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nel 2000 si intervenne per introdurre una deroga alla non punibilità del tentativo qualora i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art 2 del medesimo decreto legislativo), dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3) e dichiarazione infedele (art. 4) siano compiuti anche nel territorio di un altro Stato facente parte dell'Unione, al fine di evadere l'IVA per un valore complessivo non inferiore a dieci milioni di euro. Lo schema in esame modifica l'articolo 6, comma 1- bis al duplice fine di rendere il testo normativo più chiaro e lineare e, soprattutto, maggiormente aderente alla direttiva con specifico riferimento alla corretta individuazione del profilo di transnazionalità unionale rilevante ai fini in questione. A tal fine l'originario riferimento alla sola circostanza che l'attività delittuosa fosse realizzata «anche nel territorio di altro Stato membro dell'Unione europea» è sostituito con il riferimento alla necessità che detta attività risulti «post[a] in essere nell'ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri, connessi al territorio di almeno un altro Stato membro dell'Unione europea», formula che  oltre al requisito richiesto dall'articolo 2 della direttiva ai fini della «gravità» dei reati in materia di IVA,  riproduce altresì l'ulteriore condizione indicata dall'articolo 3, lettera d), ai fini della definizione di «frode», e in particolare  come detto  la circostanza che «l'azione od omissione [sia] commessa in sistemi fraudolenti transfrontalieri». A questi ultimi risulta, nella formulazione vigente, altresì causalmente riferito il «danno complessivo pari o superiore a euro 10.000.000», da quantificarsi  in conformità al considerando 4 della direttiva  tenendo conto sia degli interessi finanziari degli Stati membri interessati che dell'Unione. Attraverso lo schema in esame si è ritenuto quindi opportuno sopprimere l'avverbio "comunque" contenuto nel comma 1, superfluo per l'avvenuta introduzione di alcune ipotesi di tentativo, seppur in presenza delle specifiche condizioni ricordate e limitatamente alle violazioni in materia di Iva. Inoltre, è modificata la formula attualmente utilizzata nel comma 1- bis per descrivere le caratteristiche della fattispecie tentata, avendo destato taluni dubbi l'utilizzo dell'espressione «atti diretti» (nella parte in cui sembrava poter essere interpretata nel senso dell'inapplicabilità degli ulteriori presupposti previsti dall'art. 56 cod. pen. , ovvero l'idoneità degli atti e la non equivocità della loro direzione). Lo schema interviene anche su questo aspetto per rendere chiaro e diretto il richiamo della punibilità «a titolo di tentativo». Infine, è resa più esplicita la portata della clausola di salvezza di cui al comma 1- bis («salvo che il fatto integri il reato previsto dall'articolo 8»), chiarendosi che, per i delitti di dichiarazione fraudolenta di cui agli articoli 2 e 3 del decreto legislativo, la punibilità a titolo di tentativo operi unicamente «fuori dei casi di concorso» in detto reato, ovvero allorquando il (solo) potenziale utilizzatore di documenti o fatture per operazioni inesistenti già non concorra con l'emittente secondo le regole generali di cui agli articolo 110 e seguenti del Codice penale. Lo schema inoltre disgiunge le ipotesi di tentativo nel delitto di dichiarazione infedele, previsto dall'articolo 4 del decreto, cui la clausola di salvezza non ha ragione d'esser riferita. L'articolo 5 modifica il comma 1- bis dell'articolo 25- quinquiesdecies del decreto legislativo n. 231 del 2001, in materia di responsabilità amministrativa degli enti. Per meglio circoscrivere quelle condotte illecite da perseguire, perché connesse al territorio di altri Stati, si garantisce il rispetto del principio di transnazionalità unionale rilevante ai fini della responsabilità amministrativa. L'applicazione delle sanzioni pecuniarie per i reati di dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e indebita compensazione, viene così subordinata alla condizione che tali reati risultino commessi al fine di evadere l'imposta sul valore aggiunto nell'ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri connessi al territorio di almeno un altro Stato membro dell'Unione europea, da cui consegua o possa conseguire un danno complessivo pari o superiore a 10 milioni di euro. L'articolo 6 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 17,40.