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si apprende da notizie di stampa di questi giorni delle dichiarazioni del commissario uscente dell'Autorità dei sistemi portuali di Venezia in merito alle caratteristiche che dovrà avere il progettando terminal al di fuori della laguna di Venezia per accogliere le grandi navi ("Il Gazzettino Venezia", edizione di Mestre, 1° maggio 2021); in particolare le dichiarazioni della dottoressa Zincone sottolineano che il "nuovo porto di Venezia" dovrà avere "finalmente una veste dignitosa", dovrà essere un unico hub dove potranno attraccare nave di enormi dimensioni come "quelle cinesi pari o superiori a 8.500 teu (l'unità di misura dei container) sfuggite anni fa proprio per la difficoltà di arrivare a Marghera attraverso la bocca di porto e successivo canale per la riduzione del pescaggio. Con una perdita di fatturato drastica"; la dottoressa Zincone si spinge a dichiarare che "l'intenzione è quella di pensare a una struttura simile al canale di Suez. 24 metri di profondità che permette il transito a navi che pescano fino 20 metri. Ovviamente questo non lo si può fare che fuori dalla laguna", con il conseguente tema dei confini della laguna stessa; la dottoressa Zincone scandisce le fasi del percorso annoverando una prima fase, quella della presentazione delle ipotesi progettuali, che potrebbe concludersi entro fine anno; poi ci vorrà un altro anno per la presentazione dei progetti di fattibilità tecnica ed economica; a seguire la realizzazione, per cui, conclude, ci vorranno anni per avere un'opera funzionante; si tratterebbe, a parere degli interroganti, di affermazioni e dichiarazioni molto gravi, posta la delicatezza di un tema che è destinato a cambiare le sorti e il futuro di Venezia e della sua laguna, nonché le scelte a tutt'oggi in discussione e l'imminente gara prevista dal decreto-legge 1° aprile 2021, n. 45, recante "Misure urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico e del trasporto marittimo delle merci nella laguna di Venezia", in corso di esame presso la Camera dei deputati; l'articolo di stampa prosegue riferendo che "Al Porto si inizia a pensare alle linee guida che dovrà avere il concorso internazionale di idee per la realizzazione di attracchi fuori dalla laguna"; riporta anche che è già "partito il bando per la progettazione di fattibilità tecnico economica per la realizzazione di un nuovo terminal crociere nel canale industriale nord, sponda nord di Porto Marghera, indetto dal Porto in febbraio, in ottemperanza a quanto stabilito dal Comitatone nel 2017, per il quale sono già stati stanziati oltre 936.000 euro e che prevede l'impegno di 41 milioni di euro". In merito occorre tuttavia precisare che nel corso del "comitatone" del 2017 si è svolta solo la discussione ma non vi è stata alcuna delibera in merito; inoltre, solleva il dubbio che quanto riferito sia in contrasto con il citato decreto-legge n. 45 del 2021, considerato che tale progetto su Marghera era previsto in un'ottica definitiva e non transitoria; sul punto la dottoressa Zincone risponde facendo riferimento ad una necessità di "ordine a Marghera" e sostiene che in Marittima vada fatto anche un ridisegno per l'accoglienza delle navi piccole e degli yacht di lusso; considerato che a breve riprenderà la stagione delle crociere e vi è il rischio che si faccia un passo indietro di 9 anni, prima del "decreto Passera-Clini", quando si ipotizzavano soluzioni transitorie, in attesa delle definitive, come lo scavo del canale Contorta, si chiede di sapere se quanto riportato dalla stampa corrisponda al vero e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per dare corso alle necessarie verifiche. Atto n. 4-05510 FLORIS LUNESU TOFFANIN Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il recente decreto-legge n. 45 del 2021, appena convertito in legge alla Camera e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale , ha affrontato temporaneamente anche il tema della continuità territoriale con la Sardegna, e altre isole; si tratta di servizi che lo Stato deve garantire, sostenendone l'onere, proprio per dimostrare che quei territori, le persone che vi vivono e quelle che intendono raggiungerli non sono discriminati rispetto al resto del territorio italiano raggiungibile da tutti, in alcuni casi anche in modo veloce; quello che risulta adesso è che dal 1° luglio non ci sarà il collegamento marittimo Civitavecchia-Arbatax, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda porre in atto per garantire il collegamento con tutta la Sardegna, posto che esso non può essere garantito ovunque in servizio di libero mercato, ma solo in regime di convenzione, con il sostegno economico dello Stato. Atto n. 4-05511 CORRADO GRANATO ANGRISANI LANNUTTI Ai Ministri della transizione ecologica, della cultura e del turismo Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: sussiste, ormai da tempo, un conflitto di interessi tra la maggior parte dei cittadini dell'Elba (Livorno), spalleggiati dalle amministrazioni locali in almeno tre Comuni su sette, e l'Autorità idrica toscana (AIT), la quale ha conferito all'Azienda servizi acquedotti (ASA) l'incarico di integrare le necessità idriche dell'isola, malamente servita dall'acquedotto esistente, con un dissalatore di grandi dimensioni, del costo stimato di oltre 15 milioni di euro, da farsi in località Pian di Mola di Capoliveri; la zona prescelta, che è l'unica apprezzabile pianura del territorio, nonché prestigiosa meta di turismo balneare stagionale conosciuta in tutto il mondo, si trova immediatamente a ridosso di uno dei tre siti della rete ecologica regionale (di cui alla deliberazione di Giunta regionale n. 34/2011) ricadenti parzialmente in territorio comunale: la zona umida di Mola, posta a livello del mare, dove molte specie di uccelli migratori e stanziali hanno trovato un ambiente ideale di riproduzione, tanto che essa è stata dichiarata area protetta e assoggettata alla normativa specifica (sito di interesse regionale IT5160101 "zone umide del golfo di Mola e di Schiopparello"); la zona umida protetta è affidata alla tutela dell'ente parco nazionale "Arcipelago toscano", che ha anche lo scopo statutario di "promuovere nuove attività produttive compatibili in settori innovativi a salvaguardia dei valori culturali tradizionali presenti nelle attività turistiche agro silvo pastorali zootecniche forestali nella pesca e nell'artigianato anche attraverso specifiche misure di incentivazione per le popolazioni residenti"; per evitare forzature "industriali" di varia natura, il Consiglio di Stato, con sentenza n. 4327/17, ha tuttavia esplicitato che la protezione deve essere estesa anche alle aree limitrofe a quelle dichiarate protette, qualora l'integrità di queste ultime possa essere pregiudicata dalle condizioni di quelle; considerato che: