[pronunce]

che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la manifesta inammissibilità della questione o, comunque, per la sua infondatezza; che, in particolare, rileva l'Avvocatura, la questione sarebbe inammissibile sia per difetto di rilevanza, poiché il rimettente non ritiene la norma denunciata applicabile al giudizio a quo; sia perché l'ordinanza di rimessione non «avrebbe un suo significato se interpretata come rivolta alla rimodulazione della norma nel senso di ricomprendervi anche gli imprenditori il cui fallimento si sia concluso prima della sua entrata in vigore»; che, comunque, la questione sarebbe manifestamente infondata poichè «la qualità di imprenditore evoca situazioni di interesse generale (in termini di produzione, occupazione, etc.) che non si rinvengono nel caso di “ordinari” debitori». Considerato che il Tribunale ordinario di Bolzano dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera a), numero 13, della legge 14 maggio 2005, n. 80 ( Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali), e dell'art. 142 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), come sostituito dall'art. 128 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'art. 1, comma 5, della L. 14 maggio 2005, n. 80), «nella parte in cui, in modo irrazionale, introduce l'istituto dell'esdebitazione e, in subordine, limita l'istituto dell'esdebitazione al soggetto imprenditore fallito e ai fallimenti chiusi dopo l'entrata in vigore della legge»; che il rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'istituto in questione, qualificato come «una fondamentale ingiustizia giuridica e morale», e, in subordine, censura le norme che lo disciplinano per l'asserita irragionevole disparità di trattamento che le stesse determinerebbero a seconda che i debitori siano o meno assoggettabili al fallimento, e, rispetto ai debitori falliti, in base alla circostanza che la chiusura del loro fallimento sia avvenuta prima o dopo l'entrata in vigore del d. lgs. n. 5 del 2006; che il rimettente premette di essere chiamato a decidere sulla domanda di esdebitazione presentata da alcuni imprenditori il cui fallimento si è chiuso anteriormente all'entrata in vigore del citato d. lgs. n. 5 del 2006 e che pertanto – come lo stesso espressamente riconosce – alla fattispecie oggetto del giudizio principale non è applicabile, ratione temporis, la normativa censurata, poiché l'istituto dell'esdebitazione è applicabile ai soli fallimenti che si siano chiusi dopo l'entrata in vigore della citata normativa; che, conseguentemente, come eccepito anche dalla difesa erariale, non risultando dall'ordinanza di rimessione l'applicabilità nel giudizio principale delle norme censurate, la questione, secondo giurisprudenza costituzionale costante, deve essere dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza (sentenza n. 249 del 2007; ordinanze n. 49 e n. 43 del 2007); che, in ogni caso, sempre in ordine alla rilevanza della questione, le argomentazioni addotte dal giudice a quo sono, come risulta dalla precedente esposizione, carenti e contraddittorie; che, in particolare, appare contraddittorio, per un verso, dubitare della costituzionalità della normativa denunciandone l'irrazionalità e, per altro verso, – seppure in subordine – prospettare una disparità di trattamento relativa all'applicabilità ratione temporis della disciplina censurata che, ove accolta, comporterebbe un ampliamento della platea dei soggetti cui verrebbe applicata la normativa ritenuta incostituzionale, contraddittorietà aggravata dalla circostanza che il Tribunale rimettente ha altresì dichiarato che esso ritiene di sollevare la questione per non essere costretto «a dover applicare necessariamente una norma […] contraria alla Costituzione»; che, dunque, secondo il consolidato orientamento della Corte, la questione va dichiarata manifestamente inammissibile anche perché prospettata in termini contraddittori (da ultimo, ordinanze n. 357e n. 307 del 2007). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera a), numero 13, della legge 14 maggio 2005, n. 80 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali), e dell'art. 142 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), come sostituito dall'art. 128 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'art. 1, comma 5, della L. 14 maggio 2005, n. 80), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Bolzano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 novembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 novembre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA