[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del decreto legislativo 30 marzo 1999, n. 96 (Intervento sostitutivo del Governo per la ripartizione di funzioni amministrative tra Regioni ed enti locali a norma dell'articolo 4, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni), promosso con ricorso della Regione Veneto, notificato il 18 maggio 1999, depositato in Cancelleria il 26 successivo ed iscritto al n. 17 del registro ricorsi 1999. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 16 gennaio 2001 il giudice relatore Gustavo Zagrebelsky; Uditi gli avvocati Mario Bertolissi e Luigi Manzi per la Regione Veneto e l'avvocato dello Stato Oscar Fiumara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 18 maggio 1999 e depositato il successivo 26 maggio, la Regione Veneto ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 76, 115, 117, 118, 119, 121, 122 e 123 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale del decreto legislativo 30 marzo 1999, n. 96 (Intervento sostitutivo del Governo per la ripartizione di funzioni amministrative tra Regioni ed enti locali a norma dell'articolo 4, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59). 1.1. - Precisato di aver prontamente predisposto un disegno di legge di attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) il quale, a seguito della delega contenuta nella legge n. 59 del 1997 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), ha inteso operare una serie di "conferimenti" di funzioni e compiti agli enti locali, pur non riuscendo a concludere il procedimento legislativo entro il termine previsto dall'art. 4, comma 5, della legge n. 59 del 1997, la ricorrente censura il decreto legislativo sostitutivo per violazione del principio di leale collaborazione e dell'art. 76 della Costituzione, in quanto nel procedimento di adozione del decreto essa non sarebbe stata sentita, in contrasto con la prescrizione contenuta nella legge di delega. Secondo la Regione, avrebbe dovuto esserle sottoposto almeno lo schema dell'atto ed essa avrebbe dovuto poter rappresentare le ragioni del suo presunto inadempimento; ma ciò non è avvenuto, benché nel preambolo del decreto si affermi espressamente che il medesimo è stato adottato "sentite le Regioni inadempienti". In particolare, non potrebbe essere considerata quale forma di adempimento dell'obbligo di consultazione la lettera che il Ministro per gli affari regionali ha inviato al Presidente della Regione il 24 marzo 1999, limitandosi a comunicare l'intendimento del Governo di procedere alla sostituzione. Né la consultazione della singola Regione inadempiente potrebbe essere surrogata da una qualche consultazione della Conferenza Stato-Regioni, sia perché la legge di delega distingue chiaramente, nelle diverse ipotesi, i due pareri, sia perché il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali), che disciplina le funzioni della Conferenza, non prevede affatto che questa sia chiamata a pronunciarsi nell'ambito di tale procedimento sostitutivo, che non riguarda tutte le Regioni ma solo quelle che si ritiene non abbiano attuato i trasferimenti previsti dalla legge. In ordine alla mancata consultazione, nel ricorso si chiede alla Corte costituzionale di fare uso dei propri poteri istruttori, al fine di accertare lo svolgimento dei fatti. Su un piano sostanziale, il decreto legislativo contrasterebbe con i principi e criteri stabiliti dalla legge di delega, con conseguente violazione, oltre che dell'art. 76, anche degli artt. 3 e 119 della Costituzione. Innanzitutto, trattando tutti gli enti autonomi allo stesso modo, sia all'interno della Regione, sia in Regioni diverse, esso si porrebbe in contrasto con il principio di "differenziazione" nell'allocazione delle funzioni, nonché con il principio di adeguatezza in relazione alla idoneità organizzativa dell'amministrazione ricevente. Sarebbe violato il principio della copertura finanziaria e patrimoniale dei costi per l'esercizio delle funzioni amministrative conferite, di cui all'art. 4, comma 3, lettera i), della legge n. 59 del 1997, in quanto il decreto legislativo attribuisce alle Regioni funzioni e compiti, stabilendo, all'art. 49, che le sue disposizioni si applicano a decorrere dal 1° luglio 1999, mentre esso non opera alcuna attribuzione di risorse, non essendo stati ancora adottati i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri previsti dall'art. 7 della legge n. 59 del 1997. Mancherebbe poi, secondo la ricorrente, il presupposto stesso per la sostituzione, cioè l'inadempimento: l'obbligo per la Regione sorgerebbe infatti soltanto in presenza di un decreto legislativo che, in conformità della legge di delega, ponga tutte le condizioni per poter essere tradotto nell'ordinamento regionale, mentre il decreto legislativo n. 112 del 1998 subordina l'effettività dei conferimenti di funzioni al trasferimento delle risorse, con la conseguenza che la mancanza delle risorse determinerebbe anche l'illegittimità dell'intervento sostitutivo. La Regione, ai sensi dell'art. 4, comma 3, lettera i), della legge n. 59 del 1997 è tenuta a operare il conferimento di funzioni agli enti locali rispettando il principio della copertura finanziaria e patrimoniale dei relativi costi, e lo stesso art. 3, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998 dispone che contestualmente al conferimento delle funzioni si attribuiscano agli enti locali le risorse umane, finanziarie, organizzative e strumentali in misura tale da garantire la congrua copertura degli oneri derivanti dall'esercizio delle funzioni e dei compiti trasferiti. L'art. 55, primo comma, dello statuto della Regione Veneto impone analoga contestualità. In assenza dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, la Regione si trova nella impossibilità di osservare tali principi, e lo stesso disegno di legge regionale attuativo del decreto legislativo n. 112 del 1998 subordina l'esercizio delle funzioni conferite alla individuazione delle risorse finanziarie necessarie (art. 13, comma 1, del disegno di legge n. 462): neppure l'approvazione di tale progetto avrebbe potuto impedire l'intervento sostitutivo, in quanto con esso non si ripartiscono tra Regione ed enti locali funzioni attualmente esercitabili;