[pronunce]

che il rimettente, richiamata in apertura una questione prospettata dalla difesa dell'imputato, osserva come la mancanza nell'atto di citazione di un avvertimento concernente gli effetti estintivi della riparazione determini, a suo parere, una violazione dell'art. 3 Cost., per la disparità di trattamento introdotta tra l'imputato citato innanzi al tribunale in composizione monocratica – il quale, a norma dell'art. 552, primo comma, lettera f), del codice di procedura penale, deve ricevere a pena di nullità l'avviso della possibilità di formulare, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, una domanda di oblazione o una richiesta di patteggiamento o rito abbreviato – ed il cittadino perseguito per un reato di competenza del giudice di pace, non necessariamente edotto circa le opportunità di definizione alternativa del relativo procedimento; vi sarebbe contrasto, inoltre, con il secondo comma dell'art. 24 Cost., posto che l'imputato vedrebbe pregiudicata la possibilità di esercitare consapevolmente il proprio diritto di difesa, con una «scelta in gran parte tecnica che non può essergli del tutto rimessa»; la disciplina de qua, infine, violerebbe il terzo comma dell'art. 111 Cost., poiché l'assenza dell'avviso implica che l'imputato non possa valutare coscientemente, unitamente al difensore, l'opportunità di definire il giudizio mediante condotte riparatorie, proponendo per tempo, prima della comparizione, «una congrua soluzione alla persona offesa»; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito nel giudizio con atto depositato in data 22 novembre 2005; che, secondo la difesa erariale, la questione sarebbe manifestamente inammissibile, data l'assoluta mancanza di descrizione della vicenda processuale cui si riferisce, e comunque sarebbe manifestamente infondata, visto che l'imputato è necessariamente assistito da un difensore tecnico che può informarlo dell'utilità di condotte riparatorie, la praticabilità delle quali, d'altronde, può essere verificata anche all'udienza di comparizione. Considerato che, avendo tutte le ordinanze ad oggetto il regime degli avvisi concernenti la rilevanza delle condotte riparatorie nel processo penale avanti al giudice di pace, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Barcellona Pozzo di Gotto, relativamente all'omessa previsione di un avviso concernente le condotte riparatorie nella citazione per il giudizio penale avanti al giudice di pace, è già stata dichiarata manifestamente infondata con le ordinanze di questa Corte n. 11 del 2004, n. 56 del 2004, n. 86 del 2005 e n. 333 del 2005, sul rilievo che l'imputato, all'udienza di comparizione, è necessariamente assistito da un difensore tecnico, il quale può renderlo edotto degli effetti della riparazione, e che il giudice può disporre una sospensione del dibattimento, finalizzata a consentire detta riparazione, anche quando lo stesso imputato non abbia potuto realizzarla in precedenza per non essere stato informato della relativa opportunità; che la questione è stata riproposta dal giudice a quo senza prospettare profili diversi o aspetti ulteriori rispetto a quelli già valutati con le ordinanze appena citate, ed è dunque manifestamente infondata (ex plurimis: ordinanze n. 333 del 2005 e n. 101 del 2004); che l'ulteriore questione sollevata dal Giudice di pace di Barcellona Pozzo di Gotto – relativamente all'avviso che dovrebbe darsi in apertura del dibattimento circa la rilevanza delle condotte riparatorie e la possibilità per l'imputato di ottenere un rinvio dell'udienza (previa dimostrazione di non aver potuto provvedere in precedenza alla riparazione) – è manifestamente inammissibile per irrilevanza, alla luce del fatto che nel caso di specie, in fase di apertura del dibattimento, l'imputato era già edotto dei benefici connessi all'adozione di condotte riparatorie, e al tempo stesso impossibilitato a dimostrare un precedente impedimento; che lo stesso rimettente, infatti, ha ritenuto ingiustificata la richiesta (per altro implicita) di rinvio del dibattimento a norma dell'art. 35, comma 3, del d.lgs. n. 274 del 2000, alla luce del lungo tempo trascorso tra il fatto contestato e l'avvio del giudizio; che un'eventuale pronuncia della Corte relativamente alle norme impugnate, nel senso indicato dal rimettente, non avrebbe alcuna incidenza nel caso sottoposto a giudizio; che la medesima questione è manifestamente irrilevante, a maggior ragione, nella parte concernente l'auspicato carattere obbligatorio della decisione di rinvio del dibattimento in caso di impossibilità documentata di condotte riparatorie antecedenti, posto che il rimettente non è chiamato a valersi, né dichiara di volersi avvalere, della pretesa discrezionalità accordata al giudice; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Albano Laziale – con riguardo al presunto contrasto tra l'art. 20 del d.lgs. n. 274 del 2000 (nella parte in cui non prescrive l'avviso della rilevanza di condotte riparatorie) e gli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione – è manifestamente inammissibile per l'omessa descrizione della vicenda processuale, tale da precludere ogni possibilità di controllo sulla rilevanza della questione nel giudizio a quo (ex plurimis: ordinanza n. 77 del 2006); che le questioni sollevate dal Giudice di pace di Tropea con tre provvedimenti identici sotto ogni profilo – a loro volta concernenti il presunto contrasto tra l'art. 20 del d.lgs. n. 274 del 2000 (nella parte in cui non prescrive l'avviso della rilevanza di condotte riparatorie) e gli artt. 3, 24 e 111 Cost. – sono manifestamente inammissibili, per l'assoluta carenza di descrizione delle fattispecie concrete e delle relative vicende processuali; che l'analoga questione sollevata dal Giudice di pace di Vibo Valentia con riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., relativamente alla legittimità costituzionale dell'art. 20 del citato d.lgs. n. 274 del 2000 (nella parte in cui non prevede, a pena di nullità, che la citazione a giudizio avanti al giudice di pace debba contenere un avviso concernente la disciplina delle condotte riparatorie), è anch'essa manifestamente inammissibile, poiché non contiene alcun riferimento alla fattispecie concreta; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Porto Torres, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., circa la legittimità costituzionale dell'art. 20 del citato d.lgs. n. 274 del 2000 (sempre nella parte in cui non impone l'avviso concernente le condotte riparatorie in occasione della citazione a giudizio), è manifestamente inammissibile, posto che l'intera motivazione si risolve nell'enunciato che la questione sarebbe rilevante e che sussisterebbero i presupposti previsti dall'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87; che anche la questione sollevata dal Giudice di pace di Trieste, sempre con riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., e sempre con riguardo all'art. 20 del citato d.lgs.