[pronunce]

, trasformando correlativamente le pregresse ipotesi di danneggiamento aggravato, delineate dal secondo comma, in fattispecie autonome di reato. In questo contesto, il danneggiamento continua, quindi, a costituire illecito penale - punito con pena più severa di quella prevista dalla norma censurata (reclusione da sei mesi a tre anni) - non solo se commesso con le modalità di azione alle quali fa riferimento il rimettente (primo comma del nuovo art. 635 cod. pen. , corrispondente ai numeri 1 e 2 del secondo comma della norma anteriore), ma anche, e comunque sia, se avente ad oggetto tutta una serie di beni, analiticamente elencati (secondo comma del nuovo art. 635 cod. pen. , corrispondente ai numeri 3, 4, 5 e 5-bis del secondo comma della norma sostituita). Agli odierni fini, viene in particolare rilievo la previsione del numero 1) del secondo comma del vigente art. 635 cod. pen. , che assoggetta alla pena dianzi indicata chi - indipendentemente dalle condizioni previste dal primo comma - distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili «edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di un culto o cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o immobili compresi nel perimetro dei centri storici, ovvero immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati o altre delle cose indicate nel numero 7) dell'articolo 625». Il richiamato numero 7) dell'art. 625 cod. pen. prevede, a sua volta, una circostanza aggravante speciale del delitto di furto ove il fatto sia commesso (oltre che «su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento») su cose «esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza». Secondo l'orientamento giurisprudenziale predominante, tale disposizione deve ritenersi riferibile - anche per quanto attiene al genus delle cose «esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede» - non soltanto ai beni mobili, ma anche ai beni immobili. Ai fini dell'applicazione della norma, infatti, deve aversi riguardo alla qualità, alla destinazione e alla condizione delle cose, e non anche alla natura (mobiliare od immobiliare) delle stesse, che rileva unicamente al fine della realizzazione del delitto di furto (ovviamente ipotizzabile soltanto per i beni mobili), ma non anche in rapporto al danneggiamento (per tutte, tra le molte, Corte di cassazione, sezione seconda penale, sentenza 17 novembre-1° dicembre 2016, n. 51294; sezione seconda penale, sentenza 12 maggio-5 giugno 2009, n. 23550; sezione seconda penale, sentenza 20 novembre 2003-27 gennaio 2004, n. 2889). Vi è, dunque, in conclusione, un'ampia gamma di ipotesi nelle quali il danneggiamento di beni immobili o di mezzi di trasporto pubblici o privati - vale a dire dei beni il cui deturpamento o imbrattamento è penalmente represso dal denunciato art. 639, secondo comma, cod. pen. - continua a costituire illecito penale (più severamente punito), anche se realizzato senza violenza alla persona o minaccia o condizioni consimili. 4.3.- A fronte di ciò, il petitum del rimettente viene a risultare, quindi, incoerente con il postulato fondante il dubbio di legittimità costituzionale, giusto il quale sarebbe manifestamente irragionevole prevedere sanzioni penali per il deturpamento e l'imbrattamento di cose altrui in situazioni nelle quali il danneggiamento delle medesime cose è soggetto a una mera sanzione pecuniaria civile. In questa prospettiva, infatti, l'invocata declaratoria di illegittimità costituzionale dovrebbe essere limitata ai casi in cui il deturpamento o l'imbrattamento di immobili o di mezzi di trasporto avvenga, non solo in assenza delle modalità di azione indicate nel primo comma del nuovo art. 635 cod. pen. , ma altresì su beni diversi da quelli elencati dal secondo comma. La rilevanza nel giudizio a quo di una simile questione resta, peraltro, tutta da dimostrare. Di certo, la questione non sarebbe rilevante in rapporto ai fatti oggetto del secondo dei due capi di imputazione che il rimettente riferisce essere contestati all'imputato: vale a dire, con riguardo all'imbrattamento mediante vernice di tre vetture ferroviarie che si trovavano collocate in stazioni, scali ferroviari o depositi. Tali vetture sono, infatti, beni destinati a pubblico servizio o a pubblica utilità, e per di più esposti per necessità e consuetudine alla pubblica fede. Di conseguenza, il loro danneggiamento conserva senz'altro rilievo penale. Con riguardo ai fatti oggetto del primo capo di imputazione - l'imbrattamento di nove immobili ubicati in varie zone del Comune di Milano - occorrerebbe appurare, affinché la questione possa ritenersi rilevante, che i beni imbrattati non ricadano in alcuna tra le numerose categorie di immobili il cui danneggiamento resta anch'esso tuttora sanzionato penalmente dall'art. 635, secondo comma, numero 1), cod. pen.: in particolare, che si tratti di immobili non compresi nel perimetro dei centri storici, non pubblici o destinati ad uso pubblico o all'esercizio di un culto, né oggetto di lavori di costruzione, ristrutturazione, recupero o risanamento in corso o ultimati, e neppure di immobili esposti alla pubblica fede (almeno quanto alle parti imbrattate). Tali circostanze non emergono, peraltro, dall'ordinanza di rimessione, la quale non reca indicazioni di sorta al riguardo (anzi, rispetto all'immobile di proprietà del Comune di Milano, risulta il contrario, discutendosi di edificio pubblico). 4.4.- La questione va dichiarata, dunque, inammissibile per erronea e incompleta ricostruzione del quadro normativo di riferimento da parte del giudice rimettente, alla quale si connette l'inadeguatezza della motivazione sulla rilevanza. Le ulteriori eccezioni di inammissibilità formulate dalla parte costituita Trenitalia spa - relative all'asserita insindacabilità, da parte di questa Corte, della scelta sanzionatoria operata nel frangente dal legislatore, in quanto non manifestamente irragionevole (eccezione che attiene, peraltro, più propriamente al merito della questione), nonché al carattere, in assunto, "creativo" dell'intervento richiesto dal giudice a quo - restano assorbite. 5.- Una ragione di inammissibilità similare è riscontrabile anche in rapporto alla questione sollevata dal Tribunale ordinario di Aosta, che investe la previsione punitiva del primo comma dell'art. 639 cod. pen. , relativa al deturpamento o imbrattamento di beni mobili (per il quale è prevista la multa fino a 103 euro). 5.1.- Nell'illustrare la nuova configurazione assunta dal delitto del danneggiamento a seguito del d.lgs. n. 7 del 2016, il giudice a quo ha, in verità, correttamente richiamato tanto la previsione del primo comma, quanto quella del secondo comma del novellato art. 635 cod. pen.