[resaula]

Chiediamo anche al Governo di impegnarsi ad aggiornare e a rifinanziare adeguatamente nel primo provvedimento utile, a partire dal disegno di legge di bilancio che è in discussione in 5 a Commissione, la legge speciale per la Città metropolitana di Venezia, individuando, come ho detto, fonti strutturali di finanziamento e predisponendo un piano organico di interventi di manutenzione urbana diffusa, ecologica, infrastrutturale ed edilizia della città storica, nonché di salvaguardia. Venezia vive e potrà vivere se, e mi sembra ci siano tutte le precondizioni politiche, anche questo ramo del Parlamento darà un segnale chiaro e unitario di una volontà specifica di difesa di un bene, Venezia, che non è patrimonio veneto, non è patrimonio nazionale, ma è patrimonio del mondo. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Ferrazzi per illustrare la mozione n. 192. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi è la ricorrenza della Madonna della Salute. È una festa certamente di origine religiosa, ma a Venezia è anche una festa civile, tanto che le scuole oggi sono chiuse e io ritengo che, come sempre avviene nei fatti importanti, anche delle nostre vite, la data di questa mozione non cada, appunto, casualmente. Dobbiamo cogliere la devastazione di oggi come fecero i nostri antenati veneziani quasi quattrocento anni fa, quando, a partire dalla peste che uccise 47.000 abitanti solamente nella città lagunare, riuscirono a trovare l'energia per una nuova ripartenza. Ebbene, Presidente, Venezia oggi ha bisogno di una nuova ripartenza, che prenda le mosse dall'impegno di tutti a livello trasversale e a prescindere dalle appartenenze politiche, perché di fronte alle tragedie non ci si deve dividere. Il popolo veneziano - e non solo veneziano - ha bisogno di vedere che le istituzioni, in particolare quelle massimamente rappresentative della Nazione, si stringono attorno e trovano soluzioni reali. È stato un fenomeno assolutamente devastante per Venezia e tutto il litorale, da Chioggia a San Michele al Tagliamento. Purtroppo, però, è stato un episodio che non è unico rispetto a quanto sta avvenendo in questi mesi, perché quanto avvenuto a Venezia e nel territorio in una settimana non accadeva in decenni fino a poco tempo fa. Presidente, il fenomeno di devastazione del territorio a causa dei mutamenti climatici di origine antropica ha un effetto diretto su Venezia ma anche a livello generale e nazionale e l'intervento del senatore Pittella lo metterà nella giusta considerazione in rappresentanza di tutto il Gruppo. Ma, ovviamente, quando parliamo di Venezia, parliamo di un simbolo e di una realtà unica. È un unicum dal punto di vista sociale, artistico, architettonico; è un unicum perché è una città fragile ed è in equilibrio perenne tra natura e artifizio: questo va capito per chi non vuole parlare inutilmente di Venezia. È natura e artifizio, talmente artifizio che anche le fondamenta della città non c'erano, sono state costruite rubando al braccio delle lagune via via territorio e costruendo addirittura le isole, che prima non c'erano e sulle quali è sorta questa grandissima civiltà. È unica perché è una città simbolo, che è nata e si è fortificata attraverso la ricchezza delle diversità. Venezia è stata capace di unire i popoli diversi e di trasformare questi in nuova energia e nuove possibilità di crescita. Ha accolto gli armeni, i greco-ortodossi, gli ebrei e non ha mai pensato a sistemi di fortificazione, ha immaginato il grande mare Mediterraneo come ponte e non come confine e questa grande forza culturale e identitaria è diventata forza commerciale e politica, proprio perché non viveva nella paura, ma nel coraggio, nella speranza e nel futuro. Signor Presidente, è del tutto evidente che quanto sta avvenendo dipende molto dall'incidenza antropica. Il disastro del 12 novembre dipende certamente dall'intensità dei venti, che deriva dal mutamento del clima e dall'innalzamento del medio mare, che negli ultimi cento anni si è innalzato di 25 centimetri a Venezia, fondamentalmente per lo scioglimento dei ghiacci e per il surriscaldamento dell'atmosfera, che comporta l'aumento della temperatura del mare e dunque del volume del mare stesso. Dipende anche dalla subsidenza: Venezia negli ultimi cento anni è scesa di 14 centimetri, di cui 8 per ragioni di origine antropica. Dipende, ovviamente, anche dagli interventi di natura idraulica intralagunare. Se questa è l'analisi, dobbiamo oggi intervenire. Il Governo non è stato fermo: è intervenuto immediatamente con il Primo Ministro e con il Ministro delle infrastrutture e trasporti: è stato dichiarato immediatamente lo stato di emergenza; sono stati sbloccati subito i soldi della legge speciale già messi a disposizione con altri 20 milioni di euro per la città, per i primissimi interventi. Questo è l'inizio e ovviamente non è sufficiente. Cosa serve? Anzitutto, serve passare dalle chiacchere e dai proclami ai fatti: dobbiamo trovare le risorse economiche per Venezia, per tutta la gronda lagunare e per tutta la città metropolitana colpita. Il primo atto deve essere il disegno di legge di bilancio e quindi noi crediamo, speriamo, siamo certi che vi sarà un lavoro concertato tra tutte le forze politiche affinché venga disposto un finanziamento adeguato. Bisogna tornare a finanziare ciò che era ordinariamente previsto nella legge speciale n. 171 del 1973 (e che poi è stato del tutto assorbito dal Mose), con le stesse cifre che per anni Venezia ha ricevuto. Questo, non solo perché è un unicum , ma perché annualmente sopporta dei costi, vista la sua conformazione, di decine di milioni di euro in più di gestione ordinaria rispetto alle altre città e perché Venezia, per essere Venezia, crea un'attrazione e una moltiplicazione del PIL nazionale, per evidenti ragioni. Bisogna, poi, lavorare nel campo degli sgravi e delle incentivazioni a donazioni e per la sospensione dei termini per tributi e contributi previdenziali e assistenziali, in favore di tutti coloro che sono stati colpiti dai danni. Anche questo è previsto dalla mozione. Dobbiamo estendere l'emergenza a Chioggia e agli altri Comuni colpiti. Bisogna completare il Mose. È costato un occhio della testa: più di 5 miliardi di euro. Ora vediamo, bisognerà intervenire in modo tale che funzioni. È evidente che, quando si è arrivati al 93 per cento di un'opera, un Governo sano deve completarla, cercando di farlo nel modo più efficiente ed efficace possibile. Bisogna lavorare nel campo del contrasto al mutamento climatico, con politiche serie di mitigazione e di adattamento e, dunque, realizzare un piano speciale di adattamento ai cambiamenti climatici per Venezia e per la Laguna. Bisogna lavorare a sostegno, con misure fiscali e interventi non legislativi, di imprese, artigiani, commercianti e centri culturali. Bisogna istituire la zona economica speciale, su cui ieri il ministro Provenzano ha fatto un passaggio importante e in collaborazione con il nostro Gruppo è stato contestualmente presentato un emendamento al disegno di legge di bilancio che va in questa direzione, per rilanciare Porto Marghera ma anche la zona del Polesine.