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certo il "decreto liquidità" (ma che sarebbe più corretto definire "decreto illiquidità", così come definito da Roberto Napoletano nel suo editoriale) se per avere 25.000 euro bisogna compilare decine di moduli per poi vedersi comunque negato il prestito, per non parlare dei finanziamenti fino a 800.000 euro e poi fino a 5 milioni, per i quali non ci sono neppure le istruzioni per chiederli, e l'inderogabile burocrazia fanno presagire solo un aumento del tasso di fragilità delle imprese meridionali, che è già 4 volte superiore a quello delle imprese del Nord. Si è poi ancora in attesa del "decreto aprile" e l'interrogante teme che, se dovesse contenere misure farraginose e territorialmente circoscritte, tutte quelle attività che non hanno ancora avuto niente avranno già chiuso per sempre, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che debbano essere prese solide e concrete misure, urgenti e libere da vincoli burocratici, affinché la pandemia e il lungo e indistinto lockdown non rischino di accelerare la desertificazione dell'apparato produttivo del Sud, incidendo negativamente sulla fragile struttura produttiva, che peraltro è già stata messa a dura prova dalla precedente lunga crisi, prima recessiva e poi di sostanziale stagnazione e dalla quale non è mai riusciti ad uscire del tutto: bisogna evitare, con tutti i mezzi ed in tutti i modi, questo grave rischio di default per le imprese del Sud e immettere la liquidità necessaria alla ripresa perché sicuramente ne beneficerà la nazione intera. Atto n. 4-03370 PAPATHEU Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'emergenza coronavirus ha determinato in Italia una crisi epocale, con gravi ripercussioni non soltanto in termini di emergenza sanitaria ma sotto l'aspetto economico e sociale. Per effetto di tali crisi si avrà almeno un milione di nuovi poveri in Italia, dove già negli ultimi 10 anni si è perso un milione di posti di lavoro a tempo pieno (peggio di noi solo la Grecia) e sono raddoppiati i sottoccupati (il 25 per cento ha un impiego inferiore al titolo di studio) ed un giovane su tre non ha alcun impiego. Il Ministro in indirizzo ha già indicato nel Documento di economia e finanza che la disoccupazione (a fine febbraio 2020 al 9,7 per cento) salirà quest'anno almeno all'11,6 per cento per un totale di 492.000 posti di lavoro che non esisteranno più. Numeri che presumibilmente delineano un quadro ancora sottostimato e destinato ad aggravarsi in termini esponenziali nei prossimi mesi; ciò nonostante, si prospetta una cascata di accertamenti fiscali che potrebbe abbattersi sui contribuenti italiani dopo il 31 maggio, data nella quale dovrebbe terminare la "sospensiva" che l'Agenzia delle entrate si è autoimposta in seguito all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020 (che disponeva la chiusura delle attività economico-produttive); a meno di nuove proroghe, dunque, dal 1° giugno 2020 l'amministrazione finanziaria ripartirà con la sua attività di accertamento e notifica di atti e cartelle fiscali. E, stando a quanto dichiarato dal direttore dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, gli accertamenti riprenderanno a pieno ritmo, in un sostanziale regime di normalità. Stanno così per riprendere le attività da parte degli ispettori di notifiche e intimazioni di pagamento, nonostante gli italiani siano ridotti allo stremo, in molti casi hanno perso il loro impiego e numerose imprese stanno per dichiarare il fallimento; stando alle parole di Ruffini l'Agenzia non avrebbe bisogno dei due anni supplementari che il Governo gli ha "riconosciuto", estendendo da 5 a 7 anni i termini di accertamento e prescrizione. Anzi, a dirla tutta, nell'ottica dell'amministrazione finanziaria quella norma è pensata per favorire i contribuenti. Il 22 aprile il direttore dell'Agenzia delle entrate è stato ascoltato dalle Commissioni (Finanze ed Attività produttive) della Camera dei deputati e nell'occasione ha chiarito che, al netto di nuove disposizioni del Governo, l'amministrazione finanziaria è pronta a riprendere la propria attività ispettiva sin dal 1° giugno 2020. Conti alla mano, è una notizia che non può far piacere ai contribuenti italiani, travolti dalla crisi scaturita dal coronavirus, che in caso di nuove notifiche dall'Agenzia rischiano di andare incontro, da qui ai prossimi mesi, a una condizione di impossibilità oggettiva di far fronte ai pagamenti per l'assenza di reddito e fatturato in questi mesi; sempre secondo le stime fatte dal direttore dell'Agenzia, nel secondo semestre dell'anno gli ispettori saranno in grado di chiudere e recapitare ben 8,5 milioni di cartelle fiscali. Si ripartirà dai 3,7 milioni di atti messi in stand by in questi tre mesi di emergenza, per poi proseguire con tutti gli altri casi che emergeranno nel corso dell'anno. Serviranno a poco, dunque, i due anni di estensione della prescrizione presente nel decreto "cura Italia" e gli ispettori dell'Agenzia, in assenza di decretazioni urgenti che blocchino la riscossione, procederanno alle richieste di pagamento. Per i vertici dell'Agenzia si è in presenza di una norma inserita per andare incontro alle esigenze dei contribuenti, per diluire nel tempo controlli e accertamenti di eventuali situazioni di irregolarità, tuttavia l'amministrazione finanziaria ritiene di non aver bisogno della "proroga" ed intende "completare il suo piano di lavoro entro la fine di questo anno", si chiede di sapere se, a fronte della drammatica condizione economica dei cittadini italiani, dei lavoratori e delle imprese e dunque di milioni di famiglie, il Ministro in indirizzo intenda assumere un provvedimento urgente di proroga della sospensiva delle attività di accertamento e riscossione, come previsto nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020, con il prolungamento ove possibile di tale misura di congelamento delle imposizioni di pagamento sino al 31 dicembre 2020. Atto n. 4-03371 PAPATHEU Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: in data 28 aprile 2020 il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara è stato ascoltato in audizione presso le Commissioni VI (Finanze) e X (Attività produttive) della Camera dei deputati sul "decreto liquidità" n. 23 del 2020 introdotto dal Governo per l'emergenza coronavirus. Nell'occasione il rappresentante di Federalberghi ha fatto il punto sulla crisi del turismo, ed in particolare delle imprese ricettive, tracciando un quadro molto preoccupante in vista dei prossimi mesi: "Su 480 milioni di pernottamenti che si registrano ogni nelle aziende turistico-ricettive italiane, più del 50 per cento sono relative a turisti stranieri, che quest'anno noi non vedremo. Il 50 per cento del mercato annuale, non quello del mese di marzo o aprile, si è già volatilizzato. E anche la domanda italiana, che ad ora è azzerata, ne risentirà fortemente.