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Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, sono nove anni che il nostro sistema bancario attraversa una crisi spaventosa. La causa è da attribuire in primis alla crisi economica. A fronte delle difficoltà delle famiglie e delle imprese a far fronte ai debiti contratti con le banche, le stesse hanno prodotto crediti deteriorati, che, tra il 2013 e il 2015, sono cresciuti in maniera esponenziale nel bilancio delle banche, fino a diventare esplosivi. Le perdite accumulate di anno in anno hanno finito per portare il patrimonio di alcune banche a livelli tali da non garantire più la loro solidità. È quello che è successo alle banche venete, a MPS, alle barche del Centro Italia, come Banca Etruria, e oggi a Banca Carige. Ma «le banche italiane sono solide», diceva fino a un anno fa l'ex Premier , oggi collega, Matteo Renzi. Ma vi è di più. Non possiamo nasconderci che un'altra causa della crisi del sistema creditizio è da attribuire a gravissimi errori gestionali e amministrativi della governance ; e in questo caso anche la politica dei passati Governi non è esente da responsabilità. Difatti, l'intreccio tra politica e banche è noto a tutti: prestiti concessi a grossi imprenditori, amici degli amici, i quali non li hanno restituiti, creando appunto quei crediti deteriorati che poi hanno portato al fallimento di alcuni istituti di credito. (Applausi dal Gruppo M5S) . Con l'introduzione della direttiva comunitaria n. 59 del 2014, cosiddetta di risoluzione delle crisi bancarie, entrata in vigore nel 2016, si è introdotto un principio secondo cui lo Stato non deve più farsi carico del salvataggio dell'istituto di credito in crisi. Se una banca fallisce, i primi a essere chiamati in causa devono essere gli azionisti, poi gli obbligazionisti e solo alla fine i correntisti con depositi sopra i 100.000 euro, mentre sotto i 100.000 euro sono garantiti da un fondo interbancario. Si chiama salvataggio interno, in inglese bail in . C'è una terza via, prevista sempre dalla direttiva europea, per salvare un istituto di credito: la ricapitalizzazione precauzionale ad opera dello Stato; di fatto una nazionalizzazione, che può essere fatta però solo ad alcune condizioni. Ebbene, questa è una delle misure previste dal decreto-legge n. 1 del 2019, recante misure urgenti di sostegno alla Banca Carige e ai suoi risparmiatori, che oggi siamo chiamati a convertire in legge, insieme alla copertura delle emissioni obbligazionarie di Carige: una copertura ammessa dall'ordinamento comunitario. Ebbene, ricordiamo che la Carige è una storica banca ligure, che nessuno si sarebbe mai aspettato arrivasse al commissariamento, con dimissione di tutti i membri del consiglio di amministrazione a fine dicembre 2018 e inizio gennaio 2019, dopo il cambio di ben quattro amministratori delegati e tre presidenti in soli tre anni; fatto che non ha consentito quelle importanti iniziative di riassetto che sarebbero state necessarie a fronte di circa 3,5 miliardi di crediti deteriorati. Ebbene, con estrema urgenza e necessità il Governo giallo-verde è dovuto intervenire al fine di mettere in sicurezza la banca, ma soprattutto i risparmiatori, con una disciplina che al momento non ha comportato alcun esborso per lo Stato e, quindi, per i cittadini italiani. Si tratta di 1,3 miliardi, stanziati per permettere alla Banca Carige di stare sul mercato e risollevarsi, ma soprattutto per evitare il bail in . Sono soldi pubblici che non sono ancora usciti dalle casse dello Stato e che si spera non usciranno mai. Anzi, al momento questa garanzia è risultata onerosa per l'istituto. Il salvataggio interno, cosiddetto bail in , sarà dunque l' extrema ratio per questo Governo. Si tratta pertanto di un'operazione diversa da quella fatta dal Governo Renzi, che prima ha ratificato il bail in , poi lo ha applicato e infine, solo dopo aver visto il grosso danno fatto ai risparmiatori, è intervenuto con un investimento pubblico di ben 20 miliardi (Applausi dal Gruppo M5S) , di cui 3,9 a favore di MPS. Si tratta di soldi pubblici, spalmati un po' a tutti gli istituti di credito falliti, tanto da lasciare in terra tanti risparmiatori, che noi del Governo giallo-verde abbiamo dovuto risarcire con uno stanziamento di un miliardo e mezzo di euro. Dunque, non c'è alcuna contraddizione del MoVimento 5 Stelle quando dice che lo Stato non deve salvare le banche, perché la predisposizione di garanzie pubbliche alla risolvibilità di Carige è stata dettata proprio dalla necessità di scongiurare l'attivazione del bail in . Infatti, lo Stato deve evitare la sua applicazione e prevenire, invece, il danno ai risparmiatori. Gli attacchi degli avversari politici, anche contro questo provvedimento che stiamo per approvare, nascondono invece responsabilità politiche e incoerenze assai più gravi. La direttiva europea che prevede il bail in , recepita nel nostro ordinamento da una legge del 2016 oggi in vigore - a nostro parere - contrasta con la Costituzione e, precisamente, con quanto disposto dall'articolo 47 sulla tutela del risparmio. Quindi, l'intervento preventivo del Governo giallo-verde, nel caso di Carige, per evitare il bail in è più che giusto. La domanda vera, dunque, è la seguente: perché il precedente Governo a maggioranza PD ha votato il bail in ? (Applausi dal Gruppo M5S) . Perché non è riuscito a farsi sentire in Europa? Perché questa direttiva non è stata contestata quando era il momento di inserirla nell'ordinamento giuridico italiano? Dopo il recepimento, infatti, si è passato il tempo a cercare di non far scattare il bail in . Lo stesso governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco invitò l'allora Governo Renzi ad avviare una revisione della direttiva UE, ma niente è cambiato da allora e la legge è rimasta quella. Tante sono le direttive comunitarie che l'Italia non applica, seppure pagando sanzioni che oggi - possiamo dire - ci sarebbero costate molto meno di tutti i miliardi spesi finora per salvare i risparmiatori, con danni invece irreparabili alla fiducia nelle banche da parte dei cittadini. Concludo, Presidente, rivolgendole gli auguri di buon compleanno. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Senatrice, la ringrazio per gli auguri. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo economico-sociale «Margherita di Castelvì», di Sassari, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1063 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, intervengo brevemente. Sulla polemica che, in effetti, il decreto-legge in esame copia il provvedimento intervenuto, ai tempi, su MPS, non ho niente da dire, nel senso che, se il Governo ha ritenuto di farlo, ci può stare. Il problema è che quella volta il decreto era cattivo, mentre questa volta è buono. È questa la dicotomia che non funziona.