[resaula]

gli archivi non hanno però restituito traccia, finora, né della declaratoria che avrebbe inserito ufficialmente l'ascia di Kyniskos tra gli oggetti ritenuti d'interesse storico-artistico, né qualsivoglia autorizzazione all'esportazione; si ignora se il trasferimento del reperto fuori dai confini del Regno d'Italia sia avvenuto in violazione della legge n. 286 del 1871 che, nel mantenere in vigore la normativa preunitaria, statuiva inalienabilità e indivisibilità delle collezioni d'arte, o se invece Torquato Castellani disponesse di un regolare permesso di esportazione; considerato inoltre che il British museum riconosce la provenienza dall'Italia dell'ascia-martello di Kyniskos, e da qualche anno ne segnala correttamente in didascalia l'origine calabrese, mentre in precedenza, per errore, l'attribuiva alla Campania, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia richiesto al British museum l'ostensione del permesso di esportazione, in assenza del quale l'oggetto non può essere uscito legalmente dal nostro Paese per entrare in Gran Bretagna, o se sia comunque a conoscenza dell'esistenza di detto permesso; se siano in corso e, nel caso, quale sia ad oggi lo stato delle eventuali trattative con il British museum per l'auspicato prestito del reperto, che consentirebbe ai cittadini italiani di goderne, sia pure temporaneamente, esponendolo nel museo archeologico nazionale di Sibari, presunta "patria" dell'ascia; se abbia contezza di quanti reperti archeologici e opere d'arte di varia tipologia e cronologia, di provenienza dubbia o illegale, ma ragionevolmente trafugate dall'Italia, siano ancora presenti nelle collezioni del British museum e degli altri istituti britannici; se non ritenga opportuno avviare un sistematico programma di sollecitazioni alla restituzione nei confronti dei grandi musei britannici ed esteri in genere, condotte facendo leva sui principi etici ai quali le istituzioni museali internazionali dovrebbero ispirarsi a prescindere dalla data-limite rappresentata dalla Convenzione Unesco del 1970. Atto n. 3-01289 MALAN Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: sul quotidiano "La Stampa" di martedì 17 dicembre 2019 è apparso un articolo intitolato "Un'alleanza tra gli enti locali per il futuro delle autostrade - L'idea del polo pubblico da affiancare al gruppo Gavio nella gestione di tangenziale, A5, A21 e A32"; secondo tale articolo sarebbe stato raggiunto un accordo in base al quale la Città metropolitana di Torino accetterà la proposta formulata da ASTM (gruppo Gavio) di acquistare la quota della città stessa in ATIVA, in cambio di un pacchetto di azioni nella nuova società che, se vincerà la procedura di gara, gestirà il sistema tangenziale e la A21 Torino-Piacenza; se quanto riportato corrispondesse al vero , la vendita da parte di della Città metropolitana delle quote di ATIVA avverrebbe senza alcuna procedura ad evidenza pubblica, quando elementari norme di equità e concorrenza la imporrebbero; il Consiglio di Stato ha infatti appena annullato la vendita delle azioni SITAF ad ANAS, sebbene fatta nei confronti di un soggetto pubblico, proprio perché effettuata senza gara: Città metropolitana e Comune di Torino hanno l'obbligo di vendere le proprie quote attraverso gara; la Città metropolitana avrebbe dunque scelto di associarsi al gruppo Gavio (operatore privato), titolare di una concessione scaduta, già a suo tempo data senza nessuna procedura ad evidenza pubblica; ciò rischia di falsare lo svolgimento della gara pubblica in corso per l'assegnazione della nuova concessione relativa alla A21 Torino-Piacenza, della tangenziale di Torino e della A5, offrendo a questo concorrente privato un notevole vantaggio competitivo rispetto agli altri concorrenti; ma il patto, secondo l'articolo, non si fermerebbe qui, poiché ci sarebbe anche un accordo per evitare la vendita delle quote della Città metropolitana in SITAF; a causa della "legge Madia" (legge n. 124 del 2015), il Comune di Torino e la a Provincia erano obbligati a vendere le loro quote in SITAF e, al fine di non deprezzare tali partecipazioni e contemporaneamente mantenere la maggioranza nelle mani pubbliche, vendettero ad ANAS le proprie quote con l'intento di mettere sul mercato il 51 per cento (se avessero venduto le loro quote direttamente sul mercato si sarebbero deprezzate essendo di minoranza); come detto sopra, il Consiglio di Stato ha annullato tale vendita e ordinato a Comune e Provincia di vendere le quote attraverso un procedura ad evidenza pubblica; ora parrebbe che la Città metropolitana (ex Provincia) intenderebbe non vendere le proprie quote (anche se in contrasto con il dispositivo di ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato), mentre il Comune di Torino, che deve restituire ad ANAS il corrispettivo incassato dalla vendita, essendo in difficoltà di bilancio, rimane obbligato a vendere, e lo deve fare entro la metà di febbraio 2020; considerato che: se il Comune di Torino mette in vendita il proprio 10 per cento di SITAF separatamente da ANAS (che aveva acquistato quote con lo scopo di mantenere unite le quote pubbliche) e Città metropolitana (ossia senza vendere il pacchetto di maggioranza), difficilmente riuscirà a trovare molto interesse sul mercato (una quota del 10 per cento in una società non quotata non è molto appetibile), mentre ci sarebbe l'interesse di un solo soggetto, il gruppo Gavio, che già detiene il 48 per cento di SITAF e con le quote del Comune andrebbe in maggioranza assoluta; questo creerebbe un duplice danno; le quote del Comune sarebbero infatti svalutate in quanto poco appetibili per il mercato e finirebbero per essere cedute ad un prezzo molto ridotto al gruppo Gavio, che così otterrebbe la maggioranza assoluta di SITAF ad un prezzo basso; le restanti quote, nelle mani di ANAS e Provincia, non potendo più in alcun modo raggiungere le posizioni di maggioranza, si deprezzerebbero causando un forte depauperamento del bene pubblico; le operazioni che la Città metropolitana di Torino sta mettendo in atto, oltre a favorire un gruppo privato alterando la concorrenza, in particolare rispetto alla procedura in atto per l'assegnazione di gran parte delle concessioni stradali piemontesi, causerebbe un evidente danno all'erario, in particolare all'ANAS, ora parte di Ferrovie dello Stato italiane SpA direttamente controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, nonché nell'acquisizione della maggioranza in SITAF, si chiede di sapere: quali provvedimenti il Ministro dell'economia e delle finanze intenda adottare a tutela degli interessi di Ferrovie dello Stato-ANAS; quali provvedimenti il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti intenda adottare a tutela della concorrenza nell'ambito delle concessioni autostradali, in particolare per quanto riguarda la procedura competitiva in atto per l'assegnazione della nuova concessione relativa alla A21 Torino-Piacenza, della tangenziale di Torino e della A5.