[pronunce]

Sicché, il combinato disposto delle suddette disposizioni «indubitabilmente chiarisce come la VI Commissione legislativa abbia reso il suddetto parere nel pieno esercizio di una funzione di “controllo e direzione (lato sensu) politica”, rientrante nell’alveo della relativa prerogativa costituzionalmente garantita». Inoltre la difesa regionale aggiunge che l’art. 6 dello statuto speciale della Regione stabilisce che «i deputati non sono sindacabili per i voti dati nell’Assemblea regionale e per le opinioni espresse nell’esercizio della loro funzione». L’estensione dell’immunità dei deputati regionali sarebbe da intendere come riferibile anche alle funzioni amministrative attribuite all’assemblea legislativa regionale. In definitiva, la Regione ricorrente ritiene acquisito il dato per cui l’insindacabilità parlamentare, anche a livello regionale, si estende a tutti «quei comportamenti che, pur non rientrando fra gli atti tipici, siano collegati da nesso funzionale con l’esercizio delle attribuzioni proprie dell’organo di appartenenza». Atteso che l’ordinamento interno dell’A.R.S. incontra il solo limite della Costituzione e dello statuto speciale, alla difesa regionale appare evidente che la suddetta area funzionale, sulla quale si estende il vincolo di insindacabilità, configura un limite di carattere «oggettivo», e non già solo «soggettivo», all’esplicazione del potere (anche meramente istruttorio) della Procura contabile. 6. – Infine, la difesa regionale esclude che la cognizione della Corte dei conti possa estendersi al di là dei confini espressamente stabiliti dal legislatore. Ciò perché la Costituzione avrebbe prefigurato il giudice contabile alla stregua di un giudice amministrativo speciale, titolare della giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge. Entro tale cornice deve essere letto l’art. 74 del r.d. n. 1214 del 1934 ed i relativi mezzi istruttori previsti dalla citata norma. Nel caso di specie, i limiti opponibili alla giurisdizione contabile sarebbero quelli fissati dagli artt. 4 e 6 dello statuto speciale della Regione Siciliana, dall’art. 70-bis del regolamento interno dell’A.R.S. e, «di riflesso», dagli artt. 68, 122 e 103 della Costituzione. Nella medesima prospettiva risulterebbero altresì violati l’art. 12 dello statuto speciale e gli artt. 5 e 116 della Costituzione. Infine, nonostante la Procura regionale motivi la richiesta «per ragioni di giustizia» e la fondi «sull’accertamento di una ipotesi di danno erariale ben specificata», per la ricorrente la ratio sottesa alla medesima richiesta documentale resta implicita e, dunque, generica rispetto alle finalità istruttorie cui sarebbe preordinata. 7. – La Regione Siciliana ha, altresì, chiesto la sospensione cautelare degli effetti degli atti impugnati. 8. – Con atto depositato il 23 gennaio 2009, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato. 9. – In punto di fatto, il resistente riferisce che la Croce Rossa Italiana – Comitato regionale di Palermo, è affidataria del servizio di emergenza “118”, per effetto della convenzione stipulata il 31 marzo 2001 con la Regione Siciliana, ai sensi dell’art. 39 della legge regionale 7 agosto 1997, n. 30. Il servizio è gestito per il tramite di una società interamente partecipata dalla Croce Rossa Italiana. Il citato art. 39 prevede che la gestione della rete per l’emergenza sia attivato mediante la stipulazione di una apposita convenzione, da sottoporre al preventivo parere della competente commissione legislativa dell’Assemblea regionale siciliana. La predetta convenzione, al punto 2 dell’art. 21, prevede che «ogni modifica o atto aggiuntivo ad essa dovranno essere sottoposti al preventivo parere della commissione legislativa sanità e servizi sociali». La medesima convenzione contemplava una dotazione di 167 ambulanze. Con delibera della Giunta regionale n. 424 del 20 settembre 2005, il servizio 118 è stato incrementato di ulteriori 64 ambulanze con equipaggio. Nella seduta n. 179 del 19 ottobre 2005, la VI Commissione legislativa, chiamata a rendere il prescritto parere, ha richiesto un ulteriore incremento del parco mezzi pari a 49 ambulanze, nel contempo individuando tra i precari il personale che la società incaricata dalla Croce Rossa Italiana avrebbe dovuto assumere per far fronte al potenziamento del servizio. Con delibera della Giunta regionale n. 55 del 13 febbraio 2006, è stato stipulato il secondo atto aggiuntivo, disponendo l’incremento delle ambulanze e accogliendo le proposte della VI Commissione sul personale da assumere. 10. – L’Avvocatura generale dello Stato reputa, innanzitutto, inammissibile il ricorso, sotto un duplice profilo. 10.1. – In primo luogo, la Regione non denuncerebbe, in realtà, uno straripamento del potere di indagine della giurisdizione contabile fino all’esercizio diretto di un’attività demandata invece alla Commissione assembleare, bensì un mero difetto di giurisdizione della Corte dei conti. La questione, pertanto, dovrebbe essere sollevata, quando ne concorressero le condizioni di proponibilità, avanti alle Sezioni unite della Corte di cassazione ai sensi dell’art. 41 cod. proc. civ. , o con impugnazione ex art. 362 cod. proc. civ. della eventuale sentenza che venisse emessa all’esito del giudizio scaturito dall’iniziativa della Procura regionale. 10.2. – In secondo luogo, la mera richiesta di atti da parte del pubblico ministero contabile, finalizzata ad individuare i presupposti oggettivi e soggettivi per l’esercizio dell’azione di competenza, non configurerebbe in alcun modo un sindacato immediato sulla attività dei deputati, al fine di farne valere un’eventuale responsabilità. 11. – Nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene infondato il ricorso anzitutto perché l’attività demandata alla suddetta Commissione non può essere qualificata come «politica», poiché deve intervenire in un procedimento di organizzazione di un particolare aspetto del servizio sanitario regionale disciplinato dagli artt. 36 e 39 della legge regionale n. 30 del 1997. Ogni successivo intervento di pubblici poteri, ivi compresa la Commissione assembleare che emette i pareri sulle convenzioni, avrebbe, quindi, natura amministrativa. La difesa erariale sostiene, dunque, che l’attività della Commissione in questo campo non ha alcun collegamento con le attribuzioni legislative dell’A.R.S. ed «è certamente attività di diritto pubblico “non legislativa” e, pertanto, suscettibile di produrre un danno erariale, conoscibile dalla Corte dei conti nell’ambito della sua giurisdizione contabile». Infatti con il proprio parere la Commissione si sarebbe inserita attivamente nel procedimento di gestione del servizio, incrementando il numero di ambulanze e dando direttive sulle modalità di assunzione del personale.