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Ultimamente abbiamo un analogo atteggiamento, come sul segreto di Stato, per le operazioni di carattere meramente commerciale ed economico condotte dal Commissario straordinario per la gestione della pandemia e abbiamo presentato degli ordini del giorno per chiedere che venga finalmente fatta chiarezza su tutte le operazioni economiche di acquisto di materiali e di servizi. Ebbene, ci è stato risposto che non si può rispondere per questioni di riservatezza. Peccato che ci sia una legge, la legge anticorruzione di cui molto si è parlato e a cui è stata data molta importanza, che dice che le spese della pubblica amministrazione devono essere rese note tempestivamente per questioni di trasparenza e per combattere la corruzione, tranne nel caso in cui c'è segreto di Stato. Quando non c'è il segreto di Stato ci deve essere trasparenza. È importante lo strumento del segreto di Stato, ma è importantissimo in democrazia lo strumento della trasparenza e della chiarezza nei rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (PD) . Signora Presidente, colleghe e colleghi, dobbiamo innanzitutto essere grati al Copasir di aver portato per la prima volta alla discussione in Assemblea un documento che, pur previsto per legge, finora veniva soltanto depositato. La relazione invece è un importante contributo all'attività parlamentare ed è bene che su di essa sia sollecitata l'attenzione e la discussione, il più approfondita possibile, in Aula. Alla stessa stregua, credo che vada espressa gratitudine alla direttrice del DIS per averci trasmesso - anche in questo caso credo per la prima volta - una lettera nominativa con il link della relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza del 2021, utilissima anche ai fini del presente dibattito. Le due relazioni - quella che è stata illustrata dal presidente Urso e quella che ci è stata trasmessa dalla direttrice Belloni - credo affrontino dei temi molto importanti, relativi al nostro presente e ancor di più al nostro futuro. Mi riferisco ai venti di guerra, ai rischi per la sicurezza nazionale e ai rischi nucleari: questioni fondamentali che dobbiamo affrontare. Insieme ad esse, però, voglio ricordare che rimane una parte della nostra storia che è ancora fumosa, legata cioè a situazioni che non sono mai state chiarite fino in fondo. Anche questo è un compito importante per la discussione e per lo sviluppo di un ragionamento che porti a dei passi in avanti significativi. Dodici filoni di inchiesta di Commissioni parlamentari monocamerali e bicamerali d'inchiesta sul terrorismo e sulle stragi non hanno infatti concluso fino in fondo il loro lavoro, nel senso che non esiste ancora una verità condivisa. Su questo occorre necessariamente impegnarsi fino in fondo. Io mi soffermerò soltanto su quegli aspetti della relazione che riguardano questo secondo filone, cioè la nostra storia passata e l'esigenza, per una democrazia matura, di comprendere fino in fondo la propria storia. Lascio ad altri colleghi del Gruppo di cui faccio parte (Partito Democratico), il senatore D'Arienzo e la senatrice Pinotti, il compito di affrontare i temi legati alla difesa e legati più all'oggi. Io credo che nella relazione vi siano delle parti che significativamente riconoscono il ruolo importante che la Commissione per la biblioteca e l'archivio storico del Senato ha portato avanti in questi quattro anni. Per questo rivolgo un ringraziamento anche a nome dei miei colleghi della Commissione, la senatrice Rauti e il senatore Doria. Nella relazione si riconosce una linea di indirizzo di politica archivistica, che può e che deve essere seguita da tutte le pubbliche amministrazioni che detengono un patrimonio che testimonia la storia del nostro Paese. L'ordine del giorno approvato in sessione di bilancio, pur se impegnativo nei confronti dell'Archivio storico del Senato, impegna allo stesso modo e con più forza il Governo a uniformarsi alla disciplina del codice Urbani. In altri termini, i carteggi dei Ministeri, delle Agenzie governative e delle altre pubbliche amministrazioni non sono soltanto tracce del processo decisionale seguito ai fini di un ricorso amministrativo o di una ricerca del precedente; essi sono anche beni culturali e come tali vanno tutelati. Ciò può avvenire da un lato garantendo la loro ordinata conservazione, secondo criteri di inventario archivistico uniforme; dall'altro lato, occorre assicurare la consultabilità a tutti coloro che, scevri da contingenze politiche o da interessi dettati dall'attualità, intendano porre mente alla storia del nostro Paese. La regola dei cinquant'anni - o anche meno, quando una direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri individua un particolare evento degno di immediata conoscenza - è un buon punto di equilibrio. Lo ha riconosciuto il competente Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri, in risposta al nostro interpello massivo sul filone Moro della Commissione stragi. Ci attendiamo perciò che tale punto di equilibrio sia ugualmente riconosciuto a tutti gli utenti che si rivolgono agli archivi pubblici e privati e per accedere alle testimonianze della nostra storia nazionale. Non spetta a me interpretare la legge n. 124 del 2007, cioè la legge sul segreto di Stato. Già la relazione al nostro esame lo fa in modo sufficientemente problematico per evidenziare alcune fragilità applicative che, nei fatti, escludono l'obbligo di investire il Copasir ogni qualvolta si sottrae alla pubblica evidenza un documento sul quale sono decorsi i termini per il diniego di consultabilità. Mi limito a notare che, come avvenuto per il passato grazie alle nostre desecretazioni, anche le discipline attuali degli archivi dei Servizi segreti possono essere rese note, quantomeno al Copasir, per poter sindacarne eventuali opacità applicative. Ricordo le dodici tragiche occasioni che hanno dato luogo alle tre direttive - le direttive Prodi, Renzi e Draghi - che voglio ricordare nella triste rievocazione della Spoon River della nostra storia repubblicana: la direttiva Prodi dell'8 aprile 2008 sul rapimento e sulla morte dell'onorevole Moro; la direttiva Renzi del 22 aprile 2014 su piazza Fontana, Gioia Tauro, Peteano, questura di Milano, piazza della Loggia, Italicus, Ustica, stazione di Bologna, Rapido 904; la direttiva Draghi del 2 agosto 2021 sull'organizzazione Gladio e sulla loggia massonica P2. Esse non esauriscono l'ambito degli atti classificati oggetto di Commissione di inchiesta. Anche dopo il 2001 sono state operate importanti acquisizioni documentali da altre Commissioni di inchiesta per le quali, almeno in prospettiva, si dovrebbe procedere a una progressiva declassificazione secondo i medesimi criteri dettati dal nostro ordine del giorno. Infine, desidero soffermarmi su alcune lacune che la ricerca storiografica ancora registra per eventi che affiorano addirittura a distanza di un secolo. Il fascicolo personale del detenuto Antonio Gramsci al carcere di Turi è ancora irreperibile, non sappiamo se per la sciatteria archivistica delle amministrazioni che si sono succedute nella gestione delle carceri, per dolo o ad opera di personaggi che, alla caduta del regime, volevano celare le proprie responsabilità. Credo che una figura come Gramsci, che ha formato intere generazioni di studiosi e cittadini italiani, meriti ben altro trattamento.