[pronunce]

che, in ogni caso, non sussisterebbe, nel merito, alcuna disparità di trattamento in danno dei dipendenti pubblici, né menomazione o aggravio del loro diritto di difesa, in quanto la giurisdizione del giudice ordinario riguarderebbe ogni tipo di controversia di lavoro del personale contrattualizzato e sarebbe tale da offrire, attraverso il potere di disapplicazione degli atti amministrativi presupposti ritenuti illegittimi, una tutela esaustiva; che non sussisterebbe, d'altro canto, il prospettato rischio di contrasto di giudicati, proprio in quanto, attraverso la disapplicazione, il giudice ordinario conosce della legittimità dell'atto amministrativo incidenter tantum, senza efficacia di giudicato; che, per quanto riguarda invece la seconda ordinanza, ad avviso dell'Avvocatura la posizione soggettiva del candidato "interno" rispetto allo svolgimento dell'unitaria procedura concorsuale non differirebbe - diversamente da quanto il rimettente assume - da quella del candidato "esterno", essendo entrambi titolari di una posizione di interesse legittimo, tutelabile dal giudice amministrativo in sede di giurisdizione generale di legittimità; che, pertanto, nella specie non sussisterebbero i presupposti per una pronuncia parzialmente declinatoria della giurisdizione, essendo la cognizione della controversia interamente attribuita alla giurisdizione del giudice adito. Considerato che i due giudizi, avendo ad oggetto la medesima norma, vanno riuniti per essere unitariamente decisi; che, per quanto riguarda la prima delle due ordinanze, lo stesso rimettente dà atto, nella disamina dei motivi di ricorso, che taluni di quelli in ordine ai quali ritiene sussistere la giurisdizione del giudice amministrativo investono l'intero regolamento impugnato comportando, in caso di accoglimento, l'annullamento dell'atto medesimo; che, in tale ipotesi, resterebbe evidentemente esclusa la necessità per i ricorrenti di adire successivamente anche il giudice ordinario; che la questione - in difetto di qualsiasi pur sommaria valutazione in ordine alla eventuale infondatezza dei suddetti motivi del ricorso - risulta, pertanto, sollevata in via meramente ipotetica e va, per tale ragione, dichiarata manifestamente inammissibile; che, per quanto riguarda la seconda ordinanza, appare palese l'erroneità del presupposto interpretativo da cui muove il rimettente, secondo cui la procedura concorsuale di cui si tratta avrebbe differente natura per i concorrenti in quota di riserva e per quelli esterni, trattandosi viceversa, sia per gli uni che per gli altri, di una procedura concorsuale di assunzione nella qualifica indicata nel bando; che, pertanto, l'intera controversia deve ritenersi attribuita alla giurisdizione del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 68, comma 4, del decreto legislativo n. 29 del 1993; che la questione va, dunque, dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, a) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 68 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), e successive modificazioni, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, con ordinanza emessa il 29 ottobre 1999; b) dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 68 del predetto decreto legislativo sollevata, sempre con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., dal tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, con ordinanza emessa il 30 novembre 1999. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 dicembre 2000. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Marini Il cancelliere: Fruscella Depositata in cancelleria il 4 gennaio 2001. Il cancelliere: Fruscella