[pronunce]

3.1.- Secondo l'interveniente, tutte le questioni muovono dall'asserita irragionevolezza della distinzione tra professioni ordinistiche e non ordinistiche ai fini del rilascio del visto di conformità, sia "pesante" che "leggero", non sussistendo più, ad avviso del rimettente, una differenza apprezzabile tra le due categorie professionali, tenuto conto dell'approvazione della legge n. 4 del 2013 e del fatto che i tributaristi non iscritti possono inviare le dichiarazioni dei redditi all'amministrazione finanziaria. Tale distinzione, tuttavia, sarebbe piu&#768; che ragionevole e costituirebbe in ogni caso il frutto di una scelta discrezionale del legislatore non manifestamente irragionevole. 3.1.1.- Quanto alla violazione dell'art. 3 Cost., non sarebbe condivisibile l'assunto del rimettente per cui la citata legge n. 4 del 2013 avrebbe sostanzialmente equiparato professioni ordinistiche e non, sotto il profilo della garanzia di esercizio della professione nel possesso di requisiti di capacita&#768; e correttezza. L'interveniente osserva che i professionisti indicati nella disposizione censurata garantiscono in modo intenso l'amministrazione finanziaria circa la professionalita&#768; e la correttezza nell'apposizione del visto, in quanto hanno superato un esame di Stato o hanno conseguito una laurea abilitante alla professione; inoltre, essendo iscritti ad un albo vigilato da uffici ministeriali, sono soggetti a pregnanti obblighi deontologici, al controllo sullo svolgimento corretto e regolare dell'attivita&#768; professionale e al potere disciplinare esercitato dall'ordine o collegio di appartenenza. La legge n. 4 del 2013, lungi dall'avere sostanzialmente assimilato le due categorie di professioni, ne avrebbe confermato la «scissione [...] in ordine alle attività», là dove, all'art. 2, comma 6, ha previsto che ai professionisti non organizzati in ordini o collegi, anche se iscritti alle associazioni professionali di natura privatistica disciplinate dallo stesso art. 2, «non e&#768; consentito l'esercizio delle attivita&#768; professionali riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l'iscrizione al relativo albo professionale». Sarebbe pertanto evidente che il legislatore del 2013 non ha parificato, ai fini che qui interessano, «i soggetti di cui alle lettere a) e b) rispetto a quelli di cui alla lettera e)», avendo ribadito il divieto per i secondi, in quanto non iscritti, di svolgere un'attività riservata dalla legge solo ai primi, in quanto iscritti. Né sarebbe sufficiente, ai fini dell'assimilazione prospettata dal giudice a quo, la prevista possibilità che le menzionate associazioni professionali siano iscritte in un apposito elenco pubblicato nel sito internet del Ministero delle imprese e del made in Italy, in quanto l'attivita&#768; ministeriale di vigilanza conseguente a tale iscrizione non sarebbe esercitata sulle professioni non organizzate, ma esclusivamente sulla «corretta attuazione delle disposizioni della [...] legge» (art. 10, comma 1, della legge n. 4 del 2013). Inoltre, il citato Ministero, qualora venissero meno i requisiti e le prescrizioni previste per l'iscrizione, non potrebbe esercitare un potere di sospensione o di cancellazione dell'associazione dall'elenco, mentre il potere sanzionatorio attribuito in via generale all'Autorita&#768; garante della concorrenza e del mercato opererebbe nelle sole ipotesi in cui la condotta delle associazioni iscritte configuri una pratica commerciale scorretta. Quanto ai singoli esercenti le professioni non ordinistiche, invece, non sussisterebbe un sistema generale di vigilanza e di controllo pubblicistico sulle attivita&#768; professionali da essi svolte nei confronti dei terzi e della pubblica amministrazione. I tributaristi, peraltro, potrebbero esercitare la professione anche in assenza di iscrizione ad un'associazione, onde in tali ipotesi non sarebbe svolto nei loro confronti alcun controllo, ne&#769; da parte dell'associazione, ne&#769; da parte del ministero competente. La novella del 2013 non avrebbe dunque il fine di rimuovere dall'ordinamento le riserve di attivita&#768; in favore dei professionisti iscritti (assunto, questo, implicitamente sotteso al ragionamento del giudice a quo), bensi&#768; il fine di disciplinare le professioni non ordinistiche, in precedenza non regolamentate, onde tutelare non soltanto i professionisti, ma soprattutto i consumatori e il mercato. Ciò posto, l'interveniente osserva che la scelta del legislatore rientrerebbe nella sua insindacabile sfera di discrezionalità, non potendosi nutrire dubbi sulla non manifesta irragionevolezza del diverso trattamento previsto dalla disposizione censurata. L'attività di rilascio del visto di conformita&#768; costituirebbe una specifica funzione pubblicistica delegata a soggetti privati, apparendo dunque ragionevole riservarla a professionisti che, essendo iscritti in albi o collegi, sono soggetti ai poteri di carattere pubblicistico - tra cui quello di far osservare la deontologia professionale - di cui e&#768; titolare il loro ente esponenziale istituito per legge. Le medesime considerazioni giustificherebbero la scelta di non delegare la suddetta funzione pubblicistica a professionisti iscritti ad associazioni di diritto privato, le quali potrebbero esercitare nei loro confronti, in linea di principio, poteri di natura meramente privatistica, dovendosi considerare, al riguardo, che l'apposizione del visto di conformita&#768; produce effetti giuridici di particolare rilevanza (in particolare, ai fini del rimborso dei crediti IVA e dell'utilizzo in compensazione di crediti tributari). Questioni analoghe - osserva ancora l'interveniente - sarebbero state comunque gia&#768; esaminate da questa Corte, che con la sentenza n. 307 del 2002 ha dichiarato non fondata la questione di legittimita&#768; costituzionale dell'art. 36 del d.lgs. n. 241 del 1997, alla cui stregua il rilascio della «certificazione tributaria» è riservata ai revisori contabili, iscritti in determinati e specifici albi professionali, con una anzianita&#768; professionale di cinque anni. 3.1.2.- Le precedenti argomentazioni difensive consentirebbero di rigettare anche le questioni riferite agli artt. 41 e 117, primo comma, Cost., in quanto la violazione di tali parametri dovrebbe pur sempre presupporre l'irragionevolezza del diverso trattamento censurato dal rimettente. Si dovrebbe considerare, al riguardo, che la contestata riserva a favore delle professioni ordinistiche tende alla salvaguardia di altri interessi di rilievo costituzionale, tra i quali il buon andamento dell'amministrazione, la tutela delle pubbliche finanze nonche&#769; la tutela dei contribuenti, «potenzialmente rilevanti anche come consumatori». Alla luce della giurisprudenza costituzionale sulla necessità di bilanciare tutti i valori e i principi costituzionali, la questione si risolverebbe - nuovamente - nell'accertare se, in concreto, il bilanciamento tra i contrapposti interessi sia stato ragionevolmente operato dal legislatore.