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Sotto il profilo soggettivo difettano, poi, la consapevolezza e la volontà del ministro Salvini di privare illegittimamente della libertà personale i migranti a bordo, in quanto è emersa chiara la volontà ministeriale di procedere allo sbarco quanto prima, come risulta dalle dichiarazioni rese nel corso dell'istruttoria. Lo stesso vice prefetto vicario Filippo Romano dichiara che «dal Ministero mi dissero più dirigenti che certamente lo sbarco sarebbe stato autorizzato a breve», ciò che infatti è accaduto, e che «era evidente la volontà ministeriale di autorizzare lo sbarco, tanto che ci dicevano di prepararci per l'accoglienza». Io penso che occorra fugare anche altri dubbi: ciò che stiamo facendo oggi è una scriminante per certi versi diversa da quella prevista dal codice penale, perché la valutazione odierna non può prescindere dalla stretta connessione tra l'atto e la funzione governativa, nel senso che il Ministro è scriminato anche qualora eventualmente l'interesse pubblico si fosse potuto realizzare con un comportamento diverso. Siamo infatti fuori dalle ipotesi delle scriminanti di cui al codice penale. Noi consideriamo che c'è un'autonomia della funzione di Governo, che è un valore costituzionale, per il quale l'ordinamento prefigura moduli valutativi diversi da quelli adottati per le comuni scriminanti. Probabilmente c'è stato, sotto questo profilo, un equivoco, che nel corso dell'esame in Giunta ha indotto alcuni senatori a prefigurare delle richieste di integrazione istruttoria, volte a valutare la sussistenza o meno di alcune ipotesi. La legge n. 1 del 1989, in realtà, si sofferma non tanto sulla sussistenza effettiva di un interesse pubblico, quanto sul perseguimento dello stesso, quando c'è un'azione di Governo che è destinata a perseguire un interesse. Pertanto, essendo il profilo teleologico l'oggetto della valutazione del Senato, è la finalità perseguita dal Ministro a costituire l'ambito del riscontro. Occorre poi fare delle valutazioni: non discutiamo in questa sede - come accadde anche per il caso della nave Diciotti - sull'esigenza di valutare o meno le considerazioni politiche, che possono essere oggetto di un sindacato ispettivo, in cui ciascun parlamentare può sindacare delle scelte governative, con atti indirizzo, con interrogazioni, con mozioni eventualmente di sfiducia individuale. Oggi non stiamo esprimendo una valutazione sulla condivisione dell'azione di Governo: noi stiamo valutando se l'attività svolta dal Ministro al tempo sia stata finalizzata al perseguimento di quell'interesse. In questo caso, quindi, ovviamente si ritiene che non possa sussistere un reato e ciò sarà valutato nelle sedi opportune. Non è la nostra sede deputata a farlo. Noi siamo soltanto chiamati a dire se esiste o no un interesse pubblico e in quell'azione vi era un interesse pubblico, che per certi versi può essere dimostrato anche attraverso un ragionamento al contrario: se non ci fosse interesse pubblico, ci si potrebbe chiedere - cosa che rientrerebbe veramente nel mondo dell'impossibile - quale potrebbe essere l'interesse perseguito dal Ministro nel caso di specie. Se fossimo - ad esempio - in un caso di peculato o di corruzione, la risposta potrebbe essere evidente e scontata, perché potrebbe esserci un interesse privato. Tali situazioni sono però del tutto avulse e antitetiche rispetto al caso di specie, in cui il Ministro stava gestendo la vicenda per un interesse, certamente, non privato. Signor Presidente, in conclusione, all'esito dell'istruttoria, il presidente Gasparri aveva fatto una proposta di relazione che - come abbiamo più volte sottolineato - è tecnicamente ben fatta. Sappiamo anche però che lo svolgimento dei lavori è stato inquinato, purtroppo, da una discussione politica e che è stata quasi alterata, in sede di esame della Giunta - spero allora che l'Assemblea possa avere una veste e un clima diverso - l'alta funzione istituzionale che le è assegnata quale organo al quale deve essere deputata la salvaguardia dei principi di separazione dei poteri stabiliti dalla Costituzione. La Giunta non è chiamata a salvaguardare delle posizioni individuali, non è atta a far ciò. Non parliamo della sorte di immunità quasi fosse un obbrobrio: stiamo facendo una valutazione, che deve esprimere la Giunta, che prescinde dagli interessi individuali ed è volta a salvaguardare l'alta istituzione dello Stato e la separazione fondamentale dei poteri tra il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere della magistratura. Purtroppo l'attività dell'organo del quale faccio parte è stata condizionata in questa occasione da posizioni espresse dai partiti che, in realtà, hanno anticipato la loro decisione nel merito prima di iniziare la discussione. Alcuni membri non sono intervenuti in sede di dibattito nel merito; purtroppo ci sono stati degli abbandoni dei lavori e la mancata partecipazione alla votazione finale, ritenendo anche che non erano state esaudite delle istanze istruttorie che, nei fatti, magari erano state rigettate semplicemente dal voto della maggioranza dei membri presenti in Commissione. Teniamo conto che in alcune circostanze la maggioranza non aveva tutti i membri presenti. Questo non è dipeso però certamente dall'opposizione. Esautorata, per certi versi, la Giunta da questa sua funzione principale, che è stata piegata quindi a ragioni diverse, a questo punto la sede necessaria, al fine di poter rinvenire la verità e poter portare sul piano istituzionale la questione, risulta essere la sede processuale. Ritenendo pertanto che occorra ritornare nell'alveo di garanzia che è assicurato dalla legge e solo dalla legge, non da altre questioni politiche, si è rimesso quindi alla cognizione del giudice di merito, imparziale e terzo. Per questa ragione, pertanto, la Giunta, a seguito della parità dei voti favorevoli e contrari, ha rigettato la proposta messa al voto dal Presidente del Senato e per questa ragione abbiamo inteso far ritornare il tutto nell'alveo che si auspica di rispetto della legge e dello Stato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . PRESIDENTE . Ricordo che, ai sensi dell'articolo 135- bis , comma 7, del Regolamento, fino alla conclusione della discussione almeno venti senatori possono formulare proposte in difformità dalle conclusioni della Giunta, mediante la presentazione di appositi ordini del giorno motivati. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il punto della discussione odierna è molto semplice: dobbiamo capire come mai quello che andava bene per la questione Diciotti oggi non va più bene per la questione Gregoretti. Dovremmo capire perché non va più bene, cosa è successo di diverso, visto che stiamo parlando di due casi simili, anzi, direi identici. Il presidente del Consiglio Conte è lo stesso - lo ricordo, non è un altro - che, quando governava con la Lega disse sul caso Diciotti che il ministro Salvini non era assolutamente da solo e che le decisioni erano comuni. Vi ricordate il ministro Di Maio quando usava quasi il suo corpo come scudo per difendere il ministro Salvini nelle sue azioni, dicendo che era un ottimo Ministro e che le sue azioni erano compiute nell'interesse nazionale, per la difesa dei nostri confini? Poi, improvvisamente, tutto questo è cambiato: