[pronunce]

che il Giudice di pace di Bergamo, con ordinanza del 12 ottobre 2007 (r.o. n. 139 del 2008), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui non dispone che il termine triennale di prescrizione previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria si applichi, inoltre, a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace; che nel giudizio a quo si procede nei confronti di persona accusata dei reati di ingiuria (art. 694 cod. pen.) e minaccia (art. 612 cod. pen.); che, secondo il rimettente, nonostante l'istanza difensiva volta ad una declaratoria di estinzione dei reati contestati, sarebbero applicabili nella specie i termini, non ancora decorsi, di cui al primo comma dell'art. 157 cod. pen. , trattandosi di fatti puniti esclusivamente con pena pecuniaria; che il giudice a quo prospetta l'irrazionalità della disciplina vigente, che consentirebbe la più rapida estinzione dei più gravi tra i reati rimessi alla competenza del giudice di pace, riservando un trattamento più severo ai fatti di minor gravità; che tale irrazionalità, secondo il rimettente, andrebbe eliminata estendendo il termine triennale a tutti i reati di competenza del giudice onorario; che, sollevata in tal senso, la questione sarebbe rilevante nel giudizio a quo, perché solo una pronuncia di accoglimento implicherebbe una declaratoria di estinzione dei reati contestati; che il Giudice di pace di Bergamo, con ordinanza del 9 novembre 2007 (r.o. n. 140 del 2008) , ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria; che il rimettente – investito della richiesta difensiva di dichiarare prescritto, a norma del quinto comma dell'art. 157 cod. pen . , il contestato delitto di lesioni personali (art. 582 cod. pen.) – osserva come l'art. 52 del d.lgs. n. 274 del 2000 istituisca una sorta di summa divisio tra i reati già puniti con la multa e l'ammenda, per i quali continuano ad applicarsi le pene previgenti, e gli ulteriori reati trasferiti alla competenza del giudice di pace, per i quali sono state introdotte pene diverse in luogo di quelle detentive o pecuniarie; che la disciplina risultante dalle disposizioni contenute nel primo e nel quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , attribuendo un termine prescrizionale più breve ai reati puniti con le cosiddette pene paradetentive, sarebbe priva di razionalità intrinseca e tale da vulnerare, nel contempo, il principio di ragionevolezza ed il canone dell'uguaglianza, presidiati dall'art. 3 Cost.; che il Giudice di pace di Bergamo, con ordinanza del 9 novembre 2007 (r.o. n. 141 del 2008) , ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria; che nel giudizio a quo si procede per i reati di percosse (art. 581 cod. pen.) ed ingiuria (art. 594 cod. pen.), in ordine ai quali è intervenuta richiesta difensiva per una declaratoria di estinzione ai sensi dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. ; che l'ordinanza di rimessione replica gli argomenti esposti dal medesimo rimettente con un provvedimento di analogo tenore, già sopra illustrato (r.o. n. 140 del 2008) ; che il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, sezione distaccata di Milazzo, con ordinanza del 4 ottobre 2007 (r.o. n. 148 del 2008), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria; che nel giudizio principale si procede per un reato non indicato dal rimettente, il quale precisa soltanto trattarsi di fattispecie punibile con sanzione cosiddetta paradetentiva, e dunque – a suo avviso – suscettibile di estinzione per prescrizione, in base alla disposizione censurata, entro il termine di tre anni, nella specie già decorso; che l'ordinanza di rimessione è analoga ad altra deliberata dal medesimo rimettente, già sopra illustrata (r.o. n. 28 del 2008); che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto, con atti di identico tenore, in parte dei giudizi fin qui indicati (r.o. numeri 738, 777, 788, 791, 816, 826 e 838 del 2007, numeri 44, 92, 139 e 141 del 2008); che, secondo la difesa erariale, le questioni sollevate sarebbero infondate; che, infatti, il quinto comma dell'art. 157 cod. pen. si riferirebbe a tutti i reati di competenza del giudice di pace, compresi quelli puniti con la sola sanzione pecuniaria, e che dunque non sussisterebbe, nel relativo ambito, alcuna irrazionale difformità di trattamento. Considerato che, mediante le ordinanze di rimessione indicate in epigrafe, sono state sollevate varie questioni concernenti la disciplina della prescrizione per i reati attributi alla competenza del giudice di pace; che il Giudice di pace di Napoli Barra censura in particolare – con riferimento all'art. 3 della Costituzione – il primo comma dell'art. 157 del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui assoggetta ai più lunghi termini di prescrizione in esso previsti, anziché ad un termine triennale, i reati di competenza del giudice di pace puniti con la sola pena pecuniaria (r.o. n. 791 del 2007); che altri rimettenti censurano, sempre in riferimento all'art. 3 Cost., il quinto comma dell'art. 157 cod. pen.