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La tutela dell'ambiente, in realtà, era già parte del nostro assetto costituzionale, grazie ai molteplici interventi del giudice, delle leggi, della Corte costituzionale, ma anche della giurisprudenza di merito e di legittimità. Purtuttavia il nostro intervento non si può dire certamente inutile, perché serve non solo a riprendere le mosse da ciò che ha indicato la Corte costituzionale, ma anche a tracciare la strada verso il futuro e verso le sfide che ci attendono. La Corte a più riprese ha chiarito che l'ambiente non è una materia, ma è un valore e, a più riprese, ci ha dunque ricordato che l'ambiente è un bene. Sul punto, di rilievo rimane ancora la definizione di Jhering, che ci ricorda che «bene» è tutto ciò che a noi può servire, dunque è «bene» ciò che può essere oggetto di un interesse. Allora possiamo chiederci perché la Commissione ha ritenuto - se ne è anche parlato - di non dedurre il bene ambiente quale oggetto di un diritto. In alcuni casi si è parlato di diritto all'ambiente. Voglio sottolineare che la scelta della Commissione non ha l'intento di assegnare all'ambiente una tutela di minor rango: tutt'altro e lo spiegherò tra poco. Preliminarmente devo però sottolineare che l'articolo che ci apprestiamo a votare non deve essere letto all'interno della obsoleta distinzione tra norme precettive e norme programmatiche. Non stiamo solo indicando al legislatore la strada futura da seguire, ma stiamo anche ponendo una norma, che sarà oggetto di diretta applicazione da parte della giurisprudenza. Questo spiega ulteriormente la necessità di ricorrere a una nozione ampia, come quella di interesse. Il diritto soggettivo, come situazione tutelata erga omnes , ormai da tempo per la giurisprudenza e la dottrina non ha un ruolo centrale all'interno della teoria generale del diritto. Tra l'altro, la nozione di diritto si adegua e si adatta maggiormente alla tutela di situazioni dei privati. Qui in realtà ci troviamo di fronte ad un bene di più ampio respiro. Bene ha detto la Corte costituzionale che «l'ambiente è protetto come elemento determinativo della qualità della vita. La sua protezione non persegue astratte finalità naturalistiche o estetizzanti, ma esprime l'esigenza di un habitat naturale nel quale l'uomo vive ed agisce e che è necessario alla collettività e, per essa, ai cittadini, secondo valori largamente sentiti». Dice la Corte che «L'ambiente è, quindi, un bene giuridico, in quanto riconosciuto e tutelato da norme», ma «non è certamente possibile considerarlo oggetto di una situazione soggettiva di tipo appropriativo», giacché appartiene «alla categoria dei beni liberi, fruibili dalla collettività e dai singoli». Tra l'altro, la nozione di ambiente non può essere ulteriormente ridotta nell'area del diritto soggettivo, perché il diritto soggettivo è nozione antropocentrica, mentre l'ambiente a cui la Commissione ha avuto riguardo è un ambiente asservito all'ecosistema, di cui non siamo parte solo noi, e alla biodiversità. L'ambiente dunque è un bene che mal si presta ad essere confinato nella categoria privatistica del diritto soggettivo di rilievo erga omnes . Esso è oggetto di una pluralità di interessi e spetterà alla giurisprudenza valorizzare questa scelta, di modo da delineare una tutela ambientale, che valorizzi la prospettiva dinamica dell'ecosistema e della relazione della biodiversità. Vi è di più: perché il ricorso alla nozione di interesse e non già a quella di dritto? Perché di tale interesse non siamo portatori solo noi, ma sono portatrici anche le future generazioni. Siamo dunque di fronte ad una formula sì rispettosa degli insegnamenti della Corte costituzionale e delle leggi, ma anche aperta a future interpretazioni, idonee a dare risposte adeguate a tutto ciò che recheranno questo secolo e - si spera - anche i secoli futuri. Consentitemi di sottolineare che ho particolarmente apprezzato gli interventi dei colleghi Pazzaglini e Parrini: il primo, perché ci ha ricordato che la formula ampia che ci apprestiamo a inserire in Costituzione richiede un coordinamento sistemico con tutta la scala di valori; dunque, non l'ambiente come totem, ma come parte di un sistema ove anche altri beni e altri interessi sono di eguale rango e vanno tutelati e bilanciati. L'intervento del collega Parrini è stato da me ugualmente apprezzato perché di levatura tecnica laddove ha sottolineato l'importanza dell'intervento e ha replicato ad alcune obiezioni alle quali ha fornito adeguata risposta, e condivido le risposte che il collega ha formulato. Ciò dico a chiusura del mio intervento per sottolineare l'armonia con cui la Commissione affari costituzionali ha lavorato, tutti consapevoli dell'importanza dell'intervento. Consegniamo allora una norma alle future generazioni - con grande emozione e con grande rispetto - confidando che la stessa potrà accompagnare gli italiani per tutto il secolo che abbiamo davanti. Dichiaro dunque il voto favorevole per conto della Lega-Salvini Premier -Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . PAVANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, permettetemi di dedicare ancora una volta un pensiero commosso alle persone che hanno perso la vita a causa degli eventi climatici estremi; in particolare, ai morti delle ultime settimane, vittime del ciclone mediterraneo abbattutosi su Sicilia e Calabria. Oggi è sotto gli occhi di tutti che non si muore solo di malattia, ma si muore anche a causa del clima. Soltanto pochi anni fa, facendo un'affermazione di questo tipo, sarei stata tacciata di idealismo ambientale. Sì, l'idealismo. Ma come si può definire idealismo ciò che invece è estremamente reale, che purtroppo si vive ogni anno in modo sempre più rischioso e pericoloso? Come si può asserire che tutto quello che stiamo vivendo non esiste, quando tutti possono vedere con i propri occhi quanto sta accadendo? Tutti vivono il disagio causato dai cambiamenti climatici. Quantità torrenziali di acqua cadono in poche ore invece che in mesi; coste e spiagge praticamente non esistono più; la città di Venezia pian piano viene inghiottita dall'acqua, le nostre città ormai definite isole di calore: sono solo alcuni degli effetti dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Proprio in questi giorni - prima a Roma durante il G20, adesso a Glasgow per la COP26 - tutti i Paesi della terra si sono riuniti e stanno discutendo non di ideali, ma di decisioni e azioni programmatiche e concrete per contrastare gli eventi estremi e i mutamenti che i cambiamenti climatici stanno generando. Quello che veniva ironicamente soprannominato idealismo ambientalista, e che noi abbiamo da sempre definito movimento, è riuscito di fatto a concretizzare, a istituzionalizzare la lotta contro i cambiamenti climatici che oggi il mondo intero, purtroppo, sta affrontando. Infatti, il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres non ha avuto mezze parole per descrivere la vera situazione del nostro pianeta. Solo due giorni fa ha detto queste parole che voglio ripetere qui in Aula: «I sei anni passati dall'Accordo di Parigi sul clima sono stati i sei anni più caldi mai registrati.