[pronunce]

Ad avviso della Regione, infatti, l'individuazione di tale data determinerebbe la lesione del principio del legittimo affidamento, in violazione degli artt. 3, primo comma, 11 e 117, primo comma, Cost. La fissazione del suddetto termine tre mesi prima dell'entrata in vigore della disposizione impugnata renderebbe utilizzabili, per le finalità di cui ai commi 118 e 121, anche le somme ricomprese nel Fondo di rotazione e già impegnate, ai sensi dell'art. 23, comma 4, della legge n. 183 del 2011, fino alla data del 31 dicembre 2014. Da questo punto di vista, la norma impugnata sarebbe caratterizzata da chiari profili di retroattività, in quanto consentirebbe l'utilizzo anche delle somme già impegnate successivamente al 30 settembre 2014, vanificando una qualificazione giuridica già posta in essere e sulla quale le amministrazioni locali avevano legittimamente fatto affidamento. 4.1.1.- Secondo la Regione, la lesione del principio di legittimo affidamento si verificherebbe in danno di quelle amministrazioni regionali e locali interessate dal Piano di azione coesione, le quali, in relazione alle somme impegnate successivamente alla data del 30 settembre 2014, abbiano svolto attività che coinvolgono a vario titolo e con varie modalità soggetti terzi, prima del 1° gennaio 2015. In questi casi, la lesione dell'affidamento deriverebbe dalla ripercussione negativa della norma in esame su attività che sono state poste in essere confidando legittimamente sulla sussistenza di un impegno di risorse del Fondo di rotazione, ai sensi dell'art. 23, comma 4, della legge n. 183 del 2011. L'entità di tale pregiudizio, secondo la Regione, sarebbe ancor più rilevante nel caso in cui, in relazione ad impegni gravanti sul Fondo di rotazione successivi al 30 settembre 2014, siano state assunte obbligazioni giuridicamente vincolanti (a seguito, ad esempio, di aggiudicazioni di gare) prima del 1° gennaio 2015. 4.1.2.- La lesione del principio del legittimo affidamento si fonderebbe, inoltre, sulla sussistenza di impegni già presi a carico del Fondo di rotazione, nonché sull'inesistenza di cause che ne escludano la legittimità, posto che esso dipendeva da una precedente legge dello Stato, pienamente valida ed efficace. 4.1.3.- Peraltro, vertendosi nell'ambito di una materia coinvolta dal processo di integrazione europea, la Regione osserva come la disposizione impugnata non rispetterebbe le condizioni che, secondo la Corte di giustizia dell'Unione europea, devono ricorrere affinché possano porsi norme con caratteri di retroattività, cioè la «necessarietà» di tali caratteri, ai fini del perseguimento dell'interesse pubblico in questione, e il rispetto dell'affidamento degli interessati, ove meritevole di tutela. Secondo la ricorrente, nel caso di specie, ricorrerebbero entrambi i richiamati caratteri, posto che l'affidamento è stato ingenerato da norme legislative dello Stato, perfettamente valide e vigenti; e che lo stretto rapporto di collaborazione tra amministrazioni regionali e statali, in assenza di qualsivoglia segnale contrario, rendeva del tutto imprevedibile, per la Regione, il mutamento di regolamentazione con effetto retroattivo. 4.2.- La Regione lamenta inoltre la violazione dell'art. 119, primo comma, Cost., poiché essa, confidando legittimamente sulle risorse provenienti dal Fondo di rotazione in relazione ad impegni presi tra il 1° ottobre e il 31 dicembre 2014, ha assunto obbligazioni gravanti sul proprio bilancio. In assenza di tali risorse, infatti, la ricorrente si troverebbe a carico del proprio bilancio spese "non preventivate", che le impedirebbero un'autonoma deliberazione in ordine alla destinazione della propria spesa. 4.3.- Alla luce di queste considerazioni, la ricorrente ha inoltre richiesto a questa Corte che, nell'esercizio del potere cautelare di cui all'art. 35 della legge n. 87 del 1953, sospenda, in pendenza del giudizio, l'efficacia della norma statale impugnata. 4.3.1.- Ad avviso della difesa regionale, infatti, sussisterebbero i presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora necessari ai fini dell'attivazione di tale potere cautelare. 4.3.1.1.- In ordine al primo, la Regione si riporta alle considerazioni svolte nell'ambito delle censure di incostituzionalità del comma impugnato. 4.3.1.2.- In relazione al periculum in mora, d'altra parte, la ricorrente osserva come l'efficacia retroattiva della disposizione impugnata comporti il rischio di un grave ed irreparabile pregiudizio in capo ad essa e agli altri enti territoriali coinvolti. Essi, infatti, si troverebbero sforniti della copertura finanziaria su cui avevano fatto legittimo affidamento, al fine di ottemperare agli impegni di spesa contratti in relazione al periodo fra il 1° ottobre e il 31 dicembre 2014, specie ove ai predetti impegni di spesa abbia fatto seguito l'assunzione di obbligazioni giuridicamente vincolanti. 4.3.2.- Inoltre, secondo la Regione, i dati del sistema di monitoraggio del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato non risulterebbero sempre esaustivi ed aggiornati, a causa dei rallentamenti con i quali i soggetti beneficiari esterni alle amministrazioni regionali alimentano il sistema. Di conseguenza, alla data del 30 settembre 2014, potrebbero non risultare nel sistema di monitoraggio della Ragioneria generale dati relativi a progetti per i quali siano già sorte obbligazioni giuridicamente vincolanti, anche anteriormente alla data indicata dalla norma censurata. Di qui, un ulteriore aggravamento dell'effetto retroattivo della norma in questione e dei danni che gli enti coinvolti potrebbero subire. 4.3.3.- Ad avviso della Regione, nel caso di specie sarebbe configurabile sia il «rischio di un irreparabile pregiudizio [...] all'ordinamento giuridico della Repubblica», sia il «rischio di un irreparabile pregiudizio all'interesse pubblico», dal momento che il venir meno delle risorse sulle quali avevano fatto affidamento sia essa, sia gli altri enti territoriali coinvolti, ai fini della realizzazione di una serie di interventi nell'ambito delle politiche pubbliche, potrebbe pregiudicare in modo grave e definitivo il corrispondente interesse dei cittadini alla realizzazione di tali interventi. Tali rischi, secondo la difesa regionale, risulterebbero palesi ove si considerino la molteplicità e l'importanza degli interventi che sono finanziati in Puglia dal Piano di azione coesione, attinenti a settori strategici o di grande rilevanza economica, la realizzazione dei quali sarebbe seriamente compromessa dalla norma impugnata. 4.3.4.- L'entrata in vigore della disposizione censurata, inoltre, genererebbe un contenzioso particolarmente ingente tra Regioni ed amministrazioni beneficiarie esterne, le quali si vedrebbero annullare interventi in relazione ai quali sono già stati sottoscritti disciplinari e convenzioni, sono in corso procedure di gara e sono state già sostenute spese.