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Prima, però, voglio ribadire ancora una volta in quest'Aula che l'eventuale riduzione o cessazione della produzione siderurgica nel nostro Paese pone una questione fondamentale su qualsiasi piano industriale che noi vogliamo proporre per l'Italia. La produzione di acciaio diretta interna non è soltanto a sostegno dell'occupazione, o solo un modo per consentire la prosecuzione del piano ambientale e di ripristino di quel territorio sul piano ambientale, oppure soltanto la garanzia per un indotto. La produzione siderurgica ha un impatto su tutte le componenti del sistema produttivo italiano: sulla cantieristica navale, sull'edilizia, sull' automotive , su settori già profondamente in crisi. È per questo che abbiamo richiamato e richiameremo ArcelorMittal agli impegni presi quando ha sottoscritto e iniziato il contratto di lavoro e di affitto il 1° novembre 2018. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e del senatore Bressa . Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ringrazio il presidente Conte per aver immediatamente colto il momento ed essersi presentato insieme alla maggioranza dei Ministri del Governo. All'incontro di ieri con ArcelorMittal il Governo si è infatti presentato compatto e con un'unica richiesta, dicendo che era disposto, in quel momento, ad assumere tutte le iniziative necessarie al rispetto e al mantenimento degli impegni sottoscritti in merito al piano industriale, al piano ambientale, all'accordo sindacale e al contratto sottoscritti. Questo è ciò che il Governo ha proposto e chiesto a ArcelorMittal. ArcelorMittal ha risposto che, a prescindere da ogni elemento legato alla tutela legale, all'Afo2 e alla banchina, nonché alla loro risoluzione, un problema strutturale e produttivo obbliga l'azienda a una produzione di 4 milioni di tonnellate all'anno, non di più. Pertanto, sono previsti 5.000 posti di lavoro in meno. In questo Paese quando un imprenditore ha un problema industriale, di mercato - come si dice, è in rosso - si trova con le cambiali da pagare. Non consentiamo che ci sia un imprenditore con un suo problema strutturale che non è riuscito a mantenere gli impegni presi sul piano industriale e che lascia le cambiali a questo Paese. È una questione di sovranità nazionale e chi si occupa di sovranismo e sovranità nazionale deve sapere che tutelare e aiutare il Governo a trovare le soluzioni è di interesse nazionale. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)). Faccio un appello, anzitutto a me stesso. Io ci metto la faccia, come ho già detto alla Camera dei deputati. Mi prendo tutti gli insulti che vorrete dedicarmi e mi assumo la responsabilità di quello che sta succedendo. Chiedo però un gesto di responsabilità alle Assemblee parlamentari, alla politica e a tutte le forze politiche. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)). Smettiamola di discutere su elementi di contorno, non facciamoci prendere per il naso da un'azienda. La politica si fa non con i tweet , ma con delle proposte serie. Noi vogliamo proporre a quella società di mantenere gli impegni presi. (Commenti dal Gruppo FI-BP) . Infatti ho detto che parlo in primis per me e la mia forza politica. In questa fase abbiamo bisogno di unità. Occorre che le forze politiche e sociali e le istituzioni siano unite e compatte nel ritenere inaccettabile che, dopo meno di un anno, una società decida di non mantenere gli impegni presi, perché ne va della serietà del nostro Paese e della nostra industria, nonché della possibilità che si intervenga con bonifiche e ripristini ambientali, dando prospettive di sviluppo ai cittadini di quel territorio. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)). Continuerò a metterci la faccia, cercando di informare sempre, quando mi sarà richiesto, le Assemblee parlamentari e anche i singoli parlamentari. Vi chiedo però di mantenere con forza l'impegno alla responsabilità perché ne va veramente della serietà di tutto il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI, Misto e Aut (SVP-PATT, UV), i cui senatori si levano in piedi. Congratulazioni). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Ministro, l'articolo 51 del codice penale recita: «L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità esclude la punibilità». Per l'Ilva stiamo parlando della realizzazione del piano ambientale, di cui ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 2014 e del 2017. Sgombriamo quindi il campo dall'idea che sia stata l'esclusione dello scudo penale a spaventare ArcelorMittal: peraltro, è la stessa società che lo conferma, in qualche maniera confessandolo implicitamente sugli articoli di giornale. Mi domando a questo punto come possa il Presidente del Consiglio offrire per prima cosa - come egli stesso ha detto in conferenza stampa ieri sera - ciò che non possiede, vale a dire l'immunità bocciata dal Parlamento. Riavvolgiamo il nastro. Quando con Alitalia fu introdotta l'impunità amministrativa, si gridò allo scandalo. In 1 a Commissione giuristi allibiti si augurarono che mai si estendesse tale logica al penale. Ci pensò Renzi con l'Ilva nel 2015 e il MoVimento 5 Stelle si strappò giustamente le vesti, perché mai un diritto costituzionale può essere sbilanciato rispetto ad altri diritti costituzionali: verrebbe meno l'efficacia orizzontale della norma. L'Ilva ha impianti pericolosi e fuori norma che richiederebbero investimenti mai fatti e che, date le ingenti perdite, non verranno mai realizzati. Gli impianti sono in funzione a rischio e pericolo di chi li gestisce, perché sono sotto sequestro funzionale della magistratura dal 2012 e solo artifici legislativi li tengono in funzione da oltre sette anni e con oltre 13 decreti, per arrivare a dove sapevamo che saremmo arrivati, vale a dire al nulla di fatto. La verità è che ArcelorMittal non è in grado di rispettare l' ultimatum della magistratura circa la messa a norma dell'altoforno 2 - come ha detto anche lei, signor Ministro - quello nel quale morì l'operaio Alessandro Morricella. Non è in grado neppure di rispettare il cronoprogaramma del piano ambientale per l'attuazione delle prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale, che pure sono insufficienti. Lo Stato non è riuscito a difendere i cittadini di Taranto e dei piani alternativi di riconversione e ambientalizzazione, programmati negli anni scorsi, se ne è fatta carta straccia. In questi venti mesi si doveva lavorare ad un'alternativa valida di riconversione, cercando una via d'uscita attiva e non quella passiva di un contratto capestro: un'alternativa strutturata e disposta nel tempo.