[resaula]

Infatti, se ciò fosse stato fatto, avrebbero dovuto ammettere che il documento che oggi essi stessi approveranno racconta un lavoro svolto negli ultimi anni e consegna a chi oggi è chiamato al governo del Paese condizioni di partenza fondamentali ben diverse e più favorevoli di quelle del 2013. Proprio per superare la logica della propaganda, volendo restare al merito, desidero allora subito chiarire che il rendiconto del 2017 tira la linea su quello che è stato l'ultimo triennio dal 2014 al 2017 e fornisce in modo plastico il trend dei tre anni precedenti di finanza pubblica, esprimendo tutti gli effetti degli interventi posti in essere, compresa la riforma del bilancio dello Stato; una riforma che ha funzionato e che oggi ci consegna maggiore flessibilità funzionale, ma anche molta più trasparenza nell'esposizione dei documenti di finanza pubblica, quindi di fatto mette in crisi quella propaganda continua ad opera della nuova maggioranza perché sbugiarda punto per punto tutta una serie di fake news che continuano furbescamente a distrarre l'attenzione dalle inconcludenze del Governo. Inizio col primo dato: la pressione fiscale. Non è necessario uscire da quest'Aula se l'obiettivo è istigare il primo cittadino arrabbiato e provocatoriamente chiedergli se percepisce che la pressione fiscale degli ultimi anni sia aumentata o no: la risposta "di pancia" la sentiamo anche qui, dentro quest'Aula, dai banchi della maggioranza. Qualcuno, infatti, anche qui dentro, spesso senza nemmeno aver letto, continua ad urlare che la pressione fiscale è aumentata, che è esplosa; lo urla con l'obiettivo di dare in pasto strumentalmente all'antipolitica un boccone ghiotto. Ebbene voi dite spesso che la pressione fiscale è esplosa, ma poi nel documento in esame più correttamente scrivete il contrario (sì, lo scrivete voi). La pressione fiscale, infatti, dal 2014 al 2017 è diminuita dell'1 per cento, nonostante le misure redistributive attuate (vedi gli 80 euro) e che molti di voi non hanno condiviso, men che meno derogato in questo avvio di nuova legislatura. Direte che è poco, che bisogna fare di più; sono d'accordo con voi, ma è ben altra cosa dal dire che la pressione fiscale è aumentata. A maggior ragione non è onesto dire che in Italia, a causa dei Governi uscenti, si pagano molte più tasse di prima. Forse sarebbe più onesto affermare il contrario, ma capisco che è chiedervi troppo. Un fatto è certo però: a breve sarete chiamati a dare conto di un esercizio difficile, quello del Governo, che non vi farà sconti. Un'altra bufala che la maggioranza ha cavalcato senza onestà intellettuale, e che anche in questo palazzo riecheggia spesso, è quella per cui in Italia con i Governi a guida PD sono aumentati gli sprechi. Ebbene, data l'impossibilità di trovare in bilancio una generica voce «spreco» (e aggiungo che in questi giorni si intravede bene la difficoltà, in particolar modo di qualche grillino, a scovarli anche nelle stanze di via XX Settembre) è bene sapere che la spesa corrente primaria, dove genericamente si annidano i possibili sprechi, oggettivamente sta passando dal 42,6 per cento del PIL nel 2014 al 41,3 del 2017 ed è la prima volta che si registra l'inversione del trend dell'andamento di spesa. È bene dirlo e lo ripeto: è la prima volta. Anche in questo caso si potrebbe affermare che bisognava fare di più. Sono d'accordo, ma è palesemente falso affermare il contrario. Forse sarebbe più utile impegnarsi a provare a fare di più, mostrarsi capaci di fare di più. Potrei continuare così sino ad arrivare al vero totem della propaganda giallo-verde: il cerbero del debito pubblico. Anche in questo caso, però, i numeri reali, nonostante le grida, parlano chiaro: il refrain secondo il quale con i Governi di centrosinistra il debito pubblico (proprio che quello che oggi si sarebbe disposti a gestire senza freni) è esploso è una bugia. All'inizio del 2014 il rapporto debito-PIL era pari al 131,8 per cento; oggi il documento che discutiamo riporta la stessa percentuale: non è diminuito, ma non è nemmeno aumentato, nonostante importanti misure redistributive. Senza alcun dubbio parliamo di una cifra monstre in termini assoluti, che tuttavia ha origini ben più antiche del triennio 2014-2017, che non consentono di piegarla alla propaganda elettorale permanente, dicendo che il debito pubblico è andato fuori controllo. Anzi, dico di più: forse tutti dovremmo sapere che il debito in valore assoluto non potrà diminuire fino a che ci sarà anche un solo euro di deficit e noi abbiamo il 2,3 per cento di deficit. Fino a che ci sarà deficit , il fatto che il debito aumenti o tenda ad aumentare è un fattore matematico. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Stefano. STEFANO (PD) . Signor Presidente, infine poche parole sul deficit . Nel 2014 esso era pari al 3 per cento del PIL; nel 2017 è sceso al 2,3 per cento. Lo ripeto: è sceso. Se volessimo semmai essere meno pignoli di Eurostat, come credo dovremmo, ovvero non contassimo gli effetti dell'intervento sul settore bancario, potremmo dire che il deficit ha toccato quota 1,9 per cento. Anche qui, mi ripeto: sono numeri, sono dati certi e come tali vanno considerati, se solo si ha la pazienza di leggerli. Avviandomi a concludere, voglio esporre solo una considerazione sull'assestamento per l'anno 2018. PRESIDENTE. Concluda, senatore Stefano. STEFANO (PD) . Intendo riferirmi all'evidente anomalia relativa alle previsioni assestate di una forte flessione del gettito delle imposte indirette: parliamo di circa 6,3 miliardi di euro in meno. Si tratta di una diminuzione che stona ulteriormente con quell'asimmetria che si riscontra invece nell'aumento delle imposte dirette, che segnano un aumento di 2,6 miliardi di euro. Questa variazione - e concludo davvero - assume un contorno ancora più preoccupante alla luce dei dati pubblicati pochi giorni fa dalla Commissione europea, che riferiscono di un'evasione dell'IVA in Italia, nel 2016, per un totale di 36 miliardi di euro, a cui va da sé associare l'intenzione, più volte comunicata, di voler cancellare lo split payment . In questo senso lascio suonare qui, in questa sede, un campanello d'allarme preoccupante, su cui concentrare attenzione e competenza, perché in ogni caso il nostro auspicio, per il bene del Paese, è che possa essere presto contraddetto dall'attuale maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, membri del Governo, i disegni di legge con i quali si approvano il rendiconto per l'anno 2017 e l'assestamento per l'anno 2018, danno occasione all'Assemblea di esaminare i principali numeri della finanza pubblica, per capire da dove veniamo e dove possiamo andare.