[pronunce]

n. 155 del 2012 e dalle schede tecniche allegate - le quali, con specifico riferimento alle singole realtà territoriali, illustrano le modalità di applicazione dei criteri -, nonché dalle relazioni e dai pareri, in particolare delle Commissioni giustizia della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, sottoposti all'attenzione del Governo e del Parlamento; che, alla stregua di tale quadro di riferimento per l'esercizio della delega, non si ravvisa violazione da parte del d.lgs. n. 155 del 2012 dei relativi criteri, né si evidenzia una irragionevolezza della loro applicazione; che nell'adozione del decreto legislativo sono state considerate, specificamente, le singole realtà, da cui emerge che: - il Tribunale di Saluzzo risultava nettamente al di sotto dei parametri generali, come individuati, e l'accorpamento del Tribunale di Saluzzo, insieme a quello di Mondovì, al Tribunale provinciale di Cuneo ha consentito a quest'ultimo di acquisire le dimensioni ottimali di un Tribunale di medie dimensioni, come confermato anche dall'analisi dei dati relativi alla somma delle rispettive sopravvenienze ed al calcolo dei carichi di lavoro; - il Tribunale di Bassano del Grappa è l'unico Tribunale sub-provinciale del Veneto, di modeste dimensioni, ed al di sotto di tutti i parametri di riferimento; - le difficoltà di collegamento, nonché le relative distanze, escludevano un accorpamento del Tribunale ordinario di Bassano del Grappa a quello di Belluno, mentre le verifiche endo-provinciali, in attuazione del criterio prioritario previsto dalla lettera e) della delega legislativa, non sortivano effetti utili al suo mantenimento attraverso operazioni di riequilibrio dei territori; - l'orografia locale, i collegamenti e la stretta contiguità territoriale con il Tribunale di appartenenza non consentivano di riequilibrare adeguatamente i due Tribunali, di Bassano e di Belluno, all'interno della stessa Provincia, mentre l'accorpamento del Tribunale ordinario di Bassano a quello di Vicenza permetteva a quest'ultimo di mantenere parametri dimensionali compatibili con gli standard di efficienza individuati, tenuto conto che sotto il profilo logistico ed infrastrutturale non emergevano particolari problemi trattandosi di zone servite tra loro da mezzi pubblici e da collegamenti vari e che la intervenuta realizzazione di un nuovo palazzo di giustizia, quale sede del Tribunale soppresso, non escludeva una diversa utilizzazione dell'immobile in questione; - l'assorbimento della sezione di Gaeta del Tribunale di Latina nello stesso, e l'accorpamento del Tribunale ordinario di Cassino a quello di Frosinone, andavano ripensati alla stregua dei pareri delle Commissioni giustizia della Camera e del Senato, in cui veniva chiesto di non sopprimere il Tribunale di Cassino, previo accorpamento al medesimo della sezione distaccata di Gaeta, per il preoccupante livello di infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo camorristico nel territorio, come evidenziato dal Procuratore generale della Corte d'appello di Roma; - il Tribunale ordinario di Nicosia, facente parte di un distretto, quale quello di Caltanissetta, con una dimensione globale incompatibile con l'esistenza di quattro Tribunali di cui due provinciali (Enna e Caltanissetta), spiccava per valori particolarmente bassi; - d'altro conto, in ragione delle stragi di mafia che si erano susseguite in danno di magistrati operanti nel limitrofo distretto di Palermo, il pur piccolo Tribunale ordinario di Caltanissetta e la locale Direzione distrettuale antimafia avevano dovuto affrontare ed affrontavano complesse fasi di indagini e processi rilevanti; - il territorio di Gela era caratterizzato da livelli di impatto delle organizzazioni criminali con pochi eguali, cosicché tra i due Tribunali astrattamente sopprimibili, di Gela e Nicosia, occorreva procedere alla soppressione di quest'ultimo, atteso che, malgrado la difficoltà di collegamenti tra il suo bacino di utenza e la sede di Enna, la domanda di giustizia presso la sede di Nicosia era talmente irrilevante da non consentire la permanenza del Tribunale, le cui dimensioni erano sotto la soglia prescelta per il mantenimento degli uffici del giudice di pace; che, come affermato nella sentenza n. 237 del 2013 rispetto ad altre sedi giudiziarie di primo grado soppresse, da una parte, risulta che non vi è stata una esplicita o formale violazione dei criteri di delega, dall'altra, la loro applicazione non manifesta elementi di irragionevolezza e risponde a un corretto bilanciamento degli interessi; che la scelta del legislatore delegato, come richiesto dal carattere generale dell'intervento, non poteva essere effettuata valutando soltanto i dati dei singoli uffici e i relativi territori in una comparazione meramente statistica, come si assume, in sostanza, nelle ordinanze di rimessione, dovendo, invece, inserirsi in una prospettiva di riorganizzazione del territorio nazionale in un'ottica di riequilibrio complessivo degli uffici di primo grado; che tale conclusione rimane valida, in particolare, per la sezione distaccata di Gaeta, la cui soppressione viene denunciata come contrastante con quel criterio della delega (art. 1, comma 2, lettera e) che imporrebbe, quale «prioritaria linea di intervento», di procedere all'accorpamento nell'ambito distrettuale o provinciale, atteso che esso è pur sempre derogabile con una adeguata e documentata motivazione, come accaduto nella fattispecie in esame; che le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1, con l'allegata tabella A, e 2, con l' allegato 1, del d.lgs. n. 155 del 2012, sollevate dai Tribunali ordinari di Bassano del Grappa, Saluzzo, Latina, sezione distaccata di Gaeta, e Nicosia, in riferimento agli artt. 3, 24, primo comma, 25, primo comma, 97, primo comma, e 81 Cost., sono manifestamente infondate, in ragione dei principi affermati nella sentenza n. 237 del 2013; che la prospettata violazione dell'art. 3 Cost. (quanto ai principi di eguaglianza e di ragionevolezza) non sussiste, per la diversità delle situazioni degli uffici giudiziari interessati, come posto in luce nelle menzionate schede tecniche; che in relazione alla dedotta violazione dell'art. 24 Cost., per denegata giustizia e difficoltà di accesso alla giustizia, va osservato che non vi è alcun impedimento o limitazione, e che la soluzione adottata contempera, in una dimensione di ragionevolezza, più valori costituzionalmente protetti, al fine di garantire una giustizia complessivamente più efficace; che è manifestamente infondata anche la censura di violazione dell'art. 25, primo comma, Cost., per lesione del principio del giudice naturale, posto che questa nozione «corrisponde a quella di "giudice precostituito per legge"» (sentenza n. 237 del 2007) e che la normativa impugnata concreta, appunto, tale «precostituzione per legge»; che l'ulteriore dedotta violazione dell'art. 97 Cost., poi, non sussiste, perché la normativa denunciata persegue, al contrario, le finalità di complessivo buon andamento dell'amministrazione;