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il Governo ha prontamente raccolto le indicazioni del governatore, con l'articolo 24- bis del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237 (convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15, recante "Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio"), rubricato "Disposizioni generali concernenti l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale"; la norma stabilisce che il Ministero dell'economia e delle finanze, d'intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, adotta il programma per una "Strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale". Essa è affidata al "Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria", nominato dal Ministro dell'economia, di concerto con i Ministri dell'istruzione e dello sviluppo economico. Il comitato è composto da 11 membri, ed è presieduto da un direttore, nominato dal Ministro dell'economia, d'intesa con il Ministro dell'istruzione, scelto fra personalità con comprovate competenze ed esperienza nel settore; i membri diversi dal direttore sono designati: dal Ministro dell'economia, dal Ministro dell'istruzione, dal Ministro dello sviluppo economico, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dalla Banca d'Italia, dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), dall'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP), dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti ed dall'Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo dei consulenti finanziari (OCF). Il comitato opera attraverso riunioni periodiche, prevedendo, ove necessario, la costituzione di specifici gruppi di ricerca cui possono partecipare accademici ed esperti nella materia; la composizione è la seguente: professoressa Annamaria Lusardi, direttore, Denit trust endowed chair of economics and accountancy at The George Washington university school of business; dottor Roberto Basso (Ministero dell'economia); dottor Rocco Pinneri (Ministero dell'istruzione); avvocato Mario Fiorentino (Ministero dello sviluppo economico); dottoressa Concetta Ferrari (Ministero del lavoro); dottoressa Magda Bianco (Banca d'Italia); dottor Giuseppe D'Agostino (CONSOB); dottoressa Elena Bellizzi (IVASS); dottoressa Elisabetta Giacomel (COVIP); avvocato Antonio Tanza (Consiglio nazionale consumatori ed utenti, CNCU); professoressa Carla Rabitti Bedogni (OCF); considerato che: in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" del 19 febbraio 2018, scrive il professor Beppe Scienza, ordinario di Matematica ed uno dei massimi esperti nel settore del risparmio e della previdenza: «Come si può essere contro una migliore formazione e maggiori conoscenze? Si può, se viene gabellata per informazione una pubblicità camuffata, se viene spacciata per insegnamento una manipolazione della realtà. Sta iniziando la sua attività il Comitato per l'educazione finanziaria (Edufin), voluto dal governo dopo i crac bancari dello scorso biennio. Visti i precedenti è giusto partire prevenuti e fare il processo alle intenzioni. E marca male che ne parli bene Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera, rispolverando la storiella che le perdite dei risparmiatori derivano da "titoli che promettevano contestualmente bassi rischi e alti rendimenti". Discendono piuttosto dalle malversazioni di parecchi banchieri e dai silenzi di chi doveva vigilare. Presiede il comitato Annamaria Lusardi, sui cui per ora sospendiamo il giudizio. È certo sottoscrivibile quanto dichiarò al Sole 24 Ore il 18 settembre 2010: "A fare l'alfabetizzazione finanziaria non può essere un bancario, come invece accade in Italia con le iniziative dell'Associazione Bancaria Italiana". Peccato che la strada dell'Inferno sia lastricata di buone intenzioni. C'è un aspetto positivo: è la nomina di Antonio Tanza, a rappresentare i consumatori. È infatti il presidente dell'Adusbef, associazione non adusa alle pastette con banche e assicurazioni, a differenza di molte altre. Ma cosa farà invece il rappresentante dei venditori porta a porta, ribattezzati in consulenti, e poi la Banca d'Italia, la Covip ecc.?. Due sono comunque i punti focali da chiarire. Primo: a chi verrà demandata questa sedicente educazione finanziaria? C'è da scommettere che la parte del leone o addirittura il monopolio l'avranno soggetti quale il Museo del Risparmio, che è un pezzo di Banca Intesa, o la Feduf finanziata da decine e decine di banche. Pare addirittura che avranno titolo per fare "educazione finanziaria" Banca Intesa, BNL, Unicredit, l'Ania (assicurazioni) ecc. Il loro fine è ammorbidire i clienti per rifilargli i prodotti più redditizi per sé, ovvero peggiori per i risparmiatori (polizze, piani previdenziali, fondi ecc. stracari e straopachi). E perché non dovrebbero agire così, trattandosi o essendo finanziati da società con fini di lucro? Altra questione: come verranno ripartiti i soldi destinati alla educazione finanziaria, che potrebbero arrivare a 5,5 milioni di euro? Magari finiranno a chi già lucra sul risparmio degli italiani e invece niente a chi difende i risparmiatori»; a giudizio dell'interrogante, ha rincarato la dose Francesco Bonazzi, in un articolo per "La Verità" del 27 aprile 2018: «Pronti, via, casino. Il comitato Edufin per l'educazione finanziaria, quello che dovrebbe "rieducare" i risparmiatori italiani in modo che la smettano di perdere soldi stupidamente con le banche, rischia di perdere la copertura delle associazioni dei consumatori a neppure 10 giorni dalla partenza del portale internet varato da Ministero dell'Economia, Consob, Bankitalia e via vigilando. Il rappresentante del coordinamento dei consumatori nel comitato Edufin, Antonio Tanza, nell'ultima riunione ha criticato pesantemente tutto l'impianto dell'operazione, sia dal punto di vista dell'impostazione ideologica (tutta "filo-banche"), sia della trasparenza nell'uso dei fondi pubblici. E ha scritto alla ventina di associazioni che rappresenta, da Adusbef a Federconsumatori, passando per Cittadinanzattiva e Adiconsum, aprendo un dibattito che potrebbe portare all'uscita dei consumatori dall'iniziativa. L'antefatto di questa trovata del Ggoverno Gentiloni sono le crisi bancarie di questi ultimi anni che si sono mangiati i risparmi di oltre mezzo milione di italiani, in avventure che La Verità ha raccontato fin dalla sua nascita, come Popolare Vicenza, Banca Etruria. In un paese normale, sarebbero stati messi sul banco degli imputati i banchieri che hanno violato la legge e, eventualmente, i vigilanti che non hanno vigilato. Da noi, invece, il centrosinistra è riuscito a far passare un messaggio subliminale ben diverso: se uno ha perso i soldi, per esempio, nei bond convertibili di Banca Etruria, non è che qualcuno lo ha truffato, ma è lui che è ignorante.