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L'Ufficio parlamentare di bilancio, nel corso dell'audizione nelle Commissioni bilancio di Camera e Senato, ha evidenziato che degli 1,5 miliardi di euro accantonati, 1,3 miliardi di euro appartengono all'unità di voto Fondi di riserva e speciali del bilancio del Ministero dell'economia e delle finanze. La legge di bilancio 2019 ha stanziato 5,4 miliardi di euro su tale unità di voto, disponendo contestualmente accantonamenti sulla stessa per 450 milioni di euro. Delle risorse iniziali, 3,5 miliardi di euro afferiscono ai fondi speciali per la riassegnazione dei residui passivi perenti e le restanti risorse sono appostate principalmente sul Fondo per le spese obbligatorie e sul Fondo per le spese impreviste. Mi avvio a concludere, signor Presidente. L'assestamento, rendendo effettivo il taglio di 450 milioni di euro prospettato dalla legge di bilancio, ha ridotto di 150 milioni le risorse destinate alla reiscrizione in bilancio di residui perenti di conto capitale, di 50 quelle di parte corrente e di 130 e 120 milioni di euro, rispettivamente, il Fondo di riserva per le spese obbligatorie e quello per le spese impreviste. Il pacchetto determina, dunque, per il 2019 un miglioramento dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari a 7,6 miliardi di euro, con una riduzione del livello di deficit dal 2,4 per cento del PIL previsto dal DEF di aprile all'1,9 per cento. Come ha ribadito il ministro Tria nel corso dell'audizione, le misure adottate con il provvedimento in esame e con il decreto saldi: «hanno consentito di rafforzare la credibilità nazionale e la fiducia nel Paese senza operare riduzioni alla spesa programmata. È stata così evitata una procedura per deficit eccessivo e, con essa, la richiesta di misure restrittive di politica di bilancio che sarebbero state controproducenti per l'economia». Signor Presidente, vorrei concludere con alcune considerazioni di carattere più generale, perché credo sia importante inserire i dati di assestamento del bilancio di esercizio 2019 all'interno di un contesto più ampio che riguarda naturalmente il dato economico più rilevante di quest'anno, ovvero il miglioramento dei conti pubblici nel 2019. Come più volte sottolineato, per la politica economica del nostro Paese è fondamentale riuscire a coniugare la più generale strategia di sostegno e rilancio della crescita con una graduale riduzione del disavanzo pubblico e del rapporto tra debito e PIL. Si tratta di un percorso difficile, che ci auguriamo possa cominciare a dare i primi frutti positivi a partire da questo primo risultato, che - ribadisco - deve essere sottolineato, anche se va aggiunto che la strada da percorrere per l'economia del nostro Paese resta in qualche modo lunga e difficile, perché vogliamo sicuramente che lo stock del debito pubblico sia in diminuzione in rapporto al PIL, ma anche che vi sia una politica di sostegno alla ripresa inclusiva e sostenibile Ringrazio, a nome mio e della collega Ferrero, il Servizio del bilancio del Senato, i cui dati e le cui considerazioni contenute nella preziosa documentazione sono risultati fondamentali, e il Governo e i commissari per l'apporto dato alla discussione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale congiunta. È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà. FERRO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, Sottosegretario, il rendiconto 2018 e l'assestamento per il 2019 contengono i numeri che hanno contribuito ad allontanare la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per debito eccessivo. Il debito pubblico ha raggiunto il record storico - a maggio di quest'anno - di 2.373 miliardi di euro, poi ha leggermente ripiegato a giugno, ma il trend è che cresce più del PIL. Quindi, il rapporto con il PIL, fermo a 1.757 miliardi di euro nel 2018, e con una proiezione di solamente 20 miliardi in più nel 2019 a 1.777 miliardi; è, nel primo caso, pari al 135 per cento e, nel secondo, al 133,5 per cento. I dati percentuali delle previsioni della Commissione europea erano addirittura peggiori, sia sul debito, che sulla crescita del PIL. Da qui l'allarme e la richiesta di rivedere i nostri conti pubblici. Per ora, per fortuna per l'Italia e per gli italiani, è stata scongiurata una procedura d'infrazione che sarebbe stata lunga, noiosa e costosa. L'augurio da parte nostra è quindi di avere uno stock del debito meno pesante a fine anno, grazie anche a un parziale - per fortuna - insuccesso di quota 100 e reddito di cittadinanza. Le due misure bandiera di questo Governo giallo-verde incidono sul debito in quanto, per finanziarle, sono stati appostati 14 miliardi in puro deficit . Ogni euro in deficit si somma al debito, finché non lo si riduce. Le due misure bandiera, poi, incidono anche sul PIL - in negativo - avendo entrambe un bassissimo impatto sui consumi e sulla crescita economica. Il reddito di cittadinanza è addirittura una manovra di pura assistenza demagogica e anche diseducativa: reddito di cittadinanza e quota 100 hanno un moltiplicatore bassissimo rispetto all'investimento impegnato (14 miliardi in puro deficit ). Questo rappresenta l'attuazione di misure elettorali per le quali i due contraenti del cosiddetto contratto di Governo si erano impegnati con gli elettori italiani. Ciò rappresenta anche sull'altro versante una scelta nefasta in termini di politica economica. Il debito ormai - va ricordato - è per circa il 20 per cento in mano alle banche centrali, per poco più di un quarto in mani estere (27 per cento) e per più della metà del suo ammontare complessivo in mano italiana (il 53 per cento): vale a dire che, per l'80 per cento, il nostro debito è nelle mani del cosiddetto mercato. Questo spiega le ampie fluttuazioni, che non sono conseguenza delle dichiarazioni del momento di questo o di quel personaggio politico: esse sono legate alle scelte di politica economica (o alla mancanza di scelte di politica economica) e alla stabilità dei Governi, cioè dei decisori politici. Anche la conferma della collocazione nell'area euro è un fattore importante agli occhi del mercato. Si hanno impatti negativi sulla remunerazione dei titoli di Stato, che, a loro volta, facendo aumentare gli oneri sul debito, tolgono ulteriori risorse agli investimenti: un circolo vizioso da cui si esce solo iniettando fiducia in un clima di stabilità. Ecco le parole magiche che mancano a questa maggioranza: stabilità e fiducia conseguente. Esse richiamano investitori stranieri, portano i nostri imprenditori a crederci e a investire ancora di più, creando quel circolo virtuoso che sta mancando nell'attuale momento. In questo senso va purtroppo registrata la costante fotografia di sfiducia nel sistema Paese dato dalla bilancia dei pagamenti, che ha visto - secondo i costanti flussi di dati della Banca d'Italia - una fuga degli investitori esteri nell'ultimo anno e l'aumento di capitali italiani scappati all'estero in cerca di stabilità, più che di alta remunerazione, che non esiste. Arriviamo ai saldi di bilancio: