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in Italia, ad oggi, nonostante gli incrementi di risorse che annualmente vengono stanziate (ultima, la legge di bilancio per il 2020, art. 1, commi 129 e 130, sicurezza e difesa, e comma 127, pubblico impiego e pubblica amministrazione), non si riesce ad adeguare, come si dovrebbe, la retribuzione per il lavoro che svolge un poliziotto, il quale affronta giornalmente rischi per garantire la pubblica sicurezza; infatti, un poliziotto guadagna circa 1.300 euro netti nel ruolo di agente, mentre un ispettore guadagna, tolte le indennità accessorie, circa 1.500 euro netti e quanto fatto con il rinnovo del contratto (e con il precedente riordino delle carriere) non è ancora sufficiente per garantire degli stipendi adeguati al ruolo e alla responsabilità ricoperta; la retribuzione fondamentale e quella accessoria del personale della Polizia di Stato, quindi, non consentono certamente di vivere in maniera dignitosa, anzi obbligano a costanti privazioni, specie laddove lo stipendio deve bastare per soddisfare le esigenze di tutta una famiglia; sarebbe, pertanto, necessario rimettere mano alla normativa riguardante non solo gli stipendi, ma anche gli straordinari delle forze di polizia e rivedere tali importi. Si ricorda che per un'ora di straordinario spettano 4 euro e lo stesso capo della Polizia, il prefetto Franco Gabrielli, intervenendo ad un convegno ha affermato: "Gli straordinari nella cifra che ci è riconosciuta non sono più attuali, è immorale che si percepiscano 4 euro l'ora per gli straordinari e che vengano pagati a due anni di distanza. I cittadini ci vogliono vedere la sera, la notte, nei prefestivi e nei festivi ma tutto questo va remunerato" (come si legge su un lancio dell'agenzia "Adnkronos", pubblicato il 16 dicembre 2019); il COISP, sindacato di Polizia, ha di recente scritto una lettera proprio al prefetto Gabrielli per evidenziare le ulteriori difficoltà che i poliziotti devono affrontare quando vengono posti in quiescenza; riportano, infatti, che negli ultimi anni, con il passaggio alla gestione previdenziale INPS, si sono registrati ritardi nell'attribuzione del trattamento pensionistico che anno dopo anno si sono dilatati sempre più, sino ad arrivare oggi, in alcuni casi, a ben 9 mesi di attesa per vedersi accreditata la prima mensilità dell'agognata pensione. Si tratta di inaccettabili ritardi che costringono il personale della Polizia di Stato in una condizione di oggettiva ed eccezionale difficoltà economica in cui, quasi sempre, "per far fronte al sostentamento della propria famiglia ed agli impegni economici assennatamente onorati nei mesi precedenti con lo stipendio, tali colleghi sono costretti a ricorrere a stipulare onerosi prestiti personali oppure a questuare ad altri familiari e amici aiuti finanziari"; l'interrogante ritiene che lo Stato non debba riservare tale trattamento a coloro che hanno speso tutta una vita a difendere le istituzioni ed i cittadini e lo stesso problema che affligge tutto il comparto debba essere affrontato come lo è stato per le altre amministrazioni, quali l'Arma dei Carabinieri, l'Esercito e la Guardia di finanza (a breve pare anche l'Aeronautica, la Marina e la Guardia costiera), stipulando appositi accordi con l'INPS e creando dei "poli nazionali" destinati agli appartenenti di ogni singola amministrazione, ove si accentrano tutte le prestazioni dell'istituto togliendole alle singole direzioni provinciali INPS, responsabili dei ritardi circa le posizioni assicurative, le pensioni, le indennità di buonuscita, le procedure di riscatto e ricongiunzione dei periodi di servizio e la concessione dei prestiti, così da ottimizzare le comunicazioni tra le due istituzioni (INPS e forza di polizia e forza armata) e uniformare la gestione delle prestazioni, anche sotto il profilo della tempistica, a salvaguardia della continuità di pagamento fra la retribuzione e la pensione; si assiste, in pratica, al paradosso che i poliziotti che accedono alla pensione per vedersi corrisposto il trattamento pensionistico si devono rivolgere ai legali, si chiede di sapere quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere anzitutto per adeguare gli stipendi dei poliziotti italiani a quelli degli altri Paesi europei e se non ritengano utile stipulare appositi accordi con l'INPS, alla stregua di quanto già avvenuto per le altre amministrazioni del comparto, per porre fine alla situazione di disagio che le forze di polizia stanno vivendo a causa del lungo lasso di tempo che trascorre tra l'ultima retribuzione e la corresponsione della pensione. Atto n. 4-02881 LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che: il "Giorno del ricordo" è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale»; al Giorno del ricordo è associato il rilascio di una medaglia commemorativa destinata ai parenti delle persone soppresse e infoibate in Istria, a Fiume, in Dalmazia o nelle province dell'attuale confine orientale dall'8 settembre 1943, data dell'annuncio dell'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile, al 10 febbraio 1947, giorno della firma dei trattati di pace di Parigi; in occasione di tale ricorrenza il sindaco di Nardò, Nippi Mellone, noto per la sua provenienza da ambienti di estrema destra ed in passato legato a Casa Pound, ha dichiarato: "Rendiamo onore ai martiri delle foibe chiudiamo l'Anpi Lecce"; in un post pubblicato sulla sua pagina "Facebook", ha scritto: "La comunità di Nardò rende onore ai martiri delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Chi ancora oggi rifiuta di riconoscere le dimensioni di questa tragedia e reclama l'oblio per Norma Cossetto e altre vittime dei comunisti titini deve solo vergognarsi. Mi riferisco, in particolare, all'anonima Anpi Lecce, una sigla dietro la quale si nascondono uomini e donne fuori dal tempo e dalla civiltà. L'Anpi Lecce deve essere chiusa al più presto perché rappresenta un pericolo per la democrazia. Onore all'Italia - scrive il sindaco che ha dedicato un minuto di silenzio in consiglio comunale e fatto illuminare la fontana di piazza Castello - onore a chi è morto nel nome della bandiera, onore a chi è stato ucciso solo perché italiano, onore a tutte le vittime dell'odio"; va segnalato come il Nippi Mellone sia già noto per le sue azioni politiche, come quando, riporta il quotidiano "la Repubblica", edizione di Bari, l'11 febbraio 2020: "due anni fa decise di ricordare in piazza Sergio Ramelli, giovane di estrema destra ucciso nel 1975 con tanto di saluto fascista"; considerato che: