[pronunce]

In ogni caso, deve prevalere l'esigenza di semplificazione delle procedure di accertamento, liquidazione e riscossione dei tributi, ovvero di tempestiva acquisizione del gettito erariale.1.- Con l'ordinanza in epigrafe, la Commissione tributaria regionale di Genova solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 637 (Disciplina dell'imposta sulle successioni e donazioni), ora art. 14 del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni). Secondo il giudice a quo, la disposizione si pone in contrasto: - con l'art. 3 della Costituzione, in quanto "non prevede alcuna differenza nel calcolo e nella liquidazione del tributo di successione fra i diritti di usufrutto, uso, abitazione, attribuendo ad essi lo stesso valore imponibile, pur in presenza di evidenti, provate e indiscutibili differenze di contenuto economico di questi diritti reali"; - con il principio di capacità contributiva (art. 53 della Costituzione), inteso come "espressione reale del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge", in quanto "il presupposto di fatto del diritto di abitazione limitato nel tempo è certamente diverso rispetto a quello dell'usufrutto", con la conseguenza che, essendo il valore imponibile del primo inferiore a quello del secondo, "la relativa imposta non può essere eguale per i due diritti"; - con il medesimo principio di capacità contributiva, a causa del difetto, "per tutti e tre i diritti reali minori", di "criteri di abbattimento e/o adeguamento e/o perequazione, utilizzabili nella ipotesi ... in cui il diritto sia attribuito per un tempo determinato". 2.- La questione non è fondata. Nel lamentare che la disposizione denunciata sia tale da determinare la irragionevole omologazione di situazioni tra loro non comparabili, il giudice a quo evoca sia l'art. 3, sia l'art. 53 della Costituzione. Considerato che questo secondo articolo, giusta quanto già affermato da questa Corte, va interpretato come specificazione del generale principio di uguaglianza, il giudizio si incentra, come già altre volte (vedi, in particolare, sentenza n. 89 del 1996), nel verificare le ragioni per le quali una determinata disciplina operi quella specifica equiparazione (oppure, a seconda dei casi, quella specifica distinzione), traendone quindi le debite conclusioni in punto di corretto uso del potere normativo. Tanto premesso, occorre rilevare che il rimettente, nel censurare la norma, a causa dell'omessa valutazione delle differenze di contenuto del diritto di abitazione rispetto all'usufrutto, non considera che le distinzioni cui le situazioni messe a confronto si prestano sul piano civilistico, segnatamente dal punto di vista delle facoltà di godimento a ciascuna di esse inerenti, non sono trasferibili in modo automatico al campo del diritto tributario. In quest'ambito, non sempre è necessario che il legislatore segua la multiforme varietà che caratterizza le situazioni giuridiche soggettive, dal punto di vista dei beni che ne formano oggetto e dei valori ad essi relativi. Ben può, infatti, il legislatore, pur in presenza di elementi di diversità fra le situazioni considerate, individuare, nei limiti della ragionevolezza, i fattori che le accomunano, per porli a base di un identico regime fiscale. La stessa disciplina catastale, più volte scrutinata da questa Corte e ritenuta non incostituzionale (v. sentenze n. 16 del 1965 e n. 263 del 1994), dimostra, nella sua configurazione di procedimento di determinazione dei valori fondiari secondo criteri tipici forfettari, che il legislatore non sempre segue le pieghe della variabilità dei valori stessi, ma può, invece, sottoporre a tassazione, in maniera uniforme, senza collidere con la Costituzione, beni che, sul mercato, possono riscuotere un differente apprezzamento e, quindi, risultare anche di diverso rilievo economico. Avuto riguardo ai predetti margini di discrezionalità, non può, pertanto, reputarsi lesivo, né dell'art. 3, né dell'art. 53 della Costituzione, il fatto che il legislatore, nell'assoggettare ad imposizione tributaria le situazioni poste a raffronto dall'ordinanza, abbia riservato al diritto di abitazione lo stesso trattamento dell'usufrutto, facendo prevalere gli elementi di affinità che, quanto al contenuto del diritto, indubbiamente sussistono tra le due situazioni giuridiche soggettive, come del resto è confermato, anche sul piano civilistico, dall'applicabilità, espressamente prevista dall'art. 1026 del codice civile, delle disposizioni concernenti l'usufrutto all'uso e all'abitazione, nei limiti della loro compatibilità. E ciò basta per ritenere non irragionevole la reductio ad unitatem, operata dal legislatore fiscale, di due diritti civilisticamente diversi. La non irragionevolezza di una valutazione unitaria risulta, altresì, dalla circostanza che, nella normalità dei casi, il nudo proprietario si trova in una posizione di sostanziale indifferenza rispetto all'uno ovvero all'altro dei diritti reali in questione, sì che l'ipotetico minor introito fiscale connesso al diritto di abitazione non potrebbe compensarsi incrementando la tassazione della nuda proprietà. 3.- Neppure fondata è la censura concernente la mancanza nella norma denunciata di criteri atti a commisurare, per tutti e tre i diritti reali, l'imposizione fiscale alla maggiore o minore durata di essi nel tempo. E ciò a causa dell'erroneità del presupposto da cui muove l'ordinanza, sfuggendo evidentemente al rimettente che l'art. 23 del d.P.R. n. 637 del 1972 (ora art. 17 del decreto legislativo n. 346 del 1990), proprio per meglio adeguare la tassazione al bene goduto, stabilisce diversi coefficienti di calcolo della base imponibile a seconda, per l'appunto, della durata nel tempo del diritto.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 637 (Disciplina dell'imposta sulle successioni e donazioni), ora art. 14 del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale di Genova, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 giugno 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Massimo VARI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 giugno 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA