[resaula]

Questa vulnerabilità è stata intensificata dall'aumento della migrazione verso le grandi città, dal deterioramento delle infrastrutture stradali e dalle pessime condizioni di sicurezza. Alcuni villaggi hanno superato la soglia di emergenza per malnutrizione acuta globale stabilita dall'OMS e, a livello nazionale, il Paese ha uno dei più alti tassi di malnutrizione cronica del mondo, il 47 per cento; la crisi politica nel 2009-2013 ha avuto impatti molto negativi sull'economia e sui sistemi sanitari; il progetto di rafforzamento del sistema sanitario avviato nel 2015 è tuttora in corso, così come l'attività di assistenza sanitaria. Dal novembre 2010, alcune associazioni stanno implementando un progetto di prevenzione e trattamento urbano per moderare la malnutrizione nella capitale, tra le famiglie vulnerabili dei quartieri svantaggiati. Inoltre, per mitigare la situazione di insicurezza nutrizionale, sono stati avviati programmi di emergenza nel sud, incentrati sul trattamento della malnutrizione acuta e sulla garanzia dell'accesso all'acqua potabile; la quasi totale scomparsa delle fonti di cibo ha creato una "vera e propria emergenza nutrizionale" nel sud del Madagascar. L'agenzia alimentare delle Nazioni Unite (PAM) ha avvertito che le vite dei bambini nel Madagascar meridionale sono in pericolo e che le persone sono ridotte a mangiare foglie selvatiche e cavallette per evitare la fame, dopo che la siccità e le tempeste di sabbia hanno rovinato i raccolti, lasciando centinaia di migliaia di persone sull'orlo della carestia; Amer Daoudi, direttore senior delle operazioni globali del PAM, ha avvertito che le vite di molti bambini malgasci sono in pericolo, specialmente di quelli sotto i 5 anni, i cui tassi di malnutrizione hanno raggiunto "livelli allarmanti". Durante un briefing delle Nazioni Unite a Ginevra, Daoudi ha riferito di aver visitato villaggi dove fino all'80 per cento della popolazione ha dovuto ricorrere a misure di sopravvivenza disperate, come mangiare locuste, frutti di cactus rossi crudi o foglie selvatiche. Ha assistito a scene orribili di bambini che muoiono di fame, malnutriti, e non solo i bambini, ma anche madri, genitori e intere popolazioni nei villaggi che ha visitato; considerato che: la mancanza di servizi di base, dalla salute all'istruzione, alle opportunità di lavoro, così come la povertà e il cambiamento climatico hanno esposto molti dei suoi 26 milioni di persone a pesanti disastri naturali; secondo il World food programme delle Nazioni Unite (WFP), diversi anni consecutivi di siccità nel sud hanno lasciato almeno 1,35 milioni di persone bisognose di aiuti alimentari e nutrizionali di emergenza. Dallo scorso settembre, nella stagione della siccità, la situazione è diventata critica, poiché le famiglie hanno già esaurito le loro scorte di cibo e sono passate a mangiare le scorte di semi vitali, senza lasciare nulla per la stagione della semina di novembre-dicembre 2020. Inoltre, a causa della mancanza di piogge durante l'ultima stagione di semina, le prospettive per il raccolto 2021 sono scarsissime, indicando un'altra stagione magra ancora più dura da ottobre a marzo 2022; il WFP ha affermato che la produzione alimentare quest'anno dovrebbe essere "persino inferiore al 40 per cento della già bassa media degli ultimi cinque anni", il che non fa che aumentare le difficoltà incontrate dalle comunità già sull'orlo della sopravvivenza per nutrirsi da sole. Allo stesso tempo, le condizioni semiaride nel Madagascar meridionale, combinate con alti livelli di erosione del suolo, deforestazione e tempeste di sabbia senza precedenti, hanno trasformato i terreni coltivabili in terre desolate in tutta la regione; tra i bambini sotto i 5 anni la malnutrizione acuta, che richiede assistenza medica d'urgenza, è quasi raddoppiata al 16 per cento dal precedente 9 per cento, nei soli primi mesi del 2021, dopo 5 anni consecutivi di siccità, aggravata quest'anno da tempeste di sabbia. Un tasso del 15 per cento è considerato già un livello di gravissima emergenza, ma alcuni distretti riferiscono che il 27 per cento (un bambino su quattro sotto i 5 anni) soffre di malnutrizione acuta che causa deperimento e rischio di sopravvivenza; sebbene 1,35 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza alimentare nella regione, il WFP ne sta raggiungendo solo 750.000 e con "mezze razioni", a causa di deficit finanziari, e sta cercando urgentemente 75 milioni di dollari per coprire i bisogni di emergenza fino a settembre, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della gravissima situazione nella quale vive, ormai da tempo, il meridione del Madagascar; se e quali urgenti iniziative intenda intraprendere perché l'Italia possa contribuire ad alleviare le sofferenze di quella popolazione, portando risorse, cibo e medicinali in una realtà incredibilmente disperata. Il mondo sta soffrendo per la pandemia da COVID, ma l'effetto "domino" in Madagascar, dove le tempeste di sabbia hanno completamente ricoperto il raccolto e non ci sono state piogge decenti da anni, avrà conseguenze enormi nel 2021 e negli anni a seguire per tutti i bambini, le loro madri e le loro famiglie. Atto n. 4-05448 DE BONIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che: considerato l'oro giallo della tradizione culinaria del nostro Paese, l'olio d'oliva è sicuramente uno degli alimenti più diffusi sul nostro pianeta, non solo buono ma anche nutriente e benefico per il nostro corpo. È un toccasana per il cuore, per le ossa e anche per il cervello e, a quanto pare, aiuta ad essere più longevi; tra le eccellenze italiane occupa, senza ombra di dubbio, il primo posto. È l'ingrediente più importante che si utilizza in cucina; essendo quello italiano unico al mondo, come accade spesso, però, da tanta buona reputazione derivano anche tentativi di imitazione e imbrogli; infatti, proprio l'olio extravergine di oliva italiano, noto quale prodotto altamente genuino e di origine controllata, sta iniziando a perdere la sua consolidata fama a causa di varie inchieste il cui scopo è quello di scoprire la reale provenienza dell'olio commercializzato dalla grande distribuzione. Spagna, Grecia, Tunisia, Marocco sono i principali Paesi dai quali l'Italia importa olio e quell'olio con etichetta italiana (sottoposto negli ultimi anni ad accertamenti attraverso indagini giudiziarie, concluse con massicci sequestri e arresti di operatori) non è olio italiano; la maggiore produzione di olio d'oliva extravergine si localizza al Sud Italia dove vengono colpite, in particolare, intere regioni quali la Puglia, la Calabria e la Sicilia. Stando ai test effettuati dal mensile "Il Salvagente", sono 7 le miscele su 15 essere dei semplici oli di oliva vergine. Il risultato emerso dalla ricerca, in collaborazione con il laboratorio chimico dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli di Roma, ha evidenziato che non vi è alcun danno per la salute del consumatore quanto invece per le sue "tasche".