[ddlpres]

Modifiche alla legge 27 marzo 1992, n. 257, recante norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto. Onorevoli Senatori . – La legge 27 marzo 1992, n. 257, ha rappresentato un caposaldo nell'azione svolta dal nostro Paese a tutela dei lavoratori e delle popolazioni contro l'esposizione all'amianto. È giunto il momento di rafforzare e di attualizzare i meccanismi introdotti quasi trent'anni or sono. Diverse sono le ragioni che giustificano questa opera di revisione. La prima è che, purtroppo, malgrado il tempo trascorso, non pochi di questi meccanismi sono rimasti concretamente inutilizzati: sia per il rinvio della norma a decreti ministeriali attuativi non sempre poi adottati, sia per la laboriosità di determinati adempimenti, sia per l'inerzia di alcuni degli organismi deputati alla realizzazione dei medesimi adempimenti, sia per la debolezza dell'apparato sanzionatorio. D'altra parte, nel frattempo si è ulteriormente sviluppato il sapere scientifico e tecnologico in materia, con la conseguenza che anche i dettati normativi debbono adeguarsi alle acquisizioni derivanti dallo sviluppo delle conoscenze. Con l'articolo 1, comma 1, lettera a) , viene modificato l'articolo 1 della legge n. 257 del 1992 prevedendo l'estensione dell'ambito di applicazione della legge anche alla fluoro-edenite, la quale presenta numerose analogie con le fibre di amianto. Tra le acquisizioni scientifiche di questi ultimi anni, infatti, spicca quella concernente la fibra anfibolica di fluoro-edenite, presente in Italia sul territorio del comune di Biancavilla, riconosciuta dalla comunità scientifica nel 2000, definita cancerogena per l'uomo dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione nel 2014, quale causa di mesotelioma attraverso una serie di meccanismi patogenetici analoghi a quelli delle fibre d'amianto. Significativa al riguardo è la scheda pervenuta dall'Istituto superiore di sanità. Nell'ambito dell'attività di sorveglianza epidemiologica della mortalità per mesotelioma pleurico condotta dall'Istituto superiore di sanità (ISS) a partire dalla fine degli anni Ottanta, nel 1996 è stato osservato un significativo aumento di rischio nel comune di Biancavilla, ubicato in provincia di Catania, alle pendici dell'Etna, con riferimento agli anni 1988-92. Nel biennio 1997-98, sulla base di una casistica più ampia, di una verifica anatomo-patologica delle diagnosi e dell'effettuazione di interviste ai pazienti o ai loro familiari, il risultato si confermava. La casistica dei mesoteliomi di Biancavilla presentava tre peculiarità: equinumerosità dei due generi, bassa età alla diagnosi, assenza di esposizioni professionali ad amianto certe o probabili. Poiché la maggior parte del materiale lapideo usato nell'edilizia locale proveniva da una grande cava prossima all'area urbana del comune si saggiò la presenza di fibre di amianto nell'area di cava. La ricerca portò all'identificazione di una fibra anfibolica nel materiale (relativamente morbido) presente negli spazi interstiziali fra i blocchi di roccia lavica. Tale anfibolo risultò essere una nuova specie minerale, precedentemente sconosciuta, che venne denominata « fluoro-edenite ». Indicazioni a carattere preventivo furono fornite dall'ISS al comune di Biancavilla e alla Regione siciliana a partire del 1998. L'attività di risanamento ambientale proseguì in modo più incisivo con il riconoscimento di Biancavilla come sito di interesse nazionale (SIN) per le bonifiche (2002). Nel 2004 l'Istituto Ramazzini di Bologna pubblicò i risultati di uno studio di cancerogenesi sperimentale nel quale la fluoro-edenite, iniettata nella cavità intrapleurica e intraperitoneale del ratto, aveva causato lo sviluppo del mesotelioma in entrambe le sedi. Ulteriori studi epidemiologici, nel frattempo, avevano mostrato che l'incidenza del mesotelioma a Biancavilla era di circa 5 volte superiore a quella media siciliana, ma considerando la popolazione sotto i 50 e sotto i 40 anni, il rischio era rispettivamente 20 e 60 volte più elevato. Sulla base di questo insieme di dati, nel 2014, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) di Lione, valutò la fibra anfibolica di fluoro-edenite come cancerogena per l'uomo (gruppo 1, evidenza sufficiente di cancerogenicità nell'uomo e nell'animale). Per approfondimenti, si rinvia alla Monografia IARC Some Nanomaterials and Some Fibre , Vol. 111 del 2017, pp. 215-242. (https://monographs.iarc.fr/monographs-available/) . Le analogie fra la fibra di fluoro-edenite e le fibre degli amianti normati sono molteplici. Oltre all'induzione del mesotelioma nell'uomo e negli animali da laboratorio, è analoga la capacità di indurre nelle cellule in coltura risposte predittive di trasformazione cellulare, quali rotture del filamento di DNA, multinucleazione e rilascio di citochine pre-infiammatorie. La biopersistenza della fluoro-edenite è stata comprovata dalla presenza di fibre nell'espettorato di soggetti bronchitici residenti a Biancavilla. Fra i residenti in questo comune è inoltre elevata la prevalenza di placche pleuriche e, recentemente, sono stati descritti casi di una fibrosi polmonare analoga all'asbestosi in assenza di esposizione professionale ad amianto. Sulla base di questo corpo di conoscenze e della valutazione della IARC di Lione, si ritiene ragionevole ed equo applicare in aree con presenza di fluoro-edenite le norme della legge n. 257 del 1992 relative all'esposizione ad amianto, eccettuato allo stato l'articolo 13, da collocare coerentemente in una futura revisione delle misure di sostegno ivi previste. Con l'articolo 1, comma 1, lettera c), viene modificato l'articolo 9 della legge n. 257 del 1992. Tale modifica si rende necessaria in quanto la formulazione incerta e ambigua della norma finisce spesso per renderla inattuata da parte delle imprese. Il comma 1 dell'articolo 9 della legge n. 257 del 1992 fa riferimento all'obbligo, sanzionato in via amministrativa dall'articolo 15, comma 4, a carico delle « imprese che utilizzano amianto, direttamente o indirettamente, nei processi produttivi, o che svolgono attività di smaltimento o di bonifica dell'amianto ». Si tratta dell'obbligo di inviare annualmente alle regioni, alle province autonome di Trento e di Bolzano e alle unità sanitarie locali nel cui ambito di competenza sono situati gli stabilimenti o si svolgono le attività dell'impresa, una relazione. Siffatta relazione deve contenere quattro serie di dati: a) i tipi e i quantitativi di amianto utilizzati e dei rifiuti di amianto che sono oggetto dell'attività di smaltimento o di bonifica; b) le attività svolte, i procedimenti applicati, il numero e i dati anagrafici degli addetti, il carattere e la durata delle loro attività e le esposizioni dell'amianto alle quali sono stati sottoposti; c) le caratteristiche degli eventuali prodotti contenenti amianto; d) le misure adottate o in via di adozione ai fini della tutela della salute dei lavoratori e della tutela dell'ambiente.