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Per quanto riguarda i presupposti dell'intervento, il Governo evidenzia che il sostanziale miglioramento del quadro tendenziale di finanza pubblica del primo semestre 2022 comporta una previsione dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche per il 2022 inferiore di 0,8 punti percentuali di PIL rispetto alla stima dell'indebitamento netto programmatico recata dal DEF, che era meno 5,6 per cento. In valore assoluto l'indebitamento risulterebbe quindi inferiore di circa 14,3 miliardi di euro, interamente dovuto alle maggiori entrate. Si tratta in particolare di maggiori entrate tributarie per circa 11,1 miliardi di euro, a cui si aggiunge la componente extratributaria per circa 3,2 miliardi di euro. Le maggiori entrate tributarie sono riconducibili in larga parte al risultato dei versamenti di autoliquidazione e alla sostenuta dinamica dell'IVA, quest'ultima, a sua volta, ascrivibile all'incremento dell'inflazione dei prezzi, specialmente di quelli energetici. Signor Presidente, questa mattina l'Ufficio parlamentare di bilancio ci ha rassicurato e ha garantito che le somme sono queste. A tal proposito, tengo a sottolineare un dato emerso oggi in Commissione: queste somme che sono già state incassate, viste appunto le leggi di contabilità, non sono ancora state iscritte nel bilancio dello Stato a livello contabile e non è quindi possibile utilizzarle. Vi è un'altra questione: si segnala che, ai sensi dell'articolo 17, comma 1- bis della legge di contabilità e finanza pubblica, le maggiori entrate rispetto a quelle iscritte nel bilancio di previsione, derivanti da variazione degli andamenti a legislazione vigente, non possono essere utilizzate per la copertura finanziaria di nuove o maggiori spese o riduzioni di entrate e sono finalizzate al miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Quindi, è giusto chiedere il permesso di utilizzare queste risorse: ci tengo a specificarlo. A fronte di tali maggiori entrate, rinvenibili a legislazione vigente, il Governo conferma per l'anno 2022 sia la previsione di crescita del prodotto interno lordo, sia i saldi programmatici già autorizzati con la precedente relazione alle Camere di aprile scorso e incorporati nel quadro programmatico del DEF 2022, nonché il rapporto debito pubblico-PIL. Ciò implica che non si richiede la revisione del limite delle emissioni nette di titoli del debito pubblico già autorizzato e da ciò non deriva un aumento del livello della spesa per interessi passivi. Anche questo è importantissimo ricordarlo: il Governo non sta chiedendo maggior debito. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 16,28) ( Segue PESCO, relatore ). Il Governo richiede pertanto l'autorizzazione a ricorrere all'indebitamento: utilizziamo la parola «indebitamento», perché si tratta di risorse non ancora utilizzabili, che però ci sono, corrispondenti agli spazi finanziari sopradescritti per un importo complessivo pari a 14,3 miliardi di euro nel 2022. Tali risorse saranno utilizzate con un provvedimento urgente di prossima adozione, che il Governo intende adottare per contrastare gli effetti su individui, famiglie, imprese ed enti pubblici, legati all'incremento dei prezzi dei prodotti energetici e più in generale all'inflazione, al perdurare della diffusione del Covid-19 e alle ripercussioni del prolungato periodo di siccità, nonché per ristorare le amministrazioni centrali dello Stato per le risorse utilizzate a copertura di precedenti provvedimenti d'urgenza, adottati nel corso dell'esercizio. Si tratta in particolare dell'abbattimento degli oneri di sistema sull'elettricità e sul gas, disposto per il terzo trimestre dell'anno con il decreto-legge n. 50 del 2022. Il valore programmatico del saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza e di cassa per il 2022 è corrispondentemente rideterminato in considerazione degli effetti delle misure che saranno adottate con il prossimo decreto-legge. Il Governo conferma, infine, il percorso di convergenza verso l'obiettivo di medio termine (OMT), indicato nel DEF 2022, in quanto la presente richiesta di autorizzazione all'indebitamento interessa il solo esercizio 2022, senza determinare un peggioramento dei saldi programmatici degli anni successivi del periodo di programmazione. PRESIDENTE . Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza il ricorso all'indebitamento è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. Le proposte di risoluzione riferite alla relazione dovranno essere presentate entro la fine della discussione. LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr. SMART-IdV) . Signora Presidente, definire surreale la situazione in cui siamo immersi, senza forse neanche rendercene conto, è ben poco. La scorsa settimana il Presidente del Consiglio ha lasciato l'Aula del Senato per la sua nota allergia alle critiche, mentre prendevo la parola per ribattere alle sue comunicazioni fiduciarie: un gesto che lasciava presagire quello che sarebbe accaduto di lì a poche ore. Rimanendo indisponibile a qualsiasi richiesta di apertura sui temi dell'agenda sociale e politica del Paese, ha posto la fiducia su una risoluzione di una sola riga. È stato un insulto ai cittadini e al Parlamento come non si era mai visto prima d'ora, facendo precipitare irresponsabilmente la situazione fino a giungere allo scioglimento delle Camere, disposto dal Presidente della Repubblica, salvo dover rimanere in carica per lo svolgimento degli affari correnti fino alla costituzione di un nuovo Governo, che ben difficilmente sarà pronto per predisporre una legge di bilancio adeguata alla grave situazione interna e internazionale. La necessità di un nuovo intervento a sostegno di imprese che stanno per chiudere i battenti e famiglie che non arrivano neanche più a metà mese, entrambe fiaccate da un'inflazione galoppante - sarà al 10 per cento - e da una ripresa economica che, dopo il rimbalzo dello scorso anno e il doping del PNRR sta mostrando ancora una volta di non essere né duratura né strutturale né tantomeno sostenibile, nonostante il parterre de rois di Ministri e consiglieri di cui si è circondato, era già nell'aria prima delle dimissioni. Non poteva essere altrimenti, viste le sciagurate sanzioni che hanno contribuito a indebolire l'Europa e a rafforzare gli Stati Uniti, costringendoci a pagare il suo gas, più inquinante, a un prezzo doppio di quello russo, nonché a favorire le speculazioni sul prezzo del petrolio. In questa folle estate di guerra, Covid, siccità e crisi di Governo, questo scostamento di bilancio, per il quale occorre l'autorizzazione del Parlamento oltre che l'avallo della Commissione europea, è compatibile con la gestione degli affari correnti che è propria di un Governo dimissionario? Se non è in discussione la necessità di intervenire in favore dei più deboli, come lo era pochi giorni fa quando il presidente Draghi ha deciso, nonostante tutto e tutti, di dimettersi, è comunque in discussione il quanto e il come. Lo scostamento di bilancio per il quale si chiede l'autorizzazione è anomalo rispetto a quanto accaduto in passato, in cui è sempre stata richiesta un'autorizzazione di spesa da coprire con maggior deficit e debito.