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tra l'altro, da un confronto con la Regione Lazio, si evince che "in piena emergenza le mascherine sono state acquistate, per quantità molto inferiori, a prezzi simili. 4 milioni di FFP3 sono costate in media 3,9 euro, 17,6 di FFP2 3,17 e i quasi 13 milioni di chirurgiche 0,58". "La Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, ha acquistato in pieno caos le FFP3 a 5,88, le FFP2 a 4,58 e le chirurgiche a 0,56", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di chiarire i fatti descritti, sulla base di quali criteri, e da chi, siano stati individuati gli intermediari, se ciò sia avvenuto per il tramite di rapporti personali del commissario Arcuri e perché non siano state scelte aziende e professionisti del settore; se intenda chiarire gli aspetti concernenti i compensi per le intermediazioni e se i prezzi della fornitura di mascherine siano da ritenersi congrui e quante mascherine siano arrivate durante entro la "fase 1" dell'emergenza e se corrisponda al vero che in parte siano invece arrivate a luglio. Atto n. 4-04493 PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: dal 1° settembre 2020, 18 pescatori che erano a bordo dei due pescherecci "Medinea" e "Antartide" partiti da Mazara del Vallo (Trapani) si trovano in stato di fermo in una caserma di Bengasi, trattenuti senza aver commesso alcun reato nella città costiera dell'est della Libia; gli equipaggi sono stati presi in ostaggio a una quarantina di miglia dalle coste della Libia; 8 di loro sono italiani e 6 tunisini, 2 sono indonesiani e 2 senegalesi; le autorità del luogo, che rispondono al maresciallo Khalifa Haftar che controlla quell'area, hanno dato notizie generiche sulla situazione dei pescatori, e in questi tre mesi risulta che l'unico contatto sin qui avvenuto tra i marittimi e le loro famiglie sia stata una breve telefonata avvenuta il 12 settembre per il tramite del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; i familiari delle persone fermate hanno chiesto a più riprese al Governo di sbloccare le trattative avviate con la Libia per la loro liberazione: alcuni hanno occupato la sala consiliare del Comune di Mazara, altri hanno organizzato un presidio davanti alla Camera dei deputati in piazza Montecitorio, a Roma; in sede parlamentare, anche mediante interrogazioni con risposta immediata, l'interrogante ed altri senatori hanno sentito sul caso il Ministro in indirizzo ricevendo in risposta sterili rassicurazioni di circostanza la cui conseguenza è l'assoluta insufficienza dei risultati sin qui ottenuti; tra i vari contatti che il Governo italiano ha attivato per il rilascio dei pescatori siciliani, il Governo Conte si sarebbe rivolto al Governo degli Emirati arabi uniti per una mediazione con l'"Esercito nazionale libico" di Haftar per liberare gli 8 marittimi italiani. Le autorità della Cirenaica hanno chiesto in cambio il rilascio di 4 cittadini libici condannati in Italia in via definitiva per traffico di esseri umani e nella fattispecie di persone che nell'agosto 2015 avevano attraversato il canale di Sicilia con una imbarcazione carica di migranti, durante la cui traversata avevano percosso alcuni migranti per tenerli sottocoperta; la nave venne affondata in prossimità della costa siciliana, e molti migranti erano rimasti uccisi nell'incidente; l'Italia avrebbe chiesto, dunque, aiuto agli Emirati arabi ma, come fatto sapere da fonti libiche e riportato anche da autorevoli organi di stampa, una liberazione "a costo zero" sarebbe da escludere e Haftar sarebbe intenzionato a "non liberare nessuno fin quando non verranno consegnati i quattro" giovani libici partiti 5 anni fa da Bengasi e condannati in Italia come assassini e trafficanti di migranti; l'offerta di scambio è irricevibile, ma è altrettanto chiaro che tale stallo sulla sorte degli italiani non può perdurare all'infinito, urge una soluzione e i pescatori devono essere liberati; altre fonti contattate da Adnkronos international rilevano come le autorità libiche "considerano quelle acque zone di interesse economico esclusivo libico" e non tollerano "violazioni dei propri diritti economici sulle proprie acque" ma il Governo italiano brancola nel buio, esita e si affida a Emirati arabi uniti, nonché a Russia e Egitto, di cui Haftar è un "protetto"; secondo fonti vicine ai servizi italiani "qualcosa bisognerà concedere ad Haftar" e si valuterebbe in tal senso l'ipotesi del pagamento di un riscatto, modalità sinora sempre negata dal Governo italiano, nonostante simili circostanze abbiano riguardato analoghi fatti avvenuti in Afghanistan, Iraq, Siria, Somalia, Libia, Kenya; preoccupa non solo l'estenuante protrarsi di questo sequestro e l'inefficacia dell'azione sin qui posta in essere dal Governo italiano per riportare a casa i pescatori, ma soprattutto che lo stesso si stia affidando al ruolo ambiguo di chi dovrebbe mediare per la liberazione ma è alleato di Haftar e grazie al cui appoggio Haftar ricatta l'Italia, forte del sostegno militare degli Emirati arabi uniti; risulta, in particolare, un rapporto riservato delle Nazioni Unite, che nel 2020 gli Emirati arabi uniti avrebbero aumentato il loro rifornimento di armi a Khalifa Haftar, capo delle milizie del Governo della Libia orientale; la notizia è stata riportata dal "Wall street journal", che ha scritto che gli Emirati arabi uniti avrebbero rifornito di armi Haftar, violando l' embargo internazionale, per ostacolare l'influenza della Turchia nell'area; tra gennaio e aprile 2020 inoltre l'aeronautica militare degli Emirati avrebbe inviato circa 150 forniture di munizioni e di sistemi di difesa e decine di voli di rifornimento, tramite un aereo da trasporto militare C-17 di fabbricazione statunitense, sarebbero continuati durante l'estate, anche dopo le sconfitte di Haftar durante l'offensiva contro Tripoli; avrebbero utilizzato anche navi per rifornire di carburante l'aviazione militare sotto il controllo di Haftar, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sullo stato attuale delle trattative per la liberazione dei pescatori, circa le iniziative di mediazione intraprese con Stati esteri ed in particolare con gli Emirati arabi uniti e a che punto siano oggi le trattative per l'auspicato rilascio immediato degli ostaggi. Atto n. 4-04494 PAPATHEU Al Ministro dell'interno Premesso che: l' hotspot di Lampedusa è uno dei centri di prima accoglienza in Italia destinati, ed in particolare in Sicilia, alle procedure per l'identificazione dei migranti che raggiungono le coste subito dopo il loro arrivo nel nostro Paese;