[resaula]

Tutto questo, e tanto altro che il poco tempo a disposizione non consente di trattare, rivelava inequivocabilmente un modo e un'idea differente di concepire la giustizia. Mi aspettavo che, una volta insediatosi il nuovo Governo, ci fosse un cambio di passo rispetto al precedente, perché quando si sta in coalizione ci si confronta e si trova la sintesi sulle rispettive posizioni, rinunciando ai provvedimenti spot e alle posizioni populiste che avevano condotto all'approvazione di provvedimenti che hanno minato l'articolazione del nostro sistema giudiziario, favorendo le gogne mediatiche, i processi fatti in TV e sugli organi di informazione, talvolta subìti da soggetti rivelatisi poi innocenti. Insomma, un continuo, difficilissimo incontro-scontro su temi importanti e complessi, culminato con la vicenda relativa alla gestione delle carceri, per la quale reiteratamente avevamo richiesto per primi la rimozione del capo del DAP, che si era rivelato non idoneo a svolgere quel delicato incarico. Anche in quella circostanza, siamo rimasti inascoltati, generando le note, gravissime conseguenze e l'epilogo che - ne sono certo - neanche lei si aspettava. Tutti questi temi erano ben noti, perché a più riprese li avevamo rappresentati. Tuttavia, quella discontinuità che avevamo auspicato e invocato a più riprese non c'è stata, se non in maniera molto blanda e per nulla incisiva. Noi abbiamo da sempre manifestato grande responsabilità, formulando proposte sempre dirette non alla ricerca di visibilità, ma solo al perseguimento dell'interesse superiore del Paese. Così abbiamo fatto anche in questa circostanza. Nonostante ciò sia sotto gli occhi di tutti, in questi giorni abbiamo sentito commenti denigratori da parte di persone, anche ben titolate, che reclamano l'unità della coalizione, ma poi sono i primi a pensare di essere i soli ad avere la dignità che invece compete e va riconosciuta a tutte le parti di una maggioranza, nella quale tutti sono indispensabili, come oggi è ampiamente dimostrato; commenti, esternazioni, avvertimenti talvolta sfociati in vere e proprie minacce da parte di persone evidentemente consapevoli dei propri limiti, che da tempo provano inutilmente a rincorrere chi si manifesta sempre e costantemente collaborativo e propositivo. È tuttavia evidente che il senso di responsabilità, signor Ministro, non è illimitato e mai deve essere dato per scontato, soprattutto se non emerge il riconoscimento della pari dignità di cui ho già parlato e se non si mostrano chiari segnali di discontinuità e di volontà collaborativa. A onor del vero, in quest'ultimo periodo ci sono stati diversi segnali di apertura su altri importantissimi temi, che sicuramente hanno rinvigorito questa maggioranza, ma nessuno può credere che ci siano forze politiche cui assegnare il ruolo di stampella. Credo, signor Ministro, che sia arrivato il momento di dimostrare il senso di responsabilità che l'alta carica che ella ricopre le impone e sono certo che saprà fare quanto necessario per dare tale dimostrazione per il bene della coalizione, ma soprattutto per il bene superiore del Paese, che noi abbiamo sempre perseguito e tutelato a dispetto di chi sostiene che rincorriamo posti di sotto - Governo, di Governo o simili, che oggettivamente non ci sono mai interessati e abbiamo ampiamente dimostrato anche questo nel corso di questi anni. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, i giornali anche stamattina si sbizzarriscono nel cercare quale baratto vi sia stavolta tra il partito di Renzi e il Governo per non sfiduciare il Ministro: parlano della prescrizione, della riapertura dei cantieri, di un posto di Ministro all'onorevole Boschi, di un "rimpastino" o anche solo di uno strapuntino; uno strapuntino in cambio della giustizia italiana. Una vergogna nella vergogna! Noi riteniamo invece che nulla possa essere merce di baratto quando si tratta della giustizia, quando si tratta dello Stato di diritto, quando si tratta della libertà degli italiani; quando si tratta della sicurezza degli italiani, nulla può essere merce di baratto. Eppure, signor Ministro, il baratto sembra essere l'elemento che contraddistingue il suo Dicastero, il suo mandato; il baratto o comunque la sudditanza a chi dal carcere le faceva sapere che proprio Di Matteo non poteva essere nominato per quella posizione: le fecero sapere con i cosiddetti pizzini, cioè le intercettazioni che si usano in quei casi, che per loro sarebbe stata la fine. Lei sapeva, lo ha ammesso lei stesso e lo ricorda anche il procuratore antimafia nella sua testimonianza sui giornali. Lei sapeva e si è adeguato; ha barattato la sua tranquillità con il no a Di Matteo, cui lei stesso aveva pensato. Per questo, signor Ministro, noi ci auguriamo le sue dimissioni, come atto della sua coscienza prima che come atto del Parlamento. Vi è, però, un secondo e più grave mercimonio, quello fatto con i reclusi nelle carceri. Chiunque aveva avuto conoscenza di quel mondo aveva subito capito che le rivolte erano organizzate, frutto di una strategia; persino i giornali parlavano di una strategia criminale. Eppure, invece di opporsi al baratto (fine dell'emergenza nelle carceri con la scarcerazione dei detenuti), lei ha fatto come Ponzio Pilato: ha subìto il baratto e 500 pericolosi criminali, in parte anche mafiosi, sono stati liberati in poche ore. Quando il senatore Alberto Balboni lo denunciò in quest'Aula, il MoVimento 5 Stelle insorse, perché diceva che era una fake news; poi con il decreto-legge n. 29 del 2020, un provvedimento tampone, ha ammesso che era tutta verità cui bisognava porre rimedio. Purtroppo i 5 Stelle sono abituati alle fake news e purtroppo il baratto è avvenuto anche altrove. Sono giunte, infatti, le dimissioni del direttore del DAP Basentini; dimissioni certamente dovute, che sono apparse simili ad altre. Proprio i 5 Stelle ricordavano in quest'Aula il ministro Alfano. Lo faccio anch'io e ricordo che le dimissioni del suo Capo di gabinetto, quando una cittadina kazaka fu consegnata a quel regime, che furono usate per coprire le responsabilità politiche del Ministro di allora. Ricordo anche le parole in quest'Aula del senatore Giarrusso che, evocando il baratto e le dimissioni concertate, parlò di grande menzogna invocando le dimissioni di Alfano. Il MoVimento 5 Stelle oggi cambia totalmente, perché deve difendere i posti al Governo, la cui delegazione è guidata dal ministro Bonafede. Succede quindi che i 5 Stelle e persino il Partito Democratico dicono che, se il ministro Bonafede viene sfiduciato, si va al voto. Ma come, il voto non doveva essere un'araba fenice? Il voto mentre il Paese è in emergenza? Avete detto per mesi e lo dite anche in questi giorni che non si può votare perché il Paese è in emergenza, ma si deve votare se cade il ministro Bonafede? Bene, si deve votare e ci auguriamo che quello che quest'Assemblea non riesce a fare lo possano fare in quel caso i cittadini italiani, determinando con il loro voto le dimissioni non solo sue, ma del Governo italiano e di gran parte dei parlamentari che la difendono a spada tratta perché difendono sé stessi.