[pronunce]

che, con memorie depositate presso la cancelleria della Corte, rispettivamente il 7 e l'8 giugno 2005, l'Avvocatura generale dello Stato e gli interventori nel presente giudizio hanno ribadito le proprie argomentazioni; che con atto, depositato fuori termine, è intervenuto nel presente giudizio anche altro ricorrente nel giudizio a quo. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha sollevato questione di legittimità costituzionale – per violazione degli articoli 3 e 97, primo e terzo comma, della Costituzione – dell'art. 5-ter, terzo comma, della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), introdotto dall'art. 1, comma 3, della legge 26 luglio 1995, n. 328 (Introduzione della prova di preselezione informatica nel concorso notarile); che il citato comma prevede che «è ammesso a sostenere le prove scritte» del concorso de quo «un numero di candidati pari a cinque volte i posti a concorso, e comunque, non inferiore a novecento, secondo la graduatoria formata in base al punteggio conseguito da ciascun candidato nella prova di preselezione»; che in via preliminare, peraltro, appare necessario chiarire – a fronte dell'iniziativa assunta dalle parti private intervenute nel presente giudizio, le quali hanno proposto questioni di costituzionalità ulteriori rispetto a quelle sollevate dal Tribunale rimettente – quali siano gli esatti limiti dell'odierno thema decidendum; che, in proposito, va ribadito l'indirizzo interpretativo di questa Corte secondo cui l'oggetto del giudizio di costituzionalità in via incidentale «deve ritenersi limitato alle norme ed ai parametri indicati nelle ordinanze di rimessione, poiché, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, non possono essere presi in considerazione, oltre i limiti in queste fissate, ulteriori questioni o profili di costituzionalità dedotti dalle parti, sia che siano stati eccepiti ma non fatti propri dal giudice a quo, sia che siano diretti ad ampliare o modificare successivamente il contenuto delle stesse ordinanze» (sentenza n. 244 del 2005; ordinanza n. 174 del 2003); che, così delimitato l'oggetto del giudizio, deve concludersi nel senso della manifesta inammissibilità della sollevata questione di legittimità costituzionale, e ciò in base al rilievo – assorbente rispetto ad ogni altro profilo oggetto di eccezione da parte della difesa erariale – che l'iniziativa assunta dal giudice rimettente è diretta sostanzialmente a sollecitare un intervento di questa Corte non meramente “caducatorio”, bensì di tipo manipolativo-creativo; che, infatti, il giudice a quo – muovendo dal presupposto che quello della preselezione informatica, nella sua configurazione astratta, non si sostanzia «in un sistema ontologicamente inidoneo a dimostrare la preparazione dei candidati e contrario al parametro del buon andamento dell'amministrazione» – non richiede l'eliminazione tout court della disposizione impugnata, bensì la manipolazione del suo testo attraverso «la previsione a priori di una congrua soglia massima di errori suscettibile di portare in ogni caso al superamento della preselezione»; che in tal modo il Tribunale amministrativo rimettente sollecita «una operazione di “riempimento” dei contenuti della norma che (…) si palesa comunque estranea, per il suo carattere apertamente “creativo”, ai poteri di questa Corte, rimanendo eventualmente affidata alla discrezionalità del legislatore» (così da ultimo – seppur in materia diversa da quella in esame – sentenza n. 382 del 2004); che solo il legislatore nella sua discrezionalità potrebbe stabilire quale sia siffatta «congrua soglia massima di errori» idonea a consentire il superamento della preselezione; che, pertanto, appare del tutto evidente come il richiesto intervento “correttivo” presupponga una valutazione discrezionale anche in relazione alla scelta del modus operandi, come tale evidentemente riservata al solo legislatore e per definizione preclusa, invece, a questa Corte; che, in base alle considerazioni che precedono, deve essere dichiarata la manifesta inammissibilità della proposta questione di legittimità costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 5-ter, terzo comma, della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), introdotto dall'art. 1, comma 3, della legge 26 luglio 1995, n. 328 (Introduzione della prova di preselezione informatica nel concorso notarile), sollevata – in riferimento agli artt. 3 e 97, primo e terzo comma, della Costituzione – dal Tribunale amministrativo per il Lazio, con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 giugno 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 luglio 2005. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA