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l'aeroporto "Antonio Canova" di Treviso Sant'Angelo è un'infrastruttura di importanza strategica per il bacino del Nord-Est del Paese, che negli ultimi anni sta registrando una tendenza incrementale significativa nel transito di passeggeri, configurandosi tra i principali aeroporti italiani e, soprattutto, contribuendo a rendere il "sistema aeroportuale di Venezia" il terzo tra i poli aeroportuali italiani, dopo quelli di Roma (Fiumicino e Ciampino) e di Milano (Malpensa, Linate e Orio al Serio); ENAC, insieme alle società di gestione SAVE e AerTre, ha progettato interventi di sviluppo e potenziamento dello scalo di Treviso, che sono stati sottoposti alla valutazione dalla commissione tecnica per la valutazione ambientale nel 2017, ricevendo parere positivo con prescrizioni; nel 2019 i proponenti hanno presentato un master plan modificato per la pianificazione e l'ottimizzazione al 2030 dell'aeroporto, sul quale si è espressa nuovamente la commissione VIA, fornendo un parere positivo con prescrizioni; come drammatica conseguenza del lockdown , l'aeroporto di Treviso è chiuso dal mese di marzo e l'approvazione del progetto rappresenta un presupposto per la sua riapertura, dato che prevede strutture accessorie migliorative anche in termini di sicurezza; ad oggi risulta che il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, non abbia ancora acconsentito all'approvazione del master plan dell'aeroporto Canova, creando una paradossale e dannosa situazione di stallo; considerato che: l'interruzione imposta dal ministro Costa rappresenta, al momento, l'unico ostacolo all'avvio del progetto e quindi allo sviluppo e all'attuazione delle opere di mitigazione e di miglioramento dei servizi, inclusa la realizzazione di un collegamento ferroviario con la stazione, e sui quali la società SAVE ha dichiarato l'intenzione di investire ingenti risorse, pari a 54 milioni di euro, per lo sviluppo dello scalo anche in chiave di sostenibilità ambientale; la firma in tempi rapidi da parte del ministro Costa consentirebbe l'immediato avvio dei lavori da parte dei proponenti, approfittando dell'attuale periodo di inattività dello scalo e consentendo quindi di limitare al minimo i disagi derivanti dai lavori sull'operatività dell'aeroporto, dando l'opportunità di apertura di nuovi cantieri con evidenti vantaggi alla catena dell'occupazione; un ingiustificato eccesso di burocrazia o una rigida ideologia, a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo forse alla base della mancata firma del master plan da parte del Ministro dell'ambiente, condanna di fatto l'aeroporto di Canova ad una definitiva chiusura, lasciando la provincia di Treviso, la regione Veneto e tutto il bacino economico e produttivo del Nord-Est orfani di un elemento chiave per lo sviluppo del territorio, incluso il settore turistico dell'intera provincia, e soprattutto un danno economico e morale enorme per tutti i lavoratori che a vario titolo ruotano intorno ad essa, impegna il Governo ad attivarsi quanto prima al fine di sbloccare lo stallo relativo al master plan dell'aeroporto "Canova" di Treviso, data la sua importanza strategica in termini di infrastrutture, mobilità e occupazione e soprattutto per il complessivo rilancio economico del territorio, dando prospettive e speranze a milioni di cittadini italiani, profondamente provati dalla crisi economica conseguenza della pandemia. Interrogazioni Atto n. 3-02020 FARAONE CUCCA GARAVINI GINETTI GRIMANI MAGORNO MARINO NENCINI PARENTE SBROLLINI SUDANO VONO Al Ministro della giustizia Premesso che: la vicenda mediatica che ha accompagnato lo svolgimento delle indagini relative alla attività ed al finanziamento della fondazione "Open" presenta contorni molto rilevanti per ciò che attiene al corretto dialogo che si deve realizzare tra sistema di informazione, da una parte, e sistema politico, dall'altra, nonché sull'importanza che riveste il sistema di informazione all'interno di un Paese democratico; le indagini, portate avanti dalla Procura di Firenze a partire dal 2019, hanno coinvolto i vertici della fondazione, tra cui l'avvocato Alberto Bianchi, accusato di traffico di influenze e finanziamento illecito ai partiti, e Marco Carrai, accusato di finanziamento illecito ai partiti, determinando lo svolgimento di perquisizioni molto invasive nei confronti dei soggetti coinvolti; le perquisizioni ordinate dalla Procura durante l'ultima settimana di novembre 2019 si sono svolte in ben 11 città e all'interno delle abitazioni dei soggetti accusati, comprese le sedi di 12 società finanziatrici di Open tra il 2012 e il 2018; alcune perquisizioni, nondimeno, hanno coinvolto anche persone non indagate, ma che avrebbero asseritamene finanziato la fondazione, incluse anche personalità di rilievo ricollegabili a grandi gruppi industriali italiani, connotando l'inchiesta di un forte interesse mediatico; Carrai e Serra, inoltre, a seguito di tali operazioni, nel gennaio 2020 hanno presentato un ricorso contro i sequestri, che non veniva tuttavia accolto dal Tribunale del Riesame di Firenze, il quale giudicava le azioni intraprese come legittime e necessarie, al fine di ricostruire i presunti e sospetti rapporti tra i finanziatori e l'associazione; nell'ordinanza di conferma del sequestro venivano ribadite accuse gravissime nei confronti dei vertici della fondazione: secondo i magistrati, vi sarebbero stati contatti sospetti con diverse società, nonché "trasferimenti di denaro" dissimulatori, e vi sarebbero stati quindi gli estremi per l'ulteriore accusa di finanziamento illecito alla politica, determinati dall'utilizzo di Open quale "articolazione di partito", oltre ad ulteriori reati contestati quali riciclaggio e autoriciclaggio; il risalto mediatico che è corrisposto alle indagini è stato eclatante: i canali media di rilievo nazionale hanno parlato per giorni della vicenda, seguendone gli svolgimenti e gonfiandone i risvolti, minando altresì la credibilità della nascente Italia Viva e dei suoi leader ; considerato che: l'enorme discredito che è emerso dalla vicenda è risultato evidentemente ingiustificato, come dimostrano le ultime risultanze giudiziarie: durante lo scorso settembre, infatti, la Corte di cassazione ha accolto i ricorsi di Carrai e Serra presentati contro il sequestro di documenti e computer avvenuto durante le indagini, annullando di conseguenza il provvedimento di conferma delle perquisizioni emesso dal Tribunale del riesame di Firenze il 19 dicembre 2019; dalle motivazioni dei giudici della sesta sezione penale della Corte di cassazione emerge l'accoglimento di gran parte dei rilievi oggetto dei ricorsi: i magistrati, in particolare, hanno ritenuto non sufficienti le motivazioni addotte da parte dell'accusa e le relative perquisizioni, sostenendo quindi infondata l'equiparazione della fondazione Open ad un'articolazione di partito, dal momento che mancherebbero gli elementi formali che ne avrebbero determinato la strumentalità funzionale e operativa rispetto all'intera organizzazione partitica; considerato inoltre che: alla luce dei rilievi descritti, risulta evidente come l'inchiesta sull'attività svolta dalla fondazione Open, e, in particolare, lo svolgimento dei relativi atti di indagine abbiano avuto un risalto mediatico del tutto eccezionale e sproporzionato;