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Aggiungo che nel tiro incrociato dei veleni subito scatenatosi tra quanti gridano al complotto ai danni della Maffei, insinuando che i custodi siano stati complici se non anche suggeritori dell'invasore motorizzato, e quanti deplorano che la dirigente non abbia speso una parola per fare autocritica (dando anzi prova di un'abilità pari a quella del predecessore nell'eludere le proprie responsabilità), la sola certezza è che il problema del controllo dei varchi di via Pietro Giannone e soprattutto di via Raffaele Gasparri permane. Così come permane il vizio antico dei dirigenti Mibact di bollare come fughe di notizie e imputare al personale le prove delle loro inettitudini quando queste si risanno all'esterno, sia nel caso in cui emergano casualmente sia che vengano fatte emergere dai dipendenti per senso di responsabilità nei confronti dell'amministrazione alla quale appartengono. L'episodio di Caserta s'impone all'opinione pubblica per la fama della Reggia vanvitelliana, ma chiudo citandone un altro, a riprova, anch'esso esemplare: nel parco archeologico di Capo Colonna, in Calabria, da sempre teatro dell'azione dei tombaroli, il sistema di videosorveglianza, indispensabile a garantire la sicurezza dei visitatori oltreché dei ruderi, è stato messo fuori uso da un temporale lo scorso 16 luglio e riparato integralmente solo a fine ottobre, nonostante che la direzione generale musei avesse garantito il denaro necessario già a fine agosto. Mentre la direzione del polo museale della Calabria dormiva sonni tranquilli, preoccupata solo della "fuga di notizie" e della fastidiosa ingerenza di chi vi parla, il parco archeologico statale è stato esposto a rischi gravissimi. È necessaria e urgente, dunque, una presa in carico, da parte dei vertici politici e amministrativi del Mibact, della qualità del servizio offerto all'utenza, nei grandi attrattori come nei luoghi della cultura più piccoli o defilati, poiché la sicurezza non è solo quella garantita dai droni di prossimo e provvidenziale utilizzo, ma discende anche e prima di tutto dalla rettitudine morale di chi, per conto della Repubblica, «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». (Applausi dal Gruppo M5S) . MATRISCIANO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MATRISCIANO (M5S) . Signor Presidente, salutare i familiari come tutte le volte prima di andare al lavoro: un gesto quotidiano e immensamente prezioso che non si ripeterà più. Una tragedia che ha scosso non solo l'alessandrino ma l'Italia intera per la sua brutale ferocia e insensatezza. Matteo Gastaldo, Marco Triches e Antonio Candido hanno chiuso ieri sera la porta di casa dietro di loro e poi sono morti solo perché hanno eseguito, come sempre, il loro dovere. Un dovere fatto di assistenza al prossimo, di aiuto costante, di generosità. La scorsa notte, quando la sirena ha suonato, hanno indossato i caschi e le giacche per salire sui mezzi di soccorso per quello che sembrava essere uno dei classici interventi di routine e invece, tutto è crollato, come la cascina di Quargnento, esplosa in migliaia di macerie. Dagli elementi acquisiti dagli inquirenti potrebbe trattarsi di un fatto doloso. Sono stati infatti ritrovati un timer e una bombola di gas ancora inesplosa. Sembrerebbe dunque che queste esplosioni siano state volute e deliberatamente determinate. Oggi tutta l'Italia parla dei tre pompieri alessandrini, ma nessuna parola li riporterà tra noi. E i loro sorrisi nelle foto sono disarmanti, sono lo stridore più macabro di una storia senza un senso, lo stesso stridore che si avvertiva questa notte mentre le ruspe graffiavano i ruderi di quella cascina, alla ricerca speranzosa di Matteo Gastaldo, l'ultimo pompiere trovato senza vita, travolto dalle macerie. Le foto di Matteo, Marco e Antonio sono il simbolo di tutti quei lavoratori che ogni giorno si impegnano per rendere migliore il nostro Paese, angeli che fanno del proprio lavoro una missione, per proteggere e salvare le nostre vite. Antonio Candido, originario di Reggio Calabria, aveva solo trentadue anni, sposato da solo un anno, era figlio di un vigile del fuoco ancora in servizio. A giugno sui social scrisse dopo la morte di un collega: «Quanto vale la vita di un Vigile del fuoco?». L'altro eroe è Marco Triches, trentotto anni, di Alessandria, sposato, con un bimbo piccolo. Amava la fotografia ed era pronto ad aiutare il prossimo, come testimoniato durante il terremoto che colpì Arquata del Tronto. In quella tragedia partì per andare ad aiutare le popolazioni colpite. Infine, Matteo Gastaldo, quarantasei anni, residente a Gavi, anche lui con una bimba piccola. Protagonista nelle operazioni di soccorso durante il maltempo e determinante in molte operazioni importanti come quando salvò una donna che aveva tentato il suicidio gettandosi in un pozzo. Alle tre vittime si aggiungono tre feriti, altri due vigili del fuoco, Giuliano Dodero, classe 1971, e Graziano Trombetta, classe 1984, e un carabiniere della stazione di Solero Roberto Borlengo di trentuno anni. A loro va il mio più sincero augurio di pronta guarigione con la speranza che possano tornare presto a casa tra le braccia dei loro cari. Antonio, Marco e Matteo invece non torneranno più a casa e oggi tutti li chiameranno eroi. Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha definito i vigili del fuoco: «eroi sempre in prima linea per garantire la nostra incolumità». Ma loro eroi lo erano già. Oggi, semplicemente, lo sono ancora di più. (Applausi dal Gruppo M5S) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta, il razzismo resta al centro delle prime pagine dei giornali. È davvero inaccettabile ed intollerabile che ancora oggi, in un mondo globalizzato, in una società multirazziale come la nostra, negli stadi, dove la correttezza e la sportività dovrebbero essere i punti cardine della competizione, si consumino episodi di razzismo ai danni di chi ha il colore della pelle diverso, o appartiene ad un'altra etnia o proviene da un'altra area geografica della stessa Nazione. Assurde e seriamente preoccupanti le parole del capo ultrà dell'Hellas Verona circa i cori razzisti rivolti dalla sua curva a Mario Balotelli; pensate, il leader scaligero afferma che il giocatore bresciano, già militante nella nostra nazionale, non potrà mai considerarsi del tutto italiano. La stessa società sportiva dell'Hellas Verona ha minimizzato l'accaduto, affermando che non ci siano stati cori razzisti e che la tifoseria veronese è da definirsi ironica, ma assolutamente non razzista.