[pronunce]

, l'inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti dopo la scadenza del termine di cui all'art. 405, comma 2, c.p.p., calcolato a far tempo dal momento in cui la notizia di reato avrebbe dovuto essere iscritta»; che, nondimeno, il Tribunale rimettente omette di precisare se ed in che misura l'eventuale inutilizzabilità degli atti dell'indagine – compiuti dopo la scadenza dei relativi termini - influirebbe sullo scrutinio che il giudice a quo è chiamato a compiere in relazione alla domanda di riesame proposta avverso i provvedimenti di sequestro: omessa precisazione che si risolve in un evidente difetto di motivazione circa la rilevanza della questione; che, accanto a ciò, il quesito di costituzionalità si sostanzia nella richiesta di una declaratoria di illegittimità costituzionale fondata su parametri del tutto aspecifici, quali quelli del «ritardo abnorme» o dell'«ingiustificato ritardo» nella iscrizione della notizia nel registro ex art. 335 cod. proc. pen.: dal che consegue l'evidente inammissibilità del petitum per totale genericità dei suoi presupposti; che, sotto altro profilo, il petitum conclusivamente formulato mira a sollecitare una pronuncia additiva idonea a sanzionare – con l'inutilizzabilità processuale - gli atti compiuti dall'organo di accusa oltre il termine effettivo delle indagini preliminari; ma tale richiesta appare in decisa contraddizione con l'argomentazione espressa nel corpo dell'ordinanza di rimessione in cui, invece, oggetto di censura risulta essere «l'omessa indicazione della sanzione di inutilizzabilità degli atti d'indagine raccolti anteriormente alla data di iscrizione avvenuta con ritardo non giustificabile»; che le due prospettive - miranti, l'una, ad introdurre la sanzione di inutilizzabilità di atti compiuti oltre la scadenza del termine massimo di indagine, considerato il momento in cui la notizia di reato avrebbe dovuto essere effettivamente iscritta; l'altra, a richiedere la medesima sanzione processuale per gli atti compiuti prima della formale iscrizione nel registro ex art. 335 cod. proc. pen. , se quest'ultima è avvenuta con ritardo «ingiustificabile» - si palesano, all'evidenza, completamente antitetiche, sì da far risaltare l'insolubile contraddittorietà del quesito; che per i suesposti motivi la questione è manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, della norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 407, comma 3, del codice di procedura penale, sollevata, in relazione all'art. 24, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Bologna con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'1 dicembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA