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Si tratta di risorse aggiuntive rispetto ad ogni altro trasferimento ordinario o speciale dello Stato a favore degli enti locali o delle politiche per la montagna, con le quali si è inteso offrire una risposta concreta all'esigenza del Paese di ridurre le diseguaglianze sociali e i divari territoriali collocando gli interventi a sostegno della promozione e valorizzazione dei territori della montagna nell'ambito di un disegno politico strategico, realizzabile attraverso un modello di collaborazione tra le regioni, i comuni e il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio dei ministri, che trova la sua sintesi nella Strategia nazionale; c) la previsione di una serie di misure di carattere strutturale volte ad innalzare il livello di qualità dei servizi pubblici, in particolare quelli della sanità e delle scuole; d) l'introduzione di incentivi per le attività di lavoro e imprenditoriali nelle aree montane, al fine di favorire lo sviluppo economico e sociale delle zone di montagna, l'occupazione e il ripopolamento delle stesse (salvaguardia dei pascoli montani, incentivi agli investimenti e alle attività diversificate degli agricoltori e silvicoltori di montagna, misure fiscali di favore per le imprese montane esercitate da giovani, misura cosiddetta « Io resto in montagna », agevolazioni fiscali per il trasferimento di proprietà di fondi rustici in comuni classificati montani). Ulteriori misure di riduzione fiscale, di incentivo all'occupazione, di accelerazione della transizione ecologica e digitale potranno, inoltre, essere previste nell'ambito delle politiche statali e regionali che saranno concordate in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. L'obiettivo del presente disegno di legge è elaborare modelli di sviluppo diversificati, capaci di far leva sulle specificità territoriali per conservare e valorizzare la varietà e l'unicità di paesaggi, servizi, prodotti – artigianali e industriali – attraverso processi sostenibili e innovativi. In sostanza, la montagna, da elemento di fragilità e di debolezza, deve e può divenire un punto di forza del sistema socio-economico nazionale. L'obiettivo perseguito dal presente disegno di legge è un obiettivo ambizioso: semplificare e riorganizzare gli assetti istituzionali in funzione dei bisogni effettivi delle persone che risiedono in montagna e che qui intendono investire, contrastando il rischio dello spopolamento e dell'abbandono delle attività commerciali e produttive. Si tratta di una riforma che è anche una risposta alle istanze di futuro delle nuove generazioni, a cui è doveroso guardare con grande attenzione e cura, nella consapevolezza che i nostri giovani sono il capitale più prezioso, che devono essere incoraggiati a investire, insediarsi e restare in montagna, per scongiurare l'abbandono di luoghi e comunità che costituiscono un patrimonio prezioso per il nostro Paese in ragione della loro bellezza, del paesaggio, della storia, della cultura e delle tradizioni linguistiche ad essi indissolubilmente legati. Il disegno di legge è costituito da 19 articoli, ripartiti in sei capi. Il capo I contiene le norme generali. L'articolo 1 indica le finalità che s'intende perseguire con l'intervento normativo. In particolare, si chiarisce che il disegno di legge, in attuazione dell'articolo 44, secondo comma, della Costituzione, è volto a valorizzare le specificità delle zone montane al fine di limitarne gli squilibri economici e sociali rispetto ai territori non montani, di favorire il ripopolamento, di garantire a coloro che vi risiedono l'effettivo esercizio dei diritti e l'agevole accesso ai servizi pubblici essenziali, di promuovere l'agricoltura e la gestione forestale sostenibile, l'industria, il commercio, l'artigianato e il turismo e di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale montano. Si demanda inoltre allo Stato e alle regioni l'attuazione delle politiche di sostegno per la tutela e la valorizzazione delle zone montane nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Si prevede, infine, che lo Stato promuova azioni volte a ottenere il riconoscimento della specificità delle zone montane nell'ambito delle istituzioni dell'Unione europea. L'articolo 2 disciplina la classificazione dei comuni montani, definendo l'ambito di applicazione della legge, e consente l'individuazione dei comuni destinatari di particolari disposizioni di incentivo previste dal presente disegno di legge. Attualmente l'elenco dei comuni montani, sul quale sono state operate, in prima battuta, le quantificazioni finanziarie, è di 4.423 comuni. Se ne rende perciò necessaria una revisione, che possa indirizzare gli interventi di sostegno verso i territori montani più disagiati. Ai sensi del comma 1, i criteri per la classificazione dei comuni montani sono definiti, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, previa intesa in sede di Conferenza unificata, dando preminente rilievo al criterio altimetrico. Il medesimo decreto definisce, contestualmente, l'elenco dei comuni montani che, ai sensi del comma 2, viene aggiornato dall'Istituto nazionale di statistica entro il 30 settembre di ogni anno, con efficacia a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo. Sono in ogni caso classificati montani i comuni che appartengono ad una provincia interamente montana ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56. L'articolo prevede altresì una specifica disciplina in caso di fusione o di scissione tra comuni montani e comuni non montani, disponendo che conserva la classificazione di comune montano il comune risultante dalla fusione fra un comune classificato come tale e un comune sprovvisto di tale qualità, e che i comuni risultanti dalla scissione conservano la medesima classificazione di comuni montani solo ove, all'esito della scissione, continuino a presentare i requisiti previsti dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Nell'ambito dell'elenco dei comuni montani così definito, che verosimilmente sarà più ristretto dell'elenco attualmente applicato, il comma 3 permette l'individuazione dei comuni destinatari delle particolari misure di incentivazione di cui agli articoli 7, 8, 14 e 15 del presente disegno di legge. Questo elenco di comuni, necessariamente più ridotto rispetto al primo, che è basato sul criterio altimetrico, è definito con un secondo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato, entro quarantacinque giorni dall'entrata in vigore del primo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante la definizione dell'elenco dei comuni montani, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, sulla base dei dati forniti dall'Istituto nazionale di statistica, previa intesa in sede di Conferenza unificata.