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Bisognerà prevedere quindi che il magistrato possa essere collocato fuori ruolo solo dopo aver svolto funzioni giudiziarie per almeno un certo numero di anni e consentire il collocamento fuori ruolo solo quando l'incarico che il magistrato intende assumere risulti necessario per il suo specifico grado di preparazione, per la sua competenza e per la sua esperienza e l'incarico stesso corrisponda a un interesse specifico dell'amministrazione, dovendo valutare l'organo di autogoverno eventuali ricadute dell'incarico su imparzialità e indipendenza dello stesso magistrato. Importanti sono anche le modifiche su cui siamo intervenuti in merito all'ordinamento giudiziario in materia di organizzazione degli uffici di giurisdizione e di incompatibilità di sede per ragioni di parentela o di coniugio o di tramutamenti ad altra sede o ufficio. Si interviene sulla norma del 1941, prevedendo che le tabelle degli uffici giudicanti siano adottate per un quadriennio (attualmente sono previste per un triennio). Si aggiunge un ulteriore punto, prevedendo che il dirigente dell'ufficio verifichi che la distribuzione dei ruoli e dei carichi garantisca obiettivi di funzionalità ed efficienza dell'ufficio, assicurando costantemente l'equità tra tutti i magistrati dell'ufficio e tra tutti i magistrati delle sezioni e dei collegi. In conclusione, si tratta di una riforma significativa, che pone il tema del rapporto tra poteri. Non è la riforma che avevamo auspicato e da ciò derivano i nostri interventi migliorativi, che anche nel seguito illustreremo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, ci stiamo occupando, com'è noto, del disegno di legge delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM. Il testo che stiamo esaminando prende spunto dal testo Bonafede (Atto Camera 2681), che però è stato modificato in parti significative dagli emendamenti presentati dal ministro Cartabia e approvati nel Consiglio dei ministri dell'11 febbraio 2022 e ulteriormente subemendato da interventi normativi votati alla Camera. Di certo questa non è la nostra riforma, non è la riforma che il MoVimento 5 Stelle avrebbe voluto. Infatti, il testo definitivo, che giunge oggi all'attenzione dell'Assemblea del Senato, segna importanti passi indietro rispetto al più incisivo e coraggioso testo dell'ex ministro Bonafede; testo che - lo ricordo - fu osteggiato in ogni modo da precisi settori politici e - ne sono convinto - fu una delle cause della caduta dei precedenti Governi. (Applausi) . Tuttavia, grazie alla caparbietà del MoVimento 5 Stelle, sono presenti in questo provvedimento aspetti importanti, come ad esempio lo stop alle cosiddette porte girevoli tra magistratura e politica. Tutti hanno il diritto di partecipare alle competizioni elettorali o di avere ruoli di governo, anche i magistrati ovviamente. Ma se un magistrato entra in politica (e ne siamo felici), venendo eletto dai cittadini oppure nominato dal Governo, quando finisce il proprio mandato non può tornare nelle aule dei tribunali e questo per garantire la terzietà e l'imparzialità di chi opera in questo settore così strategico per il Paese e anche per garantire i cittadini, che chiedono giustizia giusta e celere. Alcune ulteriori restrizioni sono previste anche per quei magistrati che si candidano, ma non vengono eletti. Il tutto - lo ribadisco con forza - senza alcun intento, se non quello di assicurare il bene supremo dell'indipendenza della magistratura e della terzietà dei magistrati, che sono ambedue capisaldi dell'azione politica del MoVimento 5 Stelle. Voglio rimarcare altri aspetti importanti, che riguardano l'assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi. Uno di questi prevede che l'assegnazione di tali incarichi si decida in base all'ordine cronologico delle scoperture, in modo da evitare le cosiddette nomine a pacchetto, cioè scongiurando il realizzarsi di eventuali accordi spartitori tra le diverse correnti di magistrati. Anche questo aspetto è stato ripreso dal testo originario dell'ex ministro Bonafede. Inoltre, viene dato un peso importante alla formazione dei magistrati, prevedendo appositi corsi organizzati dalla Scuola superiore della magistratura, sia prima, sia dopo l'accesso alla nuova funzione, dando al contempo valore al possesso di caratteristiche specifiche e rilevanti nel decidere l'assegnazione di tali incarichi. Inoltre, si migliora la trasparenza delle procedure di selezione, con la pubblicazione sul sito Intranet del CSM (noi del MoVimento 5 Stelle avevamo invece richiesto la pubblicazione sul sito Internet del CSM) di tutti i dati del procedimento, nonché dei vari curricula , proprio per dare la trasparenza che i cittadini richiedono e meritano. Per quanto riguarda, invece, le pubblicazioni scientifiche dei magistrati, grazie a un nostro subemendamento presentato alla Camera la commissione esaminatrice dovrà tenerne conto, con speciale riguardo alla rilevanza scientifica della stessa. Un altro aspetto a nostro giudizio importante, su cui si interviene, è quello che riguarda le modalità e i tempi di accesso alla magistratura, con l'obiettivo specifico di ridurre i tempi tra la laurea dell'aspirante magistrato o magistrata e l'immissione in ruolo, abbandonando l'attuale modello del concorso di secondo grado. Ricordo infatti che con la riforma dell'ordinamento giudiziario del 2006 il concorso in magistratura è divenuto di secondo grado; prima, infatti, potevano partecipare al concorso i laureati in giurisprudenza semplicemente dopo il completamento degli studi universitari. Il testo in esame riprende in buona parte l'originario disegno di legge Bonafede, prevedendo una serie di aspetti che elenco in maniera veloce: l'accessibilità al concorso direttamente dopo la laurea, come ho detto, decadendo l'obbligo di frequenza delle scuole di specializzazione; la valorizzazione dei tirocini formativi, prevedendo la possibilità di iniziarli dopo il superamento dell'ultimo esame del corso di laurea, quindi senza aspettare la laurea finale, e l'attribuzione alla Scuola superiore della magistratura, come accennavo prima, dell'organizzazione di corsi di preparazione al concorso per tirocinanti, anche in sedi decentrate. Il testo prevede anche la facoltà di svolgere i corsi di preparazione al concorso in sedi decentrate per chi abbia svolto attività a tempo determinato presso l'ufficio del processo per l'attuazione degli obiettivi del PNRR; sono poi previsti tre elaborati scritti (civile, penale e amministrativo, anche alla luce dei principi costituzionali e dell'Unione europea), che devono essere finalizzati ad accertare le capacità di inquadramento teorico-sistematico del candidato. Infine, è prevista la riduzione delle materie orali, ma con l'aggiunta del diritto della crisi e dell'insolvenza.