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Ci tengo particolarmente a sottolineare, signor Presidente, che l'Italia esporta in Cina prodotti e beni per 13 miliardi di euro l'anno; una quota di esportazione irrisoria, se confrontata con l'interscambio commerciale che gli altri Paesi europei hanno con il Paese asiatico. Faccio due esempi: la Francia ha esportazioni in Cina per un valore di 20 miliardi l'anno, la Germania esporta beni e prodotti per ben 87 miliardi annui. Ci chiediamo, allora, se l'Unione europea e gli Stati membri che stanno criticando il memorandum non temano, in realtà, una sana competizione con il nostro Paese; sana competizione che vede nel made in Italy , nel mercato agroalimentare e in quello del lusso dei beni fortemente richiesti dalla crescente domanda proveniente dalla Cina. L'obiettivo del Governo - e l'intesa sul memorandum ne è la riprova - è di attirare investimenti sicuri per il nostro Paese. Anche in questo caso sono i numeri che ci dimostrano un enorme squilibrio all'interno degli Stati europei. Nel 2018, dei circa 50 miliardi di dollari che la Cina ha investito in Europa, la Gran Bretagna ne ha assorbiti la metà, mentre la Germania si è aggiudicata una quota pari al 22 per cento, molto superiore a quella dell'Italia, stimata intorno a 15 punti percentuali. È un trend , questo, che il Governo si impegna a cambiare e che dimostra come sulle politiche commerciali l'Unione europea sia ben lontana dall'avere un approccio sistemico. Ci fanno sorridere, signor Presidente, i timori che arrivano da Bruxelles e che riguardano la possibile comparazione tra la situazione dei nostri porti di Trieste e di Genova e quella del Pireo in Grecia. Voglio ricordare che la Grecia è stata costretta a svendere il proprio patrimonio pubblico proprio perché lasciata sola da quell'Europa che, con le folli politiche di austerità, ha devastato il tessuto industriale della Grecia stessa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). L'Italia e questo Governo - come ribadito più volte nelle ultime settimane - non hanno alcuna intenzione di svendere il patrimonio pubblico e le nostre infrastrutture strategiche. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ci tengo a ribadirlo a nome di tutto il Gruppo, affinché sia chiaro. L'Italia non svenderà mai nessun asset strategico. Per concludere, rispondo alla critica che si è sentita negli ultimi giorni e lo faccio ribadendo con forza il concetto già espresso nel corso di queste settimane. È confermato da tutte le azioni che questo Governo ha effettuato: l'Italia rimane saldamente ancorata all'Alleanza atlantica, che rappresenta la cornice naturale del sistema delle alleanze del nostro Paese; è uno strumento di assoluta importanza in termini non solo di sicurezza, ma anche di integrazione e cooperazione militare europea. Questo Governo si è dimostrato uno dei principali alleati degli Stati Uniti e non sarà questo accordo commerciale, che rientra nel perimetro dei principi di cooperazione economico-commerciali presenti in tutti i documenti europei, a modificare la naturale alleanza con Washington e ad allontanare l'Italia dal blocco occidentale e dall'Alleanza atlantica. Concludo, signor Presidente, confermando quanto detto nel mio intervento. L'obiettivo principale del nostro Gruppo in merito all'accordo in questione è investire sul rilancio del made in Italy e conquistare maggiori quote di un mercato - quello cinese - che rappresenta già uno sbocco importante per le esportazioni di altri Stati membri. L'Italia non fa altro che competere lealmente per sviluppare le proprie relazioni commerciali. Siamo sicuri che questo sia un bene per il nostro Paese. Allo stesso tempo, manterremo alta l'attenzione sugli investimenti e sulla difesa delle nostre infrastrutture. Il nostro Continente, che si trova proprio in mezzo a due giganti, è stato e sarà la culla della democrazia, del commercio e del turismo, ma oggi si riprende l'opportunità di non subire finalmente le scelte altrui. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, presidente Conte, il mercato unico europeo e, più in generale, l'Unione europea rappresentano certamente una delle più grandi conquiste della storia del nostro Continente. Lo spazio europeo è, a oggi, una delle aree del pianeta migliori in cui vivere in termini di benessere sia sociale, che economico. Ovviamente non è tutto rose e fiori. Anzi, le sfide che il resto del mondo ci ha lanciato sono molteplici e di difficile risoluzione. Penso alla crisi economica, all'immigrazione, alle tematiche ambientali e al terrorismo. A tali sfide l'Europa di oggi non sembra in grado di dare tempestivamente le giuste risposte e ciò sta causando un significativo aumento di sentimenti di scetticismo nei confronti dell'istituzione in tutti i popoli che ne fanno parte: scetticismi, paure o difficoltà oggettive che, se non adeguatamente governati, portano a scelte scellerate e potenzialmente disastrose. Penso allo spettacolo indecoroso a cui stiamo assistendo nel Regno Unito, prigioniero della Brexit, che sarà oggetto del vostro incontro, signor Presidente, e che dovrebbe rappresentare un monito per noi che abbiamo l'onore e l'onere di rappresentare i nostri cittadini. Non si va da nessuna parte se si cavalcano solo le paure e non si affrontano in maniera seria e competente i problemi che pur ci sono. Venendo ai punti salienti dell'incontro a cui lei parteciperà, rappresentando gli interessi di tutti gli italiani, un ruolo preminente sarà rivestito dai temi economici, come è giusto che sia data la situazione. Signor Primo Ministro, proprio su temi economici nessuno che abbia un minimo di cognizione di causa può pensare che l'Italia, da sola, possa ottenere dei risultati veri e concreti per i nostri concittadini. Abbiamo ancora tutti negli occhi il ridicolo braccio di ferro che avete fatto e perso con la Commissione per la vostra manovra economica e pertanto auspichiamo, sin da questo Consiglio europeo, una nuova fase di dialogo e confronto con i nostri partner , che vuol dire non accettare supinamente i Diktat - come avete fatto - ma confrontarsi su provvedimenti seri e concertati. Per farlo bisogna, però, dire cose credibili e - soprattutto - porle in essere. Come ho avuto modo di chiedere recentemente alla commissaria europea Vestager, il tema della concorrenza deve essere al centro del dibattito. Non è possibile che in Europa persista il fenomeno del dumping fiscale, ovvero di Paesi europei che fanno concorrenza sleale a colpi di ribassi sulle tasse, che tanto danneggia le nostre imprese. Cosa intendete fare per questo? Glielo chiedo, signor Primo Ministro, perché la vostra ultima impresa è - a quanto pare - consegnare il Paese in mano ai cinesi. Ma come, non siete orgogliosamente sovranisti? Sovranisti cinesi, forse? Dovete specificarlo, e qui mi rivolgo agli amici della Lega. Come potranno le nostre imprese, i nostri lavoratori e i nostri artigiani competere contro il gigante asiatico che non rispetta le nostre regole e che, quindi, riesce a offrire prodotti di scarsa qualità a basso prezzo?