[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera del Senato della Repubblica del 29 luglio 1999 relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Angelo Giorgianni, promosso con ricorso della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, notificato il 27 novembre 2000, depositato in cancelleria il 1 dicembre 2000 ed iscritto al n. 55 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica; Udito nell'udienza pubblica del 9 aprile 2002 il giudice relatore Valerio Onida; Uditi l'avvocato Alessandro Pace per la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura e l'avvocato Stefano Grassi per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza-ricorso del 20 maggio 2000, depositata presso la cancelleria della Corte costituzionale il 25 maggio 2000, la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha sollevato conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato, chiedendo che la Corte, previo riconoscimento dell'ammissibilità del conflitto, dichiari che non spetta al Senato della Repubblica ritenere insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, i fatti di cui ai punti 2, lettere a) e b) e 4 dell'incolpazione disciplinare (proc. n. 33/2000 R.G, stralcio dal proc. n. 71/1999 R.G.) nei confronti del senatore Angelo Giorgianni, al momento della sollevazione del conflitto magistrato collocato fuori dal ruolo organico della magistratura, in aspettativa per mandato parlamentare, e di conseguenza annulli in parte qua la deliberazione del Senato del 29 luglio 1999. L'ordinanza-ricorso dà conto dei sei punti dell'incolpazione per cui la Sezione disciplinare procede nei confronti di Angelo Giorgianni, su azione del Ministro della giustizia, dei quali qui interessano, in particolare: il punto 2, con il quale gli viene contestata "la violazione del dovere di diligenza di cui all'art. 18 del r.d.lgs. 31 maggio 1946, n. 511, in relazione alla gestione del procedimento n. 1238/93/21 (cd. "procedimento contenitore") per avere: a) omesso di informare i colleghi che lo avrebbero sostituito sullo stato del procedimento, particolarmente complesso e con proprie caratteristiche strutturali, con indagini informatizzate in corso e con un inizio di informatizzazione del procedimento, con la predisposizione di collegamenti fra vari documenti e dati, con possibilità di più chiavi di lettura; b) disposto la cancellazione da tutti i computers, utilizzati personalmente e da parte dei suoi collaboratori, del programma fornito dal consulente Genchi e di quello predisposto dal M.llo Pavone, nonché di tutti i dati immagazzinati, restituendo solo (dopo varie richieste) singoli files di documenti istruttori, così creando un oggettivo danno alla futura gestione del procedimento"; il punto 4, con cui si contesta al dott. Giorgianni l'incolpazione di cui allo stesso art. 18 del r.d.lgs. n. 511 del 1946, "per avere il medesimo, già Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina, frequentato con carattere di continuità o comunque di non occasionalità Mollica Antonio, personaggio che, in considerazione dei suoi precedenti penali e giudiziari (in passato anche al vaglio dello stesso Giorgianni) è da ritenersi di dubbia fama, con conseguente grave compromissione del proprio prestigio e di quello dell'Ordine Giudiziario, anche per eventuali possibili sospetti di precedente parzialità nell'espletamento dell'attività giudiziaria"; il punto 5, con cui gli si contesta l'incolpazione di cui al medesimo art. 18, "per avere violato il principio del dovere di piena e leale collaborazione del Magistrato, con riferimento alle prospettazioni dal medesimo rappresentate alla Commissione parlamentare antimafia, in sede di inchiesta relativa ai rapporti intercorsi con il Mollica. Segnatamente, per avere, nel corso dell'audizione nei giorni 23/24 febbraio 1998 dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia riunitasi presso la Prefettura di Messina fornito dichiarazioni non corrispondenti alla effettiva realtà" (seguono, nell'ordinanza-ricorso, le dichiarazioni del dott. Giorgianni). La Sezione disciplinare ricorda poi che il 2 agosto 1999, a seguito della fissazione e dello svolgimento della discussione orale, tenutasi nelle date del 10 giugno e 1 luglio 1999, il Procuratore generale della Corte di cassazione ha rimesso alla stessa Sezione una nota, con allegati, del Presidente del Senato della Repubblica, la quale informa che il Senato, nella seduta del 29 luglio 1999, ha deliberato di approvare la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, con cui si riteneva che i fatti attinenti al punto 2, lett. a) e b) al punto 4 e al punto 5 dell'incolpazione concernessero opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadessero, pertanto, nell'ipotesi di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. La Sezione disciplinare ricorrente considera che le si deve riconoscere la legittimazione a sollevare conflitto fra poteri, in quanto organo giurisdizionale in posizione di indipendenza costituzionalmente garantita, competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere a cui appartiene; e che al Senato della Repubblica deve parimenti essere riconosciuta la legittimazione ad essere parte del conflitto in ordine all'applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; e lamenta la lesione della propria sfera di attribuzione, costituzionalmente garantita a norma dell'art. 105 della Costituzione, in conseguenza dell'illegittimo esercizio da parte del Senato del potere di dichiarare l'insindacabilità ai sensi dell'art. 68 stesso. Dopo avere escluso l'addebito relativamente al capo 1 dell'incolpazione, per esercizio tardivo dell'azione disciplinare, e osservato che il dott. Giorgianni, anche a seguito della delibera di insindacabilità relativa ai punti 2, lett. a) e b) 4 e 5 dell'incolpazione stessa, va comunque sottoposto a giudizio per ciò che riguarda i capi 3 e 6, seconda parte, dell'incolpazione, la Sezione, ricordando il costante insegnamento della Corte costituzionale, ritiene di dover verificare l'esistenza del "nesso funzionale" fra l'attività, su cui deve svolgersi il giudizio della Sezione medesima, e l'esercizio del mandato del parlamentare, e conclude che questo nesso sussiste soltanto relativamente al punto 5 dell'incolpazione, in relazione al quale si pronuncia quindi con decisione di non doversi procedere. Il nesso funzionale non sussisterebbe, invece, con riguardo agli altri capi di incolpazione, e cioè ai punti 2, lett. a) e b) e 4 dell'incolpazione medesima. In punto di fatto, si considera che in sede disciplinare al dott.