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ai sensi e per gli effetti dell'articolo 266 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, da una sentenza di annullamento deriva l'obbligo per l'Istituzione che ha adottato l'atto, di disporre un "ripristino adeguato della situazione del ricorrente" o di evitare comunque un atto identico; come da giurisprudenza consolidata, può essere sollevata una questione di responsabilità extracontrattuale dell'Unione, se sono soddisfatte le tre seguenti condizioni cumulative: 1) illeceità del comportamento contestato all'istituzione interessata; 2) effettività del danno; 3) sussistenza di un nesso di causalità tra detto comportamento e danno lamentato. Nel caso in esame appaiono soddisfatte tutte le citate condizioni, impegna il Governo ad attivarsi presso le competenti sedi, nazionali ed europee, al fine di richiedere il totale risarcimento dei danni, sia diretti che indiretti, relativi alla gestione delle crisi bancarie dal 2015 ad oggi ed alle conseguenze causate nella riparametrazione del rischio Paese e tutti i maggiori costi sostenuti dallo Stato italiano nel collocamento del debito sovrano. Interrogazioni Atto n. 3-02323 RUSSO ANASTASI ANGRISANI CROATTI DE LUCIA GAUDIANO GRANATO MAUTONE PIARULLI PRESUTTO ROMANO TRENTACOSTE Ai Ministri della salute, dell'istruzione e dell'università e della ricerca Premesso che: a seguito dell'emergenza epidemiologica Sars-CoV-2 il personale scolastico e universitario è stato considerato fra le categorie maggiormente esposte al contagio; per tale ragione le categorie menzionate sono state inserite prioritariamente nei piani vaccinali di tutte le Regioni; tuttavia, nell'ambito dei piani vaccinali regionali si sono registrate delle criticità per quanto riguarda il personale scolastico e universitario in servizio presso una Regione diversa da quella di residenza o di assistenza sanitaria; se, infatti, alcune Regioni hanno provveduto alla vaccinazione di tutti i lavoratori che prestano servizio presso le istituzioni scolastiche e universitarie della Regione, altre hanno ritenuto che la vaccinazione potesse essere effettuata solamente nei confronti del personale residente o assistito nel territorio regionale; da ultimo, nel corso della seduta del 20 febbraio 2021, la Conferenza delle regioni, nel documento 21/24/CR2/COV19 «Proposte delle Regioni e delle Province autonome per i prossimi provvedimenti del Governo, inerenti le misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19» ha affrontato il tema degli insegnanti pendolari ritenendo «necessario che ogni Regione sia messa nelle condizioni di poter garantire la vaccinazione ai propri insegnanti residenti ed assistiti, indipendentemente dalla Regione in cui prestano servizio»; considerato che: per i suddetti lavoratori potrebbe risultare logisticamente difficoltoso ed economicamente proibitivo raggiungere la propria Regione di residenza o di assistenza sanitaria con pochi giorni di preavviso; inoltre, gli spostamenti dei docenti, motivati dall'inoculazione delle due dosi del vaccino, comporterebbero, inevitabilmente, la perdita di giorni di lezione per gli studenti; immediatamente dopo la vaccinazione, i predetti lavoratori dovrebbero mettersi in viaggio per raggiungere il luogo di lavoro, dovendo così affrontare sui mezzi di trasporto gli eventuali effetti collaterali del vaccino; il grande numero di docenti e personale scolastico, che presta servizio fuori dalla Regione di residenza o assistenza, potrebbe comportare fenomeni di mobilità, che mal si conciliano con le misure di contrasto all'emergenza epidemiologica Sars-CoV-19; fra l'altro, molti docenti non sono riusciti ad effettuare la prenotazione nemmeno nella Regione di residenza, in quanto nella stessa non risultano registrati come personale scolastico o universitario e, quindi, il loro nominativo non risulta all'interno delle categorie aventi priorità, si chiede di sapere quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare, al fine di garantire al personale scolastico e universitario in servizio presso una Regione diversa da quella di residenza o di assistenza sanitaria, di essere vaccinati senza necessità di recarsi presso la propria Regione di residenza o di assistenza. Atto n. 3-02324 BINETTI MALLEGNI SACCONE GALLIANI SERAFINI GIAMMANCO MASINI PEROSINO DE SIANO FLORIS BARBONI PAPATHEU RIZZOTTI GALLONE TOFFANIN STABILE CESARO CANGINI LUNESU DORIA VONO VALENTE DRAGO ABATE PIARULLI DE BERTOLDI STEGER PARENTE IORI Al Ministro della salute Premesso che: il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 (PNPV), approvato in Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio 2017 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 febbraio 2017, costituisce il documento di riferimento in cui si riconosce, come priorità di sanità pubblica, la riduzione o l'eliminazione del carico delle malattie infettive prevenibili da vaccino, attraverso l'individuazione di strategie efficaci e omogenee da implementare sull'intero territorio nazionale; il Ministro della salute Roberto Speranza ha presentato il 2 dicembre 2020 al Parlamento le linee guida del Piano strategico per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 (decreto 2 gennaio 2021), elaborato da Ministero della salute, commissario straordinario per l'emergenza, Istituto Superiore di Sanità, AGENAS e AIFA; come previsto dal Piano stesso, l'8 febbraio 2021, il Ministero della salute, in collaborazione con la struttura del commissario straordinario per l'emergenza COVID, AIFA, ISS e AGENAS, ha elaborato e pubblicato il documento che aggiorna le categorie e l'ordine di priorità per la seconda fase della campagna vaccinale contro il COVID-19 in base all'evoluzione delle conoscenze e alle informazioni sui vaccini disponibili; sono state inserite nuove categorie nell'ordine di priorità dal titolo "Le priorità per l'attuazione della seconda fase del Piano nazionale vaccini Covid-19". Sulla base delle analisi condotte dagli studi scientifici a disposizione, i parametri presi in considerazione sono stati l'età e la presenza di condizioni patologiche, che rappresentano le variabili principali di correlazione con la mortalità per COVID-19; sulla base dei criteri indicati, è stato quindi definito un nuovo ordine di priorità per la fase che si sta attualmente attraversando: Categoria 1: persone estremamente vulnerabili, con un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di COVID-19, indipendentemente dall'età; Categoria 2: persone di età compresa tra 75 e 79 anni; Categoria 3: persone di età compresa tra i 70 e i 74 anni; Categoria 4: persone con aumentato rischio clinico se infettate da SARS-CoV-2 a partire dai 16 anni di età fino ai 69 anni di età; Categoria 5: persone di età compresa tra i 55 e i 69 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico; Categoria 6: persone di età compresa tra i 18 e 54 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico;