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Misure per la prevenzione e il contrasto della diffusione di manifestazioni d'odio mediante la rete internet. Onorevoli Senatori – La rete internet si è dimostrata uno strumento formidabile di conoscenza, di informazione e di comunicazione tra le persone, nonché un mezzo catalizzatore di movimenti per la democrazia e per diritti umani e civili. Lo dimostra il fatto che i regimi autoritari attuano politiche repressive contro la libertà delle persone anche oscurando i social media e bloccando il flusso di informazioni via internet all'interno e all'esterno dei loro Paesi. Ma nel corso degli anni è emerso, purtroppo, un altro aspetto del web , un volto odioso e pericoloso: quello che viene usato per colpire e per umiliare chi non la pensa allo stesso modo e chi è bollato come diverso. È il fenomeno conosciuto come « hate speech », cioè discorsi d'odio finalizzati a ledere la dignità e la libertà della persona, rivolti a soggetti appartenenti a specifici gruppi sociali o a minoranze come, tra gli altri, le persone lesbiche, gay , bisessuali e transgender , le minoranze religiose, gli stranieri e in particolare i migranti, i disabili e soprattutto, sempre più spesso, le donne. Il discorso d'odio non è un fenomeno nuovo ma, attraverso la comunicazione digitale, ha trovato un'ampia diffusione. Le caratteristiche intrinseche della rete contribuiscono, infatti, a una più ampia diffusione di contenuti dannosi e la possibilità di « condivisione » e i « like » possono comportare un effetto moltiplicativo così potente da consentire ai contenuti di avere una diffusione rapida e globale. La libertà di espressione è un diritto fondamentale, ma non assoluto e non tutte le forme di espressione sono lecite. Chi incita alla violenza, ad esempio, contro le comunità ebraiche, contro le persone di fede musulmana o contro i rom e i sinti commette un reato, sia che lo faccia nella pubblica piazza o in quella – ben più ampia e capillare – del web . Poiché la violenza in rete rappresenta una sconfitta dell'intera società e può portare a gravi conseguenze individuali, politiche e sociali, bisogna prevenirla e impedire ai violenti di agire, così come si cerca di fare « offline », nella vita di tutti i giorni. Bisogna impedire l'accesso alla rete internet da parte degli autori dei messaggi d'odio, per restituirla alla sua natura originaria di spazio di libertà e di condivisione. Perché questo sia possibile sono necessarie nuove regole. In diversi Paesi sono state adottate norme per prevenire e per contrastare il diffondersi dei messaggi d'odio e il primo Paese ad approvare una legge contro l' hate speech è stata la Germania nella quale, dal 1° gennaio 2018, è entrata in vigore una specifica normativa. Non è vero che regolamentazione e internet sono incompatibili. È vero, invece, che l'assenza di regole non significa garanzia di un web libero, bensì prevalenza degli interessi dei più forti e perfino di abusi. Su questo tema cresce la consapevolezza sia dell'opinione pubblica che delle istituzioni. Nel 2014, durante la XVII legislatura, la Camera dei deputati ha istituito la Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet , composta da deputati, da esperti e da rappresentanti di associazioni, che ha elaborato una « Carta dei diritti in Internet » il cui contenuto è stato poi ripreso in una mozione (mozione n. 1-01031) approvata all'unanimità dall'Assemblea della stessa Camera il 3 novembre 2015. Il 10 maggio 2016, inoltre, sempre presso la Camera dei deputati, è stata istituita la Commissione « Jo Cox » sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio. I risultati della ricerca e dello studio svolti da questa Commissione, composta anch'essa da parlamentari, da esperti e da rappresentanti di associazioni, sono riassunti nella relazione finale della stessa Commissione, approvata nella seduta del 6 luglio 2017 e pubblicata, a cura della Camera dei deputati, con il titolo « La piramide dell'odio in Italia ». Più di recente, nel corso della XVIII legislatura, la senatrice a vita Liliana Segre ha presentato il disegno di legge atto Senato n. 362 recante « Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza ». Va, infine, sottolineato che l'articolo 10 della legge 19 luglio 2019, n. 69, introducendo l'articolo 612- ter del codice penale, ha previsto che anche in Italia sia perseguito il reato di « revenge porn », cioè di « diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti », un reato molto diffuso nella rete internet del quale sono vittime tante, troppe donne. Il presente disegno di legge è stato elaborato con l'aiuto di esperti e mira a responsabilizzare le piattaforme digitali affinché procedano alla tempestiva rimozione del discorso di odio prevedendo, al contempo, adeguate garanzie procedurali che consentano a tale meccanismo di enforcement privato di non limitare irragionevolmente la libertà di espressione degli utenti. Le piattaforme, ove non si dotino di tali meccanismi, incorreranno in sanzioni e sono tenute a produrre e a rendere pubbliche relazioni annuali sull'attività svolta a tali fini. Ma l'aspetto repressivo da solo non è sufficiente e si rende più che mai necessaria l'educazione a un uso della rete internet che sia consapevole e rispettoso di chiunque la frequenti, investendo nella « educazione civica digitale ». Nessuna censura e nessun bavaglio, dunque. Lo scopo del presente disegno di legge è garantire la tutela della dignità e della libertà personale di chi naviga in rete e di fornire strumenti alle persone per fare sì che usino la rete in maniera responsabile. Il disegno di legge de quo è suddiviso in quattro capi. Al capo I, l'articolo 1 delinea le finalità della proposta, che sono quelle di garantire la tutela della dignità, della libertà personale e della salute psicofisica di chi naviga nella rete internet vietando la commissione di abusi connessi a comportamenti quali manifestazioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l'odio, la discriminazione e la violenza. A tale fine, il presente disegno di legge prevede un coinvolgimento e una responsabilizzazione dei gestori di siti internet , che devono contribuire alla prevenzione e al contrasto di ogni manifestazione di odio nella rete, compresa la diffusione di notizie false, finalizzata alla lesione della dignità e della libertà della persona, alla discriminazione e alla violenza per motivi di etnia, nazionalità, religione, orientamento sessuale, sesso, genere, identità di genere, disabilità, malattie gravi, età e condizione di migrante, di rifugiato e di richiedente asilo. L'articolo 2 delimita l'ambito di applicazione del disegno di legge stabilendo cosa si intende per gestore di siti internet .