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nel parere si osservava altresì che "Il Piano Regolatore Generale condiziona la nuova costruzione delle attrezzature di servizio all'agricoltura in territorio rurale al fatto che supportino direttamente il ciclo produttivo delle aziende del territorio, condizione che non viene riscontrata nel caso del progetto di cui sopra trattandosi piuttosto di attività commerciale attinente all'hobbistica e al tempo libero più che alla produzione agricola"; inoltre nella medesima delibera la Provincia richiedeva di verificare se esistessero "le condizioni per una diversa localizzazione" in cui realizzare la sede del consorzio, optando per un territorio "meno delicato dal punto di vista ambientale e paesaggistico e preferibilmente in zona produttiva o commerciale"; acquisito il parere negativo da parte della Provincia, il Comune di Rubiera, dati i vincoli paesaggistici elencati si rivolgeva alla Sovrintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia; con nota prot. 8821 del 31 maggio 2013, contraddicendo il parere espresso dalla Giunta provinciale di Reggio Emilia, la Sovrintendenza esprimeva parere favorevole e, ignorando di fatto i vincoli citati, definiva l'intervento come compatibile con il contesto paesaggistico di riferimento ponendo una serie di condizioni relative alla sua realizzazione; a giugno 2014 la Provincia con la delibera n. 111 escludeva, ai sensi del comma 4 dell'art. 12 del decreto legislativo n. 152 del 2006, il progetto dalla valutazione ambientale strategica (VAS) di cui agli articoli da 13 a 18 del decreto legislativo n. 152 del 2006, in quanto affermava: "gli interventi previsti non determinano impatti significativi negativi sull'ambiente, a condizione che siano rispettate una serie di prescrizioni"; considerato che, a parere degli interroganti: la realizzazione del progetto aumenterebbe in modo eccessivo le cubature di superficie costruita in una zona di particolare pregio paesaggistico e di notevole interesse pubblico quale quella del parco del fiume Secchia; in tutta la zona non vi è altro edificio che per caratteristiche, dimensioni e peculiarità estetiche possa essere paragonato a quello in oggetto, per cui l'intervento risulterebbe avulso dal contesto e la realizzazione impatterebbe in modo invasivo sul paesaggio, stravolgendone profondamente le caratteristiche e precludendone la fruizione; la nuova sede troverebbe una collocazione sicuramente più adeguata e molto meno impattante in termini di consumo di suolo nell'area in cui già sorge il Consorzio agrario di Campogalliano, che ha un'ampia disponibilità di edifici per ospitare la nuova sede; i cittadini che abitano in quest'area hanno più volte espresso contrarietà alla realizzazione del progetto manifestando il loro dissenso anche costituendo il comitato "Spostiamo il consorzio", che ha provveduto a una raccolta firme depositate in Comune. L'edificio progettato per la sede del consorzio sarebbe infatti adiacente a una pista ciclabile, di fianco a canali e torrenti e adiacente a un'area residenziale; oltre ai vincoli descritti, il terreno su cui il progetto dovrebbe essere realizzato ha una conformazione tale per cui la realizzazione sarebbe ostacolata tanto dall'accesso dei mezzi quanto dalla mancanza di spazio, qualora ci fosse la necessità di ampliare gli edifici; il progetto prevede, inoltre, lo stoccaggio di cereali nonché un'area commerciale che andrà a incidere negativamente sulle attività commerciali presenti sul territorio. Inoltre, all'interno della struttura dovrebbe svolgersi attività di vendita e conservazione di fitofarmaci incompatibile con i vincoli presenti sull'area; considerato altresì che: la costruzione ex novo sull'area richiesta occuperebbe 20.000 metri quadri di terreno ad alta vocazione agricola, precludendone definitivamente l'utilizzo; risulta agli interroganti che non sia stato effettuato alcuno studio di fattibilità; si stima che la realizzazione su quest'area avrà tra i suoi effetti anche un notevole aumento del traffico dei mezzi pesanti e agricoli sulla viabilità ordinaria della zona in un comune come Rubiera, già fortemente vessato da traffico e inquinamento, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare per garantire che siano rispettati i vincoli paesaggistici e di tutela previsti ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004; quali siano le motivazioni e i criteri in base ai quali la Sovrintendenza abbia ritenuto di esprimere parere favorevole alla realizzazione del progetto, senza tenere conto dei vincoli paesaggistici e di tutela insistenti sul territorio, nonché del parere negativo espresso dalla Provincia di Reggio Emilia; quali siano le ragioni per cui la Giunta della Provincia di Reggio Emilia abbia escluso il progetto dalla valutazione ambientale strategica. Atto n. 4-00817 LAFORGIA DE PETRIS ERRANI GRASSO Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: il quotidiano "la Repubblica", edizione di Milano, di lunedì 5 novembre 2018, riporta la notizia della chiusura, prevista entro la metà di novembre, del centro di accoglienza straordinaria di via Corelli a Milano, al fine di eseguire dei lavori per trasformare la struttura in Cie, centro di identificazione ed espulsione; nel 2013, dopo un incendio, proteste e sommosse, l'allora Cie venne chiuso; ad oggi l' hub ospita circa 420 profughi ed è la realtà in cui circa 80 persone lavorano per rendere quel centro il luogo dell'integrazione; appare del tutto evidente che, qualora il centro di accoglienza dovesse chiudere, le 420 persone si troverebbero senza un luogo dove poter essere ospitate, poiché cambierà la destinazione d'uso del luogo che verrà adibito all'identificazione ed all'espulsione, e questo ricadrebbe interamente sull'amministrazione comunale; la chiusura del centro di accoglienza di via Corelli è una scelta politica del Ministro dell'interno, nonché ex consigliere comunale della città di Milano; l'amministrazione comunale necessiterebbe, per far fronte all'emergenza abitativa e di accoglienza, di ulteriori costruzioni e, laddove non vi fosse più la necessità di avere un centro di accoglienza straordinaria, il plesso potrebbe essere adibito a luoghi deputati alla residenza temporanea per senzatetto o altre emergenze abitative, si chiede di sapere: come il Ministro dell'interno intenda sistemare 420 esseri umani e perché voglia smantellare i centri di accoglienza; se pensi che la struttura di via Corelli a Milano possa essere messa a disposizione delle varie emergenze abitative che la città presenta; come il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda tutelare 80 dipendenti che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, a causa non di una crisi economica o di una delocalizzazione, ma di una scelta politica.