[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto in relazione agli articoli 1, comma 2, ed agli articoli 4 e 5 del decreto del Ministro delle attività produttive 8 febbraio 2006 (Definizione ai sensi dell'articolo 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per le camere di commercio, industria, artigiano e agricoltura e per l'Unioncamere, degli indicatori di equilibrio economico-finanziario, volti a fissare criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato, per il triennio 2005-2007), promosso con ricorso della Regione Trentino-Alto Adige Südtirol notificato il 10 maggio 2006, depositato in cancelleria il 16 maggio 2006, ed iscritto al n. 7 del registro conflitti tra enti 2006. Udito nell'udienza pubblica del 5 giugno 2007 il Giudice relatore Luigi Mazzella; udito l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Trentino-Alto Adige.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 10 maggio 2006 e depositato il 16 maggio successivo, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige Südtirol , ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione all'articolo 1, comma 2, ed agli articoli 4 e 5 del decreto del Ministro delle attività produttive 8 febbraio 2006 (Definizione, ai sensi dell'articolo 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e per l'Unioncamere, degli indicatori di equilibrio economico-finanziario, volti a fissare criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato, per il triennio 2005-2007), per violazione degli articoli 4, numero 8, e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), nonché degli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento) Premessa la propria titolarità della potestà legislativa primaria in materia di ordinamento delle Camere di commercio, rileva la ricorrente che il citato decreto ministeriale è volto a dare attuazione all'art. 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2005) secondo cui «Per le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e l'Unioncamere, con decreto del Ministero delle attività produttive, d'intesa con la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e con il Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuati specifici indicatori di equilibrio economico-finanziario, volti a fissare criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato, nel rispetto delle previsioni di cui al presente comma». L'art. 2 del decreto impugnato – che, per espressa previsione del precedente art. 1, comma 2, si applica anche nelle Regioni a statuto speciale e nelle province di Trento e di Bolzano - dispone che: «Per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007 le camere di commercio che, secondo la disciplina dell'art. 5, presentano un indice generale di equilibrio economico finanziario inferiore a 41 possono assumere personale in ragione di una unità per ogni tre cessate dal servizio al 31 dicembre dell'anno precedente. Le camere di commercio che […..] presentano un indice generale di equilibrio economico finanziario superiore a 41 possono assumere personale in ragione di una unità ogni cinque cessate cumulativamente dal servizio nel triennio 2004-2006» (commi 1 e 2). Il successivo art. 3 prevede i criteri per l'assegnazione delle eventuali quote residue, mentre l'art. 4 istituisce un «gruppo di lavoro presso il Ministero delle attività produttive», composto da due rappresentanti di quest'ultimo Ministero, da uno del Ministero dell'economia e finanze, da uno del Dipartimento della funzione pubblica e da uno dell'Unioncamere, con il compito di formulare pareri sulle richieste di accesso all'utilizzo delle quote residue, presentate dalle singole camere di commercio. Ai sensi dell'art. 5 dello stesso decreto ministeriale, l'indice medio di equilibrio economico-strutturale per il triennio 2001-2003 risulta dal rapporto tra spese per il personale a tempo indeterminato ed entrate correnti (comma 1), mentre l'indice medio di equilibrio dimensionale si ricava dal rapporto, espresso in millesimi, tra personale a tempo indeterminato in servizio presso ciascuna camera di commercio ed il numero delle imprese iscritte nel registro delle imprese (di cui all'art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580). Il gruppo di lavoro di cui all'art. 4 determina l'indice generale di equilibrio economico-finanziario di ciascuna camera di commercio, risultante dalla somma dei due indici precedenti, e quindi l'indice medio nazionale. Osserva la Regione ricorrente che l'applicazione di tale decreto ministeriale «nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano», (ai sensi dell'art. 1, comma 2 cit.) contraddice apertamente quanto disposto dal precedente omologo decreto ministeriale 27 maggio 2003 il quale, in piena coerenza con gli artt. 34, comma 11 e 95, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), non ne aveva previsto l' applicazione nelle Regioni a statuto speciale, non ritenendo detta applicazione compatibile con le norme dei rispettivi statuti. Secondo la ricorrente, l'art. 1, comma 2, del decreto ministeriale impugnato è lesivo delle sue attribuzioni costituzionali, in quanto include nel proprio ambito di applicazione le camere di commercio, il cui ordinamento rientra nella sua competenza legislativa esclusiva (art. 4, n. 8, dello Statuto). Quanto ai successivi articoli 4 e 5, la Regione ne denuncia due profili di incostituzionalità. In primo luogo, il decreto impugnato non si limita a fissare criteri ed indici, ma istituisce un intero sistema di gestione amministrativa delle camere di commercio, nel cui quadro le stesse camere di commercio della Regione sarebbero per una parte significativa soggette al potere amministrativo del Ministero delle attività produttive, con conseguente violazione dell'art. 16 dello Statuto. In secondo luogo, anche se tali funzioni amministrative fossero legittimamente affidate allo Stato, esse dovrebbero comunque svolgersi secondo procedure di leale collaborazione di cui non vi è nel decreto la minima traccia: il gruppo di lavoro, infatti, è composto di funzionari esclusivamente statali, né si prevede l'intesa con la Regione interessata o con la Conferenza Stato-Regioni.