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in secondo luogo, qualcuno avrà finalmente portato la legalità in mezzo alle strade e in mezzo alla gente. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni) . CALIENDO (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, membri del Governo, colleghi, oggi ho sentito parlare di una serie di problemi, alcuni dei quali non hanno attinenza con il provvedimento che stiamo discutendo. (Brusio). PRESIDENTE. Vedo che nel Gruppo della Lega ci sono ancora un po' di festeggiamenti per l'intervento precedente, ma vi pregherei di rispettare l'oratore. Prego, senatore Caliendo, prosegua. CALIENDO (FI-BP) . Non sono un giustizialista, ma nello stesso tempo mi ispiro ai valori della Costituzione appena richiamati. Non ho mai potuto credere che nel nostro Paese ci possa essere una filosofia della giustizia penale che ammette un carcere che non ha mai fine ("fine pena: mai", una cosa gravissima che contrasta con la nostra Costituzione) e che non ci sia mai una possibilità di redenzione. Questo è il nostro nuovo sistema. Cos'è la giustizia? Noi abbiamo un Ministro della giustizia - non della galera - che rappresenta l'equilibrio tra l'accertamento della responsabilità penale effettuato in un tempo ragionevole e, contemporaneamente, l'irrogazione di una condanna equa, giusta e coerente con il sistema costituzionale, quindi che dia la possibilità al singolo che è stato condannato non di rieducarsi, ma di redimersi. È questa la filosofia del nostro sistema, ma ho sentito invece una serie di discussioni che non hanno nulla a che vedere con questo provvedimento. Certo, so benissimo che da domani mattina vogliamo che chi commette uno stupro o altre violenze abbia l'ergastolo: questa è la giustizia? No, è una campagna elettorale pubblicitaria, non vuol dire nulla. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Dobbiamo creare un sistema di garanzie, un sistema processuale che possa rispondere a un'esigenza certa: al più presto l'accertamento della responsabilità e un accertamento processuale non lungo, in modo che si abbia la certezza della pena; ciò significa che le persone e i cittadini possano percepire come giusta ed equa la pena irrogata a distanza di poco tempo dal fatto, non di anni o decenni, quando poi non vi è più rispondenza con il substrato ideale dell'intera popolazione. Non mi si può dire, come fa il senatore Pillon, che se esiste la pena dell'ergastolo dobbiamo applicarla, come se i trent'anni previsti con la riduzione del rito abbreviato o addirittura l'irrogazione dell'ergastolo al posto dell'ergastolo con isolamento diurno fossero pene da nulla. Non è questo il punto. Qual è il problema che vi è stato posto? E qui, signor Ministro, chiedo un attimo attenzione su un problema che forse dovrebbe porsi più lei di me: questo sistema quanto porterà ad allungare i tempi del processo in generale? Come sa meglio di me, a Milano c'erano cinque corti d'assise prima dell'introduzione del rito abbreviato per l'ergastolo, ma oggi ne troviamo una; è solo un esempio, ma potremmo guardare tutta l'Italia. Mi domando quindi se, per applicare una norma solo per uno spot elettorale - dal momento che prima non si veniva graziati con una pena di poco conto - sia corretto allungare i tempi degli altri processi e dell'accertamento processuale. Se la coperta è quella, non è corta, in questo caso: la rendiamo corta ritenendo di dover intervenire con ulteriori tempi processuali, che non sono necessitati sulla base del sistema accusatorio del nostro Paese, che si regge sulla compresenza di riti alternativi. Infatti, senza riti alternativi il processo ordinario non funziona, in quanto si allungano i tempi. Se l'imputato sarà condannato all'ergastolo dopo dieci anni dal fatto, il cittadino normale che vuole giustizia in tempi ragionevoli non l'avrà. È questa la cosa più grave e non c'è possibilità di dire che non è così, perché l'accertamento della responsabilità penale secondo tempi prestabiliti e ragionevoli, come vuole la Costituzione, è possibile soltanto a determinate condizioni: numero di reati e magistrati, processi e tempi. Noi ci troviamo di fronte a una situazione acclarata di certezza: prima dell'introduzione del rito abbreviato le cose funzionavano in un certo modo; dopo vi è stata una riduzione dei tempi processuali, nel loro complesso e non per questi reati. Non si capisce che si sta facendo confusione tra una norma processuale e una norma di tipo sostanziale, come se stessimo discutendo di ergastolo sì o ergastolo no. Noi stiamo invece discutendo della possibilità di applicare il rito abbreviato anche a determinati processi. Signor Ministro, ho consapevolezza, esperienza e conoscenza del reale e credo di poter affermare che un allungamento della durata dei processi significa portare un sistema barbarico nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per questa ragione, io devo astenermi, pur condividendo i principi di fondo che sono dietro la norma in esame, ma non il modo sbagliato scelto per realizzarli. Nicola Molteni, primo firmatario del provvedimento, ha certamente delle idee corrette sotto il profilo della necessità di colpire determinati fenomeni criminali. Tuttavia, caro Nicola, quei fenomeni criminali si colpiscono e si devono colpire attraverso un processo rapido, che possa dirci chi è il responsabile a pochi mesi dal fatto. In questo modo, invece, avremo dei tempi allungati al massimo, senza alcuna certezza. Signor Ministro, mi consenta una correzione. Il senatore Pillon ha detto che il giudice potrà sempre recuperare la possibilità di applicare la riduzione della pena. Non è così poiché l'inammissibilità alla contestazione del tipo di reato, egli, qualora nel corso o alla fine del dibattimento, abbia ritenuto o ritenga che non sussistano più le ipotesi di contestazione formulate all'inizio, potrà determinare l'applicabilità del rito abbreviato rispetto alla nuova imputazione. Siamo però in una situazione completamente diversa: non è così in base alla disciplina prevista. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Signor Ministro, dobbiamo renderci conto che abbiamo un sistema che, grazie a Dio, assicura al nostro Paese un rispetto delle garanzie costituzionali, le quali sono rappresentate anche dal modo con cui il processo viene celebrato. Se arriviamo a dire che il rito abbreviato non ha applicazione per un certo tipo di reato - oggi l'ergastolo domani altri - allora - se ne rende conto, signor Ministro? - vi sarà una diversa calibratura della risposta giudiziaria rispetto a determinati fatti. Inoltre, il punto essenziale è che ciò determinerà un allungamento dei tempi di accertamento che non ha rispondenza nell'esigenza della giustizia. Sono appassionato di una sola cosa: voglio che ci sia l'accertamento della responsabilità. Chiunque commette un reato - qualunque esso sia, anche la contravvenzione - deve essere punito, ma la punizione deve essere corretta e giusta! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non può essere una punizione purchessia: deve essere equa. E l'equità non è la legge di colui che non vuole applicare la sostanza di una norma: