[pronunce]

nella seconda, invece, per la disposizione combinata degli artt. 372, 373 e 377 cod. pen. , la reclusione da otto mesi a tre anni. Inoltre, la medesima offerta corruttiva fatta al consulente tecnico del pubblico ministero nell'ambito di un procedimento penale sarebbe punita più gravemente dell'analoga offerta rivolta al consulente tecnico del giudice civile, parimenti inquadrabile nel paradigma dell'intralcio alla giustizia. Irragionevole sarebbe anche la sperequazione sanzionatoria riscontrabile a seconda che il consulente tecnico del pubblico ministero, destinatario dell'offerta corruttiva, sia chiamato ad esprimere valutazioni tecnico-scientifiche (con conseguente configurabilità dell'istigazione alla corruzione) o semplicemente a descrivere i fatti accertati (donde la configurabilità del delitto di intralcio alla giustizia, meno gravemente punito). Si tratterebbe, sotto ognuno degli evidenziati profili, di conseguenze lesive del principio di eguaglianza, posto che situazioni del tutto analoghe verrebbero disciplinate in termini differenti sul piano della risposta punitiva. In aggiunta a ciò, vi sarebbe il «paradosso» per cui solo la particolare e neppure giù grave forma di intralcio alla giustizia oggetto del giudizio a quo rimarrebbe estranea alla specifica partizione del codice penale dedicata ai delitti contro l'amministrazione della giustizia, rimanendo «confinata» tra i delitti contro la pubblica amministrazione. Sulla base di tali considerazioni, le sezioni unite ritengono, quindi, che l'art. 322, secondo comma, cod. pen. violi l'art. 3 Cost., nella parte in cui assoggetta la subornazione del consulente tecnico del pubblico ministero ad una pena superiore a quella prevista dall'art. 377, primo comma, in relazione all'art. 373 cod. pen. , per la subornazione del perito. 2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata. Ad avviso della difesa dello Stato, la sistematica del codice e il tenore letterale delle due disposizioni legittimerebbero una diversa interpretazione, che, privilegiando gli aspetti di specialità dell'art. 377 rispetto all'art. 322 cod. pen. , renda applicabile la prima norma nei soli casi in cui il consulente tecnico del pubblico ministero abbia già acquisito la veste formale di testimone, ovvero di assunzione della prova tecnica con le modalità della perizia ai sensi dell'art. 392 cod. proc. pen. L'art. 322 cod. pen. sarebbe destinato, per converso, ad incriminare l'offerta o la promessa di denaro o di altra utilità al consulente nella fase delle indagini preliminari, che precede l'esercizio dell'azione penale e, quindi, l'instaurazione del processo. La delineata diversità di ambito operativo, a prescindere dal fatto che il consulente sia chiamato anche a riferire fatti o soltanto ad esprimere giudizi, consentirebbe di escludere l'assimilabilità delle situazioni considerate e, conseguentemente, l'irragionevolezza del loro diverso trattamento sanzionatorio. La maggiore gravità della sanzione per i fatti commessi nel corso delle indagini preliminari si giustificherebbe con la considerazione che, per effetto delle falsità contenute nell'elaborato del consulente tecnico, il pubblico ministero potrebbe essere indotto a ritenere l'accusa non utilmente sostenibile in giudizio e, quindi, a formulare una richiesta di archiviazione, rispetto alla quale il giudice avrebbe scarse possibilità di vaglio critico, stante la marginalità del contraddittorio tra le parti alla luce delle limitazioni previste dall'art. 410 cod. proc. pen. Analoga pericolosità non avrebbero i fatti commessi dopo l'esercizio dell'azione penale, giacché il contraddittorio tra le parti sugli elementi di prova consentirebbe al giudice di apprezzare più agevolmente l'incidenza dell'offerta o della promessa illecita sui risultati della consulenza. Considerazioni similari varrebbero anche in rapporto alla denunciata disparità di trattamento rispetto alla subornazione del consulente tecnico nominato dal giudice civile, stante la facoltà delle parti del processo civile di nominare propri consulenti, che possono validamente sostenere un contraddittorio con il consulente del giudice.1.- Le sezioni unite penali della Corte di cassazione dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 322, secondo comma, del codice penale, «nella parte in cui per l'offerta o la promessa di denaro o altra utilità al consulente tecnico del pubblico ministero per il compimento di una falsa consulenza prevede una pena superiore a quella di cui all'art. 377, comma primo, cod. pen. , in relazione all'art. 373 cod. pen.». La questione trova la sua premessa ermeneutica fondante nell'assunto per cui la subornazione del consulente tecnico del pubblico ministero - il quale sia stato incaricato, come nel caso di specie, esclusivamente di esprimere valutazioni tecnico-scientifiche e non già di accertare dati oggettivi - non potendo integrare il delitto di intralcio alla giustizia, di cui all'art. 377, primo comma, in riferimento agli artt. 371-bis e 372 cod. pen. , ricadrebbe nell'ambito applicativo della più generale figura criminosa dell'istigazione alla corruzione propria, delineata dal censurato art. 322, primo comma, cod. pen. Discenderebbe da ciò la violazione dell'art. 3 della Costituzione, per irragionevole disparità di trattamento di situazioni analoghe, sotto un triplice profilo. In primo luogo, l'offerta o la promessa di denaro o di altra utilità al consulente tecnico del pubblico ministero per influire sui risultati della consulenza risulterebbe punita più gravemente dell'analoga offerta o promessa rivolta al perito - ausiliario del giudice - la quale rientra pacificamente, per il principio di specialità, nella sfera applicativa dell'art. 377, primo comma, in riferimento all'art. 373 cod. pen. Nella prima ipotesi, infatti, in base alla disposizione combinata degli artt. 319 e 322 cod. pen. - nella formulazione vigente all'epoca del fatto oggetto del giudizio a quo, antecedente alla riforma operata dalla legge 6 novembre 2012, n. 190 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione) - sarebbe irrogabile la reclusione da un anno e quattro mesi a tre anni e quattro mesi; nella seconda, invece, per la disposizione combinata degli artt. 372, 373 e 377 cod. pen. , la reclusione da otto mesi a tre anni. In secondo luogo, poi, la proposta corruttiva rivolta al consulente tecnico del pubblico ministero nell'ambito di un procedimento penale risulterebbe sanzionata in modo più energico rispetto all'analoga proposta diretta al consulente tecnico del giudice civile, la quale integra anch'essa il reato di intralcio alla giustizia, a fronte dell'espressa estensione al predetto soggetto processuale delle norme del codice penale relative ai periti (art. 64, primo comma, del codice di procedura civile).