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Avviandomi alla conclusione, c'è un altro tema da affrontare. In questa sede noi ci interroghiamo sui temi di Alitalia, dei soldi che lo Stato ci ha rimesso, del prestito ponte, del passato, dei manager strapagati e degli sprechi. Si tratta di una storia con luci e ombre: con molte ombre e - si spera - qualche luce. Tuttavia, anche in questo settore c'è un problema di concorrenza sleale. Infatti, si pretende da Alitalia una competitività sui mercati. È bellissimo avere le compagnie low cost , i cui biglietti costano poco. Ma chi paga quei biglietti? Le società aeroportuali, i Comuni, eccetera. Si pagano con le collette. Pur di avere i voli di quella compagnia (la conosciamo tutti) che porta un milione di presenze, Comuni e aeroporti si tassano. In questo modo, arriva la gente e tutti campano. Va benissimo, ma è sussidiato, oppure no? È un aiuto di Stato, o altro? Sull'aereo c'è la pubblicità con cui si invita a visitare la città. Questa pubblicità viene pagata. Non è un aiuto di Stato, è una pubblicità. Ma che cosa è? Io vado sull'aereo - già ci sto andando - e vedo la pubblicità. Già ho deciso di andarci. A cosa serve la pubblicità sull'aereo che mi dice dove sto andando? Quindi, il vero tema del futuro di Alitalia riguarda tutti noi. La concorrenza sleale è presente anche nel campo dell'informazione, della siderurgia e del tessile. Non si possono pretendere dalla compagnia principale italiana comportamenti ipervirtuosi, quando altri si vendono a poco prezzo, perché - ad esempio - il contratto dei piloti viene stipulato in Irlanda o perché l'aiuto di Stato si configura come sussidio pubblico. Quindi, c'è anche questa situazione di concorrenza sleale che Alitalia ha subito e che ho voluto menzionare affinché rimanga agli atti. Questo tema della concorrenza sleale deve essere affrontato quale che sia, presidente Calderoli, il Governo che l'Italia avrà, perché - mi creda - prima o poi avrà un Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Mi rallegro delle sue certezze, senatore Gasparri. È iscritta a parlare la senatrice Lupo. Ne ha facoltà. LUPO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi stiamo discutendo del decreto-legge su Alitalia, il n. 38 del 2018 - vari anni sono passati dai primi decreti Alitalia - recante misure urgenti per la situazione attuale della compagnia di bandiera, per la quale si prevede una proroga del prestito di 900 milioni di euro e il processo di vendita. Abbiamo richiesto delle audizioni formali, che sono risultate davvero importanti sia dal punto di vista della trasparenza sia dal punto di vista dell'attività parlamentare. Durante l'esame in Commissione speciale abbiamo molto apprezzato gli interventi, indistintamente, di tutti i colleghi senatori. La problematica inerente ad Alitalia ha quindi avuto una grande rilevanza, da parte di tutti i Gruppi parlamentari, sottolineando che, in un Paese come il nostro, Alitalia è un asset strategico. Ciò risulta evidente per una nazione come la nostra, a forte vocazione turistica, con un mercato manifatturiero che è tra i primi in Europa, e per un territorio pieno di ricchezze culturali, bellezze geografiche e storiche, in cui il mercato del trasporto aereo - si tratta di un dato concreto - si posiziona tra il secondo e il terzo posto in Europa e al sesto posto nel mondo. Come Gruppo parlamentare abbiamo approfondito al massimo la tematica, studiando a fondo la poca documentazione amministrativa e tecnica che era stata messa a disposizione, anche dai commissari, prima delle audizioni. Abbiamo riportato alla luce voci di ingenti costi fissi non ancora chiariti ed abbiamo anche cercato di capire dove possono essere le perdite attuali di Alitalia, che paradossalmente risulta essere l'unica compagnia aerea d'Europa in perdita, in un mercato che da dieci anni è sempre in crescita, con un valore che si aggira intorno all'8 per cento annuo. Nello stesso giorno in cui si votavano l'emendamento 1.1 (testo 2) e gli ordini del giorno è arrivata la notizia che la Guardia di finanza si stava recando negli uffici amministrativi di Alitalia, per sequestrare i computer aziendali e tutta la documentazione economica inerente alla gestione di Etihad e anche a quella commissariale. Apprendiamo da fonti di stampa che fin da subito sono stati rilevati dati non chiari, soprattutto nei primi tre mesi del 2017, quando l'azienda perdeva diversi milioni di euro. È venuto a galla, grazie anche alla nostra insistenza in audizione, che sono stati venduti degli slot di alto valore ad un prezzo che potrebbe essere non congruo, quindi recando ulteriore danno alla compagnia e che risultano non chiari i costi di hedging sul carburante e le relative coperture, da cui potrebbe derivare la maggiore perdita per Alitalia. La ragione non è il prezzo del carburante che sale o scende: sono le coperture che possono fare danno, soprattutto se mancano. Abbiamo rilevato anche dei problemi riguardo al wet leasing , ovvero riguardo al noleggio degli aeroplani. Ci sono diverse società di cui non si conosce la provenienza, ci sono società in Irlanda e società che fanno capo all'Italia, ma il problema è quanto costa il wet leasing ad Alitalia. In seguito alle audizioni, il commissario Laghi ha fatto sapere a mezzo stampa e non in audizione che esistono crediti da recuperare da Etihad pari a circa 600 milioni di euro ed è quindi evidente che il nostro emendamento in Commissione speciale sia giustificato dalla possibilità di implementare un controllo diretto e anche proattivo sull'operato dei commissari e sulla precedente gestione. La proroga del prestito non può essere vanificata e deve essere fortemente limitato il rischio di perdita ulteriore di soldi statali, quando invece questa proroga deve avere lo scopo di salvaguardare Alitalia, i suoi dipendenti e tutto l'indotto, che spesso non viene citato. Proprio in virtù di un vero cambio di rotta - per rimanere in tema - non si può più andare avanti sulle strade già percorse, ma bisogna finalmente risolvere anche questa annosa vicenda, che ormai, a cadenza di due o tre anni, comporta mattanze sociali, perdite economiche per il Paese a vantaggio di altri e ulteriore cassa integrazione, nonché disoccupazione e questa è una sconfitta per un Governo. Il mercato aereo in Italia è stato aggredito in modo incontrollato e anche disinteressato da parte dei vari Governi. È stato concesso di tutto a chi, di fatto, ha aumentato la precarietà e ridotto i minimi salariali, in alcuni casi non pagando nemmeno una tassazione equa nel nostro Paese, ma facendo ciò che voleva. La politica ha quindi fatto la sua parte fino ad oggi, già, ma andando contro gli interessi dell'Italia stessa, compartecipando alla distruzione dei nostri asset a beneficio di terzi, includendo l'opera ingannevole di posizionare manager presentati come grandi esperti, ma che di fatto hanno palesemente dimostrato di saper fare interessi ben diversi da quelli delle aziende che avevano avuto l'onore di gestire.