[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 1, lettera a), della legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi) promosso con ordinanza del 18 aprile 2002 dal Tribunale di Genova nel procedimento civile vertente tra Dagnino Paolo Mario e l'INPS, iscritta al n. 297 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 25, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di costituzione di Dagnino Paolo Mario e dell'INPS nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 maggio 2003 il Giudice relatore Fernanda Contri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso di un giudizio promosso da Paolo Mario Dagnino contro l'INPS, il Tribunale di Genova, sezione lavoro, con ordinanza emessa il 18 aprile 2002, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 1, lettera a), della legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi). Il giudice a quo sostiene che la norma censurata, nel disporre il cumulo dei contributi versati alle gestioni commercianti ed artigiani ai fini della liquidazione della pensione, determina una riduzione del trattamento pensionistico rispetto a quello che sarebbe spettato, ai sensi dell'art. 5 della stessa legge n. 233 del 1990, qualora tutti i contributi fossero stati versati ad un'unica gestione previdenziale. La suddetta riduzione non sarebbe giustificata, secondo il giudice a quo, dalla misura complessiva della contribuzione versata che nel caso di specie sarebbe sostanzialmente uguale a quella che sarebbe stata richiesta e versata in un'unica gestione speciale. Assumendo l'art. 5 della legge n. 233 del 1990 quale criterio normativo di comparazione rispetto alla fattispecie sottoposta al giudizio, il rimettente rileva che la parametrazione della misura della pensione in favore dei soggetti rimasti iscritti alla sola gestione artigiani (o commercianti) al reddito d'impresa quale risulta dalla media dei redditi percepiti negli ultimi dieci anni coperti da contribuzione, ovvero in numero inferiore di anni, anteriori alla decorrenza della pensione, produce una rilevante disomogeneità dei due trattamenti previdenziali in comparazione, la quale non risulta giustificata in presenza di una contribuzione sostanzialmente uguale in entrambe le ipotesi normative e di un'attività comunque di lavoro autonomo. Sul punto è richiamata la sentenza n. 264 del 1994 di questa Corte, nella quale si afferma essere contrario al principio di razionalità che all'inserimento di un periodo di contribuzione nella base di calcolo della pensione consegua, in un sistema che prende in considerazione per la determinazione della retribuzione pensionabile solo l'ultimo periodo lavorativo, come unico effetto, un depauperamento del trattamento pensionistico rispetto a quello già ottenibile ove in tal periodo non vi fosse contribuzione alcuna. La norma di cui all'art. 16, comma 1, lettera a), della legge n. 233 del 1990, attraverso il richiamo alle contribuzioni versate nei periodi di iscrizione alle rispettive gestioni senza alcun limite temporale, determinerebbe, quale suo effetto, un inferiore e quindi irragionevole trattamento pensionistico, a parità di contribuzioni versate ed in presenza di attività entrambe di lavoro autonomo, rispetto a quello riconosciuto dalla normativa favorevole di settore al pensionato rimasto iscritto, ininterrottamente, nel corso della vita lavorativa, ad un'unica gestione speciale. Aggiunge il rimettente che la norma di cui all'art. 5 della legge n. 233 del 1990 trova generale applicazione, nel settore del lavoro autonomo, per i trattamenti pensionistici aventi decorrenza successiva al 1° luglio 1990, indipendentemente dalla sussistenza o meno di periodi di contribuzione versati in misura fissa, per cui, in caso di accoglimento della questione, anche il ricorrente nel giudizio a quo rientrerebbe nell'area applicativa della suddetta norma. Il giudice a quo argomenta, infine, sulla rilevanza della questione sollevata, specificando che una eventuale pronuncia di illegittimità costituzionale della norma censurata darebbe luogo alla disapplicazione del provvedimento dell'INPS determinativo dell'importo mensile lordo della pensione, adottato in base all'art. 16, comma 1, della legge n. 233 del 1990, ed al conseguente riconoscimento del diritto dell'assicurato a percepire una pensione di anzianità di ben maggiore importo. 2. - Si è costituita in giudizio la parte ricorrente del giudizio a quo, la quale, nel chiedere l'accoglimento della questione, sottolinea che la disparità di trattamento realizzata dalla norma censurata non sarebbe giustificata sotto alcun profilo, in quanto: a) le attività considerate (commerciale e artigiana) sono entrambe di lavoro autonomo; b) le contribuzioni richieste per le rispettive gestioni sono, a parità di reddito, praticamente coincidenti; c) le prestazioni erogate a chi, rispettivamente, abbia la pensione liquidata nella gestione esercenti attività commerciali o nella gestione artigiani (a parità di contribuzioni e di periodi contributivi) sono sostanzialmente equivalenti. 3. - Si è costituito in giudizio l'INPS, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. A giudizio dell'INPS, l'inammissibilità discenderebbe dal tenore dell'ordinanza di rimessione, che farebbe riferimento alla lettera b) del comma 1 dell'art. 16 della legge n. 233 del 1990, che disciplina l'ipotesi di periodi assicurativi versati nelle gestioni speciali e nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, non applicabile alla fattispecie esaminata dal giudice a quo. Nel merito, la questione sarebbe infondata. L'interpretazione secondo la quale l'art. 16 della legge n. 233 del 1990 disciplinerebbe soltanto il cumulo tra i periodi assicurativi in una sola gestione autonoma e in quella dei lavoratori dipendenti e non il cumulo dei contributi in diverse gestioni autonome non troverebbe fondamento né nell'interpretazione letterale, né nell'interpretazione sistematica e porterebbe, come affermato nella giurisprudenza della Cassazione, ad una “irragionevole disparità di trattamento tra chi cumula periodi assicurativi in gestioni autonome, che godrebbe del più favorevole sistema di conteggiare la pensione sulla media dei redditi degli ultimi dieci anni con un'unica anzianità complessiva, rispetto a chi, cumulando periodo assicurativo in gestione dei lavoratori dipendenti con periodo in gestione autonoma, sommerebbe solo due quote di pensione e potrebbe godere dell'altro sistema solo versando il riscatto previsto per la ricongiunzione dei periodi dall'art. 2 della legge n. 29 del 1979”.