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ciò avviene in attuazione della delega al Governo, ai sensi della legge n. 335 del 1995, sulla riforma del sistema pensionistico e complementare e questo intervento produrrà l'effetto di rendere decisamente più difficile maturare i requisiti prescritti dalle norme per i lavoratori dello spettacolo. Inoltre, gli interventi normativi che si sono succeduti nel tempo non hanno creato i presupposti per un allargamento della platea dei soggetti assicurati nel Fondo pensioni dei lavoratori dello spettacolo (FPLS) per consentire l'accesso alle tutele per quei lavori e professionalità che accompagnano l'espansione della filiera creativa, culturale e artistica e in ragione dell'evoluzione delle professioni e della comparsa di nuove competenze e modalità di lavoro connesse anche all'innovazione e alle nuove tecnologie di produzione, distribuzione, diffusione, accesso e fruizione ai prodotti, ai beni e ai servizi. Nella relazione redatta dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) in occasione dell'audizione del 30 aprile 2019 presso la VII Commissione cultura, scienza e istruzione e la XI Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati, in sede di indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo, citando i dati di Infocamere e Fondazione Symbola raccolti nella ricerca « Io sono cultura – 2018, L'Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi – Quaderni di Symbola » sul valore aggiunto del sistema culturale e creativo in Italia, si evidenzia, tra l'altro, che i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato iscritti al FPLS rappresentano poco meno del 30 per cento del totale; mentre i lavoratori a tempo determinato rappresentano il 50 per cento e i rapporti di lavoro autonomo il restante 20 per cento. Come accennato in precedenza, il decreto legislativo n. 182 del 1997 ha innalzato i requisiti contributivi ai fini dell'assicurazione in caso di invalidità, vecchiaia o superstiti (IVS) per i lavoratori dello spettacolo, prevedendo il passaggio da 60 a 120 contributi giornalieri da versare ogni anno per i lavoratori a tempo determinato e per i lavoratori autonomi. Rendendo più difficoltoso il raggiungimento dei requisiti richiesti per il diritto alla pensione da parte di questi lavoratori, l'effetto dell'intervento è stato anche che il Fondo di previdenza ex ENPALS registra ogni anno un avanzo della gestione che ha assunto nel tempo un carattere strutturale. Il Presidente dell'INPS Tridico, nell'audizione che si è svolta il 27 ottobre 2020 presso la 7 a Commissione del Senato, ha confermato un avanzo patrimoniale della gestione speciale del FPLS al 31 dicembre 2019 di 5,4 miliardi di euro. La persistenza di questo significativo avanzo della gestione del FPLS negli anni seguiti all'attuazione della riforma dettata del decreto legislativo n. 182 del 1997 deve quindi indurre il legislatore a considerare anche la necessità di stabilire norme che consentano una redistribuzione sufficiente ed efficace della ricchezza prodotta dal settore creativo e delle arti performative in termini di welfare strutturale. La discontinuità del lavoro nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative rappresenta dunque un dato strutturale che richiede uno strumento specifico di salvaguardia del tempo che questi lavoratori dedicano allo studio, alla ricerca, alla preparazione, all'ideazione, all'aggiornamento professionale costante e continuo, perché quel tempo costituisce il presupposto indispensabile ed è parte integrante di quello di effettivo di lavoro. Per il raggiungimento di questi obiettivi, il presente disegno di legge istituisce l'indennità di discontinuità, strumento di tutela specifica dei lavoratori iscritti in via esclusiva nel FPLS e il cui reddito prevalente derivi da una delle attività lavorative e professionali previste dallo stesso disegno di legge. Questo strumento di tutela, oltre al sostegno economico della discontinuità, prevede l'accreditamento dei contributi figurativi ai fini dell'IVS e perciò permetterà tra l'altro di migliorare la situazione che si è creata dopo la riforma della previdenza del 1997. Inoltre, si stabilisce la modifica dell'attuale sistema di calcolo della contribuzione previdenziale accreditabile nel FPLS, adottando un meccanismo che tiene conto sia della durata delle prestazioni lavorative e professionali che delle retribuzioni percepite e rendendo così possibile l'accreditamento figurativo anche per le giornate dedicate dai lavoratori alla propria preparazione. Si modifica inoltre la ripartizione in gruppi delle categorie professionali iscritte nel FPLS: tali gruppi passano da tre a due. Sulla base di queste premesse, il presente disegno di legge stabilisce: all'articolo 1, l'oggetto e l'ambito di applicazione della legge, che intendono ricomprendere nel settore creativo, culturale e delle arti performative tutte le loro diverse accezioni, articolazioni e fasi che formano e conducono – in un'ottica di filiera e di interdipendenza dai processi artistici, culturali e creativi – alla creazione, alla progettazione, alla realizzazione, alla produzione, alla messa in scena, all'allestimento, alla diffusione, all'accesso e alla fruizione di beni, prodotti e servizi. Si tratta di un ambito di applicazione disegnato in base all'obiettivo di stabilire una disciplina di settore inclusiva rispetto ad ogni suo possibile sviluppo ed evoluzione e che sia quindi aperta e accessibile per nuove professioni, competenze e lavori che non sono definibili ex ante per legge, in considerazione del fatto che i linguaggi, le espressioni, le forme dell'arte, della cultura e della creatività costituiscono per loro stessa natura un motore e un fattore di innovazione, anche con riferimento all'uso delle tecnologie e delle loro applicazioni. All'articolo 2, che il contratto di lavoro nel settore creativo e delle arti performative può essere qualificato come subordinato o autonomo e che, limitatamente al settore oggetto del disegno di legge, la discontinuità dei contratti di lavoro costituisce un'eccezione, e pertanto è oggetto di tutela specifica, rispetto alla disciplina generale dei contratti di lavoro a tempo determinato. Tale eccezione è dunque resa possibile dal riconoscimento della discontinuità come elemento distintivo delle modalità e dei tempi delle prestazioni richieste ai lavoratori e ai professionisti che appartengono al settore creativo e delle arti performative e dalle norme specifiche di tutela e di sostegno economico dei tempi di non lavoro stabilite dallo stesso disegno di legge. Raccogliendo gli orientamenti della giurisprudenza in materia, si stabilisce, inoltre, che la subordinazione del rapporto di lavoro è determinata dalle effettive modalità di esecuzione della prestazione lavorativa e pertanto il rapporto di lavoro è comunque qualificato come subordinato quando la prestazione del lavoratore si svolge o si realizza con la sua partecipazione o integrazione nell'ambito di un sistema organizzato, interdipendente, vincolante del lavoro creativo, artistico, tecnico, amministrativo, gestionale. Con l'obiettivo di assicurare ai lavoratori e ai professionisti del settore il rispetto di diritti essenziali nei contratti di lavoro, inoltre, sono previsti gli elementi imprescindibili da indicare esplicitamente nei contratti. Restano ferme le previsioni ulteriori o più favorevoli dettate dai contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento per il settore creativo e delle arti performative.