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Il provvedimento che stiamo esaminando e del quale, per l'utilità dei colleghi, riassumo brevemente i contenuti principali, ha come scopo quello di predisporre misure urgenti per sostenere l'amministrazione straordinaria della banca e favorire una risoluzione della crisi basata su soluzioni di mercato, come ha esplicitamente affermato il ministro dell'economia e delle finanze Tria nel corso della sua audizione. Il provvedimento è diviso in due capi. Il capo I (articoli da 1 a 11) disciplina la concessione della garanzia dello Stato su specifici strumenti finanziari emessi da Banca Carige (articoli da 1 a 8) e sui finanziamenti erogati discrezionalmente alla medesima banca dalla Banca d'Italia nel caso si presentino gravi crisi di liquidità, quindi stiamo parlando della cosiddetta Emergency liquidity assistance (ELA). La garanzia naturalmente è concessa dal MEF nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, il che significa che è una garanzia che sostanzialmente si eroga con un costo che deve essere allineato ai costi di mercato. Gli strumenti di debito che possono accedere alla garanzia devono essere stati emessi successivamente alla data di entrata in vigore del decreto-legge, essere denominati in euro, avere durata residua non inferiore a due mesi e non superiore a cinque anni, prevedere il rimborso del capitale in un'unica soluzione a scadenza con interessi calcolati sulla base di un tasso costante e predeterminato (cioè essere sostanzialmente a tasso fisso) e poi essere prodotti semplici di tipo senior , cioè non avere clausole di subordinazione nel rimborso del capitale e nel pagamento degli interessi. La garanzia è onerosa, come già detto, in omaggio alla normativa europea sugli aiuti di Stato, incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta e copre il capitale e gli interessi. Il valore degli strumenti finanziari con durata superiore ai tre anni sui quali può essere prestata la garanzia non può eccedere un terzo del valore nominale totale degli strumenti finanziari emessi dalla banca. Il corrispettivo per la garanzia è differenziato rispetto alla durata dell'operazione con una serie di calcoli, che sono oggetto anche del decreto-legge, e determinato a partire da una valutazione di base che poi è integrata con un componente che misura il rischio di credito riferito a indici di mercato, in linea con le comunicazioni della Commissione. La garanzia deve essere richiesta con una domanda indirizzata al Dipartimento del tesoro e alla Banca d'Italia; quest'ultima ne verifica la congruità e la comunica al Tesoro dopodiché la richiesta di concessione della garanzia viene notificata alla Commissione europea. Il comma 3 dell'articolo 7 stabilisce che la garanzia può essere concessa solo a seguito della positiva decisione della Commissione. Voglio ricordare, a questo proposito, che nell'audizione della Consob il dottor Apponi, nella sua corposa memoria, ci ricorda che, con comunicato stampa del 18 gennaio 2019, Carige informa di aver richiesto al MEF il rilascio della garanzia pubblica per due emissioni obbligazionarie per un importo complessivo di due miliardi di euro, con durata rispettivamente di dodici e diciotto mesi. La procedura è andata avanti ed è arrivata anche la relativa autorizzazione. Entro due mesi dalla concessione della garanzia, ove le passività non siano già state rimborsate, la banca è tenuta a presentare un piano di ristrutturazione per confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine senza ricorso al sostegno pubblico. Per tutto il tempo in cui beneficia della garanzia, la Banca Carige SpA è soggetta a vincoli particolarmente stringenti con riferimento alle operazioni che riguardano il proprio capitale: non può distribuire dividendi, non può effettuare pagamenti discrezionali su strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1, non può riacquistare tali strumenti né acquisire nuove partecipazioni. Qualora la banca non sia in grado di adempiere all'obbligazione garantita, invia, di norma almeno entro trenta giorni prima della scadenza, una richiesta motivata di attivazione della garanzia alla Banca d'Italia e al Tesoro, il quale provvede al pagamento. La banca rimborsa le somme pagate dallo Stato all'Erario maggiorate con l'applicazione di interessi al tasso legale. Le somme corrisposte dal Tesoro agli istituti di credito per onorare la garanzia sono vincolate per destinazione e non aggredibili da altri creditori della banca a diverso titolo. C'è poi la garanzia riferita all'ELA, ovvero agli strumenti posti a garanzia della liquidità di emergenza. La garanzia statale, in questo caso, integra il valore di realizzo del cosiddetto collaterale (cioè delle attività finanziarie utilizzate come garanzia per questa erogazione di liquidità) che sia già stato stanziato dal Banca Carige nell'ambito dell'ELA. In caso di inadempimento, la garanzia viene escussa in esito a quella relativa al collaterale stesso per l'importo residuo dovuto. Si applicano, in quanto compatibili, le solite norme relative alla garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione. Il Capo II del provvedimento (che non è ancora stato minimamente attivato) disciplina gli interventi di rafforzamento patrimoniale che consistono nella possibilità di una ricapitalizzazione precauzionale pubblica; a tale scopo viene autorizzato il MEF a sottoscrivere o acquistare azioni di Banca Carige, previa specifica richiesta dell'istituto. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,21) ( Segue BAGNAI, f.f. relatore ). Rispetto a tale ipotesi, nel comunicato stampa diffuso l'8 gennaio 2019, i commissari di Banca Carige hanno precisato che le misure di ricapitalizzazione precauzionale sono da considerarsi come misura ulteriore a tutela dei clienti, da attivarsi come ipotesi del tutto residuale. Le richieste di ricapitalizzazione dovranno essere precedute dalla sottoposizione all'Autorità di vigilanza competente di un programma di rafforzamento patrimoniale e questi piani di ristrutturazione dovranno adeguarsi ai principi che la Commissione europea stabilisce, in particolare gli interventi di cosiddetto burden sharing , cioè di condivisione del peso dell'intervento, ovvero di riparto degli oneri tra obbligazionisti e azionisti. Mi avvio rapidamente a concludere, anche perché vedo che il tema è ampiamente noto e anche abbastanza poco interessante per la maggior parte dei colleghi. Il provvedimento chiarisce inoltre che la sottoscrizione delle azioni da parte del MEF è effettuata solo dopo l'applicazione delle misure di ripartizione degli oneri, che consistono sostanzialmente - dettaglio rilevante - nella conversione in azioni di nuova emissione degli strumenti subordinati in circolazione, che in questo caso sono stati sottoscritti dallo Schema di intervento volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi e, per una parte residuale, da Banco Desio nello scorso novembre. Quindi non ci sono investitori retail in possesso di strumenti che possono essere convertiti in azioni. Concludo ricordando che nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati è stato inserito l'articolo 21- bis , ai sensi del quale il Ministro dell'economia e delle finanze trasmette alle Camere una relazione quadrimestrale relativa alle istanze presentate e agli interventi effettuati ai sensi del decreto-legge. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE .