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in data 27 novembre 2017 la struttura di missione per lo smaltimento dei rifiuti della filiera "RSB" della Regione emetteva il decreto dirigenziale n. 42 concedendo al Comune di Chianche un finanziamento per la realizzazione dell'impianto, in termini di anticipazione e di provvisorietà, predisponendo l'erogazione di 899.059,12 euro, imputandoli sul relativo capitolo di bilancio, riguardante i fondi strutturali europei di "FSC 2014-2020"; la legge regionale n. 14 del 2016 all'art. 34 prevede che siano i piani d'ambito elaborati dagli ATO ad adottare i relativi programmi d'investimento per gli adeguamenti e gli ammodernamenti degli impianti esistenti e per quelli di nuova costruzione attribuendo, quindi, loro l'individuazione dei siti idonei nei quali realizzarli nel proprio territorio di competenza; a tal fine l'ATO rifiuti Avellino pubblicava una manifestazione d'interesse che si concludeva con la disponibilità, avanzata dagli stessi Comuni, all'insediamento di un biodigestore di tipo anaerobico sul proprio territorio da parte dei Comuni irpini di Chianche, Domicella, Montella e Savignano Irpino; tenuto conto che: nel frattempo si è costituito un ampio movimento di opinione territoriale che vede uniti Comuni, associazioni, movimenti e imprenditori di settore, che ritiene fortemente dannosa per la sostenibilità economica e ambientale della zona la costruzione di simili impianti, in un'area di pregio agricolo che non presenta alcuna caratteristica di garanzia e tutela prevista dalla normativa nazionale e regionale in materia di insediamenti industriali della filiera dei rifiuti e che è stata attuata in disprezzo di ogni buona norma di rispetto di democrazia dei territori e delle popolazioni locali; con deliberazione del consiglio d'ambito n. 1 del 20 gennaio 2020 si è proceduto alla nomina di una commissione esterna di esperti coadiuvati dal direttore generale dell'ente d'ambito, ingegner Annarosa Barbati, per valutare le peculiarità e le compatibilità dei quattro siti disponibili; l'esito della commissione tecnica è avvenuto a seguito della valutazione di elementi che riguardano le presunte compatibilità impiantistiche con le aree proposte, senza un'analisi comparativa con l'ambito urbanistico territoriale, con le questioni legate alla logistica, alle implicazioni socio-economiche e alla sostenibilità ambientale, pervenendo in conclusione alla stesura di una classificazione delle diverse alternative valide che vede inspiegabilmente il seguente posizionamento: Chianche, Montella e Savignano Irpino; l'organo esecutivo dell'ATO rifiuti Avellino ha assunto l'operato della commissione tecnica con deliberazione n. 7 del 13 luglio 2020, non limitandosi ad una sola valutazione preliminare sull'idoneità delle richieste pervenute, ma entrando nel merito della scelta di competenza dell'ente d'ambito, espropriando di fatto l'organo deputato dell'assemblea generale dei sindaci, mai convocata su tale delicato argomento; il TAR Campania, con sentenza n. 840/2021 ha accolto il ricorso presentato contro la previsione di localizzazione del biodigestore a Chianche prodotto da diversi Comuni dell'areale DOCG; la sentenza assume un importante significato che va oltre quello strettamente giuridico-amministrativo, considerando come il provvedimento dia ragione ai tre Comuni ricorrenti dell'areale del "Greco di Tufo" Tufo, Altavilla Irpina e Santa Paolina, che si sono opposti all' iter seguito dal Comune di Chianche che non prevedeva il ricorso alle diverse e selettive autorizzazioni relative alla determinante valutazione impatto ambientale, erroneamente non ritenuta necessaria dalla stessa struttura regionale; si tratta di un procedimento di valutazione ex ante degli effetti prodotti sull'ambiente da determinati interventi progettuali, il cui obiettivo è proteggere la salute umana. Il collegio ha dato ragione ai Comuni ricorrenti, quali enti territoriali territorialmente interessati, ai sensi dell'art. 19, comma 3, del testo unico dell'ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006), in quanto il Comune di Chianche non ha mai loro comunicato l'avvenuta pubblicazione dell'avvio del procedimento; le motivazioni dalla sentenza riguardano elementi strutturali aventi natura di irreversibilità, a partire dalla localizzazione in area circondata da vigneti di pregio e riconosciuta dal piano territoriale di coordinamento provinciale come caratterizzazione a vocazione ambientale permanente e prevalente; per analoga questione la Procura della Repubblica presso il tribunale di Nocera inferiore, dopo il pronunciamento del TAR che ha riscontrato le medesime irregolarità di Chianche, ha avviato un'indagine a seguito della quale veniva disposto il sequestro delle somme stanziate dalla Regione per la progettazione, mentre comunque l'ATO si appresta a portare nell'assemblea dei sindaci l'approvazione di un piano rifiuti che prevede comunque la realizzazione di un impianto di biodigestione a Chianche, scaricando su quest'organismo tutta la responsabilità di un'evidente mala gestio ; nel frattempo la previsione del costo dell'impianto è passata, dopo tre modifiche delle tipologie industriali di trattamento, da 14 a 22 milioni di euro, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano valutare, per quanto di propria competenza, se le procedure amministrative e le decisioni assunte dal Comune di Chianche e dai vertici dell'ATO rifiuti Avellino siano state seguite nel rispetto degli adempimenti statutari e delle normative nazionali e regionali in materia di realizzazione impiantistica del ciclo integrato dei rifiuti; se la decisione di localizzare a Chianche un biodigestore non costituisca pregiudizio, anche alla luce della sentenza del TAR Campania, per la tutela ambientale, paesaggistica ed economia dell'areale di pregio DOCG del "Greco di Tufo" e non induca a una responsabile azione di resipiscenza, per le rispettive competenze, la Regione Campania e l'ATO rifiuti Avellino; se sia legittimo perseverare sulla localizzazione nel sito di Chianche, nonostante pendano ancora numerosi ricorsi amministrativi intentati dai Comuni di Montefusco e Petruro Irpino, dalla Provincia di Avellino, dalla Comunità montana del Partenio e da diverse organizzazioni regionali di categoria; per quali ragioni, pur essendoci Comuni che abbiano dato la loro disponibilità, riconosciuta anche dall'ente d'ambito e che presentano oggettivamente condizioni di compatibilità per la localizzazione di un biodigestore, che Chianche non può assicurare sotto tanti aspetti, non si provveda a valutare tale localizzazione, che comporterebbe, tra l'altro, un indiscutibile notevole risparmio di risorse pubbliche e di tempo per la realizzazione dell'impianto. Atto n. 4-05750 RUOTOLO DE PETRIS ERRANI BUCCARELLA Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: