[pronunce]

, disciplinando analoga materia, prevede espressamente la lettura delle dichiarazioni rese dalle persone indicate nell'art. 210, comma 1, cod. proc. pen. , sia dinanzi al giudice dell'udienza preliminare, sia davanti al giudice per le indagini preliminari, sicché la formulazione dell'art. 512 cod. proc. pen. appare frutto di una diversa scelta del legislatore. 3.3.- Siffatta scelta di escludere la lettura delle dichiarazioni a suo tempo rese al giudice per le indagini preliminari dalla persona poi citata quale teste assistito ex art. 197-bis cod. proc. pen. , nonostante la sopravvenuta impossibilità di ripetizione dell'esame, appare al Tribunale di Roma in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto irragionevole e lesiva del principio di eguaglianza, essendo viceversa consentita la lettura delle dichiarazioni rese, fuori del contraddittorio, dinanzi alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero (e, dunque, in assenza di un giudice terzo), come anche delle dichiarazioni rese dai soggetti di cui all'art. 210 cod. proc. pen. 3.4.- La medesima scelta legislativa di sottrarre irrimediabilmente tali dichiarazioni al materiale probatorio valutabile per l'accertamento dei fatti sarebbe per il giudice a quo in contrasto con l'art. 111 Cost., il quale rimette alla legge di regolare i casi di deroga al principio del contraddittorio nella formazione della prova per accertata impossibilità, in modo da permettere l'acquisizione nella fase dibattimentale di atti di indagine allorché sussista la non ripetibilità dell'elemento raccolto dovuta a cause imprevedibili. 3.5.- L'ordinanza di rimessione evidenzia, inoltre, come per le dichiarazioni contenute nel verbale di interrogatorio ex art. 294 cod. proc. pen. nemmeno operi il meccanismo di acquisizione previsto dal comma 3 dell'art. 238 del medesimo codice. 3.6. - Viene quindi richiamata dal giudice rimettente l'ordinanza n. 164 del 2003, con la quale questa Corte ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 512 cod. proc. pen. , che era stata sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., «nella parte in cui non consente la lettura per impossibilità sopravvenuta delle dichiarazioni rese al giudice nel corso delle indagini preliminari da soggetto che nel corso del dibattimento ha assunto la veste di "testimone assistito" ex art. 197-bis cod. proc. pen.», non avendo il giudice a quo precisato quale fosse la posizione processuale del soggetto, giudicato separatamente, nel momento in cui aveva reso le dichiarazioni divenute irripetibili. La citata ordinanza ebbe a rilevare, in particolare, che il giudice rimettente non aveva chiarito se quelle dichiarazioni erano state raccolte nell'ambito di un procedimento cumulativo a carico anche dell'imputato da giudicare ovvero in un procedimento diverso, il che impediva di valutare se nel caso in esame avrebbe potuto applicarsi l'art. 238, comma 3, cod. proc. pen. , che prevede l'acquisizione della documentazione di atti di altri procedimenti di cui è divenuta impossibile la ripetizione per fatti o circostanze imprevedibili. 3.7.- Il Tribunale rimettente richiama, ancora, la successiva ordinanza n. 112 del 2006, con la quale questa Corte ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 512 cod. proc. pen. sollevata, sempre in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., nella parte in cui non consente di dare lettura, in dibattimento, delle dichiarazioni già rese al giudice per le indagini preliminari da soggetto che, successivamente, abbia assunto la veste di "testimone assistito" ai sensi dell'art. 197-bis cod. proc. pen. , e delle quali sia sopravvenuta l'impossibilità di ripetizione. L'ordinanza n. 112 del 2006 affermò che l'inapplicabilità, nella specie, dell'art. 513 cod. proc. pen. , ritenuta dal giudice a quo, si fondava sul presupposto erroneo che il dichiarante avesse già assunto la qualità di "testimone assistito" (nonostante che la sua audizione, in realtà, fosse stata impedita per la sopravvenuta morte). Al contrario, la "qualifica" del dichiarante, nella prospettiva del regime delle letture di cui agli artt. 512 e 513 cod. proc. pen. , doveva essere valutata solo all'atto della dichiarazione dibattimentale, sicché la mera potenzialità dell'acquisizione della veste di "testimone assistito" non poteva ritenersi preminente sulla condizione processuale già effettivamente rivestita dal soggetto al momento in cui le dichiarazioni, poi divenute irripetibili, fossero state rese. 3.8.- Al riguardo, il Tribunale di Roma afferma che «il dichiarante di cui è sopravvenuta l'irreperibilità, nel caso di specie, per quanto evidenziato, non poteva che essere citato nel presente dibattimento quale teste assistito ex art. 197-bis c.p.p., rivestendo la qualità di imputato di reati collegati a norma dell'art. 371, comma 2, lett. b), c.p.p., ricorrendo l'ipotesi di cui all'art. 64, comma 3, lett. c) c.p.p.». Nella descritta condizione soggettiva, conclude il rimettente, non è applicabile l'art. 513 cod. proc. pen. e l'art. 512 cod. proc. pen. non prevede la possibilità di disporre la lettura delle dichiarazioni rese da «persona che non è stato possibile escutere in dibattimento quale testimone assistito, stante la sua sopravvenuta irreperibilità, e, dunque, per impossibilità di natura oggettiva». 4.- Ha depositato atto di intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile ovvero infondata. 4.1.- Ad avviso dell'Avvocatura generale, l'ordinanza di rimessione rivelerebbe una carenza di motivazione, in quanto il giudice a quo non chiarisce le ragioni per le quali il pubblico ministero non ha valutato l'opportunità di esperire l'incidente probatorio ai sensi dell'art. 392 cod. proc. pen. , con il quale sarebbe stato possibile anticipare davanti al giudice per le indagini preliminari la formazione della prova in contraddittorio, cristallizzando le dichiarazioni di accusa rese dal detenuto nei confronti dei pubblici ufficiali autori del suo arresto. L'atto di intervento deduce inoltre che la motivazione dell'ordinanza non chiarirebbe, sotto il profilo della rilevanza, perché sia applicabile al caso di specie l'art. 512 cod. proc. pen. , ovvero quale sia la ragione per cui il giudice ritiene non solo non ripetibile oggettivamente l'audizione del "testimone assistito", ma anche imprevedibile tale irripetibilità. 4.2.- La difesa dello Stato osserva, ulteriormente, che nel merito la questione appare infondata, atteso che l'art. 512 cod. proc. pen.