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Chiudo leggendo una dichiarazione resa a un giornalista da un economista francese, un certo Shahin Vallée, stretto collaboratore di Macron: «La riforma del Trattato MES, nella stesura attuale, non vale la carta su cui è scritto. L'Eurogruppo dovrebbe rinviare l'accordo e definire con la nuova Commissione europea un testo più ampio, più equilibrato e più ambizioso». Conclude Vallé: «C'è qualcosa di vigliacco nel sostenere pubblicamente un accordo, sperando segretamente che siano gli italiani a bloccarlo». Chiude il giornalista: « Chapeau !», come si dice in Francia. Di fronte dunque a queste situazioni e al fatto che si sono svegliati economisti e persone di diversa tendenza che non hanno portato il cervello all'ammasso, è evidente che non si tratta di questione di Lega o non Lega, perché questo è un attacco facile. Certo, la Lega ha sposato la causa, come anche Forza Italia e tutto il centrodestra, ma vi chiediamo di pensarci ancora: chiedete un rinvio e chiedete una modifica della modifica, affinché non ci sia un cappio al collo per l'Italia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo ammettere che sogno il momento in cui tutta la grande passione che si è messa nella discussione - giusta, per carità, e poi entrerò nel merito - sulla riforma del MES si possa applicare - e spero che il momento di grande dibattito nel Paese arrivi - sulle questioni che sono peraltro al centro del Consiglio europeo. Non si discuterà, infatti, con tutta evidenza, soltanto della riforma del MES e di altre questioni strettamente correlate, ma sappiamo perfettamente - come riporteremo anche nella nostra risoluzione - che si tratteranno temi strategicamente vitali per l'Europa, che dovrà iniziare a mettere a punto fino in fondo una strategia di lungo termine per fronteggiare i cambiamenti climatici. Spero quindi che si possa finalmente scatenare un dibattito su questo con la stessa rilevanza e mi auguro con la stessa passione che ho visto qui e anche fuori, nel Paese. Spero anche che le parole pronunciate a Madrid dalla presidente von der Leyen, ribadendo l'obiettivo di rendere l'Europa il primo Continente climaticamente neutro entro il 2050, abbiano conseguenze dirette. Questo significa assumersi responsabilità precise in Europa, che non sono evidentemente solo di natura programmatica. Significa avere conseguenze dirette - per esempio - sull'altro tema per noi cruciale. Lei, Presidente, lo ha giustamente detto, ovvero la necessità di delineare con competenza, con una capacità di sfida anche per il futuro, il quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Questo non significa soltanto stanziare risorse. Significa anche fare delle scelte, in Europa e di conseguenza nel nostro Paese. Non dobbiamo mai perdere di vista questa priorità assoluta. Dobbiamo assolutamente ricordarcelo, perché ne va della stessa sopravvivenza della vita sul Pianeta. E questo aspetto ha impatti, dal punto di vista sociale ed economico, che stiamo già cominciando a toccare con mano, ma evidentemente continuiamo a non averne contezza e a considerare tutto questo come un fatto secondario. Il Parlamento europeo qualche giorno fa ha dichiarato l'emergenza climatica; spero che l'Italia faccia altrettanto rapidamente. Dobbiamo anche essere in grado di fare molto di più, e invece ci sono resistenze, lo sappiamo perfettamente. Basti pensare alla discussione sui sussidi ambientalmente dannosi (SAD), con un impatto ogni volta problematico. Ora, Governo e maggioranza, dal prossimo gennaio, devono fissare un'agenda rigorosa per il green new deal , perché questo - continuo a dirlo - è il vero cemento comune dell'attuale maggioranza, la vera ragione d'essere. (Applausi del senatore Buccarella) . Allo stesso tempo, il Governo deve insistere con l'Unione europea perché gli investimenti verdi per la riconversione energetica, per la transizione - altrimenti la transizione non si può fare - siano espunti dalle regole del patto di stabilità e dal calcolo del rapporto deficit -PIL: questa dovrebbe essere la nostra prima preoccupazione perché aiuta il Paese, fa bene all'economia. (Applausi del senatore Buccarella) . Al contrario, tutti sono concentrati sulla riforma del MES. Molti hanno detto che è stato un dibattito surreale; per carità. Avete fatto la vostra campagna propagandistica e terroristica per diffondere paura, non facendo bene al nostro Paese. Ma noi abbiamo dimostrato che siamo in grado di non nascondere i problemi reali, e non li nascondiamo. Abbiamo voluto affrontarli, e il presidente Conte - per esempio - ha fatto bene a ribadire che non c'è alcun automatismo tra eventuale richiesta di prestito e ristrutturazione del debito: non corriamo questo rischio. Ciò che è importante è la centralità del Parlamento; per noi è fondamentale. Questa è la garanzia: il Parlamento sia informato nei passaggi cruciali e anche nella contestualità della logica del pacchetto. Cosa che non è avvenuta, ad esempio, con il ministro Centinaio; ricordo infatti di aver chiesto 50 volte spiegazioni sull'accordo economico e commerciale globale (CETA). Il Parlamento in quel caso non era centrale? Forse per gli interessi del Paese sarebbe stato necessario discuterne fino in fondo. Ribadisco questo concetto. Concludendo, Presidente, ci sono tanti punti che sono precisi e vorrei far notare che l'effetto del dibattito sulla centralità del Parlamento si è già evidenziato nel lavoro svolto dal Ministro dell'economia e delle finanze. Noi continueremo a portarlo avanti nella convinzione, per noi fondamentale, della centralità del Parlamento, che ha già dimostrato di essere centrale dando alcune indicazioni che sono state prese in considerazione; la contestualità non sarà immediata perché i negoziati hanno tempi diversi, ma certamente sappiamo che questa è l'indicazione che il Presidente del Consiglio ha ancora una volta ribadito nelle sue comunicazioni. (Applausi dai Gruppo Misto-LeU e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente del Consiglio, le fibrillazioni e le polemiche contro il Governo nelle settimane scorse in merito al Meccanismo europeo di stabilità (MES), all'ordine del giorno del Consiglio europeo dei prossimi giorni, non fanno bene all'Italia. Ci indeboliscono, fanno perdere la nostra credibilità e non cambiano di un millimetro la sostanza. Infatti il MES, come è stato detto già in diversi interventi che mi hanno preceduto, è una sorta di assicurazione preventiva a vantaggio dei Paesi maggiormente a rischio crisi a seguito dell'alto debito pubblico. Se è vero, infatti, come diceva il Presidente del Consiglio nel suo intervento, che il nostro debito pubblico è sostenibile, non avremo dunque bisogno del MES; se è vero che l'Italia è il terzo contributore del capitale MES dopo la Grecia per rapporto debito-PIL, è però anche vero che noi siamo il terzo Paese con il rapporto debito-PIL più alto in Europa. Il MES è quindi qualcosa che torna utile al Paese, perché è una sorta di prestatore, in ultima istanza, a cui poter ricorrere in casi estremi. Purtroppo abbiamo avuto fasi nelle quali anche il nostro spread era alle stelle;