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Noi spesso l'abbiamo svenduto perché non l'abbiamo tutelato abbastanza, ma è evidente che esso è nello spirito dei luoghi e nell'identità del nostro popolo, diventando strumento e veicolo di rapporto e partecipazione. Questa è l'altra portata della Convenzione in esame: la cultura e il patrimonio culturale debbono essere coniugati con uno strumento forte di democrazia e partecipazione. Soprattutto - lo ricordava il relatore - quando nasce questa Convenzione? Nasce, in Paesi europei che avevano subìto il conflitto e la guerra, nell'ambito di esperienze volte a individuare nella cultura un veicolo per rafforzare il rapporto tra i popoli e uno strumento di pace. Infatti, dalla conoscenza profonda delle tradizioni culturali, dei beni culturali e del patrimonio culturale si consolida anche la possibilità di pace, perché questa la arricchisce fino in fondo. Vorrei citare, tra l'altro, un grande maestro come Claudio Abbado, che, a proposito di questi temi e sulla base della sua esperienza, diceva che avrebbe rifatto tutto: «suonare nelle fabbriche, aprire la Scala agli studenti e ai lavoratori, cose che ho fatto perché le ritenevo giuste». E aggiungeva: «Non è vero che in Germania o in Austria si fa di più per la cultura perché sono più ricchi, è vero il contrario, sono più ricchi perché si fa di più per la cultura». Questo dovrebbe essere l'elemento forte su cui dobbiamo puntare nel ratificare la Convenzione. È un impegno che significa investire nei tantissimi giovani che hanno messo la loro passione, la loro istruzione e la loro formazione al servizio della cultura. Penso agli archeologi, agli architetti, agli archivisti, ai bibliotecari, agli storici dell'arte e a tutti coloro che sono e possono essere il grande patrimonio e la migliore forma di investimento per il futuro del nostro Paese. Ancor di più le politiche culturali debbono permeare il senso di identità, il ruolo e la vocazione su cui un Paese deve in qualche modo investire. La Convenzione di Faro e la sua ratifica, che oggi siamo chiamati ad approvare, rafforzano i princìpi e i valori su cui si fonda il nostro Paese, proprio perché c'è finalmente la possibilità che il patrimonio culturale diventi un diritto delle persone e si passi dal diritto del patrimonio culturale al diritto al patrimonio culturale, come fruizione individuale e collettiva, per trarne beneficio, arricchire le persone e rafforzare la solidarietà e la pace tra i popoli. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Rampi) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, membri del Governo, gentili colleghi, giunge finalmente all'approvazione del Senato la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società fatta a Faro nel 2005, già entrata in vigore nell'ottobre 2011. Il disegno di legge di ratifica della Convenzione aveva già visto la sua approvazione nella precedente legislatura. Si tratta di un provvedimento condiviso anche dalle attuali forze di Governo e atteso da molto tempo, per il quale si auspica la convergenza di tutte le forze politiche e quindi una rapida approvazione anche da parte dell'altro ramo del Parlamento. Tra la scorsa legislatura e questa la Convenzione ha registrato la ratifica di un ulteriore Paese, giungendo a un totale di ben 18 nazioni. È importante, come è stato più volte sottolineato anche da chi mi ha preceduto, che la conoscenza e l'uso dell'eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, in particolare nell'ambito del diritto dell'individuo e della persona a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti, così come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966. La Convenzione, alla quale oggi noi di Italia Viva‑PSI esprimiamo la nostra piena adesione, intende promuovere proprio in questo senso una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno prodotto e ospitato, contribuendo così alla costruzione di società pacifiche e democratiche. Lo facciamo perché le radici di una Nazione, quindi la sua cultura, la sua identità, sono importanti per comprendere sia il presente, sia il futuro. Si parla di radici, ovvero quella parte della pianta che noi non vediamo, ma che è fondamentale per la vita stessa, come parallelismo della storia di un popolo, proprio perché quella dimensione storica rappresenta il connotato naturale da cui scaturisce una società con le sue tradizioni, sia come entità singola, sia come parte di una più ampia cultura europea. L'Italia, insieme alla Cina, vanta il maggior numero di siti UNESCO al mondo: ben 55. Deve essere ricordato che il patrimonio di una Nazione non è solo quello materiale, ma anche quello immateriale, in cui rientrano anche le lingue, che sono peculiarità dell'Italia, con i suoi diversi e anche caratteristici dialetti; cultura immateriale anch'essa protetta nell'ambito di altre organizzazioni internazionali, in primo luogo proprio dall'UNESCO. Questo testo impegna gli Stati a una fattiva promozione di un processo partecipativo di valorizzazione del patrimonio culturale. Nel fare ciò, la Convenzione non impone specifici obblighi di applicazione per i Paesi firmatari; lascia ad essi la libertà di valutare i mezzi più convenienti per attuare le misure che in questo testo sono previste, definendo, quindi, i diritti e le responsabilità concernenti il patrimonio culturale e fissando anche l'impegno per le parti firmatarie a riconoscere il suo interesse pubblico, a valorizzarlo, a predisporre disposizioni legislative conseguenti proprio a favorire la partecipazione alle attività ad esso correlate, prescrivendo l'impegno delle parti a promuovere un'organizzazione congiunta della responsabilità da parte delle istituzioni pubbliche e ad incoraggiare l'accesso al patrimonio culturale, anche attraverso l'utilizzo delle tecnologie digitali. Insomma, il testo traccia uno stretto raccordo tra il patrimonio culturale e gli strumenti della conoscenza e della formazione. Su questo punto non possiamo non accogliere con favore lo stanziamento di un milione di euro proprio per facilitare l'inserimento nei programmi scolastici della dimensione del patrimonio culturale, incoraggiando così la ricerca interdisciplinare e la formazione continua, tramite un programma triennale, predisposto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Per tutti questi motivi, esprimo a nome del Gruppo parlamentare Italia Viva‑PSI il voto favorevole su questo testo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, oggi per quanto mi riguarda è una bella giornata. Ho insistito molto in questa legislatura, anche nel mio ruolo di presidente di un Gruppo di opposizione, affinché si arrivasse a questa ratifica, perché reputo la Convenzione di Faro un atto politicamente importante e rilevante nell'interesse del nostro Paese. Un ringraziamento lo devo fare alla 7 a Commissione e allo stesso Presidente.