[pronunce]

- La Corte, con ordinanza n. 265 del 17 luglio 2001, "impregiudicata ogni ulteriore decisione definitiva (a contraddittorio integro) anche in ordine alla ammissibilità del ricorso e dell'intervento", ha dichiarato ammissibile il ricorso, disponendone la notifica, unitamente alla predetta ordinanza, alla Camera dei deputati, in persona del suo Presidente entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione, per essere depositati, presso la cancelleria della Corte, con la prova della eseguita notificazione entro il termine di venti giorni dalla stessa, con richiamo all'art. 26, terzo comma, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale. 7. - La notifica è stata effettuata al Presidente della Camera dei deputati in data 9 agosto 2001, mentre il ricorso, unitamente alla prova della stessa, è stato depositato presso la cancelleria della Corte in data 31 agosto 2001. 8. - La Camera dei deputati si è costituita nel giudizio, concludendo per la inammissibilità del conflitto, e, in subordine, per la infondatezza dello stesso. Sotto il primo profilo nella memoria si osserva che il ricorso è stato notificato al Presidente della Camera dei deputati, e non a quest'ultima in persona del suo Presidente. Un secondo profilo di inammissibilità viene, poi, ravvisato nella mancata identificazione degli elementi necessari ai fini della compiuta percezione delle ragioni del conflitto; ed un terzo nella riproposizione di un conflitto già dichiarato inammissibile, ciò che, ad avviso della difesa della Camera, non sarebbe consentito. Nel merito, si sostiene la sussistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni contestate al deputato Sgarbi ed il suo mandato parlamentare. 9. - Nell'imminenza della data fissata per la camera di consiglio, la difesa della Camera dei deputati ha depositato una memoria, con la quale ha dedotto la improcedibilità del ricorso introduttivo del giudizio, in quanto depositato in data successiva alla scadenza del termine stabilito dall'art. 26, terzo comma, delle norme integrative, insistendo, comunque, per la inammissibilità ed infondatezza del ricorso stesso. Quanto all'intervento del dott. Pennisi, nella memoria si conclude per la inammissibilità dello stesso, osservando che i rari casi in cui la Corte ha ammesso al contraddittorio soggetti diversi da quelli direttamente coinvolti nel conflitto, lo ha fatto pur sempre in considerazione della natura costituzionale delle attribuzioni che tali soggetti erano interessati a tutelare, mentre l'apertura all'intervento contenuta nella recente sentenza n. 76 del 2001 riguarda il giudizio per conflitto tra Stato e Regione, e non la differente ipotesi di conflitto interorganico, in cui la identificazione dei soggetti interessati al conflitto, che viene compiuta dalla Corte in sede di preliminare delibazione di ammissibilità, è compiuta con riferimento all'oggetto peculiare del giudizio, che risiede nella determinazione dei confini delle attribuzioni rispettive degli organi tra i quali è insorto il conflitto, ciò che renderebbe lo stesso inidoneo ad accogliere soggetti terzi, che non siano titolari di attribuzioni costituzionali. Senza considerare la diversità di fondamento dell'autonomia dei consigli regionali e della sovranità della Camera dei deputati. Nella memoria si sottolinea, poi, la irritualità dell'intervento del dott. Pennisi, in quanto effettuato prima della ordinanza della Corte, che ha dichiarato l'ammissibilità del conflitto. Quanto al successivo intervento dello stesso dott. Pennisi, depositato in data 27 ottobre 2001, esso sarebbe comunque tardivo, si rileva nella memoria, in quanto non rispettoso del termine di venti giorni dalla pubblicazione della ordinanza di ammissibilità nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica (25 luglio 2001). Ha depositato memoria altresì la difesa del dott. Pennisi, richiedendo un riesame della giurisprudenza costituzionale sulla inapplicabilità al processo costituzionale dell'istituto della sospensione dei termini nel periodo feriale, in considerazione dell'applicabilità di detto istituto in tutti i procedimenti giurisdizionali, ove si esercita il patrocinio di liberi professionisti, e tenuto altresì conto del fatto che la Corte costituzionale applicherebbe l'istituto in esame anche alla propria attività, quanto alla fissazione dei ruoli di udienza e agli altri adempimenti. Nella memoria si ipotizza, qualora si ritenga inapplicabile al caso in esame la legge 7 ottobre 1969, n. 742 (Sospensione dei termini processuali nel periodo feriale), la opportunità che la Corte sollevi di ufficio questione di legittimità costituzionale relativa alla esclusione dei giudizi avanti la Corte dall'ambito di applicabilità della stessa legge. Nella memoria si insiste, infine, per l'ammissibilità dell'intervento del dott. Pennisi e per la tempestività del relativo deposito, effettuato nel termine di dieci giorni previsto dall'art. 38 del r.d. 17 agosto 1907, n. 642 (Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato) nel testo modificato dall'art. 1, ultimo comma, della legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa) che troverebbe applicazione nel procedimento davanti alla Corte in virtù del richiamo operato dall'art. 22 della legge n. 87 del 1953.1. - Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato è stato promosso con ricorso 10 ottobre 2000 dal Tribunale di Roma, nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla delibera, da quest'ultima adottata nella seduta dell'11 novembre 1999 (atti Camera, doc. IV-quater n. 86), che ha ritenuto che i fatti per i quali è in corso procedimento penale nei confronti del deputato Vittorio Sgarbi concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. - Preliminarmente - a prescindere da ogni altro profilo relativo alla reiterabilità del ricorso per conflitto di attribuzione e alla ammissibilità e ritualità dell'intervento del dottor Pennisi - deve essere esaminato il profilo di improcedibilità, eccepito dalla difesa della Camera dei deputati, relativo alla mancanza di una valida e tempestiva instaurazione del giudizio per conflitto di attribuzione. Nella disciplina dei conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, l'avvio di ciascuna delle due distinte fasi procedurali, nelle quali si articola il giudizio - destinate a concludersi, la prima con la delibazione sommaria sull'ammissibilità del ricorso e la seconda con la decisione definitiva sul merito, oltre che sull'ammissibilità - è rimesso all'iniziativa della parte (potere interessato, promotore del conflitto), che, in particolare, all'esito della prima fase sommaria, ha l'onere di provvedere, nei termini previsti, sia alla notificazione del ricorso e della relativa ordinanza, sia al deposito presso la cancelleria della Corte degli atti notificati, nel termine di venti giorni dall'ultima notificazione, ai sensi dell'art. 26, terzo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (sentenze n. 253 del 2001; n. 203 del 1999; n. 449 del 1997).