[pronunce]

La disposizione è stata censurata, in riferimento ai parametri evocati, in quanto impone al giudice adito con ricorso sommario di cognizione di dichiarare inammissibile la domanda riconvenzionale proposta dal convenuto, non rientrante nell'ambito applicativo del relativo rito speciale, laddove devoluta alla decisione del tribunale in composizione collegiale, e ciò anche qualora mediante la domanda riconvenzionale sia stata introdotta una causa pregiudicante rispetto a quella proposta in via principale. Secondo la prospettazione del giudice rimettente, in questa ipotesi la declaratoria di inammissibilità della domanda riconvenzionale demandata alla cognizione del collegio, imposta dalla norma censurata, si porrebbe in contrasto, innanzi tutto, con il principio di ragionevolezza ex art. 3 Cost., atteso che la decisione separata delle due cause potrebbe determinare un contrasto di giudicati. La disposizione sarebbe irragionevole poiché, ai sensi dell'art. 34 cod. proc. civ. , qualora le due cause rientrassero invece nella competenza, per materia o valore, di un altro giudice, la proposizione con domanda riconvenzionale della causa pregiudiziale determinerebbe lo spostamento di entrambe le controversie al giudice superiore, mentre un'analoga trattazione congiunta non sarebbe assicurata, stante la previsione censurata, nel caso in cui la questione pregiudiziale potesse essere trattata dal medesimo ufficio giudiziario, anche se in diversa composizione. Inoltre, sarebbe violato l'art. 24 Cost., in quanto la disposizione censurata consentirebbe al ricorrente, in violazione del diritto di difesa del convenuto, di abusare dei propri poteri processuali, ottenendo celermente una decisione sulla domanda principale dipendente, in ragione della sommarietà del procedimento rispetto a quello ordinario di cognizione, che il convenuto dovrebbe incardinare a fronte della declaratoria di inammissibilità della domanda riconvenzionale. Né ad avviso del Tribunale rimettente potrebbe essere effettuata, a fronte della chiara formulazione letterale della norma censurata, un'interpretazione costituzionalmente orientata, nel senso di evitare la declaratoria di inammissibilità della domanda riconvenzionale in un'ipotesi, come quella sottoposta al proprio esame, in cui ricorra un rapporto di connessione "forte" per pregiudizialità-dipendenza tra cause consentendo all'autorità giudiziaria adita di mutare il rito in quello ordinario. 2.- Va preliminarmente affermato che sussistono le condizioni di ammissibilità delle questioni di costituzionalità. In particolare, sul piano della rilevanza, deve infatti considerarsi che nel giudizio a quo i ricorrenti hanno, in forza della propria qualità di eredi testamentari, proposto nelle forme del procedimento sommario di cognizione domanda di rilascio dell'immobile, già di proprietà del de cuius, detenuto dal proprio genitore. Quest'ultimo, a sua volta, proponeva domanda volta ad accertare l'invalidità del testamento olografo sul quale i figli avevano fondato la loro azione, accertamento dal quale sarebbe conseguita la legittimità della detenzione dell'immobile in virtù di un precedente testamento pubblico in suo favore. Tale domanda riconvenzionale del convenuto ha carattere pregiudiziale sul piano tecnico-giuridico rispetto a quella formulata dai ricorrenti poiché l'effetto giuridico richiesto dagli stessi ha tra i suoi presupposti la validità del testamento che li ha istituiti eredi. Infatti, ricorre un'ipotesi di pregiudizialità-dipendenza, allorché tra le stesse parti si verta in un processo in ordine alla nullità del titolo che in un altro è posto a fondamento della domanda, poiché al giudicato d'accertamento della nullità - la quale impedisce all'atto di produrre sin dall'origine qualunque effetto, sia pure interinale - si potrebbe contrapporre un distinto giudicato, d'accoglimento della pretesa basata su quel medesimo titolo, contrastante con il primo in quanto presupponente un antecedente logico giuridico opposto (Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 24 gennaio 2006, n. 1285; Corte di cassazione, sezione seconda civile, ordinanza 5 dicembre 2002, n. 17317). Le domande finalizzate all'accertamento della nullità dei testamenti sono devolute, ex art. 50-bis, primo comma, numero 6), cod. proc. civ. , alla decisione del tribunale in composizione collegiale perché rientranti «nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima». Di qui, la rilevanza delle questioni sollevate dal Tribunale di Termini Imerese poiché l'art. 702-ter, secondo comma, ultimo periodo, cod. proc . civ. stabilisce che le domande riconvenzionali non rientranti tra quelle assoggettabili al procedimento sommario, ossia quelle che introducono cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, devono essere dichiarate inammissibili. 3.- È opportuno premettere una sintetica ricostruzione del quadro normativo di riferimento nel quale si colloca la disposizione censurata. L'art. 51, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile) ha inserito, nel Libro IV, Titolo I, del codice di procedura civile, il Capo III-bis intitolato «Del procedimento sommario di cognizione», introducendo un rito di carattere alternativo al processo ordinario di cognizione, disciplinato dal secondo libro del medesimo codice, per le controversie demandate alla decisione del tribunale in composizione monocratica. Con la previsione del procedimento sommario di cognizione, il legislatore ha perseguito l'obiettivo di ridurre la durata dei giudizi di primo grado, consentendo all'attore di scegliere un rito più celere di quello ordinario di cognizione per la decisione di controversie semplici, specie dal punto di vista istruttorio. Si tratta di una finalità coerente, come evidenziato anche da questa Corte, con il principio di ragionevole durata del processo, di rilevanza costituzionale ex art. 111 Cost. (sentenza n. 172 del 2019). Il procedimento sommario di cognizione si caratterizza per una destrutturazione formale rispetto a quello ordinario di cognizione poiché è prevista un'udienza tendenzialmente unica e l'eventuale istruttoria non ha le cadenze predeterminate dal secondo libro del codice di rito, atteso che «il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all'oggetto del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza all'accoglimento o al rigetto delle domande» (art. 702-ter, quinto comma, cod. proc. civ.). Come hanno chiarito le Sezioni unite della Corte di cassazione, dalla denominazione come «sommario» del procedimento disciplinato dagli artt. 702-bis e seguenti cod. proc. civ. non deve trarsi tuttavia un'indicazione, come potrebbe pure apparire, circa la sommarietà della cognizione, che resta piena, dovendo riferirsi tale denominazione, piuttosto, alla descritta «destrutturazione» formale del procedimento.