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Modifica all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e disposizioni concernenti la formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado. Onorevoli Senatori. – Il fenomeno del sovraffollamento delle classi o delle cosiddette «classi pollaio» è una delle grandi emergenze della scuola pubblica italiana. All'avvio di ogni anno scolastico puntualmente si ripropongono assurde situazioni di disagio, con oltre trenta alunni stipati in ambienti troppo piccoli e non a norma, all'interno di edifici fatiscenti e spesso privi delle necessarie certificazioni di agibilità. I genitori e gli studenti denunciano gli episodi, gli organi di informazione dedicano ampio spazio all'emergenza del sovraffollamento e puntualmente i rappresentanti delle istituzioni dichiarano di volersi impegnare per risolvere il problema. Poi, purtroppo, l'emergenza viene dimenticata e i casi di classi sovraffollate si ripresentano a settembre. Esemplificativo, in questo senso, il clamoroso caso del liceo musicale Verga di Modica in cui, nel settembre 2013, si è giunti al paradosso di una classe composta addirittura da quarantanove studenti, di cui uno disabile. A generare tutto questo, lo ricordiamo, è una norma del 2008 a firma Giulio Tremonti, allora Ministro dell'economia e delle finanze: si tratta dell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008. La disposizione ha incrementato di un punto, nel triennio 2009-2011, il rapporto alunni/docente per classe (dall'8,94 del 2008 al 9,94 del 2012). Precisamente, la norma ha previsto l'adozione, a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010 e ai fini di una fantomatica «migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente», di «interventi e misure volti ad incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare comunque entro l'anno scolastico 2011/2012, per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei tenendo anche conto delle necessità relative agli alunni diversamente abili». Per raggiungere questo obiettivo, il piano triennale Gelmini-Tremonti ha comportato il licenziamento di ben 86.931 docenti, garantendo un risparmio di oltre 2 miliardi di euro, come si evince dalla seguente tabella, allegata alla relazione tecnica del provvedimento: Stima alunni (dato Ministero della pubblica istruzione-MPI 2008/2009) 7.768.506 Docenti (dato MPI 2007/2008 attualizzato a legislazione vigente) 868.542 Rapporto alunni/docenti 8,94 Retribuzione media docenti (dato MPI) 31.630 (euro/anno). Anno scolastico 2008/2009 2009/2010 2010/2011 2011/2012 2012/2013 Stima alunni 7.768.506 7.768.506 7.768.506 7.768.506 7.768.506 Docenti 868.542 826.437 800.877 781.201 Rapporto 8,94 9,4 9,7 9,94 Differenze di rapporto 0,45 0,30 0,24 1,0 Differenze annuali -42.105 -25.560 -19.676 Riduzioni già previste dalla legislazione vigente -10.000 -10.000 0 Totale -32.105 -15.560 -19.676 Totale nuove riduzioni cumulate -32.105 -47.665 -67.341 Risparmi per anno scolastico 2009/2010 2010/2011 2011/2012 Euro 1.015.487.206,81 492.159.677,93 622.337.213,24 Risparmi per anno finanziario 2009 2010 2011 2012 Euro 338.495.736 1.179.540.433 1.715.092.622 2.129.984.098 Oltre ad aver avuto un impatto devastante sotto il profilo occupazionale, il drastico taglio delle cattedre a fronte di un numero di alunni iscritti stabile o addirittura in crescita ha comportato l'inevitabile aumento del numero degli studenti per classe, fino al verificarsi di episodi assurdi in cui si è appunto arrivati ad avere addirittura quaranta studenti stipati nella stessa aula, in deroga a ogni norma di sicurezza. L'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008 ha poi necessitato di appositi atti normativi che lo rendessero concretamente operativo. Ed ecco che a tradurre in legge le drammatiche e inevitabili conseguenze del piano di razionalizzazione è stato il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, che nelle sue premesse cita appunto l'articolo 64. Le disposizioni in questione, che - lo ricordiamo - hanno natura regolamentare e sono dunque fonti di rango secondario, hanno infatti determinato una drastica ridefinizione degli assetti e dei parametri per la composizione delle classi, andando a incidere sulla precedente normativa in materia, il decreto del Ministro della pubblica istruzione 24 luglio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 264 dell'11 novembre 1998, e ridisegnando la disciplina in merito al numero minimo e massimo di alunni per classe degli edifici scolastici di ogni ordine e grado. Si è cominciato con le sezioni della scuola dell'infanzia, innalzando da venticinque a ventisei il numero massimo di alunni per classe. Per le sezioni della scuola primaria, il numero minimo di alunni stabilito dal citato decreto del 1998 era fissato a dieci e il numero massimo a venticinque. Con il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 si è passati a un minimo di quindici e a un massimo di ventisette. Quanto alla scuola secondaria di primo grado, si è passati da un minimo di quindici e un massimo di venticinque a un minimo di diciotto e a un massimo di ventotto. Ma il caso più eclatante riguarda le scuole secondarie di secondo grado, in cui è attualmente possibile comporre classi di trentatré alunni. Se si tiene conto della possibilità di derogare fino al 10 per cento al numero massimo degli alunni per classe, prevista dall'articolo 4, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, è facile comprendere come ad oggi sia legittimo e pienamente conforme alla legge comporre sezioni con ben trentatré alunni. La puntualità nel tradurre in legge il piano programmatico di razionalizzazione contenuto nell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008 e la conseguente modifica dei parametri per la composizione delle classi non sono state purtroppo accompagnate da altrettanta solerzia nel concretizzare a livello normativo la realizzazione del piano generale di riqualificazione dell'edilizia scolastica, annunciato dal comma 2 dell'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 e a tutt'oggi mai realizzato. In fase di redazione del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, il legislatore non ha poi tenuto conto di una serie di disposizioni normative tuttora vigenti e pienamente efficaci: