[pronunce]

che, per contro, la constatazione che tale norma – specie dopo gli interventi legislativi resi necessari dalla sua parziale declaratoria di illegittimità costituzionale (sentenza n. 27 del 2005) – ha inteso sanzionare un'autonoma infrazione, e cioè l'omissione della collaborazione che il cittadino deve prestare all'autorità preposta alla vigilanza sulla circolazione stradale, smentisce l'assunto del remittente, inducendo a circoscrivere le ipotesi nelle quali senz'altro ricorre un nesso di pregiudizialità tra quei procedimenti ed un giudizio del tipo di quello principale; che, difatti, tale evenienza è ravvisabile soltanto quando venga dedotta una circostanza – quale, esemplificativamente, l'avvenuto uso del veicolo contro la volontà del proprietario ovvero l'errore nell'identificazione del numero di targa – idonea ex se ad integrare quel «documentato e giustificato motivo» al quale dà espresso rilievo l'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada; che, pertanto, l'erroneità, sotto questo profilo, del presupposto interpretativo da cui muove il remittente rafforza quanto già rilevato circa la carente descrizione della fattispecie in un punto determinante ai fini dell'apprezzamento della rilevanza e comporta la manifesta inammissibilità della questione sollevata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), modificato dall'art. 2, comma 164, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2006, n. 286, sollevata – in riferimento agli articoli 3, 24 e 97 della Costituzione – dal Giudice di pace di Torino con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del medesimo art. 126-bis, comma 2, del d.lgs. n. 285 del 1992, modificato dall'art. 2, comma 164, del decreto-legge n. 262 del 2006, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 286 del 2006, sollevata – in riferimento agli articoli 3, 24 e 97 della Costituzione – dal Giudice di pace di Torino con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 novembre 2009. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alfonso QUARANTA , Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 novembre 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA