[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale della legge della Regione Puglia 28 marzo 2019, n. 8, recante «Abrogazione dell'articolo 9 della legge regionale 3 agosto 2006, n. 25 (Principi e organizzazione del Servizio sanitario regionale)», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 30 maggio-4 giugno 2019, depositato in cancelleria il 5 giugno 2019, iscritto al n. 66 del registro ricorsi 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 30, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di costituzione della Regione Puglia; udito il Giudice relatore Giuliano Amato ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto 1), lettere a) e c), in collegamento da remoto, senza discussione orale, in data 5 maggio 2020; deliberato nella camera di consiglio del 5 maggio 2020. Ritenuto che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato la legge della Regione Puglia 28 marzo 2019, n. 8, recante «Abrogazione dell'articolo 9 della legge regionale 3 agosto 2006, n. 25 (Principi e organizzazione del Servizio sanitario regionale)», per violazione degli artt. 3 e 117, terzo comma, della Costituzione; che, ad avviso del ricorrente, la legge regionale impugnata, costituita dal solo art. 1, nel prevedere la soppressione degli albi regionali degli aspiranti alla nomina a direttore amministrativo e direttore sanitario delle aziende sanitarie e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, consentirebbe al direttore generale di effettuare tale nomina al di fuori da qualsiasi procedura volta alla previa verifica dell'idoneità dei candidati, in contrasto con i principi fondamentali in materia di dirigenza sanitaria, posti dagli artt. 3 e 5 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 171 , recante «Attuazione della delega di cui all'articolo 11, comma 1, lettera p), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di dirigenza sanitaria», così compromettendo le finalità di trasparenza e imparzialità perseguite con la riforma della dirigenza sanitaria; che la medesima legge, inoltre, disponendo la soppressione di strumenti di verifica - gli albi degli idonei - già esistenti nell'ordinamento regionale, sarebbe irragionevole e quindi lesiva dell'art. 3 Cost.; che, la Regione Puglia, nel resistere al ricorso, ha sostenuto che la soppressione degli albi regionali di cui all'art. 9 della legge della Regione Puglia 3 agosto 2006 n. 25 del 2006 (Principi e organizzazione del Servizio sanitario regionale) non violerebbe i principi di trasparenza e efficienza sottesi all'art. 3 del d.lgs. n. 171 del 2016; che la norma impugnata avrebbe abrogato solo l'istituzione dell'elenco regionale, ma non avrebbe eliminato i criteri, dettati dalle norme statali, ai quali il direttore generale deve attenersi per la nomina delle altre figure dirigenziali; rimarrebbero, infatti, applicabili i requisiti generali previsti dagli artt. 3, comma 7, e 3-bis, comma 9, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), dal d.P.R. 10 dicembre 1997, n. 484 (Regolamento recante la determinazione dei requisiti per l'accesso alla direzione sanitaria aziendale e dei requisiti e dei criteri per l'accesso al secondo livello dirigenziale per il personale del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale), dal decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39 (Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell'articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190), nonché dal decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 (Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni); che, nelle more del giudizio, l'art. 1 della legge della Regione Puglia 31 ottobre 2019, n. 48 (Norme in materia di nomina dei direttori amministrativi e sanitari delle aziende ed enti del Servizio sanitario regionale) ha previsto, al comma 1, «l'istituzione degli elenchi regionali degli idonei alla nomina di direttore amministrativo e di direttore sanitario delle aziende ed enti del Servizio sanitario regionale (SSR) in applicazione dell'articolo 3 del decreto legislativo del 4 agosto 2016 n. 171 (Attuazione della delega di cui all'articolo 11, comma 1, lettera p), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di dirigenza sanitaria)»; che, con atto pervenuto il 14 aprile 2020, il ricorrente ha dichiarato di rinunciare al ricorso sulla base della delibera adottata in tal senso dal Consiglio dei ministri il 6 aprile 2020. Considerato che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato la legge della Regione Puglia 28 marzo 2019, n. 8, recante «Abrogazione dell'articolo 9 della legge regionale 3 agosto 2006, n. 25 (Principi e organizzazione del Servizio sanitario regionale)», per violazione degli artt. 3 e 117, terzo comma, della Costituzione; che, secondo il ricorrente, la legge regionale impugnata, costituita dal solo art. 1, nel prevedere la soppressione degli albi regionali degli aspiranti alla nomina a direttore amministrativo e direttore sanitario delle aziende sanitarie e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali in materia di dirigenza sanitaria, posti dagli artt. 3 e 5 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 171 (Attuazione della delega di cui all'articolo 11, comma 1, lettera p), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di dirigenza sanitaria); che la medesima legge, inoltre, nel disporre la soppressione di strumenti di verifica - gli albi degli idonei - già esistenti nell'ordinamento regionale, sarebbe irragionevole e quindi lesiva dell'art. 3 Cost.;