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il provvedimento oggi al nostro esame ha avuto - come è stato già ricordato - un iter tormentato, essendo stato approvato al Senato e alla Camera nella XVII legislatura, poi rinviato dal Presidente della Repubblica per sollevata legittimità costituzionale sull'aspetto delle sanzioni penali e oggi arriva in Aula, quindi, come una eredità della precedente legislatura. Il titolo è efficace ed è evidentemente condivisibile: «Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo». Devo dire però - e lo faccio senza polemica, avendo già premesso che voteremo a favore - che, al di là del titolo efficace e condivisibile, l'articolato disorienta e confonde e l'avremmo voluto più lineare e focalizzato. Tuttavia, ci convince l'idea di fondo in un contesto come quello nazionale che vede la produzione di cluster proibita. E ci raccontano anche che gli esemplari esistenti sono stati distrutti. In Italia, per fortuna, le munizioni cluster , le loro sottoparti e le submunizioni non si producono più. Voglio ricordare che il nostro Paese nel 2011 - sebbene con un leggero ritardo, è vero - ha ratificato la Convenzione di Oslo che rimane un punto di riferimento ineludibile relativo, appunto, alle munizioni cluster. Voglio anche ricordare - e questo dà pregio al provvedimento - che alcuni Paesi - ne cito solo alcuni - come il Brasile, l'India, la Cina, la Corea del Sud e gli Stati Uniti ancora le producono e ricevono finanziamenti in larga parte privati per questo scopo. Voglio ancora ricordare che, mentre nel 2011, appunto, l'Italia ratificava la Convenzione di Oslo - per fortuna - si svolgeva a Ginevra la Conferenza sulla revisione della convenzione sulle armi convenzionali. Nel corso di quella Conferenza, nel novembre 2011, c'è stato un tentativo surrettizio di modificare la Convenzione di Oslo, con la volontà di reintrodurre le cosiddette cluster bomb. Ricordo questo per dire che è sempre in agguato una minaccia anche a quanto è stato stabilito. Per fortuna - come già detto - l'Italia non le produce più e nessuno investe su di esse. In ogni caso, è bene contrastare ogni forma di finanziamento. Ciò premesso, l'articolato poteva essere più lineare. Noi voteremo a favore perché il provvedimento contrasta il finanziamento e sappiamo bene che cosa sono le cluster bomb , le quali non distinguono, quando colpiscono, né civili né militari e lasciano indietro materiale inesploso, che resta pericoloso. Stiamo parlando, quindi, non del cluster romanticamente inteso come ammasso stellare, bensì, tristemente e drammaticamente, di bombe a grappolo, di munizioni a grappolo, di ordigni con submunizioni, disperse a distanza, che sono antiuomo, anticarro e di genere misto e sono definite come armi di saturazione d'area perché coprono grandi superfici. In virtù della enorme pericolosità di questo tipo di bombe, noi voteremo a favore del provvedimento in esame, perché il Gruppo Fratelli d'Italia starà sempre sul fronte umanitario e dei diritti umani. (Applausi dal Gruppo FdI) . COMINCINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, le mine antiuomo uccidono oltre 6.400 persone l'anno. Il Trattato di Ottawa per il bando delle mine antipersone, entrato in vigore nel 1999, è stato sottoscritto dall'80 per cento dei Paesi del mondo e così pure la Convenzione di Oslo, entrata in vigore nel 2008, è sottoscritta da 119 Nazioni. Eppure, le mine deturpano, rendono cieche, sorde, storpie, mutilate migliaia di persone che vivono in Paesi in guerra. Solo nel 2015 sono rimaste ferite o uccise 18 persone al giorno, per un totale di 6.460 vittime. Secondo il rapporto «Worldwide investments in cluster munitions: a shared responsibility», sono 151 gli istituti finanziari nel mondo che hanno investito dal 2011 al 2014 circa 27 miliardi di dollari in compagnie produttrici di munizioni cluster . Il report redatto dall'associazione PAX, membro della Cluster munition coalition, dettaglia la portata degli investimenti nelle compagnie produttrici di munizioni cluster da parte non solo di banche, ma anche di fondi pensionistici e altri istituti finanziari a livello mondiale. Il problema delle mine e degli ordigni inesplosi è un tema che riveste un carattere di emergenza umanitaria e di civiltà, poiché un volume senza precedenti di mine antiuomo e armi inesplose contamina le zone rurali e le zone di guerra urbana, mutilando e uccidendo civili innocenti, anche molto tempo dopo la fine dei conflitti. Il Capo dello Stato, in occasione della tredicesima Giornata mondiale per l'azione contro le mine antiuomo celebrata il 4 aprile del 2018, affermava: «Nel mondo migliaia di persone - civili, e tra essi tanti bambini che già hanno sofferto le tribolazioni della guerra e della povertà estrema - continuano a morire, o subire gravissime menomazioni, a causa di mine anti-uomo, di bombe a grappolo, di ordigni bellici inesplosi». Con quelle parole il presidente Mattarella sollecitava anche da parte del Parlamento la celere approvazione delle disposizioni legislative al riguardo. La legge che il Senato della Repubblica si appresta a votare quest'oggi vieta totalmente il finanziamento di società, in qualsiasi forma giuridica costituite, aventi sede in Italia o all'estero, che, direttamente o avvalendosi di società controllate o collegate secondo i criteri del codice civile, svolgono attività di costruzione, produzione, sviluppo, assemblaggio, riparazione, conservazione, impiego, utilizzo, immagazzinaggio, stoccaggio, detenzione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione, trasferimento o trasporto delle mine antipersona, delle munizioni o submunizioni a grappolo, di qualunque natura o composizione, o di parti di esse. È altresì vietata la ricerca tecnologica, la fabbricazione, vendita e cessione a qualsiasi titolo, esportazione, importazione e detenzione di munizioni o submunizioni a grappolo, di qualsiasi natura o composizione, o di parti di esse. I divieti di finanziamento si applicano anche a banche, SIM, società di gestione del risparmio, SICAV, fondi pensione, fondazioni bancarie o comunque a tutti gli intermediari finanziari. Le società che svolgono le attività per le quali è previsto il divieto di finanziamento non possono partecipare a bandi o programmi di finanziamento pubblico. La legge in votazione rispetta le disposizioni delle Convenzioni di Oslo e di Ottawa, a suo tempo ratificate dal nostro Paese, che richiedono sanzioni penali per tutti i finanziatori degli ordigni vietati; un testo di legge che fin dalla sua genesi, nella XVI legislatura, è stato strutturato con il fondamentale contributo di Campagna italiana contro le mine, della fondazione culturale Banca Etica e del Forum per la finanza sostenibile. L'Italia ha visto e vede la società civile convintamente impegnata su questo tema, e questa sensibilità non è stata sterile: il nostro Paese è passato dal triste primato di Nazione produttrice a Paese in prima linea per lenire le sofferenze causate da questi ordigni.