[pronunce]

si ritiene, tuttavia, che «un interesse ridotto nella misura» sarebbe «pur sempre un interesse costituzionalmente e processualmente protetto». 3.2.- Per quanto riguarda l'eccezione di inammissibilità per carenza di legittimazione attiva, la difesa regionale sostiene che sarebbe proprio la titolarità di sfere di competenza costituzionalmente garantite a dare titolo alla Regione di lamentare «l'invasione, l'interferenza o la menomazione delle proprie attribuzioni costituzionali». Ciò perché motivo della doglianza non sarebbe la mancata nomina del proprio Presidente, bensì la lesione delle attribuzioni costituzionali della Regione, causata dall'esercizio di un potere radicalmente diverso da quello attribuito dalla legge. In merito all'eccezione di inammissibilità per l'assenza di tono costituzionale, la ricorrente precisa che non avrebbe messo in dubbio la spettanza del potere sostitutivo al Governo, bensì avrebbe denunciato l'esercizio di un potere radicalmente diverso da quello attribuitogli dalla legge, andando ad integrare un'ipotesi di carenza di potere in concreto, la quale sarebbe idonea a conferire tono costituzionale al conflitto. Tale pregiudizio sarebbe direttamente riconducibile «all'autonoma attitudine lesiva della Delibera impugnata e non (soltanto) al modo erroneo in cui da essa è stata applicata la legge». Da ciò deriverebbe che il tono costituzionale non verrebbe meno dall'aver impugnato la delibera in contestazione anche davanti alla giurisdizione ammnistrativa. 3.3.- Chiarite le ragioni per le quali il conflitto sarebbe «certamente ammissibile», la Regione Molise risponde puntualmente alle deduzioni della difesa statale. 3.3.1.- Innanzitutto la ricorrente, nel contestare la ricostruzione normativa proposta dalla difesa dello Stato, ritiene che non vi sarebbe stata alcuna «"inalveazione" del procedimento nell'ambito della disciplina di cui alla l. n. 191 del 2009», poiché quest'ultima si sarebbe aggiunta, senza abrogarla, a quella dettata dall'art. 4 del d.l. n. 159 del 2007. In forza dell'art. 2, comma 88, della legge n. 191 del 2009, le specifiche procedure stabilite da tale legge avrebbero, infatti, potuto trovare applicazione ai commissariamenti (fra cui quello della Regione Molise) attivati in forza dell'art. 4, comma 2, del d.l. n. 159 del 2007 e, pertanto, a tale disposizione continuerebbero ad essere ascritti questi ultimi. Ciò sarebbe confermato dalla circostanza che le delibere di nomina del Commissario ad acta, successive alla presunta inalveazione nella disciplina introdotta dalla legge n. 191 del 2009, continuerebbero, da un lato, a far riferimento espresso all'art. 4, comma 2, del d.l. n. 159 del 2007 e, dall'altro, esse non menzionerebbero neppure l'art. 2, comma 83, della legge n. 191 del 2009, il quale attribuisce al Consiglio dei ministri il potere di nominare il Presidente della Regione o di un altro soggetto. 3.3.2.- La ricorrente, inoltre, ritiene che non coglierebbe nel segno la difesa dello Stato quando afferma che l'art. 2, comma 84-bis, della legge n. 191 del 2009, non avrebbe portata decisiva nella vicenda, poiché, al contrario, darebbe conferma che, nel quadro normativo riferibile ratione temporis alla delibera in contestazione, si dava «assolutamente per scontato che il Presidente della Regione [fosse], sempre, anche Commissario ad acta». Infine la difesa regionale ribadisce che, in forza dell'art. 1, comma 395, della legge n. 232 del 2016, con il quale si sarebbe derogato alla regola dell'incompatibilità sancita dall'art. 1, comma 569, della legge n. 190 del 2014 in riferimento ai commissariamenti sorti in forza dell'art. 4, comma 2, del d.l. n. 159 del 2007, per la Regione Molise (il cui commissariamento si ascriverebbe a tale ultima norma) la nomina a Commissario ad acta non sarebbe stata incompatibile con l'affidamento o la prosecuzione di qualsiasi altro incarico regionale. 3.3.3.- Priva di fondamento sarebbe anche l'eccezione di infondatezza relativa alla violazione dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione, basata sulla distinzione tra la disciplina dei piani di rientro dal deficit sanitario, riconducibile alla potestà legislativa concorrente, in materia di «tutela della salute» e di «coordinamento della finanzia pubblica», e il commissariamento, espressione del potere sostitutivo straordinario del Governo, disciplinato dall'art. 120 Cost. e oggetto di competenza esclusiva statale. La Regione ritiene, al contrario, che proprio nella materia in esame il rispetto di tali principi caratterizzi «non tanto l'an - procedimentalizzato in funzione del mancato raggiungimento degli obiettivi del Piano di rientro - quanto il quomodo del commissariamento». La delibera impugnata, impendendo l'avvicendamento tra il precedente e l'attuale Presidente della Regione, avrebbe compresso, invece, lo spazio di autonomia della Regione, la quale non avrebbe «alcun ruolo all'interno della struttura commissariale, benché il principio di leale collaborazione e l'art. 120 Cost. impongano» che le Regioni interessate dall'esercizio del potere sostitutivo siano coinvolte in modo da poter far valere le proprie ragioni. 3.3.4.- Per gli ulteriori motivi, la difesa regionale, nella sostanza, ribadisce quanto sostenuto nel ricorso introduttivo. 3.4.- A seguito del rinvio della udienza pubblica, la Regione Molise ha depositato ulteriore memoria, nella quale ha ribadito la fondatezza del ricorso, sottolineando come la sentenza n. 200 del 2019, con la quale questa Corte ha deciso il conflitto fra enti promosso dalla Regione Calabria (la quale ha rigettato il ricorso per conflitto di attribuzione in riferimento alla delibera di nomina del commissario e del sub-commissario per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario) darebbe conferma della fondatezza del ricorso della stessa Regione Molise. 3.4.1.- Da un lato, infatti, le censure proposte dalla Regione Calabria si fondavano su circostanze diverse e peculiari; dall'altro, le situazioni di criticità riscontrate nella gestione commissariale di quella Regione non sarebbero riscontrabili nel caso della Regione Molise. Da ciò - si conclude - proprio seguendo il ragionamento di questa Corte e riportando i principi da essa espressi alla vicenda in esame, «la Delibera oggetto del ricorso per conflitto d'attribuzione proposto dalla Regione Molise si rivela - se possibile - viziata in modo ancor più grave». 4.- Anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato ulteriore memoria, nella quale, rispondendo, a sua volta, puntualmente ai rilievi mossi dalla difesa della Regione Molise, ha nella sostanza ribadito le deduzioni svolte nell'atto di costituzione.