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pensiamo allora ad un Paese in cui lo spread sia attorno ai 600 punti. In tal caso anziché ricorrere al mercato libero e quindi pagare cifre spropositate per gli interessi sui crediti per fare fronte alle proprie difficoltà, ricorrere al MES consentirebbe di poter usufruire di tassi più agevolati. Pertanto, possiamo dire che è un meccanismo di difesa comune contro il potenziale fallimento di uno Stato. Chi polemizza dicendo che il MES serve a pagare le crisi delle banche tedesche o francesi dice il falso; il MES aiuta a tutelare i contribuenti perché preserva la stabilità finanziaria, assicurandosi che anche in caso di crisi i correntisti, da un lato, e gli investitori, dall'altro, non perdano cifre smisurate. In questo modo si cerca di garantire il minor impatto possibile sul sistema bancario. In sostanza, il MES tutela il risparmio degli italiani e anche di altri Paesi; non è un caso che si sia ricorso proprio al MES, insieme a politiche specifiche della Banca centrale europea, nelle fasi di peggior crisi al fianco di Paesi in difficoltà, come ad esempio il Portogallo, la Spagna, l'Irlanda e la stessa Grecia, garantendo la tenuta della moneta unica. Quindi dovremmo essere interessati alla costruzione di un'area monetaria stabile e resiliente in cui il MES non è a favore dei banchieri, come invece si è detto polemicamente in queste settimane, ma è a favore dei cittadini. Certo che chi ha sparato a zero e continua ancora a farlo in queste settimane è poco interessato al merito delle questioni. Sono state messe in giro tutta una serie di notizie false, di vere e proprie fake news. Ad esempio sul fatto che ci sia un automatismo tra l'ottenimento del credito e un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani; come anche la possibilità di una verifica preventiva della sostenibilità del debito; aspetto che invece è già presente nel trattato vigente. Chi urla al complotto è spesso esattamente colui o coloro i quali hanno, a loro volta, contribuito alla redazione di queste negoziazioni, solo che oggi, non essendo più parti in causa, cercano di mandare tutto quanto a monte. Pertanto, le questioni sono due: forse si continua a non capire di cosa stiamo parlando - in effetti ci sono interviste, anche al presidente Salvini, che attestano proprio questo dal momento che, su esplicita domanda su cosa significhino determinati termini inerenti il MES, si è visto palesemente che non è stato in grado di fornire risposte - oppure, l'altra ipotesi, è che si stia giocando al massacro auspicando un'uscita dell'Italia dall'euro. In effetti, anche questa potrebbe essere una modalità di ristrutturazione del debito, solo che avrebbe sicuramente effetti e costi catastrofici sia per le finanze del Paese che per i risparmiatori. Presidente, non è chiaro quale delle due ipotesi sia quella più accreditata, però resta l'assurdità di forze politiche che, dopo aver contribuito a loro volta a raggiungere un compromesso anche valido in merito alla modifica della riforma del MES, adesso invece ambiscono a far saltare tutto. Presidente, credo debba essere dato atto di quanto fatto invece dal suo Governo, anche in occasione dell'ultimo vertice dell'Ecofin di alcuni giorni fa, in cui l'Italia ha portato avanti una linea chiara che mira a evitare che ci sia, per esempio, questo automatismo cui facevo riferimento prima e a contrastare la proposta del Ministro dell'economia e delle finanze tedesco, che ipotizzava, ad esempio, che i titoli di Stato inclusi nelle pance delle banche possano essere considerati come fattore di rischio e, quindi, desiderava limitarne l'acquisto. Questi sono aspetti che andrebbero a svantaggio del sistema bancario italiano. Governo, colleghi, credo che, anziché continuare a contestare la riforma di questo meccanismo, che va a favore non soltanto del Paese ma anche dei singoli contribuenti e dei singoli risparmiatori, ci dovrebbe essere una posizione convergente per dare al Governo e al Presidente del Consiglio la possibilità di portare una voce forte e compatta del nostro Paese, in sede di Consiglio europeo, per dire che la riforma del MES non è sufficiente. Serve, invece, il completamento dell'Unione economica e monetaria e, dunque, servono altri tasselli, altri strumenti, a partire dallo European deposit insurance scheme (EDIS), un'assicurazione comune dei depositi, che vada a tutelare i singoli risparmiatori indipendentemente dal luogo in cui si trova la loro banca oppure l'istituzione di un titolo obbligazionario europeo sicuro, come potrebbero essere gli eurobond , per aiutarci a ridurre il debito pubblico del nostro Paese, come pure un bilancio e un quadro finanziario pluriennale con maggiori risorse che ci aiutino, da un lato, a dare stabilità e, dall'altro, a favorire la crescita. Queste sono le priorità dell'Italia. Presidente, queste sono le priorità che le consegniamo partendo da un presupposto: ci troviamo di fronte a una situazione per certi versi positiva rispetto al passato perché quelle forze populiste che in queste settimane si sono così fortemente espresse contro il Governo oggi sono, comunque, fuori dal Governo. Questo fa sì che l'Italia da qualche settimana a questa parte abbia ripreso a godere della fiducia dell'Europa. Presidente, si faccia forte di questa fiducia rinnovata nei confronti del Paese e faccia sentire la voce dell'Italia, portando avanti le istanze che abbiamo inserito nella risoluzione di maggioranza e che ho cercato soltanto in parte di sintetizzare nel mio intervento e non si lasci indebolire dalle voci e dalle forze populiste che non sono solo contro il Governo, ma sono in primis contro l'Europa. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor presidente Conte, lei torna in Aula oggi, dopo l'informativa urgente del 2 dicembre scorso, quando era stato incalzato a riferire sulla riforma del MES, poiché erano emerse criticità di merito e metodo, compreso un avallo italiano dato senza che il Parlamento ne venisse informato né esprimesse - come invece previsto - un suo atto d'indirizzo; in quei giorni - lo ricorderà - si rincorrevano dichiarazioni contraddittorie e smentite anche da parte di autorevoli della sua maggioranza, storia nota. Oggi lei, signor Presidente, torna in Aula in vista dell'appuntamento del 12 e 13 dicembre, ma nel suo discorso non abbiamo sentito le risposte alle domande precise che andiamo ponendo sul fondo salva Stati. Continuiamo a ritenere che, così come appare confezionato, il MES comporti conseguenze negative e le sue rassicurazioni -mi scusi, signor Presidente - sono vaghe e quindi allarmanti. È il solito storytelling , il suo, per cui va sempre tutto bene nel Paese, nella maggioranza e nella manovra. In realtà prevediamo conseguenze negative non solo per l'Italia e i singoli Paesi membri, ma anche per l'intera eurozona, almeno stando a quanto sostenuto da 32 economisti di 13 università italiane, che hanno firmato un documento in cui bocciano la riforma del MES chiedendo di non sottoscriverla. E non si tratta - lo voglio dire - di spaventosi e trinariciuti sovranisti: