[pronunce]

A parere della difesa, contrariamente a quanto sostenuto dal Giudice ricorrente nell'atto introduttivo del conflitto, nella richiamata interrogazione parlamentare sarebbe possibile rinvenire tutti i contenuti sostanziali successivamente divulgati, «seppure con espressioni anche letteralmente diverse e di estrema sintesi», mediante le interviste in questione. La difesa evidenzia, al riguardo, che nel testo dell'interrogazione il deputato contestò le modalità di conduzione dell'attività istruttoria e, in particolare, sottolineò con l'espressione «quanto meno» l'asserita negligenza che avrebbe connotato la raccolta del materiale probatorio e la relativa conservazione. In ordine al preteso carattere diffamatorio del contenuto delle esternazioni rese dal deputato, la difesa della Camera rammenta che la Corte costituzionale verifica la sussistenza o meno della guarentigia dell'insindacabilità prevista dall'art. 68, primo comma, Cost. «indipendentemente dall'eventuale contenuto diffamatorio delle dichiarazioni» (sentenze n. 152 del 2007 e n. 317 del 2006). In merito alla pretesa insussistenza del legame temporale, la difesa della Camera osserva che «il lasso di tempo intercorso tra le due tipologie di espressione può costituire, al più, un elemento sintomatico in grado di rafforzare la conclusione circa la riscontrabilità o meno di tale corrispondenza». Peraltro, la difesa stessa rileva che la Corte costituzionale «non ha mai fornito l'indicazione di un lasso di tempo rigidamente predeterminato in astratto che sia in grado di costituire lo “spartiacque” tra “riproduzione” e non “riproduzione” extra moenia di atti di funzione». Infine, a parere della difesa della Camera, «non può assumere alcun rilievo», nel giudizio costituzionale, l'altro elemento dal quale, secondo il Giudice ricorrente, dovrebbe ricavarsi la mancanza del nesso funzionale, e cioè il fatto che i contenuti delle dichiarazioni oggetto del procedimento penale a carico del deputato troverebbero «indubbio fondamento in una serie di specifiche conoscenze che lo stesso [deputato Taormina] non poteva possedere se non in quanto avvocato difensore nell'ambito del processo per l'omicidio di Cogne, ossia a titolo privato e professionale, senza alcun collegamento col mandato parlamentare». In proposito, la difesa richiama l'orientamento della Corte costituzionale secondo cui, ai fini della sussistenza della prerogativa dell'insindacabilità delle opinioni manifestate all'esterno dai membri delle Camere, va esclusa qualsiasi rilevanza della professione eventualmente esercitata dal parlamentare, con particolare riferimento alle esternazioni rese da parlamentari nella loro qualità di giornalisti professionisti (vengono richiamate le sentenze n. 330 e n. 135 del 2008 e n. 151 e n. 96 del 2007).1. – Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, con ricorso dell'11 ottobre 2007, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera adottata nella seduta del 2 agosto 2007 (doc. n. IV-quater, nn. 19 e 20) con la quale è stata dichiarata, a norma del primo comma dell'art. 68 della Costituzione, l'insindacabilità delle dichiarazioni del deputato Carlo Taormina, rispetto alle quali pende un procedimento penale (R.G.N.R. n. 90 del 2006). Il Giudice ricorrente ritiene che «non è agevole comprendere il nesso fra attività politica e dichiarazioni afferenti la consumazione di illeciti a carico di magistrati». Secondo il ricorrente, con l'interrogazione parlamentare del 22 aprile 2002, il deputato chiedeva al Ministro della giustizia di compiere accertamenti necessari, se del caso anche attivando i poteri disciplinari, in ordine ad una serie di fatti connessi con l'omicidio consumato a Cogne, censurando la mancata adozione da parte degli investigatori delle dovute cautele per proteggere il luogo del delitto da possibili inquinamenti probatori. Il ricorrente osserva che nelle dichiarazioni in esame, invece, si attribuiscono agli inquirenti illeciti di rilevanza penale e che la mancanza di nesso funzionale è resa, altresì, palese dalla circostanza che le dichiarazioni asseritamente diffamatorie sono successive di oltre due anni rispetto al citato atto di funzione e trovano indubbio fondamento in una serie di specifiche conoscenze che l'on. Taormina non poteva possedere se non in quanto difensore nell'ambito del processo per l'omicidio di Cogne, ossia a titolo privato e professionale, senza alcun collegamento col mandato parlamentare. 2. – Preliminarmente, deve essere confermata l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte nell'ordinanza n. 84 del 2008. 3. – Nel merito, il ricorso è fondato. 4. – Questa Corte ha da tempo adottato il criterio del cosiddetto nesso funzionale che deve legare le opinioni espresse dai parlamentari e la manifestazione di opinioni «extra moenia», al fine di verificare la sussistenza dell'immunità spettante ai membri delle Camere a norma dell'art. 68, primo comma, Cost. Per orientamento costante, tale nesso ricorre ove siano riscontrabili contemporaneamente due elementi: il legame temporale tra l'attività parlamentare e l'attività esterna, in modo che esso riveli una finalità divulgativa; la sostanziale corrispondenza di significato tra opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari e dichiarazioni esterne, non essendo sufficiente né una mera comunanza di argomenti, né un mero contesto politico cui esse possano riferirsi (sentenze n. 135 del 2008, n. 302 del 2007 e n. 371 del 2006). Nel conflitto in esame, in primo luogo, tra l'atto tipico (interrogazione in data 22 aprile 2002, n. 3-00906) e le due interviste (rese l'una in data 20 luglio 2004 e l'altra in data 11 agosto 2004) vi è una distanza temporale talmente ampia da escludere il carattere divulgativo di tali esternazioni rispetto alla interrogazione (sentenze n. 317 e n. 258 del 2006). In secondo luogo, tra le affermazioni rese dal deputato nelle interviste e quelle contenute nell'atto funzionale non è ravvisabile una sostanziale corrispondenza di significato. Nell'interrogazione il deputato sollecitava un intervento disciplinare del Ministro della giustizia a causa sia delle dichiarazioni rese alla stampa dai magistrati inquirenti e dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Aosta, sia della asserita negligenza degli organi investigativi nello svolgimento delle indagini. Nelle affermazioni fatte in una delle due interviste (quella resa il 20 luglio 2004), invece, il parlamentare, oltre a ribadire un giudizio di «incapacità» dei magistrati della Procura della Repubblica di Aosta, già espresso nella menzionata interrogazione, lamenta anche una circostanza diversa, ovvero la falsificazione di prove. Tale dichiarazione del deputato non costituisce divulgazione del contenuto dell'atto funzionale, non ricorrendo la corrispondenza di significato.