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Obbligo di informazione preventiva da parte delle scuole e di acquisizione del consenso da parte delle famiglie per progetti curricolari ed extracurricolari riguardanti l'ideologia gender. Onorevoli Senatori. – L'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sancisce il diritto dei genitori di scegliere l'educazione che preferiscono per i propri figli. La Giornata mondiale dei genitori è stata istituita dall'ONU proprio per ricordare che la prima educazione dei figli deve avvenire nelle proprie case. Sempre più spesso le scuole attivano progetti su temi delicati e sensibili, come ad esempio la sessualità, senza informare né chiedere il consenso ai genitori, che sono abituati a fidarsi e a dare deleghe in bianco alla scuola. Troppo spesso i nostri figli ricevono sistematicamente insegnamenti che non rispettano le scelte culturali dei genitori, nella scuola si introducono forme di vero e proprio indottrinamento, così il patto scuola-famiglia non viene rispettato. Se in tema di istruzione va rispettata la libertà di insegnamento dei docenti, sui temi educativi la legge riconosce il primato ai genitori. Difendere la libertà di educazione significa difendere un diritto umano oggi minacciato in Italia, dove un genitore non può di fatto scegliere liberamente la scuola per i propri figli, anche perché l'accesso alle paritarie ha dei notevoli costi. L'articolo 1, comma 16, della legge sulla «Buona Scuola» (legge n. 107 del 2015), ha aperto le porte a iniziative ideologiche di associazioni, enti, atenei e docenti. È giusto educare al rispetto, ma non è ammissibile un metodo di Stato, che azzeri le differenze e il riferimento naturale all'eterosessualità, con danni enormi per le generazioni future. Con la conseguenza che chi contesta il metodo, viene bollato come omofobo o sessista. Il gender non è un'invenzione, né un allarme rientrato. Esistono numerose segnalazioni che sono all'attenzione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, effettuate da singoli e soprattutto da associazioni di genitori che hanno protestato sull'introduzione nelle scuole di progetti di chiara impostazione politica finalizzata all'imposizione dell'ideologia gender , senza che si sia provveduto non solo al coinvolgimento delle famiglie, ma anche alla richiesta di un consenso in ordine a scelte didattiche ed educative a forte ideologia, che incidono sull'equilibrio nello sviluppo psicoaffettivo dei minori e sui valori condivisi nella famiglia d'origine. Il fenomeno persiste in varie forme, dal femminismo estremo alla fluidità sessuale che portano una nuova guerra tra i sessi e depotenziano la famiglia. Abbiamo assistito, anche di recente, al tentativo da parte di dirigenti scolastici di sostituire la festa della mamma o del papà con versioni anonime, definite più inclusive, per non turbare la sensibilità omosessuale. Sono iniziative che mascherano la tendenza sempre più diffusa a cancellare i riferimenti cardine della società quali padre, madre e famiglia naturale, lontane dal senso comune e spinte da ideologie e da lobby potenti che operano vere e proprie discriminazioni a rovescio. Fortunatamente sempre più genitori e insegnanti si accorgono di questa realtà e si oppongono. Il caso dell'asilo romano che ha eliminato le festa del papà e della mamma è stato seguito da milioni di italiani. Il municipio romano ha difeso la posizione della scuola, ma poi è stato smentito dall'Assemblea capitolina dove, con una mozione, è stato riconosciuto che tali feste non possono «offendere» la sensibilità di nessuno e vanno invece salvaguardate per il bene di tutti. È in atto, a vari livelli, un tentativo di erosione, quasi di esproprio, della libertà di educazione della famiglia, fino al punto di insidiare la potestà genitoriale: ce lo mostrano le vicende a scuola, ma anche le drammatiche storie di Charlie e Alfie, dove l'interesse del fanciullo è tragicamente stabilito da uno Stato etico egemone, che calpesta la volontà dei genitori. Le famiglie devono riappropriarsi del proprio primato educativo, ripensando il meccanismo di delega ad altri soggetti che il frenetico stile di vita spesso ci impone. Il presente disegno di legge costituisce una risposta alle istanze delle associazioni che richiedono che ai genitori venga riconosciuto il loro primato educativo su tutti i temi sensibili trattati a scuola, non solo per le attività pomeridiane, ma anche nell'orario normale di lezione. In caso contrario si tratterebbe di decisioni inique che scavalcherebbe il diritto internazionale. Su snodi come il consenso informato non si può non essere d'accordo. Nel testo si stabilisce l'obbligo per le scuole di ogni ordine e grado di informazione preventiva e di consenso esplicito da parte dei genitori degli alunni minorenni per lo sviluppo di progetti ed attività scolastiche, anche ai sensi dell'articolo 1, comma 16, della legge 13 luglio 2015 n. 107, che attengano in qualsiasi modo a finalità di affermazione dell'ideologia gender . Tale ideologia intende annullare la distinzione tra sesso e genere, ritenendo che il sesso di nascita, che invece è un incontrovertibile dato biologico naturale, non influisca sul genere sessuale, ritenuto essere unicamente un prodotto della cultura e della costruzione sociale dei ruoli; tutto questo con il fine ultimo e inconfessabile di voler demolire l'idea di famiglia tradizionale, distruggendola per consentire l'imposizione di un relativismo assoluto. L'educazione all'affettività, non essendo una disciplina curricolare obbligatoria, è da considerarsi attività extracurricolare. Le attività extracurricolari sono, secondo le normative vigenti, facoltative, per cui la scuola è tenuta a chiedere il consenso informato preventivo ai genitori, sia che siano proposte dentro o fuori dall'orario scolastico, sia che siano svolte dagli insegnanti titolari oppure da esperti esterni alla scuola (decreto del Presidente della Repubblica n. 567 del 1996). Se la scuola non richiede il consenso informato preventivo, i genitori lo possono presentare di loro iniziativa, valutando la programmazione di attività di educazione affettiva. In particolare riguardo all'educazione affettiva la legge n. 107 del 2015 recita: «Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni» (articolo 1, comma 16). A tal proposito il Ministero ha affermato più esplicitamente il ruolo importante della «libertà di scelta educativa della famiglia», che può essere esercitata dal singolo genitore, intervenendo nel delineare, in collaborazione con gli insegnanti, il piano delle attività da far frequentare ai figli: «la partecipazione a tutte le attività extracurricolari, anch'esse inserite nel P.O.F, è per sua natura facoltativa e prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni e degli studenti stessi, se maggiorenni che, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza» (circolare ministeriale del 6 luglio 2015).