[resaula]

extravitto o sopravvitto sono i generi alimentari e di conforto che invece si acquistano a piacere, ma con denaro proprio. Ai primi di settembre la Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Lazio, con le delibere nn. 101, 102, 103 e 104 del 2021, ha negato il visto e la registrazione dei decreti di approvazione di altrettanti contratti predisposti dal DAP tramite il provveditorato regionale di Lazio, Abruzzo e Molise, contratti di fornitura del vitto per il triennio 2021-2023 negli istituti di Rebibbia per quasi 4,5 milioni di euro, di Civitavecchia e Viterbo per 2,2 milioni, di Abruzzo e Molise per 2,5 milioni, di Frosinone, Cassino e Latina per 1,7 milioni. Benché nel 2020 la base d'asta sia stata aumentata da 3,90 a 5,70 euro giornalieri e la media nazionale si aggiri sui 3,92 euro, le offerte delle tre imprese che si erano aggiudicate i quattro contratti, poi annullati in autotutela, riferite in base alla lex specialis di gara solo al servizio principale e obbligatorio di vitto, prevedevano ribassi vicini o addirittura superiori al 60 per cento: 2,39 euro giornalieri pro capite la ditta Domenico Ventura srl e addirittura 2,25 euro la ditta Ragionier Pietro Guarnieri-figli srl, mentre la Sirio srl ha proposto 3 euro. Di qui - osserva la Corte - l'apparente insostenibilità economica del servizio di vitto, ove svincolato dai ricavi del sopravvitto, e l'evidente detrimento del principio di qualità delle prestazioni. Anzi, con il presidente Antonio Mezzera, il collegio di controllo preventivo non solo ha segnalato l'anomalia dello straordinario ribasso con cui vengono affidati tali contratti di fornitura di vitto giornaliero completo, circostanza difficilmente compatibile con una dignitosa alimentazione della popolazione carceraria, ma ha stigmatizzato che per un appalto e una concessione di servizi sia bandita un'unica procedura invece di due. La pronuncia del Consiglio di Stato lo scorso agosto e poi quelle della Corte dei conti di fatto confermano le denunce raccolte, ad esempio, dal Garante dei detenuti di Roma, Gabriella Stramaccioni, circa l'insufficienza del vitto e i costi esorbitanti del sopravvitto a Rebibbia e ha sollecitato la stampa più attenta a puntare i riflettori su questa prassi francamente scandalosa. Poiché non è accettabile sul piano etico e non è consentito lucrare sulla pelle dei detenuti, si chiede al Ministro interrogato di quali informazioni sia in possesso al riguardo e quali iniziative intenda assumere per garantire ai detenuti negli istituti di pena i basilari principi umanitari desumibili degli articoli 27 e 32 della Costituzione, nonché il rispetto di quanto disciplinato dalla legge 26 luglio 1975, n. 354. PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, professoressa Cartabia, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CARTABIA, ministro della giustizia . Signor Presidente, il problema che è posto alla nostra attenzione è quello del vitto e del sopravvitto nelle carceri. Distinguerei due profili dell'interrogazione che è stata presentata, peraltro connessi fra di loro: uno è quello giuridico, messo in rilievo dalle pronunce della Corte dei conti e del Consiglio di Stato nei bandi di gara, in particolare per quanto riguarda il provveditorato del Lazio e Regioni limitrofe, e l'altro, che è accennato nel finale, è relativo alla scarsa qualità del cibo denunciato da alcuni organi di stampa e che va a detrimento, evidentemente, della dignità dei detenuti. Sul primo profilo, i problemi giuridici legati ai bandi e alle gare del vitto e del sopravvitto sono all'attenzione dell'amministrazione penitenziaria da tempo, in particolare da quando, nel 2017, sono entrati in vigore dei principi dell'Unione europea che superano le procedure negoziate fra l'amministrazione e le parti a favore di un'apertura al mercato comune. Ci sono state gare bandite nel 2017 e annullate dal Consiglio di Stato per una base d'asta ritenuta troppo bassa, poi l'amministrazione ha dato indicazioni diverse e sono state rifatte delle gare nel giugno 2020, anche se poi nuovamente annullate. Insomma, il tema della corretta erogazione del vitto e del sopravvitto è all'attenzione dell'amministrazione penitenziaria, soprattutto a seguito delle pronunce del Consiglio di Stato del 2021 e della Corte dei conti, che ha modificato i criteri di bando separando - questo è un punto cruciale - il vitto, cioè la fornitura di colazione, pranzo e cena, dal sopravvitto. Come ha rilevato la Corte dei conti in una delle pronunce da lei citate, la mancata separazione espone al rischio di «improprie compensazioni, da parte delle imprese, tra i minori costi del vitto (praticati per ottenere l'affidamento del servizio) e i maggior introiti ricavabili dal sopravvitto a discapito della qualità dei servizi alimentari primari offerti ai detenuti». Dunque, questo è un punto cruciale: bisogna operare una doverosa separazione dei servizi e delle procedure. Il bando del Lazio, che è stato rifatto, ha mantenuto una base d'asta superiore. C'è tanto lavoro da fare. Vedo che il tempo a disposizione sta già per scadere. Segnalo soltanto che, da un lato, la competenza per i bandi del vitto e sopravvitto è dei provveditorati e non dell'amministrazione centrale; la qualità, il controllo del sopravvitto è affidato ai regolamenti interni di ciascun istituto penitenziario. Tuttavia, il 13 settembre ho convocato una commissione per l'innovazione del sistema penitenziario che, proprio su questo punto, è subito intervenuta dando tre indicazioni. La prima è che sempre nella predisposizione, le procedure di aggiudicazione del vitto e sopravvitto debbono essere distinte: contratto d'appalto del servizio del vitto e contratto di concessione per il sopravvitto. La seconda è che devono essere escluse le rimodulazioni del minimo al ribasso; la terza è che occorre, nella costruzione della qualità dei prodotti offerti, un parere obbligatorio e vincolante da parte di un tecnologo alimentare per le caratteristiche nutritive e qualitative di ogni prodotto previsto nel capitolato contenuto in un decreto ministeriale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Corrado, per due minuti. CORRADO (Misto-l'A.c'è-LPC) . Signor Ministro, la sua risposta in sostanza mi soddisfa per la puntualità con cui ha ricostruito la fornitura di vitto ed extra vitto nei penitenziari italiani, in particolare dando risalto alla svolta del 2017, alla quale - possiamo dircelo - l'associazione degli appaltatori dei contratti in questione non si è ancora assuefatta né rassegnata. Un anacronismo amorale - se mi permette la battuta - sembra essere il sentiment di quel cartello di aziende che, già favorite per decenni da un'assurda secretazione dei contratti di fornitura, fino a tre mesi fa lo erano anche dalla procedura che imponeva di bandire gare per il solo vitto; un appalto che, tuttavia, portava con sé anche la concessione di un servizio.