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le politiche repressive in materia del consumo di cannabis per uso ludico si sono dimostrate nel corso dei decenni del tutto inefficaci rispetto agli obiettivi che intendevano perseguire. Il proibizionismo non ha minimamente ostacolato oltre 6 milioni di consumatori che si approvvigionano nel mercato nero; nel mondo, il business complessivo del narcotraffico secondo le stime si attesta a 560 miliardi di euro all'anno. In Italia è stimato in circa 30 miliardi di euro, pari a circa il 2 per cento del PIL nazionale; nel 2014, la sentenza della Corte costituzionale n. 32 dichiara l'illegittimità costituzionale degli articoli 4- bis e 4- vicies ter del decreto-legge n. 272 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 49 del 2006, cosiddetta legge Fini-Giovanardi, cancellando l'equiparazione tra le cosiddette droghe leggere, quali l'hashish e la marijuana, e quelle pesanti, come l'eroina e in genere gli oppiacei, la cocaina, le anfetamine e gli allucinogeni; con la sentenza n. 12348/2020, depositata il 16 aprile 2020, le sezioni unite penali hanno precisato che: "il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell'immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all'ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell'ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore"; la legge n. 242 del 2016 ha rilanciato la filiera della canapa industriale, compromessa da decenni di anacronistiche politiche proibizionistiche. A seguito dell'approvazione della legge, nonostante la vendita delle infiorescenze e dei loro derivati non fosse espressamente prevista, in Italia sono nati più di 3.000 "canapa shop ", negozi che vendono la "cannabis light " ovvero fiori di canapa industriale con percentuale di THC molto bassa, inferiore allo 0,6 per cento, e quindi del tutto priva di effetto psicoattivo; l'Italia consente l'impiego di cannabis per uso terapeutico fin dal 2007 per decine di patologie, alcune delle quali molto gravi, permettendo a migliaia di persone di ottenere un comprovato miglioramento della propria condizione di salute; l'ONU ha recentemente ricordato agli Stati l'obbligo di aggiornare le proprie normative per consentire la ricerca scientifica per fini medici e terapeutici delle sostanze psicoattive; le organizzazioni criminali controllano la produzione delle materie prime e, nei Paesi consumatori, a livello politico-normativo, non si è riusciti a trovare il modo per arginare i profitti dei trasformatori e degli intermediari che in Italia sono rappresentati in primo luogo dalla criminalità di stampo mafioso; secondo gli studi del professor Marco Rossi dell'università "Sapienza" di Roma, la regolamentazione della cannabis genererebbe un beneficio per le casse dello Stato di 10 miliardi di euro: 2 miliardi derivanti dai risparmi dall'applicazione della normativa di repressione e 8 miliardi di nuovo gettito fiscale; gli studi dell'università di Messina stimano un gettito tra 6 e 8,7 miliardi all'anno. In generale si prevede un aumento percentuale del PIL compreso tra il 1,20 e il 2,34 per cento, con evidenti ricadute positive sul debito pubblico e sui parametri di stabilità economico-finanziaria del Paese; considerato che: l'adozione di un modello di repressione indifferenziata, che proibisce allo stesso modo tutte le sostanze e punisce in modo analogo o identico tutti i consumatori, ha accresciuto in modo straordinario i costi e quindi ha aggravato l'inefficienza delle legislazioni proibizioniste; la stessa Direzione nazionale antimafia (DNA), nella relazione annuale afferente all'annualità 2017, ha affermato che "sembra coerente l'adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis, accompagnata da una parallela azione a livello internazionale e in particolare europeo, che consenta la creazione, in prospettiva, di una più ampia aerea in cui il fenomeno sia regolato in modo omogeneo"; nella relazione del 2016, la DNA ha denunciato apertamente, a proposito dell'azione di contrasto della diffusione dei derivati della cannabis, "il totale fallimento dell'azione repressiva" e "la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoli", evidenziando come il dirottare ulteriori risorse su questo fronte avrebbe ridotto l'efficacia dell'azione repressiva su "emergenze criminali virulente, come la criminalità di tipo mafioso, le estorsioni, il traffico di essere umani e di rifiuti e la corruzione" e sul "contrasto al traffico delle droghe pesanti"; moltissimi Stati USA come Colorado, Washington, Oregon, California, Alaska, Illinois, Maine, Massachusetts, Michigan, Vermont e il distretto di Columbia hanno legalizzato in maniera diretta e indiretta il consumo di cannabinoli. In particolare, studi riferiti al Colorado evidenziano come il consumo tra gli under 18 non sia aumentato in seguito alla regolamentazione della sostanza; lo studio annuale "Healthy youth survey" dello Stato di Washington conferma addirittura una leggera diminuzione dei consumi negli adolescenti tra i 13 e i 16 anni; secondo i dati del "Libro bianco sulle droghe", edizione 2019, in Canada il mercato della cannabis vale circa 4 miliardi di euro all'anno tra uso ricreativo e terapeutico. Negli Stati Uniti sono stati ridotti drasticamente i volumi del narcotraffico mentre il comparto legale vive una crescita esponenziale: nel 2017 il mercato valeva 6,2 miliardi di dollari, attualmente è stimato in circa 10 miliardi di dollari ed è destinato a crescere nei prossimi anni; la vendita di cannabis light in Italia, secondo il consorzio nazionale per la tutela della canapa industriale, nel 2017 ha fatturato circa 40 milioni di euro e nel 2018 è più che triplicata, arrivando a 150 milioni di euro. Il business coinvolge migliaia di commessi, agricoltori e rivenditori. Secondo Coldiretti, nel giro di 5 anni sono aumentati di 10 volte i terreni coltivati a canapa: dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4.000 stimati nel 2018; considerato che, a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo: l'Italia, in soli 8 anni, potrebbe generare 40,5 miliardi di euro, il 68 per cento del fatturato complessivo attuale dell'agricoltura italiana; per la legalizzazione della cannabis si può attingere da diverse esperienze, anche molto diverse tra loro, che hanno dimostrato di riuscire a ridurre il numero delle dipendenze verso le droghe pesanti, aumentare significativamente il gettito nelle casse dello stato e garantire buoni livelli di decoro urbano; risulta paradossale che la cannabis sia utilizzata come medicinale per curare decine di patologie, alcune molto gravi, e sia poi criminalizzata nell'uso ludico;