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Potevamo intervenire in questo dibattito orecchiando qualcosa, facendo riferimento ad articoli di stampa, copiando cose che hanno detto altri, oppure leggendo cose che altri scrivono senza magari comprenderle, ma credo che questa non sia la funzione cui siamo chiamati come senatori della Repubblica. Signor Presidente, approfitto anche di questo intervento per segnalare il fatto che in Senato, all'approvazione di questo decreto-legge così importante, non è presente in questo momento alcun Ministro competente per la materia. Con tutto il rispetto per la sottosegretaria Guerra qui presente e per la ministra Stefani, a cui naturalmente va il nostro rispetto per il ruolo che interpreta come Ministro per le disabilità, ci aspettavamo un confronto almeno finto - signor Presidente, mi scusi - con qualche Ministro competente sul PNRR. Ma non c'è nessuno, e basta guardare i banchi del Governo. Questo è il dibattito del Senato sul piano fondamentale per il futuro del Paese: una Sottosegretaria, nessun Ministro economico, men che meno il Presidente del Consiglio, non il Ministro dell'economia e delle finanze, non il Sottosegretario con delega ai rapporti con l'Unione europea, non il Ministro dei trasporti e delle mobilità sostenibili, né quello dello sviluppo economico. Non c'è nessuno, signor Presidente. Naturalmente tutto questo non disturba minimamente la coscienza e l'attività dei Gruppi di maggioranza, ma abbiamo il diritto di ricordarlo. Si è detto che l'accelerazione dei tempi deriva dal fatto che ci sono delle emergenze da rispettare, perché il PNRR deve entrare in vigore e ci sono degli obiettivi europei da raggiungere. Il ritardo con cui il decreto-legge è arrivato in Senato non dipende, però, dall'ostruzionismo e dal ruolo dell'opposizione, ma è una responsabilità da attribuire integralmente alla maggioranza, che ha ritardato il deposito del decreto-legge - come ha fatto per la legge di stabilità - con continui rinvii, con continue convocazioni e sconvocazioni dell'Assemblea e delle stesse Commissioni, con il deposito di migliaia di emendamenti da parte delle stesse forze di maggioranza, che - come ho detto ieri - facevano ostruzionismo alla maggioranza stessa. Ricordo anche, soprattutto ai colleghi del Partito Democratico, che nel 2019 - quindi non un'era geologica fa ma due anni or sono - il Partito Democratico, a fronte del fatto che il Governo giallo-verde di allora aveva posto la fiducia sul maxiemendamento alla legge di stabilità, non solo protestò in maniera molto accesa, ma fece ricorso alla Corte costituzionale, per denunciare la violazione della libertà del Parlamento e del diritto-dovere del Parlamento di esaminare i testi della legge di stabilità. Dov'è finita quell'indignazione, colleghi del Partito Democratico? Adesso tutto va bene? Adesso va bene approvare il PNRR e porre la questione di fiducia in prima lettura al Senato sulla legge stabilità? La memoria è davvero molto corta. Peraltro, ogni giorno - da un lato - c'è grande enfasi, da parte soprattutto delle forze di maggioranza, intorno al Piano nazionale di ripresa e resilienza e lo si dipinge come se da esso dipendesse il futuro stesso del nostro Paese. Dall'altro lato, a questa enfasi fa riscontro l'azzeramento del ruolo del Parlamento, che su questo Piano si dovrebbe esprimere, tentando di migliorarlo e perlomeno conoscendolo integralmente. Signor Presidente, il problema è che stiamo discutendo, come se fosse una sciocchezza, della trasformazione di questa Repubblica e del fatto che questa è una Repubblica parlamentare - come ci spiegano sempre i colleghi di maggioranza - soltanto quando si tratta di difendere e giustificare i ribaltoni, i Governi multicolore e i cambi di maggioranza. (Applausi) . Allora è una Repubblica parlamentare! Quando invece si tratta di discutere di questioni importantissime, cessa di essere una Repubblica parlamentare e diventa di fatto una Repubblica presidenziale, semipresidenziale o come volete chiamarla. E lo dice uno che, coerentemente, da tempo, insieme ai colleghi del Gruppo Fratelli d'Italia e alla destra politica italiana, è favorevole a una Repubblica presidenziale e all'elezione diretta del Capo dell'Esecutivo. Mi riferisco però all'elezione diretta, perché lo devono decidere i cittadini italiani chi è il Capo dell'Esecutivo. Non sono però accettabili una Repubblica presidenziale e la trasformazione delle Costituzione senza che nessuno ne sappia nulla, nel silenzio generale o nel consenso generale di coloro che si stracciano le vesti, quando invece in Parlamento si parlava di questi argomenti, dicendo che la Repubblica presidenziale e l'elezione diretta erano una minaccia per la democrazia, così come l'uomo solo al potere e la concentrazione dei poteri intorno ad una sola persona. Colleghi della maggioranza, adesso sta succedendo esattamente questo, con la differenza che in quella Repubblica, che immaginiamo e disegniamo, il Presidente è eletto con libere consultazioni da parte dei cittadini. Alcuni osservatori sostengono che il ruolo del Parlamento è così da molto tempo, con la differenza che quella che prima era una tendenza è diventata di fatto una deriva incontrollata e incontrollabile, che pare non interessare nessuno, nemmeno coloro che dovrebbero vigilare su tale deriva. Ricordo velocemente che abbiamo iniziato, tre anni or sono, con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), cioè con atti di fatto amministrativi del primo Governo Conte, che andavano a limitare le libertà individuali delle persone e le libertà costituzionali, senza nemmeno coinvolgere il Parlamento. C'è voluta una fortissima protesta, soprattutto di Fratelli d'Italia, per costringere il Governo perlomeno a portare, con decreti, nelle Aule del Senato e della Camera quei testi. Poi i decreti sono diventati piogge di decreti; poi i decreti a raffica; poi i decreti matrioska , e cioè un decreto che contiene un altro decreto, che contiene un altro decreto. E ancora: i decreti con la fiducia; poi i decreti con la fiducia in prima lettura e poi i decreti, con fiducia in prima lettura, che contengono centinaia e centinaia di articoli da approvare in poche settimane; poi i decreti con fiducia in prima lettura con centinaia di articoli omnibus , con dentro tutto e il contrario di tutto, dalle bollette del gas ai corsi di psicologia, salvo il fatto che il Parlamento su quello non poteva toccare palla. Tutti gli emendamenti, infatti, erano tutti considerati inammissibili per estraneità alla materia, anche se quale fosse la materia rimane ancora oggi un mistero. Signor Presidente, io temo di fare la Cassandra dicendo che, dopo aver fatto saltare i paletti della tutela del Parlamento, sarà difficile ripiantarli, perché, una volta che la deriva vince e stravince, non c'è più spazio per nessuno. In conclusione, io vorrei dire soltanto che lo stato di emergenza in questo Paese è diventato stato di eccezione, con tutta la gravità che questo comporta. Faccio riferimento a quanto detto da un costituzionalista non certo di destra, Michele Ainis, che ha detto che, in questo momento, il generale Figliuolo vale più di mille parlamentari. Infine, parliamo del PNRR.