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Nuove norme in materia di diffusione della cultura della salute e sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle aziende, sostegno alle famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro e adeguamento dei limiti di età per l'assegno di incollocabilità erogato dall'INAIL, nonché a tutela delle vittime dell'amianto e dei tumori professionali. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge, che reca misure per la diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle aziende, il sostegno alle famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, nonché in tema di adeguamento dei limiti di età per l'assegno di incollocabilità erogato dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), esclusione dal reddito rilevante ai fini della determinazione dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) della rendita ai superstiti erogata dall'INAIL e finanziamento della ricerca per la cura del mesotelioma e per la realizzazione dei relativi centri specialistici, scaturisce dal lavoro avviato in seno alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, insediata nella corrente legislatura, e in particolare a partire dalle audizioni avviate sin dal settembre 2023, quali quella del presidente dell'Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (ANMIL), Zoello Forni, nonché del commissario straordinario dell'INAIL, professor Fabrizio D'Ascenzo, come anche dall'impegno programmatico espresso nella mozione 1-00071, presentata in data 12 settembre 2023 e approvata all'unanimità dall'Assemblea il 13 settembre 2023. Sulla scia di tali impegni, in data 18 dicembre 2023, nel corso dell'esame del disegno di legge di bilancio per l'anno 2024, è stato anche accolto uno specifico ordine del giorno in 5ª Commissione – G/926/88/5 (testo 2) – a prima firma Magni e cofirmato da esponenti di tutti i gruppi parlamentari (Magni, Dreosto, Patton, Manca, Patuanelli, Paita, Gelmetti, Lotito e Borghese), teso a impegnare il Governo sui temi oggetto del presente disegno di legge. Le tematiche relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro rivestono particolare importanza nel nostro ordinamento. Nel 2023 le denunce di infortunio presentate all'INAIL sono state 585.356; concentrando l'attenzione sui casi mortali denunciati, i dati provvisori del 2023 parlano ancora di più di 1.000 decessi causati da infortuni sul lavoro. Le denunce di malattia professionale rilevate lo scorso 31 dicembre mostrano un incremento del 19,7 per cento: dalle 60.774 del 2022 alle 72.754 del 2023. Al riguardo, non può non rivestire fondamentale importanza avviare iniziative per la diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle aziende, anche avvalendosi dell'apporto esperienziale dei rappresentanti della sicurezza delle organizzazioni bilaterali, nonché delle vittime di infortuni sul lavoro e malattie professionali o loro familiari superstiti in qualità di testimoni, come proposto dall'articolo 1 del presente disegno di legge. Altrettanto importante è il Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, rispetto al quale appare necessario incrementare la dotazione annuale di 15 milioni di euro all'anno, estendendone l'accessibilità anche ai conviventi di fatto del lavoratore, purché abbiano la stessa residenza anagrafica da almeno cinque anni (articolo 2 del presente disegno di legge). Agli invalidi del lavoro e alle vittime di malattie professionali è riconosciuto, da parte dell'INAIL, l'assegno di incollocabilità, una particolare prestazione integrativa legata all'impossibilità di accedere al reinserimento lavorativo attraverso il collocamento mirato riservato alle persone con disabilità; tale assegno è, dunque, un'ulteriore forma di sostegno a fronte di un danno gravissimo che la persona ha subito nell'esercizio della propria attività lavorativa; per ottenere l'assegno è richiesta un'età non superiore ai limiti previsti per l'assunzione obbligatoria, attualmente sessantacinque anni, età oltre la quale il benefìcio cessa di essere erogato. Tale limite non è stato, tuttavia, coordinato con gli adeguamenti dell'età pensionabile intervenuti nel corso del tempo, per effetto dei quali l'età limite per il diritto all'assegno dovrebbe essere elevata a sessantasette anni, al fine di non lasciare privi di tutela coloro che non hanno ancora raggiunto il diritto alla pensione. È evidente che tale discrasia debba esser sanata, adeguando i limiti di età per l'assegno di incollocabilità erogato dall'INAIL, come proposto dall'articolo 3 della presente proposta. In riferimento, poi, a quanto previsto dall'articolo 4, si evidenzia che il regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, emanato ai sensi dell'articolo 5, comma 1, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ha introdotto una nuova definizione di « reddito disponibile » ai fini del calcolo dell'ISEE, che ha ricompreso anche prestazioni esenti da imposizione fiscale, riconosciute a persone con disabilità e limitazioni dell'autonomia. Contro tale disposizione è stato presentato ricorso al TAR del Lazio che, nel febbraio del 2015, ha dichiarato parzialmente illegittimo il citato regolamento, annullando l'articolo 4, comma 2, lettera f) , del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, nella parte in cui sono inclusi, tra i dati da considerare ai fini ISEE, i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari percepiti da soggetti portatori di disabilità. Alla pronuncia del TAR è seguito l'appello della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri del lavoro e dell'economia e finanze, sul quale si è definitivamente pronunciato il Consiglio di Stato, con sentenza depositata il 29 febbraio 2016, confermando quanto stabilito in primo grado e ribadendo alcuni princìpi di assoluta rilevanza: quanto all'inclusione tra i trattamenti fiscalmente esenti di quelli aventi natura indennitaria, i giudici amministrativi ricordano che l'ordinamento pone tali prestazioni a compensazione di una oggettiva situazione di svantaggio, anche economica, che ricade sulla persona con disabilità e sulla sua famiglia, includerli, quindi, in una qualunque nozione di reddito, anche ampia e tecnica come quella proposta dalle amministrazioni appellanti, si pone in netto contrasto con la loro natura. Se di indennità o di risarcimento si tratta, dunque, né l'una né l'altro possono essere considerati come reddito, in quanto ne difetta un valore aggiunto, ossia la remunerazione di uno o più fattori produttivi; è indiscutibile, secondo i giudici, che tali prestazioni non sono finalizzate alla remunerazione, né all'accumulo di patrimonio personale, ma alla compensazione di una minore capacità di reddito e a ristabilire una parità « morale e competitiva » tra disabile e non disabile.