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Se questa norma dovesse essere applicata, essendo una norma più favorevole, andrebbe resa operativa anche nei confronti di quei procedimenti che non sono ancora terminati con sentenza passata in giudicato e che sono ancora in corso. Questo non creerebbe assolutamente una risposta positiva. Non basta neanche aver creato l'aggravante che porta la pena a ventidue anni e sei mesi, perché dobbiamo avere anche presente il criterio della proporzionalità delle pene: un omicidio oggi è punito fino a ventuno anni, e noi andiamo a punire un soggetto che risulta beneficiario del voto esercitato secondo le modalità mafiose con una pena di ventidue anni e mezzo. Tra l'altro è una è una fattispecie impossibile da dimostrare: accertato che c'è stato un contributo da parte della associazione mafiosa nella elezione di un componente, sfido chiunque, sfido un magistrato o un collegio giudicante a poter stabilire in maniera certa, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il contributo offerto da quella congregazione mafiosa sia stato determinante per l'elezione del soggetto. È praticamente una dimostrazione impossibile. Quindi è una fattispecie che è stata inserita probabilmente per soddisfare la nostra coscienza e le nostre aspettative ma di cui rendiamo impossibile la dimostrazione. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Credo che, per quanto riguarda la quantificazione delle pene, sia una responsabilità del Governo e della maggioranza aumentare le pene o diminuirle, a seconda delle sensibilità che si vogliono rappresentare, ma intervenire con questa nuova formulazione del 416- ter credo che sia illogico e irrazionale. Si tratta di un provvedimento difficilmente attuabile, che invece di creare un problema all'esercizio di questa attività a sfondo mafioso, crea un'agevolazione nel momento in cui, all'interno di località, soprattutto di comunità piccole, esercitano gruppi criminali che non sono necessariamente assoggettati ad associazione mafiosa e che pure esercitano lo stesso valore intimidatorio nei confronti dell'opinione pubblica e dei cittadini. Quindi faccio mie tutte le osservazioni che sia in Commissione - da parte del capogruppo Caliendo e della collega Modena - sia in questa discussione sono state avanzate dai colleghi e mi auguro che ci sia la disponibilità ad accogliere gli emendamenti che abbiamo presentato. Qui non ci sono quelli a favore e quelli contro, ma quelli che vogliono fare norme applicabili, chiare e che non creino problemi interpretativi. Credo che una pausa di riflessione su questo argomento sia quantomai necessaria, perché il Parlamento una volta tanto licenzi leggi che siano applicabili e non siano soltanto sogni irrealizzabili. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Colleghi, mancano tre interventi in discussione generale e già rischiamo di sforare l'orario di chiusura dei lavori di Assemblea, previsto per le ore 20. Dopodiché vi sono diverse richieste di intervento su argomenti non iscritti all'ordine del giorno, per i quali vi anticipo che concederò solamente due minuti per permettere una chiusura "umana" dei nostri lavori. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membro del Governo, onorevoli colleghi, dalla discussione che è stata fatta fin qui rispetto al provvedimento in esame mi pare di capire che il disegno di legge si ponga in mezzo a due fronti: quello degli ipergiustizialisti e quello degli ipergarantisti. Per cui, se è ancora valido l'antico brocardo latino, in base al quale « in medio stat virtus », vuol dire che siamo sulla strada giusta. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ritengo che il provvedimento in esame sia importante perché riesce a stabilire un equilibrio rispetto a una faccenda che è alquanto delicata e ha un impatto sociale devastante sia in senso positivo sia in senso negativo. Cercherò di ripetere molto velocemente quali sono le modifiche sostanziali che il provvedimento apporta all'articolo 416- ter del nostro codice penale: abbiamo detto che non è più riferito soltanto al danaro o ad altra utilità, ma anche alla disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell'associazione mafiosa; allarga la punibilità non soltanto al mafioso, ma anche all'intermediario; prevede la punibilità anche in assenza del metodo mafioso e soltanto in presenza di una richiesta o promessa di suffragio; prevede un inasprimento della pena, paragonandola a quella prevista per il mafioso, per il sodale di un'associazione mafiosa e prevede l'aggravante per chi viene eletto. Riteniamo che questa norma possa contenere in sé un giusto equilibrio e abbia il necessario impatto sociale rispetto a un drammatico fenomeno, che non può richiedere altra attesa e non può essere appeso a un'unità di forma più che a un'unità politica di sostanza. Altrimenti dovremmo dire anche in questa sede, così come è successo in contesti molto più drammatici, che «mentre Roma discute, Sagunto brucia» e non veniamo a capo di questa faccenda. (Applausi dai Gruppi LN-SP-PSd'Az e M5S) . Ritengo anche che sia veramente esagerato il tentativo di ricercare, nel caso in cui è prevista l'aggravante, ovvero nel caso di elezione di questo politico, il nesso eziologico tra la sua elezione e l'apporto del mafioso. Diciamo più semplicemente che la gente vuole che vi sia certezza non soltanto della legge, non soltanto della pena, ma anche di una presa di posizione da parte dello Stato circa il fatto che il politico con la mafia non deve avere nulla a che fare. Il politico con la mafia non deve nemmeno parlarci! (Applausi dai Gruppi LN-SP-PSd'Az, M5S, FI-BP e FdI) . Su questo dobbiamo fare presto e non possiamo aspettare, perché lo stadio di compimento - l'ultimo, quello più grave e irreparabile - è quando la mafia inquina la politica e si insinua nelle istituzioni. A questo serve il provvedimento in esame. Dal punto di vista sociale, il provvedimento è invece volto a garantire che la politica sia soltanto e in maniera trasparente al servizio del popolo, che i diritti siano tali e non favori (questo accade quando vige la legalità) e che i cittadini siano tali e non sudditi (questo accade quando vi è la libertà). L'intervento va fatto dove la mafia già c'è (e lì va debellata), ma anche dove non c'è (e lì bisogna impedire che venga a insinuarsi). Siamo sicuri che esistono delle isole felici, come si è detto per tanto tempo della mia Regione, la Basilicata, per tanto tempo chiamata Lucania Felix? Non più di tre settimane fa sono stati arrestati 25 presunti boss mafiosi in una terra che è veramente felice. Siamo sicuri che sia ancora necessario, utile e indispensabile attendere? Per che cosa, per ricercare un'unità? Su che cosa? Dobbiamo ascoltare in questo contesto i magistrati, così come per la manovra finanziaria ascoltiamo magari i commissari europei? E noi cosa ci stiamo a fare in questo palazzo se non siamo in grado di assumerci subito e chiaramente le responsabilità? (Applausi dal Gruppo M5S) .