[pronunce]

che, a parere del rimettente, la norma censurata, nel determinare il tempo necessario a prescrivere per imputati incensurati (aumento di un quarto), per imputati con recidiva infraquinquennale o specifica (aumento della metà), per imputati recidivi plurimi (aumento di due terzi) e per imputati dichiarati delinquenti abituali o professionali (aumento del doppio), «fa dipendere i differenti termini massimi di prescrizione non dalla gravità oggettiva del fatto bensì dallo status soggettivo dell'imputato, così determinando un ritorno al “diritto penale d'autore” ed introducendo una discriminazione assai pericolosa che finisce per pregiudicare gli autori di reati bagatellari ma commessi con continuità rispetto ai reati dei colletti bianchi»; che, con riferimento alle questioni sollevate dal Tribunale di Salerno con le due ordinanze sopra indicate, in via preliminare, il rimettente ritiene che il limite al sindacato di costituzionalità cui deve attenersi questa Corte, nel caso in cui si invochi una pronuncia additiva in malam partem in materia penale, non operi con riferimento all'istituto della prescrizione, perché una pronuncia caducatoria della nuova disciplina della prescrizione sarebbe idonea soltanto a ripristinare il regime di «perseguibilità» dell'azione penale, influendo solo sulle cause estintive dei reati, senza coinvolgere nessun profilo concernente l'ambito di astratta applicabilità della norma penale, nella sua dimensione di fattispecie oggettiva (condotta, nesso di causalità, evento) e di fattispecie soggettiva (dolo o colpa); che la questione relativa all'art. 6, commi 1 e 4, della legge n. 251 del 2005 è manifestamente inammissibile; che analoga questione, sollevata dal medesimo rimettente con una precedente ordinanza, è già stata dichiarata inammissibile da questa Corte con la sentenza n. 324 del 2008; che, nella citata sentenza, si è evidenziato come il rimettente non tenga in considerazione la costante giurisprudenza della Corte che, in più occasioni, ha ribadito che la prescrizione, inerendo al complessivo trattamento riservato al reo, è istituto di natura sostanziale e la relativa disciplina è soggetta al principio della riserva di legge sancito dall'art. 25, secondo comma, Cost., secondo il quale nessuno può essere punito se non in forza di una legge entrata in vigore prima del fatto commesso; che tale principio, rimettendo al legislatore la scelta dei fatti da sottoporre a pena e delle sanzioni loro applicabili, rende inammissibili pronunce il cui effetto possa essere quello di introdurre nuove fattispecie criminose, di estendere quelle esistenti a casi non previsti, o, comunque, «di incidere in peius sulla risposta punitiva o su aspetti inerenti alla punibilità, aspetti fra i quali, indubbiamente, rientrano quelli inerenti la disciplina della prescrizione e dei relativi atti interruttivi o sospensivi» (ex plurimis, tra le ultime, sentenze n. 324 del 2008 e n. 394 del 2006 e ordinanza n. 65 del 2008); che, pertanto, la pronuncia che il rimettente sollecita, mirando a introdurre un più lungo termine massimo di prescrizione conseguente al verificarsi di atti interruttivi esorbita dai poteri spettanti a questa Corte, a ciò ostando il principio della riserva di legge sancito dall'art. 25, secondo comma, Cost., che demanda in via esclusiva al legislatore la scelta dei fatti da sottoporre a pena, delle sanzioni loro applicabili e del complessivo trattamento sanzionatorio (ex plurimis, tra le ultime, sentenze n. 161 del 2004, n. 49 del 2002 e n. 508 del 2000; ordinanze n. 164 del 2007, n. 187 del 2005, n. 580 del 2000 e n. 392 del 1998); che la questione relativa alla violazione dell'art. 79 Cost., derivante dall'applicazione della nuova disciplina ai fatti pregressi, che secondo il rimettente produrrebbe l'effetto tipico di una amnistia, è stata dichiarata anch'essa infondata da questa Corte con la sentenza n. 324 del 2008, laddove si è affermato che è di tutta evidenza che la norma che abroga o riformula una norma incriminatrice o una ipotesi di estinzione del reato, quale la prescrizione, non presenta alcuna delle caratteristiche proprie dei provvedimenti di amnistia, prima fra tutte l'efficacia limitata nel tempo, essendo invece destinata a disciplinare in via stabile tutti i fatti successivi alla sua entrata in vigore, salvo gli effetti retroattivi più favorevoli al reo derivanti, peraltro, dall'operatività della regola generale; che, non risultando addotti profili o argomenti diversi o ulteriori rispetto a quelli già valutati nella citata sentenza, la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata; che la questione relativa alla disciplina transitoria della legge n. 251 del 2005, dettata dall'art. 10, comma 3, sollevata dal rimettente Tribunale di Salerno solo con l'ordinanza del 13 febbraio 2006 (r.o. n. 76 del 2008), è manifestamente inammissibile; che questa Corte, con la sentenza n. 324 del 2008, ha già dichiarato inammissibile identica questione sollevata dal medesimo rimettente evidenziando che la disposizione è stata, si, dichiarata illegittima, ma non in quanto costituisce una deroga eccessivamente ampia ad un principio generale dell'ordinamento, quale quello dello retroattività della norma penale più favorevole, ma in quanto ne costituisce un'illegittima eccezione (sentenza n. 393 del 2006); che con riferimento alle questioni sollevate con la seconda delle ordinanze citate sussistono, inoltre, ulteriori motivi di inammissibilità; che il giudice rimettente, in ordine alla rilevanza della questione, muove dall'erroneo presupposto interpretativo di dover accogliere la richiesta della difesa di una pronuncia di non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato; che, tuttavia, dall'ordinanza di rimessione risulta che il giudizio a quo ha ad oggetto un'imputazione relativa ai delitti di cui agli artt. 581, 582 e 612 cod. pen. , commessi in data 3 luglio 1999 ed essendo l'ordinanza del 13 febbraio 2006, a quella data non era ancora decorso il termine massimo di prescrizione dei suddetti reati di sette anni e sei mesi; che il predetto vizio interpretativo rende del tutto inadeguata la motivazione in ordine alla rilevanza della questione (ex plurimis, ordinanza n. 63 del 2007); che il rimettente compie un ulteriore errore di prospettiva ritenendo che la nuova disciplina introdotta dalla legge n. 251 del 2005 in relazione ai delitti sottoposti al suo giudizio sia più favorevole della precedente tanto da indurlo ad ipotizzare la violazione dell'art. 79 Cost. per avere il legislatore realizzato un'amnistia; che, al contrario, l'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nel modificare gli artt. 157 e 161 cod. pen .