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Qualcuno ha detto che in guerra hanno lavorato e ricostruito le donne e poi hanno provato pure a non dar loro il diritto di voto quando gli uomini sono tornati dai campi di battaglia. Finita l'emergenza, non ricominceremo daccapo. Guardate che questa volta non potrà accadere la stessa cosa. (Applausi). VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, vorrei innanzitutto partire da una constatazione che credo in queste ore sia vissuta poco in quest'Aula e che credo, invece, vada doverosamente sottolineata. Non era scontato uno sforzo comune; non era scontato arrivare a una mozione comune dell'intera maggioranza. Sono ore difficili per tutti e credo che questo, invece, sia stato sicuramente un punto a favore delle donne della maggioranza. Ringrazio la senatrice Conzatti e tutte le senatrici che hanno contribuito a scrivere parti di questa mozione, a identificare parti delle politiche che saremo chiamati a mettere in campo. Credo che ciò vada ovviamente riconosciuto. Esprimo rammarico per il fatto che non si sia riusciti, invece, a costruire una mozione unitaria con le forze di opposizione, ma sento anche il dovere di rispettare una scelta assolutamente del tutto legittima di non volere convenire alla scrittura di una mozione unitaria. Credo che questo non pregiudicherà ovviamente ulteriori passi e percorsi comuni. Vorrei partire da una considerazione che è stata richiamata da molti e che desidero fare mia. Noi abbiamo visto le donne protagoniste nella fase 1 di questa epidemia. Ricordiamo tutti le famose ricercatrici dello Spallanzani. Ci siamo affrettati tutti ad apprezzarle e a constatare la condizione anche di precarietà in cui quelle ricercatrici esercitavano la loro funzione. Allo stesso modo, abbiamo notato e visto cosa ha significato il lavoro agile, lo smart working , per le donne nella fase 1. Abbiamo visto, altresì, in prima linea le infermiere e le caposala nei reparti di rianimazione. Abbiamo viste in carne e ossa - condivido quanto detto anche dalla senatrice Rauti - le donne resistenti e resilienti. Le abbiamo viste; sono state lì a testimonianza di una forza, ma soprattutto della volontà e della capacità di non tirarsi mai indietro quando c'è in gioco il futuro del Paese. Sono stati fatti tanti riferimenti storici; chiedo che me ne sia concesso uno. Per l'anniversario da poco trascorso del 25 aprile, in cui si celebra la festa della Liberazione, sono state ricordate tante pagine di quella storia. Le staffette partigiane sono state protagoniste nella lotta della liberazione e nella lotta della resistenza. Eppure, immediatamente dopo, sono state relegate nuovamente a ruolo di madri e mogli, dimenticando il loro contributo di soggetto politico autorevole, importante e coraggioso che si era messo in gioco al fianco del Paese e degli uomini. (Applausi). Ecco, noi oggi rischiamo esattamente di ripetere quella stessa pagina: oggi le donne, uscite dalla fase 1, rischiano di vedersi di nuovo relegate a ruoli di madri e mogli, rinunciando ad autonomia e libertà. Vorrei ricordare, da Presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, che rinunciare ad autonomia e libertà significa entrare in circuiti di violenza o, quantomeno, uscirne con molta più difficoltà. Proviamo allora anche noi a essere coerenti. Proviamo a ricordarle queste parole; a ricordare che autonomia e libertà delle donne significa innanzitutto giustizia sociale: un dovere che abbiamo nei confronti delle donne ma anche costruire i presupposti di una società più giusta e più equa. Io dico, però - e lo abbiamo detto in tanti e credo che sia il senso più profondo di questa mozione - che autonomia e libertà delle donne significa anche un Paese più forte, più sano, più competitivo. Se noi oggi proviamo ad affrontare il tema della ricostruzione non possiamo che partire da lì. Ritornando a quel passaggio storico, in quella fase alcune donne riuscirono però ad entrare nell'Assemblea costituente, avviando un percorso di partecipazione alle istituzioni della Repubblica una cui tappa che oggi vorrei ricordare è stata la nomina nel 1976 della prima donna alla carica di Ministro, Tina Anselmi, colei che ci ha consentito, proprio oggi, in questa fase, di disporre un sistema sanitario nazionale che non solo ci ha invidiato il mondo, ma che - credo di poterlo dire con serenità - ha consentito di salvare la vita a tanti uomini e a tante donne, senza alcuna distinzione. (Applausi). Il pensiero lungo delle donne. Il pensiero lungo di guardare oltre: non alla contingenza, ma a quello che doveva essere il Paese che andava ricostruito insieme. Per questo, io mi permetto di dire, dissentendo in questo dalla senatrice Rauti, che mi sarei aspettata parole di apprezzamento coraggiose anche dalle forze di opposizione. È vero, il Governo ci poteva arrivare prima, non ci sono dubbi. Lo abbiamo detto e non ci siamo sottratte. Il Governo ci poteva e doveva arrivare prima a includere le donne nelle task force , ma non è da tutti correggere in corso d'opera ed il meglio è nemico del bene. Il meglio è nemico del bene! (Applausi) . Conta che oggi, dentro quelle task force , ci siano donne autorevoli, competenti e che innanzitutto sono la migliore risposta a tutti quelli che hanno detto che non c'erano competenze in giro; soprattutto, però, sono quelle che, in maniera autonoma e autorevole, daranno un contributo tecnico (sono d'accordo in questo con la senatrice De Petris) a supporto della politica. Questa sarà chiamata a fare le scelte prioritarie più giuste, ma con il supporto di un pensiero e di una costruzione scientifico-tecnica che sarà però innervata dal pensiero femminile e che - consentitemelo - io definisco femminista. Oggi, infatti, ce n'è bisogno. E perché ce n'è bisogno ed è così è prezioso proprio oggi? Per una semplice ragione: mai come in questo momento, anche per uno sforzo imponente che stiamo chiedendo al Paese in termini di risorse economiche e di deficit , avevamo bisogno di iniezioni di liquidità importanti. Le stiamo facendo; sono un passaggio straordinario, un'occasione che potremmo definire storica per ridefinire modelli di consumo, di sviluppo e di crescita e per ricostruire un altro asset . Questo, allora, è il momento nel quale vanno scongiurati i rischi ma vanno anche colte le opportunità. E l'unica opportunità vera che abbiamo è di riscrivere nuovi modelli di consumo, di crescita e di sviluppo. In questo, le donne sono avanti. Sono anni che elaborano il pensiero e la teoria della cura: delle persone, dell'ambiente, delle relazioni e degli spazi. È l'elaborazione delle donne, alle quali noi dobbiamo chiedere, nell'interesse del Paese non nell'interesse delle donne, un contributo prezioso, autorevole e a mio avviso insostituibile. Veniamo allora davvero alle ragioni, a cosa noi proviamo a chiedere al Governo, ma anche a tutti noi e a una società intera, e a cosa possiamo fare in questo tempo. Perché le donne, ancora una volta, rischiano di pagare sempre il prezzo più alto della crisi, come in tanti crisi che abbiamo alle nostre spalle? La storia ci insegna e ci racconta tanti passaggi storici di questo tipo.