[pronunce]

Il rimettente, investito d'una «richiesta di convalida della misura cautelare» (recte, per quanto si desume dal complesso della motivazione, di una richiesta di convalida dell'arresto), richiama esplicitamente, riportandole per esteso, le censure prospettate in una ordinanza di rimessione in precedenza deliberata dal Tribunale di Trani, meglio descritte al punto 10 che segue. In sintesi, secondo il giudice a quo, solo la condizione di «straniero irregolare inottemperante» spiegherebbe (senza giustificarlo) il trattamento deteriore della fattispecie in esame rispetto a quella dell'art. 650 cod. pen. , od a quella dell'art. 2 della legge n. 1423 del 1956. La sproporzione per eccesso della previsione sanzionatoria violerebbe, oltre che la regola di uniforme garanzia dei diritti essenziali della persona, anche il principio di necessaria finalizzazione rieducativa della pena. Il Tribunale riferisce infine, svolgendo diffuse considerazioni concernenti le «peculiarità del caso concreto», che il giudizio a quo riguarda un soggetto gravato da molti precedenti, il che parrebbe renderebbe adeguata – secondo lo stesso rimettente – la risposta sanzionatoria prescritta dalla norma censurata. Il trattamento cautelare e sanzionatorio dell'indebito trattenimento costituirebbe per altro un «espediente» per assicurare tutela a beni diversi, non efficacemente garantiti mediante le fattispecie poste a loro diretta protezione: il Tribunale lamenta, in sostanza, che l'imputato abbia potuto essere scarcerato dopo aver commesso reati di vario genere, e che debba essere «paradossalmente» detenuto, invece, per il solo fatto della inottemperanza all'ordine di allontanamento. A parere del rimettente, «qualcosa non funziona nel sistema», che vorrebbe garantire con espedienti «di natura assolutamente rozza e generica» beni che, in ipotesi, «non si è riusciti a tutelare in via normale e lineare». 6.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito con atto depositato il 18 ottobre 2005. Secondo la difesa erariale, la questione proposta è infondata, a prescindere dal carattere contraddittorio, fino al limite dell'incongruenza tra argomenti e conclusioni, che segnerebbe l'ordinanza di rimessione, specie nella sua parte finale. Nel merito, le scelte compiute dal legislatore in punto di dosimetria della pena dovrebbero ritenersi pienamente rispettose del limite della ragionevolezza, alla luce dei rilievi già esposti dall'Avvocatura dello Stato con le memorie citate in precedenza. 7. – Il Tribunale di Gorizia in composizione monocratica, con ordinanza dell'8 giugno 2005 (reg. ord. n. 461 del 2005) , ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede il limite edittale minimo di un anno di reclusione per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine ai allontanarsene, impartitogli dal questore a norma del precedente comma 5-bis. Il rimettente deve deliberare, nel procedimento a carico di uno straniero per il delitto di indebito trattenimento, in merito ad una richiesta congiunta di applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen. , elaborata a partire dal minimo edittale fissato nella norma censurata. Il giudice a quo, che ricorda d'essere chiamato anche ad un vaglio di congruenza della pena concordata tra le parti, osserva che le scelte sanzionatorie del legislatore sarebbero discrezionali solo fino al limite della ragionevolezza, e non potrebbero risolversi nella comminatoria di pene sproporzionate al disvalore del fatto criminoso (è citata, tra le altre, la sentenza di questa Corte n. 409 del 1989). La stessa funzionalità rieducativa del trattamento sarebbe pregiudicata da una palese eccedenza del sacrificio della libertà personale in proporzione all'offesa recata dalla condotta punibile (sentenze n. 343 del 1993 e n. 313 del 1990). Nel caso di specie, la discrezionalità del legislatore non sarebbe stata esercitata secondo i parametri appena indicati. L'assunto è basato in primo luogo sui lavori preparatori della legge n. 271 del 2004, ove mai si darebbe conto di una «giustificazione contingente e sostanziale» dell'inasprimento della sanzione, del quale anzi sarebbe svelata la strumentalità in senso processuale (a fini di legittimazione della rinnovata previsione concernente l'arresto). Il cattivo bilanciamento tra diritto di libertà dei singoli ed esigenze tutelate mediante l'incriminazione sarebbe posto in evidenza, a parere del Tribunale, anche dal raffronto fra le pene comminate nella norma censurata e quelle previste per altre fattispecie di inottemperanza a provvedimenti amministrativi. Sono citati, al proposito, i reati di cui all'art. 650 cod. pen. ed all'art. 2 della legge n. 1423 del 1956. Da ultimo, il rimettente osserva che la riforma concernente le pene per l'indebito trattenimento non sarebbe congruente neppure con il fine concretamente perseguito dal legislatore, cioè la previsione di un trattamento sanzionatorio tale da consentire l'applicazione di misure cautelari detentive e da legittimare, dunque, la reintroduzione dell'arresto obbligatorio. Le norme generali che disciplinano la restrizione cautelare della libertà – cioè l'art. 280 e l'art. 274, lettera c), del codice di rito – hanno infatti riguardo al valore massimo della pena prevista per i singoli delitti, senza che il minimo assuma alcuna rilevanza. La scelta legislativa di fissare in un anno di reclusione la pena minima per il reato in questione sarebbe dunque del tutto ingiustificata. 7.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito con atto depositato il 18 ottobre 2005. Secondo la difesa erariale, la questione proposta è infondata. A tale proposito l'Avvocatura dello Stato riproduce rilievi già svolti con altri atti di costituzione, sopra richiamati. 8. – Il Tribunale di Trieste in composizione monocratica, con ordinanza del 2 luglio 2005 (reg. ord. n. 487 del 2005) , ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene, impartitogli dal questore ai sensi del precedente comma 5-bis.