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Mentre lei ha fatto una relazione, che non condivido, ma che è frutto di studio, di approfondimento di documenti e di valutazioni fatte sulla base di quando era stato offerto ai suoi membri per poter trarre in maniera seria e approfondita le proprie conclusioni (motivo per il quale ne fanno parte), i colleghi del MoVimento 5 Stelle hanno deciso di non partecipare a quel lavoro. A nulla sono valse le sedute che lei ha convocato e presieduto. Si sono affidati non a quello che era presente nella documentazione, che voi tutti eravate tenuti a tener presente per il ruolo che svolgete e per l'incarico che avete perché siete degli eletti deputati a svolgere quel lavoro, ma alla valutazione espressa da cittadini che, tramite una piattaforma gestita da chissà chi, hanno detto che questa autorizzazione non ci doveva essere. Non c'è stata una valutazione di documenti - ripeto che la sua relazione mi trova in profondo disaccordo, ma è frutto sicuramente di un lavoro serio che voglio riconoscerle - ma una valutazione del web, nata per una scelta politica e per un valore politico. La Giunta, quindi, - mi dispiace dirlo - non è stata messa nella condizione di fare il proprio lavoro seriamente o, meglio, questi membri hanno deciso di non farlo; hanno deciso di offendere le istituzioni. Hanno preferito rinunciare a un ruolo che gli veniva dato dai cittadini e, quindi, hanno offeso anche il Senato; hanno invalidato un lavoro serio, ma noi proviamo a continuare a essere persone serie e vogliamo provare a spiegare invece il perché delle nostre motivazioni. La Giunta prima e l'Assemblea poi sono chiamate a verificare se sussista una delle due ragioni extra ordinem , che qui sono state descritte bene, previste dal comma 3 dell'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989, ossia - è stato ripetuto più volte ed è giusto ripeterlo - se l'interessato «abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo». Lo preciso nuovamente in quest'Aula: la riflessione che siamo chiamati a fare non è se il Ministro abbia compiuto un reato, ma se l'ipotetico e allo stato non ancora dimostrato reato sia giustificabile alla luce di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero di un preminente interesse pubblico. Non siamo giudici qui e nessuno di noi vuole emettere sentenze perché noi, a differenza di quelli che da quella Giunta sono usciti facendoci il segno delle manette, non siamo giustizialisti. (Applausi dal Gruppo PD) . Presidente Gasparri, la sua relazione parte da premesse condivise. Lei ha affermato che la Giunta non è chiamata a disquisire sulla natura politica o amministrativa di un atto, salvo poi però arrivare a conclusioni che non possiamo accettare. Il primo punto debole che vogliamo evidenziare è il fatto che la relazione si fissa nell'affermazione dell'esistenza del perseguimento di un interesse pubblico governativo. La legge di riferimento, però, come abbiamo provato a ricordare e come provo a ripetere come un mantra, utilizza altre parole e altri aggettivi, proprio perché la rinuncia alla verifica giurisdizionale può essere attuata solo in nome di interessi tali da compensare questo agire extra ordinem . Non basta. Nella relazione del presidente Gasparri, dopo aver escluso la sussistenza di un interesse personale (per esempio, qualora ci fosse la ricezione di denaro per un atto d'ufficio), si estende questa esclusione anche all'interesse partitico, come se la Lega non avesse interesse partitico nella lotta contro l'immigrazione. È il suo cardine: non vuole risolvere il problema perché senza quel problema non ha consenso perché ha costruito tutto il suo consenso sul caos creato proprio dal problema dell'immigrazione. È su questa esclusione che la relazione incorre in quello che io ritengo una sorta di inciampo logico: nell'intento di coprire e superare la falla di questo impianto, restituisce però la vera finalità della condotta del Ministro. Cosa dobbiamo seguire in questa richiesta? Una semplice domanda: il contrasto all'immigrazione è un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero un preminente interesse pubblico? La risposta è confusa anche da parte della maggioranza. Lo ha detto la piattaforma Rousseau che, posta di fronte a questa domanda, non ha dato percentuali bulgare, ma alquanto mescolate tra di loro. E sappiamo benissimo che il parere per la non autorizzazione è avvenuto non sicuramente per una quantità di voti così notevole. Se però ci addentriamo ancora di più in questo percorso, c'è un ulteriore passaggio da seguire. PRESIDENTE. Si addentri nei tempi stabiliti. MALPEZZI (PD) . La stupirò perché ho quasi finito. La condotta posta in essere dal ministro Salvini è stata funzionale a tutelare quel presunto interesse pubblico? Solo ed esclusivamente con quella condotta era possibile tutelare quel preminente interesse pubblico non potendosi adottare nessun altro comportamento? Va da sé che la conclusione è palese e sotto gli occhi di tutti, perché con questa condotta non si è contrastata l'immigrazione, e lo si è visto anche oggi. Esistono ancora navi che sbarcano; esistono ancora navi in mezzo al mare, quindi quella condotta non ha contrastato il fenomeno. Sono paradossi, lo so, ma questi paradossi servono a dimostrare come le conclusioni presentate dal presidente Gasparri non siano congruamente motivate, perché non portano a compimento il tentativo di quella sorta di maquillage di quell'evidente interesse del partito di Salvini che è il preminente interesse pubblico. Questa similitudine non c'è, le due cose non coincidono. Questo, sia chiaro, non significa che il Ministro sia responsabile di sequestro di persona. Questo - e lo ribadisco - non significa che il Ministro sia responsabile del reato di sequestro di persona. Nessuno di noi è tenuto qui a dirlo, ad accusare e a saperlo. Intendo però ribadire che l'assenza di questa evidenza nei termini indicati dalla legge di riferimento non può in alcun modo consentire l'attivazione di una garanzia che non è ragionevole. (Applausi dai Gruppi PD e Misto). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, l'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989, è stato detto, attribuisce oggi a questa Assemblea e al Senato una grande responsabilità, perché è proprio l'articolo 9 a concedere un potere a questa Assemblea nel negare l'autorizzazione a procedere al ministro Salvini, per quello che è stato un reato ministeriale. Ma l'articolo 9, nel definire le esimenti, le scusanti, come è già stato rappresentato, che creano indubbiamente quegli spazi di discrezionalità politica che altri colleghi hanno richiamato, incontra dei limiti nei principi della cultura giuridica nazionale, posta sia dall'ordinamento interno che dalle norme delle convenzioni internazionali. Sono proprio questi principi che delimitano il confine del giudizio a cui quest'Aula dovrà attenersi. Il giudizio e questi principi sono posti a tutela di un sistema valoriale in grado di creare fortunatamente una gerarchia di tutele e di garanzie delle libertà fondamentali delle persone. Spetta a noi oggi e domani, dunque, tracciare il confine di tali valutazioni;