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Signor Presidente, sia coraggioso sul quantum e con tutto il suo Governo (lei ha un Ministro straordinario, quale Roberto Gualtieri, che queste cose le conosce meglio di tanti altri) investa sulla flessibilità. Ieri Bruno Le Maire, ministro dell'economia francese, ha pronunciato parole importanti e impegnative sulla flessibilità. Abbiamo ottenuto a fatica la flessibilità nel gennaio 2015 e adesso non va limitata, come dice Le Maire a nome della Francia, agli investimenti verdi. Serve infatti la flessibilità sugli investimenti (deve essere anzitutto la Germania, cambiando business model , a fare investimenti) anche in ambiti di cui non si parla. Oggi il presidente Ursula Von der Leyen presenterà il libro bianco sull'intelligenza artificiale. È il futuro del pianeta. L'Europa o ci va unita, o non ci va; l'Italia da sola non ce la fa a essere competitor della Cina o degli Stati Uniti. Oggi in quest'Aula non abbiamo sentito parlare di intelligenza artificiale o di aerospazio, ma sono temi importanti almeno tanto quanto l'agricoltura o i fondi alle Regioni del Sud perché denotano ciò che sarà l'Europa. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Steger) . Signor Presidente del Consiglio, porti la flessibilità anche su questo tema. Infine, c'è una parolina magica, che il presidente Monti conosce meglio di me: la condizionalità ex ante . Cosa significa? Se tu non rispetti le regole europee, non ti danno i fondi, arrivando al paradosso per cui chi, come noi, mette più o meno, mal contati, 20 miliardi di euro ogni anno, si vede tutte le volte messo in discussione perché gli viene detto: «Ehi, ma tu devi rispettare le regole di bilancio». Giusto, vero, è un principio corretto. C'è però un'altra condizionalità ex ante che io sogno che lei, signor Presidente, possa portare al tavolo. Ci sono Paesi che ricevono soldi, anche dall'Italia, e che vengono dall'Est europeo, i quali hanno avuto tutto dall'Europa e troppe volte se lo dimenticano (mi riferisco all'Ungheria, in primis , alla Polonia e ai Paesi del Gruppo di Visegrád). A questi Paesi occorre dire con chiarezza che c'è una condizionalità ex ante che non sta nel rispetto delle regole, ma dei valori dell'Unione europea. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore Alfieri) . Se non accolgono i migranti non devono prendere i soldi italiani; se non rispettano le regole di libertà di informazione non devono prendere i soldi italiani. La condizionalità ex ante è lo strumento con cui combattere i sovranisti affinché di fronte al sovranismo nazionalista ci sia un nuovo patriottismo europeo. Buon lavoro, signor Presidente. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, PD e Aut (SVP-PATT, UV). Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, domani sarà un giorno importante per il futuro degli italiani, perché sappiamo che questo negoziato sul Quadro finanziario pluriennale dell'Unione europeo in riferimento agli anni 2021-2027 sarà fondamentale per chiudere un accordo, vantaggioso o meno, per il nostro Paese. Mi faccia subito sottolineare che la sottoscritta è esponente di un partito, Forza Italia, che ha sempre sostenuto come l'appartenenza dell'Italia all'Unione europea non sia un tema da mettere in discussione. Anche lei ha parlato di casa comune; noi condividiamo questo principio. Siamo convinti della necessità dell'Unione europea perché riteniamo che in un mondo globalizzato, con protagoniste potenze come Stati Uniti, Federazione russa e Cina, gli Stati nazionali da soli possano davvero poco. Pertanto, è nostro stesso interesse avere un'Europa forte e coesa, che possa essere decisiva nelle politiche internazionali. Ovviamente l'europeismo non può essere cieca ideologia e non può configurarsi come un'accettazione passiva di qualunque proposta giunga da Bruxelles. Presidente Conte, non siamo quindi soddisfatti - glielo devo dire - della proposta del presidente del Consiglio europeo Michel sull'entità complessiva del bilancio dell'Unione, che prevede una dotazione pari solamente all'1,074 per cento del reddito lordo dell'Unione europea. Non siamo soddisfatti poiché riteniamo la proposta inadeguata a sostenere i progetti di rilancio dell'Unione. Tra l'altro, è ben lontana dall'1,3 per cento richiesto dal Parlamento europeo, e lei lo sa bene. La posizione di Forza Italia è in linea con quella del Gruppo del Partito Popolare Europeo, di cui facciamo parte. La proposta di Michel non risponde alle nostre aspettative e a quelle dei cittadini europei. Serve un bilancio più ambizioso, senza il quale non potremo portare a compimento gli obiettivi che l'Unione europea si è data. L'intento del nostro Paese nella negoziazione del bilancio pluriennale, che dovrebbe essere condiviso da tutte le forze politiche presenti oggi in quest'Aula, dovrebbe essere quello di dotare l'Unione degli strumenti necessari ad affrontare le sfide di un mondo sempre più competitivo e sempre più globalizzato. In particolare, Presidente, cercando di andare per capitoli e toccando i vari punti che lei ha già ha esaminato e che voglio approfondire offrendo la posizione di Forza Italia, per quanto riguarda la PAC appare insufficiente la dotazione attualmente prevista. Sull'agricoltura Forza Italia non accetterà compromessi al ribasso. Presidente, per favore mi ascolti: diciamo quindi no al taglio di 54 miliardi di euro che andrebbe a penalizzare fortemente il nostro Paese, essendo un settore che rappresenta una delle colonne portanti della nostra economia. Non possiamo accettare per i prossimi anni una riduzione di oltre il 14 per cento degli stanziamenti rispetto alla dotazione 2014-2020. La dotazione del bilancio agricolo deve essere quantomeno quella di prima e rimanere invariata. La PAC è uno strumento di politica economica e come tale va salvaguardato. Il secondo capitolo riguarda la convergenza esterna: occorre contrastare la convergenza esterna e il meccanismo ad essa sotteso, considerato che andrebbe a discapito del settore agricolo italiano. Ci ha detto anche lei poc'anzi che sta tentando di farlo. Si prosegua quindi per questa strada, ma senza rese, Presidente, e con decisione e coraggio. Il trasferimento dei fondi verso i Paesi della convergenza esterna si tradurrebbe in una minore erogazione di fondi verso i nostri agricoltori. Tra l'altro, alcuni di questi Paesi si limitano a prendere quanto possono ricevere dall'Unione europea, senza contribuire in alcun modo alle sfide che l'Unione si trova ad affrontare. Mi riferisco in particolar modo all'emergenza migratoria, ambito in cui notoriamente i Paesi di Visegrád si rifiutano di collaborare, rifiutandosi appunto di accogliere i rifugiati e contravvenendo quindi allo spirito solidaristico che dovrebbe animare tutti ed essere alla base di un'Europa realmente unita e degna di tale nome.