[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 43 e 44, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), promosso con ricorso della Regione Siciliana, notificato il 24 febbraio 2006, depositato in cancelleria il 1° marzo 2006 ed iscritto al n. 31 del registro ricorsi 2006. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 20 marzo 2007 il Giudice relatore Sabino Cassese; uditi gli avvocati Giovanni Carapezza Figlia per la Regione Siciliana e gli avvocati dello Stato Franco Favara e Antonio Tallarida per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – La Regione Siciliana ha impugnato diverse disposizioni della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006), tra cui l'art. 1, commi 43 e 44. La questione è stata promossa in riferimento all'art. 81, quarto comma, della Costituzione, all'art. 43 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e all'art. 1, comma 4, del decreto legislativo 16 marzo 2001, n. 143 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione siciliana concernenti il trasferimento alle camere di commercio delle funzioni e dei compiti degli Uffici metrici provinciali). Nella parte censurata, il comma 43 sopprime i trasferimenti dello Stato per l'esercizio delle funzioni già esercitate dagli uffici metrici provinciali (UMP) e trasferite alle Camere di commercio, industria e artigianato e agricoltura (CCIAA), ai sensi dell'art. 20 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59). Lo stesso comma sopprime le tariffe relative alla verificazione degli strumenti di misura, fissate in base all'art. 16 della legge 18 dicembre 1973, n. 836 (Trattamento economico di missione e di trasferimento dei dipendenti statali). Il comma 44 stabilisce che «Al finanziamento delle funzioni di cui al comma 43 si provvede ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera c), della legge 29 dicembre 1993, n. 580», (quindi, con «i proventi derivanti dalla gestione di attività e dalla prestazione di servizi e quelli di natura patrimoniale»), «sulla base dei criteri stabiliti con decreto del Ministro delle attività produttive di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze». 1.1. – In generale, la Regione rileva che, nonostante la legge finanziaria contenga una clausola di salvaguardia (art. 1, comma 610) che ne impone un'applicazione compatibile con le norme sovraordinate degli statuti speciali, vi sono disposizioni – come quelle impugnate – che contrastano con tali prerogative costituzionali. Aggiunge che lo statuto attribuisce alla Regione Siciliana (art. 14) la potestà esclusiva in materia di ordinamento contabile proprio, degli enti locali e di tutte le realtà istituzionali ricomprese nel settore pubblico regionale e che, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, lo Stato può determinare solo i princípi fondamentali in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica, ma non dettare norme incidenti sull'esercizio delle funzioni già esercitate dagli uffici metrici provinciali in contrasto con le norme di attuazione dello statuto. In particolare, sottolinea che i commi 43 e 44 impugnati – con il sopprimere i trasferimenti dello Stato per l'esercizio delle funzioni trasferite alle CCIAA, e con lo stabilire che al finanziamento delle stesse funzioni si provvede con i proventi derivanti dalla gestione di attività e dalla prestazione di servizi – modificano una norma di attuazione dello statuto, di rango superiore, in base alla quale ai nuovi oneri delle CCIAA «si provvede mediante somme da prelevarsi dagli stanziamenti di spesa del bilancio statale» (art. 1, comma 4, del d. lgs. n. 143 del 2001). Da ciò la violazione della particolare procedura prevista nello statuto per l'emanazione (e la modifica) delle norme di attuazione (art. 43 dello statuto). Premessa la propria legittimazione ad impugnare disposizioni concernenti le CCIAA, poiché la stretta connessione in termini finanziari tra le attribuzioni regionali e quelle delle autonomie funzionali consente di ritenere che la lesione delle «competenze» delle CCIAA sia idonea a determinare la lesione delle «competenze» regionali, la Regione prospetta, inoltre, la violazione dell'art. 81, quarto comma, Cost. Secondo la ricorrente, le norme impugnate sarebbero illegittime perchè gravano le Camere di commercio di un onere in precedenza sostenuto dallo Stato, senza individuare, violando l'art. 81, quarto comma, Cost., un'apposita copertura finanziaria, così obbligandole ad imputare ai propri bilanci, mediante corrispondente utilizzo di risorse proprie, la spesa occorrente, con conseguente alterazione dell'equilibrio tra mezzi finanziari ed insieme delle funzioni e competenze. 2. – Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. Secondo la difesa erariale, la questione sarebbe inammissibile perché le disposizioni impugnate concernono le Camere di commercio e non direttamente la Regione Siciliana. Nel merito, non sarebbe violata la normativa di attuazione, che non troverebbe corrispondenza a livello statutario, mentre alle norme di attuazione può riconoscersi una posizione sovraordinata nella gerarchia delle fonti solo a condizione che siano effettivamente attuative degli statuti. Inconsistente, poi, sarebbe l'evocazione dell'art. 81 Cost., posto che il comma 44 impugnato prevede il «finanziamento delle funzioni» trasferite. 2.1. – In prossimità della data fissata per l'udienza pubblica, la difesa erariale ha depositato due memorie insistendo, con ulteriori argomentazioni, nelle conclusioni già presentate. In particolare, si sofferma sul carattere ordinario della norma di attuazione invocata dalla Regione, in mancanza di una disposizione statutaria da attuare. Tale conclusione sarebbe fondata sull'art. 76 Cost., che delimita entro precisi confini l'esercizio della funzione legislativa del Governo. Solo distinguendo – all'interno delle disposizioni formalmente adottate con la speciale procedura di attuazione – quelle di «vera» attuazione, emanate per una effettiva e specifica esigenza di attuare gli statuti, dalle altre, e riconoscendo solo alle prime la forza sovraordinata, sarebbe rispettato l'art. 76 Cost.