[pronunce]

che tale esclusione comporterebbe una ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla disciplina applicabile a chi, per il solo fatto che la procedura fallimentare a lui pertinente fosse ancora aperta a tale data ed ancorché - essendo questi stato dichiarato fallito prima della entrata in vigore del citato d.lgs. n. 5 del 2006 - si continuino ad applicare nei suoi confronti le disposizioni originariamente contenute nel regio decreto n. 267 del 1942, può accedere al beneficio; che sarebbe, altresì, irragionevole fare dipendere la possibilità di accedere o meno alla esdebitazione da fattori casuali e non riferibili alla condotta del fallito, anzi pregiudicando la posizione di chi abbia consentito una più celere definizione della procedura; che il solo Tribunale ordinario di Udine deduce altresì il contrasto delle disposizioni censurate con l'art. 24 Cost., in quanto esse sarebbero genericamente violative dei principi costituzionali in materia di diritto di azione; che, attesa la omogeneità delle questioni sollevate con le cinque ordinanze di rimessione, i relativi giudizi possono essere riuniti per essere definiti con un'unica decisione; che, per quanto concerne la asserita violazione dell'art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale è manifestamente inammissibile non avendo il rimettente Tribunale ordinario di Udine - al di là di un fugace richiamo al diritto di azione, presidiato dalla indicata disposizione costituzionale - in alcun modo chiarito come si realizzerebbe il contrasto col predetto parametro; che, per ciò che concerne la violazione dell'art. 3 Cost., ipotizzata dai rimettenti sotto il duplice versante sia della irragionevolezza intrinseca della limitazione temporale della possibilità di beneficiare della disciplina in tema di esdebitazione sia della disparità di trattamento fra soggetti che, in funzione della sola circostanza della attualità o meno ad una certa data della pendenza della procedura fallimentare loro pertinente, sono, o non sono, ammessi al predetto beneficio, la questione è manifestamente infondata; che, con specifico riferimento alla dedotta disparità di trattamento, i rimettenti omettono di considerare che il criterio di discrimine nella applicazione di diverse discipline normative basato su dati cronologici non può dirsi, a meno che non sia affetto da manifesta arbitrarietà intrinseca, fonte di ingiustificata disparità di trattamento, poiché, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, lo stesso naturale fluire del tempo è valido elemento diversificatore delle situazioni giuridiche (fra le ultime si vedano le sentenze n. 94 del 2009 e n. 341 del 2007 nonché le ordinanze n. 170 del 2009 e n. 212 del 2008); che, per quanto attiene alla irragionevolezza della fissazione di un limite temporale alla possibilità di accedere al beneficio della esdebitazione - posto che l'unica alternativa possibile, onde non incorrere nella apposizione di ingiustificati termini, sarebbe stata quella di estendere la applicabilità del beneficio a qualunque soggetto che, essendo stato dichiarato fallito, vi avesse interesse dopo la chiusura del fallimento - essa non è riscontrabile nella censurata scelta legislativa che, anzi, appare coerente con la esigenza di compiere, al fine della concessione della esdebitazione, una serie di riscontri istruttori, volti alla verifica della effettiva meritevolezza del beneficio da parte del fallito, che ben difficilmente sarebbero possibili o, comunque, fonte di risultati attendibili, ove fossero svolti in relazione a procedure concorsuali la cui chiusura rimonti a periodi troppo risalenti nel tempo, rientrando, quindi, nella discrezionalità del legislatore la fissazione del detto limite temporale. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 19 e 22 del decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80), sollevata, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Udine, con l'ordinanza in epigrafe. dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dei medesimi artt. 19 e 22 del decreto legislativo n. 169 del 2007 sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Tolmezzo, da quello di Udine, da quello di Lucca e da quello di Alessandria, con le ordinanze in epigrafe; Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 febbraio 2010. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 febbraio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA