[pronunce]

La modifica deve, dunque, ritenersi senz'altro satisfattiva delle pretese della ricorrente. Quanto alla seconda condizione, circa la mancata applicazione medio tempore di tale disposizione, è sufficiente notare che la permanenza in vigore della disposizione contestata è assai limitata nel tempo. La modifica satisfattiva è intervenuta con il decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, mentre la disposizione, nella formulazione censurata - introdotta, in sede di conversione, con la legge 4 marzo 2015, n. 20 - è entrata in vigore il 6 marzo 2015. Il lasso di tempo intercorrente tra le due discipline è, dunque, decisamente ridotto. 4.2.- L'art. 4, comma 9-bis, come modificato dalla l. n. 125 del 2015, è stato poi ulteriormente emendato. L'art. 1, comma 813, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2016) ha integralmente sostituito la precedente normativa, disponendo che «Ai fini della tempestiva esecuzione delle sentenze di condanna rese dalla Corte di giustizia dell'Unione europea ai sensi dell'articolo 260, paragrafi 2 e 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, al pagamento degli oneri finanziari derivanti dalle predette sentenze si provvede a carico del fondo di cui all'articolo 41-bis, comma 1, della presente legge, nel limite massimo di 50 milioni di euro per l'anno 2016 e di 100 milioni di euro annui per il periodo 2017-2020. A fronte dei pagamenti effettuati, il Ministero dell'economia e delle finanze attiva il procedimento di rivalsa a carico delle amministrazioni responsabili delle violazioni che hanno determinato le sentenze di condanna, anche con compensazione con i trasferimenti da effettuare da parte dello Stato in favore delle amministrazioni stesse». La menzionata modifica avvalora ulteriormente la cessazione della materia del contendere, poiché - come riconosciuto dalla difesa regionale nella memoria depositata in data 10 maggio 2016 e dalla difesa statale nella udienza pubblica del 31 maggio 2016 - tale intervento normativo può essere letto unitamente al comma 7 dello stesso art. 43, il quale prevede che i decreti ministeriali emanati al fine di stabilire la misura degli importi dovuti allo Stato a titolo di rivalsa, «qualora l'obbligato sia un ente territoriale, sono emanati previa intesa sulle modalità di recupero con gli enti obbligati».. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara cessata la materia del contendere della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1 (Disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto), inserito in sede di conversione dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, promossa, in riferimento agli artt. 97, 114, secondo comma, 117, terzo comma, 118, primo e secondo comma, 119, 120, 121 e 123 della Costituzione, dalla Regione Campania con il ricorso indicato in epigrafe; 2) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis del d.l. n. 1 del 2015, introdotto in sede di conversione dalla l. n. 20 del 2015, promossa, in riferimento all'art. 77 della Costituzione, dalla Regione Campania con ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 31 maggio 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Marta CARTABIA, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 giugno 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA