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C'è un mondo industriale - la informo - che si sta organizzando per aggirare tecnicamente le sanzioni con triangolazioni con Paesi extra-UE, tra cui la Turchia, ed è l'unica via per non fallire, dicono. Mi auguro che, dopo quelle sui condizionatori, non voglia fare battute simili - preferite il pane, le brioches o la pace? - perché, a furia di battute, gli italiani hanno bollette care e un'industria in affanno. Siamo vicini a una recessione pesante e l'Africa avrà una disperazione dettata dalla mancanza di grano: se non ci sarà pane, non ci sarà pace, se lo ricordi, presidente Draghi (Applausi) ; se non ci sarà pane, non ci sarà pace; scoppieranno le guerre tra poveri e dall'Africa ne arriveranno a decine di migliaia: come pensate di arginare questa situazione? Con la Lamorgese che andrà a controllare i green pass ? Dall'Africa ne arriveranno a decine di migliaia. L'Europa non deve seguire né la NATO, né Biden: ecco perché lei ha sbagliato ad accucciarsi accanto a Biden. L'esercito europeo che volete è un altro braccio armato americano. La pace è una mediazione, una negoziazione e non dev'essere dettata dall'America di Biden. Basta armi sul serio e basta teatrini sul terzo e quarto decreto. (Applausi). Vergognatevi! 5 Stelle, vergognatevi! La pace si dovrà costruire soltanto con un tavolo di negoziazione serio e dovete avere il coraggio di farlo. Caro presidente Draghi, lei è qui non per gli interessi degli americani, ma per gli interessi degli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio dei ministri, chi avesse acceso la televisione soltanto quindici minuti fa sarebbe presumibilmente colpito dall'apprendere dal Parlamento italiano che evidentemente l'invasione dell'Ucraina l'hanno fatta la NATO o gli Stati Uniti d'America (Applausi) , a giudicare dai toni che vengono espressi in quest'Aula, peraltro più per finalità interne che non per dare realmente un contributo, perché ciò che sta avvenendo è un fatto epocale, che va ben oltre i confini del Donbass, supera gli assedi di Mariupol e prende il largo dai porti di Odessa. Siamo in presenza della riorganizzazione del mondo a seguito di un fatto drammatico, cruento, tragico e sbagliato, ma che segna, a mio modesto avviso, la fine di una stagione che aveva visto in Yalta, dopo la Seconda guerra mondiale, l'inizio di una riorganizzazione e che aveva resistito, un po' rattoppata, persino alle vicende del Muro di Berlino. Ciò che sta accadendo in Ucraina è un cambio d'epoca. Se vogliamo affrontarlo in modo serio, dobbiamo avere ovviamente il coraggio di premettere che, quando c'è da fare una discussione tra la NATO da una parte e la Russia (o ex Unione Sovietica) dall'altra, non è questo Parlamento che decide. È la storia del nostro Paese, che dice che noi, da decenni, abbiamo scelto e continuiamo a scegliere di stare con i nostri amici e alleati europei e americani da questa parte della storia e da questa parte del pianeta. Lo capì Alcide De Gasperi, che pure aveva contro l'intero consesso internazionale. Riguardate la grandezza e l'umiltà di quel discorso a Parigi: «Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di noi». Lo ha capito però, in momenti diversi, anche il leader di quella che era la forza politica di opposizione, quell'Enrico Berlinguer che, in un'intervista del 1976 a Giampaolo Pansa sul «Corriere della sera», spiegava, tutt'altro che candidamente, che si sentiva più sicuro da questa parte. Ora, se questo è lo scenario, nessun saltimbanco della politica, ma neanche, mi lasci dire, signor Presidente del Senato, nessun prezzemolino prezzolato che in televisione, ogni sera, ci spiega come va il mondo potranno cambiare questo punto di partenza. Noi stiamo dalla parte dei nostri amici e alleati e a lei, signor Presidente del Consiglio, diciamo grazie per come ha rappresentato questo tipo di posizione dal primo giorno a ieri, quando ha giustamente accolto la prima ministra della Finlandia, e poi nei giorni a venire. Vengo però ora a fare un ragionamento in più. È vera la premessa, cioè che questo è un fatto epocale, ed è vero che noi condividiamo totalmente l'intervento del Presidente del Consiglio. È vero che, se non vi fosse stato un invio di armi, non vi sarebbe stata la possibilità di essere in questa situazione e noi siamo orgogliosi che a Palazzo Chigi ci sia un Presidente del Consiglio che si attiene ai valori di sempre, anziché ai sondaggi last minute . Il punto fondamentale, però, ora è avere il coraggio di dire che i problemi aperti sono atroci. Io li posso soltanto elencare, ma non sono quelli che, urlando in modo sguaiato, qualcuno qui pone all'attenzione del Parlamento. È in atto una riorganizzazione del mondo geopolitico: si rischia di passare dal G20 al G2. La Cina è il convitato di pietra di molte discussioni, a cominciare dalle problematiche potenziali legate a Taiwan. Il fatto che oggi ci sia un congresso del Partito Comunista cinese, peraltro pesantemente minato dalle vicende del Covid-19, non può farci ignorare che questo è lo sfondo della nostra discussione. C'è un tema che riguarda l'Europa. Io sono un europeista convinto. Noi siamo europeisti convinti. Larga parte di questo Parlamento è europeista convinto. Dobbiamo però avere la forza e il coraggio di dire che l'Europa ha risposto bene sul Covid-19, che ha risposto bene sull'emergenza ucraina, ma che ha bisogno di uno sguardo politico di lungo periodo. Sei mesi fa eravamo tutti contro la Polonia, volevamo cancellarla dall'Europa ed eravamo tutti per Greta. Oggi siamo tutti dietro alla Polonia e puntiamo al nucleare. È un tema che oggettivamente esiste. C'è bisogno di un'Europa politica che vada oltre la doverosa solidarietà. Io sono contento quando le massime cariche istituzionali vanno a Kiev: fanno un gesto importante. Però c'è un problema, cioè che l'Europa deve decidere cosa fare da grande. Abbiamo una crisi demografica spaventosa. Ce lo diciamo o no? Le civiltà finiscono con la crisi demografica e abbiamo una situazione in cui Cina e India viaggiano verso i tre miliardi di cittadini e siamo in una situazione di grande crisi. Ancora, è scomparso il tema del terrorismo islamico. Quando la Turchia dice: noi facciamo entrare la Svezia e la Finlandia se ci date un po' di soldi, ma anche se ci consentite di fare come vogliamo coi curdi, onorevoli colleghi, io credo che si debba avere l'onestà di dire che, se nel 2015 non ci fossero state le ragazze curde, questo pianeta sarebbe finito nelle mani degli estremisti islamici. (Applausi) . Sul territorio, infatti, sono state loro a imbracciare le armi e a portare avanti la resistenza: le donne curde. Naturalmente sappiamo che la questione curda è molto più ampia delle accuse di Erdogan al terrorismo curdo, ma il punto è che non si può far finta di non parlare di queste questioni.