[pronunce]

La stessa Regione Calabria ha impugnato, nel loro complesso, gli artt. 28, 31, comma 4, e 39, per non avere la legge n. 308 del 2004 incluso la direttiva 26 maggio 2003, n. 2003/35/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia) tra quelle la cui attuazione veniva delegata al Governo. Si osserva, inoltre, come in ogni caso, la legge delega sarebbe stata modificata ad opera della legge n. 62 del 2005, che prevede un procedimento di formazione diverso da quello seguito nell'emanazione del d.lgs. n. 152 del 2006. Le questioni sono inammissibili, attesa la genericità delle censure proposte, in modo unitario ed indifferenziato, nei confronti di un gruppo di norme che presentano contenuti tra loro molto diversi. Ciò senza dire che, come si è appena rilevato, comunque la dicotomia “norme di principio - norme di dettaglio” non può assumere alcun rilievo in una materia di competenza esclusiva dello Stato quale è quella della tutela dell'ambiente cui, in prevalenza, inerisce la valutazione di impatto ambientale. 18.— Del pari inammissibile è la questione di legittimità costituzionale proposta dalla medesima Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) nei confronti delle norme contenute nell'art. 27, commi da 2 a 7, e anche dell'Allegato V alla parte seconda del Codice. Si tratta di numerose disposizioni attinenti alla procedura di VIA, di cui la ricorrente denuncia la eccessiva invasività, per la natura dettagliata della normativa, di sfere di competenza legislativa regionale come delineate nel punto che precede. La inammissibilità della questione è sorretta dalle medesime argomentazioni sopra svolte e trae origine, in presenza di un titolo di legittimazione esclusiva dello Stato, dalla genericità delle censure e dal loro carattere indifferenziato, oltre che dall'erroneo riferimento alla natura di “dettaglio” delle disposizioni oggetto di gravame. 19.— La Regione Emilia-Romagna (ric. n. 73 del 2006) censura, con riferimento all'art. 117, sesto comma, Cost. e al principio di leale collaborazione, l'art. 28, comma 2, lettera b), del Codice, nella parte cui demanda ad un regolamento statale di disciplinare le modalità di pubblicità dell'avvenuto deposito di progetti sottoposti alla “VIA regionale”. La Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) ha impugnato il secondo comma del citato art. 28, il quale alla lettera a) stabilisce che il committente provvede a proprie spese «al deposito del progetto dell'opera, dello studio di impatto ambientale e di un congruo numero di copie della sintesi non tecnica presso gli uffici individuati (…) dalle amministrazioni dello Stato, dalle Regioni e dalle Province autonome interessate». La questione proposta dalla Regione Calabria in relazione alla lettera a) dell'art. 28 è inammissibile per genericità, non essendo sorretta da alcuna argomentazione volta a dimostrare la illegittimità costituzionale della norma stessa. Con riferimento alla censura relativa alla lettera b) del medesimo art. 28 deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, come d'altronde richiesto nella sua memoria difensiva della Regione Emilia-Romagna, in quanto nel breve periodo transitorio di vigenza delle disposizioni impugnate (poi abrogate, come più volte rilevato, dal d.lgs. n. 4 del 2008) non è stato adottato il regolamento governativo ivi previsto, sicché le disposizioni stesse non hanno prodotto alcun effetto. 20.— Per la sua genericità deve essere anche dichiarata inammissibile la questione, sollevata dalla Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) , relativa alla impugnazione degli artt. 29, comma 1, primo periodo, 31, comma 1, e 43, comma 4, i quali dettano disposizioni concernenti la «partecipazione al procedimento» di VIA. 21.— Ad identica conclusione deve pervenirsi in ordine alle censure proposte dalla medesima Regione Calabria nei confronti dell'art. 29, commi da 2 a 5, del Codice. Anche in questo caso le doglianze prospettate in ordine alle disposizioni attinenti alla «partecipazione al procedimento» di VIA, si presentano affette da assoluta genericità, sicché si impone la declaratoria di inammissibilità della questione. 22.— La Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (ric. n. 71 del 2006) ha impugnato l'art. 31, commi 1 e 2, mentre la Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) ha impugnato lo stesso art. 31 nei commi da 2 a 4. La normativa censurata disciplina il «giudizio di compatibilità ambientale» e prevede che la procedura di valutazione debba concludersi con un giudizio motivato da adottare entro 90 giorni dalla pubblicazione di cui all'art. 28, comma 2, lettera b), dello stesso Codice. Le ricorrenti basano le loro censure sul presunto contrasto tra le disposizioni impugnate e «il coordinamento delle procedure autorizzative da parte delle Regioni»: infatti, si deduce che «la maggiore parte delle Regioni hanno (…) adottato procedure di VIA di durata compresa tra i 120 e 150 giorni, con il risultato che, pur attivando correttamente la procedura secondo i tempi previsti dall'attuale normativa, le Regioni si vedrebbero scavalcate dall'esercizio del potere sostitutivo statale» (Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste). Quanto poi ai commi da 2 a 4, la Regione Calabria osserva che la normativa censurata, lungi dal potersi considerare come espressione di principî fondamentali, presenterebbe aspetti di dettaglio e, comunque, avrebbe dovuto rispettare «l'istanza cooperativa». Le questioni così proposte sono palesemente inammissibili per genericità, non essendo supportate da effettivi elementi argomentativi. Né, comunque, sono individuabili, sulla base delle scarne motivazioni offerte dalle ricorrenti, specifiche competenze legislative regionali che risulterebbero lese. In ogni caso, poi, la riduzione del termine di conclusione del procedimento dai centocinquanta giorni precedentemente previsti a novanta giorni non è irragionevole, né è idonea a vulnerare prerogative regionali. 23.— Norme regolatrici della cosiddetta «procedura di verifica» sono contenute nell'art. 32 del Codice. Di tale articolo la Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) censura il comma 3, secondo il quale «l'autorità competente deve pronunciarsi entro i sessanta giorni decorrenti dalla domanda, individuando eventuali prescrizioni per la mitigazione degli impatti e per il monitoraggio delle opere o degli impianti; avverso il silenzio inadempimento sono esperibili i rimedi previsti dalla normativa vigente. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono affinché l'elenco dei progetti per i quali sia stata chiesta la verifica ed i relativi esiti siano resi pubblici».