[pronunce]

, della Costituzione in quanto, riservando ai soli enti stranieri il "corrispondente mercato televisivo", altererebbe le normali condizioni di concorrenza, e si porrebbe altresì in contrasto con il principio fondamentale di parità di trattamento e di imparzialità nei confronti di tutti i soggetti politici durante le campagne elettorali stabilito dalla legge statale (art.1 della legge n.28 del 2000), in quanto le limitazioni soggettive alla stipulazione delle convenzioni da essa previste sarebbero applicabili anche in occasione delle elezioni provinciali e nei comuni della Provincia, escludendo tutti i soggetti italiani. L'art. 8, comma 3, sarebbe poi in contrasto anche con l'art. 21 della Costituzione in quanto, "consentendo la stipulazione delle convenzioni con un numero limitato di soggetti", non assicurerebbe il necessario pluralismo nell'informazione e, incidendo "su di una materia che attiene alla struttura democratica dello Stato", investirebbe "i diritti civili e sociali il cui livello di tutela rientra nella legislazione esclusiva dello Stato". 2.1. — Con il secondo ricorso, il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, in primo luogo, l'art. 2, comma 1, della legge provinciale n. 11 del 2002, sotto molteplici profili. Secondo la difesa erariale, la disposizione censurata, nella parte in cui prevede la facoltà della Provincia autonoma di Bolzano di stipulare convenzioni con enti radiotelevisivi, inciderebbe su una materia, quella del servizio radiotelevisivo, estranea alla sua competenza legislativa, violando così gli artt. 8 e 9, n. 2, del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino Alto-Adige (d.P.R. n. 670 del 1972) nonché gli artt. 7 e 8 delle relative norme di attuazione di cui al d.P.R. n. 691 del 1973. La medesima disposizione - la quale, peraltro, consentirebbe la stipulazione di convenzioni solo con enti radiotelevisivi stranieri "che era l'obiettivo dell'art. 8.3 nella sua stesura originaria, che per questo è stato impugnato"- violerebbe altresì l'art. 117, comma secondo, lett. e) , della Costituzione, in quanto, non fissando alcun criterio né per la scelta dei contraenti, né per la determinazione dei corrispettivi, consentirebbe di alterare la concorrenza anche in favore di organismi esteri e "non solo in ambito provinciale" e risulterebbe anche lesiva del pluralismo garantito dall'art. 21 della Costituzione, non solo per l'assenza di criteri di scelta dei contraenti, ma anche perché non sarebbe fornita alcuna garanzia del pluralismo nella predisposizione dei programmi. L'art. 2, comma 1, infine, incidendo "su di una materia che attiene alla struttura democratica dello Stato", investirebbe "i diritti civili e sociali il cui livello di tutela rientra nella legislazione esclusiva dello Stato". Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, inoltre, l'art. 2, comma 2, della medesima legge provinciale n. 11 del 2002, deducendo che tale disposizione, inserendo l'art. 7-bis nella legge provinciale n. 6 del 2002, il quale reca la disciplina del piano provinciale di settore delle infrastrutture di comunicazioni, avrebbe inciso su una materia - la pianificazione delle infrastrutture di comunicazione - "preclusa alla legislazione provinciale sia dall'art. 117, secondo comma, Cost., che dalle norme dello Statuto" e perciò assegnata dall'art. 1, comma 6, della legge n. 249 del 1997, all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Anche l'art. 17 della stessa legge provinciale n. 11 sarebbe, ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, costituzionalmente illegittimo, in quanto prevedendo - ad integrazione dell'art. 23-quinquies della legge provinciale 6 settembre 1973, n. 61 contenente "Norme per la tutela del suolo da inquinamenti e per la disciplina della raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi e semisolidi" - che coloro che prestano servizi pubblici essenziali e le organizzazioni di soccorso sono esonerati da molteplici adempimenti in materia di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, inciderebbe su una materia - sulla quale sono intervenute diverse direttive comunitarie attuate con il d. lgs. n. 22 del 1997 - riconducibile alla "tutela dell'ambiente" e quindi sottratta alla legislazione provinciale "sia per il primato della normativa comunitaria, non derogabile da nessuna normativa nazionale, sia ai sensi dell'art. 4 dello Statuto, sia ai sensi dell'art. 117, primo comma, della Costituzione, anche a voler trascurare che l'art. 1, comma 3, del d. lgs. n. 22 del 1997 ha dichiarato le disposizioni di principio che vi sono contenute norme di riforma economico-sociale che la Provincia è tenuta ad osservare ai sensi dell'art. 4 dello Statuto". 3 — In entrambi i giudizi promossi dal Presidente del Consiglio dei ministri, si è costituita la Provincia autonoma di Bolzano, chiedendo che i ricorsi siano dichiarati inammissibili o comunque infondati. 3.1. — Con riferimento al primo ricorso, la Provincia ritiene che non sarebbe ravvisabile la violazione, da parte dell'art. 2, comma 2, della legge provinciale n. 6 del 2002, di alcuno dei limiti di competenza invocati (determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali ex art. 117, comma secondo, lettera m), della Costituzione; principi fondamentali in tema di ordinamento della comunicazione ex art. 117, comma terzo, della Costituzione), non sussistendo l'asserito contrasto con la normativa statale di settore, anche in relazione agli "indirizzi" formulati dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella delibera n. 52 del 1999, peraltro priva di natura legislativa. Quanto, poi, alle censure sollevate nei confronti dell'art. 8, comma 3, della medesima legge provinciale, la Provincia ne sostiene l'infondatezza, in quanto la disposizione impugnata non escluderebbe affatto la facoltà di stipulare convenzioni con i concessionari italiani. 3.2. — In relazione al secondo ricorso, la Provincia autonoma di Bolzano sostiene l'inammissibilità delle censure mosse nei confronti dell'art. 2, comma 1, della legge provinciale n. 11 del 2002, con le quali non vengono dedotti vizi di incompetenza della legge provinciale, i soli denunciabili dal Governo con ricorso in via principale ai sensi dell'art. 127, comma primo, della Costituzione, applicabile anche all'impugnativa di leggi delle Province autonome in base all'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della Parte seconda della Costituzione). Infondate sarebbero comunque tutte le censure sollevate sia nei confronti dell'art. 2, commi 1 e 2, che nei confronti dell'art. 27 della stessa legge provinciale, rientrando le materie da essi disciplinate (piano provinciale di settore delle infrastrutture delle comunicazioni;