[pronunce]

ma ciò non avverrebbe allorché il testimone minorenne, non potendosi esperire l'incidente probatorio con modalità protette, sia esposto alla pubblicità del dibattimento e sia quindi esaminato (sebbene, eventualmente, con l'ausilio di un esperto di psicologia infantile) alla presenza di più persone. A tale riguardo il remittente osserva che l'art. 498, comma 4-ter, del codice di rito consente di esperire l'esame del minore vittima del reato mediante l'uso di vetro specchio unitamente ad impianto citofonico solo nel caso in cui si proceda per uno dei delitti sessuali o a sfondo sessuale. Inoltre, prosegue il giudice a quo, l'impossibilità di escutere la parte offesa minorenne mediante incidente probatorio (ossia a breve distanza di tempo dai fatti ed una sola volta, ancorché nel pieno rispetto del diritto di difesa dell'indagato e del principio del contraddittorio processuale), impone a quest'ultima l'inutile sacrificio di ripetere di nuovo il proprio racconto, per di più in un momento in cui, generalmente, è già in atto o si è addirittura ormai concluso il naturale processo di rimozione psicologica del danno; e questa situazione contrasterebbe con il principio del rispetto e della tutela della personalità dell'individuo. A sostegno dei dubbi di legittimità costituzionale prospettati, il Giudice per le indagini preliminari ricorda la decisione CE del 15 marzo 2001, n. 220 (Posizione della vittima nel procedimento penale), la quale, nell'enunciare una serie di principi generali in materia, ai quali tutti gli Stati membri della Comunità si devono conformare adottando le opportune disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative, prevede in particolare la necessità di un trattamento processuale specifico, che prescinde dal titolo di reato per cui si procede, per le “vittime particolarmente vulnerabili” (art. 2, comma 2); indica l'esigenza di evitare successive ripetizioni dell'esame testimoniale della parte offesa (art. 3); sancisce che “ove sia necessario proteggere le vittime, in particolare le più vulnerabili, dalle conseguenze della loro deposizione in udienza pubblica, ciascuno Stato membro garantisce alla vittima la facoltà, in base a una decisione del giudice, di rendere testimonianza in condizioni che consentano di conseguire tale obiettivo e che siano compatibili con i principi fondamentali del proprio ordinamento” (art. 8, ultimo comma). Al riguardo, pur ritenendo configurabile un conflitto tra le norme denunciate ed i principi generali sanciti dalla decisione comunitaria in materia di trattamento della vittima nel procedimento penale, il remittente esclude di poterlo risolvere disapplicando la normativa interna incompatibile, essendo la decisione quadro priva di efficacia diretta. Le sollevate questioni di legittimità costituzionale sarebbero quindi rilevanti. Le norme denunciate non consentirebbero di dar corso, nel caso di specie, all'incidente probatorio con modalità protette se non attraverso la richiesta pronuncia di incostituzionalità: difatti i reati per cui si procede non rientrano tra quelli indicati nell'art. 392, comma 1-bis, cod. proc. pen. , né sussisterebbero le particolari condizioni di irripetibilità della prova previste dal comma 1, lettere a e b, dello stesso art. 392. E tuttavia l'incidente probatorio con modalità protette viene considerato dal remittente estremamente opportuno nel caso concreto: sia per la vulnerabilità dei numerosi testimoni e parti offese minorenni, sia per la gravità dei reati in contestazione. 2.- Nel giudizio dinanzi alla Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, concludendo per la non fondatezza delle questioni. Osserva l'Avvocatura che le norme denunciate si pongono all'incrocio di due diverse esigenze: da un lato, l'accertamento processuale della verità, che si realizza principalmente con l'assunzione della prova nella fase dibattimentale e nel pieno contraddittorio tra le parti; dall'altro, la tutela del minore, la quale postula che la prova venga assunta tenendo conto delle sue particolari caratteristiche. Nel bilanciamento di questi valori, il legislatore ha ritenuto che per limitare la prima esigenza non sia sufficiente il solo fatto che l'assunzione della testimonianza riguardi un minore, ma ha richiesto anche che il reato in accertamento attenti alla sua sessualità. La scelta del legislatore sarebbe, ad avviso della difesa erariale, ragionevole. Né sarebbe direttamente influente sulla questione la circostanza che alcuni reati, come quelli di abuso di mezzi di correzione o di lesioni personali gravissime, possano essere in concreto ben più gravi di quelli concernenti la sessualità: e ciò sia perché “se si dovesse estendere la disciplina derogatoria a tutti i reati in danno di minori infrasedicenni, vi rientrerebbero non solo reati più gravi, ma anche meno gravi di quelli attinenti alla sessualità”, sia perché il criterio della gravità del reato in accertamento potrebbe, come per gli adulti, “agire indirettamente sull'assunzione della prova e trovare un rimedio nel disposto dell'art. 392, comma 1, lettera b, cod. proc. pen. , che consente l'incidente probatorio quando vi è fondato motivo di ritenere che la persona sia esposta a violenza o minaccia affinché non deponga o deponga il falso”. Né meritevole di maggior considerazione sarebbe il rilievo, di cui è cenno nell'ordinanza di rimessione, del possibile danno per il minore ove la deposizione, con efficacia di prova piena, venga assunta solo nel dibattimento, ossia a notevole distanza di tempo dal fatto di reato ed in pubblica udienza. Difatti, che il dibattimento avvenga a notevole distanza di tempo è circostanza che dipende dalle singole esperienze giudiziarie, e non potrebbe giustificare uno sbilanciamento generale del sistema normativo invertendo il rapporto fra eccezione (incidente probatorio) e regola (dibattimento). In dibattimento, del resto, vi sarebbero regole capaci di assicurare alle vittime particolarmente vulnerabili un trattamento processuale specifico: l'art. 472 cod. proc. pen. prevede che l'udienza dibattimentale possa svolgersi a porte chiuse; l'art. 498 cod. proc. pen. , d'altra parte, dispone che l'esame del minorenne sia condotto dal presidente, avvalendosi eventualmente dell'ausilio di un familiare del minore o di un esperto in psicologia infantile: se poi una parte lo richiede ovvero se il presidente lo ritiene necessario, possono applicarsi proprio le modalità di cui all'art. 398, comma 5-bis, cod. proc. pen.1.- Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze solleva questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione, sia dell'art. 392, comma 1-bis, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che si possa procedere con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di un minore di sedici anni anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1, per delitti diversi da quelli ivi indicati, nel caso in cui il testimone sia anche parte offesa;