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Prego, senatore Lorefice. LOREFICE (M5S) . Signor Presidente, torniamo al tema. In rappresentanza del Gruppo MoVimento 5 Stelle, sono qui a ringraziarla, presidente Conte, per averci confermato con le sue comunicazioni e dichiarazioni che l'Italia sosterrà al Consiglio europeo straordinario di domani una posizione ferma e coraggiosa - lo sottolineo - e soprattutto coerente. Come ha già dimostrato in precedenza, lei rispetta i contenuti delle risoluzioni del Parlamento: e pertanto ringraziandola nuovamente per la sua coerenza, invito tutti - Governo e Parlamento - a lavorare compatti perché l'obiettivo è comune e le divisioni non ci servono. Ho apprezzato anche le parole di oggi dell'altro Matteo (mi riferisco a Matteo Renzi), che ha giustamente riconosciuto che su temi così importanti, come quelli europei, non vi è alcuna divisione e lei rappresenta appieno l'Italia. (Applausi dal Gruppo M5S) . Che dire? Ringrazio anche i colleghi di Italia Viva - P.S.I., del Partito Democratico, del Gruppo Per le autonomie e di Liberi e Uguali, che hanno lavorato alacremente in questi giorni per collazionare una proposta di risoluzione che contiene in maniera precisa le richieste della Camera alta, il Senato. Non scordiamoci di sedere in questo ramo del Parlamento in rappresentanza del popolo italiano. Tornando a noi, tutti sostengono a parole la necessità di un'Europa capace di affrontare le grandi sfide del futuro. Abbiamo parlato di riconversione verde, innovazione, ricerca, rivoluzione digitale, sicurezza e immigrazione: poi però, quando si arriva ai fatti e a mettere mano al portafogli, sono in pochi ad agire di conseguenza. Se il Quadro finanziario pluriennale per il prossimo settennato non verrà approvato entro giugno (i tempi sono quindi abbastanza stretti), gli ambiziosi programmi dell'Agenda europea salteranno per mancanza di risorse. Siamo consapevoli del poco tempo a disposizione, ma siamo sicuri che lei, presidente Conte, lavorerà con la massima attenzione e saprà utilizzare il cesello e altri strumenti di precisione e non la clava da cavernicoli che pretendono di usare altre parti. (Applausi dal Gruppo M5S) . Noi non siamo né cavernicoli, né usiamo la forza in modo improprio. (Applausi dal Gruppo M5S) . Abbiamo già visto in che modo ci hanno trattato gli altri Stati dell'Unione europea non appena abbiamo tentato di alzare i toni in maniera impropria. Dobbiamo parlare di condivisione e collaborazione, senza mai scordare che l'Italia è un Paese fondatore e un contributore netto e, di conseguenza, può e deve far valere il proprio peso. Non scordiamocelo mai e neanche lei, signor Presidente del Consiglio, che non l'ha mai scordato e porterà avanti in modo chiaro, concreto e consapevole la posizione dell'Italia. Ribadisco con chiarezza che la proposta del presidente del Consiglio dell'Unione europea, Charles Michel, pur andando nella giusta direzione rispetto al quadro negoziale finlandese, che era veramente pessimo, secondo noi non è ancora sufficiente. Serve maggiore coraggio e più risorse, altrimenti non possiamo andare lontani e raggiungere gli obiettivi dei quali hanno parlato anche i colleghi, come quello della neutralità carbonica entro il 2050 per quanto riguarda le emissioni di gas serra. Tutto questo senza risorse e non so se i mille miliardi declinati dal presidente von der Leyen in dieci anni saranno sufficienti (in ogni caso, vanno concentrati in questo settennato). Fa un certo effetto anche osservare il comportamento dei cosiddetti Paesi frugali, perché abbiamo pure Paesi "frugali" nel Nord Europa, quelli che per decenni hanno beneficiato delle politiche economiche europee e oggi fanno le barricate contro la proposta di fornire l'Unione europea di un budget in linea con le esigenze programmatiche condivise (e ribadisco condivise): un atteggiamento che appare tanto più miope ed egoistico se confrontato con quello lungimirante e sinceramente europeista di un Paese come il nostro, l'Italia, che ha sempre dato all'Unione europea molto più di quello che ha ricevuto e in misura ben maggiore di quella dei nostri amici "frugali". Dalla parte opposta, quella dei beneficiari netti, troviamo la Polonia, l'Ungheria e gli altri Paesi dell'Europa dell'Est che, in quanto più arretrati, sono stati giustamente - e ribadisco giustamente - favoriti nel loro sviluppo di base in virtù del principio perequativo della coesione. Infatti, non possiamo enfatizzare le politiche di coesione tra il Nord e il Sud dell'Italia e poi scordarci che dobbiamo utilizzare lo stesso metro per quegli Stati che sono in arretratezza tecnologica, anche se sul dumping salariale e sociale dobbiamo sempre restare molto vigili. Tornando alle politiche di coesione, questi Paesi non solo pensano al loro vantaggio, perché con il loro progresso vengono meno, ad esempio, le condizioni di dumping salariale che favoriscono la delocalizzazione delle nostre aziende: essi sono ovviamente favorevoli all'aumento del budget europeo, di cui rimarranno beneficiari netti. È doveroso introdurre nel nuovo Quadro finanziario pluriennale dei meccanismi che condizionino l'accesso ai finanziamenti europei al rispetto delle politiche di solidarietà europea, in primis quella sull'equa redistribuzione dei migranti richiedenti asilo e, più in generale, al rispetto dei diritti umani. Non ci dobbiamo mai scordare che parliamo di esseri umani e non di merce di scambio, né di carne da macello. Se dobbiamo avere una condizionalità macroeconomica che vincola l'accesso ai finanziamenti al rispetto dei parametri europei di pareggio di bilancio, deve esistere anche una condizionalità di carattere etico, politico e umanitario. Stare in Europa e beneficiare dei diritti che ne conseguono implica il dovere di farsi carico delle responsabilità condivise e di onorare i principi fondativi della nostra casa comune europea. A proposito di pareggio di bilancio, riteniamo fondamentale inserire nel Quadro finanziario pluriennale esplicite garanzia di flessibilità a vantaggio degli investimenti green . Non ce lo scordiamo, signor Presidente: dobbiamo fare in modo che gli investimenti green vengano esclusi dal Patto di stabilità; devono essere tirati fuori. Lo stesso vale per quelli necessari a far fronte alle emergenze ambientali, perché senza di quelli non raggiungeremo gli obiettivi ambiziosi che ci siamo posti. Non ci dimentichiamo, inoltre, che ci sono anche delle complicanze congiunturali, come il coronavirus, che ha dato una brusca frenata anche alla cosiddetta locomotiva europea, cioè la Germania, uno dei principali esportatori verso i Paesi asiatici, e di conseguenza a breve avremo un ritorno negativo anche nei confronti di tutta l'Unione europea. Gli altri punti su cui riteniamo doveroso impegnare il Governo sono la richiesta di delineare un pacchetto di risorse finanziarie proprie dell'Unione europea, assieme al mantenimento della risorsa IVA (perché si era paventato anche questo, che per noi sarebbe un grande danno), affinché si possa finanziare il green deal in maniera autonoma, senza dover recuperare risorse altrove operando inaccettabili tagli, ad esempio sulla Politica agricola comune. Tale necessità è tanto più urgente se vogliamo ridurre l'impatto negativo del buco finanziario lasciato dalla Brexit: