[pronunce]

Valutazione il cui esito sarebbe stato correttamente comunicato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e alla Regione, precisando l'assenza dei presupposti per la rettifica o la revoca della diffida, in conformità a quanto previsto dall'art. 120, secondo comma, Cost., dall'art. 8 della legge n. 131 del 2003 e in armonia con il principio di leale collaborazione. 5.3.2.- Altresì insussistente sarebbe la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), nonché dell'art. 119 Cost. A tal proposito la difesa statale richiama quanto già esposto nell'atto di costituzione nel giudizio sul conflitto iscritto al n. 1 del registro conflitti tra enti 2016. 5.3.3.- Riguardo alla violazione del principio costituzionale di leale collaborazione e dell'art. 24 Cost., il Ministero dell'ambiente avrebbe da tempo ritenuto opportuno avviare un confronto con le amministrazioni interessate dalla sentenza di condanna della Corte di giustizia. Quanto alla ricordata riunione del 2 settembre 2015, andrebbe precisato che, poiché le decisioni riguardanti i ricorsi in sede comunitaria spettano alla Presidenza del Consiglio dei ministri (art. 42 della legge n. 234 del 2012), il contegno tenuto dai rappresentanti del Ministero dell'ambiente nel corso della predetta riunione non avrebbe potuto essere idoneo ad ingenerare un affidamento, meritevole di tutela, circa l'eventuale proposizione dell'impugnazione avverso l'ingiunzione di pagamento della penalità semestrale. In ogni caso, tale possibilità sarebbe stata comunque subordinata alla produzione da parte della Regione della documentazione costituita dal provvedimento di conclusione del procedimento, emanato dal soggetto competente, anche considerato che nella medesima riunione erano state fornite assicurazioni circa l'ultimazione dei lavori entro il 30 ottobre 2015. La carenza della documentazione attestante la dimostrazione del completamento dei lavori a garanzia di non contaminazione del sito, necessaria al fine di superare le obiezioni della Commissione, dunque, renderebbe l'atto impugnato privo di vizi. 6.- Con ricorso spedito per la notificazione il 27 maggio 2016, ricevuto il 7 giugno 2016 e successivamente depositato il 14 giugno 2016 (reg. confl. enti n. 4 del 2016), la Regione Emilia-Romagna ha sollevato conflitto di attribuzione tra enti, in relazione alla nota del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato per i rapporti finanziari con l'Unione europea del 1° aprile 2016, n. R. G. 31511. Con tale nota, trasmessa al Presidente della Giunta della Regione Emilia-Romagna e al sindaco del Comune di San Giovanni in Persiceto, la Ragioneria generale dello Stato comunica di dare avvio alla procedura di rivalsa a carico delle amministrazioni responsabili delle violazioni censurate dalla Corte di giustizia nella sentenza del 2 dicembre 2014, imputando a carico della Regione Emilia-Romagna l'importo complessivo di euro 776.017,00, relativo alla non ancora completata bonifica del sito "Razzaboni". Inoltre, s'invita la Regione medesima, quale responsabile in solido ai sensi dell'art. 250 del d.lgs. n. 152 del 2006, a voler concordare con il Comune, ai fini dell'intesa sulle procedure di recupero degli importi anticipati dallo Stato, le modalità attraverso cui procedere al suddetto reintegro, realizzabile anche con compensazione dei trasferimenti statali alle stesse amministrazioni, con l'avvertimento che, decorsi novanta giorni senza alcuna indicazione in merito alle predette modalità di reintegro, «si procederà al recupero delle risorse a carico dei singoli soggetti interessati ai sensi della normativa vigente». 6.1.- L'atto impugnato sarebbe lesivo dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione all'art. 250 del d.lgs. n. 152 del 2006, poiché fondato su un'erronea qualificazione dei presupposti di fatto e di diritto riguardo alla responsabilità della Regione. L'art. 250 del d.lgs. n. 152 del 2006, infatti, non potrebbe costituire il presupposto per attribuire la responsabilità in capo alla Regione che, anzi, avrebbe fatto tutto quanto in suo potere. 6.2.- La nota impugnata, nell'applicazione dell'art. 43 della legge n. 234 del 2012, lederebbe altresì il principio di leale collaborazione, di cui all'art. 8 della legge n. 131 del 2003 e all'art. 41 della legge n. 234 del 2012, attuativi dell'art. 120, secondo comma, Cost. Infatti, se dovesse essere qualificata già come titolo esecutivo, tale nota sarebbe illegittima per violazione del procedimento stesso di rivalsa, in quanto assunta da un organo tecnico-burocratico e in assenza di una intesa, laddove la legge prevede, invece, che il titolo esecutivo sia formato con un decreto ministeriale, previa intesa con gli enti territoriali interessati (art. 43, comma 7, della legge n. 234 del 2012). In ogni caso, non spetterebbe comunque allo Stato, tramite una struttura tecnico-burocratica, emanare un atto prescrittivo nei confronti della Regione Emilia-Romagna che, invece, avrebbe avviato da subito le procedure di leale collaborazione riguardo alla questione posta dalla sentenza di condanna del 2 dicembre 2014. Oltre che giuridica, la questione porrebbe una priorità logica, nel senso che prima del quantum e del quomodo, andrebbe valutato l'an della pretesa debitoria, che avrebbe dovuto essere oggetto di una valutazione congiunta degli organi politici statali e regionali o, in alternativa, di una decisione di questa Corte, quale giudice del conflitto. Inoltre, il quantum dovrebbe essere determinato solo a seguito della ricognizione del ruolo e della responsabilità di ciascuna delle amministrazioni coinvolte, sicché la comunicazione della Ragioneria degraderebbe ogni valutazione ad un'attività di mero rapporto amministrativo-contabile, dando per accertato ogni presupposto della rivalsa, come se l'ufficio fosse collocato in una posizione di supremazia diretta con la Regione. 6.3.- Altresì violati sarebbero l'art. 43, comma 7, della legge n. 234 del 2012, nonché il principio di leale collaborazione, per l'illegittimità del procedimento posto in essere per il raggiungimento dell'intesa sul quantum. Tale procedura, infatti, sarebbe stata messa in atto senza prima affrontare la questione della sussistenza della responsabilità che ha dato luogo alla sanzione comunitaria e, quindi, del presupposto stesso dell'azione di rivalsa; responsabilità da ascrivere unicamente allo Stato. La nota della Ragioneria generale dello Stato, invece, "degraderebbe" i rapporti istituzionali sul piano meramente amministrativo, con evidente lesione delle prerogative costituzionali regionali e con effetti anche sull'autonomia e sulla capacità finanziaria comunale.