[ddlpres]

Per di più, il legislatore della riforma ha anche previsto un raccordo tra lo strumento conciliativo testé citato ed il successivo giudizio, prevedendo espressamente che questo si svolga secondo il rito sommario di cognizione ex articolo 702- bis del codice di procedura civile, assumendo come presupposto che, essendosi svolta una relazione peritale che viene acquisita agli atti del giudizio, il processo non necessiti di un'istruttoria molto approfondita. È innegabile, trascorsi più di tre anni dall'entrata in vigore della riforma e dall'introduzione dell'accertamento tecnico preventivo a fini conciliativi quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, che non vi sia neanche un lieve miglioramento dal punto di vista del carico del contenzioso in ambito di responsabilità medica e sanitaria. La causa principale deve essere rinvenuta nell'impossibilità in numerosi tribunali italiani, fortemente gravati dai carichi pendenti, di terminare l'espletamento della consulenza tecnica nel termine di sei mesi all'esito dei quali decorre il termine trimestrale per l'introduzione del giudizio ex articolo 702- bis del codice di procedura civile. D'altra parte, il fallimento del procedimento di mediazione nella suddetta materia deve essere rinvenuto non tanto nella mancata partecipazione al procedimento delle strutture sanitarie e dei medici al primo incontro innanzi al mediatore, quanto piuttosto nella difficoltà per i pubblici funzionari delle strutture sanitarie di individuare i margini di mediazione di una controversia, senza essere esposti a responsabilità erariale. Si rileva infatti che in alcune regioni come la Toscana e l'Umbria, ove nel caso di avvio di un procedimento di mediazione vengono coinvolti tempestivamente i comitati di valutazione rischi delle strutture sanitarie, i margini di successo delle procedure di mediazione aumentano sensibilmente. È necessario, quindi, prevedere anche un supporto al funzionario che sottoscrive un accordo conciliativo in mediazione per sgravarlo da eventuali responsabilità per danno erariale di cui si dirà all'articolo 4. Pertanto, al fine di deflazionare i ruoli dei giudici così fortemente gravati, dopo l'introduzione della riforma del 2017, da numerosi ricorsi per accertamento tecnico preventivo, che soltanto in pochissimi casi per le ragioni predette scongiurano l'instaurarsi di un giudizio di cognizione pieno, si propone di prevedere che l'accertamento tecnico sia svolto innanzi ad un consulente nominato dal mediatore nell'ambito del procedimento disciplinato dal decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, scelto tra gli iscritti negli albi di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2017, n. 24, e che, se all'esito del procedimento non sia raggiunto un accordo, il mediatore abbia il potere di formulare una proposta di mediazione in conformità all'articolo 11 del decreto legislativo citato. Relativamente all'articolo 3 è da notare che le procedure di mediazione demandate dal giudice sono passate dall'1,7 per cento nel 2011 al 13,4 per cento nel 2017. Tra l'altro, in questo tipo di procedure, il tasso di raggiungimento di un accordo è elevato, soprattutto se si tratta di materie non rientranti tra quelle previste come obbligatorie dalla legge (articolo 5, comma 1- bis , del decreto legislativo n. 28 del 2010). Seppur lenta, è comunque una crescita che può e deve essere sostenuta. Si propone, quindi, che tra i parametri della valutazione dell'attività dei magistrati rientrino anche il numero delle cause demandate in mediazione che si sono concluse positivamente. In tal modo, i giudici saranno liberi di valutare le controversie effettivamente mediabili, demandandole così in mediazione, senza essere condizionati dai parametri valutativi del cosiddetto « rapporto informativo » che si basa sulla quantità di procedimenti giudiziari trattati. Per quanto riguarda l'articolo 4, si osserva che la normativa in materia di mediazione in ambito civile e commerciale trova applicazione anche in riferimento al settore pubblico. Non si rinvengono, infatti, disposizioni che escludano le pubbliche amministrazioni dall'ambito di applicazione della disciplina sulla mediazione civile. Tuttavia, quasi mai gli enti pubblici partecipano ad una procedura di mediazione e in quelle rarissime volte che lo fanno non si raggiunge mai un accordo. Il motivo di tale comportamento è da ricercare nella responsabilità per danno erariale in cui i funzionari che sottoscrivessero un accordo in mediazione potrebbero facilmente incorrere, così come evidenziato anche per l'articolo dedicato alle controversie relative alla responsabilità medica e sanitaria. Per agevolare la partecipazione delle amministrazioni pubbliche e la definizione degli accordi in cui dette amministrazioni sono coinvolte si propone quindi di prevedere un esonero di responsabilità amministrativa e contabile per chi è incaricato di rappresentare la pubblica amministrazione, quando il contenuto dell'accordo raggiunto rientri nei limiti del potere decisionale dell'incaricato, salvi i casi di casi di dolo o colpa grave, e di affiancare al funzionario incaricato un legale che dichiari la sussistenza dei requisiti necessari per la sottoscrizione dell'accordo. Si propone, inoltre, di prevedere l'obbligatorietà della partecipazione personale delle parti in mediazione o tramite un rappresentante diverso dall'avvocato che le assiste in mediazione che sia pienamente a conoscenza dei fatti e fornito dei poteri per la soluzione della controversia. La disposizione recata dall'articolo 5 mira ad adeguare il nostro ordinamento alla pratica diffusa a livello internazionale di assicurare anche agli arbitri il potere di disporre in via cautelare quei provvedimenti loro confidati dalle parti. Si ritiene opportuno che solo i regolamenti arbitrali possano prevedere la deroga all'altrimenti permanente divieto di esercizio cautelare del potere degli arbitri: divieto che rimane intatto e che, soltanto nel contesto di amministrazione dell'arbitrato presso istituzioni, potrà riuscire derogato, così permettendo – in un quadro di coerente rafforzamento dell'arbitrato istituzionale in luogo di quello ad hoc – una soluzione di transizione e di progressiva equiparazione funzionale della giustizia privata a quella amministrata dallo Stato.. 1 (Ampliamento delle materie oggetto del tentativo obbligatorio di mediazione civile come condizione di procedibilità) 1 All'articolo 5, comma 1- bis , primo periodo, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, dopo le parole: « contratti assicurativi, bancari e finanziari, » sono inserite le seguenti: « contratti d'opera, appalto e subappalto, mandato, agenzia, mediazione, somministrazione, leasing , vendita, deposito, spedizione, trasporto e sub-trasporto, franchising , subfornitura, nonché nelle materie di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, » e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , ovvero le procedure di conciliazione previste dalle specifiche normative di settore ». 2 Il comma 249 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è abrogato.