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Disciplina dell'affiancamento familiare. Onorevoli Senatori. – La società odierna è in continua evoluzione e i contesti familiari, in particolare quelli con figli minori al loro interno, si trovano di fronte a problematiche inedite e a cambiamenti spesso non facilmente prevedibili che, accanto a un crescente isolamento e a una maggiore difficoltà nell'instaurare relazioni in contesti extra familiari, contribuiscono ad aumentare le situazioni di fragilità. Questo sta accadendo anche in famiglie che, fino a qualche tempo fa, riuscivano, con le loro forze, a fronteggiare una quotidianità anche difficoltosa. Il quadro delle fragilità familiari con figli in età minorile presenta aspetti complessi e diversificati. L'analisi della situazione attuale mostra infatti come le singole aree di criticità normalmente prese in esame (povertà infantili, malattia e disabilità infantili, fragilità dei progetti di coppia e monoparentalità, genitorialità infragilite, condizione di esclusione sociale, non integrazione nei contesti sociali, eccetera) si presentino sempre più frequentemente in modo congiunto, determinando un intreccio di situazioni problematiche che, soprattutto in carenza di supporti da parte di reti familiari e sociali, contribuiscono in modo significativo a determinare situazioni di vulnerabilità familiare altamente complesse e a forte rischio di disagio e di esclusione. Il quadro demografico (secondo gli indicatori dell'Istituto nazionale di statistica – ISTAT, per l'anno 2015) è caratterizzato da una graduale riduzione del numero medio di figli per donna (sceso a 1,35), che si accompagna a un'età sempre più elevata alla nascita del primo figlio (l'età media delle donne al primo parto è salita a 31,6). Negli ultimi cinque anni gli effetti sociali della crisi economica hanno ulteriormente influenzato queste due tendenze, portando a un ulteriore aumento dell'età della prima gravidanza. I dati mostrano come le cittadine italiane abbiano risentito di questi fattori in modo maggiore di quanto registrato tra le cittadine straniere (1,28 figli rispetto a 1,93 figli per donna, anche se in calo), che presentano un calendario della fecondità anticipato (età media 28,7 del primo figlio, rispetto ai 32,2 anni delle donne italiane). Un altro nucleo di dati significativi e meritevoli di attenzione evidenziato dall'analisi demografica riguarda le famiglie monoparentali. Su un totale di 24.611.766 famiglie censite dall'ISTAT (ISTAT, Annuario Statistico italiano 2015 ), quelle composte da madri o padri soli con figli sono 2.439.750 (rispettivamente circa l'8,14 per cento e l'1,77 per cento del totale dei nuclei), con un aumento di oltre 338.000 unità rispetto alle 2.100.999 del decennio precedente. Da notare che per la stragrande maggioranza i nuclei monoparentali sono composti da donne sole con bambini: l'82,6 per cento, pari a 2.189.201. L'ISTAT ha inoltre rilevato come per le donne sole con bambini il rischio di povertà (soprattutto nei primi due anni successivi ad una separazione/divorzio) sia più elevato rispetto ad analoghe situazioni per gli uomini (una donna su quattro rispetto a un uomo su sei). La monogenitorialità costituisce dunque un fattore significativo nel determinare condizioni di povertà, che negli ultimi anni sono cresciute in modo rilevante, con un carico di incidenza sempre più elevato tra i bambini. I dati ISTAT ( La povertà in Italia. Anno 2014 ) delineano un quadro complessivo che presenta aspetti preoccupanti per le 25.768.000 famiglie: 1.470.000 famiglie sono in stato di povertà assoluta (circa il 5,7 per cento del totale delle famiglie). Per quanto riguarda l'incidenza si nota che al crescere del numero dei figli minori cresce la possibilità di diventare poveri: tra le famiglie con un 1 figlio minore il 6,4 per cento è in condizioni di povertà assoluta; tra quelle con 2 figli minori la percentuale sale al 9 per cento per arrivare al 18,6 per cento tra le famiglie con 3 o più figli minori. Nelle famiglie in cui sono presenti stranieri la povertà assoluta è più diffusa rispetto alle famiglie composte solamente da italiani: dal 4,3 per cento di queste ultime si sale al 12,9 per cento per le famiglie miste e si arriva al 23,4 per cento di quelle composte da soli stranieri. Si trovano in situazione di povertà «relativa» (sempre in riferimento ai dati del 2014) 2.654.000 famiglie (circa il 10,3 per cento del totale delle famiglie). Si conferma un'incidenza correlata al numero dei figli minori. Cresce, infatti, la possibilità di essere in povertà relativa nelle famiglie con più figli minori: tra le famiglie con un 1 figlio minore il 13,1 per cento è in povertà relativa, tra quelle con 2 figli minori la percentuale sale a 18,5 per cento e tra quelle con 3 o più figli minori al 31,2 per cento. L'incidenza della povertà relativa è superiore alla media nazionale tra le famiglie di monogenitori (12,8 per cento). Infine, tra le famiglie con stranieri l'incidenza della povertà relativa è decisamente più elevata rispetto a quella registrata tra le famiglie composte da soli italiani: dall'8,9 per cento di queste ultime si passa al 19,1 per cento di quelle miste e si arriva al 28,6 per cento tra le famiglie composte da soli stranieri. Alla crescente presenza di condizioni di povertà è legato l'aumento degli sfratti: 100.000 quelli eseguiti nel 2013, di cui il 44 per cento riguarda le coppie con figli, che più risentono della crisi e faticano a pagare regolarmente il canone di locazione al proprietario (Sunia 2013). A questo si aggiungono altri elementi meritevoli di attenzione, quali un maggior ricorso ai discount , i tagli delle spese per vestiario, sanità e svago: tutti indicatori di un Paese in cui le famiglie con figli incontrano difficoltà maggiori e faticano a trovare sostegni che le aiutino a fronteggiare le criticità. Avere fratelli o sorelle significa cadere più facilmente nella povertà, così come avere genitori giovani, immigrati, con basso livello di studio espone maggiormente all'indigenza (Save the Children, Rapporto sull'infanzia in Italia , 2015). Un secondo aspetto di fragilità da considerare nelle famiglie con figli minori è la condizione di malattia e di disabilità, di cui una descrizione statistica risulta più complessa, come evidenziato da tutti gli studi e le analisi in materia. Per quanto riguarda la fascia infantile, ad esempio, un aspetto particolarmente rilevante è costituito dall'assenza di dati sulla disabilità sino ai sei anni di vita. I rapporti ISTAT (La disabilità in Italia. Il quadro della statistica ufficiale , 2009) attestano la presenza di 2.609.000 persone con disabilità in Italia (il tasso di disabilità è pari al 4,76 per 100 persone con le stesse caratteristiche). La disabilità è una condizione che coinvolge soprattutto gli anziani: quasi la metà delle persone con disabilità ha più di 80 anni mentre la percentuale dei bambini al di sotto dei 14 anni è pari al 3,1 per cento.