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Modifiche all'articolo 19 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, per un utilizzo corretto del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è finalizzato, da una parte, a fare chiarezza in termini generali sulle causali introdotte dal legislatore nel 2018 e, dall'altra, a consentirne, attraverso la contrattazione collettiva di vario livello, una specificazione che traduca le fattispecie astratte oggetto di previsione legislativa in vere e proprie ipotesi normativamente prefigurate di legittimo ricorso al contratto a termine ed anche al rapporto di lavoro a termine somministrato, visto il rinvio dell'articolo 34 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, al capo III del medesimo decreto legislativo, riguardante il lavoro a tempo determinato. Lo scopo è dunque quello di tradurre le fattispecie astratte, rispettandone la « ratio », in ipotesi caratterizzate da un certo livello di concretezza perché siano coerenti con la realtà produttiva dei vari settori merceologici ed anche delle singole aziende. Le norme contenute nella presente legge, pertanto, non sono dunque abrogative, né modificative delle disposizioni in vigore, previste dal decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, ma mirano a specificarle perché esse sono, allo stesso tempo, rigide e vaghe, con il rischio di determinare effetti reali di un utilizzo non adeguato dei contratti a termine, producendo eccessivo e non giustificato turnover tra le lavoratrici e i lavoratori, da una parte e non andando incontro alle esigenze di crescita delle aziende, dall'altra. Considerata questa finalità, il presente disegno di legge si muove in una duplice direzione: (i) quella del necessario chiarimento delle formule utilizzate dal legislatore nell'introduzione delle causali legittimanti il ricorso al contratto di lavoro a termine per periodi superiori a dodici mesi e legittimanti, altresì, i rinnovi, nonché le proroghe oltre i primi dodici mesi e (ii) quella di un altrettanto necessario recupero del ruolo della contrattazione collettiva, la quale, per la vicinanza delle organizzazioni sindacali e delle associazioni imprenditoriali al mondo del lavoro, è la modalità più idonea per dare concreta e coerente applicazione a quelle formulazioni legislative che, per quanto il più possibile dettagliatamente definite, rimangono pur sempre generali ed astratte. Nella prima direzione si muove l'articolo 1, comma 1, lettera a) , del disegno di legge, nella seconda direzione la lettera b) . Dev'essere sottolineato, però, che i due interventi normativi sono tra loro strettamente connessi, per le ragioni indicate di seguito. Com'è noto le causali di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, sono le seguenti: a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori; b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria. È evidente che tale formulazione, per quanto ben diversa da quella, per così dire, « ellittica » dell'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo n. 368 del 2001 (il cosiddetto « causalone ») rivela comunque una scelta legislativa orientata all'individuazione di fattispecie di carattere generale, tendenzialmente comprensive di una pluralità di situazioni concrete, anche ben distinte tra di loro. Si può dire che è una scelta « mediana » tra quella fatta dal legislatore nel 2001 (che, per l'appunto, aveva optato per il cosiddetto « causalone », costituito da « ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo », con la precisazione, dal 2008, « anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro ») e quella che era stata compiuta dal legislatore del 1962 (con la legge n. 230, la quale ha introdotto il principio della necessaria « causalità » dell'apposizione del termine al contratto di lavoro), che aveva optato per una elencazione analiticamente descrittiva delle varie situazioni che potevano validamente motivare un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. Ebbene, a fronte di questa scelta « mediana » fatta dal legislatore nel 2018, vi è la necessità, anzitutto, di un'operazione « definitoria », perché è elevato il rischio di interpretazioni contrastanti, con conseguente compressione del valore cardine della certezza del diritto. Il che si tradurrebbe, poi, come peraltro molti segnali provenienti dal mondo produttivo già inducono a ritenere, in una sorta di generalizzata « disaffezione » per la nuova legge, con la conseguenza, non soltanto di una sua applicazione distorta, ma anche di una sua sostanziale disapplicazione in una pluralità di situazioni in cui il ricorso al contratto di lavoro a termine potrebbe essere invece coerente con la funzione sussidiaria di questa tipologia contrattuale e determinare anche una crescita complessiva del sistema in termini occupazionali e produttivi. A questa operazione « definitoria », dunque, è diretta la lettera a) del comma 1 dell'articolo 1 del presente disegno di legge, che non modifica il contenuto delle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 81 del 2015, ma è diretta ad esplicitarne al massimo le potenzialità applicative. Del resto, la tecnica legislativa delle « definizioni » – che indirizzano l'interprete e l'operatore del diritto e, pur non equivalendo ad interpretazione autentica, impongono loro di rispettare la nozione offerta dal legislatore (si veda, ad esempio, la sentenza della Corte di cassazione n. 22552 del 7 novembre 2016, al punto 36) – non è certo nuova anche al nostro ordinamento (si veda, ad esempio, l'articolo 2 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 151 del 2001). Con l'articolo 1, comma 1, lettera a) , del disegno di legge, dunque, s'intende inserire nell'articolo 19 del decreto legislativo n. 81 del 2015, come modificato dall'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, un comma aggiuntivo, il comma 1.1, con il quale, alle lettere a) e b) , sono definite, prima di tutto, le « esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività » di cui alla lettera a) dell'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 81 del 2015. Il concetto di « esigenza temporanea e oggettiva » è suscettibile, come le passate esperienze insegnano, di molteplici ed anche difformi interpretazioni, sicché si è voluto specificarlo sia sul piano cronologico, tenendo conto della durata massima che per legge può avere un contratto di lavoro a termine, sia sul piano concettuale, facendo riferimento a quelle scelte imprenditoriali che impongono una temporanea modifica dell'assetto tecnico ovvero organizzativo ovvero produttivo dell'azienda.