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in un comune, Scisciano, dove il 64,46 per cento delle case è da abbattere perché costruito abusivamente, si continua a consumare suolo, a distruggere le superstiti testimonianze del patrimonio culturale della comunità locale, ad autorizzare nuove lottizzazioni spacciandole per riqualificazione e rigenerazione urbana: sulle ceneri dello storico complesso rurale sorgerà infatti un grande insediamento edilizio costituito da 40 appartamenti e 80 box auto che impatteranno sensibilmente sul carico urbanistico, alterando il principio di un ordinato ed equilibrato assetto territoriale e determinando uno sfregio permanente al paesaggio rurale e urbano, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario avviare un approfondito esame sull'attività edilizia nel Comune di Scisciano e in particolare sul menzionato permesso di costruire, verificando se sia stata garantita la conformità dei progetti presentati alle previsioni degli strumenti urbanistici, ai regolamenti edilizi e alla disciplina urbanistico-edilizia vigente e se siano stati assicurati l'imparzialità, il principio di buona amministrazione, il soddisfacimento dell'interesse pubblico; se non intendano fare chiarezza, per i profili di propria competenza, su eventuali responsabilità, correlazioni e contegni di membri del collegio amministrativo in veste di portatori, nella vicenda edificatoria, di interessi personali diretti o indiretti, in contrasto reale e potenziale con gli interessi del Comune, così come è stato denunciato dalla stampa locale; se risulti sia stata ben mantenuta la distinzione tra le funzioni, competenze e responsabilità degli organi politici e di quelle proprie dei dirigenti delle rispettive amministrazioni; se ritengano che i soggetti coinvolti nella vicenda edificatoria siano idonei ad adempiere imparzialmente i doveri connessi all'esercizio dell'incarico loro affidato o piuttosto non rientrino nell'ipotesi di incompatibilità prevista dall'art. 63, comma 1, n. 2, del decreto legislativo n. 265 del 2000. Atto n. 4-06088 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: con atto di sindacato ispettivo 4-03101, pubblicato l'8 aprile 2020, l'interrogante chiedeva al Ministro in indirizzo quali iniziative intendesse assumere per contrastare la speculazione, allora in atto, da parte dei molini nel mercato italiano, che stava causando un'impennata dei prezzi delle semole e, quindi, del pane e della pasta in un momento molto difficile per la popolazione italiana, appena colpita dell'emergenza sanitaria del coronavirus; a distanza di un anno e mezzo circa ci si ritrova, purtroppo, a dover affrontare la stessa problematica, ossia il prezzo del grano che rimane costante o, addirittura, in calo a causa di fenomeni speculativi mai sanzionati, che nell'ultimo decennio hanno determinato la scomparsa di un campo di grano su cinque, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati e con effetti dirompenti sull'economia, sull'occupazione e sull'ambiente; considerato che: il 22 settembre 2021, l'osservatorio prezzi della borsa merci di Foggia per il grano duro fino nazionale (peso specifico 79 chilogrammi ogni 100 litri, proteine minime 12 per cento, alle condizioni di franco partenza e IVA esclusa) ha fissato le quotazioni della mietitura 2021 in 485 euro alla tonnellata sui minimi e 490 euro sui massimi, stabili sulle sedute precedenti del 15 agosto e 1° settembre, valori che in quest'ultima data avevano fatto segnare il nuovo record per Foggia; il listino della borsa merci di Bari del 21 settembre ha registrato un rimbalzo tecnico per il prezzo di grano duro fino di produzione nazionale, provenienza province di Bari e Barletta Andria Trani e zona Lucania (proteine minime 13 per cento, peso specifico 79 chilogrammi ogni 100 litri, alle condizioni di franco partenza arrivo e IVA esclusa). La valutazione è stata di 483 euro sui minimi e 488 sui massimi: il cereale ha riguadagnato così 3 euro di valore sul 14 settembre, quando invece ne aveva persi 10 sulla seduta del 7 settembre, che invece era risultata stabile sul 31 agosto; l'Associazione meridionale cerealisti di Altamura ha compilato l'ultimo listino il 17 settembre e il frumento duro fino di produzione nazionale alle condizioni di IVA esclusa resa franco arrivo ad Altamura (qualificato con proteine minime del 12 per cento e peso specifico di 80 chilogrammi ogni 100 litri) è stato quotato 480 euro alla tonnellata sui minimi e 485 sui massimi, in calo di altri 5 euro sulla seduta del 10 settembre, dopo averne persi altri 5 quella data sul 3 settembre, quando invece si era verificato un rialzo di 25 euro sul 27 agosto. Il grano duro canadese di prima qualità è stato invece fissato a 547 euro sui minimi e 550 sui massimi, stabile sul 10 e 3 settembre, quando invece era aumentato di 30 euro sul 27 agosto, raggiungendo i 605 euro alla tonnellata; i prezzi medi all'origine del grano duro fino rilevati da ISMEA e on line fino al 21 settembre 2021 rendono un quadro di sostanziale stabilità rispetto alla settimana precedente, 480 euro a tonnellata per Matera, 567,50 euro per Catania, 462,50 euro per Palermo, 477,50 euro per Foggia e si evidenza una nuova rilevazione per Campobasso, ferma ad un irrealistico 210 euro alla tonnellata riferito al 23 agosto; tali valori risultano in stallo rispetto, invece, ai prezzi delle semole che sono alle stelle. Continua, infatti, ad aumentare il prezzo della semola di grano duro, con il rischio di rincari per pane e pasta. Questo succede non tanto per la scarsità di materie prime quanto a causa delle speculazioni in atto, perché di questo si tratta; la semola di grano duro nel listino di Foggia al 29 settembre 2021 ha fissato le quotazioni all'ingrosso, franco partenza IVA inclusa a 880 euro alla tonnellata sui minimi e 930 euro sui massimi, quindi un rincaro che supera di gran lunga il 100 per cento. Probabilmente qualcuno ne sta approfittando. Il grano è stato raccolto a maggio, il prezzo già si sapeva a giugno, nessuno pensava a questa speculazione. È vero che ci sono state alluvioni e siccità, ma ci sono state anche negli anni passati e mai era capitato che si speculasse come stanno facendo quest'anno; i dati ISMEA dei prezzi all'origine per il frumento, le semole e la pasta sono esplicativi di questo fenomeno speculativo. Infatti, i prezzi medi mensili, franco magazzino, IVA esclusa (media di tutte le piazze rilevate) sono i seguenti: giugno 2021: frumento duro fino nazionale 276,62 euro alla tonnellata; semole di frumento 412,10 euro alla tonnellata; pasta di semola secca 1,32 euro al chilo; luglio 2021: frumento duro fino nazionale 307,20 euro alla tonnellata; semole di frumento 435,64 euro alla tonnellata; pasta di semola secca 1,34 euro al chilo; agosto 2021: frumento duro fino nazionale 369,44 euro alla tonnellata;