[pronunce]

In una fase di poco successiva, parallelamente all'aggravamento della diffusione del contagio, le udienze nei procedimenti civili e penali sono state ulteriormente differite a data successiva al 15 aprile 2020 dall'art. 83, comma 1, del d.l. n. 18 del 2020, con l'eccezione delle udienze previste dal comma 3 del medesimo articolo. L'art. 83, comma 7, lettera g), del d.l. n. 18 del 2020 attribuiva poi ai capi degli uffici giudiziari la facoltà di prevedere un rinvio ulteriore (a data successiva al 30 giugno 2020) delle udienze civili e penali non rientranti nelle fattispecie di cui al già richiamato comma 3 del medesimo articolo. Inoltre, l'art. 83, comma 12, del d.l. n. 18 del 2020, stabiliva che, fermo lo svolgimento delle udienze penali non soggette al regime di sospensione nelle forme dell'art. 472, comma 3, del codice di procedura penale (cioè "a porte chiuse"), nel periodo ricompreso tra il 9 marzo 2020 e il 30 giugno 2020 «la partecipazione a qualsiasi udienza delle persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare è assicurata, ove possibile, mediante videoconferenze o con collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, applicate, in quanto compatibili, le disposizioni di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'art. 146-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271». In sede di conversione del d.l. n. 18 del 2020, per effetto di un emendamento governativo (n. 19.1000) presentato in Commissione al Senato della Repubblica e successivamente approvato in aula, in prima lettura, il 9 aprile 2020, è stato introdotto tra l'altro, nel corpo dell'art. 83, il comma 12-bis, che estendeva, per il medesimo periodo dal 9 marzo al 30 giugno 2020, la modalità di trattazione «mediante collegamenti da remoto» alle udienze penali «che non richiedono la partecipazione di soggetti diversi dal pubblico ministero, dalle parti private e dai rispettivi difensori, dagli ausiliari del giudice, da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, da interpreti, consulenti o periti». L'estensione generalizzata della modalità telematica alle udienze penali era poi accompagnata dalla previsione per cui «[p]rima dell'udienza il giudice fa comunicare ai difensori delle parti, al pubblico ministero e agli altri soggetti di cui è prevista la partecipazione giorno, ora e modalità del collegamento». 3.3.- Giunto all'esame della Camera dei deputati, il disegno di legge di conversione del d.l. n. 18 del 2020 ha sollevato, sul punto relativo alla disciplina delle udienze penali da remoto, reazioni confluite nella presentazione di più ordini del giorno, provenienti da deputati appartenenti a diversi Gruppi parlamentari, volti a impegnare il Governo a delimitare i presupposti per il ricorso a tale modalità di svolgimento delle udienze penali. Gli ordini del giorno sono stati fatti propri dal Governo, previa riformulazione del loro testo, nel corso della seduta finale del 24 aprile 2020, in esito alla quale è stato approvato, in seconda e ultima lettura, il disegno di legge di conversione (poi pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29 aprile 2020 n. 110). A seguito di questa riformulazione, tali ordini del giorno impegnavano il Governo «a prevedere, nel prossimo provvedimento utile, che il ricorso a strumenti telematici - processo da remoto - così come previsto dal Decreto di cui in premessa non si applichi alle udienze di discussione e a quelle nelle quali devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti salvo diverso accordo tra le parti». Il giorno stesso dell'entrata in vigore (il 30 aprile 2020) della legge n. 27 del 2020, di conversione del d.l. n. 18 del 2020 , il Governo è quindi nuovamente intervenuto sulla materia, adottando il d.l. n. 28 del 2020, il cui art. 3, comma 1, lettera d), oggetto di censura nel presente giudizio, ha aggiunto un periodo finale nel comma 12-bis dell'art. 83 del d.l. n. 18 del 2020, come convertito, il quale prevede che «[f]ermo quanto previsto dal comma 12, le disposizioni di cui al presente comma non si applicano, salvo che le parti vi acconsentano, alle udienze di discussione finale, in pubblica udienza e a quelle nelle quali devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti». Nella relazione governativa che accompagna il disegno di legge di conversione del d.l. n. 28 del 2020, comunicato alla Presidenza del Senato il 30 aprile 2020, si ribadisce espressamente, in relazione alla disposizione in esame, che essa è rivolta a dare «seguito all'impegno assunto dal Governo con l'approvazione dell'ordine del giorno n. 37, Vazio e altri, come riformulato nella seduta del 24 aprile 2020 dell'Assemblea della Camera dei deputati». Lo stesso d.l. n. 28 del 2020 ha altresì disposto (all'art. 3, comma 1, lettera i) il differimento del termine di efficacia delle previsioni contenute nell'art. 83 del d.l. n. 18 del 2020 dal 30 giugno al 31 luglio 2020. La legge n. 70 del 2020, di conversione del d.l. n. 28 del 2020, non ha apportato modificazioni alla disposizione contenuta nell'art. 3, comma 1, lettera d), censurata nel presente giudizio, che ha quindi cessato di essere efficace, insieme al complesso delle previsioni contenute nell'art. 83, commi 12 e 12-bis, del d.l. n. 18 del 2020, il 1° luglio 2020, per effetto della soppressione, in sede di conversione, dell'art. 3, comma 1, lettera i), e del conseguente ripristino del termine originario di efficacia al 30 giugno 2020. La medesima legge, all'art. 1, comma 2, ha tuttavia fatto salvi gli effetti prodottisi in forza dell'applicazione di tale previsione. 3.4.- Anche in momenti successivi, peraltro, il Governo, in sede di decretazione d'urgenza, ha disciplinato le modalità di trattazione delle udienze penali, prevedendo che alcune udienze potessero svolgersi mediante collegamento telematico subordinatamente al consenso delle parti, previo interpello a cura del giudice.