[pronunce]

- A tali considerazioni va aggiunto che anche la sopravvenuta modifica costituzionale preclude di per sé che la questione posta sulle norme del decreto-legge, in riferimento ai parametri costituzionali allora vigenti, possa essere trasferita alle norme della legge di conversione, in riferimento a parametri nuovi. Sotto quest'ultimo profilo infatti essa sarebbe &laquo;questione diversa&raquo; rispetto a quella originariamente sollevata, e avrebbe quindi dovuto essere proposta, nei modi e nei termini di cui al nuovo art. 127 della Costituzione, nei confronti della legge di conversione. La conclusione vale anche per le norme che (come l'art. 7 del decreto) fossero, in sede di conversione, rimaste sostanzialmente immutate. Pertanto in questa sede la Corte dovrebbe esaminare le sole questioni concernenti le norme del decreto-legge, in riferimento ai vecchi parametri. Ma non risulta, né è allegato, che esse, prima dell'entrata in vigore della legge di conversione che le ha modificate, abbiano trovato applicazione. Deve quindi escludersi che si sia prodotto alcun concreto effetto lesivo in danno delle Regioni ricorrenti (sentenza n. 510 del 2002). Ne consegue la sopravvenuta carenza di interesse delle medesime Regioni a coltivare i ricorsi, e l'inammissibilità delle questioni con essi sollevate. 3.3. - Non occorre pertanto soffermarsi sui profili concernenti l'ammissibilità dell'impugnazione in via principale di un intero testo normativo e la concreta sussistenza dei requisiti della necessità e urgenza per l'attività di decretazione da parte del Governo. 4.1. - Il ricorso della Provincia autonoma di Trento riguarda vari commi dell'art. 5 del decreto-legge n. 343 del 2001, come convertito con modificazioni dalla legge n. 401 del 2001, censurati in riferimento tra l'altro (oltre che alle norme statutarie e di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) anche all'art. 117 della Costituzione, letto in connessione con l'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. Esso è proposto al dichiarato scopo di ottenere «in via cautelativa ed ipotetica» un'interpretazione adeguatrice delle norme impugnate, che le mantenga nel quadro delle relazioni tra lo Stato e le Province autonome, definite dallo statuto e dalle norme di attuazione. Secondo la Provincia, tale interpretazione potrebbe essere svolta in due modi: o estendendo la portata della clausola di salvaguardia delle competenze delle Province autonome, contenuta nel comma 6 dell'art. 5, al di là dell'ambito di operatività risultante dalla sua formulazione letterale, che sembrerebbe limitato ai soli compiti trasferiti dall'Agenzia al Dipartimento; ovvero considerando che i poteri governativi previsti dalle norme impugnate devono essere esercitati nel rispetto delle regole relative ai rapporti Stato-Provincia. 4.2. - L'eccezione di inammissibilità, sollevata dalla Avvocatura generale dello Stato, in ragione della dichiarata natura interpretativa della questione, è infondata. Questa Corte ha ripetutamente affermato che - a differenza di quanto accade per il giudizio in via incidentale - il giudizio in via principale (soggetto a termini di decadenza, in quanto processo di parti, svolto a garanzia di posizioni soggettive dell'ente ricorrente) può concernere questioni sollevate sulla base di interpretazioni prospettate dal ricorrente come possibili. Il principio vale soprattutto nei casi in cui su una legge non si siano ancora formate prassi interpretative in grado di modellare o restringere il raggio delle sue astratte potenzialità applicative, e le interpretazioni addotte dal ricorrente non siano implausibili e irragionevolmente scollegate dalle disposizioni impugnate così da far ritenere le questioni del tutto astratte o pretestuose (sentenze n. 412 del 2001, n. 244 del 1997 e n. 242 del 1989). 4.3. - Nel merito la questione non è fondata, nei termini di seguito precisati. La clausola di salvaguardia in esame dispone che &laquo;Ferme restando le attribuzioni rispettivamente stabilite dagli articoli 107 e 108 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e le competenze e attribuzioni delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, i compiti attribuiti dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, all'Agenzia di protezione civile sono assegnati al Dipartimento della protezione civile&raquo;. La formale collocazione della clausola nel contesto del secondo periodo del comma 6 dell'art. 5, relativo al passaggio al Dipartimento dei compiti già attribuiti all'Agenzia, potrebbe far apparire non manifestamente implausibile l'interpretazione restrittiva temuta dalla ricorrente. Tuttavia, non esistono elementi da cui possa desumersi che la clausola non operi anche rispetto agli altri commi del medesimo art. 5, e quindi anche ai compiti attribuiti dalla normativa impugnata ad organi ed uffici statali diversi dal Dipartimento, ovvero ai compiti del Dipartimento non provenienti dall'Agenzia. Pertanto, in difetto di indici contrari, l'esplicita affermazione della salvezza delle competenze provinciali si risolve - indipendentemente dalla lettera della norma e dalla sua collocazione - nell'implicita conferma della sfera di attribuzioni delle Province autonome, fondata sullo statuto speciale e sulle relative norme di attuazione. Ed è significativo che la stessa Avvocatura generale dello Stato interpreti la normativa in questione nel senso che le competenze degli organi statali suscettibili di interferire con attribuzioni di Regioni speciali o Province autonome dovrebbero comunque essere esercitate «nel rispetto delle norme che in proposito operano nei confronti di ciascuno degli Enti interessati». 5. - Le considerazioni che precedono - oltre a rendere superfluo l'esame del merito delle censure mosse dalla Provincia di Trento sulle singole norme impugnate - sono determinanti anche ai fini della decisione dell'impugnazione proposta dalla Provincia autonoma di Bolzano. Questa riguarda, tra gli altri, proprio il comma 6 dell'art. 5, censurato nella parte in cui sembrerebbe far salve le competenze della Provincia soltanto in relazione ai compiti trasferiti dalla soppressa Agenzia al Dipartimento, ma non anche in relazione ai compiti del Dipartimento non provenienti dall'Agenzia. Pertanto la Provincia di Bolzano mira anch'essa, come quella di Trento, ad ottenere l'estensione della portata della ricordata clausola di salvezza. Ne consegue che la questione - come quella sollevata dalla Provincia di Trento - deve essere dichiarata non fondata, nei sensi prima precisati. Tale questione è pregiudiziale rispetto alle altre, come ammette la medesima ricorrente, secondo la quale la dichiarazione di incostituzionalità del sesto comma nella parte in esame renderebbe non necessaria la dichiarazione di incostituzionalità dei precedenti commi anch'essi impugnati. Ed è evidente come, in tale prospettiva, all'ipotizzata decisione di incostituzionalità (basata sull'impossibilità di interpretare la norma nel senso auspicato dalla ricorrente) equivalga una pronuncia di non fondatezza che accolga proprio quella interpretazione.