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Il giudice tutelare svolge ogni necessario accertamento, valendosi, ove occorra, dell'ausilio dei servizi sanitari e sociali delle aziende sanitarie locali, al fine di valutare la ricorrenza dei presupposti di cui agli articoli 227 e 228, la non adeguatezza, per la risoluzione del problema, di tecniche di procreazione assistita diverse dalla fecondazione eterologa e la capacità dei richiedenti di fornire al nascituro un ambiente idoneo ad assicurare allo stesso ottimale accoglienza affettiva, crescita armoniosa e superamento dei problemi psicologici ipotizzabili in tema di fecondazione assistita di tipo eterologo. Entro trenta giorni dalla presentazione dell'istanza, il giudice decide in ordine all'ammissibilità della fecondazione eterologa con decreto reclamabile ai sensi dell'articolo 739 del codice di procedura civile. Esaurita la procedura di cui al primo comma, devono essere seguite, presso la struttura scelta per l'attuazione della tecnica, le formalità previste dall’articolo 229. La struttura che si occupa medicalmente dell'intervento è responsabile della diagnosi preimpianto, che deve essere svolta secondo le migliori e più aggiornate tecniche disponibili, nonché della tutela dell'anonimato del donatore. La struttura è responsabile della conservazione del nominativo del donatore e può rivelare tale informazione solo a seguito di ordine del giudice tutelare territorialmente competente, per comprovate ragioni di carattere sanitario. Informazioni sul donatore diverse da quella relativa alla sua identità possono essere richieste al Centro dai figli o dai loro rappresentanti legali. Il Centro è comunque tenuto a fornirle, quando esse non comportino la violazione del divieto di cui al quarto comma e può, nei casi dubbi, richiedere l'autorizzazione del giudice tutelare. Il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto o essere titolare di alcun obbligo. Art. 232. - (Donazione dei gameti) . -- La donazione dei gameti, per le finalità autorizzate dal presente capo, è un contratto assolutamente gratuito, stipulato per iscritto tra il donatore e il centro autorizzato. Entrambi i contraenti sono tenuti ad adottare ogni cautela per impedire che notizie relative al contratto siano conosciute da parte di terzi non autorizzati. Il donatore deve essere maggiorenne e nel pieno possesso della capacità di agire. La donazione è revocabile allorché il donatore, per infertilità sopravvenuta, abbia bisogno dei gameti a fini procreativi e gli stessi non siano stati utilizzati dal Centro. In caso di revoca della donazione, il donatore rimborsa il Centro di tutte le spese sostenute per la conservazione dei gameti. Prima della donazione, il donatore deve essere informato, a cura del Centro, delle conseguenze legali e psicologiche della donazione. Il donatore ha l'obbligo di fornire al Centro, al momento della donazione, ogni notizia sul suo curriculum sanitario e sul suo stato di salute, nonché ogni informazione utile per la conoscenza di eventuali patologie trasmissibili geneticamente. La cosciente falsa informazione in ordine alle notizie indicate nel sesto comma obbliga il donatore, fatta salva ogni altra conseguenza di legge, a rimborsare al Centro ogni somma che lo stesso abbia dovuto pagare per danni causati al concepito in conseguenza delle patologie trasmesse. Nel contratto di donazione il donatore deve precisare se è stato autore di altre donazioni. Il Centro deve aver cura che, sia per effetto della donazione oggetto del contratto, che di altre pregresse, comunque non nascano per effetto di tecniche di procreazione assistita, da un medesimo donatore, più di sei bambini. Il donatore deve sottoporsi a tutte le indagini cliniche previste dalla scienza per evitare la trasmissione di malattie. Al fine della verifica del rispetto di quanto previsto, è istituito, presso il Ministero della salute, un registro nazionale dei donatori. Al Ministro della salute compete la vigilanza. Art. 233. - (Conservazione di materiale genetico ed embrioni) . -- I gameti possono essere crioconservati, nelle banche autorizzate, per un massimo di cinque anni. Gli embrioni non trasferiti nell'utero devono essere crioconservati nelle banche autorizzate, per il tempo minimo di cinque anni. Decorso il termine indicato gli embrioni non richiesti dai soggetti da cui derivano restano a disposizione delle banche conservatrici, per fini consentiti. Art. 234. - (Trattamento e cessione degli embrioni) . -- È consentita la ricerca scientifica sugli embrioni non oltre il 14º giorno di sviluppo. La creazione, il trattamento, il trasferimento in utero, la conservazione e la cessione degli embrioni possono essere praticati solo da strutture autorizzate dal Ministro della salute. Le strutture autorizzate possono cedere materiali genetici a: 1) soggetti per tecniche eterologhe; 2) laboratori di ricerca scientifica pubblici e privati che ne facciano richiesta motivata, a condizione che i donatori abbiano sottoscritto un esplicito consenso alla donazione a fini di ricerca scientifica oppure non sia più possibile richiedere il consenso dei genitori biologici, cosiddetti embrioni in stato di abbandono, oppure si tratti di embrioni non idonei per una gravidanza. La richiesta dei laboratori di cui al terzo comma deve essere autorizzata dal Ministro della salute. È vietata la produzione di embrioni non per scopo riproduttivo. Art. 235. - (Maternità surrogata) . -- L'applicazione di tecniche idonee a determinare maternità surrogata è consentita solo nel caso in cui l'incapacità della madre biologica di portare avanti la gravidanza non sia altrimenti superabile e non vi sia alcuna prestazione di compenso. Anche in caso di maternità surrogata si applica la procedura di formalizzazione del consenso di cui all'articolo 229. La madre uterina non acquisisce alcun diritto o alcun obbligo nei confronti del nato. Art. 236. - (Stato giuridico del nato) . -- I nati a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione assistita, anche ai sensi degli articoli 231 e 235, hanno lo stato di figli della coppia o dei singoli che hanno chiesto di accedere alle procedure. Il consenso inizialmente formulato, e non revocato prima del trasferimento in utero dell'embrione, è irrevocabile. Chi lo ha prestato non può esercitare alcuna azione ai sensi dell'articolo 217. La madre del nato a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione assistita non può dichiarare la volontà di non essere nominata, ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396. In nessun caso dai registri dello Stato civile possono risultare dati dai quali si possa intendere il carattere della generazione. Art. 237. - (Sanzioni) . -- Chiunque, al di fuori delle previsioni dell'articolo 235, primo comma, volontariamente danneggia o sopprime un embrione (dopo il quindicesimo giorno) vitale non impiantato, prodotto o pervenuto alla fase embrionale dopo la data di entrata in vigore della presente disposizione, è punito con le pene previste dall'articolo 18, primo comma, della legge 22 maggio 1978, n. 194, ridotte di un terzo. Chiunque utilizza gameti per la formazione di embrioni senza il consenso delle persone cui gli stessi appartengono è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino ad euro 100.000.