[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 6, comma 2, della legge della Regione Campania 28 novembre 2001, n. 19 (Procedure per il rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni edilizie e per l'esercizio di interventi sostitutivi - Individuazione degli interventi edilizi subordinati a denuncia di inizio attività - Approvazione di piani attuativi dello strumento urbanistico generale nei comuni obbligati alla formazione del programma pluriennale di attuazione - Norme in materia di parcheggi pertinenziali - Modifiche alla legge regionale 28 novembre 2000, n. 15 e legge regionale 24 marzo 1995, n. 8), promosso con ordinanza del 27 gennaio 2004 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, nei procedimenti penali riuniti a carico di Annamaria D'Aniello ed altri, iscritta al n. 292 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 16, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento della Regione Campania; udito nella camera di consiglio del 13 ottobre 2004 il Giudice relatore Ugo De Siervo. Ritenuto che il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, con ordinanza pronunciata in data 27 gennaio 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge della Regione Campania 10 ottobre 2001 (recte: 28 novembre 2001), n. 19 (Procedure per il rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni edilizie e per l'esercizio di interventi sostitutivi – Individuazione degli interventi edilizi subordinati a denuncia di inizio attività – Approvazione di piani attuativi dello strumento urbanistico generale nei comuni obbligati alla formazione del programma pluriennale di attuazione – Norme in materia di parcheggi pertinenziali – Modifiche alla legge regionale 28 novembre 2000, n. 15 e alla legge regionale 24 marzo 1995, n. 8), in relazione agli articoli 3 e 117 della Costituzione, nella parte in cui subordina a semplice autorizzazione gratuita la realizzazione di parcheggi in aree libere, anche non di pertinenza del lotto dove insistono gli edifici, ovvero nel sottosuolo di fabbricati o al pianterreno di essi, anche in deroga agli strumenti urbanistici; che il giudice a quo premette che nel corso dell'udienza preliminare, relativa ad un procedimento a carico di alcuni soggetti imputati dei reati di cui agli articoli 323 cod. pen. e 20, lettera b), della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie), il pubblico ministero ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio, «sollecitando contemporaneamente il giudice» a sollevare questione di legittimità costituzionale della citata norma regionale; che – prosegue il rimettente – «i capi di imputazione e gli atti fanno riferimento al rilascio di una pluralità di autorizzazioni edilizie gratuite per la realizzazione di posti auto» le quali sarebbero state rilasciate «apparentemente» ai sensi della legge 24 marzo 1989, n. 122 (Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate nonché modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393), ma «in realtà in violazione dell'art. 9» di tale legge, dal momento che mancherebbero i presupposti da essa previsti, vale a dire l'esistenza di un vincolo di pertinenzialità del parcheggio rispetto all'immobile e la qualità di proprietario di tale immobile (rispetto al quale il parcheggio costituisce pertinenza) del costruttore del parcheggio; che l'art. 6 della legge regionale n. 19 del 2001, nel richiedere la sola autorizzazione gratuita per la «realizzazione di parcheggi su aree libere, anche non di pertinenza del lotto su cui insistono gli edifici, ovvero nel sottosuolo di fabbricati o al pianterreno di essi», sottrarrebbe al regime concessorio interventi che, invece, in base alle leggi statali vi sarebbero sottoposti, dal momento che la legge n. 47 del 1985 richiederebbe necessariamente il rilascio della concessione edilizia per la realizzazione di nuove opere che abbiano un volume edilizio e siano suscettibili di autonoma utilizzazione, e che il d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) «continua» a richiedere per tali tipologie di interventi il permesso di costruire, di tal che la realizzazione di parcheggi, se effettuata in assenza dei presupposti di cui alla legge n. 122 del 1989, costituirebbe reato (ai sensi dell'art. 20 della legge n. 47 del 1985 e dell'art. 44 del d.P.R. n. 380 del 2001); che, rispetto a tale sistema, la legge n. 122 del 1989 (c.d. legge Tognoli) costituirebbe una deroga alla disciplina ordinaria, in casi tassativamente indicati «e non ricorrenti nel caso di specie, né estensibili, tramite legge regionale»; che pertanto, ritiene il giudice rimettente, la norma regionale censurata contrasterebbe con i principî fondamentali della materia costituiti dalla necessità della concessione edilizia per la realizzazione di una nuova opera suscettibile di uso autonomo e che diverso principio non potrebbe ricavarsi dalla legge n. 122 del 1989 la quale sarebbe stata emanata proprio per fronteggiare le esigenze dei proprietari degli immobili e non per consentire speculazioni edilizie, rese, invece, possibili dalla legge regionale «che facultizza chiunque a realizzare mediante semplice “autorizzazione”» dei parcheggi; che, osserva ancora il giudice a quo, qualora si ritenesse l'art. 6 della legge regionale n. 19 del 2001 esente da profili di incostituzionalità, non potrebbe essere accolta la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero, dal momento che la condotta contestata agli imputati, pur essendo illecita al momento della commissione del fatto, non lo sarebbe più per effetto della successiva emanazione della legge regionale censurata, la quale avrebbe integrato con un contenuto più favorevole la norma penale in bianco dell'art. 20 della legge n. 47 del 1985, in quanto la disciplina della successione delle leggi nel tempo – secondo «più pronunce della Corte di cassazione» – riguarderebbe anche le norme extrapenali integrative delle norme penali;