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Ancora, la nota del Presidente del Consiglio generale degli italiani all'estero sull'impossibilità di tenere - per motivi tecnici - il referendum all'estero è stata completamente inevasa, non tenuta in considerazione; come non sono state tenute in considerazione, nel tempo, le proposte che da quel Consiglio pervenivano in tema di modifica della legge di cittadinanza, modifica della legge del voto degli italiani all'estero. Insomma, il CGIE non è stato considerato. Allo stesso modo, è stato violato un istituto che, invece, questa Repubblica dovrebbe valorizzare molto; in passato lo si era fatto abbastanza. Mi riferisco ai Comites, la rappresentanza degli italiani all'estero a livello di ogni circoscrizione consolare generale. Centinaia di assemblee - si chiamano Comites - elette dai cittadini residenti all'estero con una votazione democratica ogni cinque anni svolgono il loro ruolo, soprattutto a livello locale, e sono fondamentali per la rappresentanza delle comunità locali, ma anche per il migliore funzionamento della rete consolare, perché fanno da tramite tra l'autorità governativa, il console generale, e la comunità. Questa bellissima istituzione dei Comites, che tanti ci invidiano, era a scadenza l'anno scorso, dopo cinque anni, prevista da una legge ordinaria dello Stato. Ebbene, il rinnovo dei Comites non è stato permesso ed è stato spostato a data da destinarsi - il prossimo anno chi vivrà vedrà - persino il loro rinnovo: un'istituzione democratica elettiva, prevista da una legge ordinaria dello Stato, ogni cinque anni, quindi ampiamente prevedibile da un punto di vista di bilancio (Applausi) , non è stata rinnovata. Continuo. Non è stata presa in considerazione la proposta, presentata all'inizio della legislatura dal sottoscritto e da altri eletti all'estero - ma non solo - di istituire una Commissione bicamerale. Abbiamo fatto un passaggio presso la Presidenza del Senato, poi presso la Presidenza della Camera. È una proposta che è stata messa su un binario morto, ennesima umiliazione nei confronti dei diritti politici degli italiani all'estero. Sinceramente siamo delusi e anche tristemente inermi, a questo punto. Personalmente, nel gennaio scorso, ho presentato un ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. È una manovra istituzionalmente un po' aggressiva - lo confesso - però destinata a portare all'attenzione della Corte costituzionale la violazione dei diritti politici degli italiani all'estero, con una diminuzione della rappresentanza, che - come è stato riportato ancora questa mattina - prevedrebbe quattro senatori in rappresentanza di 6 milioni di persone. (Applausi) . Nessun consesso democratico del mondo prevede questo tipo di proporzionalità. Siamo ancora in attesa del vaglio di ammissibilità della Corte costituzionale. Denuncio pertanto anche oggi, in questa Assemblea, la situazione e ribadisco il fatto che ognuno si assume le responsabilità politiche nei confronti di una platea di nostri concittadini (gli italiani all'estero sono il 10 per cento della popolazione); poi si vedrà chi andrà in giro a reclamare meriti e chi, invece, avrà sarà premiato per la coerenza del comportamento tenuto. Ripeto, sono allibito. Voteremo naturalmente contro il provvedimento in esame e richiamo ancora una volta l'attenzione del Governo e - nello specifico - del Sottosegretario con delega al rispetto dei diritti degli italiani residenti all'estero. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento oggi in discussione annovera due ordini di problemi - uno di merito e uno di metodo - ma soprattutto la perdita di un'opportunità e un'occasione. In Assemblea abbiamo dibattuto più volte, in ragione del coronavirus, anche dell'organizzazione dei poteri dello Stato e abbiamo condiviso a lungo - maggioranza e opposizione, quindi in maniera trasversale - la considerazione per cui ridisegnare post -Covid i poteri dello Stato appartenga a una condizione favorevole, trasversalmente condivisa da parte di entrambi i rami del Parlamento. Infatti, non vi è dubbio che nel corso di questi mesi - a dire il vero, non soltanto in Italia - si siano ridisegnati poteri e funzioni in ordine e in virtù di una verticalizzazione delle funzioni statuali. Quindi, quale migliore occasione di quella attuale, in cui stiamo affrontando la pandemia con decisione, determinazione e direi anche con buonissimi risultati (a differenza di altri Stati), per fermarsi e aprire una fase costituente che all'interno preveda anche una revisione del numero dei parlamentari, ma dentro un'organizzazione dei poteri dello Stato organica e costituzionalmente definita. Dico questo perché una cosa è prevedere il taglio dei parlamentari prima di questa vicenda drammatica e altra cosa è discuterne a monte. Tralascio il fatto che chi allora condivideva queste mie stesse ragioni e avrebbe usato gli stessi argomenti che uso io, oggi ne utilizzerà di diversi e io lo ascolterò decisamente molto volentieri. Sottolineo tale aspetto perché si prefigurano qui due ordini di Stato (e guardo negli occhi il rappresentante del Governo). Non c'è dubbio che sia così e, quindi, perdiamo una doppia occasione. C'è, da una parte, chi ritiene che lo Stato prossimo venturo debba organizzarsi sulla base di due pilastri (un Esecutivo più forte e presidenti di Regione più autorevoli, in una sorta di binomio non costituzionalmente previsto, ma di fatto organizzato) e dall'altra chi - come me anche se non sono il solo - pensa che si debba invece procedere verso una tripolarizzazione nuova: poteri legislativi consolidati da una parte, società di mezzo rafforzata dall'altra e, più che i Governatori, i sindaci se vogliamo davvero lavorare per una rinascita che coincida con un rinascimento del Paese. Signor Presidente, mi siano consentire tre considerazioni prima di arrivare alle conclusioni. Chi legge il provvedimento in esame noterà, scritto in maiuscolo, sei volte la parola «Covid». Questo vuol dire che è stato organizzato il decreto tenendo conto, e non si può fare diversamente, di una emergenza continuativa. Se è così, e non si è conseguenti, mi viene in mente una battuta del comico Guzzanti quando diceva che solo ripetendo gli stessi errori si ha la certezza di eseguirli alla perfezione, perché non possiamo nemmeno, signor Presidente e rappresentante del Governo, mettere sulla nostra scacchiera - e l'abbiamo fatto giustamente - una polemica avviata con il Governo francese quando tenne le elezioni comunali nel cuore della pandemia e allo stesso tempo (è la mia terza e finale considerazione) eseguire una procedura che ricorda un errore drammatico compiuto dal Governo francese che oggi viene ammesso anche dal presidente Macron. Tralascio la questione della raccolta delle firme. Io appartengo ad un partito che ha una grande storia ma, anche per ragioni anagrafiche, ho vissuto soprattutto la fase successiva, quindi so cosa significa raccogliere le firme, so cosa significa chiedere le autocertificazioni. Per altri questa è una procedura grammaticale da testo universitario. Per Emma Bonino, per chi le parla e non so se per molti altri in quest'Aula il significato del funzionamento di questo meccanismo è invece, reale.