[resaula]

la residenza anagrafica del conducente, quale risulta dai documenti di identità, è quindi il presupposto per l'applicazione del divieto; per i cittadini europei, in alternativa alla residenza anagrafica, la circolare n. 245/2019 del Ministero dell'interno ha inspiegabilmente previsto che si possa tenere conto anche della "residenza normale", ai sensi dell'articolo 118- bis del codice della strada, laddove per "residenza normale" in Italia si intende "il luogo, sul territorio nazionale, in cui una persona dimora abitualmente, vale a dire per almeno centottantacinque giorni all'anno, per interessi personali o professionali" e altresì "il luogo, sul territorio nazionale, in cui una persona, che ha interessi professionali in un altro Stato comunitario o dello Spazio economico europeo, ha i propri interessi personali, a condizione che vi ritorni regolarmente"; peraltro, la definizione di "residenza normale", che è il presupposto utilizzato con riferimento alla sanzionabilità dei lavoratori stagionali, inserita nel codice della strada dall'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 59 del 2001, in attuazione della direttiva 2006/126/CE, dovrebbe applicarsi, in senso favorevole e allo scopo del riconoscimento reciproco tra Stati membri UE, unicamente ai fini del rilascio di una patente di guida, essendo la circolare n. 245/2019 che estende il presupposto previsto dalla direttiva all'applicazione del divieto di cui all'articolo 93, comma 1- bis , del codice della strada, indicandolo pure come discrezionale; per i casi di violazione, oltre ad una sanzione pecuniaria da 712 a 2.848 euro, è prevista altresì la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, nonché, in caso di mancata immatricolazione in Italia entro 180 giorni o di mancata richiesta del foglio di via per condurre il veicolo oltre i transiti di confine, la confisca amministrativa dello stesso; le autorità competenti, in attuazione della suddetta circolare e, in particolare, dell'interpretazione del concetto di "residenza normale" come luogo di dimora abituale per interessi personali o professionali, considerano ricompresi nel divieto e, quindi, sanzionabili anche i lavoratori stranieri "stagionali" (quelli, ad esempio, del settore alberghiero) che abbiano contratti di lavoro con aziende o società italiane di durata superiore a 60 giorni, i quali ad avviso degli interroganti e secondo il dettato della norma, non dovrebbero essere ricompresi nel divieto, in quanto non residenti in Italia; per forza di cose, l'introduzione del divieto interessa, in particolare, le regioni situate nelle zone di confine, tra cui la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, dove il rischio di incorrere in sanzioni è più diffuso e dove, quindi, gli effetti negativi connessi all'applicazione della norma sono maggiormente avvertiti dai cittadini, specie con riferimento al mercato del lavoro, posto che le imprese aventi sede in questi territori lamentano difficoltà nel reperire personale da destinare alle attività stagionali che, da sempre, interessano in particolare i lavoratori transfrontalieri; sebbene l'intento del legislatore fosse quello di contrastare una pratica largamente diffusa, quella cioè della "esterovestizione dei veicoli" a fini evasivi, per effetto dell'entrata in vigore del citato comma 1- bis (salvo limitate eccezioni, alcune delle quali costituiscono al contrario i casi più diffusi di evasione) attualmente risultano incomprensibilmente ricompresi nell'ambito di applicazione del divieto, oltre ai lavoratori stagionali, anche altri soggetti e fattispecie del tutto estranei alle condotte ritenute lesive dal legislatore, quali ad esempio la guida del veicolo di proprietà di un parente o di un amico residente all'estero e che si trovi occasionalmente in vacanza in Italia o anche, come viene segnalato dalla "Croce Bianca" di Bolzano, la guida da parte di dipendenti di associazioni territoriali di soccorso per il rimpatrio di veicoli esteri appartenenti a soci stranieri infortunati o affetti da gravi malattie o, infine, la guida di veicoli con targa estera da parte degli addetti ai parcheggi degli alberghi fino alle aree destinate alla sosta riservata ai veicoli di proprietà dei clienti; considerato altresì che da diverso tempo ormai gli interroganti sono impegnati nell'attività di raccolta delle segnalazioni provenienti dai territori e, già in diverse occasioni, hanno provveduto a sottoporre agli uffici competenti, in sede di incontri informali anche presso lo stesso Ministero dell'interno, le problematiche sollevate e lamentate da cittadini e lavoratori e per le quali si auspica una soluzione adeguata e tempestiva, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, considerate le evidenti criticità connesse all'applicazione del divieto di circolazione dei veicoli immatricolati all'estero e derivanti anche dalla portata assai più ampia delle indicazioni operative contenute nella circolare n. 245/2019, non ritenga che sia necessario e improcrastinabile, innanzitutto, un intervento correttivo da parte del Ministero, finalizzato ad escludere l'applicazione del concetto di "residenza normale" ai lavoratori stranieri con contratto di lavoro a tempo determinato in Italia e, quindi, a far sì che i lavoratori stagionali non rientrino nell'ambito di applicazione del divieto, e se non ritenga altresì opportuno un intervento legislativo ad hoc , all'interno del primo provvedimento utile, affinché siano definitivamente esclusi anche tutti i soggetti e le categorie attualmente e inspiegabilmente coinvolti, ma soprattutto ingiustamente sanzionati, i quali nulla hanno a che vedere con i reali destinatari della norma, cioè i "furbi" intenzionati ad eludere gli obblighi assicurativi e fiscali in Italia. Atto n. 3-00866 VALLARDI BERGESIO SBRANA RIPAMONTI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Atto n. 3-00867 RAUTI LA RUSSA CIRIANI Al Ministro della difesa Premesso che: "l'inclusione" è il tema scelto nel 2019 per la tradizionale sfilata militare ai Fori Imperiali in occasione del 73° anniversario della proclamazione della Repubblica; fonti stesse del Ministero della difesa hanno sottolineato a mezzo stampa come il tema dell'inclusione voglia evidenziare la volontà di non lasciare indietro nessuno, di combattere contro le emarginazioni sociali: un segno di attenzione agli ultimi per un evento che ha di per sé un carattere inclusivo proprio perché si svolge in occasione della festa della Repubblica, ricorrenza che unisce tutti gli italiani; considerato che: tra i compiti delle forze armate vi sono quello di assicurare la sicurezza e la sovranità nazionale, di protezione dei confini della patria, di costruzione e mantenimento della pace nelle missioni internazionali, di impiego a garanzia dell'ordine pubblico e di intervento in casi di calamità naturali; le forze armate non sono organizzazioni non governative né associazioni di volontariato, non è loro compito istituzionale combattere l'emarginazione sociale; atteso che: la sfilata del 2 giugno dovrebbe essere occasione per celebrare ed onorare l'impegno dei militari, volta a dimostrare le capacità belliche dello Stato e a rafforzare il senso di appartenenza nazionale;