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Com'è noto, infatti, sebbene il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 12 luglio 2007 (Applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 17 e 22 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, a tutela e sostegno della maternità e paternità nei confronti delle lavoratrici iscritte alla gestione separata), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2007, abbia esteso il congedo di maternità anche alle lavoratrici iscritte alla gestione separata, restano comunque delle differenze importanti tra le lavoratici iscritte alla gestione separata e quelle dipendenti sotto il profilo della tutela della maternità. Basti pensare che il congedo di maternità e di paternità spetta alle lavoratrici ed ai lavoratori parasubordinati solo se in possesso di almeno tre mesi di contribuzione nella gestione separata nei dodici mesi precedenti l'inizio del congedo di maternità, purché non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Infine, alle lavoratrici e lavoratori parasubordinati, in qualità di lavoratori a progetto e categorie assimilate (lavoratori coordinati e continuativi) non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria e non pensionati, spetta una indennità per congedo parentale per un massimo di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino, periodo di tempo decisamente inferiore a quello spettante ai lavoratori ed alle lavoratrici dipendenti (pari ad un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a dieci mesi, aumentabili a undici, fruibili anche contemporaneamente, entro i primi otto anni di vita del bambino). Una disposizione ad hoc è infine dedicata al rafforzamento dei sistemi di tutela sociale della maternità delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici (articolo 3). Essa è orientata innanzitutto al riconoscimento di forme di contribuzione figurativa, totale o parziale, alle lavoratrici autonome in maternità, per un periodo corrispondente a quello di astensione obbligatoria delle lavoratrici dipendenti (cinque mesi), con l'estensione alle stesse fattispecie e modalità di astensione anticipata per gravidanza a rischio, di cui all'articolo 17 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Con specifico riferimento alle piccole e micro imprese, è riconosciuta la possibilità di sostituzione in caso di maternità della lavoratrice autonoma anche con familiari della lavoratrice stessa, come individuati ai sensi dell'articolo 230 -bis del codice civile, o con i soci partecipanti all'impresa, anche attraverso il riconoscimento di forme di compresenza della lavoratrice e del suo sostituto. A completamento delle misure per il potenziamento dei servizi all'infanzia, si dispone un incremento delle risorse stanziate per l'attuazione del piano straordinario d'intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi, nella misura di 200 milioni di euro l’anno per gli anni 2013, 2014 e 2015, al fine di conseguire l'obiettivo di assicurare entro cinque anni la copertura del servizio di asili nido su tutto il territorio nazionale per almeno il 25 per cento dei bambini di età inferiore a tre anni, in attuazione degli obiettivi di copertura territoriale fissati dal Consiglio europeo di Lisbona del 23-24 marzo 2000 (articolo 4).. 1 (Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di congedo di maternità e di paternità e di congedi parentali. Istituzione del congedo di paternità obbligatorio) 1 Al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 22, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. Le lavoratrici hanno diritto a un'indennità giornaliera pari al 100 per cento della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità, anche in attuazione degli articoli 7, comma 6, e 12, comma 2. La suddetta indennità è a carico della fiscalità generale per una quota pari all'importo dell'assegno sociale di cui all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e a carico dell'assicurazione obbligatoria per la restante quota fino al 100 per cento della retribuzione»; b l'articolo 28 è sostituito dal seguente: «Art. 28. - (Congedo di paternità). -- 1 . Fermo restando quanto disposto in materia di durata complessiva del periodo di astensione obbligatoria di maternità e di riposi giornalieri della madre dagli articoli 16 e 39, il padre lavoratore è tenuto ad astenersi obbligatoriamente dal lavoro per un periodo pari a quindici giorni lavorativi, anche continuativi, entro i dodici mesi successivi alla nascita del figlio. Il padre lavoratore è tenuto a comunicare al datore di lavoro i giorni di astensione obbligatoria prescelti almeno trenta giorni prima dell'astensione medesima. 2 . Per il periodo di astensione obbligatoria di cui al comma 1 l'indennità giornaliera è pari al 100 per cento della retribuzione, di cui i primi sette giorni a carico dell'INPS e i successivi otto giorni a carico del datore di lavoro. Per i lavoratori autonomi, la suddetta indennità è interamente a carico dell'INPS. 3. Il padre lavoratore è tenuto a presentare al datore di lavoro, entro trenta giorni dalla data del parto, il certificato di nascita del figlio, ovvero la dichiarazione sostitutiva, ai sensi dell'articolo 46 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. 4. Il padre lavoratore è tenuto ad astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre. 5 . Nei casi di cui al comma 4 il padre lavoratore presenta al datore di lavoro la certificazione relativa alle condizioni ivi previste. In caso di abbandono, il padre lavoratore ne rende dichiarazione ai sensi dell'articolo 47 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445»; c l'articolo 34 è sostituito dal seguente: «Art. 34. - (Trattamento economico e normativo dei congedi parentali). -- 1. Per i periodi di congedo parentale di cui all'articolo 32, alle lavoratrici e ai lavoratori è dovuta fino al terzo anno di vita del bambino un'indennità pari al 50 per cento della retribuzione. L'indennità è calcolata secondo quanto previsto all'articolo 23, ad esclusione del comma 2 del medesimo articolo. 2 .