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Siamo l'unico Paese che considera la salute un diritto e che in questo senso considera norma costituzionale fondamentale la tutela di tale diritto. Facciamo molto in questo senso; non facciamo tutto ciò di cui c'è bisogno e, soprattutto, non lo facciamo per una serie di categorie di pazienti che meriterebbero maggiore attenzione da parte nostra e che dalla legge di bilancio aspettano risposte. Poi abbiamo scoperto che quella legge non esisteva più, ma quel lavoro da noi fatto è importante, realizzato con convinzione e passione, anche maniera trasversale - se volete - in costante dialogo con la società civile, con quella più fragile, composta da persone disabili, da anziani, da malati cronici; quella società civile nell'ambito della quale molti famigliari dedicano totalmente la loro vita alla cura dei loro cari. Penso per esempio alla figura del caregiver , a quella realtà complessa e composita costituita dalle malattie rare, che ci chiede da tempo quando pubblichiamo il piano nazionale delle malattie rare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) , quando ci rendiamo conto di ciò di cui ha bisogno. Devo dirvi - come è facile comprendere - che la mia lettura della legge di bilancio è assolutamente orientata. C'è stato un altro aspetto su cui mi sono soffermata: tutti noi sappiamo che la povertà è un'importante causa di malattia, è un elemento di comorbilità fisso nella cura dei pazienti. Sappiamo che se un paziente riesce a nutrirsi bene, anche la nutrizione diventa un fattore protettivo della sua salute, così se ha condizioni igieniche accettabili, in cui ad esempio non vi sia umidità; abbiamo visto scomparire tante patologie in questi anni, proprio grazie al contesto delle misure sociali. La povertà è importante come fattore fondamentale di salute. Non abbiamo creduto nemmeno per scherzo che si potesse abolire la povertà per legge, troppo facile. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi crediamo a Gesù Bambino, a Roma crediamo perfino alla Befana, ma non crediamo che qualcuno possa venire raccontarci che la povertà si abolisce così, con colpo di bacchetta. Crediamo però - questo sì - che una legge di bilancio ben fatta riduca le disparità, che risponda a quella popolazione che - questo, letto bene, è un tesoro del nostro Paese - che è in età avanzata, ai grandi anziani. Voi vi rendete conto, però, che i grandi anziani sono quelli a pensione bloccata, che hanno una pensione scarsa di 1.200, 1.300, 1.400 euro, che si assottiglia immediatamente e che va a incidere sulla capacità di nutrirsi, sulla possibilità di curarsi, su quell'insieme di terapie non strettamente farmacologiche che definiscono la qualità di vita. Noi speravamo ed abbiamo lavorato, abbiamo scritto qualsiasi cosa (relazioni di minoranza, ordini del giorno, emendamenti), pensando di fare questo servizio al Paese che - credetemi - non aveva nemmeno colore politico, perché il partito dei malati, degli anziani, dei disabili è un partito trasversale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non vi nascondo che mentre noi ci dibattiamo nel cercare di capire con questa manovra di bilancio se siamo diventati una Repubblica non presidenziale, ma vice presidenziale, o siamo ancora una Repubblica parlamentare (Applausi dal Gruppo FI-BP) , la gente dalla strada ci chiede di prenderci cura di loro. Noi non sappiamo nulla, non sappiamo che risposte dare. È questo che ci pesa, ci angoscia, ci dà tristezza, e non sapremo nemmeno a Natale - perché il disegno di legge poi dovrà andare alla Camera - che cosa questa legge porterà alla classe degli ultimi del nostro Paese, ed è questo quello che ci addolora e ci rende più triste il Natale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, vorrei cominciare questo mio intervento con una frase di Kapuscinski , grande reporter e saggista polacco scomparso nel 2007: «È sempre il potere a provocare la rivoluzione. Non certo di proposito. Tuttavia il suo stile di vita e di governo finisce per diventare una vera e propria provocazione. Ciò avviene quando tra i personaggi dell' élite si instaurano il senso dell'impunità e la convinzione di poter fare qualunque cosa, di potersi permettere tutto». Quella che c'è stata il 4 marzo, colleghe e colleghi, è stata una rivoluzione. Una rivoluzione gentile, pacifica, fatta da milioni di cittadini che hanno deliberatamente scelto di dire basta a quel potere rappresentato dai vecchi partiti che per troppo tempo sono stati forti con i deboli e deboli con i forti. Questi cittadini hanno scelto noi, ci hanno dato una delle cose più preziose che esistano: la loro fiducia. Non intendiamo deluderli e questo disegno di legge di bilancio, la prima di tante, ne è la dimostrazione. In questi mesi, tra i banchi delle opposizioni, c'è stato chi ha avuto la faccia tosta di gridarci «Vergogna!». Beh, credo che a vergognarsi dovrebbero essere loro (Applausi dal Gruppo M5S) , che - da competenti quali dicono di essere - ci hanno lasciato un Paese con più di 5 milioni di persone in povertà assoluta, un Paese dove quasi la metà degli anziani non può permettersi nemmeno di accendere il riscaldamento nelle proprie case. Perciò di cosa dovremmo vergognarci? Del reddito di cittadinanza? All'articolo 1 la nostra amata Costituzione, quella che due anni fa qualcuno voleva stravolgere, recita che «l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Ebbene, qualora non l'abbiate ancora capito - o peggio facciate finta - il reddito di cittadinanza è una misura per il lavoro, che permetterà a milioni di persone oggi escluse dal mercato e senza reddito di guardare al futuro con ottimismo. Dovremmo vergognarci di quota 100, con la quale iniziamo finalmente a superare la legge Fornero? Di aver disinnescato l'aumento dell'IVA nel 2019, una misura che mette al riparo i cittadini da un aumento del prelievo fiscale di oltre 12 miliardi? Di aver tagliato le pensioni d'oro e contemporaneamente aver alzato le minime? Degli 1,5 miliardi stanziati per i risparmiatori truffati dalle banche, quelli abbandonati da chi ci ha preceduti? Siate seri. Almeno per una volta, per favore, siate seri. Tra le pieghe di questa manovra ci sono provvedimenti che i cittadini attendevano da tempo immemore. Dopo una lunga confusione, per esempio, siamo riusciti a mettere un fondamentale punto fermo per i tanti professionisti sanitari che non si sono potuti iscrivere agli albi e, lavorando però in ambito sanitario, dopo la legge n. 3 del 2018 della Lorenzin, rischiavano di restare senza lavoro. I massofisioterapisti, per dirne una. Ecco, in questo caso - vi racconto rapidamente - chi fino al 1999 aveva frequentato dei corsi regionali abilitanti la professione ha ottenuto l'equipollenza con la laurea e la conseguente iscrizione all'albo dei fisioterapisti.