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mi riferisco agli aspetti riconducibili agli sgravi fiscali, all'annullamento dei canoni concessori (che sono stati soltanto sospesi e differiti, lasciando inalterato il problema), alla sospensione dei mutui contratti per la costruzione o la ristrutturazione di impianti sportivi, alla sospensione delle utenze e delle tasse, ma soprattutto agli interventi volti a riqualificare gli impianti, nel momento in cui potranno essere riaperti. Le misure succedutesi sino ad oggi non hanno purtroppo dato una risposta da questo punto di vista. Parzialmente il decreto-legge rilancio ha iniziato a prendere in considerazione altre forme di sostegno e, sotto il profilo dell'onestà intellettuale, va riconosciuto che nel complesso le misure adottate si sono ispirate a strumenti nuovi per una situazione nuova. Sono stati in parte abbandonati vecchi schemi, che nel corso degli anni non avevano mai posto l'accento su alcuni problemi in particolare, e sono stati adottati strumenti nuovi. Mi riferisco essenzialmente ai collaboratori sportivi: la somma stanziata, e che verrà rifinanziata attraverso il decreto-legge rilancio, ad oggi non è sicuramente soddisfacente rispetto alle aspettative generali, ma è importante comunque il riconoscimento della dignità lavoristica di questi collaboratori, troppo spesso ignorati, forse per alcuni versi anche invisibili e totalmente privi di qualsiasi tutela giuridica. Tali aspetti si collegano alle importanti possibilità agevolative introdotte all'interno del decreto liquidità, che riguardano la parificazione importantissima del mondo dell'associazionismo sportivo e delle società sportive dilettantistiche alle piccole e medie imprese. Tale equiparazione ha permesso di superare alcuni scogli giuridici che, sotto il profilo del ricorso al credito agevolato, sicuramente consentiranno di dare risposte a questo settore. Signor Ministro, fermo restando che c'è tutta la parte che ho elencato e che purtroppo è rimasta priva di riscontri, sulla quale la Lega farà la sua parte in fase emendativa, mi permetto di insistere sul fatto che questi atteggiamenti potrebbero e dovrebbero essere propedeutici alla creazione di un modello culturale diverso rispetto a quello visto nel corso di questi anni. Lei ha fatto riferimento a una legge delega: bene, tale legge delega sarà importantissima per cercare di rinforzare e codificare questi percorsi. L'intervento che ha dato dei risultati sotto il profilo del riconoscimento della dignità giuridica ai collaboratori sportivi è sì importante, ma deve andare oltre, perché - come ho detto prima - si tratta di operatori completamente privi di qualsiasi tutela. Dobbiamo individuare bene quali correttivi, in tema di ammortizzatori sociali, possano migliorare definitivamente la resa lavorativa di questi soggetti. Un altro aspetto che ritengo importante riguarda il cosiddetto fondo salva sport. Parte da una base di 10 milioni di euro, ma potrà essere incrementato anche in funzione della percentuale che verrà stabilita per il prelievo delle scommesse. Questo credo sia importantissimo e mi riconduco agli aspetti legati alla legge delega. Questi interventi devono collegarsi alla possibilità che si ristabilisca un circolo virtuoso per il finanziamento dello sport italiano con aspetti mutualistici. Abbiamo visto in questi giorni che la Liga spagnola ha offerto direttamente, senza che nessuno lo chiedesse, 200 milioni per la ripresa degli sport minori. Anche i diritti televisivi possono dare, come accade del resto in altri Paesi europei, il loro contributo per la ripresa dello sport di base. Sono aspetti concettuali che in termini di principio possono andare a ripristinare - ripeto - quel circolo virtuoso della mutualità sportiva italiana che crediamo debba essere reintrodotto all'interno del nostro sistema affinché lo sport possa effettivamente fungere, attraverso le ricchezze di cui dispone, da traino per il rilancio del Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moles. Ne ha facoltà. MOLES (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, ci rivediamo dopo una settimana in questa Aula. Signor Ministro, molte sue considerazioni sono state e sono condivisibili in via di principio, ma pure in pratica, anche perché - lo ha detto lei - parlare di sport e di calcio oggi può sembrare eccessivo o, addirittura, irrispettoso e anche offensivo. Lo sport è da molti concepito solo come uno svago e, soprattutto, oggi il calcio è considerato unicamente come un puro e semplice business dove ci sono atleti strapagati e tifosi spesso esagitati. In questo drammatico momento si ha quindi, purtroppo, un'immagine sgradevole e irritante dello sport del calcio, cui si darebbe grande importanza solo a causa dell'ingente quantità di soldi che alcuni movimenti sono in grado di muovere. Lo ha accennato anche lei poco fa, ma non è neanche giusto non affrontare il problema per una irresponsabilità o sottovalutazione, visto il momento drammatico. Sicuramente, e soprattutto nello sport, nessuno vuole far rischiare la vita a nessuno. Bisogna, però, ricordare le necessità o i bisogni di chi fa dello sport la sua professione in cambio di uno stipendio mensile medio o, addirittura, molto spesso basso. Questi aspetti, in realtà, dovrebbero essere una delle priorità e avere pari dignità. Di questi aspetti il Governo dovrebbe correttamente occuparsi. Sappiamo bene che lo sport è indispensabile per la salute, ma soprattutto è un'esperienza di vita che migliora tendenzialmente tutti. Per questo, a volte, è incomprensibile l'insofferenza o lo scetticismo nei confronti del calcio e, in generale, del mondo dello sport e soprattutto di chi dal calcio e dallo sport trae il proprio sostentamento, qualsiasi tipo di sostentamento ci sia da parte di coloro i quali praticano e lavorano nello sport. Non può valere il solito pretesto che ci sono problematiche più serie e urgenti di cui il Governo si deve occupare, perché occuparsi di attività fisica e sportiva non significa togliere risorse, soluzioni o sostegno ad altri e lo ha detto anche a lei, signor Ministro. Occuparsi di calcio e di sport è anche occuparsi di economia e di società, non solo di economia legata alla ripartenza della serie A del campionato di calcio, ma anche e soprattutto di quella che riguarda gli altri professionisti, gli altri sport, i movimenti amatoriali, il commercio di articoli sportivi, i circoli, le palestre, le piscine e, quindi, tutti i dipendenti e le loro famiglie. Lo sport è uno degli elementi fondamentali del volano della nostra economia. Il calcio e lo sport - ricordiamolo sempre - non muovono solo fondi pubblici, ma anche tante risorse dei privati, a partire dalle tante aziende che credono e investono nelle società, negli impianti, negli eventi sportivi e nelle sponsorizzazioni. Per questo, mi ha fatto piacere che lei abbia fatto riferimento al fondo unico a sostegno di 10 milioni incrementabile. Servono contributi a fondo perduto, serve un accesso al credito, signor Ministro, ma non solo a garanzia, ma al credito vero, con cifre adeguate e restituzioni e rate almeno decennali. Serve chiarezza sui contributi alle famiglie e ai centri sportivi. Serve, ad esempio, e lo prenda come un suggerimento, che alcune attività sportive praticate normalmente all'interno, possano essere svolte all'aperto, magari in spazi pubblici gratuiti, senza occupazione di suolo pubblico.