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«Caro Sergio, ormai sono molti anni che sei senatore e io (ma vedo che siamo un po' tutti sulla stessa linea tra amici) ho cercato, per quanto possibile, di evitare le discussioni su temi caldi del momento in politica, salvo magari qualche discorso di ordine generale. Questo non tanto perché temevo di dare l'impressione di voler spingere su questioni personali (è tutto su un piano di tale integrità che il dubbio non sfiora nemmeno nessuno di noi), ma perché pensavo fosse giusto lasciarti respirare e pensare ad altro, nel momento in cui eri tra amici. Questo per farti capire quanto ho dibattuto con me stessa prima di mandarti queste righe. Da madre e da insegnante il dibattito su questo ddl Zan mi ha estremamente coinvolto in questi mesi e purtroppo ora vedo che c'è un rischio concreto che questa legge non passi al Senato, forse per pochi voti. So che il MoVimento 5 Stelle sarebbe propenso a votare a favore, ma certamente avrete contatti anche con indecisi o con senatori che intendono votare contro. Io vi porto la mia esperienza, per quel che vale, e puoi comunicarla a chi vuoi con il mio nome e cognome»; va bene Monica. Il messaggio prosegue: «Ieri mia figlia, di ritorno da un campo estivo della parrocchia, che ironicamente ha proprio come tema il rispetto delle diversità, mi ha raccontato che un ragazzino di quattordici anni è stato allontanato per aver offeso uno degli animatori con l'epiteto di "ricchione". Nella mia classe una ragazzina di dodici anni ha confidato quest'anno a noi docenti di aver avuto sempre dubbi sulla sua identità di genere, in quanto non si riconosce nel genere femminile. Ne abbiamo parlato con molta serenità sia con lei che con la famiglia, per fortuna molto accogliente. Ecco un chiaro caso in cui si applica l'articolo 1 del disegno di legge. Come potrebbe una ragazzina di dodici anni aver completato un percorso di transizione? È naturale che in questo momento il genere per lei sia solo un qualcosa di percepito; un domani con calma si vedrà, ma se questa ragazzina oggi fosse fatto oggetto di discriminazione e di violenza, perché si percepisce maschio, vogliamo lasciarla senza tutele solo perché il suo percorso di transizione non è, né potrebbe essere ancora iniziato? Io sono molto meravigliata e addolorata dal fatto che si utilizzino i drammi di bambini e adolescenti emarginati per la loro diversità per fare politica» - me l'ha scritto appositamente con la "p" minuscola - «per alleanze e consensi. Ancor di più, da cattolica, sono basita dalla continua paura mostrata nei confronti di una legge a tutela di una parte debole. Veniamo ora all'articolo 7. Vi posso assicurare che a scuola ogni anno siamo inondati di ricorrenze, di giornate di ricordo "x" e contro "y". In tutti questi casi, celebrare la giornata e come effettivamente farlo è scelta del singolo istituto, tramite i suoi organi collegiali (collegio dei docenti e consiglio d'istituto). Perciò si fanno delle scelte, anche perché, se volessimo partecipare a tutto, non avremmo più tempo di fare lezione. Questa paura dell'indottrinamento obbligatorio è del tutto infondata e inoltre al massimo la scuola potrebbe liberamente scegliere di limitarsi a un richiamo al rispetto del prossimo e a evitare delle discriminazioni, cosa che ogni scuola di un Paese civile non può che desiderare di trasmettere ai suoi allievi. Il cenno nel disegno di legge al piano dell'offerta formativa triennale e al patto di corresponsabilità tra scuola, studenti e famiglie assicura già da solo e a sufficienza che tutti gli attori coinvolti siano informati e d'accordo; anzi, è pure pleonastico secondo me. C'è ovunque un eccesso di cautela in questo disegno di legge, come se le paure di persone e organizzazioni fossero più da tutelare che non le minoranze stesse che la legge intende tutelare. Ma sono loro in pericolo, non l'opinione pubblica. Non è la prima volta che un adolescente gay mi confida di doversi appartare in luoghi il più possibile isolati per scambiarsi un bacetto, cosa che noi appunto» - sto concludendo, Presidente - «raccomandiamo costantemente ai nostri figli di non fare, per la loro sicurezza. Concludo ricordando che ogni professore, genitore di ragazzo LGBT, educatore parrocchiale potrà riportarvi infiniti episodi di omo-, lesbo-, bi-, transfobia di cui sono vittime dei minorenni. Ti ringrazio di aver seguito queste mie lunghe riflessioni e ti invito nuovamente a farne l'uso che ritieni più opportuno». Eccolo, Monica, a presto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono contenta che Fratelli d'Italia abbia deciso questa maratona contro questa proposta di legge, perché, vedete, questa proposta di legge non è contro le violenze, contro le discriminazioni e a favore degli omosessuali. Credo che in tutta quest'Aula sarebbero tutti d'accordo, compresi noi di Fratelli d'Italia, se parlassimo di discriminazioni o di atti di violenza contro gli omosessuali. Vi ricordo che la scorsa settimana è stato possibile proseguire l'esame del disegno di legge Zan soltanto per un voto; questo per dire quanti, anche dentro l'Aula del Senato, sono convinti che bisognava porre rimedio ad alcuni articoli di questa legge. Ma, siccome qua c'è un furore ideologico (consentitemi il termine) piuttosto che un interesse a combattere le violenze e le discriminazioni, eccoci qua. Vorrei sottolineare che questa legge non serve a questo, ma serve a introdurre di fatto nel nostro ordinamento giuridico (come nel caso dell'articolo 2, ad esempio) una fattispecie di reato: il reato di opinione. Questo noi lo troviamo gravissimo. Chi è che vuole questa legge? Chi è schiavo del politicamente corretto, chi vuole il pensiero unico e pensa che si debba tappare la bocca a chi è per la famiglia naturale, basata su un uomo e una donna; anzi, meglio se lo si riesce a mettere in carcere. E non vorrei che qualche collega mi rispondesse che questo non è possibile. Vi voglio citare degli esempi accaduti in altri Paesi, dove abbiamo leggi simili a quella che voi volete approvare. È successo a un cardinale, ad esempio, che è stato indagato per aver detto che la famiglia è formata da un uomo e da una donna. È successo a un padre di famiglia, che ha passato una notte in carcere semplicemente perché, andando a una manifestazione prolife , aveva una maglietta bianca con scritto «Viva la famiglia». Quindi non veniteci a dire, come sentiamo in molti interventi, che non è vero che questo disegno di legge vuole tappare la bocca a chi è contro il pensiero unico. Voi, con questo provvedimento, volete imporre il vostro modello, volete educare al vostro modello, volete cancellare tutto. Tutto deve essere fluido, non c'è più l'appartenenza di genere, non ci sono più le nostre radici, non c'è più niente. Dobbiamo diventare esseri fluidi. Questo è il modello che volete imporre e al quale invece noi, con tutte le nostre forze, ci ribelliamo.