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Il tempo a mia disposizione si sta esaurendo quindi concludo il mio intervento. Signor Presidente del Consiglio, dobbiamo innanzitutto garantire la nostra sicurezza; promuovere i nostri interessi strategici, commerciali ed economici e recuperare quel ruolo di influenza che spetta al nostro Paese nel Mediterraneo. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Presidente del Consiglio, colleghi, in questo importante appuntamento stiamo mettendo insieme le nostre idee e le nostre considerazioni in uno scenario totalmente diverso rispetto a poche settimane fa. A me preme mettere in evidenza due punti, uno dei quali coincide in parte con quanto detto dagli altri colleghi e che ha molto a che vedere con questa grande sfida mondiale per la salute di tutti. Nel 1978 c'era lo slogan di Alma-Ata che diceva «Salute per tutti entro il 2000». Ci piacerebbe poter dire: salute per tutti nell'anno 2021. La sfida della pandemia, infatti, la si vince tutti insieme o non la vinceremo affatto. Per quanto riguarda l'Italia, però, al di là di una serie di informazioni falsamente accattivanti, molto spesso propinate anche la sera nei telegiornali e in varie occasioni in cui sembra che in Italia vada tutto bene (a sentire i telegiornali, andiamo ogni sera meglio, salvo il numero delle persone che muoiono e il numero dei vaccini che non si fanno), raramente sentiamo messo a punto il problema: non è solo la questione del numero dei vaccini disponibili in Italia a fare la differenza rispetto agli altri Paesi. Ciò che fa la differenza è che il numero di vaccini entra spesso in rotta di collisione con i vaccinatori, con i luoghi in cui si vaccina e con le procedure con cui la gente si deve registrare per vaccinarsi. Recentemente ho scritto una lettera proprio al generale Figliuolo facendo riferimento a tutti coloro che, essendo senza fissa dimora, nonostante l'età è ben difficile che possano accedere ai luoghi di prenotazione previsti dai meccanismi regionali o nazionali. È molto difficile se non hai un computer o non hai modo di utilizzarlo. Viceversa, sappiamo, per esempio, che nel Regno Unito le persone sono state chiamate direttamente: ci sono degli elenchi; tutti sono già registrati per codici anagrafici ed è facile riuscire a capire chi ha bisogno e ha una precedenza. Noi ci dibattiamo molte volte in problematiche come quella che abbiamo appena vissuto relativamente alla vicenda di AstraZeneca. Davanti all'evento avverso creatosi a Siracusa, immediatamente è scattato l'atto di accusa nei confronti dei medici presenti in quel momento. Pur essendo un atto di accusa formale, ha investito una parte importante della classe medica, caricandola di una responsabilità che non era direttamente loro. Si capisce quanto possa diventare ambigua l'idea di vaccinarsi in farmacia. Se non c'è un medico, infatti, chi garantirà che l'anamnesi fatta in quel momento al paziente e che le condizioni raccolte sulla sua situazione clinica siano davvero ottimali? Ci manca una visione strategica di insieme. Lei oggi ha parlato di visione strategica, ma noi preferiamo condensare la nostra denuncia sul numero di vaccini che non arrivano dall'Europa o dalle grandi aziende, in modo che la colpa sia di altri, rispetto all'assunzione di responsabilità interna dell'organizzazione integrata dei servizi vaccino, vaccinatore, luogo di vaccinazione e persona che si fa carico responsabilmente di questo processo. Ci manca davvero questa armonia di insieme del lavoro, come molto spesso riscontriamo nella stessa frammentazione del nostro sistema burocratico, ampiamente legato alla pubblica amministrazione e anche al Ministero della salute. Noi ragioniamo per linee parallele - come si dice tante volte, per silos non comunicanti tra di loro - e non riusciamo a integrare questa visione. È chiaro che la vera sfida a questo problema, che è un problema di deficit di modello organizzativo e professionale integrato, dovrebbe essere nelle nuove generazioni. Lei oggi ha detto che presto ci sarà una grande assise e al centro dell'obiettivo di tutta l'Europa sarà posta proprio la next generation , ossia i diritti dei più giovani. Ma i più giovani sono stati privati del diritto alla scuola e vengono messi nella condizione di didattica a distanza, per cui tutte le sere ci raccontano che va benissimo, salvo ricordarsi che ci sono persone che, per classi sociali, non accedono alla didattica a distanza, perché mancano di strumenti, di cultura, di spazi; ci sono persone che hanno difficoltà oggettive sul piano dell'apprendimento: penso ai tanti ragazzi per i quali le disabilità intellettive costituiscono un elemento pregiudiziale forte per poter accedere a questo modello; ci sono poi altre forme, forse più sofisticate e meno note, di discriminazione, come quella che stiamo sperimentando ancora una volta tra i ragazzi che frequentano le scuole statali e quelli che frequentano le scuole paritarie, come se certi diritti degli uni non fossero anche i diritti degli altri e come se questo non introducesse, fin dalla più giovane età, il concetto di discriminazione. Lottiamo tanto contro tutte le forme di discriminazione, ma la discriminazione che nell'ambito della scuola separa la scuola paritaria dalla scuola statale è vergognosa. Noi abbiamo una legge, la legge Berlinguer del 2000 (che fa ventun anni e tuttavia non è ancora applicata), che permette ai ragazzi di sperimentare sulla propria pelle, fin dagli inizi in cui si cimentano e si confrontano con la società, che ci sono figli e figliastri o, se preferiamo, figli di un dio minore. Questa realtà dovrebbe per noi rappresentare la maggiore e la migliore sfida possibile; la meglio gioventù è quella che dovremmo riuscire a far emergere dopo questa drammatica operazione che la pandemia ha imposto a tutti noi. Ma quali giovani potremmo mettere in pista, se a scuola non ci sono andati, se hanno fatto esperienza dell'inoccupazione e non della disoccupazione, se non hanno avuto modo di misurarsi con esperienze creative, che sono quelle che sviluppano davvero il talento? Tutto questo fa sì che questa famosa next generation , che a livello europeo tutti sogniamo, non avrà gambe per camminare; sarà come succede, a volte, a una persona che ha subìto un incidente e che per molto tempo è rimasta ferma, per cui tutto il sistema osteoarticolare fatica a mettersi in movimento. Noi dobbiamo cominciare, invece, da ora a occuparci di loro, perché è ora il momento di permettere alle nuove generazioni di prepararsi alla sfida del dopo pandemia. Non dovremmo cominciare quando finisce la pandemia, altrimenti commetteremmo lo stesso errore di chi pretende di far cominciare la campagna vaccinale quando arrivano i vaccini, avendo dimenticato tutte le tappe precedenti con cui avremmo dovuto predisporre gli strumenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Ministri, colleghi, presidente Draghi, è indubbio che il Consiglio al quale parteciperà tra poche ore sarà molto importante: in quella sede si svilupperà e si discuterà del nodo vaccini. Abbiamo una necessità estrema di tornare alla normalità e tutti abbiamo ormai ben chiaro che questo può avvenire attraverso una campagna vaccinale seria, determinata e che non conosca confini. C'è bisogno, Presidente, di tornare a vivere; sembra una frase fatta e tanto semplice, ma è la realtà.