[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 11, comma 3, lettera i), della legge della Regione Campania 1° luglio 2002, n. 9 recante &laquo;Norme in materia di comunicazione e di emittenza radiotelevisiva ed istituzione del Comitato Regionale per le comunicazioni - CO.RE.COM.&raquo; , promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 3 settembre 2002, depositato in cancelleria il 12 successivo ed iscritto al n. 55 del registro ricorsi 2002. Visto l'atto di costituzione della Regione Campania; udito nell'udienza pubblica dell'11 marzo 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Ivo M. Braguglia per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Vincenzo Cocozza per la Regione Campania.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso depositato il 12 settembre 2002 ed iscritto al registro ricorsi n. 55 del 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l'art. 11, comma 3, lettera i), della legge della Regione Campania 1° luglio 2002, n. 9 (Norme in materia di comunicazione e di emittenza radiotelevisiva ed istituzione del Comitato Regionale per le comunicazioni - CO.RE.COM.). Tale disposizione stabilisce che la Giunta regionale, in mancanza di un “atto legislativo” del Consiglio regionale e fino alla approvazione di “una legge organica sul sistema integrato della comunicazione in Campania”, disciplini con regolamento “la localizzazione e l'attribuzione dei siti di trasmissione delle reti pubbliche per l'emittenza radiotelevisiva e per le telecomunicazioni e gli strumenti di sostegno eventualmente necessari”. 2. - Dal momento che per il terzo comma del nuovo art. 117 della Costituzione la materia “ordinamento della comunicazione” appartiene alla competenza legislativa concorrente delle Regioni e dello Stato, l'Avvocatura dello Stato afferma che costituirebbe principio fondamentale della materia la previsione di cui all' art. 2, comma 6, della legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e televisivo”), secondo la quale spetta all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni la funzione di redigere un piano nazionale, nel cui ambito, sentite le Regioni, si individua la localizzazione degli impianti e la attribuzione dei siti. Pertanto la norma regionale censurata, assegnando alla Giunta regionale il potere di disciplinare la localizzazione e l'attribuzione dei siti di trasmissione, violerebbe il principio fondamentale contenuto nella legge statale, e si porrebbe così in contrasto con l'art. 117 della Costituzione. 3. - È intervenuta la Regione Campania la quale ha chiesto che il ricorso venga dichiarato inammissibile e comunque infondato, riservandosi di depositare successiva memoria illustrativa. 4. - In data 27 febbraio 2003 la Regione Campania ha depositato - fuori termine - una memoria difensiva in vista dell'udienza pubblica dell'11 marzo 2003. La Regione sostiene innanzi tutto che il ricorso dello Stato avrebbe ricostruito in modo errato la disciplina vigente. In particolare, l'art. 2, comma 6, della legge n. 249 del 1997 attribuirebbe alla Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non il compito di procedere alla localizzazione degli impianti bensì, più semplicemente, quello di redigere il piano nazionale di assegnazione delle frequenze al fine di procedere all'ubicazione degli impianti medesimi. In secondo luogo, nella memoria si sostiene che, qualora si ritenesse di individuare nell'“ordinamento della comunicazione” la materia nella quale interviene la legge regionale, collocando dunque tale intervento in un ambito di competenza concorrente, si dovrebbe ritenere la normativa statale eccedente il compito di dettare i “principi fondamentali” della materia, ove davvero attribuisse ad una amministrazione statale il compito di individuare concretamente i siti. Pertanto, secondo la difesa regionale, la legge impugnata non inciderebbe in quell'ambito dell'“ordinamento della comunicazione” riservato al legislatore statale. Da ultimo, nella memoria si sostiene che - nella misura in cui la normativa statale disporrebbe l'attribuzione delle funzioni amministrative di localizzazione degli impianti ad una autorità statale - essa sarebbe in contrasto con l'art. 118 della Costituzione. Tale disposizione, infatti, escluderebbe che, nelle materie di competenza concorrente, lo Stato possa regolare l'attribuzione di funzioni amministrative.1. - Il Governo ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 3, lettera i), della legge della Regione Campania 1° luglio 2002, n. 9 (Norme in materia di comunicazione e di emittenza radiotelevisiva ed istituzione del Comitato Regionale per le comunicazioni - CO.RE.COM.) perché eccederebbe dalla competenza legislativa regionale di cui all'art. 117 della Costituzione. La disposizione censurata stabilisce che la Giunta regionale, in mancanza di un “atto legislativo” del Consiglio regionale e fino alla approvazione di “una legge organica sul sistema integrato della comunicazione in Campania”, disciplini con regolamento “la localizzazione e l'attribuzione dei siti di trasmissione delle reti pubbliche per l'emittenza radiotelevisiva e per le telecomunicazioni e gli strumenti di sostegno eventualmente necessari”. Il Governo ricorrente, pur riconoscendo che il terzo comma del nuovo art. 117 della Costituzione prevede una competenza legislativa concorrente fra Stato e Regione in tema di “ordinamento della comunicazione”, deduce dall'art. 2, comma 6, della legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e televisivo) l'esistenza di un principio fondamentale in base al quale “la localizzazione e l'attribuzione dei siti” sarebbe riservata all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, “che provvede sentite le Regioni”. Da ciò l'affermazione della illegittimità della norma regionale impugnata. 2. - La questione è fondata nei termini di seguito precisati. L'Avvocatura dello Stato ritiene incostituzionale la norma impugnata sulla base di una lettura solo parziale della legislazione vigente in materia. Infatti la legge n. 249 del 1997, invocata dalla difesa erariale quale fonte dei principi fondamentali della materia “ordinamento della comunicazione”, integrata dalla successiva legge 30 aprile 1998, n. 122 (Differimento di termini previsti dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, relativi all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nonché norme in materia di programmazione e di interruzioni pubblicitarie televisive) prevede un potere consultivo delle Regioni nella elaborazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze. Questo assetto normativo è stato successivamente modificato ed integrato nel senso di un parziale ampliamento del ruolo delle Regioni nella materia.