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occorrono, pertanto, misure urgenti per uscire dalla condizione permanente di arretratezza che provoca riflessi negativi in termini economici e sociali, guardando invece a processi innovativi come "la digitalizzazione, la riconversione verde, l'efficientamento energetico e lo sviluppo di nuovi modelli industriale", con un ripensamento del modello territoriale di edificio, città e infrastruttura. Il Cresce richiama l'opportunità di prendere in considerazione "l'Egan Report che nel Regno Unito, nel 1998, cambiò drasticamente la politica pubblica verso le costruzioni", si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per contrastare la grave condizione di stagnazione del settore costruzioni-immobiliare nelle regioni del Mezzogiorno. Atto n. 4-02281 PAPATHEU Al Ministro della salute Premesso che: la Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit), come dichiarato alla stampa dal presidente Massimo Galli, ritiene l'Italia "maglia nera" in Europa per le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici. Le stime parlano di oltre 670 mila casi in un anno in Europa, con più di 33 mila morti e "la situazione peggiore in assoluto - rileva Simit - è stata osservata in Italia, con oltre 200 mila casi e quasi 11 mila decessi stimati". Tale report è stato oggetto di un confronto il 1° ottobre scorso a Milano sul "Progetto Icarete" tra massimi esperti su infezioni ospedaliere e antibiotico-resistenza. L'emergenza 'superbatteri' stima decessi "pari al doppio delle morti legate a incidenti stradali"; il quadro è allarmante e si collocano in questo scenario i 102 casi, segnalati tra il novembre 2018 e il 22 settembre 2019, di infezioni causate da enterobatteri produttori della metallo-beta-lattamasi New Delhi, che conferisce resistenza ai carbapenemi, una classe di antibiotici di fondamentale importanza nel trattamento di infezioni gravi. Un'accelerazione della diffusione di questo tipo di resistenza batterica ha già provocato, secondo l'Agenzia regionale di sanità toscana, almeno 38 decessi. E in Italia si contano tra 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale, con un risultato ritenuto dagli esperti "fra i peggiori d'Europa"; "L'antibiotico-resistenza è un'emergenza globale e pertanto si devono prevedere interventi coordinati tra tutti coloro che partecipano in modo diretto o indiretto al fenomeno", ha rilevato la Federazione italiana delle società di medicina di laboratorio (FismeLab), e si ritiene che "l'approccio One Health, che prevede come cardine l'utilizzo consapevole degli antibiotici sia a livello veterinario che umano, possa rappresentare la strategia vincente"; secondo la direzione della Struttura complessa malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, serve un assai più rigoroso rispetto di semplici, ma essenziali protocolli "a partire dalle regole sul lavaggio delle mani da parte degli operatori sanitari", su cui "non occupiamo i primi posti in Europa". Per gli esperti serve "lo sviluppo di nuovi antibiotici", ma viene rilevata anche l'importanza di incrementare "il monitoraggio dei microrganismi isolati da pazienti e la determinazione delle resistenze agli antibiotici". Al centro del Progetto Icarete (promosso da Motore Sanità e realizzato con il contributo di Menarini) ci sono le infezioni correlate all'assistenza (Ica), acquisite cioè durante il ricovero o in altri contesti sanitari simili. I casi continuano a crescere, infatti, in quasi tutti i Paesi europei, con un incremento medio annuo del 5 per cento, si chiede di sapere quali iniziative abbia intrapreso il Ministro in indirizzo per affrontare tale emergenza ed invertire l'inquietante tendenza descritta e se non ritenga utile incrementare strumenti e risorse umane ed economiche per l'attuazione del Piano nazionale di contrasto all'antibiotico-resistenza (Pncar), da sviluppare in sinergia con tutte le Regioni. Atto n. 4-02282 PAPATHEU Al Ministro della salute Premesso che: una revisione della letteratura scientifica di recente ha collegato il glifosato, uno dei più popolari diserbanti, ad alcune gravi malattie attraverso un meccanismo che modificherebbe il funzionamento del Dna. Lo ha affermato lo studio "Glyphosate pathways to modern disease V", condotto dagli scienziati Anthony Samsel e Stephanie Seneff, del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Sempre secondo tale ricerca, il glifosato agirebbe come un analogo della glicina in grado di alterare una serie di proteine; tale processo anomalo sarebbe correlato a diverse malattie, compreso diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson. Il ricercatore Stephen Frantz asserisce che "dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti"; l'esito di questo studio appare preoccupante e necessita di una immediata attività di accertamento, al fine di delucidare i cittadini su come comportarsi. Intanto, i prodotti chimici contenenti il glifosato restano in circolazione nell'Unione europea e già nel 2017 l'Echa (l'Agenzia per le sostanze chimiche dell'Unione) concluse che il glifosato dei pesticidi non possa essere considerato cancerogeno, né genotossico. Del medesimo avviso l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare. Alla stessa conclusione è arrivata l'Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità). Quindi le istituzioni sovranazionali parlano di "improbabilità" di tossicità e genotossicità; Coldiretti ha richiesto l'adozione di "misure precauzionali sull'ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe come il grano, utilizzato per la pasta, proveniente da Usa e Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosato proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire "artificialmente" un livello proteico elevato"; il problema riguarderebbe, in particolare, il grano estero importato in Italia (e con cui le grandi industrie fanno la pasta), perché conterrebbe una quantità di gran lunga superiore di questa sostanza, utilizzata in Canada non solo come diserbante ma anche come disseccante, per indurre artificialmente la maturazione della spiga. Coldiretti rileva che " 2,3 mln di tonnellate di grano duro destinato alla produzione della pasta arrivano dall'estero e di queste oltre la metà per un totale di 1,2 mln di tonnellate arrivano dal Canada"; di recente è entrato in vigore in Italia il divieto di usare il glifosato nelle coltivazioni in pre-raccolta "al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura". Ma il divieto serve a poco visto che le industrie usano grandi quantità di grano importato, in un contesto nel quale rientra il glifosato, cioè il diserbante usato in grandi quantità nelle coltivazioni estere, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia avviato urgenti accertamenti per chiarire il nesso tra il glifosato e danni alla salute sino anche a malattie gravissime come la Sla e l'Alzheimer e quanta pasta (e/ o altri prodotti) risulta oggi in commercio in Italia con grano estero, importato dal Canada.