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Nuove norme in materia di sostegno ai servizi commerciali primari. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge, constatando che ben il 62 per cento degli 8100 comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari e considerando il danno ingente che deriverebbe alle attività economiche di filiera, che restano «senza vetrine» nel Paese del primato dei prodotti tipici, si pone l'obiettivo di predisporre misure speciali ed agevolazioni fiscali per gli esercizi commerciali che svolgono attività primaria. Nello specifico sono previste l'estensione del regime forfetario semplificato, l'aliquota unica al 20 per cento, l'abbattimento del 50 per cento, del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi la riduzione al 10 per cento delle aliquote dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) su luce, gas e rifiuti, le agevolazioni sull'imposta municipale propria (IMU), per favorire processi virtuosi di integrazione delle filiere locali. È necessario considerare l'effetto «desertificazione» che lascia circa 5000 comuni senza servizi primari, rendendo ad esempio difficile, se non impossibile, trovare beni di prima necessità da acquistare senza spostarsi di chilometri dalla propria abitazione. Nei centri abitati c'è stato un effetto «velocizzazione» nel fenomeno di chiusura e abbandono delle attività alimentari (--7 per cento, 8 per cento dal 2010 al 2012) che è diventato allarmante. Si stima infatti che da qui al 2015 potremmo contare poco più di 3000 panetterie e 2500 drogherie con il rischio concreto di vedere circa 2000 comuni trasformati in città fantasma. Si deve, inoltre, sottolineare che la presenza dei «negozi storici» che vendono beni alimentari nell'ambito delle aree di pregio delle grandi città e dei piccoli comuni è messa a repentaglio, intervenendo, oltre che la concorrenza dei grandi esercizi della distribuzione organizzata, anche altri fattori di natura economico-fiscale quali una pressione fiscale soffocante ed una costante lievitazione dei canoni di locazione che gravano su queste piccole realtà. Il presente disegno di legge, al fine di tutelare quello che è da considerarsi come un patrimonio dei centri storici italiani e di aiutare tali imprese a diventare maggiormente concorrenziali nei confronti delle più grandi realtà, incentivando l'imprenditoria giovanile nel settore, dispone una serie d'interventi di natura fiscale. Nello specifico con l'articolo 1 si definiscono le finalità e l'ambito di intervento del disegno di legge. L'articolo 2 prevede misure di semplificazione per l'ammissione dei piccoli esercizi commerciali al regime di contabilità semplificata. Con l'articolo 3 si definiscono misure per l'alleggerimento della pressione fiscale nazionale sugli esercizi di vicinato, attraverso una serie di adeguamenti del regime cosiddetto dei «minimi». Tale disciplina crea una sperequazione di trattamento tra i piccoli soggetti economici; considerando la soglia dei ricavi, come una condizione necessaria per l'accesso al regime, le piccole attività commerciali sono ingiustamente penalizzate rispetto ad altre attività. Infatti, a differenza di altre piccole attività anche di carattere artigianale, nell'ambito di un'attività di compravendita di beni alimentari, sui quali si applica in seguito un basso ricarico, il volume dei ricavi ragguagliati ad anno risulta essere notevolmente alto rispetto al reddito poi prodotto e del tutto inadeguato alla soglia dei ricavi definita per i minimi che non considera le spese sostenute per l'acquisto delle merci. Con il sistema in vigore, pertanto, gli esercizi di vicinato, in particolare quelli alimentari, già in difficoltà per la forte concorrenza della distribuzione organizzata per quanto riguarda l'applicazione dei margini di ricavo, sono, nella maggior parte dei casi, impossibilitati ad usufruire di una disciplina fiscale agevolativa di cui necessitano. Si è, quindi, ritenuto necessario modificare in questo senso la disciplina dei «minimi» considerando il volume dei ricavi, per gli esercizi di vicinato alimentari, al netto delle spese corrisposte al fornitore. Nell'ambito della modifica a tale regime si ritiene anche importante la previsione di un rialzo proporzionale dei limiti per le soglie di ricavo e d'investimento attualmente previsti, ritenendo tali limiti troppo bassi per racchiudere l'intera categoria. Con l'articolo 4 si dispongono una serie di agevolazioni fiscali per il sostegno, favorendo l'investimento o l'ingresso in un'attività di commercio di vicinato e prolungando i tempi di agevolazione fiscale forfetaria al 10 per cento, previsto per le nuove iniziative imprenditoriali o di lavoro autonomo, fino a 5 anni (anziché 3). Preso atto dell'elevato costo dei canoni di locazione in base all'allocazione degli esercizi nei centri storici e nelle aree di pregio delle città e dei comuni, si propone un abbattimento del 50 per cento dell'IMU ai contribuenti che danno in affitto i propri immobili ad esercenti negozi di vicinato. Per quanto concerne altre imposte locali si è disposta una riduzione dell'imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle pubbliche affissioni, sulla tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche ed, infine, sul tributo comunale sui rifiuti e sui servizi. In ultimo, data la presenza sempre più ingente di grandi realtà distributive anche all'interno dei centri storici dei comuni, è stabilita una riduzione dell'aliquota IVA al 10 per cento per quanto riguarda i servizi, considerati essenziali, di fornitura di energia elettrica e gas per le imprese di vicinato. L'articolo 5 reca, infine, la copertura finanziaria del disegno di legge.. Art. 1. (Definizione e finalità) 1. La tutela e la salvaguardia dei servizi commerciali primari, inerenti la distribuzione e la commercializzazione diffusa e capillare sul territorio, in particolare nei piccoli comuni ed in specifici àmbiti urbani, dei prodotti alimentari di prima necessità, è dichiarata obiettivo di preminente interesse nazionale. 2. Ai fini di cui al comma 1, la presente legge reca disposizioni per la concessione di agevolazioni fiscali in favore degli esercizi commerciali primari. Art. 2. (Semplificazioni) 1. All'articolo 18, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 dopo le parole: «anche su supporti audiovideomagnetici» sono inserite le seguenti: «per gli esercizi di vicinato, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, che prestano servizi commerciali primari». Art. 3. (Adeguamento del regime dei minimi) 1. All'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 96: 1) all'alinea, dopo le parole «persone fisiche» sono inserite le seguenti: «, imprese familiari e i soggetti di cui all'articolo 5, comma 3, lettere a), b) e c) del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917»; 2) alla lettera a), numero 1), le parole: «non superiori a 30.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: