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il danno ambientale che, da fonti stampa, risulta essere stato causato dallo sversamento nei fossi di sostanze tossiche causato da un'industria del settore della cromatura dei metalli (la RCD prima e la SIMA Industrie del gruppo Venturi poi) è gravissimo e ha interessato dapprima la zona di Sant'Ubaldo e, poi, negli anni, un'area molto più vasta, fino a Marina di Montemarciano; il cromo esavalente, che viene utilizzato nell'industria per via delle sue proprietà antiruggine, è considerato altamente tossico e, sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche, è stato classificato dalla IARC (International agency for research on cancer) come cancerogeno per l'uomo (classe I, al pari dell'amianto e del nichel); si tratta di una sostanza attiva anche a concentrazioni molto basse che, se non vengono adottate adeguate misure di prevenzione, provoca tumori nelle prime vie aeree, tumori dello stomaco e del polmone; il cromo esavalente, sversato nelle falde acquifere, come nel caso della zona di Monsano, crea un danno incalcolabile e difficile da circoscrivere. Questo composto, infatti, è solubile e persistente in acqua e, potendo facilmente raggiungere la falda acquifera, lo si può trovare anche a distanza di tempo e di luogo; la RfD (reference dose), che corrisponde al quantitativo di sostanza che può essere assunto per tutta la vita per via orale senza rischi di cancerogenesi è di 5 microgrammi al giorno per chilogrammo di peso corporeo. Se ne deduce facilmente che non si deve bere acqua che contiene cromo esavalente; questa sostanza oltre ad essere cancerogena ha anche proprietà mutagene, il che vuol dire che può modificare il DNA. I frutti e le piante innaffiate con acqua inquinata da cromo esavalente presentano delle palesi anomalie nello sviluppo; la situazione estremamente critica di Monsano ha consentito di attingere al Fondo per la promozione dello sviluppo sostenibile, destinato alle aree ad elevato rischio di crisi ambientale (AERCA), 3 milioni e 510.000 euro da destinare a 6 progetti presentati dal Comune di Ancona e dal Comune di Monsano per la bonifica dei siti inquinati; tra le aree a rischio sono comprese quella di Ancona, Falconara e bassa valle dell'Esino. Nel 2005 il Consiglio regionale delle Marche ha approvato il piano per il risanamento dell'AERCA con la conseguente sottoscrizione dell'intesa istituzionale tra la Regione, la Provincia di Ancona e i Comuni interessati (Ancona, Falconara Marittima, Montemarciano, Chiaravalle, Monte San Vito, Monsano, Jesi, Agugliano e Camerata Picena); per il Comune di Monsano il progetto di recupero e bonifica dell'area ex RCD prevedeva un contributo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di 450.000 euro; per procedere alla realizzazione dell'intervento risulta che il Ministero dell'ambiente abbia sottoscritto un'intesa con il Comune di Monsano e con la Regione Marche, attribuendo a quest'ultima un ruolo di regia. Nel documento venivano definiti ruoli, modalità e tempistiche per la realizzazione, nonché gli aspetti finanziari del progetto che, secondo quanto preventivato, avrebbe avuto un costo complessivo di 924.000 euro; considerata l'urgenza di procedere alla mitigazione di tale criticità, la Regione Marche avrebbe stanziato un finanziamento di oltre 181.000 euro finalizzato alla progettazione e all'immediata realizzazione delle indagini preliminari; stando alle dichiarazioni dell'assessore provinciale Marcello Mariani «la Provincia di Ancona ha il ruolo di accertare il completamento degli interventi di bonifica, messa in sicurezza, nonché la conformità degli stessi al progetto approvato e si è già impegnata con un contribuito di 218 mila euro. (...). La quota invece a carico del Comune di Monsano ammonta a 74 mila euro. Gli interventi - come ha spiegato il progettista Gianni Napoleone - sono divisi in tre stralci funzionali, oltre ad una fase propedeutica per acquisire elementi di analisi e mettere a punto attività sperimentali. Il Comune ha già iniziato le opere con l'avvio delle procedure per la realizzazione dello stralcio iniziale del progetto, necessaria ai fini della progettazione esecutiva e quindi all'appalto. Le opere avrebbero dovuto concludersi entro il 2010» ("Vivere Jesi" del 23 gennaio 2091), si chiede di sapere: a quanto ammontino effettivamente e con esattezza i finanziamenti statali erogati; quali opere di bonifica ad oggi siano state effettuate; se e quali controlli si intenda attuare, data la gravità dell'inquinamento verificatosi, per accertare che le stesse garantiscano la messa in sicurezza delle popolazioni interessate; se sia stata mai effettuata un'approfondita indagine epidemiologica per valutare e quantificare gli effetti sulla salute dei cittadini eventualmente procurati dall'inquinamento da cromo esavalente e se sia intenzione del Ministro della salute procedere per quanto di competenza, al fine di avviare tale studio epidemiologico, indicando anche una presumibile tempistica. Atto n. 3-00881 GIAMMANCO Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo n. 210 del 16 maggio 2019 reca disposizioni per la campagna di pesca del tonno rosso per l'anno 2019. In particolare, si ripartisce tra i vari sistemi di pesca del tonno rosso il quantitativo di 4.308,36 tonnellate autorizzato per l'Italia con regolamento (UE) 2019/124 del 30 gennaio 2019; per il sistema di pesca a tonnara fissa (TRAP) il decreto fissa il limite di pescato per il 2019 in 357,41 tonnellate, di cui 29,05 costituiscono il contingente incrementale. Nell'allegato A, il decreto individua le 5 tonnare fisse di Isola Piana, Capo Altano, Porto Paglia, Favignana e Cala Vinagra cui, con successivo provvedimento, va ripartito il quantitativo autorizzato, sulla base di principi di equità che tengano conto anche dei livelli medi di cattura dei singoli impianti riferiti agli anni 2015, 2016 e 2017; il decreto dispone anche che, al fine di consentire di adeguare, nel corso dell'anno 2019, i contingenti individuali di cattura ad esigenze di flessibilità di gestione, esclusivamente nell'ambito dei sistemi della circuizione e della tonnara fissa, detti contingenti di cattura possono, in tutto o in parte, formare oggetto di operazioni di trasferimento temporaneo; con successivo decreto del Ministro n. 235, del 30 maggio 2019, sono quindi assegnate le quote individuali di cattura alle tonnare fisse di cui all'allegato A, prevedendo che la parte incrementale per il 2019 fissata dal decreto n. 210, e cioè 29,05 tonnellate, venga divisa in parti uguali (14,525 tonnellate) tra i due nuovi impianti autorizzati allo sfruttamento commerciale di Favignana e Cala Vinagra. La restante parte, sino alla quota massima autorizzata dall'Unione europea di 357,41 tonnellate, viene suddivisa tra i vecchi impianti già autorizzati di Isola Piana (188,24 tonnellate), Capo Altano (130,11 tonnellate) e Porto Paglia (10,01 tonnellate);