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Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, nonché delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali. Onorevoli Senatori. -- Il 4 dicembre 2013, la Corte costituzionale ha sancito l'illegittimità di alcune norme contenute nella legge 21 dicembre 2005, n. 270, il cosiddetto Porcellum, bocciando in particolare l'assegnazione di un premio di maggioranza slegato dal raggiungimento di una soglia minima di voti e l'impossibilità per gli elettori di selezionare i candidati alla carica di deputato e senatore. Nella sentenza n. 1 del 2014 depositata dalla Corte costituzionale il 13 gennaio 2014, la Consulta ha specificato come il premio di maggioranza previsto dal Porcellum fosse «foriero si una eccessiva sovra-rappresentazione» e potesse produrre «una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica», perché non imponeva «il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista». Relativamente alle modalità di selezione degli eletti ed all'impossibilità di esprimere un voto di preferenza, la Corte ha rimarcato che «simili condizioni di voto, che impongono al cittadino, scegliendo una lista, di scegliere in blocco anche tutti i numerosi candidati in essa elencati, che non ha avuto modo di conoscere e valutare e che sono automaticamente destinati, in ragione della posizione in lista, a diventare deputati o senatori, rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero dei candidati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l'effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l'effettività della scelta e la libertà del voto (al pari di quanto accade nel caso dei collegi uninominali)». Data la necessità di arrivare alla definizione di un nuovo sistema elettorale diverso da quello residuato dalla sentenza della Corte costituzionale -- un sistema proporzionale senza alcun correttivo volto a garantire o almeno agevolare la governabilità -- l'allora neosegretario del Partito democratico Matteo Renzi avviò un giro di consultazioni finalizzato all'individuazione di una soluzione rispettosa della sentenza della Consulta e il più condivisa possibile dalle forze parlamentari. Sul finire del mese di gennaio del 2014 presso la I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati fu incardinato il testo di una proposta di legge sostenuta dalla maggioranza governativa e da Forza Italia, poi nota come Italicum . Giunti al terzo dei passaggi parlamentari, il 4 maggio 2015 l'Aula della Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il testo della legge 6 maggio 2015, n. 52, concernente «Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati», il cosiddetto Italicum . L' Italicum , di per sé e in astratto, non contraddice le richieste sollevate dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 2014, prevedendo l'assegnazione del premio di maggioranza solo nel caso in cui una forza politica ottenga almeno il 40 per cento dei voti validi o si imponga nel turno di ballottaggio e inserendo nel sistema un meccanismo misto di selezione degli eletti, tramite i cosiddetti capilista bloccati e la possibilità di espressione del voto di preferenza. Come è noto però tale legge vale solo per l'elezione della Camera dei deputati. Negli ultimi mesi, da più parti, è emersa la volontà politica di procedere ad una revisione delle norme elettorali approvate nel maggio 2015. Esigenza che è resa più forte e dalla bocciatura da parte del corpo elettorale della proposta di riforma costituzionale (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016) e dal fatto che nei confronti della citata legge n. 52 del 2015 sono pendenti articolati ricorsi di legittimità costituzionale. Ferma restando l'autonomia del Parlamento nel legiferare in materia elettorale e rimarcata la scelta dei costituenti di non inserire in Costituzione limiti oggettivi sul sistema da adottare per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, qualsiasi ulteriore revisione delle regole elettorali deve rispondere alla giurisprudenza in materia elettorale della Corte costituzionale e al rispetto dei principi di rappresentanza e governabilità, principi ritenuti costituzionalmente rilevanti dalla Consulta stessa. All'interno delle regole elettorali vigenti si possono ritrovare alcuni profili di criticità in particolare in riferimento all'impossibilità di formazione di coalizioni pre-elettorali, alle modalità di selezione degli eletti ed alla previsione dello svolgimento di un turno di ballottaggio. In merito all'impossibilità di collegamento tra liste, i cittadini italiani hanno bocciato questa possibilità in un referendum svoltosi il 21 e 22 giugno 2009 che ha visto la partecipazione al voto di appena il 23,49 per cento degli aventi diritto al voto. In tutta Europa i governi di coalizione sono la regola e non l'eccezione, addirittura nella patria del bipartitismo, il Regno Unito, tra il 2010 ed il 2015 è stato al potere un esecutivo targato conservatori e liberaldemocratici, esecutivo che tra l'altro ha ottenuto ottimi risultati in termini di crescita economica del Paese. Il voto di preferenza risulta essere un sistema di selezione degli eletti applicato in Europa, oltre che in Italia, solo in Grecia. Il dibattito intorno alla legge elettorale sviluppatosi nelle ultime settimane pare riconoscere nel collegio uninominale -- il cui utilizzo in maniera diversa è previsto in Francia, Germania e Gran Bretagna -- il metodo migliore per la selezione dei deputati, garantendo un forte legame tra l'eletto e il territorio. Un metodo misto comprendente collegi uninominali e liste bloccate corte, composte da pochi candidati, potrebbe quindi essere la giusta soluzione per addivenire a un sistema di selezione rispondente ai desiderata dell'opinione pubblica e al dettato della Corte costituzionale. Il turno di ballottaggio, nel contesto attuale, rischia di non funzionare. Un numero molto alto di elettori potrebbe vedere la forza politica per cui ha espresso la propria prima preferenza esclusa dal secondo turno. Ciò potrebbe portare a un calo significativo della partecipazione al voto nel turno di ballottaggio o -- in alternativa -- al totale affidamento alla seconda preferenza di gran parte dell'elettorato della definizione del vincitore. La frammentazione del quadro politico non è caratteristica specifica del solo sistema politico italiano. In Spagna un sistema elettorale che per decenni ha garantito stabilità non è riuscito per due elezioni consecutive tenutesi nel giro di sei mesi a dare una maggioranza di governo. In Germania ormai i governi di coalizione sono divenuti la regola. E non stiamo parlando delle classiche coalizioni tedesche -- cristiano democratici e liberali da una parte, socialisti e verdi dall'altra -- stiamo parlando di grandi coalizioni tra cristiano democratici e socialisti. Nel Regno Unito, non molto tempo fa, correva l'anno 2010, nemmeno il sistema uninominale a turno unico è riuscito a garantire la maggioranza assoluta dei seggi ad un singolo partito.