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Il provvedimento in esame, già approvato alla Camera dei deputati con l'apposizione della questione di fiducia, assume una notevole importanza per quanto riguarda il territorio che rappresento. In particolare, l'articolo 16 fa riferimento alla proroga dei commissari straordinari alla ricostruzione post sisma. Così come fatto alla Camera, abbiamo presentato anche in Senato emendamenti su questo tema. Il problema rappresentato nei nove Comuni della Provincia di Catania (ma, come abbiamo visto, anche a Campobasso e in altri territori) è relativo alla lentezza delle procedure di ricostruzione. C'è un'esperienza positiva (quella della ricostruzione del Centro Italia, che a sua volta prende spunto dalla rapida ricostruzione del ponte di Genova) relativa alla deroga di alcune regole stringenti nell'ambito della ricostruzione e dell'urbanistica. In questo caso abbiamo proposto di estendere questa normativa, che, a torto o a ragione, viene definita normativa Legnini, dal nome del commissario che in questo momento si sta occupando della ricostruzione nel Centro Italia, che a sua volta ha fatto uso delle ordinanze. Si tratta comunque di scelte che queste deroghe pongono. Se qui in Senato non si ponesse la fiducia e si desse la possibilità di esaminare ogni emendamento e ordine del giorno, si potrebbe spiegare in merito a quanto sostenuto dal Governo circa la destinazione al Sud del 40 per cento dei fondi. Sappiamo che la maggior parte sono legati a progetti sponda, ossia progetti che vengono cantierati con iniziative degli enti locali, per poi essere contabilizzati con fondi europei e provvedimenti non rivisitati. Pensiamo all'Alta velocità: le linee guida nazionali la prevedono a 300 chilometri orari, ma ci troviamo nel Sud Italia ancora a 160 chilometri orari. Vorrei quindi mettere in evidenza l'incongruenza di quanto si dice con ciò che si fa. Se l'attenzione è veramente alta e massima, allora che si manifesti permettendo la votazione di questi emendamenti, che tra l'altro - ironia della sorte - hanno avuto il parere favorevole di Casa Italia, il Dipartimento istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e deputato proprio alla ricostruzione post sisma. Un'altra particolarità è legata all'emergenza che abbiamo vissuto in Sicilia negli ultimi giorni. Ieri sono stata nei territori interessati e due giorni fa ho partecipato a Scordia ai funerali della coppia vittima dell'alluvione. Ho potuto fare un giro sui territori anche ieri su Ramacca, Militello in Val di Catania e Palagonia ed è emerso il solito discorso: non c'è una programmazione delle attività di prevenzione. Poco fa ho fatto riferimento a Casa Italia. Ricordo che negli anni precedenti di questa legislatura, la XVIII, il capo della Protezione civile nazionale, l'ingegner Curcio, tenne dei tavoli in merito proprio alle attività di ricostruzione per il sisma e per le calamità naturali finalizzati alla realizzazione di una legge quadro che servisse come riferimento nell'immediatezza e nella necessità per interventi standardizzati dopo eventi calamitosi. Ritornando ai territori siciliani, il problema è però di prevenzione. Ho avuto modo di vedere personalmente che nelle zone in cui si è fatta manutenzione - ad esempio nei corsi d'acqua, con un intervento immediato, realizzato con i fondi stanziati dopo l'evento alluvionale del 18 ottobre 2018 - essa ha sortito un effetto positivo, nel senso che le conseguenze sono state contenute. Ho visto invece zone in cui dall'alluvione del 2018 non era stato fatto alcun intervento. Ci sono quindi problematiche - che colgo l'occasione per rappresentare - legate al fatto che i fondi non sono arrivati totalmente a destinazione - mi riferisco a quelli del 2018 - e un'altra legata al fatto che la conversione in legge del decreto n. 121 del 2021 alla Camera è avvenuta qualche giorno dopo l'evento alluvionale. Pertanto, poteva essere un'occasione per porre in essere interventi immediati. Ciò non toglie che potremmo farli anche ora (semplicemente, posso ipotizzarne uno del relatore o governativo). Del resto, oggi abbiamo visto di tutto, quindi volere è potere. Mi sa che le regole, quando si vuole raggiungere un obiettivo, vengono frequentemente derogate. Per quanto riguarda invece la gestione commissariale, tra le proposte depositate ne abbiamo una che ha raccolto l'attenzione di Casa Italia e di altri rappresentanti. Mi riferisco al cronoprogramma triennale - è una proposta che già dal 2018 porto avanti - per le strutture commissariali, soprattutto di quelle preposte alla ricostruzione post sisma. La finalità del cronoprogramma è chiaramente intuibile: avremmo una programmazione e in linea di massima potremmo avere una proiezione di come i fondi verrebbero chiaramente spesi. Possiamo parlare di una sorta di azione preventiva e poi a consuntivo: ciò che si è progettato e programmato alla conclusione del terzo anno è stato di fatto realizzato? I fondi sono stati utilizzati del tutto? In caso negativo, quanto è stato usato? Alla richiesta di proroga di una struttura commissariale avremmo degli indicatori oggettivi per poterla avvalorare o meno. Nell'articolo 16 è prevista la proroga di tutte le strutture commissariali. Poi in base ai desiderata e alle indicazioni che abbiamo raccolto abbiamo fatto anche proposte di una scadenza anticipata. Questa è stata una lettura del sentire comune e non un intervento particolare. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,30) ( Segue DRAGO). Avrei concluso. Spero veramente che la maggioranza tenga conto di quanto ho rappresentato e che sia coerente con l'attenzione ai territori che ha finora manifestato a parole. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Purtroppo per alcuni colleghi sarò ripetitivo oggi, perché da un paio di giorni in Commissione forse mi sentono dire sempre le stesse cose. Qui adesso stiamo discutendo della conversione del decreto-legge n. 121, il decreto infrastrutture, a proposito del quale un po' tutti gli esponenti dei Gruppi parlamentari, a partire dal relatore (che ho sentito ripetere adesso questo concetto), lamentano che vi sia stato troppo poco tempo per esaminare il testo, come richiederebbe l'articolo 72 della Costituzione. Io però dico una cosa (la dicevo in Commissione e la ripeto qui): tutti i colleghi hanno chiesto al Governo, la prossima volta, di non farlo più. In tutti i loro interventi, i senatori colleghi della Commissione hanno allungato le mani pietendo la grazia dal Governo, che per la prossima volta ci dia un po' più di tempo. Eh no, non è così che funziona: i diritti si pretendono, non ci si lamenta; nessuno ti può dare un diritto, se tu non lo ottieni; altrimenti, è una concessione, non un diritto. (Applausi) . Quindi è inutile che oggi il relatore, il buon Astorre, si lamenti. No, non va bene così. C'è un sistema ed è quello di dire al Governo che abbiamo bisogno del tempo necessario per esaminare approfonditamente il provvedimento, articolo per articolo ed emendamento per emendamento. (Applausi) . Questo, se non avviene, comporta un'abdicazione rispetto a un oggetto di cui il singolo parlamentare, deputato o senatore che sia, non ha disponibilità.