[pronunce]

Il significato di questa previsione è stato chiarito da questa Corte con la sentenza n. 194 del 2017 che, nel rigettare questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 32, primo comma, della legge n. 264 del 1949 per «l'erroneità del presupposto interpretativo, a fondamento delle stesse», ha affermato che «i menzionati 102 contributi giornalieri possono essere accreditati al lavoratore anche in uno solo dei due anni "per il quale è richiesta l'indennità e nell'anno precedente"» (punto 3. del Considerato in diritto). Quanto, infine, alla durata della corresponsione dell'indennità di disoccupazione, secondo il disposto dell'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949, essa è pari alla differenza tra il «numero di 270», che costituisce il parametro annuo di riferimento, e il «numero delle giornate di effettiva occupazione prestate nell'anno» (comprese quelle per attività agricole in proprio o coperte da indennità di malattie, infortunio, maternità), sino a un massimo di 180 giornate. 1.2.- La disciplina dell'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949 è stata, peraltro, modificata, per «gli operai agricoli a tempo determinato e le figure equiparate», dall'art. 1, comma 55, della legge n. 247 del 2007, che il rimettente ha denunciato, insieme con lo stesso art. 32, primo comma, lettera a), con le questioni sollevate in via subordinata. L'art. 1, comma 55, della legge n. 247 del 2007 prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2008, l'importo giornaliero dell'indennità ordinaria di disoccupazione - fissato dallo stesso comma 55 nella misura del 40 per cento della retribuzione - «è corrisposto per il numero di giornate di iscrizione negli elenchi nominativi, entro il limite di 365 giornate del parametro annuo di riferimento». In base a tale disciplina - che, come si è detto, si riferisce ai soli operai agricoli a tempo determinato - l'indennità di disoccupazione è corrisposta per una durata pari al «numero di giornate di iscrizione negli elenchi nominativi», ovvero, come si dice nell'ordinanza di rimessione, per un numero di giornate «pari a quelle lavorate». Si tratta, dunque, di una previsione diversa da quanto è previsto, per gli operai agricoli a tempo indeterminato, dalla lettera a) del primo comma dell'art. 32 della legge n. 264 del 1949, secondo cui l'indennità di disoccupazione è corrisposta per una durata pari alla «differenza» tra il parametro annuo di riferimento e «il numero di giornate di effettiva occupazione prestate nell'anno» (entro il massimale di 180 giornate annue), il che equivale a dire per una durata pari alle giornate "non lavorate", non a quelle "lavorate". Inoltre, l'art. 1, comma 55, della legge n. 247 del 2007 non prevede il massimale delle 180 giornate annue, tutt'ora stabilito dall'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949. Infine, lo stesso art. 1, comma 55, della legge n. 247 del 2007, sempre ai fini della determinazione della durata della corresponsione della prestazione, stabilisce il parametro annuo di riferimento di «365 giornate», a fronte di quello di «270» tutt'ora contemplato dall'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949 per gli operai agricoli a tempo indeterminato. 2.- La disciplina descritta è indicata dal giudice a quo come quella che «viene in rilievo [in quanto] vigente alla data dei fatti di causa», ai quali non è applicabile, ratione temporis, quella che risulta dall'art. 2, comma 3, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita) e dall'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 (Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183); disposizioni che, entrambe, escludono «gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato» dall'Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI) e dalla Nuova assicurazione sociale per l'impiego (NASpI). 3.- In punto di non manifesta infondatezza delle questioni, il rimettente, dopo avere rilevato che «[l]'ordinamento [...] non consente [...] che venga erogata l'indennità di disoccupazione ordinaria [rectius: comune] ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato», considera che, per via del meccanismo di computo della durata dell'indennità di disoccupazione agricola previsto dal censurato art. 32, primo comma, lettera a), e, in particolare, per via della previsione, ai fini di tale computo, del parametro annuo di riferimento del «numero di 270», gli stessi lavoratori, se licenziati alla fine dell'anno o, comunque, dopo avere prestato, nel corso dello stesso, 270 o più giornate di lavoro, non percepirebbero neppure l'indennità di disoccupazione agricola, sicché essi sarebbero «privati di qualunque tutela». Muovendo dall'assunto della «mancanza di una qualsiasi tutela contro lo stato di disoccupazione involontaria» degli operai agricoli a tempo indeterminato licenziati dopo avere lavorato per 270 o più giornate, il giudice a quo lamenta che le disposizioni censurate contrasterebbero, anzitutto, con l'art. 38 Cost., che riconosce ai lavoratori il diritto a che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di disoccupazione involontaria. Le stesse disposizioni violerebbero, altresì, l'art. 3 Cost., sotto due distinti profili. L'art. 3 Cost. sarebbe leso, anzitutto, perché tali disposizioni tratterebbero i lavoratori agricoli a tempo indeterminato, che «dal punto di vista contributivo possano aver già maturato i requisiti per ottenere la prestazione di disoccupazione comune», in modo ingiustificatamente deteriore rispetto alla generalità degli altri lavoratori a tempo indeterminato, considerato che i primi svolgono attività lavorative «che non hanno le caratteristiche di discontinuità che sono supposte a fondamento della specialità della [...] disciplina» della disoccupazione agricola. Lo stesso art. 3 Cost., sarebbe violato, in secondo luogo, perché le disposizioni denunciate tratterebbero i lavoratori agricoli a tempo indeterminato in modo ingiustificatamente deteriore anche rispetto agli operai agricoli a tempo determinato i quali, «a parità di lavoro nell'anno, oltre il tetto di 270 giornate», godrebbero della «più vasta» tutela dell'art. 1, comma 55, della legge n. 247 del 2007, che «assicura[...] loro, immancabilmente, una integrazione nell'anno successivo del reddito percepito nell'anno precedente, qualsiasi sia il numero delle giornate lavorate fino al 31.12».