[pronunce]

– Ha depositato atto d'intervento ad opponendum, in data 29 marzo 2004, l'Associazione Sementieri Mediterranei (AS.SE.ME. ) , la quale ha concluso per l'inammissibilità e comunque per l'infondatezza delle censure proposte nel ricorso, chiedendo in via gradata che questa Corte disponga una istruttoria «tendente ad accertare l'irreversibilità dell'inquinamento determinato dall'impiego di OGM». L'Associazione interveniente ritiene che non si possa dubitare della propria legittimazione ad intervenire nel giudizio dal momento che la controversia verterebbe sulla «legittimità costituzionale di una legge della Regione Puglia direttamente incidente sulle attività e sugli interessi dei suoi associati, immediatamente coinvolti dalla applicazione delle disposizioni legislative poste sub judice». Hanno altresì depositato atto d'intervento ad opponendum, in data 29 marzo 2004, la Federazione regionale coltivatori diretti di Puglia, l'Associazione regionale per l'agricoltura, l'ambiente ed il territorio “Terranostra di Puglia”, l'Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori ADOC, la Confconsumatori Federazione regionale della Puglia, l'Ecoistituto Puglia ONLUS, l'ADICONSUM Puglia, la FLAI CGIL Puglia, la FAI CISL Puglia, la UILA UIL Puglia, la CGIL regionale Puglia, la U.S.R. CISL Puglia, la UIL regionale Puglia, la A.I.A.B. Puglia, il CODACONS ONLUS Puglia, Italia Nostra, il WWF, Legambiente, i quali, limitandosi a dichiarare di avere interesse ad opporsi al ricorso introduttivo del giudizio, hanno concluso per l'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri. Successivamente, l'Associazione Sementieri Mediterranei (AS.SE.ME. ) , in data 5 agosto 2004, ha presentato “atto di intervento bis in sanatoria”, mentre gli altri intervenuti, in data 6 agosto 2004, hanno presentato atto di costituzione dichiarando – questi ultimi – di volersi avvalere dell'art. 33 “del decreto del Presidente della Corte costituzionale” 21 luglio 2004 nella denegata ipotesi in cui il loro precedente atto di intervento fosse dichiarato tardivo. 4. – Con ricorso notificato il 3 maggio 2004, depositato il 12 maggio 2004 e iscritto al n. 54 del registro ricorsi del 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato la legge della Regione Marche 3 marzo 2004, n. 5 (Disposizioni in materia di salvaguardia delle produzioni agricole, tipiche, di qualità e biologiche), pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Marche n. 23 dell'11 marzo 2004. Anche in questo caso, con argomentazioni identiche al ricorso presentato avverso la legge della Regione Puglia n. 26 del 2003, il ricorrente lamenta, in particolare, che attraverso la legge impugnata il legislatore regionale, «disponendo agli artt. 1, 2, 3 e 7 un divieto generalizzato di coltivazione e consumo, nonché l'esclusione da qualsiasi incentivazione di ogni tipo di organismo geneticamente modificato (OGM) e, comunque, intervenendo in maniera autonoma con l'intera legge regionale in un settore di esclusiva competenza statale», si sarebbe posto in contrasto con l'art. 22 della direttiva 2001/18/CE, concernente l'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, nonché con le disposizioni di cui all'art. 23 della citata direttiva e all'art. 25 del d.lgs. n. 224 del 2004 recante l'attuazione della stessa direttiva nel territorio nazionale, con ciò violando l'art.117, primo comma, della Costituzione ed invadendo altresì la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. 5. – Si è costituita in giudizio, con memoria depositata in data 21 maggio 2004, la Regione Marche, chiedendo che il ricorso venga dichiarato infondato. La Regione ritiene evidente che la legge impugnata non intervenga in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, ma sia volta a disciplinare la produzione agricola e, in particolare, ad incentivare l'agricoltura di qualità, nell'ambito del territorio regionale. La normativa censurata troverebbe pertanto il proprio titolo di legittimazione nella materia “agricoltura”, che si colloca nell'ambito oggettivo affidato alla competenza legislativa residuale delle Regioni di cui all'art. 117, quarto comma, della Costituzione e sottratto alla competenza legislativa statale, secondo quanto riconosciuto da questa stessa Corte nella sentenza n. 12 del 2004. Ciò sarebbe avvalorato dalle nozioni di “agricoltura” ricavabili dall'art. 32 del Trattato CE e dall'art. 66 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), nonché dal fatto che la legge impugnata sarebbe chiaramente intervenuta nella disciplina della produzione agricola regionale (artt. 1 e 6) e degli interventi a favore dell'impresa agricola (art. 3). E, d'altronde, questa Corte avrebbe già significativamente chiarito che, per la determinazione dell'ambito della materia dell'agricoltura, occorre aver riguardo soltanto alla «cura degli interessi connessi ai prodotti del suolo» (sentenza n. 142 del 1972), ribadendo più volte che la determinazione delle materie regionali deve essere compiuta in modo obiettivo, senza riferimento al risultato da conseguire, puntando bensì l'attenzione sull'«oggetto di disciplina normativa» per individuare – attraverso l'eventuale utilizzo del criterio di prevalenza – quale sia la “materia” in cui incardinare l'intervento legislativo regionale (al riguardo, la Regione cita la sentenza n. 370 del 2003). Inoltre, risulterebbe decisiva la pronuncia con cui questa Corte ha individuato il “nocciolo duro della materia agricoltura” nella “produzione di vegetali e animali destinati all'alimentazione” (sentenza n. 12 del 2004). D'altra parte, non sarebbe possibile dedurre – prosegue la Regione – un'invasione della competenza statale di cui alla lettera s) dell'art. 117, secondo comma, Cost. dal semplice richiamo alle finalità di tutela dell'ambiente che si trova, insieme a quello relativo alla tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori, nell'art. 1, comma 1, della legge impugnata. Questa Corte, infatti, avrebbe già evidenziato l'infondatezza dell'assunto per cui per mezzo del riferimento alla competenza legislativa esclusiva attribuita allo Stato dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in tema di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, sarebbe possibile «escludere qualsiasi competenza delle Regioni a legiferare in vista di finalità di tutela dell'ambiente» (sentenza n. 307 del 2003);