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Il suo presupposto è che la conoscenza e l'uso dell'eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, ed in particolare nell'ambito del diritto dell'individuo a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti, come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966. La Convenzione di Faro intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità, incoraggiando a riconoscere l'importanza degli oggetti e dei luoghi in ragione dei significati e degli usi loro attribuiti sul piano culturale e valoriale. La partecipazione dei cittadini rappresenta un elemento imprescindibile per accrescere in Europa la consapevolezza del valore del patrimonio culturale e del suo contributo al benessere e alla qualità della vita così come alla costruzione di società pacifiche e democratiche. In questo contesto, gli Stati sono chiamati a promuovere un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni. La Convenzione disegna, inoltre, un quadro di riferimento per le politiche sul patrimonio culturale attraverso la definizione dei diritti e delle responsabilità in questo settore, nonché la messa in luce degli effetti positivi che possono derivare dal suo impiego, in sinergia con gli strumenti del Consiglio d'Europa per la salvaguardia del patrimonio archeologico e architettonico. La Convenzione si colloca comunque in una posizione diversa rispetto alle precedenti convenzioni sul patrimonio culturale nate in seno al Consiglio d'Europa, che si concentrano sulla necessità di conservare il patrimonio culturale e sul modo di proteggerlo. Essa adotta, infatti, un nuovo approccio, enumerando molti mezzi per utilizzare il patrimonio culturale nel suo complesso e chiarendo le ragioni per le quali merita di essere valorizzato. Pur includendo la tutela e la conservazione fra le azioni prioritarie, essa focalizza l'attenzione anche su altri temi, quali: il diritto al patrimonio culturale come facoltà di partecipare all'arricchimento o all'incremento del patrimonio stesso e di beneficiare delle attività corrispondenti; lo sviluppo sostenibile; il dialogo e l'apertura tra culture; la mondializzazione; la partecipazione e la crescita della sinergia di competenze fra tutti gli attori. Il testo della Convenzione, che integra gli strumenti internazionali esistenti in materia, definisce gli obiettivi generali sopra delineati, ma non impone specifichi obblighi di azione per i Paesi firmatari, lasciando ad essi la libertà di valutare i mezzi più convenienti per l'attuazione delle misure in esso previste. Passando, quindi, all'esame dei singoli disegni di legge di ratifica della Convenzione, il relatore sottolinea che l'Atto Senato 257, come evidenziato nella relazione introduttiva, ripropone il testo del disegno di legge governativo adottato come testo base nella precedente legislatura (Atto Senato 2885). Esso si compone di cinque articoli che riguardano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), l'ordine di esecuzione (articolo 2), le misure attuative dell'articolo 13 della Convenzione (articolo 3), la copertura finanziaria (articolo 4) e l'entrata in vigore (articolo 5). L'articolo 3, in particolare, reca norme di attuazione dell'articolo 13 della Convenzione, al fine di favorire la correlazione tra il patrimonio culturale, il settore dell'istruzione e quello della formazione. Si prevede, inter alia , che il Ministero dell'istruzione e della ricerca, di concerto con il Ministero dei beni culturali e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, predisponga un programma triennale di iniziative dirette a facilitare l'inserimento nei programmi scolastici della dimensione del patrimonio culturale e a incoraggiare la ricerca interdisciplinare e la formazione continua. In relazione agli oneri economici, l'articolo 4 li valuta complessivamente in un milione di euro annui, essenzialmente ascrivibili alle misure attuative dell'articolo 13 della Convenzione, e ne dispone la relativa copertura. Il comma 3 del medesimo articolo 4 prevede inoltre che gli eventuali oneri derivanti dalla sottoscrizione degli accordi finanziari di cui all'articolo 17 della Convenzione - per la messa in opera di misure di cooperazione nelle attività di controllo - siano autorizzati con appositi provvedimenti normativi. L'Atto Senato 702, invece, si compone di quattro articoli che riguardano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), l'ordine di esecuzione (articolo 2), la copertura finanziaria (articolo 3) e l'entrata in vigore (articolo 4). Con riferimento agli oneri economici, l'articolo 3 li valuta complessivamente in un milione di euro annui e ne dispone la relativa copertura. In conclusione, mette in risalto come i testi dei due disegni di legge in esame non presentino profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea né con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Successivamente, il senatore LUCIDI ( M5S ), relatore, sottopone all'attenzione dei commissari una proposta di testo unificato, frutto di intesa con il collega relatore Alfieri. Su proposta del PRESIDENTE , la Commissione conviene, quindi, di adottare detto testo, pubblicato in allegato, quale base per il prosieguo dell'esame. Il seguito dell'esame congiunto è, quindi, rinviato. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DELLE AUDIZIONI Il presidente PETROCELLI avverte che, nel corso dell' audizione informale del Direttore di "Sicurezza internazionale", Alessandro Orsini, svolta in Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, il 4 dicembre scorso, nell'ambito dell'affare assegnato n. 47, è stata consegnata della documentazione che sarà disponibile per la pubblica consultazione nella pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 15,10. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 955 La Commissione Affari esteri, emigrazione, esaminato il disegno di legge recante misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici; premesso che il provvedimento in titolo recepisce raccomandazioni del Working Group on Bribery dell'OCSE ai fini di una piena attuazione della Convenzione sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali (1997) e del Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), istituito presso il Consiglio d'Europa, esprime parere favorevole. Allegato