[resaula]

L'articolo 8, emendato sempre dalla Commissione, stabilisce che la Commissione di inchiesta deve completare i lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione e presentare alle Camere, nei trenta giorni successivi alla fine dei lavori, la relazione conclusiva della sua attività di indagine. L'articolo 9, infine, disciplina l'entrata in vigore del provvedimento il giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . Ho concluso. Ringrazio il Presidente e l'Assemblea tutta. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, rinuncio ad intervenire. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'articolo 2. LANZI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, Rodolfo Fiesoli, il fondatore della comunità per minori maltrattati «Il Forteto» di Vicchio, in provincia di Firenze, al centro di varie inchieste per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato a seguito di una decisione della Cassazione del 5 luglio scorso. Fiesoli e il suo braccio destro Luigi Goffredi (per lui condanna a sei anni annullata per prescrizione) erano già stati arrestati nel 1978, pochi anni dopo la fondazione della comunità, per atti di libidine violenti e maltrattamenti su minori disabili e definitivamente condannati nel 1985. Eppure la voce delle vittime è rimasta inascoltata fino al 2011, quando Fiesoli è stato di nuovo arrestato e la procura di Firenze ha ripreso, con enorme fatica e tra pesanti diffidenze, a scavare negli orrori della comunità. Nessuno, nessuno, nessuno poteva dire di ignorare le mostruosità del Forteto, eppure Fiesoli e Goffredi per decenni hanno gestito la comunità dove i minori venivano plagiati, sfruttati e abusati; «un'esperienza drammatica, a tratti criminale», dicono le carte processuali. Ma la sentenza coinvolge un intero sistema di potere in Toscana, fatto di complicità sottaciute e appoggi espliciti, di «corto circuito istituzionale», «strumentalizzazione» e una «linea di credito illimitata» aperta da Regione, Comuni rossi del Mugello, tribunale per i minorenni, servizi sociali, galassia coop. «Il Forteto» è una comunità di accoglienza ma anche una coop agricola rossa, tuttora funzionante, dove i minori accolti erano mandati a lavorare. Ha ottenuto finanziamenti e crediti, i suoi capi erano invitati a convegni importanti per spiegare il modello «educativo», la giustizia minorile continuava a inviare sul Mugello bimbi tolti alle famiglie che precipitavano in un abisso di violenze morali, fisiche e sessuali. Ma chi comandava in Toscana parlò di complotto ed errore giudiziario. Tribunali, servizi sociali, i partiti che governavano e foraggiavano generosamente «Il Forteto» con denaro pubblico (molti vip del partito chiudevano sul Mugello le loro campagne elettorali) hanno fatto credere che Fiesoli e compagni fossero i portatori di un'eccellenza educativa; ma il loro metodo era denigrare i genitori naturali, insegnare che il rapporto tra uomo e donna è impuro, fare il lavaggio del cervello ai piccoli ospiti. I ragazzi presi in affido venivano assegnati non a una coppia vera, ma a due genitori funzionali intercambiabili. L'omosessualità era presentata come liberatrice dalla materialità. Il «profeta», come veniva appellato Fiesoli, aveva rapporti sessuali con bambini e adulti; «Il Forteto» era il suo territorio di caccia, come hanno scritto i giudici. Nonostante questi fatti, finalmente acclarati, e una condanna a quindici anni e dieci mesi di reclusione, Fiesoli è tornato libero. Le reazioni delle vittime, dell'opinione pubblica e soprattutto del Parlamento non possono farsi attendere, perché questa scarcerazione è una vergogna. Il conformismo culturale e amministrativo è stato determinante affinché le violenze e gli abusi a «Il Forteto» si protraessero per oltre trent'anni, e bisogna agire affinché fatti simili non accadano mai più. Oggi, in quest'Assemblea, chiedere l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta, a norma dell'articolo 82 della Costituzione, sulla comunità «Il Forteto» significa accertare le motivazioni per cui le autorità giudiziarie interessate - comprese quelle investite di poteri di vigilanza - e le pubbliche amministrazioni, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale questa comunità, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all'interno della comunità stessa. È un atto morale dovuto alle vittime della comunità «Il Forteto», quelle vittime che pochi giorni fa hanno dovuto subire l'ennesima ingiustizia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . MODENA (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, la mia dichiarazione di voto si riferisce all'articolo 2 non tanto per quello che riguarda la prima parte - rispetto alla quale, come è emerso anche dalla relazione, abbiamo espresso un voto favorevole in Commissione - quanto soprattutto per sottolineare a quest'Assemblea che il secondo comma dell'articolo 2 è un po' il cuore, a nostro avviso, dell'attività che deve essere svolta dalla istituenda Commissione. Mi riferisco in modo particolare alle lettere a) e b) del comma 2, per cui la Commissione ha inoltre il compito di formulare proposte sia per l'adozione di nuovi strumenti di controllo delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale sia per il potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell'affido laddove siano emerse responsabilità e negligenze. Ciò che pesa in modo particolare su quello che è il nostro sentire, la nostra sensibilità è che quando si parla della vicenda della comunità «Il Forteto» non siamo di fronte a un caso abnorme e isolato. Riteniamo che, da errori e anche fatti terribili come quelli di questa vicenda, debbano essere assunti gli strumenti perché il sistema complessivo che riguarda l'affidamento dei minori - naturalmente nel caso in cui siano stati commessi illeciti - sia soggetto ad un controllo penetrante nonché caratterizzato anche da una componente sanzionatoria di tipo immediato. Infatti, al di là di quello che possiamo leggere a volte sui giornali - perché l'effetto mediatico non rende mai l'idea precisa fino in fondo - l'esperienza ci fa ritenere che il sistema dei controlli sui soggetti responsabili debba essere necessariamente ampliato e potenziato. Magari possiamo occuparci dei minori ritenendo che possano essere "parcheggiati" presso qualche comunità.