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Lo dico, per essere ancora più simpatico, a chi con noi ha fatto un percorso. Guardo lei, Ministro, perché c'è una sostituzione in corso al banco della Presidenza e allora, non sapendo chi guardare, mi rivolgo al Ministro e lei sa che il Regolamento del Senato prevede che il senatore si rivolga al banco della Presidenza (sono stato ripreso più volte dal presidente Calderoli). Diciamo che in questo passaggio guardavo lei. PRESIDENTE. Grazie senatore ma eravamo molto attenti entrambi. MALLEGNI (FI-BP) . Credo che anche in questo caso gli amici della Lega abbiano perso un'occasione e dirlo al presidente Calderoli mi spiace molto, ma mi tocca dirlo: anche in questo caso vi hanno scorciato le unghie. Siete arrivati con le unghie lunghe del leone e siete tornati a casa con quelle del pinguino, perché, francamente, rispetto ad un provvedimento costituzionale con il quale dovevamo portare a casa i risultati che poco fa ho ricordati, uno per uno (dal presidenzialismo, alle Regioni, alle Province, alla riduzione del numero dei parlamentari), ci stiamo accontentando della riduzione del numero parlamentari. Va bene. Ormai va di moda in questa legislatura - l'ho sentito dire spesso - affermare che intanto facciamo qualcosa. Intanto facciamo qualcosa per le pensioni, intanto facciamo qualcosa per la questione del reddito, intanto facciamo qualcosa per le grandi opere, intanto facciamo qualcosa. Sapete cosa vuol dire? Non fare niente su nessun argomento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Vuol dire fare dei pezzettini e degli strapuntini. Quindi a questo punto, Presidente, l'insoddisfazione regna. Spero che la comunità italiana si renda conto della situazione e, come noi, sia profondamente insoddisfatta di un provvedimento che poteva essere rivoluzionario e invece è soltanto un pannicello caldo in una logica elettorale che gli alleati di Governo pensano di poter utilizzare durante le elezioni europee. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, le devo dire che ho una particolare preoccupazione. Anche se so che non ci si dovrebbe rivolgere a singoli senatori, mi rivolgo - diciamo per consuetudine - al presidente Calderoli, che vedo in Aula e che ringrazio. Io sono rimasta molto stupita, presidente Calderoli, ma lo dico anche al Governo, del fatto che si sia portato all'esame dell'Assemblea questo provvedimento che propone una riforma costituzionale e non si è avuto nemmeno (io lo chiamo così, chiedo scusa) il rispetto verso quest'Assemblea di illustrare, motivare, argomentare, provare a convincere dato che, secondo me, stiamo affrontando una parte che non è banale, insignificante, non è tecnica; non stiamo dicendo che si diventa comunque parlamentari sottraendo ad un numero "X" un altro numero. Ciò mi ha molto colpito e mi ha fatto riflettere. Non lo dico al senatore Calderoli perché so che non sarà per questa ragione, ma mi ha colpito il fatto che il Governo, quindi le forze di maggioranza, ha scelto di non venire in quest'Aula a presentare una visione, un'ipotesi di funzionamento del Paese, delle sue istituzioni e della democrazia. Avreste dovuto mettere insieme questa parte relativa alla riduzione del numero dei parlamentari, quella sul federalismo, di cui invece vi occupate altrove, ancora una volta, senza una vera discussione parlamentare, e la questione della legge elettorale. Tuttavia, quello che mi preoccupa di più è che avete effettuato uno spacchettamento fra le due Camere: qui la riduzione del numero dei parlamentari e alla Camera la questione del referendum, che è il vero punto di una visione politica che avete. Allora, quando si hanno visioni politiche seppur legittime, è opportuno venire in Aula a spiegare cosa si vuole fare nel rapporto tra il referendum propositivo e la funzione legislativa che deve restare a Camera e Senato. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo, infatti, è l'elemento che mi preoccupa. Lo spacchettamento che avete fatto innanzitutto va contro una storia fatta di trasparenza, di responsabilità, ma anche di confronto democratico nelle aule parlamentari. Non solo non ci si vuole confrontare sull'insieme dei provvedimenti di modifica della Costituzione che si propongono (il senatore Collina lo ha detto prima di me e io sono d'accordo), ma all'esterno, nel Paese non c'è una discussione. Sembra quasi che ognuno di questi diversi provvedimenti abbia una valenza in sé non collegata all'altro, recando quindi una diminuzione di importanza di queste modifiche. Penso che questo sia un elemento di non trasparenza, di non responsabilità politica e non era mai avvenuto nella storia della Repubblica. Si può non essere stati d'accordo, non aver visto arrivare fino in fondo gli altri progetti di modifica costituzionale, oppure averne avanzati degli altri all'interno delle diverse coalizioni, ma in queste Aule c'è sempre stata la visione che si proponeva all'Assemblea, ai parlamentari e al Paese delle ragioni delle modifiche, dei cambiamenti che si volevano proporre. Invece in quest'Aula non abbiamo nemmeno una visione d'insieme nel presentare un singolo provvedimento, perché la stessa maggioranza che al Senato fa discutere una parte dei provvedimenti di modifica costituzionale, alla Camera fa discutere un'altra parte del provvedimento e con alcune Regioni persino la questione del federalismo. Secondo me questo è un punto che noi abbiamo l'obbligo politico, prima ancora che di parte politica, di comunicare al Paese. In questo frangente si sta sottraendo al Paese la connessione che c'è tra questi provvedimenti e io penso che questo sia il primo danno democratico in termini di trasparenza che avete scelto di fare, per rendere tutto semplice, come se fosse una passeggiata. Non è vero che tali modifiche non incidono. Arrivo a trattare anche altre due questioni. Io sono molto preoccupata del fatto che non discutiamo insieme dei due provvedimenti, quello che è all'ordine del giorno qui in Senato e quello in discussione alla Camera sul referendum propositivo. Cito una fonte che so non essere amata da tutti, ma è sempre utile citarla. Penso che avesse ragione Norberto Bobbio quando diceva che nulla rischia di uccidere la democrazia più che l'eccesso finto di democrazia e il populismo, esattamente ciò che si sta verificando con il referendum propositivo. Lì si apre alle lobby parziali, non c'è chiarezza sulle materie ma soprattutto non c'è chiarezza sulla funzione legislativa: se rimarrà o meno a chi verrà eletto alla Camera e al Senato, considerando le leggi che verranno presentate dal cosiddetto - termine fondamentale che sta nella nostra Costituzione - popolo. Colleghi, questo è lo svuotamento degli elementi di funzione democratica. Penso sia questo il tema su cui dobbiamo tutti insieme ragionare e riflettere perché, a mio avviso, vale la pena, anche nel nostro dibattito interno, sapere che questa connessione c'è, che è una visione di svuotamento democratico che tutti gli interventi del Partito Democratico hanno dimostrato. Noi non siamo disponibili a sostenerla perché per noi rimane fondamentale il rapporto democratico tra eletti e chi ovviamente elegge, con un numero congruo di relazioni, ma soprattutto la funzione democratica della legislazione, quindi delle norme legislative che si fanno solo nelle sedi parlamentari. Questo è un principio basilare della democrazia liberale;