[resaula]

Ora, voi siete rappresentanti e questa riforma ne è un sintomo, perché il problema non è solo la riduzione dei parlamentari ma tutto il resto, quello che prefigura, le dichiarazioni, i Parlamenti che dovranno sparire. Forse voteremo tutti quanti su piattaforme gestite da qualche società, da qualche multinazionale, ma questa è la visione che si intravede della democrazia e noi non ci stiamo. L'antiparlamentarismo, purtroppo, è uno dei mali del nostro Paese e non è un male recente; è un fiume carsico, un filone che si è costruito fin dall'epoca dell'unità d'Italia, che appare e scompare e ancora una volta voi lo state alimentando; lo declinate adesso con le dichiarazioni demagogiche e retoriche contro la casta. Ma, se volevate smentirlo, all'antiparlamentarismo doveva essere contrapposto il rafforzamento non soltanto della democrazia diretta e della democrazia partecipata ma anche della democrazia parlamentare. Si deve ricostruire un rapporto forte tra cittadini ed eletti, tra rappresentati e rappresentanti. Questo è il punto vero. Voi invece continuate ad alimentare la retorica della casta che funziona, però - a quanto pare - solo fino ad un certo punto, perché adesso vi state apprestando evidentemente ad assolvere la casta. E vedremo quello che accadrà sulla vicenda Salvini, su cui invece avrete un atteggiamento diverso. In quel caso la casta non si assolve più; in quel caso emerge un'altra idea che non appartiene allo Stato di diritto, quella per cui i Ministri, nella loro azione di Governo, possono essere anche al di sopra delle leggi, legibus solutus. Come vi dicevo ieri, benvenuti nella normalità. Pian piano state arrivando alla normalità, quella di chi usa, abusa e calpesta il Parlamento e di chi arriva anche al punto di pensare che, in nome del contratto di Governo, che è la vostra nuova Costituzione, si può agire anche fuori della legge e contro la legge. Questa non è l'idea che noi abbiamo di democrazia. Sulla vicenda del referendum - come il Ministro sa benissimo - stiamo lavorando, abbiamo collaborato, abbiamo fatto proposte alla Camera nell'idea che quella riforma, che è importante, debba essere accompagnata da un rafforzamento della democrazia parlamentare e non dalla contrapposizione tra democrazia partecipata e parlamentare. Quella è una strada che ci porta da un'altra parte: non verso il rafforzamento della democrazia, ma verso l'abbandono del sistema del sistema democratico, non come quello che abbiamo conosciuto. Pensavamo davvero che, dopo la sconfitta al referendum costituzionale di quella riforma costituzionale, potesse arrivare il momento di ridare forza alla nostra Costituzione, alla nostra democrazia e invece ancora una volta ci si sta incamminando su una strada su cui non ci troverete mai, ma ci troverete sempre a sbarrarvela così come abbiamo fatto in passato. (Applausi dei senatori Laforgia e Grasso) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia - non so se lei l'ha notato - si è astenuto su tutti gli emendamenti e non ne ha presentati in Commissione, perché noi non abbiamo considerazione per il disegno di legge costituzionale in esame, che si appresta a fare il primo giro di boa: la strada è lunga, più di quanto si possa presumere necessariamente duri un Governo. Non abbiamo voluto in alcun modo interferire su quella che abbiamo considerato non una proposta di riforma costituzionale, ma uno spot elettorale. A Napoli dicono: « ccà nisciuno è fesso » e allora il tentativo dei partiti di maggioranza di mettersi dalla parte di coloro che vanno dietro il desiderio popolare di abbattere il numero dei parlamentari non ci vede contrapposti: sarebbe troppo comodo. Non faremo le controfigure, non accetteremo la logica dei partiti di Governo di ergersi a difensori del buono contro il volere di tutta l'Assemblea. Annuncio pertanto che comunque voteremo a favore del provvedimento in esame, che pure non apprezziamo minimamente. Non è che non apprezziamo l'idea che si debba e si possa ridurre il numero dei parlamentari. Lei è stato eletto credo nella mia stessa legislatura e sa che, per primi, abbiamo provato a realizzarlo e ce l'ha bocciato un referendum popolare appoggiato dalla sinistra, che ha fatto saltare quello che tanti anni fa, nel 2005, era un piano complessivo, in cui si inserivano elementi di presidenzialismo, in cui si discuteva del complesso dell'architettura istituzionale dello Stato e conseguentemente si diminuiva il numero dei parlamentari. Voi invece volete cominciare neanche dal tetto dell'edificazione di una riforma costituzionale, ma dalle suppellettili: il numero dei parlamentari è la conseguenza di una riforma costituzionale. Non si può dire che intanto facciamo in modo di essere pochi e poi vedremo come e cosa faranno i 200 senatori o i 400 deputati. Prima dobbiamo decidere che cosa fa il Parlamento, dopo quanti lo debbano fare. (Applausi dal Gruppo FdI) . Forse l'obiettivo è far dimenticare che sulla famiglia non siete riusciti a fare niente? Dov'è la flat tax che avevate promesso? Non se ne parla, neanche di quella incrementale che ha proposto Fratelli d'Italia. Lo stesso reddito di cittadinanza, che a me non piace e che è assistenziale, dov'è? Con quali soldi e a chi toccherà? È solo una cattiva promessa, che non verrà, neanche quella, mantenuta. E sull'immigrazione? Dov'è il blocco navale al largo della Libia? Dove sono i rimpatri che ci avete promesso? Non ci sono. E la burocrazia è cresciuta, non è diminuita. Per non parlare delle infrastrutture: No TAV, Sì TAV, No TAV, Sì TAV. Povera Italia! Qual è l'elemento che può coprire tutto, allora? Abbattiamo il numero dei parlamentari. Diamo al popolo un tozzo di pane, se non possiamo dargli lavoro, se non possiamo abbattere le tasse e non possiamo aiutare le famiglie. Almeno soddisfiamo la voglia di dire: è tutta colpa di quei parlamentari, seduti in quei banchi, a non fare niente. Abbattiamoli, così abbiamo risolto il problema del consenso. (Applausi dal Gruppo FdI) . Noi non cerchiamo un facile consenso, ma vorremmo ricostruire le fondamenta delle nostre istituzioni. Per questo, Presidente, giacciono in Parlamento, Camera e Senato, proposte di legge di riforma presidenzialista dello Stato. Lei ieri, presidente Calderoli, si è scagliato anche contro una delle riforme moralmente più belle, quella dell'indimenticabile Mirko Tremaglia, che volle dare rappresentatività anche agli italiani all'estero. Poi si può discutere sulla legge che abbiamo fatto dopo e su come garantirla, ma il sacrosanto diritto degli italiani nel mondo di votare non può essere considerato un errore dal relatore, anzi. (Applausi dal Gruppo FdI) . Abbiamo presentato più disegni di legge di riforma presidenziale. E, quando parliamo di riforma presidenziale, non è una cosa di destra o, peggio, per anni si è detta «fascista», perché si vuole che comandi uno solo.