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Il primo - ringrazio il collega Marti, che è qui accanto a me, perché l'abbiamo portato a casa insieme - è la proroga fino al 30 settembre degli spazi esterni per bar, ristoranti e pubblici esercizi, che potranno sfruttare così anche la stagione estiva, ovviamente previo pagamento, ma saranno posti di lavoro, saranno entrate per le aziende; penso sia un modo per sostenere un sistema produttivo verso la ripartenza. Ci veniva chiesto da tutta Italia, soprattutto dalle località turistiche e dalle città d'arte. Un altro risultato importante che guarda al futuro è quello che permetterà finalmente alle aviosuperfici italiane (ce ne sono oltre 600) di realizzare dei distributori di carburante: questo potrà, da un lato, ridurre l'impatto dei costi del carburante; dall'altro, permettere di avere maggiore sicurezza, ma soprattutto di sviluppare un settore che all'estero, specie in Germania e in Spagna, produce importanti ricadute sul territorio. Il terzo risultato che vorrei sottolineare - per rispetto, dico che è stato sottoscritto da colleghi di tutti i Gruppi parlamentari, di maggioranza e opposizione, con un forte sostegno anche dal Governo - riguarda il sistema nazionale di protezione ambientale. È nato nel 2017, non è la sommatoria di singoli enti e delle agenzie regionali per l'ambiente, ma è qualcosa di più: un sistema a rete. Ebbene, c'erano due storture fondamentali, la prima delle quali sul personale. Quando si è andati a bloccare il pubblico impiego e le assunzioni - ovviamente non c'eravamo noi - è stato fatto in maniera lineare, e ne sanno qualcosa i Comuni. Ebbene, è stata bloccata la possibilità assunzionale delle ARPA. Ora possono assumere il 25 per cento in più e andare a colmare, con figure fondamentali, come ingegneri e tecnici specializzati, quanto occorre per tutelare l'ambiente, la sicurezza, la salute e per portare a compimento il PNRR, viste tutte le competenze che abbiamo dato all'ARPA, facendolo in maniera concreta, perché per difendere l'ambiente non basta inserirlo Costituzione. Chiedo ancora un minuto di tempo per evidenziare una cosa che invece non va, nonostante l'intero Parlamento e l'intero Governo fossero a favore, per una interpretazione surreale della Ragioneria dello Stato: chiedo alla Presidenza di ascoltare con attenzione. Con la legge n. 68 del 2015 si sono introdotti i reati ambientali, a difesa di tutti. Ebbene, è stato dato un compito importante alle ARPA, che lo hanno portato a termine: ci sono infatti tantissime sanzioni comminate, nonostante la scarsità di personale. Le ARPA hanno comminato le multe e le hanno incassate: parliamo di 3.177.000 euro nel 2017, 5.402.000 euro nel 2018, 4.489.000 euro nel 2019, 3.772.000 euro nel 2020. Manca il 2021, ma parliamo in tutto di quasi 20 milioni di euro, che però non possono spendere, perché c'è scritto che l'ARPA fa le multe e le incassa, ma non c'è scritto che l'ARPA può spendere. Ci sono dunque 20 milioni di euro che potremmo dedicare alla tutela dell'ambiente: così come le ASL incassano le multe per la sicurezza sui lavoratori da chi non rispetta la sicurezza e le possono spendere sulla base del decreto legislativo n. 758 del 1994, lo stesso non possono fare le ARPA. Ci sono soldi fermi ed è responsabilità di qualcuno se non si possono spendere per la salute e per la tutela dell'ambiente: risolviamo dunque anche la tematica relativa a questa seconda parte dell'emendamento, firmata da tutti e che la Ragioneria dello Stato non ha voluto farci approvare, per una questione meramente interpretativa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, nel decreto-legge in esame ci sono alcune cose che personalmente mi hanno lasciato molto perplesso. Devo fare una critica a tutti i colleghi, perché secondo me non è stata mostrata sufficiente sensibilità al tema del caro bollette e del gas. Mi spiego meglio: stiamo approvando moltissime misure, manovre e azioni finalizzate a ridurre l'onere per le famiglie legato alle bollette, soprattutto del gas. Avremmo però potuto concentrarci di più nel trovare una soluzione alla fonte, all'origine del problema. Dico questo perché, attualmente, in bolletta, stiamo pagando la quota energia riferita al gas circa 90 euro. In realtà, chi importa il gas in Europa lo fa a prezzi che vanno dai 17 ai 20 euro, con punte di 64 euro per una parte marginale di gas che arriva da altri posti: mi riferisco infatti al gas che arriva dalla Russia, dall'Algeria e anche dall'Azerbaigian. Abbiamo insomma prezzi molto contenuti, anche in confronto con i nostri partner europei, che il gas lo pagano anche di più. Ho la certezza di quel che dico, perché l'ho letto su un documento molto importante, ovvero il Bollettino della Commissione europea sul mercato del gas, che esce trimestralmente. L'ultimo, che ho potuto vedere, riguarda gli ultimi tre mesi del 2021, quando il caro energia era già in atto. Abbiamo anche la controprova, perché in Italia abbiamo un grande importatore, l'ENI, che ha decuplicato i propri utili. Quindi, se prima ci potevano raccontare che facevano questi utili da altre parti e non sul gas, adesso anche loro sono stati costretti ad ammettere che gli utili li fanno proprio grazie al rincaro della quota energia gas. Quindi, onorevoli colleghi, avremmo potuto concentrarci sul trovare una soluzione a questo problema e fare in modo che gli importatori venissero in qualche modo favoriti, avvantaggiati e guidati nella possibilità di calmierare alla fonte il prezzo del gas. Lo si può fare, perché già succede sul mercato dell'energia elettrica, in cui abbiamo un acquirente unico, che compra energia e quello è il riferimento. La stessa cosa potremmo farla sul gas. Potremmo tranquillamente dire che c'è un gestore unico: abbiamo già il GME che gestisce il mercato del gas in Italia; potrebbe essere l'accentratore e fare in modo che compri il gas dagli importatori ad un certo prezzo e lo rivenda agli operatori. Vi erano due emendamenti in questo provvedimento che dicevano che il prezzo di riferimento del gas poteva essere minore rispetto a quello altissimo, che conosciamo bene, della quotazione TTF olandese, che - lo ricordo a tutti - è la quotazione utilizzata per stabilire il prezzo della quota energia del gas sulla nostra bolletta, oppure rispetto al prezzo all'importazione. Questi emendamenti sono stati ignorati perché probabilmente si pensava fosse difficile applicarli. Ma vi ripeto: abbiamo già un emendamento approvato alla Camera che dà la possibilità all'ARERA di stabilire il prezzo del gas anche con riferimento al prezzo reale della materia prima. Avevamo un emendamento, che poteva essere approvato, che chiedeva di fare riferimento al prezzo dell'importazione, quindi al costo originale della materia prima, e poi abbiamo un sistema che già funziona: quello elettrico sull'acquirente unico. Abbiamo il GME che opera nel mercato del gas e avrebbe potuto tranquillamente svolgere questa funzione. Colleghi, a me sembra che manchi la volontà di farlo;