[pronunce]

L'art. 4, comma 1 (già citato), è chiaro sul punto e l'art. 9, comma 2, lo tiene «fermo». Lo stesso art. 9 menziona, al comma 3, le «eventuali maggiori risorse destinate all'attuazione dei LEP». Anche l'art. 3, comma 7 (dichiarato costituzionalmente illegittimo da questa Corte, per altre ragioni: punto 13.2.), fa riferimento a «provvedimenti legislativi che stanziano le occorrenti risorse finanziarie» per l'aggiornamento dei LEP. Il riferimento all'equilibrio di bilancio contenuto nell'art. 9, comma 2, non contraddice tali norme perché tale equilibrio non implica divieto di reperire nuove risorse, ma necessità di indicare i mezzi di copertura finanziaria. 26.- Le Regioni Toscana, Campania e la Regione autonoma Sardegna impugnano l'art. 10, comma 2, in base al quale, «[i]n attuazione dell'articolo 119, terzo comma, della Costituzione, trova comunque applicazione l'articolo 15 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, in conformità con le disposizioni di cui all'articolo 2 della legge 9 agosto 2023, n. 111, e nel quadro dell'attuazione della milestone del Piano nazionale di ripresa e resilienza relativa alla Riforma del quadro fiscale subnazionale (Missione 1, Componente 1, Riforma 1.14)». Il richiamato art. 15 stabilisce, al comma 5, che «[è] istituito, dall'anno 2027 o da un anno antecedente ove ricorrano le condizioni di cui al presente decreto legislativo, un fondo perequativo alimentato dal gettito prodotto da una compartecipazione al gettito dell'IVA determinata in modo tale da garantire in ogni regione il finanziamento integrale delle spese di cui all'articolo 14, comma 1. Nel primo anno di funzionamento del fondo perequativo, le suddette spese sono computate in base ai valori di spesa storica e dei costi standard, ove stabiliti; nei successivi quattro anni devono gradualmente convergere verso i costi standard». L'art. 2, comma 1, della legge n. 111 del 2023 prescrive la «garanzia della previsione di meccanismi perequativi in conformità ai princìpi di cui all'articolo 9 della legge n. 42 del 2009, con riferimento in particolare all'attuazione delle previsioni di cui all'articolo 15 del decreto legislativo n. 68 del 2011». La misura del PNRR richiamata dalla norma impugnata prevede l'«[e]ntrata in vigore di atti di diritto primario e derivato per l'attuazione del federalismo fiscale regionale» nel 2026. Le ricorrenti ritengono che l'art. 10, comma 2, rinviando all'art. 15, comma 5, del d.lgs. n. 68 del 2011, impedisca l'operatività della perequazione e lamentano la violazione degli artt. 3, 116, terzo comma, e 119, terzo comma, Cost. 26.1.- Le questioni sono inammissibili per tardività (come eccepito dalla Regione Piemonte in relazione al ricorso della Regione autonoma Sardegna). Le ricorrenti in sostanza contestano l'art. 1, comma 788, lettera e), della legge n. 197 del 2022, che - modificando l'art. 15, comma 5, del d.lgs. n. 68 del 2011 - ha spostato al 2027 l'attuazione dell'art. 119, terzo comma, Cost. L'impugnato art. 10, comma 2, infatti, ha il semplice scopo di chiarire che, anche nell'ambito del regionalismo differenziato e della disciplina sulle misure perequative di cui all'art. 10, comma 1, resta ferma l'applicazione dell'art. 15 del d.lgs. n. 68 del 2011. La norma impugnata, dunque, non ha la funzione di "ripetere" o "novare" l'art. 15, ma semplicemente di dare un chiarimento sulla sua permanente applicabilità. Si tratta di un rinvio "improprio", meramente dichiarativo (sentenze n. 154 del 1995, n. 997 del 1988 e n. 304 del 1986). Se anche l'art. 10, comma 2, non esistesse, comunque l'art. 15, comma 5, sarebbe applicabile. Per contestare il rinvio nell'attuazione del fondo perequativo, le ricorrenti avrebbero dovuto impugnare la citata disposizione del 2022. Resta fermo quanto sopra osservato da questa Corte (punto 23.3.) sulla necessità di dare compiuta attuazione all'art. 119 Cost., interrompendo quindi la prassi dei sistematici rinvii seguita sino ad oggi. 27.- La sola Regione autonoma Sardegna impugna, per violazione degli artt. 81, 116, terzo comma, 117, secondo comma, lettera m), e 119 Cost., l'art. 4, comma 2, in base al quale «[i]l trasferimento delle funzioni relative a materie o ambiti di materie diversi da quelli di cui al comma 1, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie, può essere effettuato, secondo le modalità, le procedure e i tempi indicati nelle singole intese, nei limiti delle risorse previste a legislazione vigente, dalla data di entrata in vigore della presente legge». Tale norma si occupa del conferimento della maggiore autonomia nelle materie "no-LEP" e, secondo la ricorrente, implica l'utilizzo del criterio della spesa storica, con conseguente possibilità che la regione differenziata riceva più risorse di quelle necessarie in base al costo standard; inoltre, la ricorrente teme che il finanziamento delle funzioni trasferite nelle materie "no-LEP" comprometta quello dei LEP. La questione non è fondata. La norma impugnata rinvia, per il finanziamento delle funzioni trasferite nelle materie "no-LEP", alle future intese e precisa che queste dovranno rispettare i «limiti delle risorse previste a legislazione vigente». Essa non prescrive che, nelle materie "no-LEP", le intese adottino il criterio della spesa storica ai fini del finanziamento delle funzioni da trasferire. Dunque, anche nelle materie "no-LEP" si dovrà applicare il criterio basato sulla gestione efficiente (punto 22.1.). L'art. 4, comma 2, non detta alcuna norma idonea a pregiudicare il finanziamento delle funzioni trasferite nelle materie "LEP-condizionate", anzi vincola il Governo a rispettare i «limiti delle risorse previste a legislazione vigente», nel negoziato riguardante la materia "no-LEP". Inoltre, anche per le materie "no-LEP" resta salva la possibilità di meccanismi di adeguamento (eventualmente, riduttivo) delle aliquote di compartecipazione, regolati dalle leggi di differenziazione (punto 22.3.). 28.- La Regione Puglia e la Regione autonoma Sardegna impugnano l'art. 9, comma 4, in base al quale, «[a]l fine di garantire il coordinamento della finanza pubblica, resta ferma la possibilità di prevedere anche per le Regioni che hanno sottoscritto le intese, ai sensi dell'articolo 2, il concorso agli obiettivi di finanza pubblica, tenendo conto delle vigenti regole di bilancio e delle relative procedure, nonché di quelle conseguenti al processo di riforma del quadro della governance economica avviato dalle istituzioni dell'Unione europea».