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Negli ultimi anni, l'attenzione di molti clinici e ricercatori è stata focalizzata sulla comorbilità psichiatrica presente tra i pazienti con dipendenza patologica da sostanze. Secondo i dati forniti dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), nel suo focus « Fare i conti con la salute mentale », la depressione grave, il disturbo bipolare, la schizofrenia e le altre malattie mentali gravi riducono la speranza di vita in media di vent'anni rispetto alla popolazione generale, in modo analogo alle malattie croniche come le malattie cardiovascolari. Nel nostro Paese quanto a stime sulle prevalenze si può ragionevolmente ed autorevolmente affermare che il 2,3 per cento della popolazione ha una severa malattia mentale (Ruggeri, M., Leese, M., Thornicroft, G., Bisoffi, G., & Tansella, M. (2000). Definition and prevalence of severe and persistent mental illness . The British Journal of Psychiatry, 177 (2), 149-155.) e un ulteriore 10 per cento risulta affetto da una forma più comune, tenuto conto della prevalenza non solo dell'ansia e della depressione, ma anche delle ossessioni e disturbi alimentari, come sostiene l' European Study on the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD). Percentuali così significative in tema di governo della salute pubblica che non necessitano di amplificazioni né di enfasi incrementali quali quelle rinvenibili in studi americani che sono inficiati da criticità metodologiche, considerata la rilevante evidente incidenza statistico epidemiologica che dovrà essere vieppiù affinata attraverso la messa a regime del fascicolo sanitario elettronico a cura della medicina ospedaliera e territoriale nonché l'impatto sui costi sociali diretti e indiretti. I costi sanitari e sociali diretti e indiretti della malattia mentale, secondo le statistiche dell'OCSE, possono superare il 4 per cento del prodotto interno lordo (PIL). I costi indiretti includono le spese mediche dovute a una maggiore necessità di assistenza sanitaria e i costi per servizi sociosanitari come l'assistenza a lungo termine. La salute mentale inoltre può far lievitare il costo dei trattamenti per altre patologie; ad esempio la terapia del diabete è più costosa quando il paziente soffre anche di depressione e le persone con una salute mentale non buona hanno maggiori probabilità di soffrire anche di cancro e di malattie cardiovascolari. Una proporzione consistente degli adulti con malattia mentale l'ha sviluppata prima dei 15 anni, per cui l'identificazione e il trattamento precoci possono contribuire anche a ridurre i costi. Tra le malattie mentali, a livello globale, le demenze sono la seconda causa di disabilità tra la popolazione di età superiore ai settant'anni, con una stima di almeno un milione di persone affette da demenza in Italia. Entro il 2030 la demenza è destinata a diventare il 50 per cento più comune nei Paesi ad alto reddito e l'80 per cento più comune nei Paesi a basso e medio reddito. È la principale causa di più rapida crescita delle disabilità a livello mondiale e il costo per la società – già stimato in 645 miliardi di dollari USA – è destinato a crescere ulteriormente. Secondo un recente sondaggio internazionale condotto tra bambini e adulti dall'UNICEF e da Gallup in ventun Paesi, una media di un giovane su cinque tra i quindici e i ventiquattro anni dichiara di sentirsi spesso depresso o di avere poco interesse nello svolgimento di attività. A livello globale, almeno un bambino su sette è stato direttamente colpito dal lock down , mentre più di 1,6 miliardi di bambini hanno perso parte della loro istruzione. L'interruzione della routine , dell'istruzione, delle attività ricreative, così come la preoccupazione per il reddito familiare e la salute, rende molti giovani spaventati, arrabbiati e preoccupati per il loro futuro. Le problematiche di salute mentale diagnosticate, tra cui disturbo da deficit di attenzione–iperattività (ADHD), ansia, autismo, disturbo bipolare, disturbo della condotta, depressione, disturbi alimentari, disabilità intellettiva e schizofrenia, possono danneggiare significativamente la salute dei bambini e dei giovani, l'istruzione, i risultati nella vita e la capacità di guadagno. Sotto il profilo prettamente statistico nel nostro Paese sono ben 17 milioni le persone che risultano aver sofferto di un disturbo mentale. Di questi, quasi 3 milioni con sintomi depressivi e ben 2 milioni donne, mentre 1 milione e 300.000 persone con diagnosi di depressione maggiore. Con l'emergenza sanitaria i disturbi depressivi registrano un'incidenza incrementale nell'ordine del 10-15 per cento soprattutto a carico dei giovani, dato che risulta financo confermato dal sistema di sorveglianza PASSI dell'Istituto superiore di sanità. Stando ai dati diffusi dal Ministero della salute, negli ultimi tre anni il numero degli operatori sanitari dei dipartimenti di salute mentale è fortemente diminuito a causa del fatto che non si è colmato il gap associato agli specialisti andati in pensione nel triennio. Questo, però, non è l'unico problema: l'obiettivo di avere il 5 per cento dei fondi stanziati per la salute mentale è infatti molto lontano, dato che le ASL mettono a disposizione circa il 3,2-3,3 per cento del loro budget . A fronte di Paesi come la Francia, la Germania e il Regno Unito che raggiungono il 7, 8 e 8,5 per cento. Come riportato da diversi studi a livello di società scientifiche del settore, le risorse riservate alla malattia mentale non sono sufficienti rispetto ai numeri del fabbisogno. Complessivamente tenuto conto delle più recenti rilevazioni e di quanto documentato da AGE.NA.S. in ordine alla metodologia di determinazione degli standard di riferimento il deficit di operatori si attesta mediamente al 50 per cento in meno rispetto all'atteso. Sul piano ordinamentale caposaldo della legislazione nazionale in tema di salute mentale è la legge 13 maggio 1978, n. 180 – meglio nota come legge Basaglia – che ha disposto la chiusura degli ospedali psichiatrici. A completamento di tale percorso sistemico sono state poi emanate la legge 17 febbraio 2012, n. 9, e la legge 30 maggio 2014, n. 81, rispettivamente di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211, e del decreto-legge 31 marzo 2014, n. 52, che hanno decretato il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Nel 2017 si è completata la chiusura di tutti i sei OPG italiani, che sono stati sostituiti dalle residenze per le misure di sicurezza (REMS), strutture sanitarie residenziali con non più di venti posti letto. Il nostro Paese con la legge n. 180 del 1978 è stato riconosciuto « pioniere » nel contrastare lo stigma della malattia mentale, ma sono passati oltre quarant'anni e, per continuare a mantenere il primato – non solo nella visione ma per la concreta realizzazione –, dobbiamo aggiornare quanto così lungimirantemente indicatoci, come traslato in questa iniziativa legislativa puntando anche su un incisivo rafforzamento dei servizi territoriali, con l'implementazione di strutturati percorsi diagnostico terapeutici di prevenzione e proazione prima ancora che di assistenza e cura della malattia. Diverse le criticità a cui porre rimedio.