[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 28, comma 2, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2012), promosso dalla Regione siciliana con ricorso notificato il 13 gennaio 2012, depositato in cancelleria il 19 gennaio 2012 ed iscritto al n. 15 del registro ricorsi 2012. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 6 novembre 2012 il Giudice relatore Marta Cartabia; uditi l'avvocato Marina Valli per la Regione siciliana e l'avvocato dello Stato Giuseppe Albenzio per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 13 gennaio 2012 e depositato il successivo 19 gennaio, la Regione siciliana ha impugnato l'articolo 28, comma 2, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2012), per violazione dell'art. 36 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito in legge costituzionale dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, nonché dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello statuto della Regione siciliana in materia finanziaria). In particolare l'art. 28, comma 2, della legge n. 183 del 2011 prevede che «il maggior gettito derivante dall'applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo è versato all'entrata del bilancio dello Stato, con separata contabilizzazione, per essere riassegnato, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, allo stato di previsione del Ministero della giustizia per assicurare il funzionamento degli uffici giudiziari, con particolare riferimento ai servizi informatici e con esclusione delle spese di personale. Nei rapporti con le autonomie speciali il maggior gettito costituisce riserva all'erario per un periodo di cinque anni». 1.1.- La ricorrente ritiene che simile riserva all'erario del maggior gettito derivante dall'aumento del contributo unificato di iscrizione a ruolo dovuto nei processi (stabilito nei commi 1 e 3 dello stesso art. 28), senza farne salva (neppure per quelli celebrati in Sicilia) la spettanza alla Regione della quota sostitutiva dell'imposta di bollo, sia lesiva delle attribuzioni statutarie in materia finanziaria previste dall'art. 36 dello Statuto di autonomia, che stabilisce la devoluzione alla Regione siciliana di «tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate». Premessa la natura di entrata tributaria erariale del citato contributo unificato (riconosciuta dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 73 del 2005), la ricorrente deduce che non potrebbe ritenersi applicabile la previsione dell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, che consente di derogare al principio di integrale devoluzione alla Regione siciliana dei tributi riscossi sul territorio regionale, previsto dal citato art. 36 dello Statuto di autonomia, dal momento che la norma impugnata non avrebbe specificato le «particolari finalità» che giustificherebbero la deroga. 1.2.- Sotto ulteriore profilo la ricorrente lamenta la violazione del principio costituzionale di leale collaborazione, in quanto non sarebbe prevista la partecipazione della Regione siciliana al procedimento di ripartizione tra Stato e Regione dei proventi del contributo unificato riscossi in Sicilia, neppure sulla spettanza alla Regione della quota sostitutiva dell'imposta di bollo, posto che tale partecipazione è già stata riconosciuta come necessaria dalla Corte costituzionale in caso di riserva all'erario di nuove entrate (sentenze n. 228 del 2001, nn. 348, 347 e 98 del 2000). 2.- Con atto depositato in cancelleria il 28 febbraio 2012, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri che ha dedotto la non fondatezza delle censure della ricorrente, posto che risulta adeguatamente giustificata la temporanea destinazione del maggior gettito all'erario dello Stato. Lo scopo della disposizione impugnata consisterebbe, infatti, nell'assicurare un servizio primario per lo Stato, qual è il funzionamento degli uffici giudiziari in un periodo di eccezionale gravità della situazione economica interna. Tali esigenze imporrebbero una temporanea compressione dell'autonomia finanziaria delle Regioni, anche a statuto speciale, per assicurare l'unità economica della Repubblica e il risanamento finanziario dello Stato in conformità a principi di solidarietà nazionale. D'altro canto, secondo il resistente, la destinazione specifica degli introiti al funzionamento degli uffici giudiziari giustificherebbe pienamente, in base alla clausola di cui all'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, il versamento all'erario del gettito supplementare del contributo unificato, in deroga al principio della devoluzione integrale degli introiti alla Regione siciliana, stabilito dallo Statuto.1.- Con il ricorso indicato in epigrafe, la Regione Siciliana ha impugnato l'articolo 28, comma 2, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2012), secondo cui il maggior gettito derivante dalle nuove disposizioni sul contributo unificato per l'iscrizione a ruolo dei processi (art. 28, commi 1 e 3, della medesima legge n. 183 del 2011) è versato all'entrata del bilancio dello Stato e, nei rapporti finanziari con le autonomie speciali, costituisce riserva all'erario per un periodo di cinque anni. In primo luogo la ricorrente ha lamentato la violazione dell'art. 36 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito in legge costituzionale dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, nonché dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), in quanto la disposizione impugnata non individua particolari finalità a cui sarebbe destinato il maggior gettito derivante all'erario, così da poter rendere operante la deroga prevista dalle norme di attuazione sopra richiamate, senza far salva (neppure nei processi celebrati in Sicilia) la spettanza alla Regione della quota sostitutiva dell'imposta di bollo.