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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è finalizzato ad istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. La prima Commissione bicamerale parlamentare di inchiesta su tale materia, istituita nel corso della XIII legislatura con la legge 10 aprile 1997, n. 97, aveva il compito di verificare l'attuazione delle normative vigenti in materia di rifiuti, nonché i comportamenti della pubblica amministrazione e le modalità di gestione dei servizi di smaltimento dei rifiuti da parte degli enti locali, di indagare sul rapporto tra le organizzazioni criminali e la gestione del ciclo dei rifiuti, e, più in generale, sulle attività illecite collegate al settore dei rifiuti. I sopralluoghi svolti, in particolare nelle regioni meridionali, evidenziarono un'estesa illegalità, caratterizzata in alcuni ambiti territoriali da situazioni di vera e propria emergenza. Le audizioni svolte consentirono di acquisire, soprattutto dagli uffici giudiziari maggiormente impegnati nelle indagini sui traffici illegali delle cosiddette «ecomafie», ulteriori e preoccupanti riscontri circa la penetrazione della criminalità organizzata nelle attività di raccolta e di smaltimento dei rifiuti di ogni tipologia. Nelle legislature successive alla XIII, il Parlamento ha approvato, a larghissima maggioranza, l'istituzione di analoghe Commissioni parlamentari di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. La gravità dei fenomeni di smaltimento illegale dei rifiuti e il ruolo significativo svolto in questo campo dalla criminalità organizzata, infatti, non potevano non essere oggetto di particolare attenzione e analisi da parte del Parlamento. Nel corso della XIV legislatura, la legge 31 ottobre 2001, n. 399, ha istituito una Commissione sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, la quale ha tra l'altro acquisito, soprattutto dagli uffici giudiziari maggiormente impegnati nelle indagini sui traffici illegali riconducibili al crimine organizzato, ulteriori riscontri circa la penetrazione delle associazioni illecite nelle attività di raccolta e di smaltimento dei rifiuti. La legge 20 ottobre 2006, n. 271, ha poi istituito un'analoga Commissione per la durata della XV legislatura, la cui attività ispettiva -- sintetizzata nella Relazione conclusiva approvata nella seduta del 27 febbraio 2008 -- ha potuto evidenziare alcuni aspetti di assoluto rilievo del ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Si è in particolare sottolineato come esista un'ampia categoria di attività illecite che, pur riferibili ad associazioni criminali, non sono riconducibili a sodalizi di tipo mafioso, ma ad imprese che, al fine di ridurre i costi connessi al regolare smaltimento, intraprendono attività di intermediazione nel ciclo dei rifiuti, tali da eludere le procedure previste dalla legge per garantirne lo smaltimento in maniera non pregiudizievole per la salute dei cittadini e l'incolumità pubblica. Parallelamente, le audizioni effettuate dalla Commissione hanno consentito di rilevare come si stesse verificando un progressivo ampliamento del raggio di interesse e penetrazione di Cosa Nostra nel settore dei rifiuti, anche attraverso il sostegno fornito da imprenditori e soggetti non propriamente affiliati alle cosche, indagati spesso per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel corso della XVI legislatura, la legge 6 febbraio 2009, n. 6, ha istituito un'analoga Commissione che ha svolto inchieste -- delle quali sono riportate le conclusioni nella Relazione conclusiva approvata dalla Commissione nella seduta del 28 febbraio 2013 -- sullo stato delle bonifiche dei siti contaminati, sulla gestione dei rifiuti radioattivi, sul fenomeno delle «navi a perdere», sul sistema di tracciabilità dei rifiuti denominato «Sistri», sul decesso del capitano di fregata Natale De Grazia. La relazione dà, poi, conto dei risultati degli approfondimenti svolti sul traffico transfrontaliero di rifiuti (avvenuti attraverso decine di audizioni, acquisizioni documentali, sopralluoghi effettuati nel corso di missioni in Italia e all'estero), tema per il quale non è stato possibile, in ragione dello scioglimento anticipato delle Camere, redigere un'apposita relazione. La Commissione, poi, ha svolto inchieste territoriali sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nelle regioni Lazio, Sicilia, Lombardia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, approvando le relative relazioni. Considerata l'importante attività svolta dal Parlamento nelle precedenti legislature in questa materia, l'istituzione di una Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti si rende ancora necessaria al fine di continuare a procedere ad una ricognizione organica del funzionamento del sistema di gestione del ciclo dei rifiuti sull'intero territorio nazionale, garantendo un monitoraggio costante su questo settore, per contrastare più efficacemente i fenomeni di infiltrazione delle associazioni criminali nel ciclo dei rifiuti e far luce su tutte le aree di illegalità ancora presenti, purtroppo, sul nostro territorio nazionale.. Art. 1. (Istituzione e funzioni della Commissione) 1. È istituita, per la durata della XVII legislatura, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, di seguito denominata «Commissione», con il compito di: a) svolgere indagini atte a fare luce sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sulle organizzazioni in esse coinvolte o ad esse comunque collegate, sui loro assetti societari e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata, con specifico riferimento alle associazioni di cui agli articoli 416 e 416- bis del codice penale; b) svolgere indagini atte a fare luce sull’uso del territorio, sul fenomeno dell’abusivismo edilizio, in particolare verificando l’attuazione e la congruità delle disposizioni normative in materia; c) svolgere indagini atte a fare luce sulle attività illecite connesse alla gestione degli impianti di depurazione delle acque e allo smaltimento dei rifiuti; d) individuare le connessioni tra le attività illecite nel settore dei rifiuti e altre attività economiche, con particolare riguardo al traffico dei rifiuti tra le diverse regioni del Paese e verso altri Stati; e) verificare l'eventuale sussistenza di comportamenti illeciti da parte della pubblica amministrazione centrale e periferica e dei soggetti pubblici o privati operanti nella gestione del ciclo dei rifiuti, anche in riferimento alle modalità di gestione dei servizi di smaltimento da parte degli enti locali e ai relativi sistemi di affidamento; f) verificare l'eventuale sussistenza di attività illecite relative ai siti inquinati nel territorio nazionale; g) verificare la corretta attuazione della normativa vigente in materia di gestione dei rifiuti pericolosi e della loro puntuale e precisa caratterizzazione e classificazione e svolgere indagini atte ad accertare eventuali attività illecite connesse a tale gestione. 2. La Commissione riferisce al Parlamento annualmente con singole relazioni o con relazioni generali e ogni qual volta ne ravvisi la necessità e comunque al termine dei suoi lavori. 3.