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In particolare si sostiene, da parte di alcune forze politiche, che l'esistenza di processi penali che vedono imputati esponenti dell'attuale maggioranza e lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri determinerebbe un vulnus nell'assetto democratico del Paese, un tentativo di delegittimazione del voto liberamente espresso dal popolo; o, peggio, si sostiene che l'esercizio dell'azione penale nei confronti di membri autorevoli del Parlamento e del Governo costituirebbe una sorta di « golpe » per via giudiziaria, un sovvertimento delle regole fondamentali della democrazia. Da tali tesi nascono le proposte oggetto di dibattito nel periodo più recente: da quella della sospensione dell'azione penale per determinati reati a quella della reintroduzione dell'autorizzazione a procedere preventiva, a quella di una nuova garanzia per le «alte cariche dello Stato». Le proposte avanzate muovono tutte dall'asserita preoccupazione di esorcizzare il cosiddetto « golpe giudiziario» ossia il rischio che eventuali sentenze di condanna del Presidente del Consiglio dei ministri in carica e di altri esponenti di rilievo del Governo possano determinare un sovvertimento del risultato elettorale. Una preoccupazione per il vero molto enfatizzata e non condivisibile, atteso che in ogni Stato di diritto il potere politico non è irresponsabile nei confronti della legge e che comunque anche l'ipotesi eventuale di una condanna di primo grado del Presidente del Consiglio dei ministri non può e non deve causare alcuna conseguenza sul legittimo risultato elettorale, in presenza del principio costituzionale di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva. Ciò nonostante il dibattito sulla riforma del cosiddetto «sistema delle immunità parlamentari» muove da questa preoccupazione talvolta espressa in modo ossessivo. Pur essendo convinti, come detto, della sostanziale correttezza dell'attuale sistema delle garanzie delineato dall'articolo 68 della Costituzione, che merita attenzione ulteriore solo per talune questioni attuative, si ritiene utile avanzare una proposta di riforma dell'articolo 68 della Costituzione che tenga conto del dibattito in corso e della tesi, certamente non condivisa, secondo cui da un'eventuale condanna di primo grado del Presidente del Consiglio dei ministri in carica potrebbe derivare un vulnus per il Governo e per la democrazia. Il presente disegno di legge costituzionale di modifica all'articolo 68 della Costituzione si fa carico di tale preoccupazione e affida alla singola responsabilità del parlamentare, oggetto di azione penale, la richiesta, al ramo del Parlamento di appartenenza, di sospensione dell'azione penale per l'intera legislatura in corso. Dunque, coerentemente con il rilievo della Corte costituzionale, non si tratta di una misura automatica potenzialmente lesiva del diritto di difesa. La pronuncia della Camera di appartenenza, assunta con il criterio decisionale della maggioranza assoluta, determina la sospensione dell'azione penale e del processo, fatti salvi i termini di prescrizione, per l'intera legislatura. Per converso ne consegue che il processo riprenderà al termine della legislatura e che la richiesta di sospensione determina l'incandidabilità al Parlamento fino al termine del processo. Inoltre, il testo proposto presenta due ulteriori peculiarità: la sospensione può essere richiesta solo dopo il rinvio a giudizio, nell'intento di non determinare pregiudizio alla fase delle indagini; la sospensione può riguardare per «stralcio» la posizione del singolo parlamentare, ma non impedisce che il processo prosegua per altri eventuali coimputati. Con il disegno di legge costituzionale in esame, che modifica l'articolo 68 della Costituzione poichè la norma costituzionale attualmente non prevede una tale rilevante differenziazione del regime processuale, si offre una soluzione equilibrata alle preoccupazioni innanzi richiamate di possibile «sovversione per via giudiziaria» del voto elettorale, ponendo al riparo dagli effetti processuali i parlamentari eletti (e a fortiori i Presidenti delle Camere e del Consiglio dei ministri) e nel contempo garantendo, attraverso l'incandidabilità successiva, che il processo possa comunque svolgersi senza compromettere in via definitiva le esigenze di giustizia. Il disegno di legge costituzionale in esame consente anche di delimitare l'influenza della situazione processuale sull'esercizio del mandato parlamentare o dell'eventuale incarico istituzionale di governo, garantendo il pieno rispetto del voto popolare e differendo a un tempo successivo, ma certo, le esigenze di giustizia. A riguardo, infatti, non possono essere condivise quelle soluzioni tese alla sospensione sine die del processo penale, condizione questa che si verificherebbe ove si consentissero elezioni successive senza soluzione di continuità. Si avrebbe in tale ipotesi un'assoluta prevalenza del voto politico sulle esigenze di giustizia, determinando in pratica una sostanziale immunità, anche vitalizia, alterando il gioco e l'equilibrio dei valori costituzionali e dequalificando l'autorevolezza e il prestigio stesso del Parlamento, che verrebbe percepito come una sorta di rifugio degli impuniti. Una tale immunità assoluta, che porrebbe i parlamentari più volte eletti addirittura al di sopra o al di fuori della legge, non esiste peraltro in alcun ordinamento democratico straniero. La soluzione avanzata nel presente disegno di legge costituzionale tende invece a un corretto equilibrio tra le diverse esigenze, lasciando peraltro al parlamentare, secondo un approccio liberale, la facoltà di scelta circa il regime di garanzie applicabile, ossia se affrontare il processo nel corso della legislatura o differirne lo svolgimento alla legislatura successiva, nei limiti e con gli effetti precisati. Il presente disegno di legge costituzionale intende, dunque, offrire una soluzione ragionevole, equilibrata, responsabile e coerente con i princìpi costituzionali e con i ripetuti appelli del Capo dello Stato a evitare lo scontro tra politica e giustizia che determina grave danno al Paese.. Art. 1. 1. All'articolo 68 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Il membro del Parlamento rinviato a giudizio in un processo penale, con esclusione dei senatori a vita e dei casi di flagranza di reato, può chiedere che sia deliberata dalla Camera alla quale appartiene, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, la sospensione dell'azione penale nei suoi soli confronti per l'intera durata della legislatura, salvi i termini di prescrizione. La deliberazione di sospensione determina l'incandidabilità al Parlamento fino al termine del processo».