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Forse sarebbe più sensato utilizzare le risorse stanziate per mettere le imprese in condizione di assumere e creare quel circolo virtuoso che solo la crescita della produttività può consentire e garantire. Invece voi, come già detto, con l'obiettivo di contrastare il precariato, avete fatto perdere 600.000 opportunità di lavoro in Italia. Bel risultato! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Presidente, colleghi senatori, è evidente che siamo di fronte ad un decreto-legge che per forza deve partire ad aprile, ma di fatto non ci sono le condizioni per farlo, a cominciare dai tempi amministrativi per procedere al rafforzamento delle strutture dei centri per l'impiego, assolutamente incompatibili con i tempi previsti per l'avvio della misura. Chi ha partecipato con me all'indagine conoscitiva nei centri per l'impiego all'estero e in Italia lo sa bene, perché abbiamo toccato con mano la realtà dei centri per l'impiego del nostro territorio e non possiamo pensare che siano pronti a livello di strutture, di informatizzazione, di risorse, non solo di organico, per poter essere di supporto al reddito di cittadinanza a cominciare dal mese di aprile. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se l'erogazione del reddito avverrà prima di riuscire a realizzare il potenziamento dei centri per l'impiego, quindi, il beneficiario del reddito ne usufruirà ugualmente, certificandone la sostanza assistenzialista. Sarà anche alto il rischio di congestionare i centri per l'impiego per chi deve accedervi anche se non beneficiario del reddito stesso. Ricordo che le Regioni stanno attendendo disposizioni per procedere con bandi concorsuali per assumere i 4.000 addetti definiti dall'ultima legge di bilancio, ma i concorsi prevedono tempi ben lunghi. Questa misura sicuramente garantirà reddito a chi lavora in nero e anche agli immigrati e dalla relazione tecnica sull'articolato si legge, con riferimento agli extracomunitari, che nella base dati ISEE non si è in grado di differenziare le condizioni degli stranieri per la tipologia del permesso di soggiorno, né per la durata della residenza. Quindi, cari colleghi, il reddito sarà aperto a tutti e lo dice l'articolato della legge. Per quanto riguarda le sanzioni, ricordo che i primi sono solo richiami, per cui c'è la volontà di continuare ad erogare il reddito anche a chi incorre nella penale e per quanto riguarda le pensioni anticipate, queste certamente ricadranno sulle generazioni future. L'aspetto anticostituzionale che mi preme ricordare, però, è che il riscatto dei titoli di studio è previsto per chi ha un'età inferiore ai quarantacinque anni, ma perché per chi ne ha cinquanta, ad esempio, non è possibile riscattare il titolo di studio? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ci dovrete assolutamente dare delle risposte anche su questo. Questo provvedimento di fatto è fuori luogo, perché l'urgenza, la complessità e l'eterogeneità non ci conducono a pensare di poter utilizzare sempre il decreto-legge come strumento per legiferare. È diventato uno strumento ordinario, comprime l'attività e il dibattito parlamentari. Noi vogliamo avere sempre più tempo e soprattutto ci siamo resi conto che non siete pronti a votare questo provvedimento. Ricordo che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Questo è quanto recita il primo articolo della nostra Costituzione. Al Governo e alla maggioranza chiedo ogni tanto di tenerlo a mente. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, condividiamo i rilievi avanzati da Forza Italia sul fatto che, ancora una volta, questo Governo ricorre alla decretazione d'urgenza, comprimendo i tempi parlamentari su una misura che invece necessitava fino in fondo del ruolo e del lavoro del Parlamento. Per il nostro ordinamento si tratta di un approccio completamente nuovo, perché collega le politiche per il lavoro al contrasto alla povertà e avrebbe bisogno di un atteggiamento più cauto. Infatti, nelle audizioni di ieri e oggi, in molti hanno spiegato che i tempi per l'avvio della misura sono assolutamente incompatibili con il suo funzionamento. I centri per l'impiego, chiamati a svolgere una funzione centrale, oggi non funzionano. L'INPS ci ha spiegato che ha bisogno di tempo per dotarsi degli strumenti di verifica del patrimonio mobiliare dei richiedenti del reddito. L'Istat ha evidenziato come i criteri di distribuzione penalizzeranno le famiglie, che invece sono quelle che più necessitano di strumenti per uscire da condizioni di difficoltà. Poi vi è tutto il capitolo legato alla figura dei navigator , alle modalità di assunzione, al fatto che necessitano di un tempo adeguato per la loro formazione, all'indeterminatezza sulle funzioni che dovranno ricoprire nei centri per l'impiego. Tralascio tutte le altre questioni di incostituzionalità che si prospettano già adesso: dai requisiti sul soggiorno in Italia, alla pena massima di sei anni, superiore a quella prevista per il falso commesso da un pubblico ufficiale, alla norma sul riscatto della laurea con uno sconto riservato per gli under quarantacinque, che si prefigura come una violazione del principio costituzionale della parità di trattamento. In sostanza, sembra che la fretta con cui si vuole approvare questo provvedimento sia legata più a ragioni di carattere elettorale che a ragioni di buonsenso. Questa fretta rischia di vanificare una misura per la quale l'Italia ha aumentato il suo indebitamento in una fase non positiva per l'andamento della sua economia. Il nostro Gruppo voterà a favore della questione pregiudiziale avanzata da Forza Italia. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, come è noto, Fratelli d'Italia è molto critica sul reddito di cittadinanza perché è ormai chiaro a tutti - lo hanno denunciato la Confindustria, i sindacati e l'Ufficio parlamentare di bilancio - che si tratta di una misura che rischia di rappresentare un grave incentivo al lavoro nero. Tutti gli studi in materia insegnano, infatti, che il reddito di cittadinanza non deve mai superare il 50 per cento del salario minimo del Paese nel quale viene istituito. È così, infatti, in tutti i Paesi europei, tranne che, evidentemente, in Italia. Cari colleghi, nel nostro Paese il 45 per cento dei redditi al Sud è addirittura inferiore a 780 euro. Quale incredibile incentivo a smettere di lavorare rappresenterà il reddito di cittadinanza per tutta questa gente che deve lavorare un mese intero, magari pagandosi la benzina e la trasferta, quando invece lo Stato regalerà 780 euro per starsene a casa tranquilli, magari con qualche lavoretto in nero per integrare il reddito che regala loro lo Stato!