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In continuità con tale sentenza, allora, il presente disegno di legge modifica anzitutto il comma 7 dell'articolo 28, prevedendo che la persona non riconosciuta alla nascita possa, raggiunta l'età di venticinque anni, presentare istanza al tribunale per i minorenni del suo luogo di nascita per accedere a informazioni riguardanti la sua origine e per conoscere l'identità della donna che lo ha partorito in anonimato e che – qualora risulti che la donna abbia precedentemente revocato la propria volontà di non essere nominata e non sussistano gravi ragioni tali da impedire l'accoglimento dell'istanza – il tribunale organizzi il primo incontro tra l'istante e la donna che lo ha partorito, avvalendosi di un giudice delegato e, quando possibile, del personale dei servizi sociali. Viene ribadito, in tale contesto, il massimo dovere di riservatezza e si esclude in ogni caso l'accesso alle informazioni nel caso in cui la madre versi in stato di incapacità, anche non dichiarata, ovvero sia deceduta e abbia ancora parenti in linea retta in vita. Allo stesso tempo, viene modificato il comma 6 dello stesso articolo 28, prevedendo che il tribunale per i minorenni metta a disposizione dell'adottato adulto richiedente appositi percorsi di supporto psicologico, articolati in uno o più colloqui con un professionista qualificato, al fine di aiutarlo a elaborare e affrontare il turbamento emotivo derivante dalla scoperta di elementi sconosciuti e potenzialmente traumatici della propria vita passata. Ad integrare le modifiche apportate all'articolo 28 intervengono gli articoli 2 e 3 del disegno di legge che, rispettivamente, modificano il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, e il codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2001, n. 196. Da un lato, l'articolo 2 modifica l'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000 al fine di assicurare che – al momento di partorire in anonimato – la madre venga informata della facoltà di revocare in ogni tempo la propria decisione, dandone espressa comunicazione al tribunale per i minorenni del luogo di nascita del figlio mediante procedura idonea ad assicurare la massima riservatezza alla medesima. Il comma 2 dell'articolo 2 prevede inoltre l'organizzazione e lo svolgimento di campagne informative rivolte alle donne che hanno espresso la volontà di non essere nominate al momento del parto, per dare piena conoscibilità della facoltà di poter revocare tale decisione. D'altra parte, con norma di chiusura, l'articolo 3 modifica l'articolo 93 del citato codice di cui al decreto legislativo n. 196 del 2001 al fine di prevedere che – nei casi in cui la madre dichiari di non voler essere nominata – l'attestazione di avvenuta nascita è corredata da un fascicolo, privo dei dati personali che rendono identificabile la madre, all'interno del quale vengono riportati tutti i dati anamnestici riguardanti la familiarità delle patologie e lo stato di salute della madre e del nato. Si prevede altresì che, al momento dell'eventuale affidamento o adozione del bambino, il fascicolo sia consegnato agli affidatari o ai genitori adottivi. Il combinato operare dell'articolo 1, comma 1, numero 2), lettera b) e degli articoli 2 e 3 del disegno di legge compone in equilibrio, pertanto, il diritto del figlio a conoscere le proprie origini e il diritto della donna non solo a partorire in anonimato, ma a mantenere la più assoluta riservatezza sulla propria scelta: è quindi alla donna, e alla donna soltanto, che viene riconosciuta la possibilità di revocare – in piena autonomia – la propria decisione. Allo stesso tempo, si rafforzano le garanzie di informazione e sensibilizzazione che favoriscono il pieno controllo sulla propria scelta e sulla possibilità di una sua revoca. L'articolo 1, comma 1, lettera c) del disegno di legge interviene infine sull'articolo 39- bis della legge n. 184 del 1983 con la specifica finalità di rafforzare le reti di servizi per l'adozione, in particolare prevedendo che nell'organizzazione delle predette reti si garantisca la presenza continuativa di personale – privilegiando forme contrattuali stabili – e venga altresì assicurato adeguato sostegno alle famiglie nel periodo successivo all'adozione, con particolare riferimento alla presa in carico di situazioni di difficoltà derivanti dall'emergere di disturbi psicologici o neurologici, anche attraverso la realizzazione di centri diurni e comunità alloggio, nonché mediante un più efficace coordinamento con le strutture del sistema sanitario e il potenziamento delle unità operative di neuropsichiatria per l'infanzia e l'adolescenza. Gli articoli 4, 5 e 6 del disegno di legge contengono invece misure di carattere educativo e culturale. In particolare, l'articolo 4 dispone che l'offerta formativa dei corsi di laurea in psicologia (L-24, LM-51), servizio sociale (L-39, LM-87), scienze dell'educazione e della formazione (L-19), scienze di formazione primaria (LM-85 bis ), nonché di tutti i percorsi di studio propedeutici alla formazione di operatori sociali e socio-sanitari venga integrata – con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito, da adottarsi entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge – al fine di assicurare che, nell'ambito dei medesimi, siano impartiti insegnamenti a carattere teorico e teorico-pratico relativi alle condizioni, al procedimento, alle tutele e alle implicazioni socio-psicologiche dell'adozione e dell'affidamento di minorenni. L'articolo 5 autorizza il Ministero dell'istruzione e del merito a concedere il patrocinio a iniziative che, mediante l'organizzazione di concorsi nelle scuole, perseguano l'obiettivo di diffondere una migliore cultura dell'adozione nella società, promuovendo la conoscenza di tale istituto attraverso la scuola, coinvolgendo la comunità scolastica, le famiglie e i loro contesti di vita. Il comma 2 del medesimo articolo dispone che – in sede di applicazione delle Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio delle alunne e degli alunni che sono stati adottati, di cui alla nota ministeriale n. 1589 dell'11 aprile 2023 – il Ministero dell'istruzione e del merito assicuri in via prioritaria la nomina dell'insegnante referente d'istituto. L'articolo 6 prevede che il Presidente del Consiglio dei ministri o l'Autorità politica delegata per le pari opportunità promuovano, con cadenza annuale, campagne di informazione e sensibilizzazione della collettività in relazione alle esperienze di adozione, con particolare riferimento alla conoscenza della disciplina dell'adozione e del ruolo dei diversi attori coinvolti, nonché specifiche azioni dirette agli operatori della comunicazione, rivolte alla diffusione di un linguaggio rispettoso delle esperienze adottive, anche per quanto riguarda l'uso di una terminologia corretta, non discriminatoria e scevra da pregiudizi in relazione alle figure genitoriali e alle persone adottate.