[pronunce]

6.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sulla base di argomentazioni analoghe a quelle già riferite con riguardo alle questioni di cui alla ordinanza iscritta al n. 27 reg. ord. 2023. 7.- Nel giudizio di legittimità costituzionale promosso dal Tribunale di Siena si è costituita S. F., parte ricorrente nel procedimento a quo, concludendo per l'illegittimità costituzionale della normativa censurata dal rimettente. 7.1.- La parte richiama, condividendole, le censure svolte nell'ordinanza di rimessione, corroborandole con argomenti pressoché sovrapponibili a quelli addotti da P.M. L.F. nel giudizio promosso con l'ordinanza iscritta al n. 27 reg. ord. 2023. 7.2.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica, S. F. ha depositato una memoria integrativa, con la quale ha confermato le conclusioni assunte e ulteriormente sviluppato le considerazioni svolte nell'atto di costituzione. 8.- Anche nel giudizio promosso dal Tribunale di Siena sono state depositate opinioni scritte ai sensi dell'art. 6 delle Norme integrative, ammesse con decreto presidenziale del 5 luglio 2023. In particolare, sono pervenute le opinioni dell'Unione nazionale segretari comunali e provinciali (UNSCP), della FEDIR - Federazione dirigenti e direttivi pubblici e dell'Associazione nazionale professionale segretari comunali e provinciali "G. B. Vighenzi", tutte di tenore analogo a quelle sulle quali si è riferito con riguardo alle questioni sollevate con la ordinanza iscritta al n. 27 reg. ord. 2023.1.- Con ordinanze iscritte, rispettivamente, al n. 27 e al n. 66 del registro ordinanze 2023, il Tribunale di Lucca e il Tribunale di Siena, entrambi in funzione di giudici del lavoro, dubitano, in riferimento agli artt. 3, 36, 77 e 97 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 2-bis, anche in combinato disposto con il comma 1, del d.l. n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, nella legge n. 114 del 2014, nella parte in cui «limita l'attribuzione di una quota dei diritti di rogito spettanti all'ente locale ai segretari comunali che non abbiano qualifica dirigenziale o che prestino servizio in enti locali privi di personale con qualifica dirigenziale, anziché prevederla per tutti i segretari comunali e provinciali». Il Tribunale di Lucca, nella sola motivazione della ordinanza di rimessione, aggiunge alla evocazione dei predetti parametri quelli relativi ai principi di certezza del diritto e di legittimo affidamento, non richiamati nel dispositivo della ordinanza medesima. La previsione normativa censurata, da un lato, ha abrogato la disciplina che attribuiva una quota dei diritti di segreteria (i diritti di rogito) a tutti i segretari comunali e provinciali roganti e, dall'altro, ha mantenuto una parte di tali proventi in relazione all'attività rogatoria svolta dai segretari in servizio presso enti locali che non annoverano nel proprio organico dipendenti con qualifica dirigenziale e, comunque, per i segretari privi di tale qualifica. 1.1.- In entrambi i giudizi principali le parti ricorrenti avevano chiesto il riconoscimento dei diritti di segreteria per avere svolto, in qualità di segretario comunale di fascia «A» in possesso della qualifica dirigenziale, attività di rogito presso un comune munito di dirigenti. I giudici rimettenti ritengono che l'eliminazione del beneficio economico in questione si traduca, per i segretari che ne sono interessati, nel totale azzeramento di un autonomo compenso volto a remunerare un'attività, quale quella di rogito, del tutto diversa dalle prestazioni ordinariamente riconducibili alle relative competenze. La misura in scrutinio non investirebbe, infatti, una voce premiale accordata per lo svolgimento di compiti per i quali il segretario è già retribuito, ma lo specifico corrispettivo per un'attività affatto peculiare e foriera di responsabilità di ordine speciale. 1.2.- In particolare, il Giudice del lavoro presso il Tribunale di Lucca assume che l'attribuzione di un'apposita voce stipendiale per l'esercizio della funzione di rogito sia del tutto «ragionevole» e che, rispetto ad essa, non possa dedursi «l'onnicomprensività del trattamento». La soppressione dei diritti di rogito contrasterebbe, pertanto, con l'art. 36 Cost., in quanto violerebbe il diritto dei segretari di ricevere una retribuzione commisurata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. 1.2.1.- La normativa censurata confliggerebbe anche con i principi di certezza del diritto e di legittimo affidamento, posto che l'«intera categoria dei segretari comunali e provinciali», ai sensi dell'art. 37 del CCNL 16 maggio 2001, «fa affidamento su tale voce stipendiale». 1.2.2.- Emergerebbe, altresì, la violazione dell'art. 3 Cost., tanto sotto il profilo dell'eguaglianza, quanto sotto quello della ragionevolezza, poiché si determinerebbero trattamenti differenziati tra segretari comunali e provinciali svolgenti la medesima funzione. Non sarebbe comprensibile la ragione per la quale i diritti di rogito siano riconosciuti ai soli segretari privi di qualifica dirigenziale o che operino presso enti senza dirigenti. Né potrebbe invocarsi, in proposito, una presunta finalità perequativa di differenti trattamenti economici, posto che l'emolumento in questione costituisce una voce variabile della retribuzione e comunque potenzialmente assente, qualora l'attività di rogito venga a mancare o si riduca. L'asserita funzione perequativa non potrebbe giustificarsi neppure alla luce dell'istituto del "galleggiamento", ovvero dell'allineamento alla retribuzione dirigenziale accordato ai soli segretari titolari di incarichi presso enti locali muniti di dirigenti. Tale beneficio, infatti, non opererebbe «automaticamente», essendovi casi, come quello di specie, in cui esso non trova applicazione, pur in presenza di figure dirigenziali nell'organico dell'ente, e potrebbe essere corrisposto anche ai segretari privi di qualifica dirigenziale (di fascia «C»). Un ulteriore profilo di irragionevolezza risiederebbe in ciò, che il segretario con qualifica dirigenziale che abbia ottenuto il "galleggiamento" potrebbe comunque percepire i diritti di segreteria, ove sia titolare di incarichi in comuni diversi, di cui almeno uno sia privo di dirigenza. Per converso, il segretario in possesso di identica qualifica che operi in uno o più comuni muniti di personale dirigenziale non percepisce i diritti di rogito, anche nel caso in cui non benefici del "galleggiamento".