[pronunce]

la Regione siciliana ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, in riferimento agli artt. 36 e 43 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), e all'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria). La ricorrente ritiene che il contributo posto a carico della Regione costituisca una «dissimulata riserva» a favore dello Stato di quote regionali di compartecipazione ai tributi erariali, in difetto dei presupposti a tal fine imposti allo Stato dall'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, ed in violazione dell'art. 36 dello statuto. A maggior ragione, sarebbe illegittimo che il contributo non abbia limiti temporali. Con tale meccanismo, non derogato dalla clausola di salvaguardia, la norma impugnata violerebbe il principio dell'accordo nella disciplina dei rapporti finanziari tra Stato e Regione siciliana, desumibile dall'art. 43 dello statuto. Tale principio, a parere della ricorrente, non sarebbe soddisfatto neppure in presenza di un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni, essendo invece necessario osservare le procedure speciali previste dallo statuto. Infine la ricorrente sottolinea che, per effetto delle riserve all'erario di quote regionali di tributi spettanti ai sensi dell'art. 36 dello statuto, la norma impugnata compromette l'esercizio delle funzioni amministrative da parte del sistema regionale. 15.- Con un secondo ricorso notificato il 27 febbraio 2013 e depositato l'8 marzo 2013 (reg. ric. n. 43 del 2013) , la Regione siciliana ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 118, della legge n. 228 del 2012, in riferimento all'art. 43 dello statuto, all'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 e al principio di leale collaborazione. La ricorrente ripropone le censure già svolte nel precedente ricorso (reg. ric. n. 170 del 2012) nei riguardi dell'art. 16, comma 3, ricostruendo l'evoluzione della normativa statale in punto di contributi alla finanza pubblica da parte delle autonomie speciali. 16.- In tutti i ricorsi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, con memorie di analogo contenuto, chiedendo che essi siano dichiarati inammissibili o infondati. Le norme impugnate costituirebbero principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, imposti dall'emergenza finanziaria, a fronte dei quali non vi sarebbe ragione di distinguere Regioni ordinarie e autonomie speciali. Le prerogative regionali sarebbero adeguatamente salvaguardate, sia dal rinvio operato all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, sia dalla natura residuale delle misure, che scattano solo se non è raggiunto un accordo tra lo Stato e le autonomie speciali. Con riguardo al riparto del contributo tra le autonomie speciali, aggiunge l'Avvocatura generale dello Stato, l'accordo è stato raggiunto e recepito con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 27 novembre 2012 (Riparto del contributo alla finanza pubblica previsto dall'articolo 16, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 tra le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano. Determinazione dell'accantonamento). Su tale profilo del contenzioso sarebbe perciò sopraggiunta la cessazione della materia del contendere. In questo contesto le norme impugnate non arrecherebbero alcun pregiudizio alle ricorrenti, così da renderne inammissibili i ricorsi. In particolare le ricorrenti non avrebbero allegato alcuna disparità di trattamento tra le Regioni in conseguenza delle norme impugnate, né l'esistenza di squilibri economico-finanziari. Con specifico riferimento all'art. 79 dello statuto speciale regionale, applicabile alla Regione autonoma Trentino-Alto Adige e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, l'Avvocatura afferma che esso assoggetta al principio dell'accordo solo le modalità di conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, ma non la determinazione della misura del contributo, la quale costituirebbe oggetto di competenza legislativa statale. Con riguardo all'impugnativa dell'art. 16, comma 9, del d.l. n. 95 del 2012 da parte della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, l'Avvocatura dubita che la norma sia applicabile a tale ricorrente, in forza della clausola di salvaguardia di cui all'art. 24-bis, e afferma che, in ogni caso, essa costituisce principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica. Con riferimento all'art. 11, comma 8, del d.l. n. 35 del 2013, impugnato dalla Regione autonoma Sardegna, la difesa dello Stato sottolinea che si tratta di una norma applicabile solo su richiesta della Regione, sicché la censura sarebbe inammissibile e, nel merito, non fondata. 17.- Tutte le ricorrenti hanno depositato memorie, insistendo per l'accoglimento dei ricorsi. La Regione autonoma Valle d'Aosta, in particolare, contesta il carattere eccezionale dell'intervento normativo statale, posto che esso fa seguito ad analoghe norme volte a trattenere le quote di tributi erariali spettanti alle autonomie speciali, ovvero agli artt. 13, comma 17, 14, comma 13-bis, e 28, comma 3, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214; all'art. 35, comma 4, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 marzo 2012, n. 27, e all'art. 1, comma 132, della legge n. 228 del 2012. Da tali misure è derivata una riduzione delle entrate pari ad euro 93,5 milioni su 1,2 miliardi nel 2012, destinata a divenire di 163 milioni nel 2013. La Provincia autonoma di Bolzano, alla luce delle sentenze n. 229 e n. 236 del 2013 di questa Corte, afferma di avere proposto ricorso solo in via cautelativa e reputa che l'art. 24-bis del d.l. n. 95 del 2012 imponga di escludere l'applicabilità delle norme impugnate alle autonomie speciali. Peraltro, tale applicazione è stata già disposta con il decreto ministeriale 27 novembre 2012 e con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 23 settembre 2013 (Riparto del contributo alla finanza pubblica previsto dall'articolo 16, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 tra le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano.