[ddlpres]

La Commissione fornisce le indicazioni necessarie per la definizione delle esigenze di studio e ricerca in materia di protezione civile, procede all'esame dei dati forniti dalle istituzioni ed organizzazioni preposte alla vigilanza degli eventi previsti dalla presente legge ed alla valutazione dei rischi connessi e degli interventi conseguenti, nonché all'esame di ogni altra questione inerente alle attività di cui alla presente legge ad essa rimesse»; 2) individuare se i componenti della Commissione grandi rischi assumano fin da subito la veste di pubblici funzionari; 3) chiarire le attività affidate alla predetta Commissione. Sulla scorta della normativa vigente al momento del fatto (articolo 5 del decreto-legge n. 343 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 401 del 2001, che disciplina le attività della protezione civile, di cui la Commissione grandi rischi è organo consultivo) esse sono «finalizzate alla tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri grandi eventi, che determinino situazioni di grave rischio»; l’articolo 3 della legge n. 225 del 1992 definisce poi la previsione come l'attività diretta «allo studio ed alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi», e la prevenzione come l'attività volta «ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi di cui all'articolo 2 anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione». Sulla base del rapporto intercorrente tra la Commissione grandi rischi e la Protezione civile, sui componenti la Commissione gravano dunque, per espressa disposizione di legge, gli obblighi di previsione e prevenzione come definiti dai testi riportati, nonché specifici obblighi di informazione; 4) infine, in relazione all'attività svolta dai componenti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, esaminare anche la posizione del capo del Dipartimento nazionale della protezione civile dott. Guido Bertolaso, in relazione alle proprie funzioni di cui agli articoli 2, 3 e 9 della legge n. 225 del 1992, e all'articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 1250 del 3 aprile 2006, in attuazione del decreto-legge n. 245 del 2005, convertito, con modificazioni dalla legge n. 21 del 2006. Quest’ultimo, nell'intento di contrastare allarmismi per la previsione di un grave evento sismico, nel clima di diffusa preoccupazione per il susseguirsi fin dall'ottobre 2008 di scosse anche di media dimensione, e di correggere, perché esageratamente ed improvvidamente ottimista, un comunicato diffuso dall'ufficio di protezione civile della regione Abruzzo in data 30 marzo 2009 (dopo – tra le altre – una scossa sismica di magnitudo 4.0 della scala Richter) nel senso che non erano più previste altre scosse di alcun genere (cosa da non dire perché si sarebbe rivelata un boomerang se invece altre scosse ci fossero state) convocava di sua iniziativa ed irritualmente fuori dalla sede istituzionale, per il successivo 31 marzo a L'Aquila, una riunione della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi aperta anche a rappresentanti degli enti locali, per mettere a tacere voci allarmistiche e rassicurare la popolazione, ufficialmente per fornire in modo diretto ai cittadini «tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull'attività sismica delle ultime settimane», dando grande rilievo mediatico all'iniziativa di far pronunciare in merito il massimo organo scientifico del settore; concordando poi con il suo vice prof. De Bernardinis, che in sua vece avrebbe dovuto presenziare alla riunione, di proporre e discutere la tesi, scientificamente inesatta e fuorviante, secondo la quale il continuo sciame sismico avrebbe avuto l'effetto positivo di scaricare energia evitando una scossa più forte; preannunciando detta riunione come «operazione mediatica» per rassicurare la popolazione, ed anticipando la tesi dell'assenza di pericolo grazie al «positivo scarico di energia» in una telefonata all'assessore regionale alla protezione civile Daniela Stati, che avrebbe dovuto organizzare in loco e partecipare all'evento, influenzandone così -- secondo la Procura generale ma non la Procura della Repubblica de L'Aquila– «la percezione e la divulgazione alla cittadinanza di tesi rassicuranti che dovevano trovare conferma da parte degli scienziati della Commissione grandi rischi; inducendo in tal modo anche gli scienziati partecipanti alla riunione ad indirizzare l'esame della questione sulla primaria necessità di evitare allarmismi tra la popolazione, e a valutare con superficialità il reale rischio di grave evento sismico (nei termini contestati ai sopra indicati imputati nel connesso separato processo), nonché i rappresentanti politici locali e gli organi di informazione a rassicurare i cittadini sulla inesistente o bassa probabilità di un forte terremoto». Occorre quindi accertare: -- se i componenti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, «riunitasi a L'Aquila in data 31 marzo 2009 con “l'obiettivo di fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull'attività sismica delle ultime settimane”», abbiano o meno esercitato appieno le loro funzioni secondo le previsioni di cui agli articoli 2, 3 e 9 della legge n. 225 del 24 febbraio 1992, agli articoli 5 e 7- bis del decreto-legge n. 343 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 401 del 2001, all'articolo 4 del decreto-legge n. 245 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 21 del 2006, all'articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 1250 del 3 aprile 2006; nonché in base alla normativa generale della legge n. 150 del 7 giugno 2000 in materia di disciplina delle attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni; -- se, effettuando in occasione della detta riunione una “valutazione dei rischi connessi” all'attività sismica in corso sul territorio aquilano dal dicembre 2008 approssimativa, generica ed inefficace in relazione alle attività e ai doveri di “previsione e prevenzione”;