[pronunce]

n. 219 del 2016, dichiari comunque costituzionalmente illegittimi l'art. 1, comma 1, lettera b), numero 2), punto g), e lettera r), numero 1), punto i), e l'art. 3, comma 10, di tale atto normativo, perché formulati in difformità dal parere negativo reso dalla Conferenza unificata. 3.3.2.- La Regione Lombardia ha, altresì, promosso questione di legittimità costituzionale dell'intero testo del d.lgs. n. 219 del 2016, in riferimento all'art. 76 Cost., in combinato disposto con gli artt. 5, 117, commi terzo e quarto, 120 Cost. ed in relazione all'art. 10, comma 2, della legge n. 124 del 2015, nella formulazione in tesi risultante dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale di quest'ultima norma, nella parte in cui prevede il parere e non l'intesa della richiamata Conferenza, pronunciata all'esito del giudizio, che la Regione chiede alla Corte di promuovere in via di autorimessione, argomentando in ordine alle ragioni della ipotizzata rilevanza e non manifesta infondatezza della questione, anche richiamando la sentenza n. 251 del 2016. 4.- La Regione Puglia ha impugnato l'art. 1, comma 1, lettera a), numero 1), e l'art. 3 (recte, art. 3, comma 1, primo periodo) del d.lgs. n. 219 del 2016, in riferimento agli artt. 3, 5, 18 Cost. ed al principio di ragionevolezza. La prima delle norme impugnate ha sostituito il comma 3 dell'art. 1 della legge n. 580 del 1993; la seconda è stata censurata limitatamente alla prima proposizione, secondo cui: «Entro il termine di 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l'Unioncamere trasmette al Ministero dello sviluppo economico una proposta di rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, per ricondurre il numero complessivo delle camere di commercio entro il limite di 60, tenendo conto dei seguenti criteri [...]». Secondo la ricorrente, le camere di commercio rientrano nelle cosiddette autonomie funzionali, tutelate dall'art. 5 Cost. e, benché svolgano funzioni pubbliche, sarebbero altresì espressione del libero associazionismo imprenditoriale tutelato dall'art. 18 Cost. A suo avviso, tali parametri sarebbero lesi dalle norme impugnate, che avrebbero ridotto irragionevolmente il numero delle camere di commercio, per conseguire un non necessario risparmio di spesa. Esse non gravano infatti sul bilancio dello Stato, come risulta dall'art. 18 della legge n. 580 del 1993, che stabilisce quali sono le fonti del finanziamento delle stesse. Dunque, «non si vede per quale ragione non dovrebbero poter sorgere spontaneamente o, comunque, secondo criteri più elastici, pur se vigilate da istituzioni pubbliche». La riduzione del numero delle camere di commercio sarebbe irragionevole e sproporzionata, mirando a conseguire un presunto risparmio di spesa rispetto ad un sistema virtuoso, che anzi allevia il bilancio statale ed è ispirato ad un'autonomia (art. 5 Cost.) e ad una libertà (art. 18 Cost.) costituzionalmente tutelate. 4.1.- La Regione Liguria ha impugnato il comma 1, «punto» (recte, numero) 3 della lettera a) del comma 1 del citato art. 1, in riferimento agli artt. 76 e 77, comma primo, Cost., che ha sostituito il comma 5 dell'art. 1 della legge n. 580 del 1993, il quale disciplina l'accorpamento delle camere di commercio e la modifica delle circoscrizioni delle stesse. Secondo la ricorrente, l'art. 10 della legge n. 124 del 2015 prevede tra i principi e criteri direttivi per la ridefinizione delle circoscrizioni territoriali delle camere di commercio solo «l'accorpamento» di due o più camere di commercio: quindi, la norma impugnata, aggiungendo «a tale modalità di ridefinizione anche la "modifica" delle circoscrizioni territoriali», lascerebbe «in tal modo aperta la possibilità di determinare 'innovativamente' i nuovi confini degli enti», incorrendo nel vizio di eccesso di delega. 5.- L'art. 1, comma 1, lettera r), numero 1, punto i), del d.lgs. n. 219 del 2016 ha sostituito il comma 10 dell'art. 18 della legge n. 580 del 1993 con la seguente disposizione: «10. Per il finanziamento di programmi e progetti presentati dalla Camere di commercio, condivisi con le Regioni ed aventi per scopo la promozione dello sviluppo economico e l'organizzazione di servizi alle imprese, il Ministro dello sviluppo economico, su richiesta di Unioncamere, valutata la rilevanza dell'interesse del programma o del progetto nel quadro delle politiche strategiche nazionali, può autorizzare l'aumento, per gli esercizi di riferimento, della misura del diritto annuale fino ad un massimo del venti per cento. Il rapporto sui risultati dei progetti è inviato al Comitato di cui all'articolo 4-bis». Tale norma è stata impugnata in riferimento all'art. 117, commi terzo e quarto, Cost. ed al principio di leale collaborazione dalla Regione Puglia e dalla Regione Toscana, nonché, dalla prima, anche in relazione all'art. 3 Cost. ed al principio di ragionevolezza e dalla seconda anche con riguardo all'art. 118 Cost. Secondo la Regione Puglia, la norma sarebbe lesiva dell'autonomia delle camere di commercio e delle Regioni, in quanto subordina l'implementazione dei progetti concordati fra detti enti all'avallo ministeriale. Tale controllo sarebbe disarmonico rispetto all'attuale concezione costituzionale dell'autonomia e non rinverrebbe fondamento nell'art. 117, comma terzo, Cost. (in particolare, nella competenza dello Stato a dettare i principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica), poiché il sistema di finanziamento delle camere di commercio è slegato dalla finanza erariale. L'art. 117, comma quarto, Cost. ed il principio di leale collaborazione sarebbero lesi, in quanto l'esercizio della competenza regionale è sottoposta al controllo ministeriale, mentre l'autonomia presuppone un rapporto paritetico fra gli enti. A suo avviso, la norma impugnata è coordinata irragionevolmente (quindi, in violazione dell'art. 3 Cost.) con il novellato testo dell'art. 2, comma 2, lettera g), della legge n. 580 del 1993. Infatti, se le attività cosiddette aggiuntive possono essere finanziate soltanto mediante il diritto annuale, sarebbe «paradossale che si possa provvedere in merito senza l'aumento della loro unica fonte di finanziamento, né appare proporzionato che la meritevolezza del progetto (che giustificherebbe l'aumento del diritto annuale) sia previamente vagliata da un organo governativo».