[pronunce]

Nella specie, d'altra parte, la previsione di un controllo esclusivamente politico sulle spese riservate non sarebbe affatto irragionevole, né contrastante con il principio del buon andamento e dell'imparzialità della pubblica amministrazione, enunciato dall'art. 97 Cost., trovando giustificazione nella specificità delle funzioni assolte dai servizi.1.- Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Perugia, nell'ambito di un processo penale che vede imputati un ex direttore del SISMI (il generale Nicolò Pollari) e un ex collaboratore e poi dipendente del medesimo Servizio (Pio Pompa), ha proposto conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione alle note del 3 dicembre 2009, n. 50067/181.6/2/07.IX.I, e del 22 dicembre 2009, n. 52285/181.6/2/07.IX.I, con le quali è stato confermato - nei termini ivi indicati - il segreto di Stato opposto dai sunnominati Pollari e Pompa in occasione dell'interrogatorio reso ai sensi dell'art. 415-bis, comma 3, del codice di procedura penale. 2.- Giova, al riguardo, preliminarmente riepilogare, nei suoi termini essenziali, la vicenda che ha dato origine al conflitto, quale emerge dalle deduzioni e dalle produzioni documentali delle parti. Il processo di cui il ricorrente è investito trae origine dalla perquisizione e dal conseguente sequestro eseguiti il 5 luglio 2006 dalla Procura della Repubblica di Milano, nell'ambito di altro procedimento, presso la sede del SISMI di via Nazionale in Roma, che si deduce gestita dal Pompa. Nell'occasione, era rinvenuto un archivio contenente numerosi dossier sulla vita, sull'attività e sugli orientamenti politici di magistrati, funzionari statali, giornalisti e parlamentari e sulle attività di movimenti sindacali e associazioni di magistrati. Secondo l'ipotesi accusatoria, alla luce dei documenti sequestrati, detta raccolta di informazioni avrebbe avuto come obiettivo quello di screditare, mediante diffamazioni, calunnie e abusi di ufficio, i soggetti interessati, considerati «ostili» in ragione delle loro idee politiche. A seguito di ciò, il Pollari e il Pompa erano sottoposti a procedimento penale in relazione - per quanto qui interessa - a due ipotesi di reato. Da un lato, quella di peculato aggravato continuato, per essersi appropriati, in concorso tra loro, di somme e di risorse materiali e umane del SISMI, impiegandoli per scopi palesemente estranei alle finalità istituzionali del Servizio, quale l'anzidetta attività di raccolta e trattamento di informazioni. Dall'altro, quella di violazione di corrispondenza aggravata continuata, per aver preso cognizione, sempre in concorso fra loro, della corrispondenza informatica inerente a una associazione di magistrati europei (la MEDEL). Al solo Pompa era contestato, inoltre, il delitto di cui all'art. 260, numero 3, del codice penale, per essere stato colto successivamente in possesso di documenti informatici atti a fornire notizie destinate a rimanere segrete nell'interesse dello Stato. Ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, gli indagati chiedevano e ottenevano di essere sottoposti a interrogatorio, ai sensi dell'art. 415-bis, comma 3, cod. proc. pen. In tale sede, attraverso memorie che depositavano, contestavano entrambi gli addebiti loro mossi. Quanto al peculato, assumevano che la documentazione sequestrata apparteneva al Pompa, il quale l'avrebbe formata con risorse personali - per la quasi totalità prima della sua assunzione alle dipendenze del SISMI e, in parte, addirittura prima dell'inizio della sua collaborazione esterna col Servizio - avvalendosi di informazioni tratte da organi di informazione e da internet. Quanto alla violazione di corrispondenza, sostenevano - fermo quanto precede - che il materiale era stato scaricato da siti internet liberamente accessibili. Gli indagati soggiungevano, tuttavia, che per fornire ulteriori e decisivi elementi, atti a dimostrare in modo inconfutabile l'insussistenza dei fatti, avrebbero dovuto rivelare notizie coperte da segreto di Stato, in quanto inerenti agli «interna corporis» del Servizio (quali le direttive e gli ordini impartiti dalle autorità governative e dal direttore agli appartenenti all'organismo, la posizione del Pompa all'interno di questo, le risorse utilizzate per la sua attività e via dicendo). Di conseguenza, opponevano il segreto di Stato su tale complesso di circostanze e, in definitiva, «su tutti i fatti descritti» nei capi di imputazione. Analoga posizione assumeva il Pompa quanto al delitto di possesso di notizie destinate a rimanere segrete nell'interesse dello Stato, a lui ascritto in via esclusiva. A fronte di ciò, il pubblico ministero chiedeva al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'art. 41 della legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto), di confermare l'esistenza del segreto di Stato riguardo a quattro circostanze, la cui conoscenza era ritenuta essenziale per la definizione del procedimento; vale a dire se il SISMI, nel periodo in cui era stato diretto dal Pollari: a) avesse «finanziato in qualsiasi modo e forma, sia direttamente che indirettamente», la sede di via Nazionale, gestita dal Pompa»; b) avesse «retribuito economicamente, in qualsiasi modo e forma, direttamente o indirettamente», il Pompa o Jennj Tontodimamma; c) avesse «impartito ordini e direttive» ai medesimi; d) avesse, infine, «impartito ordini e direttive» al Pompa o alla Tontodimamma «di raccolta di informazioni su magistrati italiani o stranieri». Con le note impugnate, il Presidente del Consiglio dei ministri confermava il segreto relativamente a «modi e forme dirette e indirette di finanziamento per la gestione da parte di Pio Pompa della sede del SISMI in via Nazionale, a Roma, allorché il Servizio era diretto da Nicolò Pollari»; a «modi e forme di retribuzione, diretta o indiretta, di Pio Pompa e di Jennj Tontodimamma, collaboratori prima e dipendenti poi del SISMI, diretto da Nicolò Pollari»; nonché in relazione alle direttive e agli ordini impartiti al Pompa e alla Tontodimamma all'interno del Servizio. La conferma del segreto veniva motivata con l'esigenza di tutela degli «interna corporis» del SISMI, nell'ottica di non rendere di pubblico dominio le modalità di organizzazione e le tecniche operative del Servizio: profili che - alla luce di quanto chiarito da questa Corte con la sentenza n. 106 del 2009, nonché di quanto stabilito dalla vigente normativa, e segnatamente dal d.P.C.m. 8 aprile 2008 - rientrerebbero tra quelli suscettibili di protezione a mezzo del segreto di Stato.