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« Al fine di contenere i gravi effetti economici derivanti dall'emergenza epidemiologica da Covid-19 in particolare per quanto concerne le donne in condizioni di maggiore vulnerabilità, nonché di favorire, attraverso l'indipendenza economica, percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà» vengono stanziate le risorse ripartite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per le pari opportunità e la famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza unificata. È proprio il riferimento al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che mi preoccupa, perché, per fare un esempio, nella manovra finanziaria un emendamento della Lega che prevedeva l'obbligo di esposizione del numero antiviolenza 1522, condiviso con tutto il Parlamento e tutta la maggioranza, è diventato legge nell'ultima legge di bilancio, ma l'emendamento, poi inserito nel testo, recitava che i contenuti, le lingue, le modalità di esposizione negli esercizi pubblici di tale cartello dovranno essere definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio. Ad oggi non è ancora stato fatto nulla. È vero che c'è stato il coronavirus, ma anche il più novellino dei funzionari può preparare per il Presidente una tipologia di cartello da esporre nei locali, anche perché c'è stata la chiusura, il lockdown e donne che già erano vittime di violenza si sono trovate in situazioni di gran lunga peggiori. Visto che vi riempite la bocca di discorsi sulla tutela delle vittime di violenza, perché sulla videosorveglianza nelle scuole di infanzia e nelle RSA vi ostinate a non fare nulla? Non avete a cuore i nostri bambini e i nostri anziani? (Applausi) . Nel decreto rilancio si parla di garantire e incentivare l'adozione di tutte le misure necessarie a tutelare la sicurezza sui luoghi di lavoro, ma la sicurezza dei nostri cari, dei nostri bambini, dei nostri anziani non conta nulla? Passo ad un altro esempio, riferito alla mia Verona, ma che vale comunque per tutte le attività produttive a livello nazionale. Mi riferisco a Lignum, il mobile di Verona, distretto riconosciuto dalla Regione Veneto, uno dei molti distretti produttivi presenti nel nostro bellissimo Paese, da Nord a Sud. Il legno, questo materiale vivo, lo conoscono molto bene i Comuni afferenti alle Province di Verona, Padova e Rovigo, perché lo lavorano da circa un secolo in quei luoghi straordinari di cultura materiale che sono le botteghe e i laboratori artigiani, alcuni dei quali sono veramente all'avanguardia. È nato qui il mobile in stile della pianura veronese, dalle mani degli artigiani, che con le loro 1.200 aziende e i loro 6.600 addetti, hanno portato il loro saper fare in tutto il mondo e con un export verso 53 Paesi, dando vita ad un'economia che è stata forte e vuole tornare ad esserlo. Per essere forte, però, l'economia dei vari distretti produttivi, da Nord a Sud, ha bisogno forse semplicemente della semplificazione, perché è vero che con il decreto rilancio sono state previste alcune misure, ma i nostri artigiani, le imprese, gli imprenditori chiedono una formula semplice, che è questa, Presidente, secondo la situazione attuale: meno tasse, meno burocrazia. Già quello è il rilancio vero. (Applausi) . La potenza di fuoco tanto decantata dal Presidente Conte, con iniezioni galattiche, così come da voi gestita, rischia di tramutarsi in una supposta fotonica. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, per il suo tramite mi rivolgo anche al presidente Alberti Casellati, perché credo che il primo dovere di un parlamentare che interviene su un terzo decreto-legge su cui di fatto ci viene impedito di lavorare e di agire, sia quello di appellarsi alle Presidenze delle due Camere perché ciò non debba più ripetersi. Ritengo inaccettabile, inadeguato, sconveniente, vergognoso che il Senato della Repubblica su un terzo decreto-legge di tale importanza sia privato in effetti della possibilità lavorare, di esprimersi e di migliorare provvedimenti vitali ed essenziali per il nostro Paese. Pertanto, signor Presidente, io le trasmetto con forza, con impeto, con sincerità questo messaggio chiedendole che sia l'ultima volta; glielo chiedo certo di interpretare non solo la volontà di Fratelli d'Italia, ma quella di tutti i parlamentari onesti (e credo che siano veramente tutti) che non ne possono più di essere discriminati in questo modo, di vedere delegittimate in questo modo le regole della democrazia e della Costituzione italiana. Ciò detto, signor Presidente, passando al merito, ho detto che è il terzo decreto-legge, se ne sta allestendo un quarto, ma purtroppo le nostre valutazioni negative non possono cambiare tenore e infatti non ci aspettiamo niente di meglio neanche dal prossimo provvedimento in arrivo; nei giorni scorsi abbiamo letto anche l'emerito professor Cassese stroncare il prossimo decreto-legge semplificazioni. Oggi però, nella passerella che ci è concessa, come dicevo prima, ci occupiamo del decreto-legge rilancio. Quanto ci sarebbe bisogno di rilancio in questo Paese, signor Presidente, signor rappresentante del Governo. Il provvedimento vale 55 miliardi, che sono stati autorizzati grazie al senso di responsabilità del Centrodestra, che ha permesso alla maggioranza di disporre di risorse pari a quelle di due o tre leggi di bilancio ordinarie per cercare di rispondere a questa emergenza. Sarebbe facile per me attaccare, fare demagogia, ricordare le mance, le mancette, i monopattini, le consulenze al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'economia e delle finanze, i biglietti in business class ; posso però sorvolare perché queste inadeguatezze, queste cose che nelle scorse legislature avrebbero fatto saltare in piedi gli amici del MoVimento 5 Stelle, ritengo non siano così gravi quanto lo è invece la mancanza di strategia politica, la mancanza di visione in provvedimenti che in effetti non sono altro che una distribuzione a pioggia di denaro senza una strategia. Questo è il problema maggiore che abbiamo; da uomo d'impresa, da professionista rilevo che manca una strategia: occorrevano due o tre linee di intervento chiare e forti per rispondere alle esigenze del Paese, non soldi distribuiti a destra e a manca, non mance o mancette più o meno elettorali, più o meno volute, date a tutti per non dare a nessuno. È il Paese che lo reclama e voi non avete saputo rispondere. Serviva coraggio, signori della maggioranza; non servivano 50 miliardi, ma molti di più e si potevano trovare. Su questo vorrei fare delle considerazioni. Nei giorni scorsi abbiamo letto una ricerca del centro studi dell'Associazione artigiani e piccole imprese CGIA di Mestre, in cui è stato oggettivato come oggi i redditi da lavoro dipendente, cioè le buste paga, sono inferiori alle pensioni.