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La disposizione poi, vista la dimensione ultranazionale del fenomeno da colpire, stabilisce che il reato è punito anche quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia. Il nuovo articolo 558- bis del codice penale reca poi le circostanze aggravanti del reato di matrimonio forzato. In particolare, la pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto; se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici, la pena è della reclusione da due a sette anni. Ricordo in proposito che la Commissione ha già avviato l'esame di due disegni di legge, in particolare l'Atto Senato 174, a prima firma della senatrice Ginetti, e l'Atto Senato 662, a prima firma della senatrice Pucciarelli, che introducono, attraverso modifiche al codice penale, misure per il contrasto del fenomeno dei matrimoni precoci e forzati. L'articolo 8, comma 1, apporta modifiche all'articolo 11 della legge 11 gennaio 2018 n. 4, recependo le modifiche alla dotazione apportate dall'ultima legge di bilancio e incrementando di 7 milioni di euro a decorrere dal 2020 la dotazione del fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell'usura e dei reati intenzionali violenti, nonché agli orfani per crimini domestici. Le risorse sono così ripartite: 2 milioni di euro a decorrere dal 2017 sono destinati all'erogazione di borse di studio in favore degli orfani per crimini domestici e al finanziamento di iniziative di orientamento, di formazione e sostegno per l'inserimento dei medesimi nell'attività lavorativa; 3 milioni di euro per il 2019 e 5 milioni di euro a decorrere dal 2020 sono destinati invece a misure di sostegno e di aiuto economico in favore delle famiglie affidatarie secondo criteri di equità fissati con apposito decreto del Ministro dell'economia e delle finanze entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Il comma 2 dell'articolo 8 reca la copertura finanziaria dei nuovi oneri. L'articolo 9 interviene sui delitti di maltrattamento contro familiari e conviventi e di atti persecutori. La disposizione prevede l'aumento della pena per il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi. L'attuale pena della reclusione da due a sei anni viene sostituita con la reclusione da tre a sette anni; è prevista una fattispecie aggravata quando il delitto di maltrattamenti è commesso in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, ovvero se il fatto è commesso con armi: in questi casi la pena è aumentata fino alla metà. Per coordinamento, avendo introdotto l'aggravamento speciale, il provvedimento elimina dall'aggravante comune dell'articolo 61 del codice penale il riferimento al delitto di maltrattamenti. La disposizione, inoltre, inserisce il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi nell'elenco dei delitti che consentono, nei confronti degli indiziati, l'applicazione di misure di prevenzione. L'articolo 9 interviene poi, come accennato, sul delitto di stalking, sostituendo all'attuale pena della reclusione da sei mesi a cinque anni quella della reclusione da un anno a sei anni e sei mesi. Sempre con riguardo allo stalking, si prevede che il tribunale, nel disporre in ordine alle misure di prevenzione, anche con riguardo gli indiziati di tale delitto possa imporre il divieto di avvicinarsi a determinati luoghi frequentati abitualmente da minori. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Evangelista. EVANGELISTA, relatrice . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, proseguo con l'illustrazione del provvedimento dall'articolo 10 all'articolo 21. L'articolo 10 prevede l'introduzione nel codice penale dell'articolo 612- ter, ovvero il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona rappresentata. Si tratta della criminalizzazione in via specifica del fenomeno conosciuto con il neologismo revenge porn, nato nel mondo anglosassone per indicare la divulgazione, non consensuale e dettata da finalità vendicative, di immagini che attengono alla vita sessuale del soggetto rappresentato. Il primo comma sanziona, con la pena della reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5.000 a 15.000 euro la condotta di chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda, senza l'espresso consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati. Il secondo comma punisce con la stessa pena i cosiddetti condivisori. Nell'ipotesi di ricezione, per la sussistenza del reato, ai fini della configurabilità della responsabilità penale, l'agente deve realizzare la condotta senza il consenso delle persone rappresentate e con il fine di recare loro nocumento. Il terzo comma prevede due ipotesi aggravate (aumento fino ad un terzo della pena): la prima è costituita dal rapporto sentimentale che, pregresso o sussistente, lega l'autore del reato con la persona offesa; la seconda qualora la diffusione avvenga con strumenti informatici o telematici. Il quarto comma prevede l'aggravante da un terzo alla metà qualora i fatti siano commessi in danno di una donna in stato di gravidanza, ovvero nel caso in cui la vittima sia in condizioni di inferiorità fisica o psichica. Per quanto riguarda il regime di procedibilità (quinto comma), il delitto è punibile a querela della persona offesa, tranne nei casi di cui al quarto comma. Il termine per la proposizione è di sei mesi e la remissione può essere solo processuale. L'articolo 11, composto da un solo comma, modifica il codice penale intervenendo sull'omicidio aggravato dalle relazioni personali di cui all'articolo 577 del codice penale, per estendere il campo di applicazione delle aggravanti per mezzo di tre interventi. La lettera a) modifica il primo comma dell'articolo in parola, consentendo l'applicazione dell'ergastolo anche nei casi di omicidio commesso nei confronti del discendente, anche per effetto di adozione di minore. Rende, inoltre, alternative le ipotesi attualmente considerate come cumulative della stabile convivenza e relazione affettiva. La lettera b) interviene sul secondo comma dell'articolo 577 del codice penale per prevedere l'aggravante della reclusione da ventiquattro a trent'anni se vittima dell'omicidio è, oltre al coniuge divorziato e all'altra parte dell'unione civile cessata, già previste a legislazione vigente, anche la «persona legata al colpevole da stabile convivenza o relazione affettiva, ove cessate» ovvero l'adottante o l'adottato.