[pronunce]

c) vi è capienza sufficiente per ripartire le somme anche tra gli interventori, perchè il creditore principale - munito di regolare titolo esecutivo - ha dedotto di essere già stato soddisfatto, ancorché limitatamente a capitale ed interessi, con esclusione delle sole spese legali; d) oltre al creditore principale, è munito di titolo esecutivo anche un altro interventore, che ha come titolo esecutivo ancora non pagato una sentenza che risale addirittura al 1993 ed emanata dall'allora Conciliatore di Pozzuoli; e) l'ammissibilità dell'intervento è verifica officiosa del giudice e preliminare ad ogni altra questione; che, infine, non sembrano prospettabili opzioni ermeneutiche costituzionalmente orientate della norma censurata, atteso che la previsione è certamente chiara nel riferirsi solo ed esclusivamente ai creditori muniti delle scritture ex art. 2214 cod. civ. , sicché estenderne l'applicazione anche ad altri creditori muniti di documentazione ritenuta idonea si risolverebbe in una vera e propria sentenza manipolativa additiva non consentita al giudice rimettente; che nel giudizio innanzi alla Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione sollevata; che, sotto il primo profilo, secondo l'autorità intervenuta, il rimettente avrebbe omesso di descrivere la fattispecie sottoposta al suo esame, non apparendo sufficiente al riguardo il riferimento all'intervento nella procedura in oggetto dei dipendenti del Comune di Pozzuoli; che il giudice a quo non avrebbe fornito alcuna motivazione delle ragioni per le quali l'intervento nella procedura esecutiva in corso sarebbe escluso per i creditori provvisti di decreti ingiuntivi; che siffatta motivazione sarebbe tanto più necessaria alla luce del quadro normativo introdotto con la novella del codice di procedura civile, con particolare riguardo alla mutata disciplina del titolo esecutivo di cui all'art. 474 cod. proc. civ. nonché alle modifiche dei restanti commi dell'art. 499 cod. proc. civ. ; che tale lacuna si risolverebbe in un difetto di motivazione anche sulla rilevanza della disposizione censurata circa la sua corretta applicabilità nel giudizio a quo; che, infine, il giudice a quo avrebbe omesso di verificare la possibilità di una interpretazione della norma censurata conforme alla Costituzione, limitandosi ad escluderla solo genericamente; che, nel merito, la questione sarebbe infondata, dal momento che le dedotte censure muoverebbero da premesse argomentative che non terrebbero conto delle modifiche apportate dal legislatore della novella del 2005 anche ai restanti commi dell'art. 499 cod. proc. civ. , modifiche recanti un articolato procedimento di riconoscimento dei crediti non risultanti da titolo esecutivo; che il giudice a quo non ha esaminato la previsione dell'art. 510 cod. proc. civ. , che prevede l'accantonamento a favore dei creditori sprovvisti di titolo esecutivo il cui credito sia stato disconosciuto ai sensi dell'art. 499, ultimo comma, cod. proc. civ. ; che, in ogni caso, non si rinverrebbe alcuna violazione delle posizioni soggettive processuali degli interventori, posto che la norma censurata risponde alla finalità di attuare con celerità la fase della liquidazione, semplificando le attività di accertamento della sussistenza e della misura dei crediti fatti valere dai creditori intervenuti, finalità che permea di sé l'intero intervento legislativo; che, inoltre, la comparazione viene effettuata dal rimettente in relazione alla previsione, ammessa in via di eccezione, dall'art. 499, primo comma, cod. proc. civ. , di alcune categorie di destinatari cui è consentito di intervenire nella procedura esecutiva, e non già con riguardo alla regola, stabilita dal legislatore, di limitare l'intervento ai soli creditori muniti di titolo esecutivo; che, quanto all'asserita violazione dell'art. 24 Cost., l'Autorità intervenuta osserva che il processo esecutivo ha caratteristiche proprie che lo distinguono da quello di cognizione, in quanto destinato ad assicurare la realizzazione della pretesa giuridica rappresentata dal titolo esecutivo ovvero, per gli interventori privi di titolo esecutivo, secondo il particolare procedimento di riconoscimento di credito di cui ai commi 5 e 6 dell'art. 499 cod. proc. civ. ; che la preclusione al processo esecutivo per il creditore non munito di titolo esecutivo non esclude, poi, la possibilità di agire in sede di cognizione, e quindi in via esecutiva, per il riconoscimento del proprio diritto; che, quanto, infine, al presunto vulnus all'art. 111 Cost., rileva l'Avvocatura generale che, a prescindere dalla mancanza di concretezza della questione, la modifica del 2005 si conforma alle esigenze di celerità del processo, in quanto, come desumibile dall'esame complessivo dell'art. 499 cod. proc. civ. , la eventuale esclusione dei crediti non risultanti da titolo esecutivo realizza la esclusione temporanea del creditore contestato dalla partecipazione alla distribuzione nell'attesa che questi acquisisca un titolo esecutivo; che si sono costituti, ma fuori termine, i dipendenti del Comune di Pozzuoli intervenuti nella procedura esecutiva di cui si tratta. Considerato che il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 499, primo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui non riconosce la possibilità di intervenire nella esecuzione, in assenza di titolo esecutivo o sequestro o pegno, a soggetti diversi dagli imprenditori, come è desumibile dal rinvio, ad opera della stessa disposizione, alle scritture contabili di cui all'art. 2214 del codice civile, per violazione: a) del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost., in quanto creerebbe una discriminazione tra creditori imprenditori e non imprenditori a prescindere dall'esistenza o meno di documentazione attestante la verosimiglianza della pretesa creditoria, laddove dovrebbe essere la presenza o meno di documenti idonei e attendibili a fondare l'ammissibilità o meno dell'intervento; b) del principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., perché consentirebbe l'intervento al creditore sulla base di documentazione proveniente dallo stesso interventore, e lo escluderebbe per l'ipotesi in cui l'intervento sia fondato su documentazione proveniente dal debitore e, quindi, maggiormente significativa sul piano probatorio; c) dello stesso principio di ragionevolezza sotto diverso profilo, in quanto il creditore privilegiato che intenda intervenire nella procedura esecutiva deve munirsi di titolo esecutivo, a differenza del creditore munito delle scritture contabili, in contrasto anche con la ratio di fondo dello stesso art. 499 cod. proc. civ. , che intende assicurare concretezza al principio della par condicio creditorum ai sensi dell'art. 2741 cod. civ. evitando che i tempi necessari per procurarsi il titolo esecutivo pregiudichino definitivamente le ragioni creditorie; d) del principio del giusto e celere processo di cui all'art. 111 Cost. e del diritto alla difesa di cui all'art. 24 Cost., perchè l'applicazione dell'attuale art. 499 cod. proc. civ.