[pronunce]

che, sotto questo profilo, non può considerarsi, di per sé, manifestamente irrazionale ed arbitraria la scelta del legislatore di circoscrivere l'operatività della condizione di procedibilità in questione – sulla base della discrezionale valutazione che solo in detta ipotesi l'interesse al perseguimento del colpevole diminuisca a tal segno da giustificare la paralisi dell'azione penale (la quale potrà riprendere il suo libero corso unicamente ove lo straniero rientri illegalmente nel territorio dello Stato, entro i termini indicati dal comma 3-quinquies dell'art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998) – ai soli casi in cui non sia stata ancora instaurata la fase del giudizio, la quale ultima presuppone che gli elementi di accusa già raccolti abbiano raggiunto una adeguata consistenza; che, in tale prospettiva, la disparità di trattamento denunciata dal rimettente – legata al gioco dei molteplici fattori che possono rendere più o meno celeri, nei singoli casi concreti, vuoi l'esecuzione dell'espulsione vuoi il corso dell'azione penale – viene a risolversi in una disparità di mero fatto, inidonea, come tale, per costante giurisprudenza di questa Corte, a fondare un giudizio di violazione del principio di eguaglianza (cfr., ex plurimis, ordinanze n. 155 del 2005 e n. 173 del 2003); che per tal verso, dunque, la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata; che, quanto alle residue censure, il Tribunale rimettente afferma in modo puramente assiomatico che l'imputato espulso vedrebbe compromesso il proprio diritto di difesa e le ulteriori garanzie accordate dall'art. 111 Cost., sul presupposto di una sua facoltà di partecipazione personale al processo, senza prendere minimamente in considerazione – anche solo al fine di sindacarne la congruità – lo specifico strumento deputato, negli intenti del legislatore, a scongiurare l'anzidetto vulnus: vale a dire la facoltà di rientro in Italia per l'esercizio del diritto di difesa, che – sulla falsariga del previgente art. 7, comma 12-quinquies, del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416 (Norme urgenti in materia di asilo politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari e di regolarizzazione dei cittadini extracomunitari ed apolidi già presenti nel territorio dello Stato), convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 1990, n. 39 – l'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998 riconosce allo straniero espulso sottoposto a procedimento penale; che, sotto tale profilo, la questione deve ritenersi pertanto manifestamente inammissibile per inadeguata ponderazione del quadro normativo; che quanto, infine, alla questione sollevata dal Tribunale di Pesaro, l'ordinanza di rimessione difetta della descrizione della fattispecie concreta oggetto del giudizio a quo ed è del tutto priva di motivazione in ordine alla rilevanza della questione: carenze, queste, che implicano la manifesta inammissibilità della questione stessa (ex plurimis, ordinanze n. 432 e n. 333 del 2005). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 3-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifiche alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Ascoli Piceno, sezione distaccata di S. Benedetto del Tronto, con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 3-quater, del citato decreto legislativo n. 286 del 1998 sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Lucera con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 13, comma 3-quater, del decreto legislativo n. 286 del 1998 sollevate, in riferimento agli artt. 24, secondo comma, e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Lucera con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dello stesso art. 13, comma 3-quater, del decreto legislativo n. 286 del 1998 sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Pesaro con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 aprile 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 aprile 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA