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La discussione di questi giorni sulle norme che non raggiungono alcun obiettivo, in realtà, dimostrano o che questo Governo non ha realmente le capacità per mantenere quell'impegno oppure, cosa più grave, che questo Governo - e mi auguro che lo abbiano compreso i colleghi del MoVimento 5 Stelle, non solo quelli dissidenti, ma anche coloro che hanno manifestamente espresso di essere di destra e quindi di sostenere tutto ciò che è diverso da quello che hanno fatto i Governi di centrosinistra (così è chiara la vostra collocazione) - non ha scelto di risolvere il problema proprio per lasciarlo aperto, proprio per continuare ad alimentare, sotto la forma della paura, di una crescente discriminazione, razziale e non solo, sotto tutte le forme più bieche, che vanno a rendere più debole il tessuto di umanità del nostro Paese, un bisogno che loro pensano sia un bisogno di coloro che, col pugno forte, provano a tenere in mano questo Paese. Io penso che gli italiani se ne accorgeranno. Noi continueremo, voto per voto - e diciamo di no a questa sospensione perché vogliamo farlo emendamento su emendamento - a contrastare questo provvedimento. C'è chi è dalla parte degli italiani e della loro vita da tutti i punti di vista, a partire dalla dimensione umanitaria, che riguarda la vita delle persone ma anche la sicurezza degli italiani e c'è chi, forse senza che se ne siano accorti tutti nella maggioranza, sta usando la sicurezza degli italiani per scopi politici che, a nostro avviso, non devono sedere in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 92 del Regolamento, metto ai voti la proposta avanzata dal relatore. È approvata. FERRARI (PD) . Chiediamo la controprova. PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. (Commenti del senatore Laus) . Stiamo procedendo alla controprova, senatore Laus; se si accomoda, chiudiamo le porte e potrà votare. La ringrazio. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. È approvata . Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, martedì 23 ottobre il Polo museale della Calabria ha chiuso al pubblico il Parco archeologico di Sibari, dopo un evento meteorologico estremo. Non è stata solo la violenza dell'ennesimo fortunale, però, a causare l'allagamento; la responsabilità va ascritta soprattutto alla panne del sistema di drenaggio adottato di recente, costituito da cosiddette trincee drenanti. Per registrare un calo del livello delle acque è stato necessario riattivare quattro tra le pompe aspiranti che, dismesse a partire dal 2015, per decenni avevano garantito il controllo del livello dell'acqua di falda, altrimenti destinata a sommergere i ruderi. Non è stato invece possibile riattare, ad oggi, le trincee stesse, pensate proprio per smaltire l'acqua piovana e controllare la risalita dell'acqua di falda, garantendo l'abbattimento dell'ingente consumo elettrico imposto dai vecchi wellpoint . Non è stato possibile perché le connesse vasche di raccolta, costruite sotto le strade romane, non sono ispezionabili. Ogni loro riapertura impone lo smontaggio del basolato antico e più tardi il suo riposizionamento: operazioni lunghe, delicate e costose che rischiano di dover essere ripetute annualmente, sempre che - s'intende - la soprintendenza olistica creata dal ministro Franceschini, cui spetta la tutela, sia d'accordo con le scelte del polo museale, mero gestore del parco. A Sibari, dunque, il problema non è solo quello dei costi della manutenzione ordinaria, comune a tutte le aree archeologiche statali aperte al pubblico. A Sibari si pagano le conseguenze di scelte tecniche senz'altro innovative, ma assai impattanti sul piano della tutela, i cui principi cardine sono stati provvisoriamente accantonati pur di realizzare le trincee, e subito rivelatesi inefficaci e inefficienti. Ciononostante, dopo l'esondazione del Crati a gennaio 2013, quelle stesse trincee sono state estese al Parco del Cavallo per drenare non le acque meteoriche e di falda ma - consentitemi - molta parte dei famosi 18 milioni di euro spesi dopo quel disastro. Ho chiesto al MIBACT, provocatoriamente, nei giorni scorsi, di tenere chiuso il Parco di Sibari, invece di ingegnarsi a trovare un rimedio per tamponare l'emergenza. Occorre, colleghi, un ripensamento della situazione, che mi piace pensare possa essere lento e lucido. Proprio la fretta e la superficialità, infatti, unite alla brama di denaro, hanno prodotto la criticità odierna. Un ripensamento da affidare a tecnici di alto profilo professionale e immuni al fascino della corruzione. Chiedo troppo? Il patrimonio culturale del Paese non può essere lasciato nelle mani di individui che fuori e persino nelle fila del Ministero competente, come accaduto a Sibari, fanno l'interesse proprio e di terzi, invece che della collettività, tradendone la fiducia. Auspico perciò che Sibari, da pessimo esempio di gestione di fondi pubblici, possa diventare un modello di buone pratiche, innanzitutto per la stessa amministrazione dei Beni culturali. Va in questa direzione, del resto, il contratto civico attivato a Sibari da un paio di anni attraverso il patto di integrità stretto tra MIBACT e Actionaid Italia per due progetti finanziati dall'Unione europea, assai meno ricchi di quelli delle trincee drenanti, ma importanti per il futuro del Parco e del museo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Chiedo la cortesia ai colleghi che stanno lasciando l'Aula di rispettare i senatori che intervengono a fine seduta. PIRRO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, sabato mattina la sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha ricevuto una lettera intimidatoria. Questo episodio si verifica al termine di una settimana delicata per la città di Torino, iniziata con l'approvazione di un ordine del giorno di contrarietà alla TAV e che si chiudeva proprio sabato con una manifestazione dei Sì TAV, invero poco partecipata. Questo gesto è il culmine di una vile campagna denigratoria, sostenuta anche da una parte dei mezzi di comunicazione nei confronti di Chiara e di tutta l'amministrazione torinese. Un insieme di menzogne, ripetute tante e tante volte, per farle sembrare vere. Qualcuno vuole dipingere Torino come una città in declino, da cui tutti fuggono per via di scelte sbagliate dell'attuale amministrazione. Eppure, lo scorso fine settimana in città gli alberghi erano sold out e i musei pieni. Ma se l'intero Piemonte, e non solo Torino, stenta a riprendersi dalla crisi del 2008 e ha pagato un prezzo più caro di altre Regioni del Nord non può essere certo colpa di una sindaca eletta nel 2016, ma piuttosto di un sistema fragile e mal governato per troppi anni.