[pronunce]

Nella fattispecie al suo esame, prosegue il rimettente, «la norma statale di riferimento», ossia l'art. 3-bis del d.l. n. 138 del 2011, ha delegato alle Regioni l'individuazione degli ATO, predeterminando una dimensione standard coincidente con il territorio provinciale, derogabile all'esito di una complessa istruttoria, finalizzata ad accertare la ricorrenza nel caso concreto di esigenze di differenziazione territoriale e socio-economica, proporzionalità, adeguatezza ed efficienza rispetto alle caratteristiche del servizio. La scelta di un bacino territoriale ottimale di dimensione non provinciale andrebbe, quindi, specificamente motivata dalla Regione. La complessa istruttoria e il riferimento alla motivazione starebbero a dimostrare, in conclusione, che la norma statale avrebbe imposto alle Regioni una riserva di amministrazione. Identiche argomentazioni varrebbero per la determinazione di affidare il servizio in un unico lotto. Anche relativamente a tale scelta, infatti, la legge statale, dettata nell'esercizio della competenza esclusiva in materia di tutela della concorrenza, recherebbe precise disposizioni, applicabili alle concessioni di servizi in virtù del rinvio di cui all'art. 30, comma 3, del codice dei contratti pubblici, che sottopone i relativi affidamenti ai principi desumibili dal Trattato e a quelli generali relativi ai contratti pubblici. Tra questi ultimi vi sarebbero, in particolare, quelli enunciati dall'art. 2 del codice, e tra essi, per quanto qui rileva, vi sarebbe la previsione dell'espressa motivazione in caso di mancata suddivisione della gara in lotti. Poiché la disposizione in parola fa riferimento alla determina a contrarre, dovrebbe escludersi - conclude il rimettente - che la scelta di stabilire il numero dei lotti possa essere assunta mediante legge-provvedimento. 5.- Entrambe le disposizioni impugnate, poi, sarebbero illegittime anche «per violazione dell'art. 117 commi 1 e 2 lett. e) e dell'art. 97 Costituzione in quanto contrastanti con le norme interposte costituite per l'art. 9 l.r. 33/13 dall'art. 3-bis d.l. 138/11 mentre per l'art. 14 dagli artt. 3-bis d.l. 138/11 e 2, comma 1-bis e 30 d.lgs. 163/06». Le norme censurate sarebbero sfornite di sufficiente motivazione e istruttoria e in contrasto con i pareri resi dall'AGCM in ordine alla strutturazione regionale dell'ambito territoriale e all'affidamento del servizio in un unico lotto. La contrarietà dell'AGCM sarebbe stata puntualmente espressa in una fitta interlocuzione con la Regione Liguria e con l'ATPL; la stessa AGCM, con parere del 25 giugno 2015, reso ai sensi dell'art. 21-bis della legge 10 ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato), aveva invitato l'ATPL a disapplicare l'art. 14 della legge regionale n. 33 del 2013, e, a fronte del suo rifiuto, aveva impugnato gli atti di gara innanzi al TAR Liguria. Né, infine, sarebbe idoneo a giustificare il dimensionamento regionale della gara e l'affidamento del servizio in un lotto unico lo studio di una società privata commissionato dalla Regione e richiamato dalle parti resistenti, in quanto esso risalirebbe al 2007 e non sarebbe, sotto svariati profili, esauriente.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per la Liguria, con ordinanza del 21 gennaio 2016, iscritta al n. 95 del registro ordinanze 2016, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 9, comma 1, e 14, comma 1, della legge della Regione Liguria 7 novembre 2013, n. 33 (Riforma del sistema di trasporto pubblico regionale e locale). Secondo il rimettente, le disposizioni censurate, nella parte in cui, rispettivamente, fanno coincidere con l'intero territorio ligure l'ambito territoriale ottimale per il trasporto pubblico regionale e locale e stabiliscono che l'affidamento del relativo servizio avvenga in un unico lotto, violerebbero l'art. 117, primo comma, lettera e) (recte: l'art. 117, secondo comma, lettere e e s) della Costituzione e il «divieto di legge-provvedimento», in quanto «le norme statali di riferimento» - ossia l'art. 3-bis del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, e l'art. 2, comma 1-bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) -, dettate nell'esercizio delle competenze esclusive della tutela della concorrenza e dell'ambiente, porrebbero su tali scelte una riserva di amministrazione. Le norme censurate, inoltre, violerebbero gli artt. 97 e 117, primo e secondo comma, lettera e), Cost., «in quanto contrastanti con le norme interposte» citate, poiché le decisioni di stabilire un ambito territoriale coincidente con l'intera Regione e di affidare la gara in un unico lotto sono sfornite di sufficiente istruttoria e motivazione. 2.- Successivamente all'ordinanza di rimessione è intervenuta la legge della Regione Liguria 9 agosto 2016, n. 19, recante «Modifiche alla legge regionale 7 novembre 2013, n. 33 (Riforma del sistema del trasporto pubblico regionale e locale) ed altre modifiche normative in materia di trasporto pubblico locale», la quale, a decorrere dal 12 agosto 2016, ha integralmente sostituito gli artt. 9 e 14 della legge regionale n. 33 del 2013. Per quanto qui rileva, le nuove disposizioni non prevedono più, per l'esercizio dei servizi di trasporto terrestre e marittimo, un bacino ottimale su scala regionale ma quattro ambiti territoriali omogenei (d'ora in avanti ATO), coincidenti col territorio della Città metropolitana di Genova e degli enti di area vasta di Imperia, La Spezia e Savona (un unico ATO è rimasto per i soli servizi ferroviari non oggetto della gara impugnata innanzi al giudice a quo). È stato anche eliminato il lotto unico, prevedendosi che «Gli enti affidanti definiscono lotti di gara di dimensioni che garantiscano la più ampia partecipazione alle procedure di affidamento, secondo modalità non discriminatorie» (così il novellato art. 14, comma 4). 2.1.- Lo ius superveniens non impone la restituzione degli atti al rimettente, poiché è ininfluente nel giudizio a quo, ove si discute della legittimità di provvedimenti amministrativi da valutare in base al principio tempus regit actum (sentenze n. 203, n. 49 e n. 30 del 2016, n. 151 del 2014, n. 90 del 2013, n. 177 del 2012, n. 209 del 2010 e n. 509 del 2000).