[pronunce]

Considerato che il Tribunale di Padova dubita della legittimità costituzionale dell'art. 83 del codice di procedura penale, nella parte in cui non riconosce all'imputato la facoltà di chiedere la citazione del responsabile civile allorché si tratti di responsabile civile ex lege in base alle norme in materia di infortuni sul lavoro e di previdenza sociale, ovvero in forza dell'art. 28 Cost.; che, a parere del rimettente, la norma impugnata violerebbe, sotto tale profilo, l'art. 3 Cost. — gli artt. 24 e 97 Cost. sono menzionati unicamente nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione, senza alcuna argomentazione di supporto nella parte motiva — in quanto determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra il convenuto nel giudizio civile di danno e l'imputato nei cui confronti è esercitata l'azione risarcitoria della parte civile: disparità di trattamento del tutto analoga a quella già censurata da questa Corte con la sentenza n. 112 del 1998; che, al riguardo, va peraltro rilevato come questa Corte, con pronuncia successiva all'ordinanza di rimessione, abbia avuto modo di precisare l'esatta portata dei principi affermati nella sentenza ora citata, in rapporto a quesiti di costituzionalità basati, come quello odierno, su una supposta vis espansiva della relativa ratio decidendi (cfr. sentenza n. 75 del 2001); che, nell'occasione, si è preliminarmente rimarcato il «particolare rigore» con il quale — nel sistema delineato dal nuovo codice di rito del 1988 — «devono essere misurate le disposizioni che regolano l'ingresso, in sede penale, di parti diverse da quelle necessarie»: e ciò a fronte dell'«accentuata tendenza», caratteristica del nuovo impianto, «a circoscrivere nei limiti dell'essenzialità tutte le forme di cumulo processuale, stante la maturata consapevolezza che l'incremento delle regiudicande — specie se, come quelle civili, estranee alle finalità tipiche del processo penale — non possa che aggravarne l'iter»; con conseguente «perdita di snellezza e celerità nelle cadenze e nei tempi di definizione» (valori, questi, attualmente oggetto di espressa garanzia costituzionale ad opera dell'art. 111, secondo comma, Cost.); che, in tale prospettiva, le enunciazioni di principio racchiuse nella sentenza n. 112 del 1998 si presentano intimamente saldate alle «specifiche caratteristiche che rendono del tutto peculiare la posizione dell'assicuratore chiamato a rispondere, ai sensi della legge n. 990 del 1969, dei danni derivanti dalla circolazione dei veicoli e dei natanti», implicando «una correlazione tra le posizioni coinvolte di spessore tale da rendere necessariamente omologabile il … regime ad esse riservato, tanto in sede civile che nella ipotesi di esercizio della domanda risarcitoria in sede penale»; che da un lato, infatti, gli artt. 18 e 23 della legge n. 990 del 1969 — prevedendo, rispettivamente, l'azione diretta del danneggiato nei confronti dell'assicuratore ed il litisconsorzio necessario fra responsabile del danno ed assicuratore nel giudizio promosso contro quest'ultimo — consentono di collocare la particolare ipotesi di responsabilità civile in discorso fra i casi ai quali si riferisce il secondo comma dell'art. 185 cod. pen. , tradizionalmente raccordato alla assunzione di una posizione di garanzia per il fatto altrui; che, dall'altro lato e al tempo stesso, la possibilità di chiamare in causa l'assicuratore — offerta al danneggiante convenuto in sede propria dagli artt. 1917, ultimo comma, cod. civ. e 106 cod. proc. civ. — risulta correlata «al diritto dell'assicurato di vedersi manlevato dalle pretese risarcitorie, con correlativo potere di regresso, al contrario escluso per l'assicuratore»; che a tale «funzione plurima» del rapporto di garanzia — in quanto destinato a salvaguardare direttamente tanto la vittima che il danneggiante — questa Corte ha ritenuto dovesse quindi necessariamente corrispondere l'allineamento, anche in sede penale, dei poteri processuali di «chiamata» riconosciuti in sede civile, onde evitare che l'effettività della predetta funzione venga pregiudicata dalle scelte operate dall'attore-parte civile; che, peraltro — contrariamente a quanto mostra di ritenere il giudice a quo — le peculiarità dianzi evidenziate non si riscontrano affatto nella generalità delle ipotesi di responsabilità civile ex lege per fatto altrui; che con la citata sentenza n. 75 del 2001 la Corte ha escluso, così, che alla posizione dell'assicuratore ex legge n. 990 del 1969 potesse essere assimilata quella dell'esercente l'aeromobile, tenuto a risarcire i danni provocati da un sinistro in base all'art. 878 del codice della navigazione: e ciò sul rilievo che, in tal caso, all'azione diretta del danneggiato non corrisponde un rapporto interno di «garanzia» tra imputato e responsabile civile, nei termini delineati dal richiamato art. 1917 cod. civ. , né può intravedersi il correlativo ed automatico diritto di regresso, che caratterizza la posizione del danneggiante «garantito»; che considerazioni similari valgono anche in rapporto ai casi oggetto dell'odierno scrutinio di costituzionalità; che la responsabilità civile dello Stato e degli enti pubblici per i fatti dei dipendenti, prevista dall'art. 28 Cost., assolve, difatti, ad un funzione di tutela nei confronti del solo danneggiato, e non anche del danneggiante: non è il dipendente che risarcisce il danno provocato da suoi «atti compiuti in violazione di diritti» ad aver diritto di rivalsa nei confronti dell'amministrazione pubblica di appartenenza, ma semmai il contrario; onde l'invocata facoltà di citazione dell'ente di appartenenza, quale responsabile civile, da parte del dipendente-imputato non potrebbe trovare giustificazione in un rapporto interno di «garanzia» tra i due soggetti; che quanto, poi, ai «responsabili civili ex lege derivanti dalla normativa in tema di infortuni sul lavoro ed in tema di previdenza sociale», lo stesso rimettente si esprime in termini dubitativi e perplessi — allorché lascia «impregiudicata» la natura della responsabilità in questione — circa la possibilità di qualificare gli enti previdenziali come responsabili civili ai sensi dell'art. 185, secondo comma, cod. pen.: qualificazione che, peraltro, non può certamente farsi discendere dal disposto dell'art. 13, comma 8, del d.lgs. n. 257 del 1992, evocato nell'ordinanza di rimessione, che si limita ad accordare uno speciale beneficio (maggiorazione del periodo lavorativo) ai lavoratori esposti all'amianto ai fini di un più rapido conseguimento delle prestazioni pensionistiche; che, d'altra parte — anche qualora si volesse prescindere da tale profilo — dalla disciplina generale dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali non si desume comunque l'esistenza di un rapporto interno di «garanzia» tra l'imputato-danneggiante e l'istituto assicuratore, omologo a quello valorizzato dalla sentenza n. 112 del 1998: