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E conclude che « la clausola di riserva a favore dell'applicazione dell'articolo 434 del codice penale, inserita formalmente nel solo testo dell'articolo 452- quater , deve ritenersi operante anche in riferimento alla previsione dell'articolo 452- bis , norma che, pertanto, non è applicabile ai processi in corso di celebrazione per fatti di disastro ambientale, commessi prima della sua entrata in vigore » (così, da ultimo, la sentenza della Corte di cassazione n. 10504 del 23 marzo 2020). Sorge, a questo punto, una domanda: con una norma come il nuovo articolo 452- quater , la Cassazione non continuerà a sostenere che gli eventi ivi indicati come disastro si sono comunque realizzati non oltre il momento in cui ebbero fine le immissioni delle polveri e dei residui della lavorazione dell'amianto, perché in quel momento si era ormai determinata e completata per accumulo e progressivo incessante incremento la disastrosa contaminazione dell'ambiente lavorativo e del territorio circostante, ovvero, per dirla con il nuovo articolo 452- quater , si erano ormai determinate le alterazioni dell'equilibrio dell'ecosistema o l'offesa alla pubblica incolumità? Più che mai impellente è un'interpretazione autentica degli articoli 434, 449 e 452- quater del codice penale, volta a chiarire, in linea con la logica profonda che ispirò la giurisprudenza del passato, e segnatamente la sentenza n. 4675 del 6 febbraio 2007 sul petrolchimico di Porto Marghera, che « il disastro ambientale di cui all'articolo 452- quater del codice penale, s'intende consumato sino a che non ne cessino gli effetti lesivi o pericolosi per l'ambiente o per le persone ». E ciò anche per scongiurare l'irragionevolezza di un sistema normativo che non annette valore, ai fini del decorso del termine di prescrizione, alla tardiva scoperta di un evento lesivo verificatosi molto lontano nel tempo. Tipica l'ipotesi dell'evento o del danno occulto, ovvero la situazione in cui l'evento lesivo si è compiutamente già realizzato nella sua massima estensione, ma è stato o è rimasto nascosto agli inquirenti. Né si trascuri – come pure ammette la Corte di cassazione con la sentenza n. 48548 del 24 ottobre 2018 – « il caso del danno “lungo-latente”, cui si riferiscono, in ambito civile e agli effetti del risarcimento, la Corte europea dei diritti dell'uomo (EDU) con la sentenza n. 52067 dell'11 marzo 2014, Howald Moor e altri contro la Svizzera (relativa al caso di operaio, deceduto nel 2005, che nel maggio 2004 aveva appreso di essere affetto da un mesotelioma pleurico maligno per essere stato esposto all'amianto negli anni 1960-1970 in ambiente di lavoro), e la giurisprudenza civile di legittimità in tema di esordio della prescrizione ai sensi dell'articolo 2947 del codice civile, in linea con la posizione della Corte di Strasburgo in merito alla decorrenza del termine prescrizionale dalla manifestazione del danno in tutte le sue componenti nei casi in cui si riscontra un significativo scollamento temporale tra l'insorgenza del pregiudizio e la condotta che lo cagiona (vedi ad esempio la sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione civile n. 23763 del 14 novembre 2011, e n. 27337 del 18 novembre 2008) ».. 1 1 Alla legge 27 marzo 1992, n. 257, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1 è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 2-bis. La presente legge, fatta eccezione per l'articolo 13, si applica anche alla fluoro-edenite »; b all'articolo 2: 1 al comma 1, lettera a) , le parole: « 23 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277 » sono sostituite dalle seguenti: « 247 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 »; 2 al comma 1, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente: « c-bis) valutazione del rischio: attività svolta dall'organo di vigilanza, a seguito delle comunicazioni di cui all'articolo 12, volta ad accertare la presenza di fibre di amianto, del grado di nocività e del grado di rischio del materiale rinvenuto. Al termine di tale attività, l'organo di vigilanza può disporre la modifica del piano di lavoro e prevedere specifiche attività di intervento necessarie al perseguimento delle finalità di cui all'articolo 1, comma 1 »; c l'articolo 9 è sostituito dal seguente: « Art. 9. – (Controllo sulle dispersioni causate dai processi di lavorazione e sulle operazioni di smaltimento e bonifica) – 1 . Per la realizzazione delle finalità previste dall'articolo 1, comma 1, i proprietari degli immobili, nonché i locatori, i concedenti in uso a qualsiasi titolo o in locazione finanziaria devono comunicare alle aziende sanitarie locali i dati relativi alla presenza di materiali contenenti amianto friabile o comunque dai quali è probabile che si disperdano fibre di amianto. Nel caso di edifici o beni di proprietà pubblica, l'obbligo grava sul soggetto che ha la disponibilità giuridica dei locali o dei beni in cui sono presenti i materiali contenenti amianto. In caso di proprietà condominiale l'obbligo ricade in capo all'amministratore di condominio per le parti comuni. 2 . Le imprese che utilizzano amianto, direttamente o indirettamente, nei processi produttivi, o che svolgono attività di smaltimento o di bonifica dell'amianto, o che svolgono la propria attività in stabilimenti o altri luoghi in cui siano presenti materiali contenenti amianto friabile o comunque dai quali è probabile che si disperdano fibre di amianto, devono inviare annualmente alle regioni, alle province autonome di Trento e di Bolzano e alle aziende sanitarie locali, nel cui ambito di competenza sono situati gli stabilimenti o si svolgono le attività dell'impresa, una relazione che indichi: a) i tipi e i quantitativi di amianto utilizzati o comunque presenti e dei rifiuti di amianto che sono oggetto dell'attività di smaltimento o di bonifica; b) le attività svolte, i procedimenti applicati, il numero e i dati anagrafici degli addetti, il carattere e la durata delle loro attività e le esposizioni dell'amianto alle quali sono stati sottoposti; c) le caratteristiche degli eventuali prodotti contenenti amianto; d) le misure adottate o in via di adozione ai fini della tutela della salute dei lavoratori e della tutela dell'ambiente. 3 . Gli organi di vigilanza in materia di tutela dell'ambiente e quelli in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nell'ambito delle rispettive competenze, d'ufficio o entro sessanta giorni dalla comunicazione ricevuta da cittadini, associazioni o altre pubbliche amministrazioni, nonché dai soggetti di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo, previa ispezione dei luoghi, procedono alla valutazione del rischio così come definita all'articolo 1, comma 1, lettera a), numero 2), della presente legge, derivante dalla presenza di materiali contenenti amianto friabile o comunque materiali dai quali è probabile che si disperdano fibre di amianto. 4 .