[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorti a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 21 dicembre 2007, con la quale, ai sensi dell'art. 68, terzo comma, Cost., sono state negate l'autorizzazione all'utilizzazione di tabulati telefonici nei confronti del sen. Giuseppe Valentino e l'autorizzazione all'acquisizione dei tabulati telefonici riferibili al medesimo sen. Giuseppe Valentino, giudizi promossi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, con ricorsi notificati il 17 luglio 2008, depositati in cancelleria il 7 agosto e il 23 luglio 2008 ed iscritti ai nn. 4 e 5 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2008, fase di merito. Visti gli atti di costituzione del Senato della Repubblica; udito nell'udienza pubblica del 23 marzo 2010 il Giudice relatore Gaetano Silvestri, sostituito per la redazione della sentenza dal Giudice Giuseppe Frigo; udito l'avvocato Giuseppe De Vergottini per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso in data 19 febbraio 2008, depositato il 21 successivo, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla deliberazione del 21 dicembre 2007 (doc. IV, n. 1), con la quale, in conformità alla proposta adottata all'unanimità dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, è stata negata l'autorizzazione ad utilizzare tabulati telefonici relativi ad una utenza in uso a Michele Sinibaldi, nella parte relativa ai contatti, avvenuti nel luglio del 2005, con altra utenza in uso al senatore Giuseppe Valentino e intestata al Ministero della giustizia, rivestendo egli in quel tempo la carica di sottosegretario in detto dicastero. Riferisce il ricorrente che si tratta di tabulati acquisiti dal Procuratore della Repubblica di Roma nell'ambito di un procedimento (iscritto al n. 32200/06 del registro delle notizie di reato) nel quale il Sinibaldi e il Valentino sono sottoposti a indagini per il delitto previsto dall'art. 378 del codice penale, «per avere aiutato Giampiero Fiorani ad eludere le indagini sul medesimo condotte [in un procedimento avanti l'autorità giudiziaria di Milano], riferendogli l'esistenza di operazioni di intercettazione telefonica a suo carico, per il tramite di Ricucci Stefano». Aggiunge che l'invio al Senato della suddetta richiesta di autorizzazione era stato disposto, da parte di esso ricorrente, il 13 novembre 2007, di seguito all'accoglimento dell'istanza del pubblico ministero del 27 luglio precedente, di dare corso, con riguardo ai tabulati in questione e previa verifica della loro «rilevanza», alla procedura prevista dall'art. 6, comma 2, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato). Nello stesso contesto, «con separata ordinanza» (peraltro, allegata alla richiesta) il ricorrente aveva ritenuto «necessaria» l'utilizzazione dei tabulati. Nel ricorso, si censura l'argomento in base al quale la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha motivato la proposta (poi accolta dall'Assemblea) di negare l'autorizzazione, vale a dire che - in asserito contrasto con il disposto del citato art. 6 della legge n. 140 del 2003 - il richiedente non avrebbe dato adeguatamente conto della «necessità di utilizzazione» dei tabulati, essendosi limitato a rilevare la loro «mera pertinenza» rispetto al fatto oggetto di indagine: profilo, questo, che non consentirebbe all'organo parlamentare «di individuare un collegamento inequivoco» con tale fatto. Secondo la Giunta, d'altro canto, la necessità dell'utilizzazione potrebbe essere agevolmente esclusa alla luce del rapporto di assidua frequentazione esistente tra il Sinibaldi ed il senatore Valentino - rapporto riconosciuto dallo stesso parlamentare in una memoria depositata presso la Giunta - il quale priverebbe di ogni valenza, ai fini della ricostruzione dell'ipotesi accusatoria, gli eventuali contatti telefonici risultanti dai tabulati. In questo modo, peraltro - ad avviso del ricorrente - il Senato si sarebbe arrogato compiti che trascendono l'ambito del sindacato previsto dall'art. 68, terzo comma, Cost., il quale sarebbe finalizzato unicamente a stabilire se la richiesta di autorizzazione denoti un atteggiamento persecutorio nei confronti del parlamentare interessato, o miri a realizzare una indebita - in quanto immotivata - ingerenza nella sua sfera privata; ovvero, ancora, se l'intero procedimento penale costituisca un mero «pretesto» per esercitare un indiretto condizionamento sull'esercizio del mandato parlamentare. Nella delibera impugnata, di contro, il Senato avrebbe espresso valutazioni sulla necessità di acquisire a fini probatori i tabulati già presenti in atti, in rapporto «allo sviluppo attuale del procedimento ed alle sue prospettive future»: valutazioni che l'art. 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003 rimette in via esclusiva al giudice. L'organo parlamentare avrebbe finito così, in pratica, per decidere sulla «gestione processuale di una prova già formata», interferendo «sull'andamento del procedimento» in corso, con conseguente illegittima invasione della sfera di attribuzioni riservata all'autorità giudiziaria dagli artt. 101 e 104 Cost. La portata invasiva della delibera parlamentare non sarebbe, d'altro canto, «attenuata» dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale, ad opera della sentenza n. 390 del 2007, dell'art. 6, commi 2, 5 e 6, della legge n. 140 del 2003, nella parte in cui stabilisce che la disciplina ivi prevista si applichi anche nei casi in cui le intercettazioni debbano essere utilizzate nei confronti di soggetti diversi dal membro del Parlamento, le cui conversazioni o comunicazioni sono state intercettate. Pure a ritenere, infatti - come il ricorrente in effetti ritiene - che tale decisione sia riferibile anche ai tabulati, nel caso in esame la richiesta di autorizzazione rigettata dal Senato concerne non soltanto il «terzo» che ha interloquito telefonicamente con il parlamentare, ma anche il parlamentare stesso. Il Giudice ricorrente chiede, quindi, che questa Corte dichiari che non spettava al Senato negare l'autorizzazione all'utilizzazione dei tabulati in questione e annulli, di conseguenza, la deliberazione impugnata. 2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, con ordinanza n. 275 del 2008. A seguito di essa, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha notificato il ricorso e l'ordinanza al Senato della Repubblica in data 17 luglio 2008 e depositato tali atti, con la prova dell'avvenuta notificazione, il 7 agosto successivo. 3.