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Questo è il motivo per cui il processo di costruzione della "casa comune europea", che ci auguriamo possa proseguire con il contributo determinante del nostro Paese, nonostante la triste ferita della Brexit, non può prescindere da un più equo bilanciamento dei diritti e dei doveri di ciascun Stato membro. Mi piace ricordare Oriana Fallaci quando diceva «chi non compie il proprio dovere non merita alcun diritto»: lo tenga a mente, presidente Conte, durante i negoziati sul bilancio e anche sugli altri dossier sul tavolo dell'Unione europea. Terzo capitolo: politica di coesione. Lavori per migliorare le dotazioni complessive spettanti all'Italia o, almeno, per non intaccarle. Il progressivo impoverimento delle Regioni meridionali nel corso degli ultimi anni, impoverimento certificato dai vari dati Istat, richiede incisive politiche di investimento e la coesione è lo strumento principale per cercare quantomeno di colmare la distanza tra Nord e Sud del Paese, che è sempre più aumentata in questi anni. Abbiamo letto pochi giorni fa di un Piano per il Sud presentato dal suo Governo, presidente Conte, che si baserebbe in larga parte sui fondi per la coesione 2021-2027. Attenzione quindi a non indebolire questo progetto di un Piano per il Sud che lei, assieme al Governo, ci avete presentato pochi giorni fa, rilanciando quindi la battaglia sulla coesione con la dovuta fermezza. Poi, signor Presidente, ci ha confermato qualche minuto fa che ci sarebbe già un accordo potenziale tra i Paesi dell'Unione sull'adozione di un nuovo contributo europeo sugli imballaggi di plastica non riciclati, il cui gettito complessivo è stimato in circa 6 miliardi di euro l'anno nell'Unione europea a ventisette. Il suo Governo ha già previsto una tassa sulla plastica, che tra l'altro entrerà in vigore da qui a breve e tanti danni provocherà e già sta provocando alle nostre aziende e ai nostri lavoratori. Alcune aziende addirittura saranno costrette a delocalizzare per la tassa sulla plastica voluta dal suo Governo. Quindi, in futuro, questa nuova tassazione che ci aspetta (e che lei a quanto pare condivide), questo nuovo contributo che dovremo dare all'Unione appunto sugli imballaggi di plastica non riciclati, potrebbe comportare due scenari. Il primo sarebbe quello di una doppia e inaccettabile imposizione sulla plastica non riciclata, una sorta di bis in idem in materia fiscale; il secondo, nel caso in cui rimanessero solo le entrate relative alla nostra tassa sulla plastica a confluire nel bilancio europeo, ci sarebbe un problema di non poco conto, ovvero quello di un buco nel bilancio statale cui si dovrebbe porre rimedio e vorremmo capire anche come. Lo avevamo chiesto anche al ministro Amendola in sede di audizione, però non ci è stata data risposta. Per quanto riguarda, invece, il mantenimento delle correzioni al bilancio istituite nel 1984, per chiarezza vorrei specificare a cosa mi riferisco. Sto parlando del fatto che alcuni Paesi (Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Svezia e financo la Germania) beneficiano di una misura incomprensibile, e se dovessimo spiegarlo ai nostri cittadini ciò li allontanerebbe ancora di più dallo spirito europeista. In sostanza, questi Paesi si vedono restituire una parte del loro contributo al bilancio europeo senza alcuna comprensibile ragione. Questi Paesi sono contributori netti speciali poiché beneficiano di uno sconto che all'Italia è precluso. Avrei tanto altro da dire, il mio tempo è terminato; chiedo pertanto alla Presidenza di poter depositare agli atti la restante parte del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Vorrei solamente concludere dicendo che, signor Presidente, non dobbiamo svendere il voto dell'Italia nell'Unione europea; diamogli il giusto peso, che è quello di un Paese fondatore e tra i principali finanziatori dell'Unione. Cerchiamo di coordinare le trattative e di lavorare affinché il nostro Paese tragga il massimo beneficio dalla sua appartenenza a questa istituzione. L'Europa deve diventare davvero fonte di opportunità per il nostro Paese e non deve essere più guardata con diffidenza da cittadini, tantomeno essere accettata a malincuore o sopportata. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, mai come oggi il bilancio pluriennale dell'Unione europea deve essere all'altezza delle sfide che attendono il Vecchio continente. Oggi l'Europa viaggia a velocità ridotta rispetto alle altre aree del mondo. La scorsa settimana Eurostat ha certificato che nel corso del 2019 la produzione industriale media dei Paesi dell'eurozona è calata dell'1,7 per cento; l'Italia in qualche modo è riuscita a limitare il calo, registrando una diminuzione dell'1,3 per cento. Gli stessi dati certificano che nel dicembre 2019 la produzione industriale tedesca è crollata del 7,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2018; anche in questo caso l'Italia, con un calo del 4,3 per cento, è riuscita a limitare i danni, probabilmente inevitabili visto il noto legame della nostra manifattura con quella tedesca. Il rallentamento economico è quindi un problema europeo, nonostante una certa narrazione vorrebbe far credere che riguardi soltanto il nostro Paese. Il bilancio europeo deve essere ambizioso e stanziare risorse adeguate per rilanciare investimenti e consumi in Europa. In tale direzione non possono non assumere importanza le risorse degli Stati membri e quelle proprie dell'Unione europea. Sulle risorse degli Stati membri è necessario che tutti i richiami alla massima flessibilità nell'applicazione dei parametri UE diventino realtà in tempi brevissimi. Lo stesso nuovo presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen nel suo discorso ha scritto che userà la massima flessibilità all'interno del Patto di stabilità e crescita per una politica fiscale più favorevole alla crescita. Si tratta di parole inequivocabili che dimostrano come da tempo la Germania e l'Europa intera sappiano che con la follia contabile si fa morire il Vecchio continente (Applausi dal Gruppo M5S) . Quanto al tema delle risorse proprie dell'Unione europea, credo che la questione web tax non sia più eludibile. Non si tratta di ostacolare l'innovazione, la digitalizzazione e il progresso (su questi aspetti il MoVimento, più di ogni altro soggetto politico, si è mostrato sempre favorevole), ma di una questione di giustizia sociale. È legittimo e necessario l'utilizzo competitivo della tecnologia e della Rete, ma chi già gode di questo enorme vantaggio competitivo, chi può contare su una concentrazione di risorse smisurata, che gli consente organizzazioni logistiche senza pari al mondo, deve avere almeno pari trattamento tributario rispetto ai nostri piccoli imprenditori (Applausi dal Gruppo M5S) , ai nostri commercianti, ai nostri artigiani, che sostengono ogni tipo di onere, e subiscono una pressione fiscale almeno dieci volte superiore alla ridicola imposizione fiscale di questi colossi.