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Al Ministro, secondo il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 giugno 2018, è stato delegato l'esercizio delle funzioni di coordinamento, indirizzo, promozione d'iniziative, anche normative, vigilanza e verifica, nonché ogni altra funzione attribuita dalle vigenti disposizioni al Presidente del Consiglio dei ministri o al Ministro delegato per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, relativamente alla materia delle politiche per la coesione territoriale e per gli interventi finalizzati allo sviluppo del Mezzogiorno; a giudizio dell'interrogante, tuttavia, a 10 mesi dall'insediamento del Ministro in indirizzo, non si riscontrano in alcun modo risultati tangibili in linea con tali finalità; a riprova di ciò appare opportuno ricordare che la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ha disposto la proroga anche per quest'anno del "Bonus Sud": si tratta di una misura che ha lo scopo di incentivare l'occupazione per i lavoratori di età compresa tra i 16 e i 34 anni che hanno la residenza in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia e Abruzzo, Molise o Sardegna. Il bonus consiste in sgravi fiscali (un esonero contributivo al 100 per cento per un massimo di 8.000 euro annui) per quei datori di lavoro che assumono persone under 35. Al momento tale misura rimane al palo, perché, dato che mancano i decreti attuativi, Inps e Anpal non hanno ancora pubblicato le istruzioni per accedere al bonus . Nella XVII Legislatura, nel 2017 la circolare per il Bonus Sud venne pubblicata all'inizio del mese di marzo, nel 2018 il 19 marzo, ma questo Esecutivo sta peggiorando la situazione, perché il mese di aprile è passato e i datori di lavoro che vogliono usufruire dell'incentivo non possono ancora farlo; il Ministro in indirizzo ha dichiarato di aver voluto mettere 300 milioni di euro in un fondo per le aziende per potenziare gli investimenti al Sud che però arrivano con la creazione delle zone economiche speciali, previste inizialmente con un emendamento al decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, "decreto semplificazioni", convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, e ora contenute nel "decreto crescita", da poco licenziato dal Consiglio dei ministri e quindi non ancora operativo. Eppure già gli sgravi fiscali sulle assunzioni potrebbero aiutare l'occupazione quanto (e forse di più) del sistema del reddito di cittadinanza, che non prevede solo il sussidio fino a 780 euro al mese ma anche un sistema di accompagnamento verso l'impiego. Per il Bonus Sud mancano ancora le regole che definiscono la platea dei beneficiari, l'ambito territoriale di applicazione dell'incentivo, le assunzioni incentivate e i termini di presentazione delle istanze. E finché non vengono emanate le circolari non è possibile inoltrare la domanda; le stesse preoccupazioni si palesano sul rispetto della riserva al Sud di "quota 34", cioè la destinazione del 34 per cento della spesa ordinaria dello Stato per investimenti al Sud, dove appunto risiede, circa, il 34 per cento della popolazione italiana (al momento la quota delle risorse ordinarie destinate al Mezzogiorno è pari al 28,9 per cento). Il ministro Lezzi, durante un incontro per la presentazione del rapporto Svimez, aveva asserito che "il governo intende fare investimenti per il Mezzogiorno nella quota ordinaria, quella nazionale, almeno pari al 34%, che corrisponde alla popolazione che risiede nel Sud d'Italia. In particolare la riserva del 34% sarà estesa ad Anas e RFI per incrementare infrastrutture viarie delle quali il Sud ha urgente bisogno"; ad oggi della riserva del 34 per cento non si ha nessun riscontro e non è nemmeno stata nominata l'apposita commissione che avrebbe dovuto studiare come mettere in atto il programma di rilancio dello sviluppo economico al Sud. Inoltre, anche il progetto "Resto al Sud" di Invitalia, cioè l'incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno, è bloccato perché non sono ancora state riscritte le norme attuative. Come si legge sul sito di Invitalia "Le novità previste dalla Legge di Bilancio 2019 saranno operative con l'emanazione delle disposizioni attuative per la gestione dell'incentivo", disposizioni che al momento non ci sono, si chiede di sapere quali concreti interventi abbia posto in essere il Ministro in indirizzo ad oggi per il Mezzogiorno d'Italia "al fine di promuovere lo sviluppo economico e la coesione territoriale, rimuovendo gli squilibri socio-economici e amministrativi nel Paese". Atto n. 4-01607 PAPATHEU Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la stazione ferroviaria di Taormina-Giardini Naxos (Messina) è una delle stazioni principali della Sicilia, ubicata lungo la linea ferroviaria Messina-Siracusa, dorsale ionica posta al chilometro 288+476. La stazione, attivata nel 1866, venne costruita nello spazio tra due gallerie nella zona sottostante all'abitato di Taormina adiacente alla strada statale 114 (Orientale sicula) circa un chilometro prima dell'inizio dell'abitato di Giardini Naxos, nella frazione di Villagonia che ricade nel territorio di Taormina; la stessa prese così inizialmente il nome della località più vicina, Giardini Naxos, ma presto vi venne aggiunto quello di Taormina, poiché in questo comune ricadeva il fabbricato viaggiatori; tale stazione porta quindi da oltre un secolo sia il nome di Taormina che quello di Giardini Naxos, venendo identificata come il punto di riferimento del traffico ferroviario all'altezza del principale polo turistico siciliano, di cui le due località rappresentano rispettivamente la prima e la seconda realtà ricettiva dell'isola. La città di Giardini Naxos in particolare fa registrare, secondo le stime del servizio turistico regionale, circa un milione di presenze annuali nelle strutture ricettive ed extraricettive con un elevato flusso di avventori e pendolari che fruiscono della stazione; il 19 aprile 2019, tuttavia, a mezzo stampa, l'amministrazione comunale di Giardini Naxos ha denunciato l'inspiegabile scomparsa del nome della propria città dai display delle stazioni italiane di Trenitalia e pertanto la stazione Taormina-Giardini Naxos è diventata adesso soltanto "stazione di Taormina". L'improvviso cambio di dicitura, del quale non si spiega e non si conosce al momento la motivazione, rischia di determinare un grave danno economico e di immagine al Comune di Giardini Naxos, che ha così preannunciato l'avvio delle opportune richieste di chiarimenti nonché di eventuali azioni volte ad ottenere il ripristino del nome; non si comprende, peraltro, se tale vicenda sia riconducibile a quanto già lamentato dal Comune di Giardini Naxos, che di recente aveva inteso procedere alla presentazione di un ricorso al Tar del Lazio avverso ad Rfi per l' iter della conferenza dei servizi riguardante il progetto per il raddoppio ferroviario della tratta ferroviaria Giampilieri-Fiumefreddo, dalla quale Giardini Naxos era rimasta esclusa.