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Naturalmente, i modelli culturali prevalgono e i modelli pre-culturali soccombono e anche la Provincia autonoma di Trento ha approvato la legge sulla doppia preferenza di genere, però stiamo attenti. (Brusio) . Scusate colleghi, c'è un rumore molto fastidioso. (Richiami del Presidente) . Stiamo attenti perché bisogna constatare che anche le Regioni che hanno approvato la doppia preferenza di genere stanno facendo dei tentativi per retrocedere da tali conquiste con la motivazione che ci hanno provato - bontà loro - ma che le donne non si trovano. Noi lo smentiamo, allora, perché nelle liste che stiamo componendo possiamo confermare che le donne sono pienamente pronte per fare politica e naturalmente per candidarsi. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,58) ( Segue CONZATTI). Dico tutto questo per confermare che assistiamo a resistenze molto importanti dal punto di vista ambientale rispetto al tema della parità di genere e però non solo le leggi dello Stato, che ci apprestiamo anche oggi ad approvare, ma anche la Corte costituzionale ci aiuta ad andare nella direzione giusta perché ha affermato, anche recentemente con la sentenza n. 143 del 2010, che il principio della parità di accesso si applica a tutte le Regioni, anche alle autonomie speciali. Del resto, parliamo di norme costituzionali che devono essere adottate e applicate allo stesso modo su tutto il territorio dello Stato per assicurare, da un lato, naturalmente, l'esercizio pieno dei diritti politici e, dall'altro, l'unicità e unitarietà giuridica della Repubblica italiana. Quindi, per usare le parole autorevoli di Martin Luther King, possiamo dire che è sempre il momento giusto per fare la cosa giusta, che non è mai troppo tardi e quindi oggi ci apprestiamo ad andare in quella direzione e a votare un provvedimento importante. Naturalmente Italia Viva vota a favore del decreto-legge n. 86 e vota a favore di ogni passo avanti verso la parità. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, dispiace che questo dibattito si svolga prima della pausa estiva, perché credo che, invece, siano state poste una serie di questioni e anche di riflessioni che meriterebbero e meritano una discussione dedicata. Provo a citarne alcune. Intanto, vorrei ricordare qui, come hanno fatto molte colleghe e molti colleghi, l'articolo 51 della Costituzione, che fu qui modificato nel 2003: anche in quell'occasione vi fu in quest'Aula un dibattito molto interessante e, per la verità, anche molto spiacevole, per il tenore di alcuni interventi. Come vediamo, esso è un articolo che ha ulteriormente creato e fissato un principio fondamentale. Noi tutti siamo innamorate e innamorati dell'articolo 3 della nostra Costituzione, che io ricordo sempre, e soprattutto del secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione, in virtù del quale la Repubblica rimuove tutte le cause delle disuguaglianze, ma nel caso specifico delle disuguaglianze di genere tra uomo e donna noi abbiamo visto quanta sia stata la fatica, in tutta la storia repubblicana. Con questo articolo 51 si fa un ulteriore passo in avanti e voglio sottolinearlo, perché non è cosa da poco. Eppure, noi avevamo già l'articolo 3 della Costituzione, che avrebbe già dovuto spingere tutta la legislazione repubblicana verso la garanzia dell'accesso e la rimozione delle disuguaglianze. L'articolo 51, non solo ristabilisce ancora una volta il principio che bisogna stabilire le condizioni di uguaglianza nell'accesso alle cariche elettive tra uomo e donna, ma dice anche che, a tal fine, la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. Questo è il lavoro che è stato fatto, con fatica, e lo dico guardando le senatrici Valeria Valente e Valeria Fedeli. La legge n. 20 del 2016, nasce dal fatto che qui nessuno voleva comprimere la volontà di nessuno, ma spingere, quello sì, e farlo attraverso una legge nazionale in applicazione di questo principio. Io ho sentito qui altre questioni, allora pongo immediatamente la questione di principio. Molti, infatti, hanno fatto notare che qui si interviene con potere sostitutivo e che vi sono anche altre Regioni, per esempio, a Statuto speciale: ebbene, con garbo istituzionale, pongo un tema alla discussione di tutti noi: si tratta di un principio costituzionale ribadito, perché, torno a ripetere, avevamo già l'articolo 3 della Costituzione e abbiamo modificato l'articolo 51, dicendo che bisognava intervenire. Come può, un principio scolpito tra i valori fondanti della Repubblica e della nostra Costituzione, poter non essere applicato in una parte del nostro Paese? Come riusciamo a stabilire una unità giuridica che vale per il Lazio ma anche per la Sicilia? Lo dico anche alla senatrice Julia Unterberger, con un assoluto rispetto delle autonomie speciali, degli Statuti speciali e della loro protezione costituzionale, perché il tema c'è e credo che questa sarà la seconda puntata che noi dovremo affrontare ed è una questione che anche i rappresentanti delle autonomie dovrebbero affrontare. Su questo tema dobbiamo svolgere un lavoro comune, perché ma la questione, dal punto di vista costituzionale, si pone, come ricordava anche la senatrice Conzatti. Questo vale anche per altri principi: alcuni princìpi costituzionali non possono incontrare una barriera posta dalle autonomie speciali. La questione deve essere assolutamente affrontata. Senza voler fare operazioni di alcun tipo, è un dibattito, anche costituzionale, assolutamente serio e importante. Vale anche per altri princìpi, dei quali avremo modo e occasione di parlare. C'è poi un altro tema. In tutti questi anni abbiamo fatto tantissimi passi in avanti, anche dal punto di vista legislativo, ma rimane il tema della polis , che è il vero contesto in cui troviamo la discriminazione. Il vero tetto di cristallo, che ha difficoltà ad essere infranto, è nella polis . Questo è il punto, contro cui ci siamo sempre scontrati in questi anni. Gli strumenti per creare delle crepe nel tetto di cristallo sono fondamentali e devono durare per sempre: è l'eterno dibattito che facciamo. I Paesi del Nord Europa, che citiamo sempre, hanno avuto una fase in cui sono stati messi in campo degli strumenti, che possiamo chiamare di diritto diseguale, ovvero delle azioni positive, di cui oggi non hanno più bisogno. La situazione attuale non è nata dal nulla, ma da quelle norme, che hanno permesso di raggiungere obiettivi assolutamente importanti. La relatrice citava, ad esempio, l'esperienza dell'introduzione della doppia preferenza nel consiglio comunale di Napoli, che ha prodotto risultati importanti. Quando sono stata eletta senatrice, nel 2001, in Assemblea c'era il 7,8 per cento di donne e credo che tale percentuale fosse addirittura quasi più bassa della Costituente. Cosa è cambiato? Nel 2003 c'è stata la modifica costituzionale e anche nella legge elettorale si sono cominciate a inserire le norme sull'alternanza, certo, con le liste bloccate, che presentano altri problemi da altri punti di vista, ma che hanno prodotto un risultato diverso.