[pronunce]

che comunque, secondo la difesa erariale, l'art. 600 del codice civile non precisa quale sia il momento dell'eseguibilità del testamento pubblico, dovendo tale nozione essere ricavata da altre norme e principi del codice in via di interpretazione, per cui la censura del rimettente si risolverebbe nel dolersi dell'insegnamento secondo il quale anche nel caso di nomina di esecutori testamentari il testamento pubblico è eseguibile prima degli adempimenti previsti dall'art. 702 del codice civile, e quindi in una questione di interpretazione. Considerato che il giudice a quo dubita - in riferimento agli artt. 2 e 3 della Costituzione - della legittimità costituzionale dell'art. 600 del codice civile, "nella parte in cui - secondo la costante interpretazione giurisprudenziale - il termine per la proposizione dell'istanza di riconoscimento della fondazione decorre, nel caso di testamento pubblico, dall'apertura della successione anziché dal momento in cui chi sia tenuto a darvi esecuzione ne sia venuto a conoscenza"; che l'art. 600 del codice civile è stato abrogato dall'art. 1 della legge 22 giugno 2000, n. 192 (Modifica dell'articolo 13 della legge 15 maggio 1997, n. 127, e dell'articolo 473 del codice civile); che l'abrogazione dell'art. 600 del codice civile è intervenuta in data successiva all'introduzione del giudizio a quo, con la conseguenza della perdurante applicazione del suddetto art. 600 alla fattispecie in questione; che la ragione di inammissibilità relativa alla mancata notifica dell'ordinanza di rimessione alla convenuta rimasta contumace nel giudizio a quo, eccepita nella memoria della parte e non più risollevata, può ritenersi superata per effetto della successiva notifica dell'ordinanza di rimessione a tutte le parti, anche contumaciali, del giudizio a quo; che l'art. 600 del codice civile non precisa quale sia il momento dell'eseguibilità del testamento pubblico; che il rimettente ritiene che vi sia una costante interpretazione giurisprudenziale per cui il termine per la proposizione dell'istanza di riconoscimento della fondazione decorra dal momento della morte del testatore; che la suddetta affermazione è in realtà contenuta in una risalente sentenza della Corte di cassazione che tratta della questione solo incidentalmente (Corte di Cassazione - sezione II - 5 luglio 1962, n. 1724); che, pertanto, l'orientamento giurisprudenziale non può dirsi tanto consolidato da assurgere a diritto vivente; che la nozione di eseguibilità del testamento pubblico di cui all'art. 600 del codice civile deve essere ricavata da altre norme contenute nel Codice e dai principi ispiratori; che la motivazione dell'ordinanza di rimessione fa perno sull'ipotesi in cui l'arco temporale considerato dall'art. 600 del codice civile sia in tutto o in parte decorso quando chi sia onerato dell'esecuzione venga a conoscenza della morte e quindi delle disposizioni testamentarie, così da impedire o rendere eccessivamente difficile la presentazione dell'istanza di riconoscimento; che la suddetta condizione non sembra ricorrere nel caso di specie e che, comunque, dall'ordinanza non emergono indicazioni di sorta; che la motivazione sulla rilevanza della questione appare nel complesso contraddittoria e comunque insufficiente, non consentendo a questa Corte il necessario controllo sulla sussistenza di tale condizione di proponibilità; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 600 del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 2 e 3 della Costituzione, dal Tribunale di Siracusa, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 maggio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 16 maggio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola