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5.6.- In data 21 aprile 2015, la Regione autonoma Sardegna ha depositato un'ulteriore memoria, in cui, oltre a riepilogare gli argomenti già spesi a sostegno dell'impugnativa ed a ribattere alle difese erariali, si sofferma in particolare sull'assenza di spazi di manovra rimessi all'autonomia regionale in un settore di diretta incidenza sulla finanza locale e sulla pretesa discriminazione realizzata in danno dei Comuni sardi (e siciliani) rispetto a quelli delle altre Regioni. 6.- La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha impugnato l'art. 13, commi 11, 14, lettera a), e 17, terzo, quarto e quinto periodo, e l'art. 14, comma 13-bis, in riferimento agli artt. 48, 49, 51, 53, 63 e 65 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale per la Regione Friuli-Venezia Giulia) ed in relazione all'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1965, n. 114 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia in materia di finanza regionale), ed all'art. 6, comma 2, del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 8 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia recanti modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1965, n. 114, concernente la finanza regionale), nonché in riferimento agli artt. 3 e 119, primo, secondo e quarto comma, Cost., al principio di neutralità finanziaria espresso dall'art. 1, comma 159, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2011)», ed al principio consensuale. 6.1.- Poiché l'IMU sostituisce l'IRPEF per la componente immobiliare e le relative addizionali, la riserva allo Stato della metà del gettito disposta dall'art. 13, comma 11, del d.l. n. 201 del 2011 sarebbe elusiva della spettanza alla Regione dei sei decimi del gettito dell'IRPEF, prevista dall'art. 49, primo comma, numero 1), dello statuto, e della spettanza delle addizionali sui tributi erariali che le leggi statali attribuiscano agli enti locali, prevista dall'art. 51, secondo comma, dello statuto. Detti parametri risulterebbero violati a seguito dell'avocazione allo Stato di risorse riscosse a titolo di tributo erariale corrispondenti al gettito di tributi spettanti alla Regione pro quota o interamente. Ove si valorizzasse la natura di tributo locale dell'IMU, l'art. 51, secondo comma, dello statuto risulterebbe comunque violato, in quanto anche il gettito dei tributi propri che le leggi statali attribuiscono agli enti locali spetta alla Regione, mentre per metà viene riservato allo Stato senza che ne sussistano gli estremi ai sensi dell'art. 4 del d.P.R. n. 114 del 1965 - la destinazione a spese che siano nuove e specifiche - e dell'art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 8 del 1997, ossia l'accordo tra Governo e Regione. Inoltre, poiché l'art. 13, comma 11, del d.l. n. 201 del 2011 dispone che «accertamento e riscossione dell'imposta erariale sono svolte dal comune al quale spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni», esso violerebbe l'art. 53, quarto comma, dello statuto - secondo cui intese tra Regione e Ministro dell'economia e delle finanze «definiscono i necessari indirizzi e obiettivi strategici relativi all'attività di accertamento dei tributi nel territorio della Regione, la quale è svolta attraverso i conseguenti accordi operativi con le Agenzie fiscali» - in quanto la norma censurata regolerebbe direttamente l'accertamento nel territorio provinciale. Sotto un ulteriore profilo, la norma contrasterebbe altresì con gli artt. 49 e 51, secondo comma, dello statuto, in quanto, non trattandosi del gettito di nuove entrate, ma di quello derivante da un più rigoroso accertamento degli obblighi tributari preesistenti, esso spetterebbe alla Regione, sia che si valorizzi la corrispondenza dell'IMU con l'IRPEF per la componente immobiliare e con le addizionali sia che si valorizzi la natura di tributo locale. La Regione censura anche l'art. 13, comma 14, lettera a), del d.l. n. 201 del 2011, in quanto, abrogando l'art. 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 126, escluderebbe il rimborso ai Comuni - tramite la Regione - del minor gettito dell'ICI dovuto all'esclusione dell'imposta sull'abitazione principale, infliggendo così un ulteriore taglio delle risorse del sistema regionale necessarie per il finanziamento delle «funzioni normali» dei Comuni. Ne risulterebbe pregiudicata l'autonomia finanziaria della Regione, con conseguente violazione degli artt. 48 e 49 dello statuto e dell'art. 119, primo, secondo e quarto comma, Cost., che tale autonomia assicurano. Ciò avverrebbe senza compensazione alcuna, violando il principio di «neutralità finanziaria» espresso dall'art. 1, comma 159, della legge n. 220 del 2010, cui andrebbe riconosciuto valore interpretativo dello statuto, ed il principio consensuale che informerebbe di sé i rapporti finanziari tra Stato e Regioni speciali. Queste ultime risulterebbero trattate in maniera deteriore rispetto a quelle ordinarie - i cui Comuni non perderebbero la compensazione dell'ICI sull'abitazione principale, confluita nel fondo sperimentale di riequilibrio - con conseguente violazione dell'art. 3 Cost. La ricorrente censura inoltre l'art. 13, comma 17, del d.l. n. 201 del 2011, che determinerebbe l'acquisizione allo Stato dalla Regione dell'importo pari alla differenza tra la quota IMU di spettanza comunale e le previgenti entrate comunali. Tale importo sarebbe maggiore ove tra queste ultime si includesse solo il gettito dei tributi comunali (l'ICI) e non anche delle altre entrate tributarie sostituite dall'IMU (sei decimi dell'IRPEF sui redditi immobiliari ed addizionali regionale e comunale) e delle risorse che pervenivano ai Comuni tramite la Regione (art. 1, comma 4, del d.l. n. 93 del 2008). In tal modo la norma violerebbe gli artt. 49 dello statuto e 4 del d.P.R. n. 114 del 1965 e 6, comma 2, del d.lgs. n 8 del 1997, in quanto verrebbero avocate allo Stato risorse di spettanza provinciale al di fuori dei casi previsti.