[pronunce]

che, quanto all'art. 73, secondo comma, della legge n. 599 del 1954 - premesso che deve consentirsi sulla sua attuale vigenza e sulla sua estraneità all'ambito della pronuncia di cui alla richiamata sentenza di questa Corte n. 37 del 1992, che si riferiva a disposizione concernente il procedimento per l'irrogazione di sanzioni disciplinari di corpo, mentre la disposizione oggi denunciata riguarda il procedimento per l'irrogazione di sanzioni disciplinari di stato - esso si limita a stabilire che "il difensore deve essere ufficiale in servizio, di grado inferiore a quello rivestito dal presidente della commissione di disciplina, e non deve trovarsi in alcuna delle condizioni di cui all'articolo 70" (che stabilisce a sua volta i casi di incompatibilità per i componenti della commissione di disciplina, in ragione del rapporto di dipendenza gerarchica dell'incolpato, o delle attività svolte in rapporto a procedimenti attinenti allo stesso fatto, o dei rapporti di parentela o affinità fra di loro, o della qualità di offeso o di danneggiato o di parente o affine di essi o del giudicando, o degli speciali uffici ricoperti, o infine della sottoposizione a procedimento penale o disciplinare); che dal tenore e dalla ratio della disposizione impugnata non si ricava affatto la limitazione lamentata dal remittente, secondo cui il difensore dovrebbe essere scelto fra gli ufficiali in servizio appartenenti al medesimo "corpo" cui appartiene l'incolpato, cioè ad una unità organizzativa "sottoposta alla direzione di un comandante nei cui rispetti il militare prescelto come difensore è, in ogni caso, in posizione di subordinazione gerarchica" (sentenza n. 37 del 1992); né tale limitazione è ricavabile da altre disposizioni, in particolare dall'art. 41, secondo comma, della legge n. 1168 del 1961, pure denunciato, la cui analoga formulazione ("Il militare può farsi assistere da un ufficiale difensore, da lui scelto o designato dal presidente della commissione di disciplina, che sia di grado inferiore a quello rivestito dal presidente e non si trovi in alcuna delle condizioni di cui all'art. 40") non dà, a sua volta, alcun fondamento alla limitazione in questione; che pertanto la questione, a questo riguardo, si palesa manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE a) Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 41 della legge 18 ottobre 1961, n. 1168 (Norme sullo stato giuridico dei vice brigadieri e dei militari di truppa dell'Arma dei carabinieri), sollevata, in riferimento all'art. 97 della Costituzione, dal tribunale amministrativo regionale della Campania con l'ordinanza in epigrafe; b) Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 73 della legge 31 luglio 1954, n. 599 (Stato dei sottufficiali dell'esercito, della marina e dell'aeronautica), sollevata, in riferimento all'art. 97 della Costituzione, dallo stesso tribunale amministrativo regionale con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Onida Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 25 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola