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Specifiche disposizioni sono previste per gli affidamenti già effettuati e tuttora in corso, che prevedono obblighi di conformazione e scadenze. Nel contesto precedentemente delineato è necessario tenere presente che, al fine di perseguire il contenimento delle spese degli enti locali nonché la semplificazione del sistema, è stata prevista la soppressione delle Autorità d'ambito territoriale alle quali era demandata, nel rispetto del principio di coordinamento con le competenze delle altre amministrazioni pubbliche, l'organizzazione del servizio idrico integrato (articolo 148 del decreto legislativo n. 152 del 2006). Nel ricordare che già la legge finanziaria per il 2008 (articolo 2, comma 38, della legge 24 dicembre 2007, n. 244) aveva previsto una rideterminazione degli ambiti territoriali che era rimasta inattuata, si segnala che l'articolo 1, comma 1- quinquies , del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42, oltre a prevedere la soppressione delle Autorità d'ambito, ha nel contempo disposto l'attribuzione da parte delle regioni con proprie leggi delle funzioni ad esse spettanti ad enti a livello regionale (il termine per la soppressione è stato differito in alcuni provvedimenti e, da ultimo, è stato prorogato al 31 dicembre 2012 dall'articolo 13, comma 2, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14). Per quanto concerne l'assetto istituzionale che governa il settore idrico, con riguardo alla vigilanza e alla regolazione, questo è stato modificato in più occasioni. In una prima fase, l'articolo 9- bis , comma 6, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, ha istituito la Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche (in luogo del precedente Comitato per la vigilanza sulle risorse idriche). Tale Commissione è stata soppressa a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge 12 luglio 2011, n. 106, di conversione del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, che all'articolo 10 ha previsto l'istituzione dell'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua. Successivamente il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, all'articolo 21, commi 13 e 19, ha soppresso l'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua trasferendo le relative funzioni al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, fatta eccezione per le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici che sono state attribuite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas (AEEG). Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 luglio 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 3 ottobre 2012, ha individuato le funzioni dell'Autorità attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici. L'Autorità ha approvato, con delibera n. 585/2012/R/IDR del 28 dicembre 2012, anche in esito a un procedimento di raccolta di dati e informazioni in materia di servizi idrici, la nuova metodologia transitoria per determinare le tariffe 2012 e 2013 del servizio idrico integrato. In conseguenza della soppressione delle Autorità d'ambito, inoltre, l'articolo 34, comma 29, del citato decreto-legge n. 179 del 2012 ha stabilito che non è più l'Autorità d'ambito, ma l'ente d'ambito – ossia il soggetto competente a cui sono state attribuite le funzioni a livello regionale – a definire la tariffa di base, in conformità al metodo tariffario, tariffa che deve essere trasmessa all'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA). Le funzioni e i compiti in materia di difesa del suolo, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche sono oggi esercitate dalle Autorità di bacino distrettuali. Per quel che qui rileva, le Autorità di bacino distrettuali provvedono a elaborare il Piano di bacino distrettuale e i relativi stralci, tra cui il piano di gestione del bacino idrografico (PGA) – di cui all'articolo 13 della direttiva 2000/60/CE – nonché i programmi di intervento. I piani summenzionati, che devono essere pubblicati entro nove anni dalla data di entrata in vigore della direttiva stessa e sottoposti a riesame ed aggiornamento con cadenza sessennale (al fine di adeguare la gestione delle acque alle mutate condizioni del territorio), sono stati pubblicati per la prima volta nel 2009. Il 20 dicembre 2021 è stato approvato l'aggiornamento del PGA (ciclo 2021-2027). La legge n. 221 del 2015 ha istituito le Autorità di bacino distrettuali in ciascun distretto idrografico, ripartendo il territorio nazionale nei seguenti sette distretti idrografici: Alpi orientali; Fiume Po; Appennino settentrionale; Appennino centrale; Appennino meridionale; Sardegna; Sicilia. Tuttavia, l'effettiva costituzione delle nuove Autorità di bacino distrettuali è intervenuta solo nel febbraio 2017, dopo un regime di proroga delle Autorità di bacino preesistenti, protrattosi per oltre dieci anni, con l'entrata in vigore del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25 ottobre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 2017. Tale decreto, in forza dell'articolo 51 della legge n. 221 del 2015, integralmente sostitutivo dell'articolo 63 del codice dell'ambiente, ha sancito la contestuale soppressione delle Autorità di bacino precedenti, la cui attivazione, tuttavia, veniva condizionata all'emanazione di un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato solo il 13 giugno 2018, per la definizione dei criteri e delle modalità per il trasferimento delle risorse umane e strumentali dalle « vecchie » Autorità di bacino alle « nuove » Autorità distrettuali. Per quanto attiene alle competenze dell'Autorità di bacino distrettuale, vanno innanzitutto distinti i due grandi ambiti in cui esse esercitano la propria azione di tutela, l'assetto del territorio (quindi una tutela dall'acqua, ovvero, dai fenomeni di dissesto geologico-idraulico) e l'assetto delle risorse idriche (quindi una tutela dell'acqua, ovvero, degli utilizzi della risorsa idrica). Al centro di tale sistema si colloca il Piano di bacino distrettuale che l'articolo 65 del codice dell'ambiente, replicando la medesima definizione già prodotta dalla legge n. 183 del 1989, è uno « strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato ». Ad esso viene attribuito il valore di piano territoriale di settore.