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Con 3 milioni di lavoratori temporanei, i quasi 4 milioni di lavoratori part-time , l'avvio della fine del lavoro dipendente di massa e la breve durata di copertura del sussidio (sei mesi), è lecito porsi delle domande su quali benefici realmente duraturi possa portare il contributo dell'INPS ai fortunati che ne potranno beneficiare. Il sospetto è che il welfare italiano sia un'istituzione votata allo scambio e al baratto, un esempio tutto italiano della crudele decisione sociale sul chi lasciar vivere e chi lasciar morire. Cercare il modo di tutelare in modo non caritatevole chi è lasciato al «secondo destino» appare la scelta politica strategicamente più corretta per affrontare un presente difficile e un futuro che, come accennato in precedenza, sembra avviarsi verso la fine del lavoro dipendente di massa. Per questo motivo, i problemi connessi alla bassa intensità di lavoro e al rischio di disoccupazione di lunga durata, fenomeni sempre più in aumento nelle fasce adulte di popolazione, sembrano quelli maggiormente connessi al rischio di povertà assoluta e, a fronte del nulla assistenziale di oggi, si rende necessario contrapporre proposte risolutive nel presente e lungimiranti per il futuro. Per questo un disegno di legge sull'introduzione di un reddito minimo garantito (RMG) deve essere prioritariamente indirizzato a coloro che non hanno nessuna tutela e per i quali la situazione di difficoltà assume le forme del dramma irreparabile. È incredibile come, in un paese ormai assediato da una povertà crescente e preoccupante, un paese dell'Unione europea come l'Italia, sia ancora mancante un istituto di politica sociale che viene considerato in quasi tutta l'Europa (con la sola eccezione della Grecia ed appunto, dell'Italia) un incontestato strumento per combattere la povertà estrema. Uno strumento rimasto intatto persino nella Gran Bretagna ultraconservatrice degli anni ottanta sottoposta alla massiccia azione iperliberista della signora Thatcher. Tantissimi sono i motivi che depongono, soprattutto oggi che l'Italia è al centro di una crisi economica, finanziaria e sociale drammatica, a favore di questa riforma, che consideriamo una delle più importanti della storia repubblicana. Per cominciare, ci sono i motivi della dignità umana e del diritto alla vita anche per chi non riesce a trovare un lavoro stabile e regolare. Tali diritti sono stati sanciti dalla Costituzione italiana e da tutti i documenti dell'Unione europea, tra cui le raccomandazioni 92/441/CEE e 92/442/CEE del Consiglio, rispettivamente del 24 giugno e del 27 luglio 1992, che sono state sempre ignorate da tutti i governi italiani degli ultimi vent'anni. L'introduzione del RMG costituirebbe, al contrario, non una misura assistenziale (dell'assistenzialismo di Stato hanno beneficiato ben altre categorie), bensì una elementare misura di salvaguardia sociale per impedire che milioni di italiani cadano o permangano nel baratro della disperazione e della miseria. Il RMG è anche un'efficace misura di redistribuzione delle risorse tanto più necessaria in un paese che si distingue per il suo alto tasso di ingiustizia e disuguaglianza sociale. Il RMG è oggi uno degli indicatori sociali di uno Stato civile, di uno Stato che sappia assicurare ai suoi cittadini più sfortunati la declinazione aggiornata dei diritti di giustizia e libertà. Nel concreto, l'introduzione del RMG avrebbe una serie di effetti a catena estremamente positivi anche sul tessuto sociale del nostro Paese. In primis darebbe, nel momento della peggiore crisi economica e sociale dal secondo dopoguerra, un forte incremento alla domanda e questo è un argomento tangibile che potrebbe già bastare da solo a raccomandarne l'immediata adozione. Inoltre, in molte zone del Sud costituirebbe un potente deterrente all'illegalità, un deterrente che permetterebbe a molti giovani di sfuggire all'arruolamento nelle file delle varie mafie. Il RMG sarebbe anche un rilevante fattore di dinamismo sociale ed economico, specialmente nelle zone più arretrate del Paese afflitte dal clientelismo mortifero e neofeudale. Il RMG agirebbe in queste zone come una leva che potrebbe far saltare il tappo del blocco politico-burocratico che è, insieme alle mafie, il vero cancro che opprime la società, l'economia e le migliori forze giovanili del nostro Sud. Il RMG potrebbe far sparire anche molto lavoro in nero (chi lavorasse in nero non potrebbe più percepire il RMG). Col RMG si evita anche il ricatto di un vasto ceto imprenditoriale che prospera esclusivamente sullo sfruttamento, sulla disperazione sociale, sulla precarietà. I motivi per cui richiedere il RMG sono quindi più numerosi ed enormemente più importanti delle critiche e delle obiezioni che gli si possono muovere, critiche ed obiezioni prevedibilissime e spesso superficiali. A chi non vuole il RMG perché sostiene che bisogna dare posti di lavoro, possiamo obiettare facilmente che già prima della crisi economica attuale non c'era lavoro per tutti. Né la piena occupazione è una prospettiva realistica per il futuro, dal momento che interagiscono anche altri fattori negativi e strutturali come la globalizzazione delocalizzante e la crescente automazione. Secondo le specifiche direttrici indicate nel presente disegno di legge, l'istituzione del RMG potrebbe anzi fare da avanguardia di un processo che già si delinea per i prossimi due decenni a livello occidentale, ma forse anche mondiale. Questo processo è il risultato del fenomeno per tanti tratti allarmante e tragico de «La fine del lavoro» (il titolo di un celebre libro di Jeremy Rifkin di qualche anno fa). Già si intravedono in giro per il mondo dei modelli sociali che si pongono il compito di fronteggiare questo tragico e traumatico cambiamento del mondo di domani, ma che già fa capolino nel mondo di oggi. È proprio di questi ultimi giorni la notizia che la Finlandia è pronta a sperimentare la «fine del lavoro» attraverso una forma di reddito minimo universale di 1.000 euro al mese, che renderebbe l'impiego una scelta di vita e non una costrizione. Questa scelta del governo finlandese tiene anche conto, già fin d'ora, delle tendenze che si manifesteranno con sempre più brutale nitidezza nel corso dei prossimi anni, le tendenze di una totale automazione che falcidierà spietatamente i posti di lavoro. Cambiando angolo visuale, a chi teme che con il RMG un giovane non abbia più voglia di lavorare obiettiamo che il RMG in senso stretto, identificabile nel solo primo modulo del presente disegno di legge, non basta a vivere bene, ma solo a non morir di fame. Inoltre, tutti i paesi che hanno più occupazione e più crescita sono proprio quelli dove il RMG è una tranquilla e civile acquisizione ormai da decenni. L'istituzione finalmente anche in Italia del RMG si arricchirebbe anche di un'ulteriore e finora sempre dimenticato significato. In presenza di antichi e tipici mali italiani come il clientelismo, le mafie, la corruzione, diventati sempre più pervasivi nel corso degli ultimi decenni, il RMG avrebbe anche il significato di un risarcimento morale, politico e materiale per tutti coloro che hanno pagato di persona il prezzo di tutti i succitati mali, così tipici della situazione italiana, per tutti coloro che sono diventati portatori di bisogni, anche dei più elementari bisogni materiali, nonostante gli stessi siano, al tempo stesso, anche portatori di meriti, anzi, in tantissimi casi, portatori di bisogni proprio perché portatori di meriti .