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Tanto dalle raccomandazioni del Comitato CEDAW del 2011 quanto dal Rapporto sulla missione in Italia della relatrice speciale dell’ONU del 2012, emergono dunque profili di responsabilità istituzionale per l’incapacità di aver realizzato misure adeguate a modificare in concreto la cultura alla base di queste violenze e per non aver protetto da ulteriori rivittimizzazioni le donne che hanno chiesto aiuto alle istituzioni nei casi di violenza in famiglia. In tal senso, la ratifica della Convenzione di Istanbul, riconoscendo la violenza sulle donne e domestica come violazione dei diritti umani, sancendo il principio secondo cui ogni persona ha il diritto di vivere libera dalla violenza, ponendo agli Stati il vincolo concreto del raggiungimento dell’uguaglianza tra i sessi de jure e de facto , costituisce un passo fondamentale, ma un primo passo. Al fine di implementare il corpus normativo di contrasto alla violenza sulle donne di modo che esso sia funzionale ed efficace ovvero sia in grado di prevenire i fattori di rischio, agendo a livello strutturale, si propone quindi l’istituzione di una Commissione bicamerale che risponda al dovere istituzionale, oltreché internazionale, di domandarsi se è stato fatto tutto quello che si poteva fare o se occorre un cambiamento più strutturale nelle azioni di contrasto alla violenza sulle donne. La Commissione bicamerale sarà composta da dieci senatori e dieci deputati, nominati entro venti giorni dall’inizio di ogni legislatura, rispettivamente, dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, garantendo comunque l’equilibrata rappresentanza dei generi. Infatti, nella composizione della Commissione stessa, abbiamo previsto che oltre al criterio di rappresentanza dei gruppi parlamentari, sia anche rispettata una misura antidiscriminatoria rispetto al genere. Il lavoro della Commissione di cui si propone l’istituzione dovrà quindi seguire un approccio di tipo olistico rispetto alle cause strutturali di discriminazione, oppressione e marginalizzazione delle donne, elaborando una relazione annuale in cui, oltre a riportare dati «istituzionali» di misurazione del fenomeno della violenza nei confronti delle donne, ad oggi limitati e, lavvode raccolti in forma disaggregata, comunque non rielaborati in un’ottica di genere, dovranno essere indicate misure e azioni sul piano politico, operativo, giuridico e amministrativo che, in linea con gli standard internazionali, siano volte a porre fine alle uccisioni di donne in quanto donne (femmicidi), ma anche a prevenire e tutelare le donne da pratiche sociali violente fisicamente o psicologicamente, che attentano all’integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita delle donne, col fine di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico (femminicidi). Il lavoro della Commissione sarebbe peraltro di supporto per il dialogo con le altre realtà istituzionali che stanno proponendo strategie di azione coordinata a livello interministeriale, regionale ed internazionale. In conclusione, obiettivo del presente disegno di legge è predisporre uno strumento efficace che contribuisca a sradicare ogni forma di discriminazione e violenza nei confronti delle donne in quanto donne, evitando prospettive falsamente neutrali che non rispecchiano la realtà in questo ambito, e affrontando in modo integrale fenomeni che ostacolano il raggiungimento dell’uguaglianza sostanziale delle donne in violazione dell’articolo 3 della Costituzione.. Art. 1. (Istituzione di una Commissione parlamentare sul fenomeno dei femmicidi e dei femminicidi) 1. È istituita la Commissione parlamentare sul fenomeno dei femmicidi e dei femminicidi, di seguito denominata «Commissione». 2. La Commissione è composta da dieci senatori e dieci deputati, nominati entro venti giorni dall’inizio di ogni legislatura, rispettivamente, dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, garantendo comunque l’equilibrata rappresentanza dei generi. 3. In sede di indicazione delle rispettive delegazioni nella Commissione, ogni gruppo parlamentare assicura che nessuno dei due sessi sia rappresentato in misura superiore ai due terzi del totale dei componenti della delegazione. 4. La Commissione è rinnovata totalmente all’inizio di ciascuna legislatura. In caso di dimissioni, sopravvenuto incarico governativo e cessazione dal mandato elettorale, i membri della Commissione sono sostituiti da altri nominati con le modalità di cui al comma 2. Art. 2. (Compiti della Commissione) 1. La Commissione controlla ed indirizza la concreta attuazione delle Convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale relativi ai fenomeni di femmicidio e di femminicidio, anche svolgendo una funzione propositiva, di stimolo ed impulso, nell’elaborazione e implementazione sia delle proposte legislative a livello nazionale che sovranazionale ed internazionale. A tal fine la Commissione: a) raccoglie, sistematizza e rende pubblici, con cadenza annuale: 1) normative regionali, statali, sovranazionali ed internazionali; 2) ricerche e pubblicazioni scientifiche, anche periodiche; 3) dati statistici, disaggregati per genere e per età, anche in raccordo con l’Istituto nazionale di statistica, nonché informazioni, dati e documenti sui risultati delle attività svolte da pubbliche amministrazioni e da organismi o associazioni che si occupano di questioni attinenti alla violenza nei confronti delle donne; b) realizza annualmente un rapporto sull’attuazione: 1) della legge 4 aprile 2001, n. 154, avendo cura di accertare il numero di misure richieste per ogni distretto giudiziario, il numero di misure adottate, la durata dei procedimenti; 2) della legge 8 febbraio 2006, n. 54, avendo cura di verificare in quanti casi sia stato disposto l’affido condiviso, anche in presenza di indagini o di condanna per reato commesso in danno del coniuge o di altro familiare; 3) delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8, 9, 10, 11 e 12 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38; 4) delle misure previste nel Protocollo d’intesa tra il Ministro della difesa e il Ministro per le pari opportunità del 16 gennaio 2009; 5) delle misure previste nel Protocollo d’intesa tra il Ministro dell’interno e il Ministro per le pari opportunità del 3 luglio 2009; 6) degli obiettivi indicati dal Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking approvato l’11 novembre 2010 dal Ministro per le pari opportunità, accertando in particolare i fondi stanziati per la realizzazione delle singole azioni, le attività sviluppate e l’impatto determinato;