[pronunce]

che sussisterebbe la violazione di quattro dei criteri fissati alla lettera b) dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, non avendo il legislatore delegato tenuto conto del numero degli abitanti, dell'estensione del territorio, dei carichi di lavoro e delle sopravvenienze, nonché, in particolare, della specificità del territorio di Cesena come risultante, peraltro, da alcuni dati normativi, considerato, in particolare, che con il decreto legislativo 6 marzo 1992, n. 252 (Istituzione della provincia di Rimini) venne scorporata la Provincia di Rimini dalla Provincia di Forlì, e la denominazione di quest'ultima venne mutata in Provincia di Forlì-Cesena, e che l'art. 8, comma 3, lettera a), dello statuto della Provincia attribuisce al circondario di Cesena anche l'esercizio di funzioni proprie e non solo delegate; che la sezione distaccata di Ventimiglia del Tribunale ordinario di Sanremo sospetta di illegittimità costituzionale l'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, in quanto violerebbe: a) gli artt. 70, 72, primo e quarto comma, 77, secondo comma, Cost., secondo argomentazioni analoghe a quelle già sopra illustrate; b) altresì l'art. 5 Cost. il quale promuove le autonomie locali e il più ampio decentramento amministrativo; c) gli artt. 3 ed 81 Cost., poiché, premesso che l'espressione «circondari di comuni capoluogo di provincia», ai fini della permanenza del tribunale ordinario, deve essere riferita alla circoscrizione amministrativa, nel senso di preservare un tribunale ordinario per ogni territorio provinciale, il legislatore delegato avrebbe dovuto valutare le maggiori pendenze e le maggiori sopravvenienze degli uffici giudiziari di Sanremo e di Ventimiglia rispetto a quelle di Imperia, nonché la posizione decentrata di quest'ultimo ufficio giudiziario, in contrasto con le esigenze di efficienza e di risparmio di spesa; che la medesima sezione distaccata sospetta altresì di illegittimità costituzionale l'art. 1 del d.lgs. n. 155 del 2012, con l'allegata Tabella A, che, nel prevedere la soppressione del Tribunale ordinario di Sanremo e della sezione distaccata di Ventimiglia, violerebbe gli artt. 5, 25, primo comma, 76, 24, primo comma, e 41 Cost., distogliendo il cittadino dal giudice naturale precostituito per legge, limitando l'accesso alla giustizia e incidendo sulla effettività della tutela, anche in riferimento ai criteri direttivi dell'art. 1, comma 2, lettere a), b), c), d) ed e), della legge n. 148 del 2011; che in tutti i giudizi, con autonome difese, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo: a) con riguardo all'impugnazione dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, e dell'art. 1 del d.lgs. n. 155 del 2012, quest'ultimo per illegittimità derivata, che la questione sarebbe manifestamente infondata alla luce della sentenza n. 237 del 2013; b) rispetto all'impugnazione dell'art. 1, con l'allegata Tabella A, del d.lgs. n. 155 del 2012, nella parte in cui sopprime la sezione distaccata di Cesena del Tribunale ordinario di Forlì, e con richiamo alla sentenza n. 237 del 2013, che la sezione non è insediata presso il capoluogo della provincia e, dunque, non rientra tra gli uffici giudiziari di cui era esclusa la soppressione; c) la inesistenza dei prospettati eccessi di delega, tenuto conto che l'esigenza di una capillare presenza di un organo di giustizia sul territorio viene assicurata dal giudice di pace, e che la stessa è ridimensionata sia dallo sviluppo delle vie di comunicazione sia dalle nuove possibilità offerte dagli strumenti informatici e telematici, di cui agli artt. 16 e seguenti del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 17 dicembre 2012, n. 221, le quali hanno introdotto l'obbligo delle comunicazioni e notificazioni per via telematica e di deposito telematico degli atti processuali; d) la trattazione di una serie limitata di affari da parte delle sezioni distaccate e l'assegnazione dei magistrati alle stesse non in forza di piante organiche, ma sulla base di criteri determinati con la procedura tabellare di cui all'art. 7-bis del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario); e) i gravi inconvenienti che si erano verificati sotto il profilo dell'efficienza del servizio, in particolare con riguardo a criteri di economicità; f) la impossibilità di attuare le cosiddette economie di specializzazione nella gestione di una sezione distaccata, laddove si impongono provvedimenti di assegnazione tabellare dei pochi giudici disponibili, non solo alle più diverse funzioni, ma anche a diverse sedi; g) la impossibilità di procedere alla soppressione di alcun tribunale nel distretto della Corte d'appello di Bologna, in quanto tutti aventi sede presso capoluoghi di provincia, con la conseguenza che era stata disposta l'aggregazione di tutte le sezioni distaccate, ivi inclusa quella di Cesena, alle rispettive sedi circondariali; h) la inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale ordinario di Sanremo, sezione distaccata di Ventimiglia in quanto priva di motivazione sulla rilevanza ed in ragione dell'integrale rinvio alle difese delle parti; i) la infondatezza nel merito della stessa, atteso che la soppressione del Tribunale ordinario di Sanremo e della sezione distaccata di Ventimiglia rispondeva ai criteri direttivi introdotti dalla legge delega, che, in particolare, i dati statistici del distretto della Corte d'appello di Genova caratterizzavano quest'ultimo per un'eccessiva presenza di tribunali rispetto al numero degli abitanti e all'estensione territoriale, e che solo il Tribunale ordinario di Genova vantava dimensioni e parametri sopra gli standard prescelti mentre per gli altri tribunali potevano essere rilevati valori estremamente modesti (in particolare Imperia, Sanremo e Chiavari); l) la inesistenza della violazione dell'art. 25 Cost., in ragione delle motivazioni contenute nella sentenza n. 237 del 2013. Considerato che i giudizi vanno riuniti perché pongono questioni identiche o comunque fra loro strettamente connesse, in relazione alla normativa censurata;