[pronunce]

che la sanzione pecuniaria di cui agli artt. 2 e 8 della legge 15 dicembre 1990, n. 386 – temperata dalla concessione al responsabile della possibilità di un ravvedimento operoso, costituito dal pagamento integrale della somma portata dal titolo, entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione dello stesso – avrebbe una funzione essenzialmente afflittiva e, quindi, di prevenzione generale e speciale; che, invece, la revoca dell'autorizzazione prevista dall'art. 9 costituirebbe misura, più che sanzionatoria, amministrativa, «di salvaguardia in forma specifica» delle relazioni economiche e di tutela della pubblica fede, e quindi volta a proteggere i creditori nei confronti di debitori che abbiano già dato cattiva prova di sé: la disciplina avrebbe quindi in definitiva riguardo alla posizione dei possibili prenditori del titoli, più che a quella dei traenti; che in tale contesto, secondo l'Avvocatura, si spiegherebbe la diversa regolamentazione dettata dal legislatore in relazione alle due fattispecie: per evitare la sanzione pecuniaria, è sufficiente che il pagamento avvenga nei termini; per scongiurare la revoca dell'autorizzazione a emettere assegni, è altresì necessario che tale pagamento sia disposto con un anticipo tale da consentire al traente di far pervenire alla banca trattaria la quietanza del prenditore; che l'interesse generale alla sicurezza dei traffici giustificherebbe la previsione dell'iscrizione nell'archivio informatico e della revoca dell'autorizzazione in conseguenza del fatto oggettivo della mancata produzione della quietanza nei termini di cui all'art. 8, senza gravare la banca trattaria di lunghe e complesse indagini sull'intervento di un eventuale, successivo adempimento del debitore e sulle ragioni della mancata produzione della quietanza, laddove l'invio del preavviso di revoca varrebbe a garantire in maniera adeguata la posizione del traente; che, peraltro, l'interesse del traente sarebbe preso in adeguata considerazione, posto che l'art. 9 prevede che, decorsi sei mesi, vengano meno gli effetti dell'iscrizione e l'autorizzazione possa essere ripristinata; e posto che, ove l'iscrizione sia derivata dalla mancata collaborazione del prenditore nell'invio della quietanza (come, a detta del ricorrente, si sarebbe verificato nella fattispecie dedotta in giudizio), il traente può agire nei suoi confronti per il ristoro dei danni. Considerato che il Tribunale di Trapani dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 2, 3 e 41 della Costituzione, degli articoli 9 e 9 bis della legge 15 dicembre 1990, n. 386 (Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari), come modificati e «introdotti» dall'art. 34 decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999 n. 205), nella parte in cui, in caso di mancato pagamento di un assegno, in tutto o in parte, per carenza di provvista, richiedono, perché non abbia luogo l'iscrizione del nominativo del traente nell'archivio informatico della Banca d'Italia e la conseguente revoca di ogni autorizzazione a emettere assegni, che, entro il termine di cui all'art. 8 della stessa legge (sessanta giorni dalla data di scadenza della presentazione), venga fornita la prova dell'avvenuto pagamento dell'assegno, invece di ritenere sufficiente, a questi fini, al pari di quanto previsto per l'applicazione delle sanzioni amministrative, che, nel rispetto dei limiti temporali innanzi indicati, il titolo sia stato pagato; che la questione è manifestamente inammissibile per inadeguata descrizione della fattispecie, non essendo dato comprendere se, nel caso di specie, la banca trattaria abbia provveduto a trasmettere il nominativo del traente all'archivio informatico della Banca d'Italia dopo che le era stata fornita la prova – ancorché successivamente allo spirare del termine di sessanta giorni di cui all'art. 8 – dell'avvenuto pagamento in “tempestivo ritardo” ovvero se la prova dell'avvenuto pagamento era stata fornita dopo che la banca trattaria aveva provveduto alla trasmissione del nominativo del traente all'archivio informatico; che è evidente che l'onere di tempestiva produzione della prova dell'avvenuto pagamento ha ben altra rilevanza – in quanto funzionale a dimostrare il “ravvedimento operoso” del traente – nell'una ipotesi e nell'altra, e pertanto ai fini della sussistenza dell'obbligo - oggetto di controversia nel giudizio a quo - della banca trattaria di provvedere alla trasmissione del nominativo del traente all'archivio informatico della Banca d'Italia; che l'insufficiente descrizione della fattispecie si risolve in carenza della motivazione sulla rilevanza della proposta questione, e pertanto nella sua manifesta inammissibilità. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 9 e 9-bis della legge 15 dicembre 1990, n. 386 (Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3 e 41 della Costituzione, dal Tribunale di Trapani con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 luglio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 luglio 2006. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA