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e cioè, in primo luogo, i Centri operativi misti (COM) e i Centri operativi comunali (COC). La composizione, le modalità di funzionamento, la cadenza periodica degli adempimenti proposte per questi organismi offrono il quadro di una metodologia effettivamente innovativa e, a monte, della reale volontà di affrontare profondamente la questione e di attrezzare una risposta più matura e al passo con i tempi al problema del rischio idrogeologico. In coerenza con tale approccio, si impone come più stringente anche l'obbligo per le regioni della costituzione dell'ufficio geologico regionale, che si avvalga di figure e profili tecnico-professionali in grado di assolvere alle funzioni di rilevanza peculiare e per ciò stesso più utili. In sintesi, questo disegno di legge tende a ricostruire e rinforzare la filiera delle competenze e delle responsabilità in materia di difesa del suolo e di protezione civile, riannodando la trama delle disposizioni legislative vigenti e puntando alla reale attuazione delle stesse, in forma sufficientemente coerente ed omogenea sull'intero territorio nazionale. Il legislatore, nell'esaminare il presente disegno di legge e nel concorrere alla sua migliore e più appropriata definizione, ha dinanzi a sé due grandi obiettivi: la messa in sicurezza dei territori attraverso la mitigazione del diffuso e talvolta elevatissimo rischio idraulico e idrogeologico; la tutela della pubblica incolumità nella triste ed inaccettabile constatazione che la comunità nazionale -- per effetto di questo genere di eventi calamitosi -- ha già versato un tributo elevatissimo in termini di perdita di vite umane, di distruzioni e di degrado del territorio, che impone una risposta più matura ed una forte responsabilizzazione collettiva.. Art. 1. (Esercizio delle competenze degli enti territoriali in materia di difesa del suolo e di protezione civile. Modalità di attivazione dei poteri commissariali e sostitutivi) 1. Fatti salvi le competenze legislative e i poteri amministrativi delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, le regioni, le province, i comuni, i loro consorzi o associazioni, i consorzi di bonifica, le autorità di bacino e le comunità montane esercitano le funzioni e i compiti ad essi spettanti in materia di difesa del suolo e protezione civile, nel quadro delle competenze costituzionalmente determinate, secondo i princìpi di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e alla legge 24 febbraio 1992, n. 225. 2. In sede di esercizio delle competenze di cui al comma 1, ciascun ente territoriale è tenuto ad adottare gli strumenti conoscitivi e le procedure idonei alla verifica periodica del rispetto, da parte degli enti ricompresi nel territorio di sua competenza, delle disposizioni vigenti in materia di difesa del suolo e di protezione civile, con specifico riguardo all'ottemperanza agli obblighi di legge essenziali per il pieno ed efficace esercizio delle rispettive competenze. 3. In caso di riscontrata inadempienza, parziale o totale, ai sensi del comma 2, l'ente territoriale è tenuto ad informarne sollecitamente il competente Comitato operativo permanente, di cui all'articolo 2. Quest'ultimo, valutata la sussistenza di un pericolo, anche potenziale, per la salute e l'incolumità pubblica direttamente derivante dall'inadempienza segnalata, ne informa immediatamente il Governo, ai fini del conferimento di un mandato commissariale ovvero dell'esercizio dei poteri sostitutivi di cui all'articolo 120, secondo comma, della Costituzione. Art. 2. (Istituzione dei Comitati operativi permanenti) 1. Con lo scopo di garantire il coordinamento e la piena ed efficace integrazione su scala regionale delle attività degli organi istituzionali competenti in materia di difesa del suolo e gestione del rischio idrogeologico e idraulico ai fini di protezione civile, in ciascuna regione è istituito il Comitato operativo permanente (COP), quale organismo per la gestione e la prevenzione del rischio idrogeologico e per il coordinamento delle funzioni ordinarie e straordinarie di protezione civile. 2. Il COP è presieduto dal presidente della regione, ovvero da un suo delegato, e ad esso partecipano, con le forme e le modalità stabilite da ciascuna regione, i rappresentanti degli enti locali, degli uffici territoriali del governo e degli altri organi istituzionali competenti in materia di difesa del suolo e di protezione civile, nonché le amministrazioni preposte ai servizi sanitari e ospedalieri. Il COP si riunisce ordinariamente due volte l'anno ed è convocato dal presidente della regione con preavviso di almeno dieci giorni, salvo che particolari e urgenti situazioni contingenti ne richiedano l'immediata convocazione. 3. In via ordinaria, i COP: a) individuano le aree a rischio idrogeologico e idraulico elevato e molto elevato presenti nella regione, specificando in dettaglio ambiti territoriali, popolazione, infrastrutture e insediamenti esposti a tali rischi, utilizzando a tal fine: 1) ove adottati, i piani di bacino, i piani stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico e i piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico, di cui rispettivamente all'articolo 65 e all'articolo 67, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; 2) gli indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile, definiti con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2004, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'11 marzo 2004, nonché le tabelle A e B allegate al decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 dicembre 2000, n. 365; b) controllano, sulla base di periodiche ricognizioni, anche avvalendosi per le valutazioni tecniche degli uffici geologici regionali di cui all'articolo 4, l'ottemperanza di ciascun organo o ente territoriale agli obblighi di legge in materia di difesa del suolo e di protezione civile e verificano, per le finalità di cui all'articolo 1, comma 3, le condizioni effettive di operatività dei singoli presidi previsti dalla legislazione vigente, ivi inclusi i presidi idrogeologici permanenti ove costituiti ai sensi dell'articolo 3; c) in particolare, con riferimento alle aree di cui alla lettera a) : 1) accertano l'effettiva adozione dei piani urgenti di emergenza per le aree a rischio idrogeologico, di cui all'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e ne verificano la compatibilità e il mutuo coordinamento; 2) promuovono e organizzano la costituzione dei presidi idrogeologici permanenti, di cui all'articolo 3, competenti per ciascuna area;