[pronunce]

che il rimettente risulta chiamato a giudicare, in due dei nove casi, della legittimità di provvedimenti con cui il Sindaco del Comune di Catania, nella qualità di Commissario delegato per l'emergenza traffico e per la sicurezza sismica, ha disposto, rispettivamente, l'aggiudicazione dell'appalto per l'edificazione di un parcheggio (r.o. n. 580 del 2006) , ed ha approvato nove progetti-localizzazioni di parcheggi sotterranei da realizzarsi in città (r.o. n. 84 del 2007); che – quanto all'oggetto degli altri giudizi principali – il giudice a quo riferisce di essere stato investito (r.o. n. 82 del 2007) dell'impugnazione di provvedimenti adottati nell'ambito di un procedimento ablatorio, finalizzato al completamento e all'ammodernamento di un impianto di depurazione di acque reflue, procedimento posto in essere da varie autorità amministrative di concerto con il Presidente della Regione, nell'esercizio dei poteri conferitigli nella qualità di Commissario delegato di protezione civile per l'emergenza rifiuti e tutela delle acque nella Regione Sicilia; che, analogamente, i giudizi nel corso dei quali il Tribunale amministrativo catanese ha adottato le ordinanze r.o. nn. 85, 233 e 493 del 2007 concernono, rispettivamente, il primo ed il terzo, l'impugnazione di provvedimenti (e di atti consequenziali) adottati dal Presidente della Regione, nella qualità di Commissario delegato all'emergenza idrica, il secondo, invece, un'ordinanza emessa dalla medesima autorità amministrativa (in veste di Commissario delegato di protezione civile per l'emergenza rifiuti e tutela delle acque nella Regione Sicilia), con cui è stata disposta l'approvazione di un progetto relativo alla realizzazione di un impianto per lo smaltimento di rifiuti; che è, invece, l'impugnativa dei pareri favorevoli, espressi dal Commissario per l'emergenza rifiuti e tutela delle acque in Sicilia in ordine ai progetti per la realizzazione, nei Comuni di Caltabiano, Baronia e Rometta, di altrettante stazioni cosiddette di trasferenza dei rifiuti solidi urbani, a costituire l'oggetto dei giudizi nel corso dei quali sono state adottate le ordinanze r.o. nn. 490, 491 e 492 del 2007; che, ciò premesso, il TAR rimettente assume – in ciascuna delle citate ordinanze di rimessione – che, ai sensi della disciplina processuale recata dai predetti commi 2-bis, 2-ter e 2-quater dell'art. 3 del d.l. n. 245 del 2005, le controversie sopra sinteticamente indicate dovrebbero essere integralmente devolute alla cognizione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, giacché in ognuna di esse vengono in rilievo questioni attinenti all'esercizio dei poteri emergenziali ex art. 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992; che il giudice a quo, tuttavia, reputa di dover sottoporre all'esame della Corte costituzionale questione di legittimità costituzionale delle norme suddette, ipotizzandone il contrasto con gli artt. 3, 24, 25 e 125 Cost. e con l'art. 23 dello statuto regionale di autonomia, sulla base di considerazioni sostanzialmente identiche a quelle già oggetto dell'ordinanza n. 579 del 2006; che, inoltre, il rimettente ipotizza – salvo che nell'ordinanza r.o. n. 580 del 2006 – la violazione anche del principio del giusto processo (senza, però, richiamare espressamente l'art. 111 Cost. nei dispositivi di ciascun provvedimento di rimessione); che, difatti, nell'illustrare le ragioni dell'asserita violazione dell'art. 23 dello statuto regionale di autonomia, il rimettente sottolinea che, qualora si ritenesse che la prevista competenza in primo grado del TAR del Lazio – per controversie del tipo di quelle in esame – non valga a mutare, quanto al grado d'appello, quella del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, la disciplina in contestazione dovrebbe «essere ulteriormente tacciata di irragionevolezza e contraddittorietà», assistendosi «ad incomprensibili “trasmigrazioni” giudiziarie» della stessa lite (dalla Sicilia a Roma, per il primo grado, e da Roma a Palermo, per quello d'appello), con conseguente aggravamento della tutela giurisdizionale «in termini di tempi decisionali e adempimenti del processo»; che il rimettente catanese ha, inoltre, sollevato analoga questione di legittimità costituzionale con l'ordinanza r.o. n. 581 del 2006; che il giudice a quo premette di essere stato adito per l'annullamento di un provvedimento adottato dal Sindaco di Catania all'esito di una procedura amministrativa posta in essere nell'esercizio dei poteri conferitigli «in qualità di commissario delegato di protezione civile per l'emergenza traffico»; che, conseguentemente, il rimettente deduce di dover «affrontare d'ufficio la questione relativa alla competenza inderogabile del Tar del Lazio a conoscere la vicenda», in ragione di quanto stabilito dalla sopravvenuta normativa oggetto di censura, atteso che, sulla base di tale disciplina, esso dovrebbe dichiarare il proprio difetto di competenza, esito processuale al quale, tuttavia, reputa di non dover pervenire, proprio ipotizzando l'illegittimità costituzionale delle previsioni legislative suddette, per contrasto con gli artt. 3, 24, 25 e 125 Cost. e con l'art. 23 dello statuto regionale di autonomia; che il rimettente richiama, in proposito, le stesse considerazioni già svolte nell'ordinanza n. 579 del 2006, reputando, però, di dover individuare ulteriori profili di illegittimità della contestata disciplina, con riferimento, in particolare, all'ipotizzato contrasto con l'art. 24 Cost.; che integrerebbe, infatti, un'ulteriore violazione di tale parametro la circostanza che – radicatosi nuovamente innanzi al Tar del Lazio, sede di Roma, il giudizio già pendente innanzi al Tar locale, e da questo definito, quanto alla domanda di concessione del provvedimento ex art. 21 della legge n. 1034 del 1971 – «la parte soccombente nel giudizio cautelare» risulti «fornita di uno strumento giurisdizionale anomalo e atipico» per porre in discussione la decisione, precedentemente adottata, sulla domanda cautelare; che in tal modo, infatti, si riconoscerebbe – seppure solo ai fini e per gli effetti appena descritti – «l'impulso processuale», e cioè «una prerogativa esclusiva della parte ricorrente», anche all'amministrazione resistente (e/o al controinteressato), ciò che integrerebbe un'ulteriore violazione dell'art. 24 Cost.; che con tre ulteriori ordinanze di rimessione (r.o n. 584 del 2006; r.o. nn. 300 e 430 del 2007), sempre il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha sollevato questione di legittimità costituzionale pressoché identica a quelle precedentemente illustrate, evocando anche, tra le norme costituzionali asseritamente violate (ma solo nell'ordinanza r.o. n. 300 del 2007) , l'art. 111, primo comma, Cost.;