[pronunce]

1.3.3.- Sussisterebbe altresì la violazione degli artt. 4 e 35 Cost. Il rimettente osserva che - pur non valendo per l'accesso al pubblico impiego il generale divieto degli automatismi espulsivi, enunciato da questa Corte in caso di cessazione del rapporto - l'individuazione ex lege di più stringenti requisiti per l'accesso all'impiego in amministrazioni ad ordinamento speciale, al fine di garantire la qualità del personale da assumere, dovrebbe comunque rispondere al criterio della proporzionalità rispetto al totale sacrificio del diritto contrapposto a tale scelta legislativa. La disposizione censurata, focalizzandosi sulle «ipotesi contravvenzionali» di cui agli artt. 186 e 186-bis cod. strada, «non correlate in maniera indissolubile alle future mansioni da svolgere», comprimerebbe in modo sproporzionato il diritto al lavoro, «nella sua accezione di diritto alla soddisfazione delle proprie specifiche aspettative professionali», trovando tale violazione «indiretta conferma» nei principi di non discriminazione posti dall'art. 1 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parita&#768; di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. 1.3.4.- Infine, il censurato art. 6, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 199 del 1995 violerebbe l'art. 97 Cost., in quanto l'introduzione di «preclusioni asistematiche», operanti come sbarramenti all'accesso al Corpo della Guardia di finanza anche per le categorie a favore delle quali sono riservati posti nelle relative procedure concorsuali (come la categoria dei volontari delle Forze armate in ferma prefissata, a cui appartiene nella specie il candidato escluso), finirebbe «per impattare negativamente sull'economicità di tali scelte procedurali», con lesione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione. 2.- Con atto depositato il 5 settembre 2023 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità e, comunque, per la non fondatezza delle questioni. 2.1.- Premessa la ricostruzione del quadro normativo di riferimento, l'interveniente osserva, quanto alla lamentata violazione degli artt. 3 e 51 Cost., che il d.lgs. n. 199 del 1995 è dedicato all'inquadramento del personale del Corpo della Guardia di finanza, onde la disciplina dei requisiti di ammissione al concorso per allievi finanzieri, di cui si occupa l'art. 6 di tale decreto legislativo, avrebbe natura speciale e un ambito applicativo necessariamente limitato. Il fatto che la causa di esclusione dal concorso censurata dal giudice a quo sia prevista solo per la Guardia di finanza - e sia circoscritta all'arruolamento degli allievi finanzieri - non sarebbe sintomatico dei vizi lamentati nell'ordinanza di rimessione; al contrario, tale previsione risulterebbe «congrua rispetto alle funzioni [proprie] svolte dalla Guardia di finanza ed espressiva di una scelta legislativa rigorosa, opportuna, proporzionata e ragionevole, in un contesto sociale in cui le giovani generazioni [sono] sempre più esposte ai rischi connessi all'uso di sostanze stupefacenti e di alcol». In ogni caso, l'art. 6, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 199 del 1995, nella parte sospettata di illegittimità costituzionale, si limiterebbe a rendere esplicito un criterio di valutazione dei requisiti di moralità e di condotta che, «di fatto», varrebbe «più o meno indirettamente» anche per le altre Forze di polizia appartenenti al «comparto Sicurezza - Difesa», atteso che l'art. 635, comma 1, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare) prevede, tra i requisiti generali per il reclutamento nelle Forze armate, l'«avere tenuto condotta incensurabile» (lettera i) e l'«esito negativo agli accertamenti diagnostici per l'abuso di alcool, per l'uso, anche saltuario od occasionale, di sostanze stupefacenti, nonché per l'utilizzo di sostanze psicotrope a scopo non terapeutico» (lettera n). La disposizione si collocherebbe nel solco delle recenti scelte legislative dirette a contrastare il fenomeno, diffuso particolarmente tra i giovani e caratterizzato da elevato allarme e disvalore sociale, delle morti e delle lesioni stradali causate dalla guida in stato d'ebbrezza: comportamento, quest'ultimo, che appare dunque incompatibile di per sé con i requisiti morali e di irreprensibilità richiesti per l'appartenenza a un ordinamento militare quale il Corpo della Guardia di finanza, a cui la legge demanda numerosi e delicati compiti istituzionali. L'uso di un metro di giudizio molto rigoroso, che accomuna tra le cause di esclusione dal concorso situazioni di pericolo come la guida in stato di ebbrezza costituente reato e l'uso o detenzione di sostanza stupefacente, sarebbe pertanto intrinsecamente ragionevole, essendo diretto a garantire un'efficace e severa selezione degli aspiranti all'arruolamento. La disposizione censurata, peraltro, avrebbe recepito un pacifico orientamento giurisprudenziale, sorto in riferimento all'analoga ipotesi del consumo di sostanze stupefacenti, secondo cui simili condotte, anche se isolate e prive di rilevanza penale, sarebbero inconciliabili con l'habitus comportamentale che deve caratterizzare un finanziere. L'intervento legislativo avrebbe dunque ragionevolmente sottratto determinati comportamenti, già ritenuti di per sé ostativi dalla giurisprudenza, alla valutazione discrezionale dell'amministrazione, rendendo vincolata l'esclusione dal concorso, ove tali comportamenti siano accertati. L'interveniente osserva poi che l'appartenenza al Corpo della Guardia di finanza (Forza di polizia a ordinamento militare dipendente dal Ministero dell'economia e delle finanze) comporterebbe la sommatoria di specifiche funzioni di polizia giudiziaria, di polizia economico-finanziaria e di pubblica sicurezza, attribuite dalla legge 23 aprile 1959, n. 189 (Ordinamento del Corpo della guardia di finanza) e aggiornate dal decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, recante «Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche». Stanti queste «significative differenze» rispetto alle altre Forze di polizia, la denunciata violazione del principio di eguaglianza non sussisterebbe. Pertanto, non sarebbe condivisibile l'affermazione del rimettente secondo cui le «peculiarità ordinamentali e funzionali» di ciascuna Forza di polizia potrebbero «spiegare la diversificazione di talune scelte», ma non giustificare l'introduzione di una causa ostativa all'accesso solo per la Guardia di finanza. Né avrebbe rilievo il fatto che l'art. 12 cod.