[resaula]

io ho ascoltato tutti e - per esempio - devo dire che l'invito che ci è stato fatto - quello sì, Ministro - di potenziare la polizia postale, mi sembra doverosamente da valutare e assecondare. È stramaledettamente vero che sui social si realizzano inviti che in tempo reale portano decine e forse centinaia di manifestanti, che non aspettavano altro, a scendere dai Quartieri spagnoli, dalla Pignasecca di Napoli, lì dove poi ci sono stati problemi. Vorrei ricordare a tutti che a Napoli in particolar modo - e le immagini sono state chiarissime - due mezzi delle Forze dell'ordine hanno subito dei tentativi di isolamento e poi per fortuna sono riusciti a ritornare dalla parte giusta senza che si realizzasse la tragedia. Lo dico perché forse qualcuno si è dimenticato che a Genova diciannove anni fa, per una situazione che doveva essere impedita, c'è stato qualcosa di allucinante che poi rimane come un macigno sulla coscienza collettiva del Paese. Allora, proprio perché bisogna abbassare i toni e bisogna ragionare, signor Ministro, la ringrazio perché mi era sfuggito un dato su cui vorrei che tutti quanti ci soffermassimo. A Milano, per i disordini che si sono verificati la notte del 26 ottobre, su 28 soggetti denunciati all'autorità giudiziaria ben 13 risulterebbero esser minorenni. Io ho sentito dire dal senatore Candiani che, quando le manifestazioni si sviluppano soprattutto nei centri storici, si deve essere ancor più allertati per la prevenzione. Mi domando allora se per caso le borgate sono centri di residenza di cittadini che non sono tutelati dalla Costituzione italiana; se per caso dobbiamo ancora distinguere con un'ottica quasi classista chi è cittadino del centro storico e chi è cittadino del quartiere degradato. Forse è motivo di scandalo, e dunque di riflessione per chi vuole una politica alta, evitare che vi siano zone delle nostre città e dei nostri paesi in cui il degrado sociale sia massimo. Ricordo pertanto a me stesso che la vera politica pratica la coesione e non l'estremizzazione. (Applausi) . È qua che io lancio una proposta, sia alla maggioranza di Governo di cui io stesso faccio parte, sia alle opposizioni tutte. Coesione significa, piuttosto che annullare le distanze e le differenze, quantomeno ridurle, far capire a chi è indietro che c'è qualcuno che sta davanti che lo sta aspettando. Ebbene, io appartengo a una forza politica che da quando è nata ed ha mandato in Parlamento suoi eletti ha chiesto a tutti loro di essere capaci di rinunciare a qualcosa delle loro indennità, perché con questo qualcosa si mandava un segnale forte a chi era meno fortunato. (Applausi) . Allora, se noi vogliamo far capire anche in termini di ristori a chi ha partita IVA, a chi è lavoratore autonomo, a chi in qualche modo sperimenta nel quotidiano cosa sia la difficoltà del resistere, un segnale forte da parte non soltanto dei parlamentari... (Il microfono si disattiva automaticamente). .. ma di tutti coloro che, appartenendo... PRESIDENTE. Concluda però. MORRA (M5S) . Sto concludendo! PRESIDENTE. Non vedo perché lo dice con tono arrabbiato. Concluda. MORRA (M5S) . Presidente La Russa, sto concludendo. PRESIDENTE. Ha tempo supplementare come gli altri, lo apprezzi. MORRA (M5S) . Forse mi debbo pentire per il fatto di non essere stato capace di farglielo capire, ma cerco di farglielo capire dicendolo, per cui sto concludendo. Stavo dicendo che ci sono tanti burocrati, tanti dirigenti, funzionari di pubbliche amministrazioni, tanti lavoratori dipendenti che in questi mesi non sono stati minimamente toccati dal punto di vista stipendiale. Pertanto lancio l'idea di un contributo di solidarietà, che potrebbe essere un segnale forte per quell'Italia che ha difficoltà e deve capire che si è tutti sulla stessa barca, a cominciare da chi presiede attualmente l'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio. Anche lei ha avuto tempo extra, come è stato dato a tutti gli altri, che però lo hanno accolto con minore sgarbo. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno DRAGO (Misto) . Domando di parlare per fatto personale. PRESIDENTE. Non dilunghiamoci troppo sulla natura dell'intervento. Ne ha facoltà. DRAGO (Misto) . Signor Presidente, l'intervento è un po' tardivo rispetto alle notizie di stampa già di ieri e, quindi, è notorio il fatto che abbia deciso di lasciare il MoVimento 5 Stelle. Le motivazioni chiaramente sono varie, ma ci sono alcuni punti su cui vorrei puntare l'attenzione. Il primo punto è che vorrei sottolineare il fatto che rispetto la mission che pensavo mi fosse stata riconosciuta, richiedendomi di candidarmi nel 2018 per il MoVimento 5 Stelle, legata all'impegno delle politiche familiari, essendo stata presidente del Forum delle associazioni dei familiari a Catania e coordinatrice dell'associazione nazionale famiglie numerose, fosse scontata. E, invece, in due anni e mezzo di attività ho incontrato notevoli e numerosi ostacoli - questo è il punto che vorrei focalizzare - allo svolgimento della mia attività parlamentare. Nella spiegazione più specifica ho scelto di parlarne in un'altra sede, ma quello che voglio evidenziare è che pare che tutto sia nato dalla presenza a Verona al Congresso della famiglia più volte riportato nella stampa anche nei mesi passati, ma mai si è fatto riferimento al fatto che il giorno prima fossi stata all'Aquila Film Festival, invitata a una tavola rotonda, con vari esponenti di diversi schieramenti sui temi di singolo e famiglia, tra l'altro organizzato da famiglie arcobaleno e LGBT. E questo perché erano stati già invitati più volte esponenti del MoVimento 5 Stelle e nessuno di loro ha dato disponibilità. Il particolare importante che voglio sottolineare riguarda - attenzione a questa data - il 27 maggio 2020. Da parte di un collaboratore del vice ministro Castelli per le vie brevi ricevo il seguente commento: «Buonasera senatrice... a motivo dell'astensione della mozione di sfiducia ho avuto indicazione di fermarmi...», questo in seguito ad una mia domanda. Non so se ci rendiamo conto della portata di questo fatto. Ma soprattutto, a parte gli ostacoli che ho incontrato sia sul territorio da parte di alcuni colleghi che qui nelle Aule del Parlamento, il mio rammarico è di non aver agito in maniera congiunta per le esigenze che riguardano la Sicilia. Spesso mi si è detto che sarei passata alla Lega, cosa che non farò, e ho già spiegato ai colleghi per quale motivo. Ma devo ammettere che vedo più attenzione alla Sicilia da realtà che dovrebbero apparentemente essere lontane rispetto a quelle che dovrebbero essere vicine. Siamo stati 53 parlamentari eletti in Sicilia. Quali i temi lasciati in sospeso? Solo l'emergenza sisma; la sperequazione fiscale a cui è soggetta da anni la Sicilia; la costruzione del ponte, del tunnel, la non costruzione; il problema infrastrutturale interno; l'istituzione delle zone franche montane, su cui spero che a breve - come pare - finiremo lo studio in Commissione finanze e tesoro il mancato rientro dei docenti esiliati.