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penso che dovremmo mettere i termoscanner nelle scuole, per avere un unico sistema di misurazione della febbre, perché è complicato dare alle famiglie anche la responsabilità di misurare la febbre a casa. Come Gruppo Italia Viva-Partito socialista italiano naturalmente voteremo a favore della proposta di risoluzione di maggioranza n. 2, ma, come accennavo prima, questa pandemia deve indurci a trovare un terreno comune - faccio davvero un appello all'Assemblea - per proseguire la nostra attività di contrasto. In conclusione, credo che, nel prossimo futuro, dovremo riflettere su due temi importanti. Stiamo riaprendo le scuole, cercando di garantire allo stesso tempo due diritti costituzionalmente previsti: quello all'istruzione e quello alla salute. In questi mesi difficili abbiamo molto parlato di un necessario equilibrio tra libertà individuale e restrizione di tale libertà. Questo ci deve indurre a vagliare due strade: la prima, sollecitata da molti colleghi, è un piano pandemico. A tal proposito, credo che si debba pensare a una norma, come hanno fatto alcuni Paesi europei - penso alla Germania - che, in caso di epidemia, preveda anche una razionalizzazione più sicura e certa del rapporto tra Stato e Regioni. La seconda strada da percorrere è quella di rafforzare il sistema sanitario, attraverso lo sviluppo della medicina territoriale e di quella scolastica; il Ministro l'ha ribadito anche adesso. Quindi, signor Ministro, quale apporto migliore del Parlamento per impegnarsi su questi due fronti? In qualità di Presidente della 12 a Commissione, impiegherò tutte le mie forze in questa direzione per lasciare alle generazioni future un sistema sicuro per evitare altre terribili epidemie. (Applausi). ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Ministro, condividiamo e apprezziamo le sue comunicazioni, in fondo a distanza di pochi giorni dalle precedenti, che proprio qui in Senato ha già fatto. Voglio dire subito che intendo evitare ogni polemica e vorrei proporre un ragionamento anche ai colleghi dell'opposizione, fermo restando che tutte le critiche e le accuse al Governo nella dialettica politica sono legittime, quando non sono strumentali e false. A mio parere, dovremmo quantomeno provare a metterci d'accordo su alcuni punti fondamentali, che non negano in alcun modo la dialettica tra le diverse posizioni. Il primo: il lockdown , che ha prodotto e portato con sé tanti problemi - penso all'economia, ovviamente - comunque ha funzionato, e credo sia un valore per tutto il Paese riconoscere, come ha fatto il Ministro, il risultato non di una parte, tantomeno del Governo o delle Regioni, ma di una comunità. Spesso in Italia accade che nei momenti più difficili la comunità riesce a trovare la capacità di stare insieme e di rispondere anche oltre, e a volte meglio, delle sue classi dirigenti; nella storia, questo è capitato diverse volte. Ciò ci dovrebbe consentire, colleghi, di evitare taluni atteggiamenti. Fa benissimo il Governo, signor Ministro, a pubblicare tutti i verbali: sgombriamo il campo da queste discussioni. Perché dobbiamo cercare di trovare un secondo punto che ci potrebbe unire e qual è questo secondo punto? È molto semplice: siamo chiamati a convivere con il Covid per un periodo medio-lungo. Non scherzerei sul tema del negazionismo, perché vorrei fosse chiaro che il problema non è legato alla dialettica in queste Aule. Quando in un Paese come la Germania vediamo marciare 10.000 persone che negano il Covid, quando ciò accade in Germania, un Paese che sappiamo essere capace di tenere insieme la comunità, si pone un problema profondo, che non dovremmo prendere alla leggera e che riguarda il tema del rapporto tra la libertà - la mia libertà - la qualità e la sicurezza della mia comunità e il modo in cui siamo in grado di sintetizzarlo, a prescindere dalle diverse posizioni politiche. Forse, colleghi, è arrivato il momento di fare questa discussione, senza gettarci la clava gli uni contro gli altri, ma cercando una via, che ci proponga una sintesi. Altrimenti ci diciamo sempre le stesse cose. Diciamo la verità, colleghi, in questi dibattiti ci diciamo sempre le stesse cose: forse qualche passo in avanti dovremmo farlo. Il secondo tema, signor Ministro, riguarda anche il Governo: dopo diversi mesi, sentirei la necessità - lo dico con totale umiltà - di compiere un passo in avanti nella sintesi delle risposte scientifiche in relazione al Covid. Lo dico non per fare delle critiche e con grandissimo rispetto della scienza, ma ad un certo punto una sintesi sulle mascherine, sul metro dinamico e sul metro statico, su come utilizziamo i tamponi e gli altri test è auspicabile. Colleghi, non abbiamo bisogno di soffiare sull'insicurezza, ma abbiamo bisogno di dare certezze ai nostri concittadini. Servono certezze, risposte certe, ovviamente tenendo conto dei limiti che dovrebbero essere spiegati, che a questo punto può dare la scienza, superando la continua discussione dialettica, in cui ad un certo punto si perde il filo. Un altro punto: sono un sincero regionalista e autonomista, ma nella dialettica sulle discoteche è stato possibile compiere un passo in avanti. Dobbiamo interrogarci su questo, perché è un problema su cui è necessario riflettere. Lo dico con grande sincerità. Un conto è adottare misure più restrittive, un conto misure più dinamiche: va fatto sempre sulla base di un'analisi epidemiologica e scientifica che lo consenta e non sulla base di una rincorsa gli uni con gli altri. Siamo infatti un po' "meteoclimatici": a seconda della situazione, pesa di più un dato rispetto ad un altro. Guardate che questo aspetto è decisivo per la ripresa economica e voglio dirlo: ne sono convinto fin dall'inizio. La crisi economica è pesantissima e drammatica, ma se vogliamo dare certezza alla ripresa, dobbiamo avere risposte scientifiche certe e dobbiamo essere capaci di portare avanti le certezze che ci sono. Quindi, forse è questa la discussione che noi in Parlamento dovremmo fare; potremmo dialogare con il Governo per fare insieme un passo in avanti, senza negare - mi è già capitato di dirlo - i problemi e i limiti dell'esperienza che sta alle nostre spalle e avendo la consapevolezza che qui nessuno era "imparato" (se qualcuno la pensa diversamente, vorrei che alzasse la mano). Nel bilancio complessivo questo Paese ha fatto meglio di altri, per le sue tante qualità (non lo dico per competizione). Nessuno era "imparato", ma da questa esperienza dobbiamo imparare per fare culturalmente dei passi in avanti anche noi. Siamo prima di tutto noi rappresentanti del popolo a essere più indietro del popolo; non so se mi spiego. Un ultimo punto e ho concluso, signor Presidente. Lei, signor Ministro, sta giustamente lavorando ad un piano. Da questo punto di vista io sono d'accordo con i colleghi dell'opposizione che lo hanno proposto: c'è bisogno di un piano strategico per la sanità, presto (io dico), collegato agli investimenti, alle necessità e perfino alla discussione sul MES. Un piano puntuale cambierebbe di tono, perché andremmo a parlare del merito e non di posizioni astratte o ideologiche.