[pronunce]

Siffatta divergenza sarebbe idonea anche a ledere il canone della uguaglianza sul piano del trattamento sanzionatorio (attesa la possibilità di fruire di un cospicuo "sconto di pena" attraverso la applicazione del decreto penale di condanna), ed avrebbe dei riflessi negativi sul versante della ragionevole durata del processo, sancita dall'art. 111, secondo comma, della Carta fondamentale. 2. - La questione non è fondata. La omologabilità delle situazioni poste a raffronto è impedita dalle stesse prospettazioni che il rimettente adduce a sostegno delle proprie censure. Come infatti emerge dalla ordinanza di rimessione, da un lato, il giudice a quo sottolinea la nutrita gamma di elementi che impediscono di ritenere fra loro sovrapponibili o assimilabili gli istituti della richiesta del comandante di corpo e della querela, essendo la richiesta "volta alla tutela di interessi di natura pubblicistica quali il servizio e la disciplina militare, valori che potrebbero subire un pregiudizio anche dalla pubblicità conseguente alla celebrazione di processi per episodi di lieve entità", a differenza della querela, che "soddisfa invece l'interesse (privato) della vittima del reato": così da escludere qualsiasi possibilità di estensione analogica della novella concernente l'art. 459 cod. proc. pen. ai reati militari a procedibilità condizionata. Da un altro lato - in modo del tutto contraddittorio - il rimettente finisce per affermare che, proprio a seguito di quest'ultima innovazione, risulterebbe irragionevole il mancato "allineamento", agli effetti che qui rilevano, delle due figure di condizione di procedibilità messe a confronto. È dunque evidente che, una volta esclusa - come lo stesso rimettente mostra di escludere - la comparabilità della querela e della richiesta del comandante di corpo, tanto sul piano della struttura che delle rispettive finalità, l'intera problematica della "estensione" del rito monitorio ai reati militari procedibili a richiesta viene di per sé a trasferirsi sul piano della pura discrezionalità legislativa; non diversamente, d'altra parte, dalla eventuale ulteriore "estensione" del medesimo rito anche ai reati comuni subordinati a condizioni di procedibilità diverse dalla querela. Posto che la pronuncia additiva sollecitata dal giudice a quo - lungi dall'operare secondo un meccanismo di conseguenzialità costituzionalmente imposto - presupporrebbe una scelta di opportunità, estranea all'accertamento dei vizi tipico del giudizio devoluto a questa Corte, ne deriva che la questione proposta risulta non fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 459, comma 1, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale militare di Torino con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 febbraio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 15 febbraio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola