[pronunce]

che, in via pregiudiziale, osserva la resistente che osta allo scrutinio del merito delle questioni, in primo luogo, la totale assenza di un'autentica motivazione in punto di non manifesta infondatezza avendo il rimettente motivato solo per relationem; che altra ragione di manifesta inammissibilità consisterebbe nel difetto di descrizione dei fatti di causa in quanto il rimettente, per motivare la rilevanza della questione, fa riferimento ad un'istanza di cui non vi è alcuna traccia nella descrizione del fatto; che la questione sarebbe ulteriormente manifestamente inammissibile anche perché meramente ipotetica ed eventuale e prospettata in forma ancipite e perplessa, con riferimento alla valutazione circa sia l'esistenza del reato, sia la natura penale della norma impugnata, non essendovi certezza sull'interpretazione che il Tribunale di Oristano dà della vicenda normativa; che vi sarebbe anche un'intrinseca contraddittorietà nella motivazione dell'ordinanza, in quanto il rimettente dapprima afferma che la norma censurata viola la competenza statale nella materia dell'ordinamento penale e poi, nel prosieguo, afferma che la medesima norma «non ha natura penale, limitandosi solo indirettamente a incidere sull'ambito applicativo dei reati di cui si è detto»; che il rimettente, pur ritenendo che la rilevanza della questione sarebbe ancor più significativa ove alla norma censurata dovesse riconoscersi natura penale, non sviluppa alcuna argomentazione per dimostrare come e perché, a fronte di una consolidata giurisprudenza di segno contrario, potrebbe formularsi, al Giudice costituzionale, la richiesta di una pronuncia in malam partem; che, infine, la Regione eccepisce anche che il rimettente ha sollevato una questione di mero fatto, in quanto è chiamato a giudicare se i manufatti oggetto della contestazione hanno un collegamento permanente con il terreno e possano o meno rientrare nella previsione astratta della norma censurata; che, nel merito, la questione sarebbe comunque infondata, in quanto la norma censurata rientrerebbe senz'altro nell'ambito della competenza legislativa esclusiva della Regione autonoma Sardegna nelle materie «urbanistica ed edilizia» e «turismo e industria alberghiera» di cui all'art. 3, comma 1, rispettivamente lettere f) e p), dello statuto speciale; che questo tipo di normativa sarebbe di competenza regionale trattandosi di disciplina di dettaglio avente ad oggetto specifiche tipologie di interventi edilizi realizzati in contesti ben definiti e circoscritti (viene citata la sentenza n. 278 del 2010); che la disposizione censurata non invaderebbe gli ambiti riservati allo Stato nella materia «ordinamento penale», come afferma il rimettente, e non vi sarebbe nessuna ingerenza nella definizione del contenuto dell'ordinamento penale riservata allo Stato; che la resistente richiama anche la giurisprudenza costituzionale secondo cui non basta che una legge regionale determini indirette conseguenze in materia penale perché si possa concludere che essa ha invaso il campo riservato alla legislazione statale (sentenza n. 487 del 1989); che altrettanto infondata sarebbe la censura relativa alla violazione del principio d'eguaglianza, in quanto l'art. 20 della legge reg. n. 21 del 2011 contiene norme generali e astratte, che non implicano alcuna discriminazione né garantiscono alcun privilegio singolare; che, in particolare, non vi sarebbe violazione del principio di ragionevolezza, in quanto la norma si limita a disciplinare «gli allestimenti mobili di pernottamento», imponendo l'assenza di collegamenti permanenti al terreno e realizzando un coerente bilanciamento tra l'interesse alla promozione del turismo e quello alla tutela paesaggistica del territorio; che, con memoria depositata in prossimità dell'udienza, la Regione ribadisce le proprie argomentazioni circa l'inammissibilità e l'infondatezza delle questioni sollevate dal Tribunale ordinario di Oristano; che, in particolare, la parte resistente, ad ulteriore conferma dell'inammissibilità della questione per irrilevanza, rileva che la Corte di Cassazione ha scrutinato un caso di abuso edilizio identico a quello in esame e ha ritenuto che in tali casi la disposizione censurata non possa trovare applicazione (Cassazione penale, sentenza n. 4129 del 2013). Considerato che il Tribunale ordinario di Oristano, nel procedimento penale a carico di B. F. Q. A., con ordinanza dell'8 febbraio 2012 ha sollevato questione di legittimità - in riferimento agli articoli 3, 25, secondo comma, 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione e 3, primo comma, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) - dell'articolo 20 della legge della Regione autonoma Sardegna 21 novembre 2011, n. 21 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale n. 4 del 2009, alla legge regionale n. 19 del 2011, alla legge regionale n. 28 del 1998 e alla legge regionale n. 22 del 1984, ed altre norme di carattere urbanistico), nella parte in cui dispone che: «Fatto salvo quanto previsto nel presente articolo, nelle aziende ricettive all'area aperta regolarmente autorizzate e nei limiti della ricettività autorizzata, gli allestimenti mobili di pernottamento, quali tende, roulotte, caravan, mobil-home, maxicaravan o case mobili e pertinenze ed accessori funzionali all'esercizio dell'attività, sono diretti a soddisfare esigenze di carattere turistico meramente temporanee e, anche se collocati in via continuativa, non costituiscono attività rilevante a fini urbanistici, edilizi e paesaggistici. A tal fine tali allestimenti devono: a) conservare i meccanismi di rotazione in funzione; b) non possedere alcun collegamento di natura permanente al terreno e gli allacciamenti alle reti tecnologiche, gli accessori e le pertinenze devono essere rimovibili in ogni momento»; che una prima censura ha ad oggetto la violazione degli artt. 25, secondo comma, e 117, secondo comma, lettera l), Cost., non essendo consentito al legislatore regionale dettare norme in materia penale; che, in particolare, l'art. 20 della legge reg. n. 21 del 2011, nell'escludere la rilevanza ai fini edilizi, urbanistici e paesaggistici dell'allestimento in strutture turistico-ricettive all'aria aperta dei manufatti ivi indicati, e in particolare delle case mobili, introdurrebbe una deroga all'art. 3, comma 1, lettera e), numero 5, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia - Testo A), che qualifica intervento di nuova costruzione la collocazione dei manufatti e delle strutture ivi indicati qualora gli stessi non siano destinati a soddisfare esigenze di carattere temporaneo, e così sottrarrebbe tali fattispecie dal novero degli interventi di nuova costruzione, subordinati, ai sensi dell'art. 10, comma 1, del d.P.R. n. 380 del 2001, al permesso di costruire;