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la neutralità, atteso che l'IVA deve gravare soltanto sull'effettivo utilizzatore finale del bene o del servizio e non anche sul produttore. Successivamente, il Ministero della salute e il Ministero dell'economia e delle finanze, con le circolari n. 1341 del 19 febbraio 2016, n. 3251 del 21 aprile 2016 e n. 2051 dell'8 febbraio 2019 hanno fornito alle regioni le indicazioni operative concernenti i valori identificativi dei dispositivi medici oggetto di acquisto da riportare nel tracciato della fattura elettronica e le modalità per l'invio separato dei dati del costo del bene e dei dati del costo del servizio. In particolare, la circolare n. 2051 dell'8 febbraio 2019 raccomandava « la tempestiva diffusione delle indicazioni verso i fornitori e la puntuale verifica da parte delle strutture sanitarie dell'applicazione delle medesime ». In data 7 novembre 2019, a seguito dell'accordo tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e il Governo, sono state definite le modalità procedurali di individuazione del superamento dei tetti di spesa regionali e i criteri d'individuazione dei tetti di spesa regionali per l'acquisto dei dispositivi medici per l'anno 2019. Successivamente, con la circolare n. 7435 del 17 marzo 2020 il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero della salute hanno fornito alle regioni le indicazioni operative, per il 2019 e a decorrere dal 2020, cui le aziende sanitarie devono attenersi per assicurare la correttezza dei dati provenienti dalle fatture elettroniche. In particolare, a decorrere dal 2020, la circolare fornisce le indicazioni necessarie all'individuazione dei dispositivi medici oggetto del tetto di spesa per i quali gli enti del SSN, in fase d'ordine al fornitore, dovranno specificare il conto di imputazione. La procedure di ripiano per il superamento del tetto di spesa per i dispositivi medici è disciplinata, invece, dall'articolo 18 del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2022, n. 142 (cosiddetto decreto Aiuti bis ), che ha modificato in parte l'articolo 9- ter del decreto-legge n. 78 del 2015, per l'attuazione del sistema del payback . La norma introduce il comma 9- bis , specificando che limitatamente al ripiano dell'eventuale superamento del tetto di spesa regionale per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, dichiarato con il decreto del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, le regioni e le province autonome definiscono con proprio provvedimento, da adottare entro novanta giorni dalla data di pubblicazione del predetto decreto ministeriale, l'elenco delle aziende fornitrici soggette al ripiano per ciascun anno, previa verifica della documentazione contabile anche per il tramite degli enti del servizio sanitario regionale. In particolare si prevede che: le aziende fornitrici debbano assolvere ai propri adempimenti in ordine ai versamenti in favore delle singole regioni e province autonome entro trenta giorni dalla pubblicazione dei provvedimenti regionali e provinciali; nel caso in cui le aziende fornitrici di dispositivi medici non adempiano all'obbligo del ripiano, i debiti per acquisti di dispositivi medici delle singole regioni e province autonome, anche per il tramite degli enti del servizio sanitario regionale, nei confronti delle predette aziende fornitrici inadempienti sono compensati fino a concorrenza dell'intero ammontare. Da ultimo, l'emendamento del Governo 4.1000 al decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2023, n. 14, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, novella il comma 9- bis dell'articolo 9- ter del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, e modifica il termine entro cui le aziende fornitrici di dispositivi medici, in deroga alla disciplina vigente sulle modalità procedurali del ripiano e limitatamente al superamento del tetto di spesa regionale per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, sono tenute ad adempiere all'obbligo di ripiano del superamento del tetto di spesa posto a loro carico entro il 30 aprile 2023. Più specificamente, con decreto del Ministro della salute 6 luglio 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 216 del 15 settembre 2022, i Ministri della salute e dell'economia e delle finanze hanno certificato che il superamento del tetto di spesa nazionale e regionale nelle annualità 2015-2018 ammontava ad euro 2.085.940.579. In particolare, di seguito, si evidenzia il totale degli importi a carico dei fornitori, nelle rispettive regioni, negli anni 2015-2018: Abruzzo: 140.955.578; Toscana: 397.154.995; Friuli: 127.953.977; Umbria: 91.810.829; Marche: 136.589.879; Trentino: 49.406.106; Alto Adige: 45.721.925; Sardegna: 125.605.830; Puglia: 246.782.448; Molise: 17.534.630; Veneto: 231.777.561; Piemonte: 200.755.596; Emilia Romagna: 170.380.714; Valle d'Aosta: 4.450.312; Liguria: 50.692.391; Basilicata: 9.757.091; Sicilia: 34.373.942; Calabria: 4.226.229; Lombardia: 10.542; Lazio: 0; Campania: 0. Infine, con decreto-legge 11 gennaio 2023, n. 4, si rinviano i termini del ripiano al 30 aprile 2023. L'obiettivo dell'intervento, come si apprende dal « Fascicolo Iter disegno di legge S. 463 », è « quello di prorogare il versamento dei suddetti importi, anche al fine di verificare se ci siano gli spazi per un intervento alternativo, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica ». Infatti, come si apprende dallo stesso fascicolo « la disposizione si rende necessaria anche in relazione al rilevante contenzioso sulla materia attivato dalle aziende fornitrici di dispositivi medici ». A tal proposito, si fa presente che innanzi al tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio, sono stati proposti centinaia di ricorsi da parte delle aziende interessate, con l'obiettivo di ottenere l'annullamento degli effetti dispiegati dalla già citata circolare del Ministero della salute e soprattutto degli aspetti più controversi introdotti dall'articolo 9- ter del decreto-legge n. 78 del 2015 e, conseguentemente, dei provvedimenti correlati. Più dettagliatamente, come denunziato dagli operatori del settore, le aziende non sono state in grado di conoscere i dati relativi agli acquisti operati dagli enti del Servizio sanitario nazionale, giacché negli anni 2015-2018 i rapporti sulle spese operate dalle strutture sanitarie pubbliche sono stati resi pubblici solo a seguito delle chiusure d'esercizio di riferimento.