[pronunce]

Tenuto conto di quelle che sono le peculiarità della Valle d'Aosta, perché tali funzioni di interesse pubblico possano essere svolte in maniera soddisfacente, conforme alle finalità di cui all'art. 97 della Costituzione, sarebbe necessario, secondo la ricorrente, che gli istituti di patronato abbiano un adeguato radicamento sul territorio, condizione che potrebbe essere garantita solo da un riconoscimento su base regionale. 2. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per chiedere il rigetto del ricorso. La difesa erariale osserva, anzitutto, che malgrado le conclusioni del ricorso riguardino in generale l'intera legge n. 152 del 2001, i motivi dedotti a sostegno dell'impugnazione mostrano che questa è rivolta contro le disposizioni degli articoli 2 e 3 della legge statale, apparendo soltanto consequenziale l'impugnazione dei successivi articoli 14 e 15. Il ricorso e le censure in esso contenute sarebbero privi di giuridico fondamento. L'art. 2, comma 1, della legge impugnata individua chiaramente i soggetti promotori degli istituti di patronato e di assistenza sociale nelle confederazioni e nelle associazioni nazionali di lavoratori, che possiedano certi requisiti. Ne consegue che la legge impugnata introduce una nuova disciplina degli istituti di patronato e di assistenza sociale “operanti a livello nazionale”. Ciò comporta, secondo la difesa erariale, che la legge impugnata non intacchi in nessun modo le funzioni amministrative che, in materia, la Regione autonoma ricorrente esercita al fine “… di integrare gli interventi generali dello Stato per adattarli alle specifiche esigenze della popolazione e delle attività produttive della Valle d'Aosta” (art. 1, primo comma, del d. lgs. n. 430 del 1989). Funzioni che sono e restano disciplinate dagli articoli 2 e seguenti del citato decreto legislativo, ivi compresa la norma che assegna al Consiglio regionale l'accertamento della maggiore rappresentatività delle associazioni (art. 5, terzo comma). Ne consegue anche che gli articoli 14 e 15 della legge impugnata, applicabili agli istituti di patronato e di assistenza sociale operanti a livello nazionale, non possano trovare applicazione per gli analoghi istituti operanti a livello regionale. Le disposizioni della legge statale impugnata non si applicherebbero, dunque, per la costituzione e la gestione degli istituti di patronato e di assistenza sociale operanti a livello della Regione autonoma ricorrente, che restano disciplinate dal d. lgs. n. 430 del 1989, con la conseguenza che sarebbe inammissibile, per difetto di interesse, la censura di disparità di trattamento con le Province di Trento e Bolzano, riferita all'art. 2, comma 2, e 3, comma 7, della legge n. 152 del 2001. In prossimità dell'udienza, la Regione Valle d'Aosta ha depositato memoria nella quale prende atto della interpretazione data dalla Presidenza del Consiglio alla legge impugnata, affermandone la piena compatibilità con le disposizioni dello statuto regionale e delle relative norme di attuazione richiamate nel ricorso. Secondo la ricorrente la interpretazione data dalla Presidenza del Consiglio appare in effetti ispirarsi al principio di salvaguardia della legge speciale di fronte alla legge generale successiva. Qualora questa Corte condividesse la suddetta interpretazione, la ricorrente ritiene che venga a mancare ogni contrasto tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione autonoma Valle d'Aosta, venendo quindi meno l'interesse della Regione a coltivare il ricorso. Ove questa Corte non ritenesse di condividere (in tutto o in parte) l'interpretazione offerta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, la ricorrente insiste nelle censure che sono state formulate nel ricorso. Considerato in diritto 1. - La Regione Valle d'Aosta solleva questione di legittimità costituzionale della legge 30 marzo 2001, n. 152, recante “Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale”, nella sua interezza e con particolare riguardo agli artt. 2, 3, 14 e 15. Secondo la ricorrente la normativa impugnata sarebbe in contrasto con gli artt. 3, 97 e 116 della Costituzione, nonché 3, 4 e 38 dello statuto speciale per la Valle d'Aosta (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4), in quanto, nel disciplinare le attività degli istituti di patronato e di assistenza sociale, ignorerebbe del tutto la posizione della Valle d'Aosta, privandola integralmente delle proprie competenze e facendo venire meno, in particolare, la possibilità per le organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano regionale di costituire e gestire gli istituti di patronato e di assistenza sociale, con un trattamento peraltro discriminatorio rispetto alle province di Trento e Bolzano che finirebbe per riflettersi in maniera negativa sullo stesso andamento della pubblica amministrazione, con la quale gli istituti di patronato, pur soggetti di diritto privato, sono chiamati a collaborare nello svolgimento di “un servizio di pubblica utilità” (art. 1 della legge impugnata). 2. - In via preliminare occorre precisare che la censura sull'intero testo della legge va letta nel complessivo contesto del ricorso, poiché si limita a esporre in sintesi una doglianza che viene poi rivolta, nei successivi motivi di ricorso, contro disposizioni determinate: è perciò a queste che deve farsi riferimento per individuare l'oggetto della questione di costituzionalità (sentenza n. 317 del 2001). Le norme censurate sono pertanto chiaramente individuabili negli artt. 2, 3, 14 e 15 della legge impugnata. 3. - Nel merito, la questione non è fondata. La ricorrente si duole, in sostanza, del fatto che la legge impugnata non abbia ribadito le previsioni contenute nelle specifiche norme di attuazione dello statuto (d.lgs. 28 dicembre 1989, n. 430) che disciplinano la costituzione e la gestione degli istituti di patronato e di assistenza sociale operanti a livello regionale, e lamenta altresì una discriminazione rispetto alle Province autonome di Trento e Bolzano, per le quali il comma 2 dell'art. 2 della legge n. 152 del 2001 detta una disciplina conforme alle norme attuative dello statuto del Trentino - Alto Adige. In realtà, la legge n. 152 del 2001 reca, come sottolineato dall'Avvocatura dello Stato, una nuova disciplina degli enti di patronato e di assistenza sociale a livello nazionale senza incidere sugli analoghi istituti operanti a livello regionale, rispetto ai quali, con particolare riferimento alla Valle d'Aosta, continuano ad applicarsi le disposizioni contenute nel decreto attuativo dello statuto. La legge impugnata non si propone, dunque, di disciplinare organicamente gli enti di patronato operanti a livello regionale, sicché non possono ritenersi nemmeno implicitamente abrogate le norme di attuazione dello statuto valdostano.