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Vedete allora che, grazie a un lavoro di leale confronto fra le varie forze politiche che compongono la maggioranza, siamo riusciti a trovare la soluzione più equilibrata possibile, dimostrando maturità politica: nessuno al suo interno ha chiesto all'altro di fare un passo in avanti o indietro, ma semplicemente si è lavorato per la soluzione migliore (cosa che - devo ammetterlo - è mancata invece con la precedente maggioranza, nella quale vi era sempre il diniego a sedersi a un tavolo e a confrontarsi sul tema). Ai colleghi di opposizione avevo chiesto in Commissione un segnale di responsabilità, votando a favore dell'emendamento in questione, ma - ahimè - la contrapposizione politica prevale spesso sul buon senso. Ai colleghi che compongono la maggioranza dico invece che, se sui temi ambientali lavoreremo con la stessa leale collaborazione avuta sul tema dell' end of waste , potremo davvero dimostrare, così come preannunciato, che l'ambiente è al centro del nostro programma di Governo. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della Scuola media «Giovanni Falcone» di Poggiomarino, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1476 STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, sono tante le misure nel provvedimento al nostro esame, quindi mi limiterò ad alcune riflessioni su quelle che più interessano il settore turistico, le piccole e medie imprese, i rider e l'exIlva. Il fallimento della Thomas Cook per il settore turistico alberghiero è paragonabile a quello di Lehman Brothers per il sistema bancario, con ripercussioni pesanti anche tra gli operatori italiani. In Commissione se n'è parlato diffusamente, a cominciare dalle problematiche più immediate, ossia i turisti che hanno già pagato tramite l'agenzia il pernottamento in strutture italiane, le quali però, per via del fallimento, non hanno incassato quest'anticipo e hanno comunque in essere un accordo contrattuale con i turisti. Quel fallimento pertanto si sta per scaricare su un settore che vive già una situazione difficile per via della concorrenza non sempre leale delle nuove forme di ricettività turistica. A questo si aggiunge la ripresa del mercato turistico di Paesi che, agli occhi dei turisti, non rappresentavano posti totalmente sicuri per via delle minacce del terrorismo internazionale. È bello e importante che non sia più così, ma, dal punto di vista economico, questa è un'ulteriore variabile rispetto all'andamento futuro di un settore su cui oggi grava il fallimento della più antica e importante agenzia turistica del mondo. Il turismo è una voce essenziale di diverse economie regionali, motivo per cui ci aspettavamo, già da questo provvedimento, un intervento a sostegno di un settore che rischia una forte perdita di competitività a favore di Paesi come la Svizzera e l'Austria per la montagna o la Croazia e l'Albania per il mare. In Commissione è stato approvato un ordine del giorno, che anch'io ho sostenuto: l'augurio è quindi che già con la legge di bilancio si possa intervenire con strumenti a sostegno di tutti i soggetti caduti in una situazione di grave difficoltà. Le conseguenze del fallimento della Thomas Cook non vanno prese sottogamba, perché il settore rischia davvero di entrare in una grave crisi. Sull'ex Ilva penso che non bisogni mai dimenticare da dove si è partiti, ossia da uno stabilimento che è stato sequestrato per disastro ambientale e da continui e sacrosanti interventi da parte dello Stato per evitare che a Taranto alla tragedia ambientale si aggiungesse quella sociale. È stato un percorso lungo e difficile, con un accordo importante, che ha saputo tenere dentro posti di lavoro e bonifica ambientale. Occorre quindi sollecitare l'azienda a tenere fede agli accordi, mentre cambiare le carte in tavola è l'ennesimo messaggio negativo agli investitori stranieri, ossia che in Italia non conviene investire, perché il diritto è sempre fluttuante e incerto. Spero quindi che tutte le forze politiche guardino la questione anche da questo punto di vista: sull'Ilva non si possono consumare piccole battaglie di posizionamento politico. Trovo invece condivisibili e positive le norme sui rider . Si è compiuta, in questo caso, una sintesi virtuosa tra le diverse sensibilità e si è fatto un avanzamento rispetto al precedente piano normativo. Come ci ricorda anche la vicenda della Thomas Cook, le piattaforme digitali, i luoghi della disintermediazione, stanno trasformando radicalmente l'economia dei servizi. Ci vogliono quindi regole per evitare forme di sfruttamento e per tutelare i lavoratori da forme di controllo, anche sul piano personale. Queste norme devono assurgere a positivo precedente per tutte le volte che il legislatore si troverà ad affrontare questi terreni inediti del mondo del lavoro. La vera sfida sarà, ogni volta, saper cogliere l'emersione di tali nuovi ambiti, che non sempre sono immediatamente intellegibili e stimabili nella loro grandezza o durata. In questo caso, di grande aiuto è stata la presenza di soggettività organizzate dei fattorini, che hanno saputo costruire un'attenzione e una sensibilità da parte dell'opinione pubblica. Non è detto però che questo accadrà sempre. Ad ogni modo, credo che l'approccio non dovrà mai essere ideologico, ma, com'è stato fatto in questo caso, trovando un giusto punto di equilibrio tra le tutele e i margini di flessibilità che non devono mai mancare, soprattutto quando si tratta realmente e concretamente di forme di lavoro saltuario e d'integrazione reddituale. Sempre in materia di lavoro, è molto importante, per il nostro territorio, l'accoglimento dell'emendamento da me presentato, con cui si chiarisce e conferma espressamente la competenza della commissione provinciale di controllo sul collocamento. Di questo ringrazio i membri della Commissione e il Governo. In ultimo, ma non per ultimo, voglio soffermarmi su un tema che in questo momento è straordinariamente sentito da parte dell'intero sistema della piccola e media impresa e sul quale grandi sono state le proteste, nelle scorse settimane, da parte delle organizzazioni professionali. Mi riferisco all'articolo 10 del decreto-legge crescita, che ha introdotto l'obbligo - per le imprese che operano nei settori delle riqualificazioni edilizie e dell'efficientamento energetico - di applicare sconti sui lavori, da recuperare sotto forma di sgravi fiscali negli anni venturi. Sono estremamente favorevole all'idea di dare subito al consumatore un beneficio economico sotto forma di sconto, senza cioè vederlo spalmato in più anni e sotto forma di detrazione fiscale, com'era fino ad ora. Tuttavia, per com'è stata congegnata la norma, il costo di quest'operazione andrà a ricadere sulle spalle delle imprese, le quali - non in alcuni casi isolati, ma nella maggior parte di essi - non dispongono della liquidità per farvi fronte e hanno comunque costi vivi e di personale che di certo non possono rimandare nel tempo. Già in sede di trattazione del decreto-legge crescita avevamo chiesto lo stralcio della norma, che però non c'è stato.