[pronunce]

Si legge nella premessa del decreto legislativo correttivo che lo stesso è stato emanato nell'esercizio del potere previsto dalla legge delega 15 dicembre 2004, n. 308: in particolare, tale potere si fonda sull'art. 1, comma 6, che consente l'emanazione di disposizioni correttive ed integrative del d.lgs. n. 152 del 2006, entro due anni dalla data della sua entrata in vigore. Le censure sollevate della Regione Liguria, che investono le definizioni legislative impiegate dalla disposizione di settore, da “agglomerato” a “sostanze pericolose e tossiche”, attengono al merito della disciplina, per le ricadute che la definizione dei concetti determina sulla tutela delle condizioni ambientali prodotte dalle possibili fonti di inquinamento. La Regione ne denota profili di irragionevolezza e inidoneità ai fini del miglioramento dello stato delle acque, sindacando le scelte strategiche che lo Stato manifesta attraverso tali definizioni e pronosticando un peggioramento delle condizioni di tutela dell'ambiente. La critica si muove, in sostanza, sul terreno dell'irragionevolezza delle scelte di merito cui le definizioni statali preludono e dell'eccesso di delega, che tuttavia non ridonda sulle competenze regionali, giacché rimane nella sfera di una verifica generale di rispondenza dei mutamenti strategici di tutela cui le definizioni preludono, rispetto ai limiti imposti ad una legislazione diretta al semplice riordino. Le questioni, dunque, appaiono inammissibili nella parte in cui invocano la violazione degli artt. 3 e 76 Cost. La Regione Liguria invoca genericamente una «menomazione della posizione regionale»: in primo luogo, perché è il territorio stesso della Regione che verrebbe danneggiato dal fatto che i rifiuti liquidi siano sottratti alla normativa sui rifiuti e assimilati agli scarichi idrici, con conseguente lesione della posizione della Regione medesima di rappresentante generale degli interessi della popolazione stanziata su quel territorio; in secondo luogo, perché l'attività legislativa ed amministrativa che la Regione svolge nella materia in questione (pacificamente di sua competenza) verrebbe condizionata dalla illegittimità delle norme statali di base; infine, perché la diminuita tutela dell'ambiente aggraverebbe i compiti che la Regione e gli enti locali devono svolgere per far fronte ai possibili danni, conseguendone la lesione dell'autonomia amministrativa e finanziaria della Regione e degli enti locali. Non sembra che dette indicazioni, che valgono come riferimento ai parametri costituzionali per tutte le questioni sollevate, possano essere ricondotte all'ambito della questione delle competenze: la ricorrente si pone come ente esponenziale delle esigenze di salubrità ambientale sul proprio territorio, di cui paventa una diminuzione delle difese dalle condizioni di inquinamento, che la nuova impostazione concettuale delle definizioni statali determinerebbe. Ma questo vale a discutere le scelte di merito dello Stato, nell'esercizio delle sue prerogative di fissazione dei livelli in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, mentre nulla ha a che vedere con le competenze regionali in materia, che attengono al possibile perseguimento, nell'esercizio delle competenze proprie, di finalità di tutela ambientale, ma pur sempre entro i limiti stabiliti dalla legislazione statale (ex plurimis: sentenze n. 104 del 2008; n. 32 del 2006; n. 307 del 2003). La compromissione di riflesso che la Regione Liguria lamenta, per via dell'illegittimità della normativa statale che si rifletterebbe sull'attività legislativa e amministrativa e dell'aggravio degli oneri finanziari sul bilancio regionale per rimediare ai guasti di una strategia statale errata, non sembra qualificabile come lesione delle prerogative legislative e amministrative riconosciute alla Regione dalla Carta costituzionale, ma, ancora una volta, come sindacato sulle scelte di merito dello Stato in materia ambientale e, dunque, come tentativo di interferenza nella sfera legislativa di competenza esclusiva dello Stato. Il ricorso della Regione Liguria, relativamente alle questioni per le quali non vi è stata rinuncia, concernenti le definizioni in materia di inquinamento, di cui all'art. 74 del Codice dell'ambiente, è, pertanto, inammissibile. 8. – La Regione Calabria ha impugnato l'art. 75, comma 1, lettera b), il quale – stabilendo che nelle materie disciplinate dalla Sezione II della Parte III dello stesso decreto legislativo, le Regioni e gli enti locali esercitano le funzioni e i compiti ad essi spettanti nel quadro delle competenze costituzionalmente determinate e nel rispetto delle attribuzioni statali – mostra di considerare lo Stato come ente cui spettano le competenze generali, sicché quelle delle Regioni sussisterebbero solo in quanto «determinate» da legge statale, con conseguente violazione della potestà legislativa esclusiva e amministrativa regionale, di cui agli artt. 117, quarto comma, e 118, primo comma, Cost. La questione è inammissibile per genericità delle doglianze (sentenza n. 50 del 2005), ove si rifletta sulla neutralità dell'espressione normativa, che fa salve le competenze regionali e statali, nelle loro possibili reciproche implicazioni: per di più, nella materia ambientale, la prerogativa statale di dettare livelli di disciplina unitaria e uniforme, cui le Regioni debbono sottostare, giustifica la clausola di salvezza delle attribuzioni statali. 9. – La stessa Regione Calabria censura l'art. 75, comma 4, nella parte in cui stabilisce che, con decreto dei Ministri competenti, si modifichino gli Allegati alla Parte III dello stesso decreto legislativo, per dare attuazione alle direttive comunitarie per le parti in cui queste modifichino modalità esecutive e caratteristiche tecniche delle direttive, recepite nella Parte III. La norma attribuirebbe ad organi statali il compito di attuare normative comunitarie di modifica di modalità esecutive, incidenti su aspetti di dettaglio, e un potere regolamentare in materia non di competenza esclusiva dello Stato, con violazione degli artt. 117, commi quinto e sesto, e 118 Cost.; o, in subordine, attesa l'importanza che i decreti ministeriali possono assumere, nella parte in cui omette di prevedere, nel procedimento di formazione, l'intervento di istanze rappresentative delle Regioni ed enti locali, per violazione del principio di leale collaborazione. La questione non è fondata. Nelle materie di potestà legislativa esclusiva, quale è quella di tutela dell'ambiente, lo Stato ha il potere di dare attuazione alle direttive comunitarie (sentenza n. 399 del 2006), in particolare riguardo all'assolvimento di obblighi comunitari generali per tutto il territorio dello Stato (sentenza n. 412 del 2001, in materia di disciplina degli scarichi). Riguardo al possibile contenuto esecutivo e di dettaglio delle modifiche, si può osservare, in generale, che nella materia della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, lo Stato non si limita a dettare norme di principio, anche riguardo alle funzioni amministrative, la cui attribuzione può essere disposta in base ai criteri generali dettati dall'art. 118, primo comma, Cost. (sentenze n. 88 del 2009 e n. 62 del 2005), del resto compatibile con la disciplina dell'ambiente (sentenza n. 401 del 2007). Gli allegati alla Parte III del d.lgs.