[pronunce]

il mantenimento degli obblighi di fedeltà, correttezza e buona fede (ex plurimis, Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenze 5 marzo 2008, n. 5929 e 5 agosto 2004, n. 15129); che questa stessa Corte ha già avuto modo di rilevare la diversità strutturale tra la posizione del lavoratore in CIGS e quella del lavoratore licenziato e, dunque, disoccupato (sentenza n. 184 del 2000); che, in tale occasione, è stata altresì evidenziata la funzione svolta dalla CIGS, che presuppone la prospettiva della ripresa dell'attività lavorativa, e il mantenimento a questo fine del rapporto di lavoro; che la rilevata funzione permane anche ove ricorrano le condizioni per l'ammissione alla CIGS per le specifiche causali "cessazione di attività", "procedura concorsuale" e "trattamento in deroga" che, secondo la parte privata, configurerebbero invece una situazione sostanzialmente analoga alla disoccupazione, giacché anche per l'ammissione alla CIGS per tali causali l'ordinamento contempla l'esigenza che vi siano prospettive di ripresa dell'attività lavorativa con conseguente recupero occupazionale dei lavoratori interessati dall'intervento di integrazione salariale; che, peraltro, la valutazione sulle effettive prospettive di ripresa dell'attività lavorativa ha carattere strettamente fattuale, correlata al diverso atteggiarsi delle specifiche, concrete fattispecie, sicché nemmeno sotto tale profilo può ritenersi che l'assunzione di lavoratori sospesi "a zero ore" risponda, in modo sistemico e generalizzato, alle finalità di promozione di occupazione stabile perseguita dagli interventi legislativi in esame; che, del resto, il legislatore ha espressamente previsto specifiche misure di promozione dell'occupazione di lavoratori beneficiari del trattamento straordinario di integrazione salariale tramite benefici contributivi in caso di loro assunzione, stabilendone di volta in volta condizioni e requisiti, come nel caso: delle agevolazioni previste dall'art. 4, comma 3, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, recante «Interventi urgenti a sostegno dell'occupazione», convertito, con modificazioni, nella legge 19 luglio 1993, n. 236; dei benefici previsti dall'art. 8, comma 9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, recante «Disposizioni diverse per l'attuazione della manovra di finanza pubblica 1991-1993», che hanno trovato applicazione fino alla disposizione soppressiva di cui all'art. 1, comma 121, della stessa legge n. 190 del 2014; dell'esonero stabilito dall'art. 24-bis del citato d.lgs. n. 148 del 2015; che, alla stregua della evidenziata diversità, non solo giuridica ma anche sostanziale, tra la condizione del lavoratore beneficiario del trattamento di CIGS e quella del soggetto privo di occupazione a tempo indeterminato da più di sei mesi, le disposizioni in esame non travalicano i limiti di razionalità, ragionevolezza e congruità; che, difatti, non può ritenersi che il legislatore abbia fatto cattivo uso della propria discrezionalità nel disporre che i previsti esoneri contributivi si applichino solo in caso di assunzione di soggetti privi di occupazione a tempo indeterminato da più di sei mesi, in quanto essi versano in una oggettiva situazione di particolare svantaggio; che, conseguentemente, le disposizioni in esame non integrano la dedotta lesione dell'art. 3 Cost.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. l, comma 118, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)», e dell'art. l, comma 178, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», nella parte in cui stabiliscono che «[l]'esonero [...] spetta ai datori di lavoro in presenza delle nuove assunzioni [...], con esclusione di quelle relative a lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro [...]», sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Trento, sezione per le controversie di lavoro, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 ottobre 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Giulio PROSPERETTI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 dicembre 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA