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L’articolo 5 individua invece la seconda componente del «costo di separazione», destinata a scattare soltanto dall’inizio del terzo anno di durata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel «contratto di ricollocazione» che il datore di lavoro è tenuto a offrire al dipendente in caso di licenziamento per motivo economico-organizzativo. Oggetto di questo contratto sono, da un lato, l’attivazione di un servizio di assistenza intensiva per la ricerca del nuovo posto di lavoro (outplacement) e un trattamento di disoccupazione complementare di durata crescente con il crescere dell’anzianità di servizio; dall’altro lato, l’obbligo di disponibilità piena del lavoratore per tutte le attività necessarie per il reperimento della nuova occupazione. L’idea che sottostà alla struttura del contratto di ricollocazione è, per un verso, quella di istituire un incentivo per l’impresa alla scelta dei servizi migliori di outplacement e di riqualificazione mirata agli sbocchi occupazionali esistenti (più presto il lavoratore sarà ricollocato, minore sarà il costo del trattamento complementare di disoccupazione a carico dell’impresa stessa); per altro verso, quella di attivare in modo efficace la condizionalità del sostegno del reddito erogato al lavoratore, elemento indispensabile per evitare che il sostegno stesso costituisca un disincentivo alla ricerca della nuova occupazione, causando -- come di fatto accade oggi diffusamente in Italia con i trattamenti di integrazione salariale o di mobilità -- l’allungamento del periodo di disoccupazione. L’articolo 6 dispone, per i contratti a tempo indeterminato stipulati nell’ambito della sperimentazione di cui all’articolo 3, la riduzione della contribuzione pensionistica, per la parte a carico del datore di lavoro, al 25 per cento della retribuzione lorda per i primi tre anni di durata del rapporto e al 30 per cento dall’inizio del quarto anno. Quest’ultima aliquota è determinata in misura intermedia tra l’aliquota pensionistica attualmente in vigore per la generalità dei rapporti di lavoro subordinato (32,7) e quella attualmente in vigore per i rapporti di collaborazione autonoma continuativa (27,8). Per la parte a carico del lavoratore, si prevede una riduzione dell’aliquota rispettivamente al 6 per cento per i primi tre anni e al 5 per cento dall’inizio del quarto. L’articolo 6 dispone inoltre la riduzione del contributo per la cassa integrazione guadagni, nei settori nei quali tale assicurazione si applica, allo 0,5 per cento (le aliquote attualmente in vigore in linea generale ammontano al 3,2 per le imprese sopra i 50 dipendenti e al 2,9 per quelle al di sotto di tale soglia): questo in considerazione della prospettiva di un drastico abbattimento, nell’area della sperimentazione del nuovo modello di protezione, dell’abuso della cassa integrazione in funzione sostanzialmente sostitutiva del trattamento di disoccupazione. L’articolo 7 attribuisce alle regioni il compito di provvedere, nell’ambito delle loro competenze legislative e amministrative, al rimborso alle imprese -- anche attingendo ai contributi del Fondo sociale europeo -- di una parte predeterminata del costo standard di mercato dei servizi di assistenza intensiva ( outplacement ), oggetto del contratto di ricollocazione di cui all’articolo 5. L’articolo 8 prevede il monitoraggio dei risultati della sperimentazione di cui all’articolo 3, che dovrà avvalersi delle tecniche più avanzate di cui le scienze sociali dispongono in questo campo. L’articolo 9 apporta alcune limitate correzioni alla legge 28 giugno 2012, n. 92, in materia di disciplina del rapporto di lavoro subordinato. In particolare esso abroga le disposizioni contenute nell’articolo 1 di quella legge che aumentano l’intervallo minimo tra i contratti di lavoro a termine successivi tra lo stesso datore e lo stesso prestatore di lavoro, con conseguente ripristino della disciplina precedente. Inoltre esso abroga le disposizioni restrittive contenute nella stessa legge in materia di contratto di lavoro intermittente, anche in questo caso con ripristino della disciplina precedente. L’articolo 10 prevede invece la possibilità, mediante accordo collettivo aziendale, di aumentare da tre a cinque il limite massimo del numero degli associati in partecipazione in ciascuna azienda previsto dall’articolo 2549 del codice civile, nonché di riferire il limite stesso all’unità produttiva invece che all’impresa nel suo complesso, in modo da evitare un effetto indesiderato di penalizzazione o comunque ostacolo alla crescita dimensionale delle imprese, soprattutto nel settore della distribuzione commerciale dove questo tipo di contratto è più largamente utilizzato per la copertura di punti di vendita decentrati. Oggetto dell’articolo 11 è infine la copertura finanziaria dello sgravio fiscale disposto dall’articolo 1. Il minor gettito fiscale per il primo anno è ragionevolmente valutabile in 200 milioni, per il secondo anno in 400 milioni, e per il terzo anno in 600 milioni, per arrivare gradualmente, nell’arco dei circa trent’anni necessari per completare il turnover dell’occupazione stabile, ai circa 7,5 miliardi corrispondenti all’IRAP attualmente gravante sul lavoro a tempo indeterminato. Questi importi, per i primi tre anni, possono essere coperti per una prima parte con la soppressione integrale dei contributi in favore delle emittenti televisive, di cui all’articolo 7, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 (per un importo complessivo di 52 milioni); per la parte restante con una corrispondente riduzione dello stanziamento disposto dall’articolo 6 del decreto legislativo n. 26 del 2007, relativo alla restituzione di oneri gravanti sugli autotrasportatori di merci per effetto degli incrementi di accisa sul gasolio per autotrazione. Non è invece necessaria copertura finanziaria per la riduzione dell’aliquota contributiva pensionistica di cui all’articolo 6, innanzitutto perché essa è direttamente e immediatamente compensata dalla corrispondente riduzione dell’accantonamento pensionistico a credito del lavoratore. Inoltre perché si può ragionevolmente prevedere che la riduzione contributiva non determinerà una riduzione della raccolta contributiva dell’INPS: la sperimentazione della nuova disciplina del rapporto di lavoro a tempo indeterminato sarà infatti per gran parte destinata alla trasformazione in rapporti di lavoro subordinato di rapporti fin qui svolti in forma di collaborazione continuativa autonoma (soggetti attualmente a un’aliquota contributiva pensionistica inferiore di oltre 5 punti rispetto a quella relativa al lavoro subordinato); per altra parte la sperimentazione della nuova disciplina, con i suoi minori oneri economici e normativi per l’impresa, determinerà un aumento della domanda di lavoro e pertanto anche dei livelli di occupazione. Quanto alla riduzione dell’aliquota contributiva relativa alla cassa integrazione guadagni, per i settori nei quali questa assicurazione si applica, essa corrisponde alla prevedibile riduzione del fabbisogno per le prestazioni della cassa, laddove – applicandosi la disciplina sperimentale della stabilità del rapporto di lavoro – si eliminino gli abusi oggi assai diffusi di questa provvidenza, in situazioni nelle quali il provvedimento più appropriato è invece la risoluzione del rapporto di lavoro con attivazione dell’assicurazione contro la disoccupazione.. Art. 1. (Incentivo fiscale all’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato) 1.