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sopprimere le norme procedurali speciali (cosiddetto "rito Fornero"), poste - relativamente a tali controversie - per alcuni dei rapporti di lavoro instaurati prima del 7 marzo 2015, con conseguente applicazione della disciplina già vigente a regime (comma 1, lettera a )); stabilire il carattere prioritario della trattazione delle cause di licenziamento, prevedendo altresì la definizione di un'opportuna disciplina transitoria (comma 1, lettera b )). I princìpi e i criteri direttivi in esame concernono anche i casi in cui la controversia sul licenziamento implica che siano risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro (comma 1, alinea). In particolare, per conseguire l'unificazione dei procedimenti di impugnazione dei licenziamenti, si prevede il superamento delle norme speciali poste, per alcuni dei rapporti di lavoro instaurati prima del 7 marzo 2015, dall'articolo 1, commi da 47 a 66, della legge del 28 giugno 2012, n. 92, con la conseguente applicazione, per tutte le impugnazioni successive alla data di entrata in vigore del decreto legislativo (emanato in attuazione della presente norma di delega), della disciplina già vigente a regime. Quest'ultima è costituita dalla disciplina processuale generale relativa alle controversie in materia di lavoro; in ogni caso (sia in quest'ultimo ambito sia nel "rito Fornero") per le controversie sui licenziamenti trovano applicazione norme specifiche sui termini temporali di impugnazione, stabilite dall'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni. La lettera b ) pone, come principio di delega, il carattere prioritario della trattazione delle cause di licenziamento, prevedendo altresì la definizione di un'opportuna disciplina transitoria per l'attuazione di tale principio. L'articolo 8 reca i principi e criteri direttivi per la modifica della disciplina del processo di esecuzione, in particolare sono oggetto di intervento l'espropriazione presso terzi e il procedimento di espropriazione immobiliare. La lettera a ) del comma 1 dell'articolo 8 individua i principi e criteri direttivi ai quali il Governo deve attenersi nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1 del disegno di legge per la modifica del procedimento di espropriazione presso terzi. In particolare si delega il Governo ad intervenire sulla procedura di espropriazione presso terzi, prevedendo: che il creditore, entro la data dell'udienza di comparizione indicata nell'atto di pignoramento, debba notificare al debitore e al terzo pignorato l'avviso di avvenuta iscrizione a ruolo e depositare l'avviso notificato nel fascicolo dell'esecuzione; che la mancata notifica dell'avviso o il suo mancato deposito determini l'inefficacia del pignoramento; che, nel caso di mancata notifica, gli obblighi del debitore e del terzo pignorato cessino alla data dell'udienza indicata nell'atto di pignoramento. La lettera b ) del comma 1 dell'articolo 8 reca invece i principi e criteri direttivi per la riforma della disciplina relativa alla procedura di espropriazione immobiliare. Nell'esercizio della delega il Governo è chiamato a modificare la disciplina vigente prevedendo in primo luogo che il debitore, con istanza depositata - non oltre dieci giorni prima dell'udienza per l'autorizzazione alla vendita prevista dall'articolo 569, primo comma, del codice di procedura civile - possa essere autorizzato dal giudice dell'esecuzione a vendere direttamente il bene pignorato, per un prezzo non inferiore al suo valore di mercato (numero 1). Con riguardo al valore di mercato il legislatore delegato deve disciplinarne i criteri per la determinazione, prevedendo anche che all'istanza del debitore debba essere sempre allegata l'offerta di acquisto e che, a garanzia della serietà dell'offerta, sia prestata cauzione non inferiore al decimo del prezzo proposto (numero 2). Sono previsti poi anche alcuni ulteriori limiti, diretti a garantire che tale facoltà non pregiudichi i creditori: i creditori devono essere messi in condizione di valutare la convenienza dell'offerta e la loro opposizione può essere superata solo nel caso in cui sia ragionevole ritenere che la vendita competitiva non consentirebbe di conseguire un risultato migliore (numeri 3) e 5); la vendita deve perfezionarsi in un lasso di tempo contenuto e, se nel termine assegnato il bene non è stato venduto o il prezzo non è stato versato, il giudice deve provvedere ai sensi dell'articolo 569 del codice di procedura civile (numero 8), in quanto la possibilità offerta al debitore non può tradursi in un ostacolo al corso della procedura. Per la stessa ragione, l'istanza non può essere reiterata (numero 9). L'articolo 9 reca i principi e criteri direttivi ai quali il Governo deve attenersi nell'esercizio della delega per la riforma dei procedimenti in camera di consiglio. Nell'esercizio della delega, il Governo deve procedere alla revisione delle ipotesi in cui, in tali procedimenti, il tribunale è chiamato a provvedere in composizione collegiale. Ciò, secondo il proponente, con l'obiettivo «di ridurre le ipotesi di collegialità nei casi in cui non è prevista la partecipazione obbligatoria del pubblico ministero e l'intervento dell'autorità giudiziaria è diretto a garantire l'attendibilità di stime effettuate o la buona amministrazione di cose comuni». L'articolo 10 reca principi e criteri direttivi per la modifica della disciplina inerente il giudizio di scioglimento delle comunioni. Il comma 1, lettera a ), prevede l'introduzione, in sede di attuazione della delega, di un procedimento di mediazione da esperire, prima della fase dinanzi al tribunale, mediante la comparizione di tutti i litisconsorti dinanzi ad un avvocato o a un notaio. Tale professionista indica alle parti tutta la documentazione necessaria allo scioglimento della comunione e, dopo averla acquisita, procede al tentativo di mediazione. Si tratta di un procedimento sostitutivo di quello previsto dalla disciplina di carattere generale sulla mediazione contenuta nel decreto legislativo n. 28 del 2010. La norma di delega: fa salvo il procedimento per la divisione a domanda congiunta disciplinato dall'articolo 791- bis del codice di procedura civile; stabilisce che il professionista incaricato debba essere iscritto negli elenchi dei professionisti che provvedono alle operazioni di vendita istituiti presso i tribunali ai sensi dell'articolo 179- ter delle "Disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie"; demanda ad un decreto del Ministro della giustizia la determinazione della misura del compenso dovuto al professionista per l'espletamento del procedimento in oggetto. Si dovrà prevedere che, all'esito negativo della mediazione, il professionista incaricato del procedimento predisponga una relazione corredata di specifica indicazione dei beni oggetto della comunione e delle eventuali carenze nella documentazione. Quanto alla documentazione necessaria, la disposizione fa esplicito riferimento alla corretta individuazione catastale dei beni immobili e della loro regolarità urbanistica (lettera b )). Tale relazione, ai sensi della lettera c ), è depositata dalla parte interessata a proporre il giudizio di scioglimento, la quale dovrà altresì depositare la documentazione utile alla completa individuazione di tutti i litisconsorti necessari.