[pronunce]

che la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, ha sollevato le due questioni di legittimità costituzionale dopo che innanzi ad essa è stato riassunto il giudizio a séguito della decisione n. 1/QM del 26 febbraio 2010 delle sezioni riunite, le quali avevano risolto la questione di massima ad esse deferita dal giudice rimettente in merito alla computabilità o meno dell'indennità militare in quella ausiliaria; che il giudice rimettente, in particolare, censura l'art. 1 della legge n. 202 del 2000, nella parte in cui prevede che il Presidente della Corte dei conti è nominato su proposta governativa, e l'art. 11, comma 7, ultimo periodo, della legge n. 15 del 2009, nella parte in cui attribuirebbe il potere del Presidente della Corte dei conti di comporre nominativamente le sezioni riunite; che, tuttavia, nel motivare in ordine alla rilevanza delle due questioni sollevate, la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, si limita a osservare che il Collegio delle sezioni riunite che ha emesso la decisione n. 1/QM del 2010 è stato presieduto dal Presidente della Corte dei conti e che la decisione è destinata a dispiegare efficacia vincolante per ciò che riguarda la soluzione data alla questione di massima, in quanto «il giudice rimettente non può limitarsi a riproporre le medesime argomentazioni giuridiche che sono state ritenute non fondate dalle Sezioni riunite con la sentenza nella quale hanno statuito il punto di diritto non condiviso dal medesimo»; che, di conseguenza, il giudice rimettente non indica quali effetti potrebbe avere nei confronti della decisione delle sezioni riunite n. 1/QM del 2010 una eventuale pronuncia di illegittimità costituzionale delle due disposizioni censurate, talché «non chiarisce in che modo il giudizio principale sia inciso dall'esito di quello incidentale di costituzionalità» (ex plurimis, ordinanza n. 63 del 2010); che, peraltro, con riguardo alla questione concernente l'art. 1 della legge n. 202 del 2000, in base al quale «il Presidente della Corte dei conti è nominato (...) con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previsa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio di Presidenza», il giudice rimettente, nel descrivere il procedimento regolato dalla norma censurata, attribuisce il potere di proporre e nominare il Presidente della Corte dei conti alternativamente al Presidente del Consiglio dei ministri e al Consiglio dei ministri, muovendo quindi da una erronea ricostruzione del quadro normativo; che, inoltre, nell'ordinanza di rimessione non è indicato in alcun modo come l'art. 1 della legge n. 202 del 2000 e l'art. 11, comma 7, ultimo periodo, della legge n. 15 del 2009 dovrebbero o potrebbero essere applicati nel giudizio principale, né viene precisato per quali ragioni tale giudizio non potrebbe essere definito indipendentemente dalla decisione sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate; che, dunque, il giudice rimettente nulla osserva in relazione a uno dei requisiti necessari per l'ammissibilità dello scrutinio di costituzionalità di una legge, ossia che l'applicazione delle norme censurate si ponga come necessaria ai fini della definizione del giudizio principale (ex multis, ordinanze n. 53 del 2010 e n. 241 del 2008); che, pertanto, entrambe le questioni sono manifestamente inammissibili per assenza di motivazione in ordine alla rilevanza. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge 21 luglio 2000, n. 202 (Disposizioni in materia di nomina del Presidente della Corte dei conti), sollevata, in riferimento agli articoli 100, terzo comma, e 101 della Costituzione, dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 11, comma 7, ultimo periodo, della legge 4 marzo 2009, n. 15 (Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 25 e 101 della Costituzione, dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 maggio 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 maggio 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI