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Posto che il MoVimento 5 Stelle ha esaurito i candidati e che non è in coalizione (pertanto non si possono reperire altri candidati tra i partiti alleati), il seggio restante deve essere assegnato al partito con il resto residuo maggiore che - lo direi a proposito di qualunque altro partito - guarda caso è Forza Italia. Se in Sicilia devono esserci 25 senatori - e la Costituzione questo prescrive - in mancanza di candidati del partito che ha avuto più voti, il seggio deve essere attribuito al partito con il più alto resto a cui non sono stati assegnati seggi. Giunta per il Regolamento, convocazione Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, convocazione PRESIDENTE . Comunico che alle ore 10,30 sarà convocata la Giunta per il Regolamento e alle ore 10,45 la Conferenza dei Capigruppo. Ripresa della discussione del documento Doc Doc. XVI, n. 2 PRESIDENTE . Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza, senatore Grasso. GRASSO, relatore di minoranza . Signor Presidente, colleghi, prima di tutto voglio esprimere ora, che ne ho l'occasione, le mie congratulazioni al MoVimento 5 Stelle per aver ottenuto, un anno e mezzo fa, un successo superiore anche alle loro aspettative e alle previsioni della stessa legge elettorale, dato che hanno presentato un numero di candidati inferiore a quello dei seggi; un consenso perso, però, con la stessa alta velocità (non uso un termine a caso) con cui è stato conquistato. Dalle vittorie di Pirro alle vittorie zero, per dirla con le vostre nuove espressioni, che danno un senso inedito sia alla grammatica, che all'aritmetica. La questione di cui stiamo discutendo è molto semplice, nella sua descrizione. Avendo il MoVimento 5 Stelle usufruito, come previsto dalla legge, di pluricandidature nei seggi uninominali e plurinominali, si è verificato il caso che nel collegio del Senato Sicilia 2 uno dei quattro seggi assegnati (quello della collega Catalfo, eletta contemporaneamente nel collegio uninominale Sicilia 08) è rimasto non assegnato, perché tutti gli altri della lista sono diventati nostri stimati colleghi senatori. Affronterò brevemente le prime due delle quattro soluzioni possibili, quelle che ritengo non essere percorribili per ragioni talmente evidenti che non meritano un particolare approfondimento. La prima è quella di attingere all'elenco dei candidati supplenti della lista. È noto a tutti che il ruolo dei supplenti è finalizzato alla fase di verifica della regolarità della lista prima delle elezioni e in tempo utile per consentire all'elettore di conoscere in anticipo i componenti effettivi delle liste presenti nel suo collegio. Dopo la pubblicazione delle liste elettorali, invece, gli elenchi di supplenti perdono ogni funzione e le persone che vi sono iscritte non possono essere elette, altrimenti andrebbe a cadere il collegamento fra eletti ed elettori. La seconda soluzione prospettata, quella appena illustrata dal senatore Malan, mi pare altrettanto impercorribile. Essa consiste nell'assegnare il seggio a una lista diversa dal MoVimento 5 Stelle, ma ciò non mi sembra ammissibile, esistendo il principio democratico dell'articolo 1 della Costituzione e il principio di eguaglianza del voto dell'articolo 48, comma secondo, della Costituzione. È evidente che un simile metodo corrisponderebbe a una violazione della volontà degli elettori che avevano contribuito all'assegnazione del seggio alla lista deficitaria; e in questo campo non è ammessa alcuna analogia, come spesso si è pronunciata la Corte costituzionale. La terza ipotesi, adottata a maggioranza dalla Giunta, è assegnare il seggio vacante a un candidato non eletto di una lista del MoVimento 5 Stelle di una circoscrizione diversa dalla Sicilia. Soluzione - come abbiamo detto - in palese ed evidente contrasto con il preciso e irrinunciabile dettato costituzionale dell'elezione del Senato a base regionale (articolo 57, comma primo, della Costituzione), nonché con l'interpretazione letterale e sistematica della legge elettorale del Senato. Ci sono due punti fermi nella Costituzione riguardo il Senato: la sua elezione a base regionale e il numero dei senatori, introdotto dalla legge costituzionale n. 2 del 1963. Occorre quindi stabilire se il raggiungimento della completezza del plenum di 315 senatori possa giustificare il sacrificio del requisito del mantenimento del collegamento tra il seggio da assegnare e la circoscrizione della Regione di provenienza (principio stabilito dal primo comma dell'articolo 57 della Costituzione). Dato lo scarso tempo a disposizione e la difficoltà a seguire un ragionamento fatto di norme e rimandi incrociati, senza avere le norme davanti, rimando per i dettagli tecnici a quanto scritto, depositato e distribuito ai colleghi senatori nella mia relazione di minoranza. È sufficiente però sottolineare che le norme escludono alcune disposizioni valide per la Camera, ovvero la possibilità di attingere ad altre circoscrizioni, proprio in osservanza del limite dell'elezione a base regionale. Questo non ci può spingere a considerare valida per analogia quella norma di chiusura invocata nella relazione di maggioranza, prevista per la sola Camera dei deputati, nemmeno per effetto del doppio rinvio all'articolo 84, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957: un doppio salto mortale, che viola la norma costituzionale. L'unica soluzione in linea con la Costituzione e con i precedenti di questa Assemblea è non assegnare il seggio per l'intera legislatura, senza che questo comporti alcun vulnus , perché il Senato può deliberare validamente anche con numeri inferiori al plenum dei 315, prescritto dall'articolo 57, comma secondo, della Costituzione. Del resto già in passato - ci sono diversi esempi citati nella mia relazione - le Giunte di Camera e Senato constatarono che questa era la soluzione quando era impossibile individuare, nella legge elettorale allora vigente, un criterio utile ad assegnare i seggi vacanti. Per questa ragione si decise in più occasioni di non assegnare uno o più seggi, tanto più che nella nostra ipotesi la diminuzione di un solo senatore da 315 a 314 non comporterebbe nemmeno uno spostamento nella maggioranza assoluta, che in ogni caso rimarrebbe fissata in 161, considerati anche i senatori a vita. La legge elettorale vigente ha evidentemente delle falle e il Parlamento dovrà porvi rimedio. D'altronde si ricorderà che questa legge, il cosiddetto Rosatellum, ebbe un cammino non proprio ampiamente condiviso. Il Governo di allora vi pose la questione di fiducia, espropriando il Parlamento di una sua prerogativa e non consentendo in Senato nemmeno la discussione generale, scelta che, com'è noto, stigmatizzai fortemente da Presidente del Senato. La scelta tra il principio dell'elezione regionale del Senato e il numero di 315 senatori, non può spingerci a correggere i risultati elettorali, atto che la Corte costituzionale (sentenza n. 44 del 1961) giudica «di innegabile gravità poiché porta ad assegnare alcuni seggi a persone diverse da quelle a cui sarebbero spettati» o addirittura, come in questo caso, a circoscrizioni assolutamente diverse. È stato detto dalla stessa Corte costituzionale che non è consentita in questa fattispecie alcuna applicazione delle norme in analogia.