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Grazie a quello che avete fatto, purtroppo, tutti gli organismi internazionali hanno peggiorato le stime sull'andamento del Paese. Proprio leggendo questo provvedimento hanno peggiorato le stime e dicono all'Italia e al mondo che il nostro sarà il Paese che più di tutti gli altri pagherà le conseguenze economiche e sociali drammatiche del coronavirus; quello che, tra tutti i Paesi dell'Unione europea e tra tutti i grandi Paesi del mondo, avrà il maggiore impatto negativo in termini di produzione industriale, di prodotto interno lordo, di occupazione. A questo avete ridotto il nostro Paese e le nostre istituzioni. Su questo il Paese, prima o dopo, vi giudicherà. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, senatori, consentitemi di stigmatizzare - come hanno fatto anche altri colleghi nei loro interventi precedenti - quello che è stato e che è il comportamento del Governo sul provvedimento in esame: un comportamento irrispettoso nei confronti non soltanto di questa Camera, ma del Parlamento intero, per com'è stata portata avanti non la trattativa, ma il provvedimento stesso. Lo abbiamo denunciato fortemente proprio ieri e lo ribadisco anche in qualità di componente della Commissione bilancio, perché oggi è impossibile in maniera materiale trattare questo provvedimento, che scade tra poche ore e contiene un intervento assolutamente poderoso. Mi associo quindi agli interventi degli altri colleghi a dimostrazione del modo in cui il Parlamento viene svilito da siffatti atteggiamenti nelle sue funzioni principali, anche democratiche, di confronto politico tra le diverse parti, maggioranza, opposizione e Governo. Se lo ricordate tutti, cari colleghi, questo è il decreto aprile: nome con il quale era stato battezzato, e poi è stato varato il 19 maggio e verrà licenziato da questo Parlamento nel mese di luglio. Avrebbe dovuto essere, a detta delle comunicazioni del Presidente del Consiglio e del Governo, il decreto della ripartenza del Paese. Come prima dicevo, è poderoso e fatto di centinaia di pagine e di articoli, ma al suo peso fisico non corrisponde alcun peso specifico quanto a qualità e a sostanza nei confronti degli italiani e delle categorie sociali e produttive. Si tratta di un provvedimento che oggi riteniamo già fuori tempo massimo per poter aiutare e sostenere le attività produttive e le famiglie del nostro Paese. (Applausi). Con esso oggi siamo qui in Parlamento a votare un ulteriore indebitamento che abbiamo già posto in essere: ecco perché anche qui oggi ci sentiamo sviliti nel nostro ruolo, perché questo Senato e soprattutto le opposizioni sono stati determinanti per votare lo scostamento di bilancio qualche mese fa, per 55 miliardi, proprio per iniziare il percorso di questo decreto. Con il provvedimento in esame e considerando tutti gli altri, arriviamo a una richiesta di 304 miliardi d'indebitamento fino al 2032. Benissimo: non siamo spaventati dalle cifre, dai numeri e dall'indebitamento, perché in un'economia difficile come quella attuale c'è bisogno d'indebitarsi. Siamo spaventati dal taglio che avete dato ai vari provvedimenti meramente e puramente assistenzialistico, che non ha nulla a che vedere invece con un rilancio, una ripartenza e un sostegno all'economia reale e alle imprese del Paese. C'è poco o nulla, ed è per questo che siamo preoccupati. Ci spaventa non l'indebitamento e i suoi numeri, ma la qualità dei provvedimenti, i quali non vanno assolutamente nella direzione auspicata della crescita. Per noi il rilancio passa necessariamente dalle imprese e dalle attività produttive, che vanno sostenute concretamente, senza se e senza ma, e con provvedimenti importanti. Da tempo lo diciamo, perché fa parte della nostra linea politica e, quindi, lo sosteniamo da tempo, soprattutto dal momento in cui è iniziata l'emergenza. Servono quattro cose semplici per aiutare il Paese: aiuti a fondo perduto; azzeramento della burocrazia; tempi rapidi di sostegno e soprattutto uno choc fiscale. Bastano queste quattro cose oggi per aiutare il Paese, le imprese e soprattutto le famiglie. Andiamo invece in una direzione completamente opposta perché, per dare atto e attuare le centinaia di pagine di questi provvedimenti, serviranno altri 113 regolamenti attuativi, altrimenti quello in esame resterà chiuso nel cassetto dei Ministeri. (Applausi). Avete commesso ancora una volta lo stesso errore fatto con i decreti precedenti, che almeno ci potevano insegnare qualcosa. Ancora oggi gli italiani lamentano di non aver ricevuto cassa integrazione, sostegni, bonus e tante altre misure, appunto perché mancano i decreti attuativi di molti provvedimenti varati in precedenza. Almeno l'esperienza ci sarebbe potuta servire per fare qualcosa di migliorativo, anche nel confronto politico. E, invece, tutto questo non c'è stato. Quindi, commettiamo lo stesso errore e a pagarne le conseguenze sono le imprese e le famiglie italiane. Al netto delle critiche, vorrei toccare alcuni punti importanti, guardando quali sono le proposte. C'è un taglio assistenzialista: ancora una volta, nel provvedimento in esame, si vanno a confermare, per il 2020, 7 miliardi di euro di spesa corrente per il reddito di cittadinanza, che anche gli italiani hanno bocciato, considerandolo inutile, e la cui erogazione, secondo la Corte dei conti, non ha prodotto nulla. Ancora una volta utilizziamo 7 miliardi di euro che invece si sarebbero potuti utilizzare per fare tante altre cose, più importanti, di sostegno all'economia. Ricordiamo anche i risvolti sociali iniqui che il reddito di cittadinanza ha avuto e ha, ancora oggi, sulle categorie artigiane e sui professionisti che, per legge, hanno lasciato chiusi i loro studi e attività e che dallo Stato hanno ottenuto solo tre mesi di bonus . Oggi come fanno a ripartire se non hanno ammortizzatori sociali che li sostengono? Ecco perché c'è iniquità sociale in questi provvedimenti, per non parlare del capitolo delle tasse. Veniamo quindi a un'altra questione importante: la settimana prossima gli italiani dovranno andare a pagare le tasse, ma come faranno a pagarle i titolari di quelle attività che ancora oggi sono chiuse e non hanno una prospettiva, una visione e una possibilità di ripartenza? Non si è fatto nulla per le tasse, salvo una semplice sospensione, e, dunque, le dovranno pagare. Quello che invece chiediamo sono un taglio netto e una riforma fiscale importante, per aiutare e sostenere le attività, le imprese e le famiglie. Il quadro economico - come poc'anzi diceva anche il collega senatore Urso - è drammatico. Vorrei ricordare alcuni dati importanti, che la Banca d'Italia ci ha comunicato di recente. La domanda interna oggi è in calo del 4,7 per cento nel primo trimestre. Il giudizio sulle condizioni per investire in Italia ha subito un crollo a picco, da -20 a -80 punti percentuali. Il clima di fiducia dei consumatori scende, mentre le attese di disoccupazione purtroppo salgono. E questo è un grave problema. Le previsioni sulla crescita, fatte dai maggiori enti nazionali e internazionali, stimano una diminuzione dell'11 per cento.