[pronunce]

In realtà, mentre la legge n. 366 del 2001 «non si era in alcun modo soffermat(a)» su questo aspetto del sistema dei controlli, il rimedio incidentale previsto nell'art. 2476 cod. civ. sarebbe funzionale alla sola risoluzione di conflitti interni e di carattere privato tra soci, amministratore e società e, quindi, del tutto inidoneo al perseguimento dell'interesse di carattere generale alla correttezza della gestione sociale, in considerazione anche «dell'ampio spettro di interventi assicurato» dall'art. 2409 cod. civ. In definitiva, secondo il rimettente, la lettura corretta del combinato disposto degli artt. 2477 e 2409, nonché dello stesso art. 2476, comma terzo, cod. civ. , impone di ritenere inammissibile il ricorso proposto (donde il requisito della rilevanza della questione): del resto l'interpretazione accolta dal Tribunale di Udine non solo non sarebbe condivisibile, alla luce delle esposte considerazioni ma, nella parte in cui presuppone l'esistenza di una pluralità di sistemi di controllo relativi alla società a responsabilità limitata, confermerebbe «il complessivo vizio di eccesso di delega», posto che nessun principio e criterio direttivo avrebbe il delegante dettato in parte qua. 1.3. – È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi inammissibile o infondata la prospettata questione, «riservandosi di svolgere con successiva memoria compiute difese al riguardo». 1.4.– Nella memoria successivamente depositata, il Presidente del Consiglio dei ministri sottolinea come dalla legge di delega non sia dato ricavare quanto il giudice rimettente in essa individua per inferirne l'eccesso di delega: in particolare, dalle lettere e) e h) dell'art. 3 risulta che il legislatore delegato doveva ampliare l'autonomia statutaria quanto «agli strumenti di tutela degli interessi dei soci, con particolare riferimento alle azioni di responsabilità» e doveva, altresì, individuare i limiti oltre i quali è obbligatorio «un controllo legale dei conti». Sotto alcun profilo, dunque, la legge di delega richiedeva l'estensione alla società a responsabilità limitata del controllo giudiziario di cui all'art. 2409 cod. civ. , e pertanto il legislatore delegato ha correttamente operato, nell'ambito della discrezionalità riconosciutagli dalla legge di delega, la scelta di privilegiare il potere di controllo e di reazione dei soci attraverso la disciplina dell'azione individuale di responsabilità sociale, ritenendo che tale disciplina rendesse superfluo il controllo giudiziario di cui all'art. 2409 cod. civ. 2. – Con ordinanza del 4 febbraio 2005 il Tribunale di Cagliari ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 2409, 2476, comma terzo, nonché dell'art. 2477, comma quarto del codice civile, «nella parte in cui non viene attribuita anche ai soci della società a responsabilità limitata la possibilità di ricorrere al tribunale, ex art. 2409 cod. civ. , in caso di gravi irregolarità nella gestione della società». La questione è stata sollevata nel corso di un procedimento instaurato a seguito di ricorso ex art. 2409 cod. civ. proposto dal titolare di quota di euro 10.000, pari al 50% del capitale sociale di una società a responsabilità limitata: il socio, denunciando gravi irregolarità nell'amministrazione, aveva chiesto che venisse disposta ispezione giudiziale sulla gestione sociale. 2.1. – In punto di rilevanza, osserva il rimettente che il d.lgs. n. 6 del 2003 avrebbe fatto venir meno la possibilità, prevista dal previgente art. 2488, quarto comma, cod. civ. , di ricorrere al procedimento de quo nell'ambito della «piccola» società a responsabilità limitata. Tale opzione interpretativa, alla cui stregua il ricorso proposto dovrebbe essere dichiarato inammissibile, poggerebbe sui seguenti rilievi: a) la mancanza, nella disciplina di tale tipo di società, di un richiamo all'art. 2409 analogo a quello contenuto, per le società cooperative, nell'art. 2545-quinquiesdecies cod. civ. ; b) l'esplicitazione, nella Relazione accompagnatoria, della ratio della scelta normativa adottata, individuata nel riconoscimento, in capo a ciascun socio, del potere di promuovere l'azione sociale di responsabilità e di chiedere, nel corso della stessa e in via cautelare, la provvisoria revoca giudiziale dell'amministratore: soluzione che avrebbe fatto ritenere «superflua e in buona parte contraddittoria con il sistema la previsione di forme di intervento del giudice quali quelle ora previste dall'art. 2409 cod. civ.»; c) la circostanza che solo con riferimento alle società a responsabilità limitata nel cui ambito è obbligatoria la nomina del collegio sindacale sarebbe possibile recuperare, in via interpretativa, l'esperibilità del mezzo, in forza del richiamo contenuto nel novellato art. 2477, comma quarto, cod. civ. alle norme in materia di società per azioni, e quindi anche a quella che riconosce ai sindaci la legittimazione alla proposizione del ricorso ex art. 2409 cod. civ. 2.2. – In punto di non manifesta infondatezza, segnala preliminarmente il giudice a quo che il procedimento di cui all'art. 2409 cod. civ. , nel sistema introdotto dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, avrebbe subito profondi cambiamenti in senso restrittivo della sua sfera di applicazione, tra i quali i più significativi riguarderebbero la limitazione del potere del P.M. alle sole società «aperte», e cioè a quelle che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, e il restringimento dell'area delle irregolarità per tale via denunciabili a quelle «potenzialmente dannose» per la società, o per società ad essa collegate. Tale assetto normativo, nel quale si inserisce la peculiare disciplina del controllo giudiziale nelle società a responsabilità limitata, non solo sarebbe in controtendenza con «i precedenti legislativi in materia societaria» e con la «cornice comunitaria», ma contrasterebbe con le linee guida della stessa legge n. 366 del 2001. Questa, invero, mentre nessuna menzione del controllo giudiziale aveva fatto negli artt. 2 e 12, rispettivamente dedicati ai principi ispiratori della riforma e ai profili processuali, si era occupata dell'istituto in due norme soltanto: nell'art. 4, comma 2, numero 4, laddove aveva disposto che nelle società per azioni operanti sul mercato del capitale di rischio il potere di denunzia dovesse essere attribuito anche ai sindaci o agli altri organi di controllo interno; nell'art. 5, comma 2, lettera g), laddove aveva imposto di estendere alle società cooperative, diverse da quelle costituzionalmente riconosciute, l'esperibilità del mezzo «disciplinato dall'art. 2409 del codice civile».