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MONTEVECCHI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, cari colleghi, care colleghe, anche per noi è davvero un giorno molto felice. Siamo infatti qui ad approvare il primo passaggio dell'approvazione del provvedimento al nostro esame che - come già stato detto - è molto atteso dal mondo dei lavoratori dello spettacolo dal vivo; un provvedimento che ha avuto un percorso e un cammino lungo e faticoso, di cui però oggi il Parlamento non solo può prendere atto, ma anche esserne soddisfatto. Come è già stato ricordato in quest'Aula, è un provvedimento che deve la sua formulazione anche a un'indagine conoscitiva fatta alla Camera dei deputati su iniziativa della nostra collega Alessandra Carbonaro. Anch'io mi unisco sentitamente ai ringraziamenti che sono stati fatti. (Applausi). Probabilmente, senza questa indagine conoscitiva, noi non avremmo avuto modo di avere una fotografia di quello che era e che è il mondo del lavoro nel comparto dello spettacolo dal vivo; un'indagine conoscitiva - lasciatemi dire, colleghi - quasi profetica, perché poi nel 2020 purtroppo è intervenuta la pandemia. Come è già stato ricordato in quest'Aula, nel corso della pandemia il comparto dello spettacolo dal vivo e della cultura in generale è quello che ha più pagato le conseguenze gravi, ma è anche quello che più ci ha aiutato a lenire, curare e a vivere in modo positivo un lockdown molto pesante per tutti i cittadini. (Applausi) . Dalla pandemia è emerso il quadro tragico di un comparto privo di un sistema previdenziale e assistenziale adeguato alla particolarità delle professioni in esso svolte, come già i colleghi hanno ricordato. È da lì dunque che siamo partiti. Vi voglio ricordare che non si tratta solo di pensare a chi già lavora in questo settore. Si tratta anche di pensare ai nostri giovani. Vi voglio dare un dato che non è stato ricordato: da un'audizione dell'associazione "Bauli in piazza" abbiamo appreso che il 30 per cento dei professionisti specializzati ha abbandonato il settore per dedicarsi ad altri lavori, e non vi sta rientrando. E c'è anche una lacuna negli ingressi occupazionali in questo settore proprio perché la mancanza di certezze e di tutele disincentiva e demotiva i giovani ad abbracciare le professioni dello spettacolo. Molti magari hanno conosciuto giovani che volevano intraprendere una professione in questo comparto e che sono stati dissuasi dai genitori, poco sicuri e poco motivati a incentivare i figli a dispiegare a livello professionale il loro talento in questo settore. Oggi dunque pensiamo anche al futuro e non solo all'esistente. Il percorso si è snodato anche attraverso altri provvedimenti. Penso, ad esempio, al decreto sostegni- bis , nel quale sono contenute misure importanti come l'assicurazione per i lavori autonomi dello spettacolo; penso, ancora, alla legge di bilancio, in cui è stato introdotto il sostegno economico temporaneo. E arriviamo poi alla delega di cui stiamo discutendo oggi. Si è già detto dell'importanza dell'istituzione dello sportello unico per i lavoratori dello spettacolo, per una facilitazione dell'accesso all'ottenimento dei certificati di agibilità e, quindi, anche per una maggiore tutela dei lavoratori. È già stato ricordato il sistema a rete degli osservatori regionali dello spettacolo, che faranno rete tra loro e con l'osservatorio nazionale, e non solo per monitorare e studiare i dati, ma anche per mettere in campo delle iniziative tese a rendere omogenee ed efficaci le misure in favore dello spettacolo, di modo che non vi siano disuguaglianze tra le diverse Regioni in questo settore. Abbiamo parlato poi del cuore del provvedimento, vale a dire dell'indennità di discontinuità. Su questo vorrei spendere qualche parola perché - come già è stato detto - non si tratta solo di prevedere una misura in favore dei lavoratori. Qui si tratta di fare una rivoluzione mentale e culturale, abbandonando la concezione secondo la quale chi lavora nel mondo dello spettacolo in fondo non lavori, ma vi si dedichi amatorialmente, e riconoscendo che il lavoro si esprime non solo nel momento in cui vediamo il prodotto finale del processo creativo, ma anche in tutta una fase di preparazione, di aggiornamento della propria formazione e di studio, che è fondamentale affinché si possa fruire del prodotto finale, e non lo dico a caso. Molto spesso, infatti, a partire dalla confusione nella concezione del lavoro in questo comparto, abbiamo messo in campo delle misure parziali che, in realtà, non hanno aiutato completamente questa categoria di lavoratori. (Applausi) . Grazie poi all'intervento del MoVimento 5 Stelle abbiamo inserito dei criteri per la promozione della parità di genere - ringrazio la collega De Lucia per essere entrata nel dettaglio su questo, per cui non mi ripeterò - e per il riconoscimento dei live club . Chi di noi non è stato giovane e non è andato in un club ad ascoltare musica dal vivo? Chi di noi non ha avuto un amico, un fratello, una sorella, un cugino o una cugina che hanno iniziato proprio in uno di quei club a suonare come artisti emergenti indipendenti, per passare poi magari a un professionismo che li ha visti in ribalte internazionali? Pensiamo, signori, e non mi stanco di ricordarlo a tutti noi, ai Maneskin, ai Maneskin. (Applausi) . Abbiamo quindi il dovere di riconoscere a questi luoghi la loro funzione sociale e culturale di contaminazione tra le arti, di incontro della creatività dei nostri giovani, di cerniera tra i percorsi formativi e il professionismo. Infine, per quanto riguarda le fondazioni lirico-sinfoniche, il Ministro sa bene quanto il MoVimento 5 Stelle abbia a cuore questo comparto. Sono particolarmente lieta che sia stato approvato un emendamento - per una volta il Parlamento ha riconosciuto la bontà di una proposta - per la revisione dei metodi di selezione delle figure ai vertici di queste fondazioni, che hanno la responsabilità della gestione economica, artistica ed organizzativa delle stesse; criteri che dovranno andare sempre di più verso la trasparenza delle procedure di selezione, verso il merito - le persone giuste nel posto giusto - e l'assenza di conflitto di interessi. Badate bene, colleghi: il conflitto di interessi è un cancro che intacca non solo alcuni settori, ma anche quello della cultura, insospettatamente. È dunque bene che sia passato questo emendamento. Allo stesso modo, poiché stiamo confermando dei criteri di delega già previsti nel codice dello spettacolo del 2017, mi auguro che finalmente si arrivi ai decreti attuativi per non riconfermare talune cariche che non si sono distinte per merito in quei ruoli. Presidente, mi permetta di concludere con le cose da fare: approvare questo provvedimento alla Camera senza alcun impedimento; monitorare l'emanazione dei decreti attuativi affinché questo testo non rimanga un libro dei sogni chiuso in un cassetto, come il codice dello spettacolo del 2017.