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L'articolo 4 modifica l'articolo 57 della Costituzione riducendo il numero dei senatori elettivi da trecentoquindici a centocinquanta. L'articolo 5 modifica l'articolo 58 della Costituzione consentendo a tutti gli elettori maggiorenni di partecipare all'elezione dei senatori della propria regione e riducendo l'età minima per l'elettorato passivo da quaranta a trenta anni. Inoltre, si introducono requisiti di residenza, sia pure non stretti, per legare maggiormente i senatori alla propria regione. L'articolo 6 modifica l'articolo 59 della Costituzione riducendo a tre i senatori a vita di nomina presidenziale e prevedendo che sia questi, sia coloro che sono stati presidenti della Repubblica, non votino. Le opinioni espresse da questi eminenti cittadini dovrebbero pesare per la loro autorevolezza nel voto dei colleghi elettivi. L'esercizio personale del voto, invece, li fa uscire da quella collocazione super partes che sarebbe loro propria, oltre a spostare talora gli equilibri decisi dagli elettori. L'articolo 7 modifica l'articolo 60 della Costituzione diversificando la durata in carica e i tempi di elezione di deputati e senatori. I primi vengono eletti tutti insieme per quattro anni negli anni intermedi tra le elezioni del Presidente della Repubblica, a sottolineare l'autonomia dei due poteri e dando agli elettori il modo di rafforzare o indebolire il capo dell'Esecutivo, senza però porre termine al suo mandato. I senatori invece sono eletti per sei anni, e ogni due anni viene rinnovato un terzo di essi. A tal fine, dopo la prima elezione, contemporanea a quella del Presidente della Repubblica, vengono formati tre gruppi di senatori, suddivisi per regioni. Di questi, per sorteggio, si stabilisce quello che -- per la sola prima elezione -- resta in carica solo due anni, quello che resta in carica per quattro e quello che porta a termine il suo mandato di sei anni. Ne consegue la seguente successione dei rinnovi delle cariche: la prima elezione del Presidente della Repubblica si svolge contemporaneamente all'unica elezione di tutti i membri del Senato; due anni dopo vengono rinnovati i senatori del «gruppo A», e tutti i deputati; il quarto anno dalla prima applicazione della riforma si vota per il Presidente e per i senatori del «gruppo B»; il sesto anno, per i senatori del «gruppo C» e per tutti i deputati; l'ottavo anno, per il Presidente e per i senatori del «gruppo A»; il decimo anno, per tutti i deputati e per i senatori del gruppo B, e così via. Si noti che l'articolo 27 modifica l'articolo 122 della Costituzione, in modo da consentire alle regioni di far coincidere le loro elezioni con quelle dei senatori, allo scopo di legare maggiormente questi ultimi al governo regionale. Ne consegue che ogni regione elegge i propri senatori una volta insieme al Presidente e una volta insieme ai deputati. L'articolo 8 modifica l'articolo 61 della Costituzione introducendo il vero election day , la giornata elettorale, una data fissa per tenere le elezioni nazionali, alla quale possono essere affiancate le altre. I vantaggi sono notevoli, poiché vi è la certezza con anni di anticipo su questa scadenza. Tutti gli adempimenti possono perciò essere svolti con la migliore programmazione e dunque a costi minori. Coloro che intendono candidarsi o partecipare alla campagna elettorale possono programmare i propri impegni e la propria professione, o, nel caso di detentori di cariche incompatibili, le proprie candidature ad altre posizioni. Analogamente viene fissata l'entrata in carica dei nuovi eletti. La formulazione dà modo alla legge ordinaria di prevedere uno o più giorni di votazione. Mentre l'articolo 62 della Costituzione viene lasciato immutato, l'articolo 63 è modificato, solo nel suo primo comma, dall'articolo 9, per stabilire che il Vice Presidente della Repubblica, di cui si dirà più avanti, è Presidente del Senato. Conseguentemente viene istituita la figura del Presidente vicario, eletto dal Senato, per supplire il Presidente quando questi sia assente o eserciti, anche temporaneamente, la funzione di Presidente della Repubblica. Lasciati immutati gli articoli da 64 a 69 della Costituzione, l'articolo 10 modifica l'articolo 70, superando il bicameralismo perfetto e discostandosi in questo dal modello americano. Il testo coincide, salvo le modifiche proprie del sistema basato sulla divisione dei poteri, con quello della riforma approvata da Camera e Senato nella XIV legislatura. Si affronta anche il problema di come classificare un disegno di legge ai fini del tipo di esame cui sottoporlo, introducendo -- in caso di divergenza di opinione tra i Presidenti delle Camere -- una figura terza che potrà così pervenire ad una decisione. Restano immutate le norme sull'iniziativa delle leggi recate dall'articolo 71 della Costituzione, mentre l'articolo 11 innova radicalmente le procedure legislative d'urgenza, prevedendo che il Presidente della Repubblica può chiedere di deliberare entro un termine dato. Potrebbe sembrare una forte limitazione ai poteri parlamentari, ma la vera limitazione avviene oggi, con gli strumenti della fiducia, del decreto-legge e della legge delega, che qui vengono tutti aboliti. Data l'indipendenza reale del Parlamento dall'Esecutivo garantita da questo testo, richieste troppo frequenti, o irragionevoli, di decisioni rapide potrebbero portare il Parlamento a bocciare provvedimenti voluti dal Presidente, il quale -- a sua volta -- potrebbe fare appello agli elettori, ove si trovasse di fronte un Parlamento troppo poco collaborativo. Entro due anni al massimo, il popolo sovrano ha comunque occasione di essere arbitro severo, inducendo i poteri in contesa a una condotta ragionevole e volta al bene comune e non alla egoistica salvaguardia delle rispettive prerogative. Gli articoli 12 e 13 modificano gli articoli 73 e 74 della Costituzione con un rafforzamento dell'istituto del rinvio alle Camere che lo trasforma in un potere di veto del Presidente della Repubblica sulle leggi approvate dal Parlamento, applicabile anche a parti di esse, come si è proposto negli Stati Uniti d'America. È però sufficiente una deliberazione a maggioranza dei due terzi per superare il veto stesso. Anche in questo caso il giudice ultimo è l'elettore, cosa che spingerà le parti all'uso ragionevole sia del veto sia del suo superamento. Un meccanismo che, come altri introdotti da questo disegno di legge, tende a portare alla luce dell'opinione pubblica conflitti che oggi, lungi dal non esistere, sono riservati ai recessi e al sottobosco della politica. Ciò che oggi si può leggere solo negli articoli dei retroscenisti della politica, per loro natura non sempre affidabili, dovrebbe diventare un fatto pubblico, reperibile negli atti parlamentari. L'articolo 14 introduce nell'articolo 82 della Costituzione il diritto di una qualificata minoranza di una delle Camere a ottenere la disposizione di inchieste su materie di pubblico interesse, le quali, in mano a un Parlamento realmente indipendente dal Governo, avrebbero veramente un potere di controllo. L'articolo 15 modifica radicalmente l'articolo 83 della Costituzione introducendo l'elezione a suffragio universale su base regionale del Presidente della Repubblica.