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Questo emendamento si è reso necessario proprio per le numerose segnalazioni giunte dai sindaci, che hanno evidenziato come il numero dei cambi di residenza fosse cresciuto in maniera esponenziale. Questi cambi di residenza - lo sottolineo - erano richiesti sia da italiani che da stranieri. È stato approvato anche un altro emendamento, che ha provocato forse qualche mal di pancia in più alle opposizioni. Mi riferisco a quello relativo alla presentazione della certificazione delle proprietà immobiliari del Paese d'origine da parte dei cittadini extra UE. Vorrei soffermarmi nuovamente su questo punto, anche se l'avevo fatto in prima lettura in sede di replica, perché tanti non hanno capito il senso. La richiesta della certificazione si è resa necessaria per una questione di equità nei confronti degli italiani e non perché si considera lo straniero un furbo a prescindere, come è stato detto più volte. Mentre per beneficiare dei servizi sociali dei Comuni l'italiano è soggetto al controllo puntuale e immediato al catasto dei beni immobiliari di proprietà e senza alcun costo in capo all'ente, ciò non avviene per lo straniero extra UE che, grazie ai Governi di sinistra, se l'è sempre cavata con una semplice autocertificazione. Il fatto è che per mancanza di strumenti o per la carenza di risorse finanziarie i Comuni non sono in grado di fare gli opportuni controlli sulla veridicità delle informazioni fornite. Con questo emendamento abbiamo ristabilito finalmente - e lo sottolineo - equità nei confronti degli italiani. (Applausi dal Gruppo M5S) . Inoltre, la presentazione della certificazione in capo al cittadino va incontro anche alle critiche mosse più volte dall'opposizione legate all'appesantimento delle incombenze in capo ai Comuni e l'applicazione del criterio è già stato sperimentato con esiti positivi in molti Comuni dove la Lega governa. Non ci si ferma qui perché tante altre sono le migliorie inserite. Ad esempio, rispetto al testo base, che prevedeva per i lavori socialmente utili solamente otto ore settimanali, siamo passati da un minimo di otto a un massimo di sedici ore, previo accordo consensuale tra le parti. Queste e tante altre modifiche hanno portato a migliorare il decreto-legge con la finalità di andare incontro a richieste e osservazioni pervenute anche dalle stesse opposizioni. Veniamo a quota 100. Ne parlo con infinito orgoglio perché è l'ennesima promessa agli italiani che aspettavano da anni una risposta concreta. Mi perdoni l'opposizione, ma non accettiamo lezioni da chi ha votato e sostenuto la legge Fornero, compresa Forza Italia, da cui sono arrivate le critiche più pesanti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Questo proprio non lo accettiamo. Quota 100 non è una finestra per pochi, ma un finestrone che in tre anni consentirà a quasi un milione di persone di andare in pensione a un'età accettabile, un'età che consentirà loro di dedicarsi alle famiglie e ai nipoti. La figura dei nonni e della famiglia è, ancora una volta, al centro della nostra azione politica. Di questo siamo fieri e ne andiamo orgogliosissimi. Quota 100 è stata una scelta consapevole per cominciare a svuotare il bacino della legge Fornero e dare respiro al mercato del lavoro. Il numero di richieste di adesioni ci dà una sola risposta: che abbiamo ragione. A chi critica parlandoci di quota 41, rispondo che il sistema economico e lavorativo non avrebbe retto se, in base ai dati, avessero chiesto di andare in pensione tutte insieme le 700.000 persone che ne avrebbero avuto diritto. Non dimentichiamo inoltre - e l'abbiamo attuato - il blocco dell'aumento dell'aspettativa di vita per le pensioni anticipate. Di questo ne beneficeranno tutti. Vogliamo parlare anche della questione dei dipendenti pubblici, che molto spesso è stata sollevata sia in Commissione che in Aula. È vero, tanti dipendenti pubblici beneficeranno della quota 100, e meno male. Dico meno male se si pensa che i dipendenti della pubblica amministrazione hanno un'età media di cinquantacinque anni e che gli under trentacinque partecipano solamente per il 2 per cento. Questo anche in linea con il disegno di legge concretezza, che è stato tanto criticato, ma che prevede assunzioni mirate, rivolte proprio ai giovani con specifici requisiti, volte a migliorare ed efficientare la macchina amministrativa pubblica. Inoltre, da novembre ci sarà lo sblocco del turnover , con il rapporto tra coloro che vanno in pensione e i nuovi assunti pari a uno a uno, e i posti di lavoro che verranno liberati grazie allo sblocco delle assunzioni - sempre ad opera di questo Governo - consentiranno a tanti giovani di entrare nel mondo del lavoro. Ho sentito il senatore Laus paragonare quota 100 a una grande lotteria: se è una lotteria, quota 100 è una lotteria da guinness dei primati perché in tre anni ci saranno un milione di vincitori che si meritano questo premio; persone che sono rimaste in attesa per anni per colpa della legge Fornero. E poi vorrei dire basta: basta con la continua accusa che la Lega campa di meri spot elettorali. Ormai non siete neanche più credibili, e sapete perché? Perché sono i numeri che parlano da soli. Il 26 febbraio, durante la mia replica in prima lettura, avevo dato un numero: 67.738, ovvero il numero delle richieste presentate per quota 100. Oggi, a distanza di un mese, queste richieste hanno raggiunto quota 103.000: circa 35.300 richieste in più in un solo mese. Gli italiani sanno benissimo che quota 100 non è uno spot ma un'ulteriore promessa mantenuta e a darci ragione sono i quasi 36.300 lavoratori dipendenti che hanno fatto richiesta per quota 100; i 35.800 dipendenti pubblici che hanno fatto richiesta; gli 8.500 commercianti e i quasi 9.000 artigiani. Va sottolineato inoltre che quota 100 è una facoltà, non un obbligo, e i 103.000 italiani che hanno fatto richiesta lo hanno fatto liberamente, senza alcuna costrizione. Concludo, Presidente, sostenendo convintamente che quota 100 è un ulteriore esempio di come la Lega sia passata dalle parole ai fatti: l'ennesima promessa mantenuta, e ancora una volta le percentuali ci danno ragione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, Forza Italia è stata sempre attenta alle fasce più deboli della popolazione. (Commenti dal Gruppo M5S). Lo abbiamo sempre dimostrato nei fatti, lo sosteniamo e ne abbiamo dato prova anche con questo provvedimento perché tanti e tanti sono stati i nostri emendamenti che cercavano di apportare migliorie al testo, proprio a favore di quelle fasce che sono state lasciate fuori da questo decretone, dal reddito di cittadinanza. Ci dispiace, ma riteniamo che il provvedimento sia nato male e sia stato costruito peggio. I cambiamenti apportati alla Camera dei Deputati si sono rilevati molteplici perché, come ha rilevato anche la relatrice di maggioranza, senatrice Catalfo, le ambiguità e le carenze dell'articolato erano molte.