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Si prevedeva, per esempio - lo ricordo alla Lega Nord, perché all'epoca si chiamava Lega Nord - che la seconda Camera, che restava al suo posto, e cioè il Senato, diveniva Senato federale, nel senso che si sarebbe dovuta occupare di questioni relative agli enti locali e alle Regioni; temi che da sempre, da quando nacque la Lega Nord, stavano a cuore a quel movimento politico. Ebbene, questo è un provvedimento spot - tengo a sottolineare spot - proposto da questa maggioranza che vuole approvarlo in fretta e furia. Basti pensare a come è stato trattato il collega La Russa in Commissione affari costituzionali. Per il solo fatto di aver chiesto un rinvio di quarantotto ore è stato bistrattato. E quel rinvio richiesto non avrebbe modificato per nulla il calendario dei lavori, perché in ogni caso saremmo arrivati oggi in Aula a discutere del provvedimento. Nemmeno quello: anche la prassi parlamentare viene modificata dall'attuale maggioranza. Ne prendiamo atto, e ne prenderà atto anche il collega La Russa che ha subito un piccolo sgarbo procedurale nei rapporti parlamentari. Perché tutta questa fretta? Per approvare in fretta e furia che cosa? Un semplice taglio lineare del numero dei parlamentari, senza modificare minimamente - ed è questo il punto - l'assetto del nostro Stato, senza modificare in modo armonico la nostra Carta costituzionale. Colleghi, allora è giusto che si sappia che almeno il senatore Pagano non metterà mai la firma a una roba populistica che alimenta solo l'antipolitica. Io sono orgoglioso di essere un rappresentante degli elettori della mia Regione. Sono orgoglioso di stare qui a rappresentare un pezzo della storia del nostro Paese e non intendo prendere a picconate i capisaldi, le colonne portanti della nostra Costituzione, pensata da gente ben più preparata di noi, che veniva dalla Seconda guerra mondiale, che aveva sofferto e aveva capacità, competenze e conoscenze che noi qui purtroppo - mi duole dirlo - ci sogniamo. Quella gente noi stiamo maltrattando per fare cosa? Per rendere più spedita l'attività legislativa? Per rendere migliori la qualità e il prodotto legislativo del Parlamento italiano? No, signori, è l'esatto opposto: per renderlo peggiore e creare gravi distorsioni negli equilibri fra i poteri, rendendo molto più forte il potere esecutivo e inutile il Parlamento. A questo punto, visto tra l'altro che questa assurda riforma di riduzione del numero dei parlamentari si associa anche a un'altra riforma - per certi versi può essere qualificata anche peggiore - sul referendum propositivo, che tira un'altra mazzata alle fondamenta della nostra Costituzione e soprattutto ai nostri principi di democrazia rappresentativa, diventa assolutamente inutile che gli italiani vadano a votare, perché tanto coloro i quali verranno votati ed eletti per rappresentarli non avranno più alcun potere. Signor presidente La Russa, lei che oggi presiede - e me ne dolgo - una pagina oscura, pessima della storia del Parlamento italiano, e chiunque ci sta seguendo sappiate - e rimanga sui Resoconti di questa Assemblea - che il senatore Pagano di Forza Italia dichiara di essere assolutamente contrario alla mazzata terribile lanciata alle fondamenta dello Stato e ai principi che stabiliscono il contrasto alle distorsioni tra i suoi vari poteri. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.Senatore Pagano, la ringrazio per le numerose citazioni fatte, per le quali le sono particolarmente grato, qualunque esse siano. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, il tema di oggi è uno di quelli che intercetta, in un'opinione pubblica in qualche modo drogata, un consenso fin troppo facile; rientra in quell'atteggiamento di antipolitica su cui da molto tempo, in diverse situazioni e circostanze, non solo alcuni partiti ma anche una serie di componenti significative dell'opinione pubblica stanno insistendo. La logica che presuppone il consenso alla riduzione drastica del numero dei parlamentari è il grande dubbio che si pone su un punto: a che cosa servono tanti politici? A che cosa servono tanti parlamentari? E la riflessione sull'esclusivo - mi si lasci utilizzare il termine - accidente quantità sembra quasi cancellare in qualche modo tutto l'insieme degli altri fattori - e direi anche degli altri valori - che definiscono la qualità e la presenza dei parlamentari in Parlamento. Che cosa può aver determinato l'oscura sensazione che di fatto i parlamentari servono a ben poco? Una che credo si possa e si debba denunciare anche in questa legislatura è oggettivamente la sistematica sostituzione del lavoro parlamentare, e quindi di quel lavoro fatto dal potere legislativo che non è mai autoreferenziale, perché si snoda nel dialogo profondo con le componenti sociali. Nessuno di noi scriverebbe mai un disegno di legge senza aver prima intercettato la sensibilità e capite i dubbi, i bisogni e le fatiche su cui in qualche modo esso va a ricadere. Il nostro lavoro principale in quest'Aula e nelle Commissioni è soltanto la testa dell' iceberg di un lavoro molto più profondo, più capillare e più diffusivo svolto sui territori, a volte geografici, a volte culturali, a volte delle professioni. Gran parte del nostro lavoro è proprio ricostituire quella relazione di fiducia tra le istituzioni - in questo senso il Parlamento rappresenta forse la più alta delle istituzioni - e la società cosiddetta civile. In questo contesto, l'idea che il lavoro legislativo venga sistematicamente scavalcato da quella che noi chiamiamo la tendenza in progress della decretazione d'urgenza non giova sicuramente a identificare nel parlamentare l'interlocutore efficace e in qualche modo unico per portare dentro le Aule del Parlamento, sotto forma di strumento legislativo, le istanze di una società che cambia, che chiede costanti e continui adeguamenti, ma comunque sempre e soprattutto delle risposte. Svalutare il lavoro del parlamentare diventa l'alibi più facile per chiederne la riduzione. Quando noi ci poniamo il tema della riduzione del numero, quindi, la domanda di fondo è a che cosa serve un parlamentare, come si può valorizzarne il contributo. Storicamente parlando, quando si è costituita una architettura istituzionale, al parlamentare si è riconosciuta una competenza e alla dialettica parlamentare - per dirla in parole semplici - tra maggioranza e opposizione si è attribuito il vero sale della democrazia. Non è più importante essere nella maggioranza o in qualche modo non si può considerare svalutativo essere all'opposizione, perché è proprio in una dialettica forte e significativa che prendono forma in modo intelligente i disegni di legge che intercettano più e meglio i bisogni del Paese. Ma, perché questo si dia, c'è bisogno di una dialettica positiva non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all'interno della maggioranza e della stessa opposizione. C'è bisogno, in altri termini, di quel pluralismo delle idee che è la sola garanzia, perché di fatto possa essere approvato quello che è un disegno di legge che abbia in qualche modo il maggior grado possibile di verità, di efficacia ed efficienza. Ora, nell'ambito di una riduzione del numero dei parlamentari, anche all'interno dei Gruppi, finisce con il prevalere quello che si chiama il pensiero dominante.