[pronunce]

5.- Nella memoria depositata in vista dell'udienza fissata per il 24 marzo 2020, con riferimento alle questioni promosse sull'art. 33, la Regione Siciliana richiama la sentenza di questa Corte n. 215 del 2019 in materia di controllo faunistico mentre, quanto all'impugnato art. 24, ribadisce la non fondatezza delle questioni. A seguito del rinvio dell'udienza, la resistente ha inviato brevi note ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto 1, lettera c), segnalando che è stata approvata la legge della Regione Siciliana 14 dicembre 2019, n. 24 (Estensione della validità delle concessioni demaniali marittime) e che il Governo, nonostante iniziali osservazioni che richiamavano le motivazioni del ricorso oggetto del presente giudizio, si è determinato a non impugnarla. Ciò costituirebbe ulteriore conferma della legittimità della disposizione dell'impugnato art. 24. Segnala, infine, che non è stato ancora emanato il d.P.C.m. al quale il ricorrente pretenderebbe di condizionare la competenza legislativa regionale.1.- Con il ricorso in epigrafe, il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale di varie disposizioni della legge della Regione Siciliana 22 febbraio 2019, n. 1 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2019. Legge di stabilità regionale), fra cui quelle recate dagli artt. 24, 25 e 33, in riferimento complessivamente agli artt. 3, 97, primo (recte: secondo) comma, 117, secondo comma, lettere e) e s), della Costituzione. Resta riservata a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale promosse con lo stesso ricorso. 2.- L'art. 33 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019 prevede che i piani di cattura o di abbattimento della fauna selvatica - predisposti nel caso di abnorme sviluppo di singole specie faunistiche, tale da compromettere gli equilibri ecologici o da costituire un pericolo per l'uomo o un danno rilevante per le attività agrosilvopastorali - possono essere attuati anche dai soggetti di cui all'art. 22 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette). In particolare, la disposizione impugnata ha aggiunto il richiamo alla indicata norma statale all'interno dell'art. 1, comma 4, della legge della Regione Siciliana 11 agosto 2015, n. 18 (Norme in materia di gestione del patrimonio faunistico allo stato di naturalità), il quale prevedeva che «[l]e catture e gli abbattimenti sono attuati sotto la diretta responsabilità e sorveglianza del soggetto gestore dell'area protetta tramite personale dell'ente, o da persone all'uopo espressamente autorizzate dall'ente gestore dell'area protetta di cui all'articolo 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157». La novellata disciplina, posta dal richiamato comma 4 per le aree protette regionali, si applica invero anche nel restante territorio della Regione Siciliana, in forza del successivo comma 9, il quale demanda le relative attribuzioni alle ripartizioni faunistico-venatorie competenti per territorio, ossia agli organi decentrati dell'assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste con sede in ciascun capoluogo di provincia e con competenza territoriale provinciale. La censura del ricorrente si appunta sulla estensione dell'elenco dei soggetti che possono attuare i piani di controllo faunistico, proprio nelle aree diverse da quelle protette, in contrasto con quanto dispone l'art. 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). Tale previsione, che individua i soggetti abilitati ad attuare i predetti piani nei territori diversi dalle aree protette, costituirebbe lo standard minimo di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, fissato nell'esercizio della relativa competenza esclusiva statale prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che le Regioni non potrebbero integrare. In violazione dei suddetti parametri, la norma regionale impugnata consentirebbe il ricorso ai soggetti menzionati dall'art. 22, comma 6, della legge n. 394 del 1991 - ossia al personale dipendente dall'organismo di gestione del parco naturale e alle persone da esso autorizzate, «scelte con preferenza tra cacciatori residenti nel territorio del parco» - per attuare i piani di controllo faunistico nelle aree del territorio regionale diverse da quelle protette, laddove la disposizione statale evocata a parametro interposto non li menzionerebbe. La denunciata lesione sussisterebbe sia nel caso in cui il richiamo alla disposizione statale venga riferito al testo in vigore del citato art. 22, comma 6, sia nel caso in cui di quest'ultimo debba ritenersi richiamato il testo originario, prima che l'art. 2, comma 33, della legge 9 dicembre 1998, n. 426 (Nuovi interventi in campo ambientale), vi inserisse - nell'ultima parte del secondo periodo - il riferimento esplicito ai cacciatori. In ambedue le ipotesi, infatti, sarebbero introdotti soggetti ulteriori rispetto a quelli che, in forza dell'evocato art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, potrebbero attuare i piani di controllo faunistico nelle aree diverse da quelle protette. Una ulteriore censura è prospettata con riferimento all'art. 3 Cost., perché la disciplina regionale sarebbe irragionevolmente unitaria per l'intero territorio siciliano, laddove il legislatore statale avrebbe, invece, distinto i criteri di individuazione dei soggetti attuatori dei piani di controllo faunistico nelle aree protette da quelli applicabili nel restante territorio. Inoltre, la formulazione utilizzata dalla disposizione impugnata violerebbe i canoni che presiedono alla corretta legiferazione, contrastando con lo stesso parametro costituzionale, perché non consentirebbe di comprendere la natura del rinvio operato alla norma statale, né «come possa applicarsi il criterio di "cacciatori residenti nel territorio del parco" al rimanente territorio regionale». 3.- La Regione Siciliana ha evidenziato «in via generale che nel ricorso non si fa mai cenno alle competenze spettanti alla Regione in virtù dello Statuto speciale», pur senza esplicitare una formale eccezione in tal senso. 3.1.- Al riguardo va precisato che il ricorrente fa valere la violazione della competenza esclusiva dello Stato nella materia «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema», riferendola a un ambito di disciplina - quello del controllo faunistico - non riconducibile all'attività venatoria e, quindi, alla competenza legislativa regionale nella materia della caccia; in particolare, la individuazione dei soggetti autorizzati ad attuare i piani di controllo faunistico sarebbe operata dall'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, legge che, secondo il ricorrente, andrebbe qualificata come «norma fondamentale di riforma economico-sociale».