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Disposizioni per la valorizzazione dei negozi e delle botteghe storici iscritti agli Albi e delega al Governo per la tutela dei medesimi. Onorevoli Senatori . – Mai come in questo momento storico il presidio culturale, sociale e di legalità rappresentato dal commercio nei centri storici è in crisi, colpito sia da un crollo dei consumi del 10,8 per cento (pari a una perdita di circa 120 miliardi di euro rispetto al 2019), sia dalla progressiva desertificazione delle aree centrali delle città, in particolare nelle città a maggiore attrazione turistica. L'Ufficio studi di Confcommercio stima che, nel 2020, il tasso di mortalità delle imprese, rispetto al 2019, risulta quasi raddoppiato per quelle del commercio (dal 6,6 per cento all'11,1 per cento) e che la crisi ha portato alla chiusura di oltre 390.000 imprese nel settore nel 2020, delle quali 240.000 a causa della pandemia. Il comunicato dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) del 12 gennaio 2021 conferma il crollo delle vendite al dettaglio, con una riduzione media del 12,5 per cento per le piccole superfici, ma con punte del -45,8 per cento nel calzaturiero e del -37,7 per cento nell'abbigliamento. Il rischio di non « riavere » i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è, dunque, molto concreto e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico. Nelle città più importanti uno dei fenomeni più evidenti è la penetrazione dei grandi gruppi industriali, finanziari e commerciali che vedono nelle strade del centro storico il luogo ideale per la promozione e la valorizzazione dei loro marchi attraverso l'apertura di sedi e punti vendita, provocando, di conseguenza, anche un'espulsione delle piccole aziende commerciali, soprattutto quelle tradizionali e storiche. Fenomeno che si è acuito nel 2020, dove a fronte del drammatico crollo di attività gestite da cittadini italiani si registra invece un costante aumento di attività a titolarità straniera: fra il 2019 e il 2020 il numero degli imprenditori stranieri è cresciuto del 2,3 per cento, nonostante l'epidemia. Numerosi servizi televisivi hanno mostrato come in città quali Venezia, Firenze e Roma sono in corso di acquisizione i « pezzi pregiati » del patrimonio commerciale. Si pone quindi la necessità di tutelare questo patrimonio a cominciare da quelle attività che si connotano come attività storiche di eccellenza, cioè quelle che per la loro lunga tradizione nell'ambito della stessa caratterizzazione merceologica, costituiscono una preziosa testimonianza di cultura e tradizione, oltre a essere un elemento di qualificazione del tessuto urbano. In generale le attività storiche basano la propria connotazione su valori come la tradizione, le regole e le metodologie di lavoro non scritte che vengono tramandate di generazione in generazione e che caratterizzano quelle singole attività come uniche e di eccellenza nel loro genere. Si tratta di caratteristiche che danno a queste attività un valore di bene culturale da tutelare quale parte integrante del patrimonio delle città, e di cui occorre evitare l'espulsione dal tessuto produttivo-commerciale cittadino, sia ad opera di grandi gruppi industriali e commerciali, sia di attività di basso livello qualitativo, che determinino o la « standardizzazione » del tessuto commerciale o il degrado dello stesso. La filosofia generale che muove il presente provvedimento consiste nell'idea che, tutelando le attività commerciali e artigiane storiche e le loro capacità attrattive, si finisce col tutelare l'intero comparto del commercio nelle aree dove tali attività storiche sono insediate. Uno specifico articolo, l'articolo 4, amplia i poteri pianificatori delle amministrazioni comunali, da adottare di concerto con le organizzazioni degli imprenditori, e si rivolge non solo ai negozi o alle botteghe storici, ma alla platea degli operatori. Diverse regioni e città (come ad esempio Roma) si sono da tempo accorte della necessità di approntare strumenti e norme che consentano la tutela e la salvaguardia delle loro peculiari e preziose caratteristiche commerciali. Ognuna, peraltro, tenendo conto delle proprie specificità e ciò costituisce un ulteriore elemento di ricchezza. Alcune regioni dispongono di leggi o delibere regionali specifiche, quali ad esempio la Lombardia con la legge regionale 4 marzo 2019, n. 5, l'Emilia Romagna con la legge regionale 10 marzo 2008, n. 5, o la Campania con la legge regionale 10 marzo 2014, n. 11, e il Veneto con la deliberazione della giunta regionale n. 696 del 13 maggio 2014. Il Piemonte ha costituito un elenco e un « marchio di riconoscimento ». Nel Lazio c'è uno specifico richiamo nel testo unico del commercio, di cui alla legge regionale 6 novembre 2019, n. 22, e sono previsti stanziamenti. A Roma il Consiglio comunale ha adottato il 21 luglio 1997 la deliberazione n. 139, recante « Misure di tutela per i negozi storici di Roma », i cui contenuti sono stati rafforzati dalle delibere dell'Assemblea capitolina n. 10 del 4 novembre 2010 e n. 47 del 17 aprile 2018. Analogamente hanno provveduto città come Firenze, Genova, Bologna o Aosta. L'obiettivo del presente disegno di legge è quello di individuare un denominatore comune del lavoro già svolto dagli enti territoriali e di incentivare gli interventi di tutela delle regioni e delle città che non vi abbiano ancora provveduto. Il principale incentivo consiste nel fatto che i negozi e le botteghe storici, individuati con proprie norme dalle regioni, entreranno a far parte di un circuito nazionale, oltre a godere di specifici interventi. Considerare i negozi storici come attività protette, evitandone il declino e la manomissione speculativa, necessita della pianificazione di una conservazione attiva, intesa come recupero e tutela dell'esistente. Ed è a questo che si punta, a un'azione attiva che non si limita alla mera tutela, ma intende fornire gli strumenti per dare vigore a queste imprese. Ciò premesso, occorre ricordare che nella Costituzione il settore del commercio è di esclusiva competenza delle regioni. Pertanto lo Stato deve limitarsi a proporre norme quadro sufficientemente elastiche da ricomprendere le diverse impostazioni regionali. Il presente disegno di legge si compone di 5 articoli. L'articolo 1 individua gli obiettivi della legge e detta le necessarie definizioni. Tra gli obiettivi la tutela delle attività commerciali e artigiane – botteghe storiche – delle quali fanno parte i negozi, gli esercizi pubblici (attività di vendita al pubblico di alimenti e bevande – comprese le alcoliche di qualsiasi gradazione – per il consumo sul posto, in locali o in aree aperte al pubblico) e le botteghe artigiane, quali portatori di specifica funzione sociale e beni storici da tutelare, anche al fine di salvaguardare il presidio urbano e di servizio da essi rappresentato.