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Il secondo elemento, collegato alla costante crescita dell'importo totale dei residui da riscuotere, è conseguenza della mancanza di una prassi di cancellazione dei debiti arretrati e ormai inesigibili. Tale inesigibilità trova evidenza anche nel bilancio dello Stato, all'interno del quale le somme accertate, ma rimaste ancora da riscuotere (i cosiddetti "residui attivi" del bilancio statale), riferite alle entrate iscritte a ruolo dall'Agenzia delle entrate, sono già state in gran parte svalutate. Rispetto alla situazione complessiva del magazzino dei crediti da riscuotere in capo all'Agenzia delle entrate-Riscossione alla data del 31 dicembre 2020, alcuni crediti possono considerarsi inesigibili o con assai remote possibilità di riscossione sulla base di alcune particolari condizioni soggettive dei relativi debitori. Si tratta, in particolare, dei soggetti con procedura concorsuale chiusa, dei deceduti senza eredi, dei soggetti nullatenenti o con solo la prima casa di abitazione, complessivamente pari a circa 4, milioni di contribuenti, a cui corrisponde un carico residuo contabile di circa 340,8 miliardi di euro (pari a circa il 34 per cento del totale). Nella Relazione si sostiene che i debiti residui di tali categorie di contribuenti, una volta puntualmente verificati i relativi requisiti soggettivi, potrebbero essere oggetto di un discarico automatico nell'ambito di una possibile riforma dell'attuale disciplina dell'inesigibilità e conseguentemente cancellati dalle scritture patrimoniali degli enti creditori. In conclusione, sottolinea l'opportunità di approfondire altresì il tema dei concessionari dei servizi di riscossione. Il correlatore FENU ( M5S ) si associa all'intervento del relatore Bagnai, che integra ricordando che oltre all'importante flusso di crediti affidati ogni anno all'Agente della riscossione, la Relazione individua, quale principale motivazione della costante crescita dell'importo totale dei residui da riscuotere, la mancanza di una efficace procedura/prassi di cancellazione dei debiti arretrati e ormai inesigibili. La mancata cancellazione dei crediti non riscuotibili (inesigibili) discende da una complessa procedura di rendicontazione e controllo dell'attività di riscossione che deriva da un impianto normativo di regole introdotte quando la riscossione coattiva veniva effettuata da soggetti privati. Questo sistema di regole, infatti, disciplinava il rapporto tra un soggetto pubblico titolare del credito, e un soggetto privato, incaricato della riscossione. Il primo tenuto ad esercitare un controllo analitico sull'operato dell'incaricato della riscossione; quest'ultimo, obbligato a dimostrare, al singolo ente creditore e per ciascuna quota affidata, di aver posto in essere tutte le azioni possibili per riscuotere il credito, prima di poterlo cancellare ed ottenere il rimborso dei costi sostenuti. In base alla normativa vigente, l'Agenzia delle entrate-Riscossione dovrebbe effettuare, per 12,7 milioni di soggetti debitori, circa 5 milioni di fermi amministrativi su veicoli ovvero su altri beni mobili registrati; circa 4,9 milioni di ipoteche ed eventuali successive esecuzioni immobiliari; oltre 6 milioni di pignoramenti presso il datore di lavoro o l'ente pensionistico per redditi di lavoro o di pensione; circa 850.000 pignoramenti presso terzi per rapporti economici intrattenuti dai debitori con altri soggetti; nonché, infine, per tutti i 12,7 milioni di contribuenti, l'accesso puntuale all'Anagrafe dei rapporti finanziari per verificare la presenza di informazioni utili alle procedure di pignoramento dei conti correnti e/o dei rapporti finanziari e, quindi, il relativo avvio. Nella Relazione si indicano anche ulteriori motivazioni alla base dell'accumulo di crediti arretrati e, in particolare, una serie di limitazioni imposte in capo all'Agente della riscossione che non esistono in altri Paesi, che per alcuni versi sono anche più stringenti rispetto a quelle imposte ai creditori privati; una serie di misure introdotte a tutela dei contribuenti più fragili, di cui però beneficiano anche soggetti che tendono ad utilizzarle con fini dilatori, ad esempio in tema di rateizzazioni; i ricorsi (spesso presentati per motivi strumentali o di carattere puramente procedurale) e la lentezza del sistema giudiziario; l'inapplicabilità delle attuali misure in tema di cancellazione dei crediti inesigibili. Le misure di riforma indicate nella Relazione riguardano, tra l'altro, la maggiore integrazione tra Agenzia delle entrate e Agenzia delle entrate - Riscossione, che potrebbe portare a una possibile definitiva incorporazione di quest'ultima all'interno della prima, e una condivisione delle banche dati e delle informazioni tra le due Agenzie; il meccanismo della remunerazione dell'Agente della riscossione ("aggio"); la disciplina delle diverse forme di rateizzazione dei debiti iscritti a ruolo a carico dei contribuenti, oggi prive di coerenza sistematica; il discarico automatico dei crediti pregressi per alcune categorie di contribuenti, valutati anche sulla base di elementi soggettivi, per evitare di appesantire l'attività di riscossione. Infine, invita a considerare due elementi. Il primo riguarda il rischio, in assenza dell'adozione di nuove procedure e nuovi criteri, di un sistematico aumento annuale del magazzino per una cifra indicativa pari a circa 70 miliardi, frutto di un calcolo solo approssimativo che considera gli 80 miliardi di crediti da riscuotere ogni anno e la capacità di riscossione che, immediatamente prima della pandemia, aveva raggiunto i 10-11 miliardi. Per evitare che il problema del magazzino possa in futuro ripresentarsi considera ipotizzabile una revisione dell'attuale meccanismo dell'inesigibilità, nonché che l'Agente della riscossione effettui le azioni di recupero coattivo secondo un piano annuale adeguato alla sua capacità operativa. Tale piano potrebbe essere inserito nell'atto aggiuntivo alla Convenzione tra il Ministero dell'economia e delle finanze e l'Agenzia delle entrate previsto dall'articolo 1, comma 13, del decreto-legge n. 193 del 2016. Il secondo riguarda, invece, l'opportunità di un intervento normativo teso ad eliminare i rimborsi forfettari delle spese sostenute per la notifica della cartella e per le procedure di recupero. Conclusivamente, anche al fine di un esame più approfondito della materia e l'adozione di una risoluzione più completa di proposte e di indirizzi al Governo, giudica indispensabile ottenere ulteriori dati ed elementi informativi dall'Agenzia delle entrate e dall'Agenzia delle entrate - Riscossione, che si riserva di indicare, anche informalmente, in tempi brevissimi. Il senatore BAGNAI ( L-SP-PSd'Az ) ad integrazione dell'intervento già svolto rileva il carattere pregiudiziale rispetto alle osservazioni di merito dell'indicazione dei tempi e del percorso per raggiungere l'obiettivo di una risoluzione da approvare in Commissione. Aggiunge inoltre che alcune questioni, quali ad esempio, l'obiettivo di integrazione delle banche dati ovvero le sanzioni applicabili alle somme definite dalle cartelle meritano un ulteriore approfondimento.