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La nuova formulazione della norma -- la cui rubrica è rimasta, comunque, inalterata -- prevede infatti il fatto de "il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". Il legislatore ha altresì inasprito il minimo edittale della pena, fissato d'ora innanzi in sei (e non più quattro) anni di reclusione. La residua modalità della induzione è stata, a prima vista, ricollocata nell'inedito articolo 319- quater , il quale, sotto la rubrica "Induzione indebita a dare o promettere utilità", stabilisce che "salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni". La fattispecie in questione appare quindi differenziarsi dalla concussione di cui all'articolo 317 del codice penale, da un lato con riferimento al soggetto attivo, che ben può essere, oltre che il pubblico ufficiale, anche l'incaricato di pubblico servizio, e dall'altro con riferimento alla modalità di perseguimento del risultato o della promessa di utilità, che consiste, appunto, nella sola induzione. Ulteriore significativa differenza è data dalla punibilità del soggetto che dà o promette denaro od altra utilità, contemplata, infatti, per quanto riguardante la nuova fattispecie di reato, dal comma secondo dell'articolo 319- quater ». Se le ambiguità e le carenze della scelta della legge n. 190 derivano dal desiderio di impedire una mutatio del titolo di reato -- che giustificasse l'abbattimento del corso della prescrizione per taluni processi in corso -- le prime risultanze giurisprudenziali appaiono oramai rendere inutile questa forma di cautela. Alla creazione di una coerente fattispecie unitaria tendono, invece, i primi due articoli della presente proposta: l'articolo 1 anzitutto svincola il reato di concussione dal contesto sinallagmatico e lo delimita alla pura coercizione, sempre più caso di scuola (riferito ad atti non amministrativi ma a veri e propri ordini); trattandosi dell'equivalente proprio del reato di violenza privata, si prevede il doppio della pena per lo stesso irrogata. Ovviamente, resta salva la norma di diritto comune già attualmente vigente per l'estorsione. In secondo luogo, con l'articolo 2 si costruisce un reato che è integrato dal mero pactum sceleris : che prende parte allo scambio tra un atto amministrativo e danaro (o altra utilità, o sua mera promessa) -- sia esso attore del procedimento, sia esso fruitore, destinatario o intermediario -- è punito con una sanzione draconiana, che può arrivare fino a dieci anni di reclusione. Unica concessione alla discrezionalità della pubblica amministrazione è lo spostamento -- dell’ambito dell’indagine sul dolo a quello della materialità del fatto -- delle ipotesi in cui sia capziosamente presentata come scambio la dazione dovuta alla pubblica amministrazione per espressa previsione di legge. Il soggetto amministrativo -- che si aggiorna con gli sviluppi impressi dalla legge n. 241 del 1990, equiparando il responsabile del procedimento al pubblico ufficiale ed all'incaricato di un pubblico servizio, qualora rivesta la qualità di pubblico impiegato -- torna ad assumere una rilevanza propria nella fattispecie solo per costruire una condotta eventuale, commissiva od omissiva, che tende a rappresentare con la maggiore aderenza possibile ciò che si ricava dalle inchieste più recenti. Se il responsabile del procedimento amministrativo autorizza, invita o propizia il privato a rivalersi della corresponsione sulla pubblica amministrazione, sulla fiscalità generale, sulla collettività o su singole categorie di cittadini utenti, mediante l'innalzamento indebito di prezzi, tariffe, parcelle o altri emolumenti, lo scambio c'è sempre; se il responsabile del procedimento intenzionalmente non opera per impedire gli esborsi indebiti di cui sopra, lo scambio c'è sempre (eventualmente il responsabile del procedimento adiettivo fosse diverso dal responsabile del procedimento di controllo si dovrà valutare il concorso). Può apparire, questa, l'imposizione alla difesa di uno standard elevatissimo da soddisfare; ma l'altro lato della previsione è ampiamente satisfattivo delle esigenze garantiste. Se infatti nessuna delle due condotte alternative è integrata, si apre all'attore privato dello scambio la possibilità dell'esimente (che poteva apparire eccessivamente ristretta dalla clausola di salvaguardia imposta all'inizio dell'articolo 317): allora e solo allora gli è consentito di dimostrare che ha commesso il fatto (partecipazione allo scambio) per esservi stato costretto, mediante violenza fisica o morale, od in virtù del ruolo intimidatorio in concreto esercitato dal responsabile del procedimento amministrativo, a cui non poteva resistere o comunque sottrarsi. Si tratta di un'apposita e speciale dilatazione della norma sull'autorità mediata, di cui all'articolo 46 del codice penale, con la quale la longa manus va esente dalla pena cui soggiace il reale (ed unico) agente. L'indagine psicologica, quindi, non precede la ricognizione dei fatti, ma la segue: accertata la materialità dello scambio e le condotte commissive od omissive tenute dalle parti in concomitanza con esso, si potrà passare -- ma solo in via residuale -- ad accertare se uno degli attori sia effettivamente la parte debole dell'accordo e se tale debolezza legittimi la sua esclusione dalla persecuzione cui sarà assoggettata l'altra parte. Le restanti previsioni del codice sono adeguate a questo nuovo impianto, con cui si intende dare un impulso sensibile all'efficacia della rimozione di una vera e propria metastasi che colpisce la pubblica amministrazione, con la persecuzione dei responsabili e la deterrenza nei confronti di tutti gli altri attori del rapporto tra poteri pubblici e cittadini. All'articolo 3, poi, si rafforza la possibilità di perseguire malcostumi corruttivi obbligando il pubblico funzionario a giustificare un tenore di vita vistosamente superiore ai redditi da lui dichiarati ed ai dati patrimoniali conferiti alle anagrafi pubbliche. Si propone l'utilizzazione dei criteri di trasparenza reddituale per assumere una base di riferimento delle indagini sulle sproporzioni tra percepito e posseduto. La conseguenza dovrebbe essere quella di prevedere un'apposita misura di prevenzione, di diritto speciale rispetto a quella genericamente prevista dal relativo codice per «coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose». Essa -- riferita ai dipendenti della pubblica amministrazione investiti di pubblico ufficio od agli incaricati di pubblico servizio -- opera mediante lo schema della legislazione antimafia riferita ai privati che si relazionano con l'organizzazione criminosa, cioè la sospensione dell'amministrazione dei beni provento dell'attività delittuosa. I vantaggi di tale scelta sarebbero molteplici, come di seguito enunciato.