[pronunce]

Ma anche a ritenere diversamente, interpretando la disposizione regionale come riferita anche all'intesa di cui al comma 1, cioè all'intesa con la Conferenza permanente, la disposizione è suscettibile di un'interpretazione conforme a Costituzione, in quanto, lungi dall'appropriarsi del potere di rilasciare l'intesa, essa si limita a disciplinare i criteri secondo i quali il Presidente della Regione Emilia-Romagna dovrà esprimere il proprio voto in sede di Conferenza. 4.2. – L'art. 2, comma 1, lettera k), è impugnato anche sotto ulteriori profili. Secondo il ricorrente, esso, nel richiamare gli indirizzi definiti dalla Giunta regionale ai sensi del comma 3, vale a dire gli «indirizzi di sviluppo del sistema elettrico regionale volti a garantire, anche nel medio termine, il raggiungimento ed il mantenimento di condizioni di sicurezza, continuità ed economicità degli approvvigionamenti in quantità commisurata al fabbisogno interno», violerebbe l'art. 117, terzo comma, della Costituzione. La disposizione regionale, infatti, si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali di cui all'art. 1, comma 3, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), il quale attribuisce allo Stato la competenza a «garantire sicurezza, flessibilità e continuità degli approvvigionamenti di energia» (lettera a) e ad «assicurare la economicità dell'energia offerta ai clienti finali», e cioè proprio le finalità in vista delle quali la norma impugnata assegnerebbe la competenza alla Regione. L'art. 2, comma 1, lettera k), violerebbe, inoltre, l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali di cui all'art. 1, comma 4, – e, in particolare, alla lettera d) – della citata legge statale, che «attribuisce sempre allo Stato» la competenza ad assicurare «l'adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio per assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio nonché la distribuzione e la disponibilità di energia su tutto il territorio nazionale». La disposizione impugnata, infine, violerebbe l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, dal momento che contrasterebbe con i principi fondamentali posti dall'art. 1, commi 7 e 8, della citata legge statale, «nelle molteplici disposizioni rivolte a garantire, insieme alla programmazione di settore, l'efficienza e l'equilibrio della rete nazionale». 4.3. – Innanzitutto deve essere dichiarata l'inammissibilità della censura prospettata in relazione all'art. 1, commi 7 e 8, della legge n. 239 del 2004, dal momento che essa è formulata in termini del tutto generici e non contiene alcuna specificazione di quali, tra le molteplici disposizioni contenute nella norma statale, sarebbero state violate. Valgono al riguardo le considerazioni svolte al precedente paragrafo 3.1. 4.4. – Le restanti questioni non sono fondate. Il ricorrente muove da una lettura della disposizione regionale impugnata secondo la quale, nel fare riferimento al «fabbisogno interno regionale» senza considerare quello nazionale, essa presupporrebbe che la rete regionale operi autonomamente, non tenendo conto del quadro nazionale e delle esigenze della rete unica. In realtà, la disposizione censurata richiama l'art. 2, comma 3, della medesima legge regionale, il quale prevede espressamente che la Giunta regionale, nel predisporre gli indirizzi di sviluppo del sistema elettrico regionale, tenga conto, tra l'altro, proprio dello sviluppo della rete nazionale. Inoltre, lo stesso art. 2, comma 3, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, sembra dare attuazione alle disposizioni statali evocate dal ricorrente come parametro interposto. Innanzitutto, le finalità che devono essere perseguite dalla Giunta regionale nella determinazione degli indirizzi di sviluppo del sistema elettrico regionale sono proprio gli obiettivi generali della politica energetica del Paese, individuati dall'art. 1 della legge n. 239 del 2004 ed il cui conseguimento, secondo tale disposizione, deve essere assicurato sulla base dei principi di sussidiarietà, di differenziazione, di adeguatezza e di leale collaborazione sia dallo Stato, che dalle Regioni che dagli enti locali (art. 1, comma 3, della legge n. 239 del 2004). Anche la asserita violazione del principio sancito dall'art. 1, comma 4, lettera d), della legge n. 239 del 2004, è priva di fondamento. Tale disposizione, infatti, assegna non solo allo Stato – come sostenuto dal ricorrente – ma espressamente anche alle Regioni il compito di garantire l'adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio per assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio. La disposizione regionale impugnata, pertanto, non solo non è in contrasto con i principi fondamentali della materia, ma, anzi, costituisce specifica attuazione di quanto previsto dalla norma statale, sia pure con limitato riferimento al proprio ambito naturale, e cioè a quello relativo al sistema elettrico regionale. 5. – È, altresì, impugnato l'art. 2, comma 1, lettera o), della legge regionale n. 26 del 2004, il quale attribuisce alla Regione «l'adozione di indirizzi di sviluppo delle reti di distribuzione di energia e di misure a sostegno della sicurezza degli approvvigionamenti per le aree e gli utenti disagiati». Il ricorrente lamenta che tale disposizione contrasterebbe con l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, dal momento che violerebbe il principio fondamentale posto dall'art. 14 del decreto-legislativo 23 maggio 2000, n. 164 (Attuazione della direttiva 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 17 maggio 1999, n. 144), il quale attribuisce agli enti locali l'attività «di indirizzo, di vigilanza e di programmazione e controllo sulle attività di distribuzione». Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura ha, altresì, censurato la disposizione in esame anche in relazione all'art. 118 della Costituzione per contrasto con il principio di sussidiarietà di cui sarebbe espressione la norma statale richiamata. 5.1. – Le questioni sono inammissibili. Dal semplice raffronto della disposizione regionale censurata con quella statale richiamata dal ricorrente, emerge che esse hanno ambiti di applicazione ed oggetti diversi. Il d.lgs. n. 164 del 2000, evocato dal ricorrente a parametro interposto, disciplina una specifica fonte energetica, e cioè il gas naturale, in attuazione della normativa europea di cui alla direttiva 98/30/CE. La disposizione regionale censurata, invece, si riferisce, alle reti di distribuzione dell'energia senza altra specificazione, di modo che essa deve intendersi riferita alle reti concernenti qualunque fonte energetica. Inoltre, l'art. 14 del d.lgs.