[pronunce]

Né le norme relative alle modalità di accesso alle misure alternative potrebbero formare oggetto di un affidamento del condannato, alla luce dell'imprescindibilità della valutazione discrezionale del tribunale di sorveglianza in ordine alla concessione di ciascuna misura. 5.3.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo l'inammissibilità della questione sollevata, per non avere il giudice rimettente tentato un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma censurata, tale da escluderne l'applicabilità ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Simile interpretazione sarebbe infatti «in linea con l'esigenza di garantire al cittadino libere e consapevoli scelte di condotta che costituisce una pietra angolare del modello di sistema penale disegnato dai principi costituzionali (Corte costituzionale, sentenza n. 364/1988)». 5.4.- Si è costituita in giudizio la parte R.B. L., chiedendo a questa Corte di dichiarare costituzionalmente illegittimo l'art. 6, comma 1 [recte: art. 1, comma 6], lettera b), della legge n. 3 del 2019, per contrasto con gli artt. 3, 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 CEDU. 5.5.- Con memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, R.B. L. ha evidenziato l'impossibilità di adottare un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione censurata, alla luce del diritto vivente che attribuisce natura processuale alle norme dell'ordinamento penitenziario. 6.- Con ordinanza del 30 aprile 2019 (r.o. n. 160 del 2019), il Tribunale ordinario di Brindisi ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, «nella parte in cui, modificando l'art. 4 bis comma 1° della Legge 26 luglio 1975 n. 354 - norma richiamata dall'art. 656, comma 9°, lett. a) c.p.p. - si applica anche al delitto di cui all'art. 314 c.p. commesso anteriormente all'entrata in vigore della medesima legge», denunciandone il contrasto con gli artt. 24, 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 CEDU. Il rimettente è investito dell'istanza di A. B., in stato di detenzione, volta a ottenere la declaratoria di temporanea inefficacia dell'ordine di esecuzione emesso dal pubblico ministero il 5 aprile 2019, in relazione alla condanna inflitta all'interessato dal Tribunale ordinario di Brindisi il 25 marzo 2015 (divenuta irrevocabile il 13 marzo 2019) alla pena di due anni e otto mesi di reclusione per i delitti di cui agli artt. 110, 56, 314, primo comma, 61, numero 9), cod. pen. (commesso l'11 agosto 2011), di cui agli artt. 110, 117, e 314, primo comma, cod. pen. (commesso il 18 luglio 2011) e di cui all'art. 314, primo comma, cod. pen. (commesso il 24 febbraio 2011). 6.1.- In punto di rilevanza delle questioni sollevate, il giudice a quo espone che, a seguito dell'entrata in vigore del censurato art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, A. B. non può più beneficiare della sospensione dell'ordine di esecuzione, essendo stato il delitto di cui all'art. 314 cod. pen. incluso nell'elenco dei reati ostativi di cui all'art. 4-bis ordin. penit. , laddove, prima dell'intervenuta modifica normativa, egli avrebbe potuto chiedere la concessione di una misura alternativa alla detenzione senza previo periodo di osservazione in carcere. 6.2.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente premette che, in assenza di una disciplina transitoria, la disposizione censurata risulta immediatamente applicabile, in base al consolidato orientamento che attribuisce carattere processuale alle norme penitenziarie. 6.2.1.- Ritiene tuttavia il giudice a quo che la non sospendibilità dell'ordine di esecuzione, risultante dal richiamo dell'art. 4-bis ordin. penit. da parte dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , incida non solo sulle modalità esecutive della pena ma anche sulla sua effettiva portata e natura, imponendo al condannato che aspiri alle misure alternative alla detenzione «una temporanea anticipazione del regime detentivo [...] in attesa delle decisioni del magistrato di sorveglianza sul possibile accesso a una di tali misure»; il tutto, peraltro, con «possibili frizioni con la finalità rieducativa della pena prevista dall'art. 27 Cost.», attesa l'incongruità - rilevata anche da questa Corte con la sentenza n. 41 del 2018 - della temporanea carcerazione di soggetti che possano poi beneficiare di misure risocializzanti extramurarie. L'art. 4-bis ordin. penit. , richiamato dall'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , «benché "nominalmente" processuale» esibirebbe dunque «nella "sostanza" [...] un contenuto "afflittivo" per le ricadute sulla libertà personale del condannato», impossibilitato appunto a ottenere la sospensione dell'ordine di esecuzione della pena. 6.2.2.- Attesa la natura "penale" dell'art. 4-bis ordin. penit. , l'applicazione immediata delle modifiche normative di segno peggiorativo apportate a detta disposizione dalla legge n. 3 del 2019 integrerebbe una violazione del divieto di retroattività della legge penale sfavorevole, sancito dall'art. 7 CEDU, così come interpretato dalla Corte EDU nella sentenza Del Rio Prada. 6.2.3.- Sarebbe violato anche il corrispondente principio di irretroattività contenuto nell'art. 25, secondo comma, Cost., la cui operatività questa Corte avrebbe esteso a disposizioni non formalmente penali, ma «a carattere "intrinsecamente punitivo"» (sono citate le sentenze n. 223 del 2018 e n. 196 del 2010). 6.2.4.- La modifica in senso sfavorevole della portata dell'art. 4-bis ordin. penit. , realizzata dal censurato art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, vanificherebbe altresì il legittimo affidamento del condannato a ottenere la sospensione dell'ordine di esecuzione della pena detentiva di durata inferiore a quattro anni (come quella in specie irrogata), con conseguente ulteriore violazione degli artt. 117, primo comma, Cost. e 7 CEDU, già evidenziata dalla Corte di cassazione, sezione sesta penale, nella sentenza n. 12541 del 2019. 6.2.5.-