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Mi spiace molto che, di fronte a un'evidente défaillance del vostro Ministro, che probabilmente non è nemmeno consapevole di ciò, una donna anziché tutelare le donne si alzi. Si vergogni. (Applausi) . Carceri e scarcerazioni... (Proteste. Applausi). PRESIDENTE. Tutti hanno espresso le loro opinioni e nessuno è stato interrotto. Si metta la mascherina e non protesti. Prego, continui, senatrice Bongiorno. BONGIORNO (L-SP-PSd'Az) . Il sovraffollamento è un problema antico, non ascrivibile al ministro Bonafede. Ma ciò che è ascrivibile a lui è l'ennesima omissione: non ha fatto nulla per porvi rimedio. Per chiarezza, la popolazione carceraria è fatta da detenuti definitivi e da detenuti in custodia preventiva. Noi della Lega crediamo che ciascuno di loro abbia diritto alla salute, ma crediamo anche che lei avesse il preciso dovere, di fronte all'eventuale compressione del diritto alla salute, di trovare delle strutture alternative. Invece cosa ha fatto? Non ha trovato strutture alternative e, mentre con una mano inasprisce la pena, con l'altra apre le celle, facendo uscire in anticipo detenuti che avevano pene definitive. Allora il mio dubbio è il seguente. Mettiamo caso che ci troviamo in una situazione in cui è indispensabile, perché non ci abbiamo pensato, far uscire qualcuno dal carcere; noi abbiamo una popolazione carceraria composta da detenuti definitivi e da presunti innocenti, cioè detenuti in custodia cautelare. Detenuto definitivo significa che lo Stato, dopo dieci anni, ha accertato le sue responsabilità; persone in custodia cautelare significa persone contro le quali spesso non c'è nemmeno una sentenza. Se lei doveva fare una scelta, mi spiega perché non ha fatto uscire quelli che erano in custodia cautelare, presunti innocenti, e invece ha tirato fuori i definitivi? Me lo spiega che scelta ha fatto? (Applausi) . Oggi lei ci dice che non ce l'ha con la magistratura di sorveglianza, ma in realtà io ho sentito reiteratamente scaricare la responsabilità sui magistrati di sorveglianza. Oggi lei ci dice che, se i magistrati hanno applicato delle norme sbagliate, lei non può farci nulla; ha aggiunto inoltre che si tratta di norme di decine di anni fa. Signor Ministro, lei non è un passante; se quelle norme non vanno bene, lei le deve cambiare. Glielo segnalo, signor Ministro. (Applausi) . In un'affannosa ricerca di rimedi, lei ha recentemente varato un provvedimento spot chiamandolo "acchiappa boss" (o forse "acchiappa applausi"). Abbiamo esaminato questo provvedimento chiamato "acchiappa boss": è quello in virtù del quale lei oggi rivendica di aver rimesso in carcere un po' di boss. C'è una cosa che non riesco a capire: quando escono è colpa del magistrato, perché lei non ha competenza, quando invece entrano la competenza è sua. C'è qualcosa che non va. (Applausi) . La norma "acchiappa boss" - l'ho guardata - è una norma che non aggiunge nulla; è una norma vuota, che aggiunge solo qualche parere. Visto che manca poco tempo, farò solo un breve cenno alla questione Di Matteo. Signor Ministro, c'è stato un periodo in cui bastava un solo sospiro di un collaboratore di giustizia per aprire processi e decapitare politici e imprenditori. Io credo che sia stato un periodo buio; era un periodo in cui bastava che Buscetta o Mutolo dicessero un cognome e facessero un sospiro per mandare delle persone in carcere, decapitate. È stato un periodo buio; io non credo ai pentiti. Immagino che lei sappia che in questi giorni è successo un fatto allarmante, di cui pochi parlano. Un pentito, guarda caso uno di coloro che poi hanno determinato queste condanne, ha dichiarato che in realtà, secondo lui, Di Matteo non è stato scelto al DAP come ripercussione della trattativa Stato-mafia. L'ha dichiarato pubblicamente all'Adnkronos. È vero che un pentito alla base di mille processi ha fatto una dichiarazione di questo genere? È una dichiarazione gravissima. Io non credo ai pentiti, signor Ministro, non ci ho mai creduto. Ma è grave quello che ha detto Mutolo. Lei, che rappresenta lo Stato, cosa intende fare di fronte a questa dichiarazione di Mutolo? Assumerà iniziative? Se sta calunniando qualcuno, è lei che deve prendere iniziative, perché Mutolo sostiene che quello che è successo con la mancata nomina di Di Matteo è stato frutto di una trattativa. Ne vogliamo parlare o, visto che si parla di altri, questi pentiti non valgono nulla? (Applausi). Per me i pentiti non valgono, nulla, nulla, nulla. Spero che anche per voi non valgano nulla. Ma lei assume iniziative. Per molte ragioni, e non solo per queste, la Lega voterà a favore di entrambe le mozioni. (Applausi). AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio dei ministri, membri del Governo, signor Ministro della Giustizia, onorevoli colleghi, ero in attesa di vedere quale posizione avrebbe assunto Italia Viva. Avevamo tutti ascoltato con grande attenzione le parole del senatore Cucca, ma non avevamo capito alla fine dove sarebbero arrivati. Allora abbiamo mandato qualche esploratore per capire, e il senatore Cucca - devo dirlo a suo onore - ha declinato solamente il grado e il numero di matricola. Ma poi, quando il senatore Renzi ha preso la parola, abbiamo capito con precisione ciò che sarebbe avvenuto. Ma è una cosa che noi davamo francamente già per scontata. Devo dirlo con le parole che Dante usava quando parlò del Conte Ugolino, perché qui il nostro presidente Renzi ha detto: faccia il Ministro della giustizia, non dei giustizialisti. Noi pensavamo che sarebbe stato consequenziale; pensavamo che, dopo aver detto che le due mozioni fossero due mozioni votabili, si sarebbe arrivati ad una diversa conclusione. Invece, che cos'è avvenuto? Italia Viva voterà contro le nostre mozioni. Italia Viva ha applicato quel principio, quella frase: «più che 'l dolor poté i'l digiuno». Perché ora ci sono le nomine e sicuramente questa è la situazione nella quale si dibatte la maggioranza e nella quale sappiamo però ci sono molti di voi che hanno dovuto o dovranno assumere il Maalox per votare contro questi provvedimenti. Vedete, chi vi parla era giustizialista. Mi capitò più di trentadue anni fa: ebbi in sorte di incontrare Enzo Tortora; fu un piccolo seme, ma fiorì. Diventai avvocato, frequentai le aule di giustizia; l'ho fatto per più di trent'anni, signor Ministro. So che cosa significa e so che cosa vuol dire guardare in faccia coloro che finiscono nel tritacarne della giustizia. So che cosa vuol dire - perché è capitato a tante persone - trovarsi in condizioni estremamente spiacevoli. Noi apparteniamo ad una forza politica che ha subìto più di ogni altra, lottando per la libertà, una battaglia e una persecuzione giuridica, che continua. Voglio ricordare anche in questa sede l'amico Massimo Mallegni.