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iniziamo a considerarle un vero e proprio investimento. Prima il Governo lo capirà e prima inizierà la ripresa economica. Consentitemi di fare anche un passaggio sul Sud, distante anni luce dal resto del Paese e che, con la crisi attuale, vedrà aumentare il suo disagio economico e sociale. Il Governo continua a guardare alle risorse destinate al Mezzogiorno con l'acquolina in bocca, e un documento di Palazzo Chigi ipotizza di usarle a copertura del prossimo decreto. Spero si tratti di opzioni già accantonate perché, se così non fosse, si profila un vero e proprio scippo ai danni del Mezzogiorno. Non permetteremo che sia fatta cassa a spese dei meridionali. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il Sud non può pagare la crisi e non può diventare il bancomat del Governo. PRESIDENTE. Senatrice, deve terminare il suo intervento. Ha superato di due minuti il tempo concesso. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Un'ultimissima considerazione: mi aspettavo una parola dal ministro Di Maio sulla Cina, parola che non è arrivata, purtroppo, nonostante le responsabilità di quel Paese nella pandemia siano enormi. Credo che presto sarà troppo tardi per questo Governo, che non sta dando risposte concrete al Paese. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Colleghi, rispetto all'intervento della senatrice Giammanco, vi ricordo che, nella nostra organizzazione dei lavori, gli oratori non possono più parlare dal posto in cui si trovano, ma devono scendere nei posti che sono stati destinati e definiti dai nostri questori. È iscritto a parlare il senatore Pittella. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, credo che ci sia un dato non confutabile in questo dibattito, e cioè che questa sia la manovra più espansiva e più coraggiosa dal dopoguerra: su questo almeno credo che nessuno in quest'Aula possa dire una parola. È giusto così ed è giusto che a questa manovra si colleghi uno sforzo europeo. Anche su questo, con onestà, dobbiamo ammettere che, dopo un approccio indolente e superficiale, c'è stata una risposta europea adeguata. Chi oggi critica ancora l'Europa rifletta su che cosa saremmo oggi se non ci fosse l'azione quotidiana della Banca centrale europea che compra i nostri titoli. Anch'io sono favorevole alla trasformazione della BCE in una banca prestatrice di ultima istanza che stampa moneta, ma per fare questo - lo diciamo ai cittadini - ci vogliono due o tre anni, perché bisogna cambiare lo statuto della BCE. Aspettiamo tre anni per dare risposte ai cittadini? Sottolineiamo l'importanza dell'azione oggi di questa BCE e sottolineiamo l'importanza che la Commissione europea abbia sospeso il Patto di stabilità e consenta a noi di fare le operazioni finanziarie di appesantimento del debito. Mettiamo in evidenza che il Consiglio europeo - dato non scontato - ha deciso di fare un piano europeo per la ricostruzione, grazie anche alla capacità del Governo di fare alleanze in sede europea. Ora la Commissione europea è chiamata a dare risposte immediate e lo dico con totale fermezza: non possiamo aspettare gennaio del 2021; il bilancio pluriennale ovviamente può essere approvato e va in vigore nel 2021, ma occorre trovare - ed esiste - uno strumento per anticipare i finanziamenti a partire dal prossimo giugno. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . La Commissione europea deve dare una risposta sul quantum - noi siamo per avere un piano di 1.500 miliardi - e anche sulle tipologie, e cioè su quali settori andiamo a finanziare per la ricostruzione . Qui ci sta tutto il discorso sul digitale, sulla telemedicina, sull'istruzione, sulla ricerca, sulla scienza, oltre ai settori tradizionali. Questo è il quadro, se vogliamo essere onesti e credo che sia nella nostra coscienza esserlo. Non mi pare peraltro che vi siano alternative ragionevoli, ma io sono per ascoltare e per agire possibilmente in modo coeso. Non penso che questo sia il tempo delle verità possedute e meno ancora di quelle vendute come se fossero verità. Il Governo ha avuto un merito essenziale, e lo dico al sottosegretario Misiani: si è assunto le sue responsabilità e ha agito; a mio giudizio e a giudizio del Gruppo del Partito Democratico ha agito bene. Ora dobbiamo andare avanti, con il Parlamento che si riappropria delle sue funzioni - e sottoscrivo, parola per parola, l'intervento magistrale del senatore Zanda - e con una tensione collaborativa di tutti e dico tutti, compreso chi sta al Governo e chi sta all'opposizione. Rinuncino al proprio tornaconto di parte. Se si sa ascoltare l'umore profondo del Paese, il Paese ci dice questo. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Borgonzoni. Ne ha facoltà. BORGONZONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, devo premettere, prima di iniziare il mio intervento che sarà legato alla cultura, che mi ha un po' imbarazzato una serie di discorsi che ho sentito pronunciare in quest'Aula dalla maggioranza, che appare confusa, ogni tanto, e sembra opposizione, come se non sia sua specificità quella di portare avanti i provvedimenti che racconta perché sembra quasi che siamo noi a bocciare quelli che vorrebbe. Mi ha anche imbarazzato sentir parlare della centralità del Parlamento. Per voi il Parlamento è centrale? A me sembra che abbiamo un Presidente del Consiglio che decide anche sulla testa di tanti che stanno in maggioranza cosa si fa e cosa non si fa. Viene in questa sede a raccontarci quello che ha già detto alle televisioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Malan) . La centralità del Parlamento, sì, dovrebbe esserci ma manca, per cui chi in maggioranza la chiede vada a bussare alla porta del presidente Conte che la centralità non riconosce a questo Parlamento perché noi, in questa sede, rappresentiamo la gente che ci ha votato, e non solamente noi stessi, e dovremmo avere rispetto da parte di Conte e di tutti voi. Mi dispiace constatare che anche nel DEF la cultura ha una centralità pari a zero, come noi parlamentari. Non se ne parla, Conte non ne parla. Potrei ora parlarne io, raccontandovi quanto è importante, quanto la cultura italiana faccia opinione più di tutte le altre culture nel mondo. Potrei dirvi come noi siamo conosciuti negli altri Stati proprio per la nostra cultura, per le tante differenze che ci sono e che vediamo nei festival, nelle manifestazioni, in tutto quello che racconta la nostra cultura. Voglio però parlare, per essere più pragmatica, di numeri. Mi spiace che non sia presente il presidente Pittoni perché gli suggerirei di convocare una seduta della Commissione per chiamare il Presidente del Consiglio e tutti coloro che in quest'Aula cercano di aiutare poco un comparto così tanto importante. Se penso anche agli emendamenti segnalati, se si esclude il Gruppo della Lega, gli altri Gruppi non hanno certo dedicato molto tempo a segnalare gli emendamenti legati alla cultura. Il comparto culturale e creativo ha un milione e mezzo di occupati. Oltre ai ricavi diretti, se consideriamo l'indotto, arriviamo a 256 miliardi: quasi il 17 per cento del PIL.