[massime]

Processo penale - Prova testimoniale - Dichiarazioni dell'imputato in procedimento connesso o di reato collegato, assolto "perché il fatto non sussiste" - Obbligo di assistenza difensiva - Stretta correlazione con la caducata limitazione del valore probatorio di tali dichiarazioni - Illegittimità costituzionale consequenziale parziale.. È dichiarato costituzionalmente illegittimo - in applicazione dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953 - l'art. 197-bis, comma 3, cod. proc. pen., nella parte in cui prevede l'assistenza di un difensore anche per le dichiarazioni rese dalle persone, indicate al comma 1 del medesimo art. 197-bis, nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione "perché il fatto non sussiste" divenuta irrevocabile. Tale dichiarazione di parziale incostituzionalità - consequenziale a quella del comma 6 dello stesso art. 197-bis - si impone per evitare che la testimonianza del dichiarante, imputato in un procedimento connesso o di un reato collegato poi assolto "perché il fatto non sussiste", resti soggetta a una modalità di assunzione della prova che è strettamente correlata, in un regime di testimonianza assistita, alla caducata limitazione del valore probatorio delle sue dichiarazioni, e per non lasciare parzialmente in vita l'ingiustificata disparità di trattamento (rispetto alle dichiarazioni dell'imputato assolto "per non aver commesso il fatto"), alla quale tale caducazione ha posto riparo.