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La nostra disponibilità è stata dichiarata da tutti i leader dell'opposizione e, per Forza Italia, dal presidente Berlusconi e dal vice presidente Tajani, ma con rammarico possiamo dire che, oltre all'ottimo rapporto e alla cortesia - di cui ringrazio certamente le persone che hanno rappresentato il Governo nell'ambito del confronto e in Commissione - non c'è stato riscontro da parte della maggioranza. Certamente ci siamo presentati proponendo ciò che la nostra sensibilità politica oggi ritiene di rappresentare per il disagio che il Paese sta vivendo, rendendoci conto che, non essendo il vostro un Governo di unità nazionale ma di parte, gli elementi di sensibilità politica sono parte del nostro programma e non del vostro. Credevamo, tuttavia, di poter portare un contributo, limitato nel tempo - assolutamente limitato nel tempo, era il nostro augurio - legato a questa esigenza. Abbiamo quindi portato all'attenzione temi quali l'introduzione temporanea dei voucher , se non per tutto, per alcuni settori; l'utilizzo in senso migliorativo, occupazionale, di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza, dando loro lo spazio di poterlo utilizzare nelle attività permesse in questo momento; il tema della cedolare secca, visto il grave momento di difficoltà di proprietari e inquilini; il tema delle scuole paritarie, con 900.000 famiglie coinvolte, in particolare per gli asili nido e, ancora, la burocrazia, il tempo massimo di manifestazione clinica della patologia per quanto riguarda l'Inps, banche, credito, disagio sociale. La risposta è stata nulla. Anzi, rispetto ad alcune situazioni quali l'INPS, si è avuto conferma in Commissione. Mi riferisco all'allargamento massimo possibile dello spazio per gli intermediari per poter intervenire sulle domande: la risposta dell'INPS, a lavori conclusi in Commissione, è stata che non è possibile; ci sono ordini professionali completamente esclusi che invece avrebbero potuto alleviare le difficoltà che quell'istituto sta riscontrando. La risposta è stata nulla. Se la verdura costa il doppio, se l'INPS pagherà più tardi di quanto previsto e dichiarato dal Governo, probabilmente poco conta. Un altro tema oggi ci investe: l'Unione europea. Proprio oggi ci sarà una riunione importante dell'Eurogruppo che riguarderà il salvataggio del sistema Europa, non solo dei Paesi come l'Italia che in questo momento sono quelli che vanno in avanscoperta rispetto al coronavirus e alla pandemia. Siamo coscienti che l'emissione di titoli nazionali sconterebbe dei tassi molto alti ma noi dobbiamo assolutamente intervenire in modo fermo rispetto al futuro di questa realtà, al futuro dell'Unione europea, perché altrimenti non funziona più e non può essere ostaggio del Paese più grande o di un Paese piccolo. Colleghi, il nostro auspicio e la nostra speranza è che si possa trovare un punto di equilibrio per far reggere l'area dell'Unione europea, per renderla più forte, per cambiare i meccanismi che non funzionano. Questo voto doveva rappresentare l'unità di un Paese, l'unità di tutti i rappresentanti del popolo contro un unico nemico invisibile, subdolo e violento. Dovevate distinguere, signori del Governo e della maggioranza, rispetto a cosa siete stati finora, divisi tra voi e uniti contro di noi. Ora rendetevi conto: non è con noi o contro di noi che avete la sfida. Dovete confrontarvi con l'Italia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE.È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, fino a qualche giorno fa la prima domanda del mattino al buongiorno era rivolta a se stessi: ci chiedevamo quale sarebbe stata la nostra giornata. Le nostre agende erano piene di impegni, qualcuna di appuntamenti molto importanti, altre semplicemente fitte. Il nostro sguardo era spesso fisso su un cellulare, alla ricerca più che altro di conferme, rincorsi da news o fake news . Alla domanda «come stai?» rispondevamo «di corsa». Dopo due mesi, ci svegliamo al mattino e ci preoccupiamo degli altri. Il nostro primo pensiero è capire come stanno gli altri, come sta andando la situazione nel mondo, quando e come finirà. Quando guardiamo gli schermi lo facciamo per connetterci con l'altro, per poter avere ancora una relazione, per poter entrare in empatia, costruire, discutere, fare riunioni. La nostra agenda è più vuota, ma quando abbiamo un appuntamento è importante. Alla domanda «come stai?» abbiamo attribuito un valore importante, vero ed empatico: ci interessa davvero sapere come sta l'altro. Anche la dinamica nelle nostre famiglie è molto cambiata perché molti lavori prettamente maschili in questo momento sono in lockdown , mentre i lavori femminili nella scuola, nelle banche, nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA), negli ospedali e nel giornalismo sono ancora considerati necessari dall'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e, quindi, le nostre dinamiche familiari e la nostra vita quotidiana sono molto cambiate. È un cambio di paradigma che ci ha proprio pervasi. In due mesi abbiamo visto morire, senza poterle salutare, 17.000 persone; abbiamo visto morire oltre 100 medici in prima linea; abbiamo visto fabbriche chiuse. Quando viaggiamo, dal finestrino del treno vediamo un mondo fermo, immobile, vuoto e silenzioso. C'è stato un crollo del prodotto interno lordo del 60-70 per cento. Noi siamo così, siamo quelli di prima, ma siamo quelli in mezzo alla tempesta del coronavirus, divisi tra quelli che devono restare a casa e quelli che a casa non possono restare. E tra quelli che a casa non possono restare ci sono naturalmente i medici, le Forze dell'ordine, chi lavora nell'agricoltura, nei supermercati, nella filiera alimentare, e ci siamo noi, noi che siamo stati titubanti a renderci conto della gravità della situazione e che abbiamo forse tardato. Poi siamo stati presi da questa rincorsa di decreti del presidente del Consiglio dei ministri e altri provvedimenti, il decreto-legge "Covid 1" n. 6, il decreto-legge "Covid 2 zone rosse" n. 9 il decreto-legge n. 11 per il contenimento dell'epidemia nell'ambito dell'attività giudiziaria, il decreto-legge n. 18 cura Italia, il decreto-legge n. 22 in materia di scuola e il decreto-legge n. 23 in materia di liquidità. Anche il Governo ha fatto fatica a non farsi trascinare dalla corrente dei bisogni, delle emergenze, delle notizie, dell'organizzazione, delle grandi decisioni internazionali ed europee. Il Parlamento ha esitato. Il Parlamento è stato incalzato da questa decretazione d'urgenza, è stato disorientato, non è riuscito a prendere velocemente il ritmo delle riunioni online , degli emendamenti digitali, di questa capacità profonda di vedere il cambiamento dell'Italia, di vedere una nuova realtà e di capire che tutto va normato di nuovo, tutto va rideciso, tutto va rivalutato, tutto va guidato, nella fase di emergenza e soprattutto ora, nella fase di ripartenza e ricostruzione. Chiudere è stato facile: brutale, ma facile. In pochissimi giorni ci siamo trovati privati delle nostre libertà costituzionali fondamentali, a tratti della nostra democrazia della libertà di movimento, del lavoro e anche, da ieri, dell'accoglienza.