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Questa vostra legge, inoltre, sfiora appena il discusso fenomeno delle cosiddette porte girevoli tra magistratura e politica, ignorando che quando un magistrato si candida alle elezioni - e lo stesso ragionamento vale anche quando assume incarichi di governo che hanno carattere politico - si spoglia per sempre dell'imparzialità, che è l'essenza stessa della sua alta funzione, a prescindere dalla circostanza che poi venga eletto o meno. Chi si schiera con un partito, cara signora Ministro, non deve più tornare a svolgere funzioni giurisdizionali (Applausi dal Gruppo FdI) , se si tiene davvero alla buona reputazione della magistratura. Questo pensano i cittadini, che hanno diritto ad essere giudicati da un giudice non solo imparziale, ma che appare anche tale, come la moglie di Cesare. Ovviamente, avete respinto tutti i nostri emendamenti anche su questo punto. Questa vostra legge nemmeno affronta il tema dei magistrati fuori ruolo, che oggi sono ben 200, oltre a 20 magistrati amministrativi, limitandosi ad un generico e indeterminato impegno a un loro ridimensionamento in sede di attuazione della delega, ma senza dire se tale ridimensionamento deve essere dell'uno per cento, del 2 per cento, del 10 per cento o del 50 per cento. Ovviamente, anche il nostro emendamento che proponeva di indicare questa riduzione, almeno nella misura del 50 per cento, è stato respinto. Ma vi sembra normale, cari colleghi, che tutti gli incarichi direttivi del Ministero della giustizia siano ricoperti da magistrati fuori ruolo, con una sola eccezione che, infatti, conferma la regola? Non avete nemmeno voluto porre rimedio allo scandaloso privilegio del doppio stipendio che ricevono i magistrati fuori ruolo, che continuano a percepire il sostanzioso emolumento da magistrato, sommandolo all'indennità per la funzione che svolgono fuori ruolo, quasi fosse una rendita. Anche su questo sono stati respinti tutti gli emendamenti che miravano a porvi fine. In questa legge men che meno si affronta un altro privilegio, che definire di natura feudale è il minimo: mi riferisco al privilegio della sostanziale immunità che, in violazione dell'articolo 28 della Costituzione, la legge sulla responsabilità dei magistrati garantisce ai magistrati che con i loro atti e decisioni sbagliate e negligenti, con colpa e dolo, provocano un danno ai cittadini. È una sostanziale immunità, un privilegio di natura feudale, lo ripeto, perché in democrazia tutti dovrebbero rispondere delle conseguenze dei loro errori: è un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico, oltre che un principio costituzionale. Cara signora Ministro, quando c'è qualcuno più uguale degli altri - come ci ha insegnato George Orwell nel libro «La Fattoria degli animali» - allora non c'è più democrazia. Rileggetevi l'articolo 28 della Costituzione: vale per tutti i funzionari pubblici, non vale per i magistrati. Ma vi sembra normale che un magistrato che provochi anche un miliardo di danni con una sua decisione, la più sbagliata e negligente del mondo, risponda diversamente da tutti gli altri cittadini, nei limiti di sei mensilità del suo stipendio? Un magistrato può far fallire un'impresa che vale miliardi e risponde nei limiti di sei mensilità lorde del suo stipendio, signora Ministro? E nessuno si scandalizza di questo. Ma non c'è scritto nella legge che tutti rispondono delle proprie obbligazioni con i propri beni presenti e futuri? Bisognerebbe aggiungere, all'articolo 2740 del codice civile, «tranne i signori magistrati, che hanno ancora un privilegio feudale». (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC) . Troppo debole è anche la soluzione adottata per la separazione delle funzioni tra pm e giudici. Mantenere un solo passaggio entro i nove anni che senso ha? Glielo chiedo, signora Ministro: che senso ha? È una scelta ideologica, una scelta che serve ad affermare la piena equivalenza tra pubblico ministero e giudice e a negare l'evidenza, ossia che le due funzioni rispondono a requisiti, a mentalità, a modalità di azione, ad abito mentale e a forma mentis del tutto opposti tra loro. Chi giudica deve essere imparziale, come impone la nostra Costituzione. Non così, ovviamente, chi deve sostenere l'accusa, per ragioni che sono talmente evidenti che non mi ci soffermo. Fino a quando non si raggiungerà la piena indipendenza delle due carriere, non si potrà dire, secondo Fratelli d'Italia, pienamente realizzato il principio del giusto processo, che vuole accusa e difesa su un piano di assoluta parità, ciò che oggi purtroppo ancora non avviene. Abbiamo tentato, insieme ad altri Gruppi, di modificare il provvedimento almeno in alcuni punti più eclatanti e più evidenti, dove le contraddizioni erano manifeste. Abbiamo tentato di modificare e di migliorare un po' questa normativa nelle parti in cui più era dannosa. Un muro assoluto, impossibile discutere. Addirittura c'è stato l'oltraggio del segretario del PD Enrico Letta, il quale si è permesso di bollare come ostruzionismo la presentazione di poche decine di emendamenti, invocando addirittura la fiducia nella giornata di ieri (Applausi) , perché alcuni Gruppi, con poche decine di emendamenti, tra l'altro discussi in quest'Aula in due o tre ore, hanno tentato di migliorare questo provvedimento. Questa è la concezione della democrazia del Partito Democratico, che con questa uscita del suo segretario manifesta apertamente tutta la sua vocazione autoritaria. (Applausi) . E certo la coda di paglia ce l'ha il Partito Democratico, perché, quando si parla eufemisticamente di rapporto inquinato tra politica e magistratura, bisognerebbe essere un po' più chiari, perché le intercettazioni di Palamara parlano chiaro, perché i due libri di Palamara parlano chiaro. Il tema non è il rapporto tra politica e magistratura, cara signora Ministro; il tema è il rapporto tra un determinato partito politico, che è l'azionista di maggioranza del suo Governo e che si chiama Partito Democratico, e certa magistratura asservita a quel partito. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questa è la ragione per cui oggi approviamo una legge inutile, se non dannosa, e questa è la ragione per la quale Fratelli d'Italia esprime convintamente il proprio voto contrario. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, signora Ministra, colleghi, noi non ci nascondiamo e diciamo chiaramente che avremmo di gran lunga preferito discutere una riforma migliore di questa. L'ordinamento giudiziario rappresenta uno dei gangli cruciali della vita democratica e quindi sarebbe servito molto più coraggio per correggere un sistema che evidentemente - è sotto gli occhi di tutti - non funziona. I numerosi scandali di questi ultimi anni, insieme alla drammatica lentezza e inefficacia della macchina della giustizia, minano alla base la necessaria fiducia delle cittadine e dei cittadini, con gravi e pesanti conseguenze per l'intero Paese.