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dai primi rilievi effettuati dai tecnici dell'ARPA Lazio è stata accertata la presenza nella cava anche di rifiuti pericolosi, e sono state riscontrate evidenti tracce di combustione; gli sversamenti illeciti hanno inoltre consentito di violare le normative concernenti la classificazione e la caratterizzazione dei rifiuti, così come è stato accertato che avveniva in violazione delle disposizioni vigenti anche il trasporto dei materiali; l'ingente quantità di rifiuti depositati illegalmente e la loro mancata caratterizzazione desta grave preoccupazione nella popolazione residente nell'area e richiede urgenti accertamenti delle autorità competenti, si chiede di conoscere: quale risulti essere l'esito dei primi accertamenti effettuati dal nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Anagni e da ARPA Lazio in ordine alla quantità e alla caratterizzazione dei rifiuti illecitamente depositati nella cava di Ferentino, sottoposta a sequestro il 28 gennaio 2020; quali ulteriori accertamenti si intendano disporre per assicurare che non sussistano pericoli imminenti per la salute della popolazione residente nell'area e per l'esercizio delle attività agricole e zootecniche; quali misure intendano assumere le autorità competenti al fine di procedere alla bonifica dei terreni interessati dagli scarichi illeciti. Atto n. 4-02828 DE PETRIS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nubi si starebbero addensando sulla Direzione generale della condizione abitativa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: sembrerebbe che sia in itinere una profonda riorganizzazione interna del Ministero, anticipata a giugno 2019 da una bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; nel giugno 2019, Unione Inquilini, Sunia, Sicet, Uniat inviarono al Ministro pro tempore Danilo Toninelli una lettera in merito alla bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nella quale si esprimeva un netto dissenso nella decisione di inserire la Direzione generale della condizione abitativa all'interno di un nuovo dipartimento nel quale la condizione abitativa diventerebbe un intervento tra altri, il nuovo "Dipartimento per lo sviluppo delle costruzioni edili e idriche, le risorse umane"; nel Dipartimento, la prima Direzione, quella generale, dovrebbe svolgere le funzioni di un considerevole numero di attività, tra le quali anche le politiche abitative, che andrebbero, quindi, a sommarsi ad altre attività quali l'edilizia giudiziaria, l'edilizia per le forze armate, i servizi idrici, le zone sismiche, l'abusivismo; di fatto si passerebbe da una direzione di settore esclusivamente dedicata alla marginalizzazione di un tema, quello abitativo, che dovrebbe rappresentare un intervento centrale, tenuto conto del disagio abitativo. Le politiche abitative sarebbero, in questo modo, derubricate a questione non prioritaria nell'agenda politica del Governo; lo stesso Governo Conte II nel programma, al punto 8, cita l'impegno ad affrontare la precarietà abitativa con l'aumento dell'offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica: un punto che aveva sollevato speranze e aspettative; con la direttiva dipartimentale 24 gennaio 2020, n. 1, il programma innovativo "Qualità dell'abitare" da 853 milioni di euro è stato attribuito alla Direzione generale per l'edilizia statale, che si occupa di carceri e caserme, sottraendolo alla Direzione generale della condizione abitativa; la direttiva dipartimentale sembra confermare la bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del giugno 2019, anzi sembrerebbe anticiparlo con il passaggio del piano di "rinascita urbana" alla Direzione edilizia statale e non alla Direzione della condizione abitativa, a giudizio dell'interrogante un brutto segnale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire quanto riportato in materia di riorganizzazione del Ministero e valutare la necessità di mantenere l'attuale collocazione della Direzione della condizione abitativa, necessaria e centrale per sostenere ed attuare quanto previsto dal programma di Governo e, contestualmente, di rivedere la decisione di dare la gestione delle risorse previste per il piano di rinascita urbana alla Direzione generale edilizia statale per ridestinarle alla Direzione generale della condizione abitativa. Atto n. 4-02829 QUAGLIARIELLO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 gennaio 2018 è stato disposto il commissariamento dell'Aero Club d'Italia (AeCI), su conforme parere reso dall'Avvocatura dello Stato, atteso che l'architetto Giuseppe Leoni, presidente designato dall'assemblea il 10 giugno 2017, aveva superato il limite di tre mandati elettivi; il Tar Lazio, con sentenza depositata il 4 gennaio 2019, accoglieva parzialmente il ricorso di Giuseppe Leoni, ritenendo che i periodi di commissariamento dell'ente affidati, per diversi anni e in più occasioni, allo stesso Leoni non possono sommarsi ai periodi di effettiva presidenza, statuendo, pertanto, che egli non ha ancora superato il limite dei tre mandati elettivi; la medesima sentenza disponeva che il Presidente del Consiglio dei ministri, entro 30 giorni, riprendesse il procedimento avviato a seguito delle elezioni del 10 giugno 2017 e si pronunciasse sulla nomina del ricorrente a presidente dell'AeCI per il quadriennio 2017-2021; prescindendo dalla riportata decisione, Giuseppe Leoni risulta essere stato condannato, con sentenza del Tribunale di Roma (gravata di appello) del 14 dicembre 2016 alla pena di 3 anni di reclusione e all'interdizione perpetua dei pubblici uffici per il delitto di peculato commesso in danno dello stesso AeCI; a seguito di tale vicenda processuale egli ha perduto i "requisiti di onorabilità" previsti dallo statuto del CONI (del quale AeCI è federazione) necessari per rivestire la carica di presidente di federazione, ed è stato interdetto anche dall'autorità sportiva; la Corte dei conti, sezione contabile, con relazione al Parlamento sul controllo della gestione finanziaria dell'Aero Club d'Italia per l'anno 2017, ha evidenziato gravi anomalie gestionali imputabili all'ex presidente Leoni, il quale aveva conferito l'incarico di direttore generale (il cui emolumento annuo era pari a 127.721 euro) a soggetto già collocato in quiescenza dall'amministrazione di appartenenza, quindi incorrendo nel divieto previsto dalla legge n. 124 del 2015 sull'attribuzione di incarichi dirigenziali retribuiti; il commissario straordinario dell'AeCI, appena insediatosi, ha prontamente rimosso il precedente direttore generale su conforme parere del Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sospendendo ogni erogazione in suo favore, e sospendendo, altresì, altre erogazioni non dovute in favore di personale dipendente;