[pronunce]

Alla stregua di tali considerazioni, ulteriore contrasto sussisterebbe con gli artt. 3, 24, 97 e 111 Cost., anche perché la norma censurata, nella sua precedente e più ragionevole formulazione, avrebbe consentito una interpretazione adeguatrice diversa da quella espressa dalla Corte di cassazione, essendosi sostenuto che in realtà vi era un limite all'azione esecutiva la quale doveva ritenersi collegata alla domanda del creditore. Tale argomento sarebbe stato condiviso da una parte della giurisprudenza di merito, sull'assunto che la contraria e più radicale opinione del «pignoramento senza limiti» rischiava di essere qualificata «eversiva dell'intero sistema, specie laddove il vincolo esecutivo fosse stato considerato esteso a tutte le cose o a tutte le somme dovute dal terzo». Invece proprio l'attuale formulazione della norma porrebbe in luce potenzialità eversive ben maggiori rispetto al passato. Inoltre, essa creerebbe una ingiustificata disparità di trattamento, non essendo dato comprendere perché il limite dettato dall'art. 546, primo comma, cod. proc. civ. (e dall'art. 517 cod. proc. civ. ) debba trovare applicazione in materia di espropriazione presso terzi e mobiliare, e non anche in materia di espropriazione immobiliare. La norma, poi, darebbe luogo a gravi inconvenienti nel caso di intervento di altri creditori, inconvenienti non superabili con la possibilità di estensione del pignoramento. Da ultimo, il carattere illogico della disposizione sarebbe ancor più marcato nel caso di specie, trattandosi di esecuzione forzata presso la tesoreria di un ente locale, sicché andrebbe verificata la sua utilità alla luce dell'art. 159 del d.lgs. n. 267 del 2000. 6. - In prossimità dell'udienza di discussione la difesa dello Stato ha depositato una memoria nella quale riprende e sviluppa gli argomenti addotti con l'atto d'intervento, insistendo per la declaratoria d'infondatezza della questione di legittimità costituzionale.1. - Il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, dubita, in riferimento agli articoli 3, 24, 97, 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 546, primo comma, del codice di procedura civile, come modificato dall'articolo 2, comma 3, lettera e), del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80. Tale norma dispone che «Dal giorno in cui gli è notificato l'atto previsto nell'art. 543, il terzo è soggetto, relativamente alle cose e alle somme da lui dovute e nei limiti dell'importo del credito precettato aumentato della metà, agli obblighi che la legge impone al custode». 1.1. - Il rimettente premette di essere chiamato a pronunciare in una procedura di pignoramento presso terzi, promossa da un avvocato - creditore verso il Comune di Pozzuoli di una somma pari ad euro 798,68 - nei confronti del detto ente territoriale e del San Paolo Banco di Napoli in quanto debitore del Comune, per il quale svolge il servizio di tesoreria. La banca, ai sensi della norma censurata, ha vincolato soltanto la complessiva somma di euro 1.198,02 (cioè l'importo del precetto più la metà di esso, pari ad euro 399,34). Il giudice a quo, dopo aver rilevato che le spese di esecuzione ammontano in totale ad euro 846,66 (pur considerando i minimi di tariffa), osserva che, sottraendo il detto importo da quello accantonato per il pignoramento, residuano per il pagamento del capitale precettato e degli accessori euro 351,36. Pertanto, il soggetto promotore dell'esecuzione, anche dopo l'assegnazione, resterà ancora creditore di euro 447,32 oltre accessori, e tale somma potrà essere posta a base di una nuova esecuzione con la prospettiva di un'ulteriore e più gravosa incapienza, in quanto la diminuzione del credito fa diminuire anche la somma oggetto del pignoramento con conseguente aumento delle possibilità che essa risulti inidonea a soddisfare il capitale e le spese di esecuzione. In questo quadro il giudicante ritiene che la norma censurata sarebbe manifestamente irragionevole, e perciò in contrasto con l'art. 3 Cost., dando altresì vita ad una disparità di trattamento rispetto alle procedure esecutive immobiliari (cui il limite imposto dall'art. 546, primo comma, cod. proc. civ. non si applica), e violerebbe anche gli artt. 24, 97 e 111 Cost. per le ragioni riassunte in narrativa. Il rimettente non ravvisa opzioni ermeneutiche alternative, idonee a superare i dubbi di illegittimità costituzionale, e motiva in modo non implausibile sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza. 2. - Il creditore procedente, nell'atto di costituzione, allega anche l'asserito contrasto della norma censurata con l'art. 2 Cost. Tuttavia, per costante giurisprudenza di questa Corte le parti nel giudizio di legittimità costituzionale non possono evocare parametri diversi da quelli individuati dal giudice a quo nell'ordinanza di rimessione. Nel caso di specie, il detto giudice ha sollevato la questione con riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 111 Cost. Ne deriva che il richiamo all'art. 2 Cost., formulato dalla parte privata, non può trovare ingresso in questa sede. 3. - Ancora in via preliminare, si deve osservare che il creditore procedente, nell'atto di costituzione, denunzia il «contrasto dell'art. 546, I comma, c. p. c. con gli artt. 3 e 24 Cost., alla luce dell'art. 159 del d. lgs. 267/2000, degli artt. 826, 828 e 830, ult. co., cod. civ. , nonché dell'art. 4 L. 20.3.1865 n. 2248 All. E». A suo avviso, le carenze logiche della norma impugnata sarebbero ancor più evidenti quando essa è destinata ad una concreta applicazione in caso (come nella specie) di un'esecuzione forzata presso il tesoriere di un ente locale, «dovendosi verificare la sua utilità alla luce dell'art. 159 d. lgs. n. 267/2000». Tale norma - inserita nel decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) - contiene disposizioni sulle esecuzioni nei confronti di detti enti e, dopo avere stabilito nel primo comma che non sono ammesse procedure di esecuzione e di espropriazione forzata in danno degli enti stessi presso soggetti diversi dai rispettivi tesorieri, esclude dalla soggezione al vincolo esecutivo le somme aventi le destinazioni nella norma medesima contemplate. Secondo la suddetta parte privata, «nel caso di dichiarazione quantitativamente limitata, le somme enunciate dal terzo risulterebbero sistematicamente ricomprese in quelle destinate al pagamento dei servizi indispensabili e, perciò, sempre impignorabili».