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Il principio dell'altro comma dell'articolo 57 della Costituzione è stato quindi ritenuto prevalente nei lavori della Giunta, dove la proposta è stata approvata per un voto, perché l'esito della votazione è stato di 12 a 10; se fosse stato 11 pari la proposta sarebbe stata respinta, il relatore ne avrebbe preso atto, quindi non ci sarebbe stato nessun vulnus e non ci sarebbe nessun vulnus sostanziale se il Senato operasse con 314 componenti più i senatori a vita, così come non c'è stato al Senato nel passato e non ci fu alla Camera con una dimensione ampia. Fare questa scelta è molto grave e anch'io sono d'accordo e mi ha molto colpito il fatto che molti di quei costituzionalisti che insorgono su tante questioni che riguardano le caste, la casta, i privilegi presunti o reali e che fanno anche gli editorialisti del «Corriere della Sera», dei grandi giornaloni e non solo de «il Fatto Quotidiano», hanno taciuto completamente di fronte a questa violazione molto grave. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mi auguro quindi che la relazione del senatore Urraro possa essere respinta, ma ho voluto anche lasciare questo intervento perché un domani qualcuno, gli studiosi, le tesi (gli approfondimenti su una cosa del genere ci saranno) non dicano che qui non si sia detto che si sta violando la Costituzione. Bocceremo la sua relazione per difendere la verità, la democrazia, la Costituzione. (Applausi dal Gruppo FI-BP e dei senatori Ferrari e Marcucci) . RICCARDI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RICCARDI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione del seggio non assegnato nella Regione Sicilia ha rappresentato un caso unico che ha investito la Giunta con dibattiti approfonditi e prolungati sulla soluzione giuridica più consona ai precetti costituzionali. Nonostante la dialettica vivace tra le forze politiche e la diversità di vedute tra le stesse, si è cercata una soluzione che fosse giuridicamente sostenibile per la risoluzione di un problema che investe direttamente, in una modalità inedita, la composizione del Senato e che garantisse al contempo il giusto bilanciamento dei principi costituzionali di estrema rilevanza, quali il rispetto della volontà popolare che discende come corollario del principio democratico, di cui all'articolo 1, il principio dell'elezione a base regionale del Senato e il principio della salvaguardia del plenum medesimo. Sicuramente il principio relativo al rispetto della volontà popolare è il criterio da seguire nella soluzione della questione in esame: costituisce un principio supremo dell'ordinamento costituzionale che non può subire compressione alcuna e che trova la sua massima espressione in occasione delle elezioni politiche. In particolare, nell'ultima tornata elettorale nazionale, il popolo sovrano si è pronunciato in maniera incontrovertibile in favore del MoVimento 5 Stelle, assegnando allo stesso un numero di seggi superiore al numero di candidati nei collegi uninominali e nelle liste plurinominali dell'isola. La netta espressione della volontà popolare è un dato da cui partire per poter risolvere la questione all'esame di quest'Assemblea. Pertanto, qualsiasi soluzione che preveda l'assegnazione del seggio ad altre liste, diverse dal MoVimento 5 Stelle, sarebbe una soluzione in contrasto con l'articolo 1 della Costituzione e con l'attribuzione proporzionale dei seggi. La volontà popolare sarebbe fortemente distorta. Dato per assodato questo ragionamento, la Giunta si è trovata dinanzi a due alternative possibili: o trovare la corretta modalità di attribuzione del seggio al MoVimento 5 Stelle o non garantire il plenum dell'Assemblea. Nel primo caso, si pone il problema del rispetto dell'elezione su base regionale del Senato, mentre, nel secondo, si pone il problema del mancato raggiungimento del plenum dell'Assemblea. Entrambi sono principi costituzionalmente garantiti e meritevoli di tutela, ma non per questo non modellabili nelle soluzioni normative concrete sulla base di un bilanciamento tra principi costituzionalmente garantiti. In merito al principio del plenum , già nella XIV legislatura si è posto alla Camera dei deputati il problema dell'attribuzione di undici seggi rimasti vacanti principalmente per il meccanismo dello scorporo allora previsto dalla vigente legge elettorale. Nel dibattito sulla vicenda emerse chiaramente come l'ipotesi del necessario completamento della composizione della Camera non fosse sostenibile, in quanto presupponeva l'idea dell'Assemblea legislativa come collegio perfetto. Tale definizione, in dottrina ed in giurisprudenza, è riferibile agli organi collegiali di natura amministrativa chiamati a compiere valutazioni di natura tecnica. In questi collegi non si può dar luogo validamente alla costituzione e alle deliberazioni se non garantendo il plenum dei componenti. La stessa esigenza non si pone per un organo politico a carattere rappresentativo, in quanto la legislazione elettorale contempla espressamente casi di vacanza di seggi o elezioni suppletive, senza prescrivere l'interruzione dell'attività assembleare in loro pendenza. Ipotizzare, infatti, che una Camera possa operare soltanto con il plenum significherebbe ammettere che qualsiasi causa, anche occasionale, possa impedire il legittimo funzionamento dell'organo. Al termine della discussione, l'Assemblea optò per non garantire il plenum . Come vedete, un principio costituzionalmente rilevante, la composizione dell'Assemblea con 630 deputati, subì una compressione. Ma perché si adottò questa decisione? Perché la legge elettorale all'epoca vigente non prevedeva la risoluzione del caso specifico, non esisteva in sostanza una norma di chiusura del sistema elettorale, contenuta in una fonte di rango primario, che delineasse giuridicamente gli aspetti procedurali da seguire. Allora bisogna porsi una domanda, ed è la domanda che il relatore Urraro si è posto per sciogliere il nodo dell'attribuzione del seggio siciliano: esiste una norma di chiusura nella legge elettorale vigente che consente l'attribuzione del seggio mediante la sua applicazione? La risposta è sì, e nelle conclusioni del relatore è stata ben evidenziata. L'articolo 19 del testo unico per l'elezione del Senato individua alcuni criteri applicabili in via residuale, laddove non sia stato possibile assegnare tutti i seggi secondo le modalità ordinarie previste dall'articolo 17- bis . Esso consente in tal modo di assegnare il seggio nella «circoscrizione in cui la lista abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata», mediante il doppio rinvio agli articoli 86 e 84, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, ossia il testo unico per l'elezione della Camera. Molti hanno sollevato critiche in merito all'applicazione di questa norma, in quanto sarebbe in contrasto con l'articolo 57, comma 1, della Costituzione. Ma ad una lettura organica della legge elettorale per il Senato, l'elezione su base regionale è sempre rispettata con le modalità ordinarie di attribuzione dei seggi. Infatti, qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati in un collegio plurinominale e non sia quindi possibile attribuire tutti i seggi a essa spettanti in quel collegio, si procede secondo le seguenti modalità.