[pronunce]

Peraltro, rileverebbe che il sistema delle camere di commercio è in attivo e di esso la finanza statale si giova (come indicato nel parere reso dalla Conferenza unificata), sicché sarebbe ingiustificabile la previsione di un preventivo controllo del suo «potere impositivo» ed esse, in difetto di una «libera leva» fiscale, potrebbero non essere in grado di condurre attività promozionali. 5.1.- Secondo la Regione Toscana, la norma in esame inciderebbe su ambiti di competenza regionale costituzionalmente garantiti. Il controllo ministeriale, svolto unilateralmente, senza il coinvolgimento delle Regioni, violerebbe le competenze di queste ultime, in quanto è preordinato a stabilire la rilevanza dei progetti e l'ammissibilità del loro finanziamento mediante l'aumento dei diritti annuali e l'esito negativo dello stesso renderebbe impossibile realizzare il progetto per carenza di risorse da parte della camera di commercio. L'apprezzabile esigenza di contenere i costi a carico delle imprese potrebbe e dovrebbe essere conseguita mediante il coinvolgimento delle Regioni. La disposizione non sarebbe rispettosa dei principi enunciati dalla giurisprudenza costituzionale che, sin dalla sentenza n. 303 del 2003, ha configurato l'intesa quale modalità essenziale dell'attrazione in sussidiarietà allo Stato di potestà legislative che l'art. 117 Cost. attribuisce alla competenza concorrente o residuale delle Regioni (sentenza n. 6 del 2004), precisando che la stessa, in applicazione del canone della leale collaborazione, deve svilupparsi attraverso trattative, strumentali a superare le divergenze (sentenza n. 339 del 2005). A suo avviso, l'art. 118 Cost. sarebbe leso anche perché le camere di commercio sarebbero «enti pubblici locali dotati di autonomia funzionale, che entrano a pieno titolo, formandone parte costitutiva, nel sistema dei poteri locali». La Regione, in applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale (art. 118, ultimo comma, Cost.) deve valorizzare il ruolo di tali enti, «riconoscendo loro attività amministrative di interesse generale in conformità al loro ruolo nella società civile», come stabilito anche dall'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). La norma in esame violerebbe detto parametro costituzionale, poiché la Regione, in mancanza di risorse finanziarie sufficienti, sarà costretta a non affidare alla camera di commercio le attività oggetto del «programma/progetto» per la promozione dello sviluppo economico e per l'organizzazione di servizi alle imprese. 6.- L'art. 1, comma 1, lettera r), numero 1, punto a), del d.lgs. n. 219 del 2016 ha abrogato la lettera c) del comma 1 dell'art. 18 del d.lgs. n. 580 del 1993, in virtù del quale al finanziamento ordinario delle camere di commercio si provvedeva, tra l'altro, mediante «le entrate e i contributi derivanti da leggi statali, da leggi regionali, da convenzioni o previsti in relazione alle attribuzioni delle Camere di commercio». Tale norma, secondo la Regione Puglia, violerebbe gli artt. 3, 117, commi terzo e quarto, Cost. ed il principio di ragionevolezza, dato che, escludendo che le camere di commercio possano giovarsi di finanziamenti regionali (o erogati da altri enti), in virtù di convenzioni, comprimerebbe irragionevolmente: l'autonomia regionale, escludendo la possibilità di incentivare le attività produttive e, comunque, di esercitare le competenze di cui all'art. 117, commi terzo e quarto, Cost.; l'autonomia delle camere di commercio, le quali, da un canto non possono fare ricorso al finanziamento mediante aumento del contributo annuale, in difetto di autorizzazione ministeriale, dall'altro non possono fruire di finanziamenti regionali. Ad avviso della ricorrente, «ciò che, peraltro, è irragionevole - e, perciò, anche in violazione dell'art. 3 Cost. - rispetto alla disposizione su richiamata» (recte, all'art. 2, comma 2, lettera g, della legge n. 580 del 1993, nel testo sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera b, numero 2), del d.lgs. n. 219 del 2016), è che, secondo quest'ultima, «le "attività oggetto di convenzione con le regioni (...) possono essere finanziate (...) esclusivamente in cofinanziamento con oneri a carico delle controparti non inferiori al 50 per cento», facendo in tal modo presumere che sia ammissibile questa fonte di finanziamento. Verosimilmente, per tale ragione la Conferenza unificata, nel rendere parere sullo schema di decreto legislativo, con la proposta n. 9, aveva suggerito di mantenere fra le fonti di finanziamento le entrate derivanti da convenzioni con i soggetti pubblici e privati. 7.- L'art. 3 del d.lgs. n. 219 del 2016 disciplina la riduzione del numero delle camere di commercio mediante accorpamento, razionalizzazioni delle sedi e del personale e, al comma 4, dispone: «Il Ministro dello sviluppo economico, entro i sessanta giorni successivi al termine di cui al comma 1, con proprio decreto, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, provvede, tenendo conto della proposta di cui al comma 1, alla rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, all'istituzione delle nuove camere di commercio, alla soppressione delle camere interessate dal processo di accorpamento e razionalizzazione ed alle altre determinazioni conseguenti ai piani di cui ai commi 2 e 3. Il provvedimento di cui al presente comma è adottato anche in assenza della proposta di cui al comma 1, ove sia trascorso inutilmente il termine ivi previsto, applicando a tal fine i medesimi criteri previsti nei commi 1, 2, 3». Il richiamato comma 4 è stato impugnato da tutte le ricorrenti. 7.1.- Secondo la Regione Puglia, l'art. 10, comma 1, lettera a) (recte, art. 10, comma 1, lettera b), della legge n. 124 del 2015 disponeva che la «ridefinizione delle circoscrizioni territoriali» avrebbe dovuto essere realizzata dal decreto legislativo e non autorizzava il Governo a stabilire «criteri di ridefinizione» ed a rinviare ad un successivo atto governativo la disciplina della materia. Tale rinvio, da un canto, integrerebbe un'ulteriore profilo di violazione del termine di esercizio della delega (oggetto della censura dianzi sintetizzata), in quanto dimostrerebbe che il Governo non è stato in grado di osservarlo; dall'altro, sottrarrebbe il profilo di maggiore interesse territoriale (la rideterminazione delle circoscrizioni delle camere di commercio) al sindacato di questa Corte, tenuto conto della natura dell'atto che realizza la modifica delle circoscrizioni territoriali. 7.2.- Sotto un ulteriore profilo,