[pronunce]

Inoltre, prosegue l'Avvocatura generale dello Stato, la mancata previsione, da parte della norma denunciata, della anzidetta previa intesa con il Ministero, violerebbe il principio di leale collaborazione nei rapporti tra Stato e Regioni di cui all'art. 118, terzo comma, della Costituzione. Infine, il denunciato art. 1 della legge reg. n. 21 del 2007 prefigurerebbe «una equivalenza fra l'interesse pubblico preordinato alla tutela del paesaggio e l'interesse pubblico finalizzato al governo del territorio», così da contrastare «con la gerarchia sussistente tra i valori in questione stabilita dalla Costituzione», giacché «la tutela del paesaggio deve essere considerata un valore primario, assoluto, sovraordinato, fra l'altro, anche al governo del territorio e rientrante nella competenza legislativa esclusiva statale, in base agli artt. 9 e 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione». 2.2. - Si è costituita in giudizio la Regione Basilicata, in persona del Presidente pro tempore della Giunta regionale, chiedendo che venga dichiarata inammissibile o, comunque, infondata la proposta questione di legittimità costituzionale. La Regione premette che la norma denunciata «è stata emanata esclusivamente al fine di rettificare un mero errore riportato nel testo della precedente L.R. 17/2007, pure impugnata dinanzi alla Corte costituzionale», giacché in luogo della voluta espressione – ora presente nella legge n. 21 del 2007 – «interventi pubblici o di interesse pubblico», nel testo della legge n. 17 del 2007 era stata inserita l'espressione «interventi pubblici di interesse pubblico» ; circostanza, questa, che emergerebbe chiaramente dalla relazione alla stessa legge regionale n. 17 del 2007, ove appunto sono richiamati gli «interventi pubblici o di interesse pubblico». L'espressione poi corretta sarebbe stata, del resto, pleonastica. Ciò precisato, la Regione evidenzia che le censure svolte nel presente ricorso sono le stesse del ricorso precedente avverso la legge reg. n. 17 del 2007; sicché, essa resistente ritiene di svolgere le stesse difese già illustrate con la memoria di costituzione nel giudizio iscritto al R. ric. n. 52 del 2007. 3. - In prossimità dell'udienza, la Regione Basilicata ha depositato memoria illustrativa nel giudizio di cui al ricorso iscritto al R. ric. n. 52 del 2007, con la quale ribadisce che il denunciato art. 1 della legge regionale n. 17 del 2001 non è invasivo della competenza statale in materia paesaggistica. La Regione precisa, infatti, che la norma suddetta, a carattere urbanistico e meramente ricognitiva e limitativa (giacché l'originario art. 6 della legge reg. n. 3 del 1990 non poneva alcuna limitazione di carattere urbanistico circa la modalità di trasformazione a regime ordinario) di interventi già consentiti su aree classificate di basso valore paesaggistico dai vigenti Piani territoriali paesistici, non introdurrebbe «procedure autorizzatorie semplificate in aree vincolate», imponendo invece detti interventi «previa acquisizione dell'autorizzazione paesaggistica di cui agli artt. 146 e 159 del d.lgs. n. 42/04». Peraltro, si sostiene ancora nella memoria, la previsione che gli interventi di trasformazione in variante allo strumento urbanistico generale debbano comunque essere compatibili con eventuali prescrizioni progettuali contenute nelle schede d'Ambito, parte integrante dei vigenti Piani territoriali paesistici di area vasta, dimostrerebbe ulteriormente che la disposizione censurata ha tenuto conto del valore primario e prevalente della tutela del paesaggio rispetto a quello del governo del territorio.1. - Con l'art. 1 della legge della Regione Basilicata 22 ottobre 2007, n. 17 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 12 febbraio 1990, n. 3 di approvazione dei piani territoriali paesistici di area vasta), è stato aggiunto all'art. 6 della legge della Regione Basilicata 12 febbraio 1990, n. 3 (Piani regionali paesistici di area vasta), un ulteriore comma (il comma 5), che recita: «Nelle aree classificate di basso valore paesaggistico, gli interventi di trasformazione a regime ordinario (Modalità C), nelle more della formazione dei Piani Paesistici Esecutivi d'Ambito, sono ammessi nei seguenti casi: a) siano conformi allo strumento urbanistico regionale, ovvero non comportino variante allo stesso secondo le procedure definite dalla legge regionale 7 agosto 1996, n. 37; b) in variante allo strumento urbanistico generale, adottando le procedure della Conferenza di Localizzazione di cui all'art. 27 della legge regionale 11 agosto 1999, n. 23, a condizione che siano riferiti ad interventi pubblici di interesse pubblico, siano compatibili con eventuali prescrizioni progettuali delle Schede d'Ambito e siano motivati da oggettive ragioni d'urgenza valutate in sede di Conferenza di Localizzazione». Successivamente, con l'art. 1 della Regione Basilicata 26 novembre 2007, n. 21 (Integrazioni alla legge regionale del 22 ottobre 2007, n. 17), è stata modificata la lettera b) della disposizione anzidetta, sostituendo l'espressione «interventi pubblici di interesse pubblico» con l'espressione « interventi pubblici o di interesse pubblico». Con due distinti ricorsi, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato entrambe le richiamate norme, denunciandole per contrasto con gli artt. 9, secondo comma, 117, secondo comma, lettera s), 118, terzo comma, e 120 della Costituzione. Le censure mosse con i ricorsi, di analogo tenore, muovono dalla medesima premessa che le norme denunciate, nel prevedere procedure autorizzatorie semplificate in aree vincolate ai sensi della precedente legge reg. n. 3 del 1990, vulnererebbero talune disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137») e, segnatamente, l'art. 156 – che obbliga la Regione a verificare la rispondenza della propria pianificazione preesistente ai principi dell'art. 143 entro il 1° maggio 2008 – e l'art. 143, commi 4 e 5, in forza del quale la procedura semplificata è possibile solo qualora il piano paesaggistico sia stato elaborato d'intesa con il Ministero dei beni culturali, e limitatamente agli ambiti individuati dal piano paesaggistico medesimo. Ad avviso del ricorrente, sussisterebbe, quindi, la lesione: a) del principio di leale collaborazione nei rapporti fra Stato e Regioni, di cui all'art. 120, secondo comma, Cost., «con riguardo all'esercizio da parte dello Stato, di poteri sostitutivi in caso di inerzia delle regioni, ma avente valenza generale»;