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L'Accordo che ratifichiamo sancisce il fatto che, laddove i due Paesi volessero istituire una Zee, cioè una Zona Economica Esclusiva, questa dovrà parametrarsi sulla linea di confine tra le rispettive aree della piattaforma continentale sulla base del principio della linea mediana. La presente intesa permette così a Roma e ad Atene di condurre esplorazioni e di avviare lo sfruttamento delle risorse naturali contenute entro i loro confini marittimi. Nessuno dei due Paesi, al momento, ha proclamato aree di giurisdizione funzionale, come zona di pesca riservata, zona di protezione ecologica o zona economica esclusiva sulla colonna d'acqua nel Mare Ionio. Come è noto, le zone economiche esclusive si estendono fino a 200 miglia marine dalla linea di base di uno Stato costiero. Da un punto di vista giuridico, rappresentano la territorializzazione del mare poiché consentono lo sfruttamento delle risorse naturali del fondo marino e della colonna d'acqua sovrastante, oltre all'installazione di strutture artificiali, consentendo allo Stato che la rivendica di consolidare la propria sovranità. Già con la Libia vediamo l'importanza di un rapporto chiaro e condiviso nella definizione dei confini marittimi. L'Accordo risolve alcune dispute bilaterali relative ai diritti di pesca nel Mar Ionio. L'Accordo si compone di 5 articoli e definisce innanzitutto la frontiera marittima sulla colonna d'acqua tra l'Italia e la Grecia, non solo rinviando alla linea di delimitazione tracciata per la piattaforma continentale dall'Intesa del 1977, ma specificandone anche le coordinate secondo il metodo attualmente utilizzato nella cartografia. Il testo stabilisce anche che le parti debbano informarsi reciprocamente nel più breve tempo possibile là dove assumano l'iniziativa di proclamare una zona di giurisdizione funzionale estendendola fino alla linea della frontiera marittima e che l'Accordo stesso non pregiudichi le attività di pesca condotte in conformità al diritto dell'Unione europea in materia, né le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare; un Accordo che la Grecia, l'altro partner dell'intesa, ha provveduto ad approvare in tempi rapidissimi. È opportuno che anche noi, con il voto di oggi, acceleriamo l' iter di approvazione poiché l'Accordo italo-greco sulla Zee costituisce un tassello importante di due segmenti strategici per il nostro Paese, il primo prettamente economico, il secondo legato alla nostra politica estera e ai rapporti nel Mediterraneo. Sotto il profilo economico, Italia e Grecia sono già partner del progetto del gasdotto Eastern Mediterranean Gas Forum che tutti noi conosciamo con il nome di EastMed destinato a trasportare gas da Israele e Cipro, in Grecia, Italia e altri Paesi dell'Europa sud-orientale. Nel gennaio 2019, Israele, Egitto e Cipro hanno annunciato la creazione di EastMed, con l'obiettivo di costruire entro sette anni un gasdotto di 1.200 miglia che colleghi all'Europa le abbondanti riserve di idrocarburi del giacimento Leviathan, il più grande finora scoperto con ingenti quantitativi di gas naturale, passando attraverso Cipro e Creta. Nella istituenda Zee si potrebbe dunque installare un impianto galleggiante in cui liquefare il gas del Bacino di Levante per esportarlo in Europa. E ciò consentirebbe all'Unione europea, in generale, e al nostro Paese, in particolare, di sottrarsi in parte alla dipendenza energetica dalla Russia; cosa che sarebbe positiva se si pensa che l'Accordo della Russia per l'utilizzo di gasdotti ucraini per il trasporto di gas naturale in Europa è infatti scaduto il 31 dicembre del 2019 e l'ultima volta che è stato ri-negoziato la Russia ha interrotto le forniture di gas per tredici giorni in pieno inverno lasciando al freddo mezza Europa; cosa che potrebbe ancora riaccadere, per come si stanno evolvendo gli equilibri euroasiatici. Ma il nostro Accordo con la Grecia può anche avere una valenza geopolitica strategica, perché di fatto riprende il filo interrotto nel 1977, e punta ad essere punto di riferimento per lo sfruttamento delle risorse marittime nel Mar Ionio. Posizionando l'Italia in uno scacchiere euro mediterraneo in cui la Turchia ha già siglato un accordo con la Libia del Governo di Accordo nazionale guidato da Fayez al-Sarraj il 27 novembre 2019; Accordo che non viene riconosciuto dalla Grecia, e che definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi di Creta, approfittando del fatto che secondo Ankara l'isola avrebbe non una propria piattaforma continentale, ma solamente acque territoriali. Proprio in base a questo Trattato non riconosciuto da Atene, la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, ha chiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche nei blocchi occidentali che si trovano nei pressi delle isole della Grecia. E sempre in base a questo Accordo Ankara ha avviato le perforazioni offshore , provocando le reazioni non solo della Grecia ma anche di Cipro, Israele ed Egitto, sostenitore del generale libico Haftar. Un quadro quindi complesso, nel quale l'Accordo italo-greco rappresenta una sorta di contraltare rispetto al Protocollo d'intesa di delimitazione marittima firmato dalla Turchia con il Governo di Tripoli. E può dare al nostro Paese un ruolo strategico in questa sorta di riposizionamento interno al Mediterraneo. L'Accordo Italia-Grecia può essere l'occasione per l'Italia di porsi come interlocutore privilegiato e super partes fra gli Stati attualmente in contrasto, facendo rientrare l'Italia come player strategico nel dossier energetico. Il nostro Paese ha così l'occasione di non perdere terreno nella partita che coinvolge inevitabilmente le nuove infrastrutture del gas; infrastrutture che corrono lungo la linea ideale che va dall'Egitto alla Puglia, specie in Salento dove esiste un giacimento di gas al confine con la costa ionica ellenica e dove la Grecia è diventata hub del gas per via del contemporaneo passaggio sul suo suolo di Tap, Tanap ed Eastmed. Roma può così costruire una nuova rete energetica sub adriatica, puntando a svolgere un ruolo di primo piano. Per questo, annuncio il voto favorevole di Italia Viva-Psi. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 2131 La tutela degli interessi del nostro Paese nel Mediterraneo è un elemento imprescindibile della politica estera italiana. Negli ultimi anni, tuttavia, l'Italia ha indebolito la propria capacità di incidere sui dossier più rilevanti a svantaggio della propria sfera d'influenza politica ed economica divenuta più marginale mentre nel bacino del Mediterraneo abbiamo assistito al dinamismo fortemente assertivo di altri Paesi come la Turchia. L'Accordo in esame rappresenta quindi un passo importante per il nostro Paese, in vista dell'istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale. Annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1959 Presidente, colleghi senatori: agricoltura, tecnologie, sanità e ancora porcellane, marmo, costruzioni sono i settori nei quali si concentra il volume di affari commerciali tra Italia ed Ecuador, con buone previsioni di crescita.