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I dati ci parlano di un numero elevatissimo di disegni di legge presentati, di interpellanze, di interrogazioni, di tante indagini conoscitive avviate o svolte e di grande solerzia anche nelle attività di controllo. Vi è dunque, nell'operato del Parlamento, un evidente e ingiustificabile problema di incidenza e di efficacia. Un altro aspetto che a noi è tristemente noto e che il suddetto rapporto sulla legislazione mette in risalto è il fenomeno del monocameralismo alternato: una delle due Camere è di fatto sempre costretta ad approvare, sostanzialmente ad occhi chiusi, il testo trasmesso dall'altra parte per evitare la decadenza dell'atto. Riteniamo sia giunta l'ora di porre fine a queste inique consuetudini, se è a questo che serve la vostra proroga dello stato di emergenza. Se questa è la vostra idea di democrazia e di rispetto delle istituzioni, perdonateci, ma ci troverete sempre e comunque sull'altra sponda, sempre e comunque a difesa dell'Italia, dei suoi valori, dei suoi cittadini e della centralità democratica del Parlamento. (Applausi) . Il continuo utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (questa nuova e a quanto pare indispensabile moda di normare) e la leggerezza con la quale questo Governo e questa maggioranza dimostrano di giocare con i decreti, abrogando le norme di altri decreti-legge in fase di conversione, inserendo proroghe in blocco dei termini di delega in scadenza o tralasciando tutte le deroghe alla legislazione vigente con proroga dell'emergenza, sono l'emblema di una pagina triste, nera e mortificante che state regalando al nostro Parlamento. (Applausi) . Pur non condividendo minimamente il vostro modus operandi , qualora questo portasse a dei risultati probabilmente, per il bene del nostro Paese, le nostre critiche sarebbero meno pressanti. Ma purtroppo il vostro modo di agire, oltre a non essere in linea con i dettami delle nostre istituzioni, porta solo a un caos per nulla organizzato; e a farne le spese sono, come sempre, i cittadini italiani, che si ritrovano con leggi frammentari e incomprensibili e mai davvero risolutive. Come tutti noi ben sappiamo - anche se alcuni probabilmente fanno talvolta finta di non ricordarselo - tutta questa massa di norme richiede ulteriori precetti applicativi e a oggi il Governo si ritrova con circa 300 decreti attuativi da emanare; non ci si accorge - o forse sì - che chi pensa di agire in questo modo convinto di abbreviare i tempi in realtà non fa altro che produrre distorsioni e vincoli, che rendono ancora più difficoltosa la vita dei cittadini, le uniche vere vittime dell'operato di questo Governo. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, voglio dirle che, esaminando il decreto-legge oggi in discussione, menzione approfondita meriterebbe - come già fatto dal collega senatore Arrigoni - ciò che è accaduto alla Camera dei deputati sul tema della proroga dei vertici del DIS, dell'AISE e dell'AISI. Molto si è detto e molto altro sarebbe interessante poter dire, ma il tempo è tiranno e su questo mi limito a rimarcare che il Governo e la maggioranza che lo sostiene si sono resi protagonisti di un'ennesima bruttissima figura, dimenticando che in passato l'opacità della gestione di questi apparati statali ha dato adito a diversi episodi dubbi che si trascinano ancora oggi. C'è poi almeno un'ulteriore inspiegabile mancanza nel decreto in esame, che riguarda la necessità di conferire tutela ai cosiddetti lavoratori fragili, una categoria che l'articolo 26, comma 2, del decreto-legge cura Italia aveva protetto, stabilendo che l'assenza dal lavoro per portatori di disabilità e affetti da gravi patologie fosse equiparata al ricovero ospedaliero. Tale tutela era stata poi prorogata dal successivo decreto rilancio fino al 31 luglio 2020, ma poi è scomparsa nei successivi provvedimenti e non è stata fatta rientrare tra le altre proroghe previste fino al 15 ottobre 2020. Oggi migliaia di lavoratori fragili si sono ritrovati davanti alla scelta di rientrare comunque in servizio, con tutti i rischi del caso, oppure restare a casa utilizzando ferie o malattia tramite certificato medico, con il rischio di superare il periodo di comporto, che consente al datore di lavoro di procedere con il licenziamento. Se c'era una disposizione che andava effettivamente prorogata con il decreto-legge in commento era proprio questa. Da qui si doveva partire, dalla tutela dei maggiormente bisognosi, e invece su questo punto non è stato fatto inspiegabilmente nulla, tranne correre ai ripari in Commissione con un ordine del giorno. Il Governo, però, a essere onesti, una cosa l'ha fatta, la stessa cosa che fa da sempre. Ha prima invocato l'emergenza, quando si è trattato di richiedere i pieni poteri, e poi se n'è dimenticato completamente quando è arrivato il momento di tutelare i soggetti più deboli, quando è arrivato il momento di tutelare i cittadini italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, noi ci siamo opposti a questa proroga dello stato di emergenza, non perché non riteniamo che debbano essere mantenute delle precauzioni, che vanno osservate per prevenire la diffusione del virus, che, indubbiamente, è molto meno micidiale di quanto lo fosse questa primavera. Noi riteniamo che bisogna proseguire con le misure di sicurezza, che vanno semmai ragionate e discusse, seriamente e apertamente, con gli esperti e con la comunità scientifica. Non possiamo, infatti, per dare un'idea di sicurezza, mantenere delle misure strette rispetto a ciò che magari la stessa Organizzazione mondiale della sanità suggerisce, come ad esempio una riduzione della quarantena, che so che il qui presente vice ministro Sileri ha proposto. Ci siamo opposti, perché in questi mesi lo Stato d'emergenza è stato usato dal Governo per scopi che non hanno nulla a che fare con l'epidemia e, comunque, in modi ampiamente scorretti, a cominciare dall'uso del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in luogo di ciò che la Costituzione prevede si possa usare in casi di straordinaria necessità ed urgenza. Poiché questi casi di straordinaria necessità ed urgenza, che determinano l'uso del decreto-legge, sono stati ampiamente abusati nel passato, si è ritenuto che il sistema non fosse abbastanza forte. Questo alla faccia della Costituzione e alla faccia dei Padri costituenti, che di emergenza se ne intendevano, essendo appena usciti da una guerra che aveva fatto centinaia di migliaia di morti (una guerra tra italiani, anche in Italia, con l'occupazione straniera, la miseria e città distrutte dai bombardamenti). Ebbene, loro, che sapevano cos'era l'emergenza, dicevano che, in caso di emergenza, si ricorre al decreto-legge.