[pronunce]

La parte rileva ancora che, quando si tratta di tutela ambientale e del paesaggio, la questione dell'indennizzabilità dei vincoli imposti ai beni privati non si pone poiché, in questo caso, il potere conformativo del legislatore non si traduce in una imposizione di vincoli a un bene che antecedentemente ne era privo. Le misure di salvaguardia sarebbero comunque provvisorie in quanto destinate a essere superate con l'approvazione del piano del parco, nei tempi previsti all'art. 26, comma 2, della legge reg. Lazio n. 29 del 1997. Il Comune si sofferma poi sull'infondatezza della questione relativa all'art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU, e sottolinea il carattere prevalente dell'interesse ambientale nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Quanto alla censura ex art. 41 Cost., il Comune richiama i limiti previsti al suo secondo comma, che giustificherebbero la possibilità per la Regione di conferire alle aree una destinazione che limita la libertà d'iniziativa economica. In ogni caso la norma censurata non escluderebbe attività economiche compatibili con la destinazione paesaggistica. La censura ex art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., secondo il Comune, sarebbe formulata in maniera generica e perplessa, e nel merito sarebbe «stravagante» in quanto la valutazione ambientale strategica (VAS) è prevista per i piani che possono avere impatti significativi sull'ambiente, mentre la norma censurata produrrebbe l'effetto opposto, salvaguardando l'ambiente. Anche a proposito della censura ex art. 117, terzo comma, Cost., il Comune ribadisce che la funzione paesaggistica «prevale su quella urbanistica (ed edilizia), potendo differire o anche eradicare lo ius aedificandi». 3.- Con atto depositato il 5 giugno 2020 si è costituito il Consorzio Ecovillage. La parte privata ricostruisce le vicende relative al PRINT Ecovillage, ricordando di aver già ceduto aree al Comune in attuazione del programma e rilevando che, dopo la stipulazione della convenzione urbanistica il 30 luglio 2013, «si constatava [...] la inaspettata ed aperta ostilità al progetto da parte della (nuova) Amministrazione comunale di Marino», che, con atti successivi adottati nel 2018 (impugnati nel giudizio a quo), avrebbe prima sospeso unilateralmente il protocollo d'intesa stipulato nel 2011 con la Regione, poi chiesto a quest'ultima di non proseguire nel procedimento di VIA e infine sospeso il PRINT. Nel merito, il Consorzio considera «palese la natura sostanzialmente provvedimentale della norma». L'art. 26 della legge reg. Lazio n. 29 del 1997 regolerebbe dettagliatamente il procedimento di perimetrazione definitiva del parco, mettendo così in evidenza «la natura provvedimentale dell'attività», e lo stesso regime varrebbe anche per le successive modifiche di perimetro. Il Consorzio osserva che le leggi-provvedimento non possono «vanificare rapporti giuridici cristallizzati in atti negoziali o convenzionali, perché così facendo si comprimerebbe illegittimamente l'affidamento del privato». Nelle leggi-provvedimento, inoltre, dovrebbero risultare i criteri che hanno ispirato la scelta del legislatore (viene citata la sentenza n. 137 del 2009 di questa Corte). Nel caso di specie sarebbero evidenti l'arbitrarietà ed il difetto di istruttoria perché la norma censurata «amplia il perimetro del Parco senza chiarire la ratio della decisione» e «introduce le misure di salvaguardia relative alla zona A di cui alla L.R. n. 29/1997, senza palesare in alcun modo l'istruttoria su cui una tale disposizione si sarebbe dovuta fondare». La parte sottolinea che la norma stessa non era compresa nel progetto di legge della Giunta regionale ma è frutto di un emendamento consiliare, e ciò avrebbe «impedito agli uffici competenti di verificare la correttezza procedimentale, sostanziale e giuridica dell'iniziativa» e alle competenti Commissioni consiliari di approfondire la scelta operata. L'art. 7 censurato avrebbe lo scopo di paralizzare una iniziativa urbanistica - convenzionata - che le stesse amministrazioni stavano già cercando di contrastare con atti oggetto di sindacato giurisdizionale. La parte richiama la sentenza n. 28 del 2019 di questa Corte, da cui risulterebbe che la tutela ambientale deve essere perseguita rispettando il procedimento previsto dalla legge statale e motivando la scelta compiuta, in modo da garantirne la sindacabilità. Nel caso di specie, sarebbe stata «la Regione stessa ad autovincolarsi alla forma dell'atto amministrativo ed a una precisa scansione procedimentale». Quanto alla disparità di trattamento, secondo il Consorzio la condizione della sua area sarebbe simile a quella dell'area Mugilla, esclusa invece dall'ampliamento del parco, dato che anche la convenzione Ecovillage sarebbe stata in corso di attuazione con la cessione dei terreni al Comune. Il principio di uguaglianza sarebbe violato anche per la mancata estensione - all'area oggetto di ampliamento - del piano del parco approvato solo poche settimane prima da parte dello stesso Consiglio regionale, con la conseguenza dell'impossibilità per lo stesso Consorzio di beneficiare dell'art. 17 del piano e della sua soggezione a una salvaguardia «sostanzialmente sine die». Quanto all'art. 42 Cost., la parte privata osserva che il «rischio fisiologico» dell'ampliamento del parco doveva «ritenersi superato dalla avvenuta sottoscrizione della Convenzione Urbanistica con il Comune di Marino, sulla base del Print approvato dalla Regione Lazio con D.G.R. 16/2013». Non sarebbe invece fisiologico che la Regione abbia preso in considerazione l'area in questione nel 2005 ma l'abbia inserita nel perimetro del parco solo nel 2018, senza tener conto della convenzione urbanistica «in fase esecutiva». L'area stessa sarebbe già stata assoggettata alle misure di salvaguardia previste dalla legge reg. Lazio n. 29 del 1997, proprio in ragione della proposta di ampliamento del parco dell'Appia Antica, poi non approvata, e dopo la loro decadenza vi era stato addirittura un protocollo d'intesa fra gli enti territoriali per un equilibrato sviluppo dell'area. L'art. 42 Cost. sarebbe dunque violato a causa della reiterazione del vincolo decaduto, senza scadenza e senza indennizzo, nonostante gli atti nel frattempo intervenuti. La parte ricorda che l'area del PRINT Ecovillage aveva destinazione industriale secondo il PRG all'epoca vigente, e ha assunto destinazione residenziale grazie al PRINT. L'esclusione dal nuovo perimetro della sola area del PRINT Mugilla sarebbe dunque discriminatoria. Quanto all'art. 41 Cost., la parte privata ribadisce che le amministrazioni locali avevano «per anni [...] affinato la disciplina urbanistica dell'area», cosicché la convenzione stipulata appariva consolidata. Sulla lamentata violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., secondo il Consorzio l'obbligo della VAS sarebbe «cristallino» per la dimensione dell'ampliamento, di oltre 1000 ettari, e dunque per il suo evidente impatto su un vasto territorio.