[pronunce]

, in conformità all'orientamento della giurisprudenza costituzionale secondo cui il giudizio di legittimità costituzionale in via principale si svolge «esclusivamente fra soggetti titolari di potestà legislativa, fermi restando per i soggetti privi di tale potestà i mezzi di tutela delle loro posizioni soggettive, anche costituzionali, di fronte ad altre istanze giurisdizionali ed eventualmente anche di fronte a questa Corte in via incidentale» (ex plurimis, sentenza n. 405 del 2008). 3. – Dal momento che varie Regioni hanno impugnato le medesime norme, è opportuno esaminare le doglianze nella successione numerica cui si riferiscono. 4. – La Regione Piemonte dubita della legittimità costituzionale delle disposizioni della Sezione II della Parte III del d.lgs. n. 152 del 2006 nella parte in cui – regolando la tutela delle acque dall'inquinamento anche sotto l'aspetto degli strumenti pianificatori e gestionali e recando significative innovazioni non giustificate da esigenze di coordinamento, ed anzi apportatrici di elementi di contraddizione e incoerenza, con accentramento di compiti, in un settore che presenta ramificate interrelazioni con gli ambiti del “governo del territorio” e di gestione dei vari settori di attività antropiche di competenza concorrente, segnatamente della “tutela della salute” – violano i principi di leale collaborazione, ragionevolezza, adeguatezza, differenziazione, sussidiarietà, buon andamento della pubblica amministrazione, anche con riferimento a principi e norme del diritto comunitario e di convenzioni internazionali (artt. 3, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost.). La censura è inammissibile per la sua genericità: la Regione, all'impugnazione di alcune norme specifiche (artt. 91, 96, 104, 113, 116, 117, 121) fa precedere alcune considerazioni atte a formulare un'autonoma impugnazione della Sezione II nel suo complesso, senza riferimento, però, ad alcun aspetto dispositivo della disciplina. 5. – La Regione Calabria deduce l'illegittimità costituzionale – per violazione delle prerogative regionali in ambiti di legislazione concorrente di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., e del principio di leale collaborazione – dell'art. 73 del citato d.lgs. n. 152 del 2006, nel quale si individuano gli obiettivi da perseguire nella disciplina generale per la tutela delle acque superficiali, marine e sotterranee: secondo la ricorrente, la disciplina delle acque è riconducibile ad un insieme di materie di diversa natura, tra le quali sarebbe prevalente la materia del “governo del territorio” (si vedano, in particolare, le lettere a), c), d) ed e). La censura è generica e non evidenzia, nel complessivo contenuto della norma censurata, che si articola in otto previsioni (lettere da a ad h), gli aspetti specifici nei quali potrebbe cogliersi la violazione delle prerogative regionali. 6. – La Regione Calabria censura, inoltre, l'art. 73, comma 2, che, nell'indicare gli strumenti attraverso i quali raggiungere, nell'ambito della tutela delle acque superficiali, marine e sotterranee, gli obiettivi di cui al comma 1, violerebbe le prerogative regionali nella materia di legislazione concorrente del “governo del territorio”, di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., poiché, per definizione, gli strumenti non attengono a norme di principio; o, in subordine, ove si configurasse una concorrenza di competenze, con determinazione statale di livelli di tutela, ometterebbe di prevedere che la redazione di siffatti contenuti normativi venga operata previa intesa con i rappresentanti delle Regioni, in violazione del principio di leale collaborazione. La censura non è fondata. La previsione di strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di tutela ambientale è formulata a livello generale, organizzativo, al fine di assicurare standard omogenei sul territorio nazionale, in ordine alle modalità di conseguimento degli obiettivi. Il carattere generale, unitario, non interferente su specifiche realtà territoriali, si ritrova nella disposizione di chiusura della norma (comma 3), in cui si prevede che «il perseguimento delle finalità e l'utilizzo degli strumenti contribuiscono a proteggere le acque territoriali e marine e a realizzare gli obiettivi degli accordi internazionali in materia». Del resto, nella materia ambientale, di potestà legislativa esclusiva, lo Stato non si limita a porre principi (come nelle materie di legislazione concorrente): il fatto che tale competenza statale non escluda la concomitante possibilità per le Regioni di intervenire, nell'esercizio delle loro competenze in tema di tutela della salute e di governo del territorio, non comporta che lo Stato debba necessariamente limitarsi, allorquando individui l'esigenza di interventi di questa natura, a stabilire solo norme di principio (sentenze n. 62 del 2005, n. 12 e n. 61 del 2009). 7. – La Regione Liguria ha impugnato l'art. 74, comma 1, lettere h), n), ff) e oo), e comma 2, lettere qq) ed ee), per violazione del principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., dell'art. 76 Cost., per contrasto con la legge delega, e dell'art. 117, primo comma, Cost., per contrasto con la normativa comunitaria. Con memoria depositata nell'imminenza dell'udienza, la predetta Regione ha rinunciato alle impugnazioni proposte avverso l'art. 74, comma 1, lettere h), n), ff) e oo). La formale rinuncia, in relazione ai motivi concernenti disposizioni modificate, produce, in assenza di accettazione dello Stato, la cessazione della materia del contendere (ordinanze n. 53 del 2009 e n. 345 del 2006), ammettendo esplicitamente la stessa Regione essere venuto meno in parte qua l'interesse al ricorso. Non risulta, peraltro, che le norme modificate abbiano avuto attuazione nel territorio regionale. Le censure residue investono: – l'art. 74, comma 1, lettera n), che modificherebbe la definizione di agglomerato di cui all'art. 2, comma 1, lettera m), del d.lgs. n. 152 del 1999, e, inoltre, sarebbe in contrasto con la definizione di agglomerato stabilita dall'art. 2 della direttiva 91/271/CEE. La norma, dunque, si porrebbe in contrasto con gli artt. 3, 76, e 117, primo comma, Cost., arrecando lesione alle prerogative regionali riferite al proprio territorio; – l'art. 74, comma 2, lettera ee), che definisce “sostanze pericolose” le «sostanze o gruppi di sostanze tossiche, persistenti e bio-accumulabili e altre sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a preoccupazioni analoghe»; le definizioni violerebbero l'art. 3 Cost. per irragionevolezza e, derivandone una diminuzione della tutela ambientale, in contrasto con il principio di salvaguardia della qualità dell'ambiente adottato dalla legge delega, violerebbero anche l'art. 76 Cost., con conseguente pregiudizio delle condizioni del territorio e aggravamento dell'attività regionale in materia.