[resaula]

tutto lascia supporre che il verdetto sarebbe stato diverso, e a favore di T., se la commissione giudicatrice, costituita dai professori P.L., dell'università di Firenze, M.T., dell'università "Federico II" di Napoli e P.M., dell'università di Catania, non gli avesse sottratto i punti decisivi; considerato che: appare sconcertante la raffinatezza bizantina con cui, sempre e comunque, nell'università italiana, è possibile far vincere il pre-destinato, allo stesso tempo escludendo e demotivando il candidato più esperto e qualificato. Nel caso specifico, è bastato attribuire al quinto classificato un solo punto, su una scala da uno a 10, per la partecipazione a congressi e conferenze; P.L.T. ha tenuto circa 40 comunicazioni, tra convegni e conferenze a invito, in sedi prestigiose (Columbia university, Oxford): una partecipazione lodata nell'abilitazione scientifica nazionale ottenuta a novembre 2020; si deduce dai fatti che altre 40 comunicazioni gli sarebbero valse solo un altro punto e, per ottenerne 10 su 10, sarebbe stato necessario partecipare a 400 conferenze, cioè 20 all'anno: una sorta di condanna ai lavori forzati che non è stata richiesta alla vincitrice (meno convegni, più punti). Chi ha ottenuto 10 punti su 10, per comunicazioni di gruppo e spesso sullo stesso argomento, ha invece partecipato a congressi che si potrebbero anche definire di fascia B (se solo si volesse introdurre una distinzione tra quelli più prestigiosi e quelli dove non si è invitati sulla base di competenze e merito ma, più spesso, si paga e si va); per reciprocità, inoltre, poiché T., quinto classificato, ha avuto 10 punti per l'insegnamento, non è chiaro il motivo per cui agli altri candidati, in considerazione della loro pressoché nulla esperienza didattica, non sia stato attribuito un solo punto. Lo studioso si è visto penalizzare anche per quanto riguarda le 12 pubblicazioni presentate, che potevano valere fino a 3,75 punti: pur avendo avuto più punti degli altri candidati, il divario poteva essere maggiore, consentendogli di ottenere il primo posto; peraltro, il database dell'Istituto archeologico germanico, il più completo in campo archeologico, gli attribuisce 36 pubblicazioni e solo 8 al vincitore. Mentre P.L.T. ha pubblicato sulle maggiori riviste internazionali dopo un severo processo di peer reviewing , il vincitore ha dalla sua una serie di articoli di poche pagine pubblicati a quattro mani sulla rivista "locale" di cui è membro di redazione, mentre il coautore ne è il direttore (configurando un conflitto d'interessi); inoltre, se per i convegni si è privilegiata la quantità sulla qualità, si consideri che le 12 pubblicazioni di T., quinto classificato, arrivano a 900 pagine, rispetto alle 140 del vincitore. Il punteggio massimo (3,75) è stato attribuito sia alla monografia di 500 pagine dell'uno, pubblicata a New York dalla Cambridge University press, sia al manoscritto dell'unica monografia dell'altra, di cui si conoscono solo il titolo, l'anno (2020) e il luogo di edizione (Foggia), ma la pubblicazione pare irrintracciabile, si ignora chi sia l'editore, quale il numero delle pagine, quale il codice ISBN; altra stranezza è che i lavori del vincitore vertenti su uno stesso argomento sono stati tutti considerati originali, mentre l'originalità dovrebbe esaurirsi dopo la prima pubblicazione. Tanti piccoli punti di differenza sono dunque svaniti nel nulla, sebbene anche uno 0,5 moltiplicato per 10 pubblicazioni, per un totale di 5 punti, avrebbe certamente modificato la classifica finale; sorvolando sulla direzione o partecipazione a gruppi di ricerca, settore nel quale il quinto in classifica ha ottenuto il punteggio di 1,6 su 10, pur essendo l'unico candidato a dirigere un proprio progetto (lo studio di una domus romana sul Campidoglio, da lui scoperta ma ignorata dal Ministero della cultura), appare evidente agli interroganti la volontà di penalizzare questo candidato estraneo al mondo accademico italiano, lavorando di fioretto o con l'accetta sull'attribuzione dei punti per far tornare i conti: ne sarebbero bastati 5 per vincere, ma ne mancano all'appello almeno 15. Persino riguardo alla conoscenza della lingua inglese, requisito fondamentale del concorso, l'unico candidato problematico risulta essere proprio il vincitore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che quanto riferito si traduca non solo in una cocente delusione per il candidato non vincitore, ma anche in una vera e propria beffa ai danni degli studenti della "Federico II", privati di un ricercatore e futuro docente esperto e di respiro internazionale, capace d'insegnare anche in lingua inglese attraendo studenti dall'estero e tenendo alto il nome dell'università italiana nella quale si è formato; se non tema gli effetti del messaggio che la commissione giudicatrice ha lanciato: studiare e impegnarsi non serve a nulla, poiché quel candidato poteva vincere, ma non doveva vincere, e il titolo preferenziale per ottenere la vittoria in questi concorsi è l'aver prodotto meno di tutti, tanto che buona parte dei candidati ai quali si fanno vincere i concorsi universitari è sconosciuta anche ai colleghi dello stesso ambito disciplinare; se voglia spiegare come concorsi siffatti possano ritenersi comparativi, mentre appare evidente il loro carattere cooptativo, perseguendosi il solo scopo di piazzare qualcuno in una catena di affetti e di scambi reciproci che, sembra, non si potrà mai spezzare; come intenda porre rimedio a queste situazioni che portano avanti i peggiori (e il livello continua ad abbassarsi, concorso dopo concorso) e se, nel merito del concorso, il Ministro non intenda avviare un procedimento ispettivo per far verificare gli atti concorsuali, avere contezza delle responsabilità e adottare i provvedimenti di propria competenza finalizzati a ripristinare legalità ed efficienza dell'istituto. Atto n. 3-02749 VERDUCCI RAMPI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: l'articolo 1, comma 541, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, dispone che "Al fine di sostenere la competitività del sistema della ricerca italiano a livello internazionale, il fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca, di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, è incrementato di 25 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021. Le risorse di cui al presente comma sono ripartite tra gli enti pubblici di ricerca secondo criteri e modalità stabiliti con decreto del Ministro dell'università e della ricerca e sono impiegate esclusivamente per l'assunzione di ricercatori negli enti pubblici di ricerca in modo da assicurare l'integrale copertura delle spese connesse alle attività dei ricercatori stabilizzati"; le procedure di stabilizzazione devono essere concluse entro il 31 dicembre 2021, con la possibile esclusione di eventuali nuove procedure di selezione riservata ai sensi dell'articolo 20, comma 2, del decreto legislativo citato, che devono essere bandite entro il 31 dicembre 2021;