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Disposizioni in materia di specificità delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Onorevoli Senatori. -- Il personale del comparto sicurezza e difesa, in relazione alla tipicità dei compiti assegnati, opera in una situazione di diritti e doveri assolutamente singolare, sostanzialmente differente rispetto a quella degli altri dipendenti pubblici. La particolarità del rapporto d'impiego attribuita a tale personale risulta sancita da numerosi provvedimenti normativi e regolamentari ed è stata recentemente circostanziata dall'articolo 19 della legge n. 183 del 2010 che ha riconosciuto la specificità al personale del comparto difesa e sicurezza rispetto al comparto del pubbligo impiego. Anche il decreto legislativo n. 165 del 2001, nel definire l'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, ha ribadito che la particolarità del rapporto d'impiego del personale militare e delle Forze di polizia resta regolamentato da norme speciali (quindi non rientra nella cosiddetta privatizzazione del pubblico impiego). La singolarità dello status , connaturato poi con il particolare rapporto d'impiego, incide sulle condizioni di vita, in quanto richiede al personale del comparto sicurezza e difesa: -- consapevolezza di dover assolvere compiti inerenti lo scopo di difendere la Patria, ossia di concorrere al perseguimento degli obiettivi indicati dal Governo per il mantenimento della pace, della sicurezza interna, dell'ordine pubblico, degli interventi a favore della popolazione e a garanzia delle libere istituzioni; -- costante efficienza fisica e psichica, assolutamente essenziale per l'assolvimento del servizio; -- disponibilità ad operare in condizione di disagio, anche in carenza di adeguato supporto logistico; -- capacità di operare con coraggio e prudenza, nonché di gestire il rischio connaturato alla professione di militare o di tutore dell'ordine pubblico; -- consapevolezza di dover mantenere, anche fuori dal servizio, una condotta corretta, decorosa e riservata, adeguata alle responsabilità rivestite. Questi elementi caratterizzano in modo inequivocabile la condizione a cui soggiace il personale del comparto ed implicano che soltanto la legge possa definire un equilibrato bilanciamento tra interessi di pari rango costituzionale quali: -- consentire ai militari e alle Forze dell'ordine di esercitare i diritti riconosciuti a tutti i cittadini; -- garantire il perseguimento degli obiettivi concernenti la sicurezza della comunità nazionale. Pertanto, il trattamento di tale categoria di personale deve tener conto della specificità della condizione a cui esso soggiace e deve essere regolamentato da un'apposita disciplina appropriatamente remunerativa e compensativa della naturale gravosità degli impegni connessi all'assolvimento dei doveri professionali, che si riflette inevitabilmente anche sulla famiglia. Da ciò ne consegue che soltanto una condizione degli operatori del comparto, costantemente rapportata alle esigenze d'impiego, stimola la motivazione del personale ad operare con la sensibilità necessaria per una produttività allineata con gli obiettivi istituzionali. In tal senso, la stessa legge sulla specificità ha sottolineato, in linea di principio, la particolare condizione in cui versa questa particolarissima categoria di lavoratori rispetto al resto del personale del pubblico impiego. Il personale delle Forze di polizia e delle Forze armate ad ordinamento militare o civile è assoggettato, in ragione del particolare status, ad una normativa specifica che quindi implica in primo luogo l'affievolimento di alcuni diritti costituzionali, nonché una serie di doveri e di gravami che configurano uno status del tutto originale e non comparabile. Proprio in relazione a tali presupposti normativi è stato previsto il riconoscimento della specificità del personale del comparto sicurezza e difesa, da attuare con appositi provvedimenti e con specifici accantonamenti di bilancio. L'obiettivo del legislatore era quello di prevedere un corpo normativo peculiare, con regole proprie, finalizzato a normare in modo diverso e più puntuale il personale del comparto sicurezza e difesa. Per contro, nel recente passato si è assistito ad un graduale processo di omologazione di tale personale a quello del pubblico impiego. Ne sono la riprova i provvedimenti adottati nell'ambito della cosiddetta legge «Fornero» e il «blocco retributivo», disposto a partire dal 2011 e tutt'ora in corso. Tali provvedimenti hanno determinato effetti devastanti su tutto il personale del comparto e generano forme di demotivazione, in relazione al perdurare della mancata corresponsione dei riconoscimenti economici, difficilmente componibili rispetto al passato, attesa anche la particolare natura del rapporto di lavoro, caratterizzato da una spinta verticalizzazione dei trattamenti. Nel concreto, il blocco economico introdotto con il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, non ha tenuto in alcun conto della specificità riconosciuta dall'articolo 19 della legge n. 183 del 2010, in virtù del peculiare servizio prestato dal personale del comparto sicurezza e difesa. Infatti, la previsione che le promozioni e le progressioni di carriera di tutto il personale, comunque denominate, abbiano effetto solo sul piano giuridico (articolo 9, comma 21, del citato decreto-legge n. 78 del 2010) incide negativamente sulla particolare struttura degli ordinamenti delle Forze di polizia e delle Forze armate. Ad esse, per la particolare natura della retribuzione, fa corrispondere ad ogni passaggio di carriera, la cui tempistica e modalità sono disciplinate dalla legge proprio in relazione della particolare e delicata attività svolta, l'attribuzione di incarichi, funzioni e responsabilità sempre più rilevanti secondo le anzianità di servizio. In ragione di ciò sarebbe stato opportuno escludere a suo tempo tale personale dal blocco delle retribuzioni, ma oggi si rende ancora più necessario ridare dignità a tutto il suddetto comparto. Una esigenza dettata dalla necessità di preservare la tenuta interna dell'organizzazione gerarchica che rischia di cedere per l'iniqua disparità di trattamento tra pari grado o pari qualifica, che con uguali responsabilità hanno un differente trattamento retributivo. Medesima è la logica per il blocco dei cosiddetti meccanismi automatici di adeguamento economico (articolo 9, comma 21), strettamente connessi all'ordinamento gerarchico in cui l'anzianità di servizio comporta un diverso grado di responsabilità sia nell'azione sia nel servizio prestato. Per quanto attiene, poi, alle deroghe apportate al blocco si registra che è stata recentemente riconosciuta la possibilità ai professori delle scuole, dipendenti dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di sospendere tali effetti a partire dal 2013. Al riguardo, va altresì evidenziato che con la sentenza n. 223 del 2012 la Corte costituzionale ha abrogato il comma 22 dell'articolo 9 del citato decreto-legge n. 78 del 2010, dichiarando incostituzionali le norme sul blocco economico per i magistrati. A ciò si devono aggiungere le palesi sperequazioni conseguenti alla mancata estensione dei contenuti normativi dei provvedimenti di concertazione al personale dirigente, come nel caso dei buoni pasto che restano ancora determinati in 4,65 euro, mentre per il resto del personale sono stati portati da anni a 7 euro.