[sommcomm]

prevedere, laddove parti e terzi non intendano rendere dichiarazioni, misure volte ad anticipare l'intervento del giudice al fine della loro acquisizione; introdurre sanzioni penali per chi rende in questa fase dichiarazioni false; introdurre conseguenze processuali per la parte che si sottrae all'interrogatorio, consentendo al giudice di tenerne conto in sede di condanna al pagamento delle spese di giudizio e di valutazione della responsabilità aggravata ai sensi dell'articolo 96 del codice di procedura civile; disciplinare l'utilizzabilità delle prove acquisite nel corso della procedura di negoziazione nell'eventuale successivo giudizio civile, consentendo comunque al giudice di disporre la rinnovazione delle prove; prevedere una maggiorazione non inferiore al 30 per cento del compenso degli avvocati che abbiano fatto ricorso all'istruttoria stragiudiziale, a meno che il giudice non ritenga tale istruttoria abusiva o manifestamente inutile; prevedere che gli eventuali abusi commessi dall'avvocato in tale fase siano considerati, indipendentemente da ogni altra responsabilità, gravi illeciti disciplinari. L'articolo 3 contiene i princìpi per la revisione della disciplina del processo di cognizione di primo grado dinanzi al tribunale in composizione monocratica. Il Governo, nell'attuazione della delega, dovrà: assicurare la semplicità, la concentrazione e l'effettività della tutela e la ragionevole durata del processo; sostituire il procedimento sommario di cognizione con un unico rito semplificato, esclusivo e obbligatorio per le cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica; rideterminare i tempi di presentazione delle pretese delle parti nonché le tempistiche per la discussione e per la pronuncia e il deposito della sentenza; disciplinare i rapporti tra collegio e giudice monocratico; individuare i procedimenti speciali da assoggettare al rito semplificato di cognizione di primo grado. Più nel dettaglio, la lettera a ) del comma 1 individua gli obiettivi generali della riforma, ossia da un lato l'effettività della tutela e dall'altro la semplicità del procedimento e ragionevole durata del processo. La lettera b ) è volta, in primo luogo, all'abrogazione del procedimento sommario di cognizione e all'introduzione di un rito esclusivo e obbligatorio per le cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica (con l'unica eccezione dei procedimenti assoggettati al rito del lavoro), denominato "rito ordinario davanti al tribunale in composizione monocratica". Il principio di cui alla lettera b ), concernente l'introduzione del nuovo rito unico davanti al giudice in composizione monocratica, è articolato in una serie di criteri direttivi (numeri da 1 a 8) volti, tra l'altro, all'introduzione di un sistema di preclusioni destinate a consentire la fissazione del thema decidendum ancor prima dell'udienza di prima comparizione delle parti. In particolare il Governo dovrà prevedere: la sostituzione dell'atto di citazione con il ricorso - sulla falsariga del processo sommario di cognizione - al fine di abbreviare i tempi processuali; che l'udienza di prima comparizione delle parti sia fissata in un "congruo termine", comunque non superiore a 120 giorni e che il termine di comparizione delle parti sia fissato in misura comunque non inferiore a ottanta giorni. Con riguardo alla precisazione del thema decidendum preliminarmente all'udienza di comparizione, il disegno di legge prevede che almeno 40 giorni prima dell'udienza di comparizione vada depositata la comparsa di risposta che contiene le eventuali domande riconvenzionali, le eccezioni non rilevabili d'ufficio e le chiamate in causa di terzi da parte del convenuto; rispetto alla disciplina vigente, che prevede la comparsa di risposta del convenuto entro venti giorni (o dieci giorni nei casi di procedimento sommario), si dà dunque più tempo all'attore per la replica. Si prevede altresì: che entro un termine perentorio non superiore a 20 giorni prima della prima udienza al ricorrente sia concesso proporre le domande, le chiamate in causa e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale e delle eccezioni delle altre parti e replicare alle loro difese; che, entro un termine perentorio non superiore a 10 giorni antecedenti all'udienza di prima comparizione sia consentita - al convenuto e ai terzi chiamati in causa - la precisazione o la modificazione delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni solo in quanto necessarie in relazione alle domande ed alle eccezioni proposte dalle altre parti. Con riguardo alla fase successiva all'udienza di prima comparizione si prevede: la possibilità per il giudice, nel corso della suddetta udienza, di concedere alle parti un termine perentorio per la definitiva formulazione delle loro istanze istruttorie; fino a 30 giorni per produrre documenti e per l'indicazione dei mezzi di prova dei fatti specificamente contestati e un ulteriore termine perentorio fino a 20 giorni per la sola indicazione della prova contraria (quindi 50 giorni complessivi invece degli 80 attualmente previsti per il procedimento ordinario), fissando l'udienza successiva non oltre 60 giorni dalla scadenza dell'ultimo termine. C'è poi il termine di 20 giorni dalla scadenza dell'ultimo termine per la definizione delle istanze istruttorie, entro il quale il giudice: pronuncia ordinanza di ammissione delle prove, confermando l'udienza già fissata per dare inizio alla loro assunzione, ovvero indica alle parti i chiarimenti che reputa indispensabile acquisire nel corso della predetta udienza ovvero provvede a fissare direttamente l'udienza per la discussione orale della causa, senza che sia necessario, in questo caso, assegnare termini predeterminati per il deposito di memorie conclusive. In tal caso il giudice provvede differendo l'udienza già fissata e adottando i provvedimenti necessari ad assicurare il rispetto del principio del contraddittorio e del diritto di difesa. Si prevede altresì la predisposizione da parte del giudice, quando provvede sulle istanze istruttorie, del calendario del processo. La lettera c ) è volta a rivedere il meccanismo decisorio ordinario, delegando il Governo a prevedere che: il giudice inviti le parti a precisare le conclusioni e alla discussione orale nel corso della medesima udienza; o, su istanza di parte, fissi altra udienza per la discussione; in tale caso su richiesta il giudice assegna un termine perentorio non superiore a 40 giorni prima dell'udienza per il deposito di note difensive e un ulteriore termine non superiore a 10 giorni prima dell'udienza per il deposito di note di replica. Al termine della discussione, il giudice pronuncia la sentenza dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione oppure sene riserva il deposito entro i 30 giorni successivi. Uno specifico principio (lettera d )), concerne la disciplina dei rapporti tra collegio e giudice monocratico, prevedendo che: il collegio, quando rilevi che una causa, rimessa davanti a sé per la decisione, deve essere decisa dal tribunale in composizione monocratica, rimette la causa al giudice istruttore con ordinanza non impugnabile perché decida quale giudice monocratico, senza fissare ulteriori udienze; il giudice, quando rilevi che una causa, già riservata per la decisione davanti a sé quale giudice monocratico, deve essere decisa dal tribunale in composizione collegiale, senza fissare ulteriori udienze, rimetta la causa al collegio per la decisione con ordinanza comunicata alle parti.