[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite dai disastri franosi nella regione Campania), convertito, con modificazioni, in legge 3 agosto 1998, n. 267, e dell'art. 8, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 354 (Disposizioni per la definitiva chiusura del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, e successive modificazioni, a norma dell'art. 42, comma 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144), promosso con ordinanza emessa il 3 luglio 2000 dal Collegio arbitrale nell'arbitrato in corso tra il Consorzio Ricostruzione (CO.RI.) ed il comune di Napoli, iscritta al n. 549 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visti l'atto di costituzione del Consorzio CO.RI. nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 6 novembre 2001 il giudice relatore Annibale Marini; Uditi l'avv.to Paolo Vosa per il Consorzio CO.RI. e l'avv.to dello Stato Claudio Linda per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza emessa il 3 luglio 2000 il Collegio arbitrale di Napoli, nell'arbitrato in corso tra il Consorzio Ricostruzione (CO.RI.) ed il comune di Napoli Area Funzionale CIPE, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 76, 77 e 97 Cost., questione incidentale di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite dai disastri franosi nella regione Campania), convertito, con modificazioni, in legge 3 agosto 1998, n. 267, e 8, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 354 (Disposizioni per la definitiva chiusura del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, e successive modificazioni, a norma dell'art. 42, comma 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144). Il collegio rimettente - consapevole della problematicità del tema - si interroga preliminarmente sulla propria legittimazione a sollevare questione di legittimità costituzionale ed a tale riguardo assume di poter cogliere, nella evoluzione sia normativa che dottrinaria e giurisprudenziale, "una più accentuata adesione alla tesi della configurabilità degli arbitri come giudice a quo". Deporrebbero in tal senso, in estrema sintesi, la più marcata assimilazione, nella evoluzione normativa, del collegio arbitrale - quando si tratti, come nella specie, di arbitrato rituale - all'autorità giudiziaria, la sostanziale equiparazione del lodo alla sentenza giudiziale, l'introduzione dell'impugnazione per nullità del lodo per violazione del contraddittorio ed infine la nuova formulazione dell'art. 819 del codice di procedura civile. Passando, quindi, ai profili di merito il collegio arbitrale espone, quanto alla rilevanza della questione, di doversi pronunciare su una controversia, introdotta con atto notificato il 22 giugno 1998, insorta tra il Consorzio CO.RI. , concessionario per la realizzazione di parte del programma di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 marzo 1981, n. 75, recante ulteriori interventi in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del novembre 1980 e del febbraio 1981. Provvedimenti organici per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti), ed il comune di Napoli. Rileva peraltro il rimettente che l'art. 8, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 354 del 1999, intervenuto successivamente all'instaurazione del giudizio arbitrale, nel prevedere che il commissario straordinario liquidatore, ai fini delle previste transazioni, possa prendere in considerazione solamente i giudizi ordinari o arbitrali in corso o le istanze di accesso ad arbitrato notificate prima dell'entrata in vigore del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, avrebbe inequivocamente esteso anche alle controversie relative all'esecuzione delle opere comprese nei programmi di ricostruzione di cui al predetto titolo VIII della legge n. 219 del 1981 l'applicabilità dell'art. 3, comma 2, del suddetto decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, secondo cui "le controversie relative all'esecuzione di opere pubbliche comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali non possono essere devolute a collegi arbitrali". Ne conseguirebbe pertanto l'impossibilità, per il collegio arbitrale adito, di pervenire ad una decisione di merito. La normativa denunciata, secondo il rimettente, si porrebbe tuttavia in contrasto, in primo luogo, con gli artt. 76 e 77 Cost. Il citato art. 3 del decreto-legge n. 180 del 1998 si riferirebbe infatti come risulterebbe evidente dal suo tenore letterale, oltreché dal titolo, dal preambolo e dal contenuto dell'intero decreto-legge alle sole controversie relative ad opere pubbliche comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali. La legge n. 219 del 1981 riguarderebbe opere pubbliche di tal genere solamente per i primi sette titoli, mentre il titolo VIII conterrebbe una normativa del tutto distinta, finalizzata alla realizzazione di un programma di edilizia residenziale nell'area metropolitana di Napoli. L'art. 8 del decreto legislativo n. 354 del 1999, estendendo, sia pure implicitamente, anche alle controversie relative a tale programma di edilizia residenziale il divieto di devoluzione ad arbitri, avrebbe sostanzialmente violato il principio desumibile dall'art. 77 della Costituzione ed esplicitato dall'art. 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988 secondo cui i decreti-legge devono contenere misure di immediata applicazione ed il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. La medesima norma sarebbe altresì affetta dal vizio di eccesso di delega, non essendovi traccia, nei principi e criteri direttivi contenuti nella legge di delegazione, "di un'estensione del potere del legislatore delegato tale da consentirgli di considerare la disciplina contenuta nel decreto-legge 180/1998 come applicabile, ai fini delle procedure di liquidazione affidate ad apposito Commissario, anche al contenzioso originato dal programma residenziale" di cui al citato titolo VIII della legge n. 219 del 1981.