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per questo si sta generando nella filiera suinicola delle regioni del Nord Italia (specie nell'area friulana) e di riflesso anche in altre aree del Paese molta apprensione. La grave vicenda ha portato a prese di posizione, e relative smentite ufficiali, sul coinvolgimento di Croazia e Austria, sia da parte del Ministero dell'agricoltura croato sia del Ministero federale della Repubblica d'Austria; il timore di addetti ai lavori e cittadini è che sul mercato possano finire altre partite analoghe a quella oggetto del sequestro avvenuto. L'Italia ha un fabbisogno di carne suina pari a 2,7 milioni di tonnellate, di cui 1,5 milioni soddisfatte dagli allevamenti nazionali (pari al 5 per cento della produzione europea) e i residenti 1,2 milioni (pari al 44 per cento) proveniente da importazione, soprattutto da altri Paesi europei. In tale contesto le filiere dei prodotti DOP e IGT rappresentano solo una piccola parte del volume lavorato: 200.000 tonnellate all'anno pari al 7 per cento della produzione nazionale. Eventuali dinamiche penalizzanti o provvedimenti restrittivi nel commercio di carne suina, in conseguenza del proliferare dell'infezione, porterebbe gravi danni in termini di disponibilità di carne suina sia fresca sia di prodotti non certificati, vista la forte dipendenza dalle importazioni. Il consumo europeo è attorno ai 70 chili per persona, mentre in Italia attorno ai 40 chili. Il settore incide per il 6 per cento sul fatturato dell'industria agroalimentare e impegna 25.000 allevamenti, 1.500 macellai e 3.500 imprese di trasformazione, si chiede di sapere: se sia stata fatta piena luce sul grave episodio del sequestro di carne suina; se i Ministri in indirizzo siano in grado di riferire sugli sviluppi della vicenda; se siano stati intensificati i controlli e le ispezioni a tutela della filiera nazionale, con attività di sorveglianza e prevenzione con un coordinamento tra i Paesi della UE, ed in tal caso con l'adozione di quali misure. Atto n. 4-03379 PAPATHEU Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: la direttiva UE 2019/790 sul diritto d'autore nel mercato unico digitale ha l'obiettivo di armonizzare il quadro normativo comunitario del diritto d'autore nell'ambito delle tecnologie digitali, ed in particolare di internet . Il testo della direttiva è stato esitato dal Parlamento europeo il 26 marzo 2019 e dal Consiglio dell'Unione europea il 17 aprile 2019. Prevede misure idonee a prevenire e contrastare la pubblicazione ed il conseguente utilizzo non autorizzato, di contenuti protetti da copyright , con particolare riferimento a norme che prevedono da parte dei "giganti" del web , come "Google", "YouTube" e "Facebook", la remunerazione agli editori e agli autori dei contenuti condivisi sulle proprie piattaforme; ad un anno dal voto UE, essa non è stata ad oggi ancora recepita dal Governo italiano, né dal nostro Parlamento. A tal fine, il presidente della SIAE, Giulio Rapetti Mogol, ha inviato una nota alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministro in indirizzo ed al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, affinché portino a compimento il recepimento della direttiva; la questione dell'attuazione della direttiva UE non può non essere considerata una priorità, come evidenziato di recente dal sen. Maurizio Gasparri, che d'intesa con l'interrogante ha messo tale punto al primo posto di un decalogo di richieste di Forza Italia al ministro Franceschini, nell'ambito di un articolato progetto a sostegno della cultura, della musica, dell'arte e dello spettacolo. Potrebbero così crescere gli incassi dei piccoli autori e di tutta la filiera dell'industria culturale, che anche nell'emergenza coronavirus ha rappresentato una straordinaria forma di sostegno per milioni di cittadini costretti a rimanere due mesi in casa al fine di ottemperare alle decretazioni sul contrasto all'emergenza sanitaria. Occorre, quindi, adottare in tempi brevi nel nostro Paese tale provvedimento a salvaguardia dell'industria della cultura e dei cittadini che potranno continuare a contare sulla creazione di contenuti che tutelano anche la nostra identità; eloquente e condivisibile appare quanto afferma Rapetti: "I giganteschi players della rete hanno i miliardi, noi abbiamo ragione. Perché la cultura è moltissimo nella nostra vita - e ce ne siamo accorti in questi tremendi mesi - ma la cultura, se non è ricompensata, muore". Il monito "fate presto, fate subito" della presidenza SIAE è anche la richiesta di Forza Italia al Governo di recepire la direttiva, nella ferma convinzione che la musica, il cinema e le arti siano una straordinaria eccellenza del nostro Paese, da sostenere, valorizzare e tutelare, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda farsi carico, ed ove possibile con urgenza, di determinare la necessaria accelerazione dell' iter legislativo finalizzato al recepimento e all'attuazione della direttiva UE sul diritto d'autore. Atto n. 4-03380 PAPATHEU Al Ministro della giustizia Premesso che: il 27 giugno 2018 il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro in indirizzo, ha nominato il dottor Francesco Basentini direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP). Il 30 aprile 2020, il dottor Basentini ha rassegnato le dimissioni dall'incarico, a seguito di polemiche ed accuse di "scarcerazioni facili" legate all'emergenza COVID-19; secondo quanto riportato da organi di stampa, ed in particolare secondo quanto scritto da "il Fatto Quotidiano" in data 1° maggio 2020: "La disastrosa gestione delle rivolte carcerarie dei mesi scorsi, dietro le quali c'è l'ombra della regia della criminalità organizzata e soprattutto, la circolare del 21 marzo legata all'emergenza Coronavirus - raccontata da Il Fatto Quotidiano - e che ha spinto gli avvocati dei boss a chiedere gli arresti domiciliari per rischio contagio, come dimostrano intercettazioni in carcere pubblicate dal Fatto, e la gestione del caso del boss dei Casalesi Pasquale Zagaria, sono gli errori gravi che hanno portato alle dimissioni un direttore del Dap che è stato sempre ritenuto inadeguato da chi in quell'ufficio delicatissimo, ci lavora da anni"; il 3 maggio, nel corso del programma televisivo "Non è l'Arena", è intervenuto il dottor Nino Di Matteo, giudice simbolo della lotta alla mafia, oggi consigliere del Consiglio superiore della magistratura, che nell'occasione ha dichiarato: "Nel giugno 2018 venni raggiunto da una telefonata del Ministro Bonafede, il quale mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria o in alternativa, mi disse, quello di Direttore generale degli Affari Penali, posto che fu a suo tempo di Giovanni Falcone. Chiesi 48 ore di tempo per dare una risposta. Nel frattempo, alcune informazioni del Gom (Gruppo Operativo Mobile - reparto mobile del Corpo di Polizia Penitenziaria) avevano descritto la reazione di importantissimi capi mafia, legati ad alcuni stragisti, sull'indiscrezione che io potessi essere nominato capo del Dap e che dicevano 'se nominano Di Matteo è la fine'.