[pronunce]

Alla pena sostitutiva pecuniaria sono state, infatti, affiancate quelle - di nuovo conio - della semilibertà, della detenzione domiciliare e del lavoro sostitutivo, sopprimendo la semidetenzione e la libertà controllata. Nell'indicata logica di anticipazione dell'alternativa al carcere al giudizio di cognizione, la semilibertà e la detenzione domiciliare sostituiva vengono evidentemente a porsi come ideale pendant delle misure alternative alla detenzione di egual nome previste dalla legge di ordinamento penitenziario. Il che non implica però una coincidenza di disciplina, quanto a presupposti e contenuti. Ciò è vero in modo particolare per la detenzione domiciliare, cui ineriscono gli odierni quesiti di legittimità costituzionale. Dissimile, anzitutto, è la perimetrazione della relativa area oggettiva di fruibilità. La detenzione domiciliare sostitutiva può essere, infatti, applicata quando il giudice ritiene di dover determinare la pena detentiva entro il limite dei quattro anni (artt. 53, primo comma, della legge n. 689 del 1981 e 20-bis, secondo comma, cod. pen.). Si tratta di limite più ampio di quello per l'accesso alla misura alternativa, laddove il condannato non versi né nelle condizioni che consentono di fruire della detenzione domiciliare speciale prevista dall'art. 47-quinquies ordin. penit. (riservata ai soggetti che debbano accudire prole in tenera età), né nelle condizioni soggettive di particolare vulnerabilità indicate dai commi 01, 1 e 1-ter dell'art. 47-ter ordin. penit. , che permettono di fruire della detenzione domiciliare ordinaria, secondo i casi, senza limiti di pena o nell'eguale limite dei quattro anni. Fuori di tali ipotesi, il censurato comma 1-bis del medesimo art. 47-ter ordin. penit. prevede, infatti, che la detenzione domiciliare possa essere concessa solo quando, in assenza dei presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale, la pena da espiare non ecceda i due anni: limite che nel caso oggetto del giudizio a quo risulta superato (a differenza di quello relativo alla detenzione domiciliare sostitutiva), essendo stata inflitta al condannato una pena complessiva di due anni e dieci mesi di reclusione. La detenzione domiciliare sostitutiva si presenta, poi, in generale più favorevole sul piano dei contenuti. L'art. 47-ter, comma 4, ordin. penit. , rinviando all'art. 284 cod. proc. pen. , prevede infatti che il condannato ammesso alla misura alternativa possa essere autorizzato dal giudice ad assentarsi dal luogo di esecuzione della misura per il tempo strettamente necessario a provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita o per esercitare un'attività lavorativa: ma ciò solo quando non possa provvedere altrimenti a quelle esigenze o versi in una situazione di assoluta indigenza. Assai meno stringente risulta invece il disposto del novellato art. 56 della legge n. 689 del 1981, secondo il quale il condannato alla detenzione domiciliare sostitutiva è tenuto a rimanere nel luogo in cui la pena deve essere espiata per un periodo minimo di dodici ore al giorno, determinato dal giudice «avuto riguardo a comprovate esigenze familiari, di studio, di formazione professionale, di lavoro o di salute del condannato», ferma restando, in ogni caso, la possibilità per quest'ultimo di «lasciare il domicilio per almeno quattro ore al giorno, anche non continuative, per provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita e di salute, secondo quanto stabilito dal giudice»; il tutto tenendo conto anche del «programma di trattamento elaborato dall'ufficio di esecuzione penale esterna, che prende in carico il condannato e che riferisce periodicamente sulla sua condotta e sul percorso di reinserimento sociale». Si tratta di previsioni che il rimettente valorizza in rapporto al caso sottoposto al suo vaglio, rilevando come le prescrizioni che accompagnano la detenzione domiciliare sostitutiva consentirebbero, per la loro flessibilità, di salvaguardare le esigenze di cura, formazione professionale e lavoro del condannato istante, così da favorire la sua rieducazione, risultando al tempo stesso idonee - stanti anche le prescrizioni comuni a tutte le pene sostitutive diverse da quella pecuniaria, di cui all'art. 56-ter della legge n. 689 del 1981 - a prevenire il pericolo che egli commetta nuovi reati. Diversamente dal condannato ammesso alla misura alternativa, il condannato alla detenzione domiciliare sostitutiva può inoltre fruire di licenze (art. 69, primo comma, della legge n. 689 del 1981) ed è soggetto a una disciplina meno severa quanto alle conseguenze dell'ingiustificato allontanamento dal luogo di espiazione della pena (art. 72, primo comma, della legge n. 689 del 1981). Vale ricordare che questa Corte - chiamata a verificare la legittimità costituzionale delle discrepanze di disciplina ora ricordate - ha specificamente escluso che il nuovo testo dell'art. 56 della legge n. 689 del 1981 implichi una violazione dell'art. 76 Cost., per inosservanza del criterio di delega legislativa di cui all'art. 1, comma 17, lettera f), della legge n. 134 del 2021 (che richiedeva di mutuare per la detenzione domiciliare sostitutiva, ma solo «in quanto compatibile», la disciplina dell'omonima misura alternativa alla detenzione), dichiarando invece inammissibili, sotto vari profili, le ulteriori questioni sollevate (sentenza n. 84 del 2024). 4.- Il d.lgs. n. 150 del 2022 si occupa dei problemi di diritto transitorio connessi all'introduzione della nuova regolamentazione delle pene sostitutive nell'art. 95 (disposizione della quale il giudice a quo non fa peraltro menzione). Ivi si stabilisce che le norme previste dal Capo III della legge n. 689 del 1981, se più favorevoli, si applicano anche ai procedimenti penali pendenti in primo grado o in grado di appello al momento dell'entrata in vigore del decreto legislativo. Se il giudizio pende innanzi alla Corte di cassazione, il condannato a pena detentiva non superiore a quattro anni può presentare istanza di applicazione di una delle pene sostitutive al giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 666 cod. proc. pen. , entro trenta giorni dall'irrevocabilità della sentenza: soluzione giustificata dal fatto che la decisione sulla sostituzione della pena detentiva implica un giudizio di merito, estraneo all'ambito del sindacato di legittimità. In caso di annullamento con rinvio, provvede il giudice del rinvio. Le sanzioni sostitutive della semidetenzione e della libertà controllata, già applicate o in corso di esecuzione al momento dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022, continuano ad essere disciplinate dalle disposizioni previgenti. Tuttavia, i condannati alla semidetenzione possono chiedere al magistrato di sorveglianza la conversione nella semilibertà sostitutiva. Tali previsioni si pongono in linea con la regola generale in tema di successione di leggi penali nel tempo enunciata dall'art. 2, quarto comma, cod. pen. , della quale costituiscono attuazione.