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Mi sembra che le ultime parole da lei pronunciate fossero «in una domenica di maggio». Mi dispiace che non si siano sentite. GALLONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il mio Gruppo si unisce, naturalmente, al cordoglio per questo momento terribile, uno di quei momenti che in Aula non vorremmo mai ci fossero. L'Italia, infatti, non finisce di soffrire. Domenica scorsa è stato un giorno di dolore terribile, di quei dolori che bloccano il respiro e fanno fermare il cuore, perché, mentre si guarda, ci si sente madre, padre, figlio, moglie e sorella, si prova a immaginare quello che possono aver provato le persone in quei momenti e si prova a immaginare, lontanamente, quello che rimane in chi resta, rispetto a un evento inaccettabile. Non mi vengono in mente altre parole, se non «inaccettabile». Quindi, l'Italia e il Senato chinano il capo per la tragedia delle vittime dopo la caduta della funivia Stresa-Mottarone. Adesso abbiamo un dovere, ma prima voglio ricordare questo. Mi ha colpito una dichiarazione dei nonni del piccolo Eitan, che adesso sono in riserbo, accanto al bambino, che ovviamente avrà la vita segnata. Questi nonni israeliani, che dopo il vaccino avevano deciso di venire in Italia da Israele per riabbracciare i propri cari, hanno detto: non pensavamo certo che in Italia potesse succedere qualcosa del genere. È assurdo che, allontanandosi da una guerra, possa capitare una cosa del genere. Le guerre, però, possono annidarsi ovunque. Guerra è qualsiasi evento negativo. Quindi oggi il Piemonte, la Calabria, la Puglia, Israele e l'Iran diventano una cosa sola. Siamo tutti uniti nello stesso dolore e nello strazio, perché ogni vittima è una vita. Come dicevo prima, empaticamente chiudiamo gli occhi e pensiamo che, di colpo, questa vita non c'è più, con tutti i sogni e con tutte le speranze. Prima sentivo il collega Nastri ricordare il fatto che probabilmente Eitan è sopravvissuto perché abbracciato dal padre. Insomma, l'Italia è un Paese che ha vissuto tante di queste tragedie. Questa è una tragedia dei trasporti; poi i terremoti, le alluvioni, il Covid-19: siamo provati, siamo stanchi. Non siamo in guerra, ma siamo un Paese che combatte quotidianamente. Dico solo una cosa: oggi abbiamo soltanto un dovere; lo ripetiamo sempre, ma spero che, poiché repetita iuvant , si possa arrivare finalmente a trovare una soluzione. Il nostro dovere è di fare e fare in modo che tragedie come questa non avvengano più, stando al fianco delle famiglie. Il Governo oggi ha un doppio obbligo: stare accanto a chi è rimasto, ma fare in modo che quello che è successo non si verifichi più. Il collega parlava di sicurezza sui trasporti. Stiamo per licenziare un provvedimento, il collegato al PNRR: 30,6 miliardi, molti dei quali dovrebbero essere destinati proprio alle funzioni di controllo sui ponti, sui viadotti, sulle strade e su tutti i mezzi di trasporto. Ciò che chiediamo è di usare bene queste risorse per salvare preventivamente le vite. Quindi, mettiamoci a lavorare. È l'unica cosa che possiamo fare per rendere un minimo di giustizia rispetto a quello che è successo, perché piangere dopo è stucchevole, troppo doloroso e provoca rabbia. Canalizziamo tutto il nostro impegno, affinché queste cose non succedano più. (Applausi) . MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, come forse alcuni di voi sapranno già, provengo dalla provincia di Verbania, motivo per cui domenica ho praticamente vissuto in presa diretta la tragedia del Mottarone, con i primi elicotteri del soccorso che all'ora di pranzo hanno iniziato a sorvolare il tetto di casa mia verso quello che, poco dopo, grazie al tam tam dei mezzi di informazione, ho scoperto essere il luogo dell'incidente, uno dei più terribili della nostra storia recente e certamente uno dei più tremendi per quanto riguarda il mio territorio di provenienza, Verbano-Cusio-Ossola. Ancora oggi, a distanza di settantadue ore, non ci sono parole adatte. Non ci sono oggi e non ci potranno essere mai per spiegare un evento che nessuno qui vorrebbe commentare. Sia l'altro ieri sia ieri è stato il tempo delle preghiere per le vittime, ma ancora oggi è un giorno di dolore, che strazia il cuore di tutti gli italiani. Per questo motivo, voglio esprimere, a nome mio e del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, una sincera vicinanza e le mie più sentite condoglianze alle famiglie colpite. Chi, come me, è padre non ha potuto non restare profondamente sconvolto dalla morte che ha toccato, come tristemente noto, anche giovani e bambini: una tragedia nella tragedia, che difficilmente potrà dimenticare. Avanzare oggi ipotesi non è giusto per il rispetto che dobbiamo portare alle vittime e ai loro familiari, ma - lasciatemelo dire - fa male dover constatare che nel 2021 si possa ancora morire in questo modo. Infatti, quanto accaduto domenica alla funivia Stresa-Mottarone non è frutto di un evento calamitoso, non è la conseguenza - come fu per la funivia del Cermis - dell'errore di un pilota di un aereo militare statunitense che ne tranciò il cavo. Non è una fatalità, ma ha a che fare con l'ingegno umano. Non sta a me spiegare nulla di quanto accaduto, non ho certamente le competenze, né l'autorità per farlo, ma appare evidente anche a noi profani che la tragedia di domenica è strettamente connessa a qualcosa che è andato storto in riferimento a un'opera studiata, disegnata e costruita da uomini e donne in carne e ossa, come lo siamo noi. Un incidente terribile, signor Presidente, colleghi, rispetto al quale - voglio dirlo senza retorica, ma anche senza possibilità di fraintendimenti - mi auguro che la procura e il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Giovannini - che, come sappiamo, ha annunciato l'istituzione di una Commissione di inchiesta ministeriale che affiancherà il lavoro della magistratura - possano accertare in tempi rapidi le cause e le eventuali responsabilità e punire, se ci sono, i colpevoli. Nessuna volontà giustizialista, che non mi appartiene per natura (chi mi conosce lo sa bene), ma solo un profondo rispetto, che tutti dobbiamo portare alle innocenti vittime del Mottarone, alle loro famiglie distrutte e al bambino di cinque anni, unico superstite, che sta lottando per la vita all'ospedale Regina Margherita di Torino. A lui e a tutta la comunità dobbiamo spiegare cos'è successo nella mia terra. Vede, signor Presidente, a me piace chiamare la mia provincia e il mio territorio un paradiso in terra. Tutta l'Italia è bella, ma la mia provincia (sarà perché ci vivo e ci vivono i miei figli e i miei affetti) è più bella di altre.