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Avevamo presentato degli emendamenti per prolungare la Commissione di un anno, visto che comunque nella precedente Commissione in sei mesi avevamo prodotto una relazione che è stata presentata alle Nazioni Unite, è stata utilizzata in Italia per la predisposizione del codice rosso e presa come esempio per molti spunti dalla Spagna che però ha investito un miliardo di euro sulla violenza. Credo che la Commissione debba produrre al più presto proposte legislative. Mi sono veramente dispiaciuta quando una collega del MoVimento 5 Stelle ha detto che non potevano prorogare la Commissione solo di un anno per la figura che avremmo fatto con l'opinione pubblica. Credo che la brutta figura con l'opinione pubblica la faremo se non dimostreremo che la Commissione ha senso solo se produce atti di indirizzo. Mi auguro, dunque, avendo la fortuna di avere una brava Presidente come la senatrice Valente, che fa parte della maggioranza di Governo, che le istanze condivise da tutte noi della Commissione, come è sempre accaduto, possano essere rapidamente accolte dal Governo, presentate alla Conferenza Stato-Regioni e attuate. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Valente) . LEONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, ringrazio la presidente Valente e i funzionari della Commissione, che ha dato avvio ai lavori un anno fa, esattamente il 7 febbraio del 2019. Sin da subito, dato il carattere di urgenza della problematica affidatale, ha inteso raccogliere le informazioni necessarie per un'azione il più possibile efficace innanzitutto valorizzando quanto già fatto dalla precedente Commissione, raccogliendo dati preziosi forniti da vari soggetti che già da tempo operano nel contrastare il fenomeno o lenirne gli effetti in modo adeguato in campo sanitario, educativo e giudiziario, avvalendosi spesso della consulenza di esperti. Al fine di avere maggiore contezza del fenomeno, sono stati effettuati vari sopralluoghi e constatato in modo diretto e autoptico lo stato attuale delle cose visitando centri antiviolenza e organizzando convegni. La Commissione ha constatato che non siamo all'anno zero, ma al contempo la stessa ha rilevato le varie criticità che ancora ostano un'azione di Governo visibilmente incisiva. Per esempio, sono emerse delle incongruità negli strumenti normativi per la tutela delle vittime già in vigore e delle manchevolezze per la tutela dei minori coinvolti e sono emerse pure delle difformità territoriali per cui alcune realtà territoriali ad oggi risultano più arretrate rispetto ad altre. Si è constatato che alcune pastoie burocratiche rallentano un pronto intervento troppo spesso letali per le vittime. La delibera che autorizza questa Commissione a dispiegare la propria prerogativa sul versante normativo-finanziario e su quello legislativo-amministrativo ci impone, dunque, l'urgenza di redigere e approvare testi unici e organici attenti a dare organicità agli assetti normativi disparati e disomogenei che ne fiaccano la reale efficacia, nonostante ne esprimano la bontà di intento. Per dare maggiore impulso al proprio compito e per velocizzare i tempi, questa Commissione ha organizzato la propria attività tripartendola in sottogruppi specifici coordinati dalla Presidente e dalle due Vice Presidenti, assegnandosi un segmento specifico dei tre suggeriti già dalla Convenzione di Istanbul e, cioè, la prevenzione, la protezione e la punizione. Nell'intervallo tra la prevenzione e la protezione la Commissione si è occupata degli uomini maltrattanti. Questi sottogruppi hanno operato autonomamente, ma si sono riservati frequenti momenti di condivisione formali, ma anche informali per verificare passo a passo il buon andamento dei lavori e per non disperdere preziose energie e per evitare inutili perdite di tempo. Inoltre, per comprendere un fenomeno così complesso e cangiante è stata necessaria un'attenta e scrupolosa opera conoscitiva preferendo acquisire informazioni e suggerimenti dalla viva voce degli attori in campo, operatori e vittime. Perciò sono state effettuate più di 60 audizioni in 40 sedute plenarie, ma gli incontri informali e le acquisizioni di informazioni sono state molto di più. Come Vice Presidente della Commissione ho avuto l'onore di occuparmi della «p» della prevenzione, la quale si attua con un serio intervento culturale ed è qui che la prevenzione ha necessità ed urgenza di intervenire poiché la prevenzione la si attua attraverso i due filoni della comunicazione e della formazione. La Commissione si è occupata a livello di comunicazione andando nella direzione di una cultura rispettosa del genere e della necessità di un superamento di ogni stereotipo e forma di hate speech . Sul punto la Commissione ha già svolto alcune importanti audizioni ascoltando la Presidente della Commissione per le pari opportunità dell'Unione sindacale giornalisti RAI (Usigrai), la Presidente dell'ordine dei giornalisti del Lazio, la Presidente dell'associazione giornaliste unite libere autonome (Giulia) e i vertici della RAI e dell'AGCOM, nonché alcuni esperti in materia di comunicazioni. Attraverso queste audizioni la Commissione ha potuto approfondire, da un lato, la questione connessa alla narrazione della violenza contro le donne e la sua rappresentazione in televisione e sui social network al fine di evitare possibili incitamenti ed emulazioni e, dall'altro, il tema della rappresentazione femminile nel vasto mondo della comunicazione, del web , della televisione e della pubblicità. Sempre a questo riguardo, assai utili si sono rivelate le audizioni delle professoresse Elisa Giomi e Federica Giardini, entrambe insegnanti presso l'Università degli studi di Roma Tre, nonché, per i profili riguardanti la discriminazione di genere nel linguaggio pubblicitario, della dottoressa Annamaria Arlotta, esperta di comunicazione mediatica. Il tema della narrazione della violenza non può dirsi però ancora del tutto esaurito. Un particolare approfondimento merita ancora la questione della violenza contro le donne nelle aule di giustizia. Si tratta di un argomento che per certi aspetti si interseca con la repressione, ma per altri se ne caratterizza. È compito della Commissione dunque verificare, anche attraverso l'analisi empirica delle sentenze - rectius , di una o più sentenze - come venga narrata la violenza nelle decisioni che riguardano casi di maltrattamento o abusi ai danni di donne. Un secondo aspetto sul quale la Commissione ha avviato un approfondimento è legato alla formazione, da intendersi sotto un duplice profilo: da un lato, come formazione universitaria di coloro che per professione nella loro successiva esperienza lavorativa potrebbero doversi confrontare con vittime di violenza di genere; dall'altro, come formazione scolastica in senso stretto, quindi di coloro che, da educatori, dovranno promuovere e costruire modelli culturali ed educativi orientati ad una corretta e sana gestione delle relazioni e al riconoscimento e al rispetto delle differenze. Più nel dettaglio, con riguardo alla realtà universitaria, già nella relazione conclusiva della prima inchiesta sul fenomeno si riconosceva il crescente interesse degli atenei per la tematica del contrasto alla violenza di genere.