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L'articolo 1, che è il cuore del provvedimento che ci accingiamo a votare in maniera definitiva in Senato, sostanzialmente viola le norme europee e quanto è stato sancito dalla Corte europea, come nel caso della sentenza Sciotto. Ci saremmo aspettati, signor Ministro, che in quest'anno ci fosse stata la possibilità di mettere in campo un provvedimento più coraggioso e deciso, che certamente era chiamato a mettere un punto rispetto ad una situazione sicuramente ereditata; esso invece è debolissimo e non mette mano alla questione della gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche, veramente disastrosa e in alcuni casi esecrabile, come per il Teatro dell'Opera di Roma e quello di Firenze. Sotto questo profilo, non sono venute risposte chiare in questi mesi di Governo del cambiamento, che anche su questo provvedimento sembra più il Governo della contraddizione perché a proposito del precariato delle fondazioni lirico-sinfoniche entra in contrasto anche con quanto affermato con il decreto dignità, voluto dal vice ministro Di Maio. Per noi il lavoro discontinuo dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche andava tutelato con la stabilizzazione. Parliamo di persone che mediamente hanno guadagnato 10.000 euro all'anno, secondo quanto dicono i risultati di un'indagine, pur difficile proprio per effetto dell'estrema volatilità dell'impiego, e crediamo che esse non possano attendere oltre risposte. Mi sembra che il provvedimento in esame scontenti dai lavoratori ai sindacati e non possiamo che sposare questa battaglia. Parimenti, nel complesso, il provvedimento e le azioni del Ministero ci sembrano abdicare alla funzione di guida della politica in favore della burocrazia, più preoccupata di comandare che di governare dinamiche, anche con forti responsabilità rispetto al passato. Anche sotto questo profilo, non cogliamo elementi di discontinuità. Abbiamo presentato un robusto pacchetto di emendamenti, proprio per fare in modo, come siamo abituati, di avere una possibilità di ravvedimento da parte del Governo. È stato accolto soltanto un nostro emendamento e ci sembra troppo poco, perché l'impianto del provvedimento resta lo stesso e invariato. Abbiamo avuto proficue interlocuzioni, ma risultati scadenti, a mio giudizio. Abbiamo colto come un atto di buona volontà l'accogliere un ordine del giorno a proposito della questione dei titoli nominativi, però abbiamo già avuto dimostrazione del fatto che il sistema non funzioni. Certamente il bagarinaggio va combattuto, ma abbiamo avuto già testimonianza, da quando il provvedimento è entrato in vigore il 30 giugno 2019, di situazioni al limite, con concerti iniziati e file interminabili delle persone che erano ancora fuori. Questo determinerà certamente un danno importante per gli operatori e l'utenza: sarà praticamente impossibile poter regalare un biglietto. Noi abbiamo quindi fatto il nostro massimo sforzo di collaborazione, che purtroppo non è bastato, e ci riteniamo profondamente insoddisfatti. Il Ministro, nel corso dell'ultima audizione di fronte alle Commissioni congiunte, ha dichiarato di non essere sovranista e non capire bene il significato di questa parola. Noi, in attesa della folgorazione sulla lunga strada che porta a Damasco, diciamo al Ministro che essere sovranisti significa difendere gli interessi nazionali, le proprie identità ed eccellenze in termini di espressione culturale e sicuramente la lirica e il cinema sono dei testimoni straordinari della cultura italiana. Pertanto, in attesa che il Ministro si converta al sovranismo, non ci reputiamo assolutamente soddisfatti di questo provvedimento e annunciamo il nostro voto contrario. (Applausi dal Gruppo FdI) . RAMPI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, intervengo doverosamente dai banchi del mio Gruppo perché questo è un intervento politico con cui si vuole esprimere la posizione del nostro Gruppo sul provvedimento in esame. La nostra non può che essere una posizione che guarda alle luci e alle ombre e lo fa, però, non con quella bellezza che - a volte - le luci e le ombre possono avere nell'arte o nel cinema: in questo caso sarebbe meglio illuminare un po' di più. Noi spingeremo con tutte le forze perché, in futuro, si accendano molte più luci e riflettori su questo settore che è cruciale per il Paese. Perché ci teniamo? Vorrei partire da qui. L'ho detto all'inizio della discussione. La cultura è una parola di cui a volte si abusa un po' e, allora, bisogna dire cosa significa. Il settore di chi lavora in questo campo è fondamentale per l'Italia, perché è un rilevantissimo settore economico e rappresenta sicuramente uno dei nostri punti di forza. Un Ministro dello sviluppo economico dovrebbe guardare a questo settore come una sua priorità. È inoltre un settore fondamentale per la democrazia, perché la democrazia funziona se c'è cultura diffusa, che si impara non solo sui banchi della scuola (sicuramente lì c'è, per un periodo importantissimo della vita, e bisognerebbe essercene molta di più, in quanto è un settore su cui bisogna investire): la cultura diffusa si realizza se si legge di più, se si vedono più film, se si partecipa a più concerti e se ci sono luoghi di aggregazione. Questo è per noi un tema fondamentale, su cui abbiamo speso veramente moltissime energie nella scorsa legislatura. Ricordo che avevamo rimosso quell'abitudine, presente - non sempre, ma molto spesso - nella storia repubblicana che vede la cultura essere un settore marginale quando si forma un Governo. Si tratta di un'abitudine che in parte è tornata. Noi ricordiamo - in negativo, purtroppo - che, in occasione del suo discorso d'insediamento, il Presidente del Consiglio non dette rilevanza a questi temi. Inoltre, dobbiamo dirglielo, signor Ministro, siamo preoccupati che i due Vice Premier , i due azionisti di maggioranza di questo Governo, che spesso intervengono su tutto (e che qualche volta farebbero meglio a non intervenire su alcuni temi, perché sinceramente sarebbe meglio per tutti), sulle tematiche riguardanti il suo settore invece non intervengono mai. Io non sono in grado di individuare la posizione di una delle due forze di maggioranza - segnatamente, la Lega Nord - sui temi della cultura. Non sono in grado di dire né se sono d'accordo, né se non lo sono, perché in tanti anni, ascoltandoli prima come opposizione e, oggi, come forza di Governo, non ho individuato una linea politica. Devo dire che oggi è invece emersa la situazione, che ho stigmatizzato, di una linea politica, prevalente soprattutto sul tema delle fondazioni lirico-sinfoniche, che assomiglia di più a quella che avevamo noi quando eravamo al Governo rispetto all'altra forza di Governo. Chi è andato al Governo ha assunto questa posizione, pur se tra i banchi di quella forza oggi qualcuno si è comportato come se fosse ancora all'opposizione. Ci sono numerosi emendamenti; certo, sono stati ritirati, ma se uno li prende e li legge tutti in fila si accorge che tra l'altro assomigliano a quelli di altri Gruppi dell'opposizione e ne fa discendere un dato politico. Luci e ombre; noi ci aspettiamo di più.