[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione Calabria 13 luglio 2010, n. 16 (Definizione del sistema di finanziamento della Stazione Unica Appaltante), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 18-21 settembre 2010, depositato in cancelleria il 23 settembre 2010 ed iscritto al n. 95 del registro ricorsi 2010. Udito nell'udienza pubblica del 5 aprile 2011 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro; udito l'avvocato dello Stato Diana Ranucci per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 18-21 settembre 2010 e depositato nella cancelleria di questa Corte il 23 settembre 2010 (ric. n. 95 del 2010) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha proposto questione di legittimità costituzionale in via principale dell'art. 1 della legge della Regione Calabria 13 luglio 2010, n. 16 (Definizione del sistema di finanziamento della Stazione Unica Appaltante), in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione. 1.2. - Il ricorrente premette che la Regione Calabria, a seguito del verificarsi di una situazione di disavanzo nel settore sanitario, ha stipulato, il 17 dicembre 2009, un accordo con il Ministro della salute ed il Ministro dell'economia e delle finanze, con relativo Piano di rientro, che individua gli interventi necessari per il perseguimento dell'equilibrio economico nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, ai sensi dell'art. 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005). A giudizio del Presidente del Consiglio dei ministri la norma impugnata, nel definire il sistema di finanziamento della Stazione Unica Appaltante, prevedrebbe, tuttavia, impegni di spesa non in linea con gli obiettivi di rientro dal disavanzo di cui al menzionato accordo. La disposizione introdurrebbe, infatti, una modifica del sistema di finanziamento della Stazione Unica Appaltante con riferimento alle sole gare riguardanti gli enti del servizio sanitario regionale, senza stabilire né i criteri che la Giunta dovrà adottare, né le condizioni di deroga all'art. 10 della legge regionale 7 dicembre 2007 n. 26 (Istituzione dell'Autorità regionale denominata "Stazione Unica Appaltante" e disciplina della trasparenza in materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture). La norma censurata si porrebbe in tal modo in contrasto con il Piano di rientro ed in particolare con il punto 10 del documento integrativo, approvato con delibera della Giunta regionale del 16 dicembre 2009, n. 845, secondo cui la Giunta regionale, «entro il 31 dicembre 2010 modifica lo strumento di finanziamento della Stazione Unica Appaltante, introducendo una nuova forma di finanziamento che prevede un budget prefissato per il funzionamento della Stazione stessa». Tale contrasto con i vincoli contenuti nel citato Piano di rientro determinerebbe la violazione dei principi fondamentali di contenimento della spesa sanitaria di cui all'art. 1, comma 796, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007) e all'art. 2, comma 95, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2010), secondo il quale «Gli interventi individuati dal piano di rientro sono vincolanti per la regione, che è obbligata a rimuovere i provvedimenti, anche legislativi, e a non adottarne di nuovi che siano di ostacolo alla piena attuazione del piano di rientro». La disposizione regionale impugnata violerebbe in tal modo i principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., come più volte chiarito dalla Corte costituzionale, fra le altre con la sentenza n. 94 del 2009. 2. - Si è costituita nel giudizio la Regione Calabria, in persona del Presidente della Giunta regionale pro-tempore, con atto depositato il 18 ottobre 2010, deducendo che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, l'esigenza di adottare la norma regionale censurata sarebbe sorta proprio a seguito dello specifico obbligo assunto dalla Regione Calabria con il Piano di rientro dal disavanzo sanitario, ed in particolare con il citato punto 10 della delibera della Giunta regionale n. 845 del 2010 (recte: 2009). A giudizio della Regione, proprio il corretto adempimento dell'obbligo assunto imponeva, quanto al finanziamento della S.U.A., il superamento dell'ostacolo normativo di cui all'art. 10, comma 1, della legge regionale n. 26 del 2007, il quale prevedeva la misura dell'1% dell'importo posto a base di ogni singolo provvedimento di gara. La ratio della legge regionale sarebbe, quindi, quella di rimuovere il precedente ostacolo normativo di cui alla l.r. n. 26 del 2007, proprio al fine di consentire alla Giunta regionale di adottare un provvedimento deliberativo conforme all'obbligo di cui al punto 10 del piano e di fissare un sistema di finanziamento collegato ad un budget prefissato. Altrettanto infondato sarebbe poi, a giudizio della Regione, il richiamo ai principi fondamentali di cui all'art. l, comma 796, lettera b) della legge n. 296 del 2006 e all'art. 2, comma 95, della legge n. 191 del 2009, in quanto, semmai, tali norme imponevano alla Regione Calabria di rimuovere l'ostacolo normativo di cui al più volte citato art. 10, comma 1, l.r. n. 26 del 2007. Inoltre, l'infondatezza della censura sarebbe particolarmente evidente ove si considerasse che, con deliberazione del 30 luglio 2010, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha nominato un Commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro nella persona dell'attuale Presidente della Giunta regionale della Calabria, sicché il provvedimento dovrà essere adottato dall'organo nominato dallo stesso Governo. 2.1. - Con atto depositato il 28 febbraio 2001 la Regione Calabria ha rinunciato all'atto di intervento e di costituzione in giudizio, allegando delibera della Giunta regionale, nella quale si dà atto che il Commissario ad acta, nominato con delibera del Consiglio dei ministri del 30 luglio 2010, si è impegnato ad adeguarsi a quanto richiesto dal tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e dal Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, che avevano nelle more espresso parere negativo sulla legge impugnata.1.