[pronunce]

che il giudice a quo ha poi svolto ampie argomentazioni per dimostrare, anzitutto, che l'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, stabilendo, tra l'altro, che le attività economiche di distribuzione commerciale, ivi comprese la somministrazione di alimenti e bevande, sono svolte senza «il rispetto di limiti riferiti a quote di mercato predefinite o calcolate sul volume delle vendite a livello territoriale sub regionale» (comma 1, lettera d), reca prescrizioni strumentali all'obiettivo di promuovere la concorrenza e, quindi, concernenti una materia spettante alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.), come, peraltro, questa Corte ha affermato con la sentenza n. 430 del 2007; che il rimettente ha, inoltre, diffusamente motivato in ordine alle ragioni che, a suo avviso, inducono a ritenere che le norme in virtù delle quali era ammissibile la fissazione di limiti all'accesso al mercato riferiti alla astratta predeterminazione del numero degli esercizi sono state abrogate e che ora è, invece, possibile una programmazione nel settore in esame, purché non sia fondata su quote di mercato predefinite o calcolate sul volume delle vendite; che, pertanto, il TAR ha offerto una non implausibile ricostruzione del quadro normativo di riferimento, esplicitando adeguatamente le ragioni a conforto della premessa interpretativa posta a base della sollevata questione di legittimità costituzionale, nella parte concernente l'individuazione del criterio che governa il rilascio delle autorizzazioni in esame e la circostanza che la Regione Veneto, nell'esercizio delle competenze ad essa spettanti, non può derogarlo; che il giudice a quo non ha, invece, indicato le ragioni in grado di dimostrare che la sola interpretazione plausibile del citato art. 38, comma 1, è quella che lo porrebbe in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., e che sarebbe impossibile offrirne una lettura costituzionalmente corretta, lacuna questa che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, rende manifestamente inammissibile la questione sollevata in riferimento a detto parametro (tra le più recenti, ordinanze n. 192, n. 110 e n. 98 del 2010); che, infatti, il citato art. 38, comma 1, stabilisce: «fino all'adozione da parte dei comuni dei parametri e dei criteri di cui all'articolo 34, ai fini del rilascio delle autorizzazioni, continuano ad applicarsi i parametri e i criteri attualmente vigenti»; che il TAR dubita della legittimità costituzionale di tale norma, in quanto essa «non ha precisato» che «i parametri e i criteri applicabili in via transitoria dovevano essere quelli vigenti non già alla data di entrata in vigore della legge regionale», bensì «alla data del 1° gennaio 2007, ovvero non ha utilizzato analoghe formule atte a specificare l'applicabilità in via transitoria dei soli parametri e criteri previsti dalla legislazione statale vigente»; che, pertanto, risulta palese che il rimettente, da un canto, censura la disposizione per ciò che non avrebbe espressamente stabilito, piuttosto che per l'unico contenuto precettivo dalla stessa eventualmente desumibile; dall'altro, non dà conto delle ragioni in virtù delle quali, nonostante l'ampia formulazione lessicale della disposizione, il richiamo dalla stessa operato ai parametri ed ai criteri «attualmente vigenti» debba essere riferito a quelli contenuti negli atti di programmazione comunali adottati anteriormente alla data della sua emanazione, anziché a quelli stabiliti dalla norma statale; che, peraltro, l'esigenza di una adeguata motivazione in ordine a tali profili si imponeva anche alla luce dei lavori preparatori della legge regionale in esame e, in particolare: in primo luogo, in considerazione dell'espresso richiamo operato nel corso degli stessi alla scelta «di mantenere una programmazione di settore di competenza comunale che, in ogni caso, segni il superamento dei semplici parametri numerici di cui alla legge n. 25 del 1996» (Relazione di accompagnamento al progetto di legge regionale n. 117, DGR 2/DDL del 17 gennaio 2006); in secondo luogo, per il fatto che la norma transitoria, nel testo contenuto nel disegno di legge, prevedeva che «fino all'adozione da parte dei comuni dei parametri e dei criteri di cui all'articolo 30, ai fini del rilascio delle autorizzazioni, continuano ad applicarsi i parametri numerici previsti dall'articolo 2, comma 1, della legge 5 gennaio 1996, n. 25» (art. 35, comma 1, del citato disegno di legge), mentre quest'ultimo inciso è stato, invece, significativamente sostituito con l'espressione «continuano ad applicarsi i parametri e i criteri attualmente vigenti» (art. 38, comma 1, della legge Regione Veneto n. 29 del 2007), e cioè con una locuzione suscettibile di evidenziare l'intento del legislatore regionale di escludere, anche in via transitoria, l'applicabilità del criterio della cui legittimità costituzionale dubita il TAR; che, infine, la questione sollevata in riferimento all'art. 41 Cost., è manifestamente inammissibile, giacché il rimettente ha del tutto omesso di chiarire in che modo la norma regionale censurata si porrebbe in contrasto con tale parametro costituzionale (ex plurimis, sentenza n. 34 del 2010; ordinanze n. 163 e n. 77 del 2010). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 38, comma 1, della legge della Regione Veneto 21 settembre 2007, n. 29 (Disciplina dell'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande), sollevata, in riferimento agli articoli 41 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, III sezione, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 novembre 2010. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 novembre 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA