[pronunce]

La censurata previsione determinerebbe inoltre una gravosa inversione dell'onere probatorio risultando altresì lesiva dei principi del contraddittorio e della parità delle parti, consentendo l'adozione di provvedimenti interinali fondati su meri privilegi probatori in un giudizio a cognizione piena. 2.- La questione non è fondata. Questa Corte ha più volte affermato che «è da riconoscere al legislatore un'ampia potestà discrezionale nella conformazione degli istituti processuali, col solo limite della non irrazionale predisposizione di strumenti di tutela, pur se tra loro differenziati» (v., per tutte, la sentenza n. 295 del 1995, punto n. 3 del Considerato in diritto). D'altra parte il principio di eguaglianza non comporta che istituti tra i quali si riscontrino differenze anche rilevanti non possano avere per alcuni profili comunanza di disciplina. Non vale quindi, al fine di dedurre l'irragionevolezza della norma denunciata, richiamare le decisioni di questa Corte con le quali è stato ritenuto che tra il procedimento di cui agli articoli 633 e seguenti cod. proc. civ. e quello regolato dall'art. 186-ter cod. proc. civ. esistono rilevanti diversità funzionali, sicché l'uno non può costituire tertium comparationis riguardo all'altro. Ciò premesso, l'impostazione dell'ordinanza di rimessione è frutto di una non corretta lettura del complesso delle disposizioni in cui è inserita la norma stessa. Il remittente, infatti, presuppone che l'ordinanza-ingiunzione in questione venga sempre emessa in caso di contestazione del credito, e stabilisce altresì un'impropria equivalenza tra instaurazione virtuale del contraddittorio e contestazione del credito, trascurando di rilevare che il comma quinto della norma censurata reca apposita disciplina per l'ipotesi di contumacia del convenuto. Inoltre, poiché l'ordinanza-ingiunzione può essere emessa dal momento in cui il contraddittorio è stato instaurato fino alla precisazione delle conclusioni ed è soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili di cui agli articoli 177 e 178, primo comma, cod. proc. civ. , gli estratti contabili, la cui efficacia probatoria nel procedimento a quo il remittente sospetta di illegittimità, vanno apprezzati dal giudice, inizialmente o nel prosieguo, nel quadro complessivo delle emergenze processuali. Ne consegue che tali estratti, nel caso di cui al giudizio a quo, finiscono per spiegare per vie diverse una efficacia non dissimile da quella loro attribuita, in caso di opposizione, nel procedimento monitorio documentale. Nessuna inversione dell'onere della prova deriva dalla norma censurata, ma soltanto l'attribuzione di una ben circoscritta valenza probatoria, attribuita a determinati documenti in ragione della natura dei crediti sui quali si controverte, in deroga alla regola generale secondo cui le scritture in argomento fanno prova contro l'imprenditore; per cui l'anzidetta natura del credito, anche quando esso riguardi una prestazione di servizi, non è elemento idoneo a modificare tale conclusione. Anche i parametri di cui agli articoli 24, secondo comma, e 111, primo e secondo comma, della Costituzione risultano pertanto infondatamente evocati.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 186-ter, primo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, secondo comma, e 111, primo e secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Milano con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 giugno 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 giugno 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA