[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale aventi ad oggetto: l'art. 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)»; gli artt. 9 e 10, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), così come modificati dall'art. 2, comma 212, lettere a) e b), della legge n. 191 del 2009, e l'art. 30, comma 1, del predetto d.P.R. n. 115 del 2002; l'art. 10, comma 6-bis, n. 2 del T.U. n. 115 del 2002, come modificato dall'art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e l'art. 23, comma 10, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale); promossi con ordinanze emesse, rispettivamente, dal Giudice di pace di Ficarolo il 24 febbraio 2010, dal Giudice di pace di Varazze il 27 aprile 2010 e dal Giudice di pace di Fermo il 22 aprile 2010, iscritte ai nn. 254, 258 e 345 del registro ordinanze 2010 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 38 e 46, prima serie speciale, dell'anno 2010. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 marzo 2011 il Giudice relatore Luigi Mazzella.. Ritenuto che, con ordinanza del 24 febbraio 2010, il Giudice di pace di Ficarolo ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale in via incidentale dell'art. 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)»; che, secondo il rimettente, la norma censurata, introducendo il comma 6-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, ha previsto l'obbligo del pagamento del contributo unificato - pari a euro 30,00 oltre ad euro 8,00 per bollo, fino ad un massimo di euro 170,00 - anche in caso di proposizione di un ricorso innanzi al Giudice di Pace avverso sanzioni amministrative, ai sensi dell'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale); che, sottolinea il rimettente, tale disposizione, incidendo sulle procedure della predetta legge n. 689 del 1981, frappone un ostacolo all'accesso alla giurisdizione, dato che numerose sanzioni amministrative, opponibili con il rimedio de quo, prevedono il pagamento di somme inferiori od uguali al contributo minimo di cui sopra, con la conseguenza che la censurata disposizione determinerebbe una vanificazione della tutela giurisdizionale offerta con l'annullamento di dette sanzioni; che, peraltro, osserva il rimettente, la maggioranza delle sanzioni opposte è accompagnata dalla decurtazione dei punti della patente di guida, con la conseguenza che la materia del contendere assume un valore indeterminato, per cui il contributo unificato sale ad euro 170,00; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, eccependo, preliminarmente, l'inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza della stessa nel giudizio a quo, atteso che il rimettente non avrebbe dimostrato in qual modo il mancato pagamento del contributo unificato di iscrizione della causa determinerebbe l'improcedibilità dell'opposizione e, nel merito, chiedendo che sia dichiarata l'infondatezza della questione; che, con ordinanza del 27 aprile 2010, il Giudice di Pace di Varazze ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 53 e 113 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 9 e 10, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. - Testo A), così come modificati dall'art 2, comma 212, lettere a) e b), legge n. 191 del 2009, e dell'art. 30, comma 1, del predetto d.P.R. n. 115 del 2002; che, riferisce il rimettente, in un giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, intentato, contro il Comune di Varazze per violazione di una norma del Codice della strada, il ricorrente, contestualmente al deposito del ricorso, aveva provveduto al versamento di euro 30,00 per contributo unificato di iscrizione a ruolo, ed euro 8,00 come contributo forfettario per le notifiche a carico dell'ufficio; che il rimettente, riservata la decisione, ritiene che le norme censurate contrastino con gli artt. 3, 24, 53 e 113, Cost.; che, quanto alla dedotta violazione dell'art. 3 Cost., il rimettente sottolinea la manifesta irrazionalità di una disciplina normativa che prevede il pagamento di euro 30,00 per controversie il cui valore è ricompreso tra euro 1,00 ed euro 1.100,00 e il pagamento di euro 1.110,00 per procedimenti di valore superiore a euro 520.000,00 (ultimo scaglione); che, quanto al contrasto con gli artt. 24 e 113 della Costituzione, egli sottolinea come l'arbitrio del legislatore nel fissare gli importi dei vari scaglioni del contributo unificato, venga a collidere con il diritto di difesa, giacché, se, come nel caso di specie, per una causa del valore di 38,00 euro è richiesto il versamento di tasse giudiziarie per lo stesso importo, risulta, di fatto, vanificato l'assunto che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, dal momento che l'interesse a proporre l'azione giudiziaria, stante la sua antieconomicità, non sarà certo né patrimoniale, né ripristinatorio della propria sfera giuridica violata da un atto asseritamente illegittimo, ma, evidentemente, potrà essere solo quello morale, privo di rilevanza giuridica; che, quanto al contrasto con l'art. 53 della Costituzione, il rimettente sottolinea che il contributo unificato, pur essendo una tassa giudiziaria, ha una natura peculiare, in quanto non risulta parametrato nella sua entità al costo del servizio, ma - in modo non proporzionale e irrazionale - al valore della controversia, ponendosi in contrasto con l'art. 53 Cost. e con il principio di capacità contributiva;