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Credo che forse bisognerà ulteriormente ricalibrare le sanzioni, mettendo in campo, a scopo di deterrenza, quelle che colpiscono in modo più preciso la Russia stessa, evitando che sia la nostra economia a pagarne i costi. Come lei ha ben detto, bisogna inoltre affrontare la crisi umanitaria: non possiamo permetterci di assistere in modo impassibile a 47 milioni di persone che rischiano di morire di fame. È importante un'iniziativa forte, anche dal punto di vista dell'apertura dei negoziati. La Russia deve lasciar passare le navi e si deve procedere allo sminamento dei porti. Questo è in linea con la politica estera italiana. È importante avere questa capacità - lo dico chiaramente - mettendoci sulla scia di altri Paesi europei come la Francia, la Germania e la Spagna. Noi siamo in grado di agire con sapienza e di aprire il negoziato. Se non ora, quando? Credo che questa sia la necessità che questo Parlamento dovrebbe esprimere oggi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, noi siamo con lei nel ribadire senza tentennamenti la collocazione atlantica del nostro Paese e, di pari passo, nel sottolineare la necessità di un rafforzamento del protagonismo europeo per il raggiungimento del cessate il fuoco e per l'apertura di negoziati finalmente credibili per risolvere la crisi ucraina. In quest'Aula lo sappiamo tutti: sulla collocazione estera si giocano la credibilità e la sicurezza del nostro Paese e su questo non può e non deve esserci spazio per alcune ambiguità. Allo stesso modo sappiamo che più manteniamo il fronte europeo compatto più possiamo lavorare per quel dialogo in cui crediamo: da qui deriva quella solidità che dobbiamo garantire. Putin ha portato il nostro continente in una guerra che mai avremmo creduto di dover vedere e ha stravolto tutte le regole alla base della comunità internazionale; le ha ricordate anche lei, a partire dall'inviolabilità dei confini e dal rispetto dell'integrità territoriale. Il rifiuto dell'aggressione armata di Putin non può che vederci tutti uniti, così come ogni tentativo perché in Ucraina torni la pace. Se c'è una cosa che ha dato un'impronta diversa a questa crisi, che certamente era qualcosa di inaspettato per Putin, è stata proprio la compattezza dell'Unione europea - che qui oggi continuiamo a rivendicare - e della NATO nell'aiutare la legittima difesa ucraina. Anzi, possiamo dire senza ombra di dubbio che ad oggi questa compattezza sia stata l'elemento deterrente più efficace nei confronti della Russia. Il 31 agosto 2021, con il ritiro delle truppe dell'Afghanistan, la NATO ha dato un'immagine che forse ha contribuito a far sentire Putin sicuro di poter intraprendere la sua campagna di guerra. Putin però non immaginava certo che questa campagna avrebbe finito per produrre, per l'eterogenesi dei fini, un ricompattamento e un rinsaldamento della NATO e un'accelerazione del percorso dell'Unione europea verso l'adozione di una politica di difesa comune. Non a caso, proprio in questi giorni, abbiamo anche assistito alla richiesta - impensabile fino a pochi mesi fa - di Finlandia e Svezia di aderire alla NATO. Parliamo di due Paesi storicamente e culturalmente neutrali, lontanissimi dall'idea di entrare nel Patto atlantico, che hanno preso questa decisione storica proprio a causa della rottura e dello stravolgimento dell'equilibrio geopolitico che ha provocato Putin. La grande preoccupazione che ha portato questi Paesi a fare richiesta di adesione è assolutamente comprensibile e va accolta. Sono significative le parole pronunciate ieri dalla premier finlandese Sanna Marin proprio qui a Roma: «Vogliamo entrare nella NATO per difendere la pace». (Applausi) . Con questo vado al tema più delicato e complesso, che è quello dell'invio degli aiuti militari, che si inseriscono però - come ha ricordato bene lei prima - nel più ampio disegno degli strumenti di assistenza e sostegno che stiamo dando all'Ucraina. Nessuno, quando si parla di aiuti militari, prende una decisione a cuor leggero. Noi del Partito Democratico certamente non lo abbiamo fatto, nonostante una lettura caricaturale che pure vi è stata. Il PD crede nella forza pacificatrice, che significa costruire la pace, non semplicemente evocarla. Sono convinta che, se l'Ucraina potrà sedersi a un tavolo con la Russia per trattare la pace e non la sua resa, sarà perché l'abbiamo aiutata a difendersi e non l'abbiamo abbandonata. (Applausi) . Presidente, non lo voglio dimenticare: il Governo ha ricevuto un mandato straordinario, a larghissima maggioranza, da parte del Parlamento proprio con questa finalità e chiaramente dentro il perimetro costituzionale. (Applausi) . Mi auguro che, in questo momento così drammatico, la linea capace di accomunarci tutti sia quella di evitare che il dibattito pubblico scivoli su un piano dove possono trovare spazio slogan e letture semplicistiche. Quando parliamo di questa guerra, parliamo non solo di un'invasione, ma anche dello scontro tra due modelli di società e di vivere civile: le democrazie liberali, da una parte, e le autocrazie, dall'altra. Difendere l'Ucraina ha significato e sta significando difendere le democrazie liberali e i confini del continente. Abbiamo visto le terribili immagini di Bucha e continuiamo ad ascoltare i drammatici resoconti degli inviati di guerra, che ringraziamo per il lavoro di informazione che svolgono in una guerra che è anche di disinformazione. (Applausi) . Abbiamo il dovere di continuare ad aiutare il popolo ucraino a difendersi attraverso l'invio di aiuti e le sanzioni e contemporaneamente di dare una risposta forte ed efficace con sostegni economici. Altrimenti, all'unità cui assistiamo oggi seguirà un ritorno al populismo in Europa. Il Governo - gliene diamo atto - ha messo in atto già tante misure importanti di sostegno a famiglie e imprese e noi diciamo che bisogna andare avanti. La crisi ucraina ha però nuovamente mostrato anche il volto solidale del nostro Paese e la profonda generosità dei cittadini e dei nostri sindaci, che si sono adoperati per l'accoglienza e per offrire aiuti materiali alla popolazione fuggita dalla guerra e per costruire reti territoriali di sostegno (e questo anche nel quadro di una decisione storica presa dal Consiglio dell'Unione europea, che ha attivato il meccanismo che consente di riconoscere ai profughi la protezione temporanea). Finalmente viene messo al centro il principio della condivisione nella gestione dei flussi migratori e per noi la nuova Europa si costruisce anche così (Applausi) , come si costruisce anche attraverso un rafforzamento del percorso per arrivare a una politica estera e di difesa comune. Gli scenari di guerra degli ultimi mesi ci hanno insegnato che, se l'Unione europea vuol essere non solo un gigante economico, ma anche un attore globale capace di incidere nel nuovo scenario internazionale, deve dotarsi di strumenti di decisione più efficaci e per questo è sempre più urgente arrivare a una modifica dei Trattati, a partire dal superamento del principio dell'unanimità.