[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 4-bis, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149 (Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Biella nel procedimento vertente tra R. S. e l'Agenzia delle Entrate - direzione provinciale di Biella, con ordinanza del 24 settembre 2015, iscritta al n. 51 del registro ordinanze 2016 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 11, prima serie speciale, dell'anno 2016. Visti l'atto di costituzione di R. S. nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella udienza pubblica del 24 ottobre 2017 il Giudice relatore Daria de Pretis; uditi l'avvocato Francesco Saverio Marini per R. S. e l'avvocato dello Stato Gianna Maria De Socio per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che con ordinanza del 24 settembre 2015, iscritta al n. 51 del registro ordinanze 2016, la Commissione tributaria provinciale di Biella ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 4-bis, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149 (Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13; che le questioni sono sorte nel corso di un giudizio promosso da R. S. con l'impugnazione di quattro avvisi di accertamento relativi agli anni dal 2008 al 2011, con i quali l'Agenzia delle entrate - direzione provinciale di Biella ha negato la detraibilità, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, di erogazioni in denaro compiute dal ricorrente, negli stessi anni, a favore del partito Lega Nord; che gli accertamenti tributari si fondano sulla mancanza del carattere «liberale» delle erogazioni previsto dall'art. 15, comma 1-bis, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito: TUIR), in quanto le stesse erogazioni sarebbero il corrispettivo del «"patto" di candidatura stipulato dal ricorrente per l'inserimento nelle liste dei candidati alle elezioni di quel partito politico»; che, ad avviso dell'amministrazione finanziaria, ai fini della detrazione le erogazioni in denaro ai partiti politici dovrebbero invece essere effettuate senza alcuna controprestazione e nemmeno in adempimento di un obbligo morale o sociale; che R. S. ha tuttavia invocato la previsione dell'art. 11, comma 4-bis, del d.l. n. 149 del 2013, nel testo inserito dalla legge di conversione, secondo il quale «[a] partire dall'anno di imposta 2007 le erogazioni in denaro effettuate a favore di partiti politici, esclusivamente tramite bonifico bancario o postale e tracciabili secondo la vigente normativa antiriciclaggio, devono comunque considerarsi detraibili ai sensi dell'articolo 15, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917»; che il giudice a quo, premesse alcune considerazioni sulle finalità a suo avviso perseguite dai promotori della norma censurata, ne evidenzia il carattere retroattivo, in quanto operante a ritroso fino all'anno d'imposta 2007, in modo da comprendere anche gli accertamenti impugnati nel processo principale, e osserva che non potrebbe essere accolta l'interpretazione proposta dall'Agenzia delle entrate, secondo la quale l'espressione «[...] devono comunque considerarsi detraibili [...]» andrebbe intesa nel senso che la detrazione spetta solo se sono osservati i requisiti previsti dall'art. 15, comma 1-bis, del TUIR, compreso il carattere «liberale» delle erogazioni, poiché tale interpretazione forzerebbe la lettera della disposizione, in quanto l'avverbio «comunque» non potrebbe avere altro significato se non quello di ammettere in ogni caso la detraibilità delle erogazioni in esame; che l'art. 11, comma 4-bis, del d.l. n. 149 del 2013 violerebbe in primo luogo l'art. 3 della Costituzione, per lesione del principio di ragionevolezza; che, ad avviso del giudice a quo, il legislatore potrebbe liberamente compiere scelte discrezionali diverse da sue precedenti determinazioni, ma tali «digressioni dalla propria ordinaria linea politica» dovrebbero essere adeguatamente giustificate e non risolversi in decisioni arbitrarie, sicché le precedenti determinazioni del legislatore nella stessa materia costituirebbero uno strumento di valutazione della ragionevolezza della norma che da esse si discosti; che, sotto questo profilo, l'irragionevolezza deriverebbe dal sensibile contrasto della norma censurata «con il panorama normativo delle politiche legislative in atto e quindi con il principio di coerenza», in quanto essa collocherebbe la previsione sulla detraibilità fiscale delle erogazioni in denaro ai partiti politici al di fuori della sedes materiae propria delle detrazioni d'imposta, costituita dall'art. 15 del TUIR, e consentirebbe la detrazione fiscale delle erogazioni in denaro a favore dei partiti politici prive del carattere della liberalità, a differenza di quanto l'art. 15 del TUIR prevede al comma 1, lettere i), i-ter), i-quater), i-octies) e i-novies) per le altre erogazioni in denaro, detraibili solo se connotate da tale carattere; che la norma censurata sarebbe irragionevole, sotto un diverso profilo, per «contrasto con il divieto di abuso del diritto» e «con il divieto dell'eccesso di potere legislativo, nella forma dello sviamento di potere», in quanto essa perseguirebbe il solo fine di sanare retroattivamente le illegittime detrazioni di cui hanno beneficiato alcuni esponenti del partito politico della Lega Nord, e sarebbe pertanto «ispirata unicamente da intenti personali, riguardanti una ristretta cerchia di individui»; che l'art. 3 Cost. sarebbe violato, secondo il rimettente, anche per lesione del principio di eguaglianza, in quanto il legislatore avrebbe introdotto, a favore di una singola categoria di cittadini, una deroga alla regola generale sulla detraibilità delle erogazioni liberali, in mancanza di un interesse costituzionalmente protetto; che sussisterebbe, altresì, il contrasto con l'art. 24 Cost., per lesione del diritto di difesa della pubblica amministrazione, in quanto la norma censurata, nel considerare «comunque» di carattere liberale le erogazioni in denaro ai partiti politici, stabilirebbe una presunzione assoluta di detraibilità delle stesse, se effettuate con mezzi di pagamento tracciabili, impedendo così all'Agenzia delle entrate, nella sua qualità di parte del procedimento tributario contenzioso, di provare che l'erogazione costituisce in realtà il corrispettivo di un patto di candidatura;