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Questo precetto è talmente vincolante che nemmeno un giudice può pronunciarsi sulla costituzionalità o meno di una norma, infatti nel caso di rilievo che dovesse ritenere fondato, il giudice al massimo potrebbe sostenere che questa eccezione non è manifestamente infondata, sospendere il giudizio e rinviare tutto alla Corte costituzionale. Tutto questo lo evidenzio, benché sia ben noto ai colleghi di questa Assemblea, per rendere tutti consapevoli dell'importanza del passo che iniziamo a compiere oggi. Parlo di inizio perché sappiamo bene che la modifica della Costituzione è una procedura talmente importante e vincolata che necessita poi di tre ulteriori passaggi in Aula e poi di tutte le altre formalità che sappiamo. Il percorso che si è formalmente avviato in Commissione trova la sua massima espressione nel passaggio in Aula e quindi nel passo che ci apprestiamo a compiere oggi. La modifica che si propone di introdurre riguarda l'articolo 9 della nostra Costituzione, al quale si intende aggiungere un comma nel quale si prevede di inserire la tutela dell'ambiente con la locuzione: «La Repubblica tutela l'ambiente e l'ecosistema, protegge le biodiversità e gli animali, promuove lo sviluppo sostenibile, anche nell'interesse delle future generazioni». Voglio evidenziare che la Costituzione, a mio avviso, dovrebbe essere elenco di principi e non tanto di norme, perché quei principi e quei diritti espressamente menzionati nella Costituzione evidentemente verrebbero ad assurgere ad un valore superiore a tutti gli altri. Inserire il riferimento alla tutela dell'ambiente ed estrapolare questa singola parte, come a quel punto sarebbe possibile e legittimo fare, da quello che invece dovrebbe significare il combinato disposto dell'intero articolo significa far correre dei rischi al nostro ordinamento giuridico anche di mummificazione, ad esempio, delle tante opere pubbliche che si vanno a realizzare. Se si considerasse infatti solo questa parte e non si considerasse invece la formula intera dell'articolo, che prevede di creare questa simbiosi e questo rapporto tra uomo e ambiente, finalizzato a soddisfare, valorizzare e conseguire l'interesse delle future generazioni, a mio avviso si rischierebbe di introdurre un ostacolo, anziché un elemento di tutela e di sviluppo. Lo voglio precisare, perché a mio avviso troppo spesso viene sottostimato un elemento che fa parte del nostro ordinamento giuridico. Nel nostro ordinamento giuridico è infatti previsto che, qualora ci sia un dubbio interpretativo di una norma, si debba utilizzare il criterio della ratio legis , il quale prevede che, nell'interpretazione di una norma, si tenga conto delle intenzioni del legislatore e quindi, evidentemente, di tutti noi. Le nostre intenzioni sono sì quelle di tutelare l'ambiente, di migliorare la simbiosi tra uomo e natura e di creare le basi per uno sviluppo sostenibile, ma evidentemente non sono quelle di mummificare tutto. Questo lo voglio esplicitare, perché nell'intervento di alcuni colleghi invece, a mio avviso, si è rischiato di fare un po' di confusione. Infatti sono stati introdotti nella discussione degli elementi, che evidentemente tanto attinenti con essa non erano. Parlo quindi, da legislatore e da senatore che si troverà ad approvare convintamente questa modifica alla Costituzione, che la auspicava da componente della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali, da abitante di un parco nazionale e da sindaco di un Comune sede di parco nazionale. È dunque evidente che, pur senza forse utilizzare i toni trionfalistici di qualche collega, per me si tratta comunque di un passo importante, che andiamo a percorrere nella giusta direzione, al fine di tutelare la nostra casa comune, che invece sempre più spesso si vede minacciata da attività a mio avviso irresponsabili. Voglio però precisare che tali attività non sono commesse da noi, ovvero da tutti gli italiani e dal sistema Paese Italia e nemmeno dal sistema Paese Europa. Se infatti andiamo a vedere quali sono i 120 fiumi che immettono più plastica negli oceani - lo porto solo come esempio, a mio avviso legittimo, e come dimostrazione dell'irresponsabilità del genere umano - ne troveremmo solo uno in Europa e chiaramente non nelle primissime posizioni. Quindi, secondo me, si tratta di un passo nella giusta direzione, che dimostra la nostra sensibilità nei confronti dell'ambiente, che evidentemente non è solo nel legislatore, ma anche nei nostri concittadini, perché di esempi di comportamenti virtuosi nel nostro ordinamento ne potremmo trovare molti, non solo relativamente alle immissioni della plastica, ma anche alla raccolta differenziata, a quei comportamenti virtuosi che andiamo ad adottare quotidianamente nella nostra vita giornaliera e anche al modo in cui ci apprestiamo ad utilizzare le risorse che verranno dal recovery plan. Dunque, di esempi ne possiamo trovare molti, ma ciò che voglio evidenziare adesso, in questa discussione, è che il nostro intento non è di andare a mummificare tutto, cosa che evidentemente sarebbe anche contrario all'interesse delle future generazioni, citate nella seconda parte dell'articolo 9. Vogliamo invece fare in modo che questo interesse futuro, questo interesse pubblico, si vada a conciliare con la tutela dell'ambiente. Ricordo che i primi 12 articoli della Costituzione sono quelli cosiddetti vincolanti e introducono principi sovraordinati a tutte le altre norme di natura gerarchicamente inferiore, per il sistema delle fonti del diritto, che quindi si troverebbero ad essere condizionate da quanto espressamente previsto in questi primi 12 articoli. Evidentemente l'articolo 9 rientra tra quelli che elencano i diritti inviolabili e ciò a mio avviso potrebbe rivelarsi un vulnus , perché sappiamo bene che, per definizione condivisa e pressoché unanime, siamo la patria del diritto. Questo perché molti dei sistemi giuridici moderni e sicuramente il nostro si basano sul diritto romano, che evidentemente è stato un precursore in tema di diritti e che evidentemente è ancora una base per quanto riguarda il nostro sistema legislativo, che è stato poi fortemente influenzato anche dall'ordinamento napoleonico. Dunque il nostro ordinamento, a differenza di quelli anglosassoni, si basa sul civil law , perché la norma è alla base dell'ordinamento giuridico e non si parla di precedenti vincolanti, tanto che la pronuncia di un giudice da noi vale solo per le parti in causa. Questo però, per quanto principio generale e condiviso da tutti, non è propriamente vero perché, nell'eventualità di un giudizio che andasse a riguardare un'opera pubblica, evidentemente le conseguenze - gli interessi no, ma le conseguenze sì - sarebbero purtroppo a cascata, nell'interesse anche di molti altri soggetti. È quindi evidente che, nell'introduzione di una modifica così importante, dobbiamo valutare anche le conseguenze che la stessa avrebbe sul nostro ordinamento giuridico, perché, come dicevo prima, le norme vanno interpretate non solo per il significato letterale delle stesse, ma anche per la loro relazione con il nostro sistema giuridico di base e, quindi, con la nostra Costituzione. Per far capire a chi ci dovesse ascoltare ora quanto è complicato, evidenzio che l'interpretazione può essere suddivisa in base al soggetto che la compie (ci sono quindi diverse modalità di interpretazione: giudiziale, autentica e dottrinale) e, poi, al significato letterale della norma. Ciò che con questa discussione dovremmo introdurre è un elemento che avrebbe efficacia nell'interpretazione giudiziale, ossia che probabilmente conta di più.