[pronunce]

In relazione alle strutture edilizie temporaneamente predisposte dal turista, poi, la Regione Piemonte sostiene che la sottrazione ad autorizzazione paesaggistica discende pianamente dalla temporaneità, dalla facile rimovibilità e dalla mancata incisione dello stato dei luoghi da parte delle «verande» e dei «teloni, ombrelloni, gazebo appoggiati a terra senza ancoraggio». D'altro canto, conclude la Regione resistente, l'Allegato A del d.P.R. n. 31 del 2017, ai punti A.16 e A.17, esonera da autorizzazione paesaggistica interventi che sarebbero maggiormente incisivi di quelli descritti dalle norme impugnate. 2.1.- In riferimento all'impugnato art. 19, comma 1, la Regione Piemonte afferma che il regolamento ivi previsto non si confronta con la «rilevanza paesaggistica» degli interventi di cui alle lettere e) ed f), poiché esse a propria volta «non prevedono la realizzazione di alcuna opera o lavoro», e sarebbero dunque del tutto prive di tale rilevanza. 3.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica, le parti hanno depositato memorie. In particolare, la Regione Piemonte sostiene che debba essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, posto che le norme impugnate sarebbero state modificate in senso satisfattivo e non avrebbero avuto applicazione medio tempore. A tale proposito, la Regione dà atto della entrata in vigore della legge reg. Piemonte 4 gennaio 2021, n. 1, recante «Disposizioni regionali di modifica alla legge regionale 22 febbraio 2019, n. 5 (Disciplina dei complessi ricettivi all'aperto e del turismo itinerante)». La difesa regionale sostiene che le modifiche apportate alla legge regionale impugnata siano tali da superare le censure di illegittimità costituzionale. In particolare, è stato modificato l'art. 6 della legge reg. Piemonte n. 5 del 2019, con la previsione secondo la quale, per campeggi temporanei o mobili, si intendono gli allestimenti per cui non è prevista la realizzazione di opere o interventi e con permanenza degli ospiti limitata alla durata dell'evento. Grazie a tale definizione, secondo la Regione resistente, verrebbe meno ogni dubbio in ordine all'impatto ambientale di strutture precarie sotto il profilo funzionale, sicché sarebbe evidente che tali allestimenti non richiedono autorizzazione paesaggistica. Ciò supererebbe ogni motivo di contrasto con la disciplina statale relativa a tale autorizzazione, quanto all'impugnato art. 9, comma 1. 3.1.- Inoltre, la legge reg. Piemonte n. 1 del 2021 ha anche sostituito il testo dell'impugnato art. 9, prevedendo, quanto alle strutture edilizie leggere e ai manufatti (art. 5, comma 1, lettera f) e ai preingressi (art. 5, comma 1, lettera g), che resta salvo il rispetto delle disposizioni a tutela del patrimonio culturale e delle prescrizioni del piano paesaggistico regionale. In tal modo, sarebbe stabilito che tali interventi siano assoggettati ad autorizzazione paesaggistica. 3.2.- Infine, lo ius superveniens ha abrogato le parole «tecnico-edilizi» contenute nelle lettere e) ed f) dell'impugnato art. 19. Ciò comporterebbe che il regolamento attuativo della legge reg. Piemonte n. 5 del 2019 non disciplinerebbe più gli «aspetti tecnico-edilizi» delle strutture, ovverosia i soli che potrebbero rilevare sul piano ambientale. La Regione Piemonte aggiunge che le norme impugnate non hanno finora trovato applicazione, perché non è ancora stato approvato il regolamento di attuazione previsto dall'art. 19. 4.- Il Presidente del Consiglio dei ministri insiste, invece, per l'accoglimento del ricorso. Il ricorrente esclude che la legge reg. Piemonte n. 1 del 2021 abbia carattere satisfattivo delle censure. Quanto all'art. 9, comma 1, anche dopo la novella legislativa, permarrebbe il rischio di una stabile permanenza dei campeggi in loco, al servizio di «eventi» di cui l'art. 6, comma 5, della legge regionale impugnata non chiarisce la natura. Quanto all'art. 9, comma 2, il richiamo al rispetto delle disposizioni in materia di patrimonio culturale confermerebbe la fondatezza delle censure. Quanto all'art. 19, la norma continuerebbe a non prevedere il rispetto delle prescrizioni paesaggistiche. In ogni caso, lo ius superveniens non avrebbe carattere retroattivo, come si dovrebbe evincere dall'art. 15 della legge reg. Piemonte n. 1 del 2021, che permette ai complessi ricettivi all'aperto, esistenti alla data di entrata in vigore della legge, di mantenere la destinazione originaria, pur ricadendo in aree a destinazione d'uso diversa dalla destinazione turistico-ricettiva.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con ricorso iscritto al reg. ric. n. 55 del 2019, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 9, commi 1 e 2, e 19 della legge della Regione Piemonte 22 febbraio 2019, n. 5 (Disciplina dei complessi ricettivi all'aperto e del turismo itinerante), in riferimento agli artt. 9 e 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. La legge regionale impugnata, nel recare la disciplina edilizia e urbanistica dei complessi ricettivi all'aperto e del turismo itinerante, contiene anche - secondo il ricorrente - norme che si sovrappongono alla normativa dello Stato attinente alla autorizzazione paesaggistica, invadendo così il campo riservato alla competenza legislativa esclusiva statale in tema di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.) e violando, altresì, l'art. 9 Cost. 2.- L'impugnato art. 9, comma 1, ammette l'insediamento dei complessi, di cui si è detto, esclusivamente nelle aree a ciò destinate, purché in conformità «alle disposizioni normative vigenti in materia urbanistica, di sicurezza idrogeologica e sismica, edilizia, paesaggistica, di aree naturali e biodiversità, della Rete Natura 2000, nonché alle disposizioni della legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del suolo) e degli strumenti di pianificazione territoriale e paesaggistica regionali». A tale previsione sono però sottratti i campeggi temporanei o mobili, di cui all'art. 6, comma 5, della medesima legge reg. Piemonte n. 5 del 2019, secondo il quale «[i]l comune può consentire su aree pubbliche o private, campeggi temporanei o mobili, per finalità sociali, ricreative, culturali e sportive».