano. Questi dati confermano l'importanza del prodotto anche in termini di valorizzazione del Made in Italy e rendono pertanto indispensabile un approccio globale alla revisione della normativa in materia, che deve costituire elemento di sostegno in vista di un ulteriore sviluppo. In un settore così rilevante ed in espansione pesano tuttavia delle procedure burocratiche che creano disagio a tutti gli imprenditori della filiera, che sono impegnati ad investire in qualità e non possono spendere più tempo e denaro per eseguire adempimenti, spesso inutili, o subire ripetuti controlli, piuttosto che produrre e commercializzare il prodotto. Dall'impianto del vigneto alla vendita della bottiglia devono essere svolte oltre 70 attività burocratiche. Sono coinvolti nei procedimenti 20 diversi soggetti, fra pubblici e privati: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, regioni, provincie, comuni, Agea, organismi pagatori regionali, Agenzia delle dogane, Asl, Corpo forestale dello Stato, Ispettorato centrale qualità e repressione frodi (ICQRF), Comando carabineri poltiche agricole e alimentari (Nac), Guardia di finanza, Comando carabineri per la tutela della salute (Nas), Camere di commercio, organismi di controllo (Valoritalia, Toscana certificazioni agroalimentari, Siquria, Imc, Ceviq, 3A Parco tecnologico agroalimentare ambiente Umbria, Agroqualità, Istituto regionale della vite e del vino Sicilia), consorzi di tutela, laboratori di analisi. Le imprese devono applicare oltre 1.000 norme di settore, per un totale di 4.000 pagine tra direttive, regolamenti, comunicazioni, note e decisioni del Consiglio e della Commissione europea, leggi, decreti, provvedimenti, note, circolari e delibere nazionali e regionali. La burocrazia nel vino incide in media per 100 giornate di lavoro all'anno pari ad oltre il 20 per cento del tempo lavoro dell'impresa vitivinicola. Ma l'effetto più preoccupante della burocrazia, che rischia di far tornare indietro il settore rispetto ai rilevanti traguardi produttivi e di visibilità internazionale conquistata, si registra a livello di mutamento delle scelte aziendali. Tra il 2007 e il 2011 la superficie vitata destinata a produrre vini a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG) e denominazione di origine controllata (DOC) si è ridotta del 10 per cento mentre quella destinata a indicazione geografica protetta (IGT) è aumentata del 28 per cento e la tendenza è ancora in atto. Lo scivolamento verso produzioni senza legame con il territorio di produzione comporta il rischio concreto di contribuire alla delocalizzazione delle superfici vitate e alla svalutazione del Made in Italy . La richiesta di semplificazione non è legata solo alla produzione dei vini a denominazione di origine (DO) e indicazione geografica (IG) ma interessa tutta la normativa vitivinicola: è indispensabile riorganizzare la normativa per il settore vitivinicolo, sia sotto il profilo degli adempimenti cui sono tenute le imprese che delle funzioni pubbliche di coordinamento e controllo, secondo criteri di semplificazione, corresponsabilizzazione degli operatori e razionalizzazione dei controlli, unificando la normativa anche in funzione della certezza del diritto. È concretamente possibile eliminare o semplificare almeno 40 tra adempimenti e registri con una riduzione del 50 per cento del tempo e dei costi legati alla burocrazia, costi che ricordiamo sono a carico delle imprese e della pubblica amministrazione. Tutto questo può essere realizzato senza ridurre l'efficacia delle attività di controllo che invece in molte situazioni risulterà aumentata. Il disegno di legge che si sottopone all'esame del Parlamento riunisce tutta la normativa generale per la produzione di vino e prodotti vitivinicoli, innovando profondamente per gli aspetti relativi alla semplificazione, con un mutamento sostanziale delle procedure e degli adempimenti; si realizza inoltre un coordinamento delle numerose norme vigenti che si ritiene debbano essere mantenute e, nel contempo, si introducono delle modifiche necessarie ad intraprendere un autentico rinnovamento del sistema. Il punto di partenza è costituito dalla realizzazione di un sistema informatico unico di gestione che metta a sistema tutte le informazioni, comunicazioni, domande, autorizzazioni, registri e documenti di accompagnamento e renda possibile il coordinamento delle attività delle amministrazioni e degli organismi di controllo mediante interscambio e interconnessione delle informazioni fra tutti i soggetti coinvolti nei procedimenti, eliminando ripetizioni di adempimenti a carico delle imprese e riducendo le visite ispettive in azienda. In materia di controlli si estende l'applicazione e l'efficacia dell'autocontrollo aziendale e si introduce il principio dell'effettuazione di controlli a campione basati su analisi dei rischi. Si ritiene che una effettiva semplificazione possa essere conseguita incentrando gli atti nel Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN) e nel fascicolo aziendale, che è in formato elettronico e deve costituire il vero sportello unico, che raccoglie le comunicazioni dell'impresa agricola sugli adempimenti, le richieste e le autorizzazioni nonché gli esiti delle verifiche e dei controlli, affinché i tempi per i procedimenti siano effettivamente ridotti, ma al tempo stesso siano disponibili in tempo reale tutte le informazioni necessarie agli organismi ed enti che intervengono nelle procedure. Il decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, nella legge 4 aprile 2012, n. 35, prevede che i dati relativi alla azienda agricola contenuti nel fascicolo aziendale elettronico fanno fede nei confronti delle pubbliche amministrazioni per i rapporti che il titolare della azienda agricola instaura ed intrattiene con esse, pertanto nelle procedure per il settore vitivinicolo deve costituire l'interfaccia unica tra il produttore, la pubblica amministrazione e gli altri soggetti coinvolti.