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Voi capite che, anche in questo caso, si cercheranno delle inchieste di natura carattere inevitabilmente mediatico. Un'altra questione che vorrei sottoporre all'attenzione dell'Assemblea riguarda la app Immuni. Durante le audizioni svolte abbiamo ascoltato delle pregevolissimi relazioni di docenti, professori e altri auditi che hanno detto una cosa fondamentale: sì, voi potete creare l' app (pur dovendo fare, con riferimento alla privacy , delle correzioni che tuttavia non sono state prese in esame), però badate che non funzionerà mai se non è supportata da un sistema con il quale si garantisce una mappatura sia dei tamponi, che dei test sierologici. E questo ci è stato proprio detto in modo unanime dai nostri auditi. Anche su questo tema avevamo presentato degli emendamenti che potevano quantomeno essere presi in esame. C'è poi un'altra questione che riguarda la parte più civilistica, ossia le modifiche all'articolo 83. Su questo tema la Commissione si è orientata, all'unanimità, nell'immaginare che il magistrato deve stare in aula (ossia, per capirci, non può seguire il procedimento da casa, mentre cucina le pennette, come qualcuno ha detto brillantemente). Però, su questo le camere civili, in modo particolare, avevano presentato degli emendamenti, che poi sono stati bocciati, che sono erano più precisi con riferimento ai problemi che concretamente si vengono a trovare nei tribunali. Penso, ad esempio, al problema del coordinamento per i termini o al problema del diritto di difesa e, quindi, invito anche su questi aspetti - perché è importante la riapertura dei tribunali, ma anche l'ordine - a riaprire una riflessione seria. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Pillon. PILLON, relatore di minoranza . Signor Presidente, i decreti nn. 28 e 29 sono in buona sostanza il frutto di errori commessi dal Governo nel periodo precedente. Noi abbiamo realmente collaborato con l'opposizione e debbo dire che questa collaborazione ha portato anche a qualche miglioramento del testo, di cui dobbiamo certamente rendere grazie al lavoro anche dei relatori. Il provvedimento si innesta su un problema di fondo e, cioè, sul fatto che stiamo cercando di mettere pezze a una situazione che poteva essere affrontata in modo diverso fin dall'inizio. In altre parole, se aveste fin dall'inizio ascoltato ciò che avevamo segnalato sulle questioni relative alla giustizia, penso che non sarebbe stato necessario procedere con la decretazione di urgenza. Cari colleghi, resta molto da fare sul tema della giustizia e mi rivolgo sia alla maggioranza che all'opposizione. Abbiamo una situazione della giustizia che nel nostro Paese ormai rasenta la difficoltà cronica. Anche questa mattina ero in un'aula di tribunale e in quella sede sia giudici, che cancellieri e avvocati hanno colto l'occasione per rappresentarmi nuovamente la sussistenza di problemi che ormai non possiamo più ignorare. Ecco perché, sullo sfondo di questa riforma, restano i grandi problemi della giustizia che ancora non sono stati risolti, né si vede come saranno risolti. Spero che finalmente nel Paese e, soprattutto, in questo Parlamento si apra un dibattito serio che porti l'Italia ad avere una giustizia al livello di quella degli altri Paesi civili e democratici dell'Occidente. (Applausi). Signor Presidente, signori del Governo, signori relatori, venendo al merito, sull'articolo 1 (che riguarda il rinvio dell'entrata in vigore delle intercettazioni mediante trojan ) mi limito a dire quanto già detto in Commissione e, cioè, che ve l'avevamo detto. Vi avevano detto, nel momento in cui si era approvato quel decreto, che non sarebbe bastato il tempo per consentire alle procure, soprattutto a quelle più piccole, di adeguarsi alla nuova normativa, di nominare un responsabile, di organizzare la custodia dei dati sensibili ricavati tramite le intercettazioni tramite trojan . Vi avevamo anche detto che questa era una riforma impossibile da fare a costo zero. Avete voluto lasciare la clausola di invarianza finanziaria in particolare sull'articolo 1 e, quindi, sulla riforma delle intercettazioni, ma non vi sarà sufficiente. Vedrete che tornerete in questa stessa Aula a chiedere due cose al Parlamento e, cioè, di autorizzare prima un nuovo rinvio - vedrete che non mancherà molto perché questo accada - e poi un finanziamento perché siano liberati fondi. Infatti è materialmente impossibile per le procure, soprattutto per quelle più piccole, organizzare la gestione dei dati derivati dalle intercettazioni senza assumere personale specializzato oppure senza formare il personale al loro interno con evidente aumento di costi. Tornerete sull'articolo 1; ne siamo sicuri. Su questo mi permetto di porre una domanda alla maggioranza: per quale ragione avete deciso, ancora una volta, di votare contro il nostro emendamento 1.0.3, che avrebbe permesso di utilizzare le intercettazioni mediante trojan contro i pedofili? (Applausi). Per quale ragione continuate ostinatamente a proteggere la posizione di pedofili che, viceversa, a norma dell'articolo 600- quater del codice penale, potrebbero essere meglio individuati e meglio puniti utilizzando le intercettazioni? È una impuntatura che avete già assunto al momento dell'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge sulle intercettazioni e che continuate a reiterare. Vi dico una cosa: ripresenteremo questo emendamento ossessivamente, fino alla fine della legislatura, finché non cederete, finché non permetterete alla magistratura di utilizzare l'arma delle intercettazioni per individuare, colpire, punire e sanzionare i pedofili. L'articolo 2 verte sulla delicata vicenda che riguarda le scarcerazioni. Noi ci siamo trovati dalla sera alla mattina con centinaia di detenuti messi a casa, in alcuni casi addirittura senza che i legali avessero presentato la richiesta. Anche su questo spero che prima o poi qualcuno avrà il coraggio di mettere finalmente in luce le precise responsabilità, che sono da attribuirsi al Ministro. Noi abbiamo presentato su questo tema una mozione di sfiducia e il Parlamento ha deciso di salvare la poltrona del Ministro. Voi avete deciso di fare questo, ma resta comunque aperta la questione. Riguardo alle scarcerazioni facili, vi avevamo posto alcune questioni che avete deciso di ignorare. Una prima questione riguarda un automatismo. A questo proposito devo veramente ringraziare il collega Caliendo che, con sapiente mano e sapiente penna, ha individuato, con l'emendamento 2.0.1/10/1, il punto chiave in cui avrebbe dovuto essere soppresso il testo. In buona sostanza, secondo la formulazione attuale, che a quanto abbiamo capito sarà quella definitiva, visto che sarà posta la fiducia sul provvedimento, ci troveremo con il giudice che potrà tranquillamente ignorare la richiesta di rimettere in galera il delinquente condannato e lasciato a casa, semplicemente sulla scorta del pericolo della sussistenza del virus. Infatti, la sua negligenza, cioè la mancata risposta del giudice, sarà motivo sufficiente non per confermare la detenzione, ma per confermare gli arresti domiciliari, ossia il fatto che il detenuto stia fuori di galera. Non stiamo parlando di una custodia cautelare, in cui il soggetto ancora non è considerato colpevole dalla legge, ma anzi è considerato innocente;