[pronunce]

3) l'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui nella materia di competenza legislativa concorrente dell'“ordinamento sportivo”, detta (lettera f) principî e criteri direttivi caratterizzati da contenuto specifico e dettagliato ovvero appare suscettibile di invadere la competenza residuale regionale (art. 117, quarto comma, Cost.); 4) gli artt. 76 e 117 Cost., laddove delega il Governo a dettare norme in materie che, in quanto di competenza concorrente, dovrebbero essere direttamente disciplinate dal Parlamento. 2. – L'ordine logico delle questioni impone di trattare preliminarmente la censura (prospettata per ultima dalla ricorrente) che investe la stessa utilizzabilità da parte dello Stato della legge di delega in materie di competenza legislativa concorrente: ciò che viene negato assumendo che, dovendo limitarsi a fissare in tali materie i principî fondamentali, lo Stato dovrebbe emanare una legge organica perché, da un lato, «i decreti legislativi non si prestano alla definizione di norme di principio» e, dall'altro lato, «i criteri stabiliti per la delega, lungi dal consentire l'enucleazione dei principi fondamentali destinati al legislatore regionale, favoriscono l'introduzione di nuovi, ulteriori principî che inevitabilmente riducono lo spazio dell'intervento legislativo regionale». 2.1. – La questione non è fondata. 2.2.– Il carattere assiomatico di tale censura – alla quale specularmente corrisponde l'eccezione di inammissibilità fondata sulla assoluta e aprioristica non lesività della legge di delega, la quale sarebbe incapace di invadere, se non attraverso il decreto legislativo delegato, la sfera di competenza concorrente delle regioni – è stato già affermato anche recentemente da questa Corte. In particolare, nella sentenza n. 50 del 2005 la Corte ha osservato che «la lesione delle competenze legislative regionali non deriva dall'uso, di per sé, della delega, ma può conseguire sia dall'avere il legislatore delegante formulato principî e criteri direttivi che tali non sono, per concretizzarsi invece in nome di dettaglio, sia dall'aver il legislatore delegato esorbitato dall'oggetto della delega, non limitandosi a determinare i principî fondamentali (…). Il rapporto tra la nozione di principî e criteri direttivi, che concerne il procedimento legislativo di delega, e quello di principî fondamentali della materia, che costituisce il limite oggettivo della potestà statuale nelle materie di competenza concorrente, non può essere stabilito una volta per tutte». Va quindi ribadito, da un lato, che ben può lo Stato, in materie di competenza concorrente, dettare i principî fondamentali per mezzo di leggi delegate (sentenze n. 303 del 2003; n. 259 del 1993; incidentalmente, n. 280 del 2004) e, dall'altro lato, che la legge delega può essere oggetto di impugnazione se i principî ed i criteri direttivi fissati sono essi stessi, tenuto «conto del complessivo contesto di norme in cui si collocano e delle ragioni e finalità poste a fondamento della legge di delegazione», invasivi della sfera di competenza regionale (sentenze n. 280 del 2004; n. 125 del 2003; n. 163 e 425 del 2000): sia la censura sia la contrapposta eccezione devono, in breve, concernere specifiche previsioni legislative e non già lo strumento in sé, tanto meno assumendo che esso “favorirebbe” norme delegate dettagliate. 3. – Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza la Regione ricorrente, in relazione alla censura relativa all'art. 10, comma 2, lettera d), deduce che l'emanazione del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), avente «contenuto ricognitivo delle norme già esistenti in materia e in modo coerente con le competenze regionali (…)», determina «(…) una sopravvenuta carenza di interesse rispetto alle censure proposte» avverso tale punto della legge delega. Sicché non v'è luogo a provvedere su tale questione essendo cessata la materia del contendere . 4.– Relativamente alle censure formulate avverso l'art. 10, comma 2, lettera f) in tema di sport, va rilevato che, come entrambe le parti deducono e come risulta a questa Corte, non è stato emanato nel termine di diciotto mesi previsto dall'art. 10, comma 1, il decreto legislativo attuativo della delega. La Regione insiste, nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, nelle censure formulate avverso i criteri e principî direttivi di cui alla lettera f) cit. ma tali censure sono inammissibili essendone evidente l'assoluta genericità, in quanto – relativamente al parametro dell'art. 117, terzo comma, Cost. – la Regione si limita a dedurre soltanto (senza alcuna altra illustrazione o argomentazione) che «la specificità ed il dettaglio dei criteri dettati dal legislatore delegante non lasciano spazio ad una legislazione di principi» e, relativamente al parametro dell'art. 117, quarto comma, Cost., a rivendicare la propria competenza in un settore (“promozione di attività sportive e realizzazione dei relativi impianti e attrezzature”) del quale la legge di delega non fa parola. 5. – Quanto alle censure formulate avverso l'art. 10, comma 2, lettera e), se ne deve dichiarare, per un verso, l'infondatezza e , per altro verso, l'inammissibilità. È infondata la questione sollevata sul presupposto che esista – fuori di quelle elencate nell'art. 117, secondo e terzo comma, Cost. – una materia “spettacolo” che, in quanto non menzionata, rientrerebbe tra quelle di competenza residuale: è sufficiente, in proposito, richiamare quanto statuito, in senso contrario, da questa Corte con la sentenza n. 255 del 2004. La censura, invece, proposta in relazione all'art. 117, terzo comma, Cost., laddove contempla come materia di competenza legislativa concorrente la “promozione ed organizzazione delle attività culturali” è inammissibile, essendo evidente la genericità ed apoditticità della mera enunciazione che «i criteri (…) sono puntuali, dettagliati e specifici», seguita dall'esemplificazione di «procedure di erogazione di contributi, controlli sull'utilizzo delle risorse (…) l'adeguamento dell'assetto organizzativo degli organismi e degli enti di settore»; in assenza di qualsiasi illustrazione delle ragioni per le quali la previsione di qualsiasi procedura di erogazione o di qualsiasi controllo ovvero di qualsiasi adeguamento organizzativo di qualsiasi ente o organismo di settore sarebbero invasivi della competenza legislativa regionale, non può che essere dichiarata l'inammissibilità della censura (alla quale, ai fini in questione, non può conferire concretezza quanto nella memoria si deduce relativamente al decreto legislativo emanato in attuazione della delega)..