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La lettera b) valorizza il patrimonio informativo raccolto nell'ambito dell'istruttoria per l'iscrizione nell'elenco, integrando gli elementi conoscitivi che i comitati di solidarietà per le vittime dell'estorsione e dell'usura e per le vittime dei reati di tipo mafioso devono acquisire dalle prefetture-uffici territoriali del Governo e valutare per deliberare in ordine alle richieste di accesso al Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell'usura e dei reati intenzionali violenti nonché agli orfani per crimini domestici. Il comma 6- sexies dell'articolo 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge, 26 febbraio 2011, n. 10, ha unificato in un solo fondo, istituito presso il Ministero dell'interno, il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura, previsto dalla legge 23 febbraio 1999, n. 44, e il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso istituito dall'articolo 1, comma 1, della legge 22 dicembre 1999, n. 512. Le norme attuative per l'accesso al fondo sono ad oggi contenute nel regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 febbraio 2014, n. 60, e il presente disegno di legge si inserisce all'interno delle procedure vigenti per consentire alle autorità competenti di non disperdere gli elementi acquisiti dalle prefetture-uffici territoriali del Governo, evitando duplicazioni e abbreviando i tempi del procedimento per realizzare un efficace livello anticipato di tutela e sostegno delle imprese. La lettera c) prevede che l'iscrizione nell'elenco rilevi altresì ai fini della valutazione del « rating di legalità », ovverosia come requisito di valutazione ulteriore ai fini dell'incremento del punteggio base (articolo 3 della delibera dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato n. 27165 del 15 maggio 2018, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 122 del 28 maggio 2018), fermo restando il rispetto dei requisiti per l'attribuzione del rating (indicati dall'articolo 2 della stessa delibera). È vero che l'articolo 3, comma 4, della citata delibera, già prevede una disposizione analoga secondo cui l'impresa che dimostri di aver denunciato fatti di reato (tra i quali possono ritenersi ricomprese le fattispecie richiamate nel presente disegno di legge) e per i quali sia stata esercitata l'azione penale può conseguire un segno « + » per l'incremento del punteggio base. La previsione contenuta nella lettera c) , tuttavia, non si sovrappone con quanto già previsto dall'articolo 3, comma 4, della delibera dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ma deve essere letta nel senso di determinare l'acquisizione di un ulteriore incremento di punteggio a seguito dell'iscrizione nell'elenco delle imprese denuncianti, che interviene peraltro in un momento antecedente rispetto all'esercizio dell'azione penale (essendo sufficienti le valutazioni della DDA). In pratica, l'effetto concreto della disposizione risulta essere l'inserimento di un'ulteriore ipotesi rispetto a quelle previste dagli articoli 3, comma 2, e 4, della citata delibera, e pertanto la medesima denuncia risulta positivamente valutata due volte: la prima, ai sensi del comma 4 dell'articolo 3 della delibera citata, per il solo fatto di aver denunciato fatti di reato per i quali sia stata esercitata l'azione penale; la seconda per essere l'impresa iscritta nell'elenco. La disposizione proposta intende riconoscere un particolare rilievo al comportamento dell'operatore economico denunciante fatti di infiltrazione mafiosa rispetto alla denuncia di fatti di reato di altra natura, al fine di premiare maggiormente chi ha avuto il coraggio di denunciare con la consapevolezza dei rischi che tale scelta comporta. Il comma 5 del nuovo articolo 36- bis assegna all'iscrizione nell'elenco una validità di tre anni, considerati un tempo ragionevole per consentire agli imprenditori che rischiano di chiudere la propria attività a seguito della denuncia, permanendo i requisiti, di poter beneficiare degli effetti premiali che conseguono all'iscrizione. Le modalità di tenuta e di consultazione dell'elenco, nonché di verifica della permanenza dei requisiti per l'iscrizione sono definite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri dell'interno e della giustizia. La norma rinvia ad un provvedimento governativo condiviso dai ministeri competenti per la definizione dei profili attuativi relativi alle modalità con cui l'elenco delle imprese denuncianti deve essere tenuto presso le prefetture-uffici territoriali del Governo e consultato dalle stazioni appaltanti, non prevedendo, per prevalenti ragioni connesse alla protezione dei dati personali dei soggetti denuncianti e alla tutela del segreto investigativo, alcun obbligo di pubblicazione dei dati inseriti nell'elenco. Al fine di rendere efficace il sistema di premialità ed evitare che i benefici vadano a vantaggio di soggetti che hanno perso i requisiti per mantenere l'iscrizione nell'elenco, le prefetture-uffici territoriali del Governo che hanno provveduto all'iscrizione dovranno verificare, secondo le modalità definite nel richiamato provvedimento attuativo, la permanenza dei requisiti richiesti per l'iscrizione nell'elenco.. 1 (Modifiche al codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50) 1 Al codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 36, comma 1, dopo le parole: « nel rispetto dei princìpi di cui agli articoli 30, comma 1, 34 » sono inserite le seguenti: « , 36- bis »; b al titolo I della parte II, dopo l'articolo 36 è aggiunto il seguente: « Art. 36- bis . – (Elenco delle imprese denuncianti episodi estorsivi o tentativi di condizionamento dell'attività imprenditoriale) – 1. Al fine di favorire l'emersione di tentativi di infiltrazione mafiosa nelle imprese è istituito presso ciascuna prefettura-ufficio territoriale del Governo un elenco, denominato “elenco delle imprese denuncianti episodi estorsivi o tentativi di condizionamento dell'attività imprenditoriale”. 2. Gli operatori economici che denunciano i fatti di reato previsti dagli articoli 317 e 629 del codice penale, aggravati ai sensi dell'articolo 416- bis .1 del codice penale, commessi o tentati in danno proprio o dei propri familiari o collaboratori, possono chiedere al prefetto della provincia in cui hanno sede l'iscrizione nell'elenco previsto dal comma 1 . 3.