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DI MARZIO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, signori rappresentanti del Governo, quello che viene posto oggi in votazione è un provvedimento fondamentale, certamente per la sanità calabrese, ma non solo per essa. L'articolato infatti, nella prima parte, si propone di provocare un drastico cambio di paradigma nella gestione della sanità in Calabria, fino ad oggi fallimentare: un sistema malato che nessuno ha mai avuto la volontà di scardinare, nonostante i servizi offerti ai cittadini siano al di sotto della soglia minima accettabile, mentre i costi risultano invece iperbolici. Nella seconda parte, il provvedimento mette in campo una serie di misure per affrontare altre criticità. I vertici di ASL e ospedali di Calabria, ma anche di Lazio, Campania e Molise, potranno essere scelti solo attingendo da una graduatoria di merito; viene finalmente operato uno sblocco del turnover per tutte le Regioni in piano di rientro; viene modificato il tetto di spesa per il personale e si interviene sulla carenza dei medici in tutto il territorio nazionale, restituendo risposte unitarie alla criticità di un sistema evidentemente afflitto dall'inefficienza di una frammentazione regionale che peraltro, in discussione generale ieri, mi è parso sia stata pacatamente, ma severamente stigmatizzata con autocritica apparentemente inconsapevole proprio da quanti ne sono stati gli interessati artefici. Ma andiamo con ordine. Sulla situazione della sanità in Calabria è sufficiente rammentare solo qualche dato fondamentale per rendere conto del livello di degrado che la affligge. La soglia minima di erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, fissata al punteggio di 160, è di solo 136 in Calabria, Regione dalla quale il Programma nazionale esiti certifica esemplificativamente un'emigrazione sanitaria di oltre il 45 per cento delle pazienti affette da carcinoma mammario e di quasi il 70 per cento dei malati di neoplasie tiroidee. Parliamo di una Regione sottoposta a piano di rientro dal dicembre 2009, commissariata dal 2010 e con un disavanzo stimato in quasi 170 milioni di euro. Ovviamente, in un simile contesto, i cittadini scelgono molto spesso di curarsi altrove, con inaccettabili costi, non soltanto economici, ma anche sociali e umani che gravano esclusivamente su di loro. I numeri sono più eloquenti delle parole e, ciò nonostante, il governatore della Regione risulta si stia opponendo con tutte le forze a questo tentativo di risanamento. Se i numeri poi non rendessero abbastanza chiaro lo scandalo della sanità calabrese, basterebbe riflettere sulle valutazioni in proposito formulate dal generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli, nel dicembre scorso nominato dal Governo commissario alla sanità della Calabria, il quale ha parlato di «una situazione drammatica, frutto di anni di mala gestio e di infiltrazioni mafiose che hanno portato, da ultimo, allo scioglimento dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria». Dunque, un intervento in merito non è più rinviabile, un intervento limitato nel tempo, per mettere a punto un regime speciale e straordinario per la gestione commissariale della Regione Calabria nella speranza che, una volta curato, il malato possa riprendere a camminare sulle proprie gambe. Le polemiche intorno a questo decreto-legge lasciano francamente basiti. È sconvolgente dover rilevare come sia completamente mancata la capacità di comprendere tempestivamente la necessità e l'urgenza assolute di provvedimenti che rimettessero in ordine un sistema portato al collasso dalle inettitudini di chi in Calabria, a quanto pare, si è preso cura di tutt'altro che non dell'interesse dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Noi, invece, abbiamo esclusivamente quell'obiettivo ed è ciò che ci rende evidentemente diversi. Riteniamo che non ci debbano essere altri interessi a muovere l'azione politica perché, quando questa azione mira ad altro, si verifica ciò che abbiamo visto accadere in Calabria o che magari vediamo accadere nel Consiglio superiore della magistratura. In che cosa consiste dunque il rimedio? Il commissario ad acta Cotticelli - non la Regione perché, come abbiamo sempre sostenuto, il controllore non può essere anche il controllato - procederà a una verifica straordinaria sui direttori generali degli enti del Servizio sanitario regionale. L'obiettivo è comprendere se le dirigenze abbiano effettivamente agito coerentemente con l'attuazione del piano di rientro. Se questa verifica dovesse avere esito negativo, il commissario avrà potere di deciderne la decadenza dall'incarico e risolvere i relativi contratti. In due parole, si cambia: chi ha sbagliato o chi sbaglia deve finalmente essere posto di fronte alle proprie responsabilità. È così che, in caso di valutazione negativa dei direttori generali, verranno nominati dei commissari straordinari degli enti del Servizio sanitario regionale e ci sarà poi una verifica periodica dell'attività svolta dei direttori amministrativi e sanitari. Il commissario, anche avvalendosi dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) della Guardia di Finanza, effettuerà una verifica generale sulla gestione dell'ente cui è preposto. Eventualmente dovessero emergere irregolarità gravi e reiterate nella gestione dei bilanci, il commissario proporrà al commissario ad acta di disporre la gestione straordinaria dell'ente. Il decreto-legge interviene anche al fine di prevenire quei fenomeni corruttivi che sembrano essere divenuti cifra costante delle attività di gestione della sanità, attribuendo al commissario ad acta la possibilità di proporre al prefetto, sentito il presidente dell'ANAC, la gestione temporanea delle imprese esercenti attività sanitarie per conto del Servizio sanitario regionale. Chiunque abbia letto il provvedimento non potrà, pertanto, non essersi reso conto dei nodi che si intendono sciogliere: fuori i direttori generali inadempienti; fuori la corruzione della sanità; fuori le mafie dalla sanità; fuori chiunque - e dico: chiunque - agisca per obiettivi e interessi diversi dal risanamento della sanità calabrese. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo facciamo nell'unico modo possibile: inserendo, in un sistema che ha di fatto fallito, figure terze, che possano così concretamente raggiungere l'obiettivo di correggere le strutture nella speranza che i calabresi abbiano finalmente una sanità in cui avere fiducia e di cui andare fieri. Questo è un discorso che non riguarda solo la Calabria, tant'è che nel testo c'è una norma che farà da ponte con il più corposo disegno di legge della nostra collega Maria Domenica Castellone, che intende regolamentare la nomina dei dirigenti sanitari. Per il momento, i direttori generali delle aziende sanitarie ospedaliere sottoposte al commissariamento saranno selezionati in base alle loro competenze e capacità, sulla scorta di una graduatoria di merito. Si tratta di una norma che il disegno di legge Castellone applicherà a tutte le Regioni e che meriterebbe di essere adottata in misura ancora più estensiva e capillare.