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Un numero crescente di cittadini e imprese, lavoratori, associazioni, amministratori, sindaci, esponenti politici di tutta Italia chiedono, con sempre maggiore forza, il completamento della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. La verità, ormai innegabile, è che i reali ostacoli alla realizzazione dell'opera sono da imputare alla caduta verticale dei consensi del MoVimento 5 Stelle nei confronti dell'altro partner governativo, testimoniata dalle recenti elezioni regionali, oltre all'avvicinarsi delle elezioni europee e, soprattutto, all'impossibilità di mantenere fede a tutte le mirabolanti promesse fatte in campagna elettorale, che tolgono al Movimento qualsivoglia intenzione di fare ciò che si prospetta essere il meglio per il Paese e fare invece ciò che torna utile al Movimento stesso. Siamo passati da dichiarazioni che alludevano alla volontà di trovare soluzioni tecniche, con l'analisi costi-benefici, a frasi del tipo: «Troveremo un accordo politico»; il tutto senza rendersi conto che non solo si cadeva in contraddizione con quanto sempre sostenuto, ma che si conferma quanto sostenevamo da tempo e cioè che la soluzione alla questione TAV è tutta politica. Altro che analisi costi-benefici: basta prendere in giro gli italiani! Mi chiedo se, qualora non ci fossero state mobilitazioni di piazza delle opposizioni e dei cittadini rispetto a questo vostro atteggiamento irresponsabile, la TAV sarebbe oggi un nodo politico da sciogliere. L'analisi costi-benefici sulla TAV Torino-Lione è stata oggetto di pesanti critiche per i gravi difetti logici con cui è stata condotta. Si è basata su dati risalenti al 2011; è stata quasi tutta incentrata sull'analisi dei costi presunti dell'opera, non tenendo conto degli obiettivi di benessere sociale attesi dalla sua realizzazione in termini di maggiore interconnessione del Paese con il sistema delle reti Trans-European Networks-Transport (TEN-T) europee, di incremento degli scambi commerciali e di maggiore mobilità per i cittadini. Lo stesso ordine degli ingegneri di Torino, riappropriandosi nel ruolo di tecnici che gli compete, parla nella sua controanalisi costi-benefici di errori e semplificazioni che hanno abbattuto i benefici e ingigantito i costi. Il tentativo è stato quello di dimostrare, al di fuori delle regole che disciplinano la redazione di una corretta analisi costi-benefici, che l'opera avrà un costo ampiamente superiore a quanto preventivato. Il documento non valuta invece se l'opera riesce a raggiungere lo scopo per cui è stata decisa e non calcola in modo analitico e completo i benefici monetari (ambiente, salute pubblica, sicurezza, mobilità) che sono a fondamento di qualsiasi investimento pubblico. Una seconda stesura dell'analisi richiesta dal Presidente del Consiglio dei ministri, in ragione delle critiche sollevate sul testo, ha ridotto l'impatto negativo dell'opera da 7,6 miliardi a 2,5 miliardi, confermando l'inadeguatezza e i difetti logici contenuti nel primo dossier costi-benefici. È chiaro dunque che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe sottoposto al Parlamento e al Paese, nonché al Governo francese e all'Unione europea, un'analisi costi-benefici palesemente infondata e oggetto di successivi aggiustamenti da parte del Presidente del Consiglio che, per uscire dalla situazione di evidente contrasto fra le forze politiche della maggioranza, ha recentemente espresso un parere positivo sull'ipotesi di realizzazione della cosiddetta mini TAV, appoggiando la proposta avanzata dalla Lega come progetto originario della TAV Torino-Lione. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, la velocità della risposta economica e la competitività del nostro Paese dipendono in buona misura anche dalla realizzazione di importanti investimenti pubblici. Sulle grandi opere infrastrutturali si misura la capacità di un Governo di guardare al futuro e dotare il Paese di un sistema connesso, integrato con il resto dell'Europa e capace di creare crescita. I recenti dati diffusi dall'ISTAT sull'andamento della nostra economia rendono ancora più urgente l'avvio e il completamento di importanti investimenti pubblici. Colleghi, è un intervento in grado di incidere nei prossimi anni sulla crescita dei posti di lavoro, sul tasso di sviluppo del nostro Paese e non da meno sulla credibilità della nostra politica. Siete pagati per decidere: potete farlo e oggi fatelo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Pichetto Fratin per illustrare la mozione n. 66 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, illustro la mozione n. 66 (testo 2) del Gruppo Forza Italia per dare piena attuazione all'accordo che riguarda il Corridoio 5, da Lisbona a Kiev. Per me questo è un dibattito anche abbastanza surreale, perché mi fa tornare a quando, quindici anni fa,da assessore ho fatto il giro dei vari Comuni per trovare il punto di consenso, le compensazioni, gli attraversamenti dei poderi e, quindi, creare le condizioni perché il Corridoio Lisbona-Kiev potesse partire. Oggi, a quindici anni di distanza, ci troviamo con una discussione che mette in ballo la credibilità del nostro Paese. Noi non possiamo discutere della tratta Torino-Lione; non è una tratta locale, ma una scelta fatta a partire dal 1994 dall'Unione europea per una grande infrastrutturazione ferroviaria di tutto il sistema dell'Unione, con gli assi Est-Ovest e Nord-Sud. Ed è stata la scelta fatta dall'Italia di dare sviluppo, di creare opportunità per le nuove generazioni, per essere più ricchi e non più poveri. Questa è stata la scelta. TAV significa collegare Spagna, Francia e Italia fino a Kiev. Abbiamo 170 miliardi di interscambio con i Paesi Ovest, con la Francia e i Pirenei. TAV può significare, in futuro, andare fino a Pechino: non deve sfuggire che la Cina ha un grande piano di infrastrutturazione, che ragiona anche sulla Via della seta. Apprezzo il ragionamento, che ha fatto proprio ieri una parte del Governo in missione in Cina, di valutare attentamente e condividere il percorso della Via della seta, che prevede una Pechino-Teheran con uno stanziamento complessivo, su un piano ferroviario, di 460 miliardi di dollari e su un piano ancor più grande, come quello marittimo, di mille miliardi di dollari. La parte Torino-Lione della TAV è un piccolo pezzo in mezzo che serve a collegare e a essere centrali per stare meglio rispetto ad altri. Vorrei ricordare che, qualora ciò non avvenisse, il transito verrebbe spostato laddove c'è stata la discussione a fine anni Novanta e inizio anni Duemila, quando la Germania voleva il collegamento sull'Italia non sotto le Alpi, ma sulla tratta Vienna-Monaco-Ginevra. Ecco dove doveva passare la TAV: sulla tratta Vienna-Monaco-Ginevra-Lione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ed è stata una battaglia di questo Paese, dall'estrema destra all'estrema sinistra, unite, perché allora si capì che l'essere al centro e non alla periferia significava creare davvero le condizioni di sviluppo. Le economie tra Lione e Trieste, complessivamente, creano 1.200 miliardi di prodotto interno lordo: