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Conversione in legge del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA). Onorevoli Senatori . – L'intervento d'urgenza si rende necessario al fine dell'eradicazione dalla peste suina africana nei cinghiali e per prevenirne l'introduzione nei suini da allevamento, allo scopo di assicurare la salvaguardia della sanità animale, la tutela del patrimonio suino nazionale e dell'Unione europea e non ultimo al fine di salvaguardare le esportazioni e quindi il sistema produttivo nazionale e la relativa filiera. Infatti a partire dal 7 gennaio 2022 in Italia continentale è stata accertata la presenza della peste suina africana nelle popolazioni di cinghiali nei territori delle regioni Piemonte e Liguria con un numero di casi confermati in numero di trentaquattro alla data del 10 febbraio 2022 (vedasi mappa fonte sistema informativo del Ministero della salute SIMAN – vetinfo.it, allegato 1). La peste suina africana (PSA) è una malattia virale, non trasmissibile all'uomo, altamente contagiosa, che colpisce i suidi, domestici e selvatici per i quali è spesso letale. Essendo una malattia con un vasto potenziale di diffusione, grazie anche alla notevole capacità di resistenza nell'ambiente esterno, la sua presenza sul territorio e soprattutto l'eventuale interessamento degli allevamenti di suini comporta pesanti ripercussioni sul patrimonio zootecnico, con danni ingenti sia per la salute animale (abbattimento obbligatorio degli animali malati e sospetti tali), che per il comparto produttivo collegato, danneggiando il commercio all'interno dell'Unione europea ed internazionale di animali vivi e dei loro prodotti. La malattia si diffonde direttamente per contatto tra animali infetti mentre la trasmissione indiretta si verifica attraverso attrezzature e indumenti contaminati, che possono veicolare il virus, oppure con la somministrazione ai maiali di scarti di cucina contaminati, pratica vietata dai regolamenti europei dal 1980, o mediante lo smaltimento non corretto di rifiuti alimentari, specie se contenenti carni suine. Il fattore umano quale veicolo per la trasmissione indiretta della malattia rappresenta un ulteriore ed elevato rischio. Nei Paesi indenni la prevenzione dell'infezione si effettua tramite il rispetto delle misure di biosicurezza negli allevamenti suini, il controllo dei prodotti importati ed il corretto smaltimento dei rifiuti alimentari, soprattutto di ristoranti, navi e aerei. È fondamentale l' early detection dell'infezione attraverso la sorveglianza passiva sulle carcasse di cinghiale rinvenute nell'ambiente, nonché il controllo dei suini morti negli allevamenti domestici. Nei Paesi colpiti dall'infezione il controllo si effettua attraverso la delimitazione delle zone interessate dalla presenza del virus – anche attraverso la predisposizione di reti e barriere – in cui ricercare e rimuovere le carcasse dei cinghiali dall'ambiente, nonché, nel caso in cui la malattia abbia interessato il settore domestico, prevedendo l'abbattimento e la distruzione dei suini positivi e di tutti gli altri suini presenti all'interno dell'allevamento infetto. Ai fini della limitazione della diffusione della malattia è fondamentale anche il controllo delle movimentazioni di suini vivi e dei prodotti derivati, le operazioni di pulizia e disinfezione dei locali e dei mezzi di trasporto degli allevamenti infetti e l'effettuazione delle indagini epidemiologiche volte ad individuare l'origine dell'infezione. In Italia, fino ad ora, la malattia era presente, dal 1978, solo in Sardegna. Per questa particolare condizione, dal 2020 è in vigore il Piano di sorveglianza nazionale e di eradicazione nella regione Sardegna. Il Piano è approvato annualmente dalla Commissione europea. Il 7 gennaio 2022. è stata confermata, da parte del Centro di referenza nazionale per le pesti suine (CEREP) dell'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Umbria e delle Marche (IZSUM), la presenza del virus della peste suina africana (PSA) in una carcassa di cinghiale rinvenuta in Piemonte, nel comune di Ovada, in provincia di Alessandria. È utile precisare che il profilo genetico del virus isolato mostra somiglianza genetica con quello circolante in Europa (genotipo 2), mentre è completamente diverso dal virus circolante in Sardegna (genotipo 1). Infatti, dal 2014 un'importante epidemia di PSA sta interessando alcuni Paesi dell'Est Europa. La malattia è attualmente diffusa in Polonia, Germania, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Grecia, Lituania, Romania, Ungheria, Bulgaria dove ad oggi sono stati registrati migliaia di focolai negli allevamenti di suini domestici e nei cinghiali selvatici. A settembre 2018 il Belgio ha segnalato i primi casi di malattia nei cinghiali selvatici, facendo registrare un preoccupante balzo in avanti della PSA verso l'Europa occidentale; grazie a un piano di controllo rigoroso e costoso, quel Paese ha eradicato la malattia a fine 2020. A settembre 2020 il virus è arrivato in Germania, ed è stato rilevato in alcune carcasse di cinghiale nelle zone immediatamente a ridosso del confine con la Polonia. Ad oggi, la malattia è diffusa nei cinghiali ed ha anche colpito allevamenti di suini nelle regioni della Sassonia, di Brandeburgo e Pomerania, al confine con la Polonia. Anche in questo Paese si sta assistendo ad un miglioramento della situazione epidemiologica, grazie all'applicazione di un rigoroso e costoso piano di eradicazione. In Italia il virus, attualmente circolante tra i cinghiali nella zona infetta, è presente nei territori della Liguria e del Piemonte ed è un sottotipo diverso da quello circolante in Sardegna. Le disposizioni introdotte sono finalizzate a contenere la diffusione della malattia a tutela della salute animale, del patrimonio zootecnico nazionale e del sistema produttivo che utilizza questa importante risorsa. Nella attuale fase in cui la malattia sembra essere presente solo nella zona infetta sopra indicata (Liguria e Piemonte) è essenziale porre in essere tutte le azioni finalizzate a prevenire l'introduzione della malattia nei suini allevati e agire tempestivamente al fine di arginare la malattia evitando di farla sconfinare nelle regioni limitrofe, soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana. In queste regioni sono infatti detenuti la maggior parte dei suini allevati in Italia. A questo proposito si fa presente che da una stima approssimativa fatta sulla base dei dati in possesso del Ministero della salute e delle valutazioni dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) relative al valore commerciale dei suini risulterebbe che, nel caso in cui la malattia dilagasse nelle suddette regioni, considerandone la diffusività e morbilità, solo per l'indennità di abbattimento (necessario) degli animali sarebbe necessario stanziare risorse pari a circa 1.441.490.120. (si rinvia alla tabella nell'allegato 2) Le circostanze di fatto sinteticamente richiamate integrano pertanto i presupposti di straordinaria necessità ed urgenza legittimanti il ricorso alla decretazione d'urgenza. Di seguito si indicano i link al sito web del Ministero della salute dove è possibile consultare i documenti che riguardano il piano nazionale e il piano di gestione: