[pronunce]

Ne conseguirebbe l'inammissibilità del conflitto che non avrebbe più ad oggetto le “opinioni” espresse dal deputato, ma soltanto “singole ed isolate parole assunte nel loro nudo e crudo senso lessicale”. Ma più che un profilo di inammissibilità del conflitto, l'argomentazione della Camera investe il merito di questo e sarà quindi esaminata più oltre. 3. - Il ricorso è fondato. Il giudice ricorrente sostiene che solo talune delle espressioni usate dall'on. Mancuso nel corso del convegno tenutosi in Benevento nel giugno 1997, e oggetto dell'imputazione per cui pende il procedimento penale, potrebbero reputarsi coperte dalla prerogativa dell'insindacabilità, di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. A suo avviso, il nesso funzionale con l'attività parlamentare sussisterebbe solo in relazione alla valutazione critica sulla “continua pioggia di dichiarazioni” da parte delle Procure della Repubblica di Milano e Palermo e al costituire queste un dato del “costume negativo del paese”, ma non già in relazione alla qualificazione di “tribune eversive” riferita alle due procure, all'attribuzione alle stesse di “delitti morali e politici”, alla loro definizione come “congrega di personaggi” caratterizzata dall'“assenza di cultura del diritto e di senso dello Stato”, nonché dallo svolgimento di attività “autenticamente terroristiche”. Tali espressioni solo in apparenza sarebbero ricollegabili al soggetto della frase “la continua pioggia di dichiarazioni”; assumerebbero invece una propria autonomia in quanto “polemica diretta con tutte le attività svolte dalle suddette procure […] finendo per attribuire ad organi investiti della potestà repressivo-punitiva dello Stato la commissione di delitti contro la collettività”. Quella del GUP del Tribunale di Roma è una ricostruzione che non può dirsi implausibile o addirittura anomala ed illogica in base alla considerazione che non potrebbe essere frammentata in più frasi distinte la unitaria dichiarazione del parlamentare, la quale costituirebbe una “opinione” ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. soltanto se apprezzata nel suo complesso. In una pluralità di dichiarazioni rese in un unico contesto è possibile individuare espressioni che, in quanto provviste di autonomo significato, sono separatamente valutabili ai fini dell'accertamento della sussistenza del nesso funzionale tra opinioni espresse extra moenia ed attività parlamentare. 4. - Questa Corte è chiamata a verificare se le predette affermazioni si ricolleghino ad attività proprie del parlamentare e, dunque, a discernere le opinioni riconducibili alla libera manifestazione del pensiero, garantita ad ogni cittadino nei limiti generali della libertà di espressione, da quelle che riguardano l'esercizio della funzione parlamentare, avvalendosi dell'unico saldo criterio desumibile dal primo comma dell'art. 68 Cost.: quello del c.d. “nesso funzionale”. 4.1. - Si deve escludere che le dichiarazioni sulle quali verte il presente giudizio siano riconducibili all'esercizio di funzioni parlamentari. Dalla copiosa documentazione prodotta dalla Camera dei deputati si evince una generica comunanza di temi o di argomenti rispetto al tenore delle affermazioni oggetto della delibera di insindacabilità. In tal senso depongono numerosi atti parlamentari tipici, sia precedenti che appena successivi alle dichiarazioni rese nel giugno 1997. Così, in particolare, le interrogazioni del 24 luglio e del 15 ottobre del 1996, concernenti, la prima, la mancata sottoposizione a procedimento disciplinare di un magistrato della Procura della Repubblica di Milano, e, la seconda, vicende legate ad intercettazioni telefoniche. Ed ancora, le interpellanze del 21 ottobre 1996 e del 3 luglio 1997, riguardanti rispettivamente dichiarazioni di un collaboratore di giustizia utilizzate dalla Procura della Repubblica di Palermo ed asserite calunnie nei confronti di un deputato che sarebbero state suggerite ad un collaboratore di giustizia da un magistrato della Procura della Repubblica di Milano. Ed infine, l'intervento in Aula del 16 ottobre 1996, concernente la proposta di modifica dell'art. 11 del codice di procedura penale sulla competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati; e la mozione del 30 ottobre 1997, ancora sui temi della collaborazione dei pentiti con l'autorità giudiziaria e delle intercettazioni telefoniche. Pur non potendosi disconoscere che l'operato di una parte della magistratura è stato oggetto dell'attività parlamentare dell'on. Mancuso, è agevole osservare che i richiamati atti parlamentari vertono su fatti ed episodi particolari che non toccano il tema specifico delle esternazioni dei magistrati delle Procure della Repubblica di Milano e di Palermo, tema al quale erano dedicate le predette dichiarazioni oggetto della delibera di insindacabilità. Non è, infatti, sufficiente a fondare un giudizio positivo sull'esistenza di un nesso funzionale con riguardo alle particolari dichiarazioni oggi all'esame di questa Corte la circostanza che il deputato Mancuso, nel corso della sua attività parlamentare, abbia, con variabile intensità polemica, criticato l'operato di organi giudiziari. Non mancano, invero, atti parlamentari che presentano una qualche attinenza col tema delle esternazioni di magistrati (segnatamente, le interrogazioni del 23 settembre e del 23 novembre 1999, sull'attività c.d. “giornalistica” del dott. Caselli e sulle esternazioni di quest'ultimo e di altro magistrato della Procura della Repubblica di Milano nel corso di un convegno). Così come si rinvengono, nella documentazione prodotta, atti parlamentari che, pur non riferendosi specificatamente al predetto tema, contengono espressioni similari a quelle oggetto delle dichiarazioni in esame e che si collocano in un arco temporale che va dal marzo 1998 al giugno 2000. Ma il fatto che si tratta di atti successivi e di molto alle dichiarazioni da cui è sorto il presente conflitto recide ogni possibile collegamento tra gli uni e le altre e priva le dichiarazioni rese extra moenia della necessaria copertura parlamentare. 4.2. - La difesa della Camera richiama, infine, due atti tipici che non provengono dal deputato Mancuso, ma da altri parlamentari (interrogazione n. 4/08683 dell'on. Sgarbi in data 21 marzo 1995 e interrogazione n. 4/04073 del 10 ottobre 1996 dell'on. Saponara); atti con i quali, in effetti, si affronta, criticamente, il tema delle esternazioni dei magistrati delle Procure della Repubblica di Milano e di Palermo. Tuttavia, al di là della questione se un deputato possa giovarsi, ai fini della non sindacabilità di sue dichiarazioni, dell'attività parlamentare posta in essere sul medesimo tema da altri membri delle Camere, è assorbente il rilievo che i due atti non sarebbero comunque idonei, in ragione del loro contenuto, ad offrire copertura parlamentare alle affermazioni dell'on. Mancuso, giacché in nessuno di essi si rinvengono affermazioni analoghe. 5. - In conclusione, la deliberazione di insindacabilità delle dichiarazioni di cui si tratta, votata dalla Camera dei deputati in data 18 gennaio 2000, ha violato l'art. 68, primo comma, Cost., e ha leso in tal modo le attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente. La delibera di insindacabilità deve, pertanto, essere annullata..