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il portale "Skuola.net" ha intervistato 3.000 studenti di scuole medie e superiori e ha scoperto che il 37 per cento dei ragazzi intervistati non ha idea di come sia morto Adolf Hitler (suicida nel suo bunker di Berlino), percentuale che sale al 54 per cento, se si analizzano solamente le risposte degli studenti delle scuole medie; il 33 per cento, poi, non sa dove si trovi Auschwitz (alle medie si arriva al 50 per cento): tra le alternative, il 19 per cento lo colloca in Germania, l'8 per cento in Austria; e ancora, oltre il 20 per cento non conosce il motivo per il quale si celebri la Giornata della Memoria il 27 gennaio; solo il 67 per cento sa che la scritta "Il lavoro rende liberi" ( Arbeit macht frei ) era affissa all'entrata di Auschwitz e altri lager nazisti; per un ragazzo su due la colpa di ciò sarebbe da attribuire in primis alla scuola; secondo gli studenti, infatti, negli istituti l'argomento si tratta poco o male; non c'è quindi da stupirsi se il 47 per cento degli alunni non ha i propri docenti come fonte primaria di nozioni sull'Olocausto; per oltre la metà di loro (51 per cento) l'orrore della "Shoah" potrebbe ripetersi nella società attuale e per un altro 42 per cento ciò è difficile, ma non impossibile; solo per il 7 per cento è da escludere in modo assoluto che genocidi del genere possano accadere nuovamente; una paura del presente, data anche dal clima di intolleranza percepito: secondo 3 ragazzi su 5 è più forte che in passato, giudicando vergognoso questo fatto; mentre l'8 per cento, pur ammettendo l'acuirsi dell'odio sociale, lo giustifica; un dato che deve far riflettere, soprattutto se ad esso si unisce un 19 per cento che riconosce il fenomeno, ma lo considera solo un sintomo di stanchezza delle persone, stanche di subire soprusi da parte di altri soggetti; alla fine, solo il 13 per cento vede l'Italia come una nazione tollerante; bisogna dunque concludere che la scuola fa troppo poco o che comunque non basta ciò che fa; quando i testimoni dei fatti accaduti sotto il Fascismo e il Nazismo non ci saranno più resteranno questi giovani a ricordare; a loro va trasmessa una conoscenza seria, adeguata, competente su quanto è avvenuto; c'è bisogno di continuare a ricordare, affinché mai più possa verificarsi una tale catastrofe; "Shoah" in ebraico significa appunto catastrofe, disastro, distruzione; e occorre continuare a vigilare sulla capacità degli italiani e degli europei di mettersi alla prova con una memoria costruttiva, impegna il Governo: 1) ad intraprendere azioni efficaci, affinché la "Giornata della Memoria" non sia dimenticata, ma prosegua con vigore negli anni, trovando anche nuovi modi di comunicare, nella consapevolezza che le testimonianze dei sopravvissuti, i racconti, i documenti e la storia debbono essere le fonti utili non solo per il presente, ma anche per le generazioni future, affinché un tale orrore storico non abbia a ripetersi; 2) a prevedere l'assegnazione di risorse annuali ai Comuni, che promuovono iniziative e progetti per la celebrazione della Giornata della Memoria. Interrogazioni Atto n. 3-01337 STABILE Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: il 29 marzo 2001, l'università degli studi dell'Insubria e l'allora "ospedale di Circolo e fondazione Macchi" di Varese (oggi incorporata per fusione all'interno dell'Azienda socio-sanitaria territoriale "Sette Laghi") sottoscrivevano il protocollo preliminare d'intesa, ai sensi delle linee guida regionali nel campo della formazione prelaurea, postlaurea e di diploma per il personale dell'area sanitaria medica; in particolare, l'articolo 4 stabiliva che "l'Università e l'Azienda individuano concordemente, nell'allegato 1, in via regolatoria, le Unità Operative attualmente a Direzione Universitaria. I Dipartimenti sono disciplinati con regolamento adottato dall'Azienda in conformità alle linee guida regionali. I Direttori dei Dipartimenti, in cui sono presenti Unità operative a direzione universitaria, sono nominati dal Direttore Generale dell'Azienda, sentito il Rettore, in coerenza con la normativa vigente"; tra le unità operative a direzione universitaria previste nel citato allegato 1 non era ricompreso il pronto soccorso dell'ospedale di Varese; a seguito delle dimissioni del 14 maggio 2019 del direttore della struttura complessa pronto soccorso e direttore del dipartimento emergenza e urgenza, l'azienda Sette Laghi affidava la responsabilità provvisoria della struttura un dirigente medico, nelle more dell'adozione dei provvedimenti necessari per il conferimento definitivo; il 14 giugno veniva comunicato ai competenti uffici regionali "il progetto di rafforzamento e sviluppo dei rapporti di reciproca collaborazione tra l'Università degli Studi dell'Insubria e l'ASST dei Sette Laghi", in un'ottica di promozione delle attività assistenziali, formative e di ricerca, mediante la "clinicizzazione" dal 1° luglio del pronto soccorso di Varese. Nella medesima nota si rimetteva a successivi provvedimenti l'affidamento in concreto del vertice a personale universitario; con decreto dell'università degli studi dell'Insubria, il 17 luglio veniva individuato il professor Ageno per l'attribuzione dell'incarico di direttore della struttura complessa a direzione universitaria e il 19 luglio è stata attribuita la responsabilità funzionale e gerarchica del pronto soccorso allo stesso professore. Tale conferimento d'incarico deve intendersi provvisorio nelle more dell'acquisizione dell'autorizzazione di Regione Lombardia finalizzata alla copertura del posto apicale con personale universitario; a parere dell'interrogante e secondo anche quanto dichiarato da ANAAO-ASSOMED Lombardia, il più rappresentativo sindacato della dirigenza medica e sanitaria, i provvedimenti sarebbero direttamente lesivi perché sottrarrebbero a tutto il personale medico ospedaliero la possibilità di ottenere l'incarico di vertice della struttura complessa "pronto soccorso Varese"; questa prassi sarebbe in buona sostanza l'assegnazione ope legis di una struttura complessa a un professore universitario senza alcuna selezione e, spesso, senza alcuna compenetrazione tra esperienza del singolo, la cui professionalità e valenza scientifica non sono peraltro in discussione, e attività della struttura. In altre parole, può succedere che ad essere nominato direttore possa essere una persona che in quella tipologia di reparto non ha mai svolto alcun turno. tenuto conto degli articoli 1, comma 2, lettera d) , e 2, commi 1 e 4, del decreto legislativo n. 517 del 1999 e dell'articolo 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 maggio 2001, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, siano a conoscenza di quanto esposto;