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È un fatto importante, perché credo che sia le categorie professionali che le associazioni di impresa avranno un ruolo importante nel dare uno sviluppo positivo alla nuova procedura di composizione negoziata, che viene istituita da questo provvedimento. Credo che sia da sottolineare il clima di collaborazione e di proattività che abbiamo registrato in un momento come questo in cui la responsabilità appartiene a tutti, per cercare di affrontare la ripresa economica in questa fase di uscita dalla pandemia, in cui ancora ci sono tante contraddizioni. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, intervengo non soltanto per un doveroso e puntuale ringraziamento - che una volta tanto non è di stile, ma dà atto dell'impegno dei relatori e di tutti i parlamentari in Commissione - ma per ribadire che questo provvedimento si colloca nell'ambito di un new deal delle scelte dei rapporti fra Stato e imprese, fra procedure ed esperienze, perché in realtà stiamo coniando progressivamente, con uno sforzo sinergico, non più un diritto dell'impresa, ma un diritto per l'impresa. Il tentativo è quello di ragionare in modo diverso, perché l'impresa oggi non è più un oggetto di verifica tout court , ma è un punto di riferimento importante per la ripartenza: in questa logica, il provvedimento in esame si colloca in perfetta assonometria sia con la riforma del processo penale, sia con la riforma del processo civile, in cui gli istituti premiali devono fare certamente i conti con un passato che non è che venga ripudiato, ma viene riletto in una considerazione realistica del momento che stiamo vivendo. Mi sembra quindi che questo provvedimento sia un altro tassello importante, che costituisce per questo Governo il riconoscimento effettivo di come si possa far ripartire un Paese con una sola parola: riconciliazione. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signora Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento che recepisce integralmente le proposte emendative approvate dalle Commissioni riunite, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia. PRESIDENTE . In conformità all'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento, la Presidenza ha valutato il testo dell'emendamento ai sensi degli articoli 8 e 97 del Regolamento e pertanto lo trasmette alla 5 a Commissione. Ai sensi dell'articolo 102- bis , la Commissione bilancio è autorizzata a convocarsi. Ha chiesto di intervenire nuovamente il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 2371, di conversione in legge del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118. (Commenti. Applausi) . PRESIDENTE . Come già stabilito e concordato dalla Conferenza dei Capigruppo, le dichiarazioni di voto avranno luogo domani mattina. (Reiterati commenti). Senatrice, le vorrei ricordare che siamo nell'Aula del Senato: può ovviamente dissentire, ma non si può rivolgere direttamente con questi toni. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LEONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, quest'estate ho partecipato ad un ciclo di eventi culturali sulla legalità. È da lì che nasce l'impulso a parlare in quest'Aula di Attilio Manca, un caso irrisolto, sul quale permangono delle opacità. Attilio Manca era un giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, con davanti una brillante carriera, legato pertanto alla prostata di un boss mafioso, Bernardo Provenzano, e perciò assassinato nel lontano 2004. Che colpa ha avuto il nostro Attilio, se non quella di essere originario di Barcellona in Sicilia e di avere come cugino Ugo Manca, molto amico di Angelo Porcino, esponente mafioso di Barcellona, un luogo di capitale importanza nella geopolitica mafiosa degli anni Ottanta fino ai primi anni del 2000? È da ringraziare la protervia dei familiari, della madre, Angela Gentile, e dell'avvocato Fabio Repici, che ha così bellamente portato avanti la ricerca della verità sul delitto di Attilio. È un delitto che ha tutte le caratteristiche di quello mafioso, prima fra tutte infangare la memoria di Attilio, volendone dare l'immagine di un drogato, maldestramente vittima di un' overdose di eroina: lui, che era nemico delle droghe; lui, i cui colleghi di lavoro non avevano mai notato buchi nelle braccia o segni di astinenza da droga, laddove i suoi amici di infanzia, siciliani, riferirono che aveva una certa frequenza con la droga. Lo ricordo, dunque: Barcellona Pozzo di Gotto, un paese ad alta densità mafiosa, contro l'idea dei suoi colleghi medici di Viterbo, con cui lavorava fianco a fianco. Ci sono troppe opacità nel suicidio-omicidio di Attilio Manca: una volta chiarite, ci darebbero un'immagine più realistica della nostra società e dello stato di salute della nostra democrazia. L'assassinio di Attilio ci darebbe elementi di conoscenza sulla trattativa Stato-mafia, che da sempre, almeno dalla nascita della nostra Repubblica, hanno connotato la nostra storia nazionale e l'anomala storia di quanto accaduto, a partire dalla strage di Portella della Ginestra, fino a quelle di via Fani, con il delitto Moro, di Capaci e di via D'Amelio. Al caso di Attilio Manca mi piace però guardare con gli occhi di una madre, quelli di Angela Gentile, madre inconsolabile, che in una chiacchierata mi disse che è una verità giuridica che tarda ad arrivare, ma lei pretende giustizia. È raccapricciante sentirle dire che è stata pure privata della cura del giardino di casa, perché le hanno avvelenato le piante. Questo è quanto emerso dall'analisi sul terreno: piante avvelenate da un diserbante fuori commercio (Roundup). Perché poi l'allora presidente della Repubblica Napolitano chiamò la procura di Viterbo - fatto emerso durante la conferenza stampa a Viterbo di Petroselli e Pazienti, visibile su YouTube - per sapere di questo ragazzo, Attilio Manca? Tutto ciò lascia l'amaro in bocca, ma mi obbliga a parlarne. Concludo evidenziando che la Commissione d'inchiesta antimafia ha approvato in Ufficio di Presidenza l'audizione dei collaboratori di giustizia Carmelo D'Amico, Biagio Grasso e Stefano Lo Verso, proprio al fine di fare luce sulla morte di Attilio. (Applausi) . TRENTACOSTE (M5S) .