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È però evidente che la velocità innovativa dei new media crea notevoli difficoltà nell'azione di controllo. In materia di tutela dei dati personali e di contrasto all'uso criminogeno della rete si riscontrano ulteriori criticità quando si tratta di bambini e ragazzi. In occasione della giornata « Safer Internet 2010» a Lussemburgo è stato siglato un accordo europeo che contiene una serie di regole volte a migliorare la sicurezza dei minorenni che utilizzano la rete e con l'intento di far fronte comune contro i rischi potenziali a cui sono esposti i più giovani, come l'adescamento da parte di adulti, il bullismo on-line e la divulgazione di informazioni personali: un'autoregolamentazione difficilmente monitorabile. E’ essenziale potenziare le azioni di prevenzione e di contrasto del cyberbullismo a causa delle conseguenze gravi che possono prodursi: gli episodi di bullismo «virtuali» possono esser più dolorosi di quelli reali, perché l'offesa e la denigrazione hanno, per chi li subisce, un'amplificazione immediata, che non si cancella nel tempo. La solitudine accompagna frequentemente il percorso doloroso della vittima, che tende a rifiutarsi di continuare la vita sociale, che difficilmente si confida e cade in uno stato di prostrazione psicologica che può condurre a decisioni di assoluta gravità, come il suicidio. Da qui l'esigenza di coinvolgere le famiglie e la scuola. E’ necessario dare alle famiglie gli strumenti di conoscenza del fenomeno perché possano riconoscerlo ed intervenire in modo corretto, offrire il necessario sostegno nell’attività di denuncia e disporre dell’aiuto di interlocutori competenti ad operare sia in favore della vittima sia verso l’autore dei comportamenti offensivi. Gli episodi di cyberbullismo hanno inizio nei contesti scolastici e, poi, proseguono sulla rete. Anche per questo le scuole hanno un valore strategico per la educazione alle relazioni interpersonali e ad un corretto uso della rete. Gli insegnanti da un lato sono le sentinelle, in grado di cogliere il disagio delle vittime e le situazioni in cui sono coinvolte, dall’altro rappresentano un punto di riferimento indispensabile cui rivolgersi per chiedere aiuto, pur nella evidente difficoltà di rompere il silenzio e superare la vergogna. A questo riguardo, in sede di conversione in legge al Senato del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, cosiddetto «L'istruzione riparte», il Governo ha accolto l’ordine del giorno proposto da componenti della Commissione diritti umani condividendo quindi la necessità di sostenere la formazione del personale scolastico, a partire dalla secondaria di primo grado per proseguire negli anni successivi. Le indagini e le esperienze educative condotte in questi anni in Italia e in Europa hanno evidenziato questa esigenza ed offerto una pluralità di modelli di intervento (per esempio attività di peer education ). L'educazione all'utilizzo dei new media dovrà avere modalità e obiettivi analoghi agli interventi di educazione stradale coinvolgendo gli istituti comprensivi e la secondaria di secondo grado, nonché i corsi di formazione professionale. L’adozione di un piano di educazione alla rete potrà inoltre rafforzare la continuità formativa (con il superamento della segmentazione tra secondaria di primo e secondo grado) e il coordinamento delle istituzioni scolastiche con i servizi educativi e sanitari territoriali, nonché con le Forze dell'ordine, attraverso la costruzione di reti verticali e orizzontali. La disponibilità del MIUR a prevedere attività formative anche per reti di scuole, porterà ad avere almeno un docente referente in ogni autonomia scolastica. Il piano di offerta formativa di ogni scuola autonoma dovrà prevedere il progetto di educazione alla rete con percorsi informativi articolati in momenti di informazione e formazione, oltre che sportelli di ascolto per alunni e genitori. Sono molte le iniziative di contrasto al bullismo, intraprese o coordinate dal MIUR, già attive nelle varie aree territoriali: - gli Osservatori regionali permanenti sul bullismo, istituiti con la direttiva ministeriale n. 16 del 5 febbraio 2007 e attivi presso gli Uffici scolastici regionali; - il portale URP social , primo social tematico realizzato da una pubblica amministrazione; - il progetto «Generazioni connesse», sull’utilizzo sicuro dei nuovi media da parte dei più giovani, cofinanziato dalla Commissione europea e coordinato dal MIUR, con la collaborazione di Save the Children Italia, di Telefono Azzurro, del Ministero dell’interno -- Ufficio di Polizia postale e delle comunicazioni, dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, della Cooperativa E.D.I. e del Movimento difesa del cittadino; - il progetto Tabby ( Threat Assessment of Bullying Behavior : valutazione della minaccia di cyberbullismo nei giovani), approvato nel quadro del programma Daphne III nell’ambito della programmazione europea 2007-2013. A livello nazionale, le competenze istituzionali e le iniziative adottate rimandano ad una esigenza di coordinamento interministeriale che metta a fattor comune le energie pubbliche e del privato sociale. L’obiettivo è definire un piano d’azione al quale concorrano, insieme alle istituzioni, le associazioni e organizzazioni di carattere nazionale e internazionale che si stanno confrontando con il problema, nonché aperto ai principali operatori del web . I crescenti episodi di cyberbullismo su scala nazionale (come da segnalazioni pervenute alle autorità competenti) suggeriscono di individuare uno strumento di primo soccorso a disposizione della cittadinanza, che agisca con i medesimi processi e canali multimediali su cui fa leva il cyberbulling , al fine di riunire in un solo momento condiviso i servizi di sportello telematico messi a disposizione dai soggetti impegnati nel contrasto al fenomeno, con particolare riferimento ai minori. La proposta, condivisa con i referenti nazionali del Safer Internet Center, punta altresì ad agevolare e valorizzare il coinvolgimento di soggetti privati per alimentare le disponibilità finanziarie dello Stato, da destinare al finanziamento delle attività di formazione, sensibilizzazione nel merito e ai relativi percorsi istituzionali preposti. Al fine di contrastare il cyberbullismo, il presente disegno di legge delinea una strategia di azione integrata, volta a: – prevenire il fenomeno con un'adeguata educazione, sensibilizzazione (dei minori soprattutto, ma più in generale della cittadinanza) e con la formazione specifica degli operatori (dai docenti allo stesso personale della Polizia postale e delle comunicazioni). Inoltre, al fine di promuovere l'adozione di tecnologie child-friendly -- capaci cioè di prevenire il fenomeno, già in virtù della stessa configurazione dei dispositivi e dei sistemi di comunicazione -- si prevede il conferimento di un marchio di qualità ai fornitori di servizi di comunicazione e ai produttori che aderiscono ai modelli e alle indicazioni presentate dal tavolo tecnico istituito dallo stesso disegno di legge. Determinante è poi l'«educazione digitale» di bambini e ragazzi, che si intende favorire attraverso uno specifico percorso didattico finalizzato a responsabilizzare gli stessi minori e a promuoverne la consapevolezza in ordine ai rischi -- oltre che alle opportunità -- correlati all'uso della rete.