[pronunce]

- La difesa erariale ricostruisce, anzitutto, il procedimento del giudizio di conto, rilevando come in esso il pubblico ministero intervenga a tutela dell'ordinamento, degli interessi generali ed indifferenziati della collettività, ma, al contempo, agisca anche a tutela degli interessi concreti e particolari dei singoli e delle amministrazioni pubbliche. Proprio la necessaria partecipazione del pubblico ministero, quale garante imparziale non solo della buona gestione contabile, ma anche degli interessi dei singoli e delle amministrazioni pubbliche interessate, varrebbe, per l'Avvocatura dello Stato, a soddisfare la condizione di parità processuale e di contraddittorio tra le parti sostanziali del rapporto. 3.2. - Sotto questo profilo, la questione sarebbe, allora, manifestamente infondata. Ma essa, per l'Avvocatura generale, sarebbe pure (e prima ancora) inammissibile, dacché la richiesta pronuncia additiva tesa a configurare una diretta partecipazione dell'amministrazione interessata al giudizio di conto, più che ad attuare gli evocati principi costituzionali, verrebbe piuttosto a modificare radicalmente il modello processuale esistente ovvero ad effettuare una scelta normativa non costituzionalmente obbligata e rimessa unicamente alle scelte discrezionali del legislatore.1. - La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione siciliana, solleva, in riferimento agli artt. 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli da 30 a 42 del regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038 (Approvazione del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti), nella parte in cui, «nel regolare la procedura del giudizio di conto, non prevedono che la relazione del Magistrato Relatore in uno al decreto di fissazione della conseguente udienza per la celebrazione del giudizio di conto stesso, sia notificata anche all'Amministrazione». 1.1. - Il rimettente censura le disposizioni denunciate in quanto esse (art. 30) prevedono la trasmissione della suddetta relazione al solo procuratore generale ed inoltre (articoli da 31 a 42), prevedono la partecipazione del solo pubblico ministero contabile e non della pubblica amministrazione al giudizio di conto. Il rimettente sostiene che l'amministrazione interessata dovrebbe essere parte del giudizio di conto, dato che essa subisce le conseguenze giuridiche «dell'accertamento giudiziale dell'eventuale credito/debito riconosciuto ed accertato dalla Corte in capo al contabile», e che la mancata partecipazione al giudizio di tale parte sostanziale contrasterebbe con il diritto di difesa, con il principio del contraddittorio e con il principio della parità delle parti, sanciti dagli artt. 24 e 111, secondo comma, della Costituzione. Né «la pur necessaria partecipazione del P.M., quale garante “dell'imparziale buona gestione contabile”» sarebbe, per il rimettente, sufficiente a «soddisfare di per sé la richiesta condizione di parità processuale e di contraddittorio tra le parti sostanziali». Il giudice a quo richiama, sul punto, il precedente costituito dalla sentenza n. 1 del 2007 di questa Corte, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 52, 53 e 54 del medesimo regio decreto n. 1038 del 1933, proprio nella parte in cui non prevedono che il ricorso dell'esattore sia notificato all'amministrazione finanziaria e che anche ad essa siano dati gli ulteriori avvisi nell'àmbito del giudizio per rifiutato rimborso di quote di imposta inesigibili. 2. - La questione non è fondata. 2.1. - Il rimettente chiede, in buona sostanza, una pronuncia additiva che valga ad imporre la partecipazione necessaria al giudizio di conto dell'amministrazione interessata, ritenendo insufficiente la partecipazione del pubblico ministero contabile per la rappresentazione degli interessi di quest'ultima. Questa Corte ha più volte chiarito (si vedano le sentenze n. 104 del 1989 e n. 65 del 1992) che il pubblico ministero contabile interviene a tutela dell'ordinamento e degli interessi generali ed indifferenziati della collettività e, al contempo, agisce, per questa via, anche a tutela degli interessi concreti e particolari dei singoli e delle amministrazioni pubbliche. Ciò vale, pertanto, a ritenere integrato il principio del contraddittorio e rispettato il principio di parità processuale. 2.2. - A tale consolidato indirizzo la recente sentenza n. 1 del 2007, invocata dal rimettente, non apporta alcuna modifica che sia rilevante ai fini del presente giudizio. Con tale pronuncia, infatti, si è ritenuta l'illegittimità costituzionale degli artt. 52, 53 e 54 del regio decreto n. 1038 del 1933, proprio perché si è ritenuto che il giudizio per rifiutato rimborso di quote di imposta inesigibili fuoriesca dallo schema generale dei giudizi contabili. Si è ritenuto, in specie, che la peculiarità di tale giudizio discenda dal fatto che esso sia promosso ad istanza di parte, nonché nell'interesse esclusivo o dell'esattore, o (caso meno frequente a verificarsi) dell'Amministrazione, considerata in posizione paritetica a quella della parte privata. Ed in considerazione di questa specialità di giudizio, che ha ad oggetto un rapporto paritetico e non l'interesse oggettivo dell'ordinamento, si è ritenuto necessario estendere la legittimazione processuale all'Amministrazione interessata, qualora sia l'esattore ad agire, ed a quest'ultimo, qualora l'azione sia promossa dall'Amministrazione. Al di fuori di tale ipotesi, pertanto, ed, in particolare, in riferimento al giudizio di conto (che non presenta le evidenziate peculiarità del giudizio per rifiutato rimborso di quote di imposta inesigibili e che, anzi, presenta specifici profili di controllo giurisdizionale automatico ed obiettivo) il consolidato indirizzo sopra richiamato deve essere espressamente confermato. 2.3. - Alla luce di quanto appena osservato, si deve, dunque, escludere qualsiasi violazione degli artt. 24 e 111 della Costituzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli da 30 a 42 del regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038 (Approvazione del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti), sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione siciliana, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 luglio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 luglio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA