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Qualora il danno si sia già verificato, essi sono obbligati ad adottare le misure del caso per porvi rimedio e sostenerne i costi. Il campo di applicazione della direttiva è stato ampliato tre volte per includere rispettivamente la gestione dei rifiuti di estrazione, l'esercizio dei siti di stoccaggio geologico e la sicurezza delle operazioni offshore nel settore degli idrocarburi. Anche la Carta costituzionale italiana, all'articolo 9, ricomprende, tra i compiti della Repubblica, il compito di tutelare il paesaggio. Inoltre, in attuazione del diritto internazionale, del diritto europeo e da una lettura in combinato disposto degli articoli 2, 9, 32 del testo costituzionale si desume che anche nel nostro Paese ciascun individuo, in quanto membro di una comunità, ha diritto all'aria respirabile, all'acqua pulita, alla bellezza del paesaggio, alla salubrità dell'ambiente e dell'ecosistema. Ne deriva, quindi, in via interpretativa, il dovere della Repubblica di migliorare le condizioni delle matrici ambientali, proteggere la biodiversità e promuovere il rispetto degli animali. Si ritiene che la tutela dell'ambiente sia un concetto unitario, che ricomprende non solo la tutela delle matrici ambientali – quali aria, acqua, suolo, flora e fauna e risorse geominerarie – ma anche il miglioramento delle condizioni ambientali e, ove possibile, il ripristino delle matrici ambientali a uno stato apprezzabile. L'ordinamento nazionale e quello sovranazionale riconoscono, infatti, la necessità di tutelare l'ambiente non solo preservando lo status quo ma anche ponendo in essere attività di rinaturalizzazione degli ecosistemi e dei luoghi degradati, di bonifica o sanificazione dei siti inquinati, nonché di ripristino ad uno stato apprezzabile dei territori fragili e abbandonati, con progetti di rigenerazione ambientale, paesaggistica e urbana. In via interpretativa, allo stato, è riconosciuto a ciascun individuo il « diritto all'ambiente », inteso come il diritto di ciascun individuo al miglioramento delle matrici ambientali, nel complesso e nelle sue componenti, alla cura della biodiversità e alla promozione delle politiche per il rispetto degli animali. Manca tuttavia il riconoscimento espresso di questo diritto nel dettato costituzionale italiano per una sua effettiva azionabilità in giudizio, anche ai fini del riconoscimento di una tutela risarcitoria. In questo senso si è adoperato il Parlamento italiano che ha approvato il disegno di legge atto Senato n. 83 (in un testo unificato con i disegni di legge nn. 12, 938, 1203, 1532,1627, 1632, 2160) recante modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di protezione della natura, proprio per introdurre nel dettato costituzionale italiano il diritto all'ambiente. Nel nostro ordinamento, la disciplina ambientale è per la maggior parte inserita nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il cosiddetto « codice dell'ambiente », che ha recepito, in virtù degli articoli 10 e 11 della Costituzione, i trattati internazionali in materia di ambiente, la normativa europea, oltre che i principi fondamentali di cui agli articoli 9, 32, 42 e 44 della Costituzione italiana. Le problematiche riguardanti l'acqua e la gestione delle risorse idriche hanno, da sempre, rappresentato un fattore decisivo per lo sviluppo della società. Infatti, non soltanto la nostra esistenza sulla Terra, ma anche tutte le attività antropiche, comprese quelle produttive ed economiche, dipendono completamente da questa risorsa. L'acqua potabile è il bene più prezioso, di cui tutti possiamo godere ma, purtroppo, non è una risorsa illimitata: meno dell'1 per cento dell'acqua del Pianeta è disponibile per il consumo da parte dell'uomo; più di 1-2 miliardi di persone non hanno la possibilità di consumare acqua potabile e si stima che nel 2025 saranno 3,5 miliardi le persone che non ne potranno disporre. Nel contesto europeo lo stato delle risorse idriche appare relativamente favorevole rispetto ad altri Paesi del Sud del mondo, perché il continente gode di una buona quantità di risorse idriche, anche se la scarsità d'acqua colpisce oltre il 10 per cento della popolazione europea e quasi il 20 per cento del territorio. Fenomeni di siccità e inondazioni, invece, pur essendo meno frequenti rispetto ad altre parti del mondo, sono in crescita anche a causa del surriscaldamento globale. L'acqua potabile, le fonti da cui essa sgorga, le falde idriche, l'acqua accumulata in laghi naturali e artificiali, nonché il sistema idrico inteso nel suo complesso devono intendersi alla stregua di un bene pubblico inalienabile che, in quanto tale, non solo non può essere sottomesso alle leggi del mercato a scapito dei diritti fondamentali della persona, ma deve rispettare standard minimi di qualità e non deve essere sprecato. Si parla, per il secolo a venire, di una « crisi dell'acqua », se non addirittura di « water bomb », legata a quattro circostanze: la grande disparità nella ripartizione mondiale delle risorse; le perdite delle reti di distribuzione e le gestioni inefficaci e distruttive delle risorse esistenti; la crescita delle fonti di inquinamento; l'aumento demografico continuo. Nel 2021 l'Associazione internazionale degli idrogeologi (IAH) ha lanciato una dichiarazione ( São Paulo-Brussels Groundwater Declaration https://iah.org/wp-content/uploads/2021/09/Sao-Paulo-Brussels-Groundwater-Declaration-signed-pdf.pdf ) rivolta a livello globale e recante alcune raccomandazioni sulla tutela e sulla crescita di consapevolezza dei cittadini rispetto alle risorse idriche sotterranee. Nella stessa si ricorda che le acque sotterranee costituiscono la risorsa naturale maggiormente estratta dal sottosuolo del pianeta Terra, che le acque di falda forniscono l'approvvigionamento di oltre il 50 per cento della popolazione mondiale e che gli acquiferi, ovvero i naturali serbatoi sotterranei, ospitano ben il 97 per cento di tutta l'acqua dolce della Terra. È quindi opportuno che a questa vitale e strategica risorsa, che per sua natura è « invisibile », sia data maggiore importanza e visibilità per assicurarle la giusta resilienza e protezione sia dal sovrasfruttamento, sia dal deterioramento, sia dalle inevitabili, seppure lente, conseguenze dovute ai cambiamenti climatici in atto. Secondo uno studio dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) del 2008 denominato « Environmental Outlook to 2030 » sono tre le principali problematiche inerenti alla risorsa acqua per le quali bisogna agire in fretta: 1) la penuria d'acqua; 2) la qualità delle acque; 3) l'uso e l'inquinamento delle acque. Andando ad analizzare il primo problema, ossia la penuria d'acqua, si stima che l'uso e la gestione insostenibile delle risorse idriche provocheranno nell'immediato futuro l'aggravarsi del livello di scarsità di questa risorsa e comporteranno il verificarsi del fenomeno del cosiddetto « stress idrico » per un numero sempre crescente di persone.