[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 415 e 645 del codice di procedura civile, promosso con ordinanza del 6 dicembre 2004 dalla Corte di cassazione nel procedimento civile vertente tra la S.r.l. Casa di cura Villa Chiarugi e l'I.N.P.S., iscritta al n. 185 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 15, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di costituzione dell'I.N.P.S.; udito nell'udienza pubblica del 5 dicembre 2006 il Giudice relatore Dr. Alfio Finocchiaro; udito l'avvocato Antonietta Coretti per l'I.N.P.S.. Ritenuto che, nel corso del procedimento civile originato dalla opposizione proposta dalla Casa di cura Villa Chiarugi s.r.l., ai sensi dell'art. 645 del codice di procedura civile, al decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti dal Pretore di Nocera Inferiore su ricorso dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale per il pagamento di contributi previdenziali omessi relativamente al periodo dal 1 gennaio 1980 al 31 dicembre 1990, e relative sanzioni civili, la Corte di cassazione, sezione lavoro, con ordinanza del 6 dicembre 2004, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 415 e 645 del codice di procedura civile, nella parte in cui dette norme non consentono la proposizione del ricorso in opposizione a decreto ingiuntivo, emesso su richiesta di ente previdenziale per crediti aventi ad oggetto contributi omessi e relative sanzioni, anche mediante utilizzo del servizio postale ai fini del deposito del ricorso nella cancelleria del giudice competente; che il giudice a quo premette che, nella specie, il decreto ingiuntivo era stato notificato il 5 settembre 1992 alla società ingiunta, la quale aveva proposto opposizione inviando il relativo ricorso a mezzo del servizio postale al cancelliere del giudice competente, il quale aveva ricevuto l'atto il 25 settembre successivo, e, quindi, entro il termine perentorio di venti giorni stabilito dall'art. 641 del codice di procedura civile (nel testo all'epoca vigente); che il Pretore aveva dichiarato inammissibile la opposizione, con decisione confermata dal Tribunale di Nocera Inferiore, che aveva rigettato l'appello della società, sul rilievo che la spedizione del ricorso a mezzo del servizio postale non costituiva valida modalità di deposito dell'atto stesso, dovendo questo avvenire mediante consegna materiale dell'atto a mani del cancelliere, sicché la prescelta modalità di proposizione dell'opposizione al decreto era da ritenersi affetta da nullità ai sensi dell'art. 156, secondo comma, del codice di procedura civile, nullità non sanata dalla pur avvenuta iscrizione a ruolo della causa; che la soccombente società ha proposto ricorso per cassazione sollevando, in memoria, questione di legittimità costituzionale dell'art. 415 del codice di procedura civile per contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui detta norma non consente l'utilizzo del mezzo postale per la proposizione del ricorso; che il Collegio rimettente rileva che l'art. 35 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) consente agli enti ed istituti gestori delle forme di previdenza ed assistenza obbligatorie, al fine di conseguire il pagamento dei contributi e dei premi non versati e delle somme aggiuntive previste dalle leggi vigenti a titolo di sanzione civile, di emettere la ordinanza-ingiunzione prevista dall'art. 18 della stessa legge, avverso la quale può essere proposta opposizione innanzi al giudice del lavoro, nel termine stabilito dall'art. 22, soggetta, per esplicita previsione del quarto comma dell'art. 35 citato, alle disposizioni del terzo comma dello stesso art. 22, secondo il quale l'opposizione si propone mediante ricorso al quale è allegata l'ordinanza notificata, nonché alla disposizione del quarto comma dell'art. 23, facoltizzante l'opponente a stare in giudizio personalmente; che, alla stregua di tali richiami normativi, il giudice a quo ritiene che la pronuncia contenuta nella sentenza n. 98 del 2004, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 22 della legge n. 689 del 1981, nella parte in cui non consente l'utilizzo del servizio postale per la proposizione dell'opposizione, «riguarda proprio, attenendo alle modalità concrete di tale proposizione, la norma sulla proposizione del ricorso contenuta nel terzo comma dello stesso art. 22, richiamato espressamente dal citato art. 35, quarto comma, ed inoltre si fonda anche sulla peculiarità della norma attributiva all'opponente della facoltà di stare in giudizio personalmente»; che, poiché è rimessa alla discrezionalità dell'ente previdenziale che vanti crediti per contributi omessi e intenda agire per il recupero nei confronti del debitore la scelta di avvalersi della speciale procedura che consente di emettere l'ordinanza-ingiunzione di cui al citato art. 35, ovvero di ricorrere, come nel caso di specie, al procedimento sommario di ingiunzione disciplinato dagli artt. 633 e seguenti del codice di procedura civile, sarebbe indubbia la posizione processuale di maggior favore per il destinatario dell'ordinanza-ingiunzione, che – per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 98 del 2004 – può proporre l'opposizione utilizzando il servizio postale, rispetto al destinatario del decreto ingiuntivo, tenuto ad eseguire il deposito secondo le ordinarie norme procedurali; che, infatti, quest'ultimo, dovendo accedere necessariamente, ed a mezzo di procuratore – salve le ipotesi eccezionali di consentita difesa personale - nella cancelleria del giudice competente al fine di effettuare la consegna materiale dell'atto di opposizione, si troverebbe a dover far fronte a difficoltà pratiche ed a costi economici di regola notevolmente superiori a quanto non comporti la prima ipotesi, specialmente laddove il foro dell'opposizione non coincida con il luogo di residenza dell'opponente, vedendo così ostacolato e reso più gravoso l'esercizio del proprio diritto di difesa in giudizio; che, così precisata e delimitata la questione di legittimità costituzionale rispetto alla prospettazione della parte, la Corte di cassazione ritiene non manifestamente infondato il dubbio di illegittimità costituzionale, sotto il profilo della irragionevole e non giustificata disparità di trattamento nella difesa giudiziale in danno del destinatario del decreto ingiuntivo rispetto alla posizione del destinatario della ordinanza ingiunzione emessa ai sensi dell'art. 35 della legge n. 689 del 1981, per contrasto con l'art. 3, nonché con l'art. 24 della Costituzione;