[pronunce]

In data 22 giugno 2020 si sono costituite in giudizio le società Daunia Wind srl e Daunia Faeto srl spiegando, a propria volta, difese analoghe a quelle della medesima Daunia Wind srl e della Daunia Serracapriola srl nel procedimento di cui all'ordinanza iscritta al n. 56 del r.o. 2020. 2.2.- In data 23 giugno 2020 si è costituito in giudizio il Comune di Faeto eccependo l'inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza e la non fondatezza della stessa nel merito, con difese analoghe, sotto quest'ultimo aspetto, a quelle spiegate dal Comune di Serracapriola nel procedimento di cui all'ordinanza iscritta al n. 56 del r.o. 2020. 2.3.- Con atto del 23 giugno 2020 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'inammissibilità ed in subordine la non fondatezza delle questioni sollevate per le medesime ragioni di cui all'atto di intervento in pari data nel procedimento di cui all'ordinanza iscritta al n. 56 del r.o. 2020. 2.4.- Con atto del 19 giugno 2020 ha depositato anche in tale procedimento atto di intervento ad adiuvandum l'ANEV. 2.5.- Con atti rispettivamente del 19 e del 23 giugno 2020 sono state presentate, da parte della stessa ANEV e di ANCI Puglia, opinioni scritte, quali amici curiae, ai sensi dell'art. 4-ter delle Norme integrative, ritenute ammissibili con separati decreti. 2.6.- Con memoria del 19 gennaio 2021 le società Daunia Wind srl e Daunia Faeto srl hanno replicato alle eccezioni pregiudiziali formulate dalle altre parti e ribadito le proprie conclusioni nel senso della fondatezza delle questioni sollevate dal Consiglio di Stato. 2.7.- Con memoria del 20 gennaio 2021 il Comune di Faeto ha replicato - con argomentazioni sovrapponibili a quelle del Comune di Serracapriola nel procedimento di cui all'ordinanza iscritta al n. 56 del r.o. 2020 - alle deduzioni delle altre parti. 2.8.- Con memoria del 20 gennaio 2021 il Presidente del Consiglio dei ministri ha ribadito l'eccezione di manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale per carente motivazione sulla rilevanza e in ogni caso, nel merito, la manifesta infondatezza delle censure prospettate. 3.- Con ordinanza in data 27 gennaio 2020 (r.o. n. 58 del 2020), il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione quinta, ha sollevato questioni incidentali di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 953, della legge n. 145 del 2018, con riferimento ai medesimi parametri evocati nelle ordinanze di rimessione iscritte ai numeri 56 e 57 del r.o. 2020. In punto di fatto il Consiglio di Stato riferisce che il Comune di Ordona e la società Eurowind srl stipulavano una convenzione «regolante la concessione per la realizzazione di una centrale eolica» nella quale la società assumeva l'obbligo di pagare all'amministrazione una somma una tantum e alcuni importi periodici. A seguito del rilascio dell'autorizzazione unica e della messa in esercizio dell'impianto, le società Eurowind srl e Eurowind Ordona srl (quale soggetto subentrato nel relativo ramo d'azienda) interrompevano la corresponsione di tali importi. Il Comune di Ordona ne richiedeva il pagamento con ordinanze di ingiunzione impugnate dinanzi al TAR Puglia che, in accoglimento del ricorso, annullava le stesse assumendo l'invalidità della convenzione presupposta. Il Comune di Ordona proponeva appello al Consiglio di Stato deducendo l'illegittimità della decisione impugnata e facendo a tal fine riferimento, nelle memorie conclusive, allo ius superveniens retroattivo costituito dall'art. 1, comma 953, della legge n. 145 del 2018. Il giudice rimettente ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale della predetta norma, sotto molteplici parametri, coincidenti, anche nelle motivazioni sottese, a quelli delle ordinanze iscritte ai numeri 56 e 57 del r.o. 2020. 3.1.- In data 23 giugno 2020 si è costituito in giudizio il Comune di Ordona chiedendo la declaratoria di inammissibilità delle questioni per macroscopica lacunosità della motivazione in punto di rilevanza e formulando, nel merito, deduzioni analoghe a quelle degli altri enti territoriali nei giudizi di cui alle ordinanze iscritte ai numeri 56 e 57 del r.o. 2020. 3.2.- Con atto del 23 giugno 2020 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale, deducendo l'inammissibilità e in subordine la non fondatezza delle questioni sollevate per le medesime ragioni dedotte nei procedimenti di cui alle ordinanze di rimessione iscritte ai numeri 56 e 57 del r.o. 2020. 3.3.- In data 19 giugno 2020 ha depositato atto di intervento ad adiuvandum ai sensi dell'art. 4, comma 7, delle Norme integrative, l'ANEV chiedendo dichiararsi in via preliminare lo stesso ammissibile, poiché, quale associazione di categoria del settore eolico che raccoglie tra i suoi associati la maggior parte delle aziende del comparto, vanterebbe un interesse specifico alla declaratoria di illegittimità costituzionale della norma censurata dal Consiglio di Stato. 3.4.- Sono state inoltre presentate opinioni scritte, quali amici curiae, ai sensi dell'art. 4-ter delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, da parte della stessa ANEV, di ANCI Puglia e dell'Unione nazionale comuni comunità enti montani (UNCEM), ritenute ammissibili con separati decreti. 3.5.- Con memoria del 20 gennaio 2021 la società Eurowind srl ha replicato alle eccezioni di carenza di motivazione sulla rilevanza e ha ribadito le motivazioni a sostegno della fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Stato. 3.6.- Con memoria del 20 gennaio 2021 il Comune di Ordona ha a propria volta replicato - con argomentazioni sovrapponibili a quelle spiegate dai Comuni di Serracapriola e di Faeto rispettivamente nei procedimenti di cui alle ordinanze iscritte ai numeri 56 e n. 57 del r.o. 2020 - alle deduzioni delle altre parti. 3.7.- Con memoria del 20 gennaio 2021 il Presidente del Consiglio dei ministri ha ribadito l'eccezione di manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale per carente motivazione sulla rilevanza e la manifesta infondatezza, in ogni caso, nel merito, delle censure prospettate.