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Distacco del comune di Lamon dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione. Onorevoli Senatori. -- Con delibera del consiglio comunale di Lamon n. 6 del 24 marzo 2004 è stata formulata richiesta di referendum , ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, come modificato dall'articolo 9, comma 1, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e dell'articolo 42, secondo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, per il distacco dalla regione Veneto e l'aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige del comune di Lamon e avente per oggetto il seguente quesito: «Volete che il territorio del comune di Lamon sia separato dalla Regione Veneto per entrare a far parte integrante della Regione Trentino-Alto Adige?». Contestualmente venivano nominati il signor Renzo Poletti e il signor René Maillard, rispettivamente, come delegato effettivo e delegato supplente ai sensi dell'articolo 42, quarto comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, affinché, previa elezione di domicilio in Roma, depositassero la suddetta richiesta di referendum presso la cancelleria della Corte di cassazione. Nessun'altra documentazione o deliberazione veniva richiesta o prodotta, ai sensi dell'articolo 132 della Costituzione e della sentenza della Corte costituzionale n. 334 del 10 novembre 2004, con la quale la stessa Corte dichiarava l'illegittimità dell'articolo 42, secondo comma, della legge n. 352 del 1970, nella parte in cui prescriveva che la richiesta di un comune (o di una provincia) di distacco da una regione e di aggregazione a un'altra regione dovesse essere corredata anche della deliberazione di altri comuni (o di altre province), ed altresì affermava il principio che l'espressione «popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati», utilizzata dall'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (nel testo modificato dall'articolo 9, comma 1, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), ai fini dell'individuazione del corpo elettorale chiamato ad esprimersi con referendum sulla proposta di variazione territoriale, dovesse intendersi riferita soltanto ai cittadini degli enti locali direttamente coinvolti nel distacco-aggregazione. L'Ufficio centrale per il referendum , costituito presso la Corte di cassazione ai sensi dell'articolo 12 della legge n. 352 del 1970, con ordinanza del 3 maggio 2005, dichiarava la legittimità della richiesta di referendum per il distacco del comune di Lamon dalla regione Veneto e per la relativa aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige, disponendo altresì l'immediata comunicazione della stessa ordinanza al Presidente della Repubblica e al Ministro dell'interno del tempo. A seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri del 22 luglio 2005, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell'interno e della giustizia, veniva emanato il decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 180 del 4 agosto 2005, con il quale era indetto, nel territorio del comune di Lamon, il suddetto referendum , con la convocazione dei relativi comizi per i giorni 30 e 31 ottobre 2005. Al referendum partecipavano 2.558 elettori su 4.151 aventi diritto, pari al 61,6 per cento: i «sì» al quesito referendario sono stati 2.377, pari al 92,9 per cento dei votanti. L'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, a norma dell'articolo 45, primo comma, della legge n. 352 del 1970, con verbale chiuso in data 8 novembre 2005, accertava che alla votazione suddetta per il referendum popolare indetto con il citato decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 2005 aveva partecipato la maggioranza degli aventi diritto ex articolo 45, secondo comma, della legge n. 352 del 1970, e che il risultato era favorevole al distacco territoriale del comune di Lamon dalla regione Veneto ed alla sua aggregazione alla regione autonoma Trentino-Alto Adige. Del risultato del referendum veniva data comunicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 264 del 12 novembre 2005 a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 45, terzo comma, della legge n. 352 del 1970. Dalla data della predetta comunicazione iniziavano a decorrere i sessanta giorni -- espressamente previsti dall'articolo 45, quarto comma, della legge n. 352 del 1970 -- entro i quali il Ministro dell'interno avrebbe dovuto presentare al Parlamento il disegno di legge ordinaria (come chiaramente espresso dall'articolo 132, secondo comma, della Costituzione e dall'articolo 46, terzo comma, della stessa legge n. 352 del 1970) contenente la modifica dei confini delle regioni coinvolte. I termini per tale adempimento scadevano quindi l'11 gennaio 2006, ed esso era da considerare come «atto dovuto»: questo tanto più che parte della dottrina costituzionalistica ha ritenuto che il referendum ex articolo 132 della Costituzione abbia carattere deliberativo e non meramente consultivo (M. Scudiero, Il referendum nell'ordinamento regionale , Napoli, 1971, pagine 43 e seguenti) mentre altra parte della dottrina lo ha qualificato come un referendum sui generis «provvisto di un parziale effetto costitutivo» (M. Pedrazza Gorlero, Le Regioni, Le Province, I Comuni. Art. 131, in G. Branca (a cura di), Commentario della Costituzione , Bologna-Roma, 1990, pagine 170 e seguenti, in particolare pagina 178). «Se, infatti, è vero che tali forme di referendum rappresentano un tertium genus rispetto al tipo abrogativo, di cui all'articolo 75 della Costituzione, e al tipo costituzionale, di cui all'articolo 138 della Costituzione, ciò non significa di per sé relegarle nel limbo delle procedure meramente consultive, prive di ogni vincolatività giuridica. Ed infatti, se può essere vero, come afferma la Corte costituzionale nella sentenza n. 334 del 2004, che "l'esito positivo del referendum (...) non vincola il legislatore statale, alla cui discrezionalità compete di determinare l'effetto di distacco-aggregazione", è però sicuro che un esito negativo dello stesso pregiudica ogni ulteriore possibilità di procedere alla variazione territoriale. In realtà, a ben guardare, si potrebbe dubitare che il legislatore possa ritenersi del tutto libero di ignorare l'iniziativa legislativa "rinforzata" approvata dalle popolazioni interessate laddove l'espressione "può" contenuta nell'articolo 132 della Costituzione potrebbe non tanto riferirsi alla possibilità del legislatore nazionale di disattendere le richieste "rinforzate" approvate tramite referendum , quanto alla mera eventualità dell'intero procedimento, il quale, pero, una volta attivato dovrebbe potersi concludere in tempi certi».