[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), promosso dal Tribunale di sorveglianza di Firenze, nel procedimento a carico di R. D.S., con ordinanza del 21 marzo 2019, iscritta al n. 116 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 febbraio 2020 il Giudice relatore Nicolò Zanon; deliberato nella camera di consiglio del 12 febbraio 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale di sorveglianza di Firenze, con ordinanza depositata il 21 marzo 2019 e iscritta al n. 116 del registro ordinanze 2019, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), «nella parte in cui non esclude dal novero dei reati ivi ricompresi quello di cui all'art. 630 c.p., allorché sia stata riconosciuta l'attenuante del fatto di lieve entità, ai sensi della sentenza della Corte Costituzionale n° 68 del 23 marzo 2012». 2.- Il tribunale rimettente si trova a decidere sulla richiesta di affidamento in prova al servizio sociale, avanzata ai sensi dell'art. 47 ordin. penit. , da R. D.S., detenuto dal 30 giugno 2017 in esecuzione della pena di nove anni e otto mesi di reclusione, irrogata per i reati di sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 del codice penale) e lesioni personali (artt. 582, 585 e 576, numero 1, cod. pen.), commessi in concorso con altri (art. 110 cod. pen.). Espone il collegio rimettente che, con la sentenza di condanna (divenuta definitiva il 26 giugno 2017), è stata riconosciuta, per il reato di sequestro di persona, «la diminuente dell'art. 311 c.p., come da sentenza della Corte Costituzionale n. 68 del 19-03-2012», in ragione della limitata durata nel tempo del sequestro (tre giorni), del luogo di restrizione (appartamento) e della parziale libertà di movimento delle persone offese (non soggette a strumenti di coercizione). È stata altresì riconosciuta l'attenuante del risarcimento del danno, ai sensi dell'art. 62, numero 6), cod. pen. Riferisce il giudice a quo che il detenuto, a sostegno della propria istanza, ha prospettato la disponibilità di domicilio e lavoro in Roma, specificando inoltre che la durata della pena da espiare, in quanto non superiore ai quattro anni (essendo il fine pena fissato per il 16 dicembre 2022), rientrerebbe nei limiti previsti dal comma 3-bis dell'art. 47 ordin. penit. Il rimettente rileva, tuttavia, che la condanna è stata inflitta per il reato di cui all'art. 630 cod. pen. , contemplato dal comma 1 dell'art. 4-bis ordin. penit. , che vieta la concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale in assenza di collaborazione con la giustizia. Collaborazione di cui, del resto, il detenuto non ha avanzato richiesta di accertamento, in quanto «in effetti non [...] prestata», come riferisce sempre il giudice a quo. Neppure risulta chiesto l'accertamento della collaborazione cosiddetta impossibile o inesigibile. Di qui, l'inammissibilità dell'istanza di affidamento in prova al servizio sociale. 2.1.- In punto di non manifesta infondatezza , il collegio rimettente richiama l'ordinanza della Corte di cassazione «del 21-09-2018 [recte: 16 novembre 2018], prima sezione, n. 51877 [...], in materia in parte analoga», e ritiene di dover sollevare «la medesima questione di legittimità costituzionale, già prospettata dalla Corte di legittimità, pur riguardando il caso oggi ad oggetto l'accesso ad una misura alternativa e non ad un permesso premio», venendo sempre in rilievo il profilo «dell'´ostatività` del reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, pur nell'ipotesi attenuata della lieve entità». Anche il Tribunale di sorveglianza di Firenze - riportandosi «integralmente» alle motivazioni contenute nella citata ordinanza della Corte di cassazione - prospetta la violazione degli artt. 3 e 27 Cost. in conseguenza dell'inclusione, fra i reati cosiddetti ostativi alla concessione della misura alternativa alla detenzione nella specie richiesta, del reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, nei casi in cui sia stata riconosciuta la speciale attenuante della lieve entità del fatto, come da sentenza della Corte costituzionale n. 68 del 2012. Il rimettente ricostruisce l'origine del regime ostativo introdotto dall'art. 4-bis ordin. penit. , rinvenendola nella necessità - soddisfatta con l'emanazione delle «leggi dell'emergenza dei primi anni '90» - di introdurre restrizioni rispetto a «delitti di particolare allarme sociale», quali i «reati associativi più gravi (associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti)» e quelli commessi «con finalità o metodo mafioso», oltre al reato di cui all'art. 630 cod. pen. Tutte queste fattispecie sarebbero caratterizzate «dal necessario o almeno normale inserimento del reo in compagini criminose di gruppo o comunque collegate con organizzazioni criminali». Per effetto di successivi interventi legislativi ripetuti negli anni - ricorda ancora il rimettente - è stato ampliato l'elenco dei reati «ostativi o parzialmente tali», disegnando una disciplina che avrebbe superato le censure di illegittimità costituzionale in forza dell'effetto «mitigatore» della collaborazione e della sua «estensione alle accezioni di impossibilità, inesigibilità, irrilevanza». Tuttavia, il giudice a quo dubita della legittimità costituzionale dell'inserimento della fattispecie di cui all'art. 630 cod. pen. , «nell'ipotesi della lieve entità del fatto», tra i delitti per cui vi sarebbe «presunzione pressoché assoluta di pericolosità sociale, come se anche detto reato fosse espressione di criminalità esercitata in forma organizzata o comunque particolarmente pervasiva e quindi tale da giustificare l'esclusione tout court dai benefici penitenziari in assenza di collaborazione». Il Tribunale di sorveglianza di Firenze ricorda che, con legge 30 dicembre 1980, n. 894 (Modifiche all'articolo 630 del codice penale), per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione è stato previsto un notevole inasprimento della risposta sanzionatoria, in ragione dell'allarme sociale cagionato dal fenomeno dei sequestri di persona, «perpetrati in Italia dalla criminalità organizzata».