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la signora Silvana Colantoni da Roma chiede l'effettuazione di controlli sulla validità delle attuali modalità di testing relative al virus COVID-19 nonché sulla loro rispondenza alle più recenti linee guida dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Petizione n. 890, assegnata alla 12 a Commissione permanente); le signore Giada Bigetti e Silvana Colantoni da Roma chiedono l'effettuazione di controlli sulla sicurezza dei vaccini contro il virus COVID-19 (Petizione n. 891, assegnata alla 12 a Commissione permanente). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Le senatrici Malpezzi e Biti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02658 del senatore Mirabelli. I senatori Ferrara, Castaldi, Piarulli e Giuseppe Pisani hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02725 della senatrice Bottici ed altri. Mozioni Atto n. 1-00405 BOSSI Simone BERGESIO AUGUSSORI CAMPARI BRIZIARELLI RIPAMONTI BRUZZONE PELLEGRINI Emanuele - Il Senato, premesso che: il decreto direttoriale della Direzione generale per il patrimonio naturalistico del Ministero del Ministero della transizione ecologica 2 aprile 2020, attuativo del decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 5 luglio 2019, e la correlata tabella delle specie ittiche autoctone di interesse alieutico, evidenziano diverse criticità applicative; il nuovo iter procedurale stabilisce che Regioni e Province richiedano al Ministero della transizione ecologica l'autorizzazione per l'immissione delle specie ittiche non autoctone nelle acque interne; tale richiesta deve essere corredata da uno studio del rischio; tale iter , che tra gli obiettivi ha quello di salvaguardare e specie autoctone, l' habitat naturale e la salubrità delle acque, sta di fatto bloccando le attività di immissione e ripopolamento delle acque interne sull'intero territorio nazionale; l'adozione della tabella delle specie ittiche autoctone di interesse alieutico rischia di comportare l'interruzione delle immissioni di specie non autoctone, fermando di fatto l'intero sistema pesca nazionale; un esempio concreto riguarda l'immissione del coregone laverello e della trota fario, che avviene in modo capillare da oltre un secolo, il quale proprio per effetto della normativa dovrebbe subire un'interruzione; si ricorda che attorno al sistema della pesca dilettantistica sono connessi importanti interessi sociali ed economici, pubblici e privati, e i danni di una sua interruzione è valutabile a cifre superiore a decine di milioni di euro; si ricorda altresì che l'interruzione delle immissioni causerebbe danni ad un comparto già in fase regressiva, gravato inoltre dei danni derivanti dall'attuale pandemia, impegna il Governo: 1) a definire, in accordo con le Regioni e tramite l'adozione di un provvedimento transitorio, un periodo che accompagni il sistema gestionale della pesca ad un graduale adeguamento della normativa consentendo le immissioni secondo i piani ittici regionali vigenti, almeno per il tempo necessario a meglio definire la tabella delle specie ittiche di interesse alieutico che evidenzia importanti lacune e imprecisioni e al fine di garantire una riorganizzazione complessiva del sistema produttivo del materiale ittiogenico, sulla base delle emergenti evidenze scientifiche; 2) in considerazione delle criticità già espresse dalle Regioni e dalle Province autonome nell'ambito del tavolo tecnico, a concordare con esse le necessarie proposte di modifica del citato decreto direttoriale, con particolare riferimento all'art. 3, rubricato "Criteri per l'immissione in natura di specie o popolazioni non autoctone". Atto n. 1-00406 RICHETTI BONINO FARAONE GARAVINI CUCCA SBROLLINI GRIMANI VONO PARENTE - Il Senato, premesso che: secondo il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ("testo unico ambientale"), alle Regioni competono gli oneri di cui all'articolo 196, tra cui figurano sia "l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero di rifiuti" (comma 1, lettera e) ) che "la definizione dei criteri per l'individuazione dei luoghi o impianti idonei allo smaltimento" (comma 1, lettera o) ); l'articolo 198, invece, impone ai Comuni sia l'onere di concorrere alla gestione dei rifiuti urbani che quello di "disciplinare la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti" (comma 2); eppure, da oltre un mese, a causa del mancato coordinamento interistituzionale tra la Regione Lazio e il Comune di Roma capitale nella gestione del ciclo dei rifiuti, la città si trova in una situazione di totale emergenza, con cumuli di immondizia che giace non ritirata sulle strade e sui marciapiedi; si tratta dell'ennesima crisi causata da incompetenza e scarico di responsabilità tra Regione e Comune (per mano della società in house AMA S.p. A.) , le cui conseguenze si riversano però unicamente sui cittadini e sulle attività economiche, queste ultime già vessate dalla tassa sui rifiuti (TARI) per utenze non domestiche il cui peso, in media, è doppio rispetto alla media nazionale; secondo i dati della Fiepet-Confesercenti di Roma e Lazio, gli incassi per i soli ristoranti si sono ridotti dell'8 per cento, con più della metà degli esercizi che hanno visto i propri affacci e dehors interessati direttamente dalla presenza di rifiuti non raccolti. Si tratta di una tendenza inaccettabile, considerando tra l'altro che solo di recente i settori del turismo e della ristorazione stanno vivendo una fase di ripresa dopo un anno e mezzo di crisi causato dalla pandemia; a ciò si aggiungono i pericolosi effetti sulla salute pubblica, non solo legati al caldo estivo ma soprattutto ai numerosi roghi dei cumuli di rifiuti che in queste settimane stanno affliggendo i cittadini, con l'ordine dei medici di Roma che a più riprese ha auspicato una soluzione rapida e definitiva alla luce del serio rischio di una crisi igienica, specialmente nei quartieri residenziali e in prossimità di ospedali, scuole e attività commerciali; oltre al danno commerciale e al rischio igienico-sanitario, che vanno a sommarsi agli effetti degli ultimi 18 mesi di crisi sia pandemica che economica, il danno di immagine è inaccettabile, in quanto si offre un biglietto da visita davvero riprovevole, non solo per Roma ma per tutto il Paese; a conferma del fallimento dell'amministrazione capitolina, da fonti di stampa si apprende che l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha certificato che nel 2020 la raccolta differenziata del Comune di Roma è tornata ai livelli del 2018, al 43,8 per cento, ben lontano dall'obiettivo del 70 per cento entro il 2021 fissato dalla stessa amministrazione; a conferma, poi, dell'inadeguatezza del piano della Regione Lazio per la gestione dei rifiuti, lo stesso Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha chiesto alla Regione "di andare speditamente verso il riesame del piano integrato rifiuti" in considerazione della mancata realizzazione delle ipotesi prese come riferimento per gli scenari di piano, impegna il Governo: