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Quest'ultimo requisito per la proclamazione dello sciopero è da tempo previsto negli ordinamenti tedesco (dove il previo esperimento di una procedura volta a certificare la volontà concorde dei vertici del sindacato e della base -- Urabstimmung -- per la proclamazione dello sciopero è previsto dagli statuti dei sindacati maggiori ed è considerato dalla giurisprudenza come un requisito di correttezza dell'azione di lotta: si veda in proposito, nella letteratura giuslavoristica italiana, G.C. Perone, L'azione sindacale negli Stati membri dell'Unione Europea , Roma, La Sapienza editrice, 1995, in particolare alle pagine 242-243); in quello britannico (dove il requisito della previa approvazione referendaria -- ballot -- dello sciopero è stato posto originariamente dal Trade Union Act del 1984, poi ribadito da una legge del 1993, che ha regolato in modo più preciso la procedura di proclamazione; l'adesione del singolo lavoratore a uno sciopero non approvato mediante il ballot è pacificamente considerata come inadempimento contrattuale sanzionabile sul piano disciplinare); in quello spagnolo (dove il decreto legislativo n. 17 del 1977 subordina la legittimità dello sciopero all'approvazione da parte della maggioranza dei lavoratori interessati o dei loro rappresentanti); e in quello greco (dove la legge n. 330 del 1976, articolo 34, prevede che la proclamazione dello sciopero sia approvata dall'assemblea degli aderenti al sindacato a scrutinio segreto). L'articolo 3, infine, disciplina la proclamazione dello sciopero riferito a un ambito sovra-aziendale: la regola di democrazia sindacale che viene introdotta è la stessa delineata nell'articolo 2, la quale però qui pone qualche problema applicativo in più. È realisticamente prevedibile che il requisito di cui alla lettera a) possa configurarsi soltanto in settori di piccole dimensioni, oppure nei quali la pratica dell'elezione delle rappresentanze sindacali sia diffusa in tutte le aziende che ne fanno parte: in tal caso pare opportuno affidare alla Commissione di garanzia la funzione di raccogliere i risultati e di controllare la correttezza del procedimento, alle Direzioni territoriali del lavoro la funzione di dirimere le eventuali controversie che sorgessero in proposito nelle singole sedi aziendali. La soluzione proposta presenta il vantaggio della snellezza e «leggerezza» dell'intervento legislativo, non certo quello della perfezione del meccanismo di misurazione della rappresentatività delle associazioni sindacali. Ma occorre non dimenticare, a questo proposito, che l'intervento legislativo, come si è già sottolineato, si propone di svolgere una funzione puramente sussidiaria -- non certo una funzione permanentemente sostitutiva -- rispetto all'autonomia collettiva in questa materia. L'articolo 4 contiene disposizioni volte a evitare un arricchimento indebito dei gestori di servizi di trasporto, nei periodi di sciopero, rispettivamente ai danni degli utenti in abbonamento e degli enti pubblici erogatori di contributi. Il Capo II è invece dedicato a una integrazione della disciplina dell’assemblea sindacale, contenuta nell’articolo 20 dello Statuto dei Lavoratori del 1970, rimasto da allora immodificato. L’articolo 5, di applicazione generale, stabilisce come regola generale, salvo diverso accordo tra organizzazioni sindacali interessate e impresa, la necessità di un preavviso di almeno cinque giorni e la determinazione della collocazione temporale dell’assemblea in orario di lavoro da parte del datore di lavoro tra il sesto e il decimo giorno, in modo che il suo svolgimento rechi il minore possibile pregiudizio al regolare funzionamento dell’attività aziendale. L’articolo 6, che è invece destinato ad applicarsi soltanto nel settore dei servizi pubblici essenziali di cui alla legge n. 146/1990, stabilisce il principio per cui l’assemblea sindacale in orario di lavoro non può comportare interruzione del servizio. Quando sia impossibile svolgerla in orario di lavoro senza che si produca l’interruzione, essa deve svolgersi in un orario aggiuntivo, con corrispondente retribuzione ordinaria aggiuntiva per i lavoratori effettivamente partecipanti.. I DISPOSIZIONI PER LA REGOLAZIONE DEL CONFLITTO SINDACALE NEL SETTORE DEI TRASPORTI PUBBLICI 1 (Campo di applicazione) 1 Le disposizioni della presente legge si applicano alle imprese che svolgono servizi di trasporto pubblico aereo, marittimo, ferroviario o su strada, urbano e interurbano, nonché alle imprese che gestiscono servizi di manutenzione ordinaria o straordinaria di impianti di ascensori. 2 Le norme stesse si applicano inoltre alle imprese che svolgono servizi peculiarmente indispensabili per lo svolgimento delle attività di trasporto pubblico, quali servizi di assistenza al volo, servizi portuali e aeroportuali, servizi di assistenza ai viaggiatori sui mezzi di trasporto o nelle stazioni ferroviarie, porti o aeroporti. 3 Qualora un'impresa svolga anche attività diverse, le disposizioni della presente legge si applicano soltanto in riferimento agli scioperi riguardanti il personale addetto ai servizi indicati nei due commi precedenti. 4 Le disposizioni contenute in questa legge non si applicano alla proclamazione di forme di lotta sindacale diverse dall'astensione collettiva dal lavoro e in particolare allo sciopero virtuale, intendendosi per tale la forma di agitazione sindacale che, sulla base di accordo preventivo tra le parti interessate, non comporti la sospensione della prestazione lavorativa. 5 Le disposizioni di cui alla presente legge cessano di applicarsi laddove la materia venga diversamente disciplinata da un accordo collettivo ratificato dalla Commissione di Garanzia di cui all'articolo 12 della legge 12 giugno 1990, n. 146. 2 (Proclamazione dello sciopero aziendale) 1 Ferma restando la disciplina generale dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, nel settore dei trasporti pubblici lo sciopero aziendale, anche se limitato a una parte del personale dipendente dall'impresa, può essere proclamato: a da una organizzazione sindacale o coalizione di organizzazioni sindacali che, secondo i criteri di cui al comma 4, risulti dotata di rappresentatività maggioritaria nell’azienda; b da una organizzazione sindacale o coalizione di organizzazioni sindacali che, pur non rispondendo al requisito di cui alla lettera a) , abbia sottoposto a referendum preventivo tra tutti i dipendenti dell'azienda, o della singola unità produttiva, come definita dall'articolo 35 della legge 20 maggio 1970, n. 300, la proclamazione dello sciopero e abbia ottenuto un numero di voti favorevoli complessivamente superiore alla metà dei voti espressi. Il referendum è valido se ha partecipato al voto almeno la metà dei lavoratori interessati. 2 Il referendum di cui al comma 1, lettera b) , è regolato mediante accordo tra l'impresa e le organizzazioni sindacali. In difetto di accordo applicabile, il referendum è organizzato e controllato, in ogni sua fase di svolgimento e di scrutinio dei voti, da un comitato costituito pariteticamente da un membro designato da ciascuna organizzazione interessata alla proclamazione dello sciopero e da altrettanti membri designati dall'impresa, più un membro ulteriore con funzioni di presidente, designato a maggioranza dai rappresentanti sindacali e dell'impresa.