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È con questi auspici e con queste considerazioni, che riteniamo assolutamente positive, che annuncio il voto favorevole alla conversione in legge di questo decreto-legge. (Applausi) . PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il decreto-legge n. 52 del 2021 che ci apprestiamo a convertire è sostanzialmente la sintesi di due decreti precedenti che, in continuità con altri provvedimenti adottati dall'attuale Governo, ma anche dal Governo precedente, sono volti a gestire la situazione creatasi dopo la pandemia. Intervengono in continuità cronologica, ma in discontinuità sostanziale, perché finalmente è cambiato il paradigma: si passa dalle restrizioni, dalle chiusure, dalle limitazioni alle riaperture. Questo, evidentemente, è stato possibile grazie all'efficacia che la campagna vaccinale ha acquisito con il passare dei giorni, efficacia che è andata via via crescendo, che ci consentirà presumibilmente di arrivare all'immunità di gregge entro il prossimo settembre, condizione evidentemente indispensabile per un rientro nella piena normalità. Per questo rivolgo il mio plauso al generale Figliuolo e ai governatori delle Regioni che si sono fatti trovare pronti per le necessità a cui sono stati richiamati. (Applausi) . Merito, però, va anche agli italiani, che con stoicismo, con senso di responsabilità, con quella condivisione dell'obiettivo che ha caratterizzato moltissimi di noi, si sono adeguati alle misure previste e questo ha fatto sì che i numeri dei positivi al contagio si siano ridotti a quella quota residuale che tutti noi conosciamo e che è diventata una costante degli ultimi giorni. Ora l'obiettivo è far ripartire il Paese. La mia esperienza professionale mi fa vedere un rischio davanti a noi, un burrone in cui rischiamo di cadere. So, per aver fatto questo lavoro per tanti anni, che siamo in prossimità della chiusura di un ciclo economico. L'economia procede per cicli, quindi a momenti favorevoli inevitabilmente conseguono movimenti di minor favore e secondo me il calo dei mercati del 2020, essendo stato determinato da una causa patologica, non rappresenta la fine del ciclo, ma in realtà non ci consente di dire che siamo usciti da un ciclo economico positivo che dura da più di 10 anni, uno dei più lunghi di tutti i tempi. Questo mi consente di arrivare alla considerazione di cui dicevo prima: secondo me, in questo momento, corriamo il rischio che la fine di un ciclo economico positivo ci lasci impreparati nell'eventualità che si dovesse arrivare ad adottare misure di contrasto e questo è sempre necessario. Se chiedessi a ciascuno dei presenti qual è stata la crisi economica più grave di tutti i tempi, tutti risponderebbero che è stata quella del 1929 e avrebbero ragione, non perché nei suoi termini fondamentali fosse effettivamente così grave, ma perché lo è diventata quando, in ottemperanza al principio di non ingerenza della Federal Reserve, si decise di non andare a turbare il normale andamento dei mercati, si consentì la partenza di un effetto domino che poi, a cascata, portò le conseguenze sui mercati che tutti noi conosciamo, quindi alla crisi economica più grave di tutti i tempi. Le crisi possono essere contrastate, anche in termini molto efficaci, con due misure principalmente. La prima è quella dell'immissione di liquidità sui mercati: nel momento di bisogno, le banche centrali immettono liquidità per sostenere i mercati in difficoltà. L'altra arma a disposizione è la riduzione dei tassi, ma in questo momento tutti i Paesi del mondo stanno immettendo sui mercati una quantità di liquidità che non era stata mai in precedenza prevista come sostegno all'economia. Si parla spesso di piano Marshall, ma quel piano era circoscritto nella sua efficacia territoriale, in quanto riguardava un intero continente, ma non riguardava tutto il mondo come sta accadendo ora, perché tutti i Paesi del mondo hanno adottato misure di contrasto alla crisi prevedendo una quantità di liquidità senza precedenti. È fondamentale, quindi, che per far sì che si possa evitare la conseguenza negativa della fine di un ciclo economico queste misure diventino efficaci, quindi va bene che siano state previste misure di sostegno nel recovery plan , ma abbiamo la responsabilità di renderle efficaci sia in termini sostanziali, sia in termini di tempo, perché se non fossimo tempestivi rischieremmo di arrivare tardi e quella evidentemente sarebbe una responsabilità a carico di tutti noi. Per fare in modo che le misure diventino efficaci servono le riforme e le semplificazioni. Poiché per approfondire adesso questo aspetto mi dovrei addentrare in un discorso che, per mancanza di tempo, mi sarebbe impossibile praticamente anche solo iniziare, mi limito a questo accenno. L'altro elemento è la riduzione dei tassi. Esclusa la Federal Reserve, che ha un minimo di margine in tal senso, in quasi tutti i Paesi evoluti i tassi sono ai minimi storici, sono addirittura negativi i tassi interbancari, tanto che la liquidità è diventata un costo e alcune banche sono arrivate a chiudere i conti correnti con giacenze molto elevate, quindi evidentemente questa non è una possibilità nella nostra disponibilità. Per questo il decreto in esame, a mio avviso, è molto importante perché, se pur non perfetto, come qualche collega ha anche evidenziato, è comunque un passo nella giusta direzione, per cui è fondamentale che si adotti, che consenta la ripartenza della nostra economia. Questo non è tuttavia l'unico aspetto positivo in esso contenuto, perché un altro elemento essenziale è la ripartenza della socialità, con la riduzione dei limiti e il progressivo superamento degli stessi in termini di mobilità e di trasferimenti, nonché la riduzione e poi, come chiesto anche da noi, la soppressione dei limiti agli orari, la limitazione e poi la soppressione dei limiti alla convivialità, con l'eliminazione delle restrizioni che attualmente riguardano il settore della ristorazione. Tutto questo consentirà, non solo un pieno recupero della socialità delle persone, ma darà anche un sostanziale aiuto alla nostra economia, come dicevo prima. In queste situazioni è infatti evidente che non si può ragionare per compartimenti stagni, per cui inevitabilmente quello che ha conseguenze in un settore lo ha anche in tutti gli altri. La limitazione delle restrizioni sarà dunque un aiuto sostanziale anche alla nostra economia: non dimentichiamoci infatti che il miglior ristoro saranno le riaperture. Erano fondamentali i ristori nel momento di difficoltà ed è chiaro che non si poteva non sostenere chi non aveva autosufficienza economica, ma non dimentichiamoci mai che il miglior ristoro saranno le riaperture, sarà la ripartenza (Applausi) , ripartenza che è necessaria perché la Nazione è allo stremo. Quando un Paese come il nostro è così in difficoltà, diventa il momento della responsabilità. Quello attuale non è il momento della polemica, non può essere il momento della critica sterile. Ben vengano le critiche, quando finalizzate al miglioramento dell'azione di Governo nei confronti di chi ne ha la responsabilità in quel momento, ma le critiche sterili mai servono a qualcosa e, in un momento di grande difficoltà come l'attuale, rischiano di fare danni. Come dicevo, questo è il momento della responsabilità politica che abbiamo in quanto amministratori, ma anche responsabilità personale, perché ciascuno di noi, secondo me, dovrebbe fare quanto in proprio potere per aiutare gli altri.