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Dal 2008 ad oggi, il bilancio ordinario presenta, a valori correnti, un incremento del 6,3 per cento, arrivando nel 2020 alla somma di 22 miliardi e 472,1 milioni di euro (escludendo i quasi 470 milioni relativi all'ex Corpo forestale dello Stato, confluito nei Carabinieri). Il rapporto bilancio ordinario difesa/Pil ha però subito una graduale diminuzione, passando dall'1,35 per cento del 2008 all'1,18 del 2019. Nel 2020 il rapporto ha invece avuto un notevole aumento, arrivando all'1,35 per cento (1,38 se si include anche l'ex Corpo Forestale), ma solo per il calo consistente del Pil a seguito della crisi prodotta dall'emergenza Covid-19. Anche se si considera il "budget difesa" in senso ampio (ovvero l'insieme di bilancio ordinario, missioni internazionali e stanziamenti MISE) l'andamento è crescente, arrivando alla somma di 26 miliardi e 20 milioni di euro. Se si considera questa nozione più ampia di bilancio della difesa, il rapporto con il Pil raggiunge la cifra dell'1,57 per cento. In entrambi i casi, vengono considerate nell'ambito delle spese "difesa" anche l'interezza dei costi dell'Arma dei carabinieri, che, ovviamente, svolge anche una serie di funzioni che non possono rientrare nelle spese militari, ma riguardano invece le sue funzioni di ordine pubblico. Si evidenzia che se si escludessero tali fondi, il rapporto spese difesa/Pil crollerebbe sotto l'1 per cento. Per quanto attiene all'articolazione del bilancio per funzioni, nel 2020 la spesa totale risulta così ripartita: - alla "funzione difesa" viene attribuita una dotazione di 15 miliardi e 323,4 milioni di euro (in aumento risposto ai 13 miliardi e 983 milioni del 2019); - alla "funzione sicurezza del territorio", svolta dai Carabinieri, sono assegnati 7 miliardi e 55 milioni (rispetto ai meno di 7 milioni del 2019); - alle "funzioni esterne" sono attribuiti 161,7 milioni (rispetto ai 149,6 milioni del 2019). Con questi fondi si fa fronte a specifiche esigenze, stabilite da norme di varia natura, non direttamente collegate con i compiti istituzionali, come il rifornimento idrico di alcune isole minori, il trasporto di Stato e sanitario, l'esercizio di satelliti metereologici e i contributi alla Croce rossa; - ulteriori 401,8 milioni di euro sono poi assegnati per le pensioni provvisorie del personale in ausiliaria. Particolare rilevanza assume la "funzione difesa", che comprende tutte le spese necessarie all'assolvimento dei compiti istituzionali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, nonché dell'area interforze e della struttura amministrativa e tecnico-industriale del Dicastero. Per questa funzione le risorse sono suddivise: per il 67,6 per cento per il personale (corrispondenti a 10 miliardi e 366 milioni, in linea con il 2019); per il 14 per cento per l'esercizio (cioè 2 miliardi e 147 milioni, con un incremento del 22,9 per cento rispetto al 2019); per il 18,3 per cento per gli investimenti (cioè 2 miliardi e 811 milioni, con un incremento del 50 per cento rispetto al 2019). Il Relatore sottolinea in proposito come si sia dunque ancora lontani da quella che dovrebbe essere una ripartizione virtuosa delle spese - ovvero 50 per cento di spese per il personale, e il resto diviso tra esercizio e investimenti -, ma sottolinea come vi siano segnali significativi in questa direzione. Il personale militare ammonta nel 2020 a 167.252 unità, che si prevede scendano a 163.207 nel 2023, al termine dell'attuale programmazione. Ricorda che l'obiettivo posto dalla legge 224 del 2012  al netto dell'attuale fase di riflessione su questi tagli - è di raggiungere la soglia delle 150 mila unità entro il 2024. Segnala altresì che il DPP contiene anche una scheda di approfondimento sul tema degli accordi "Governo  Governo" (GtoG). Ricorda che la Commissione difesa si era occupata del tema con un affare assegnato sulle prospettive dell' export italiano dei materiali della difesa, che si era conclusa con l'invito al Governo a introdurre questo istituto. L'impegno è poi stato assolto con il decreto-legge 124 dell'ottobre del 2019, poi convertito in legge, anche se il meccanismo non risulta ancora pienamente operativo, per la mancanza delle norme regolamentari. Un'altra scheda ricorda anche il ventesimo anniversario dell'arruolamento femminile, sottolineando l'importanza, sotto vari aspetti, di una componente che ammonta attualmente a circa 16 mila unità, poco sotto il 10 per cento delle forze complessive. Ricorda quindi come un ultimo cenno di dettaglio meritino i dati riportati sul bilancio della Difesa in chiave NATO, quale rappresentazione del bilancio elaborato in base a parametri e criteri indicati dall'Alleanza. Rispetto ai criteri indicati in precedenza, viene evidenziato che, secondo i parametri dell'Alleanza atlantica, al bilancio della Difesa deve essere detratta la funzione di controllo del territorio, cioè le spese dell'Arma dei carabinieri, con esclusione della quota parte relativa al personale impiegabile in missioni all'estero (fissato in 8600 unità). Deve altresì essere detratta, con la stessa esclusione, la quota di pensioni provvisorie per i carabinieri in ausiliaria e si deve aggiungere la spesa pensionistica complessiva sostenuta dall'Inps. Devono inoltre essere considerati i finanziamenti MISE e si devono aggiungere le spese per le missioni internazionali. Ricorda che gli Stati appartenenti alla NATO hanno assunto l'impegno di tendere, entro il 2024, al raggiungimento di una percentuale delle spese per la difesa del 2 per cento rispetto al Pil, di dedicare il 20 per cento di queste spese agli investimenti e di contribuire adeguatamente alle missioni internazionali. L'Italia - sulla base di tali criteri  ha presentato un rapporto spese difesa/Pil pari all'1.21 per cento per il 2020, con previsione di aumento all'1,26 per cento nel 2021. Evidenzia tuttavia come in seno alla NATO sia stato deciso di includere nel calcolo del 2 per cento anche le spese sostenute nell'ambito della difesa europea, che vedono molto impegnato il nostro Paese. Per quanto riguarda la quota investimenti sulle spese complessive l'Italia soddisfa già ora il criterio NATO, perché si attesta sul 20,57 per cento. Inoltre, come noto, l'Italia contribuisce attivamente alla presenza internazionale della NATO, partecipando attualmente a 9 missioni, con una presenza massima autorizzata dal Parlamento di 2440 unità, e importanti responsabilità di comando in Kosovo e in Afghanistan. Propone infine alla Commissione di svolgere un breve ciclo di audizioni riservandosi di formulare proposte in merito e propone altresì ai Gruppi di formulare osservazioni sul provvedimento, dichiarandosi disponibile a formulare un parere quanto più possibile condiviso. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 16,20. Allegato