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Disposizioni per la tutela della dignità dei lavoratori attraverso l'istituzione del marchio etico del lavoro di qualità. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge è teso a favorire la tutela dei diritti dei lavoratori attraverso una certificazione delle imprese che garantisca ai consumatori l'eticità dell'intera filiera produttiva. In Italia il lavoro sommerso riguarda quasi 3 milioni di persone, pari a un tasso di irregolarità del 12 per cento, di cui un quarto attive nel lavoro domestico. Per « lavoro sommerso » si intende sia il lavoro nero, completamente invisibile a livello giuridico, sia il lavoro grigio, caratterizzato da rapporti formalmente regolari ma con elementi di irregolarità relativi, ad esempio, alle ore effettivamente svolte, alla qualificazione (false collaborazioni), alle forme di interposizione non genuine con l'utilizzo di appalti, distacchi e somministrazione in modo non conforme alle regole, per ridurre i costi. Da una recente operazione di vigilanza straordinaria svolta su tutto il territorio nazionale dall'Ispettorato nazionale del lavoro, che si è avvalso di ispettori del lavoro e carabinieri del Comando tutela del lavoro, sono emersi dati allarmanti, con irregolarità nel 76 per cento delle aziende dei settori del turismo e dei pubblici esercizi, con picchi del 95 per cento al Sud e del 78 per cento al Nord-Ovest. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) pubblicati nel 2020, nel lavoro domestico l'indice di irregolarità supera il 50 per cento e in questo settore si contano un quarto degli addetti non in regola. Complessivamente, nei servizi si contano 2,3 milioni di occupati irregolari, perché oltre all'ambito domestico si deve aggiungere il commercio, ristorazione e alloggi, attività professionali. Agricoltura e attività artistiche hanno incidenza percentuale limitata sul totale, ma sono secondi per tasso di irregolarità (poco meno di un quarto degli addetti del comparto). In particolare, il tasso di lavoro irregolare tra gli addetti all'agricoltura è in costante crescita negli ultimi dieci anni, attestandosi su un valore del 24,4 per cento nel 2020, quasi il doppio rispetto al complesso dell'economia (12 per cento). In base alle più recenti stime del VI Rapporto dell'Osservatorio Placido Rizzotto della FLAI-CGIL (novembre 2022), nel 2021 sono stati circa 230.000 i lavoratori impiegati irregolarmente in agricoltura, e di questi 55.000 sono donne. Il lavoro agricolo subordinato non regolare è particolarmente accentuato in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio con tassi che superano il 40 per cento, ma anche al Centro-Nord si trovano diffuse irregolarità: un fenomeno, quello del lavoro irregolare nei campi, che si mostra in ulteriore crescita rispetto alle 180.000 unità indicate nel rapporto precedente in base a una stima prudenziale. Questo torbido mondo sommerso rappresenta un contesto ideale per i business delle attività criminali, che gestiscono, attraverso i caporali, le fasi di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera, in aperta violazione delle disposizioni normative in materia di orario di lavoro, minimi salariali, contributi previdenziali, salute e sicurezza sul lavoro, nonché in materia di diritti umani e civili, laddove vengono imposte ai lavoratori più vulnerabili condizioni di vita disumane e degradanti. Secondo la relazione del Ministero dell'economia e delle finanze sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale contributiva riferita al 2019, la gestione illegale della domanda e dell'offerta di lavoro e le infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentare muovono in Italia un'economia illegale e sommersa di oltre cinque miliardi di euro. Nel nostro Paese questo sistema di intermediazione e sfruttamento del lavoro non coinvolge solo i migranti provenienti dai diversi continenti, ma con notevole frequenza anche i cittadini europei, ivi compresi quelli italiani. Il Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso, pubblicato il 19 dicembre 2022 dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in sinergia con il Tavolo caporalato (inizialmente costituito per un triennio e i cui lavori sono stati prorogati sino al 3 settembre 2025), si prefigge di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso nel triennio 2023/2025 tramite azioni di miglioramento dell'impianto sanzionatorio attuale per contrastare il dumping contrattuale e di potenziamento del personale dell'Ispettorato nazionale del lavoro, nonché tramite l'introduzione di norme volte a rendere visibile chi opera in modo irregolare, con ricadute negative sulla sua reputazione e di riconoscimenti di premialità in favore dei datori di lavoro che adottano comportamenti virtuosi nella gestione dei rapporti di lavoro. In questo corretto approccio multidimensionale al fenomeno dello sfruttamento lavorativo, ben si colloca un ulteriore strumento di promozione della legalità, diverso dal controllo e dalla sanzione, come l'istituzione di un marchio che certifichi la qualità del lavoro e quindi l'eticità delle filiere produttive. Il rispetto dei diritti dei lavoratori rappresenta l'unica condizione in grado di consentire il passaggio da un modello economico ultraliberista incentrato sulla logica del profitto, che produce le condizioni per lo sfruttamento e la schiavitù, a una nuova economia sociale di mercato in cui le aziende si considerano eticamente responsabili delle risorse umane e del benessere dei lavoratori. Poiché l'impresa deve essere tutelata come bene d'ordine del Paese in quanto produttrice di benessere e sostegno sociale della comunità, si ritiene indispensabile l'introduzione di un nuovo modello di controllo delle relazioni economiche, commerciali e finanziarie. In quest'ottica, l'istituzione del « marchio etico del lavoro di qualità » intende accompagnare gli imprenditori convenzionali nella conversione a modelli etici e sostenibili, attraverso l'incentivazione e la promozione delle realtà produttive valutate rispettose di alti standard di sicurezza e qualità del lavoro. Attraverso la certificazione etica del lavoro di qualità sarà infatti possibile attestare la conformità del sistema organizzativo-gestionale delle imprese a parametri di stabilità e durata del lavoro, sicurezza nei luoghi di lavoro, valorizzazione professionale dei lavoratori e promozione di un modello partecipativo di relazioni sindacali. La trasparenza in ordine al proprio comportamento e alle procedure attivate dai datori di lavoro per ottenere un risultato rappresenta un elemento fondamentale del percorso che si propone per questa variazione di strategia comportamentale, nel quale il consumatore, al quale oggi nulla viene detto sull'eticità della filiera produttiva, diventa finalmente protagonista in quanto consapevole. La certificazione etica della filiera produttiva intende colmare questa lacuna, perseguendo l'obiettivo di valorizzare pienamente la qualità del lavoro, perché un prodotto garantito come etico acquista un valore e un'attrattiva superiore sul mercato mondiale rispetto ad altri prodotti presenti. Il presente disegno di legge si rivolge alle aziende che vorranno distinguersi dal punto di vista della qualità del lavoro, garantendo ai consumatori l'eticità di una filiera conforme ad elevati standard di qualità, prevedendo agevolazioni fiscali per le aziende che, attraverso il marchio etico del lavoro di qualità, garantiscono il valore aggiunto dei propri prodotti realizzati senza alcun tipo di sfruttamento dei lavoratori.. Art. 1.