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Sicuramente è positivo il fatto che noi oggi ci prendiamo un impegno nei confronti della macchina della giustizia e nei confronti dei cittadini. Ci prendiamo un impegno, che ovviamente poi il Governo e noi tutti in Parlamento dobbiamo portare a piena attuazione. L'aspetto negativo che però devo sottolineare è il fatto che probabilmente non bisognava aspettare l'arrivo del PNRR e - ahimè - della pandemia per farlo: erano problemi che avremmo dovuto vedere e risolvere molto prima. Comunque, siamo in questa situazione e non possiamo certamente tirarci indietro. Prendiamo quello che c'è all'interno di questo testo, che è stato elaborato nelle sedi delle Commissioni competenti; anzi, colgo l'occasione per ringraziare tutti i membri della 1 a e della 2 a Commissione, in particolare i colleghi del mio Gruppo, per il grande lavoro che è stato fatto su tutti gli emendamenti, non soltanto quelli in materia di giustizia. Tornando a parlare degli spunti relativi al mondo della giustizia, all'interno di questo provvedimento, all'articolo 11, si va ad incidere sul personale dell'ufficio per il processo. Non posso che richiamare alcune criticità che avevamo già sollevato rispetto a questo istituto, che obiettivamente è stato creato per cercare di risolvere un problema, ma probabilmente ne crea degli altri, quantomeno all'interno della gestione della macchina amministrativa e della macchina giustizia. Queste ovviamente sono critiche che arrivano da chi vive il tribunale, perché chi non ha modo di lavorare all'interno delle stanze dei tribunali, probabilmente non sa nemmeno che cos'è l'ufficio per il processo. Poi, nel concreto, nell'attuazione delle norme, ci sono obiettivamente delle criticità, ma cercheremo di risolverle, perché siamo in questa sede per cercare di risolvere i problemi, non certo solo per lamentarci, come probabilmente fa qualcun altro. Un aspetto che va sottolineato è che, all'interno di tutte le riforme che stiamo portando avanti, a cominciare da questa, dobbiamo cercare di immettere quelle risorse di cui parlavo prima, in un sistema che poi va a regime e funziona effettivamente. Altrimenti, rischiamo semplicemente di portare qualcosa di positivo in una macchina che però sta ferma. Non dobbiamo permettere questo, ma dobbiamo consentire invece che la macchina corra, nel rispetto del diritto, perché anche all'interno di tutte le altre rivoluzioni che stiamo vedendo, come la riforma del processo civile e del processo penale, stiamo guardando sempre e soltanto a quello che ci dice l'Europa all'interno delle indicazioni del Piano, cioè che la giustizia deve essere veloce. Aggiungo che la giustizia deve essere veloce, ma deve essere giusta, nel rispetto delle norme di diritto dell'ordinamento giudiziario e dell'ordinamento giuridico, altrimenti veniamo meno a quei richiami che sono all'interno della Costituzione e che dobbiamo continuamente tenere a mente, tutti noi che lavoriamo all'interno delle Aule legislative. Non è questo il luogo e il momento - ripeto - di discutere delle altre riforme che sono in corso di esame in Parlamento, però dobbiamo ricordarci che quando parliamo di rafforzamento della pubblica amministrazione e rafforzamento della giustizia, dobbiamo farlo seguendo due elementi: rapidità e oculatezza. Qui mi rivolgo al Sottosegretario, che ringrazio per la pazienza che ha avuto durante le sessioni di Commissione, a tratti estenuanti, ma, obiettivamente, io credo che si poteva fare un lavoro migliore. Sicuramente sì: ne sono convinto. Il nostro Gruppo lo ha anche lamentato. Partiamo, però, sicuramente da una base. Nell'esecuzione di queste norme, però, e nel portare ad efficienza ed efficacia queste norme, dobbiamo essere rapidi ed oculati. Rapidi perché dobbiamo agire velocemente, perché il nostro sistema ha bisogno che queste nuove forze vengano immesse il prima possibile, in maniera oculata, evitando poi che tutte le risorse che stiamo mettendo sul tavolo vengano sprecate. Non voglio dilungarmi oltre, ma ricordo semplicemente che la riforma della giustizia, la riforma del personale della giustizia e di tutti coloro che lavorano all'interno della giustizia non si ferma al 2026. Noi dobbiamo lavorare oggi, affinché tutto il sistema giustizia vada a regime e vada a regime seriamente. Su questo faccio un ultimo richiamo, ricordando il monito che il presidente dell'Unione camere civili ha fatto all'ultimo Congresso nazionale forense, in cui ha detto, molto chiaramente, che non bisogna dimenticare che la giustizia giusta non sempre è giustizia veloce e viceversa. Quindi, noi lavoriamo affinché sia il più veloce possibile, ma sempre nel rispetto dei diritti dei cittadini. Mi rimetto alle dichiarazioni di voto del mio Gruppo. Ringrazio dell'attenzione e, ovviamente, mi auguro che i provvedimenti arrivino realmente nelle aule dei tribunali e nelle aule della pubblica amministrazione, affinché tutti i cittadini possano avere finalmente un servizio quantomeno efficace ed efficiente. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, signor Sottosegretario, nell'affrontare il decreto-legge che oggi convertiamo, che punta a rafforzare le capacità amministrative della pubblica amministrazione, consentitemi di fare una riflessione sul mio percorso professionale. Io sono stata venticinque anni nella pubblica amministrazione. La sensazione che ho sempre avuto è stata che la forma e il rigore procedurale fossero molto più importanti della sostanza e degli obiettivi, che le relazioni con il mondo politico fossero molto più importanti dell'apporto professionale individuale, magari talvolta critico, e che il lavoro individuale fosse più importante di quello in team . Concludo dicendo che anche la comunicazione, se troppo chiara e trasparente, veniva considerata meno professionale rispetto al cosiddetto linguaggio burocratico. Poi sono passata a lavorare nel privato e mi sono resa conto che la situazione era esattamente contraria. Quindi, mi sono chiesta perché alcune funzioni, più tipiche del mondo privato, non entrassero nella pubblica amministrazione e il cosiddetto rigore procedurale, più tipico della pubblica amministrazione, non permeasse invece il mercato. Dico questo perché, secondo me, è fuorviante pensare che vi sia una contrapposizione tra mercato e pubblica amministrazione, che invece devono poter coesistere in maniera equilibrata e complementare. Un'economia sana è sicuramente un'economia che ha bisogno di entrambi gli aspetti: di buone regole, di servizi pubblici di qualità e di imprese dinamiche ed innovative. Ricordo, peraltro, che il premier Draghi ha detto che il recovery plan può, ma soprattutto deve, essere un grande attivatore di investimenti privati, una sorta di leva finanziaria per sollevare l'economia del Paese. Queste sono parole che hanno un peso specifico estremamente importante. Io credo che tutti noi siamo oramai convinti, perché lo stiamo dicendo nei lavori di Commissione, in Aula e dappertutto, che il recovery plan offra la possibilità di migliorare il funzionamento della pubblica amministrazione, di stimolare l'iniziativa privata e quindi di modernizzare l'economia.