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in data 6 aprile 2020 il quotidiano "la Repubblica" dava notizia di una indagine sui tamponi in Campania, all'interno del filone più ampio che verte anche su assistenza e gestione sanitaria ai tempi del COVID-19, voluta dal procuratore di Napoli, Giovanni Melillo; il procuratore, non a caso, non ha previsto alcuna pausa o sospensione per la sezione dei reati della pubblica amministrazione, esattamente come per la Direzione distrettuale antimafia; al centro degli interrogativi, anche il legame tra l'Istituto zooprofilattico di Portici autorizzato a svolgere i tamponi da poche settimane ed un centro privato di Casalnuovo, la "Ames", che senza autorizzazione, né bandi, né "validazioni" scientifiche da parte del Ministero o dei centri di riferimento, si è scoperto essere l'artefice del boom dei test : dai 58 dei primi giorni, attribuiti al polo di Portici, all' exploit dei 700 di pochi giorni fa; il centro privato vanta un rapporto consolidato da collaborazioni già risalenti nel tempo (con vari enti) e da un contratto in Regione Campania da circa 750.000 euro; "Sui tamponi, la Ames si è messa a disposizione in maniera gratuita, ci ha fornito i locali e consentito di svolgere le analisi sui campioni dei sospetti Covid", ha spiegato a "la Repubblica" il direttore dell'Istituto zooprofilattico, Antonio Limone. Lo corregge, a sua insaputa, nelle stesse ore il dottor Fico: "Gli abbiamo messo a disposizione la tecnologia, i tecnici, si sono trasferiti da noi", integra l'imprenditore che fa da anfitrione al pubblico senza che al Cotugno, unico in grado di certificare le procedure, fossero informati"; Limone e Fico concordavano su un punto. "È stato fatto tutto senza scopo di lucro. Tutto per aumentare il numero dei tamponi", affermavano; il tema tamponi in Campania è un tasto dolente, con troppi pazienti che attendono 10 giorni un risultato o muoiono in casa senza riuscire a ottenere un test ; quando scoppia la storia, però, si aggiunge un ulteriore aspetto: solo il 25 marzo, in piena emergenza, viene siglato il nuovo contratto tra l'Istituto zooprofilattico e la Ames. Importo: 748.317 euro. Servizio: analisi chimica clinica, per il piano di monitoraggio sulla terra dei roghi, test su 10.000 campioni (sangue, urine, dna) di popolazione. La gara era di dicembre. Poi, la chiusura e la firma avvengono nelle stesse ore in cui, stando alle testimonianze degli stessi protagonisti, Ames si "offriva" di salvare Istituto e Regione dalla debacle del numero di tamponi e la Soresa lanciava la manifestazione di interesse alla ricerca di determinati mega laboratori, con requisiti perfetti (500 tamponi al giorno) per Ames e per colossi come la Synlab, che infatti partecipano alla "gara". C'è da chiedersi come facesse la Regione ad autorizzare tutto questo. La risposta arriva da un altro manager di Ames, Nello De Rosa: "Guardi che la Regione sapeva tutto", riporta testualmente l'articolo; a Palazzo Santa Lucia, ora, negano chiarimenti e parlano solo di "requisizione: semplice requisizione di locali"; "la Repubblica" chiede però dettagli ancora ad Ames. E il dottor De Rosa demolisce, senza saperlo, la versione di Palazzo Santa Lucia: "Noi abbiamo messo a disposizione locali, macchinari, strumentazione e sì, certo, anche nostra forza lavoro, abbiamo bravi tecnici. Poi l'Istituto firma i referti". Intanto, quali che siano genesi e rapporti incrociati, da ieri la famosa "indagine di mercato" subisce una durissima frenata; nel pomeriggio della domenica delle Palme, al Centro direzionale, lunga riunione dell'Unità di crisi regionale con vertici di ospedali, ASL, e virologi delle strutture pubbliche. Decisione: meglio congelare tutto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questi gravi fatti e se ritengano di attivare, nel rispetto delle prerogative dell'Autorità giudiziaria, i propri poteri ispettivi per accertare le gravi anomalie emerse nella vicenda in seguito all'inchiesta del quotidiano "la Repubblica"; se il Ministro della salute non ritenga che i cittadini campani stiano ricevendo estremo pregiudizio per la salute, con pazienti COVID-19 defunti per effetto del fatto che, alla data del 6 aprile 2020, la regione Campania risulta essere ultima per numero di tamponi eseguiti in proporzione alla popolazione, e che in molti casi il tampone sarebbe stato eseguito con gravissimo ritardo rispetto al manifestarsi dei sintomi del virus . Atto n. 4-03114 CIRIANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno Premesso che: la circolare INPS n. 49 del 30 marzo 2020 ha fornito le istruzioni amministrative in materia di indennità di sostegno al reddito, introdotte dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, per il mese di marzo 2020, in favore di alcune categorie di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori subordinati, le cui attività lavorative sono gravemente colpite dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; a partire dalla mezzanotte del 1° aprile (termine di avvio della procedura di richiesta delle indennità), si sono verificati malfunzionamenti tecnici che in molti casi hanno portato persino alla diffusione indebita di dati personali; simili malfunzionamenti, come segnalato dai consulenti del lavoro nell'ambito delle procedure di richiesta della cassa integrazione di emergenza, si erano verificati già nei giorni precedenti; ad aggravare ulteriormente la funzionalità del già vulnerabile sistema informatico dell'INPS, è stata la del tutto inadeguata strategia di comunicazione della procedura e dei criteri di assegnazione dell'indennità, con una indicazione diramata ufficialmente dallo stesso Istituto e rivolta alla vastissima platea dei soggetti interessati (che "Il Sole 24 Ore" ha stimato in circa 5.000.000 di persone); al riguardo, con una nota ufficiale comunicata sul sito istituzionale, l'INPS ha comunicato che, in ragione del limite complessivo di euro 203 milioni per l'anno 2020, stabilito dall'articolo 27, comma 2 del decreto «Cura Italia», l'indennità sarebbe stata riconosciuta «in base all'ordine cronologico di presentazione delle domande» (criterio poi categoricamente smentito dal Presidente dell'INPS), generando in tal modo un vero e proprio «assalto al sito», che, oltre a generare turbamento e preoccupazione per una fascia di popolazione già in sofferenza per effetto della crisi economica generata dall'emergenza epidemiologica, ha ulteriormente messo sotto sforzo la piattaforma informatica; con riferimento a tali gravi falle e malfunzionamenti tecnico-informatici, il presidente dell'Istituto, professor Pasquale Tridico, ne ha attribuito la responsabilità ad un attacco informatico da parte di hacker , riferendo che le autorità competenti erano state debitamente informate; l'interrogante sottolinea le gravi ripercussioni della situazione descritta nei confronti dei cittadini destinatari delle indennità: