[ddlpres]

Al Ministero degli affari esteri viene riservato il ruolo fondamentale di analisi e programmazione delle politiche e dei profili diplomatici mentre all'Agenzia sarà affidato il compito altrettanto fondamentale di completare l'istruttoria sul campo, suggerire le azioni da intraprendere, predisporre i bandi, valutare l'efficacia degli interventi, monitorare la realizzazione degli stessi, gestire la rendicontazione delle spese. L'Agenzia si collocherà sotto il potere di vigilanza del Ministero degli affari esteri e della cooperazione con una larga capacità di azione grazie a una personalità giuridica autonoma, ad un proprio bilancio e ad una propria organizzazione; ad un regolamento contabile più snello, pur con un sistema di controlli costanti e trasparenti; alla piena capacità di operare con maggiore flessibilità di azione. Sui tre pilastri sopracitati si fonderà la nuova cooperazione internazionale italiana, una cooperazione capace di cogliere appieno le opportunità e le sfide che la cooperazione delegata europea e le innovative forme di partnership rappresentano: in sostanza la riforma darà vita ad una nuova cooperazione in grado di trasformare le politiche di cooperazione in un investimento strategico del Paese nel co-sviluppo, con l'ambizione di porre il «sistema-Italia» al centro degli attori dello sviluppo, quale partner affidabile, per costruire una globalizzazione più equa e sostenibile. La riforma della cooperazione comporta anche una razionalizzazione di risorse della pubblica amministrazione: si sopprime l'Istituto agronomico per l'oltremare, con il conseguente trasferimento delle funzioni e delle relative risorse umane, finanziarie e strumentali all'istituenda Agenzia, e si riduce sensibilmente il numero di uffici della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo. L'agenzia, infatti, potrà perseguire in maniera organica gli obiettivi operativi propri dell'Istituto agronomico e di parte degli uffici dell'attuale Direzione generale della cooperazione allo sviluppo. Il presente disegno di legge si compone di 32 articoli suddivisi in cinque capi oltre alle norme transitorie e finali. Il capo I tratta dei principi fondamentali e delle finalità della cooperazione allo sviluppo. L'articolo 1 sancisce il principio secondo cui la cooperazione allo sviluppo è parte integrante e qualificante della politica estera dell'Italia e ne delinea i principi ispiratori attraverso l'espressa menzione di quelli statuiti dalla Carta delle Nazioni Unite e da quella dei diritti fondamentali dell'Unione europea, oltre che all'indipendenza e al partenariato come punti di riferimento per la promozione della pace, della giustizia e di relazioni solidali, paritarie e pacifiche tra i popoli. Vengono inoltre specificati gli obiettivi fondamentali della cooperazione sotto i molteplici profili dello sviluppo della persona umana, con una menzione anche agli aiuti umanitari ed un richiamo alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica sull'importanza dell'attività svolta in quest'ambito. L'articolo 2 individua e disciplina i nuovi destinatari dell'azione di cooperazione (popolazioni, organizzazioni e associazioni civili, istituzioni nazionali e amministrazioni locali dei Paesi partner ) e ne specifica i criteri di realizzazione, ponendo in evidenza quello di efficacia degli aiuti, attraverso l'appropriazione dei processi di sviluppo da parte dei Paesi beneficiari, l'allineamento delle priorità con quelle dei Paesi partner , l'armonizzazione ed il coordinamento tra donatori, nonché quello di efficienza e di economicità degli interventi, privilegiando, compatibilmente con normativa europea e standard di efficienza consolidati, l'uso di beni e servizi locali dei Paesi oggetto di iniziative. Si escludono inoltre dal novero delle iniziative finanziabili le attività di natura militare; non sono quindi ricomprese nell'ambito di applicazione del presente disegno di legge le attività di cosiddetta «CIMIC» (civil military cooperation) , svolta dai contingenti militari all'estero, nell'ambito di principi definiti in sede NATO. Il capo II definisce gli ambiti di applicazione degli aiuti pubblici allo sviluppo. L'articolo 3 elenca le diverse tipologie di intervento di aiuto pubblico allo sviluppo (APS), che vengono più dettagliatamente descritte nelle norme successive. L'articolo 4 si sofferma sulle iniziative che l'Italia realizza in ambito multilaterale con le organizzazioni internazionali e regionali, descrivendo le diverse tipologie di contributi, nonché le procedure di approvazione e di erogazione degli stessi da parte del MAECI e dell'Agenzia italiana per la cooperazione internazionale (Agenzia). È definito anche il ruolo del Ministero dell'economia e finanze (MEF) nei confronti di banche e fondi di sviluppo multilaterali. L'articolo 5 si sofferma sulla partecipazione dell'Italia alla definizione delle politiche europee e all'esecuzione di programmi di sviluppo dell'Unione europea, introducendo il principio di armonizzazione delle politiche nazionali di cooperazione con quelle dell'Unione europea e la partecipazione alla «cooperazione delegata». A questo fine, fatto salvo il ruolo di indirizzo del nuovo Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo, sono poste in capo al MAECI, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, la responsabilità delle relazioni con l'Unione europea con riferimento agli strumenti finanziari europei in materia di APS e la definizione ed attuazione delle politiche del Fondo europeo di sviluppo. L'articolo 6 disciplina le iniziative «a dono» nell'ambito delle relazioni bilaterali, descrivendo le nuove procedure di approvazione ed erogazione, nel contesto delle quali è previsto un ruolo centrale in capo alla costituenda Agenzia, di cui all'articolo 16. Si inserisce inoltre il principio di piena appropriazione dei processi di sviluppo da parte dei PVS e la competenza del MAECI per la stipula degli accordi bilaterali coi Paesi beneficiari. Il medesimo articolo prevede infine che tale tipo di aiuti possa essere posto in essere tramite forme dirette di sostegno al bilancio degli Stati partner , sia pur nel rispetto di specifici criteri definiti a livello europeo ed internazionale. L'articolo 7 enuclea le specifiche regole di utilizzo del fondo rotativo per i crediti concessionali, caratterizzati cioè da condizioni di erogazione e di rimborso particolarmente vantaggiose, coerenti con la prassi internazionalmente adottata in materia. L'articolo 8 disciplina la materia della cooperazione decentrata e del partenariato territoriale con il riconoscimento del ruolo delle regioni e degli altri enti territoriali. L'articolo 9 disciplina gli interventi di emergenza umanitaria, identificandone i fini, le procedure ed i soggetti attuatori. Il capo III affronta l'indirizzo politico e l'attività di gestione e controllo dell'azione di cooperazione. All'articolo 10 sono descritte le competenze del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ed è previsto un vice ministro delegato a gestire tutte le politiche che abbiano rilevanza in tema di cooperazione internazionale. È contemplato inoltre un ruolo (consultivo e di coordinamento) del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale anche in merito alle competenze attribuite al Ministro dell'economia e delle finanze (relazioni e partecipazione finanziaria con banche e fondi di sviluppo a carattere multilaterale).