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Al comma 3 dell'articolo 3 del richiamato decreto interministeriale, si prevede inoltre che le pubbliche amministrazioni, per le imprese dotate di rating di legalità, adottino almeno uno dei sistemi premiali tra quelli previsti (preferenza in graduatoria, attribuzione di punteggio aggiuntivo, riserva di quota delle risorse finanziarie allocate) anche per le procedure di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123, nonché i bandi di cui all'articolo 5, comma 2, e all'articolo 6, comma 2, del medesimo decreto legislativo. Sulla base dell'attuale normativa appare chiaro come, se da un lato il possesso del rating di legalità da parte delle imprese che hanno i requisiti per richiederlo (sede in Italia, un fatturato minimo di 2 milioni di euro nel bilancio d'esercizio dell'anno precedente alla data della richiesta, essere iscritte alla CCIAA da almeno due anni) rivesta carattere di titolo preferenziale a parità degli altri requisiti di valutazione di merito, dall'altro rivesta un carattere di garanzia per la pubblica amministrazione chiamata sempre più spesso a promuovere sistemi di partenariato pubblico-privato per lo sviluppo competitivo del Paese. Il sopra richiamato decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, con la previsione di rilevazione del rating di legalità svolta dall'ANAC in collaborazione con l'AGCM prevede, al quinto periodo del comma 10 dell'articolo 83, che i requisiti reputazionali alla base del rating di impresa, istituito presso l'ANAC dal primo periodo del medesimo comma, tengono conto, «in particolare», del rating di legalità, ed ancora al sesto periodo del comma 7 dell'articolo 93 in materia di garanzie per la partecipazione alla procedura, si stabilisce che «Nei contratti di servizi e forniture, l'importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo è ridotto del 30 per cento per gli operatori economici in possesso del rating di legalità». Il rating di legalità dunque assume un profilo anche di vantaggio economico e competitivo per gli operatori che lo hanno richiesto avendone i requisiti. Tale principio è rafforzato dalla previsione di cui al successivo articolo 95 del decreto legislativo citato, dove al comma 13 si dispone che «le amministrazioni aggiudicatrici indicano nel bando di gara, nell'avviso o nell'invito, i criteri premiali che intendono applicare alla valutazione dell'offerta in relazione al maggior rating di legalità dell'offerente». Le innovazioni introdotte dal richiamato decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, sono importanti ma rischiano di favorire, soprattutto nelle gare ad evidenza pubblica, quelle imprese che hanno un fatturato maggiore rispetto ad altre e che dunque possono trarre beneficio, anche economico, dal possesso o meno del rating di legalità. Una discriminante, quella del possesso del rating , che rischia di inficiare la previsione contenuta nel medesimo articolo 95, comma 13, laddove, sempre in merito alla previsione dei criteri premiali che le amministrazioni intendono applicare alla valutazione dell'offerta, devono prevedere anche quelli per agevolare la partecipazione alle procedure di affidamento per le microimprese, e le piccole e medie imprese, per i giovani professionisti e per le imprese di nuova costituzione. Soggetti questi ultimi che certamente, o per dimensioni di fatturato o per via della nuova costituzione, non possono certamente richiedere l'attribuzione del rating di legalità e che di conseguenza, per poter accedere ai medesimi vantaggi e premialità debbono dotarsi delle certificazioni previste all'ultimo periodo del comma 7 dell'articolo 93, alternative al rating di legalità, sopportando certamente un onere maggiore. Inoltre i soggetti che, pur volendo, non possono ottenere il rating di legalità vedrebbero minato il loro rating di impresa di cui al primo periodo del comma 10 dell'articolo 83 del citato decreto legislativo. Sarebbe dunque opportuno, quantomeno per quanto riguarda l'attribuzione del rating di legalità secondo le innovazioni introdotte dal «nuovo codice degli appalti» di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, uniformare alcuni criteri per la concessione del rating di legalità in modo che i soggetti che intendono partecipare ad una procedura ad evidenza pubblica siano posti tutti sullo stesso piano e possano dunque accedere ai medesimi vantaggi e benefici ove definiti dalle amministrazioni aggiudicatrici. Alla data di presentazione del presente disegno di legge, risultano iscritte all'elenco delle imprese con rating di legalità presso l'AGCM 1.494 imprese. Anche in considerazione degli effetti indubbiamente positivi che una più allargata adesione da parte delle aziende al rating di legalità ha generato e potrebbe generare nel sistema Paese, soprattutto in relazione alle procedure per l'affidamento e l'esecuzione di opere e lavori pubblici, servizi e forniture, si intende introdurre all'articolo 5- ter , comma 1, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, alcune modifiche anche in ordine all'uso del termine rating , che non appare appropriato alle finalità per le quali era stato istituito anche in considerazione del fatto che il termine anglosassone rating nella lingua italiana si traduce in «classificazione», «indice», «affidabilità creditizia ( credibility rating, credit rating )», «graduatoria ( tier rating )», «valutazione» o «popolarità» (fonte: word reference.com , Collins Italian Dictionary 1995) , e dunque non appare idoneo ad indicare una garanzia di legalità che è concessa dall'ANAC e dall'AGCM in collaborazione tra loro. L'articolo 1, apporta modifiche all'articolo 5- ter , comma 1, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e successive modificazioni, prevedendo alle lettere a), e), f) e h) la sostituzione del termine « rating » con il termine «garanzia» ritenuto più adatto alla qualificazione della certificazione; si sopprimono, inoltre, le parole: «che raggiungano un fatturato minimo di due milioni di euro, riferito alla singola impresa o al gruppo di appartenenza». Tale soppressione si rende necessaria al fine di permettere anche a quelle imprese che hanno un fatturato pari o inferiore ai due milioni di euro di ottenere la certificazione della «garanzia» di legalità evitando con ciò situazioni di discriminazione tra imprese; alla lettera b) si reca l'introduzione di un periodo che stabilisce che la garanzia di legalità possa essere «richiesta da tutti i soggetti comunque iscritti nel registro delle imprese o nei competenti albi, ruoli o comunque definiti e necessari per l'esercizio dell'attività» e ciò per superare i limiti fissati dall'AGCM con delibera del 14 novembre 2012, n. 24075, come modificata dalla delibera n. 24953 del 5 giugno 2014, dalla successiva delibera n. 25017 del 17 luglio 2014 e dalla delibera n. 25207 del 4 dicembre 2014, che stabilisce che la richiesta del « rating di legalità» possa essere effettuata dalle aziende che, alla data della richiesta di rating , siano iscritte nel registro delle imprese da almeno due anni.