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Introduzione dell'articolo 317- ter del codice civile, concernente il diritto di visita dei nonni. Onorevoli Senatori. – La società familiare è una realtà estremamente mutevole che risente, forse più di ogni altra formazione sociale, dei cambiamenti di costume, dei rapporti sociali e politici e delle trasformazioni che hanno caratterizzato i rapporti personali nella attuale fase storica. Il modello antropologico, che più aiuta a comprendere il senso della famiglia, considera la persona umana come un soggetto eminentemente relazionale, aperto alla dialettica comunicativa, bisognoso di conferme dall'esterno per sentirsi accettato nella sua singolarità, capace di trasformare la propria e altrui fragilità in una costante chiamata alla solidarietà. Al centro della famiglia non c'è la persona nella sua singolarità, ma la dinamica relazionale che mette ogni persona in rapporto con le altre, secondo una logica che vede ognuno portatore di bisogni e ne fa un soggetto responsabilmente capace di soddisfare i bisogni altrui. Il concetto di rete familiare, in cui ciascuno crea continuamente legami con gli altri per scambiare con loro risorse di ogni tipo, è quello che meglio aiuta a rappresentare la vitalità interna di una famiglia, intesa come unità generatrice di rapporti interpersonali. La reciprocità dei rapporti familiari definisce l'essenza relazionale della famiglia: non c'è padre senza madre; non ci sono genitori senza figli; non ci sono nonni senza nipoti; i figli possono essere nello stesso tempo genitori. Ogni rapporto specificamente familiare rimanda a un altro rapporto simmetrico all'interno dello stesso nucleo. È come se ciascuno fosse legato con un doppio vincolo agli altri e questi legami fossero indelebili, destinati a durare per sempre: non si cessa mai di essere figli o genitori, nipoti o fratelli. Anche se il vincolo della coppia generante – marito e moglie – può spezzarsi, il loro rapporto rispetto ai figli permane: pur separati resteranno per sempre i genitori di qualcuno, i nonni di qualcuno, i fratelli di qualcuno. La solidità strutturale di questi legami contrasta e a volte sembra stridere con un contesto sociale in cui la labilità dei vincoli e la loro solubilità appaiono all'ordine del giorno. I legami deboli sono una delle connotazioni più profonde del senso di smarrimento con cui molte persone affrontano o hanno paura di affrontare la loro vita. In famiglia la vita affettiva si sostanzia nella dimensione etica che scaturisce dalla cura reciproca, da quel senso di responsabilità che quando è accantonato, ignorato o calpestato fa dire, sia pure sommessamente, sia di un figlio che di un genitore che sono snaturati e la legge interviene per ricordare agli uni e agli altri gli obblighi reciproci. L'etica della cura in famiglia si basa sulla realtà oggettiva del vincolo. La famiglia è anche al centro di battaglie ideologiche che hanno creato una moltiplicazione dei modelli in cui si esprime e si realizza il «fare famiglia». Pierpaolo Donati, sociologo della famiglia tra i più attenti ai fondamenti antropologici e alle dinamiche relazionali, vede nella famiglia una relazione sociale piena, che implica tutte le dimensioni dell'esperienza umana, da quelle biologiche a quelle psicologiche, da quelle educative a quelle socio-sanitarie, da quelle giuridiche a quelle economiche, da quelle spirituali a quelle religiose. Anche sotto il profilo dello sviluppo temporale il nucleo familiare va acquistando sempre più spesso una dimensione quadri-generazionale, in cui bisnonni, nonni, genitori e figli condividono esperienze di natura affettiva ed effettiva sempre più intense, anche a partire dalle loro specifiche differenze di competenze, di interessi e di problematicità. Nulla è escluso nel concetto di famiglia, perché nel microcosmo familiare è rappresentato l'universo intero della nostra società. In tal senso va intesa l'espressione che definisce la famiglia una realtà capace di dare la vita, di custodire la vita, di proteggerla e di farla sviluppare in senso reale oltre che metaforico. È il contesto in cui ogni uomo scopre la sua specifica capacità di essere generato e di generare, secondo una catena di eventi che fa di tutte le famiglie un unico tessuto sociale, legato da vincoli di solidarietà. La famiglia ha i suoi tempi, i suoi ritmi e i suoi processi di trasformazione e di adattamento, alcuni capaci di promuoverne meglio lo sviluppo, altri con un carattere più disadattativo che non adattativo. Ci sono processi che rafforzano i vincoli familiari e processi che indeboliscono i legami interni, facendo prevalere l'ottica individualistica su quella relazionale, trasformando le naturali differenze in reciproche diffidenze. Abbandonato il tradizionale modello patriarcale – proprio di società prevalentemente agricole – che comprendeva tutti i discendenti da un comune capostipite e li assoggettava all'indiscussa autorità del pater familias , a seguito dei processi di industrializzazione si afferma il nuovo modello di famiglia cosiddetto «nucleare», ristretta al rapporto tra coniugi e figli e non più retta dall'autorità di un capo, ma dal comune accordo e dall'affetto dei coniugi. E proprio a quest'ultimo modello familiare si ispira la nostra Carta costituzionale negli articoli 29, 30 e 31, che recepiscono, con circa un secolo di ritardo, una trasformazione ormai consolidata a livello sociale, ma del tutto trascurata a livello normativo. Analogo recepimento, sul piano della legislazione ordinaria, si ha solo nel 1975, quando la riforma del diritto di famiglia adegua le disposizioni codicistiche alla mutata coscienza sociale e al nuovo quadro costituzionale di riferimento. La citata riforma, entrata in vigore ormai trent'anni orsono, mostra oggi lacune che è indispensabile colmare, in quanto nel frattempo la comunità familiare ha visto emergere nuove figure di riferimento, che appare indilazionabile fornire di riconoscimento e di tutela giuridici. Ci riferiamo, in particolare, ai nonni (in Italia ogni anno 25.000 di essi vedono pregiudicato o, talora, distrutto il loro rapporto con i nipoti), la cui rinnovata importanza da un punto di vista sociale nasce da un complesso di fattori, che possiamo sintetizzare in tre elementi chiave: l'aumento dell'età media, l'aumento del lavoro femminile e il livello di crisi della famiglia, sempre più esposta a separazioni e a ricostituzioni di vario tenore. I nonni sono infatti le uniche persone che, in alcune fasi critiche della vita dei minori e in certe ore della giornata, hanno tempo per occuparsi concretamente di loro, svolgendo nei loro confronti un ruolo educativo paragonabile a quello dei genitori e divenendo, in questo modo, un importante punto di riferimento, non solo affettivo. In Italia, infatti, solo il 15 per cento dei bambini piccoli va all'asilo nido, il cui costo è spesso incompatibile con il bilancio familiare. Gli altri vanno dai nonni, vero e proprio vantaggio per l'economia del Paese (ammonta a 8 miliardi di euro la cifra che i nonni consentono di risparmiare). Una recente indagine svolta dall'università Bocconi ha evidenziato che le mamme che possono contare sull'aiuto dei nonni hanno il 40 per cento di possibilità in più di conciliare la famiglia con il lavoro.