[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, promosso dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Isernia nel procedimento penale a carico di L. C., con ordinanza del 18 dicembre 2023, iscritta al n. 6 del registro ordinanze 2024 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 6, prima serie speciale, dell'anno 2024, la cui trattazione è stata fissata per l'adunanza in camera di consiglio del 18 giugno 2024. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 19 giugno 2024 il Giudice relatore Giovanni Amoroso; deliberato nella camera di consiglio del 19 giugno 2024. Ritenuto che con ordinanza del 18 dicembre del 2023 (reg. ord. n. 6 del 2024) , il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Isernia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, «nella parte in cui non prevede l'incompatibilità alla funzione di trattazione dell'udienza preliminare del giudice dell'udienza preliminare che abbia rigettato, per motivi concernenti il merito, la richiesta di patteggiamento della pena formulata dal medesimo imputato e per il medesimo fatto storico, nel medesimo procedimento»; che il rimettente riferisce che l'imputato veniva rinviato a giudizio per i reati di cui agli artt. 73, commi 1 e 4, e 80, comma 1, lettera b), del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), per aver ceduto sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana; che, con il consenso del pubblico ministero e a mezzo del difensore e procuratore speciale, l'imputato, all'udienza preliminare, chiedeva l'applicazione di una pena pari a mesi sei di reclusione ed euro mille di multa, in continuazione con la pena irrogata con altra sentenza definitiva, emessa dal medesimo giudice per fatti analoghi e divenuta irrevocabile; che il rimettente, ritenuto l'imputato non meritevole della concessione delle circostanze attenuanti generiche per la gravità delle molteplici condotte e dell'aggravante contestata, respingeva l'istanza di patteggiamento e, ritenuta la propria incompatibilità, dichiarava di astenersi dalla trattazione dell'udienza preliminare disponendo la trasmissione degli atti al Presidente del Tribunale per le determinazioni di conseguenza; che, respinta la richiesta di astensione, il processo veniva riassegnato al rimettente, il quale, su eccezione della difesa e con l'opposizione del pubblico ministero, sollevava le questioni di legittimità costituzionale nei termini sopra indicati; che, in punto di non manifesta infondatezza, il rimettente richiama la giurisprudenza costituzionale formatasi in riferimento alla disposizione censurata indicando, in particolare, la pronuncia di questa Corte n. 186 del 1992, la quale ha evidenziato che la sentenza che applica la pena concordata presuppone l'accertamento negativo circa l'esistenza delle condizioni legittimanti «il proscioglimento ex art. 129 c.p.p. nonché la congruenza alle [...] risultanze [delle indagini preliminari] della qualificazione giuridica del fatto e/o delle circostanze ritenute nella richiesta»; che il rimettente riferisce di essere consapevole che, con l'ordinanza n. 123 del 2004, questa Corte ha limitato l'incompatibilità del giudice per le indagini preliminari che abbia rigettato la richiesta di patteggiamento al solo caso in cui si trovi in una diversa fase del giudizio, sul rilievo decisivo secondo cui per la ricorrenza di un'ipotesi di incompatibilità del giudice «occorre che le precedenti valutazioni, anche di merito, siano state compiute in fasi diverse del procedimento e non nel corso della medesima fase»; che, tuttavia, secondo il rimettente, prima l'art. 1 della legge 8 aprile 1993, n. 105 (Modifica all'articolo 425 del codice di procedura penale, in materia di sentenza di non luogo a procedere), poi l'art. 23 della legge 16 dicembre 1999, n. 479 (Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice di procedura penale. Modifiche al codice penale e all'ordinamento giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente, di indennità spettanti al giudice di pace e di esercizio della professione forense) e, infine, l'art. 23 del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari), hanno determinato un progressivo ampliamento degli ambiti di intervento del giudice in sede di udienza preliminare; che, infatti, come evidenziato dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità, già all'indomani della legge n. 479 del 1999, l'udienza preliminare aveva perduto il carattere di sommarietà che in precedenza la connotava, competendo al giudice un apprezzamento nel merito dell'ipotesi accusatoria e del suo oggetto, divenendo la stessa un «momento di "giudizio"»; che ciò sarebbe tanto più vero alla luce della riformulazione della disposizione di cui all'art. 425, comma 3, cod. proc. pen. , operata dall'art. 23 del d.lgs. n. 150 del 2022, in forza della quale il giudice deve valutare gli atti per verificare se sussista una ragionevole previsione di condanna secondo un canone prognostico che è ora di colpevolezza o di innocenza e con poteri decisori più ampi; che, secondo il rimettente, le questioni sono certamente rilevanti, in quanto il giudizio non può essere definito indipendentemente dalla risoluzione dell'incidente di costituzionalità, giacché lo stesso rimettente è chiamato a celebrare l'udienza preliminare nonostante la sussistenza della menzionata situazione pregiudicante, anche in considerazione del rigetto della dichiarazione di astensione; che in giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate non fondate. Considerato che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Isernia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24 e 111, secondo comma, Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen.