[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3, 4, 8, 11, 36 e 45 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'IRPEF e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), nonché dello stesso decreto legislativo nella sua interezza, e successive modifiche, promossi con ordinanze emesse il 14 settembre 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Modena, il 24 luglio 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Piacenza, il 23 novembre 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Imperia, il 18 ottobre 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Piacenza, il 2 ottobre 2000 dalla commissione tributaria regionale di Milano ed il 12 febbraio 2001 dalla commissione tributaria provinciale di Arezzo, rispettivamente iscritte ai numeri 827 e 855 del registro ordinanze 2000 e ai numeri 44, 148, 152 e 241 del registro ordinanze 2001, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica,1a serie speciale, numeri 3, 5, 10, e 14 dell'anno 2001. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 4 luglio 2001 il giudice relatore Annibale Marini. Ritenuto che, con ordinanza emessa il 14 settembre 2000, la commissione tributaria provinciale di Modena ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionaledegli artt. 1, 2, 3, 4, 8 e 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'IRPEF e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), nella parte in cui non consentono di dedurre dalla base imponibile le spese sostenute per i dipendenti e per i collaboratori e quelle per interessi passivi, non discriminano i lavoratori autonomi dagli imprenditori e viceversa discriminano i lavoratori autonomi dai lavoratori dipendenti, discriminano i lavoratori autonomi di cui al primo comma dell'art. 49 del testo unico delle imposte sui redditi dagli altri lavoratori autonomi di cui alle altre ipotesi dello stesso art. 49 citato e non consentono di dedurre l'IRAP ai fini delle imposte sui redditi; che, con ordinanze emesse il 24 luglio 2000 ed il 18 ottobre 2000, la commissione tributaria provinciale di Piacenza ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 23, 53 e 76 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2, 3, 4, 36 e 45 del decreto legislativo n. 446 del 1997, nonché del medesimo decreto legislativo nel suo complesso; che il rimettente, in aggiunta ai profili già evocati dalla commissione tributaria provinciale di Modena, assume che l'art. 36 del decreto legislativo sarebbe in contrasto con gli artt. 3 e 53 della Costituzione in quanto porrebbe a carico di una sola categoria di contribuenti l'onere della contribuzione al Servizio sanitario nazionale, stante la soppressione dei previgenti contributi; che l'art. 45 del medesimo decreto legislativo violerebbe il principio di riserva di legge in materia tributaria, di cui all'art. 23 della Costituzione, facendo in concreto dipendere l'entità dell'acconto IRAP da disposizioni amministrative; che il decreto legislativo nel suo complesso violerebbe infine l'art. 76 della Costituzione, in quanto sarebbe stato disatteso il criterio direttivo rappresentato dalla riduzione del prelievo tributario complessivo gravante sul lavoro autonomo; che, con ordinanza emessa il 23 novembre 2000, la commissione tributaria provinciale di Imperia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 23, 35, 53 e 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'intero decreto n. 446 del 1997, nella parte in cui non consente di dedurre dalla base imponibile le spese sostenute per i dipendenti e per i collaboratori e quelle per interessi passivi, non discrimina i lavoratori autonomi dagli imprenditori e viceversa discrimina i lavoratori autonomi dai lavoratori dipendenti, discrimina i lavoratori autonomi di cui al primo comma dell'art. 49 TUIR dagli altri lavoratori autonomi di cui alle altre ipotesi dello stesso art. 49 citato; non consente di dedurre l'IRAP ai fini delle imposte sui redditi; che, con ordinanza emessa il 2 ottobre 2000, la commissione tributaria regionale di Milano ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 35, 53, 76 e 77 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del decreto legislativo n. 446 del 1997 sulla base di argomenti non dissimili da quelli addotti dagli altri rimettenti; che, con ordinanza emessa il 12 febbraio 2001, la commissione tributaria provinciale di Arezzo ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale "della legge istitutiva dell'IRAP", in quanto lesiva del principio di eguaglianza ed in contrasto con il criterio direttivo rappresentato dalla riduzione del carico fiscale gravante sul lavoro autonomo; che in tutti i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo nel senso dell'inammissibilità o infondatezza delle questioni, con espresso richiamo alle difese svolte in riferimento ad analoghe questioni già sollevate da altri giudici. Considerato che tutti i giudizi hanno ad oggetto, sotto profili e con riferimento a parametri in buona parte coincidenti, questioni di legittimità costituzionale di singole norme del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'IRPEF e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), ovvero dell'intero testo normativo, e vanno pertanto riuniti, stante l'evidente connessione, per essere congiuntamente decisi;