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sono passati poco più di 100 giorni da quando Silvia Romano, giovane cooperante italiana, è stata sequestrata a Chakama, città costiera nella contea di Kilifi, a circa 80 chilometri ad ovest di Malindi. L'ultimo contatto utile con i rapitori secondo indiscrezioni di stampa risalirebbe a circa un mese fa e l'ipotesi che viene ora maggiormente accreditata da intelligence e investigatori italiani è che i sequestratori abbiano superato non solo il fiume Tana, subito a nord del villaggio, ma anche la foresta di Boni, ancora più a nord, dirigendosi, dunque, in Somalia; se confermata, la notizia apre a scenari considerevolmente gravi. Infatti, fin dal giorno del suo rapimento, il 20 novembre 2018, la polizia locale ha accreditato l'ipotesi che la cooperante fosse stata portata via da una banda di criminali locali, dunque, estranei ai pericolosi terroristi di Al Shaabab, sebbene proprio la foresta di Boni, con un'area di circa 1.350 chilometri quadrati, sia un territorio battuto anche da questi ultimi; a dicembre si è giunti all'arresto di uno dei tre sospettati, Ibrahim Adan Omar, che si trovava nel villaggio di Bangale, nella contea di Tana River; il 21 gennaio il comandante della polizia della regione costiera, Marcus Ochola, ha evidenziato elementi di problematicità e criticità nelle ricerche: in primo luogo le condizioni climatiche e la morfologia dell'area del Tana River, che non favorirebbero le attività della polizia locale, in secondo luogo, la mancata collaborazione delle tribù locali; premesso, inoltre, che: il passaggio in Somalia significherebbe, pertanto, l'impossibilità per le autorità keniote di proseguire le ricerche, con lo spostamento di tutte le operazioni volte alla liberazione della cooperante in un'area più instabile e di difficile agibilità; come già evidenziato nell'atto di sindacato ispettivo 3-00415, presentato dagli interroganti in data 22 novembre 2018, "gli Al- Shabab, conosciuti come "i Giovani", rappresentano il gruppo islamico più potente e attivo in Somalia, dal 2012 riconosciuti formalmente come cellula locale di al-Qaeda e inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche di numerosi governi e servizi di sicurezza occidentali. L'attuale forza armata del gruppo terroristico conterebbe tra i settemila e i novemila uomini"; sebbene sia le autorità locali che quelle italiane abbiano tenuto da subito un atteggiamento di massimo riserbo, al fine di condurre al meglio le ricerche in un territorio caratterizzato da grande instabilità, il passare delle settimane rischia di pregiudicare la liberazione della volontaria della onlus marchigiana "Africa Milele", si chiede di sapere quali iniziative in accordo con le autorità locali il Governo italiano stia intraprendendo al fine di garantire una rapida soluzione del sequestro della cooperante italiana. Atto n. 3-00690 CIRINNA' ALFIERI VALENTE BONINO FEDELI PINOTTI IORI MESSINA Assuntela BINETTI MASINI GIACOBBE MALPEZZI MIRABELLI CUCCA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 12 marzo 2019, gli organi di stampa hanno dato ampio risalto alla notizia della condanna a 38 anni di carcere e a 148 frustate, in Iran, di Nasrin Sotoudeh, avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani; Nasrin Sotoudeh è stata arrestata nella sua abitazione il 13 giugno 2018. All'inizio di questa settimana è stata informata dall'ufficio per l'esecuzione delle pene di Evin, la prigione di Teheran dov'è attualmente detenuta, di essere stata giudicata colpevole di sette reati e condannata, pertanto, a 33 anni e 148 frustate; in particolare, come riferito dall'Irna, l'agenzia di stampa della Repubblica iraniana, Sotoudeh è accusata di propaganda contro lo Stato, interruzione dell'ordine pubblico, commissione di un atto peccaminoso essendo apparsa in pubblico senza hijab e avendo incitato le donne a togliersi il velo, nonché incitamento alla corruzione e alla prostituzione e ad azioni immorali; la condanna è determinata dall'applicazione dell'articolo 134 del codice penale iraniano che autorizza a emettere una sentenza più alta di quella massima prevista nei casi in cui l'imputato abbia più di tre imputazioni a carico. Nel caso di Nasrin Sotoudeh, il giudice Mohammad Moghiseh ha applicato il massimo della pena per ognuno dei sette capi d'accusa, 29 anni in tutto, aggiungendovi altri quattro anni e portando così la condanna a 33 anni; Nasrin Sotoudeh, legata da una lunga militanza in difesa dei diritti umani con la premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, è anche vincitrice del premio Sakharov del Parlamento europeo nel 2012; Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull'Africa del Nord di Amnesty International, ha duramente stigmatizzato la notizia della condanna, in particolare ha sottolineato come: "I governi che hanno influenza sull'Iran dovrebbero chiedere il rilascio di Nasrin Sotoudeh. La comunità internazionale, in particolare l'Unione europea, dovrebbe prendere pubblicamente una posizione forte contro questa vergognosa condanna e intervenire urgentemente per assicurare il rilascio immediato e incondizionato della detenuta"; considerato che: dal combinato disposto di cui agli articoli 2, 3, 10 e 11 della Costituzione discende la necessità che la politica estera del Paese sia ispirata ad esigenze di protezione dei diritti umani e orientata a promuoverne il rispetto nei Paesi con i quali sussistano relazioni diplomatiche e rapporti di cooperazione; analoghi principi ispirano l'azione esterna dell'Unione europea; le ragioni della condanna dell'avvocato Sotoudeh e le concrete caratteristiche delle pene irrogate appaiono in netto contrasto con il rispetto della dignità umana e con il divieto di trattamenti inumani e degradanti, desumibili dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, si chiede di sapere: quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, anche attivandosi presso l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea e i Ministri degli esteri degli altri Stati membri dell'Unione, per far fronte alla drammatica condizione dell'avvocato Sotoudeh; se non ritenga, altresì, doveroso e urgente intraprendere le necessarie azioni per sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale in relazione alla situazione della protezione dei diritti umani in Iran, anche promuovendo, in sede europea, opportuni strumenti di condizionalità delle azioni di cooperazione attualmente in essere all'effettivo rispetto dei diritti umani, della democrazia e del pluralismo politico. Atto n. 3-00691 MARCUCCI Al Ministro dell'interno Premesso che: il 6 febbraio 2019 un poliziotto è stato ferito gravemente alla testa con un mattone durante lo svolgimento di un controllo antidroga nella pineta di Ponente a Viareggio (Lucca);