[pronunce]

n. 165 del 2001 è stato emanato in attuazione della delega contenuta nell'art. 1, comma 8, della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi - Legge di semplificazione 1999), con la quale al Governo è stato conferito il potere di «emanare un testo unico per il riordino delle norme, diverse da quelle del codice civile e delle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, che regolano i rapporti di lavoro dei dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29», ossia dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni “contrattualizzati”, «apportando le modifiche necessarie per il migliore coordinamento delle diverse disposizioni»; che, con tale delega, è stata demandata all'esecutivo un'attività meramente compilativa, con facoltà di apportare modifiche alle disposizioni in vigore solo a fini di coordinamento, vale a dire modifiche non sostanziali, tra le quali vi è, appunto, quella meramente lessicale recata dall'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001; che, pertanto, nei riguardi dell'art. 69 del d.lgs. n. 165 del 2001 si pongono gli stessi dubbi di legittimità costituzionale già sollevati per l'analoga disposizione dell'art. 45 del d.lgs. n. 80 del 1998; che il decreto legislativo n. 165 del 2001 – emanato, come si legge nel preambolo, «vista la legge 15 marzo 1997, n. 59» (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa) – deve, quanto al suo contenuto, ritenersi adottato «in esecuzione della citata legge delega», ed in particolare dell'art. 11, comma 4, lettera g), della legge n. 59 del 1997, che abilitava l'esecutivo a «devolvere, entro il 30 giugno 1998, al giudice ordinario […] tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni […] prevedendo: misure organizzative e processuali anche di carattere generale atte a prevenire disfunzioni dovute al sovraccarico del contenzioso»; che, ad avviso del giudice rimettente, il legislatore delegato, con l'art. 69, comma 7 del d.lgs. n. 165 del 2001, nell'attuazione della legge delega, ha violato gli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., in quanto le previste «misure organizzative e processuali anche di carattere generale atte a prevenire disfunzioni dovute al sovraccarico del contenzioso» sarebbero dovute servire a fronteggiare il notevole aumento di carico di lavoro del giudice ordinario (non di quello amministrativo), in conseguenza della estensione della sua giurisdizione alle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni; che non trova, perciò, supporto nella legge delega la disposizione dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, la quale, comminando la decadenza dall'azione per le pretese creditorie dei pubblici dipendenti attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30 giugno 1998, mira a sgravare non già il giudice ordinario, bensì il giudice amministrativo, alla cui giurisdizione esclusiva le relative controversie rimangono attribuite; che, sotto altro profilo, la previsione di un termine decadenziale importa, in violazione dell'art. 24 Cost., compressione del diritto di difesa dei pubblici dipendenti, i cui diritti patrimoniali siano maturati anteriormente al 30 giugno 1998, poiché costoro, che normalmente sarebbero esposti al solo termine di prescrizione quinquennale, debbono far valere i loro diritti in giudizio entro il 15 settembre 2000, pena la perdita dei diritti medesimi, senza che simile comminatoria sia giustificata dalla riorganizzazione del riparto di giurisdizione fra giudice ordinario e giudice amministrativo; che, sotto altro profilo ancora, l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 «introduce […] anche un'irragionevole discriminazione fra soggetti che agiscono per la tutela delle stesse posizioni soggettive», rendendo più gravosa la tutela giurisdizionale per i dipendenti titolari di diritti maturati entro il 30 giugno 1998 rispetto a tutti gli altri dipendenti delle pubbliche amministrazioni; che, ritualmente costituitasi, la ricorrente Anna Di Bartolomeo contesta preliminarmente la rilevanza della questione di legittimità costituzionale, osservando che il termine di decadenza, stabilito dall'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, deve ritenersi rispettato – contrariamente a quanto sostenuto dal giudice rimettente – se il ricorso introduttivo viene notificato, come è accaduto nella specie, entro la data fissata, senza che occorra che esso venga anche depositato nella segreteria del tribunale amministrativo regionale non oltre la data medesima; che, secondo la deducente, l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 va correttamente inteso nel senso che, per le questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore alla data del 30 giugno 1998, rimane ferma l'attribuzione al giudice amministrativo delle controversie promosse entro il 15 settembre 2000, mentre quelle non promosse entro tale data sono devolute al giudice ordinario; che, nel merito, la deducente osserva che, ove la norma denunciata sia interpretata nel senso propugnato dal giudice rimettente, la questione medesima sarebbe fondata, in quanto la disposizione dell'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998 – poi sostituita dall'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 – sarebbe viziata da eccesso di delega, perché con la legge n. 59 del 1997 al Governo non era stato conferito il potere di limitare nel tempo l'esercizio dei diritti dei soli dipendenti pubblici, nei cui confronti la giurisdizione è stata trasferita al giudice ordinario, «trasformando la prescrizione dei loro diritti in decadenza», e perché l'imposizione di un termine di decadenza «non può ritenersi misura organizzativa processuale, ma criptica modifica sostanziale del diritto e della possibilità di esercitarlo»; che, quanto alle censure relative agli artt. 3 e 24 Cost., la deducente osserva che la norma denunciata comporta una ingiustificabile e irrazionale disparità di trattamento fra i dipendenti i cui rapporti di impiego sono stati trasferiti alla giurisdizione del giudice ordinario e quelli i cui rapporti sono, invece, rimasti attribuiti alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, prevedendosi solo per i primi il termine di decadenza del 15 settembre 2000 e così conculcandosi il loro diritto di difesa;