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Ne abbiamo viste molte in questi anni, ma devo dire che ormai stiamo superando l'inimmaginabile. Voglio ricordarvi come siamo costretti a leggere la manovra. (La senatrice De Petris mostra un quotidiano). «Nessun aumento dell'IVA; fatto»; «Aumento pensioni minime; fatto». Ma per chi ci avete preso? Per coloro che stanno soltanto a mettere dei like su Facebook e a leggere queste cose? Per questo avete preso il Senato della Repubblica? Mentre eravamo alla riunione dei Capigruppo è arrivata la notizia dall'ANSA che ci sarà la conferenza stampa di Conte domani alle ore 11. Ci viene a spiegare che cosa ancora? L'umiliazione non ha più limite. Noi siamo costretti a vederne una dietro l'altra. Guardate, non venite a dire che ne abbiamo già viste. Di fiducie ne abbiamo viste tante; di ritardi di maxiemendamenti ne abbiamo visti tanti, ma siamo ostaggio da giorni e giorni. La Commissione bilancio è stata ostaggio per più di due settimane con un Presidente che non sapeva cosa accadeva e nessuno che era in grado di mantenere una cosa che aveva promesso. Avevano detto i tempi, ma niente: nessun tempo è stato rispettato. Avevamo chiesto, anche dopo le dichiarazioni e l'informativa di Conte, di poter avere - perché era assolutamente fondamentale secondo le nostre procedure - l'audizione dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Abbiamo fatto tutto con senso di responsabilità. Il ministro Fraccaro - lei, signor Presidente, lo sa - ci è venuto a proporre le 8 di mattina come tempo per presentare il maxiemendamento. Con la discussione, come si vede, siamo arrivati alle ore 14. Io penso, come ho sostenuto alla Conferenza dei Capigruppo, che ognuno di noi si assume le proprie responsabilità. La maggioranza e il Governo si devono assumere le loro responsabilità: hanno detto adesso le ore 14, ma ho paura che sarà un'altra volta una presa in giro. Per quanto ci riguarda, noi dobbiamo avere tutto il tempo; la Commissione deve vedere bene tutto, se mai sarà presentato questo maxiemendamento. Pertanto, per quanto ci riguarda, non esiste niente: si va a oltranza, perché dobbiamo avere la possibilità di poter vedere quello che c'è in questa manovra. Aggiungo un'altra cosa. Abbiamo fatto un'altra domanda al Governo. Abbiamo chiesto di spiegarci quali sarebbero queste ragioni tecniche che stanno ritardando la presentazione del maxiemendamento. Sappiamo tutti che non sono motivazioni tecniche. Forse c'è un problema di copertura di qualche misura? Ancora state litigando su questo? (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, PD e FI-PD). Quota 100: fatta? Reddito di cittadinanza: fatto? Questi problemi sono ancora sono tutti in piedi. La nostra pazienza, come lei sa, signor Presidente, è infinita; soprattutto la pazienza di questo Gruppo che ho l'onore di presiedere. È stata una pazienza infinita e un senso di responsabilità infinito. Voi state rischiando di portare il Paese all'esercizio provvisorio (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, PD e FI-PD) : questo è il Governo del cambiamento! Quindi, per quanto ci riguarda, si devono concedere tutte le ore che ci vorranno per l'esame del maxiemendamento, se mai arriverà alle ore 14, in Commissione; e quindi, per quanto ci riguarda, si deve continuare ad oltranza. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, PD e FI-PD). RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, lo devo dire e lo dico proprio con trasporto: siamo in una situazione kafkiana. Anzi, vorrei scomodare una citazione: «Aspettando Godot». Tutti la conoscono, è un'opera teatrale di Beckett che si associa al dramma dell'assurdo e al teatro dell'assurdo e che crea una situazione di attesa. Noi siamo in questa situazione, in una situazione di attesa, perché, come è noto a quest'Assemblea e anche fuori, siamo in attesa di un maxiemendamento che tarda ad arrivare; noi siamo qui di rinvio in rinvio. Il maxiemendamento oggi non c'è, non è arrivato per le ore 16 stabilite; il calendario è saltato. Nella lunghissima Conferenza dei Capigruppo, dove abbiamo fatto e disfatto il calendario, cercando di trovare tutti la soluzione migliore per il Paese (non per le nostre vacanze), alla fine dobbiamo dire che ci è stato replicato e spiegato, in modo laconico, che questioni tecniche rinviavano l'arrivo del maxiemendamento. Ci sono sempre questioni tecniche, lo sappiamo bene. Ci sono sempre questioni tecniche, ma ci sono anche - dobbiamo dirlo, dovete dirlo, dovete ammetterlo - questioni politiche. Voglio anche dire che, di rinvio in rinvio, qua si sfiora una situazione di esercizio provvisorio, perché si rischia di non approvare la manovra, finché non arriva il maxiemendamento. Perché la questione è politica? Perché evidentemente bisogna armonizzare gli slogan e le cose urlate nelle piazze con le coperture che non ci sono; ma soprattutto perché c'è da armonizzare il ritocchino europeo. Questo è il punto e il nodo politico. I tecnici devono oggi trovare una quadra rispetto al ritocchino di Bruxelles, perché non ci nascondiamo che di questa manovra ne sa più Bruxelles che questo Parlamento italiano; noi non la conosciamo questa manovra. Questo è il punto. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP e del senatore Errani) . E allora avranno da fare tutta la notte i tecnici, non c'è dubbio, perché questa maggioranza si muove come un corpaccione bifronte; è difficile per voi trovare una quadra. La manovra del popolo non decolla, ma in compenso il popolo vi guarda e rimane incredulo rispetto a quello che si sta verificando. Increduli siamo anche noi, che per senso di responsabilità ci battiamo in Aula come ci siamo battuti in Commissione, dove per due settimane - chi c'è stato lo sa - abbiamo proceduto di rinvio in rinvio; da lì nasce il ritardo. Noi per senso di responsabilità siamo stati in quella Commissione e siamo presenti in quest'Aula, perché per noi viene prima di tutto il Paese. Noi al Paese una manovra gliela vogliamo dare, una manovra giusta. Questi rinvii e questa pantomima alla quale ci state facendo abituare - ma non ci vogliamo abituare e non ci abitueremo - sono la metafora plastica, estetica e politica delle contraddizioni di un Governo, di quel corpaccione che dicevo prima, che si ostina a stare insieme barcollando tra un sovranismo che non riesce a esprimere e un globalismo dall'altra parte che rimane soffocato. Siete una somma di contraddizioni e queste contraddizioni nella manovra finanziaria esplodono tutte, perché i nodi vengono al pettine. E allora, vedete, se non ce la fate e se non avete il tempo, non portatecela e non dateci appuntamento a domani. Prendetevi un giorno in più; noi siamo disposti a lavorare domenica e lunedì, per il bene di questo Paese. Se non ce la fate, ditelo e non rinviate, prendendo in giro il Parlamento, perché questo è un altro nodo: la mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni e del Parlamento, calpestando veramente la sua dignità.