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c accertamento di atti o comportamenti di violenza o di molestie nei confronti dei lavoratori o delle lavoratrici; d composizione delle controversie; e denuncia alle autorità competenti. 8 Al fine di prevenire i casi di violenza e di molestie, i datori e le datrici di lavoro, pubblici o privati, in collaborazione con le organizzazioni sindacali, con il Comitato unico di garanzia di cui all'articolo 57 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con i servizi di prevenzione e protezione della salute dei lavoratori e delle lavoratrici nei luoghi di lavoro delle aziende sanitarie locali territorialmente competenti e con le Direzioni regionali territorialmente competenti dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro organizzano iniziative periodiche di informazione e formazione dei lavoratori e delle lavoratrici, obbligatori e a carico del datore e delle datrici di lavoro, anche al fine di individuare eventuali episodi di violenza o di molestie, di porre in essere dei piani di rimozione e di cessazione della violenza o delle molestie eventualmente individuate, di procedere alla denuncia alle autorità competenti e alle azioni disciplinari. 9 I servizi di prevenzione e protezione della salute dei lavoratori e delle lavoratrici nei luoghi di lavoro delle aziende sanitarie locali territorialmente competenti e le Direzioni regionali territorialmente competenti dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro organizzano annualmente corsi di prevenzione e di informazione sulla violenza e sulle molestie, obbligatori e a carico del datore e delle datrici di lavoro, per i dirigenti, i medici competenti e i responsabili della sicurezza aziendale, nonché per i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici per la sicurezza. 6 (Tutela giudiziaria) 1 Ferma restando l'azione ordinaria dinanzi al giudice competente, ai sensi degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile, la vittima o, per sua delega, le organizzazioni sindacali, le associazioni e le organizzazioni rappresentative del diritto e dell'interesse leso o le consigliere e i consiglieri di parità possono alternativamente denunciare la violenza o le molestie con ricorso depositato dinanzi al tribunale territorialmente competente in funzione di giudice del lavoro il quale, nei cinque giorni successivi alla data di deposito del ricorso, convocate le parti e assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la condotta lesiva, oltre a provvedere, se richiesto, al risarcimento del danno anche non patrimoniale e in ogni caso all'applicazione delle sanzioni civili di cui all'articolo 7 della presente legge, ordina al responsabile della violenza o delle molestie denunciate, con decreto motivato e immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo, ne dispone la rimozione degli effetti, stabilisce le modalità di esecuzione della decisione e determina in via equitativa la riparazione pecuniaria dovuta per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione del provvedimento. 2 Avverso la decisione di cui al comma 1 è ammessa, entro quindici giorni dalla comunicazione alle parti o, se anteriore, dalla pubblicazione del provvedimento, opposizione davanti al tribunale, che decide in composizione collegiale, con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile. 3 Avverso la sentenza del tribunale in composizione collegiale di cui al comma 2 è ammesso reclamo davanti alla Corte d'appello. Il reclamo si propone con ricorso da depositare, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla comunicazione alle parti o, se anteriore, dalla pubblicazione del provvedimento. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 433 e seguenti del codice di procedura civile. 4 Nei giudizi civili di accertamento della violenza o delle molestie il giudice, per l'accertamento e per la liquidazione del danno patrimoniale e non patrimoniale, deve avvalersi di consulenza tecnica d'ufficio psicologica del lavoro e medico-legale. Il giudice, ai fini della determinazione della gravità del fatto accertato e delle eventuali conseguenze dannose di cui all'articolo 7, comma 2, della presente legge, si basa sull'analisi dell'intensità lesiva del fatto e della gravità delle eventuali conseguenze dannose che devono essere espressamente riportate nella consulenza tecnica d'ufficio. 5 Nei giudizi civili di accertamento della violenza o delle molestie il giudice, nel caso di rigetto della domanda del ricorrente che abbia agito in giudizio con dolo o colpa grave, deve condannare il ricorrente ai sensi dell'articolo 96 del codice di procedura civile al risarcimento dei danni a favore di ciascun resistente che liquida, d'ufficio, con la pronuncia che definisce il giudizio. 6 Nei casi di cui al comma 5 in cui sia accertato il dolo del ricorrente con provvedimento giurisdizionale passato in giudicato, il datore o la datrice di lavoro può considerare la condotta del lavoratore o della lavoratrice quale causa che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro ai sensi dell'articolo 2119, primo comma, del codice civile. 7 I soggetti responsabili della violenza o delle molestie sono tenuti al risarcimento dei danni cagionati salvo che provino il caso fortuito. Se la violenza o le molestie sono imputabili a più soggetti, essi sono obbligati in solido al risarcimento dei danni, ai sensi dell'articolo 2055 del codice civile. 7 (Onere della prova e sanzioni civili) 1 Quando il ricorrente fornisce elementi di fatto, desunti anche da dati di carattere statistico, idonei a fondare, in termini precisi e concordanti, la presunzione dell'esistenza di violenza o di molestie, spetta al convenuto l'onere della prova sull'insussistenza della violenza o delle molestie denunciate. 2 Nel caso di accertamento della violenza o delle molestie, il giudice nel provvedimento con cui liquida il danno riconosce a favore della vittima una somma ulteriore a titolo di sanzione nei confronti di ciascun soggetto convenuto in giudizio ed accertato quale responsabile della violenza o delle molestie, da liquidare in misura ricompresa tra un minimo di 20.000 euro e un massimo di 200.000 euro. L'importo della sanzione è determinato dal giudice avuto riguardo alla gravità del fatto accertato e delle eventuali conseguenze dannose, alla condotta stragiudiziale e processuale del soggetto convenuto in giudizio ed accertato responsabile e alle condizioni delle parti. La somma deve essere liquidata dal giudice in ogni caso e indipendentemente dall'accertamento del danno patrimoniale e non patrimoniale. 3 Nel caso di accertamento della violenza o delle molestie che abbiano cagionato una lesione all'integrità fisica o psichica della vittima tale da determinare un'inabilità lavorativa permanente, la sanzione di cui al comma 2 deve liquidarsi a favore della vittima in misura ricompresa tra un minimo di 40.000 euro e un massimo di 400.000 euro, avuto riguardo ai criteri di cui al comma 2. 4