[pronunce]

Quanto all'eccezione di inammissibilità del conflitto per tardività della proposizione del ricorso, la Provincia rileva come, ai sensi dell'art. 39 della legge 11 marzo 1953, n. 87, la piena conoscenza dell'atto invasivo vada accertata con riferimento al «momento in cui l'atto stesso è pervenuto all'assessorato competente, o comunque è conosciuto dal predetto» (ordinanza n. 177 del 1985, e in senso analogo sentenza n. 415 del 1988). Secondo la ricorrente, inoltre, «la conoscenza dell'atto da impugnare deve essere completa, quanto ai suoi contenuti (sentenza n. 343 del 1996) e, soprattutto, l'atto preparatorio che si presume tardivamente impugnato» deve «esprimere in modo chiaro ed inequivoco la pretesa di esercitare una data competenza (sentenza n. 771 del 1988)». I termini per la proposizione del ricorso non potevano pertanto decorrere dal momento in cui l'Avvocatura provinciale era venuta a conoscenza della nota ministeriale, che si limitava a comunicare l'inizio del procedimento e che non consentiva di ipotizzare quale ne sarebbe stato l'esito e, quindi, se esso avrebbe comportato «in modo chiaro ed inequivoco una lesione delle competenze provinciali». «Il carattere assolutamente indisponibile delle competenze provinciali lese» renderebbe comunque impossibile configurare una forma di acquiescenza nella mancata impugnazione di un atto preparatorio (sentenze n. 163 e n. 389 del 1995, n. 191 del 1994) o infraprocedimentale (sentenza n. 525 del 1990). Infine, nel merito, la Provincia esclude che la competenza legislativa in materia di verifiche e manutenzione degli ascensori possa rientrare nella materia 'sicurezza' di cui all'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., riferibile esclusivamente «a quei profili che sono legati all'adozione delle misure relative alla prevenzione dei reati ed al mantenimento dell'ordine pubblico (sentenze numeri 407 del 2002, 6 e 162 del 2004)». Tale conclusione non sarebbe scalfita, secondo la ricorrente, neppure dalla recente sentenza n. 428 del 2004, in cui la Corte ha fatto rientrare la circolazione stradale all'interno della nozione di 'sicurezza', posto che tale affermazione si configura come una particolare ed argomentata eccezione e non quale premessa per una estensione della nozione di 'sicurezza' ; eccezione giustificata dalla particolare e diretta attitudine del mezzo automobilistico a rendersi strumento per il compimento di una serie di reati quali l'omicidio colposo e le lesioni colpose. È inoltre da escludere, secondo la difesa della Provincia, che il richiamo alla 'sicurezza' contenuto nella direttiva comunitaria consenta di ricondurre automaticamente la disciplina in esame alla materia indicata dall'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., poiché «la nozione di 'sicurezza' a cui fa riferimento la direttiva comunitaria è del tutto diversa, nonché più ampia e meno precisa di quella contenuta nell'art. 117, comma secondo, lettera h), della Costituzione».1. - Il ricorso per conflitto di attribuzione proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano nei confronti dello Stato ha ad oggetto il decreto del Direttore generale dello sviluppo produttivo e competitività del Ministero delle attività produttive, emanato il 31 luglio 2002 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 agosto 2002, serie generale n. 196, con il quale è stata revocata l'autorizzazione alla certificazione CE, rilasciata all'organismo I &amp; S, Ingegneria e Sicurezza S.r.l. , di Bolzano. Con il decreto impugnato il Ministero rileva che l'organismo I &amp; S, Ingegneria e Sicurezza S.r.l. in Bolzano, avrebbe svolto attività di verifica straordinaria su impianti di ascensori ex art. 14 del d.P.R. 30 aprile 1999, n. 162 (Regolamento recante norme per l'attuazione della direttiva 95/16/CE sugli ascensori e di semplificazione dei procedimenti per la concessione del nulla osta per ascensori e montacarichi, nonché della relativa licenza di esercizio) per incarico di una ditta di manutenzione, in violazione di quanto disposto dall'allegato VII, punti 1 e 2, della direttiva 95/16/CE, che concerne i criteri minimi che debbono essere seguiti dagli organismi autorizzati alla certificazione CE «nell'esercizio della loro attività di certificazione e di verifica periodica e straordinaria». 1.1. - Nel ricorso la Provincia autonoma di Bolzano afferma che non spettava allo Stato revocare l'autorizzazione alla certificazione CE e rivendica la propria competenza legislativa ed amministrativa concorrente in materia di igiene e sanità riconosciuta dagli artt. 9, primo comma, numero 10, e 16 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige (d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670), dagli artt. 1 e 3, primo comma, numero 10, del d.P.R. 28 marzo 1975, n. 474, recante norme d'attuazione dello statuto per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di igiene e sanità, nonché dall'art. 117 della Costituzione, in relazione all'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. In particolare, a norma dell'art. 3, primo comma, numero 10, delle norme di attuazione citate, gli organi statali sarebbero competenti soltanto per l'attività di omologazione di macchine, di impianti e di mezzi personali di protezione, attività tra le quali non rientrano la verifica e il controllo di macchine, impianti e mezzi installati nella Regione. La competenza della Provincia risulterebbe «rafforzata ed integrata» dalla riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, giacché la materia igiene e sanità sarebbe da ascrivere alla competenza generale e residuale di cui al quarto comma dello stesso art. 117, «salvo eventualmente i profili riconducibili alla materia 'concorrente' della 'protezione civile'». 1.2. - Nell'atto di costituzione e nella successiva memoria l'Avvocatura dello Stato eccepisce in primo luogo l'inammissibilità del ricorso, in quanto il decreto costituirebbe solo il provvedimento conclusivo di un procedimento il cui inizio già rappresentava «atto di esercizio del potere, contro il quale la Provincia avrebbe dovuto proporre il conflitto, poiché ne era a conoscenza». Nel merito, l'Avvocatura rileva che l'art. 9, comma 3, della direttiva 95/16/CE «demanda allo Stato membro che abbia notificato un determinato organismo la revoca della notifica qualora constati che l'organismo non soddisfa più i criteri di cui all'allegato VII» e che tale competenza rientrerebbe nella materia 'sicurezza', attribuita dall'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. alla competenza dello Stato.