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Attuando un approccio pragmatico e garantista, ma al contempo rispettoso di alcune peculiarità dell'ordinamento costituzionale e del sistema giudiziario nazionale, si è quindi elaborata una proposta che riprende – e declina sincreticamente – da un lato alcuni contenuti positivi della proposta elaborata dal Ministro Bonafede durante il primo Governo Conte, dall'altro i contenuti già enunciati dalle rappresentanze della magistratura onoraria, in seno al predetto tavolo tecnico ministeriale, e non recepiti, per oscuri motivi, nel disegno di legge governativo, nonostante il sostanziale via libera della magistratura di ruolo associata. Quanto alla tecnica legislativa, l'impianto di fondo delle disposizioni sulle quali si interviene non viene mutato, specialmente per quanto riguarda il regime definitivo di inquadramento dei futuri magistrati onorari. Si mantiene inoltre, di tale impianto legislativo e concettuale, la previsione di un regime speciale, differenziato da quello ordinario, applicabile esclusivamente ai magistrati onorari già in servizio all'epoca della riforma. Il testo che scaturisce da questi presupposti metodologici costituisce, in definitiva, un ragionevole punto di incontro tra le posizioni della magistratura onoraria e di quella professionale, in quanto recepisce l'indicazione di quest'ultima di non prevedere, né per i magistrati onorari in servizio né per quelli di futura nomina, la incompatibilità del predetto incarico con lo svolgimento di altre attività lavorative escludendo, conseguentemente, il loro inquadramento come dipendenti pubblici titolari di un rapporto di lavoro. Nondimeno tali assunti sono declinati in termini differenziati e più elastici per i magistrati già in servizio, che vengono mantenuti nella titolarità delle funzioni, attraverso periodiche verifiche e proroghe, sino all'età prevista per il personale di ruolo. Sono poi mitigate, in coerenza con tali assunti e presupposti, le altre incompatibilità, prevedendo una disciplina che non sia più severa di quella accordata ai magistrati professionali. In sintesi, poi, le ulteriori novelle che si intende introdurre possono essere così riassunte: le giornate di impegno lavorativo massimo sono aumentate sino a cinque, rispetto ai tre giorni previsti dalla riforma « Orlando »; si introduce la possibilità di mobilità territoriale; si ancora il sistema disciplinare ai princìpi del diritto penale, tipizzandone le fattispecie e introducendo sanzioni non espulsive, coerentemente con il principio di proporzionalità enunciato in giurisprudenza; si prevede che l'adesione dei giudici onorari di pace all'ufficio del processo avvenga su base volontaria; si mantiene la previsione che una parte della retribuzione sia collegata al conseguimento di obiettivi prefissati; si esclude ogni riferimento diretto alla retribuzione del magistrato professionale; il trattamento economico dei magistrati onorari presenti all'interno dell'ufficio del processo è parificato con quello dei magistrati onorari che non vi prendano parte, così da non disincentivare il predetto accesso; è nuovamente consentito ai capi degli uffici di delegare ai vice procuratori onorari la definizione dei processi ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale (cosiddetto patteggiamento); si esclude, infine, il collocamento obbligatorio dei magistrati onorari non iscritti alla cassa forense nella gestione ex INPDAP dell'INPS, le cui proiezioni attuariali appaiono, anche in ragione all'età media elevata dei neo-iscritti in parola, del tutto sfavorevoli per gli assicurati, cui si consente invece, nella proposta odierna, di optare per altra gestione previdenziale o assicurativa, secondo criteri predefiniti. Quanto agli aspetti economici, si prevede che la retribuzione lorda venga ad attestarsi, per i magistrati onorari che eroghino una prestazione di cinque impegni lavorativi e che conseguano l'intera retribuzione accessoria di parte variabile, raggiungendo tutti gli obiettivi, sull'importo massimo attualmente previsto dalle disposizioni che regolano la retribuzione per giudici onorari di pace, ossia 72.000 euro lordi annui (pari a meno di 3.000 euro netti al mese), compresa previdenza, IRPEF e imposte minori. Tale importo, coerente con le speciali competenze demandate agli aderenti al regime transitorio (più ampie di quelle affidate ai magistrati onorari di nuova nomina), viene ovviamente riproporzionato per i magistrati del regime transitorio che optino per un minore numero di impegni settimanali. Proprio la modulabilità su base volontaria del numero di impegni settimanali consente di ribadire la natura onoraria del rapporto di servizio, di conseguire un possibile risparmio di spesa e di attrarre all'esercizio delle funzioni giudiziarie onorarie solo il personale effettivamente interessato al loro esercizio e motivato al conseguimento di obiettivi che si traducano in un maggiore beneficio economico. Quanto al regime previdenziale, si demanda a un successivo decreto del Presidente della Repubblica la determinazione di più dettagliate norme regolatrici della materia, che consentano peraltro all'interessato di optare per il ricongiungimento dei contributi presso gestioni previdenziali ove risulti già iscritto (anche tramite adesione ai relativi sistemi di previdenza complementare) ovvero, alternativamente, presso sistemi di previdenza privata. Si prevede poi che i contributi a favore dei magistrati onorari già iscritti, in forza di altro rapporto di lavoro, alla gestione ex INPDAP dell'INPS, possano essere versati a tale gestione, con conseguente minore impatto nel medio periodo sui bilanci dello Stato, trattandosi di contribuzione solo figurativa, salva l'opzione, anche in tale caso, per altra gestione compatibile (tipicamente, per gli avvocati, quella presso la Cassa forense, cui dovrebbero confluire, grazie alla mantenuta compatibilità con la professione forense, il maggiore numero di posizioni contributive). È prevista la possibilità di una tassazione flat degli importi, quand'anche compresi nella fascia reddituale tra 65.000 e 72.000 euro (eccedente quella di 65.000 euro prevista in via generale per gli altri contribuenti liberi professionisti), affinché lo sconfinamento nel regime fiscale ordinario (che ordinariamente scatta sopra l'importo reddituale lordo di 65.000 euro) non disincentivi il massimo impegno lavorativo nei casi di prossimità marginale al raggiungimento di tale soglia retributiva; tale fiscalità è peraltro resa compatibile e autonoma rispetto al percepimento di altri importi reddituali concorrenti, così da salvaguardare, anche dal punto di vista del regime tributario applicato ai compensi di tale attività, la sua connotazione speciale e la sua totale compatibilità, anche economica, con il proseguimento di altre attività lavorative. L'allestimento, non agevole, del complesso sistema di valutazione correlato all'attribuzione della parte variabile della retribuzione è poi differito nel tempo, affinché possa essere congegnato senza fretta dal Consiglio superiore della magistratura. La percentuale di parte variabile dei compensi è peraltro rimodulata nella misura massima del 15 per cento, rispetto alla precedente soglia del 30 per cento, in considerazione delle competenze più ampie e meno standardizzate attribuite ai magistrati appartenenti al regime transitorio.