[pronunce]

Nei giudizi introdotti dalle ordinanze del TAR della Valle d'Aosta, del TAR del Friuli-Venezia Giulia, del TRGA del Trentino-Alto Adige (relativamente ad una delle tre ordinanze) e del Giudice di pace di Ferrara è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni vengano dichiarate inammissibili o infondate e riservandosi di compiere ulteriori deduzioni con successive memorie. In particolare, l'Avvocatura dello Stato nota che la situazione dello straniero reintrodottosi nel territorio nazionale dopo essere stato espulso con accompagnamento alla frontiera non è paragonabile a quella dello straniero destinatario di un ordine di allontanamento dal territorio italiano entro quindici giorni. Nell'atto di intervento relativo al giudizio promosso dal TAR della Valle d'Aosta, poi, la parte pubblica osserva che si tratta di una questione già proposta nel medesimo giudizio e dichiarata manifestamente inammissibile da questa Corte con ordinanza n. 126 del 2005. La riproposizione della questione, peraltro, non sarebbe affiancata da quella integrazione della descrizione della fattispecie che la Corte ha sollecitato, perché il giudice a quo nulla dice in ordine ai precedenti penali dello straniero (in particolare per il reato di ricettazione), che, in concreto, avevano già condotto alla sua espulsione, il che dovrebbe determinare l'inammissibilità anche della questione oggi in esame.1. — Il Consiglio di Stato con due ordinanze (r.o. n. 309 e n. 555 del 2005) , il TAR della Lombardia, sezione staccata di Brescia (r.o. n. 319 del 2005), il TRGA del Trentino-Alto Adige, sede di Trento, con tre ordinanze di identico contenuto (r.o. n. 466, n. 562 e n. 563 del 2005), il TAR del Friuli-Venezia Giulia (r.o. n. 474 del 2005), il TAR della Valle d'Aosta (r.o. n. 485 del 2005), il TAR del Veneto (r.o. n. 588 del 2005), il Giudice di pace di Ferrara (r.o. n. 547 del 2005), sollevano, tutti, questione di legittimità costituzionale – in riferimento all'art. 3 della Costituzione, il TAR della Lombardia, anche agli artt. 24 e 111 Cost. ed il TRGA del Trentino-Alto Adige anche all'art. 35, primo comma, Cost. – dell'art. 1, comma 8, lettera a), del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 ottobre 2002, n. 222, nella parte in cui non consente di procedere alla regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari in posizione irregolare che siano stati destinatari di provvedimenti di espulsione da eseguire mediante accompagnamento alla frontiera; il TAR del Friuli-Venezia Giulia dubita della medesima norma anche nella parte in cui esclude dalla regolarizzazione coloro che abbiano lasciato il territorio nazionale e si trovino nelle condizioni di cui all'art. 13, comma 13, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero). Si sostiene dai giudici a quibus che la disposizione violerebbe l'art. 3 Cost., sia perché in contrasto con il principio di eguaglianza, in quanto stabilisce lo stesso trattamento per situazioni sostanzialmente diverse, sia per intrinseca irragionevolezza. Riguardo al primo aspetto, si rileva che l'accompagnamento alla frontiera può essere stato disposto sia dal Ministro dell'interno nei confronti di soggetti effettivamente pericolosi per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, sia dal prefetto per inosservanza della disciplina amministrativa dell'immigrazione (ingresso nel territorio dello Stato con elusione dei controlli di frontiera, permanenza nel territorio dello Stato, senza permesso di soggiorno, oltre il termine in cui ciò è consentito). L'irragionevolezza consisterebbe nel far discendere conseguenze gravi da un provvedimento dal quale il soggetto era stato colpito nel passato, in un'epoca in cui nei confronti del medesimo gli immigrati non godevano di adeguati rimedi idonei a consentire efficacemente il diritto di difesa, il tutto senza alcuna valutazione del loro inserimento sociale in Italia. Gli artt. 24 e 111 Cost. sarebbero violati, inoltre, anche perché la disposizione censurata ricollega ad un evento del passato conseguenze attuali gravi, «rendendo palese solo a posteriori un ulteriore (e più consistente) interesse all'impugnazione». Infine, la censura di contrasto con l'art. 35, primo comma, Cost. si sostanzia nel rilievo che la regolarizzazione del lavoratore extracomunitario è una manifestazione del diritto al lavoro e concorre in maniera determinante a quell'inserimento sociale che tale parametro costituzionale vuole tutelare. 2. — I giudizi devono essere riuniti perché hanno tutti ad oggetto la stessa questione, salvo l'ordinanza del TAR del Friuli-Venezia Giulia che prospetta anche una ulteriore questione, alla prima connessa. In via preliminare, si rileva l'inammissibilità delle questioni proposte con le ordinanze n. 309, n. 474, n. 547 e n. 588 del 2005. Queste, infatti, non precisano le ragioni dei provvedimenti di espulsione con accompagnamento alla frontiera di cui sono destinatari gli extracomunitari che sono parti dei giudizi a quibus o che, comunque, hanno determinato il diniego di regolarizzazione dei relativi rapporti di lavoro. Siffatta omissione non consente alla Corte di svolgere il necessario controllo sulla rilevanza. Nel caso prospettato dal Giudice di pace di Ferrara, poi, l'inammissibilità deriva anche dal fatto che – essendo il remittente chiamato soltanto alla convalida o meno del provvedimento di espulsione – nel giudizio a quo la disposizione attualmente censurata non deve essere applicata. 3.— La questione da scrutinare nel merito è, quindi, circoscritta alla parte della disposizione che esclude dalla legalizzazione del loro rapporto di lavoro quei cittadini extracomunitari che siano stati espulsi dal territorio dello Stato con provvedimento da eseguire mediante accompagnamento alla frontiera, essendo inammissibili, per le ragioni esposte, entrambe le questioni sollevate dal TAR del Friuli-Venezia Giulia. Per individuare la questione nei suoi giusti termini occorre inquadrare la disposizione censurata non soltanto nell'insieme delle norme del provvedimento legislativo di cui è parte, ma anche nel più ampio contesto legislativo in cui s'inserisce. A questo proposito si rileva che il d.l. n. 195 del 2002 contiene la disciplina della legalizzazione dei rapporti di lavoro intrattenuti illegalmente in Italia da imprenditori con lavoratori extracomunitari nei tre mesi antecedenti la data della sua entrata in vigore, avvenuta il 10 settembre 2002 (giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 9 settembre 2002) e coincidente con la data di entrata in vigore della legge 30 luglio 2002, n. 189; ne deriva che, al fine di un'esatta comprensione della presente questione, occorre aver riguardo alla disciplina dell'espulsione degli extracomunitari esistente prima del 10 settembre 2002 e contenuta nella versione originaria del testo unico di cui al d.lgs.