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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli appalti pubblici e sui fenomeni della corruzione e della collusione ad essi correlati. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge ha come oggetto l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli appalti pubblici e sui fenomeni della corruzione e della collusione ad essi correlati. L'obiettivo principale della Commissione è quello di analizzare il settore degli appalti pubblici e il fenomeno della corruzione, che presenta per la sua dimensione, estensione e profondità, connessioni dirette con il sistema politico, con la pubblica amministrazione, con il sistema delle autonomie locali e con i corpi tecnici e con i funzionari dello Stato, con il mondo delle imprese e più in generale dell'economia e della finanza, con la stessa criminalità organizzata, il cosiddetto «mondo di mezzo», lasciando fuori dai lavori della stessa Commissione le attività e le indagini in corso di competenza delle autorità giudiziarie e dell'Autorità nazionale anticorruzione. Nel corso degli ultimi anni, la realizzazione di opere pubbliche è avvenuta spesso con notevole aggravio dei costi inizialmente preventivati e con altrettanta frequenza risulta costellata da molteplici illegittimità, specie nelle fasi di aggiudicazione degli appalti e della realizzazione delle opere, nonché, più di recente, dall'emergere di preoccupanti e sempre più diffusi fenomeni di corruzione e di collusione. L'importanza del tema non ha solo carattere etico-morale, ma è anche strettamente legata alla sua dimensione economica e all'ammontare di risorse che la disfunzione del sistema degli appalti e la corruzione drenano dal sistema economico ed è in stretta relazione con i ritardi che il Paese sta accumulando in termini di tempi di realizzazione e di qualità delle opere e dei lavori pubblici. Il settore dei contratti pubblici muove circa il 7 per cento del PIL nazionale e assegna ogni anno in Italia circa 125.000 contratti di importo medio superiore a 40.000 euro. Secondo le più recenti stime, della Corte dei conti e dell'Unione europea, la corruzione «costa» al sistema economico italiano almeno 60 miliardi di euro all'anno. In un recente «rapporto sulla corruzione» redatto dalla Commissione europea, al settore degli appalti pubblici viene dedicato un ampio capitolo, e dalla lettura del testo emerge che quello italiano è «un settore particolarmente esposto al rischio corruzione». La stima della Commissione europea è che nelle sole grandi opere pubbliche la corruzione assorba almeno il 40 per cento del valore totale dell'appalto. Nel rapporto, fra le altre osservazioni, si segnala che in Italia, «il ricorso alle procedure negoziate (soprattutto senza pubblicazione del bando) è più frequente della media: nel 2010 rappresentava infatti il 14 per cento del valore dei contratti, contro il 6 per cento della media dell'Unione». Questo fattore, secondo la Commissione, aumenta in modo esponenziale il rischio di condotte corrotte e fraudolente. Il settore più esposto è quello delle infrastrutture dove manca una vera concorrenza tra imprese e vi è forte rischio di collusione, peraltro elevato dal momento che solo pochi prestatori sono in grado di fornire le opere, le forniture e i servizi. Il rapporto della Commissione cita le grandi opere, la costruzione delle autostrade e di linee ferroviarie, la ricostruzione dell'Aquila, tra quelle maggiormente esposte al rischio di distrazione di fondi pubblici e infiltrazioni criminali. Ma il vero caso è rappresentato dall'alta velocità ferroviaria. Secondo gli studi della Commissione, l'alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. In totale, secondo il rapporto, il costo medio dell'alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, certo non probanti ma indicative, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un'eventuale cattiva gestione o di irregolarità negli appalti pubblici. Sul fronte della repressione di tali fenomeni, i dati sul numero di condanne, di denunce e di arresti per corruzione nell'ambito degli appalti pubblici tratteggiano un trend decrescente dal 2000 al 2007, mentre negli anni successivi, dal 2008 in poi, si è registrata una decisa controtendenza. Inoltre, la «qualità» della corruzione, ossia la sua pervasività ai più alti livelli istituzionali, il suo utilizzo costante da parte delle organizzazioni criminali e la sua percezione sociale è cresciuta notevolmente. Nel corso degli ultimi anni, per contrastare tale deriva, il legislatore nazionale ha adottato una serie di iniziative volte proprio a monitorare e a garantire il principio di trasparenza negli appalti e, quindi, a favorire il contenimento dei fenomeni corruttivi, a partire dall'istituzione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici e dell'Anagrafe unica delle stazioni appaltanti. Da ultimo, con il decreto-legge n. 90 del 2014 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 114 del 2014, è stata soppressa l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e le competenze in materia di vigilanza dei contratti pubblici sono state trasferite all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). Dall'azione dell'ANAC e soprattutto a seguito dell'adozione delle nuove disposizioni in materia di appalti, di recepimento delle direttive comunitarie, attualmente in discussione al Senato, dovrebbe derivare un deciso miglioramento dell'attuale situazione. La presente proposta, pertanto, affida alla Commissione il compito di approfondire le ragioni (molteplici, profonde e spesso sufficientemente investigate) che hanno portato nel corso degli ultimi anni al malfunzionamento dell'attuale disciplina degli appalti e, soprattutto, a comprendere quali correttivi possano essere apportati a livello normativo per rendere più trasparenti gli appalti, per contrastare più efficacemente la corruzione e la collusione e per supportare al meglio il prezioso lavoro dell'ANAC. L'obiettivo ultimo è quello di arrivare ad un efficiente assetto del futuro codice dei contratti pubblici, ad un utilizzo controllato di taluni istituti, al rafforzamento delle autorità e delle istituzioni preposte al controllo e al monitoraggio e alla concorrenza del mercato delle commesse pubbliche. Proprio per tali motivi, all'articolo 1, si propone l'istituzione di una «Commissione parlamentare di inchiesta» sugli appalti pubblici e sui fenomeni della corruzione e della collusione ad essi correlati, per la quale è prevista la dotazione di poteri di acquisizione di informazioni e notizie, anche presso le autorità giudiziarie. Alla Commissione è affidato il compito di accertare le cause che hanno favorito il sorgere di situazioni di inefficienza e di corruzione, di aggravio delle spese preventivate per la realizzazione delle opere pubbliche, ed in particolare delle varianti in corso d'opera, e di adozione di atti illegittimi. In particolare, alla Commissione è affidato il compito di verificare: