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Delle tante proposte di modifica presentate per tentare di correggere il tiro di questo decreto-legge, che non aiuta certamente le piccole e medie imprese, ne sono state approvate una manciata, ma proprio di facciata, che non hanno minimamente influito sulla nefasta efficacia originaria di questo provvedimento. Tra gli emendamenti respinti ve n'erano cinque a mia prima firma, ma elaborati insieme al Copoi, il Coordinamento produttori ortofrutticoli italiani, e ai pescatori, da Nord a Sud, che non si sentono rappresentati né dalle associazioni di categoria e tanto meno dal Governo Draghi. Certamente non saranno aiutati nemmeno con quest'ultimo decreto-legge farsa, che va ancora in aiuto - come dicevo - dei grandi gruppi produttivi e delle multinazionali. In particolare, nella seconda fase di esame del provvedimento nelle Commissioni, avevamo deciso di segnalare solo due emendamenti dei quattro concernenti la piccola e media impresa: il contributo sotto forma di credito d'imposta per l'acquisto dei carburanti e per l'esercizio dell'attività agricola e della pesca e il finanziamento - che avevo richiesto di nuovo - della cambiale agraria. Naturalmente né l'uno, né l'altro sono passati. Il secondo emendamento, in particolar modo, doveva servire ad assicurare sufficiente liquidità alle piccole e medie imprese del settore agricolo e della pesca, per far sì che non chiudano, per avere una produzione annuale e rimanere aperte, introducendo la possibilità, per le suddette imprese, di accedere ad un'alternativa al credito di imposta, utile solo alle grandi imprese che hanno fatto investimenti, che possono rinegoziare il credito e lo estendono da qui a venticinque anni (quindi è tutelata solo una parte delle grandi imprese). Per queste povere piccole e medie imprese si chiedeva un finanziamento, sempre garantito dall'Ismea, che consentisse di avere quel minimo di liquidità che stanno chiedendo a gran voce. Prevedendo un beneficio alternativo, equivalente rispetto al credito d'imposta già previsto, l'emendamento non sarebbe stato nemmeno oneroso. Il Governo Draghi, però, anche in questo caso, con la complicità del ministro Patuanelli, ha tirato dritto per la sua strada. Per non parlare, poi, dell'articolo 21! Un articolo scandaloso, che libera e prevede l'uso del digestato tal quale sui terreni agricoli. Che cos'è il digestato? Il digestato è ciò che esce dagli impianti di biogas. Ma non sta tanto in questo la criminosità dell'articolo, quanto nel fatto che l'ultimo comma abroga l'articolo 527 voluto dal Partito Democratico nella legge finanziaria del 2019, che prevedeva che l'equiparazione ai fertilizzanti chimici non potesse essere automatica ma dovesse rispettare determinate condizioni. Fra queste, occorreva misurare il contenuto di azoto nel digestato e soprattutto effettuare due analisi da mandare all'Ispettorato antifrode presso il Ministero dell'agricoltura. Questa norma, che era l'unica garanzia che evitava potenzialmente di avvelenare i terreni e le falde acquifere, è stata stralciata, abrogata. Ora noi andiamo a spandere sui terreni un materiale che comunque deriva dai reflui della zootecnia e da tutti i residui dell'agricoltura e ai cittadini non è dato sapere nemmeno cosa contiene e in quali quantità. La cosa che mi preoccupa di più è che c'è un passaggio - perché qui i provvedimenti andrebbero letti e studiati - in cui si dice che il digestato sostituisce i concimi chimici, aprendo eventualmente la porta anche a una futura obbligatorietà. Oggi, neanche a farlo apposta, abbiamo avuto in Commissione un imprenditore zootecnico il quale ci ha detto - ascoltate, perché questa è una testimonianza che deve rimanere agli atti - che, quando lui mette nel suo biodigestore i residui della lavorazione del formaggio, la Regione Veneto gli chiede 190 euro a quintale per lo smaltimento, perché la Regione ritiene questi residui velenosi e quindi rifiuti speciali. Ho detto all'imprenditore di non preoccuparsi, perché da questo momento in poi gli hanno risolto il problema: immediatamente quei residui si sono trasformati in concimi fertili e potranno essere sparsi su terreni agricoli. Questo è un articolo criminoso (Applausi). Se è vero, infatti, che dobbiamo effettuare la transizione ecologica ed è necessario, però dobbiamo farlo nel rispetto della salute dei cittadini, dei nostri figli, dei terreni e delle falde acquifere. Su questo presenterò un'istanza anche al Ministro della salute, perché non può girarsi dall'altra parte. La transizione ecologica non deve pesare, né suoi piccoli e medi imprenditori, né sulla salute dei cittadini, né sull'ambiente, altrimenti non si va ad attuare la transizione ecologica, ma si adottano provvedimenti criminosi. Mi deve scusare, signora Presidente, e uso questo termine, però sentire una cosa del genere proprio oggi in Commissione mi ha fatto male, perché la pericolosità di questi provvedimenti la vedremo fra cinque, sei, sette anni, quando ormai sarà troppo tardi. La ringrazio, signora Presidente, e mi scuso per i toni e l'emozione. (Applausi) . PRESIDENTE. Comunque ovviamente la vis polemica è assolutamente ammessa. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signora Presidente, vorrei sincerarmi innanzitutto delle condizioni fisiche della collega che mi ha preceduto, perché l'ho vista particolarmente in difficoltà: mi auguro che non abbia strascichi la sua concitazione. PRESIDENTE. Si attenga all'intervento. DE CARLO (FdI) . Era un gesto di cortesia. PRESIDENTE. Cortesia o meno, i commenti sui colleghi ovviamente sono respinti dalla Presidenza. DE CARLO (FdI) . Ripeto, era assolutamente un gesto di cortesia. PRESIDENTE. Lasci alla Presidenza interpretare. Prego, senatore De Carlo, proceda pure. DE CARLO (FdI) . Torneremo comunque anche sul tema del digestato, perché anche la visione oscurantista e dei no è quella che ha portato alla situazione nazionale per cui la scarsa programmazione energetica, assieme all'assente programmazione agricola, oggi di fatto rende noi e soprattutto le nostre imprese in costante difficoltà rispetto a costi che sono schizzati alle stelle e ad interventi, come quelli previsti in questo decreto-legge, che certo non leniscono una situazione di fortissimo disagio, tant'è che questo decreto-legge Ucraina... (Brusio). Vedo che la collega sta bene. PRESIDENTE . Colleghi, dalla parte dell'emiciclo alla mia sinistra proviene un vociferare che impedisce di ascoltare con la dovuta attenzione il collega. Purtroppo quando l'Aula è vuota, se qualcuno parla ad alta voce, vi sembrerà incredibile, ma si sente ancora di più. Prego, senatore De Carlo, siamo interessati al suo intervento. DE CARLO (FdI) .