[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 46 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli e modifica delle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri), promossi con tre ordinanze emesse il 5 ottobre 1999 dal Tribunale amministrativo per la Sicilia - sezione II - iscritte ai nn. 618, 619 e 620 del registro ordinanze 2000, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 44, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visti gli atti di costituzione di Lombardo Giuseppe ed altri, Rizzo Valentino ed altri, Albanese Agostino ed altri, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 7 novembre 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa. Ritenuto che nel corso di tre giudizi, promossi con ricorso di alcuni sottufficiali dell'Arma dei carabinieri (tutti cessati dal servizio attivo anteriormente al 1 settembre 1995 in un periodo dal 1992 al 1995), e diretto ad ottenere il riconoscimento del diritto all'inquadramento nel ruolo degli ispettori di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli e modifica delle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri), nella qualifica e nel livello retributivo previsto dalla tabella F (art. 54), il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia - sezione II -, con tre ordinanze di identico contenuto del 5 ottobre 1999, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 46 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, in ordine alla previsione della decorrenza della nuova disciplina, stabilita al 1 settembre 1995; che il giudice a quo, condividendo i dubbi di legittimità costituzionale della norma denunciata sollevati dai ricorrenti, ha premesso che la questione sarebbe rilevante ai fini della decisione del ricorso, poiché proprio la censurata adozione del termine di decorrenza impedirebbe ai ricorrenti di poter usufruire dei benefici, che sarebbero scaturiti dalla pronuncia della Corte n. 277 del 1991, atteso che, nelle more gli stessi sono stati collocati in quiescenza; che esigenze di ragionevolezza e di coerente ricostruzione del sistema avrebbero voluto che la rideterminazione dei ruoli, conseguente alla dichiarazione di incostituzionalità del precedente sistema, "muovesse quanto meno dalla situazione cristallizzata al momento della decisione della Corte"; che l'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale sottolinea che sono rimasti esclusi dal beneficio proprio gli appartenenti alla categoria destinataria della predetta sentenza, che è stata la premessa della riforma e che avevano dato luogo al contenzioso; che a seguito della sentenza n. 277 del 1991 - sempre secondo il giudice a quo - in sede di perequazione del trattamento economico dei sottufficiali dell'Arma dei carabinieri e delle corrispondenti categorie delle altre Forze di polizia, l'art. 2 della legge 6 marzo 1992, n. 216 (Conversione in legge del d.-l. 7 gennaio 1992, n. 5, recante autorizzazione di spesa per la perequazione del trattamento economico dei sottufficiali dell'Arma dei carabinieri in relazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 277 del 3-12 giugno 1991 e all'esecuzione di giudicati, nonché perequazione dei trattamenti economici relativi al personale delle corrispondenti categorie delle altre Forze di polizia. Delega al Governo per disciplinare i contenuti del rapporto di impiego delle Forze di polizia e del personale delle Forze armate nonché per il riordino delle relative carriere, attribuzioni e trattamenti economici) aveva assegnato al Governo il termine del 31 dicembre 1992 per l'esercizio di una delega legislativa, termine, peraltro, non rispettato, fino alla emanazione del denunciato decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198; che l'ordinanza di rimessione della questione - a prescindere dalle ragioni che hanno determinato il ritardo quasi triennale dell'emanazione dei decreti legislativi - ritiene che non possa trovare applicazione il principio della discrezionalità legislativa della data di decorrenza delle nuove discipline, considerato che si è in presenza di "provvedimenti di legislazione delegata espressamente dichiarati esecutivi di un inequivoco pronunciamento di illegittimità costituzionale", la cui spesa e relativa copertura sarebbe stata prevista dal 1992; che la violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione è ravvisata dal giudice rimettente sotto il profilo della discriminazione ingiustificata del personale in identica posizione sulla base di un elemento accidentale, cioè di trovarsi in servizio alla data del 1 settembre 1995, con ciò ledendo il principio del buon andamento della p.a; che in tutti i giudizi introdotti con le ordinanze sopra citate si sono costituiti i ricorrenti nei procedimenti a quibus i quali condividono le argomentazioni addotte dal giudice rimettente e con una successiva memoria, nell'imminenza della camera di consiglio, hanno ampiamente illustrato le proprie tesi difensive, insistendo sul decorso del tempo per l'attuazione della delega come elemento discriminante e di sostanziale diseguaglianza tra i dipendenti della stessa amministrazione con evidente disparità di trattamento e sulla violazione dei principi di correttezza, imparzialità e buon andamento dell'amministrazione; che nei giudizi è intervenuto anche il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la infondatezza della questione, sotto entrambi i profili di illegittimità costituzionale evidenziati; in ordine al primo, ha osservato che la scelta in concreto dei meccanismi di perequazione è riservata al legislatore ordinario, che deve operare il bilanciamento tra le varie esigenze nel quadro della politica economica generale e delle concrete disponibilità finanziarie; in ordine al secondo, la difesa erariale ha sottolineato che non può contrastare con il principio di uguaglianza un differenziato trattamento applicato alla stessa categoria di soggetti, ma in momenti diversi, poiché lo stesso fluire del tempo può costituire un elemento diversificatore. Considerato che la questione sollevata, in maniera identica in tutti e tre i giudizi, riguarda la decorrenza dell'inquadramento nel ruolo degli ispettori del personale appartenente al ruolo sottufficiali ed il riferimento al requisito dell'essere in servizio alla data del 1 settembre 1995, stabiliti dall'art. 46 del d.lgs. 12 maggio 1995, n. 198; che i profili di illegittimità costituzionale sono riferiti alla diseguaglianza e non ragionevolezza che si produrrebbe per il fatto di non ricomprendere, nel beneficio di inquadramento in una posizione superiore, i sottufficiali non più in servizio alla data del 1 settembre 1995 (requisito per l'inquadramento previsto dall'art. 46 del d.lgs.