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bisogna valorizzare il patrimonio pubblico. Passo ora al cosiddetto decreto aprile (che forse diventerà decreto maggio). Ricordatevi che bisogna pagare la CIG subito - domani - perché non ci sono soldi in tasca degli italiani e dei lavoratori che, purtroppo, subiscono questa difficoltà a causa del settore in cui lavorano. Bisogna prevedere - voi ne avete parlato, ma vi suggerisco di farlo in questo modo - contributi a fondo perduto alle aziende - ma subito - in base al fatturato e al numero di dipendenti, senza tante esibizioni di documenti. Infatti, se dobbiamo aspettare le banche e le procedure, non ci arriveremo mai. Quanto a quello che chiamate reddito di emergenza (non mi piace il nome, ma mi adeguo), non 500, ma 1.000 euro a tutte le famiglie per tre mesi. Poi, rottamazione- quater e non cartelle nuove; una politica industriale che sappia in che direzione andare; una campagna di promozione per il made in Italy e il turismo che rappresenta il 13 per cento del PIL e sarà in notevole difficoltà. Occorre poi che gli investimenti pubblici partano secondo il modello Genova: date la firma ai sindaci e ai Presidenti di Provincia e Regione. Non è una crisi periodica: è una guerra. Cambierà il metro di giudizio delle cose e dei valori; cambieranno i prezzi, i costi, i servizi e la produzione. Occorre una visione di società più creativa, più innovativa e più vicina al centrodestra. Libertà: tutto è permesso, tranne ciò che è vietato. Produrre ricchezza non è peccato e non è reato. No a uno Stato di polizia o a una società giudiziaria. Occorre una visione in cui si contempli anche che l'economia e la società sono sensazioni, competenze, movimento e creatività: il famoso laissez faire, laissez passer . Penso che a volte convenga deliberare sugli stanziamenti ed evitare di deliberare su certe questioni. Mi auguro tuttavia che - abbiate pazienza per la sincerità ma vi porto quello che dicono gli italiani fuori - nonostante voi ce la faremo, perché siamo italiani. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Pizzol) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, sottosegretario Misiani, onorevoli colleghi, soprattutto in quest'Aula sarebbe molto importante, a mio avviso, costruire una condivisione che fotografi la fase della crisi che stiamo attraversando, perché il rischio di ascoltare tante banalità, che poi possono diventare pericolosi focolai di contrapposizione, credo che sia a tutti noi evidente. Questa non è una guerra, non è una crisi finanziaria che determina una crisi strutturale delle dinamiche economiche e non è nemmeno una crisi congiunturale che quindi si poteva prevedere con gli strumenti della programmazione dei Governi: questa è una pandemia che nasce local e diventa global e che produce effetti non solo in Italia; basta guardare le previsioni del Fondo monetario internazionale e i tassi di riduzione della crescita (stimati, secondo me in maniera eccessivamente prudenziale, almeno al 6 per cento: questa mattina, in sede di audizione, la Banca d'Italia parlava addirittura di previsioni che possono arrivare al 10 per cento). Quindi, è un fenomeno globale, che colpisce al cuore i tassi di crescita delle dinamiche economiche dei nostri Paesi. Dunque è naturale immaginare, rispetto allo scostamento che il Parlamento si appresta ad autorizzare (lo dico con amicizia al collega Damiani, che ha valutato gli strumenti fin qui messi in campo dal Governo inutili e inefficaci sotto certi aspetti), che stiamo confezionando una cornice economica che consentirà al Governo di realizzare, se teniamo conto anche della prima manovra di emergenza di 25 miliardi di euro, una delle manovre economiche più ampie ed espansive della storia della Repubblica dal dopoguerra ad oggi. Sono, dunque, strumenti importanti, perché 55,3 miliardi di euro di indebitamento, più 155 miliardi di euro di saldo netto da finanziare, rappresentano una risposta adeguata. Poi si tratta di discutere e lo dico con grande intensità. Il DEF non ha al fianco il Programma nazionale di riforma (PNR) e, dunque, sono anche superficiali e inutili i conflitti politici visto che avremo tempo e modo, quando il Governo le presenterà dopo la pandemia, di confrontarci sul piano nazionale delle riforme, che è la discriminazione politica di un dibattito normale. Insomma, sarebbe l'ora della responsabilità, lo dico con grande chiarezza, perché il quadro macroeconomico che abbiamo di fronte non ci consente tentennamenti in questa direzione. Intanto, non consente a nessuno, e non è una questione politica, di presentare un'idea dell'Italia ai margini o contro le dinamiche europee. Noi abbiamo bisogno di più Europa perché, inevitabilmente, questo quadro macroeconomico, a cominciare dal rapporto deficit -PIL al 155 per cento, richiede inevitabilmente una nuova dinamica europea. Non si può parlare della BCE alla mattina e contrastare l'Europa al pomeriggio. L'Europa, infatti, non solo ha messo in campo, con la BCE, nuovi ed imponenti investimenti che ci consentono la gestione degli spread (che, lo ribadisco, è fondamentale per il sostegno alla crescita economica), ma ha sospeso il Patto di stabilità e ha messo in campo una serie di misure che sono tutte preziose e che andranno verificate con attenzione nei prossimi mesi. Per gestire, infatti, un debito al 155 per cento del PIL è inevitabile che la gestione degli oneri finanziari richieda un grande pensiero e un grande investimento da parte di tutte le dinamiche economiche che abbiamo di fronte nel nostro Paese. Dunque, serve più Europa. È folle e irresponsabile spingere l'Italia ai margini o contro l'Europa. (Applausi dal Gruppo PD) . Così come è folle e irresponsabile in questo momento soffiare sul fuoco potenziale di un conflitto sociale. Lo dico perché anche questo è folle è insostenibile: chiamare la piazza non è una questione contro qualcuno; è una questione che danneggia, non solo la democrazia e le istituzioni, ma danneggia al cuore la credibilità di un Paese, genera instabilità, colpisce le famiglie e le imprese italiane. Dobbiamo quindi assumerci una responsabilità collettiva e ciò riguarda anche la ripartenza. Sappiamo tutti, infatti, che dovremo convivere con il virus; con la comunità scientifica non possiamo essere alleati alla mattina e nemici al pomeriggio. La comunità scientifica sta lavorando per costruire le condizioni per sviluppare una difesa immunitaria e sarà il vaccino che ci metterà in sicurezza e, quindi, avremo bisogno di un periodo di convivenza, che, con la ripartenza necessaria delle dinamiche economiche, dobbiamo monitorare con attenzione. Ricordiamoci che la fase della ripartenza ha messo in campo 4 milioni di lavoratori, che quindi si muovono; abbiamo bisogno di verificare la curva epidemiologica.