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nelle more di una riforma complessiva sul demanio marino, il termine di durata delle concessioni con finalità turistico-ricreative, fissato al 31 dicembre 2015, dall'art. 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009, è stato più volte prorogato con successivi interventi normativi e la legge n. 145 del 2018, art. 1, commi 682, 683 e 684, ne ha disposto l'estensione per 15 anni, quindi fino al 1° gennaio 2034. Il termine è stato poi confermato dal legislatore con il decreto-legge n. 34 del 2020; a dicembre 2020 l'Unione europea ha avviato una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per contrasto fra la legge n. 145 del 2018 e la direttiva 2006/123/CE, poiché la normativa italiana in materia creerebbe "incertezza giuridica per i servizi turistici balneari, scoraggi gli investimenti in un settore fondamentale per l'economia italiana e già duramente colpito dalla pandemia di coronavirus, causando nel contempo una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali italiane"; con sentenza n. 981 del 29 giugno 2021, la prima sezione del TAR Lecce ha respinto il ricorso dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato proposto per l'annullamento degli atti con i quali il Comune di Manduria (Lecce), in applicazione della legge n. 145 del 2018, aveva disposto l'estensione delle concessioni demaniali marittime fino al 31 dicembre 2033, affermando, peraltro, che "appare evidente (?) che la direttiva servizi non risulti immediatamente applicabile proprio con riferimento alla disciplina positiva, atteso che la stessa richiede allo stato nazionale di completare le astratte previsioni della direttiva con norme di dettaglio e disposizioni attuative. Così ad esempio, con riferimento a procedure di gara ad evidenza pubblica caratterizzate anzitutto da trasparenza, appare evidente l'esigenza di definire una normativa di attuazione uniforme per l'intero territorio nazionale, in ordine al tipo d gara, al criterio di selezione, alle forme di pubblicità, ai requisiti soggettivi di partecipazione, alla durata della concessione ecc"; considerato che ai sensi dell'art. 822 del codice civile "appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale" e che, per definizione, il demanio è il complesso dei beni appartenenti allo Stato o ad enti pubblici territoriali e destinati all'uso diretto o indiretto dei cittadini, a parere dell'interrogante le concessioni demaniali non avrebbero dovuto essere interessate dalle disposizioni della direttiva Bolkestein, si chiede di sapere: se il Governo intenda avviare una riforma del sistema delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative, e in che tempi, che salvaguardi il sistema economico e turistico del Paese anche da ingerenze transfrontaliere; se intenda intervenire a livello europeo al fine di escludere le concessioni demaniali dal contenuto della direttiva; se corrisponda al vero la notizia che il Governo sarebbe intenzionato a regolamentare le concessioni demaniali marittime con la legge annuale per la concorrenza, con il chiaro intento di avviare procedimenti a evidenza pubblica disattendendo quanto previsto dalla legge n. 145 del 2018. Atto n. 4-05990 LANNUTTI Al Ministro dell'interno Premesso che: il 7 settembre 2021 è apparso sul quotidiano "La Verità" un articolo dal titolo "I camper del rave party di Viterbo arrivati scortati dalla polizia" a firma di Giacomo Amadori e Paolo Gianlorenzo, che offre una chiave di lettura inedita sul rave party di ferragosto svoltosi sulle sponde del laghetto di Mezzano; nell'articolo, due pagine di inchiesta, sono riportate tutte le trasmissioni di note avvenute tra le forze dell'ordine a cavallo del 13 e 14 agosto e si legge: "C'è una nota della prefettura di Viterbo sul tavolo di Bruno Frattasi, capo di gabinetto del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che farà molto discutere". Riguarda la genesi dell'ormai tristemente famoso rave party abusivo che si è svolto sulle rive del lago di Mezzano tra il 13 e il 19 agosto, con musica ad alto volume 24 ore su 24, dove nei sei giorni ci sono stati un morto, diversi tentativi di stupro, diversi ragazzi in coma etilico, cani morti sotto il sole e pare anche un parto. "La Procura della città dei Papi, guidata da Paolo Auriemma, è in attesa dell'informativa conclusiva sui fatti stilata dalla Questura", riporta il quotidiano; i due giornalisti spiegano che grazie a fonti ministeriali sono riusciti "a intercettare la nota prefettizia che svela come quel party, a cui parteciparono migliaia di amanti della musica elettronica e (anche) delle droghe, non sia stato un evento inaspettato e iniziato dal nulla". Gli autori spiegano che era stato monitorato sin da subito e "qualcuno, tra le forze dell'ordine, aveva provato pure a chiedere il blocco dell'afflusso di mezzi che, incolonnati, si stavano dirigendo dalla zona di Orbetello verso il luogo del rave, a cavallo tra Toscana e Lazio". Ma secondo il quotidiano i militari avrebbero ricevuto come risposta che l'indicazione era quella di "monitorare il traffico e non di bloccarlo". Un ordine che sarebbe arrivato da Roma, ovvero "sarebbe partito dalla sala operativa del dipartimento di pubblica sicurezza di Roma, gli uffici centrali della Polizia di Stato", e che prevedeva addirittura di scortare i partecipanti laddove avrebbero occupato una proprietà privata; a complicare la situazione, fanno notare i giornalisti, c'è il fatto che l'emergenza sia scattata nei giorni di ferragosto. Infatti sembra che nelle rispettive sedi non ci fossero "né i questori (i referenti locali per l'ordine e la sicurezza pubblici) di Grosseto (Matteo Ponziani) e Viterbo (Giancarlo Sant'Elia), né il prefetto di Grosseto, la neonominata (il 9 agosto scorso) Paola Berardino, figlia di Francesco Berardino (ex segretario generale del Cesis ed ex capo segreteria del capo della Polizia) e moglie del prefetto di Roma Matteo Piantedosi. A sostituirli i vicari. L'unico che pare non si fosse allontanato per le ferie era il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, ma anche il suo ufficio sarebbe stato informato a cose ormai compiute"; considerato inoltre che: l'evento non autorizzato, in tempi di pandemia, ha chiamato a raccolta migliaia di giovani da tutta Europa sollevando polemiche e preoccupazioni per il rischio di contagi, tanto che l'assessore regionale per la salute del Lazio, Alessio D'Amato, nei giorni del rave party ha parlato di situazione "fuori controllo", invitando a non fare alcuna trattativa, ma anzi ha sollecitato il ripristino di un corretto ordine pubblico, chiedendo di identificare le persone e individuare le responsabilità di un simile assembramento;