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Anche su questo punto come fate a non comprendere che la giurisprudenza della Corte costituzionale è stata assolutamente chiara? Vogliamo poi parlare dell'urgenza? Le disposizioni contenute nell'articolo 3- quinquies , a proposito dei contratti di locazione, riguardano tutti i contratti stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2020. Ancora, l'articolo 3- sexies estende il regime della revisione delle tariffe INAIL a decorrere dall'anno 2023. E questa è l'urgenza? Un meccanismo di riduzione dei premi e contributi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, che certamente non è una bella cosa per quanto riguarda l'INAIL. Posso continuare: l'articolo 7- bis esenta dal pagamento del tributo per i servizi indivisibili i fabbricati costruiti e destinati alla vendita a decorrere dal 1° gennaio 2022. Si tratta quindi di un elenco di norme che avranno poi bisogno di decreti attuativi, di cui perderemo traccia. Molti di questi entreranno in vigore tra qualche anno e non so se ci sarà ancora questa legislatura. Davvero i presupposti di necessità e urgenza previsti dall'articolo 77 della Costituzione sono sistematicamente violati. Per non parlare del fatto che il provvedimento è blindato. Il Presidente adesso ci dirà quale splendido lavoro abbiamo fatto. Certamente non potrete accusare l'opposizione di avervi impedito di arrivare in Assemblea con i relatori: credo che siamo stati anche fin troppo gentiluomini e gentildonne nel lavorare in Commissione, perché in altri tempi magari vi sarebbero potuti essere trattamenti diversi. Come dicevo, si tratta di un insieme di norme il cui effetto, alla fine, sarà del tutto marginale. I nodi sono molto seri, e non solo per motivi indoor , ma anche per motivi outdoor : ci troviamo di fronte a un quadro macroeconomico che perdura da molto tempo, particolarmente grave in Italia per quanto riguarda la deflazione e la svalutazione del lavoro, su cui queste norme non produrranno certamente effetti. Vi sono, però, anche norme molto gravi. Alcune sono inutili, alcune marginalmente utili, alcune molto gravi. Ne cito una per tutte, all'articolo 24, e mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Vi ricordate il referendum del 2011 per la pubblicizzazione dell'acqua? Si fa esattamente il contrario: con l'articolo 24 si interviene sull'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria, su cui era già intervenuto il decreto-legge n. 201 del 2011, che avviava la liquidazione. Voi lo trasformate in SpA e poi vi volete mettere l'anima in pace facendo approvare un emendamento alla Camera che vieta la vendita di quote ai privati. Ci state prendendo in giro oppure volete prendere in giro voi stessi. Ancora una volta la trasformazione in SpA, e quindi in un regime privatistico, sarà il presupposto per consentire a breve - e si è visto cosa è accaduto alla Camera con i fondi per il Mezzogiorno - un'operazione molto grave e pericolosa: la privatizzazione del sistema di adduzione, e quindi delle fonti e delle sorgenti, al Sud. Voi vi rendete conto di quale sia la gravità? Non avete neppure accolto ordini del giorno capaci di attenuare la norma e di darvi l'opportunità di riconsiderarla, magari immaginando un consorzio di Comuni o un'azienda pubblica. Neanche quelli avete voluto accettare. Arriviamo a Roma Capitale. Avete il coraggio di chiamarlo salva Roma? Quello che si risparmia per la rinegoziazione dei mutui, comprese le addizionali che derivano dall'Irpef, con l'aliquota più alta pagata dai cittadini residenti a Roma, viene utilizzato nel fondo «salva altri Comuni». Invece che salva Roma è Roma che salva i Comuni. Anche in questo caso c'è una questione istituzionale di fondo: ma che Paese è quello che non sa dare uno status giuridico speciale serio alla propria capitale? Certamente io non posso essere accusata di favoritismi verso la sindaca Raggi, ma qui si pone un problema istituzionale molto serio, che riguarda la dignità, anche costituzionale, di un Paese rispetto alla propria capitale. Invece di affrontare una volta per tutte e seriamente il problema, addirittura utilizzate il salva Roma per fare un'operazione che sottrarrà, ancora una volta, risorse alla nostra città. Per tutti questi motivi chiedo ai colleghi senatori di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1354, per palese e manifesta incostituzionalità. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore Nencini) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, le colleghe e i colleghi che mi hanno preceduto hanno già motivato con grande chiarezza le ragioni di incostituzionalità del decreto-legge in esame. Mettiamo da parte le cose ridicole, come - ad esempio - il fatto che ci sono norme tanto urgenti da entrare in vigore nel 2023. Per essere poi coerenti con il processo di autonomia delle Regioni, c'è un ulteriore processo di accentramento. Il problema è però più complessivo. Ieri il Capogruppo della Lega, nella discussione sul calendario dei lavori, ci ha spiegato che la ragione per cui il Senato non può discutere il decreto-legge in esame - non lo stiamo discutendo - risiede nel fatto che i Regolamenti della Camera dei deputati e del Senato sono differenti e il Regolamento della Camera fa sì che quel ramo del Parlamento possa trattenere in discussione un decreto-legge per parecchio tempo. È del tutto evidente, almeno da questo punto di vista, che possiamo prendere atto con chiarezza di come stanno le cose. Il problema sta non nei Regolamenti parlamentari, ma nel fatto che tra le due forze di maggioranza, su qualsiasi atto, non c'è mai un accordo; dopodiché si usa tutto il tempo per discutere all'interno della maggioranza e si arriva di fatto a un dato drammatico, espropriando il Senato - caro Presidente del Senato - della possibilità di discutere. Signor Presidente, lei è pienamente consapevole del fatto che l'Assemblea, le Commissioni e la nostra istituzione sono espropriate anche della possibilità di dare un contributo positivo al Governo. La prego dunque di trovare la forma per tutelarci di più e per tutelare meglio questa Assemblea. Diversamente non ci sono le condizioni per discutere: è successo per il bilancio e succede per ogni provvedimento. Non siete d'accordo su niente, colleghi della maggioranza: dovete discutere cosa va all'uno e cosa va all'altro e alla fine non c'è tempo per fare niente. Questa è la cosa più grave. Sul merito del provvedimento voglio dire solo due cose. Parlate di crescita, ma non c'è uno straccio di strategia. Nel testo in esame ci sono tanti provvedimenti, uno a fianco dell'altro, molti sbagliati e alcuni inutili, ma non c'è uno straccio di strategia.