[pronunce]

Rileva ancora la difesa regionale che l'art. 4 della legge reg. n. 12 del 2012 (precedente alla legge regionale oggetto del presente giudizio e, per quanto consta alla difesa regionale, non impugnato dal Presidente del Consiglio dei ministri), senza nulla innovare quanto alla disciplina sostanziale di superamento del precariato nel rispetto del pubblico concorso, delineata dall'art. 36, comma 2, della legge reg. n. 2 del 2007, si è limitato ad aggiungere alla platea dei dipendenti oggetto del piano (previsto dal medesimo art. 36, comma 2, della legge reg. n. 2 del 2007) anche le «figure professionali destinate alle attività di assistenza tecnica nella gestione e attuazione del Programma operativo nazionale 2000-2006 - Pon Atas (misure 1.1.,1.2 e 2.2) e dell'Accordo di programma quadro - APQ - rivolte ai soggetti preselezionati nell'ambito dei medesimi programmi». Orbene, l'art. 2 della legge reg. n. 13 del 2012, ancora una volta senza modificare il meccanismo previsto dalla legge reg. n. 2 del 2007, avrebbe solo ampliato ulteriormente il novero dei dipendenti oggetto del piano di superamento del precariato, inserendovi le figure professionali assunte con «selezioni effettuate con modalità analoghe [a quelle destinate alle attività di assistenza tecnica per i programmi Atas e APQ] attestate dai relativi dirigenti di servizio o generali per le figure professionali aventi i requisiti dei trenta mesi maturati entro i termini stabiliti dall'articolo 6, comma 2, della legge regionale n. 16 del 2011». Sicché, il legislatore regionale, lungi dal violare il principio del pubblico concorso, avrebbe semplicemente aggiunto un'altra categoria di dipendenti che può ambire a partecipare alle procedure di superamento del precariato, nel rispetto delle condizioni previste dall'art. 3, comma 2, della legge reg. n. 2 del 2007. Meccanismo, questo, immune da censure di legittimità costituzionale, tant'é che con la recente sentenza n. 30 del 2012 la Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 7 della legge della Regione autonoma Sardegna 19 gennaio 2011, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - legge finanziaria 2011) perché il legislatore regionale aveva alterato il meccanismo previsto dall'art. 36, comma 2, della legge reg. n. 2 del 2007 (qui, invece, rimasto intatto), stabilendo una riserva di posti e una più favorevole modalità di svolgimento del concorso attraverso l'esenzione da eventuali prove preselettive (punto 6.2. del Considerato in diritto della sentenza n. 30 del 2012). La difesa regionale ribadisce che nel caso in esame, invece, a vantaggio delle categorie dei lavoratori comprese nel piano di superamento del precariato, sarebbe stato previsto il solo «riconoscimento di una premialità riferita al servizio prestato sulla base della legislazione vigente in materia» ai sensi dell'ultimo periodo dell'art. 36, comma 2, della legge reg. n. 2 del 2007. 2.2.1.1.- La Regione autonoma Sardegna si sofferma, inoltre, sulle ulteriori modificazioni dell'art. 2 della legge in esame, pubblicata nel Bollettino Ufficiale della stessa Regione in data 28 giugno 2012 (data di entrata in vigore in forza dell'art. 5 della medesima legge), seguite alla sentenza n. 212 del 2012, depositata in data 30 luglio 2012, con cui è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge reg. n. 16 del 2011 (richiamato dall'art. 2 della legge in oggetto, là dove si fa riferimento alle «figure professionali aventi i requisiti dei trenta mesi maturati entro i termini stabiliti dall'articolo 6, comma 2, della legge regionale n. 16 del 2011»). Successivamente è intervenuta la legge della Regione autonoma Sardegna 13 settembre 2012, n. 17, recante «Finanziamento agli enti locali per il funzionamento dei Centri servizi per il lavoro (CSL), dei Centri servizi inserimento lavorativo (CESIL) e delle Agenzie di sviluppo locale e disposizioni varie», pubblicata nel della medesima Regione in data 20 settembre 2012 ed entrata in vigore in pari data, ai sensi dell'art. 7 della medesima legge. Per effetto di tale intervento normativo, il comma l dell'articolo 4 della legge reg. n. 12 del 2012, già emendato dall'art. 2 oggetto del presente scrutinio, è stato ulteriormente modificato attraverso la sostituzione delle parole «entro i termini stabiliti dall'articolo 6, comma 2, della legge regionale n. 16 del 2011» con le parole «entro i termini stabiliti dall'articolo 3, comma 5, della legge regionale n. 3 del 2009». La difesa regionale fa presente che le modifiche introdotte da ultimo con la legge reg. n. 17 del 2012, per un verso, confermerebbero l'infondatezza del ricorso, per l'altro, risulterebbero satisfattive delle pretese statali. Con quest'ultima novella, infatti, l'intera normativa sul superamento del precariato si riallaccia al paradigma dell'art. 3, comma 5, della legge della Regione autonoma Sardegna 7 agosto 2009, n. 3 (Disposizioni urgenti nei settori economico e sociale), così limitando il personale che è soggetto alla disposizione in esame a quello che ha conseguito «i requisiti richiesti dalle rispettive amministrazioni ai sensi delle vigenti normative», come recita lo stesso art. 3, comma 5. Inoltre, la norma regionale appena citata prevede che questi lavoratori siano soggetti alle disposizioni dell'art. 36 della legge reg. n. 2 del 2007, così escludendo ogni possibile deviazione dal principio del pubblico concorso, pienamente rispettato dal predetto disposto. La difesa regionale aggiunge che l'art. l, comma 558, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), tuttora vigente, prevede che «A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli enti di cui al comma 557 [ossia tutti gli enti sottoposti al patto di stabilità, comprese le Regioni], fermo restando il rispetto delle regole del patto di stabilità interno, possono procedere, nei limiti dei posti disponibili in organico, alla stabilizzazione del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge, nonché del personale di cui al comma 1156, lettera f), purché sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste da norme di legge. Alle iniziative di stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato mediante procedure diverse si provvede previo espletamento di prove selettive».