[pronunce]

L'Avvocatura dello Stato osserva che la norma statutaria in esame comporterebbe una limitazione dei poteri dell'esecutivo regionale. Nel caso di dimissioni, infatti, alla Giunta competerebbe una «valutazione sui tempi delle medesime e quindi dello scioglimento del Consiglio regionale» che, invece, verrebbe meno qualora fosse prevista la decadenza. Allo stesso modo, nel caso di decadenza, verrebbe meno la possibilità da parte dell'esecutivo regionale di porre in essere nel frattempo atti ritenuti necessari ed indifferibili, «che non potrebbero in ogni caso sottrarsi alla verifica di legittimità costituzionale». 1.5. – Lo statuto della Regione Abruzzo istituisce, all'art. 78, il Collegio regionale per le garanzie statutarie, organo di consulenza della Regione, composto da cinque esperti. L'art. 79, il quale individua le funzioni del Collegio, stabilisce che esso «esprime pareri e rende valutazioni», tra l'altro, «sui rilievi di compatibilità con lo statuto delle deliberazioni legislative sollevati da un quarto dei consiglieri» (art. 79, comma 1, lettera c). L'art. 79, comma 2, impugnato dal Presidente del Consiglio dei ministri, dispone che «Il Consiglio regionale può deliberare in senso contrario ai pareri e alle valutazioni del Collegio con motivata decisione». Ad avviso della difesa erariale la disposizione in parola sarebbe censurabile già solo per il fatto di avere un «significato tutt'altro che chiaro»; essa, inoltre, si presterebbe ad interpretazioni diverse tutte costituzionalmente illegittime. In particolare, osserva l'Avvocatura, non sarebbe chiaro se la «deliberazione legislativa» di cui all'art. 79, comma 1, lettera c), sia ancora da adottare e quindi il parere del Collegio intervenga su un progetto di legge o sia stata già adottata e dunque il parere abbia ad oggetto una legge già approvata. Inoltre, il ricorrente si chiede se la «motivata decisione» con la quale il Consiglio può deliberare in senso contrario al parere o alla valutazione del Collegio (art. 79, comma 2) consista in una «motivata delibera di approvazione della legge» o in una «motivata delibera di riapprovazione della legge» ovvero ancora in una «determinazione amministrativa del Consiglio regionale che preceda o accompagni la delibera legislativa di approvazione o di riapprovazione della legge o che addirittura segua ad una legge già definitivamente approvata come condizione della sua promulgazione». Secondo l'Avvocatura dello Stato è, invece, certo che sulla base delle disposizioni anzidette il Collegio regionale per le garanzie statutarie, «organo burocratico amministrativo estraneo al Consiglio regionale e privo di legittimazione democratica», «composto da “esperti” non meglio statutariamente qualificati», potrebbe essere «coinvolto» nel procedimento legislativo. In questo modo, a detta del ricorrente, si avrebbe un palese aggravamento dell'iter legislativo, «con illegittima interferenza sui poteri legislativi del Consiglio regionale e/o sui poteri di promulgazione del Presidente della Giunta». Ed ancora, rileva la difesa erariale, l'imposizione dell'obbligo di motivare in senso contrario rispetto al parere del Collegio di garanzia limiterebbe l'esercizio della potestà legislativa da parte del Consiglio, in contrasto con l'art. 121, secondo comma, Cost., e violerebbe il «principio dell'irrilevanza della motivazione della norma frutto dell'attività legislativa, di natura politica e libera nei fini, non assoggettabile ad obbligo di motivazione», oltre a costituire, eventualmente, un «condizionamento dei poteri del Presidente della Giunta in violazione dell'art. 121, quarto comma, Cost.». Ad avviso del ricorrente, inoltre, non sarebbe chiaro se la motivazione del Consiglio regionale, di cui all'art. 79, comma 2, dello statuto, debba essere di natura tecnico-giuridica, come, secondo la difesa erariale, sembrerebbe implicare il riferimento al «senso contrario» rispetto alla valutazione del Collegio di garanzia e come avviene per i provvedimenti amministrativi assunti in difformità dell'avviso espresso dall'organo consultivo, ovvero possa essere «una decisione di contenuto squisitamente politico». La conseguenza della necessità di una motivata decisione sarebbe, in entrambi i casi, secondo l'Avvocatura dello Stato, «“un'amministrativizzazione” della legge regionale (e del procedimento legislativo)». Osserva, ancora, la difesa statale, che non sarebbe chiaro se dall'eventuale elusione dell'obbligo di motivazione derivi un vizio dell'atto legislativo, per violazione della previsione statutaria, «deducibile in via principale e/o incidentale in sede costituzionale». Infine, secondo il ricorrente, se il parere del Collegio di garanzia dovesse avere ad oggetto una legge già definitivamente approvata, «in contraddizione con la natura di organo di consulenza di questo», sarebbe violato l'art. 134 Cost.; verrebbe, infatti, attribuito ad un organo amministrativo un sindacato di legittimità su una legge, «produttivo di specifici effetti giuridici». 1.6. – Infine, oggetto di censure da parte dell'Avvocatura dello Stato è l'art. 86, comma 3, dello statuto, in relazione ai commi 1, 2 e 4 della stessa disposizione. Al riguardo, l'art. 86, comma 1, stabilisce che, dopo la seconda deliberazione a maggioranza assoluta, lo statuto è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione per la decorrenza del termine di trenta giorni ai fini dell'eventuale impugnazione da parte del Governo della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale. Il comma 2 del medesimo articolo aggiunge che, nel caso in cui il Governo non promuova il ricorso dinanzi alla Corte entro il termine indicato, lo statuto è pubblicato «nuovamente» nel Bollettino Ufficiale della Regione per la decorrenza del termine di tre mesi utile per la presentazione della richiesta di referendum popolare confermativo. Il comma 3, oggetto del presente giudizio, dispone che «l'impugnazione dinanzi alla Corte costituzionale sospende la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione; dopo la sentenza della Corte costituzionale lo statuto è riesaminato dal Consiglio regionale limitatamente alle disposizioni dichiarate illegittime per le deliberazioni consequenziali. Lo statuto subito dopo è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione». Il comma 4 precisa che lo statuto è promulgato e pubblicato trascorso il termine di tre mesi, qualora non sia stato richiesto referendum, o se è approvato dalla maggioranza dei voti validi, nel caso in cui il referendum sia stato richiesto. Occorre aggiungere che il comma 5 dell'art. 86 prevede l'entrata in vigore dello statuto il giorno successivo alla pubblicazione e, da ultimo, il comma 6 stabilisce che le disposizioni sopra menzionate si applicano anche alle modifiche dello statuto. L'Avvocatura dello Stato sottolinea, in via preliminare, «l'infelice formulazione della norma (che non fa cenno, tra l'altro, alla necessità della doppia deliberazione per l'eventuale sostituzione di disposizioni dichiarate illegittime)»;