[pronunce]

che, secondo quanto sostiene il giudice rimettente, il mero rispetto delle previsioni contenute nel piano ambientale di cui al d.P.C.m. 14 marzo 2014 (Piano delle misure e dette attività di tutela ambientale e sanitaria, emanato in attuazione del decreto-legge n. 61 del 2013) da parte dei gestori dello stabilimento consente agli stessi di non incorrere in responsabilità penalmente rilevante per violazione delle norme penali comuni; che, in particolare, tale disposizione, ove interpretata secondo quanto espresso dall'Avvocatura generale dello Stato, con proprio parere del 14 settembre 2017, potrebbe impedire sino al 23 agosto 2023 l'esercizio dell'azione penale da parte del pubblico ministero, rendendo così superflue quelle investigazioni che dovessero essere disposte da esso giudice rimettente, perché gli autori delle condotte, attive e omissive, che hanno cagionato quegli eventi possono godere della detta previsione; che, quand'anche tale norma fosse interpretata letteralmente, nel senso condiviso dal rimettente, di limitare al 30 marzo 2019 l'estensione temporale dell'esimente, in ogni caso la questione sarebbe rilevante perché quest'ultima comunque coprirebbe le condotte poste al suo vaglio nei menzionati procedimenti; che, pertanto, per il giudice a quo è preliminare chiarire anzitutto se quelle norme che stanno consentendo l'attività produttiva presso lo stabilimento ILVA di Taranto, con garanzia di esenzione da responsabilità penale per le sue figure apicali (o soggetti da essi delegati), possano considerarsi costituzionalmente legittime; che, con atto depositato il 14 maggio 2019, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la trasmissione degli atti al giudice rimettente per una nuova valutazione dei presupposti del giudizio incidentale di costituzionalità alla luce di quanto previsto dall'art. 46 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi) convertito, con modificazioni, nella legge 28 giugno 2019, n 58; che, con atto anch'esso depositato il 14 maggio 2019, è intervenuta l'ArcelorMittal Italia spa, la quale, dopo aver ripercorso l'iter argomentativo dell'ordinanza di rimessione, ha evidenziato le ragioni di ammissibilità del proprio atto di intervento, chiedendo, quindi, in via preliminare, la restituzione degli atti al giudice rimettente per effetto dello ius superveniens costituito dal richiamato art. 46 del d.l. n. 34 del 2019, concludendo, comunque, per l'inammissibilità e l'infondatezza della quaestio sollevata; che, con atto parimenti depositato il 14 maggio 2019, è intervenuta altresì la Regione Puglia, la quale, in prima battuta, ha esposto le ragioni in base alle quali è legittimata a intervenire nel presente giudizio incidentale di legittimità costituzionale per poi chiedere la restituzione degli atti al giudice a quo perché proceda a una nuova valutazione, in punto di rilevanza e non manifesta infondatezza della questione, che tenga conto dell'effettivo termine finale delle disposizioni oggetto di giudizio, non ritenendo essa interveniente legittimo il d.P.C.m. 29 settembre 2017, nella parte in cui autorizza la prosecuzione dell'attività produttiva presso lo stabilimento ILVA di Taranto sino al 23 agosto 2019 a condizione che siano rispettate le prescrizioni del piano ambientale; in via subordinata, ha chiesto che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale delle disposizioni censurate sotto tutti i profili sollevati dall'ordinanza di rimessione; che l'ArcelorMittal Italia spa, in data 5 giugno 2019, ha chiesto, previa decisione di questa Corte sull'ammissibilità del proprio intervento in giudizio, di essere ammessa alla consultazione integrale del fascicolo di giudizio, anche ai fini della partecipazione all'eventuale trattazione orale della controversia; che, viste le disposizioni presidenziali del 21 novembre 2018, il Presidente, con provvedimento del 12 giugno 2019, notificato alle parti, ha fissato per la trattazione relativa alla decisione sull'ammissibilità dell'intervento della ArcelorMittal Italia spa e della Regione Puglia l'odierna camera di consiglio; che l'ArcelorMittal Italia spa e la Regione Puglia hanno fatto pervenire memorie. Considerato che la Regione Puglia è stata individuata come parte offesa dal delitto di cui all'art. 434 del codice penale per cui si procede nel procedimento rubricato al R.G.N.R. n. 10093/16 (come risulta dal decreto di fissazione dell'udienza di camera di consiglio a seguito di richiesta di archiviazione non accolta dal giudice a quo, nonché dal verbale dell'udienza camerale su opposizione all'archiviazione, tenutasi il 18 settembre 2018 innanzi al medesimo giudice), di modo che il suo atto di intervento nel presente giudizio è da qualificarsi come mero atto di costituzione che non abbisogna di alcun provvedimento di espressa ammissione; che, con riferimento all'intervento spiegato dall'ArcelorMittal Italia spa, merita ulteriore continuità l'indirizzo giurisprudenziale per cui, se la partecipazione al giudizio incidentale di legittimità costituzionale è circoscritta, di norma, alle parti del giudizio a quo, oltre che al Presidente del Consiglio dei ministri e, nel caso di legge regionale, al Presidente della Giunta regionale (artt. 3 e 4 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale), è ugualmente ammissibile l'intervento di soggetti terzi che siano titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma oggetto di censura (sentenze n. 98 e n. 13 del 2019, n. 180 del 2018); che dagli atti depositati si ricava che, con scrittura del 28 giugno 2017, autenticata per notaio Carlo Marchetti in Milano (rep. 13941, racc. 7363) , le società del gruppo ILVA in amministrazione straordinaria e AmInvest Co. Italy srl hanno stipulato un contratto di affitto con obbligo di acquisto dei rami di azienda, il quale, in data 14 settembre 2018, oltre a essere integrato con atto denominato «[a]ddendum al contratto di affitto con obbligo di acquisto di rami d'azienda ritenuta lecita», è stato modificato ai sensi di un «accordo di modifica del contrato di affitto con obbligo di acquisto di rami d'azienda» autenticato per notaio Monica Giannotti di Roma, prevedendo, inter alia, all'art. 27-bis che ad AmInvest Co. Italy srl spettasse il diritto di designare una società o più da essa controllate «affinché diventino parte del Presente contratto, e, in luogo di Am Invest, prendano in affitto uno o più rami d'azienda» nonché, fra l'altro, esercitino l'obbligo di acquisto ed assumano tutte le altre obbligazioni spettanti all'affittuario; che, in data 19 settembre 2018, l'AmInvest Co. Italy srl