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Signor Presidente, signor Ministro, egregi membri del Governo, colleghi, mi sembra che il punto principale dell'intervento del Ministro, che non è venuto a raccontarci molto più di quanto già non sapevamo, sia costituito sostanzialmente da un appello al dialogo e alla forte sinergia che ci deve essere nel Parlamento e nel Paese per affrontare questa particolare emergenza, che sappiamo essere molto difficile. Lei parla di limpida dialettica tra maggioranza e opposizione: è un'espressione che mi è piaciuta tanto, anche perché, se vogliamo essere limpidi, chiari e trasparenti, questo dialogo sul tema della sanità (e non solo) tra maggioranza e opposizione può avvenire solo a patto che - come dice il senatore Errani - di fronte a tutto quello che è successo, anziché cominciare a puntare l'indice contro una parte o contro un'altra, si cerchi di trarre le giuste considerazioni dagli errori che sono stati fatti. Mi consenta di aggiungere che uno dei temi che noi non possiamo assolutamente non tenere in considerazione, sulla base di un vero dialogo, è che deve essere chiaro fin dall'inizio che il tema dell'autonomia differenziata non deve essere assolutamente messo in discussione. (Applausi) . Dico questo, perché non c'è giorno nel quale non sentiamo esponenti della maggioranza utilizzare quello che è successo a seguito dell'emergenza coronavirus per richiamarsi a una ricentralizzazione del sistema sanitario. Un autorevole membro del suo Governo, il ministro per il Sud Provenzano, dichiara oggi che mancano delle clausole di supremazia e che bisogna ripensare al Titolo V. Signor Ministro, se i presupposti sono questi, il dialogo tra maggioranza e opposizione, o quantomeno tra la maggioranza e la Lega, non ci sarà mai. Di questo noi siamo certi. (Applausi) . E non ci sarà per una semplice considerazione, signor Ministro, che il ministro Boccia ci ha già fornito rispondendo a un'interrogazione alla Camera dei deputati. Sì, è vero che il complesso delle norme vigenti ci consente di dire che, in caso di emergenza nazionale, decide lo Stato, anche se non c'è una clausola di supremazia. Cosa avrà detto il ministro Boccia rispondendo per iscritto all'interrogazione? Ha detto che, anche senza la clausola di supremazia, egli pensa che si possa esercitare fino in fondo il potere dello Stato. A cosa mai si richiamerà? Lo diciamo a tutti quelli che ogni giorno tirano fuori il discorso della ricentralizzazione, affermando che abbiamo venti sistemi regionali diversi e che questa è stata la causa dei problemi che abbiamo avuto. Egli si richiama semplicemente all'articolo 117, comma 2, lettera q) , della Costituzione, che prevede che lo Stato abbia competenza legislativa esclusiva sulla profilassi internazionale. Cosa significa? Facciamo una discussione e un confronto politico in modo limpido, trasparente e chiaro, senza puntare l'indice l'uno contro l'altro. In condizioni di normalità, ci sono dei sistemi regionali che sappiamo benissimo avere un'organizzazione di carattere diverso. In caso di emergenza, però, la possibilità da parte dello Stato di intervenire e di dare regole chiare esiste già. (Applausi). Quindi, non è questa la discussione che dobbiamo fare. Anzi, se proprio dovessimo mettere in evidenza errori e comprendere cosa è stato sbagliato nelle Regioni, prendo in considerazione quello che dice il professor Crisanti, il cui operato è un po' anche alla base del grande risultato che hanno ottenuto la Regione Veneto e lo stesso Zaia nel contrastare il virus. Siete voi i primi che ci ricordate tutti i giorni quanto è bravo Zaia e quanto ha fatto bene, e non tutti gli altri. Ce lo dite voi, e non c'è trasmissione televisiva in cui qualcuno di voi non me lo ricordi. Benissimo, qual è la base del successo che ha ottenuto Zaia? Ce lo spiega benissimo il professor Crisanti: «Ho fatto tamponi sugli asintomatici», come ha citato prima anche che lei, signor Ministro, «quando non si poteva perché mi sembrava chiaro che erano veicolo di contagio: se mi adattavo al gregge il Veneto sarebbe andato in rotta di collisione con il virus, come Lombardia e Piemonte». Si chiede poi al signor Crisanti quale sia la ricetta vincente di Zaia. Egli risponde che la ricetta vincente è stata quella di aver ignorato le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e del Governo. (Applausi). Se dobbiamo discutere su come bisogna rivedere, organizzare meglio, presidiare e potenziare il Sistema sanitario nazionale per essere pronti e non essere più colti di sorpresa - come ha ben detto lei, signor Ministro - non è certo questa la discussione da fare, parlando di potere centrale e potere delle Regioni. No, mettiamo a disposizione le risorse laddove devono essere messe a disposizione. Anzi, anziché fare una battaglia, che arriva anche ai ricorsi alla Corte costituzionale - come è stato fatto con l'ordinanza emessa dal Presidente della Regione Marche - deve esserci collaborazione tra Stato centrale e Regioni. (Applausi). Collaborazione è la parola giusta, non scontro o scarico di responsabilità, come è avvenuto in molti casi. Questa deve essere la base della discussione. Poi ci sediamo e ci confrontiamo. Molte cose che lei ha detto oggi sono assolutamente condivisibili, come - ad esempio - che bisogna stare molto attenti alle frontiere esterne. Meno male che abbiamo fatto tesoro di alcuni errori che sono stati commessi in precedenza, perché abbiamo Paesi, come il Sud America e anche la stessa Africa, in cui il virus sembra avere una carica molto forte ed è molto più pericoloso. Anziché aver timore nei confronti dei lombardi in Italia e guardare la Lombardia e i lombardi con uno spirito un po' anti lombardo - come qualcuno ha messo in evidenza - è meglio che guardiamo verso altri Paesi (Applausi) , dove il virus è molto più forte e dove può ritornare e creare problemi, visto che qua da noi la situazione sembra che da questo punto di vista stia migliorando. È stato lei, infatti, a dire di fare attenzione sul controllo delle frontiere, di verificare, controllare la temperatura, vedere da dove le persone arrivano e fare un minimo di tracciamento. Sono tutte regole, signor Ministro, di buon senso che servono per affrontare la cosiddetta fase 2. Non occorre fare chissà che cosa da un punto di vista particolare. Lei ha ragione: predichiamo prudenza, non pensiamo di aver già sconfitto il virus, dobbiamo stare attenti. Penso però che tutto ciò che può aiutare, le misure che alcuni hanno messo in evidenza e alcuni accorgimenti di buon senso, come il distanziamento - del resto già i nostri nonni ci dicevano di non andare a parlare troppo vicino alle persone; bisognerebbe far tesoro di quello che ci dicevano - l'utilizzo delle mascherine, il fatto di fare i test rapidi se la temperatura supera i 37,5 gradi, il discorso dell'app Immuni, con tutti i problemi e le controindicazioni che ci sono, i tracciamenti e i questionari epidemiologici, devono essere messi in campo con buon senso. Dobbiamo però riaprire e dare la possibilità ai cittadini di potersi confrontare fino in fondo. Concludo, signor Ministro, chiedendole se, per cortesia, può dirci - magari nella replica - a quanto ammonta effettivamente la spesa extra sulla sanità che il Governo ha quantificato per l'emergenza coronavirus.