[pronunce]

Entrambi gli indagati avevano sostenuto, infatti, da un lato, che la corrispondenza interna all'associazione MEDEL sarebbe stata scaricata da siti internet liberamente accessibili, e, dall'altro, di trovarsi, tuttavia, nell'impossibilità di dimostrare in modo inconfutabile l'insussistenza del fatto, per «l'esistenza del segreto di Stato su circostanze fondamentali per la propria difesa»: segreto che avevano, quindi, nuovamente opposto «su tutti i fatti descritti nel capo di imputazione». Nei medesimi ampi termini il segreto di Stato era stato opposto, infine, dal Pompa in relazione al terzo reato, a lui esclusivamente ascritto (possesso di notizie che nell'interesse dello Stato dovevano rimanere segrete). In sostanza, dunque, gli indagati non avevano opposto il segreto di Stato a fronte di una specifica domanda loro rivolta dal pubblico ministero, o comunque in riferimento a una determinata notizia, ma lo avevano opposto in modo generico e onnicomprensivo su tutti i fatti loro contestati, asserendo che tale segreto sarebbe stato di ostacolo all'articolazione delle proprie difese e sostenendo, poi - in sede di udienza preliminare, dopo che era intervenuta la conferma del Presidente del Consiglio dei ministri - che, a fronte di ciò, il Giudice dell'udienza preliminare avrebbe dovuto necessariamente pervenire alla dichiarazione di non doversi procedere nei confronti di entrambi. Al riguardo, il ricorrente dubita, tuttavia, che l'opposizione del segreto di Stato possa avere un oggetto così ampio e generico, da impedirgli di conoscere «l'intera fenomenologia del fatto in tutti i suoi elementi costitutivi». È, in effetti, possibile che una o più prove dell'esistenza di una causa di giustificazione, ovvero dell'estraneità dell'imputato ai fatti a lui addebitati, siano coperte da segreto di Stato, ma - affinché ciò possa portare a una pronuncia di non luogo a procedere - occorrerebbe quanto meno un «"principio di prova", ovvero la delimitazione del segreto in un contesto difensivo univoco e non contraddittorio». 4.3.- Il ricorrente osserva, per altro verso, come il pubblico ministero, con note del 27 ottobre e del 16 novembre 2009, abbia chiesto al Presidente del Consiglio dei ministri di confermare l'opposizione del segreto su quattro distinte circostanze, ritenute essenziali ai fini del procedimento penale. Con riferimento ai primi due punti della richiesta, la conferma del segreto sarebbe illegittima sotto un duplice profilo. In primo luogo, perché risulterebbe frutto di un travisamento dell'oggetto della richiesta. La Procura della Repubblica aveva chiesto, infatti, la conferma del segreto riguardo al «se» la sede di via Nazionale fosse stata finanziata dal SISMI, durante il periodo in cui era stato diretto dal Pollari, e al «se» il Pompa e la Tontodimamma fossero stati retribuiti dal Servizio. Il Presidente del Consiglio avrebbe confermato invece il segreto su circostanze diverse e ulteriori, non essenziali per il procedimento penale: vale a dire, non sull'«esistenza», ma sui «modi» e sulle «forme» di detto finanziamento e di dette retribuzioni. La conferma sarebbe illegittima, in secondo luogo, perché la richiesta riguardava, per tale parte, circostanze palesemente non segrete. Sarebbe, infatti, notorio che il Pompa e la Tontodimamma siano stati alle dipendenze del SISMI, al punto che le qualifiche da essi rivestite risultano riaffermate dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri nelle note impugnate. Di conseguenza, risulterebbe del tutto pacifico che essi venissero retribuiti dal Servizio, in quanto collaboratori prima e dipendenti poi. Egualmente notoria sarebbe la circostanza che l'appartamento di via Nazionale nel quale è stato effettuato il sequestro fosse una sede del SISMI. Tale circostanza sarebbe stata, in effetti, anch'essa ribadita nelle note impugnate ed emergerebbe dalla stessa motivazione della sentenza n. 106 del 2009 di questa Corte - occupatasi, sotto altro profilo, del sequestro in questione - senza che nessuno, nel corso del giudizio, avesse dedotto trattarsi di una notizia coperta da segreto. D'altra parte, proprio perché si trattava di una sede del SISMI, sarebbe ovvio - e non certo segreto - che essa venisse finanziata dal Servizio. Spostando l'attenzione dall'esistenza delle retribuzioni e dei finanziamenti alle «forme» e ai «modi» dei medesimi, le note del Presidente del Consiglio porterebbero all'assurdo risultato di rendere non utilizzabili nel processo circostanze ormai di pubblico dominio, la cui diffusione non creerebbe, dunque, alcun pericolo per le esigenze primarie che il segreto di Stato mira a tutelare. Un discorso analogo varrebbe anche in rapporto alla conferma del segreto sul terzo punto della richiesta. L'oggetto di quest'ultima era unicamente il fatto che il Pompa e la Tontodimamma ricevessero ordini o direttive dal SISMI, e non già - come sembrerebbero supporre gli atti impugnati - l'esistenza di una specifica direttiva o la sua esibizione. D'altra parte, essendo notorio che il Pompa e la Tontodimamma siano stati alle dipendenze del Servizio, dovrebbe risultare pacifico - e non già segreto - che a essi venissero impartiti ordini e direttive. Una ulteriore ragione di illegittimità degli atti impugnati, in rapporto ai tre punti in questione, risiederebbe nel fatto che il segreto potrebbe riguardare solo notizie o atti specifici, non essendo ipotizzabile che tutte le retribuzioni dei dipendenti dei servizi di informazione, tutte le spese sostenute per le loro sedi e tutte le direttive ad essi impartite siano coperte da segreto di Stato, e perciò non acquisibili e non utilizzabili dall'autorità giudiziaria. In realtà, il vero e unico punto nodale - tra quelli oggetto della richiesta di conferma del segreto di Stato - ai fini della verifica della fondatezza delle difese dei due indagati sarebbe il quarto: sapere, cioè, se, nel procedere alla raccolta di informazioni su magistrati e altri soggetti considerati «ostili», il Pompa avesse o meno agito in esecuzione di ordini o direttive del Servizio. Anche in relazione a tale punto, la conferma del segreto risulterebbe, peraltro, illegittima. Ove, infatti, una direttiva nei sensi indicati non esistesse, non si comprenderebbe quale sia l'oggetto del segreto. Qualora, al contrario, il direttore del SISMI avesse ordinato al Pompa e alla Tontodimamma la formazione dei dossier in questione, si tratterebbe di una gravissima deviazione dagli scopi istituzionali del Servizio, ai limiti del tentativo di eversione costituzionale, con la conseguenza che una simile direttiva non potrebbe mai essere coperta dal segreto di Stato. 4.4.- Gli atti impugnati sarebbero, infine, illegittimi perché, rendendo impossibile l'accertamento penale dei fatti, trasformerebbero l'opposizione del segreto di Stato in una sorta di «esimente in bianco».