[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promossi con ordinanze dell'8 gennaio 2007 dal Giudice di pace di Catanzaro e del 30 marzo 2007 dal Giudice di pace di Catania nei procedimenti civili vertenti tra G.F. e la Prefettura di Catanzaro e tra M.R. e la Regione Carabinieri Sicilia, iscritte ai numeri 17 e 22 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 8, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 giugno 2008 il giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che i Giudici di pace di Catanzaro e Catania, con le ordinanze indicate in epigrafe, hanno sollevato – in riferimento, nel complesso, agli articoli 3, 24, 27, 35 e 42 della Costituzione – questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui prevede che è «sempre disposta la confisca in tutti i casi in cui un ciclomotore o un motoveicolo sia stato adoperato per commettere una delle violazioni amministrative di cui agli articoli 169, commi 2 e 7, 170 e 171, o per commettere un reato»; che il remittente catanzarese – nel premettere di essere chiamato a decidere sull'opposizione, avverso verbale di contestazione di infrazione stradale, proposta dal genitore di un minorenne, sanzionato sul piano amministrativo «perché momentaneamente sprovvisto di casco protettivo» (art. 171 del codice della strada) – reputa la previsione dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, che ricollega (recte: ricollegava) la sanzione accessoria della confisca del veicolo all'infrazione in questione, in contrasto con gli artt. 3, 27 e 42 Cost.; che il giudice a quo ipotizza, in primo luogo, «la violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione», poiché la norma censurata, «a fronte di violazioni identiche o analoghe» (è indicata, a titolo di esempio, quella consistente nel mancato uso della cintura di sicurezza da parte di un automobilista), «commina la sanzione accessoria della confisca obbligatoria del mezzo» soltanto quando l'infrazione sia commessa mediante l'utilizzazione di un ciclomotore o di un motoveicolo; che è dedotta, poi, la violazione dell'art. 3 Cost. anche sotto un diverso profilo, ovvero «per l'incongruità tra la sanzione pecuniaria principale (piuttosto modesta) e la sanzione accessoria eccessivamente penalizzante»; che, infine, è prospettato il contrasto con l'art. 42 Cost., in quanto tale articolo «prevede la tutela della proprietà privata, ammettendone l'esproprio solo per motivi di interesse generale e non personale (l'uso del casco)»; che, per parte propria, anche il Giudice di pace di Catania – sul presupposto di dover giudicare dell'opposizione a verbale di contestazione amministrativa proposta dal proprietario di un ciclomotore, sorpreso alla guida del mezzo senza indossare il casco protettivo – sottolinea che la Corte costituzionale, già chiamata a scrutinare la censurata disposizione, avrebbe pronunciato una «ordinanza interlocutoria», volendo con ciò «significare che la questione di legittimità costituzionale non è semplice, ma deve essere approfondita adeguatamente»; che secondo il giudice a quo la norma suddetta sarebbe costituzionalmente illegittima, in primis per violazione dell'art. 24 Cost., e segnatamente per la ricorrenza di una «menomazione del diritto alla difesa», giacché, nel caso di specie, «il giudice appare come rimedio marginale alla confisca»; che viene dedotto, inoltre, il contrasto sia con l'art. 42 Cost., secondo il quale la «proprietà privata è riconosciuta dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento, allo scopo di assicurare la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti», che con l'art. 35 Cost., «che garantisce il diritto al lavoro», e ciò «perché le motociclette confiscate possono servire anche per scopi di lavoro»; che è intervenuto in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che la difesa statale, in via preliminare, sottolinea la necessità della restituzione degli atti ai giudici remittenti (citando, come precedente specifico, l'ordinanza della Corte costituzionale n. 24 del 2007), affinché valutino la perdurante rilevanza e non manifesta infondatezza della questione, alla luce delle modifiche apportate al testo dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada – e consistite nel limitare l'applicazione della confisca esclusivamente «in tutti i casi in cui un ciclomotore o un motoveicolo sia stato adoperato per commettere un reato» – dal comma 169 dell'art. 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, della relativa legge di conversione 24 novembre 2006, n. 286; che, in subordine, l'Avvocatura generale dello Stato ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile (risultando, a suo dire, entrambe le ordinanze di rimessione prive di motivazione sulla rilevanza e non manifesta infondatezza della stessa), ovvero, in via ulteriormente gradata, non fondata; che in relazione, difatti, a tale secondo profilo, la difesa dello Stato rileva come la confisca appare rivolta a sottrarre la disponibilità di ciclomotori e motoveicoli a coloro i quali, mostrandosi indifferenti all'obbligo di indossare il casco protettivo, realizzano, con il proprio contegno, «una causa di incremento del pericolo di lesioni craniche da circolazione di motocicli», sicché – sottolinea ancora la difesa statale – anche «il proprietario che autorizzi o tolleri l'uso del motociclo da parte di soggetti che non rispettano l'obbligo in questione» è ragionevolmente sottoposto, dal censurato art. 213, comma 2-sexies, a tale sanzione;