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hanno messo questo dossier in fondo, tra le carte ammuffite del Dipartimento di Stato, perché hanno altre priorità. D'altra parte, vedendo la politica di Trump, non ci si può meravigliare che la Libia non sia una priorità e questo rende ancora più difficile la nostra posizione. C'è da preoccuparsi: naturalmente, come piccola persona e come membro di questo Parlamento, assicuro che per me, in un caso come questo, non ci sono maggioranze e opposizioni: siamo tutti assieme, perché purtroppo siamo tutti in una grande difficoltà. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e PD ) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, vorrei ricordare a me stessa che avevamo chiesto questa informativa - il Ministro lo sa - in una situazione in cui assistevamo ad un precipitare degli eventi in Libia. Il Ministro ha riferito adesso e ovviamente va bene, ma certamente l'informativa del Ministro non ci ha potuto rassicurare più di tanto. Per quale motivo, signor Presidente, colleghi e signor Vice Ministro? Perché dopo sette anni dallo sciagurato intervento e dalla guerra in Libia, che - vorrei ricordare qui - fu decisa per ragioni che nulla avevano a che fare con l'ansia democratica di deporre un dittatore, purtroppo - ahimè - di crisi in crisi nessun passo avanti è stato fatto verso una speranza e un processo vero di stabilizzazione. Anche la tregua raggiunta un mese fa grazie anche alla mediazione dell'ONU, come sappiamo, è fragilissima ed è stata violata ripetute volte; quella conclusa a Tripoli mercoledì scorso lo è ancora di più. Onestamente circa la possibilità di un accordo tra coloro che possiamo definire dei veri e propri signori della guerra e tra le milizie armate, anche considerando le parole che il Ministro ha voluto darci come rassicurazione, la realtà secondo me è un po' diversa. Tra l'altro, pochi giorni fa l'inviato dell'ONU Ghassan Salamé ha detto chiaramente - l'ha confermato anche il Ministro - che potrebbe non essere possibile tenere le elezioni nella data fissata, ossia il 10 dicembre. Inoltre, queste elezioni, che sono state fortemente volute dalla Francia - è bene che ce lo diciamo tra noi - hanno una connotazione molto legata alla fazione del generale Haftar, quindi in contrasto con il Governo di Tripoli, e sarebbero comunque destinate a non risolvere nulla: potrebbero soltanto perpetuare la faida tra le due fazioni principali lasciando - questo è il problema della Libia - il territorio completamente in mano alle milizie armate che lo controllano, spesso senza riconoscersi nell'uno o nell'altro dei due fronti principali. Per gli interessi del nostro Paese - e ora mi soffermo sull'interesse dell'Italia - nulla, come abbiamo visto in questi sette anni, è più pericoloso di questa instabilità, e la destabilizzazione permanente della Libia la paghiamo - il Ministro ha fatto cenno ai nostri interessi economici in campo energetico - sulle politiche dell'immigrazione e - su questo tornerò - con la lesione continua e costante dei diritti umani che avviene in Libia. Il nostro interesse, come Italia oltre che come donne e uomini che amano la pace, è riportare la stabilità in Libia: raggiungere il disarmo multilaterale delle milizie per arrivare a un vero e proprio patto tra tutte le forze in campo. Il nostro interesse come Paese non è quello di avere a disposizione qualcuno per sorvegliare i campi profughi (che, come sappiamo, sono dei veri e propri lager ) o cui affidare il controllo dei confini marittimi; il nostro interesse è la costituzione di uno Stato solido e democratico con il quale poter dialogare e stringere accordi in un ambito di riconoscimento e di costituzione di uno Stato. A ostacolare questo processo di pace purtroppo sono le stesse logiche che hanno provocato la destabilizzazione sette anni fa: la contrapposizione tra interessi di diversi Paesi europei che soffiano sul fuoco alla ricerca esclusiva dei propri vantaggi. Queste logiche ispirano ovviamente la forzatura di Haftar sorretta dalla Francia sulle elezioni di dicembre, ma io metto in guardia anche circa la Conferenza che si terrà a Palermo il 12 e il 13 novembre, perché a mio avviso c'è il forte rischio, anche se gestita con maggior prudenza e minor avventurismo, che anch'essa finisca in un nulla di fatto. Il Ministro ha detto che ha avuto assicurazioni da moltissimi Paesi circa l'appoggio all'azione dell'ONU; io credo che su questo dovremmo spingere ancor di più, perché non sarà appoggiando una parte contro l'altra che si uscirà dalla tragedia in Libia, ma solo e unicamente rafforzando l'azione dell'ONU. Qui c'è una grande assente, ancora una volta dispiace dirlo, perché proprio per impedire che interessi dei Paesi europei (anche del nostro) contrapposti alla Francia possano non portare ad una soluzione, occorreva un'azione fortissima dell'Unione europea: non è che l'Unione possa assistere soltanto al contendere dei vari Paesi sui loro interessi. Penso quindi - questa è la nostra posizione - che invece su questo occorrerebbe, anche da parte dell'Italia, un richiamo forte da esercitare nella Conferenza di novembre ad un'azione collettiva dell'Unione europea in quanto tale per supportare con ancora maggiore forza l'azione dell'ONU. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, vogliamo innanzitutto dare atto e riconoscere al ministro Moavero Milanesi il suo impegno, peraltro più volte codificato in quest'Aula e in Commissione e dal lungo elenco delle attività svolte in queste settimane, per recuperare il terreno perduto. È indubbio, infatti, che l'Italia è rimasta spiazzata da due eventi. Il primo è la Conferenza indetta in modo inappropriato dalla Francia mentre l'Italia era priva di un Governo: la Francia ha tentato di imporre, per l'ennesima volta, alla Libia e agli altri partner europei ed internazionali, il proprio interesse strategico e la propria volontà su quel Paese. Il secondo evento è quello che si è verificato non a caso qualche settimana fa con gli scontri a Tripoli, di cui ancora non è chiara la motivazione, che hanno rischiato di mettere totalmente fuori gioco il nostro Paese. Di fronte a questi due eventi bene ha fatto il ministro Moavero Milanesi a cercare di recuperare con una serie di incontri internazionali (e noi ci auguriamo, essendo un partito patriottico, che si riesca nell'obiettivo), innanzitutto modificando la linea politica del nostro Paese con l'incontro con il generale Haftar (che non è una cosa casuale, ma è una modifica sostanziale della politica italiana nei confronti dei vari partner libici) e coinvolgendo anche l'altro attore che si era sentito escluso dalla nostra azione. Noi gli diamo atto che questa è stata una scelta saggia, non solo necessaria. Gli diamo inoltre atto di aver coinvolto tutti i soggetti possibili nel tentativo di sventare il nuovo assalto francese: bene ha fatto, quindi, negli incontri ottenuti durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, così come nella convocazione di questa Conferenza per la Libia, cui però partecipano - lo diceva prima il senatore Casini in maniera appropriata - molti, troppi contendenti o partecipanti. Quando i partecipanti sono troppi, è anche difficile poi trovare un'intesa: