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Disposizioni per la tutela, la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea. Onorevoli Senatori. -- Il presente provvedimento che ripropone il testo del disegno di legge presentato nella scorsa legislatura dal senatore Alfonso Andria, AS 3310, integrato con alcune delle proposte emendative analizzate nel corso dell'esame in Commissione 9ª, nonché dai contributi pervenuti da esperti del settore, si propone la finalità di promuovere e tutelare la dieta mediterranea che, oltre a rappresentare un valido regime nutrizionale, scientificamente riconosciuto, rientra anche nel patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO. Infatti, il 16 novembre 2010, a Nairobi, in Kenia, il comitato esecutivo della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 2003, al termine di un lungo e complesso negoziato internazionale, ha iscritto la «dieta mediterranea» nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Il riconoscimento dell'UNESCO rappresenta il culmine di una lunga vicenda che ebbe origine diversi decenni addietro ad opera del fisiologo americano Ancel Keys. Il progetto di una dieta salubre, dieta che in seguito si identificherà con la dieta mediterranea, nasce nell'immediato dopoguerra, negli USA. Infatti nel 1948 la Rockfeller Foundation stabilì che la dieta usuale dei Greci di Creta era particolarmente salubre e adatta a combattere e prevenire l'infarto miocardico, un problema che già in quell'epoca affliggeva gli Stati Uniti. Questo statement sottolineava che tale dieta, impropriamente attribuita all'impoverimento delle popolazioni locali a seguito degli eventi bellici, era particolarmente ricca di cereali, legumi, verdure e frutta, con un limitato apporto di carne, pesce e formaggi. Questi alimenti, letteralmente «nuotavano nell'olio di oliva e venivano preparati in maniera semplice tale da preservare il valore nutritivo degli alimenti». Fu Ancel Keys a scoprire per primo il valore salubre di questa dieta, quando, al seguito delle truppe anglo-americane nel corso della seconda guerra mondiale, sbarcò prima nell'Africa mediterranea, poi a Creta per giungere poi in Sicilia sempre al seguito delle truppe alleate, da dove infine passò in Campania. Keys aveva notato che in queste popolazioni mediterranee (Creta, sud-Italia) l'infarto miocardico era pressoché sconosciuto ed intuì che tale beneficio era da attribuirsi allo stile alimentare di queste popolazioni, povero in grassi saturi e alimenti di origine animale e ricco in grassi insaturi, derivanti pressoché esclusivamente dall'olio di oliva che in queste regioni rappresentava l'unico grasso alimentare. (In questa vicenda, l'unico errore storico commesso da molti negli Stati Uniti, Rockfeller Foundation inclusa, fu che tale dieta mediterranea fu erroneamente attribuita all'impoverimento delle popolazioni a seguito della seconda guerra mondiale. La vicenda storica invece è molto diversa, perché questo regime alimentare ha origini assai antiche e risale all'epoca della antica Grecia, quando circa nel 400 a.c., col benessere raggiunto a seguito di un lungo periodo di pace, si diffuse un regime alimentare ricco basato essenzialmente sulla triade alimentare «pane-olio-vino» triade che caratterizzò in seguito lo stile alimentare non solo della Grecia ma anche dell'impero romano, che dalla Grecia importava, oltre al pensiero filosofico, anche lo stile alimentare basato essenzialmente sulla triade «pane-olio-vino». Roma infatti importava dalla Grecia grandissime quantità di olio di oliva. Questo stile alimentare si diffuse largamente alle popolazioni italiche ma lasciò indifferenti le regioni italiche del nord, che invece si mostrarono molto più sensibili allo stile alimentare sopravvenuto con le invasioni barbariche e che era caratterizzato dalle polente invece del pane, da grassi animali e carne soprattutto di maiale invece dell'olio di oliva, e della birra invece del vino, abitudini che attualmente sono ancora largamente diffuse in Emilia-Romagna e Lombardia). Il dato annunciato nel corso del 1º Convegno internazionale sulla alimentazione umana che nell'area vesuviana fosse da sempre rilevabile una bassissima presenza di patologie cardiovascolari confermarono in Ancel Keys il proposito di approfondire le ricerche sull'alimentazione delle popolazioni mediterranee del sud-Europa. Grazie a questi studi, condotti principalmente nel sud Italia ed in Spagna, egli fu in grado di evidenziare gli elementi comuni dell'alimentazione delle aree studiate e quali potevano essere gli effetti di questo particolare tipo di alimentazione sulla salute umana. Elementi comuni erano rappresentati dalla bassa frequenza della carne e dei prodotti caseari, e al contrario del largo consumo di verdure, frutta e carboidrati assieme a grassi di origine vegetale. I controlli medici evidenziavano in larga parte di queste popolazioni controllate bassi livelli di colesterolo e una percentuale molto bassa di pazienti con disturbi cardiaci alle coronarie. A partire da questi dati, e continuando le ricerche, il fisiologo americano stabilì una correlazione diretta tra questa dieta salutare, di tipo «mediterraneo», e i benefici in salute delle popolazioni che la seguivano. Nel 1958 Keys dette il via al progetto di ricerca Seven Countries Study , uno studio epidemiologico osservazionale, che fu condotto su 12.000 individui in una fascia di età compresa tra i quaranta e i cinquantanove anni, in Italia, Grecia, Stati Uniti, Finlandia, Giappone, Paesi Bassi e Jugoslavia. Mettendo a confronto le diete adottate dalle popolazioni di questi sette Paesi per verificarne benefici e difetti, dallo studio emerse che la mortalità per cardiopatia ischemica era nettamente inferiore tra le popolazioni situate intorno al Mediterraneo. Il superiore tasso di mortalità riscontrato presso le altre popolazioni fu attribuito ad una dieta che includeva una consistente quota di grassi saturi quali strutto, burro, carne rossa, eccetera. A Pioppi (Pollica), nel Cilento, Keys continuò a vivere per oltre quaranta anni, proseguendo i suoi studi sulla dieta mediterranea. Nel 2004 lo Stato italiano lo insignì della Medaglia d’argento al merito della sanità pubblica. Nel 1975 la pubblicazione del libro How to eat well and stay well, the Mediterranean way ! codificò i dettami della dieta mediterranea, legandola altresì ad uno stile di vita -- la Mediterranean way --, che in anni recenti, dopo anni di silenzio e grazie all'iniziativa di alcuni Paesi (in primo luogo l’Italia, unitamente a Spagna, Marocco e Grecia), ha raggiunto il riconoscimento dell'iscrizione nella lista dell'UNESCO del patrimonio immateriale dell'umanità durante la sessione del comitato esecutivo a Nairobi nel novembre 2010. La dieta mediterranea è stata considerata in questa sede quale «insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo.