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Ci furono una serie di pronunce a seguito di un procedimento civile intentato dal dottor Robledo nei confronti del senatore Albertini nel periodo in cui era eurodeputato per un risarcimento di danni a seguito di una presunta diffamazione e successivamente, con una serie di dichiarazioni di incompetenze reciproche tra l'Europarlamento e il Senato della Repubblica, a motivo delle date in cui queste vicende si erano sviluppate. Dopo una serie di pronunce sfavorevoli era intervenuto poi il procedimento penale; a seguito di quel procedimento e, insisto, dopo alterne vicende nell'ambito della Giunta delle immunità e delle elezioni del Senato, si era pervenuti alla dichiarazione, nell'ambito del procedimento penale, di insindacabilità dell'operato del senatore Albertini, il quale a più riprese aveva dato dimostrazione in maniera assolutamente esaustiva, con numerosi atti di sindacato ispettivo, del fatto che lui avesse trattato la materia intra moenia . Pertanto, la Giunta delle immunità e delle elezioni aveva proposto all'Assemblea di dichiarare l'insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Albertini e così l'Assemblea si era pronunciata. Questa è la storia, in maniera molto succinta, delle vicende che hanno visto impegnato il Senato per ciò di cui oggi ci occupiamo, perché a seguito di quella pronuncia, per l'appunto, la corte d'appello di Brescia ha impugnato il provvedimento davanti alla Corte costituzionale. Oggi dobbiamo decidere se affidare all'Avvocatura la difesa del Senato dinanzi alla Corte costituzionale. Seguendo la prassi che abbiamo sempre seguito (abbiamo affrontato un altro caso anche recentemente in quest'Aula), credo abbiamo il dovere di difendere le prerogative del Senato e le decisioni assunte dal Senato. Pertanto, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deciso di proporre all'Assemblea di provvedere alla difesa del Senato dinanzi alla Corte costituzionale e in questo senso ci presentiamo ora al giudizio dell'Assemblea. PRESIDENTE . Sulle conclusioni della Giunta può prendere la parola un oratore per Gruppo per non più di dieci minuti. GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, il relatore ha già illustrato i termini della questione. Il ricorso è stato proposto nell'ambito del giudizio di impugnazione promosso dalla parte civile, il magistrato dottor Alfredo Robledo, avverso la sentenza del tribunale di Brescia del 3 febbraio 2017, che aveva assolto il senatore Gabriele Albertini da due diversi reati di calunnia aggravata. La prima delle condotte calunniose attribuite ad Albertini, commesse a Milano il 22 ottobre 2012, consisterebbe nell'avere falsamente accusato il magistrato Alfredo Robledo di una serie di reati nel corso delle indagini preliminari svolte nei suoi confronti. Il secondo reato di calunnia sarebbe stato commesso attraverso un esposto, sempre a firma del senatore Albertini, indirizzato il 22 ottobre 2012 al Ministro della giustizia quale titolare dell'azione disciplinare. Nell'esposto, l'esponente avrebbe accusato il dottor Robledo della commissione di una serie di reati, sempre durante lo svolgimento di indagini, ma stavolta nell'ambito di procedimenti a carico di soggetti diversi dall'esponente. I motivi a sostegno del conflitto di attribuzione consistono, secondo la Corte di appello di Brescia, nel fatto che effettivamente Gabriele Albertini, all'epoca dei fatti, ovvero in data 22 ottobre 2012, non rivestiva ancora la carica di senatore, avendo assunto tale carica nel marzo 2013, e poi nella asserita carenza del nesso funzionale delle opinioni manifestate da Albertini con l'attività parlamentare, atteso che tali dichiarazioni riguardano processi penali, in relazione ai quali non sembra che ci possa essere alcuna connessione con l'attività legislativa. Come già precisato, la corte di appello di Brescia ha dunque ritenuto necessario promuovere il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, con riguardo alla ricordata deliberazione del Senato della Repubblica di insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Albertini, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Naturalmente non è questa la sede per riprendere il merito delle questioni poste, ma in questa fase deve essere valutata soltanto la legittimazione del Senato della Repubblica ad essere parte nel presente conflitto, quale organo competente a dichiarare, in modo definitivo, la propria volontà in ordine all'applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, restando comunque impregiudicata la questione relativa alla competenza del Senato medesimo a pronunciarsi sulle specifiche dichiarazioni che hanno dato origine al conflitto, tenuto conto che quando sono state rese tali dichiarazioni Albertini non era ancora senatore. Pertanto, si ravvede l'opportunità che il Senato venga comunque rappresentato dinanzi alla Corte costituzionale in ordine alle proprie prerogative e quindi, a nome del Gruppo Liberi e Uguali, annuncio il voto favorevole rispetto alla costituzione in giudizio del Senato. (Applausi) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, mi limiterò a poche parole solo per rendere edotti i colleghi. In questo, come in un altro caso su cui abbiamo votato recentemente, si tratta di stabilire se il Senato debba costituirsi in giudizio per difendere una decisione che è stata presa a maggioranza in Aula. L'intendimento mio e del mio Gruppo è che, in linea generale, le decisioni prese in Aula debbano sempre essere difese, lasciando un margine di eccezionalità per singoli casi specifici. In questo caso riteniamo che la decisione possa e debba essere difesa davanti alla Corte costituzionale. Peraltro, mi limito a osservare - posto che sia il senatore Cucca che il collega Grasso hanno già delineato i termini della questione - che la complessità della vicenda aveva portato la Giunta ad esprimersi anche sulla natura del rapporto tra la funzione di parlamentare europeo e la funzione di parlamentare italiano, individuando, in questo caso, una contiguità e ricorrendo ad un collegamento, ai sensi dell'articolo 81 del codice penale, che consentiva al Senato di poter decidere e ritenersi competente in questo specifico caso, ritenendo sussistente l'insindacabilità anche per una serie di attività e di condotte esercitate dal senatore Albertini quando, appunto, era senatore. Per tutti questi motivi preannuncio il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico alla deliberazione al nostro esame. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, stiamo ancora parlando di una questione complicata e molto articolata che aveva già interessato a lungo i lavori della Giunta e di quest'Aula nel corso della precedente legislatura, dato che i procedimenti da discutere erano diversi: si trattava di un procedimento civile e di un procedimento penale e non solo. Infatti la questione inizialmente parte da un esposto inviato il 22 ottobre 2012 dal senatore Albertini al Ministro della giustizia. Comunque non si tratta solo di quello ma di tutta la vicenda giudiziaria fra il senatore - che fu europarlamentare e ancora prima sindaco di Milano - e il procuratore Alfredo Robledo.