[resaula]

un altro frammento è stato identificato presso il dottor John Robert Guy (1949-2020), che, legato al Princeton University Museum of Art, dove nel 1984 divenne curatore associato di arte antica e collezionista di frammenti egli stesso, per i trafficanti si prestava ad identificare su base stilistica l'autore delle pitture, quando, come nel caso dell'anfora del Pittore di Berlino oggi in Francia, i vasi provenienti da scavi non autorizzati risultassero mancanti del nome del ceramografo. Proprio il Guy aveva donato due frammenti dell'altra anfora del Pittore di Berlino al MET, acquirente di quel vaso, nel 1985, da una società di Robert Hecht, la "Atlantis Antiquities", che l'aveva a sua volta comprata a Londra nel 1982 da un intermediario svizzero verosimilmente in società con Medici; quanto all'anfora panatenaica, essa è ricomparsa, perfettamente restaurata, sul n. 4 del "Cahn's Quarterly" del 2015, pubblicato dalla "Jean-David Cahn AG" di Basilea, galleria per la quale Robert Guy fu anche consulente, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di doversi adoperare con ogni mezzo a sua disposizione perché sia rivendicata all'Italia l'anfora attica a figure rosse del Pittore di Berlino che il Louvre acquistò a metà degli anni '90, verosimilmente da Sotheby's, della cui origine furtiva (provenendo con molta probabilità da qualche tomba etrusca depredata) fanno fede le fotografie dell'archivio Medici che la immortalano prima in frammenti e poi assemblata provvisoriamente; se, poiché nelle immagini confiscate al Medici compaiono, insieme a quella "del Louvre", altre due anfore, una sola delle quali (anch'essa attribuita al Pittore di Berlino) è stata restituita all'Italia dal MET già nel 2007, non convenga con gli interroganti che sarebbe opportuno accertare, in merito alla terza, se la galleria Cahn l'abbia venduta e a chi, nella prospettiva di chiederne la restituzione. Atto n. 4-07393 NUGNES Paola Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: consultando i siti regionali CORECOM, si apprende che in molte Regioni sarebbero esauriti i fondi ministeriali (sembra perché già tutti utilizzati per i referendum e le elezioni amministrative del 2022) previsti per garantire la par condicio nelle trasmissioni delle emittenti private radiotelevisive, attraverso il rimborso della diffusione dei MAG da parte delle emittenti stesse, in relazione alla campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre 2022; la legge n. 28 del 2000 (" par condicio ") "promuove e disciplina, al fine di garantire la parità di trattamento e l'imparzialità rispetto a tutti i soggetti politici, l'accesso ai mezzi di informazione per la comunicazione… durante le campagne per l'elezione al Parlamento europeo, per le elezioni politiche, regionali e amministrative e per ogni referendum" (art. 1); e che "le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità l'accesso all'informazione e alla comunicazione politica" (art. 2); tale eventuale mancanza di fondi per i MAG penalizzerebbe prevalentemente i nuovi soggetti politici, privi di adeguate risorse economiche, si chiede di sapere: quali urgenti ed indifferibili provvedimenti intenda assumere il Ministro in indirizzo per garantire la par condicio fra tutti i soggetti che ne hanno i requisiti (delibera AGCOM 299/22) anche nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre; se l'eventuale disapplicazione della legge n. 28 del 2000 non si configuri come un vulnus del principio costituzionale della libertà di voto per tutti i cittadini. Atto n. 4-07394 PACIFICO Marinella Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che Ministero dello sviluppo economico e Banca d'Italia sono le autorità di vigilanza e controllo competenti per le regolamentazioni delle banche popolari e quelle di credito cooperativo. Banche che da sempre sono un punto di riferimento sul territorio e un sostegno imprescindibile per piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, liberi professionisti e famiglie; premesso che: le società per azioni sono forme giuridiche che le imprese assumono per operare negli ambiti di riferimento. Sono società definite di "capitali" in quanto l'elemento del capitale ha una prevalenza concettuale e normativa rispetto all'elemento soggettivo rappresentato dai soci. Chi investe in titoli azionari ha poi diritto a percepire annualmente il dividendo sugli utili conseguiti nel periodo di riferimento. Sarà l'assemblea dei soci a decidere sul dividendo da distribuire, potendo anche stabilire di non distribuirne alcuno. È una forma di investimento da parte del detentore ed ha carattere di strumento finanziario. Infatti, secondo l'art. 1 del decreto legislativo 24 febbraio 1998 n. 58 le azioni e gli altri titoli rappresentativi di capitale di rischio sono strumenti finanziari. Il regime normativo della società per azioni può distinguersi a seconda che le società facciano o meno ricorso al mercato del capitale di rischio (art. 2325- bis , del Codice civile). Le società per azioni possono far ricorso al mercato del capitale di rischio, ovvero emettere azioni diffuse tra il pubblico. Queste società si distinguono in società quotate nei mercati regolamentati e società che non ricorrono alla quotazione, ma che sono tuttavia "aperte" al mercato del capitale di rischio in quanto hanno azioni diffuse in maniera rilevante presso il pubblico. L'accesso al mercato regolamentato consente facilmente di acquistare o vendere le azioni; nei mercati non regolamentati è possibile comprare soltanto se l'intermediario ha ricevuto una proposta di vendita e vendere soltanto se lo stesso ha ricevuto una proposta di acquisto. La determinazione del prezzo avviene in base allo stretto principio dell'incontro tra la domanda e l'offerta. Di conseguenza, nel caso di società non quotate, i tempi e il prezzo di smobilizzo delle somme investite sono influenzati dalle regole proprie del mercato non regolamentato; per tali ragioni, l'investimento ha per oggetto titoli che possono definirsi illiquidi, poiché soggetti a un rischio di liquidità connesso alle regole che ne disciplinano la circolazione; in conclusione, si tratta di azioni che presentano un peculiare rischio di monetizzazione per il fatto che non sono quotate, poiché non possono essere scambiate in un mercato regolamentato, ma tramite la stessa banca emittente o direttamente tra i soci-azionisti. Queste caratteristiche rendono difficoltoso il loro trasferimento e perciò il recupero delle somme impiegate nell'acquisto. Esse incidono direttamente nella liquidità dello strumento finanziario, che consiste nella sua attitudine a trasformarsi agevolmente in moneta senza perdita di valore; premesso che: la Consob ha emesso una specifica Comunicazione, n. 9019104 del 2 marzo 2009, che riguarda la negoziazione di titoli illiquidi e, dunque, delle azioni di banche non quotate. La Consob, quale autorità di regolazione, agisce attraverso una pluralità di atti, alcuni normativi ed altri amministrativi, di carattere generale, cui i soggetti intermediari devono attenersi.