[pronunce]

che è ipotizzata, altresì, la violazione dell'art. 24 Cost., «per la evidente maggiore difficoltà di esercitare le relative azioni presso il Tar del Lazio piuttosto che presso gli organi giurisdizionali localmente istituiti», e del successivo art. 25, atteso che il principio della precostituzione del giudice sarebbe trasgredito allorché la sua designazione venga effettuata, «tanto da parte del legislatore con norme singolari, che deroghino a regole generali, quanto da altri soggetti, dopo che la controversia sia insorta» (è citata la sentenza n. 393 del 2002 della Corte costituzionale), occorrendo, pertanto, che «la regola di competenza sia prefissata rispetto all'insorgere della controversia» (sentenza n. 193 del 2003); che tale profilo di incostituzionalità emergerebbe vieppiù, secondo il rimettente, se si ha riguardo a quella parte della disciplina in contestazione «che non solo ne dispone l'applicazione ai processi pendenti, ma addirittura consente una riforma dei provvedimenti assunti in sede cautelare in tali giudizi pendenti, ad opera di un organismo pariordinato a quello di provenienza»; che in tal modo, difatti, il legislatore avrebbe «introdotto un rimedio inedito, che non è di secondo grado e che finisce per costituire un doppione del già espletato giudizio (cautelare) di primo grado, senza alcuna possibilità di inquadramento tra i rimedi noti e tipizzati (appello, revocazione, reclamo)», con violazione anche del principio del “giusto processo”, e quindi, anche dell'art. 111 Cost., che non consente «una doppia pronuncia sulla stessa materia da parte di due diversi giudici di primo grado»; che con l'ordinanza r.o. n. 80 del 2007 il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha nuovamente sollevato questione di legittimità costituzionale dell' art. 3, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, del decreto-legge n. 245 del 2005, deducendo la violazione degli artt. 3, 24, 25 e 125 Cost. e dell'art. 23 dello statuto della Regione Siciliana; che il giudice a quo premette di dover decidere in merito al regolamento di competenza, proposto nell'ambito di un giudizio avente ad oggetto l'impugnativa di un provvedimento emanato dal Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e tutela delle acque (e degli atti consequenziali), provvedimento con il quale veniva, tra l'altro, approvato il progetto presentato dalla società “Sicilpower” s.p.a., relativo al sistema di gestione integrato per l'utilizzazione della frazione residua dei rifiuti urbani al netto della raccolta differenziata; che ciò premesso, il rimettente rileva come proprio la sopravvenuta normativa processuale sopra meglio identificata, imporrebbe di tener conto – nel decidere in merito al proposto regolamento di competenza – «della nuova ipotesi di competenza funzionale inderogabile», prevista in favore del TAR del Lazio, sede di Roma, in relazione alle controversie aventi ad oggetto l'esercizio dei poteri di cui all'art. 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992; che di tale disciplina, tuttavia, lo stesso rimettente ipotizza l'illegittimità costituzionale sulla scorta di argomenti identici a quelli proposti con l'ordinanza n. 579 del 2006; che anche le ordinanze r.o nn. 81, 185 e 234 del 2007, emesse dal medesimo Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, presentano identità di contenuto con il provvedimento di rimessione da ultimo citato; che in questi tre casi il rimettente premette, in punto di fatto, di essere chiamato a giudicare dell'impugnativa rispettivamente proposta avverso: gli atti posti in essere da un Commissario ad acta nominato, nell'esercizio di poteri sostitutivi e derogatori, dal Commissario delegato per l'emergenza idrica (r.o. n. 81 del 2007) ; i provvedimenti con i quali il Commissario delegato per l'emergenza rifiuti ha approvato un progetto finalizzato a dare vita ad un sistema di gestione integrato dei rifiuti, con realizzazione di un polo impiantistico nel Comune di Augusta (r.o. n. 185 del 2007), ovvero ha espresso giudizio positivo di compatibilità ambientale del predetto sistema, autorizzando la realizzazione di impianti di termovalorizzazione nel predetto Comune, nonché di selezione e biostabilizzazione nell'agglomerato industriale Modica/Pozzallo (r.o. n. 234 del 2007); che, ciò premesso, il rimettente assume – in ciascuna delle citate ordinanze di rimessione – che, ai sensi della disciplina processuale recata dai predetti commi 2-bis, 2-ter e 2-quater dell'art. 3 del d.l. n. 245 del 2005, le controversie sopra sinteticamente indicate dovrebbero essere integralmente devolute alla cognizione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, giacché in ognuna di esse vengono in rilievo questioni attinenti all'esercizio dei poteri emergenziali ex art. 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992; che, tuttavia, il Tribunale amministrativo catanese reputa tale disciplina processuale costituzionalmente illegittima, deducendone il contrasto con gli artt. 3, 24, 25 e 125 Cost. e con l'art. 23 dello statuto regionale di autonomia, sulla base di considerazioni sostanzialmente identiche anche in questi casi, come già rilevato, a quelle oggetto dell'ordinanza n. 579 del 2006; che con l'ordinanza r.o. n. 86 del 2007 il medesimo rimettente censura quelle stesse norme evocando quali parametri gli artt. 3, 24 e 125 Cost. e l'art. 23 dello statuto della Regione Siciliana; che esso – investito dell'impugnativa sia di un'ordinanza di determinazione delle tariffe di smaltimento rifiuti, adottata dal Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque, che di tutti gli atti «comunque presupposti, connessi, coordinati e conseguenti» – reputa di dover sollevare questione di legittimità costituzionale delle norme suddette, in applicazione delle quali riconosce di dovere, altrimenti, «dichiarare la propria incompetenza, in favore del Tar del Lazio»; che è ipotizzata, in primo luogo, la violazione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo della «disparità di trattamento che la deroga alle ordinarie regole di riparto competenze comporta, per la tutela delle rispettive posizioni giuridiche, tra soggetti in situazioni eguali», giacché la contestata disciplina riserva un trattamento ingiustificatamente differenziato ai «destinatari delle ordinanze adottate dagli organi governativi o dai commissari delegati, nelle situazioni di dichiarata emergenza, aventi efficacia limitata al territorio di una regione», rispetto a quello assicurato «ai destinatari dei provvedimenti aventi lo stesso ambito di efficacia, adottati, in via ordinaria, dagli organi esponenziali di enti territoriali regionali o sub regionali»;