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il primo è sulla fruizione del credito d'imposta per le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica; il secondo è sulle agevolazioni e i crediti d'imposta per l'uso e l'avvio di riciclo di imballaggi riutilizzabili; il terzo è sulle certificazioni idonee ad attestare la natura e le tipologie dei materiali prodotti, ai fini delle agevolazioni fiscali sui prodotti da riciclo, di cui le plastiche sono peraltro parte preponderante. Questi sono i decreti di riferimento della legge di stabilità del 2019, ai quali - come rammenterà - abbiamo lavorato insieme. Inoltre, c'è il pacchetto rifiuti, avviato nel precedente Governo come recepimento e di prossima conclusione nei mesi a venire, che riguarda le cosiddette quattro direttive europee in materia. Non le enuncio, perché sarebbe un tecnicismo che in questa sede non ha di che, ma molte riguardano la plastica, non esclusivamente ma in modo significativo. Nell'ambito del recepimento, peraltro - come rammenterà, perché ne abbiamo parlato - avevamo anche la possibilità di meccanismi di ristoro per i Comuni ospitanti impianti di queste gestioni, così come incentivazioni e premi per i Comuni che hanno una raccolta differenziata supplementare, in modo significativo per la plastica. In ordine all'ultima previsione, ossia quella della legge di stabilità, come sa, ho già avanzato proposte, in particolare sulle incentivazioni. Il credito d'imposta attuale previsto per le aziende che producono plastiche compostabili rigenerabili e recuperabili è del 10 per cento e auspico che venga ben alzato. Così come il meccanismo di aiuto per tutte le aziende che vogliono transitare nel nuovo sistema. Analogamente, per esempio, nel cosiddetto decreto clima, mi piacerebbe immaginare le macchinette mangia plastica, che aiutano anche i cittadini; e a tal proposito vi è un emendamento governativo, sul quale invito il Parlamento a riflettere. Che cosa voglio dire? In buona sostanza, vi è il pieno intento di creare meccanismi che spingono verso la transizione ecologica piuttosto che deprimerla e su questo concordo pienamente. In questo senso, secondo me, un misto di imposizione che diventa di scopo, cambia il sistema perché se è di scopo, non è più gettito, ma rientra nel sistema della transizione green , ritornando alle medesime aziende sotto forma di incentivazione. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Arrigoni, per due minuti. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, non sono molto soddisfatto della risposta che ha dato. Innanzitutto, non ha assunto un impegno in ordine all'avvio, ancorché sperimentale, del sistema del vuoto a rendere, che potrebbe certamente consentire il perseguimento dell'economia circolare. Per quanto riguarda il credito d'imposta, che voi avete introdotto in zona Cesarini, sulla norma della tassa sulla plastica, esso edulcora, ma di poco, la sostanza della norma: voi date 30 milioni di euro di credito d'imposta alle imprese, ma in realtà poi, a queste imprese, succhiate 2 miliardi di tasse a regime, a partire dal 2021. No, non si fa così. Non si persegue così l'economia circolare. La tassa sulla plastica va contro l'economia circolare, va contro i prodotti, va contro le imprese e i lavoratori, va contro anche i consumatori, che si ritroveranno costretti, dal prossimo anno, a sostenere 110 euro in più di spesa per l'acquisto di questi prodotti. Non si deve procedere in questo modo. Il recepimento delle direttive, caro Ministro, la prego, deve essere fatto in tempi congrui. Per esempio, sulla plastica monouso l'Europa ci dice che la scadenza è al 2021: non facciamo il passo più lungo della gamba. La informo che ieri abbiamo depositato un'interrogazione parlamentare sul fatto che l'introduzione sul mercato di plastiche cosiddette compostabili, non disciplinate da linee guida, sta determinando enormi problemi agli impianti di compostaggio, questione che le abbiamo esposto: i compostatori necessitano, da parte del suo Ministero, di precise risposte. Non corriamo, altrimenti rischiamo di fare solo del male all'economia circolare e soprattutto al mondo economico delle nostre imprese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . La senatrice Tiraboschi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01217 sugli investimenti per sostenere un'efficace strategia di trattamento dei rifiuti, per tre minuti. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Ministro, l'interrogazione risale ad una quindicina di mesi fa, ma non credo che i numeri siano cambiati molto. Apprendiamo da fonti autorevoli di stampa che circa il 12 per cento dei rifiuti italiani non trova destinazione, con la conseguenza che questi rifiuti si accumulano senza indirizzarsi né verso il riciclo, né verso lo smaltimento, in quanto non ci sono sufficienti impianti. Sappiamo che l'Italia è leader in Europa nel riciclo, a differenza di altri Paesi che preferiscono bruciare o avviare i rifiuti in discarica, ma non ci sono sufficienti impianti di selezione, di rigenerazione, di trattamento e di recupero energetico, che sarebbero necessari sia per raggiungere il 65 per cento del riciclo che richiede l'Unione europea, sia per scendere sotto il 10 per cento di smaltimento in discarica. Per conseguire questi obiettivi, che sono indicati dall'Unione europea, sarebbero necessari degli investimenti importanti, nuovi impianti per il riciclo di rifiuti organici per almeno 2,3 milioni di tonnellate all'anno e nuovi impianti di incenerimento per smaltire circa 1,7 milioni di tonnellate in più all'anno, 53 nuovi impianti di gestione anaerobica e almeno 4 impianti di incenerimento: uno in Campania di dimensioni più o meno uguali a quelle di Acerra, uno equivalente in Sicilia, uno di media grandezza nella zona del Centro del nostro Paese e uno in Sardegna. È evidente, tutti lo comprendiamo, che senza gli impianti si rischia di ricorrere più del dovuto alle discariche. Il Nord dell'Italia sappiamo che ha dei parametri discretamente accettabili, in sostanziale pareggio tra i rifiuti prodotti e la capacità di trattarli; il Centro è a meno del 16 per cento e il Sud a meno del 27 per cento. In Italia, se tralasciamo la Lombardia e il Friuli-Venezia Giulia, il divario tra i rifiuti e gli impianti risulta essere negativo un po' dappertutto: dal -3 per cento del Veneto al -50 per cento della Sicilia (dato preoccupante), passando per il -8 per cento del Piemonte e il -21 per cento della Liguria. Alla luce di questi dati, che non sono certo confortanti, le chiediamo quali siano gli investimenti volti a sostenere una strategia di medio-lungo periodo - ci rendiamo conto che non è che dall'oggi al domani si cambia tutto - sulla quale il nostro Paese sta registrando un fortissimo ritardo (e di questo dobbiamo essere consapevoli). Una strategia che punti alla prevenzione e al riuso ma, al tempo stesso, sostenga anche un nuovo corso industriale che serva ad avviare questa economia circolare. PRESIDENTE.