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Come possiamo accettare - faccio un esempio fra mille - che in Puglia le ferrovie siano ancora a binario unico? Come possiamo accettare che non esistano collegamenti dignitosi tra Catania e Palermo? Il funzionamento di queste infrastrutture e il loro miglioramento vorrebbe dire più turismo, più industria, più ricchezza e più economia. Bisogna allora invertire completamente questa visione; soprattutto, bisognerebbe averla una visione perché purtroppo in questo DEF non c'è un piano di investimenti e ne troviamo poche tracce anche nell'accordo Grillo-leghista su alcuni temi. Non ci sono neppure adeguate coperture e una riflessione seria sulla oggettiva necessità di puntare sulle infrastrutture digitali, tema che dovrebbe essere sentito, per esempio, da chi ha trasferito su Internet perfino la sua idea di democrazia. Nel momento in cui tutto il mondo discute di quell'immenso investimento in infrastrutture e collegamenti, che è la nuova via della seta, noi siamo fermi da anni. Qualcuno vorrebbe addirittura opporsi a una grande opera come quella della TAV o al ponte sullo Stretto. Una Nazione che non costruisce strade, che non progetta ponti, porti, aeroporti e infrastrutture, è una Nazione che ha rinunciato a crescere ed è destinata a scivolare nella miseria. Per questo chiediamo al Governo di recepire le proposte di Fratelli d'Italia in tema di investimenti pubblici, che vorremo riproporre nella nostra risoluzione. Si dovrebbe destinare almeno il 3 per cento del PIL a investimenti pubblici e infrastrutture per tornare a puntare sull'ammodernamento della Nazione, partendo dalla rete digitale e passando al miglioramento del trasporto pendolare ed all'alta velocità. Ci vorrebbe un piano per il Sud per realizzare le condizioni infrastrutturali e logistiche necessarie alla crescita e allo sviluppo del territorio. C'è poi anche la difesa dei nostri beni strategici, della nostra capacità produttiva dall'aggressione straniera, a partire dalla tutela delle reti di telecomunicazione, infrastrutturali, logistiche, tecnologiche e di trasporto, quelle stesse che anni di Governo della sinistra hanno reso terreno fertile di saccheggio della Francia e di altri Stati stranieri. Se il Governo seguirà questa strada che guarda al futuro della nostra Nazione potrà contare sulla leale collaborazione di Fratelli d'Italia. Ecco quindi che - diciamoci la verità - la vera sfida in Europa sarà quella di portare la quota per gli investimenti strutturali al di fuori del calcolo dell'odierno rapporto deficit -PIL consentito. Questa è la sfida e su questa sfida Fratelli d'Italia ci sarà. (Applausi dal Gruppo FdI . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Biasotti. Ne ha facoltà. BIASOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, certamente i membri del Governo sanno che, come diceva il mio collega precedentemente, all'interno del Documento di economia e finanza c'è un capitolo molto importante sulle infrastrutture che, in particolare, vengono ritenute obiettivi prioritari e indispensabili per la crescita economica del nostro Paese. Oggi noi paghiamo 7-8 punti di PIL per inefficienza infrastrutturale sia marittima sia portuale sia stradale, che ferroviaria. Per fortuna questo Documento lenisce questa carenza e dà una prospettiva di sviluppo. In questo Documento ci sono diverse opere e mi voglio soffermare su due di esse. La prima è il Terzo valico di Genova, la cosiddetta linea ferroviaria che da Genova porta a Rotterdam, e che ci potrebbe permettere di far fermare le navi che giocoforza passano nel Mediterraneo e che invece vanno nei porti del Nord, con un aggravio inaccettabile per l'economia del nostro Paese. Questo Terzo valico è già stato finanziato totalmente ed è stato già effettuato un lavoro per il 30 per cento del suo costo totale. La seconda opera è la Gronda di Genova, un passante autostradale - c'è un continuo intasamento di merci, dal momento che abbiamo ancora un'autostrada fatta da Mussolini che passa in mezzo alla città, a due corsie, veramente inaccettabile - che è considerata l'opera più strategica della Società autostrade. Questa opera è a costo zero per lo Stato poiché è finanziata totalmente da Autostrade per l'Italia, avendo ottenuto la stessa due mesi fa una proroga quadriennale per poter aumentare un po' i pedaggi. Quindi è a costo zero, perché è già totalmente finanziata. Non so neanche se il ministro Toninelli e il vice premier Di Maio conoscano nel dettaglio questo Documento di economia e finanza, perché il ministro Toninelli ha dichiarato da tutte le parti, al «Sole 24 Ore» e in TV, che tutte le opere infrastrutturali verranno sospese, valutando attentamente la loro sostenibilità; non si sa con quale parametro, visto che le opere pubbliche non sono un'attività economica calcolabile con un dare-avere, bensì un'attività che dura cinquanta-settant'anni. Quindi le sospenderà. Ancora più grave: il vice premier Di Maio è venuto a Genova dichiarando che il Terzo valico è un'opera del tutto inutile, è una lobby del cemento e non si può fare. Per mia fortuna - e concludo il mio intervento - il Governo è a trazione leghista; non è un Governo giallo-verde, perché ormai il giallo è diventato praticamente verde, e questo mi solleva abbastanza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laforgia. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo dire a quest'Assemblea che l'oggetto della discussione di oggi è piuttosto curioso. Noi ci troviamo a ragionare del Documento di economia e finanza solo per quanto riguarda la parte di aggiornamento del quadro tendenziale, che è totalmente fuori dalla nostra discussione perché non è contenuto nel Documento; non è contenuta nella risoluzione di maggioranza tutta la parte che riguarda la questione della politica economica in senso stretto, la parte programmatica. Signor Presidente, per il suo tramite - ho ascoltato alcuni esponenti e sembra quasi che questo passaggio sia burocratico e di consegne, visto che ci si riferisce a un qualcosa fatto dal Governo precedente - vorrei dare una notizia: da oggi il DEF è creatura della maggioranza e noi ci saremmo aspettati di leggere in quel Documento qualcosa di più significativo sulle cose che intende fare questo Governo sul piano della politica economica, e non semplicemente un generico riferimento a quel contratto di Governo - così lo chiamano - che dal nostro punto di vista è poco più che un manifesto politico, peraltro dai tratti molto incerti, vorrei dire per certi versi persino inquietante. Questo non ci impedisce, per quanto ci riguarda, di fare delle considerazioni di fondo sulle suggestioni che abbiamo ascoltato, perché tali: sono suggestioni di politica economica, che peraltro abbiamo cercato di captare qua e là in qualche diretta Facebook, in qualche dichiarazione. Ripeto, suggestioni di politica economica, che naturalmente non ci impediscono di dire brevemente che cosa faremo noi e che cosa pensiamo noi che servirebbe a questo Paese. Intanto ci vorrebbe la consapevolezza di un quadro più fragile di quanto non sia stato descritto sul piano macroeconomico (non mi soffermo su questo punto); ho ascoltato anche altri colleghi sottolineare il fatto che la crescita del PIL reale negli anni 2017-2018, attestatasi all'1,5 per cento, è destinata a scendere: