[pronunce]

il principio costituzionale richiamato, di cui al quarto comma dell'art. 119, implica la necessità di valutazione dell'adeguatezza delle entrate complessive delle Regioni in relazione alle funzioni proprie, il che non discende certo da eventuali variazioni di gettito di singole entrate tributarie. Per il resto la memoria segue, anche testualmente, il tenore delle difese contenute nella memoria riguardo al ricorso della Regione Toscana, già esaminata. 13. – Anche la Regione Veneto ha depositato memoria insistendo per l'accoglimento del ricorso. La ricorrente osserva, in via generale, che il potere legislativo statale di imporre vincoli alle politiche di bilancio che possono tradursi in compressioni di autonomia deve necessariamente avere carattere transitorio, in vista di specifici obiettivi (sentenza n. 36 del 2004), senza che possa essere sistematicamente invocato per vulnerare il complessivo sistema delle autonomie. Nel dettare il nuovo titolo V, e, con esso, il nuovo assetto istituzionale degli enti locali, il Parlamento aveva ben presenti le esigenze di contenimento della spesa pubblica e il rispetto degli obblighi di bilancio che discendono dalla appartenenza all'Unione europea. Non è dunque consentito al legislatore statale di prendere a pretesto disavanzi di bilancio – già manifestatisi, e in modo anche più grave, in passato, all'interno di un sistema accentrato – per comprimere gli spazi di autonomia, come se la distribuzione costituzionale dei poteri tra Stato, Regioni ed enti locali fosse rimasta immutata, e presupponendo letture del testo costituzionale atte a stravolgere il sistema delle autonomie. Entrando nello specifico, riguardo all'art. 2 della legge n. 289 del 2002, la previsione della no tax area non incide sul calcolo delle addizionali IRPEF, a patto però che l'imposta sia dovuta. La Regione Veneto non discute il potere dello Stato di disciplinare l'imposta sul reddito, ma sottolinea come l'esercizio di tale potere non può sottrarre alle Regioni le risorse necessarie allo svolgimento essenziale delle proprie funzioni. La disposizione impugnata determina una diminuzione di risorse a disposizione delle Regioni, per il caso in cui, in base al nuovo sistema delle deduzioni, l'imposta non sia dovuta, senza prevedere alcuna forma compensativa. Riguardo all'art. 3, sospendendo la potestà regionale di aumento delle addizionali IRPEF e aliquote IRAP, lo Stato svuota gli artt. 117, terzo comma, e 119 – norme prive di efficacia precettiva immediata, che attendono l'intervento del legislatore statale per trovare piena attuazione – di un reale contenuto normativo: è vero che lo Stato può modificare la disciplina dei propri tributi, ma ciò non può avvenire in senso inverso a quanto stabilito dal nuovo art. 119 Cost., ovvero sopprimendo, senza sostituirli, spazi di autonomia già riconosciuti dalle leggi statali o configurando un sistema complessivo in contraddizione con l'art. 119 (sentenza n. 34 del 2004). E del resto la giurisprudenza costituzionale respinge in modo costante letture che comprimano le autonomie a causa dell'inerzia statale (sentenza n. 282 del 2002). Riguardo alla potestà regionale di maggiorazione dell'aliquota IRAP, l'art. 4 del decreto-legge n. 63 del 2002, convertito nella legge n. 112 del 2002, la rende addirittura necessaria per via dell'estensione agli anni 2002, 2003 e 2004 delle disposizioni dell'art. 40 della legge n. 448 del 2001, che, a sua volta, lega le integrazioni del finanziamento della spesa nel settore sanitario, previste dall'Accordo tra Governo, Regioni e Province autonome dell'8 agosto 2001, alla diretta applicazione regionale di misure di contenimento della spesa, attraverso l'introduzione di strumenti di controllo della domanda, la riduzione della spesa sanitaria o in altri settori, ovvero di una addizionale regionale all'IRPEF e altri strumenti fiscali previsti dalla normativa vigente, ai fini di coprire l'incremento di spesa. Come si vede, attraverso le disposizioni impugnate, lo Stato ha privato unilateralmente le Regioni delle risorse necessarie all'esercizio delle funzioni costituzionalmente riconosciute. In particolare la sospensione del potere di maggiorazione, di cui all'art. 3, impedisce di ipotizzare una qualsiasi politica finanziaria regionale autonoma, segnando un grave arretramento rispetto al passato. Con riferimento alla modifica della disciplina dell'IRAP di cui all'art. 5, la definizione dell'imposta come statale non esime dal porre una barriera alla discrezionalità del legislatore statale, comprimendo l'autonomia già riconosciuta alle Regioni, senza prevedere alcuna misura compensativa. In definitiva, non si tratta di mettere in discussione il potere statale di legiferare sull'IRAP, ma di impedire che lo Stato, nell'esercitare malamente il suo potere, possa determinare una reformatio in peius del sistema fiscale regionale (sentenza n. 34 del 2004). 14.– Secondo l'Avvocatura, riguardo alla modifica della disciplina dell'IRPEF, di cui all'art. 2, la doglianza è inammissibile nella parte riferita alle addizionali destinate ai Comuni, potendo la Regione impugnare leggi statali nella sola misura in cui ritenga che esse ledano la sua sfera di competenza, mentre nella fattispecie la lesione si produrrebbe sui singoli Comuni in quanto dotati di autonomia finanziaria. L'autonomia regionale non è comunque lesa, relativamente all'addizionale comunale, perché la potestà regionale in materia, attinente al coordinamento nell'ambito dei principi fondamentali fissati dalla legge statale, ha come riferimento e punto di partenza la normativa statale, e può muoversi solo in ambito interregionale, così che una legge statale che incida indirettamente sulle entrate dei Comuni, non può violare l'art. 117, comma terzo, Cost. La stessa norma, nel ribadire quanto stabilito dall'art. 50, secondo comma, del d.lgs n. 446 del 1997, chiarisce che l'irrilevanza della deduzione, ai fini della determinazione dell'addizionale, è limitata alla determinazione della base imponibile, non al suo sorgere, per cui anche se non vi fosse stato il rinvio a detta norma, essa sarebbe stata comunque applicabile (ovvero nel senso che non applicandosi l'IRPEF, nemmeno sarebbe dovuta l'addizionale): sotto tale profilo la questione sarebbe inammissibile. Essa è anche infondata, essendo l'addizionale imposta parassitaria che segue le sorti dell'imposta principale, sicché sarebbe irragionevole l'applicazione dell'una in assenza dei presupposti per l'altra. Inoltre, sotto il profilo del potere legislativo, essa rientra nella esclusiva competenza statale. Riguardo all'art. 3 sulla sospensione delle potestà regionali delle addizionali IRPEF e delle aliquote IRAP, lo Stato ha posto come limite il raggiungimento dell'accordo in sede di conferenza tra Stato e Regioni. Con riferimento all'art. 5, la modifica legislativa dell'IRAP è giustificata dal non potersi definire l'imposta come tributo regionale proprio. 15. – La Regione Emilia-Romagna ha depositato memoria anche relativamente alla finanziaria del 2004, insistendo per l'accoglimento del ricorso.