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Non è solo una questione di ricavi dell'impresa, ma di entrate, che per la gran parte servono appunto a pagare gli stipendi, considerati i margini di utile sempre più ristretti per le imprese. Nella nostra concezione, di Forza Italia e di tutto il centrodestra, "impresa" è uguale a "lavoro". (Applausi) . Anche ingenerare paure, con uno stato continuo di emergenza, che deprime il livello di fiducia dei consumatori, significa limitare l'attività di impresa e il mantenimento dei posti di lavoro. Questo viene dimostrato anche dalla caduta degli investimenti esteri, per un senso di sfiducia verso il mercato italiano, che si sta verificando in questo periodo, come riporta anche «Il Sole 24 ORE» di questa mattina. Registriamo positivamente il rimbalzo dell'attività manifatturiera registratosi a giugno, con un aumento fisiologico dopo tre mesi di crolli, ma vorrei ricordare che la manifattura rappresenta un terzo o anche meno - si dice anche un sesto - del prodotto dell'economia italiana. A soffrire rimangono ancora tutti quei settori del terziario, che costituiscono i tre quarti del prodotto e della forza lavoro della nostra Nazione. Va detto che è stato introdotto anche un reddito di emergenza, da destinare alle famiglie più colpite dalla mancanza dei redditi da lavoro, che ha finito per stridere con quello di cittadinanza, che assorbe più di 7 miliardi di euro. Quell'assegno, dato a chi dovrebbe cercare un posto di lavoro, è parso infatti ancora più iniquo rispetto a quello dato a chi il lavoro lo aveva, ma non poteva percepire il salario, pur volendo lavorare a causa della chiusura delle attività. Ad ogni modo, questo "breve" periodo di chiusura forzata - che ci auguriamo finisca in tempi brevi - ha dimostrato che non si può vivere di sussidi; il sussidio deve essere temporaneo, come dice, finalmente, in una nota di ieri, anche il ministro Catalfo. Forse è arrivata alla considerazione che non ci sono le risorse, caro sottosegretario Misiani, per sostenere a lungo o a tempo indeterminato le richieste che provengono dai percettori di reddito di cittadinanza o di altri sussidi. Servono strumenti per il rapido inserimento nel mondo del lavoro, che il provvedimento che ha istituito il reddito di cittadinanza non ha previsto, o forse ha previsto, ma con una visione ideologica che non analizzava la difficoltà di far incontrare offerta e domanda di lavoro attraverso un'agenzia pubblica e centri per l'impiego. Allo stesso modo, fu un errore un decreto-legge che, in nome della dignità, consegnasse un sussidio a decine di migliaia di lavoratori che potevano vedere prorogato il proprio contratto, per ostinarsi a dover fare il contratto a tempo indeterminato. Non c'erano gli strumenti e questa grave crisi lo sta sempre più dimostrando. Sarebbe altresì un errore imperdonabile, sulla scia di un patto di Governo - oramai sempre più debole - se si pensasse di inserire norme sul salario minimo che segnerebbero un ulteriore rallentamento alla creazione di nuovi posti di lavoro. Questo avrei voluto dire al Ministro, che non vedo presente ma che sicuramente leggerà l'intervento, o magari avrò modo di avere un incontro diretto con lei. I posti di lavoro mancano in molti settori e sono difficili da reperire, come ci dimostrano i continui bollettini delle camere di commercio, secondo i quali risulta la carenza di 262.000 posti di lavoro a luglio 2020 e di 622.000 posti di lavoro a settembre di quest'anno. Questo direi al ministro Catalfo. Si tratta, quindi, di occuparsi di politiche di formazione che lo Stato deve indirizzare ascoltando le scuole, le università e le imprese, che - lo ripetiamo - sono quelle che conoscono le esigenze del mondo produttivo e delle professionalità richieste. Manca una visione organica del mondo del lavoro e degli strumenti per facilitare la creazione di posti di lavoro. Il Ministro del lavoro non può diventare il Ministro dei sussidi, ma deve fare di tutto affinché la dignità delle persone sia titolata all'avere un ruolo nella società. Il decreto-legge al nostro esame, che indirizza soldi in mille rivoli, non risolve i problemi della carenza delle figure professionali anzidette, così come la regolarizzazione dei migranti, inserita con improntitudine in questo decreto-legge, ha dimostrato la sua completa inefficacia. La norma voluta per regolarizzare i braccianti agricoli stranieri sta avendo uno scarsissimo successo, posto che rappresentano circa il 10 per cento delle richieste di regolarizzazione pervenute. Tale norma, invece, è stata utilizzata quasi esclusivamente per regolarizzare le badanti - vedremo nei prossimi mesi se in modo permanente - ma ha lasciato le aziende agricole prive di manodopera, costringendole a lasciare sui campi una larga parte dei raccolti stagionali. Come ultimo argomento vorrei affrontare il tema del lavoro pubblico, considerato che, con una norma inserita in questo decreto-legge, si è consentito a circa la metà dei lavoratori della pubblica amministrazione di confrontarsi con lo smart working per altri sei mesi. La logica deduzione che se ne trae è che forse sarebbe opportuno verificare in modo serio il lavoro svolto; dopodiché, porre mano al fabbisogno di personale nel settore pubblico riducendo gradualmente - non aumentando - le piante organiche della pubblica amministrazione fino alle effettive esigenze. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Floris. FLORIS (FIBP-UDC) . In conclusione, aspettando un nuovo titolo ad effetto del prossimo decreto-legge, dopo i provvedimenti cura Italia, liquidità e rilancio, ci auguriamo che si giunga a una visione organica degli interventi e delle risorse, anche europee, da utilizzare veramente per far ripartire la nostra economia. Il rilancio, però, non può passare attraverso una nuova centralizzazione, o peggio una statalizzazione, ma vuole che diventino protagoniste le tante intelligenze italiane che devono poter provare a mettere il loro entusiasmo e il loro talento al servizio della nostra Nazione. (Applausi). Signor Presidente, essendo la mia una trattazione più organica, le chiedo di poter consegnare il testo integrale del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nei pochi minuti a mia disposizione toccherò solo alcuni dei punti che riguardano il decreto rilancio, preoccupato che molte delle misure, scritte secondo il criterio della complicazione, rimangano solo dei proclami o che vengano attivate con tempi biblici. Faccio di seguito alcuni esempi. Nel Titolo IV, l'articolo 105- bis (Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza), al comma 1, recita: