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Lungo questa direttiva l'intervento dovrà prevedere tra i criteri anche altri istituti in grado di comprimere i tempi del processo senza diminuire funzionalità e garanzie. Penso - ad esempio - all'obbligatorietà del deposito degli atti introduttivi con modalità esclusivamente telematiche. In tale ottica, anche l'istituto della mediazione obbligatoria sarà oggetto di un accorato restyling fondato sulla base della valutazione dei risultati che sono stati ottenuti nel tempo. L'altro grande ramo di intervento nella giustizia civile portato a compimento nell'anno 2018 è rappresentato dalla riforma sistematica delle procedure di insolvenza. Come è noto, l'11 ottobre 2017 è stata approvata la legge n. 155, contenente la delega al Governo per la riforma della disciplina della crisi di impresa e dell'insolvenza. L'adozione del decreto legislativo di attuazione della suddetta delega, il cui sistema è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri il 10 gennaio 2019, andrà a sostituire integralmente l'attuale legge fallimentare nonché la legge n. 3 del 2012. Anche in questo caso, l'approccio metodologico è stato basato sull'evidente necessità di rendere più rapida la risposta in materia fallimentare e meno farraginose le procedure, rese poco agili dal continuo sovrapporsi di modifiche parziali e dalla conseguente difficoltà di armonizzare le disposizioni riformate e quelle rimaste invariate. La certezza dei tempi e delle risposte giuridiche rappresentano un volano per l'economia ed un fattore in grado di attirare capitali esteri. Ecco perché l'obiettivo dichiarato della riforma è stato quello di realizzare un moderno sistema dell'insolvenza che, incentivando l'emersione tempestiva della crisi, anche mediante il ricorso a misure premiali, agevolando le sdebitazioni, anche dei piccoli imprenditori e dei consumatori, e favorendo soluzioni della crisi incentrate sulla prosecuzione dell'attività aziendale, consenta, nel suo complesso, una migliore tutela del ceto creditorio, offrendo all'imprenditore una seconda chance . Sulla base di tale principio, si è deciso di sostituire il concetto di fallimento con quello di liquidazione giudiziaria. Il nuovo approccio lessicale, volto a evitare l'aura di stigmatizzazione sociale, anche personale, che storicamente il termine fallimento evoca, esprime una nuova cultura del superamento dell'insolvenza, vista come evenienza fisiologica nel ciclo vitale di un'impresa, da prevenire ed eventualmente regolare al meglio. Un imprenditore in crisi è un imprenditore in crisi: non è un fallito. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . Parimenti, nella convinzione che le condizioni di insolvenza e di crisi aziendale rappresentino momenti fisiologici dell'impresa, ma proprio per tali motivi prevedibili, sono state inserite misure di allerta che, permettendo di anticipare l'emersione della crisi, danno vita a una fase preventiva diretta a una rapida analisi delle cause del malessere economico e finanziario dell'imprenditore, destinata a risolversi, all'occorrenza, in un vero e proprio servizio di composizione assistita della crisi. Mi preme sottolineare la coerenza di questo progetto che si è portato avanti dalla scorsa legislatura, quando è iniziato e si era all'opposizione. Quel progetto era stato sostenuto perché era nell'interesse dei cittadini e, coerentemente, una volta in maggioranza, abbiamo proseguito in quella attività, correggendo laddove era necessario, arrivando a un risultato importante per i cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Credo che questo rappresenti un esempio virtuoso, che riporta i cittadini a credere in una politica che non stravolga la loro vita e quella degli imprenditori a ogni cambio di Governo, ma prosegua, laddove possibile, e nei limiti della compatibilità con la nuova linea politica, su progetti realmente a loro favore. In piena sintonia con lo spirito riformatore, nell'anno 2018 l'attività ministeriale ha dato vita a ulteriori interventi normativi nel settore civile, attualmente in itinere, ispirati all'emergenza fortemente sentita di restituire snellezza a procedimenti burocratici quotidiani, favorendo il sempre minore accesso alle cancellerie o comunque agli uffici per gli adempimenti più disparati, in un'ottica di risparmio di energia e di efficienza della macchina giurisdizionale. Penso al cosiddetto decreto-legge semplificazioni, che contiene disposizioni urgenti in materia di giustizia civile, segnatamente modifiche al codice di procedura civile in materia di esecuzione forzata nei confronti dei soggetti creditori della pubblica amministrazione e misure urgenti per favorire la riscossione dei crediti di giustizia, nonché ancora alla prosecuzione delle operazioni telematiche per l'implementazione del processo civile telematico. A questo intenso sforzo di rinnovamento, sia normativo che strutturale, ha fatto eco il dato dei procedimenti penali che, consolidando il trend decrescente dello scorso anno, ha visto una riduzione pari al 3 per cento sul totale dei procedimenti. Ora mi preme sottolineare - come ho già più volte detto - che il numero dei procedimenti è fondamentale, ma ogni volta dobbiamo chiederci cosa c'è dietro esso, consapevoli del fatto che, se la riduzione del numero dei contenziosi corrisponde a una rinuncia dei cittadini a richiedere giustizia, quello rappresenta il più grande fallimento dello Stato e nessun merito invece per il legislatore e per l'Amministrazione. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per questi risultati sento il dovere di ringraziare pubblicamente la magistratura, il personale amministrativo, gli avvocati, i cancellieri e ogni altro operatore del diritto che hanno fornito un'adeguata risposta di giustizia a favore dei cittadini e dello Stato italiano. Quanto alla giustizia penale, essa ha rappresentato per anni il terreno di duri scontri politici, talvolta strumentali, i quali hanno impedito una serena valutazione delle criticità e delle priorità, producendo interventi di riforma poco incisivi e sporadici, di frequente dettati da situazioni emergenziali, facendo ricadere sui cittadini tutto il peso dell'inadeguatezza di un processo penale che non garantisce né la certezza della pena, né la ragionevole durata dei processi. Nel voltare decisamente pagina e stagione politica, l'azione di Governo, in particolare del mio Ministero, parte da queste basilari riflessioni e dalla consapevolezza che un servizio efficiente si fonda sulla certezza delle regole e delle pene. Pertanto, in sintonia con le indicazioni già presenti nel contratto del Governo del cambiamento, l'intera azione ministeriale è stata incentrata sulle due fondamentali direttive della lotta alla corruzione e della riforma del sistema della prescrizione. Entrambi gli interventi normativi sono contenuti nella legge n. 3 del 9 gennaio 2019, la cosiddetta spazza corrotti. I fenomeni corruttivi non solo rappresentano un grave ostacolo al tessuto economico sano del nostro Paese, limitando o scoraggiando gli investimenti, ma si pongono anche quale strumento che permette alle organizzazioni criminali, anche di matrice mafiosa, di avere un sostentamento e una maggiore attitudine alle infiltrazioni nel tessuto sociale, economico e politico dello Stato. Del resto, in materia di corruzione, i dati che provengono dalle statistiche internazionali sono allarmanti.