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Disposizioni in materia di tutela, valorizzazione, recupero e messa in reddito del patrimonio culturale italiano. Onorevoli Senatori. -- Non si può non considerare il notevole patrimonio artistico, archeologico, architettonico e l'inclinazione turistica di gran parte dei luoghi italiani. Tuttavia, quando ci si riferisce alla ricchezza culturale di un Paese nel suo complesso, appare difficile non solo individuare i parametri di valutazione sulla base dei quali effettuare comparazioni internazionali, ma anche definire l'oggetto stesso di osservazione e di analisi. Certamente la vastità, l'importanza e la capillarità del patrimonio storico e artistico del nostro Paese sono percepibili a occhio nudo, ma non esiste ad oggi un elenco esaustivo ufficiale dei beni culturali, né è stato mai realizzato un lavoro sistematico di ricognizione, d'inventario e di catalogazione. Ciò nonostante la nostra Costituzione é una delle poche al mondo a prevedere esplicitamente, nella parte dedicata ai princìpi fondamentali e precisamente all'articolo 9, che «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Inoltre un'importante sentenza della Corte costituzionale (sentenza n. 151 del 27 giugno 1986) ha sancito la primarietà del valore estetico-culturale, capace di influire profondamente sull'ordine economico e sociale. A fronte di tale lacuna conoscitiva, una fonte di informazione autorevole in merito è rappresentata dalla lista del patrimonio mondiale elaborata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), dalla quale risulta che l'Italia è il Paese che detiene il maggiore patrimonio culturale del mondo, con i suoi quarantasette siti riconosciuti. La Convenzione per la protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale, firmato dalla Conferenza generale dell'UNESCO il 23 novembre 1972 ed attualmente sottoscritta da circa 175 Stati membri (ratificata dall'Italia con la legge 6 aprile 1977, n. 184), ha il compito di definire il patrimonio mondiale formulando una lista dei siti di eccezionale valore per l'intera umanità. Firmando la convenzione, gli Stati si impegnano a garantire la tutela dei siti che possono essere riconosciuti come patrimonio mondiale: la loro preservazione per le generazioni future diventa, quindi, una responsabilità condivisa dall'insieme della comunità internazionale. Secondo la suddetta convenzione internazionale appartengono al patrimonio culturale mondiale i monumenti, gli insediamenti ed i siti aventi valore storico, estetico, archeologico, scientifico, etnologico o antropologico. In particolare, per poter essere iscritti nella lista del patrimonio mondiale, i siti devono presentare i requisiti previsti dai criteri di iscrizione adottati dal Comitato per il patrimonio mondiale. Il presente disegno di legge si pone lo scopo di promuovere, in Italia, un nuova accezione del turismo, quella culturale. Alla base del provvedimento in esame c'è la ferma volontà di portare a reddito l'intero patrimonio artistico culturale italiano, gran parte del quale abbandonato ad amministrazioni locali e non, distratte e spesso sprovviste di mezzi finanziari. Ne deriva che questi territori si riducono a meta per ladri di ogni genere o luoghi di abusi ed oltraggi alla memoria storica di intere popolazioni, nella generale indifferenza. Si ritiene che la «messa a reddito»di una tale mole di luoghi ed opere possa rivitalizzare gli stessi siti portandoli al doveroso decoro, contribuire al processo di divulgazione della nostra cultura e, rimpinguando le casse dello Stato, favorire nuove iniziative. Sono necessarie politiche di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali che vanno attuate con modelli il più possibile efficaci ed efficienti. Sempre nel rispetto delle esigenze di tutela, la gestione del patrimonio deve tendere a maggiori livelli di autofinanziamento, ottimizzando le fonti di reddito ma soprattutto controllando i costi di esercizio per alleggerire il carico per il settore pubblico. Con una gestione illuminata del patrimonio, infatti, si può avviare la grande macchina del turismo culturale, il conseguente indotto strutturale ed economico generato dai visitatori e, non ultima, una crescita educativa dei cittadini, contribuendo allo sviluppo del benessere della collettività. In particolare, all'articolo 2 del presente disegno di legge si descrive minuziosamente il processo di gestione dei siti che inizia con la mappatura degli stessi. Per tale operazione, si procede, con l'ausilio delle competenti soprintendenze ed organi dello Stato, ad inventariare e censire i siti archeologici, artistici o architettonici degni di attenzione, tutela e conseguente valorizzazione. Nello specifico, vengono effettuate analisi mirate, consistenti: a) nell'analisi storica, attraverso le vicende storiche e costruttive; b) nel rilievo geometrico su supporto informatico, ovvero analizzando la consistenza del manufatto e le possibili variazioni per usi impropri e le eventuali superfetazioni ed abusi costruttivi; c) nel rilievo del quadro fessurativo e dei dissesti in relazione allo stato di conservazione degli elementi costruttivi fondamentali della fabbrica; d) nella mappatura del degrado delle superfici, attraverso l'analisi dello stato di conservazione degli elementi architettonici delle facciate ed all'analisi della congruità degli interventi di restauro realizzati nel tempo; e) nella catalogazione delle prove diagnostiche, attraverso una serie di indagini da effettuare sugli elementi strutturali e sui terreni di fondazione delle fabbriche; f) nell'individuazione di parchi letterari o religiosi, attraverso la catalogazione degli elementi fondanti un contesto, un sito, un luogo di particolari eventi storici, religiosi o letterari; g) nell'individuazione di contesti urbani, effettuata con la perimetrazione di aree o isolati o complessi monumentali oggetto di piano di recupero. Una volta terminata l'operazione di mappatura, si procede all'organizzazione del sito: una volta individuato il luogo degno di attenzione, si provvede alla sua prima sistemazione seguendo uno specifico disciplinare, istituito ad hoc per il luogo o monumento oggetto del progetto. Successivamente, l'oggetto del singolo progetto viene catalogato ed inserito con altri luoghi o monumenti in un percorso di sensibilizzazione e valorizzazione culturale. Una volta censiti ed organizzati cronologicamente o storicamente, la gestione dei singoli siti è affidata, per un tempo determinato, a soggetti privati, società, cooperative, enti, Paesi, a seguito di una rigorosissima selezione, ribadendo la totale ed irremovibile proprietà di questi luoghi da parte dello Stato italiano. In tale gestione una parte dei proventi verranno destinati allo Stato quale canone di utilizzo; una parte servirà per la tenuta nel massimo decoro del sito ed una terza parte fornirà gli utili al soggetto gestore. Quanto alla figura del soggetto gestore, sia esso qualsiasi ente, pubblico o privato, persona giuridica o persona fisica, questi deve fornire garanzie di preparazione, affidabilità e capacità di gestione. Un severo disciplinare scandirà le fasi di selezione dei candidati. Le opere di manutenzione ordinaria saranno definite da un protocollo creato ad hoc per il sito in questione.