[pronunce]

Nel giudizio innanzi la Corte si è costituita la parte privata la quale ha insistito per l'accoglimento della questione, osservando che, a fronte dell'identità di funzioni (assolvimento di servizi di polizia) affidate sia agli appartenenti all'Arma dei carabinieri che alla Polizia di Stato - identità riconosciuta anche dalla sentenza di questa Corte n. 277 del 1991 - la diversa disciplina derivante dalla norma impugnata si traduce in un trattamento discriminatorio. Del resto, a giudizio della parte, la legge n. 266 del 1999, sebbene non applicabile al caso del ricorrente, testimonierebbe de facto che lo stesso legislatore ha condiviso l'illegittima disparità di trattamento denunciata dal ricorrente, senza, peraltro, superare l'incostituzionalità della normativa denunciata, nulla disponendo per il passato. Non è intervenuta la Presidenza del Consiglio dei ministri.1.- Il Tribunale amministrativo regionale della Liguria dubita - in riferimento agli artt. 3, 4, 32, 36, 38 e 97 della Costituzione - della legittimità costituzionale dell'art. 36, primo comma, cpv. XX, della legge 1° aprile 1981, n. 121 (Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza) e dell'art. 2 del d.P.R. 24 aprile 1982, n. 339 (Passaggio del personale non idoneo all'espletamento dei servizi di polizia ad altri ruoli dell'Amministrazione della pubblica sicurezza o di altre amministrazioni dello Stato) La prima delle due norme impugnate - compresa nella legge di delega n. 121 del 1981 recante i principî e criteri per il Governo in vista dell'emanazione dei decreti delegati concernenti la disciplina dell'ordinamento del personale della pubblica sicurezza - dispone, tra l'altro, che tali decreti avrebbero dovuto avere ad oggetto la «determinazione delle modalità, in relazione a particolari infermità o al grado di idoneità all'assolvimento dei servizi di polizia, per il passaggio del personale, per esigenze di servizio o a domanda, ad equivalenti qualifiche di altri ruoli dell'amministrazione della pubblica sicurezza o di altre amministrazioni dello Stato, salvaguardando i diritti e le posizioni del personale appartenente a questi ultimi ruoli». L' art. 2 del d.P.R. n. 339 del 1982 stabilisce: «il personale dei ruoli della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia che abbia riportato un'invalidità non dipendente da causa di servizio, che non comporti l'inidoneità assoluta ai compiti di istituto, può essere, a domanda, trasferito nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli della Polizia di Stato o di altre amministrazioni dello Stato, ovvero, per esigenze di servizio, d'ufficio nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli della Polizia di Stato, sempreché l'infermità accertata ne consenta l'ulteriore impiego». Il rimettente, premesso che l'insieme delle disposizioni contenute nella legge n. 121 del 1981 e nella legge 6 marzo 1992, n. 216 dimostra l'esistenza di elementi di identità nella disciplina dei rapporti di impiego degli appartenenti alle diverse forze di polizia, sostiene che la limitazione ai soli dipendenti della Polizia di Stato della facoltà di transitare in ruoli diversi da quelli di appartenenza, realizzerebbe una ingiustificata disparità di trattamento (art. 3 Cost.). Il rimettente deduce - senza peraltro argomentare - ulteriori violazioni di principî costituzionali (artt. 4, 32, 36, 38 e 97 Cost.). L'assenza di motivazione su tali ultimi parametri esonera la Corte da ogni valutazione in merito. La questione è certamente rilevante in quanto - attesa l'irretroattività della nuova disciplina contenuta nella legge n. 266 del 1999 - la domanda del ricorrente potrebbe essere accolta esclusivamente qualora sia dichiarata l'illegittimità costituzionale delle norme impugnate nella parte in cui limitano il beneficio solo al personale della Polizia di Stato, e non lo estendono anche al personale dell'Arma dei carabinieri che si trovi nelle medesime condizioni di inidoneità. 2. - La questione non è fondata. Occorre premettere che la legge n. 121 del 1981, come emerge dal tenore testuale della sua intestazione, riguarda specificamente il «Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza» e che, in particolare, l'art. 36 impugnato si riferisce espressamente all'«ordinamento del personale» della medesima Amministrazione. Ora, se è vero che l'art. 16 della stessa legge prevede che «ai fini della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, oltre alla polizia di Stato sono forze di polizia l'Arma dei carabinieri, quale forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza», è altrettanto vero che la norma aggiunge un inciso - «fermi restando i rispettivi ordinamenti e dipendenze» - che tiene distinte le attività funzionali dagli aspetti di inquadramento e di status. Questa Corte (ordinanza n. 324 del 1993) nel collaudare la legittimità costituzionale degli artt. 16 e 36 appena citati - in una controversia riguardante la pretesa di alcuni appuntati della Guardia di finanza di ottenere una pronuncia additiva che consentisse loro il passaggio da un ruolo (degli appuntati) ad un altro (dei sottufficiali) - ha precisato che tale domanda veniva ad incidere in una materia, quella della collocazione e della progressione in carriera dei dipendenti pubblici, per la quale era stata più volte riconosciuta «un'ampia discrezionalità al legislatore (sentenze numeri 219 del 1993, 964 del 1988, 524 del 1987, 99 del 1986 e 81 del 1983), nella specie non irragionevolmente esercitata in relazione alla specificità del mutamento ordinamentale della Polizia di Stato». Secondo la medesima ordinanza, la legge n. 121 del 1981, «pur avendo normativamente unificato dal punto di vista funzionale le forze di polizia […] in ragione della specificità del servizio, cui tutte sono destinate, il che giustifica l'attribuzione del trattamento economico stabilito con riferimento a quelle funzioni e secondo le medesime modalità (ord. n. 91 del 1993) - ha nello stesso tempo lasciati immutati i rispettivi ordinamenti e dipendenze, nell'evidente presupposto della disomogeneità del personale facente parte di quelle forze, alcune delle quali, come appunto l'Arma dei carabinieri e la Guardia di finanza, mantengono lo status militare, mentre altre per effetto della smilitarizzazione hanno acquisito lo status di personale civile (come la Polizia di Stato e, da ultimo, per effetto della legge 15 dicembre 1990, n. 395, il corpo di polizia penitenziaria)». Nel medesimo senso si è nuovamente espressa questa Corte (sentenza n. 65 del 1997) in una questione concernente la pretesa di alcuni sottotenenti della Guardia di finanza di vedersi riconoscere - a fronte di una già ottenuta equiparazione del trattamento economico di tutte le forze di polizia - una corrispondenza delle loro qualifiche funzionali con quelle degli appartenenti al ruolo dei commissari della Polizia di Stato.