[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 22, comma 1, della legge della Regione Siciliana 12 agosto 2014, n. 21 (Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2014. Variazioni al bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 2014 e modifiche alla legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5 "Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014. Legge di stabilità regionale". Disposizioni varie) e dell'art. 1, comma 487, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)», promosso dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana nel procedimento vertente tra Costantino Sferrazza e la Regione Siciliana e altri, con ordinanza del 5 aprile 2017, iscritta al n. 114 del registro ordinanze 2017 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell'anno 2017. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 febbraio 2018 il Giudice relatore Mario Rosario Morelli.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con l'ordinanza in epigrafe - emessa sul ricorso di un dipendente in quiescenza della Regione Siciliana, il quale chiedeva che il trattamento di pensione ordinaria in godimento «non fosse sottoposto al prelievo di cui all'art. 22 della legge regionale 12 agosto 2014, n. 21», con conseguente restituzione di quanto, sulla base di detta norma, trattenutogli a titolo di contributo di solidarietà - l'adito giudice unico per le pensioni della Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, premessane la rilevanza, ha sollevato questione incidentale di legittimità costituzionale: a) dell'art. 22, comma 1, della predetta legge della Regione Siciliana 12 agosto 2014, n. 21 (Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2014. Variazioni al bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 2014 e modifiche alla legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5 "Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014. Legge di stabilità regionale". Disposizioni varie), il quale prevede che, a decorrere dalla sua entrata in vigore e fino al 31 dicembre 2016, sui trattamenti pensionistici erogati dal Fondo pensioni Sicilia, di importo annuo superiore ad euro 50.000,00 e fino ad euro 91.251,16 (con aliquote progressive del 5 e del 5,50 per cento), è dovuto «il contributo di solidarietà introdotto [sulle pensioni di importo superiore a 14 volte il trattamento minimo INPS, e cioè ad &#8364; 91.251,16] dall'art. 1, comma 486, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e successive modifiche e integrazioni»; b) e «per quanto occorra», dell'art 1, comma 487, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)», a tenore del quale «i risparmi derivanti dalle misure di contenimento della spesa adottate, sulla base dei principi di cui al comma 486, dagli organi costituzionali, dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, nell'esercizio della propria autonomia, anche in riferimento ai vitalizi previsti per coloro che hanno ricoperto funzioni pubbliche elettive, sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere destinati al fondo di cui al comma 48». Secondo il rimettente, le su citate disposizioni violerebbero: a) gli artt. 2, 3, e 53 della Costituzione e (quanto alla sola legge regionale) l'art. 36 del regio decreto legge 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione Siciliana), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, in quanto il contributo in questione, «non essendo utilizzabile per espressa previsione normativa all'interno del solo circuito previdenziale», contrasterebbe con i principi posti nella sentenza n. 116 del 2013 di questa Corte, caratterizzandosi come un mascherato prelievo tributario gravante, in modo irragionevole e discriminatorio, sui soli pensionati ex dipendenti della Regione Siciliana; b) ovvero, sotto diverso profilo, gli artt. 2, 3, 36 e 38 Cost., ove si ritenga che il prelievo di cui al denunciato comma 1 dell'art. 22 della legge regionale n. 21 del 2014 non rivesta natura tributaria, ma quella di prestazione imposta ai sensi dell'art. 23 Cost.; la quale risulterebbe allora connotata da irragionevolezza, poiché - essendo fatta salva (dal comma 2 dello stesso art. 22) l'applicazione anche del contributo statale di cui all'art. 1, comma 486, della legge n. 147 del 2013, le (sole) pensioni dei dipendenti in quiescenza della Regione Siciliana resterebbero così soggette ad un doppio prelievo. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per una declaratoria di inammissibilità o, comunque, di non fondatezza delle questioni sollevate. Dopo aver analiticamente riassunto le ragioni poste a base della dichiarazione di non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale a suo tempo sollevate in relazione all'art. 1, comma 486, della legge n. 147 del 2013 (sentenza n. 173 del 2017), la difesa dello Stato sostiene che il censurato art. 22, comma 1, della legge regionale n. 21 del 2014 - recante una misura di risparmio di spesa adottata dalla Sicilia nel quadro della sua autonomia di Regione a statuto speciale - «da un lato, assicura coerenza e razionalità al sistema e, dall'altro, tiene conto, nella giusta misura, dell'esigenza di garantire l'equilibrio tra mezzi disponibili e prestazioni previdenziali erogate; in ossequio sia all'articolo 3 della Costituzione, che impone il rispetto del canone di eguaglianza in senso formale e sostanziale, sia in adempimento, appunto, del vincolo imposto dall'articolo 81, quarto comma, della Costituzione». Ed aggiunge che «[l']eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale della predetta disposizione comporterebbe minori entrate per la finanza pubblica e, perciò, effetti finanziari negativi di rilevante entità».