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Abbiamo tutelato l'Italia in un momento in cui nessuno aveva la ricetta su cosa si dovesse esattamente fare per affrontare un rischio del tutto inedito. E non è nemmeno vero - faccio un'osservazione su un'ulteriore critica che nella discussione è venuta fuori - che siamo stati coloro che hanno deciso di fuggire dal confronto parlamentare. Il confronto parlamentare c'è stato nelle forme possibili durante un'emergenza e credo sia stato un confronto ricco di indicazioni utili per il Governo in vista dell'adozione degli atti successivi. Penso anche che la discussione che abbiamo fatto in Commissione abbia messo sufficientemente in evidenza come non ci sia stata alcuna violazione della nostra Costituzione. Come ha detto uno dei giuristi auditi, la Costituzione è salva e ci salva; si è dimostrato questo: è salva, perché nessun atto è andato in contrasto con la Costituzione e ci salva perché si è dimostrato un atto sufficientemente flessibile da poterci essere da guida anche in condizioni di emergenza. Altra cosa è dire che dobbiamo fare una riflessione per eventuali ulteriori rafforzamenti della parlamentarizzazione della discussione. A questa riflessione noi siamo aperti, lo abbiamo detto in Commissione e lo ha ricordato il collega Ruotolo intervenendo adesso in Aula; assisteremo credo presto a uno sviluppo di questo dibattito, anche attraverso la presentazione di un disegno di legge ordinario, e non ci sottrarremo a una riflessione seria, ordinata ed efficace su come, compatibilmente con la necessità di decidere in modi emergenziali in situazioni emergenziali, si possa rendere il Parlamento ancora più protagonista di quanto non lo sia stato in questa circostanza. Concludo dicendo che noi abbiamo la grande occasione del decreto rilancio per discutere delle misure rivolte al rafforzamento delle iniziative per avere una ripresa economica nel nostro Paese. Tutti sappiamo che ci sono settori interi piegati dall'emergenza Covid-19, che le difficoltà sono grossissime, che gli stimoli e gli impulsi da garantire al nostro sistema produttivo devono essere potenti. Credo che questa discussione non la si possa infilare, quasi in maniera arbitraria e senza un adeguato sviluppo, in una discussione che tratta di tutt'altro tema, come quella che dovevamo fare oggi (si è voluto parlare di liquidità, di cassa integrazione, dei provvedimenti per la scuola). Non è una discussione che ci spaventa, io credo che dobbiamo anche in questo caso parlare dei limiti e degli errori, se ci sono stati, ma quello che non serve è falsificare la realtà. Se infatti c'è qualcuno che non ha avuto la cassa integrazione e c'è una discussione sui numeri, noi ci sentiamo profondamente toccati dalla difficoltà che le persone che non hanno avuto soldi vivono. Non si può dimenticare però che milioni di persone hanno avuto sostegno e che oltre 4 milioni di cittadini hanno ricevuto il contributo da parte dell'INPS di 600 euro. Non si può dimenticare che milioni sono stati coloro che hanno avuto accesso alla moratoria sui prestiti. Non si può dimenticare che anche sulla liquidità, come abbiamo dimostrato alla Camera, abbiamo fatto modifiche al provvedimento per allungare i tempi di restituzione e per renderlo più efficace. Già oggi ci sono 700.000 imprese che hanno avuto il prestito erogato per 36 miliardi di euro di finanziamenti garantiti. Non è abbastanza? Anche noi crediamo che non sia abbastanza, ma dire che non si è fatto nulla, vuol dire non avere rispetto per la verità, averne poco per se stessi e quasi nessuno per il proprio ruolo. La ringrazio, Presidente, per la tolleranza che ha avuto verso il mio troppo lungo intervento. (Applausi). PRESIDENTE. Non di molto, mezzo minuto in più, quindi tollerabilissimo. PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, egregi colleghi, Sottosegretario in rappresentanza del Governo, non siamo in tanti onestamente in questa discussione. Non è bello vedere l'Aula del Senato così spoglia di senatori. È ovvio che in merito al decreto-legge al nostro esame c'è da discutere... (Commenti) . Certo, il Governo, è ovvio. Mi ricordava il collega che il Governo vede solo la presenza del sottosegretario Castaldi, che comunque ringrazio per essere qui. Volevo dire che arriviamo al decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, dopo aver affrontato altri decreti-legge, cioè il decreto-legge n. 6 del 23 febbraio e il n. 19 del 25 marzo e devo dire che rispetto alle due precedenti esperienze c'è stato una sorta di miglioramento, come dire che il Governo forse si è reso conto dell'eccesso e dell'abuso di altri strumenti, come per esempio i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, e in questo caso ha cercato di fare un po' di ordine rispetto al disordine e sostanzialmente anche rispetto ai provvedimenti che sfioravano l'incostituzionalità o addirittura erano chiaramente incostituzionali, come nel caso del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6. Bisogna però riconoscere che la situazione di emergenza sanitaria vissuta dal nostro Paese era tale per cui era davvero difficile cercare di fare le cose secondo un ordine e una logica in grado di tener conto un po' di più del Parlamento. Arriverò ora anche a questo. Nel decreto-legge n. 33, come ha accennato poco fa il collega del Partito Democratico Parrini, si parla di misure di contenimento, di sanzioni e di controlli relativi alla cosiddetta fase 2. Ebbene, sembra di parlare quasi di preistoria, perché, considerando tutto quello che è accaduto in questo Paese tra il mese di marzo e oggi, sembra davvero che sia trascorso tanto tempo. Però, in realtà, da questo decreto-legge viene fuori comunque una grande confusione; altri colleghi lo hanno detto prima di me anche in discussione generale, come ad esempio il collega Vitali, che ha parlato in modo chiaro ed evidente dell'incredibile confusione che è stata generata soprattutto dall'iperattivismo del Presidente del Consiglio dei ministri e da un Governo che ha cercato sostanzialmente di stargli dietro, ma che poi non ha contribuito più di tanto a fare l'ordine. Pensate che, soltanto fra il 2 maggio e il 22 giugno, sono stati emanati oltre 26 provvedimenti in materia di Covid-19. Ma la cosa incredibile è che ben 13 decreti-legge emanati dal Governo in questo periodo necessitano - è ormai noto anche a Openpolis, che lo ha pubblicato - di oltre 165 decreti attuativi, che coinvolgono 17 Ministeri. Questi sono dati incredibili, dai quali è evidente che questi interventi non generano chiarezza, ma un'incredibile confusione che poi si ripercuote sui cittadini italiani, in modo particolare quelli che più di altri hanno subito le conseguenze di questa emergenza sanitaria ed economica. Tutte le polemiche legate non solo al funzionamento delle scuole ma anche e soprattutto a ciò che è avvenuto per le cosiddette partite IVA oppure per i dipendenti posti in cassa integrazione in deroga - che ancora oggi in buona parte non hanno ricevuto le provvidenze dallo Stato - sta a dimostrare che è evidente che molte cose non hanno funzionato.