[pronunce]

è infatti «possibile il sindacato di costituzionalità sulla norma primaria tenendo conto che quella subprimaria ne costituisce un "completamento del contenuto prescrittivo"» (sentenza n. 200 del 2018; in senso analogo anche sentenza n. 3 del 2019). Così delimitata la disciplina censurata, essa non contrasta con il parametro evocato. Da una parte - come già affermato da questa Corte - «la natura occasionale della prestazione dell'ausiliario del magistrato o del difensore d'ufficio impedisce di ricostruirne l'incidenza sulla formazione del reddito complessivo del singolo prestatore e quindi non consente neppure di impostare la valutazione del relativo compenso nei termini della retribuzione adeguata e sufficiente» (ex plurimis, sentenze n. 83 del 2021, n. 90 del 2019, n. 13 del 2016 e n. 192 del 2015). Dall'altra, la garanzia dell'art. 36, primo comma, Cost., che assicura il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, quand'anche riferita alla remunerazione degli ausiliari del giudice, implica comunque una valutazione globale del trattamento retributivo e non già selettiva, con riferimento specifico a singoli emolumenti o prestazioni. Per costante giurisprudenza di questa Corte, infatti, ai fini della valutazione della giusta retribuzione è necessario fare riferimento a quella complessivamente considerata (ex plurimis, sentenze n. 27 del 2022, n. 71 del 2021, n. 96 del 2016 e n. 178 del 2015). Proprio con riferimento agli ausiliari del giudice, questa Corte (sentenza n. 90 del 2019) ha affermato che l'adeguatezza del compenso postula «un necessario e logico confronto tra prestazioni e retribuzione», ricostruendo «l'incidenza delle singole prestazioni sulla complessiva attività dell'ausiliario» e sulla formazione dell'intero compenso dello stesso. Ne deriva che il compenso, previsto dall'art. 3, comma 3, del d.P.R. n. 177 del 2015 per l'attività dell'amministratore giudiziario di assistenza al giudice delegato nella verifica dei crediti per la formazione dello stato passivo, costituisce un trattamento retributivo comunque adeguato anche perché esso si aggiunge ad altre voci, le quali consentono all'ausiliario di ottenere un onorario senz'altro congruo in assoluto, al punto che il legislatore è intervenuto con il recente art. 4, comma 1, del d.l. n. 2 del 2023, come convertito, per stabilirne, in alcuni casi, un "tetto" massimo pari ad euro 500.000,00. Mette conto notare anche che, nel parere reso sullo schema del d.P.R. n. 177 del 2015, reso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell'Adunanza di sezione del 21 maggio 2015 (parere n. 01692 del 10 giugno 2015), il Consiglio di Stato aveva evidenziato che proprio lo specifico compenso supplementare contemplato dall'art. 3, comma 3, appariva finanche ingiustificato «trattandosi di prestazione assorbibile nella maggiorazione per la complessità della gestione prevista dal comma 1, lettera a) dell'art. 4». Inoltre, nell'assetto attuale, non è priva di rilievo la possibilità di riconoscere all'amministratore giudiziario anche un compenso più elevato per l'attività di verifica dei crediti, poiché, nelle ipotesi di peculiare complessità della stessa, esso può essere aumentato, secondo quanto previsto dall'art. 4 della cosiddetta tariffa, sino alla misura del 100 per cento. 12.- In conclusione, il compenso dell'amministratore giudiziario, previsto dall'art. 8 del d.lgs. n. 14 del 2010, come integrato dal regolamento attuativo (l'art. 3, comma 3, del d.P.R. n. 177 del 2015), per l'attività di assistenza al giudice delegato nella verifica dei crediti da parte dell'amministratore giudiziario, è normativamente fissato con riferimento al «passivo accertato», sì da non necessitare dell'intervento additivo richiesto dal giudice rimettente, e non viola il canone della retribuzione proporzionata e sufficiente, di cui all'art. 36 Cost., con conseguente non fondatezza della questione in riferimento a tale parametro.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 del decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14 (Istituzione dell'Albo degli amministratori giudiziari, a norma dell'articolo 2, comma 13, della legge 15 luglio 2009, n. 94), sollevata, in riferimento all'art. 54 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Roma, sezione quarta penale, con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 del d.lgs. n. 14 del 2010, sollevata, in riferimento all'art. 36 Cost., dalla Corte d'appello di Roma, sezione quarta penale, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 novembre 2023. F.to: Augusto Antonio BARBERA, Presidente Giovanni AMOROSO, Redattore Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 14 dicembre 2023 Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA