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l'incentivazione della qualità del progetto e dell'opera architettonica, la subordinazione degli intervenuti di trasformazione del territorio ad una previa progettazione e, per tali interventi, il ricorso obbligatorio ai concorsi di idee o di progettazione, con la previsione di bandi riservati a giovani progettisti. Per altro verso, sono riconosciute come principi fondamentali della legislazione anche le attività fondamentali di promozione dell'alta formazione e della ricerca in materia di qualità architettonica e valorizzazione territoriale (articolo 5, comma l, lettera e) ). Sotto quest'ultimo profilo il disegno di legge indica espressamente tra le iniziative di competenza statale -- da adottare con il concerto dei Ministeri interessati, d'intesa con la Conferenza unificata e sentiti gli ordini professionali -- la promozione della cultura della qualità architettonica e della valorizzazione territoriale anche presso i soggetti della committenza pubblica, attraverso programmi di formazione ad essi mirati (articolo 6, comma 1, lettera c) ). Si tratta di un'innovazione di particolare importanza, volta a qualificare sempre più la committenza pubblica nella consapevolezza che soltanto attraverso l'iniziativa di operatori pubblici colti, professionisti qualificati, consapevoli della propria alta responsabilità, potrà essere garantita la necessaria sinergia tra il progettista e il suo committente pubblico, e con ciò, la qualità dell'opera. La parte del provvedimento dedicata alle norme generali a tutela della qualità architettonica (Capo I) contiene infine delle disposizioni in materia di tutela del progettista in quanto autore del progetto. In coerenza con lo spirito della presente iniziativa legislativa viene riconosciuta all'attività di progettazione una considerazione autonoma, distinta dalle altre prestazioni di servizio connesse alla realizzazione dell'opera, anche sotto il profilo della protezione del diritto di autore (articolo 7). In particolare, attraverso una novella della legge 22 aprile 1941, n. 633, si riconosce espressamente all'autore di opere di architettura e di ingegneria, o di disegni e progetti d'architettura, il diritto ad un equo compenso anche a carico di coloro che senza il suo consenso realizzino, a scopo di lucro, il progetto tecnico, il disegno o il progetto di architettura. Infine, una disciplina ad hoc è riservata alla committenza pubblica (Capo II). Profondi mutamenti hanno investito il settore dei lavori pubblici negli ultimi anni per effetto, in primo luogo, della penetrazione del diritto dell’Unione europea nel nostro ordinamento, attraverso il recepimento delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE entrambi del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, in materia di appalti di lavori, servizi e forniture mediante il codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, che ha imposto -- sebbene con lacune --l'adozione anche nel nostro Paese di nuovi criteri condivisi a livello europeo nell'aggiudicazione dei contratti pubblici. Per altro verso ha anche inciso nella complessa materia l'introduzione nell'ordinamento italiano delle cosiddette «leggi Lunardi» approvate durante la precedente legislatura (tra tutte, particolarmente significativa la «legge obiettivo», legge 21 dicembre 2001, n. 443, e la legge 1° agosto 2002, n. 166), che hanno in più riprese modificato la legge Merloni (legge 11 febbraio 1994, n. 109) in materia di appalti pubblici. Tali interventi legislativi, che pure avevano l'apprezzabile obiettivo di rendere più semplici e più veloci le procedure degli appalti pubblici, hanno finito col determinare sia un generale abbassamento dei livelli di controllo e garanzia su tali appalti, che un forte contenzioso dello Stato con le regioni e con le autonomie locali che, per alcuni aspetti della nuova legislazione della «legge obiettivo», hanno ritenuto siano state lese le prerogative e competenze ad esse riconosciute dalla Costituzione. In particolare, tra le innovazioni più rilevanti introdotte dalla «legge obiettivo» vi è la concentrazione in un'unica figura -- quella del general contractor -- di amplissimi poteri nella realizzazione di grandi opere pubbliche, secondo un modello che ha consistentemente superato, sotto il profilo dell'accentramento di funzioni, la figura dell'appaltatore «integrato» già prevista dalla legge Merloni. Tale approccio non si è dimostrato felice per numerose ragioni tra le quali, nel contesto del presente disegno di legge, assume un particolare rilievo la forte limitazione imposta all'autonomia dell'attività di progettazione delle grandi opere pubbliche, allorché la «legge obiettivo» pone l'intero processo progettuale nella diretta responsabilità non più del progettista, ma dell'impresa general contractor . In questa sede, non si discute evidentemente l'importanza dell'espansione di modalità e tecniche contrattuali che utilizzino la finanza di progetto e il ricorso al capitale privato per la realizzazione di grandi opere pubbliche. La finanza di progetto per le opere pubbliche deve infatti ritenersi compresa nel più ampio genus del partenariato pubblico-privato (PPP), attraverso il quale si stanno oggi sperimentando modalità e tecniche contrattuali che -- secondo formule sperimentate con successo in molti Paesi europei -- prescindono dalla tradizionale «concessione» di costruzione e gestione. Il problema (tipico del nostro Paese) è semmai «come» questi strumenti siano stati recepiti dal legislatore italiano negli ultimi anni. In Italia, stante l'ormai cronica e diffusa debolezza delle pubbliche amministrazioni, l'accentramento di poteri e funzioni nelle figure del general contractor e dell'«appaltatore integrato», se da un lato corrisponde (almeno in teoria) all'esigenza di snellimento delle procedure e di accelerazione dei tempi, d'altro lato, in mancanza di adeguate e qualificate forme di controllo da parte dell'amministrazione appaltante, rischia di tradursi in un consistente danno per gli interessi pubblici che stanno alla base della decisione di realizzare l'opera, dal momento che l'attribuzione di un eccesso di funzioni al general contractor riduce di fatto e di diritto i margini di intervento del committente pubblico in caso di scostamenti dal progetto o di gravi anomalie in sede di realizzazione. In questo contesto, con il presente disegno di legge si delega il Governo a realizzare -- entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, su proposta del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali e con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali -- un'estesa riforma della disciplina degli affidamenti di lavori, servizi e forniture prevista dal citato codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006, orientata a valorizzare le attività di progettazione e incentivazione della qualità architettonica (articolo 8) nel settore delle opere pubbliche. Tra i criteri direttivi della delega è previsto, innanzitutto, l'inserimento dell'incentivazione della qualità architettonica tra i principi generali che regolano 1'affidamento e l'esecuzione di opere e lavori pubblici e che devono ispirare la predisposizione dei bandi.