[resaula]

Questa è la ragione per cui, oltre a ringraziare le tantissime audite dei centri antiviolenza e tutti gli operatori, Conferenza Stato-Regione, Dipartimento, Istat e CNR, che hanno con noi costruito questa relazione, vorrei chiedere, a tutto il Parlamento, come abbiamo fatto in Commissione - è nostro auspicio - che la relazione, firmata da tutti i Capigruppo in Commissione, sia approvata all'unanimità, perché crediamo che da questo approccio si possa davvero partire con il piede giusto e nella direzione auspicata. (Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che eventuali proposte di risoluzione al documento in esame potranno essere presentate entro la conclusione della discussione. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, colleghi, nel ringraziare il presidente Valente, vorrei svolgere alcune brevi considerazioni sul prezioso lavoro fatto dalla Commissione d'inchiesta sul femminicidio, che ci dà alcuni dati su cui riflettere e lavorare, non solo ovviamente petizioni di principio. Abbiamo sempre sostenuto naturalmente l'importanza dei centri antiviolenza e ci siamo sempre battute e battuti per un finanziamento più importante, più strutturale ed effettivo. Alcuni risultati ci danno dati come l'aumento delle strutture, che va anche a colmare una disparità spesso presente sul nostro territorio, quando si parla di servizi, tra zone del nostro Paese. I dati ci dicono infatti che nel Sud c'è stato un importante incremento. La sottolineatura allora è che questi centri hanno sicuramente l'importantissima funzione di sottrarre innanzitutto alla violenza fisica, intesa come atto concreto e minaccia all'incolumità psicofisica delle donne colpite da quest'aggressione. Qui si trova anche la ragione profonda per cui è necessario destinare risorse importanti, con obiettivi e con l'elemento coraggioso della valutazione, che a me piace molto, introdotto dal presidente Valente: la funzione, cioè, di dare un sostegno per trovare il coraggio di sottrarsi alla violenza. Quello di ritrovare se stesse è un aspetto molto importante, perché il danno fortissimo che viene arrecato alle donne vittime di questo tipo di violenza non è ovviamente la violenza fisica in sé, ma la perdita del sé. D'altra parte, cos'è la violenza di genere, se non una violenza connaturata dal voler far perdere il sé a chi ne è oggetto? Che cos'è, se non una violenza diretta all'annullamento dell'altro da sé? Che cos'è, se non la rottura di quel rapporto che non è ovviamente solo sentimentale, perché il rapporto emotivo-sentimentale con un'altra persona è il riconoscimento dell'altro da sé, l'unione con una persona che è altro da sé e diversa da sé? È un aspetto sociale della violenza di genere che segna una crisi profonda e una frattura delle società moderne. Non ci stancheremo mai di dire, infatti, che la violenza di genere e gli episodi di femminicidio sono un fatto moderno, non arcaico e il frutto di una crisi delle società moderne. Sicuramente non è il luogo né il momento e poi essendo cose risapute, commetterei un torto a doverle ricordare e ripetere, ma è ovvio che nel passato c'erano rapporti fermi e stereotipati di potere e di soggezione che ovviamente stabilivano una serie di criteri e di violenze interne anche alla struttura della famiglia. Oggi però si tratta di un tipo diverso di violenza, che naturalmente risente anche dell'incapacità di ripensare le relazioni tra uomo e donna. Ecco quindi, per concludere, l'importanza di ritrovare se stesse. C'è bisogno di competenza e di valorizzazione per il sostegno e la funzione sociale di questi centri. È questo che intendiamo per prevenzione e valorizzazione dei criteri di valutazione. Ritengo quindi che vada bene la relazione che ho ascoltato, che ci dà strumenti per intervenire con maggior forza e con maggiore efficacia, come in effetti abbiamo provato a fare in questi anni. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Ne ha facoltà. PAPATHEU (FIBP-UDC) . Signor Presidente, mi rivolgo ai colleghi uomini di quest'Assemblea, chiedendo loro di ascoltarci e soprattutto di aiutarci. Sì, perché, a parte alzare la tavoletta del water , fare la spesa, mettere lo sporco nei cestini, badare ai bambini e poi anche partorire - perché, intendiamoci, siamo noi a dare alla luce voi uomini, e per fortuna, perché sicuramente, per il dolore che si prova, se ci fosse questa prova per voi uomini, l'estinzione dell'umanità sarebbe già un dato di fatto - ci siamo noi a sopportare tutto questo, ma, a parte ciò, ci sono donne che sopportano di più. Sopportano in silenzio, alle volte forse anche timidamente, cercando dei segnali da mandare all'esterno per denunciare le violenze che subiscono, spesso a casa da parte dei loro uomini che dicono di amarle o che sono i loro padri. Mi rivolgo a voi uomini, perché sicuramente oggi l'esempio e soprattutto il dovere di proteggerci spetta a voi, nella duplice veste di figli (perché siamo noi donne ad avervi generato) e - soprattutto - di padri di figlie femmine che devono essere ancora protette. Questa forma di violenza ha sempre dimostrato che non esistono grandi differenze tra Nord e Sud e fra ceti sociali: pensiamo a quanto accaduto durante il lockdown a Furci Siculo, quando una giovane laureanda in medicina è stata barbaramente uccisa dal proprio uomo. Accanto a questo, altri 1.000 casi: i numeri sono veramente agghiaccianti. Sappiamo che il silenzio uccide e, quindi, l'importanza di questi centri è fondamentale in quanto queste reti a sostegno delle donne sono l'unica salvezza per alcune donne. Ciò mi costringe, ancora una volta, a richiamare i dati relativi a queste forme di violenza, che non cessano: ogni quindici minuti c'è una vittima e non so quante donne muoiono e subiscono maltrattamenti, umiliazioni e stalking . Ancora oggi aspettiamo il braccialetto elettronico così da tutelare la vittima, potendo la Polizia essere avvisata in caso di non rispetto del divieto di avvicinamento. Noi abbiamo dato tante risposte - è vero - e mi vanto del fatto che io e il Gruppo Forza Italia, di cui faccio parte, siamo intervenuti fin da subito collaborando alla stesura di tante norme. Oggi desidero però ringraziare il presidente Valente per il lavoro svolto insieme a noi donne parlamentari, che ci ha visto veramente tutte unite. Soprattutto, desidero ringraziare i colleghi uomini della Commissione sul femminicidio per la loro partecipazione, che mi ha stupito: malgrado il mio scetticismo, chi ha partecipato ha dato dei contributi veri e reali e questo è un segnale importante di vero cambiamento. Ogni tanto suggerisco a qualche uomo di partecipare alle audizioni, perché nella Commissione sul femminicidio non ci si può limitare a usare l'intelletto, che è limitato. Sappiamo che questa Commissione ha avuto l'opportunità di fare dei sopralluoghi, grazie ai quali abbiamo potuto toccare con mano le situazioni, anche emozionandoci a volte nell'audire le donne e le altre vittime.