[pronunce]

nell'elenco di cui all'Allegato n. 2 (Atti salvati dall'elenco delle abrogazioni allegato al decreto legge 22 dicembre 2008 n. 200, così come convertito dalla legge 18 febbraio 2009, n. 9) è indicato, al n. 190, il r.d. n. 800 del 1923. 4.2. - Il decreto legislativo in parola è stato emanato in esecuzione della delega legislativa di cui all'art. 14, commi 14 e 15, della legge 28 novembre 2005, n. 246 (Semplificazione e riassetto normativo per l'anno 2005), disposta per l'individuazione, sulla base di specifici «princìpi e criteri direttivi», di «disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle quali si ritiene indispensabile la permanenza in vigore» (comma 14) nonché per la «semplificazione» o il «riassetto della materia che ne è oggetto», «anche al fine di armonizzare le disposizioni mantenute in vigore con quelle pubblicate successivamente alla data del 1° gennaio 1970» (comma 15). Il testo originario del richiamato art. 14, comma 14, è stato poi sostituito ad opera dell'art. 4, comma 1, lettera a), della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile), che, confermando la disposizione delegante, ha introdotto, ai commi 14-bis, 14-ter e 14-quater, ulteriori discipline per stabilire la persistente applicabilità delle disposizioni statali «nelle materie appartenenti alla legislazione regionale», «fino alla data di entrata in vigore delle relative disposizioni regionali»; nonché l'abrogazione, decorsi alcuni termini, delle disposizioni legislative statali non comprese nei decreti legislativi emanati; o, ancora, l'ampliamento della delega, destinata all'abrogazione espressa di disposizioni da considerare tacitamente o implicitamente abrogate o «comunque obsolete». 4.3. - Nella pendenza dei termini per l'esercizio della delega, è stato emanato il ricordato d.l. n. 200 del 2008, il quale, all'art. 2, comma 1, nel testo sostituito dalla legge di conversione 18 febbraio 2009, n. 9, ha disposto che, «a decorrere dal 16 dicembre 2009», avesse luogo l'abrogazione delle disposizioni elencate nell'Allegato 1, facendo tuttavia «salva l'applicazione dei commi 14 e 15 dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246». Nell'elenco di cui all'Allegato 1 era indicato, al n. 10136 bis, introdotto in sede di conversione, il r.d. n. 800 del 1923. 4.4. - Su queste basi, si può agevolmente ricavare che, diversamente da quanto prospettato dalla ricorrente, l'entrata in vigore, il 15 dicembre 2009, del decreto legislativo n. 179 del 2009, lungi dal determinare la "reintroduzione" o la "reviviscenza" nell'ordinamento del richiamato r.d. n. 800 del 1923, come convertito in legge n. 473 del 1925, ha semplicemente consentito di vederne confermata la vigenza, sull'ovvio presupposto - evidenziato dalla difesa dello Stato - che esso non l'avesse perduta e che perciò, altrettanto evidentemente, non avesse necessità di riacquistarla. Inserendo, infatti, da un lato, la legge n. 473 del 1925 nell'elenco degli atti la cui «permanenza in vigore» viene considerata «indispensabile» e, dall'altro, conseguentemente, impedendo, con espressa disposizione, che, a partire dal 16 dicembre 2009, si producesse, per «le disposizioni elencate», l'effetto abrogativo previsto dall'art. 2, comma 1, del decreto-legge n. 200 del 2008 come convertito, le norme impugnate si sono evidentemente limitate ad assicurare che, tra gli altri, il r.d. n. 800 del 1923, per l'appunto, non cessasse di restare in vigore, come era stato per decenni. E' ben vero che - a parte i profili strettamente connessi alla cronologia dell'efficacia delle disposizioni in esame - la volontà abrogativa manifestata dal legislatore dell'urgenza, sia pure con le modificazioni apportate in sede parlamentare, risulti, in definitiva, contraddetta, relativamente a specifici atti, da quella, invece, conservativa, espressa dal legislatore delegato, peraltro in esecuzione del suo mandato. Ma è altrettanto pacifico che - indipendentemente dal problema dei rapporti tra poteri (e limiti) del legislatore delegato e uso insindacabile della ragionevole discrezionalità legislativa, nonché dalla questione, altrettanto generale, se possa o meno reputarsi, in ipotesi, sussistente, in capo al legislatore, un qualche obbligo di abrogazione -, la norma di cui all'art. 2, comma 1, del decreto-legge n. 200 del 2008, come convertito, nel prevedere l'abrogazione degli atti in elenco a decorrere dalla data indicata, ha espressamente e specificamente previsto che questa dovesse valere «salva l'applicazione dei commi 14 e 15 dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246». Così che, in altri termini, l'efficacia dell'abrogazione, prevista, come già rilevato, nelle more dell'esercizio della delega, è apparsa sin da subito ragionevolmente destinata a trovare un limite nel complesso normativo di cui alla legge di delegazione. E, d'altra parte, corrispondentemente, l'art. 1, comma 2, impugnato, nel sottrarre le indicate disposizioni all'effetto abrogativo ormai prossimo a prodursi, ne ha stabilito la permanenza in vigore «anche ai sensi e per gli effetti» della delega: con ciò espressamente confermando l'intenzione di escludere che potesse eventualmente risultare destinato all'abrogazione, ad opera del legislatore dell'urgenza, un atto che il successivo legislatore delegato considerasse, invece, meritevole di essere mantenuto in vigore. 4.5. - Proprio in ragione della sua funzione meramente ricognitiva, il decreto legislativo n. 179 del 2009 appare, pertanto, nelle disposizioni impugnate, sprovvisto di una propria e autonoma forza precettiva o, se si preferisce, di quel carattere innovativo che si suole considerare proprio degli atti normativi: non è dubbio, infatti, che, nell'individuare le disposizioni da mantenere in vigore, esso non ridetermini né in alcun modo corregga le relative discipline, limitandosi a confermare, peraltro indirettamente - attraverso, cioè, la mera individuazione di atti da "salvare"-, la persistente e immutata loro efficacia. 4.6. - In quanto tali, le disposizioni impugnate appaiono, perciò, prive della capacità di ledere, per sé stesse, come si lamenta, la sfera della competenza della Provincia ricorrente in materia di "toponomastica";