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Questo lo dico perché basate gran parte della vostra iniziativa legislativa sui centri per l'impiego. Presidente, noi abbiamo fatto un tour , attraverso l'indagine conoscitiva promossa dalla Commissione lavoro, nei vari centri per l'impiego in Italia. La cosa che più ci preoccupa è che la situazione logistica dei centri per l'impiego non è assolutamente adeguata. Non solo, ma se poi si passa ad esaminare le altre condizioni, solo il 20 per cento del personale che opera nei centri per l'impiego, che ha una taratura prevalentemente amministrativa, è dotato di un titolo di studio superiore, di una laurea: il restante 80 per cento non ne dispone fino ad arrivare a persone che quasi non hanno neanche un titolo di studio. Vorrei capire come si fa in queste condizioni, affidandosi a centri per l'impiego che molte volte non hanno sedi, non hanno personale adeguato e che - aggiungo - non dispongono neanche di un collegamento con le piattaforme informatiche che dovrebbero consentire loro di fare un matching tra domanda e offerta di lavoro, a far sì che questa legge, nei tempi rapidi che prevedete, possa davvero produrre il risultato che desiderate. Il risultato da voi auspicato, o dichiarato, è quello di produrre nuovi posti di lavoro, ma la realtà sarà che non produrrete posti di lavoro. Raggiungerete però un risultato diverso, come hanno già detto alcuni colleghi che sono intervenuti precedentemente, anche in Commissione e nel corso dell'esame del provvedimento alla Camera: questo non è un provvedimento che tende a creare posti di lavoro, ma a creare consenso. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È questo che ci preoccupa: la ricerca del consenso. Non è la prima legge che abbiamo esaminato in quest'Aula che va in questa direzione. Devo dire che, per fortuna, gli italiani, quelli che hanno a cuore il nostro Paese e non il reddito di cittadinanza che potrà venire, hanno dato una dimostrazione di non avere l'anello al naso con le ultime elezioni, periodo nel quale già si è parlato abbondantemente di reddito di cittadinanza, di assistenzialismo, di risoluzione dei problemi della povertà in Italia (ma non è questo il momento di affrontare questo tema e lo farò nel corso dell'intervento in discussione generale). Si sta abituando la gente a stare a casa. E voi portate loro l'assistenza a casa: 780 euro ad un giovane che fa domanda di iscrizione al reddito di cittadinanza. 780 euro, che sono uno schiaffo all'equità. Sono uno schiaffo, laddove molte persone che lavorano, qualche volta anche lontano dal proprio domicilio, qualche volta a tempo pieno e altre volte con un orario ridotto, non arrivano a raggiungere questa cifra. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E voi state dicendo ai nostri giovani: state a casa che 780 euro ve li assicuriamo noi. Ma allora sono fessi quelli che vanno a lavorare per 500 euro? Che razza di morale volete dare al nostro popolo con il reddito di cittadinanza? (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti del senatore Endrizzi) . Badate bene: noi non siamo contrari a risolvere i problemi della povertà. Lo abbiamo dimostrato con atti del Governo Berlusconi; abbiamo dimostrato, non in una ma in più legislature, questo interesse forte e anche oggi lo sosteniamo. Non siamo contro la lotta alla povertà: siamo contro questo tipo di soluzione dei problemi per quello che riguarda la povertà, che vorremmo combattere dando a tutti l'opportunità di un posto di lavoro, la possibilità di contribuire al benessere della propria famiglia e, collettivamente, al benessere della nostra Nazione. Invece, voi fate l'esatto contrario. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ecco dove, purtroppo, ci differenziamo, amici della maggioranza (o di una parte della maggioranza; adesso la confusione non è poca, perché siamo abituati ad avere sempre voi del M5S come opposizione, continua e costante, in ogni livello elettivo, mentre qualche volta abbiamo difficoltà con gli amici della Lega, perché facciamo sempre la battaglia elettorale contro di voi nelle regionali non possiamo fare una battaglia contro la Lega). Invitiamo, però, gli amici della Lega che hanno a cuore le sorti dello Stato, le sorti della nostra Nazione, ad essere attenti ai provvedimenti che portano all'esame. Soprattutto quando questi provvedimenti sono - non a detta mia, perché sarebbe ben poca cosa - giudicati negativamente. Noi abbiamo svolto, nel corso dell'esame di questo decreto-legge in Commissione, 65 audizioni. Abbiamo audito l'intero arco economico-sociale dei rappresentanti della nostra Nazione; ebbene, su 65 interventi fatti, ben pochi - possono contarsi sulle dita di una mano - si sono dimostrati a favore di questo provvedimento: gli altri 60 hanno in parte giudicato negativamente o bocciato questo provvedimento. Non si tratta allora dell'idea che si è fatto di questo disegno di legge il senatore Emilio Floris, che vi parla: è un'idea diffusa che questo provvedimento non combatterà la povertà e non creerà occupazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1), e dal senatore Marcucci e da altri senatori (QP2), riferita al disegno di legge n. 1018-B. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, ho chiesto la parola oggi perché cade il quarantesimo anniversario della morte di Ugo La Malfa. Ricordarlo oggi significa non soltanto parlare di una delle più rilevanti personalità della politica italiana del Novecento, ma anche riportare alla memoria quei decenni della nostra storia repubblicana che lo hanno visto protagonista della costruzione della nostra democrazia, del rinnovamento della struttura dello Stato e della difesa del nostro sistema economico e sociale. Se noi siamo quel che siamo, se nonostante le nostre debolezze politiche ed economiche, se nonostante tutto ciò l'Italia conserva ancora nel mondo una posizione di prestigio, questo è dovuto allo straordinario lavoro di quanti, come Ugo La Malfa, hanno contribuito nel dopoguerra, con lungimiranza, cultura e spirito democratico, a trasformare un Paese distrutto da vent'anni di dittatura fascista e da un'atroce sconfitta, nella settima potenza industriale, campione in quegli anni nella fisica, nell'elettronica, nelle reti di trasporto, nella telefonia, nella produzione dell'acciaio, nell'industria dell'automobile, nella qualità della legislazione sociale, nella cinematografia, nella letteratura e nelle arti. Ugo La Malfa è stato uno degli artefici di quel miracolo. Anzi, nella ristretta cerchia di quanti in quegli anni guidavano il Paese, La Malfa ha occupato un posto speciale. Intellettuale raffinato, antifascista e leader politico carismatico, ha sempre saputo tenere insieme l'attenzione ai conti pubblici e una politica di sviluppo, la valorizzazione dell'industria nazionale e la liberalizzazione degli scambi, la lealtà atlantica e gli interessi dell'Italia, il senso dello Stato e il sostegno al processo di integrazione dell'Europa.