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ciò determina, tuttavia, il paradossale effetto che i vincoli apposti presso il tesoriere spesso riguardano gli stessi titoli ma, essendo effettuati in distinti atti di pignoramento, moltiplicano a dismisura l'entità delle somme vincolate: tesoriere, in pratica, appone più volte dei vincoli sulla base delle stesse fatture. A ciò va naturalmente aggiunto il rischio che intervengano più assegnazioni sulla base degli stessi titoli e che, pertanto, si arrivi a doppi o tripli pagamenti sulla base dello stesso titolo (sia che si tratti di un titolo esecutivo sia che si tratti di una fattura). Conclusioni Prima di affrontare nel dettaglio gli interventi normativi che, con il disegno di legge, si intendono adottare in relazione all'articolo 499 del codice di procedura civile, è importante precisare che l'ordinamento già conosce tutta una serie di norme finalizzate a scongiurare il rischio di un improprio ricorso alle procedure esecutive a carico delle amministrazioni pubbliche: ci si riferisce all'articolo 14, comma 1, del decreto-legge n. 669 del 1996, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 30 del 1997 (che, come detto, impedisce l'esecuzione a carico delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici non economici prima che siano decorsi 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo) e all'articolo 1- bis della legge n. 720 del 1984 (che circoscrive al pignoramento presso il tesoriere dell'ente le modalità di recupero forzoso dei crediti vantati nei confronti di alcune amministrazioni specificamente individuate in un elenco e che prevede la nullità dei pignoramenti non notificati al tesoriere). Tali norme, tuttavia, sia per la diversa epoca in cui sono state emanate, sia per una formulazione non scevra da dubbi interpretativi, danno adito «come detto» a speculazioni ermeneutiche che ne neutralizzano l'efficacia (sempre problematica, ad esempio, e l'esatta individuazione degli enti pubblici non economici): è importante comprendere che il danno alla capacità finanziaria delle amministrazioni pubbliche deriva dalla semplice notifica dell'atto di pignoramento, notifica che determina il vincolo sulle somme depositate presso il tesoriere (e anche sulle rimesse future) prima ancora che il giudice dell'esecuzione esamini la ricorrenza dei presupposti per l'assegnazione di tali somme ai creditori. Per scongiurare il ricorso improprio a tali procedure, pertanto, è indispensabile anzitutto chiarire con estremo dettaglio -- almeno nel caso delle disposizioni di cui all'articolo 14, comma 1, del decreto-legge n. 669 del 1996, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 30 del 1997 -- quali siano gli enti ai quali le predette norme si applicano: è evidente che la nozione più razionale alla quale fare riferimento sia quella delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 (nozione ovviamente sconosciuta al legislatore del 1996), ovvero «tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le regioni, le province, i comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300». È appena il caso di aggiungere che la Corte di giustizia dell’Unione europea, nella causa C 265/07, ha stabilito, con sentenza dell’11 settembre 2008, che la normativa italiana che non consente al creditore di procedere per il recupero crediti nei confronti della pubblica amministrazione prima dei 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo è pienamente coerente con la direttiva 2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 giugno 2000. In secondo luogo, è necessario intervenire sull'articolo 1- bis della legge n. 720 del 1984 per chiarire, con formulazione che non dia adito a dubbi interpretativi di sorta, che non è possibile effettuare pignoramenti dinanzi a tribunali diversi da quelli in cui ha sede l'amministrazione debitrice; è, altresì, importante precisare che la nullità di pignoramenti notificati in violazione di tale divieto opera direttamente anche nei confronti del tesoriere. In altri termini, è necessario chiarire che i pignoramenti che recano l'indicazione di un tribunale diverso da quello in cui ha sede l'amministrazione debitrice, proprio perché nulli fin dall'origine, non fanno sorgere in capo al tesoriere l'obbligo di vincolare le somme della pubblica amministrazione in suo possesso. Ciò premesso, è necessario intervenire sull'articolo 499 del codice di procedura civile. A ben vedere, l'anzidetta norma, anche nella formulazione attuale, dovrebbe essere interpretata nel senso che, pur essendo la peculiare procedura degli interventi con le sole scritture contabili generalmente ammessa, essa non possa trovare applicazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Plurime sono le argomentazioni che militano a favore ditale opzione interpretativa. In primo luogo, costituisce ius receptum la considerazione che i contratti in cui è parte una pubblica amministrazione richiedono la forma scritta ad substantiam , non potendosi la volontà della pubblica amministrazione desumere per facta concludentia ( ex multis , si veda, in tal senso, la sentenza della Corte di cassazione n. 1752 del 2007). In assenza di forma scritta, in altri termini, il vincolo negoziale con la pubblica amministrazione non sorge per difetto di uno dei suoi elementi essenziali, ovvero l' in idem placitum consensus . Non integrano tale requisito, naturalmente, le scritture contabili. Il meccanismo disciplinato dall'articolo 499 del codice di procedura civile, quinto e sesto comma, dunque, introdurrebbe -- in caso di mancata presentazione all'udienza di comparizione -- una sorta di ipotesi di riconoscimento del debito del tutto incompatibile con il descritto (rigoroso) regime di formazione di un valido vincolo negoziale di cui la pubblica amministrazione sarebbe parte. L'indice decisivo a favore della descritta interpretazione è, comunque, rinvenibile nel fatto che, diversamente opinando, si consentirebbe una irragionevole sperequazione a favore dei creditori privi di titolo esecutivo rispetto a quelli che ne sono muniti: per questi ultimi, infatti, opera il divieto di procedere a esecuzione forzata prima che sia decorso il termine di 120 giorni recato dal citato articolo 14 del decreto-legge n. 669 del 1996, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 30 del 1997.