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C'è però una terza ragione alla base della genesi di questo disegno di revisione costituzionale, che a mio parere è quella più importante. In questa Assemblea siamo legislatori, ma noi del MoVimento 5 Stelle siamo anche portavoce e ciò vuol dire che raccogliamo direttamente le istanze dei cittadini. Il provvedimento in esame risponde a una profonda esigenza manifestata dalla società civile, volta a ricucire lo strappo creatosi tra la politica e i cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il provvedimento in esame è infatti solo un tassello di un quadro più ampio e ambizioso di azioni politiche e normative volte a ristabilire un rapporto di fiducia tra gli italiani e le istituzioni; un rapporto che si è logorato nel corso dei decenni. Lo strappo più profondo tra i palazzi della politica e l'Italia, che fatica ogni giorno con dignità, è avvenuto con lo scandalo di Tangentopoli del 1992. Da allora, però, non si è più ricucito. Certamente non si è ricucito con quella politica da operetta che abbiamo visto nel corso della Seconda Repubblica. Anzi, sfiducia e disaffezione verso le istituzioni repubblicane si sono cronicizzate, portando molti cittadini al disamoramento e all'allontanamento dall'impegno politico. Tra le nostre ambizioni più alte c'è quella di far nuovamente fiorire nei cittadini l'interesse per la politica e il desiderio di partecipazione; questo possiamo ottenerlo solo dimostrando che non siamo egoisti, che non ci nascondiamo dietro fittizie obiezioni di diminuita rappresentatività, per celare il fatto che i politici non sono disposti a compiere sacrifici e anche a mettere a rischio la loro posizione, se questo va nell'interesse della collettività. Noi non siamo qui per fare i nostri interessi o quelli di pochi privilegiati. Noi siamo qui per fare gli interessi veri del Paese. Ripensare il numero dei parlamentari dunque rappresenta proprio un passo in questa direzione ed è un tassello di un'azione più ampia, che comprende il taglio dei vitalizi per gli ex parlamentari, già realizzato (Applausi dal Gruppo M5S) ; la riduzione degli stipendi dei parlamentari in carica, su cui lavoreremo prestissimo; l'introduzione del referendum propositivo e molte altre azioni che hanno come obiettivo - da un lato - ristabilire la fiducia nella politica con la P maiuscola e - dall'altro - favorire sempre più la partecipazione attiva dei cittadini al processo decisionale e legislativo; democrazia rappresentativa sobria ed efficiente, che un passo alla volta prepara il terreno alla democrazia diretta, dove tutti i cittadini possano partecipare senza delegare altri. Ecco come vogliamo ricostruire il senso di appartenenza alla Costituzione e alle istituzioni. Gli strumenti ci sono e i tempi sono maturi. La democrazia diretta è una strada da percorrere necessariamente; è l'evoluzione indispensabile per raccogliere il messaggio che arriva forte e chiaro non solo dall'Italia, ma dall'Europa intera: i cittadini ci chiedono di partecipare e di essere messi in condizione di farlo, per decidere sul loro futuro. Queste sono battaglie storiche del MoVimento 5 Stelle, ma non per capriccio e non per populismo, espressione ormai abusata con cui si etichetta qualsiasi cosa sia diversa dalle solite ricette di un partitismo sbiadito e stanco. No, sono battaglie in cui crediamo, perché solo attraverso la ricostruzione della fiducia perduta è possibile rifondare anche la coesione sociale, così necessaria in una vera democrazia. Ciò che i cittadini chiedono alla politica conta, viene ascoltato e recepito: questo oggi dimostriamo, ancora una volta, e lo facciamo proprio nel nome supremo della democrazia; una parola che per troppo tempo è suonata vuota alle orecchie dei cittadini e a cui noi, con orgoglio, vogliamo restituire peso, significato e valore. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Pirovano) . Un ultimissimo appello rivolto ai colleghi dell'opposizione: tutti i vostri partiti hanno presentato nel tempo proposte per ridurre il numero dei parlamentari e tutti i vostri partiti non sono riusciti a portarle a termine. (Commenti della senatrice Malpezzi) . Oggi avete l'occasione di dimostrare che fate sul serio e di fare un passo in avanti verso gli italiani che ci guardano con rinnovata speranza. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Pirovano. Commenti dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, ascoltando l'intervento che mi ha preceduto, mi viene in mente ciò che a volte dico anche ai miei figli: è come se il mondo fosse nato l'altro ieri; sono arrivati loro e prima non esisteva null'altro. È davvero stucchevole. (Applausi dal Gruppo PD) . Il disegno di legge in esame invece, cara collega, ha un'importante limite, perché affronta la riforma non nel suo complesso, ma solo un suo pezzettino, una sua parte, quella appunto della riduzione dei parlamentari, come se l'ostacolo della nostra democrazia e dell'efficienza delle istituzioni fosse il numero di coloro che siedono nelle Aule parlamentari. Peraltro, come è noto, seppure presentata pomposamente come la panacea di tutti i mali, la proposta non incide realmente sul nostro sistema elettorale del 2017, né sulle proporzioni, né sui collegi, né sull'assegnazione dei parlamentari. Quindi - per dirla in breve, cari colleghi - mi pare che all'attuale maggioranza, in particolare a chi ha contrastato quella riforma nel passato, il tanto vituperato Rosatellum stia più che bene. Altro che le proteste del passato! Con questa proposta modificate infatti solo i numeri che quel sistema produce, ma non il meccanismo. Ritengo, quindi, sia un artifizio legislativo per non perseguire le vere riforme necessarie per cambiare il nostro Paese. Immaginare o addirittura pretendere - come fate con questa proposta - che il vostro criterio di determinazione del numero dei parlamentari sia perennemente applicabile, indipendentemente da quale sia il numero fissato dalla Costituzione e, soprattutto, senza che si rendano necessarie le modifiche per adattare questo sistema alla legge elettorale, al Paese e al momento democratico in cui si vive, significa vivere sulla luna. Nessun sistema elettorale vive perennemente, per ovvie ragioni; prova ne sono gli ultimi anni della nostra vita politica. A illuminare ancora di più i limiti di questa proposta, vi è anche il fatto che non modificate le circoscrizioni: ciò rafforza la nostra convinzione circa l'assoluta insufficienza del processo che avete avviato. E sono rafforzato in tale consapevolezza - l'ho ascoltato poco fa come anche in passato - da due ragioni: innanzitutto si parla solo di soldi. La democrazia italiana delle decisioni è diventata un orpello economico e qualcuno non fa altro che blaterare - com'è stato fatto anche poco fa - sui risparmi che ne deriverebbero: questa è la prima convinzione. La seconda convinzione - lo dico alla collega che citava solo i numeri assoluti - è che il nostro numero dei parlamentari, se paragonato a quelli degli altri Paesi europei, è piuttosto basso: