[pronunce]

che il rimettente premette di essere investito - sulla base del consolidato indirizzo giurisprudenziale in ordine alla nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e della commissione di massimo scoperto - di una domanda di rideterminazione del saldo di conto corrente, acceso in data 1° ottobre 1997 ed estinto in data 19 agosto 2005, con condanna della banca convenuta alla restituzione dell'indebito versato; che, nel costituirsi in giudizio, la banca convenuta ha dedotto la liceità della capitalizzazione trimestrale degli interessi ed eccepito la prescrizione estintiva, chiedendo il rigetto della domanda; che, disposta CTU per il ricalcolo del saldo, nelle more del giudizio è entrata in vigore la normativa censurata; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo osserva come la natura dichiaratamente interpretativa della norma e l'eccezione di prescrizione di parte convenuta ne impongano l'applicazione nel giudizio principale; che, in punto di non manifesta infondatezza, il rimettente assume la violazione dei limiti interni, individuati dalla Corte costituzionale, alla ammissibilità di una norma interpretativa nonché degli artt. 3, 24, 101, 102, 104 e 111 Cost.; che, in ordine alla assunta violazione dei limiti interni all'ammissibilità di una norma di interpretazione autentica, il giudice a quo deduce la irragionevolezza della norma censurata, stante: 1) la inesistenza di una norma specifica da interpretare, quale condizione dell'esercizio del potere di legislazione a fini interpretativi; 2) l'impossibilità d'includere la soluzione interpretativa prospettata tra quelle legittimamente desumibili dalla disciplina complessiva dell'istituto; che, quanto al primo rilievo, il rimettente osserva che l'art. 2935 cod. civ. - secondo cui il dies a quo, ai fini della prescrizione di un diritto, decorre dal momento in cui il suo titolare è posto nelle condizioni di poterlo esercitare - costituisce una regola di carattere generale, che necessita della etero-integrazione della disciplina speciale prevista per i singoli tipi contrattuali, come dei principi generali in materia di adempimento delle obbligazioni e di ripetizione d'indebito; che, ad avviso del giudice a quo, nel caso di specie le norme etero-integratrici sarebbero da individuare nella disciplina delle operazioni bancarie (ad esempio, apertura di credito, deposito bancario ai sensi dell'art. 1852 cod. civ. ) e nel conto corrente bancario; che il rimettente sottolinea come una legge di interpretazione autentica avrebbe dovuto avere ad oggetto una norma che disciplinasse di per sé, in maniera specifica, la decorrenza della prescrizione con riguardo al contratto di apertura di credito, regolato in conto corrente, selezionandone una delle possibili opzioni; che, quanto al secondo rilievo, il rimettente osserva come, nel rapporto di conto corrente bancario, in armonia con i principi generali in materia di ripetizione d'indebito e con quelli relativi alla causa del contratto medesimo, la decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione - conformemente a quanto sostenuto dalla Corte di cassazione, a sezioni unite, nella già menzionata sentenza n. 24418 del 2010 - sarebbe da individuare: a) nel versamento (nell'ipotesi di conto passivo, senza affidamento, come di superamento del limite affidato); b) nella chiusura del rapporto (quando non siano effettuati versamenti, in pendenza di rapporto, o quando il versamento effettuato in pendenza di rapporto abbia funzione meramente ripristinatoria dell'affidamento); che, infatti, quando il passivo non abbia superato il limite dell'affidamento concesso al cliente, i versamenti da costui posti in essere fungono, in base a costante giurisprudenza di legittimità, da atti ripristinatori della provvista di cui il correntista può ancora continuare a godere e, in questo caso, la fattispecie dell'adempimento, sub specie di pagamento, sarà configurabile soltanto dopo che, conclusosi il rapporto di apertura di credito in conto corrente, la banca abbia preteso e ottenuto dal correntista la restituzione del saldo finale, nel computo del quale risultino comprese somme e competenze non dovute; che, ad avviso del rimettente, il legislatore avendo, con la norma censurata, fatto decorrere la prescrizione dei diritti nascenti dall'annotazione dal giorno dell'annotazione stessa, non avrebbe attribuito alla norma interpretata un significato compatibile con il novero delle possibili opzioni ermeneutiche; che l'esclusione dell'interpretazione della norma censurata dal novero di quelle ammissibili si desume anche, avendo riguardo alla individuazione, da parte del legislatore, del dies a quo della decorrenza della prescrizione in una circostanza di fatto, quale l'annotazione in conto, esulante dalla sfera conoscitiva del cliente, essendo questi edotto delle movimentazioni del conto solo con la ricezione dell'estratto conto; che, in ordine alla assunta violazione del principio di azione e di indefettibilità della tutela giurisdizionale di cui all'art. 24 Cost., il Giudice di pace censura sia la prima che la seconda parte del citato art. 2, comma 61; che, in particolare, in ordine alla prima parte della disposizione, secondo cui «In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'art. 2935 cod. civ. si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa», il rimettente denuncia la scelta del legislatore di individuare il dies a quo della decorrenza della prescrizione in una circostanza di fatto, l'annotazione, esulante dalla sfera conoscitiva e di conoscibilità del cliente; che il giudice a quo assume la incostituzionalità anche della seconda parte della disposizione, secondo cui «In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto», qualora sia letta non nel senso di una clausola di salvaguardia della posizione giuridica di chi abbia già ricevuto il rimborso, cui la prescrizione non può essere più eccepita, ma nel senso di un divieto generalizzato di ripetizione in via stragiudiziale e giudiziale delle somme indebitamente corrisposte dal cliente del sistema bancario (come gli interessi superiori al tasso legale o anatocistici); che, in particolare, tale ultima opzione interpretativa che, secondo lo stesso rimettente, potrebbe essere esclusa sulla base di un'esegesi costituzionalmente orientata della norma, contrasterebbe con il principio di giustiziabilità delle posizioni giuridiche soggettive; che, riguardo alla dedotta violazione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di uguaglianza e ragionevolezza, il rimettente lamenta, in primo luogo, l'introduzione di un'inammissibile disparità di trattamento tra banche e utenti del sistema bancario, in quanto la norma censurata, nello stabilire il dies a quo della decorrenza della prescrizione nel giorno della annotazione, assicurerebbe un ingiustificato privilegio per le banche, a danno del contraente debole, qual è l'utente del sistema bancario; che, sempre con riferimento all'assunto contrasto con l'art. 3 Cost., il rimettente denuncia la violazione del principio di uguaglianza anche sotto il profilo della introduzione di un'inammissibile disparità di trattamento tra tipologie contrattuali assimilabili sotto il profilo funzionale;