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Ciò che prima apparteneva soltanto al Mezzogiorno d'Italia, infatti, e cioè la mafia e anche l'antimafia, quella legislazione, il lavoro fatto da quei legislatori, è diventato patrimonio di tutto il Paese. Si è scoperto infatti, purtroppo, che la mafia è ovunque, in tutto il territorio nazionale e anche in ambito internazionale, e quello che prima veniva raccontato nelle scuole del Nord e nel resto del mondo come una sorta di storia d'avventura dei pirati dei Caraibi, la mafia del Mezzogiorno, purtroppo è diventata un fenomeno presente anche in quelle Regioni. Quindi, da regno della mafia siamo diventati capitale dell'antimafia, e quella legislazione e gli uomini che per essa sono morti sono diventati patrimonio legislativo nazionale e internazionale. Lo dico perché tante donne e tanti uomini sono morti per la costruzione di questo patrimonio e, proprio in virtù di ciò, chiedo anche a Salvini di rispettare l'impegno che ha annunciato il 4 luglio scorso, sempre con un tweet , parlando di un documento: «In Provincia di Siena oggi ho visitato una tenuta sequestrata alla mafia. Ho firmato documento per triplicare organico dell'agenzia che si occupa dei beni confiscati alla mafia». I documenti sono provvedimenti che dovrebbero essere approvati, ad esempio, nei tanti Consigli dei ministri che si sono riuniti in queste settimane. Ebbene, non c'è traccia di un provvedimento, a firma Salvini, di questo Governo che triplica l'organico di un'agenzia che ha bisogno di maggiore personale. (Applausi dal Gruppo PD). Sulla questione dei beni confiscati alla mafia ricordo che devono essere affrontati tanti temi e anche in questo caso sarebbe opportuno che il Ministro dell'interno, anziché preoccuparsi costantemente dei poveri disgraziati, di perseguitare le vittime del caporalato, di perseguitare costantemente tutti coloro che hanno una condizione di debolezza, di occuparsi di più della mafia che crea il caporalato e specula sull'immigrazione e sul pizzo. (Applausi dal Gruppo PD) . Salvini, occupati di Matteo Messina Denaro, non occuparti soltanto di una persecuzione costante delle ONG e di tutti quanti si occupano di fronteggiare un fenomeno così complesso. Credo che la mafia abbia finalmente avuto dei validi contrasti grazie a donne e uomini, che ho citato, come Pio La Torre, Falcone, Borsellino, padre Pino Puglisi, Piersanti Mattarella; tante persone che sono state uccise dalla mafia perché hanno costruito percorsi riformisti sull'antimafia, hanno prodotto provvedimenti concreti e non antimafia parolaia (Applausi dal Gruppo PD) ; non racconto di un'antimafia che si fa sbraitando contro qualcuno, ma costruendo provvedimenti concreti che sono serviti a ridimensionare quel fenomeno. Lo dico perché la prossima Commissione antimafia, quella che dobbiamo istituire - mi rivolgo soprattutto ai colleghi del MoVimento 5 Stelle - deve lavorare in quella direzione, con lo spirito di elaborare provvedimenti concreti, come la passata Commissione; infatti, 23 provvedimenti contro la mafia e la corruzione sono nati grazie all'elaborazione che c'è stata in quella sede e poi il Parlamento ha approvato delle leggi. Utilizzare la Commissione antimafia come tribunale per costituire un nuovo grado di giudizio, come luogo per costruire nuova propaganda, sarebbe un errore esiziale per una Commissione che ha una storia importantissima. Dico questo perché qualche giorno fa è girata sui social network una foto in cui il vice premier Di Maio è stato immortalato in un bar di Palermo con quello che è stato considerato il nuovo tesoriere della mafia. Noi non pensiamo minimamente che Di Maio conoscesse la persona che si stava facendo fotografare con lui. Il problema è un altro: quando è capitato a qualcuno di noi - a Poletti ad esempio - Di Maio e tanti suoi colleghi hanno fatto campagne persecutorie, insultando e attribuendo a quelle foto un elemento di colpevolezza. (Applausi dal Gruppo PD) .Avendo ascoltato autorevoli esponenti del MoVimento 5 Stelle in quest'Aula e nelle altre Aule parlamentari, osservo che se intende trasformare quella Commissione, non nella istituzione con la storia che ho raccontato, i padri nobili di cui ho parlato e quella capacità di redazione di provvedimenti concreti, ma in un nuovo tribunale, in un luogo dell'insulto e della caccia all'uomo, credo che ciò significherebbe veramente rinnegare quella storia e istituire una Commissione antimafia che non ha affatto i requisiti per cui è nata e si è strutturata in questi anni. Dichiaro quindi il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico, con l'auspicio che si elegga rapidamente l'Ufficio di Presidenza della Commissione, in modo che possa operare rapidamente e non si perda lo stesso tempo che si è perso per la costituzione del vostro Governo e delle Commissioni, con il Parlamento bloccato in attesa che finiste tutte le trattative necessarie per far partire il Governo, perché di questa Commissione c'è bisogno. Non ci possiamo permettere di perdere troppo tempo per costruire questa governance e questa guida della Commissione. Grazie e buon lavoro alla Commissione, quando sarà istituita. (Applausi dal Gruppo PD) . SOLINAS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SOLINAS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi senatori, il disegno di legge n. 689, approvato dalla Camera dei deputati il 17 luglio, traccia una linea di continuità nell'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, che trae origine dalla legge n. 1720 del 1962, approvata nel corso della III legislatura repubblicana. Al contempo, però, impone, dinanzi alle dinamiche nuove che contraddistinguono il fenomeno nella contemporaneità, una riflessione differente e più ampia. Come felicemente intuito e rigorosamente teorizzato da Fabio Armao al principio di questo millennio, le mafie hanno mutato profondamente se stesse, optando per strutture organizzative sempre più flessibili e reticolari, meno dedite al clamore violento dei corleonesi di un tempo e rivolte soprattutto a quell'ampia zona grigia di prossimità all'economia, alla finanza, alle istituzioni, che genera un giro di affari cospicuo in sacche intollerabili di opacità e impunità, decisamente più pericolose in termini di erosione dell'eguaglianza economica, sociale e democratica. Occorre, dunque, una duplice prospettiva, sistemica e globale, per coglierne la complessità, le continuità e le tante trasformazioni in una visione unitaria e non parziale e disarticolata. La Commissione antimafia della XVII legislatura ci ha consegnato un quadro allarmante rispetto alle grandi opere, al gioco di azzardo, alle energie rinnovabili, allo smaltimento dei rifiuti tossici, alla sanità privata, allo stesso sistema finanziario. Ma non va trascurata quella che oramai appare la più fiorente industria del malaffare: il riciclaggio dei capitali sporchi. Secondo la Banca d'Italia, questo segmento vale il 10 per cento del PIL. Sotto questo profilo, diviene ancor più stringente l'esigenza di sviluppare un'indagine sulle interazioni, anche internazionali, con gli attori economici, politici e istituzionali.