[resaula]

il Comune continua a sopperire alle proprie mancanze strutturali con interventi di "somma urgenza", che comportano costi di realizzazione maggiormente elevati, oppure con il riconoscimento di debiti fuori bilancio e col ritardato pagamento dei crediti (con aggravio di spese e interessi). Tali interventi spesso vengono posti in essere in violazione di legge, come si ritiene sia avvenuto per la deliberazione n. 483/2018, la quale è stata adottata in assenza del verbale dichiarazione richiesta, ai sensi dell'art. 18 della legge regionale della Campania n. 3 del 2007; la gestione degli immobili pubblici da parte del Comune appare del tutto antieconomica, posto che il più delle volte si caratterizza per concessioni a titolo gratuito, quando ci sono, oppure per un utilizzo di mero fatto da parte di terzi che non genera introiti per il Comune; considerato che a parere degli interroganti: le precarie condizioni finanziarie del Comune hanno ormai compromesso il suo corretto funzionamento, nonché l'assolvimento dei suoi più basilari compiti istituzionali, facendo sì che l'azione amministrativa dello stesso risulti essere svolta in maniera inefficace, inefficiente ed antieconomica, quindi in violazione di quanto previsto dalla Costituzione e dalla legge stessa; tali gravi circostanze stanno alimentando un clima di disagio generalizzato, a causa del quale spesso tanto il personale del Comune quanto i consiglieri di municipalità risultano oggetto di rimostranze da parte di cittadini, che subiscono una crescente carenza nella qualità e quantità dei servizi pubblici essenziali, con la prospettiva di un ulteriore peggioramento nella erogazione degli stessi; insieme ai compiti istituzionali, il Comune non risulta in grado nemmeno di riscuotere i tributi di propria competenza, né di porre in essere alcuna iniziativa di contrasto all'alto tasso di evasione che caratterizza il territorio; per le situazioni descritte, la Sezione regionale della Corte dei conti, con due deliberazioni (n.240/2017 e n. 107/2018) ha già disposto il blocco della spesa del Comune per salvaguardare il funzionamento dei servizi pubblici essenziali; le attuali condizioni del Comune, le violazioni di legge perpetrate, nonché la forte disorganizzazione e inefficienza che caratterizzano le attività amministrative hanno già indotto alcuni consiglieri comunali a sollecitare la Prefettura al controllo di cui all'art. 143, comma 7- bis , del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico degli enti locali -Tuel); nelle more di un intervento della Prefettura sollecitata con esposti presentati anche da alcuni consiglieri comunali, il buon andamento e l'imparzialità dell'azione amministrativa del Comune risultano connotati da forti e preoccupanti criticità, così come lo stesso regolare funzionamento dei servizi ad esso affidati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e, se del caso, ritenga opportuno un'interlocuzione con il Prefetto territorialmente competente, al fine di accertare possibili violazioni dei principi sanciti dall'articolo 97 della Costituzione; se non sia necessario adoperarsi attraverso gli organi di governo territoriale per far sì che il Comune di Napoli adotti gli atti necessari a ripristinare il corretto funzionamento amministrativo dell'ente, nonché attivare gli opportuni controlli della Corte dei conti al fine di valutare la sussistenza di eventuali danni erariali causati dal comportamento degli amministratori. Atto n. 4-01774 PRESUTTO GIANNUZZI ORTOLANI PUGLIA VACCARO GARRUTI ACCOTO DELL'OLIO PIRRO RICCIARDI DI GIROLAMO TURCO FEDE MORONESE COLTORTI LANZI CROATTI DE LUCIA CORRADO GRANATO CASTELLONE DONNO SILERI CASTIELLO ROMAGNOLI PISANI Giuseppe ROMANO NATURALE URRARO AGOSTINELLI ABATE AUDDINO FENU MOLLAME DI MICCO ANGRISANI GALLICCHIO MININNO ORTIS LEONE NOCERINO MARINELLO CASTALDI DI MARZIO MAUTONE GAUDIANO MATRISCIANO LANNUTTI LOMUTI TRENTACOSTE DRAGO DESSI' LUCIDI LICHERI PELLEGRINI Marco LA MURA PESCO GRASSI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta agli interroganti: il Comune di Napoli, nonostante versi già in condizione di predissesto e abbia debiti per circa 4,5 miliardi di euro, continua a caratterizzarsi per una gestione finanziaria del tutto fallimentare, denotando una sistematica e perdurante carenza di liquidità; l'attuale Amministrazione, per fare fronte agli ordinari impegni di spesa corrente, attinge sistematicamente dai fondi comunali vincolati, senza poi reintegrarli come previsto dalla normativa vigente, così come confermato dai circa 435 milioni di euro che il Comune ha distratto dal proprio vincolo di destinazione di spesa anche lo scorso esercizio; l'ultimo rendiconto di gestione del Comune presenta ancora un preoccupante disavanzo di amministrazione superiore a -1,6 miliardi di euro; la presenza, nel rendiconto di gestione, di residui attivi per un valore di circa 3,6 miliardi di euro mette in dubbio la stessa capacità di riscossione del Comune, aspetto aggravato dalla difficoltà di riscuotere, addirittura circa 1 miliardo di euro di tasse per la spazzatura (Titolo I - Entrate) e circa 800 milioni di euro di sanzioni per infrazioni al Codice della strada (Titolo III); l'incapacità gestionale del Comune è evidente anche guardando all'entità del Fondo crediti di dubbia esigibilità, che ammonta a poco più di 2 miliardi di euro, e ai fondi passività potenziali, che si attesta su circa 567 milioni di euro, dato, questo, che conferma quanto grave sia la disorganizzazione e l'inefficienza che caratterizzano ormai la gestione del Comune da anni; l'inadeguatezza funzionale del Comune rispetto alle proprie attività istituzionali si ravvisa anche nella ridotta programmazione di spesa dello stesso, posto che il terzo Comune d'Italia si trova a programmare spese per investimenti e servizi, come testimoniano i valori associati al Fondo pluriennale vincolato per spese capitali e correnti, del tutto insufficienti per fare fronte alle numerose criticità strutturali e funzionali che caratterizzano il territorio dell'ente; l'Amministrazione, anziché fare fronte alle proprie criticità, ha assunto una veste gestionale tale da far apparire il sindaco come una sorta di commissario liquidatore, impegnato a dismettere i migliori asset della città (come nel caso della vendita quota GESAC) per far fronte, invano, a uno squilibrio finanziario, probabilmente irreversibile, ma sicuramente tanto allarmante quanto ignorato e negato dalla stessa Amministrazione, che, anzi, continua a raccontare ai cittadini una realtà fantasiosa e inesistente; la gestione sconclusionata del Comune degli ultimi anni ha portato, addirittura, ad una chiusura del conto economico in deficit per più di 207 milioni di euro e a uno stato patrimoniale che denota, a fronte di crediti per 1,5 miliardi di euro, debiti per quasi 4,5 miliardi (di cui circa 2,5 miliardi di euro per debiti da finanziamento e quasi 1,1 miliardi di euro per debiti verso i fornitori);