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Il settore agricolo è stato gravemente colpito dalla conseguenza dell'emergenza del Covid-19, sia per la contrazione dei mercati e l'impatto sulla commercializzazione a causa dell'estrema deperibilità dei prodotti, sia dalla compromissione di molte pratiche agronomiche e dalle conseguenze negative sul lavoro che avranno ricadute nel resto della stagione. Per alcuni comparti, infatti, la situazione disastrosa venutasi a creare rischia di minare la sopravvivenza di moltissime aziende e tra queste c'è anche il comparto florovivaistico, che ricava tradizionalmente dall'esito di questa stagione il 70 per cento del proprio fatturato. Le misure che riguardano prevalentemente e strettamente l'agricoltura nel decreto-legge in questione sono: l'innalzamento dal 50 al 70 per cento dell'anticipo della PAC (Politica agricola comune); l'istituzione di un fondo di 100 milioni di euro per il 2020 a tutela delle imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura: soldi che serviranno alla copertura totale degli interessi maturati negli ultimi due anni sui mutui contratti dalle imprese; l'incremento di 50 milioni di euro per il 2020 del fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti. Ancora, la concessione della cassa integrazione in deroga per i lavoratori del settore privato; il riconoscimento - per coloro che abbiano svolto nel 2019 almeno 50 giornate di lavoro effettive - di un'indennità di 600 euro per il mese di marzo, che non concorrerà a far reddito; la proroga, dal 1° giugno 2020, delle domande per il sussidio di disoccupazione agricola a favore di tutti gli operai; l'istituzione di un fondo di 300 milioni di euro per il 2020 per tutti quei lavoratori che hanno dovuto cessare, ridurre o sospendere la loro attività e il loro rapporto di lavoro; l'istituzione di un altro fondo presso Ismea di 80 milioni di euro per il supporto al credito specifico per le imprese agricole e della pesca. Infine, i mutui e gli altri finanziamenti in scadenza sono sospesi fino al 30 settembre 2020. Per il comparto ittico, specifico che il fondo di 100 milioni di euro servirà a coprire i costi del fermo della pesca e di tutte le certificazioni. Inoltre, i collaudi dei motopescherecci adibiti alla pesca professionale, in scadenza in questi mesi, sono prorogati al 30 settembre 2020. Anche l'acquacoltura beneficerà di tutti questi strumenti a sostegno del comparto. Non ho voluto fare un mero elenco delle misure adottate; ho voluto riepilogare quanto abbiamo messo in campo per far fronte - nel solo mese di marzo - a quella che è stata definita la più grande crisi dal Secondo dopoguerra in poi. I cittadini stiano tranquilli, perché sono stati già posti in essere altri provvedimenti per interventi contro questa terribile crisi e a favore delle aziende e delle famiglie. Nessuno perderà il posto di lavoro; nessuno perderà soprattutto la dignità né verrà lasciato solo in questo momento così difficile per tutta l'umanità. Vorrei ringraziare in particolare i medici, le Forze dell'ordine e anche il presidente Conte, perché in questi momenti e giorni difficili ha tenuto uniti i cuori degli italiani. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, ci sono alcuni elementi che mi sembra particolarmente interessante mettere in evidenza nel nostro dibattito di oggi e che riguardano quella che a me è sembrata fin dal primo momento una nuova forma di «strage degli innocenti»; solo che questa volta gli innocenti non erano quelli al di sotto dei due anni, ma quelli al di sopra dei settanta, settantacinque o ottant'anni. Una vera e propria strage, nella quale confluivano perlomeno tre elementi importanti: il primo riguarda le condizioni spesso drammaticamente negative in cui vivono abitualmente queste persone. Conosciamo la situazione di alcune RSA e le condizioni di degrado che ci sono state mostrate in televisione in diversi passaggi. Questo era un fattore molto importante, da tenere presente come possibile concausa della strage. Il secondo fattore importante è che le persone morte sono decedute anche perché erano portatrici di altre patologie. Tra le tante patologie, evidentemente, trattandosi di anziani, c'era sicuramente la BPCO, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, patologia tipica del fumatore cronico. È quindi una patologia strettamente legata ad un'inadeguata applicazione della vecchia legge Sirchia, che in questo momento avrebbe bisogno di un vero e proprio maquillage , che è qualcosa di più che una semplice spolverata sulla legge, ma è una sua rivisitazione alla luce dei nuovi modelli di fumo che compromettono la funzionalità respiratoria. In tutto questo bastava un solo caso di persona infetta perché tutta la comunità venisse polverizzata dall'infezione, che si è propagata dall'uno all'altro come succede spesse volte con un incendio. Questo significa che le responsabilità sono tante. Direi che coloro che fanno migliore figura in questo caso sono proprio quegli infermieri, che pure abbiamo avuto modo di vedere molte volte in televisione, e quei medici che si sono prodigati nel servizio diretto, in atto in quel momento, ma che nulla hanno potuto fare per le condizioni di degrado di alcune di queste strutture e per le condizioni "di degrado" dei polmoni di queste persone. È quindi un problema complesso. Nella 12 a Commissione, di cui sono componente, avevamo già provato, prima che scoppiasse tutto questo putiferio, ad avviare un'indagine conoscitiva per vedere come nelle RSA vengono applicate, per esempio, le famose cure palliative. Avevamo fatto una sorta di ponte culturale tra la legge n. 38 del 2010 e la situazione attuale, per capire come nelle RSA venivano garantite cure palliative agli anziani. La dimostrazione pratica che abbiamo avuto in questi giorni è il caos massimo. C'è un'altra cosa che voglio mettere in evidenza: si è già detto molto - e mi inchino ad essa - della dedizione incondizionata con cui i medici si sono prodigati: turni prolungati, impossibilità di ricambi, ospedali che sorgono nuovi come funghi, ma che come tali hanno bisogno non solo di letti di terapia intensiva, ma anche di professionisti che sappiano gestire questi pazienti. Abbiamo visto coinvolgere in questa operazione medici neolaureati e non ancora specializzati, abbiamo visto coinvolgere medici specializzandi al secondo o terzo anno, ma non abbiamo visto una misura chiara e strutturale che prendesse atto di come da anni il fabbisogno dei medici del Paese sia sottovalutato e come da anni sia vergognosamente sottovalutato il fabbisogno di borse di studio e di scuole di specializzazione per i medici. Noi avremmo voluto vedere nel provvedimento al nostro esame una misura strutturale forte che, per esempio, equiparasse il numero degli iscritti alla facoltà di medicina, posto che c'è il 98 per cento dei laureati, al numero delle borse di studio per le scuole specializzazione. Avremmo voluto che si capisse che il Paese, in questo momento, davanti ad un'emergenza di questo tipo, non può avere bisogno di ragazzi come quelli che abbiamo visto ieri in televisione, che rispondevano al telefono parlando con i parenti o con i pazienti dei malati e che ci hanno fatto gran tenerezza.