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Nel marzo del 1995 accolse subito e con entusiasmo il progetto di unire il centrosinistra sotto il simbolo dell'Ulivo. Il tour delle Cento città, guidato da Romano Prodi, che diede inizio a una straordinaria pagina politica, partì proprio da Trieste. Il professor Camerini era lì, alla Stazione marittima di Trieste, a battezzare quella nuova avventura che lo portò, subito dopo, nell'aprile del 1996, a entrare a Palazzo Madama, senatore eletto nel collegio del Friuli-Venezia Giulia. Non fu facile per lui decidere di candidarsi, settantaduenne, eppure ancora ampiamente tra gli scienziati riconosciuti in Italia e all'estero; non fu facile decidere di abbandonare l'attività medico-scientifica per dedicarsi alla politica. Non aveva mai abbandonato la medicina, e la politica avrebbe potuto rappresentare per lui una situazione sconosciuta, insidiosa, difficile. Non lo fu. Anzi, al contrario, fu per lui, e per tutti i suoi elettori e i concittadini che hanno avuto la fortuna di incontrarlo e conoscerlo, una sfida vinta sin dal primo momento. Dopo un consulto con la amatissima moglie Bianca, scomparsa solo la scorsa primavera, Camerini comunicò ai segretari politici di allora del Partito Popolare e del Partito Democratico della sinistra di Trieste che avrebbe affrontato questa prova. E a chi ebbe modo di vivere quotidianamente con lui la campagna elettorale fu evidente quale fosse il suo spessore. Camerini era fatto di pasta diversa, speciale anche in questo. Batté palmo a palmo il suo collegio senatoriale, non fermandosi praticamente mai. Aveva una parola per chiunque incontrasse o lo fermasse, talvolta i suoi pazienti che gli chiedevano un consiglio o una semplice parola di conforto. Ma chi voleva parlargli erano soprattutto i cittadini, per confidargli un problema occupazionale o legato alla vita della propria città: Camerini c'era sempre e per chiunque. Non si è mai sottratto, né allora, né in seguito: mai. Ha sempre avuto un'attenzione viva e partecipata per tutti, anche per chi vi parla, fino alla fine della sua vita terrena, proponendosi con saggezza infinita e profonda onestà. Fu eletto sotto il simbolo dell'Ulivo, un simbolo e un progetto che sentiva affine alla sua natura di cattolico di sinistra. Fu un grande dispiacere e una delusione personale, una volta eletto, non trovare quel simbolo anche tra i Gruppi parlamentari della XIII legislatura. Gli anni da senatore, come quelli da professore universitario e primario, furono intensi e trascinanti per lui che scopriva la forza dell'azione politica e di quella legislativa in particolare, ma anche per tutta la comunità triestina che ebbe la possibilità di avere per un quinquennio un confronto continuo e permanente con l'attività romana del proprio senatore. Non c'era nessuna intermediazione: mentre Internet stava facendo i primi passi, il senatore Camerini convocava regolarmente assemblee pubbliche per rendere conto della propria attività parlamentare, per riferire, ascoltare le critiche, i suggerimenti e le cose da fare. Tutti potevano interloquire con lui e l'azione senatoriale ha lasciato una traccia profonda nell'attività di questa Camera e in tutta la società regionale, a cominciare dal tenace e assiduo lavoro per portare in porto la legge per l'equo indennizzo dei beni abbandonati dagli esuli istriani e giuliano-dalmati, alla riforma del nostro sistema sanitario, alla valorizzazione della minoranza slovena, con cui Camerini ha sempre interloquito in maniera attenta, competente e costruttiva, contribuendo fattivamente all'approvazione della legge per la tutela della minoranza slovena in Italia, collaborando con le rappresentanze politiche, dialogando con le associazioni di riferimento e seguendo con attenzione la vita culturale degli sloveni. Fu, dunque, solo per brevissimo tempo - qualche giorno appena - uno scienziato prestato alla politica. La sua intelligenza, la sua cultura, il suo metodo rigoroso e la disciplina con cui affrontava sempre le cose gli hanno consentito di diventare da subito un politico a tutto tondo. Fulvio Camerini è stato un uomo retto e giusto, un signore e un galantuomo. Con lui scompare un grande italiano e un grande triestino. Ci mancherà moltissimo, perché in tutti questi anni Camerini era diventato un punto di riferimento non solo per la comunità scientifica servita per oltre settanta anni, ma anche per quella buona politica che tutti noi dobbiamo tendere a realizzare. Grazie Fulvio e riposa in pace. (Applausi). PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, non aggiungerò molto alle parole della collega che ha descritto molto bene l'uomo Camerini e la sua passione politica. Se la politica è azione civile ed è mettersi in gioco in modo disinteressato a favore dei cittadini, allora Fulvio Camerini è stato un uomo politico. Purtroppo, qualche volta la politica non è solo questo ed è per questo che forse ha continuato a dare un grande contributo al dibattito politico, pur restando fuori dalla politica. Qualche volta, quando le persone scompaiono in giovane età, si dice che sono prematuramente scomparse. Credo che si possa scomparire prematuramente anche a novantaquattro anni, perché conta quanto si ha ancora da dare e da dire al dibattito politico, civile e sociale del nostro Paese. Fulvio Camerini aveva ancora tante cose da dirci e da darci. Per questo penso che si possa dire che è prematuramente scomparso, perché mancherà la sua voce per la mia città, ma penso anche per tutto il tessuto sociale del nostro Paese. Ha contribuito a creare quel sistema Trieste, insieme al professor Budinich, a Panizon e a tanti miei concittadini che hanno davvero dato tanto alla nostra società. Credo che la sua voce importante mancherà e mi associo alle parole di cordoglio della collega Rojc. (Applausi). DAL MAS (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAL MAS (FI-BP) . Signor Presidente, anch'io non posso che associarmi alle parole dei colleghi appena intervenuti, perché il Friuli-Venezia Giulia e la città di Trieste perdono un concittadino e un corregionale importante. Fulvio Camerini ha studiato al Liceo classico «Petrarca» di Trieste e poi è diventato medico a Padova, perché la facoltà di medicina a Trieste non c'era ancora. Da medico è diventato cardiologo e poi professore in cardiologia. Ha fondato una scuola di cardiologia che ha prodotto una generazione di cardiologi che sono andati in giro per l'Italia e anche all'estero. Questa è la grandezza di Camerini. Qualcuno ricorda anche la sua particolare spiccata umanità, che evidentemente era pari al suo rigore scientifico e al suo essere riconosciuto come uomo di scienza oltre che medico vicino alle persone. Io non intendo dilungarmi, perché penso che i colleghi già intervenuti abbiano ricordato ampiamente e meglio di me la figura di Camerini. Ritengo che quest'Assemblea debba effettivamente riconoscere un giusto tributo a una personalità del suo rango. (Applausi) . PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Invito l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).