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Norme in materia di ricerca, raccolta, coltivazione, trasformazione e commercializzazione dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo. Onorevoli Senatori . – Ormai da alcune legislature il Parlamento ha preso in esame progetti di legge presentati in materia di tartufi, ma il loro iter non è giunto a conclusione. I testi presentati si proponevano di adeguare le norme contenute nella legge 16 dicembre 1985, n. 752, che definisce la normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo, alla nuova ripartizione delle competenze tra lo Stato e le regioni in materia agricola, di tutela e salute dell'alimentazione nonché di tutela dell'ecosistema, operata con la riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione. L'esigenza di una siffatta rinnovata norma quadro è avvertita con forza dal settore da anni e lo è a maggior ragione oggi in forza dell'approvazione, alla fine della passata legislatura, dell'articolo 29 della legge 7 luglio 2016, n. 122, recante « Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2015-2016 ». Il citato articolo 29 modifica il trattamento fiscale delle attività di raccolta dei tartufi, introducendo la necessità di un adeguamento del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, rivedendo la normativa fiscale per renderla in grado di far emergere il sommerso del settore e di consentire, al contempo, la piena tracciabilità del prodotto. Il presente disegno di legge rappresenta, quindi, la conclusione del lavoro cui si era giunti nella XVII legislatura, purtroppo senza poter completare l’ iter legislativo. I primi nove articoli modificano la disciplina dettata dalla citata legge n. 752 del 1985, adeguandola alla nuova ripartizione delle competenze tra Stato e regioni e tenendo conto dei cambiamenti determinatisi in un settore che annovera circa 200.000 raccoglitori ufficiali di tartufi, dei quali il 5 per cento proviene dal mondo agricolo, il 20 per cento svolge attività di ricerca individualmente e il restante 75 per cento appartiene alle più svariate categorie economiche. Gli articoli dal 13 al 17, in particolare, introducono norme più rigide e certe per quanto riguarda la messa in commercio dei prodotti a base di tartufo, fornendo garanzie e chiarezza al consumatore finale. Il mercato del tartufo in Italia è sempre stato sottoposto alla concorrenza dei prodotti di importazione dai Paesi europei ed extraeuropei (come la Cina, il Marocco, la Romania, eccetera). In questo quadro serve il massimo impegno per garantire la tracciabilità piena del prodotto, per poter rassicurare i consumatori e gli amanti dei nostri territori sulla piena rispondenza tra terra e comunità di provenienza e sulla qualità/origine del prodotto. Per tale motivo era ed è opportuno che il legislatore intervenga su questa materia. Un altro motivo particolarmente importante è la promozione territoriale che tutti gli enti e i territori riconducibili, e non solo, all'Associazione nazionale città del tartufo hanno impostato intorno al prodotto « tartufo », prodotto di eccellenza e sinonimo di qualità ambientale, che fa da traino a tutti i prodotti agroalimentari, al turismo e, più in generale, all'economia locale. Nel capo IV, all'articolo 18, si interviene in materia fiscale, con l'obiettivo di mettere in condizioni i raccoglitori di tartufi – che sono il cuore della catena di produzione dei tartufi, il soggetto che in moltissimi casi mantiene, tiene pulite e migliora le aree vocate, alleva e addestra i cani, ricerca il prodotto e tramanda l'arte del « tartufaio », che difficilmente si impara senza una sapiente conoscenza del territorio e viene tramandata di generazione in generazione – di poter operare in un quadro normativo certo. Nella passata legislatura con la citata legge europea 2015-2016 si intervenne nell'ambito della procedura EU-pilot 8123/15/TAXU, che era stata avviata a dicembre del 2015 dalla Commissione europea per valutare la conformità al diritto dell'Unione europea del regime IVA che era al momento applicato in Italia all'acquisto di tartufi presso raccoglitori dilettanti od occasionali, e che era stato introdotto con l'articolo 1, comma 109, della legge 30 dicembre 2004 (legge finanziaria 2005). Detto intervento ha modificato la riduzione dell'aliquota IVA sulla cessione di tartufo e previsto l'applicazione ai compensi corrisposti ai raccoglitori occasionali di tartufi non identificati ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, in relazione alle cessioni di tartufi, una ritenuta a titolo d'imposta, con obbligo di rivalsa, pari all'aliquota per il primo scaglione di reddito commisurata all'ammontare dei corrispettivi pagati ridotto del 22 per cento a titolo di deduzione forfetaria delle spese di produzione del reddito. Queste prime modifiche, pur importanti, hanno lasciato aperta la definizione puntuale di raccoglitori occasionali e creato un percorso di adempimenti formali che, soprattutto per i raccoglitori veramente occasionali, crea vincoli eccessivi e apre ad innumerevoli contenziosi. Per questi motivi è stata introdotta una definizione di « occasionale » di natura quantitativa, chiarendo che « l'attività di raccolta di prodotti selvatici non legnosi si intende svolta in via occasionale se i corrispettivi percepiti dalla vendita del prodotto non superano il limite annuo di euro 7.000 » e prevedendo che per questa fattispecie, che è nei fatti realmente occasionale, sia fissata un'imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, commisurata in euro 100 all'anno, e provvedendo ad abrogare, all'articolo 25- quater del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recante « Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi », e all'articolo 1, comma 109, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, recante « Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato » (legge finanziaria 2005), i riferimenti presenti, ed in molti casi fuorvianti, alla parola « occasionale » riferita ai raccoglitori di tartufi. Una certezza, quella che si va ad introdurre, necessaria per salvaguardare ed incentivare quest'attività dalle radici antiche, fortemente connesse alla cultura e alla storia dei nostri territori e delle nostre comunità. Una esigenza che nasce anche nella consapevolezza che la filiera di produzione del tartufo ha sicuramente un ruolo economico importante con l'indotto che genera, ma è almeno altrettanto importante il contributo che questa filiera ed il contesto culturale in cui si inserisce danno a tutto il made in Italy ed indirettamente all'immagine del Paese. Un prodotto, una filiera, che era e che è molto richiesto ed apprezzato anche da tanta parte di quel turismo che, in modo crescente, dimostra di gradire i nostri prodotti e la terra che ne è culla, con la sua cultura, la sua storia e le sue tradizioni.. I DISPOSIZIONI GENERALI 1 (Oggetto e finalità)