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Il provvedimento tutela fasce ritenute deboli nel contesto lavorativo, quali, per esempio, i rider , i lavoratori con disabilità, gli LSU, i lavoratori di pubblica utilità, i precari e quelli coinvolti in crisi aziendali. Desidero però soffermarmi su un'altra norma del provvedimento, inserita con un emendamento, certo, ma non per questo meno organica di altre incluse ab origine , che punta alla internalizzazione del contact center multicanale dell'INPS. Con tale disposizione si pone fine alla pratica, consolidatasi nel tempo, da parte dell'INPS, di appaltare all'esterno la gestione del contact center , forse perché lo si considerava non come parte del core business dell'azienda e, quindi, esternalizzabile, o forse lo si faceva perché si riteneva di avere un vantaggio economico, non sobbarcandosi i costi dei dipendenti (per inciso, parliamo di circa 3.000 persone). Tuttavia, nel tempo queste risorse (che poi spesso - se non quasi sempre - sono le stesse, che transitano da una società vincitrice dell'appalto alla successiva) hanno cominciato a svolgere un ruolo ben più ampio di un semplice contact center , con utilizzo dei sistemi informativi INPS, aprendo pratiche e gestendo problemi, come se fossero dipendenti INPS a tutti gli effetti e non operatrici e operatori di una società esterna. Stiamo parlando di persone assunte da una società che, di fatto, lavorano per un'altra, ma appese a una commessa che non dà loro garanzie per il futuro. L'INPS ha capito, grazie a un'attività di concertazione interna e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, innescata anche grazie ad alcune lavoratrici di questi call center che ci hanno contattato, che l'internalizzazione dei call center avrebbe prodotto un grande beneficio e, soprattutto, che si sarebbe potuta realizzare a costo zero per il sistema, con anche la possibilità di portare all'interno competenze che da anni lavoravano per INPS. Per tali ragioni questa azione è doppiamente meritoria e vantaggiosa. Si dice che il lavoro nobilita l'uomo, ma esso deve anche contribuire alla vita e alla crescita della persona e della sua famiglia e non deve essere, allo stesso tempo, causa che affligge o crea danni alle persone. Parlo dell'ex Ilva e della soppressione dell'immunità penale presente nel provvedimento in esame, che già da sola meriterebbe la fiducia. Da pugliese non posso tacere su tale questione. Parlo non solo da pugliese, ma da cittadino e portavoce che è in quest'Assemblea per far sì che l'Italia migliori e che non ci siano più luoghi in cui una persona debba andare a lavorare con la tristezza nel cuore. (Applausi dal Gruppo M5S) . Parlo di tristezza perché la persona deve lavorare per avere i soldi per vivere, sapendo però che qualcosa, a lungo andare, potrebbe succedere a lei o alla sua famiglia che abita spesso poco distante dal luogo di lavoro. Le persone non devono vivere per lavorare, ma lavorare per vivere. E se lavorare produce effetti negativi sul vivere, che lavoro è? E noi come possiamo, in qualità di portavoce degli italiani, restare indifferenti a queste situazioni? Per tanti, troppi anni l'Ilva è stata una questione che molti Governi si sono rimpallati, ma ora non più. Come Gruppo MoVimento 5 stelle al Senato e come intera maggioranza ci siamo adoperati per bloccare l'immunità penale, perché i diritti costituzionali devono essere sempre bilanciati, soprattutto nei luoghi di lavoro. Ma ciò non avviene quando si fornisce l'immunità a una fabbrica che crea eventi di malattia e morte, di morti indotte su tutta l'area di Taranto. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ormai conosciamo troppo bene, tutti, la storia della città di Taranto, per anni leader nel settore siderurgico, grazie al più grande stabilimento di produzione di acciaio d'Europa. La situazione, però, è notevolmente e drasticamente mutata, registrando criticità non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista ambientale e in termini di salute per i cittadini e i lavoratori. Non sono esenti anche i problemi occupazionali, viste le migliaia di cassa integrati che oggi, nonostante la fabbrica non si sia mai fermata, vivono all'ombra delle ciminiere del siderurgico. Si sono susseguiti, nel corso degli anni, diversi interventi volti a garantire la continuità produttiva aziendale, anche in caso di sequestro. L'ultimo affidatario, ArcelorMittal, ha usufruito della cosiddetta immunità penale e amministrativa per le condotte poste in essere in attuazione del piano ambientale. Immunità, ricordiamolo bene, che aveva come primo termine ultimo il 30 giugno 2017, allineato alla scadenza per la definizione del piano ambientale, ma che ha subito proroghe, non senza malumori, fino al 2023, collegandola alla data di scadenza del piano ambientale. Poi, con il decreto crescita, si è individuato nel 6 settembre 2019 il termine ultimo di applicazione dell'esonero da responsabilità penale e amministrativa. È quindi giusto che adesso non vengano concesse ulteriori proroghe: non esistono altre aziende che abbiano tali immunità in Italia e credo in Europa. Adesso è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, cercando di agire in maniera efficace su più piani. Taranto ha bisogno di tornare alla ribalta sulla scena nazionale e internazionale quale luogo intriso di caratteristiche storiche, culturali, artistiche e paesaggistiche e di avviare una riconversione economica grazie all'innovazione, alle energie rinnovabili, alle bonifiche e all'economia circolare. Restituiamo dignità alla città e soprattutto ai cittadini, ormai sviliti e disillusi. Il mio tempo è finito, signor Presidente. Già questo motivo, da solo, basterebbe per dare la fiducia a questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. Sospendo brevemente la seduta, in attesa del parere della 5 a Commissione permanente. (La seduta, sospesa alle ore 13,19, è ripresa alle ore 13,31) . Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sull'emendamento 1.900, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione. NISINI, segretario . «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'ulteriore emendamento del Governo 1.900, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modifiche: al capoverso «Articolo 10- bis », al comma 1, sostituire le parole: «pari a 10 milioni di euro per l'anno 2020», con le seguenti: «pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021»; il comma 2 del medesimo articolo sia sostituito dal seguente: