[pronunce]

antimafia incide sulla procedibilità dell'esecuzione forzata e non già sulla pignorabilità dei beni - osserva che, in effetti, a fronte del divieto di agire in executivis, i creditori possono soddisfarsi nell'ambito del procedimento di pagamento dei crediti, disciplinato, dopo la confisca definitiva, dall'art. 60 del predetto codice, che individua l'organo preposto al pagamento dei creditori nell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Tale assetto normativo, e in particolare gli artt. 55 e 61 cod. antimafia, si porrebbe tuttavia in contrasto con gli artt. 24 e 102 Cost., poiché sarebbe assicurata ai creditori una tutela giurisdizionale incompleta, atteso che gli stessi hanno la possibilità di adire l'autorità giudiziaria solo per contestare il piano di pagamento predisposto dall'Agenzia, mentre sono privi di tutela giurisdizionale, anche rispetto all'eventuale inerzia dell'Agenzia stessa, nello svolgimento delle attività ad essa demandate, tanto nella fase antecedente di predisposizione del progetto di pagamento, quanto in quella successiva di esecuzione materiale del piano. Questo sistema normativo, nel suo complesso, sarebbe pregiudizievole per i titolari di crediti prededucibili, il cui accertamento è compiuto al di fuori della procedura di prevenzione, specie ove si abbia riguardo alla differente disciplina prevista per il fallimento (ora, liquidazione giudiziale), nella quale, nelle fasi di accertamento e graduazione dei crediti, l'attività del curatore è assoggettata a un controllo costante dell'autorità giudiziaria. Secondo lo stesso Tribunale rimettente la reductio ad legitimitatem del sistema richiederebbe un intervento a "rime obbligate" di questa Corte, dovendo riconoscersi ai creditori inseriti nello stato passivo e ai titolari di crediti prededucibili la possibilità di adire l'autorità giudiziaria individuata, dall'art. 61, comma 7, cod. antimafia, con ricorso proposto ai sensi dell'art. 702-bis del codice di procedura civile. 2.- In via preliminare, deve essere dichiarata l'inammissibilità della questione in riferimento all'evocato parametro dell'art. 102 Cost., poiché lo stesso non è pertinente rispetto alle censure che si ritraggono dall'ordinanza di rimessione, la quale vuole denunciare un vulnus all'effettività della tutela giurisdizionale dei creditori contemplata, a fronte del divieto di introdurre e proseguire azioni esecutive individuali, dall'art. 55 cod. antimafia dopo il sequestro di prevenzione. Difatti, l'art. 102 Cost. prevede, per un verso, che in linea di principio la giurisdizione è esercitata da magistrati ordinari e, per un altro, che non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Di qui, non essendo posta in dubbio, neppure dalla stessa ordinanza di rimessione, la giurisdizione del giudice ordinario per tutte le fasi nelle quali è contemplato l'intervento dell'autorità giurisdizionale, l'evocazione di tale parametro risulta essere inconferente con conseguente inammissibilità della censura (ex plurimis, sentenze n. 225, n. 209 e n. 108 del 2023). Infatti - ha affermato recentemente questa Corte - quando l'evocato parametro risulta inconferente, e comunque di esso non è indicata la pertinenza, la questione è in parte qua inammissibile (ancora sentenza n. 108 del 2023). 3.- Anche con riguardo al parametro dell'art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale è inammissibile, sia nella parte in cui ha ad oggetto l'art. 55 cod. antimafia, sia in quella concernente il successivo art. 61. 4.- Il giudice rimettente - lamentando un'insufficiente tutela giurisdizionale in executivis di un credito sorto, dopo il sequestro di prevenzione, a carico di un soggetto raggiunto da tale misura, credito già accertato in via definitiva in sede di cognizione - denuncia un vulnus complessivo e, come presupposto interpretativo della questione, muove dalla considerazione che la possibilità di ottenere il soddisfacimento del credito sarebbe, per un verso, preclusa nella sede ordinaria dell'espropriazione forzata, stante il disposto dell'art. 55 cod. antimafia, in base al quale a seguito del sequestro (e a maggior ragione dopo la successiva confisca) non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive e, per l'altro, sarebbe invece riconosciuta - ma in termini ritenuti inadeguati - nel procedimento speciale di liquidazione previsto dall'art. 61 cod. antimafia a seguito della definitività della confisca di prevenzione. 5.- In realtà, sotto quest'ultimo profilo, si ha che per i crediti prededucibili - quali, in generale, quelli sorti in occasione o in funzione del procedimento di prevenzione, quindi non prima del provvedimento di sequestro - il codice delle leggi antimafia contempla (art. 54) una più rapida tutela, distinta e separata, rispetto a quella degli altri crediti, anteriori al sequestro. Ciò innanzi tutto escludendo che i primi, a differenza dei secondi, debbano essere verificati secondo le modalità e la procedura di accertamento previste dagli artt. 57, 58 e 59 cod. antimafia. Quando sono liquidi, esigibili e non contestati, ovvero accertati in via definitiva in sede di cognizione, tali crediti (quelli prededucibili) possono essere soddisfatti, in tutto o in parte, al di fuori del piano di riparto in cui confluiscono i crediti non prededucibili, assoggettati alla procedura di accertamento, e, quindi, anche prima della redazione dello stesso piano, sempre che l'attivo sia sufficiente e che il pagamento non comprometta la gestione e comunque previa autorizzazione del giudice delegato alla procedura di prevenzione, chiamato a verificare che si tratti effettivamente di un credito prededucibile e che sussistano le condizioni per il pagamento immediato. Se, però - prosegue l'art. 54, al comma 2 - la confisca ha ad oggetto beni organizzati in azienda e il tribunale ha autorizzato la prosecuzione dell'attività, la distribuzione avviene mediante prelievo delle somme disponibili secondo criteri di graduazione e proporzionalità, conformemente all'ordine assegnato dalla legge. D'altra parte, dopo l'irrevocabilità del provvedimento di confisca, tali crediti, se non già soddisfatti prima, precedono tutti gli altri nel progetto (e nel successivo piano) di pagamento redatto dall'Agenzia (art. 61 cod. antimafia). Nell'una e nell'altra evenienza il creditore di un credito prededucibile, il cui pagamento immediato non sia stato autorizzato dal giudice delegato alla procedura di prevenzione o che non sia stato inserito, con la dovuta priorità, nel piano di pagamento dei crediti, può dolersi di ciò proponendo opposizione al giudice. In un caso, già dopo il sequestro di prevenzione, è possibile il ricorso al tribunale che ha applicato la misura di prevenzione, mediante l'opposizione prevista in generale dall'art. 59, comma 6, in favore dei «creditori esclusi» e tale deve considerarsi anche il creditore in prededuzione non ammesso al pagamento anticipato (in tal senso, già Corte di cassazione, sezione quinta penale, sentenza 23 gennaio-26 febbraio 2019, n. 8441);