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Disposizioni in materia di gioco d'azzardo. Onorevoli Senatori. -- La filiera del gioco e dell'intrattenimento si configura come un vero e proprio settore industriale, caratterizzato da una grande dinamicità: conta oltre 6.600 imprese e un bacino occupazionale di circa 20 mila addetti (tra operatori direttamente impiegati nel settore e quelli che operano all'interno dei punti vendita). Una tale «industria» necessita di un quadro normativo efficace, anche per combattere quella parte del gioco e dell'intrattenimento che si configura come illecito. Con il gioco d'azzardo il nostro paese è entrato in una spirale perversa: più gioco, più entrate fiscali. Ma più gioco significa anche più dipendenza, sino alla ludopatia. L'aumento del gioco legale è andato di pari passo con quello illegale, alimentando la presenza mafiosa. Sono circa cinque anni che, dal mancato esercizio della delega da parte del Governo in seguito alla legge n. 23 del 2014, gli interventi normativi in materia di gioco d'azzardo non hanno subito particolari modifiche, se si escludono alcuni interventi a carattere prettamente fiscale. Precedentemente, a partire dagli anni Novanta, il sistema italiano di regolazione in materia di giochi aveva visto tre periodi di interventi normativi che hanno tentato di regolamentare il settore: il primo tra il 1989 e il 1992; il secondo tra il 1992 e il 2003; il terzo dal 2003 sino ad oggi. Il primo periodo corrisponde alla concezione del gioco d'azzardo come disvalore etico, e quindi come una questione attinente al mero mantenimento dell'ordine interno e al controllo sociale della «sicurezza», oggetto di severe prescrizioni repressive, culminate nelle disposizioni a riguardo contenute nel testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS). Con la crisi valutaria a partire dal 1992 il gioco d'azzardo si avvia ad essere considerato come un’importante leva fiscale e come uno degli strumenti a disposizione dello Stato per contribuire alla riduzione del debito pubblico. Nella terza fase muta la percezione del gioco d'azzardo, da disvalore sociale diviene un settore economico dello Stato, anche per il tramite dell’accorpamento dei Monopoli di Stato nell'Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM), dotata di poteri di gestione, regolazione, programmazione e strategia di mercato. Con l'aumento verticale del fenomeno del gioco, corrispondente anche all'aumento dell'offerta delle diverse tipologie di giochi, si assiste ad un costante aggiornamento delle disposizioni del TULPS nel corso degli anni: ad esempio la legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006) si è concentrata sulla regolamentazione del settore e l'inibizione dei siti web privi delle autorizzazioni previste, o che svolgano attività in contrasto con la disciplina vigente. La legge n. 88 del 2009 (legge comunitaria per il 2008) ha ampliato le inibizioni dei siti web nei confronti dei minori, nonché l'esposizione del relativo divieto in modo visibile negli ambienti virtuali di gioco gestiti dal concessionario. Per la prima volta, tramite l'istituto del conto gioco, al giocatore viene consentita la possibilità di una autolimitazione, potendo stabilire i propri limiti di spesa settimanali o mensili, con conseguente inibizione dell'accesso al sistema in caso di raggiungimento della soglia predefinita. Con la legge n. 220 del 2010 e con il decreto-legge n. 98 del 2011 venivano enucleate disposizioni più stringenti in materia di concessioni, oltre all'inasprimento delle sanzioni, di natura pecuniaria, disponendo anche l'ipotesi di sospensione dell'esercizio dell'attività. Lo stesso provvedimento ha altresì previsto norme più severe sui requisiti dei concessionari di giochi pubblici e disposizioni per contrastare l'evasione, l'elusione fiscale e il riciclaggio. Un intervento più organico nella materia è contenuto nel cosiddetto decreto Balduzzi, il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, con il quale è stata posta attenzione rispetto a questioni di particolare rilievo sociale. Per la prima volta il legislatore decide di intervenire anche per tutelare il soggetto affetto da ludopatia, ovvero la dipendenza da gioco patologico, con azioni volte a contenere i messaggi pubblicitari, istruire gli utenti ad un uso più consapevole, vietare l'utilizzo delle apparecchiature ai minori di anni 18, intensificare i controlli nelle aree più a rischio, come scuole, ospedali, luoghi di culto, centri socio-ricreativi e sportivi. Veniva quindi costituito l'Osservatorio per valutare le misure più efficaci per contrastare la diffusione del gioco d'azzardo. Settore, quello del gioco d'azzardo, che può rappresentare un fattore di particolare allarme sociale in quanto da esso può derivare un alto rischio di dipendenza, specialmente tra i più giovani. Un'indagine conoscitiva (student population survey) condotta negli anni 2012-2013 dal DPA sulla popolazione studentesca (15-19 anni) ha messo in evidenza la pratica del gioco d'azzardo nel 49,4 per cento degli intervistati. «Questa popolazione è composta da una quota di giocatori sociali (39 per cento), da giocatori problematici (7,2 per cento) e da giocatori patologici (3,2 per cento). I soggetti di genere maschile hanno una prevalenza di gioco nettamente superiore rispetto a quelli di genere femminile (rispettivamente 59,2 per cento e 37,1 per cento)». Il problema è aggravato in connessione alle nuove «opportunità di gioco tramite internet » e alle «nuove applicazioni degli smartphone» . La rilevazione ESPADItalia (European School Project on Alcohol and other Drugs) , condotta nel 2015 dall'Istituto di fisiologia clinica (IFC) del CNR di Pisa su un campione di circa 30 mila studenti italiani tra i 15 e i 19 anni, distribuito sull'intero territorio nazionale, dopo cinque anni di numeri decrescenti (si andava dal 47 per cento del 2010 al 39 per cento del 2014) ha rilevato che tra il 2014 e il 2015 si sarebbe avuto un incremento dal 39 al 42 per cento degli «studenti che riferiscono di aver giocato somme di denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi». Tale «aumento è generalizzato per tutte le fasce d'età, in quasi tutte le aree geografiche e per entrambi i sessi». I «locali pubblici non dedicati (bar, tabaccherie, pub) » nel 2015 risultano utilizzati «dal 37 per cento dei giocatori (contro il 44 per cento del 2014 e addirittura il 61 per cento del 2010)»; il gioco nelle abitazioni private diminuisce anch'esso (36 per cento contro il 40 per cento del 2010), mentre aumenta la frequentazione delle sale scommesse (28 per cento, rispetto al 22 del 2010). Nel Mezzogiorno il fenomeno risulta un pò più pronunciato: infatti, coloro che hanno giocato almeno una volta nei 12 mesi precedenti alla rilevazione sono il «36,8 per cento nel nordovest, 30,6 nel nord-est, 43,5 al centro e al 48,8 per cento nel sud e nelle isole (quasi tutte le aree sono in crescita: nel 2014 le percentuali erano rispettivamente del 32,4, 31,1, 41,6, 46,5 per cento)». Stessa graduatoria tra gli studenti: