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Anche qui, però, occorre una modifica del TUIR, esattamente all'articolo 51 (l'altro è all'articolo 13), laddove, nell'elenco dei beni e servizi oggetto di welfare aziendale, andrebbero aggiunti per l'appunto titoli rappresentativi o voucher di beni o di servizi, ottenuti e riservati ai lavoratori che hanno ridotto l'orario di lavoro, nel quadro di un accordo sindacale di solidarietà espansiva, come si dice, e cioè, di riduzione dell'orario da una parte e di assunzione dall'altra. Questo è il meccanismo fondamentale molto semplice; o meglio, che presuppone soltanto una cosa: un attivismo da parte dei mediatori sociali, da parte dei sindacati, dei datori di lavoro e dei lavoratori, da parte degli enti pubblici, da parte della regione. In particolare, di cosa si tratterà? Si tratterà fondamentalmente di mettere insieme un'anagrafe o coloro che vogliono ridurre l'orario di lavoro, e di quelli che col reddito di cittadinanza non hanno lavoro e lo vogliono ottenere. Quali numeri stiamo muovendo? Stiamo muovendo dei grandi numeri. Ricordo rapidissimamente che in Italia ci sono 23 milioni di attivi, c'è il dieci per cento di disoccupazione, peraltro, che significa 2,3 milioni di disoccupati; poi ci sono gli inattivi che non conosciamo; un terzo sono giovani. C'è quindi una platea di almeno 800.000 giovani, un numero enorme, disoccupati i quali vivono ai margini della società, in realtà, ai quali bisognerà trovare lavoro. Ma c'è questa possibilità? C'è, perché appunto per il meccanismo che vi ho detto, basterebbe che 3 milioni di lavoratori accettassero di ridurre l'orario. E sono sicuro che sarebbero ben lieti di farlo. A questo proposito, finisco ricordandovi che gli orari di lavoro in Italia sono fermi da cinquant'anni. L'ultima riduzione seria ci fu nel 1973, quando passammo alla settimana corta, cioè al sabato libero. In quell'occasione, si crearono un milione di nuovi posti di lavoro. Questo effetto è perfettamente replicabile passando dalle cinque alle quattro giornate. Gli articoli, come vedete, sono soltanto cinque. Hanno, alle volte, un sapore un po’ tecnico nel leggerli. Semplicemente, indicano le norme da cambiare. Due in tutto. Due norme del Testo unico dei redditi. Vi è da dire anche che questa materia è estendibile, al di là del mondo delle imprese, anche alle pubbliche amministrazioni, con qualche prudenza per non cozzare contro l'articolo 97 della Costituzione. Anzi, il lavoro burocratico della pubblica amministrazione in qualche maniera è un lavoro facilmente divisibile. Sicuramente si potrà, anche qui, avere questo effetto di riduzione dell'orario da una parte e l'aumento dell'occupazione dall'altra. Quella che noi proponiamo è una legge che consente uno shock nel settore dell'occupazione, qualcosa che si può fare qui e subito e senza spese ulteriori. Questa è una cosa importante. La spesa grossa è stata già fatta quando si sono stanziati i fondi per il reddito di cittadinanza. Sono gli stessi fondi. I datori di lavoro hanno solo da guadagnare da questa proposta. Lo voglio sottolineare. Le ore lavorate, quindi da pagare, non cambiano perché si riducono gli orari da una parte e ci sono nuove assunzioni dall'altro proporzionali, ma i nuovi assunti, se verranno assunti, come ritengo che debba avvenire, a scopi formativi, con contratto di apprendistato, costeranno di meno. Come sapete, per tre anni il rapporto di apprendistato è esente da contribuzione sociale, che è piuttosto pesante perché sfiora il quaranta per cento del salario. In più, i datori di lavoro avranno un grandissimo vantaggio, di poter fare dei cicli formativi assumendo, nell'ambito dei contratti, dei giovani con contratti di apprendistato, potranno ringiovanire gli organici e insieme anche qualificarli. In definitiva, quello che io spero possa venire fuori è questo: le condizioni per far scattare un circolo virtuoso. Una volta che noi abbiamo la modifica di quelle due norme, la prima soprattutto, cioè la introduzione di una riduzione fiscale in favore di chi riduce l'orario nell'ambito di un contratto di solidarietà espansiva per l'assunzione di giovani in possesso o destinatari di reddito di cittadinanza, c'è soltanto da aspettare che la gente ne prenda atto, perché io sono più che convinto che quando i lavoratori e le lavoratrici sapranno che possono avere un giorno libero in più a settimana senza rimetterei il salario, senza avere perdite salariali, tutti lo vorranno. Saranno loro a correre dietro a padroni, sindacati ed enti pubblici. A quel punto, automaticamente e sicuramente si creerà lavoro per i disoccupati che la legge attuale, invece, mi permetto di dirlo, non crea perché non è che la legge attuale sul reddito di cittadinanza non preveda delle misure occupazionali, prevede addirittura che chi assume uno di quei giovani possa avere lui, come il datore di lavoro, l'importo del reddito. In ogni caso si tratta di posti di lavoro in più, di un aumento delle ore lavorative che non è detto sempre che sia necessario. Qui, invece, trattandosi di una misura redistributiva tutto si svolge nell'ambito di una sicurezza di tipo aritmetico e matematico. Naturalmente io spero che una volta che venga, come io mi auguro, approvata questa nostra direttiva sul primo e secondo comma poi le Camere e il Governo facciano presto a trasformarla in legge nazionale e naturalmente, come dicevo, qualche affidamento in proposito è già stato preso ».. 1 (Contratti di solidarietà espansiva per titolari del reddito di cittadinanza) 1 Allo scopo di realizzare uno stabile inserimento lavorativo di giovani disoccupati o inoccupati, di età inferiore ai trentacinque anni e riconosciuti destinatari del reddito di cittadinanza, nonché di migliorare per tutti i lavoratori il rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro, sono adottate le misure d'incentivazione previste dalla presente legge per la stipula di contratti collettivi aziendali di solidarietà espansiva, che prevedano: a la riduzione della settimana lavorativa da cinque a quattro giornate, con adesione volontaria da parte dei singoli lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; b l'assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato di giovani di età fino ai trentacinque anni, disoccupati o inoccupati, titolari del reddito di cittadinanza, con ricostituzione del monte ore lavorato precedente la riduzione di orario; c una compensazione economica in favore dei lavoratori che hanno aderito alla riduzione di orario, non inferiore al 75 per cento della relativa perdita retributiva. 2 (Stipula dei contratti di solidarietà espansiva) 1 I contratti aziendali di solidarietà espansiva di cui all'articolo 1 sono stipulati dai soggetti di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, con l'assistenza delle organizzazioni sindacali di categoria in applicazione di eventuali accordi-quadro regionali: il singolo lavoratore è libero di non aderire alla riduzione di orario e alla relativa regolamentazione del contratto di solidarietà espansiva, anche se iscritto alle associazioni sindacali stipulanti. 3 (Compensazione economica per riduzione di orario)