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Le istituzioni scolastiche provvedono agli acquisti di cui al comma 2 mediante ricorso agli strumenti di cui all'articolo 1, commi 449 e 450, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ovvero, qualora non sia possibile ricorrere ai predetti strumenti, le istituzioni scolastiche provvedono all'acquisto anche in deroga alle disposizioni del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Il Ministero dell'istruzione potrà anticipare alle istituzioni scolastiche in un'unica soluzione le somme assegnate, nel limite delle risorse disponibili e fermo restando il successivo svolgimento dei controlli a cura dei revisori dei conti delle scuole sull'utilizzo delle risorse finanziarie. Ai fini dell'immediata attuazione della norma è anche prevista la possibilità del ricorso ad anticipazioni di tesoreria a favore delle istituzioni scolastiche, previa autorizzazione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze. Articolo 22. – (Scuole e misure per la famiglia) La disposizione reca modifiche all'articolo 21- bis , del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, estendendo la possibilità di svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile in favore del genitore lavoratore dipendente per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio minore di sedici anni convivente, e anche nell'ipotesi in cui sia disposta la sospensione dell'attività scolastica in presenza del figlio. Nelle sole ipotesi in cui la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile è estesa la possibilità di astenersi dal lavoro anche nel caso in cui sia stata disposta la sospensione dell'attività didattica in presenza del figlio convivente minore di anni quattordici. In caso di figli di età compresa fra 14 e 16 anni, i genitori hanno diritto di astenersi dal lavoro senza corresponsione di retribuzione o indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro. Articolo 23. – (Disposizioni per l'esercizio dell'attività giurisdizionale) 1. Il prolungarsi di una situazione di emergenza legata alla diffusione dell'epidemia da COVID-19, ha imposto di intervenire ulteriormente con la previsione di strumenti processuali che consentano, per quanto è possibile, un esercizio della giurisdizione senza rischi per tutti gli operatori interessati e con la previsione di istituti idonei a consentire una gestione più flessibile anche nell'ambito penitenziario, oltre che di disciplinare lo svolgimento della elezione degli organi di rappresentanza degli ordini professionali vigilati dal Ministero della giustizia. A questo scopo si è, in gran parte, recuperata l'esperienza maturata con l'applicazione di alcuni istituti disciplinati dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, segnatamente dall'articolo 83 e dagli articoli 123 e 124, tenendo conto del fatto che alcuni di essi, con la medesima finalità, sono già operativi (fino al 31 dicembre 2020) per effetto dell'articolo 221 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. Con l'articolo in esame, quindi, si è, in primo luogo, definito l'ambito temporale dell'intervento, raccordandolo a quello fissato dall'articolo 1 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, per lo stato di emergenza. Inoltre, nello stesso articolo 1 si è precisato che l'intervento in esame non sostituisce, ma si coordina con quello previsto dall'articolo 221, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. Posto ciò, nel concreto, il comma 2 riprende nella sostanza il disposto dell'articolo 83, comma 12- quater , consentendo il compimento di indagini preliminari con collegamenti da remoto, con abilitazione all'utilizzo di questa modalità anche della polizia giudiziaria, semplificandone lo svolgimento. Peraltro, si è anche ritenuto necessario stabilire che il difensore della persona sottoposta alle indagini possa opporsi a questa modalità, ove il compimento dell'atto preveda la sua presenza. Al contempo si è chiarito che anche il giudice si possa avvalere delle medesime modalità, ma per il solo svolgimento dell'interrogatorio di cui all'articolo 294 del codice di procedura penale, in precedenza non specificamente disciplinato. Con portata generale, al comma 3, si è parimenti ripetuta la previsione per cui le udienze dei procedimenti civili e penali alle quali è ammessa la presenza del pubblico possono essere celebrate a porte chiuse. Con riferimento alla partecipazione alle udienza delle persone detenute, internate, in stato di custodia cautelare (e, con estensione appositamente prevista per fare chiarezza circa dubbi emersi in applicazione della precedente previsione anche le persone fermate o arrestate), si è previsto un superamento dell'articolo 221, comma 9, del citato decreto-legge n. 34 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020, che già ammette la partecipazione a distanza ma richiede sempre il consenso dell'interessato. Con la previsione del comma 4 si è previsto che la partecipazione da remoto mediante videoconferenze o collegamenti individuati e regolati con provvedimento del direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia possa sempre essere disposta. Sempre rispetto alle udienze penali, con il comma 5, si ripete la norma già prevista dall'articolo 83, comma 12- bis , del citato decreto-legge n. 18 del 2020, come contenuta nella sua applicabilità nel corso dei complessi iter legislativi che l'avevano caratterizzata, segnatamente prevedendo lo svolgimento dell'udienza da remoto, ma con esclusione delle udienze nelle quali devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti, nonché le udienze di discussione dibattimentali e di giudizio abbreviato e, salvo il consenso delle parti, le udienze preliminari e dibattimentali. Innovativa, e sempre in deroga al disposto dell'articolo 221, è la previsione di cui al comma 6, che legittima lo svolgimento dell'udienza cartolare per le udienze civili in materia di separazione consensuale di cui all'articolo 711 del codice di procedura civile e di divorzio congiunto di cui all'articolo 9 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, se tutte le parti che avrebbero diritto a partecipare all'udienza vi rinunciano espressamente. Ancora in deroga al disposto dell'articolo 221, comma 7, del citato decreto-legge n. 34 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020, il comma 7 in esame prevede che il giudice possa partecipare all'udienza anche da un luogo diverso dall'ufficio giudiziario.