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La comunità internazionale non ha reagito o, meglio, le reazioni sono state molto flebili. Si è deciso di lasciar fare, sperando che si potesse bloccare la politica espansionistica di Putin. Il risultato è quello che abbiamo visto appena un mese fa. E allora, con molto pragmatismo, dico ai nostri concittadini: se avessimo avuto una capitolazione dell'Ucraina in quarantotto ore, quali scenari avremmo avuto alle nostre porte e dentro l'Europa? È infatti evidente che, se l'Ucraina avesse capitolato, Putin avrebbe continuato ad espandersi. E quali sarebbero stati i riflessi sugli altri territori? Penso all'Estremo Oriente (Taiwan), ma anche al Medio Oriente. Avremmo dato un messaggio devastante: qualunque dittatore può conquistare e annettersi un Paese sovrano, tanto la comunità internazionale non reagisce. Ecco perché siamo arrivati a questo punto. Domani lei parteciperà al Consiglio europeo, signor Presidente. Lo dico ai nostri concittadini: bisogna tenere aperto il canale del negoziato e della pace, ma, attenzione, non siamo noi che non lo vogliamo. Hanno tentato diversi Capi di Stato e di Governo: Macron, Scholz, Erdoğan e il premier israeliano Bennett. Tutti hanno spiegato in modo chiaro, purtroppo, che Putin vuole andare avanti. Noi cosa possiamo fare? Possiamo insistere esclusivamente su sanzioni più dure e possiamo insistere aiutando un popolo a difendersi. Questo lo prevede anche la nostra Costituzione. Non è vero - c'è troppa mala informazione - che la Costituzione non prevede l'aiuto; noi ripudiamo la guerra solo in termini offensivi, non certo difensivi. Lei domani incontrerà gli altri leader del Consiglio europeo e poi ci sarà il vertice della NATO. Si vada avanti, magari con un'unica voce, sul tavolo dei negoziati. Ma attenzione, signor Presidente del Consiglio: noi chiediamo a lei di difendere non solo il popolo ucraino, perché noi dobbiamo difendere quel popolo per difendere le radici da cui deriviamo, perché sono messi in discussione la libertà e i valori in cui noi crediamo e di cui ci siamo dimenticati. Grazie anche agli americani, per ottant'anni abbiamo vissuto in pace. Non dimentichiamoci che Putin invade l'Ucraina perché non hanno una bomba atomica. Questo deterrente che si chiama armamento, purtroppo, è servito per cinquant'anni, quando avevamo solamente il Patto di Varsavia dinanzi a noi. Oggi la situazione ci riporta indietro in un contesto molto più complesso. Non abbiamo solo l'ex Unione Sovietica; abbiamo la Cina, abbiamo l'India, abbiamo la Turchia. Il nuovo ordine mondiale sarà molto più complesso. Mi permetta, signor Presidente, visto che siamo in Italia e siamo in Senato, vorrei concludere con una citazione di Francesco Guicciardini. In una delle sale del Senato c'è una bellissima frase, che voglio ricordare a tutti: «Osservate con diligenza le cose dei tempi passati perché fanno lume alle future e quello che è e sarà, è stato in altro tempo». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Presidente Draghi, ho ascoltato attentamente le sue parole. Il Consiglio europeo del 24 e 25 marzo affronterà tra i temi all'ordine del giorno quello della crisi russo-ucraina. Tutti in quest'Aula siamo ben consci che in questa triste vicenda ci sono un Paese aggressore e un Paese aggredito. Tuttavia, ritengo sia bene ricordare che il conflitto in Ucraina ha certamente radici storiche e profonde. La crisi, inizialmente politica e in seguito militare, è iniziata con le manifestazioni di Kiev nel novembre del 2013, una crisi che ha portato alla luce in maniera eclatante una delle tante linee di faglia internazionali che si sono maggiormente sviluppate nei Paesi appartenenti all'ex Unione Sovietica. L'esempio ucraino, sotto i nostri occhi oggi, è forse quello simbolicamente più significativo e geograficamente più di impatto per gli interessi degli scenari europei in tutta la sua drammaticità. Tuttavia, le avvisaglie di questa crisi si erano già palesate nel corso dell'ultimo ventennio in tutto il blocco sovietico. Pertanto, all'occhio di un attento osservatore, è importante tenere a mente che lo scenario ucraino rischia di non essere un fenomeno isolato, né tantomeno di essere l'ultimo. Tutti infatti in quest'Aula sappiamo - e non solo in quest'Aula, ma ci auguriamo ovviamente di no - che tale arco di crisi, ad esempio, potrebbe espandersi velocemente nello scenario asiatico. Presidente Draghi, sono sincero e le dico che questo clima apparentemente tranquillo non mi rassicura, ma credo che sia lo stesso anche per lei e per il suo Governo. Dando per assodato che l'Assemblea del Senato voglia all'unanimità un cessate il fuoco tra le parti, credo che sia giusto rimarcare come tra i principali impegni della risoluzione di maggioranza, valutata e scritta attentamente nelle Commissioni, peraltro prima dell'intervento del presidente ucraino Zelensky di ieri, vi sia proprio l'indicazione al Governo di proseguire in questo obiettivo. Bisognerebbe però capire che ruolo possa giocare l'Unione europea a livello diplomatico e se l'Unione europea possa avere l'opportunità di svolgere questo ruolo. Con tutta onestà al momento l'Unione non è riuscita ad interpretare tale ruolo di mediazione. Abbiamo visto alcuni tentativi unitari da parte del Presidente francese, che non hanno avuto l'esito sperato. Ma, se davvero l'Europa può e vuole svolgere tale ruolo, sarebbe estremamente utile capire quali sono finalmente le cosiddette linee rosse per Bruxelles. Credo che un tavolo importante come quello del Consiglio europeo, al quale lei parteciperà, sia utile per provare a fare anche questa sintesi. Se, come sembra, la neutralità dell'Ucraina rispetto all'adesione alla NATO è un tassello imprescindibile per la Russia e anche Kiev ha aperto a tale condizione, bisogna pensare a un sistema di sicurezza in grado di difendere l'Ucraina nel breve-medio periodo. In questa partita l'Unione europea deve palesare con fermezza la propria volontà, anche per riuscire concretamente a velocizzare il potenziale processo negoziale e a fermare questa inutile mattanza di vite umane di civili che nel 2022 mai ci saremmo aspettati di vedere, men che meno dopo una pandemia mondiale. Ma nel Consiglio europeo di domani, all'ordine del giorno vi sarà anche la questione della bussola strategica, lo strumento che racchiude i programmi dell'Unione europea per la sicurezza e la difesa. Leggendo il primo documento pubblicato, il piano appare estremamente ambizioso e non so dire se questo sia un bene o un male. Ciò che balza a prima vista è che sia stato chiaramente accelerato dal nuovo fronte aperto dall'invasione russa in Ucraina e non credo che sia solo una mia impressione. Se me lo permette, signor Presidente del Consiglio, sempre sulla questione della bussola strategica e dell'autonomia della difesa europea avrei un paio di osservazioni che vorrei lasciare a lei e all'Aula.