[pronunce]

n. 165 del 2001 espanderebbe direttamente la propria efficacia anche nei confronti dell'ordinamento provinciale senza necessità di norme di attuazione, in quanto riconducibile ai principi fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica che l'ordinamento provinciale sarebbe tenuto a rispettare ai sensi dell'art. 117 Cost. e degli artt. 4 e 8 dello statuto speciale. 2.- Si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Trento chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o comunque non fondato. 2.1.- La difesa della Provincia autonoma di Trento eccepisce innanzitutto l'inammissibilità del ricorso per assenza di motivazioni proprie e dirette del Governo che esplicitino le ragioni per cui l'organo politico abbia ravvisato le questioni di legittimità costituzionale prospettate. Il Governo si sarebbe difatti limitato ad allegare alla delibera di impugnazione le doglianze espresse dalla sezione di controllo della Corte dei conti senza esprimere la "valutazione politica" al riguardo e senza indicare i parametri costituzionali asseritamente violati. I motivi del ricorso sarebbero difatti espressi in una relazione della sezione di controllo della Corte dei conti per il Trentino-Alto Adige - a cui l'atto del Governo rinvia - e non in una previa e conforme delibera del Consiglio dei ministri, come prescritto dall'art. 2, comma 3, lettera d), della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri). Tale evenienza determinerebbe l'inammissibilità del ricorso. Sostiene la difesa provinciale che la regola della corrispondenza tra il contenuto delle doglianze espresso nella delibera del Consiglio dei ministri che decide sull'impugnazione e i motivi di ricorso troverebbe la sua ratio nella necessità di mantenere il contenzioso, che riguarda gli organi dello Stato, all'interno della dinamica istituzionale tra soggetti costituzionali, trattandosi di contenzioso di "natura politica". La Provincia autonoma eccepisce, altresì, l'inammissibilità del ricorso per insufficiente motivazione delle censure, eterogenee e non circostanziate, nelle quali all'evocazione di numerosi parametri costituzionali non farebbero riscontro altrettante argomentazioni tese a chiarire in modo adeguato, o comunque sufficiente, i differenti profili di violazione. Il ricorso sarebbe inammissibile, infine, perché, a parere della Provincia autonoma, il ricorrente non avrebbe correttamente ricostruito il quadro normativo. Sostiene la Provincia che l'art. 47 del d.lgs. n. 165 del 2001 si riferirebbe esclusivamente alla contrattazione collettiva nazionale, che include organismi non presenti a livello provinciale (quali i comitati di settore), e che, fra le amministrazioni elencate dall'art. 41 del medesimo decreto legislativo, cui l'art. 47 si riferisce, non rientrerebbero le province autonome. Tale errata ricostruzione della fattispecie normativa minerebbe l'intero impianto argomentativo delle censure determinandone l'inammissibilità (sono citate le sentenze di questa Corte n. 2 del 2018, n. 69 del 2016 e n. 153 del 2015). 2.2.- Il ricorso sarebbe comunque non fondato nel merito. Quanto all'asserita violazione degli artt. 100 e 117, secondo comma, lettere e), f) ed l), Cost., dell'art. 105 statuto speciale, in relazione all'art. 47 del d.lgs. n. 165 del 2001, quale disposizione statale interposta, la difesa provinciale precisa che se, da un lato, la disposizione impugnata non inciderebbe affatto sulle funzioni della Corte dei conti, ma, anzi, ne presupporrebbe le prerogative legali, integrandone l'azione con riferimento alla contrattazione collettiva provinciale, dall'altro, le norme di attuazione statutaria sarebbero comunque idonee a introdurre speciali misure organizzative, come previsto dall'art. 8, numero 1), dello statuto speciale, il quale attribuisce alla competenza legislativa primaria delle Provincia autonoma la materia «ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto», all'interno della quale rientrerebbe la contrattazione collettiva provinciale. Non sarebbero quindi violati, ad avviso della Provincia, gli artt. 100, con riguardo alle attribuzioni della Corte dei conti, e 117, secondo comma, lettere f) ed l), Cost., con riguardo alla competenza legislativa esclusiva statale, rispettivamente, nelle materie «organi dello Stato» e «giurisdizione e norme processuali», perché tali materie non sarebbero oggetto dell'intervento legislativo provinciale, né da quest'ultimo sarebbero state incise. Non sarebbero violati neppure l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., con riguardo alla competenza legislativa esclusiva statale nella materia «armonizzazione dei bilanci pubblici», né gli artt. 119 e 120 Cost. - rispetto ai quali, come già detto, il ricorrente non avrebbe argomentato le censure - in quanto la determinazione degli stanziamenti per la contrattazione collettiva provinciale sarebbe effettuata dalla Provincia autonoma di Trento nel rispetto di quanto previsto nei documenti di programmazione e di bilancio statali e della particolare autonomia finanziaria riconosciuta alla Provincia stessa ai sensi degli artt. 119 Cost. e 79 dello statuto speciale. La violazione dell'art. 105 dello statuto di autonomia lamentata dal ricorrente, inoltre, sarebbe basata sulla presunta diretta applicabilità alla Provincia autonoma dell'art. 47 del d.lgs. n. 165 del 2001 e sull'assenza di una regolamentazione provinciale specificamente applicabile ai controlli sulla contrattazione collettiva provinciale. Ad avviso della difesa provinciale, vi sarebbe invece un sistema consolidato di regole, idoneo a garantire il controllo affidato al collegio dei revisori dei conti sui contratti collettivi provinciali, il quale opererebbe in raccordo con il sindacato della Corte dei conti. Quanto all'asserita violazione degli artt. 81, 97 e 117 Cost., con riguardo ai principi di tutela dell'equilibrio e della sana gestione del bilancio e del coordinamento della finanza pubblica, osserva la Provincia autonoma che la disciplina transitoria non metterebbe a rischio il principio di equilibrio di bilancio e neppure la sostenibilità del debito pubblico, dato che le spese inerenti alla contrattazione collettiva provinciale sarebbero state adottate nel rispetto dei parametri macroeconomici dello Stato. Peraltro, il ricorso sarebbe basato su una erronea interpretazione dell'art. 47 del d.lgs. n. 165 del 2001 e ciò porrebbe la prospettazione dell'Avvocatura generale in palese contrasto con quanto stabilito dalla giurisprudenza costituzionale (è richiamata la sentenza di questa Corte n. 171 del 2005), che ha affermato che i procedimenti di controllo contabile devono essere svolti in modo compatibile con l'ordinamento provinciale senza che possano essere invocati eventuali vincoli derivanti da norme fondamentali di riforma economico-sociale. 2.3.- Con memoria depositata in data 17 ottobre 2023 la Provincia autonoma di Trento ha chiesto che sia dichiarata l'inammissibilità del ricorso per mutamento del quadro normativo vigente.