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Rispetto al testo approvato dalla Camera, la Commissione difesa ha previsto che le amministrazioni competenti concedano, su base almeno regionale, l'uso gratuito di locali per lo svolgimento delle attività sindacali. È stato anche definito il numero totale dei distacchi in sede di prima applicazione della legge. L'articolo 10 regola il diritto di assemblea, prevedendo che i militari fuori dal servizio possano tenere riunioni anche in uniforme, in locali dell'amministrazione messi a disposizione dalla stessa, ovvero, in luoghi aperti al pubblico, senza l'uso dell'uniforme. Sono autorizzate altresì riunioni durante l'orario di servizio nel limite di dieci ore annue individuali, secondo le disposizioni che regolano l'assenza dal servizio, con almeno cinque giorni di anticipo, previa comunicazione ai comandanti delle unità o dei reparti interessati da parte dell'associazione professionale a carattere sindacale tra militari richiedente. È fatto anche divieto di limitare, direttamente o indirettamente, lo svolgimento delle attività sindacali. L'articolo 11 stabilisce le procedure della contrattazione, prevedendo che alle associazioni riconosciute rappresentative a livello nazionale vengano attribuiti i poteri negoziali al fine della contrattazione nazionale di comparto. Le procedure che disciplinano i contenuti di impiego del rapporto sono demandate a distinti decreti del Presidente della Repubblica concernenti rispettivamente il personale delle Forze armate e il personale delle Forze di polizia a ordinamento militare. La norma precisa anche la composizione delle delegazioni e definisce le materie oggetto della contrattazione. L'articolo 12 prevede che i Ministeri della difesa e dell'economia e delle finanze comunichino alle organizzazioni sindacali il contenuto delle circolari e direttive nelle materie di interesse sindacale. L'articolo 13 stabilisce che, dopo la fase transitoria, per il riconoscimento del carattere rappresentativo a livello nazionale l'associazione deve raggiungere un numero di iscritti almeno pari al 4 per cento della forza effettiva complessiva della Forza armata o di polizia o al 3 per centro per associazioni tra appartenenti a due o più Forze armate o di polizia. Rispetto al testo approvato dalla Camera, la Commissione ha previsto che per la definizione della consistenza delle associazioni sono conteggiate solo le deleghe con un contributo sindacale minimo. L'articolo 14 concerne le tutele ed i diritti sindacali, prevedendo che i militari che ricoprano cariche elettive in associazioni rappresentative non siano perseguibili in via disciplinare per le opinioni espresse nello svolgimento dei compiti connessi con l'esercizio delle loro funzioni, fatti salvi i limiti della correttezza formale e i doveri derivanti dal giuramento prestato, dal grado, dal senso di responsabilità e dal contegno da tenere anche fuori dal servizio a salvaguardia del prestigio istituzionale. Inoltre è previsto che questi militari non possano essere trasferiti a un'altra sede o reparto, o sostituiti nell'incarico ricoperto al momento dell'elezione, se non previa intesa con l'associazione alla quale appartengono, né essere impiegati in territorio estero singolarmente, fatte salve le esigenze delle unità di appartenenza. L'articolo prevede inoltre che possano manifestare il loro pensiero in ogni sede e su tutte le questioni non soggette a classifica di segretezza che riguardano la vita militare, nonché interloquire con enti e associazioni di carattere sociale, culturale o politico, anche estranei alle Forze armate e di polizia e partecipare a convegni e assemblee aventi carattere sindacale. È infine previsto che essi possano inviare comunicazioni scritte al personale militare sulle materie di loro competenza, nonché visitare le strutture e i reparti militari presso i quali opera il personale da essi rappresentato quando lo ritengono opportuno, concordandone le modalità con i comandanti competenti. L'articolo 15 prevede la pubblicità delle deliberazioni, delle votazioni e dei comunicati delle associazioni e dei loro rappresentanti. L'articolo 16 attribuisce una delega al Governo per il coordinamento normativo e l'attuazione delle disposizioni dell'articolato, stabilendo che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge debbano essere adottati uno o più decreti legislativi per il coordinamento normativo delle disposizioni del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66. Fra i principi e criteri direttivi sono indicati l'abrogazione delle disposizioni normative e regolamentari previgenti che disciplinano gli istituti della rappresentanza militare, l'esigenza di novellare il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, al fine di inserirvi le disposizioni della legge, di apportare le modificazioni e integrazioni normative per il necessario coordinamento con la legge alle norme di settore vigenti e la semplificazione e la maggiore efficienza delle procedure di contrattazione del comparto sicurezza e difesa. In relazione a quest'ultimo aspetto, il relatore precisa come tale semplificazione debba realizzarsi attraverso la previsione di un primo livello di negoziazione nel quale regolare gli aspetti comuni a tutte le Forze armate e Forze di polizia a ordinamento militare, nonché di un secondo livello attraverso cui regolare gli aspetti più caratteristiche delle singole Forze armate e Forze di polizia a ordinamento militare, ivi compresi la distribuzione della retribuzione accessoria e di produttività. Sugli schemi di decreto legislativo è prevista l'acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, anche per i profili finanziari, che si esprimono entro trenta giorni dalla trasmissione. L'articolo 17 reca disposizioni in materia di giurisdizione, riservando al giudice amministrativo le controversie promosse nell'ambito disciplinato dall'articolato, anche quando la condotta antisindacale incide sulle prerogative dell'associazione professionale a carattere sindacale tra militari. È prevista l'applicazione del rito abbreviato di cui all'articolo 119 del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo n. 104 del 2010. L'articolo 18 prevede l'istituzione presso il Ministero della difesa di una commissione centrale di conciliazione per la risoluzione delle controversie. Si prevede altresì la costituzione, presso unità organizzative di livello non inferiore a quello regionale o paritetico delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, di almeno cinque commissioni periferiche di conciliazione, per la risoluzione in via bonaria delle controversie aventi rilievo locale. L'articolo 19 abroga, dalla data di entrata in vigore della legge, gli articoli da 1476 a 1482 del citato codice dell'ordinamento militare, concernenti gli organismi della rappresentanza militare. La fase transitoria è stata profondamente rivista durante l'esame presso la Commissione difesa. I delegati della rappresentanza militare il cui mandato è in corso alla data di entrata in vigore della presente legge restano in carica e svolgono tutte le attività di competenza fino all'entrata in vigore del primo decreto che individua la rappresentanza negoziale per il personale militare. L'articolo 20 reca la clausola di invarianza finanziaria.. DISEGNO DI LEGGE N. 1893 DISEGNO DI LEGGE Testo approvato dalla Camera dei deputati Testo proposto dalla Commissione Art. 1. Art. 1.