[pronunce]

Inoltre, nella parte in cui disciplina un'attività di programmazione negoziata in agricoltura che fa capo all'amministrazione statale, la disposizione censurata disattenderebbe, secondo la Regione Marche, il criterio di riparto delle funzioni amministrative previsto dall'art. 118 Cost. Si aggiunge nei ricorsi delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna e Umbria che, in una materia di competenza regionale, qual è l'agricoltura, il rispetto delle competenze regionali avrebbe imposto il trasferimento delle risorse finanziarie disponibili alle Regioni, alle quali sarebbe poi spettato disciplinare la procedura per l'erogazione delle risorse agli aventi diritto. 6. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che tutte le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili o infondate. Secondo la difesa erariale, gli interventi previsti nell'art. 59 rientrano nella materia, di competenza concorrente dello Stato, del "sostegno all'innovazione nei settori produttivi" e ciò renderebbe la disposizione denunciata immune dalle censure ad essa rivolte. Quanto agli artt. 52, comma 83, 60, comma 1, e 67, commi 1 e 2, si tratterebbe, ad avviso dell'Avvocatura, di norme finalizzate alla diretta applicazione di normative comunitarie, che sarebbero espressione della potestà legislativa esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera a), Cost. Inoltre si osserva che il Consiglio di Stato, con parere dell'Adunanza generale del 25 febbraio 2002, n. 2/02, ha ritenuto legittime le disposizioni in oggetto, pur riconoscendone il carattere cedevole nei confronti della successiva eventuale normativa regionale. Le funzioni conferite con le norme impugnate, inoltre, devono essere esercitate d'intesa con la Regione, ciò che varrebbe ad escludere che possa determinarsi una lesione delle competenze regionali in materia. Con particolare riguardo all'art. 60, comma 1, lettera d), la difesa erariale sostiene che si tratterebbe di una norma statale emanata in diretta applicazione di obblighi comunitari, in quanto disciplinerebbe effetti del regolamento CE 1257/99 in tema di aiuti di Stato all'impresa agricola. Infine, in relazione all'impugnazione dell'art. 67, l'Avvocatura osserva che tale disposizione si limita a prevedere i criteri di ripartizione dei finanziamenti revocati dal CIPE, sottratti, in quanto tali, alla competenza delle Regioni, le quali non potrebbero dunque avanzare alcuna pretesa nella definizione della loro successiva utilizzazione. 7. - In prossimità dell'udienza pubblica del 17 giugno 2003, tutte le ricorrenti hanno depositato memorie difensive, nelle quali si insiste nelle conclusioni già rassegnate nei rispettivi ricorsi e si argomenta ulteriormente anche in replica agli scritti dell'Avvocatura generale dello Stato. Con riguardo all'art. 52, comma 83, nel contestare l'assunto della difesa erariale secondo cui la disposizione si collocherebbe nell'ambito dei rapporti (senza intermediazione) dello Stato con l'Unione europea e come tale sarebbe riconducibile alla competenza statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., la Regione Umbria osserva che non vi è alcuna indicazione di quali siano le norme alle quali la disciplina di fonte statale darebbe attuazione e, comunque, sostiene che le Regioni sono competenti a dare diretta attuazione alle norme comunitarie, mentre lo Stato conserverebbe solo la possibilità di intervenire per evitare inadempimenti. Quanto all'art. 59, la Regione Emilia-Romagna contesta che la materia oggetto dell'art. 59 possa rientrare in quella, di competenza concorrente , del "sostegno all'innovazione per i settori produttivi", collocandosi invece a metà tra quella del "sostegno di un particolare settore industriale" e quella della "attività di formazione professionale", entrambe di potestà residuale ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost. Ribadisce in ogni caso la ricorrente che la disposizione denunciata non conterrebbe alcun principio fondamentale, violando così l'art. 117, terzo comma, Cost. Quanto all'art. 60, primo comma, lettera d), della legge n. 448 del 2001, la Regione Marche osserva che, anche riconoscendo natura di atto amministrativo non regolamentare al decreto ministeriale che specifica la tipologia degli investimenti ai quali possono essere destinati i contributi, l'attribuzione della relativa potestà violerebbe l'art. 118 Cost., in quanto non troverebbe giustificazione nei principî che devono guidare l'allocazione delle funzioni amministrative. Le Regioni Umbria e Campania contestano poi l'assunto della difesa erariale secondo il quale la materia rientrerebbe nella competenza esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., in tal modo osservando che, oltre a confondersi impropriamente due piani (i rapporti Stato-Unione europea e l'attuazione del diritto comunitario), non si considera che le Regioni - ai sensi dell'art. 117, quinto comma, Cost. - sono abilitate a dare applicazione agli atti dell'Unione nelle materie di loro competenza, mentre lo Stato può intervenire solo in caso di inadempienza. In ordine all'art. 67, le Regioni Marche, Emilia-Romagna e Umbria contestano che la norma tocchi la disciplina dei rapporti tra Stato ed Unione - come sostenuto dalla difesa erariale - e osservano, da un lato, che non è indicato a quali norme comunitarie verrebbe data diretta applicazione e, dall'altro, che tale attuazione spetta alle Regioni nelle materie di loro competenza. La Regione Umbria nega, infine, che la competenza statale derivi dal fatto che la disposizione prevede la destinazione di fondi statali amministrati dal CIPE, in quanto le relative risorse spetterebbero, dopo la riforma del Titolo V, alle Regioni medesime. 7.1. - Ulteriori memorie ha depositato anche l'Avvocatura dello Stato, la quale premette che la legge finanziaria, oggetto di impugnazione, «rappresenta lo strumento di decisione unitaria per il coordinamento della finanza pubblica anche - e oggi soprattutto - in relazione alla necessità di rispettare i vincoli concordati a livello europeo con il patto di stabilità». L'Avvocatura osserva, riguardo alla censura relativa agli artt. 52, comma 83, 60, comma 1, lettera d), e 67, che la materia "agricoltura", non più enunciata nel testo costituzionale, sarebbe confluita sotto molti aspetti nelle materie "alimentazione" (di competenza concorrente) e "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema" (di competenza statale esclusiva); in secondo luogo, trattandosi in tutti questi casi di materia "coperta" dagli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato, si verterebbe nelle materie "rapporti dello Stato con l'Unione Europea" e di "perequazione delle risorse", oggetto di legislazione statale esclusiva.