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Inoltre i lavoratori suggeriscono, fra le possibili soluzioni, di chiedere, partendo dai soggetti industriali italiani (Eni per prima), "agli attuali gestori di cedere gli impianti alle stesse condizioni a cui li hanno ricevuti" ("unionesarda", del 7 luglio 2018); a giudizio degli interroganti, la chiusura definitiva degli impianti ha portato a delle conseguenze catastrofiche su tutto il sistema produttivo della Sardegna centrale e ha determinato la dispersione di un prezioso capitale umano fatto di competenze e professionalità che sono cresciute e si sono formate in modo qualitativo e umano, alimentando la produzione e la crescita del prodotto interno lordo dell'intera provincia; il Consiglio regionale della Sardegna ha istituito una Commissione speciale d'inchiesta per cercare di trovare delle soluzioni al fallimento dell'area industriale di Ottana, al fine di rilanciare l'area e offrire sostegno alle imprese esistenti. Nella recente audizione del 25 luglio 2018, dell'assessore regionale dell'industria, Maria Grazia Piras, sono emersi dei dati riguardo a due possibili investitori per la suddetta area industriale: un'azienda che si occupa di allevamento intenso di salmoni (che prevede un investimento di 144 milioni di euro) e un'azienda che si occupa del riutilizzo di pneumatici (che prevede un investimento tra i 2 e i 3 milioni di euro). Nel corso della medesima seduta, i Commissari hanno evidenziato il bisogno di dare una risposta definitiva ai lavoratori licenziati nel 2017, in ordine alla possibilità di ripresa dell'attività oppure sulla definitiva chiusura; considerato infine che, a parere degli interroganti: il principio che costituisce il pilastro della nostra Costituzione, sancito con estrema chiarezza nel primo articolo, in base al quale l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, la cui sovranità appartiene al popolo, è stato fortemente disatteso, nonché discriminato dalle condotte evidenziate che hanno messo seriamente in crisi il futuro di lavoratori altamente specializzati, delle loro famiglie e di un territorio (il nuorese) martoriato dalla perdita di migliaia di posti di lavoro nei comparti della chimica e del tessile; sarebbe necessario intervenire con urgenza per creare le condizioni di un rilancio dell'industria ad Ottana, salvaguardando i lavoratori coinvolti ed evitando la partenza di altri migranti sardi che non vedono più possibilità di sbocco nella loro regione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno convocare un Tavolo istituzionale coinvolgendo la multinazionale Indorama e il gruppo Clivati per discutere e verificare, sia il rispetto e l'integrità degli impianti, sia le necessità e le possibili condizioni di una ripartenza di essi; se intenda comunque attivarsi per ricercare soluzioni alternative, anche considerando le richieste avanzate dai lavoratori di Ottana Polimeri. Atto n. 4-00494 L'ABBATE MORONESE QUARTO LA MURA MANTERO DE FALCO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che in data 25 gennaio 2018 la Regione Puglia ha autorizzato un impianto di coincenerimento di rifiuti provenienti dal biostabilizzatore di AMIU Puglia Spa (azienda municipale igiene ubana Puglia) per una quantità di 117.000 tonnellate l'anno. La società che ha proposto il progetto è la Newo SpA; considerato che: da 13 anni è attivo il progetto pilota dell'Itea SpA presente a Gioia del Colle (Bari). L'iniziativa nasce infatti dalla sperimentazione di un impianto, sito a Gioia del Colle, su cui grava un parere negativo di Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) Puglia che afferma: "date le criticità evidenziate nel corso delle attività pregresse sull'impianto in questione, è sconsigliabile procedere ad ulteriori sperimentazioni di questo tipo" (prot. n. 4384 del 26 gennaio 2017); l'impianto di Gioia del Colle è un impianto sperimentale di ossicombustione simile a quello che la Newo SpA vorrebbe realizzare per il trattamento dei rifiuti. La tecnologia brevettata da Itea SpA si chiama Isotherm Pwr flameless oxy-combustion in quanto permette la produzione di energia (vapore ed energia elettrica) utilizzando combustibili solidi secondari: rifiuti urbani, rifiuti industriali, oli pesanti, pet-coke e carboni senza incenerimento, ma riscaldando l'ossigeno ad altissime temperature tramite pressione. Il prodotto della combustione, a detta dei proponenti, sarebbe composto da ceneri vetrificate, anche denominate "perle vetrose", che avrebbero, al loro interno, inglobato tutti gli inquinanti che si creano durante il processo. Sempre a detta dei proponenti, sarebbe materia prima seconda (materia prima riveniente da riciclo) da utilizzare come inerte per sottofondi stradali o nelle realizzazioni di manufatti cementizi; considerato inoltre che: a parere degli interroganti non si può ritenere che le "perle vetrose", data la loro natura, possano aver perso lo status di rifiuto, perché non si può escludere che, con l'abrasione o a seguito di forti sollecitazioni, possano rilasciare i metalli pesanti e gli inquinanti che contengono al loro interno; a quanto risulta non pare esistere nessun mercato commerciale per le "perle vetrose" e quindi viene a mancare anche un altro requisito importante affinché siano considerate materiali di recupero, e verosimilmente dovrebbero essere qualificate come rifiuti speciali da destinare alle discariche autorizzate ai sensi delle normative vigenti; il decreto legislativo n. 152 del 2006 definisce le caratteristiche di end of waste e attribuisce il compito al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di valutare "caso per caso" la cessazione della qualifica di rifiuto, non agli enti o alle organizzazioni interni ad esso, concetto che è stato ribadito ulteriormente e in maniera più restrittiva dalla sentenza n. 1229 del 28 febbraio 2018 del Consiglio di Stato; l'impianto Newo, nella zona industriale di Modugno, occuperebbe un'area di 25.000 metri quadri di cui circa 4.000 coperti, potrebbe arrivare a bruciare 117.000 tonnellate di rifiuti, equivalente a 2.340 volte quelli bruciati nell'impianto sperimentale di Gioia del Colle. Nel progetto della Newo l'inceneritore verrà costruito in un terreno adiacente all'AMIU in territorio barese ai confini della zona industriale di Modugno, già compromessa al 97° percentile di concentrazioni medie di inquinamento, e in prossimità del sito è addirittura previsto un parco giochi; risulta da fonti stampa: «L'impianto - che non è propriamente un inceneritore e si giova di una tecnologia sperimentale innovativa e mai attuata in Italia, precisa la Newo- verrebbe a costare 30 milioni di euro in parte già ottenuti dall'UE e dovrebbe godere anche di un finanziamento regionale, pare di 20 milioni di euro, nell'ambito del Piano regionale Rifiuti (PRGRU). La Newo ha condotto vari test di ossicombustione sui rifiuti, evidenziando (ma senza presentare dati sperimentali) che l'impianto può "gestire e trattare anche questi rifiuti nella massima sicurezza ambientale e impiantistica", dice la relazione prodotta dall'azienda», come si legge online su "ambienteambienti", in un articolo intitolato "Rifiuti.