[resaula]

(Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Chiedo al relatore e al rappresentante del Governo se confermano il parere contrario sull'emendamento 5.0.4. DE VECCHIS, relatore . Signor Presidente, lo confermo. FANTINATI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.4, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . TOFFANIN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, desidero solo comunicare che il nostro Gruppo ha votato contro l'articolo 5. PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. Il voto, comunque, risulta registrato nel verbale della seduta. CONZATTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo solo per dire che ovviamente il mio voto sull'articolo 6 era favorevole. PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anche io vorrei segnalare che il voto del mio Gruppo sull'articolo 6 è favorevole. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, intanto dobbiamo dare atto a questo Governo di aver saputo esprimere una sorta di potenziale creativo, a partire dall'individuazione dei nomi che sono stati assegnati ad alcuni provvedimenti. Penso, appunto, al decreto dignità, citato più volte anche in questa occasione; penso, naturalmente, al nome suggestivo attribuito al provvedimento in esame: il termine concretezza utilizzato in riferimento alla questione della pubblica amministrazione. Signor Presidente, dico a lei e, per il suo tramite, alla maggioranza che c'è una distanza che non si può più sostenere tra le suggestioni, i proclami e la capacità, che questi provvedimenti evidentemente esprimono, di individuare problemi e, conseguentemente, le soluzioni. Anche in questo caso, infatti, non stiamo parlando di un tema qualsiasi. Quello della pubblica amministrazione non è un tema qualsiasi. Stiamo parlando di uno degli asset strategici, se non dell' asset strategico principale per la possibilità che ha un Paese di poter mettere in campo politiche di sviluppo e di crescita. Stiamo parlando, in fondo, di una discussione che molti Paesi, molto più avanzati del nostro, stanno facendo da tempo, con qualche esito positivo in più rispetto alla discussione che stiamo facendo noi: alla fine, cioè, qual è il ruolo dello Stato in una società complessa come la nostra? Questa è l'altezza della discussione che dovremmo mantenere. E invece che cosa si è fatto? Si affronta una questione di una tale rilevanza e genere, come appunto il ruolo della pubblica amministrazione, delle sue articolazioni e quindi, alla fine, il ruolo dello Stato, nel peggiore dei modi e - fatemelo dire - anche nel più vecchio dei modi perché, alla fine, ci troviamo davanti una sorta di "brunettismo" di ritorno, come qualcuno l'ha definito. Non me ne voglia il collega della Camera, professor Renato Brunetta, ma ancora una volta, e ancora in questo passaggio, nel nostro Paese, si affronta il tema della pubblica amministrazione soltanto mettendolo al centro di una discussione intrisa della retorica dei fannulloni e dei furbetti del cartellino, che - attenzione - non è un fenomeno che non vogliamo vedere e che non va affrontato in tutta la sua gravità e pericolosità e con gli strumenti giusti. Il problema è che esiste il rischio di criminalizzare un'intera categoria. E, anziché affrontare la questione di come si innova la pubblica amministrazione; di quali investimenti produce e mette in campo; di come si valorizzano le risorse; di come si mettono in campo processi di digitalizzazione; di come si sperimentano nuove forme di organizzazione del lavoro dentro la macchina pubblica; anziché ragionare di tutto questo vi state occupando di una questione - insisto - grave ma che rischia di produrre un elemento di criminalizzazione generale di un'intera categoria. Ministro, lei ha citato l'esempio di quel dipendente o di quei dipendenti che avrebbero camuffato il loro viso addirittura con degli scatoloni. Io ritengo quella immagine, che è riferita a vicende specifiche che vanno affrontate appunto per la loro gravità, offensiva nei confronti dei tre milioni di dipendenti pubblici che lavorano nella pubblica amministrazione e che svolgono il loro lavoro con abnegazione e responsabilità e che sulla loro testa non hanno scatoloni, ma piuttosto grandi responsabilità, grandi pensieri su come affrontare quotidianamente il loro lavoro. E spesso lo fanno in una dimensione persino eroica, perché non hanno i mezzi per farlo, perché non sono messi nelle condizioni di esprimere al meglio il loro potenziale all'interno del contesto nel quale si trovano a operare. Quindi, penso che questo sia il primo problema del provvedimento al nostro esame: l'impianto, la filosofia che lo sottende, quella retorica con cui volete semplicemente capitalizzare perché siete ossessionati solo ed esclusivamente da questo, da un elemento di consenso. Dovete dire, alla fine di questo provvedimento, che vi siete occupati dei furbetti del cartellino, senza sapere, Presidente, che il tema non è semplicemente come controllare un dipendente all'ingresso o all'uscita, ma che diavolo fa quel dipendente esattamente tra quei due momenti, e cioè tra quando fa ingresso nel suo ufficio e quando da esso esce. Per citare i classici, come diceva il ragionier Ugo Fantozzi, in ufficio si può anche giocare alla battaglia navale. Questo è il punto, questo è il tema: come mettiamo milioni di dipendenti pubblici nelle condizioni di poter esprimere il massimo della potenzialità. E questo lo si fa esattamente con gli strumenti cui ho fatto riferimento, con percorsi di valorizzazione, con investimenti, con l'informatizzazione, con percorsi di formazione, di riprofessionalizzazione. Credo che questo sia il primo aspetto da mettere al centro della nostra attenzione, che risponde esattamente alle ragioni per cui noi avversiamo - non critichiamo, ma avversiamo - il ragionamento di fondo che vi ha portato a concepire un provvedimento di siffatto genere. Naturalmente, a partire da questo impianto, avete immaginato di conseguenza alcune specificazioni, alcune articolazioni, e cioè avete immaginato gli strumenti peggiori per poter implementare esattamente il ragionamento, l'impianto a partire dalla istituzione del Nucleo della concretezza. Non ripeto le argomentazioni, che sono state anche ribadite da altri colleghi in Assemblea.