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il 17 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro in indirizzo, ha approvato, in esame preliminare, un regolamento da approvare con decreto del Presidente della Repubblica, recante modifiche al regolamento che stabilisce i criteri per la determinazione dell'armamento in dotazione all'amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, per introdurre la pistola elettrica, comunemente detta " taser ". Essa potrà essere in dotazione anche dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza, che potranno aggiornare in autonomia i propri regolamenti interni; in data 11 giugno 2020 il Consiglio di Stato ha espresso un parere favorevole su tale regolamento; la sperimentazione legata all'utilizzo del taser si è svolta dal 5 settembre 2018 al 5 giugno 2019: l'arma elettrica è stata fornita alle forze di polizia di 12 città (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi, Genova). I risultati sono stati ritenuti nel complesso soddisfacenti; il bando di gara emesso dal Ministero dell'interno, per un ammontare di 8,5 milioni di euro annui per la fornitura di taser , prevede in particolare 1.600 armi elettriche per la Polizia di Stato, 2.262 per l'Arma dei Carabinieri e 256 per la Guardia di finanza. Tuttavia, stanti le procedure, si stima che occorrerà circa un anno perché tali dotazioni diventino effettive; a parere dell'interrogante, occorre assolutamente velocizzare tali procedure per consentire alle forze di polizia di disporre quanto prima di questo indispensabile strumento; ciò anche alla luce di fatti particolarmente gravi, come la recente aggressione del carabiniere Vito Lamendola, ferito da un dominicano durante un controllo di routine ad Avezzano (L'Aquila), si chiede di sapere: quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda promuovere per velocizzare l' iter di consegna delle armi elettriche alle forze di polizia; stanti le dotazioni previste, a parere dell'interrogante particolarmente ridotte e non sufficienti a rispondere alle effettive esigenze, se siano previsti ulteriori investimenti per l'acquisto e la distribuzione di taser per Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di finanza; quali interventi preveda di attivare a sostegno dei Comuni che intendono equipaggiare con taser le forze di Polizia municipale. Atto n. 4-03728 BERNINI AIMI BARBONI Al Ministro dell'interno Premesso che: il 22 giugno 2020, a Morciano di Romagna (Rimini), un'anziana donna di 81 anni è stata scippata ed è ora ricoverata in gravissime condizioni e, a seguito delle ferite riportate, ha subito l'amputazione di una gamba; gli aggressori, un albanese e un italo-albanese, a bordo di uno scooter con il viso coperto da un casco, sono stati indentificati e fermati dai Carabinieri; gli accertamenti avviati dai Carabinieri del NOR della compagnia di Riccione, con il personale della stazione di Morciano di Romagna, si sono subito concentrati su alcuni pregiudicati, già responsabili poche settimane fa di un tentativo di rapina ai danni di una commessa di un supermercato; l'increscioso episodio è solo l'ennesimo di un'inquietante e allarmante escalation di reati contro gli anziani che, negli ultimi tempi, si susseguono in Romagna; tali fatti, che non sono più solo prerogativa delle grandi città, impongono il ripristino urgente dei presìdi fissi di sicurezza anche nei piccoli comuni, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire adeguati presidi di sicurezza nei piccoli comuni, attraverso lo stanziamento di ulteriori risorse per nuove assunzioni e per nuovi protocolli volti a garantire la sicurezza dei cittadini; se, al fine di garantire un'efficace azione di contrasto dei reati, soprattutto nei piccoli centri, non ritenga di potenziare la presenza delle forze dell'ordine e incrementare i servizi di prevenzione e di controllo dei territori. Atto n. 4-03729 TOFFANIN CAUSIN FERRO DE POLI Ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie, dell'università e della ricerca e della salute Premesso che: nei mesi scorsi la Regione Veneto ha istituito il corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia a Treviso, progetto ideato tra la facoltà di Medicina di Padova e la ULSS 2 Marca Trevigiana; l'istituzione del corso avrebbe portato numerosi fondi e investimenti alla zona universitaria di Treviso, nonché centinaia di studenti che avrebbero aiutato l'economia della medesima area; la legge regionale recante l'istituzione da parte della Regione Veneto del corso di laurea è stata impugnata dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministero per gli affari regionali e le autonomie; l'impugnazione è stata motivata sulla base di un possibile scavalcamento di competenze tra Regione Veneto e lo Stato "in quanto una norma in materia sanitaria viola la competenza riservata al legislatore statale in materia di determinazione dei livelli essenziali di assistenza, ponendosi in contrasto altresì con il principio di copertura finanziaria e con i principi fondamentali in materia di tutela della salute e in materia coordinamento della finanza pubblica, in violazione degli articoli 81, 117, secondo comma, lett. m), e terzo comma, della Costituzione"; l'emergenza sanitaria COVID-19 ha sollecitato diverse reazioni all'approccio fin qui tenuto dallo Stato e dalle Regioni colpite dall'epidemia. Infatti nelle fasi successive le scelte fatte dal Veneto sono risultate più efficaci di quelle adottate da altri territori; a giudizio degli interroganti, la diversa risposta fornita all'emergenza proprio dai diversi livelli suggerisce una nuova lettura ovvero che sarebbe stato meglio lasciare alle Regioni margini di manovra nell'ideazione e implementazione delle misure necessarie al contrasto epidemiologico e che queste in caso di successo possano essere emulate da altre amministrazioni estendendo lo stesso ragionamento anche ad altre materie come l'istruzione e l'università; considerato che: si tratta di un progetto di 6 milioni di euro su un fondo regionale per la sanità di 9 miliardi di euro con l'impiego di 18 professori associati, 20 docenti a contratto e 2 unità di supporto; non istituire il corso significherebbe far saltare un accordo di sostanza, nato anche per rispondere alla richiesta reiterata dal Ministero dell'università e della ricerca alle Regioni di laureare più medici, vista la carenza riscontrata in Italia prima ancora dell'emergenza COVID-19 (a dicembre 2019 mancavano 50.000 medici ospedalieri, di cui 1.300 nel Veneto); secondo i dati del SSN l'Italia ha i medici più vecchi d'Europa, con il 54 per cento del totale che supera i 55 anni e valutando la curva demografica dei circa 105.000 medici specialisti che operano come dipendenti del SSN, nel periodo tra il 2020 e il 2025, ne andranno in pensione circa 45.500, cui vanno aggiunti altri 6.500 tra specialisti ambulatoriali e universitari che operano in regime di convenzionamento;