[pronunce]

3.2.- La determinazione, da parte delle Regioni, della misura dei canoni delle concessioni ad uso idroelettrico è dunque condizionata, secondo la normativa vigente, dai «criteri generali» che devono essere dettati dal decreto ministeriale, da adottarsi peraltro d'intesa con le Regioni. Quest'ultimo, difatti, «[fa] corpo con la disposizione legislativa» che ad esso rinvia, completando il principio in quella contenuto (sentenza n. 11 del 2014). Il citato d.m. non risulta, a oggi, ancora essere stato adottato. Questa circostanza non può portare a considerare paralizzata la competenza regionale alla determinazione della misura dei canoni idroelettrici, sul presupposto che altrimenti le Regioni disporrebbero in violazione della competenza esclusiva statale in materia di «tutela della concorrenza». Da un lato, infatti, se è vero che il d.m. integra la normativa legislativa, in sua assenza la disposizione che ad esso rinvia non è ancora pienamente operante ed efficace; dall'altro, in mancanza del d.m. , «il contrasto è solo ipotetico, ben potendo la normativa statale prevedere modalità del tutto compatibili» con quelle della normativa regionale (sentenza n. 298 del 2013). In attesa che sia adottato il d.m., pertanto, le Regioni possono continuare a determinare i canoni idroelettrici nel rispetto dei principî fondamentali statali nella materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia». Sotto tale aspetto, la giurisprudenza di questa Corte ha già escluso che sia qualificabile come principio fondamentale «il criterio di determinazione del canone in base ad un importo fisso e non progressivo» (sentenza n. 64 del 2014; analogamente anche Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 30 giugno 2009, n. 15234) ed ha invece rilevato come «l'unico principio fondamentale della materia [sia] quello della onerosità della concessione e della proporzionalità del canone alla entità dello sfruttamento della risorsa pubblica e all'utilità economica che il concessionario ne ricava» (sentenza n. 85 del 2014; nello stesso senso anche Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenze 11 luglio 2011, n. 15144 e n. 15234 del 2009 già citata). Lo stesso art. 37, comma 7, del d.l. n. 83 del 2012 prevede espressamente, in linea di continuità coi principî fondamentali ora richiamati, che la determinazione dei canoni da parte delle Regioni deve essere effettuata «secondo principi di economicità e ragionevolezza», i quali, pertanto, già prima della definizione con d.m. dei «criteri generali», devono essere rispettati quando viene fissata la misura dei canoni idroelettrici. Va, infine, soltanto precisato che, se le Regioni possono, in assenza del d.m., determinare la misura dei canoni idroelettrici nel rispetto dei principî fondamentali statali, esse hanno però l'onere - nel rispetto del principio di leale collaborazione cui peraltro è ispirato l'art. 37, comma 7, del d.l. n. 83 del 2012 - di adeguarsi ai «criteri generali» una volta che essi siano stati stabiliti dal d.m., come peraltro pianamente riconosce la stessa Regione Piemonte nell'atto di costituzione. 4.- Ciò posto, ai fini della risoluzione della presente questione di legittimità, giova innanzitutto rammentare che il Presidente del Consiglio dei ministri censura l'art. 7 della legge della Regione Piemonte n. 22 del 2014 soltanto sotto il profilo dell'invasione della competenza esclusiva statale in materia di «tutela della concorrenza». Conseguentemente, è indispensabile verificare, in considerazione di quanto si è detto sinora, se con la disposizione censurata la Regione Piemonte ha provveduto esclusivamente a quantificare i canoni idroelettrici - nell'ambito della propria competenza nella materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» - o se, invece, ha definito i «criteri generali» per la determinazione dei loro «valori massimi» - invadendo in tal modo la competenza esclusiva statale nella materia «tutela della concorrenza». In altri termini, si deve procedere, nel rispetto del costante orientamento di questa Corte, all'individuazione dell'ambito materiale nel quale va ascritta la disposizione censurata «tenendo conto della ratio, della finalità, del contenuto e dell'oggetto della disciplina» (così, da ultimo, la sentenza n. 245 del 2015). Ebbene, l'art. 7 della legge della Regione Piemonte n. 22 del 2014 è riconducibile alla materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia». Con la sua adozione, difatti, la Regione Piemonte non ha affatto dettato «criteri generali» per la determinazione dei canoni idroelettrici, che dovranno essere posti dal d.m. di cui all'art. 37, comma 7, del d.l. n. 83 del 2012, bensì ha soltanto provveduto a stabilire la misura dei canoni idroelettrici di cui alla disposizione impugnata. Quest'ultima, infatti, si limita a determinare, a decorrere dal 1° gennaio 2015 e fino all'adozione di un nuovo regolamento della Giunta regionale in materia, l'importo unitario del canone annuo per l'uso di acqua pubblica relativo all'uso energetico e di riqualificazione dell'energia.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità dell'art. 7 della legge della Regione Piemonte 24 dicembre 2014, n. 22 (Disposizioni urgenti in materia fiscale e tributaria), promossa, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 maggio 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 luglio 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA