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Io sono siciliano e mi permetta di dire che i Padri costituenti, nel formulare l'articolo 57, pensavano anche a me, ovvero al fatto che i siciliani devono avere la possibilità di votare i propri rappresentanti in Parlamento, in Senato; non possono e non devono delegare questo diritto a un'altra Regione. Qualsiasi siano le interpretazioni legali che cercano di fare entrare dalla finestra quanto non si riesce a far entrare dalla porta, io da siciliano mi sento trattato come cittadino di serie B. Non mi è permesso di decidere i miei rappresentanti in Senato; sono costretto, da questa complessa interpretazione della legge proposta dalla Giunta, a vedere abdicare il mio diritto ad altra Regione. Sarei felice se altri parlamentari della mia Regione esprimessero le proprie idee al riguardo. Ovviamente, se partiamo dal presupposto che i parlamentari non rappresentano i cittadini, la conclusione sarebbe diversa dalla mia; ma la Costituzione, che guida la vita civile del Paese, ci ricorda che i senatori spettanti alla Sicilia devono essere eletti in Sicilia. Qualsiasi altra conclusione non rispetta la Costituzione italiana; serve solo all'interesse di questo o quel partito; serve alle aspirazioni di questo o quel Ministro che, avendo un parlamentare in più, spera di poter estendere il proprio incarico nel tempo. Tuttavia, non rispetta la Costituzione e quindi non penso che in quest'Aula possiamo renderci complici di un tentativo di approvare un atto chiaramente anticostituzionale. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,14) ( Segue GIACOBBE). Inoltre, la Costituzione, nel determinare i principi della composizione del Senato, ha tenuto in considerazione equilibri e proporzioni fra varie Regioni che verrebbero meno se non si rispetta in pieno l'articolo 57 della medesima. Infine, signor Presidente c'è la questione delle candidature plurime. Di chi è la colpa - se colpa si può definire - delle candidature plurime? Si potrebbe dire della legge; ma della legge dobbiamo accettare vantaggi e conseguenze. Se il vantaggio è che la legge permette flessibilità nell'applicazione di norme - in questo caso le candidature plurime - chi sceglie di percorrere quella strada dovrebbe poi accettarne le conseguenze: in questo caso, un senatore in meno. Per assurdo, se un candidato accettasse non solo una doppia candidatura, come in questo caso, ma magari tre o quattro candidature concorrenti nella stessa Regione, e il risultato delle elezioni fosse simile a quello del 2018, quanti senatori dovrebbero essere scelti da candidati in altre Regioni? La situazione in Sicilia è stata causata dalle candidature multiple del MoVimento 5 Stelle. Se non è possibile aggiudicare un seggio poiché gli eletti risultano di più rispetto ai candidati disponibili, la conseguenza la dovrebbe subire chi ha deciso le candidature plurime, cioè il MoVimento 5 Stelle. Per queste ragioni, signor Presidente, esprimo la mia preoccupazione per la questione su cui ci accingiamo a votare, anche se non sarà oggi. In quest'Aula penso che dobbiamo garantire il rispetto della Costituzione. In quest'Aula dobbiamo rispettare il popolo siciliano. Non possiamo permettere che a rappresentare la Sicilia sia una persona candidata in un'altra Regione; non possiamo votare una decisione in aperto contrasto con la nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, desidero sottolineare quanto la decisione presa dalla Giunta ci sembri assolutamente non condivisibile e palesemente incostituzionale. Nasce dal caso siciliano - come abbiamo già detto - e dal risultato elettorale conseguito dal Movimento 5 Stelle alle elezioni del 4 marzo 2018. E la causa è la presenza di liste plurinominali corte, che non hanno consentito l'assegnazione di un seggio, essendosi il MoVimento 5 Stelle avvalso della facoltà di indicare una stessa persona, la senatrice Catalfo, sia per il collegio uninominale che per le liste plurinominali, fatto che ha causato la non possibilità di assegnare un ulteriore seggio al MoVimento 5 Stelle. La Giunta, con la sua relazione di maggioranza, ha ritenuto di proporre una soluzione che - dal nostro punto di vista - intanto è illegittima, in quanto in violazione della legge elettorale, e soprattutto incostituzionale, per violazione dell'articolo 57, primo comma, della Costituzione, che afferma appunto che il Senato dev'essere eletto su base territoriale regionale, facendola coincidere con la circoscrizione regionale e, quindi, tutti i candidati di una lista devono essere riferiti comunque al contesto territoriale in cui sono stati candidati. Se si applicasse la regola vigente - com'è stato proposto per analogia - prevista dalla Camera, si determinerebbe l'assegnazione a un'altra Regione del seggio senatoriale spettante alla Regione Sicilia, com'è stato proposto, in violazione - in maniera evidente, quindi - della ripartizione dei seggi prevista ai sensi dell'articolo 57. Non ci sembra si possa assolutamente applicare una tale interpretazione analogica della legge elettorale: in pratica, la Giunta delle elezioni e delle immunità, con una maggioranza e un voto solamente politico, ha deciso di proporre all'Assemblea una soluzione illegittima sotto il profilo giuridico per l'assegnazione del seggio vacante, attribuendolo a un candidato prelevato dalla lista delle candidature della Regione Umbria, secondo il criterio della maggior parte decimale del quoziente non utilizzata, secondo una parte di legge elettorale che non può riguardare l'attribuzione dei seggi al Senato; ciò quindi, è in evidente contrasto con il divieto contenuto nell'articolo 17- bis , comma 2, della legge elettorale; divieto insormontabile, dal nostro punto di vista, perché non può essere superato nemmeno dal successivo articolo 19, che peraltro si applica ed è stato previsto soltanto per la sopravvenuta vacatio di un seggio in un collegio plurinominale. Alle osservazioni che sono state avanzate, vorrei aggiungerne un'altra che riguarda la non competenza della Giunta, la quale si è arrogata una facoltà che non le compete: in particolare, per giustificare tale infondata e illogica soluzione, si arroga il potere di operare un bilanciamento tra tre principi costituzionali distinti, che - a parere della Giunta stessa - nel caso di specie risulterebbero in contrasto l'uno con l'altro. Siamo assolutamente convinti, però, che non spetti alla Giunta operare alcun bilanciamento tra le norme costituzionali, come stabilito dallo stesso articolo 19 del Regolamento del Senato, in quanto essa - secondo le norme dell'apposito Regolamento - deve procedere alla verifica dei titoli di ammissione dei senatori e delle cause sopraggiunte d'ineleggibilità e incompatibilità, ma non può arrivare alla valutazione di un bilanciamento di principi costituzionali. Le sue decisioni devono essere basate solamente su requisiti previsti dalla legge, e non su operazioni interpretative, volte peraltro a violare il divieto espressamente previsto sia dalla legge elettorale che dalla Costituzione per l'attribuzione di un seggio al Senato spettante alla Regione Sicilia a candidati non rieletti presentatisi in altre Regioni.