[pronunce]

L'istanza di concessione della proroga del termine per l'inizio dello svolgimento dell'attività lavorativa non retribuita da parte del condannato, presso il Comune di Matera, nelle forme e secondo le modalità di cui alla convenzione del 6 ottobre 2010, fissato in trenta giorni dalla data in cui la sentenza del Tribunale di Matera è divenuta irrevocabile, deve considerarsi tempestiva, essendo stata depositata in data 31 ottobre 2012, antecedente al 2 novembre 2012. In particolare, il rimettente osserva che il condannato, benché risulti ancora residente in Provincia di Matera, è temporaneamente domiciliato in Lecce presso la predetta comunità ed, inoltre, la proroga del termine è diretta a consentire allo stesso di essere ammesso alla prestazione del lavoro di pubblica utilità presso un ente, individuato dalla comunità presso cui è ospite il condannato, nel Comune di Lecce e comunque operante nel territorio di detta città. Ciò posto, ad avviso del rimettente il dato normativo preclude la possibilità di accogliere l'istanza diretta ad ottenere l'autorizzazione alla espiazione del lavoro di pubblica utilità in territorio diverso da quello di residenza del condannato, stante «il chiaro e letterale disposto dell'art. 54 del d.lvo n. 54/2000» al quale rinvia il comma 9-bis dell'art. 186 del Codice della strada. Al riguardo, il giudicante riporta il contenuto integrale di detto comma 9-bis, nonché del comma 3, dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000, ponendo in rilievo come dall'esegesi letterale del combinato disposto delle due norme emerga un tassativo vincolo di ordine territoriale che obbliga il condannato a svolgere il lavoro di pubblica utilità, al quale egli risulta essere ammesso, nella propria Provincia di residenza, da individuare nel caso di specie nella Provincia di Matera e non in quella di Lecce, dove il condannato è solo temporaneamente domiciliato, ciò avuto anche riguardo «alla nozione tecnica di "residenza" contemplata dall'art. 43, comma 2, c.c.». Attesa, pertanto, la corrispondenza univoca tra il testo della norma censurata ed il significato derivante dalla esegesi letterale, non sarebbe praticabile una soluzione applicativa né un'interpretazione differente, neppure costituzionalmente orientata, se non nel senso di doversi interpretare detta norma nel senso di svolgere il lavoro di pubblica utilità nell'ambito della Provincia di residenza del condannato. Secondo il rimettente, si delinea, dunque, un «doveroso incidente di costituzionalità dell'art. 54 del d. lvo n. 274 del 2000 in relazione agli artt. 3 e 27 Cost. nella parte in cui la norma de qua impone lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità nella provincia di residenza del condannato o nella parte in cui non preveda l'ipotesi che il giudice, su richiesta del condannato, lo ammetta a svolgere il lavoro di pubblica utilità presso un ente non compreso nella provincia di residenza del medesimo». Il contrasto sussisterebbe, con riferimento all'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevolezza dell'inderogabile svolgimento del lavoro nell'ambito territoriale provinciale di residenza del condannato, in rapporto alla previsione espressa di tutela degli interessi di rango costituzionale (esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato), di cui lo stesso art. 54, comma 2, contiene pure esplicita e doverosa menzione, mentre la stigmatizzata previsione di un simile vincolo territoriale si porrebbe in contrasto con lo scopo rieducativo della pena di cui all'art. 27 Cost. In punto di rilevanza, il rimettente osserva come l'art. 54 del d.lgs. citato costituisca disposizione di applicazione necessaria nel caso in esame, influendo sulla sua definizione dal momento che l'applicazione della norma, nella sua formulazione letterale, condurrebbe al rigetto dell'istanza, mentre una eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale comporterebbe - in presenza dei necessari presupposti - il suo accoglimento. Il giudice a quo, poi, ricorda che la medesima questione di legittimità costituzionale è stata già sollevata dal giudice del Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi il cui tenore motivazionale è condiviso dal giudice rimettente. Infine, egli si sofferma su una premessa di ordine processuale, rilevando come le modalità di esecuzione della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità possano essere modificate dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 666 cod. proc. pen. , alla luce della disciplina dettata dall'art. 186, comma 9-bis, del d.lgs. n. 285 del 1992, ed in applicazione analogica dell'art. 44 del d.lgs. n. 274 del 2000, di cui riporta il contenuto testuale. Il giudice a quo, inoltre, rileva come, nel caso di specie, non abbia ancora avuto concreto inizio l'espiazione della pena sostitutiva, stante la formulata istanza di concessione della proroga del termine statuito con la sentenza, ragion per cui non ricorre, strictu sensu, una ipotesi di sospensione dell'esecuzione di detta pena. Ad avviso del rimettente, avuto riguardo alle circostanze fattuali allegate dal difensore del condannato, dalla espiazione della sanzione sostitutiva presso l'ente convenzionato, indicato in sentenza dal Tribunale di Matera, deriverebbe un possibile e concreto pregiudizio ad esigenze di lavoro e, soprattutto, di salute del condannato, suscettibili di tutela costituzionale. Tali esigenze indurrebbero ad una doverosa e prudente delibazione, in via di urgenza, nel bilanciamento degli interessi coinvolti, anche delle disposizioni derivanti dal contenuto precettivo dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000. Il giudicante afferma, inoltre, la propria competenza a provvedere anche in applicazione del disposto dell'art. 186, comma 9-bis, del codice della strada, in quanto magistrato onorario estensore della sentenza di applicazione di pena su richiesta delle parti, n. 869 del 2012, emessa in funzione di giudice monocratico del Tribunale penale di Matera, vertendosi nell'ambito di procedimenti penali a citazione diretta a norma dell'art. 550 cod. proc. pen. ; rientranti negli affari riservati al giudice onorario di tribunale. Il giudice a quo rileva, altresì, che la cosiddetta "emenda del condannato" sarebbe favorita dall'ammissione di quest'ultimo al lavoro di pubblica utilità da svolgersi nel territorio di Lecce, dove l'interessato è ospite della comunità proprio nel contesto di un apposito programma di disintossicazione da alcol, anche in rapporto alla finalità rieducativa insita nella ratio della sanzione sostitutiva applicata. Il rimettente segnala il contrasto con l'art. 3 Cost. sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza , in quanto non ovunque si registrerebbe la presenza di enti convenzionati ai sensi dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000, così da precludere agli interessati i benefici premiali contemplati dal vigente art. 186 del codice della strada tra cui, soprattutto, quello della estinzione del reato stesso.