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Tale divieto si applica anche ai procedimenti autorizzatori avviati e non conclusi alla data di entrata in vigore della legge. Sono fatti salvi, fino all’esaurimento dei relativi giacimenti, soltanto i permessi, le autorizzazioni e le concessioni in essere, nei limiti stabiliti dai provvedimenti stessi. Tale articolo, peraltro, è stato oggetto, nel corso dell’anno 2011, di una proposta di legge presentata alle Camere da parte di alcuni Consigli regionali, quali la Puglia e l’Abruzzo, proprio a seguito delle numerose richieste di autorizzazioni, avviate lungo le coste di tali regioni, al fine di realizzare indagini preliminari propedeutiche alla vera e propria attivitò di ricerca di idrocarburi. L’articolo 2 abroga le disposizioni di cui ai commi 79 e 80 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239, modificati dall’articolo 27, comma 34, della legge n. 99 del 2009, con le quali si dispone, per quanto riguarda il comma 79, che il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare è rilasciato a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni statali interessate e, per quanto concerne il comma 80, che l’autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo, alla costruzione degli impianti e delle opere necessari, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili all’attività di perforazione è concessa, previa valutazione di impatto ambientale (VIA), su istanza del titolare del permesso di ricerca di cui al comma 79, da parte dell’ufficio territoriale minerario per gli idrocarburi e la geotermia competente. Si sottolinea, pertanto, che in base a tali disposizioni il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare è sempre rilasciato a seguito di un procedimento unico al quale partecipano però le sole amministrazioni statali interessate e che l’autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo e alla costruzione degli impianti e delle opere necessarie e connesse è concessa, dopo l’ottenimento della VIA, da parte dell’ufficio territoriale minerario per gli idrocarburi e la geotermia competente, ma non in seguito ad un procedimento unico. Tali semplificazioni hanno notevolmente contribuito all’incremento delle richieste e del rilascio di autorizzazioni alla ricerca, alla prospezione e della coltivazione dei pozzi al largo delle coste adriatiche, lasciando le regioni prive dei necessari poteri decisionali e di intervento. Si evidenzia come tale disegno di legge sia stato presentato già nel corso della passata legislatura (A.S. 3050). Al fine di salvaguardare l’ambiente e la biodiversità del mare Adriatico, i promotori auspicano un esame ed un’approvazione in tempi rapidi del presente disegno di legge.. Art. 1. (Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nel mare Adriatico) 1. La prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi liquidi sono vietate nelle acque del mare Adriatico prospiciente le seguenti regioni: Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. 2. Il divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di cui al comma 1 si applica anche ai procedimenti autorizzatori avviati e non conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge. 3. Sono fatti salvi, fino all’esaurimento dei relativi giacimenti, i permessi, le autorizzazioni e le concessioni in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, nei limiti stabiliti dai provvedimenti stessi. Art. 2. (Modifiche all’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239) 1. I commi 79 e 80 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239, e successive modificazioni, sono abrogati.