[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dei commi 13 e 18 dell'art. 116 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come rispettivamente sostituiti dalle lettere a) e b) del comma 1 dell'art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nel procedimento civile vertente tra Giovanni Kavalakis e la Prefettura di Genova promosso dalla Corte di cassazione con ordinanza del 3 maggio 2006, iscritta al n. 590 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 maggio 2007 il Giudice relatore Luigi Mazzella. Ritenuto che, con ordinanza del 3 maggio 2006, la Corte di Cassazione ha sollevato, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dei commi 13 e 18 dell'art. 116 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come rispettivamente sostituiti dalle lettere a) e b) del comma 1 dell'art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui dette norme prevedono e sanzionano, quale illecito amministrativo, la condotta di chi, in possesso di patente di abilitazione alla guida di categoria B, guidi un veicolo per il quale è richiesta la patente di categoria A; che, come riferisce la Corte rimettente, con ricorso al Giudice di pace di Genova del 21 dicembre 2001 G. K. aveva proposto opposizione avverso l'ordinanza-ingiunzione emessa in data 31 ottobre 2001 del Prefetto di Genova, con la quale gli era stata irrogata la sanzione amministrativa di lire 4.000.000 per la violazione di cui all'art. 116, commi 13 e 18, del codice della strada, accertata il 30 giugno dello stesso anno, perché, munito di patente di categoria B conseguita nel 2000, aveva circolato alla guida di un motociclo, di potenza pari a Kw 19,50, per cui era necessaria la patente di categoria A; che in quella sede l'opponente aveva dedotto la non applicabilità alla fattispecie delle menzionate disposizioni e, in via subordinata, l'illegittimità costituzionale della stessa in relazione agli articoli 76 e 3 Cost., rispettivamente per eccesso di delega e per violazione dei principi di ragionevolezza e di eguaglianza; che l'adito giudice, ritenuta la manifesta infondatezza delle eccezioni di illegittimità costituzionale e sussistenti gli estremi della contestata violazione, aveva tuttavia respinto l'opposizione; che contro tale sentenza il K. aveva proposto ricorso per cassazione, deducendo, con il primo motivo del ricorso, la violazione e falsa applicazione dell'art. 116, commi 13 e 18, del codice della strada e, con il secondo e subordinato motivo, l'illegittimità costituzionale delle norme predette, già denunciata in sede di merito; che con il primo motivo il ricorrente, prendendo le mosse dalla sentenza della Corte costituzionale 10 gennaio 1997 n. 3, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità dell'art. 116, comma 13, del d.lgs. n. 285 del 1992, nel testo all'epoca vigente, nella parte in cui assoggettava a sanzione penale colui che, munito di patente di categoria B, C o D, guidasse un veicolo per il quale era richiesta la patente di categoria A, affermava che, a séguito di tale pronuncia, la guida di motocicli, per cui è richiesta la patente di tipo A, non costituisce più reato; che, di conseguenza, proseguiva il ricorrente, la delega contenuta nella legge 25 giugno 1999, n. 205 (Delega al Governo per la depenalizzazione dei reati minori e modifiche al sistema penale e tributario), che conferiva al Governo l'incarico di depenalizzare alcuni reati previsti dal codice della strada, non avrebbe potuto comprendere, nella previsione del legislatore delegato, un comportamento non più costituente reato a séguito della citata pronuncia del giudice delle leggi; che, con il secondo motivo di ricorso, in via subordinata, il ricorrente deduceva che, ove il predetto art. 116, comma 13, del codice della strada fosse ritenuto applicabile al caso in esame, esso avrebbe dovuto essere ritenuto costituzionalmente illegittimo, per eccesso di delega suddetta, poiché il legislatore delegato avrebbe potuto trasformare in illeciti amministrativi i soli fatti costituenti reato all'epoca della legge di delegazione e non avrebbe avuto il potere di prevedere nuove ipotesi di illecito amministrativo, quale la guida con patente di categoria B di motocicli di categoria A, ancorché corrispondenti a fatti originariamente configurati quali reato nel «nuovo codice della strada» del 1992; che, secondo la Corte rimettente, l'interpretazione costituzionalmente orientata, proposta con il primo motivo di ricorso, non è praticabile dato che, a suo giudizio, nel particolare contesto normativo del codice della strada, vigente all'epoca del fatto, questo non poteva che essere sussunto sotto la previsione dell'art. 116, comma 13, del d.lgs. n. 285 del 1992, così come sostituito dall'art. 19, comma 1, lettera a) , del d.lgs. n. 507 del 1999, che contempla quale illecito amministrativo il fatto di chi conduce «autoveicoli o motoveicoli senza avere conseguito la patente di guida»; che infatti, secondo la Corte, tutte le altre analoghe ipotesi di violazioni relative al titolo abilitativo di guida, erano contemplate dall'art. 125 del codice medesimo, che le configurava, fin dalla sua originaria formulazione, quali illeciti amministrativi sanzionati con il pagamento di somme notevolmente inferiori a quelle previste per la guida senza patente, e tra tutte le altre ipotesi di guida di veicoli con patente diversa da quella prescritta per la corrispondente categoria, non figurava quella relativa alla guida di motoveicolo di categoria A con patente di tipo B. («Chiunque, munito di patente di categoria […] B, C o D guida un autoveicolo per il quale è richiesta una patente di categoria diversa da quella della patente di cui è in possesso...»); che conseguentemente, tenuto conto che la disposizione di cui all'art. 125 si pone in rapporto di specialità rispetto a quella di cui all'art. 116, la fattispecie di guida di veicoli di categoria A da parte di soggetti muniti di patente B, non poteva che ritenersi compresa nell'ambito della previsione generale di cui all'art. 116, comma 13, relativa alla guida di veicoli senza aver conseguito la patente prescritta;