[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art 37 del codice di procedura civile promosso dalla Corte d'appello di Genova, nel procedimento vertente tra l'Istituto Tartarini RX s.r.l. e l'I.N.P.S. ed altra, con ordinanza del 20 giugno 2008, iscritta al n. 1 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 4, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visti gli atti di costituzione dell'Istituto Tartarini RX s.r.l. e dell'I.N.P.S., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 giugno 2009 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo. Ritenuto che la Corte di appello di Genova, sezione controversie di lavoro, con ordinanza del 20 giugno 2008, ha sollevato, in riferimento agli articoli 24 e 113 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 37 del codice di procedura civile; che, come il rimettente riferisce, il giudizio a quo ha per oggetto l'opposizione proposta dall'Istituto Tartarini RX s.r.l. avverso una cartella di pagamento, emessa dalla San Paolo Riscossioni di Genova s.p.a. su istanza dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (d'ora in avanti, INPS), per il recupero di contribuzione dovuta al Servizio sanitario nazionale, della quale è stato accertato l'omesso pagamento con verbale ispettivo del 10 giugno 1996; che l'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), come sostituito dall'art. 12, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2002), demanda le controversie aventi ad oggetto il contributo per il Servizio sanitario nazionale alla giurisdizione delle commissioni tributarie; che l'art. 37 cod. proc. civ. , mentre impone al giudice ordinario di rilevare, anche d'ufficio, il proprio difetto di giurisdizione nei confronti dei giudici speciali, «nulla statuisce in ordine alla conservazione degli effetti della domanda, nel nuovo processo che la parte è onerata di promuovere davanti al giudice munito di giurisdizione»; che qualora, nel corso del giudizio, si consumino i termini di legge per agire davanti al detto giudice, si verifica una lesione del diritto costituzionale alla tutela giurisdizionale; che la questione di legittimità costituzionale è – ad avviso del rimettente – non manifestamente infondata, in relazione ai principi espressi da questa Corte con la sentenza n. 77 del 2007, peraltro con riguardo a diversa norma di legge (art. 30 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 – Istituzione dei tribunali amministrativi regionali); che, inoltre, la questione è detta rilevante, in quanto è interamente decorso il termine di legge affinché la parte possa rivolgersi al giudice tributario competente in materia (art. 21 del d.lgs. n. 546 del 1992); che nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituito l'Istituto Tartarini RX s.r.l., chiedendo che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 37 cod. proc. civ. , nella parte in cui non prevede che gli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla domanda, proposta al giudice ordinario privo di giurisdizione, si conservino – a seguito di pronuncia declinatoria della giurisdizione – nel processo proseguito davanti al giudice di essa munito, nel termine indicato dal primo giudice; che, ad avviso della parte privata, in base al tenore letterale dell'art. 37 cod. proc. civ. , il giudice rimettente avrebbe dovuto limitarsi a declinare la propria giurisdizione, senza fissare alcun termine per la riassunzione, non essendo prevista la translatio iudicii, con conseguente venir meno degli effetti sostanziali e processuali della precedente domanda dal medesimo Istituto formulata, sicché questo non avrebbe alcuna possibilità di far valere i propri diritti, essendo scaduti i termini per proporre opposizione alla cartella; che anche l'art. 367 cod. proc. civ. prevede la riassunzione del processo soltanto per l'ipotesi in cui la Corte di cassazione dichiari la giurisdizione del giudice ordinario e non quando essa sia riconosciuta appartenente al giudice speciale, mentre, nell'ipotesi di difetto di competenza, l'art. 50 cod. proc. civ. prevede la prosecuzione del processo, se riassunto davanti al giudice competente, nel termine fissato dal giudice a quo e, in mancanza, in quello di sei mesi; che tale differenza di trattamento è stata sottoposta a critica, sia dalla dottrina, sia dalla giurisprudenza (Cass. , SS.UU. civili, sentenza n. 4109 del 2007), mentre questa Corte, con sentenza n. 77 del 2007, pur mostrando di non condividere la citata decisione del giudice di legittimità, ha tuttavia dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 30 della legge n. 1034 del 1971, nella parte in cui non prevede che gli effetti sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda proposta a giudice privo di giurisdizione si conservino, a seguito di declinatoria di giurisdizione, nel processo proseguito davanti a giudice che di essa è munito; che la suddetta sentenza n. 77 del 2007 – aggiunge la parte costituita – è pervenuta a tale conclusione sia in forza degli artt. 24 e 111 Cost., i quali hanno assegnato all'intero sistema giurisdizionale la funzione di assicurare la tutela, attraverso il giudizio, dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi, sia rilevando che l'esistenza di una pluralità di giudici (ordinari e speciali) non può risolversi in una vanificazione della tutela giurisdizionale; che, pertanto, nel caso di specie, sarebbe necessario un intervento chiarificatore di questa Corte, unico organo deputato a suggerire, con il proprio intervento interpretativo, la corretta lettura delle norme alla luce del contenuto della Costituzione, o a dichiararne l'illegittimità costituzionale a fronte del loro tenore letterale; che, nel presente giudizio, si è costituito anche l'INPS, chiedendo che questa Corte dichiari inammissibile o manifestamente infondata la questione sollevata dalla Corte genovese, sia per insufficiente descrizione della fattispecie, sia per assenza di qualsiasi riferimento alle ragioni poste a base della non manifesta infondatezza, oggetto soltanto di un richiamo per relationem alla sentenza di questa Corte n. 77 del 2007, con la conseguenza che l'ordinanza del giudice a quo non sarebbe autosufficiente;