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se il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili non intenda attivarsi presso Trenitalia al fine di avviare un'indagine interna, per capire se i fatti denunciati siano frutto di comportamenti individuali riconducibili a scarsa conoscenza delle norme o se invece si iscrivano in un contesto sistematico di azioni che non tengono conto della normativa vigente; quali misure urgenti intendano in ogni caso adottare per garantire la sicurezza del personale di servizio e dei passeggeri a bordo dei mezzi del trasporto pubblico locale, così come delle stazioni, sempre più spesso teatro di violenze e crimini di ogni genere. Atto n. 4-07086 DESSÌ LANNUTTI ANGRISANI Luisa SBRANA Rosellina LA MURA Virginia GIANNUZZI Silvana MININNO Al Ministro della giustizia Premesso che: nella mattinata del 24 maggio 2022, personale della Direzione investigativa antimafia, su mandato della Procura di Caltanissetta, ha provveduto alla perquisizione della redazione del programma di RAI3, "Report", condotto da Sigfrido Ranucci, e dell'abitazione dell'inviato, Paolo Mondani, sequestrando il cellulare ed il computer di quest'ultimo; tale operazione di polizia giudiziaria sarebbe avvenuta a seguito della messa in onda del servizio giornalistico di Paolo Mondani, dal titolo "La bestia nera", andato in onda, nel corso della trasmissione "Report" del 23 maggio 2022, che tentava di ricostruire, dopo 30 anni dalla strage di Capaci, i legami tra la mafia e gli estremisti di destra, evidenziando la presenza sul luogo dell'attentato del leader di Avanguardia nazionale, Stefano Delle Chiaie; pur avendo avuto conoscenza del comunicato del procuratore di Caltanissetta, il quale dichiara che l'operazione "non riguarda in alcun modo l'attività di informazione del giornalista", appare, a giudizio degli interroganti, singolare che venga ordinata una perquisizione presso una redazione giornalistica ed operato, per quanto consterebbe, un sequestro degli strumenti di lavoro di un giornalista che, al contrario, ha il merito di aver portato alla luce elementi rimasti oscuri nella vicenda processuale; considerato il principio costituzionale della libertà di espressione e del diritto di cronaca, di cui all'articolo 21 della Costituzione e la tutela del segreto professionale, la cui rivelazione è punita dal codice penale e che, nel caso dei giornalisti, è regolamentato dall'art. 2, comma 3, della legge professionale n. 69 del 1963, il quale dispone che i giornalisti e gli editori "sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse"; le perquisizioni ed il sequestro ai fini probatori nei confronti di un giornalista professionista, in particolare documenti concernenti le fonti dalle quali il medesimo ha avuto notizie di carattere fiduciario, nell'esercizio della sua professione, dovrebbero, a giudizio degli interroganti, essere eseguiti nel rispetto del principio di proporzionalità tra il contenuto del provvedimento giudiziario ablatorio e le esigenze di accertamento dei fatti oggetto delle indagini, nel rispetto di quanto stabilito dall'art. 200, comma 3, del codice di procedura penale e l'art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, come interpretata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, evitando, quanto più possibile, ingerenze nella sfera dell'attività professionale del giornalista; le perquisizioni ed il sequestro compiuto dalle autorità inquirenti nei confronti della redazione di "Report" e dei suoi giornalisti potrebbero apparire, a parere degli interroganti, in contrasto con i diritti sanciti dal nostro ordinamento, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda esposta e se non ritenga di promuovere le attività ispettive di propria specifica competenza. Atto n. 4-07087 LANNUTTI SBRANA Rosellina ANGRISANI Luisa CORRADO Margherita Al Ministro della giustizia Premesso che: lunedì 23 maggio 2022 è andato in onda un servizio all'interno della trasmissione di RAI3 "Report" dal titolo "La Bestia nera", in cui si sostiene che la pista nera, ovvero quella dell'eversione di destra, e quella mafiosa potrebbero incrociarsi nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. Protagonista "nero" fra i boss di Cosa nostra sarebbe stato il fondatore dell'organizzazione neofascista e golpista Avanguardia nazionale, Stefano Delle Chiaie, scomparso nel 2019, che avrebbe fatto un sopralluogo dove poi venne messo il tritolo per l'attentato contro il giudice Giovanni Falcone, la dottoressa Francesca Morvillo e gli uomini della scorta; nel servizio a firma di Paolo Mondani sono emersi verbali scomparsi, contenuti di informative di polizia, dichiarazioni di pentiti e testimoni. Uno di questi è Alberto Lo Cicero, ex guardaspalle del pentito palermitano Tullio Troia, soprannominato "'O Mussolini" per le sue tendenze politiche. L'altra è la compagna di Lo Cicero, Maria Romeo, che colloca Delle Chiaie a Capaci nel giorno dell'attentato al giudice Falcone. L'ex terrorista nero, coinvolto in alcuni processi sulla strategia della tensione e assolto per insufficienza di prove dalle accuse sulle stragi di piazza Fontana, a Milano, e Bologna, sarebbe stato l'aggancio fra Stato e mafia. Paolo Borsellino aveva capito e aveva cominciato a scavare sui collegamenti tra la mafia di Totò Riina ed entità esterne a Cosa nostra, come appunto le frange eversive della destra italiana; altro testimone ascoltato da Mondani è il brigadiere dei carabinieri Walter Giustini, che allora seguiva Lo Cicero, il quale gli aveva raccontato nei primi mesi del 1992 che Salvatore Biondino era l'autista di Totò Riina. Giustini scrisse un'informativa ben prima della strage di Capaci, ma nessuno seguì l'autista per prendere il boss mafioso. Se Biondino fosse stato pedinato, ha concordato il carabiniere Giustini con l'intervistatore Paolo Mondani, si sarebbe potuto arrestare Totò Riina prima delle stragi; considerato che il 24 maggio 2022 la Procura di Caltanissetta, a quanto consta, ha ordinato alla DIA di perquisire redazione e giornalisti di "Report", in particolare l'abitazione di Paolo Mondani. Gli investigatori hanno sequestrato i telefonini e i computer . La notizia è stata resa nota dal giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione, e ha trovato conferma in ambienti investigativi. "L'inchiesta sul contenuto della trasmissione Report di ieri, con la perquisizione eseguita dalla Dia nei confronti di 'un giornalista che non è indagato', punta a 'verificare la genuinità delle fonti'", ha affermato il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, con una nota; considerato infine che: la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha ribadito più volte la relazione tra l'attività di chi fa informazione ed il diritto dei cittadini ad essere informati;