[pronunce]

In via logicamente subordinata, la difesa dello Stato rileva che l'attività di pesca marittima richiede necessariamente l'esercizio unitario delle funzioni amministrative, con riflessi sulla funzione legislativa (in merito sono richiamate le sentenze di questa Corte n. 6 del 2004 e n. 303 del 2003). 1.4.— Un altro gruppo di censure è formulato rispetto agli artt. 2, comma 1, lettera c); 10 e 11 della legge regionale n. 66 del 2005, che «riservano» alla Regione, e per essa alla Giunta, la determinazione dei criteri di organizzazione dei distretti di pesca e di acquacoltura e dei contenuti minimi della strategia di sviluppo, nonché le regole di procedura per il riconoscimento dei distretti, per l'emanazione dei relativi provvedimenti, per la revoca di quest'ultimi, nonché la disciplina della partecipazione al finanziamento degli interventi. L'art. 11, in particolare, definisce le funzioni affidabili ai distretti. In via preliminare, la difesa dello Stato richiama la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2006), che all'art. 1, commi 366 e 367, contiene norme ordinamentali e di principio, in ordine ai distretti produttivi, adottate ai sensi dell'art. 117, primo comma, lettere a) – anche in relazione al regolamento (CE) n. 2371/2002, del 20 dicembre 2002 (Regolamento del Consiglio relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca), e al regolamento (CE) n. 3690/93, del 20 dicembre 1993 (Regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario che stabilisce le norme relative alle informazioni minime che devono figurare nelle licenze di pesca) –, e) ed s), e 118 della Costituzione. Quindi, osserva come le disposizioni regionali impugnate determinino una irrazionale regionalizzazione della flotta di pesca, in contrasto con i suddetti parametri costituzionali e con l'esigenza di esercizio unitario delle funzioni di regolazione dell'attività di pesca marittima, soprattutto se svolta in mare libero o nelle acque territoriali di un altro Stato, ed anche con l'art. 4 (recte: art. 12, comma 4) del d.lgs. n. 154 del 2004. 1.5.— Secondo la difesa erariale, tutte le disposizioni in esame appaiono ancor più lesive laddove si consideri che non è prevista alcuna forma di leale collaborazione con lo Stato, e che, anzi, l'art. 25, comma 2, della legge regionale n. 66 del 2005, stabilisce che cessano di avere applicazione in Toscana le discipline statali legislative e regolamentari che regolano gli stessi oggetti della presente legge e dei suoi regolamenti attuativi. Né nella legge regionale oggetto di censura è rinvenibile un riferimento ad intese tra Stato e Regioni, tra l'altro ai sensi dell'art. 21 del d.lgs. n. 154 del 2004. 2.— In data 28 febbraio 2006 la Regione Toscana ha depositato memoria, con la quale ha chiesto dichiararsi inammissibili e, comunque, non fondate le questioni di costituzionalità promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri. La resistente deduce che la normativa impugnata non interferisce nelle materie di competenza statale, né eccede l'ambito territoriale regionale, rispettando, invece, i limiti delle attribuzioni che l'art. 117 della Costituzione riconosce alle Regioni in materia di pesca e acquacoltura. 3.— In data 12 gennaio 2007, il ricorrente ha depositato memoria con la quale ha insistito nelle difese svolte e nelle conclusioni già formulate. La difesa dello Stato ha richiamato la sentenza n. 213 del 2006 con la quale la Corte ha enunciato alcuni principi in materia di pesca, nonché la sentenza n. 370 del 2003, ponendo in evidenza come l'assenza di forme di leale collaborazione abbia costituito oggetto di specifica censura. Ha chiesto, quindi, in via subordinata, di dichiarare l'illegittimità costituzionale delle singole disposizioni, nella parte in cui non rispettano il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. 4.— In data 24 gennaio 2007, la Regione Toscana ha depositato memoria con cui ha chiesto il rigetto del ricorso proposto dal Presidente del Consiglio dei ministri. In via preliminare, la resistente eccepisce l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale proposta in ordine all'art. 1, comma 2, della legge della Regione Toscana n. 66 del 2005, in quanto tale norma non è compresa nel novero delle disposizioni di cui alla relazione ministeriale recepita nella delibera del Consiglio dei ministri di autorizzazione alla proposizione del ricorso. Analoga eccezione di inammissibilità, sia pure sotto un diverso profilo, è formulata in ordine alla questione avente ad oggetto gli artt. 3 e 7, comma 7, della legge regionale, in quanto lo Stato avrebbe autorizzato l'impugnazione della sola lettera d) del comma 1 dell'art. 3, e delle sole lettere a) e c) del comma 7, dell'art. 7 della legge stessa. Nel merito, la Regione Toscana conclude per la non fondatezza del ricorso, e richiama anch'essa, a sostegno delle proprie argomentazioni difensive, la sentenza della Corte n. 213 del 2006. In particolare, la difesa regionale osserva come allo Stato, in materia di pesca, sia riservato il potere di indirizzo, di determinazione dei principi, di fissazione del nucleo minimo ed indefettibile di salvaguardia della specie ittica ed il controllo sul rispetto di tutto quanto così determinato, ma ciò non significa accentramento delle funzioni di rilascio delle licenze di pesca. Infatti, una volta stabiliti i criteri, gli indirizzi e le misure di sostenibilità, legittimamente le Regioni possono provvedere (direttamente o con allocazione delle funzioni agli enti locali) al rilascio licenze di pesca, nel rispetto delle misure definite dallo Stato. Analogamente, ad avviso della Regione, sono infondate le censure formulate in ordine alla disciplina dei distretti di pesca. Al riguardo, la difesa regionale richiama, nuovamente, la sentenza n. 213 del 2006, con la quale è stata dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale promossa dallo Stato in ordine all'art. 4, comma 2, lettera a), della legge della Regione Marche 13 maggio 2004, n. 11 (Norme in materia di pesca marittima e acquacoltura).1. — Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato varie disposizioni della legge della Regione Toscana 7 dicembre 2005, n. 66 (Disciplina delle attività di pesca marittima e degli interventi a sostegno della pesca marittima e dell'acquacoltura) per contrasto con gli artt. 117, secondo comma, lettere a), e) ed s), 118, primo comma, e 120, primo comma, della Costituzione, anche in ragione del limite territoriale delle competenze legislative regionali e con il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. 1.1. —