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Voglio solo dire, però, che forse dovremmo ricordarci che lì non c'è stata fretta, magari non ci sono stati errori materiali, ma c'è stata lentezza e c'è stato un non completo apprezzamento della gravità della situazione. D'altra parte, colleghi, quando si fece il salvataggio de cuius , che qui tante volte è stato citato e rivendicato a modello di quello che questo Governo si trova a fare, venne detto agli obbligazionisti che sarebbero stati tutelati al 100 per cento. Poi, invece, il 31 luglio 2017 si parlò di una conversione in azioni, che allora valevano 8,65 euro, ore ne valgono 1,34: lì le cose sono andate in un modo un po' diverso. Vorrei che ce lo ricordassimo! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Quindi, non è andata esattamente così, però questo è il passato e forse dovremmo dimenticarcelo e veramente smettere di rinfacciarcelo, per guardare avanti e per cercare di condividere alcuni principi, senza i quali non riusciremo a rimettere in piedi questo Paese. Avrei due osservazioni da fare, sperando di avere il tempo. Intanto, cari colleghi, vi segnalo che ho statalizzato Carige a mia insaputa: intervenendo in una trasmissione televisiva, ho detto che ritenevo che sarebbe stata possibile una soluzione di mercato. Traduzione: Bagnai nazionalizza. A parte che non sta a me farlo, ragioniamo un po' su questo. Ho apprezzato l'intervento che è stato fatto, in particolare dal senatore D'Alfonso, quando ha auspicato che sia il mercato a produrre soluzioni: il mercato produca soluzioni, diceva in replica alla collega Botto, che aveva espresso un principio, secondo me, fondamentale: quale che sia la soluzione, dovremmo entrare nell'ordine di idee che se lo Stato ci mette i soldi, poi lo Stato gestisce. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Questo era il punto. Non è che noi vogliamo nazionalizzare, è che se gli si fanno dei regali o se lo si sussidia, non è che il mercato funzioni meglio, funziona peggio. Questo è il punto: noi crediamo in uno Stato regolatore, non in uno Stato regalatore. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Abbiamo visto lo Stato regalatore in alcuni casi precedenti, e questo non ha fatto bene, in tutta evidenza, alla stabilità del sistema finanziario, tanto è vero che siamo qui a intrattenerci con queste tristi vicende, che speriamo arrivino a un punto fermo. Quindi, c'è il problema di decidere insieme quale debba essere il ruolo dello Stato nell'esercizio di quel particolare settore che costituisce il sangue vivo dell'economia di un Paese. Siamo assolutamente sicuri di voler demonizzare la possibile creazione o il possibile potenziamento di un polo pubblico anche in questo settore? Vorrei che ci ricordassimo che il Paese al quale veniamo spesso richiamati ad ispirarci, la Germania, ha il 60 per cento del suo sistema bancario sotto controllo pubblico e oltre 1.500 istituti bancari territoriali, alcuni piccoli, alcuni grandi - qualcuno va male, qualcuno va bene - mentre noi stiamo andando verso una concentrazione estrema. Siamo sicuri che una concentrazione estrema risolva tutta una serie di problemi, inclusi quelli del moral hazard , cioè: tante banche too big to fail ci risolvono il problema del comportamento irresponsabile del management , posto che il problema sia quello? Io non credo, ma queste sono opinioni. Oltre al discorso sul ruolo dello Stato, dovremmo forse chiarirci. È stata spesso evocata - con toni, da un lato, forse troppo critici e, dall'altro, forse troppo acritici - l'Autorità di vigilanza. È vero che nel corso del tempo l'Autorità si è espressa e ha messo in evidenza alcune criticità di quanto stava succedendo, però voglio farvi un esempio. Quando il Governo che noi sosteniamo stava lavorando alla legge di bilancio, gli attacchi, provenienti anche dalla Banca d'Italia, verso l'operato dell'Esecutivo erano espliciti e pressoché quotidiani. La Banca d'Italia viene oggi a dirci che sapeva che il bail in non andava bene e lo dimostra - ognuno di noi ha anche le carte che sono circolate nelle segrete stanze - ma allora perché, a quell'epoca, non disse pubblicamente che era stata fatta una cosa che non andava bene? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Si può parlare pubblicamente solo quando siamo noi a sbagliare (se abbiamo sbagliato)? Vorrei concludere con un'osservazione in risposta al senatore Errani. Il collega ha chiesto se siamo convinti che l'autonomia sia un valore. A parte che autonomia e indipendenza sono due cose diverse, così come lo sono indipendenza e irresponsabilità e forse dovremmo apprezzare la ricchezza di sfumature del linguaggio italiano che qui dobbiamo parlare, perché quello che si cerca, forse, non è indipendenza, ma un'altra cosa. (Commenti del senatore Errani). Il collega ha detto che è un fatto che le cose stiano così. Ebbene, se vogliamo parlare di fatti, lo faccio molto volentieri. Vi ricordo allora che la Bundesbank ha un direttorio composto da sei membri nominati dal Presidente della Repubblica, tre dei quali su proposta governativa e tre su proposta del Bundesrat. D'accordo? Nei Paesi che prendiamo a esempio funziona così. Se vogliamo dire che questo modello organizzativo non va bene, per esempio dovremmo dire - e qualcuno lo dirà - che loro se lo possono permettere perché sono tedeschi e, quindi, sono onesti, mentre qui la politica corromperebbe. Bene, voglio sentire un rappresentante degli italiani che, qui dentro, dice che gli italiani non si meritano un modello di governance come quello della Bundesbank tedesca perché loro non saprebbero come gestirlo. Vogliamo metterci in questa impasse ? Sono molto curioso di vedere chi avrà il coraggio di dirlo! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Concludo, dichiarando il voto ovviamente favorevole al provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . ERRANI (Misto-LeU) . È troppo facile, non mi hai risposto! SCIASCIA (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SCIASCIA (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signori del Governo, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, che ci perviene in seconda lettura, in quanto già approvato dalla Camera dei deputati con una sola modifica al testo originario, comporta tutta una serie di oneri a carico del Ministero dell'economia e delle finanze allo scopo di garantire la sopravvivenza di Carige, istituto di grande importanza non solo nel suo territorio base - la Liguria - ma con rilevanza non marginale sia in Lombardia, che nel Lazio.