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La Corte costituzionale, nella sentenza n. 141 del 2019, ha dichiarato infondate le questioni di incostituzionalità relative alle previsioni della legge Merlin, escludendo con ciò che la prostituzione « libera » sia riconducibile ad una sfera di autodeterminazione sessuale e di esplicazione della personalità mediante la sessualità, tutelata dall'articolo 2 della Costituzione. I diritti di libertà – tra i quali indubbiamente rientra anche la libertà sessuale – sono riconosciuti dalla Costituzione in relazione alla tutela e allo sviluppo del valore della persona e di una persona inserita in relazioni sociali. La prostituzione, però, non rappresenta affatto uno strumento di tutela e di sviluppo della persona umana, ma solo una particolare forma di attività economica. In questo caso, infatti, la sessualità non è che una « prestazione di servizio » per conseguire un profitto e nulla ha a che fare con la libera sessualità in quanto tale. Né risulta invocabile, secondo il giudice delle leggi, la tutela della libera iniziativa economica da parte dell'articolo 41 della Costituzione, poiché quella medesima disposizione costituzionale pone ad essa il limite della dignità umana, un concetto da intendere in senso oggettivo: non si tratta della « dignità soggettiva », quale la concepisce il singolo, bensì di quella « oggettiva » in relazione alla società. Il legislatore, ricorda la Corte, facendosi interprete del comune sentimento sociale in un determinato momento storico, ravvisa nella prostituzione, anche volontaria, una attività che degrada e svilisce l'individuo, in quanto riduce la sfera più intima della corporeità a livello di merce a disposizione del cliente. Tutti i dati fin qui illustrati sono stati oggetto di una indagine conoscitiva sul fenomeno della prostituzione promossa e avviata nel giugno del 2019 presso la 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) del Senato. Durata un anno circa e svoltasi in dieci sedute, nel corso di tale indagine sono stati ascoltati ventiquattro soggetti, esperti a vario titolo del fenomeno della prostituzione e del contrasto ai crimini ad essa connessi: da dirigenti delle Forze dell'ordine, a rappresentanti sindacali, al comitato per i diritti civili delle prostitute, a sopravvissute del mercato prostitutivo, a psicologi, alla Pontificia Accademia delle scienze, alle associazioni impegnate nel recupero delle vittime della tratta e del mercato prostitutivo, fino ad esponenti del Governo svedese e della Direzione generale Affari interni della Commissione europea, per menzionarne solo alcuni. I dati raccolti sono stati riassunti in una relazione conclusiva approvata dalla Commissione in data 1° luglio 2021. Nelle conclusioni del documento approvato dalla Commissione si afferma: « Sulla base delle risultanze dell'indagine conoscitiva svolta, della citata sentenza della Corte costituzionale, nonché delle diverse risoluzioni europee, ivi inclusa quella approvata lo scorso 21 febbraio 2021 (risoluzione del Parlamento europeo del 10 febbraio 2021 sull'attuazione della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime), un eventuale intervento legislativo nel nostro Paese non potrebbe pertanto muoversi che tra il modello abolizionista vigente e quello neo-abolizionista di stampo nordico ». È dunque in questo solco che si muove l'intervento normativo presente, che recepisce non solo le indicazioni della Corte costituzionale e delle direttive e risoluzioni europee succitate, ma anche la voce e le istanze di un crescente movimento abolizionista e femminista affermatosi negli ultimi decenni in Europa che interpreta la prostituzione e la sua legalizzazione, così come la sua passiva accettazione, come un sistema di dominio degli uomini sulle donne di stampo patriarcale che ripropone in chiave moderna l'antica suddivisione del genere femminile in due categorie: « le donne procreatrici e le donne di piacere », mentre nel modello neo-abolizionista identificano un approccio che mira ad una « alleanza tra uomini e donne che sanno di appartenere a un'umanità comune e dunque considerano l'esistenza del sistema prostitutivo disonorevole » per entrambi. Non è possibile comprare la vulnerabilità: ecco perché la domanda deve essere inquadrata come atto contro la dignità della persona e fattore trainante di crimini aberranti, come la tratta di esseri umani. In relazione a quanto esposto in premessa, il presente intervento normativo consta di quattro articoli. Il primo interviene sulla legge n. 75 del 1958 introducendo, oltre ai casi già previsti, anche la punibilità per il soggetto/cliente che compia atti sessuali in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, con chi eserciti attività di meretricio. Il presente articolo prevede una diversa gradualità di sanzioni in relazione all'abitualità della condotta del soggetto agente. Infatti, all'articolo 1, comma 1, dell'articolo 3- bis della legge n. 75 del 1958, introdotto dall'articolo 1 del disegno di legge, si prevede una sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 5.000 per chiunque compia atti sessuali con persone che esercitano la prostituzione, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi. Il comma successivo dispone un meccanismo che ha come atto conclusivo la sanzione dell'ammonimento del questore qualora quest'ultimo ravveda, sulla base di elementi di fatto e sentite le persone informate sui fatti, l'abitualità di colui che ponga in essere la condotta incriminata. Il comma 3 dispone la reclusione da sei mesi a tre anni nel caso in cui il soggetto abbia reiterato la condotta di cui al comma 1, pur essendo già incorso nel provvedimento di ammonimento di cui al comma precedente. Il comma 4 prevede un meccanismo procedurale che, richiamando l'articolo 163 del codice penale, subordina la concessione della sospensione condizionale alla partecipazione con successo ai percorsi destinati agli autori di violenza di genere disponibili sul territorio, finalizzati ad intervenire nei confronti degli autori di violenza domestica o di genere. L'articolo 2 del disegno di legge novella l'articolo 7 del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24, di attuazione della direttiva 2011/36/UE, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime, in relazione alle competenze del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, ricomprendendo anche il fenomeno della prostituzione, essendo questo indissolubilmente legato a condotte di sfruttamento. Nello specifico si prevede che il Dipartimento sia competente ad attuare diverse azioni: campagne informative di sensibilizzazione relativamente alla prostituzione intesa quale forma di violenza perpetrata nei confronti di chi offre il proprio corpo in cambio di denaro o altra utilità anche solo promessi ; campagne di responsabilizzazione dei soggetti che si avvalgono di tali prestazioni, tenuto conto che chi alimenta la domanda di prestazioni sessuali a pagamento rientra nel rapporto sinallagmatico partecipando a pieno titolo allo sfruttamento e alla lesione della dignità della persona; monitoraggi costanti dei soggetti che esercitavano l'attività di meretricio in riferimento al reinserimento nella società e ad eventuali ripercussioni dal punto di vista psico-fisico.