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prevale su qualsiasi altra norma, avendo l'Italia aderito alle convenzioni internazionali che regolano la materia e che, peraltro, conseguono a prassi consuetudinarie. Quindi, sono già, al di là della convenzione, diritto pubblico consuetudinario, quindi ineludibile. Neppure il legislatore ordinario, quali noi siamo, può eventualmente derogare a quegli obblighi. Nessuno può derogare a quegli obblighi. L'operazione di soccorso, che comprende il salvataggio, deve essere portata all'ulteriore e ultima conseguenza dello sbarco in un luogo sicuro, il che significa sbarco in un luogo dal quale le persone possono essere portate poi alle successive destinazioni. La nave non è un luogo sicuro: lo escludono espressamente le convenzioni internazionali. Non è vero quello che dice la relazione di maggioranza al riguardo. Semplicemente non è vero. Qui mi voglio limitare a ricordare il punto nodale della vicenda, ossia la mancata concessione del POS e la successiva imposizione del divieto di sbarco. Inizialmente il POS doveva, a ragione, essere individuato da Malta nel proprio territorio, essendo un luogo sicuro più vicino all'area in cui erano iniziate le operazioni di soccorso, come previsto dal regolamento dell'Unione europea n. 656 del 2014. Tuttavia, le autorità maltesi non hanno in alcun modo inteso accogliere la richiesta italiana. Poiché l'IMRCC, il Comando generale delle Capitanerie di porto, aveva ricevuto la notizia e coordinato i soccorsi, era comunque tenuto a individuare un POS nel territorio nazionale in ossequio al principio della necessaria integrità dei servizi SAR. Non ci può essere una zona vuota. Il 15 agosto e successivo 17 agosto sono state reiteratamente effettuate richieste di POS dal Comando generale delle Capitanerie verso il Dipartimento del Ministero dell'interno. Nell'inerzia di questo Dipartimento, che è un ente tecnico delegato, lo stesso IMRCC - sembra su disposizione del ministro Toninelli - ha disposto che la nave Diciotti attraccasse a Catania, in adempimento, di fatto, degli obblighi posti dalla risoluzione MSC 167(78). A tale decisione rispose il ministro Salvini con uno dei tanti provvedimenti social , imponendo il divieto di sbarco dalla Diciotti. La Diciotti, come ha detto già il senatore Grasso ed è importante ripeterlo, è nave militare, è territorio italiano, a maggior ragione nelle acque interne di un porto come Catania. Quella gente era già in Italia, vietare lo sbarco non aveva alcun senso. Sbaglia ancora una volta la relazione di maggioranza quando afferma che il salvataggio dal mare si concluda quando il naufrago è a bordo. Non è così, lo abbiamo detto e lo voglio ripetere. I naufraghi sono stati usati come impropria merce di scambio in un doppio scontro con Malta e l'Unione europea, scontro che tra l'altro ci ha visti perdenti in entrambi i casi, non ottenendo né che Malta indicasse un POS, né che vi fosse una redistribuzione dei naufraghi. Il ministro Salvini aveva anche inizialmente sostenuto la tesi che sulla nave italiana vi fossero fra in naufraghi presi a bordo possibili criminali o terroristi. Questa tesi presto è stata abbandonata dal Ministro, ma fu ripresa brevemente da anonimi funzionari del Ministero il 29 gennaio scorso, funzionari che avevano addirittura sostenuto, in un comunicato stampa alla Adnkronos, che i magistrati inquirenti non avrebbero tenuto conto delle dichiarazioni da loro rese in tal senso. Lo stesso ministro Salvini successivamente, il giorno 31 dello stesso mese, rispondendo alle domande più volte reiterate da un giornalista, non poté sostenere che vi fossero specifici elementi relativi alla Diciotti e si dovette limitare a parlare in questi termini: «Sui barconi c'è di ogni…». Secondo l'ordinamento costituzionale la sottrazione alla giurisdizione ordinaria costituisce una deroga compatibile con i principi fondamentali dello Stato solo se in concreto il comportamento che integra la fattispecie di reato sia volto a tutelare un bene giuridico costituzionale preminente rispetto a quello compresso, sulla base di una comparazione effettuata secondo criteri di ragionevolezza, razionalità e proporzionalità. Non è possibile, in assenza di questi criteri della valutazione e della comparazione, sottrarre il ministro Salvini all'accertamento dell'autorità giudiziaria. Inoltre, la relazione del presidente Gasparri, con la sua fluidità ed incertezza, appare certamente idonea a creare un precedente veramente molto pericoloso dato che la compressione dei diritti che essa sostiene potrebbe ovviamente non limitarsi solo al caso di specie o all'azione spregiudicata di un Ministro pro tempore ma essere invocata in futuro, in situazioni diverse ma analoghe, da altri Ministri che abbiano la volontà di giustificare decisioni, non obbligatoriamente relative a naufraghi o a migranti (anche se migranti e naufraghi, bisogna ricordarlo comunque, sono persone e anche loro hanno pieni diritti e dignità), che comportino temporanee limitazione della libertà personale. È quindi auspicabile che il Senato della Repubblica riaffermi che l'Italia è ancora uno Stato di diritto e conceda l'autorizzazione a procedere, permettendo al ministro Salvini di difendersi nel processo e non dal processo, dinanzi al giudice precostituito per legge, circostanza che, come aveva egli stesso chiarito, non lo spaventa. Andiamo avanti dunque. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, anzitutto le domando se ci sono notizie del vice presidente Salvini. Credo sarebbe stato rispettoso nei confronti dell'Assemblea del Senato se fosse stato qua ad ascoltare la relazione di maggioranza del presidente Gasparri e le due interessanti relazioni di minoranza. (Applausi dal Gruppo PD) . Non so, forse ci sono notizie, forse c'è un impedimento, un ritardo o una richiesta di rinviare i lavori a domani mattina. Lo chiedo a lei, signor Presidente, perché ritengo importante per il ministro Salvini, ma anche per noi tutti e anche per l'autorevolezza dell'istituzione che rappresentiamo, che egli sia presente. Le chiedo, quindi, se è possibile sospendere i lavori in attesa che il ministro Salvini ci possa raggiungere o quantomeno che la Presidenza del Senato si possa attivare. (Applausi dal Gruppo PD) . Oppure chiederei al rappresentante del Governo, rispetto a questo punto, di dirci quali sono gli impegni che hanno impedito questa sera al ministro Salvini di essere presente con noi. PRESIDENTE . La Presidenza sicuramente si farà latrice delle sue richieste. Intanto le chiedo di proseguire nel suo intervento. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, io farò il mio intervento, però ribadisco: credo che sia interesse innanzitutto della Presidenza del Senato, ma anche del Governo tutto, fare in modo che il vice presidente Salvini possa ascoltare gli interventi su un tema così delicato, in termini politici, in termini di diritti costituzionali, in termini di funzione delle istituzioni: del Governo, che fa e porta avanti la linea politica, ma anche del Parlamento, che esprime i voti rispetto a questa vicenda. (Applausi dal Gruppo PD).