[pronunce]

- Neppure il richiamo all'art. 3, comma 3, della legge costituzionale n. 2 del 2001, potrebbe «confortare le asserzioni della sentenza gravata» e cioè che tale norma non rinvierebbe alla legge statale solo per quanto concerne il procedimento elettorale, bensì per l'intera disciplina della elezione dei consigli regionali, nella quale sarebbero compresi «anche gli aspetti dell'ineleggibilità alla carica e della compatibilità di questa con altri uffici». Ad avviso della Regione ricorrente, la sentenza impugnata avrebbe invece violato «palesemente» anche il richiamato art. 3 della legge costituzionale n. 2 del 2001, che si limiterebbe, in via transitoria, «ad imporre la generalizzazione del sistema dell'elezione diretta del presidente della regione e l'applicazione della legge statale relativa alle Regioni ordinarie in assenza di una diversa (conseguente!) legislazione elettorale regionale», lasciando però «intatta» (e anzi ulteriormente rafforzata, con la novellazione dell'art. 17), «la scelta statutaria di sottrarre la Regione Sardegna all'applicazione della normativa statale in materia di ineleggibilità e incompatibilità dettata per le Regioni a statuto ordinario». 1.2.6. - Peraltro, prosegue la difesa regionale, la Corte di cassazione, nel propendere per la tesi avversa, avrebbe «rovesciato almeno due suoi chiari e vicini precedenti». Difatti, con la sentenza 6 luglio 2002, n. 9831, riferendosi all'art. 1, comma 3, della legge costituzionale n. 2 del 2001, relativo alla Regione siciliana (equivalente all'art. 3, comma 3, relativo alla Regione Sardegna), avrebbe «espressamente escluso che il riferimento alla legislazione statale da applicarsi nelle more dell'adozione della nuova legge elettorale regionale fosse anche a quella in materia di ineleggibilità e di incompatibilità». Con l'ulteriore pronuncia n. 12806 del 10 luglio 2004, relativa proprio alla Regione Sardegna ed alla fattispecie di incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di consigliere regionale (in ragione della popolazione del comune), avrebbe argomentatamente riconosciuto che «l'integrazione delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità previste dallo Statuto, pur se ritenuta opportuna de iure condendo, sarebbe certo preclusa all'autorità giudiziaria poiché questa deve restare entro i limiti delle sue attribuzioni fissati dalla Costituzione». 1.2.7. - Secondo la Regione Sardegna, non potrebbe neppure invocarsi a sostegno dell'orientamento espresso nella impugnata pronuncia la sentenza n. 232 del 2006 di questa Corte che, in riferimento all'art. 4, comma 4, della legge costituzionale n. 2 del 2001, ha ritenuto che «è la stessa legge costituzionale [...] a fare salva, in via transitoria, non già la competenza legislativa regionale, ma le leggi elettorali “vigenti” emanate da chi, fino a quel momento, aveva la relativa competenza». Ciò, in quanto «le disposizioni relative alla Sardegna e quelle relative al Trentino-Alto Adige […] non coincidono». 1.3. - In conclusione, la Corte di cassazione avrebbe, ad avviso della ricorrente, «indebitamente e illegittimamente invaso una materia che non solo è riservata alla Regione Sardegna, ma è affidata alla sua competenza esclusiva», da esercitare con «una legge c.d. “statutaria” (che potremmo anche definire “organica”) da approvare a maggioranza speciale assoluta dei componenti». Il giudice di legittimità avrebbe, dunque, esercitato «un potere (di rimediare, con una scelta di pura opportunità, a ritenute inadeguatezze della normativa vigente) che gli artt. 101, 102, 111 e 113 della Costituzione non conferiscono all'autorità giudiziaria». 2. - Devono essere esaminate, anzitutto, le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri. 2.1. - Un primo profilo di inammissibilità deriverebbe, secondo la difesa erariale, dalla tardività del ricorso perché notificato oltre i sessanta giorni stabiliti dall'art. 39, primo comma, della legge n. 87 del 1953, che alternativamente decorrerebbero, a norma del secondo comma dello stesso art. 39, «dalla notificazione o pubblicazione ovvero dall'avvenuta conoscenza dell'atto impugnato». Sul presupposto che l'impugnata sentenza della Corte di Cassazione è stata depositata il 24 luglio 2006, mentre la notificazione del ricorso per conflitto di attribuzione è avvenuta il 5 ottobre 2006, si sostiene che il termine perentorio per proporre il conflitto di attribuzione avrebbe dovuto decorrere dalla pubblicazione della sentenza, «che ne determina, oltre all'efficacia (da cui deriva l'asserita lesività), anche la conoscibilità legale e non, invece, dalla successiva notificazione, atteso che la Regione Sardegna era parte costituita (contro-ricorrente e ricorrente incidentale) nel procedimento svoltosi dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione». Peraltro, argomenta ancora l'Avvocatura generale, la Regione ricorrente neppure potrebbe invocare la sospensione dei termini durante il periodo feriale, giacché la legge 7 ottobre 1969, n. 742 (Sospensione dei termini processuali nel periodo feriale), «non può essere estesa ai procedimenti che si svolgono davanti alla Corte Costituzionale». L'eccezione non è fondata. Per giurisprudenza costante, che muove già dalla risalente sentenza n. 82 del 1958, l'atto che può formare oggetto di impugnazione deve essere portato a conoscenza del soggetto cui la legge attribuisce la potestà di agire. Pertanto, nei giudizi per conflitto di attribuzione tra enti, la notificazione, la pubblicazione o la conoscenza del provvedimento impugnato, ai fini della decorrenza del termine di 60 giorni di cui all'art. 39 della legge n. 87 del 1953, debbono intendersi riferite agli organi legittimati a proporre il ricorso, cioè, per lo Stato, al Presidente del Consiglio dei Ministri e, per la Regione, al Presidente della Giunta regionale, come stabilito dal secondo comma dell'art. 39 citato. Orbene, come risulta dalla stessa sentenza impugnata, parte del giudizio dinanzi alla Corte di cassazione non è stata la Regione in persona del suo Presidente, bensì il Consiglio Regionale, in persona del Presidente del tale organo. Sicché, non può sostenersi che la Regione, in persona del Presidente della Giunta regionale, legittimato a proporre ricorso per conflitto di attribuzioni, abbia avuto «conoscibilità legale» (come si esprime la difesa erariale) della sentenza in quanto parte del giudizio nel quale la stessa è stata emessa. Va, dunque, fatta risalire alla data di notificazione (7 agosto 2006) alla Regione autonoma della Sardegna, in persona del Presidente della Giunta regionale pro tempore, la conoscenza della sentenza impugnata; donde, il rispetto del termine di 60 giorni per la notifica del ricorso al Presidente del Consiglio dei ministri, avvenuta il 5 ottobre 2006. 2.2.