[pronunce]

La figura concepita dal legislatore nazionale si configurerebbe come “un atipico ibrido”, ponendosi in contrasto con gli artt. 3, 5, 97, 117 e 118 della Costituzione. Se l'accordo si ritenesse vincolante, l'illegittimità della sua previsione legislativa sarebbe, a giudizio della ricorrente, evidente, poiché la Regione sarebbe vincolata da un atto il cui contenuto è pesantemente condizionato dall'intervento di soggetti privati. La Regione Lombardia muove censure anche rispetto all'art. 6, commi 1 e 2, della legge impugnata, per violazione degli artt. 3, 5, 97, 117 e 118 della Costituzione. Il comma 1 del suddetto articolo, nel prevedere che il Ministro della sanità possa promuovere il coinvolgimento e la collaborazione delle aziende termali per la realizzazione di programmi di ricerca scientifica, di rilevazione statistico-epidemiologica e di educazione sanitaria, mirati anche ad obiettivi di interesse sanitario generale, permetterebbe al Ministro di scavalcare le Regioni e le loro competenze contattando direttamente le aziende del settore. Il comma 2 del citato art. 6, nel prevedere che, al fine della realizzazione dei programmi di cui al comma 1, le Regioni si avvalgono delle Università, degli enti e degli istituti di ricerca specializzati, per lo svolgimento delle attività relative alla definizione dei modelli metodologici e alla supervisione tecnico scientifica sulla attuazione degli stessi programmi, creerebbe un numerus clausus di soggetti utilizzabili, che limita indebitamente l'autonomia organizzativa delle Regioni e lo svolgimento delle loro competenze amministrative presidiate dalla garanzia dell'art. 118 della Costituzione. La Regione Lombardia censura, infine, l'art. 13 della legge impugnata, nella parte in cui prevede che, con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, da emanare entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della stessa legge, è istituito il marchio di qualità termale riservato ai titolari di concessione mineraria per le attività termali; nonché nella parte in cui prevede che il predetto marchio di qualità termale sia assegnato, con decreto del Ministro dell'ambiente, su proposta della Regione, secondo le modalità stabilite dalle Regioni, in base ai principi indicati. Le Regioni entrerebbero nella istituzione e gestione del marchio solo per proporre l'assegnazione a singoli soggetti, a seguito dell'esame delle domande per l'assegnazione che, in base al comma 3 dell'art. 13, devono essere presentate dai soggetti interessati alla Regione di appartenenza. La previsione censurata integrerebbe, pur in assenza dei presupposti e delle condizioni, la fattispecie dell'avvalimento degli uffici regionali da parte dello Stato, e sarebbe comunque incostituzionale sotto il duplice profilo dell'inosservanza del riparto costituzionale di competenze tra Stato e Regioni e dell'irrazionalità della disciplina censurata. 2. - Va preliminarmente respinta l'eccezione di inammissibilità, avanzata dalla Avvocatura generale dello Stato, della domanda di annullamento della legge “nella sua interezza”, in quanto essa non può essere considerata come autonoma censura, dal momento che la ricorrente, nell'affermare che sussiste una “consistente serie di ragioni” per le quali sarebbero lese le competenze regionali in materia di “acque minerali e termali”, di “assistenza sanitaria” e di “urbanistica”, specifica, nel prosieguo del ricorso, le singole disposizioni della legge impugnata per le quali richiede la dichiarazione di incostituzionalità. 3. - Il ricorso è stato introdotto prima dell'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della Parte seconda della Costituzione), con riferimento alle norme costituzionali allora vigenti e, secondo quanto già affermato da questa Corte nella sentenza n. 422 del 2002, la decisione deve avvenire esclusivamente alla stregua della formulazione originaria. 4. - Le censure mosse dalla ricorrente alle disposizioni della legge impugnata sono infondate. 4.1 - Quanto all'art. 1, comma 4, della legge impugnata, è sufficiente osservare che la norma censurata non pone alcun vincolo di contenuto alle competenze regionali. Peraltro, non essendo finora stato esercitato il potere sostitutivo previsto dalla norma censurata, le Regioni possono adottare le misure del caso, restando comunque fermo che l'eventuale esercizio del potere sostitutivo del Governo, che fosse ritenuto in contrasto con le attribuzioni spettanti alle Regioni in base al nuovo Titolo V, potrà essere censurato da queste ultime. 4.2 - Quanto all'art. 1, comma 5, della legge impugnata, la delega al Governo ad emanare un testo unico delle leggi in materia di attività idrotermali è ormai scaduta e comunque la disposizione censurata si limita a prevedere che il testo unico “raccolga, coordinandola, la normativa vigente”, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari. Il rilievo della ricorrente circa l'assenza di qualsiasi principio e criterio direttivo e la conseguente abilitazione del Governo ad un esercizio “indiscriminato” (e non “guidato) della delega, ritenuto di per sé idoneo a ledere prerogative regionali, non può essere accolto. Il riferimento alla normativa preesistente consente di delimitare la potestà del Governo che avrebbe dovuto essere esercitata in funzione dell'esigenza della raccolta e del coordinamento di essa, costituenti, al tempo stesso, le finalità da raggiungere e i principi e i criteri direttivi da osservare. Il potere normativo così attribuito al Governo non è di per sé idoneo a compromettere prerogative regionali, dovendo il relativo esercizio essere volto alla riconduzione in un quadro di coerenza sistematica di norme legislative contenute in precedenti atti normativi. 4.3 - Quanto all'art. 3, comma 1, della legge impugnata, deve essere accolto il rilievo dell'Avvocatura dello Stato, secondo il quale, nell'indicare i requisiti affinché le cure termali possano essere erogate negli stabilimenti delle aziende termali, la disposizione censurata nulla aggiungerebbe a quanto già desumibile da altre norme, ma si sofferma su aspetti relativi alla erogazione delle prestazioni termali al fine di assicurare alla generalità degli utenti alcune garanzie di affidabilità delle singole aziende termali e quindi del sistema termale nazionale, senza pregiudicare il regime della autorizzazione regionale, il cui possesso è specificamente richiesto nella lettera c). 4.4 - Quanto all'art. 4, comma 1, della legge impugnata - che demanda al Ministro della sanità la determinazione delle patologie soggette a cura termale con proprio decreto, come anche l'aggiornamento di tale decreto (comma 3 del medesimo articolo) e l'adozione di linee guida per l'articolazione in cicli di applicazione delle terapie termali pertinenti (comma 2 del medesimo articolo) - deve osservarsi che la disciplina censurata riguarda aspetti tecnico-sanitari, attinenti alla individuazione delle cure termali assumibili a carico del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento si basa, come emerge dal d.m.