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È la strategia che hanno usato a Vo', ha ragione, senatore, ma lì eravamo di fronte a una situazione puntuale, un Comune di 2.000 persone, avevamo un focolaio, si è intervenuti in modo massivo e si è riusciti a governare la situazione. In tal senso, l'indagine statistica può servire ad avere gli strumenti per gestire i focolai con le famose 3T. Dopodiché, non è sufficiente? Certo, abbiamo votato un ordine del giorno unanimemente in quest'Aula nel quale il Governo si è impegnato su sette punti tutti importanti. Già ieri ho sottolineato come, secondo me - mi sia consentita questa precisazione anche rispetto al Gruppo - il Governo e il Ministero della salute devono comunque dare risposte su quali tipi di test e di strategia sui test si portano avanti, sapendo, colleghi - e lo sapete tutti - che il dibattito scientifico non è assolutamente risolto su questo punto, lo sapete anche voi. Per questo il Governo deve decidere e non è possibile che ciascuna Regione faccia a modo suo, perché a quel punto non abbiamo l'impianto per poter governare i processi. Avremo modo di procedere con questa discussione e di fare ulteriori passi in avanti. Da questo punto di vista, non dimentichiamoci mai che siamo dentro a una vicenda che ci obbliga ad apprendere strada facendo. Sono convinto, come ho già detto diverse volte in quest'Aula, che dovremo ragionare anche sugli errori fatti per imparare, perché sotto questo profilo dobbiamo ancora imparare, come si è visto in Italia e in tutti gli altri Paesi in cui si è affrontata questa drammatica emergenza. (Applausi). BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, anch'io mi associo a quanto detto dai miei colleghi, con i quali condivido l'essere membro della Commissione igiene e sanità. È quasi una tre giorni in cui parliamo di quanto accaduto in questi mesi molto importanti e che deve essere trattato in questo luogo, in Parlamento. Stiamo convertendo oggi il decreto-legge n. 30 del 2020, che risale - lo ribadisco - al 10 maggio, un mese fa, perché c'era l'urgenza di farlo. L'indagine epidemiologica, che di fatto è già partita il 25 maggio, non poteva aspettare né potevamo aspettare i tempi che anche la politica si dà: era quindi necessario per l'emergenza e per l'urgenza degli ulteriori dati certi di cui abbiamo bisogno. Ci sarà un'indagine preparata dall'ISTAT che certificherà dati, con campionature apposite su classi di persone, di età e di attività lavorativa diversa. Questo ci permetterà davvero di fotografare la situazione presente, e non fra tre mesi, come avrebbe potuto essere se avessimo dovuto preparare un provvedimento, da presentare poi all'Assemblea della Camera o del Senato. Subito si doveva fare questa cosa, quindi a mio parere bene ha fatto il Governo ad anticiparla con un decreto-legge, che qui è davvero molto utile. Quest'indagine di sieroprevalenza, che è di carattere epidemiologico, ci fornirà un modello certo - perché, come dicevo prima, i dati sono importanti nella scienza - sul quale poi creare e costruire una programmazione, non solo per quanto riguarda il nostro sistema sanitario, ma anche per capire con quali altre modalità prendere decisioni. È un lavoro che darà alla politica la possibilità, questa volta, di decidere con certezza. È vero infatti che, come abbiamo detto in questi giorni, abbiamo assistito a tanti stop and go , come quello di stamattina dell'OMS, che ci diceva che gli asintomatici non sono pericolosi, mentre c'è stato un ritorno di altri virologi. Queste idee che vanno una contro l'altra davvero creano confusione nei cittadini, figuratevi in noi che abbiamo la responsabilità importante di legislatori per operare la conversione definitiva in legge. Queste indagini, come vi dicevo, sono importanti perché - come ha detto la relatrice Castellone - si stanno facendo anche in altri Paesi europei, con i quali avete visto quanto siamo stati comparati (con riferimento a quanti tamponi hanno fatto in Danimarca, in Spagna o in Francia). Questo ci permetterà di avere dati che saranno sicuramente comparati, come stanno facendo anche le indagini della Spagna e della Svezia. È quindi importante per noi avere questi dati, anche perché la politica, in questo caso, come abbiamo detto prima, teme che i cittadini non aderiscano. È vero che i cittadini sono subissati di telefonate varie, ma anche noi abbiamo la responsabilità di aiutarli a fare delle scelte. Il fatto di accettare di partecipare a questa indagine, perché sappiamo che la campionatura è stata fatta dall'Istat con delle indagini proprie, valutando caso per caso, la regione e l'età, darà la possibilità a chi viene selezionato di dare il proprio apporto. Non è obbligatorio, certo, ma il cittadino deve avere senso civico. Tutti noi dobbiamo avere senso civico, ne va del benessere di tutta la comunità: si tratta di essere altruisti per il bene di tutti. Per questo sono stati anche trasmessi messaggi, che avrete visto, sotto forma di spot televisivi. Possiamo fare molto ma se noi stessi non ci crediamo credo sia difficile che i nostri cittadini possano dire di farlo volentieri. Riguardo alle modalità con le quali è stata organizzata questa indagine - con chi farla e con quali attori - ho sentito dire dai colleghi che andavano utilizzati i dipartimenti di sanità pubblica. Certo, ma dove tali dipartimenti non ci sono cosa utilizziamo? Sono state proprio le Regioni che hanno chiesto di utilizzare altro personale perché se bisogna fare un prelievo a un paziente scelto, magari a domicilio, chi va? Non c'è personale. Questo è un tema che dovremo affrontare prossimamente, cercando di implementare ulteriormente la sanità territoriale, compresi i dipartimenti di sanità pubblica, che adesso purtroppo scarseggiano, o meglio, in alcune Regioni ci sono e in altre no. Per quanto riguarda il rispetto della privacy , il Governo, l'Istat e il Ministero della salute hanno lavorato con il Garante della privacy - oltre questa istituzione non credo ci sia altro - e seguendo direttive europee come linee guida. Anche in questo campo, quindi, ritengo che si possa stare tranquilli. Tutto ciò è finalizzato a disporre di dati affidabili e completi sullo stato immunitario della popolazione anche in ragione della consapevolezza e della difficoltà di valutare la frazione di infezioni degli asintomatici che non richiedono assistenza medica. Come avremmo potuto intercettarli? Se un paziente ricorre alla sanità allora è intercettabile in considerazione della sua positività, ma le persone asintomatiche che non hanno bisogno di essere, né ricoverate (grazie a loro), né sorvegliate sono introvabili. Le dobbiamo cercare e questa indagine serve proprio a questo. L'indagine serve anche per avere la possibilità di rivedere strategicamente le azioni da mettere in pratica successivamente, è proprio per questo che ci serve: per cercare di destinare i fondi che arriveranno, sui quali stanno lavorando alla Camera. Spero davvero che per il nostro sistema sanitario le risorse siano sostanziose. Questo ci darebbe la possibilità, infatti, di programmare meglio, di non usare i fondi stessi in maniera impropria. Anche questo è un altro aspetto importante che sarà utile.