[pronunce]

Come visto, il giudice a quo assume che nel processo principale gli sia precluso di esaminare nella fase di merito l'eccezione di incompetenza sollevata tempestivamente dalla parte resistente, in quanto, avendo già provveduto sulla domanda cautelare, avrebbe con ciò affermato in modo implicito la propria competenza territoriale e consumato così il potere di rilevarne il difetto. Tale conseguenza discenderebbe, secondo lo stesso rimettente, dall'art. 15 cod. proc. amm., e segnatamente dal fatto che il combinato disposto dei suoi commi 1, 2 e 3 gli precluderebbe, secondo la giurisprudenza amministrativa da esso qualificata diritto vivente, una statuizione nel merito sulla propria competenza territoriale. Nell'argomentare ciò, tuttavia, il rimettente trascura un aspetto rilevante della fattispecie processuale al suo esame, ossia che l'ordinanza cautelare adottata nel giudizio a quo, in quanto di rigetto della relativa domanda, è soggetta allo specifico regime definito dall'art. 92, comma 5, secondo periodo, cod. proc. amm. In una lettura sistematica della disciplina del processo amministrativo dettata del codice, tale disposizione, contenuta nel Libro III sulle «[i]mpugnazioni», e segnatamente nel suo Titolo I dedicato alle «[i]mpugnazioni in generale», è di decisiva rilevanza anche nell'interpretazione delle regole relative alla verifica della competenza territoriale. Il citato comma 5 dell'art. 92, cod. proc. amm. , infatti, dopo avere stabilito, al primo periodo, la regola generale dell'appellabilità, ai sensi dell'art. 62 dello stesso codice, dell'«ordinanza cautelare che, in modo implicito o esplicito, ha deciso anche sulla competenza», prevede, al secondo periodo, che «[n]on costituiscono decisione implicita sulla competenza», oltre alle «ordinanze istruttorie o interlocutorie di cui all'articolo 36, comma 1», quelle «che disattendono l'istanza cautelare senza riferimento espresso alla questione di competenza». Poiché dunque, nel giudizio a quo, l'ordinanza cui il rimettente attribuisce valore implicito di decisione sulla competenza è, come lo stesso espone, di rigetto, si potrebbe ritenere che la fattispecie ricada nell'ambito di applicazione della citata previsione, e che di conseguenza, in base alla lettera di quest'ultima, non possa ravvisarsi una decisione implicita sulla competenza idonea a fare scattare la preclusione ipotizzata dallo stesso rimettente nel processo principale. Non solo, pertanto, il suo potere di rilevare l'incompetenza sino alla decisione della causa in primo grado (art. 15, comma 1, cod. proc. amm.) non si sarebbe esaurito, ma, semmai, il giudice stesso sarebbe tenuto a pronunciarsi in tale fase anche sull'eccezione di incompetenza tempestivamente sollevata dall'amministrazione resistente, non trattata prima - nelle forme previste dall'art. 15, comma 3, secondo periodo, cod. proc. amm. - stante la presentazione della domanda cautelare. Nel valutare la non manifesta infondatezza delle questioni, il rimettente avrebbe dovuto dare conto dell'esistenza del citato art. 92, comma 5, secondo periodo, cod. proc. amm. e, in ipotesi, fornire adeguata motivazione delle ragioni per le quali nel caso di specie ricorra una «decisione implicita sulla competenza», nonostante si verta proprio del caso di un'ordinanza che disattende l'istanza cautelare senza riferimenti espressi alla competenza (a differenza dell'ipotesi presa in considerazione nelle sentenze citate dal rimettente e qualificate come «diritto vivente», ove sembra presupporsi un accoglimento dell'istanza cautelare). Secondo la costante giurisprudenza costituzionale, l'incompleta ricostruzione, così come la mancata ponderazione del quadro normativo di riferimento, da cui consegua una lacuna motivazionale dell'ordinanza di rimessione, determina l'inammissibilità delle questioni, potendo incidere sia sulla rilevanza che sulla non manifesta infondatezza delle stesse, e ne preclude quindi lo scrutinio nel merito (ex plurimis, sentenze n. 201, n. 61 e n. 15 del 2021, n. 264 e n. 213 del 2020; ordinanze n. 229 del 2020, n. 162 del 2019, n. 244 del 2017 e n. 27 del 2015). Nel caso di specie, la lacuna dell'ordinanza di rimessione si riflette sull'adeguatezza della motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza, con la conseguenza dell'inammissibilità delle questioni, «dal momento che i trascurati profili di applicabilità dell[a] richiamat[a] disposizion[e] [...] sarebbero anche idonei a confutare i prospettati dubbi di legittimità costituzionale» (sentenza n. 61 del 2021).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 15, commi 1, 2 e 3, dell'Allegato 1 (codice del processo amministrativo) al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 76 e 77 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 marzo 2022. F.to: Giuliano AMATO, Presidente Daria de PRETIS, Redattrice Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 31 marzo 2022. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA