[pronunce]

Il giudice rimettente non contesta che sia questo il contenuto della norma, ma ne deduce la incostituzionalità per violazione dell'art. 3 della Costituzione, apparendo non ragionevole se raffrontato alla disposizione di cui al successivo art. 47, che riconosce la possibilità dell'adozione non legittimante anche nell'ipotesi in cui uno dei coniugi deceda durante l'iter per l'adozione, e tenuto anche conto che nell'art. 25 della stessa legge n. 184 del 1983 si rimarca la prevalenza dell'interesse del minore, acconsentendo che si arrivi all'adozione quando si verifica la morte del genitore dell'adottando durante il periodo di affidamento preadottivo. Proprio le norme invocate a sostegno dell'incostituzionalità dimostrano, invece, la ragionevolezza delle scelte operate. Il legislatore, cioè, posto di fronte a situazioni che impedirebbero l'accoglimento della domanda per essere venute meno successivamente alla proposizione della stessa le condizioni necessarie previste dalla legge (rapporto di coniugio in atto al momento della prestazione dell'assenso, in tema di adozione in casi particolari; rapporto di coniugio almeno triennale e mancanza di separazione, anche di fatto, successivamente all'affidamento preadottivo in tema di adozione legittimante) – facendo applicazione eccezionale, in tema di azioni costitutive di uno status, del principio secondo cui il tempo necessario per l'attribuzione del bene della vita richiesto non deve risolversi in un danno per l'interessato a tale attribuzione –, ammette l'adozione, su richiesta di uno o di entrambi i coniugi, a seconda delle varie ipotesi, purché le condizioni richieste preesistano ad un determinato momento successivo alla proposizione dell'azione ed individuato in quello dell'affidamento preadottivo, in caso di adozione legittimante, ed in quello della prestazione dell'assenso, in caso di adozione non legittimante. L'interesse del minore, se giustifica, secondo i casi, l'adozione legittimante o non legittimante, che sarebbe altrimenti impossibile per essere venute meno, successivamente alla proposizione della domanda, le condizioni dell'azione, all'origine esistenti, non consente che si prescinda da tali condizioni fin dal momento della proposizione della domanda stessa. L'accoglimento della tesi qui contestata sarebbe in contrasto con i princípi dell'adozione, in quanto introdurrebbe una incertezza sulle condizioni dell'azione. Seppure è vero che la morte di un coniuge non esclude la rilevanza, ad altri effetti, del pregresso rapporto coniugale, non da ciò solo deriva la possibilità di considerare tale rapporto come ancora esistente ai fini dell'adozione. Ciò non esclude che, per restare nell'ambito della fattispecie in esame, il legislatore ordinario possa consentire l'adozione al nuovo coniuge, per la tutela dell'interesse del minore, anche in ipotesi di decesso del genitore del minore stesso in un momento precedente la prestazione dell'assenso. 4. – La pronuncia che precede determina l'inammissibilità, per irrilevanza, della questione di costituzionalità dell'art. 46, secondo comma, della stessa legge n. 184 del 1983, nella parte in cui esclude che il tribunale possa superare il diniego di assenso del genitore del minore adottando, che sia nel pieno possesso della potestà genitoriale, dal momento che il suo eventuale accoglimento non avrebbe alcun effetto nella fattispecie in esame.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 44, comma 1, lettera b), della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Venezia con l'ordinanza in epigrafe; dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 46, secondo comma, della stessa legge n. 184 del 1983, sollevata, in riferimento agli artt. 2 e 31 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Venezia, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA