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Disposizioni in materia di incentivi alle imprese per gli investimenti nelle aree economicamente depresse del territorio nazionale. Onorevoli Senatori . – Gli incentivi alle imprese costituiscono uno dei principali strumenti utilizzati dalla politica industriale. L'Italia ha una lunga storia di politiche industriali fortemente legata alla riduzione del divario Nord-Sud, in cui particolare rilevanza ha rivestito l'esperienza della Cassa del Mezzogiorno. La presenza diretta dello Stato nel settore produttivo è andata crescendo negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, per poi trasformarsi e, infine, ridimensionarsi a seguito alle privatizzazioni degli anni Novanta. Da allora, il canale del sostegno alle imprese private si è mantenuto prevalente. Secondo quanto riportato nello studio della Banca d'Italia, di ottobre 2021, titolato « Nuove evidenze sugli aiuti alle imprese in Italia », in base alle ultime informazioni di fonte Commissione europea disponibili a livello aggregato (che escludono la componente « de minimis » e il sostegno a ferrovie e settore agricolo), il nostro Paese nel biennio 2018-19 ha assegnato aiuti di Stato pari allo 0,39 per cento del suo PIL, un valore inferiore alla metà della media dell'Unione europea nell'anno 2021(0,81 per cento del PIL). In base alle risultanze del registro istituito ai sensi dell'articolo 14 della legge 29 luglio 2015, n. 115, finalizzato a censire gli aiuti di Stato concessi alle imprese, nel biennio 2018-19 sono stati accordati alle imprese italiane circa 1,1 milioni di aiuti, per 17 miliardi di euro complessivi. Nel complesso, il 27 per cento degli aiuti è stato accordato per rafforzare gli investimenti e la crescita delle piccole e medie imprese (PMI), seguiti dagli aiuti per sostenere l'ambiente e l'efficienza energetica oppure la ricerca e l'innovazione (rispettivamente, 18 e 11 per cento), che si caratterizzano per un importo unitario delle agevolazioni significativamente superiore alla media. Nel Mezzogiorno, una quota significativa degli aiuti è stata espressamente destinata allo sviluppo locale e all'occupazione. Il presente disegno di legge, alla luce dell'analisi condotta sugli aiuti concessi nel biennio 2018-19, intende suggerire alcune riflessioni potenzialmente utili sulla politica industriale del Paese. L'obiettivo è offrire un pacchetto di agevolazioni fiscali e contributive a sostegno del tessuto produttivo, rafforzandone la capacità di perseguimento degli obiettivi di piena coesione sociale, economica e territoriale. Il modello di riferimento riprende il meccanismo costruito sulla base di quanto già fatto in Spagna con l'autorizzazione della Commissione europea, con la differenza che, nel caso spagnolo, l'incentivo è stato autorizzato in base alle previsioni dell'articolo 349 (zone ultra-periferiche) del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), mentre, nella realtà italiana, la deroga al divieto di aiuto di Stato troverebbe fondamento nella necessità di favorire lo sviluppo economico delle regioni dove il tenore di vita risulta anormalmente basso e sussista una grave forma di disoccupazione, nonché nelle aree colpite dagli eventi sismici. Tale deroga è espressamente consentita dall'articolo 107, paragrafo 3, lettera a) . Inoltre, l'articolo 107, al paragrafo 2, lettera b) , consente aiuti di Stato per le zone che sono state colpite da calamità naturali e altri eventi di portata eccezionale. Tale strumento può dare un rapido impulso allo sviluppo economico del Paese, creando nuovi posti di lavoro e attirando anche investimenti esteri attraverso agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative per le imprese che investono in determinate zone del territorio italiano. L'articolo 1 reca le finalità della proposta e reca la definizione di « aree depresse », ossia i territori dei comuni nei quali si registra un tasso di disoccupazione superiore al 20 per cento, i territori riconosciuti come aree di crisi industriale complessa e i comuni colpiti da eventi sismici. L'articolo 2 definisce il regime fiscale agevolato da riconoscere alle imprese che avviano l'attività nelle predette aree, prevedendo che le misure di incentivo siano condizionate a una serie di requisiti. In primo luogo, le nuove imprese devono assumere almeno venti dipendenti e garantire la permanenza dei capitali in Italia per almeno dieci anni. Nella quota dei lavoratori assunti deve essere prevista una quota di lavoratori svantaggiati, con particolare riferimento ai lavoratori di età non inferiore a cinquanta anni, ai disoccupati da oltre dodici mesi, e ai soggetti beneficiari di reddito di cittadinanza. L'articolo 3 elenca le attività imprenditoriali ammesse ai benefìci fiscali individuati all'articolo 2. L'articolo 4 individua i criteri e le modalità per la verifica dell'efficacia degli interventi adottati, con particolare riferimento al numero delle imprese insediate; all'occupazione creata; al volume d'affari e all'entità a consuntivo dei benefìci fruiti. L'articolo 5, anche sulla scorta delle esperienze realizzate nella regione Marche, dove le università fungono da centri di ricerca primaria per le imprese e dove esiste un rapporto molto ampio tra le università e le imprese regionali, e questo vale in particolare per i dipartimenti universitari che conducono la ricerca applicata, dispone che, a seguito delle verifiche volte a valutare l'efficacia degli interventi realizzati, possano essere individuati distretti industriali nelle aree depresse associati a poli di alta formazione. L'articolo 6 reca la copertura finanziaria. Data la rilevanza dei temi affrontati, si auspica un celere e positivo esame del presente disegno di legge.. Art. 1. (Finalità e definizioni) 1. Al fine di rafforzare l'intervento pubblico a sostegno del tessuto produttivo mediante le politiche di incentivazione, rafforzandone la capacità di perseguimento degli obiettivi di piena coesione sociale, economica e territoriale, la presente legge stabilisce le modalità per favorire nuovi insediamenti produttivi nelle aree economicamente depresse del territorio nazionale, attraverso la concessione di agevolazioni fiscali e contributive. 2. Ai fini della presente legge sono considerate « aree depresse » i territori dei comuni nei quali si registra un tasso di disoccupazione superiore al 20 per cento, calcolato secondo gli specifici indicatori dell'Istituto nazionale di statistica, o i territori riconosciuti come aree di crisi industriale complessa ai sensi dell'articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, nonché i comuni colpiti dal sisma del 24 agosto 2016 e dal sisma del 26 e del 30 ottobre 2016 individuati dagli allegati 1 e 2 al decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, e i comuni colpiti dal sisma del 18 gennaio 2017, individuati dall'allegato 2- bis al medesimo decreto-legge n. 189 del 2016. Art. 2. (Regime fiscale) 1.