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Norme per la promozione dei diritti delle persone sorde, sordo-cieche o con disabilità uditiva. Onorevoli Senatori. -- Negli ultimi anni si sono realizzati notevoli progressi in diverse discipline quali la medicina, l'audiologia, la pedagogia e la logopedia, nonché nelle tecnologie, progressi che hanno contribuito in maniera significativa all'integrazione delle persone sorde nella società. Dagli anni Settanta del XX secolo, inoltre, si è cominciato a vivere un cambiamento nel modo di intendere la disabilità che è culminato in una nuova maniera di affrontare tale tema. Cambiamento che ha avuto ripercussioni sia nella legislazione nazionale che nell'ambito del diritto internazionale. Le lingue dei segni sono richiamate dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104; dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, resa esecutiva dalla legge 3 marzo 2009, n.18; dai principi degli articoli 3 e 6 della costituzione; dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, adottata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 5 novembre 1992; dalle risoluzioni del parlamento europeo del 17 giugno 1988, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C187 del 18 luglio 1988, e del 18 novembre 1998, pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee C379 del 7 dicembre 1998. L'Organizzazione delle Nazione Unite (ONU), nelle regole di cui alla risoluzione 48/96 del 20 dicembre 1993, alla regola 5, paragrafo 7, esorta a considerare «l'uso della lingua dei segni nell'educazione dei bambini sordi, così come nelle loro famiglie e comunità. Alla stessa maniera, devono prestarsi servizi di interpretariato nella lingua dei segni per facilitare la comunicazione fra le persone sorde e le altre persone» e al paragrafo 6 stabilisce l'obbligo degli Stati di utilizzare «tecnologie appropriate per dare l'accesso all'informazione orale alle persone con disabilità uditiva». Anche l'Unione europea, attraverso la Carta dei diritti fondamentali, e il Consiglio d'Europa, attraverso la convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, riconoscono il diritto di tutte le persone di fronte alla legge e il diritto alla protezione contro la discriminazione. L'Unione europea riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità a beneficiare di misure che garantiscano la loro autonomia, la loro integrazione sociale e la loro partecipazione alla vita nella comunità. Da parte sua, l'Agenzia europea per le esigenze educative speciali, nel suo documento del 2003 sui principi fondamentali dell'educazione di esigenze speciali, raccomanda agli Stati un quadro legislativo e politico che appoggi l'integrazione con un'adeguata dotazione di mezzi che amplifichi lo sviluppo e i processi che operano per l'inclusione. Il Consiglio dei ministri del Consiglio d'Europa ha approvato la raccomandazione n. 1598 del 2003 sulla protezione della lingua dei segni negli Stati membri, riconoscendo la lingua dei segni come mezzo di comunicazione naturale e completo con capacità di promuovere l'integrazione nella società delle persone con limitazioni uditive e di facilitare il loro accesso all'educazione, all'impiego e alla giustizia. Sulla stessa linea, la raccomandazione n. 1492 del 2001 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sui diritti delle minoranze nazionali ha chiesto agli Stati membri che riconoscano ufficialmente la lingua dei segni. Allo stesso modo e nello stesso senso, la dichiarazione scritta del Parlamento europeo del 2004 sui diritti delle persone sordocieche indica che «le persone sordo-cieche devono avere gli stessi diritti come tutti gli altri cittadini dell'Unione europea e che questi diritti devono essere garantiti mediante una legislazione adeguata in ogni stato membro». In Italia, in virtù della citata ratifica, nel 2009, della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità sono stati emanati diversi provvedimenti legislativi che riconoscono la lingua dei segni italiana a livello regionale e sono state intraprese azioni a tutela dei diritti delle persone sorde, che ne promuovono anche l'inclusione sociale. Ai sensi della legge 24 giugno 2010, n. 107, recante «Misure per il riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche», la sordo-cecità è definita come disabilità specifica unica, sulla base degli indirizzi contenuti nella citata Dichiarazione del 12 aprile 2004. Le persone sorde vivono in una società formata da una maggioranza di persone udenti e normodotate e ciò comporta la necessità di rimuovere le barriere della comunicazione che impediscono, in ogni ambito della vita quotidiana, l'accesso all'informazione, ai servizi e, in generale, alle risorse della nostra società. Il linguaggio è il principale strumento di comunicazione: la conoscenza e l'uso della lingua favoriscono e rendono possibile l'accesso e la trasmissione della conoscenza e delle informazioni, oltre ad essere la spina dorsale delle relazioni individuali e sociali. La lingua non è una semplice manifestazione della libertà individuale, ma trascende gli ambiti personali e diventa uno strumento insostituibile per la vita nella società. Non si può parlare di una partecipazione reale ed effettiva della cittadinanza nell'ambito di un sistema democratico senza l'accesso all'informazione e alla comunicazione e senza l'espressione di idee e di volontà attraverso una lingua. Il presente disegno di legge ha l'obiettivo di individuare gli strumenti primari per rimuovere tali barriere, altrettanto gravi e invalidanti di quelle architettoniche, e di promuovere l'accesso all'informazione e alla comunicazione per le persone sorde, sordo-cieche e con problemi uditivi in genere. Nel presente disegno di legge si afferma il principio della libertà di scelta: le persone sorde, o loro familiari nel caso di minori, hanno il diritto di scegliere la modalità di comunicazione e di accesso alle informazioni che prediligono, nel pieno rispetto della loro autonomia e identità. Pertanto vanno sostenuti, tutelati e diffusi tutti gli strumenti per la comunicazione, gli ausili e le metodologie che garantiscono azioni di prevenzione e cura, integrazione e autonomia, nel rispetto delle scelte delle persone e delle loro famiglie: screening neonatale, protesizzazione digitale precoce, bilinguismo, metodo oralista, riconoscimento e promozione della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile. Una vera integrazione sociale si realizza, però, non solo nella determinazione di un insieme di misure rivolte direttamente alle persone disabili, ma deve prevedere il coinvolgimento anche degli altri soggetti, garantendo la diffusione e l'utilizzo della lingua dei segni e di tutti gli altri strumenti di accesso nelle istituzioni e in ogni altro ente che svolge un servizio pubblico, realizzando così il godimento reale ed effettivo dei diritti fondamentali. Il presente disegno di legge, pertanto, garantisce lo sviluppo delle capacità individuali delle persone sorde, sordo-cieche e disabili dell'udito, nel rispetto della dignità umana, sulla base delle differenti esigenze in relazione allo specifico percorso di vita, al deficit uditivo e alle scelte personali: