[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia, riapprovata il 1° febbraio 2000 (Indennizzo forfetario spettante ai Coordinatori dei servizi sociali, soppressione delle comunità montane e modalità istruttorie delle domande di agevolazione per le iniziative finanziate dal Fondo regionale per lo sviluppo della montagna), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 24 febbraio 2000, depositato in cancelleria il 3 marzo 2000 e iscritto al n. 9 del registro ricorsi 2000. Visto l'atto di costituzione della Regione Friuli-Venezia Giulia; Udito nell'udienza pubblica dell'8 maggio 2001 il giudice relatore Gustavo Zagrebelsky; Uditi l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Friuli-Venezia Giulia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della delibera legislativa n. 86-ter (Indennizzo forfetario spettante ai Coordinatori dei servizi sociali, soppressione delle comunità montane e modalità istruttorie delle domande di agevolazione per le iniziative finanziate dal Fondo regionale per lo sviluppo della montagna), riapprovata dal Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia nella seduta del 1° febbraio 2000. 2. - La disposizione impugnata prevede, al comma 1, che, a partire dal 1° luglio 2000, le comunità montane disciplinate dalle vigenti leggi regionali del Friuli-Venezia Giulia siano soppresse, e che le loro funzioni vengano trasferite ad altri enti, che avrebbero dovuto essere individuati con legge regionale da approvarsi entro il 29 febbraio 2000, la quale avrebbe dovuto disciplinare anche i rapporti patrimoniali ed economico-finanziari tra le comunità montane e gli enti interessati, oltre a disporre l'assegnazione del personale. Al comma 2 si prevede che il Presidente della giunta regionale, dietro deliberazione della stessa, nomini un commissario liquidatore per ciascuna comunità montana, su proposta dei sindaci dei comuni facenti parte delle rispettive comunità, formulata in una assemblea appositamente convocata ai sensi del comma 3 dello stesso articolo. 3. - Il Governo lamenta la violazione, da parte dell'art. 2 della citata delibera legislativa: a) degli artt. 4, 5, 6 e 59 dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia (legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1), come modificato dall'art. 5 della legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2 (Modifiche ed integrazioni agli statuti speciali per la Valle d'Aosta, per la Sardegna, per il Friuli-Venezia Giulia e per il Trentino-Alto Adige); b) degli artt. 5 e 128 della Costituzione; c) dell'art. 2 del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni); d) dei principî di riforma economico-sociale e delle norme fondamentali espressi dagli artt. 28 e 29 della legge 8 giugno 1990, n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali), come modificati dall'art. 7 della legge 3 agosto 1999, n. 265 (Disposizioni in materia di autonomia e ordinamento degli enti locali, nonché modifiche alla legge 8 giugno 1990, n. 142). 3.1. - Osserva il ricorrente che l'art. 5 della citata legge costituzionale n. 2 del 1993 ha introdotto, all'art. 4 dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, un numero 1-bis che attribuisce alla Regione potestà legislativa esclusiva in materia di "ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni". Tale potestà non si estenderebbe però fino a includere la disciplina delle comunità montane, perché la suddetta disposizione deve essere letta congiuntamente all'art. 58 (rectius 59) e all'art. 5 dello statuto. La prima delle norme richiamate, nell'elencare gli "enti locali", non indica le comunità montane: la potestà legislativa di ordinamento degli enti locali, attribuita in via esclusiva alla Regione, non comprenderebbe pertanto la disciplina degli enti che non siano espressamente indicati. Inoltre, l'art. 5 dello statuto, nella elencazione delle materie nelle quali la Regione ha potestà legislativa concorrente, fa riferimento a "Enti di carattere locale o regionale" diversi dal comune e dalla provincia, e anche tale formulazione porterebbe a escludere che la previsione dell'art. 4 sia da intendere come comprensiva di tutti gli enti locali. Neppure - afferma il ricorrente - potrebbe essere invocata a sostegno della scelta operata dal legislatore regionale la definizione delle comunità montane, fornita dall'art. 28 della legge n. 142 del 1990, quali "enti locali ... costituiti tra comuni", posto che tale legge non ha rango costituzionale. La potestà di "ordinamento" degli enti locali, anche qualora fosse accolta un'interpretazione estensiva dell'art. 4 dello statuto, non potrebbe comunque spingersi sino ad ammettere la soppressione degli stessi, cosicché sarebbe ammissibile solo un intervento legislativo regionale inteso ad ampliare o a ridefinire le competenze della comunità montana. 3.2. - A differenza della disciplina delle province e dei comuni, attribuita in via esclusiva al legislatore regionale sulla base degli artt. 4 e 59 dello statuto, la regolamentazione delle comunità montane, non espressamente considerate in tali disposizioni, sarebbe ammessa - prosegue il ricorrente - solo nei limiti dell'art. 6 dello statuto (che conferisce alla Regione potestà legislativa integrativa ed attuativa, tra le altre, nelle materie "per le quali le leggi dello Stato attribuiscano alla Regione questa facoltà"), integrato nel caso di specie dalle previsioni dell'art. 28 della legge n. 142 del 1990, come modificato dall'art. 7 della legge n. 265 del 1999. Gli artt. 28 e 29 della legge di ordinamento delle autonomie locali riconoscono infatti nella comunità montana un ente locale dotato di autonomia, sia individuandola quale destinataria diretta di "interventi speciali per la montagna" disposti dall'Unione europea e dalle leggi statali, sia attribuendole la competenza ad indicare "gli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socio-economico" definiti anche dall'Unione europea e dallo Stato, che concorrono finanziariamente alla loro realizzazione; su tale quadro normativo è intervenuto l'art. 7 della legge n. 265 del 1999 rafforzando, ad avviso del ricorrente, le comunità montane, mediante l'attribuzione ad esse di funzioni proprie, distinte da quelle dei comuni.