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Si tratta di misure che, purtroppo, per decine di migliaia di lavoratori sono rimaste soltanto annunci e promesse. Lo ha ammesso anche l'INPS che oltre 140.000 lavoratori, ad oggi, sono ancora in attesa del primo assegno di cassa integrazione. Questo è gravissimo: da oltre tre mesi e mezzo aspettano quanto dovuto. (Applausi) . Il Governo, quello assente da quest'Aula, fa fatica a mantenere gli impegni, meno a fare promesse. Il 26 marzo, il Premier ha promesso che sarebbero stati pagati tutti i lavoratori entro il 15 di aprile. Il ministro del lavoro, Nunzia Catalfo, ha annunciato gli ultimi pagamenti per inizio giugno. Dopo le proteste, anche della Lega-Salvini Premier, proprio all'istituto dell'INPS a fronte di ritardi inaccettabili, il presidente dell'INPS si era impegnato ad effettuare i pagamenti entro il 12 giugno: ancora nulla, completamente assente questo ingiustificabile mancato pagamento diretto della cassa integrazione, lasciato invece in mano agli imprenditori. Gli imprenditori, che già hanno gravi problemi di liquidità e che tutti i giorni ci chiamano e ci telefonano a causa delle chiusure, sono stati dunque gravati anche di quest'altra incombenza, quella di anticipare gli stipendi ai dipendenti che, diversamente, non erano nelle condizioni di far sopravvivere le proprie famiglie, di pagare gli affitti, di sostenere i costi normali della vita. Sì, sono quegli imprenditori, quelli che in Italia producono lavoro e generano ricchezza: senza imprenditori non ci sarebbe lavoro e, senza lavoro, non esiste una società. Avete promesso loro una liquidità che non c'è mai stata, che hanno potuto ottenere in pochissimi, soltanto sottoponendosi a dei veri e propri gironi infernali di permessi e certificati. Gli imprenditori, compresi quelli piccoli e piccolissimi a carattere familiare, e i liberi professionisti, hanno pertanto perso tempo tra commercialisti, banche e richieste di certificati, per ottenere un anticipo garantito dallo Stato pagando però fior di interessi, e molti di loro hanno chiuso, perché incapaci di sostenere i costi. Voi avete confuso il blocco dei licenziamenti con la salvaguardia dei posti di lavoro. Vi siete accorti oggi, dopo due mesi dal giorno in cui avete scritto questo decreto-legge, che molte aziende non hanno riaperto i battenti. Le aziende non riaprono per decreto; le aziende riaprono se hanno la forza economica di reggersi! (Applausi) . Tre aziende su dieci, in base a dati di pochi giorni orsono, hanno preferito rimanere chiuse e sono state costrette a farlo. La stragrande maggioranza di queste non riapriranno più, perché non hanno retto lo stop forzato e non sono riuscite a ottenere la liquidità. Lo dico qui, in quest'Aula: occorre sollecitare il Mediocredito centrale perché ci sono centinaia di migliaia di pratiche ferme. Bernardo Mattarella, nipote dell'autorevole Presidente della Repubblica, che è amministratore delegato il Mediocredito centrale ha detto in un'intervista che hanno 35 miliardi di euro di crediti da sostenere verso le imprese. Occorre potenziare questo istituto e sburocratizzarlo. Non servono più burocrati, ci vuole concretezza. (Applausi) . Voi avete sospeso i pagamenti per poche settimane quando, invece, ci sono interi settori che avranno l'intero anno compromesso: il turismo, il commercio, l'artigianato, il trasporto, l'industria agroalimentare, l'edilizia. Facciamoci una domanda. Ce lo dicono le agenzie immobiliari: nessuno sottoscrive alcun compromesso, nessuno vuol fare un atto di acquisto che aveva già preventivato in precedenza. Perché? Ma voi pensate di rimettere il Paese in moto con la sospensione dei pagamenti fino a giugno? No, questo non funziona. Noi vi abbiamo chiesto di attuare la sospensione. Tutto il centrodestra vi ha chiesto di fare un anno bianco fiscale. Questo sarebbe fondamentale per tutti gli italiani. (Applausi) . Poi abbiamo detto di applicare la flat tax , un provvedimento che funziona e che anche il MoVimento 5 Stelle lo ha proposto. Acceleriamo su questo, e invece anche in questo caso avete detto no. Poi ci stupiamo che un'azienda come la Campari abbia scelto di trasferire la propria sede in Olanda. Ieri la domanda popolare era: come mai? È semplicissimo: meno ostacoli burocratici, meno tasse e anche il costo del lavoro (un 30 per cento in meno rispetto all'Italia). Ricordiamoci sempre che se non aiutiamo le imprese non aiutiamo il nostro Paese. Ma noi siamo ancora qui ad ascoltare il Ministro delle politiche agricole che ci racconta la favola che per colmare il fabbisogno di manodopera in Italia occorre fare la sanatoria dei clandestini (Applausi) , una catastrofe per la sicurezza e per il futuro dei nostri disoccupati. Mi viene la pelle d'oca a pensare che un Governo eletto dagli italiani faccia la guerra proprio ai disoccupati e ai lavoratori italiani. Questo è gravissimo. PRESIDENTE. Concluda, senatore Bergesio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Recupero il tempo che non hanno usato i miei colleghi, Presidente. PRESIDENTE. Le ho già dato un minuto in più, deve concludere. La ringrazio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Il caporalato lo devono combattere le nostre Forze dell'ordine con i controlli, non le sanatorie ingiustificate e assurde che ancora una volta pagheranno gli imprenditori italiani. Concludo dicendo che il presidente del Consiglio Conte, il nostro pirotecnico Presidente del Consiglio mai eletto dai cittadini italiani, dopo dieci giorni di passerella chiamata «Stati generali» ha proposto, come hanno titolato moltissimi quotidiani, il nulla più assoluto. Rimboccatevi allora le maniche come Governo e iniziate a lavorare per gli italiani che sono stati lasciati completamente soli e sono stati abbandonati, non dai dirigenti e dai funzionari ma dalla vostra incompetenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'esigenza del cambiamento è un genere che ha radici nella cultura greca. In tempi più recenti si è aggiunta l'esigenza della semplificazione in quanto, continuando a promulgare cambiamenti normativi stratificati, si è cristallizzata una realtà che difficilmente può essere seguita alla lettera senza incorrere in qualche controindicazione. Un esempio potrebbero essere le linee guida in materia di sanificazione degli ambienti introdotte dal Ministero della salute con circolare del 22 maggio, cui il nostro emendamento 1.26 cercava di porre qualche rimedio, chiedendo di semplificare le procedure, pur salvaguardando la sicurezza degli utenti e dei gestori, riducendo gli adempimenti amministrativi e lasciando alla libera iniziativa le scelte attuative di disinfezione e sanificazione, coltivando il principio di una sempre più puntuale e consapevole responsabilizzazione individuale e collettiva. Non solo in Commissione di merito non si è tenuto conto delle nostre osservazioni, ma neppure in sede di trattazione in Aula è data prova di voler effettivamente fare un cambiamento nell'interesse della collettività.