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Certamente non si chiude qui l'elencazione dei beni costituenti il demanio costituzionale, ma le descritte ipotesi sancite in Costituzione sono una guida sicura per l'individuazione di altri beni che sono sotto l'egida dei principi e dei diritti fondamentali e sono, come tante volte si è ripetuto, « costitutivi, identificativi e manutentivi » dello Stato comunità. Un altro importante aspetto previsto dal presente disegno di legge, riguarda i mezzi di tutela giudiziaria del demanio costituzionale. Posto che il demanio (cioè il complesso dei beni demaniali) è nella « proprietà pubblica originaria » del popolo, è fin troppo evidente che la legittimazione ad agire in giudizio per la tutela di detti beni comuni non può che appartenere ai cittadini medesimi singoli o associati (come prevede l'ultimo comma dell'articolo 118 della Costituzione), in quanto titolari del diritto fondamentale di « partecipazione » (articolo 3, secondo comma, della Costituzione), e « parte » della comunità (articolo 2 della Costituzione). Ed è da sottolineare che è proprio il concetto di comunità, intesa come l'insieme dei cittadini, che di essa fanno parte, che consente la tutela giudiziaria dei beni comuni, e cioè, come si è chiarito, del demanio costituzionale, poiché, qualora si ritenesse che per agire a difesa di un bene comune occorresse la costituzione in giudizio di tutti gli interessati, dunque di 60 milioni di italiani, si negherebbe nei fatti quello che è esplicitamente sancito nella Costituzione. È da notare che l'istituto della « rappresentanza », civilisticamente inteso, riguarda la tutela di beni in proprietà privata, mentre, quando si tratta di « beni collettivi », come ad esempio l'ambiente, occorre allargare lo sguardo e rendersi conto che la Costituzione, sancendo la proprietà pubblica del popolo, ha escluso il ricorso al concetto della rappresentanza e, avendo precisato all'articolo 2 della Costituzione che la Repubblica tutela i diritti inviolabili dell'uomo (ed inviolabile è il diritto di difesa), considerato, sia come singolo, sia come « parte » della comunità, ha implicitamente sancito che l'articolo 24 della Costituzione, considera diritti e interessi legittimi propri, sia quelli individuali, sia quelli collettivi. II presente disegno di legge si compone di 2 articoli, è da avvertire che, per inserire le norme proposte nell'ambito dell'intero tessuto normativo, si è dovuto far riferimento anche a qualche disposizione di contorno non rientrante nei capi I e II del titolo I del libro III della proprietà. L'articolo 1, al comma 1, lettera a), sostituisce l'articolo 11 del codice civile, riguardante l'identificazione dei soggetti pubblici. Si è voluto precisare che le « persone giuridiche pubbliche » costituiscono nel loro complesso lo Stato persona, inteso come soggetto singolo, il quale non è più il soggetto detentore della sovranità, ma è un organo (complessivamente costituito dalle pubbliche amministrazioni) di cui si serve lo Stato comunità, soggetto plurimo (il popolo), per il perseguimento dei suoi fini. La lettera b), che sostituisce l'articolo 810 del codice civile, è la più complessa e costituisce il nucleo essenziale del disegno di legge. Essa inserisce nella nozione di « bene giuridico », sulla base della più recente evoluzione costituzionale, la « comunità biotica », ulteriormente precisando che le « cose », riconosciute e tutelate dall'ordinamento, possono essere materiali o immateriali, e pone subito in grande risalto la distinzione dei beni giuridici tra « beni fuori commercio » e « beni in commercio ». Una distinzione che, nonostante sia chiaramente sancita dall'articolo 42 della Costituzione, secondo il quale « la proprietà è pubblica » (e cioè fuori commercio) e « privata » (e cioè in commercio), sembra sia stata dimenticata da tutte quelle leggi che hanno privatizzato senza nessuno scrupolo, quasi tutti i beni in proprietà pubblica del popolo, collocandoli sul mercato concorrenziale globale a libera disposizione di chiunque. La definizione del « demanio costituzionale » parte proprio da questa distinzione e precisa che i beni fuori commercio in proprietà pubblica demaniale, detti beni pubblici o beni comuni (risolvendo con questa identificazione l'annoso problema della definizione dei « beni comuni »), costituiscono il « demanio costituzionale », precisando che tale demanio per sua natura è inalienabile, inusucapibile, inespropriabile (per il semplice fatto che non può darsi a un solo soggetto di una comunità quello che appartiene a tutti i soggetti che sono « parti » di questa) e non passibile di essere svuotato di contenuto attraverso la concessione della sua gestione a singoli privati, in quanto la « proprietà pubblica », secondo la definizione costituzionale, è « piena », « originaria » e « illimitata » e non può ovviamente essere degradata a « nuda proprietà pubblica ». Viene affrontato, a questo punto, il delicatissimo problema delle concessioni del servizio taxi e del servizio di spiaggia e si sancisce che il servizio pubblico deve restare in mano pubblica (ovviamente, come bene demaniale immateriale) e che ai privati può essere affidato soltanto il compimento di determinate attività (il trasporto taxi, il servizio di ombrelloni o sedie a sdraio, o di cabine balneare, sempre in quanto non inamovibili, di ristorazione, ecc.), a seguito di concorso e successiva autorizzazione. Si precisa inoltre, sulla base di un'ampia elaborazione dottrinale, che devono ritenersi parte del demanio costituzionale anche le servitù pubbliche e gli usi civici urbani e rurali. Molto importante è l'affermazione secondo la quale il « demanio costituzionale », in quanto parte rilevante del territorio e di ciò che il territorio contiene è funzionale alla « costituzione, identificazione e mantenimento dello Stato comunità ». Come si nota, con questa disposizione, il disegno di legge in esame considera i beni fuori commercio, i beni in proprietà pubblica, i beni comuni, i beni demaniali come diversi aspetti di una unica realtà giuridica, per l'appunto il demanio costituzionale. La lettera b) prevede inoltre la sostituzione dell'articolo 810- bis del codice civile, occupandosi della identificazione dei beni facenti parte del « demanio costituzionale ». Si precisa che nell'attuale situazione economico-sociale non è più possibile esaurire il discorso con una elencazione tassativa dei beni demaniali e introduce una interpretazione ermeneutica, da esercitarsi sulla base dell'intero « sistema » costituzionale e, conseguentemente, dei valori costituzionali. Come criterio al quale ispirarsi, ai fini di tale interpretazione, nella medesima lettera b), sono indicati i « princìpi e i diritti fondamentali », che costituiscono il tessuto fondamentale della nostra Repubblica.