[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito della deliberazione della Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Veneto, del 22 aprile 2015, n. 227, promosso dalla Regione Veneto, con ricorso notificato il 22 giugno 2015, depositato in cancelleria il 30 giugno 2015 ed iscritto al n. 5 del registro conflitti tra enti 2015. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'8 novembre 2016 il Giudice relatore Augusto Antonio Barbera; uditi l'avvocato Luigi Manzi per la Regione Veneto e l'avvocato dello Stato Pio Giovanni Marrone per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- La Regione Veneto, con ricorso notificato il 22 giugno 2015, depositato il 30 giugno 2015 e iscritto al n. 5 del registro conflitti tra enti 2015, ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione alla deliberazione della Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Veneto, del 22 aprile 2015, n. 227, e di quelle presupposte ed eventualmente adottate medio tempore, con cui è stata dichiarata l'irregolarità dei rendiconti presentati dai gruppi consiliari regionali per l'esercizio finanziario 2014. Secondo la ricorrente la deliberazione sarebbe lesiva degli articoli 5, 100, 113, 114, 117, 118, 119, 121, 122 e 123 della Costituzione, in relazione all'autonomia istituzionale, legislativa, amministrativa, contabile e statutaria della Regione Veneto; del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213; dell'autonomia costituzionale e statutaria del Consiglio regionale e dei gruppi consiliari, secondo quanto disposto dallo statuto regionale del Veneto approvato con legge regionale 17 aprile 2012, n. 1; nonché del principio di leale collaborazione. 1.1.- La ricorrente premette che il giudizio in corso costituirebbe lo sviluppo di una vicenda che attiene alla contestazione delle irregolarità nella rendicontazione dei gruppi consiliari regionali, ai sensi dell'art. 1, commi 9, 10, 11 e 12, del decreto-legge n. 174 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 213 del 2012, già portata all'attenzione della Corte costituzionale e decisa in sede di giudizio incidentale di legittimità costituzionale con la sentenza n. 39 del 2014 e in sede di conflitto di attribuzioni con la sentenza n. 130 del 2014. 1.2.- Prosegue la ricorrente, che con la sentenza n. 39 del 2014, la Corte costituzionale avrebbe evidenziato che il sindacato della Corte dei conti sulle spese dei gruppi consiliari assume come parametro la conformità del rendiconto al modello predisposto in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, e «deve pertanto ritenersi documentale, non potendo addentrarsi nel merito delle scelte discrezionali rimesse all'autonomia politica dei gruppi». Con la sentenza n. 130 del 2014, la Corte avrebbe inoltre riconosciuto che il comma 11 dell'art. 1 «attribuisce alla sezione regionale di controllo un giudizio di conformità dei rendiconti medesimi alle prescrizioni dettate dall'art. 1, e quindi ai criteri contenuti nelle linee guida. Il dettato normativo configura dunque il potere di controllo in esame come condizionato alla previa individuazione dei criteri per il suo esercizio e ciò sull'evidente presupposto della loro indispensabilità». 1.3.- Secondo la ricorrente, la Corte costituzionale, nella sentenza n. 1130 del 1988 avrebbe definito i gruppi consiliari «organi del Consiglio regionale, caratterizzati da una peculiare autonomia e determinanti per il funzionamento e l'attività dell'assemblea». Data l'ampia discrezionalità circa la valutazione delle esigenze obiettive proprie dei gruppi consiliari rimessa ai consigli regionali, la Corte costituzionale potrebbe «sindacare ed, eventualmente, dichiarare incostituzionali, unicamente le decisioni di spesa manifestamente irragionevoli o arbitrarie». 1.4.- Fatte queste premesse, la ricorrente lamenta l'illegittimità della delibera impugnata per interferenza e menomazione delle competenze costituzionalmente riservate al Consiglio regionale. La delibera impugnata applicherebbe criteri diversi e ulteriori rispetto a quelli deliberati in sede di Conferenza Stato-Regioni, esigendo una documentazione non richiesta ed esercitando un tipo di controllo che non sarebbe né previsto né consentito dalla legge e comunque contrario all'autonomia costituzionalmente garantita al Consiglio regionale e alle sue necessarie articolazioni interne: dunque, la sezione di controllo avrebbe esercitato un controllo autonomo «di legittimità e di merito» sulle singole spese risultanti dai rendiconti medesimi, in oggettiva «carenza di potere». 1.5.- Per suffragare simile posizione la ricorrente richiama la sentenza della Corte dei Conti, sezioni riunite in sede giurisdizionale in speciale composizione del 25 giugno 2014, n. 29, che espliciterebbe come il controllo sull'inerenza della spesa non possa travalicare in controllo sul merito della stessa, riservato al Presidente di ciascun gruppo. Il controllo assegnato alla Corte dei conti dovrebbe risolversi in un controllo di conformità, non tanto delle spese ma «del rendiconto al modello deliberato in sede di Conferenza permanente». Per non sindacare il merito, il controllo sull'inerenza dovrebbe attenersi al «limite esterno costituito dalla irragionevole non rispondenza ai fini istituzionali», potendosi valutare la spesa solo «laddove essa risulti incongrua, illogica e irrazionale in ragione dei mezzi predisposti rispetto ai fini che s'intende perseguire». 1.6.- Il travalicamento del sindacato di merito sarebbe palese per quel che riguarda una serie di spese richiamate dalla ricorrente, quali le spese defensionali, per il personale, per convegni, studi e seminari, al cui interno sono riconducibili anche le spese per la redazione, stampa, pubblicazione e comunicazione via web. 1.7.- Conclude, quindi, la ricorrente per l'annullamento della deliberazione impugnata e, ove occorra, degli atti presupposti e di quelli eventualmente adottati medio tempore, e per la dichiarazione che non spettasse allo Stato, e per esso alla Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Veneto, adottare la deliberazione n. 227 del 22 aprile 2015, che dichiara l'irregolare rendicontazione delle spese di alcuni gruppi consiliari della Regione Veneto per l'esercizio finanziario 2014.