[pronunce]

I lettori di lingue straniere sono stati previsti in un primo momento dall'art. 6 della legge 29 agosto 1941, n. 1058 (Istituzione di scuole, presso le Università e gli Istituti universitari, per l'insegnamento pratico delle lingue straniere moderne), come personale di ruolo assunto per concorso, secondo le norme che regolavano i concorsi per posti di aiuto e assistente nelle università; l'art. 6 della legge 18 marzo 1958, n. 349 (Norme sullo stato giuridico ed economico degli assistenti universitari), ha poi precisato che i lettori potevano essere addetti alle cattedre di lingue e letterature e godevano dello stesso stato giuridico ed economico e dello stesso sviluppo di carriera degli assistenti. Successivamente, l'art. 24 della legge 24 febbraio 1967, n. 62 (Istituzione di nuove cattedre universitarie, di nuovi posti di assistente universitario, e nuova disciplina degli incarichi di insegnamento universitario e degli assistenti volontari), ha previsto, in esecuzione di accordi culturali e in deroga alla disciplina allora vigente per la figura dell'assistente incaricato, la possibilità di conferire a cittadini stranieri incarichi annuali, rinnovabili negli anni successivi, in corrispondenza di posti di lettori di ruolo; l'incarico era conferito con decreto rettorale, previa deliberazione della facoltà, su proposta del professore ufficiale formulata scegliendo tra i soggetti designati dalle autorità del paese di origine. Con l'ottavo comma dell'articolo unico del decreto-legge 23 dicembre 1978, n. 817 (Norme transitorie per il personale precario delle Università), convertito, con modificazioni, dalla legge 19 febbraio 1979, n. 54, il conferimento degli incarichi ai lettori è stato sganciato dall'esecuzione di accordi di cooperazione culturale ed è stato fatto dipendere esclusivamente dal numero degli studenti iscritti ai diversi corsi, secondo il rapporto di un lettore per centocinquanta studenti (superandosi così il riferimento al ruolo); l'incarico, di durata annuale e rinnovabile per non più di cinque anni, era conferito dal Rettore dell'università, su proposta dei singoli consigli di facoltà. A tutte queste categorie di lettori, come pacificamente riconosciuto, anche dal giudice rimettente, si riferisce la formula dell'art. 7, ottavo comma, lettera g), della legge n. 28 del 1980. Questa, peraltro, sempre ad avviso del rimettente, non potrebbe comprendere la categoria dei lettori assunti a norma dell'art. 28 del d.P.R. n. 382 e ciò, par di capire, per le seguenti due ragioni: (a) innanzitutto, perché l'art. 7, contenendo una normativa rivolta al riordinamento di situazioni di precariato venutesi a determinare in precedenza, non poteva riguardare una categoria di dipendenti dell'università prevista dalla legge stessa per l'avvenire; (b) inoltre, perché il nuovo regime giuridico del lettorato di lingue straniere, instaurato con il d.P.R. n. 382 e basato su un rapporto di diritto privato, non sarebbe qualitativamente assimilabile a quello in precedenza disciplinato dalle leggi sopra menzionate. Nessuno dei due argomenti, tuttavia, è risolutivo. È ovvio che il legislatore, essendo mosso da un intento razionalizzatore di situazioni venutesi a sedimentare nel passato e volendo consentire in condizioni di favore la trasformazione di pregressi rapporti di lettorato nello status di ricercatore confermato, abbia dettato norme solo per il riconoscimento, al momento del nuovo inquadramento, dei servizi prestati nello svolgimento di tali rapporti e non dei servizi da prestarsi secondo la disciplina a venire. Il legislatore di allora, dunque, nel dettare la normativa denunciata circa il riconoscimento dei servizi pregressi, non ha perciò certamente inteso fare riferimento a periodi successivi, che non erano nelle previsioni. Ma, altrettanto certamente, se non li ha espressamente inclusi, non li ha nemmeno esclusi, una volta che - come in effetti è avvenuto - l'attuazione della legge si è trascinata nel tempo, come nel caso dei ricorrenti di fronte al Tribunale amministrativo regionale rimettente i quali, in assenza di un'attuazione tempestiva della riforma, hanno continuato per vari anni, prima di ottenere l'immissione nel ruolo dei ricercatori confermati, a prestare servizio come lettori, a norma della nuova disciplina del 1980. Il problema è allora di sapere se la norma formulata del legislatore, nella sua portata oggettiva, sia interpretabile in modo tale da comprendere anche la figura del lettore quale delineata nel 1980 e le attività da questo prestate. La risposta positiva discende pianamente dalla duplice, seguente constatazione. Innanzitutto, per quanto riguarda la ratio legislativa, il nuovo regime giuridico del rapporto tra i lettori e l'amministrazione universitaria delineato dall'art. 28 del d.P.R. n. 382 del 1980 - contratto di diritto privato di lavoro subordinato, su proposta motivata della facoltà interessata, in relazione ad effettive esigenze di esercitazione degli studenti, nel rapporto di un lettore ogni centocinquanta studenti frequentanti; prestazioni richieste e relativi corrispettivi determinati dal consiglio di amministrazione delle università, sentito il consiglio di facoltà - si distingue da quelli definiti dalla legislazione precedente (inquadramento in ruolo o incarico temporaneo su posti di ruolo o indipendentemente da questi) quanto alla natura pubblicistica o privatistica della fonte del rapporto ma non incide di per sé sulla natura delle prestazioni professionali, ciò che solo rileva ai fini dell'interpretazione della norma che riguarda la loro riconoscibilità per la carriera e per il trattamento successivo. Inoltre, per quanto riguarda la lettera della legge, la disposizione della lettera g) dell'ottavo comma dell'art. 7 della legge n. 28 del 1980 - dettata, secondo ciò che già si è detto, per indicare tutte le figure di lettori di lingue straniere comunque assunti secondo le normali procedure dell'amministrazione universitaria, tra le quali senza dubbio i lettori assunti successivamente al 1980 rientrano - fa riferimento all'assunzione (oltre che con pubblico concorso) a seguito di delibera nominativa del consiglio di amministrazione dell'università, delibera necessaria anche nel caso della stipula di convenzioni di diritto privato che, come quelle in esame, comportano conseguenze sul bilancio universitario. La ratio della legge e la sua lettera, dunque, concorrono a suffragare un'interpretazione della normativa denunciata nel senso del riconoscimento, ai fini indicati dal terzo comma dell'art. 103 del d.P.R. n. 382 del 1980, anche dell'attività svolta negli anni accademici successivi da lettori assunti dalle università con contratto di diritto privato, a norma dell'art. 28 del decreto presidenziale medesimo, e inquadrati nella fascia dei ricercatori confermati, a norma dell'art. 7, ottavo comma, della legge n. 28 del 1980. Il giudice rimettente oppone a questa interpretazione il richiamo di alcune decisioni della giurisdizione amministrativa, oltre che di questa Corte.