[pronunce]

c) reati previsti dal titolo VIII del T.U. bancario; d) reati previsti dal presente decreto». Il ricorrente lamenta che la misura cautelare della sospensione dall'attività professionale ivi prevista possa essere cumulata, senza alcuna forma di coordinamento processuale e sostanziale, con le sanzioni amministrative indicate dall'art. 196 del t.u. finanza, che possono essere inflitte dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB) nei confronti dei consulenti finanziari che violano le disposizioni del medesimo testo unico, tra le quali sanzioni si annovera anche la sospensione dall'attività professionale. Il cumulo delle diverse misure, a cui si può assommare, come nel caso posto all'esame del giudice a quo, anche la sanzione penale disposta dall'art. 166 del t.u. finanza per i reati di esercizio abusivo della professione, farebbe emergere una pluralità di profili di illegittimità costituzionale della disposizione denunciata. L'art. 55, comma 2, del t.u. finanza contrasterebbe anzitutto con l'art. 3 Cost., per violazione dei principi di ragionevolezza e di proporzionalità e per «irragionevole disparità di trattamento», essendo parificate la situazione di coloro che subiscono solo la sospensione di cui alla norma censurata e quella di coloro che patiscono anche la sospensione prevista dall'art. 196 del t.u. finanza, in assenza di qualsiasi forma di coordinamento tra le due misure, applicabili ai medesimi soggetti, per i medesimi fatti. Sarebbe altresì violato il divieto di bis in idem stabilito dall'art. 4 del Prot. addiz. CEDU n. 7, posto che, letta alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la sospensione comminata dall'art. 55, comma 2, del t.u. finanza concreterebbe una «sanzione afflittiva e quindi "punitiva", a prescindere dalla sua qualificazione formale», cumulabile con quelle disposte dall'art. 196 del t.u. finanza, senza che sia ravvisabile quella «connessione sostanziale e temporale sufficientemente stretta» che consentirebbe ai due procedimenti di essere considerati «parti di un'unica reazione sanzionatoria», che escluderebbe ogni violazione del principio del ne bis in idem, come risulta dal più recente orientamento della Corte EDU, (Grande Camera, 15 novembre 2016, A e B contro Norvegia). Di qui la violazione anche dell'art. 117, primo comma, Cost. 2.- Occorre anzitutto esaminare le eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato. 2.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri lamenta la carente motivazione sulla rilevanza, in quanto l'ordinanza di rimessione non avrebbe chiarito se la sospensione sanzionatoria di cui all'art. 196 del t.u. finanza e la sospensione cautelare di cui all'art. 55, comma 2, del t.u. finanza siano state adottate in riferimento ai medesimi fatti, posto che lo stesso rimettente afferma che i fatti oggetto della misura cautelare e della sanzione amministrativa avrebbero «proiezioni temporali parzialmente diverse». L'eccezione è superata da una lettura complessiva dell'ordinanza di rimessione, che consente di rilevare che essa dà espressamente atto della sussistenza dell'idem factum. Invero, il giudice rimettente riferisce di essere investito di un ricorso per l'annullamento della delibera con la quale la CONSOB ha disposto la sospensione per un anno dall'esercizio dell'attività di consulente finanziario, ai sensi dell'art. 55, comma 2, del t.u. finanza, dopo aver già inflitto la sanzione della sospensione dall'esercizio della professione per un periodo di quattro mesi, in relazione ai medesimi fatti, in applicazione dell'art. 196 del t.u. finanza. Inoltre, il giudice a quo afferma espressamente che la vicenda dalla quale hanno preso origine i due procedimenti amministrativi partono dalla medesima «base storica costituita da un procedimento penale ancora non concluso» ex art. 166 del t.u. finanza, «attinente a specifici comportamenti posti in essere nella gestione dell'attività consulenziale». Non può, quindi, ravvisarsi la lamentata carenza di motivazione sulla rilevanza, capace di risolversi in una causa di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale. 2.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri lamenta altresì la contraddittorietà della motivazione per il fatto che il giudice rimettente, mentre da un lato attribuisce natura "penale" ad entrambe le misure previste dagli artt. 55, comma 2, e 196 del t.u. finanza, dall'altro riferisce diffusamente gli orientamenti della giurisprudenza della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato che ne evidenziano l'assoluta diversità di natura: ciò che escluderebbe una violazione del divieto di bis in idem. Inoltre, il rimettente non avrebbe adeguatamente argomentato la natura sostanzialmente penale della sanzione amministrativa prevista dall'art. 196 del t.u. finanza, essendosi limitato a motivare solo su quella della sospensione cautelare di cui all'art. 55, comma 2, del medesimo t.u. finanza. Anche tale eccezione non è meritevole di accoglimento. Infatti, a una lettura complessiva dell'ordinanza di rimessione, può ritenersi che le argomentazioni volte a dimostrare la natura sostanzialmente penale della misura cautelare prevista dall'art. 55, comma 2, del t.u. finanza siano riferite, pur implicitamente, anche alla misura sanzionatoria amministrativa di cui al citato art. 196 del t.u. finanza. In vero, l'ordinanza di rimessione è inequivocabilmente orientata a sostenere che entrambe le misure previste dagli artt. 55, comma 2, e 196 del t.u. finanza costituiscono sanzioni di natura "sostanzialmente penale" alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che viene adeguatamente esaminata anche nei suoi sviluppi più recenti. Quanto alle pronunce della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato che escludono che la sospensione prevista dall'impugnato art. 55, comma 2, del t.u. finanza persegua finalità sanzionatorie (Corte di cassazione, sezioni unite, ordinanza 12 febbraio 2014, n. 3202 e Consiglio di Stato, sezione sesta, sentenza 10 settembre 2015, n. 4226), esse sono richiamate dall'ordinanza di rimessione allo scopo di esperire un tentativo di interpretazione «conforme a Costituzione e al diritto eurounitario», per poi escluderne l'effettiva praticabilità. Neppure sotto questo profilo si ravvisa dunque la carenza e la contraddittorietà di motivazione lamentata dall'Avvocatura generale dello Stato. Le cui osservazioni, prospettate in riferimento alla giurisprudenza della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato, rilevano, semmai, per l'esame del merito della questione sollevata, come si dirà tra breve. 2.3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri lamenta ancora l'erronea individuazione del parametro interposto, in relazione alla violazione dell'art. 117, primo comma, Cost.: