[pronunce]

che il giudice rimettente ha omesso di valutare l'incidenza sul giudizio a quo della modifica legislativa subìta dalla norma impugnata ad opera dell'art. 1 del predetto decreto legislativo n. 302 del 2002, già in vigore al momento dell'ordinanza di rimessione, con conseguente manifesta inammissibilità della questione di legittimità sollevata per difetto di motivazione della rilevanza (cfr., ex plurimis, ordinanze n. 45 del 2004; nn. 187, 152 e 144 del 2003); che l'incostituzionalità dell'art. 4 della legge 1° agosto 2002, n. 166, è ravvisata dal rimettente, per il fatto che la proroga, ivi prevista, dei termini di scadenza delle occupazioni di urgenza, si estenderebbe anche alle dichiarazioni di pubblica utilità, senza in alcun modo tenere presente che la costante giurisprudenza di legittimità è nel senso che i termini dell'occupazione e quelli dell'espropriazione (cioè, della dichiarazione di pubblica utilità) sono del tutto distinti, attese le diverse finalità e le autorità competenti ad emetterle, di modo che la proroga delle occupazioni si riferisce solo a queste, e non alle dichiarazioni di pubblica utilità (cfr., ex plurimis, Cass. civ. n. 16907 e n. 4358 del 2003; n. 9384 del 1999); che la questione così prospettata è manifestamente inammissibile, perché il giudice a quo, nell'adeguarsi ad un supposto e da lui non condiviso «diritto vivente», peraltro costituito da una isolata pronuncia del Consiglio di Stato (sez. V, 28 dicembre 2001, n. 6435) , non ha preso in considerazione altri orientamenti della giurisprudenza di legittimità e della stessa giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato, sez. V, 11 aprile 2002, n. 1986; Cons. Stato, sez. IV, 19 gennaio 2000, n. 248), che gli avrebbero consentito di interpretare la disciplina censurata alla luce della ratio che la sorregge, così omettendo di esplorare la possibilità di pervenire, in via interpretativa, alla soluzione che egli ritiene conforme a Costituzione (v., in proposito, ordinanze n. 19 del 2003 e n. 517 del 2000).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 55, commi 1 e 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 325 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di espropriazione per pubblica utilità – testo B), trasfuso nell'art. 55, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazioni per pubblica utilità – testo A), modificato dall'art. 1 del decreto legislativo 27 dicembre 2002, n. 302 (Modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 42, secondo e terzo comma, 53, 76, 97, 100, secondo comma, e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Napoli con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 1° agosto 2002, n. 166 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti), sollevata, in riferimento agli artt. 24, 28, 42, 53 e 97 della Costituzione, dal Tribunale di Napoli con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 febbraio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 febbraio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA