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Ma il titolo del decreto-legge parla di «sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione». Pertanto, ove queste modifiche si ponessero nel solco del raggiungimento di questi obiettivi, secondo me sarebbero ammissibili. Invece si parla di DAT, di LEA, di una norma che interpreta autenticamente una legge che si occupa di rinnovo degli ordini forensi. Si parla di un emendamento che aggiunge un'unità dirigenziale all'interno del Ministero degli interni per il contrasto all'immigrazione. Si introduce addirittura una norma, che possiamo definire di spoil system , che ha costretto il sottoscritto, alla fine dei lavori delle Commissioni congiunte a lasciare quella sede per protesta. È stato infatti dichiarato ammissibile e votato un emendamento sul consiglio d'amministrazione dell'ENAC (l'Ente di sicurezza preposto al volo) che, portando da quattro a due il numero dei componenti, ha sostanzialmente azzerato tale consiglio. Ma in questo decreto-legge, signor Presidente, non c'è traccia di riforma dell'ENAC; non c'è traccia di riforma del sistema di volo (Applausi dal Gruppo FI-BP) ; non c'è traccia di riforma delle strutture poste a tutela della garanzia della tracciabilità dei nostri voli. Si è introdotto questo emendamento per realizzare uno spoil system , per togliere i consiglieri, probabilmente nominati da precedenti maggioranze e Governi (Applausi dal Gruppo FI-BP), e nominarne di nuovi. A quel punto, il sottoscritto, suo malgrado, è stato costretto a lasciare i lavori indicando a verbale qual era la motivazione che lo costringeva a compiere un gesto che non gli è usuale. Chi mi conosce lo sa, ma non potevo fare a meno di denunziare, con quel gesto, quanto si stava realizzando, ossia la rottura di un sistema di regole. Signor Presidente, noi abbiamo - lei ne è perfettamente consapevole per la sua storia in Senato - i nostri anticorpi e i nostri antidoti. E mi permetto di rivolgere un appello non soltanto a lei, che sicuramente eserciterà in maniera insindacabile il suo ruolo e ci rifaremo alle sue decisioni, perché sono insindacabili, sull'ammissibilità o no degli emendamenti approvati in Commissione, ma voglio rivolgermi anche ai colleghi di maggioranza, che hanno insistito pervicacemente, tanto da costringere il sottoscritto a chiedere al Capogruppo di cambiare Commissione, nel dichiarare ammissibili proposte emendative che effettivamente erano contro ogni forma di dignità del Senato e della nostra storia. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Commenti del senatore Castaldi) . Signor Presidente, mi auguro che la stessa maggioranza prenda atto dell'esigenza di rivedere certi propri atteggiamenti e ritirare alcuni emendamenti per salvaguardare la dignità di questo Senato. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Margiotta) . *ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signora Presidente, sarebbe facile ricordare ai senatori cinquestelle e della Lega le loro gazzarre nella scorsa legislatura contro l'utilizzo dei decreti-legge da parte del Governo. Sarebbe facile, ma francamente non ne vale la pena. Noto soltanto come cinquestelle e Lega siano riusciti nella difficile impresa di trasformare la loro demagogia di opposizione in una ben più pericolosa demagogia governativa. Ora il punto è un altro. Prescindo dal merito degli emendamenti che in questa fase non rileva, perché qui oggi il punto è che nel corso dell'esame in Commissione del provvedimento di conversione di un decreto-legge sono state approvate talmente tante disposizioni estranee al suo contenuto da renderlo abbondantemente incostituzionale. Nel febbraio del 2012 il Parlamento è stato formalmente avvisato dalla Corte costituzionale che nelle leggi di conversione non possono essere inserite norme estranee alla materia e alle finalità dei decreti-legge, perché c'è un nesso molto stretto tra il contenuto del decreto e la legge che ne dispone la conversione. Le Camere possono - lo ha ricordato poco fa il senatore Schifani - certamente emendare i testi dei decreti, ma senza alterarne l'omogeneità di fondo, in quanto è a quel testo (e non ad altro) che il Governo ha attribuito i caratteri di necessità e di urgenza. Se il legame di omogeneità tra il decreto e la legge di conversione viene infranto, si realizza per la Corte costituzionale una violazione dell'articolo 77 della Costituzione, in ragione - e lo cito - di un «uso improprio, da parte del Parlamento, di un potere che la Costituzione gli attribuisce». Quelle della Corte sono considerazioni inequivoche, che su questo punto segnano in modo definitivo la sua giurisprudenza. Con la più assoluta chiarezza e con i toni fermi ce l'hanno formalmente ricordato il Presidente della Repubblica, la Giunta del Parlamento e anche, ripetutamente, i Presidenti dei due rami del Parlamento. Il testo approvato in Commissione mostra come per la maggioranza e per il Governo non contino nulla né le sentenze della Corte, né i richiami del Presidente e delle alte cariche istituzionali. In termini politici, non so se sia più grave la violazione della Costituzione o l'arroganza con cui viene commessa: un'arroganza così sfacciata da far pensare alla volontà di ripetere nel futuro analoghe violazioni. Questa mattina un quotidiano riferisce che dai dieci articoli iniziali il testo del provvedimento è arrivato a 61 pagine di emendamenti. Ho qui con me un fascio di emendamenti visibilmente incostituzionali per la loro estraneità al contenuto del decreto-legge; ciò nonostante, in Commissione sono stati dichiarati ammissibili e poi approvati dalla maggioranza. Se questi emendamenti saranno approvati anche in Assemblea, verranno macchiate di incostituzionalità parti rilevanti della legge di conversione. Che ci fa nel decreto sulle semplificazioni un emendamento che innalza vistosamente i termini della sanatoria che evita al datore di lavoro le sanzioni per omesso versamento dei contributi? (Applausi dal Gruppo PD) . Che ci fa un emendamento sui bilanci delle banche e delle società finanziarie? Oppure l'emendamento su un posto in più nell'organico del Ministero dell'interno? Potrei continuare a lungo, Presidente: gli emendamenti estranei al contenuto del decreto-legge sono svariate decine. Il Senato sa bene che le regole per la formazione delle leggi costituiscono un elemento costitutivo degli Stati di diritto. Leggi approvate senza un rigoroso rispetto delle procedure costituzionali sono una caratteristica dei regimi, non delle democrazie. Tra le più rilevanti modifiche del Regolamento del Senato approvate nella passata legislatura, c'è la previsione di tempi più ampi per il lavoro delle Commissioni. La modifica ha l'obiettivo di garantire alle Commissioni tutto lo spazio necessario per un esame quanto più approfondito possibile dei provvedimenti, così che possano giungere in Assemblea in una forma ben definita. Più tempo alle Commissioni per migliorare i provvedimenti, non per dare la possibilità a Governo e maggioranza di rimpinzare le leggi di conversione con emendamenti su materie totalmente estranee al contenuto del decreto-legge. Questo è quello che è successo, signora Presidente.