[pronunce]

Anzitutto, la ricorrente lamenta l'inerzia statale e l'assenza di riscontri da parte dello Stato a fronte delle ripetute iniziative regionali, concretizzatesi, da ultimo, nell'atto di diffida del 31 maggio 2012, con il quale si intimava lo Stato a provvedere al riconoscimento delle maggiori entrate e all'attribuzione delle somme dovute per un ammontare complessivo pari a 1.459.545.588,80 euro. In secondo luogo, la Regione reputa significativa, ai fini dell'interpretazione della Nota impugnata, la mancanza, nel bilancio di previsione dello Stato per il 2012, di stanziamenti per la devoluzione alla Regione Sardegna del gettito di entrate erariali ad essa spettanti. In questa prospettiva, la ricorrente ritiene che la Nota assuma il significato di un rifiuto da parte dello Stato di adempiere al dovere di versare le ulteriori compartecipazioni stabilite dallo Statuto. 3.3.- Questa interpretazione dell'atto impugnato non può essere condivisa. La Nota non contiene alcun elemento da cui si possa evincere la volontà dello Stato di negare alla Regione le entrate dovute. La valenza lesiva della Nota, in assenza di indizi significativi derivanti dal tenore testuale dell'atto, sarebbe desumibile, secondo la Regione, dal contesto e dai comportamenti complessivi dello Stato. Tuttavia è proprio il contesto, attentamente esaminato, che non consente di leggere l'atto impugnato come segno inequivocabile di un comportamento omissivo concludente, idoneo, in quanto tale, a negare le attribuzioni costituzionali della ricorrente (sentenza n. 276 del 2007). In particolare, l'andamento della cd. vertenza entrate denota significativi sviluppi in senso favorevole alle richieste della Regione dopo che il legislatore statale, nell'adottare disposizioni per l'assestamento del bilancio per l'anno finanziario 2012, con la legge 16 ottobre 2012, n. 182, ha destinato 1.383.000.000 euro al fine di devolvere alla Regione il gettito delle entrate erariali ad essa spettanti in quota fissa e variabile. Visto detto assestamento di bilancio, l'atto impugnato non può essere interpretato al pari di un'implicita negazione delle risorse dovute alla Regione. Di qui, secondo un costante orientamento della giurisprudenza costituzionale, l'inammissibilità del ricorso per inidoneità dell'atto a ledere le competenze regionali (ex plurimis, sentenze n. 72 del 2012, n. 188 del 2008, n. 235 del 2007, n. 191 del 2007). 3.4.- Indubbiamente l'inerzia statale troppo a lungo ha fatto permanere uno stato di incertezza che determina conseguenze negative sulle finanze regionali, alle quali occorre tempestivamente porre rimedio, trasferendo, senza ulteriore indugio, le risorse determinate a norma dello statuto. Pur prendendo atto che, come afferma la ricorrente, che il ritardo accumulato sta determinando una emergenza finanziaria in Sardegna, non si può ritenere, tuttavia, che la Nota impugnata, con la quale si immette nella disponibilità della Regione una quota delle somme rivendicate, rappresenti un atto lesivo delle attribuzioni regionali.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione proposto dalla Regione autonoma della Sardegna nei confronti dello Stato, in relazione alla Nota del Ministero dell'economia e delle Finanze prot. n. 0049695 del 18 giugno 2012, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 maggio 2013. F.to: Franco GALLO, Presidente Marta CARTABIA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 maggio 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI