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c'è un miglioramento dell'indebitamento netto, ma che sostanzialmente è frutto della diminuzione delle spese per interessi. C'è più trasparenza (questo è un dato positivo), ma rimangono zone d'ombra. C'è una crescita, ma è una crescita che rimane nettamente al di sotto della media europea, ma che soprattutto è diseguale e aumenta diseguaglianze evidenti nel nostro Paese. C'è una riduzione della spesa fiscale, ma rimane impressionante l'evasione fiscale. È di qualche giorno fa il dato dei 36 miliardi di evasione sull'IVA, cui il Governo del cambiamento risponde con l'evocazione di una pace fiscale/condono e certamente va nella direzione opposta rispetto alle necessità. C'è un altro dato che guarderei con attenzione: il crollo della spesa corrente primaria. Intendiamoci: qui siamo ormai a un punto di allarme: sui servizi fondamentali, sanità, scuola e trasporti, ormai stiamo subendo, a confronto con pochi anni fa, un ulteriore gap rispetto a tutti gli altri Paesi europei. È un problema molto serio sul quale bisognerebbe riflettere e che dovrebbe portare la maggioranza - vedremo la Nota aggiuntiva - a una riflessione e a scelte di priorità. Quando sento rappresentanti del Governo dire, con riferimento alla spesa nella legge di bilancio, che il 50 per cento va al MoVimento 5 Stelle e il 50 per cento alla Lega, francamente penso sia un modo di operare molto sbagliato. Credo ci porterà gravi danni. Sugli investimenti si conferma una caduta. Guardiamo qualche dato. Per quanto riguarda la scuola, uno studio ci segnala una riduzione del 16,3 per cento dal 2009 al 2016 di spesa corrente. Il GIMBE, un centro studi tra i più qualificati sulla sanità, ci dice che dal 2015 al 2018 tra tagli e riduzioni c'è un arretramento di 12 miliardi di euro. Se questi stati non bastano, possiamo guardare gli investimenti: in dieci anni c'è una riduzione degli investimenti del 27 per cento. Mi chiedo allora: quale crescita? Con quale qualità? Ascolto i Ministri e sento parlare, per esempio, di una lotta agli sprechi. Combattere gli sprechi è giustissimo, ma la domanda è: le risorse ottenute dalla giusta e motivata lotta agli sprechi nella sanità, che ci sono, saranno reinvestite in questo settore o destinate ad altri investimenti? (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e dei senatori Ferrari e Rizzotti) . Guardate che è in crisi il Sistema sanitario nazionale. Lo dico a voi che avete un contratto nel quale dite che volete tutelare il Sistema sanitario nazionale e l'universalismo. Continuando con questo ragionamento, per quanto riguarda l'istruzione, per la generazione del nuovo millennio quali saranno gli investimenti? Come affronteremo il problema di fare un salto di qualità per dare gambe alla sfida della ricerca e dell'innovazione? Per quanto riguarda poi l'industria mi chiedo quale politica industriale abbiate in mente. Io non l'ho capito. Va bene la retorica sulle piccole e medie imprese, ma noi abbiamo in manifattura ormai un 40 per cento di imprese che non sono in grado di stare nel mercato. Il mercato interno non tira, non ha la capacità di dare spazio a queste imprese. Che si fa? Oggi per quanto riguarda il lavoro c'è una notizia; la Corte costituzionale ha detto una cosa chiara finalmente: sui licenziamenti la posizione del jobs act è illegittima. Che farà il Governo? Interverrà? Io non parlo di intervenire a «Porta a Porta» o su Facebook, ma con delle norme per ristabilire le cose giuste che vanno ristabilite. Questo è il problema. Spesso non ci ascoltiamo e ciascuno fa la propria campagna, ma la nostra discussione è sulla pelle del Paese. Noi vedremo - anche per questo ci siamo astenuti essendo un fatto sostanzialmente tecnico - quale saranno nella legge di bilancio le scelte fondamentali: se non saranno sul rilancio degli investimenti e della spesa pubblica, allora ci sarà poco da fare. Devo poi dire una cosa anche sugli investimenti. Non c'è dubbio che anche le risorse messe sugli investimenti non stanno dando un esito positivo. Dobbiamo chiedercene le ragioni. Non guardate solo al luogo comune che state ormai costruendo in relazione alla legge sugli appalti. C'è un problema enorme nel Paese rappresentato dalla funzione pubblica, dalla pubblica amministrazione: o decidete di investire sulla pubblica amministrazione e sulla sua qualificazione o ci troveremo di fronte ad una crisi ancor più grave. Il nostro voto, come già detto, sarà di astensione e, senza alcuna polemica ma nell'interesse del Paese, vorrei aggiungere che ci piacerebbe misurare, concretamente ed in coerenza rispetto al contratto, le risposte che verranno non dai social , ma dagli atti. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . MARSILIO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARSILIO (FdI) . Signor Presidente, come prima riflessione ritengo che sia necessario uscire dall'equivoco che approvare un rendiconto o un assestamento sia un fatto tecnico. Se si trattasse solo di un fatto tecnico, potremmo rapidamente decidere che forse non c'è nemmeno bisogno di votare il rendiconto, basta pubblicarlo e mandarlo al Parlamento come presa d'atto. In realtà chi approva un rendiconto si assume anche la responsabilità di quello che il documento riferisce e racconta e delle politiche economiche e di bilancio che sono ad esso sottese, lasciando da parte tutti i rilievi. Chi vuole può poi leggere la relazione della Corte dei conti e vedere come i numeri non siano completamente neutri e come chi amministra spesso lavora anche per dare una vernice di presentabilità ai numeri quando essi rischiano di essere impietosi. A maggior ragione tale ragionamento vale per l'assestamento. Voglio dire, a beneficio soprattutto dei colleghi della maggioranza, che lo approveranno, che un assestamento non è un semplice aggiustamento di conti in corso d'opera che deriva dal fatto che, siccome abbiamo accertato che al 31 dicembre le entrate e le uscite sono quelle, c'è magari una piccola differenza di un miliardo o di mezzo miliardo di euro rispetto agli 800 miliardi di euro complessivi del bilancio dello Stato, e si tratta semplicemente di riallocare il bilancio di previsione rispetto a quello che abbiamo assestato con il rendiconto. L'assestamento è invece un'occasione preziosa per qualsiasi amministrazione. Ciò vale ad esempio per i Comuni, come sanno quanti di noi hanno avuto esperienze amministrative al loro interno, così come per le Regioni e le Province. Ciò vale anche per il Parlamento; è un'occasione in cui chi governa verifica lo stato di attuazione dei programmi e delle spese, decidendo se nel corso dell'anno ci sia bisogno di accelerare verso una direttrice, correggere alcuni difetti o se, in qualche maniera, si debba modificare il cammino in corso. L'assestamento, per un Governo in carica, che ha continuità di mandato, si traduce in piccoli aggiustamenti perché si tende in qualche maniera a confermare la linea politica e gli impegni di spesa, a credere negli obiettivi che ci si è dati l'anno precedente nel bilancio di previsione.