[pronunce]

Rispetto a quanto rilevato dalla difesa di Alternativa Popolare è necessario aggiungere che le questioni oggetto del presente giudizio non sono state sollevate nel corso di un giudizio promosso a seguito di un'azione di accertamento, bensì nell'ambito di un contenzioso sorto in conseguenza dell'impugnazione da parte di Giorgia Meloni e di altri soggetti dell'atto di proclamazione dei candidati eletti. Di conseguenza, nessun difetto di incidentalità è rinvenibile. 3.- Sempre in via preliminare, occorre rilevare che Giorgia Meloni e altri soggetti hanno prospettato nelle loro difese ulteriori questioni di costituzionalità, diverse da quelle sollevate dal Consiglio di Stato. Tali questioni sono inammissibili, non potendo le parti private estendere il thema decidendum fissato nell'ordinanza di rimessione (ex multis, sentenze n. 161, n. 33, n. 14, n. 12 e n. 4 del 2018; ordinanza n. 96 del 2018). 4.- Marco Marsilio e Marco Scurria, appellanti nel giudizio a quo, nella memoria depositata il 28 settembre 2018 hanno chiesto a questa Corte - qualora «le motivazioni dell'ordinanza di rimessione non fossero contro ogni ragionevole aspettativa convincenti» - di operare un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea, per verificare la compatibilità con i trattati di «soglie d'accesso facoltative, variabili e nazionali», non stabilite nell'ambito di una procedura uniforme ex art. 223 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), come modificato dall'art. 2 del Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 e ratificato dalla legge 2 agosto 2008, n. 130. Le parti invocano gli artt. 10 e 14 del Trattato sull'Unione europea (TUE), firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, entrato in vigore il 1° novembre 1993, che attribuirebbero una «nuova natura» al Parlamento europeo (di rappresentante dei cittadini dell'Unione e non più dei popoli degli Stati membri). L'istanza deve essere respinta. Davanti al giudice a quo era stato censurato il contrasto tra l'atto elettorale europeo e le norme dei trattati, ma il Consiglio di Stato, rilevata la conformità delle norme legislative italiane censurate all'atto elettorale europeo, ha «rinviato al merito l'esame degli argomenti con cui gli appellanti dubitano della stessa conformità del richiamato "Atto di Bruxelles" con i sopravvenuti principi e disposizioni di cui al Trattato di Lisbona», e ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 21, primo comma, numeri 1-bis) e 2), e dell'art. 22 della legge n. 18 del 1979 con esclusivo riferimento agli artt. 1, 3 e 48 Cost., senza, quindi, alcun richiamo delle norme dei trattati dell'Unione europea. Per questa ragione, la questione della compatibilità con i trattati del sistema di soglie «facoltative, variabili e nazionali» non è pregiudiziale alla decisione della questione di costituzionalità che questa Corte è chiamata a decidere, come del resto le stesse parti private prospettano là dove chiedono il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione europea solo per l'ipotesi in cui «le motivazioni dell'ordinanza di rimessione non fossero contro ogni ragionevole aspettativa convincenti», ponendo dunque la questione "europea" in un rapporto di subordinazione e non di pregiudizialità rispetto a quella di costituzionalità. Occorre ricordare comunque che, con riferimento alla medesima questione della conformità dell'atto elettorale europeo ai trattati, questa Corte, già nella sentenza n. 110 del 2015, ha affermato che «[n]on vi è [...] alcuna questione pregiudiziale [da] rivolgere alla Corte di giustizia, non sussistendo dubbi di sorta sull'esatto significato dell'evocata previsione del diritto dell'Unione europea, né integrando la previsione stessa in alcun modo il parametro di costituzionalità, secondo quanto invece richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte ai fini della sussistenza del dedotto nesso di pregiudizialità (ordinanze n. 207 del 2013 e n. 103 del 2008)». 5.- Prima di esaminare il merito delle questioni sollevate, è necessario integrare la ricostruzione del quadro normativo, sinteticamente offerta nel punto 2.1.2, ricordando che, nelle more del presente giudizio, è stata adottata, sulla base dell'art. 223 TFUE, la decisione 2018/994/UE, Euratom, del Consiglio del 13 luglio 2018, che modifica l'atto relativo all'elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione 76/787/CECA, CEE, Euratom del Consiglio del 20 settembre 1976. La nuova decisione introduce l'obbligo, per gli Stati membri maggiori, di prevedere nella disciplina delle elezioni europee una soglia di sbarramento (dal 2 al 5 per cento). In particolare, l'art. 3 dell'Atto di Bruxelles, novellato dalla citata decisione, così dispone: «1. Gli Stati membri possono prevedere una soglia minima per l'attribuzione dei seggi. A livello nazionale, tale soglia non può` essere superiore al 5 per cento dei voti validamente espressi. 2. Gli Stati membri in cui si utilizza lo scrutinio di lista prevedono una soglia minima per l'attribuzione dei seggi per le circoscrizioni elettorali che comprendono più` di 35 seggi. Tale soglia non e` inferiore al 2 per cento ne´ superiore al 5 per cento dei voti validamente espressi nella circoscrizione di cui trattasi, anche nel caso di uno Stato membro con collegio unico nazionale. 3. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per conformarsi all'obbligo di cui al paragrafo 2 al più` tardi per le elezioni del Parlamento europeo successive alle prime elezioni che si tengono dopo l'entrata in vigore della decisione (UE, Euratom) 2018/994 del Consiglio». La decisione in esame è «soggetta all'approvazione degli Stati membri secondo le rispettive norme costituzionali» (art. 2, paragrafo 1), approvazione non ancora avvenuta e il cui intervento, a seguito dell'espletamento delle necessarie procedure, sarà notificato dagli Stati membri al Segretariato generale del Consiglio. 5.1.- Sull'assunto che la citata decisione 2018/994/UE, Euratom, per quanto non ancora entrata in vigore, non sia ininfluente nella vicenda in esame - per la sua natura normativa, per il suo contenuto istitutivo di un obbligo e per le conseguenze che comporterebbe su una eventuale pronuncia di accoglimento della questione in esame, in termini di limitazione della sua efficacia temporale - l'Avvocatura generale dello Stato chiede a questa Corte di valutare l'opportunità di una restituzione degli atti al giudice a quo «per un rinnovato scrutinio in punto di rilevanza». La richiesta non può essere accolta per ragioni in parte indicate dalla stessa difesa erariale.