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una crisi di fiducia dei cittadini nei confronti degli eletti in Parlamento, ma non pensiamo che il modo per intervenire su questa crisi sia metter mano di fatto alla Costituzione e creare ulteriori problemi, aggravando ancora di più la crisi attraverso un indebolimento della democrazia parlamentare. Questo è il punto: tutte le riforme che si sono succedute, e che hanno fatto tutte la stessa fine, hanno avuto sempre la medesima ossessione: quella di modificare, entrando pesantemente nell'assetto che ci è stato lasciato dai Padri e dalle Madri costituenti. Anche questa volta lo dico con chiarezza: al di là dell'alibi che vi date, ovvero che intervenite in modo puntuale sulla Costituzione, l'approccio ad una revisione costituzionale mettendo mano unicamente e ancora una volta al Parlamento attraverso la riduzione dei parlamentari significa che anche voi - mi dispiace, vedo, per esempio, il senatore Crimi, che insieme a me è stato membro del Comitato per il no al referendum sull'allora riforma costituzionale del Governo Renzi, ma ce ne sono anche altri, tra cui Calderoli - avete come oggetto (ed è questa l'ossessione) la democrazia parlamentare. Questo perché pensate - ecco il vostro pensiero, neanche tanto velato - che la crisi della democrazia anche in relazione al rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti degli eletti sia da ricercarsi nella democrazia parlamentare. Ancora una volta, la riduzione del numero dei parlamentari entra nel cuore, è l'essenza stessa del nostro assetto repubblicano. Qual è il punto? Il punto... (Brusio) . Scusate colleghi, ma non è possibile! Signor Presidente, per favore richiami i colleghi, perché non sono nella condizione di intervenire con questo brusìo continuo. Chi non è interessato può andare fuori dall'Aula. PRESIDENTE.Colleghi, per cortesia, vi chiedo di prestare attenzione. DE PETRIS (Misto-LeU) . Colleghi, capisco che avete da discutere di rubli e altro, ma qui è in discussione una questione vera. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . Signor Presidente, anche lei è molto distratto, ma stiamo votando un'altra riforma costituzionale e c'è l'ossessione di intervenire sulla democrazia parlamentare. Come motivate, infatti, l'intervento per la riduzione del numero dei parlamentari? Con i costi? Vi pare possibile motivarlo con la riduzione dei costi? Sappiamo tutti che la democrazia ha i suoi costi e sarebbe giusto tenerne conto, perché la democrazia costa, e non solo in termini economici. Voi, però, non potete partire da questo aspetto. Lo motivate con l'efficienza? Abbiamo dimostrato, proprio qui al Senato, che si può intervenire, per accelerare e dare efficienza al lavoro parlamentare, attraverso le modifiche dei Regolamenti parlamentari - e, se si applica fino in fondo il nuovo Regolamento, ciò avviene - e attendiamo che la Camera dei deputati faccia altrettanto. E invece non lo si fa, perché c'è l'ossessione di metter mano alla democrazia parlamentare. Qual era il punto vero relativo all'efficienza che non avete avuto il coraggio - o meglio, non avete avuto la volontà, perché così vi sta bene - di affrontare? Il punto vero è quanto è accaduto in tutti questi anni, perché l'ossessione di metter mano all'assetto costituzionale ha comportato un ulteriore, continuo, costante e pervicace indebolimento del Parlamento. Questo è il nodo vero della crisi, che si riverbera anche, pesantemente, nel rapporto tra cittadini e Parlamento. Il Parlamento, e quindi il potere legislativo, negli ultimi anni è stato continuamente e pervicacemente indebolito, così come il potere dei singoli parlamentari nei confronti dei propri Gruppi e dei partiti e quello del Parlamento nei confronti dell'Esecutivo. L'ossessione di cui parlavo è stata sempre quella di rafforzare e verticalizzare il potere nelle mani dell'Esecutivo e ciò è andato avanti costantemente, con le decretazioni d'urgenza, che non sono realmente d'urgenza; con il fatto che la maggior parte dell'attività parlamentare che svolgiamo non riguarda l'iniziativa legislativa parlamentare, ma consiste nell'intervenire continuamente per convertire decreti-legge e dare pareri su atti del Governo, con le relative questioni di fiducia. Questo è il punto ed è quanto è accaduto negli ultimi anni e proprio su questo, ministro Fraccaro, si sarebbe dovuto intervenire con determinazione, per ridare forza al Parlamento e, quindi, all'essenza del nostro assetto repubblicano e della democrazia parlamentare. Ciò avrebbe significato e - a nostro avviso - significa intervenire anche per ricostruire e rafforzare un legame ancor più forte tra cittadini ed eletti. Invece avete assunto fino in fondo l'idea che, per riportare efficienza e diminuire i costi, bisognasse intervenire esclusivamente sulla riduzione del numero dei parlamentari. Ci saremmo aspettati, soprattutto dal MoVimento 5 Stelle, che si cominciassero a elaborare altre esigenze, certamente intervenendo sulla Costituzione, su alcune questioni - a mio avviso - fondamentali, che necessitano oggi di un aggiornamento forte, che riguarda proprio il piano dei valori. Abbiamo discusso dell'acqua nel decreto-legge sulla crescita, ma era urgente e lo è sempre di più intervenire per la tutela in Costituzione dei beni comuni. Ancora una volta ieri abbiamo visto dei disastri, derivanti dai cambiamenti climatici: come si fa a non comprendere che intervenire sulla Costituzione, per dare ancora più forza a questi temi, vuol dire - ad esempio - mettere in chiaro, nell'articolo 9 della nostra Costituzione, che cosa significa la tutela dell'ambiente e della biodiversità e non affidarsi soltanto all'interpretazione estensiva della Corte costituzionale? Queste erano le questioni prioritarie. Dico anche un'altra cosa: non avete voluto affrontare insieme, oggi, il tema della riduzione del numero dei parlamentari con la questione del referendum propositivo e della legge di iniziativa popolare. Guardate che gli strumenti di democrazia partecipativa sono essenziali per concorrere al rafforzamento della democrazia rappresentativa, non per essere contrapposti ad essa. Questo doveva avvenire e vedremo come finirà tutta la vicenda del referendum propositivo. Noi speriamo ancora che si possano avere dei miglioramenti significativi, perché l'obiettivo deve essere rafforzare gli strumenti, per fare in modo che possano a loro volta rafforzare la democrazia rappresentativa. Ma, per fare questo, non si può più continuare sulla strada di far finta di niente e di acconsentire all'indebolimento, a ridurre fino in fondo il potere legislativo a un potere ancillare rispetto al potere esecutivo. Come si è visto anche nella discussione svolta poco fa, sembra che i parlamentari non abbiano più la possibilità neanche di parlare, nonostante ci chiamiamo "Parlamento", o di presentare interrogazioni. La questione vera, per dare forza e rinverdire davvero l'essenza della democrazia, è intervenire per ridare forza e potere al Parlamento, per fare in modo che l'equilibrio dei poteri continui a essere l'essenza stessa del nostro sistema democratico. Per tutti questi motivi, non ci avete convinto con i vostri argomenti sulla riduzione dei costi e sull'efficienza. Per questi motivi, noi ostacoleremo fino in fondo questa riforma e - come già abbiamo fatto in prima lettura - voteremo "no" alla riduzione del numero dei parlamentari. (Applausi dal Gruppo Misto) . CIRIANI (FdI) .