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Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, il Gruppo per le Autonomie voterà a favore del decreto-legge su Alitalia. Sarà un voto di carattere tecnico, dettato dalla fase di passaggio tra il vecchio e il nuovo Esecutivo, con l'auspicio che per la compagnia di bandiera possa aprirsi una fase nuova, con l'ingresso di soggetti che sappiano valorizzarne le potenzialità e chiudere finalmente la fase della gestione commissariale e dei finanziamenti ponte da parte dello Stato. L'importanza di Alitalia rispetto agli interessi del Paese non si può mettere in discussione. Inoltre, l'aumento dei passeggeri e dei ricavi nel primo semestre di quest'anno son la riprova delle potenzialità della compagnia, purché alla base vi siano una gestione oculata e la costruzione di un'offerta qualificata per i passeggeri nazionali e internazionali. L'auspicio è che i potenziali acquirenti sappiano farsene carico attraverso la salvaguardia dei posti di lavoro. Per quel che riguarda le modifiche apportate in Commissione speciale, il nostro Gruppo, rappresentato dal senatore Laniece, si è astenuto. Riteniamo infatti che, se - da un lato - vi è la necessità di acquisire con maggiore frequenza elementi informativi sulla situazione di Alitalia, dall'altro si rischia di lanciare un messaggio negativo sulla gestione commissariale, che invece - come i dati di questo semestre dimostrano - sta interpretando il proprio ruolo in maniera positiva. Si tratta di un aspetto delicato, anche in virtù delle indagini della procura di Civitavecchia, che ha acceso una luce sinistra sui 400 milioni di buco risalenti al primo anno di gestione Ethiad e sulla cessione a quest'ultima di slot particolarmente pregiati. Toccherà al nuovo Governo seguire con particolare attenzione l'evolversi delle trattative, nella speranza che si possa finalmente chiudere una situazione di travaglio che dura ormai da troppi anni. Ed è con questo auspicio che ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, il decreto-legge in esame, che tra l'altro rappresenta il primo atto di questo Senato, il primo intervento normativo all'esame di questa Assemblea, è assolutamente importante, anche se riguarda semplicemente il differimento al 31 ottobre 2018 del termine per l'espletamento delle procedure di gara. Vorrei ricordare che con questo decreto-legge si procede a una proroga fino al 15 dicembre 2018 della durata del finanziamento a titolo oneroso di 600 milioni di euro, che era stato già predisposto dal decreto-legge n. 50 del 2017 e successivamente incrementato. È un decreto-legge che, al di là della questione specifica della proroga, fa precipitare in quest'Aula, in un momento anche così difficile e molto confuso della nostra vita politica, una vicenda che forse è anche emblematica di tutte le scelte sbagliate che sono state fatte nel nostro Paese su degli asset fondamentali dal punto di vista industriale ed in questo caso anche sulla nostra compagnia di bandiera. La vicenda dell'Alitalia, con un aggravamento delle condizioni complessive di crisi nell'ultimo biennio, rappresenta esattamente e plasticamente - oserei dire - proprio il simbolo del fallimento delle politiche aziendali e industriali messe in atto in Alitalia e non solo. La compagnia, infatti, è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria dopo l'istanza depositata il 2 maggio dalla società stessa, nella quale si evidenziava una situazione patrimoniale assolutamente drammatica dal punto di vista dell'esposizione debitoria. Quella istanza di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria fece seguito all'esito negativo - giustamente, a mio parere - del referendum con il quale i dipendenti di Alitalia bocciarono sonoramente il verbale di accordo stipulato il 13 aprile 2017 tra il Governo, l'azienda e i sindacati. Vorrei ricordare che tutta la vicenda di Alitalia ha gettato nella disperazione e lasciato in mezzo alla strada famiglie e persone che non solo avevano creduto che quella fosse una possibilità vera di lavoro, ma che avevano dato vita in qualche modo anche ad uno sforzo importante e generoso dal punto di vista della professionalità. Ebbene, quella consultazione si sviluppò relativamente ad un piano di risanamento che ancora una volta era focalizzato solo ed unicamente sul taglio del costo del lavoro, che oggi è molto più basso - vorrei ricordarlo qui - anche rispetto ai principali concorrenti nel settore. Tra l'altro, quel piano era centrato principalmente sul risparmio di breve periodo, prima degli investimenti necessari per il rilancio della compagnia. Ancora una volta sacrifici da una parte sola: mentre in meno di dieci anni i lavoratori di sacrifici ne hanno fatti molti, manca ancora una volta un vero e proprio piano industriale di rilancio e di investimenti che sia minimamente credibile. Noi non possiamo assolutamente considerare, quindi, il fallimento dell'azienda Alitalia come un destino ineluttabile: si può agire, si può rilanciarla, si possono fare scelte strategiche diverse, si possono ridare una storia e un decoro ad un'azienda che è un asset industriale e strategico fondamentale per il nostro Paese. Occorre, quindi, un intervento che escluda qualsiasi ipotesi di ridimensionamento o, ancora una volta, di spezzatino della compagnia e che possa invece rilanciare con forza la prospettiva. Noi pensiamo - e lo abbiamo espresso con un ordine del giorno che è stato tra l'altro approvato, anche se con la formula «a valutare l'opportunità» - che sia certamente necessario costruire un'adeguata partnership industriale internazionale per l'Alitalia, ma anche un impegno forte del Governo e dello Stato ad investire, direttamente o tramite società controllate, per una quota minima del 25 per cento. Questa nostra proposta secca magari a qualcuno potrà essere sembrata anche esagerata, ma nasce da un ragionamento molto serio. Riteniamo che questa iniziativa sia indispensabile per promuovere il rilancio di Alitalia e garantire l'integrità dell'insieme delle attività svolte. Quindi bisogna tenere insieme Alitalia e non accettare lo spezzatino. Il secondo elemento riguarda il fatto che la situazione di Alitalia, che ha condotto il Governo alla scelta dell'amministrazione straordinaria, è da molti anni così critica a causa di gravi errori di amministratori e dirigenti. Sono stati solo errori? Oppure c'è dell'altro? A nostro avviso, potrebbe esserci anche dell'altro. Gli errori hanno riguardato molte scelte operate negli ultimi anni, come - faccio alcuni esempi - i contratti di fornitura sfavorevoli rispetto ai prezzi di mercato (per questo mi chiedo se si è trattato solo di errori) e costi generali inefficienti che il management non ha intaccato, salvo - ancora una volta - scaricare sui lavoratori (poi andiamo a vedere i loro bonus e le liquidazioni). Infine, penso anche all'attuazione inspiegabile di una strategia di ridimensionamento aziendale senza alcun intervento efficace sulla gestione inefficiente dei costi, aggravando quindi pesantemente la situazione economica.