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Il comma 2 ed il comma 3 prevedono che l'autorità portuale o quella marittima debbano verificare la necessità di disporre in porto di un soggetto che fornisce lavoro temporaneo e ne propongono la consistenza in termini di organico ai fini dell'approvazione ministeriale; l'autorità portuale o quella marittima è tenuta ad emanare un regolamento -- da approvare da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti -- per la specifica disciplina, nel singolo porto, delle modalità di prestazione del lavoro temporaneo, delle relative tariffe, dell'accertamento delle giornate di mancato avviamento al lavoro nonché per la regolamentazione delle pertinenti attività di monitoraggio. Il comma 4 prescrive, al fini dell'individuazione del soggetto da autorizzare alla fornitura di lavoro temporaneo, l'esperimento di una procedura di selezione aperta e trasparente. I commi 5 e 6 stabiliscono gli obblighi cui devono sottostare i soggetti prestatori di lavoro e le modalità di rilascio della relativa autorizzazione in sede locale. Il comma 7 disciplina, in caso di infruttuoso esperimento della selezione anzidetta, la costituzione dell'agenzia, già contemplata dalla legge n. 84 del 1994. I commi 8 e 9 regolamentano i casi di sospensione e revoca dell'autorizzazione, i casi eccezionali di richieste di lavoro eccedenti l'organico e l'eventuale ricorso, in deroga, per particolari esigenze, ai soggetti abilitati alla somministrazione di lavoro temporaneo autorizzati in base al decreto legislativo n. 276 del 2003, mentre il comma 10 prevede le sanzioni per la violazione delle disposizioni tariffarie. I commi 11 e 12 chiariscono l'ambito di applicazione del contratto collettivo unico di riferimento, e le verifiche sull'applicazione delle opportune tutele del lavoratore circa il trattamento normativo e retributivo. Il comma 13 istituisce l'indennità di mancato avviamento al lavoro di cui si è detto, stabilendone le modalità di calcolo ed i pertinenti meccanismi di erogazione. Il comma 14 individua come ulteriori soggetti cui spetta in via transitoria l'indennità, anche i lavoratori delle imprese di cui all'articolo 21, comma 1, lettera b) della legge, fino al 31 dicembre 2009. I commi 15, 16 e 17 disciplinano il versamento dei contributi da parte delle imprese o agenzie ed il concorso del predetto fondo per l'occupazione alla copertura degli oneri, nel limite di 12 milioni di euro annui. Il comma 18 determina l'applicabilità degli strumenti di cui alla legge n. 223 del 1991, prevedendo la corresponsione ai lavoratori dell'indennità di mobilità ivi prevista nel caso di situazioni di crisi che comportino eccedenze strutturali di manodopera. Al comma 20 viene prevista l'adozione di un regolamento per la determinazione dei criteri generali cui devono attenersi le autorità portuali nella disciplina della materia. L'articolo 19 assoggetta ad autorizzazione dell'autorità portuale o marittima ed al nulla-osta del Ministero le eventuali assunzioni nelle imprese di cui all'articolo 21, comma 1, lettera b) , della legge n. 84 del 1994 (da considerarsi assolutamente eccezionali) e regola il calcolo della contribuzione figurativa per ogni giornata di mancato avviamento al lavoro dei lavoratori portuali. L'articolo 20 riformula l'articolo 18 della legge n. 84 del 1994 con l'obiettivo di dare un'adeguata valorizzazione alle aree demaniali in ambito portuale, nel rispetto dei principi comunitari già richiamati: in tale contesto la nuova norma distingue, ai fini della relativa disciplina e dell'applicazione del relativi canoni, le concessioni di mera gestione di un'attività imprenditoriale nelle quali cioè il concessionario non assume impegni in ordine ad investimenti, anche infrastrutturali, volti a valorizzare la qualità dei servizi -- dalle concessioni da cui scaturiscono impegni del concessionario in ordine ad investimenti, anche di natura infrastrutturale, con conseguente diversificazione delle pertinenti durate: per la prima si prevede, infatti, una durata massima di 6 anni, mentre per le seconde la durata è determinata in ragione ed in proporzione dell'entità degli investimenti che il concessionario si impegna ad attivare, con un limite massimo di 40 anni. Il comma 3, per tale seconda categoria di concessioni, prevede inoltre che l'atto concessorio sia soggetto, con cadenza almeno biennale, alla verifica della permanenza del requisiti e delle condizioni che hanno determinato il rilascio del titolo; lo stesso comma dà puntuali indicazioni in merito al contenuto dell'atto concessorio. Il comma 4 formalizza la necessità del ricorso ad una gara ad evidenza pubblica per la selezione del concessionario. Il comma 5 introduce un sistema di relazioni da parte delle autorità portuali e di monitoraggio da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulle concessioni assentite, con possibilità di imporre provvedimenti correttivi al riguardo. Il comma 6 indica i requisiti degli aspiranti concessionari e le condizioni per partecipare alla selezione. Il comma 7 introduce la disciplina dei relativi canoni, il cui importo deve essere parametrato in ragione della prevedibile redditività della concessione e può essere tuttavia ridotto nel caso in cui il concessionario si faccia carico della realizzazione di opere portuali. Il canone è soggetto, per converso, ad un aumento, qualora l'autorità portuale o un precedente concessionario abbiano finanziato opere o beni strumentali, idonei a valorizzare il bene demaniale. La norma in esame contiene, in altri termini, una serie di elementi predefiniti e criteri che vanno poi trasposti nelle specifiche realtà attraverso appositi regolamenti che le autorità portuali dovranno emanare entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge. Il comma 11 contiene una norma transitoria, diretta a ridurre l'impatto della nuova normativa sulle concessioni esistenti. L'articolo 21 integra l'articolo 21 della legge n. 84 del 1994 per favorire la riconversione delle imprese portuali nei porti che, per motivazioni ambientali o di tutela del patrimonio culturale od archeologico, siano chiusi permanentemente al traffico e ridefinisce la terminologia relativa al passaggio dalle vecchie compagnie portuali alle attuali imprese. L'articolo 22 modifica il decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328, recante regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione. La modifica più rilevante concerne la revisione degli articoli da 118 a 123, relativi alla modifica della disciplina delle quote dei piloti del porto, cui si provvede mediante l'adozione di un decreto del Presidente della Repubblica volto appunto a ridefinire la materia in esame, con l'obiettivo di ridurre e rendere omogenea in tutti i porti l'incidenza del sistema delle quote sulle tariffe del servizio di pilotaggio; la disposizione fornisce in proposito le indicazioni di massima sul contenuto della normativa regolamentare in questione.