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Modifiche al codice di procedura penale e al codice di procedura civile in materia di assenze del difensore nonché di legittimo impedimento del difensore d'ufficio o in regime di patrocinio a spese dello Stato nel periodo di maternità. Onorevoli Senatori. -- Il quadro complessivo della legislazione italiana relativa alla maternità si conferma il più innovativo e tutelante dell'intera unione europea e rappresenta uno dei punti di forza della politica rivolta alle famiglie, ma per l'avvocato madre si deve rilevare un grave deficit nella tutela della maternità poiché manca il riconoscimento del legittimo impedimento a comparire in udienza in stato di gravidanza. La mancanza di tutela in questo senso crea una palese limitazione professionale, oltre a rappresentare una vera e propria negazione di diritti a tutela della maternità. Nonostante il parziale miglioramento registrato negli ultimi anni, con gli appelli dell'Organismo unitario dell’Avvocatura italiana (OUA) (con due mozioni che chiedono tutela) ed i protocolli sottoscritti da molti ordini, la situazione rimane preoccupante. Le ragioni di una situazione così allarmante sono molteplici; tuttavia una seria politica orientata alla tutela della maternità a favore delle professioniste -- sostanziata da concreti atti normativi -- può portare a significativi miglioramenti. Per garantire pertanto e tutelare in tutti i plessi giudiziari la maternità e la genitorialità nell'organizzazione e svolgimento delle attività giudiziarie, appare indispensabile l'adozione di un testo normativo che dia tutela al periodo immediatamente precedente e successivo al parto. Vi è l'esigenza di colmare una lacuna normativa venutasi a creare perché al legislatore è sfuggita la tutela della donna libero professionista: al fondo della lacuna quello sterile e comune modo di pensare ( id est fatalistico) per cui le difficoltà connesse alla maternità che può incontrare l'avvocata, e più in generale la libera professionista, sono inevitabili conseguenze di una scelta di campo. Il passaggio successivo deve essere il disciplinare la materia contemperando la tutela del diritto alla maternità e all'esigenza «di garantire l'esercizio della difesa in ogni stato e grado di qualunque procedimento e davanti a qualunque magistratura» (Assemblea Costituente, seduta 15 aprile 1947, esame dell'articolo 24 della Costituzione). Appare quindi necessario prevedere in sede processuale, quale causa di legittimo impedimento dell'avvocato madre, il periodo di maternità (almeno per i due mesi antecedenti la data presunta del parto e per i tre mesi successivi). In particolare è necessario dare priorità alla contemporanea tutela dell'avvocato madre e del diritto di difesa (articolo 24 della Costituzione), che non può comunque prescindere dal principio della personalità della prestazione professionale, nella materia delle difese d'ufficio e del patrocinio dei non abbienti, per il procuratore, la regola della piena libertà di accettare l'incarico e di rinunciarvi costituisce eccezione, prevista espressamente dall'articolo 14 della legge forense ove si legge: «Salvo quanto stabilito per le difese d'ufficio ed il patrocinio dei meno abbienti, l'avvocato ha piena libertà di accettare o meno ogni incarico». Ciò trova anche attuazione e osservanza con quanto stabilito dal medesimo codice deontologico forense, in base al cui canone 11 l'avvocato deve prestare la propria attività difensiva anche quando ne sia richiesto dagli organi giudiziari in base alle leggi vigenti, precisando il comma 2 che costituisce infrazione disciplinare il rifiuto ingiustificato di prestare attività di gratuito patrocinio o la richiesta all'assistito di un compenso per la prestazione di tale attività. La norma, infatti, prevede che l'avvocato iscritto nell'elenco dei difensori d'ufficio, quando nominato, non può, senza giustificato motivo, rifiutarsi di prestare la propria attività o interromperla. Lo stesso deve dirsi per l'avvocato iscritto nell'elenco dei difensori per il patrocinio a spese dello Stato che può rifiutare la nomina o recedere dall'incarico conferito dal non abbiente solo per giustificati motivi. Detto vincolo nell'esercizio del mandato dell'avvocato madre rappresenta un limite nell'estrisencazione del diritto di difesa dell'assistito che abbia dato alla medesima incarico: lo svolgimento del mandato per un avvocato madre potrebbe quindi tradursi in un'attività che non vede riconosciuto illegittimo impedimento e nel tempo stesso, per le difese d'ufficio e dei non abbienti, in un incarico che non può essere rifiutato e per il quale non è possibile la rinuncia, così creando in tale ipotesi un percorso di limitazione del ministero dell'attività defensionale e di minor tutela dell'assistito (oltre che in astratto sanzionabile deontologicamente). Per converso, la difesa tecnica di un cittadino nel processo in generale non può subire contrazioni che non dipendono dalla sua volontà, ed in particolar modo ciò non può avvenire perché il cittadino a «quel» professionista si è affidato per scelta fiduciaria. Invero ciò invece accadrebbe negli ambiti della difesa d'ufficio e dei non abbienti, in caso di maternità, senza che quel medesimo professionista possa sottrarsi agli obblighi di assistenza che conseguono all'assunzione obbligatoria di quel particolare incarico. Quanto sopra va ulteriormente confermato alla luce: -- del diritto alla difesa di cui all'articolo 24 della Costituzione in quanto espressione della duplice garanzia di poter far valere in giudizio le proprie ragioni e di avere diritto alla assistenza legale (non limitato dalla sua maternità), e il correlativo principio del giusto processo di cui all’articolo 111 della Costituzione, entrambi senza che possa essere ammessa limitazione alcuna; -- della Convenzione europea dei diritti dell'uomo ove si prevede -- all'articolo 6 -- per ogni accusato il diritto ad un processo equo ove avere l'assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d'ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia. Questo comporta che il difensore di fiducia debba poter esser individuato senza che da ciò possa derivare pregiudizio per la sua potenziale maternità; della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ove si prevede -- all'articolo 11 -- che ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa. Ciò può verificarsi solo di fronte ad una difesa che sia parificata in ogni aspetto alla propria controparte e non debba essere limitata per la mancata tutela delle necessità della maternità; -- del codice deontologico degli avvocati europei ove si prevede -- all'articolo 2.7 -- che l'avvocato deve sempre difendere nel miglior modo possibile gli interessi del suo cliente e deve anteporli ai propri. Tale principio, in difetto di tutela del legittimo impedimento dell'avvocato madre, impedirebbe a quest'ultima di essere eticamente immune da considerazioni qualora non presentasse al cliente la possibile carenza di difesa dovuta alla propria condizione.