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Mi permetto di fare con voi una riflessione che sembra apparentemente distinta e distante dall'oggetto in discussione, che è però a mio avviso calzante ed è un richiamo alla nostra responsabilità di legislatori. Generazioni di giuristi da tempo hanno tuonato e continuano ancora a tuonare contro i rischi e i danni prodotti da normative non organiche difficilmente interpretabili e persino inaccessibili. Noi sappiamo benissimo, invece, che le norme non solo devono essere chiare, intellegibili e accessibili nella loro formulazione, ma anche e soprattutto idonee a perseguire gli obiettivi che si propongono. La proposta che oggi portiamo all'esame del Senato è un virtuoso comportamento legislativo perché mette in campo la traduzione di una visione d'insieme. A tale proposito ringrazio il Governo, nelle persone del ministro Franceschini e del ministro Orlando. L'azione strutturale insieme con la capacità di riconoscere le caratteristiche intrinseche del settore, oltre alla capacità di misurare ad esempio la differenza che sussiste tra lavoro intermittente e lavoro discontinuo, è la risposta più attesa delle lavoratrici e dei lavoratori del mondo dello spettacolo. Professionisti che nel pieno della pandemia hanno vissuto un profondo stato di abbandono a causa dell'incapacità del legislatore di riconoscerli come titolari di diritti e portatori di una legittima domanda di tutele. La costruzione di un primo welfare universale per i lavoratori e le lavoratrici della filiera era al primo posto tra le richieste avanzate dalle varie realtà con cui le Commissioni 7 a e 11 a del Senato si sono relazionate nel corso dei mesi. È proprio qui la mia soddisfazione, il mio orgoglio. L'impegno che il Parlamento ha preso con loro, però, troverà pieno compimento solamente nella fase di approvazione dei decreti attuativi. La legge delega che votiamo oggi, infatti, ha anche il merito di far "rivivere" la legge n. 175 del 2017, approvata sul finire della scorsa legislatura e purtroppo rimasta inattuata, anche se le priorità e le esigenze inserite in quella normativa sono tuttora attuali e impellenti. Pensiamo in tal senso alla valorizzazione della musica e degli spettacoli di musica popolare contemporanea, alla definizione delle figure professionali e dei requisiti per svolgere questa professione, alla programmazione di interventi di incentivazione e sostegno degli spettacoli, al potenziamento degli spazi ad essi dedicati. Personalmente mi piace continuare a sperare in un sostegno all'internazionalizzazione delle produzioni di giovani artisti italiani e all'estensione di misure di sostegno finanziario ai soggetti che organizzano spettacoli e concerti di musica pop. L'approvazione del provvedimento non è perciò che il primo passo di una promessa che andiamo a mantenere. Oggi si pongono le basi affinché il lavoro culturale possa essere veramente tutelato con gli strumenti del welfare e della previdenza. È una restituzione di risorse che questo settore genera per il Paese in chiave democratica, civile e anche economica. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Ne ha facoltà. PAPATHEU (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, sono particolarmente felice di vedere in Aula il ministro Franceschini che, venendo personalmente qui oggi a seguire la discussione, con la sua presenza ha voluto dare al provvedimento in esame la massima attenzione che merita. Questo provvedimento segna oggi veramente una svolta epocale perché, dopo settantacinque anni, diamo dignità ai lavoratori dello spettacolo. È dal 1947 che purtroppo questi lavoratori sono rimasti privi di qualunque tutela, eppure il nostro Paese vive di cultura, grazie anche ai lavoratori dello spettacolo, che non sono solo i grandi artisti: pensiamo, ad esempio, anche ai format televisivi. Ricordo come durante la pandemia gli stessi grandi artisti sono voluti intervenire per dire che dietro loro c'erano tantissimi lavoratori. Come ha detto giustamente anche la collega De Lucia, questi stessi lavoratori sono dovuti scendere in piazza perché improvvisamente, dopo settantacinque anni, ci si è accorti che non avevano alcuna indennità. Durante il periodo dell'emergenza da Covid-19, durante il quale sono stati soprannominati addirittura gli invisibili, hanno ricevuto veramente delle miserie, scusatemi se lo dico, ma è così. Hanno dovuto manifestare, hanno dovuto attendere e aspettare una regolamentazione per avere poi delle piccole indennità, ovviamente solo una goccia nell'oceano per persone che, come noi, sono state costrette a rinunciare alla libertà, ma che, cosa ancora più grave, non hanno più potuto prendere parte ad alcuno spettacolo e quindi non hanno più potuto lavorare, perché quello è ciò che sanno fare. È stato per loro sicuramente anche un grosso trauma personale, ma, grazie anche all'appello corale di tutti coloro che hanno potuto partecipare alle varie manifestazioni, le loro proteste sono state raccolte. Signor Ministro, sono stata la prima firmataria di questa riforma il 10 aprile 2019: già in tempi non sospetti, dunque, secondo me questo tipo di attività doveva essere oggetto di attenzione, soprattutto dopo i diciotto anni di un Governo al quale non abbiamo mai potuto partecipare e dal quale, nonostante questi lavoratori siano tanto affezionati alla sinistra, non hanno avuto nessun riscontro. Mi auguro quindi che, dopo la lettura da parte dell'altro ramo del Parlamento, in occasione della quale ritengo che non ci saranno ulteriori ritardi, i nove mesi già richiesti dal Ministero, che con la decretazione farà il lavoro più importante, non diventino settantasei anni di attesa, perché da settantacinque a settantasei in questo Parlamento è un attimo. Confido nel lavoro corale che è stato fatto da tutte le forze politiche, che mi sento di ringraziare, perché il fatto di avere a cuore un tema così importante come quello dei lavoratori dello spettacolo ci ha visti lavorare in maniera congiunta, peraltro non senza difficoltà. Purtroppo, infatti, la stessa definizione di lavoratori dello spettacolo è stata difficile da individuare. Nel testo di legge da me presentato avevo dato la seguente definizione, che vorrei ricordare e spiegare: per lavoratori dello spettacolo si intendono quei soggetti che, con abilità di natura artistica, che si possono manifestare con un'attività inventiva, un'interpretazione, un'esibizione, una particolare abilità fisica, una specifica personalità, o anche con una qualificata competenza tecnico-artistica, danno un apporto necessario o sostanziale alla realizzazione o alla miglior riuscita dello spettacolo. In questo provvedimento tutte queste figure sono state tutte richiamate in maniera generale; abbiamo visto che si è fatto riferimento anche alle fondazioni lirico-sinfoniche e in questo senso un grande plauso va a chi le ha volute inserire. L'elemento secondo me più importante, che va oggi evidenziato e per cui dobbiamo veramente sottolineare il grande lavoro fatto dalla Commissione, è dato dal riconoscimento dell'indennità di discontinuità. Voglio spiegare a chi ci ascolta che nel caso di attori, di musicisti, di comparse o di chiunque sia coinvolto in una performance , che si traduce e si sintetizza magari in un minuto, dietro quel minuto ci sono prove, c'è un'energia fisica e psichica, ma soprattutto c'è uno studio, perché bisogna prepararsi per fare quel minuto di spettacolo e per passare da uno spettacolo a un altro. Questo vale soprattutto quando parliamo di teatranti: