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-bis introdotto alla Camera, la normativa di fatto continua a confondere quello che è un ovvio infortunio sul lavoro, per un medico, ad esempio, con la classificazione generale che è stata fatta con il precedente decreto-legge cura Italia. Questo significa che ogni imprenditore, piccolo o grande che sia, può essere soggetto a un processo civile, penale, o addirittura a un problema con la sua assicurazione, semplicemente perché l'INAIL ha fatto determinate scelte nelle sue circolari. Soprattutto, non si è assunto un concetto secondo me elementare, e cioè, che siamo di fronte a una pandemia, ragion per cui è un po' complicato che su un posto di lavoro - pensate a chi lavora nel tessile piuttosto che a chi produce macchinari o fa l'artigiano - possa esserci un'equiparazione con l'infortunio sul lavoro, che, invece, investe certamente la classe medica, gli infermieri e quant'altro. Su questo non c'è ancora chiarezza e si può dar luogo a una serie di profonde ingiustizie, perché il nostro è un Paese dove - per ricordare l'intervento di ieri del senatore Pichetto Fratin - servono sempre le firme. Ma perché servono sempre le firme e le carte? Perché questo è un Paese dove si ha paura ad assumersi le responsabilità, perché dall'oggi al domani salta fuori la Corte dei Conti, il nemico che va a fare una denuncia in procura, il cliente scontento che reagisce. Ecco che allora, ovviamente, in un quadro di questo genere, non si può, da un lato, costruire responsabilità e, dall'altro, non capire che vanno sciolte. Per questo pensiamo che sarebbe stato meglio non porre la questione di fiducia, ma affrontare in modo più serio alcuni nodi - io ne ho detto uno dei tanti - che la conversione di questo decreto-legge pone. (Applausi). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, esattamente due mesi fa il presidente Conte si presentava nel luogo da lui decisamente prediletto, e cioè davanti ai giornalisti, per affermare - cito testualmente - che: «Con il decreto-legge appena approvato diamo liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese». In questo episodio che ho ricordato si fotografa la reale situazione che stiamo attraversando in questo momento nel Paese. Abbiamo un Presidente del Consiglio che va in televisione, prima di passare alle Camere, e utilizza termini come "bazooka" o "mare di liquidità", più adatti ad un imbonitore, a un venditore di pentole, o a chi appare in televisione per vendere qualcosa. Sono però, evidentemente, fake news , note come tali. Infatti, a quasi sessanta giorni dalla sua emanazione, ci troviamo a dover convertire il decreto-legge in esame, senza avere, ad esempio, alcuna notizia sui risultati che ha prodotto. Dopo circa sessanta giorni, un decreto-legge urgente avrebbe potuto produrre qualcosa, ma non è stata fornita nessuna informazione al riguardo. Abbiamo trovato dei riscontri sulla stampa e dei pareri, che abbiamo raccolto. Oggi il mondo bancario sta rispondendo in misura parziale sul provvedimento minore, quello relativo ai finanziamenti fino a 25.000 euro, qualora non ci siano problemi preesistenti da parte del richiedente, ovvero non abbia avuto ad esempio un problema con un assegno messo in sospeso. Figuriamoci poi cosa accade se ha avuto accesso a procedure concorsuali: neanche lo farebbero entrare in banca. C'è quindi questo baluardo e questa frapposizione del mondo del credito, rispetto ai beneficiari di una norma dello Stato, che, evidentemente, proprio per l'interposizione fittizia di questo soggetto, ovvero il mondo delle banche, diventa di lunga e difficile applicazione. Il dato dei finanziamenti fino a 25.000 euro qualche modestissima risposta l'ha data, per quei soggetti che non avevano alcun problema. Quindi si tratta di una norma che è andata non a risolvere problemi, ma, nella migliore delle ipotesi, ad aiutare. Se ci fossero stati problemi, i potenziali beneficiari - ripeto - neanche sarebbero potuti entrare in banca. Tutti gli altri provvedimenti, quelli corposi, che venivano definiti come bazooka , sono fermi. C'è infatti un problema serio, che avremmo potuto tentare di risolvere, qualora ci fosse stato un minimo di dibattito e un minimo di collaborazione: mi riferisco a quella famosa collaborazione, che non più tardi di ieri sera alle 18, il solito soggetto, ovvero il Presidente del Consiglio, ha largamente enunciato nei confronti delle Camere e delle opposizioni. Si tratta ovviamente di enunciazioni vuote, come tutti sappiamo, colleghi. Se ci fosse stato dunque un minimo di collaborazione, avremmo potuto circostanziare, ad esempio, che tutti i provvedimenti ulteriori, cioè quelli di misura economica rilevante, sono stati impossibili da attuare, perché gli istituti bancari aspettano di ricevere materialmente la garanzia, cosa che evidentemente tarda e non c'è. Il pezzo di carta non arriva e, se non arriva il pezzo di carta, le banche, che secondo un gergo noto sono abituate a sporcare le carte, non danno denaro e lo bloccano. Anche se l'istruttoria ha avuto buon esito, se non si perfeziona la garanzia, la procedura non si concluderà. Quindi, a sessanta giorni dall'emanazione del provvedimento in esame, esso è rimasto solo all'interno delle esternazioni del Presidente del Consiglio, che ama andare in televisione, perché ciò accarezza il suo ego e il giorno dopo, quando riguarda il video, ritiene di aver assolto al proprio dovere. In realtà, tutto questo resta nel video, come peraltro verifichiamo noi, oggi, in questa sede. Signor Presidente, mi sembra assolutamente evidente la marginalità del dibattito nei confronti di questo tema. Anche questa è una foto di quello che sta accadendo nel Paese: tutti noi siamo qui a beneficio di Facebook, perché poi prendiamo il nostro filmatino e lo mettiamo sui social , così almeno qualcuno ci ascolta. Non c'è però il contributo che dovrebbero dare le Camere su questo tema e proprio questo è, o dovrebbe essere, l'oggetto del mio intervento. Signor Presidente fatico però a parlare di cose ovvie e a dover convincere i colleghi di qualcosa che reputo assolutamente scontato. Oggi stiamo convertendo un decreto-legge senza relatore, con l'apposizione della questione di fiducia. Tutti gli atti licenziati dalle Camere relativi al Governo Conte 2 sono stati licenziati con la questione di fiducia. Provo solo immaginare - e provate anche voi solo ad immaginare, con un minimo di residua obiettività - che cosa sarebbe accaduto se questo si fosse verificato con un Presidente del Consiglio, non dico Salvini (figuriamoci se posso dire Salvini), ma diverso: qualunque Presidente del Consiglio diverso da Conte. Provate a immaginare se ci fosse oggi in carica un Governo che ha licenziato ogni provvedimento con l'apposizione della questione di fiducia. La collega Modena poco fa diceva che avete avviato una prassi per cui la discussione avviene in prima lettura mentre nella seconda viene apposta sistematicamente la fiducia. Purtroppo non è più neanche così, perché già in prima lettura mettete la fiducia; praticamente le Camere sono totalmente escluse e la fotografia di oggi ne è uno specchio evidente.