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Per la materia che questo testo affronta, questa legge ha nella firma della senatrice Liliana Segre un valore inestimabile, e a Liliana Segre, vittima ancora di odiatori seriali che sono motivo di vergogna per il nostro Paese, noi mandiamo un abbraccio pieno di riconoscenza (Applausi) , che è pari al sentimento di gratitudine che ovunque Liliana Segre suscita, in particolare tra i più giovani che la adorano. Il 23 aprile di due anni fa, in prossimità del 25 aprile, la senatrice Segre ha visitato il campo di Servigliano ed è stato per me un orgoglio e un onore poterla accompagnare. Quello di Servigliano fu campo di prigionia durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Dopo la fine della guerra, per molti anni (fino al 1955) fu centro di raccolta per profughi giuliano-dalmati. Pagine drammatiche, e ancora di più fu quella dopo l'8 settembre 1943, durante l'occupazione nazista, quando fu campo di internamento di ebrei, sia italiani sia stranieri, vittime dell'abominio della Shoa e delle leggi razziali del regime fascista. Nel maggio 1944 gli ebrei di Servigliano vennero deportati ad Auschwitz: la gran parte di loro morì non appena arrivata nel campo; gli altri nelle settimane successive, per gli stenti e i maltrattamenti. Solo una ragazza riuscì a salvarsi: Susanna Hauser. Il destino volle che, prima ancora che nel campo di sterminio, Susanna Hauser e Liliana Segre condividessero parte della prigionia. A Servigliano, prima di varcare il cancello del campo, Liliana Segre ha chiesto ai bambini e alle insegnanti che le erano intorno, circondandola di affetto, di raccogliere ognuno un sasso e di lasciarlo davanti al campo in segno della propria presenza e della propria testimonianza, come a dire: «Io sono qui. Noi siamo qui». Un Pegno, una promessa di non essere mai indifferenti verso le ingiustizie e le sofferenze, perché indifferenza e menefreghismo possono uccidere: possono uccidere gli altri, uccidere noi stessi e possono uccidere un'intera società. Come non furono indifferenti le famiglie contadine delle campagne intorno a Servigliano e della Valle del Tenna, che diedero vita a una resistenza non armata, nascondendo nelle proprie case, a rischio della propria vita, i prigionieri in fuga dal campo durante le ultime settimane del fascismo e dell'occupazione nazista. Una solidarietà che fu anche immedesimazione, da parte di contadini anch'essi vessati per anni, perché dentro il dolore collettivo c'è il dolore di ognuno di noi, come ha scritto Lia Levi. Ed è questa una pagina di storia di cui andare fieri. Negli anni Settanta e Ottanta, il Comune trasformò il campo, quel luogo che era stato di dolore e di dramma, in un "parco della pace", facendone un luogo di partecipazione e di aggregazione molto frequentato dai ragazzi e dalle famiglie. Nel 2001, alcuni insegnanti della scuola media di Servigliano costituirono l'associazione "Casa della Memoria". Iniziò allora un lavoro, attivissimo ancora oggi, di ricerca, di documentazione e di divulgazione, con tantissimi eventi, in particolare dedicati al Giorno della memoria, al Giorno del ricordo, alla resistenza civile, alla letteratura di frontiera, e con la partecipazione di moltissimi giovani. Sono nate borse di studio e iniziative congiunte con le scuole del territorio. Oggi, con questa legge, noi diamo il riconoscimento di monumento nazionale a tutto questo. È un nuovo impulso a tutto questo. Così facendo, manteniamo fede agli obblighi verso la nostra Repubblica, agli obblighi verso i nostri Padri costituenti, agli obblighi verso le generazioni che, dopo di noi, siederanno in quest'Aula. Questo perché la democrazia va conquistata ogni giorno e la memoria è l'antidoto più potente ai mali che la corrodono, all'intolleranza, alle discriminazioni, alle diseguaglianze. Questo perché - signor Presidente - la memoria rende liberi. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, immagino che oggi l'Aula approverà - come ovviamente tutti auspichiamo - questo disegno di legge all'unanimità, così come tutti i Capigruppo, senza distinzione, lo sottoscrissero. Così facendo, l'Aula compie oggi un atto non banale, perché la dichiarazione del campo di Servigliano come monumento nazionale non è da considerarsi pari alla dichiarazione di altri monumenti nazionali, che sono tali semplicemente per il valore storico. Oggi l'Aula compie un atto assolutamente fondamentale, perché il campo di Servigliano - come ha appena detto bene il senatore Verducci - è, simbolicamente, quasi l'esempio di tutti gli orrori del Novecento, dalla Prima guerra mondiale. Vorrei poi ricordare che, alla fine della Prima guerra mondiale, all'inizio del 1919, il campo di Servigliano fu destinato all'accoglienza dei soldati che dovevano essere rieducati. Questo per far comprendere come quel campo, sin dall'inizio, ha avuto un significato particolare, per arrivare, attraversando la Seconda guerra mondiale, e diventare il luogo dove furono rinchiusi decine e decine di ebrei, lì internati per poi essere deportati ad Auschwitz, e quindi fino all'orrore degli orrori del Novecento, fino - appunto - alla Shoah. Dichiarare Servigliano monumento nazionale, dunque, significa, non solo ricordare oggi in quest'Aula, ma far sì che esso possa essere il monumento alla memoria. La visita della nostra senatrice Liliana Segre in quel luogo e la sua firma al provvedimento ne danno testimonianza. La sua opera in tutti questi anni è stata e continua ad essere non soltanto testimoniare, ma anche continuare una grande battaglia contro tutte le discriminazioni, contro tutti gli odi. La memoria è ciò che potrà salvarci e potrà rompere il muro dell'indifferenza; quella stessa indifferenza che ci fu, certamente, di fronte agli orrori e che, in parte, fu anche responsabile di ciò che accadde; l'indifferenza di chi non voleva vedere, di chi magari sapeva e non voleva dire, non voleva opporsi. Un monumento nazionale non è soltanto una lezione di storia, ma rappresenta anche una militanza della storia, una militanza della memoria; significa combattere giorno dopo giorno contro gli odi che non sono mai sopiti. I colleghi hanno ricordato gli ultimi avvenimenti, gli insulti, l'odio che continua ad affliggere la nostra epoca. Pensiamo anche agli ultimi episodi contro la senatrice Segre. Queste continue manifestazioni di odio dimostrano evidentemente che non basta studiare la storia, non basta soltanto approfondire nelle scuole, ma bisogna anche continuare una campagna di educazione alla memoria costante, che è il nostro esercizio continuo per salvare la nostra democrazia. Purtroppo, ancora oggi, noi ci troviamo di fronte a vecchi e nuovi odi. Credo che la dichiarazione del campo di prigionia di Servigliano come monumento nazionale - ovviamente auspico possa essere approvata rapidamente anche dalla Camera dei deputati - sarebbe un bel modo per festeggiare il 25 aprile. Il voto di oggi è un impegno per ognuno di noi, e non solo a coltivare la memoria, ma anche a diventare militanti della memoria.