[ddlpres]

A fronte di questi importanti aumenti delle addizionali, sono stati introdotti dei correttivi di equità verticale, in facoltà delle regioni e dei comuni, per differenziare le aliquote in base a fasce di reddito. Ma non è stato introdotto alcun correttivo di equità orizzontale che tenga conto di quante persone (e, nel caso dei disabili, delle loro condizioni) vivono con quel reddito, rendendo quindi le addizionali e i relativi aumenti particolarmente iniqui nei confronti delle famiglie con figli, soprattutto quelle numerose e con disabili: a parità di reddito, un lavoratore con uno, due, tre o più figli a carico, paga le stesse identiche addizionali di un single o di una coppia senza figli. Si rende quindi necessario introdurre dei correttivi che prendano in considerazione i figli a carico. Al Capo II si collocano una serie di misure volte a delineare un nuovo welfare orientato alla famiglia e alla natalità. Con gli articoli 4 e 5 viene riconosciuta una deduzione ai fini dell'imposta sulle persone fisiche pari all'80 per cento delle spese sostenute per la cura e per la tutela della salute della puerpera e del bambino. Si interviene in tal modo sulla fascia della primissima infanzia e del mero evento della nascita. L'articolo 6 invece reca una misura specifica volta a conciliare vita lavorativa e maternità: si tratta di un incentivo alle imprese che assumono donne lavoratrici sancendo i presupposti per la fruizione, da parte delle imprese stesse, del credito di imposta disciplinandone la decorrenza e la misura, nonché specificandone la natura. Con l'articolo 7, sempre allo scopo di non scoraggiare -- sul versante lavorativo -- la maternità/paternità, si aumenta il contributo corrisposto durante il periodo di congedo parentale dal 30 per cento (attuale) al 60 per cento della retribuzione, al fine di favorire la possibilità di cura e di accoglienza del nuovo nato da parte dei genitori. Con l'articolo 8 si incrementa il Fondo per le politiche della famiglia di cui all'articolo 19, comma l, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, (150 milioni per l'anno 2016 e 250 milioni a decorrere dal 2017) con una espressa finalizzazione dei finanziamenti aggiuntivi a due obiettivi, entrambi connessi alla fase della prima infanzia: il cofinanziamento degli investimenti promossi per la costruzione ovvero per la riqualificazione di strutture destinate ad asili nido, in vista del raggiungimento degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002, e l'istituzione dell'assegno di cura e custodia, al fine di garantire un'assistente materna riconosciuta o un qualunque altro soggetto idoneo per la custodia, anche domiciliare, del bambino (articolo 8, comma 2, lettera b) . Con l'articolo 9 si interviene invece sulla fase dell'età scolare, introducendo un contributo specifico, in forma di voucher , per le spese di formazione e istruzione, percepibile fino al compimento del diciottesimo anno di età del figlio. Infine il Capo III interviene sul tema della casa. La possibilità di avere una casa, di proprietà o in affitto, rappresenta una questione sociale fondamentale, che si intreccia all'andamento del ciclo economico del Paese e può, soprattutto nel caso dei giovani, costituire un elemento determinante nella decisione di formare una famiglia. In Italia, la crescita dei valori immobiliari -- che si è protratta per una lunga fase -- ha contribuito a rendere difficile la possibilità per le coppie di giovani sposi non solo di effettuare un acquisto immobiliare, ma anche di accedere a contratti privati di locazione. Questa situazione è stata alimentata dalla precarietà delle condizioni del mercato del lavoro giovanile: in Italia la condizione del precariato accomuna ancora migliaia di giovani, nonostante le recenti riforme introdotte con il Job Act e si somma al ruolo negativamente significativo svolto dalle politiche abitative, che hanno registrato una progressiva crisi dell'edilizia residenziale pubblica. Il problema dell'accesso alle abitazioni da parte dei giovani intenzionati a sposarsi è stato recepito da alcune legislazioni regionali che hanno previsto una riserva di alloggi nei programmi di edilizia residenziale pubblica, convenzionata o sovvenzionata. Ma è necessario andare oltre. La Costituzione dispone, all'articolo 31, che la Repubblica deve agevolare con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia, e questo comporta la necessità di rendere organica la normativa sulle agevolazioni per l'accesso alla casa da parte di coloro che decidono di sposarsi, sia per l'acquisto sia per la locazione. La finalità principale e fondamentale degli articoli 10, 11, 12 e 13 è quindi quella di sostenere la famiglia come risorsa primaria in tutte le sue funzioni e permettere alle giovani coppie l'accesso facilitato al diritto alla casa, sia in affitto che in proprietà (articolo 13), con particolare riferimento -- per la locazione -- alla formulazione di agevolazioni fiscali, sia per il conduttore che per il proprietario nel caso di contratto di locazione per giovani sposi. Possono accedere alle agevolazioni fiscali indicate all'articolo 10 i conduttori in possesso dei requisiti stabiliti dall'articolo 11, comma 1, ovvero tutti coloro che abbiano contratto matrimonio civile o concordatario, fino a tre anni prima della data di decorrenza del contratto di locazione, purché uno dei coniugi abbia meno di trentacinque anni di età e che essi abbiano un reddito complessivo fino a 50.000 euro lordi annui. All'articolo 11, comma 2, viene inoltre indicato che le agevolazioni, di cui all'articolo 10, si applicano per i successivi tre anni dalla stipula del contratto di locazione o del suo rinnovo; mentre all'articolo 11, comma 3, viene stabilito che in caso di nascita del primo figlio, nelle condizioni indicate dai commi precedenti, le agevolazioni si intendono prorogate ai conduttori per il successivo triennio. È anche questa una norma chiaramente finalizzata all'incremento della natalità, che rivela la finalità dell'intero provvedimento che è quella di fare in modo che attraverso tante misure convergenti lo Stato mostri sempre un volto amichevole ai giovani che decidono di costruire una famiglia e a tutti coloro che affrontano con fiducia l'arrivo di un nuovo membro della famiglia stessa. Con l'articolo 13 si interviene anche a favore dell'accesso in proprietà alla prima casa, incrementando il Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa, di cui all'articolo 2, comma 475 della legge n. 244 del 2007, in quanto tale Fondo reca oggi una copertura limitata all'anno 2015. Infine, l'articolo 14 ha invece portata più ampia ed ha la finalità di presidiare adeguatamente sul piano fiscale l'abitazione principale -- che è concetto non esattamente coincidente, ma strettamente correlato con quelli di famiglia e vita familiare -- attraverso un'esenzione sia dalla TASI sia dall'IMU, inclusiva, quest'ultima, delle abitazioni di categoria A/1 (oggi escluse dall'esenzione) in quanto, per le note incongruità del sistema di accatastamento, rientrano oggi in questa categoria anche immobili che non hanno alcuna caratteristica della «abitazione di lusso»..