[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 38, comma 2, della legge della Regione Puglia 21 maggio 2002, n. 7 «Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2002 e bilancio pluriennale 2002-2004» promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri notificato il 19 luglio 2002, depositato in Cancelleria il 27 successivo ed iscritto al n. 46 del registro ricorso 2002. Visto l'atto di costituzione della Regione Puglia nonché l'atto di intervento dell'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature - Onlus; udito nell'udienza pubblica del 25 febbraio 2003 il Giudice relatore Fernanda Contri; uditi l'avvocato dello Stato Massimo Mari per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Beniamino Caravita di Toritto per la Regione Puglia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questione di legittimità costituzionale in via principale dell'art. 38, comma 2, della legge della Regione Puglia 21 maggio 2002, n. 7 (Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2002 e bilancio pluriennale 2002-2004), per contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione. La disposizione censurata individua le specie di uccelli “cacciabili dalla terza domenica di settembre all'ultimo giorno di febbraio”, ponendosi in contrasto, secondo il ricorrente, con l'art. 18 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), che, recependo la normativa comunitaria in materia, determina i periodi di caccia vietando l'attività venatoria oltre il termine del 31 gennaio. A giudizio del ricorrente sarebbe in tal modo violato il “principio primario e prevalente” - desumibile dai contenuti della predetta legge statale - “di protezione della fauna”, rivolto al perseguimento di un obiettivo rientrante nella tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, la cui competenza risulta attribuita in via esclusiva allo Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione. 2. - Nel giudizio davanti a questa Corte si è costituita la Regione Puglia, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o infondata. La resistente rileva anzitutto l'inammissibilità del ricorso per insufficiente motivazione, richiamando la giurisprudenza di questa Corte sul punto (sentenze n. 517 del 1987 e n. 245 del 1984). In particolare, con riferimento all'asserito contrasto della disposizione censurata con l'art. 18 della legge n. 157 del 1992, si sottolinea che non è neppure menzionato il comma di riferimento e che, anche in considerazione della molteplicità delle disposizioni in esso contenute, la difesa della Regione Puglia potrebbe essere pregiudicata. Nel merito, la Regione Puglia ritiene che la norma censurata riguardi non tanto l'ambiente, quanto la “caccia”, ossia una materia che, a seguito della riforma operata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione), rientra nella “competenza esclusiva regionale” ai sensi del quarto comma dell'art. 117 della Costituzione, in quanto non menzionata tra le materie di competenza concorrente (art. 117, terzo comma) né tra quelle di competenza esclusiva statale (art. 117, secondo comma). La legislazione regionale in materia di “caccia” non rientra più nella competenza concorrente e non è dunque soggetta al rispetto dei “principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato”, per cui non sarebbe conferente il richiamo, operato dal ricorrente, all'art. 18 della legge n. 157 del 1992. La resistente contesta, quindi, la riconduzione della disposizione regionale impugnata alla “materia” della “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema” di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione e, richiamata la sentenza di questa Corte n. 407 del 2002, afferma che «anche ad ammettere che nella “caccia” si possa rinvenire un collegamento funzionale con la tutela ambientale, questo non potrebbe comunque autorizzare lo Stato ad espropriare la regione di una materia di sicura competenza esclusiva regionale, quanto piuttosto verificare se vi sono degli aspetti che richiedono un intervento statale volto a garantire una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale». La determinazione del periodo di caccia non necessita, secondo la resistente, di un intervento statale volto a garantire una tutela uniforme su tutto il territorio nazionale, tanto è vero che la stessa legge statale che si assume violata indica un periodo di riferimento temporale variabile, suscettibile di deroga da parte delle regioni “in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali” (art. 18, secondo comma, della legge n. 157 de 1992). In base all'assunto per cui nel mese di febbraio nel territorio pugliese le specie animali oggetto del prolungamento di attività venatoria sono svernanti, non avendo ancora intrapreso la fase di migrazione per raggiungere i luoghi di nidificazione, la Regione Puglia ritiene che la disposizione censurata non realizzi alcuna “lesione ambientale”, non contrastando, peraltro, con disposizioni statali che possano ritenersi indispensabili per assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie selvatiche. Quest'ultima ipotesi non ricorrerebbe infatti con riferimento alla previsione contenuta nell'art. 18 della legge n. 157 del 1992, che non potrebbe essere qualificata come “norma fondamentale” o “standard minimo di tutela” in quanto si limiterebbe a dettare una disposizione di dettaglio in una materia oggi appartenente alla competenza “esclusiva” del legislatore regionale. Né la determinazione statale potrebbe ritenersi collegata all'attuazione della direttiva 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli, che si limita a impedire la caccia durante determinati periodi di vita dell'animale (nidificazione, riproduzione, dipendenza, migrazione) senza imporre alcun vincolo temporale in ordine al periodo di caccia consentito. Le norme regionali censurate sarebbero pertanto conformi alla richiamata normativa comunitaria, nonché alle convenzioni stipulate dall'Italia in materia di protezione faunistica (convenzione di Berna del 19 settembre 1979, sulla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa, resa esecutiva con legge 5 agosto 1981, n. 503 ; convenzione di Parigi del 18 ottobre 1950, per la protezione degli uccelli, resa esecutiva con legge 24 novembre 1978, n. 812), le quali anche si prefiggono di assicurare la conservazione di alcune specie animali senza stabilire precisi vincoli temporali.