[pronunce]

che, in prossimità dell'udienza, i ricorrenti nel giudizio amministrativo a quo hanno depositato una memoria nella quale si specifica, tra l'altro, che l'entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 2001 di modifica del titolo V della parte seconda della Costituzione non avrebbe mutato il quadro costituzionale di riferimento e quindi il parametro di costituzionalità e, comunque, indipendentemente dal fatto che la competenza regionale in materia sia configurabile come concorrente (nel precedente art. 117 della Costituzione) o come esclusiva (nell'attuale testo dell'art. 117 della Costituzione), che la discrezionalità del legislatore regionale troverebbe un limite nei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico statale; che, secondo quanto dedotto in memoria dai ricorrenti nel giudizio amministrativo a quo, la normativa regionale avrebbe violato i principi di perequazione e omogeneizzazione del trattamento giuridico-economico dei dipendenti pubblici, nonché il principio dell'inquadramento secondo le declaratorie formali delle funzioni; che anche la Regione Toscana, parte resistente nel procedimento principale, ha depositato una memoria nella quale, ritenendo che l'ordinanza di rimessione sia stata emessa prima del mutamento del quadro costituzionale di riferimento, chiede, anzitutto, che venga disposta la restituzione degli atti al giudice rimettente, affinché riesamini la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione alla luce della riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione, operata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3; che, in secondo luogo, la Regione Toscana eccepisce l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, in quanto la questione sarebbe irrilevante ove, come sostiene il rimettente, vi sia contrasto con la normativa comunitaria, dovendosi in questo caso procedere alla disapplicazione della legge regionale; che la Regione Toscana ribadisce le ragioni della infondatezza della questione, rilevando in particolare che l'autonomia legislativa regionale in materia di ordinamento degli uffici e di stato giuridico dei dipendenti regionali, già nel regime previgente oggetto di una ampia autonomia legislativa regionale, rientrerebbe oggi, alla luce della nuova formulazione dell'art. 117 della Costituzione, tra le materie di competenza legislativa esclusiva delle regioni, e che, comunque, l'obbligo di prevedere l'ottava qualifica funzionale per i divulgatori agricoli non troverebbe fondamento alcuno né nella disciplina comunitaria né in quella statale, le quali nulla dicono in merito, così rimettendo al potere discrezionale della Regione la decisione sull'inquadramento, direttamente strumentale all'organizzazione degli uffici regionali; che, infine, la questione, secondo la Regione Toscana, sarebbe infondata anche con riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto le funzioni proprie della settima qualifica funzionale sarebbero del tutto conformi alle competenze della figura professionale del divulgatore agricolo, la cui attività non sarebbe paragonabile a quella di elevata specializzazione di figure professionali, quali avvocati e ingegneri, inquadrati nella ottava qualifica. Considerato che il TAR della Toscana dubita della legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge della Regione Toscana 2 settembre 1992, n. 44 (Assunzione nei ruoli regionali dei divulgatori agricoli formati ai sensi del regolamento CEE n. 270/79), nella parte in cui prevede l'inquadramento dei divulgatori agricoli nella settima anziché nell'ottava qualifica funzionale, in quanto detta norma si porrebbe in contrasto con gli artt. 3, 36, 97 e 117 della Costituzione; che deve essere respinta anzitutto la richiesta, avanzata dalla Regione Toscana, di restituzione degli atti al giudice rimettente, affinché riesamini la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione alla luce della riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione, operata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, in quanto l'ordinanza di rimessione, pur essendo stata deliberata in una data anteriore (24 maggio 2001) all'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, è stata depositata il 4 dicembre 2001, ovvero dopo l'entrata in vigore della suddetta legge costituzionale; che rientra nella discrezionalità del legislatore regionale la scelta di inquadrare i divulgatori agricoli nella settima qualifica funzionale al fine dello “svolgimento di un efficace servizio di divulgazione agricola sul proprio territorio” (art. 1 della legge impugnata), nell'ambito dell'ampia autonomia già riconosciuta alle regioni in materia di ordinamento degli uffici e di stato giuridico dei dipendenti sotto il regime del previgente art. 117 della Costituzione (ex plurimis, sentenza n. 278 del 1983, nonché sentenze n. 772 del 1988, n. 277 del 1983, n. 10 del 1980); che non può ritenersi irragionevole la valutazione discrezionale della Regione Toscana, che non ha ritenuto di considerare la formazione specifica dei divulgatori agricoli (un corso di formazione di nove mesi dopo la laurea) elemento di “elevata specializzazione” assimilabile al profilo degli avvocati (chiamati a sostenere la difesa in giudizio dell'ente) o degli ingegneri (chiamati ad elaborare e sottoscrivere i progetti delle opere pubbliche di interesse regionale), inquadrati nell'ottava qualifica funzionale; che nemmeno può ritenersi imposto, alla luce della normativa comunitaria e statale, un identico inquadramento dei divulgatori agricoli nelle diverse regioni; che, in particolare, il regolamento CEE n. 270/79 si propone di favorire lo sviluppo in Italia della divulgazione agricola, prevedendo anche l'organizzazione di corsi di formazione, senza imporre di perseguire gli obiettivi in esso indicati (art. 1: “garantire agli imprenditori agricoli in Italia l'accesso permanente ad un sistema di divulgazione e di orientamento in campo agricolo e contribuire in tal modo all'incremento della produttività e dei redditi nonché all'ammodernamento delle aziende agricole ...”) attraverso divulgatori inquadrati nell'ottava piuttosto che nella settima qualifica funzionale, né prescrivendo per essi l'esercizio di determinate funzioni ad elevata specializzazione; che, dunque, l'inquadramento dei divulgatori agricoli nella settima qualifica funzionale è stato disposto dal legislatore regionale nell'esercizio della sua discrezionalità in materia, con una valutazione che non può ritenersi irragionevole né lesiva del principio di buon andamento della pubblica amministrazione; che la questione deve pertanto essere dichiarata manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge della Regione Toscana 2 settembre 1992, n. 44 (Assunzione nei ruoli regionali dei divulgatori agricoli formati ai sensi del regolamento CEE n. 270/79), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 36, 97 e 117 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Toscana, con l'ordinanza in epigrafe.