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è emersa la notizia su talune testate giornalistiche che l'AGCOM ha concluso solo di recente un ciclo di audizioni dei soggetti interessati all'attuazione dell'art. 9 del decreto e che tali audizioni hanno fatto seguito alla somministrazione di un questionario sottoposto ai soggetti interessati al divieto di pubblicità, con la finalità di acquisire elementi utili per l'attività dell'Autorità stessa, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo abbiano ricevuto dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni report sull'attività svolta per il controllo del rispetto della normativa e se abbiano, in particolare, riscontro sui criteri e modalità adottati dall'Autorità per accertare se i contratti per pubblicità diffuse dopo fossero antecedenti all'entrata in vigore del decreto e su eventuali infrazioni rilevate e sanzioni irrogate. Atto n. 4-01426 NASTRI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole-24 ore" il 12 marzo 2019, i contenuti principali della bozza del decreto attuativo sui nuovi piani individuali di risparmio (PIR) (che in base alla legge di bilancio per il 2019, a partire dal 1° gennaio 2019, devono destinare il 3,5 per cento dell'investimento a quote o azioni di fondi di venture capital e il 3,5 per cento a piccole e medie imprese quotate sul mercato AIM Italia di Borsa italiana) risulterebbero fortemente penalizzanti per i risparmiatori e gli investitori, in quanto costituirebbero un cambio di rotta sostanziale per il mercato PIR; una quota complessiva del 7 per cento a tal fine viene di fatto vincolata alle regole UE sul capitale di rischio, irrigidendo notevolmente la normativa e le scelte degli operatori rispetto all'impostazione originaria di questo strumento, considerato che sia le PMI quotate sull'AIM che quelle oggetto di investimento da parte di fondi di venture capital non possono ricevere risorse finanziarie come aiuto per il finanziamento di rischio superiori a 15 milioni di euro; per accedere ai nuovi PIR, i fondi di venture capital devono investire almeno il 70 per cento dei capitali raccolti nelle PMI considerate ammissibili, ed inoltre, nell'ambito dei requisiti previsti dalla bozza del testo del decreto, c'è quello di operare sul mercato da almeno 7 anni dalla prima vendita commerciale, nonché la possibilità di acquisire quote o azioni di una PMI non quotata anche da un investitore precedente, ma solo in combinazione con un apporto di nuovo capitale pari ad almeno il 50 per cento dell'ammontare complessivo dell'investimento; ulteriori profili di criticità che si rinvengono dall'articolo, nell'ambito delle complicazioni previste dalla bozza del decreto, indicano l'obbligatorietà (da parte degli operatori presso i quali sono costituiti i PIR) di una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante dell'impresa che attesti che la PMI ha ricevuto risorse come aiuto per il finanziamento del rischio, fino a 15 milioni di euro e in cui risulti almeno una delle condizioni previste dalle regole UE; oltre a quella già citata, le altre previste sono: non avere operato in maniera continuativa in nessun mercato, oppure avere bisogno di un investimento iniziale, per il finanziamento del rischio superiore al 50 per cento del fatturato medio degli ultimi cinque anni; l'interrogante evidenzia che un successivo articolo pubblicato dal medesimo quotidiano economico, il 13 marzo, accentua le difficoltà, riscontrate da Assogestioni (riferite alla bozza del decreto richiamato), che sin dall'inizio ha rilevato la propria contrarietà al nuovo regime, in quanto genera prodotti finanziari senza liquidità necessaria per uno strumento destinato peraltro a piccoli investitori, rivisitando al contempo in senso peggiorativo una legge che funzionava fino a poco tempo fa (ma che invece è stata modificata senza peraltro alcun confronto da parte del legislatore con l'industria del risparmio gestito); a giudizio dell'interrogante tali osservazioni, ove confermate, costituirebbero l'ennesima dimostrazione di una scarsa visione complessiva di politica di crescita e di sviluppo da parte del Governo, anche nell'ambito dell'impostazione di atti normativi volti a definire strategie legate a strumenti finanziari innovativi, a sostegno delle PMI ed in particolare delle start up; l'impianto complessivo costituito dai vincoli previsti all'interno della bozza del decreto attuativo, l'irrigidimento normativo determinato dall'obbligatorietà di numerose regole e dalle condizioni poste nei confronti dei risparmiatori e degli investitori accrescono, a parere dell'interrogante, le distanze e la sfiducia nei riguardi di tali strumenti finanziari, i cui effetti negativi e penalizzanti, in termini di mancanza di competitività, si ripercuotono inevitabilmente sulla crescita dell'economia reale e del sistema Paese; la necessità di porre in essere ogni chiarimento volto a definire quale sia l'effettivo quadro regolatorio, indicato dal decreto attuativo sui nuovi PIR, che riveste un'importanza fondamentale per la crescita delle PMI, ed in particolare per le start up innovative, a giudizio dell'interrogante, appare urgente ed indifferibile, considerate le numerose criticità esposte, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano confermare quanto esposto in premessa, in relazione al contenuto del testo del decreto attuativo sui nuovi piani individuali di risparmio, non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale ; ove confermato, se non convengano che quanto descritto rischia di determinare conseguenze sfavorevoli per il sistema delle PMI, per i risparmiatori (in particolare di piccola dimensione) e gli investitori, alla luce delle novità normative indicate dal testo del decreto attuativo; quali iniziative il Governo intenda introdurre, al fine di riconsiderare in maniera complessiva l'impianto normativo del testo, considerato che lo strumento del PIR, sino a pochi mesi fa, è stato un successo, in quanto ha aperto la strada allo sviluppo di fonti di finanziamento alle PMI, alternativo al canale bancario, determinando ricadute positive. Atto n. 4-01427 IANNONE Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il TAR di Salerno ha un organico ridotto all'osso con conseguenti rallentamenti nell'esame dei ricorsi; le difficoltà sono state denunciate durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale amministrativo; la relazione presentata martedì 12 marzo 2019 del presidente Francesco Riccio, alla presenza di avvocati ed autorità, rileva che il Tribunale salernitano opera con con 8 magistrati a fronte di un organico che necessiterebbe di 14 unità; queste difficoltà sono state segnalate già nel 2018 sempre durante la cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa situazione e se intenda rafforzare l'organico ed eventualmente aprire anche una terza sezione presso il Tribunale amministrativo di Salerno, in modo da azzerare l'arretrato nell'arco di un quinquennio.