[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, della legge della Regione Campania 26 marzo 1993, n. 13 (Disciplina dei complessi turistico-ricettivi all'aria aperta), come sostituito dall'art. 1, comma 129, della legge regionale 15 marzo 2011, n. 4, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e pluriennale 2011-2013 della Regione Campania (Legge finanziaria regionale 2011)», promosso dal Tribunale amministrativo regionale della Campania - sezione staccata di Salerno, nel procedimento vertente tra T.L. ed altri e il Comune di San Mauro Cilento, con ordinanza del 24 gennaio 2014, iscritta al n. 135 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell'anno 2014. Visti gli atti di costituzione di T.L., di S.M. ed altri, nella qualità di eredi di T.D., nonché l'atto di intervento della Regione Campania; udito nell'udienza pubblica del 28 aprile 2015 il Giudice relatore Giuseppe Frigo; uditi gli avvocati Laura Clarizia per T.L. e per S.M. ed altri, nella qualità di eredi di T.D. e Almerina Bove per la Regione Campania. Ritenuto che, con ordinanza del 24 gennaio 2014, il Tribunale amministrativo regionale della Campania - sezione staccata di Salerno, ha sollevato, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), e terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, della legge della Regione Campania 26 marzo 1993, n. 13 (Disciplina dei complessi turistico-ricettivi all'aria aperta), come sostituito dall'art. 1, comma 129, della legge regionale 15 marzo 2011, n. 4, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e pluriennale 2011-2013 della Regione Campania (Legge finanziaria regionale 2011)», nella parte in cui prevede che le unità abitative quali tende ed altri mezzi autonomi di pernottamento, quali roulotte, maxi caravan e case mobili, anche se collocate permanentemente entro il perimetro dei campeggi regolarmente autorizzati, non costituiscono attività rilevanti ai fini urbanistici, edilizi e paesaggistici; che il giudice a quo premette di essere investito del ricorso, proposto dai titolari di una struttura ricettiva adibita a campeggio, per l'annullamento del diniego di rinnovo dell'autorizzazione e del diniego del permesso di costruire in sanatoria per opere abusivamente realizzate all'interno di detta struttura, situata in zona paesaggisticamente vincolata in base al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), e sottoposta alle prescrizioni del Piano territoriale paesistico approvato con decreto del Ministero per i beni culturali e ambientali del 4 ottobre 1997 (Approvazione del piano territoriale paesistico del Cilento costiero); che, in particolare, il diniego di rinnovo dell'autorizzazione è fondato sulla irregolarità della struttura ricettiva sotto il profilo urbanistico e paesaggistico; che parte ricorrente, tuttavia, contesta la legittimità del provvedimento adottato, alla luce della disposizione regionale censurata, la quale dispone che: «I campeggi sono esercizi ricettivi aperti al pubblico a gestione unitaria, attrezzati in aree recintate per la sosta in apposite piazzole e per il soggiorno di turisti provvisti, di norma, di unità abitative quali tende ed altri mezzi autonomi di pernottamento, quali roulotte, maxi caravan e case mobili. Tali installazioni anche se collocate permanentemente entro il perimetro delle strutture ricettive regolarmente autorizzate, non costituiscono attività rilevanti ai fini urbanistici, edilizi e paesaggistici. A tal fine i predetti allestimenti devono: conservare i meccanismi di rotazione in funzione, non possedere alcun collegamento di natura permanente al terreno e gli allacciamenti alle reti tecnologiche, gli accessori e le pertinenze devono essere removibili in ogni momento»; che, in ordine alla rilevanza, il giudice a quo precisa di ritenere il provvedimento conforme alla normativa regionale vigente, atteso che la relativa applicazione renderebbe legittime sotto il profilo urbanistico, paesaggistico ed ambientale anche le roulottes e le case mobili "permanenti", come quelle oggetto del suo esame, le quali non vengono rimosse alla fine della stagione estiva ma rimangono all'interno della struttura ricettiva per finalità di custodia e di rimessaggio; che il giudice rimettente dubita, tuttavia, della legittimità di detta disposizione, innanzitutto, in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto contrasta con la disciplina legislativa statale di principio emanata in materia di «governo del territorio» dagli artt. 3 e 10 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia - Testo A); che l'art. 3, comma 1, lettera e), del menzionato decreto qualifica, difatti, come «interventi di nuova costruzione» quelli di trasformazione edilizia ed urbanistica del territorio, disponendo, tra l'altro, alla medesima lettera e.5), che è comunque da considerarsi tale «l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee»; che l'art. 10, comma 1, lettera a), del citato d.P.R. n. 380 del 2001 stabilisce, poi, che gli interventi di «nuova costruzione» costituiscono trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire; che dalle richiamate disposizioni si evince che, in base alla normativa statale, ogni trasformazione permanente del territorio necessita di titolo abilitativo e ciò anche ove si tratti di strutture mobili allorché esse non abbiano carattere precario (sono richiamate le sentenze n. 171 del 2012 e n. 278 del 2010); che, difatti, il discrimine tra necessità o meno del titolo abilitativo è dato dal duplice elemento della precarietà oggettiva dell'intervento, in base alle tipologie dei materiali utilizzati, e della precarietà funzionale, caratterizzata dalla temporaneità dello stesso; che, secondo il TAR campano, nella norma in esame difetterebbe sia il requisito della precarietà oggettiva, sia, in particolare, quello della precarietà funzionale, dal momento che l'installazione di «unità abitative quali tende ed altri mezzi autonomi di pernottamento, quali roulotte, maxi caravan e case mobili» non costituisce, ai sensi della richiamata disposizione, attività rilevante ai fini urbanistico, edilizio e paesaggistico, anche se tali installazioni sono collocate all'interno della struttura ricettiva permanentemente;