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Modifiche al codice civile e ulteriori disposizioni per la tutela degli animali. Onorevoli Senatori. – La necessità di rivedere le disposizioni del codice civile in materia di animali e di formularne di nuove a loro tutela nasce non solo dal sentire comune di larga parte dell'opinione pubblica, ma anche dall'esempio delle normative in vigore in altri Paesi e dall'avanzamento operato in ambito penale, nella XIV legislatura, con l'approvazione trasversale, da parte dei partiti rappresentanti in Parlamento, della parziale, ma ampiamente positiva, legge 20 luglio 2004, n. 189. Proprio quest'ultima legge, con l'introduzione del titolo IX -bis del libro secondo del codice penale, ha reso ancora più evidenti le mancanze nell'ambito civilistico. Nella XVI legislatura, proprio grazie a un'analoga iniziativa, vi è stato un primo riconoscimento in tal senso, nell'ambito della riforma in materia di condomini. Ma ciò non basta, poiché quasi una famiglia su due in Italia vive con un animale domestico e sempre più nella vita quotidiana vi sono casi, dalla separazione fra coniugi alle aste giudiziarie, nei quali cani, gatti e altri animali diventano oggetto del contendere in un quadro normativo attualmente carente. Alcune sentenze tuttavia hanno iniziato a riconoscere la nozione della «tutela degli animali», ad esempio nel diritto al soccorso, e la Corte di cassazione ha equiparato la necessaria tutela di un animale a quella che si deve a un minore. Il presente disegno di legge mira a sanare questo vuoto normativo e a dare atto della disposizione introdotta nel Trattato istitutivo della Comunità europea con il Trattato di Lisbona, reso esecutivo ai sensi della legge 2 agosto 2008, n, 130, che nelle «Disposizioni di applicazione generale» riconosce gli animali come esseri senzienti impegnando su ciò anche gli Stati membri. Le disposizioni formulate nella presente proposta permetterebbero di dare quanto prima attuazione a questo principio importante e ampiamente condiviso.. 1 (Animale familiare) 1 Ai fini della presente legge, per animale familiare si intende ogni animale domestico tenuto dall'uomo per compagnia e senza scopi alimentari. La detenzione di bovini, suini, ovini, caprini, equidi, conigli e volatili da cortile come animali familiari è consentita previa comunicazione scritta al sindaco e al servizio veterinario di sanità pubblica competenti per territorio, con la quale si escludono in via definitiva la commercializzazione, la cessione a titolo oneroso e la macellazione dei medesimi animali. 2 La registrazione degli animali di cui al comma 1 è a cura del servizio veterinario di sanità pubblica competente per territorio, che certifica la detenzione di tali animali a fine esclusivamente familiare ed effettua il loro riconoscimento tramite l'installazione di microchip . 3 Gli animali di cui al comma 1 di provenienza non certa o non dimostrabile sono controllati a titolo gratuito, a cura del servizio veterinario di sanità pubblica competente per territorio, per l'accertamento di patologie trasmissibili pericolose. In caso negativo, gli animali sono adottabili. 4 Gli animali selvatici non possono in ogni caso essere registrati come animali familiari. 5 Per allevatore di animali familiari si intende l'imprenditore agricolo ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile che fa riprodurre uno o più animali familiari, o li cede a titolo oneroso. 2 (Introduzione del titolo XIV -bis del libro primo del codice civile) 1 Nel libro primo del codice civile, dopo il titolo XIV è aggiunto il seguente: « Titolo XIV -bis. DEGLI ANIMALI Art. 455 -bis. - (Diritti degli animali). – Gli animali sono esseri senzienti. Le disposizioni relative ai diritti civili si applicano anche agli animali, in quanto compatibili e con le leggi speciali in materia di animali. Art. 455 -ter. - (Affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi). – In caso di separazione dei coniugi, proprietari o detentori di un animale familiare, il tribunale competente per la separazione, in mancanza di un accordo tra le parti, sentiti i coniugi e, se del caso, familiari conviventi e la prole, nonché esperti di comportamento animale, nell'esclusivo interesse dell'animale, affida lo stesso in via esclusiva al coniuge che ne garantisce il migliore benessere psicofisico ed etologico. Qualora sussistano volontà e opportunità comuni ai due coniugi per il benessere dell'animale, il giudice ne dispone l'affidamento condiviso, con obbligo di dividere le spese. Ai fini della decisione concernente l'affidamento, la proprietà dell'animale desunta dalla documentazione anagrafica costituisce un criterio orientativo per il giudice, che decide nell'esclusivo interesse dell'animale quale sia la persona che meglio può garantirne il benessere, sempre che non sia dimostrato che l'animale ha avuto un rapporto esclusivo con chi ne risulta proprietario. Nel caso di cessazione della convivenza more uxorio e in ogni caso quando la decisione debba essere assunta successivamente al procedimento di separazione, è competente funzionalmente a decidere il giudice di pace del luogo dell'ultima residenza comune degli interessati. Ai fini dell'affidamento, si applicano le medesime procedure valutative previste in caso di separazione coniugale. Art. 455 -quater. - (Affidamento degli animali familiari in caso di morte del proprietario o del detentore) . – Tra i diritti e doveri che si trasmettono agli eredi in caso di morte, è compreso il dovere di assicurare benessere all'animale familiare. In caso di decesso del proprietario o del detentore di un animale familiare, l'eventuale curatore, previo assenso dell'erede o del legatario onerato, sentiti tutti gli eredi e i legatari e previo assenso del tribunale, ne attribuisce la custodia temporanea, fino alla devoluzione definitiva, all'onerato o, in mancanza, a chi ne fa richiesta potendo garantire il suo benessere. In mancanza di accordo, decide il tribunale che provvede altresì, sentiti gli enti e le associazioni individuati con decreto del Ministro della salute ai sensi dell'articolo 19 -quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale, di cui al regio decreto 28 maggio 1931, n. 601, per l'affidamento definitivo, emanando i provvedimenti necessari. È legittima la devoluzione di beni mobili o immobili a una persona, a un ente o a un'associazione con il vincolo che tali beni servano alla miglior custodia del proprio animale familiare. Art. 455- quinquies. - (Accesso dei cani e dei gatti in locali pubblici e privati e ai mezzi di trasporto pubblico). – Nei locali pubblici e privati aperti al pubblico e sui mezzi di trasporto pubblico o che forniscono un servizio pubblico, l'accesso degli animali familiari al seguito del proprietario o detentore è sempre consentito, purché siano rispettate le norme in materia di sicurezza e igiene. Negli uffici pubblici, negli uffici aperti al pubblico, nelle case di riposo, nelle scuole e nei luoghi di culto, è consentito l'accesso degli animali solo se accompagnati, purché siano rispettate le norme in materia di igiene e sicurezza e le normative specifiche. È sempre vietato introdurre nei luoghi di cui al presente articolo animali la cui detenzione è vietata.