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Il nostro, quindi, purtroppo è un Paese oggi lontanissimo dal raggiungere i livelli se non di una piena, di una sufficiente occupazione femminile e il rischio per il futuro è che questo scenario della crisi peggiori anche le condizioni. Ebbene, la prova dell'attenzione nei confronti all'occupazione femminile e del riconoscimento della donna e delle pari opportunità è costituita dalle scelte che sono state effettuate da questo Governo per le nomine all'interno di queste famose task force (usiamo sempre termini inglesi, ma dovremmo essere italiani e chiamarle con il loro nome), cioè comitati formati da tecnici che devono far fronte ai vari temi dell'emergenza sanitaria. Oggi in queste mozioni si parla di donne come se si dovesse parlare solo ed esclusivamente della condizione femminile, ma colgo l'occasione per ricordare che all'inizio si voleva parlare di mozioni che riguardavano la parità di genere all'interno di questi comitati. Permettetemi un inciso. Oggi abbiamo quasi 18 comitati; l'ausilio degli esperti è fondamentale, soprattutto nel frangente di una crisi come quella di oggi, ma diventa eccessivo ricorrere a questi comitati perché l'impressione che abbiamo è di una politica fondamentalmente commissariata. Già abbiamo un Parlamento che è stato esautorato nelle proprie facoltà e prerogative di decisione (lo sappiamo, è inutile che ce lo nascondiamo, c'è stata una crisi istituzionale e costituzionale nella gerarchia delle fonti), e oggi abbiamo anche il problema per cui le decisioni vengono delegate sostanzialmente a questi comitati che sono anche privi di rappresentatività. Trovarsi quindi ad avere delibere di decisioni che provengono da organismi che esautorano la stessa politica significa veramente che siamo in uno Stato che se non è allo sbando, sicuramente sta vacillando nelle sue fondamenta. Si diceva che è stato stravolto, abbiamo avuto dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che quasi superano addirittura le norme costituzionali, c'è stato un ampio dibattito interno fra i costituzionalisti. In realtà la Costituzione oggi diventa quasi solo una sorta di parametro di riferimento e non invece il fondamento essenziale del nostro ordinamento. Rispetto a questi comitati, abbiamo delle grandi perplessità, non solo sui numeri e sulle modalità, ma anche sulle stesse regole di ingaggio. Non si comprende quali siano i criteri in base ai quali vengono scelte le persone. Ricordiamo che anche se non ci fosse una retribuzione, anche se non ci fosse alcun compenso, comunque far parte di questi comitati è un onore che accresce e ingioiella gli stessi curricula . Quando si accresce quel valore anche di prestigio, ovviamente si dà anche un vantaggio che può essere conseguente. Ciò che però abbiamo evidenziato è l'inaccettabile disparità di genere all'interno di questi organismi, la mancanza di considerazione di quello che è il ruolo della donna. Aver appreso ieri nel corso della discussione che il presidente Conte ha nominato cinque donne come ulteriori figure di questi comitati, mi sembra solo un pannicello caldo, una pezza che non fa che confermare che il Governo era in difetto e che forse lo stesso Conte ha emendato se stesso. Oggi ci troviamo quindi di fronte a questa mozione. Dispiace doverne parlare perché si pensa che ad oggi, nel 2020, la situazione della donna non dovrebbe essere oggetto di impegni al Governo a fronte di alcune evidenti mancanze, ma la parità dovrebbe essere ormai una situazione di fatto; ciò che invece, di fatto, non si vede. Dobbiamo andare oltre quelle che sono a volte anche le nostre retoriche e indicazioni su quanto deve essere importante la donna, di quanto dovrebbe fare, di quale dovrebbe essere il suo ruolo all'interno della società, utilizzando sempre il condizionale. Correttamente invece dovrebbe trattarsi di impegni che devono essere eseguiti. Ricordo l'intervento della senatrice Fedeli, che ha detto che da domani vedremo se questi impegni verranno messi in atto, se verranno eseguiti. Controlleremo: correttissimo, perché l'impegno di una mozione diventa flatus vocis se non diventa un emendamento, una norma di legge, qualcosa di fattuale. Abbiamo però delle perplessità su queste mozioni al nostro esame. Noi abbiamo formulato una mozione e ringrazio le colleghe di Fratelli d'Italia e di Forza Italia per il lavoro corale che abbiamo svolto insieme, che è stato condiviso in ogni suo passaggio. Facciamo però veramente fatica oggi a votare a favore di una mozione se non distinguendo le parti. Vi sono degli impegni e delle premesse sui quali, seppur perplessi, non potremmo formulare una votazione contraria. Oggi prendiamo atto però di una riformulazione del Governo, volta a sopprimere la definizione «generatrici di vita» quando si parla di una donna; ma quando una donna fa un figlio è una generatrice di vita, non saprei come altro chiamarla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È una questione di terminologia: stiamo chiamando «gatto» un gatto. Guardando però anche gli altri impegni, se vogliamo fare una mozione contro le discriminazioni, nel momento in cui si prevede un impegno per rafforzare e implementare misure per superare le discriminazioni sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere per donne lesbiche e transgender , perché non prevediamo il medesimo impegno per gli uomini transgender e omosessuali? (Applausi) . Stiamo facendo una discriminazione per difendere un'operazione che dovrebbe essere antidiscriminatoria. Questo è il problema che ci mette veramente in una posizione difficile per formulare un voto favorevole nei confronti della mozione a prima firma della senatrice Conzatti. (Applausi). RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, le mozioni di cui abbiamo discusso ieri si inseriscono in un contesto che a mio avviso avrebbe dovuto essere dato per scontato. Nell'emergenza Covid-19, che ha richiesto una pronta e massiccia risposta dei sistemi sanitari per fronteggiare il gran numero di pazienti positivi al virus con problemi respiratori gravi, è emerso fin da subito che il nostro Paese avrebbe lasciato qualcuno indietro. L'OCSE, a proposito degli effetti della pandemia sulla componente femminile della popolazione, ha utilizzato un linguaggio militare per segnalare il ruolo della donna nella lotta al Covid-19, scrivendo in un post su Instagram che «potrebbe essere la prima guerra mai combattuta in cui la maggioranza in prima linea è composta da donne». Difatti le donne sono i due terzi della forza lavoro impiegata nella sanità mondiale: contando i 104 Paesi per cui sono disponibili i dati, circa l'85 per cento delle infermiere e delle ostetriche sono donne, costituendo una schiacciante maggioranza dei lavoratori negli ambiti di cura, che ora si trovano particolarmente esposti al rischio di infezione sul posto di lavoro. Nel nostro Paese abbiamo gioito ed elogiato le dottoresse che, per prime, all'Istituto Spallanzani avevano isolato il virus e abbiamo orgogliosamente pubblicato sulle nostre bacheche la foto dell'infermiera che, stremata dalla stanchezza, provava a riposare un po' sulla tastiera del personal computer .