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La contribuzione volontaria agevolata Per quanto concerne più nel dettaglio le tipologie di agevolazioni, l'articolo 11 dispone che, a decorrere dal 2014, le erogazioni liberali in denaro, effettuate dalle persone fisiche, in favore dei partiti politici beneficeranno di una detrazione dall'imposta sul reddito nella misura del 37 per cento per cento per importi compresi tra 30 e 20.000 euro annui e del 26 per cento per le erogazioni liberali di importo comprese tra 20.001 e 70.000 euro annui. A decorrere dal medesimo anno 2014 sarà altresì possibile detrarre dall'imposta sul reddito un importo pari al 75 per cento (fino ad un massimo di 750 euro) per le spese sostenute dalle persone fisiche per la partecipazione a scuole o corsi di formazione politica promossi e organizzati dai partiti. Tale detrazione è riconosciuta a condizione che le scuole o i corsi di formazione politica siano stati appositamente previsti in un piano per la formazione politica presentato dai partiti in cui siano descritte in termini generali le attività di formazione previste per l'anno in corso, con indicazione dei temi principali, dei destinatari e delle modalità di svolgimento, nonché i costi preventivati. Il piano è sottoposto alla Commissione che lo esamina e qualora non vi riscontri attività manifestamente estranee alle finalità di formazione politica, comunica il proprio nulla osta al partito interessato. Il comma 6 del medesimo articolo 11 reca la disciplina per le erogazioni liberali effettuate da persone giuridiche, prevedendo che, a decorrete dall'anno 2014, usufruiranno di una detrazione, ai fini dell'imposta sul reddito delle società, di importo pari al 26 per cento dell'onere per le erogazioni liberali in denaro effettuate in favore dei partiti politici per importi compresi tra 50 euro e 100.000 euro. Le suddette detrazioni sono consentite a condizione che il versamento delle erogazioni liberali ovvero delle somme per la partecipazione a scuole o corsi di formazione politica, sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante ulteriori modalità idonee a garantire la tracciabilità dell'operazione e l'esatta identificazione del suo autore e a consentire all'amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli. Si prevede, inoltre, che le spese di commissione sul versamento delle erogazioni liberali o delle quote associative in favore dei partiti o dei movimenti politici, effettuato tramite carte di credito o carte di debito, non possono superare lo 0,15 per cento dell'importo transatto. Le minori entrate derivanti dalla disciplina fiscale agevolata testé richiamata sono quantificate in 27,4 milioni di euro per l'anno 2015 e in 15,65 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016. L'Agenzia delle entrate provvede al monitoraggio di tali minori entrate; qualora si verifichino scostamenti rispetto alle previsioni il Ministro dell'economia e delle finanze provvede, con proprio decreto, alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria delle minori entrate, dell'importo delle risorse disponibili nel fondo di cui all'articolo 12, comma 4, del decreto-legge, mediante corrispondente rideterminazione della quota del due per mille dell'IRPEF da destinare a favore dei partiti politici. Qualora viceversa dal monitoraggio risulti un onere inferiore a quello sopra indicato, le risorse del due per mille sono integrate di un importo corrispondente alla differenza tra l'onere indicato e quello effettivamente sostenuto. Per quanto concerne il secondo canale di sostegno all'attività dei partiti, l'articolo 12 introduce, a decorrere dal 2014, la possibilità per il contribuente di destinare il due per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche a favore di un partito politico iscritto nella seconda sezione del registro di cui all'articolo 4. Le scelte dei contribuenti sono effettuate in sede di dichiarazione annuale dei redditi, mediante la compilazione di una scheda recante l'elenco dei partiti aventi diritto, sulla quale il contribuente può indicare un unico soggetto cui destinare il due per mille della propria imposta sul reddito; in caso di scelte non espresse le risorse disponibili restano all'erario. Per tale forma di contribuzione volontaria in favore dei partiti il decreto-legge prevede un limite massimo di spesa pari a 7,75 milioni di euro per l'anno 2014, 9,6 milioni per l'anno 2015, 27,7 milioni per l'anno 2016 e 45,1 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017. Con regolamento adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze saranno stabiliti i criteri, i termini e le modalità per l'applicazione delle disposizioni in materia di due per mille, in modo da garantire, tra l'altro, la tutela della riservatezza delle scelte preferenziali, nonché agevolare l'espressione della scelta da parte dei contribuenti. L'articolo 13 reca disposizioni volte ad agevolare le raccolte di fondi per campagne che promuovano la partecipazione alla vita politica sia attraverso SMS o altre applicazioni da telefoni mobili, sia dalle utenze di telefonia fissa attraverso una chiamata in fonia. A tal fine si prevede che tale raccolta sia disciplinata da un apposito codice di autoregolamentazione tra i gestori telefonici autorizzati a fornire al pubblico servizi di comunicazione elettronica in grado di gestire le numerazioni appositamente definite dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Gli addebiti connessi a tale raccolta di fondi, in qualunque forma effettuati dai soggetti che forniscono servizi di telefonia, degli importi destinati dai loro clienti alle campagne sono esclusi dal campo di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto. Disposizioni finali Il capo IV del decreto-legge reca disposizioni transitorie e finali. In particolare, l'articolo 14 prevede, al comma 1, la graduale abolizione del finanziamento pubblico spettante ai partiti e ai movimenti politici ai sensi della legge 6 luglio 2012, n. 96, e della legge 3 giugno 1999, n. 157. Tale finanziamento, riconosciuto integralmente nell'esercizio in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge, è ridotto progressivamente nelle misure del venticinque, del cinquanta e del settantacinque per cento dell'importo spettante, rispettivamente, nel primo, nel secondo e nel terzo esercizio successivo a quello di entrata in vigore del decreto-legge e cessa definitivamente a partire dal quarto esercizio finanziario successivo. Nel corso di tale periodo transitorio continua ad applicarsi, ai soli fini della progressiva abolizione del finanziamento pubblico, la normativa indicata al comma 4 del medesimo articolo 14, recante l'elenco delle disposizioni oggetto di abrogazione. L'articolo 15 novella l'articolo 12 della legge n. 96 del 2012, relativo alla pubblicità della situazione patrimoniale e reddituale dei soggetti che svolgono le funzioni di tesoriere, prevedendo che le disposizioni delle legge n. 441 del 1982 in materia di pubblicità si applichino ai soggetti che svolgono funzioni di tesoriere e funzioni analoghe qualora il partito abbia ottenuto almeno un rappresentante eletto al Senato della Repubblica o alla Camera dei deputati. L'articolo precisa inoltre che qualora il predetto tesoriere o facente funzioni non rivesta cariche elettive indicate dalla stessa legge n. 441 del 1982 (membro del Parlamento, del Parlamento europeo, del Governo