[pronunce]

In punto di inammissibilità, il resistente rileva che – per giurisprudenza assolutamente consolidata di questa Corte – sussiste conflitto di attribuzione tra Stato e Regione qualora un atto o un comportamento imputabile al primo, dotato di efficacia o rilevanza esterna e diretto ad esprimere in modo inequivoco la pretesa di esercitare una certa competenza, possa determinare una invasione attuale dell'altrui sfera di attribuzioni o una menomazione di esercizio della medesima. Posto che, nella specie, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti è pervenuto al commissariamento dell'Autorità portuale di Livorno per l'impossibilità di definire la procedura di nomina del nuovo Presidente entro il 3 luglio 2003, in considerazione dei tempi tecnici legati al parere delle competenti Commissioni parlamentari sul nominativo designato; e considerato che, nel relativo decreto, è stata espressamente prevista la cessazione del mandato dell'organo straordinario al momento della nomina di quello ordinario, l'atto impugnato, secondo la difesa erariale, non avrebbe in alcun modo pregiudicato le potestà attribuite alla Regione in materia di porti e di governo del territorio. L'Avvocatura precisa che il potere di nomina del Commissario dell'Autorità portuale – da esercitare ogni volta che, nell'interesse pubblico, sia necessario assicurare continuità nella gestione dell'ente – spetta incontestabilmente allo Stato; senza che ciò possa pregiudicare il raggiungimento dell'intesa con la Regione sul nominativo del Presidente, secondo un modulo che vede i due procedimenti affiancarsi e non sostituirsi. Non a caso – segnala ancora l'Avvocatura – il TAR Toscana ha respinto la richiesta di sospensiva cautelare del provvedimento di commissariamento avanzata dalla Regione, in considerazione dell'interesse pubblico alla piena operatività dell'organo di vertice dell'Autorità portuale. In tale contesto, sarebbe anche evidente l'inidoneità della fattispecie sottoposta all'esame della Corte a integrare un conflitto per menomazione; questo postula, infatti, che uno dei poteri in conflitto adotti un atto formalmente rientrante nella propria sfera di attribuzioni, il quale, tuttavia, impedisca in modo definitivo all'altro potere l'adozione di un atto ad esso spettante: con conseguente, irrimediabile menomazione della relativa competenza costituzionale. Nella vicenda dedotta in giudizio, invece, non si sarebbe verificata alcuna compromissione, sostanziale e definitiva, del potere della Regione di interloquire nella nomina del Presidente dell'Autorità portuale. Del resto, l'ipotetico accoglimento del ricorso comporterebbe semplicemente la rimozione del Commissario attualmente in carica ed il conseguente ripristino della prorogatio del Presidente uscente: in spregio alla norma di legge, che ne fissa la durata in quarantacinque giorni, ed in violazione, dunque, dell'art. 97 della Costituzione. Ma, anche a voler prescindere da tali profili di inammissibilità, il ricorso proposto dalla Regione Toscana sarebbe infondato nel merito, ad avviso della Avvocatura dello Stato. Infatti, l'eccezione di inosservanza della procedura sancita dall'art. 8 della legge n. 84 del 1994, oltre a non essere pertinente – atteso che la norma richiamata riguarda la nomina del Presidente, e non già del Commissario – sarebbe priva di qualsiasi fondamento, giacché il periodo di tempo intercorso tra la comunicazione del dissenso della Regione e la richiesta di ulteriori designazioni è stato impiegato per le necessarie valutazioni politiche, dirette alla soluzione del problema; e non sarebbe, comunque, oggettivamente di entità tale da legittimare il sospetto di un allungamento dei tempi della procedura, strumentalmente volto a rendere inevitabile la nomina del Commissario. Conseguentemente, la dedotta violazione del principio di leale collaborazione di cui all'art. 5 Cost. apparirebbe insussistente in fatto. Né risulterebbe corretto l'assunto secondo il quale le uniche ipotesi, in cui si può far luogo al commissariamento dell'Autorità portuale, siano quelle previste dall'art. 7 della legge n. 84 del 1994; con conseguente illegittimità del provvedimento adottato, per violazione del principio della riserva di legge. In realtà, l'art. 12 della predetta legge attribuisce al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il potere di vigilanza sulla gestione dell'Autorità portuale: di talché la nomina del Commissario, in caso di decadenza degli organi direttivi per decorso del tempo, oltre ad essere conforme ai principî generali dell'ordinamento, costituirebbe un doveroso atto di esercizio del potere di vigilanza. Infine, non sussisterebbe la denunciata violazione dell'art. 97 della Costituzione, sollevata sotto il profilo che il Commissario cumulerebbe le funzioni del Comitato portuale o avrebbe comunque il potere di nominare il nuovo Comitato portuale; in realtà, l'organo straordinario sostituisce il solo Presidente e non ha alcun potere di nomina né dei componenti del comitato la cui designazione spetta al Presidente, né, tanto meno, dell'intero comitato. 3. – Nella memoria depositata ai sensi dell'art. 10 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, la Regione Toscana insiste nell'accoglimento del ricorso, contestando, in primis, l'eccezione di inammissibilità proposta dalla difesa erariale. Ricordate le attività che il Presidente dell'autorità portuale è chiamato a svolgere e la loro incidenza sulle competenze che l'art. 117 della Costituzione – soprattutto dopo le modifiche introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001 – attribuisce alle Regioni nelle materie dei porti e degli aeroporti civili, del governo del territorio, delle grandi reti di trasporto e di navigazione, del commercio con l'estero, del turismo e dell'industria alberghiera nonché dei lavori pubblici; ribadita, altresì, la necessità che la nomina del Presidente avvenga d'intesa con la Regione interessata, con conseguente illegittimità di qualsivoglia procedimento che consenta di eludere l'intesa stessa; richiamata, infine, l'ampia e consolidata giurisprudenza costituzionale in ordine al conflitto per menomazione, la Regione rileva come, nel caso di specie, il candidato alla presidenza, a favore del quale il Ministro si era espresso, rivesta l'incarico di Commissario dell'Autorità portuale di Livorno da un anno e dieci mesi; di modo che non potrebbe più essere disconosciuta l'idoneità del provvedimento oggetto del conflitto a menomare le competenze della Regione. La ricorrente insiste inoltre sulla sussistenza del suo interesse ad agire perché – se è vero che l'accoglimento del ricorso non condurrebbe alla nomina, quale Presidente dell'Autorità portuale, del candidato da essa sostenuto – in ogni caso «dall'auspicato annullamento dell'operato sino ad ora seguito dall'Amministrazione statale conseguirebbe la reintegrazione dell'ordine costituzionale (…. ) violato».