[pronunce]

n. 24 del 2011 e dell'effetto abrogativo dell'art. 47 della legge sub iudice e considerato il venire meno delle ragioni giustificative dell'impugnazione di siffatta norma - nella seduta del 13 ottobre 2011, con provvedimento in pari data, ha deliberato la rinunzia parziale al ricorso n. 26 del 2011 con riguardo alle censure relative all'art. 47 della legge della Regione Abruzzo n. 1 del 2011. 9.1.- Il ricorrente ha motivatamente insistito, invece, affinché la Corte costituzionale adìta voglia dichiarare l'illegittimità costituzionale degli artt. 11, 16, 36, 55, 63, 75 e 76 della legge Regione Abruzzo n. 1 del 2011, per violazione degli artt. 3, 18, 23, 97, 117 e 120 della Costituzione, ripercorrendo gli ulteriori profili di incostituzionalità già illustrati nell'atto introduttivo del giudizio, pressoché integralmente riprodotto. 10.- Con memoria integrativa depositata il 20 dicembre 2011 l'Avvocatura generale dello Stato si è soffermata su taluni interventi normativi sopravvenuti all'incardinazione del presente giudizio di legittimità costituzionale. 10.1.- In primo luogo, ha rilevato che la legge della Regione Abruzzo 12 aprile 2011, n. 9 (Norme in materia di Servizio Idrico Integrato della Regione Abruzzo) ha previsto l'istituzione e l'organizzazione del sistema idrico integrato costituito dall'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili ed industriali di fognatura e di depurazione delle acque reflue da istituire in un Ambito territoriale unico regionale (ATUR), coincidente con l'intero territorio regionale ed attuato da un ente pubblico di nuova costituzione denominato ERSI (Ente regionale per il servizio idrico integrato). Ne ha desunto che la predetta novella regionale, disciplinando l'organizzazione integrata del servizio idrico, onde pervenire all'uniformità di indirizzo ed azione dei servizi idrici offerti all'utenza, ma non incidendo in materia di conferimento, non riguarda affatto gli aspetti disciplinati dall'art. 36 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011, attinenti alla proroga delle gestioni esistenti. Quanto poi alla sopravvenuta abrogazione dell'articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008 con decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 2011, n. 113 (Abrogazione, a seguito di referendum popolare, dell'articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e successive modificazioni, nel testo risultante a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 325 del 2010, in materia di modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica), la difesa dello Stato ne ha tratto «il venir meno del presupposto fondante della norma regionale in parola, ossia la presunzione di esistenza delle "peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geormorfologiche del contesto territoriale" che, "tenuto conto di quanto disposto dai commi 3 e 4 dell'art. 23-bis, aggiunto dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, di conversione del d.l. 25 giugno 2008, n. 112" giustificherebbe (secondo l'assetto sospettato di incostituzionalità, delineato del legislatore regionale) il permanere delle gestioni correnti in capo agli attuali soggetti - ed, insieme ad esso, delle censure di incostituzionalità dell'art. 36 L.R. Abruzzo n. 1 del 2011 che assumono a parametro la disciplina statale caducata per effetto del referendum [...]». Ma a suo avviso - nel perdurare del vuoto legislativo seguito alla caducazione, all'esito referendario, della disciplina statale - il legislatore regionale sarebbe comunque tenuto ad osservare, anche in una prospettiva de iure condendo, il rispetto dei fondamentali principi di cui all'art. 117, secondo comma, Cost.: 1) lettera e), in tema di tutela della concorrenza; 2) lettera l) in tema di ordinamento civile; 3) lettera s) in materia della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Ha, dunque, ritenuto che rimangano valide le censure mosse dal Presidente del Consiglio dei ministri con l'atto introduttivo del giudizio, con riferimento alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere e), l) e s), Cost. 10.2.- Per quanto attiene invece i rilievi di incostituzionalità mossi avverso l'art. 55, comma 1, della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011, laddove - al fine di eliminare il fenomeno delle occupazioni senza titolo degli alloggi di edilizia residenziale pubblica - dispone che le ATER presentano entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, un piano redatto d'intesa con i Comuni interessati e le autorità di pubblica sicurezza competenti, la difesa dello Stato ne ha segnalato l'abrogazione parziale ad opera del legislatore regionale. Segnatamente, con legge della Regione Abruzzo 6 luglio 2011, n. 19 (Norme per l'alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica da parte dei Comuni e modifica delle LL.RR. nn. 43/2000, 34/2007, 1/2010 e 1/2011), all'art. 3, comma 3, si dispone la soppressione delle parole «e le autorità di pubblica sicurezza competenti» di cui al comma 1 dell'art. 55 sopracitato, con l'eliminazione, in tal guisa, della forma di collaborazione con le autorità statali di pubblica sicurezza sospettata di incostituzionalità. Con la conseguenza che, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, la legge sopravvenuta n. 19 del 2011 (art. 3, comma 3) di fatto sancisce - pure in assenza della formalizzazione di apposita rinunzia - il venir meno delle ragioni dell'impugnazione dell'impugnato art. 55, determinando, di fatto, la cessazione della materia del contendere. 10.3.- Circa i motivi d'impugnazione dell'art. 63, la difesa dello Stato ha esposto che per effetto dell'entrata in vigore - lo scorso 6 agosto 2011 - dell'art. 1 della legge della Regione Abruzzo 19 luglio 2011, n. 21, recante modifiche (tra le altre) alla legge reg. Abruzzo 10 gennaio 2011, n. 1, la proroga originariamente disposta fino al 30 giugno 2011 è stata ulteriormente differita fino al 30 settembre 2011, mentre - dopo il comma 1 dell'art. 63 della legge reg. n. 1 del 2011 - è stato aggiunto il seguente comma: «1-bis.