[pronunce]

che, a sostegno della dichiarazione di non fondatezza, questa Corte ha considerato che la fattispecie censurata è finalizzata a tutelare l'ordine pubblico rispetto a situazioni di pericolo derivanti dalla violazione di una regola - quella posta dall'art. 120 cod. strada - collegata alla necessità di limitare gli spostamenti, di impedire o ostacolare la perpetrazione di attività illecite e di rendere meno agevole il sottrarsi ai controlli dell'autorità di soggetti pericolosi, e che l'essere sottoposto a misura di prevenzione personale non si pone come evenienza del tutto estranea al reato e non configura una «responsabilità penale d'autore», ma identifica una pericolosità specifica della condotta sanzionata, tenuto conto che la revoca della patente non consegue più automaticamente all'assoggettamento a misure di prevenzione personale, che devono essere comunque calibrate sulla pericolosità in concreto; che la medesima sentenza ha, altresì, ritenuto che il presupposto della fattispecie penale in esame va rinvenuto nella mancanza del titolo abilitativo alla guida, quale conseguenza dell'applicazione della misura di prevenzione personale, che trova il suo specifico riferimento normativo nella disposizione di cui all'art. 120 cod. strada, e che la violazione della regola, che vieta di guidare autoveicoli e motoveicoli senza patente al soggetto sottoposto a misura di prevenzione personale, è espressione di una valutazione discrezionale del legislatore, il quale ha ritenuto sussistere un quid pluris di pericolosità per il fatto che colui che sia sottoposto con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione personale possa circolare alla guida di un veicolo; che, quindi, in termini di offensività, le fattispecie poste a confronto, quella comune (art 116, comma 15, cod. strada) e quella speciale (art. 73 cod. antimafia), non sono sovrapponibili, in quanto l'elemento differenziale della pericolosità rappresenta la ragione giustificatrice della diversità di disciplina; che la scelta legislativa di sanzionare l'ipotesi meno grave sul piano amministrativo, allo scopo di assicurare il bene della sicurezza della circolazione stradale e, al contempo, di punire più severamente la stessa condotta, se realizzata da soggetti dalla accertata pericolosità, è dunque coerente con un legittimo inasprimento della risposta punitiva in relazione al differente disvalore della condotta e alla diversa intensità dell'offesa ai beni protetti, ciò che esclude anche il carattere sproporzionato del relativo trattamento sotto il profilo della finalità rieducativa della pena; che le questioni in esame, non apportando nuovi argomenti rispetto a quelli già vagliati in tale pronuncia, né aggiungendo profili nuovi rispetto a quelli già esaminati, vanno pertanto dichiarate manifestamente infondate (ex multis, ordinanze n. 220 del 2022, n. 165 e n. 111 del 2021, n. 204 e n. 93 del 2020, n. 110 e n. 21 del 2019). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 11, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 73 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione dal Tribunale ordinario di Terni, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 novembre 2023. F.to: Augusto Antonio BARBERA, Presidente Giovanni AMOROSO, Redattore Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 4 dicembre 2023 Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA