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l'articolo non modifica gli stanziamenti, bensì la loro destinazione, pertanto tali risorse possono così essere destinate, anche ad altre forme di rimpatrio; la novella infatti riformula il comma 1122, lettera b) , dell'articolo 1 della legge di bilancio per il 2018, sì da destinare quei medesimi importi al Fondo rimpatri, sopprimendo il "vincolo" legislativo della destinazione ad un piano nazionale per la realizzazione di interventi di rimpatrio volontario assistito. Al riguardo la relazione illustrativa del disegno di legge di conversione annota che "le attività di informazione e supporto ai migranti che intendono accedere ai rimpatri volontari e assistiti sono già svolte dalle organizzazioni internazionali della cui collaborazione si avvale il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, anche attraverso le progettazioni avviate sui fondi FAMI". Consegue alla novella che le risorse individuate dalla legge di bilancio 2018 possano, ma non debbano, essere destinate ai rimpatri volontari e assistiti (attingendo in tal caso al Fondo rimpatri, previa determinazione annuale con decreto del Ministro dell'interno delle risorse in esso disponibili per tale finalità, ai sensi dell'articolo 14- ter , comma 7, del testo unico dell'immigrazione); a causa di un elevato numero di adesioni ai programmi di rimpatrio, i fondi stanziati per il 2018 sono esauriti; i bandi per partecipare ai progetti, non ancora ufficializzati, dovrebbero uscire a febbraio 2019 e con alcune restrizioni, secondo indiscrezioni di stampa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di chiarire quale sia la tempistica di emanazione dei bandi suddetti e se corrisponda al vero il fatto che i fondi subiranno delle restrizioni e che non potranno più usufruire dei fondi le persone provenienti da Paesi "esenti visto", come per esempio Albania e Ucraina. Atto n. 3-00605 BOLDRINI BELLANOVA GARAVINI D'ARIENZO GIACOBBE CUCCA MESSINA Assuntela PATRIARCA VATTUONE TARICCO IORI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nelle campagne del bacino padano, territorio dalla configurazione orografica particolarmente ricca di corsi d'acqua, con particolare riferimento alla provincia di Ferrara, vi è un drammatico problema di sovrappopolazione delle nutrie, che sta penalizzando non solo le attività produttive ed economiche, ma sta arrecando disagi alla popolazione locale; il sovrapascolamento attuato dalle nutrie sta provocando un deterioramento dei biotopi umidi, determinando profonde alterazioni degli ecosistemi e l'estinzione locale della fauna associata a tali ambienti; dopo l'entrata in vigore, nel febbraio scorso, del Collegato ambientale alla legge di bilancio, pur mantenendo la classificazione dei roditori come animali infestanti e non più come fauna selvatica, si dà alle Regioni la possibilità di intervenire per garantire un'azione più organica e coordinata; nel 2016 l'Emilia-Romagna è stata la prima Regione in Italia a dotarsi di un piano regionale per il controllo delle nutrie, implementato già nel 2018; il costante impegno della Polizia provinciale, la buona volontà e senso civico espressi da alcuni cittadini e le difese messe in campo dagli agricoltori nel rispetto delle rigide disposizioni del piano regionale di controllo non sono però sufficienti a debellare questo problema: ogni anno tante aziende subiscono danni ingentissimi per i quali non ottengono alcun rimborso, inoltre c'è il problema dell'incolumità dei tanti operatori (dipendenti e lavoratori autonomi) che quotidianamente rischiano la vita alla guida dei loro mezzi meccanici, perché le tane e le gallerie che le nutrie scavano compromettono la tenuta delle arginature dei corsi d'acqua, e in caso di collasso ciò costituisce un grave pericolo per chi lavora a bordo di mezzi meccanici, oltre ad assumere una rilevanza fondamentale per quanto riguarda la sicurezza idraulica; la buona riuscita dell'impegno profuso è vanificato dal fatto che non vi sono risorse sufficienti, si chiede di sapere: quali azioni il Governo intenda assumere per far fronte all'emergenza, che si sta rivelando disastrosa in termini di danni per le aziende agricole e le strutture idrauliche, al fine di trovare soluzione effettiva in ausilio al già gravoso impegno mosso dalla Regione in coordinamento con le Province; se intenda stanziare fondi finalizzati ad affrontare la grave emergenza dell'aumento della proliferazione delle nutrie che, ad oggi, non trova effettiva soluzione. Atto n. 3-00606 ZAFFINI Al Ministro della giustizia Premesso che: la nascita delle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) e la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) avrebbe dovuto, nell'intento del legislatore, portare l'Italia fuori dall'orrore dei manicomi criminali, restituendo dignità alle persone internate, in una prospettiva di reinserimento e recupero sociale; in tal senso, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008 aveva previsto che le funzioni sanitarie relative agli ospedali psichiatrici giudiziari fossero trasferite alle Regioni in cui i medesimi erano ubicati, e aveva disposto la restituzione ad ogni Regione della quota di internati di provenienza dai propri territori e la loro presa in carico, attraverso programmi terapeutici e riabilitativi finalizzati all'inserimento nel contesto sociale di appartenenza; le leggi 17 febbraio 2012, n. 9, e 30 maggio 2014, n. 81, hanno disposto il definitivo superamento degli OPG entro la data del 1° febbraio 2013, prevedendo che, in ciascuna Regione, a decorrere dal 31 marzo 2013, le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell'assegnazione a casa di cura e custodia fossero eseguite esclusivamente all'interno di apposite strutture sanitarie residenziali deputate ad accogliere i soggetti a cui è applicata dal magistrato tale misura, le cosiddette REMS; attualmente esistono sul territorio nazionale 30 REMS, che dispongono della metà dei posti che erano in precedenza disponibili negli OPG (600 attuali contro i 1.200 degli OPG) a fronte di un aumento esponenziale dei reati gravi contro la persona, commessi da soggetti affetti da gravi disturbi psichici, con il risultato che i soggetti colpiti da un provvedimento giurisdizionale, che comporta nei loro confronti l'applicazione della misura di sicurezza della REMS, rimangono in libertà per mancanza di posti nelle strutture individuate dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; tali soggetti sono di norma autori di reati efferati, affetti da gravi disturbi psichici, con una forte probabilità di porre in essere reati di sangue contro la persona, prosciolti giuridicamente per infermità mentale e per questo sottoposti ad una misura di sicurezza all'esito di un procedimento penale;