[resaula]

impegni rispetto ai quali auspichiamo che il Governo dia effettivamente e rapidamente seguito, dando agli operatori di un settore in forte sofferenza un segnale concreto di intervento attraverso misure mirate, necessarie e non più rinviabili. Concludo, signor Presidente, con l'affermare che, come in tutte le cose, si può fare di più e di meglio. Fratelli d'Italia con i suoi emendamenti ha tentato di fare di più e di meglio. Non siamo soddisfatti, ma sicuramente questo provvedimento è un passo in avanti. Non perdiamo, però, altro tempo. (Applausi dal Gruppo FdI) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico industriale statale «Guglielmo Marconi» di Verona, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1249 FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, nel decreto in esame, che riguarda anche le realtà agropastorali, oltre ai contenuti, vi sono anche aspetti che riguardano lo stato di agitazione dei pastori. Mi concentro, in qualità di unico rappresentante sardo di Forza Italia, sullo sviluppo di alcune di queste tematiche riguardanti il mondo della pastorizia. La protesta, che continua, deriva da contenuti considerati assolutamente insufficienti dai pastori. Molti di loro, a causa delle precedenti proteste, sono stati rinviati a giudizio e, quindi, vivono ancora con angoscia questa situazione. La pastorizia - lo voglio ricordare - è una delle principali risorse per l'economia e l'occupazione della Sardegna. Si sta parlando di più di 15.000 aziende e di circa 40.000 addetti, con allevamenti che contano poco meno della metà di tutti i capi ovini nazionali e che generano un'economia che produce i due terzi del latte ovino prodotto in Italia. Signor Presidente, questa è gente fiera del proprio lavoro e prodotto, anche se poi si trasforma in un marchio che non è sardo, perché porta il nome di pecorino romano (prodotto, appunto, per il 97 per cento con il latte sardo). La protesta nasce da strani meccanismi di aste, che hanno ribassato il prezzo del latte dagli 85 ai 60 centesimi attuali. Ciò è stato il fatto principale che ha scatenato la protesta dei pastori. Peraltro, si tratta di un valore di prezzo incomprensibile, considerato che in Francia il latte ovino viene remunerato con 96 centesimi e in Spagna con 93 centesimi. Il prezzo del latte prima degli interventi governativi, pari a 60 centesimi, non copre nemmeno i costi di produzione. Infatti, i costi fissi sono tanti: per il mantenimento del bestiame, oltre che per la copertura degli altri costi e la remunerazione del lavoro dei tanti addetti del settore. Peraltro, la difficoltà del lavoro dei pastori sta nell'incertezza della produzione, legata anche alla salute delle pecore (ricordo il problema della blue tongue in Sardegna) e ai periodi di siccità, alternati ad altre calamità naturali, che diminuiscono il pascolo e costringono i pastori a integrare l'alimentazione delle pecore con altri foraggi, che ovviamente hanno un costo ulteriore, e così via. Nonostante la dedizione alla propria attività, i pastori sardi hanno visto la dignità del proprio lavoro calpestata da una politica dei prezzi del latte incomprensibile. Senza una programmazione seria e previdente della filiera, una seria tracciabilità del prodotto, una politica della remunerazione adeguata e il rispetto per il loro lavoro (che deve essere remunerato in modo giusto e non in base alle speculazioni del mercato italiano), certamente i pastori non possono andare avanti. Noi dobbiamo rispettare la loro dignità e il loro sacrificio. La speculazione, per effetto di aste al ribasso, ha portato il prezzo del latte a un livello non solo insostenibile, ma - consentitemi di dirlo - umiliante per il duro lavoro dei pastori sardi. Ora si annunciano nuove mobilitazioni dei pastori che vogliono giustamente dire la loro nella trattativa sulla vertenza del latte. Qui si innesta anche il problema delle vicende giudiziarie di coloro che sinora hanno manifestato e gettato il latte nelle strade. Molti di loro sono sottoposti a obbligo di dimora. Per concludere, i 74 centesimi, risultato della trattativa, sono ancora un prezzo troppo basso e, quindi, si devono attendere nuove proteste. Il prezzo del latte non può essere lasciato solo al mercato, ma devono intervenire anche per i pastori quei meccanismi di compensazione utilizzati per altri prodotti dell'agricoltura, anche trattando con l'Unione europea (chi deve avviare queste trattative non è solo l'Italia, ma tantissimi altri Paesi membri). I pastori scenderanno nuovamente in strada e protesteranno finché la politica non riuscirà a ridare loro la dignità che merita il duro e prezioso lavoro che svolgono. Sono certo che la politica sarda farà i suoi passi, ma sono il Governo nazionale e i nuovi rappresentanti dell'Unione europea che dovranno muoversi, nelle sedi di propria competenza, intervenendo sulla politica agricola comune (PAC). Questo ci aspettiamo, non solo durante l'esame degli emendamenti presentati al provvedimento (anche se sappiamo che non verranno accolti), ma anche nell'ulteriore percorso della nostra politica. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, Sottosegretario, colleghi, abbiamo atteso dieci lunghi mesi, trecento giorni di passerelle, annunci di soluzioni imminenti e post per arrivare oggi a votare un decreto-legge vuoto sull'emergenza agricoltura. Ricordiamo che il decreto è stato frettolosamente concepito - si fa per dire - come idea per mettere una toppa e fare il solito tweet in risposta alla massiccia protesta degli imprenditori olivicoli pugliesi, alla quale poi si è abilmente agganciata l'opportunità di cavalcare la protesta dei pastori sardi in una terra attraversata dal passaggio elettorale per le regionali. Tutti sappiamo che nelle campagne elettorali Lega e MoVimento 5 Stelle sono imbattibili perché sono maestri delle facili promesse, artisti della politica réclame e imbattibili geni della propaganda. Di questo parliamo: oggi, come ogni volta, le parole sciorinate al vento non si tramutano in concretezza. Per essere concreti, infatti, occorrerebbe rinunciare alla bulimica ossessione da fiction televisiva e da sceneggiatura per sedersi a pensare, studiare e approfondire insieme ai tecnici nei Ministeri per trovare le risposte più giuste ai drammatici problemi. C'è, però, l'ansia da prestazione social da gestire anche quando la gravità è la cifra di ciò che accade: siano esse disgrazie come quella del ponte Morandi a Genova o crisi economiche che falcidiano tessuti produttivi, come nel caso della batteriosi da xylella in Puglia. Ne è prova il giallo del ritardo nella pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale , proprio come accade - vi ricordate forse - per il ponte Morandi.