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Se i soldi dei banchi a rotelle si fossero spesi per l'aerazione o per mettere i rilevamenti della CO 2 per sapere quanto e quando aprire le finestre, sarebbe stato probabilmente più produttivo. Perché il green pass , il lasciapassare verde, dura sei mesi per i contagiati e dodici per i vaccinati, quando tutti gli studi dicono che l'immunizzazione data dal contatto con la malattia è palesemente molto migliore e più duratura di quella del vaccino? Come mai? Ci sono poi contrasti e l'elenco sarebbe lungo, per cui cito solo un caso. Come mai c'è bisogno del green pass sui treni a lunga percorrenza e non su quelli del trasporto locale, che sono per natura più affollati? Oltre ai treni, ci sono anche gli autobus, non ne parliamo. Come mai ci vuole il green pass per assistere a un concerto all'aperto, dove le sedie sono per forza fisse e a una bella distanza l'una dall'altra e, invece, non ci vuole per il trasporto pubblico locale? Se poi le cifre dell'Italia sono peggiori di altre, ci sarà pure una ragione e, ripeto, difficilmente si può parlare di sfortuna. Come mai l'Italia aveva un piano antipandemico vecchissimo - di quindici anni, mentre dovrebbe essere aggiornato molto più di frequente - e nessuno è stato ritenuto responsabile di questo? Come mai, nell'ambito del green pass , non si è pensato a tutte le problematiche legate al fatto che ci sono coloro che sono vaccinati o hanno fatto il tampone - parliamo soprattutto dei vaccinati - e non hanno magari un telefono adeguato, per cui hanno enormi difficoltà ad avere il certificato? Come mai non si è pensato a coloro che sono stati vaccinati all'estero con vaccini come lo Sputnik o altri, che pure hanno dimostrato un'efficacia paragonabile a quelli ammessi in Italia, e non possono avere il passaporto verde, il che è evidentemente una limitazione enorme per loro, ma anche per gli altri? Costoro, pur essendosi vaccinati, contro ogni logica e contro ogni criterio medico, dovrebbero vaccinarsi nuovamente con altri vaccini, una cosa assolutamente assurda e sicuramente pericolosa per la salute. Ci sono anche problemi per quanto riguarda il rilascio del certificato ai guariti, ai contagiati, a coloro che hanno fatto una sola dose e poi si sono ammalati e, dunque, per via del contatto con il virus, hanno conseguito un'immunità particolare. Ci sono poi problemi per gli italiani all'estero, che non hanno la tessera sanitaria e, dunque, vengono esclusi dalla certificazione. Il Governo ha assunto una serie di impegni - lo abbiamo apprezzato - accogliendo degli ordini del giorno che abbiamo presentato. Peccato che gli stessi argomenti fossero stati già presentati alla Camera, dove almeno era possibile introdurre delle modificazioni, anche se i relativi emendamenti sono stati respinti. Si sono accolti ordini del giorno, per cui «vedremo, faremo». Speriamo, perché si tratta di una serie di cose importanti. Abbiamo chiesto, ad esempio, e il Governo ha preso un impegno - sarebbe questo del resto il senso di un ordine del giorno - nel senso che i controlli non debbano essere fatti dai gestori dei locali; che ci siano rimborsi per coloro che devono gestire locali dove si accede solo con il green pass e che, dunque, hanno avuto delle spese; che i tamponi salivari siano gratuiti; che i tamponi siano gratuiti per gli immunodepressi e una serie di altre misure. Concludo dicendo che dobbiamo dare un'informazione chiara, perché, per lo stesso principio del consenso informato generale, non possiamo pensare che la gente si fidi, se si nascondono i numeri veri. Bisogna darli. Ho firmato il consenso informato per un intervento in cui si parlava di rischio di letalità del 5 per cento, ma l'ho fatto perché sapevo che era sensato e che era giusto fare quell'intervento, perché erano molto maggiori i benefici rispetto agli svantaggi. Se mi avessero detto: «Stia tranquillo, è come bere un bicchier d'acqua», non mi sarei fidato neppure del fatto che mi dicevano che era una cosa utile. Penso che gli italiani siano abbastanza responsabili, come hanno dimostrato in questi due anni difficilissimi, e che non vadano presi in giro. Vanno informati compiutamente. Solo così il legislatore potrà agire nel modo più adeguato rispetto alle esigenze del Paese e i cittadini prenderanno le decisioni migliori per sé, per le loro famiglie e per la collettività. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, voglio ricordare che nell'ultimo anno e mezzo abbiamo provato a fronteggiare la drammatica situazione sanitaria ed economica determinata da questa terribile pandemia, nella speranza di riuscire ad arginarla e superarla. Il provvedimento che oggi ci apprestiamo a convertire in legge - ricordo a tutti che è in corso un Consiglio dei ministri che vedrà l'ampliamento dello strumento di cui parleremo nel corso di questo dibattito - è stato oggetto di un'ampia discussione alla Camera, che per certi versi è stata molto accesa (lo avete sentito), con votazioni incongrue, e che a mio parere ha travalicato l'interesse per la salute, per rientrare più propriamente in quello per il consenso: bisogna dircele queste cose. Questo atteggiamento è confondente per i cittadini e non aiuta certo a trovare una soluzione utile per uscire dalla pandemia, ma fa trovare consenso, soprattutto tra le fila non tanto di chi è indeciso (queste persone vanno aiutate, perché dietro l'indecisione a volte ci sono dubbi, che vanno fugati attraverso la scienza), quanto di chi vuole trovare una via d'uscita per non vaccinarsi in nome di una millantata libertà, che non porta di sicuro a una libertà per la comunità tutta, ma solo per una parte (pochi per fortuna), ledendo invece quella di chi si vaccina per il bene di tutti. La situazione che stiamo vivendo è tutta nuova, lo sappiamo, anche se è già passato un anno e mezzo; strada facendo, abbiamo trovato soluzioni diverse e nessuno ha la ricetta magica. Ho sentito colleghi enumerare ricette, soluzioni e terapie; nessuno però ha la ricetta magica e c'è solo il percorso che stiamo facendo, perché non abbiamo mai vissuto questo momento. Stiamo provando a uscirne in tutti i modi possibili e il green pass è uno di questi. Vorrei ricordarvi - perché qui la memoria sembra davvero mancare, ma dev'essere rafforzata - che abbiamo avuto quasi 150.000 morti, ma non solo. Vorrei ricordare qui anche tutti i ritardi nei controlli di malattie croniche e oncologiche, che lasceranno sequele per i cittadini che hanno visto sospese le loro visite, per dare il passo a chi purtroppo aveva bisogno di entrare in ospedale con urgenza. Tanti pazienti oncologici hanno ritardato il follow-up delle loro malattie, peggiorandole; nei prossimi anni conteremo questi esiti a distanza. Tanti pazienti in fase acuta sono stati curati nel modo adeguato nel nostro Paese. E qui, cari colleghi, vorrei ricordare un'altra cosa.