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Un ulteriore passo avanti nel collegare rilevazioni e politiche è stato compiuto con la definizione del «Regolamento (UE) n. 99/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2013 relativo al programma statistico europeo 2013-2017 ( Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, legge n. 39/12, del 9/2/2013)», con il quale la produzione di «statistiche di elevata qualità» è esplicitamente collegata al contributo che esse possono fornire «all'attuazione delle politiche dell'Unione, come previsto nel Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e nella strategia Europa 2020, nonché di altre politiche incluse nelle priorità strategiche della Commissione per il periodo 2010-2014», tra le quali anche la «uguaglianza di genere». Occorrono, perciò, «statistiche che soddisfino criteri di elevata qualità correlati agli obiettivi specifici da esse perseguiti [ ... ] statistiche multidimensionali complesse a sostegno di politiche complesse. AI fine di rispondere adeguatamente ad esigenze legate alla definizione di politiche è necessario disporre, ove opportuno, di dati disaggregati per genere». Si colloca in tale quadro di rinnovata sensibilità per le statistiche di genere -- e di maggiore consapevolezza del ruolo che esse possono avere nella definizione di politiche che, accrescendo la coesione, rafforzino, complessivamente, l'Unione europea -- la decisione del CNEL di riproporre, in una versione aggiornata, il disegno di legge presentato già nel corso della XV legislatura. Il testo della originaria proposta è stato rivisitato ed aggiornato alla luce non solo di tale maggiore sensibilità, ma anche delle innovazioni istituzionali che, nel corso degli anni, sono intervenute, in materia, nel nostro paese. Infatti, con successivi provvedimenti, a partire dal decreto legislativo 31 luglio 2003, n. 226, è stata istituita una Commissione per le pari opportunità tra uomo e donna, operante nel Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Tale commissione, di cui più volte sono state definite funzioni e composizione, è oggi regolata dal decreto del Presidente della Repubblica del 14 maggio 2007, n. 115, è presieduta dal Ministro ed è composta da ventisei membri rappresentativi delle forze sociali, dell'associazionismo femminile, della cultura e delle istituzioni locali. I suoi compiti sono essenzialmente consultivi ed al di fuori del concreto processo di programmazione. Composizione, modalità e tempistica del suo funzionamento configurano la Commissione come un organismo consultivo con funzioni di indirizzo politico che non confligge con il ruolo che, sin dalla prima proposta, il disegno di legge del CNEL assegna al costituendo «Comitato consultivo per le statistiche e le politiche di genere», che dovrebbe svolgere un ruolo più tecnico-operativo in materia sia di definizione degli obiettivi delle statistiche rilevanti ai fini di genere, sia di traduzione del patrimonio statistico in norme operative ai fini delle politiche di genere. Una migliore definizione di tali differenti funzioni potrebbe essere affidata al Governo, in sede di coordinamento degli organismi esistenti (cfr. l'articolo 5, comma 2, del presente disegno di legge). L'ISTAT ha già realizzato numerose azioni di adeguamento delle proprie rilevazioni ai fini della produzione di statistiche di genere, almeno con riferimento alla disaggregazione dei dati secondo il sesso e con lo svolgimento di indagini specifiche in aree tematiche sensibili. Ciò nonostante è imprescindibile compiere un ulteriore sforzo impegnando tutti i soggetti a fornire dati disaggregati uomini/donne al fine di completare tale processo di armonizzazione dei contenuti e delle metodologie di produzione dell'informazione statistica. Poiché, malgrado l'esigenza di un sempre maggiore dettaglio territoriale e di genere dell'informazione statistica ufficiale, trovano priorità e certezza di realizzazione i soli progetti statistici derivanti direttamente o indirettamente da regolamenti o direttive comunitarie (tra cui le rilevazioni statistiche economiche e di contabilità nazionale), e dalla normativa nazionale, sono attualmente a rischio, in conseguenza delle ben note difficoltà della finanza pubblica, elaborazioni e produzioni nuove in aree non coperte e a forte domanda di informazione statistica, che collocherebbero l'Italia all'avanguardia nella sperimentazione e che sarebbero essenziali per la produzione e definizione delle politiche ai diversi livelli gestionali e di governo. Il presente disegno di legge mira dunque a realizzare una sorta di «circolo virtuoso» tra statistiche sociali e statistiche di genere, e a fare in modo che dal rispettivo rafforzamento derivi un miglioramento complessivo dell'informazione statistica e, a valle, delle politiche di coesione di genere. Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, con la propria iniziativa legislativa, oltre a favorire la conoscenza di dati disarticolati uomo/donna necessari per impostare in modo corretto le politiche generali e di settore, secondo la metodologia che viene definita «valutazione di impatto di genere», intende migliorare anche la elaborazione dei rapporti periodici sul mercato del lavoro e lo sviluppo dei contenuti delle relative banche dati. Il termine «statistiche di genere» è quello comunemente utilizzato al livello internazionale per indicare l'attitudine della ricerca statistica nel suo complesso ad assumere il genere come variabile essenziale alla comprensione dei fenomeni sociali. Con tale espressione, si indica dunque un complesso di criteri tali da integrare la variabile del genere nelle metodologie utilizzate per la rilevazione, elaborazione e presentazione delle informazioni statistiche. La metodologia connessa con le statistiche di genere richiede, in primo luogo, che tutti i dati statistici siano raccolti, elaborati e analizzati in modo differenziato secondo il genere, e che vengano resi pubblici in modo da presentare i dati relativi ad entrambi i generi con lo stesso grado di visibilità e leggibilità. Tuttavia le statistiche di genere non sono solo statistiche disaggregate secondo il sesso, ma devono rispondere ad una qualità complessiva dell'informazione statistica, basata sulla sensibilità alle «questioni di genere». L'intera organizzazione della ricerca statistica deve tenere conto, dunque, delle questioni che incidono in modo differenziato sulla situazione di donne e uomini, con particolare riferimento alla divisione dei ruoli, all'accesso alle risorse materiali e/o culturali, all'accesso ai servizi, ai fattori di vulnerabilità sociale. L'organizzazione dell'informazione statistica deve quindi affrontare in modo sempre più stringente la necessità di armonizzare la raccolta, elaborazione, analisi e diffusione delle informazioni statistiche, in coerenza con gli indicatori sensibili al genere che sempre più ampiamente vengono utilizzati al livello internazionale. Anche alla luce di tale esigenza di armonizzazione, e tenendo conto delle metodologie seguite dagli Istituti specializzati delle Nazioni Unite e dell'Unione europea, la produzione di statistiche sensibili al genere deve seguire le seguenti fasi: -- selezione degli argomenti che necessitano di essere indagati; -- individuazione dei dati necessari per comprendere i differenziali di genere, i ruoli di donne e uomini e i rispettivi contributi alle varie sfere della vita; -- valutazione di concetti, definizioni e metodi comunemente usati, alla luce delle «questioni di genere»; -- sviluppo di nuovi concetti, definizioni e metodi, che tengano conto del differenziale di genere;