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Ancora, il presente disegno di legge si propone di conferire all'Agenzia nazionale sulle case famiglia, previo accordo con la Conferenza Stato-regioni, poteri sanzionatori e di controllo, in primo luogo, attraverso la verifica costante dell'osservanza delle linee guida, nonché degli altri requisiti imposti dalla legge, non solo per quanto attiene alla rispondenza delle strutture, ma anche del personale preposto, ivi comprese le modalità educative-assistenziali adottate (articolo 3, comma 1, lettera f) ) in secondo luogo, vigilando sulle condizioni di vita dei minori che soggiornano nelle strutture, garantendo che sussista un contesto familiare in cui i fanciulli possano trovare serenità, solidarietà e calore umano, sicché la separazione dalla famiglia di origine risulti il meno dolorosa possibile, assicurando un adeguato livello di crescita e fornendo altresì un percorso educativo tale da consentire che il reinserimento risulti il più fluido possibile, anche mediante la previsione di un contatto costante e diretto con i propri genitori, qualora ciò rientri nell'interesse superiore del minore (articolo 3, comma 1, lettera g) ); quindi, ma non ultimo per importanza, mediante l'individuazione di opportuni strumenti di verifica dei progetti individuali, di cui ogni minore deve essere destinatario (articolo 3, comma 1, lettera h) ). Al fine di operare un effettivo controllo, l'Agenzia è titolare del diritto di individuare e comminare le opportune sanzioni per le strutture e il personale non conforme ai dettami del quadro normativo e delle linee guida (articolo 3, comma 1, lettera l) ), dotandola, di fatto, di un concreto potere di intervento. Infine, all'Agenzia compete il controllo sulla gestione dei fondi pubblici erogati per l'accoglienza dei minori nelle case famiglia, operando le opportune verifiche sull'effettivo impiego degli stessi da parte delle comunità e del conforme stanziamento da parte delle amministrazioni locali, tramite l'adozione di criteri di spesa certi e verificabili anche attraverso l'obbligo di rendicontazione per le strutture (articolo 3, comma 1, lettera i) ).. 1 (Istituzione dell'Agenzia nazionale delle case famiglia) 1 È istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri l'Agenzia nazionale delle case famiglia, di seguito denominata «Agenzia», cui compete in primo luogo la definizione degli standard strutturali e gestionali e dei requisiti delle strutture di ospitalità per minori e dei criteri di qualità delle relazioni nelle comunità di tipo familiare; l'orientamento delle strategie politiche ritenute prioritarie verso i minori destinatari di ospitalità, anche mediante l'elaborazione e definizione di priorità ed azioni, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza. L'Agenzia svolge inoltre funzioni di coordinamento e di intermediazione relativamente al corretto andamento delle case famiglia presenti nel territorio italiano e vigila altresì sulle condizioni dei minori ospitati presso le case famiglia e sulla rispondenza di tali strutture ai requisiti di legge e alle linee guida elaborate dall'Agenzia. Verifica, infine, l'entità delle risorse da erogare alle strutture di accoglienza dei minori e commina sanzioni allorquando non siano osservati i requisiti di legge, come anche quelli disposti dall'autorità, cui le case famiglia sono strettamente tenute ad attenersi. 2 (Composizione, organizzazione interna e durata) 1 I componenti dell'Agenzia sono nominati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, in numero non superiore a quindici, scelti tra magistrati, avvocati, medici, psicologi e assistenti sociali, anche a riposo, che abbiano svolto per almeno dieci anni la propria attività nel campo del diritto di famiglia e minorile o nel settore della medicina pediatrica. 2 L'Agenzia elegge al suo interno un presidente, uno o più vicepresidenti e un segretario. 3 L'Agenzia provvede alla propria organizzazione interna mediante regolamento da adottare entro sei mesi dalla data della sua prima costituzione. 4 L'Agenzia può avvalersi, a seguito di richiesta formulata dal presidente per motivate esigenze connesse allo svolgimento dei lavori, di collaborazioni e consulenze, allorquando si rendano imprescindibili per il corretto funzionamento delle proprie attività, ivi compreso il ricorso alle Forze dell'ordine, senza che ciò comporti nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica. 5 Dell'Agenzia possono far parte, in qualità di consulenti esterni, anche rappresentanti di associazioni e di organizzazioni di volontariato impegnati nella tutela dei minori. 6 I componenti dell’Agenzia durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati una sola volta. 3 (Funzioni e competenze) 1 L'Agenzia svole i seguenti compiti: a di concerto con l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e sentito il parere del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, definire le diverse tipologie di comunità di accoglienza e adottare criteri e standard minimi, che costituiscono linee guida per le case famiglia, validi su tutto il territorio nazionale, in merito alle modalità organizzative e relazionali, prevedendo per le strutture modelli strutturali rispondenti alle caratteristiche della civile abitazione, definendo i criteri di selezione e valutazione dell'educatore e individuando l'approccio relazionale quale metodologia idonea e pertinente alla gestione dei progetti educativi individualizzati, attraverso l'adozione di protocolli operativi e codici di comportamento; b prevedere standard e criteri specifici per strutture ospitanti minori disabili e per il personale ivi allocato, nonché diretti a garantire l'accoglienza congiunta di gruppi di fratelli anche numerosi, provvedendo inoltre ad individuare opportune misure volte alla facilitazione degli incontri e all'effettiva partecipazione alla vita del minore dei genitori e dei parenti, allorquando non vi sia espresso divieto dell'autorità giudiziaria; c effettuare un censimento, da aggiornare annualmente, finalizzato alla rilevazione delle residenze protette presenti su tutto il territorio nazionale, al fine di realizzare la mappatura delle stesse, istituendo altresì un apposito registro degli affidamenti temporanei e introducendo un metodo di rilevazione sistematica dei dati sulla condizione dei bambini ospitati; d promuovere la realizzazione di studi e di ricerche che possano contribuire a individuare aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per la promozione dei diritti dei minori; e formulare proposte, anche su richiesta di istituzioni locali, per l'elaborazione di progetti intesi a migliorare le condizioni di vita dei soggetti minori e delle case famiglia; f verificare, attraverso controlli con cadenza almeno semestrale, di concerto con le regioni e gli enti locali, la costante sussistenza nelle comunità censite dei requisiti previsti dalla legge, nonché l'osservanza delle linee guida per le case famiglia, affinché queste ultime, come anche il personale preposto, risultino adeguati alle necessità educative-assistenziali dei minori ospitati; g vigilare, in collaborazione con le regioni e gli enti locali, sulle condizioni del soggiorno dei minori all'interno delle case famiglia; h individuare idonei meccanismi di verifica della validità e dell’utilità dei progetti di affido previsti per ciascun minore;