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a giudizio dei proponenti, poiché la pratica dell'utero in affitto rappresenta effettivamente una violazione dei diritti fondamentali dell'individuo, essa corre il rischio di vanificare le conquiste di libertà raggiunte dalle donne, andando per di più a recidere il rapporto tra gestante e nascituro, così da individuare consapevolmente una situazione di rinuncia e di abbandono; anche la Corte costituzionale, con la recente sentenza n. 272 del 2017, ha ribadito che la surrogazione di maternità "offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane"; si ritene dunque opportuno che la maternità surrogata venga espressamente configurata e prevista quale reato universale contro la persona, da perseguire pertanto anche nei confronti di coloro che hanno usufruito di tale pratica al di fuori del territorio nazionale, con conseguente impossibilità di vedere civilmente riconosciuto nell'ordinamento interno qualunque effetto giuridico connesso alla responsabilità genitoriale; stante la gravità di tale procedura, la quale configura un vero e proprio crimine contro l'umanità, si ritiene necessario che si addivenga a una moratoria internazionale per bandire questo reato, impegna il Governo a farsi promotore, in tutte le sedi competenti, di una moratoria internazionale della pratica della maternità surrogata, anche conosciuta come "utero in affitto" o "gestazione per altri", e ad adottare tutti i provvedimenti necessari per giungere al riconoscimento del reato universale di maternità surrogata. Atto n. 1-00010 MALPEZZI MIRABELLI VALENTE FERRARI ALFIERI BITI COMINCINI IORI MAGORNO NANNICINI PARRINI RAMPI SBROLLINI Il Senato, premesso che: la povertà economica è spesso legata anche a una condizione di povertà educativa: le due si alimentano reciprocamente e si trasmettono da una generazione all'altra. Secondo l'Istat sono più di un milione (ovvero il 10 per cento del totale) i bambini in stato di povertà e senza istruzione. Più aumenta la povertà economica, più cresce la povertà educativa; le conseguenze di tale "impoverimento" sono evidenti e si misurano con i livelli delle competenze, che purtroppo (in media) sono molto bassi: quasi il 20 per cento dei quindicenni non raggiunge la soglia minima in lettura, il 25 per cento in matematica, mentre il tasso di dispersione scolastica è al 13,8 per cento (cioè circa 4 punti percentuali in più rispetto alla soglia minima fissata dalla UE); inoltre, si registrano profonde differenze territoriali: secondo "Save the children", l'offerta di qualità nella scuola si misura innanzitutto attraverso il numero di classi che garantiscono il tempo pieno, considerandolo sia in riferimento al numero di ore previste per le attività didattiche, sia a quello per le attività extracurricolari (musica, teatro, sport) e per il sostegno ai bisogni educativi speciali. Se si analizza questo aspetto, in media circa il 70 per cento delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno. Solo la Basilicata vanta un'offerta di poco superiore al 50 per cento, mentre in Molise, Sicilia, Campania, Abruzzo e Puglia più dell'80 per cento delle classi non garantisce l'orario lungo; combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica deve essere, dunque, una delle priorità nazionali, perché questa è la base per combattere le altre povertà: da qui partono le disuguaglianze, così come le opportunità; nel 2014 la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati ha svolto un'indagine conoscitiva sull'insieme dei processi che caratterizzano la dispersione scolastica e sulle strategie per contrastarla, concentrandosi, in particolare, sulla prevenzione del fenomeno e sugli aspetti necessari all'inclusione. Gli indirizzi forniti al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per contrastare tale fenomeno consistono nelle seguenti linee di azione: costanza nel tempo delle azioni, nonché valutazione dei risultati; approccio basato sulle competenze di base e sulla personalizzazione degli apprendimenti; alleanza tra scuola, territorio, famiglia e agenzie educative; potenziamento della scuola dell'infanzia; tra il 2013 e il 2017 sono stati promossi una serie di interventi che vanno proprio in questa direzione: sostenere la lotta alla dispersione scolastica e favorire un potenziamento del ruolo della scuola nelle aree dove sono più evidenti le disuguaglianze socio-economiche. A tal fine sono stati investiti 9,5 miliardi di euro per la ristrutturazione, l'adeguamento antisismico, la messa in sicurezza degli edifici scolastici e la costruzione di strutture innovative; 1,2 miliardi di euro per finanziare 35 azioni organizzate in ambiti (strumenti, competenze e contenuti, formazione e accompagnamento) per realizzare il Piano nazionale scuola digitale; 140 milioni di euro per rendere curricolare l'alternanza scuola-lavoro per tutte le scuole secondarie superiori. Si sono poi rafforzati i servizi educativi per l'infanzia grazie alla creazione di un sistema integrato da 0 a 6 anni; finanziate, con i fondi PON (Programma operativo nazionale), azioni per una scuola più aperta, innovativa e inclusiva e prevista l'erogazione del reddito di inclusione vincolata all'effettiva frequenza scolastica dei ragazzi; il documento finale della cabina di regia sulla dispersione scolastica e la povertà educativa, istituita a maggio 2017 presso il Ministero dell'istruzione, ha indicato una serie di linee di indirizzo e raccomandazioni sulle azioni da realizzare nel prossimo quinquennio per continuare questo lavoro di contrasto della dispersione e della povertà educativa; fra gli obiettivi previsti dal documento vi sono: l'abbattimento dei tassi di abbandono al di sotto del 10 per cento (che è il limite europeo) in tutte le aree del Paese e l'aumento degli investimenti per elevare il livello delle conoscenze e competenze di base e di cittadinanza e, soprattutto, a livello scolastico la predisposizione di strumenti per valutare modalità specifiche di composizione delle classi, rafforzare e favorire la didattica laboratoriale con una gestione più flessibile e aperta delle classi stesse, promuovere un'edilizia scolastica di qualità, estendere il tempo pieno, promuovere attività che vadano oltre l'orario scolastico, sostenere l'innovazione digitale, i laboratori e la formazione dei docenti; in particolare, per realizzare l'allungamento del tempo scuola e la riduzione del numero degli alunni per classe, determinante per migliorare la qualità dell'istruzione complessiva e offrire maggiori opportunità ai bambini nelle zone ad alto rischio sociale, consentendo loro di fare percorsi educativi di qualità nei primi anni di vita e aumentando le possibilità di proseguire gli studi, si rende necessario procedere ad un piano di assunzioni pluriennale che garantisca, quindi, continuità didattica; a tal fine si rende necessario un apposito intervento normativo per riorganizzare il sistema di reclutamento nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria che, a causa di numerosi interventi normativi succedutisi negli ultimi decenni, non consente di realizzare in modo coerente le finalità di cui sopra; considerato che: