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Agli Stati membri viene chiesto di fissare un appropriato controllo regolamentare che per tutte le situazioni di esposizione rifletta un sistema di radioprotezione basato sui princìpi di giustificazione, ottimizzazione e limitazione delle dosi. Norme specifiche vietano o limitano al massimo in particolare l'esposizione di lavoratori minori di diciotto anni, di donne in gravidanza o in allattamento e di apprendisti e studenti. Le disposizioni della direttiva impongono agli Stati membri di garantire un adeguato grado d'informazione e formazione non solo ai lavoratori esposti alle radiazioni ionizzati, ma anche agli addetti ai servizi d'emergenza e al personale medico. Gli Stati membri devono individuare un'autorità competente a svolgere i compiti della direttiva e devono definire un piano d'azione nazionale al fine di affrontare rischi di lungo termine dovuti alle esposizioni al radon nelle abitazioni, negli edifici pubblici e nei luoghi di lavoro. Agli stessi Stati spetta anche il compito di predisporre uno o più sistemi d'ispezione al fine di far rispettare la normativa, nonché di promuovere misure di sorveglianza e interventi correttivi che si rivelino necessari. In Italia la direttiva verrà attuata secondo princìpi e disposizioni di delega oggi in discussione, tra i quali si possono citare: il rafforzamento e l'ottimizzazione della protezione dell'ambiente dagli effetti dannosi delle radiazioni, tenendo conto, ai fini della protezione della salute umana nel lungo termine, di criteri ambientali basati su dati scientifici riconosciuti a livello internazionale e richiamati dalla stessa direttiva Euratom, fermo restando quanto previsto dall'articolo 104 del decreto legislativo n. 230 del 1995 in materia di controllo sulla radioattività ambientale; la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure di autorizzazione per la raccolta e il trasporto di sorgenti e rifiuti radioattivi, introducendo specifiche sanzioni in caso di violazione delle norme di sicurezza nucleare e radioprotezione per il trasporto; la revisione dei requisiti riguardanti le informazioni ai pazienti; la registrazione e la comunicazione delle dosi dovute alle procedure mediche; l'adozione di un livello di riferimento diagnostico; la gestione delle apparecchiature, nonché la disponibilità di dispositivi che segnalino la dose; l'identificazione, unitamente all'aggiornamento, dei requisiti, dei compiti e delle responsabilità delle figure professionali coinvolte nella protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione, anche garantendo coerenza e continuità con le disposizioni del su richiamato decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230; la razionalizzazione e la semplificazione dei procedimenti autorizzativi; la predisposizione di idonei sistemi di controllo; la garanzia nella predisposizione dei sistemi di controllo di cui alla direttiva Euratom dei più alti livelli di salute per il personale aeronavigante esposto a radiazioni ionizzati, comprese quelle cosmiche; la revisione e la razionalizzazione dell'apparato sanzionatorio amministrativo e penale e la destinazione dei proventi delle eventuali nuove sanzioni amministrative al potenziamento delle attività dirette alla protezione dell'ambiente, dei lavoratori e della popolazione contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzati; l'adozione di un nuovo piano nazionale radon predisposto nel 2002 da una commissione del Ministero della salute per azioni volte alla riduzione del rischio connesso all'esposizione della popolazione italiana al radon. Alla luce del princìpi appena menzionati, si deve dire che la nuova direttiva Euratom ribadisce concetti fondamentali nell'ambito della radioprotezione. Tale disciplina è divenuta sempre più importante, soprattutto in campo medico, dove le radiazioni ionizzati sono utilizzate a fini sia diagnostici che terapeutici. Come certificato dal rapporto UNSCEAR 2008 (United Nations scientific committee on the effects of atomic radiation) , il Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzati, attualmente la principale fonte di esposizione artificiale cui è soggetta la popolazione nei Paesi sviluppati è legata alle esposizioni di tipo medico. Il nostro Paese da circa vent'anni si è dotato di un impianto normativo avanzato a garanzia della sicurezza dei cittadini e degli operatori, ma sicuramente deve ancora superare alcune criticità che riguardano in particolar modo la radioprotezione, ponendosi alla pari degli altri Paesi europei. Tra tali criticità, com'è emerso in sede di audizione durante l'esame del provvedimento in Commissione politiche dell'Unione europea, se ne possono citare alcune. Innanzi tutto, la direttiva Euratom indica chiaramente la necessità che il personale che utilizza le radiazioni ionizzanti a fini medici e veterinari abbia un'adeguata formazione, oltre che sulle procedure radiologiche, anche in tema di radioprotezione. È opportuno che il programma di educazione radioprotezionistica sia svolto dalle università in tutti i corsi di laurea triennale e magistrale, inclusa quella in medicina e chirurgia. Le scuole di specializzazione devono prevedere insegnamenti specifici di radioprotezione. Deve inoltre essere prevista la formazione continua e l'aggiornamento in radioprotezione all'interno del programma ECM. I programmi di formazione devono essere erogati da società scientifiche dell'area sanitaria aventi le adeguate competenze di radioprotezione orientata al paziente ed ai lavoratori. Altro aspetto da considerare riguarda le apparecchiature. In Italia vi è notevole differenza nel livello tecnologico del parco macchine radiologiche installate, nella loro adesione agli standard e nel livello di informatizzazione delle strutture sanitarie. La Direttiva Euratom, inoltre, introduce l'obbligo di fornire informazioni sulla dose di esposizione alle radiazioni ionizzanti. Tutte le apparecchiature che verranno installate dopo il suo recepimento dovranno esplicitare agli operatori e ai pazienti tale informazione ai fini, tra l'altro, di valutare la dose di esposizione alla popolazione. In ultimo si deve dire che nulla cambia in tema di responsabilità sanitaria, rimanendo in capo al medico specialista radiologo la responsabilità delle prestazioni radiologiche sia diagnostiche che interventistiche. Al fine di un corretto perseguimento del principio di giustificazione, deve essere il medico specialista in radiologia, al quale è affidata la responsabilità clinica delle esposizioni del paziente, a valutare e garantire il più alto rapporto beneficio - rischio per lo stesso paziente. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una delegazione dell'Associazione guide e scout cattolici italiani di Castellana-Grotte PRESIDENTE . Ho il piacere di segnalare che è presente in tribuna una delegazione dell'AGESCI, l'Associazione guide e scouts cattolici italiani di Castellana-Grotte, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Lo faccio con particolare piacere, ricordando la mia esperienza di scout nell'allora ASCI che è diventata AGESCI. Ripresa della discussione congiunta del disegno di legge n. Doc 944 Doc Doc. LXXXVI, n. 2 Doc Doc. LXXXVII, n. 2 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, intervengo oggi sulla risoluzione di maggioranza relativa alla relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2019.