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Mi premeva ricordare e sottolinearlo perché sicuramente avremo altre occasioni più sostanziose da questo punto di vista di discussione. La Carta costituzionale ha questa direzione perché, uscendo da un periodo di autoritarismo nel quale l'autonomia, l'indipendenza e la libertà erano stati annullati, i Costituenti avevano la fortissima preoccupazione che il potere politico si collocasse non come potere in quanto tale, ma in questo tipo di dialettica. Oggi penso che il dibattito sia molto attuale, essendo anche mutato un quadro nazionale e internazionale delle forze in campo e con una grande possibilità di influenza e di determinazione della vita pubblica e privata dei cittadini. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Lega, preannuncio il voto favorevole alla Costituzione in giudizio del Senato innanzi alla Corte costituzionale. Parliamo di una trasmissione degli atti al Senato che sospende un processo da parte del tribunale di Torino. La Giunta li ha analizzati compiutamente attraverso un'istruttoria dettagliata nella giornata di ieri in particolare. Con riferimento alla fattispecie in esame, si è ritenuto all'unanimità che ricorressero tutte le condizioni indicate anche dalla stessa giurisprudenza della Corte costituzionale per la configurabilità della prerogativa dell'insindacabilità. Voglio ricordare in particolare che il suddetto tribunale ha chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare che non spettava al Senato della Repubblica la valutazione della condotta addebitabile al senatore Esposito, in quanto estranea alla previsione di cui all'articolo 68 della Costituzione, richiedendo altresì l'annullamento della deliberazione di insindacabilità adottata dal Senato il 9 gennaio del 2019. Il principio della separazione dei poteri costituisce un postulato fondamentale di uno Stato democratico e presuppone, fin dai tempi dell'Illuminismo, una reciproca autonomia dei vari poteri: di quello legislativo, del quale interprete esclusivo è il Parlamento, di quello esecutivo ed infine di quello giudiziario. Tale prospettiva di fondo permea il sistema delle immunità, che svolgono proprio la funzione di prevenire o impedire intrusioni o sconfinamenti indebiti da parte dell'Autorità giudiziaria nelle prerogative del Parlamento. La Giunta, operando nel solco tracciato dalla stessa Corte costituzionale, ha confinato il sindacato del Senato ai soli profili di manifesta implausibilità ed altresì ai casi in cui tali profili emergano per acta senza necessità di accertamenti. Riportando quindi le parole dell'articolo 68 della Costituzione «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni», ritengo - come già anticipato anche a nome del Gruppo Lega - che è sicuramente configurabile la prerogativa dell'insindacabilità che il Senato dovrà difendere nel conflitto di attribuzione in questione. Prospetto pertanto la necessità che il Senato si costituisca in giudizio per far valere le proprie ragioni e le proprie prerogative. (Applausi) . GALLICCHIO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, colleghi e membri del Governo, oggi l'Assemblea è chiamata a pronunciarsi in merito alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sollevato dal tribunale ordinario di Torino, in relazione alla delibera con la quale in quest'Aula a gennaio è stata dichiarata l'insindacabilità per alcune dichiarazioni rese dal senatore, all'epoca dei fatti, Stefano Esposito, interpretando così l'articolo 68, primo comma, della Costituzione. L'azione oggetto della delibera furono le dichiarazioni pronunciate durante un'intervista radiofonica rilasciata nel gennaio del 2014 sugli scontri della TAV Torino-Lione. Nella predetta intervista Esposito, facendo riferimento ad un episodio intimidatorio di cui è stato vittima, indicò come potenziale mandante morale il dottor Livio Pepino, il quale lo denunciò per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Ad un primo impatto si potrebbe ritenere che il Senato debba in ogni caso costituirsi dinanzi alla Corte costituzionale per difendere le posizioni prese, a prescindere dal caso in esame, in maniera quindi automatica senza focalizzare l'attenzione sull'opportunità o meno di farlo. Noi del MoVimento 5 Stelle vogliamo invece spezzare questi automatismi dettati da vecchi equilibrismi politici e vogliamo invece analizzare il caso in maniera oggettiva ed approfondita per valutare le vere ragioni e l'opportunità di tale costituzione in giudizio, perché siamo convinti che dietro gli automatismi si possano nascondere scorciatoie e si possano accampare scuse per giustificare privilegi per la classe politica, a svantaggio dei semplici cittadini e, quindi, a svantaggio di giustizia e verità. Intanto mi permetto di ricordare a quest'Assemblea che la Corte costituzionale perimetra l'applicazione dell'esimente (quindi dell'immunità ex articolo 68) entro un confine ben definito che è il nesso funzionale. Il nesso funzionale consiste nel collegare le dichiarazioni e l'attività politica e parlamentare fatte in Senato con l'attività politica svolta al di fuori della sede deputata al dibattito. Per questo motivo le dichiarazioni intra ed extramoenia devono essere vicine nel tempo ed assimilabili nel contenuto. Traducendo il concetto in altre parole, il parlamentare non può avvalersi dell'immunità riconosciuta dalla Carta costituzionale per finalità diverse da quelle che dipendono dalla sua funzione; non può beneficiarne quindi per nascondere attacchi personali verso avversari politici o semplicemente verso chi ha opinioni diverse dalle proprie. Le dichiarazioni devono essere quindi vicine nel tempo. Lo erano? No, erano dell'anno precedente, più di sei mesi prima dell'atto avvenuto. Soprattutto, le dichiarazioni devono essere assimilabili nel contenuto. Lo erano? A noi non sembra così vero che i discorsi fatti in Aula contrari alla Torino-Lione abbiano una sostanziale corrispondenza con l'accusa fatta all'ex magistrato di essere il mandante morale dell'attentato solo per il fatto di aver scritto un libro che sosteneva la tesi opposta a quella dell'allora senatore Esposito. In questo caso, è stata rivolta l'accusa di essere il mandante morale del posizionamento di bottiglie molotov davanti alla porta del senatore ad una persona che non era neppure un manifestante o un attivista no TAV, ma semplicemente una persona di opinione contraria a quella di Esposito che ha espresso un pensiero e per questa sua opinione si è trovata accusata di essere il mandante di un grave atto come quello di mettere in pericolo la vita umana con un'esplosione. Questa accusa specifica appare pertanto solo artificiosamente assimilabile nel contenuto all'attività parlamentare del senatore, come prevede l'articolo 68 della Costituzione.