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Ciò che però vorrei rilevare in questo breve intervento è ciò che è stato inserito nel disegno di legge di bilancio su un fronte rispetto al quale si fanno molti convegni, ma nella pratica si mettono poche risorse e si scrivono poche norme. Mi riferisco alla parità di genere nel nostro Paese. Questa legge di bilancio fa dei passi fondamentali sul fronte dell' empowerment femminile, rifinanziando tutte le politiche in questo senso, mettendo però la nuova norma della certificazione aziendale sulla parità di genere nelle condizioni di essere efficace, facendo cioè in modo che tutte le aziende d'Italia siano pronte a certificarsi in termini di parità e portino le donne a poter lavorare molto oltre quello scarso 50 per cento che ci vede ultimi nella classifica europea con oltre 20 punti di gap rispetto non solo gli uomini, ma anche a tutte le donne europee. Fa molto sul fronte della violenza, una drammatica piaga italiana che vede oltre 6 milioni di donne coinvolte nel corso della loro vita. Viene rifinanziato il reddito di libertà per rendere le donne che hanno subito violenza capaci di riprendere in mano la propria vita e di percorrerla con forza, in libertà e con la possibilità di ricrearsi una vita libera dalle violenze. Viene fatta una riforma molto importante sul fronte della violenza partendo dal concetto che se ci sono donne che subiscono violenza, ci sono gli uomini che la agiscono. Il disegno di legge di bilancio contiene allora una norma che non solo potenzia il Fondo di rieducazione degli uomini maltrattanti e ridisegna anche l'impianto del Dipartimento pari opportunità della ministra Bonetti affinché questi centri siano accreditati e finalmente monitorati tutti i loro interventi. Il disegno di legge di bilancio fa molto, l'ho apprezzato nell'impianto e soprattutto per il suo essere una legge non ideologica, ma molto equilibrata. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, stiamo discutendo un disegno di legge di bilancio non tanto diverso dagli altri che abbiamo visto, solo che, forse più che mai quest'anno, questo provvedimento mette in evidenza tante lacune, tante - mi si permetta il concetto puro della parola - deficienze, mancanze del nostro Paese. Il nostro Paese manca oggi di un sistema infrastrutturale, che è fragile, sia sotto il profilo stradale che sotto il profilo ferroviario; ha un sistema sanitario sicuramente considerato - e lo è in alcune parti - un'eccellenza, rispetto soprattutto ad altri Paesi, ma che ha mostrato grandi fragilità con il problema del Covid-19; un sistema di riforme in continua rincorsa, che dovrebbe essere in assoluto declinato in modo meno frettoloso; un sistema fiscale che viaggia con normative a tampone; un sistema di economia circolare ancora embrionale; un sistema economico e produttivo con un'ampia platea diversificata, che converge su richieste che sono legittime, ma che sono state e continuano ad essere per lo più inascoltate. Pertanto, il disegno di legge di bilancio al nostro esame, anziché essere, nella sua natura, un provvedimento che rinforza un sistema base che dovrebbe essere già ben strutturato, diventa semplicemente uno strumento tampone, per quanto importante, rispetto alle grandi difficoltà che ci trasciniamo ormai da oltre vent'anni. Dovrebbe essere un volano per iniziative nuove e, invece, non lo possiamo considerare tale. Quale membro della 5 a Commissione, insieme alle colleghe, ai colleghi e ai relatori, che ringrazio per il lavoro che hanno svolto, insieme ai Sottosegretari e ai Ministri, che ringrazio per la continua presenza, e a tutti coloro che si sono alternati in questi giorni, posso considerare quello in esame una sorta di provvedimento - e, anche qui, mi permetto la parola - "cerotto", perché, con i suoi emendamenti, piccoli, grandi, diversificati, di contenuto più forte per alcuni e più leggero per altri, di copertura finanziaria imponente o anche di piccolo cabotaggio, è comunque un provvedimento di bilancio cerotto. Nel 2021, mentre ci apprestiamo a votare, nelle prossime ore, un altro provvedimento importante, che dovrebbe essere il provvedimento della ripresa oltre che della resilienza, il PNRR, ci troviamo a legittimare una serie di contenuti che sono fondamentali per stare in piedi. È questo ciò che sinceramente preoccupa e svilisce il lavoro di questo Parlamento. Già altri colleghi hanno fatto presente questa situazione, perché effettivamente si potrebbe anche lavorare insieme, come abbiamo fatto (perché abbiamo lavorato in sinergia), ma con uno spirito sinceramente più costruttivo e soprattutto più incisivo. Cosa dire, ancora, di questo bilancio, oltre ai numeri che sono evidenti, alle diverse sfaccettature che gli emendamenti portano e a quello che ho già detto? Possiamo dire che ci saremmo aspettati la possibilità di interagire, come Gruppo parlamentare, in modo più forte. Chiediamo agli italiani resilienza, di avere pazienza e fiducia, con norme che si protraggono di tre mesi in tre mesi e che vanno a colmare lacune di anni e anni. Chiedo ora io una cosa al Governo. Anzitutto ringrazio di cuore il sottosegretario Guerra (anche se dovrebbe essere presente tutto il Governo durante l'esame di un bilancio di questo tipo con le difficoltà che stiamo affrontando) per starmi ad ascoltare. Spero che lei si possa fare portavoce di questo mio desiderio, oltre agli auguri che non avrò la possibilità di fare personalmente. Le chiedo di portare al Governo il seguente messaggio: fidatevi del vostro Parlamento, invertite queste posizioni e dateci la possibilità e il tempo per lavorare. Noi siamo le sentinelle sul territorio e non portiamo a casa l'emendamento territoriale per un piccolo articolo sul giornale. Noi conosciamo per filo e per segno le necessità dei nostri territori. Abbiate fiducia nel vostro Parlamento. Noi, che siamo diversi e proveniamo da territori ed estrazioni politiche e culturali diverse, siamo comunque capaci di lavorare. Usateci come strumento per rendere vero il vostro lavoro. Non siamo passacarte e non dobbiamo semplicemente avallare il vostro lavoro istituzionale. La prego di portare questo messaggio: siamo in grado di fare un grande lavoro, fidatevi di noi perché siamo capaci di lavorare in sinergia per fare in modo che questi siano veri strumenti e non cerotti. Non abbiamo bisogno di un atto schema da riempire con semplici criteri, di piccoli emendamenti che poi vanno compressi o di piccoli gruzzoli da distribuire come piccole mancette. Non vogliamo portare a casa il risultato elettorale, ma desideriamo essere utili al territorio. Abbiamo ancora un anno di tempo, ci saranno altre proposte e altri provvedimenti. Porti questo messaggio della senatrice Faggi: siamo in grado di lavorare, produrre e fare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, comincio dall'appello della collega Faggi, chiedendo anche io di riportare un po' al centro della vita politica il Parlamento di questa Nazione. Ciò al netto delle posizioni di qualsiasi forza politica e anche delle posizioni personali che, all'interno delle forze politiche, possono esserci, anche comprensibilmente.