[pronunce]

12.2.- Piuttosto, la manifesta irragionevolezza utile a conclamare l'evocata, congiunta, lesione degli artt. 3 e 27 Cost. va verificata guardando ai coefficienti, quello monetario base e quello moltiplicatore, presi in considerazione dal legislatore nel definire il meccanismo sanzionatorio censurato. Il perimetro del sindacato di costituzionalità chiesto nel caso alla Corte attiene pertanto alla verifica della ragionevolezza o della sproporzione dei fattori da considerare nel procedere al computo della pena. 13.- Sotto il versante della ragionevolezza intrinseca, il rimettente, facendo leva sulla natura tributaria del reato in oggetto, ha censurato la «parametrazione della multa» al quantitativo del prodotto oggetto di contrabbando, lamentando, al contempo, la misura «straordinariamente» elevata del valore monetario base fissato dal legislatore per pervenire alla determinazione della pena pecuniaria. 14.- Anche queste censure non colgono nel segno. Nel verificare la legittimità costituzionale delle scelte legislative inerenti alla configurazione delle fattispecie incriminatrici o alla qualità e quantità delle pene, non si può non tenere nel debito conto, infatti, che le stesse dipendono non solo dal bene o dai beni giuridici tutelati, astrattamente valutati, ma anche dalle finalità che, nel contesto storico in cui le opzioni in parola vengono operate, il legislatore persegue; né può disconoscersi il rilievo che occorre ascrivere agli effetti indiretti che i fatti incriminati vanno a produrre nell'ambiente sociale in cui si realizzano. Necessità di prevenzione generale e di riduzione dell'allarme sociale cagionato dai reati convergono, dunque, insieme alle ragioni innanzi indicate, a motivare le opzioni legislative nella determinazione delle ipotesi criminose tipiche e delle pene ritenute congrue al fatto incriminato (sentenza n. 62 del 1986). Ne consegue che, nel valutare le scelte operate dal legislatore con riguardo alla fattispecie in esame, non si può prescindere dalle esigenze che giustificarono l'intervento riformatore apportato dalla legge n. 92 del 2001, ispirato, come già prima evidenziato, dalla necessità di garantire un maggiore rigore repressivo nell'affrontare il fenomeno criminale del contrabbando di t.l.e. sul presupposto della inadeguatezza del pregresso regime punitivo; e ciò in ragione della sempre più marcata interdipendenza tra tale fattispecie ed il circuito proprio della criminalità organizzata, nonché della riscontrata recrudescenza di tali iniziative illecite. 14.1.- Con riguardo alla pena pecuniaria, va nuovamente sottolineato che la scelta di modificare il pregresso regime ha trovato giustificazione nella ritenuta inadeguatezza della multa prevista in precedenza, proporzionata al valore della imposta evasa e a compasso edittale predefinito. Sanzione, questa, che non garantiva le istanze di prevenzione generale imposte dal disvalore criminale della fattispecie astratta, perché finiva per rappresentare un costo dell'operazione criminale, computato nella monetizzazione del relativo rischio. Considerando, dunque, la fattispecie alla luce dell'intera gamma degli interessi presi in considerazione dal legislatore, deve escludersi che possa ritenersi irrazionale il riferimento al quantitativo della merce contrabbandata quale coefficiente moltiplicatore destinato a rilevare la gravità del fatto. Come già sottolineato, la fattispecie in questione è infatti connotata da un disvalore che non può essere circoscritto esclusivamente alla lesione della potestà tributaria dello Stato. Piuttosto, l'aggancio alla dimensione quantitativa della merce oggetto di contrabbando è certamente in grado di descrivere il disvalore concreto del fatto; appare, inoltre, coerente con le connotazioni intrinseche della stessa disposizione censurata, avuto riguardo al parametro scelto per distinguere tra le due ipotesi previste dall'art. 291-bis del TULD. 14.2.- Quanto al valore monetario considerato alla base del computo della pena, non può non ribadirsi che, nel caso, l'intenzione perseguita è quella di scoraggiare le relative attività illecite, utilizzando una grandezza di dimensioni tali da costituire una forza deterrente in grado di contrastare le ingenti prospettive di lucro correlate al contrabbando di t.l.e. Alla luce dell'insieme delle componenti in gioco (che, come dianzi sottolineato, vanno dalla tutela delle entrate finanziarie dello Stato e dell'Unione europea alle ragioni di interesse correlate al contrasto della criminalità organizzata), il monito espresso tramite il valore monetario scelto dal legislatore nel definire la pena pecuniaria da comminare non è dunque viziato dalla arbitrarietà che dovrebbe portare al vulnus prospettato. 14.3.- Né a considerazioni diverse sulla ragionevolezza di siffatto valore è lecito pervenire facendo riferimento alla valutazione comparativa prospettata dal rimettente con riguardo al trattamento sanzionatorio dettato per la fattispecie prevista dall'art. 73, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), nel suo tenore originario, che ha ripreso applicazione a seguito della sentenza di questa Corte n. 32 del 2014; fattispecie, questa, diretta a sanzionare penalmente, tra le altre, anche le condotte che si sostanziano nell'illecita importazione delle cosiddette "droghe pesanti" (quelle di cui alla tabella I prevista dall'art. 14 dello stesso decreto). A parte la diversità dei beni giuridici tutelati, non necessariamente decisiva nel giudizio di comparazione (sentenza n. 68 del 2012), assume rilievo, piuttosto, la assai sensibile differenza offerta dalle due cornici edittali: l'illecita importazione di droghe pesanti, accanto ad una pena pecuniaria proporzionale certamente meno rigorosa, prevede, infatti, una pena detentiva caratterizzata da una forbice edittale priva di ogni possibile confronto con quella prevista dalla norma censurata, considerate sia la pena base (otto anni), sia il massimo di pena (venti anni) all'uopo dettate. Tanto esclude in radice l'omogeneità tra le due ipotesi di reato, aspetto indefettibile del giudizio comparativo proposto dal rimettente. 14.4.- Del pari, deve escludersi che il giudizio di ragionevolezza della previsione censurata possa validamente ancorarsi alla comparazione con il trattamento sanzionatorio previsto per le altre violazioni doganali dal TULD o con le pene disposte dalla legge n. 504 del 1995 per la sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sui prodotti energetici (art. 40) o sull'alcol e sulle bevande alcoliche (art. 43). Anche a voler trascurare le non indifferenti distanze strutturali che possono riscontrarsi tra gli illeciti nel caso comparati dal rimettente, si rivela determinante la più volte rimarcata disomogeneità legata al diverso e ben maggiore allarme sociale e al correlato disvalore criminale della fattispecie scrutinata, tale da giustificare trattamenti sanzionatori differenziati.