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Potremmo parlare infatti della necessità vaccinale anche come un nuovo obiettivo di competitività tra Paesi; i primi che potranno cominciare a far circolare i loro rappresentanti e i loro imprenditori all'estero, avranno più capacità di competere rispetto ad altri. Però ormai c'è anche, come è evidente a chiunque, in ogni Paese, un bisogno di normalità da parte delle persone, da parte di chi va a scuola, dei nostri anziani e delle persone qualunque, di poter uscire e ritrovarsi, riprendere quelle relazioni e quei rapporti sociali ormai sostanzialmente annullati. Signor Presidente, abbiamo necessità di avere certezza che i tentennamenti che abbiamo visto nelle settimane e nei mesi passati, a partire dalla gestione del Piano vaccinale in Unione europea, non debbano e non possano ripetersi in futuro. (Applausi) . Confidiamo che lei saprà far valere le ragioni italiane, badando bene che il nostro Paese abbia una sua autonomia e una sua capacità anche di indipendenza in questo settore. Abbiamo appreso con grande soddisfazione dei passi in avanti che stiamo facendo in maniera decisa. Il ministro Giorgetti ha parlato della creazione di nuovi vaccini o, meglio, della creazione in Italia di vaccini: ciò ci rassicura, ma abbiamo bisogno di certezze pragmatiche e concrete. Presidente, le sue comunicazioni odierne saranno sottoposte ad una votazione in Senato con delle risoluzioni sulle quali il Governo dovrà impegnarsi. Crediamo fermamente che questo non sarà solo un esercizio di retorica perché la politica che, purtroppo, anche in un recente passato, ha dato troppo spesso esempio di poca credibilità e affidabilità, ha bisogno invece di ritrovare, nella capacità che deve dimostrare il Governo di prendere gli impegni e di portarli fino in fondo, un punto di riscossa e una capacità di crescita anche nell'opinione pubblica e nei cittadini. Abbiamo bisogno di risorse, Presidente, in sede europea deve essere chiaro; le regole del gioco che ci hanno impedito anche in questi anni di crescere vanno cambiate. Dovremo prendere nuovo debito per sostenere le nostre imprese, gli artigiani, i commercianti, i bar e i ristoratori, tutti coloro che oggi sono chiusi e non hanno trovato ristoro o sostegno. Prenderemo questo nuovo debito, noi siamo qui per dare supporto al suo Governo con la massima determinazione quando ci chiederà di prendere nuovo debito. Occorre però che, con altrettanta determinazione, lei in sede europea inizi chiaramente a far capire che le regole che hanno condizionato il bilancio dell'Italia dopo questa pandemia dovranno essere riviste. (Applausi) . È indubbio, infatti, che pensare di ritornare alle regole precedenti il Covid per la gestione dei bilanci, che siano quelli dei Comuni o che sia quello dello Stato, sarà impossibile. Occorre quindi, come chiediamo negli impegni inseriti nella risoluzione, una seria coscienza di questo fatto e iniziare a rivedere i trattati e soprattutto le regole di gestione dei bilanci. Il debito sarà importante, crescerà, ma deve crescere per sostenere la ripresa e la capacità di produzione che ha sempre contraddistinto il nostro Paese. Presidente, occorre battersi anche per rivedere lo status quo . Sappiamo, ce lo dicono in tanti e lo diciamo sempre noi a noi stessi, che occorre rivedere le regole del gioco; riformare il sistema delle regole. Tutto ciò non può valere a senso unico, ma deve valere anche in sede europea. Se abbiamo assunto la responsabilità di sostenere il suo Governo è anche per cambiare dall'interno un'Unione europea che per troppe volte non si è dimostrata all'altezza delle aspettative dei cittadini. Occorre essere consapevoli della necessità di modificare le regole del gioco per quanto riguarda il fisco in Italia, ma anche per quanto riguarda l'equità dei sistemi fiscali in Europa; occorre certamente che siano riviste le regole di governance all'interno dell'Unione europea, perché non debba solo apparire, ma debba esserci la certezza che un Paese non può mettere in scacco gli altri, come accaduto anche nelle scorse settimane con la gestione dei vaccini. Signor Presidente, noi le diamo e le daremo mandato con la votazione, prendendo gli impegni citati, e confidiamo che la sua credibilità, che l'ha portata ad essere Presidente del Consiglio dei ministri, anche con il nostro sostegno, possa essere in questo senso esercitata al massimo livello in sede europea. Siamo abituati ad essere pragmatici, lei lo ha detto prima e citerò le sue parole: occorre agire con meno requisiti formali e con pragmatismo. Questo vale su tutti i livelli: nazionale e internazionale. Su questa capacità di intervento si giudicherà l'efficacia del suo Governo e noi su questo siamo ovviamente qui per fare la nostra parte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Ne ha facoltà. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, come ci ha ricordato il Presidente del Consiglio, alla riunione del Consiglio europeo si parlerà, tra le tante cose, di mercato unico, di industria, di digitale e su questo aspetto mi vorrei soffermare. Come ci ha ricordato, il documento alla base di tutto questo è la cosiddetta bussola per il digitale. In questo momento storico ci troviamo in una situazione di perturbazione (se volessimo usare un'analogia matematica) e abbiamo bisogno dei punti cardinali della bussola, che per lunghissimo tempo sono stati quelli che la Costituzione aveva indicato a tutti i cittadini. Abbiamo vissuto due momenti di crisi, uno dietro l'altro: il 2008 con la crisi finanziaria e adesso la crisi sociale e pandemica. Queste due crisi, una dietro l'altra, ci hanno fatto ritornare al momento storico della fine della Seconda guerra mondiale, quando abbiamo vissuto di seguito la crisi del 1929 e la Seconda guerra mondiale. In quel momento i cittadini, anche se provenivano da ideologie, da forze, da pensieri diversi, si unirono per arrivare al termine della guerra e scrivere proprio quella Costituzione che è la bussola che ci ha guidato per tanti anni ed è molto viva ancora oggi. In quel periodo ci fu una grande alleanza tra chi gestiva la cosa pubblica e il popolo e quell'alleanza portò al boom economico all'implementazione dei diritti sociali. Noi abbiamo ancora bisogno di quella forza. Ormai gli Stati Nazione non hanno più la possibilità né la forza di competere nel mercato globale e dobbiamo andare oltre gli Stati Nazione. Questo è ciò che si evince da quel documento, che è la base si discussione. S'intravede questa direzione quando si parla di progetti multi-Paese, in cui gli Stati collaborano per arrivare a degli obiettivi comuni, come ad esempio sul tema dei supercalcolatori high performance computing (HPC), in cui Paesi hanno collaborato per avere una potenza di calcolo che possa essere paragonabile a quella dei due grandi attori nella scena globale: Stati Uniti e Cina. Avviene lo stesso quando si parla della computazione quantistica. Ricordo che quando ero Sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico nel primo governo Conte ne parlammo diffusamente con il capo della Directorate-general for communications networks, content and technology (DG Connect), che è l'ingegnere italiano Roberto Viola, una persona molto preparata. Lo stesso avviene quando si parla dei semiconduttori, su cui la bussola digitale dice che dobbiamo arrivare al 20 per cento della produzione globale;