[pronunce]

E questo sarebbe fonte di ulteriore compromissione "sia della funzionalità e credibilità dell'attività giurisdizionale, sia della stessa serenità, imparzialità e - soprattutto - indipendenza della coscienza dei giudici" investiti dell'istanza di ricusazione. Per completezza, e con concreto riferimento alla fattispecie al suo esame, il giudice ritiene di dover sollevare anche la questione di costituzionalità dell'art. 30-bis cod. proc. civ. Esso contrasterebbe con il principio di ragionevolezza (art. 3 della Costituzione), nonché con il diritto del cittadino ad essere giudicato da un giudice indipendente ed imparziale, nella parte in cui non prevede che il giudizio incidentale sulla ricusazione di un giudice della sezione civile della Corte di appello venga devoluto alla cognizione di un giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo di un diverso distretto di Corte di appello, determinato ai sensi dell'art. 11 del codice di procedura penale, allorquando nella sede del distretto non vi sia altra "sezione diversa" da quella cui appartiene il magistrato ricusato. La rilevanza della questione, sottolinea l'ordinanza di rimessione, nel caso di accoglimento della questione di costituzionalità del combinato disposto degli artt. 53 e 54 cod. proc. civ. , discenderebbe dal fatto che presso la Corte di appello di Perugia "esistono una sola sezione penale ed una sola sezione civile, oltre ad una sezione promiscua della quale, nei giudizi di rinvio a seguito di annullamento da parte della Corte suprema di cassazione civile o penale, ovvero nelle ipotesi di astensione o di incompatibilità di consiglieri della sezione civile o della sezione penale di questa Corte, sono stati e saranno chiamati a farne parte, in varia composizione e spesso nel medesimo collegio, sia alcuni dei consiglieri ricusati, sia i componenti di questo collegio remittente e, pertanto, di fatto non esiste, presso questa Corte, una "sezione diversa da quella cui appartengono i magistrati ricusati". 1.2. - Nel giudizio dinanzi alla Corte si è costituita la parte ricusante nel giudizio a quo la quale, sulla premessa di condividere integralmente e di far proprie le motivazioni dell'ordinanza di remissione, chiede che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale, nei sensi e nei termini di cui all'ordinanza di rinvio, degli artt. 53, primo e secondo comma, 54, terzo comma, e 30-bis cod. proc. civ. , "con la precisazione che l'incostituzionalità dell'art. 30-bis va dichiarata anche nell'ipotesi in cui il giudizio sulla ricusazione di un magistrato di una determinata Corte di appello debba essere demandato ad altra sezione della stessa corte, diversa da quella cui appartiene il magistrato ricusato, ciò perché le ragioni di incompatibilità derivano dai rapporti di colleganza, conoscenza, frequenza e/o possibile amicizia tra i magistrati della stessa Corte di appello civile". 2.1. - Con ordinanza emessa il 12 marzo 2001, pervenuta in cancelleria il 2 aprile 2001 (reg. ord. n. 519 del 2001) , la Corte di appello di Roma, nel corso di un procedimento incidentale di ricusazione proposto nel corso di un giudizio di appello per risarcimento dei danni, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 104 della Costituzione e all'art. 6, comma 1, della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, resa esecutiva in Italia con la legge 4 agosto 1955, n. 848, questione di legittimità costituzionale dell'art. 53, primo e secondo comma, cod. proc. civ. , nella parte in cui prevede la competenza dello stesso collegio, cui il giudice ricusato appartiene, a decidere sulla ricusazione di un giudice del tribunale o della Corte di appello. Osserva il giudice remittente che le condizioni di obiettività, trasparenza, credibilità ed indipendenza del giudice costituiscono un bene primario e necessario nella dialettica processuale. La mancanza di tali condizioni, in contrasto con il principio di ragionevolezza posto dall'art. 3 della Costituzione, si verificherebbe allorquando la decisione sull'accoglimento, inammissibilità o rigetto di un ricorso per ricusazione di un giudice sia adottata dai componenti dello stesso collegio di appartenenza del giudice ricusato, con il quale vengono decise tutte le altre cause, e che potrebbe, a sua volta, essere chiamato a decidere sulla ricusazione diretta ad altri componenti del medesimo collegio, attraverso un anomalo ed inusitato scambio reciproco di ruoli. Infatti - argomenta la Corte di appello - lo svolgere le funzioni giudicanti in un medesimo collegio può dar luogo ad un condizionamento ambientale nell'ipotesi in cui gli stessi componenti dell'organo collegiale siano chiamati a decidere in processi in cui siano coinvolti i colleghi in qualità di parti, a motivo dell'inevitabile instaurarsi di rapporti interpersonali di vario tipo tra magistrati, con il conseguente possibile verificarsi di una turbativa della serenità ed imparzialità dei giudizi. Il remittente considera la diversa disciplina dettata dall'art. 40, comma 1, cod. proc. pen. , nonché quella dettata dall'art. 30-bis cod. proc. civ. per i giudizi civili in cui i magistrati siano coinvolti in qualità di parti, ed osserva che tale differenza è ingiustificata, posto che, tanto in civile quanto in penale, comune è l'esigenza di garantire la trasparenza e serenità del magistrato che "deve apparire ancor prima che essere" imparziale ed indipendente. L'irrazionalità dell'attribuzione della competenza a decidere sull'istanza di ricusazione al collegio al quale appartiene il giudice ricusato, allorché sia ricusato uno dei componenti del tribunale o della Corte di appello civile, sarebbe confermata dalla non impugnabilità del provvedimento nel rito civile - impugnabilità invece prevista dall'art. 41 cod. proc. pen. , che ammette il ricorso per cassazione - e dalla previsione, per il caso di declaratoria di inammissibilità o di rigetto, della condanna, ai sensi dell'art. 54, terzo comma, cod. proc. civ. , del ricorrente al pagamento di una pena pecuniaria, senza alcuna discrezionalità per il giudice di valutare l'opportunità di applicazione o graduazione della pena. Il contrasto con gli altri parametri evocati è motivato dalla Corte remittente considerando che il procedimento incidentale di ricusazione avrebbe ad oggetto la valutazione della sussistenza o meno di un "interesse" nella causa da parte del giudice ricusato, che - qualora sussistente - sarebbe idoneo a ledere il diritto soggettivo del cittadino ad essere giudicato da un giudice indipendente ed imparziale (art. 104 della Costituzione ed art. 6, comma 1, della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali). 2.2.