[massime]

Processo penale - Istruzione dibattimentale - Acquisizione delle prove - Esame di coimputato o imputato in procedimento connesso su fatti implicanti la responsabilità di altri - Facoltà di non rispondere - Inutilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie rese in precedenza (nel corso delle indagini preliminari) - Prospettata irragionevolezza, con violazione dei principî di indefettibilità della giurisdizione, di non dispersione della prova, di obbligatorietà dell’azione penale e del diritto di difesa dell’imputato - Sopravvenuta nuova disciplina con mutamento del quadro normativo - Restituzione degli atti ai giudici rimettenti.. Restituzione ai giudici rimettenti, affinché valutino la perdurante rilevanza, degli atti relativi alle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 197, comma 1, lettera a), 210, e 513 del codice di procedura penale, sollevate in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 101, 111 e 112 della Costituzione, concernenti il diritto al silenzio riconosciuto alle persone imputate o giudicate in un procedimento connesso che abbiano in precedenza reso dichiarazioni accusatorie, in relazione al regime di acquisizione e utilizzazione in dibattimento delle precedenti dichiarazioni. Infatti, successivamente alle ordinanze di rimessione, è intervenuta la legge 1° marzo 2001, n. 63, che ha profondamente inciso sulla disciplina del diritto al silenzio e della formazione della prova in dibattimento, da un lato modificando gli artt. 64, 197 e 210 cod. proc. pen. e inserendo l’art. 197-bis cod. proc. pen. - che individua le ipotesi in cui le persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato assumono l’ufficio di testimone - dall’altro intervenendo sugli artt. 500, 513 e 526 cod. proc. pen.. M.F.