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L'articolo 6 modifica l'articolo 6 della legge n. 184 del 1983, in materia di soggetti legittimati all'adozione, prevedendo – anche a seguito della legge 20 maggio 2016, n. 76, in materia di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze – che l'adozione sia consentita non solo ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, ma anche alle parti unite civilmente da almeno tre anni e a conviventi di fatto, anche dello stesso sesso, in modo stabile e continuativo da almeno tre anni. Tra i coniugi e le parti unite civilmente non deve sussistere e non deve avere avuto luogo negli ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto; allo stesso modo tra i conviventi di fatto la convivenza non deve esse stata interrotta. Si prevede inoltre che l'adozione sia consentita anche a persone singole di età non inferiore ai trent'anni. L'articolo 7 interviene sull'articolo 7 della legge n. 184 del 1983, in materia di rappresentanza e consenso del minore adottando, prevedendo, in coerenza con quanto previsto dalla Convenzione di Strasburgo sull'esercizio dei diritti dei minori e con le Linee guida per una giustizia child friendly , l'opportunità che il minore abbia una rappresentanza autonoma nel procedimento di adozione qualora vi sia conflitto di interessi con il tutore. L'articolo 8 interviene sull'articolo 8 della legge n. 184 del 1983, in materia di dichiarazione di adottabilità, modificando la normativa in sintonia con quanto stabilito dalla Corte di cassazione (sentenze 22 gennaio 2010, n. 1107, 17 febbraio 2010, nn. 3804 e 3805, 26 marzo 2010, n. 7281, 19 maggio 2010, n. 12290, 14 giugno 2010, n. 14216, 19 luglio 2010, n. 16870) e con la Convenzione sull'esercizio dei diritti dei fanciulli, fatta a Strasburgo il 25 gennaio 1996, ratificata in Italia con legge 20 marzo 2003, n. 77, a tal fine prevedendo che il presidente del tribunale per i minorenni nomini un curatore speciale, nella persona di un avvocato, se il minore è in potenziale conflitto di interessi con il tutore provvisorio. L'articolo 9 interviene sull'articolo 9 della legge n. 184 del 1983, in materia di compiti delle comunità di tipo familiare, prevedendo, in ossequio ai principi del giusto processo e alle indicazioni della giurisprudenza CEDU, che il ricorso motivato del pubblico ministero sia notificato ai soggetti di cui all'articolo 8 (genitori o parenti) affinché gli stessi abbiano immediata cognizione dell'apertura del procedimento, trattandosi di un giudizio che può definirsi con un provvedimento che incide radicalmente sul rapporto tra i genitori e il figlio minore. L'articolo 10 interviene sull'articolo 10 della legge n. 184 del 1983, in materia di compiti del presidente del tribunale per i minorenni, prevedendo che lo stesso indichi in sé medesimo o in altro giudice il presidente del collegio che procederà alla trattazione. Lo stesso può avvalersi della pubblica amministrazione e dei servizi socio-sanitari e può stabilire l'acquisizione dei certificati penali e dell'eventuale documentazione sanitaria dei genitori o dei loro familiari (ad esempio la certificazione sanitaria relativa a problematiche di dipendenza da sostanze o di psico-patologie pregresse e attuali). La costituzione del collegio che segue tutta la trattazione rappresenta una grande novità. Il presidente del collegio deve verificare che il contraddittorio si sia ritualmente costituito nei confronti dei genitori o dei parenti e, in difetto, ordinarne l'integrazione. In ogni caso, nomina al minore un autonomo rappresentante, invita tutte le parti a nominare un difensore di fiducia e, comunque, nomina loro un difensore d'ufficio. Riguardo la partecipazione delle parti a ogni attività processuale, l'articolo 10 prevede che contraddittorio e diritti di difesa siano sempre garantiti, salvo che ciò sia contrario all'interesse del minore, secondo quanto indicato dalla giurisprudenza della CEDU. È inoltre importante codificare quanto previsto dagli articoli 336- bis del codice civile e 38- bis delle disposizioni per l'attuazione del codice civile in materia di ascolto del minore, anche in ragione di quanto previsto dalla Cassazione nella sentenza n. 7282 del 26 marzo 2010, nella consapevolezza che l'ascolto del minore rappresenta una modalità per dare ingresso nel procedimento all'opinione dello stesso. L'articolo 11 interviene sull'articolo 11 della legge n. 184 del 1983, in materia di non riconoscibilità per difetto di età del genitore, prevedendo che il presidente del tribunale per i minorenni nomini un curatore speciale per il genitore infrasedicenne affinché questi possa richiedere l'autorizzazione al riconoscimento. Si tratta infatti di un atto personale e quindi deve ritenersi esclusa la rappresentanza dei genitori anche perché ci potrebbe essere un conflitto di interessi tra il genitore infrasedicenne e i suoi genitori. Inoltre, è opportuno prevedere per tale autorizzazione la competenza del giudice tutelare del luogo di residenza abituale del genitore infrasedicenne per colmare la lacuna creatasi a seguito dell'entrata in vigore della legge in materia di riconoscimento dei figli naturali che ha già dato luogo a soluzioni giurisprudenziali discordanti. L'articolo 12 interviene sull'articolo 12 della legge n. 184 del 1983, in materia di prescrizioni del presidente del tribunale per i minorenni nell'interesse del minore, prevedendo che dette prescrizioni, finalizzate al recupero della famiglia di origine, debbano essere sempre impartite, per un tempo massimo di un anno con ordinanza debitamente motivata, (ora ciò accade ove il giudice « ne ravvisi la necessità »), sempre che la situazione di abbandono non sia certa e insuperabile. Ai servizi socio-sanitari è affidato l'incarico di predisporre un progetto, dettagliato nei tempi e nelle modalità, per il sostegno alla genitorialità e per il recupero della famiglia di origine. Inoltre è opportuno prevedere che sia proposta l'azione per il mantenimento del minore a carico di chi ha la responsabilità genitoriale. Lo svolgimento del progetto avviene sotto la vigilanza del presidente del tribunale per i minorenni o di un giudice da lui delegato. L'articolo 13 interviene sull'articolo 15 della legge n. 184 del 1983, in materia di dichiarazione di adottabilità, prevedendo che potrebbe esservi non solo la non disponibilità ma anche l'impossibilità a ovviare alla mancanza di assistenza morale o materiale (ad esempio per grave malattia e mancanza di altri familiari che possano curare il minore in mancanza del genitore gravemente ammalato). La dichiarazione dello stato di adottabilità del minore è disposta dal tribunale per i minorenni in camera di consiglio con sentenza, nella udienza conclusiva, presente il pubblico ministero, sentito il rappresentante della comunità di tipo familiare presso cui il minore è collocato o le persone cui egli è affidato.