[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 45 del codice di procedura penale in riferimento all'art. 2, n. 17 della legge 16 febbraio 1987, n. 81 (Delega legislativa al Governo della Repubblica per l'emanazione del nuovo codice di procedura penale), promosso con ordinanza emessa il 5 luglio 2002 dalla Corte di cassazione, nel procedimento penale a carico di Berlusconi Silvio ed altri, iscritta al n. 398 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 33, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visto l'atto di costituzione di Berlusconi Silvio, Previti Cesare, Verde Filippo, Pacifico Attilio, Rovelli Felice, Squillante Renato ed altro, Squillante Fabio, Savtchenko Olga, San Paolo-Imi spa e CIR spa; Udito nell'udienza pubblica del 22 ottobre 2002 il Giudice relatore Ugo De Siervo; Uditi gli avv.ti Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini per Berlusconi Silvio, Claudio Chiola e Angelo Sammarco per Previti Cesare, Renato Borzone per Verde Filippo, Francesco Patanè per Pacifico Attilio, Corso Bovio per Rovelli Felice, Andrea Fares per Squillante Renato ed altro, Valerio Spigarelli per Squillante Fabio, Enrico Polizzi di Sorrentino per Savtchenko Olga, Paolo Barraco per San Paolo-IMI spa, Federico Sorrentino e Giuliano Pisapia per CIR spa. Ritenuto che le Sezioni unite della Corte di cassazione, chiamate a pronunciarsi sulle istanze di rimessione avanzate in separati procedimenti penali pendenti dinanzi al Tribunale di Milano, con ordinanza 30 maggio 2002 - 5 luglio 2002, hanno sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 45 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede tra le cause di rimessione il “legittimo sospetto”, per violazione dell'articolo 76 della Costituzione, in riferimento all'articolo 2, n. 17, della legge 16 febbraio 1987, n. 81, con la quale era stata conferita al governo la delega per la redazione del nuovo codice di procedura penale, nonché per violazione dell'art. 111 della Costituzione; che, in relazione alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo ricorda come, ai sensi dell'art. 55 dell'abrogato codice di procedura penale, la rimessione del procedimento di merito fosse possibile “per gravi motivi di ordine pubblico o per legittimo sospetto” e come, sia la direttiva n. 15 della legge di delega 3 aprile 1974, n. 108, sia la successiva legge di delega di riforma del codice 16 febbraio 1987, n. 81, alla direttiva n. 17, disponevano che il nuovo codice avrebbe dovuto disciplinare la rimessione “per gravi e oggettivi motivi di ordine pubblico o per legittimo sospetto”; che le Sezioni unite remittenti ricordano inoltre come secondo il “Parere sul Progetto preliminare del codice di procedura penale” espresso dalla Prima Presidenza e dalla Procura Generale della Corte di cassazione “la formulazione della norma, che ha eliminato qualsiasi riferimento al “legittimo sospetto”, sembra si ponga in contrasto con la direttiva n. 17 della legge di delega che, invece, espressamente la prevede”, e ciò comporterebbe la “esclusione di casi che invece vanno contemplati”; che, viceversa, nella Relazione governativa al Progetto definitivo del codice, si evidenziava come “la formulazione adottata, risultante da una meditata scelta del legislatore delegato, (recuperi) integralmente ed espressamente tutti i criteri elaborati dalla giurisprudenza nella interpretazione dell'art. 55 del codice vigente e segnalati dalla Cassazione nel suo parere”; che l'ordinanza di rimessione sottolinea che secondo opinioni dottrinali e recente giurisprudenza, l'art. 45 del codice di procedura penale si riferirebbe “non ad una generica alterazione della serenità ovvero dell'imparzialità delle persone che partecipano al processo, ma a una vera e propria coartazione fisica o psichica, preclusiva, per quelle persone, di ogni altra possibilità di scelta” e come &laquo;l'espressione “libertà di determinazione” (implicherebbe) l'idea di una vera e propria coartazione psichica o fisica&raquo;, tale da precludere ogni libertà di scelta per coloro che intervengono nel processo; che invece, prosegue l'ordinanza, la formula “legittimo sospetto” contenuta nella legge di delega, secondo opinioni dottrinali e giurisprudenza formatasi durante la vigenza del vecchio codice, comprendeva anche “una obiettiva situazione di fatto, di carattere ambientale, che lasciasse presagire un esito non imparziale e sereno del procedimento”, ossia “una situazione locale talmente grave da far ritenere che il giudice potesse ricevere influenze che facessero sorgere il pericolo di una menomazione della sua imparzialità”; che da tali considerazioni, ad avviso del rimettente, deriva, in primo luogo, che la formula “legittimo sospetto”, contenuta nella legge delega, sarebbe innegabilmente più ampia della formula “libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo” adottata dall'art. 45 del codice e che, conseguentemente, il legislatore delegato avrebbe disatteso l'intento della legge delega di inserire il legittimo sospetto tra le cause di rimessione, senza la possibilità che tale omissione possa essere sanata in via interpretativa; che in relazione alla rilevanza della questione di costituzionalità, le Sezioni unite della Corte di cassazione, evidenziano come i ricorrenti, abbiano allegato numerosi fatti diretti a provare, l'esistenza di una situazione ambientale tale da compromettere l'imparzialità delle persone che partecipano al processo in corso avanti al Tribunale di Milano, pure senza concretarsi in una compressione della loro libertà di determinazione; che, ad avviso del giudice a quo, “se dall'esame degli atti allegati alle richieste di rimessione, dovesse emergere la grave situazione denunciata e se si dovesse ritenere che questa situazione, pur se non ha pregiudicato, ovvero se non pregiudica, la libertà di determinazione del giudice e/o delle parti, (…) è tale però da ingenerare almeno il forte sospetto, nel senso attribuito al termine dalla dottrina e dalla giurisprudenza, della non imparzialità del giudice o della non serenità delle persone che partecipano al processo, queste Sezioni unite non sarebbero in grado di decidere sulla base della normativa vigente non consentendolo il testo del codice perché privo del riferimento, pur previsto dalla legge delega, al “legittimo sospetto” e dovrebbero limitarsi al rigetto delle richieste di rimessione”; che si sono costituiti Silvio Berlusconi, Cesare Previti e Attilio Pacifico, i quali, con memorie separate, ma di eguale contenuto, hanno chiesto che la questione proposta dalla Corte suprema di cassazione sia accolta; che, le parti costituite, aderendo alle argomentazioni esposte nell'ordinanza di rimessione, ritengono la disposizione impugnata incostituzionale poiché frutto di una “scelta palesemente arbitraria” del legislatore delegato, nonché illegittimamente riduttiva della portata della corrispondente norma della legge delega;