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Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.1, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 23.1 è inammissibile. Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 25- bis , che si intende illustrato, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25- bis .1, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 25- ter .0.1 è inammissibile. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 26- septies , che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26- septies .1, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 26- septies .2 a 26- septies .0.3 sono inammissibili. Colleghi, su richiesta del Gruppo Partito Democratico, sospendo la seduta fino alle ore 17, quando avranno inizio le dichiarazioni di voto. (La seduta, sospesa alle ore 13,44, è ripresa alle ore 17,01) . Presidenza del vice presidente TAVERNA STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, su quota 100 rispetto al mese scorso possiamo oggi fare qualche riflessione, partendo dai numeri delle domande. Appare evidente che questa misura produrrà effetti molto limitati sul fronte del ricambio generazionale nel mondo del lavoro. Importanti studi ci dicono che nel privato ci sarà un ricambio di uno a dieci e questo per la semplice ragione che a chiedere la pensione sono dipendenti di aziende in difficoltà e che lo saranno ancora di più per la recessione economica. Sulle domande presentate dagli autonomi, il rischio molto concreto è che continueranno a svolgere la loro mansione lavorativa, intestando l'attività a familiari. Nella pubblica amministrazione in molti hanno denunciato i problemi che avranno il mondo della scuola e la sanità. Qui, anche con tutta la buona volontà, per avere un ricambio ci vorranno anni, quelli necessari per bandire e realizzare i concorsi pubblici, per procedere poi con le assunzioni. Vi è poi il tema dello squilibrio di genere: 75.000 domande maschili contro appena 25.000 femminili. Questo perché con quota 100 non è stato affrontato il problema delle donne che hanno meno contributi e a cui non viene riconosciuto il lavoro di cura e accudimento familiare. Soprattutto, ciò avviene nella cornice di una nuova recessione economica. Se l'obiettivo era creare nuovo lavoro, forse non era meglio destinare queste risorse per il taglio del cuneo fiscale o sotto forma di agevolazioni per le imprese? Permane infatti il grande problema della sostenibilità del sistema pensionistico. Il punto vero è che in Italia si parla di pensioni sempre dal punto di vista di chi ci vuole andare e mai da quello di chi quelle pensioni dovrà poi pagare. Sul reddito di cittadinanza, come abbiamo già detto in prima lettura, siamo favorevoli a misure di contrasto alla povertà, simili a quelle di tanti altri Paesi europei. Tuttavia, abbiamo forti perplessità sul come è stata costruita la misura. La prima riguarda il collegamento tra povertà e lavoro. La povertà è un concetto molto più vasto e complesso. La povertà è quella, ad esempio, di una madre single , con figli piccoli, in assenza di strutture e servizi pubblici adeguati. È la condizione di marginalità sociale in cui versano minori che non hanno occasioni e strumenti di apprendimento e che sono a rischio dispersione scolastica. C'era quindi bisogno di uno strumento che affrontasse il problema coinvolgendo i servizi sociali dei Comuni e non scaricando tutto sui centri per l'impiego, che non hanno il personale e la formazione adeguata per farsene adeguatamente carico e che non funzioneranno neanche per la ricerca di lavoro. Mancano le strutture adeguate, il personale, i computer e anche i nuovi navigator non porteranno valore aggiunto, visto che è diventato semplice personale di supporto tecnico. Dai dati sul reddito quello che più colpisce è l'assenza dei giovani. Pochissime domande, gli under 30 sono solo il 6,8 per cento, eppure il reddito è sempre stato raccontato come lo strumento per mettere in moto una generazione. Non sta succedendo e non succederà. Per incoraggiarli ad andar via di casa, a cercare la strada dell'indipendenza, la legge andava scritta in altro modo. La verità è che ci voleva tempo per coinvolgere le parti sociali, per non sovrapporre povertà e lavoro, per riformare i centri per l'impiego, per bandire concorsi pubblici per i navigator , per avere controlli e verifiche efficaci sui percettori del reddito. Per questi motivi di merito del provvedimento, dovremmo votare contro. Tuttavia, diamo atto al Governo di aver accolto la clausola di salvaguardia che consentirà ai cittadini delle Province autonome di poter optare tra il percorso nazionale e il reddito d'inclusione provinciale, che noi valutiamo molto più efficace e rispondente alle necessità dei cittadini che si trovano in condizioni di difficoltà o di fragilità sociale. Esprimeremo pertanto un voto d'astensione. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore Ferro) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi ci asterremo su questo provvedimento: è la sintesi di un giudizio che abbiamo già espresso in prima lettura e che abbiamo ribadito nel passaggio alla Camera. Per noi l'astensione vuol dire, innanzitutto, non contrarietà rispetto ad uno strumento che, nella sua ispirazione di fondo, ha un obiettivo ambizioso che è quello di contrastare le povertà e di immaginare una misura di sostegno al reddito. Per noi ogni euro del bilancio pubblico che viene messo a disposizione per fare questa operazione è un euro ben speso, soprattutto in un Paese nel quale le povertà sono aumentate. Lo si dice spesso con molta facilità e persino con un pizzico di retorica, ma è la fotografia reale del Paese. Ce lo dicono le statistiche ma dietro quei numeri, così freddi, si nasconde la vita reale delle persone.