[pronunce]

è lo stesso giudice a quo, sia pure riferendo una prospettazione della parte convenuta, a osservare che, essendo il titolo stato negoziato fuori piazza, il termine utile per il pagamento era di 15 giorni, con la conseguenza che - allorché la banca ha avviato la procedura di preavviso - la presentazione del titolo per il pagamento era tempestiva e sul conto corrente dell'attore era sopravvenuta la provvista; pertanto, non sarebbe integrata l'ipotesi di emissione di assegno senza provvista, di cui all'art. 2 della legge n. 386 del 1990, e la controversia sottoposta al giudice a quo potrebbe, quindi, essere definita sulla base di tale rilievo, a prescindere dalla decisione sulla questione di costituzionalità; che, nel merito, la parte interveniente deduce l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Giudice di pace di Acireale, poiché le censure non terrebbero conto della ratio della disciplina recata dalla legge n. 386 del 1990 e dei valori giuridici da essa tutelati; che l'Avvocatura dello Stato osserva in particolare che - sin da epoca antecedente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 507 del 1999, che ha depenalizzato, tra gli altri, l'emissione di assegni senza provvista - il reato in esame aveva natura plurioffensiva, in quanto, attraverso la sua repressione in sede penale, si proteggeva anche l'interesse, di natura pubblicistica, alla fiducia nella idoneità dell'assegno a svolgere la sua funzione di mezzo di pagamento; che il bene tutelato in via primaria dalle norme incriminatrici era rappresentato dalla fede pubblica, mentre l'interesse patrimoniale del prenditore di un titolo di credito rimasto insoluto veniva in rilievo solamente in via subordinata; si riteneva essenziale, dunque, garantire la fiducia che la collettività riponeva nella idoneità dell'assegno ad assolvere la sua tipica funzione economica di mezzo di pagamento, reprimendo ogni comportamento idoneo a comprometterla, mentre la tutela dell'interesse patrimoniale del singolo prenditore veniva considerata un effetto riflesso della protezione penale accordata al primo interesse; che, ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, anche successivamente alla depenalizzazione realizzata dal d.lgs. n. 507 del 1999, la struttura materiale degli illeciti sarebbe rimasta immutata rispetto alle precedenti previsioni, né sarebbe mutato il valore giuridico tutelato dalla previgente normativa penale; che, pertanto, non sarebbe affatto irragionevole il sistema che preclude il preavviso di revoca, di cui al censurato art. 9-bis, non già per effetto del pagamento della somma dovuta, ma solo per effetto della "prova" del pagamento, da fornirsi nelle forme rigorose di cui all'art. 8, comma 3, della legge n. 386 del 1990. Considerato che, con ordinanza depositata il 21 gennaio 2010, il Giudice di pace di Acireale ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 25 e 41 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 3, 8, 8-bis e 9-bis della legge 15 dicembre 1990, n. 386 (Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari), come modificati dal decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nel combinato disposto con gli artt. 1829 del codice civile, 32 e 50 del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736 (Disposizioni sull'assegno bancario, sull'assegno circolare e su alcuni titoli speciali dell'Istituto di emissione, del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia), nella parte in cui prevedono che, in caso di mancato pagamento di un assegno bancario per difetto di provvista, la banca comunichi l'avvio delle procedure di revoca dell'autorizzazione ad emettere assegni e di segnalazione alla centrale di allarme interbancaria («CAI»), anche laddove il traente abbia provveduto al pagamento del titolo di credito ed il beneficiario non abbia avviato alcuna iniziativa per il recupero del credito; che viene in primo luogo denunciata la violazione dell'art. 3 Cost. per la manifesta disparità di trattamento che si determinerebbe tra i soggetti che, emesso un titolo in assenza di provvista, non adempiono agli obblighi derivanti dall'art. 3 della legge n. 386 del 1990 e non comunicano tali adempimenti all'istituto segnalante; e coloro che, emesso un titolo senza provvista, adempiono nel termine agli obblighi di cui al citato art. 3, ma non comunicano, ovvero comunicano in ritardo, tali adempimenti all'istituto di credito; che, sotto un diverso profilo, viene denunciato un ingiustificato trattamento di favore, a vantaggio delle banche e degli altri istituti di credito, i quali, attraverso l'intimazione di ulteriori sanzioni, interverrebbero in rapporti obbligatori ai quali sono estranei, assumendo un ruolo di autorità di vigilanza che non è loro riconosciuto da alcuna norma; che tuttavia la motivazione dell'ordinanza di rimessione non contiene indicazioni sufficienti ad una completa ricostruzione della fattispecie a quo, necessaria al fine di valutare la rilevanza della questione di legittimità costituzionale; che, in particolare, non viene fornita alcuna certezza in ordine alle circostanze di fatto nelle quali si è svolta la condotta addebitata alla banca convenuta, non essendo possibile stabilire quale sia stata la successione cronologica e la collocazione spaziale degli eventi; ed invero , non è indicato quali siano il luogo di emissione, né quello di presentazione del titolo di credito per l'incasso; che, da un lato, il giudice rimettente afferma che il termine di presentazione dell'assegno sarebbe stato di 8 giorni dall'emissione - così dando atto di ritenere che la presentazione sia avvenuta nello stesso Comune in cui è avvenuta l'emissione -, dall'altro lato, lo stesso giudice riferisce che il beneficiario avrebbe incassato l'assegno nel Comune di Milano ed evidenzia che pertanto il termine di pagamento sarebbe di 15, anziché di 8 giorni; né risulta, d'altra parte, se la circostanza dell'avvenuta presentazione a Milano, richiamata per respingere un argomento svolto dalla parte convenuta, sia effettivamente provata o sia stata solo riferita dalla stessa convenuta; che da tale carenza discende l'impossibilità di determinare la scadenza del termine per la presentazione del titolo di credito, che è di 8 giorni, se la presentazione avviene nello stesso Comune, e di 15, se si verifica in un Comune diverso (art. 32 del r.d. n. 1736 del 1933); che di conseguenza, non è possibile stabilire se la comunicazione del preavviso di revoca alla parte attrice fosse dovuta, ai sensi dell'art. 9-bis della legge n. 386 del 1990 (come sostiene la banca convenuta), ovvero fosse illegittima (non essendo prevista l'applicazione delle sanzioni amministrative per l'emissione di titoli presentati oltre il termine di legge);