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arginate) al momento dell’entrata in vigore del codice di che trattasi non avrebbero potuto ( rectius : non potevano e non possono) essere sussunte nella categoria dei beni considerati dal richiamato articolo 28 proprio perché, in quel momento, non risultavano aperte alla libera espansione delle maree. D’altra parte non riveste alcun rilievo la circostanza che le valli da pesca godano di immissione di acqua dolce atteso che per l’utilizzo di questa, ai fini di vivificazione, i proprietari / gestori dei compendi vallivi sono titolari di specifiche concessioni di derivazione d’acqua le quali sono gravate da apposito canone concessorio. In sostanza, allorquando l’amministrazione preposta alla verifica imposta dal decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, avrà espletato le attività ivi previste, le valli che risultassero già arginate all’entrata in vigore del codice della navigazione dovranno, per effetto della giuridica impossibilità di sussumere tali beni nella categoria considerata dalla norma del richiamato articolo 28 del codice della navigazione, essere ricomprese tra i beni privati. Il presente disegno di legge vuole, dunque, garantire una regolamentazione puntuale dei compendi vallivi che se da un lato determina la certezza delle situazioni giuridiche, distinguendo tra specchi d’acqua di proprietà privata (per effetto della loro arginatura prima dell’entrata in vigore del codice della navigazione) e specchi d’acqua di proprietà demaniale, dall’altro è idonea a determinare a favore dell’Erario la certezza di entrate attraverso la riscossione di canoni commisurati a criteri oggettivi che tenga conto delle attività produttive effettivamente esercitate nei compendi di che trattasi e della finalità di assicurare, per il futuro, la salvaguardia delle caratteristiche di bellezza paesaggista ed ambientale proprie delle valli da pesca della laguna di Venezia. Per perseguire tale finalità è previsto che gli specchi d’acqua di proprietà demaniale siano assentiti in regime di concessione. È di palmare evidenza, peraltro, che l’affidamento in concessione d’uso dei beni di che trattasi non potrà intervenire indiscriminatamente a favore di chiunque dovendo, piuttosto, essere privilegiata l’unitarietà fisica e funzionale dei compendi vallivi. D’altra parte la disponibilità degli specchi d’acqua senza la corrispondente disponibilità della residua area di cui si compone la valle da pesca, incontestabilmente di proprietà privata, non solo non permette lo sfruttamento del bene demaniale, ma pone anche una serie di questioni relative alla fase di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni. Da qui l’evidenza che dovrebbe ipotizzarsi una accessorietà del bene pubblico a quello privato con la conseguenza che la concessione dello spazio acqueo demaniale deve essere accordato in funzione di tale inestricabile connessione ed unicità del compendio vallivo e, quindi, ai proprietari dei beni privati che concorrono a costituire la valle da pesca nella sua conformazione originaria (dunque, una sorta di concessione di beni propter rem ). Il disegno di legge consiste di quattro articoli. L’articolo 1 è finalizzato a precisare la consistenza giuridica delle valli da pesca, anche in relazione alle norme attualmente di riferimento, consentendo di superare una lunga e defaticante disputa, anche giudiziale, che ha vulnerato la capacità produttiva e la conservazione ambientale dei menzionati compendi, fornendo certezza nei rapporti giuridici pubblico/privato. In particolare: il comma 1 definisce le valli da pesca, sia in relazione alla loro ubicazione che alla loro connessione con la laguna di Venezia; il comma 2 stabilisce gli elementi che concorrono a costituire i compendi vallivi; il comma 3 precisa quali tra gli elementi che concorrono a costituire i compendi vallivi sono, con riferimento a tutte le valli da pesca, di proprietà privata; il comma 4 stabilisce che gli specchi d’acqua delle valli arginate prima della data di entrata in vigore del codice della navigazione, così risultanti a seguito della ricognizione prevista dall’articolo 2, comma 1- ter , del decreto-legge n. 225 del 2010 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, sono di proprietà privata. L’articolo 2 intende disciplinare i termini e le modalità di utilizzo da parte dei soggetti privati titolari del diritto di proprietà delle parti private dei compendi vallivi, degli specchi d’acqua demani ali, prevedendo il ricorso all’istituto della concessione di beni. In particolare: il comma 1 prevede l’affidamento in concessione che segue la proprietà delle valli; il comma 2 precisa l’obbligo del concessionario di versare un canone annuo per ettaro di specchio d’acqua, parametrando detto canone a quello usualmente utilizzato per le concessioni rivolte allo sfruttamento ittico estensivo. È peraltro previsto, che nel caso in cui nel compendio vallivo non sia esercitata attività produttiva, il canone deve essere aumentato; il comma 3 prevede gli obblighi che devono essere assunti dai concessionari; il comma 4 precisa che alle convenzioni regolatorie delle concessioni deve essere allegato un piano, di durata quinquennale, contenente le attività manutentive a carico del privato e i programmi di valorizzazione ambientale e di valorizzazione produttiva della valle da pesca, precisando che in caso di valli da pesca ove l’itticoltura non è praticata il documento tecnico dovrà limitarsi ad individuare le manutenzioni programmate e gli interventi di valorizzazione ambientale; il comma 5 precisa la durata trentennale delle concessioni ed, invece, la cadenza quinquennale del piano allegato alle convenzioni e delle attività ivi previste; il comma 6 prevede che le concessioni debbono preservare e rispettare i criteri di integrità ed unitarietà della laguna di Venezia. L’articolo 3, costituito da un unico comma, precisa che per tutti i compendi vallivi sarà applicato un canone di emungimento per ogni ettaro di specchio d’acqua. L’articolo 4 stabilisce l’abrogazione dell’articolo 9 della legge n. 366 del 1963 e l’obbligo dell’utilizzo delle valli nel rispetto della normativa preordinata alla salvaguardia di Venezia e dei provvedimenti eventualmente adottati dal magistrato alle acque di Venezia per il mantenimento del regime lagunare. L’abrogazione dell’articolo 9 sopra richiamato è coerente con la dichiarata demanialità delle valli, salvo che quelle arginate prima del 1942 e con i risultati degli studi e delle sperimentazioni, che hanno escluso che l’apertura delle valli da pesca alla libera espansione delle maree abbia alcun riflesso sul fenomeno delle acque alte.. Art. 1. 1. Per «valli da pesca» si intendono le zone e i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell’anno possono, in qualsiasi modo, comunicare con la laguna aperta e sono ricomprese, anche parzialmente, all’interno della conterminazione della laguna di Venezia. 2. I compendi vallivi sono costituiti dagli argini, dai marginamenti, dalle terre emerse, dagli specchi d’acqua determinati dall’allagamento ad opera dell’uomo di terre emerse e dagli specchi d’acqua. 3. Sono di proprietà privata gli argini, i marginamenti, le terre emerse e gli specchi d’acqua determinati dall’allagamento ad opera dell’uomo di terre emerse. 4.