[pronunce]

- In ordine alla censura avente ad oggetto l'art. 5, comma 9, lettera b), numero 14), del medesimo decreto-legge n. 93 del 2008, l'Avvocatura generale dello Stato osserva che tale disposizione ha modificato il comma 1152 dell'art. 1 della legge finanziaria del 2007 (legge n. 296 del 2006), il quale era stato approvato in assenza dell'intervento del Presidente della Regione Siciliana, senza alcuna richiesta da parte della Regione di un tale intervento e senza alcuna successiva contestazione delle modalità di approvazione. Secondo l'Avvocatura, «il procedimento per la formulazione della norma modificativa non poteva essere diverso da quello adottato per la norma da modificare», dovendosi ritenere, in caso contrario, che la presenza del Presidente della Regione sarebbe richiesta non già in ragione della materia trattata, quanto per gli effetti eventualmente pregiudizievoli, per la Regione, delle norme adottate. Inoltre, la norma censurata ha modificato una delle disposizioni della legge finanziaria del 2007, non separabile pertanto, quanto alla procedura di approvazione, da tutte le altre che concorrono alla formazione del bilancio annuale dello Stato. Da ciò consegue che è da escludersi, «già in via di principio», ogni possibile incidenza sulla «sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione siciliana». 2.6. - Quanto al merito della censura, l'Avvocatura evidenzia che la disposizione denunciata ha semplicemente modificato il secondo periodo del comma 1152-bis dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, disponendo che «l'autorizzazione di spesa di cui all'art. 56, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, è ridotta di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009», senza con ciò modificare, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, l'ammontare del finanziamento di spesa di € 350 milioni in favore della Regione Siciliana e di € 150 milioni in favore della Regione Calabria, stabilito nel primo periodo del medesimo comma 1152-bis, rimasto inalterato. Pertanto, essendo rimasta invariata la previsione di spesa in favore dell'ente locale, è da escludersi, ad avviso della difesa erariale, ogni possibile interferenza con la sfera delle attribuzioni «proprie e peculiari» della Regione Siciliana. In ogni caso - argomenta ancora l'Avvocatura generale dello Stato- il problema relativo alla copertura finanziaria di una legge statale «vedrebbe del tutto estranea la Regione», attenendo piuttosto all'eventuale violazione dell'art. 81 della Costituzione. Positiva conferma della fondatezza di tali argomenti si potrebbe trarre, a parere della stessa Avvocatura, dagli intervenuti accordi di programma tra il Ministero delle infrastrutture e la Regione Siciliana, con i quali si è provveduto al riparto delle risorse ed alla determinazione dei criteri e delle modalità della loro gestione. Tali provvedimenti, infatti, «hanno potuto trovare copertura finanziaria nelle norme richiamate, sulla cui efficacia attuale, pertanto, non possono evidentemente essere prospettati dubbi fondati». 2.7. - Secondo la difesa erariale, infine, non sussisterebbe alcuna violazione del principio costituzionale della leale collaborazione. In particolare, viene contestato l'assunto della ricorrente in ordine alla necessità, quantomeno, di «una preventiva attività di informazione ed una consequenziale interlocuzione e raccordo tra i diversi livelli istituzionali» prima dell'approvazione del decreto-legge n. 93 del 2008. L'invio della preventiva o contestuale informazione - secondo la difesa pubblica - risulta necessario, quale atto prodromico e funzionale all'invito alla seduta dell'organo di governo, solo nel caso in cui il Presidente del Consiglio dei ministri si determini ad invitare il Presidente della Regione Siciliana. 2.8. - All'esito di tale disamina, la difesa erariale conclude per l'infondatezza del ricorso, perché tutte le norme censurate si collocano al di fuori dall'àmbito applicativo dell'art. 21, terzo comma, dello statuto della Regione Siciliana ed, in particolare, della norma attuativa dell'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 35 del 2004. Quest'ultima prevede, infatti, la partecipazione del Presidente della Regione al Consiglio dei ministri solo quando l'organo di governo pone in deliberazione «provvedimenti di qualsiasi natura che riguardano la sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione siciliana». La doppia aggettivazione, lungi dal costituire una mera endiadi, varrebbe a distinguere, accanto ad attribuzioni comuni a tutte le regioni (e, pertanto, “proprie” di esse), attribuzioni “peculiari” perché tipiche della Regione Siciliana, in quanto assegnate alla medesima dallo statuto speciale. Nondimeno - conclude l'Avvocatura - nessuna delle norme oggetto di censura va ad incidere direttamente su di una tale tipologia di attribuzioni, come è confermato dalla circostanza che talune delle norme censurate modificano, in realtà, assegnazioni di somme destinate tanto alla Regione Siciliana, quanto alla Regione Calabria. Da ciò consegue che la Regione ricorrente, rispetto alle norme oggetto di censura, risulta, al piú, titolare di un interesse differenziato, anch'esso proprio e peculiare, ma tale da prospettare semplicemente l'applicabilità del secondo comma dell'art. 2 del d.lgs. n. 35 del 2007 - vale a dire la partecipazione al Consiglio dei ministri del Presidente della Regione su richiesta di quest'ultimo - sul cui fondamento non può accogliersi, evidentemente, la promossa questione di legittimità costituzionale. 3. – In prossimità della pubblica udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria, nella quale - insistendo nella richiesta di una pronuncia di inammissibilità o di non fondatezza del proposto ricorso - ribadisce che: a) le norme oggetto di impugnativa da parte della Regione Siciliana sono intervenute su precedenti disposizioni contenute nelle leggi finanziarie del 2007 e del 2008; b) le leggi finanziarie, «per loro funzione tipica, perseguono interessi estesi all'intera nazione, con proiezioni territoriali tra loro coordinate», con la conseguenza che non è applicabile la procedura “integrata” prevista dall'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 35 del 2004; c) a fronte di una manovra finanziaria con obiettivi generali, infatti, «nessuna regione può far valere interessi differenziati», cosí da rendere necessaria la partecipazione dei rispettivi presidenti alle sedute del Consiglio dei ministri.1.