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Guardiamo tutti nella stessa direzione perché - come diceva John Fitzgerald Kennedy - «il futuro non è un regalo, è una conquista». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, la ringrazio per aver comunicato a questa Assemblea le misure che il Governo sta per varare per mettere sempre più in sicurezza il nostro sistema energetico. Voglio partire anch'io dai dati. Nel 2001 l'Italia estraeva dai giacimenti nazionali 15 miliardi di metri cubi di gas, che rappresentavano il 15 per cento dei consumi totali, che allora erano 71 miliardi. Importavamo dalla Russia 20 miliardi di metri cubi, pari al 28 per cento del totale. Vent'anni dopo, nel 2021, lo scorso anno, il gas a chilometro zero estratto si è ridotto a 3,3 miliardi, equivalenti ad appena il 4 per cento dei consumi totali, che nel frattempo sono saliti a 76 miliardi, e lo scorso anno abbiamo importato dalla Russia 29 miliardi di metri cubi, pari al 38 per cento del totale. In questi dati si riassume il fallimento di anni della politica italiana ed europea in materia energetica, impostata sul no a tutto. Non bastava il no al nucleare: si è aggiunto il no subito al carbone, il no alle trivelle, il no al TAP, il no ai rigassificatori, il no persino alle biomasse e alla geotermia. La politica nel nostro Paese, intrisa di ideologismo ambientalista, ha ignorato i fondamentali. Irresponsabilmente, in vent'anni si è alzata la dipendenza energetica estera del gas, passando dall'85 per cento al 96 per cento. Invece di diversificare gli approvvigionamenti, abbiamo fatto il contrario, incrementando le importazioni di gas russo. Inoltre, hanno prevalso in Italia, come in Europa, i fautori del green deal , della decarbonizzazione spinta, del Net Zero al 2050, che ha contribuito con il sistema per lo scambio di quote di emissione (ETS) ad innalzare i prezzi dell'energia. I fautori della transizione ecologica senza i fossili non fanno però alcuna distinzione tra olio combustibile, carbone e gas, che invece tra i fossili è quello meno inquinante. E così per le infrastrutture del gas da diversi anni si sono bloccati gli investimenti, estrazioni e rigassificatori. Fino a pochi mesi fa anche in Senato, da diverse forze politiche, il gas veniva considerato il male assoluto, mentre sta esercitando il suo ruolo strategico di accompagnamento alla transizione ecologica. (Applausi) . Eppure, che si sarebbe andati a sbattere contro il caro bollette qualcuno l'aveva paventato a tempo debito: la Lega, al Copasir, già nel settembre 2020, chiedendo e ottenendo un'indagine conoscitiva sul sistema energetico; sempre la Lega, durante la predisposizione delle linee generali del PNRR. Cito le nostre osservazioni confluite nella relazione finale sulla proposta del PNRR approvata qui in Senato nel marzo 2021. In un passaggio, in ordine allo sviluppo delle rinnovabili, si invitava il Governo a tenere conto dei seguenti obiettivi: «ridurre la dipendenza del Paese in termini sia di energia, sia di materie prime e diversificare le fonti di approvvigionamento; ridurre il costo delle bollette di energia elettrica e gas; rafforzare la sicurezza e la resilienza del sistema energetico del Paese con riferimento agli impianti, alle reti e alle riserve strategiche». Appelli evidentemente caduti nel vuoto. Ora, invece, parlano tutti di autonomia energetica, di diversificazione degli approvvigionamenti, dopo che il caro energia si è abbattuto come uno tsunami che sta travolgendo tutti e che rischia di vanificare la ripresa economica. Rispetto allo scorso anno, siamo a prezzi folli di elettricità e gas, che sono aumentati di sei volte. Il caro energia, che sempre più ha caratteristiche strutturali, è un fenomeno soprattutto europeo, ma l'Italia soffre molto di più perché paga le scelte discutibili di cui ho detto e per un mix energetico troppo ridotto. Ricordo come solo lo scorso anno il prezzo medio dell'energia elettrica in Italia è stato superiore del 30 per cento rispetto alla Germania e del 15 per cento rispetto alla Francia. Diamo atto al Governo di essere intervenuto negli ultimi mesi con cinque provvedimenti, stanziando oltre 17 miliardi per contenere le bollette di luce e gas fino al secondo trimestre di quest'anno. Ma le misure non sono sufficienti; la situazione è insostenibile per molte imprese. Occorre fare molto di più: uno scostamento di bilancio è ormai indifferibile. Intanto, l'Europa, dopo la guerra russo-ucraina, per fronteggiare il caro energia ha aggiornato la cassetta degli attrezzi dopo quella mezza vuota di ottobre. La Commissione ha presentato il RePower EU. Alcune proposte sono apprezzabili, altre non ci convincono, ma meglio tardi che mai. Va bene l'inserimento di gas e nucleare nella tassonomia. va bene il riconoscimento del ruolo del gas nella transizione. Ora si parla non più di affrancamento dell'Europa dal gas, ma di affrancamento dal gas russo. Sono i progressi del pragmatismo. (Applausi) . Occorre stare attenti ad accelerare troppo la transizione all'energia pulita con prevalenza di rinnovabili; fotovoltaico ed eolico non sono programmabili, perché producono solo quando ci sono sole e vento, e rappresentano un forte limite alla sicurezza del sistema energetico, e i sistemi di accumulo sono lungi dall'essere tecnologicamente pronti, sviluppati e distribuiti sul territorio. Sono preoccupato per la stabilità del sistema energetico in Sardegna, dove l'asta del Capacity market è stata assegnata a un accumulatore di 500 megawatt. Le ricette del Governo per l'emergenza gas sono positive: sia le misure per incrementare la sicurezza a breve termine sia quelle per ridurre ed eliminare la dipendenza di importazioni dalla Russia, come quelle che lei ha indicato prima. Ministro, contrasti la speculazione e persegua il prelievo se ci sono extraprofitti del gas, come già fatto per gli impianti a fonti rinnovabili. Come Lega - sempre attenta ai temi del caro energia o della sicurezza del sistema energetico - chiediamo a lei e al Governo di fare di più: ribadisco la necessità di un significativo scostamento di bilancio per contenere il caro bollette. Non basta estrarre più gas dai soli giacimenti autorizzati. Sappiamo che c'è il Pitesai con troppi vincoli, ma non possiamo continuare a regalare il nostro gas alla Croazia o alla Grecia. Dobbiamo ricercare nuovi giacimenti di gas a chilometro zero per aumentare la nostra autonomia energetica, anche per tutelare l'ambiente (Applausi) , visto che con quello di importazione emettiamo molte più sostanze climalteranti. Per la diversificazione degli approvvigionamenti riprendiamo il progetto del gasdotto EastMed, in grado di portare in Italia gas naturale da Israele. Allarghiamo il mix energetico a tutte le rinnovabili. Occorre sviluppare non solo fotovoltaico ed eolico - hanno forti limiti di programmabilità - ma anche il geotermico, le biomasse e soprattutto l'idroelettrico (Applausi) , che ha bisogno di investimenti attraverso manifestazioni di interesse pubblico, e non di semplici proroghe che verrebbero per la terza volta impallinate dalla Corte costituzionale.