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Va osservato, infatti, che non esiste, al momento, una definizione legislativa di propaganda elettorale, ma che essa è costantemente ed unanimemente individuata dalla giurisprudenza come attività volta ad influire sulla volontà degli elettori, direttamente o indirettamente. Il concetto di attività di propaganda elettorale, di cui al richiamato articolo 1, comma 1, lettera a) , del presente disegno di legge, acquista, dunque, natura tecnico-giuridica e non può intendersi come mero atto di comunicazione di un’opinione (articolo 21 della Costistuzione), a tutti consentita. A tal fine, il concetto di attività di propaganda elettorale, come sopra definito, non fa alcun riferimento al singolo atto di esortazione al voto per un candidato o una lista, che era problematica pretestuosamente emersa in sede di valutazione dell’articolato previsto dalla legge n. 175 del 2010, né, dunque, sanziona la trasmissione di materiale elettorale che non sia concettualmente ed immediatamente riferibile al compimento e/o alla reiterazione di una molteplicità di atti, con predisposizione a tal fine di mezzi economici e coinvolgimento di più persone, ovverosia connessa alla creazione di «una sia pur minima struttura organizzativa». Nel contempo, la definizione dell’attività di propaganda elettorale, di cui al presente disegno di legge, sgombra definitivamente il campo dall’anomalia rappresentata dell’espresso esclusivo riferimento alla legge n. 212 del 1956 contenuto nell’articolo 1 della legge n. 175 del 2010, secondo la quale, per campagna elettorale, si intende «l’affissione di stampati, giornali murali od altri e di manifesti di propaganda», poiché è evidente che, avendo ridotto l’ambito dell’attività elettorale dei boss e dei loro complici alla mera affissione di manifesti o al volantinaggio, allo stato, la legge n. 175 del 2010 e, per conseguenza, il decreto legislativo n. 159 del 2011, ha loro permesso di far tutto fuorché proprio di affiggere manifesti, che è ipotesi irragionevole, avendo gli stessi l’opposta necessità di non dovere apparire. Sia pure ulteriormente utile precisare come ne consegua che il sorvegliato speciale può svolgere «direttamente» cioè personalmente o «indirettamente» a mezzo di terze persone la definita attività di propaganda e queste rispondono del reato a titolo di concorso, ex articolo 110 del codice penale. Alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 1 dell’odierno disegno di legge è stabilita una pena edittale di sei anni nel massimo, rispetto ai cinque anni previsti dalla legge n. 175 del 2010, di modo che, mediante le intercettazioni di cui all’articolo 266 del codice di procedura penale, sia consentito il controllo dei movimenti elettorali del prevenuto e del candidato che a questi si sia rivolto. Tale misura agevola la ricerca della prova che risulta comunque più facilmente acquisibile rispetto alle ipotesi di reato di cui agli articoli 416 -bis e 416 -ter del codice penale e, tanto, anche perché secondo il presente disegno di legge basta dimostrare la raccolta del consenso da parte del malavitoso che, come detto, è fatto di per sé sanzionabile, quali che siano stati la natura ed il contenuto dell’accordo tra malavitoso e politico spregiudicato. Per il candidato è agevole conoscere il nominativo delle persone sottoposte a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, poiché esistono presso i commissariati di pubblica sicurezza e le caserme di carabinieri gli elenchi dei sorvegliati speciali residenti nella zona e, a tal fine, basta che durante la competizione elettorale le forze dell’ordine ed i magistrati inquirenti controllino più attentamente i sorvegliati speciali, rientrando la sorveglianza nei loro compiti istituzionali. In ogni caso, la qualità di sorvegliato speciale è facilmente accertabile anche consultando gli elenchi elettorali tenuti dagli uffici elettorali dei comuni, nei quali la misura di prevenzione è annotata con iscrizione a margine del nominativo del sottoposto. Con l’effetto, ben si intende, che se forze dell’ordine e magistrati inquirenti sono stati in grado, fin da subito, di acquisire prova in ordine alla natura e contenuto del rapporto delittuoso sottostante o dell’intervenuta elargizione di denaro, trovano applicazione gli articoli 416 -bis e 416 -ter del codice penale. Di conseguenza, vengono ad essere ostacolati la disponibilità del malavitoso e l’affidamento a questi del candidato nella fase elettorale dove maggiormente si registra in modo visibile la stretta collusione tra la politica e la criminalità organizzata. Per tali ragioni, viene anche sanzionata la condotta del candidato che, per lo svolgimento della propria propaganda elettorale, si rivolge, richiedendone il sostegno, a persone sottoposte a misure di prevenzione. Si osservi che la punibilità della sola condotta del sorvegliato speciale e non anche di quella del candidato -- che richiede o in qualsiasi modo sollecita l’attività di propaganda -- sarebbe palesemente illegittima e incostituzionale (articolo 3 della Costituzione). Pertanto, si ottiene il duplice effetto di rendere molto complesso al malavitoso e molto rischioso al candidato l’appoggio elettorale, ad iniziare dall’esibizione, che è un tipico atto intimidatorio e coercitivo nei confronti del corpo elettorale. Nel giudizio le regole sono quelle sancite dal codice di procedura penale ed è sempre la pubblica accusa che deve provare sia la materialità storica del fatto e la sua antigiuridicità, sia l’elemento psicologico (condotta dolosa del candidato e del sorvegliato speciale), sicché non vale assolutamente l’ipotesi, pure pretestuosamente prospettata in sede di esame della legge n. 175 del 2010, di chi, per danneggiare un candidato o un simbolo, faccia rinvenire nella disponibilità del sorvegliato speciale o di un suo collaboratore, materiale elettorale appartenente a detto candidato. Per cui, viene reciso alla radice (cioè al momento elettorale) l’intreccio perverso fra politica e malaffare, così togliendo ai delinquenti e all’antipolitica di pochi scrupoli la possibilità di operare nel momento elettorale per concretizzare la collusione tra politica e malavita organizzata, delineando in maniera chiara e semplice il reato ed i soggetti che lo commettono, oltre che le situazioni concrete di reciproco condizionamento tra piccoli o grandi boss del malaffare e uomini politici eletti grazie alla protezione dei primi. In ragione della lettera c) del comma 1 dell’articolo 1 del presente disegno di legge, oltre alla sanzione penale, per il candidato sono previste ineleggibilità e decadenza che sono provvedimenti adottati dal Tribunale a seguito di sentenza di condanna passata in giudicato. In ordine alle menzionate sanzioni accessorie, è espressamente previsto che, nel caso in cui il candidato sia un membro del Parlamento, la Camera di appartenenza adotta le conseguenti determinazioni secondo le norme del proprio regolamento.