[pronunce]

che, per converso, l'espulsione dello straniero non presenterebbe né l'una né l'altra caratteristica, perché esaurisce i suoi effetti con l'esecuzione stessa, la quale determina, a sua volta, una situazione irreversibile, e dalle conseguenze tanto più gravi allorché l'espulso invocasse a sostegno della sua pretesa di rimanere nel territorio dello Stato fatti idonei a fondare il diritto all'asilo o al riconoscimento dello status di rifugiato; che quanto, infine, alla rilevanza della questione, essa discenderebbe dal fatto che, in caso di accoglimento, il giudizio a quo si concluderebbe – anziché con un inutile rigetto della richiesta di convalida – con una dichiarazione di «non luogo a provvedere» per impossibilità di una decisione «efficace». Considerato che, successivamente all'ordinanza di rimessione, questa Corte, con sentenza n. 222 del 2004, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 13, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall'art. 2 del decreto-legge 4 aprile 2002, n. 51, convertito, con modificazioni, in legge 7 giugno 2002, n. 106, nella parte in cui non prevede che il giudizio di convalida debba svolgersi in contraddittorio prima dell'esecuzione del provvedimento di accompagnamento alla frontiera, con le garanzie della difesa; che, di seguito a tale pronuncia, l'art. 1, comma 1, del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, in legge 12 novembre 2004, n. 271, ha sostituito il citato comma 5-bis dell'art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998, prevedendo che il provvedimento con il quale è disposto l'accompagnamento dello straniero alla frontiera deve essere comunicato immediatamente, e comunque entro quarantotto ore dalla sua adozione, al giudice di pace territorialmente competente; che l'esecuzione del provvedimento del questore di allontanamento dal territorio nazionale è sospesa fino alla decisione sulla convalida; che l'udienza di convalida si svolge in camera di consiglio, con la partecipazione necessaria di un difensore tempestivamente avvertito; che l'interessato è anch'esso tempestivamente informato e condotto nel luogo in cui il giudice tiene udienza; che gli atti vanno quindi restituiti al giudice a quo per un nuovo esame della rilevanza alla luce del mutato quadro normativo.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Catania. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 maggio 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 maggio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA