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Dobbiamo ridare dignità, attenzione e la giusta serietà a una professione fondamentale. Ho svolto tale professione non perché sono figlio di avvocato, ma perché credevo fermamente nel suo ruolo. Quando ho iniziato a fare la pratica forense, mi sono insediato all'interno di uno studio dove - come ho dichiarato in precedenza - ho svolto una pratica molto dura, con un dominus che mi mandava a fare la cancelleria ovunque (non c'era il processo telematico, come adesso). In quel modo si capisce come ci si interfaccia con le persone, con i cancellieri, con i cittadini e con le mille problematiche dei clienti che arrivano all'interno dello studio. Signor Sottosegretario, l'avvocato oggi non è tutelato e noi di questo compito di tutela dobbiamo farci carico, perché, se non portiamo avanti i veri obiettivi, il Ministero della giustizia cosa ci sta a fare? So che il Ministro è assolutamente attento a questo tipo di problematica e ho apprezzato molto la sua relazione introduttiva. Sono certo che lei, signor Sottosegretario, e il signor Ministro vi farete portatori di questo interesse, che riguarda, sì, una categoria, ma che è anche dei cittadini italiani. Se eliminiamo la capacità di farsi mediatori - perché tale è anche l'avvocato, come giustamente ricordava la senatrice Modena - togliamo un tassello tra il tribunale e il cittadino e, così facendo, eliminiamo la tutela dei diritti di tutti i cittadini. Mi auguro che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi questa discussione prosegua seriamente, in Commissione e in Aula, per far sì che quello della giustizia ritorni a essere un settore importante e fondamentale, com'è giusto che sia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, a poco più di un anno dallo scoppio della pandemia siamo tutti consapevoli della grave situazione che il Covid-19 ci costringe ad affrontare. Per sconfiggere questo tremendo nemico invisibile, sono state molte le decisioni difficili che la politica ha dovuto prendere, con l'aiuto dei tecnici e della comunità scientifica. Ciononostante, l'emergenza purtroppo non è ancora alle spalle. Il numero dei contagi non ci permette di tirare un sospiro di sollievo e ci obbliga a mettere in campo tutti gli strumenti in nostro possesso per evitare un aggravio. Per i medesimi motivi, in autunno, per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale, è stato deciso il rinvio della prova scritta dell'esame di Stato per diventare avvocato. Tale prova, tradizionalmente svolta nel mese di dicembre, era stata differita alle date 13, 14 e 15 aprile prossimo venturo, nella speranza che nel frattempo il contesto sanitario fosse migliorato. Tuttavia, ad oggi non vi è stato il miglioramento auspicato e appare ancora impensabile svolgere le prove scritte secondo le modalità classiche. È infatti noto che lo svolgimento della prima prova dell'esame da avvocato richiede almeno tre giorni di tempo, raggruppando migliaia di candidati in varie sedi sul territorio nazionale. Con uno sguardo alle esperienze degli anni passati, ci accorgiamo che sarebbe complicato e troppo gravoso rispettare la normativa vigente in tema di assembramenti, la quale non consente di raggruppare più di trenta persone in un'unica sede. I candidati che ogni anno sostengono contemporaneamente la prova scritta per diventare avvocato sono infatti alcune migliaia e solitamente sono dislocati in padiglioni fiera o strutture equivalenti. Risulta impensabile raggruppare oggi così tante persone in un unico luogo. Allo stesso modo, appare molto complicato pensare di dividere agevolmente i candidati in piccoli gruppi senza dover sostenere costi organizzativi elevatissimi, anche solo in termini di personale necessario per il controllo del corretto svolgimento delle prove. Il rischio di contagi, inoltre, resterebbe ugualmente troppo elevato: si pensi ad esempio all'attività preliminare obbligatoria del controllo dei codici o al consumo degli alimenti durante le prove scritte, che durano almeno sette ore. Il comitato scientifico a cui il Ministero della giustizia ha richiesto un parere si è così espresso, senza lasciare spazio ad alcun dubbio: considerando l'andamento epidemiologico e tenuto conto delle modalità di svolgimento delle prove, non è pensabile svolgere in sicurezza l'esame scritto di abilitazione alla professione forense. Nemmeno un rinvio ulteriore degli scritti risolverebbe il problema, a causa dei lunghi tempi necessari per le correzioni e per il successivo esame orale. Finirebbe quindi per accavallarsi alla sessione di abilitazione del 2021. Ancora più impensabile appare l'ipotesi di non svolgere l'esame di Stato 2020, innanzitutto perché vorrebbe dire mortificare le aspettative future di oltre 26.000 persone che hanno presentato domanda in quell'anno. Sarebbe infatti inaccettabile vanificare gli sforzi di tutti coloro che, dopo il lungo percorso di studi in giurisprudenza, hanno concluso il periodo di praticantato, spesso devo dire senza alcuna retribuzione, investendo risorse personali e delle proprie famiglie. Il loro sacrificio e la dedizione che hanno dimostrato meritano tutto il nostro rispetto e il nostro impegno, affinché sia posta in essere una soluzione per garantire loro l'accesso alla professione di avvocato. Inoltre, vorrebbe dire arrendersi al virus e dimostrarsi inermi in questa che è una vera e propria guerra. Per questi motivi si è scelto d'intervenire normativamente per sostituire, solo nella sessione 2020, la prova scritta con un'ulteriore prova orale. Tale prima prova, propedeutica alla seconda, avrà ad oggetto un quesito pratico applicativo nella formula della soluzione di un caso che richieda competenze di diritto sostanziale e processuale. Il candidato potrà scegliere tra le materie di diritto civile, penale o amministrativo, in linea con la tradizionale scelta del parere e dell'atto previsti dalla prova scritta. Il tempo assegnato sarà di un'ora dalla fine della dettatura del quesito. Il candidato avrà a disposizione i codici commentati con la giurisprudenza per la prima mezz'ora; al fine dell'esame preliminare del quesito, e gli verranno restituiti nella seconda mezz'ora, dedicata all'esposizione orale della soluzione (saranno stati preliminarmente controllati da parte di un delegato della commissione). Il candidato potrà prendere appunti, che non saranno oggetto di valutazione. Esaurita la discussione, la commissione si riunirà in camera di consiglio, comunicando al candidato l'esito della prova. La prima prova orale sarà svolta dinanzi a una commissione diversa da quella della corte d'appello di appartenenza del candidato. La scelta della commissione sarà effettuata secondo le modalità tradizionali di sorteggio, previo raggruppamento tra sedi che presentano il medesimo numero di iscritti a sostenere la prova. Il candidato dovrà presenziare presso gli uffici giudiziari del distretto di corte d'appello di appartenenza o presso i locali del consiglio dell'ordine, alla presenza del segretario di seduta, che ne controllerà il corretto svolgimento, mentre la commissione esaminatrice sarà necessariamente collegata da remoto.