[pronunce]

La disposizione censurata comporterebbe, infatti, un'arbitraria compressione del diritto degli attori di accedere alla professione di revisore contabile, in condizione di parità con gli altri soggetti versanti nella stessa situazione, realizzando un risultato non concepibile in un ordinamento costituzionale come il nostro che si dichiara lavorista sin dalla sua disposizione di apertura (art. 1, primo comma, della Costituzione) e che svolge tale principio fondamentale negli artt. 4, primo comma, 35, primo comma e 41 della Costituzione. La disposizione censurata sarebbe pertanto irragionevole, facendo dipendere la negazione del diritto di accesso ad una libera professione da una circostanza del tutto casuale, quale la mancata conclusione della sessione d'esami alla data di entrata in vigore della legge. La scelta legislativa sarebbe ancora più irragionevole ove si consideri che la mancata conclusione della sessione d'esame deve essere ascritta unicamente all'incapacità della pubblica amministrazione di adempiere i propri doveri entro un periodo di tempo "normale". Il legislatore, collegando il diritto all'automatica iscrizione non già al superamento dell'esame nella sessione in corso, come aveva invece fatto in sede di istituzione del registro dei revisori contabili con l'art. 11, comma 2, lettera b, del d.lgs. n. 88 del 1992, ma alla fattispecie concreta esistente al momento dell'entrata in vigore della legge, avrebbe finito con l'attribuire alla pubblica amministrazione il potere di decidere la vita professionale di una parte dei soggetti rientranti nella medesima classe, in base ad una "clausola meramente potestativa". 3. - Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, concludendo per la manifesta infondatezza della questione sottoposta all'esame della Corte. La difesa erariale osserva che la legge n. 132 del 1997, nell'indire la prima sessione d'esami per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili, ha modificato parzialmente la disciplina dell'ammissione all'esame e reso, in particolare, più rigoroso il requisito del tirocinio triennale. Nel quadro di revisione della disciplina si inserisce la disposizione censurata, in base alla quale non è più sufficiente - come invece era ai sensi dell'art. 11 del d.lgs. n. 88 del 1992 - l'acquisto del diritto a quell'iscrizione in data successiva all'entrata in vigore della legge sulla base di procedure in corso. La difesa erariale, richiamando la giurisprudenza di questa Corte (ordinanza n. 249 del 2002 e sentenza n. 208 del 2002), ritiene che lo stesso fluire del tempo sia un elemento diversificatore che giustifica la diversità di trattamento, e che quando sia ritenuta giustificata una disciplina eccezionale, per lo stretto collegamento che essa presenta con le specifiche particolarità del caso, non potrebbe considerarsi lesiva del principio di eguaglianza la sua delimitazione temporale e soggettiva. Non vi sarebbe dunque alcuna irrazionale disparità di trattamento ma solo una modifica legislativa, potendosi ritenere superati i dubbi in ordine alla eccepita violazione degli artt. 4, primo comma, 35, primo comma, e 41, primo comma, della Costituzione, in quanto la possibilità per gli attori di esplicare compiutamente la propria professione accedendo all'iscrizione nel registro dei revisori contabili resterebbe intatta, ovviamente alle condizioni e secondo le regole oggi vigenti. 4. - In prossimità dell'udienza ha depositato memoria la parte privata, insistendo per l'accoglimento della questione. Nella memoria si richiama l'affermazione di questa Corte, contenuta nella sentenza n. 333 del 1992, per cui non sussiste il vizio della disparità di trattamento quando la disparità sia prodotta non da norme di legge bensì da circostanze di fatto casuali, delle quali il legislatore non poteva tenere conto. Quest'ultima circostanza non ricorrerebbe nella specie, in quanto la possibile maggior durata delle prove d'esame di una data sessione annuale presso una sede rispetto alle altre sedi locali è ipotesi tutt'altro che rara o casuale, potendo costituire la conseguenza non solo dell'inerzia o del maggior scrupolo di una certa commissione, ma anche del diverso numero dei partecipanti all'esame in una data sede. Il legislatore del 1997, avendo ritenuto di far beneficiare dell'esclusione i partecipanti alla sessione d'esami 1996/1997, avrebbe dovuto prevedere che dell'esclusione beneficiassero tutti i partecipanti a quella sessione di esami allora in corso di svolgimento, non diversamente da quanto previsto dall'art. 11, comma 2, lettera b, del d.lgs. n. 88 del 1992. La legge n. 132 del 1997 finirebbe per restringere arbitrariamente l'ambito soggettivo del beneficio dall'esonero, determinando una violazione del principio di ragionevolezza particolarmente grave in quanto incidente anche sul legittimo affidamento degli attori nel giudizio a quo. Se la ratio che giustificava l'esonero risiede nella ritenuta preparazione professionale di alcuni professionisti, sarebbe irragionevole la mancata estensione del beneficio di cui alla norma censurata a coloro che abbiano superato l'esame, nella stessa sessione, dopo l'entrata in vigore della legge n. 132 del 1997, posto che i requisiti d'idoneità degli ammessi al beneficio sono posseduti anche dagli esclusi. Sul punto la difesa richiama anche i lavori preparatori della legge n. 132 del 1997, e in particolare la originaria proposta di legge n. 119, presentata il 9 maggio 1996, nella quale si fa riferimento all'acquisizione del diritto ad essere iscritti nell'albo dei dottori commercialisti o dei ragionieri e periti commerciali "in base ad una sessione d'esame in corso" alla data di entrata in vigore della legge. Specificazione, quest'ultima, che scompare nel prosieguo dei lavori. Nell'atto difensivo la parte privata replica, infine, alla tesi sostenuta dall'Avvocatura generale dello Stato, per cui la norma censurata non realizzerebbe alcuna disparità di trattamento, ma integrerebbe una mera modifica legislativa. In particolare, si sostiene, la disposizione oggetto del dubbio di costituzionalità non avrebbe nulla a che vedere col fluire del tempo come autonomo fattore di distinzioni di fatto, ma introdurrebbe una irrazionale disparità di trattamento realizzata tra soggetti che hanno tutti superato (chi prima e chi dopo) lo stesso esame professionale di ragioniere nella stessa sessione 1996/1997. Tutti coloro che hanno superato l'esame nella stessa sessione verserebbero in una situazione che, sotto il profilo temporale, sarebbe la medesima, essendo irrilevante il fluire del tempo ai fini dell'esclusione dal beneficio, se l'elemento preso in considerazione dal legislatore ai fini del riconoscimento del beneficio è il mero superamento dell'esame.1. - La questione sollevata dal Tribunale di Milano investe l'art. 6, comma 2, della legge 13 maggio 1997, n. 132 (Nuove norme in materia di revisori contabili), ai cui sensi sono esonerati dall'esame per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili "coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, siano iscritti od abbiano acquisito il diritto di essere iscritti nell'albo professionale dei dottori commercialisti o nell'albo professionale dei ragionieri e periti commerciali".