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Disposizioni in tema di impignorabilità della prima casa e dei beni mobili e immobili strumentali all'esercizio di imprese, arti e professioni e di riforma del sistema esattoriale. Onorevoli Senatori. -- Il dramma che pochi mesi fa ha toccato a Vittoria la famiglia Guarascio coinvolgendo anche agenti della Polizia di Stato intervenuti sul luogo, è diventato un caso nazionale, grazie alla sensibilità dei mezzi di informazione e in particolare di giornalisti e conduttori delle principali reti televisive. Giovanni Guarascio, il muratore disoccupato che per opporsi allo sfratto della propria casa, messa all'asta per 26.000 euro a causa di un debito di 10.000 euro che l'uomo aveva con una banca, si è dato fuoco ed è morto in seguito alle gravi ustioni riportate. Ustionata gravemente anche la moglie e due agenti di polizia. Oltre il singolo caso, che costituisce comunque un fatto molto grave, quanto accaduto segnala un profondo disagio sociale che riguarda oggi milioni di persone in tutto il Paese e in particolare nelle regioni meridionali e in Sicilia. Anche a causa della lunga crisi che si è abbattuta sulla nostra economia molte persone e nuclei familiari, spesso a basso o insussistente reddito, si trovano oggi esposti al pericolo concreto e immediato di perdere l'unico alloggio o l'unico immobile strumentale all'esercizio della propria attività agricola, artigiana o commerciale di cui possano disporre. Per molti il rischio è quello di finire nel devastante circuito della povertà, dell'esclusione sociale e quindi della disperazione, che spesso ha portato e porta al compimento di gesti estremi. Sull'onda dei fatti che hanno interessato la città di Vittoria, gli amministratori di quel comune hanno definito una proposta di legge redatta in articoli, recante «Disposizioni in tema di impignorabilità della prima casa e dei beni mobili e immobili strumentali all'esercizio di imprese, arti e professioni e di riforma del sistema esattoriale», che è stata fatta interamente propria da una conferenza di sindaci di comuni di ogni parte del paese intanto costituitasi e trasmessa dal coordinatore della stessa conferenza ed estensore della proposta, l'assessore alla Trasparenza del comune di Vittoria avv. Pietro Gurrieri, al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Con l'articolo 52 del decreto-legge n. 69 del 2013 («Fare», convertito, con modificazioni, dalla legge n. 98 del 2013), il Governo è intervenuto in questa materia, e in effetti le disposizioni recate dal citato articolo 52 (comma 1, lettere da a) a d) e da e) a l) , commi 2 e 3), danno conto dell'apprezzabile intendimento di riformare il sistema di riscossione esattoriale. Una efficace riforma del sistema necessita tuttavia di ulteriori innnovazioni normative. Risulta innanzitutto necessario incidere, quanto meno in alcune situazioni limite, sui meccanismi di espropriazione immobiliare promossi dalle aziende e dagli istituti di credito e dagli intermediari finanziari, pur facendo in modo che tale intendimento non determini una sostanziale immunità per gli impegni contratti, in quanto, se così fosse, non solo sarebbero danneggiati i creditori, ma si rischierebbero distorsioni nei comportamenti dei gruppi sociali, che potrebbero essere indotti a organizzare il patrimonio su uniche abitazioni inattaccabili, e nel funzionamento del sistema creditizio. Ugualmente necessario è accompagnare l'impossibilità per l'agente di riscossione di dar corso, al ricorrere dei presupposti stabiliti dalla legge, all'espropriazione dell'unico immobile di proprietà del debitore adibito a uso abitativo, con le misure normative dirette a sancire barriere analoghe per gli immobili strumentali all'esercizio di un mestiere, di un'arte o di una professione, soprattutto quando si tratti degli unici beni necessari per l'esercizio di una attività economica e quando su tale esercizio si fondino le possibilità del debitore e del suo nucleo familiare di sopperire ai propri elementari fabbisogni di sussistenza. Inoltre, è necessario riformare il sistema delle espropriazioni, in particolare immobiliari, prevedendo la necessità del possesso di requisiti morali e di ordine pubblico in capo ai soggetti che intendano partecipare alle aste pubbliche: in questi anni, infatti, le inchieste condotte dalle Procure hanno dimostrato la presenza e l'influenza, nelle aste, di soggetti e gruppi criminali, ed è l'esperienza a dare atto della partecipazione a tali procedure anche di soggetti che, seppure non legati alla criminalità, sono dediti a pratiche spregiudicate e dirette a lucrare sulle difficoltà dei cittadini. Infine, suscita più di una perplessità l'attuale meccanismo che, per i debiti contratti nei confronti dell'erario, garantisce a tutti i soggetti, indistintamente, di accedere al beneficio del blocco delle azioni esecutive sull'«unica» abitazione, senza distinguere tra quanti abbiano assolto i propri obblighi nei confronti dello Stato, perlomeno fino a quando ne siano stati impossibilitati per ragioni indipendenti dai propri intendimenti, e quanti abbiano coscientemente eluso tali obblighi, o abbiano riportato condanne per reati di particolare gravità. Ciò induce a ritenere la necessità di una riformulazione delle condizioni per accedere ai predetti benefici. Il presente disegno di legge intende farsi carico dell'esigenza di un completamento della già avviata riforma e delle esigenze manifestate dalle amministrazioni territoriali e riassunte nella proposta da esse formulata, che è interamente trasposta nell'odierna iniziativa. Il presente disegno di legge si fa carico delle esigenze e criticità sopra riassunte e si compone di 11 articoli. L'articolo 1, al comma 1, aggiunge tre commi all'articolo 2910 del codice civile. Il terzo comma stabilisce che non possano formare oggetto di espropriazione da parte di aziende ed istituti di credito e da parte di intermediari finanziari gli unici immobili di proprietà del debitore qualora ricorrano congiuntamente tre condizioni: 1) che essi siano adibiti ad abitazione del debitore, che vi abbia senza soluzione di continuità mantenuto la residenza dal sorgere del credito; 2) che altri componenti del nucleo familiare del debitore, con lui residenti nell'abitazione in questione, non siano proprietari o titolari di diritti su altri immobili adibiti ad abitazione situati nell'ambito del territorio della stessa provincia di residenza e che, nel medesimo arco temporale, non abbiano ceduto ad altri diritti sui detti immobili; 3) che il valore degli immobili in questione sia inferiore ad euro 200.000. Il quarto comma stabilisce sostanzialmente il medesimo divieto di espropriazione in capo agli stessi soggetti sugli unici beni immobili di proprietà del debitore strumentali all'esercizio di arti, imprese o professioni e adibiti fin dalla data del sorgere del credito all'esercizio di una tra le medesime attività.