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Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, dopo lunghe e non facili discussioni arriva qui nell'Aula del Senato questo disegno di legge. Ringrazio in primis il relatore Vattuone - anche per la pazienza con la quale ha cercato di confrontarsi con le diverse istanze che in queste ore all'esterno e ora all'interno dell'Aula affiorano, com'è inevitabile, su un tema così delicato - che ha cercato di arrivare a una sintesi, che non è stata facile, tant'è che questo disegno di legge era stato approvato già da molto tempo alla Camera dei deputati. Il Gruppo Forza Italia anche a Montecitorio ha contribuito a una mediazione, che, come tutte, rischia di lasciare insoddisfatti sia coloro che vorrebbero equilibri più avanzati - così si sarebbe detto con un'espressione della politica antica - sia quelli che pensano che si avvii negli anni futuri una navigazione piena di incognite, perché stiamo parlando comunque delle nostre Forze armate, chiamate a tanti impegni gravosi e delicati, all'estero e in Patria, che richiedono un'organizzazione gerarchica, una strutturazione e dinamiche diverse da quelle di altre organizzazioni. Il problema, che prima è stato affrontato dalla Camera, è stato come coniugare i temi della democrazia, della rappresentanza sindacale e della tutela dei diritti con un'organizzazione di stampo fortemente gerarchico. Ricordo il contributo dato dal Gruppo Forza Italia con la proposta di legge dell'onorevole Tripodi. La discussione sulla giurisdizione del TAR o della magistratura ordinaria che c'è stata alla Camera, su cui i contributi e gli emendamenti di Forza Italia sono stati decisivi, è stata conservata e confermata dal Senato. Seguo queste materie da molti anni e ricordo quando, modificando la legge sul Consiglio centrale di rappresentanza (Cocer), si è introdotta la rieleggibilità, che all'inizio non c'era e che pure allora suscitava problemi, perché si diceva che si professionalizzavano delle figure e che, trattandosi di militari, se fossero stati rieletti, sarebbero diventati "sindacalisti" di lungo corso. Più volte ho sostenuto che forse un ulteriore rafforzamento e un'unificazione dei Cocer, gli organi di rappresentanza interni, avrebbe potuto costituire una soluzione con più poteri per una rappresentanza più incisiva dei diritti del mondo militare. Su questo tema ci si è a volte confrontati. Ci furono ritocchi alla legge istitutiva, ma poi molte cose sono rimaste in sospeso. È arrivata poi la sentenza e, come spesso accade, le sentenze della Corte costringono, inducono e obbligano il Parlamento a legiferare. Abbiamo sentito anche qui in Aula alcune critiche. Anche oggi vedo le note di alcune organizzazioni e associazioni di stampo sindacale che esprimono insoddisfazione. Altri, con principi più conservatori, sono perplessi con altrettanta forza, ma credo che si sia raggiunto un punto di equilibrio. A questo bisogna però accompagnare una serie di riconoscimenti, perché è vero che l'attività delle associazioni sindacali ha dei limiti (è ovvio che nel mondo militare non si può scioperare e non si possono fare determinate cose). Del resto, anche nelle forze smilitarizzate, da decenni sindacalizzate, ci sono limiti alla possibilità di svolgere una rappresentanza. Il contrappeso alle limitazioni dei diritti e a un diverso esercizio delle libertà sindacali, connaturato alla specificità del mondo militare, deve trovare un bilanciamento nel rafforzamento degli strumenti di specificità. Rivendico al Gruppo di Forza Italia, al centrodestra e ai Governi guidati da Berlusconi di aver introdotto il tema della specificità, cioè il fatto di considerare il mondo in divisa e il comparto sicurezza e difesa come diverso all'interno del pubblico impiego, non perché gli altri non abbiano doveri, diritti e sacrifici (basti pensare al mondo della sanità e a tanti settori che abbiamo lodato, soprattutto in queste fasi difficili), ma perché il mondo militare rischia di più, con le missioni all'estero e l'impegno sul territorio (ci sono forze che vengono impegnate nell'ordine pubblico e anche nel mondo dell'Esercito i militari vengono ormai abitualmente impiegati in operazioni in Italia). Tutto questo va "compensato" - voglio usare un termine di questa natura - sul piano economico e normativo. Ci sono molte questioni da risolvere - anche la presidente Pinotti lo sa e lo condivide - sul tema della previdenza: a tal proposito, abbiamo sottoscritto proposte di legge con firme di Gruppi diversi. C'è un problema di natura economica, rispetto al quale questa legge di stabilità fa qualche apertura, che è stata apprezzata anche dagli organi di rappresentanza. È necessario raggiungere un punto di equilibrio sui diritti e le critiche da una parte e dall'altra dimostrano che si è trattato di un faticoso, a volte anche lento, compromesso per bilanciare diritti e funzionalità del mondo militare. Si tratta di un dibattito che dura da tanti anni e che ha portato a risultati come l'istituzione del Cocer, con alcune modifiche, alla legislazione precedente che ho ricordato prima, e con questa legge, che è frutto di una sentenza che però dobbiamo leggere per intero, nella quale parliamo di associazioni di natura sindacale, perché non si ignora una serie di prerogative e vincoli, che poi il personale delle Forze armate affronta con grande orgoglio e tenacia; dobbiamo anche ricordare infatti quello che fa in patria e all'estero. Ricordo al Governo - ma anche a noi stessi legislatori - che dobbiamo andare più veloci sul piano della specificità, che è un fatto di condizione normativa, di trattamenti economici e di garanzie previdenziali che, in un mondo in cui non si può protrarre l'attività lavorativa oltre un certo limite, per le ragioni usuranti dell'attività del comparto sicurezza-difesa, deve garantire meccanismi che non penalizzino coloro che devono sospendere l'attività lavorativa prima di altre categorie per ragioni logiche inevitabili, affinché non vedano una penalizzazione economica. Lo dico anche al relatore e ai membri della Commissione difesa, dove si lavora intensamente, con attenzione, con serietà e cercando sempre soluzioni ragionevoli, perché le Forze armate sono un presidio della Repubblica e non vanno strattonate con atteggiamenti politici che al loro interno possono creare anche guasti, a volte dobbiamo lavorare sul versante della specificità e dei trattamenti economici. Spero che anche le trattative per il contratto del comparto, che il ministro Brunetta ha riaperto e avviato nel corso dell'estate, siano a buon punto, perché siamo in un ritardo notevole: il contratto infatti è per il periodo 2019-2021, quindi quello che ci si accinge a firmare è in scadenza e ne servirà un altro subito dopo. Rivolgo quindi un appello al Governo - da condividere tra Ministro della pubblica amministrazione e gli altri coinvolti, dell'interno, della difesa, dello sport e delle infrastrutture, che poi hanno a che fare con il popolo in divisa - che anche la trattativa contrattuale si concluda positivamente. Guardiamo alle Forze armate nel loro insieme e non facciamone oggetto solo di un appello retorico e occasionale di gratitudine, che si esprime invece anche attraverso le leggi e i provvedimenti economici (la legge di stabilità sarà un ulteriore banco di prova qui in Senato nei prossimi giorni).