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nell'ambito del procedimento, emergeva che il dottor Nebiolo, sin dal momento della candidatura, era, oltre che socio, anche amministratore unico di Nest, una società commerciale che gestiva l'omonimo noto ristorante sito nel centro storico di Roma. Inoltre Nebiolo, risultava essere anche "liquidatore" di un'altra società di capitali, la PNR Comunicazione Srl in liquidazione. Si tratta di società che esercita attività verosimilmente regolata da AGCOM e per questo incompatibile con l'assunzione di ruoli dirigenziali nell'Autorità, a norma dell'art. 9, comma 2, del decreto legislativo del 2013. Infine, lo svolgimento di attività d'impresa rendeva incompatibile l'esercizio della professione giornalistica ai sensi dell'art. 40, rubricato "Cessazione dell'attività professionale", della legge n. 69 del 1963, recante "Ordinamento della professione di giornalista". E quindi determinava il venir meno di una condizione sostanziale per la partecipazione al concorso, cioè l'iscrizione all'albo dei giornalisti professionisti; considerato inoltre che, secondo quanto risulta agli interroganti: nel rispetto del decreto legislativo n. 39 del 2013, il contratto di lavoro stipulato tra Nebiolo e AGCOM è verosimilmente nullo (art. 17) e degli stipendi ed emolumenti vari nelle more corrisposti dovrebbero rispondere i dirigenti del Servizio risorse umane dell'Autorità che hanno omesso le dovute verifiche (art. 18), oltre al responsabile del piano anticorruzione che non si sarebbe peritato di verificare con una semplice visura l'incompatibilità del nuovo assunto (art. 15); all'AGCOM non avrebbero esercitato le dovute operazioni di controllo: il presidente Angelo Cardani (compenso annuo lordo 240.000 euro); i tre commissari Antonio Martusciello, Antonio Nicita e Francesco Posteraro (compenso annuo lordo 240.000 euro); il segretario generale Riccardo Capecchi, vicino all'ex premier Enrico Letta (compenso annuo lordo 240.000 euro); i due vicesegretari generali Antonio Perrucci e Laura Aria, quest'ultima membro della terna dei commissari d'esame nel concorso nonché responsabile ad interim del Servizio giuridico (compenso annuo lordo 240.000 euro); il capo di gabinetto Annalisa D'Orazio (compenso annuo lordo 200.607,88 euro); il consigliere per le politiche dei consumatori ed i rapporti con le associazioni Federico Flaviano (compenso annuo lordo 221.868,92 euro, oltre a 6.437,72 euro quale ulteriore compenso per i risultati conseguiti); il consigliere per l'innovazione tecnologica Vincenzo Lobianco (compenso annuo lordo 224.457,16 euro, oltre a 6.437,72 euro per i risultati conseguiti). Inoltre, non si sarebbe avveduta di alcunché neppure Ivana Nasti (compenso annuo lordo 141.135,78 euro, oltre al premio di risultato di 8.503,32 euro), dirigente delle risorse umane dell'Autorità, che sarebbe stata tenuta alla verifica dei titoli ed all'individuazione delle cause d'incompatibilità; a distanza di 2 anni, il giudizio nel merito relativo al concorso è ancora pendente al TAR del Lazio, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e intenda attivarsi, per quanto di propria competenza, presso le autorità indipendenti, raccomandando il rispetto della legge n. 481 del 1995 in merito alla gestione del proprio personale; se il Ministro per la pubblica amministrazione non ravvisi nella situazione elementi di incompatibilità e, in caso affermativo, se non ritenga di promuovere, per quanto di competenza e nei limiti delle prerogative conferitele dalla legge, misure finalizzate a salvaguardare i principi di trasparenza, correttezza e legalità; quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare, per restituire trasparenza, correttezza e legalità, oltre ad una gestione più accorta ed oculata del pubblico denaro, alle Autorità indipendenti. Atto n. 4-00283 BUCCARELLA DE PETRIS Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: la prevedibilità delle decisioni giudiziarie è estremamente importante ed incide sull'efficienza del sistema; è quindi importante che almeno gli avvocati possano conoscere il contenuto dei precedenti dell'ufficio giudiziario presso cui incardinare un'azione civile e del giudice designato, anche perché è previsto che il giudice possa motivare una decisione anche attraverso il richiamo a precedenti di merito con possibile ricaduta sulle spese per temerarietà della lite; tale esigenza era, almeno parzialmente, assicurata dall'archivio di giurisprudenza del PST (portale servizi telematici) del Ministero della giustizia a cui potevano accedere, oltre ai magistrati, e tramite punti di accesso sicuri, i soli avvocati, che quindi potevano conoscere preventivamente i precedenti di ciascun tribunale; il Ministero ha di fatto oscurato, nel marzo 2018, e senza un esplicito provvedimento formale, l'accesso a tale archivio per i soli avvocati; tale comportamento, assunto non si sa da chi e senza giustificazioni, impedisce agli avvocati di conoscere i precedenti di merito dell'ufficio presso cui intendono iniziare azioni legali con nocumento del principio di prevedibilità; potendo invece i magistrati accedere ancora ai contenuti di tale archivio sussiste una evidente disparità di trattamento; non sussistevano neanche ragioni di tutela dei dati personali, posto che l'accesso all'archivio era consentito a soggetti (gli avvocati) muniti di credenziali sicure di accesso ed interessati in ragione delle funzioni svolte e sottoposti a specifiche norme deontologiche e di riservatezza; altre giurisdizioni, come ad esempio la Corte di giustizia dell'Unione europea, pubblicano per intero le loro decisioni senza alcuna anonimizzazione; l'accesso a tale archivio non può essere sostituito attraverso forme di pubblicazione parziale, in quanto la scelta di quanto pubblicare non realizza l'obiettivo di conoscenza di tutti i precedenti, almeno per soggetti qualificati come gli avvocati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e del motivo per cui dal mese di marzo 2018 si è inopinatamente precluso l'accesso a tale archivio agli avvocati registrati su PST e muniti di apposite credenziali sicure; quali provvedimenti intenda adottare per garantire il rispetto della necessità per gli avvocati di conoscere i precedenti di merito civile e quindi assicurare la prevedibilità delle decisioni e in particolare per effettuare l'immediato ripristino della consultabilità di tale archivio per gli avvocati muniti delle credenziali di accesso al processo telematico civile; se non ritenga opportuno effettuare un'indagine interna sulle modalità con cui è stata presa questa decisione e per scongiurare il ripetersi di simili azioni nel futuro. Atto n. 4-00284 CASTIELLO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: