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tuttavia l'interesse legittimo dei nonni e degli altri parenti a visitare il nipote trova incondizionato riconoscimento e piena tutela ogni qual volta esso venga a coincidere con l'interesse del minore ad instaurare e mantenere congrui rapporti con i propri congiunti diversi dai genitori, vale a dire allorché la visita dei nonni e degli altri parenti non arrechi al minore stesso un danno rilevante ed un eventuale divieto dei genitori si ponga così contro l'interesse della prole ad un'ottimale integrazione nell'ambito della parentela». Il suddetto orientamento giurisprudenziale ha, peraltro, trovato autorevole accoglimento in una sentenza della Corte di cassazione (n. 9606 del 25 settembre 1998), della quale non si è mancato di sottolineare il contenuto innovativo: in essa il giudice di legittimità ha stabilito che «la mancanza di un'espressa previsione di legge non è sufficiente per precludere al giudice di riconoscere e regolamentare tali rapporti (...) che affondano le loro radici nella tradizione familiare la quale trova suo riconoscimento anche nella Costituzione (...) rientrando la tutela del vincolo affettivo e di sangue che lega nonni e nipoti nell'ambito (del precipuo interesse del minore)». Solo dal 2006 l'articolo 155 del codice civile ha disposto che i nipoti hanno diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti di ciascun ramo genitoriale. È bello che siano i bambini ad avere «diritto» al nonno o alla nonna, ma forse anche la posizione dei nonni andrebbe tutelata di più, dal momento che i loro ricorsi al giudice spesso non hanno fortuna. La legislazione vigente non attribuisce dunque loro un diritto di visita, né tutela altrimenti il rapporto tra gli stessi e i nipoti. Di qui la necessità di un intervento normativo che fondi in capo a essi un diritto proprio, autonomamente azionabile e reclamabile, recependo in tal guisa le istanze di tutela espresse dalla comunità e colmando un vuoto che allontana in maniera sensibile la realtà giuridica da quella sociale. In questo si sostanzia la ratio della presente proposta di legge. Solo in un'ottica pluri-generazionale è possibile compensare le lacune che alcuni membri della famiglia possono mostrare, trasformando vincoli e ostacoli in nuove opportunità. La possibilità di comunicare e di meta-comunicare tra le tre generazioni dipende dalla sensibilità che si attiva all'interno del gruppo familiare e, dalla capacità di contenere ai rispettivi livelli la possibile conflittualità: tra i coniugi, con i rispettivi genitori e con i figli, ma anche dalla consapevolezza dei significati in gioco nelle reciproche azioni e reazioni. La sensibilità può far crescere la responsabilità nel rafforzare i vincoli di unità familiare, ma è necessaria una crescente capacità di elaborazione dei vissuti che scaturiscono dalle reciproche interazioni. Il dialogo in famiglia, ancora una volta a tutti i livelli possibili, si pone come un fattore strutturante di forte valenza affettiva, perché genera senso di appartenenza alla famiglia e consente di definire anche concettualmente la propria vita di famiglia, con il suo stile, le sue tradizioni, le sue esigenze e le reciproche interdipendenze. Per questo la rinnovata valorizzazione del ruolo svolto dai nonni non è solo la tutela di un diritto è anche il riconoscimento di un dovere, che mentre vincola i nonni in una relazione di cura anche di tipo compensatorio, offre loro la speranza, tutt'altro che remota, di una azione di sostegno nei loro confronti svolta dai nipoti, una volta diventati adulti. L'articolo 1 della proposta di legge prevede l'introduzione di un articolo aggiuntivo, l'articolo 317- ter , nel libro primo, titolo IX, del codice civile, che contiene le disposizioni in materia di potestà dei genitori. E così, sotto la rubrica «Diritto di visita degli ascendenti», si sancisce il diritto medesimo in favore dei nonni, scegliendo una formulazione particolarmente ampia, tale da consentirne l'azionabilità sia nelle ipotesi di filiazione legittima, sia in quelle di filiazione naturale. È appena il caso di sottolineare che il diritto di visita si sostanzia in una facoltà finalizzata al mantenimento di un rapporto diretto con il minore, non avente carattere assoluto, ma subordinato all'interesse di quest'ultimo. Pertanto i nonni potranno legittimamente esperire tutte le iniziative giuridiche affinché questo diritto sia riconosciuto e disciplinato nella maniera più idonea al perseguimento di tale obiettivo. Resta chiaramente al giudice il potere di disconoscerlo, ove l'esercizio di esso si ponga in contrasto con la salute psico-fisica del minore. Il terzo comma dell'articolo 317- ter disciplina la competenza, da parte del tribunale per i minorenni, dei provvedimenti di cui al secondo comma. A chiusura dell'articolo, il quarto comma, infine, radica la competenza ad adottare i provvedimenti disciplinanti le modalità di esercizio del diritto de quo , nei casi di separazione e di divorzio, in capo al medesimo giudice della separazione e del divorzio.. Art. 1. 1. Dopo l'articolo 317 -bis del codice civile è inserito il seguente: «Art. 317- ter. - (Diritto di visita degli ascendenti). -- I genitori o il genitore che ha l'esercizio della potestà sul minore hanno il dovere di consentire e di non ostacolare il rapporto tra i figli e i genitori del padre e della madre dei figli, ove ciò non sia in contrasto con l'interesse del minore. In caso di inosservanza di quanto disposto al primo comma, il giudice, accertato l'inadempimento dell'obbligo, su istanza dei genitori del padre e della madre del minore, sentito chi esercita la potestà e, qualora lo ritenga opportuno, il minore, disciplina le modalità di esercizio del diritto di visita. I provvedimenti di cui al secondo comma sono di competenza del tribunale per i minorenni. Nei giudizi di separazione personale giudiziale e di divorzio, il giudice competente ad assumere i provvedimenti di cui al secondo comma è lo stesso giudice della separazione e del divorzio». 2. All'articolo 38, primo comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, dopo la parola: «317- bis ,» sono inserite le seguenti: «317- ter, primo e secondo comma,».