[pronunce]

Il marchio regionale non sarebbe, pertanto, in linea con le disposizioni dettate dal regolamento CEE n. 2081/92, del 14 luglio 1992, recante “Regolamento del Consiglio relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli ed alimentari”, e risulterebbe incompatibile con l'articolo 28 del Trattato che istituisce la Comunità europea, il quale vieta l'introduzione di qualsiasi misura di natura pubblica che possa ostacolare l'importazione da altri paesi comunitari. La norma impugnata, quindi, non rispettando le disposizioni sopra richiamate, contrasterebbe con l'art. 117, primo comma, Cost. La medesima disposizione lederebbe, altresì, l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., che attribuisce allo Stato la potestà legislativa in materia di “tutela della concorrenza”. 12.2. — La questione non è fondata. 12.2.1.— La disposizione regionale in esame non prevede un nuovo sistema di certificazione di qualità, né istituisce e/o disciplina un marchio identificativo di un prodotto, ma si limita a prevedere forme di incentivazione di un prodotto (il pescato abruzzese), di cui non vengono indicate o protette particolari qualità o caratteristiche tipologiche. Si tratta, invero, di misure di sostegno ad attività economiche localizzate sul territorio regionale, che in quanto tali non violano le disposizioni comunitarie ed internazionali relative alla provenienza geografica e alle caratteristiche dei prodotti - volte, tra l'altro, a garantire condizioni di concorrenza uguale - né integrano meccanismi economici idonei ad incidere sulla concorrenzialità dei mercati. 12.3. — L'art. 2, comma 1, lettera g), prevede tra le finalità che devono essere perseguite tramite l'istituzione regionale del “Fondo unico delle politiche della pesca”, la conservazione e l'incremento delle risorse alieutiche, la predisposizione di piani di gestione di aree di riserva, nonché il monitoraggio di specie ittiche e dell'ambiente marino. La norma, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, attribuirebbe una connotazione regionale a risorse biologiche, quali quelle ittiche, che necessitano, invece, di una disciplina di tutela e conservazione uniforme, sia nel rispetto di convenzioni e accordi internazionali – i già citati United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 10 dicembre 1982, e United Nations Agreement for the Implementation of the Provisions of the United Nations Convention on the Law of the Sea of 10 December 1982 relating to the Conservation and Management of Straddling Fish Stocks and Highly Migratory Fish Stocks, New York, 4 agosto 1995 – sia in considerazione della natura stessa degli interessi da tutelare, i quali sfuggendo ai confini territoriali della singola Regione richiedono una gestione unitaria. La disposizione regionale, quindi, sarebbe lesiva della competenza legislativa esclusiva dello Stato sia in materia di rapporti internazionali che di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di cui all'art. 117, secondo comma, lettere a) e s), Cost. 12.3.1. — La questione è inammissibile. Il richiamo all'art. 117, secondo comma, lettere a) e s), Cost., in riferimento ad atti internazionali nonché con riguardo alla materia “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema” è, infatti, generico, sicché le relative censure non possono trovare ingresso in questa sede. 13.— Da ultimo, il ricorrente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, della legge della Regione Abruzzo n. 22 del 2004, che prevede tra i componenti della Conferenza regionale della pesca e dell'acquacoltura, rappresentanti di organismi statali, quali le Capitanerie di porto, in quanto lederebbe l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., in materia di ordinamento degli organi e degli uffici dello Stato. 13.1. — La questione non è fondata. 13.2. — Valgono, anche in questo caso, le considerazioni già svolte per le analoghe disposizioni contenute nella legge della Regione Marche n. 11 del 2004 (ric. n. 72 del 2004) , con riferimento a quanto previsto dall'art. 105, comma 6, del d.lgs. n. 112 del 1998.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunce la decisione delle questioni di legittimità costituzionale, proposte dalla Regione Toscana e dalla Regione Emilia-Romagna, nei confronti di altre disposizioni della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), qui non espressamente esaminate; riuniti i giudizi, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 4, commi 29 e 30, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), nella parte in cui non stabilisce che la ripartizione delle risorse finanziarie ivi prevista, nonché l'approvazione del Piano nazionale della pesca e dell'acquacoltura per l'anno 2004, avvengano d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano; dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 9, comma 1, della legge della Regione Marche 13 maggio 2004, n. 11 (Norme in materia di pesca marittima e acquacoltura); dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, lettera a), della predetta legge della Regione Marche n. 11 del 2004, proposta, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere a) e s), della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe; dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera g), della legge della Regione Abruzzo 5 agosto 2004, n. 22 (Nuove disposizioni in materia di politiche di sostegno all'economia ittica), proposta, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere a) e s), dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe; dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 2, lettera a), 6, comma 2, lettera e), 7, comma 1, lettera f), della legge della Regione Marche n. 11 del 2004, sollevate, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera a) – anche in relazione al regolamento CE n. 2371/2002, del 20 dicembre 2002 (Regolamento del Consiglio relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca) e al regolamento CE n. 3690/93, del 20 dicembre 1993 (Regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario che stabilisce le norme relative alle informazioni minime che devono figurare nelle licenze di pesca) – e all'art. 117, secondo comma, lettera g), della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe;