[pronunce]

Ritenuto che i Giudici di pace indicati in epigrafe hanno sollevato questione di legittimità costituzionale - adducendo, complessivamente, la violazione degli artt. 2, 3, 24, 25, 41, 102, primo comma, 111, secondo comma, e 113 della Costituzione - dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214; che la quasi totalità dei rimettenti - con l'eccezione dei Giudici di pace di Montefiascone (r.o. n. 1091 del 2003), Cagliari (r.o. n. 1151 del 2003 e n. 23 del 2004), Brindisi (r.o. nn. 1168 e 1169 del 2003) , Trapani (r.o. n. 22 del 2004), Carini (r.o. n. 126 del 2004), Varazze (r.o. n. 214 del 2004), Palermo (r.o. n. 227 del 2004) ed Aulla (r.o. n. 269 del 2004) - censurano specificamente il comma 3 dell'art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992, ovvero il medesimo articolo «nella parte in cui prevede che all'atto del deposito del ricorso» - avverso il verbale di contestazione della infrazione alle regole della circolazione stradale - «il ricorrente debba versare presso la Cancelleria del Giudice di Pace, a pena di inammissibilità del ricorso, una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione irrogata»; che, tuttavia, anche i giudici a quibus sopra specificamente menzionati, pur investendo con la propria iniziativa - è il caso del rimettente di Varazze (r.o. n. 214 del 2004) - la disposizione che ha introdotto nel testo del “codice della strada” il summenzionato art. 204-bis (disposizione, peraltro, indicata erroneamente come «art. 4, comma 1-septies, della legge 1° agosto 2003 n. 214»), ovvero - è il caso dei Giudici di pace di Montefiascone (r.o. n. 1091 del 2003), Cagliari (r.o. n. 1151 del 2003 e n. 23 del 2004), Brindisi (r.o. nn. 1168 e 1169 del 2003) , Trapani (r.o. n. 22 del 2004), Carini (r.o. n. 126 del 2004), Palermo (r.o. n. 227 del 2004) ed Aulla (r.o. n. 269 del 2004) - un inesistente art. 204-bis (ovvero, 204), comma 3 (o, talvolta, anche “punti” nn. 1, 2 e 3) , della legge 1° agosto 2003, n. 214 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151, recante modifiche ed integrazioni al codice della strada), intendono egualmente censurare il comma 3 del già menzionato art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992; che accanto alla censura che investe il comma suddetto, taluni dei rimettenti prospettano ulteriori questioni di legittimità costituzionale; che, da un lato, i Giudici di pace di Mestre (r.o. n. 1166 del 2003) e Rimini (r.o. n. 217 del 2004) estendono, infatti, il dubbio di costituzionalità, l'uno alle previsioni di cui ai commi 5 e 6 del citato art. 204-bis (disciplinanti, rispettivamente, le modalità di prelievo, restituzione ed incameramento della somma depositata dal ricorrente ai sensi del predetto comma 3, nelle ipotesi di accoglimento o rigetto della sua iniziativa giudiziale), l'altro al solo comma 5 dell'articolo in questione; che, dall'altro, i Giudici di pace di Carinola (r.o. n. 1160 del 2003) , Ficarolo (r.o. n. 1172 del 2003), Modica (r.o. n. 4 del 2004) e Grosseto (r.o. n. 129 del 2004) dubitano pure della legittimità costituzionale - per violazione dell'art. 41 della Costituzione - degli artt. 2 e 4 del regio decreto 10 marzo 1910, n. 149 (Approvazione del regolamento sul servizio dei depositi giudiziari), disposizioni che verrebbero in rilievo nel caso di specie, regolando le modalità del deposito - da compiersi «nell'ufficio postale incaricato dei depositi giudiziari» - di quella somma il cui versamento, come visto, viene configurato alla stregua di requisito di ammissibilità del ricorso giurisdizionale de quo; che, quanto ai parametri evocati dai diversi rimettenti, ciascuno dei giudici a quibus dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992, per contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, salvo quello di Sorgono (r.o. n. 43 del 2004), il solo che ometta di riferirsi anche all'art. 3; che, difatti, tutti i Giudici di pace, salvo quello sopra menzionato, concordano nel ritenere - seppur con diverse argomentazioni - che la previsione normativa suddetta, nel subordinare l'ammissibilità del ricorso giurisdizionale all'adempimento dell'onere economico consistente nel versamento di una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall'organo accertatore, discrimini i soggetti ricorrenti in relazione alle loro differenti condizioni economiche, in particolare precludendo (o comunque rendendo difficoltoso) l'accesso alla tutela giurisdizionale ai soggetti privi di adeguati mezzi economici; che i rimettenti, inoltre, espressamente affermano (o comunque lasciano intendere) che l'evenienza da ultimo descritta non è esclusa dalla possibilità per i soggetti non abbienti di presentare il ricorso amministrativo al prefetto (che non prevede il previo versamento della cauzione), giacché, se così fosse, dovrebbe allora concludersi che il ricorso all'autorità giudiziaria sia un mezzo di tutela riservato esclusivamente ai soggetti economicamente agiati; che in tutte le ordinanze di rimessione è ipotizzata anche la violazione dell'art. 24 della Costituzione, in base al rilievo che la prestazione imposta dalla norma impugnata ostacoli l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale (per giunta proprio in un settore caratterizzato, come non mancano di rilevare numerosi giudici a quibus, dal fatto di non addossare alcun onere, né economico né tecnico, al cittadino), eliminando (o comunque comprimendo) la tutela per i non abbienti, e rivelando così come la finalità della riforma posta in essere dal legislatore del 2003 sia esclusivamente quella di creare un forte deterrente alla presentazione dei ricorsi al giudice di pace; che i Giudici di pace di Sulmona (r.o. nn .