[massime]

Acque termali - Riordino del settore - Concessione per attività termali - Marchio di qualità termale riservato ai titolari della concessione - Ricorso della regione lombardia - Assunta inosservanza del riparto di competenze tra stato e regioni - Non fondatezza della questione.. Le norme di cui all’art. 13 della legge 24 ottobre 2000, n. 323 – impugnato nella parte in cui prevede che con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, da emanare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della stessa legge, è istituito il marchio di qualità termale riservato ai titolari di concessione mineraria per le attività termali ed impugnato, altresì, nella parte in cui prevede che il predetto marchio sia assegnato, con decreto del Ministro dell’ambiente, su proposta della Regione, secondo le modalità stabilite dalle Regioni, in base ai principi indicati – attribuiscono alle Regioni compiti di istruttoria che si traducono in un potere di proposta al Ministro, secondo le modalità stabilite dalle Regioni stesse, che assicura ad esse una posizione centrale nell’assegnazione del marchio. Appare, peraltro ragionevole che il marchio, in quanto attestazione di qualità con valenza anche internazionale, venga istituito e poi assegnato dall’ente esponenziale dell’intera collettività nazionale. Non è, pertanto, fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 13 della legge 24 ottobre 2000, n. 323, sollevata in riferimento agli articoli 3, 5, 97, 117 e 118 della Costituzione, in quanto integrerebbe, pur in assenza dei presupposti e delle condizioni, la fattispecie dell’avvalimento degli uffici regionali da parte dello Stato, risultando comunque incostituzionale sotto il duplice profilo dell’inosservanza del riparto costituzionale di competenze tra Stato e Regioni e dell’irrazionalità della disciplina.