[pronunce]

In particolare, l'art. 45, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) affida ad un regolamento statale la disciplina dei dispositivi e delle apparecchiature di controllo e regolazione del traffico, nonché di accertamento e rilevamento automatico delle violazioni delle norme sulla circolazione stradale, mentre il successivo art. 201, comma 1-bis, lettera g), reca analoga previsione, quanto ai dispositivi omologati per rilevare gli accessi di veicoli non autorizzati in zone a transito limitato o vietato. La disposizione impugnata, sovrapponendosi al d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada), recante tali previsioni regolamentari, si porrebbe in contrasto anche con l'art. 117, sesto comma, Cost., che affida allo Stato la potestà regolamentare nelle materie riservate alla competenza legislativa esclusiva statale. 5.- Si è costituita in giudizio la Regione Lombardia, chiedendo che il ricorso sia dichiarato non fondato. La Regione resistente, con riferimento alle censure indirizzate contro l'impugnato art. 3, comma 1, lettere c) e g), della legge reg. Lombardia n. 8 del 2022, si limita ad osservare che sarebbe conforme alla giurisprudenza costituzionale l'attribuzione alla Regione di «compiti di mera promozione di intese» «al fine del perseguimento della tutela della sicurezza», favorendo «forme innovative di intervento». Del resto, conclude la Regione, accordi con organi statali che prevedono il superamento della «barriera funzionale» dei confini territoriali della polizia locale sono già stati stipulati, prima dell'entrata in vigore della legge impugnata. 6.- Con riguardo all'impugnato art. 11, comma 1, lettera a), della legge reg. Lombardia n. 8 del 2022, la difesa regionale premette che esso non ha attinenza con il regime della circolazione stradale, posto che si tratta di disposizione volta a rendere effettive le misure che la Regione adotta al fine di contrastare l'inquinamento atmosferico. Siffatte misure sono previste dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 (Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa), adottato in attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa, che, con l'art. 9, comma 3, affida alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano il ricorso «[alle] misure necessarie a preservare la migliore qualità dell'aria ambiente», mentre, con l'art. 11, comma 1, lettera a), permette loro di fissare a tale scopo i «criteri per limitare la circolazione dei veicoli a motore». I dispositivi disciplinati dalla norma impugnata, quindi, sarebbero prescrivibili solo per perseguire le finalità enunciate dall'art. 13, comma 2, lettere a) e b), della legge reg. Lombardia n. 24 del 2006, vale a dire per giustificare limitazioni alla circolazione dei veicoli, in ragione dello stato della qualità dell'aria, delle condizioni meteorologiche e del carico di emissioni inquinanti per tipologia di veicolo. Essi perciò non si sovrapporrebbero agli apparecchi omologati ai fini del controllo sulla circolazione stradale, per la parte che concerne la tutela dell'incolumità personale e della prevenzione dei reati, ossia quanto all'ambito della competenza legislativa esclusiva statale in tema di ordine pubblico e sicurezza, perché non servirebbero a «monitorare il controllo delle prescrizioni delle norme di circolazione di cui al codice della strada, bensì le limitazioni regionali volte ad una più efficace tutela della salute e dell'ambiente, nonché per prevenire infrazioni comunitarie in materia di inquinamento atmosferico». In conclusione, la norma impugnata costituirebbe espressione della possibilità riconosciuta alle regioni di dettare misure di incremento degli standard di tutela dell'ambiente, nell'esercizio delle proprie competenze, ivi compresa, nella specie, la competenza in materia di tutela della salute, anche con riguardo ai vincoli derivanti dal diritto dell'Unione. Ove, infatti, le regioni non fossero in condizione di monitorare le violazioni dei divieti di circolazione dei veicoli inquinanti, esse «sarebbero sostanzialmente private di ogni concreta possibilità di agire fattivamente per la tutela della salute dei cittadini», con la conseguenza di incorrere in infrazioni al diritto dell'Unione europea. La difesa regionale aggiunge che la disposizione impugnata andrebbe in ogni caso letta congiuntamente con il primo periodo del comma 6-bis dell'art. 13 della legge reg. Lombardia n. 24 del 2006, che subordina l'impiego di strumenti di rilevazione elettronica delle violazioni dei divieti di circolazione ad una previa intesa con i competenti organi statali ed al rispetto della disciplina attinente alla protezione dei dati personali.1.- Con il ricorso indicato in epigrafe, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, lettere c) e g), e 11, comma 1, lettera a), della legge reg. Lombardia n. 8 del 2022, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., e, quanto all'ultima delle disposizioni impugnate, anche all'art. 117, sesto comma, Cost. 2.- L'art. 3, comma 1, lettera c), impugnato aggiunge la lettera l-bis) all'art. 5 della legge reg. Lombardia n. 6 del 2015, demandando alla Regione la promozione di intese tra Regione, organi decentrati dello Stato, enti locali e gestori del servizio di trasporto pubblico regionale e locale, con le quali coinvolgere la polizia locale nel garantire la sicurezza urbana, «favorendo anche il superamento della barriera funzionale e operativa dei confini territoriali di riferimento del singolo corpo o servizio di polizia locale». Il ricorrente accentra la censura su quest'ultima porzione della disposizione, asserendo che essa, in violazione degli artt. 3, 4 e 6 della legge n. 65 del 1986, permetterebbe alla polizia locale di operare oltre i limiti territoriali che il legislatore statale ha determinato. Difatti, la legge quadro appena citata consente l'esercizio delle funzioni di polizia municipale esclusivamente «nel territorio di competenza» (art. 3), permettendo «missioni esterne» nei soli casi tipizzati dall'art. 4, numero 4), lettere a), b) e c), e senza eccedere l'ambito territoriale delle associazioni tra comuni, che la legge regionale promuove ai sensi del successivo art. 6, secondo comma, numero 3).