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Disciplina della professione di geometra e norme per l'adeguamento delle disposizioni concernenti le relative competenze professionali. Onorevoli Senatori. – Crediamo che non ci sia bisogno di ricordare quale sia l'importanza sociale, economica, tecnica e culturale della professione di geometra. Non c'è famiglia che non si sia rivolta, almeno una volta, a un geometra per la manutenzione straordinaria o per una piccola ristrutturazione della propria abitazione, per il rilievo di un edificio o di un terreno, per redigere le tabelle millesimali di un condominio, per una visura o un frazionamento catastale, per una divisione di beni tra proprietari o eredi, per la valutazione di un immobile, per una consulenza tecnica in caso di contenzioso immobiliare. Per non parlare degli uffici tecnici di enti pubblici o imprese – edili e non – che non mancano mai al loro interno di qualche geometra in attività. La libera professione di geometra è svolta in Italia da oltre 100.000 persone, di cui le donne sono solo circa 9.000 ma il loro numero cresce al ritmo di oltre il 15 per cento ogni anno. Gli studi professionali di geometra sono diffusi sul territorio in modo talmente capillare che non esiste comune, per quanto piccolo, che ne sia privo, persino nelle isole meno facilmente raggiungibili. Il geometra è una figura familiare in ogni comunità, un vero e proprio tecnico multidisciplinare della porta accanto. Si tratta inoltre di una professione che offre ancora oggi notevoli spazi di lavoro autonomo economicamente soddisfacente, anche per i giovani. La figura professionale del geometra esiste in tutto il mondo, sia pure con diverse denominazioni: dal géomètre-expert in Francia al surveyor o chartered surveyor nel mondo anglosassone, al Vermessungsingenieure tedesco, agli ingenieros técnicos en topografia in Spagna, agli agrimensores in Argentina, ai surveying and cadastre engineers in Turchia. Sin dal 1878 esiste la Federazione internazionale dei geometri (FIG), fondata dalle associazioni dei geometri di sette Paesi europei, tra cui l'Italia, e ora comprendente associazioni professionali di oltre 120 Stati. In Italia la professione di geometra è tuttora regolamentata dal regio decreto 11 febbraio 1929, n.274, mentre la categoria dei geometri è rappresentata dal Consiglio nazionale geometri e geometri laureati (CNGeGL) – istituito come Consiglio nazionale geometri dal decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n.382 – articolato in 110 collegi territoriali. Si tratta di una professione intellettuale – trae il suo fondamento, come le altre, dall'articolo 2229 del codice civile – ed è una delle professioni regolamentate, quelle cioè per cui esiste una specifica regolazione emanata con normativa statale, appunto il regio decreto 11 febbraio 1929, n. 274. Si tratta anche di una professione intellettuale per la quale, almeno inizialmente, non era necessario possedere un diploma di laurea– a differenza delle classiche professioni intellettuali liberali, come il medico, l'avvocato, il farmacista, il notaio eccetera – bensì un diploma di scuola media superiore, quello rilasciato dagli istituti tecnici per geometri (ITG), ora istituti tecnici, settore tecnologico, indirizzo «costruzioni, ambiente e territorio» (CAT). Peraltro, per accedere alla libera professione di geometra non era e non è sufficiente possedere tale diploma di scuola media superiore, ma bisogna anche aver superato l'esame di Stato per conseguire l'abilitazione professionale, il quale è disciplinato dalla legge 8 dicembre 1956, n. 1378. L'esame di Stato può essere sostenuto, ai sensi della legge 7 marzo 1985, n. 75, solo dopo aver svolto un periodo di pratica di almeno 18 mesi (prima del 2012 era di 24 mesi) presso un geometra, un architetto o un ingegnere civile, iscritti nei rispettivi albi professionali da almeno un quinquennio, ovvero aver svolto attività tecnica subordinata, anche al di fuori di uno studio tecnico professionale, per almeno cinque anni. Fin qui, molto per sommi capi, la situazione tradizionale, che però cominciò a complicarsi alla fine del secolo scorso, più che altro per ragioni culturali o collegate all'integrazione europea. Infatti la turbinosa innovazione tecnologica, che ha caratterizzato tutto il XX secolo e che dura tuttora, ha imposto a tutti i professionisti, come a tutti i lavoratori, la necessità di una formazione iniziale sempre più ampia e approfondita e poi di una formazione continua lungo tutto l'arco della vita professionale per rimanere al passo con i tempi e con l'evoluzione della società. Si tratta appunto di quella che è stata chiamata la «società della conoscenza». Ricordiamo, ad esempio, che nel marzo del 2000 il Consiglio europeo adottò l'obiettivo strategico di «diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale». L'obiettivo, fissato per il 2010, è stato raggiunto solo in minima parte ma la strategia europea è rimasta invariata. Contemporaneamente alla strategia di Lisbona, cioè negli anni a cavallo tra i due secoli, dovette così essere affrontato il problema dell'adeguamento della formazione iniziale delle cosiddette professioni intermedie, cioè quelle per cui il titolo di studio di accesso era tradizionalmente un diploma di scuola media superiore. Infatti, a seguito della scelta europea nel 1999 del cosiddetto «Processo di Bologna», cioè l'introduzione in tutti i Paesi europei di un sistema di titoli universitari articolati su più livelli, l'Italia introdusse nello stesso anno 1999, col regolamento di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, il sistema tuttora vigente di tre titoli universitari in sequenza: la laurea (triennale); la laurea specialistica, poi denominata magistrale; il dottorato di ricerca. In corrispondenza con questa epocale riforma fu emanato il decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, con l'obiettivo di adeguare al nuovo sistema di titoli universitari la disciplina dei requisiti per l'ammissione agli esami di Stato per l'esercizio delle professioni regolamentate. Per quanto riguarda il caso della professione di geometra (e delle altre tre professioni intermedie, cioè perito industriale, perito agrario e agrotecnico) l'articolo 55 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001 stabilì che all'esame di Stato per queste professioni, oltre che con i titoli e i tirocini previsti dalla normativa vigente, si poteva accedere anche con il possesso di una laurea (triennale), comprensiva di un tirocinio di sei mesi, appartenente ad una delle seguenti classi di corsi di laurea: classe 4 (lauree in scienze dell'architettura e dell'ingegneria civile), classe 7 (lauree in urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale), classe 8 (ingegneria civile e ambientale).