[pronunce]

che, riguardo alla terza questione, osserva che, poiché secondo la giurisprudenza di legittimità l'azione revocatoria fallimentare ha natura «costitutiva», «onde il credito del terzo revocato nasce con la sentenza di revoca, e quindi in corso di procedura», la norma dell'art. 4-bis, comma 10, del decreto-legge n. 347 del 2003 «sacrifica irrimediabilmente il credito del terzo revocato», in violazione dell'art. 42 Cost.; che Sanpaolo IMI s.p.a. osserva – riguardo alla prima questione – che, proprio in base alla sentenza n. 172 del 2006 di questa Corte, «si deve ritenere che la soluzione concordataria con la quale si determini l'evoluzione di un programma di ristrutturazione in un programma di cessione sia quella che assicura la soddisfazione dei creditori non attraverso la mera ristrutturazione delle originarie risorse (attive e passive) dell'impresa decotta, ma mediante l'intervento di un soggetto terzo, e dunque estraneo all'originaria impresa» e che «questi, a fronte del trasferimento degli attivi paghi con risorse proprie, e dunque, nuovamente estranee alle risorse originarie dell'impresa, un corrispettivo da distribuire ai creditori nel rispetto delle regole del concorso»; laddove nel «caso Parmalat» il recupero dell'equilibrio economico «è assicurato mediante l'utilizzo esclusivo delle risorse proprie delle imprese decotte e senza intervento di alcun soggetto terzo né di alcuna risorsa esterna»; che, al momento dell'approvazione della proposta di concordato, i creditori non hanno ricevuto «alcun corrispettivo per il trasferimento delle revocatorie» all'assuntore, «poiché le partecipazioni azionarie che sono state loro assegnate in pagamento sono state calcolate sulla base di un rapporto di cambio determinato in ragione del rapporto (cosiddetta recovery ratio o percentuale concordataria) tra la massa passiva di ciascuna delle società debitrici interessate dalla proposta e la relativa massa attiva», individuata sulla base di criteri «che hanno esclusivamente valorizzato gli asset patrimoniali, senza tenere alcun conto delle eventuali sopravvenienze recuperabili dall'esito delle revocatorie»; di modo che i benefici delle revocatorie non hanno in alcun modo concorso «a comporre il patrimonio in relazione al quale viene determinato il quantum da corrispondere ai creditori chirografari e, conseguentemente, a ridurre la falcidia del loro credito» (come, invece, ritenuto dalla citata sentenza n. 172 del 2006); che, con memorie depositate in tutti i giudizi, Parmalat s.p.a. in amministrazione straordinaria e Parmalat s.p.a., riguardo alla prima questione, osservano che l'art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2003, «considerato nel suo insieme […] non fa che ribadire un principio generale accolto nel nostro ordinamento, principio che consente l'esercizio delle azioni revocatorie in presenza di un risanamento oggettivo e cioè del trasferimento ad un nuovo imprenditore del complesso produttivo operante, e non consente l'esercizio di tali azioni in presenza di un risanamento soggettivo, e cioè della permanenza dell'impresa in capo all'imprenditore originario»; lo stesso art. 6 «non confligge, peraltro, con l'art. 41 della Costituzione perché, quando il terzo assuntore del concordato abbia sostenuto un costo per la cessione delle azioni revocatorie, non è configurabile un raffronto con altri operatori economici, presenti sul mercato, che tale costo non abbiano sostenuto»; che, riguardo alla seconda questione, le suddette parti osservano che l'art. 6, comma 1-ter, del decreto-legge n. 347 del 2003 «non confligge con l'art. 3 della Costituzione perché è perfettamente in linea con un principio generale del nostro ordinamento concorsuale che fa decorrere il c.d. periodo sospetto dal “primo” provvedimento di apertura della procedura»; che, riguardo alla terza questione, osservano che il combinato disposto degli artt. 6, comma 1, e 4-bis, comma 1, del decreto-legge n. 347 del 2003 non confligge con l'art. 42 Cost., perché nella procedura ex “legge Marzano” è assicurato «ai soggetti che siano divenuti creditori, per effetto delle restituzioni operate in sede revocatoria, lo stesso trattamento riservato agli altri creditori concorrenti». Considerato che il Tribunale ordinario di Parma, con quattro ordinanze del 20 febbraio 2006, dubita della legittimità costituzionale: a) dell'art. 6, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347 (Misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza), convertito, con modificazioni, nella legge 18 febbraio 2004, n. 39, come modificato dall'art. 4-ter del decreto-legge 3 maggio 2004, n. 119 (Disposizioni correttive ed integrative della normativa sulle grandi imprese in stato di insolvenza), convertito, con modificazioni, nella legge 5 luglio 2004, n. 166, nella parte in cui consente l'esercizio delle azioni revocatorie previste dagli artt. 49 e 91 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'articolo 1 della legge 30 luglio 1998, n. 274), in costanza di un programma di ristrutturazione; questione sollevata in riferimento agli artt. 3 e 41 della Costituzione; b) dell'art. 6, comma 1-ter, del medesimo decreto-legge n. 347 del 2003, aggiunto dall'art. 4-quater del decreto-legge n. 119 del 2004, come modificato dalla legge di conversione n. 166 del 2004, nella parte in cui dispone che i termini stabiliti dalle disposizioni della sezione III del capo III del titolo secondo del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), si computano a decorrere dalla data di emanazione del decreto di ammissione dell'impresa alla procedura di amministrazione straordinaria e rende applicabile tale disposizione anche in tutti i casi di conversione della procedura in fallimento; questione sollevata in riferimento all'art. 3 Cost.; c) del combinato disposto degli artt. 6, comma 1, e 4-bis, comma 10, del medesimo decreto-legge n. 347 del 2003, come, rispettivamente, modificato dall'art. 4-ter e sostituito dall'art. 3 del decreto-legge n. 119 del 2004, modificati dalla legge di conversione n. 166 del 2004, nella parte in cui prevede «una sostanziale espropriazione del credito» di cui all'art. 71 del regio decreto n. 267 del 1942 (legge fallimentare); questione sollevata in riferimento all'art. 42 Cost.; che, ponendosi con tutte le ordinanze di rimessione le medesime questioni, i relativi giudizi devono essere riuniti;