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– (False dichiarazioni dell'operatore dei servizi sociali) – L'operatore dei servizi sociali che, nell'ambito di procedimenti per l'affidamento o l'adozione di minori, dà pareri mendaci o afferma fatti non conformi al vero è punito con la reclusione da due a sei anni. La condanna comporta l'interdizione temporanea dalla professione »; c dopo l'articolo 380 è inserito il seguente: « Art. 380- bis . – (Infedeltà dell'operatore dei servizi sociali) – L'operatore dei servizi sociali che, nell'ambito di procedimenti per l'affidamento o l'adozione di minori, viola i suoi doveri professionali, disponendo l'affidamento del minore nel caso in cui i genitori o il genitore esercente la responsabilità genitoriale versino in condizioni di indigenza, ovvero ne dispone l'affidamento esclusivamente per interessi personali o patrimoniali propri o per favorire terzi, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa non inferiore a 516 euro »; d all'articolo 572, dopo il secondo comma è inserito il seguente: « Si applica la pena della reclusione da quattro a nove anni se il fatto è commesso in danno di minore in stato di affidamento familiare o collocato presso una comunità di tipo familiare o un istituto di assistenza pubblico o privato ». 4 (Istituzione dell'Osservatorio nazionale sulle comunità di tipo familiare) 1 Presso il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito l'Osservatorio nazionale sulle comunità di tipo familiare, di seguito denominato « Osservatorio ». 2 L'Osservatorio ha i seguenti compiti: a effettuare ispezioni o sopralluoghi nelle comunità di tipo familiare presenti nel territorio nazionale al fine di verificare che siano assicurati adeguati servizi di assistenza ai minori collocati presso di esse; b effettuare segnalazioni alle autorità competenti in ordine allo stato delle comunità di tipo familiare e alle condizioni del soggiorno dei minori presso di esse; c proporre gli interventi ritenuti opportuni agli enti competenti; d predisporre ogni anno una relazione sulle condizioni delle comunità di tipo familiare presenti nel territorio nazionale; e gestire il Registro nazionale delle comunità di tipo familiare, degli istituti di assistenza pubblici e privati e delle famiglie affidatarie, di cui all'articolo 5- bis della legge 4 maggio 1983, n. 184, introdotto dall'articolo 1 della presente legge; f predisporre linee guida per la definizione dei requisiti minimi dei servizi di assistenza che devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare che accolgono minori e per l'esercizio delle relative funzioni di verifica e di controllo; g elaborare un tariffario nazionale relativo ai costi per il collocamento dei minori nelle comunità di tipo familiare e ai costi di gestione delle stesse comunità; h realizzare, di concerto con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, la mappa, aggiornata annualmente, delle comunità di tipo familiare; i promuovere l'istituzione, in ciascuna regione, di osservatori sulle comunità di tipo familiare nelle quali sono collocati minori e il coordinamento dell'attività delle stesse comunità; l qualora ne venga a conoscenza nello svolgimento della propria attività, denunciare senza ritardo all'autorità giudiziaria gli eventuali reati perseguibili d'ufficio commessi ai danni di minori e, comunque, informare la stessa delle altre condotte illecite riscontrate; m presentare al Presidente del Consiglio dei ministri, per la trasmissione alle Camere, una relazione annuale sui risultati della propria attività, formulando eventuali osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sulla necessità di adeguamento della legislazione vigente, anche per assicurarne la conformità alla normativa dell'Unione europea. 3 L'organizzazione dell'Osservatorio è definita con regolamento da emanare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera d) , della legge 23 agosto 1988, n. 400. 4 Le linee guida di cui al comma 2, lettera f) , e il tariffario nazionale di cui al comma 2, lettera g) , sono approvati, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 3, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per le pari opportunità e la famiglia, di concerto con il Ministro della giustizia, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 5 All'attuazione del presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 5 (Disposizioni in materia di incompatibilità dei giudici onorari minorili) 1 Dopo l'articolo 6 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, è inserito il seguente: « Art. 6- bis . – (Disposizioni in materia di incompatibilità dei componenti privati) – 1. Non possono essere nominati giudice del Tribunale per i minorenni o consigliere della sezione di Corte d'appello per i minorenni coloro che rivestono o hanno rivestito, nei tre anni precedenti la nomina, cariche rappresentative in comunità di tipo familiare nelle quali sono collocati minori da parte dell'autorità giudiziaria, né coloro che partecipano alla gestione complessiva delle stesse comunità o che prestano a favore di esse attività professionale, anche a titolo gratuito, o che fanno parte degli organi sociali di società che le gestiscono, né coloro che sono congiunti da matrimonio, unione civile, relazione di parentela fino al quarto grado, convivenza o frequentazione abituale con chi riveste cariche rappresentative nelle predette comunità. Non possono altresì essere nominati coloro che siano congiunti da matrimonio, unione civile, convivenza o relazione di parentela entro il secondo grado con soggetti titolari di interessi nelle medesime comunità. All'atto della nomina i componenti privati devono impegnarsi per tutta la durata dell'incarico, a pena di decadenza, a non assumere i ruoli o le cariche e a non svolgere le attività di cui al primo periodo nonché a comunicare immediatamente al presidente del tribunale per i minorenni qualunque fatto sopravvenuto che determini incompatibilità ai sensi del presente articolo ». 6 (Disposizioni volte ad assicurare l'autonomia e l'indipendenza dei garanti regionali dell'infanzia e dell'adolescenza)