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Sappiamo che è stata approvata ieri dal Governo la delega fiscale, che si propone di rivisitare in maniera sostanziale vari aspetti del diritto tributario nazionale. Nel 2021 la pressione fiscale scenderà di circa 0,9 punti percentuali per poi stabilizzarsi negli anni successivi e tornare a ridursi gradualmente. Ci auguriamo naturalmente che l'effetto della delega fiscale e dei decreti legislativi che verranno attuati risponda alle attese delle famiglie e anche delle imprese. Per quanto riguarda la spesa pensionistica - altro dato rilevante in rapporto al PIL - sappiamo che è previsto che scenderà al 15,4 per cento solo nel 2024, ma ricordiamo che la spesa pensionistica era inferiore a questo dato, e cioè del 15,2 per cento già nel 2018. Questo incremento importante, forse difficilmente sostenibile, dipende dalle misure pensionistiche contenute nel decreto-legge n. 4 del 2019. Per quanto attiene alla spesa per interessi, registriamo un incremento nell'anno corrente di 3,2 miliardi che incorpora, relativamente ai titoli indicizzati, il tema dell'inflazione, che in questo momento interessa molto a livello mondiale, soprattutto i Paesi altamente sviluppati, e interessa anche l'Italia. Su questo vale la pena ricordare che le previsioni registrano sì un aumento dell'inflazione dell'1,2 per cento nei primi tre trimestri dell'anno, che nel quarto trimestre, quindi su base annuale, è previsto un incremento dell'inflazione all'1,5 per cento, ma ad oggi il Governo e i previsori non ipotizzano che tale andamento dell'inflazione sia stabile, quindi non prevedono effetti negativi sull'economia, sulla finanza e sui consumi. Tornando agli interessi, al di là di quest'anno, essi si ridurranno fino a registrare in rapporto al PIL il livello del 2,5 per cento nel 2024. Siamo consapevoli che è un livello assolutamente vantaggioso, soprattutto per un Paese con uno stock di debito pubblico alto come quello che l'Italia registra anche a seguito della pandemia. Questo ovviamente deve far sì che l'indirizzo di politica sia quello di fare tutto il necessario affinché i bassi interessi aiutino l'Italia a ricondurre l'indebitamento pubblico verso un obiettivo di medio termine, nell'orizzonte prestabilito dalla NADEF entro il 2030 e soprattutto oltre il 2030. Per quanto riguarda gli altri punti fondamentali della NADEF, signor Presidente, noi non presentiamo una relazione di richiesta di ulteriore scostamento ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 12 del 243, perché fortunatamente l'andamento dell'indebitamento netto è negativo e comunque in progressiva riduzione. Non solo; tale andamento dell'indebitamento netto ci permette di liberare risorse consistenti per oltre un punto percentuale (1,2 nell'anno corrente, 1,5 negli anni successivi) tali da supportare e finanziare le misure che il Governo intenderà adottare in legge di bilancio, alcune delle quali saranno anche riassunte nella relazione di maggioranza. Ne ricordo qualcuna per punti perché sono misure fondamentali che fanno parte di riforme strutturali che il nostro Paese attende: la riforma degli ammortizzatori sociali, il primo pezzo della riforma fiscale e la stabilizzazione dell'assegno unico per i figli per supportare la natalità del Paese (altro dato che, oltre all'aspetto sociale, ha una rilevanza economica fondamentale). Inoltre si continua a supportare l'evoluzione e la transizione di tutto il settore produttivo e imprenditoriale con gli investimenti 4.0 e i vari fondi di garanzia. Ricordiamo che le politiche e i saldi strutturali di finanza pubblica degli ultimi ventiquattro mesi sono dipesi dall'attivazione della clausola di salvaguardia generale a livello europeo che ha permesso ai bilanci dei singoli Stati di adottare politiche di emergenza a supporto di famiglie e imprese, ma la deviazione dell'obiettivo di medio termine ovviamente avrà un termine e quindi, come la Commissione europea ha recentemente confermato, le politiche espansive e l'applicazione della clausola di salvaguardia saranno in vigore per tutto il 2022 e si sta ragionando sul 2023. Il Governo ha più volte espresso grande impegno rispetto all'obiettivo fondamentale in questo senso, cioè la rinegoziazione e la riscrittura del Patto di stabilità e crescita a livello europeo. Se è vero che le regole economico finanziarie europee sono assolutamente indispensabili, è vero anche che quelle che precedevano la general escape clause non possono assolutamente essere applicate in questa fase. Per quanto riguarda il debito pubblico, esso anche grazie all'aumento del denominatore, quindi all'aumento del PIL, si riduce molto rispetto alle attese del DEF, di oltre 6,3 punti percentuali, attestandosi nel 2021 al 153,5 per cento. Nell'orizzonte 2024 il quadro tendenziale registra un rapporto tra debito pubblico e PIL al 146 per cento, mentre il quadro programmatico, complice un leggero aumento dell'indebitamento netto, al 143 per cento. Signor Presidente, in conclusione, sia chiaro che la strategia di consolidamento della finanza pubblica si baserà principalmente, nei prossimi anni, sulla crescita del PIL, stimolata dagli investimenti, dai consumi e dalle riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza. È altrettanto chiaro che, a partire dal 2024, la politica espansiva dovrà diventare neutra, per poi tramutarsi in una politica economica e di bilancio più prudente, che ci porti a ridurre il rapporto tra debito e PIL e a registrare avanzi primari. L'obiettivo, che è stato esplicitato, per la realizzazione di avanzi primari è un contenimento della spesa corrente e un aumento delle entrate, ad opera di una più oculata lotta all'evasione, guidata e delineata dalla delega fiscale, Signor Presidente, credo che non vadano sottovalutati i rischi che l'Ufficio parlamentare di bilancio, ma anche lo stesso Governo hanno messo più volte in evidenza e che ho riassunto nella mia relazione. Mi preme sottolineare quanto sia fondamentale la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, i cui effetti sono assorbiti nell'andamento del PIL, da cui a sua volta dipende la riduzione del debito pubblico. Ciò non richiede soltanto una grande capacità di governo e di governo locale, delle amministrazioni territoriali, ma anche delle precondizioni sociali e politiche, una sorta di stabilità interna al Paese, sicuramente una buona guida e certamente, senza che ciò venga mai messo in discussione, un fortissimo radicamento europeo. (Applausi) . PRESIDENTE . Colleghi, le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, oggi assistiamo ad un atto gravissimo, di cui tutte le istituzioni che rappresentiamo devono rendere conto ai cittadini italiani. Il pericolo che era stato scongiurato con il precedente Governo, ossia quello di collegare l'autonomia differenziata alla legge di bilancio, ritorna oggi con la NADEF. In questo modo non solo si limita la possibilità per i parlamentari di esercitare l'attività emendativa, ma addirittura si pensa di impedire in futuro agli italiani di poter ricorrere al referendum abrogativo. Cos'è questo, se non un furto di democrazia?