[pronunce]

Il decreto legislativo n. 143 del 1997, attuativo della delega contenuta nella legge n. 59 del 1997, pur assegnando alle regioni la generalità delle funzioni e dei compiti relativi alle materie della agricoltura, foreste, pesca, agriturismo, caccia, sviluppo rurale, alimentazione, espressamente riserva allo Stato (art. 2, comma 2) "compiti di disciplina generale e di coordinamento nazionale" in una serie di materie, tra cui vengono qui in rilievo quelle delle "scorte e approvvigionamenti alimentari (...); importazione ed esportazione dei prodotti agricoli e alimentari, nell'ambito della normativa vigente; interventi di regolazione dei mercati". Ebbene, i compiti affidati all'AGEA, che sono indicati negli artt. 3, 4 e 5 del decreto impugnato, possono essere agevolmente ricondotti alle materie oggetto di riserva allo Stato. L'agenzia, infatti, rappresenta l'organismo di coordinamento per l'attuazione della normativa comunitaria espressamente richiesto dall'art. 4, paragrafo 1, lettera b), del regolamento CEE n. 729/1970 ed in tale qualità "promuove l'applicazione armonizzata della normativa comunitaria"; agisce come unico rappresentante dello Stato italiano nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative al Fondo europeo di orientamento e garanzia in agricoltura (FEOGA); è responsabile nei confronti dell'Unione europea degli adempimenti connessi alla gestione degli aiuti derivanti dalla politica agricola comune, nonché degli interventi sul mercato e sulle strutture del settore agricolo, finanziate dal FEOGA; svolge "i compiti di esecuzione delle forniture dei prodotti agroalimentari disposte dalla Unione europea per gli aiuti alimentari e la cooperazione economica con altri Paesi, nonché delle operazioni di provvista e di acquisto sul mercato interno e internazionale dei prodotti agroalimentari per la formazione delle scorte necessarie e di quelle relative all'immissione regolata sul mercato interno e alla collocazione sui mercati comunitari ed extracomunitari dei suddetti prodotti". Traspare chiaramente da tale elencazione di compiti come il decreto legislativo impugnato non abbia affatto inteso contrastare, con la istituzione dell'AGEA, la scelta di decentralizzazione delle funzioni di gestione del comparto agroalimentare espressa nella legge di delega, ma, anche al fine di evitare inadempienze rispetto alla regolamentazione comunitaria - che espongono lo Stato a responsabilità anche quando per l'ordinamento interno siano imputabili alle regioni - abbia trattenuto, affidandole appunto all'AGEA, quelle funzioni di rilievo nazionale che non avrebbero potuto essere esercitate dalle regioni, in quanto richiedono l'esercizio in forma unitaria e coordinata a livello centrale. Sono espliciti in tal senso, oltre all'art. 3, primo comma, sopra menzionato, l'art. 5, primo comma, del d.lgs. n. 165 che affida alla agenzia il compito di promuovere "l'applicazione armonizzata della normativa comunitaria", verificando a tale fine "la conformità e i tempi delle procedure istruttorie e di controllo seguite dagli organismi pagatori" anche attraverso il "monitoraggio delle attività svolte dagli stessi". Anche la clausola di chiusura posta nell'art. 4, che significativamente limita il trasferimento all'AGEA, fra tutti i compiti in passato attribuiti all'AIMA, solo di quelli "di rilievo nazionale", mostra come la sovrapposizione tra i due organismi non sia totale e come nel riordino della materia il legislatore delegato abbia perseguito l'obiettivo di un consistente decentramento regionale. Devono infatti intendersi trasferite alle regioni tutte le funzioni un tempo conferite all'AIMA che non richiedano di essere esercitate unitariamente a livello nazionale. Quanto alla ulteriore censura per la quale la finalità di riordino propria della delega non autorizzerebbe il legislatore delegato ad istituire un nuovo organismo, è sufficiente osservare che nessun argomento, letterale o sistematico, induce a ritenere che la norma di delega intendesse escludere l'istituzione di organismi nuovi. Nel riferimento dell'art. 11 della legge n. 59 del 1997 alla "fusione" delle amministrazioni centrali può leggersi anzi il fondamento legittimante di una determinazione del Governo intesa a far nascere nuovi enti, se è vero che una delle modalità attraverso le quali una fusione si realizza può consistere nell'accentramento in un ente di nuovo conio di funzioni e compiti precedentemente assegnati ad enti diversi, dei quali venga disposta la soppressione. 4. - Una ulteriore censura ha ad oggetto l'art. 3, commi 1 e 4, e l'art. 4, dei quali si denuncia il contrasto con gli artt. 3, 5, 11, 97, 115, 117 e 118 della Costituzione. Il comma 1 dell'art. 3 qualifica l'AGEA come l'organismo di coordinamento di cui all'art. 4, paragrafo 1, lettera b), del regolamento CEE n. 729/1970 (come modificato dall'art. 1 del regolamento CE 1287/1995) e la riconosce come unico rappresentante dello Stato italiano dinanzi alla Commissione europea per tutte le questioni relative al FEOGA; il comma 4 del medesimo articolo dispone che essa, transitoriamente, svolge le funzioni di organismo pagatore per l'erogazione di aiuti, contributi e premi comunitari previsti dalla normativa europea e finanziati dal FEOGA, fino alla istituzione ed al riconoscimento a livello regionale degli organismi pagatori. Dal canto suo l'art. 4, oltre ad elencare le attribuzioni della nuova agenzia delle quali si è appena riferito, espressamente sancisce che l'AGEA svolge "gli altri compiti, di rilievo nazionale, già attribuiti all'AIMA da specifiche leggi nazionali o da regolamenti comunitari". Con le citate disposizioni, secondo la regione Lombardia, sarebbero state conferite all'AGEA non solo le funzioni di coordinamento, ma tutte le attività amministrative propriamente decisorie ed esecutive in materia di finanziamenti per l'agricoltura e di interventi sui mercati agricoli, con illegittima compressione degli spazi di autonomia costituzionalmente riservati alla regione. 4.1. - La questione non è fondata. Sia dall'esame dei lavori preparatori, sia dalla lettura degli articoli 3, 4 e 5, che riguardano i già descritti compiti dell'AGEA, risulta chiaramente come la ratio del decreto impugnato non consista nel conferire all'AGEA attività di gestione diretta nel settore degli aiuti comunitari alla agricoltura, ma piuttosto nel riservare ad essa, da un lato, sul piano interno, le funzioni di coordinamento, di supporto tecnico e di consulenza degli organismi pagatori decentrati a livello regionale; dall'altro, in un orizzonte operativo più ampio di quello nazionale, la rappresentanza unitaria nei confronti della Unione europea.