[pronunce]

che, pertanto, l'abrogazione dell'art. 1, comma 7, del d.l. n. 93 del 2008, cui rinviano gli artt. 77-bis, comma 30, e 77-ter, comma 19, del d.l. n. 112 del 2008 e l'art. 1, comma 123, della 1egge n. 220 del 2010, avrebbe dunque comportato un'abrogazione tacita degli stessi per incompatibilità con le nuove disposizioni; che, in ogni caso, sempre secondo la resistente, la condizione posta alla base dello sblocco della potestà impositiva regionale - l'attuazione del federalismo fiscale - si sarebbe dovuta necessariamente intendere già realizzata con l'approvazione del d.lgs. n. 68 del 2011, con il quale il legislatore nazionale definisce le fonti di finanziamento, i meccanismi di perequazione nonché i caratteri dell'autonomia finanziaria delle Regioni, in coerenza con la legge delega 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione) , e sulla base dei principi stabiliti dall'art. 119 Cost. in materia di federalismo fiscale; che, ad avviso della Regione, l'utilizzazione di termini diversi per identificare il momento di attuazione del federalismo fiscale (il 2013, anno nel quale ha avvio in via transitoria il nuovo assetto di finanziamento e perequazione delle Regioni; il 2015, anno nel quale sono approvati i decreti correttivi; il 2017, anno nel quale ha avvio in via definitiva il nuovo assetto di finanziamento e perequazione) avrebbe comportato, al contrario, un'indeterminatezza di tale termine, che sarebbe stato lasciato alla discrezionale valutazione del Governo e non avrebbe consentito alle Regioni ed agli enti locali una tempestiva e consapevole conoscenza circa l'effettiva operatività delle leve fiscali previste dalla normativa nazionale, con evidente compressione dell'autonomia finanziaria ad essi garantita dall'art. 119 Cost.; che, infine, l'art. 4, comma 4, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), ancora non convertito, avrebbe disposto l'abrogazione degli artt. 77-bis, comma 30, e 77-ter, comma 19, del d.l. n. 112 del 2008, nonché dell'art. 1, comma 123, della legge n. 220 del 2010, facendo salvi i provvedimenti normativi delle Regioni e le deliberazioni delle Province e dei Comuni, relativi all'anno d'imposta 2012, emanate prima dell'approvazione del decreto stesso; che, in conclusione, ad avviso della resistente si sarebbe potuta affermare la piena legittimità e conformità alla normativa statale di riferimento degli artt. 3 e 5 della legge reg. Lazio n. 19 del 2011 e che, qualora il d.l. n. 16 del 2012 fosse stato convertito in legge, sarebbe comunque cessata la materia del contendere; che successivamente, con atto depositato in cancelleria in data 14 giugno 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato al ricorso; che la rinuncia è stata accettata dalla Regione Lazio con atto depositato in cancelleria in data 20 giugno 2012. Considerato che la rinuncia al ricorso accettata dalla controparte costituita determina, ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, l'estinzione del processo.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'estinzione del processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 gennaio 2013. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Aldo CAROSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 gennaio 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI