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Oggi sembra, sinceramente, che quelle decisioni, che in quel momento apparvero restrittive e penalizzanti, stiano dando i frutti sperati, con risultati in termini di contagi e di decompressione delle strutture sanitarie che definirei importanti, rilevanti e significativi. Centrale, nel decreto, era la necessità di governare quella fase di fine marzo, decidendo quindi ulteriori sacrifici in un passaggio ancora complicato per la diffusione dell'epidemia, ma nello stesso tempo esso introduceva strumenti di compensazione per le famiglie, com'è stato ampiamente ricordato anche da chi mi ha preceduto: i congedi straordinari con indennità; la possibilità di lavoro agile nell'ambito delle famiglie in una condizione difficile, con figli minori che non potevano andare a scuola e quindi dovevano seguire le lezioni da casa; la possibilità per i lavoratori autonomi di usufruire di bonus per servizi di babysitting . C'è stata quindi un'attenzione di carattere sociale verso le difficoltà delle famiglie. Tra l'altro, di questi strumenti dovremo discutere anche in futuro, perché è chiaro che lo smart working non sarà soltanto ricordato come un modello di organizzazione del lavoro di questa fase, ma probabilmente in futuro le aziende, ma anche gli enti pubblici, potranno considerare di poterlo utilizzare ancora. Questo determinerà una ridefinizione dell'equilibrio tra il tempo di vita privata e quello di lavoro e necessariamente ciò comporterà la presenza di strumenti di welfare adatti a tale tipo di riorganizzazione del mondo del lavoro. Si tratta quindi di un decreto che guarda anche avanti, che fissa una base di partenza per una nuova idea di lavoro e una nuova idea di welfare familiare. Va detto, però, che oggi vediamo questo decreto con occhi diversi, perché non c'è dubbio che quelle restrizioni hanno prodotto risultati, tanto che oggi finalmente possiamo vedere la luce in fondo al tunnel , con un tasso di contagio che è sceso sotto il 4 per cento (anche se è vero che va valutato in base alla quantità di tamponi fatti, ma è un dato che si attesta ai livelli di ottobre, quindi qualcosa vorrà pur dire). Nello stesso tempo, grazie al Governo Draghi - le cose vanno viste e dette per quello che sono - abbiamo avuto un'inversione di tendenza vera e propria, non perché il tasso di contagio dipenda dal Governo Draghi, ma perché c'è tutta una serie di provvedimenti messi in campo che denotano un cambio di passo reale. La campagna di vaccinazione finalmente può essere definita tale. È stata necessaria qualche settimana di rodaggio, ma il commissario Figliuolo, incentivato e spinto dal Governo, e la Protezione civile, guidata da Curcio, hanno segnato un vero e proprio cambio di passo. La scorsa settimana sono stati inoculati 2,77 milioni di vaccini, quindi si è raggiunta quella soglia delle 500.000 vaccinazioni al giorno che saranno ormai un dato stabile, anzi si parla di obiettivi più ambiziosi. È chiaro che tutto questo è arrivato perché c'è stata non una manna dal cielo, ma una vera e propria inversione di tendenza nel modo di gestire la cosa pubblica. Rivendichiamo il Governo Draghi e il fatto di aver chiesto un cambio di passo al Paese nei mesi passati. Oggi questa nostra rivendicazione assume un carattere ancora più importante, perché c'è qualcuno che vuole quasi far pensare che quel cambio di Governo sia stato frutto di un colpo basso e un complotto. Addirittura, qualcuno pensa che questo cambio di Governo sia stato fatto in un autogrill . Bisogna avere l'onestà intellettuale di ammettere che c'era la necessità di cambiare passo per dare risposte al Paese e non alla politica, né per l'esigenza di qualche leader politico o di cambio di poltrona. C'era bisogno di dare segnali concreti di cambiamento che il Paese voleva assolutamente vedere e che oggi, con i risultati realizzati, sono sotto gli occhi di tutti dal punto di vista sia della tutela sanitaria della popolazione, sia del rilancio dell'economia del Paese. Anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza non è quello preparato dal Governo Conte, ma è stato cambiato quasi per intero e ciò denota che qualcosa non andava bene in quella fase, anche se qualcuno voleva dipingere le cose in maniera diversa. A nostro avviso, c'è bisogno di riaffermare il fatto che, quando le cose non vanno, non si deve gettare la palla sugli spalti, ma si devono affrontare i problemi e cercare di risolverli nel miglior modo possibile. È secondo me inaccettabile (lo voglio dire, anche se il tema magari non è pertinente al provvedimento in esame) che ci sia invece sempre la tendenza a pescare nel torbido e cercare di offuscare ciò che dovrebbe essere alimentato con la luce, solo per motivi di convenienza politica e per denigrare un avversario politico. Credo che in questa fase politica il sistema televisivo dovrebbe svolgere una funzione di accompagnamento della crisi che vive il Paese e creare coesione sociale e non dividere ulteriormente. Ciò che è avvenuto nei giorni passati, ossia una vera e propria aggressione mediatica a un leader politico, è qualcosa di grave, che dovrebbe diventare oggetto di trattazione politica in Parlamento (se ne dovrebbe discutere così come oggi si parla del Covid). C'è infatti bisogno di riscrivere una coscienza comune nel Paese, quando si parla di questioni così importanti, e non utilizzare gli strumenti della comunicazione per delegittimare e denigrare qualcuno. (Applausi) . Credo che questo non possa essere il futuro del Paese, che dev'essere governato, anche con contrasti politici e punti di vista diversi, ma mai perdendo di vista l'obiettivo di consentire a tutti di esprimersi, avere un rispettabilità comune e non denigrare gli avversari politici con fake news e invenzioni. Occorre cercare di costruire insieme provvedimenti che diano al Paese respiro, visto che dovremo rilanciare con determinazione l'economia, dopo aver abbattuto i rischi per la popolazione derivanti dal Covid. In conclusione, sosteniamo con convinzione il provvedimento in esame, ma chiediamo al Paese e alla politica tutta di assumersi delle responsabilità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, dedicherò i pochi minuti a disposizione agli aspetti del provvedimento che riguardano gli interventi a sostegno dei lavoratori con figli minori in didattica a distanza e in quarantena. Per quanto riguarda gli aspetti sanitari, ci sono colleghi molto più autorevoli di me in materia e ritengo inoltre abbastanza superfluo dire qualcosa su quello che è stato, visto che stiamo discutendo un decreto-legge che è stato denominato "Pasqua" e che, come dice il collega De Carlo, siamo ormai a Pentecoste. Per quanto riguarda l'aspetto della tutela dei lavoratori, crediamo che il Governo abbia perso un'occasione, dimostrandosi in perfetta continuità con il suo precedente... (Commenti). Il Governo è abituato a non ascoltare; non ascoltava prima e non ascolta adesso. PRESIDENTE. Prego i colleghi di lasciare libero il banco del Governo. (Applausi) . Peraltro, è una raccomandazione che faccio sempre, perlopiù inascoltata. IANNONE (FdI) . L'importante è che ci ascoltino gli italiani. Proseguo? PRESIDENTE. Lasciamo libero il banco del Governo. Senatore Iannone, può serenamente riprendere l'intervento.