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Disposizioni sulla formazione e sull'attività degli imam e istituzione del Consiglio nazionale degli imam. Onorevoli Senatori . – Negli ultimi anni è emerso in modo sempre più insistente il problema relativo alla presenza e alla regolarizzazione delle moschee in Italia, in parte perché la popolazione musulmana residente nel nostro Paese è in crescita (al 1° gennaio 2021 è di 2.753.000 unità, 66.000 unità in più rispetto al 2020 (+2,5 per cento) e 129.000 in più rispetto al 2018 (+5 per cento) e in parte perché rimane sempre alto il livello di attenzione e controllo delle aggregazioni culturali islamiche per i possibili collegamenti a gruppi estremisti terroristici. La moschea, per i mussulmani, non si limita ad essere un luogo destinato al culto per la preghiera, rivestendo anche il ruolo di scuola religiosa e principale punto di aggregazione e condivisione della comunità islamica per discutere dei problemi della vita pubblica, dalla politica alla giustizia. Per quel tratto, assai parziale, che rende l'Islam definibile come « confessione religiosa », quale comunanza di un credo religioso, non si è finora realizzata una regolazione dei rapporti con lo Stato italiano mediante intesa, soprattutto perché le diverse comunità islamiche non hanno raggiunto un accordo fra loro. L'articolo 8 della Costituzione sancisce che le confessioni religiose siano egualmente libere davanti alla legge (primo comma). Inoltre prevede che le confessioni religiose diverse dalla cattolica abbiano diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastanti con l'ordinamento giuridico italiano (secondo comma) e che i loro rapporti con lo Stato siano regolati sulla base di intese con le relative rappresentanze (terzo comma). Ma, come è ben noto, l'Islam non è solo una religione, ma anche un sistema politico e culturale, una forma di organizzazione della società, in ultima analisi, una civiltà. Pertanto, quando si discute sull'opportunità di costruire una moschea o di concedere terreni a questo scopo, è necessario anzitutto considerare che la moschea non è una « chiesa » musulmana intesa esclusivamente come luogo di culto in cui si radunano fedeli che hanno diritto, nel rispetto del dettato costituzionale, a professare la propria religione, bensì un luogo che ha nell'Islam una specifica funzione civile e sociale con delle regole ben precise, e che quindi necessita di norme idonee per la sua disciplina nel nostro ordinamento. Una moschea è quindi una realtà multivalente – sia religiosa che politica e culturale – e, pertanto, non risulta appropriato fare riferimento alla libertà di costruire moschee e di non controllare la figura dell' imam guardando alla libertà religiosa sancita dall'articolo 8 della Costituzione italiana. Alla luce di queste considerazioni, la costruzione di moschee, contrariamente a quella della chiesa, può essere un atto politicamente ambivalente. Gli islamici si radunano nella moschea a mezzogiorno per la preghiera pubblica, seguita dal khutbah , cioè il discorso o sermone, che non consiste nella predica come può essere intesa nel linguaggio proprio della religione cattolica. Nel khutbah vengono approfondite le questioni del periodo che si sta vivendo: politiche, sociali e morali. Il venerdì non è il giorno in cui non si lavora, come la domenica dei cristiani, ma il giorno in cui i musulmani si ritrovano insieme come comunità. Il jihâd , cioè « la guerra sul cammino di Dio » ( fì sabîl Allâh ), che obbliga ogni musulmano a difendere la comunità, è proclamato sempre nella moschea, durante il khutbah del venerdì. In alcuni Paesi musulmani, il testo del khutbah deve essere presentato prima alle autorità civili poiché gli imam (che presiedono le riunioni della comunità) sono funzionari statali. L' imam , nella religione islamica, è colui che primeggia nella fede, è la guida della comunità e benché la concezione dell'imamato differisca nelle due anime dell'islam – sunnismo e sciismo – entrambe presenti in Italia, in tutte e due le accezioni l' imam riveste sia un ruolo religioso che politico, come nella natura intrinseca dell'Islam quale religione e progetto politico allo stesso tempo. Il Ministero dell'interno ha rilevato oltre 1.200 luoghi dove le comunità islamiche si riuniscono, ma non si conosce il numero di imam . Risulta inoltre evidente, anche allo stesso Ministero, il legame che tali luoghi hanno con l'estero. Solo dal 2013 al 2017, la Fondazione caritatevole del Qatar ha investito 25 milioni di euro per i centri islamici in Italia. Molte associazioni musulmane hanno la propria sede presso appartamenti privati, negozi, garage e magazzini che non potrebbero venire utilizzati come moschee e che operano quindi al di fuori delle regole e delle leggi statali. Le evidenze investigative e giudiziarie individuano nelle moschee il luogo privilegiato per la formazione dei nuovi terroristi islamici, e sono numerose le notizie di cronaca negli ultimi anni che hanno evidenziato come l'addestramento dei terroristi che hanno colpito in Europa sia avvenuto in Italia. Le regioni più a rischio risultano la Lombardia e il Lazio e il triangolo pericoloso resta sempre quello costituito da Milano, Brescia e Bergamo. I centri islamici abusivi, però, si stanno insediando anche in provincia. In Lombardia, nel Lazio e nella Campania si è concentrato il 60 per cento delle 12.034 intercettazioni effettuate dal personale dell'antiterrorismo dal 2005 al 2017. Solo in Lombardia i « bersagli » sospetti monitorati, nello stesso periodo, sono stati 4.567. Regolarmente il Ministero dell'interno fornisce l'elenco delle moschee a rischio di radicalizzazione. Il Marocco, la Turchia e l'Arabia Saudita risultano essere i Paesi maggiormente interessati a finanziare l'Islam in Italia e a inviare imam nella nostra penisola. Risulta evidente che se un imam viene finanziato da uno Stato estero, lo è in quanto dipendente di quel Governo straniero in Italia. Diventa urgente quindi regolarizzare tale figura in Italia, così come stanno facendo i Governi di tutta Europa. Prima di tutto è importante ricordare che gli imam , generalmente, non padroneggiano la lingua italiana mentre appare indispensabile richiedere la conoscenza della lingua italiana a diversi livelli e il possesso di specifici requisiti prima di consentire loro di predicare nel nostro Paese. Il Consiglio nazionale degli imam , del quale il presente disegno di legge prevede l'istituzione, rappresenta una sorta di consiglio dell'ordine sul modello di quello degli avvocati e un organo di garanzia del loro operato. Nelle linee guida su « Moschee e imam in Italia » redatte dall'Unione delle comunità islamiche d'Italia (UCOII) sono degni di attenzione due articoli che, oltre a confermare, sintetizzano le considerazioni già riportate. L'articolo XII recita così: « Per quanto riguarda il rapporto tra i dirigenti delle moschee o delle associazioni e l' Imam , si dovrebbe prestare attenzione a definire lo status sociale e giuridico dell' Imam stesso.