[pronunce]

Infatti, ammettere la ripetibilità dei contributi già versati, non solo avrebbe creato sicure difficoltà al concreto funzionamento dell’INPS, esponendolo ad un numero indeterminato di azioni di ripetizione (in modo tale da compromettere addirittura la concreta erogazione ai lavoratori delle provvidenze), ma soprattutto, avrebbe negativamente inciso sulle situazioni contributive già acquisite dai lavoratori in virtù dell’adempimento dell’obbligo contributivo da parte dei datori di lavori nei confronti dell’istituto previdenziale (e ciò in violazione dello stesso principio solidaristico sotteso al sistema assicurativo). A questo riguardo l’interveniente sottolinea che, in base all’art. 20, comma 1, ultima parte, del decreto-legge n. 112 del 2008, le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori al 1° gennaio 2009 non solo restano acquisite alla gestione, ma «conservano la loro efficacia», con ciò intendendosi mantenere a favore dei lavoratori gli effetti derivanti dalla già acquisita posizione contributiva. 4. – E’ intervenuta anche la Metro Italia Cash and Carry s.p.a., che chiede che la questione sia dichiarata non fondata. Preliminarmente, la società sostiene di aver diritto ad intervenire nel presente giudizio di costituzionalità alla luce delle nuove norme integrative per i giudizi davanti a questa Corte approvate con delibera del 7 ottobre 2008, applicabili ratione temporis, e, in particolare, dell’art. 4 di tali norme. Infatti sarebbero pendenti sul territorio nazionale più procedimenti avanti la magistratura del lavoro (in diversi fasi e gradi) aventi ad oggetto la pretesa dell’INPS di ottenere dalla Metro Cash and Carry s.p.a. i contributi volti a finanziare l’indennità economica di malattia, nonostante la società abbia provveduto, per contratto aziendale, ad erogare direttamente ai propri dipendenti assenti per malattia non professionale l’intera retribuzione netta di fatto. In tali giudizi, pertanto, deve trovare applicazione l’art. 20, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008. Nel merito la Metro Cash and Carry s.p.a. sostiene che quella censurata è una norma di interpretazione autentica e, quindi, con effetto retroattivo. Essa, nella parte in cui esclude l’obbligo contributivo per i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo il trattamento economico di malattia e che non avevano adempiuto al predetto obbligo contributivo in epoca precedente all’entrata in vigore della norma non vìola, secondo la società interveniente, l’art. 3, primo comma, della Costituzione. Infatti, come chiarito anche dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 25047 del 2008, con l’art. 20, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008 il legislatore ha esercitato la propria discrezionalità nel delineare gli oneri della contribuzione previdenziale, in attuazione del principio di solidarietà enunciato in materia dalle sezioni unite della Corte di cassazione e confermato da questa Corte con la sentenza n. 47 del 2008 e dalla relazione della Camera dei Deputati al disegno di legge di conversione. Ad avviso della società interveniente, la disciplina dell’esenzione dall’obbligo contributivo dettata dalla disposizione censurata rappresenta un meccanismo non irragionevole (anche se differente dal precedente) di salvaguardia del principio di solidarietà che pervade l’ordinamento. La norma costituisce solo un diverso modo per il legislatore di esercitare la sua discrezionalità, ma resta comunque all’interno dei valori derivanti dal principio solidaristico. 5. – In prossimità dell’udienza pubblica l’INPS, il Presidente del Consiglio dei ministri e la Metro Italia Cash and Carry s.p.a. hanno depositato memorie, ribadendo le conclusioni già assunte nei rispettivi precedenti scritti defensionali. 5.1. – L’INPS, in particolare, ha contestato l’esattezza della qualificazione dell’art. 20, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008 come legge-provvedimento, affermando che esso detta un precetto generale ed astratto che si rivolge a tutti i datori di lavoro e che costituisce un equilibrato contemperamento degli interessi in gioco. Ad avviso dell’istituto previdenziale, inoltre, la norma censurata è rispettosa dell’art. 6 della legge n. 138 del 1943 e dell’interpretazione che di tale norma ha fornito questa Corte nell’ordinanza n. 241 del 2006 e nella sentenza n. 47 del 2008. L’INPS nega, infine, che la disposizione impugnata leda l’art. 3 Cost., considerata l’evidente diversità della situazione in cui versano i soggetti che hanno spontaneamente corrisposto il contributo di malattia rispetto a quelli che hanno contestato il relativo obbligo. 5.2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ribadisce preliminarmente la propria eccezione di inammissibilità per irrilevanza della questione, poiché il suo accoglimento potrebbe condurre esclusivamente ad una declaratoria di illegittimità dell’art. 20 del decreto-legge n. 112 del 2008 nella parte in cui esso impedisce al datore di lavoro adempiente di ripetere dall’INPS quanto già versato a titolo di contribuzione di malattia. Nel merito, l’Avvocatura generale dello Stato afferma che non viola l’art. 3 Cost. il venir meno dell’obbligo di contribuzione a carico del datore di lavoro che si sia accollato il pagamento dell’indennità di malattia, poiché in questa maniera, da un lato, si evita una duplicazione di pagamento e, dall’altro, si salvaguarda la posizione del lavoratore. Né potrebbe ritenersi irragionevole l’esclusione della ripetizione da parte di chi abbia già versato il contributo di malattia, trattandosi di previsione che tiene fermo il comportamento di spontaneo adempimento da parte dei datori di lavoro e consente ai lavoratori di consolidare gli effetti favorevoli derivanti dalla già acquisita posizione contributiva. 5.3. – La Metro Italia Cash and Carry s.p.a. deduce che la questione di costituzionalità sarebbe manifestamente infondata perché il rimettente ha motivato l’illegittimità del precetto che fa venir meno, con effetto retroattivo, l’obbligo contributivo, con la constatazione che è esclusa la ripetizione dei contributi già versati da parte dei datori di lavoro che abbiano a suo tempo adempiuto all’obbligo contributivo, argomentazione che non ha alcuna correlazione con la disposizione censurata. La società contesta, poi, la qualificazione dell’art. 20, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008 come legge-provvedimento, posto che esso si applica a tutti i datori di lavoro. La Metro Italia Cash and Carry s.p.a. ribadisce, infine, che la norma censurata rappresenta un ragionevole esercizio della discrezionalità di cui gode il legislatore nella definizione degli oneri della contribuzione previdenziale.1.