[pronunce]

L'art. 95, nel disciplinare gli impianti e le condutture di energia elettrica, prescrive che venga richiesto all'Ispettorato del Ministero delle comunicazioni il nulla osta sul progetto relativo a qualunque costruzione, modifica o spostamento di condutture di energia elettrica. Così disponendo, ad avviso della Regione Toscana, esso si porrebbe in contrasto con gli artt. 117 e 118 della Costituzione, in quanto attribuisce ad un organo statale la competenza a pronunciarsi sui progetti relativi ad opere, come le condutture di energia elettrica e le tubazioni metalliche sotterrate, che dovrebbero essere disciplinate dalla Regione. Lo Stato avocherebbe competenze attinenti ad una materia di potestà concorrente, senza rispettare i criteri di esercizio della competenza sussidiaria, come fissati da questa Corte nella sentenza n. 303 del 2003. Il medesimo art. 95, secondo la Regione Marche, in materie di competenza concorrente quali l'ordinamento della comunicazione e il governo del territorio, recherebbe una disciplina autoapplicativa estremamente dettagliata. L'allegato n. 13 del decreto legislativo impugnato determina il contenuto dei modelli da usare nella presentazione dei titoli abilitativi, e dunque, secondo la prospettazione dei ricorsi, non solo non reca disposizioni di principio, come l'art. 117 della Costituzione imporrebbe in materie di competenza concorrente, ma integra l'esercizio di una vera e propria potestà regolamentare, che lo Stato non può legittimamente esercitare in materie diverse da quelle riservate alla sua competenza esclusiva, neppure ove si voglia riconoscere ai regolamenti emanati nelle materie di competenza regionale il carattere della cedevolezza. Gli artt. 90, 91, 92 e 94 sono impugnati dalla sola Regione Marche. Le disposizioni in parola, che disciplinano l'acquisizione dei beni immobili necessari alla realizzazione degli impianti (art. 90), la limitazione legale della proprietà (art. 91) e l'imposizione di servitù (artt. 92 e 94), porrebbero una disciplina di dettaglio in materia riservata alla competenza concorrente (ordinamento della comunicazione, governo del territorio, tutela della salute) o comunque residuale (edilizia e urbanistica) della Regione. Alcune disposizioni, e specificamente l'art. 86, comma 8, l'art. 87, comma 3, l'art. 88, comma 1, gli artt. 89, comma 5, 92, 93, 94, 95 e l'allegato n. 13, disciplinando il contenuto dei modelli da presentare per le domande di autorizzazione e per gli altri adempimenti amministrativi connessi con l'installazione e l'esercizio degli impianti, sarebbero espressione di una potestà regolamentare che lo Stato non potrebbe esercitare in materie, come quelle disciplinate, che non ricadono nella propria sfera di legislazione esclusiva. Tutte le disposizioni impugnate sarebbero illegittime poiché costituirebbero esercizio diretto di funzioni amministrative, assumendo natura provvedimentale, e comunque attribuirebbero funzioni amministrative ad organi dell'amministrazione statale o direttamente ad enti locali senza rispettare le condizioni poste nell'art. 118 della Costituzione e segnatamente il principio di sussidiarietà, come interpretato da questa Corte nella sentenza n. 303 del 2003. Inoltre, aggiunge la Regione Marche, il medesimo art. 118, nel prevedere, al secondo comma, che le funzioni debbano essere conferite con legge statale o regionale secondo le rispettive competenze, vieterebbe al legislatore statale di procedere a conferimenti diretti nei confronti degli enti locali in materie di competenza concorrente o residuale. Per questo profilo sarebbero illegittimi l'art. 87, che attribuisce direttamente agli enti locali il compito amministrativo di rilasciare l'autorizzazione degli impianti di comunicazione, e gli articoli da 88 a 95. L'art. 93, infine, per la parte in cui limita – per gli operatori – gli oneri connessi alle attività di installazione, scavo ed occupazione di suolo pubblico, sarebbe costituzionalmente illegittimo, secondo la Regione Marche, anche per contrasto con l'art. 119 Cost. In particolare, si sostiene che il principio dell'autonomia finanziaria, sotto il profilo dell'autonomia di spesa, unitamente «alla norma secondo cui per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni», implicherebbe che tutte le funzioni amministrative spettanti alle Regioni, diverse da quelle “ordinarie”, risultino finanziate attraverso l'attribuzione diretta ai loro bilanci di risorse adeguate, senza vincoli sulle modalità di spesa. Sotto altro profilo l'art. 119 sarebbe violato dalle disposizioni impugnate per la parte in cui impongono, sia pure indirettamente, oneri finanziari a carico delle Regioni. 2.¾ In entrambi i giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che tutte le questioni proposte siano dichiarate inammissibili e comunque infondate. In via preliminare, e con riferimento al ricorso della Regione Toscana, si lamenta la omessa indicazione, per la gran parte delle censure, delle specifiche disposizioni costituzionali che si assumono violate. Nel merito, si osserva che il decreto legislativo impugnato non sottrae alcuna competenza alle Regioni, alle quali si indirizza come normativa di principio, né limita le attribuzioni comunali e regionali in materia di pianificazione del territorio, giacché interviene solo sulle fasi procedimentali relative al rilascio delle autorizzazioni, al fine di semplificare l'azione amministrativa. Il decreto, continua la difesa erariale, non farebbe venire meno i poteri-doveri dei Comuni in ordine all'accertamento delle emissioni elettromagnetiche prodotte dalle infrastrutture da realizzare, né priverebbe gli enti locali del potere di accertare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti di legge prescritti per l'installazione. In ordine alla denunciata violazione della competenza legislativa concorrente, si osserva che in realtà la disciplina impugnata «non può prescindere» dalla materia “tutela dell'ambiente”, rimessa alla competenza legislativa esclusiva statale, dato che uno dei principali interessi cui è preordinata la procedura di autorizzazione è quello del rispetto dei limiti delle emissioni elettromagnetiche. In tale materia, di natura trasversale, il legislatore nazionale ben potrebbe fissare principî e criteri uniformi, pur quando essi incidano sulle competenze legislative regionali, tanto concorrenti quanto residuali. Anche volendo trascurare questo argomento, continua la difesa erariale, in materie attribuite alla legislazione concorrente sarebbe comunque consentito al legislatore statale introdurre una normativa di dettaglio, ove ciò si giustifichi con l'oggettiva necessità di disciplinare funzioni amministrative di cui lo Stato è titolare in base ai principî di sussidiarietà e di adeguatezza.