[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 645, secondo comma, 647 e 165 del codice di procedura civile, promosso con ordinanza del 26 gennaio 2004 dal Tribunale di Genova nel procedimento civile vertente tra Immobiliare Smeraldo s.r.l. ed altro e INTESA BCI Gestione Crediti s.p.a., iscritta al n. 471 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 22, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 febbraio 2005 il Giudice relatore Fernanda Contri. Ritenuto che il Tribunale di Genova, con ordinanza emessa il 26 gennaio 2004, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 645, secondo comma, 647 e 165 del codice di procedura civile, nella parte in cui fa decorrere il termine di costituzione dell'opponente a decreto ingiuntivo dalla notificazione dell'opposizione, anziché dalla restituzione dell'originale o da altro atto cui possa collegarsi la conoscenza dell'inizio del decorso del termine, e nella parte in cui non consente che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo possa proseguire, qualora la mancata tempestiva costituzione dell'opponente sia dipesa da caso fortuito o forza maggiore; che il rimettente espone in fatto che nel giudizio a quo la parte opposta ha eccepito l'improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo per la tardiva costituzione in giudizio dell'opponente, il quale, pur essendosi avvalso della facoltà di abbreviare i termini, non aveva tempestivamente provveduto all'iscrizione della causa a ruolo in conseguenza del ritardo dell'ufficio notifiche nella restituzione dell'atto di citazione notificato; che il rimettente riferisce anche di aver respinto l'istanza di rimessione in termini, formulata dall'opponente, in ragione della ritenuta inapplicabilità dell'art. 184-bis cod. proc. civ. a situazioni esterne allo svolgimento del giudizio, per le quali resta fermo il principio della improrogabilità dei termini, come ripetutamente affermato dalla Corte di cassazione; che ad avviso del giudice a quo le disposizioni censurate, in forza delle quali l'opponente che si sia avvalso della facoltà di ridurre i termini deve costituirsi in giudizio entro cinque giorni dalla notifica dell'opposizione, non attribuiscono alcun rilievo alla effettiva conoscenza o conoscibilità dell'atto da cui decorre il termine di costituzione per l'attore, nonostante la gravità delle conseguenze derivanti dalla tardiva costituzione in giudizio; che nella predetta ipotesi non sarebbe adeguatamente ed effettivamente assicurata la tutela giurisdizionale, in quanto il soggetto interessato, non essendo posto in condizione di conoscere tempestivamente il momento iniziale di decorrenza del termine per la costituzione in giudizio, si verrebbe a trovare nella impossibilità di agire per la difesa dei propri diritti, con conseguente lesione del diritto di difesa e del diritto ad un giusto processo, essendo impedita la tutela giurisdizionale nell'unica fase in cui l'opponente può proporre le proprie difese, senza che sia data alcuna considerazione alle ragioni della tardiva costituzione, che potrebbero dipendere anche da caso fortuito o forza maggiore; che, ad avviso del rimettente, sussisterebbe poi una disparità di trattamento rispetto alla disciplina del processo ordinario, nel quale non è prevista analoga sanzione di improcedibilità per la tardiva costituzione dell'attore; che il Tribunale rimettente, nel richiamare il principio dell'effettività della tutela giurisdizionale sancito dall'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, sottolinea come in sede comunitaria sia stato ripetutamente affermato che non può essere sanzionata l'inattività del titolare di una situazione sostanziale quando essa sia la conseguenza di un impedimento di fatto a lui non imputabile; che il giudice a quo esclude infine di poter aderire alla prassi in uso in diversi uffici giudiziari, che ammettono la costituzione in giudizio sulla base della cosiddetta “velina” dell'atto introduttivo, trattandosi di modalità non conforme al dettato legislativo e all'orientamento della Corte di cassazione, tanto che in diversi disegni di legge all'esame del Parlamento è stata prospettata la necessità di modificare la disciplina della costituzione in giudizio, consentendosi espressamente il deposito della copia fotostatica dell'atto di citazione e la rimessione in termini, anche con riferimento a quelli di natura perentoria, quando la loro inosservanza sia dovuta a causa non imputabile alla parte; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la inammissibilità o comunque per la infondatezza delle questioni; che la difesa erariale osserva come analoga questione di legittimità costituzionale sia stata decisa da questa Corte con la sentenza n. 107 del 2004, nella quale, in applicazione del principio, già più volte affermato in diversi precedenti, per cui la notifica si perfeziona per il notificante con la consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, si è riconosciuta la possibilità che la causa sia iscritta a ruolo fin da tale momento, indipendentemente dalla verifica dell'esito della notificazione, la quale può essere comunque rinnovata se affetta da nullità. Considerato che il dubbio di legittimità costituzionale prospettato dal Tribunale di Genova, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, investe il combinato disposto degli artt. 645, secondo comma, 647 e 165 del codice di procedura civile sotto gli aspetti relativi alla mancata conoscenza dell'inizio del decorso del termine di costituzione in giudizio dell'opponente a decreto ingiuntivo e alla conseguenza della improseguibilità del giudizio, anche quando la mancata tempestiva costituzione dell'opponente sia dipesa da caso fortuito o forza maggiore; che questione analoga è stata già esaminata da questa Corte e dichiarata manifestamente infondata con ordinanza n. 239 del 2000; che, in particolare, quanto alla pretesa disparità di trattamento rispetto alla disciplina della costituzione in giudizio dell'attore nel processo ordinario, può osservarsi – come prima d'ora rilevato nell'ordinanza n. 239 del 2000 – che i termini posti a raffronto dal rimettente sono privi di omogeneità e quindi non comparabili, in quanto, attesa la natura impugnatoria dell'opposizione a decreto ingiuntivo, il parallelo potrebbe eventualmente porsi con la disciplina della costituzione in giudizio dell'appellante, in relazione alla quale deve comunque escludersi l'asserita diseguaglianza, poiché anche per l'appellante è prevista analoga sanzione di improcedibilità in caso di costituzione tardiva;