[pronunce]

che, da ultimo, l'art. 127 della legge regionale impugnata, prevedendo, per i cittadini non residenti nel territorio regionale, il pagamento di un contributo di euro 50,00, dovuto per le spese sostenute dalla Regione nell'esercizio delle sue funzioni autorizzatorie concernenti la raccolta dei funghi, violerebbe l'art. 3 Cost., poiché la circostanza che il pagamento di tale contributo sia imposto esclusivamente ai cittadini non residenti nel territorio della Regione Umbria determinerebbe effetti discriminatori nei confronti di tali contribuenti; che, con atto depositato in cancelleria il 22 luglio 2015, si è costituita in giudizio la Regione Umbria, chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza nel merito delle questioni di legittimità costituzionale sollevate nel ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, limitando le difese scritte solo alle questioni relative agli artt. 10, comma 1, lettera b); 20, comma 1, lettera d); 43, comma 1; 46; 48 e 64, comma 1, lettera a), della legge regionale impugnata; che, nelle more del giudizio, la legge della Regione Umbria 4 maggio 2016, n. 6, recante «Modifiche ed integrazioni della legge regionale 9 aprile 2015, n. 12 (Testo unico in materia di agricoltura)», ha abrogato o modificato, adeguandole ai rilievi proposti nel ricorso, numerose disposizioni impugnate dal Presidente del Consiglio dei ministri; che, pertanto, il Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base delle delibere del 28 luglio 2016 e del 16 giugno 2017 del Consiglio dei ministri, con atti depositati in cancelleria rispettivamente il 22 settembre 2016 e il 27 giugno 2017, ha parzialmente rinunziato al ricorso, limitatamente alle questioni di legittimità costituzionale relative agli artt. 9, comma 1, lettera a); 10, comma 1, lettera b); 15, comma 1, lettere a) ed e); 20, comma 1, lettera d); 43, comma 1; 46; 64, comma 1, lettera a); 81, comma 3, lettere a), b), f) e g); 83, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e); 95, comma 2, e 127 della legge reg. Umbria n. 12 del 2015; che la Regione Umbria, sulla base delle deliberazioni della Giunta regionale del 3 novembre 2016 e del 3 luglio 2017, con atti depositati in cancelleria rispettivamente il 30 novembre 2016 e il 4 luglio 2017, ha formalmente accettato entrambe le rinunzie parziali; Considerato che il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 5 e 117, primo e secondo comma, lettere e) ed s), della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 9, comma 1, lettera a); 10, comma 1, lettera b); 15, comma 1, lettere a) ed e); 20, comma 1, lettera d); 43, comma 1; 46; 48; 64, comma 1, lettera a); 81, comma 3, lettere a), b), f) e g); 83, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e); 95, comma 2, e 127 della legge della Regione Umbria 9 aprile 2015, n. 12 (Testo unico in materia di agricoltura); che il Presidente del Consiglio dei ministri, tenuto conto che la successiva legge della Regione Umbria 4 maggio 2016, n. 6, recante «Modifiche ed integrazioni della legge regionale 9 aprile 2015, n. 12 (Testo unico in materia di agricoltura)», ha abrogato o modificato, adeguandole ai rilievi proposti nel ricorso, numerose disposizioni impugnate, con due successivi atti, depositati in cancelleria rispettivamente il 22 settembre 2016 e il 27 giugno 2017, sulla base delle delibere del 28 luglio 2016 e del 16 giugno 2017 del Consiglio dei ministri, ha parzialmente rinunziato al ricorso, limitatamente alle questioni di legittimità costituzionale relative agli artt. 9, comma 1, lettera a); 10, comma 1, lettera b); 15, comma 1, lettere a) ed e); 20, comma 1, lettera d); 43, comma 1; 46; 64, comma 1, lettera a); 81, comma 3, lettere a), b), f) e g); 83, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e); 95, comma 2, e 127 della legge reg. Umbria n. 12 del 2015; che la Regione Umbria ha formalmente accettato entrambe le rinunzie parziali, con atti depositati in cancelleria rispettivamente il 30 novembre 2016 e il 4 luglio 2017, sulla base delle deliberazioni della Giunta regionale del 3 novembre 2016 e del 3 luglio 2017; che nei giudizi di legittimità costituzionale in via principale la rinuncia alla impugnazione della parte ricorrente, accettata dalla resistente costituita, determina l'estinzione dei processi ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (ex plurimis, ordinanze n. 65 del 2017, n. 49 del 2017, n. 264, n. 171, n. 62 e n. 6 del 2016); che, per quanto concerne la residua questione, sebbene l'impugnato art. 48 della legge reg. n. 12 del 2015, approvato ai sensi dell'art. 40 dello statuto della Regione Umbria, riproduca quanto già previsto dall'art. 8 della legge della Regione Umbria 20 agosto 2001, n. 21 (Disposizioni in materia di coltivazione, allevamento, sperimentazione, commercializzazione e consumo di organismi geneticamente modificati e per la promozione di prodotti biologici e tipici), appare indiscutibile la sua autonoma impugnabilità innanzi alla Corte costituzionale (sentenza n. 378 del 2004, punto 7 del Considerato in diritto); che, secondo la difesa statale, tale disposizione - prevedendo nei servizi di ristorazione collettiva di asili, scuole, università, ospedali, luoghi di cura, gestiti da enti pubblici o da soggetti privati convenzionati, il divieto di somministrazione di prodotti contenenti OGM, facendo carico al gestore del servizio sulla base di dichiarazione del fornitore, di verificare l'assenza di OGM o di derivati da OGM negli alimenti somministrati - violerebbe l'art 117, primo comma, Cost., in relazione al regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, «relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati», in base al quale sarebbe esclusa, per la Regione, la possibilità di vietare a livello regionale la somministrazione di prodotti contenenti OGM, il cui uso sia stato consentito da un'autorizzazione europea;