[resaula]

secondo quanto spiegato dal curatore fallimentare Marco Angelo Russo e riportato dal quotidiano, «il tribunale ha dichiarato il fallimento perché ha riscontrato che Shernon Holding ha accumulato in questi nove mesi 90 milioni di euro di debiti, con quasi 6 milioni di euro di perdite al mese, oltre che "la totale assenza di credito bancario e di fiducia dei fornitori"»; il curatore fallimentare ha restituito l'azienda ai tre commissari Stefano Coen, Vincenzo Tassinari ed Ermanno Sgaravato, considerato che «l'esercizio provvisorio, per il tribunale, avrebbe peggiorato le cose»; tenuto conto che: a marzo le tre federazioni confederate, Filcams, Fisascat e Uiltucs, denunciavano già, attraverso alcuni comunicati sindacali, che i punti vendita di Mercatone Uno risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata, sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti; nell'incontro tenutosi a marzo fra Filcams, Fisascat, Uiltucs e l'amministratore delegato di Shernon, quest'ultimo preannunciava un'imminente capitalizzazione della Shernon e informava le rappresentanze sindacali «in merito ad una non meglio precisata trattativa con potenziali investitori», si chiede di sapere: quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la salvaguardia dei circa 1.800 lavoratori coinvolti dalla chiusura dei 55 punti vendita, presenti in tutta Italia, di Mercatone Uno; se ritenga che il supporto del Ministero dello sviluppo economico attraverso la struttura per le crisi d'impresa sia stato poco adeguato al sostegno e alla vigilanza dell'attività della Shernon Holding Srl; se non ritenga tardivo l'intervento del Ministero dello sviluppo economico avvenuto solamente il 27 maggio con la convocazione del tavolo di crisi. Atto n. 3-00873 MONTEVECCHI DE LUCIA CORRADO Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: costruito nel 1737, il teatro "San Carlo" di Napoli fu distrutto da un incendio la notte del 22 febbraio 1816 e dopo il restauro diventò uno dei teatri più belli del mondo e dall'acustica migliore, ottenuta con procedimenti scientifici ispirati ai teatri greci e latini, recuperati da scritti di Vitruvio e Leon Battista Alberti; in prossimità del restauro della facciata, di recente aggiudicazione, molti "addetti ai lavori" e alcuni articoli di stampa ("il Fatto Quotidiano" del 26 maggio 2019 "La storia dello scempio del teatro San Carlo di Napoli") ricordano le critiche ai lavori di ristrutturazione che hanno interessato il teatro nel corso degli anni; considerato che: i lavori di ristrutturazione sarebbero costati ben 70 milioni di euro, ma oltre a non avere la longevità che ci si aspettava, come sembra dimostrare la condizione dei porticati di ingresso che presentano evidenti danni all'intonaco, sarebbero stati molto criticati per le scelte tecniche e di presunta valorizzazione che avrebbe adottato l'allora commissario dottor Nastasi; il commissario, secondo quanto riporta l'articolo citato, avrebbe fatto distruggere la cassa risonante collocata sotto il palcoscenico che ne garantiva l'acustica, unica nel suo genere, sostituendola con cemento. Inoltre sarebbe stato costruito un bar in stile moderno mentre inspiegabilmente l'archivio sarebbe stato spostato in un magazzino nella zona orientale della città, lontano e praticamente inaccessibile; valutato che: l'articolo ricorda le vicende e la condanna per danno erariale a carico di Marcello Fiori, commissario straordinario degli scavi archeologici di Pompei, autore del progetto di ristrutturazione edilizia in tufo e cemento armato del teatro grande di Pompei. Sentenza di condanna che forse per la prima volta pone l'attenzione sui beni culturali e sul concetto di valorizzazione del bene che "non può essere assimilata al mero 'sfruttamento' dello stesso per fini di natura imprenditoriale-commerciale"; la vicenda del danno erariale di Pompei rappresenta uno dei casi di gestione dissennata dei beni culturali nel nostro Paese; valutato infine che il Teatro San Carlo di Napoli, quindi, sarebbe stato oggetto di lavori di ristrutturazione non adeguati se si considerano le condizioni in cui versano alcune parti della struttura, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga necessario valutare i danni cagionati al teatro San Carlo di Napoli negli anni e individuarne le responsabilità, al fine di attivare le dovute azioni nelle sedi opportune. Atto n. 3-00874 PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: domenica 10 marzo 2019, alle 8:44 ora locale (le 6:44 in Italia), sei minuti dopo il decollo, a circa 60 chilometri a sud-est di Addis Abeba, vicino alla cittadina di Bishoftu, un Boeing 737 della compagnia Ethiopian Airlines (ET302) partito dalla capitale e diretto a Nairobi, è precipitato dopo il decollo: tutte le 157 persone a bordo sono decedute, e tra esse 8 otto italiani. Le persone a bordo del velivolo erano di 35 nazionalità diverse (Kenya, Canada, Etiopia, Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Francia): almeno 21 di loro servivano le Nazioni Unite ed erano dirette alla quarta Assemblea dell'ONU sull'ambiente; per la presenza anche di personale delle Nazioni Unite, l'accaduto ha avuto una vasta eco ed è stato ricordato dal Segretario generale dell'organizzazione; l'amministratore delegato di Ethiopian Airlines, Tewolde GebreMariam, ha precisato che il comandante del veivolo, il ventinovenne Yared Getachew, aveva volato durante la sua carriera per un totale di oltre ottomila ore e che era un pilota «eccellente». Il pilota, a quanto è dato conoscere, aveva comunicato, poco dopo il decollo, di riscontrare problemi tecnici e aveva chiesto il permesso di tornare indietro ed atterrare; secondo quanto pubblicato nei giorni successivi dagli organi di stampa (e tra essi la "Reuters" e il "The New York Times") il comandante avrebbe ancora dovuto addestrarsi nel nuovo simulatore del Boeing 737 Max, che la compagnia aveva comprato a gennaio. Il comandante avrebbe seguito un corso di circa 50 minuti sull'"iPad", «pratica peraltro a cui ricorrono anche i piloti americani», mentre non è dato sapere il tipo di formazione seguito dal primo ufficiale di bordo; l'Unità di crisi del Ministero ha tenuto rapporti con i familiari delle vittime per aggiornarli sulla situazione delle salme dei loro familiari; evidenziato che: il Governo italiano ha inviato alcuni specialisti della scientifica solamente dopo 45 giorni dalla tragedia, specialisti che a quanto è dato conoscere dai familiari non hanno lavorato sul luogo dell'incidente; è stato constatato che l'area è abbandonata, non circoscritta ed è accessibile a tutti, con il rischio di inquinamento delle flebili prove da comparare per la ricerca del dna; nel frattempo il Governo etiope ha bloccato le visite dei familiari e contestualmente chiuso le ricerche sulle cause del disastro; lo Stato di Israele, molto attivo sin dal primo giorno della tragedia, aveva chiesto di poter acquistare il terreno per proseguire le ricerche.