[pronunce]

La norma de qua stabilisce che «I professori collocati in aspettativa, fermo restando quanto previsto dall'art. 13, quarto comma, mantengono il regime di impegno per il quale hanno optato in precedenza agli effetti della determinazione del trattamento di quiescenza e delle relative incompatibilità; una nuova opzione può essere esercitata al termine del periodo di aspettativa ed ha effetto dall'anno accademico successivo; tuttavia i professori collocati in aspettativa in regime di impegno a tempo pieno possono, allo scadere del biennio di cui al secondo comma dell'articolo 11, optare per il regime di impegno a tempo definito». Il giudice a quo, nel condividere le censure mosse dal ricorrente A. T. (professore universitario ordinario a tempo definito, collocato in aspettativa dal 7 ottobre 2000 fino al 6 ottobre 2012 per le ragioni di cui in narrativa, che si è visto respingere dall'Università la domanda diretta ad ottenere il passaggio al regime a tempo pieno, in base a quanto prescrive la disposizione censurata), ritiene che la normativa in questione realizzi un'ingiustificata disparità di trattamento nei confronti dei professori universitari che, alla data del collocamento in aspettativa, si trovavano in regime a tempo definito rispetto a quelli che erano in regime a tempo pieno, in quanto soltanto a questi ultimi il menzionato art. 5 consentirebbe di optare per il regime d'impegno a tempo definito. Inoltre, il divieto normativo imposto ai docenti a tempo definito sarebbe palesemente illogico, perché renderebbe irreversibile durante il periodo di aspettativa (e, nel particolare caso del ricorrente, in via definitiva) una scelta d'impegno universitario compiuta prima del collocamento in aspettativa, in un momento in cui le conseguenze di tale scelta non potevano essere valutate compiutamente. I dubbi sulla legittimità costituzionale della norma sarebbero avvalorati dal rilievo che, durante il periodo di aspettativa, non cessa qualsiasi rapporto di impegno tra il docente e l'Università di appartenenza, come risulta dall'art. 13, sesto comma, del d.P.R. n. 382 del 1980. Pertanto, il contestato divieto, «comportante un'illegittima compressione della facoltà di scelta per l'odierno istante, risulta essere in contrasto, per le argomentazioni di cui sopra, con il primo ed il secondo comma dell'art. 3 della Costituzione». 2. - La difesa dello Stato deduce in via preliminare che la questione sarebbe inammissibile, perché il rimettente si limiterebbe «ad accogliere acriticamente le eccezioni di incostituzionalità sollevate dalla difesa del ricorrente (costituenti l'unico motivo di impugnazione del provvedimento rettorale), rinviando genericamente, per la valutazione della loro fondatezza, alla sola circostanza che, sulla base dell'art. 13 del DPR 382/80, durante il periodo di aspettativa non cesserebbe ogni tipo di rapporto tra il professore e l'Università di appartenenza». Non sarebbe spiegato, però, perché questi momenti di partecipazione del docente all'attività istituzionale della propria Università renderebbero irragionevole ed illogico rinviare alla fine del periodo di aspettativa la nuova scelta sul regime di impegno effettivo di quel medesimo docente, che aveva inizialmente optato per il regime a tempo definito. Né sarebbero chiariti i profili di non manifesta infondatezza circa l'asserita disparità di trattamento rispetto al professore che inizialmente aveva optato per il regime a tempo pieno. L'eccezione non è fondata. L'ordinanza di rimessione, sia pure ad un livello minimo di sufficienza, dà conto dei motivi che hanno indotto il T. A. R. a sollevare la questione di legittimità costituzionale. Infatti, essa riporta in sintesi gli argomenti addotti dal ricorrente nel giudizio principale a sostegno della denunziata disparità di trattamento, argomenti individuati nel rilievo che soltanto ai docenti in regime di tempo pieno al momento del collocamento in aspettativa è consentito, anche durante tale periodo, di optare per il regime d'impegno a tempo definito, mentre analoga facoltà non è data ai professori che, essendo al momento iniziale dell'aspettativa in regime d'impegno a tempo definito, intendano passare, sempre durante l'aspettativa medesima, all'impegno a tempo pieno. A tale rilievo il rimettente presta adesione, ravvisando in detta disciplina «un'illegittima compressione della facoltà di scelta per l'odierno istante». Inoltre, il Tribunale amministrativo condivide il presunto carattere illogico del menzionato divieto normativo, perché questo «rende irreversibile durante il periodo di aspettativa - e nel particolare caso del ricorrente in via definitiva - una determinata scelta di impegno universitario che era stata compiuta precedentemente al collocamento in aspettativa, in un momento in cui non potevano essere valutate compiutamente le conseguenze di tale scelta». Infine, il rimettente ravvisa un ulteriore argomento, a sostegno dei prospettati dubbi di legittimità costituzionale, nel richiamo all'art. 13, sesto comma, del d.P.R. n. 382 del 1980. Pertanto, un apparato argomentativo nell'ordinanza di rimessione sussiste, ancorché esposto in forma molto concisa. 3. - La questione, tuttavia, non è fondata. La norma censurata si articola in tre proposizioni. La prima riguarda tutti i professori collocati in aspettativa, per i quali è previsto il mantenimento del regime d'impegno (a tempo pieno o a tempo definito) da loro in precedenza scelto agli effetti della determinazione del trattamento economico e delle relative incompatibilità. La seconda stabilisce che una nuova opzione può essere esercitata al termine del periodo di aspettativa ed ha effetto dall'anno accademico successivo. La terza introduce un'eccezione a tale principio, dettando la regola che «i professori collocati in aspettativa in regime d'impegno a tempo pieno possono, allo scadere del biennio di cui al secondo comma dell'art. 11, optare per il regime d'impegno a tempo definito». Pertanto, solo a quest'ultima categoria di docenti è data facoltà, in corso di aspettativa, di modificare il regime d'impegno (da tempo pieno a tempo definito), mentre non è consentita l'opzione inversa (da tempo definito a tempo pieno). Si tratta di accertare, dunque, se la possibilità offerta dalla normativa censurata ai professori collocati in aspettativa in regime d'impegno a tempo pieno sia conforme al principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost., oppure se essa realizzi un'ingiustificata disparità di trattamento nei confronti dei professori universitari che, alla data di collocamento in aspettativa, si trovavano in regime d'impegno a tempo definito. Al riguardo, si deve osservare che i due regimi sono notevolmente diversi, come emerge dall'art. 11 del d.P.R. n. 382 del 1980 e successive modificazioni.