[pronunce]

n. 502 del 1992 (nella sua originaria formulazione), ha esteso il trasferimento a «tutti i beni mobili, immobili, ivi compresi quelli da reddito, e le attrezzature che, alla data di entrata in vigore del [presente] decreto, fanno parte del patrimonio dei Comuni con vincolo di destinazione alle unità sanitarie locali», così eccedendo i limiti della delega in violazione dell'art. 76 Cost.; che gli artt. 44 e 45 della legge regionale n. 42 del 1994, dando attuazione al principio contenuto nell'art. 5 del d.lgs. n. 502 del 1992, risultano, in via derivata, affetti anch'essi dal vizio di eccesso di delega; che le norme denunciate sono altresì illegittime per violazione degli artt. 5, 114, 118 e 119 Cost., sotto il profilo della lesione dell'autonomia locale, da intendersi sia come garanzia dell'integrità del patrimonio degli enti locali, sia come intangibilità della sfera di funzioni assegnate a detti enti, nella specie delle funzioni di “assistenza”, di competenza dei Comuni ex art. 3-septies, commi 2 e 6, del d.lgs. n. 502 del 1992, al cui esercizio i beni in contestazione erano originariamente destinati; che il riferimento all'abrogato art. 128 Cost., contenuto nell'ordinanza di rimessione, deve intendersi fatto agli artt. 114, 118 e 119 Cost., che riprendono la garanzia già sancita dal primo; che, intervenuto nel giudizio a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente della Giunta della Regione Liguria, ha concluso per la declaratoria di inammissibilità della questione, definendola irrilevante in quanto i beni in contestazione erano pervenuti al Comune di Alassio da un disciolto ente ospedaliero; che la questione è, comunque, infondata perché l'art. 5 del d.lgs. n. 502 del 1992 non è oggetto di denuncia di incostituzionalità e il prospettato vizio di eccesso di delega non è configurabile riguardo alle norme regionali impugnate; che, quanto agli altri parametri evocati dal giudice rimettente, l'art. 128 Cost. è stato abrogato, mentre l'art. 5 Cost. non è pertinente; che, infine, il giudice a quo ha omesso ogni motivazione in ordine all'applicabilità o non dell'art. 5 del d.lgs. n. 502 del 1992, nel testo sostituito dall'art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 229 del 1999, emanato in base a una legge di delega – la legge 30 novembre 1998, n. 419 (Delega al Governo per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale e per l'adozione di un testo unico in materia di organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Modifiche al d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502) – diversa da quella in relazione alla quale è stato delibato l'eccesso di delega (per un caso analogo cfr. ordinanza della Corte costituzionale n. 72 del 2003); che, in prossimità dell'udienza pubblica, il Comune di Alassio ha depositato memoria, nella quale riprende e sviluppa le argomentazioni difensive a sostegno delle sue conclusioni, rilevando, in primo luogo, che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice rimettente ha ad oggetto, oltre agli artt. 44 e 45 della legge regionale n. 42 del 1994, l'art. 5 del d.lgs. n. 502 del 1992, poiché tale norma, pur non essendo indicata nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione, è, tuttavia, puntualmente individuata e censurata nella motivazione della stessa; che il giudice a quo – contrariamente a quanto sostenuto dalla Regione Liguria – ha tenuto conto del d.lgs. n. 229 del 1999, che ha modificato il testo del citato art. 5, rilevando che il trasferimento dei beni controversi dal patrimonio del Comune a quello dell'azienda sanitaria locale continua ad essere regolato dagli artt. 44 e 45 della legge regionale n. 42 del 1994, emanati in attuazione dell'art. 5 del d.lgs. n. 502 del 1992 nella sua originaria formulazione, e che, dunque, la successiva modifica di tale norma non ha mutato i termini della questione; che, pertanto, il richiamo della Regione Liguria alla ordinanza della Corte costituzionale n. 72 del 2003 non è conferente; che è evidente l'eccesso di delega denunciato e che le norme regionali impugnate, in quanto hanno dato puntuale attuazione all'art. 5 del d.lgs. n. 502 del 1992, sono a loro volta incostituzionali in via derivata e consequenziale, posto che la norma statale di principio e la legge regionale di attuazione sono necessariamente connesse e si integrano a vicenda, dando luogo a una «fattispecie normativa complessa», sostanzialmente unitaria; che, sotto altro profilo, le norme regionali impugnate sono incostituzionali anche in via immediata per violazione della garanzia costituzionale dell'autonomia locale, di cui agli artt. 5 e 128 Cost., essendo stato il principio espresso da tale ultima norma ripreso e rafforzato dai nuovi artt. 114, 117 e 118 Cost. ed essendo, comunque, assorbito nel più generale principio enunciato nell'art. 5 Cost., richiamato nell'ordinanza di rimessione. Considerato che il Tribunale ordinario di Savona dubita della legittimità costituzionale degli articoli 44 e 45 della legge della Regione Liguria 8 agosto 1994, n. 42 (Disciplina delle unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere del servizio sanitario regionale in attuazione dei d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e d.lgs. 7 dicembre 1993, n. 517), nella parte in cui dispongono che sono trasferiti al patrimonio delle unità sanitarie locali i beni mobili ed immobili già di proprietà dei Comuni con vincolo di destinazione alle Unità sanitarie locali, in riferimento all'art. 76 Cost., perché, dando attuazione al principio stabilito nell'art. 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), eccedono i limiti della delega conferita con la legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale), il cui art. 1, lettera p), prevedeva il trasferimento alle aziende infraregionali «del patrimonio mobiliare e immobiliare già di proprietà dei disciolti enti ospedalieri e mutualistici che alla data di entrata in vigore della presente legge fa parte del patrimonio dei Comuni», ed inoltre in riferimento agli artt. 5 e 128 Cost., perché ledono il principio fondamentale dell'autonomia degli enti locali, la quale concerne anche l'integrità del patrimonio degli enti medesimi; che la questione è manifestamente infondata sotto entrambi i profili prospettati dal rimettente;