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a questo si aggiunge che il decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 (cosiddetto "decreto milleproroghe"), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, se da un lato specifica i termini per designare il commissario straordinario col fine di accelerare i tempi di nomina e velocizzare l' iter , dall'altro restringe il campo di applicazione dei lavori da destinare alla viabilità siciliana: non più sulla "rete viaria", come indicava il precedente decreto-legge n. 32, bensì sulle sole strade provinciali, riducendo così le aree di intervento straordinario; considerato inoltre che: in data 5 novembre 2019 è stato nominato il dottor Corrado Gisonni commissario straordinario con il compito di sovrintendere alla progettazione ed esecuzione degli interventi per la messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso; entrambe le figure erano state individuate dall'ex ministro Toninelli, ma mentre per Gisonni non si è riscontrata difficoltà alcuna relativamente al prosieguo dell' iter di nomina, questo non è accaduto per la proposta di nomina del dottor Gianluca Ievolella quale commissario straordinario della viabilità in Sicilia, mai formalizzata; considerato infine che ad oggi non si rilevano aggiornamenti relativi alla designazione del commissario straordinario per progettare ed eseguire gli interventi di manutenzione della rete viaria (o strade provinciali) in Sicilia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra; se non rilevi un singolare immobilismo nell'individuazione e designazione del commissario straordinario per la manutenzione delle strade in Sicilia e se non ritenga pertanto necessario intervenire in maniera tempestiva adottando le opportune misure per porre rimedio alle conseguenze prodotte da tale situazione; quali iniziative intenda assumere affinché le ricadute di un tale stato di cose non si protraggano ulteriormente nel tempo continuando a produrre effetti dirompenti sulla qualità della vita dei cittadini siciliani. Atto n. 4-03355 ROMANO LEZZI MININNO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dello sviluppo economico Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: "La Gazzetta del Mezzogiorno", storico e prestigioso quotidiano che da 133 anni è una delle colonne portanti dell'informazione libera e democratica del Sud Italia, patrimonio di tutto il Meridione, è stata colpita dalla crisi del settore editoriale, causando il crollo delle vendite e la significativa contrazione degli introiti pubblicitari; a seguito delle dimissioni del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, senza che fossero nominati i nuovi organi per presunto difetto di forma nella convocazione dell'assemblea societaria, e dopo la decisione del Tribunale di Catania di prorogare il consiglio di amministrazione dimissionario per far eseguire all'editore le nomine di propria competenza previste dalla legge, pare che la proprietà abbia comunicato la volontà di porre in liquidazione la società editrice del giornale; considerato che: se ciò dovesse rispondere al vero, si configurerebbe un disinteresse dell'editore al prosieguo dell'attività della testata pugliese, con la volontà di porre in liquidazione la Edisud SpA, società editrice del giornale, come sembrerebbe essere stato comunicato al consiglio di amministrazione uscente nella giornata del 5 aprile 2020; negli ultimi 18 mesi i lavoratori della Gazzetta (giornalisti, poligrafici e quasi tutti gli amministrativi) hanno accettato pesanti sacrifici: tagli progressivi e strutturali alle buste paga, mensilità e contributi perduti, il tutto "per mettere i conti in sicurezza", a fronte di un impegno professionale sempre crescente; serve fare chiarezza per capire come si siano "deteriorati" i bilanci degli ultimi anni, alla luce di controverse scelte gestionali, a cui sembra che abbia concorso un certo disordine organizzativo e la mancanza di governance , con progressivo pregiudizio dei diritti creditori, si chiede di sapere: quali iniziative si intenda intraprendere per verificare quanto riportato, affinché siano fornite ai dipendenti de "La Gazzetta del Mezzogiorno" le legittime informazioni circa il futuro e il possibile rilancio della testata; se si ritenga di intraprendere azioni di competenza volte a salvaguardare il futuro della storica testata e a tutelare i diritti dei lavoratori coinvolti. Atto n. 4-03356 DE POLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per le politiche giovanili e lo sport e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: i proprietari dei cavalli da metà marzo 2020 stanno segnalando che viene impedito loro di entrare nei maneggi o nelle strutture private come cascine e altro per accudirli; le indicazioni sul corretto comportamento da tenere per le restrizioni imposte dai diversi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per contenere i contagi da coronavirus stanno generando confusione in chi vorrebbe soltanto prendersi cura del proprio cavallo; le indicazioni contraddittorie e confuse hanno portato alcuni centri equestri e maneggi a dare una lettura estremamente restrittiva dei provvedimenti governativi non consentendo, in molti casi, l'accesso per accudimento ai proprietari; la FISE (Federazione italiana sport equestri), con nota dell'11 marzo, ha comunicato che, a seguito dell'epidemia di coronavirus, possono accedere ai centri ippici solo "i proprietari di atleti di interesse nazionale che sono una categoria molto ristretta e certificata dalla stessa federazione. Tutti gli altri solo in situazioni di necessità indifferibili certificate da un veterinario"; l'ENPA (Ente nazionale protezione animali) chiarisce che "I cavalli i cui proprietari sono tesserati FISE (...) si potranno attenere alla dichiarazione della Federazione stessa che palesa la necessità di evitare l'accesso presso le strutture per montare o muovere alla corda il cavallo. Naturalmente, fatte salve le situazioni di necessità indifferibili che devono essere debitamente comprovate (ad esempio con la certificazione medico veterinaria). I centri ippici, a loro volta, provvedono alla cura ed alla movimentazione del cavallo, attraverso il proprio personale e nel rispetto delle misure di contenimento COVID-19 all'interno dei luoghi di lavoro"; considerato che: l'accudimento quotidiano dei cavalli deve essere garantito, pur nel rispetto della normativa d'urgenza perché rimane un dovere etico morale, oltre che giuridico, anche in situazioni estreme come quella attuale e senza che questa necessità sia certificata di volta in volta da un veterinario; i cavalli stanno subendo in questo momento una grande sofferenza a causa della reclusione forzata nei box ; inoltre, la sospensione delle attività, specialmente se dovesse protrarsi nel tempo, potrebbe indurre alcuni centri ippici a cedere i cavalli per sopravvenute difficoltà, con il rischio concreto che centinaia di cavalli vengano ceduti ai commercianti e finiscano al macello, si chiede di sapere se non si reputi assolutamente indispensabile rivedere il decreto e apportare le modifiche che consentono ai possessori di cavalli, seriamente preoccupati della sofferenza che la reclusione nei box da settimane sta ingenerando, di prendersi cura di loro e non recidere quel legame così particolare, sottile e profondissimo che esiste tra loro.