[pronunce]

L'accoglimento delle questioni prospettate non troverebbe ostacolo né nella sentenza 127 del 2022 di questa Corte, che ha escluso la riconducibilità all'art. 13 Cost. della cosiddetta quarantena obbligatoria, proprio in quanto considerata misura che non comporta alcuna degradazione giuridica; né nella successiva sentenza n. 47 del 2024, in cui i limiti di legittimità costituzionale del "DASPO urbano" - misura, peraltro, meno gravosa del foglio di via obbligatorio, che «può avere una durata fino a quattro volte superiore e riguardare aree ben più ampie (interi comuni e non soltanto c.d. "zone rosse")» - sono stati vagliati al solo metro dell'art. 16 Cost., non venendo in quella sede in considerazione una questione di compatibilità della misura con l'art. 13 Cost. L'essenzialità di un controllo preventivo del giudice sulla misura - le cui ragioni sarebbero state illuminate, in particolare, dalla sentenza n. 419 del 1994 di questa Corte, e sarebbero state implicitamente richiamate dalla sentenza n. 2 del 2023 - emergerebbe anche dalla considerazione che «la possibilità di impugnazione di fronte al giudice amministrativo appare più teorica che reale, mentre un vaglio giurisdizionale obbligatorio ed immediato imporrebbe, anche in caso di disinteresse ed inerzia del destinatario della misura, la nomina di un avvocato d'ufficio chiamato ad esercitare il fondamentale diritto di difesa (con le spese di patrocinio poste a carico dello Stato laddove ne ricorrano i presupposti)». Le questioni prospettate, in definitiva, solleciterebbero questa Corte a «dare continuità alla ricostruzione evolutiva della nozione di libertà personale che è maturata negli ultimi decenni ed a trarne le dovute conseguenze rispetto al foglio di via obbligatorio». Per contro, «[l]'estromissione del foglio di via dalla tutela prevista dall'art. 13 Cost. [...] conferirebbe una "patente di legittimità" a poteri dell'autorità di pubblica sicurezza nella prevenzione di reati che, in prospettiva, potrebbe determinare proprio un allentamento del controllo giurisdizionale nelle discipline del "daspo" e perfino delle misure cautelari personali coercitive». Ciò potrebbe determinare un aumento dei «rischi di un uso distorto del foglio di via per far fronte a problematiche diverse dalla prevenzione dei reati (come nei casi citati dall'ordinanza di rimessione riguardanti persone che esercitavano la prostituzione o attività sindacali), fenomeno che peraltro vanta significativi antecedenti storici, con un conseguente chilling effect rispetto all'esercizio di diritti fondamentali che la mera possibilità di ricorso al giudice amministrativo non potrebbe efficacemente scongiurare».1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il GIP del Tribunale di Taranto ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2 cod. antimafia. In via principale, il rimettente auspica che la disposizione venga dichiarata costituzionalmente illegittima nella sua interezza, per contrasto con gli artt. 3 e 13 Cost., in ragione dell'attribuzione all'autorità di pubblica sicurezza - e in particolare al questore -, anziché all'autorità giudiziaria, della competenza a disporre la misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio. In via subordinata, la medesima disposizione è censurata, in riferimento al solo art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che al foglio di via obbligatorio emesso dal questore si applichi, in quanto compatibile, il procedimento di convalida giurisdizionale disciplinato, per il caso del "DASPO sportivo", dall'art. 6, commi 2-bis, 3 e 4, della legge n. 401 del 1989. In via ulteriormente subordinata, la disposizione è censurata, ancora con riferimento al solo art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che in relazione al foglio di via obbligatorio emesso dal questore per la durata minima di un anno si applichi, in quanto compatibile, il medesimo procedimento di convalida. 2.- Circa l'ammissibilità della questione, va soltanto evidenziato che nel giudizio a quo si controverte della responsabilità penale dell'imputato per il reato di cui all'art. 76, comma 3, cod. antimafia, per avere il medesimo violato la prescrizione, impostagli dal questore mediante foglio di via obbligatorio, di non fare ritorno nel territorio del Comune di Taranto. Nell'ambito del doveroso controllo incidentale sulla legittimità di tale misura di prevenzione, disciplinata dall'art. 2 cod. antimafia, il GIP procedente si interroga sulla compatibilità con la Costituzione dell'attribuzione al questore, anziché all'autorità giudiziaria, del potere di disporre la misura, e - in via subordinata - dell'assenza di una successiva convalida da parte dell'autorità giudiziaria. Laddove questa Corte dovesse condividere i dubbi del rimettente, questi dovrebbe ritenere la misura illegittimamente disposta nel caso concreto e, per l'effetto, assolvere l'imputato: il che assicura la rilevanza delle questioni prospettate. 3.- Ancora in via preliminare, occorre rilevare che, successivamente al deposito dell'ordinanza di rimessione, tanto la disposizione censurata (l'art. 2 cod. antimafia) , quanto la disposizione incriminatrice immediatamente applicabile nel giudizio a quo (l'art. 76, comma 3, cod. antimafia), sono state modificate ad opera dell'art. 3, comma 2, del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123 (Misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale), convertito, con modificazioni, nella legge 13 novembre 2023, n. 159. Né l'una né l'altra modifica legislativa sono, peraltro, applicabili nel giudizio a quo. Il provvedimento questorile di cui si controverte nel giudizio a quo è stato, infatti, adottato sulla base della disciplina prevista dall'art. 2 cod. antimafia nella versione previgente; sicché è sulla base di quella disciplina che il rimettente deve compiere la verifica incidentale di legittimità, ed è su quella disciplina che continuano ad appuntarsi i dubbi di legittimità costituzionale sottoposti all'attenzione di questa Corte. D'altra parte, la nuova formulazione dell'art. 76, comma 3, cod. antimafia - che ha trasformato il reato da contravvenzione a delitto, aggravandone significativamente il trattamento sanzionatorio - è ictu oculi più sfavorevole per l'imputato, ed è pertanto a lui inapplicabile, giusta il disposto dell'art. 2, quarto comma, cod. pen. Lo ius superveniens è, dunque, ininfluente nel giudizio a quo. Non occorre, pertanto, restituire gli atti al rimettente per una nuova valutazione sulla rilevanza o sulla non manifesta infondatezza delle questioni sollevate, che continuano ad avere a oggetto la disciplina vigente al momento dell'ordinanza di rimessione. 4.- Possono a questo punto essere esaminate, nel merito, le questioni sollevate in via principale, miranti all'integrale dichiarazione di illegittimità costituzionale della disciplina sul foglio di via obbligatorio di cui all'art. 2 cod. antimafia.