[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 163, primo comma, 162, secondo comma e 160, primo comma, lettera c), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), nel testo modificato dal decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'àmbito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali), dal decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), e dal decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80), promosso dal Tribunale ordinario di Biella, nel procedimento relativo alla Samar s.r.l. in liquidazione, con ordinanza del 27 aprile 2009, iscritta al n. 267 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 10 febbraio 2010 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro.. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Biella, con ordinanza del 27 aprile 2009, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 163, primo comma, in relazione all'art. 162, secondo comma, ed all'art. 160, primo comma, lettera c), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa) - di seguito, legge fallimentare -, nel testo modificato dal decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'àmbito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali), dal decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), e dal decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80); che, secondo l'ordinanza di rimessione, una società a responsabilità limitata ha proposto domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo e sussisterebbero le condizioni per dichiarare aperta detta procedura, benché la domanda non indichi le ragioni della mancata suddivisione dei creditori in "classi" (tale non potrebbe, infatti, ritenersi la distinzione dei medesimi in creditori privilegiati e chirografari), nonostante che la disomogeneità degli interessi economici di alcuni creditori chirografari (in particolare degli istituti di credito rispetto agli altri creditori) avrebbe dovuto indurre la ricorrente ad effettuarla; che, ad avviso del giudice a quo, le norme sopra indicate attribuiscono al tribunale, nella fase di ammissione alla procedura, il potere di sindacare la correttezza dei criteri di formazione delle classi di creditori, garantendo in tal modo un corretto bilanciamento delle esigenze di privilegiare la risoluzione delle crisi aziendali mediante l'utilizzo di strumenti di matrice privatistica e di tutelare gli interessi dei creditori, restando comunque esclusa ogni «interferenza di carattere "sostitutivo"» rispetto alla scelta dell'imprenditore; che la ratio della suddivisione dei creditori in classi sarebbe quella «di prevedere un primo livello di "sterilizzazione" di potenziali conflitti di interessi tra le diverse posizioni giuridiche e categorie economiche dei creditori» ed essa giustificherebbe il potere del tribunale di valutare, in sede di delibazione dell'ammissibilità della domanda, la correttezza dei criteri di formazione delle medesime; che, secondo il rimettente, le norme sopra richiamate non prevedrebbero, invece, l'obbligo del proponente di suddividere i creditori in classi, né consentirebbero al tribunale, nella fase di ammissione alla procedura, di censurare una tale scelta, nel caso di disomogeneità degli interessi dei creditori, neppure qualora risulti che essa mira ad evitare che il voto contrario di una classe possa impedire l'approvazione della proposta di concordato preventivo; che, a suo avviso, non sarebbe ragionevole che una tale scelta dell'imprenditore sia «priva di adeguata e tempestiva "sanzione" processuale, pur restando in tale ipotesi immutati sul piano sostanziale (art. 3 Cost.) i presupposti per l'esercizio del predetto sindacato dell'autorità giudiziaria», e tale «aporia normativa» non potrebbe essere eliminata, come pure è stato sostenuto, ritenendo che la mancata formazione di più classi equivalga alla formazione di una classe unica (sindacabile, ai sensi dell'art. 163, primo comma, della legge fallimentare), ovvero reputando, in virtù di un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 180, quarto comma, della legge fallimentare, che il creditore sia legittimato a proporre opposizione nel giudizio di omologazione, «per sostenere che il concordato non è conveniente»; che, conseguentemente, occorrerebbe «verificare la coerenza interna e [...] la compatibilità con il generale principio costituzionale di ragionevolezza (art. 3 Cost.)» del contenuto del potere di controllo del tribunale nella fase di delibazione dell'ammissibilità della proposta di concordato preventivo;