[pronunce]

Trento n. 5 del 2019 introduce nell'art. 56 della legge della Provincia autonoma di Trento 23 luglio 2010, n. 16 (Tutela della salute in provincia di Trento) il comma 6-quinquies, il quale prevede che, per fare fronte alla situazione emergenziale di carenza di medici specialisti in alcune discipline, l'Azienda provinciale per i servizi sanitari possa affidare, con contratto di lavoro autonomo, incarichi individuali della durata massima, rinnovabile, di un anno, per lo svolgimento di attività sanitarie, anche a carattere ordinario, purché sia previamente accertato che non ci sono professionisti disponibili individuati attraverso gli ordinari strumenti di acquisizione del personale. Ad avviso del ricorrente, tale comma sarebbe in contrasto con gli artt. 36 e 7 del d.lgs. n. 165 del 2001, «che forniscono coordinate e vincoli per le pubbliche amministrazioni che intendono avvalersi di contratti di lavoro flessibili». Secondo quanto prevede l'art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001, infatti, il fabbisogno ordinario di personale, anche medico, dovrebbe essere coperto mediante assunzioni a tempo determinato, laddove il ricorso a tipologie di lavoro flessibile sarebbe consentito a fronte di situazioni temporanee o eccezionali, «ad esempio esigenze di carattere sostitutivo in situazioni di emergenza nelle more dello svolgimento di procedure concorsuali», con la conseguenza che il ricorso a tale tipologia di contratto di lavoro flessibile non potrebbe essere consentito per una durata annuale, con possibilità di rinnovo. L'art. 7 del medesimo d.lgs. n. 165 del 2001 stabilirebbe poi, al comma 5-bis, un divieto per le pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro, individuando al tempo stesso, al comma 6, gli specifici presupposti di legittimità che possono consentire alle amministrazioni pubbliche di conferire esclusivamente incarichi individuali con contratti di lavoro autonomo. Il ricorrente osserva altresì che «dal tenore della disposizione non si evince se il reclutamento del personale estraneo alla pubblica Amministrazione avvenga nel rispetto delle percentuali previste dall'art. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001», con la conseguenza che esse «potrebbero essere violate dall'applicazione dell'art. 46, comma 12, in mancanza di un rinvio espresso alle stesse da parte della provincia». Il contrasto con le evocate disposizioni statali si tradurrebbe quindi in una violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), in relazione alla materia dell'ordinamento civile, e terzo comma, Cost., perché tali disposizioni costituirebbero anche principi fondamentali per il coordinamento della finanza pubblica. Viene altresì dedotta la violazione, ad opera della disposizione impugnata, dello stesso art. 117, terzo comma, Cost., perché essa si porrebbe anche in contrasto con i principi fondamentali posti dal legislatore statale in materia di tutela della salute, tra i quali rientrerebbero quelli dettati con riferimento «alle modalità e ai requisiti di accesso al Servizio sanitario nazionale che si collocano in una prospettiva di miglioramento del "rendimento" del servizio offerto e, dunque, di garanzia, oltreché del buon andamento dell'amministrazione, anche della qualità dell'attività assistenziale erogata». 1.5.- In conclusione del ricorso viene dedotto che «[l]a legge provinciale eccede oltretutto dalle competenze attribuite alla Provincia dallo Statuto speciale del Trentino Alto Adige (DPR 670/1972)». 2.- Si è costituita in giudizio, con atto depositato il 14 novembre 2019, la Provincia autonoma di Trento, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 2.1.- In via preliminare, la Provincia eccepisce l'inammissibilità della censura consistente nella violazione, ad opera della legge provinciale, delle competenze attribuitele dallo statuto speciale, in quanto generica. Essa è infatti riferita all'intera legge provinciale e non menziona quali sarebbero le norme statutarie violate. Ad avviso della Provincia sarebbero poi inammissibili le censure relative alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., poiché il Presidente del Consiglio avrebbe omesso di motivare per quale ragione, in presenza di competenze statutarie in tema di organizzazione dell'ente provinciale e del relativo personale, ai sensi dell'art. 8, numero 1), del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale del Trentino-Alto Adige), si dovrebbe applicare il parametro costituzionale, stante il disposto dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), secondo il quale «[s]ino all'adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite». 2.2.- Nel merito, la Provincia autonoma sostiene, innanzi tutto, la infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 5, lettera b), della legge prov. Trento n. 5 del 2019. Muovendo da quanto stabilito dalla sentenza n. 192 del 2019 di questa Corte, essa rileva che l'art. 19 del d.lgs. n. 165 del 2001 ricadrebbe nella materia dell'organizzazione regionale, con la conseguenza che i suoi disposti si applicherebbero alle Regioni ordinarie solo limitatamente ai principi da esso ricavabili. Ciò, peraltro, non varrebbe per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome, in virtù del disposto dell'art. 1, comma 3, del medesimo d.lgs. n. 165 del 2001, secondo il quale «[i] principi desumibili dall'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, e successive modificazioni, e dall'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni ed integrazioni, costituiscono altresì, per le Regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano, norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica». La resistente aggiunge che, in ogni caso, la norma impugnata non sarebbe in contrasto con l'art. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001 in virtù della possibilità, prevista dal comma 5-bis dello stesso articolo, di conferire incarichi a dirigenti di altre amministrazioni anche oltre i limiti percentuali stabiliti dal comma 6. 2.3.- In relazione alla censura rivolta nei confronti dell'art. 11 della legge prov. Trento n. 5 del 2019, la Provincia autonoma, dopo averne ribadito l'inammissibilità in presenza delle competenze alla stessa attribuite dal già citato art. 8, numero 1), dello statuto reg. Trentino-Alto Adige, ne fa valere comunque l'infondatezza rimarcando come la norma impugnata non sia stata correttamente interpretata dal ricorrente.