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nella struttura, infatti, sono ospitati, indistintamente, sia adolescenti con serie problematiche psicopatologiche sia minori sottoposti a provvedimenti civili e penali e, nella zona notte, che si sviluppa su un unico piano, dormono sia ragazzi che ragazze, si chiede di sapere: quali ulteriori informazioni il Ministro in indirizzo sia in grado di fornire in merito alla vicenda e sulla struttura, con particolare riferimento al regime in cui essa opera con le istituzioni pubbliche; se e quali misure di competenza ritenga di dover adottare, anche ai fini ispettivi, per verificare le condizioni effettive in cui la struttura opera ed accertare il rispetto delle elementari norme di controllo e di vigilanza per la sicurezza e la tutela di soggetti minori che, con evidenti disagi e minorazioni psicofisiche, necessitano di forme di assistenza e protezione più o meno diversificate; se, alla luce dei gravi episodi verificatisi e in attesa della definizione del giudizio, non ritenga, in ogni caso, di dover disporre la sospensione dell'attività della struttura e comunque dell'eventuale collaborazione con le istituzioni pubbliche. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00302 BARBARO Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il Consorzio gestione servizi scarl (CGS scarl) è una società partecipata al 100 per cento dal consorzio ASI di Avellino e svolge per suo conto attività di servizi alle aziende insediate sulle aree di crisi industriale complessa (San Mango sul Calore, Porrara, Nusco, Morra De Sanctis, Conza della Campania, Calitri, Calaggio e Calabritto), nonché in quelle di Pianodardine, valle Ufita, Solofra e valle Caudina; attualmente la società ha 74 lavoratori dipendenti; il contratto che regola i rapporti tra ASI e la sua controllata sono regolamentati da una convenzione che negli anni, e più specificatamente nel 2011, ha visto, da parte dell'ASI stessa, una riduzione del 50 per cento del compenso previsto, passando dai 225.000 euro mensili del 2008 agli attuali 110.000 euro; tale condizione, che sembrerebbe essere stata dettata dalla necessità di evitare il commissariamento del consorzio ASI, ha causato nel tempo, inequivocabilmente, una crisi aziendale, provocando il ricorso agli ammortizzatori sociali quali il contratto di solidarietà a partire dal 2009; negli anni il CGS si è adoperato ad effettuare, anche, il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi al fine di incrementare il fatturato aziendale e per ottimizzare il funzionamento degli impianti; nonostante ciò e nonostante il contributo per il tramite dell'ammortizzatore sociale, l'azienda non è riuscita ad uscire dalla crisi; tale situazione ha comportato anche un aggravio dei tempi di pagamento dei lavoratori, che già percepivano le loro spettanze in maniera non puntuale, nell'ordine di 2 o 3 mensilità arretrate; in seguito ai vari incontri con la dirigenza ASI-CGS non si è riusciti a trovare una soluzione che dia un futuro ai 74 lavoratori; ai fini di una definitiva risoluzione della problematica si potrebbe valutare l'opportunità di assorbimento nell'ATO Calore Irpino, tanto delle mansioni quanto delle maestranze del CGS, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta e quali iniziative voglia adottare per una sua risoluzione, al fine di garantire un servizio efficiente di salvaguardia ambientale e una tutela salariale ai lavoratori. Atto n. 4-00303 NASTRI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il 18 giugno 2018, il Ministro in indirizzo, nel corso del Consiglio dei ministri europei per l'agricoltura, nonché di un incontro con il commissario europeo dell'agricoltura e lo sviluppo rurale, ha dichiarato come le risorse previste attualmente siano insufficienti a tutelare il reddito delle imprese italiane, dalla volatilità dei mercati e dai cambiamenti climatici; al riguardo, secondo quanto risulta da un articolo pubblicato il 19 giugno dal quotidiano "Italia Oggi", la riunione del Consiglio aveva in agenda la riforma della PAC post 2020, con una particolare attenzione alle risorse finanziarie, al nuovo modello di attuazione sul primo pilastro e allo sviluppo rurale; il Ministro avrebbe evidenziato come l'Italia sia un "contributore netto" al bilancio comunitario, aggiungendo altresì come l'agricoltura sia stata fortemente penalizzata nel corso del periodo 2014-2020; le riduzioni finanziarie previste dalla PAC, avrebbe rilevato ancora il Ministro, incidono in modo consistente sul sistema agroalimentare e il rischio è che non venga riconosciuto il grande valore del territorio rurale europeo: a tal fine, la richiesta di introdurre in tempi rapidi maggiore flessibilità, semplificazione e sussidiarietà (misure condivise anche dall'interrogante); si sollecita, quindi, il Ministro e il Governo ad intervenire anche e soprattutto in ambito europeo, affinché l'intero sistema agricolo sia posto al centro dell'attenzione, in quanto rappresenta una funzione di impulso e competitività per un settore cruciale del Paese, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo, alla luce delle dichiarazioni rese in ambito europeo, intenda intraprendere in sede comunitaria, al fine di tutelare un comparto quale quello agricolo, della pesca e agroalimentare, che nonostante i miglioramenti registrati, continua ad essere penalizzato dalla concorrenza sfavorevole e da un sistema di regole rigido e complesso, che penalizza l'intero tessuto imprenditoriale; quali misure di competenza intenda inoltre prevedere al fine di migliorare l'operatività delle strutture che intervengono nei processi di concessione ed erogazione dei benefici connessi alla PAC; se infine non ritenga opportuno intervenire in sede europea, al fine di escludere dal computo delle spese che concorrono ai vincoli derivanti dal patto interno di stabilità e crescita la quota del cofinanziamento regionale. Atto n. 4-00304 GARAVINI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: è stata fissata al 29 marzo 2019 la data dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea con un periodo graduale di transizione che si concluderà entro il 31 dicembre 2020; secondo le stime ufficiali più recenti sono circa 700.000 i cittadini italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito, dove versano contributi previdenziali; sono decine di migliaia invece quelli rientrati (o rientreranno) in Italia dopo periodi di lavoro nel Regno Unito dove hanno maturato un'anzianità contributiva; l'anzianità contributiva di questi lavoratori, maturata in parte in Italia e in parte nel Regno Unito, potrebbe essere non sufficiente, se presa in considerazione separatamente, a far maturare un diritto alla prestazione previdenziale, che invece potrebbe essere perfezionato tramite l'applicazione del regolamento comunitario di sicurezza sociale che consente attualmente la totalizzazione dei contributi versati nei vari Paesi ai fini dell'acquisizione di un diritto previdenziale;