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Abrogazione del comma 1- ter dell’articolo 40 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni, concernente l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto. Onorevoli Senatori. -- Sebbene l’IVA sia un tributo la cui potestà impositiva è attribuita all’Unione europea, è data la facoltà agli Stati membri di modificarla. Il gettito IVA rappresenta un gettito certo, consistente per la finanza pubblica, e le variazioni delle aliquote IVA permettono di ottenere immediate risorse dalle imprese e dai cittadini. È una modalità di politica economica per così dire «spicciola». La Corte dei conti nell’audizione del 23 aprile 2013 alle Commissioni speciali di Camera e Senato in occasione dell’esame del Documento di economia e finanze (DEF) 2013, ha evidenziato, nell’analizzare la situazione socio-economica, che nel caso dell’Italia «al rallentamento della domanda, già frenata dallo sfavorevole ciclo economico internazionale e dai problemi di gestione dei debiti sovrani, si accompagna la caduta del prodotto imputabile proprio alla natura delle misure di consolidamento fiscale», che si registra «l’appesantirsi della recessione produttiva» e che «la forte caduta dei consumi delle famiglie e delle importazioni è all’origine della flessione del gettito IVA». Un aumento dell’IVA in una situazione economica, che da tempo non è più di stagnazione ma di recessione, o l’applicazione di un prelievo forzoso dai conti bancari, se nell’immediato possono reperire per lo Stato una certa quantità di risorse finanziarie, nel breve, medio e lungo periodo aumentano il rischio di un’acutizzarsi della tensione interna del Paese con un ulteriore danno per le imprese ed i cittadini (impoverimento della capacità di acquisto delle persone, con conseguente minore produzione da parte delle aziende, loro ristrutturazione in termini occupazionali, aumento delle richieste di cassa integrazione, ed infine aumento delle persone disoccupate). In Italia, come rilevato dall’ISTAT (dati relativi al primo trimestre 2013), i poveri sono 8.000.000. Una famiglia viene definita povera in termini relativi se la sua spesa per consumi è pari o al di sotto della linea di povertà relativa, che viene calcolata sui dati dell’indagine sui consumi delle famiglie. Per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona e, nel 2011, è risultata di 1.011,03 euro mensili. La soglia di povertà assoluta corrisponde, invece, alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi considerati essenziali, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, a conseguire uno standard di vita «minimamente accettabile». Nei primi tre mesi del 2013 in Italia hanno portato i libri contabili in tribunale per dichiarare fallimento 3.637 imprese (dall’inizio del 2009 ad oggi sono state ben 48.939 le imprese italiane costrette a dichiarare fallimento). L’articolo 40, commi 1- ter e 1- quater , del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni (cosiddetta «manovra correttiva»), come modificato dall’articolo 21 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, prevedevano, rispettivamente, che a decorrere dal 1º luglio 2013 fino al 31 dicembre 2013 le aliquote IVA del 10 e del 21 per cento fossero incrementate di 2 punti percentuali, che a decorrere dal 1º gennaio 2014 le predette aliquote fossero rispettivamente rideterminate nella misura dell’11 e del 22 per cento e che detta disposizione non si applicasse qualora entro il 30 giugno 2013 fossero entrati in vigore provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché l’eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell’indebitamento netto, non inferiori a 6.560 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2013. L’articolo 2, commi da 2- bis a 2- quater , del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, ha introdotto l’aumento dell’aliquota IVA ordinaria dal 20 per cento al 21 per cento. In particolare, il comma 2- bis , modificando il primo comma dell’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ha previsto l’aumento dell’aliquota ordinaria, precedentemente determinata nella misura del 20 per cento, stabilendola nella misura del 21 per cento della base imponibile dell’operazione. Coerentemente, è stato modificato anche il secondo comma dell’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, che stabilisce la percentuale in base alla quale deve essere determinato il corrispettivo delle operazioni soggette a IVA effettuate dai commercianti al minuto e dagli esercenti delle attività indicate nell’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, mediante scorporo dell’IVA dal corrispettivo lordo. Inoltre, è stata sostituita la rubrica della tabella B, precedentemente intitolata «Prodotti soggetti all’aliquota del 20 per cento», con «Prodotti soggetti a specifiche discipline». Nella citata tabella B vengono elencati beni di particolare valore, quali, ad esempio, lavori in platino, pelli da pellicceria, tappeti, ai quali si applica la nuova aliquota ordinaria del 21 per cento. La predetta aliquota ordinaria si applica, in generale, a tutte le forniture aventi ad oggetto beni e servizi non espressamente indicati nelle tabelle A e B, allegate al decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. Successivamente, l’articolo 1, comma 480, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, «legge di stabilità 2013», modificando l’articolo 40, comma 1- ter , del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, ha disposto l’incremento, a partire dal 1º luglio 2013, dell’aliquota IVA ordinaria dal 21 per cento al 22 per cento. Di fatto, la legge di stabilità 2013 anticipa l’applicazione dell’aliquota ordinaria del 22 per cento. Occorre ricordare che rientrano nelle aliquote ridotte prodotti e servizi di uso quotidiano o considerati di prima necessità, nella fattispecie l’IVA ridotta al 4 per cento si applica a prodotti agricoli, alcuni alimenti e bevande; giornali, riviste e quotidiani; apparecchiature sanitarie; somministrazioni di alimenti nelle mense aziendali; prestazioni socio-sanitarie; acquisto prima abitazione dal costruttore.