[ddlpres]

Disposizioni per la prevenzione e la cura dell'obesità. Onorevoli Senatori. -- L'obesità, malattia caratterizzata da un aumento del peso che, in base al grado, fa considerare un individuo in sovrappeso, obeso o francamente obeso (BMI- Body Mass Index >30), si manifesta a causa di uno squilibrio tra introito calorico (assunzione di cibo) e spesa energetica (metabolismo basale, attività fisica e termogenesi), con conseguente accumulo dell'eccesso di calorie in forma di trigliceridi nei depositi di tessuto adiposo. L'eccessivo accumulo di grasso corporeo, quando anomalo ed eccessivo, può avere effetti negativi sulla salute, con una conseguente riduzione dell'aspettativa di vita; in particolare, sovrappeso e obesità rappresentano uno dei maggiori fattori di rischio per la salute e sono causa di disabilità fisica, di ridotta capacità lavorativa e predispongono, inoltre, all’insorgenza di numerose altre patologie croniche, le più importanti delle quali sono le malattie cardiovascolari, quelle metaboliche ed il cancro. Detta condizione patologica, purtroppo, in costante incremento, che ha raggiunto un carattere epidemico in numerosi Paesi, oltre alle innegabili cause organiche (ipotiroidismo, ereditarietà ed altre) ha origine principalmente in fattori alimentari (abitudini alimentari contraddistinte da un consumo di cibi altamente energetici) e comportamentali (sedentarietà). L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva riconosciuto l’obesità come un’epidemia globale già nel 1997. Oggi, secondo uno studio della NCD- Risk Factor Collaboration , condotto da scienziati dell’ Imperial College London e pubblicato dalla rivista medica « The Lancet » (che ha coinvolto l'Organizzazione mondiale della sanità e più di 700 ricercatori in tutto il mondo), dal 1975 al 2014, la prevalenza di obesità si è triplicata negli uomini e più che raddoppiata nelle donne, secondo un trend di stima che, invariato, porterebbe ad avere, nel 2025, un abitante su cinque obeso. Analizzando i trend temporali dell'indice di massa corporea, i ricercatori hanno stimato, per il 2014, in 266 milioni il numero complessivo di obesi fra gli uomini e in 375 milioni fra le donne, pari rispettivamente al 10,8 per cento e al 14,9 per cento della popolazione mondiale. In Italia, secondo l'« Italian barometer diabetes report 2015 » (documento pubblicato annualmente dalla Italian barometer diabetes observatory foundation , con la finalità di avviare un confronto sulle problematiche connesse al diabete e all'obesità), l'obesità e il sovrappeso riguardano 28 milioni di persone; è in sovrappeso oltre una persona su tre (36 per cento, con preponderanza maschile: 45,5 per cento rispetto al 26,8 per cento nelle donne), obesa una su dieci (10 per cento), diabetica più di una su venti (5,5 per cento) e oltre il 66,4 per cento delle persone con diabete di tipo 2 è anche molto in sovrappeso o obeso, mentre lo è «solo» un quarto delle persone con diabete tipo 1 (24 per cento), ovvero sono in sovrappeso quasi 22 milioni di italiani, obesi 6 milioni, con diabete quasi 3,5 milioni: «diabesi» (termine coniato dall'OMS), ossia contemporaneamente obesi e con diabete, circa 2 milioni. L'obesità, nei suoi vari gradi, che ne caratterizzano la gravità e i relativi bisogni, può essere considerata una condizione clinica patologica che richiede sia l'intervento medico che l’intervento educativo che consenta ai soggetti interessati di comprendere le cause del problema e di mettere in atto nella vita di tutti i giorni i comportamenti idonei a raggiungere gli obiettivi prefissati. L'obesità e il sovrappeso, pertanto, affliggendo principalmente le categorie sociali svantaggiate, che hanno minor reddito e istruzione, oltre che maggiori difficoltà di accesso alle cure, riflettono e accompagnano, dunque, il proliferare delle disuguaglianze, favorendo un vero e proprio circolo vizioso. L'obesità, considerata l'anticamera del diabete, in associazione con quest'ultima patologia, comporta un aumento del rischio di morte: un diabetico in sovrappeso, infatti, raddoppia il proprio rischio di morire entro dieci anni rispetto ad un diabetico di peso normale; un diabetico obeso quadruplica detto rischio. L'obesità non è solo, quindi, una condizione estetica, ma una vera e propria condizione clinica patologica e, alla stregua di una vera e propria epidemia, rappresenta, dunque, un problema di salute pubblica, nonché di spesa per il Servizio sanitario nazionale. Il raggiungimento degli obiettivi di salute pubblica, che necessitano di strategie in grado di facilitare l'attuazione di comportamenti salutari, sia in termini di alimentazione, sia di promozione dell'attività fisica, si può conseguire solo attraverso adeguate politiche di prevenzione non disgiunte da una programmazione appropriata di gestione della malattia, per evitare o contenere le comorbidità quali diabete, ipertensione, dislipidemia, malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, tumori e disabilità. Uno stile di vita sedentario, accompagnato ad una assunzione non appropriata di alimenti, come spesso accade nella nostra società, può determinare l'insorgere di diversi stati patologici inclusa l'obesità. Al contrario un'alimentazione equilibrata, unitamente ad un buon livello di attività fisica, ad ogni età, contribuisce al benessere psicologico oltreché fisico. In Italia i costi legati alla cura della obesità e delle altre patologie ad essa correlate sono altissimi con un trend in costante crescita che rischia di mettere a dura prova la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. L'obesità è una patologia che riguarda, in vario modo, quindi, tutte le fasce di età, di sesso e ceto sociale. La diffusione dell'obesità infantile, poi, in modo sempre più allarmante, conferma che i principali fattori di rischio, alimentazione e sedentarietà, persistono con l'aumentare dell'età. La prevenzione appare, al momento, la strategia più opportuna da mettere in campo per ridurre l'insorgenza di nuovi casi di obesità e delle patologie ad essa correlate. Occorrerebbe, quindi, promuovere adeguate campagne di sensibilizzazione rivolte sia agli operatori sanitari, e particolarmente ai medici di famiglia, che a tutti i cittadini, nelle diverse fasce di età, incentrate sulla divulgazione dei fattori di rischio legati all'obesità e sui comportamenti da adottare attraverso corretti stili di vita e percorsi di educazione alimentare, soprattutto nelle scuole, di ogni ordine e grado. La partecipazione a giochi o ad altre attività fisiche o sportive contribuisce a prevenire l'insorgere di numerose patologie e, quindi, concorre al mantenimento di un buono stato di salute della popolazione e, in conseguenza, al contenimento della spesa sanitaria pubblica. Allo stesso modo, un corretto stile di vita alimentare può essere perseguito attraverso la divulgazione di adeguate abitudini nutrizionali che promuovano l'utilizzo di prodotti alimentari salutari. Alcuni prodotti alimentari, infatti, pur fortemente reclamizzati attraverso campagne di marketing mirate ad aumentarne il consumo, sono altamente dannosi per la salute.