[pronunce]

che il giudice a quo ritiene violati gli artt. 5, 114 e 128 Cost. - quest'ultimo, peraltro, notoriamente abrogato dall'art. 9 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) - in quanto le disposizioni censurate, prevedendo che alcuni organi rappresentativi delle comunità siano eletti, in larga parte, a suffragio universale e diretto, avrebbero istituito nuovi enti dotati di autonomia politica; che il rimettente ritiene, altresì, violato l'art. 118 Cost., poiché sarebbero state sottratte ai Comuni rilevanti funzioni a favore di un ente di nuova istituzione, non previsto dalla Costituzione, dallo statuto o dai decreti di attuazione di quest'ultimo; che il giudice a quo ritiene, infine, violato l'art. 5, numero 1), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5 (Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) - disposizione, peraltro, dapprima riprodotta nell'art. 5, numero 1), del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) e successivamente abrogata dall'art. 6 della legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2 (Modifiche ed integrazioni agli statuti speciali per la Valle d'Aosta, per la Sardegna, per il Friuli-Venezia Giulia e per il Trentino-Alto Adige) e dal medesimo trasfusa, con diversa formulazione, nell'art. 4, numero 3), del d.P.R. n. 670 del 1972 - in quanto tale disposizione attribuirebbe alla Regione, e non alla Provincia, la disciplina degli enti locali; che, con ordinanza dibattimentale adottata nel corso dell'udienza pubblica, allegata al presente provvedimento, è stato dichiarato ammissibile l'intervento del Comun general de Fascia; che, successivamente all'ordinanza di rimessione, è entrata in vigore la legge della Provincia autonoma di Trento 13 novembre 2014, n. 12, recante «Modificazioni della legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3 (Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino), della legge provinciale 15 giugno 2005, n. 7 (legge provinciale sul Consiglio delle autonomie locali 2005), e di disposizioni connesse», la quale ha modificato la legge provinciale n. 3 del 2006, innovando in profondità sia l'assetto istituzionale delle comunità, sia l'allocazione delle funzioni amministrative tra Provincia, comunità e Comuni; che, in particolare, l'art. 12 della legge provinciale n. 12 del 2014 ha modificato il censurato art. 15 della legge provinciale n. 3 del 2006, che prevede ora un diverso assetto istituzionale delle comunità, essendo mutati il numero e la tipologia degli organi delle stesse; che l'art. 13 della legge provinciale n. 12 del 2014, sostituendo il censurato art. 16 della legge provinciale n. 3 del 2006, non stabilisce più che il presidente e la maggioranza dell'assemblea delle comunità siano eletti a suffragio universale e diretto dai residenti nel territorio, ma disciplina ora il «consiglio» - organo che ha sostituito l'«assemblea» - nonché il numero dei suoi componenti, e le cause di incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità alla carica di consigliere; che le modalità di elezione del consiglio e del presidente sono attualmente contenute nelle disposizioni di cui al nuovo Capo V-bis della legge provinciale n. 3 del 2006, introdotte dagli artt. 17, 18, 19, 20, 21, 22 e 23 della legge provinciale n. 12 del 2014; che, in particolare, gli artt. 17-quinquies e 17-sexies, contenuti nel citato Capo V-bis, prevedono che il presidente e tutti i membri del consiglio siano eletti dal «corpo per l'elezione degli organi della comunità», composto dai rappresentanti eletti dai consigli comunali, attraverso un sistema di elezione di secondo grado; che, in conseguenza delle citate modifiche, anche il censurato art. 17 della legge provinciale n. 3 del 2006 - che disciplinava il presidente e l'organo esecutivo delle comunità - è stato sostituito dall'art. 14 della legge provinciale n. 12 del 2014; che, oltre ad avere inciso sulle disposizioni censurate dal giudice rimettente, la legge provinciale n. 12 del 2014 ha apportato modificazioni anche all'art. 8-bis della legge della Provincia autonoma di Trento 27 dicembre 2010, n. 27 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e pluriennale 2011-2013 della Provincia autonoma di Trento - Legge finanziaria provinciale 2011), novellando, dunque, la disposizione cui aveva dato attuazione la deliberazione della Giunta della Provincia autonoma di Trento n. 1449 del 6 luglio 2012, oggetto di impugnazione nel giudizio principale; che, in particolare, l'art. 39, comma 2, lettere a) e b), della legge provinciale n. 12 del 2014 ha disposto la soppressione, al comma 1 del citato art. 8-bis, delle parole «mediante le comunità di appartenenza» e delle parole «e dal presidente della comunità di riferimento», con l'effetto che l'esercizio associato delle funzioni ivi previste non deve necessariamente avvenire, da parte dei Comuni, mediante le comunità; che, inoltre, lo stesso art. 39 della legge provinciale n. 12 del 2014, al comma 3, prevede un'abrogazione differita, tra gli altri, del comma 1 dell'art. 8-bis della legge provinciale n. 27 del 2010, così modificato, «a decorrere dalla data stabilita dal provvedimento di individuazione degli ambiti previsto dall'art. 9-bis, comma 3, della legge provinciale n. 3 del 2006»; che, avendo la Giunta provinciale, d'intesa con il Consiglio delle autonomie locali, provveduto ad individuare tali ambiti associativi con deliberazione n. 1952 del 9 novembre 2015, il comma 1 dell'art. 8-bis della legge provinciale n. 27 del 2010 risulta ora abrogato; che, dunque, la normativa sopravvenuta ha inciso sia sulle disposizioni censurate, sia sulla disposizione sulla base della quale era stato adottato l'atto impugnato nel giudizio principale; che, pertanto, deve essere disposta la restituzione degli atti al giudice rimettente, al quale spetta compiere una nuova valutazione in ordine alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate, alla luce del profondo mutamento del complessivo quadro normativo di riferimento.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Consiglio di Stato, sezione quinta giurisdizionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 aprile 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 maggio 2016. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA Allegato: