[pronunce]

In tal modo si determinerebbe un'imposizione alle istituzioni scolastiche di impartire tale insegnamento, violando i principi dell'autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche di cui all'art. 21, commi 8 e 9, della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa); in secondo luogo, la censurata disposizione violerebbe l'art. 4 della legge n. 482 del 1999, che, nel prevedere l'insegnamento della lingua minoritaria nei Comuni di insediamento della minoranza, ne demanda all'autonomia scolastica i tempi e le metodologie di svolgimento e che, al comma 5, prevede che la manifestazione di volontà da parte dei genitori consista nell'assenso alla frequenza dell'insegnamento. La disposizione impugnata, nel porre a carico dei genitori l'onere di comunicare la volontà di non avvalersi dell'insegnamento della lingua minoritaria violerebbe altresì l'art. 3 Cost., configurando un regime di obbligatorietà che può interrompersi solo con la richiesta di esonero. 1.5. – La parte ricorrente impugna anche l'art. 14, commi 2 e 3, della legge regionale n. 29 del 2007, nelle parti in cui dispone che l'insegnamento della lingua friulana sia garantito per almeno un'ora alla settimana per la durata dell'anno scolastico (comma 2) e che nella programmazione dell'insegnamento della lingua friulana siano comprese le modalità didattiche che assumono come modello di riferimento il metodo basato sull'apprendimento veicolare integrato delle lingue (comma 3), in quanto, contrastando con i principi dell'autonomia scolastica, violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost., che esclude dalla competenza concorrente regionale «l'autonomia delle istituzioni scolastiche». Violazione che, a giudizio del Presidente del Consiglio, si verifica anche se, rispetto a quanto prevede l'art. 6, n. 1, dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia, che attribuisce solo una competenza integrativa in materia di istruzione, si applica il disposto dell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, a favore delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, per le parti in cui la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione prevede forme più ampie di autonomia. La norma citata, infatti, imporrebbe alle istituzioni scolastiche tempi e modi di insegnamento, ponendosi in tal modo in contrasto con i principi dell'autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche di cui all'art. 21, commi 8 e 9, della legge n. 59 del 1997 e con quanto disposto dall'art. 4 della legge n. 482 del 1999, che, nel prevedere l'insegnamento della lingua minoritaria nei Comuni di insediamento della minoranza, rinvia a tali principi circa i tempi e le metodologie di svolgimento dell'insegnamento. In particolare – aggiunge la difesa erariale – il comma 3 dell'art. 14 presenterebbe «evidenti criticità, posto che la sua finalità consiste nel voler imprimere alla lingua friulana il carattere di “lingua veicolare”». 1.6. – Infine, il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene che l'art. 18, comma 4, della legge regionale n. 29 del 2007, nella parte in cui dispone che «la Regione può sostenere l'insegnamento della lingua friulana anche nelle istituzioni scolastiche presenti nei territori esclusi dalla delimitazione di cui all'art. 3, comma 1», legittimando la Regione a «sostenere» l'insegnamento della lingua friulana anche nelle istituzioni scolastiche situate nelle aree escluse dal territorio di insediamento della minoranza friulana, contrasterebbe con l'art. 4, commi 1 e 2, della legge n. 482 del 1999, che circoscrive l'insegnamento della lingua minoritaria alle scuole situate nell'ambito territoriale di insediamento della minoranza. A parere del ricorrente, in tal modo si realizzerebbe una violazione del principio della tutela linguistica nell'ambito territoriale di insediamento, tanto che si porrebbe «una esigenza pressante di declaratoria di illegittimità costituzionale al fine di evitare che una sua anche parziale attuazione possa determinare pesanti rischi di discriminazione a carico dei docenti e degli studenti della scuola pubblica, nonché analoghi rischi per i cittadini nel loro rapporto con le pubbliche amministrazioni locali». 2. – Con atto depositato il 21 marzo 2008 si è costituita nel presente giudizio la Regione Friuli-Venezia Giulia, chiedendo il rigetto delle questioni sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri. La difesa regionale ritiene necessario delineare il quadro normativo entro il quale si colloca la legge regionale n. 29 del 2007. Premette la resistente che l'art. 6 Cost., quanto alla tutela delle minoranze linguistiche, non configura una vera materia bensì un compito che spetta a tutte le componenti della Repubblica, nell'esercizio delle competenze loro spettanti. Questo compito spetta a maggior ragione alla Regione Friuli-Venezia Giulia, il cui statuto speciale, invero, stabilisce che «nella Regione è riconosciuta parità di diritti e di trattamento a tutti i cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, con la salvaguardia delle rispettive caratteristiche etniche e culturali» (art. 3). La Regione Friuli-Venezia Giulia, nell'ambito delle competenze ad essa spettanti in questa materia, ha adottato una propria disciplina sin dalla legge regionale 22 marzo 1996, n. 15 (Norme per la tutela e la promozione della lingua e della cultura friulane e istituzione del servizio per le lingue regionali e minoritarie). Lo stesso legislatore statale ha inserito la lingua friulana tra quelle protette; in particolare la legge statale n. 482 del 1999, emanata in attuazione dell'art. 6 Cost., ha demandato alla Repubblica il compito di tutelare «la lingua e la cultura delle popolazioni» parlanti (tra le altre lingue) «il friulano» (art. 2). Di recente, prosegue la difesa regionale, in relazione anche all'attribuzione alle Regioni speciali di competenza legislativa concorrente in materia di istruzione (art. 117, terzo comma, Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001), è stato emanato il d.lgs. n. 223 del 2002, il cui art. 1, comma 2, dispone che la Regione detti norme legislative al fine di coordinare i compiti attribuiti alle istituzioni scolastiche autonome in attuazione della disciplina prevista dall'art. 4 della legge n. 482 del 1999. Al riguardo, la Regione resistente sostiene che il d.lgs. n. 223 del 2002 non demanda alla legislazione regionale l'attuazione delle disposizioni della legge n. 482 del 1999, come affermato nel ricorso, ma provvede essa stessa a dettare le regole per l'attuazione di questa legge in Friuli-Venezia Giulia, riconoscendo alla Regione il potere legislativo, al fine di coordinare i compiti attribuiti alle scuole.