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Art. 3 Ferma restando l'applicazione delle norme sulla vaccinazione antiaftosa a destino dei bovini importati, prevista da accordi stipulati con Paesi esteri o da autorizzazioni sanitarie ministeriali, il trattamento vaccinale antiaftoso di cui alla precedente lettera d) deve essere effettuato con le seguenti modalità. Gli animali delle specie bovina e bufalina al di sopra dei tre mesi di età, in importazione dai Paesi della Comunità economica europea e dai Paesi terzi, per i quali, in applicazione del decreto ministeriale 21 dicembre 1976 citato in premessa, non è prevista la preventiva autorizzazione ministeriale, a seguito dell'esito favorevole della visita veterinaria al confine, sono inoltrati a destino con l'adempimento delle disposizioni di cui all'art. 26 della legge 30 aprile 1976, n. 397, citata in premessa. Gli animali delle suddette specie possono essere inoltrati negli allevamenti di destinazione o nelle stalle di sosta degli importatori, con esclusione dell'inoltro ai mercati ed alle fiere. Tali animali, dopo l'arrivo negli allevamenti di destinazione, debbono essere mantenuti separati dagli altri animali della stessa specie per un periodo di osservazione sanitaria di otto giorni. Entro 24 ore dall'arrivo a destino è fatto obbligo all'allevatore destinatario di provvedere alla consegna all'autorità sanitaria competente per territorio del certificato sanitario di scorta. Nel caso di inoltro nella stalla di sosta dell'importatore quest'ultimo è tenuto, entro 24 ore dall'arrivo degli animali, a provvedere alla consegna all'autorità sanitaria competente per territorio del certificato sanitario di scorta. Entro 72 ore dall'arrivo nella stalla di sosta dell'importatore, gli animali possono essere inoltrati previa visita veterinaria con esito favorevole, agli allevamenti di destinazione finale, purché scortati dalla dichiarazione sanitaria di cui a tergo del mod. 4 del regolamento di polizia veterinaria, citato in premessa, compilata secondo le disposizioni di cui agli articoli 12 e 13 dell'ordinanza 27 giugno 1987, n. 288, come sostituiti dagli articoli 1 e 2 dell'ordinanza 14 gennaio 1988, n. 15, citata in premessa. Alla dichiarazione sanitaria di cui sopra dev'essere allegata fotocopia, autenticata dal servizio veterinario dell'unità sanitaria locale, del certificato sanitario che ha scortato gli animali dal confine fino alla prima destinazione. È fatto obbligo agli allevatori destinatari di provvedere, sempre entro il termine di 24 ore dall'arrivo nei rispettivi allevamenti, alla consegna all'autorità sanitaria locale competente per territorio del citato mod. 4 con allegata la fotocopia autenticata del certificato sanitario che ha scortato gli animali dal confine fino alla prima destinazione. Trascorsi tre giorni dall'arrivo nell'allevamento di destinazione, semprechè non si evidenzino sintomi sospetti di malattie infettive, nel qual caso dev'essere data immediata comunicazione telegrafica al Ministero della sanità, gli animali delle specie suddette debbono essere sottoposti a vaccinazione antiaftosa. Gli animali stessi sono ammessi a libera pratica trascorso favorevolmente il periodo di otto giorni di osservazione, di cui al precedente quarto comma, qualora dai certificati sanitari di scorta risultino vaccinati nel Paese di provenienza da non oltre quattro mesi e da non meno di quindici giorni. Contestualmente al trattamento vaccinale antiaftoso non debbono essere praticati trattamenti vaccinali per altre malattie o trattamenti terapeutici che inducano fenomeni immunodepressivi. Gli animali delle specie di cui sopra, di età superiore ai tre mesi, che non risultino vaccinati nei Paesi di provenienza in quanto di età inferiore ai quattro mesi o perché provenienti da Paesi comunitari o da Paesi terzi ai quali è stata concessa la deroga di cui al paragrafo 1 dell'art. 16 della legge 30 aprile 1976, n. 397, sono dislocati nell'ambito dell'allevamento di destinazione trascorso il periodo di otto giorni successivi all'avvenuta vaccinazione. Gli animali devono essere sottoposti ad un successivo trattamento vaccinale antiaftoso da eseguire tra il venticinquesimo ed il quarantesimo giorno dalla precedente vaccinazione e possono essere spostati dall'allevamento stesso trascorsi sette giorni dall'esecuzione del secondo intervento vaccinale. Nel caso che gli animali di cui al precedente comma siano destinati a stalle di sosta degli importatori, sono applicate le disposizioni di cui ai precendenti sesto, settimo, ottavo e nono comma del presente articolo. Qualora gli animali non siano spostati, entro settantadue ore dall'arrivo, dalle stalle di sosta dell'importatore nelle stalle dei destinatari finali, i periodi di osservazione sanitaria ed i trattamenti vaccinali antiaftosi, nei casi e nei termini previsti dal presente articolo, debbono essere attuati nelle stalle dell'importatore stesso. Per quanto riguarda l'importazione degli animali della specie suina dai Paesi della Comunità economica europea e dai Paesi terzi, si applicano le disposizioni dell'art. 5 dell'ordinanza 22 luglio 1987, n. 313 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 1987), così come modificato dall'ordinanza 2 ottobre 1987, n. 416, (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 237 del 10 ottobre 1987). Note all'art. 3: - Il D.M. 21 dicembre 1976, concernente le norme sanitarie in materia di importazione di animali vivi della specie bovina, equina, suina, ovina e caprina, provenienti dalla Comunità economica europea o dai Paesi terzi, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 22 del 25 gennaio 1977. - Il testo dell'art. 26 della legge n. 397/1976 è il seguente: "Art. 26. - 1. L'inoltro degli animali della specie bovina, equina, suina, ovina e caprina dal confine a destinazione può essere effettuato per ferrovia e per strada. L'inoltro per strada deve avvenire esclusivamente mediante autoveicoli. Il Ministro per la sanità può stabilire con proprio decreto i requisiti igienico-sanitari degli autoveicoli e le modalità del trasporto. Nei casi in cui l'inoltro su strada viene effettuato, per motivi di polizia veterinaria, sotto scorta sanitaria, la relativa spesa è a carico dell'interessato. 2. I veterinari di confine, oltre al rilascio del modello 9 previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, appongono il proprio visto sui certificati sanitari che accompagnano gli animali a destino; inoltre, di ogni spedizione, devono dare comunicazione telegrafica al veterinario provinciale competente e, per gli animali da macello, anche all'ufficio veterinario comunale di destinazione, a spese degli interessati. 3. Qualora una partita di animali venga presentata al confine con un unico certificato sanitario e debba essere suddiviso per diverse destinazioni, i veterinari di confine provvedono: a) quando trattasi di bovini e di suini provenienti dalla Comunità economica europea, a rilasciare per ogni destinazione un nuovo certificato conforme all'originale, avvalendosi dei modelli di cui all'allegato F;