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il Governo deve fugare il rischio che al Mezzogiorno siano sottratti 46,6 miliardi di euro, una perdita che impedirebbe al Sud di risollevarsi e ripartire dopo questa ennesima emergenza, compromettendo la ripresa di tutta la Nazione. Sono i fondi che l'Europa ha destinato per progetti infrastrutturali nel Mezzogiorno, per l'uso dei quali era necessario il co-finanziamento statale, ma che il Governo non ha mai stanziato e che, di fatto, il Mezzogiorno non ha mai potuto utilizzare; si tratta della mancata attuazione dell'articolo 7 -bis del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, e sue successive modifiche avvenute attraverso le leggi di bilancio 30 dicembre 2018, n. 145 (commi 597-598-599-600) e 27 dicembre 2019, n. 160 (comma 310), si chiede di sapere: anzitutto, se corrisponda al vero la richiesta della cosiddetta "rimodulazione" dei fondi strutturali per la coesione territoriale destinati al Mezzogiorno; se i Ministri in indirizzo non ritengano di non dover dare corso al tentativo imposto dall'UE, finalizzato alla sottrazione di risorse stanziate per il meridione d'Italia; se non ritengano di dare attuazione al co-finanziamento statale citato, che sarebbe in grado di avviare a soluzione strutturale le sperequazioni esistenti tra centro-nord e sud del Paese per quel che riguarda la suddivisione dei contributi ordinari dello Stato, da redistribuire rispettando il criterio della percentuale della popolazione residente sul territorio. Così come richiesto e ottenuto dalla petizione 748/2015 dichiarata ammissibile dal Parlamento europeo il 17 marzo 2016. Atto n. 4-03137 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: con un decreto interministeriale del 1° aprile 2020, e come riportato sullo stesso sito del Ministero in indirizzo, dopo aver acquisito il parere favorevole dalla Conferenza Stato-Regioni, riunitasi nella giornata del 31 marzo, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, ha firmato un che prevede l'erogazione, nel quinquennio 2019-2023, di 398 milioni di euro a favore di 38 Comuni che nel biennio 2018-2019 hanno registrato i più alti livelli di inquinamento da PM10 e biossido di azoto; si tratta di un importante passo nell'attuazione del Piano nazionale strategico della mobilità sostenibile che per la prima volta finanzia direttamente i Comuni per l'acquisizione di materiale rotabile ad alimentazione elettrica, a metano e a idrogeno; lo scopo è quello di svecchiare i parchi mezzi e di promuovere il miglioramento della qualità dell'aria nelle città, ma soprattutto, in questa situazione di crisi economica finanziaria conseguente all'epidemia in corso, di dare una iniezione significativa di risorse ai territori per sostenere le aziende del Tpl locali e per rilanciare la filiera industriale di produzione degli autobus; al riguardo, in una nota, Roma Capitale ha fatto sapere di aver ottenuto oltre 60 milioni di euro dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'acquisto di bus eco-sostenibili, elettrici o a metano, per il quinquennio 2019-2023. "Tali risorse, dichiara il sindaco Virginia Raggi, permetteranno di rinnovare ulteriormente la flotta di Atac, con mezzi eco-sostenibili, completamente 'green', grazie alla cooperazione fra Istituzioni. Continua il processo di risanamento che abbiamo messo in atto in questi anni. Risorse che si vanno ad aggiungere agli investimenti di Roma Capitale, grazie ai quali abbiamo già messo su strada 227 nuovi mezzi e ne abbiamo ordinati altri 328. In questo momento così difficile per il Paese, queste risorse sono ancora più importanti"; considerato che: nella tabella della ripartizione del Fondo piano nazionale strategico della mobilità sostenibile i 38 comuni interessati alle provvidenze sono: ROMA euro 60.729.137; MILANO euro 45.929.620; TORINO euro 30.863.027; VENEZIA euro 12.249.660; BOLOGNA euro 11.665.534; PADOVA euro 10.667.298; VERONA euro 9.914.852; BRESCIA euro 9.029.319; PARMA euro 8.923.052; MODENA euro 8.618.362; PRATO euro 8.461.797; REGGIO EMILIA euro 8.371.960; LUCCA euro 7.786.941; MONZA euro 7.754.497; VICENZA euro 7.717.414; BERGAMO euro 7.625.506; TREVISO euro 7.523.925; RIMINI euro 7.374.707; FERRARA euro 7.348.350; RAVENNA euro 7.291.644; CAGLIARI euro 7.221.916; PIACENZA euro 7.213.143; ASTI euro 7.206.478; ALESSANDRIA euro 7.124.343; NOVARA euro 7.055.266; TERNI euro 6.733.138; COMO euro 6.395.872; VERCELLI euro 6.316.371; PAVIA euro 6.268.720; CREMONA euro 6.230.086; ROVIGO euro 6.211.185; AVELLINO euro 5.950.485; LECCO euro 5.850.948; FROSINONE euro 5.640.569; MANTOVA euro 5.622.614; VARESE euro 5.482.907; LODI euro 5.405.428; PORDENONE euro 4.223.931; l'unico comune del sud Italia è Avellino; considerato, inoltre, che l'ultima manovra di bilancio aveva sbloccato una norma del 2016 che imponeva di destinare il 34 per cento degli investimenti pubblici alle regioni del Sud. La clausola era stata inserita nel cosiddetto "decreto Sud" del Governo pro tempore Gentiloni, ma è rimasta lettera morta, nonostante il Presidente del Consiglio dei ministri Conte, nella conferenza stampa di fine anno 2019, avesse dichiarato: "Il 34 per cento della spesa pubblica dovrà a priori essere destinato al Sud, è il principio che abbiamo fissato", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo vogliano fornire chiarimenti circa il fatto che un solo comune del Meridione su 38 abbia beneficiato del Fondo; come mai la clausola del Governo relativa alla destinazione al Mezzogiorno del 34 per cento degli investimenti pubblici sia rimasta inevasa. Atto n. 4-03138 CASINI FEDELI Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: gli interroganti hanno preso atto che, nella loro autonomia, diverse Federazioni sportive hanno ritenuto di sospendere prima, e poi definire conclusi, i campionati delle relative discipline; esprimono il più vivo rispetto per queste decisioni, che gli interroganti non ritengono in alcun modo di dover sindacare, ma solo rispettare; considerata l'esperienza analoga di altri Paesi (ad esempio del Belgio per quanto riguarda il campionato di calcio), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno proporre al CONI e alle Federazioni sportive di assegnare i titoli di vincitori delle competizioni in corso a quelle società che, nel momento attuale, si trovano ad essere in testa ai relativi campionati.