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Quanto ai pagamenti elettronici, essi comporteranno 2 miliardi di costi in più per i piccoli esercenti, con l'obbligo dell'utilizzo del POS anche per importi ridotti. Per risolvere ci vorrebbe un credito di imposta, diversamente il costo ricadrà sul consumatore finale, quantificato in circa 77 euro a famiglia. Ma penso anche ai rifugi di montagna, essendo io una donna di montagna, oppure alle piccole isole, dove Internet non arriverà: penserete di sanzionare queste persone solo perché vivono in una zona morfologicamente svantaggiata? Obiettivamente abbiamo già fatto tante leggi dove chiediamo a chi vive in montagna o nelle isole di adeguarsi a chi vive in città e credo che questo sia discriminatorio per chi vive i territori. Ci sono poi i pagamenti delle pubbliche amministrazioni: come possiamo pretendere che i nostri contribuenti siano puntuali nei pagamenti quando la pubblica amministrazione invece non paga nei tempi dovuti i debiti che ha verso i suoi fornitori? Questi sono i problemi di cui bisogna tener conto, perché sta mancando la liquidità ai nostri piccoli imprenditori e ai nostri artigiani che, lo ricordo, sono la spina dorsale dell'economia italiana: noi continuiamo a vessarli e tutti i giorni ci sono piccole aziende che chiudono. Un'altra trovata, che non so se trovare simpatica o ridicola, è la lotteria degli scontrini: ma lo Stato non dovrebbe garantire o preoccuparsi di combattere la ludopatia e quindi il benessere delle persone? Ah già, noi facciamo le tasse sulle merendine e legalizziamo la droga. Noi saremo sempre dalla parte di chi ha a cuore i cittadini onesti, gli imprenditori, gli artigiani e tutti coloro che contribuiscono a rendere l'Italia competitiva. Ribadisco: le piccole imprese sono la spina dorsale di questa economia. Vogliamo anche noi combattere l'evasione, ma bisogna avere il coraggio di combattere contro le grandi multinazionali, di combattere contro i grandi colossi del web e non lasciare i piccoli morire sotto questa vessazione, perché non sono afoni, ma saremo noi a dargli voce. Non sono figli di un Dio minore, ma sono la forza di questo orgoglio italiano: la piccola impresa è orgoglio italiano e Forza Italia sarà sempre dalla loro parte e impedirà che vengano penalizzati. Lotteremo e continueremo a batterci perché il tessuto sociale della nostra Nazione sia sempre garantito anche all'interno di queste Aule. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Centinaio. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, membri del Governo, credo sia opportuno, prima di fare alcune considerazioni, sottolineare che oggi è in discussione e in votazione un decreto-legge che abbiamo ereditato. Sì, lo abbiamo ereditato e quello che abbiamo potuto fare, visti anche i tempi, è un piccolo intervento di manutenzione. Si tratta di un'eredità contenente misure urgenti, i cui effetti ricadono pesantemente in determinati comparti produttivi e nella sfera privata di tante famiglie e tante persone e il tentativo di dare soluzione a questi problemi può risolvere o sconvolgere la vita delle stesse. Si affrontano situazioni di complesse crisi aziendali, con le relative ricadute occupazionali e sulla produzione industriale, con numerosi tavoli di lavoro. Si è affrontato il tema delle vecchie graduatorie, fino a tirare dai capelli, intelligentemente, le graduatorie del 2011. Vi è poi la questione dell'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (ANPAL) relativa alla stabilizzazione dei 654 precari. Giustamente e correttamente, con un'ottima proprietà di linguaggio, il collega Tommaso Nannicini non ha parlato di stabilizzazione, ma di valorizzazione delle risorse. Risorse che danno il proprio contributo nel centrale e più importante strumento operativo del nostro Governo: le politiche attive. Quindi, è una stabilizzazione prima dei 100 e poi dei 400. Ancora, vi sono misure per i rider e per quei lavoratori che, per assolvere alle loro funzioni, si avvalgono di piattaforme digitali. Questo è un cantiere, non la soluzione dei problemi, perché si tratta di monitorare tipologie di lavoro che oggi non ci consegnano un'esperienza, una conoscenza. Si diceva bene ieri: non siamo in contrapposizione con le multinazionali, ma occorre una nota di equilibrio tra lo sviluppo del lavoro, lo sviluppo dell'impresa, della multinazionale e la tutela dei lavoratori. Per questo, in conclusione, non può essere la legge a disciplinare le caratteristiche dei rapporti di lavoro; ci rimettiamo all'alto senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali, perché a loro compete entrare nel dettaglio delle tipologie di lavoro. Colleghi della Lega, abbiamo cercato di fare una piccola manutenzione al vostro decreto-legge. (Applausi dal Gruppo PD . Applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colgo l'occasione per ringraziare il collega che mi ha preceduto, perché questa manutenzione, questa grande attività riguarda il territorio nazionale, ma a volte ci dimentichiamo di importanti realtà nostre, locali. Prendiamo un'impresa ad esempio. Quando parliamo di tutela del lavoro e risoluzione di crisi aziendali, non dobbiamo rimanere nel limbo, nell'effimero, nel fumoso: andiamo su casi concreti. Nel novembre 2018, con i colleghi senatori della Lega del Piemonte, presentammo un'interrogazione al Ministro dello sviluppo economico su un'azienda non piccola, ma una multinazionale: la Mahle. Parliamo di un'azienda che fattura 13 miliardi, ha 78.000 dipendenti e molti siti produttivi, anche nel nostro Paese, due in Piemonte, uno a La Loggia e l'altro a Saluzzo. Ebbene, abbiamo avuto informazioni importanti secondo cui, in quel periodo, quasi un anno fa, l'azienda avrebbe chiuso i siti produttivi. Abbiamo quindi avviato un'interrogazione parlamentare; l'interlocuzione non è partita subito. Nel question time di aprile il ministro dello sviluppo economico, nonché capo politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio - che adesso è stato sostituito dal neo ministro Patuanelli - in quest'Aula disse che non aveva avuto avvisaglie di crisi, che avrebbero monitorato la situazione e che, in quel contesto, qualora fossero risultate delle problematiche, le avrebbero affrontate. Oggi, 23 ottobre 2019, l'azienda comunicherà la chiusura dei due stabilimenti. Quando ieri il ministro Patuanelli ha replicato ai nostri interventi, ho colto due aspetti fondamentali. Anzitutto ha detto che un ministro non vuole la crisi: ne siamo sicuri, ma un ministro deve prima di tutto fare qualcosa per evitare quelle che già ci sono! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È fondamentale. Avrebbe dovuto prendere il telefono e chiamare i vertici della multinazionale per informarsi, coerentemente secondo le nostre informazioni: sarebbe stato fondamentale. Piuttosto che fare altro o passare il tempo a litigare, sarebbe stato meglio occuparsi dei lavoratori del nostro Paese. Questo è il primo aspetto.