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Il collega Boccia oggi ha parlato del fatto che voleva un Europa sociale e Draghi ci dice di volere un'inflazione al 2 per cento, ma stampa moneta e non riesce ad ottenerla. Cosa significa questo? Che gli obiettivi che Draghi vuole, se li vuole veramente ottenere, li potrà ottenere solo con le politiche che stiamo proponendo, ovvero rianimando la crescita e la domanda, perché alla fine i prezzi rispondono alla legge della domanda e dell'offerta. Non è tagliando tutto che si fanno crescere i prezzi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Se vogliamo allora un'Europa che non sia solo un'espressione economica - per parafrasare un illustre europeo - ma che abbia un senso, dobbiamo anche disporci nel dialogo con l'Europa a cambiare sostanzialmente le regole. È stato detto qui che la procedura di infrazione determina una sottrazione di sovranità. Vorrei dire al collega che l'ha detto di non preoccuparsi perché nei prossimi anni sicuramente lui la sovranità non dovrà esercitarla. Dovrebbe invece esserci grato perché con l'attenzione che noi diamo al MES fra un secolo, quando loro torneranno al potere, l'Italia non sarà ingabbiata in trattati irrazionali e completamente distruttivi, non tanto per il nostro Paese quanto per l'intero progetto europeo (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, presidente Conte, colleghi, nella riunione del Consiglio europeo del 20 e del 21 giugno sono all'ordine del giorno punti fondamentali per il futuro dell'Unione. A questa riunione il nostro Paese si presenterà nuovamente senza un Ministro per gli affari europei. Certo, presidente Conte, lei ha tenuto per sé le deleghe, ma data la vastità degli argomenti di competenza del Dicastero credo che non possa sopperire l' interim del Presidente del Consiglio, a meno che le ricostruzioni giornalistiche non siano vere e il Premier de facto sia una persona diversa rispetto a lei. Noi non vogliamo pensare questo, ma è certo che non possiamo permetterci di trascurare la presenza in Europa, soprattutto in un momento così delicato in cui l'Italia sembra essere completamente isolata e con lo spauracchio - o il macigno - di un'eventuale procedura di infrazione, una condizione che il nostro Paese - ripeto - proprio non si può permettere. Il nuovo quadro finanziario pluriennale deve fare i conti con le risorse attuali e, soprattutto, sono in corso trattative serrate per la scelta dei nuovi membri della Commissione. A tutto questo l'Italia risponde senza esprimere neanche un interlocutore competente in materia, lasciando così il Paese in balia di Cancellerie straniere che ci sono dichiaratamente ostili. Vede, presidente Conte, l'isolamento cui è condannato il nostro Paese è causato anche dalla sua incerta gestione delle relazioni internazionali. Tutti ricordiamo quando affermò che ormai l'Unione europea era al canto del cigno e che tutto sarebbe cambiato dopo le elezioni europee. Ebbene, Presidente, le elezioni ci sono state e non solo i partiti euroscettici non hanno ottenuto nessun peso specifico all'interno del nuovo Parlamento ma sono cresciute le realtà politiche particolarmente dure nei giudizi rispetto a questo Governo, forze che saranno maggioranza e che quindi decideranno anche il futuro del nostro Paese. Le iniziative legislative adottate in questi ultimi mesi hanno dimostrato tutta la loro inefficacia in termini di rilancio dell'economia e dei consumi. Avete prodotto misure in deficit , prive di una strategia di medio e lungo respiro, che hanno causato un notevole peggioramento dei conti pubblici, con il rischio nei prossimi mesi di assistere ad una manovra correttiva che inevitabilmente comporterebbe un aumento della pressione fiscale, quando invece era necessario invertire le priorità e mettere in primis la riduzione delle tasse, la flat tax e gli investimenti, per rilanciare l'economia e creare davvero posti di lavoro, agevolando assunzioni con un taglio al cuneo fiscale. Solo così si crea dignità al lavoro e ai lavoratori, non con misure che rendono il lavoro sempre meno attraente. Dobbiamo tornare ad essere competitivi anche sui mercati europei, se non vogliamo cadere in una spirale di recessione. L'Italia rischia di subire una procedura di infrazione, che significa blocco dei fondi, quindi meno soldi per far crescere il nostro Paese. Per quanto riguarda le nomine, non avere ruoli di responsabilità significa non poter far pesare le priorità dell'Italia rispetto alle decisioni che si determineranno nel nuovo quadro finanziario pluriennale. L'uscita del Regno Unito dall'Unione, secondo le stime della Commissione europea, infatti, comporterà una riduzione nel bilancio annuale dell'Unione europea stimata tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui, corrispondente a circa il 10 per cento del bilancio annuale dell'Unione. Ciò significa che potrebbero essere richiesti maggiori sforzi finanziari ai 27 Governi degli Stati membri e sicuramente un ridimensionamento sui vari capitoli del quadro pluriennale. Questa considerevole riduzione rappresenta forse la principale sfida per il futuro bilancio dell'Unione europea in quanto, nonostante la contrazione delle risorse, si dovrà assicurare un adeguato finanziamento, sia per le politiche tradizionali dell'Unione, come la politica di coesione e la politica agricola comune, che assorbono circa il 70 per cento dell'attuale bilancio, sia per le priorità emerse negli ultimi anni e che necessitano di sempre maggiori risorse. Mi riferisco alle politiche di difesa dei confini da fenomeni migratori e, soprattutto, alla sicurezza in chiave antiterrorismo. In un recente incontro con l'Europol, ad esempio, ci è stata segnalata una scarsissima rappresentanza di nostri concittadini nei ruoli apicali e sono emersi elementi di forte preoccupazione per la limitatezza dei fondi. Concludo il mio intervento, signor Presidente del Consiglio, chiedendo una seria presa di coscienza e responsabilità, in quanto il rischio di un'Italia sempre più ai margini è concreto. In un'Europa che certamente va riformata, l'Italia in quanto Paese fondatore non può e non deve rimanere in panchina ed essere un mero osservatore se vuole competere in un mondo globale fatto di grandi potenze pubbliche e private sempre più sovranazionali. Ci auguriamo allora che quel cigno (l'Unione europea), che questo Governo (lei, signor Presidente del Consiglio) vorrebbe sentir cantare forse per l'ultima volta, possa invece rinascere più forte che mai e trasformarsi in un'araba fenice e chel'Italia non resti un brutto anatroccolo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Di Micco. Ne ha facoltà. DI MICCO (M5S) .