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di fatto esso congela l'utilizzo di parte degli stanziamenti previsti nel bilancio dello Stato, quelli che non hanno un'immediata necessità di spesa, cioè che riguardano la spesa da ottobre in avanti, per poi arrivare, con i provvedimenti d'autunno, alla sistemazione contabile. Quindi il provvedimento ha un'alta valenza tecnica; esso interviene per quasi 1.400 milioni sulla missione Fondi da ripartire, che peraltro è anche la missione che contiene i fondi per il prelievo degli stanziamenti mandati in perenzione, ma che comunque sono validi come debito e come tali vanno onorati. In autunno, a seguito del monitoraggio, si procederà alla compensazione e al riequilibrio del tutto. Mi sia permessa una considerazione anche su questo punto: a seguito dell'audizione avvenuta nella giornata di ieri, è emerso che il risparmio - come già detto in diversi interventi - o meglio la minor spesa a debito (usiamo il termine più corretto), quindi il minor debito, rispetto alle due misure fondamentali della maggioranza, il reddito di cittadinanza e quota 100, potrebbe sfiorare i 1.900 milioni di euro, quasi 2 miliardi. Questo significa che il provvedimento di correzione - guardo il Vice Ministro dell'economia - poteva anche andare oltre il miliardo e mezzo. Quindi la correzione del bilancio dello Stato, cioè del disavanzo del nostro bilancio o del deficit , poteva essere anche superiore. Personalmente, ancorché sia all'opposizione (ma ho una vocazione governativa, perché mi sono sempre trovato meglio a governare che a fare l'opposizione), credo che il Governo abbia fatto bene a mantenerlo a un miliardo e mezzo e a non andare oltre, perché nel rapporto con l'Unione europea dobbiamo mantenere una posizione contrattuale. E, considerato che i meccanismi dello strano e perverso Patto di stabilità vengono calcolati rispetto all'esercizio precedente, se esagero a essere buono in questo esercizio corro il rischio di dover essere - anzi devo essere - troppo buono nell'esercizio successivo. Per questo condivido il fatto che si sia optato per 1,5 miliardi anziché 1,9 miliardi; poi al limite ci possiamo dividere sulla differenza di debito, sulle ragioni di tale differenza e sulla rimodulazione degli stanziamenti (naturalmente già in sede di assestamento di bilancio) e dall'opposizione potrò dire di essere contrario al modo con cui vengono collocate e spese le risorse. Ritengo però già fin d'ora che sul decreto-legge in esame alcune correzioni potevano essere fatte; il Gruppo cui appartengo non ha presentato emendamenti perché riteniamo che prima di tutto siamo italiani e dobbiamo capire qual è l'obiettivo del provvedimento. Il comma 4 abroga la possibilità che i residui non spesi - usiamo questo termine - possano andare ai servizi per l'impiego per creare condizioni di politiche attive del lavoro, che rappresentano la grande questione di questo Paese. Possiamo risolverla assumendo un punto di vista di destra o di sinistra, ma in questo momento la grande questione riguarda le politiche attive del lavoro: infatti, se leggiamo i giornali vediamo che anche i posti di lavoro offerti continuano a essere molti, ma non siamo in grado di coprire tutte le tipologie, non siamo in grado di fare incontrare la domanda con l'offerta. Questa è la grande difficoltà che abbiamo anche a livello di Paese, al di là del conteggio tra 100.000, 900.000 e 200.000 che ogni tanto viene riportato. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Possiamo certamente criticare il fatto che il provvedimento in esame arriva dopo sette mesi durante i quali la situazione di crescita del deficit o comunque di sforamento del criterio del debito ha determinato uno stato di incertezza e di conflittualità con l'Unione europea che, a torto o a ragione (c'è chi sostiene di avere ragione, come abbiamo sentito prima, mentre la parte opposta sostiene che aveva torto il Governo italiano con il suo comportamento), ha portato i cittadini e i mercati ad essere incerti sulle sorti di questo Paese e ci ha portato ad avere uno spread molto costoso, per i cittadini forse più che per lo Stato italiano. Noi, infatti, ci preoccupiamo del bilancio dello Stato, ma dobbiamo anche preoccuparci dei cittadini. Anche lo Stato, rispetto ai tassi di interesse, ci guadagna con la riduzione dello spread. In questi mesi c'è stato un disorientamento da imputare anche all'incapacità del Governo di avere delle stime corrette. Ieri sera abbiamo audito l'Ufficio parlamentare di bilancio, che in modo molto piatto ci ha comunicato la sua difficoltà di avere i dati; quindi se non li ha l'Ufficio parlamentare di bilancio, non li ha nemmeno il Governo e pertanto si tratta di un problema di funzionamento del sistema per fare le stime. Peraltro la certezza delle stime è fondamentale perché dà credibilità e crea le condizioni per trovare la strada giusta. Noi crediamo che il decreto-legge in discussione possa anche rappresentare la strada giusta, ma ci chiediamo cosa succederà nel 2020; il percorso forse è quello giusto, ma quale messaggio veicola? Prima di tutto è opportuno badare alla sostanza. Io credo che l'accordo con l'Unione europea su un percorso di flessibilità vada consolidato, ma perché ciò avvenga occorre renderlo sostenibile; pertanto dobbiamo dire fin d'ora e il più in fretta possibile cosa vogliamo fare dell'IVA ,dei 23 miliardi della clausola di salvaguardia dell'IVA, e cosa si fa dalla riforma fiscale. Chi vi parla non è tra quanti dicono assolutamente no all'aumento dell'IVA; dico no all'aumento dell'IVA e alla non riforma fiscale o a una riforma che costi di più perché a questo punto continuiamo ad aggiungere. Vorrei ricordare che su chi paga le tasse anche quest'anno purtroppo si è caricato in più e non in meno. Vi è quindi la necessità di una grande riforma, di un equilibrio fuori dalle emergenze; dobbiamo cioè tutti dare a questo Paese (il Governo e la maggioranza per primi e l'opposizione deve contribuire) una strategia di lungo termine che, quindi, con una revisione della spesa pubblica ci permetta di far ripartire il Paese. Dobbiamo dire basta a misure spot come questa - e concludo, signor Presidente - che hanno la natura di una clausola di salvaguardia, tanto per recuperare tre mesi. Dobbiamo leggere la realtà, perché questo è l'interesse del Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci occupiamo della conversione in legge del decreto-legge sull'assestamento dei saldi di finanza pubblica. Com'è noto, il 5 giugno scorso la Commissione europea, tra il tripudio di alcuni, pubblicava una relazione in cui si esprimeva un parere negativo, secondo le regole dei trattati vigenti, in merito al rispetto del criterio del debito da parte dell'Italia per l'anno 2018. Com'è altrettanto noto, il Governo si era immediatamente attivato per dimostrare, dati alla mano, quanto la minacciata procedura di infrazione non fosse corroborata da alcun elemento fattuale e, in modo specifico, non fosse suffragata da dati economici e della finanza pubblica.