[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, dell'art. 8, lettera d) (recte: comma 1, lettera d), del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 354 (Disposizioni per la definitiva chiusura del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, e successive modificazioni, a norma dell'articolo 42, comma 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144), e dell'art. 1, comma 2-quater, del decreto-legge 7 febbraio 2003, n. 15 (Misure urgenti per il finanziamento di interventi nei territori colpiti da calamità naturali e per l'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 13, comma 1, della legge 1° agosto 2002, n. 166. Disposizioni urgenti per il superamento di situazioni di emergenza ambientale), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2003, n. 62, promosso dal Collegio arbitrale di Napoli, nel procedimento tra il Consorzio CPR2 e la Curia Arcivescovile di Napoli, con ordinanza dell'11 novembre 2006, iscritta al n. 280 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti l'atto di costituzione del Consorzio CPR2 nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'11 dicembre 2007 il Giudice relatore Francesco Amirante; uditi gli avvocati Vincenzo Spagnuolo Vigorita e Massimo Luciani per il Consorzio CPR2 e l'avvocato dello Stato Marco Corsini per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Collegio arbitrale di Napoli costituito per l'arbitrato tra il Consorzio CPR2 e la locale Curia arcivescovile, con ordinanza dell'11 novembre 2006, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24, 25, 41, 42, 97 e 117, primo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, dell'art. 8, lettera d) (recte: comma 1, lettera d), del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 354 (Disposizioni per la definitiva chiusura del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, e successive modificazioni, a norma dell'articolo 42, comma 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144), e dell'art. 1, comma 2-quater, del decreto-legge 7 febbraio 2003, n. 15 (Misure urgenti per il finanziamento di interventi nei territori colpiti da calamità naturali e per l'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 13, comma 1, della legge 1° agosto 2002, n. 166. Disposizioni urgenti per il superamento di situazioni di emergenza ambientale), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2003, n. 62; che nell'ordinanza di remissione si precisa come il collegio arbitrale, costituitosi in data 25 maggio 2006, nel fissare i termini per lo svolgimento del giudizio, abbia rilevato la necessità di esprimere una valutazione, ai fini della procedibilità dell'arbitrato, in ordine all'applicabilità, nella specie, dell'art. 1, comma 2-quater, del citato d.l. n. 15 del 2003, invitando le parti a dedurre sul punto; che, conseguentemente, la difesa della parte attrice ha eccepito l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del d.l. n. 180 del 1998 – secondo il quale non possono essere devolute a collegi arbitrali le controversie relative all'esecuzione di opere pubbliche comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali – la cui vigenza è stata ribadita dal menzionato art. 1, comma 2-quater, del d.l. n. 15 del 2003; che il Collegio arbitrale, quindi, ha ritenuto di sollevare, in riferimento agli artt. 3, 41 e 42 Cost., una prima questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2-quater, del d.l. n. 15 del 2003, dell'art. 3, comma 2, del d.l. n. 180 del 1998 e dell'art. 8, comma 1, lettera d), del d.lgs. n. 354 del 1999, nella parte in cui escludono che le controversie relative all'esecuzione di opere pubbliche comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali possano essere devolute a collegi arbitrali; che, in punto di rilevanza, il remittente, dopo un excursus sulla normativa in materia, ritiene sicuramente desumibile dalle disposizioni denunciate l'attuale vigenza del divieto di devolvere ad arbitri le controversie attinenti agli interventi di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, tra le quali rientra la controversia de qua; che, quanto al merito della questione, il Collegio arbitrale, auspicando una revisione dell'orientamento già espresso da questa Corte nella sentenza n. 376 del 2001 e nelle successive ordinanze n. 11 e n. 122 del 2003, sostiene, in primo luogo, che le disposizioni censurate si pongono in contrasto con l'art. 3 Cost., sotto il profilo della ragionevolezza, perché dettano una disciplina speciale per una determinata classe di ipotesi (controversie riguardanti contratti pubblici aventi ad oggetto la realizzazione di interventi originati da calamità naturali) la quale, all'interno della materia delle opere pubbliche, non si differenzierebbe dalle altre con riguardo alla compatibilità con la ratio sottesa alla disciplina generale dell'arbitrato; che il remittente sostiene, inoltre, la violazione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di uguaglianza, in quanto le citate disposizioni – attribuendo un regime normativo differenziato ad appalti oggettivamente e soggettivamente identici ed individuando l'illegittima ratio di tale particolare disciplina nella genesi remota della necessità di provvedere all'esecuzione dell'opera (calamità naturale), genesi caratterizzata da un criterio di localizzazione logistica – determinerebbero una discriminazione di tipo territoriale rispetto al regime generale degli appalti di opere pubbliche, non solo in riferimento al più ampio ambito comunitario, ma anche in ambito nazionale; che, inoltre, il Collegio arbitrale assume la lesione degli artt. 41 e 42 Cost., in quanto le norme censurate limiterebbero la libertà di iniziativa economica attraverso l'illegittima sottrazione di alcuni operatori del settore alla regola generale della derogabilità della giurisdizione statuale in favore degli arbitri;