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«Io sottoscritto», «in qualità di genitore di», «frequentante la classe, sezione», «con la presente acconsento alla partecipazione di mio figlio o mia figlia all'indagine attraverso la risposta al questionario», non informa un bel niente. Questo non è un consenso informato, ma è una presa in giro, un prendere i genitori e raccontargli la storia dell'orso. Ma i genitori non accettano più questo tipo di soprusi. Abbiamo sentinelle in tutta Italia, in piedi, sedute. Qualunque tipo di sopruso sarà denunciato, segnalato, intercettato, bloccato. Invito la senatrice Cirinnà, il Presidente e tutti i presenti in quest'Aula a venire alla festa della famiglia di Verona: non sarà la festa dell'odio, ma sarà la festa della famiglia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , del sorriso, del domani, della vita, del futuro, della bellezza, della meraviglia che c'è in ogni famiglia del nostro Paese, in ogni famiglia che c'è al mondo. In questo senso, Presidente... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. La ringrazio. Il suo intervento è abbastanza chiaro. (Commenti della senatrice Cirinnà). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . È nata anche lei da una famiglia! PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00138 sulla riforma delle intercettazioni telefoniche introdotta con il decreto milleproroghe. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, con l'atto di sindacato ispettivo in oggetto, i senatori interroganti, nel fare riferimento alla proroga dell'entrata in vigore di alcune disposizioni in materia di riforma delle intercettazioni, recata dal decreto legislativo n. 216 del 2017, richiamando dichiarazioni che il Ministro della giustizia avrebbe reso a margine della proroga in discussione - quali ad esempio «(…) Possiamo dire che ogni volta che uno del PD veniva ascoltato dai cittadini, il PD tagliava la linea, le comunicazioni (...) La norma che abbiamo bloccato, ripeto, ledeva tutti i diritti in gioco: la possibilità innanzitutto di portare avanti le indagini, dando alla polizia giudiziaria la possibilità di scegliere quali intercettazioni fossero rilevanti e quali no, un'attività che deve spettare al pm ma che in questo caso veniva tagliato fuori» - chiedono di sapere di quali informazioni il Ministro sia in possesso per affermare che «ogni volta che qualcuno del PD veniva ascoltato, c'era il PD che cercava di tagliare la linea e le comunicazioni», sulla base di quale legge dello Stato, con quali modalità e con quali finalità abbia ottenuto queste informazioni e se non ritenga doveroso, vista la gravità dei fatti riportati, informare subito il Parlamento, se non ritenga che le sue affermazioni siano state gravemente lesive delle prerogative e dei compiti della magistratura e della Polizia giudiziaria e se non ritenga che, nel suo ruolo di Ministro della giustizia, sia tenuto al rispetto dell'applicazione delle leggi vigenti. Nella presente sede, non possono che essere ribadite le medesime considerazioni già svolte in questa stessa Aula lo scorso mese di agosto su un question time di analogo tenore. In coerenza rispetto a quanto affermato dal Ministro della giustizia anche nella precedente veste di rappresentante del MoVimento 5 Stelle, occorre preliminarmente riconoscere l'importante ruolo dei mass media nella dialettica democratica per la maturazione di una cittadinanza attiva e consapevole rispetto alle vicende politiche del nostro Paese, fermo restando il pieno rispetto delle prerogative della magistratura. Si tratta di un logico quanto elementare corollario del principio costituzionalmente garantito della libera manifestazione del pensiero. Partendo da tali premesse, corre l'obbligo di precisare che le dichiarazioni a cui fa riferimento l'atto di sindacato ispettivo derivano non dalla disponibilità di informazioni riservate da parte di questo Ministro, ma da una attenta osservazione dell' iter parlamentare sul disegno di legge di riforma del processo penale contenente anche la delega al Governo per la revisione della disciplina in tema di pubblicazione delle intercettazioni. Giova, infatti, ricordare la singolare accelerazione dei lavori parlamentari sul citato provvedimento e invero il disegno di legge veniva approvato dal Consiglio dei ministri il 29 agosto 2014 e veniva trasmesso alla Camera dei deputati solo il 23 dicembre 2014, oltre quattro mesi dopo e all'indomani degli arresti eseguiti nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale, nella quale era emerso il coinvolgimento di taluni esponenti del Partito Democratico romano. Dopo circa sei mesi, il 25 luglio 2015, in una seduta notturna della Commissione giustizia della Camera, veniva approvato l'ormai noto emendamento Pagano relativo al diritto di diffusione di riprese e registrazioni di conversazioni tra privati, laddove, tra le cause di esclusione della punibilità, non veniva ricompreso l'esercizio del diritto di cronaca,; emendamento, questo, poi opportunamente modificato nella versione definitiva in ragione delle allarmanti ricadute sulla libertà di stampa. La seduta notturna era stata valutata dall'allora maggioranza indispensabile per una pronta trasmissione in Aula del testo. Difatti, il successivo 27 luglio 2015, il testo del disegno di legge arrivava in Aula della Camera per la discussione, il tutto pochi giorni dopo la pubblicazione su «il Fatto Quotidiano» della nota conversazione tra l'allora Premier Matteo Renzi e il comandante interregionale della Guardia di finanza Michele Adinolfi, acquisita nell'ambito delle indagini della procura di Napoli sulla vicenda CPL Concordia, nonché all'indomani della pubblicazione su «l'Espresso» della conversazione tra l'allora governatore della Sicilia Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino. Ancora, il 19 maggio 2017, all'indomani della pubblicazione della conversazione sempre tra l'allora premier e suo padre, nell'ambito della vicenda Consip, fu proprio il precedente guardasigilli, l'onorevole Andrea Orlando, a segnalare l'opportunità di procedere all'approvazione del disegno di legge al precipuo scopo di scongiurare tali propalazioni giornalistiche. Pertanto, quelle dichiarazioni nascono, all'evidenza, dalla singolare coincidenza tra l'emersione di vicende giudiziarie che vedevano coinvolti esponenti del Partito Democratico e l'improvvisa accelerazione dell' iter parlamentare. L'approccio del Ministero della giustizia verso la materia delle intercettazioni parte dal riconoscimento del ruolo centrale e ineludibile che questo mezzo di ricerca della prova riveste nell'ambito delle indagini. Proprio per tale ragione, il Ministro della giustizia, nell'ottica del confronto che ne contraddistingue da sempre l'operato, ha inteso curare una apposita interlocuzione con tutti gli uffici requirenti del territorio, da cui sono emerse varie criticità della riforma che non possono essere ignorate e che impongono tuttora una riflessione approfondita sulle ricadute che ne discendono.