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In Italia i tempi per chiudere un fallimento sono doppi rispetto alla media degli altri principali Paesi europei, le procedure di recupero dei crediti procedono a rilento, e di conseguenza le esposizioni non performing sono mantenute in bilancio dalle banche italiane molto più a lungo rispetto agli altri Paesi europei, in media intorno ai sei anni. Le autorità italiane, per arginare il problema, negli ultimi anni hanno approvato delle modifiche legislative in grado di accelerare i tempi di recupero dei crediti: a partire dalla prima riforma della legge fallimentare, nell'agosto 2015 (legge n. 132 del 2015, di conversione in legge del decreto-legge n. 83 del 2015); a seguire il « decreto banche » del novembre 2015 (decreto-legge n. 183 del 2015), che ha azzerato azionisti e obbligazionisti delle quattro banche coinvolte e che ha introdotto ulteriori misure volte al contenimento dei tempi del recupero dei crediti. Il successivo decreto-legge n. 18 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 49 del 2016, ha istituito e regolato la GACS (garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze), finalizzata ad agevolare lo smobilizzo dei crediti in sofferenza dai bilanci delle banche. Per ogni banca che ne potrà usufruire, attraverso il meccanismo della GACS, verrà creata una BadBank che cederà i crediti deteriorati qui confluiti; con la cartolarizzazione, una banca trasforma i propri stock di crediti in altri titoli negoziabili sul mercato. In base alle nuove linee guida sui crediti deteriorati della BCE, a partire dal 2018, inoltre, le banche devono liberarsi degli NPL in tempi molto più rapidi rispetto al passato e non potranno utilizzare margini di discrezionalità sulla loro valutazione (cosa che aveva consentito fino a quel momento di ammorbidire il peso di tali sofferenze sui bilanci). Le cessioni di portafogli di crediti deteriorati sono state effettuate dalle banche in recente periodo con prezzi molto vantaggiosi per gli acquirenti cessionari, grazie anche al momento di drammatica urgenza in cui sono avvenute. D'altra parte, nel medesimo periodo e in vista delle cessioni, le banche cedenti non avevano accettato o non negoziavano la chiusura transattiva delle posizioni con i debitori. Il profitto delle società cessionarie è notevole soprattutto in Italia, rispetto alla media europea; esse acquistano dalle banche gli NPL a prezzi vantaggiosissimi realizzando notevoli margini di guadagno, tanto che le stesse banche italiane hanno costituito a loro volta società proprie cui cedere i loro stessi crediti deteriorati, fenomeno che evidenzia quali opportunità di mercato vi siano, in cui i forti prevalgono sui deboli. Tutto ciò, infatti, avviene sulle spalle dei debitori ceduti che devono rispondere ai soggetti cessionari diventati creditori dei loro debiti, i quali non operano in una prospettiva bancaria, ma di legittimo massimo profitto di realizzo dei crediti rispetto al loro prezzo di acquisto. Ciò ha determinato una certa aggressività nei recuperi dei crediti che rischia di compromettere il già fragile tessuto delle imprese italiane, ma anche delle famiglie e dei liberi professionisti, come emerge ogni giorno anche dalla cronaca. Con il presente disegno di legge si vuole consentire ai soggetti debitori in sofferenza, ma che hanno ancora la possibilità di rimettersi in gioco, di poter estinguere il proprio debito a un prezzo ragionevole, facendo al contempo conseguire al creditore cessionario comunque un giusto profitto. Dai dati forniti dalla Banca d'Italia si evince che i debitori in sofferenza sono per la maggior parte famiglie e piccoli imprenditori; quindi le misure previste dalla nostra proposta si rivolgono ad una platea di circa un milione di destinatari, cui si offre l'opportunità di tornare in bonis con ciò contribuendo al rilancio dei consumi e degli investimenti, con le conseguenti ricadute sul sistema economico-produttivo nazionale, riaprendo al contempo il loro accesso al credito. Naturalmente devono ricorrere determinati presupposti: i crediti ceduti devono essere frutto delle crisi economiche e bancarie degli ultimi anni (per cui devono essere classificati come deteriorati tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2021); non devono essere superiori a 25 milioni di euro e potranno essere estinti mediante pagamento di un importo pari al prezzo di acquisto della posizione debitoria da parte della società cessionaria, maggiorato di una data percentuale. A tal fine, si prevedono stringenti obblighi informativi da parte della banca (soggetto cedente) e della società cessionaria. L'estinzione del debito comporterà l'automatica cancellazione della posizione debitoria in sofferenza dalla Centrale dei rischi (CR) della Banca d'Italia, riammettendo cosi pienamente il debitore al circuito del credito bancario. Ciò consentirà appunto di liberare dalla schiavitù del debito oltre un milione di soggetti con evidenti conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del Paese, su famiglie e imprese, chiudendo una triste pagina della crisi finanziaria e bancaria che ha colpito spesso proprio i più deboli. La questione trattata dal disegno di legge proposto deve essere affrontata rapidamente e trovare soluzione in tempi certi: le previsioni di recenti analisti economici e finanziari indicano che a fine anno 2022 lo stock di NPL nei bilanci del sistema bancario italiano potrebbe crescere di circa il 33 per cento, e su questa alta percentuale pesano, considerevolmente, i crediti deteriorati delle piccole e medie imprese, già colpite pesantemente dai due anni di allarme sanitario internazionale che ha ridotto i loro fatturati e gli usuali mercati di esportazione, nonché quello interno che è stato soggetto ad una stagnazione. Piccole e medie imprese che continuano a rappresentare la spina dorsale dell'economia italiana, in quanto grazie alla loro presenza su tutto il territorio nazionale permettono occupazione diffusa in ciascuna regione e in ciascun comune e in moltissimi casi rappresentano produzioni di eccellenza mondiale o elevata qualità dei servizi offerti. L'aumento dei prezzi dell'energia, delle materie prime (e della scarsità delle stesse) e del denaro, nonché l'innalzamento dei tassi d'interesse, sono tutte variabili che continuano ad avere un forte impatto negativo o di incertezza sull'economia europea e dei Paesi membri. Secondo il Market Watch Npl (valutazione di 23 settembre 2022) nel triennio 2022-2024 sono attesi 82 miliardi di euro di nuovi flussi di credito deteriorato, con un incremento di 10 miliardi e un picco previsto nel 2023. Il 2023 dovrà quindi essere monitorato dal punto di vista degli NPL, che ovviamente risentiranno o verranno influenzati da scenari politici internazionali, e finanziari, in continua evoluzione. L'inflazione, il rallentamento dell'economia e l'alto costo della vita – le spese quotidiane – sono elementi che per aziende e famiglie determinano spesso un'incapacità di poter rimborsare i debiti contratti, rendendo più alto il rischio di insolvenza, cioè della chiusura di aziende e di un aumento dei licenziamenti, della cassa integrazione e del numero di famiglie prossime alla soglia di povertà.