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il consorzio Mare Versilia ha stigmatizzato la decisione del prefetto che, a due anni dalla scadenza delle concessioni demaniali e in un clima di assoluta incertezza, genera ulteriori problemi al comparto, creando ingenti danni alle attività delle imprese, già in sofferenza, compromettendo il turismo e vanificando gli sforzi dei tanti operatori che da tempo investono sulla crescita economica della zona, si chiede di sapere: quali orientamenti i Ministri in indirizzo intendano esprimere in riferimento a quanto esposto; se non ritengano, ciascuno per la propria competenza, di intraprendere iniziative che concilino le esigenze di tutela della sicurezza di persone e territori con le corrispondenti esigenze di tutela del lavoro e dell'occupazione degli operatori del turismo dell'intera zona. Atto n. 4-00396 BERUTTI MALLEGNI Al Ministro dell'interno Premesso che: con una missiva del 18 luglio 2018, il Coordinamento per l'indipendenza sindacale delle forze di polizia (COISP) ha dato notizia al capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli, della mancanza di uniformi e di attività di insegnamento teoriche nell'ambito del 10° corso di formazione per vice ispettori e della carenza di uniformi per i frequentatori dei 200°, 201° e 202° corso di formazione per allievi agenti; si fa riferimento al fatto che nell'istituto per ispettori di Nettuno (Roma) e nella scuola allievi agenti di Campobasso tutti i frequentatori del 10° corso per vice ispettore non hanno ricevuto i capi di vestiario necessari o li hanno ricevuti di dimensioni inadeguate; la carenza totale di vestiario riscontrata nell'istituto per ispettori di Nettuno e nella scuola allievi agenti di Campobasso coinvolgerebbe anche gran parte degli allievi agenti impegnati nelle scuole di Alessandria, Brescia, Forlì, Pescara, Peschiera del Garda (Verona), Piacenza, Spoleto (Perugia), Trieste e Vibo Valentia; alla mancanza di uniformi, per i frequentatori del 10° corso per vice ispettori, si sommerebbe l'inesistenza quasi totale delle attività teoriche del corso, si chiede di sapere: se risultino al Ministro in indirizzo le gravi mancanze e carenze evidenziate; quali iniziative urgenti intenda adottare per far fronte a tali problematiche; se non intenda porre in essere azioni concrete volte a superare le difficoltà materiali che sovente coinvolgono le forze di polizia. Atto n. 4-00397 TOFFANIN MALLEGNI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'attuale procedura della fatturazione elettronica prevede che il fornitore trasmetta una fattura elettronica B2B allo SdI (sistema d'interscambio dell'Agenzia delle entrate), indicando la modalità di consegna comunicatagli dal cliente e, una volta acquisito il documento, sarà il SdI ad effettuare la consegna al cliente finale; la consegna può avvenire: sulla PEC del cliente; sul cassetto fiscale del cliente presso il sito dell'Agenzia; sul software gestionale del cliente. La consegna sul software gestionale del cliente solleva quest'ultimo da onerose attività amministrative e per questo motivo si pensa che sarà la soluzione preferita. Tecnicamente avverrà tramite dei "centri di smistamento" (HUB) di cui le software house si stanno dotando al fine di servire i propri clienti. Tendenzialmente ogni software house disporrà di un proprio HUB, identificato da uno specifico "codice destinatario" di 7 caratteri alfanumerici rilasciato dall'Agenzia delle entrate a seguito di opportuno accreditamento. L'HUB riceve pertanto la fattura da SdI e provvede a smistarla al proprio cliente, sulla base del codice fiscale, che la scaricherà tramite il software gestionale in uso; il soggetto passivo, colui che riceve la fattura, ha due modi per farsela inviare all'HUB desiderato: 1) accedendo all'area telematica dell'agenzia e impostando il codice destinatario predefinito. Questo avrà priorità su qualsiasi altra scelta dovesse fare il fornitore in fase di invio della fattura; 2) comunicando al fornitore il proprio codice destinatario. Il fornitore dovrà avere cura di inserire tale codice nell'apposito campo della fattura prima dell'invio; è importante notare che: a) in assenza del codice del destinatario, la fattura verrà comunque consegnata nel "cassetto fiscale" del destinatario (accessibile dall'area telematica dell'Agenzia delle entrate); b) in presenza di codice destinatario errato (non improbabile nel caso di comunicazione al fornitore) la fattura verrà scartata ed il fornitore dovrà procedere ad una nuova emissione; occorre evidenziare due aspetti che presentano delle criticità: riguardano l'area telematica dell'Agenzia delle entrate: chi vuole impostare il codice destinatario predefinito deve accedere all'area telematica dell'Agenzia. Le fasi di accreditamento e accesso, pur possibili in vari modi, risultano complicate e probabilmente fuori dalla portata delle micro imprese. Immaginare che a gennaio 2019 milioni di partite iva, tra cui artigiani e professionisti, siano in grado di accedere e configurare i parametri di ricezione delle fatture elettroniche è del tutto irrealistico; al fine di evitare o limitare questa iniziale criticità operativa e considerando che i software gestionali saranno in grado di trattare l'intero ciclo di fatturazione (emissione e ricezione), servirebbe un passaggio in più per fare in modo che costoro possano anche, per tramite dei rispettivi HUB accreditati, di comunicare all'Agenzia delle entrate quali siano i codici fiscali da loro gestiti (ovviamente con le garanzie del caso); con riferimento ai codici destinatario errati, e non essendoci un sistema preventivo di verifica, nei primi mesi è altamente probabile un proliferare di fatture scartate a causa di codici errati; per ridurre (ai fornitori) gli oneri di reinvio occorrerebbe equiparare il comportamento di SdI per il codice destinatario errato con quanto accade in caso di PEC errata, ovvero non produrre uno scarto del documento ma depositarlo nel cassetto fiscale del destinatario, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per risolvere le criticità esposte. Atto n. 4-00398 LANNUTTI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: si legge sul sito internet del Cnr: "Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) è la più grande struttura pubblica di ricerca in Italia. Fondata nel 1923, ha operato in passato come consulente di Governo in materia di ricerca e come fondo di finanziamento per i grants della ricerca universitaria. Dal 1989 il Cnr è un Ente di ricerca, con la missione di realizzare progetti di ricerca, promuovere l'innovazione e la competitività del sistema industriale nazionale, l'internazionalizzazione del sistema di ricerca nazionale, e di fornire tecnologie e soluzioni ai bisogni emergenti nel settore pubblico e privato. Obiettivi che vengono raggiunti attraverso un patrimonio di risorse umane che conta oltre 8000 dipendenti, la metà dei quali è rappresentata da ricercatori e tecnologi.