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Quella solitudine era un sovversivismo rispetto alla cultura dominante della sinistra di allora, che sarebbe stata massimalista e certamente non autonomista, bensì dipendente da Mosca. Matteotti ha significato, per me e per l'idea che me ne sono fatto, la figura di un martire della Repubblica. Il modo in cui è stato assassinato credo sia espressione di una delle più autentiche viltà che si possano immaginare. Qualcuno prima ha ricostruito anche le varie fasi processuali che hanno segnato la riscoperta della verità sul sequestro prima e sull'assassinio poi, perpetrato con una coltellata al cuore di Giacomo Matteotti. Queste cose ormai fanno parte di un passato acquisito, guardiamo avanti. Cari colleghi, credo che la democrazia abbia un senso, come abbiamo sentito anche quest'oggi nelle parole assolutamente misurate e di precisa collocazione del nostro Paese pronunciate dal presidente del Consiglio Draghi. Scusatemi se sono passato da un argomento all'altro, ma credo che vi sia una continuità ideale tra alcune figure storiche e alcune figure attuali e contemporanee, che costruiscono e fanno dell'Italia una delle grandi democrazie del mondo e una delle culle della democrazia del mondo. (Applausi) . SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando pensiamo a Giacomo Matteotti pensiamo a un uomo libero, un politico che non ebbe paura di denunciare i brogli e le violenze fasciste durante le elezioni dell'aprile 1924, pagando con la propria vita questo atto di coraggio. Alla fine del celebre discorso pronunciato alla Camera dei deputati nel maggio dello stesso anno, il politico era consapevole che quel coraggio lo avrebbe portato a morire e fu proprio così. Il segretario dell'allora Partito Socialista Unitario verrà rapito e ritrovato privo di vita il 16 agosto, in un bosco a una trentina di chilometri a Nord della Capitale. «Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non la ucciderete mai», queste furono le parole pronunciate da Giacomo Matteotti nell'ultimo discorso alla Camera; parole che hanno animato e dato forza al potente desiderio di libertà degli oppositori del fascismo, tanto che durante la Resistenza il Partito Socialista costituirà le brigate Matteotti, a cui partecipò come dirigente Sandro Pertini. L'esempio che Giacomo Matteotti ha lasciato alle successive generazioni è stato potentissimo. Per questo è importante continuare a ricordare le sue azioni e il suo pensiero per non disperderne l'eredità. Il disegno di legge celebrativo non ha solo una valenza storica, ma contribuisce a tenere vivo il ricordo di una figura fondamentale nella vita politica italiana, ma soprattutto un emblema di libertà. Della libertà, purtroppo, si apprezza l'importanza solo quando la si perde, altrimenti la si dà per scontata, come un'opera d'arte che, a forza di averla sotto gli occhi, non viene apprezzata. In questi ultimi anni, la nostra libertà è stata duramente messa alla prova, prima dalla pandemia, che ci ha rinchiuso in casa e poi ci ha vietato qualsiasi attività sociale e addirittura lavorativa, ora dalla guerra in Ucraina, che ci fa assistere impotenti alla sopraffazione tra popoli addirittura in diretta televisiva. Una guerra infame, che uccide donne e bambini e lascia tutto intorno il deserto della distruzione, mentre siamo costretti a sentire verità di comodo in Paesi dov'è impossibile esprimere il proprio pensiero libero. È una situazione quasi irreale e incomprensibile, se si pensa a tutte le iniziative promosse dopo l'ultimo conflitto mondiale affinché certe cose non succedessero più, affinché il ricordo di fatti efferati e la storia insegnassero a non decadere più nella guerra e nella violenza. Il contenuto del presente disegno di legge dev'essere un monito anche per noi, per non cadere negli stessi errori, per non soffocare la libertà degli altri. Per questo proprio oggi è quanto mai importante e necessario continuare a tenere vivo il ricordo di figure come quella di Giacomo Matteotti, gigante della libertà che ha lottato contro la violenza e la sopraffazione della dittatura, affinché le nuove generazioni, ma anche noi, potessero vivere senza essere oppresse dal potere e assaporare a pieno il profumo della libertà. Ringrazio il proponente di questo disegno di legge, il Presidente della 7 a Commissione, tutti i firmatari e tutti i componenti della Commissione e con questo annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, sarò brevissima, perché dopo l'assenso venuto da tutti i Gruppi in Aula credo non ci sia bisogno di sostenere, con una motivazione ulteriore, il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. Sono convinta che questo sia un momento da ricordare in quest'Aula. Molti di noi potranno partecipare, nei prossimi tre anni, a una serie di eventi che partiranno da oggi per celebrare in maniera corretta e convinta la figura di Giacomo Matteotti. Probabilmente, se siamo seduti tutti qui dentro oggi, lo dobbiamo anche a lui. Questo è quindi il giusto tributo a un eroe del nostro Paese, che mi auguro non sia mai più solo. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Ringrazio i colleghi per il tenore degli interventi che sono stati di altissimo livello e consoni all'occasione. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PUGLIA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, come sicuramente avrete appreso dalla stampa nazionale, il 7 maggio ci ha lasciato - ma solo fisicamente - il celebre medico napoletano Benedetto Pepe, coordinatore nazionale del Sindacato autonomo urgenza emergenza sanitaria (SAUES), già candidato con il MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative svoltesi nel 2019 a Ischia, sua seconda casa da sempre, dove - a Perrone - trascorse parte del suo tempo, sin dagli anni Cinquanta, con i genitori, Antonio e Imma, e i fratelli, Roberto e Giuliana, formando una famiglia amata e profondamente rispettata. Ci ha lasciato poi un grande psichiatra, dirigente medico di primo livello dell'ASL Napoli 1, stimato dai suoi colleghi del dipartimento di salute mentale di via Adriano e amato dai suoi pazienti che si sono riversati a centinaia nel giorno del suo ultimo saluto presso la Chiesa dell'Addolorata alla Pigna. Un arresto cardiaco lo ha portato via troppo presto, strappandolo alle braccia della moglie Angela Aiello, per cui stravedeva in modo incredibile, e degli amatissimi figli Luca, Antonio (collaboratore per anni qui in Senato) e Daniele, che si laurea proprio in questi giorni in psicologia e a cui faccio i miei personali auguri. Poteva salvarsi?