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Nelle bozze che filtrano e nelle sue dichiarazioni, si parla genericamente di spezzare il modello di business dei trafficanti - cosa sacrosanta - dell'ipotesi di centri di smistamento di migranti fuori dall'Unione europea e si fa riferimento a piattaforme regionali di sbarco in cui distinguere i migranti economici dai rifugiati, realizzati in stretta cooperazione con rilevanti Paesi terzi, l'Alto commissariato ONU per i rifugiati e le organizzazioni internazionali per le migrazioni. Fermo restando che il tema dei destini dei migranti economici, non scontato e semplice come si vuol dare a vedere, non è un dettaglio, resta da capire chi sono i Paesi terzi di cui si parla e l'entità e la direzione delle risorse che si vogliono mettere in campo. Ma quali sono questi Paesi? Ad esempio la Tunisia, che negli anni passati ha affrontato il tema dei rifugiati libici, si è detta del tutto impossibilitata e quindi indisponibile, stante le condizioni attuali, a ospitare hotspot. Lo stesso vale per la Libia, sui cui destini sarebbe interessante sapere cosa pensa il suo Governo. Tra i Paesi extra UE disponibili ce ne sono alcuni - guarda caso - sulla rotta balcanica. Il perché forse lo potrebbe chiedere alla cancelliera Merkel, la quale ha di sicuro ben presente quali sono le priorità del suo Paese: si parla, infatti, dell'Albania e della neodenominata Repubblica macedone del Nord, interessate a entrare nell'Unione europea e ancor più ad avere un po' di risorse. Trionfalismo e dichiarazioni a parte, è chiaro che non c'è un minimo di intesa e di disponibilità, al netto del Marocco, dei Paesi riviersachi della sponda Sud. Ma passiamo al capitolo risorse. Le somme di cui si parla sono del tutto insufficienti ad affrontare un siffatto piano, tanto negli aspetti emergenziali, quanto in quelli prospettici di cui, peraltro, non fa menzione se non dichiarando - come ha fatto anche oggi alla Camera - che l'Unione europea deve superare strutturalmente - cosa condivisibile - la logica emergenziale. Ma come? Con quali politiche? Si è parlato di un investimento da 500 milioni di euro sul cosiddetto Fondo fiduciario per l'Africa e, dall'altro, di una seconda tranche da tre miliardi di euro per Facility for refugees in Turkey . Numeri alla mano, è del tutto evidente che l'impegno di spesa vero riguarda il corridoio balcanico e non l'area che più direttamente interessa l'Italia. Non si è chiesto perché? Forse anche questa spiegazione potrebbe chiedere alla Germania o all'Austria. Per inverso, da quanto emerge non c'è una sola posta economica prevista per il corridoio libico, nonostante le aperture del commissario al Bilancio Günther Oettinger e gli appelli del presidente Tajani. Allo stato, ci sono solo buone intenzioni. Eppure, per affrontare l'emergenza che arriva dal Mediterraneo e che più ci interessa e ci tocca da vicino, servono circa sei miliardi di euro. Chiudere la cosiddetta rotta libica significa intervenire soprattutto in Paesi come il Ciad e il Niger, i cui tassi di crescita demografica sono impressionanti e fanno il paio con la fame e la miseria. Quanto alla riforma di Dublino non si faccia illusioni: è in alto mare e non sarà facile che si trovi una conclusione nel breve periodo. Illustre Presidente, non potrà quindi bastare, e non potrà essere considerato in alcun modo un successo per l'Italia e per il suo Governo, una conclusione del Consiglio europeo in cui i 28 Paesi membri - presto 27 - con dichiarazioni generiche si impegneranno a rinforzare le policy per ridurre l'immigrazione illegale e sostenere gli Stati membri sotto pressione, salvo poi cambiare poco o nulla. Non vorremmo che anche in questa circostanza risultassimo gabbati e contenti, con una bella photo opportunity , ma senza aver portato a casa nulla e aver invece concesso molto, se non tutto, su tanti temi. Da tempo si parla di piano Marshall sul Mediterraneo. Come Forza Italia lo invochiamo a gran voce. Crediamo che sia giunto il momento che l'Italia impegni con serietà i Paesi europei, nel loro interesse, allo sviluppo concreto di un piano per i Paesi da cui originano i fenomeni migratori. È questo anche il senso profondo della risoluzione che il nostro Gruppo ha inteso presentare ed è la ragione per cui non possiamo votare a favore di risoluzioni che non rappresentano la realtà delle cose, prive di una visione di ampio respiro, nonché di una riflessione che un grande Paese come l'Italia deve svolgere nel Mediterraneo e negli scenari internazionali. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, in queste ore ci troviamo a vivere un momento storico difficilissimo per il futuro del nostro Paese e dell'intera Europa. Per la prima volta, però, dopo tanti anni, abbiamo finalmente un Governo che ha dimostrato che con autorevolezza può finalmente dettare le regole di quel futuro e determinarne la conclusione. ( Applausi dal Gruppo M5S. Commenti ironici dal Gruppo PD. ) . PRESIDENTE. Non sono necessari cori da stadio. PATUANELLI (M5S) . Ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi e non posso non sottolineare come si sia parlato di marchette. Ed è assurdo parlare di marchette per un Governo che oggi inizia a fare i suoi primi provvedimenti. Ma da assurdo diventa surreale se a parlare di marchette è il Partito Democratico! (Vivi applausi dal Gruppo M5S. Proteste dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Per favore, colleghi, terminiamo questa seduta in maniera dignitosa. PATUANELLI (M5S) . Siamo di fronte a un bivio, a due scenari completamente alternativi su temi fondamentali quali l'immigrazione, la sicurezza comune e la lotta alla povertà, che dipendono dall'esito del Consiglio europeo di domani e dopodomani. Sul tema dell'immigrazione, l'obiettivo che ci poniamo è quello di un'Europa unita e solidale. RICHETTI (PD) . Signor Presidente, ma lo sta ascoltando? PRESIDENTE . Io sto ascoltando l'intervento. Voi avete fatto le vostre rimostranze. Ora lasciamo terminare il senatore Patuanelli. Vi chiedo cortesemente di fargli terminare l'intervento. La Presidenza ha già richiamato l'Aula, invitandola a lasciar finire un intervento senza commentare. Sto chiedendo, quindi, di far terminare l'intervento al senatore Patuanelli. MARCUCCI (PD) . Bugiardo! Sei un bugiardo! FARAONE (PD) . Vergogna! Devi vergognarti! MALPEZZI (PD) . Certi termini li dici a tua sorella! FARAONE (PD) . Non parlare mai più di marchette! Le marchette le fai tu! PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, ribadisco che il termine usato dal senatore Richetti era mancette. PRESIDENTE. Possiamo rimanere qui anche fino alle ore 22. Vi invito nuovamente di smettere di interrompere. Il collega Patuanelli si è spiegato. Vi chiedo di fargli terminare l'intervento. MARCUCCI (PD) . Deve chiedere scusa! VERDUCCI (PD) . Sì!