[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge della Regione Basilicata 30 novembre 2018, n. 43 (Disciplina degli interventi regionali in materia di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo e cyber bullismo), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 1°-6 febbraio 2019, depositato in cancelleria il successivo 13 febbraio, iscritto al n. 23 del registro ricorsi 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2019. Udito nell'udienza pubblica del 29 gennaio 2020 il Giudice relatore Giuliano Amato; udito l'avvocato dello Stato Gabriella D'Avanzo per il Presidente del Consiglio dei ministri; deliberato nella camera di consiglio del 29 gennaio 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 1°-6 febbraio 2019, depositato in cancelleria il successivo 13 febbraio, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge della Regione Basilicata 30 novembre 2018, n. 43 (Disciplina degli interventi regionali in materia di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo e cyber bullismo). La disposizione impugnata individua, tra i beneficiari dei finanziamenti regionali di appositi programmi finalizzati alla prevenzione e al contrasto del bullismo e del cyberbullismo, le «Associazioni con certificata esperienza che operano nel campo del disagio sociale ed in particolare nell'area minori iscritte nel registro regionale del volontariato e/o della promozione sociale». Ad avviso della parte ricorrente, questa disposizione violerebbe l'art. 3 della Costituzione, poiché introdurrebbe una discriminazione nei confronti delle associazioni di promozione sociale, aventi analoghe finalità, iscritte nel registro nazionale. 2.- L'Avvocatura generale dello Stato premette che, in base all'art. 6, comma 2, della legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge quadro sul volontariato), per le organizzazioni di volontariato «[l]'iscrizione ai registri [all'epoca, solo regionali] è condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici». Gli artt. 7 e 8 della successiva legge 7 dicembre 2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale) stabiliscono che ai registri nazionali possono iscriversi anche le articolazioni territoriali e i circoli affiliati delle associazioni a carattere nazionale. In base a questa disciplina, le associazioni di promozione sociale possono usufruire dei benefici finanziari previsti dalla legislazione statale o regionale, sia qualora siano iscritte ai registri regionali, sia qualora siano iscritte ai registri nazionali. Ancorché abrogate dall'art. 102, comma 4, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante «Codice del Terzo settore a norma dell'articolo l, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106», queste disposizioni continuano ad applicarsi, ai sensi dell'art. 101, comma 2, dello stesso d.lgs. , fino all'operatività del registro unico nazionale del terzo settore, introdotto dall'art. 53 del medesimo decreto legislativo. Tutti i previgenti registri, quindi, continuano ad operare in via transitoria, in attesa del registro unico. Ad avviso della parte ricorrente, la disposizione regionale censurata violerebbe i principi di uguaglianza e di non discriminazione dettati dall'art. 3 Cost, poiché introdurrebbe una discriminazione tra le associazioni di promozione sociale operanti nella Regione Basilicata iscritte nel registro regionale e quelle, aventi le medesime finalità, iscritte nel registro nazionale. 3.- La Regione Basilicata non si è costituita in giudizio.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge della Regione Basilicata 30 novembre 2018, n. 43 (Disciplina degli interventi regionali in materia di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo e cyber bullismo). La disposizione impugnata individua, tra i beneficiari dei finanziamenti regionali di appositi programmi finalizzati alla prevenzione e al contrasto del bullismo e del cyberbullismo, le «Associazioni con certificata esperienza che operano nel campo del disagio sociale ed in particolare nell'area minori iscritte nel registro regionale del volontariato e/o della promozione sociale». Ad avviso della parte ricorrente, questa disposizione violerebbe l'art. 3 della Costituzione, poiché introdurrebbe una discriminazione nei confronti delle associazioni di promozione sociale, aventi analoghe finalità, iscritte nel registro nazionale. 2.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge reg. Basilicata n. 43 del 2018 non è fondata. 2.1.- Con questo intervento normativo il legislatore regionale ha inteso promuovere e sostenere «azioni di prevenzione, individuazione ed emersione, contrasto e repressione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, volte a: a) implementare e favorire la diffusione della cultura del rispetto delle regole e della dignità della persona, facendo salva ogni diversità legata alla razza, al sesso, alla religione, alle condizioni economiche o ogni altra condizione, sia che si riferisca al minore stesso, sia alla sua famiglia; b) tutelare l'integrità psico-fisica dei fanciulli e degli adolescenti con particolare riguardo all'ambiente scolastico ed all'utilizzo dei social-media e della rete internet» (art. 2 della legge regionale citata). A tali fini, la disposizione censurata delimita la platea dei destinatari dei finanziamenti regionali, individuandoli in quelle «Associazioni con certificata esperienza che operano nel campo del disagio sociale ed in particolare nell'area minori iscritte nel registro regionale del volontariato e/o della promozione sociale». Le censure della parte ricorrente si appuntano sul carattere discriminatorio di questa delimitazione, che precluderebbe l'accesso ai finanziamenti regionali alle associazioni di promozione sociale, operanti nel medesimo settore, iscritte nel registro nazionale. Ancorché possiedano la medesima natura, perseguano le medesime finalità e gli stessi scopi sociali, esse sarebbero discriminate rispetto alle associazioni iscritte nel registro tenuto dalla Regione Basilicata. 2.2.- Va rilevato, in linea generale, che per le organizzazioni di volontariato l'iscrizione nei registri è condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici, nonché per stipulare le convenzioni e per beneficiare delle agevolazioni fiscali (art. 6, comma 2, della legge 11 agosto 1991, n. 266, recante «Legge-quadro sul volontariato»). Nel riorganizzare il sistema di registrazione degli enti secondo criteri di semplificazione, il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante «Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106», ha istituito il registro unico nazionale del terzo settore, intorno al quale ruota il sistema pubblicitario degli enti che ne fanno parte.