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Considerato tutto quanto esposto, il modello proposto con il presente disegno di legge si basa sul principio del mantenimento delle specificità del modello cooperativo, ma con specifici correttivi delle distorsioni sopra enunciate sulla base delle seguenti modifiche, da applicare alle banche popolari di grandi dimensioni, intendendosi per tali quelle realtà nelle quali l'importo complessivo dell'attivo patrimoniale supera il limite di otto miliardi di euro. La prima modifica è finalizzata a porre in relazione la possibilità di esercizio dei diritti di voto in assemblea con la quantità di capitale sociale posseduto, al fine di evitare situazioni distorsive che vedano soci con ridottissimi, ed anche insignificanti, investimenti azionari determinare maggioranze assembleari potenzialmente contrarie agli interessi degli investitori titolari di investimenti più significativi, ed al fine di evitare assemblee con un eccessivo numero di partecipanti. Da tale circostanza infatti discende l'impossibilità di raggiungere maggioranze significativamente rappresentative e la difficoltà di governare le riunioni stesse. La seconda modifica è finalizzata ad attribuire al capitale un maggior ruolo nella nomina degli organi e soggetti deputati al controllo della gestione e nella nomina degli amministratori. Viene quindi previsto che la nomina del soggetto incaricato della revisione contabile venga decisa con maggioranze computate sul capitale posseduto dai soci e non con quelle computata sul numero dei soci stessi. Inoltre, per le società amministrate con il sistema tradizionale viene prevista la differenziazione tra le procedure di nomina degli organismi di amministrazione e di quelli di controllo, affidando i primi alle maggioranze computate con il sistema del voto capitario e i secondi alle maggioranze computate sul capitale posseduto dai soci. Per le società amministrate con il sistema dualistico, nella stessa ottica, viene previsto che gli esponenti del comitato di sorveglianza vengano nominati con le maggioranze computate con il sistema del voto capitario solo con riguardo alla maggioranza dei componenti dell'organo stesso, mentre una minoranza qualificata viene nominata con le maggioranze computate sul capitale posseduto dai soci. Per le società amministrate con il sistema monistico, nella stessa ottica, viene previsto che gli esponenti del consiglio di amministrazione vengano nominati con le maggioranze computate con il sistema del voto capitario solo con riguardo alla maggioranza dei componenti dell'organo stesso, mentre una minoranza qualificata viene nominata con le maggioranze computate sul capitale posseduto dai soci. Ulteriori modifiche sono finalizzate a modificare alcuni vincoli nel possesso delle quote e deleghe di voto per questo motivo si prevede un aumento dei limiti portati dall'articolo 30 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, fino al 20 per cento, fermo restando un aumento fino al 25 per cento dello stesso limite per le azioni detenute dagli organismi di investimento collettivo e un innalzamento a 50 delle deleghe di voto di cui ogni socio può essere destinatario in assemblea. Nel disegno di legge si prevede inoltre che il rigetto da parte del Consiglio di amministrazione delle domande di ammissione a socio dispieghi la propria efficacia solamente una volta acquisito il parere dell'organo di controllo circa l'idoneità della motivazione espressa, rimandando la decisione all'assemblea dei soci nel caso lo stesso parere fosse espresso in maniera favorevole alla delibera consiliare. Infine si prevede la necessità di una doppia maggioranza, con concorrenza quindi della maggioranza computata con il sistema del voto capitario e della maggioranza computata sul capitale posseduto dai soci per delibere concernenti argomenti di capitale importanza per la vita della società, identificabili nel trasferimento della sede all'estero, nel cambiamento della forma sociale, nelle operazioni di fusione, scissione e conferimento di azienda o di ramo di azienda e nello scioglimento della società.. 1 1 Nel testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, dopo l'articolo 30 è inserito il seguente: «Art. 30- bis. -- (Disposizioni per banche popolari di rilevanti dimensioni patrimoniali). - 1. Il presente articolo si applica ai soggetti di cui all'articolo 29, comma 1, con sede sociale in Italia, il cui attivo patrimoniale, come risultante dal bilancio approvato dell'ultimo esercizio, superi il valore di otto miliardi di euro. Qualora negli esercizi successivi il predetto valore scenda al di sotto di tale limite, continua ad applicarsi il presente articolo. 2 . L'acquisto della qualità di socio è subordinata al possesso di azioni in misura tale da rappresentare almeno un cinquantamillesimo del capitale sociale sottoscritto. Il venir meno di tale requisito comporta la perdita della qualità di socio. Ogni socio ha diritto di voto. Il voto è capitario o proporzionale. Per voto capitario si intende il fatto che ad ogni socio spetti un voto, qualunque sia la quantità di azioni possedute. Per voto proporzionale si intende il fatto che ad ogni socio spetti un voto per ogni azione posseduta. 3 . Nessuno, direttamente o indirettamente, può detenere azioni in misura eccedente il 20 per cento del capitale sociale. La banca, appena rileva il superamento di tale limite, contesta al detentore la violazione del divieto. Le azioni eccedenti devono essere alienate entro un anno dalla contestazione; trascorso tale termine, i relativi diritti patrimoniali maturati fino all'alienazione delle azioni eccedenti sono acquisiti dalla banca. Per le fondazioni di origine bancaria di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, sono fatti salvi i limiti più stringenti previsti dalla loro disciplina propria e le autorizzazioni richieste ai sensi di norme di legge. Per gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari il limite di cui al presente comma è elevato al 25 per cento, fatti comunque salvi i limiti previsti dalla disciplina propria di ciascuno di essi. 4 . Le azioni possedute in eccedenza dei limiti di cui al comma 3 non partecipano ai fini della determinazione dei quorum costitutivi e deliberativi di cui ai commi 7 e 8. 5 . Il numero minimo dei soci non può essere inferiore a duecento. Qualora tale numero diminuisca, la compagine sociale deve essere reintegrata entro un anno; in caso contrario, la banca è posta in liquidazione. 6 . Le decisioni dei soci sono assunte sulla base di quorum costitutivi e deliberativi calcolati con il sistema del voto capitario, fatta eccezione per le fattispecie tassativamente disposte del presente articolo. 7 . Le decisioni dei soci concernenti i seguenti tassativi argomenti devono essere approvate in assemblee per le quali vengono previsti quorum costitutivi e deliberativi calcolati con il sistema del voto proporzionale: a) nomina, revoca e determinazione del compenso dei componenti del collegio sindacale di cui all'articolo 2397 del codice civile; b) nomina di un numero di componenti del consiglio di sorveglianza di cui all'articolo 2409- duodecies del codice civile pari alla metà meno uno dei componenti dell'organo stesso, e loro revoca. Nel caso il numero determinato ai sensi della presente lettera risulti essere frazionario, esso si arrotonda all'unità superiore;