[pronunce]

che, infatti, il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norma in materia ambientale), appresta, agli artt. 191, 192, 250 e 252, forme di intervento pubblico volte alla rimozione di situazioni potenzialmente pericolose di contaminazione ambientale, esperibili, ai sensi dell'art. 247 d.P.R. n. 152 del 2006, anche nell'ipotesi in cui il sito ove i prodotti pericolosi si trovano sia oggetto di sequestro penale; che, inoltre, lo stesso codice del rito penale, applicabile alla fattispecie stante la dichiarata situazione di sequestro preventivo cha caratterizza la fabbrica acquisita al compendio fallimentare, prevede all'art. 260 che, ove la custodia delle cose sequestrate risulti, fra l'altro, pericolosa per la salute, la autorità giudiziaria può procedere, con le opportune cautele, alla distruzione dei beni in sequestro, onde rimuovere la predetta situazione di rischio. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 146 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico della disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), sollevata, in riferimento al «canone della ragionevolezza», dal Giudice delegato ai fallimenti del Tribunale ordinario di Cosenza, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 gennaio 2014. F.to: Luigi MAZZELLA, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 gennaio 2014. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI