[pronunce]

che anche secondo il giudice di pace di Caldaro l'art. 126 del codice della strada viola l'art. 3 della Costituzione perché la disciplina sanzionatoria prevista per la guida di un veicolo con patente scaduta di validità, raffrontata con quella prevista per la guida senza patente di cui all'art. 116 dello stesso codice, evidenzia "uno sproporzionato rigore adottato dal legislatore" ed ha conseguenze "oltremodo pesanti" per fatti che solitamente sono imputabili a distrazione; che la disposizione, ad avviso di questo rimettente, non distingue né i casi nei quali la patente è scaduta da pochi giorni né quelli in cui il mancato rinnovo dipende dall'impossibilità di ottenerne la conferma per difetto dei necessari requisiti, ciò che rende illogica la disciplina legale e crea una ingiustificata disparità di trattamento tra condotte punite "in modo sperequato"; che in tutti i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare le questioni sollevate dai rimettenti inammissibili o infondate; che secondo l'Avvocatura le questioni sollevate dal giudice di pace di Gorizia sono inammissibili poiché esse sono irrilevanti nel giudizio a quo essendo ampiamente decorso il periodo nel quale il veicolo è stato sottoposto al fermo amministrativo e non avendo il rimettente sospeso l'efficacia della sanzione accessoria, mentre il profilo sollevato riguardo alla sanzione irrogata al terzo proprietario non ricorre nel caso all'esame del giudice di pace di Gorizia e le censure relative alla violazione dell'art. 24 della Costituzione sarebbero formulate in forma perplessa; che secondo la difesa erariale il proprietario di un veicolo che ne consente l'uso a persona sprovvista di patente in corso di validità pone in essere un comportamento che, in quanto dovuto a negligenza e violazione dell'obbligo di vigilanza, non è indifferente per l'ordinamento, mentre la scelta del legislatore di fissare la durata della sanzione accessoria nella misura fissa di due mesi, prescindendo dalla condotta successiva del trasgressore, non appare irragionevole poiché il terzo proprietario del veicolo risponde dell'illecito per fatto proprio e non esiste una regola generale relativa alla graduazione delle sanzioni; che, quanto alla violazione dell'art. 76 della Costituzione prospettata dal giudice di pace di Bologna, l'Avvocatura osserva che il legislatore delegante, nel formulare i principi ed i criteri direttivi per la modifica dell'art. 126 del codice della strada, avrebbe utilizzato in modo atecnico il termine "sequestro", intendendo indicare non già una misura cautelare, ma una sanzione accessoria consistente nella temporanea sottrazione della disponibilità del veicolo e che il legislatore delegato avrebbe perciò dato alla disposizione l'unica attuazione coerente col quadro sanzionatorio complessivo del codice della strada; che l'Avvocatura infine ricorda che in base all'art. 202, comma 1, del codice della strada, il trasgressore è ammesso al pagamento in misura ridotta "fermo restando l'applicazione delle eventuali sanzioni accessorie", che si devono perciò applicare anche in caso di estinzione della sanzione principale; che secondo l'Avvocatura non sarebbe possibile indicare, quale utile tertium comparationis la disciplina legislativa prevista per la guida senza patente o con patente revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti richiesti, non essendo il legislatore tenuto ad una scelta obbligata per le sanzioni conseguenti ai diversi illeciti amministrativi. Considerato che i quattro giudizi, in quanto sollevano questioni analoghe riguardo alla stessa disposizione - l'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205) - o di altre disposizioni ad essa collegate - l'art. 214, commi 1 e 6 dello stesso codice - devono essere riuniti per essere decisi congiuntamente; che le questioni sollevate dal giudice di pace di Gorizia in ordine sia all'art. 126, comma 7, che all'art. 214, commi 1 e 6, del codice della strada non sono rilevanti nel giudizio a quo; che, infatti, come risulta dall'ordinanza di rimessione, il veicolo sottoposto alla sanzione accessoria risulta essere di proprietà dello stesso conducente e non ricorre perciò l'ipotesi di fermo di un automezzo di proprietà di un terzo; che, inoltre, lo stesso rimettente non esclude la possibilità di una interpretazione dell'art. 214 del codice della strada diversa da quella da lui censurata, così da rendere la sollevata questione come meramente interpretativa, tanto più che non viene neppure precisato se sia stata tempestivamente presentata richiesta di sospensione cautelare del fermo; che tali questioni sono perciò manifestamente inammissibili; che gli altri giudici rimettenti dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del codice della strada, nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, d.lgs. n. 507 del 1999 citato - che ha introdotto la sanzione amministrativa accessoria del fermo del veicolo per la durata di mesi due - ritenendo che la disposizione sia irragionevole e sproporzionata rispetto alla gravità dell'illecito, con conseguente violazione dell'art. 3 Cost; che, come questa Corte ha costantemente affermato, la determinazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità legislativa, non spettando alla Corte "rimodulare le scelte punitive del legislatore né stabilire la quantificazione delle sanzioni" (sentenze n. 217 del 1996 e n. 313 del 1995, ordinanza n. 190 del 1997 e, da ultimo, ordinanza n. 33 del 2001) che ben possono essere previste anche in misura fissa, ove questa sia contenuta entro limiti di congruità e ragionevolezza; che, come questa Corte ha stabilito con l'ordinanza da ultimo citata, la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo condotto da persona la cui patente di guida sia scaduta risulta non essere sproporzionata né irragionevole, essendo al contrario coerente con la finalità, perseguita in generale dal sistema sanzionatorio del codice della strada, di contrastare in modo effettivo ed adeguato le condotte potenzialmente pericolose e ancora che l'ininfluenza dell'estinzione per intervenuto pagamento della sanzione pecuniaria principale sul permanere delle sanzioni accessorie, prevista in via generale dall'art. 202 del codice della strada, tende a perseguire il predetto scopo;