[pronunce]

Sotto altro profilo, la ricorrente evidenzia che i gruppi parlamentari, pur conservando la loro natura privatistica, si configurerebbero anche «quali articolazioni necessarie dell'A.R.S.», svolgendo, in tale veste, attività direttamente ed esclusivamente strumentali rispetto all'esercizio di funzioni legislative proprie dell'Assemblea: come tali, essi godrebbero della medesima esenzione soggettiva dalla giurisdizione contabile che accomuna tutte le funzioni legislative - qualunque sia il soggetto o l'organo che le eserciti - considerato il «carattere primario» delle funzioni stesse. Dunque, considerando le attività inerenti lo svolgimento delle funzioni legislative e quelle direttamente strumentali all'esercizio di queste ultime, deve ulteriormente ritenersi - assume la Regione ricorrente - che l'ordine di esibizione abbia esorbitato dai limiti costituzionalmente fissati all'organo della giurisdizione contabile. Infine, la Regione siciliana rammenta come i principì di autonomia delle assemblee legislative, lungi dal prospettarsi quale privilegio di corporazione o personale per i singoli componenti, valgano ad assicurare «il buon funzionamento della democrazia» pluralista, di cui è precipua espressione la massima autonomia dei partiti politici: e, proprio in quanto i gruppi parlamentari risultano espressione parlamentare dei partiti, ai primi deve essere garantita la medesima, ampia autonomia - soprattutto scevra da ingerenze pubblicistiche - che ai secondi viene riconosciuta. La Regione – che conclude per l'annullamento degli ordini di esibizione in questione - avanza, inoltre, richiesta di sospensione degli atti impugnati, a norma dell'art. 40 della legge 11 marzo 1953, n. 87, sussistendone, a suo avviso, tutti i presupposti. Invero, la mancata sospensione degli atti comporterebbe «l'accesso generalizzato della Procura della Corte dei conti a tutti i documenti dei Gruppi»: realizzando così un «controllo generalizzato» di tutte le attività delle articolazioni interne dell'Assemblea; e menomando, fino alla pronuncia di annullamento dei provvedimenti impugnati, la funzionalità dell'organo legislativo e delle sue articolazioni.1. - La Regione siciliana ha elevato conflitto nei confronti dello Stato, lamentando la lesione delle proprie attribuzioni in relazione a dodici ordini di esibizione, di identico contenuto, con i quali la Procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione siciliana ha richiesto ai rappresentanti legali di tutti i gruppi parlamentari, costituiti presso l'Assemblea regionale siciliana, di esibire «in forma integrale la documentazione e gli atti contabili pertinenti le contribuzioni ed i finanziamenti liquidati dall'A.R.S.». Secondo la ricorrente, tale richiesta sarebbe lesiva dell'autonomia garantita alla Regione siciliana dagli artt. 5 e 116 della Costituzione, nonché dagli artt. 4, 6 e 12 dello statuto della Regione siciliana (R.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, convertito in l. cost. 26 febbraio 1948, n. 2 e successive modifiche), in quanto concreterebbe un'anomala attività di controllo generalizzato: per un verso, insuscettibile di essere ricondotta alle norme che disciplinano l'attività e le competenze della Corte dei conti; e, per altro verso, esorbitante dai limiti costituzionalmente fissati per la giurisdizione contabile rispetto alla funzione legislativa o a quelle direttamente strumentali all'esercizio di quest'ultima, quali si atteggiano in capo ai gruppi parlamentari, da considerarsi «articolazioni necessarie» dell'Assemblea regionale siciliana. Sulla base di tali motivi, la Regione siciliana domanda a questa Corte di annullare gli ordini di esibizione emessi il 27 maggio 2002 dal Procuratore presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione siciliana, sul presupposto che allo Stato e, per esso, all'organo inquirente suddetto non spettava il potere di emettere tali atti. 2. - Il ricorso è fondato. Prescindendo da qualsiasi rilievo in ordine alla natura giuridica che caratterizza i gruppi parlamentari costituiti in seno all'Assemblea regionale siciliana, è dirimente, ai fini della valutazione sulla fondatezza delle doglianze prospettate dalla Regione ricorrente, la connotazione generica e sostanzialmente innominata del potere di sindacato ispettivo rivendicato nei fatti dalla Procura regionale della Corte dei conti, attraverso la emanazione di ordini di esibizione aventi come destinatari esclusivi i singoli gruppi parlamentari, a prescindere da qualsiasi disamina funzionale in ordine alle attribuzioni ed alla conseguente destinazione contabile delle relative disponibilità finanziarie. Ciascuno degli atti di identico contenuto, dei quali si sollecita la declaratoria di annullamento, è infatti contraddistinto da una totale carenza di specificazione non soltanto della natura, della destinazione e dei riflessi esterni caratterizzanti gli “atti contabili” oggetto del provvedimento esibitorio, ma anche dello stesso ambito temporale cui le singole richieste si riferiscono. Ciò evidentemente presupporrebbe, in capo all'organo che adotta un provvedimento di siffatta portata potestativa, un munus di controllo generalizzato su qualsiasi atto di gestione ordinaria o straordinaria facente capo alla “entità” genericamente individuata nel gruppo parlamentare recante una certa denominazione; così ineluttabilmente compromettendo anche la sfera della dimensione funzionale che caratterizza l'attività dei gruppi, come articolazione della Assemblea regionale e come momento aggregativo strettamente raccordato alle attribuzioni politico-parlamentari dell'Assemblea stessa, presidiate a livello di normativa di rango costituzionale. Va al riguardo infatti sottolineato che gli ordini di esibizione oggetto di impugnativa si segnalano per un triplice profilo di indeterminatezza, singolarmente e complessivamente tale da minarne la validità. Gli atti in questione, infatti, risultano esser stati adottati non soltanto in forma “globale”, nei confronti di tutti i gruppi parlamentari: così da denotare una sorta di vindicatio, in capo all'organo emanante, di un generalizzato e diffuso potere di controllo “interno” a ciascuno e a tutti i gruppi, circa l'an ed il quomodo dei criteri di gestione delle disponibilità finanziarie ad essi comunque conferite; ma anche in termini generici e privi di qualsiasi denotazione funzionale: così da non consentire la riferibilità dell'ordine di esibizione alla sfera del sindacato che l'organo titolare del potere di controllo può legittimamente esercitare. Una genericità “soggettiva” ed “oggettiva”, quindi, che – proprio perché sintomatica di attribuzioni esercitate in modo eccedente, rispetto ai confini necessariamente tipizzati dall'ordinamento – produce ex se una menomazione nella sfera presidiata dalle garanzie di autonomia della funzione legislativa della Regione ricorrente. I rilievi dianzi svolti, come si è accennato, risultano nella specie acuiti dal fatto che, nei provvedimenti oggetto di impugnativa, non viene neppure individuato uno specifico spazio temporale entro il quale racchiudere gli atti contabili cui le singole richieste si riferiscono.