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Nel caso in cui uno dei beneficiari di cui all'articolo 4, comma 1, all'atto della presentazione dell'istanza o nelle successive sue integrazioni, dichiari il falso in ordine anche ad uno solo dei requisiti previsti, l'erogazione delle prestazioni di cui all'articolo 3 è sospesa e il beneficiario medesimo è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito ed è escluso dalla possibilità di richiedere l'erogazione di tali prestazioni, pur ricorrendone i presupposti, per un periodo doppio di quello nel quale ne abbia indebitamente beneficiato. 2. Il beneficiario decade dal godimento del reddito minimo garantito al compimento dell'età di 65 anni ovvero al raggiungimento dell'età pensionabile. 3. La decadenza dal godimento delle prestazioni di cui all'articolo 3 opera nel caso in cui il beneficiario venga assunto con un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, ovvero nel caso in cui lo stesso svolga un'attività lavorativa di natura autonoma e, in tutti i casi, qualora percepisca un reddito imponibile superiore alla soglia di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) . 4. La decadenza opera altresì nel caso in cui il beneficiario rifiuti una proposta di impiego offerta dal centro per l'impiego territorialmente competente. 5. La decadenza di cui al comma 4 non opera nell'ipotesi di non congruità della proposta di impiego, ove la stessa non tenga conto del salario precedentemente percepito dal soggetto interessato, della professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del riconoscimento delle competenze formali e informali in suo possesso certificate dal centro per l'impiego territorialmente competente attraverso l'erogazione di un bilancio di competenze. 6. In caso di rifiuto, di sospensione o di decadenza dal godimento delle prestazioni di cui all'articolo 3 i centri per l'impiego rendono un provvedimento motivato da notificare all'interessato. Tutte le controversie relative all'attuazione della presente legge sono esenti da spese. Art. 8. (Oneri derivanti dal reddito minimo garantito) 1. Il reddito minimo garantito è erogato dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) a seguito di comunicazione del centro per l'impiego competente. 2. A tal fine sono trasferite dal bilancio delle Stato all'INPS le somme necessarie, con conguaglio, alla fine di ogni esercizio, sulla base di specifica rendicontazione. 3. Per il finanziamento del reddito minimo garantito di cui all'articolo 3 è istituito un fondo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, in cui confluiscono dotazioni provenienti dalla fiscalità generale. Art. 9. (Delega al Governo in materia di riordino della spesa assistenziale) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo volto a riordinare la disciplina delle prestazioni assistenziali erogate dallo Stato secondo i seguenti criteri e principi direttivi: a) prevedere il riordino delle seguenti prestazioni: 1) assegno sociale, di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335; 2) pensione sociale, di cui all'articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153; 3) assegno ai nuclei familiari numerosi, di cui all'articolo 65 della legge 23 dicembre 1998, n. 448; 4) assegno di maternità di base, di cui all'articolo 74 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151; 5) pensione di inabilità, indennità di frequenza e assegno di invalidità, di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118; 6) pensione per i ciechi, di cui alla legge 10 febbraio 1962, n. 66; 7) pensione per i sordi, di cui alla legge 26 maggio 1970, n. 381; 8) carta acquisti per i minori e gli anziani, di cui all'articolo 81, comma 32, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; b) prevedere che le prestazioni riordinate ai sensi della lettera a) siano rese coerenti con l'istituzione del reddito minimo garantito prevista dalla presente legge. 2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed è trasmesso alle Camere perché sia espresso il parere da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. Il parere è reso entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto è emanato anche in mancanza del parere. Qualora detto termine venga a scadere nei trenta giorni antecedenti allo spirare del termine previsto per l'emanazione del decreto legislativo, o successivamente, la scadenza di quest'ultimo è prorogata di trenta giorni. Art. 10. (Delega al Governo in materia di ammortizzatori sociali) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le modalità e le procedure di cui all'articolo 9, comma 2, un decreto legislativo volto a riformare la disciplina degli ammortizzatori sociali secondo i seguenti criteri e principi direttivi: a) prevedere l'introduzione di un sussidio unico di disoccupazione; b) prevedere che il sussidio di cui alla lettera a) si estenda a tutte le categorie di lavoratori in stato di disoccupazione, indipendentemente dalla tipologia contrattuale di provenienza; c) prevedere che il sussidio di cui alla lettera a) si applichi ai lavoratori di cui alla lettera b) a prescindere da qualunque requisito di anzianità contributiva e assicurativa. Art. 11. (Delega al Governo in materia di istituzione del salario minimo garantito) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le modalità e le procedure di cui all'articolo 9, comma 2, un decreto legislativo volto a stabilire le modalità di determinazione del compenso orario minimo secondo i seguenti criteri e principi direttivi: a) prevedere che il compenso orario minimo sia applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione lavorativa; b) prevedere esplicitamente che tra i rapporti di cui alla lettera a) siano inclusi quelli di natura parasubordinata e quelli con contenuto formativo; c) prevedere che il salario base dei lavoratori dipendenti e parasubordinati non possa essere determinato in misura tale che il reddito del lavoratore risulti inferiore a quello che risulterebbe dall'applicazione del compenso orario minimo.