[pronunce]

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto, in riferimento agli artt. 4, 41 e 120 della Costituzione, nonché all'art. 2 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), ed agli artt. 49, 50 ed 81 del Trattato CE ed alla «direttiva 2005/123/CE» (recte: direttiva 12 dicembre 2006, n. 2006/123/CE, recante Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno) – parametri questi ultimi indicati soltanto nella motivazione – questione di legittimità costituzionale degli artt. 7, 8 ed 11 della legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 13 novembre 2007, n. 29, recante «Modificazioni alla legge regionale 31 dicembre 1999, n. 44 (Disciplina della professione di maestro di sci e delle scuole di sci in Valle d'Aosta. Abrogazione della legge regionale 1° dicembre 1986, n. 59, della legge regionale 6 settembre 1991, n. 58 e della legge regionale 16 dicembre 1992, n. 74)», nonché dell'art. 25, comma 1, lettera d), della legge della stessa Regione 31 dicembre 1999, n. 44 (Disciplina della professione di maestro di sci e delle scuole di sci in Valle d'Aosta. Abrogazione della legge regionale 1° dicembre 1986, n. 59, della legge regionale 6 settembre 1991, n. 58 e della legge regionale 16 dicembre 1992, n. 74). 2. – Il citato art. 7 ha sostituito l'art. 16 della legge regionale n. 44 del 1999, che, al comma 2, ora dispone: «Ai maestri di sci iscritti nella sezione ordinaria dell'albo professionale regionale è consentito l'esercizio della libera professione al di fuori delle scuole di sci, a condizione che le prestazioni professionali non siano offerte nel quadro di un'attività, anche occasionale, organizzata con altri maestri di sci». Secondo la difesa erariale, detta norma, vietando ai maestri di sci iscritti nella sezione ordinaria dell'albo professionale regionale l'esercizio della professione nel quadro di un'attività, anche occasionale, organizzata con altri maestri di sci, violerebbe gli artt. 4 e 41 Cost, poiché ostacolerebbe lo svolgimento dell'attività lavorativa, condizionando le scelte professionali ed imprenditoriali e le «opzioni di fondo» dei predetti. Entrambi i parametri costituzionali non permetterebbero di stabilire limiti all'espletamento di un'attività lavorativa ed alla libertà di iniziativa economica che non siano ragionevoli e non siano giustificati da esigenze di tutela di interessi generali o di utilità sociale, ovvero che siano frutto di scelte arbitrarie e, comunque, incongrue. La disposizione in esame violerebbe, infine, anche l'art. 120, primo comma, Cost., nonché l'art. 2 dello statuto regionale speciale e gli artt. 49, 50 ed 81 del Trattato CE, i quali stabiliscono i principi della libera prestazione dei servizi all'interno della Comunità e di libera concorrenza, ponendosi in contrasto con la direttiva n. 2006/123/CE, che ha liberalizzato la circolazione dei servizi nel mercato interno e che, al considerando numero 33 della premessa, comprende tra essi anche «i centri sportivi», quali sono appunto le scuole di sci. Secondo il ricorrente, «gli stessi motivi di illegittimità costituzionale [sopra] esposti» vizierebbero il citato art. 8 (recte: art. 8 comma 2), che ha sostituito l'art. 19, comma 2, lettera a), della legge regionale n. 44 del 1999, il quale dispone che l'autorizzazione all'apertura di una scuola di sci è concessa, tra l'altro, se questa abbia un numero minimo di maestri, stabilito in applicazione dei parametri contenuti nell'allegato A) alla legge n. 44 del 1999. A suo avviso, siffatto limite non sarebbe giustificato da ragioni di interesse generale e da esigenze di utilità sociale e violerebbe le norme comunitarie sopra indicate. Infine, «l'art. 11, comma 2, che sostituisce la lettera e) del comma 1 dell'art. 25 della l.r. n. 44/1999, nonché la lettera d) di tale ultimo articolo», sarebbero costituzionalmente illegittimi, in quanto inscindibilmente connessi ai citati artt. 7 ed 8. 3. – In linea preliminare, va osservato che il ricorrente ha impugnato «l'art. 11, comma 2, che sostituisce la lettera e) del comma 1 dell'art. 25 della l.r. n. 44/1999, nonché la lettera d) di tale ultimo articolo». La formulazione letterale del ricorso, in difetto di ulteriori esplicitazioni, rende chiaro che la questione avente ad oggetto il citato art. 11 della legge regionale in esame concerne soltanto il comma 2 di detta norma – il quale ha appunto sostituito l'art. 25, comma 1, lettera e), della legge Regione Valle d'Aosta n. 44 del 1999 – e che, inoltre, il ricorrente ha impugnato anche l'art. 25, comma 1, lettera d), della legge regionale n. 44 del 1999. Tuttavia, poichè quest'ultima norma non è stata modificata dall'art. 11 della legge regionale n. 29 del 2007, l'impugnazione della medesima è inammissibile, in quanto proposta oltre il termine di cui all'art. 127, primo comma, Cost. 3.1. – Del pari inammissibili sono le questioni di legittimità costituzionale promosse in riferimento agli artt. 2 dello statuto regionale speciale, 120 Cost. ed alle norme comunitarie sopra indicate, benché, contrariamente alla deduzione della resistente, debba ritenersi sufficiente il loro richiamo nella parte motiva del ricorso (sentenza n. 137 del 2007). Nondimeno, va ribadito che nel giudizio di legittimità costituzionale l'esigenza di una adeguata motivazione dell'impugnazione si pone in termini anche più pregnanti che in quello in via incidentale (ex plurimis: sentenze n. 120 e n. 2 del 2008; n. 430 del 2007). Il ricorrente non ha, invece, dedotto alcun argomento a conforto della censura riferita all'art. 120 Cost., limitandosi al riguardo a trascrivere il testo della norma costituzionale, deducendo a sostegno della denunciata violazione degli altri parametri una motivazione meramente assertiva, con conseguente inammissibilità delle questioni proposte in riferimento agli stessi. 4. – Le questioni aventi ad oggetto i citati artt. 7, 8, comma 2, ed 11, comma 2, promosse in riferimento agli artt. 4 e 41 Cost., non sono fondate. 4.1.