[pronunce]

Ciò perché il vizio da cui sarebbe affetta la prova testimoniale assunta in conseguenza dell'eventuale accoglimento delle questioni è una nullità relativa e manca al riguardo la necessaria eccezione di parte. Ove si propendesse per il vizio di inutilizzabilità, anziché di nullità, della testimonianza della persona offesa, lo stesso rimettente sottolinea, peraltro, la non decisività della stessa ai fini della ricostruzione del fatto e dell'accertamento di responsabilità dell'imputato. Quanto alla valutazione operata con riguardo alla trasmissione degli atti al pubblico ministero, ai sensi dell'art. 207, comma 2, cod. proc. pen. , essa, a sua volta, avrebbe rilievo solo nel distinto eventuale giudizio avente a oggetto il reato di falsa testimonianza. 5.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri deduce, altresì, la non fondatezza delle questioni. Ciò perché la deroga alla facoltà di astensione della persona offesa, stabilita dall'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. , troverebbe giustificazione nell'interesse pubblico alla ricerca della verità e all'amministrazione della giustizia, ritenuto dal legislatore prevalente, nel bilanciamento con la tutela del vincolo affettivo e di solidarietà familiare, secondo un giudizio che appare adeguatamente improntato ai canoni di proporzionalità e ragionevolezza. La disposizione censurata, infatti, tenendo conto sia della necessità di rispettare l'intimità e la complessità delle relazioni interne della comunità familiare, sia del possibile conflitto avvertito dai prossimi congiunti tra il dovere di testimoniare e l'affetto nei confronti dell'imputato, ha adottato una soluzione che non indebolisce tale comunità, il cui equilibrio è stato, piuttosto, danneggiato già dal reato. L'Avvocatura generale dello Stato avverte che, se il conflitto di lealtà della persona offesa venisse risolto nel senso invocato dal rimettente, la tutela da parte dello Stato perderebbe di effettività, sacrificando il contributo conoscitivo dell'offeso dal reato e privando quest'ultimo della garanzia di rendere la propria testimonianza senza l'interferenza dell'imputato o dei suoi prossimi congiunti.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale di Firenze, sezione prima penale, in composizione monocratica, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. , «nella parte in cui, con riguardo alla facoltà dei prossimi congiunti dell'imputato di astenersi dal deporre, prevede un'eccezione per la persona offesa dal reato», o, in subordine, nella parte in cui, con riguardo alla facoltà dei prossimi congiunti dell'imputato di astenersi dal deporre, prevede un'eccezione alla medesima facoltà di astensione anche nell'ipotesi in cui la deposizione del prossimo congiunto persona offesa dal reato non sia assolutamente necessaria per l'accertamento dei fatti, in riferimento agli artt. 3, 27, secondo comma, 29 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 8 CEDU. 2.- Il giudice a quo riferisce che nel processo penale è stata contestata all'imputato una condotta di lesioni personali aggravate in danno della figlia e che, dall'istruttoria svolta, è emerso pacificamente che l'imputato abbia percosso la giovane, cagionandole plurime lesioni, restando controverse unicamente l'entità e le modalità della condotta. 2.1.- L'ordinanza di rimessione si sofferma, allora, sulla deposizione della persona offesa, la quale, agli effetti dell'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. , non ha potuto beneficiare della facoltà di astensione. In relazione a tale deposizione, il rimettente ravvisa indizi del reato di falsa testimonianza, avendo la teste cercato palesemente di ridimensionare la gravità della condotta del genitore e avendo altresì, benché ripetutamente ammonita dal giudice nel corso dell'esame dibattimentale, più volte asserito di non ricordare alcuni punti salienti della vicenda, per affermare, infine, che la condotta del padre fosse giustificabile. 2.2.- Il Tribunale di Firenze si interroga, pertanto, sull'utilizzabilità di tale deposizione testimoniale della persona offesa e sulla necessità di disporre l'immediata trasmissione degli atti al pubblico ministero perché proceda a norma di legge nei confronti della teste, e perciò solleva le riferite questioni di legittimità costituzionale. 2.3.- Premesso che la testimone, benché figlia dell'imputato, non poteva astenersi dal deporre, in quanto persona offesa dal reato, e non aveva, quindi, diritto a ricevere l'avviso di cui all'art. 199, comma 2, cod. proc. pen. , il rimettente sostiene che le questioni sarebbero rilevanti in una duplice prospettiva. Innanzitutto, perché dalla eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione censurata deriverebbe la nullità della acquisita deposizione testimoniale per omissione dell'avvertimento relativo alla facoltà di astenersi. In secondo luogo, perché gli atti dovrebbero essere trasmessi al pubblico ministero, ai sensi dell'art. 207, comma 2, cod. proc. pen. , ravvisandosi indizi del reato di falsa testimonianza. Ove, tuttavia, le questioni dovessero essere accolte, non sarebbe nel caso in esame integrato il reato e non andrebbe perciò informato il pubblico ministero, in quanto la dichiarazione non veritiera risulterebbe resa da persona che aveva facoltà di astenersi dal testimoniare e non ne era stata avvertita. 3.- Circa la non manifesta infondatezza delle questioni, il rimettente ravvisa nella esclusione della facoltà di astenersi per la persona offesa dal reato che sia prossimo congiunto dell'imputato, un contrasto con gli artt. 3, 27, secondo comma, 29 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 8 CEDU. 3.1.- Il giudice a quo, pur riconoscendo che il legislatore gode di un margine di discrezionalità nel regolare la facoltà di astensione dei prossimi congiunti dell'imputato, evidenzia che il diniego della facoltà di astensione della persona offesa non era contemplato nell'omologa disposizione del codice di procedura penale del 1930 (art. 350). 3.2.- La deroga alla facoltà di astensione della persona offesa sarebbe, ad avviso del rimettente, irragionevole e non proporzionata per il suo carattere incondizionato e assoluto; né la norma censurata consentirebbe di distinguere l'ipotesi in cui la deposizione del prossimo congiunto offeso dal reato sia essenziale per l'accertamento dei fatti da quella in cui la stessa non sia assolutamente necessaria. 3.3.- Ancora, l'obbligo di deporre imposto al prossimo congiunto offeso dal reato non considererebbe adeguatamente che questi si trova in ogni caso ad affrontare il dilemma interiore tra il rendere una testimonianza veritiera, rischiando così di compromettere il proprio rapporto con l'imputato, e il dichiarare il falso, con l'effetto che la vittima del reato - anziché essere salvaguardata - verrebbe costretta a sottoporsi all'esame ed esposta all'accusa di falsa testimonianza.