[pronunce]

il giudice procedente, infine, sarebbe privo dei poteri istruttori necessari per la ricostruzione dei fatti pertinenti al rapporto di lavoro; che una disciplina siffatta, a parere del giudice a quo, determina anzitutto la violazione dell'art. 3 Cost., per la discriminazione introdotta tra i lavoratori, a seconda che si tratti di detenuti o di persone non sottoposte a restrizione di libertà, sul piano della tutela dei rispettivi diritti, posto che la condizione detentiva, pur idonea a giustificare una diversa identificazione del giudice competente, non varrebbe a legittimare il grave affievolimento della tutela dei diritti riferibili ai lavoratori interessati; che sarebbe violato anche il diritto delle parti alla difesa ed al contraddittorio, poiché il lavoratore potrebbe esercitarlo solo in forma cartolare, ed il datore di lavoro sarebbe addirittura escluso da ogni forma di interlocuzione, restandogli inibita, in specifica violazione dell'art. 111 Cost., finanche la possibilità di impugnare il provvedimento adottato dal magistrato di sorveglianza mediante un ricorso di legittimità; che tre dei lavoratori i cui reclami sono confluiti nel procedimento a quo si sono costituiti nel giudizio, con atto depositato il 15 maggio 2007, rilevando che la norma censurata è già stata dichiarata illegittima con sentenza di questa Corte n. 341 del 2006, e chiedendo che la questione sia dichiarata «superata», «con ogni consequenziale provvedimento»; che il Magistrato di sorveglianza di Ancona, con ordinanza del 16 ottobre 2006 (r.o. n. 261 del 2007), ha sollevato, con riferimento agli artt. 3, 24, primo e secondo comma, e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 6, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui – regolando la competenza del magistrato di sorveglianza sui reclami dei detenuti e degli internati concernenti l'osservanza delle norme riguardanti l'attribuzione della qualifica lavorativa, la mercede e la remunerazione, nonché lo svolgimento delle attività di tirocinio e di lavoro e le assicurazioni sociali – non prevede la partecipazione all'udienza (anche mediante difensore o funzionario delegato) dell'Amministrazione penitenziaria, la facoltà per la stessa di impugnare la decisione, la possibilità di emettere decisioni di condanna aventi natura di titolo esecutivo; che il rimettente è stato investito, con le forme prescritte dall'art. 14-ter della legge n. 354 del 1975, delle azioni proposte da undici lavoratori detenuti, aventi ad oggetto crediti per prestazioni effettuate in ambito penitenziario e presunti trattamenti discriminatori subiti nello svolgimento del rapporto di lavoro; che il rimettente, dopo aver premesso che il diritto vivente riferisce al magistrato di sorveglianza la competenza esclusiva a conoscere delle cause di lavoro dei detenuti, assume la piena ragionevolezza di tale attribuzione, in forza della peculiare condizione personale dei lavoratori interessati e del particolare finalismo sotteso all'attività lavorativa dispiegata in ambito penitenziario; che la procedura di sorveglianza sarebbe tuttavia censurabile quando riferita alle controversie di lavoro, giacché non prevede la partecipazione del datore di lavoro né la presenza del lavoratore, e l'azione risulta assoggettata agli stretti limiti previsti per il reclamo, senza possibilità di condurre ad una deliberazione di condanna con immediata efficacia esecutiva; che una disciplina siffatta, a parere del giudice a quo, determina anzitutto la violazione dell'art. 3 Cost., per la discriminazione introdotta tra i lavoratori, a seconda che si tratti di detenuti o di persone non sottoposte a restrizione di libertà, sul piano della tutela dei rispettivi diritti, posto che la condizione detentiva, pur idonea a giustificare una diversa identificazione del giudice competente, non varrebbe a legittimare il grave affievolimento della tutela dei diritti riferibili ai lavoratori interessati; che sarebbe violato anche il diritto delle parti alla difesa ed al contraddittorio, poiché il lavoratore potrebbe esercitarlo solo in forma cartolare ed il datore di lavoro sarebbe addirittura escluso da ogni forma di interlocuzione, restandogli inibita, in specifica violazione dell'art. 111 Cost., finanche la possibilità di impugnare il provvedimento adottato dal magistrato di sorveglianza mediante un ricorso di legittimità; che gli undici lavoratori i cui reclami sono confluiti nel procedimento a quo si sono costituiti nel giudizio, con atto depositato il 15 maggio 2007, rilevando che la norma censurata è già stata dichiarata illegittima con sentenza di questa Corte n. 341 del 2006, e chiedendo che la questione sia dichiarata «superata», «con ogni consequenziale provvedimento»; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in tutti i giudizi – con atti depositati nelle date del 30 aprile 2007 (r.o. numeri da 187 a 190 del 2007) e del 15 maggio 2007 (r.o. numeri 260 e 261 del 2007) – rilevando come la norma censurata sia già stata dichiarata illegittima con la sentenza di questa Corte n. 341 del 2006, e sollecitando di conseguenza una dichiarazione di manifesta inammissibilità delle questioni proposte. Considerato che il Magistrato di sorveglianza di Macerata solleva, con riferimento agli artt. 3, 24, primo e secondo comma, e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 6, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui prevede la competenza del magistrato di sorveglianza sui reclami dei detenuti e degli internati concernenti l'osservanza delle norme riguardanti l'attribuzione della qualifica lavorativa, la mercede e la remunerazione, nonché lo svolgimento delle attività di tirocinio e di lavoro e le assicurazioni sociali; che analoga questione è sollevata dal Magistrato di sorveglianza di Ancona con ordinanza del 21 marzo 2006 ( r.o. n. 260 del 2007); che lo stesso Magistrato di sorveglianza di Ancona, con una ulteriore ordinanza, depositata il 16 ottobre 2006 (r.o. n. 261 del 2007), solleva, con riferimento agli artt. 3, 24, primo e secondo comma, e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 6, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui – regolando la competenza del magistrato di sorveglianza sulle controversie concernenti il lavoro dei detenuti – non prevede la partecipazione all'udienza (anche mediante difensore o funzionario delegato) dell'Amministrazione penitenziaria, la facoltà per la stessa di impugnare la decisione, la possibilità di emettere decisioni di condanna aventi natura di titolo esecutivo;