[pronunce]

La disposizione denunciata, secondo la predetta società, si limita a prevedere una deroga alla titolarità individuale delle farmacie private, consentendo la creazione di società di persone di cui possono far parte solo soci farmacisti e il cui oggetto sociale riguardi esclusivamente l'attività di gestione della farmacia. In ordine alla asserita lesione dell'art. 32 Cost., la società costituita ha osservato che la censura si risolverebbe in una apodittica e indimostrata petizione di principio. 7. - È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo, preliminarmente, l'inammissibilità della sollevata questione per difetto o perplessità della motivazione sulla rilevanza e, nel merito, l'infondatezza della stessa in ragione della non assimilabilità delle situazioni poste a confronto. 8. - In prossimità della pubblica udienza le parti interessate hanno provveduto a depositare memorie scritte con le quali hanno dedotto in ordine agli argomenti esposti negli atti di costituzione e di intervento. In particolare, la Federfarma e gli altri ricorrenti nel giudizio a quo hanno evidenziato come le farmacie comunali debbano essere soggette alla stessa disciplina dettata per le farmacie private, stante l'identità dell'attività svolta. Il Comune di Milano ha insistito per l'inammissibilità ed irrilevanza della questione e, nel merito, ha evidenziato come il divieto posto dalla norma denunciata non possa estendersi alle farmacie comunali in ragione della diversità obiettiva delle stesse rispetto a quelle private. La GEHE Italia s.p.a., a sua volta, ha osservato come l'incompatibilità posta dalla norma denunciata riguardi solo un ristretto novero di farmacisti (soci di società in nome collettivo titolari di farmacia privata) e come, essendo la somministrazione di farmaci normalmente conseguente a prescrizioni mediche, nessun concreto pericolo per la salute pubblica possa derivare dalla circostanza che società di distribuzione all'ingrosso di prodotti farmaceutici si occupino della gestione delle farmacie comunali, peraltro costituenti in Italia solo una minima parte delle farmacie aperte al pubblico. L'Avvocatura generale dello Stato ha insistito per l'inammissibilità della questione, evidenziando come l'ordinanza di remissione non contenga alcuna spiegazione dei motivi che hanno indotto il remittente a ritenere la norma denunciata non applicabile in via interpretativa anche alle farmacie comunali.1. - Il TAR della Lombardia ha sollevato, con riferimento agli artt. 3 e 32 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, lett. a), della legge 8 novembre 1991, n. 362 (Norme di riordino del settore farmaceutico), in relazione all'art. 9 della medesima legge [recte: della legge 2 aprile 1968, n. 475 (Norme concernenti il servizio farmaceutico)]. 2. - Ad avviso del remittente, la norma denunciata, al fine di evitare un conflitto di interessi, vieta a chi ha la gestione di una farmacia privata qualsiasi attività nel settore della produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco, mentre non prevede analogo divieto per le farmacie comunali, alla cui gestione possono partecipare anche società operanti nel settore della produzione e commercializzazione del farmaco. Il giudice a quo assume il contrasto della disposizione censurata con i parametri invocati, in quanto del tutto irragionevole sarebbe la mancata estensione del suddetto divieto, posto a tutela dell'interesse generale alla salute, alla gestione delle farmacie comunali. 3. - In via preliminare, vanno esaminate le eccezioni di inammissibilità sollevate da alcune delle parti in causa. 3.1 - Va in primo luogo disattesa l'eccezione, sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato, circa l'oscurità del dispositivo dell'ordinanza di remissione, che, nel censurare l'art. 8, comma 1, lett. a), della legge n. 362 del 1991, “a sproposito” fa riferimento all'art. 9 della legge n. 362 del 1991. A ben vedere, infatti, è proprio la palese inconferenza della disposizione da ultimo citata a rendere evidente che il remittente è caduto in un mero errore materiale, in quanto dal contesto complessivo dell'ordinanza si evince chiaramente che il giudice a quo intendeva fare riferimento all'art. 9 della legge n. 475 del 1968. D'altra parte, è da sottolineare che l'indicazione di quest'ultimo articolo non appare affatto necessaria ai fini della prospettazione della questione di legittimità costituzionale, che, nella sostanza, si incentra esclusivamente sull'art. 8 della legge 362 del 1991. 3.2 - Da respingere è altresì l'eccezione, anch'essa sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato, oltre che dalla GEHE Italia s.p.a., secondo la quale il remittente avrebbe prospettato la questione in termini ambigui e perplessi. Infatti, il giudice a quo, mira ad ottenere, attraverso la dichiarazione di incostituzionalità della norma censurata, l'estensione alle società che prendono parte alla gestione delle farmacie comunali del divieto previsto per i farmacisti privati di partecipare all'attività di produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco. 3.3 - Sono da disattendere anche le ulteriori eccezioni sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato e dalla GEHE Italia s.p.a., circa la insussistenza dei presupposti per una pronuncia della Corte di tipo additivo. La Corte, infatti, ben può estendere l'ambito di applicazione di una norma quando, in relazione al valore costituzionale tutelato, lo esiga, secondo il criterio della ragionevolezza, la ratio della norma stessa. 3.4 - Del pari sono infondate le eccezioni, anch'esse formulate dall'Avvocatura generale dello Stato e dalla GEHE Italia s.p.a., secondo cui il remittente si sarebbe immotivatamente discostato nell'interpretazione della disposizione denunciata dai discordanti precedenti del TAR della Lombardia e del Consiglio di Stato. È evidente, infatti, che il remittente non è necessariamente tenuto ad esplicitare le ragioni per le quali abbia ritenuto di discostarsi da isolati precedenti giurisprudenziali riguardanti fattispecie analoghe. 3.5 - Va infine disattesa la eccezione sollevata dal Comune di Milano secondo la quale la questione sarebbe inammissibile per irrilevanza. Infatti è fuor di dubbio che l'eventuale dichiarazione di incostituzionalità della norma in questione determinerebbe riflessi diretti sui requisiti soggettivi dei partecipanti alla gara indetta dal Comune di Milano, influendo, per questa via, sull'esito della stessa. 4. - Nel merito la questione è fondata. Al riguardo appare opportuno accennare preliminarmente al quadro normativo di riferimento ed al correlato regime delle incompatibilità. Nell'attuale sistema normativo, il servizio farmaceutico risulta fondamentalmente assicurato mediante la gestione delle farmacie private e comunali. La legge prevede che ogni Comune debba avere una pianta organica delle farmacie, nella quale deve essere indicato il numero, le singole sedi farmaceutiche e la zona di ciascuna di esse (art. 2 della legge n. 475 del 1968).