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; cure farmacologiche prolungate (ad esempio cortisone assunto a grandi dosi per anni). Studi effettuati sulle abitudini alimentari di bambini in sovrappeso hanno evidenziato: eccessi di proteine (in particolare di derivazione animale), grassi e zuccheri aggiunti; carenze di carboidrati complessi e di fibre (frutta, verdura e legumi); ritmi di alimentazione sbagliati (colazione spesso assente, spuntini o merende molto ricche, spizzicare continuo, doppi secondi piatti ai pasti principali). In questi casi risulta fondamentale indirizzare il più precocemente possibile il bambino verso corrette abitudini alimentari senza demonizzare alcun cibo: non vi è nessuna documentazione scientifica che stabilisca un nesso tra sovrappeso e intolleranze alimentari di qualsiasi tipo. Altrettanto importante è stimolare il bambino al maggior consumo energetico possibile attraverso la pratica di uno sport – il nuoto risulta quello più adatto in queste situazioni – ma soprattutto con l'abitudine al movimento spontaneo – scale a piedi, passeggiate, e così via. Il bambino deve evitare di stare seduto per ore davanti allo schermo della televisione o del computer. È documentato il rapporto diretto tra sovrappeso e ore trascorse davanti al televisore. Se nel 2015 i pediatri della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (SIPPS), riuniti in convegno a Caserta, avevano parlato chiaro affermando: « Dobbiamo creare linee guida per limitare il più possibile l'uso dei telefonini ai bambini, evitandone totalmente l'uso prima dei 10 anni e limitandone l'uso dopo tale età », oggi, soprattutto dopo la pandemia da COVID-19, rispettare quest'indicazione è divenuto praticamente impossibile e quindi piuttosto che adottare il metodo repressivo, proibitivo ed inibitorio, praticamente inattuabile, è opportuno adottare un approccio di formazione e di indirizzo dei bambini, dei giovanissimi e dei giovani che li accompagni nel percorso di maturazione, ampliando il loro bagaglio culturale ed esperienziale con l'uso consapevole degli strumenti informatici, telematici, dei social e di ogni ulteriore applicazione. L'Italia si colloca al primo posto in Europa per numero di telefonini e l'età media dei possessori diminuisce sempre di più. Si tratta di piccole ricetrasmittenti che vengono normalmente tenute vicino alla testa. Gli effetti nocivi per la salute sono sempre più evidenti, alcuni legati agli effetti termici: l'interazione di un campo elettromagnetico con un sistema biologico provoca un aumento della temperatura. Quando le esposizioni sono molto intense e prolungate possono superare il meccanismo di termoregolazione portando a morte le cellule con necrosi dei tessuti. Inoltre un posto predominante lo ha conquistato la dipendenza da telefonino, con danni gravissimi sullo sviluppo psichico e sociale. Nel 18 per cento dei casi i bambini entrano in possesso di un telefono cellulare all'età di 7 anni, dato riportato da un'indagine Eurispes che mette anche in guardia contro i rischi del « sexting », lo scambio di immagini pornografiche, a volte in cambio di denaro o ricariche. I rischi insomma di quello che può sembrare un regalo « innocente » (e tranquillizzante per i genitori) coinvolgono la salute fisica e quella psichica. E sono rischi crescenti, man mano che il bambino diventa ragazzino, e poi adolescente. I bambini dovrebbero trascorrere gran parte del proprio tempo all'aria aperta. Non conosciamo tutte le conseguenze legate all'uso dei cellulari, ma da un utilizzo eccessivo potrebbero scaturire una perdita di concentrazione e di memoria, oltre a una minore capacità di apprendimento; sono numerosi i ragazzi che, pur stando uno vicino all'altro, non si parlano ma continuano a tenere lo sguardo fisso sul telefonino. Se non educhiamo all'uso di tali apparati e non mettiamo un freno all'abuso degli stessi, le nuove generazioni andranno sempre più verso l'isolamento. In Belgio il Governo è andato oltre e ha lanciato pochi mesi fa una campagna per limitare l'esposizione di bambini e adolescenti alle onde elettromagnetiche dei telefonini: divieto di pubblicità dei cellulari verso i consumatori più giovani, divieto di fabbricazione di giocattoli che riproducono un telefonino e obbligo per produttori e venditori di informare i clienti sul livello di « irradiamento » degli apparecchi. La preoccupazione dei governanti belgi si è basata su dati epidemiologici secondo cui, ogni anno, 100-150 belgi si ammalerebbero di glioma, un tumore celebrale. Uno studio recente, approvato dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha inserito i campi elettromagnetici da telefonini nella lista dei prodotti « forse cancerogeni per gli esseri umani ». In Italia non sono state (ancora) prese decisioni in merito. Il discorso, lo ribadiamo, riguarda l'opportunità o meno di dare il cellulare ai bambini sotto i 10 anni: oltre ai rischi (anche soltanto ipotizzati) per la salute, c'è una questione educativa e di sviluppo psichico che non può essere tralasciata. Completamente diverso è il tema degli eventuali danni che l'uso del telefonino, e dunque il campo elettromagnetico che si sprigiona, può provocare al cervello (degli adulti): come si sa, su questo punto sono stati fatti – e sono in corso – diversi studi ma non si è ancora arrivati a certezze univoche. Un'indagine recente rivela che negli Stato Uniti il 36 per cento dei bambini con meno di un anno di età hanno utilizzato un touchscreen , il 15 per cento ha utilizzato un' app mentre il 52 per cento ha guardato un film o uno spettacolo televisivo su un dispositivo mobile. Insomma, per molti individui i touchscreen (e i dispositivi che li ospitano) stanno diventando un punto di riferimento dell'ambiente casalingo. Non stupisce allora che da un altro sondaggio risulti che in Australia il 68 per cento delle persone di età compresa tra i 3 e i 17 anni passino in media 21 ore e 48 minuti alla settimana trafficando con uno smartphone (il che significa che un intero giorno alla settimana viene risucchiato da app , messaggi e filmati). I bambini sono spugne che assorbono informazioni e apprendono comportamenti dall'ambiente in cui vivono quotidianamente. Se la televisione richiedeva un tipo di fruizione passiva, gli smartphone richiedono un'interazione attiva. Secondo alcuni esperti, un utilizzo abituale di smartphone (o tablet ) nell'infanzia e nella pre-adolescenza può avere una serie di effetti nocivi: 1) è stato dimostrato che una sovraesposizione alla luce blu, ossia la luce con una determinata lunghezza d'onda tipica dei touchscreen , può causare danni alla retina e determinare, nel lungo periodo, a una vera e propria degenerazione maculare. Considerando questo, nonostante ancora non ci sia una mole di studi sufficiente ad averne la sicurezza, è ragionevole ipotizzare che gli effetti sugli occhi di un bambino in piena fase di crescita potrebbero essere ancora più gravi; 2) ci sono i danni che il multitasking può fare al nostro cervello e in particolare alla nostra capacità di concentrarci su una singola occupazione. Un bambino con uno smartphone in mano, da questo punto di vista, è un potenziale maratoneta del multitasking , considerando quanto siano tendenzialmente iperattivi e curiosi i bambini. Se nel caso degli adulti il multitasking va a fare leva sul sistema di gratificazione di un cervello completamente sviluppato, nel caso dei bambini va a influenzare un cervello ancora in fase di sviluppo.