[ddlpres]

Modifiche al codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, in materia di risarcimento civile. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge si propone di apportare alcune modifiche agli articoli 141, 148 e 149 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, modificazioni resesi necessarie a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 180 del 19 giugno 2009. Contestualmente, viene prevista l'abrogazione dell'articolo 150 del citato codice, e del regolamento di cui al decreto del Presidente della repubblica 18 luglio 2006, n. 254, attuativo del citato articolo 150. La sentenza della Corte costituzionale richiamata ha sostanzialmente chiarito che l'interpretazione costituzionalmente orientata della normativa comporta l'affermazione della facoltatività dell'utilizzazione del nuovo sistema di risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione stradale, denominato procedura di risarcimento diretto. Tale nuovo sistema, infatti, secondo quanto affermato dalla Corte, non poteva essere introdotto come sistema obbligatorio con lo strumento del decreto legislativo al di fuori di una specifica delega in tal senso, necessaria ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione e, nel caso concreto, ritenuta insussistente. Ne è derivata una situazione di incertezza nelle conseguenze operative, sia per quanto attiene ai rapporti fra compagnie assicurative, tenute a stipulare e a rispettare fra loro una convenzione che le «obbliga» al risarcimento diretto, sia per quanto attiene alla fase stragiudiziale dei rapporti fra le compagnie e i danneggiati, fase preliminare necessaria e obbligatoria nel procedimento di accertamento e liquidazione del danno. Se è vero, quindi, che una legge ordinaria sarebbe uno strumento in astratto idoneo a introdurre nel nostro ordinamento giuridico la norma della «obbligatorietà» del nuovo sistema risarcitorio, è anche innegabile che una norma siffatta, da molti auspicata e oggetto di proposte emendative già due volte rigettate perché estranee all'oggetto dei provvedimenti legislativi che le avrebbero dovute introdurre, non supererebbe il vaglio della Corte costituzionale, perché contraria a principi costituzionali cogenti. In particolare, tale norma violerebbe il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), imponendo solo ad alcuni restrizioni del diritto di far valere le proprie ragioni nei confronti del responsabile di un danno nelle opportune sedi giudiziali. Risulterebbe inoltre violato il principio costituzionale del diritto di difesa (articolo 24), poiché verrebbero posti ostacoli al diritto di «tutti» di agire in giudizio nei confronti di taluni soggetti per la tutela delle proprie ragioni. Infine, si avrebbe violazione degli articoli 1, 35 e 41 della Costituzione, che tutelano il lavoro come principio fondante della Repubblica (articolo 1), in tutte le sue forme ed applicazioni (articolo 35) e con il rispetto della libertà della iniziativa economica (articolo 41). L'esclusione della tutela del diritto nei confronti del responsabile del danno e l'obbligatorietà dell'azione nei confronti di un soggetto contrattualmente legato al danneggiato, infatti, espone quest'ultimo al rischio della limitazione della propria libertà di scelta del contraente in regime di libera concorrenza. Le norme introdotte dal citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2006 (regolamento attuativo del codice di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005) sono, poi, costituzionalmente illegittime per evidente violazione della norma primaria da cui discendono (articolo 150 del codice di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005) e dei princìpi costituzionali già ricordati, in quanto producono l'ampliamento dei casi di applicazione del risarcimento diretto, deroghe alle norme sulla responsabilità da illecito, limitazioni del diritto di difesa e violazioni della libertà d'impresa e di concorrenza. In definitiva si deve ritenere la scelta della facoltatività del sistema del risarcimento diretto come l'unica scelta rispettosa dei princìpi costituzionali. Ciò non impedisce peraltro la possibilità di istituire sistemi alternativi di risarcimento, tali da non consentire l'affermazione di eventuali ipotesi di abuso di posizione dominante, ma basati su un regime di effettiva libera concorrenza che costringa i soggetti interessati a confrontarsi fra loro sul campo della efficienza. Non deve, infine, essere ignorato il fatto che l'obbligatorietà del risarcimento diretto renderebbe il nostro sistema disarmonico rispetto ai sistemi adottati dagli altri Paesi membri dell'Unione europea, dove al contrario si sono affermati solo sistemi di risarcimento diretto non obbligatori. Del resto, se il sistema funziona bene sarà liberamente scelto dai consumatori, ma se non funziona -- come evidenziato dalle numerose denunce dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (ISVAP) all'Autorità garante della concorrenza e del mercato -- pretendere che esso venga imposto alla collettività rappresenta un arbitrio che inevitabilmente finisce per favorire i soggetti che nel rapporto assicurativo hanno maggiore forza contrattuale. E, sempre sulla base delle analisi realizzate dall'ISVAP, alla prova dei fatti il «sistema» non ha funzionato, con la conseguenza che negli ultimi anni i premi assicurativi sono costantemente cresciuti ed i tempi di liquidazione si sono allungati. Le storture che si sono create nel sistema sono confermate dal crescente numero di multe che l'ISVAP ha erogato per accertata scorrettezza nei procedimenti liquidativi e della maggior frequenza dei casi di contenzioso. In tale contesto, la libertà di concorrenza rischia di essere seriamente compromessa, a svantaggio del cittadino-consumatore che ha sempre più difficoltà a far valere i propri diritti nei confronti delle controparti, il cui peso contrattuale è certamente più consistente. Per questi motivi il presente disegno di legge propone la modifica degli articoli 141, 148 e 149 nonché l'abrogazione dell'articolo 150 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e la conseguente abrogazione del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2006, che di quell'articolo è attuativo. L'articolo 1 propone la sostituzione dell'articolo 141 del codice delle assicurazioni private, per introdurre un testo nuovo volto alla tutela del soggetto terzo che si trova all'interno di un veicolo coinvolto in un sinistro. A tal fine, la disposizione prevede che al terzo trasportato sia sempre garantita la possibilità di procedere all'azione di risarcimento diretto nei confronti della compagnia assicurativa del veicolo sul quale si trovava al momento del sinistro, a prescindere dalla effettiva responsabilità del guidatore di quel veicolo nel verificarsi del sinistro stesso. Viene comunque confermato il diritto del terzo trasportato al risarcimento dell'eventuale maggior danno nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile, ma solo nel caso in cui il veicolo di quest'ultimo è coperto per un massimale superiore a quello minimo (comma 1).