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Facciamo nascere il vice dirigente, il responsabile unico del procedimento (RUP), l'elevata responsabilità che consente alla risorsa finanziaria di diventare obiettivo, traguardo raggiunto. Oggi non siamo in queste condizioni, ma ci possiamo arrivare. Questo decreto-legge pone la questione con ambizione, con adeguatezza. Mi voglio rivolgere al ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Brunetta: è il momento giusto. È davanti alle rotture di civiltà che si dà luogo ai migliori sforzi di riforma. Le città della nostra Europa durante la fase della pestilenza hanno saputo reagire adeguatamente. Quello che noi abbiamo patito con la pandemia ci dà l'opportunità di mettere in discussione e di trovare davvero la via d'uscita che serve. Nella nostra pubblica amministrazione possiamo trovare la capacità di far sì che davvero la ruota dell'economia ricominci a girare. Abbiamo qualcosa come 240 miliardi di euro che devono essere cantierati. Occorrono figure, bravure, adeguatezze. Dobbiamo sapere che nella nostra pubblica amministrazione c'è capacità di fare, ma dobbiamo continuare a metterci le attenzioni. È per questa ragione che il Partito Democratico ha difeso e anche migliorato il provvedimento nell'attività istruttoria in Commissione. Ed è per questa ragione che sto intervenendo con siffatte espressioni, dicendo che si tratta di un punto importante, che non esaurisce tutto quello che c'è da fare, ma apre una vertenza, un cantiere, attraverso il quale possiamo rendere moderna la nostra pubblica amministrazione, consentendo anche gli scambi tra pubblico e privato, con una specie di Erasmus, facendo in modo che ciò che si impara nel privato, sul piano organizzativo, vada a finire anche nei luoghi di lavoro della pubblica amministrazione. Lo si è fatto altrove e lo si può fare anche in Italia. Alcune città stanno sperimentando questa capacità di dialogo e credo che lo possa fare per intero il sistema Paese, se facciamo questa scelta di campo. Con questa volontà e con questo ragionamento, in conclusione, annuncio e comunico il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, sono ormai moltissimi i decreti-legge posti alla nostra attenzione, da quando è stata compiuta la scelta importante, che ha ridato potestà al Parlamento, di utilizzare non più solo i DPCM - poi anche il decreto-legge, perché vi era stato già questo processo di cambiamento - ma anche, per tutte le prescrizioni restrittive, norme di rango primario. Come per tutti gli analoghi decreti-legge che abbiamo esaminato in Assemblea, per una parte siamo chiamati a convertire norme che hanno già esaurito il loro effetto. Vorrei ricordare in questa sede che la prima parte del decreto al nostro esame - in particolare tutte le indicazioni e le prescrizioni dell'articolo 1 - si è esaurita il 30 aprile. Ovviamente ciò non può essere che così, perché siamo in sede di conversione del decreto-legge. Ho voluto fare questo ragionamento, ricordando molte delle polemiche che ci siamo lasciati alle spalle, con cui si lamentava un esproprio totale del potere esecutivo nei confronti del Parlamento. Come si vede nello stabilire norme prescrittive e di restrizione di alcune libertà e come si vede anche con il decreto-legge al nostro esame, il problema è risolto solo in parte, perché oggi il Senato e ancor più la Camera dei deputati si trovano a discutere un decreto-legge che, per una parte, ha già esaurito i suoi effetti, perché le norme erano in vigore fino al 30 aprile. Il decreto-legge in esame interviene poi su alcuni aspetti molto delicati e non mi voglio nascondere dietro le questioni emerse nel dibattito in Commissione e anche in Assemblea e le voglio affrontare direttamente, per quello che sono. Penso alla questione dell'introduzione dell'obbligo vaccinale: come sapete, il Governo attuale, così come il precedente, ha fatto una scelta assolutamente giusta, vale a dire di non ricorrere all'obbligo vaccinale perché la nostra Costituzione solo in alcuni casi particolari può prevedere un obbligo di trattamento sanitario. Perché allora interveniamo nell'articolo 4 con l'obbligo vaccinale? Lo facciamo per il personale sanitario, per tutto il personale socio-assistenziale e per gli operatori delle professioni sanitarie che ovviamente hanno contatto con i malati e con i cittadini e debbono garantire assolutamente di non essere veicolo di trasmissione. Abbiamo avuto dei casi che hanno fatto molto discutere. Certamente si tratta sempre di un profilo molto delicato e quindi il Parlamento deve sempre esaminarlo con particolare cura. È inoltre evidente che con queste norme vengono assunte decisioni che producono il fatto che vi sia in qualche modo una forma sanzionatoria, nel senso che chi rifiuta di vaccinarsi è sottoposto a un sistema di mobilità interna. Non voglio sottacere l'evidente delicatezza della questione, ma per garantire la salute dei cittadini credo che questa sia stata una scelta giusta. Vorrei ricordare che anche nell'articolo 3 vi è un altro elemento delicato perché, per quanto riguarda i vaccinatori, si stabilisce la non punibilità, qualora ovviamente rispettino tutti i protocolli previsti per la vaccinazione stessa, e penso che ciò sia assolutamente giusto. Abbiamo fatto un grande appello, abbiamo fatto bandi, abbiamo mobilitato le migliori risorse del Paese alle quali abbiamo chiesto di dare una mano per la campagna di vaccinazione. Come vedremo anche dopo con l'ordine del giorno, noi siamo molto appassionati dal dibattito su aperture e chiusure, su centri commerciali, su matrimoni e coprifuoco, ma sappiamo tutti che la vera sfida che abbiamo di fronte - e questo dovrebbe essere chiaro per tutti, mettendo da parte a volte anche le polemiche - è quella della vaccinazione, della buona riuscita della campagna di vaccinazione. Su questo dico che bisogna fare ancora molto e produrre un'ulteriore accelerazione perché questa sì che, al di là del rischio ragionato, ci consentirà di prevedere e fare un cronoprogramma delle riaperture in sicurezza. E ciò è fondamentale. Sulla campagna di vaccinazione continuano ad esserci in qualche modo dei problemi legati in modo particolare alla stessa questione dell'approvvigionamento dei vaccini, alle scelte che si sono assunte anche a livello europeo con i contratti, su cui è inutile continuare a far finta di niente: qualcuno ha parlato di pasticcio, io dico che probabilmente non è stato neanche casuale stipulare dei contratti senza clausole sanzionatorie. Nello stesso vertice dell'Unione europea della scorsa settimana, in occasione del quale ci aspettavamo tutti un pronunciamento chiaro e univoco sulla vicenda della sospensione dei brevetti, questo - ahimè - non c'è stato, nonostante, per quanto riguarda l'Italia in particolare, ben quattro volte il Parlamento si sia pronunciato per impegnare il Governo in tal senso e l'Esecutivo abbia fatto dei passi da questo punto di vista. Non è casuale - a mio avviso - che vi siano stati molta tiepidezza e addirittura un veto esplicito della Germania. La sfida che abbiamo davanti è dunque quella della campagna di vaccinazione. Venendo ad un'altra questione, abbiamo affrontato anche un tema a noi molto caro, che ricordava poc'anzi il collega D'Alfonso: sto parlando della questione dei concorsi ora.