[pronunce]

tuttavia, tale meccanismo si rivelerebbe del tutto inadeguato proprio nei confronti delle Regioni ad autonomia speciale e delle Province autonome, dal momento che queste ultime si troverebbero a dover raccogliere, in relazione alla proposizione di un ricorso giurisdizionale per la tutela di competenze specifiche di ciascuna di esse, il consenso della maggioranza delle altre Regioni, non interessate alla questione. 4. - Con ricorso notificato il 5 agosto 2003 e depositato il 7 agosto 2003, anche la Regione Sardegna ha impugnato - tra gli altri - l'art. 5, commi 1 e 2, della legge n. 131 del 2003. Le motivazioni poste a fondamento delle doglianze regionali sono del tutto identiche a quelle - sopra illustrate - proposte dalla Provincia autonoma di Bolzano, salvo naturalmente l'invocazione, quale specifico parametro, delle disposizioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), e in particolare degli artt. 3, 4 e 6, nonché il riferimento della censura concernente la possibilità di affidare la presidenza della delegazione italiana ad un Presidente di Giunta regionale o di Provincia autonoma ai casi in cui la materia de qua sia affidata dallo Statuto speciale alla Regione Sardegna. 5. - Con atti identici nel contenuto, si è costituito nei due giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. Secondo l'Avvocatura, le doglianze regionali sarebbero infondate per i seguenti motivi. Innanzi tutto la disposizione impugnata costituirebbe attuazione del quinto comma dell'art. 117 Cost., il quale espressamente prevede che siano necessariamente leggi statali a dettare la procedura tramite la quale le Regioni sono chiamate a partecipare alla “fase ascendente” del diritto comunitario, mentre non sarebbe conferente il richiamo al terzo comma dell'art. 117, la cui attuazione rientrerebbe “nella delega ricognitiva sui principi fondamentali” di cui all'art. 1 della legge impugnata. In ogni caso, l'art. 11, comma 3, della stessa legge n. 131 del 2003, prevederebbe espressamente la possibilità che le norme di attuazione elaborate dalle Commissioni paritetiche previste dagli statuti delle Regioni ad autonomia speciale dettino disposizioni specifiche per la disciplina delle attività di competenza regionale in materia di rapporti (internazionali e) comunitari. La specifica procedura prevista dalla normativa oggetto del giudizio, del resto, sarebbe compatibile con la Costituzione in quanto, in primo luogo, prevede la partecipazione regionale a tutte le fasi della negoziazione comunitaria (gruppi di lavoro del Consiglio e della Commissione, attività del Consiglio), ed in secondo luogo demanda la specificazione di tale previsione ad un accordo da adottare in Conferenza Stato-Regioni. Per di più, sottolinea l'Avvocatura, proprio a garanzia delle Regioni speciali dovrebbe essere considerata l'ulteriore norma che prevede la presenza, nella delegazione governativa, di almeno un rappresentante di queste ultime. Quanto alle censure rivolte nei confronti della norma che prevede la possibilità di individuare il capo delegazione in un Presidente di Giunta regionale o provinciale, limitatamente ai casi in cui si affrontino materie affidate alla competenza residuale delle Regioni, la difesa erariale osserva come ciò dipenda dalla circostanza che il capo delegazione non possa essere “che il rappresentante degli interessi prevalenti”: considerazione questa che porterebbe ad escludere la possibilità di affidare la presidenza ad una Regione speciale o Provincia autonoma in relazione a materie di loro competenza esclusiva. In relazione alle doglianze concernenti il secondo comma dell'art. 5 impugnato, infine, l'Avvocatura dello Stato evidenzia come la questione del ricorso alla Corte di giustizia non sarebbe collegata alla partecipazione alla “fase ascendente”, risultando viceversa determinata dalla normativa comunitaria, la quale non conferisce rilievo alle articolazioni interne di singoli Stati membri, e prevede che nessun ente pubblico oltre questi ultimi possa ricorrere direttamente alla Corte di giustizia. La facoltà riconosciuta dalla disposizione in questione, dunque, non sarebbe per nulla contemplata dalle disposizioni costituzionali, rispetto alle quali rappresenterebbe anzi una ulteriore forma di coinvolgimento delle autonomie regionali nei rapporti con l'Unione europea. 6. - In prossimità dell'udienza, la Provincia di Bolzano e la Regione Sardegna hanno depositato memorie di identico contenuto, con le quali, ribadendo le censure concernenti l'art. 5 della legge n. 131 del 2003 già poste a fondamento del ricorso, replicano agli argomenti difensivi addotti dall'Avvocatura dello Stato. Quanto alla affermata violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., le ricorrenti ritengono del tutto inconferenti i rilievi dell'Avvocatura; in primo luogo, l'illegittimità della disposizione impugnata - in quanto non si limita a dettare principi fondamentali ma pone piuttosto una disciplina incompatibile con un “completamento” da parte delle singole Regioni e Province autonome - non potrebbe in alcun modo risultare esclusa dall'opera di ricognizione dei principi fondamentali delegata al Governo; dall'altro, la previsione (di cui all'art. 11, comma 3, della legge impugnata) della possibilità che, per le autonomie speciali, siano dettate disposizioni specifiche per la disciplina delle attività di competenza regionale in materia di rapporti (internazionali e) comunitari attraverso le “norme di attuazione” degli statuti speciali, non eliminerebbe la lesione della competenza legislativa concorrente riconosciuta dall'art. 117, terzo comma: sia perché l'elaborazione delle norme di attuazione non è rimessa alle singole Regioni e Province autonome ma alle Commissioni paritetiche, sia perché tali disposizioni riguarderebbero solamente la predisposizione dei beni e delle risorse strumentali, finanziarie, umane e organizzative occorrenti all'esercizio delle “ulteriori funzioni amministrative” rese necessarie. Né varrebbe, inoltre, a negare la lamentata illegittimità la circostanza, invocata dall'Avvocatura, che le modalità della partecipazione siano affidate ad un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni; tale decisione, infatti, secondo le ricorrenti, sarebbe pur sempre riconducibile al livello statale, sottraendo spazio alle autonome scelte normative di dettaglio delle singole Regioni e Province autonome. Con riferimento alla asserita violazione dell'art. 117, quinto comma, Cost., le ricorrenti - rilevando l'assenza sul punto di argomenti da parte della difesa statale - si limitano a ribadire che la norma impugnata legittima un ruolo esclusivamente formale e “di facciata” delle autonomie speciali, assolutamente non in grado di incidere in alcun modo sulla formazione degli atti comunitari, in aperto contrasto con la “partecipazione” a tali processi cui esplicitamente si riferisce la norma costituzionale, imponendone, come è ovvio, l'effettività.