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Infatti, se la relazione illustrativa al ddl Concorrenza dichiara che il comma 2 interviene proprio per risolvere la tendenza monopolista, ciò non risulta dal testo dell'articolo, non è infatti chiaro come l'attribuzione di nuovi compiti di definizione di standard tecnici e qualitativi per le attività di smaltimento e recupero ad ARERA, possa permetterle di intervenire su aspetti prettamente concorrenziali; e) il rispetto del principio della concorrenza è espressamente previsto dal decreto legislativo 152/2006, in linea con la direttiva 2008/98, ma visto che tale aspetto è sovente disatteso l'AGCM, che già in passato aveva censurato la tendenza ad affidare assieme alle attività di raccolta delle diverse frazioni dei rifiuti urbani, anche le attività di smaltimento, recupero e riciclo che sono tipicamente svolte in regime di mercato anche mediante una impropria attribuzione di titolarità esclusiva in capo al gestore delle suddette frazioni, nella segnalazione di marzo 2021 ribadisce come sia necessario prevedere che la gestione integrata dei rifiuti venga affidata e svolta nel rispetto del principio di concorrenza e non deve comportare "improprie monopolizzazioni dei mercati concorrenziali a valle, quali quelli del recupero e smaltimento". In ragione di ciò si valuti l'opportunità di prevedere che le attività di gestione integrata dei rifiuti urbani, affidate in via esclusiva non ricomprendano anche le attività di recupero e smaltimento disponibili in regime di libero mercato; nell'assegnazione delle frazioni raccolte, il gestore affidatario deve utilizzare procedure competitive, che non favoriscano le proprie controllate e/o collegate; f) al comma 3 invece si propone la modifica dell'articolo 224, comma 5, del decreto legislativo 162/07 per eliminare la partecipazione delle associazioni rappresentative dei centri di selezione (CSS) dalle negoziazioni per la definizione dell'accordo di programma quadro o di comparto tra tutti i sistemi di compliance (consorzi di filiera e sistemi autonomi riconosciuti), l'ANCI, l'Unione delle province italiane (UPI) e gli Enti di gestione di Ambito territoriale ottimale, risultando inopportuno che vi sia una definizione concordata delle condizioni economiche e/o di servizio applicate. Si ritiene che la partecipazione del settore degli impianti di trattamento dei rifiuti recuperabili alle negoziazioni sia necessaria. Si valuti pertanto l'opportunità di prevedere che le Associazioni che rappresentano le imprese di tali comparti, siano presenti nelle fasi di definizione dell'accordo quadro. Riteniamo sia però utile una formulazione più adeguata del comma 5 dell'art. 224 in particolare rispetto all'uso del termine "CSS"; 8) si valuti l'opportunità di prevedere specifiche disposizioni volte a rafforzare il green public procurement (GPP), che può rappresentare uno strumento di politica industriale orientato alla sostenibilità ambientale, a condizione, però, di superare alcune rigidità connesse soprattutto alla messa a punto dei criteri ambientali minimi (CAM), attraverso l'elaborazione di una norma quadro per l'individuazione dei CAM e la loro revisione, ispirata ai principi di better regulation e tutela della concorrenza, in modo da garantire: i) un processo aperto e trasparente di confronto tra le amministrazioni, gli istituti di ricerca e gli operatori economici coinvolti per l'adozione e la revisione dei criteri; ii) l'individuazione di criteri oggettivi, verificabili e non discriminatori; iii) un processo di revisione semplificato, a vantaggio soprattutto di realtà medio-piccole che non dispongono di adeguate strutture tecniche; 9) si valuti l'opportunità a) che i Comuni provvedano all'approvazione e all'attuazione dei piani di utilizzo degli arenili (PUA), contenenti precisi vincoli in ordine alla definizione delle aree libere, libere attrezzate e suscettibili di affidamento in concessione, derivanti dalle valutazioni dell'Autorità di Bacino Distrettuale circa i fenomeni di erosione costiera, i rischi di frane, di caduta massi, di allagamenti, in modo che, per singolo Comune; b) di garantire almeno unapercentuale di spiaggia libera non inferiore al 50%, che non sia interessata da fenomeni erosivi, rischi di altro tipo o inquinamento, assicurando così l'interesse della collettività alla piena fruizione in sicurezza delle spiagge e che la restante percentuale di spiagge possa essere affidata in concessione o gestita come area libera attrezzata solo laddove sussistano condizioni di integrità della spiaggia e di assenza di rischi del tipo di quelli sopra elencati o di altri vincoli, sempre assicurando la piena fruizione in sicurezza delle spiagge; c) di rivedere il sistema dei canoni concessori con riferimento all'ammontare, all'ente beneficiario dei proventi e alla destinazione degli stessi. Più nel dettaglio, si evidenzia che occorre parametrare i canoni alle caratteristiche dei beni dati in concessione, garantire che almeno una quota consistente dei relativi proventi sia assegnata ai Comuni affinchè sulle spiagge libere possano essere erogati i servizi pubblici essenziali, quali, ad esempio, l'accessibilità alle spiagge anche per disabili, messa in sicurezza dei varchi, servizio di salvamento e disponibilità di attrezzature di soccorso marittimo, di pulizia della spiaggia, di tutela delle aree dunali e della vegetazione dunale, di delimitazione del tratto di mare prospiciente le spiagge per garantire la fruibilità delle spiagge libere e/o attrezzate da parte della collettività; d) di approvare Linee Guida Nature Based Solutions per gli interventi contro l'erosione, che puntino su approccio innovativo che superi quello rigido fatto di barriere, pennelli, frangiflutti, che dopo pochi mesi diventano inutili o addirittura dannosi, e che determinano la conseguente erosione nelle spiagge limitrofe, dando, invece, rilievo alle numerose esperienze di ricostruzione delle dune e di ripascimenti con soluzioni individuate a seguito di attenti studi correntometrici e di biodiversità che stanno dando risultati positivi; 10) al fine di adeguare l'ordinamento nazionale al diritto dell'UE, favorire la chiusura della procedura di infrazione n. 2020_4118, ed evitare sanzioni derivanti dall'omessa attuazione della sentenza della Corte di Giustizia 14 luglio 2016 nelle cause riunite C-458/14 "Promoimpresa" e C-67/15 "Melis e altri", in conformità ai principi di diritto formulati dall'Adunanza Planaria del Consiglio di Stato nelle sentenze richiamate, si valuti l'opportunità di prevedere quanto segue: a) limitare l'efficacia delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per l'esercizio delle attività turistico-ricreative, e dei rapporti aventi ad oggetto la gestione di strutture turistico ricreative in aree ricadenti nel demanio marittimo per effetto di provvedimenti successivi all'inizio dell'utilizzazione, vigenti sulla base di proroghe o rinnovi, al 31 dicembre 2023 in luogo del 31 dicembre 2033, senza possibilità di disporre ulteriori proroghe o rinnovi;