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Inoltre, si prevedono campagne di pulizia, si stabiliscono criteri e modalità con cui i rifiuti accidentalmente pescati e volontariamente raccolti cessano di essere qualificati come rifiuti speciali, vengono definite norme per la gestione delle biomasse vegetali spiaggiate, al fine della loro re-immissione nell'ambiente naturale, si prevedono forme di pubblicità e sensibilizzazione circa le modalità di conferimento dei rifiuti, la conservazione dell'ambiente, del mare e delle acque interne nonché le corrette pratiche di conferimento dei rifiuti e di recupero e riuso dei beni. Nella legge di bilancio 2019 è stato varato un credito d'imposta del 36 per cento per imballaggi da plastica differenziata o biodegradabili. Nel « decreto clima », il decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141, si è inteso intervenire con misure urgenti in tutti i settori considerati vulnerabili ai cambiamenti climatici per incentivare comportamenti e azioni virtuose programmando una serie di interventi a più livelli, idonei a coinvolgere tutti gli attori responsabili – e quindi le amministrazioni, ma anche i cittadini. Due le importanti novità che rilevano in questo caso. In primo luogo, il decreto impone la trasparenza dei dati ambientali: i soggetti pubblici concessionari di servizi pubblici, ivi inclusi i gestori del servizio idrico, dovranno rendere disponibili in rete, in formato aperto e accessibile, i risultati delle rilevazioni effettuate e dovranno assicurare la visualizzazione delle informazioni. In secondo luogo, il decreto pone un freno alle infrazioni per discariche e depurazioni: saranno aumentati i poteri, le risorse e gli uomini ai commissari che si occupano di bonificare le discariche abusive e la depurazione delle acque al fine di aggredire e risolvere le « storiche » infrazioni ambientali d'Italia, applicando anche alla depurazione il modello che per le discariche ha funzionato, potenziandolo. Occorre prevenire l'inquinamento da reflui industriali, agricoli e urbani e risanare l'ecosistema marino e delle acque dolci, attraverso la promozione di attività di economia circolare e di sensibilizzazione della collettività attraverso la diffusione di modelli comportamentali virtuosi. Il nostro Paese, benché non abbia grossi problemi di scarsità di acqua, incontra enormi difficoltà nel completare e concepire in maniera compiuta il ciclo integrato dell'acqua. L'anello debole del ciclo sembra essere soprattutto quello della depurazione e a conferma di ciò è intervenuto l'ultimo avvertimento della Commissione europea per il recepimento della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (direttiva 1991/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991): è fondamentale adeguare subito gli impianti non a norma per poter dare effettività alle politiche idriche ed evitare nuove procedure di infrazione. La messa a norma degli impianti di depurazione e il controllo degli scarichi è dunque un passaggio fondamentale, da cui non si può prescindere. L'innovazione principale dovrebbe essere quella di considerare le acque reflue come parte di un sistema completo, esaminando non solo il trattamento e lo scarico dei reflui, ma l'intero processo di consumo delle risorse idriche nell'ottica di un uso efficiente dell'acqua, in grado di evitare il ricorso a sostanze pericolose, di riciclare le sostanze nutritive, di trattare le acque reflue a costi contenuti e di recuperare le acque trattate per usi domestici o per l'irrigazione. In questo modo le acque reflue, anziché essere considerate sostanze da eliminare, diventerebbero una risorsa idrica da cui ottenere utili sostanze nutritive, dimostrando come un'efficace strategia di risparmio idrico non è soltanto un rimedio in condizioni di scarsità d'acqua, ma rappresenta un'attrattiva altrettanto valida anche per quelle regioni che sono ricche di risorse idriche. Questo tema si interseca inevitabilmente con il tema della responsabilità ambientale ma, come si è detto, a tutt'oggi le due normative, una sulle politiche idriche e l'altra sulla responsabilità ambientale, sembrano agire parallelamente, creando non un alleggerimento bensì un aggravio procedurale. È necessario, piuttosto, integrare sia le azioni per evitare gli sprechi di risorse che le procedure in modo costruttivo. L'evoluzione della normativa italiana in materia di tutela delle acque è caratterizzata dalla presenza di importanti leggi di settore. Innanzitutto, occorre ricordare la cosiddetta legge Merli, la legge del 10 maggio 1976, n. 319, che reca norme per la tutela delle acque dall'inquinamento e segna una svolta fondamentale per la pianificazione delle attività di tutela delle risorse idriche, considerate dal legislatore scarse e pregiudicate dall'inquinamento. La legge indica anche la necessità di perseguire un governo delle acque coordinato tra i diversi piani istituzionali, concentrandosi soprattutto sul problema degli scarichi e aprendo la strada ad una vera e propria messe di interventi normativi in materia di inquinamento. In seguito è intervenuta la legge 18 maggio 1989, n. 183, recante norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, che ha disposto l'individuazione nel territorio nazionale di bacini idrografici, la costituzione di apposite autorità di bacino e l'adozione di piani di bacino, qualificati come strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e la corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato. Successivamente, la legge 5 gennaio 1994, n. 36, (cosiddetta legge Galli) recante disposizioni in materia di risorse idriche, scaturisce dalla necessità di introdurre una disciplina organica della gestione delle acque improntata al principio dell'equilibrio del bilancio idrico con l'obiettivo di stabilire un rapporto sostenibile fra disponibilità delle risorse e fabbisogni delle stesse. Viene enfatizzata l'importanza del risparmio della risorsa e la priorità dell'uso per il consumo umano rispetto agli altri usi. Altri elementi innovativi sono riscontrabili nell'obiettivo di riformulare il sistema tariffario al fine di finanziare gli investimenti necessari a migliorare le infrastrutture e a fornire più elevati livelli di servizio e nell'intenzione di attuare una netta separazione dei compiti di indirizzo e controllo rispetto a quelli di gestione. Un altro intervento di indubbia rilevanza è costituito dal decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, nato con lo scopo di compiere un vero e proprio riordino in materia di tutela delle acque dall'inquinamento. Il decreto ha preso spunto dalla legge 1994 n. 36, e ne rafforza gli strumenti e le azioni. Ha ridotto la durata temporale delle concessioni e le ha ricondotte alla pianificazione del bilancio idrico e alla tutela quantitativa delle acque.