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quali misure intenda adottare al fine di ripristinare il servizio offerto dal Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi di Roma, atteso che gli etilometri, quali strumenti di misura da impiegare dai competenti servizi di polizia, non solo devono corrispondere alle caratteristiche indicate nell'allegato tecnico al decreto interministeriale, ma devono essere anche omologati a seguito di verifiche e prove del menzionato Centro, il tutto al precipuo scopo di tutelare sì il diritto e la libertà di circolazione costituzionalmente garantiti, ma anche e soprattutto il diritto a una circolazione stradale sicura, basata sull'osservanza della più elementare norma di comportamento, ovvero quella della comune prudenza. Atto n. 4-00493 FENU BOGO DELEDDA EVANGELISTA LICHERI MARILOTTI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: a seguito della crisi che ha investito lo stabilimento Ottana Polimeri (Nuoro), l'unico in Italia in cui ancora si produceva la plastica utilizzata per le bottiglie (PET- polietilene tereftalato), il 12 settembre 2017 sono stati licenziati 58 operai dipendenti della società di Paolo Clivati in joint venture con la multinazionale Indorama; ad aprile scorso è terminata anche la cassa integrazione per altri 70 operai della centrale elettrica Ottana Energia, sempre di proprietà del gruppo Clivati, per i quali è imminente il licenziamento; la centrale termoelettrica Ottana Energia ha rappresentato per oltre 40 anni un'eccellenza dell'industria nella Sardegna centrale e ha offerto lavoro a diverse generazioni, producendo altresì positivi effetti sull'indotto dell'area interessata; la crisi del complesso rappresenta la fine del sogno industriale della provincia di Nuoro; lo stabilimento è stato definitivamente chiuso con la richiesta, presentata il 20 aprile 2018 al Ministro in indirizzo da parte della Regione Sardegna, del riconoscimento del polo industriale di Ottana quale area di crisi industriale complessa; nel 2015 i lavoratori dello stabilimento rappresentarono le loro preoccupazioni sul futuro della società al Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Matteo Renzi in una lettera, che non ha ricevuto risposta, dove chiedevano di convocare tempestivamente un Tavolo governativo di discussione per addivenire a una soluzione che potesse scongiurare la chiusura degli impianti; considerato che: Ottana Polimeri "è l'ultima società, in ordine di tempo, di ciò che fu la chimica di Stato a Ottana"; l'impianto nacque negli anni '70 sotto il controllo dell'ENI e negli anni '90 ha conosciuto un'opera di "selvaggia" privatizzazione, compiuta tramite la vendita dei singoli impianti e delle produzioni, ceduti a diverse società (il cosiddetto "spezzatino"). La produzione del PET è uscita sempre indenne da chiusure e delocalizzazioni, tanto che fino al 2014 è stato l'unico impianto di produzione del PET in Italia ed è rimasto tale sino ad oggi ("lanuovasardegna", dell'8 luglio 2018); il PET è la materia prima delle bottiglie di plastica, principalmente usate per l'acqua minerale e contenitori alimentari; una produzione che in tutta Europa è crescente, florida e in continua espansione. Per circa 18 anni, fino al 2010, l'impianto di Ottana è stato di proprietà della multinazionale "Dow Chemical company ", che apportò migliorie e revamping all'impianto (anche grazie a un finanziamento di 100 milioni di euro, di cui 36 milioni di fondi pubblici), con l'intento di incrementare la qualità del prodotto e ridurre i costi. Nel 2010 gli Americani lasciarono il sito e si istituì una società tra Indorama (azienda thailandese) e il gruppo Clivati (italiano, proprietario di Ottana Energia) che detengono rispettivamente al 50 per cento la proprietà della attuale Ottana Polimeri, l'unica azienda rimasta chimica nello stabilimento e in grado di creare lavoro ed economia. Dopo alcuni anni in cui gli impianti portarono la produzione al loro massimo livello (180.000 tonnellate), conseguendo interessanti utili di bilancio, a partire dal 2012 è iniziata la crisi di vendite, causata dalla perdita di competitività per l'abolizione dei dazi doganali in Europa (senza reciprocità con gli altri paesi, come la Turchia, l'Egitto e l'Asia) e dalla pesante rivalutazione dell'euro rispetto al dollaro. La chiusura da parte dell'ENI dell'impianto ENI di Sarroch (Cagliari) che forniva materie prime a Ottana Polimeri e il cambio euro/dollaro hanno fatto il resto, togliendo ogni prospettiva alla filiera nazionale del prodotto proveniente dallo stabilimento sardo: il mercato del PET non è stato investito dalla crisi e rimane comunque altamente richiesto; è solo cambiata nel tempo la sua provenienza; nel 2013 è iniziato il ricorso alla Cassa integrazione ordinaria e a partire dal novembre 2014 quasi tutti i lavoratori sono stati collocati in Cassa integrazione straordinaria; nell'autunno 2014 la proprietà dichiarò di voler effettuare una riconversione produttiva a un biopolimero sostitutivo del PET, ottenuto da una melassa di canna da zucchero. Sono allora iniziate trattative con la società olandese titolare del brevetto. Nel novembre 2014 il sindacato ha chiesto all'imprenditore di tentare il rilancio della produzione del PET, anche per l'incertezza e la difficoltà della riconversione. Il sindacato elaborò una proposta di rilancio della filiera del PET in Sardegna, che partendo dalla Saras proseguiva con gli impianti Eni di Sarroch, che fornivano la materia prima ad Ottana (paraxilene); il valore totale della produzione di filiera di Saras, Eni e Ottana Polimeri si avvicinava al mezzo miliardo di euro; la proposta prevedeva la modifica del processo produttivo dell'impianto di produzione del paraxilene di Sarroch (Cagliari), con investimenti che avrebbero ridotto notevolmente i costi di produzione (soprattutto i costi energetici), impegnando solo una parte dell'impianto; tuttavia, dal marzo 2014 Ottana Polimeri è chiusa, mentre la società Indorama ha continuato la propria espansione in altri Paesi europei (Spagna, Portogallo, Olanda, Polonia, Lituania) e in Medio Oriente, Turchia e Egitto; negli ultimi 4 anni gli ex lavoratori della società hanno tentato di sensibilizzare in ogni modo le istituzioni, sia regionali che nazionali, affinché fossero convocati con urgenza la società Indorama e il Gruppo Clivati per instaurare un Tavolo tecnico per discutere sulle possibilità di riavvio degli impianti. Tuttavia, nel silenzio totale delle istituzioni, a settembre 2017, è stata tolta ai dipendenti ogni speranza a causa del loro licenziamento; in seguito al licenziamento i lavoratori hanno inviato un'accorata lettera al Ministro in indirizzo in cui chiedono "di prendere in mano la situazione industriale di Ottana", definendo l'iniziativa del gruppo Indorama-Clivati come la "più squallida e miserabile delocalizzazione, fatta sulla pelle di 400 famiglie da un gruppo industriale che ha distrutto e devastato il lavoro in una intera area, dopo aver preso milioni e milioni di soldi pubblici".