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Se si aumenta senza nessuna giustificazione, da due a quattro anni, il tempo in cui una persona straniera si vedrà riconosciuta la cittadinanza, sia attraverso il matrimonio che attraverso la naturalizzazione, e se si estende questa misura anche ai procedimenti già in corso, allora mi sembra palese che l'intento del decreto-legge è veramente solo quello di rendere più respingente il nostro Paese, di renderlo più chiuso e più opprimente, nei confronti di chi, nel pieno rispetto delle regole - lo sottolineo - chiede di diventare cittadino italiano. Vorrei chiedere a tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle che nella scorsa legislatura si erano detti favorevoli allo ius soli se sono davvero disposti a votare un provvedimento del genere, che ne è esattamente l'opposto (Applausi dal Gruppo PD) , e votarlo soltanto per un indecente patto con il vostro alleato di Governo, soltanto per l'accordo di scambio che in queste ore si sta consumando tra provvedimenti cari alla vostra maggioranza, a partire dalle norme sulla prescrizione. Siamo davanti a misure inique, che avranno soltanto la conseguenza di produrre più frustrazione e più rabbia in coloro che da tempo hanno fatto regolare richiesta e che vedranno togliersi la speranza di un futuro stabile soltanto a causa dell'arbitrio di una norma ingiusta. È questa la più grande e insopportabile stortura di questo testo: far passare l'idea che nel nostro Paese ci possano essere dei regimi di leggi speciali, delle forzature e dei rallentamenti introdotti con il solo obiettivo di dissuadere un soggetto dall'esercizio di un diritto. Insomma, è questa la cifra vera di questo Governo. Non c'entrava nulla la volontà di contrastare illegalità e creare sicurezza, perché dentro il provvedimento di fondi e interventi contro le organizzazioni criminali che vivono grazie al traffico di migranti non ce n'è l'ombra, e nemmeno per misure volte a rendere più sicuri i nostri territori. Il Partito Democratico aveva chiesto al Governo, con un emendamento, di cancellare tutte le misure previste sulla cittadinanza; lo abbiamo fatto perché tutte portano la firma indegna del sospetto della volontà punitiva contro chiunque non sia di sangue italiano. Farlo avrebbe reso un po' meno ingiusto questo testo. Mi chiedo, ma forse ricordo male: il ministro Salvini riconosceva che, quando regolari, i migranti potevano essere finanche per lui una sana opportunità per il Paese? Dov'è questo principio? Voi avete scelto, e concludo, signor Presidente, dopo giorni di balletti e tentennamenti che hanno messo in imbarazzo serio e senza precedenti quest'Assemblea, di alzare la barriera della fiducia, rendendo così impossibile qualsiasi intervento migliorativo. Lo avete fatto non per evitare quattro o cinque voti contrari della vostra maggioranza; lo avete fatto perché temevate - io dico a ragione - che su quei 70 voti segreti si infrangesse la più grande bugia detta ai vostri elettori, e cioè, cari colleghi dei 5 Stelle, che voi foste ancora una forza... PRESIDENTE. Concluda, senatrice Valente. VALENTE (PD) . ...che fa dei diritti degli ultimi, del rispetto della dignità delle persone e della tutela dei principali diritti umani una priorità sempre. Con questo provvedimento dimostrate la vostra vera natura, quella di una forza che, in nome di un patto di potere, di principi da salvaguardare ne ha veramente pochi, e che la matrice culturale dei vostri leader è molto più vicina alla Lega e alle destre razziste di quanto voi sarete mai disposti a riconoscere... PRESIDENTE. Senatrice Valente, o conclude o dovrò toglierle la parola; siamo oltre il minuto in più. VALENTE (PD) . …sicuramente molto di più di quanto non lo siano i vostri elettori, che si sono illusi di trovare in voi una forza di sinistra. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, a quest'ora l'intervento può essere soltanto breve, se ci riesco, e un po' pirotecnico, perché ieri ho dimenticato degli argomenti. Poi ho sentito il collega Mallegni che parla da sindaco, come altri qua dentro parlano della loro esperienza sul campo, e volevo aggiungere alcune cose. Al mio Paese, che ha 2.000 abitanti, il parroco, quando predica, mi dice che prima guarda se ci sono io e poi vede cosa può dire. Ci siamo capovolti i ruoli: lui fa Peppone e io faccio Don Camillo. Io gli dico che lui predica in un modo e poi mi dice di frenare in privato; ciò vuol dire che c'è un cambiamento, una realtà diversa da quella che appare. Io applico la teoria del pollaio: se in una società dove nascono maschi e femmine in numero più o meno uguale, secondo madre natura, si immettono troppi maschi, come ha fatto la Merkel due anni fa, si rompe l'equilibrio del pollaio, perché è così, è la natura. Dopodiché capita la notte di Colonia; secondo me, quando si darà un giudizio storico su tale vicenda, si dirà che è stata una tappa fondamentale della decadenza della civiltà occidentale che è stata aggredita. Le donne violentate in piazza la notte di Capodanno non hanno potuto fare denuncia, perché le autorità tedesche le hanno pregate di non sporgere denuncia e, sostenendo che la notizia non fosse di tendenza, hanno pregato i giornali di non pubblicarla. Andiamo a fondo, parliamo con i tedeschi, quelli che hanno vissuto. La teoria del pollaio mi fa dire che se noi importiamo solo uomini finiremo male. C'è poi la questione, che ho sentito citare anche da altri colleghi, della nostra emigrazione in America. Ma quello era un contesto storico completamente diverso, dove l'America sconfinata aveva bisogno di braccia e di menti (poi abbiamo esportato anche un po' di malavita, ma poca). Quello era un altro contesto, dove si andava con regole precise, si accettavano quelle regole e si lavorava duro. Qui è esattamente il contrario. C'è una società che di suo ha il problema della denatalità; ma io non lo vorrei risolvere con il metodo del pollaio, sia chiaro. Io lo vorrei risolvere con gli italiani, ma siamo esattamente nella situazione contraria. Siamo una popolazione con densità adeguata, non ne abbiamo bisogno. Non è umano? Aiutiamoli a casa loro, come ha sempre detto e sostenuto la santa madre Chiesa quando ragionava ancora, prima delle aperture degli ultimi tempi. I vescovi cattolici dell'Africa dicono agli africani: «Cari giovani, non emigrate, perché abbiamo bisogno di voi qui; voi siete quelli che hanno studiacchiato un po'; siete quelli forti e che lavorate». Anche là ci sono le industrie; l'Africa sta crescendo, non è quella che pensiamo, l'abbiamo vista tutti. Se vogliamo allora guardare con franchezza e con verità, senza dei residui ideologici che a mio avviso non appartengono più - almeno in parte - alla società italiana forse dovremmo applicare - perché si rischia di predicare e di ottenere gli effetti opposti - un principio analogo a quello di Trump: prima gli italiani, prima l'Italia. Veniamo allo SPRAR. Lo SPRAR è un meccanismo di una complessità enorme, fatto di burocrazia, che non ha riscontro reale.