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A me e a tutti noi ha sempre colpito, magari andando a Bruxelles, vedere come vi fosse una partecipazione molto più ampia da parte dei vari Parlamenti nazionali alla fase di formazione delle direttive e dei regolamenti, quindi alla fase ascendente, che è la questione fondamentale. Ogni volta, durante la discussione della legge europea, facciamo anche il bilancio delle procedure di infrazione e dei ritardi e ci rendiamo conto di quanto sia assolutamente insufficiente la partecipazione del nostro Paese. Questo ha riguardato tutti quanti, tutte le maggioranze e anche il nostro modo di rapportarci all'Europa stessa. Lo dico a molti colleghi: il problema oggi, alla vigilia delle elezioni europee, non è evidentemente solo quello di presentare le nostre idee o le nostre critiche sull'Europa, ma anche quello di capire come intendiamo rafforzare questa presenza, per poter cambiare e incidere davvero. È facile venire qui a dire che finalmente staremo lì per fare gli interessi degli italiani, alla luce di tutte le alleanze sovraniste e magari dello slogan "gli italiani prima di tutto". Occorre avere una capacità sistematica di interagire con l'Europa e di essere protagonisti nella fase di formazione delle normative e questo alla luce del fatto che pensiamo - lo dico soprattutto da parte nostra - che questa Europa e il modo di funzionare dell'Europa stessa abbiano bisogno di cambiamenti radicali e profondi. A maggior ragione, proprio in considerazione della necessità di modificare, intervenendo in maniera incisiva, le politiche europee, soprattutto negli ultimi anni, occorre una capacità di presenza forte e qualificata e un grande lavoro, da parte dei parlamentari italiani e soprattutto del Governo, per poter dare il nostro contributo. Nel merito di questa legge europea, come abbiamo visto, le modifiche apportate alla Camera non sono particolarmente significative, per quanto riguarda sia l'articolo 1 che l'articolo 3 perché questa legge europea non conteneva particolari questioni. Per quanto concerne l'articolo 6, in tema di blocchi geografici ingiustificati, il fatto che alla Camera si sia inserita una possibilità di tutela maggiore dei consumatori, anche attraverso la designazione del Centro nazionale della rete europea per i consumatori e dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato quali organismi responsabili per garantire gli stessi consumatori e il rispetto delle regole, è a mio avviso un elemento abbastanza importante. Vi sono poi alcune questioni che mi stanno particolarmente a cuore e su cui, nell'ultima parte del mio intervento, desidero soffermarmi. Mi riferisco anzitutto all'articolo 18, che abbiamo votato nuovamente a seguito delle modifiche intervenute alla Camera. Nel novellare il decreto legislativo n. 45 del 2014, attraverso l'introduzione dell'articolo 1 -bis a quel provvedimento, l'articolo 18 è fondamentale perché reca finalmente disposizioni sull'attribuzione della responsabilità - sia in via principale sia in via sussidiaria - della sicurezza della gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Questo perché - ecco uno dei grandi problemi - noi dobbiamo molto all'Europa in campo ambientale, anche grazie alle procedure di infrazione che l'Europa ha ripetutamente aperto nei nostri confronti in tale settore. Questo è uno dei casi specifici proprio perché la Commissione europea ha avviato contro lo Stato italiano la procedura di infrazione n. 2018/2021 per la mancata attuazione della direttiva 2011/70/Euratom, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. I profili di responsabilità richiesti, tracciati nei commi dell'articolo, sono molto importanti, perché si provvede ad attribuire finalmente la responsabilità in via principale ai soggetti produttori di combustibile esaurito o di rifiuti radioattivi e ai soggetti titolari di autorizzazioni per attività. Parimenti, gli altri commi dell'articolo delineano in modo chiaro - e speriamo finalmente non più suscettibile di inadempienza da parte del nostro Stato - le responsabilità in via sussidiaria degli Stati in caso di spedizione di materiali radioattivi. Si tratta di una questione che dovrebbe ricordare a molti di noi anche le gravi colpe, negli anni, dovute alla mancata gestione responsabile dei rifiuti radioattivi, pur essendo noi uno dei Paesi che avrebbe dovuto attrezzarsi più degli altri, avendo fatto, peraltro, molte discussioni, riflessioni, nonché votato un referendum sul nucleare, ma non stiamo parlando solo di questo. Anche le altre modifiche intervenute nel codice dell'ambiente - penso all'articolo 20 - sono questioni non di primissima importanza ma che, tuttavia, ancora una volta ci richiamano al rispetto delle norme e delle direttive europee. Nel confermare il voto di astensione, auspichiamo ancora una volta che la riflessione sul nostro contributo nella fase di formazione dei regolamenti e delle direttive europei non avvenga soltanto ogni volta che esaminiamo la legge europea, ma che tale esame sia un'occasione per implementare fortemente il senso di partecipazione e di presenza politica attiva all'interno dell'Unione europea: per cambiarla profondamente bisogna avere un ruolo forte e, da questo punto di vista, mettere tutta la presenza politica che un obiettivo come questo merita. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, questa discussione della legge europea sembra un po' una scena surreale, un po' come l'orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave affonda e di cui ci chiediamo se ha stonato o meno, mentre andiamo contro la catastrofe. Siamo davanti al fallimento totale dell'Unione europea. Non lo diciamo noi, che siamo patrioti e sovranisti, ma tutti, a partire dal Regno Unito che ha deciso di abbandonare la casa comune europea e lo testimonia il gradimento dell'Unione europea, che era altissimo in tutta Europa e, in particolare, in Italia e oggi è ai minimi storici. Che sia un fallimento è anche dimostrato dal fatto che oggi non c'è nessuno che difenda l'Unione europea. Non viene difesa dal Partito Popolare Europeo; qui c'è Forza Italia che ne fa parte e il suo slogan per le prossime elezioni è: «Per cambiare l'Europa»; non la difende il Partito Democratico, che governava insieme al PPL Europa, che dice che l'Europa va cambiata, e non la difende nemmeno il partito +Europa di Emma Bonino, che dice che l'Europa, così com'è, non va bene perché il Consiglio europeo ha troppo potere e va dato più potere alla Commissione europea. Ovviamente noi non difendiamo questo modello di Unione europea e quindi, se in questo Parlamento si dovesse votare perché l'Unione europea rimanga così come è, la proposta raccoglierebbe zero voti. Eppure, come se tutto ciò non fosse vero, continuiamo con una totale inerzia e oggi discutiamo del recepimento nell'ordinamento italiano delle normative europee e decidiamo se la potatura deve o meno essere un rifiuto, se il concime può essere messo nei campi o vada portato in altra sede. Di questo stiamo parlando. Mentre noi discutiamo di concime, abbiamo la Francia di Macron che interviene in Libia contro il Governo riconosciuto a livello internazionale, sostenendo Haftar, in chiave anti italiana, per piazzare la Total in sostituzione dell'Eni.