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-- In qualunque momento, ciascuno dei partecipanti alla comunità può recedere da essa mediante comunicazione tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Con il recesso dalla comunità, il partecipante acquisisce il diritto a ricevere quanto dovutogli in base all'ordinamento della comunità, che può essere impugnato dinanzi al giudice ordinario, ove non rispetti principi di proporzionalità ed equità. Art. 210. - (Normativa applicabile) . -- Per quanto non espressamente previsto, alle comunità intenzionali si applica, in quanto compatibile ed in quanto non in contrasto con la regolamentazione pattizia, la normativa relativa alle associazioni di promozione sociale. Sezione III Dell'impresa familiare Art. 211. - (Impresa familiare) . -- Salvo che configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato. Le decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa, sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano alla impresa stessa. I familiari partecipanti all'impresa che non hanno la piena capacità di agire sono rappresentati nel voto da chi esercita la potestà su di essi. Il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell'uomo. Ai fini della disposizione di cui al primo comma si intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo. Il diritto di partecipazione di cui al primo comma è intrasferibile, salvo che il trasferimento avvenga a favore di familiari indicati nel comma precedente col consenso di tutti i partecipi. Esso può essere liquidato in danaro alla cessazione, per qualsiasi causa, della prestazione del lavoro, ed altresì in caso di alienazione dell'azienda. Il pagamento può avvenire in più annualità, determinate, in difetto di accordo, dal giudice. In caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell'azienda i partecipi di cui al primo comma hanno diritto di prelazione sull'azienda. Si applica, nei limiti in cui è compatibile, la disposizione dell'articolo 732. Le comunioni tacite familiari nell'esercizio dell'agricoltura sono regolate dagli usi che non contrastino con le precedenti norme. TITOLO VII DELLA FILIAZIONE Capo I PRINCÌPI GENERALI Art. 212. - (Filiazione ed uguaglianza) . -- Le disposizioni relative alla filiazione si applicano, senza differenze o discriminazioni, a tutti i figli nati da matrimonio, libere unioni, convivenze non registrate o al di fuori di esse, nonché ai figli adottivi ed ai figli nati da procreazione assistita eterologa e in tutti i casi in cui una scelta volontaria e consapevole abbia determinato un rapporto elettivo ed affettivo analogo al rapporto genitoriale. Art. 213. - (Obblighi dei genitori) . -- La filiazione impone ad ambedue i genitori l'obbligo di mantenere, educare, istruire e prestare cura personale ai figli, tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione e delle aspirazioni degli stessi. Il minore ha diritto a che, nella misura maggiore possibile, siano realizzati i seguenti punti: 1) possibilità di vivere e crescere in un ambiente sereno; 2) mantenimento di un rapporto continuativo e significativo con entrambi i genitori; 3) possibilità di ricevere dai genitori nella misura maggiore possibile, attenzione e cura personale diretta; 4) mantenimento di rapporti e situazione di convivenza con fratelli e sorelle; 5) mantenimento di un rapporto continuativo e significativo con i propri ascendenti e parenti; 6) conoscenza delle proprie origini e della cultura dell'ambito originario di appartenenza; 7) valorizzazione delle proprie potenzialità positive e creazione delle condizioni e delle opportunità ottimali in cui esse possano estrinsecarsi; 8) disponibilità di tempi adeguati per il gioco; 9) diniego di ogni forma di sfruttamento lavorativo e di qualsiasi strumentalizzazione del minore per fini dei genitori o di terzi; 10) adozione di metodi educativi rispettosi della persona e della dignità; 11) esclusione di metodologie, educative o meno, che contemplino violenze fisiche o inaccettabili coercizioni psicologiche; 12) adozione di metodi educativi volti a far emergere, nel modo migliore in cui essa può estrinsecarsi, la personalità del minore, piuttosto che a determinarla o forgiarla; 13) adozione di metodi educativi tendenti all'affermazione dell'autonomia e della capacità di autodeterminazione del minore; 14) possibilità di ricevere cura ed assistenza medica nella misura maggiore possibile, tenuto conto dei parametri sociali e delle capacità familiari; 15) possibilità di svolgere attività sportive; 16) possibilità di avere rapporti sociali e di frequentare in modo continuativo i coetanei; 17) possibilità di adeguata conoscenza dei valori morali e civili fondanti la cultura nazionale ed internazionale, con particolare riguardo ai valori della democrazia e della solidarietà; 18) possibilità di adeguata conoscenza delle religioni e di formazione di una propria coscienza religiosa; 19) prosieguo dell'istruzione e della formazione professionale fino ai livelli più alti che le condizioni familiari e sociali consentano. Art. 214. - (Attribuzione dello stato di figlio) . -- L'attribuzione dello stato di figlio, sia in caso di nascita da parte di donna coniugata che in ipotesi diverse, consegue al riconoscimento compiuto dai genitori. Il riconoscimento può avvenire anche mentre la gravidanza è in corso. In caso di mancato riconoscimento o di riconoscimenti contrastanti tra loro, l'ufficiale di stato civile deve trasmettere immediatamente gli atti al giudice tutelare del luogo in cui è avvenuta la nascita. Il giudice, compiuti, se del caso, i necessari accertamenti, detta, nel rispetto del principio di verità, disposizioni per la formazione dell'atto di nascita e le conseguenti attribuzioni al nato dello stato e del cognome. La decisione del giudice tutelare è immediatamente esecutiva e può essere impugnata dinanzi alla Corte d'appello. In caso di matrimonio ai sensi dell'articolo 89, il riconoscimento può essere compiuto dal coniuge o libero consorte della donna che partorisce ed è, per chi lo compie, irrevocabile. Art. 215. - (Premorienza del genitore) . -- Nel caso di premorienza del genitore, il riconoscimento può essere compiuto dal coniuge o libero convivente o dai parenti del defunto, fino al quarto grado. Il riconoscimento deve essere comunicato al giudice tutelare. Art. 216. - (Termini) . -- Il riconoscimento deve essere compiuto entro dieci giorni dalla nascita del figlio. Decorso tale termine, l'ufficiale di stato civile, recependo le eventuali disposizioni del giudice tutelare, forma l'atto di nascita. Ogni contestazione al contenuto dell'atto deve essere svolta ai sensi dell'articolo 217. Art. 217. - (Azioni successive) .