[pronunce]

n. 384 del 1992 compiuto dalla Corte costituzionale nel precedente intervento nonché il tenore letterale dell'art. 22 della legge n. 488 del 1999 (legge finanziaria del 2000) che, col suo generico riferimento a tutti gli emolumenti “soggetti ad incremento in relazione alle variazioni del costo della vita”, mostra chiaramente di riferirsi ai soli meccanismi automatici di adeguamento delle retribuzioni e non ai compensi che li contengano. Ove mai la questione di illegittimità sollevata non fosse ritenuta inammissibile o infondata per le ragioni sopra esposte, la norma impugnata andrebbe, a giudizio dell'esponente, dichiarata incostituzionale, perché contraria all'art. 36 della Costituzione. Contrastando le deduzioni svolte da Rete Ferroviaria Italiana s.p.a., osserva, da un lato, che la qualificazione come straordinario (e non già supplementare) del lavoro di cui trattasi, contenuta nell'ordinanza di rimessione è frutto di non più contestabile accertamento effettuato nel giudizio di merito e, dall'altro lato, che assolutamente dirimenti, ai fini dello scrutinio di costituzionalità, appaiono i principi estrapolabili dall'ordinanza n. 716 del 1988, avendo in tale pronuncia la Corte costituzionale affermato non solo la costituzionalizzazione del principio per cui il lavoro straordinario deve essere compensato in modo superiore rispetto a quello ordinario, ma altresì che il lavoro prestato oltre il normale orario di lavoro è di per sé più gravoso. Osserva infine il Bernardo che la successione delle proroghe che hanno riguardato l'art. 7 comma 5 rende insostenibile l'assunto dell'eccezionalità dell'intervento legislativo. 5.2.- Giuseppe Addato richiama, al fine di sostenere l'ammissibilità del suo intervento, alcuni precedenti della Corte, e segnatamente le sentenze n. 421 del 1995, la sentenza n. 315 del 1992 e la sentenza n. 235 del 1997. Nel merito svolge le stesse argomentazioni difensive di Giovanbattista Bernardo. 5.3.- Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. ribadisce che l'indagine sulla costituzionalità della norma denunciata non può prescindere da un passaggio fondamentale: la maggiorazione per il lavoro straordinario prevista dall'art. 5 del r.d.l. n. 692 del 1923 non è applicabile al rapporto di lavoro dei ferrovieri, il quale è disciplinato da specifiche norme del settore, e in particolare dalla legge 13 agosto 1969, n. 591, dalla legge 11 febbraio 1970, n. 34, dai d.P.R. n. 1372 del 1971 e n. 374 del 1983. Ricorda che tale approdo interpretativo è stato condiviso dalla Corte costituzionale nell'ordinanza n. 716 del 1988, allorché dichiarò la manifesta infondatezza della questione relativa alla legittimità dell'art. 1, comma terzo, del r.d.l. n. 692 del 1923, nella parte in cui esclude i rapporti di lavoro degli addetti agli uffici e servizi pubblici, anche se gestiti da assuntori privati, dalla sua applicazione e in particolare dall'applicazione dell'art. 5, relativo al compenso del lavoro straordinario; che le affermazioni contenute in tale pronuncia vanno lette tenendo presente che lo straordinario al quale aveva riguardo il Giudice delle leggi era esclusivamente quello “legale”, unico oggetto, per giurisprudenza assolutamente consolidata, della disciplina contenuta nell'art. 2108 del cod. civ. ; che segnatamente dall'ordinanza della Corte emergono due principi fondamentali: la peculiarità del settore afferente ai servizi pubblici e il fatto che in materia di compensi per il lavoro straordinario l'attuazione del precetto costituzionale passa attraverso il concorso dell'art. 2108 cod. civ. con le norme della contrattazione collettiva, alle quali soltanto spetta individuare tale compenso. Segnala anche la R.F.I. che sia nella contrattazione collettiva, sia nella Direttiva comunitaria n. 104 del 1993, sia infine nella legge n. 196 del 1997 (c.d. pacchetto Treu), l'abbassamento a 40 ore della soglia legale normale dell'orario di lavoro settimanale appare inscindibilmente connessa ad una sua flessibilizzazione, che consente di riferire l'orario normale alla durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore all'anno (art. 13, primo comma); che, con riferimento alla disciplina dello straordinario del personale delle ferrovie, si è in realtà di fronte ad un'ipotesi di lavoro c.d. supplementare, cioè di ore di lavoro comprese tra l'orario normale settimanale contrattuale e l'orario normale massimo previsto dalla legge, pari, ex art. 1 del r.d.l. n. 692 del 1923, a 48 ore settimanali o otto giornaliere; che la disciplina del lavoro prestato oltre l'orario normale contrattuale, ma al di sotto del tetto massimo legale, appartiene alla esclusiva competenza della contrattazione collettiva; che conseguentemente l'art. 7, comma 5, si sottrae ad un'indagine di legittimità, almeno con riferimento al secondo comma dell'art. 36 della Costituzione. Posto poi che i criteri di sufficienza e proporzionalità enunciati nel primo comma dell'art. 36 - argomenta ancora il deducente - sono inscindibilmente connessi, e che la garanzia costituzionale della retribuzione adeguata riguarda solo la retribuzione corrispettivo e non la retribuzione parametro (così Corte cost. n. 164 del 1994; Cass. 7 febbraio 1987 n. 1312), non può non tenersi conto, nello scrutinio di legittimità delle norme denunciate, dell'incidenza per vero assai modesta del “blocco” dalle stesse previsto sull'assetto retributivo globale dei dipendenti delle ferrovie, tanto più che il decremento conseguente alla loro applicazione è stato accompagnato da progressivi e considerevoli incrementi retributivi del minimo tabellare nonché da previsioni contrattuali, come quella contenuta nell'art. 5 della Parte economica del CCNL 1994/1995, che hanno previsto - non a caso, proprio con riferimento al periodo in relazione al quale la retribuzione dello straordinario ha cominciato a diventare inferiore a quella del lavoro ordinario - “la corresponsione, a titolo integrativo, di un importo forfetario ed una tantum, con funzione di compenso relativo al trattamento economico concordato” (art. 5.9). In punto di rilevanza della questione rileva infine R.F.I. che dall'ordinanza di rimessione non risulta affatto che sia stata accertata l'inferiorità della retribuzione del lavoro straordinario rispetto a quella convenzionale, unico, corretto punto di raffronto ai fini della valutazione della legittimità del sistema retributivo in esame, bensì solo rispetto alla retribuzione normale, ricordando che tale approccio ermeneutico è stato condiviso dalla Corte di cassazione nella sentenza 11 febbraio 2002, n. 1932.