[pronunce]

che in quel precedente il requisito della rilevanza della questione, sia pure nella sua accezione più ridotta di mera applicabilità nel giudizio a quo della disposizione censurata, era certamente sussistente in quanto il giudice remittente non aveva, in quel momento, definito il procedimento de libertate, non assumendo alcun rilievo, a questo fine, l'eventuale successiva adozione di un esplicito provvedimento anticipatorio della oramai inevitabile liberazione; che, al contrario, nei casi presenti, il procedimento si è concluso con l'ordinanza di rimessione e, con la consumazione della potestas iudicandi in capo al remittente, è venuto anche meno l'indefettibile presupposto della incidentalità della questione di legittimità costituzionale; che, sotto questo profilo, non varrebbe osservare che il trattenimento, in quanto misura incidente sulla libertà personale, sarebbe in tutto equiparabile all'arresto o al fermo regolati dal codice di procedura penale, per i quali è specificamente prevista una convalida a piede libero (art. 121, comma 2, disp. att. cod. proc. pen.); che, infatti, mentre nel sistema delineato dal vigente codice di procedura penale la convalida, nel legittimare ex post l'operato dell'autorità di polizia, giustifica la detenzione subita, ma non consente il protrarsi dello stato di privazione della libertà personale, per il quale è richiesto un ulteriore ed autonomo provvedimento del giudice, la convalida del trattenimento, oltre alla funzione di legittimare l'atto coercitivo dell'autorità di polizia, ha anche quella di fungere, de futuro, da titolo della ulteriore privazione della libertà personale dello straniero fino al limite massimo di venti giorni; che, pertanto, in un sistema nel quale non è prevista una ipotesi di convalida a piede libero, una volta disposta, come nei casi di specie, la liberazione dello straniero, il procedimento deve ritenersi esaurito, non essendovi più alcun provvedimento che il giudice della convalida possa adottare; che la censura rivolta nei confronti dell'art. 20 del d.P.R. n. 394 del 1999 è inammissibile anche per l'ulteriore ragione che si tratta di disposizione regolamentare, inidonea a radicare la competenza di questa Corte nel giudizio incidentale sulle leggi. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 14, commi 3, 4 e 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) e dell'articolo 20 del d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 (Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'art. 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 10, 11, 13, 24 e 111 della Costituzione, dal tribunale di Milano, in composizione monocratica, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Mezzanotte Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 25 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola