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ci preoccupiamo al 50 per cento, ma rimane un testo lacunoso, da questo punto di vista. Faccio un esempio per capirci e per chiarire: molti di questi IRCCS hanno sedi periferiche, le quali evidentemente hanno determinato una superfetazione dei centri di spesa. Sono servite? Possiamo confermarle tutte? Su questo qualche dubbio ce l'ho. Vorrei capire qual è il bilancio di questi anni. Un modo per chiarire al Parlamento che cosa accade rispetto a questo pezzo importante di assistenza sanitaria nazionale sarebbe per esempio una relazione periodica in cui si dettagli con previsione che cosa accade, perché è ovvio che questi istituti ricevono risorse attraverso le Regioni (per contratto, gli IRCCS privati; per convenzione, gli IRCCS pubblici), ma comunque vengono pagati a prestazione. Queste prestazioni come sono state? È un dubbio che ci rimane e resterà - temo - ancora per qualche tempo. Detto ciò, il testo nel suo complesso è normale, anche grazie agli ordini del giorno sui quali è stato espresso parere favorevole; ringrazio la collega Binetti, in quanto relatrice del testo, per essere sempre precisa e puntuale, come ho avuto modo di constatare nei nostri quattro anni di frequentazione assidua in Commissione. Voteremo quindi a favore, perché non abbiamo particolari motivi per distinguerci sulla votazione di questo provvedimento, però con un auspicio finale, che riprende la polemica che giustamente riportava la collega Parente. Abbiamo una mole enorme di denaro indirizzata alla sanità attraverso mille canali, uno dei quali è quello degli IRCCS. Se non subentra una logica dettagliata e precisa di valutazione di queste spese, affinché se ne possa determinare il contenuto di investimento, piuttosto che di spesa, allora è evidente che hanno ragione mille volte le Regioni, quando reclamano, ancora oggi, il fatto di non essere state rimborsate delle maggiori spese sostenute e documentate, secondo le istruzioni ricevute dal Ministero, riguardo alle varie ondate di Covid. Questo è molto grave, colleghi, perché le Regioni vi hanno fatto fronte con risorse proprie, a volte con riserve importanti: ce ne sono alcune - pensiamo a quelle più grandi - che hanno destinato riserve copiose alla necessità di bilanciare i maggiori costi Covid. Lo Stato deve intervenire su questi e non può demandare alle Regioni, perché tutte vanno in dissesto su questa strada. Questo è un problema serio, serissimo. Vi è un altro problema serio: colleghi, voi sapete che ad oggi il riparto del Fondo sanitario nazionale non è ancora destinato, indirizzato e concordato, come prevede la legge? Le Regioni non hanno ancora dato il via libera al riparto del Fondo sanitario nazionale, perché evidentemente e giustamente reclamano una maggiore attenzione, ad esempio, ai maggiori costi energetici. Pensate quanto possa costare in più un ospedale da mille posti letto (e guardate che ce ne sono tantissimi in giro per l'Italia): ebbene, qui non possono valere la logica e il gioco del cerino; a chi resta in mano? Nei giorni scorsi avevamo avviato con la Commissione igiene e sanità un'indagine conoscitiva e per primi abbiamo ascoltato la dirigente del Ministero dell'economia e delle finanze addetta al riparto del Fondo sanitario nazionale, ma rispetto a questo non ci sono state risposte. Se c'è stato fino ad oggi un deficit di sensibilità - denunciato, non più tardi di oggi, dal presidente Fedriga - verso la necessità di destinare risorse avendo ben attenzione ai loro esiti e risultati concreti, di queste risorse, anche degli IRCCS, questo è il tema che impegnerà la prossima maggioranza, il prossimo Governo e i prossimi parlamentari che siederanno tra questi scranni e che si occuperanno di sanità. Voglio sperare che questa maggiore sensibilità sia ampiamente condivisa, al di là degli schieramenti e del gioco delle parti. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, relatrice Binetti, vi ringrazio. Ritengo che questo sia un provvedimento importante, ma ancora una volta non abbiamo avuto la possibilità di migliorarlo, com'è stato detto, per cui si è fatto ricorso ancora allo strumento degli ordini del giorno. Vorrei fare una considerazione in relazione al tema della democrazia. Il processo di avvitamento e dell'accentramento nel Governo ha ormai dimensioni significative. Stiamo andando alle elezioni e tutti noi ci siamo espressi in modo critico su questo processo di avvitamento. Spetterà ai nuovi Gruppi parlamentari essere coerenti con la necessità di dare un ruolo al Parlamento. Detto questo, è un punto fondamentale quello della ricerca e dell'assistenza? Sì, perché quando parliamo di IRCCS non parliamo solo di ricerca e solo di ospedali, ma di assistenza. Un punto ancora non risolto - e spero che con i decreti attuativi si possa dare una risoluzione - è come integrare e mettere in relazione e a sistema con il Servizio sanitario nazionale la ricerca e l'assistenza degli IRCCS e come realizzare dal punto di vista tecnologico, assistenziale e diffusivo delle tecnologie e delle innovazioni l'intero sistema sanitario nazionale. Dobbiamo superare - e spero che si vada in questa direzione nei decreti attuativi, perché qui non si tratta di pubblico o privato, ma ci sono gli IRCCS, le loro qualità e le loro eccellenze - le separatezze che ci sono ancora nel sistema sanitario complessivo integrato. Da questo punto di vista, è importante che, ad esempio, si stabiliscano criteri nuovi nella valutazione delle ricerche, dei finanziamenti che vengono distribuiti e dei direttori che vengono selezionati per gli istituti di ricerca pubblici e privati. Questo non per mettere in discussione l'autonomia degli istituti - sono d'accordo, senatrice Binetti - ma i criteri e le caratteristiche professionali di competenza dei ricercatori debbono trovare un impianto comune sia per gli istituti privati, sia per gli istituti pubblici. Poi, a mio parere, c'è la grande questione di costruire un impianto in relazione con tutte le Regioni - lo ha detto la Presidente della Commissione - non con un'ispirazione centralista, ma certamente nemmeno secondo l'idea che ciascuno nella propria Regione fa quello che vuole. Ribadisco sempre, infatti, che il sistema sanitario, come dice il nome stesso, è nazionale e la competenza delle Regioni sta nella gestione, non nella definizione dei principi fondamentali. Dico questo a proposito di un'interpretazione a mio parere sbagliata dell'autonomia differenziata. I principi fondamentali sono comuni, nazionali e di tutto il sistema sanitario. Approfitto per fare due altre brevissime considerazioni. In primo luogo, mi auguro che nel prossimo decreto-legge aiuti (parleremo dello scostamento, conclusa questa discussione) ci sia un intervento sulla sanità per quanto riguarda il finanziamento del sistema sanitario, che è inadeguato, anche con l'intelligenza di capire che è indispensabile un intervento normativo che consenta alle Regioni, con le proprie risorse, di spalmare il debito registrato nel 2021-2022 in dieci-quindici anni, senza che ciò significhi entrare direttamente nei piani di rientro, cioè con l'aumento della tassazione e con tutto ciò che significa. Dico con chiarezza che da questo punto di vista siamo in ritardo. L'altro provvedimento che spero trovi una risposta nelle prossime decretazioni riguarda il personale.