[pronunce]

limite ulteriormente ribadito dall'art. 18 della legge n. 157 del 1992, relativo alle specie cacciabili e ai periodi di attività venatoria, che garantirebbe, nel rispetto degli obblighi comunitari contenuti nella direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, standard minimi e uniformi della tutela della fauna sull'intero territorio nazionale, assumendo natura di norma fondamentale di riforma economico-sociale. Di qui, secondo la difesa statale, la norma impugnata, «oltre a violare i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario, tende a ridurre in peius il livello di tutela della fauna selvatica stabilito dalla [citata] legislazione nazionale, invadendo illegittimamente la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia penale e di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema», così violando l'art. 117, primo e secondo comma, lettere l) e s), Cost. 4. - La terza disposizione censurata è l'art. 10 della legge reg. Liguria n. 17 del 2018, che modifica l'art. 10 della legge reg. Liguria n. 7 del 1984, adeguando in euro le sanzioni previste per le violazioni alle disposizioni della medesima legge regionale e stabilendo, in particolare alla lettera d), «la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 20,00 a euro 200,00 per inosservanza dell'obbligo di notizia previsto dall'articolo 6» in capo al tassidermista. A parere dell'Avvocatura, tale disposizione, nel riformulare in euro gli importi sanzionatori, non menzionerebbe la sanzione della revoca dell'autorizzazione a svolgere l'attività, così ponendosi in contrasto con il combinato disposto dei commi 2 e 3 dell'art. 6 della legge n. 157 del 1992, che recitano: «2. I tassidermisti autorizzati devono segnalare all'autorità competente le richieste di impagliare o imbalsamare spoglie di specie protette o comunque non cacciabili ovvero le richieste relative a spoglie di specie cacciabili avanzate in periodi diversi da quelli previsti nel calendario venatorio per la caccia della specie in questione. 3. L'inadempienza alle disposizioni di cui al comma 2 comporta la revoca dell'autorizzazione a svolgere l'attività di tassidermista, oltre alle sanzioni previste per chi detiene illecitamente esemplari di specie protette o per chi cattura esemplari cacciabili al di fuori dei periodi fissati nel calendario venatorio». Secondo la difesa dello Stato, la nuova formulazione violerebbe, dunque, l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. in materia di «tutela dell'ambiente». 5.- La Regione Liguria si è costituita con atto depositato il 21 dicembre 2018. 5.1.- Essa sostiene che la censura concernente l'art. 4 della legge reg. Liguria n. 17 del 2018 è «destituita di fondamento [...], posto che la norma non introduce alcuna depenalizzazione rispetto all'art. 30 comma 2 della L. 157/92», ma «riguarda il comportamento preteso dal tassidermista». A questo riguardo, ad avviso della difesa regionale, la norma impugnata non eliminerebbe affatto l'obbligo del tassidermista, disciplinato dal citato art. 6, comma 2, della legge n. 157 del 1992, di segnalazione all'autorità locale competente delle richieste di imbalsamare specie protette o non cacciabili. Il nullaosta regionale, infatti «non è finalizzato a legittimare una detenzione di specie non consentita [...] giacché riguarda i casi in cui: a) non vi è abbattimento, in quanto il decesso dell'animale da imbalsamare è avvenuto per cause naturali o accidentali; b) vi è abbattimento lecito, in quanto le spoglie appartengono a specie cacciate legittimamente e per l'animale sottoposto a trattamento di lunga conservazione si richiede il trattamento tassidermico in periodo diverso da quello di caccia alla specie»: tali casi non rientrano quindi nella sfera di applicazione dell'art. 30 della legge n. 157 del 1992, che si riferisce «all'abbattimento o alla detenzione di animali vivi e non morti». Più precisamente, la Regione ritiene che gli animali appartenenti alla fauna selvatica, a norma dell'art. 2, comma 1, della legge n. 157 del 1992, «cessano di far parte del patrimonio indisponibile dello Stato per divenire proprietà del cacciatore», sia in conseguenza di un abbattimento rispettoso delle disposizioni della stessa legge appena citata, sia in caso di decesso naturale o accidentale. In tale ultima ipotesi, infatti, il bene perderebbe il carattere di indisponibilità, uscendo dalla sfera di applicabilità delle norme sulla tutela della fauna selvatica per divenire oggetto della normativa in materia di smaltimento dei rifiuti, ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). Conseguentemente, la censura dell'Avvocatura sarebbe infondata poiché la detenzione di spoglie animali non originate da atti di cattura e lecitamente abbattute sarebbe consentita, come «indirettamente confermato dalla lettura dell'art. 21 comma 1 lett. ee), della L. n. 157/1992». 5.2.- In ordine alle questioni concernenti l'art. 9 della legge reg. Liguria n. 17 del 2018, la Regione contesta la ricostruzione dell'Avvocatura, precisando che la finalità di tale articolo è quella di effettuare una ricognizione dei preparati tassidermici più datati ancora esistenti. Secondo la difesa regionale, infatti, «a distanza di oltre 34 anni dall'entrata in vigore della l.r. n. 7/1984, molti degli esemplari all'epoca segnalati alle Amministrazioni provinciali sono verosimilmente transitati nella disponibilità di altri soggetti (ad esempio, a causa di passaggi ereditari) senza essere stati dichiarati da proprietari oggi defunti». A parere della Regione, pertanto, la norma censurata «non è un'impropria sanatoria sine die, in quanto chi abbatte e prepara o fa preparare illegittimamente fauna selvatica, protetta o meno, ben difficilmente si esporrà ai controlli della vigilanza e ad eventuali perizie comunicando, una o addirittura più volte, l'elenco degli esemplari detenuti». 5.3.- Con riferimento alla terza questione, infine, la Regione sostiene «l'assoluta inconsistenza del rilievo statale» poiché la norma censurata si limiterebbe a convertire in euro l'importo di sanzioni pecuniarie. In particolare, la revoca dell'autorizzazione a svolgere l'attività di tassidermista (qualora non sia segnalata la richiesta di preparare spoglie di specie protette, non cacciabili o cacciabili avanzate in periodi diversi da quelli previsti nel calendario venatorio) «esiste e viene applicata non con riferimento alle previsioni di cui al cit. art. 10, ma in virtù dell'articolo 46 della legge regionale 29/94, attuativa della Legge n. 157/1992», che stabilisce: