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Atto n. 3-02580 LANNUTTI BOTTO ANGRISANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Istituto nazionale per la previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) si trova in lenta, graduale ed inesorabile agonia, anche a causa dello svuotamento dalle redazioni di giornalisti di quotidiani, periodici e agenzie di stampa, per effetto di prepensionamenti, susseguitisi a catena soprattutto dal 2009 in poi, con conseguente drastica riduzione dei lavoratori subordinati, assunti a tempo indeterminato, che da tempo sono stati sostituiti da giornalisti lavoratori autonomi con versamento di contributi nelle casse dell'INPGI 2. Ente che registra, invece, un boom di iscritti e con casse piene; l'art. 16 -quinquies della legge n. 58 del 2019 prevede dal 2023 l'ingresso nell'INPGI 1 dei "comunicatori" pubblici e privati, per i quali è stato già accantonato, ora per allora e fino al 2031, nel bilancio dello Stato un miliardo e mezzo di euro dei loro futuri contributi previdenziali, proprio per garantire la tenuta dell'Ente dei giornalisti, tenendo conto del fatto che tali "comunicatori" sarebbero contrari al passaggio all'INPGI e pertanto si direbbero pronti anche ad azioni legali; è dal 2011 che la gestione previdenziale e assistenziale dell'INPGI presenta un risultato negativo. All'inizio contenuto, meno 1,3 milioni di euro, poi è stata una sequenza crescente e inarrestabile di risultati negativi. In realtà, i segni di cedimento erano visibili già dal 2008, quando la gestione previdenziale aveva un saldo attivo di 97 milioni di euro, ma le proiezioni per gli anni successivi indicavano già un possibile tracollo. Nel 2013, l'INPGI ha progressivamente trasferito la proprietà degli immobili al Fondo "Giovanni Amendola" e si è deciso di mettere in atto una rivalutazione del patrimonio immobiliare, un escamotage per usare le plusvalenze, fittizie, per coprire le perdite della gestione previdenziale. In parallelo è cominciata la vendita dello stesso patrimonio immobiliare, finalizzata a coprire un disavanzo diventato nel 2020 di 242,2 milioni di euro. La perizia degli immobili è stata affidata alla società Protos Check S.r.l. A quanto è dato sapere non si sarebbe però trattato di una perizia nuova, ma basata su dati forniti dalla stessa INPGI. In sostanza, l'esperto "indipendente" avrebbe ritenuto congrue le stime fatte dall'INPGI stesso. Protos Check è una società romana interamente posseduta da Protos S.p. A., ed è stata creata proprio mentre l'INPGI stava dando il via alla gara per scegliere la società per la costituzione e gestione del fondo immobiliare. Il bando per la scelta del gestore è stato infatti inviato dall'INPGI alla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il 29 maggio 2013, sette giorni dopo la delibera di costituzione di Protos Check. Ufficialmente Protos ha ricevuto l'incarico di "esperto indipendente" da InvestiRe SGR (all'epoca insieme a Polaris) dopo la conclusione della gara, ma da alcuni atti della gara per scegliere il gestore del fondo risulterebbe che Protos fosse già in contatto con l'INPGI e avesse lavorato per fare le perizie sui valori degli immobili («valori di mercato espressi da INPGI e resi congrui da Protos») da conferire al fondo; l'INPGI solo lo scorso anno ha perso 855 rapporti di lavoro attivi, che si aggiungono agli 865 del 2019. Inoltre, nel 2020 la differenza tra entrate contributive e uscite per le pensioni è stato di meno188,4 milioni, in quanto sono 14.700 i giornalisti attivi, a fronte di quasi 10.000 pensioni pagate. Di conseguenza l'INPGI1 ha dovuto intaccare il patrimonio per 1,2 miliardi di euro, disinvestendo negli anni titoli, fondi e immobili. La sua riserva tecnica reale ed effettiva (rapporto tra le pensioni in corso e patrimonio) è scesa a 2 anni, contro i 5 previsti per legge; inoltre l'INPGI 1, nato nel 1926 e privatizzato come fondazione dal 1994, è un ente previdenziale incaricato di pubbliche funzioni, in base all'articolo 38 della Costituzione ed è oggi l'unico ente sostitutivo dell'INPS in Italia in base alla "legge Rubinacci" (legge n. 1564 del 1951), tuttora in vigore dopo 70 anni. Proprio per tale natura, l'INPGI 1 si è addossato l'onere degli ammortizzatori sociali della categoria, per un valore che si aggira intorno a mezzo miliardo di euro (disoccupazione, cassa integrazione, contratti di solidarietà, TFR in caso di fallimento, prepensionamenti, mancati recuperi da aziende fallite, contributi figurativi da corrispondere anche in base all'art. 31 dello Statuto dei lavoratori sulle pensioni dei numerosi giornalisti eletti deputati, senatori, parlamentari europei, sindaci di grandi città, consiglieri e governatori di Regioni e crediti irrecuperabili da aziende fallite); nonostante la crisi, INPGI continua a sostenere anche per il 2021 l'erogazione di 2,47 milioni di euro per "servizi resi" alla Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) e alle associazioni regionali di stampa, ovvero al sindacato dei giornalisti, considerando che in larga parte si tratterebbe di un onere improprio, perché i "servizi resi" sarebbero un finanziamento a organismi sindacali, sostenuti da tutti i giornalisti iscritti all'INPGI, mentre gli iscritti al sindacato sono solo una minoranza; il dissesto non ha scalfito neppure lo stipendio del direttore generale INPGI, che ha un contratto di 232.000 euro l'anno, peraltro aumentati di 18.000 euro quando ha preso l' interim dell'Ufficio immobiliare, dopo il pensionamento del precedente titolare. In generale, le spese di struttura INPGI previste nel 2021 ammontano a 24,4 milioni di euro. Una somma composta da 17,3 milioni di costo del personale, considerando i quasi 200 dipendenti; 1,2 milioni di euro per compensi e rimborsi spese per gli organi collegiali e collegio sindacale, compreso il compenso del presidente, pari a 234.576 euro lordi (dato del 2019); 2,28 milioni di euro per acquisto di beni e servizi (tra cui 574.000 per bollette e spese di funzionamento sedi e 500.000 per manutenzione e assistenza attrezzature informatiche); 810.000 per spese legali, si chiede di sapere: quali interventi urgenti il Governo intenda intraprendere per evitare il crac finanziario dell'INPGI 1, la cui riserva tecnica effettiva, ossia il rapporto tra le pensioni pagate ed il suo patrimonio, sarebbe pari alle due annualità, rispetto alle cinque minimali previste dal decreto-legge n. 509 del 1994;