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Proprio qui casca l'asino: perché è inutile informare la Procura generale delle condanne per eccessiva durata? Perché secondo il Procuratore la violazione del principio convenzionale europeo, consacrato dall'articolo 6 CEDU, «non presuppone un comportamento colpevole dei magistrati». E se non lo presuppone disciplinarmente, figurarsi se lo può civilmente: ma questo va proprio in direzione opposta alla ratio del referendum del 1987. La conseguente legge n. 117 del 1988, nella sua complessa formulazione e nella sua ancor più complessa applicazione, dimostra come a gestire questa vicenda non possa essere chiamato il ceto che è oggetto del giudizio: in tutto i provvedimenti emessi dai tribunali, nel periodo 2003-2007, sono stati 189, e di questi solo 83 hanno accolto la domanda di risarcimento presentata, mentre in 21 casi la domanda è stata respinta e in altri 8 vizi di forma o altra natura hanno di fatto bloccato la richiesta. Meno della metà dei provvedimenti, quindi, ha visto un risarcimento pubblico. Ovviamente, la soluzione non è la riduzione dell'efficacia della legge, come adombrava quel PG, ma l'introduzione di un reale deterrente nei confronti dell'inerzia ed il lassismo di certi magistrati. Ciò avviene: da un lato con la previsione dell'obbligo dell'azione disciplinare in caso di ritardo superiore al termine standard codificato dalla Corte europea o, in difetto, dal Ministro sentito il CSM; dall'altro lato, con un rafforzamento dei profili di responsabilità civile dei magistrati attraverso l'abbandono del sistema ottocentesco in cui la deterrenza dipende solo dalla censura verso l'atto abnorme e non verso l'autore di quell'atto. L'indipendenza dei giudici non è a rischio, l'abnormità è giudicata dalla stessa giurisprudenza, rafforzando il ruolo della Cassazione di custode dei precedenti e della loro vincolatività (articolo 108 Cost. come novellato): ma quando un giudice va contro la consolidata giurisprudenza del massimo grado di giudizio, e lo fa reiteratamente e pervicacemente, è impensabile che non possa esserne chiamato direttamente a risponderne civilmente dal soggetto che se ne assuma leso. Infine, dall'unificazione delle magistrature discende una riformulazione della norma dell'articolo 113 sul riparto di giurisdizione. Esso diventa un mero riparto competenziale per materia, in cui il giudice civile ha competenza residuale sulla cognizione delle situazioni soggettive (ed esecuzione conseguente alle condanne), escluse le posizioni tutelate dalla legge col riconoscimento di competenza del magistrato amministrativo o contabile. Alla stessa stregua, la cognizione sulla fondatezza di accusa penale formulata nei confronti di un individuo, ai sensi dell'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché sull'accertamento dei reati, sulle relative misure cautelari e sull'esecuzione della pena, compete, in via ordinaria, all'ordine giudiziario penale, salva la deroga prevista per la magistratura militare.. 1 1 L'articolo 101 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 101. -- La giustizia è amministrata, in nome del popolo, dal potere giurisdizionale. Il potere giurisdizionale è costituito: a) dai magistrati che appartengono agli ordini giudiziari civile, penale, amministrativo, militare e contabile, secondo il riparto delle competenze per specializzazione di cui all'articolo 113; b) nei casi e nei limiti di cui all'ultimo comma, dai cittadini che, nel rispetto dei requisiti di cui all'articolo 54, possono essere investiti della funzione giudicante o requirente. Fatta salva la diversità delle funzioni giudicanti e requirenti, ai sensi degli articoli 102 e 103, i magistrati si distinguono tra loro soltanto in rapporto ai diversi stadi o gradi del procedimento cui sono preposti. Gli appartenenti al potere giurisdizionale sono soggetti soltanto alla legge, che garantisce l'indipendenza dei magistrati di cui al secondo comma e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia ai sensi del quinto comma. La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia». 2 1 L'articolo 102 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 102. -- La funzione giudicante, con cui si decide secondo terzietà su ogni controversia che dà luogo a procedimento giurisdizionale, è esercitata con imparzialità dai giudici istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario. Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali, né alcun componente del potere giurisdizionale può mai essere di nomina governativa. I magistrati appartenenti al Consiglio di Stato ed alla Corte dei conti, per il tempo in cui sono investiti dell'esercizio della funzione giudicante di cui all'articolo 113, secondo comma, non possono esercitare le funzioni ausiliarie o consultive di cui all'articolo 100. Il giudice di cui al primo comma ha il dovere di concludere, mediante l'adozione di un provvedimento espresso, il procedimento giurisdizionale ovvero il subprocedimento giurisdizionale di sua competenza, sia che esso consegua obbligatoriamente ad una azione o istanza, sia che debba essere iniziato d'ufficio. Il Ministro della giustizia determina per ciascun tipo di procedimento o di subprocedimento giurisdizionale, in quanto non sia già direttamente disposto per legge, il termine entro cui esso deve concludersi, uniformandosi alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sul termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848. La determinazione di cui al precedente periodo è assunta previo parere del Consiglio superiore della magistratura». 3 1 L'articolo 103 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 103. -- La funzione requirente, nei procedimenti giurisdizionali in cui è prevista dalla legge la presenza di un pubblico ministero e, comunque, nei processi di cui all'articolo 112, è svolta da magistrati di cui al secondo comma dell'articolo 101, i quali la esercitano in modo autonomo. Le norme sull'ordinamento giudiziario disciplinano l'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero. La legge riconosce e garantisce la parità dei diritti alle parti all'interno del procedimento giurisdizionale». 4 1 L'articolo 104 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 104. -- Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione. Gli altri componenti sono eletti: a) per due terzi da tutti i magistrati che appartengono agli ordini giudiziari civile, penale, amministrativo, militare e contabile; b) per un terzo dal Parlamento in seduta comune, che li sceglie per metà tra gli avvocati con almeno quindici anni di esercizio, su indicazione del Consiglio nazionale forense, e per metà tra professori ordinari di università di materie giuridiche.