[pronunce]

per i residenti nella Regione Abruzzo è disposta una riduzione della tariffa, in misura da concordarsi tra la Regione Abruzzo e le Aziende sanitarie locali, sedi di SUEM (Servizio di urgenza ed emergenza medica) ed il minor introito dovuto alla divisata riduzione tariffaria è coperto con una quota parte delle risorse assegnate dal fondo sanitario per il funzionamento del SUEM 118. 1.7.1.- Secondo il Governo, le predette disposizioni non sono conformi a Costituzione, per il fatto che la Regione Abruzzo è impegnata nel Piano di rientro di cui all'Accordo tra il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Presidente della Regione in data 6 marzo 2007, poi recepito con deliberazione della Giunta regionale 13 marzo 2007, n. 224. In forza degli obblighi assunti con il suddetto piano sanitario, la Regione non può erogare livelli di assistenza ulteriori rispetto a quelli essenziali, mentre con l'art. 75 in esame essa assicurerebbe interventi di soccorso ed elisoccorso non previsti su tutto il territorio nazionale e la misura aggiuntiva dell'agevolazione di cui al comma 3 dell'art. 75, coperta con le risorse del fondo del servizio sanitario nazionale. Sicché, il legislatore regionale, prevedendo una disciplina non conforme a quanto stabilito nel succitato Accordo, arrecherebbe un vulnus all'art. 117, terzo comma, Cost. in materia di tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica. 1.8.- L'art. 76 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011, dispone che «il SASA - CNSAS adotta sulle proprie divise di ordinanza e sui mezzi in dotazione il logo della Protezione Civile regionale». 1.8.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri denuncia l'illegittimità costituzionale della disposizione regionale in esame per contrasto con la disciplina nazionale di riferimento, secondo cui: a) il Corpo nazionale del soccorso alpino rientra tra le strutture operative nazionali della protezione civile (art. 11 della legge n. 225 del 1992); b) la disciplina dell'ordinamento, del funzionamento e della natura del suddetto Corpo è stabilita a livello nazionale dalla legge 21 marzo 2001, n. 74 (Disposizioni per favorire l'attività svolta dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico); c) l'attività di volontariato è espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, tant'è che la legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge-quadro sul volontariato) ne riconosce il valore sociale e la funzione, ne promuove lo sviluppo, salvaguardandone l'autonomia, e ne favorisce l'apporto originale per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale (art. 1, commi 1 e 2), imponendo alle leggi regionali di preservarne l'autonomia di organizzazione e di iniziativa e di favorire lo sviluppo dell'associazionismo (art. 10, comma 1). In buona sostanza, ad avviso del ricorrente, il legislatore regionale, con il richiedere il logo della protezione civile regionale sulle divise di ordinanza e sui mezzi del SASA - CNSAS, lede la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento, organizzazione e amministrazione dello Stato e degli enti pubblici nazionali di cui all'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost. ed i princìpi della legislazione concorrente ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost. in riferimento all'attività di protezione civile, nonché i princìpi costituzionali sul libero associazionismo di cui all'art. 18 Cost. 2.- Vanno preliminarmente esaminate le questioni relative alle norme regionali censurate che sono state interessate, direttamente o indirettamente, dal ius superveniens. 3.- In primo luogo, dev'essere dichiarata l'estinzione del giudizio relativamente all'art. 47 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011, in quanto abrogato, nelle more del giudizio, dall'art. 9 della legge reg. Abruzzo n. 24 del 2011. Difatti, a seguito di ciò, il Presidente del Consiglio dei ministri, in data 13 ottobre 2011, ha rinunciato parzialmente al ricorso con riguardo alle censure relative ad esso. E tale rinuncia, unitamente alla mancata costituzione della Regione Abruzzo, comporta, appunto, l'estinzione parziale del giudizio (sentenze n. 217 e n. 123 del 2011). 4.- Quanto alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 55 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011, la materia del contendere, riguardo ad essa, è cessata. L'abrogazione parziale della predetta disposizione regionale, sopravvenuta nel corso del giudizio, è, infatti, pienamente satisfattiva delle pretese del ricorrente, essendo stata eliminata dal testo iniziale proprio la censurata intesa con le autorità di pubblica sicurezza competenti. Tant'è che la stessa difesa dello Stato ha riconosciuto il venir meno delle ragioni dell'impugnazione. 4.1.- Ne deriva che, per effetto del ius superveniens, dev'essere dichiarata la cessazione della materia del contendere in parte qua, anche perché non consta che la norma regionale in oggetto abbia potuto trovare applicazione medio tempore nella versione originaria (sentenze n. 192, n. 153 e n. 89 del 2011; ordinanze n. 238 del 2011 e n. 136 del 2010). 5.- La questione di legittimità dell'art. 36 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011 - disatteso, in limine, l'assunto della difesa dello Stato, secondo cui il legislatore regionale, malgrado la sopravvenuta abrogazione per via referendaria della norma statale interposta di cui all'art. 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, sarebbe nondimeno tenuto ad osservare, anche in un'ottica de iure condendo, le sfere di competenza statale esclusiva di cui all'art. 117, secondo comma, lettere e), l) e s), Cost. - è inammissibile sotto molteplici aspetti. 5.1.- È evidente, infatti, che la presunzione assoluta d'insussistenza delle condizioni per il ricorso al mercato di cui alla disposizione regionale censurata - valutata alla luce dell'assetto normativo conseguito al referendum abrogativo della norma statale interposta - non può più configurare la violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza denunciata in ricorso, neppure nella prospettiva futura adombrata nella memoria conclusionale. Ciò, in quanto è stato proprio il legislatore statale, nel solco del referendum abrogativo dell'art. 23-bis citato, a sancire inequivocabilmente l'esclusione del servizio idrico integrato dalla normativa pro-concorrenziale di cui all'art. 4 del decreto-legge n. 138 del 2011. Tale rilievo è sufficiente a dimostrare il sopravvenuto difetto d'interesse del Presidente del Consiglio dei ministri a coltivare il ricorso sul punto. Con la conseguenza dell'inammissibilità della questione di legittimità dell'art. 36 della legge reg.