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Se fosse stata accolta la sintesi elaborata dal relatore, presidente Ostellari, che aveva sostanzialmente recepito in toto anche le nostre proposte emendative, adesso con certezza potremmo definitivamente approvare il provvedimento al Senato e potremmo blindarlo, con l'accordo politico di votarlo alla Camera nel giro di poche settimane ponendo la fiducia. Questo grazie a modifiche che non sminuirebbero il senso del provvedimento, perché si tratta di formulazioni simili, estratte da un analogo disegno di legge, presentato sul medesimo argomento dal collega Scalfarotto. Proposte che erano già state condivise e sottoscritte dall'onorevole Zan ad inizio legislatura. Con questi nostri emendamenti, noi chiediamo di fare politica. Fare politica significa essere disposti a scendere a compromessi. Il muro contro muro non porta da nessuna parte. Bisogna sapere mediare per poter trovare punti di incontro che interpretino gli interessi dei cittadini e delle cittadine. Come Italia Viva alla Camera abbiamo approvato il testo attuale del disegno di legge Zan perché lì c'erano voti sufficienti. Oggi, però, se vogliamo portare a casa il risultato, dobbiamo confrontarci con i numeri del Senato e la realtà ci dice che i numeri al Senato, con alta probabilità, non saranno abbastanza. Ecco perché mi sento di rivolgere a mia volta un appello alle forze parlamentari riformiste e liberali: modifichiamo insieme il provvedimento. Sediamoci ancora attorno ad un tavolo e individuiamo quegli aspetti che ci consentano di perseguire un consenso ampio, tale da blindare la legge senza esporla a brutte sorprese. Il provvedimento è troppo importante per rischiare che decada nella anonimità di voti segreti. Sono tanti i colleghi che si riconoscono nell'idea di un'Italia moderna ed europea e di un Paese dove le libertà personali vengono riconosciute e tutelate. È a questi colleghi che mi rivolgo; a loro mando l'invito ad esprimersi a favore di alcune modifiche puntuali, che portino ad un più largo consenso e che ci consentano di trovare insieme un compromesso attraverso il quale approvare la legge senza intoppi. Questa legge è urgente, è necessaria. È una legge per una società orientata a domani ed esprime il bisogno di un ammodernamento sociale, per un salto in avanti che è opportuno che l'Italia compia. Noi di Italia Viva siamo convinti che non sia giusto fare delle battaglie fini a se stesse senza creare i presupposti per portare a casa il risultato. E riteniamo che non sia corretto nei confronti delle persone muoversi con l'unico obiettivo di guadagnare qualche follower in più, se poi i diritti si perdono per strada. Noi non siamo per una politica del lascia o raddoppia. A noi premono i risultati concreti. Siamo quelli delle unioni civili e siamo qui oggi per aggiungere un ulteriore tassello al percorso della parità dei diritti avviato con il nostro provvedimento nel 2016. Non ci piace doverci ritrovare in Aula a fare gli scongiuri, appesi all'incertezza di qualche voto di scarto. Da noi di Italia viva continua ad esserci un voto leale e costruttivo, in linea con quanto fatto fino ad ora. Ma siamo sicuri che l'atteggiamento del resto della maggioranza potrà dirsi altrettanto leale e trasparente? Se, come temiamo, nel corso di singoli voti segreti i numeri tradiranno questo provvedimento e lo faranno decadere, non ci si venga a dire che siamo stati noi di Italia Viva a farlo affossare. Noi voteremo convintamente a favore del disegno di legge, come abbiamo fatto in ogni passaggio fino a questo momento e invitiamo tutti a fare altrettanto, così che ci sia un consenso sufficiente per farlo passare, così che storie di aggressione come quelle a Pietro e a Valerio possano finalmente venire denunciate e condannate. Ma se vogliamo realmente cambiare questo Paese è ora di uscire dal vicolo cieco di posizioni teologiche e vedere come tutelare davvero gli interessi di tanti ragazzi e persone perbene che chiedono soltanto di potersi amare senza fare del male a nessuno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, approfitto di questa modalità intima del Senato di stamattina e, soprattutto, di questa discussione che mi sembra tra sordi, nel senso che si confrontano due blocchi ideologici. Vorrei dire che sono due placche tettoniche che si trovano nell'impossibilità di avvicinarsi o di allontanarsi. PRESIDENTE. Quelle si avvicinano, invece. ZAFFINI (FdI) . Presidente, come lei sa, a volte si avvicinano e, a volte, si allontanano. La discussione di oggi è più immobile delle placche tettoniche perché vedo che il dibattito gira intorno a totem ideologici, a surrogati di pensiero. Mi spiego e lo dico soprattutto a quei colleghi che in buona fede cercano il dialogo e un testo, come l'ultimo intervento che mi ha preceduto, che riesca a sintetizzare i motivi dove c'è accordo. Colleghi, in realtà - spero di sbagliare, ma temo di non sbagliare molto - dietro a questo provvedimento c'è un consueto atteggiamento di un certo pezzo di sinistra che, avendo nel tempo depauperato la portata del proprio pensiero ideologico sotto i colpi di un tatticismo esasperato (che, ad esempio, vede oggi il PD governare insieme alla Lega), è costretta a surrogati di pensiero che deve blindare. Il pensiero della sinistra viene da un pensiero forte con il quale non ho nulla da spartire, ma che rispetto profondamente, laddove ancora esiste, tant'è che rispetto quei colleghi che ancora nutrono quel pensiero e lo manifestano esplicitamente, concretamente e coerentemente. Gran parte della sinistra, però, questo pensiero se l'è giocato; la sbrindellato, l'ha perso dietro un percorso ipertattico per dover gestire il potere a tutti i costi, e gli ultimi dieci anni rispetto a questo sono assolutamente palesi, lampanti ed esaustivi. Di cosa c'è bisogno per aggregare? Di montare il nemico, di costruire il totem ideologico e, allora, a turno riscopriamo il pericolo del fascismo e l'intolleranza nei confronti del diverso. Apro una parentesi. Ma che cos'è diverso e cos'è uguale? È diverso anche il pensiero. Giustamente si pretende il rispetto per il diverso, ma secondo me è un'offesa anche definirlo tale perché per me, invece, non c'è niente di diverso in una persona che sceglie nella propria vita di fare ciò che vuole rimanendo nel lecito. Per me non c'è nulla di diverso e, quindi, non lo considero un diverso. Mi torna in mente il termine che conoscevamo da ragazzi «invertito». Lo ricordate? Per me è un offesa ovviamente ed è un'offesa anche dire che è un diverso. Per me non è un diverso; è un uguale, ma io sono per l'uguaglianza in partenza e, comunque, qui rischiamo di divagare. Quindi, di fronte a un testo che dovrebbe o vorrebbe tutelare il diverso, io mi chiedo quale maggiore diversità va tutelata, se non quella del pensiero, quella di poter esprimere liberamente, tranquillamente e serenamente il proprio pensiero, anche quando è assolutamente incontrovertibile.