[pronunce]

A parere del rimettente, tale assetto contrasta con gli artt. 3, 97 e 111 Cost. Pur riconoscendo la discrezionalità legislativa nella conformazione degli istituti processuali, il giudice a quo ritiene che l'interprete sia altrettanto libero di segnalare l'irrazionalità, per disparità di trattamento, di situazioni uguali tra loro, e quindi di denunciare una violazione del principio di eguaglianza. In punto di rilevanza, il Tribunale rimettente osserva che, ove la questione fosse accolta, esso potrebbe decidere nel merito delle domande proposte dalle parti, ovvero potrebbe sospendere il giudizio, in attesa della decisione del Tribunale per i minorenni. Ed invero, le domande avanzate del giudizio a quo potrebbero tutte qualificarsi ai sensi dell'art. 337-ter cod. civ. , in quanto volte a disciplinare l'esercizio della responsabilità genitoriale rispetto ai figli nati fuori del matrimonio. Qualora il Tribunale ordinario decidesse dei diritti della prole di coppia non coniugata, ciò comporterebbe il rischio elevatissimo di una pronunzia incompatibile con quella eventualmente presa dal Tribunale per i minorenni. Il procedimento all'esame del rimettente si presterebbe quindi a tre possibili esiti: potrebbe essere trasferito al Tribunale per i minorenni, in quanto promosso ai sensi dell'art. 709 cod. proc. civ. Potrebbe essere sospeso, in attesa delle decisioni del Tribunale per i minorenni sulle domande già avanzate dal pubblico ministero minorile. Potrebbe, infine, essere trattenuto per la decisione dal giudice ordinario, ma ciò determinerebbe il rischio di un contrasto con il provvedimento reso nella procedura pendente dinanzi al Tribunale per i minorenni, con l'ulteriore anomalia data dalla carenza informativa circa l'oggetto, il petitum e lo stato del procedimento affidato all'altro giudice. In punto di ammissibilità della questione, il giudice a quo ritiene impossibile un'interpretazione adeguatrice. Il tentativo di interpretazione conforme incontra, infatti, un preciso limite, non potendo il giudice stravolgere il dato letterale del testo normativo, il quale, nel caso in esame, non si presterebbe ad interpretazioni diverse da quella emergente dalla mera lettura del testo. Quanto alla non manifesta infondatezza, il Tribunale ritiene che il meccanismo volto ad evitare i conflitti tra decisioni difformi (attraverso la temporanea competenza unica del Tribunale ordinario in pendenza di giudizio che coinvolga la responsabilità genitoriale) non risulti efficiente nel caso in esame e, in generale, nei casi nei quali le parti private non comunichino ad uno dei due giudici l'esistenza di causa connessa, pendente dinnanzi all'altro. Ad avviso del giudice a quo, l'individuazione del giudice competente per i giudizi ex art. 333 cod. civ. sarebbe irrazionale. Essa non avverrebbe, infatti, in base agli interessi sostanziali in gioco, alla miglior composizione del giudice, alla migliore procedura adottabile in materia, bensì in base al soggetto legittimato a proporre azione: ove esso sia il pubblico ministero minorile, ovvero un ascendente del minore, dovrà essere adito il Tribunale minorile, anche se tra i genitori penda giudizio di separazione, divorzio, ovvero ex art. 316 cod. civ. In particolare, in questo ultimo caso, il genitore che sollevi dubbi sulla responsabilità dell'altro può integrare la domanda di separazione o divorzio e procedere innanzi al Tribunale ordinario, venendosi così a creare due distinti giudizi sulla stessa materia, giudizi che possono procedere parallelamente e concludersi con difformi statuizioni, come tali ineseguibili. Andrebbe inoltre escluso, ad avviso del giudice a quo, che la necessità di mantenere due distinte competenze di diversi giudici discenda dall'esistenza di un apposito ufficio giudiziario, la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, organo propulsivo delle azioni a tutela dei minori, le quali - ove attribuite al Tribunale ordinario - perderebbero una tutela di grande efficacia. Infatti, tali importanti funzioni di azione, domanda e partecipazione al giudizio sarebbero esercitate dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario, come già accade per tutti i giudizi relativi alle crisi coniugali e alla tutela dei minori. In caso di accoglimento della questione di legittimità costituzionale, non si verificherebbe alcuna conseguenza negativa per il fatto che il Tribunale specializzato vedrebbe quasi annullato il proprio ruolo di giudice dei diritti dei minori. Non sussisterebbe, infatti, «un'esigenza contrapposta a quella costituzionale fatta valere» dal rimettente, ed in ogni caso al giudice specializzato rimarrebbero ancora numerose competenze. Oltre a quelle dell'art. 38 disp. att. cod. civ. estranee alla presente questione, residuerebbero tutte quelle relative all'adozione di minorenni, all'autorizzazione alla permanenza di genitori stranieri di minori domiciliati in Italia, alle procedure amministrative su minorenni dalle condotte irregolari. Gli aspetti disfunzionali evidenziati dal rimettente (unitamente alle difficoltà logistiche connesse alla dimensione distrettuale del Tribunale minorile, contrapposta a quella del Tribunale ordinario, quale giudice di prossimità), sarebbero produttivi di ulteriori violazioni dei principi costituzionali, ed in particolare di quello del buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97, secondo comma, Cost.), e di quello del giusto processo (art. 111 Cost.), sotto il profilo della ragionevole durata. Essi sarebbero violati dalla previsione legislativa della duplice competenza, la quale comporta il rischio di pronunce meramente processuali (di incompetenza, connessione, continenza, o sospensione), sino alla possibilità di conflitto tra giudicati. 3.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile, ovvero manifestamente infondata. 3.1.- Sono stati richiamati, in particolare, gli argomenti già svolti a sostegno della legittimità dell'attribuzione alla competenza funzionale del Tribunale per i minorenni dei ricorsi ex art. 317-bis cod. civ. , proposti dagli ascendenti, per far valere il proprio diritto al mantenimento di rapporti significativi con i minori. Quanto alla dedotta violazione del principio del simultaneus processus, l'Avvocatura generale dello Stato esclude che esso abbia una valenza assorbente in questa materia, in quanto l'art. 38 disp. att. cod. civ. subordina la vis attractiva del giudizio di separazione, divorzio e sull'esercizio della responsabilità dei genitori (art. 316 cod. civ. ) alla pendenza «tra le stesse parti» di un procedimento volto all'accertamento della condotta del genitore pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 cod. civ. In questa ipotesi, infatti, e per tutta la durata del processo la competenza, anche per i provvedimenti contemplati dagli artt. 84, 90, 330, 332, 333, 334, 335 e 371, ultimo comma, cod. civ. , spetta al giudice ordinario.