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l'opposizione aveva dimostrato senso di responsabilità e spirito di collaborazione per migliorare un testo che faceva acqua da tutte le parti presentando pochi qualificati emendamenti di merito, alcuni persino accolti dai relatori e dal Governo in virtù del loro evidente valore tecnico. In particolare, mi preme esprimere soddisfazione per l'accoglimento del mio emendamento per la riapertura dei tribunali al 1° luglio. L'emendamento è poi stato fatto proprio dalla Lega e approvato all'unanimità dalla Commissione. Adesso il Governo deve essere conseguente ed emanare i provvedimenti necessari al rientro in sede del personale ausiliario di cancelleria, senza il quale la riapertura non avrebbe alcun effetto. Altrettanto importanti erano e sono molte altre proposte dell'opposizione, che meritavano un esame e un voto di questa Assemblea. Penso, ad esempio, al mio emendamento 1.4 in materia di intercettazioni attraverso il trojan . L'emendamento propone di utilizzare il trojan soltanto quando vi è la certezza che non alteri il contenuto del dispositivo in cui è installato, perché gli esperti ci hanno informato in modo allarmante che il trojan non trasforma soltanto il dispositivo in una trasmittente, ma anche in una ricevente e si può entrare nel trojan introducendo file , mail , foto e qualsiasi elemento che può essere utilizzato contro l'ignaro destinatario di questa intrusione. Se consideriamo che la gestione di questa attività non è in capo direttamente alle procure, ma è delegata a società esterne, tutti ci rendiamo conto della delicatezza della questione. L'emendamento è stato respinto senza nemmeno una motivazione dai relatori e dal Governo. Il mio emendamento 2.8 mirava a elevare da settanta a settantacinque anni l'età per consentire al condannato di chiedere la detenzione domiciliare. Oggi un settantenne in salute è giovane; non è come negli anni Settanta, quando fu approvato l'ordinamento penitenziario. Voglio ricordare che la famigerata circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) del 21 marzo poneva l'età di settanta anni come condizione già di per sé sufficiente per accedere ai benefici di cui all'articolo 123 del decreto cura Italia e, più in generale, della detenzione domiciliare. Il mio emendamento 2.15 tendeva ad abrogare l'articolo 123 del decreto cura Italia, che ha introdotto nel nostro ordinamento un principio dirompente per cui alla detenzione domiciliare non si va più soltanto quando si è ammalati e la condizione patologica è incompatibile con la condizione di carcerato, ma ci si va anche quando c'è il rischio di ammalarsi. Pertanto, si andrà in detenzione domiciliare oggi per il Covid, domani per la meningite e dopodomani per l'AIDS e chissà per quante altre malattie. Questo principio va eradicato dal nostro ordinamento, perché è molto pericoloso. Ancora, il mio emendamento 2.9, affinché i condannati per gravi reati, quelli di cui all'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario, non abbiano più la possibilità di andare in detenzione domiciliare. Questo perché i criminali, che devono avere un giusto processo, con le massime garanzie, quando condannati devono scontare la pena che hanno giustamente ricevuto. Ancora, il mio emendamento 3.26, perché il processo penale deve essere sempre in presenza quando si devono assumere testimoni, periti, interpreti o si deve discutere la causa. È un diritto indisponibile e, in quanto tale, deve essere sottratto alla disponibilità delle parti. Tanti altri emendamenti avrebbero meritato di essere discussi in quest'Aula, come, ad esempio, i numerosi emendamenti presentati da Fratelli d'Italia per porre rimedio ai gravi problemi che comporterà l'articolo 6 del decreto-legge, quello che introduce la cosiddetta app Immuni, come denunciato anche ieri qui, in discussione generale, dai colleghi Rauti e Urso, alle cui considerazioni mi riporto. E poi anche altri emendamenti importanti, dei colleghi Pillon, Caliendo e altri. Ebbene, cari colleghi, Fratelli d'Italia voterà contro, non solo perché, ovviamente, non può esprimere la fiducia a questo Governo, ma perché, con questo decreto-legge, si sono sommerse le procure di burocrazia per coprire gli errori del Governo nella gestione delle carceri e della giustizia. Si è sommersa la magistratura di sorveglianza di una montagna di lavoro e di adempimenti impossibili da smaltire nei tempi assegnati. Bastava accogliere i nostri emendamenti, perché i criminali devono rimanere in carcere. Inutile invocare la funzione rieducativa della pena, perché, per avere una funzione rieducativa, la pena deve essere scontata. Se voi non fate scontare la pena, non ci può essere neanche la funzione rieducativa della pena. Massime garanzie nel processo, giusta severità nell'applicazione della pena: questo deve essere il principio di una civiltà giuridica come quella che noi vogliamo affermare. Invece, questo Governo, come ha risposto alla rivolta nelle carceri? Milioni di euro di danni, morti, agenti di polizia penitenziaria feriti e poi finiti sotto processo. Solo in Italia possono succedere cose di questo genere. Vergogna, caro Ministro e caro Sottosegretario! Il Governo ha risposto con l'articolo 123 del decreto cura Italia e con la circolare del 21 marzo: 8.000 detenuti a casa, compresi centinaia di pericolosi criminali. Questa è stata la risposta. Anziché processare per direttissima e tenere in carcere i rivoltosi, noi li abbiamo messi fuori: solo in Italia succedono cose di questo genere. Signor Presidente, cari colleghi, concludo dicendo che noi voteremo contro, anche perché siamo molto preoccupati di quanto si sta profilando all'orizzonte. Il ministro Bonafede continua a convocare le opposizioni al Ministero per discutere di una riforma del CSM che è già in ritardo di un anno, perché il caso Palamara è scoppiato un anno fa. E non è il caso Palamara: è il caso di un metodo mafioso applicato dal CSM nell'assegnazione delle più importanti cariche della magistratura. PRESIDENTE . Senatore Balboni, a mio avviso, il termine mafioso è fuori luogo parlando di un'istituzione dello Stato. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, riporto definizioni rilasciate da magistrati all'opinione pubblica. Con tutto il rispetto, signor Presidente, ma se lo dicono i magistrati, penso lo possa dire anche un rappresentante del popolo. (Applausi). PRESIDENTE.Senatore, credo che, da avvocato, lei sappia che si risponde personalmente di quanto si dice. Ora siamo al Senato e io sono garante di un certo tenore della discussione. BALBONI (FdI) . E anche io sono abituato a rispondere di quello che dico. È ora di porre termine alle porte girevoli tra magistratura e politica. Un magistrato che entra in politica non può più tornare a giudicare un italiano, perché deve essere al di sopra di ogni sospetto. Il Ministro deve venire in Parlamento - in Assemblea e in Commissione - a confrontarsi e, soprattutto, non deve mettersi in testa che il Parlamento approverà una legge delega su questo importantissimo argomento. Noi ne vogliamo discutere qui e che qui si voti. Signor Presidente, per questi motivi non possiamo dare la fiducia al Governo in carica. (Applausi). GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto.