[pronunce]

Le disposizioni impugnate, pertanto, violerebbero le citate norme statutarie della Regione ed eccederebbero dalla competenza esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettere e) ed l), Cost., «attesa l'afferenza dei criteri di aggiudicazione dei lavori alla materia "tutela della concorrenza" di competenza esclusiva statale e tenuto conto del carattere di "normativa fondamentale di riforma economico-sociale" della disciplina codicistica». 1.4.- Il comma 4 dell'art. 1-bis prevede, a sua volta, che «gli affidamenti di cui al comma 2 vanno pubblicati all'Albo della stazione appaltante e comunicati all'Osservatorio Regionale». Tale disposizione contrasterebbe con l'art. 122, commi 3, 4 e 5, del d.lgs. n. 163 del 2006, in tema di pubblicità della procedura di affidamento, con conseguente violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere e) ed l), Cost. In particolare, si deduce che sarebbe illegittima l'introduzione di forme di pubblicità attenuata degli affidamenti, atteso che la disciplina di tale profilo, afferendo alla materia della tutela della concorrenza, sarebbe di competenza esclusiva statale. 1.5.- Oggetto di impugnazione è anche il comma 5 del predetto art. 1-bis, il quale prevede che «fino al 31 dicembre 2011 i servizi di ingegneria e di architettura di importo pari o inferiore a 50.000 euro al netto di IVA sono affidati dalla stazione appaltante sulla base di una procedura selettiva mediante curricula tra tre soggetti individuati dal responsabile unico del procedimento secondo criteri di professionalità, rotazione e imparzialità». Tale disposizione contrasterebbe con l'art. 91, comma 2, del d.lgs. n. 163 del 2006, relativo all'affidamento dei servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria, con conseguente lesione della competenza legislativa esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettere e) ed l), Cost. 2.- Si è costituita in giudizio la Regione Friuli-Venezia Giulia, chiedendo che il ricorso venga dichiara inammissibile ed infondato, con riserva di esplicitare le ragioni della richiesta in una successiva memoria. 3.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica la difesa della Regione ha depositato una memoria con la quale assume, in primo luogo, richiamando le sentenze n. 221 e n. 45 del 2010, l'inammissibilità delle censure prospettate con riferimento all'art. 117, secondo comma, Cost. Essendo la Regione Friuli-Venezia Giulia ad autonomia differenziata unici parametri invocabili sarebbero le norme contenute nello Statuto speciale. Inoltre, si osserva che, facendo valere il ricorso «contemporaneamente i limiti statutari e l'art. 117, secondo comma, Cost.», lo stesso sarebbe «intrinsecamente contraddittorio». Posto ciò, si passa ad analizzare le censure riferite alle singole disposizioni, ferma restando la dedotta inammissibilità del ricorso per le ragioni indicate. 3.1.- Con riferimento ai commi 1 e 2 dell'art. 1-bis si rileva come la doglianza sarebbe inammissibile, in quanto il ricorrente non avrebbe indicato i motivi del contrasto con la norma statale «né per quale ragione le norme invocate rappresenterebbero norme fondamentali di riforma economico-sociale». Inoltre, si osserva come le norme statali, richiamate nel ricorso, sarebbero inconferenti. La disciplina "corrispondente" a quella regionale sarebbe contenuta nell'art. 123 del d.lgs. n. 163 del 2006, il quale stabilisce che «per gli appalti aventi ad oggetto la sola esecuzione di lavori di importo inferiore a 1 milione di euro, le stazioni appaltanti hanno facoltà, senza procedere a pubblicazione di bando, di invitare a presentare offerta almeno venti concorrenti, se sussistono in tale numero soggetti qualificati in relazione ai lavori oggetto dell'appalto, individuati tra gli operatori economici iscritti nell'elenco disciplinato dai commi che seguono». 3.2.- Con riferimento al comma 3 dello stesso art. 1-bis si rileva come l'asserito contrasto con l'art. 81 non sarebbe motivato. Fermo restando ciò, la difesa regionale sottolinea che già la Corte, con la citata sentenza n. 221 del 2010, ha chiarito che non viola la tutela della concorrenza avere stabilito una preferenza per il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Per quanto attiene, poi, la mancata previsione della non operatività dell'esclusione automatica «quando il numero delle offerte ammesse è inferiore a dieci», si deduce che la norma statale deve ritenersi di dettaglio e pertanto derogabile dal legislatore regionale. 3.3.- Con riferimento alla censura relativa al comma 4, la disciplina statale, si sottolinea nella memoria, sarebbe stata "superata" da quanto previsto dall'art. 32 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile). In particolare, tale disposizione prevede, tra l'altro, che «a far data dal 1° gennaio 2010, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati». 3.4.- Infine, con riferimento al comma 5 dell'art. 1-bis si afferma come il mancato richiamo di tutti i principi menzionati nell'art. 91, comma 2, «non significa che essi non siano applicabili». Inoltre, «l'art. 57, comma 6 [del d.lgs. n. 163 del 2006] , prevede una "procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara", per cui, tenuto conto che la norma impugnata vale fino al 31 dicembre 2011 e che l'importo dell'appalto è ridotto, la "procedura selettiva mediante curricula tra tre soggetti individuati dal responsabile unico del procedimento" può ritenersi sostanzialmente rispettosa dei principi ricavabili dall'art. 57, comma 6».1.-