[massime]

Enti locali - Servizi pubblici locali di rilevanza economica - Condizioni per l'affidamento e la gestione - Ricorso della Regione Piemonte - Ritenuta lesione del diritto comunitario per compressione del principio di libertà degli individui o di autonomia degli enti territoriali - Formulazione generica della censura - Inammissibilità della questione.. È inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 23- bis , commi 1, 2 e 3 del decreto-legge n. 112 del 2008, aggiunto dalla legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133, nel testo originario, e commi 2, 3 e 4, nel testo modificato dall'art. 15, comma 1, del d.l. 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nonché comma 1- ter dello stesso art. 15. Infatti, la ricorrente, limitandosi a richiamare il diritto comunitario nel suo complesso, non specifica le norme comunitarie da utilizzare come parametri interposti. E ciò, a prescindere dal fatto che il diritto comunitario consente in ogni caso al legislatore interno di prevedere limitazioni dell'affidamento diretto più estese di quelle comunitarie (che consistono solamente nella totale partecipazione pubblica, nel cosiddetto "controllo analogo", nella preponderanza dell'attività svolta in favore dell'ente controllante). Esso infatti, nel prevedere solo regole "minime" pro concorrenziali, lascia al legislatore nazionale un ampio margine di apprezzamento, con la conseguenza che nelle ipotesi - come quella di specie - in cui quest'ultimo prevede condizioni ulteriori aventi lo stesso "verso" del diritto comunitario, deve escludersi il prospettato contrasto.