[resaula]

È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, il nostro Paese e il Governo si sono trovati di fronte alla crisi più grave e più drammatica dal dopoguerra, all'improvviso, con una repentinità che non poteva essere prevista in queste dimensioni. Chi sostiene il contrario, chi accusa il Governo di non essere stato abbastanza previdente dovrebbe riflettere sul fatto che forse, non a caso, tutti i Paesi del mondo, nessuno escluso, sono stati presi alla sprovvista. Qualcuno ha anche colpevolmente teorizzato di non voler mettere in campo una prevenzione; altri sono stati colti di sorpresa dalla velocità con cui si è prodotta questa crisi sanitaria, che si allarga poi - lo sappiamo perfettamente, come il presidente Conte e tutti i colleghi hanno qui detto - fino a coinvolgere l'economia e il nostro stesso stile di vita. Di fronte a questa esplosione imprevista e imprevedibile - almeno in questa misura - ci sono state magari incertezze, ci sarà stata qualche oscillazione, ma sono state dovute proprio all'estrema difficoltà di anticipare gli eventi, di capire come si evolveva il contagio. Peraltro in nessun'altra parte del mondo - bisogna dirlo con chiarezza - il virus si era diffuso con le particolari modalità con cui si è concentrato ed è dilagato in Lombardia. Tutti possiamo dire però con orgoglio che tutto il Paese ha saputo reagire. Hanno saputo reagire con coraggio immenso, generosità e abnegazione i medici, il personale sanitario in prima linea, che ancora una volta ringrazio a nome di tutto il mio Gruppo. In questo caso, parlare di «prima linea» non è certamente una metafora: si tratta proprio di una prima linea. Lo hanno fatto e lo stanno facendo davvero a rischio della vita, hanno reagito e stanno reagendo tutti i cittadini, accettando una serie di sacrifici e limitazioni della loro libertà senza precedenti. Quando ripetiamo che ancora troppi contravvengono, dobbiamo aggiungere però che il 95 per cento degli italiani - lo sappiamo dai controlli effettuati - dimostrano di comportarsi con disciplina e senso di responsabilità. Ha reagito e sta reagendo il Governo: aver aumentato in poche settimane del 65 per cento i reparti di terapia intensiva e aver quadruplicato quelli di terapia subintensiva è un risultato enorme e importantissimo, che non era scontato. Non dimentichiamo i tagli che negli anni precedenti erano stati apportati a tutto il nostro sistema sanitario. È grazie a questo sforzo immane che negli ospedali italiani si combatte, certo fra grandi difficoltà, ma non vediamo immagini come quelle che ci arrivano per esempio da un altro grande Paese europeo che si trova oggi in condizioni simili alle nostre, mi riferisco agli ospedali in Spagna, a Madrid. Noi tutti, il Governo e le istituzioni, siamo costretti quindi a muoverci certamente in un difficile equilibrio. Dobbiamo fare il possibile e ancor di più far rispettare le regole che sole possono evitare che questa crisi si trasformi in catastrofe, ma dobbiamo farlo salvaguardando per intero i nostri principi. Dobbiamo essere rigorosi e severi, ma senza cedere ad alcuna nessuna tentazione, magari quella di militarizzare il Paese. Dobbiamo essere drastici e tempestivi, ma senza sacrificare - bene ha fatto il Governo - il dialogo con tutte le parti sociali, con le amministrazioni locali, con l'intero arco delle forze parlamentari, senza rinunciare alla centralità del Parlamento. Sono state dette parole vane sul fatto che il Parlamento era chiuso; il Presidente Alberti Casellati sa - e lo ha giustamente ripetuto - quanto in questi giorni, in queste settimane siamo stati attivi in tutti i modi possibili per fare in modo che il Parlamento continuasse a svolgere la sua funzione. È una missione certamente faticosa e difficile, ma io penso che ci stiamo riuscendo. Nonostante il fronte principale sia quello della lotta contro il virus, non possiamo però dimenticare che questa crisi non è solo sanitaria. Le misure che il Governo ha dovuto assumere non sono a costo zero; purtroppo peseranno terribilmente sulla nostra economia, ma pesano già oggi sulle condizioni materiali di moltissime persone, di donne e di uomini rimasti senza reddito, di precari che magari avevano un lavoro intermittente e che non hanno un minimo di certezza per il proprio futuro, di famiglie monoreddito rimaste senza reddito, di locatari che magari non sanno se incasseranno affitti e di inquilini che non sanno se riusciranno a pagare l'affitto, o dei piccoli negozianti che sono in grandissima difficoltà. Per tutte queste persone il problema del distanziamento sociale non è quello di dover rinunciare a correre o all'aperitivo: è questione di sopravvivenza e nessuno può dir loro con certezza quando tutto ciò avrà termine. Prendersi cura di questi cittadini, dei nostri cittadini, è urgente quanto fronteggiare il virus ed è condizione essenziale per la tenuta sociale del Paese, senza la quale neppure la guerra contro il virus potrà essere vinta. Il Governo ha fatto uno sforzo senza precedenti mettendo in campo con il decreto-legge cura Italia 25 miliardi di euro, l'equivalente di una manovra di bilancio, ma sappiamo che non basteranno. Lei, presidente Conte, ha assicurato che in aprile sarà fatto uno sforzo ulteriore, ma dovrà essere grande perché noi abbiamo bisogno di mettere in campo tutte le risorse possibili per evitare che la crisi travolga moltissime persone e poi di conseguenza tutta la nostra economia. È necessario fare di più, garantire sostegno a tutti, immettere liquidità a supporto delle imprese in grandissima difficoltà, ma anche sostenere le persone che si trovano in difficoltà altrettanto drammatiche e rilanciare con forza il cammino che abbiamo intrapreso. Oggi non deve essere questa la scusa per mettere da parte gli investimenti nelle cose che servono a questo Paese; abbiamo visto qual è stato il rischio di aver sacrificato gli investimenti in sanità, non dobbiamo dimenticarlo! Quando questo sarà finito, quando avremo superato la crisi non dobbiamo dimenticare dove e come serve investire per il bene delle persone nella salute e nella qualità della vita. Per questo, però, è necessario mettere in campo tutti i mezzi di cui dispone l'Unione europea. La sospensione dei parametri del Patto di stabilità - benissimo - è stato un passo importante, ma sappiamo che non basterà; non basterebbe neppure la decisione - che peraltro qualcuno non vuol prendere - di sganciare gli aiuti magari da ogni sorta di commissariamento o memorandum. È necessaria una sterzata drastica e radicale nella natura e nella missione della BCE; bisogna arrivare subito a quella condivisione del debito che l'Italia, con altri Stati europei, ha chiesto nella lettera che lei, signor Presidente del Consiglio, ha inviato al presidente Michel. Gli eurobond non sono più un'opzione auspicabile: sono un obbligo che deve essere assunto al più presto. Allo stesso tempo è necessario che tutti i Paesi dell'Unione adottino le stesse misure nella lotta contro il coronavirus; è fondamentale perché, come lei ha ricordato, in caso contrario il rischio di una ripresa del contagio, anche una volta spenti gli attuali focolai, sarebbe altissimo. Vanno adottate anche le medesime misure in campo economico, perché sarebbe paradossale che si mettesse in campo - magari - una concorrenza sleale. Sappiamo che queste richieste e proposte incontrano opposizioni potenti.