[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 12 febbraio 1955, n. 77 (Pubblicazione degli elenchi dei protesti cambiari), come sostituito dall'art. 2 della legge 18 agosto 2000, n. 235 (Nuove norme in materia di cancellazione dagli elenchi dei protesti cambiari), promossi con due ordinanze del 3 maggio 2004 dal Giudice di pace di Cerignola sui ricorsi proposti da Reitani Giovanni e Di Paolo Gerardo contro la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Foggia, iscritte ai numeri 677 e 678 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 33, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 15 dicembre 2004 il Giudice relatore Romano Vaccarella. Ritenuto che nel corso di un procedimento civile, promosso davanti al Giudice di pace di Cerignola da Giovanni Reitani nei confronti della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Foggia, ai sensi dell'art. 4, comma 4, della legge 12 febbraio 1955, n. 77 (Pubblicazione degli elenchi dei protesti cambiari) – come sostituito dall'articolo 2, comma 1, della legge 18 agosto 2000, n. 235 (Nuove norme in materia di cancellazione dagli elenchi dei protesti cambiari) –, a seguito della reiezione, da parte del presidente di detto ente camerale, dell'istanza di cancellazione del nome dell'istante dal registro informatico di cui all'art. 3-bis del decreto-legge 18 settembre 1995, n. 381 (Disposizioni urgenti in materia di finanziamento delle camere di commercio), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 15 novembre 1995, n. 480, iscrizione avvenuta in conseguenza del protesto per mancato pagamento di un vaglia cambiario, il giudice adito, con ordinanza del 3 maggio 2004 (iscritta al n. 677 r.o. del 2004) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dell'art. 4 della citata legge n. 77 del 1955, nella parte in cui non consente l'esercizio del diritto di ottenere la cancellazione del proprio nome dal menzionato registro informatico al debitore che, sebbene abbia provveduto al pagamento del titolo protestato, unitamente agli interessi maturati ed alle spese («per il protesto, per il precetto e per il processo esecutivo eventualmente promosso»), non possa produrre il titolo cambiario originale, perché andato distrutto o smarrito, senza consentirgli di sostituire ad esso la denuncia di smarrimento o distruzione presentata all'autorità competente; che, quanto alla rilevanza della questione, il giudice rimettente rileva che l'attore, avendo subito il protesto di un vaglia cambiario, scaduto il 28 ottobre 1999, aveva successivamente provveduto al pagamento della somma portata dal titolo e ad adempiere “le altre formalità prescritte” dalla legge ed aveva, quindi, presentato istanza al presidente della locale Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, di cancellazione del proprio nome dal registro informatico dei protesti, ma si era visto respingere l'istanza perché non aveva prodotto l'originale del titolo protestato, come richiesto dall'art. 4, comma 1, della legge n. 77 del 1955, titolo che era stato da lui smarrito e del cui smarrimento aveva fatto denuncia; che, poiché la citata norma di legge esige che l'istanza sia «corredata del titolo quietanzato e dell'atto di protesto», il provvedimento di diniego appariva al rimettente legittimo; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo osserva che l'art. 4, comma 1, della legge n. 77 del 1955, se, da un canto, riconosce incondizionatamente il diritto alla cancellazione a ogni debitore, che, nel termine di dodici mesi dalla levata del protesto, abbia eseguito il pagamento della somma portata dal titolo protestato, «unitamente agli interessi maturati come dovuti ed alle spese per il protesto, per il precetto e per il processo esecutivo eventualmente promosso», dall'altro, tuttavia, esigendo di corredare l'istanza col titolo originale, non consente di ottenere la cancellazione al debitore che, per cause indipendenti dalla sua volontà, non sia più in possesso del titolo medesimo; che, così disponendo, la norma – sostiene il rimettente – si pone in contrasto: a) con l'art. 3 Cost., poiché discrimina ingiustificatamente il debitore che – pur avendo osservato le prescrizioni di legge – non possa produrre il titolo, ove questo sia andato smarrito o distrutto; b) con l'art. 24 Cost., poiché comprime ingiustificatamente la tutela in sede amministrativa e giudiziaria del diritto del debitore a ottenere la cancellazione del proprio nome dal registro informatico dei protesti; che il rimettente precisa, ulteriormente, che il debitore, il quale abbia perduto il titolo, non può valersi della procedura di ammortamento, prevista dall'art. 89 del regio decreto 14 dicembre 1933, n. 1669 (Modificazioni alle norme sulla cambiale e sul vaglia cambiario), per i casi di «smarrimento, sottrazione o distruzione» della cambiale, essendo questa procedura riservata al creditore per consentirgli di recuperare la legittimazione all'esercizio dei diritti rappresentati dal titolo; sicché non vi è alcuno strumento legale che permetta al debitore di munirsi di un equipollente del titolo originale; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la declaratoria di non fondatezza della questione, in quanto, ai sensi dell'art. 45 del regio decreto n. 1669 del 1933, colui che paga la cambiale ha diritto alla restituzione del titolo quietanzato, e ciò spiega perché la norma sospettata di incostituzionalità richiede, al fine della cancellazione del nome del debitore dal registro dei protesti, la produzione del titolo originale, senza prevedere alcun equipollente; che non sussiste, dunque, alcuna violazione dell'art. 3 Cost., in quanto sarebbe irragionevole consentire al debitore di ottenere la cancellazione sulla base di una propria dichiarazione, ancorché finalizzata al perseguimento di un eventuale illecito penale (denuncia di furto, distruzione o altro);