[resaula]

Sappiamo anche che, senza un sentimento di identificazione nella comune Patria europea, difficilmente gli Stati membri cederanno quel surplus di politica all'Unione che solo potrà fare dell'Unione un soggetto attivo sulla scena globale, capace di una politica estera e di difesa comuni. Qualcosa però sta cambiando. Sappiamo che la paura è il principale e il più potente tra i sentimenti e in questi anni abbiamo avuto e abbiamo paura, perché ci stiamo confrontando con degli spettri atavici come la morte e la miseria, e queste nostre paure sono state protette e governate dal nostro essere cittadini europei. Se abbiamo combattuto fianco a fianco una guerra sanitaria, stiamo fronteggiando le conseguenze economiche di quella guerra sanitaria, ci troviamo ora di fronte ad una guerra guerreggiata, con una dichiarazione di guerra subita dall'Occidente ai suoi valori, ai suoi principi, al suo sistema di alleanze. Tutto questo, colleghi, scatena sentimenti forti, obbliga a scelte strategiche importanti; scelte che identificano chi le compie; scelte che presuppongono e coinvolgono valori, principi, radici ed interessi. Ora che abbiamo un nemico, è più facile riconoscere gli amici. Colleghi, è questo il momento di sfruttare i sentimenti e le sfide che la storia ci offre. È questo il momento - parafrasando Massimo D'Azeglio - di fare gli europei, condizione essenziale e non prescindibile per poter fare poi l'Europa politica, di cui mai come oggi abbiamo bisogno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iwobi. Ne ha facoltà. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la Conferenza sul futuro dell'Europa è stato un momento di confronto auspicato e richiesto da diversi anni per portare proposte dal basso con il fine di migliorare e modificare il funzionamento dell'Europa, che non ha avuto il riscontro sperato per una serie di motivi. Sicuramente la pandemia ha allontanato ulteriormente le possibilità di incontri, di svolgere eventi fisici e ha contribuito a deviare la tensione del percorso della Conferenza. È però certo che il non ottimale risultato ottenuto riflette una percezione di lontananza dei cittadini europei nei confronti delle istituzioni europee, viste talvolta più come un castello di burocrati che come rappresentanti del popolo a servizio di tutti i cittadini europei. Mi concentrerò sinteticamente su tre temi: democrazia europea, politica estera e difesa, lavoro. Anzitutto, è evidente come il meccanismo intergovernativo dell'istituzione europea prevalga ancora nettamente sull'identità sovranazionale dell'Unione europea. La percezione comune è che, dall'ultima modifica dei trattati, siano stati compiuti più passi indietro che passi in avanti. Proprio per questo, come Gruppo parlamentare, nei vari documenti che abbiamo prodotto nel corso degli ultimi anni abbiamo spesso insistito sull'importanza di procedere a riforme strutturali dell'Unione. Occorre trovare il coraggio di sedersi al tavolo e modificare i trattati per arrivare a una Unione europea che sconfigga il suo deficit democratico e affronti quei temi di carattere socio-economico che, se irrisolti, continueranno a restare un fattore di divisione politica. Anche per questo abbiamo richiesto e continuiamo a richiedere un maggiore ruolo per il Parlamento europeo, unico vero organo di rappresentanza, poiché eletto direttamente dai cittadini. È inammissibile che il Parlamento europeo abbia non il potere di iniziativa legislativa, ma soltanto un potere di proposta. L'alto tasso di astensione durante le elezioni europee è un campanello di allarme che continua a risuonare da decenni, e non ha trovato ad oggi risposte sufficienti da parte delle istituzioni europee. L'Unione europea deve essere la culla della partecipazione popolare e non un'istituzione che allontana ancora di più i cittadini dalla politica. (Applausi) . Occorre altresì ripensare al ruolo della Commissione europea, vero organo decisore delle sorti dell'Unione, procedendo verso un percorso che modifichi le elezioni del Presidente della Commissione e responsabilizzi realmente la Commissione nei confronti del Parlamento europeo; è essenziale, per migliorare di funzionamento dell'Unione, avvicinarla ai cittadini. Stesso discorso per quanto riguarda la trasparenza e la pubblicità dei lavori di determinate riunioni interministeriali europee, come l'Ecofin. Ne abbiamo parlato spesso in quest'Aula e come Gruppo abbiamo sollevato il problema dei famosi vincoli di segretezza che accompagnano alcune decisioni fondamentali in ambito economico e monetario. Sono elementi che non contribuiscono a una democratizzazione dell'Unione e siamo certi che anche i padri fondatori del progetto europeo non sarebbero stati entusiasti di sapere quanto l'attuale apparato burocratico dell'Unione sia così differente dal sogno originario. (Applausi) . Per quanto riguarda la dimensione esterna dell'Unione europea, argomento del quale si è dibattuto spesso in Commissione esteri, dalle idee e dagli spunti usciti dalla Conferenza emergono evidenti timori per il mancato ruolo geopolitico dell'Unione europea: l'Europa non riesce a svolgere alcuna attività di deterrenza e mediazione rispetto a tematiche globali, che siano economiche o di sicurezza. E questo avviene nonostante il continente europeo continui a essere una delle principali economie e demografie del mondo. Le motivazioni di tale mancanza sono diverse e richiederebbero un lungo e approfondito dibattito: dalla lentezza nel prendere decisioni di vitale importanza alle differenti visioni e interessi geopolitici tra gli Stati membri, passando per una mancanza di coerenza strategica che impedisce all'Europa di sentirsi come un attore globale. Spesso abbiamo visto l'Unione europea tentare di punire o minacciare in punto di diritto i suoi stessi Stati membri - pensiamo alla vicenda dell'Ungheria e della Polonia - e dimenticarsi dei gravi pericoli di sicurezza che si affacciano sul nostro Continente. Per quanto riguarda le relazioni con il mondo esterno, dai lavori della Conferenza emerge la volontà di impostare una maggiore cooperazione e un maggior dialogo con le controparti africane: personalmente accolgo con grande piacere tale volontà. Nel corso di questi anni ci siamo impegnati molto su ogni provvedimento per portare i temi alla luce: su tutti abbiamo evidenziato l'importanza di un progetto strutturale come quello relativo alla lotta contro il prosciugamento del lago Ciad, bacino idrico che sostenta l'economia di tutto il Sahel. Investire come Unione europea in un progetto simile vuol dire letteralmente salvare il futuro di decine di milioni di persone e permettere alle stesse di vivere nel loro Paese. L'Africa è un continente demograficamente giovane, che sconta problemi strutturali che ne limitano lo sviluppo economico. Decidere di cooperare con il Continente africano come Unione europea è fondamentale per numerosi aspetti. Vuol dire dare futuro a milioni di persone che intendono vivere nel loro Paese per contribuire alla loro crescita. Vuol dire impedire lo spopolamento di terre, interrompere l'emorragia di essere umani che rappresenta un disastro per il futuro dell'Africa stessa. Vuol dire occuparsi di immigrazione a priori (Applausi) , non soltanto impedendo la partenza con metodi coercitivi, ma anche offrendo prospettive di sviluppo.