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Cinque membri sono nominati tra gli iscritti all'albo da almeno dieci anni che garantiscano indipendenza di giudizio e nei confronti dei quali non siano state irrogate in precedenza sanzioni disciplinari. Il sesto membro -- senza diritto di voto -- è un avvocato, abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori, scelto tra gli iscritti agli albi degli avvocati. Il Consiglio nazionale dell'ordine nomina altresì un componente avvocato supplente che sostituisce il componente effettivo in caso di impedimento. 2. La carica di membro del Consiglio nazionale di disciplina è incompatibile con quella di Consigliere nazionale, di Consigliere regionale e di membro del Consiglio regionale di disciplina. 3. Il Consiglio nazionale di disciplina resta in carica per una durata corrispondente a quella del Consiglio nazionale che lo ha nominato. 4. Esso elegge un presidente tra i membri iscritti all'albo. 5. Le sedute del Consiglio nazionale di disciplina sono valide se è presente almeno la maggioranza dei membri del Consiglio iscritti all'albo. 6. Il Consiglio nazionale di disciplina delibera a maggioranza dei presenti. 7. Per ogni procedimento disciplinare, è nominato un relatore tra i membri iscritti all'albo. 8. Il Consiglio nazionale di disciplina si pronuncia sulle impugnazioni delle decisioni adottate dai Consigli regionali di disciplina nel rispetto delle norme legislative e regolamentari, nonché del regolamento adottato dal Consiglio nazionale ai sensi dell’articolo 12, comma 3. Al procedimento dinanzi al Consiglio nazionale di disciplina si applicano in ogni caso le disposizioni di cui agli articoli 12, 13, 14 e 15. 9. Il Consiglio nazionale di disciplina riferisce annualmente al Consiglio nazionale sull'attività svolta. Capo V OBBLIGHI DELL'ASSISTENTE SOCIALE Art. 18. (Formazione permanente) 1. L'iscritto all'albo ha l'obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale al fine di assicurare la qualità delle prestazioni professionali e di contribuire al miglior esercizio della professione nell'interesse degli utenti. 2. Le modalità di adempimento dell'obbligo di formazione permanente di cui al comma 1 sono disciplinate da apposito regolamento adottato dal Consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali. 3. La violazione dell'obbligo dà luogo a responsabilità disciplinare. 4. I Consigli regionali dell'ordine stipulano convenzioni con le amministrazioni competenti al fine di concordare le modalità di svolgimento delle attività di formazione permanente compiute dagli assistenti sociali che esercitano la professione presso di esse, con particolare riferimento alla necessità di prevedere permessi che consentano la frequenza delle attività formative, compatibilmente con le esigenze degli utenti fruitori dei servizi sociali interessati. Art. 19. (Assicurazione obbligatoria) 1. L'iscritto all'albo deve stipulare, anche per il tramite di convenzioni sottoscritte dal Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali, polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall'esercizio della professione. 2. L'iscritto rende noti all'utente al momento dell'assunzione dell'incarico gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale. 3. Degli estremi della polizza assicurativa e di ogni sua successiva variazione è data comunicazione al Consiglio regionale dell'ordine. 4. La mancata osservanza delle disposizioni previste nel presente articolo costituisce illecito disciplinare. 5. Le condizioni essenziali e i massimali minimi della polizza sono stabiliti e aggiornati ogni cinque anni con decreto dal Ministro della giustizia, sentito il Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali. Art. 20. (Pubblicità informativa) 1. È consentito all'iscritto dare informazioni sul modo di esercizio della professione, purché in maniera veritiera, non elogiativa, non ingannevole e non comparativa. 2. Il contenuto e la forma dell'informazione devono essere coerenti con la finalità della tutela dell'affidamento della collettività, nel rispetto del prestigio della professione e degli obblighi di segretezza e di riservatezza, nonché nel rispetto dei princìpi del codice deontologico di cui all’articolo 12, comma 3. 3. Il Consiglio nazionale determina i criteri concernenti le modalità e gli strumenti dell'informazione e della comunicazione. 4. L'inosservanza dei commi 1 e 2 comporta illecito disciplinare. Art. 21. (Segreto professionale) 1. Gli assistenti sociali iscritti all'albo professionale istituito con legge 23 marzo 1993, n. 84, hanno l'obbligo del segreto professionale su quanto hanno conosciuto per ragione della loro professione esercitata sia in regime di lavoro dipendente, pubblico o privato, sia in regime di lavoro autonomo libero-professionale. 2. Agli assistenti sociali di cui al comma l si applicano le disposizioni di cui agli articoli 249 del codice di procedura civile e 200 del codice di procedura penale e si estendono le garanzie previste dall'articolo 103 del codice di procedura penale per il difensore. 3. Agli assistenti sociali si applicano, altresì, tutte le altre norme di legge in materia di segreto professionale, in quanto compatibili. Capo VI DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI Art. 22. (Disposizioni transitorie e finali) 1. Coloro i quali sono iscritti nella sezione A e nella sezione B dell'albo di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, alla data di entrata in vigore della presente legge sono iscritti di diritto, a cura del competente Consiglio regionale dell'ordine, nell'albo unico degli assistenti sociali. 2. Coloro i quali sono in possesso dell'abilitazione professionale per la sezione A e per la sezione B dell'albo di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001, alla data di entrata in vigore della presente legge possono iscriversi a domanda all'albo. 3. Per l'accesso alla sezione A dell'albo, fino all'istituzione del corso di laurea magistrale a ciclo unico LMCU, coloro che fanno domanda per sostenere l'esame di stato devono essere in possesso della laurea magistrale nella classe LM87 e del titolo di laurea triennale nella classe L39. 4. Per tutto quanto non espressamente disciplinato dalla presente legge, si applica la legge 23 marzo 1993, n. 84. 5. È abrogata la legge 3 aprile 2001, n. 119.