[pronunce]

che, ad avviso della difesa erariale, l'ordinanza di rimessione prospetterebbe l'incostituzionalità della norma denunciata sotto due profili: l'inesistenza di un minimo riconoscibile di condotta tipica (ingenti quantitativi), e la coincidenza dell'elemento psicologico del dolo specifico con il dolo richiesto per la violazione minima dolosa, muovendo da una specifica interpretazione della norma, peraltro priva di riscontri nella prassi giurisprudenziale; che, infatti, secondo l'Avvocatura dello Stato, con la previsione di cui all'art. 53-bis del d.lgs. n. 22 del 1997 il legislatore avrebbe delineato una specifica ipotesi criminosa di notevole gravità, caratterizzandola con puntuali elementi oggettivi e soggettivi, la cui ricostruzione sarebbe affidata, sulla base di dati non irragionevoli, all'interpretazione giurisprudenziale; che, nelle more del giudizio, l'art. 53-bis del d.lgs. n. 22 del 1997 è stato abrogato dall'art. 264, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), e integralmente riprodotto nell'art. 260 del medesimo decreto legislativo. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari ha sollevato, con riferimento agli artt. 3, 24, 25, 27 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 53-bis del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), introdotto dall'art. 22 della legge 23 marzo 2001, n. 93 (Disposizioni in campo ambientale), nella parte in cui punisce con la reclusione da uno a sei anni «chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti»; che, preliminarmente, deve rilevarsi come l'intervenuta abrogazione della disposizione censurata – ad opera dell'art. 264, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) – non costituisca impedimento all'esame della questione di legittimità costituzionale sollevata dal rimettente, in quanto tale disposizione è stata integralmente trasfusa, ad opera del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006, nell'art. 260; che, pertanto, conformemente alla giurisprudenza di questa Corte (da ultimo, sentenze numeri 345 e 135 del 2005 e numero 149 del 2004), il presente giudizio incidentale di costituzionalità deve essere deciso con riferimento alla disposizione di cui all'art. 260 del d.lgs. n. 152 del 2006; che il giudice rimettente afferma di aver fatto applicazione della norma censurata quando ha disposto, con ordinanza del 3 giugno 2004, la misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di tre persone indagate per il reato di cui alla medesima norma; che lo stesso giudice non chiarisce quali provvedimenti sia ancora chiamato ad adottare, per l'emissione dei quali sia necessaria nuovamente l'applicazione della norma di cui sopra, né precisa in quale fase si trovi il processo principale; che, in assenza di qualunque indicazione al proposito, viene impedito a questa Corte di valutare la rilevanza della questione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 53-bis del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), introdotto dall'art. 22 della legge 23 marzo 2001, n. 93 (Disposizioni in campo ambientale), trasfuso nell'art. 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 27 e 111 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 giugno 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA