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Se veramente lei chiede uno spirito di forte collaborazione tra lei (e, io mi auguro, anche tra il Governo) e il Parlamento, allora noi siamo pronti a procedere nella direzione di questa collaborazione che lei richiede. (Applausi). Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro onorevoli colleghi, è ora di ricominciare: in sicurezza, ma è ora di ricominciare, per il bene dell'Italia e per il futuro del nostro Paese. Rispetto ad altri Paesi siamo indietro. Innanzitutto, dobbiamo dire un grazie, non soltanto al personale medico, al personale infermieristico, non soltanto a tutti coloro che hanno lavorato durante le settimane e mesi di lockdown , non solo alle Forze armate, ma anche proprio ai cittadini italiani, che hanno vissuto con disciplina e impegno queste settimane complicate. Adesso, però, dopo i ringraziamenti, è ora di rimettersi in moto, per recuperare i ritardi e per fare dell'Italia un Paese con meno burocrazia e meno tasse, un Paese capace, non di bloccare ma di sbloccare gli investimenti, di sbloccare e di dare libertà anche ai progetti e alle idee dei propri cittadini, imprenditori e tutti coloro che hanno voglia di operare per il bene del Paese. Se parliamo di ripartenza, anche economica, dobbiamo parlare di turismo, perché noi siamo il Paese nel quale, su ogni 10 euro di reddito prodotto, più di un euro va e viene dal settore del turismo. Ecco, perché la riapertura delle frontiere è essenziale. La linea seguita nelle prime settimane e nei primi mesi non è sempre stata congeniale ad aumentare la fiducia nel nostro Paese. Inizialmente, si è probabilmente temuto di essere bloccati in casa anche nel corso della prossima estate, cosa che per fortuna non sarà, e ci si è dimenticati di quelle centinaia di migliaia di operatori e di cittadini che in Italia vivono di turismo straniero. Poi, successivamente, si sono annunciate le aperture delle frontiere a partire dal 3 giugno, ma lo si è fatto senza avvisare i Paesi vicini, quindi creando ulteriori incertezza e, per di più, anche con brevi margini, tali per cui anche gli operatori alberghieri non sono stati immediatamente nelle condizioni di rendersi accessibili per i propri ospiti. Questo, però, non è il momento di guardare al passato. Anzi, guardiamo avanti, rimbocchiamoci le maniche, cerchiamo insieme di fare sì che questo turismo diventi un pezzo importante di quello scatto in avanti di cui il Paese ha bisogno così pressantemente. Quindi, signor Ministro, ben vengano le aperture annunciate anche quest'oggi. Per noi è stato difficile, sin dall'inizio, accettare anche quelle decisioni unilaterali che arrivavano, all'inizio della pandemia, da singoli Paesi; Paesi che ponevano veti per l'accesso degli italiani o rispetto a parti del nostro Paese. Ed ancora più difficile è oggi accettare che ancora si pongano, da parte di alcuni Paesi, dei limiti e delle restrizioni per il nostro accesso. Non è, dunque, il caso di tardare ulteriormente. Anche qui deve valere il concetto "in sicurezza, ma ricominciare". Innanzitutto, con i Paesi Schengen, garantendo la libera circolazione reciproca tra i diversi Paesi e senza più bisogno di quarantene. Contemporaneamente, sarebbe utile, a nostro parere, prevedere un costante monitoraggio dell'evolversi del contagio anche nei Paesi extra Unione europea, proprio per cercare, nel più veloce tempo possibile, di ripristinare la ripresa dei voli e degli spostamenti anche rispetto a Paesi dello spazio extra Schengen ed extra Unione europea. Vi sono, infatti, tutta una serie di Paesi, più o meno vicini, nei quali il numero dei casi di Covid-19 è comunque molto ridotto o nei quali, addirittura, non ci sono stati casi anche nel periodo peggiore di contagio. Quindi, impedire i collegamenti con tutta una serie di Paesi con l'Italia può avere effetti deleteri, sia sulla ripresa dell'economia che del turismo. In questo senso, ritengo importante riaprire tutti i nostri aeroporti interni e, come dicevo, monitorare a livello sia di unità di crisi che di concerto con il Ministero della salute e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per rendere possibile il ripristino più veloce dei collegamenti aerei e ferroviari a livello nazionale ed europeo. Se vogliamo far ripartire l'economia non possiamo prescindere da una piena funzionalità e da una totale rimessa in moto del sistema dei trasporti. Solo consentendo alla gente di muoversi liberamente possiamo pensare di rimettere in moto il Paese. L'estate che ci apprestiamo a vivere di certo non sarà paragonabile alle precedenti. L'emergenza sanitaria ha provocato una paralisi dell'intera filiera turistica, che per il nostro Paese rappresenta in tempi normali il 12 per cento del PIL e che in questo primo semestre dell'anno, secondo stime della CNA, ha subito una contrazione dei ricavi pari al 67 per cento. Si valuta che nei prossimi mesi - quelli clou - mancheranno all'appello circa 25 milioni di turisti dall'estero, con una conseguente riduzione del giro di affari, tre volte inferiore rispetto ai valori normali. Se vogliamo favorire la ripresa economica del Paese non possiamo che pensare a misure importanti di sostegno al turismo, le quali siano non soltanto eccezionali, ma anche strutturali e vadano verso una modernizzazione e una ristrutturazione dei siti di accoglienza e alberghieri, nonché verso una forte digitalizzazione della loro offerta turistica, con un'attenzione anche al cosiddetto turismo di ritorno, signor Ministro. All'estero vi sono 5 milioni di italiani fortemente legati al nostro Paese, i quali hanno vissuto con grande angoscia la realtà del nostro Paese nella fase di lockdown e che possono rappresentare un mondo importante per supportare tutto quell'indotto turistico ed economico ed essere di aiuto e sostegno a tanti piccoli territori, spesso minori e interni, soprattutto nel Sud Italia. Insomma, signor Ministro, signor Presidente, è ora di ricominciare a 360 gradi. Serve la politica: una politica responsabile, ma anche coraggiosa, capace di coniugare sicurezza e salute con il ripristino di una normalità e il rilancio del nostro Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, ho ascoltato con estrema attenzione il suo intervento in qualità sia di senatore, sia - ancor più - di sindaco di Orzinuovi, in Provincia di Brescia. Nel mio Comune, che ho l'onore di rappresentare dalla scorsa primavera, i morti ufficiali nel mese di marzo sono stati 98, contro i 12 della media degli anni precedenti, e 179 i contagiati. Signor Ministro, come può ben immaginare, l'incremento dell'800 per cento di decessi ha sconvolto la mia comunità di poco più di 12.000 abitanti.