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se il Ministro in indirizzo non ritenga che le previsioni contenute nella convenzione 2020-2021, volte semplicemente a ritardare la fuoriuscita dei liberi professionisti dai centri autorizzati di assistenza agricola, contrastino con l'articolo 4 della Costituzione, che tutela il diritto al lavoro, e che si pongano in conflitto con le stesse norme che regolano il funzionamento dell'AGEA (art. 7 del decreto ministeriale 27 marzo 2008); quali urgenti iniziative voglia assumere per evitare l'esclusione degli agrotecnici, agrotecnici laureati, dottori agronomi e forestali, periti agrari e liberi professionisti vari dai CAA, anche in considerazione dell'attenta campagna del Ministro rivolta alla tutela dei diritti dei lavoratori ed alla repressione di qualsiasi tipo di discriminazione Atto n. 3-02080 VERDUCCI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: il decreto di riparto del fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE) per il 2020 è sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari competenti. Il fondo è articolato in 4 capitoli principali per ciascuno degli enti. All'"assegnazione ordinaria" si aggiungono quote accessorie per la "progettualità di carattere straordinario", le "attività di ricerca a valenza internazionale" e la "progettualità di carattere continuativo"; per il Consiglio nazionale delle ricerche, stante un'assegnazione ordinaria di 586.296.605 euro, le quote accessorie sono così ripartite: 12.230.000 euro per la progettualità di carattere straordinario, 31.640.000 per le attività di ricerca a valenza internazionale, 26.000.000 per la progettualità di carattere continuativo, per un totale di 69.870.000 euro. Le tabelle allegate al decreto di riparto riportano in dettaglio l'assegnazione dei fondi accessori alle singole iniziative, evidenziando le variazioni tra le quote relative al 2019 e quelle relative al 2020 e descrivendo molto brevemente la natura delle attività finanziate; considerato che: nessuna delle attività del CNR finanziate dal Ministero vigilante con tali quote accessorie risulta essere stata scelta mediante bando competitivo o altra procedura equivalente e compatibile con i migliori standard internazionali, come previsto dal decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218; nella maggior parte dei casi le attività pluriennali del CNR finanziate dal Ministero con le quote accessorie non risultano essere state sottoposte a procedure pubbliche di rendicontazione scientifica, laddove la rendicontazione amministrativa è un atto dovuto, da parte di organismi indipendenti, compatibili con gli standard internazionali di valutazione in itinere dei progetti di ricerca e doverose in tutti i casi di impiego di risorse pubbliche per attività scientifiche; da quanto risulta nessuna delle attività del CNR finanziate nel FOE 2020 è stata discussa preventivamente e pubblicamente con gli organi statutari dell'ente, con particolare riferimento al consiglio scientifico generale ed ai consigli scientifici dei dipartimenti, né tantomeno per la richiesta di un parere consultivo, così come previsto dallo statuto del CNR, sulle tematiche di ricerca che possono giovarsi di finanziamenti pubblici diretti; alcune delle attività del CNR finanziate nel FOE 2020 prevedono il trasferimento di fondi ad enti ed istituzioni di ricerca non elencati tra quelle destinatari del FOE all'articolo 1 del citato decreto legislativo; alcuni di tali beneficiari ricevono finanziamenti da molti anni rendendo pertanto auspicabile che le iniziative così finanziate abbiano da tempo raggiunto uno stato di autosostenibilità strutturale che non richieda ulteriore erogazione di finanziamenti; rilevato che in assenza delle procedure di cui sopra non sono fornite alle Commissioni parlamentari competenti tutte le valutazioni ed informazioni necessarie ad esprimere il proprio parere sul decreto di riparto del FOE, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se ritenga compatibile con la legislazione vigente, ed in particolare con l'articolo 2 del decreto legislativo n. 218 del 2016, la prassi di finanziare attività di ricerca senza bandi competitivi, senza rendicontazione scientifica, senza il controllo delle comunità scientifiche di riferimento e al di fuori dalle prassi adottate dalla comunità scientifica internazionale; se non ritenga opportuno procedere alla nomina del consiglio nazionale dei ricercatori e tecnologi così come previsto all'articolo 8, comma 7, del decreto legislativo n. 218 anche al fine di esercitare il controllo; se ritenga compatibile con la legislazione vigente il trasferimento di quote del FOE da parte di un'amministrazione pubblica propriamente destinataria del finanziamento ad entità esterne al sistema degli enti pubblici di ricerca, in mancanza di procedure competitive di assegnazione dei fondi e di specifici e motivati accordi di partecipazione ad iniziative nazionali ed internazionali; se ritenga opportuno prevedere il superamento del sistema di quote accessorie del FOE ed il loro conferimento, parziale o totale, in sede di assegnazione ordinaria degli enti di ricerca, in modo da stimolare procedure autonome che rientrino nel controllo degli organi statutari degli enti per il finanziamento di progetti di ricerca o la creazione di partenariati di ricerca. Atto n. 3-02081 DURNWALDER UNTERBERGER STEGER LANIECE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: in attuazione dell'art. 28 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, il decreto del Ministero dello sviluppo economico 28 dicembre 2012 incentiva interventi per l'incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni (cosiddetto conto termico), la cui disciplina è stata aggiornata con decreto interministeriale 16 febbraio 2016; le modalità di accesso al conto termico, così come definite nel decreto interministeriale, sono molto stringenti e limitate al solo imprenditore agricolo professionale (IAP) escludendo, di fatto, numerose piccole aziende agricole e, in particolare, quelle maggiormente presenti nelle aree interne e montane; considerato che: ottiene la qualifica di IAP colui che, in possesso di conoscenze e competenze professionali, dedica all'attività agricola di impresa, direttamente o in qualità di socio, almeno il 50 per cento del proprio reddito globale da lavoro (25 per cento per le aziende ubicate in zone svantaggiate di cui all'art. 17 del regolamento (CE) n. 1257/99) e per ottenere tale qualifica, rilasciata dall'amministrazione competente (Regione o Provincia autonoma), è necessario essere iscritti alla gestione agricola dell'INPS; nei territori montani molti agricoltori non possono ottenere la qualifica di IAP perché, a causa del basso reddito agricolo, sono costretti a lavorare anche fuori della loro azienda; per le aziende agricole dei territori delle aree interne e montane, anche di piccole dimensioni, l'interesse verso l'installazione di sistemi innovativi di riscaldamento a biomasse è molto elevato visto il risparmio di costi che ne deriva;