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il 50% finisce in appalto esterno", a firma di Gianluca Roselli, emergerebbe che nella fascia oraria più remunerativa in termini di introiti pubblicitari, ovvero la prima serata ( prime time ) e l' access prime time (ovvero la fascia oraria che viene subito prima), considerando le tre reti principali, RAI Uno, RAI Due e RAI Tre, su 39 programmi di prime time e access , ben 20 sarebbero in appalto esterno totale o parziale. La metà, dunque, dei programmi di quelle due fasce orarie. E gli appalti esterni sarebbero affidati a società che sono più o meno sempre le stesse. In particolare, su 13 prime time di RAI Uno, 8 sarebbero realizzate in appalto esterno. A RAI Due va anche peggio: 6 sarebbero in appalto esterno e solo 2 prime time sarebbero confezionate internamente. Decisamente meglio va a RAI Tre: su 18 prime time , "solo" 6 sarebbero in appalto; a provocare ulteriore scontento per la scelta di non utilizzare risorse già presenti in RAI, sarebbe anche l'arrivo di nuovi conduttori, che hanno lavorato finora in altre reti, come la giornalista di Sky Lia Capizzi, scelta come nuova opinionista nella "Domenica sportiva", fino a Ilaria D'Amico o Marco Damilano, che dalla carta stampata e da La7 è finito in RAI per una striscia quotidiana. Arrivano in Rai anche Alessia Marcuzzi e Alessandro Catteland, e persino l'ex segretario del Pd, Walter Veltroni, che avrà uno spazio grazie a una docufiction su Padre Pio; considerato che il consigliere di amministrazione della RAI, Riccardo Laganà, il 23 giugno 2022 ha votato contro i palinsesti della prossima stagione. Laganà ha motivato la sua decisione sottolineando che "col massiccio ricorso a collaboratori o produzioni esterne si rischia di appaltare la creatività, affidandola ai grandi supermercati dell'intrattenimento, che offrono format che spesso hanno poco a che fare con la linea editoriale e con la mission del servizio pubblico"; considerato infine che nella relazione sulla gestione 2020, la Corte dei Conti ha sottolineato che "è necessario che RAI Spa ponga in essere ogni misura organizzativa, di processo e gestionale, per eliminare inefficienze e sprechi, assicurando un maggior contenimento dei costi e migliorando l'equilibrio economico e gestionale, viste le perdite per il terzo anno consecutivo di conto economico". Sempre la Corte dei Conti ha fatto notare all'azienda pubblica una riduzione del patrimonio netto, che raggiunge quota 315,1 milioni di euro (erano 347,1 milioni di euro nel 2019), mentre cresce l'indebitamento finanziario netto a 606,4 milioni di euro (erano 541,3 milioni di euro l'anno precedente), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato; se ritengano che l'uso massiccio di conduttori e programmi esterni a cui ogni anno ricorre la RAI per mettere a punto i propri palinsesti, non solo danneggi le casse della TV pubblica, in sofferenza da anni come documentato dalla Corte dei Conti, sperperando dunque risorse a cui contribuiscono i cittadini attraverso il pagamento del canone annuale, ma questa a parere dell'interrogante incomprensibile scelta di appaltare sistematicamente all'esterno i programmi televisivi rischi seriamente di invalidare la mission della Tv di Stato, ovvero il compito educativo e di informazione corretta e trasparente che compete propriamente a una televisione pubblica. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-03442 del senatore D'Alfonso, sull'anagrafe nazionale dei serbatoi GPL in Italia. Mozioni, ritiro È stata ritirata la mozione 1-00492, del senatore Faraone ed altri.