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È da evidenziare che sia il saldo netto da finanziare che il ricorso al mercato registrati dal Rendiconto si mantengono entrambi al di sotto del limite massimo fissato dalla legge di bilancio per il 2019 (tetto stabilito, rispettivamente, in 68,179 miliardi di euro e in 299,687 miliardi di euro). Il dato registrato dal saldo netto da finanziare è da ricondurre ad una gestione di competenza che evidenzia un aumento degli accertamenti di entrate finali (+14 miliardi di euro) rispetto all'anno precedente, dovuto principalmente all'incremento delle entrate tributarie (+12,7 miliardi di euro) e a una riduzione degli impegni delle spese finali (-8,3 miliardi di euro). Nel complesso, si sono registrati accertamenti per entrate finali pari a circa 605,6 miliardi di euro (pari al 103,6 per cento delle previsioni definitive, stimate in 584,78 miliardi di euro). Le entrate complessive (comprensive delle entrate per accensione di prestiti) hanno evidenziato accertamenti, pari a circa 866 miliardi di euro, in crescita rispetto al dato dell'anno precedente (3 per cento, circa +25,3 miliardi di euro), a ragione della dinamica positiva degli accertamenti delle entrate da accensione prestiti (+11,3 miliardi di euro rispetto al 2018). In percentuale del PIL, gli accertamenti complessivi sono stati pari al 48,4 per cento, superiori al dato analogo dello scorso anno (47,9 per cento del PIL nel 2018). Sul versante della spesa, gli impegni finali si sono registrati in calo  essendo passati da 611,6 miliardi di euro del 2018 a 603,3 miliardi di euro del 2019  a ragione della contrazione della spesa corrente (-8,5 miliardi di euro rispetto al dato 2018). Le spese in conto capitale si sono in sostanza confermate sul valore dell'anno precedente, registrando solo un lieve incremento dello 0,4 per cento. Relativamente agli impegni complessivi di spesa (che includono le spese per rimborso prestiti), essi ammontano nel 2019 a 823,2 miliardi di euro, evidenziando un incremento rispetto all'anno precedente di 6,5 miliardi di euro (0,8 per cento), determinato, in particolare, dal rimborso delle passività finanziarie (+14,8 miliardi di euro, in aumento del 7,2 per cento). In rapporto al PIL, la spesa complessiva è passata dal 46,6 per cento del 2018 al 46 per cento nel 2019 (era al 49,8 per cento nel 2017). La classificazione delle spese finali per missioni, con riferimento alla sola spesa "primaria", conferma la rilevanza delle relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (si tratta in sostanza di trasferimenti agli enti territoriali), che pesano per il 22,7 per cento (erano il 21,8 nel 2018). Conferma poi la notevole incidenza sul totale degli impegni delle politiche previdenziali, attestatesi al 15,7 per cento della spesa primaria (rispetto al 17 per cento del 2018) e delle politiche economico-finanziarie e di bilancio, che si attestano al 16,1 per cento (in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 15,4 per cento del 2018). L'istruzione scolastica rappresenta il 9,1 per cento della spesa primaria, in lieve aumento rispetto allo scorso esercizio (in cui rappresentava il 9 per cento). È da rimarcare un incremento in percentuale rispetto agli impegni si è riscontrato anche per la missione Diritti sociali, che rappresenta ora il 6,8 per cento della spesa primaria (rispetto al 6,2 per cento nel 2018). I decrementi più rilevanti, invece, sempre in rapporto agli impegni, sono emersi in relazione alle politiche per il lavoro, diminuite da 10,6 a 8 miliardi di euro nel 2019, rappresentando ora l'1,5 per cento degli impegni di spesa del 2019 (rispetto al 2,1 per cento del 2017 e al l'1,9 per cento del 2018), per la missione "Competitività e sviluppo delle imprese", attestatesi al 4,3 per cento della spesa primaria (rispetto al 4,6 per cento del 2018) e per il "Diritto alla mobilità", che pesa il 2,2 per cento della spesa primaria (era il 2,4 per cento nel 2018). La gestione dei residui conferma che gli stessi continuano ad attestarsi su livelli considerevoli, sia dal lato delle entrate che dal lato delle uscite. Il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2018 e precedenti indicava, all'inizio dell'esercizio, residui attivi per un valore di 203.940 milioni di euro e residui passivi per 140.364 milioni di euro, al lordo dei residui relativi al rimborso di prestiti (509,4 milioni di euro), con un'eccedenza "attiva" pari a 63.576 milioni di euro (l'eccedenza attiva era negli anni precedenti di valore superiore: 66.171 milioni di euro nel 2018, 77.815 milioni nel 2017, 95.229 milioni nel 2016). In seguito alle operazioni di riaccertamento e di gestione del conto dei residui, nonché della perenzione amministrativa, si è determinata una netta variazione dell'entità degli stessi, con variazioni in diminuzione sia dal lato delle entrate (-78.844 milioni di euro) sia dal lato delle uscite (-63.974 milioni di euro). Sul versante dei residui attivi, rispetto allo stock iniziale proveniente dagli esercizi precedenti per 203.940 milioni di euro, sono stati accertati nell'esercizio 154.711 milioni di euro, di cui 29.116 milioni incassati e 125.095 milioni ancora da versare o riscuotere. In aggiunta a tali residui pregressi, a seguito della gestione di competenza, si sono aggiunti 91.066 milioni di euro di residui di "nuova" formazione, per un totale di residui attivi al 31 dicembre pari a 216.161 milioni di euro, con un aumento di 12.221 milioni di euro rispetto all'esercizio precedente (+6 per cento). Quanto ai residui passivi, sui140.364 milioni di euro di residui provenienti dagli esercizi precedenti, ne risultano accertati 121.113 milioni, di cui 44.723 milioni pagati e 76.390 milioni ancora da pagare. Tali residui pregressi sono aumentati, a seguito della gestione di competenza, per 37.624 milioni di euro, per un totale di residui passivi a fine esercizio pari a 114.014 milioni di euro. Nel complesso, il conto dei residui del 2019 espone residui attivi per 216.161 milioni di euro e residui passivi per 114.014 milioni di euro, con una eccedenza attiva di 102.147 milioni di euro. In merito alla gestione di cassa, il saldo netto da finanziare è risultato pari a 66,5 miliardi di euro, con un peggioramento di 20,6 miliardi di euro rispetto al risultato raggiunto l'anno precedente (in cui il saldo si era assestato a 45,9 miliardi di euro). Il risparmio pubblico è risultato di 29,8 miliardi di euro, con un peggioramento di oltre 20,3 miliardi rispetto al dato del 2018. Il dato, essendo negativo, indica la quota di spese correnti non coperta con entrate tributarie ed extra-tributarie.