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È il caso delle numerose cave d'inerti poste a ridosso della strada statale 401 (Ofantina), nel tratto in cui la strada corre parallela al fiume, nei pressi della stazione ferroviaria di Aquilonia, per il confezionamento del calcestruzzo. Un semplice sassolino prelevato nella zona dell'alto bacino significa un granello in meno di sabbia che arriva alla foce e questo contribuisce anche a innescare il fenomeno dell'erosione costiera e la perdita di arenile da destinare alle attività turistiche presenti alla foce del fiume. Una delle questioni problematiche che ricorre spesso nel dibattito per la ricerca di unitarietà di approccio nella tutela della biodiversità del corridoio ecologico del fiume Ofanto alla scala bioregionale, riferita alla scala del bacino idrografico, è la evidente condizione di discontinuità dei siti di importanza comunitaria (SIC) e delle zone di protezione speciale (ZPS), distribuite lungo il corso dell'intera asta ofantina. Le aree di prossimità all'Ofanto ubicate in Puglia, infatti, sono state riconosciute dalla regione Puglia come aree ricadenti nel Parco naturale regionale e nel SIC « Valle dell'Ofanto-Lago Capacciotti ». Al contrario, le aree di prossimità all'Ofanto ubicate in Basilicata e in Campania risultano, allo stato, sprovviste per la quasi totalità di vincoli naturalistici, fatta eccezione per il piccolissimo SIC « Grotticelle di Monticchio » in Basilicata e il SIC « Bosco di Zampaione », la ZPS « Lago di Conza della Campania », nonché il SIC « Alta Valle del Fiume Ofanto » in Campania. È questo il segno di una mancata visione unitaria, in termini di tutela e salvaguardia, del fiume e delle sue zone circostanti. I SIC presenti lungo l'asta fluviale, sebbene coprano un significativo tratto del fiume – dalla sorgente alla foce – sono dislocati in modo discontinuo. Analogamente, le aree SIC montane, poste in aree distanti dal corso d'acqua, si presentano isolate e prive di qualsiasi elemento naturale di connessione e ciò non permette l'adeguata tutela di molti habitat e specie viventi della fauna minore, quali, ad esempio, il lanario, la cicogna nera, la lontra e il lupo. Nel grande dibattito per la creazione della rete ecologica alla scala bioregionale, finalizzata a deframmentare le relazioni tra costa ed entroterra, la proposta di istituzione del Parco naturale nazionale del fiume Ofanto giunge, oggi, in una condizione di maturità, giacché frutto di numerosi processi organici e strutturali, come quello della pianificazione/programmazione cogente dei piani di gestione acque e difesa alluvioni, delle reti ecologiche regionali della Puglia – nell'ambito del piano paesaggistico territoriale della regione Puglia e Basilicata, dei piani territoriali di coordinamento provinciale di Potenza, Avellino, Foggia e Barletta Andria Trani, il piano territoriale del Parco naturale regionale del Fiume Ofanto. A ciò si aggiunge la programmazione adottata su base volontaria, quale ad esempio il patto Val d'Ofanto e i contratti di fiume dell'Alta e della Bassa e Media Valle. I contratti di fiume, in particolare, evidenziano la opportunità di istituire il Parco naturale nazionale del fiume Ofanto, specie se si contestualizzano tali contratti nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in quella europea di cui alla strategia per la Biodiversità entro il 2030, nonché con riferimento alle direttive europee in materia di habitat , difesa dalle alluvioni e tutela delle acque. Il Parco naturale nazionale del fiume Ofanto si identificherebbe quale punto di partenza per lo sviluppo del Mezzogiorno, all'insegna della valorizzazione, tutela e salvaguardia della natura, della cultura, della storia, nonché per garantire maggiore innovazione, produttività, sviluppo economico e sociale. Un'idea di sviluppo che parte da un approccio di tipo fisiografico, oggi bioregionale, che non solo travalica la valenza di continuità ambientale del fiume, dei suoi adduttori e delle connessioni ecologiche, ma ricerca e connette ecologia ed economia. Tutelare il fiume è molto complesso e richiede un impegno non indifferente da parte delle autorità. Oggi nella valle vivono oltre 400.000 abitanti che attendono un'occasione di sviluppo rappresentato dall'istituendo Parco naturale nazionale del fiume Ofanto. Attualmente i parchi nazionali iscritti nell'elenco ufficiale delle aree naturali protette (EUAP) sono 25, e complessivamente coprono una superficie di oltre 1.600.000 ettari (16.000 km²), che corrispondono a circa il 5,3 per cento del territorio nazionale. L'istituzione del Parco naturale nazionale del fiume Ofanto va a valorizzare le risorse naturali del fiume e della vasta area del suo bacino: il fiume è una risorsa per l'intera valle da un punto di vista ambientale, naturalistico ed economico e ha enormi potenzialità di sviluppo, tutte ancora da esplorare. Nell'ambito di questa nuova prospettiva, che vede la centralità delle comunità umane e dei benefici che queste possono trarre da un ambiente in buono stato di conservazione, la salvaguardia della biodiversità attraverso il mantenimento della connettività ecologica è uno degli strumenti più idonei per garantire ecosistemi in salute e un ampio spettro di servizi ecosistemici. La questione dei servizi ecosistemici e della loro relazione con le attività antropiche, che li contrastano o li valorizzano, rientra infatti nell'ampio campo dell'analisi delle esternalità ed è legato al disallineamento fra costi e benefici dei privati e del pubblico. La salvaguardia antropica ed economica del corso d'acqua è quindi una necessità. Solo l'istituzione di un Parco nazionale può considerare l'asta fluviale, le aree golenali, i caratteri demografici, gli aspetti economici e culturali come un insieme unico e vasto di un grande bacino fluviale vivente. La conoscenza e le interazioni dei macro indicatori permetteranno all'Autorità del parco fluviale di avere una visione ampia e globale, proiettata in tempi medio-lunghi, e di sfuggire alla tentazione di dare risposte settoriali. Sarà compito dell'Ente di gestione del Parco naturale programmare le attività di tutela e di salvaguardia della « risorsa fiume » in maniera totalizzante, pianificando e progettando gli interventi in linea con le dinamiche fluviali e con le esigenze delle 51 comunità presenti nel bacino fluviale. È sulla conoscenza della dinamica evolutiva dell'intera valle, troppo spesso ignorata, che oggi si giocano le strategie dello sviluppo futuro della comunità ofantina e del suo intero ambito fluviale. La conservazione, la salvaguardia e la tutela del fiume Ofanto e la promozione dello sviluppo sostenibile dell'intera valle ofantina, ovvero dell'intero bacino idrografico ofantino, in chiave ambientale, sociale ed economica, trovano un limite fondamentale nell'attuale regionalismo dello Stato italiano e dei programmi di sviluppo regionale, che non favoriscono programmi e progetti integrati su scala interregionale.