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La prima è la presenza della politica in maniera importante nell'organigramma delle fondazioni, nel momento in cui, come è noto, il sindaco è il presidente del consiglio d'indirizzo. Questa scelta - parlo sulla base della mia esperienza nella Fondazione Arena di Verona, anche se non mi risulta in altre realtà, ma è un paradosso che è stato evidenziato - ha fatto sì che, in un determinato frangente, siano stati nominati sovrintendenti che nulla avevano a che vedere con il mondo delle fondazioni lirico-sinfoniche o della cultura e della qualità dell'offerta culturale. Questo ha determinato ripercussioni molto gravi sulla Fondazione. La seconda è altrettanto rilevante e vi avevo fatto cenno anche in una precedente discussione generale, signor Presidente: un territorio ricco e dinamico come la Provincia di Verona riceve dalla Fondazione Arena (secondo i calcoli fatti dall'Università di Verona) un indotto di circa 400 milioni di euro per ogni stagione lirica areniana, nota - come sapete - in tutto il mondo; eppure la partecipazione economica e finanziaria del mondo economico che beneficia di questo indotto è poco più di un milione di euro, cioè una cifra infinitesimale. Nel momento in cui, nel 1996, erano stati immaginati una presenza significativa del Comune capoluogo all'interno delle fondazioni e un indotto economico e imprenditoriale che potesse dare forza alle fondazioni lirico-sinfoniche, posso dire, sulla base dell'esperienza vissuta nel caso della Fondazione Arena, che questi due pilastri sono completamente falliti. Sarebbe stato il caso, visto che si è voluto trattare delle fondazioni lirico-sinfoniche, di mettere mano a quella riforma, per trasformarla. Adesso siamo arrivati al paradosso - lo vedo anche nell' input culturale di questa proposta - che l'analisi dei costi deve prevalere sull'offerta culturale. Com'è noto, questo non è possibile al cento per cento. Siamo arrivati al paradosso, sempre nella Fondazione Arena di Verona, che per questa ragione e per lo stesso motivo sono stati nominati un sovrintendente e un direttore generale attenti ai conti. Dov'è il paradosso? Non viene affrontato, sebbene si parli di revisione del Fondo unico per lo spettacolo, e sta nel fatto che si ricevono i soldi a seconda dell'offerta culturale (e sapete quali sono i tre requisiti del Fondo unico per lo spettacolo). Se però non posso investire, perché il mio direttore generale mi fa le pulci su tutti i conti, la qualità dell'offerta non può essere all'altezza, il pubblico non verrà a vedere gli spettacoli e gli investimenti non saranno conseguenti. A causa di questo circolo vizioso, quindi, prenderò meno soldi dal Fondo unico per lo spettacolo. Questo paradosso avrebbe dovuto essere risolto, nel momento in cui il Ministro ha ritenuto di portare revisioni e modifiche all'attuale legislazione, ma così non è stato. Continuiamo con le negatività: i teatri che ospitano un pubblico maggiore, in ragione delle loro maggiori dimensioni, come l'Anfiteatro di Verona, il teatro Petruzzelli o il Carlo Felice, riceveranno meno fondi; di conseguenza, potranno offrire una qualità inferiore, per via del criterio ragionieristico dietro le spese per la cultura, e, con il minor pubblico, incideranno tutti sul Fondo unico per lo spettacolo. Spero che nella revisione promessa nell'atto di delega si metta mano a tale criterio per premiare almeno le grandi fondazioni, che devono gestire stagioni teatrali come quella dell'enorme Arena di Verona. Un altro paradosso che creerà il provvedimento è la durata massima di quarantotto mesi per i contratti a tempo determinato. Non conosco le altre fondazioni, ma è probabile che nell'accordo tra il management e le parti sindacali abbiano trovato una sintesi positiva per gran parte delle comparse della stagione areniana, che sono centinaia e centinaia e grazie alle quali la si riesce a realizzare. Per la stagione invernale, però, nel teatro filarmonico - ma credo che altri abbiano la stessa problematica - ci sono circa trenta persone (tra coro, orchestra e tecnici) che rientrano nella tipologia di cui stiamo parlando. Nel momento in cui entrerà in vigore il provvedimento, saranno circa una trentina le persone esperte, che lavorano da anni in strutture importanti come il coro e l'orchestra o come tecnici le quali non potranno più vedersi rinnovato il contratto. Posso ragionevolmente supporre che la stagione invernale al teatro filarmonico, come in altri teatri d'Italia, sarà inficiata e condizionata dal provvedimento. A me pare un'inutile penalizzazione, in particolare per le fondazioni lirico-sinfoniche più grandi, come quelle del caso specifico, ma penso che il discorso valga anche per gli altri teatri. I temi che avrebbero dovuto essere affrontati erano altri ancora rispetto a quelli ripresi nella delega. Vi sono aspetti positivi, che ho detto prima, come l'individuazione di strumenti di accesso al credito agevolato, i patti tra le fondazioni del territorio e la revisione dei criteri del FUS. Speriamo che almeno questi possano sollevare il sistema delle fondazioni lirico-sinfoniche da criticità dettate non dalla qualità dell'offerta culturale, ma da una norma che ingessa il comparto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. GRANATO, relatrice . Signor Presidente, ci fa piacere che dal Partito Democratico siano partiti alcuni flash che ricordano ai precari del mondo della lirica chi li ha messi nelle condizioni di rimanere tali a vita e chi invece, con questo provvedimento, ha operato per regolamentarne la stabilizzazione. (Commenti della senatrice Malpezzi) . Non tutto ciò che è stato detto è corretto, perché l'ultimo rilievo è riferito al testo del provvedimento che non era ancora stato emendato dal Senato: i mesi ora non sono più quarantotto, ma trentasei, a partire dal 1° luglio. Abbiamo quindi rimediato agli errori di tanti anni di malagestione e forse si è dimenticato che il commissariamento delle fondazioni è stato voluto dalla gestione Franceschini, che è passata dal ridimensionamento della pianta organica, dalla proliferazione di contratti a tempo determinato, dal licenziamento di tanti artisti, dei cori e delle orchestre all'annullamento di interi corpi di ballo. Grazie a questo decreto, abbiamo segnato un'inversione di tendenza, anche se, purtroppo, per vulnus costituzionale non siamo riusciti a mantenere la quota riservata al precariato che avremmo voluto. Abbiamo cercato di intervenire per rimediare ad un vulnus di anni. Intanto adesso, grazie all'azione di questo Governo, si è posto un argine alla precarietà creata e favorita dalle azioni degli Esecutivi targati PD. Ci riteniamo quindi soddisfatti di quello che per ora siamo riusciti a fare. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. *VERDUCCI, relatore di minoranza . Signor Presidente, in realtà devo dire che l'inadempienza e dunque il rischio che questo decreto-legge sia controproducente e un buco nell'acqua sono proprio nelle parole appena pronunciate dalla relatrice Granato. Tale rischio è testimoniato dal fatto che questo Governo sia dovuto intervenire precipitosamente.