[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2-ter, terzo, quarto e sesto comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), promosso, nell'ambito di un procedimento di prevenzione, dal Tribunale di Reggio Calabria con ordinanza del 14 maggio 1999, iscritta al n. 1125 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 2, prima serie speciale, dell'anno 2004. Udito nella camera di consiglio del 13 ottobre 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona. Ritenuto che nel corso di un giudizio per l'applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali il Tribunale di Reggio Calabria ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 41, secondo comma, e 42, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2-ter, terzo, quarto e sesto comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), nella parte in cui non consente «di disporre la confisca di beni, dei quali si accerti l'illecita provenienza, in caso di rigetto della proposta di applicazione della misura di prevenzione personale per cessazione della pericolosità sociale del proposto successiva all'acquisizione illecita dei beni ed antecedente alla decisione»; che il rimettente – premesso di essere investito della richiesta di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno e della confisca di beni a norma dell'art. 2-ter della legge n. 575 del 1965 e di avere respinto la richiesta relativa alla misura di prevenzione personale perché la pericolosità sociale poteva ritenersi cessata «quantomeno a partire dalla seconda metà degli anni 80» – osserva che, quanto alla misura patrimoniale, «non è stata fornita allo stato la dimostrazione della legittima provenienza dei mezzi finanziari impiegati per acquistare» nell'aprile del 1981 e nel dicembre del 1985, e cioè prima che a suo avviso la pericolosità sociale fosse venuta meno, «beni immobili di consistente estensione»; che la confisca di tali beni è peraltro preclusa dal rigetto della richiesta della misura personale sulla base dell'interpretazione giurisprudenziale consolidata e «tale da costituire diritto vivente» dell'art. 2-ter della legge n. 575 del 1965, secondo cui il rapporto di pregiudizialità fra la misura di prevenzione personale e quella patrimoniale sarebbe derogabile solo nelle ipotesi tassativamente previste dal settimo e dall'ottavo comma del medesimo articolo; che il rimettente ritiene che la disciplina in esame, non consentendo di applicare la misura di prevenzione patrimoniale a prescindere da quella personale nelle fattispecie caratterizzate «dalla cessazione di pericolosità sociale […] sopravvenuta alla stipulazione di atti di acquisto di alcuni beni», violi in primo luogo l'art. 3 Cost. sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento di situazioni identiche: da un lato quella, rilevante nella specie, nella quale la pericolosità sociale, presente al momento dell'acquisizione dei beni, viene poi a cessare prima della decisione del giudice in ordine alla misura di prevenzione personale; dall'altro quella in cui la pericolosità sociale viene meno dopo l'applicazione da parte del giudice della misura di prevenzione personale; che il rimettente precisa che il dubbio di costituzionalità non investe il 'principio' della pregiudizialità in sé, ma solo il diverso trattamento riservato dalla disciplina censurata a due situazioni identiche «sul piano sostanziale», ma tali da dar luogo, per la circostanza meramente accidentale che la pericolosità cessi prima o dopo la decisione del giudice in ordine alla applicazione della misura di prevenzione personale, alle conseguenze antitetiche del mantenimento della misura patrimoniale nel primo caso come affermato dalla giurisprudenza di legittimità nell'ipotesi di revoca della misura personale e dell'impossibilità di applicare la misura patrimoniale nel secondo; che ad avviso del rimettente sarebbe ravvisabile un ulteriore profilo di illegittimità in riferimento all'art. 41, secondo comma, Cost., in quanto la disciplina censurata, nella parte in cui non consente la confisca dei beni nell'ipotesi in cui non sia applicabile la misura di prevenzione personale, appresterebbe una tutela della iniziativa economica privata irragionevolmente più attenuata rispetto ad altre situazioni in cui, al pari di quella considerata, vengono in rilievo condotte che costituiscono indici di appartenenza ad associazione di tipo mafioso e che incidono sulla sicurezza, sulla libertà e sulla dignità umana, «valori protetti dal comma secondo dell'art. 41 Cost.»; che, infine, sarebbe ravvisabile anche la violazione dell'art. 42, secondo comma, Cost. perché la disciplina impugnata, impedendo la confisca di beni di cui non sia provata la legittima provenienza, si pone in contrasto con il principio della funzione sociale della proprietà, che «per ragioni di coerenza e non contraddizione dell'ordinamento» deve valere sia nel caso di revoca della misura di prevenzione personale, sia in caso di «rigetto per il medesimo motivo della proposta personale». Considerato che il rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 2-ter, terzo, quarto e sesto comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), nella parte in cui non consente di disporre la confisca dei beni, di cui non sia provata la legittima provenienza, in caso di contestuale rigetto della proposta di applicazione della misura di prevenzione personale per mancanza del requisito della pericolosità sociale, che era però presente al momento dell'acquisto dei beni; che la situazione di fatto su cui si innesta la questione di legittimità costituzionale è assai peculiare, posto che il rimettente ritiene di poter accertare, ora per allora, la pericolosità sociale del soggetto con riferimento al momento di acquisto dei beni di cui afferma non essere stata provata la legittima provenienza; che a tale fine si basa sulla presunzione che, risalendo al 1983 l'ultimo elemento sintomatico della pericolosità sociale, ravvisato nella presenza al funerale del fratello di un noto mafioso, la pericolosità stessa dovrebbe ritenersi persistente «almeno per il triennio successivo», e cioè dovrebbe 'coprire' anche l'atto di acquisto del 1985; che ad avviso del rimettente la disciplina censurata si porrebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto determina una irragionevole disparità di trattamento rispetto all'ipotesi del tutto analoga di revoca della misura di prevenzione personale per il venir meno della pericolosità sociale, situazione che secondo la giurisprudenza non impone di revocare anche la misura patrimoniale della confisca disposta in precedenza, nonché con gli artt. 41, secondo comma, e 42, secondo comma, Cost., perché violerebbe le esigenze di tutela dell'iniziativa economica privata e la funzione sociale della proprietà;