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Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e altre disposizioni in materia ambientale. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge che riproduce il testo già approvato dal Senato in data 9 maggio 2012, del disegno di legge atto Senato n. 3162 recante modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e altre disposizioni in materia ambientale, anche a seguito degli interventi apportati in sede referente nella 13ª Commissione permanente Ambiente del Senato in XVI legislatura, disciplina con maggiore precisione ed efficacia una serie di aspetti legati alla legislazione ambientale. Questa funzione estesa del disegno di legge si osserva fin dal titolo in cui si richiama in modo esplicito il contenuto in termini di disposizioni che modificano o integrano il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, più noto come codice ambientale. Il criterio guida utilizzato è quello di semplificare, di favorire e quindi di incentivare azioni delle imprese, ma anche delle famiglie, che abbiano come obiettivo quello di migliorare la qualità ambientale. Venendo ai più significativi contenuti specifici del provvedimento, innanzitutto gli articoli 3 e 4 riguardano il tema importante del modo in cui vanno considerati i residui rivenienti da attività produttive, da alcune attività agricole e dalle attività di manutenzione del verde urbano (sostanzialmente le potature e gli sfalci che provengono dalle attività di manutenzione sia del verde pubblico che del verde privato urbano). L'intenzione della norma, è quella di superare una contraddizione: quella per cui, mentre i residui di lavorazione dell'agricoltura e della silvicoltura sono considerati sottoprodotti e sono trattati come tali, materiali del tutto identici ma provenienti dalle attività di manutenzione del verde urbano sono considerati rifiuti. Il disposto supera tale contraddizione ammettendo l'utilità di considerare come sottoprodotti, se avviati a valorizzazione energetica, anche i residui delle attività di manutenzione del verde urbano, cioè gli sfalci, sostanzialmente il fogliame, e le potature, sostanzialmente i tronchi e i rami, quindi il legno. L'articolo 2 modifica l'articolo 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di criteri di priorità nel trattamento dei rifiuti, al fine di assicurare che il prezzo riconosciuto per il conferimento al riciclo dei rifiuti sia, per la medesima tipologia di rifiuti, superiore a quello riconosciuto per il conferimento al recupero energetico. Ciò, in ossequio ad un principio più volte ribadito dalla legislazione comunitaria, poi recepito nella legislazione nazionale, per cui nella gerarchia del trattamento dei rifiuti il recupero di materia viene prima del recupero di energia. L'articolo 5 dispone in materia di miscelazione di rifiuti speciali e di oli usati, stabilendo che gli effetti delle autorizzazioni in essere relative all'esercizio degli impianti di recupero o di smaltimento di rifiuti che prevedono la miscelazione di rifiuti speciali restano in vigore fino alla revisione delle autorizzazioni stesse. L'articolo 6 aggiunge una nuova lettera f-bis) all'articolo 200 del decreto legislativo n. 152 del 2006, in tema di organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, allo scopo di stabilire che l'azienda costituita da soli enti locali, ivi comprese le società di capitali, partecipate unicamente da tali enti, derivanti dalla trasformazione di consorzi o aziende speciali ex articolo 115 del testo unico n. 267 del 2000, come modificato dall'articolo 35 della legge n. 448 del 2001, risultante dall'integrazione operativa, perfezionata entro il termine del 31 dicembre 2012, di preesistenti gestioni dirette o in house , tale da configurare un unico gestore del servizio a livello di bacino, può costituire ambito territoriale ottimale, purché la popolazione servita sia pari o superiore a 250.000 abitanti, salvo che la regione fissi un termine inferiore per particolari situazioni locali. In tale caso, l'azienda diventa autorità d'ambito a tutti gli effetti. Il conferimento dei servizi di raccolta e di smaltimento, o comunque afferenti al ciclo integrato dei rifiuti, in questo caso avviene direttamente all'azienda predetta anche in deroga all'articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. I contratti stipulati a seguito di regolare gara vanno alla naturale scadenza. Inoltre singoli comuni non facenti originariamente parte dell'azienda a suo tempo costituita possono entrare a farne parte, se ricorrano per essi motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità. Nel caso tali comuni facciano parte di ATO differenti devono chiederne autorizzazione alla regione. L'articolo 7 sostituisce il comma 4 dell'articolo 202 del decreto legislativo n. 152 del 2006, in tema di affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti, al fine di prevedere che gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali di proprietà degli enti locali o delle loro forme associate già esistenti al momento dell'assegnazione del servizio siano conferiti in comodato anche non gratuito ai soggetti affidatari del servizio. L'articolo 8 reca disposizioni atte a favorire e facilitare le attività di raccolta di indumenti e di altri prodotti e materiali usati da parte di associazioni di volontariato senza fini di lucro per destinarli al riutilizzo, previa convenzione a titolo non oneroso con i comuni, fatto salvo l'obbligo del conferimento dei materiali residui ad operatori autorizzati, ai fini del successivo recupero o smaltimento dei medesimi. Il senso della disposizione è evidente: favorire l'attività benemerita di moltissime associazioni di volontariato che si sostengono, e al tempo stesso rendono un servizio alla collettività, recuperando oggetti e materiali usati. L'articolo 9 riguarda una serie di modifiche al codice ambientale, il decreto legislativo n. 152 del 2006, in materia di rifiuti e residui agricoli. Queste modifiche sono finalizzate a semplificare le azioni delle imprese e delle pubbliche amministrazioni utili a conseguire un miglioramento ambientale nel senso della riduzione dell'impatto della produzione di residui. In particolare si introduce nel codice un nuovo articolo, il 213- bis , volto a disciplinare il trattamento dei rifiuti tramite compostaggio aerobico e digestione anaerobica. In questo quadro si prevede di semplificare fortemente tutte le procedure autorizzative per quanto riguarda gli impianti di compostaggio cosiddetti di prossimità, ossia impianti di piccole dimensioni che possono servire un massimo di qualche decina di utenze e che oggi devono sottostare allo stesso iter autorizzativo dei grandi impianti, ciò che naturalmente ne scoraggia la realizzazione. L'articolo 10 modifica l'articolo 228 del codice ambientale, stabilendo che il contributo ambientale per i pneumatici fuori uso costituisce parte integrante del corrispettivo di vendita, è assoggettato ad IVA e deve essere riportato in modo chiaro e distinto in ciascuna fattura nell'importo vigente alla data della cessione del prodotto. L'articolo 11 modifica il comma 9 dell'articolo 242 del codice ambientale, in tema di messa in sicurezza di siti.