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Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, le due misure più importanti di questo Piano sono la transizione ecologica e la transizione digitale, soprattutto perché, se pensiamo alla quantità di risorse che drenano, il 57 per cento, ci rendiamo immediatamente conto dell'importanza dei due verticali, che peraltro, permeando tutti i settori dell'economia reale, possono essere ritrovati anche nelle altre quattro misure. Io mi concentrerò sul digitale, per il poco tempo che ho a disposizione. Se guardiamo il digital compass , la bussola digitale, della quale ha parlato anche il presidente Draghi, sono tre i punti che qualificano questa strategia: il capitale umano e la sua manutenzione costante. Come ho detto più volte, i giovani potranno cambiare anche dieci volte mestiere. Pensiamo ai nuovi mestieri, che dovranno affrontare, non solo le giovani generazioni, ma, secondo me, anche coloro che non hanno propriamente cinquantanove, sessant'anni, ma che sono in cassa integrazione da tanto tempo, che hanno dai trenta ai quaranta anni e che sarebbe opportuno " re-skillare " e " up-skillare ", destinando loro una quantità di risorse. Risorse che certamente hanno accompagnato tutti coloro che hanno perso il lavoro (mi riferisco agli ammortizzatori sociali e alla cassa integrazione) ma che sarebbe ora anche di accompagnare, con politiche attive, a nuovi mestieri. Infrastruttura digitale a favore della piccola e media impresa e, aggiungo io, a favore della MPMI, la micro piccola e media impresa, che è un unicum del tessuto produttivo italiano. Oggi, proprio per la dimensione piccola, che una volta era considerata un limite e un difetto, soprattutto nel processo di internazionalizzazione, essa rappresenta qualcosa di importante e di unico, perché è molto più flessibile, molto più duttile e molto più pronta ai cambiamenti, chiaramente se aiutata da questa infrastruttura digitale. Altro punto: la pubblica amministrazione che va verso i cittadini e non i cittadini che vanno verso la pubblica amministrazione. Qui c'è una vera e propria rivoluzione da affrontare. Io credo che ognuno di noi sia fortemente preoccupato su questo fronte, perché sburocratizzare, prima ancora di introdurre il digitale, è fondamentale e necessario per evitare una bomba digitale. Ho già utilizzato proprio questi termini più volte nei miei interventi. Una breve riflessione sul turismo, letteralmente piegato. Turismo e industria creativa italiana possono rappresentare il meglio del made in Italy , un termine del quale tutti noi ci riempiamo la bocca. Anche in questo PNRR è presente. Finalmente, con questa infrastruttura digitale, noi possiamo internazionalizzare quella piccola e media impresa. Possiamo credere fortemente in una crescita del PIL, rispetto all'ultimo dato del 2019, molto facilmente in un medio periodo (neanche troppo lungo, perché il digitale dà risultati velocemente), di 3-4 punti di PIL: non è poco, sono quasi 50 miliardi di euro. Tuttavia non ritrovo ben delineato questo aspetto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza; ci vorrebbe un modello strategico che ibridi fortemente l'economia analogica, territoriale e locale, che valorizza le eccellenze, con l'economia digitale. È proprio l'infrastruttura digitale quella che deve essere diffusa su tutto il territorio e non può essere concentrata, secondo il modello americano, perché non credo sia un modello adatto. Noi la dobbiamo diffondere su tutta la Penisola per settori produttivi: bisogna verticalizzarla per settori produttivi, che siano affiancati da hub digitali, con incubatori-acceleratori che servano ad indirizzare la finanza verso le attività più innovative, più meritevoli di essere accelerate verso il mercato. Insomma, un nuovo modello di economia che ibridi il privato e il pubblico. Mi rendo conto che non è semplice da scrivere, in un ginepraio di regole contrattuali, di logiche autorizzative e di rigidità burocratiche, ma è d'obbligo, perché abbiamo visto che le grandi imprese, quelle che Galbraith definiva le tecnostrutture, sempre più evolute, sovrastano le capacità delle burocrazie pubbliche e, in qualche caso, perfino dei Governi. Il risultato è che sempre più spesso i grandi gruppi si trovano ad affrontare temi che hanno risvolti pubblici, ma lo fanno senza argini. Pensiamo a tutto il mondo dell'economia privata, allo sfruttamento dei dati, il vero petrolio di questa economia, e ai risvolti del demanio pubblico digitale e, dunque, all'interpretazione autentica dell'articolo 117, lettera r) , della nostra Costituzione. In conclusione, ma non per importanza, mi soffermo sull'Agenzia italiana dell'intelligenza artificiale. Il ministro Colao ha detto che bisogna collaborare ad una sovranità tecnologica europea con la Francia e la Germania. Peccato che la Francia e la Germania abbiano già individuato le loro sedi per le agenzie nazionali dell'intelligenza artificiale in Sophia-Antipolis e Saarbrücken, mentre l'Italia non l'ha ancora fatto. Non va dimenticato il piano delle relazioni internazionali che, nella fase della globalizzazione matura, contano sempre di più. Da qui derivano le ultime due considerazioni, che sono due nervi scoperti. Da un lato, la mancanza di un forte coordinamento - che è fondamentale, altrimenti il digitale ci sfugge di mano - tra Stati, burocrazia, imprese, università, autorità indipendenti e organismi sovranazionali, che costituiscono certamente un'ampia gamma di soggetti con grandi competenze e autorevolezza, ma che, ripeto, non sono sufficientemente coordinati; da qui emerge l'inadeguatezza degli assetti di governo e di governance. Dall'altro lato, la scienza e la tecnologia, che entrano prepotentemente nella politica e che richiedono sempre più competenze. Queste competenze inevitabilmente spostano tutto verso le cosiddette élite politiche. Qual è lo scoglio da superare? È quello di evitare il distacco del popolo dalla politica e, quindi, l'emergere del populismo, dando autorevolezza alla politica, attraverso la capacità di comprendere i contenuti tecnici e scientifici che, in queste due transizioni fondamentali del XXI secolo, richiedono prepotentemente competenze e professionalità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, il tema, tutto politico, che dobbiamo affrontare è come fare in modo che gli investimenti europei del Next generation EU segnino davvero un nuovo inizio per l'Europa e per l'Italia, nel pieno di una crisi così dura, che mette impietosamente a nudo gli errori fatti in passato, dovuti all'egoismo e al cinismo di politiche sbagliate. Noi abbiamo il dovere e la responsabilità di pensare e di costruire un tempo nuovo, di rilanciare le nostre democrazie e i nostri ideali, di dare futuro e protagonismo alle nuove generazioni, che sono le più colpite e che hanno perso fiducia. La pandemia non ha solo allargato le diseguaglianze e le disparità che c'erano prima e che conoscevamo, ma ne ha create di nuove, scompaginando e aumentando le linee di frattura sociale. C'è un mondo che vuole esserci, che vuole avere voce, c'è una società da ricostruire e, per farlo, serve una visione, un'idea di società, non bastano misure tampone o emergenziali. C'è una grande domanda di cambiamento e noi dobbiamo esserne all'altezza.