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In estate aveva ottenuto da un consorzio di banche (Mediobanca, Unicredit, Intesa, BNL, UBI e BPM) un prestito da 575 milioni di euro per rifinanziare il debito in scadenza. L'operazione prevedeva diverse condizioni di garanzia (i cosiddetti covenant ). Tra queste, un aumento di capitale da 400 milioni di euro, completato a luglio, e un piano di vendite di attività non strategiche per un totale di 250 milioni di euro. Tra le attività in vendita c'erano anche gli immobili tra via San Marco e via Solferino, nel centro di Milano, dove hanno sede il "Corriere della Sera" e la "Gazzetta dello Sport". Dopo una breve trattativa, l'azienda aveva trovato un accordo per vendere gli immobili, in tre blocchi, al fondo americano Blackstone, per 120 milioni di euro complessivi. Nella riunione straordinaria del 5 novembre 2013 il consiglio di amministrazione aveva approvato la vendita, dando mandato all'amministratore delegato dell'epoca Pietro Scott Jovane e al direttore finanziario Riccardo Taranto di finalizzare la cessione e firmare contratti di affitto degli stessi immobili per 10,8 milioni all'anno. Urbano Cairo, allora socio con il 2,8 per cento delle azioni, si era opposto, così come Diego Della Valle (che aveva l'8,8 per cento) e i giornalisti. Il comitato di redazione del "Corriere della Sera" aveva addirittura annunciato un'azione legale contro l'operazione, accusando i manager di danneggiare il gruppo e mettere a rischio l'indipendenza della testata. Ma i principali azionisti, a partire da Fiat che aveva il 20,1 per cento e Mediobanca che aveva il 15,1, non avevano cambiato idea; nel 2016 Cairo conquistò la quota di controllo di RCS e nel 2018 riaprì la questione della sede. A luglio di quell'anno "Milano Finanza" pubblicò indiscrezioni su una trattativa per la cessione degli immobili da Blackstone ad Allianz per 250 milioni di euro. Cairo, come presidente di RCS, inviò una lettera in cui dichiarava nulla la cessione degli immobili di 5 anni prima, a causa "di uno squilibrio tra i termini e le condizioni e i benefici e i ritorni tra le parti". I timori di beghe legali spinsero Allianz a ritirarsi dall'operazione; nel novembre 2018 la società finanziaria statunitense, dopo avere chiesto a RCS di ritirare le sue dichiarazioni, annunciò che avrebbe avviato una causa a New York per chiedere un risarcimento. In risposta RCS avviò un arbitrato a Milano chiedendo l'annullamento dell'operazione del 2013. Nella causa milanese l'ha spuntata Blackstone. Anche se i periti del Tribunale hanno stabilito che il palazzo nel 2013 valeva 153 milioni, quindi 33 milioni in più della cifra concordata tra RCS e Blackstone. Secondo il Tribunale tutte "le considerazioni svolte non hanno posto in luce altro se non lo svolgersi di una trattativa commerciale tra soggetti in bonis" e "senza che sia emersa la prova di alcuna indebita pressione operata sulla controparte". Per questo "le domande di risarcimento del danno proposte da Rcs sul presupposto che la controparte abbia tenuto un comportamento qualificabile come usuraio o abbia comunque violato i doveri di correttezza e buona fede nella trattativa e nella conclusione dei contratti dei quali si è discusso non possono essere accolte". Insomma, secondo il Tribunale di Milano non ci sarebbe stata usura da parte di Blackstone; il Tribunale di New York deve ancora pronunciarsi. Blackstone ha chiesto 300 milioni di euro di danni a RCS e altri 300 milioni a Urbano Cairo (ma l'assemblea di RCS ha sollevato il presidente da ogni responsabilità). Sono richieste enormi: RCS ha chiuso il 2020 con 31,7 milioni di utile netto, ha un patrimonio netto di 310 milioni di euro e attualmente ha una capitalizzazione di 382,2 milioni di euro. Se il fondo di Wall Street dovesse vincere la sua causa in America, per la storica editrice del "Corriere della Sera" si aprirebbe una nuova profonda crisi; considerato che, sempre a quanto risulta: secondo notizia di stampa, nel bilancio RCS media group non è stata accantonata a fondo rischi la cifra del risarcimento di 300 milioni di dollari per RCS e altri 300 come persona fisica, richiesti da Blackstone davanti al Tribunale di New York. Accantonamento doveroso per un bilancio "veritiero e corretto", come richiede il codice civile; stando così le cose Cairo si troverebbe a dismettere parte delle proprietà del gruppo, probabilmente mettendo in vendita RCS Spagna, cioè i quotidiani "El Mundo", "Marca" ed "Expansion". si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato; se intenda intraprendere azioni in grado di proteggere il più importante gruppo mediatico d'Italia, evitando di esporlo all'acquisto da parte di gruppi finanziari stranieri; quali iniziative urgenti intenda attuare nei confronti del gruppo RCS per il rigoroso rispetto della legge, che impone di accantonare a fondo rischi la cifra del possibile risarcimento a Blackstone, data anche l'importanza strategica del gruppo per il sistema Paese. Atto n. 4-05655 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e della transizione ecologica Premesso che: Green network S.p. A. è un gruppo impegnato nel campo energetico sin dal 2003, che attualmente conta circa 400 lavoratori. Come si può leggere dal sito ufficiale, il gruppo è nato a seguito della liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica (decreto Bersani, decreto legislativo n. 79 del 1999), operando prima come partner energetico dei grandi clienti industriali nazionali, andando poi a operare anche con le singole utenze domestiche con Green network energy; nell'atto di sindacato ispettivo 2-00020 l'interrogante rappresentava le condotte truffaldine di Green network e del legale rappresentante Piero Saulli, sanzionato dall'autorità antitrust , e in data 31 gennaio 2017 esposti firmati da Adusbef e Federconsumatori segnalavano: "I comportamenti della Green Network potrebbero concretizzare, dato il numero seriale delle condotte di situazioni analoghe, la ripetitività dei reati, anche con ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, il falso e l'estorsione a danno delle famiglie, che le associazioni del CNCU hanno il dovere di tutelare, e l'Autorità giudiziaria, l'obbligo di perseguire penalmente, essendo singolare che per tali reiterati comportamenti fraudolenti a danno dei consumatori debba sempre intervenire l'Antitrust, non riuscendo a capire quali siano le funzioni dell'Autorità per l'energia elettrica il gas, che avrebbe il dovere di stroncare a monte e di prevenire tali illecite condotte seriali a danno dei consumatori, in questa come in tante altre fattispecie di bollette gonfiate, non di avallarle nonostante numerose denunce di associazioni e utenti, chiede altresì di verificare le ragioni dell'inerzia dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas. Per tali ragioni Adusbef e Federconsumatori chiedono alla Procura della Repubblica di verificare tali comportamenti fraudolenti della Green Network.