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Considerato inoltre che l'articolo 2 della legge 20 luglio 2004, n. 189, che introduce il divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli e pellicce di cani e gatti e disposizioni sanzionatorie sul commercio dei prodotti derivati dalla foca, anche in base alle modifiche apportate dal decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 47, e dalla legge 4 giugno 2010, n. 96 (legge comunitaria 2009), il divieto generale di allevare animali allo scopo di produrre pellicce di cui all'articolo 3 del presente disegno di legge può essere inteso come estensione di tale tutela a tutte le altre specie animali, in quanto dotate di pari dignità. Si ricorda inoltre come, ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 98/58/CE concernente la protezione degli animali negli allevamenti, gli Stati membri hanno la facoltà di applicare nel proprio territorio disposizioni più severe di quelle previste dalla direttiva stessa. In ambito europeo si rammenta altresì come il Trattato di Lisbona abbia rafforzato quanto previsto nel precedente Protocollo allegato al Trattato di Amsterdam, riconoscendo gli animali come esseri senzienti e imponendo al legislatore europeo di tenere in considerazione tale status giuridico nel processo di formazione delle norme dell'Unione europea. Non a caso, proprio recentemente il legislatore dell'Unione europea ha adottato un nuovo regolamento (regolamento (UE) n. 1007/2011 in materia di denominazione dei prodotti tessili e relativa etichettatura) il cui articolo 12 introduce per la prima volta un sistema di etichettatura obbligatoria dei prodotti non tessili di origine animale presenti nei capi di abbigliamento quali pellicce, piume, pelle. Finalità di tale disposizione è quella di assicurare una maggiore trasparenza, consentendo ai consumatori di compiere scelte informate. Il legislatore europeo, anche a seguito di forti istanze provenienti dalla società civile e da alcuni Paesi membri tra cui l'Italia, ha tra l'altro emanato due regolamenti per mettere al bando settori di sfruttamento di cani, gatti e foche: il regolamento (CE) n. 1523/2007 sul divieto di uso di pellicce di cani e gatti, e il regolamento (CE) n. 1007/2009 sul divieto del commercio di pellicce e altri prodotti derivati dalla caccia commerciale delle foche. Queste normative hanno costituito il primo caso in cui l'Unione europea ha superato i vincoli imposti dalle regole del mercato internazionale, assumendo le scelte etiche nei confronti degli animali ed a tutela dei consumatori quale motivo necessario e sufficiente a bandire un intero commercio. Nella vigente legislazione nazionale che regolamenta l'attività di allevamento, nel decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 146 (recante attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli animali negli allevamenti), viene indicato il 31 dicembre 2010 quale ultima scadenza per l'adeguamento delle gabbie dei visoni a parametri minimi dimensionali (da 1600 a 2550 cmq), consentendo quindi l'allevamento in gabbia per i visoni. Tale disposizione è palesemente in contrasto rispetto alle modalità di detenzione di altre specie animali (ad esempio conigli, cincillà), per i quali la norma dispone che possano essere allevati con lo scopo di produrre pellicce ma a terra, in recinzioni con arricchimenti ambientali. La norma in questione originariamente disponeva le medesime modalità di allevamento anche per i visoni, ma le modifiche intercorse prima che le prescrizioni diventassero efficaci hanno configurato una grande discrezionalità per il singolo allevatore nel decidere se tenere i visoni in gabbia o adeguarsi all'allevamento a terra. Nella realtà dei fatti, i visoni allevati in Italia continuano a essere richiusi in allevamenti intensivi, all'interno di gabbie delle dimensioni di 2.550 cmq, ossia di circa 35 cm x 70 cm. A fronte di una evoluzione normativa in materia di etichettatura e commercio sempre più orientata verso la tutela degli animali e dei consumatori, in tema di «allevamento» il benessere degli animali viene ancora oggi dunque trascurato. Quello degli animali da pelliccia è il sistema di allevamento maggiormente controverso, anche perché ha indirizzato il mondo produttivo verso la sola valutazione della performance economica a scapito degli animali e delle loro caratteristiche etologiche. Lo sfruttamento degli animali per la produzione di pellicce ha fatto nascere una forte opposizione nei cittadini e in particolare nelle giovani generazioni con un conseguente inevitabile crollo di questo mercato. È pertanto auspicabile che l'Italia manifesti la volontà di costruire una società maggiormente attenta alle problematiche di sfruttamento dell'ambiente e degli animali, ed è necessario che le istituzioni rappresentative si facciano interpreti dei valori e delle istanze rivendicate dalla cittadinanza. Il presente progetto di legge ha dunque l'obiettivo di delineare un processo di dismissione dell'attività di allevamento di animali finalizzata alla principale produzione di pellicce. L'articolo 1 del disegno di legge indica la finalità di promuovere attività economiche di utilità sociale in coerenza con quanto sancito nella Costituzione. L'articolo 2 esplicita le definizioni di «pelliccia», «pelle», «animale da pelliccia», «allevamento di animale da pelliccia» e del concetto di «principale finalità». L'articolo 3 introduce il divieto di allevare, catturare e uccidere animali per la produzione di pellicce. L'articolo 4 definisce le disposizioni per la gestione del periodo transitorio consentendo agli ultimi allevamenti esistenti di dismettere le produzioni. L'articolo 5 abroga la normativa ad oggi vigente che consente l'allevamento di animali allo scopo di produrre pellicce. L'articolo 6 introduce le necessarie modifiche alla legge n. 189 del 2004 per sanzionare le violazioni al divieto di cui all'articolo 3. L'articolo 7 assicura l'invarianza finanziaria conseguente l'attuazione della legge. L'articolo 8 indica l'entrata in vigore della legge e delle nuove disposizioni introdotte nell'ordinamento.. 1 (Finalità) 1 La Repubblica promuove lo sviluppo di attività economiche compatibile con criteri di utilità sociale e consumo alternativo, orientandosi al progressivo abbandono di pratiche basate sull'utilizzo di esseri senzienti. A tale fine è vietata la pratica dell'allevamento, della cattura e dell'uccisione di animali aventi lo scopo di utilizzarne la pelliccia. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende per: a «Pelliccia»: una o più spoglie di animali sottoposte ad un trattamento di concia o impregnate in modo tale da conservare inalterata la struttura naturale delle fibre, o articoli con esse fabbricati; b «Pelle»: prodotti senza pelo ottenuti dalla lavorazione di spoglie di animali sottoposte a trattamenti di concia o impregnate in modo tale da conservare inalterata la struttura naturale delle fibre, nonché agli articoli con esse fabbricati, compresi cuoio e altri nomi derivati o sinonimi; c «Animale da pelliccia»: