[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 3 della legge della Regione Molise 9 settembre 2011, n. 29, recante «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 8 gennaio 1996, n. 1 (Disciplina della professione di maestro di sci nella Regione Molise)», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato l'8-10 novembre 2011, depositato in cancelleria il 15 novembre 2011 ed iscritto al n. 132 del registro ricorsi 2011. Udito nell'udienza pubblica del 3 luglio 2012 il Giudice relatore Giuseppe Frigo; udito l'avvocato dello Stato Maria Letizia Guida per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato a mezzo del servizio postale l'8 novembre 2011 e depositato il successivo 15 novembre, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, in riferimento all'articolo 117, primo e secondo comma, lettere e) ed l) della Costituzione, questione di legittimità costituzionale in via principale dell'articolo 3 della legge della Regione Molise 9 settembre 2011, n. 29, recante «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 8 gennaio 1996, n. 1 (Disciplina della professione di maestro di sci nella Regione Molise)». 1.1.- Il ricorrente, in premessa, richiama il contenuto della disposizione impugnata la quale, sostituendo l'art. 5 della legge regionale molisana n. 1 del 1996, stabilisce che i maestri di sci iscritti negli albi professionali di altre Regioni o delle Province autonome sono tenuti a praticare le tariffe determinate dalla Giunta regionale e comunque non inferiori a quelle della locale scuola di sci ed a rispettare gli altri adempimenti relativi alla tutela della professione. Ai sensi del comma 6 del menzionato art. 5, come sostituito, detta disposizione non si applica ai maestri di sci provenienti con i lori allievi da altre Regioni o da altri Stati che intendano svolgere l'esercizio temporaneo e saltuario dell'attività sciistica per periodi non superiori a quindici giorni. È infine previsto, al successivo comma 7, che ai maestri di sci provenienti da altri Stati membri dell'Unione europea si applichi la disciplina del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 (Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell'adesione di Bulgaria e Romania). 1.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene che la nuova e attuale formulazione dell'art. 5, comma 5, della legge reg. Molise n. 1 del 1996, risultante dalle modificazioni introdotte dalla disposizione impugnata, leda gli evocati parametri. In definitiva, la disposizione regionale impugnata obbligherebbe i maestri di sci di altre Regioni o Province autonome, che esplicano la professione in regime di libera prestazione di servizi, a rispettare le tariffe praticate nella Regione Molise, allo scopo di sottrarre i maestri di sci locali alla concorrenza di quelli provenienti da altre Regioni o anche da altri Stati. Ad avviso del ricorrente, all'obbligo di praticare le tariffe minime, parametrate a quelle della locale scuola di sci, sarebbero tenuti anche i maestri provenienti da altri Stati membri dell'Unione europea, in quanto disposizione speciale e, quindi, derogatoria dei principi comunitari recepiti nel decreto legislativo n. 206 del 2007. La finalità asseritamente «protezionistica» risulterebbe palese leggendo il comma 5 dell'art. 5 della legge reg. Molise n. 1 del 1996 in combinazione con il successivo comma 6, che esonera da analoghi obblighi i maestri che giungano nella Regione con i propri allievi e che, quindi, «non sottraggono clienti» a quelli locali. Sarebbe, quindi, evidente che la norma regionale avrebbe l'effetto di limitare la concorrenza, «offrendo agli allievi una più ristretta possibilità di scelta tra le diverse offerte dei maestri di sci». Detta limitazione contrasterebbe con i principi di libera prestazione dei servizi e di tutela della concorrenza, espressi dagli artt. 56 e 57 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nonché con le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, n. 2005/36/CE e del 12 dicembre 2006, n. 2006/123/CE e non risulterebbe giustificata da motivi imperativi di interesse generale né proporzionata rispetto all'obiettivo che la normativa intende conseguire. In conclusione, la restrizione della possibilità di scelta tra offerte diversificate e l'imposizione di restrizioni all'esercizio della professione comporterebbe sia la violazione dell'obbligo di rispettare i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario di cui all'art. 117, primo comma, Cost., sia del criterio di riparto della potestà legislativa previsto dall'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. che riserva la tutela della concorrenza alla competenza esclusiva statale. 1.3.- La disposizione impugnata, infine, interverrebbe anche su un aspetto del contratto d'opera professionale, quello della libera pattuizione del compenso (art. 2233 cod. civ.), invadendo la materia dell'ordinamento civile, di esclusiva competenza statale. 2.- La Regione Molise non si è costituita.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale in via principale dell'articolo 3 della legge della Regione Molise 9 settembre 2011, n. 29, recante «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 8 gennaio 1996, n. 1 (Disciplina della professione di maestro di sci nella Regione Molise)», che sostituisce l'articolo 5 della legge reg. Molise n. 1 del 1996, nella parte in cui prevede che i maestri di sci iscritti negli albi professionali di altre Regioni e delle Province autonome siano tenuti a praticare le tariffe determinate dalla Giunta regionale e comunque non inferiori a quelle della locale scuola di sci ed a rispettare gli altri adempimenti relativi alla tutela della professione, deducendo la violazione dell'articolo 117, primo e secondo comma, lettere e) ed l), della Costituzione. Ad avviso del ricorrente, la disposizione impugnata, obbligando ad applicare determinate tariffe, limiterebbe la possibilità di scegliere tra offerte diversificate ed imporrebbe restrizioni all'esercizio della professione, in violazione dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario - al cui rispetto è tenuta la potestà legislativa regionale in virtù dell'art. 117, primo comma, Cost. - recati dagli artt. 56 e 57 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e dalle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, n. 2005/36/CE e del 12 dicembre 2006, n. 2006/123/CE in relazione alla libera prestazione di servizi.