[pronunce]

, nel caso di notificazione dell’appello effettuata per suo tramite; che, in ordine alla dedotta irragionevolezza della disciplina per l’asserita mancata previsione, da parte del legislatore, di un termine perentorio per il deposito nella segreteria della Commissione tributaria provinciale della copia dell’appello notificato «direttamente», deve ribadirsi (sentenza n. 321 del 2009) che, alla luce della sopra ricordata ratio di fornire alla segreteria del giudice di primo grado una tempestiva e documentata notizia della proposizione dell’appello, un termine perentorio per il deposito è sicuramente ricavabile, in via interpretativa, dal complesso delle norme in materia di impugnazione davanti alle Commissioni tributarie e che tale termine non può che identificarsi con quello stabilito per la costituzione in giudizio dell’appellante, ai sensi degli artt. 53, comma 2, e 22, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 546 del 1992 (deposito del ricorso in appello presso la segreteria della Commissione tributaria regionale entro trenta giorni dalla proposizione dell’appello stesso); che, in ordine alla dedotta irragionevolezza della disciplina per la previsione dell’inammissibilità dell’appello, quale sanzione per un comportamento omissivo asseritamente irrilevante dal punto di vista processuale e non indicativo della volontà della parte di “desistere dal processo”, va obiettato che, in considerazione dell’individuata ratio di garantire uno spedito e corretto svolgimento del processo, tale sanzione, da un lato, risulta adeguata alla necessità di indurre l’appellante ad adempiere al richiesto onere di depositare copia dell’appello notificato «direttamente» e, dall’altro, consegue al mancato oggettivo assolvimento di tale onere, a nulla rilevando la volontà dell’appellante; che infine, in ordine alla dedotta violazione dell’art. 24 Cost. sotto il profilo del pregiudizio al diritto di azione, l’accertata ragionevole funzione della norma censurata esclude che la sua applicazione ponga oneri o modalità tali da rendere estremamente difficile l’esercizio del diritto di difesa o lo svolgimento di attività processuale (con riferimento ad analoghe fattispecie, ex plurimis, sentenze n. 63 del 1977, n. 214 del 1974, n. 47 del 1964 e n. 113 del 1963). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 53, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’articolo 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) – periodo introdotto dal comma 7 dell’art. 3-bis del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dal comma 1 dell’art. 1 della legge 2 dicembre 2005, n. 248 –, sollevate, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia con l’ordinanza indicata in epigrafe. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 febbraio 2010. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 febbraio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA