[pronunce]

che, dunque, il Tribunale rimettente solleva questioni di legittimità costituzionale, per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., degli artt. 75 e 76 del d.P.R. n. 115 del 2002, nella parte in cui non dispongono che il giudice debba tenere conto, ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, «del reddito degli ultimi 12 mesi (anziché di quello dell'anno precedente risultante dalla dichiarazione dei redditi)» oppure, in subordine, nella parte in cui non dispongono la possibilità di una ammissione graduata e parziale al beneficio «in ragione di fasce o scaglioni reddituali»; che, in via preliminare, va rilevato che il giudice a quo solleva questioni di legittimità costituzionale in relazione agli artt. 75 e 76 del d.P.R. n. 115 del 2002, ma svolge censure soltanto sul secondo dei due articoli, il quale contiene, del resto, l'unica disposizione regolatrice dei presupposti reddituali per l'ammissione al beneficio; che l'art. 75 del d.P.R. n. 115 del 2002, limitandosi a definire l'ambito di applicabilità dell'istituto, ricomprende invece norme inconferenti rispetto alle censure del Tribunale rimettente; che l'inesatta identificazione della disposizione oggetto di censura comporta la manifesta inammissibilità delle questioni sollevate su tale articolo, come da costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, ordinanze n. 128 e n. 91 del 2015); che, con riferimento alle censure di legittimità costituzionale relative all'art. 76 del d.P.R. n. 115 del 2002, l'ordinanza di rimessione esibisce plurimi difetti di motivazione sulla rilevanza, dai quali pure consegue la manifesta inammissibilità delle questioni; che, in primo luogo, il giudice rimettente, a causa di una incompleta ricostruzione del quadro normativo, non chiarisce le ragioni che lo inducono ad applicare, nel giudizio a quo, l'art. 76 del d.P.R. n. 115 del 2002; che, infatti, nel disciplinare il procedimento di ammissione al beneficio nell'ambito del processo civile, l'art. 124 del d.P.R. n. 115 del 2002 (rubricato «Organo competente a ricevere l'istanza») dispone, al comma 1, che «[l]'istanza è presentata esclusivamente dall'interessato o dal difensore, ovvero inviata, a mezzo raccomandata, al consiglio dell'ordine degli avvocati», individuando il consiglio competente in «quello del luogo in cui ha sede il magistrato davanti al quale pende il processo, ovvero, se il processo non pende, [in] quello del luogo in cui ha sede il magistrato competente a conoscere del merito», mentre il successivo art. 126 (rubricato «Ammissione anticipata da parte del consiglio dell'ordine degli avvocati»), prevede, al comma 3, che «[s]e il consiglio dell'ordine respinge o dichiara inammissibile l'istanza, questa può essere proposta al magistrato competente per il giudizio, che decide con decreto»; che, dunque, nei giudizi civili, in base alla normativa illustrata, competente a decidere sull'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato - previa verifica della sussistenza delle condizioni formali e sostanziali dettate, rispettivamente, dagli artt. 79 e 76 del d.P.R. n. 115 del 2002 - è in primo luogo il Consiglio dell'ordine degli avvocati, individuato secondo le regole ricordate, e non il giudice innanzi al quale già pende (oppure deve ancora essere introdotto) il giudizio; che, invece, dalla ricostruzione in fatto offerta dall'ordinanza di rimessione, si deduce che la parte interessata all'ammissione al beneficio si sarebbe presentata personalmente all'udienza fissata per la trattazione della causa, chiedendo direttamente in tale sede l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato o, in subordine, il rinvio della causa a una data dell'anno 2015, a partire dal quale avrebbe potuto godere del beneficio; che, se, come riferito dal rimettente, la richiesta di ammissione al beneficio - in assenza della preventiva e necessaria presentazione dell'istanza al competente Consiglio dell'ordine degli avvocati - è direttamente presentata al giudice, essa avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile, con conseguente difetto di rilevanza delle questioni di costituzionalità sollevate, non dovendo in tal caso - ed anzi non potendo - il giudice rimettente (ancora) fare applicazione dell'art. 76 del d.P.R. n. 115 del 2002; che il giudice rimettente non fornisce alcun chiarimento sul punto, derivandone, in definitiva, la manifesta inammissibilità delle questioni, per difetto di motivazione sulla rilevanza; che, in secondo luogo, il rimettente non ha adeguatamente illustrato le ragioni per le quali l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate porterebbe, nel caso concreto, ad ammettere la parte istante al patrocinio a spese dello Stato; che, infatti, egli erroneamente ritiene che, per l'ammissione al beneficio, sarebbe da valutare il solo reddito dichiarato ai fini IRPEF, trascurando il tenore testuale dell'art. 76, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002, secondo cui «[a]i fini della determinazione dei limiti di reddito, si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, ovvero ad imposta sostitutiva»; che, proprio alla luce della norma dettata dall'art. 3, comma 3, della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti) - che dell'art. 76, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002 costituisce l'antecedente di identica formulazione letterale - la giurisprudenza di questa Corte ha escluso una corrispondenza biunivoca tra reddito rilevante al fine dell'integrazione del presupposto per il beneficio del patrocinio a spese dello Stato e reddito dichiarato od accertato ai fini fiscali (sentenza n. 144 del 1992); che, infatti, in base alla giurisprudenza costituzionale, risultano rilevanti anche redditi non assoggettati ad imposta, sia perché non rientranti nella base imponibile, sia perché esenti, sia perché non risultati di fatto soggetti ad alcuna imposizione, dovendosi perciò tenere conto anche dei redditi da attività illecite (ordinanza n. 386 del 1998), ovvero dei redditi per i quali è stata elusa l'imposizione fiscale (ordinanza n. 244 del 1998), nonché di risorse di qualsiasi natura di cui il richiedente disponga, tra le quali anche gli aiuti economici (significativi e non saltuari) in qualsiasi forma a lui prestati da familiari o terzi (sentenza n. 382 del 1995);