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No, voi avete fatto di peggio, avete rifiutato questo inserimento e questa proposta e, nel contempo, avete creato un meccanismo per indebitare ulteriormente gli italiani, creando un altro vortice di debito e poi di insolvenza che porterà altre famiglie ed altre imprese al collasso. Ebbene abbiamo provato, ma se non si cambia registro e non si capisce che bisogna passare dall'egoismo della maggioranza, dall'egoismo della parte e dei burocrati, alla generosità degli arditi che partono in guerra senza chiedersi quale fosse la tessera del partito precedente, se non si compie tale passo e si volta pagina, non riusciremo ad affrontare questi giorni e i mesi successivi. Il fatto stesso che questo dibattito si svolga mentre il Governo ancora si divide sul cosiddetto decreto liquidità, che deve essere ancora emanato, è diviso in Europa e non riesce a prendere una decisione su un argomento così fondamentale dimostra ampiamente che è assolutamente necessario in questo Paese un clima di collaborazione nazionale e il rispetto dei ruoli. Noi non vi chiediamo di cambiare il nostro ruolo; noi vogliamo restare all'opposizione di questo Governo, ma non siamo all'opposizione del nostro Paese. Dall'opposizione chiediamo di collaborare con il Governo al protagonismo, possibilmente nazionale, necessario per affrontare le temperie che ci aspettano in Europa e vincere l'egoismo dei burocrati europei e soprattutto l'egoismo di alcuni Paesi europei. Ebbene questo è assolutamente necessario e noi continueremo nel solco che abbiamo intrapreso. C'è un aspetto che ci convince che non è presente nel decreto-legge al nostro esame, ma in quello che state elaborando, ed è quello che vi abbiamo suggerito un mese fa, il 4 marzo, quando abbiamo presentato una proposta in un disegno di legge per chiedere l'estensione della golden power a banche e assicurazioni, e ad altri soggetti e settori sensibili dell'Unione europea, tutelandoci non solo dalla colonizzazione predatoria che avviene da altri continenti, ma anche dalla colonizzazione predatoria che avviene all'interno dell'Europa. Un mese di dichiarazioni, di proposte e di emendamenti; dopo un mese l'avete fatto - o almeno avete annunciato di farlo - nel cosiddetto decreto liquidità che sarà pubblicato. Bene, non vorremmo ritrovarci nella stessa situazione. Abbiamo detto che il settore più a rischio è oggi l'agricoltura. Vi abbiamo proposto delle misure ragionevoli e ci avete risposto con una barriera ideologica. Avevamo chiesto che fossero reintrodotti i voucher , assolutamente indispensabili in questo settore, tanto più in questa stagione quando in Italia non verranno 370.000 lavoratori stranieri perché i loro Paesi glielo impediscono ovviamente: non si possono trasferire. Avevamo chiesto che fossero reintrodotti i voucher e incentivati i percettori del reddito di cittadinanza. Non avete letto nemmeno l'emendamento, che non è affatto punitivo per i percettori del reddito di cittadinanza perché prescrive che essi siano incentivati ad accettare la proposta attraverso il fatto che poi viene prolungato il reddito di cittadinanza e che per quei mesi di stagione lavorativa viene applicato un contratto regolare, incentivando i datori di lavoro perché potrebbero prendere loro - e quindi avere un sollievo vero - il bonus derivante da quella parentesi del reddito di cittadinanza. Non è uno scandalo andare a lavorare nei campi. Chi della nostra generazione non lo ha fatto? Chi della nostra generazione non ha lavorato nei campi? Mio padre che era un imprenditore agrumicolo ha insegnato a me e ai miei fratelli la fatica del lavoro perché a nove-dieci anni ci portava tutte le estati al magazzino - così si chiamava - a lavorare in mezzo agli operai. A sette, otto o nove anni, come gli altri miei fratelli, mi svegliavo alle 5:30 di mattina per essere alle 6 nel magazzino, insieme agli operai. Ero l'unico ovviamente senza un contratto di lavoro; gli altri erano tutti regolari. Quando arrivava l'ispettore del lavoro mio padre ci diceva «fate finta di giocare», perché noi ovviamente non avevamo un contratto: per noi il lavoro era soltanto un mezzo per capire come si affronta la vita; forse pochi di voi l'hanno fatto, per questo non comprendete come gli italiani in questi giorni siano costretti ad affrontare le fatiche di questa "guerra" non avendo dalla loro parte un Governo che li capisca fino in fondo. Noi non molleremo sulla strada della proposta e della collaborazione nazionale; prima o dopo vinceremo la vostra sordità. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, in questi giorni e in queste ore si è parlato tanto degli interventi governativi, giudicandoli in alcuni casi giusti, in altri sbagliati, in altri ancora insufficienti e incompleti. Credo però che mai come adesso lo strumento della decretazione d'urgenza sia stato usato proprio per lo scopo per cui è previsto dalla nostra Costituzione, che appunto abilita il Governo, in casi straordinari di necessità e urgenza, ad assumere sotto la sua responsabilità provvedimenti immediatamente efficaci. È ovvio che la decretazione d'urgenza accentua la responsabilità politica dell'Esecutivo di fronte al Parlamento, ma ciò non esime quest'ultimo dalle sue importanti responsabilità e dall'esercizio delle proprie funzioni. Proprio in un momento così delicato e malgrado le polemiche piuttosto strumentali, credo che questo Parlamento, rappresentativo della sovranità popolare, non abbia mai smesso, nemmeno per un istante, di pensare a soluzioni e di lavorare quotidianamente con abnegazione per il Paese. Il fatto che il Governo abbia agito con la decretazione d'urgenza non ha mai impedito il lavoro parlamentare. Pecca invece di irresponsabilità chi, ostacolando la collaborazione nell'approvazione delle norme e degli emendamenti a favore degli italiani (con tutte le criticità che possono sicuramente esserci) nei tempi rapidi richiesti proprio dalla situazione emergenziale, ci costringe a ricorrere ad un voto di fiducia, abortendo di fatto quelle stesse ipotesi di collaborazione tanto sbandierate. Ricordo peraltro a me stessa che il voto di fiducia rientra, seppur eccezionalmente, nelle nostre regole democratiche. Pur senza entrare nel merito per questioni di tempo, vediamo quali sono i temi del decreto-legge cura Italia; temi e provvedimenti tanto osteggiati dalle opposizioni, ma senza ombra di dubbio necessari e importanti, che coinvolgono in vario modo ogni settore interessato dalla crisi. Il provvedimento interviene in tema di sanità con norme finalizzate al potenziamento delle risorse umane e strumentali del Servizio sanitario nazionale, e in tema fiscale, estendendo le numerose misure di agevolazione a tutto il territorio nazionale, introducendo ulteriori norme tese a tutelare i lavoratori ed a salvaguardare il sistema produttivo; quello stesso sistema produttivo che Italia Viva sostiene da tempo debba necessariamente ripartire, seppure con le dovute cautele e l'indispensabile gradualità. Il provvedimento, inoltre, potenzia ed estende il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, sia con interventi temporanei che con interventi strutturali, e introduce norme speciali in tema di ammortizzatori sociali e misure per rispondere alle esigenze delle famiglie.