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Il 20 luglio ci sarà il concorso e spero che gli hub vaccinali saranno un po' vuoti perché ci saranno i medici che parteciperanno al concorso. Penso che dovremmo trovare anche il modo di valorizzare l'esperienza dei giovani medici. Li abbiamo messi in prima linea, dagli ospedali Covid, alle USCA, agli hub vaccinali. Sappiamo tutti il lavoro che stanno svolgendo, un lavoro anche di organizzazione, di prenotazione dei vaccini, di accompagnamento psicologico alla cittadinanza, un lavoro in squadra con gli altri protagonisti di queste vaccinazioni che sono gli infermieri e i volontari. Penso quindi che dovremmo trovare un modo - ripeto - per valorizzare l'impegno grandissimo dei giovani medici e dei medici in generale. La politica non solo deve ringraziarli, ma anche valorizzare il lavoro svolto in prima fila in questa fase difficile della pandemia. PRESIDENTE . Il senatore Verducci ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02676 sulle borse di studio per gli studenti universitari, per tre minuti. *VERDUCCI (PD) . Signora Presidente, signora Ministro, al centro della nostra interrogazione c'è il diritto allo studio, un tema politico rilevantissimo in particolare in questa fase di crisi così dura, che mortifica le aspettative e le speranze di tanti che sono più deboli e più colpiti dagli effetti della pandemia, in particolare i più giovani, perché poter studiare significa potersi emancipare. Sappiamo che la crisi rischia di impedire a moltissime ragazze e ragazzi di continuare a studiare e quindi di rinunciare alla cosa più importante che hanno, che abbiamo, che è il nostro progetto di vita. Se non interverremo - ma noi dovremo intervenire - la nostra società sarà più debole. Investire nel diritto allo studio significa invece dare forza a energie vitali, liberare energie che sono fondamentali non solo per i destini individuali, ma collettivi, per il nostro Paese, per il suo ruolo nel mondo. In un Paese come il nostro, in cui studiare è già difficile, abbiamo un numero troppo basso, tra i più bassi in Europa, di immatricolati, di laureati e di ricercatori; chi viene da un istituto tecnico professionale deve superare una barriera a volte invalicabile per poter accedere all'università e continuare a studiare e a laurearsi sono nella quasi totalità i figli di chi è già laureato. Ecco, se dopo la pandemia dobbiamo costruire un nuovo modello di sviluppo, al centro deve esserci il diritto allo studio. Con grande forza politica abbiamo in questi anni fatto conquiste importanti, grazie anche alle nostre battaglie, che voglio ricordare: quella sulla no tax area e quella capace di raddoppiare i fondi statali per le borse di studio. Tuttavia il nostro è un sistema ancora troppo fragile, con troppe differenze tra Regione e Regione, con il rischio di desertificazione di interi territori; è un sistema con una tassazione troppo alta. Per questo, signor Presidente, abbiamo voluto, su nostra proposta, che il Senato portasse avanti un'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca. Per questo, signora Ministro, oggi le chiediamo di esercitare con urgenza la delega sui livelli essenziali delle prestazioni, per riconoscere - come scritto in Costituzione - a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi più alti di istruzione. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, professoressa Messa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. MESSA, ministro dell'università e della ricerca . Signor Presidente, i senatori hanno toccato un tema molto complesso, che riassumo molto brevemente. L'attuazione delle norme di legge in tema di diritto allo studio non è ancora completata. Uno schema di decreto ministeriale a seguito del decreto legislativo n. 68 del 2012, che contiene la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e dei requisiti di eleggibilità per il diritto allo studio universitario, fu presentato alla Conferenza Stato-Regioni nel 2013, ma non raggiunse l'intesa. In quella occasione le Regioni espressero la volontà di poter operare una ricognizione delle prestazioni da esse effettivamente offerte prima di cristallizzarle nei LEP. Questa sospensione del processo di individuazione dei LEP non ha impedito, in ogni caso, l'emanazione di un altro decreto interministeriale, il n. 798 del 2017, con il quale si è potuto dare attuazione a una parte significativa del citato decreto legislativo n. 68. Con tale decreto il Ministero ha provveduto infatti alla definizione dei fabbisogni finanziari delle Regioni, nonché alla definizione dei criteri e modalità di riparto del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio (FIS). Sulla base di questo decreto si è proceduto, nel triennio 2017-2019, all'assegnazione delle risorse del FIS in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle Regioni, prevedendo anche meccanismi premiali per le Regioni che avevano investito maggiori risorse sul diritto allo studio. Inoltre, al termine del triennio, in accordo con le Regioni, si è ritenuto di intervenire sul decreto con alcuni correttivi. Grazie a un tavolo tecnico permanente interistituzionale, è stato emanato un nuovo decreto interministeriale, il n. 853 del 12 novembre 2020, con il quale si renderà possibile provvedere all'assegnazione delle risorse FIS anche per il prossimo triennio. Questo provvedimento, anche se non completa il panorama degli interventi che il Ministero intende adottare in tema di diritto allo studio, ha contribuito a superare le criticità esistenti, consentendo - da un lato - di evitare ritardi (oggi l'erogazione dei fondi arriva con l'inizio dell'anno accademico) e - dall'altro lato - di poter dare il beneficio delle borse di studio alla maggioranza degli studenti che ne hanno diritto. Concludo rassicurando i senatori che, nonostante gli interventi citati abbiano consentito negli ultimi anni uno sviluppo del sistema del diritto allo studio in questi termini, è mia intenzione accelerare il processo di adozione di tutti i provvedimenti richiesti dalla normativa e ricostituire il tavolo tecnico in materia di LEP, che è composto anche da rappresentanti del CNSU, della CRUI, della Regioni e degli enti locali, che può dare un contributo molto importante per una nuova bozza di decreto in materia di diritto allo studio. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Verducci, per due minuti. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, ringrazio la signora Ministro per questo pronunciamento politico così importante e così concreto. È quello che attendevamo. Sappiamo che, per chi non ha nulla, poter studiare è tutto, soprattutto nel tempo, come quello che viviamo, in cui la rivoluzione tecnologica lega sempre di più il lavoro alla competenza. Poter studiare significa diritto alla competenza e quindi diritto al lavoro. Questa urgenza, in questi mesi, ci viene consegnata anche da dati. Ad esempio, noi sappiamo che in questo anno accademico la media degli esami svolti è tornata ai livelli pre-Covid; tuttavia questo è un dato fuorviante se letto male. Sappiamo infatti che la didattica a distanza ha accelerato le carriere di chi è in condizioni economiche, abitative e familiari favorevoli e forti, mentre ha rallentato o anche fermato tutti gli altri, tra cui anche coloro che beneficiano di una borsa di studio, il cui importo è troppo esiguo e non può far fronte all'enormità dello tsunami che ci ha colpito.