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in altri Paesi europei, da anni le autorità competenti hanno delegato strutture esterne che possono operare in tutti i Paesi dell'Unione rilasciando le omologazioni della propria autorità delegante con il conseguente pagamento degli oneri a quest'ultima. Quindi, le omologazioni comunitarie delle macchine agricole nel nostro Paese vengono effettuate prevalentemente da tali strutture delegate, con conseguente perdita di denaro per le pubbliche amministrazioni e di lavoro essendo impiegato prevalentemente personale estero, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano urgente emanare il decreto attuativo previsto dall'articolo 107 del codice della strada al fine di definire i requisiti delle strutture o enti che possono effettuare l'accertamento della conformità delle macchine agricole alle prescrizioni tecniche previste dalla legge; se non siano del parere che dare la possibilità di svolgere anche le omologazioni nazionali e comunitarie a un ente italiano consentirebbe di riportare allo Stato italiano una cospicua parte dei diritti oggi versati a Stati esteri, nonché di offrire possibilità di lavoro a tecnici italiani. Atto n. 4-00593 BINI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo quanto denunciato nelle scorse settimane dalle associazioni sindacali, nel territorio della montagna pistoiese e soprattutto nei comuni di Abetone Cutigliano, San Marcello Piteglio, Sambuca e Marliana si registrerebbero numerosi problemi di consegna della posta a seguito della riorganizzazione dei servizi compiuta da Poste italiane; in particolare, tale riorganizzazione avrebbe comportato il taglio di oltre il 40 per cento delle zone di recapito sulla montagna, passate da 12 a 7, ed una conseguente riduzione dei portalettere; i 7 addetti alla consegna rimasti nel territorio, nei giorni di recapito, si trovano pertanto a dover consegnare la posta di due giorni in zone più ampie, con difficoltà a finire il giro nei tempi stabiliti, oltre a condizioni di stress e ai rischi legati al dover operare più velocemente in territori che, soprattutto in inverno, sono caratterizzati dalla presenza di ghiaccio e neve; considerato che: è noto che da alcuni mesi Poste italiane SpA ha avviato un piano di riorganizzazione dei servizi sul territorio nazionale che prevede la riduzione dei costi del servizio postale universale, passando dalla consegna su base giornaliera a quella a giorni alternati; tale riorganizzazione risponde all'obiettivo dell'azienda di ridurre i costi, in uno scenario in cui sono operative società private in concorrenza a Poste italiane SpA, nonché nuovi servizi telematici di posta elettronica; tale riduzione del servizio ha interessato negli ultimi due anni numerosi comuni, provocando una diffusa preoccupazione tra i lavoratori della stessa azienda in merito al rischio di riduzione degli sportelli, nonché tra i tanti cittadini e i diversi livelli istituzionali rispetto al tema della garanzia dell'universalità del servizio e delle pari opportunità tra i diversi territori; appaiono del tutto ragionevoli le richieste già avanzate dai sindacati nei confronti di Poste italiane, che riguardano sia l'aumento delle zone di recapito e l'esigenza di ulteriori dipendenti per garantire la consegna giornaliera della posta importante, come previsto dall'accordo nazionale tra sindacati e azienda, sia il mantenimento della figura del coordinatore negli uffici di recapito per sveltire la preparazione della posta al mattino, nonché il ripristino delle ore 8 come orario di ingresso al lavoro dei portalettere, anziché le ore 9 stabilite al momento; la riorganizzazione dei servizi postali, infatti, ancorché fondata su legittime politiche imprenditoriali, non può ledere la garanzia del servizio universale ai cittadini, in particolare per quanto riguarda coloro che abitano nelle aree interne e montane, che già scontano una serie di svantaggi dovuti alla particolare collocazione geografica, si chiede di sapere quali urgenti iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di interloquire con Poste italiane, di concerto con le rappresentanze istituzionali delle comunità interessate, per favorire una revisione delle modalità di riorganizzazione dei servizi postali sul territorio e risolvere le problematiche legate alla riduzione dei servizi postali nei comuni montani, ed in particolare di quelli della montagna pistoiese. Atto n. 4-00594 NASTRI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "La Stampa" il 19 settembre 2018, l'introduzione dell'obbligatorietà dell'utilizzo dei sacchetti biodegradabili da parte del consumatore per l'asporto dei prodotti dal punto vendita, prevista dalla direttiva (UE) 2015/720, che modifica la direttiva 94/62/CE, per quanto riguarda la riduzione dell'utilizzo di borse di plastica in materiale leggero, sta causando notevoli problemi e anomalie, a partire dall'enorme differenza delle tariffe applicate dalla grande distribuzione; l'importo addizionale applicato, ad esempio, da Esselunga e Auchan, che rappresenta il costo del medio del " bioshopper " (sacchetto biodegradabile) è di 10 centesimi, mentre per le cooperative della Conad o Coop, il prezzo applicato oscilla tra gli 8 e i 15 centesimi: ovvero tutti valori decisamente superiori agli annunci iniziali quando si parlava di un extra tra uno e 3 centesimi, solo per le buste di frutta e verdure; il consumatore paga a caro prezzo due contenitori biodegradabili e la conferma di tale ingiustificato aumento nel settore alimentare arriva dal costo del bioshopper in altre categorie commerciali, come ad esempio il settore dell'abbigliamento, sport e tempo libero o di consumo di elettronica (Cisalfa e Euronics) dove non si supera il prezzo di un centesimo; al riguardo, il sito internet di "Amazon" riporta che il costo di una confezione di 500 bioshopper (senza spese di spedizione) raggiunge i 10,41 euro, pari a 2 centesimi a sacchetto e pertanto, prosegue "La Stampa", si pone la domanda del motivo di tanta differenza di costo del bioshopper tra il settore agroalimentare e quello dell'abbigliamento o dell'elettronica; la sensazione che si riscontra è di una condotta non corretta da parte della grande distribuzione, che abusa di una legge scritta male, che favorisce interessi delle catene dei supermercati per creare nuovi profitti, laddove la curva dei consumi resta piatta o negativa e i margini di guadagno sono diventati molto stretti; nel settore agroalimentare si determina un aumento della spesa annua pari a circa 50 euro per i bioshopper , a cui si aggiunge il costo delle buste per la frutta e verdura oltre al prezzo pagato per altri acquisti, per cui si arriva a circa 90 euro di aumento; ulteriori criticità, evidenziate dall'articolo, si rinvengono anche dagli effetti controproducenti per lo Stato e gli interessi dei cittadini italiani, sul rischio di inquinamento da plastica per i contenitori di prodotti alimentari, causato dai bioshopper , che risulta essere in aumento anziché determinare effetti contrari; dall'entrata in vigore della normativa, infatti, gli acquisti di ortaggi e frutta sfusi, sono crollati del 7,8 per cento, a differenza degli stessi prodotti in vaschette di plastica (non biodegradabili e non compostabili) che invece risultano aumentati dell'11 per cento;