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a) l'organo dirigente non ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un modello di organizzazione, gestione e controllo, di cui all'articolo 7- bis , idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare sull'efficace attuazione del modello, nonché sul suo aggiornamento, non è stato affidato all'organismo di cui all'articolo 7- ter ; c) vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui all'articolo 7- ter . 2. È comunque disposta la confisca del profitto che l'ente ha ottenuto in conseguenza del reato, anche nella forma per equivalente. 3 . Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche agli enti soggetti ad attività di direzione e coordinamento». 5 1 L'articolo 7 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente: «Art. 7. -- (Reati commessi da soggetti sottoposti all'altrui direzione) -- 1. Nel caso previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b) , l'ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. 2. In ogni caso, è esclusa l'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l'ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo, di cui all'articolo 7- bis , idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi». 6 1 Dopo l'articolo 7 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono inseriti i seguenti: «Art. 7- bis . -- (Modello di organizzazione, gestione e controllo) -- 1. Il modello di organizzazione, gestione e controllo prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell'ente nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a prevenire i rischi di commissione di reati. 2 . In relazione all'estensione dei poteri delegati e ai rischi di commissione dei reati, il modello di organizzazione, gestione e controllo deve: a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; b) prevedere specifici protocolli, proporzionati alla dimensione e alla complessità dell'ente, diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione alle attività di cui alla lettera a) ; c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei reati; d) prevedere la costituzione dell'organismo cui all'articolo 7- ter . e) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo di cui all'articolo 7- ter ; f) stabilire obblighi formativi a carico delle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettere a) e b) ; g) prevedere un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto del modello. 3. Il modello di organizzazione, gestione e controllo può essere adottato, garantendo i requisiti di cui al comma 2, sulla base di linee guida redatte dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicate al Ministero della giustizia, che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare entro trenta giorni osservazioni. Art. 7- ter . -- (Organismo di vigilanza) -- 1. L'organismo di cui agli articoli 6 e 7- bis deve essere indipendente e dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo. 2. L'organismo dispone di adeguate risorse finanziarie per lo svolgimento delle sue funzioni. 3. I componenti dell'organismo devono possedere requisiti di professionalità. 4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti dell'organismo possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente». 7 1 L'articolo 12 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente: «Art. 12. -- (Casi di riduzione della sanzione pecuniaria) -- 1. La sanzione pecuniaria è ridotta della metà e non può comunque essere superiore a euro 100.329 se: a) l'autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l'ente ne ha ricavato un vantaggio minimo; b) il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità. 2. La sanzione è ridotta da un terzo alla metà se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado: a) l'ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso; b) è stato adottato e reso operativo un modello di cui all'articolo 7- bis idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. 3. Nel caso in cui concorrono entrambe le condizioni previste dal comma 2, la sanzione è ridotta dalla metà ai due terzi. 4. In ogni caso, la sanzione pecuniaria non può essere inferiore a euro 10.329». 8 1 L'articolo 15 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente: «Art. 15. - (Commissario giudiziale) -- 1. Se sussistono i presupposti per l'applicazione di una sanzione interdittiva che determina l'interruzione dell'attività dell'ente, il giudice, in luogo dell'applicazione della sanzione, dispone la prosecuzione dell'attività dell'ente da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della sanzione interdittiva che sarebbe stata applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l'ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività; b) l'interruzione dell'attività dell'ente può provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle condizioni economiche del territorio in cui è situato, rilevanti ripercussioni sull'occupazione. 2. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell'attività, il giudice indica i compiti e i poteri del commissario, tenendo conto della specifica attività in cui è stato posto in essere l'illecito da parte dell'ente. 3. Nell'ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura l'adozione e l'efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice. 4. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell'attività viene confiscato. 5. La prosecuzione dell'attività da parte del commissario non può essere disposta quando l'interruzione dell'attività consegue all'applicazione in via definitiva di una sanzione interdittiva». 9 1 L'articolo 19 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente: «Art. 19. - (Confisca) -- 1. Nei confronti dell'ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato. Sono fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede. 2 . Quando non è possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato appartenenti all'ente».