[pronunce]

che il medesimo condannato ha chiesto la concessione della sospensione condizionata ai sensi della legge n. 207 del 2003 per i reati di furto, che non sono ostativi ai sensi. dell'art. 1 della stessa legge, e che il condannato è in possesso di tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente per l'accesso alla sospensione condizionata ai sensi della legge n. 207 del 2003; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata; che, secondo la difesa erariale, la questione sarebbe inammissibile perché il giorno di fine pena è il 2 marzo 2006, e, pertanto, sulla domanda del condannato non vi è altro provvedimento da assumere che il non luogo a provvedere; che, inoltre, non è dimostrata la rilevanza della questione nel procedimento a quo, poiché è solo affermato che il condannato è in possesso di tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente per l'accesso alla sospensione condizionata ai sensi della legge n. 207 del 2003; che la questione sarebbe inoltre infondata, perché, come risulta dalla relazione al progetto di legge sull'indultino, lo stesso ha la finalità di ovviare al sovraffollamento carcerario (che rappresenta un grave ostacolo alla funzione rieducativa) senza però dimenticare il fine del recupero sociale del condannato, dal momento che quest'ultimo vede sostituito un trattamento penale scarsamente significativo (detenzione non superiore a due anni) con un altro trattamento di durata assai più lunga (cinque anni), che ha la funzione di stimolo all'astenersi dall'infrangere ulteriormente la normativa penale; che non vi sarebbe alcuna incoerenza logica nel fatto che l'ammissione al beneficio sia atto dovuto e che vi sia sorveglianza circa il rispetto delle prescrizioni imposte al condannato, in quanto, da un lato, si è voluto estendere al massimo l'ammissibilità del beneficio e, dall'altro, si sono volute salvaguardare le esigenze di tutela della collettività e di recupero sociale del condannato; che, poiché le misure alternative alla detenzione e il c.d. indultino sono misure differenti, non rileva che colui che si sia visto revocare una misura alternativa possa poi essere ammesso all'indultino; che, peraltro, anche colui che abbia subìto la revoca della misura alternativa alla detenzione ha dovuto fare domanda per accedere all'indultino, così manifestando la propria disponibilità ad intraprendere un percorso extramurario di recupero; che, con ordinanza del 20 dicembre 2005, il Tribunale di sorveglianza di Cagliari (reg. ord. n. 36 del 2006) ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, della legge n. 207 del 1° agosto 2003, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, nella parte in cui non prevede tra le cause ostative all'applicazione del beneficio la revoca di una misura alternativa; che, osserva il rimettente, nel procedimento sull'istanza di sospensione condizionata dell'esecuzione della pena introdotto dalla legge n. 207 del 2003, sussistono tutti i requisiti di legittimità previsti dall'art. 1 della legge n. 207 del 2003, in quanto la sospensione della pena era stata rifiutata al richiedente dal magistrato di sorveglianza sulla base dell'art. 1, comma 3, lettera d), della legge n. 207 del 2003, dichiarato illegittimo dalla sentenza n. 278 del 2005 della Corte costituzionale; che, secondo il giudice a quo, ove si consentisse l'accesso alla misura invocata da parte del detenuto che sia incorso nella revoca colpevole di una precedente misura alternativa, si determinerebbe, per un verso, una vanificazione della funzione rieducativa e di prevenzione speciale propria della sanzione penale (art. 27, terzo comma, della Costituzione), attraverso una chiara incentivazione alla violazione delle prescrizioni della misura alternativa; e, per altro verso, un'evidente disparità di trattamento rispetto a situazioni che, pur essendo simili, riceverebbero una diversa disciplina giuridica (art. 3); che, da un lato, infatti, è chiaro che, se il condannato in misura alternativa fosse consapevole della possibilità di accedere alla sospensione condizionata, egli avrebbe una forte spinta alla violazione delle prescrizioni della misura alternativa, nella certezza che in ogni caso verrebbe certamente ammesso all'altro beneficio, dal momento che la revoca della misura alternativa alla detenzione non impedirebbe l'accesso ad un beneficio sostanzialmente identico all'affidamento; che tale irragionevolezza della disciplina sarebbe accentuata, sotto il profilo della disparità di trattamento, dalla circostanza che, mentre nel caso di revoca di misura alternativa per “fatto colpevole” è temporaneamente precluso l'accesso ad un'altra misura in virtù della disciplina dettata dall'art. 58-quater della legge n. 354 del 1975, viceversa, nel caso esaminato non è prevista alcuna forma di limitazione, nonostante la già rilevata identità sostanziale tra sospensione condizionata e affidamento in prova; che, quanto alla rilevanza, osserva il giudice a quo che la sanzione di incostituzionalità che dovesse colpire l'art. 1 della legge n. 207 del 2003 renderebbe inapplicabile al condannato il beneficio previsto dall'art. 1 della stessa legge; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata, oltre che alla stregua delle argomentazioni già svolte negli altri giudizi, anche perché la disposizione impugnata non attribuisce al condannato alcun incentivo alla trasgressione della misura alternativa, non avendo il condannato alcun interesse a tornare in carcere, mentre, una volta ammesso all'indultino, o se ne mostrerà meritevole oppure perderà il relativo beneficio. Considerato che il Tribunale di sorveglianza di Avellino dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, della legge 1° agosto 2003, n. 207 (Sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni), nella parte in cui non prevede come causa ostativa al beneficio della sospensione condizionale della pena la revoca di una misura alternativa, per violazione dell'art. 3 della Costituzione, per l'irragionevole disparità di trattamento tra i soggetti che si sono dimostrati meritevoli di una misura alternativa e ne hanno osservato correttamente le prescrizioni e coloro che hanno subìto la revoca della misura; nonché per violazione dell'art. 27, terzo comma, della Costituzione, per contrasto con il principio della funzione rieducativa della pena;