[pronunce]

Nel valutare il fondamento della sollevata questione, giova, in premessa, rammentare l'orientamento più volte ribadito dalla Corte, secondo il quale l'esame del vizio di eccesso di delega va condotto, da un lato, definendo, alla luce del complessivo contesto normativo e delle finalità che ispirano la delega, la portata delle norme che fissano i principi e i criteri direttivi e, dall'altro, considerando che i principi posti dal legislatore delegante costituiscono non solo la base e il limite delle norme delegate, ma strumenti per l'interpretazione della portata delle stesse, le quali, pertanto, vanno lette, fintanto sia possibile, nel significato compatibile con detti principi (da ultimo, vedi sentenze n. 425 e n. 276 del 2000). 7. - Alla luce dei richiamati canoni, l'assunto interpretativo sul quale si fondano i dubbi avanzati dai rimettenti deve essere disatteso. La finalità di una revisione ed armonizzazione dei tributi locali, nel settore specifico delle tasse per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche di pertinenza dei comuni e delle province, è stata perseguita, da parte del legislatore delegante, attraverso l'enunciazione di una pluralità di principi e criteri direttivi, destinati, come si rende evidente già ad una prima lettura, non ad accomunare tutte le fattispecie sotto una medesima disciplina, ma a trovare distinta considerazione nell'ambito delle diverse disposizioni attuative della delega. Per la generalità delle fattispecie impositive variamente riconducibili alla nozione di "tasse" per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, secondo la formulazione che compare nella lettera b) del comma 4 dell'art. 4 della legge n. 421 del 1992 la legge di delega ha previsto che la rideterminazione delle tariffe debba ispirarsi alla finalità "di una più adeguata rispondenza al beneficio economico ritraibile", osservare il criterio della "ripartizione dei comuni in non più di cinque classi" e non oltrepassare specifici limiti, nelle variazioni in aumento, rappresentati, per le occupazioni permanenti, dal 50 per cento delle misure massime di tassazione vigente. Alla disciplina di una peculiare tipologia di occupazioni, e cioè quelle degli "spazi soprastanti e sottostanti il suolo con linee elettriche, cavi, condutture e simili", la legge di delega ha ritenuto, invece, di riservare un'apposita disposizione (numero 2 della citata lettera b), ponendo, come riferimento per l'opera del legislatore delegato, il criterio della "determinazione forfetaria" delle tariffe, da conseguire attraverso "parametri significativi", e cioè parametri che alla luce della ratio ispiratrice del tributo qui considerato possano reputarsi espressivi della peculiare natura dell'occupazione, tale da richiedere regole particolari di commisurazione della tassa. Le indicazioni così fornite dal legislatore delegante depongono, perciò, per un metodo di determinazione del tributo ispirato a regole di sinteticità e di omnicomprensività, alternative rispetto agli altri criteri formulati in via generale, connotati dalla pluralità e dalla analiticità degli elementi presi a riferimento. Quanto poi alla scelta della legge delega di riservare autonoma considerazione alla predetta peculiare fattispecie di occupazione, è sufficiente rilevare che ciò risponde ad una tradizione risalente, come detto, alla disciplina dell'"occupazione del sottosuolo stradale con condutture, cavi, ecc.", già regolata dall'art. 197 del testo unico per la finanza locale del 1931, tenendo conto del solo parametro dello sviluppo a metro lineare dell'occupazione (sia pure rapportato al diametro dei cavi e condutture), e prescindendo, invece, dalla graduazione della tassa in funzione dell'importanza della località e dell'area. Vero è che questi ulteriori criteri assumevano rilievo, come già ricordato, oltre che in via generale, anche per le occupazioni "con condutture elettriche" contemplate dal decreto ministeriale 25 febbraio 1933 (sostitutivo del precedente decreto ministeriale 25 novembre 1931, con il quale si era disciplinata la tassazione delle linee aeree per trasporto di energia elettrica). È evidente, tuttavia, che da tale diversità di discipline non si può trarre argomento per sostenere che il legislatore non potesse, restando pur sempre nei limiti della delega, ricondurre a considerazione unitaria le specifiche fattispecie di occupazione del soprassuolo e del sottosuolo oggetto degli artt. 46 e 47 del decreto legislativo n. 507 del 1993. Considerazione unitaria giustificata, invero, non solo dalla finalità di armonizzazione cui si ispira in generale la delega legislativa concernente i tributi locali, ma anche dalla coerente realizzazione di quell'obiettivo di semplificazione e di razionalizzazione verso il quale si è inteso orientare l'opera del legislatore delegato, attraverso l'adozione del canone di forfetizzazione, da elaborare secondo "parametri significativi", sì da consentire, di per sé, l'abbandono della pluralità dei criteri di commisurazione propri della regolamentazione previgente, non privi di difficoltà e complicazioni applicative. E ciò, secondo una linea di tendenza che, non a caso, si rinviene, particolarmente per quanto attiene al criterio di forfetizzazione, anche nella legislazione successiva, dovendosi rammentare, infatti, che la TOSAP dopo essere stata abolita dall'art. 51 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 è stata ripristinata dall'art. 31, comma 14, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sia pure in forma alternativa ed eventuale rispetto ad un canone concessorio che i comuni e le province sono legittimati a prevedere, in via regolamentare, per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche. Canone che, quando si tratta di "occupazioni permanenti realizzate con cavi, condutture, impianti ...", va determinato forfetariamente sulla base di criteri che la disposizione che attualmente li contempla, e cioè l'art. 18 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, considera valevoli anche "per la determinazione della tassa". 8. - La sola Commissione tributaria provinciale di Brescia denuncia le disposizioni già scrutinate (art. 47, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 507 del 1993), anche in riferimento all'art. 53 della Costituzione. A parte la dubbia pertinenza, nel caso di specie, del parametro evocato, avendo la Corte più volte affermato che il principio della capacità contributiva riguarda soltanto le contribuzioni relative a prestazione di servizi il cui costo non si possa determinare divisibilmente (in tal senso, già la sentenza n. 62 del 1977), va in ogni caso rilevato che la doglianza risulta prospettata in termini oltremodo generici, giacché il rimettente si limita ad assumere la sussistenza di "effetti contributivi perversi" (accomunando, peraltro, tale censura a quella della dedotta lesione dell'art. 76 della Costituzione), ma senza in alcun modo argomentare, né assolutamente individuare e precisare, in funzione del dubbio addotto, sotto quale profilo l'evocato parametro risulterebbe inciso dalla disciplina concernente la tassa in esame. Rilievi, questi, che sono, pertanto, sufficienti a far ritenere inammissibile la censura stessa..