[pronunce]

Il rimettente evoca, inoltre, «la sospetta violazione del principio di buon andamento ed imparzialità di cui all'art. 97 Cost., dal momento che solo assicurando in concreto l'esercizio del diritto di opzione, ad esempio facendo decorrere il termine di opzione non dalla proclamazione ma dall'invio con sollecitudine da parte dell'Ufficio elettorale circoscrizionale del menzionato attestato, potrebbe essere garantita una regolare composizione dell'organo elettivo». Infine, sempre con riferimento all'art. 97 Cost., il rimettente osserva che sarebbe contraddetto «senza adeguata giustificazione il principio generale di cui all'art. 21-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241, introdotto dall'art. 14 della legge 11 febbraio 2005, n. 15, secondo cui “il provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati acquista efficacia nei confronti di ciascun destinatario con la comunicazione allo stesso effettuata”; principio che doveva ritenersi già insito nell'ordinamento, come del resto è desumibile dall'art. 21 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, sia pure con riferimento al termine di decorrenza del ricorso al tribunale amministrativo regionale per i soggetti direttamente contemplati nell'atto ritenuto lesivo (v. in precedenza artt. 1 e 2 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642)». Nell'atto di costituzione, la difesa della parte privata osserva, in primo luogo, che l'art. 41, primo comma, della legge n. 18 del 1979 è affetto da intrinseca irragionevolezza e contrasta, perciò, con l'art. 3 Cost., laddove consente che «la conoscenza (rectius: conoscibilità)» del dies a quo per l'esercizio del diritto di opzione «dipenda (non già da una comunicazione ad hoc bensì) dalla circostanza, puramente fortuita e casuale, che il candidato in più circoscrizioni venga a sapere in che giorno i singoli uffici circoscrizionali lo proclamano eletto (e, soprattutto, in che giorno avviene l'ultima proclamazione)». Aggiunge che la disposizione è affetta da irragionevolezza e incoerenza, ulteriormente contrastando con l'art. 3 Cost., «nella misura in cui non àncora espressamente il decorso del dies a quo (per l'esercizio dell'opzione) alla comunicazione recante l'attestato dell'intervenuta proclamazione», prescritta dall'art. 22, ultimo comma, della legge n. 18 del 1979, ma effettuata, nelle elezioni del 2004, con «bizzarre e differenziate modalità» dalle segreterie degli uffici circoscrizionali; donde la necessità che l'obbligo predetto sia assolto non già con «una comunicazione purchessia», ma mediante «una comunicazione che sia tale da garantire la conoscibilità legale dell'intervenuta proclamazione». La difesa privata ribadisce, poi, che la necessità di garantire la più rapida costituzione del Parlamento europeo impone di ritenere che solo una data certa dalla quale decorra il termine per l'esercizio del diritto di opzione, unitamente alla massima sollecitudine degli uffici elettorali circoscrizionali nel comunicare le avvenute proclamazioni, eliminerebbe il palese contrasto della norma «per un verso con il principio del buon andamento sancito dall'art. 97 Cost. e, per altro verso, con il diritto di elettorato passivo di cui all'art. 51 Cost.»; con la conseguenza che «solamente se l'ordinamento assicura una effettiva tutela al diritto di optare, si riesce altresì – e nel contempo – a perseguire l'obiettivo di garantire una regolare e celere costituzione dell'organo elettivo: e viceversa». Essa ritiene, infine, che l'art. 41, primo comma, della legge n. 18 del 1979 sia incostituzionale, per contrasto con gli artt. 3, 51 e 97 Cost., «nella misura in cui non prevede che il titolare del diritto di opzione possa essere rimesso in termini allorquando venga inequivocabilmente indotto in errore – quanto alla individuazione del dies a quo – dalle stesse segreterie degli uffici circoscrizionali».1. – Il Consiglio di Stato solleva questione di legittimità costituzionale degli articoli 41, primo comma, e 22, ultimo comma, della legge 21 gennaio (recte: 24 gennaio) 1979, n. 18 (Elezione dei rappresentanti dell'Italia al Parlamento europeo), come modificata dalla legge 27 marzo 2004, n. 78 (che ha mutato anche il titolo della legge n. 18 del 1979 in quello di “Elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia”), per violazione degli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione. A norma della prima disposizione, «[i]l candidato che risulta eletto in più circoscrizioni deve dichiarare all'Ufficio elettorale nazionale, entro otto giorni dall'ultima proclamazione, quale circoscrizione sceglie. Mancando l'opzione, l'Ufficio elettorale nazionale supplisce mediante sorteggio». La seconda disposizione prescrive che ogni Ufficio elettorale circoscrizionale, dopo aver proclamato eletti i candidati nei limiti dei seggi (comunicati dall'Ufficio elettorale nazionale) ai quali ciascuna lista ha diritto, «invia […] attestato ai candidati proclamati eletti». Le due disposizioni prevedono, dunque, distintamente e senza alcun collegamento fra loro, che il termine per l'opzione decorre dall'ultima proclamazione ad opera di un ufficio circoscrizionale e che ciascuno di tali uffici è tenuto ad inviare l'“attestato di elezione” ai candidati proclamati eletti. Secondo il giudice a quo, la prima disposizione violerebbe l'art. 3 Cost., data l'irragionevolezza e l'irrazionalità di far decorrere il termine di otto giorni per l'esercizio del diritto di opzione – che «deriva pur sempre dal diritto inviolabile di elettorato passivo di cui all'art. 51 Cost.» – da un evento, l'ultima proclamazione, del quale il candidato può non aver acquisito una personale conoscenza, come invece avverrebbe se la decorrenza del termine fosse stabilita con riferimento alla data di ricezione di un'apposita comunicazione. La questione è senz'altro rilevante nel giudizio a quo, dal momento che l'interessato ha esercitato l'opzione cinque giorni dopo la scadenza del termine previsto dalla legge e che, in ragione di ciò, l'Ufficio elettorale nazionale ha proceduto al sorteggio per ascrivere l'elezione del candidato ad una delle due circoscrizioni nelle quali era stato proclamato eletto. 2. – È opportuno premettere il quadro normativo di riferimento. Nel sistema di elezione dei rappresentanti dell'Italia al Parlamento europeo, è consentito a ciascun avente diritto di candidarsi in una o in più circoscrizioni, salvo, nel secondo caso, l'obbligo di specificare, nella dichiarazione di accettazione della candidatura (che viene presentata all'ufficio elettorale circoscrizionale unitamente alla lista dei candidati), le altre circoscrizioni in cui pure ha accettato di candidarsi (art. 12, settimo comma, della legge n. 18 del 1979).