[pronunce]

il medesimo comma, poi, nella parte in cui prevede la determinazione del numero e degli emolumenti dei consiglieri e degli assessori, violerebbe l'art. 15, che affida alla legge regionale la determinazione della forma di governo della Regione e dei rapporti tra i suoi organi, e l'art. 26, che assegna alla legge regionale la competenza a fissare l'indennità dei consiglieri regionali. Il comma 2, dal canto suo, violerebbe gli artt. 3 e 119 Cost., anche in relazione al combinato disposto con gli artt. 3, 4, 5 e 6 dello statuto, poiché il trasferimento dei fondi necessari per lo svolgimento delle funzioni statutarie sarebbe irragionevolmente subordinato alla rinuncia della Regione all'esplicazione della sua autonomia costituzionalmente garantita, anche finanziaria. Ancora violato, secondo la ricorrente, sarebbe l'art. 8 dello statuto, poiché i trasferimenti erariali oggetto di potenziale blocco statale ricomprendono le compartecipazioni erariali ivi stabilite, con conseguente esorbitamento dalla materia del coordinamento della finanza pubblica. I medesimi vizi, secondo la Regione autonoma Sardegna, affliggerebbero anche il comma 3, relativo alla prova del rispetto delle condizioni imposte, da fornirsi mediante comunicazione agli organi statali indicati, in quanto strumentale all'attuazione delle previsioni dei commi 1 e 2. 3.4.- Quanto al comma 5, secondo cui il mancato adeguamento delle Regioni alle disposizioni dell'intero art. 2 determina una grave violazione di legge ai sensi dell'art. 126, primo comma, Cost., con conseguente scioglimento del Consiglio regionale e contestuale rimozione del Presidente della Regione, ritiene la ricorrente che sia lecito dubitare della sua applicabilità alle autonomie speciali, essendo richiamato un parametro costituzionale applicabile alle sole Regioni ordinarie. Per l'ipotesi di ritenuta applicabilità, dovrebbero dirsi violati non solo lo stesso art. 126 Cost. ma anche gli artt. 15, 35 e 50 dello statuto, ove sono disciplinati i rapporti tra gli organi regionali, dettati tassativamente i casi di scioglimento del Consiglio e della Giunta regionale, nonché di fine anticipata del mandato del Presidente della Regione, e previste speciali forme di leale collaborazione tra Stato e Consiglio regionale nel caso in cui a perpetrare le violazioni sia la Giunta. Inoltre, il comma 5 dell'art. 2 violerebbe anche l'art. 3 Cost., in combinato disposto con gli artt. 50 e 54 dello statuto e 116 Cost., perché ricollegherebbe l'ipotesi di scioglimento del Consiglio regionale e di rimozione del Presidente della Regione a eventi, quali la revisione dello statuto, che non sono nella disponibilità della ricorrente, con conseguente violazione anche del principio di eguaglianza, nella parte in cui tratta la Regione autonoma Sardegna in modo deteriore rispetto alle Regioni ordinarie, che possono liberamente modificare la propria legge fondamentale. 3.5.- Evidenzia la ricorrente, poi, più in generale, come sia la gran parte delle «condizioni» richieste dall'art. 2 a potersi avverare solo attraverso una modifica dello statuto, ma la Corte costituzionale con la sentenza n. 198 del 2012 avrebbe chiarito che una legge ordinaria non può imporre limiti e condizioni ad una fonte di rango costituzionale. Per queste ragioni, dunque, le disposizioni censurate violerebbero gli artt. 54 dello statuto e 116 Cost. Inoltre, prosegue la ricorrente, lo statuto, a mente dell'art. 54, può essere riformato esclusivamente con il procedimento stabilito per la revisione costituzionale, procedimento che la Regione autonoma Sardegna può solo avviare; di qui l'irragionevolezza di considerarla responsabile in caso di mancato adeguamento. 3.6.- Anche il comma 4, secondo la ricorrente, sarebbe violativo di tutti i parametri statutari e costituzionali individuati in precedenza, perché non limita l'applicabilità dell'art. 2 ai soli ambiti di competenza del legislatore statale. La clausola in esame, sebbene in apparenza finalizzata alla tutela delle attribuzioni statutarie delle autonomie speciali, finirebbe per mortificarle. Essa, infatti, nella sua formulazione letterale, differirebbe in maniera evidente da quella contenuta nell'art. 19-bis del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, analizzata dalla Corte con la sentenza n. 241 del 2012, ove si sarebbe chiarito come la funzione di clausole di questo tipo sia di escludere l'applicazione delle normative cui accedono, laddove in contrasto con gli statuti e le relative norme di attuazione. 4.- In entrambi i giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, spiegando difese ed eccezioni identiche e chiedendo il rigetto dei ricorsi. Evidenzia la difesa erariale come l'art. 2 del d.l. n. 174 del 2012 preveda una serie di misure volte a ridurre i costi della politica; le Regioni, prosegue l'Avvocatura, sarebbero chiamate a introdurre tali misure per potere ricevere l'ottanta per cento dei trasferimenti erariali loro spettanti, ad eccezione di quelli destinati al Servizio sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale. Per le autonomie speciali, poi, sarebbe espressamente previsto che adeguino i rispettivi ordinamenti alle suddette misure di contenimento della spesa compatibilmente con i relativi statuti e le norme di attuazione, ovvero mediante strumenti che consentano di assicurare il rispetto della loro autonomia (art. 2, comma 4, e art. 11-bis del decreto-legge citato). Il riconoscimento alle autonomie statutarie di un ruolo attivo e di un margine di manovra nell'adeguamento dei rispettivi ordinamenti alle nuove misure comporterebbe, secondo il Presidente del Consiglio, l'infondatezza delle questioni. 5.- In data 12 novembre 2013 la Regione autonoma Sardegna ha depositato una memoria, con cui ha evidenziato come il Presidente del Consiglio non abbia replicato alle proprie censure, limitandosi ad affermare che il decreto-legge impugnato, con le clausole di salvaguardia di cui agli artt. 2, comma 4, e 11-bis, ha riconosciuto alle autonomie speciali un certo margine di manovra nell'adeguamento alle disposizioni del decreto.