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il 3 giugno 1981 tra l'Italia e il Lussemburgo veniva firmata la convezione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire le evasioni fiscali, diventata poi la legge n. 747 del 1982; secondo quanto riportato da "il Messaggero", edizione dell'Umbria, del 27 giugno 2018 "È sul piede di guerra chi deve pagare le tasse e sanzioni per le pensioni ricevute dalla previdenza sociale del Lussemburgo" poiché la Guardia di finanza stava procedendo ai controlli relativi alle posizioni fiscali di ex lavoratori emigrati in Lussemburgo e ora residenti in Italia, che beneficiano di trattamenti pensionistici erogati dal sistema previdenziale lussemburghese e che non hanno dichiarato i relativi redditi nel modello dichiarativo delle persone fisiche; in realtà, la vicenda trae origine da una divergente interpretazione del comma 2 dell'articolo 18 della convenzione sotto il profilo della tassabilità del trattamento pensionistico; da principio, alcune pronunce giurisprudenziali della commissione tributaria e qualche intervento dell'INPS (circolare n. 176 del 14 settembre 1999) hanno interpretato la norma nel senso di escludere la tassazione e, inoltre, diversi pronunciamenti della commissione hanno stabilito il diritto al rimborso dell'imposta (IRPEF) a favore del contribuente; nel corso del 2016 l'Agenzia delle entrate di Perugia ha incaricato la Guardia di finanza competente per territorio di monitorare le posizioni presenti promuovendo accertamenti sui redditi non dichiarati nel modello; considerato che: dopo la seconda guerra mondiale molti lavoratori italiani sono espatriati per cercare condizioni di lavoro e di vita migliori all'estero e una cospicua parte di loro è emigrata dall'Umbria fino in Lussemburgo per lavorare, come noto, nelle miniere; dai controlli effettuati nel 2016 dalla Guardia di finanza sui redditi non dichiarati nel modello, sono scattate delle pesanti sanzioni, pari al 120 per cento dell'imposta, a carico di questi soggetti che sono in particolare persone del comprensorio dell'alto Chiascio (a Gubbio sono oltre 500), in provincia di Perugia, che negli anni '60 emigrarono in Lussemburgo; si tratta di ex emigrati in Lussemburgo, Francia, Svizzera, Germania, Belgio e altri Paesi che percepiscono una pensione dagli Stati in cui hanno lavorato e, ritornati in Italia, si vedono richiedere le imposte sulle suddette pensioni dall'Agenzia delle entrate così pagando due volte le imposte sul trattamento pensionistico; recentemente molti pensionati stanno ricevendo nuovamente le cartelle dall'Agenzia delle entrate con le quali si intima il pagamento delle imposte; avverso tali sanzioni, il contribuente è costretto ad attivarsi anche se la legge contempla la possibilità, da parte dell'amministrazione finanziaria, di disapplicare le sanzioni nel caso vi sia obiettiva incertezza della norma; alcune sentenze della commissione tributaria provinciale di Perugia hanno stabilito che non sono dovute le sanzioni proprio per l'obiettiva incertezza della norma; la vicenda ha già formato oggetto di una precedente interrogazione rimasta priva di riscontro (4-00943, presentata alla Camera dei deputati), occorre pertanto un intervento che chiarisca le situazioni esposte, vista l'incertezza interpretativa, si chiede di sapere: quali iniziative, anche di tipo normativo, i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di evitare che le pesanti pretese economiche oggetto delle cartelle dell'Agenzia delle entrate vengano irrogate ai contribuenti italiani ex lavoratori lussemburghesi o di altri Paesi europei, in considerazione dell'obiettiva incertezza interpretativa della norma; quali iniziative intendano intraprendere al fine di rivedere e chiarire le condizioni della doppia imposizione per i contribuenti italiani stabilite dalla convenzione di Lussemburgo. Atto n. 4-06280 DE VECCHIS Al Ministro della salute Premesso che: da fonti giornalistiche si apprende che dalla fine dello scorso mese, le zone di Axa, Casal Palocco e Infernetto non dispongono più della loro ambulanza di quartiere, e sono costrette a gravare sulle ambulanze che arrivano da Ostia e da Casal Bernocchi, per un totale di quattro mezzi chiamati a coprire un territorio, quello del Municipio X, di oltre 230.000 abitanti; al momento non è chiaro se ARES 118 abbia intenzione di ripristinare la postazione o di attivarne una in un quartiere limitrofo, quel che è certo, però, è che il disagio ha già iniziato a ripercuotersi anche sulla vicina Fiumicino che, con i suoi 76.000 e più cittadini e un territorio di oltre 213 chilometri quadri, può contare su tre sole ambulanze, tutte operative 24 ore su 24; la prima, quella che serve le zone di Parco Leonardo, Isola Sacra e Fiumicino città, deve coprire, per 12 ore al giorno, anche alcune frazioni di Roma, e cioè Piana del Sole, Ponte Galeria e Spallette: un aggravio notevole, che porta l'ambulanza del centro città anche a chilometri di distanza da quella che dovrebbe essere la sua zona operativa; con la delocalizzazione della postazione di viale di Casal Palocco, la situazione rischia di precipitare: se le ambulanze di Ostia saranno chiamate ad intervenire nell'entroterra, quella di Fiumicino si vedrà infatti costretta ad estendere la sua operatività su Ostia, lasciando le zone centrali della città, di fatto, scoperte. Ciò si traduce in un considerevole aumento delle chiamate a carico dei soccorritori che sono, però, sempre gli stessi; inoltre, se si tratta di un caso di COVID-19, il paziente deve essere trasportato all'ospedale Gemelli o al Policlinico Umberto I, entrambi a Roma. Ci si chiede, dunque, come una sola ambulanza possa provvedere a tutto ciò, si chiede di sapere alla luce delle osservazioni esposte in premessa, se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale vicende e se non ritenga opportuno predisporre gli opportuni accertamenti e le idonee soluzioni per evitare delle gravi conseguenze per i cittadini e gli operatori sanitari delle zone interessate. Atto n. 4-06281 DE BONIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che: nella puntata di "Report" andata in onda il 15 novembre 2021, si è parlato di noccioleti e, in particolare, di quelli del viterbese. Il servizio ha puntato il dito sulle colture intensive della Tuscia dove si fa un grande uso di pesticidi; i giornalisti sono andati a Vignanello, un comune del viterbese che, come dice anche il nome, è il paese delle vigne o meglio lo era un tempo. Oggi, infatti, non ci sono più e al loro posto si trovano coltivazioni intensive di nocciole (uno dei bacini italiani di cui si serve anche la Ferrero); come ha spiegato "Report" nel servizio, il pesante uso di pesticidi serve, in particolare, a tenere lontane le cimici che attaccano le nocciole rendendole amare e basterebbe una sola nocciola amara per rovinare qualsiasi preparazione;