[pronunce]

, giacché &laquo;la previsione di spesa “a regime”&raquo; meriterebbe una verifica. 3. - Quanto alla censura relativa all'art. 4, il ricorrente lamenta che esso ha introdotto modifiche all'art. 77 rubricato “prima costituzione della dirigenza” della legge della Regione Sardegna 13 novembre 1998, n. 31 (Disciplina del personale regionale e dell'organizzazione e degli uffici della Regione), ed in particolare che: aa) modificandone il comma 2, ha “attribuito” - ope legis anche se in sede di prima applicazione della legge - “la qualifica di dirigente” a dipendenti in possesso (oltre che dell'anzianità e dell'appartenenza alle “fasce” ivi indicate) del diploma di laurea; bb) aggiungendovi [art. 4 lett. b)] il comma 2-bis, ha aperto anche a dipendenti non laureati l'accesso senza concorso alla dirigenza, posto che tale norma non sarebbe di significato univoco, laddove recita che “hanno comunque titolo all'attribuzione della qualifica” anziché che “è attribuita la qualifica” ed inoltre, sarebbe contraddetto dal comma 7 del citato art. 77, rimasto invariato; cc) modificandone [art. 4 lett. d)] i commi 5 e 9, ha aumentato la già troppo elevata quota (75 per cento) dei posti “rimasti” vacanti nella dotazione della dirigenza dopo gli inquadramenti di cui ai commi 1 e 2, riservata al concorso interno, al 90 per cento; dd) abrogandone [art. 4 lett. e)] il comma 10, ove, - ancorché in coda alle procedure di “attribuzione” ope legis della qualifica di dirigente ed al concorso interno - era prevista l'indizione di concorsi pubblici per l'accesso alla dirigenza, ha eliminato tale possibilità. Secondo il ricorrente, l'insieme delle tre disposizioni contenute nelle lettere b), d) ed e) dell'art. 4 contrasterebbe con gli evocati parametri costituzionali e con le indicate norme interposte, in quanto l'accesso alla qualifica di dirigente di ruolo deve avvenire mediante concorso o procedura selettiva di pari serietà, ai quali potrebbero essere ammessi soltanto soggetti muniti di laurea. La riserva di posti ai concorsi interni non potrebbe, del resto, assorbire la quasi totalità delle vacanze, giacché la dirigenza non potrebbe divenire, per il cumulo di attribuzioni ope legis e di concorsi interni, un'ulteriore prosecuzione della “progressione verticale”, non essendo i concorsi o le procedure equipollenti per l'accesso alla dirigenza promozioni, bensì - anche agli effetti dell'art. 68, comma 4, del citato d.lgs. n. 29 del 1992 [rectius 1993] - procedure per l'assunzione. 4.- Si è costituita in giudizio la Regione Sardegna, depositando memoria, nella quale preliminarmente ha sostenuto l'inammissibilità della censura di violazione dell'art. 3 della legge costituzionale n. 3 del 1948, in quanto non sarebbero stati individuati quali fra i limiti da tale norma indicati sarebbero stati violati. In secondo luogo, ha ulteriormente eccepito l'inammissibilità del ricorso, assumendo che esso eccederebbe l'ambito entro cui il Governo è legittimato ad impugnare le leggi regionali, per come emerge dall'art. 127 della Costituzione, nel testo novellato dall'art. 8 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), che sarebbe applicabile - anche ai sensi dell'art. 10 della legge costituzionale ora citata - alle leggi della deducente, non essendo più applicabile l'art. 33, comma 2, dello statuto. Il ricorso sarebbe, altresì, infondato nel merito. Infatti, la disciplina delle competenze legislative regionali prevista dallo statuto ed in particolare quella di cui al citato art. 3, comma 1, pur essendo in rapporto di specialità con la Costituzione, non sarebbe rimasta indifferente alla riforma del Titolo V, nel senso che, in forza dell'art. 10 della citata legge costituzionale n. 3 del 2001, non sarebbero più opponibili alla competenza legislativa esclusiva regionale i limiti originariamente previsti dallo stesso art. 3, che non trovino più corrispondenza nel nuovo articolo 117, primo comma, della Costituzione. Poiché la competenza regionale esclusiva o residuale spettante alle Regioni ad autonomia ordinaria in base al quarto comma dello stesso art. 117 non incontrerebbe limiti nella legislazione statale, altrettanto dovrebbe valere per la competenza esclusiva della Regione Sardegna nella materia dell'ordinamento degli uffici e dello stato giuridico ed economico dei dipendenti regionali. Essa, ormai, incontrerebbe soltanto il limite (oltre che delle norme costituzionali) degli obblighi internazionali e quello dei vincoli comunitari (ex primo comma dell'art. 117), ma non più quello delle “norme fondamentali delle riforme economico-sociali” e quello dei “principi dell'ordinamento giuridico” (che non abbiano rango costituzionale). D'altro canto, il limite dei principi fondamentali della legislazione statale concernerebbe solo la competenza legislativa concorrente. Un'ulteriore subordinata ragione di infondatezza emergerebbe per il fatto che l'art. 3 apporterebbe una deroga ragionevole e come tale consentita dallo stesso art. 97 Cost. al principio del concorso, concernendo soggetti che hanno stabilito da lungo tempo un rapporto con l'amministrazione in base a procedure selettive, mentre l'art. 4 sarebbe oggetto di censure che impingono nel merito della scelta del legislatore regionale e non sarebbero suscettibili di sindacato. 5.- Nell'imminenza della pubblica udienza entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative. 5.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri replica preliminarmente all'eccezione di inammissibilità del ricorso prospettata dalla Regione con riferimento alla non deducibilità da parte dello Stato con il ricorso in via principale della violazione di qualsiasi norma costituzionale, assumendo che questa Corte avrebbe disatteso tale interpretazione del nuovo art. 127 della Costituzione nella sentenza n. 94 del 2003. Con riguardo all'eccezione circa il venir meno del limite delle “norme fondamentali di riforme economico-sociali”, di cui all'art. 3 Cost., se ne argomenta l'infondatezza, in quanto l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001 consentirebbe soltanto di &laquo;applicare alle Regioni a statuto speciale “parti” della legge costituzionale&raquo;, ma non di &laquo;operare “ritagli” demolitori alle disposizioni, esse pure costituzionali, recate dagli Statuti speciali….&raquo;. 5.2. - A sua volta, la Regione Sardegna insiste nell'eccezione di inammissibilità del ricorso con riferimento alla deduzione di parametri costituzionali non inerenti la delimitazione della competenza legislativa regionale, in ragione della identica dignità costituzionale fra Stato e Regioni e, quindi, della pari collocazione dei rispettivi atti legislativi nel sistema delle fonti, a seguito della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione.