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Non è stato recepito nulla delle nostre proposte e debbo anche segnalare alla Presidenza che siamo sconcertati e stufi di vedere molti emendamenti, sui quali evidentemente le forze politiche di maggioranza non vogliono assumersi la responsabilità del voto, dichiarati improponibili per materia, quando ci sembra di tutta evidenza che sono perfettamente pertinenti alla materia del decreto. Ciò ci rammarica, ma non ci scandalizza perché, se si arriva a pensare che con un emendamento si possa inserire nella legge di conversione di un decreto una legge delega, siamo all'infarto della logica. Il decreto dovrebbe avere motivi di urgenza e, invece, si pensa a una legge delega per sparare la palla in tribuna a una riforma della pubblica amministrazione. Noi crediamo che in questo modo non si vada da nessuna parte, che il Governo e la maggioranza andranno a sbattere, ma ciò che a noi dispiace, come forza politica che mette l'interesse dell'Italia davanti a tutto, è che andrà a sbattere la Nazione. Quindi, cambiate marcia. Ascoltate i contributi di buon senso, non ideologici, che vengono dalla nostra parte politica. Noi, infatti, non faremo mai nulla che va contro gli interessi degli italiani. Siamo sempre pronti ad assumerci le nostre responsabilità. Voi assumetevi quella di non ascoltare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, il collega Rampi nel precedente intervento si è concentrato sulle misure previste dall'articolo 10. Io voglio soffermarmi sulle misure legate ai limiti, alla punibilità e all'obbligo vaccinale. L'articolo 3 limita, appunto, la punibilità a titolo di omicidio colposo e di lesioni personali colpose per la somministrazione dei vaccini contro il Covid-19 operate nel corso della campagna vaccinale. La limitazione della punibilità, definendo un criterio più favorevole per il responsabile dell'evento, si applica anche ai casi già verificatisi. Si tratta di una norma giusta e doverosa, che tutela coloro che somministrano i vaccini. Siamo in presenza di condizioni assolutamente straordinarie, cui devono corrispondere interventi straordinari. L'articolo 3, seppur perfettibile, risponde a questa delicata esigenza. La Commissione, peraltro, rispondendo ad un'esigenza molto sentita, ha approvato anche un emendamento sulla responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario durante lo stato di emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, al fine di consentire agli operatori sanitari lo svolgimento del loro lavoro nella consapevolezza di una tutela riconosciuta da parte dello Stato in un contesto emergenziale senza precedenti. Il nostro Paese sta affrontando l'emergenza epidemiologica da Covid-19 con un piano vaccinale straordinario, che vede impegnati ogni giorno migliaia di operatori sanitari. A loro occorre dare una risposta, perché possano svolgere questo lavoro senza timore nel fare quell'unico gesto che è in grado di portare il Paese fuori da un incubo che dura ormai da più di un anno. Ieri era la Giornata internazionale dell'infermiere. Nel ribadire la nostra ammirazione per come il personale sanitario si sta spendendo e si è speso con generosità e passione nelle cure durante tutto questo difficile anno, come Parlamento abbiamo il dovere di passare dalle parole ai fatti. Io credo che, con le misure contenute in questo provvedimento, un segnale importante lo si stia dando. L'articolo 4 del decreto-legge in conversione introduce l'obbligo di vaccinazione per gli esercenti le professioni sanitarie e per gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali. La norma si colloca al crocevia tra diverse esigenze costituzionali: da una parte, il diritto all'autodeterminazione in relazione ai trattamenti sanitari; dall'altra, però, ci sono gli obblighi solidaristici che discendono, oltre che dall'articolo 2 della Costituzione, dalla stessa qualificazione della salute come interesse della collettività, come previsto dall'articolo 32 della Costituzione. Tra questi due diversi interessi, la legge individua un punto di equilibrio, assoggettando all'obbligo vaccinale, a pena di sospensione dal diritto di svolgere le prestazioni o mansioni che implichino contatti personali o che comportino in qualsiasi altra forma il rischio di diffusione di contagio da Covid-19, i soli soggetti di cui al comma 1. In particolare, la norma ha articolato il bilanciamento tra i diversi principi ed interessi in gioco nell'esercizio della propria discrezionalità in modo ragionevole, anche alla luce dei principi da ultimo affermati nella sentenza n. 5 del 2018 della Corte Costituzionale. In quella decisione, infatti, la Corte ha avuto modo di precisare che «il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri» e che, allo stesso tempo, debba evitarsi «che esso incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiono normali e, pertanto, tollerabili». Quindi questa norma risponde sicuramente ai diversi interessi in campo, ma fa pesare in maniera significativa, come è doveroso che sia vista la gravità della situazione, una logica solidaristica che non potrebbe non essere valorizzata e adeguatamente soppesata nella condizione che stiamo vivendo. Crediamo che questi due importanti aspetti siano stati trattati con adeguata importanza e bilanciamento nella discussione svolta in Commissione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà. ANGRISANI (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è evidente come i timori dell'opinione pubblica sulla cosiddetta riforma Brunetta in materia di concorsi pubblici non siano stati scongiurati, neanche dopo il passaggio emendativo in Commissione affari costituzionali. La formulazione iniziale dell'articolo 10, comma 1, era inaccettabile e a forte rischio di incostituzionalità, così come messo in risalto da moltissimi giuristi ed esperti di diritto, ma anche, più semplicemente, da persone dotate di buon senso. Forse il ministro Brunetta non ricorda bene la nostra Costituzione. L'articolo 51 prevede che tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possano accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge, mentre l'articolo 97 stabilisce che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede di regola mediante concorso. L'articolo 97, in particolare, è baluardo dei principi di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione, nell'ottica di bilanciare il rispetto del principio di legalità formale e sostanziale con la discrezionalità di cui la pubblica amministrazione dispone. L'esigenza avvertita dal Ministro, dunque, è stata quella di accelerare e semplificare l' iter dei concorsi pubblici in modo da ovviare in breve tempo alle carenze di personale adeguatamente formato di cui hanno bisogno gli uffici.