[pronunce]

8.3.— In terzo luogo, la Provincia sottolinea come l’art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001 tenda a far sì che le Regioni ad autonomia speciale usufruiscano dell’incremento di autonomia contenuto nella novella in quanto sia rispettata l’autonomia di cui godevano in base allo statuto. In tal senso è richiamata la sentenza n. 48 del 2003, con la quale si riconosce che la competenza sull’ordinamento degli enti locali attribuita alle Regioni ad autonomia speciale non è intaccata dalla riforma del Titolo V della parte II della Costituzione, ma sopravvive, quanto meno, negli stessi ambiti e negli stessi limiti definiti dagli statuti. La persistenza della potestà legislativa provinciale, con riguardo all’ambito in questione, emergerebbe, comunque, dalla stessa sentenza n. 401 del 2007, laddove quest’ultima ha ritenuto sussistente il difetto d’interesse all’impugnazione del citato art. 4, comma 3, del Codice degli appalti, anche in ragione della clausola di adeguamento di cui al successivo comma 5 del medesimo art. 4. La stessa prassi legislativa è in tal senso, tenuto conto, ad esempio. che la statuizione normativa sulla rilevazione in ambito provinciale dell’aumento dei costi dei materiali (art. 13, comma 6-ter, della legge n. 26 del 1999, ora sostituito dall’impugnato art. 16 della legge prov. n. 10 del 2008) risultava già dall’art. 23 della legge provinciale 15 dicembre 2004, n. 10 (Disposizioni in materia di urbanistica, tutela dell’ambiente, acque pubbliche, trasporti, servizio antincendi, lavori pubblici e caccia) e dall’art. 47 della legge provinciale 29 dicembre 2005, n. 20 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2006 e pluriennale 2006-2008 della Provincia autonoma di Trento - legge finanziaria). 8.4.— In ragione di tali premesse, nonché della circostanza che i lavori pubblici provinciali costituiscono una vera materia, ad avviso della resistente lo scrutinio di costituzionalità va condotto alla luce dei limiti stabiliti dallo statuto, come specificati, in particolare, in quelli delle riforme economico-sociali e degli obblighi comunitari. Le disposizioni statali dettate a tutela della concorrenza, pertanto, non possono imporsi tout court alla Provincia, in quanto adottate nell’esercizio di una potestà legislativa statale, ma solo nel caso in cui le stesse corrispondano a principi di riforma economico-sociale e agli obblighi internazionali della Repubblica (sono richiamate le sentenze n. 65 del 2005 e n. 230 del 2001). Analoghe considerazioni valgono per la resistente in ordine alle disposizioni espressione della potestà legislativa statale in materia di ordinamento civile. Diversamente, quest’ultimo si estenderebbe fino a ricomprendere tutta la fase preliminare alla stipulazione, di formazione della volontà della stazione appaltante e tutta la fase successiva, in cui l’amministrazione si determina ad utilizzare questo o quello strumento privatistico (sono richiamate le sentenze n. 159 del 2008 e n. 35 del 1992). 8.5.— La Provincia dà atto, tuttavia, che la Corte costituzionale con la sentenza n. 411 del 2008 è sembrata discostarsi dalla clausola dell’art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, ed ammettere che le competenze enunciate dall’art. 117, secondo comma, Cost. possono avere un effetto limitativo delle competenze statutarie. Tuttavia, ciò rappresenta una ingiustificata differenziazione rispetto alla costante linea giurisprudenziale del Giudice delle leggi. Né sarebbe giustificata l’applicazione del criterio della prevalenza, utilizzato con riguardo alle Regioni a statuto ordinario. Detto criterio, ad avviso della resistente, sarebbe stato utilizzato dalla sentenza n. 401 del 2007 per «riedificare (…) le materie “tutela della concorrenza” e “ordinamento civile” che la giurisprudenza costituzionale precedente aveva “smaterializzato” inquadrandole in materie “trasversali”, e che (…) nella sentenza n. 411 del 2008 essa ha assunto come perno della sua motivazione». 8.6. — Resta fermo, pertanto, ad avviso della Provincia autonoma, che il vaglio di costituzionalità deve tener conto delle disposizioni statutarie. In tal senso, sono richiamate le sentenze n. 1 del 2008 e n. 14 del 2004, le quali mettono in evidenza tale metodologia di giudizio. 8.7.— Poiché ad avviso della Provincia il ricorso dello Stato muove dall’asserzione della incompetenza della Provincia medesima a dettare le disposizioni censurate, le questioni sottoposte all’esame della Corte sarebbero infondate. Nel caso in cui, invece, si ritenesse che lo Stato ha contestato il superamento dei limiti statutari, le questioni sarebbero inammissibili per genericità delle censure, in quanto il ricorrente deduce la contrarietà alle disposizioni del Codice degli appalti, ma non argomenta sulla natura di norme di riforma economico-sociale delle stesse, dal momento che tale qualifica non può attribuirsi ad un intero complesso normativo statale. Né può affermarsi che la tutela della concorrenza, per sua stessa natura, debba essere necessariamente uniforme. Proprio l’esame dell’ordinamento comunitario pone in luce come siano lasciati spazi di discrezionalità. Così, la stessa Commissione europea esemplifica diverse forme di pubblicità che possono essere seguite dalle amministrazioni per i contratti sotto soglia di interesse trasfrontaliero certo (Corte di giustizia delle Comunità europee, sentenza 15 maggio 2008, resa nelle cause C-147/06 e C-148/06, paragrafi 31 e 33). 8.8.— Infine, rileva la Provincia che nell’affermare la propria potestà legislativa, essa non intende difendere «normative opache, con le quali si innalzino barriere protezionistiche, a tutela di interessi localistici». Ad impedire ciò sussiste il limite del rispetto della Costituzione (in particolare, gli artt. 3, 41 e 120 Cost.). 8.9.— Passando all’esame delle singole censure la Provincia contesta le violazioni prospettate dallo Stato e mette in evidenza la genericità delle censure stesse. 9.— In data 7 ottobre 2009, la Provincia ha depositato memoria anche in ordine al ricorso n. 92 del 2008. 9.1.— Innanzi tutto, nel dedurre l’infondatezza e l’inammissibilità delle censure prospettate in ordine all’art. 29, comma 2, della legge prov. n. 16 del 2008, sono richiamate le difese prospettate con la memoria relativa al ricorso n. 62 del 2008. In ordine alle ragioni che hanno determinato la disposta anticipazione del termine di entrata in vigore della disciplina dell’istituto della finanza di progetto, si osserva che risponde all’interesse pubblico mettere subito in campo la normativa in esame. Ciò vale anche per l’immediata applicazione dei commi 4 e 5 dell’art. 46-ter della legge n. 26 del 1996, come sostituito dalla legge n. 10 del 2008, che riguardano alcuni meccanismi di regolazione delle condizioni economiche del contratto.