[pronunce]

sono stati oggetto di tre sentenze di questa Corte, che ne hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte in cui dispongono che, quando il giudice nel dibattimento di primo grado dichiara con sentenza la propria incompetenza ovvero quando il giudice di appello annulla la sentenza di primo grado per incompetenza, venga disposta la trasmissione degli atti al giudice competente anziché al pubblico ministero presso quest'ultimo (sentenze nn. 76 e 214 del 1993, n. 70 del 1996). La Corte ha ravvisato nella disciplina censurata la violazione dell'art. 24 della Costituzione in quanto l'imputato non veniva posto in condizione di esercitare nell'udienza preliminare le facoltà connesse al proprio diritto di difesa; in particolare, nella sentenza n. 70 del 1996 la Corte ha rilevato come, a seguito dell'erronea individuazione del giudice territorialmente competente a celebrare l'udienza preliminare, l'imputato non aveva potuto accedere al rito abbreviato davanti al giudice naturale, per cui si poneva l'esigenza della regressione del procedimento. Tale esigenza non ricorre evidentemente nei casi, come quelli dei giudizi a quibus, di procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. , attratti alla sede distrettuale per quanto riguarda l'individuazione sia dell'ufficio del pubblico ministero incaricato delle indagini, sia del giudice dell'udienza preliminare competente ai sensi dell'art. 328, comma 1-bis, cod. proc. pen. In tali procedimenti la competenza territoriale infradistrettuale acquista dunque rilievo solo nella fase del dibattimento, mentre nelle fasi delle indagini e dell'udienza preliminare l'ufficio titolare dell'azione penale è unico per l'intero distretto e uno solo è il giudice territorialmente competente a celebrare l'udienza preliminare. La ratio decidendi della sentenza n. 70 del 1996 può quindi riferirsi ai procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. solo ove sia messa in discussione la stessa competenza distrettuale, cioè nell'ipotesi in cui venga ritenuto competente un giudice dell'udienza preliminare di altro distretto. Ne deriva che la portata di tale decisione trova un limite nelle situazioni, quali quelle prese in esame nei giudizi a quibus, in cui l'imputato non è stato sottratto al proprio giudice naturale. I rimettenti si sono invece basati sull'erroneo presupposto interpretativo che, anche nei casi in cui il rinvio a giudizio è disposto da un giudice dell'udienza preliminare ritualmente investito della competenza, la declaratoria di incompetenza pronunciata dal giudice del dibattimento debba comportare, alla stregua della sentenza n. 70 del 1996, la trasmissione degli atti al pubblico ministero, anziché direttamente al giudice competente per ilgiudizio. L'ambito applicativo della sentenza n. 70 del 1996 è, del resto, chiaramente definito nello stesso dispositivo, ove è dichiarata l'illegittimità delle norme censurate nella parte in cui prevedono "la trasmissione degli atti al giudice competente anziché al pubblico ministero presso quest'ultimo", sul presupposto implicito di un pubblico ministero e di un giudice dell'udienza preliminare diversi da quelli che, rispettivamente, avevano esercitato l'azione penale e celebrato l'udienza.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 23, comma 1, e 24, comma 1, del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 97, primo comma, 101, secondo comma, 111, secondo comma, della Costituzione, dai giudici dell'udienza preliminare dei tribunali di Napoli e di Firenze, con le ordinanze inepigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 10 aprile 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola