[ddlpres]

Istituzione del Garante dei diritti degli animali. Onorevoli Senatori. -- L’espressione «diritti animali», o «diritti degli animali», si riferisce all’estensione alle altre specie animali di alcuni dei diritti fondamentali dell’uomo, quali il diritto di vivere in libertà o di non soffrire inutilmente. Il termine «diritto» è inteso sia in senso morale che legale. Nella cultura occidentale, l’idea di «diritti animali» ha radici nel pensiero antico e si sviluppa compiutamente a partire dal Settecento, secolo in cui si pronunciarono a favore di questo concetto pensatori come Voltaire e Jeremy Bentham; il secondo fu fondatore dell’utilitarismo moderno ed espresse posizioni analoghe a quelle oggi propugnate da Peter Singer, tra i padri del movimento per i diritti animali ed inventore dell’espressione liberazione animale. Le radici dell’etica animalista nel pensiero occidentale si possono ricondurre all’antichità. Fra i più antichi pensatori a essersi espressi contro la violenza nei confronti degli animali vale la pena di ricordare soprattutto Pitagora; il rispetto per gli animali e l’adozione di una dieta vegetariana sono fra gli elementi costitutivi del pitagorismo, e influenzarono numerosi autori successivi, come Plutarco. Nel periodo rinascimentale, Montaigne utilizzò il proprio scetticismo filosofico per demolire le distanze tra uomo ed animale, con il Settecento, il dibattito sugli animali divenne serrato. Thomas Tryon difese le ragioni etiche del vegetarianismo. David Hume scrisse: «È ridicolo negare una verità evidente, così come affaticarsi troppo a difenderla. Nessuna verità sembra a me più evidente di quella che le bestie son dotate di pensiero e di ragione al pari degli uomini: gli argomenti sono a questo proposito così chiari, che non sfuggono neppure agli stupidi e agli ignoranti». Condillac pubblicò un Trattato sugli animali (1755) in cui attribuiva ad essi tutte le facoltà umane e confutava così la teoria cartesiana dell’automatismo degli animali; egli voleva in pratica mostrare che negli animali le abitudini considerate naturali sono in realtà dovute all’esperienza (cioè acquisite), quindi l’istinto può essere assimilato all’intelligenza. Charles Bonnet, nella sua opera biologico-filosofica «Contemplazione della natura» (1764), descrisse le abitudini industriose degli animali, accordando loro un’anima immortale. Jean-Jacques Rousseau, nell’Emilio (1762), consigliò un’alimentazione vegetariana per adulti e bambini, come pratica di educazione alla vita pacifica e al rispetto per gli animali. Anche William Paley e Voltaire sostennero il valore etico del vegetarianismo. Uno dei primi filosofi a propugnare esplicitamente la «liberazione degli animali» fu il fondatore dell’utilitarismo moderno, l’inglese Jeremy Bentham, che scrisse: «Verrà il giorno in cui gli animali del creato acquisiranno quei diritti che non avrebbero potuto essere loro sottratti se non dalla mano della tirannia». Bentham sostenne anche che non si devono trarre conclusioni morali dall’apparente mancanza di razionalità degli animali. Arthur Schopenhauer sostenne che gli animali hanno la stessa essenza degli esseri umani, e -- pur reputandoli mancanti della facoltà della ragione -- ammise in loro emozioni e sentimenti. Egli giustificò l’uso di animali come cibo, ma sostenne anche che la morale dovesse prendere in considerazione gli animali, e si oppose alla vivisezione. La sua polemica nei confronti dell’etica di Kant conteneva un’articolata polemica contro l’esclusione degli animali dal suo sistema morale: «Sia dannata ogni morale che non vede l’essenziale legame fra tutti gli occhi che vedono il sole». Nel 1892, il riformatore sociale inglese Henry Salt pubblicò un libro che ebbe una notevole influenza: Animals’ Rights: Considered in Relation to Social Progress (I diritti animali considerati in relazione al progresso sociale). In quest’opera -- apprezzata anche dal Mahatma Gandhi -- Salt si faceva sostenitore del vegetarianismo, mostrando il proprio sconcerto per la crudele condizione patita dagli animali d’allevamento. L’anno precedente Salt aveva fondato la Humanitarian League, fra i cui obiettivi -- in tutela sia dei diritti umani, sia dei diritti animali -- vi erano la riforma del sistema carcerario, l’abolizione della pena di morte e l’abolizione della caccia sportiva. Di diritti animali, nella prima metà del XX secolo, parlò con energia il Premio Nobel per la Pace Albert Schweitzer, promuovendo un’etica filosofica non limitata solo all’uomo, ma estesa appunto anche agli animali. Il tema dei diritti animali fu poi trattato nel 1971 da Stanley Godlovitch, Roslind Godlovitch e John Harris, con il libro Animals, Men and Morals (Animali, uomini e morale). Il testo era una raccolta di articoli che affrontava il tema dei diritti animali con argomenti filosofici potenti e profondi; esso rinvigorì il movimento per i diritti animali e ispirò numerosi altri autori. Fu in una recensione di questo libro che il filosofo australiano Peter Singer, ora professore di bioetica all’Università di Princeton, coniò l’espressione «liberazione animale». Nel 1975, Singer, che si può considerare il fondatore del moderno movimento per i diritti animali, pubblicò il celebre saggio «Liberazione animale», in cui introdusse il principio della pari considerazione degli interessi. Secondo tale principio, le nostre deliberazioni morali devono tener conto di tutti gli interessi simili di tutti coloro che sono influenzati dalle nostre azioni: «Se un essere soffre, non ci può essere una giustificazione morale per rifiutare di prendere in considerazione questa sofferenza. Non importa quale sia la natura di questo essere, il principio d’uguaglianza richiede che la sua sofferenza sia valutata alla pari di sofferenze simili -- nella misura in cui è possibile fare queste comparazioni -- di qualsiasi altro essere». Discriminare gli animali, per Singer, sarebbe infatti infondato e ingiustificabile, e quindi puro specismo. Anche Jacques Derrida ha parlato di un cambiamento radicale che deve essere messo in atto, come necessità «ontologica» e dovere «etico», nei rapporti tra uomini e animali. Per quanto riguarda il nostro Paese, a pochi è noto che tra i primi difensori dei diritti degli animali fu Giuseppe Garibaldi che, nel 1871 a Torino, con Anna Winter e Timoteo Riboldi, fondò la «Società Protettrice degli Animali» che successivamente, negli anni, è diventata l’Enpa (Ente nazionale protezione animali). Lo scopo dell’associazione era quello di difendere gli animali dai maltrattamenti loro inflitti. Per gli storici, l’atto che sancisce la volontà fondativa della «Società protettrice degli animali» è una lettera che Garibaldi scrisse il 1º aprile del 1871 da Caprera. La lettera era indirizzata a Timoteo Riboldi, medico personale di Garibaldi, nella quale si chiedeva di predisporre gli atti necessari per fondare la società, la cui presidenza onoraria sarebbe dovuta andare alla signora Anna Winter. «La nostra società -- dirà Riboldi poche settimane dopo -- non si occuperà mai né di politica né di religione, ma solo di proteggere gli animali contro i maltrattamenti, come mezzo di educazione morale e di miti costumi».