[pronunce]

Il rimettente aderisce, infatti, in modo inequivoco all'orientamento ermeneutico - non implausibile e del resto ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità - secondo il quale la norma impugnata non può che essere interpretata nel senso prospettato dall'ente impositore e, laddove afferma la «condivisibilità» delle argomentazioni della società ricorrente, intende evidentemente riferirsi non alla possibilità di una diversa interpretazione - che appunto esclude - bensì alla sostanza delle critiche mosse dalla medesima ricorrente riguardo alla pretesa iniquità delle conseguenze che dalla disposizione censurata discenderebbero. 3.- Nel merito, la questione non è fondata. Premesso il carattere unitario dell'imposta sull'incremento di valore degli immobili, pur se applicabile con due distinte modalità, va rilevato che la modalità applicativa prevista dall'art. 3 del decreto istitutivo dell'INVIM per gli immobili appartenenti alle società (la cosiddetta INVIM decennale) si aggiunge, senza sostituirla, a quella prevista dal precedente art. 2, come risulta palese dal tenore letterale della norma, secondo cui l'imposta si applica ai suddetti immobili «oltre che nei casi previsti dall'articolo precedente, al compimento di ciascun decennio dalla data dell'acquisto». Va altresì evidenziata, in conformità alla giurisprudenza di legittimità, la finalità sostanzialmente antielusiva dell'INVIM decennale, il cui fondamento risiede nella circostanza che, nel caso di immobili intestati a società, gli stessi effetti pratici della cessione dell'immobile possono essere raggiunti mediante il trasferimento di quote o azioni societarie, così sfuggendo alla modalità applicativa basata sul trasferimento dell'immobile. Deve perciò ritenersi che l'esenzione dall'imposta (rectius: dalla modalità applicativa) di cui all'art. 3 (ma non anche da quella di cui all'art. 2) degli incrementi di valore dei beni strumentali, disposta dall'art. 25, secondo comma, lettera d), del d.P.R. n. 643 del 1972, trovi la sua principale giustificazione in una non irragionevole valutazione del legislatore circa l'insussistenza, riguardo a tali immobili, di un effettivo rischio di elusione, così da rendere sufficiente il loro assoggettamento - al pari di quelli appartenenti alle persone fisiche - alla sola modalità applicativa di cui all'art. 2. Se tale è la ratio della esenzione di cui si tratta, non può allora dubitarsi della coerenza sistematica della norma censurata, là dove prevede che, in caso di trasferimento degli immobili strumentali, ai fini della determinazione della base imponibile debba assumersi come valore iniziale quello della data di acquisto. È questa, infatti, una logica conseguenza della scelta, operata dal legislatore, di assoggettare i suddetti immobili al solo prelievo all'atto del loro trasferimento, e non anche al prelievo periodico. La tesi del rimettente - secondo cui sarebbero in tal modo sottoposte ad un trattamento fiscale sostanzialmente analogo situazioni non omogenee, quali sarebbero quella del contribuente che perde il beneficio dell'esenzione dall'INVIM decennale di cui in precedenza godeva e quella del contribuente che di tale beneficio non ha invece mai goduto - si rivela perciò destituita, in fatto, di qualsiasi fondamento, nel senso che il trattamento fiscale resta, nei due casi, diverso. Mentre, infatti, per gli immobili non strumentali appartenenti alle società, l'imposta è applicata, oltre che in caso di trasferimento, anche allo scadere di ciascun decennio, per quelli strumentali l'obbligo di pagamento sorge - come per le persone fisiche - solamente in occasione di un atto volontario di trasferimento, in ciò solo sostanziandosi l'esenzione riconosciuta dall'art. 25, secondo comma, lettera d). Che l'ammontare dell'imposta applicata con le modalità di cui all'art. 2 del decreto istitutivo possa poi risultare - a parità di ogni altra condizione - uguale o superiore alla somma dei prelievi decennali ex art. 3 è circostanza di mero fatto, irrilevante ai fini del giudizio di legittimità costituzionale e comunque tutt'altro che incompatibile con la ratio di una disciplina che - diversamente da quanto il rimettente ritiene - non è sicuramente finalizzata, per quanto sin qui osservato, a sottrarre a qualsiasi imposizione gli incrementi di valore riferibili agli immobili strumentali.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643 (Istituzione dell'imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Milano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 marzo 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA