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Ci saranno quindi ragazzi che avranno probabilmente dimenticato cose che avevano appreso e ragazzi che non avranno appreso cose che avrebbero dovuto apprendere. La didattica, per questi ragazzi, richiederà un investimento in termini di tempo, di strumenti, ma soprattutto in termini di docenti di sostegno. Credo che tutti noi abbiamo ricevuto una quantità di e-mail da parte degli insegnanti di sostegno, che si sentono discriminati nella modalità con cui sono stati costruiti questi nuovi concorsi. Saranno necessari fattori di correzione, perché c'è urgente bisogno che l'insegnante di sostegno non solo non si senta un insegnante di serie B, ma si senta l'insegnante di serie A avanzata. Noi sappiamo quanto parte della didattica montessoriana è entrata nei giocattoli, nelle attività che si svolgono non solo nelle scuole che seguono il modello Montessori, ma anche in tutte le scuole per la fascia di età tra zero e sei anni; tantissime di queste cose nascono da un'intuizione della Montessori, di quella che era forse la prima neuropsichiatra infantile, attenta alle difficoltà di apprendimento dei bambini, attenta a far in modo che il ragazzo scoprisse per evidenza cose che qualche volta si volevano insegnare con un processo di dimostrazione. Chi conosce i famosi triangoli della Montessori per la didattica della matematica sa come in quegli strumenti si veda la regola, senza il bisogno della dimostrazione. Tant'è vero che gli altri insegnanti lamentano che questo processo, materializzando l'esperienza, rendendola così prossima alla realtà del bambino, di fatto lasci indietro il passaggio verso i procedimenti di astrazione, che arriveranno. Ma adesso noi abbiamo bisogno di un corpo di insegnanti che si concentri sulle difficoltà dell'apprendimento. Abbiamo bisogno anche di sapere che l'eccesso di digitalizzazione fa perdere di vista le capacità di argomentazione, perché tutti finiamo col muoverci verso una logica digitale (sì o no), verso una logica che obbliga a trovare la soluzione in quel momento, in quel modo, ma che trascura quel pensiero che noi chiamiamo divergente, cioè quella ricchezza del ragazzo che spiazza, che in qualche modo scopre una cosa diversa. Vorrei veramente che su questi due aspetti vi fosse una grande concentrazione: capire quali ragazzi avremo davanti e, insieme a loro, programmare l'anno successivo. Tutti i ragazzi. Se io facessi un piccolo sondaggio in quest'Aula, scopriremmo che una gran parte di noi proviene dalle scuole paritarie. I ragazzi delle scuole paritarie sono destinati, insieme ai ragazzi della scuola statale, a prendersi sulle spalle la società. Non possiamo consentire che le loro scuole non siano sanificate, non possiamo consentire che ci siano altre difficoltà. (Applausi). Riscopriamo il valore di un sistema scolastico unitario, a due gambe, una statale e una paritaria. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, in questi lunghi mesi di lockdown - e soprattutto oggi che ci stiamo riavviando a una lenta e incerta normalità, ancora sottoposta all'andamento della presenza del virus - il tema dell'istruzione è stato più volte oggetto di dibattito pubblico, rappresentando un tema cruciale, su cui la politica è stata chiamata a fare delle scelte assai complesse, stretta tra la necessità, da un lato, di garantire il diritto allo studio, all'educazione e a una crescita equilibrata, nonché il diritto delle famiglie a vedersi assicurato il sostegno socio-educativo e, dall'altro, la necessità di tutelare la sicurezza della comunità. Tutti sappiamo che l'emergenza non si è ancora conclusa e dovranno passare altri giorni o mesi prima che la comunità scientifica e le istituzioni abbiano un quadro più chiaro sull'andamento dei contagi e, quindi, sulle possibili risposte su modi, tempi e spazi dei nuovi assetti dell'educare. Sappiamo però che il tema del diritto allo studio e all'educazione deve necessariamente essere messo al centro dell'agenda politica del Governo, anche in un'ottica di crescita e sviluppi futuri. La storia dimostra che non ci sono altre strade per crescere e far fronte alla sfida del debito, che oggi è cresciuto enormemente, e all'emergenza economica che si profila. Per questo motivo, ritengo che le istituzioni abbiano ora il compito inderogabile di stabilire le modalità e predisporre strumenti nuovi per consentire, da settembre, a ogni bambino e bambina e a ogni ragazzo e ragazza di esercitare il proprio diritto all'istruzione in condizioni di sicurezza. Non sarà facile, perché parlare di vicinanza nella distanza sembra quasi un ossimoro. Parliamo però di una parte fondamentale del nostro Paese, che riguarda 8 milioni di studenti e un milione di docenti e personale scolastico e che coinvolge milioni di famiglie. Questo significa che servirà non solo costruire un nuovo modo di fare scuola, ma anche stanziare risorse necessarie, utilizzando ogni fondo a disposizione (compresi quelli europei), per un grande piano nazionale di manutenzione e adeguamento degli edifici, come già è stato sottolineato, e degli ambienti di apprendimento. Ma ciò non basta; non è solo una questione di logistica. Occorrono anche formazione pedagogica, didattica relazionale e attività extrascolastiche per contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa, che la crisi da coronavirus ha aggravato e reso ancora più evidenti. Occorre un investimento sulle competenze degli studenti affinché possano affrontare un mondo del lavoro in grande trasformazione e in cui le nuove tecnologie avranno uno spazio sempre maggiore. Occorre anche un investimento - mi preme sottolinearlo - sulla crescita emotiva e sulle competenze necessarie, soprattutto per i più piccoli, per affrontare i vissuti di ansia e paura che hanno connotato questi mesi, aiutandoli a ritrovare fiducia nel domani e a ricostruire relazioni. Questi mesi di didattica a distanza - è stato sottolineato anche negli interventi precedenti - hanno purtroppo comportato la perdita di contatti con i bambini a maggior rischio di dispersione. Non a caso, un punto decisivo, contenuto anche nel provvedimento in esame, è prendersi cura di quest'istanza di recupero sociale degli allievi a maggiore fragilità e rischio di marginalità. È più che mai necessario ribadire l'urgenza di dare alla scuola l'importanza che merita nell'agenda di Governo e non trascurare l'impatto positivo che un buon sistema di istruzione può avere sullo sviluppo cognitivo, umano e relazionale, come dicevamo prima, ma anche sul PIL del Paese, perché i sussidi e l'assistenza necessari oggi non potranno essere il programma di un Paese che deve costruire il domani. È nota la genesi complessa di questo decreto-legge, frutto dell'emergenza che ha cambiato purtroppo le nostre vite, i paradigmi organizzativi e mentali. Molti sono gli aspetti contenuti nel provvedimento, mi limiterò quindi soltanto ad alcune sottolineature. D'altra parte, la maggior parte degli aspetti sono stati già citati. Va intanto sottolineato un dato positivo: nei prossimi tre anni si assumeranno quasi 70.000 docenti.