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d) validità del modello di reato contravvenzionale individuato, in adesione a quanto previsto dal progetto Pagliaro, nei reati relativi a violazione di regole cautelari, in quelli integranti un irregolare esercizio di attività sottoposte a poteri amministrativi di concessione, autorizzazione, controllo o vigilanza e nei fatti di ridotta offensività. La commissione Nordio era invece pervenuta, a larga maggioranza, a diversa conclusione. I principali motivi che avevano determinato tale decisione sono stati sostanzialmente tre: a) residualità del diritto penale: il diritto penale è infatti incompatibile con le fattispecie rappresentative di comportamenti assiologicamente neutri, o comunque di scarsa valenza antisociale; b) presa d'atto che l'attuale catalogo dei reati contravvenzionali non ubbidisce a ragionevoli criteri di differenziazione rispetto ai delitti: da un lato, infatti, vi sono delitti puniti con la sola pena pecuniaria e dall'altro contravvenzioni per cui è prevista la pena detentiva; vi sono delitti perseguibili a querela e contravvenzioni perseguibili d'ufficio. Il che, come si legge nella relazione, «rivela una visione contraddittoria che impone una riduzione ad armonia ed equità»; c) assoluta ineffettività della sanzione, neutralizzata dall'inevitabile prescrizione, che impone la depenalizzazione dei reati bagatellari quale scelta coerente e doverosa rispetto all'impianto complessivo del progetto di nuovo codice penale. Sulla base di tali considerazioni, la commissione Nordio aveva anche iniziato una ricognizione dei reati contravvenzionali «contenuti non solo nel codice, ma nello sterminato ambito delle leggi speciali», proprio al fine di evitare l'abrogazione o la depenalizzazione di condotte che dovevano mantenere una rilevanza penale, ma tenendo conto della decisione, auspicata da più parti, di mirare ad una più coerente riduzione della sanzione penale alle sole violazioni rilevanti in chiave di pericolosità, sia pure in uno stadio anticipato, perseguendo quel cosiddetto diritto penale minimo volto ad assicurare efficacia al principio di legalità e maggior garanzia contro l'arbitrio e l'errore. Dinanzi a tali rilievi, si è osservato che, in favore del superamento dell'attuale distinzione tra delitti e contravvenzioni, depongono anche ragioni di coerenza con il principio di colpevolezza e con la conseguente necessità di evitare qualsiasi tipo di responsabilità che potrebbe far trasparire un carattere oggettivo o, come invece spesso avviene per le contravvenzioni, senza una valutazione dell'elemento psicologico del reato. Depone in tal senso anche il rilievo secondo cui, da un lato, in presenza di contravvenzioni che hanno una effettiva e reale funzione preventivo-cautelare per beni particolarmente rilevanti, non sia più procrastinabile la loro trasformazione in «delitti» e, dall'altro, molte delle attuali contravvenzioni debbano essere depenalizzate, con il vantaggio non solo di decongestionare, semplificare e razionalizzare il sistema penale ma anche di contribuire ad una accelerazione dei tempi processuali. Soggetto attivo, condotta, evento e nesso di causalità È una delle parti più controverse e discusse dell'intero sistema sostanziale penale, che è stata oggetto di diatribe a non finire sia in ambito processuale (civile oltre che penale) sia in ambito dottrinale, con evoluzioni interpretative continue ad ogni livello. Le norme proposte tengono adeguato conto di questo ampio dibattito e si rifanno, soprattutto, alla sintesi risultante dal testo della sentenza n. 30328 del 10 luglio 2002 delle sezioni unite penali della Corte di cassazione -- la cosiddetta sentenza Franzese -- con particolare riferimento alle controverse questioni relative al concetto di causa, al concorso di cause (anche sopravvenute), ai reati omissivi propri e impropri, alle posizioni di garanzia. In questo settore, si sono scatenate polemiche a non finire (tenuto conto anche del fatto che tale materia regolamenta responsabilità penali in settori delicati della vita sociale: malattie professionali, responsabilità del medico, responsabilità per gli infortuni sul lavoro, questioni ambientali, eccetera). Si ritiene che la sintesi (storica e dottrinaria) cui sono giunte le sezioni unite penali della Corte di cassazione e soprattutto l'equilibrio normativo e istituzionale individuato e proposto possano costituire la migliore base di partenza per ogni precisazione ed ogni eventuale riforma in questa ancora delicata e incandescente materia. La commissione Pisapia, tenendo conto anche di quanto previsto dal progetto Grosso, ha invece ritenuto opportuno regolamentare la responsabilità per i reati commessi col mezzo della stampa o della radiotelevisione (articolo 12, comma 4): nei casi in cui l'autore non sia stato individuato o non sia punibile per qualsiasi motivo, e non vi sia concorso doloso nel reato, risponde del reato, a titolo di colpa, chi, in base alla legge o alle disposizioni organizzative dell'impresa, ha il dovere di controllo della pubblicazione o della trasmissione e, per colpa, non ha impedito la realizzazione del reato. Nel corso della discussione è stata avanzata anche la proposta, particolarmente apprezzata, di prevedere una norma generale in caso di concorso colposo nel reato doloso. A maggioranza si è deciso di regolamentare, nella parte generale, data la loro specificità, solo i casi di responsabilità per i reati commessi col mezzo della stampa o della radiotelevisione. Mentre vi è stato ampio consenso sulla proposta di prevedere, quando l'autore del reato non è individuato o non è punibile, la punibilità a titolo di colpa di chi ha il dovere di controllo, e per colpa non ha impedito la realizzazione del reato, non ha trovato accoglimento la proposta di medesimo trattamento anche nei casi di identificazione e punibilità dell'autore del reato. Dolo, colpa, colpa grave Il ripudio della responsabilità penale oggettiva, che aveva già trovato ampia convergenza nei più recenti progetti di riforma, ha portato la commissione Pisapia a prevedere, quali unici titoli di imputazione soggettiva, il dolo e la colpa, con esclusione di qualsiasi ipotesi di responsabilità preterintenzionale: il che non significa, evidentemente, impunità per condotte che oggi hanno una loro specifica collocazione nel codice (ad esempio, l'omicidio preterintenzionale), ma significa ricondurre tali condotte al concorso di reati tra il fatto-base doloso e l'ulteriore fatto più grave, imputabile a colpa dell'agente. Già il progetto Pagliaro, all'articolo 12, prevedeva di «escludere qualsiasi forma di responsabilità incolpevole, prevedendo due sole forme di imputazione: il dolo e la colpa». Il progetto Grosso, all'articolo 25, ha inteso stabilire che «la colpevolezza dell'agente per il reato commesso è presupposto indefettibile della responsabilità penale» e che « nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come delitto se non lo ha realizzato con dolo, salvi i casi di delitto colposo espressamente previsti dalla legge». L'articolo 19 del progetto Nordio prevede che «nessuno possa essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato se non lo ha commesso con dolo, salvi i casi di reato colposo espressamente previsti dalla legge».