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Questa è la vostra paura e questo è il Governo del cambiamento, che parla a ragion veduta di dignità, perché qualcuno ha anche detto che la dignità non appartiene al cittadino, ma appartiene all'uomo ed è insita nell'uomo. Certo, se non è stata debellata, se non è stata calpestata, se non è stata cancellata. E in quel caso, in uno Stato di diritto così com'è l'Italia, c'è soltanto un modo per ripristinarla: fare delle regole serie e fare delle leggi serie, così come è serio il decreto dignità. Quando parliamo di dignità - concludo, signor Presidente - parliamo di dignità dei giovani, che devono avere la speranza di mettere su una famiglia e quindi di avere un lavoro stabile e di sapere cosa sia il futuro; di un padre di famiglia, che deve poter crescere dei figli con altrettanta speranza, disegnando il loro futuro; ma anche di coloro i quali ancora oggi si spaccano la schiena a una certa età sui cantieri, pur di portare il pane a casa. Questo significa dignità. E siamo soltanto all'inizio, signor Ministro, cari colleghi: non ci resta che andare avanti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni ) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, dico subito che consegnerò il testo integrale del mio intervento, non riuscendo, nel tempo a mia disposizione, a disegnare un quadro completo di questo provvedimento. Si tratta di un provvedimento che nasce con tante speranze che sono state date ai cittadini. Questo decreto dignità sembrava poter cambiare le aspettative; tuttavia, man mano che lo scorriamo e man mano che approfondiamo i temi in esso contenuti, ci rendiamo conto che è solo un bluff , che è solo un qualche cosa che, anziché essere fatto - come si suol dire - da nuovi governanti, è fatto da governanti nuovi. Un provvedimento che non ha nulla di innovativo, ma che forse ha la parte più becera del sistema di produrre lavoro, che è quella di volerlo produrre attraverso un provvedimento di legge. È un provvedimento di legge che non tiene conto di quelle che sono le realtà lavorative presenti nel nostro territorio e della crisi che incombe nel nostro Paese. Vede, questo provvedimento parte dal principio secondo cui l'imprenditore è uno sfruttatore dei lavoratori. E questo giustifica le sanzioni, sempre più forti, che sono presenti nel provvedimento. Io sono un imprenditore, caro Ministro, e non mi diverto a licenziare i lavoratori, non mi sono mai divertito. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Anzi, cerco sempre di aumentare la massa dei lavoratori. Cerco di farli stare bene. Cerco di dare loro qualche cosa che va anche oltre il salario che viene determinato dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Signor Presidente, lei deve tener conto che le difficoltà ad assumere nascono dalla diversa modalità che esiste nel mondo dell'economia. Abbiamo paura di allargare la platea dei lavoratori nelle nostre imprese, perché siamo in un momento di transizione così veloce per cui ci sembra di essere un momento positivo dell'economia, che ci invita a produrre più posti di lavoro, e dopo un attimo arriva la crisi. Si parla della crisi del 2008, ma non possiamo dimenticare che c'è stata la crisi del 2011 e quella del 2012. Si parla veramente di difficoltà ad assumere laddove, come nel territorio di cui io sono rappresentante, non siamo ancora arrivati, come numero di occupati, a quelli che c'erano precedentemente al 2008. Ci sarà una ragione che non avete analizzato. Non è penalizzando i datori di lavoro che voi create impresa: è tutto il contrario! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il datore di lavoro ha paura di assumere e ricorre al lavoro straordinario perché sa che, se anche oggi ci sembra di vivere un momento di favore per la nostra impresa, l'indomani mattina, ciclicamente, come ci siamo abituati nella crisi 2008-2011, potremmo dover licenziare tutti. E licenziare cosa significa? Secondo voi dover pagare le penali? Licenziare quando siamo costretti ci costa veramente un sacrificio e un sacrificio notevole. In primo luogo perché la nostra impresa, che noi giudichiamo come una persona, con l'affetto che si dedica ad un familiare, entra in crisi. Licenziare a noi costa veramente molto, prima di tutto dal punto di vista psicologico. E invece voi cosa pensate? Che noi ci divertiamo a licenziare. E per questo aumentate le indennità di licenziamento. Signor Ministro, se si vogliono creare veramente posti di lavoro nuovi si devono mettere le nostre imprese nelle condizioni di competere con le imprese nazionali, ma anche con le imprese internazionali. Non significa scoraggiare chi vuol venire in Italia, così come non si può scoraggiare chi vuole investire all'estero, che sia nella comunità europea o che sia fuori dalla comunità europea. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mi dispiace che ci sia una visione veramente miopica all'interno del mondo di lavoro, ma non mi meraviglia molto, perché il lavoro lo può conoscere, lo può migliorare solamente chi lo pratica tutti i giorni, chi conosce il lavoro e chi conosce l'impresa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Floris. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, chiedo pertanto l'autorizzazione a consegnare il testo integrale del mio intervento, dal momento che avrei dovuto essere il relatore di minoranza per quanto riguarda Forza Italia. Non sto rivolgendo nessuna accusa. Anzi, forse potrei fare una autoaccusa. Spero così di poter dare con questo scritto un contributo a chi volesse leggerlo. Caro signor Ministro, io sono italiano e, come le ho già detto un'altra volta, se lei ha successo abbiamo successo anche noi. Io, poi, cercherò di fare meglio di lei. Cercherò di fare in modo che il partito nel quale milito riprenda la maggioranza in Italia. Ma non sulle spoglie dell'Italia. No, a questo non ci sto. E mi spiace che il bicameralismo sia diventato, di fatto, un monocameralismo. La legge è stata migliorata? Non così come avremmo voluto. Noi avremmo voluto poterla discutere. Mi creda: non c'era nessuna fretta. Non c'era alcuna urgenza di esitare una legge qualsiasi. Quella che volevamo era una legge degna dell'aspettativa delle imprese italiane. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il suo intervento affinché resti agli atti. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (M5S) . Signor Presidente, non pensavo, onestamente, che la parola dignità creasse il panico e che addirittura scatenasse terrore l'espressione dignità dei lavoratori. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Invece, a quanto pare, siamo a questi livelli. È vero: il lavoro non si crea attraverso una legge o un decreto, ma pessime leggi hanno cancellato la dignità dei lavoratori. Questo è accaduto: pessime leggi hanno, di fatto, reso invisibile il lavoratore, come se si dovesse piegare ogni volta ad un modello low cost anche del lavoro e quindi anche il lavoratore diventa una funzione e un soggetto interscambiabile.