[pronunce]

Ha, quindi, ritenuto la normativa censurata in contrasto anche con l'art. 31 Cost., in quanto finiva per riconoscere il diritto all'esenzione «solo in caso di "frattura del rapporto di convivenza tra i coniugi" e conseguente "disgregazione del nucleo familiare"». Richiamata tale pronuncia, il giudice a quo ritiene che la normativa censurata, prevedendo il requisito ostativo all'esenzione dal contributo di costruzione solo in capo ai coniugi e non ai conviventi di fatto nonostante il ricorrere dei medesimi presupposti, ovvero «convivenza e disponibilità (a titolo di proprietà o di altro diritto reale) in capo a uno dei due componenti della coppia di un alloggio idoneo alle esigenze della famiglia», si ponga in contrasto con gli artt. 3 e 31 Cost. 4.- Si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Trento, che ha chiesto che le questioni sollevate siano dichiarate non fondate, ritenendo praticabile un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione censurata, diretta a estendere anche ai conviventi di fatto il requisito ostativo da essa previsto. La legge prov. Trento n. 15 del 2015 - osserva in proposito la Provincia autonoma - è stata difatti adottata in epoca precedente alla legge n. 76 del 2016, la quale «[p]er la prima volta» avrebbe riconosciuto in capo ai conviventi di fatto quegli stessi «legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza» ai quali sarebbe riconducibile anche il possibile godimento, da parte di un coniuge, dell'alloggio oggetto dei diritti di proprietà, uso, usufrutto o abitazione vantati dall'altro: la lettura della disposizione sospettata, pertanto, si dovrebbe oggi «necessariamente adeguare al nuovo quadro normativo» e prescindere, di conseguenza, «dalla forma e dalle modalità» con cui i nuclei familiari sono stati costituiti. Questa conclusione non sarebbe, del resto, incompatibile con la lettera della disposizione in esame, la quale, nel fare riferimento alla "disponibilità" di un altro alloggio idoneo alle «esigenze familiari», utilizzerebbe genericamente tale locuzione, riferendosi a un concetto di famiglia in senso ampio, «senza preclusioni rispetto alle forme con cui essa è costituita». 5.- In prossimità dell'udienza, la Provincia autonoma di Trento ha depositato memoria illustrativa, ribadendo e approfondendo gli argomenti addotti a sostegno della percorribilità dell'interpretazione conforme.1.- Con ordinanza del 17 gennaio 2024 (reg. ord. n. 34 del 2024) , il TRGA del Trentino-Alto Adige, sede di Trento, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 87, comma 4, lettera a) , numero 2) , della legge prov. Trento n. 15 del 2015, nella parte in cui, nel definire il requisito ostativo all'esenzione dal pagamento del contributo di costruzione per la abitazione principale, non prevede, oltre al coniuge del richiedente il permesso di costruire, anche il convivente di fatto. 2.- Il citato art. 87, infatti, disciplina il contributo di costruzione dovuto per la realizzazione di interventi edilizi che comportano un aumento del carico urbanistico e, con la disposizione indubbiata, stabilisce che la prima abitazione è considerata tale in presenza di un requisito negativo, dato dalla circostanza che il richiedente il permesso di costruire e il suo coniuge, «non divorziati né separati giudizialmente», non siano già «titolari o contitolari, eredi o legatari, del diritto di proprietà, di uso, di usufrutto o di abitazione su un altro alloggio idoneo alle esigenze familiari, nel territorio provinciale». Questa previsione, ai fini che qui rilevano, acquista senso alla luce del successivo art. 90, comma 1, lettera d), che contempla un'esenzione dal suddetto contributo di costruzione «per gli interventi di nuova costruzione destinati», appunto, «a realizzare la prima abitazione del richiedente», limitatamente ai primi 120 metri quadrati di superficie utile netta e sempre che la residenza non sia qualificabile come di lusso. 3.- Ad avviso del rimettente, la disposizione censurata si porrebbe in contrasto, innanzitutto, con l'art. 3 Cost.: non vi sarebbe, infatti, ragione per consentire la fruizione della descritta esenzione nell'ipotesi in cui il convivente di fatto del richiedente il permesso di costruire vanti la proprietà (o uno dei diritti sopra menzionati) su un alloggio idoneo alle esigenze familiari nel territorio provinciale, ciò che si risolverebbe, peraltro, in una ingiustificata disparità di trattamento tra i conviventi di fatto e le coppie coniugate. In tal modo, la disciplina normativa censurata violerebbe, altresì, l'art. 31 Cost., in quanto non terrebbe in considerazione le esigenze di tutela della famiglia, finendo per penalizzarla. 4.- Preliminarmente, va precisato che dal tenore complessivo dell'ordinanza di rimessione emerge che il giudice a quo censura, non solo la definizione di abitazione principale, ma soprattutto la relativa esenzione - di essa, infatti, si controverte nel processo principale - sì che il petitum verte, in realtà, sul combinato disposto dell'art. 87, comma 4, lettera a), numero 2), e dell'art. 90, comma 1, lettera d), della legge prov. Trento n. 15 del 2015. 5.- Il rimettente muove dall'assunto secondo cui non sarebbe praticabile un'interpretazione adeguatrice dell'art. 87, comma 4, lettera a), numero 2), della legge prov. Trento n. 15 del 2015, non potendosi ritenere che il requisito ostativo ivi previsto sia estendibile, per tale via, anche al caso di convivenza di fatto; la lettera della legge, osserva difatti il giudice a quo, «costituisce il limite cui deve arrestarsi, anche, l'interpretazione costituzionalmente orientata dovendo, infatti, esser sollevato l'incidente di costituzionalità ogni qual volta l'opzione ermeneutica supposta conforme a costituzione sia incongrua rispetto al tenore letterale della norma stessa (in questi termini Cass. civ. , Sez. un., 22 marzo 2019, n. 8230». Diversamente, la Provincia autonoma sostiene che a una tale conclusione si possa pervenire, sulla scorta del dato letterale e di un'esegesi storico-evolutiva. 5.1.- La premessa ermeneutica del giudice a quo è condivisibile, alla luce del chiaro tenore testuale della disposizione provinciale in discorso: questa, nel fare espresso riferimento al «coniuge», è difatti inequivoca nel circoscrivere il proprio ambito applicativo solo a coloro che sono legati dal vincolo del matrimonio (e dall'unione civile, in forza dell'art. 1, comma 20, della legge n. 76 del 2016). Non ha pregio, d'altro canto, la tesi della Provincia autonoma di Trento secondo cui si tratterebbe, nella specie, di accedere a un'interpretazione storico-evolutiva basata sulla sopravvenienza, rispetto alla legge provinciale oggetto di doglianza, della legge n. 76 del 2016, che «[p]er la prima volta» avrebbe riconosciuto anche in capo ai conviventi di fatto «legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale».