[pronunce]

Per quanto concerne l'impugnazione dell'art. 7, la difesa della Regione Puglia, in via preliminare, rileva che il contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost. non veniva indicato nella relazione sulla delibera che autorizzava al ricorso e che, dunque, la censura è inammissibile. Questa sarebbe, a ogni modo, pure infondata: la disposizione che prevede che all'Osservatorio partecipi un membro designato dal direttore dell'Ufficio scolastico regionale non violerebbe la competenza statale sull'organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali, poiché, trattando della mera designazione di un membro, essa non può essere paragonata alla fattispecie già censurata da questa Corte con sentenza n. 134 del 2004 per aver previsto la partecipazione obbligatoria di prefetti e magistrati al "Comitato d'indirizzo" di un Osservatorio operante presso la Presidenza della Giunta della Regione Marche. Peraltro, il d.P.R. 11 agosto 2013, n. 319 (Regolamento di organizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca), all'art. 8, prevede che, tra i compiti del direttore dell'Ufficio scolastico regionale, vi sia quello di collaborare con Comuni, Province e Regioni per il miglior esercizio possibile delle sue funzioni. Il contrasto tra l'art. 7 della legge pugliese impugnata e l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., inoltre, non sussisterebbe, poiché è previsto che l'Osservatorio svolga solamente compiti di carattere consultivo, conoscitivo e di studio, rientranti perciò nelle competenze regionali. 17.- Sull'asserita illegittimità dell'art. 9, commi 1 e 2, lettere d) ed e), della legge reg. impugnata per contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., la difesa regionale rileva che le censure sono formulate in modo generico e incorrono, dunque, in un vizio d'inammissibilità. Sarebbero, peraltro, infondate nel merito, poiché tutti gli interventi individuati al comma 2 dell'art. 9 sono finalizzati a «valorizzare le migliori iniziative attuate dagli enti locali», anche in riferimento all'ulteriore uso sociale dei beni confiscati alle mafie e al contrasto al gioco d'azzardo e alla proliferazione delle sale da gioco. Le disposizioni impugnate, dunque, non potrebbero fondare interventi in tema di ordine pubblico, sicurezza o politica criminale perché si limiterebbero a prevedere la raccolta e la valorizzazione di interventi già attuati in precedenza. 18.- Quanto all'impugnazione dell'art. 10, commi 1 e 2, della legge reg. Puglia n. 14 del 2019, la Regione chiede di dichiarare l'inammissibilità della questione relativa al comma 1, perché esso non risulta quale oggetto d'impugnazione nella delibera governativa che autorizzava il ricorso. Comunque sia, sostiene che la censura sia complessivamente non fondata, dato che alla Regione si attribuisce «un ruolo di mero supporto nei confronti degli enti locali nell'esercizio delle competenze agli stessi attribuite dalla normativa nazionale. Pertanto, non sussiste alcuna sovrapposizione rispetto all'art. 48 del Codice Antimafia». La Regione intende, infatti, agire per la sensibilizzazione e l'incentivo all'ulteriore uso dei beni confiscati alle mafie e per il sostegno di progetti che lo favoriscono. 19.- Sulla denunciata illegittimità costituzionale dell'art. 13 della legge reg. Puglia n. 14 del 2019 per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., la difesa regionale afferma che la questione è infondata. Rispetto alla legge n. 206 del 2004, cui il ricorso faceva riferimento, che stabilisce che «alle vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice e ai loro familiari è assicurata assistenza psicologica a carico dello Stato», infatti, la disposizione regionale impugnata, riferendosi ai soli familiari conviventi, in realtà restringerebbe la platea degli aventi diritto, anzi che ampliarla, come sostiene l'Avvocatura. La difesa regionale rileva, inoltre, che la copertura finanziaria delle prestazioni non è posta a carico del Servizio sanitario regionale (art. 28 della legge regionale impugnata): sino al 2020, sono state già stanziate risorse per gli osservatori regionali sulla legalità, che fanno capo a uno specifico capitolo di spesa per la "Politica regionale unitaria per l'ordine pubblico e la sicurezza"; poi, si conterà sulle autorizzazioni di spesa annualmente disposte dalla legge di approvazione del bilancio, fuori dal capitolo "Tutela della salute" al quale sono iscritte le spese per i LEA e per ripianare gli squilibri di bilancio. In questo modo, la legge reg. Puglia n. 14 del 2019 rispetterebbe il divieto di previsione di spese non obbligatorie in materia sanitaria, imposto dall'esecuzione del Piano di rientro. 20.- Per quanto attiene all'impugnazione dell'art. 16, commi 1 e 3, della legge reg. n. 14 del 2019, per contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. , la difesa della Regione deduce l'inammissibilità delle doglianze per mancanza di motivazione a supporto delle censure: il ricorrente «non illustra puntualmente in qual modo la stipula di accordi e convenzioni possa incidere nell'ambito delle misure di politica criminale». Sostiene, poi, l'infondatezza delle medesime doglianze, poiché la promozione di accordi e convenzioni con le autorità statali operanti nel territorio regionale risponde a esigenze di "amministrazione collaborativa", ma non potrebbe comportare l'adozione di misure repressive nella lotta all'illegalità. Ricorda, inoltre, che sono vigenti disposizioni normative di altre Regioni che hanno contenuti analoghi a quelli oggi censurati, quali la legge della Regione Piemonte 18 giugno 2007, n. 14 (Interventi in favore della prevenzione della criminalità e istituzione della "Giornata regionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie") e la legge della Regione Lombardia 24 giugno 2015, n. 17 (Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione della cultura della legalità). 21.- La difesa regionale, in riferimento alla questione sull'incostituzionalità dell'art. 17, comma 2, della legge pugliese per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., afferma che si tratta di doglianze "inammissibili ed infondate" poiché «non si spiega come la previsione di un'attività di promozione» dello strumento dei "Protocolli per la legalità" tra prefetture e amministrazioni aggiudicatrici «possa comportare una compressione dell'art. 1 co. 17 L. 190/2012». 22.-