[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 55-quater, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), inserito dall'art. 69, comma 1, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni), promosso dal Tribunale ordinario di Vibo Valentia, in funzione di giudice del lavoro, nel procedimento vertente tra L. C. e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con ordinanza del 13 marzo 2019, iscritta al n. 199 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto d'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito il Giudice relatore Stefano Petitti nella camera di consiglio del 20 maggio 2020, svolta ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto 1), lettera a); deliberato nella camera di consiglio del 26 maggio 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 13 marzo 2019, il Tribunale ordinario di Vibo Valentia, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 55-quater, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), inserito dall'art. 69, comma 1, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni), in riferimento agli artt. 3, primo comma, 4, primo comma, 24, primo comma, 35, primo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 24 della Carta sociale europea, riveduta, con annesso, fatta a Strasburgo il 3 maggio 1996, ratificata e resa esecutiva con la legge 9 febbraio 1999, n. 30. Il Tribunale di Vibo Valentia sospetta che la norma censurata violi gli evocati parametri nella parte in cui stabilisce che, in caso di falsa attestazione della presenza in servizio del pubblico dipendente, mediante alterazione dei sistemi di rilevamento o con altre modalità fraudolente, la sanzione disciplinare del licenziamento si applichi «comunque». 2.- Il rimettente espone che il giudizio principale ha per oggetto l'impugnazione del licenziamento disciplinare di L. C., dipendente civile del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in servizio presso la Capitaneria di Porto di Vibo Valentia Marina, sanzione comminata al lavoratore il 7 novembre 2018 per avere egli falsamente attestato la sua presenza in ufficio durante quattro giorni del mese di settembre 2018. 2.1.- In punto di rilevanza delle questioni, il giudice a quo osserva che l'illecito addebitato a L. C. integra la fattispecie tipica di cui all'art. 55-quater, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 165 del 2001, poiché il materiale fotografico acquisito al processo dimostra che il dipendente, per quattro giorni, si è allontanato dalla sede di servizio omettendo di timbrare il cartellino marcatempo, per poi rientrare in ufficio e registrarsi definitivamente in uscita alcune ore dopo. Le modalità fraudolente della condotta del lavoratore, evidenziate dall'inconsueto posizionamento della sua autovettura all'esterno dell'area portuale, renderebbero applicabile la disposizione dell'art. 55-quater, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 165 del 2001, conferendo rilevanza alla questione del carattere automatico del licenziamento disciplinare, per come tipizzato dalla norma. 2.2.- In punto di non manifesta infondatezza delle questioni, il giudice a quo si dice certo che l'art. 55-quater, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 165 del 2001 abbia introdotto «un automatismo sanzionatorio», poiché «[i]l tenore letterale della proposizione - e, più segnatamente, l'impiego dell'avverbio "comunque" - preclude interpretazioni adeguatrici». Proprio con riguardo al tenore letterale della norma, laddove essa stabilisce che il licenziamento disciplinare «si applica comunque», il rimettente considera impraticabile l'interpretazione adeguatrice tramite la quale la Corte di cassazione assicura il sindacato di proporzionalità sulla sanzione espulsiva. Atteso che «[l]'utilizzo del modo verbale indicativo e del tempo presente - in funzione deontica - unitamente all'impiego dell'avverbio "comunque" inibiscono letture alternative della disposizione», l'art. 55-quater, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 165 del 2001 contemplerebbe, secondo il giudice a quo, una fattispecie automatica di licenziamento disciplinare, non sindacabile dal giudice dell'impugnazione sotto il profilo della proporzionalità in concreto. Ne risulterebbe violato l'art. 3, primo comma, Cost., in quanto il principio di eguaglianza e ragionevolezza esige che sia sempre conservata all'organo di disciplina, e successivamente al giudice dell'impugnazione, la valutazione concreta di proporzionalità della sanzione. Sarebbero violati anche gli artt. 4, primo comma, e 35, primo comma, Cost., in quanto la preclusione del sindacato giurisdizionale di congruità del licenziamento disciplinare non potrebbe conciliarsi con la tutela costituzionale dell'effettività del diritto al lavoro. Sarebbe altresì violato l'art. 24, primo comma, Cost., in quanto l'impossibilità per il giudice dell'impugnazione di vagliare la congruità del licenziamento in relazione al coefficiente psicologico e alla gravità oggettiva della condotta, oltre che agli eventuali precedenti disciplinari del lavoratore, impedirebbe a quest'ultimo di esercitare pienamente il diritto di difesa in giudizio, onde contestare la proporzionalità della sanzione espulsiva e ottenerne, se del caso, la riduzione a misura conservativa. Sarebbe infine violato l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 24 della Carta sociale europea, che garantisce il diritto del lavoratore ad una tutela effettiva in caso di licenziamento, tutela in realtà vanificata dalla previsione di un automatismo insindacabile. Secondo il Tribunale di Vibo Valentia, occorrerebbe pertanto l'intervento del giudice delle leggi, «affinché rimuova l'automatismo denunziato, ripristinando la possibilità di individualizzazione della risposta sanzionatoria, insieme all'integrale espandibilità del sindacato giudiziale». 3.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità delle questioni e, in subordine, l'infondatezza.