[pronunce]

che il rimettente rivendica la propria legittimazione a sollevare la questione di costituzionalità, in quanto nel caso di specie, essendo chiamato ad agire non come parte, ma come "organo di controllo e di garanzia" nella "potenziale controversia" tra la polizia giudiziaria e il destinatario del sequestro, sarebbe titolare di "un potere decisorio" che si estrinsecherebbe nel disporre la convalida del sequestro, ovvero la restituzione delle cose sequestrate; che preliminarmente si deve accertare se il rimettente sia legittimato a sollevare, ai sensi dell'art. 1 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, e dell'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87, questione di legittimità costituzionale; che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la questione può essere sollevata nel corso di un giudizio caratterizzato dall'"esercizio di funzioni giudicanti per l'obiettiva applicazione della legge" ad opera di soggetti "posti in posizione super partes" (sentenze n. 376 del 2001 e n. 387 del 1996); che quindi, ove il rimettente non rivesta la qualità soggettiva di giudice, la legittimazione a sollevare questioni di costituzionalità dipende dall'esercizio di un'attività di tipo giurisdizionale o comunque assistita, in quanto destinata all'applicazione obiettiva del diritto nel caso concreto, dalle garanzie del contraddittorio e della imparzialità, tipiche della giurisdizione (sentenza n. 387 del 1996); che, a prescindere dalla qualificazione soggettiva del rimettente, nel caso di specie non è dato ravvisare, con riferimento all'attività di convalida del sequestro probatorio da parte del pubblico ministero, alcuna delle caratteristiche della funzione giudicante, posto che tale provvedimento, come precisato dalla giurisprudenza di legittimità e da questa stessa Corte (v. sentenza n. 151 del 1993), si atteggia quale ratifica dell'esercizio provvisorio da parte della polizia giudiziaria di un potere che, essendo proprio del pubblico ministero, ha la medesima funzione del decreto di sequestro da lui disposto direttamente; tanto è vero che il decreto che dispone il sequestro e la convalida sono soggetti al medesimo controllo del tribunale del riesame; che peraltro l'applicazione delle norme di cui il rimettente eccepisce l'illegittimità costituzionale, relative alle modalità di individuazione e di nomina del difensore d'ufficio, non comporta all'evidenza poteri in capo al pubblico ministero assimilabili a quelli che abilitano l'autorità giurisdizionale a sollevare questioni di legittimità costituzionale; che la questione deve pertanto essere dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di legittimazione del pubblico ministero a sollevarla. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n.87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2, 3 e 8 della legge 6 marzo 2001, n. 60 (Disposizioni in materia di difesa d'ufficio), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 97, 101, 111 e 112 della Costituzione, dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1 marzo 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 21 marzo 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola