[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 80, comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), promosso con ricorso della Regione Emilia-Romagna, notificato il 1° marzo 2003, depositato in cancelleria il successivo 7 marzo ed iscritto al n. 25 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 16 novembre 2004 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato Franco Mastragostino e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — La Regione Emilia-Romagna con ricorso notificato il 1° marzo 2003, depositato il 7 marzo 2003 ed iscritto al n. 25 del registro ricorsi 2003, ha proposto questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), e, tra queste, della disposizione di cui all'art. 80, comma 6. 1.1. — La disposizione impugnata, “al fine di favorire l'autonoma iniziativa per lo svolgimento di attività, di interesse generale, in attuazione dell'articolo 118, quarto comma, della Costituzione”, prevede che “le istituzioni di assistenza e beneficenza e gli enti religiosi che perseguono rilevanti finalità umanitarie o culturali possono ottenere la concessione o locazione di beni immobili demaniali o patrimoniali dello Stato, non trasferiti alla «Patrimonio dello Stato Spa», costituita ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, né suscettibili di utilizzazione per usi governativi, a un canone ricognitorio determinato ai sensi degli articoli 1 e 4 della legge 11 luglio 1986, n. 390, e successive modificazioni”. 1.2. — La Regione Emilia-Romagna sostiene che la disposizione in questione, nel supporre l'esistenza di immobili appartenenti al demanio o al patrimonio dello Stato non “suscettibili di utilizzazione per usi governativi” e nel disporre che tali immobili possano essere affidati ad enti di assistenza o ad enti religiosi con finalità umanitarie o culturali, violerebbe l'art. 117, secondo, terzo e quarto comma, della Costituzione, in quanto interverrebbe nel campo della politica sociale e, pertanto, al di fuori delle materie di competenza statale esclusiva o concorrente. Né la norma potrebbe giustificarsi nell'ottica della potestà dello Stato di disporre dei propri beni, dato che “si tratta qui non di atti di disposizione privatistici o per fini patrimoniali, ma di previsioni di legge e di provvedimenti amministrativi nel campo della politica sociale”. La ricorrente sostiene, poi, che la norma impugnata violerebbe l'art. 119, sesto comma, della Costituzione, secondo il quale le Regioni, le Città metropolitane, le Province e i Comuni hanno un proprio patrimonio attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. La Regione ritiene che, fino all'attuazione di questa previsione costituzionale, lo Stato non potrebbe disporre dei propri beni, in quanto verrebbe, altrimenti, a porre oneri ed, in definitiva, a ridurre il valore e le possibilità d'uso di beni destinati ad essere assegnati agli enti territoriali, “secondo un criterio di coerenza con le rispettive funzioni”. 2. — Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la non fondatezza della questione. L'Avvocatura sostiene, da un lato, che l'art. 119 della Costituzione non limiterebbe il potere dello Stato di disporre dei propri beni demaniali o patrimoniali, dall'altro, che la concessione o locazione a canone ricognitorio di immobili statali a favore di istituzioni di beneficenza o enti religiosi favorirebbe l'autonomia privata per lo svolgimento di attività di interesse generale, in coerenza ed in attuazione del principio di sussidiarietà affermato dall'art. 118, quarto comma, della Costituzione. 3. — In prossimità dell'udienza pubblica del 16 novembre 2004 la Regione Emilia-Romagna ha depositato memoria, nella quale ha contestato le deduzioni dell'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo che il c.d. principio di sussidiarietà orizzontale (art. 118, quarto comma, della Costituzione), vincolante tanto lo Stato quanto gli altri livelli di governo, non legittimerebbe una decisione unilaterale dello Stato non coerente con l'assetto delle competenze pubbliche. La ricorrente sostiene che la competenza residuale delle Regioni in materia di politica sociale imporrebbe allo Stato di assicurare a queste sia il finanziamento dei livelli essenziali dei servizi sia il trasferimento di beni strumentali, e non consentirebbe allo Stato di concedere ai soggetti privati i propri beni immobili non impiegati “in usi governativi”, anche qualora fossero indispensabili all'erogazione di servizi pubblici. 4. — In prossimità dell'udienza pubblica anche l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memoria, nella quale ha precisato e sviluppato le difese già svolte nell'atto di costituzione. In particolare la difesa erariale sostiene che la disposizione impugnata troverebbe fondamento nella competenza legislativa esclusiva dello Stato di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione (sistema tributario e contabile dello Stato), e che non sarebbe “seriamente” sostenibile che lo Stato, a differenza delle Regioni, non possa disciplinare la gestione e l'utilizzazione dei propri beni demaniali o patrimoniali, anche concedendone l'uso o il godimento a terzi.1. — Con ricorso notificato il 1° marzo 2003, depositato il successivo 7 marzo ed iscritto al numero 25 del registro ricorsi 2003, la Regione Emilia-Romagna ha impugnato varie disposizioni della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), e, tra queste, la disposizione dell'art. 80, comma 6, oggetto del presente giudizio, che viene censurata in riferimento agli articoli 117, secondo, terzo e quarto comma, e 119 della Costituzione.