[pronunce]

Da ciò deriverebbe l'irragionevolezza delle norme impugnate. Queste, infatti, escludendo la decorrenza della prescrizione in costanza di rapporto anche in assenza ormai di ogni metus di licenziamento, sarebbero divenute prive di razionalità e comporterebbero una ingiustificata disparità di trattamento rispetto a quanto disposto nel codice civile in tema di lavoro comune. 8. – Tale interpretazione delle norme censurate non ha fondamento. Essa presuppone, difatti, che il regime di non decorrenza della prescrizione in costanza di rapporto si possa ritenere giustificato dal metus di licenziamento del lavoratore nautico ed aeronautico. In realtà, al momento della adozione tanto del codice civile che di quello della navigazione, entrati in vigore entrambi nel 1942, la mancanza di stabilità reale riguardava tutti i lavoratori. Se il legislatore si fosse preoccupato di offrire attraverso la decorrenza della prescrizione una tutela al lavoratore rispetto al metus di licenziamento, avrebbe dettato una disciplina comune a tutti i rapporti, ivi compreso il lavoro di diritto comune. Il fatto che la non decorrenza della prescrizione operasse solo per i rapporti disciplinati dal codice della navigazione costituisce prova dell'irrilevanza del metus come causa di giustificazione della specificità della disciplina del lavoro nautico e aeronautico. Inoltre, sia l' art. 373 che l'art. 937 cod. nav. , dispongono la sospensione della decorrenza del termine di prescrizione non solo per il contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma anche per il rapporto di lavoro a tempo determinato (nel lavoro nautico anche per il contratto a singolo viaggio o a più viaggi), nei quali il timore del licenziamento ha uno spazio notevolmente ridotto. In particolare, poi, quanto al lavoro nautico, dalla relazione del Guardasigilli all'art. 373 si desume che, prima dell'approvazione del codice della navigazione, il regime differenziato era previsto esclusivamente per il rapporto a viaggio e per quello a tempo determinato. Ciò esclude logicamente che la ragion d'essere originaria della norma possa essere stata quella della tutela del lavoratore rispetto al timore di un licenziamento. In realtà, diversamente da quanto osservano i rimettenti, la ratio delle norme censurate affonda le sue radici in alcune caratteristiche tipiche del contratto di arruolamento e del contratto con il personale di volo, le cui persistenti peculiarità rispetto al lavoro ordinario sono connesse sia al momento genetico del rapporto di lavoro e sia alle particolari modalità di erogazione della prestazione lavorativa. Pur nell'ottica di un tendenziale avvicinamento delle discipline, tali specificità del lavoro nautico ed aeronautico sono state più volte ribadite da questa Corte (cfr. sentenze n. 98 del 1973, n. 63 del 1987 e n. 80 del 1994). Tra gli aspetti peculiari del lavoro nautico ed aeronautico si inquadra anche la durata biennale del termine di prescrizione, ispirata alla maggiore esigenza di certezza di rapporti nell'ambito del diritto della navigazione. Inoltre, a differenza di quanto avviene per i rapporti di lavoro comune, dove il regime di decorrenza del termine prescrizionale riguarda solo i diritti retributivi periodici (cfr. sentenze numeri 115 del 1975 e 40 e 41 del 1979), nel caso del lavoro nautico ed aeronautico esso concerne tutti i diritti scaturenti dal rapporto di lavoro. Se il fondamento razionale delle disposizioni censurate deve, dunque, necessariamente essere ricercato all'interno del sistema del codice della navigazione, esso può essere rinvenuto solo nel fatto che le prestazioni lavorative del personale di bordo o di volo sono destinate ad espletarsi in luoghi diversi da quello di assunzione e di residenza del dipendente. Con la disposizione sulla decorrenza della prescrizione, il legislatore del 1942 ha inteso dare rilievo ad una situazione o di vera e propria impossibilità (per i rapporti a viaggio) o di particolare difficoltà (nel rapporto a più viaggi, in quello a tempo determinato e in quelli a tempo indeterminato) di esercizio del diritto, connesse alla fisica lontananza dal foro competente, in ciò non discostandosi dalla regola generale dell'art. 2935 cod. civ. Motivazioni, queste, che sono alla base delle norme dettate sia in tema di lavoro con il personale di volo (art. 937 cod. nav.), sia per il contratto di arruolamento (art. 373 cod. nav.). La specificità del fondamento razionale delle norme, non influenzata dall'evoluzione della tutela normativa e giurisprudenziale, giustifica la diversità di regime rispetto al lavoro comune. Devono, pertanto, ritenersi infondate le questioni di legittimità relative all'art. 3 Cost. In presenza di una autonoma ratio giustificatrice del regime differenziato di decorrenza della prescrizione, la posizione di soggezione del datore di lavoro rispetto alla protrazione nel tempo del diritto di azione del lavoratore deve essere considerata alla stregua di un mero inconveniente pratico, come tale inidoneo a far ritenere compromesso o menomato il suo diritto di difesa. Anche la questione sollevata dal Tribunale di Venezia, relativamente all'art. 24, Cost. deve, pertanto, ritenersi infondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi; dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 373 e 937 del regio decreto 30 marzo 1942, n. 327 (Approvazione del testo definitivo del codice della navigazione), sollevate, dal Tribunale di Roma e dal Tribunale di Venezia, con le ordinanze in epigrafe, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 25 ottobre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 novembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA