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Nella strana riunione di ieri vi è stata di nuovo una richiesta per vedere se si trovava una possibilità di ripresa del dialogo. Io, però, non so come siete abituati voi. Forse avete più esperienza di guerre di quante ne abbia io, ma quando ci si incontra a un tavolo non si tiene la pistola fumante sul tavolo. Noi abbiamo chiesto - quello era il segno che dimostrava che si voleva davvero entrare nel merito e provare a fare un lavoro comune - di togliere la richiesta di cui stiamo discutendo adesso di non passaggio agli articoli perché lo sapete perfettamente e l'avete rivendicato. Lo scopo di questa richiesta è, infatti, tentare di affossare e di mettere una pietra tombale sulla legge e magari di provare a fare voi un disegnino di legge per cercare di fare un'altra operazione. Questo è il punto. Lo avete dimostrato nei fatti oggi (e questa è la prova provata ora che stiamo per votare) che non avevate alcuna intenzione di trovare un punto di incontro. Questa è la questione politica di oggi. Cosa vi costava? Avevate centinaia di emendamenti, molti dei quali era normale che andassero al voto segreto. Quindi, vi era tutta la possibilità, senza ricorrere allo strumento per affossarla, di intervenire meglio. È per questo motivo che penso che voi fin dall'inizio abbiate perseguito un obiettivo chiaro e preciso, che dal vostro punto di vista evidentemente è un obiettivo politico, che è quello - ancora una volta - di impedire che questo Paese possa avere una legge di civiltà contro tutte le discriminazioni e contro i crimini d'odio, perché evidentemente è proprio questo che non volete. Per questo motivo, chiaramente voteremo contro la vostra richiesta di non passaggio agli articoli. (Applausi) . BERNINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, non voglio dire che sarò breve, perché temo che verrei meno ai miei stessi propositi, ma cercherò, visto che molte cose sono state dette in quest'Aula e anche fuori di essa, di trarre la sintesi, l'essenza delle nostre diverse prospettive. Fatemi dire solo una cosa, colleghi, con tutto il rispetto del mondo: non esistono i buoni e i cattivi. (Applausi) . Non esistono i generosi e gli omofobici, non esistono i detentori depositari della verità e gli stupidi magari in malafede. (Applausi) . Non è così che funziona, colleghi. Esistono le diversità di opinioni, magari su uno stesso tema, magari per arrivare a una stessa soluzione, solamente attraverso una via diversa, magari migliore. Amici, si chiama libertà. (Applausi) . Libertà, esattamente quella che voi dite di voler tutelare nel vostro provvedimento, che avrebbe potuto essere anche il nostro provvedimento, se voi ci aveste consentito di lavorare veramente insieme, di metterci veramente uno di fronte all'altro intorno a un tavolo e intingere la penna non nel pregiudizio, nelle recriminazioni, nelle etichette, nei ditini puntati - anche questa settimana ci puntate addosso i ditini, basta! - ma nel buonsenso e nella capacità di mediare, perché - ripeto - non esiste un'unica verità, non esiste un unico pensiero, anzi tutti noi dovremmo fuggire a gambe levate dal pensiero unico. È esattamente quello che diciamo di non volere con la legge che contrasta la non inclusività, le discriminazioni, i crimini d'odio e l'omofobia. Il fatto di avere una diversa opinione deve essere garantito. Colleghi, non la pensiamo tutti allo stesso modo. Vi assicuro che la sensibilità rispetto a questa norma è ampiamente condivisa all'interno del Gruppo parlamentare che ho l'onore di rappresentare. Questa norma ha un titolo che chi vi parla considera importante per la storia giuridica del nostro Paese. Il problema è che il contenuto non corrisponde al titolo. (Applausi) . Ci sono dei momenti normativi profondamente illiberali. L'ha detto - vi assicuro, senza demagogia - chi in quelle famose audizioni non è venuto a propugnare una posizione politica, ma a rappresentare un'opinione, quelle opinioni che ai sensi dell'articolo 4 della norma non potrebbero essere rappresentate se questa norma non venisse modificata. Amici, colleghi, vi prego, non raccontiamoci bugie, perché chi ci guarda da fuori e ci sente parlare oggi ha la sensazione di un dialogo tra il muto e il sordo. Noi abbiamo accettato una mediazione cinque mesi fa e siamo stati assolutamente disponibili a mettere sul tavolo il nostro modo di fare le cose e condividerlo con voi, confrontarlo con il vostro per trovare la soluzione. Una mediazione è proprio questo: qualcosa di concesso, qualcosa di ricevuto. Da quella parte lì, colleghi - fate puntare il ditino anche a me - ci sono solo richieste di concessioni, solo inni alla guerra. (Applausi) . Ma quali pistole fumanti, colleghi? Siamo in un'Aula parlamentare: nessuno spara a nessuno. Stiamo solamente cercando di rappresentare anche i diritti di coloro che la pensano diversamente dai destinatari di questa norma. Non è legittimo? Non appartengono alla categoria delle persone che noi rappresentiamo? (Applausi) . Ripeto, ve lo dice qualcuno che è profondamente convinto dello spirito di questa norma, ma non così, non una norma che contraddice sé stessa. Come diceva il collega Calderoli, quindi non mi dilungherò su questo, abbiamo accettato diverse forzature da parte vostra. Non voglio usare la parola «ricatti» perché scenderei in una polemica che mi dispiace usare nei vostri confronti. Siamo stati costretti a venire in Aula interrompendo una mediazione officiata dal già relatore del disegno di legge Zan, il presidente Ostellari, che secondo noi poteva essere perseguita con efficacia, con soddisfazione. C'erano dei punti su cui non ci trovavamo e non siamo andati avanti perché ci avete chiesto la prova d'amore, come sempre. È un continuo chiedere prove d'amore: andiamo in Aula, calendarizziamo gli interventi, togliete il non passaggio all'esame degli articoli, togliete la richiesta di rinvio in Commissione. Tutto questo, amici, con la vostra formula preferita, quella cioè della cambiale in bianco: noi facciamo una cosa e voi non vi impegnate ad una contropartita. Amici, questa non si chiama trattativa, ma prevaricazione e noi le prevaricazioni non le accettiamo. (Applausi) . Mi avvio alla conclusione del mio intervento, perché, lei, signor Presidente, è sempre molto gentile, ma un minimo di brevità rispetto ai miei consueti oceanici interventi ci dovrebbe essere, perché bisogna votare. Ieri durante la riunione siamo veramente rimasti molto colpiti, perché domenica sera ci si era aperto un mondo: vogliono trattare. Dopo aver detto cinque giorni prima che vogliono solamente calendarizzare un voto, farlo e basta, con una contrapposizione totale, il segretario Letta ci dice che ha intenzione di aprirsi alla trattativa. È magnifico, ma questa trattativa non è minimamente esitata in un comportamento reale. Abbiamo perso tanto, troppo tempo sempre con quella dinamica del dialogo tra il muto e il sordo che non porta da nessuna parte. Voi, infatti, dovreste avere il coraggio di dire che per voi questo voto è un'opzione vinci-vinci, win-win: