[pronunce]

In quinto luogo, gli artt. 2, 3, 4, 5, commi 3 e 4, e l'art. 8 del decreto-legge n. 279 del 2004, nel testo risultante a seguito della conversione in legge, avrebbero altresì carattere dettagliato, in violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, al pari dell'art. 7, che, nell'attribuire ad un comitato in cui sarebbe privilegiata la rappresentanza di membri statali il compito di proporre linee guida per la coesistenza, opererebbe una «palese sottrazione alle Regioni (titolari della competenza legislativa esclusiva nella materia “agricoltura” e di competenza legislativa concorrente nell'“alimentazione”), del controllo del settore, riservando agli organi regionali solo un ruolo esecutivo marginale nella regolazione degli OGM». Con specifico riguardo agli artt. 2, comma 2, 3, comma 2, 5, commi 3 e 4, 7, comma 4, e all'art. 8, la Regione ricorrente ribadisce il carattere dettagliato di tali previsioni, con conseguente violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in relazione alla materia «tutela della salute». Inoltre, l'art. 1 non terrebbe conto del «valore fondamentale della ricerca scientifica» quale strumento preliminare di valutazione dell'impatto ambientale, con ciò ledendo il valore costituzionalmente protetto dell'ambiente, alla cui tutela non può ritenersi estranea la legislazione regionale. Gli artt. 1, 2, comma 2, 3, comma 2, 5, commi 3 e 4, 7, comma 4, e l'art. 8 si porrebbero perciò in contrasto con l'art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione «anche in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera s), e agli artt. 9, 32 e 33» della Costituzione. In sesto luogo, l'art. 3, comma 1 (che affida ad un decreto ministeriale «non regolamentare», adottato a seguito di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, la definizione delle «norme quadro per la coesistenza»), l'art. 4, comma 3-bis, (che demanda al predetto decreto la determinazione delle modalità di funzionamento del fondo di ripristino dei danni conseguenti all'inosservanza del piano di coesistenza) e l'art. 7, comma 2, (che attribuisce ad un decreto ministeriale, adottato anch'esso a seguito di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, l'organizzazione e le modalità di funzionamento del comitato di cui alla stessa disposizione) e comma 4 (che prevede il ricorso alle modalità di cui all'art. 3, comma 1, in ordine alle misure concernenti l'omogeneizzazione delle modalità di controllo) violerebbero l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, «dovendosi escludere la possibilità per lo Stato di intervenire nella materia oggetto di intervento (agricoltura) con atti normativi di rango sublegislativo», cui le Regioni non soggiacciono nell'ambito della propria competenza legislativa. In particolare, premessa l'irrilevanza della qualificazione legislativa dell'atto quale «non regolamentare», la Regione ricorrente evidenzia che esso non si limita ad esprimere un mero «coordinamento tecnico», poiché pone in essere «norme quadro» per la coesistenza, benché lo stesso art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), escluda il ricorso da parte dello Stato agli atti di indirizzo e coordinamento, nelle materie di cui all'art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione. Ove, invece, si ritenesse che il Governo intenda «autodelegare se stesso» in deroga all'art. 15, comma 2, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), sarebbe leso l'art. 76 della Costituzione, che impone il ricorso alla legge in ordine all'atto di conferimento della delega legislativa. In settimo luogo, anche l'art. 5, commi 3 e 4, (in relazione all'obbligo di conservare registri aziendali sulle modalità di gestione adottate da chi mette a coltura OGM e di definire, da parte di Regioni e Province autonome, modalità e procedure per la raccolta dei dati) e l'art. 7 (che istituisce il Comitato consultivo presso il Ministero delle politiche agricole e forestali) sarebbero illegittimi, per violazione dell'art. 117, sesto comma, e 118 della Costituzione, poiché disciplinerebbero «funzioni amministrative relative ad una materia di competenza legislativa regionale», senza che sussista alcuna ragione giustificatrice per la sottrazione delle stesse al livello regionale. In ottavo luogo, l'invocata competenza legislativa regionale in materia di «agricoltura» imporrebbe, in forza del principio del parallelismo, che la disciplina dell'illecito amministrativo spetti anch'essa alla Regione, sicché sarebbe illegittimo l'art. 6 del decreto-legge impugnato, mediante il quale lo Stato, al comma 1, ha introdotto sanzioni amministrative pecuniarie, in caso di violazione del piano di coesistenza. Infine, la ricorrente, con riguardo all'art. 3 e all'art. 4 del decreto legge impugnato, lamenta che l'adozione del piano di coesistenza da parte della Regione stessa debba avvenire attraverso l'adozione di un «provvedimento», e non tramite l' utilizzo della fonte ritenuta discrezionalmente più idonea nel rispetto dei principi internazionali e comunitari, quali potrebbe essere anche la legge regionale. 3. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto del ricorso. La difesa erariale contesta, anzitutto, la riconducibilità delle norme impugnate alla materia «agricoltura». Esse, infatti, si inserirebbero «nell'ambito di una produzione normativa, a livello europeo e nazionale, finalizzata, da un lato, a non vietare l'immissione in commercio di organismi geneticamente modificati, in coerenza con il principio di libertà di iniziativa economica, e dall'altro a circoscrivere tale facoltà mediante l'adozione di precauzioni tecniche idonee a contenere il rischio di impatto ambientale e di danno alla salute».