[pronunce]

che, ad avviso del ricorrente, il legislatore regionale avrebbe disciplinato il riordino delle comunità montane oltre il termine stabilito dall'art. 2, comma 17, della legge n. 244 del 2007, quando già era intervenuto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 novembre 2008 (Riordino della disciplina delle Comunità montane, ai sensi dell'articolo 2, comma 21, della legge 24 dicembre 2007, n. 244), nonché in contrasto con quanto stabilito dalla normativa statale, così violando l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in riferimento all'art. 2, commi da 17 a 22 della legge n. 244 del 2007; che si è costituita in giudizio la Regione Lazio, sostenendo la infondatezza del ricorso; che, nelle more del giudizio, è intervenuta la sentenza di questa Corte n. 237 del 2009, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, commi 20 e 22 della legge n. 244 del 2007, nonché dell'art. 2, comma 21, ultimo periodo, della medesima legge, il quale dispone che «gli effetti di cui al comma 20 si producono dalla data di pubblicazione del predetto decreto»; che il ricorrente, in data 26 febbraio 2010, ha depositato atto di rinuncia al ricorso; che la difesa regionale, in ragione di una «sostanziale vacatio degli organi deliberanti della Regione, dovuta alle recenti elezioni», ha depositato «proposta di accettazione della rinuncia del Direttore regionale» della Direzione regionale istituzionale ed enti locali-sicurezza della Regione Lazio, precisando, nell'udienza pubblica, che le disposizioni impugnate, medio tempore, non hanno avuto attuazione; che detto atto non integra accettazione formale ai fini dell'estinzione del giudizio; che, tuttavia, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la rinuncia non regolarmente accettata dalla controparte, pur non comportando l'estinzione del processo, può fondare, unitamente ad altri elementi, una dichiarazione di cessazione della materia del contendere per carenza di interesse del ricorrente (ex plurimis, sentenza n. 52 del 2010; ordinanze n. 153 del 2009 e n. 418 del 2008); che, nella specie, l'intervenuta declaratoria di illegittimità costituzionale di alcune delle norme invocate quali parametri interposti dal Presidente del Consiglio dei ministri, nel prospettare la violazione in relazione all'art. 117, terzo comma, Cost., ha fatto venir meno l'interesse del ricorrente a coltivare il ricorso, con conseguente cessazione della materia del contendere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 aprile 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Alfonso QUARANTA , Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 maggio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA