[resaula]

Sono strumenti in grado di superare i limiti del PIL e misurare il benessere e la sostenibilità, non solo economica ma anche ambientale e sociale. Dal 2017 attraverso la legge n. 163 del 2016, che ha riformato la legge di bilancio, il BES entra per la prima volta nel processo di definizione delle politiche economiche, portando l'attenzione su alcune dimensioni fondamentali per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Vorrei porre la vostra attenzione sulla relazione che riguarda gli indicatori BES allegata al Documento di economia e finanza. Il quadro è piuttosto complesso; accanto a progressi registrati per alcuni indicatori, che ricordo essere in totale 12, si registrano - ahimè - tendenze di insostenibilità. In particolar modo, e da buon economista ecologico, vorrei illustrarvi l'andamento di due indicatori BES, uno del dominio «Ambiente» e l'altro del dominio «Paesaggio e patrimonio culturale», i quali mostrano tendenze che non vanno nella direzione, appunto, di uno sviluppo sostenibile. Il primo, l'indicatore delle emissioni di CO 2 e di altri gas climalteranti, è incluso nella strategia europea 2020. Esso, consente di illustrare, in via diretta, l'andamento della qualità dell'ambiente e il relativo impatto delle politiche e di misurare, anche in via indiretta, la sostenibilità in termini di rischio collegato ai cambiamenti climatici. Le emissioni pro capite di CO 2 hanno registrato una riduzione significativa tra il 2005 e il 2015, ma un aumento nel 2016. Eurostat ci parla di un incremento di 0,1 tonnellate e per il 2017 l'ISTAT ha segnato un ulteriore incremento di 0,2 tonnellate. Questi dati sono stati confermati anche qualche giorno fa nella presentazione del rapporto ISPRA sui rifiuti speciali e contraddicono alcuni che davano l'Italia sulla strada del decoupling, ossia del disaccoppiamento tra il modello di crescita (con un PIL in aumento) e la produzione di CO 2 . Questo dato, come avete capito, è allarmante se consideriamo gli obiettivi da raggiungere secondo il quarto pacchetto quadro clima-energia, fra i quali, vi ricordo, vi è la riduzione almeno del 40 per cento dei gas serra a livello europeo, rispetto all'anno 1990. La questione è rimarcata ancora nella strategia energetica nazionale (SEN), che mira ad accrescere la competitività nel nostro Paese, utilizzando però un percorso di decarbonizzazione (come da impegni presi con l'accordo di Parigi). La sfida quindi è ardua. Ricordo, tra l'altro, che dobbiamo ridurre le emissioni atmosferiche, fra le quali vi è la CO 2 , come richiesto dal decreto legislativo appena approvato, che recepiva la direttiva europea 2016/2284 sulla riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici. Il secondo indice di BES è relativo al consumo del suolo. È praticamente l'indice di abusivismo edilizio, il quale mostra il grado di sfruttamento del suolo e il degrado del paesaggio. Possiamo dire con una buona approssimazione che misura, appunto, il consumo di suolo. Il risultato dell'indice cambia a seconda del territorio che si considera, e i dati riportati nella relazione indicano che al Sud e nelle isole si è registrato un notevole peggioramento dal 2005 al 2017: siamo passati dal 33,2 al 49,9 per cento. Anche questa è una grande sfida. Fortunatamente abbiamo cambiato la rotta. Concludo. In ottobre, con la presentazione della legge di bilancio per il 2019, il Governo avrà il compito di continuare con gli impegni presi e con le nuove politiche da valutare in ogni ambito. Vi chiedo di tener presente una semplice cosa: tutto è collegato. Una corretta ed efficace politica ambientale è collegata a tutto il resto: alla lotta contro il disagio sociale, contro l'indebitamento; è collegata al gap tecnologico esistente fra il nostro tessuto di piccole e medie imprese e quelle internazionali, quindi è collegata alla loro competitività nel mercato globale. Siamo un'unica rete; una serie di interazioni a vari livelli collega il sistema economico con il sistema ecologico, con la resilienza dei territorio, con le comunità e il loro benessere. Sono convinta che l'Esecutivo continuerà a sostenere con convinzione questa linea di innovazione, in accordo con il nostro contratto di Governo, che vede l'Italia all'avanguardia a livello internazionale e che darà spazio in futuro non solo ai 12 indici BES, ma anche ad altri indicatori come l'impronta ecologica e la water footprint . Molto c'è ancora da fare, ma abbiamo costruito la base su cui proseguire ed allargare lo sforzo, per ottenere il vero miglioramento del benessere della nostra comunità. Possiamo virare, abbiamo tutto il tempo per farlo e divenire un grande Paese sostenibile ed equo. (Applausi dai Gruppi M5S e FI-BP e del senatore Cario) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, la sua presenza mi toglie un po' di ansia! Cari colleghi e membri del Governo, ho letto sommariamente il DEF che è stato preparato dal precedente Governo e mi è sembrato, così come ha detto il collega di Fratelli d'Italia, di vivere, in quelle pagine, nel paese di Bengodi, dove tutto andava bene e dove anche quella sul Monte dei Paschi è considerata una manovra da manuale. Così non è. Molto più sintetico, il parere dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che in tre pagine fa delle ipotesi e dà una soluzione generica dicendo: se si verifica questo, più o meno il documento può stare su. Ad ogni modo, penso che oggi dobbiamo parlare della proposta di risoluzione della proposta di risoluzione della maggioranza (che non ho ancora visto), ma che dalle parole del relatore immagino sia tutta incentrata sul fatto che bisogna trovare 12,5 miliardi. Sappiamo che, purtroppo, il sistema della pubblica amministrazione, dopo le leggi Bassanini, è andato nella direzione di delegare tutto, da parte della politica - per paura, dopo Tangentopoli - all'alta dirigenza, per cui oggi manca il controllo della politica, se non a priori , a posteriori . Non sappiamo che cosa stia succedendo nell'attuazione della legge di bilancio 2018; lo sapremo, leggendo gli articoli di giornale. Ad ogni modo, quello che ho detto meriterebbe una discussione a parte sul concetto di discrezionalità degli atti amministrativi; magari la faremo un'altra volta. Come dicevo, occorre trovare 12 miliardi per il 2019 e 19,2 per il 2020 per sterilizzare l'aumento dell'IVA dal 22 al 25 per cento per salti intermedi e dal 10 al 13, la qual cosa ucciderebbe i consumi: lo dicono tutti. Se fossi io - o quelli che la pensano come me - a decidere dove trovare i 12 miliardi, farei questa manovra, ben sapendo che ne mancano anche altri, perché la cifra indicata nel DEF, che presumibilmente sarà mantenuta, al riguardo degli investimenti è irrisoria, senza contare che non ci sono da alcuna parte i finanziamenti sulle clausole del contratto, che in parte il Governo, legittimamente - trovando i soldi non so dove - potrà attuare.