[resaula]

Sapete che c'è un problema enorme, che era ante Covid, ovvero l'enorme quantità di trattamenti diagnostici e non solo, anche sanitari, in gravissimo ritardo. Pensate quanto può essere grave attendere sei mesi per una tac oncologica; quanto può essere drammatico per quella persona, che ovviamente racimola il danaro necessario e poi va a fare l'esame dal privato evidentemente, visto che è in ballo la pelle. Pensate a tutti i trattamenti che abbiamo sospeso: quelli chirurgici, oncologici, tutti quelli per il vasto popolo dei cardiopatici. Con il Covid abbiamo accumulato una serie enorme di ritardi gravissimi, che comporteranno danni dal punto di vista terapeutico - ormai questo è stato evidenziato da tanti della comunità scientifica - che ci trascineremo per anni. Come anticipato dal ministro Speranza in Aula, finalmente destiniamo una cifra consistente, un mezzo miliardo di euro tondo tondo, a beneficio delle Regioni per assorbire le liste d'attesa. Bene, primo problema: il provvedimento ha durata fino al 31 dicembre 2020. Se parlate con un bambino, magari figlio di qualche medico, vi dirà che entro il 31 dicembre 2020 di questo mezzo miliardo, se va bene, le Regioni riusciranno a spenderne il 20, il 25 o il 30 per cento, perché non è pensabile che quello che non si è fatto in anni, in una situazione ulteriormente aggravata dal Covid, venga smaltito in tre mesi. Non esiste, è una cosa senza senso, è una cosa fatta a rovescio. Non può essere, come dice in separata sede il Ministro (che nelle occasioni ufficiali si comporta invece come il quarto Pontefice d'Italia: sappiamo infatti che abbiamo due Papi, il terzo Pontefice è Conte e il quarto è Speranza; del resto, come dice il nome, egli è l'uomo della speranza e quindi mi pare assolutamente giusto che pontifichi, nelle occasioni pubbliche), che se stabilisse una durata più lunga le Regioni non spenderebbero. Che significa? Non è possibile ragionare in questi termini. Le Regioni nemmeno ci mettono le mani, perché non si può continuare a dire che vedremo poi se si proroga e che cosa accadrà. Non è possibile pensare che mezzo miliardo di euro, per l'assorbimento delle liste d'attesa, problema che risale negli anni, lo assorbiamo in tre mesi. È un insulto alla logica e all'intelligenza. Purtroppo non basta, perché i mali vengono sempre a coppia. Avete dunque elaborato un documento per la distribuzione di questo danaro e nello stesso provvedimento in esame - mi dispiace che non in Aula non siano presenti colleghi della mia Commissione, a parte la Presidente - nella tabella A ci fate vedere come andrebbe distribuito, secondo la logica e secondo il buon senso, cioè distribuendo alle Regioni in misura dell'arretrato che hanno accumulato nel tempo. C'è poi una tabella B, in cui praticamente questo concetto viene rovesciato e lo scrivete anche in grassetto, nella parte in cui si dice che la tabella B differisce da quella risultante dalle somme dell'allegato A, per la scelta di ripartire le somme complessive sulla base delle quote d'accesso, indipendentemente dall'incidenza della pandemia da Covid-19. Ma come? Si tratta di un provvedimento che aggredisce l'emergenza da Covid-19 eppure distribuite il denaro - e lo scrivete - indipendentemente dall'incidenza della pandemia da Covid-19 e dalle conseguenti riduzioni di prestazioni ad essa correlate. Ma che roba è? Nel confronto tra la tabella A e la tabella B, togliete poi 12 milioni di euro alla Lombardia e aggiungete 9 milioni di euro alla Campania, 12 milioni di euro al Lazio e 10 milioni alla Sicilia; togliete poi 8 milioni di euro al Veneto e 5 milioni di euro al Piemonte. Ma dov'è stata l'emergenza, scusate? In Sicilia e in Campania? Nei giorni scorsi è uscita una tabella dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) - non del senatore Zaffini - che ha spiegato quanto ciascuna Regione ha speso per ogni positivo. La vituperata Lombardia - io non sono lombardo e non sono neanche della Lega Nord, ma di Fratelli d'Italia - ha speso 5.000 euro per ogni positivo, mentre la Campania sapete quanto ha speso? Ha speso 76.000 euro! E voi le date più denaro. Voi togliete il denaro alle Regioni che hanno vissuto l'emergenza e l'aggiungete alle Regioni che l'emergenza non l'hanno neanche vista (quella del lockdown ; poi forse adesso qualcosa cambierà). Francamente tutto ha un limite, tutto può essere opinato rispetto al buon senso. Noi abbiamo preparato due emendamenti, uno sulla scadenza, che abbiamo trasformato in ordine del giorno, e uno sulla famosa tabella. Abbiamo proposto, invece della tabella B, di adottare la tabella A. L'avete scritta voi; non ce l'avete nascosta, non siete neanche bravi e sinceri: sta qui. La tabella A tiene conto dell'arretrato, delle prestazioni sospese, della chirurgia, della diagnostica: adottate la tabella A, per una volta fate le cose fatte bene. Dopo ci sarà il problema di spendere questi denari, ma non insultate il buon senso, non insultate chi veramente ha dovuto gestire l'emergenza, chi ha riempito le televisioni e i giornali di immagini che tutti noi abbiamo stampate in testa. Questo è un affronto al buon senso. Questo è fare la politica al rovescio e non è possibile che si vada avanti ad oltranza, senza che voi stessi ve ne rendiate conto e senza che facciate appello al vostro buon senso e alla vostra capacità di entrare nel merito dei provvedimenti e di giudicarli. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, intervengo molto brevemente proprio per richiamare l'attenzione su un tema che è stato già proposto poco fa dal senatore Floris. Lo faccio con molta amarezza, perché devo constatare che, al di là delle belle parole che sono state dette mille volte in Sardegna, durante le visite di esponenti politici - spesso di Governo e di qualunque formazione - anche nel passato, gli impegni che vengono assunti nell'isola regolarmente poi non vengono mantenuti, anzi vengono messi nel dimenticatoio. L'amarezza deriva dal respingimento di un emendamento che avevo presentato, per l'ennesima volta, sulla possibilità di realizzare la rete del metano in Sardegna. Ancora una volta, con motivazioni risibili, che rasentano il ridicolo, e che di fatto celano maldestramente problemi di natura ideologica, quell'emendamento è stato respinto. Cosa deriva da questo fatto? La Sardegna è l'unica Regione nella quale il metano non c'è. L'assenza del metano ovviamente porta delle conseguenze gravissime sull'economia della Sardegna, come costi elevatissimi, nettamente superiori a quelli presenti nel resto d'Italia; a questo si assommi la situazione che si vive a causa dell'insularità e del fatto che la continuità territoriale, per incuria, ancora una volta, e per poca attenzione ai problemi dell'isola, non viene applicata. Tutto questo produce effetti devastanti sull'economia isolana, soprattutto in questo periodo, che non è soltanto legato all'emergenza Covid-19.