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Signor Presidente, Fratelli d'Italia non può che confermare il suo voto contrario sul provvedimento in esame, che è stato caratterizzato da uno spezzatino istituzionale: articoli travagliatamente approvati in Senato, altri approvati alla Camera, stralci e un concetto di concorrenza in realtà molto più vicino a quello di svendita; una svendita ai danni del lavoro italiano, di quelle persone che ogni giorno fanno il proprio dovere per portare il pane a casa e che lavorano senza garanzie, solo con la forza della propria professionalità, e che evidentemente il Governo e la maggioranza non sono stati in grado di salvaguardare nel provvedimento in discussione. Per questo motivo abbiamo votato contro in maniera convinta prima qui in Senato, poi alla Camera e lo rifaremo anche oggi, come già abbiamo fatto su tutti gli articoli, perché per Fratelli d'Italia la difesa del lavoro italiano rappresenta una priorità ed una possibilità che non ammette compromessi. Il disegno di legge contiene generiche affermazioni che sostengono addirittura la concorrenza per i professionisti. Significa che volete abolire gli ordini professionali, che volete decimare i nostri professionisti, che volete continuare in quello scellerato progetto delle cosiddette lenzuolate di Bersani per proletarizzare le professioni libere, con un grave danno in termini di garanzia per i clienti? Si prevedono poi le vergognose aste, sia per quanto riguarda l'idroelettrico sia per i nostri balneari. Noi abbiamo assunto un impegno, ci siamo battuti con coerenza al loro fianco, ma vogliamo proiettare tale impegno nella prossima legislatura, perché siamo convinti che il presente disegno di legge contenga una gravissima ingiustizia. Se abbiamo ascoltato dal padre della direttiva Bolkestein che essa non si applica alle concessioni demaniali perché riguarda i servizi, non si capisce per quale motivo il Governo si sia accanito fino alla fine nei confronti di queste persone e di queste 30.000 imprese italiane che danno lavoro a tanta gente e che rappresentano un racconto d'eccellenza della nostra Nazione. Vederli trattati in questo modo, veramente indigna. Abbiamo sperato fino alla fine in un ripensamento; siamo stati sempre presenti con i nostri emendamenti, anche in occasione della legge di delegazione europea, perché riteniamo che queste persone debbano avere una prospettiva diversa, come diciamo fin dall'approvazione della legge di bilancio nel 2019. Persone che hanno fatto investimenti non si possono vedere espropriate in questo modo del lavoro che hanno svolto con dignità e con onore per tanti anni. Abbiamo anche assistito a una campagna di stampa ai danni loro, in cui sono stati dipinti come scrocconi dello Stato perché secondo alcuni pagano canoni miseri. A queste persone vorrei ricordare che i balneari italiani non hanno autodeterminato i loro canoni, ma hanno pagato esattamente quello che lo Stato chiedeva loro. Non è ammissibile questo racconto, questa retorica, per suscitare l'indignazione e l'invidia sociale. È vero che purtroppo negli ultimi anni abbiamo assistito ad un'azione di alcune forze politiche che hanno fondato la loro pretesa di consenso soltanto su questo, ingenerando invidia e divisione nei confronti del corpo sociale italiano. In questi ultimi giorni di Pompei, credo che molti abbiano la convinzione che siamo giunti al capolinea. Nella nuova legislatura dovremo necessariamente porre rimedio alle tantissime storture che si sono concretizzate nei vari provvedimenti, ma in particolare a quelle che si sono concretizzate in questo provvedimento. No alla Bolkestein, no all'esproprio del lavoro italiano, no alle aste: questo rappresenta per noi un moloch , un impegno ben preciso, che dopo il giudizio del 25 settembre continuerà a rappresentare una delle massime priorità di Fratelli d'Italia, nella riaffermazione del valore per cui, in una società meritocratica, si parte tutti dallo stesso punto, ma chi è più bravo ed è più in grado di sacrificarsi deve andare più avanti e raccogliere il frutto del proprio lavoro. La soluzione non è, non può e non deve essere il reddito di cittadinanza. Chi espropria sarà espropriato e il 26 settembre avremo le basi per un nuovo Governo, guidato dal nostro leader , Giorgia Meloni, che metta mano alle vere riforme del Paese e non a quelle chieste sotto la dettatura degli interessi delle multinazionali e di tutti quei poteri che vogliono rendere debole il popolo e umiliare chi invece ha fatto e vuole continuare a fare il proprio lavoro. Per questo motivo, annuncio il voto contrario del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, voteremo il provvedimento in esame, che ha ricevuto un contributo dal lavoro svolto dalle Commissioni, al Senato prima e poi alla Camera dei deputati. Vorrei fare tre premesse: la concorrenza è certamente un elemento fondamentale, ma richiede alcune chiare linee di intervento. Prima di tutto vi deve essere la certezza che vi sia parità tra i soggetti che partecipano. In secondo luogo è necessario che vi sia reciprocità, essendo una norma europea, tra i diversi Paesi europei: se per esempio è consentito o continuerà ad essere consentito che le imprese di un Paese possono lavorare in un altro Paese, con i contratti del proprio Paese, questo è certamente un problema e quindi occorrerà omogeneizzare i diritti. Da questo punto di vista, in Europa si sta discutendo da tempo di una norma che riconosca i diritti fondamentali per tutti i tipi di lavoro. La terza questione fondamentale è che le garanzie contrattuali, la trasparenza e la regolarizzazione dei mercati abbiano omogeneità e coerenza. Richiamo questi principi, che per me sono veri e propri principi, perché troppo spesso si cade nell'ideologia e nella rappresentazione, peraltro fallimentare rispetto alle esperienze reali, secondo la quale la gestione privata è sempre meglio della gestione pubblica. Non è così, come ci insegnano i francesi, come ci insegnano gli anglosassoni e come ci insegnano i tedeschi. Abbiamo delle evidenze straordinarie: pensiamo per esempio alla gestione di monopoli naturali come le autostrade. Abbiamo visto quali sono i problemi, non solo per il ponte Morandi, ma anche per la A24 e per altre autostrade fondamentali. Sarebbe opportuno ragionare seriamente su questi aspetti, partendo dal fatto che abbiamo migliorato questo provvedimento. Mi rivolgo ai colleghi che hanno parlato di una privatizzazione: intendiamoci, non è che il problema sia risolto, ma certo siamo riusciti, cambiando la norma proposta dal Governo, a costruire un equilibrio per quanto riguarda la valutazione da parte del Comune, che deve decidere, motivare e capire bene se la gestione di quel servizio può essere affidata al privato o se invece deve essere assicurata alla gestione pubblica. Ricordo che il provvedimento originario poneva invece una posizione radicalmente differente, all'opposto, vale a dire quella di non motivare la scelta ( in house , in autoproduzione o in privato); ciò poneva il tema che, se si fosse deciso di andare in autoproduzione, si sarebbe dovuto motivare la decisione. Ma qui c'è un altro problema ancora (anche questo l'abbiamo cambiato). Quando parliamo di servizi, non tutti i servizi sono valutabili negli stessi termini. Una cosa sono i servizi a gestione economica, altra i servizi sociali; da questo punto di vista abbiamo introdotto una chiarimento importante.