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Istituzione della figura del medico scolastico. Onorevoli Senatori. – Nel periodo di emergenza pandemica da COVID-19 l'ambiente scolastico è stato occasione di contagio e di diffusione della pandemia in assenza totale di qualsivoglia di controllo igienico-sanitario per gran parte demandato alla dirigenza scolastico che, tuttavia, non ha né formazione specifica, né competenza professionale alcuna. Occorre far sì che l'ambiente-scuola torni ad essere luogo di cultura e non solo di istruzione, educazione e formazione, includendo anche l'igiene, la prevenzione, l'alimentazione nelle acquisizioni culturali per coloro che diverranno i cittadini del domani. Vi è quindi la necessità, già invocata da più parti, prima della pandemia, di istituire il medico scolastico che svolga le funzioni sue proprie sanitarie di visita e di cura degli studenti e che sovraintenda all'igiene ed alla profilassi del plesso scolastico. Le lacune che un sanitario andrebbe a colmare nel percorso scolastico di formazione dei bambini fin dalle prime classi della scuola primaria acquisiscono oggi alla luce dell'evento pandemico in atto, ma anche sulla scorta di tutte le problematiche preadolescenziali legate all'uso/abuso degli apparati elettronici e multimediali e dei social , sia in termini di disturbi e malesseri fisici che psicologici, se non addirittura mentali. La scuola deve anzitutto difendere e tutelare i bambini e i ragazzi dalle insidie, innumerevoli e gravissime che la società attuale propone: insidie senza nome e senza volto, ma che portano agli abusi sessuali, all'istigazione al suicidio, al plagio. Dalla scuola deve quindi partire il primo avamposto per formare donne e uomini consapevoli della multiformità della vita moderna nella quale bene e male si mischiano e si confondono a tal punto che per discernerli occorre una dose potenziata di sapere e di saper fare, che solo la scuola in sinergia con la famiglia possono offrire alla ingenua semplicità di una giovane vita che si affaccia al mondo con lo stupore della scoperta della novità. In Italia i disturbi del comportamento alimentare (DCA), o più semplicemente disturbi dell'alimentazione, sono patologie caratterizzate da un'alterazione delle abitudini alimentari e da una preoccupazione sproporzionata nei confronti del peso e della forma del proprio corpo. Parliamo di: anoressia; bulimia; binge eating; ortoressia; bigoressia; disturbo da ruminazione; picacismo; sindrome da alimentazione notturna. Ogni anno in Italia ad essere colpite da tali disturbi sono 8.500 persone. Sono 9 donne su 100.000 ad ammalarsi di anoressia e 12 di bulimia. Questi i dati più recenti forniti dalla Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (SISDCA). La fascia d'età compresa tra i 15 e i 19 anni è quella più colpita dai disturbi alimentari. Negli ultimi anni, però, si sta registrando un abbassamento dell'età in cui si riscontrano i primi sintomi. Sono sempre più numerosi, difatti, casi di bambini che soffrono di anoressia o bulimia già intorno agli 8 e 9 anni. Purtroppo non è semplice avere una stima precisa, ma si tratta di dati orientativi, poiché molto spesso i casi rimangono fra le mura domestiche. Gli studi italiani in merito ai DCA non sono molti ma rivelano dati preoccupanti. Uno studio scientifico, condotto nel nostro Paese nel 2010, conferma un numero di ospedalizzazioni per anoressia nervosa pari a 22,8 per 100.000 fra le donne e 2,0 per 100.000 fra gli uomini (pazienti di età compresa tra 10 e 19 anni). Questo tasso sale a 31,7 per 100.000 nelle sole donne di età compresa tra 15 e 19 anni. Secondo uno studio, condotto dall'Associazione italiana per la cura e la prevenzione di anoressia e bulimia, il 95,9 per cento delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare sono donne. Questo dato, però, negli ultimi anni si sta modificando, sono difatti sempre di più i giovani maschi preadolescenti o adolescenti che soffrono di DCA. A confermarlo i dati raccolti dalla American Psychiatric Association che ci dicono che il 19-30 per cento degli adolescenti americani maschi sono anoressici. A far aumentare ulteriormente questa percentuale sono i « nuovi DCA » come la bigoressia, detta anche anoressia inversa, disturbo in forte crescita tra sportivi e frequentatori di palestra. I dati attestano che in caso di anoressia nervosa dopo 2-4 anni solo nel 20-30 per cento dei casi i sintomi scompaiono o sono fortemente attenuati. Per far aumentare la percentuale al 70-80 per cento è necessario aspettare almeno 8 anni. I tempi di recupero sono purtroppo lunghi e non facili. Se si procede con un corretto approccio terapeutico il numero di vittime è pari a zero; in questo caso però è importante essere tempestivi nella diagnosi e nella cura. In Italia, nel 2016, le vittime per disturbi alimentari sono state 3.360. Questa cifra potrebbe essere sottostimata perché spesso i decessi vengono classificati sotto un'altra forma, in particolar modo come « semplici » arresti cardiaci. L'obesità in età pediatrica viene frequentemente associata alle seguenti problematiche: – accumulo di grasso a livello del fegato (steatosi con o senza rialzo delle transaminasi); – incremento dell'insulina con possibile evoluzione verso un diabete di tipo 2; – aumento del colesterolo, dei trigliceridi e dell'acido urico; – rialzo della pressione arteriosa; – problemi ortopedici; – disturbi psicologici. Nel processo di crescita del bambino ci sono alcuni momenti più critici per lo sviluppo dell'obesità: nascita: un basso peso per l'età gestazionale associato ad un recupero rapido favoriscono lo sviluppo di obesità precoce e complicata; primo anno di vita: un allattamento materno prolungato previene lo sviluppo di obesità, mentre l'allattamento artificiale eventualmente associato a un divezzamento precoce e troppo ricco di proteine favorisce il sovrappeso; 4-6 anni: un aumento rapido di peso in questa fase della vita si associa a un accumulo precoce di grasso e quindi all'obesità; pubertà: in alcuni casi il momento puberale, soprattutto nei maschi, comporta un buon incremento di massa magra con riduzione di quella grassa e quindi un dimagrimento; tuttavia un ragazzo che arriva all'età puberale in sovrappeso o che registra un aumento rapido di peso in questa fase della vita diventerà molto probabilmente un adulto obeso. Spesso un bambino ingrassa pur non assumendo quantità esagerate di cibo. Questo perché nel 97-98 per cento dei casi l'obesità infantile è legata all'associazione di fattori diversi: costituzione (familiarità: un bambino con entrambi i genitori obesi ha l'80 per cento di probabilità maggiore di andare incontro al sovrappeso con possibili evoluzioni verso l'obesità); abitudini alimentari sbagliate con ritmo dei pasti alterati o selettività per certi alimenti; sedentarietà. La restante percentuale (2-3 per cento) è legata a cause di altra natura: genetiche (sindromi in cui frequentemente si associano obesità – bassa statura – ritardo mentale); ormonali (è assai raro che in età pediatrica l'obesità dipenda da un cattivo funzionamento della tiroide)