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La decisione della Commissione C(2008)6866 del 12 novembre 2008 « relativa al regime applicabile agli esperti nazionali distaccati e agli esperti nazionali in formazione professionale presso i servizi della Commissione » ha definito le condizioni di impiego e il regime applicabile agli END presso i servizi della Commissione. Nell'ordinamento italiano la disciplina applicabile è contenuta nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 ottobre 2014, n. 184, recante « Regolamento di attuazione relativo ai distacchi di personale della pubblica amministrazione presso l'Unione Europea, le organizzazioni internazionali o Stati esteri » che disciplina, tra l'altro, il trattamento economico degli END mediante un rinvio all'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Durante il distacco l'END resta alle dipendenze della propria amministrazione di origine, che deve garantirne la retribuzione economica, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001, le prestazioni di sicurezza sociale e lo svolgimento della carriera professionale. L'END percepisce, oltre alla propria retribuzione in Italia, un'indennità giornaliera di missione (cosiddetta indennità di soggiorno) e una indennità mensile calcolata sulla base della distanza in chilometri tra la sede di origine e quella di distacco. Sono anche previsti distacchi END « senza spese » (ovvero senza indennità di soggiorno) come previsto dall'articolo 2 della suddetta decisione della Commissione del 12 novembre 2008. Con riferimento a questa ultima fattispecie di distacchi END « senza spese » la proposta stabilisce che le amministrazioni possono farsi carico della indennità di soggiorno per compensare le spese aggiuntive che il dipendente si trova a sostenere nel luogo del distacco. La disposizione in esame chiarisce, altresì, che tale indennità è forfettaria, omnicomprensiva e non pensionabile, nonché di entità analoga a quelle corrisposte dall'Unione europea per le medesime posizioni. La ratio complessiva della normativa vigente in materia, volta alla valorizzazione della figura dell'END, consente infatti di sostenere che l'END non debba subire un deterioramento del proprio trattamento economico in ragione della propria condizione di distacco per questo motivo dovrebbe percepire un'indennità compensativa dei costi connessi al trasferimento all'estero. La misura di cui al comma 7 è finalizzata ad ampliare, anche in ottica PNRR, l'utilizzo da parte delle pubbliche amministrazioni di personale proveniente da organismi internazionali o dall'Unione europea, consentendo che il conferimento di tali incarichi dirigenziali possa avvenire in deroga ai limiti percentuali previsti dall'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, in termini di posizioni disponibili. La proposta di cui al comma 8 proroga al 30 giugno 2022 le misure volte a favorire l'assunzione a tempo indeterminato di lavoratori socialmente utili e di lavoratori impegnati in attività di pubblica utilità. In particolare, la presente proposta è volta a prorogare di soli tre mesi le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 495, della legge n. 160 del 2019, secondo cui al fine di semplificare le assunzioni di cui all'articolo 1, comma 446, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, le amministrazioni pubbliche utilizzatrici dei lavoratori socialmente utili di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, e all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 280, nonché dei lavoratori già rientranti nell'abrogato articolo 7 del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e dei lavoratori impegnati in attività di pubblica utilità, anche mediante contratti di lavoro a tempo determinato o contratti di collaborazione coordinata e continuativa nonché mediante altre tipologie contrattuali, possono procedere all'assunzione a tempo indeterminato, anche con contratti di lavoro a tempo parziale, anche in deroga, in qualità di lavoratori sovrannumerari, alla dotazione organica, al piano di fabbisogno del personale ed ai vincoli assunzionali previsti dalla vigente normativa limitatamente alle risorse di cui al comma 497, primo periodo, del medesimo articolo 1 della legge n. 160 del 2019. Al riguardo, si evidenzia che la proroga al 31 marzo 2022 del termine per procedere con le suddette stabilizzazioni introdotta da ultimo in sede di conversione del decreto-legge n. 228 del 2021 con la legge n. 15 del 2022 unitamente alla disponibilità già presente di risorse finanziarie sufficienti a favorire la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili appartenenti al cosiddetto bacino storico LSU ha consentito l'attivazione di un ulteriore percorso di stabilizzazione successivo a quello attivato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 dicembre 2020 e con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 gennaio 2022. A tal fine si è provveduto ad avviare l'iter per l'adozione di uno schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che costituisce un'ulteriore tappa del predetto percorso di progressiva stabilizzazione sul quale in data 30 marzo 2022 è stata acquisita l'intesa della Conferenza Unificata condizionata, tuttavia, alla previsione di una proroga del termine entro il quale le amministrazioni possono avvalersi della procedura di stabilizzazione de qua così da portare ad esaurimento il cosiddetto bacino storico LSU. Art. 7. – (Ulteriori misure urgenti abilitanti per l'attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza) La disposizione è volta a dettare ulteriori misure abilitanti per l'attuazione del PNRR. A tale fine, il comma 1 (lettere a) , b) e c) ) apporta delle modifiche al decreto-legge n. 80 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 113 del 2021, con finalità di garantire la più efficace e tempestiva attuazione degli interventi previsti dal PNRR e in materia di Piano integrato di attività e organizzazione. Al fine di favorire l'attuazione delle disposizioni da parte delle pubbliche amministrazioni, anche quelle più piccole, è differito al 30 giugno 2022 il termine di cui al comma 6- bis dell'articolo 6 del citato decreto-legge n. 80 del 2021, previsto – in sede di prima applicazione – per l'adozione del Piano integrato di attività e organizzazione e fino al quale non trovano applicazione le sanzioni previste dall'articolo 10, comma 5, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, dall'articolo 14, comma 1, della legge 7 agosto 2015, n. 124, e dall'articolo 6, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Inoltre, l'ulteriore modifica ha la finalità di esplicitare, anche per evitare dubbi interpretativi, che le regioni, per quanto riguarda le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, adeguano i rispettivi ordinamenti ai principi in materia di Piano integrato di attività e organizzazione.