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Per cercare di ovviare all'espresso divieto contenuto nell'articolo 17- bis della legge elettorale - di cui ho parlato in precedenza - di per sé insormontabile, la proposta approvata dalla Giunta fa leva sul successivo articolo 19, comma 2, del testo unico delle leggi per l'elezione del Senato, secondo cui «nel caso in cui rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, un seggio in un collegio plurinominale si applica l'articolo 86 del testo unico delle leggi recanti norme per la relazione della Camera dei deputati», il quale, a sua volta, per il caso in cui lista abbia già esaurito i propri candidati, rinvia alle modalità di cui agli articoli 84, commi 2, 3, 5 e (per l'appunto) 4. Questa oserei dire spericolata e maldestra interpretazione della legge elettorale del Senato, frutto di un "doppio rinvio" (dall'articolo 19 del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica all'articolo 86 del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati e, da questo, al precedente articolo 84, comma 4), è manifestamente infondata. Essa si basa infatti sul presupposto che la legge elettorale del Senato contenga nel suo testo due norme in contraddizione l'una con l'altra: l'articolo 17- bis , che vieta il rinvio alla legge della Camera, e quindi l'assegnazione di seggi senatoriali in soprannumero in un'altra circoscrizione regionale, e l'articolo 19 che, rinviando per casi del tutto differenti ad un articolo della legge elettorale della Camera, che a sua volta rinvia a un altro articolo della medesima legge, permetterebbe l'assegnazione dei seggi in soprannumero in Sicilia ad un'altra circoscrizione regionale. Tale interpretazione è inoltre infondata anche perché il citato articolo 19, come ammette lo stesso relatore, ha finalità ed ambiti di applicazione differenti rispetto al precedente articolo 17- bis . Quest'ultimo, infatti, riguarda la fase iniziale dell'assegnazione dei seggi, mentre l'articolo 19 tratta della fase posteriore della vacanza del seggio già assegnato «per qualsiasi causa, anche sopravvenuta». È infondata, infine, anche perché l'interpretazione accolta dalla Giunta della legge elettorale del Senato, che condurrebbe alla fine ad attribuire in Umbria il seggio assegnato alla Sicilia, renderebbe la legge elettorale chiaramente incostituzionale per violazione del dettato di cui all'articolo 57 della Costituzione più volte da me, e da tutti i colleghi di minoranza intervenuti in precedenza, richiamato. La soluzione prospettata dalla Giunta è illegittima per violazione del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica ed incostituzionale per la violazione del principio contenuto nell'articolo 57 della Costituzione per il quale «il Senato è eletto a base regionale». Non pare dubbio che il profilo di maggiore illegittimità della proposta approvata a maggioranza dalla Giunta sia proprio il suo evidente e radicale contrasto con l'articolo 57, primo comma, della Costituzione, profilo che non a caso tale proposta omette completamente di approfondire, quasi che essa lo abbia risolto ritenendo implicitamente - e illegittimamente - prevalente la disposizione legislativa - peraltro erroneamente interpretata, come ho detto in precedenza - su quella costituzionale. È evidente che si tratta di una fantasia giuridica. L'articolo 57, primo comma, della Costituzione, invece, imponendo la base regionale per l'elezione del Senato, implica che il livello di aggiudicazione dei seggi sia solo e soltanto quello regionale, senza possibilità di traslazione dei seggi vacanti da una circoscrizione regionale ad un'altra, invece possibile e consentita dal testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati, che non incontra il limite posto dall'articolo 57, primo comma, della Costituzione riferito esclusivamente all'elezione del Senato. Non a caso, del resto, nella storia repubblicana la legge elettorale del Senato non ha mai previsto, né si sono mai verificate, ipotesi di slittamento di seggi da una circoscrizione regionale ad un'altra. Mi sia consentito, Presidente, di aggiungere un'ulteriore osservazione. La Giunta delle elezioni ha un compito estremamente gravoso, un compito per il quale, soprattutto quando valuta la validità delle elezioni, esercita evidentemente poteri molto ampi, anche di discrezionalità. Questo però non significa che la Giunta delle elezioni possa essere svincolata dalla legge e possa violare dei principi legislativi. Tutte le decisioni prese dalla Giunta, devono essere adottate nell'ambito della legalità piena, nel rispetto delle leggi vigenti in questa Nazione. A maggior ragione, è indispensabile e doveroso che anche la Giunta delle elezioni si attenga, prima di tutto, all'osservanza della nostra Costituzione, che costituisce, comunque, il faro anche per l'applicazione delle altre leggi. Ove ci fosse una norma palesemente incostituzionale - ma, di fatto, la legge vigente non lo è, perché l'esatta interpretazione anche della norma della legge elettorale vigente non consente comunque il ragionamento che è stato fatto nella relazione di maggioranza - a ben vedere non esisterebbe possibilità di applicarla. Invece, l'interpretazione che è stata fornita viola completamente, tanto la legge elettorale, che non indica il percorso che è stato seguito, quanto, soprattutto, le norme costituzionali. È evidente che non può essere approvata la relazione di maggioranza e che si dovrà di nuovo valutare la situazione che si è venuta a creare a seguito dell'esame della vicenda siciliana. PRESIDENTE . Comunico che è stata presentata la questione sospensiva QS1. Ha chiesto di intervenire la senatrice Ginetti per illustrarla. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, premesso che, con propria deliberazione, in data 26 giugno 2019, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, riunita per discutere dell'attribuzione del seggio non assegnato nella circoscrizione Sicilia 2 per mancanza di candidati della lista aggiudicataria, ha deciso di proporre all'Assemblea del Senato, disattesa ogni diversa istanza, di deliberare l'attribuzione del seggio resosi vacante ad un candidato di quella stessa lista non eletto in un'altra circoscrizione regionale dove questa ha ottenuto la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, la soluzione prospettata dalla Giunta concernente il seggio non assegnato in Sicilia non è il risultato di una decisione giuridicamente fondata, ma di una deliberazione assunta in forza della sola logica numerica della maggioranza politica del momento. Ciò ha prodotto una soluzione che risulta palesemente illegittima, per violazione della attuale legge elettorale del Senato, ed incostituzionale per la violazione del principio contenuto nell'articolo 57 della Costituzione, che richiede che il Senato sia eletto a base regionale.