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Aggiungo che se mi capiterà di dimenticare qualche uomo, donna o categoria che sta vivendo e subendo questo duro e angoscioso periodo, fin d'ora ne chiedo scusa. Colleghi, occorre il linguaggio semplice, chiaro, più comprensibile ed una politica più efficace, più veloce, più presente per rispondere alle necessità e soprattutto alle urgenze. E più le norme sono complesse e incerte, più traspaiono condizionamenti e complicità di poteri che la gente non vuole più. Più il disegno di legge si mostra complesso, più evidente appare che ci sono troppe mani interessate a volerlo scrivere ed addirittura obblighi e condizionamenti da parte dell'Europa. Ma i giorni passano e con essi le ore, quelle ore che vive la gente comune con l'angoscia, ma anche la speranza che la politica - noi - sia pronta a prepararla e difenderla. Ma voi siete un Governo astuto e arrogante con i deboli e fesso e succube con l'Europa. Vi siete seduti senza esser stati votati a tale ruolo e nemmeno in un momento così grave e di così grave necessità avete accettato consigli e leale collaborazione. È da almeno un mese e mezzo che ci stiamo preoccupando di come rispettare la gente che veramente lavora e parlo di CAI e CRIF. Ma ormai penso sia troppo tardi, o no? Io chiedo al Governo se è tardi o no dare risposta ancora alle imprese e ai dubbi. E vi ricordo - o vi spiego - che sono sigle che marchiano per un mancato o tardivo pagamento e il segnalato è tacciato a vita come cattivo pagatore. La segnalazione in CAI avviene per assegni scoperti; la segnalazione in CRIF avviene per un mancato o ritardato pagamento di un prestito ed è un SIC, ossia un Sistema di informazione creditizia in cui confluiscono i dati relativi alle esposizioni debitorie nei confronti delle banche come mutui, leasing , prestiti e fidi. Sì, i fidi, quelli che più da un mese e mezzo vi sto chiedendo. Il fido è un impegno della banca a mettere a disposizione una somma di denaro a fronte, però, di una garanzia avente a oggetto profili reddituali e soprattutto patrimoniali. Se non paghi la rata del fido, la banca si prende il patrimonio messo a garanzia, il patrimonio che ti sei sudato. Ora, un conto è essere stati irresponsabili, negligenti e impreparati; altro è essere stati obbligati a fermare la propria attività: ciò comporta ovviamente l'impossibilità di onorare l'assegno del proprio fido, mutuo, leasing o rata che sia. Ma ciò significa far chiudere un'azienda e uccidere onori, sacrifici, desideri e progetti di un italiano che per anni ha già pagato troppe tasse anche per mantenere le vostre poltrone. Purtroppo vi cullate nell'idea che, seppur molte piccole e medie imprese penseranno di abbandonare tutto, chiedere il reddito di cittadinanza ed essere campati senza rischi dallo Stato per quanto più possibile, lavorando magari a nero (ed ho sentito addirittura che c'è chi si sta preoccupando per questa categoria), sapete già che ciò non avverrà per la loro onestà e caparbietà. In troppi, però, non sanno cosa significa lavorare, l'entusiasmo di aprire una serranda e curare e far crescere un'attività, investire risorse e cercare sempre migliorie, tecnologia e manodopera, guadagnare con spirito di sacrificio ma sempre con la preoccupazione di arrivare a fine mese per pagare anche e soprattutto lo stipendio ai propri ragazzi e che, pur di pagare tutto e tutti, spesso si rimane senza un euro in tasca. Si tratta delle stesse tasche da cui si estraggono le soddisfazioni di essere un lavoratore vero e leale, che ha sofferto, sudato e pianto e che ha contribuito - lui sì - a far crescere l'Italia e gli italiani, il popolo più ammirato e apprezzato al mondo. Altro che evasori, sfruttatori imbroglioni e ricchi! Anzi, ricchi sì, ma di dignità. Covid-19 sta cercando di infettare questi valori. L'unico vaccino del Governo sarebbe stato un intervento tempestivo, chiaro, forte e concreto: soldi alle banche, le banche alle aziende, le aziende alle aziende, le aziende ai lavoratori, i lavoratori alle famiglie, le famiglie ai figli. E invece no. Il ministro Gualtieri in Commissione ci ha invitato a essere concreti e pragmatici, però parlando di risposte alle imprese ha commentato con eccetera, eccetera, senza capire che dietro gli eccetera ci sono i dubbi e le speranze delle imprese. Purtroppo le lauree in economia e i master non servono se non si comprendono e non si vivono le sofferenze di chi lavora e delle piccole e medie imprese che fanno l'Italia. È come vedere un bel mare dall'alto senza capire che sotto c'è un mondo. In questo decreto-legge, tardivo e incompleto, non avete dato conforto e certezza per bloccare eventuali segnalazioni che sono fango e difficoltà per l'attività. Ma speriamo siate almeno all'altezza di bloccare l'Europa e il mondo che aspettano come avvoltoi che i nostri artigiani, ambulanti, agricoltori, lavoratori e titolari di azienda vengano abbattuti a terra. Mettetelo bene in testa a costoro: le attività italiane solo per scelta di programma si vendono, ma non si svenderanno mai. È possibile che voi non avvertiate la necessità di risposte veloci e la complessità della burocrazia. Sei giorni, ad esempio, per iniziare a produrre delle mascherine, da chi si mette a disposizione; a monte della volontà dell'organizzazione, tre giorni per l'autorizzazione dell'Istituto superiore della sanità e altri tre giorni dalla Protezione civile; e poi un blocco. Oppure sei giorni per chiedere la conversione di trattamento ordinario di integrazione salariale o assegno ordinario, nell'articolo 19, perché, ai tre giorni preventivi delle aziende, occorrono - chissà perché - altri tre giorni di giudizio dei sindacalisti in giacca e cravatta. Anzi, colgo l'occasione per ringraziare il complesso lavoro dei commercialisti, collaboratori e consulenti del lavoro, che devono interpretare articoli con incalzante necessità. Urgenza significa immediatezza di risposte certe. Risposte che ci dovrà dare poi, con calma, il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, e l'Organizzazione mondiale della sanità. In questo momento, la più evidente prova di immediatezza, organizzazione, certezza e volontà, ce la stanno sbattendo in faccia i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i farmacisti e il volontariato tutto, che dimostrano di essere uomini veri e santi. Santi coloro che hanno donato la propria vita per salvarne altre. E non venga in mente a nessuno, come abbiamo chiesto in un articolo, di accollare loro la responsabilità penale, civile, contabile o di rivalsa durante questo difficile periodo. Anzi, venga loro riconosciuta, per nostro obbligo morale e di riconoscenza, una lauta indennità in cambio dei loro sacrifici. E quando si ripartirà occorrerà un metodo chiaro per le nostre aziende. Una flat tax : fatela pure al 30 per cento, ma fatela; una chiara ed unica tassazione.