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cioè che, per certi aspetti nel Mezzogiorno ancor più che altrove, sia schiacciante la prevalenza della piccola e piccolissima impresa, spesso a conduzione familiare, rispetto all'impresa media, per non parlare di quella grande. In regime di concorrenza globale la piccola impresa difficilmente riesce a reggere, e se si guardano le statistiche ci si rende conto che negli ultimi anni la diminuzione delle piccole imprese non è stata dovuta alla loro espansione, bensì al loro fallimento. Nel Mezzogiorno questa dinamica ha determinato un processo prossimo alla desertificazione. La legislazione, dunque, dovrebbe porsi il problema di come aiutare l'impresa del Sud non a rimanere piccola, ma a evolversi verso quella dimensione media che le consenta di assumere quella massa critica indispensabile per confrontarsi con il mercato internazionale. Proprio in questo contesto, si ritiene utile proporre una prima misura shock di natura fiscale. La creazione di una zona a tassazione zero nella macroregione meriodionale. Più precisamente si propone di ricorrere alla realizzazione delle cosiddette zone economiche speciali (ZES), proprio allo scopo di garantire la sferzata di energia di cui ha bisogno il sud Italia. Una ZES è una zona all'interno del territorio nazionale in cui sono adottate speciali leggi finanziarie ed economiche costruite con l'obiettivo di attrarre investimenti diretti – italiani o stranieri poco rileva –, di aumentare la competitività delle imprese che vi si insediano, di aumentare le esportazioni, creare nuovi posti di lavoro e più in generale rafforzare il tessuto produttivo attraverso stimoli alla crescita e all'innovazione. Si tratta in sostanza di zone franche di seconda generazione poste all'interno di specifici comparti (sia settoriali che geografici) nei quali vengono eliminate, per un certo periodo, determinate imposte e sono semplificati i requisiti burocratici e i tempi necessari per fare impresa. A livello mondiale (soprattutto in Cina) esistono già circa 2.700 free zones . Nella sola Europa sono attualmente presenti circa settanta ZES o aree similari. La Polonia ne ha quattordici, ma esistono ZES (di vari tipi e con declinazioni diverse) anche in Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Malta, Olanda, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Gran Bretagna. L'idea posta alla base di una ZES è quella di stimolare una rapida crescita economica in territori depressi, sottoutilizzati e, di conseguenza, spesso spopolati, che rappresentano un freno per lo stato di salute dell'economia nazionale e macroregionale. L'esperienza di altri Paesi mostra che le zone franche possono svilupparsi molto rapidamente attirando lavoratori provenienti da tutta l'area di riferimento e che i parametri economici possono subire un vero e proprio boom , con punte di crescita del prodotto interno lordo di oltre il 300 per cento. In Italia esistono le condizioni ideali per l'istituzione di ZES in diverse aree, ma in particolare nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna), il cui territorio rientra in gran parte dei requisiti che delineano le aree depresse, sottoutilizzate e a forte rischio spopolamento, questa misura appare azzeccata. La realizzazione di zone economiche speciali nel Mezzogiorno – selezionate sulla base di requisiti oggettivi e razionali – che riesca a risollevare i comuni, le periferie urbane degradate, le province e le zone della regione con l'economia maggiormente in affanno, sembra l'unica ricetta per dare nuova vita a questi territori e per fare ripartire lo sviluppo in tutto il Paese. Seppur il costo dell'applicazione di questi regimi speciali in termini di minori entrate possa risultare alto nell'immediato, i dati dimostrano che i benefìci sono nettamente superiori alle perdite. Tutto ciò appare ancor più palese se si considera che in territori di questo tipo le entrate fiscali attuali rasentano l'insussistenza. Gli ultimi dati disponibili (aggiornati al 2015) in tema di entrate tributarie e le percentuali di contributo al gettito stimate dal Ministero dell'economia e delle finanze consentono di fissare nel 20 per cento del totale del gettito tributario il contributo medio offerto da Sud e Isole. L'intento del presente disegno di legge è però quello di istituire ZES esclusivamente nelle aree depresse del Mezzogiorno del nostro Paese – che i parametri europei e le statistiche nazionali identificano con la macroregione formata da Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna – per rilanciare lo sviluppo e la crescita a livello nazionale. Le nuove imprese che avvieranno la propria attività economica nella zona economica speciale potranno usufruire – dal 1° gennaio 2019 – delle seguenti agevolazioni, nei limiti delle risorse stabilite: a) esenzione totale dall'imposta sul reddito delle società (IRES) per i primi dieci periodi d'imposta. Per le piccole e medie imprese (PMI), definite ai sensi del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, l'esenzione viene estesa anche per i tre anni successivi, nella misura del 50 per cento dell'importo dovuto; b) esenzione totale dall'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) per i primi dieci periodi d'imposta. Per le PMI l'esenzione viene estesa anche per i tre anni successivi, nella misura del 50 per cento dell'importo dovuto; c) esenzione totale dall'imposta municipale propria (IMU) e dalla tassa sui rifiuti (TARI) e, comunque, da ogni tributo e tassa locali che integri o sostituisca quelle citate, per dieci anni per gli immobili posseduti dalle stesse imprese e utilizzati per l'esercizio delle nuove attività economiche; d) riduzione dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle imprese per i primi cinque anni di attività nella misura del 100 per cento, da determinare solo per i contratti a tempo indeterminato o a tempo determinato per una durata non inferiore a dodici mesi, per l'assunzione di personale residente nella macroregione da almeno cinque anni antecedenti alla data di entrata in vigore della presente legge. Per i tre anni successivi la riduzione è pari al 50 per cento. Anche per le imprese già presenti sul territorio è prevista una misura agevolativa – di minore impatto e periodo più limitato – per evitare una eccessiva disparità di condizioni di accesso al mercato a danno della concorrenza. Per le imprese presenti con le propria sede nel territorio di attuazione della ZES, al momento dell'entrata in vigore della presente legge, limitatamente a quelle classificabili come PMI, si prevede l'applicazione delle agevolazioni fiscali di cui alle lettere a) IRES, b) (IRAP), d) decontribuzione nuovi assunti locali, con esenzione riconosciuta nella misura del 50 per cento per cinque periodi d'imposta. I requisiti sulla base della sussistenza dei quali le amministrazioni locali possono disegnare geograficamente l'area di applicazione della ZES (ogni territorio selezionato deve rispondere a due o più parametri contemporaneamente) sono i seguenti: a) valore aggiunto pro capite medio minore o uguale a 13.000 euro;