[pronunce]

Il rimettente - premessa l'applicabilità della disciplina in materia di appalto di opere pubbliche al contratto stipulato tra la SdM e la Parsons, stante la «sostanziale coincidenza» tra le attività che dovevano essere svolte da quest'ultima società e quelle affidate alla Eurolink - ne ha, quindi, inferito che l'introduzione, ad opera della normativa denunciata, per i soli contratti stipulati dalla SdM, di specifici e più riduttivi criteri (che non tengono conto del valore delle prestazioni ineseguite), per la liquidazione delle indennità spettanti al privato contraente in caso di recesso dell'amministrazione appaltante, sia contraria ai principi di ragionevolezza e non arbitrarietà, discriminatoria e lesiva del principio del legittimo affidamento, oltreché violativa del canone di imparzialità, riferibile anche all'attività iure privatorum della pubblica amministrazione. Dal che, il prospettato vulnus agli artt. 3 e 97 Cost. 2.- Innanzi a questa Corte si sono costituite, sia la Parsons, sia la SdM: la prima per aderire alle conclusioni del Tribunale a quo, la seconda per eccepire, invece, l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza della questione. Secondo detta ultima società, parte convenuta nel giudizio principale, l'oggetto del contratto stipulato con la Parsons non atteneva all'esecuzione di lavori pubblici, ma all'esecuzione di "servizi", di varia natura e contenuto, funzionali e correlati ad un diverso contratto avente - solo questo - ad oggetto l'esecuzione di lavori pubblici. Pertanto, alla data di stipula del contratto, l'unica disciplina relativa agli appalti pubblici di servizi era costituita dal decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157 (Attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di appalti pubblici di servizi), non contenente alcuna norma in materia di recesso da parte del committente, né alcun criterio tassativo e inderogabile per la determinazione di un indennizzo in caso di recesso del committente. Per cui avrebbe dovuto trovare applicazione, al riguardo, l'art. 24 del contratto e non l'art. 25, come richiamato dall'ordinanza: art. 24 che prevede un criterio di calcolo dell'indennizzo spettante alla Parsons sostanzialmente corrispondente a quello di cui all'art. 34-decies inserito nel d.l. n. 179 del 2012 dalla legge di conversione n. 221 del 2012. Dal che la conclusione che la questione risulti sollevata su presupposti, sia normativi che contrattuali, del tutto inconferenti rispetto al caso oggetto di cognizione nel giudizio a quo. 3.- È anche intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, la quale ha, preliminarmente, eccepito l'inammissibilità della questione per genericità della motivazione in punto sia di rilevanza che di asserito contrasto delle disposizioni denunciate con i parametri evocati, oltreché per omesso, o comunque non adeguato, esperimento del previo tentativo di una interpretazione costituzionalmente adeguata della disposizione denunciata. In subordine, e nel merito, ha concluso per la non fondatezza della questione, sul rilievo che il Tribunale romano avrebbe erroneamente reputato che il diritto all'indennizzo vantato dalla Parsons sia il medesimo diritto all'indennizzo conseguente al recesso unilaterale del committente disciplinato dalla normativa sugli appalti pubblici e poi trasfuso nel contratto oggetto di causa. 4.- In prossimità dell'udienza pubblica hanno depositato memoria, sia le parti costituite, sia l'intervenuto Presidente del Consiglio dei ministri, ad ulteriore illustrazione dei rispettivi assunti.1.- Nel quadro della risalente e complessa vicenda di cui si è già in narrativa detto, relativa alla realizzazione di un collegamento stabile tra Sicilia e Calabria mediante la costruzione di un ponte sospeso sullo Stretto di Messina, e nel contesto, in particolare, del giudizio che, a seguito dell'intervenuta caducazione ex lege dei contratti stipulati dalla società Stretto di Messina (d'ora in avanti: SdM), affidataria del progetto, la Parsons Trasportation Group Inc. (d'ora in avanti: Parsons) ha proposto - per ottenere il pagamento degli indennizzi che assume spettarle a seguito del "recesso unilaterale" della SdM dal contratto concluso con essa attrice -, l'adito Tribunale ordinario di Roma, sezione specializzata in materia di imprese, dopo aver risolto con sentenza parziale ulteriori vari profili del contenzioso tra le parti, con la parallela ordinanza in epigrafe - esclusa previamente la non manifesta infondatezza delle altre questioni prospettate, dalla Parsons, in riferimento agli altri parametri, del pari indicati nel Ritenuto in fatto - ha sollevato questione incidentale di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 3 e 8, del decreto-legge 2 novembre 2012, n. 187 (Misure urgenti per la ridefinizione dei rapporti contrattuali con la Società Stretto di Messina S.p. A. ed in materia di trasporto pubblico locale) , poi trasfuso nell'art. 34-decies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), inserito dalla legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221, «nella parte in cui, nell'ipotesi di caducazione dei contratti, il comma 8 richiama gli effetti di cui al comma 3, in base al quale "a definitiva e completa tacitazione di ogni diritto e pretesa, gli effetti della caducazione dei vincoli contrattuali comportano esclusivamente il riconoscimento di un indennizzo costituito dal pagamento delle prestazioni progettuali contrattualmente previste e direttamente eseguite e dal pagamento di una ulteriore somma pari al 10 per cento dell'importo predetto"», per contrasto, sotto più profili, con gli artt. 3 e 97 della Costituzione. 1.1.- Secondo il rimettente, al contratto stipulato tra SdM e Parsons nel 2006 sarebbe stata ratione temporis applicabile la disciplina in materia di appalti di lavori pubblici - prevista dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109 (Legge quadro in materia di lavori pubblici) e dal d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 (Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni), poi integralmente trasfusa nell'art. 134 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) - ai sensi della quale «la stazione appaltante ha il diritto di recedere in qualunque tempo dal contratto previo il pagamento dei lavori eseguiti e del valore dei materiali utili esistenti in cantiere, oltre al decimo dell'importo delle opere non eseguite». La normativa denunciata si sarebbe, quindi, sovrapposta alla ricordata disciplina generale, introducendo specifici e più riduttivi criteri per la liquidazione delle indennità spettanti al privato contraente in caso di recesso dell'amministrazione appaltante: