[pronunce]

che la questione sollevata dalla Corte di cassazione si fonda sulla violazione degli artt. 3 e 27 Cost. perché la rigidità della prescrizione, a fronte del variare della situazione concreta, determinerebbe una sostanziale ingiustizia nel trattare allo stesso modo condotte di rilievo penale tra loro differenti e difformemente sanzionate dal legislatore mediante la pena principale; che la questione è inammissibile; che analoga questione è già stata dichiarata inammissibile da questa Corte con la sentenza n. 134 del 2012; che, in tale occasione, si era evidenziato che la questione sollevata atteneva alla supposta non conformità a Costituzione della predeterminazione, nella misura fissa di dieci anni, della pena accessoria dell'inabilitazione all'esercizio di un'impresa commerciale e ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa, di cui all'art. 216, ultimo comma, del r.d. n. 267 del 1942 per il delitto di bancarotta, risultando, in tal modo, non applicabile l'art. 37 cod. pen. ; che la rimettente, in definitiva, aveva chiesto di aggiungere le parole «fino a» all'ultimo comma dell'art. 216 del r.d. n. 267 del 1942, al fine di rendere possibile l'applicazione dell'art. 37 cod. pen. ; che, con la citata sentenza, si era ritenuta la questione inammissibile perchè l'addizione normativa richiesta dai giudici a quibus non costituiva una soluzione costituzionalmente obbligata, ma, implicando scelte affidate alla discrezionalità del legislatore, eccedeva i poteri di intervento di questa Corte; che, nel caso in esame, non risultando addotti profili o argomenti diversi o ulteriori rispetto a quelli già valutati nella precedente pronuncia di inammissibilità, la questione, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 216, ultimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), sollevata - in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione - dalla Corte di cassazione con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 luglio 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 luglio 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI