[pronunce]

che il rimettente di Lanciano (r.o. nn. 42 e 43 del 2005) evidenzia, viceversa, l'incongruità della scelta legislativa di sanzionare, tra i proprietari di veicoli muniti di patente, solo chi «non vuole indicare (…) oppure non sa, o non conosce, chi ha utilizzato il mezzo» al medesimo appartenente, mentre per il Giudice di pace di Fano (r.o. n. 146 del 2005) e per quello di San Giovanni in Persiceto (r.o. n. 147 del 2005) il difetto di ragionevolezza della disposizione censurata consisterebbe, rispettivamente, nel sottrarre al proprietario del veicolo la possibilità di «liberamente determinarsi» (essendo egli vincolato «ad un'arbitraria coercizione di comunicazione»), ovvero, nel creare una «sperequazione» a suo carico «per un comportamento a lui non imputabile»; che, invece, i rimettenti di Pontremoli (r.o. n. 151 del 2005), Trapani (r.o. n. 187 del 2005), Empoli (r.o. n. 189 del 2005) ed Oriolo (r.o. n. 218 del 2005) evidenziano come la sanzione della decurtazione dei punti dalla patente di guida non colpisca neppure il proprietario in quanto tale, ma solo colui il quale abbia omesso di comunicare i dati personali e della patente del conducente, evenienza nella quale sarebbe da ravvisare un ulteriore profilo di violazione dell'art. 3 della Costituzione; che il solo Giudice di pace di Roma (r.o. n. 46 del 2005) ipotizza il contrasto tra la norma impugnata e l'articolo 13 della Costituzione, in base al rilievo secondo cui «la decurtazione dei punti-patente incide direttamente sulla libertà personale» del soggetto sanzionato, di talché essa «necessariamente deve essere correlata ad una previsione di legge»; che il medesimo argomento è invocato, sempre dal rimettente romano, a fondamento della dedotta violazione dell'art. 16 della Costituzione, parametro evocato anche dal Giudice di pace di San Giovanni in Persiceto (r.o. n. 147 del 2005), secondo cui alla stregua di tale norma costituzionale «ogni cittadino può circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio, salvo le limitazioni per motivi di sanità o di sicurezza»; che tutti i giudici rimettenti – all'infuori di quelli di Siena (nella prima delle tre ordinanze emesse, r.o. n. 20 del 2005) e San Giovanni in Persiceto (r.o. n. 147 del 2005) – deducono la violazione dell'art. 24 della Costituzione, variamente motivando siffatta censura; che si dolgono, in particolare, della violazione del diritto di difesa, derivante dal difetto di contestazione immediata dell'infrazione stradale alla quale è ricollegata la misura della decurtazione del punteggio dalla patente di guida, i Giudici di pace di Lanciano (r.o . nn. 42 e 43 del 2005), Reggio Calabria (r.o. n. 44 del 2005), Avezzano (r.o. n. 143 del 2005), Lagonegro (r.o. n. 150 del 2005) e Milano (r.o. n. 164 del 2005); che mettono, invece, in risalto la violazione del diritto al silenzio, derivante dalla previsione dell'obbligo di comunicazione suddetto, i Giudici di pace di Rho (r.o. n. 39 del 2005), Cairo Montenotte (r.o. n. 163 del 2005), Firenze (r.o. n. 149 del 2005), Aosta (r.o. n. 207 del 2005) ed Oriolo (r.o. n. 218 del 2005); che sono, invece, i rimettenti di Monza (r.o. n. 1092 del 2004) e Pontremoli (r.o. n. 151 del 2005) a sottolineare come non sempre l'adempimento di tale obbligo di comunicazione possa ritenersi esigibile, ben potendo il proprietario – in special modo nei casi di uso promiscuo del medesimo veicolo da parte di più soggetti – ignorare l'identità del conducente; che i Giudici di pace di Penne (r.o. n. 40 del 2005) Cairo Montenotte (r.o. n. 41 del 2005), Pescara (r.o. nn. 47 e 148 del 2005), Lagonegro (r.o. n. 150 del 2005) ed Aosta (r.o. n. 207 del 2005), pongono in luce, invece, come il contenuto dell'obbligo di comunicazione in esame si risolva, sostanzialmente, in una “autodenuncia”, allorché il proprietario del veicolo sia anche il conducente autore dell'infrazione stradale, giacché questi sarebbe costretto ad autodenunciarsi al fine di evitare di incorrere in un doppio provvedimento sanzionatorio, e cioè «da un lato la decurtazione del punteggio e dall'altro la sanzione pecuniaria per l'omissione dei dati dell'effettivo conducente», ex art. 180, comma 8, del codice della strada; che i rimettenti di Finale Ligure (r.o. n. 1082 del 2004), Rho (r.o. n. 39 del 2005), Pontremoli (r.o. n. 151 del 2005), Revere (r.o. nn . 160, 161 e 162 del 2005), Trapani (r.o. nn. 187 e 188 del 2005), Empoli (r.o. n. 189 del 2005) ed Oriolo (r.o. n. 218 del 2005) , sottolineano, a loro volta, come la previsione di siffatto obbligo di “delazione” contrasti con l'art. 24 della Costituzione, giacché solo a carico di pubblici ufficiali può legittimamente operare un obbligo di denuncia di illeciti amministrativi; che, infine, i Giudici di pace di Fano (r.o. n. 146 del 2005), Tempio Pausania (r.o. n. 159 del 2005) e Gravina in Puglia (r.o. n. 209 del 2005) pongono in luce come la norma impugnata costringa il proprietario del veicolo ad un comportamento difensivo “univoco” (menomando, così, il suo diritto a difendersi liberamente); che quasi tutti i rimettenti – con l'eccezione di quelli di Monza (r.o. n. 1092 del 2004) , Siena (r.o. nn. 20 e 21 del 2005), Lanciano (r.o. nn. 42 e 43 del 2005) e Pontremoli (r.o. n. 151 del 2005) – hanno dedotto il contrasto con l'art. 27 della Costituzione, censura, anch'essa, variamente motivata; che i Giudici di pace di Cairo Montenotte (r.o. nn. 41 e 163 del 2005), Roma (r.o. n. 46 del 2005) e San Giovanni in Persiceto (r.o. n. 147 del 2005) deducono, sic et simpliciter, la violazione del parametro costituzionale suddetto – in base all'assunto che il principio della “personalità” della responsabilità debba operare per sanzioni aventi tale carattere (personale, appunto), indipendentemente dalla loro natura (meramente amministrativa e non propriamente penale);