[pronunce]

che, da ultimo, l'Avvocatura dello Stato osserva come la circostanza che la somma da pagare, per definire la pendenza tributaria, sia ancorata ad un importo solo accertato ma tutt'altro che definitivo, esclude la possibilità di ravvisare un contrasto con l'art. 3 e con l'art. 54 della Costituzione. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona, con due ordinanze emesse in data 9 settembre 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 15 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2003), per asserito contrasto con gli artt. 1, 3, 53, 54, 79 e 112 della Costituzione; che i giudizi di legittimità costituzionale, in quanto hanno ad oggetto la stessa questione, vanno riuniti per essere decisi congiuntamente; che l'art. 15 della legge n. 289 del 2002, nella sua interezza, introduce un procedimento volto alla sanatoria delle violazioni tributarie già oggetto di contestazione mediante processi verbali, inviti al contraddittorio e accertamenti non ancora impugnati; che, tenuto conto delle funzioni esercitate dal giudice a quo, si impone la precisazione secondo cui il thema decidendum deve essere propriamente individuato nelle sole norme contenute nel comma 7 del predetto art. 15 della legge n. 289 del 2002, nella parte in cui esse dispongono che il perfezionamento della procedura tributaria in esame comporta la «esclusione della punibilità», tra l'altro, per i reati tributari di cui agli artt. 2, 3, 4, 5 e 10 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205); che, in particolare, il rimettente riferisce che i procedimenti penali nel corso dei quali sono state emesse le ordinanze hanno ad oggetto i reati tributari di cui all'art. 4, primo comma, lettera f), del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429 (Norme per la repressione della evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e per agevolare la definizione delle pendenze in materia tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 1982, n. 516, nonché all'art. 4 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), reati commessi negli anni tra il 1997 ed il 2000; che, dopo questa premessa, il giudice a quo sottolinea che il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione, «avendo l'Agenzia delle entrate segnalato l'avvenuta definizione degli illeciti oggetto del processo verbale di constatazione (coincidenti con quelli di cui ai procedimenti a quibus), ex art. 15 della legge n. 289 del 2002»; che tale norma – ribadisce il rimettente – prevede «la “sanatoria” (ad istanza dell'interessato e dietro pagamento di una somma costituente una percentuale, prefissata dalla norma, dell'imposta dovuta) dei reati tributari di dichiarazione fraudolenta, mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 del d.lgs. n. 74 del 2000), di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi (art. 3), di dichiarazione infedele (art. 4), di omessa dichiarazione (art. 5), di occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10)»; che, tuttavia, le suddette indicazioni non sono adeguate ai fini del giudizio sulla rilevanza della questione sollevata; che l'art. 15 in questione prescrive che la definizione degli avvisi di accertamento, degli inviti al contraddittorio, nonché dei processi verbali di constatazione si perfeziona mediante il pagamento, entro la data del 16 aprile 2003, di un importo percentuale delle maggiori imposte complessivamente accertate o indicate nell'invito al contraddittorio, ovvero, con applicazione di una diversa aliquota (variabile anche in considerazione del tributo), delle maggiori imposte risultanti dal verbale di constatazione; che nel caso di specie – al di là delle incertezze in ordine alla stessa tipologia di accertamento e alla natura dell'imposta che viene in rilievo – non è stata indicata la data di avvenuto pagamento, né sul punto risulta effettuato dal rimettente alcun tipo di accertamento o di valutazione; che i predetti profili di indeterminatezza nella descrizione delle fattispecie oggetto di ciascun giudizio a quo, impedendo alla Corte di pronunciarsi nel merito, conducono ad una declaratoria di manifesta inammissibilità della questione sollevata (v., ex plurimis, ordinanze n. 435 e n. 251 del 2005 e nn. 365, 309 e 257 del 2004). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2003), sollevata, in riferimento agli artt. 1, 3, 53, 54, 79 e 112 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 gennaio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 gennaio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA