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Il lavoratore è reintegrato nel posto di lavoro se la violenza o la persecuzione psicologica ne ha comportato le dimissioni. 3. Il reintegro sul posto di lavoro deve avvenire per volontà espressa dal lavoratore e con il supporto di professionisti in grado di seguire l' iter integrativo. Art. 4. (Azioni giudiziarie) 1. Qualora vengano denunciati comportamenti definiti ai sensi dell'articolo 2, su ricorso del lavoratore o, per sua delega, delle organizzazioni sindacali, il tribunale territorialmente competente, in funzione di giudice del lavoro, nei cinque giorni successivi alla data della denuncia, convocate le parti e assunte sommarie informazioni, se ritiene sussistente la violazione oggetto del ricorso, ordina al responsabile del comportamento denunciato, con provvedimento motivato e immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo, ne dispone la rimozione degli effetti, stabilisce le modalità di esecuzione della decisione e determina in via equitativa la riparazione pecuniaria dovuta al lavoratore per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione del provvedimento. Contro la decisione di cui al primo periodo è ammessa, entro quindici giorni dalla data di comunicazione alle parti, opposizione davanti al tribunale, che decide in composizione collegiale, con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile. 2. Nel caso in cui il lavoratore agisce giudiziariamente per la tutela dei suoi diritti relativi a una situazione di violenza o persecuzione psicologica, l'onere della prova è posto a carico del soggetto chiamato in causa. 3. È posto a carico di colui che è accusato di perpetrare una condotta di mobbing l'onere di dimostrare l'inesistenza della predetta condotta o delle vessazioni lamentate, la legittimità dei comportamenti adottati e, nel caso del datore di lavoro, l'adeguatezza delle misure di prevenzione o di repressione impiegate, quando il lavoratore ha presentato indizi sufficienti per lasciare presumere l'esistenza di una forma di violenza o persecuzione psicologica ai suoi danni. Art. 5. (Pubblicità del provvedimento del giudice) 1. Su istanza della parte interessata, il giudice può disporre che della sentenza di accoglimento, ovvero di rigetto, di cui all'articolo 4, sia data informazione, a cura del datore di lavoro, mediante lettera ai lavoratori interessati, per unità produttiva o amministrativa nella quale sia stato denunciato il caso di mobbing oggetto dell'intervento giudiziario, omettendo il nome della persona che ha subito tali comportamenti. Art. 6. (Responsabilità disciplinare) 1. Nei confronti di coloro che pongono in essere atti e comportamenti definiti ai sensi dell'articolo 2, è disposta, da parte del datore di lavoro, pubblico o privato, una sanzione disciplinare stabilita in sede di contrattazione. Art. 7. (Informazione e prevenzione) 1. I datori di lavoro, pubblici e privati, sono tenuti a pianificare e ad organizzare il lavoro in modo da prevenire ogni forma di molestia morale e di violenza psicologica nei luoghi di lavoro e sono obbligati ad adottare tutte le iniziative necessarie, ivi comprese apposite regole di comportamento, intese a prevenire tali condotte. 2. Nell'ambito delle iniziative di formazione previste dalla normativa vigente in materia rientrano anche corsi specifici di gestione delle relazioni interpersonali, della conflittualità o del mobbing affidati a soggetti, anche esterni, accreditati come esperti del settore. 3. Ciascuna regione, entro cinque mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, promuove e realizza: a) campagne pubblicitarie e informative per favorire la più ampia conoscenza della presente legge e delle azioni ed interventi in essa previsti ed attuati; b) studi e ricerche sul mobbing e sullo stress psico-sociale sui luoghi di lavoro, anche avvalendosi della collaborazione delle aziende sanitarie locali e l'Osservatorio regionale di cui all'articolo 8; c) strumenti permanenti di documentazione e informazione sul mobbing ; d) l'attivazione, nell'ambito di quanto consentito dall'ordinamento vigente, di corsi post-laurea nelle discipline specifiche oggetto della presente legge. Art. 8. (Istituzione Osservatorio regionale per la prevenzione, la diagnosi e i disturbi psico-sociali da disadattamento lavorativo 1. Presso ciascuna regione, entro sei mesi dalla presente legge, è istituito l'Osservatorio regionale per la prevenzione, la diagnosi e i disturbi psico-sociali da disadattamento lavorativo, di seguito denominato «Osservatorio», composto da: a) il presidente della giunta regionale, o un assessore delegato, che lo presiede; b) un membro designato dal comitato regionale di coordinamento per la sicurezza nei luoghi di lavoro; c) il dirigente responsabile della struttura regionale competente in materia di prevenzione, o suo delegato; d) il dirigente responsabile della struttura regionale competente in materia di lavoro, o suo delegato; e) un rappresentante designato congiuntamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori; f) un rappresentante designato congiuntamente dalle organizzazioni dei datori di lavoro; g) un medico del lavoro; h) un esperto di relazioni interpersonali e di relazioni d'aiuto; i) un avvocato con documentata esperienza nella materia oggetto della presente legge. 2. L'Osservatorio svolge i seguenti compiti: a) formula proposte alla giunta regionale in ordine alle azioni ed interventi di cui alla presente legge; b) svolge attività di consulenza nei confronti degli organi regionali, e si raccorda con gli enti pubblici, le associazioni, gli enti privati e le aziende sanitarie locali che adottano progetti o sviluppano iniziative a sostegno delle finalità della presente legge; c) si raccorda con i comitati paritetici sul fenomeno del mobbing o con organismi analoghi eventualmente previsti dai contratti collettivi di lavoro; d) realizza il monitoraggio e le analisi del fenomeno del mobbing e dello stress psico-sociale nei luoghi di lavoro, anche avvalendosi degli enti strumentali delle regioni, delle aziende sanitarie locali, dei centri di ascolto, e delle associazioni, pubbliche e private, competenti in materia; e) promuove studi, ricerche, campagne di sensibilizzazione e di informazione in raccordo con i soggetti destinatari della presente legge; f) promuove protocolli d'intesa e collaborazioni con gli organismi di vigilanza, al fine di contrastare il fenomeno del mobbing e dello stress psico-sociale nei luoghi di lavoro, anche nell'ambito dello svolgimento delle loro attività istituzionali; g) svolge la propria attività anche in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale Mobbing istituito presso l'Università La Sapienza di Roma e con gli altri osservatori regionali, nonché con altri organi istituiti in materia da altri enti ed istituzioni. 3. Presso ciascun osservatorio regionale sarà istituito uno sportello di assistenza ed ascolto sul mobbing , al fine di fornire informazioni ed indicazioni sui diritti dei lavoratori e sui relativi strumenti di tutela e di orientare il lavoratore presso le strutture di supporto presenti nella regione. 4. Ciascuna azienda sanitaria locale del comune capoluogo di provincia istituisce, nell'ambito della propria organizzazione amministrativa, un centro di riferimento per il benessere organizzativo nei luoghi di lavoro con i seguenti compiti: