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E allora preferisco confidare in una interpretazione giurisprudenziale che non richieda, per il voto di scambio, la prova dell'accordo circa una campagna elettorale fatta di intimidazione e di violenza al corpo elettorale. Per questo annuncio che Liberi e Uguali voterà contro il disegno di legge in esame. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, Fratelli d'Italia condivide le finalità di questo disegno di legge ed è impegnato da sempre in prima linea nella difesa della democrazia dall'inquinamento mafioso. Per questa ragione, in Commissione ci siamo impegnati per migliorare il testo che era al nostro esame, abbiamo ottenuto anche l'approvazione di un nostro emendamento e di questo ci rallegriamo. Siamo d'accordo in particolare con la precisazione che il reato deve punire anche gli intermediari. Siamo d'accordo - e riteniamo sia opportuno precisarlo nella norma - che fra i comportamenti punibili debba rientrare non soltanto, come già è nel testo vigente, l'erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ma anche - come appunto avverrà approvando questa norma - la disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione mafiosa. Da questo punto di vista è sufficiente la promessa, l'impegno in tal senso. Noi lo condividiamo come condividiamo l'aumento delle pene previste dal terzo comma dell'articolo in votazione. L'unica nostra perplessità è legata alla previsione che l'accordo dello scambio elettorale politico-mafioso debba intervenire, da parte del candidato o di un suo intermediario, con soggetti appartenenti alle associazioni mafiose; accordo e appartenenza, ovviamente, che devono essere note al candidato, perché altrimenti saremmo nell'altra ipotesi delittuosa della corruzione elettorale di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 570 del 1960. Tuttavia limitarsi, nella nuova norma, a fare riferimento ai soggetti che appartengono alle associazioni mafiose ed espungere completamente dal nuovo testo le modalità di cui al comma 3 dell'articolo 416- bis rischia - come dicevo prima - di escludere dalla platea dei soggetti punibili l'estraneo all'associazione mafiosa che conclude l'accordo con il candidato o con il suo intermediario, che si avvale delle modalità mafiose ma che non è un appartenente all'associazione mafiosa. Si sarebbe potuto evitare questo rischio approvando l'emendamento 1.100, a prima firma del senatore Caliendo, o l'emendamento 1.101, a prima firma del senatore Cucca, perché entrambi, senza nulla togliere alla norma così come proposta dalla maggioranza, avrebbero aggiunto un'ulteriore fattispecie, includendo a questo punto, con una congiunzione disgiuntiva, e quindi alternativa - in questo modo entrambe le fattispecie sarebbero punibili - a fianco dell'accordo da parte del candidato o del suo intermediario con chi appartiene all'associazione mafiosa, anche l'accordo con chi è estraneo all'associazione mafiosa, ma si avvale delle modalità mafiose. Questo avrebbe evitato ogni possibile equivoco, avrebbe completato la norma e ci avrebbe reso certamente più tranquilli. Ci dispiace che la maggioranza si sia chiusa, non abbia voluto ascoltare coloro che da più parti davano siffatto consiglio del tutto disinteressato, perché in tal modo avremmo certamente reso un maggior servizio al Paese, alla democrazia, al contrasto della mafia che sta cercando di infiltrarsi nelle istituzioni attraverso accordi con politici corrotti. Ciò nonostante, noi esprimeremo comunque un voto favorevole perché, pur con questo difetto, riteniamo che la norma, così come è oggi giunta alla nostra approvazione, sia comunque migliorativa del testo vigente. (Applausi dal Gruppo FdI) . CUCCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (PD) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi senatori, peccato perché abbiamo perso una buona occasione per modificare in maniera adeguata l'articolo 416- ter del codice penale. È un peccato perché ancora una volta qualcuno, in particolare una parte politica, ha deciso di rifiutare qualsiasi dialogo e qualsiasi serio confronto per addivenire a una soluzione unanimemente condivisa. Così non è stato. Si sono utilizzate la logica e l'arroganza dei numeri. Si è utilizzato il vecchio criterio, più degno del marchese che a quest'Aula: io sono io e voi non siete nessuno. Nel corso della discussione generale si sono contrapposte - si è già detto ampiamente nel corso della suddetta discussione - due correnti, due fazioni: una giustizialista e una garantista. Ebbene, io condivido questa opinione, ma sono però convinto che la pervicacia con la quale il relatore ha rifiutato qualsiasi critica e osservazione sia dettata principalmente da un intento demagogico, quasi a voler significare che taluno si ritenga il depositario e unico titolare della lotta alla mafia. Ieri si è giunti a sentire la frase: noi siamo i continuatori del pensiero di Giovanni Falcone. Io credo che tale affermazione rasenti addirittura l'impudenza, anche per quello che è stato detto successivamente dai miei colleghi, che molto bene hanno condotto la lotta alla mafia con la loro attività, notoriamente impegnati in prima linea su quel fronte. Il relatore ha fatto finta di ignorare le diffuse critiche che sono arrivate da numerose associazioni che quotidianamente sono in prima linea nella lotta alla mafia e da magistrati e operatori del diritto che hanno attaccato aspramente - come già detto - il provvedimento che ci occupa. Questo provvedimento, lungi dal migliorare il testo in esame - io non condivido quanto testé detto dal collega Balboni - non lo migliora affatto; anzi - è emerso nel corso della discussione generale - lo peggiora notevolmente, ampliando soprattutto la discrezionalità di chi sarà chiamato ad applicarla, con le intuibili conseguenze in tema di certezza della legge. Ormai, con questa norma ci sono maglie talmente larghe che saranno in molti a poter sfuggire alla sua applicazione. Il tempo non mi consente di ripetere ciò che da più parti è stato affermato e mi limito a richiamare gli interventi dei senatori Grasso, Mirabelli e Rossomando, nonché dei senatori Damiani, Stancanelli e Caliendo. Tutti, pur nella diversità ideologica e anche nella diversa collocazione politica, hanno evidenziato le criticità enormi del provvedimento: la norma viene peggiorata; restringe la platea dei soggetti cui può essere applicata; introduce incertezze interpretative che finiranno con lo sminuire, se non vanificare, la sua portata. Per non parlare poi del comma, di cui si è parlato anche stamattina, che prevede un aumento della pena in caso di elezione sino alla metà, prevedendo evidentemente situazioni nelle quali il mancato rispetto del principio di ragionevolezza, lungi dall'avere efficacia deterrente, originerebbe situazioni aberranti nelle quali il mafioso sarà punito con una pena inferiore rispetto, invece, a colui che, avendo accettato la promessa del voto, poi venga eletto.