[pronunce]

che infondata sarebbe, infine, la dedotta violazione dell'art. 97 Cost., dal momento che gli inconvenienti lamentati dal rimettente avrebbero natura meramente fattuale dipendendo non dalla norma, ma dall'esercizio della potestà accertativa da parte dell'amministrazione. Considerato che, anteriormente all'ordinanza di rimessione – depositata in data 29 settembre 2006 – è intervenuto il decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni dall'art. 1 della legge 4 agosto 2006, n. 248, il cui art. 36-bis, comma 7, lettere a) e b) ha sostituito i commi 3 e 5 dell'art. 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare), convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 23 aprile 2002, n. 73; che il citato decreto n. 223 del 2006 ha modificato completamente la disciplina sansionatoria prevista per l'utilizzo di lavoratori irregolari; che il sopravvenuto decreto-legge ha altresì modificato il comma 5 dell'art. 3 del decreto-legge n. 12 del 2002 il quale attualmente dispone che all'irrogazione di tale sanzione provvede la Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente; che il giudice a quo non ha tenuto alcun conto della suddetta modifica normativa, la quale incide, per un verso, sul meccanismo di calcolo della sanzione trasformandolo radicalmente e, per altro verso, sulla individuazione dell'organo competente ad applicare tale sanzione; che il rimettente, dunque, non ha svolto alcuna motivazione in ordine alla eventuale incidenza della novella sulla fattispecie al suo esame, sia sotto il profilo della appartenenza alla giurisdizione tributaria delle controversie aventi ad oggetto le sanzioni per l'impiego di lavoratori irregolari, sia quanto alla perdurante rilevanza della questione nel giudizio a quo; che tali omissioni determinano, secondo la costante giurisprudenza della Corte, la manifesta inammissibilità della questione per carente motivazione sulla rilevanza (si vedano al riguardo, le ordinanze n. 268 e n. 74 del 2006, e n. 152 del 2003). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 3, del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare), convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 23 aprile 2002, n. 73, in relazione all'art. 2, comma 1, e all'art. 7, comma 4, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge. 30 dicembre 1991, n. 413), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Macerata con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA