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Non dovremmo mai dimenticare che tutti noi siamo qui in rappresentanza dei cittadini italiani, che oggi ci chiedono supporto, prospettive e futuro, non di impiegare il nostro tempo e le nostre risorse per distruggere provvedimenti che fanno del bene all'Italia (Richiami del Presidente) , solo perché portano la firma di un avversario politico o solo per gli interessi di questo o quel partito. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Romeo ho visto il suo gesto di impazienza. Sto dando a tutti un minuto in più, ma vi prego di attenervi e di usare maggiore cortesia. È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, gentili colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, vorrei preliminarmente sgombrare il campo da due obiezioni al decreto-legge in esame, che, da un lato, ne contestano i caratteri di urgenza e, dall'altro, lo accusano di essere mosso da spirito di rivalsa. Che in materia di immigrazione ci siano differenti impostazioni politiche e culturali tra le forze di Governo e di opposizione è fuor di dubbio, ma questo non dovrebbe portare a contrapposizioni ideologiche, poiché quello dell'immigrazione è un tema serio e complesso, che va affrontato di conseguenza. Che cosa si prefiggevano i due decreti sicurezza voluti dall'ex ministro Salvini? Direttamente, contrastare gli sbarchi di immigrati attraverso un controllo rigoroso dei porti, favorire il rimpatrio degli immigrati irregolari e contrastare il traffico di esseri umani. Indirettamente, avviare l' iter di modifica degli accordi contenuti nella Convenzione di Dublino e pretendere una distribuzione più equa dei migranti all'interno dell'area UE. Non voglio in questa sede soffermarmi sulle profonde lacerazioni sociali e culturali prodottesi in Italia a causa di una certa arroganza negli attuali respingimenti, né sul conseguente isolamento del nostro Paese nel contesto europeo. Voglio ricordare soltanto il dibattito interno al MoVimento 5 Stelle, fatto di perplessità e contrarietà ai provvedimenti in questione. Erano provvedimenti su cui però c'erano patti, il famoso contratto di governo. Ricordo i dibattiti laceranti e il sacrificio che molti dei miei amici del MoVimento 5 Stelle hanno dovuto sopportare per approvare questo decreto-legge. È però stato un sacrificio inutile, perché, solo un mese dopo, ottenuto il risultato, l'ex ministro Salvini ha stracciato quel contratto di governo, provocando la crisi. Se l'intento dei due decreti era quello di impedire gli sbarchi e regolarizzare l'immigrazione, essi hanno fallito completamente l'obiettivo. Gli sbarchi dei clandestini e le morti in mare, pur contenuti nei numeri rispetto al passato, sono una piaga ancora viva nella nostra coscienza, mentre i rimpatri promessi non sono pervenuti. Al contrario, abbiamo assistito allo smantellamento del sistema dell'accoglienza e dell'integrazione. Non che non ci fossero in questo settore criticità e necessità di interventi migliorativi, ma l'enfasi - questa sì, ideologica - contro il cosiddetto business dell'accoglienza o le crociate contro le ONG hanno finito per buttare via, insieme all'acqua sporca, anche il bambino. Queste esperienze professionali, cresciute negli anni, che garantivano il passaggio dalla prima accoglienza a un percorso di integrazione sociale e lavorativo sono state frustrate. L'eliminazione della protezione umanitaria ha fatto sì che i richiedenti asilo, che in precedenza avrebbero avuto accesso a una forma di protezione, vale a dire a un permesso di soggiorno indispensabile per un percorso di integrazione, siano andati ad ampliare il bacino dei migranti irregolari. È quello che ha riconosciuto anche questo pomeriggio il senatore Malan, seppur con intenti diversi. Credo sia nata da qui una profonda riflessione, anche all'interno del MoVimento 5 Stelle, che ha portato al provvedimento attuale. È sotto gli occhi di tutti che è stato snaturato il sistema ordinario e i centri di assistenza straordinaria gestiti dalle prefetture trasformati in contenitori dormitorio, dove i richiedenti asilo attendono l'esito della propria domanda di protezione internazionale: un percorso di tempo vuoto, che può durare un anno o anche più, in cui gli immigrati sono esclusi da percorsi di inclusione e lavorativi. Cancellazione del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), riduzione dei centri di accoglienza straordinaria (CAS) a una sorta di bed and breakfast contenitori, ridimensionamento delle figure professionali votate all'integrazione e taglio delle ore lavorative di psicologi, mediatori linguistici e assistenti sociali hanno prodotto un esercito di immigrati invisibili, senza documenti e pronti a essere sfruttati. Con questo decreto immigrazione e protezione internazionale, invece, il Governo si propone, in un quadro di rinnovata concordia con i partner europei - che, paradossalmente, devo dire che nasce anche a causa della pandemia - di sanare alcune evidenti criticità che sono fatti e non ideologie. Che si dovesse ridimensionare e rimediare a questo arretramento sociale e culturale ce lo dicono dunque i fatti. Con il decreto-legge su immigrazione e protezione internazionale al nostro esame si ripristinano i livelli della protezione umanitaria per i migranti che arrivano in Italia da Paesi considerati pericolosi, dove sono in corso guerre o persecuzioni, e si reintroduce il sistema di accoglienza e integrazione (SAI), un modello che tende a ricalcare quello degli SPRAR, reintroducendo la possibilità per i richiedenti asilo di accedere ai percorsi della seconda accoglienza, in un'ottica inclusiva e richiamando il precedente modello virtuoso di accoglienza. Sono premesse importanti, cari colleghi, ma non ancora sufficienti. Sarà necessario definire nel dettaglio i nuovi capitolati di gara: costi e servizi da erogare nei centri di accoglienza straordinaria e in quelli governativi. Solo rivedendo questi capitolati in maniera sostanziale sarà possibile portare i piccoli gestori e le relative professionalità a occuparsi dell'accoglienza diffusa. PRESIDENTE. Pregherei di lasciare libero l'emiciclo. Grazie, senatore Questore. MARILOTTI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Il fenomeno delle migrazioni, però, non può essere gestito solo da decreti-legge, ma dev'essere accompagnato da una lungimirante politica internazionale. L'Italia, Paese che occupa il centro del Mediterraneo, non può rimanere spettatore inerte di fronte a quel che sta accadendo in Africa, nel medio e vicino Oriente. Ci illuderemmo, se pensassimo di gestire il fenomeno con misure esclusivamente interne. Occorre una più incisiva politica estera, capace di trasformare le nostre missioni internazionali da contingenti di interposizione volti ad assicurare la stabilità dei conflitti o l'addestramento delle forze dell'ordine locali onde prevenirli e contenerli in azioni di più ampio respiro. Senza l'impulso italiano, l'Unione europea continuerà a girare le spalle a questa fondamentale area del mondo, trascurando le politiche euromediterranee che tante aspettative avevano suscitato tra le due sponde del Mediterraneo. Altre forze stanno colmando l'assenza non solo nostra, ma dell'Europa: la Cina e la sua crescente influenza politica ed economica nel continente africano;