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la creazione di nuovi e migliori posti di lavoro è uno dei principali obiettivi della strategia "Europa 2020". La strategia europea per l'occupazione (SEO), con il processo di monitoraggio e gli strumenti di finanziamento connessi, contribuisce al "coordinamento flessibile". Infatti, sebbene la responsabilità relativa all'occupazione e alla politica sociale competa principalmente ai governi nazionali, il contributo del diritto della UE è sicuramente rilevante in alcuni settori; anche fra gli importanti principi, obiettivi e attività menzionati nel Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) figura la promozione di un elevato livello di occupazione attraverso lo sviluppo di una strategia coordinata, con particolare riferimento alla realizzazione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile e a mercati del lavoro in grado di rispondere ai mutamenti economici. Secondo la clausola orizzontale di cui all'articolo 9 del TFUE, in sede di definizione e attuazione delle politiche e delle attività della UE è necessario tenere conto dell'obiettivo di un elevato livello di occupazione; considerato che: come noto, l'attività economica in tutta l'area euro ha registrato un brusco calo per effetto della pandemia di coronavirus e delle necessarie misure introdotte per il suo contenimento. Le notevoli perdite in termini di posti di lavoro e reddito e il livello di incertezza eccezionalmente elevato che circonda le prospettive economiche hanno determinato una flessione significativa della spesa per consumi e degli investimenti; la Banca centrale europea (BCE) ha adottato una serie di misure di politica monetaria e vigilanza bancaria per attenuare l'impatto della pandemia sull'economia dell'area euro e sostenere tutti i cittadini europei; nell'area euro la decisione di politica monetaria più importante della BCE è solitamente quella sui tassi di interesse di riferimento. Qualsiasi modifica dei tassi di riferimento incide, a sua volta, sui tassi di interesse che le banche commerciali applicano ai prestiti concessi alla clientela. Tale decisione influisce dunque sulla spesa dei consumatori e sugli investimenti delle imprese. L'obiettivo primario dell'eurosistema (costituito dalla Banca centrale europea e dell'insieme delle banche centrali nazionali dei Paesi che hanno adottato l'euro) è il mantenimento della stabilità dei prezzi, come stabilito dal TFUE all'articolo 127 ( ex articolo 105 del trattato CE); nel corso di una serie di riunioni tenutesi tra il 12 marzo e il 4 giugno 2020, il consiglio direttivo della BCE ha adottato alcune misure straordinarie per fornire al sistema imprenditoriale e pubblico europeo, tramite il sistema finanziario, il flusso di liquidità necessaria. Obiettivo della BCE è quello di contrastare i rischi di interruzione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria che potrebbero impedire il conseguimento della stabilità dei prezzi a medio termine; gli interventi riguardano: le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (ORLT); l'incremento di 120 miliardi di euro del programma di acquisto di attività (PAA); la terza serie di operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine che commisura l'ammontare delle risorse concesse alle banche ai prestiti da queste forniti a imprese e famiglie (OMLRT-III); l'avvio di un nuovo programma temporaneo di acquisto di titoli del settore privato e pubblico chiamato "programma di acquisto per l'emergenza pandemica" (pandemic emergency purchase programme, PEPP), con una dotazione finanziaria complessiva di 1.350 miliardi di euro, avente lo scopo di ridurre i costi di finanziamento e di incrementare il credito nell'area dell'euro; valutato che: come evidenziato in una relazione fornita dal Dipartimento per le politiche economiche, scientifiche e della qualità della vita, su richiesta della Commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo, intitolata "Options for the ECB's monetary policy strategy review" , la BCE è l'istituzione più importante per il successo dell'unione economica e monetaria (UEM). La crisi tuttora in corso ha tuttavia evidenziato alcune sue debolezze; in particolare, come riportato anche nel dossier di documentazione per le Commissioni parlamentari, realizzato dal Servizio Studi del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati ( dossier n. 94), per la "Conferenza interparlamentare sulla stabilità, il coordinamento economico e la governance nell'UE" del 12 ottobre 2020, si pone la domanda se la BCE avrebbe potuto fare di più a sostegno delle politiche economiche nell'Unione al fine di promuovere gli obiettivi di cui all'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea, fermo restando l'obiettivo della stabilità dei prezzi. Dall'inizio della crisi dell'euro, la risposta è affermativa. In primo luogo, se la politica monetaria avesse puntato costantemente verso un obiettivo di inflazione al 2 per cento, si sarebbe avuta una politica significativamente più espansiva dell'area euro nell'ultimo decennio. Questo avrebbe sostenuto la crescita economica e, come richiesto dai Trattati, l'obiettivo dell'Unione di mirare alla "piena occupazione". Probabilmente il sostegno alla crescita economica e all'occupazione avrebbe avuto effetti benefici anche su obiettivi correlati, come il progresso sociale. In secondo luogo, alla luce della divergenza dei risultati all'interno dell'area euro, una politica monetaria espansiva della BCE, senza compromettere la stabilità dei prezzi, avrebbe notevolmente contribuito alla promozione della coesione economica e della solidarietà tra Stati membri. Infine, sostenendo una maggiore crescita, senza compromettere la stabilità dei prezzi, la BCE avrebbe contribuito a ridurre le tensioni degli ultimi 10 anni in merito alla politica fiscale nell'UEM. Con una crescita del PIL più elevata, il rapporto tra debito e PIL sarebbe stato inferiore e l'area euro sarebbe stata in una posizione più forte per affrontare ulteriori sfide, come quelle che si stanno concretizzando dall'inizio della pandemia; coerentemente con la necessità di porre al centro del dibattito l'obiettivo della piena occupazione, in correlazione con la crescita economica, in un'intervista su "la Repubblica" del 26 luglio 2020, Fabio Panetta, componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea, a proposito dell'utilizzo delle risorse che il recovery fund ha riservato all'Italia, ha sollecitato il Governo italiano a cogliere l'opportunità di utilizzare i fondi europei per modernizzare l'economia, rendendola più rispettosa dell'ambiente, più digitale, più inclusiva, attenuando le diseguaglianze con la crescita e il lavoro; considerato inoltre che: le favorevoli condizioni attuali, legate alla sospensione del patto di stabilità e crescita e al massiccio programma di acquisto di titoli pubblici attivato dalla BCE a seguito della crisi pandemica, richiedono uno sforzo maggiore al fine di garantire un impiego efficiente delle risorse, che possa contribuire a rilanciare le prospettive di crescita dell'economia e, in questo modo, a ridurre il peso del debito sul prodotto e il rischio di tensione sui titoli di Stato; la BCE, come noto, costituisce il nucleo del SEBC e dell'eurosistema e assicura che i compiti attribuiti a questi ultimi siano svolti sia attraverso le proprie attività sia per il tramite delle banche centrali nazionali, conformemente allo statuto del SEBC;