[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 15, comma 22, e 24-bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, e dell'art. 1, commi 131 e 132, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), promossi dalla Regione autonoma Sardegna con ricorsi notificati il 12 ottobre 2012 e il 26 febbraio 2013, depositati in cancelleria il 19 ottobre 2012 e l'8 marzo 2013 e rispettivamente iscritti al n. 160 del registro ricorsi 2012 e al n. 41 del registro ricorsi 2013. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 marzo 2015 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano; uditi l'avvocato Massimo Luciani per la Regione autonoma Sardegna e l'avvocato dello Stato Stefano Varone per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso depositato il 19 ottobre 2012 e iscritto al n. 160 del registro ricorsi 2012, la Regione autonoma Sardegna ha impugnato, tra l'altro, gli artt. 15, comma 22, e 24-bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135. Il ricorrente premette che in base all'art. 1, comma 836, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007) la Regione finanzia il servizio sanitario regionale. La norma censurata, pertanto, sottrarrebbe risorse destinate a capitoli di spesa interamente finanziati dalla Regione. Inoltre, il meccanismo di accantonamento delle risorse, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, previsto in via transitoria, sarebbe particolarmente odioso nei confronti della Regione Sardegna, che ancora attende la completa esecuzione del nuovo regime di compartecipazione alle entrate erariali di cui all'art. 8 dello statuto speciale di autonomia (Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3) come riformato dall'art. 1, comma 834, della legge n. 296 del 2006, destinato a finanziare in particolare il nuovo onere relativo all'erogazione del servizio sanitario. La mancata attuazione di tali norme, al momento, avrebbe cagionato un'insufficienza del quadro finanziario delle entrate regionali. Su questa base il legislatore statale pretenderebbe di sottrarre alla Regione Sardegna ulteriori risorse, nonostante abbia riconosciuto la necessità di assegnarne di supplementari. Questo determinerebbe una violazione degli artt. 8 e 54, comma 5, dello statuto speciale di autonomia e del principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 della Costituzione, per l'evidente contraddittorietà degli interventi normativi succedutisi nel tempo. L'art. 15, comma 22, del d.l. n. 95 del 2012 per le ragioni esposte, determinerebbe anche una lesione dell'art. 7 dello statuto speciale e dell'art. 119 Cost., relativi alla particolare autonomia finanziaria regionale oltre che del principio di leale collaborazione di cui all'art. 117 Cost., in quanto il contributo previsto inciderebbe direttamente sulle quote di compartecipazione delle entrate erariali nonostante lo Stato non abbia ancora dato completa esecuzione al nuovo regime delle medesime. Secondo la ricorrente risulterebbe violato anche l'art. 119, quarto comma, Cost., anche in relazione all'art. 32 Cost., in quanto il contributo richiesto dallo Stato, a valere sul finanziamento della spesa sanitaria regionale, contravverrebbe al principio di integrale finanziamento delle funzioni pubbliche, con riflessi pregiudizievoli del diritto alla salute dei cittadini sardi. Infine la Regione autonoma Sardegna lamenta la violazione dell'art. 6 dello statuto speciale di autonomia, in quanto il minor finanziamento della spesa sanitaria impedirebbe alla Regione di esercitare la sua potestà amministrativa in materia, e la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nonché del principio di leale collaborazione, anche in relazione all'art. 1, comma 836, della legge n. 296 del 2006, in quanto lo Stato imporrebbe oneri su un capitolo di spesa integralmente finanziato dalla Regione, esorbitando dalla competenza a fissare i soli principi fondamentali del coordinamento finanziario e impedendo alla Regione lo svolgimento autonomo delle funzioni direttamente attribuite dallo Stato. La Regione impugna anche l'art. 24-bis del d.l. n. 95 del 2012 che espressamente esclude dall'operatività della clausola di salvaguardia le disposizioni impugnate, così compromettendo l'autonomia delle Regioni speciali. La norma sarebbe, dunque, illegittima per le medesime ragioni che sorreggono le censure nei confronti dell'art. 15, comma 22, del d.l. n. 95 del 2012, cui il ricorrente rinvia pur fornendone un quadro sintetico. 1.1.- Con atto depositato il 21 novembre 2012, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'infondatezza delle censure. La difesa statale evidenzia che la norma impugnata prevede il raggiungimento di intese, ex art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), con gli enti territoriali al fine di determinare le modalità di conseguimento degli obiettivi fissati dalle medesime autonomie e, pertanto, la stessa nell'individuare gli obiettivi relativi al coordinamento finanziario sarebbe rispettosa del regime di specialità. Del tutto fuorviante sarebbe, invece, come ritiene la Regione autonoma Sardegna, inquadrare l'intervento legislativo statale quale apposizione di un onere su un capitolo di spesa ormai gestito e finanziato dalla Regione, in quanto la norma disporrebbe invece un risparmio di spesa cui tutte le Regioni sarebbero tenute. Quanto alla violazione della competenza organizzativa regionale in materia sanitaria la parte resistente ritiene che la norma censurata, introducendo uno standard strutturale massimo, dovrebbe essere ricondotta al potere statale di fissazione dei livelli essenziali, insuscettibili di modulazione indipendentemente dal regime di specialità regionale.