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Il 10 maggio 2018 la Conferenza unificata ha approvato l'intesa sul documento recante «Aggiornamento delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nei disturbi dello spettro autistico». Secondo quanto emerge da tale documento, il Ministero della salute, in collaborazione con il gruppo tecnico interregionale salute mentale, ha condotto una valutazione sul recepimento delle precedenti linee d'indirizzo (del 2012), dalla quale è emerso un diverso grado di recepimento e differenti implementazioni a livello regionale e locale. Purtroppo, tali esperienze - si sottolinea - non sono ad oggi ancora uniformemente diffuse nel territorio nazionale, generando disparità di approccio alla gestione dei bisogni delle persone con spettro autistico. Proprio in conseguenza del modesto recepimento delle linee d'indirizzo del 2012, l'intesa medesima ribadisce quanto previsto all'articolo 4 della menzionata legge n. 134 del 2015, ossia che l'attuazione delle linee d'indirizzo, come aggiornate, costituisce adempimento ai fini della verifica del Comitato permanente per la verifica dei LEA, tuttavia inserendo nel medesimo documento l'invarianza finanziaria secondo la quale all'attuazione dell'intesa si provvede nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Nel settembre 2018 l'Istituto superiore di sanità ha ufficializzato l'obiettivo di redigere le linee guida sul disturbo dello spettro autistico finalizzate a supportare i professionisti sanitari nella definizione del percorso diagnostico e terapeutico più appropriato ed a creare una rete di sostegno e assistenza per i familiari e caregiver nella presa in carico integrata del minore, che deve coinvolgere l'intero contesto di vita (famiglia, scuola, luoghi di aggregazione, servizi territoriali sociali e sociosanitari), al fine di offrire un insieme di risposte mirate agli specifici bisogni individuali di natura abilitativa ed educativa e garantire altresì livelli omogenei di presa in carico e trattamento su tutto il territorio nazionale. In conclusione, con la nostra mozione chiediamo al Governo: di attivarsi per l'istituzione di una rete scientifica ed epidemiologica, anche in raccordo con analoghe esperienze in ambito europeo o internazionale, al fine di promuovere studi e ricerche finalizzate a raccogliere dati di prevalenza nazionale aggiornati e a censire le buone pratiche terapeutiche ed educative a questo dedicate; di definire, in attuazione dell'intesa sancita in sede di Conferenza unificata del 10 maggio 2018 nell'ambito della stipula del nuovo Patto per la salute 2019-2021, un sistema di valutazione secondo indicatori oggettivi e misurabili di garanzia del puntuale adempimento delle linee di indirizzo su tutto il territorio nazionale, a valere come obiettivo strategico del nostro Servizio sanitario nazionale, per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nei disturbi dello spettro autistico con uno specifico riconoscimento dello 0,5 per cento delle maggiori risorse vincolate, ad ogni conseguente effetto all'esito del prescritto monitoraggio del Comitato permanente per la verifica dell'erogazione dei LEA, deducendone le coerenti previsioni nella suddetta adottanda intesa, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Chiediamo inoltre di perfezionare, per il tramite dell'Istituto superiore di sanità, l'elaborazione delle linee guida sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico in tutte le età della vita, ai sensi di quanto previsto dalla legge n. 134 del 2015 e del decreto ministeriale 30 dicembre 2016, entro e non oltre un anno dalla data di approvazione del presente atto di indirizzo, con obbligo di conforme rendiconto in relazione annuale al Parlamento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Binetti per illustrare la mozione n. 98. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, mi sembra che oggi si scrivano due belle pagine: una di storia della medicina e una di storia di buona politica. Per quello che riguarda la storia della medicina, mi fa piacere pensare - e devo dire, onestamente, onore ai capelli bianchi - che quando io ho cominciato ad occuparmi di neuropsichiatria infantile, anni fa, l'autismo era considerato una forma di schizofrenia infantile. Non c'erano possibilità né misure, né sul piano farmacologico né sul piano di una riflessione sui comportamenti chiamiamoli educativi, abilitativi, riabilitativi e terapeutici che si potessero prendere. Il destino di questi bambini, e quindi il destino delle loro famiglie, era francamente molto, molto difficile. Se si pensa, poi, che il cuore di questa patologia è la difficoltà della comunicazione, la difficoltà della relazione, si capisce come proprio coloro che erano in una relazione più intensa, di maggiore prossimità con questo bambino - per esempio le mamme, i papà, gli educatori di prossimità - soffrissero in questa relazione e soffrissero quella sindrome di inadeguatezza che aggiungeva disagio a disagio. Sappiamo tutti perfettamente come, quando non ci sentiamo sicuri in una relazione, in genere riusciamo a comportarci anche in modo disadattivo rispetto alla relazione stessa, perché non sappiamo cogliere, in quel momento, le modalità giuste per entrare in rapporto con la persona. Bene, devo dire che nell'arco di cinquant'anni - e non esagero dicendo cinquant'anni, perché era l'inizio degli anni Cinquanta quando Sullivan definiva l'autismo come forma di schizofrenia infantile - moltissime cose, ringraziando Iddio, sono cambiate. In primo luogo, non vi è più ragione di parlare di autismo ma assolutamente occorre utilizzare una terminologia più flessibile, più inclusiva, più aperta alla speranza. Di fatto, parliamo di autismi o comunque parliamo di spettro autistico e abbiamo tutti la piena consapevolezza come in questo spettro autistico ci siano bambini il cui livello di disabilità è particolarmente rilevante e ci sono ragazzi il cui livello di disabilità è francamente compatibile con uno stile di vita pressoché normale, sono i cosiddetti soggetti autistici ad alto funzionamento. Ieri, intervenendo insieme a molti amici e molti colleghi nel convegno che si è svolto nella sala Zuccari al Senato, dicevo come, in questo momento, il soggetto autistico più noto al mondo è la ragazza svedese di nome Greta, quella che riesce a parlare all'ONU, riesce a parlare al Parlamento europeo, riesce a mettere in marcia, a mettere in cammino infinite moltitudini di coetanei, sollecitandoli tutti verso problemi così alti e così importanti come il problema del clima, come il problema dell'ambiente. Noi possiamo avere la consapevolezza che da un soggetto autistico possiamo apprendere molto, esattamente come possiamo trasferire nella relazione con un soggetto autistico tutta l'umanità di cui siamo capaci, permettetemi di dire tutta l'umiltà di cui siamo capaci quando, parlando con una persona, dobbiamo metterci assolutamente sul suo piano, dobbiamo ascoltarne i bisogni, ascoltare la grammatica delle sue emozioni, prestare attenzione alle sue paure e cercare in qualche modo di evitarle.