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Agevolazioni fiscali e altre disposizioni per sostenere l'accesso dei giovani all'abitazione principale. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge intende affrontare un problema di rilevanza sociale che investe i giovani e la famiglia, depositaria del loro futuro ma sempre meno in grado di sostenere i «costi» di un distacco generazionale che tarda a realizzarsi. È in famiglia che matura l'identità di ciascun essere umano e che si prende coscienza del nucleo profondo della propria personalità, soprattutto nella sua dimensione relazionale, quell'essere con l'altro e per l'altro che esorcizza il timore della solitudine, riconcilia con il senso della propria fragilità e permette di sentirsi utili agli altri. In famiglia si sperimentano in modo acuto le differenze di età, di sesso e di capacità e si apprezza il valore della complementarietà: quell'essere contemporaneamente uguali e diversi e proprio per questo forti e capaci di contrastare le difficoltà esterne, e le aggressioni piccole e grandi che ci fanno paura e che ci mettono in ansia. Eppure se è facile riconoscere il valore della famiglia, è necessario capire come in famiglia possano maturare anche alcune situazioni che impigriscono e demotivano i giovani di fronte alla avventura di un futuro che appartiene loro a pieno titolo. Ogni famiglia oggi sa bene che il contesto sociale è fortemente contraddittorio rispetto ai valori su cui si struttura l'architettura del «sistema famiglia». L'individualismo come logica di garanzia per se stessi è una pseudo soluzione rispetto ai bisogni che l'uomo sperimenta giorno per giorno. Ma la conquista dell'autonomia e lo sviluppo del senso di responsabilità sono indicatori di salute in ogni famiglia unita. La società, da un lato, ripete con un martellare continuo che l'autodeterminazione è punto di partenza e punto di arrivo di ogni itinerario che abbia per meta la felicità, ma, dall'altro, rende difficile questa operazione, a cominciare dalla possibilità di vivere fuori casa, per imparare ad assumersi le proprie responsabilità. La società impone ritmi ad alta competitività che rendono difficile il tempo di vita in famiglia. Se si parla di ottimizzare i tempi di vita, questo quasi sempre è inteso come un recupero di tempi familiari da investire in obiettivi professionali. Eppure sono ormai note a tutti le difficoltà che i giovani incontrano a uscire dalla propria casa familiare, difficoltà soprattutto di natura economica. Secondo recenti indagini i due terzi dei ragazzi di età compresa tra i venti e i trentaquattro anni, vale a dire circa 7 milioni di giovani vivono ancora con i genitori. I principali motivi che ostacolano l'uscita dal nucleo familiare di origine sono la mancanza di un lavoro stabile e l'impossibilità di riuscire, a fronte del proprio reddito, a sostenere le spese per un'abitazione in affitto. In tale contesto, i costi della locazione rappresentano il principale ostacolo alla realizzazione di un progetto di vita autonoma da parte dei giovani italiani. La situazione drammatica in cui versa la maggior parte dei giovani è legata a un mercato dal quale sono esclusi dal punto lavorativo e, conseguentemente, dalla conquista di una futura indipendenza. Per comprendere appieno il dramma di questa situazione basta riflettere sul fatto che fino a circa un decennio fa l'affitto era il primo passo di indipendenza per i ragazzi italiani. Oggi, il costo della casa pesa in modo sproporzionato sul bilancio di qualsiasi giovane agli inizi del proprio percorso professionale. Le politiche a favore dell'acquisto della prima casa per i giovani e i provvedimenti che incoraggiano a investire in tale senso hanno avuto scarsi risultati, essendo inseriti in un contesto in cui per un giovane è difficile affacciarsi al mondo del lavoro. Senza una famiglia benestante alle spalle, l'acquisto della casa non è un obiettivo raggiungibile, qualsiasi sia l'agevolazione introdotta. I giovani che si affacciano oggi al mondo del lavoro hanno un futuro inevitabilmente radicato sulla mobilità e sulla flessibilità del mercato. Proprio per questo saranno portati a vivere in diversi luoghi, forse anche in Paesi diversi, per cui l'acquisto della casa non diventa un obbiettivo prioritario. D'altra parte gli incentivi per investimenti sull'acquisto della casa non sono adeguati a livello dei costi o alle condizioni di redditi dei giovani. Per un giovane che sta per iniziare la propria carriera sarebbe, pertanto, molto più utile un supporto alla mobilità piuttosto che alla stabilità, ossia un contributo agli affitti piuttosto che all'acquisto della casa. Cercare di raggiungere i propri obiettivi lavorativi significa nella maggior parte dei casi spostarsi in città diverse, cosa molto costosa proprio per l'onere dell'affitto, inaccessibile se confrontato con la remunerazione degli stage post laurea o dei primi salari ricevuti. Il problema dell'affitto di un appartamento dignitoso può costituire un limite alla mobilità fisica per chi vuole perseguire opportunità di lavoro fuori dal comune di residenza. Non bisogna sottovalutare la gravità del fatto che troppo spesso i giovani rimangono bloccati nel comune di residenza, limitando le loro opportunità di crescita professionale. Tanti, troppi giovani, per evitare di trovarsi a sostenere i costi di un altro appartamento, finiscono per accontentarsi di lavori mediocri che non consentono loro di crescere e di sviluppare la loro professionalità al di fuori dei percorsi accademici. Un reddito medio se si rimane nella propria casa è accettabile, anche se non è soddisfacente. Ma, un reddito da lavoro che debba comprendere anche i costi dell'affitto impone una retribuzione oggi rara. Non si tratta, evidentemente, del problema mediatico sollevato con i cosiddetti «bamboccioni», ma di molti giovani italiani che subiscono la crescente difficoltà di rendersi autonomi al termine degli studi. Siamo in presenza di dati sconcertanti che lasciano presagire uno slittamento ulteriore nel percorso verso l'autonomia anche oltre i trenta anni di età. Non è solo un fattore culturale, né esclusivamente un atteggiamento protettivo delle famiglie italiane, ma un peggioramento repentino causato da fattori prevalentemente economici. I giovani che vivono con i genitori hanno raggiunto una percentuale elevata e drammatica negli ultimi anni anche in altri Paesi. Negli Stati Uniti d'America è sviluppato il cosiddetto fenomeno dei «figli boomerang », vale a dire giovani che escono di casa ma che sono costretti a ritornarci. In Canada i giovani sotto i trenta anni di età che restano con i genitori sono passati dal 32 per cento al 43,5 per cento. In Spagna l'età media per tentare l'autonomia ha superato la soglia dei trenta anni. In Svezia al di sotto dei ventisette anni di età c'è un 21 per cento di giovani che non lascia i genitori. In sintesi, siamo in presenza di un problema con commutazioni internazionali. Per questi motivi diversi Paesi si sono attrezzati per porre almeno una parziale soluzione al problema. In Spagna si è ricorsi agli «affitti di emancipazione», cioè contributi pubblici ai giovani che affittano casa. In Francia si progettano «case per la condivisione», cioè alloggi costruiti in modo che ci si possa vivere in più di uno senza negare l'un l'altro la privacy e i servizi.