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Disposizioni per favorire la transazione agevolata delle posizioni classificate come crediti a sofferenza o ad inadempienza probabile. Onorevoli Senatori. – Stando agli ultimi dati di settore, lo stock complessivo di crediti deteriorati, ovvero tutte quelle posizioni di credito per le quali vi sia problematicità nella loro restituzione da parte del debitore, in Italia ha raggiunto, nel 2020, i 340 miliardi di euro e nell'anno appena iniziato tale cifra potrebbe ancora salire e toccare il record storico di 441 miliardi nel 2022. Tale incremento è d'altronde correlato ad alcune scadenze imminenti, tra cui il venir meno delle moratorie fiscali e per i mutui, la ripresa della possibilità di licenziare e la fine della cassa integrazione straordinaria, a cui si aggiungono lo sblocco dei fallimenti e delle esecuzioni, oltre all'entrata in vigore del nuovo codice della crisi di impresa, della nuova definizione di default e del calendar provisioning . A pensarci bene le stime sono ottimistiche, la cifra potrebbe crescere a dismisura se non si interviene subito con interventi straordinari e a largo spettro di azione. Nell'ultimo triennio, spinte dalla pressione imposta dalla normativa europea al fine di ridurre la massa ingente di crediti deteriorati, le banche italiane sono state indotte a cedere massivamente questi crediti a fondi di investimento, in prevalenza, e a operatori specializzati. Ma, stando ai numeri, queste cessioni non sono servite a migliorare la qualità complessiva degli attivi bancari, tanto che oltre un terzo dello stock attuale ancora permane nei loro bilanci. Inoltre tali cessioni massive hanno obbligato i principali istituti di credito a ricapitalizzarsi per un valore che si aggira intorno ai 100 miliardi di euro, costo sopportato dagli azionisti a beneficio di coloro che li hanno acquistati, operatori in larga parte svincolati dalle norme di vigilanza bancaria. A ciò si aggiunga che le perdite, derivanti da queste operazioni, registrate nei bilanci bancari hanno avuto un impatto rilevante anche per l'Erario italiano per effetto della riduzione del reddito imponibile che ne è conseguito. Il problema pertanto non è stato risolto, semmai solo spostato in capo ad altri soggetti, e rischia di raggiungere cifre record aggravato dal venir meno degli effetti inevitabili delle misure di contenimento assunte nell'ultimo anno dal Governo italiano per contenere il persistere della pandemia di COVID-19. L'improvvisa riduzione del reddito disponibile delle famiglie conseguente a queste misure si traduce in una ulteriore difficoltà nel rimborso dei prestiti da parte dei privati. Dal lato delle imprese non va meglio tanto che la brusca contrazione delle vendite, per le chiusure obbligate dalle misure imposte, alla quale non corrisponde una analoga flessione dei costi per l'inelasticità di alcune voci di spesa, peggiora la liquidità di queste aggravandone, in molti casi in modo non recuperabile, la situazione finanziaria. A ciò si aggiunga che i servicer , ai quali tale situazione potrebbe giovare in termini di aumento degli asset gestiti, non sono realisticamente in grado di assorbire in un lasso di tempo breve questa massa di nuovi crediti problematici con conseguente ricaduta negativa per gli investitori e a cascata sui prezzi di mercato applicabili alle nuove cessioni di portafogli a cui dovranno necessariamente ricorrere gli istituti di credito. Ma anche le operazioni di cartolarizzazione perfezionatesi negli ultimi due anni non usciranno indenni dagli effetti dello scenario economico che si preannuncia a breve, soprattutto quelle realizzate con le garanzie pubbliche per le quali la contrazione dei tassi di recupero attesi si tramuterà in aggravio del debito pubblico, in una preoccupante spirale. È necessario, pertanto, attivare misure straordinarie adeguate a realizzare una efficace riduzione di tali partite anomale sia per la stabilità del sistema creditizio italiano che per il rilancio del sistema economico e produttivo nazionale, e soprattutto per la sopravvivenza di moltissime famiglie. Il presente disegno di legge, composto da otto articoli, mira a contenere, se non a risolvere, la problematica proponendo all'articolo 2 la possibilità riconosciuta al debitore di concordare con l'intermediario finanziario, verso cui ha un debito in sofferenza, o classificato come inadempienza probabile (i cosiddetti unlikely to pay – UTP), una transazione stragiudiziale per la restituzione a saldo e stralcio di quanto dovuto versando un importo non inferiore al valore netto di bilancio della propria esposizione. I commi in cui si esplica la norma descrivono nel dettaglio la procedura e le modalità di perfezionamento dell'accordo transattivo. La norma prevede inoltre la possibilità, entro tempistiche precise, che il debitore possa esdebitarsi pagando il medesimo prezzo concordato dal creditore cedente al cessionario. L'importanza di tale disposizione, e soprattutto la sua rilevanza economica e sociale, è facilmente intuibile considerando che questa soluzione eliminerebbe realisticamente il debito invece di spostarne il diritto di pretesa in capo ad altro soggetto. In altri termini il problema viene definitivamente a risolversi. In chiusura vi è un ulteriore comma che prende in considerazione lo specifico caso in cui il credito oggetto di accordo sia stato cartolarizzato in una operazione con garanzia statale sui titoli senior (Gacs) prevedendo che tale garanzia resti valida e efficace e vada ad aumentare la copertura dei crediti residui, nei limiti che il Ministero dell'economia e delle finanze andrà a fissare con apposito decreto. È anche previsto che il creditore non possa rifiutare la proposta qualora l'importo offerto coincida con il valore netto di bilancio dell'esposizione maggiorato del 10 per cento. L'accordo, a pena di nullità, deve prevedere espressamente la rinuncia da parte del creditore al maggior credito e a tutte le garanzie rilasciate dal debitore o da terzi garanti, al fine di garantire un effettivo fresh restart . D'altronde se « la banca di cui sono debitore per 100.000 euro vende il mio debito ad un fondo di investimento che glielo paga 10.000 euro perché non dovrebbe accettare che io le paghi la stessa cifra, o qualcosa in più, per liberarmi da quel debito per il quale la mia banca ha già stabilito di perdere 90.000 euro »? Il disegno di legge istituisce di fatto una forma di remissione del debito che consentirebbe a larga parte del ceto debitorio finanziario, che conta una platea di oltre 11 milioni di individui tra privati ed imprese, di essere riammessi nel circuito del credito, uscire dalla morsa delle esecuzioni immobiliari e far ripartire consumi e investimenti a beneficio del prodotto interno lordo e della ripresa economica del Paese. Si tratterebbe tra l'altro di una misura straordinaria e non più ripetibile, essendo limitata ai soli crediti classificati a sofferenza o unlikely to pay al 31 dicembre 2020, anche per evitare « arbitraggi » comportamentali sia dei creditori che dei debitori, che avrebbe il grande beneficio di rimettere il maggior numero possibile di debitori nella condizione di tornare a produrre reddito, consumare e pagare le tasse. All'articolo 2 è regolamentata espressamente la possibilità di cessione a terzi del credito con diritto in capo al debitore, obbligatoriamente informato dal creditore della offerta di acquisto, di proporre il pagamento del prezzo offerto dal cessionario con ciò esdebitandosi.