[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 15 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), promossi dal Giudice di pace di Albenga con tre ordinanze del 12 febbraio 2013, rispettivamente iscritte ai nn. 111, 112 e 113 del registro ordinanze 2013 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2013. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 23 ottobre 2013 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano. Ritenuto che con tre ordinanze di identico tenore, tutte del 12 febbraio 2013 (r.o. nn. 111, 112 e 113 del 2013), il Giudice di pace di Albenga ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 15 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), per violazione dell'art. 76 della Costituzione; che i giudizi a quibus hanno ad oggetto opposizioni avverso ordinanze-ingiunzione dell'Ufficio territoriale del Governo di Savona (Prefettura di Savona) rese a seguito del rigetto di ricorsi al Prefetto di Savona; che gli opponenti, con il ricorso introduttivo, hanno dedotto l'illegittimità costituzionale dell'art. 15 del d.lgs. n. 9 del 2002 in riferimento all'art. 76 Cost., in relazione all'art. 2, comma 1, lettera d), della legge 22 marzo 2001, n. 85 (Delega al Governo per la revisione del nuovo codice della strada), nella parte in cui non attribuisce il potere di decidere - riguardo ai ricorsi amministrativi in materia di violazione delle norme sulla circolazione stradale - al presidente della giunta regionale; che le questioni, secondo il Giudice di pace di Albenga, sono rilevanti in quanto i giudizi di opposizione alle ordinanze-ingiunzione dei prefetti hanno ad oggetto non l'atto ma il rapporto, con cognizione piena del giudice, anche in relazione ai profili di competenza; che il problema della sussistenza del potere di decidere il ricorso avverso il verbale di violazione di norme sulla circolazione stradale in capo al presidente della giunta regionale, anziché al prefetto, è materia rilevante nei giudizi a quibus, perché, qualora la norma denunciata si rivelasse in contrasto con il dettato costituzionale, l'opposizione dovrebbe essere accolta per vizio di incompetenza del provvedimento impugnato; che il rimettente, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, richiama l'ordinanza n. 89 del 2009 della Corte costituzionale che ha ritenuto inammissibile un'analoga questione di costituzionalità sollevata dal Giudice di pace di Taranto; che, in quell'occasione, la medesima censura era rivolta a disposizioni contenute nel decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 1° agosto 2003, n. 214, e la questione era stata dichiarata manifestamente inammissibile in quanto il rimettente aveva invocato, quale parametro costituzionale violato, l'art. 76 Cost., che riguarda esclusivamente i rapporti tra legge delegante e legge delegata, mentre nella specie era censurata una norma contenuta nella legge di conversione di un decreto-legge; che l'odierno rimettente, per superare il motivo di inammissibilità di cui all'ordinanza n. 89 del 2009, ritiene di sollevare la questione di legittimità costituzionale avverso l'art. 15 del d.lgs. n. 9 del 2002, nella parte in cui non attribuisce il potere di decidere - riguardo ai ricorsi amministrativi in materia di violazione delle norme sulla circolazione stradale - al presidente della giunta regionale e nella parte in cui si limita a modificare l'art. 208 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), e non modifica gli artt. 203 e 204 del codice della strada sostituendo la locuzione «prefetto» con quella «presidente della giunta regionale»; che, secondo il rimettente, risulterebbe violato il criterio direttivo di cui all'art. 2, comma 1, lettera d), della legge delega n. 85 del 2001, in base al quale le funzioni ordinatorie demandate ai prefetti dovevano essere attribuite ai presidenti delle giunte regionali o delle province autonome, fatte salve le esigenze di ordine e sicurezza pubblica, cosicché la norma censurata si porrebbe in contrasto con l'art. 76 Cost.; che l'art. 15 censurato è l'unica norma del d.lgs. n. 9 del 2002 contenente disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'art. 1, comma 1, della legge n. 85 del 2001; che, conclude il rimettente, il potere di decidere i ricorsi amministrativi avverso i provvedimenti di accertamento della violazione di norme sulla circolazione stradale non può essere ricondotto ad esigenze di ordine e sicurezza pubblica, le quali, secondo il criterio direttivo di cui all'art. 2, comma 1, lettera d), della legge delega n. 85 del 2001, costituivano l'unica eccezione al trasferimento ai presidenti delle giunte regionali o delle province autonome delle funzioni ordinatorie demandate ai prefetti; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata; che l'Avvocatura dello Stato evidenzia come il richiamo all'art. 15 del d.lgs. n. 9 del 2002 sia del tutto inconferente in quanto la norma ha ad oggetto la modifica dell'art. 208 del codice della strada, in materia di criteri di distribuzione dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative irrogate a seguito di violazioni di norme sulla circolazione stradale; che la disposizione richiamata non attiene in alcun modo alla questione delle funzioni ordinatorie del prefetto che, invece, sono disciplinate dagli artt. 203 e 204 del codice della strada; che tali norme non sono state oggetto di modifica da parte dell'art. 15 del d.lgs. n. 9 del 2002, né da parte di altra norma del medesimo decreto e, pertanto, vi sarebbe un'erronea e/o incompleta individuazione della norma censurata; che, inoltre, la questione sarebbe infondata, in quanto la figura dell'eccesso di delega implicherebbe il superamento dei limiti imposti dal legislatore delegante e dall'art. 76 Cost., mentre la questione sollevata dal remittente dovrebbe più correttamente essere ricondotta alle ipotesi di cosiddetto «eccesso di delega in minus», ossia a quei casi di parziale attuazione della delega da parte del Governo;