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Nell'ultimo articolo, infine, è disposta l'entrata in vigore della legge. Concludo, Presidente, con un'ultima osservazione sulla situazione del lavoro in Italia. La Lega è molto preoccupata per la situazione che ha trovato. I dati che ci vengono sciorinati su una fanta-occupazione in crescita rendono in realtà la fotografia di una Nazione in forte difficoltà occupazionale, i cui cittadini sono costretti ad accettare contratti di lavoro in stragrande maggioranza a tempo determinato e per periodi temporali limitatissimi. II posto fisso è ormai un miraggio e per di più le riforme volute da Renzi hanno reso di fatto precari anche i neoassunti a tempo indeterminato. Ma che futuro può pianificare una persona che il giorno prima non sa se il giorno dopo avrà ancora un lavoro? Che vita è? Noi della Lega crediamo che il lavoro debba diventare il tema centrale di questa legislatura e non risparmieremo energie per invertire la tendenza. Meno licenziamenti, meno assistenzialismo e maggior impegno per creare le condizioni necessarie al rilancio occupazionale, in Sardegna come in tutto il resto d'Italia. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . PRESIDENTE. Grazie, senatore, per la sintesi. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, mi rivolgo all'onorevole Ministro che non c'è. Signor Sottosegretario, almeno lei però ci ascolti, visto che siamo in Aula e interveniamo in discussione generale. CRIPPA , sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Sono qui. RIZZOTTI (FI-BP) . Il fallimento degli interventi realizzati in passato sul nostro sistema industriale è da ricondurre al fatto che essi sono stati spesso piegati a finalità diverse da quelle specifiche della politica per l'impresa, di respiro corto, talvolta in conflitto con gli obiettivi di politica industriale. Peraltro, la complessità istituzionale prodotta dalla concorrenza di più competenze e dalla compresenza attorno ai tavoli di contrattazione di un numero elevato di attori, non ha prodotto un utilizzo coerente e trasparente dei vari strumenti. Sappiamo tutti, signor Presidente, illustri colleghi, che sono necessarie misure di stimolo all'economia che consentano di invertire il segno della dinamica del PIL, che da troppi trimestri è negativo. Ma le aziende - da quelle piccole e medie, che poi sono quelle che rappresentano la spina dorsale dell'economia del nostro Paese - non dispongono di liquidità tali da poter far fronte ad una simile evenienza. Questo decreto-legge rappresenta l'ultimo sforzo, se così possiamo chiamarlo, della disastrosa opera della sinistra al Governo, che ha cercato di rispondere al Paese con riforme rivelatesi fallimentari: prova ne sono i troppi tavoli di crisi rimasti ancora aperti che non hanno trovato alcuna soluzione. Sarebbe bastato un atteggiamento di serietà e terzietà nella valutazione per l'individuazione delle soluzioni e, invece, ci si è impantanati in contese che hanno svilito il dibattito stesso, marginalizzando le vere e gravi criticità che oggi ci vedono in quest'Aula. Salviamo il salvabile con una deroga, per evitare che migliaia di famiglie rimangano senza lavoro. L'arte di rinviare, quella del Governo passato, vorrei non fosse l'arte di non fare, da parte di questo Governo, visto ad esempio il dibattito della scorsa settimana sul decreto-legge terremoto. Sì, noi ci saremmo aspettati qualche segnale positivo dal Ministro del super Ministero (che non c'è), ma il super Ministro era troppo concentrato a far crescere i tavoli di crisi di tutte quelle aziende e imprese che domani, con l'approvazione del decreto dignità, dichiareranno fallimento licenziando i propri lavoratori. Su questo lasciatemi aprire una breve parentesi. Finora abbiamo assistito a una politica delle concessioni (così il contratto di Governo prevede): il ministro Di Maio consente al ministro Salvini di prender la scena sui migranti per avere il lasciapassare a un decreto dignità che spero veramente i colleghi della Lega leggeranno attentamente, visto che, a nostro avviso, costituisce un passo indietro per la creazione di nuova occupazione. Noi non ci meravigliamo del MoVimento 5 Stelle, ma ci stupiamo piuttosto della Lega, che lascia passare in Consiglio dei ministri un decreto-legge che va nella direzione opposta rispetto al programma di centrodestra presentato ai nostri elettori. Vorrei anche fare un invito ai membri del Governo, visto che la campagna elettorale è finita. Quando un membro del Governo esprime pubblicamente il suo pensiero, dimentica che ci sono un "signor mercato" e una "signora borsa", oltre agli altri, che lo ascoltano. Ad esempio, quando il Ministro in televisione dice che le televisioni sono finite, in poche ore in borsa l'azienda ha perso quasi il 4 per cento delle azioni e ci rimettono pertanto 90.000 azionisti. Io, queste, non le chiamerei strategie, collega Bogo Deledda. Dunque, ci stupiamo che si lascino passare senza replica attacchi alle aziende esistenti. In realtà, i provvedimenti presentati in campagna elettorale dal centrodestra non ci sono nel decreto dignità. È vero che poi tante dichiarazioni dei vari membri del Governo, a volte per fortuna, a volte meno, vengono smentite: vediamo ad esempio le dichiarazioni di Spadafora al Gay Pride di Pompei rispetto alle dichiarazioni del Ministro della famiglia. Comunque, io direi che, se passerà questo decreto dignità, così come presentato, forse ci troveremo a breve in quest'Aula a discutere di un aumento rispetto ai 9 milioni di euro oggi in discussione per gli ammortizzatori sociali. Non viene abolito il redditometro, ma la disciplina vigente rimane in vigore, rinviando tutto a data da destinarsi. Nel frattempo, occorre trovare un accordo con l'associazione dei consumatori e con l'ISTAT per gli accertamenti da fare. Non viene abolito lo spesometro, prevedendo solamente una proroga al febbraio 2019 per la presentazione di quello relativo al terzo trimestre 2018. Rimane tale e quale lo split payment per le imprese, che sono quelle che il lavoro lo creano e avrebbero giovato di una revisione di quelle disposizioni che, drenando liquidità, le penalizzano anche nei rapporti con i propri dipendenti cui devono versare stipendi e premi, oltre che con i propri fornitori. Pertanto, si tratta di un decreto-legge che, oltre il titolo (che non è neanche tanto astuto, però eravamo abituati alla buona scuola e ad altri titoli, quindi proseguiamo per titoli), non contiene nulla di risolutivo per i problemi dell'impresa e non definisce nulla di buono che vada verso la creazione di nuova occupazione, di cui ho appena sentito parlare. Eppure, proprio le problematiche del decreto-legge che stiamo esaminando avrebbero dovuto indurre il Governo a essere più serio nell'affrontare le tematiche del mondo del lavoro in modo strutturale. Invece, con un approccio dirigista si entra in tematiche e questioni su cui anche tra imprenditori e sindacati si era già trovata un'intesa. In nome di una lotta al precariato che dimentica che il datore di lavoro assume perché ha una finestra di opportunità, magari momentanea che però potrebbe chiudersi al primo colpo di vento, si perderanno occasione di posti di lavoro.