[resaula]

Per quanto riguarda le richieste al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese parliamo di 18 miliardi già messi in circolazione, di 18,5 miliardi di istruttoria alla SACE. Quindi parliamo di moltissima liquidità che già sta cominciando a entrare nel tessuto produttivo. Importantissimo, anche se non è sufficiente, questo decreto-legge garantisce fino a 400 miliardi di nuova liquidità, quindi vi è ampio spazio per fare meglio. Chi dice che i plafond si stanno esaurendo dice una cosa evidentemente infondata. I finanziamenti sono ed erano indispensabili. Tutte le imprese stavano chiedendo ossigeno, stavano chiedendo liquidità, quindi questo era un provvedimento doveroso. Ciò non toglie che va visto anche l'effetto sulla struttura finanziaria dei bilanci delle società e tale struttura, ovviamente, si appesantisce perché le società presentano maggiore indebitamento. Anche a questo ha pensato il decreto liquidità, varando norme sul rafforzamento patrimoniale. Parlo della rivalutazione dei beni d'impresa, una rivalutazione particolarmente rafforzata per il settore turistico che è particolarmente in crisi, ma parlo anche di norme ad hoc sul bilancio di esercizio. Queste ultime sono molto importanti perché il mix tra crisi di domanda, azzeramento dei ricavi e costi fissi avrebbe portato a perdite letali per le imprese, se non fossero stati sospesi tutti gli articoli - il 2446 del codice civile e seguenti - sulle SPA, SrL e società cooperative e sulla riduzione del capitale sociale per perdite. Da questo punto di vista, la norma è particolarmente virtuosa, ma è una norma che tampona, rinvia, perché noi ci troveremo comunque ad aprile del 2021 ad approvare i bilanci 2020 e in tale occasione, ovviamente, il nodo della ricapitalizzazione oppure dello scioglimento della società arriverà al pettine. Quindi, dal mio punto di vista, sarebbe bene riaprire una riflessione sul decreto rilancio su quanto la dottrina ci suggerisce in merito alla possibilità di capitalizzare i costi del periodo Covid tra quelli pluriennali, in modo tale che le società abbiano la possibilità di spalmarli in un tempo più lungo. Sarebbe una norma virtuosa e c'è anche dottrina economica a supporto. Tutto questo è importante, le norme sono importanti perché il settore produttivo, l'economia reale va tenuta in vita fino a che il Governo e noi tutti ci diamo la possibilità di scrivere quel piano nazionale delle riforme che non abbiamo allegato al DEF e che è particolarmente importante in questa fase perché serve una prospettiva chiara. È evidente che non tutte le riforme potranno essere approvate nell'immediato, ma solo se ci diamo una prospettiva di futuro riusciamo a ricreare quella fiducia, quella capacità, quella unione di intenti che può darci una direzione di marcia che per l'Italia è importantissima. A me sembra che da anni ci diciamo le cose da fare: vale la pena ricordarle, perché si tratta della riforma della pubblica amministrazione e della semplificazione, che, come abbiamo detto tante volte, corrisponde a maggiore responsabilità, digitalizzazione, spinta sullo smart working , investimenti pubblici, di cui abbiamo parlato ampiamente sul piano choc ; formazione, perché la scuola - tutte le scuole - deve tornare a essere un luogo di eccellenza nella formazione, dove riflettere su se stessi, imparare a relazionarsi con gli altri, anche con le donne, con rispetto; investire nelle università STEM ( Science, technology, engineering and mathematics ), perché sono il futuro dell'Italia, alle quali anche le donne devono iscriversi e anche su questo bisogna fare un grande investimento. In Italia le donne si laureano ancora prima, di più e meglio degli uomini, ma non nelle materie STEM. Vi sono poi la ricerca, il fisco, la giustizia e tanto altro. L'obiettivo è ricreare un benessere diffuso: per questo serve allora un ritmo di crescita sostenibile molto deciso. Se le priorità, in conclusione, sono chiare da tempo, quello che ci manca è cercare di uscire da questo circolo virtuoso - o vizioso - che vede i supergarantiti crogiolarsi nell'«abbiamo sempre fatto così», gli sfascisti crogiolarsi nel tanto peggio, tanto meglio, in cerca di un like ; dobbiamo davvero riprendere una direzione di marcia corale e unitaria per il bene di tutti e del nostro Paese. Da ultimo, affidiamoci a chi sa: credo nel primato della politica, quindi non faccio alcun elogio alla tecnocrazia, ma solo chi ha chilometraggio umano, tecnico e di studio può guidare in questa fase noi e l'Italia in una direzione positiva per tutti. PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Fusco. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, quella vissuta è stata una delle pagine più cupe della storia: l'emergenza sanitaria ha messo a dura prova il mondo intero e non di meno il nostro Paese, uno dei più colpiti a livello mondiale dall'epidemia. Nella prima fase della gestione dell'epidemia Covid-19 e del conseguente stato d'emergenza, i Governi di gran parte del mondo hanno posto in essere misure straordinarie, ponendo duri limiti alle libertà personali dei cittadini, libertà costituzionali, in nome del più importante interesse della salute pubblica. Per limitare il dilagare dell'emergenza sanitaria, i Paesi europei, così come gli altri Governi occidentali, hanno posto in essere misure eccezionali, volte al contenimento del contagio, anche attraverso un blocco alle attività economiche, produttive e commerciali, agendo allo stesso tempo nel prevedere misure economiche straordinarie, volte a compensare il contraccolpo economico negativo derivante dal blocco, con iniezioni di liquidità senza precedenti nei rispettivi mercati. All'indomani dell'ennesima conferenza stampa con cui il presidente Conte presentava la potenza di fuoco, il Governo italiano avrebbe proceduto a un'iniezione di liquidità straordinaria, ho ritenuto che anche il nostro Governo, valutata la situazione, avesse deciso d'intraprendere azioni volte nella stessa direzione, dando ossigeno all'economia e alle imprese chiuse per cause di forza maggiore. Hanno creduto questo in molti italiani, ancora una volta illusi che il Governo avesse pensato di tutelarli, salvaguardando il tessuto produttivo del Paese, fatto di piccole e medie imprese (Applausi) , già in difficoltà prima dell'emergenza, per uno svantaggio competitivo strutturale rispetto a molti altri Paesi europei. Quando, però, abbiamo avuto modo di leggere il tanto atteso decreto liquidità, abbiamo capito che più che di una potenza di fuoco si trattava di una bomba d'acqua fredda ( Applausi ). Abbiamo capito che ci sbagliavamo e lo stesso è stato per i tanti italiani che hanno tentato di dare fiducia al Governo. Siamo stati ingenui a pensare che un Governo che in tempi di ordinaria amministrazione ha più volte mostrato la sua debolezza potesse avere la capacità di fronteggiare un'emergenza straordinaria di tale grandezza. Ciò che le aziende italiane chiedevano era fiducia e sostegno, semplificazione e velocità; ciò che hanno ricevuto è ormai noto a tutti, a noi, ma soprattutto a loro: nulla, tante parole, tante promesse, ma nessuna concretezza.