[pronunce]

della legge n. 184 del 1983, ed altrimenti tramite un rappresentante, in modo da attuare un contraddittorio sostanziale, e ciò indipendentemente dal fatto che egli non possa essere ritenuto "parte formale". 5. - La rimettente prospetta poi la questione di legittimità costituzionale dell'art. 336, secondo comma, cod. civ. , in riferimento agli artt. 2, 3, secondo comma, 24, secondo comma, 30, primo comma, e 111, primo e secondo comma, Cost., nella parte in cui non prevederebbe "a pena di nullità rilevabile d'ufficio che i genitori e il minore che abbia compiuto gli anni dodici siano sentiti" in quanto se il principio del contraddittorio ex art. 111 vale anche per i procedimenti camerali ablativi o limitativi della potestà, il solo modo per assicurarne l'attuazione sarebbe questa previsione di nullità per il caso di inosservanza. 6. - La rimettente solleva poi tre ulteriori questioni di legittimità costituzionale, che investono la disciplina prevista dall'art. 336, terzo comma, cod. civ. , per i provvedimenti ablativi o modificativi della potestà genitoriale in situazione di "urgente necessità". La rimettente afferma, in primo luogo, che il provvedimento reclamato è stato adottato con implicita valutazione di sussistenza di un caso di urgente necessità (peraltro inesistente, in quanto il procedimento sarebbe durato vari mesi e vi sarebbe stato ritardo nella deliberazione e nel deposito del provvedimento), senza che fossero sentiti i genitori, senza che ne fosse stabilita la durata (essendosi riservato ad un seguito non precisato la valutazione della durata dell'affidamento familiare) e fissandosi la convocazione della sola madre a distanza di quasi cinque mesi. In secondo luogo, rileva che non può dubitarsi dell'ammissibilità di provvedimenti cautelari temporanei a tutela del minore, "purché prevedano e non procrastinino nel tempo la successiva possibilità di contraddittorio e di difesa". Su queste premesse fonda la motivazione delle tre questioni di costituzionalità. 6.1. - La prima questione viene prospettata denunciandosi l'art. 336, terzo comma, nella parte in cui non prevederebbe a pena di nullità che il provvedimento temporaneo assunto in caso di urgente necessità nell'interesse del minore, senza l'audizione dei genitori e del minore che abbia compiuto gli anni dodici, debba avere una durata massima stabilita dalla legge. Sottolinea la Corte torinese come la prassi applicativa consentita dalla norma, incline ad ammettere provvedimenti temporanei a durata illimitata (come sarebbe accaduto nella fattispecie) o notevolmente lunga (per esempio un allontanamento urgente disposto per il periodo di quattro anni), si risolve nella sostanziale vanificazione del principio di temporaneità. Secondo la rimettente tale norma violerebbe: a) l'art. 3, primo comma, Cost., per disparità di trattamento - lesiva del principio di uguaglianza - rispetto all'ipotesi, prevista dal terzo comma dell'art. 10 della legge n. 184 del 1983, di assunzione di provvedimenti temporanei di limitazione o sospensione della potestà in caso di urgente necessità nel corso del procedimento di adottabilità, in relazione alla quale la temporaneità sarebbe implicitamente stabilita attraverso la previsione che entro un mese debba intervenire il decreto di conferma, modifica o revoca. La disparità emergerebbe per il fatto che si trattano diversamente provvedimenti urgenti assunti in situazioni simili per il sol fatto dell'assunzione in procedure diverse ed il modello di cui alla procedura di adottabilità potrebbe costituire "un riferimento" per conchiudere la temporaneità del provvedimento ex art. 336, terzo comma, cod. civ. , in un periodo non superiore ad un mese, così specificandosi il petitum inerente la questione in discorso; b) l'art. 24, secondo comma, Cost., nonché l'art. 111, primo e secondo comma, Cost., in quanto un provvedimento di urgenza con temporaneità illimitata o di lunga durata finirebbe per vanificare il diritto di difesa ed il contraddittorio nella successiva fase processuale "perché - tenuto conto che la gestione dei tempi in un processo profondamente inquisitorio come quello di volontaria giurisdizione appartiene all'esclusiva disponibilità del giudice - procrastina la necessità di un altro provvedimento di conferma, modifica o revoca, determinando un consolidamento nel tempo della situazione". La questione sarebbe rilevante in quanto, nell'ipotesi di accoglimento, il provvedimento reclamato dovrebbe essere modificato, con la fissazione del momento finale dell'affidamento eterofamiliare. 6.2. - La seconda questione è prospettata con riferimento alla mancata previsione da parte dell'art. 336, terzo comma, che il tribunale dei minorenni, dopo avere adottato il provvedimento in caso di urgente necessità, senza audizione dei genitori e del minore che abbia compiuto gli anni dodici, debba a pena di decadenza entro trenta giorni, sentiti il pubblico ministero, i genitori, il tutore, il rappresentante dell'istituto di ricovero del minore e lo stesso minore ultradodicenne, confermare, modificare o revocare il provvedimento temporaneo assunto. La mancata previsione della promozione di un procedimento camerale in contraddittorio in funzione dell'adozione di "un provvedimento definitivo di conferma, modifica o revoca" avrebbe determinato una prassi diffusa per cui i provvedimenti urgenti di breve durata perderebbero efficacia automaticamente alla scadenza "senza che intervenga una conferma (o con dichiarazione di non luogo a provvedere perché la situazione si è esaurita)" mentre quelli di lunga durata verrebbero frattanto sostituiti da altri in relazione all'evoluzione del caso, senza che "si realizzi il diritto delle parti ad essere ascoltate e a partecipare attivamente al procedimento con riferimento alla conferma o modifica del provvedimento di urgenza". La rimettente prospetta un contrasto: a) con l'art. 3, primo comma, Cost., per irragionevole differenziazione di trattamento rispetto ancora una volta alla disciplina del procedimento di adottabilità, e precisamente rispetto all'art. 10, quarto e quinto comma, della legge n. 184 del 1983; b) con gli artt. 24, secondo comma, e 111, primo e secondo comma, Cost., per lesione del diritto alla difesa e al contraddittorio. La questione sarebbe rilevante perché alla data dell'ordinanza di rimessione il tribunale per i minorenni non avrebbe confermato, modificato o revocato il provvedimento reclamato. 6.3. - La terza questione relativa all'art. 336, terzo comma, è prospettata con riferimento alla mancata previsione che il provvedimento temporaneo emanato in mancanza dell'effettiva ricorrenza del caso di urgente necessità sia affetto da nullità rilevabile d'ufficio. Tale mancata previsione, in quanto consentirebbe che il tribunale per i minorenni adotti il provvedimento temporaneo senza sentire i genitori ed il minorenne ultradodicenne, anche in difetto di urgente necessità, sarebbe lesiva: a) dell'art. 24, secondo comma, Cost., in quanto consentirebbe il sacrificio del diritto di difesa dei soggetti che dovevano essere sentiti; b) dell'art. 111, primo e secondo comma, Cost., in quanto sacrificherebbe il loro diritto al giusto processo;