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Capisco che è difficile in un tempo così ristretto. Non si chiede il cambiamento radicale, ma almeno il cambio del passo e, in fondo, bisogna anche inserire un altro aspetto: è assolutamente necessario definire il limite tra difformità e abuso, per distinguere eventuali nuovi volumi per fini speculativi da quelli volti a rendere fruibili i volumi preesistenti. Vado a concludere, signor Presidente. Penso che ciascuno di noi voglia fare il proprio lavoro dando valore alla politica, se la politica è ancora capace di assumersi delle responsabilità. Qui, oggi, non abbiamo assunto alcuna responsabilità, abbiamo fatto gli amministratori, anzi gli amministrativi, che forse è un ruolo che non ci spetta. Spero e auspico allora che, con la nuova sessione di bilancio, nel mese di settembre, in quest'Aula si ripristini la dignità del ruolo dell'Assemblea, soprattutto in memoria dei 299 morti. Quello che è stato fatto fino ad oggi, purtroppo, non è sufficiente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nicola. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, oggi il Senato si appresta a convertire un decreto-legge che cerca di dare risposta ai problemi drammatici delle centinaia di migliaia di terremotati che in quattro Regioni d'Italia hanno perso case, aziende, interi paesi e purtroppo anche i loro familiari. Ebbene, alle vittime innocenti che da Amatrice a Rigopiano hanno perso le loro vite va innanzitutto il nostro pensiero; vittime di una calamità imprevedibile, certo, ma anche dell'inettitudine di chi, alla testa di amministrazioni locali e regionali, avrebbe dovuto mettere in campo tutte le misure necessarie di prevenzione dei rischi. Queste perdite e questi lutti chiamano il Parlamento a un impegno rinnovato e solenne per convertire questo decreto-legge, ma soprattutto per aprire una pagina nuova sul fronte delle catastrofi naturali, e del terremoto in particolare, iniziando a creare le premesse per indirizzi di effettivo cambiamento che non ci impegnino solo a fronteggiare in emergenza i disastri, ma anche e soprattutto a prevenire e ad eliminare i rischi. Il decreto-legge che stiamo esaminando, proposto dal Governo Gentiloni Silveri, era costituito, come è noto, di soli due articoli e ci chiedeva, in pratica, di disciplinare proroghe e sospensioni di natura tributaria e contributiva, compresa la sospensione del pagamento del canone televisivo. Solo questo, insomma, come se per tutto il resto - e il resto sono le condizioni drammatiche in cui vivono le 50.157 persone assistite negli alberghi e in altri alloggi di fortuna - non ci fosse l'urgenza di mettere in campo misure di carattere straordinario davvero in grado di avviare una ricostruzione tempestiva ed efficace dei territori colpiti. Con una risposta di straordinario impegno e generosità, la nuova maggioranza di Governo e le altre forze politiche, attraverso la Commissione speciale, hanno fortunatamente allargato lo spettro dei problemi affrontati nel decreto-legge mettendo mano a tantissime delle urgenze dettate dalla situazione disastrosa delle zone calamitate. E così, attraverso i 42 emendamenti approvati che hanno toccato ben 30 - ripeto: 30 - nuove e diverse tematiche, sono state varate misure che, tra le altre cose, prorogano la struttura commissariale e lo stato di emergenza, il pagamento di tasse e tributi; prorogano mutui e indennità a favore dei sindaci, scadenze IRPEF e IRES; prorogano la cassa integrazione; accelerano insomma davvero la ricostruzione. Ricordo anche l'avvio di soluzione che è stato dato alla questione degli sgravi concessi alle aziende colpite dal terremoto di L'Aquila del 2009, dalla Unione europea considerati aiuti di Stato a causa delle inadempienze burocratiche dei passati Governi. Ma non è solo questa l'eredità che ci hanno lasciato il Governo Gentiloni Silveri e quello dei suoi predecessori. Se vogliamo davvero fare qualcosa di importante su questo fronte, dobbiamo voltare pagina e ricordarci che l'Italia è un Paese ad elevato rischio sismico e che occorre focalizzare l'attenzione sull'urgenza della prevenzione. Qualche dato: nel 2016 la rete sismica nazionale ha registrato oltre 53.000 terremoti contro una media annua di circa 20.000; dal 2000 oggi l'INGV ha registrato 39 terremoti di magnitudo superiore a 5 gradi, di cui 10 tra il 2016 e il 2017. E il futuro, purtroppo, non promette niente di buono. Ebbene, cosa stiamo facendo noi di concreto per la prevenzione? Per esempio sappiamo, dato che le statistiche sono impietose, che la gran parte degli edifici scolastici italiani è a rischio (ben l'80 per cento è privo dei necessari requisiti) e che in alcune Regioni la situazione è ancora peggiore: ad esempio in Abruzzo, su 417 edifici scolastici che avevano regolarmente riaperto lo scorso anno ben 391, cioè il 93 per cento, era a rischio sismico, molti con indici di vulnerabilità pari a zero, il peggiore che possa esistere, come l'istituto tecnico Luigi di Savoia di Chieti oppure l'istituto di istruzione superiore Amedeo d'Aosta di L'Aquila. Tutto questo - lo ripeto - in Abruzzo, Regione dei terremoti per eccellenza; lo stesso Abruzzo dove l'esposizione a rischio è massima e indiscriminata, come è successo nel caso dell'albergo di Rigopiano, dove, in occasione dei terremoti di gennaio del 2017 sono morte inutilmente le persone che sapete. Sarebbe bastato che la Regione avesse messo in campo la necessaria carta delle valanghe per evitare la catastrofe, impedendo l'apertura di quella struttura in periodo invernale. Per queste inadempienze sono oggi indagati per omicidio, lesione e disastro colposo i tre Presidenti di Regione che si sono susseguiti nell'ultimo decennio: Ottaviano Del Turco, Gianni Chiodi e Luciano D'Alfonso, senatore governatore presente in quest'Aula, sebbene in una situazione di acclarata incompatibilità. Ebbene - dicevo - cosa facciamo noi davanti a questa situazione? Da qui ai prossimi venti anni metteremo in campo circa 40 miliardi di investimenti, sono stati stanziati circa 40 miliardi. Dobbiamo capire quello che è successo negli ultimi anni, come sono state impiegate queste risorse e soprattutto prevenire, prevenire e prevenire. È ora che il Parlamento prenda di petto la questione e lo faccia attraverso l'istituzione ad una Commissione d'inchiesta per chiarire anzitutto la situazione di rischio reale nel Paese e avviare un'indagine sull'effettivo impiego di quelle risorse. Soprattutto, però, il tema vero - lo ripeto in quest'Aula e lo griderei ancora più forte - è l'impegno improcrastinabile per la prevenzione e la mitigazione del rischio, senza dimenticare a questo punto un'adeguata messa a fuoco per una politica degli incentivi per interventi di adeguamento e consolidamento antisismico degli edifici pubblici e privati su tutto il territorio nazionale. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE.