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Contattata dalla Sacchettoni, "Flag International" asserisce che i lavori sarebbero in corso dentro l'edificio e pare riguardino la Cappella dei Re Magi di Borromini; considerato inoltre che: l'appetibilità di spazi pubblicitari in luoghi privilegiati come l'angolo P.zza di Spagna-Via di Propaganda è palese e i diritti di commercializzazione a scopo pubblicitario delle pareti del palazzo dell'ex "Propaganda Fide" presuppongono un contratto a molti zeri che farebbe gola a chiunque. Non si capisce, però, da chi "Flag International" abbia ottenuto la concessione del diritto d'uso del ponteggio e dunque chi sia a riscuotere il dovizioso canone. Non da Roma Capitale, che giustifica con l'extraterritorialità del Vaticano il proprio immobilismo, millantando di non avere voce in capitolo, nonostante la crescente collaborazione con quello (si veda "Italia e Vaticano firmano un protocollo per la tutela del Centro Storico di Roma" su "farodiroma.it") e gli obblighi comuni dettati dall'UNESCO. Non dalla Santa Sede, poiché il presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha negato che, pur mirando l'APSA a mettere a reddito quel patrimonio, il Vaticano si presti ad "operazioni finanziarie che servano a incassare pubblicità", memore delle critiche suscitate dal restauro del Palazzo della Cancelleria; anche di quello si era occupata "Urban Vision", sia come co-finanziatore del restauro sia come responsabile della raccolta di fondi privati "tramite l'esposizione pubblicitaria sulle facciate del palazzo", fondi "destinati a coprire gran parte del costo del restauro", in nome del mecenatismo culturale e di quel "connubio tra enti laici e religiosi finalizzato alla tutela del patrimonio artistico e architettonico nazionale" che Urban Vision esalta senza esplicitare a quale nazione faccia riferimento (si veda "Palazzo della Cancelleria. Taccuino del cantiere di restauro" su "urbanvision.it"); valutato che Piazza di Spagna è vincolata ai sensi dell'art. 10, comma 4, del decreto legislativo n. 42 del 2004, ragione per cui una ingiustificata alterazione dell'aspetto esteriore della piazza, come quella causata da un ponteggio permanente non richiesto da lavori alle facciate, contrasta con l'art. 16 del Concordato: se l'affidamento al senso estetico del Vaticano si rivela mal riposto, l'accordo bilaterale deve essere messo in discussione, nell'interesse dei cittadini, sempre che la responsabilità sia della Santa Sede, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa confermare quanto si evince indirettamente dall'articolo di Ilaria Sacchettoni, ovvero che, a proposito del "ponteggio pubblicitario" del Palazzo della ex "Propaganda Fide" in Piazza di Spagna, la questione resti in capo allo Stato, e perciò precisare quale ruolo abbiano gli Uffici ministeriali nel restauro previsto all'esterno, ma non in corso e se il ponteggio in opera sia in qualsiasi modo riconducibile al Ministero, anche in considerazione della delicatezza della posizione del dicastero quando i diritti d'uso dei ponteggi installati su edifici storici vengano concessi ad una società, "Urban Vision", che ha tra i soci fondatori anche l'imprenditore Gianluca De Marchi. Atto n. 4-07384 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: un articolo di Carmine Gazzanni su "Lettera 43" del 25 gennaio 2020, intitolato "Le opere acquistate illegalmente o rubate che l'Italia chiede indietro", nel dare conto di una ventina di procedimenti di restituzione che, giovandosi della direttiva di cooperazione amministrativa fra i Paesi UE, avevano impegnato il Ministero della cultura nel corso del 2019, tra i dossier aperti menziona anche quello relativo ad un affresco "oggi esposto nel Museo cristiano e bizantino di Atene", che descrive con il seguente virgolettato: "raffigurante San Bartolomeo sottratto da una chiesa rupestre di Teano (Caserta)" (si veda "Le opere acquistate illegalmente o rubate che l'Italia chiede indietro" su "lettera43.it"); se si esclude l'articolo citato, la notizia non sembra avere avuto alcuna eco, neppure sulla stampa locale o presso le associazioni culturali del territorio, tant'è che anche in rete l'intervento più recente resta quello, fondamentale, dell'archeologo Roberto Meneghini sul n. 11 dell'annata 2017 della rivista "Il Sidicino", curata dalla "Associazione Archemperto - Teano"; considerato che: in realtà, il lacerto di affresco in questione, corrispondente alla testa e a parte del busto dell'apostolo, proveniva dalla omonima località posta a circa 2 chilometri da Teano (la romana Teanum Sidicinum ) in direzione Sud-Ovest, ed era stato rimosso malamente con una motosega, da ignoti, poco tempo dopo il sopralluogo compiuto nei primi anni '80 dalla Soprintendente archeologica della Campania, Giuliana Tocco, con l'architetto Alfredo Balasco; la motosega aveva danneggiando non la parete di una grotta, però, ma una monumentale tomba a pianta centrale di prima età imperiale riutilizzata per secoli come luogo di culto cristiano e fulcro, verosimilmente, di una più vasta area sepolcrale esterna afferente forse ad un vicus o ad un abitato medioevale. Il san Bartolomeo benedicente, identificato da una iscrizione e databile a fine XI-inizio XII secolo, vi occupava una lunetta posta sull'accesso, preceduto da un corridoio voltato a botte, dell'ampia camera ipogea a pianta quadrata del presunto mausoleo; secondo quanto riferito nell'articolo del Meneghini, la segnalazione ai Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale del suo articolo (corredato da una fotografia a colori dell'affresco scattata nel 1974), contestuale alla consegna del pezzo alla redazione de "Il Sidicino", consentì al maresciallo Antoci di riconoscere nella pittura rubata uno dei 995 reperti sequestrati dalla polizia greca nel 2009 alla sorella di Christos Michailidis, per trent'anni socio del mercante d'arte inglese Robin Symes, nell'isola di Schinoussa (si veda "17.000 reperti archeologici scoperti a Londra per un valore di 165 milioni di euro" su "archeoblog.net"), e assegnati al museo ateniese specializzato in beni artistici medievali; lo stesso era accaduto per altri due santi, dalla grotta affrescata delle Fornelle di Calvi Risorta (l'antica Cales ) (si veda "L'originaria destinazione della Grotta delle Fornelle di Calvi Vecchia" su "angelomartino.it"), ovvero la cappella funeraria dei conti Pandolfo e Gualferrata (prima metà del XI secolo), rientrati in Italia nel marzo 2009 e dati in consegna al Museo del Territorio presso la Reggia di Caserta, perché la loro provenienza era già stata accertata (si veda "La Grecia restituisce due affreschi rubati nella grotta di Calvi" su "pupia.tv"), mentre quella del san Bartolomeo risultava ignota e l'evenienza di un furto avvenuto nella Grecia stessa appariva plausibile; valutato che: