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Disciplina del volo da diporto e sportivo. Onorevoli Senatori. – Il volo da diporto e sportivo (VDS), cioè quel segmento dell'aviazione civile non commerciale, comunemente detta « ultraleggera », è stato per la prima volta normato alcuni lustri fa, con la legge 25 marzo 1985, n. 105, integrata da successiva attività regolamentare (da ultimo: decreto del Presidente della Repubblica 9 luglio 2010 n. 133, e decreti ministeriali 22 novembre 2010 e n. 503 del 10 dicembre 2021). I criteri individuati dalla legge, ispirati a semplificazione e sburocratizzazione del comparto, hanno permesso un ampissimo sviluppo di questa aviazione « minore » (compresi in essa deltaplani e parapendio), consentendo a decine di migliaia di appassionati di acquisire un titolo di volo e di esercitare l'attività su aeromobili dal basso costo di acquisto e di esercizio. La legge n. 106 del 1985 ha delegato l'Aero Club d'Italia per i compiti di rilascio dei titoli di volo, di identificazione dei velivoli, di gestione dell'addestramento al volo attraverso le proprie scuole, oggi circa 150 sparse su tutto il territorio nazionale. In Italia, da allora, è cresciuto un comparto di produzione aeronautica di tali velivoli, ormai primo in Europa per numero di aeromobili registrati, ditte di produzione e numero di attestati di volo rilasciati. Basti pensare che alcune delle ditte italiane di produzione di aeromobili leggeri sono leader del settore in Europa, con punte di eccellenze addirittura mondiali per qualità e quantità delle costruzioni aeronautiche. Gli sviluppi tecnologici succedutisi negli ultimi 35 anni e la recente normativa europea hanno reso ormai non più adeguata la legge della quale si propone la modifica. In particolare, dapprima il regolamento (UE) 2016/1185 (che stabilisce nuove norme comunitarie per la navigazione aerea nel cosiddetto « cielo unico europeo ») e, da ultimo, il regolamento (UE) 1139/2018 (che stabilisce, altresì, esenzioni dalla normativa medesima per gli aeromobili fino alla massa massima al decollo di 600 kg.) impongono un'urgente riforma della legge n. 106 del 1985 (e delle norme attuative), per uniformarla a quella degli altri Paesi dell'Unione europea, per non penalizzare le aziende nazionali – costrette a ricorrere alla certificazione dei loro prodotti in altri Paesi per poterli esportare – e per consentire un più omogeneo percorso formativo agli allievi piloti, facendo sì che il titolo che abilita al pilotaggio di velivoli per il volo da diporto e sportivo sia non più « confinato », ma parte di un iter istruzionale che consentirà l'accesso a categorie superiori, attraverso il riconoscimento di crediti formativi. L'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) ha esercitato la facoltà prevista nel regolamento (UE) 1139/2018, comunicando all'Agenzia europea per la sicurezza del volo (EASA) che l'Italia regolamenterà con normativa nazionale gli aeromobili nella fascia di peso compresa tra i 450 e i 600 kg. A seguito di ciò, il Ministro delle infrastrutture e mobilità sostenibili ha adottato il decreto n. 503 del 10 dicembre 2021 che ha sostituito l'allegato 1 della legge n. 106 del 1985, consentendo l'identificazione, quali aeromobili da diporto o sportivo, di mezzi con massa massima al decollo pari a 600 kg. Anche in virtù della recente modifica regolamentare adottata in sede europea, appare opportuno disporre di una legge quadro che definisca le prerogative dell'Aero Club d'Italia e stabilisca i princìpi ispiratori dei futuri regolamenti anche alla luce delle evoluzioni normative e tecniche e delle necessarie armonizzazioni con gli altri titoli per l'esercizio delle attività di volo di competenza dell'ENAC. Il presente progetto legislativo di riforma si compone di 14 articoli, suddivisi in tre capi. Si intende mantenere lo schema della vigente normativa, con un inquadramento generale dei princìpi informatori della materia, demandando ai regolamenti le specificazioni tecniche nelle materie indicate tra le competenze dell'Aero Club d'Italia (AeCI). L'articolo 1 introduce la più corretta definizione di « aeromobile » per i mezzi per il VDS (in sostituzione dell'attuale dizione di « apparecchi ») e l'indicazione della corrente normativa europea applicabile, che esenta i detti mezzi dai criteri di certificazione e utilizzo previsti per i velivoli di maggior peso dal regolamento (UE) 1139/2018. Viene mantenuto il criterio già previsto dalla vigente legge n. 106 del 1985, cioè quello di poter provvedere a future modificazioni tecniche attraverso emendamenti agli allegati, mediante decreto ministeriale. L'articolo 2 specifica le già riconosciute competenze delegate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti all'Aero Club d'Italia. I titoli di volo sono adesso, più correttamente, denominati « licenze » anche al fine di attuare un percorso formativo unitario verso le licenze regolate dalla normativa dell'EASA, evitando quella « ghettizzazione » che ha comportato finora l'uso del termine « attestato » con il quale sono stati classificati i titoli di volo rilasciati dall'AeCI e che di fatto ha impedito anche il riconoscimento di crediti per chi ha in animo di proseguire la formazione verso licenze di volo di classe superiore. A tal fine, è opportuno che ENAC e AeCI condividano i termini di un syllabus istruzionale, tale da portare al riconoscimento di una licenza di volo nazionale. Ai fini della sicurezza del volo, si prevede l'istituzione una Commissione permanente in seno all'AeCI, finalizzata a favorire la diffusione della cultura della sicurezza e con gli altri compiti ivi indicati. Non sono previsti oneri a carico della finanza pubblica trattandosi di incarico a titolo non oneroso al pari delle altre commissioni previste dallo statuto dell'AeCI. L'articolo 3 regolamenta compiutamente l'uso delle aree di decollo e atterraggio per le attività di VDS sul territorio nazionale, in campi di volo, aviosuperfici e aeroporti (ove autorizzati dall'ENAC e, nel caso di sedimi militari, dall'Aeronautica militare). Lo stesso articolo stabilisce altresì i criteri secondo i quali potranno volare nello spazio aereo nazionale aeromobili per il VDS provenienti da Paesi terzi Gli articoli 4, 5 e 6 regolamentano il cosiddetto « volo libero », cioè le attività di volo esercitate con deltaplano a parapendio senza l'ausilio di motorizzazione.