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Disciplina dei trust istituiti in favore di persone in situazioni di svantaggio. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di assicurare forme di sostegno in favore delle persone in situazioni di svantaggio prolungate nel tempo e indipendenti da ogni possibile accadimento. Si vuole, in questo modo, garantire assistenza a tali persone anche dopo la morte dei loro familiari più stretti, sui quali, come le statistiche dimostrano, grava pressoché interamente il peso del disagio. Le tecniche disciplinate, più in generale, sono in grado di rendere questa assistenza veramente effettiva ed efficace perché sganciata dal presupposto dell'esistenza e del venir meno del sostegno familiare. Tale obiettivo può essere utilmente perseguito attraverso il trust, strumento giuridico di origine anglosassone, ormai pienamente integrato nell'ordinamento giuridico italiano in virtù della Convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata a L'Aja il 1° luglio 1985, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 16 ottobre 1989, n. 364. La disciplina del trust, infatti, contiene in sé meccanismi funzionali e idonei a garantire che le risorse destinate alla realizzazione di una data finalità vi siano vincolate e non possano essere distolte. Il disegno di legge, inoltre, mira a rafforzare l'assunzione di responsabilità da parte dei soggetti coinvolti nella gestione delle risorse destinate alle prescritte finalità, attraverso precisi obblighi di vigilanza e l'effettività delle sanzioni irrogate in caso di violazione. Un dato estremamente qualificante, inoltre, consiste nella possibilità che il fondo in trust che dovesse residuare una volta esaurita la finalità di sostegno di un singolo soggetto debole, a favore della quale il trust è stato istituito, possa essere impiegata a vantaggio dell'intera collettività: questo avviene attraverso meccanismi di tipo premiale basati su una fiscalità agevolata e volta a incentivare da parte dei privati che destinano una parte del proprio patrimonio ad un trust di questo tipo l'adesione e la realizzazione di scopi sociali. Sotto questo profilo, la disciplina proposta attua a pieno titolo, pertanto, il principio di sussidiarietà, poiché incentiva e sostiene la libera iniziativa dei cittadini associati per il perseguimento del bene comune, che rappresenta uno degli obiettivi espressi dal disegno di legge delega per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. Il presente disegno di legge è composto da diciannove articoli. All'articolo 1 si declina il trust in favore di persone in situazioni di svantaggio; tali sono, innanzitutto, le persone disabili individuate dall'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché le persone destinatarie di provvedimenti di interdizione, inabilitazione o amministrazione di sostegno. Sono, inoltre, considerate persone in situazioni di svantaggio anche coloro che, pur pienamente capaci per il diritto, di fatto risultano del tutto inidonei a provvedere alla cura e alla gestione dei propri interessi. Si tratta di soggetti che, se lasciati soli a se stessi, rischiano di dissipare le risorse economiche di cui fossero provvisti o di cui fossero stati dotati dalla loro famiglia, rimanendo completamente abbandonati in situazioni di silente povertà e disagio sociale, con conseguenze dirompenti sia per il soggetto che ne è vittima, sia per la collettività che in prospettiva dovrà prendersene cura. L'articolo 2 distingue tra le due possibili tipologie di trust in favore di persone in situazioni di svantaggio, a seconda che il trust venga istituito a vantaggio di singole persone in situazioni di svantaggio (trust per beneficiari) ovvero di una generalità di persone in situazioni di svantaggio, eventualmente sostenendo enti che operano per tale finalità (trust per uno scopo). La figura del disponente, ovvero di colui che istituisce il trust, è prevista dall'articolo 3. L'irrevocabilità del trust istituito in favore di persone in situazioni di svantaggio da parte del disponente, contenuta nell'articolo 3, mira sia a stabilizzare le conseguenze fiscali agevolate previste, impedendo possibili utilizzi distorti dello strumento, sia a rendere effettiva la tutela delle persone svantaggiate. Questo non toglie che nell'atto istitutivo possa eventualmente prevedersi la possibilità di una cessazione anticipata del trust, rimessa alla valutazione del trustee o del guardiano, funzionale a tenere in considerazione circostanze sopravvenute nel corso del rapporto che rendono l'anticipazione del termine finale del trust coerente con lo scopo di assistenza perseguito. L'articolo 4 individua le forme tramite le quali è possibile istituire il trust e, in particolare, sancisce l'obbligo di indicare nell'atto istitutivo la legge dello Stato estero regolatrice del trust, secondo quanto stabilito dalla già citata Convenzione. Ragioni di tipo pratico suggeriscono, infatti, di tracciare un intervento sul tessuto normativo già esistente, che appunto rimanda alle normative di altri Stati che hanno disciplinato il trust, richiamate nell'atto istitutivo, piuttosto che attendere che sia approvata una legge che doti finalmente anche il nostro ordinamento di una disciplina «domestica» dell'istituto del trust. Gli articoli 5 e 6 disciplinano, rispettivamente, le figure del trustee e del guardiano. Con particolare riferimento alla figura del trustee , sono previsti i requisiti che un soggetto deve possedere per poter gestire il patrimonio immesso nel fondo in trust per la realizzazione della finalità di sostegno di persone in situazioni di svantaggio. Il possesso di questi requisiti, volti a garantire l'onorabilità e la professionalità del soggetto che gestisce il patrimonio in trust, nonché una sua adeguata patrimonializzazione che lo renda in grado di rispondere in maniera effettiva alle obbligazioni di tipo risarcitorio cui è esposto in caso di violazioni, è documentato da un apposito registro dei trustee (articolo 5, comma 4). L'articolo 7 reca la disciplina del regime giuridico del patrimonio in trust, mentre l'articolo 8 specifica le modalità di impiego e di amministrazione del patrimonio. È in tale ultima disposizione [articolo 8, comma 3, lettera c) ] che è espressamente contemplata la possibilità che il residuo patrimonio in trust possa essere impiegato, invece che a vantaggio di singoli, in favore di enti, organizzazioni o anche altri trust istituiti in favore di persone in situazioni di svantaggio, secondo un meccanismo che permette di protrarre l'attività assistenziale a beneficio della collettività anche dopo l'esaurimento della finalità per la quale il trust originariamente è stato istituito. Ad un'apposita autorità amministrativa, articolata nel territorio e composta, oltre che dai soggetti individuati da decreti ministeriali, anche da rappresentanti dei soggetti in possesso dei requisiti per poter assumere l'ufficio di trustee di questi trust, iscritti nel registro dei trustee , è affidato il compito di decidere sulla devoluzione dei residui patrimoni in trust in favore degli enti, delle organizzazioni dei trust richiedenti.