[pronunce]

Riguardo all'art. 28, comma 3, la ricorrente sostiene che la fondatezza delle censure sollevate sarebbe avvalorata dalle sentenze n. 118 del 2012 e n. 241 del 2012 di questa Corte, che hanno confermato l'importanza del principio pattizio nei rapporti tra lo Stato e le Regioni speciali in materia finanziaria. Riguardo all'art. 48, la ricorrente rileva che l'illegittimità costituzionale delle «riserve all'erario» sarebbe confermata dalle sentenze n. 142 e n. 241 del 2012, che hanno accolto le censure relative, rispettivamente, alla riserva allo Stato del gettito dell'addizionale erariale sulla tassa automobilistica e ad una riserva integrale di entrate erariali avente analoga destinazione rispetto a quella oggetto di impugnazione. 2.4.- La Provincia autonoma di Trento, in data 28 gennaio 2015, ha depositato il proprio atto di rinuncia all'impugnazione degli artt. 28, comma 3, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011. In data 24 febbraio 2015 la medesima Provincia autonoma ha depositato altresì, la delibera con cui il Consiglio provinciale di Trento, il 3 febbraio 2015, ha ratificato la delibera con cui la Giunta rinunciava al ricorso. 2.5.- Con memoria depositata il 19 febbraio 2015, l'Avvocatura generale dello Stato, sulla base della delibera del Consiglio dei ministri del 10 febbraio 2015, ha comunicato di accettare, a nome del Presidente del Consiglio dei ministri, la rinuncia al giudizio da parte della Provincia autonoma di Trento. 3.- Con ricorso notificato in data 23-28 febbraio 2012 e depositato il successivo 29 febbraio 2012 (ric. n. 38 del 2012) , la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 28, comma 3, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, per violazione: nel caso della prima disposizione, del principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost., degli artt. 2, comma 1, lettere a) e b), 3, comma 1, lettera f), 12, 48-bis e 50 dello statuto speciale della Regione Valle d'Aosta (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4) e della relativa normativa di attuazione di cui agli artt. da 2 a 7 della legge 26 novembre 1981, n. 690 (Revisione dell'ordinamento finanziario della regione Valle d'Aosta), nonché del principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost.; nel caso della seconda disposizione, degli artt. 3, comma 1, lettera f), 12, 48-bis e 50 del medesimo statuto e delle relative norme di attuazione - in particolare, dell'art. 8 della legge n. 690 del 1981 - nonché del principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost. 3.1.- Ad avviso della ricorrente, il censurato art. 28, comma 3, che definisce unilateralmente la misura puntuale delle entità finanziarie cui sono tenute le singole autonomie speciali, aggiuntive rispetto a quelle già stabilite dalla legislazione vigente, e altresì, senza alcun criterio di proporzionalità, la quota gravante sui Comuni ricadenti nei territori delle Regioni a statuto speciale, sarebbe manifestamente illegittimo per violazione del principio costituzionale di leale collaborazione, di cui agli artt. 5 e 120 Cost., e quindi della particolare autonomia finanziaria, sia regionale che locale, di cui gode la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, alla luce degli artt. 2, comma 1, lettere a) e b), 3, comma 1, lettera f), 12, 48-bis e 50 del suo statuto e della relativa normativa di attuazione, in base a cui occorrerebbe privilegiare, nei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione autonoma, il metodo dell'accordo. Dello strumento preferenziale dell'accordo, che in base alla giurisprudenza costituzionale sarebbe da ritenersi espressione della particolare autonomia finanziaria di cui godono le Regioni a statuto speciale (sentenze n. 74 del 2009; n. 82 del 2007; n. 353 del 2004), non vi sarebbe traccia nella disposizione impugnata. L'impugnato art. 28, comma 3, sarebbe in contrasto altresì con il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., in particolare laddove determina la misura puntuale del contributo dovuto dalla Regione e dai Comuni del suo territorio a prescindere dalla necessaria preventiva enunciazione dei criteri sulla cui base l'individuazione è stata fatta. La ricorrente evidenzia poi che la lesione delle prerogative regionali deriverebbe dal fatto che la disposizione impugnata determina immediatamente l'accantonamento delle risorse così individuate, e quindi una riduzione delle quote di partecipazione ai tributi erariali, ponendosi perciò in contrasto con la normativa di attuazione di cui agli articoli da 2 a 7 della legge n. 690 del 1981, cui sarebbe riservata la disciplina relativa alle modalità di compartecipazione regionale ai tributi erariali, e che non potrebbe essere modificata con legge ordinaria: quest'ultima normativa, adottata previo accordo con la Giunta regionale ai sensi dell'art. 50, comma 5, dello statuto della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, rientrerebbe nel novero delle norme modificabili esclusivamente con il particolare procedimento previsto dall'art. 48-bis dello statuto (decreti legislativi elaborati da una commissione paritetica e sottoposti al parere del Consiglio stesso), richiamato, con specifico riferimento all'ordinamento finanziario della Regione, dall'art. 1 del decreto legislativo 22 aprile 1994, n. 320 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta). Quanto all'indicazione, collocata in apertura del terzo periodo dell'art. 28, comma 3, impugnato, secondo cui la disciplina ivi dettata si applicherebbe «[f]ino all'emanazione delle norme di attuazione» di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, la Regione autonoma rileva come si tratterebbe di una disposizione temporalmente illimitata, dal momento che il termine di trenta mesi, decorrenti dalla data di entrata in vigore della medesima legge n. 42 del 2009, originariamente previsto per l'adozione della disciplina di attuazione degli statuti speciali, è stato abrogato dal comma 4 della disposizione qui considerata. Ad avviso della ricorrente, anche l'art. 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, laddove prevede una riserva generale all'erario, per cinque anni, delle maggiori entrate derivanti dal medesimo decreto-legge, configurerebbe una lesione dell'autonomia legislativa e finanziaria della Regione autonoma.