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Il PIL, cioè il reddito e la ricchezza complessiva del Paese, ha registrato una crescita del 2,1 per cento rispetto al 2016 e il PIL reale dell'1,5. È dal 2014 che il nostro Paese non è più in recessione, e la crescita ha registrato punti di avanzamento in ognuno di questi anni, toccando nel 2017 il suo apice dopo la crisi. Questa crescita sostenuta anche nello scorso anno ha comportato un netto incremento delle entrate correnti rispetto al 2016. Se guardiamo i saldi di finanza pubblica, l'indebitamento netto, il deficit ha raggiunto quota 39.691 miliardi; al netto delle risorse che sono state destinate alla copertura dei problemi del sistema bancario, l'indebitamento netto nel 2017 è stato pari a 33.184 miliardi, cioè all'1,9 per cento del PIL, quindi l'indebitamento netto migliora sia in termini assoluti - nel 2016 il valore era di 41,638 miliardi - sia in termini relativi, passando dal 2,5 per cento del PIL all'1,9 per cento. Questo importante risultato è stato raggiunto con un miglioramento di 1,1 miliardi del saldo primario e con una riduzione di 0,87 miliardi della spesa per interessi, ovviamente ottenuta grazie alla credibilità internazionale del nostro Paese che ha permesso sui mercati finanziari di ottenere tassi più bassi e uno spread contenuto. Il miglioramento del saldo è determinato principalmente da un incremento delle entrate per 12,1 miliardi, pari all'1,5 per cento; incremento più che compensativo della crescita della spesa, che è stata pari a 10 miliardi, che ha corrisposto a un incremento dell'1,2 per cento sul 2016. Una spesa che, però, è cresciuta principalmente nella sua componente di investimenti per 7 miliardi e di circa 3 miliardi per la parte di spesa corrente, quindi portando ulteriore beneficio al ciclo economico del Paese. A fronte dell'incremento delle entrate, come abbiamo detto, però, la pressione fiscale si è ridotta di 0,2 punti percentuali, come, del resto, viene messo in evidenza nella relazione stessa e nel dossier a pagina 13: è passata dal 42,7 per cento del PIL nel 2016 al 42,5 per cento nel 2017. Se dovessimo nettare questi importi da quello che è il cosiddetto bonus di 80 euro, la pressione fiscale nel 2017 sarebbe risultata pari al 41,9 per cento, quindi con un'ulteriore riduzione. Il debito pubblico nel 2017 è cresciuto a quota 2.263,056 milioni di euro, con un incremento di 43.150 milioni rispetto all'anno precedente, ma il dato che rileva ai fini del rispetto dei vincoli europei è la sua incidenza sul PIL, che è diminuita di 0,2 punti percentuali, passando dal 132 per cento del 2016 al 131,8 per cento del 2017. Si tratta del secondo anno consecutivo di riduzione del rapporto debito-PIL rispetto alla veloce crescita conseguente la crisi economica e la drastica diminuzione del PIL che si è registrata negli anni dal 2008 al 2013. Per quanto concerne la gestione di competenza, nel 2017 essa ha fatto registrare un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni definitive. Nel complesso, quindi, sono aumentate le entrate fiscali, con incremento sia di quelle tributarie che extra tributarie; la pressione fiscale, però, non è diminuita, poiché si è registrato un aumento del PIL; le maggiori entrate previste - ed accertate - hanno consentito anche di aumentare la spesa, soprattutto quella di investimento, rimanendo però entro i parametri europei che l'Italia si è impegnata a rispettare. Al netto di questi dati, qualche considerazione politica, ovviamente, va fatta. In questi giorni il Vice Premier ha dichiarato che il PD ha distrutto il Paese: i dati positivi che anche i relatori hanno messo in evidenza ci fanno dire che forse la realtà è piuttosto diversa da quella che viene rappresentata con dichiarazioni clamorose. Il PD ha raccolto una condizione di grandissima difficoltà del Paese nella peggiore crisi economica che l'Italia ha vissuto dal Dopoguerra: ha saputo accompagnarlo tirandolo fuori dalla crisi e portando a casa i risultati che oggi, nel rendiconto 2017, vengono ben fotografati. Io ho fatto l'amministratore locale per dieci anni e anch'io mi sono scontrato ogni anno, nell'elaborazione del bilancio, con i vincoli della finanza pubblica, peraltro decisi dal Parlamento; vincoli che impongono annualmente di fare delle scelte, con un ragioniere generale o con un ragioniere comunale che dicono sempre che non si può fare tutto. Un politico, per definizione, vorrebbe aumentare la spesa corrente, per poter dare tutte le risposte necessarie, per le quali si è impegnato in campagna elettorale. Ma questo non è possibile, proprio per i suddetti vincoli di spesa. Un bilancio è fatto di programmi, di missioni, di capitoli e un politico è chiamato a svolgere la sua funzione fino in fondo, che è quella di scegliere cosa poter fare con le risorse limitate che sono a disposizione. Quando sento dire che si vuole aumentare il deficit quest'anno per poter rispondere alle tante promesse elettorali, per poi rientrare dal deficit e dal debito nei due anni seguenti, mi chiedo se si abbia piena coscienza della differenza tra spesa corrente e spesa per investimenti. Fare deficit per finanziare una misura di spesa corrente significa doverla garantire anche negli anni a seguire. Diverso è fare deficit per fare investimento, che peraltro produce ulteriore ricchezza nel Paese. Sarebbe stato forse utile che il contratto di Governo, che la maggioranza parlamentare ha siglato, fosse stato fatto dopo l'approvazione del consuntivo, che fotografa la condizione precisa della spesa e dei conti pubblici del nostro Paese; una condizione che anche i relatori hanno fotografato essere positiva. PRESIDENTE. Grazie, senatore. COMINCINI (PD) . Termino, signor Presidente, invitando, anzi sfidando la maggioranza a dimostrare con le proprie capacità, con le proprie competenze, con le proprie scelte politiche quanto sarà in grado di fare, nel rispetto dei limiti che la finanza pubblica e che i parametri europei ci impongono. Lo vedremo sicuramente negli anni a venire e verrà fotografato nei consuntivi dei prossimi anni. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Vi prego di rispettare i tempi, visto che sono contingentati. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Approfitto di qualche secondo per salutare con piacere, a nome di tutta l'Assemblea, il liceo scientifico «Leonardo da Vinci» di Jesi, in provincia di Ancona, che è in visita, graditissima, al Senato. (Applausi) . Ripresa della discussione congiunta dei disegni di legge nn. DDL 803 DDL 804 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà. FERRO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi cercherò di rendere meno arida questa discussione generale dandovi alcuni dati di sintesi del nostro rendiconto 2017 e dell'assestamento 2018. Una premessa al collega che mi ha appena preceduto: qualcosa deve non aver funzionato, nel senso che, se, come egli sostiene, sono tutti "oro" i numeri che in questa sede oggi rappresentiamo, non si capisce perché i cittadini italiani, nel corso delle ultime elezioni politiche, abbiano scelto una maggioranza completamente diversa. COMINCINI (PD) . Le percezioni sono altra cosa. FERRO (FI-BP) .