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Riconoscimento e disciplina dell'attività di lobbying e di relazioni istituzionali nonché istituzione della Commissione parlamentare di controllo sull’attività dei portatori e dei rappresentanti di interessi particolari. Onorevoli Senatori. -- John F. Kennedy riteneva che «I lobbisti sono quelle persone che per farmi comprendere un problema impiegano dieci minuti e mi lasciano sulla scrivania cinque fogli di carta. Per lo stesso problema i miei collaboratori impiegano tre giorni e decine di pagine». Aggiungeva poi «I lobbisti che parlano in rappresentanza degli interessi economici, commerciali e di altro tipo sono estremamente utili e hanno assunto un ruolo importante nel processo normativo». Così il Presidente americano sintetizzava chiaramente il ruolo e le funzioni delle lobby . Il termine lobby , di derivazione latina, poi fatto proprio dalla letteratura anglosassone, è sinonimo di «gruppo di pressione» e indica un insieme di soggetti organizzati che cercano di influenzare i processi decisionali -- del potere legislativo, dell'esecutivo, delle autority , degli enti di controllo -- indirizzandoli verso interessi di parte meritevoli di tutela. I gruppi di pressione si configurano, quindi, come una sorta di infrastruttura che partecipa al processo decisionale, ne arricchisce e ne condiziona l' iter sintetizzando le spinte che provengono dalla società o, più specificatamente, da una parte di essa. Essi, in quanto portatori di interessi specifici, hanno la tendenza a costituirsi in modo organizzato e a confrontarsi con lo Stato, il mercato e la società civile: tuttavia, però, la loro influenza, che dovrebbe tendere a favorire i processi decisionali e la mediazione di interessi contrapposti, risulta utile se regolamentata in modo trasparente e ampiamente condiviso. Negli Stati Uniti il fenomeno del lobbying , regolamentato dal 1938 nel Foreign Agents Registration al quale farà seguito prima il Federal Regulation of Lobbying Act del 1946 e l' Ethics in Government Act del 1978, essendo configurato come garanzia dell'esercizio dei diritti costituzionali, è stato istituzionalizzato fino a divenire una componente fondamentale del meccanismo decisionale pubblico attraverso, per esempio, audizioni al Congresso e altre pratiche di contatto fra il potere politico e le lobby . Negli Stati Uniti, le lobby sono talmente intersecate nel tessuto nazionale che lo stesso presidente Barack Obama, per esempio, nonostante il momento di grave crisi economica, non ha potuto fare a meno di cercare il loro sostegno per la raccolta dei fondi necessari per la campagna elettorale e, oggi, si confronta dentro e fuori il Congresso, con i loro gruppi di pressione. J.J. Rousseau, d'altra parte, aveva sostenuto che la società è l'accordo di interessi particolari: ciò che c'è di comune fra i diversi interessi forma il legame sociale. E le diverse lobby rappresentano proprio gli interessi particolari così come erano stati intesi dal filosofo ginevrino. Il metodo del lobbying , ovvero le tecniche di pressione, comunicazione e influenza, è stato indicato dall'OCSE nel Rapporto del 2007 come una delle modalità emergenti per i gruppi di pressione di influenzare il sistema politico nel contesto dei processi di globalizzazione. Questo metodo, sempre più spesso impiegato in Europa (e anche in Italia) per promuovere processi decisionali collettivi favorevoli ad interessi particolari, ha iniziato a diffondersi a partire dalla prima metà degli anni Novanta; in Europa, in particolare, con le decisioni del 1996 e del 1997 il Parlamento regola l'accesso dei lobbisti e il relativo codice di condotta mentre la Commissione, dopo il «Libro Bianco sulla governance » del 2001 -- nel quale sono stati ammessi per la prima volta i gruppi di pressione alla costruzione della governance europea -- con i «Principi generali e i requisiti minimi per la consultazione delle parti interessate» del 2002 ha avviato la regolamentazione della partecipazione e della governance dei gruppi di interesse. Nel 2006 la Commissione con il «Libro verde - Iniziativa europea per la trasparenza» ha aperto una consultazione pubblica circa i princìpi da applicare nei confronti del sistema degli interessi organizzati che, successivamente, ha trasferito nel 2008, nel «Quadro di riferimento per le relazioni della commissione con i rappresentanti di interessi» che introduce, a sua volta, un registro pubblico dei rappresentanti degli interessi ad iscrizione volontaria. Nel 2011, infine, viene costituito il «Registro della trasparenza comune per Parlamento e Commissione». Il Registro della trasparenza del 2011 prevede apposite sezioni dedicate alle organizzazioni non governative, ai soggetti della ricerca e della formazione universitaria, alle confessioni religiose ovvero a tutte quelle organizzazioni spesso marginalizzate a vantaggio delle lobby economiche. In Italia l'articolo 3, comma 2, della Costituzione indica come «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese»; l'articolo 50 della Costituzione indica come «Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità». Il cittadino italiano è, pertanto, per la sua capacità di essere latore di interessi individuali e collettivi, costituzionalmente indicato come un elemento centrale della vita democratica e partecipativa del Paese. Allo stesso modo possono essere intesi coloro che rappresentano gli interessi di imprese, associazioni, enti, soggetti -- privati e pubblici -- che intendono prendere parte al processo politico-decisionale. D'altra parte i rappresentanti politici del Paese, legittimamente eletti, secondo l'articolo 67 della Costituzione, rappresentano la Nazione ed esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato: in questo dualismo è possibile, quindi, instaurare una forma di collaborazione, istituzionalmente sancita, fra i diversi interessi presenti nella società e la funzione parlamentare. Il ruolo dei cosiddetti «lobbisti» in costanza di un procedimento decisionale, in un sistema democratico quale è quello italiano, può aiutare, infatti, il legislatore ad approfondire un punto di vista terzo e, sia pure rappresentando un interesse specifico, può accrescere il valore della proposta legislativa che deve, tuttavia, essere sempre attuata nell'interesse della collettività tutta. Spesso, all'interno delle istituzioni governative e parlamentari e nell'opinione pubblica, il termine lobby invece suscita diffidenza e richiama alla mente attività e relazioni oscure e talora illecite, destando preoccupazioni che non possono essere ignorate in un momento storico, come quello attuale, in cui il fenomeno della corruzione si appalesa come una grave zavorra per l'interesse della collettività nazionale. Preoccupanti in tal senso sono stati anche i recenti moniti della Corte dei conti e dell'OCSE, che hanno segnalato come i fenomeni di corruzione all'interno della Pubblica amministrazione determinino gravi pregiudizi per il Paese, sia in termini di inefficienza interna (anche economica), sia in termini di perdita di legittimazione, prestigio, imparzialità e buon andamento della Pubblica amministrazione. Invece è proprio dal confronto di interessi diversi che nasce una decisione pubblica che riguarderà, poi, la collettività: del resto, in una democrazia pluralistica, ogni legge sancisce sempre un determinato assetto dei diversi interessi in gioco bilanciandoli nel rispetto dei parametri costituzionali.