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sta succedendo almeno dall'inizio degli anni '90 e sta succedendo come conseguenza culturale degli anni '80. Però poi ognuno, di volta in volta, si assume un pezzo di responsabilità e ognuno contribuisce a suo modo a questo decadimento. Sono anche sicuro che in queste ore stanno ripensando alle loro letture di Cicerone e a quei brani del « De re publica » in cui Cicerone parlava del Senato, quel Senato romano che è stato talmente importante da aver dato il nome a tutte le Camere alte del mondo e che noi incarniamo ancora in qualche misura, pur poco distanti, pur essendo cambiati nella struttura: per il mondo noi siamo il Senato di Roma e portiamo quella responsabilità. Nel « De re publica » Cicerone rifletteva sull'autorevolezza che doveva avere il Senato e su come tale autorevolezza fosse una garanzia per tutti i cittadini, mentre il rischio dell'uomo forte al comando fosse un pericolo. Ecco, come finì quella storia lo sapete tutti; come può finire oggi questa storia nelle democrazie moderne è qualche cosa che rischiamo di sperimentare nei prossimi anni e spero che ognuno di voi, nella sua libera coscienza, nell'esercizio libero del suo mandato parlamentare (secondo quello che prevede la Costituzione, senza alcun vincolo di mandato, senza dover rispondere a nessuna società esterna, senza dover dipendere da nessun capo), sicuramente valuterà nel voto se quello che sta facendo è qualche cosa che va nella direzione di dare in pasto ai cittadini un risultato demagogico oppure di rendere migliori, più efficaci e più efficienti le istituzioni. Vedete, la discussione sulla democrazia decidente è in corso in Italia da numerosi anni ed è una discussione seria e importante. Io ho affrontato persone della mia parte politica con cui ci siamo duramente divisi e scontrati su questo punto, perché non appartiene alla mia natura e non appartiene alla mia parte politica il fatto di conservare le cose così come sono. Quindi una riflessione sulla democrazia e sul suo funzionamento, sul rapporto con il tempo della democrazia e con la sua capacità decisionale, sul fatto che queste Aule non siano dei luoghi di pura forma e diventino dei luoghi di confronto e di sostanza vera è un tema attuale e reale. Questo può avere a che vedere, in una direzione o nell'altra, con il numero dei parlamentari. I colleghi hanno ricordato tante volte quante sono state le riforme che hanno previsto tale riduzione. Io non so se sia giusta o sbagliata; i parlamentari possono essere troppi, ma possono essere troppi anche quelli della vostra proposta, se questo è un fatto di numeri, oppure possono persino essere pochi; dipende da come organizziamo queste istituzioni. Sicuramente oggi c'è qualche cosa che non funziona, perché, se non c'è questa autorevolezza, se non c'è questa credibilità, se non c'è questa capacità di rispondere ai problemi delle persone, qualche cosa non funziona. È un problema e lo dobbiamo affrontare. Ma come lo vogliamo affrontare? Vogliamo scegliere una via demagogica? Vogliamo scegliere una scorciatoia? Vogliamo scegliere una via che non prevede una discussione approfondita? Io credo che questa sia una responsabilità grande, perché, vedete, non c'è dubbio che oggi i leader dei movimenti politici che governano il Paese sono all'apice e forse possono persino salire nel consenso. Guardate, è capitato a tutti. Però la grande mitologia classica, che è eterna e riguarda tutti, ci ricorda che quando Icaro sale, a un certo punto, se non ha la capacità di fermarsi, arriva un po' troppo vicino al sole, le ali di cera si sciolgono e precipita. Di questi precipizi, nell'era demagogica post -anni '90, ne abbiamo visti tanti e temo che ce ne siano alcuni prossimi. Quindi, come dire, dando buoni consigli, non potendo più dare il cattivo esempio, suggerisco agli attuali Icaro di fermarsi prima di precipitare anche loro, perché è interesse collettivo. Questo susseguirsi di precipizi non fa bene alla democrazia e non fa altro che assecondare nel popolo l'idea che quello che succede qua dentro non riguardi più nessuno e non serva più a niente. E se questo discorso si afferma, non saranno 200, non saranno 100 , non saranno 50, perché saranno sempre e comunque troppi, anche se fossero tre quelli che si trovano qua dentro, perché l'idea che è passata è che la nostra discussione non serva a niente e non risolva neanche un problema delle persone. (Applausi dal Gruppo PD) . Vi chiedo allora di essere coraggiosi: noi possiamo o potremmo - non so quale forma verbale utilizzare - in questa Camera (e arrivo a dire di più: persino nell'altra, se non riusciremo in queste ore a convincerci, o magari nell'ulteriore passaggio in questa Camera, se ci sarà) trovare un punto di contatto sul tema e decidere di farla insieme questa riforma. Vi abbiamo proposto degli emendamenti: possono non andar bene questi, allora riscriviamoli. Avete assistito in queste settimane alla discussione nel Parlamento inglese? Avete visto com'è fatta? Quali forme ha e quale libertà e realtà di confronto c'è? Portiamo questa forma qua dentro. Non sto dicendo che i colleghi inglesi stiano messi meglio di noi, hanno problemi enormi e difficoltà di decisione ma quella vecchia democrazia, pur nella sua difficoltà attuale, comunque continua a funzionare nella sua capacità di confronto reale e di contaminazione. Credo che questo sia il nostro obiettivo. Il relatore di questo provvedimento, che ha una lunga storia parlamentare e ne ha viste tante di trasformazioni, sa benissimo che quello che sto dicendo non è un discorso che facciamo nell'alternarsi delle vicende, oggi in maggioranza, domani all'opposizione. Questo intervento lo avrebbe potuto fare un collega di minoranza, uguale e contrario a me, nella scorsa legislatura. Proviamo allora a superare questa contrapposizione, perché altrimenti quello che otterrete è solo un consenso immediato e facile. È evidente: oggi, se dovessimo andare a fare un referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari questo probabilmente otterrebbe numeri sorprendenti. Certo, poi bisognerà vedere - se mai si celebrerà questo referendum - se quel voto sarà sulla riduzione del numero dei parlamentari o magari diventerà un voto su chi governa in quel momento. Se dovesse essere un giudizio su chi governa in quel momento, infatti, potrebbero anche esservi delle sorprese e potrebbe finire in maniera inaspettata anche rispetto a chi lo propone. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi, vediamo di concentrarci su questo tema. Nessuno di noi è portatore da solo del giudizio del popolo. (Applausi dal Gruppo PD) . Il popolo nelle democrazie rappresentative ha un'unica forma che è quella dei propri rappresentanti, cui ha consegnato una fiducia che bisogna guadagnarsi ogni giorno, e questa fiducia è la capacità di incontrarci tra di noi e costruire il bene comune. Il bene comune non è qualcosa che esiste in qualche luogo; il bene comune è l'oggetto e il risultato del confronto. Chi ha pensato le Assemblee parlamentari, qualunque forma essa abbiano, ha pensato a questo.