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L'articolo 4 del citato decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 25 marzo 2016 ha fornito una prima definizione di « coinvolgimento paritetico » che può tradursi in coinvolgimento dei lavoratori nell'organizzazione del lavoro da realizzarsi attraverso un piano che stabilisca, a titolo esemplificativo, la costituzione di gruppi di lavoro nei quali operano responsabili aziendali e lavoratori finalizzati al miglioramento o all'innovazione di aree produttive o sistemi di produzione e che prevedono strutture permanenti di consultazione e monitoraggio degli obiettivi da perseguire e delle risorse necessarie nonché la predisposizione di rapporti periodici che illustrino le attività svolte e i risultati raggiunti. Su questa definizione è intervenuta l'amministrazione finanziaria (circolare dell'Agenzia delle entrate n. 28 del 2016) chiarendo che tali disposizioni sono finalizzate a incentivare quegli schemi organizzativi della produzione e del lavoro orientati ad accrescere la motivazione del personale e a coinvolgerlo in modo attivo nei processi di innovazione, realizzando incrementi di efficienza e produttività e di miglioramento della qualità della vita e del lavoro. Al fine di beneficiare dello sgravio è quindi necessario che i lavoratori intervengano, operino ed esprimano opinioni di pari livello, importanza e dignità rispetto a quelle espresse dai responsabili aziendali. Con ulteriore documento di prassi (circolare n. 5 del 2018) è stato specificato che il coinvolgimento paritetico dei lavoratori si realizza mediante schemi organizzativi che permettono di coinvolgere in modo diretto e attivo i lavoratori (i) nei processi di innovazione e di miglioramento delle prestazioni aziendali, con incrementi di efficienza e produttività e (ii) nel miglioramento della qualità della vita e del lavoro. Il coinvolgimento paritetico dei lavoratori deve essere formalizzato a livello aziendale mediante un apposito Piano di innovazione elaborato dal datore di lavoro, secondo le indicazioni del contratto collettivo. Il Piano deve riportare (i) la disamina del contesto di partenza, (ii) le azioni partecipative e gli schemi organizzativi da attuare e i relativi indicatori, (iii) i risultati attesi in termini di miglioramento e innovazione, (iv) il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori a livello aziendale, se costituite. Il secondo esempio riguarda il coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle attività nelle imprese sociali ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, e delle linee guida adottate tramite il decreto del M inistro del lavoro e delle politiche sociali 7 settembre 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 237 del 4 ottobre 2021. In base alle nuove disposizioni sul Terzo settore, infatti, tutte le imprese sociali dovranno definire nei propri statuti o nei regolamenti aziendali adeguati meccanismi di informazione, consultazione o partecipazione di lavoratori, utenti e stakeholder (articolo 11 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112), al fine di assicurare a questi soggetti la possibilità di esercitare un'influenza su determinate decisioni imprenditoriali. Tra queste rientrano in particolare tutte quelle scelte in grado di incidere in maniera diretta sulle condizioni di lavoro o sulla qualità dei beni o dei servizi forniti dall'impresa e che coinvolgono più da vicino il rapporto tra impresa e lavoratore. Rispetto alla disciplina previgente (decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 156), le forme di partecipazione dei lavoratori e degli altri soggetti interessati vengono individuate dall'impresa sociale tenendo conto di quanto previsto dai contratti collettivi firmati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, dalla loro rappresentanza sindacale aziendale (RSA) o dalla rappresentanza sindacale unitaria (RSU), oltre che della natura dell'attività esercitata, delle dimensioni dell'impresa e delle categorie di soggetti coinvolti. Il ciato decreto del M inistro del lavoro e delle politiche sociali 7 settembre 2021 fissa le precise modalità di applicazione della normativa. A ben vedere si tratta di meccanismi partecipativi non « incisivi », ma che hanno inteso rafforzare l'inclusività attraverso la valorizzazione della pluralità di interessi e, tra di essi, anche di quello dei portatori di lavoro. In particolare, l'ente che intende assumere la qualifica di impresa sociale deve prevedere delle forme di coinvolgimento che anzitutto si caratterizzino per la comunicazione almeno annuale delle informazioni sull'andamento effettivo e prevedibile dell'attività dell'impresa, sulla qualità e sulla natura dei servizi. Più nello specifico, il decreto ministeriale prevede che l'informazione dovrà essere effettuata con modalità in grado di permettere a lavoratori, rappresentanze sindacali, utenti e stakeholder di procedere a un esame approfondito di tutte le notizie fornite consentendo agli stessi di poter formulare pareri non vincolanti all'organo amministrativo. Una forma di coinvolgimento particolare è rappresentata dalla consultazione che dovrà rispondere a due precisi criteri: quello della regolarità, intesa come stabilità della stessa nel tempo, e quello dell'effettività, intesa come concreta idoneità a promuovere la partecipazione dei lavoratori e degli utenti. I rappresentanti dei lavoratori e i rappresentanti degli utenti e degli altri soggetti individuati come direttamente interessati dovranno poter formulare, secondo le modalità previste dagli statuti o dai regolamenti, proposte o pareri non vincolanti da far pervenire all'organo di amministrazione dell'impresa sociale. Nei casi in cui si verifichino circostanze eccezionali che incidano notevolmente sugli interessi dei lavoratori, degli utenti e degli altri portatori di interessi, l'organo di amministrazione, indipendentemente dalla periodicità ordinaria, sarà tenuto a richiedere il parere obbligatorio, ma non vincolante, dei rappresentanti. La terza ipotesi è rappresentata dalla disciplina del cosiddetto work for equity prevista per start up , piccole e medie imprese (PMI) innovative e incubatori di impresa (articoli 26 e seguenti del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazione, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221). In particolare è da evidenziare il riconoscimento in capo a start up , PMI innovative e incubatori certificati di remunerare i propri lavoratori o collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale (per esempio stock option ) e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di cosiddetto work for equity . Il reddito derivante dall'assegnazione di tali strumenti non concorre alla formazione del reddito imponibile, né ai fini fiscali, né ai fini contributivi. Inoltre, fatto salvo un minimo previsto dai contratti collettivi di categoria, le parti possono stabilire in totale autonomia le componenti fisse e variabili della retribuzione, concordate ad esempio sulla base dell'efficienza o della redditività dell'impresa, della produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o di altri obiettivi o parametri di rendimento, anche attraverso strumenti di partecipazione al capitale aziendale. Seppur salutati con favore, gli esempi riportati dimostrano come nel nostro ordinamento non sia presente una disciplina unitaria sul coinvolgimento dei lavoratori.