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Ho presentato perciò un emendamento, ma ne rilevo altri che prevedono pene inferiori. Io ho previsto la pena più alta, quella prevista per un pubblico ufficiale. Credo, quindi, sia assurdo mantenere quella pena che non è coerente con il sistema. Ho presentato l'emendamento 7.19, non avendo dubbi che la maggioranza nel predisporre il parere in Commissione giustizia volesse significare la necessità e l'importanza di specificare, dopo le parole «il nucleo familiare», che ciascuno dei comportamenti, di cui al comma 5, legittimasse la decadenza dal reddito di cittadinanza, e che non era necessario che ricorressero tutti. Questo emendamento non è altro che la traduzione in concreto del dubbio interpretativo sollevato dalla maggioranza della Commissione. Se è sorto quel dubbio interpretativo e risulta nel parere della Commissione, sarebbe abnorme che il Senato lasciasse quel dubbio interpretativo senza correggerlo o intervenire. Gli altri quattro emendamenti intervengono su una questione molto specifica. Perché introduciamo il reddito di cittadinanza? Sulla base di quali principi? Non condivido il testo del decreto-legge e cosa vi è scritto, ma ho condiviso una sola cosa: è basato sul rapporto di fiducia e sulla garanzia che colui che vuole il reddito di cittadinanza si attenga a determinati comportamenti. Le sanzioni prevedono una serie di violazioni ripetute per arrivare alla revoca del reddito di cittadinanza, il che è abbastanza folle, perché significa disconoscere che quel rapporto di fiducia sia fondamento del beneficio. Una volta è giusto che si perdoni, ma per le altre venti si va al di là del perdono che ottengono i minorenni nel processo penale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 7.11, 7.20, 7.31, 7.37, 7.22 (testo 2), 7.44 (testo 3) e 7.0.1 (testo 2). Sui restanti emendamenti esprimo parere contrario. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Esprimo parere conforme. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.1, identico all'emendamento 7.2. LAUS (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 7.1, relativo a una disposizione che altro non è che un ulteriore manifesto propagandistico per le elezioni europee. Voi avete la necessità di dimostrare un controllo forte e una rigidità, addirittura comminando la sanzione della reclusione da due a sei anni per chi omette delle dichiarazioni. Noi, con il nostro emendamento, chiediamo la restituzione di quanto indebitamente percepito, nonché il pagamento delle sanzioni previste per i reati di evasione fiscale e dei relativi interessi. Mi chiedo: perché un articolo così persecutorio? Vi faccio un esempio e mi chiedo se il Governo ci darà la possibilità di sciogliere questo nodo, visto che non è stato possibile scioglierlo in Commissione. Se un componente della famiglia omette qualcosa al richiedente o se un componente della famiglia pone in essere degli elementi che concretano la fattispecie di un reato, la responsabilità penale è comunque sempre del richiedente. Quindi il richiedente dovrebbe poi dimostrare, nelle aule di giustizia, che lui non ne era a conoscenza, innescando un sistema vizioso e tortuoso. Pertanto, chiedo al Governo non di approvare questo emendamento, ma di sciogliere questo nodo, se è possibile. Lo chiedo al Governo a titolo di cortesia. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.1, presentato dal senatore Nannicini e da altri senatori, identico all'emendamento 7.2, presentato dal senatore Laforgia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.3. LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, vorrei dire semplicemente, in pochissimi secondi, che questo articolo e gli emendamenti ad esso presentati sono la dimostrazione del fatto che questo provvedimento è anche una grande occasione persa. Se stiamo parlando di strumenti di contrasto alle povertà e alle marginalità, parliamo di qualcosa che dovrebbe stare a cuore a tutti e che in realtà sta a cuore a tutti. Stiamo parlando della possibilità di riscattare interi pezzi della società italiana e delle nostre comunità, quelli che si trovano appunto in condizioni di grande difficoltà. Lo dico con tutto il rispetto per chi ha immaginato questo provvedimento: è disarmante constatare che, davanti alla possibilità che ci siano dei miglioramenti e delle modifiche che vanno nella direzione di rendere questo provvedimento più efficace in relazione alle persone che vogliamo risollevare da quella condizione, chi ha immaginato questo provvedimento (in questo caso la maggioranza) si chiuda a riccio e sia assolutamente impermeabile a qualsiasi tipo di sollecitazione e di suggestione. Lo diciamo tanto più su questo articolo e sulle sanzioni previste in relazione a chi mette in atto comportamenti che vanno nella direzione di dichiarare una situazione che non risponde alla realtà. A noi sembra che questo sistema sanzionatorio sia totalmente sproporzionato e che sia soprattutto la dimostrazione del fatto che chi ha disegnato questo provvedimento abbia voluto semplicemente mettersi al riparo da quell'accusa, peraltro in alcuni casi, persino fondata secondo cui questo provvedimento, calato nella dimensione reale, si imbatterà nel vizio italico per cui fatta la legge, trovato l'inganno. Quindi, per ripararsi da questa accusa, cosa fanno i membri della maggioranza e il Governo, che stanno implementando questo strumento? Stanno semplicemente intervenendo a valle, con un sistema sanzionatorio totalmente sproporzionato e totalmente surreale rispetto al rango dei reati di cui ci stiamo occupando. Ci sentiamo di dare una semplice rassicurazione: se si intervenisse a monte, se gli strumenti fossero cioè efficaci nell'individuazione del bisogno e dei luoghi in cui esso si genera, allora non si avrebbe più bisogno di immaginare un sistema sanzionatorio così sproporzionato. Se si interviene laddove quel bisogno nasce, dove ci sono povertà, marginalità e quindi nei percorsi di accompagnamento e di emancipazione, non c'è bisogno di immaginare un sistema di sanzioni e di pene che sembra totalmente sproporzionato e soprattutto ha a che fare con uno Stato di polizia, con l'idea di uno Stato etico che ti deve dire cosa fare e cosa non fare. Se volete accompagnare queste persone verso percorsi di emancipazione e se la ratio del provvedimento al nostro esame è questa, allora non ci può essere emancipazione senza una dimensione di libertà da parte delle persone, che devono essere consapevoli della propria posizione e di come riscattare se stesse. Insisto, Presidente, lo dico a lei per il suo tramite, anche l'articolo 7 è la dimostrazione di una grande occasione persa.