[resaula]

promettevate di bloccare estrazioni e non bloccate niente; avreste dovuto aumentare le royalty che vanno alle Regioni e avete aumentato i canoni sperando di far cassa per lo Stato centrale e rischiando invece un buco serio causato da contenziosi. Non basta, mettete anche in ginocchio un settore - quello della ricerca e dell'ingegneria dell'oil and gas, in cui l'Italia è all'avanguardia. La chiosa più giusta alla vostra azione di Governo è in questa bellissima frase di Alexis de Tocqueville: «Le loro ambizioni sono talmente concentrate nel mantenimento del potere che, solo al pensiero di lasciarlo, sono presi da una sorta di orrore che impone loro di sacrificare l'avvenire al presente ed il loro onore al ruolo». Questo siete, ma non ve lo consentiremo, perché amiamo il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sono stata lungamente ad ascoltare... (Brusio) . Siamo già in pochi, se mi date la possibilità di parlare, colleghi, mi fate una cortesia. (Commenti dei senatori Malpezzi e Marcucci) . Sono stata ad ascoltare in silenzio. PRESIDENTE. Senatore Marcucci e senatrice Malpezzi, per cortesia. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Sono stata ad ascoltare gli interventi dei colleghi: interventi anche importanti, che in parte ho condiviso e in parte no. Non entrerò comunque nel merito del provvedimento in esame, che è già stato ampiamente illustrato in tutte le sue parti dai relatori e dal Governo. Coloro che sono intervenuti in precedenza, come primi firmatari degli emendamenti, hanno poi contribuito ad approfondire in maniera ancora più puntuale, se mai ce ne fosse stato bisogno, le varie tematiche connesse al provvedimento, estremamente articolato, molto sofferto e contrastato. Vorrei invece ricordare alcune dichiarazioni, che hanno richiamato molto la mia attenzione e penso non solo la mia, pronunciate in Assemblea nella giornata di ieri, durante l'esame delle questioni pregiudiziali e successivamente in discussione generale. Ad esempio, il senatore Zanda ci ha richiamati al rispetto dell'articolo 77 della Costituzione, che non deve essere violato, come si sostiene sia accaduto in questo caso. Successivamente egli ci ha parlato di una sentenza della Corte costituzionale e poi è arrivato a parlare di arroganza, accusandoci di rimpinzare i provvedimenti, che porteremmo all'esame dell'Assemblea sfidando la Corte costituzionale. Possiamo poi passare agli interventi delle senatrici De Petris e Rauti, che insieme hanno definito la cornice del provvedimento in esame, ritraendolo come se fosse letteralmente un mostro e descrivendoci animati da una rincorsa a fette di elettorato. Qualcuno si è spinto ancora un po' più avanti, definendoci colti con le mani nella marmellata o accusandoci di aprire nuovamente la strada all'intrusione mafiosa e di aver approvato prima il provvedimento spazza corrotti, per poi ripristinare questa possibilità. Qualcun altro, invece, molto tranquillamente ci ha definiti in paranoia elettorale, ma va bene, può anche starci all'interno della dialettica politica, che ho imparato a conoscere in questi otto mesi di mandato. Questo è dunque il mio primo intervento in Assemblea: prima ho preferito stare ad ascoltare, per cercare di acquisire capacità oratorie, che non mi sono così consuete e che invece lo sono molto di più a colleghi giunti al secondo, al terzo o al quarto mandato parlamentare. Mi sono poi accorta che, anche se passava il tempo, alcune posizioni rimanevano tali e quali, vale a dire sempre negative, come se il Governo e la maggioranza, anziché riflettere sulle cose che portano avanti, navigassero a vista, cercando di raffazzonare qualcosa da proporre, che poi viene bocciato o viene portato davanti a questo onorevole consesso, per prendere poi le reprimende, perché non sa fare bene il suo lavoro. Non è così, però, come dimostra il fatto che quelle appena trascorse sono state due settimane intensissime di lavoro, che oserei definire di squadra, visto che la 1ª e l'8ª Commissione permanente hanno lavorato insieme e ne è una prova il fatto che gli emendamenti non sono stati presentati solo dalla maggioranza. Sta nel gioco delle parti che ci siano emendamenti approvati dalla maggioranza, ma non dalla minoranza; in totale, però, è stato presentato quasi un migliaio di proposte emendative, perché si credeva e si crede in questo provvedimento. Esso ha tanta fretta di essere posto in essere non solo perché scade il 12 di febbraio ed è la conversione di un decreto-legge, ma soprattutto perché cerca di dare risposte alle centinaia di migliaia di istanze che ci pervengono quotidianamente, non solo alla maggioranza, ma a tutti, tramite l'indirizzo di posta elettronica del Senato. Si tratta di istanze di cittadini e delle più disparate categorie e associazioni che rappresentano gli interessi più differenti e ci chiedono aiuto, poiché da molto tempo attendono una soluzione, magari costituita anche da piccole cose, che però, per chi sta fuori da queste mura, sono fondamentali. Perdiamo quest'occasione, ma forse non la perdiamo del tutto, perché ogni cosa è stata vidimata, bollinata e autorizzata dalla Ragioneria generale dello Stato, per cui la riproporremo - in una forma diversa, ovviamente - per raggiungere comunque il risultato. Non mi dilungherò molto, ma sono andata a rivedere qualche ricordo del passato, perché mi sembrava opportuno e per mia deformazione professionale volevo capire se per caso fosse capitato qualcosa di simile, tempo addietro, oppure se succedesse solo a questa maggioranza, la quale, a quanto pare, ha una certa paranoia elettorale. Ebbene, ho trovato una nuova riforma degli enti locali, proposta con il decreto legislativo n. 78 del 2015, convertito con la legge n. 125 del 2015. In effetti, passò con un voto di fiducia, tanto alla Camera quanto al Senato, e precisamente con un maxiemendamento che sostituì interamente il testo. Quella legge, che aveva come contenuto la riforma degli enti locali, diventò un vero e proprio decreto omnibus : si partì dalla riforma della pubblica amministrazione e si arrivò a toccare la sanità. È lì, infatti, in quella riforma degli enti locali, che il Governo, con il maxiemendamento e la questione di fiducia, attuò la cosiddetta spending review sanitaria, tagliando 2,4 miliardi, che ad oggi non abbiamo proprio e, invece di quei fondi, abbiamo molte noie da risolvere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). C'è però un'altra cosa che mi è balzata agli occhi: sempre in quel cosiddetto decreto omnibus , che però si chiamava originariamente «nuova riforma degli enti locali», passò anche la soluzione-ponte per i dirigenti dell'Agenzia delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli che erano stati delegittimati dalla Consulta con la sentenza n. 37 del 2015. Mi sono quindi detta: si vede allora che, quando capita agli altri, la situazione è normale e il Governo dice che va bene;