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il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare si era ripetutamente pronunciato a favore della vita e della libertà del giovane orso, da lui battezzato "Papillon", e divenuto un vero simbolo della natura, della biodiversità e del patrimonio più raro, particolarmente protetto, del nostro Paese; lo stesso Ministro, dopo la recente nuova cattura, si è impegnato a reperire un parco naturale, anche all'estero, che possa ospitarlo, risparmiandogli una vita di reclusione e di sofferenze, tanto più gravi per un animale giovane, forte e di particolare intelligenza, come ha dimostrato la sua incredibile capacità di fare ritorno nei suoi luoghi natali, superando grandi distanze, l'autostrada e il fiume Adige; attualmente M49 è detenuto all'interno del Casteller in una sorta di tana artificiale, sotto sedazione, e grande scalpore ha avuto la notizia del ristrettissimo spazio in cui sarà relegato a vita, anche dopo la fase di "ambientamento". All'interno del Casteller, una superficie ben inferiore a quella di un campo da calcio è destinata a tre orsi e già ospita, da oltre 8 anni, una femmina. In libertà, gli animali percorrono decine di chilometri in un giorno. Voci insistenti prevedono la sua castrazione; anche dalla testimonianza del veterinario che lo ha a lungo seguito, è emerso che la predilezione per il latte che M49 ha rivelato e che lo ha spinto a visitare alcune malghe, sempre disabitate, sia stata causata dall'uomo: sin da quando era cucciolo, era stato indotto a berne abitualmente da chi voleva menarne pubblico vanto. Proprio per un secchio di latte posto nella trappola tubo, un mese fa, ha perduto la sua libertà; accanto a comportamenti umani assolutamente deleteri, è da sottolineare anche il clima di ingiustificato allarmismo alimentato nelle popolazioni delle valli trentine, mentre mancano sempre più i capisaldi, anche minimali, della politica di convivenza tra la nostra e le altre specie e vengono smantellate le misure che, seppur parziali, contribuivano a costruire tale convivenza; l'attuale amministrazione della Provincia di Trento, il cui attuale presidente nel 2011 promosse banchetti a base di carne di orso importata, interrotti dall'intervento della Guardia di finanza, ha proceduto alla cancellazione del progetto europeo "Coexistence between people and large carnivores", avviato dalla Giunta precedente con i fondi europei e rivolto alla mitigazione di eventuali conflitti; ha interrotto gli incontri dei cittadini con gli esperti di grandi carnivori; ha posto fine ad ogni forma di dialogo con le associazioni ambientaliste; la politica della Giunta non prevede campagne di informazione e di formazione tese a divulgare i comportamenti corretti da tenere in presenza dei grandi carnivori e degli orsi in modo particolare, sia tra la popolazione locale che tra i turisti: al contrario, si moltiplicano gli episodi di violenza, come testimoniano i video di inseguimenti da parte di automobilisti nei confronti di orsi giovani, cuccioli, o addirittura menomati. È di pochi giorni fa il video, postato su "Facebook", che riprende una "Panda" con due automobilisti a bordo, in una strada boschiva in val Rendena, lanciata contro un'orsa e il suo piccolo. Gli animali, terrorizzati, sono costretti a precipitarsi in un dirupo e risulta evidente la difficoltà di deambulazione della madre, priva, per ignoti motivi, di una parte della zampa posteriore sinistra. Questo ed altri sono atti criminosi, ai cui autori non dovrebbe essere difficile risalire e che non dovrebbero rimanere impuniti; atti che configurano reati di maltrattamento, per di più su di una specie particolarmente protetta dalla legge nazionale, dalla convenzione di Berna, dalla direttiva "Habitat". La reintroduzione degli orsi in Trentino è avvenuta sulla scorta del progetto europeo "Life Ursus", dopo che, negli anni '90, la popolazione autoctona era sull'orlo dell'estinzione. Un sondaggio aveva registrato l'ampio consenso degli abitanti al progetto; nel contempo, occorre rilevare che le politiche della Provincia autonoma per la prevenzione dei danni, fondamentali per la convivenza ed obbligatorie per le regole internazionali di tutela della popolazione ursina, sono in buona parte rese inefficaci dall'atteggiamento degli allevatori. Nonostante la Provincia fornisca gratuitamente misure basilari come le recinzioni elettrificate e i cani da guardiania, offra l'assistenza gratuita del personale tecnico e risarcisca integralmente i danni, la loro applicazione è assai carente, trascurata. Molti allevatori, infatti, intendono continuare a lasciare il bestiame incustodito, anche per giorni, ed alimentano nel contempo un clima di ostilità verso gli animali selvatici; del tutto insoddisfacente nel territorio è la gestione dei rifiuti, che spesso vengono lasciati alla libera fruizione degli orsi, soprattutto dei più giovani e inesperti, a causa di trascuratezza o precisa volontà di attirarli e abituarli a cercare cibo facile in vicinanza dell'uomo, magari per nutrire il pubblico risentimento nei loro confronti. Inoltre sembrano accantonate le ipotesi di realizzazione di corridoi biologici che permetterebbero lo spostamento degli orsi anche in altri areali. La gestione complessiva presenta dunque forti criticità e giustifica preoccupazione, si chiede di sapere: se il Ministro dell'ambiente non intenda rivolgere particolare attenzione alla condizione della popolazione ursina del Trentino, patrimonio indisponibile dello Stato, tutelata da norme e convenzioni internazionali, simbolo della natura del nostro Paese; in particolare, se non intenda sottrarre tempestivamente M49 alla sua detenzione e ad un destino di totale negazione delle sue esigenze etologiche, mantenendo gli impegni presi davanti all'opinione pubblica nazionale; se non ritenga imprescindibile intervenire presso la Provincia di Trento per la piena attivazione delle misure di prevenzione dei danni, di rispetto dei programmi europei di convivenza con i grandi carnivori, di informazione e formazione degli abitanti e dei turisti; se il Ministro dell'interno voglia attivare controlli costanti al fine di prevenire e reprimere atti di ostilità e di violenza nei confronti degli orsi trentini; se siano state avviate le opportune indagini per individuare gli automobilisti che si sono resi responsabili di inseguimenti di fauna selvatica, con particolare riferimento all'orsa e al suo cucciolo in val Rendena, tutti perseguibili ai sensi del codice penale. Atto n. 4-03583 DI NICOLA Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: come dimostrano interlocuzioni istituzionali ed atti documentali resi noti all'interrogante, risulta ancora non concluso né perfezionato l' iter amministrativo necessario all'elargizione, in favore delle vittime del disastro di Rigopiano, avvenuto il 18 gennaio 2017, delle speciali risorse previste e stanziate dall'articolo 4 -bis del "decreto semplificazioni" (decreto-legge n. 135 del 2018); si tratta in particolare di risorse, per un ammontare complessivo pari a 10 milioni di euro per l'anno 2019, stanziate in favore delle famiglie delle vittime del disastro e di coloro che, a causa di questo tragico evento, hanno riportato lesioni gravi o gravissime;