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Delega al Governo per la modifica del sistema di revisione delle tariffe autostradali. Onorevoli Senatori. -- La Società autostrade concessioni e costruzioni Spa venne costituita dall'IRI (l’Istituto per la ricostruzione industriale) nel 1950 con l'obiettivo di partecipare, congiuntamente ad altri gruppi industriali, alla ricostruzione post-bellica del nostro Paese. Nel 1956 venne stipulata la prima convenzione tra Anas e Autostrade per la realizzazione e gestione dell'Autostrada del Sole, completata nel 1964. Nel 1982 l'attività è proseguita con l'aggregazione nel gruppo Autostrade di altre società concessionarie. Nel 1999 la Società Autostrade è stata privatizzata, ed al gruppo IRI, azionista di riferimento originario, è subentrato con la quota del 30% un nucleo stabile di azionisti privati riuniti nella società Schemaventotto Spa; il restante 70% è stato quotato in borsa. Nel 2003 è stato modificato l'assetto organizzativo della concessionaria e le attività di concessione autostradale sono state conferite ad Autostrade per l'Italia, società controllata al 100% da Autostrade Spa. Nel 2007 Autostrade Spa ha assunto la denominazione di Atlantia Spa, società quotata in borsa che continua a detenere l'intero capitale sociale di Autostrade per l'Italia. Il complesso autostradale, unitamente ai servizi gestiti da Telecom, Enel ed Ente Tabacchi, rientra nel novero dell'avvio del cosiddetto grande processo di privatizzazioni degli anni ’90, su cui, tuttavia, si addensano varie ombre. L'analisi della Corte dei conti -- Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, cristallizzata nella deliberazione n. 19/2012/G (adunanza del 20 dicembre 2012), avente ad oggetto la relazione su «Il ruolo svolto dal Comitato di consulenza e garanzia nel processo di privatizzazione», ha esaminato in dettaglio le attività svolte dal «Comitato permanente di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni» (di seguito, «Comitato»), istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 giugno 1993, nel periodo dal 1993 al 2008, suscitando serie perplessità in ordine all'efficienza e redditività di tali privatizzazioni per 1'Amministrazione statale. I magistrati contabili hanno infatti rilevato, relativamente alla privatizzazione della rete autostradale, che vi sono state «ragioni, non chiarite in sede istruttoria, che hanno indotto a preferire (cfr. verbale riunione Comitato del 20 marzo 1997) l'offerta ad un soggetto unico piuttosto che alla Joint Venture Abn-Amro Rotschild» , e che «non è stato possibile esaminare il documento dell'ufficio legale dell'IRI del 4 marzo, richiamato ma non allegato nel verbale del 20 marzo 1997, nel quale risulta essere stata affrontata la questione» (cfr. la citata deliberazione n. 19/2012/G, pag. 51-52). Le perplessità della magistratura contabile hanno investito anche altri aspetti. In particolare, riguardo l'aumento della quota da cedere con trattativa diretta per assicurare la stabilità dell'azionariato ed evitare la formazione di posizioni dominanti nel capitale di società Autostrade, risulta che «non sono stati forniti precisi elementi sulle ragioni che hanno poi indotto ad innalzare al 30% tale quota» rispetto a quella iniziale prevista del 20%. L'Autorità di controllo ha anche sottolineato che «ulteriore profilo sul quale non sono emersi elementi di chiarificazione attiene alla richiesta, avanzata da un componente del Comitato (verbale 21 luglio 1997), di accertare l’esistenza di eventuali conflitti di interesse in capo agli advisor » (cfr. deliberazione n. 19/2012/G, pag. 52). Dall'analisi della Corte dei conti è emerso, dunque, un quadro poco chiaro dello svolgimento dell' iter di privatizzazione, nonché il ragionevole dubbio che, verosimilmente, tale operazione avrebbe potuto essere condotta in termini più redditizi per le casse dello Stato. Diversamente, la gestione del complesso autostradale è risultata, in modo inequivocabile, ampiamente satisfattiva degli interessi economici della società che ha beneficiato della privatizzazione (ora Atlantia Spa). A tal riguardo, in una segnalazione rivolta a Parlamento e Governo dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici dell'8 giugno 2006, avente ad oggetto la «Relazione di sintesi sull'indagine relativa alle convenzioni autostradali stipulate tra l'ANAS e la Autostrade Spa», si rileva che, dai riscontri effettuati sulla contabilità della concedente e della concessionaria, nel periodo dal 1997 al 2005, si sono avuti investimenti per soli 2,2 miliardi di euro, a fronte di piani finanziari che prevedevano nel medesimo periodo investimenti per ben 4,1 miliardi di euro. Infatti, i lavori di potenziamento della rete autostradale sono in parte rimasti irrealizzati, a discapito dell'ammodernamento del sistema. Per altra parte, sono stati sensibilmente differiti nel tempo; la lievitazione dei tempi di esecuzione ha determinato un graduale e rilevante aumento dei costi finali, con inevitabile ricaduta maggiorativa sugli oneri economici richiesti ai privati utenti del servizio. In tale vicenda, peraltro, l'ANAS, nella sua veste di soggetto concedente, non risulta aver esercitato alcuna attività di stimolo e/o controllo preordinata alla rapida realizzazione dei piani finanziari, né risulta aver sollecitato la revisione dei piani stessi al fine di spostare gli investimenti su tipologie di interventi di pronta realizzazione. Tutto ciò ha contribuito a far sì che la società Autostrade, nel periodo che va dal 1997 al 2005, abbia realizzato le proprie entrate di cassa prima ed a prescindere dal sostenimento dei costi, facendo gravare prevalentemente sugli utenti privati i maggiori costi derivati dalla ritardata e/o carente realizzazione degli interventi di potenziamento autostradale previsti. È indubbio, infatti, che il normale afflusso degli introiti legati alla concessione (in specie, la riscossione dei pedaggi), unitamente alla ridotta effettuazione degli investimenti previsti ed al mancato sostenimento dei maggiori costi dovuti a ritardi e carenze nella realizzazione degli interventi di miglioramento della rete, abbiano generato una diretta ed ampia disponibilità finanziaria in favore della sola società concessionaria, determinando, invece, una significativa lievitazione dei costi del pedaggio per gli utenti privati. Ne risulta che l'interesse della collettività degli utenti ha assunto un ruolo del tutto marginale, dato il costante aumento, registrato negli ultimi anni, delle tariffe autostradali. È sufficiente rammentare che da gennaio 2013 sono entrati in vigore aumenti tariffari che vanno dal 3,47% al 14,44% sulle reti delle concessionarie del gruppo Atlantia. In particolare, per la rete Autostrade per l'Italia l'aumento è del 3,47%, sul Raccordo Autostradale Valle d'Aosta del 14,44%, sulla Tangenziale di Napoli del 3,59%, per la Società Traforo del Monte Bianco del 5,01%.