[resaula]

Va invece assolutamente evitato che la spesa aggiuntiva per gli investimenti del Piano sia compensata al ribasso da una minore spesa ordinaria - questo è fondamentale - o che si traduca in infrastrutture sociali che poi non sono supportate da un investimento duraturo nel tempo, anche nel bilancio dello Stato. Mi sia consentita un'ultima considerazione sul ruolo della pubblica amministrazione. Va garantita una gestione adeguata dei progetti e per questo serve un coinvolgimento efficiente delle amministrazioni pubbliche, comprese quelle regionali e locali, e di personale formato e competente. Se questo si deve tradurre in un piano di assunzione anche al Sud, come è stato annunciato, occorre passare da una puntuale verifica dei fabbisogni e da un aggiornamento delle dotazioni organiche degli enti a cui le nuove professionalità saranno destinate. L'Italia ha su di sé una grande responsabilità. Oggi che la posta in gioco è così alta abbiamo l'occasione di uscire dalla tentazione di incolpare l'Europa per qualsiasi cosa non vada nel nostro Paese, invece di entrare nel merito delle opzioni per il nostro futuro. Per questo abbiamo bisogno che soprattutto le forze politiche si mostrino capaci di leggere questo nostro tempo, rinnovando idee e priorità su cui investire. Il Partito Democratico non mancherà di far sentire le proprie proposte e la volontà di far sentire forte il suo contributo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà. CAMPARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, spero sia chiaro che oggi diamo il via a un Piano da circa 200 miliardi di euro che deve servire al rilancio dell'Italia intera, da Nord a Sud. Si tratta di un'enormità di denaro che, se correttamente investito, può costituire un'occasione per il Paese nell'impostare un nuovo sistema di sviluppo. Occorre però fare attenzione perché il recovery fund potrebbe anche diventare un gigantesco spreco e risultare del tutto inutile se dopo la spinta iniziale generata da questi fondi non seguirà un deciso cambio di rotta rispetto all'attuale immobilismo in cui versa la nostra Nazione. In un solo anno abbiamo operato scostamenti di bilancio per circa 180 miliardi di euro per fronteggiare la pandemia. Abbiamo dovuto farlo, è vero, ma è altrettanto vero che diverse di quelle risorse sono state sprecate dal presidente Conte perché è mancata una progettualità. Cosa è rimasto, infatti, di questo immane sforzo chiesto agli italiani? Qualche migliaia di banchi a rotelle e poco altro. All'Italia serve invece un cambio di mentalità e abbiamo una nuova possibilità che non deve essere sprecata. Il recovery fund ha regole rigide. I paletti dell'immediata cantierabilità dei progetti e il limite temporale dei lavori che devono essere terminati in cinque anni hanno permesso di inserire nel Piano solamente opere che sono effettivamente e immediatamente utili. La spinta al completamento dei corridoi TEN-T rientra in quest'ottica, così come il potenziamento delle linee ferroviarie ad alta velocità, il dragaggio dei porti, gli investimenti per la messa in sicurezza delle principali infrastrutture idriche e la manutenzione delle strade provinciali della Penisola, specialmente nelle zone interne. Stiamo quindi probabilmente per uscire da un periodo buio e dobbiamo pensare al rilancio del Paese. Siamo uno Stato a forte vocazione turistica e per questo motivo occorre lavorare sulle infrastrutture perché dobbiamo soddisfare una clientela che è sempre più esigente. In quest'ottica abbiamo quindi indicato la necessità di allocare risorse per il sostegno e il rilancio del settore aeroportuale, in modo da garantirne la competitività a livello internazionale: porti, aeroporti e l'intermodalità per accedervi sono fondamentali per tutto il sistema Italia. Dobbiamo quindi darci un nuovo metodo di lavoro: l'azione deve essere incentrata sulle finalità corrette e sulla modalità di raggiungimento di queste che abbiano uno scopo e che siano sensate e prive di ideologie preconcette. Bisogna essere pratici per ottenere l'obiettivo in tempi rapidi: concreti, insomma. L'Europa finanzia opere che devono essere determinate in cinque anni: saranno marziani questi che l'hanno deciso, oppure dobbiamo chiederci noi perché in Italia, per terminare un esproprio, servano dai due ai dieci anni? Oppure dovremo chiederci se è normale che, se nell'aggiudicazione di una gara c'è un ricorso, si debba andare per carte bollate per cinque, sei, sette o dieci anni. No, non è normale, non è normale per niente. E non fingiamo di non sapere a che cosa è dovuta la gran parte di questi ingranaggi così ingessati: è dovuta al codice degli appalti. Ecco quindi che occorre riformarlo ed è arrivato il momento di farlo non perché lo dico io, perché lo dice Campari; dobbiamo farlo perché sarebbe stupido semplicemente non farlo. Dobbiamo dedurre gli oneri burocratici e semplificare le procedure. Vogliamo ricordarci che abbiamo ideato il modello Genova, che siamo ci siamo liberati della burocrazia ed abbiamo ritrovato il lavoro e l'efficienza? Io credo semplicemente che dobbiamo svegliarci. Allo stesso modo, occorre liberarsi da quelle ideologie che rischiano di portarci dentro vicoli ciechi e di provocare effetti del tutto contrari a quelli che vorremmo invece avere. Faccio due esempi il primo dei quali riguarda il traffico veicolare: in Italia, il nostro parco auto è uno dei più vecchi di tutta l'Europa occidentale: ha circa dodici anni. In Svezia siamo a nove anni e nove mesi, in Germania a nove anni e cinque mesi, in Francia e in Belgio sono a nove e la Danimarca è a otto anni e otto mesi. Ma come pensiamo di rinnovarlo se diamo incentivi solamente per i veicoli ibridi ed elettrici? Quando capiremo che dobbiamo incentivare l'acquisto di veicoli di nuova costruzione, non inquinanti ovviamente, indipendentemente dal tipo di propulsione? La seconda considerazione riguarda le autostrade. È stato detto che le nuove autostrade generano maggiore traffico inquinante. Ma se la costruzione di un'autostrada di 60 chilometri sostituisce un percorso di 125 chilometri inquineremmo di più o di meno secondo voi? Lo dico perché questo è il caso reale, esistente della Tirreno-Brennero, e se qualcuno mai non lo sapesse, adesso lo sa. Dobbiamo insomma affrontare il futuro in modo pragmatico. Il metodo che stiamo importando dovrà servire da qui in avanti, anche per l'utilizzo dei fondi ordinari dello Stato. Si sono liberati capitali che erano stati impegnati a copertura di alcune opere finanziate con il recovery fund e abbiamo chiesto che questi capitali siano reimpiegati per il finanziamento di nuove opere che non sono comprese nel Piano in esame. Dopo questa terribile crisi, dovremo far ripartire il mondo del lavoro anche con nuove opere pubbliche, andando a finanziare le grandi strade e le infrastrutture. Saremo protagonisti e responsabili nella gestione dei nostri fondi. Dobbiamo essere un esempio per l'Europa. La Lega ha l'ambizione di cambiare in meglio l'Unione europea ed è positivo aver sentito che il nostro Presidente del Consiglio mette finalmente l'Italia e gli italiani al centro della nostra azione politica. Con orgoglio e a testa alta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Di Girolamo.