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Paolo Borsellino è rimasto solo, perché lo Stato, il Ministro dell'interno, il Governo, il capo della Polizia, il prefetto e il procuratore Giammanco non l'hanno protetto. È incredibile e indicibile l'emozione che abbiamo provato nell'audire in Commissione antimafia l'unico superstite di via D'Amelio e nel sentirlo raccontare di quei colleghi trattati dallo Stato come carne da macello. L'autista della macchina di Borsellino, paracadutato a Palermo, non conosceva dove fosse via D'Amelio: non lo sapeva, Vullo glielo dovette spiegare. Ci sono poi i ventiquattro anni di Emanuela Loi, mandata là, appena uscita dall'accademia, a morire in via D'Amelio. Da soli. E che dire della richiesta di mettere il divieto di sosta in via d'Amelio? C'era già stata, dieci anni prima, un'autobomba in via Federico Giuseppe Pipitone e sapevano cosa volesse dire un'auto imbottita di tritolo. Nemmeno quello è stato fatto e Borsellino ne era pienamente consapevole. Una consapevolezza terribile, fino all'ultimo giorno: di sabato, in procura a lavorare, incontrò la collega Principato, che gli chiese: «Ma tu qua sei, di sabato, a luglio?». Era là, fino all'ultimo giorno della sua vita, a lavoro: cinquantacinque giorni di disperato lavoro, che i colleghi di Caltanissetta non si sono degnati nemmeno di ascoltare. Non lo hanno nemmeno chiamato: non sia mai che Paolo Borsellino avrebbe potuto rivelare quali tracce stava seguendo, il contenuto dei documenti spariti in via D'Amelio, che uno come Ayala non ricorda più (se la borsa l'ha presa, se l'ha consegnata, se la borsa era là). Ayala. Concludo, Presidente: noi abbiamo il dovere di chiedere scusa a questi uomini e donne che hanno servito lo Stato fino all'ultimo con il sacrificio della vita, e l'unico modo possibile per onorarli è chiedere e ottenere verità e giustizia per Paolo Borsellino e per tutti gli altri! (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP e FdI e del senatore Errani. I senatori del Gruppo M5S e i senatori Ciriani, Iannone e Zaffini si levano in piedi. Molte congratulazioni) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, quando questa mattina mi è stato chiesto di svolgere un breve intervento in ricordo della strage di via D'Amelio mi è venuta subito in mente un'immagine: una foto in bianco e nero - che probabilmente molti di voi avranno visto sui giornali o sui social network - che ritrae il giudice Borsellino insieme alla sua scorta a passeggio per le vie di Palermo. Una foto tragica ed emblematica, perché ritrae un uomo solo, circondato da altri uomini soli. È una foto emblematica non soltanto del suo stato personale, ma delle condizioni in cui versava un'intera Nazione che sembrava piegata sotto i colpi di una mafia mai così tracotante e stragista. Presidente, colleghi, credo che ricordare Paolo Borsellino in quest'Assemblea solenne come un eroe non sia un artificio retorico, perché lui e gli uomini della sua scorta sono andati incontro, consapevoli, a un destino di morte, e lo hanno fatto per onorare fino in fondo il loro senso del dovere. Personalmente credo, in linea con il nostro Gruppo e la cultura politica cui faccio riferimento, che Bertolt Brecht avesse torto quando diceva che è fortunato un Paese che non ha bisogno di eroi. Ritengo invece che abbiamo bisogno di sapere che ci sono stati e ci sono persone migliori di noi, persone semplicemente più coraggiose e più determinate. Proprio per questo a me, come cittadino prima ancora che come senatore, gela il sangue leggere nella sentenza di un tribunale della Repubblica che, intorno alla strage di via D'Amelio - così si legge - è stato organizzato uno dei più gravi depistaggi della storia italiana. Ecco che, allora, la memoria e il ricordo da soli non bastano; serve l'impegno di tutte le istituzioni per trovare, costi quel che costi, le risposte di giustizia. Serve illuminare e cancellare le pagine oscure e le zone d'ombra che infangano lo spirito dello Stato e della Repubblica. Credo che lo dobbiamo a Borsellino, agli uomini della sua scorta e a tutti gli italiani perbene, che, da quel lontano 19 luglio di ventisei anni fa, chiedono che venga riscattata la storia recente di questo nostro Paese così bello e così sfortunato. (Applausi). VITALI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, per non dimenticare: credo che celebrare un eccidio come quello di ventisei anni fa serva a noi, serva agli italiani perché eroi come il magistrato Borsellino e gli uomini della sua scorta, più che essere esempi da imitare, rappresentino un patrimonio culturale e di legalità da emulare. Queste parole mi vengono dal profondo del cuore, così come quelle pronunciate dai colleghi che mi hanno preceduto ma, consentitemi, con una maggiore partecipazione, essendo la mia famiglia nell'Arma dei carabinieri da quattro generazioni. Ho vissuto sulla mia pelle, le ansie, i timori e le preoccupazioni dei familiari, dei figli, delle mogli e di tutti coloro che avevano all'interno delle proprie famiglie un rappresentante dell'ordine. Magistratura, magistrati e Forze di polizia che hanno pagato un prezzo altissimo per difendere le Istituzioni e la legalità. Ricordiamo il magistrato Borsellino e ricordiamo tutti gli eroi che hanno sacrificato la propria vita per difendere le Istituzioni e lo Stato. Dobbiamo però porci degli interrogativi, non possiamo soltanto celebrare. Credo sia arrivato il momento di affrontare in maniera definitiva e complessiva le vicende che ci hanno visto tristi protagonisti negli anni passati. Non posso leggere, con tutto il rispetto per il lavoro della magistratura, che da un organo giurisdizionale vengano lanciate ombre nei confronti di difensori dello Stato, come il generale Mori, il generale Subranni e il colonnello De Donno... (Applausi dal Gruppo FI-BP) . GIARRUSSO (M5S) . Vergognati! PRESIDENTE. Per favore, senatore Giarrusso, non interrompa. VITALI (FI-BP) . ...che hanno sacrificato la propria vita e hanno ottenuto risultati importanti nella lotta alla criminalità. GIARRUSSO (M5S) . Non in questa giornata! PRESIDENTE. Non interrompa. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, è il metodo meno efficace per ricordare adeguatamente la morte del magistrato Borsellino. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È arrivato il momento di non fare speculazioni.