[pronunce]

Quanto al quarto motivo del ricorso introduttivo, l'Avvocatura erariale afferma che l'esercizio delle funzioni di verifica di conformità di cui ai commi 3 e 3-bis dell'art. 115 del decreto legislativo n. 112 del 1998, così come modificato dal decreto correttivo, è regolato sulla base di modalità definite in apposito accordo da approvare in Conferenza Stato-regioni: il così previsto strumento di raccordo per l'esercizio di tali funzioni, quindi, non limiterebbe in alcun modo l'autonomia regionale, fermo restando che anch'essa deve essere esplicata nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria del settore (art. 115, comma 2, lettera c, del decreto n. 112). Quanto al quinto motivo del ricorso introduttivo, avente ad oggetto l'integrazione all'art. 40, comma 1, del decreto legislativo n. 112 del 1998, disposta dal decreto correttivo in accoglimento di puntuale richiesta espressa nel documento elaborato congiuntamente da regioni, ANCI, UPI e UNCEM allegato al parere della Conferenza unificata del 1° luglio del 1999, l'Avvocatura dello Stato sostiene che tale integrazione, lungi dal configurare una compressione della competenza regionale, costituirebbe un limite all'attività regolamentare dello Stato in materia di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e di commercio in pubblici esercizi, disponendo che essa venga svolta d'intesa con le regioni. 6. - In prossimità dell'udienza pubblica, fissata anch'essa in data 4 aprile 2000, hanno depositato memoria sia la Regione Veneto, sia il Presidente del Consiglio dei ministri, ed entrambe le parti hanno prodotto alcuni documenti. La memoria regionale insiste, con le medesime argomentazioni, sulle censure già svolte nel ricorso introduttivo, aggiungendo solo alcune notazioni. Quanto al terzo motivo del ricorso introduttivo, la regione ricorda come la Corte costituzionale abbia in passato già svolto il controllo di costituzionalità sugli elementi dell'iter di formazione dei decreti legislativi, in relazione sia a norme costituzionali sia alla legge di delega. Secondo la regione, il controllo da parte della Corte sulla esistenza degli elementi del procedimento deve poi estendersi alla loro validità e dunque, nel caso di specie, alla validità dell'intesa, secondo le norme che la regolano. Quanto all'ultimo motivo del ricorso introduttivo, invece, la difesa regionale, richiamandosi integralmente all'atto introduttivo, ricorda che questa Corte avrebbe recentemente ribadito che vincoli all'esercizio delle funzioni regionali possono essere disposti solo con atto legislativo o - ricorrendone tutti i presupposti - attraverso l'esercizio della funzione di indirizzo e coordinamento: ipotesi che non ricorrerebbero in ordine all'art. 6 del decreto legislativo correttivo denunciato. 7. - Anche la memoria del Presidente del Consiglio si richiama a quanto già esposto nell'atto di costituzione e ribadisce le conclusioni già assunte. In riferimento al secondo motivo del ricorso, l'Avvocatura osserva che il comma 2 dell'art. 1 della legge di delega - nel delimitare in positivo l'oggetto della delega - sancisce che il conferimento alle regioni ed enti locali, nel rispetto del principio di sussidiarietà di cui all'art. 4, comma 3, lettera a), della stessa legge, concerne tutte le funzioni ed i compiti amministrativi relativi alla cura degli interessi e alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità nonché tutte le funzioni ed i compiti amministrativi localizzabili nei rispettivi territori in atto esercitati da qualunque organo o amministrazione dello Stato. Sarebbe pertanto indubitabile che, anche al di fuori delle materie espressamente escluse dal conferimento ai sensi dell'art. 1, comma 3, della legge di delega ed in coerenza con il principio dell'unità della Repubblica di cui all'art. 5 della Costituzione, l'individuazione delle funzioni mantenute allo Stato rispetto a quelle conferibili alle regioni ed agli enti locali sia determinata in base al criterio della dimensione delle funzioni stesse in correlazione alla dimensione delle rispettive collettività. Da ciò conseguirebbe che vadano comunque riservate allo Stato le funzioni intrinsecamente unitarie e infrazionabili, siccome riferibili all'intera collettività nazionale e come tali in sé insuscettibili di localizzazione territoriale particolare: quali sarebbero quelle mantenute allo Stato dagli articoli del decreto correttivo impugnati, che si connotano chiaramente per la loro dimensione ultraregionale. Con riguardo al terzo motivo del ricorso introduttivo, l'Avvocatura erariale, ribadendo l'inammissibilità della questione, argomenta ulteriormente sulla sua infondatezza. Se pure dai verbali della Conferenza relativi alle sedute del 25 giugno 1999 e del 1° luglio 1999 risulta che, nonostante la regolare convocazione, erano alle stesse riunioni presenti solo alcuni presidenti (e assessori) delle regioni, dal primo dei due verbali, tuttavia, emergerebbe che in quelle sedi venne esaminato e discusso il "documento delle regioni sugli articoli dello schema di decreto legislativo" consegnato dal Presidente Mori (allegato al verbale del 25 giugno), nel quale i presidenti delle regioni e delle province autonome, riuniti nella relativa conferenza, manifestavano la loro intesa su alcuni degli articoli qui in discussione, con richiesta di modifiche o integrazioni per altri articoli. Sul contenuto di tale "documento delle regioni" si sarebbe del tutto validamente formata l'intesa espressa nella riunione del 25 giugno, integrata dalla intesa raggiunta su un'ulteriore disposizione sollecitata dalle stesse regioni e formalizzata nella successiva riunione della Conferenza Stato-regioni in data 1° luglio 1999. Pertanto, nonostante la mancata partecipazione di alcuni presidenti delle regioni alle riunioni della Conferenza, pur regolarmente convocata, gli stessi avrebbero espresso in tal modo il loro assenso sugli articoli dello schema del decreto ora contestati dalla ricorrente. Infine, l'Avvocatura dello Stato osserva che nella riunione della Conferenza unificata del 1° luglio 1999 - in relazione alla quale la regione ricorrente non prospetta alcuna censura - sugli articoli in discussione fu espresso il parere favorevole, richiesto dall'art. 6 della legge di delega, sulla base di un documento elaborato congiuntamente dalle regioni, dall'ANCI, dall'UPI e dall'UNCEM (verbale del 1° luglio 1999 e relativo allegato): documento nel quale viene fatto inequivoco e ripetuto riferimento alla già raggiunta intesa nella Conferenza Stato-regioni. 8. - All'esito dell'udienza pubblica del 4 aprile 2000, la Corte costituzionale ha pronunciato l'ordinanza 11 - 15 maggio 2000, con cui, riuniti i giudizi instaurati dai due ricorsi della Regione Veneto di cui si è riferito (r. ric. nn. 25 del 1998 e 1 del 2000) ,