[resaula]

Allo stesso modo, la riapertura dei termini per la rottamazione delle cartelle esattoriali non significa un nuovo condono, come qualcuno vuol far credere. Sappiamo già, Presidente, che tra qualche giorno, domenica 28 febbraio, scadrà il termine che autorizza l'Agenzia delle entrate a far partire 50 milioni tra atti e cartelle nei confronti dei contribuenti italiani, che non sono nella condizione di poterli pagare. Riproponiamo altresì quanto già proposto nei precedenti provvedimenti di natura economica, ossia un nuovo saldo e stralcio e una sorta di pacificazione, intesa non come un condono, ma come un anno bianco, che possa consentire alle imprese di poter respirare dopo questo primo anno di crisi pandemica ed economica. In conclusione, signor Presidente, auspico veramente che ci sia, per il bene degli italiani, almeno la possibilità che questo nuovo Governo, insediatosi da qualche giorno, possa ascoltare le proposte che arriveranno da questi banchi, da coloro i quali rappresentano l'unica opposizione a questo Governo, che vede riuniti tutti gli altri partiti dell'arco costituzionale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Corrado. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, non so se il cosiddetto decreto milleproroghe contenga realmente un migliaio di interventi o se siano molti di più o molti di meno. Certo, alcuni sono di grande momento, altri sono più semplici, addirittura micro settoriali in qualche caso. Ne commento uno solo e lo traggo dalla voce «Cultura e spettacolo». Il 2017 è stato l'anno ovidiano: ricorrevano, cioè, i duemila anni dalla morte del poeta latino Publio Ovidio Nasone, nativo di Sulmona, autore delle famose «Metamorfosi». La legge cosiddetta Ovidio, cioè la legge n. 226 del 2017, che ha istituito il comitato promotore e il comitato scientifico, è datata 29 dicembre 2017; c'è voluto febbraio 2018 perché entrasse in vigore, mentre il relativo regolamento ha dovuto attendere aprile 2019 per essere pronto e, poi, la fine di luglio per avere l'assenso del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale . A quel punto, sono decorsi i venti giorni richiesti per la presentazione dei progetti, che sono di varia natura, coinvolgono più Comuni, non soltanto Sulmona, e prevedono un gemellaggio con Roma. Signor Presidente, faccio riferimento a questa vicenda - e non me ne vogliano gli amici abruzzesi - perché la ritengo comunque emblematica. Mi riferisco al fatto che il decreto milleproroghe prevede di prorogare, fino al 31 dicembre di quest'anno, quindi di un anno, il termine per la realizzazione delle opere previste e anche per la vitalità del comitato stesso. Dal punto di vista degli oneri relativi, pari a 350.000 euro per il 2021, leggo nel decreto-legge che si provvederà mediante una riduzione dell'autorizzazione di spesa per il funzionamento degli istituti afferenti al settore museale. In sostanza, si attinge a quei 10 milioni di euro che annualmente il MIBACT destina ai musei. La legge Ovidio in origine prevedeva, invece, per il 2017 e il 2018, che erano gli anni inizialmente conteggiati, 350.000 più 350.000 euro, quindi 700.000 euro, da rendicontare entro il 2019, da ricavare, in questo caso, dalla riduzione di spesa per il funzionamento degli istituti afferenti al settore delle biblioteche e degli archivi e degli istituti centrali autonomi del Ministero per i beni culturali. Signor Presidente, colleghi, ora si spoglieranno i musei, così come due anni fa era previsto che si spogliassero le biblioteche e gli archivi. Rifletto allora su quanto siamo pezzenti e su quanto è miserabile un Paese che toglie il pane di bocca ai propri archivi, alle proprie biblioteche e ai propri musei per finanziare un'iniziativa senz'altro lodevole, come le celebrazioni ovidiane, ma che a mio avviso andrebbe finanziata con altre risorse, non sottraendole ad istituti che oggi si trovano tutti in condizioni di gravissima penuria di risorse, tant'è vero che non riescono neanche a garantire le aperture al pubblico. Questo significa fare le nozze con i fichi secchi, come si suol dire: mi riferisco cioè ad una volontà che è volontà politica, quando si parla di cultura in questo Paese, di apparire prodighi solo per ragioni propagandistiche, ingannando di fatto la comunità nazionale, vendendo fumo, mentre si fa lentamente morire d'inedia proprio ciò che con il denaro di tutti dovrebbe essere conservato e messo in grado di acquisire altro valore, assicurando al contempo l'incremento di conoscenza e dunque il progresso intellettuale e spirituale dei cittadini, al quale mira l'articolo 9 della Costituzione. Quanto siamo pezzenti, Presidente, e lo ripeto. Quanto è miserabile un Paese che toglie il pane di bocca agli archivi, alle biblioteche e ai musei e poi, pilatescamente, loda i volontari che suppliscono a lacune causate dal rifiuto dello Stato di mettere risorse là dove c'è bisogno, nel momento stesso in cui però finanzia largamente comparsate televisive, cede ai privati i propri tesori senza un congruo vantaggio pubblico, spreca ingenti risorse per il cosiddetto bonus cultura, giunto al quinto anno senza un vero monitoraggio, come rilevato dal Consiglio di Stato, per trasformare i siti culturali in luna park affidati a menestrelli male addestrati. Vi lascio con questa riflessione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. (Brusio) . Inviterei i colleghi ad un minore brusio, se è possibile; non voglio dire a più attenzione, ma almeno a disturbare meno chi parla. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il decreto milleproroghe è diventato da tempo un decreto omnibus , all'interno del quale si possono trovare problemi della più diversa specie. Per quello che mi riguarda però mi voglio concentrare sul grande tema della salute, che rappresenta indubbiamente in questa legislatura, certamente in questa terza parte della legislatura con il Governo Draghi, uno degli assi preferenziali ai quali andrebbero dedicate, anche attraverso lo strumento del milleproroghe, le maggiori attenzioni possibili. Non c'è dubbio infatti che, se è vero che l'altro punto nevralgico che ferisce in questo momento il nostro Paese è la questione economica, è anche vero che la questione economica richiede come conditio sine qua non che venga affrontata e gestita, nel miglior modo possibile, la questione sanitaria che in questo momento, a sua volta, assume una dimensione particolarmente chiara. Mi riferisco al cosiddetto piano vaccinale e, quindi, a come garantire tutti gli italiani perlomeno in via preventiva, posto che in via curativa non disponiamo ancora di farmaci adeguati per trattare le pandemie in cui siamo pienamente immersi. L'unica nostra risorsa resta affidata a un piano vaccinale intelligente, che sappia essere allo stesso tempo fonte di certezza per la qualità della salute, ma anche fonte di giustizia per la tempistica con cui questi processi di vaccinazione verranno affrontati. Parte di questo aspetto della giustizia del piano vaccinale richiede anche un'attenta precisazione di quali categorie hanno diritto ad essere vaccinate prima di altre.