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Quando si rendono le campagne elettorali più costose e si allontanano gli eletti dagli elettori in misura così grave e clamorosa, si ha disprezzo per la democrazia, non attenzione. (Applausi dal Gruppo PD) . Infine, esprimo due speranze. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Parrini. PARRINI (PD) . Le chiedo altri due minuti, signor Presidente, per esprimere due speranze, anche considerando che questo è l'unico intervento del nostro Gruppo perché abbiamo voluto significare la nostra irritazione e il nostro disagio per non aver avuto accettazione della nostra proposta di una sessione unica. La prima speranza che esprimo è la seguente: tutto quello che ho raccontato finora si sta svolgendo nel silenzio quasi assoluto di gran parte della comunità degli studiosi, dei giuristi e degli accademici del nostro Paese, che in altri tempi ricordo essere stati molto più loquaci. (Applausi dal Gruppo PD) . Io spero che questo silenzio cessi e che si ritrovi, anche da parte di queste persone (al cui parere siamo sempre molto attenti), una maggiore capacità di incidere nel dibattito che sta avvenendo su questi temi di così scottante rilevanza e attualità, perché, poi, non passa una seconda volta l'occasione di impedire che un attacco di questo tipo arrivi fino in fondo. La seconda speranza che esprimo - ed è l'ultimo punto del mio intervento - riguarda i parlamentari della maggioranza di diritto e anche della maggioranza di fatto che da oggi dobbiamo salutare, perché non è più giallo-verde ma giallo-verde-nero. Ecco, molti di voi sono entrati in Parlamento con alti e bei propositi; ma davvero, di fronte a tutto quello che sta avvenendo, è cosa conforme alla vostra dignità e al vostro ruolo accettare di fare da camerieri in un banchetto così indecoroso? Non è conveniente per voi, per il Parlamento e per il Paese, che troviate la forza di ribellarvi a questa operazione? Non abbiamo segni che questo sia per avvenire, però manca ancora una lettura; molta acqua deve passare ancora sotto i ponti. Ci auguriamo che lo stesso allarme per gli equilibri della democrazia rappresentativa, che noi proviamo e che in questa sede abbiamo cercato di esprimere col massimo della compostezza, ma anche con molta accoratezza, possa entrare nei vostri animi e albergarvi per il tempo sufficiente a farvi fare la scelta giusta. Per il momento, stiamo vedendo una serie di scelte sbagliate. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anche il nostro Gruppo vuole dare un breve contributo a questo dibattito importante, a questo passaggio di modifica della Costituzione. Anche in questa legislatura è emersa la necessità di mettere mano alla nostra Carta costituzionale per modificare l'assetto delle due Camere, del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Effettivamente, non si tratta di una variazione strutturale del funzionamento parlamentare, ma di una semplice riduzione, un taglio lineare, del numero dei parlamentari, quindi dei senatori e dei deputati. Si intende, cioè, come è stato ricordato, ridurre da 630 a 400 i deputati e da 315 a 200 i senatori. Dal punto di vista di una piccola realtà alpina di confine come la mia e come quella dei colleghi del Südtirol, della Provincia autonoma di Bolzano, questa modifica numerica non va a toccare la rappresentanza dei nostri territori e quindi abbiamo sicuramente la garanzia di avere una giusta presenza in Parlamento, anche in considerazione del fatto che noi rappresentiamo minoranze linguistiche che sono tutelate dall'articolo 6 della Costituzione. Tuttavia, se guardiamo fuori dai nostri confini regionali, questo taglio lineare del numero dei parlamentari effettivamente - l'abbiamo sentito in più interventi - potrebbe determinare una sottorappresentanza in alcuni territori e potrebbe svelare non sufficienti garanzie di rappresentanza e noi siamo qui anche a sostenere con forza le ragioni della minoranza slovena, che effettivamente viene a trovarsi sottorappresentata e forse non rappresentata con questa possibile modifica. Speriamo quindi che la maggioranza stia attenta anche a questa particolare porzione del nostro territorio, che è rappresentativa di una minoranza linguistica importante. La riduzione del numero di parlamentari è sicuramente uno dei punti programmatici con cui tutte le forze politiche, compresa quella di noi autonomisti, si sono presentate alle elezioni e non solo a queste ultime. Anche noi evidenziamo la necessità di promuovere una razionalizzazione dei costi della politica, e di per sé l'idea non è sbagliata, ma condivisibile. Tuttavia, una riduzione del numero dei parlamentari, slegata da una vera e propria riforma del funzionamento del Senato e della Camera, come il superamento del bicameralismo perfetto, rischia di far nascere zoppa la riforma. Noi non vogliamo, oltretutto, abbandonare l'idea di assegnare funzioni diverse alle due Camere e pensare, ad esempio, ad un Senato della rappresentanza dei territori, un Senato delle Regioni e delle autonomie, per tendere ad una vera riforma di questo Paese, che per noi, per me, che appartengo a un movimento autonomista e federalista storico come l'Union Valdôtaine, e per i colleghi del Südtirol, che appartengono a un'altra forza storica quale la Südtiroler Volkspartei, questa riforma non può che essere il federalismo, tema purtroppo - mi rivolgo all'altra parte dell'Emiciclo - raffreddato. Spero che ci sia la voglia di ritornare su questo tema importante, un modello che, per noi, potrebbe dare una vera dignità a tutti i territori di questo Stato, in uno spirito di responsabilità nella gestione delle risorse e, nello stesso tempo, di una vera sussidiarietà verticale, che potrebbe rappresentare veramente l'alternativa ad un modello di Stato che bascula tra il centralismo e un regionalismo mai convinto, modello che sta con queste incertezze, rendendo appunto incerto l'assetto del nostro Paese e rallentandone un reale rilancio. Il nostro giudizio su questo provvedimento è quindi un giudizio, tutto sommato, di condivisione, sebbene lo riteniamo ancora insufficiente per dare al nostro Paese una veste costituzionale più moderna e più efficace. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, ritengo di grande importanza richiamare ancora una volta l'attenzione di quest'Assemblea sull'impatto della modifica costituzionale che il Senato si trova a discutere in seconda lettura. Nel giro di pochi mesi sono stati modificati delicati equilibri che il saggio legislatore costituente aveva saputo costruire nello scenario critico del Dopoguerra. La questione, più volte evidenziata, della rappresentanza politica della minoranza nazionale autoctona di lingua slovena che insiste nella Regione a Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia è molto seria e grave e ringrazio i senatori Parrini e Laniece per averla ricordata. Il legislatore costituente aveva sapientemente ritenuto di proteggere questa realtà. Voi volete schiacciarla: avete tentato con la stampa e ora volete toglierci il diritto di tribuna.