[pronunce]

Per tali motivi, la ricorrente sostiene che l'aumento del gettito previsto dalla norma impugnata dovrebbe ritenersi di sua spettanza. In proposito, osserva che «la riserva al bilancio statale dei proventi in questione non appare correlata, tranne forse che per il 2012 ed il 2013, ma certamente non per gli anni successivi, a specifiche finalità che configurino il requisito della clausola di destinazione richiesta dall'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965». 1.3. - La difesa regionale, come ulteriore profilo di lesione delle proprie prerogative in materia finanziaria, lamenta inoltre che la disposizione impugnata non preveda la partecipazione della Regione al procedimento di ripartizione tra essa stessa e lo Stato dei proventi derivanti dalla riscossione nel territorio siciliano del predetto contributo unificato. In merito, rammenta che la Corte costituzionale, decidendo alcuni giudizi instaurati dalla medesima Regione siciliana, ha più di una volta stigmatizzato l'illegittimità costituzionale dell'assenza di una tale previsione, che verrebbe quindi a violare il «[...] principio di leale cooperazione, dal momento che le clausole di riserva all'erario di nuove entrate (contenute nelle disposizioni censurate) costituiscono un meccanismo di deroga alla regola della spettanza alla Regione del gettito dei tributi erariali (salve alcune eccezioni) riscosso nel territorio della medesima, e la loro attuazione incide, dunque, direttamente sulla effettività della garanzia dell'autonomia finanziaria regionale» (sentenza n. 228 del 2001, ed in termini le precedenti sentenze n. 98, n. 347 e n. 348 del 2000). Per tali motivi la Regione siciliana conclude chiedendo che la Corte costituzionale voglia dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 4, del d.l. n. 1 del 2012. 2 - Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'infondatezza delle censure regionali. Secondo la difesa erariale, infatti, l'art. 2, comma 4, del d.l. n. 1 del 2012 configurerebbe una «nuova entrata tributaria» ai sensi dell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, come affermato anche di recente dalla stessa Corte costituzionale con la sentenza n. 135 del 2012, e sussisterebbero, altresì, le specifiche finalità della destinazione erariale delle nuove entrate, finalità ovviamente rappresentate dalla necessità di istituire nuove sezioni specializzate in materia di imprese nonché di incrementare il fondo previsto dall'art. 37, comma 10, del d.l. n. 98 del 2011 al fine di realizzare una maggiore efficienza del sistema giudiziario. Per tali motivi il Presidente del Consiglio conclude chiedendo che il ricorso venga respinto.1. - Con ricorso n. 85 del 2012, la Regione siciliana ha impugnato in via principale varie disposizioni del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, fra le quali l'articolo 2, comma 4, nel testo modificato dalla legge di conversione, oggetto del presente giudizio. La norma è stata impugnata in riferimento all'art. 36 [rectius: 36, primo comma] dello statuto della Regione siciliana (Regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, recante «Approvazione dello statuto della Regione siciliana»), alle correlate norme di attuazione di cui al d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), ed, in particolare, all'art. 2 [rectius: 2, primo comma], nonché al principio di leale collaborazione. L'articolo 2, comma 4, del d.l. n. 1 del 2012, nel testo modificato dalla legge di conversione n. 27 del 2012, prevede la destinazione all'erario del maggior gettito derivante dall'aumento del contributo unificato stabilito dal comma 3 del medesimo articolo. 1.1. - Secondo la Regione, la norma devolutiva del contributo unificato nel processo dinanzi alle sezioni specializzate in materia di impresa non soddisferebbe il requisito di scopo espressamente previsto dall'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 contenente le norme di attuazione dello statuto Regione siciliana in materia finanziaria. Gli artt. 36 dello statuto [rectius: 36, primo comma] e 2 [rectius: 2, primo comma] del d.P.R. n. 1074 del 1965 enuncerebbero la regola generale secondo cui tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del territorio siciliano sono di pertinenza della Regione stessa. Costituirebbe eccezione a tale principio il regime delle «nuove entrate tributarie» il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime. La norma impugnata non rientrerebbe - secondo la ricorrente - in detta eccezione in quanto non corredata dalla specifica destinazione prescritta dall'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 e non potrebbe conseguentemente sottrarsi al principio devolutivo del tributo alla Regione. Quest'ultima ritiene che il vizio, «tranne forse che per il 2012 e 2013», riguarderebbe sicuramente gli altri futuri esercizi. Inoltre, la norma impugnata, nella parte in cui riserva allo Stato il maggior gettito derivante dai nuovi importi fissati per il contributo unificato nel processo dinanzi alle sezioni specializzate in materia d'impresa, non prevederebbe la partecipazione della Regione siciliana al procedimento di ripartizione tra Stato e Regione dei relativi proventi riscossi in Sicilia. Ne deriverebbe la violazione del principio di leale cooperazione, in quanto l'attuazione delle clausole di riserva all'erario di nuove entrate contenute nelle disposizioni censurate costituirebbe un meccanismo di deroga alla regola della spettanza alla Regione del gettito dei tributi erariali, lesivo dell'autonomia finanziaria regionale. 1.2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, ritualmente costituito in giudizio, dopo aver ricordato che per «nuova entrata tributaria» può intendersi - ai sensi dell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 - anche un incremento di un tributo esistente, rilevando la novità del provento e non quella del tributo, sostiene l'esistenza, nel caso di specie, della specifica finalità della destinazione erariale delle nuove entrate. Essa sarebbe rinvenibile nell'obiettivo programmato di istituire nuove sezioni specializzate in materia di imprese nonché di incrementare il fondo previsto dall'art. 37, comma 10, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, al fine di realizzare una maggiore efficienza del sistema giudiziario.