[ddlpres]

Disposizioni per la riabilitazione storica degli appartenenti alle Forze armate italiane condannati alla fucilazione dai tribunali militari di guerra nel corso della prima Guerra mondiale, attraverso la restituzione dell'onore. Onorevoli Senatori . – In occasione delle celebrazioni della vittoria italiana nella prima Guerra mondiale, oggi Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate, quale giornata celebrativa del completamento dell'unità nazionale italiana, spesso si fa riferimento alla disfatta di Caporetto, avvenuta un anno prima della conclusione del conflitto mondiale, e in alcuni articoli e in alcune interviste si fa cenno all'offesa all'umanità rappresentata dal « cadornismo » che incolpò della sconfitta la vigliaccheria dei soldati. Il generale Luigi Cadorna fu anche l'autore di una nefasta circolare che autorizzava fucilazioni e processi per diserzione e insubordinazione. Purtroppo neppure l'occasione della ricorrenza del centenario della conclusione della guerra è stata colta per risolvere la ferita aperta dalle inique condanne a morte. Venti anni fa è invece iniziata l'appassionante campagna per la restituzione dell'onore a quattro alpini fucilati a Cercivento, un paese della Valle del But, sede nel luglio 1916 di un processo farsa che coinvolse 80 militari della 109° Compagnia del Battaglione Monte Arvenis, con l'accusa di insubordinazione per essersi rifiutati di compiere una operazione suicida sul Monte Cellon. Le celebrazioni del centenario dell'evento straordinario della prima guerra di massa con conseguenze incredibili come la caduta di imperi potenti, la rivoluzione russa, l'impresa di Fiume, il fascismo, la repubblica di Weimar e infine il nazismo, purtroppo in Italia hanno evitato di fare i conti con la violenza della giustizia militare e di sanare ferite che impediscono una memoria condivisa. Sebbene l'esecuzione di Silvio Ortis, Basilio Matiz, Giobatta Coradazzi e Angelo Massaro non sia stata citata nel libro di Forcella e Monticone pubblicato nel 1968 e intitolato « Plotone d'esecuzione », questa pagina terribile ancora vive nell'animo di quello che è stato definito « il popolo duro » dallo studioso inglese Patrick Heady. Inoltre in questi anni sono stati prodotti spettacoli teatrali, libri, film e sono stati approvati documenti delle istituzioni pubbliche e appelli dei movimenti della società civile. Nella scorsa legislatura l'approvazione della proposta di legge dei deputati Scanu e Zanin per la riabilitazione dei soldati fucilati per atti di indisciplina e diserzione, nonostante sia stata votata all'unanimità da Montecitorio, si è bloccata al Senato sulla base di obiezioni al meccanismo previsto della revisione dei processi e delle possibili ricadute di rivendicazioni economiche, risarcitorie o pensionistiche. In questa legislatura al Senato è stato presentato un disegno di legge (atto Senato n. 991) il cui esame è iniziato sotto la presidenza Garavini della Commissione Difesa. Si sono svolte le audizioni di storici e di esperti che hanno valutato positivamente la soluzione proposta ed è stato istituito un Comitato ristretto. « La memoria dei mille e più italiani uccisi dai plotoni di esecuzione interpella la nostra coscienza di uomini liberi e il nostro senso di umanità »: questa frase espressa autorevolmente dal Presidente della Repubblica Mattarella impegna a trovare una soluzione che restituisca l'onore ai « fucilati per l'esempio ». Sarebbe pertanto incomprensibile oggi non trovare una soluzione condivisa che restituisca l'onore alle centinaia di vittime di un militarismo ottuso e incapace. Altri Stati lo hanno fatto, come Francia e Gran Bretagna. Il Presidente Sarkozy nel novembre del 2008 riabilitò politicamente i 675 militari giustiziati tra il 1914 e il 1918 rendendo omaggio a tutte le vittime del massacro, compresi « i fucilati per l'esempio », che erano stati condannati per ammutinamento, diserzione, disobbedienza o automutilazioni. Un omaggio e una riparazione già suggerita dieci anni prima da Lionel Jospin secondo il quale quei soldati dovevano essere reintegrati pienamente nella memoria collettiva nazionale. La Gran Bretagna con una legge ha riabilitato la memoria di 306 soldati giustiziati durante la Grande guerra. L'Italia continua a dimenticare 750 soldati condannati a morte e fucilati, a cui vanno aggiunte le vittime delle esecuzioni sommarie. La soluzione deve avere quindi il carattere della riconciliazione. In alcune regioni, in particolare in Friuli Venezia Giulia, è ancora vivo nella popolazione il ricordo delle tragedie di cento anni fa e le istituzioni, dal Consiglio regionale al consiglio della provincia di Udine, hanno chiesto ripetutamente una soluzione di giustizia. Il 20 novembre 2017 l'associazione La Società della Ragione ha organizzato a Udine un convegno affinché venisse approvata dal Parlamento la proposta di legge. In quell'occasione Franco Corleone, che già nel 2000 come sottosegretario alla Giustizia si era occupato del problema, favorendo l'approvazione di un ordine del giorno della Commissione Difesa della Camera dei deputati, illustrò un testo di legge che partendo dallo schema della proposta di legge approvata dalla Camera era centrato sulla restituzione dell'onore alle vittime di decisioni esemplari da parte della Repubblica. Costruire una memoria condivisa sulla base anche dei princìpi della Costituzione, tra i quali l'articolo 27 che sancisce il rifiuto della Repubblica della pena di morte, in nessun caso e senza eccezioni, costituirebbe un segno di forza dei princìpi. Un testo di legge, quindi, teso a costruire una memoria condivisa di quegli eventi sulla base dei principi della Costituzione, contribuisce a ridare forza a un'esigenza storica e sociale che il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia – come ricorda anche il Presidente del Consiglio medesimo Piero Mauro Zanin – aveva già formalizzato con una mozione approvata all'unanimità alcuni anni fa ed ora recentemente ribadita con l'approvazione unanime di un ordine del giorno per continuare a non dimenticare l'ingiustizia subita dagli alpini appartenenti alla 109^ compagnia dell'8° Reggimento, Battaglione Arvenis, fucilati a Cercivento. Se di riabilitazione postuma non si potrà parlare, che sia però un'effettiva, cosciente e fondamentale restituzione dell'onore anche a beneficio di un territorio che ha sempre difeso e onorato i suoi figli caduti, così come evidenziato nel documentario « Cercivento, una storia che va raccontata », prodotto dalla Regione e presentato poco più di un anno fa alla Sala Nassyria a Palazzo Madama. Non si può più dire che il problema « è ben altro ». L'approvazione di una legge di riconciliazione e di costruzione di una memoria senza ombre e censure non è dunque un fuor d'opera o un diversivo. Il 12 ottobre è iniziato un digiuno collettivo che intende proseguire fino all'approvazione della legge. La presentazione di questo disegno di legge vuole dare sostegno a questa campagna dal basso, di dialogo e non violenza e rifiutare operazioni al ribasso, sotterfugi, o dilazioni incomprensibili.