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Il disegno di legge di ratifica della Carta istitutiva del Forum internazionale dell'Energia si compone di quattro articoli. L'articolo 3, in particolare, valuta gli oneri economici complessivi del provvedimento, a decorrere dall'anno 2021, in 151.920 euro, di cui 51.920 euro annui per le spese di missione e 100.000 euro annui per il contributo finanziario obbligatorio. La ratifica della Carta non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Passiamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati. Gli articoli 1 e 2 non sono stati modificati dalla Camera dei deputati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). L'articolo 4 non è stato modificato dalla Camera dei deputati. Passiamo alla votazione finale. I senatori Alfieri, Garavini, Aimi, Lucidi, La Pietra, De Petris e Ferrara confermano le intenzioni di voto precedentemente espresse. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Sui lavori del Senato PRESIDENTE . In considerazione del fatto che le urne per la votazione per l'elezione di due senatori Segretari resteranno aperte fino alle ore 19, chiedo ai Gruppi se è ipotizzabile da parte della Presidenza iniziare alle ore 18 la discussione, che non dovrebbe essere troppo lunga, del disegno di legge n. 1196, il cui esame è stato concluso dalla 1 a Commissione. Potremmo così concludere questa sera i nostri lavori. (Applausi) . Non essendoci dissenso, così è stabilito. La Commissione bilancio è pertanto autorizzata a convocarsi per esprimere i pareri sul testo e sugli emendamenti, che sono pochissimi. In attesa dei pareri della Commissione bilancio, passiamo allo svolgimento degli interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LAUS (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, mi rivolgo a lei e, per suo tramite, al Governo. Mi servono pochi minuti per denunciare una forte preoccupazione relativa al tentativo del Governo di reintrodurre nel nostro quadro normativo la fattispecie degli appalti al massimo ribasso. Con impegno e grande senso di responsabilità, il Senato ha da poco istituito la Commissione di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. L'iniziativa parlamentare testimonia la consapevolezza unanime che gli standard di sicurezza, benessere, garanzia, legalità ed equità degni di una democrazia avanzata come la nostra sono invece per il sistema nazionale un'aspirazione ancora irrealizzata. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,21) ( Segue LAUS). Scelta la strada dell'agire consapevole e proiettati verso traguardi di civiltà, non possiamo ora permetterci un'inversione di marcia e ragionare, come sembra stia invece facendo il Governo, su provvedimenti che riporterebbero indietro il Paese di oltre mezzo secolo in termini di tutela. La prospettiva che il cosiddetto decreto semplificazioni ripristini il ricorso al criterio di aggiudicazione basato sul massimo ribasso ci allontana dall'obiettivo delle tutele e, soprattutto, dal traguardo auspicato di non dover più ricorrere in futuro a indagini pubbliche e pubbliche ammende sulle troppe storture che reprimono un diritto costituzionalmente riconosciuto. L'attuale codice degli appalti ha tradito nei fatti più di un'aspettativa di semplificazione e modernizzazione del Paese, ma l'Italia non avrà alcun vantaggio se il rimedio sarà peggiore del male. (Applausi) . ANGRISANI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il prossimo 12 giugno saranno trascorsi dieci anni dal referendum del 2011 che vide il popolo italiano esprimersi contro la privatizzazione del sistema idrico. Con il secondo quesito del referendum, nella determinazione della tariffa del servizio idrico integrato è stato abrogato, all'articolo 152 del codice ambientale, il riferimento all'adeguata remunerazione del capitale investito. Non sono bastati 26 milioni di sì, con oltre il 57 per cento degli aventi diritto che si è democraticamente espresso, per riuscire a trasformare il sistema idrico italiano, soprattutto in Regioni come la Campania, dove gestioni come quella della GORI continuano a vessare i cittadini con continui aumenti tariffari, disservizi e mancati investimenti. Quello dell'acqua pubblica è un tema importantissimo. Ci siamo sempre battuti per il principio dell'acqua come bene comune, indispensabile e accessibile a tutti senza distinzioni ed essenziale per la sopravvivenza. Per la ripubblicizzazione del sistema idrico esiste una proposta di legge ferma alla Camera dei deputati, presentata da quelli che erano i miei colleghi del MoVimento, nella quale sono ribaditi i principi generali dell'acqua come bene naturale, diritto universale, fondamentale e indispensabile per la vita. È intollerabile, dunque, che la volontà popolare non sia rispettata. In Campania il 98 per cento dei votanti si era espresso a favore del secondo quesito referendario. L'acqua è un bene pubblico e tale deve ritornare. Su questa posizione dobbiamo essere coerenti con la decisione referendaria. Non è possibile ancora oggi avere gestori come la GORI, che fanno dell'acqua un affare pagato dai cittadini a caro prezzo, con tariffe sempre più esorbitanti e allo stesso tempo non ci si pensa due volte a intimare o chiudere l'erogazione se non si è in grado di pagare bollette sempre più esose, frutto di rincari continui e ingiustificati. L'accesso all'acqua è un diritto umano universale ed è anche una condizione essenziale per arginare la drammatica emergenza igienico-sanitaria che stiamo vivendo. Ragionare su aumenti delle tariffe in un momento di crisi economica e sociale come quella che stiamo vivendo a causa dell'emergenza Covid, con famiglie ridotte sul lastrico e difficoltà crescenti per trovare un'occupazione, è veramente inammissibile. A dieci anni da quel referendum, ispirato da oltre 400.000 firme raccolte dai movimenti per l'acqua e confermato da milioni di italiani, non abbiamo ancora una rete di infrastrutture idriche degne di uno dei Paesi più sviluppati del mondo. Questo è gravissimo e sento oggi il dovere di sottolinearlo e di invitare tutti ad una riflessione su questo argomento (Applausi) .