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Il sindaco si lamentava proprio di questo, considerando che siamo qui ad approvare il provvedimento concretezza che invece stanzia 35 milioni di euro per introdurre dei sistemi di verifica con videocamere e controllare in modo migliore - questo è l'obiettivo - l'efficienza, l'efficacia e la produttività della pubblica amministrazione. Ora credo che di concreto in questo provvedimento ci sia proprio solo il titolo, che è stato ben centrato. Il provvedimento, che poteva essere rivoluzionario e innovativo, non ha nulla di tutto ciò che avremmo, invece, potuto trovare se la maggioranza e il Governo avessero avuto la capacità di individuare un modello di governance adattiva, piuttosto che un modello di governance tradizionale e convenzionale . Mi rendo conto che è molto più semplice introdurre misure repressive come questa. Non voglio addentrarmi su discussioni che riguardano la raccolta dei dati personali e, quindi, su riflessioni che hanno un aspetto tecnico che andrebbe effettivamente approfondito. Vorrei solo fare un'analisi - ha detto bene qualcuno che mi ha preceduto - sulla validità della proposta di spesa. Questo Governo parla sempre di analisi costi-benefici e mi chiedo se il Ministro nell'individuare siffatta spesa abbia fatto un'analisi in tale senso. Ahimè: penso che non sia stata fatta un'analisi approfondita perché, se dovessimo veramente valutare il ritorno dell'investimento dei 35 milioni per misurare meglio l'efficienza, l'efficacia e la produttività della pubblica amministrazione, il giudizio non potrebbe che essere assolutamente negativo. Il Ministro avrebbe potuto introdurre con coraggio, con visione e grande determinazione - lo dicevo prima - un modello di governance adattiva che deve impattare in maniera significativa su alcuni punti. Il primo riguarda un passaggio forte e fondamentale dal rispetto della norma alla capacità di valutare gli obiettivi che il management deve conseguire. Sappiamo che c'è una cultura esasperata di rispetto della norma. Si tratterebbe di disboscare la giungla di leggi, di semplificare - la semplificazione è fondamentale - e orientare tutti i dipendenti della pubblica amministrazione - dal vertice fino alla base, ma chiaramente partendo dal management - verso il raggiungimento dei risultati concreti. In tal modo si sarebbe effettivamente introdotto un elemento pratico e concreto nel disegno di legge in esame. Servirebbe, quindi, un passaggio dalla cultura della norma alla cultura del risultato, anche perché la pubblica amministrazione è un'organizzazione aziendale a tutti gli effetti. Quindi, anche se è vero che i parametri dell'organizzazione aziendale privata non sono totalmente trasferibili nel pubblico, lasciatemi dire, avendoci lavorato per più di venticinque, che si tratta di un'organizzazione estremamente complessa con dinamiche sicuramente non equiparabili in toto a quelle che caratterizzano un'organizzazione privata, ma comunque dinamiche che, per garantire efficienza, efficacia e produttività, devono essere orientate alla cultura del risultato. Questo sarebbe stato il primo punto. Vengo al secondo punto. Il provvedimento, anche in relazione ad altre politiche di Governo, muove a sostituire una parte significativa della forza lavoro pubblico introducendo - speriamo - tanti giovani, che sicuramente saranno molto sensibili e abili a comprendere il potenziale delle tecnologie digitali. Attenzione di nuovo a evitare che queste tecnologie vengano introdotte in una giungla di norme e di processi che non sono semplificati e standardizzati, perché rischiamo di introdurre una vera e propria bomba burocratica. Le tecnologie digitali funzionano molto bene se si semplifica prima il processo a monte. Noi sappiamo quanto la pubblica amministrazione italiana non sia l'esempio della semplificazione. Una delle ragioni maggiormente ostative agli investitori stranieri intenzionati a venire in Italia è, oltre alla giustizia - lo sappiamo, ne parlano tutti i giornali - la pubblica amministrazione. Si tratta, infatti, di una macchina che si presenta come un elefante, estremamente lenta e che non dà risposte in tempi brevi, né - soprattutto - chiare. C'è un'altra iniziativa che il Ministro avrebbe potuto assumere. Sarebbe potuto intervenire in maniera importante nei rapporti con il sindacato, cercando di rivoluzionare le relazioni industriali. Bisogna, con coraggio, pensare che anche nel pubblico si deve passare dalla cultura del posto e dello stipendio fissi a quella del posto che può variare e che vede il dipendente - di qualsiasi livello sia - retribuito, in parte importante, in relazione agli obiettivi che sa conseguire. Una parte significativa dello stipendio del dipendente pubblico deve essere legata alla cosiddetta produttività e alla sua capacità, soprattutto se è ai vertici, di creare squadra, motivare i suoi collaboratori e cercare di raggiungere gli obiettivi non ostacolando la politica, ma - anzi - cercando di fornirle gli strumenti necessari per realizzarli. Tutto questo - ahimè - non l'ho visto nel provvedimento in esame. Pertanto, con tutta la buona volontà, non credo si possa esprimere un parere positivo, perché l'impianto generale introduce burocrazia ulteriore a quella già esistente. Faccio una riflessione finale. L'introduzione del Nucleo della concretezza (in aggiunta all'Ispettorato per la funzione pubblica) e il Piano triennale - sarà un elenco interminabile di attività asfittiche che, ripeto, non serviranno assolutamente a nulla in termini concreti - significa burocrazia ulteriore a quella che già abbiamo e che invece avremmo dovuto semplificare in maniera importante. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, sarò breve e credo che non utilizzerò tutto il tempo a mia disposizione. Siamo in terza lettura ed è veramente frustrante continuare a discutere quando, già dalla prima lettura, tutti i suggerimenti, le suggestioni e il confronto sono stati assai soffocati. Noi chiediamo che venga rispettata l'intelligenza degli italiani, dei nostri concittadini. State continuando a sfornare soluzioni semplici nella scrittura e miracolistiche nelle aspettative. Ve lo dimostro, se mi omaggerete con una nota di attenzione. Approfitto della presenza in Aula del ministro Bongiorno per segnalare alcune contraddizioni. Non ho la presunzione di avere ragione, ma chiedo che mi venga almeno concessa la soddisfazione di far emergere alcune semplici contraddizioni. Comincio dalla prima. Nella relazione di accompagnamento al disegno di legge concretezza - non lo abbiamo scritto noi - voi scrivete testualmente che, con l'approvazione degli articoli in esame, garantite il miglioramento immediato dell'organizzazione amministrativa. Utilizzando un parallelismo con il cosiddetto decreto dignità, con cui avete abolito la povertà, in questa relazione usate la stessa visione di natura prospettica e parlate di miglioramento immediato - io mi chiedo se in una relazione si possa scrivere «miglioramento immediato» - dell'organizzazione dell'amministrazione. Subito dopo - ecco la contraddizione - presentate un disegno di legge sul miglioramento della pubblica amministrazione, con due articoli in più; il primo provvedimento, sulla concretezza, con sei articoli; il secondo sul miglioramento della pubblica amministrazione con otto articoli. E che cosa scrivete?