[pronunce]

che il rimettente procede nei confronti di persona accusata del reato di cui all'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, per non avere ottemperato all'ordine del questore di lasciare il territorio dello Stato impartito dopo l'accertamento dell'inottemperanza ad un analogo e precedente provvedimento; che, in punto di rilevanza, il rimettente segnala come, nel giudizio a quo, l'imputato abbia riferito d'essersi trattenuto nel territorio nazionale perché rimasto vittima, circa due mesi prima dell'accertamento, di un incidente stradale in esito al quale aveva subito gravi lesioni, ancora oggetto di cura al momento dell'arresto; che il Tribunale osserva come, nel caso di accoglimento della questione concernente la rilevanza del «giustificato motivo», le circostanze indicate (e documentate) dall'imputato potrebbero condurre ad una decisione di segno assolutorio, la stessa che si imporrebbe, a maggior ragione, qualora fosse stabilita l'illegittimità costituzionale della disciplina che conduce alla reiterazione di condanne pur nei confronti di soggetti che non abbiamo mai lasciato, effettivamente, il territorio nazionale; che dunque entrambe le questioni sollevate sarebbero rilevanti; che il giudice a quo, nell'illustrare le ragioni del ritenuto contrasto fra la norma censurata ed i parametri costituzionali evocati, svolge rilievi anche testualmente coincidenti con quelli espressi nell'ordinanza r.o. n. 366 del 2010, dei quali già sopra si è detto; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 28 dicembre 2010, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque non fondate; che, a sostegno delle proprie richieste, la difesa dello Stato sviluppa rilievi in tutto analoghi a quelli svolti con l'atto di intervento nel procedimento introdotto con l'ordinanza r.o. n. 366 del 2010, già sopra illustrati; che il Tribunale di Ferrara in composizione monocratica, con ordinanza del 22 luglio 2010 (r.o. n. 368 del 2010), ha sollevato - in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 27, primo e terzo comma, Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, in relazione all'ultimo periodo del precedente comma 5-ter, nel testo modificato dall'art. 1, comma 22, lettera m), della legge n. 94 del 2009, nella parte in cui sanziona reiteratamente lo straniero nei confronti del quale, a causa della mancata esecuzione del decreto espulsivo mediante accompagnamento alla frontiera, vengano emessi ripetuti ordini di allontanamento non ottemperati, e nella parte in cui non esclude la punibilità dell'interessato quando ricorra un «giustificato motivo» per l'inadempimento; che il rimettente procede nei confronti di persona accusata sia del reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, per non avere ottemperato all'ordine del questore di lasciare il territorio dello Stato (commesso in data 2 aprile 2010), sia del reato di cui all'art. 14, comma 5-quater, commesso in data 9 maggio 2010, per non avere ottemperato ad un nuovo provvedimento di allontanamento, impartito dopo l'arresto per il primo dei fatti indicati e la successiva scarcerazione; che, secondo quanto riferisce il Tribunale, l'imputato ha sostenuto, a giustificazione della condotta più risalente, di aver perso il lavoro e di non disporre dunque del denaro necessario per i titoli di viaggio, ed ha riferito, a giustificazione dell'inottemperanza reiterata, che la madre stava per ottenere un valido titolo di soggiorno in Italia, e che d'altronde, nel Paese di origine, egli non avrebbe avuto la disponibilità di un'abitazione; che il Tribunale osserva come, nel caso di accoglimento della questione concernente la rilevanza del «giustificato motivo», le circostanze indicate dall'imputato potrebbero condurre ad una decisione completamente liberatoria, la stessa che si imporrebbe, a maggior ragione, qualora fosse stabilita l'illegittimità costituzionale della disciplina che conduce alla reiterazione di condanne pur nei confronti di soggetti che non abbiano mai lasciato, effettivamente, il territorio nazionale; che dunque entrambe le questioni sollevate sarebbero rilevanti; che il giudice a quo, nell'illustrare le ragioni del ritenuto contrasto fra la norma censurata ed i parametri costituzionali evocati, svolge rilievi anche testualmente coincidenti con quelli espressi nell'ordinanza r.o. n. 366 del 2010, dei quali già sopra si è detto; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 28 dicembre 2010, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque non fondate e sviluppando, in proposito, rilievi in tutto analoghi a quelli svolti con l'atto di intervento nel procedimento introdotto con l'ordinanza r.o. n. 366 del 2010, già sopra illustrati; che la stessa Avvocatura generale dello Stato, in data 30 marzo 2011, ha depositato una memoria nell'ambito di ciascuno dei quattro giudizi incidentali fin qui considerati; che con gli atti citati, tutti di analogo tenore, si prospetta anzitutto l'inammissibilità delle questioni concernenti la mancata previsione del «giustificato motivo» quale clausola di esclusione della punibilità nella fattispecie di cui al comma 5-quater dell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998; che il Tribunale di Lecco, in particolare, non avrebbe condotto la necessaria verifica della ricorrenza, nella specie, di una situazione riconducibile alla nozione di «giustificato motivo» elaborata dalla giurisprudenza ordinaria, cosicché difetterebbe, nell'atto introduttivo del giudizio, la necessaria motivazione in punto di rilevanza; che, d'altra parte, nessuna delle situazioni di fatto apprezzate dal Tribunale di Ferrara nelle ulteriori ordinanze di rimessione potrebbe essere qualificata come «giustificato motivo», cosicché le relative questioni sarebbero inammissibili per difetto di rilevanza; che l'Avvocatura generale riscontra poi l'intervenuta pronuncia, nelle more del giudizio, della sentenza n. 359 del 2010, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 14, comma 5-quater, oggetto delle odierne censure, «nella parte in cui non dispone che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento, secondo quanto già previsto per la condotta di cui al precedente comma 5-ter, sia punita nel solo caso che abbia luogo "senza giustificato motivo"»;