[pronunce]

n. 152 del 2006 (che individua i distretti idrografici), la Regione Calabria ritiene che esso vìoli anzitutto il principio di leale collaborazione, perché le Regioni non sono state chiamate ad esercitare alcun ruolo nella determinazione concreta dell'ambito dei distretti. La norma violerebbe, poi, il principio di ragionevolezza espresso dall'art. 3 Cost., poiché la ripartizione dei nuovi distretti idrografici sarebbe stata effettuata in maniera arbitraria e l'irragionevolezza della delimitazione dei bacini avrebbe conseguenze pregiudizievoli sulla gestione dei bacini idrografici, di spettanza regionale. In particolare, l'unificazione sotto un'unica autorità di bacini che, in molti casi, non hanno alcuna correlazione, realizzerebbe un accentramento privo di giustificazione, espropriando le Regioni delle proprie naturali competenze. Inoltre l'indistinto accorpamento dei bacini si porrebbe in contrasto con «la ragione stessa del significato di “bacino”, che deve essere considerato quale “ecosistema unitario”». La Regione Calabria sostiene che l'art. 64 vìola anche quanto disposto dalla direttiva n. 2000/60/CE, e quindi gli artt. 11 e 117, primo comma, della Costituzione. In particolare, la ricorrente si sofferma su quanto riportato nel tredicesimo considerando della direttiva, in cui si sottolinea la necessità che le decisioni siano adottate «al livello più vicino possibile ai luoghi di utilizzo effettivo o di degrado delle acque», e sul contenuto del trentatreesimo considerando, in cui si precisa che «l'obiettivo di ottenere un buono stato delle acque dovrebbe essere perseguito a livello di ciascun bacino idrografico, in modo da coordinare le misure riguardanti le acque superficiali e sotterranee appartenenti al medesimo sistema ecologico, idrologico e idrogeologico». La difesa regionale ricorda le definizioni dei concetti di base, riportate nell'art. 2, numeri 13, 14 e 15 della direttiva, e sottolinea come l'art. 3, par. 1, di quest'ultima, stabilisca che «Gli Stati membri individuano i singoli bacini idrografici presenti nel loro territorio e, ai fini della presente direttiva, li assegnano a singoli distretti idrografici. Ove opportuno, è possibile accomunare in un unico distretto bacini idrografici di piccole dimensioni e bacini di dimensioni più grandi, oppure unificare piccoli bacini limitrofi. Qualora le acque sotterranee non rientrino interamente in un bacino idrografico preciso, esse vengono individuate e assegnate al distretto idrografico più vicino o più consono. Le acque costiere vengono individuate e assegnate al distretto idrografico o ai distretti idrografici più vicini o più consoni». La Regione Calabria sostiene che da queste norme emerge che la regola è quella della corrispondenza tra l'individuazione del “bacino idrografico” e la perimetrazione del “distretto”, mentre la rottura di questa corrispondenza costituisce l'eccezione che deve essere giustificata per ragioni di opportunità, e segnatamente in considerazione dell'omogeneità dell'ecosistema o di una più efficace gestione. Questa logica sarebbe completamente sovvertita nell'art. 64, che individua macroaree, affidandole alle Autorità di bacino distrettuale in modo disomogeneo e secondo criteri che non rispondono alle ragioni che la direttiva comunitaria esige. Il sistema dei distretti idrografici determinerebbe pertanto la riattribuzione al centro di attività già delegate o trasferite e la vanificazione delle attività di gestione, in violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., «in materia di “governo del territorio”» e dell'art. 118 della Costituzione. Infine, la Regione Calabria impugna l'art. 64 per violazione dell'art. 76 Cost., sotto un duplice profilo: innanzitutto, perché la norma impugnata si porrebbe in contrasto con l'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004, laddove determina la riappropriazione in capo allo Stato di funzioni amministrative già trasferite con il d.lgs. n. 112 del 1998; in secondo luogo, per contrasto con l'art. 1, comma 1, della legge n. 308 del 2004, per le medesime ragioni per cui la stessa difesa regionale ritiene incostituzionale l'art. 63. 9.6. – Secondo la ricorrente, dall'illegittimità degli artt. 61, 63 e 64 deriva quella di alcuni articoli successivi che dei primi rappresentano la specificazione e che, dunque, contrasterebbero con il riparto di competenze di cui all'art. 117, terzo comma, della Costituzione. Ciò varrebbe, innanzitutto, per l'art. 65, che disciplina il piano di bacino distrettuale. La sua illegittimità costituzionale, nella ricostruzione operata dalla difesa regionale, discende dall'illegittima centralizzazione della politica di gestione dei bacini. In subordine, qualora gli artt. 61, 63 e 64 non dovessero essere ritenuti incostituzionali, la Regione Calabria censura l'art. 65 perché contiene una normativa estremamente dettagliata in un ambito materiale di competenza legislativa concorrente («governo del territorio»). In ulteriore subordine, l'art. 65 sarebbe illegittimo in quanto non prevede una partecipazione delle Regioni nella procedura di approvazione dei piani di bacino; quest'ultimo vizio sarebbe aggravato dal fatto che il comma 4 del medesimo art. 65 stabilisce che «Le disposizioni del Piano di bacino approvato hanno carattere immediatamente vincolante per le amministrazioni ed enti pubblici, nonché per i soggetti privati, ove trattasi di prescrizioni dichiarate di tale efficacia dallo stesso Piano di bacino. In particolare, i piani e programmi di sviluppo socio-economico e di assetto ed uso del territorio devono essere coordinati, o comunque non in contrasto, con il Piano di bacino approvato». L'illegittimità costituzionale dell'art. 65 dovrebbe comportare un'analoga dichiarazione in riferimento all'art. 66, che specifica ulteriormente il procedimento che si conclude con l'approvazione del piano di bacino. Per questa ragione, la ricorrente chiede una declaratoria di incostituzionalità ex art. 27, secondo periodo, della legge n. 87 del 1953. Gli stessi motivi che inducono a ritenere incostituzionale l'art. 65 si ripresentano, secondo la difesa regionale, in ordine all'art. 67, che disciplina l'adozione, nelle more dell'approvazione dei piani di bacino, dei piani di stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico (PAI). In particolare, la Regione Calabria censura i commi 2, 3, 4, 5 e 6 dell'art. 67. Anche in questo caso l'illegittimità deriverebbe dalle medesime ragioni per le quali sarebbero illegittimi gli artt. 61, 63 e 64; in subordine, le norme di cui all'art. 67 sarebbero incostituzionali in quanto aventi un carattere estremamente dettagliato in un ambito materiale di competenza legislativa concorrente;