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È evidente che la pur pregevole previsione di una norma che va a colpire questi comportamenti corre il rischio di essere, agli effetti, inefficace. C'è un tema complicatissimo che riguarda le responsabilità che ci sono nel mondo della Rete, dei cosiddetti provider e della diffusione di queste immagini che non conoscono, purtroppo, oblio e il provvedimento che andiamo a licenziare non consente di introdurre strumenti per fermare ciò che entra nella rete. I casi eclatanti, pertanto, come quelli della povera Tiziana Cantone sono destinati a essere trascurati dal provvedimento, perché è vero che interveniamo prevedendo una fattispecie penale nuova e che inaspriamo le sanzioni, ma è anche vero che nell'ambito del provvedimento non colleghiamo tutti gli aspetti della procedura penale che andiamo a modificare con lo stesso articolo 612- ter , in quanto alla Camera l'avete approvato dopo. Anche in Commissione vi abbiamo detto che dovete prevedere l'estensione e il coordinamento di questa norma. La questione della responsabilità non è secondaria. Non può essere una responsabilità preventiva di chi controlla la Rete, di chi controlla un blog , cioè di chi ha la responsabilità dell' uploading . La Cassazione ci ha detto che questo non è possibile, però si è prodotta recentemente una interessante giurisprudenza, che vorrei citare. C'è una sentenza proprio in tema di diffamazione e di blog dalla quale dovremmo partire e il legislatore dovrebbe pensare che c'è un vuoto da colmare in ordine alle responsabilità della Rete, dei blogger e dei provider , situazione che genera un difficile controllo inibitorio, se non successivo, di fatti lesivi dell'immagine. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello in esame è un provvedimento equilibrato: abbiamo avuto il coraggio di lasciare fuori dal campo le ideologie e abbiamo puntato a ottenere qualcosa di veramente efficace per le famiglie italiane. È stata ottima, quindi, la scelta - che, viceversa, le opposizioni contestano - di respingere tutti gli emendamenti che avevano un alto tasso di ideologia. La questione è troppo delicata per consegnarla a una sterile contrapposizione «maschi contro femmine». Questa è una narrazione che viene da una visione imposta alla società dai tempi di Engels. Non è così. Qui abbiamo semplicemente delinquenti che debbono essere messi in condizione di non nuocere e vittime che debbono trovare giusta soddisfazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Respingiamo, quindi, al mittente le accuse che ci vengono mosse dall'opposizione e, in particolare, dal Partito Democratico. Cari amici del Partito Democratico, so perfettamente che alcune culture hanno una idea di donna che è diametralmente opposta alla nostra. Sono proprio quelle culture che noi cerchiamo di fermare e che, invece, voi introducete in Italia con barche, barconi, barchini, navi e quant'altro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Chi usa la violenza non lo fa, come dicevo poc'anzi, perché maschio o perché femmina, ma perché delinquente. Entriamo nel merito del provvedimento. Il primo argomento che mi convince è l'imposizione di un termine chiaro di tre giorni che il pubblico ministero deve rispettare per incontrare la vittima del reato. Il termine è molto buono, a nostro avviso, per due ragioni. In primo luogo perché va incontro alle esigenze della vittima, che si sente accolta, si sente considerata e trova lo Stato al suo fianco, che si rende visibile nella persona del pubblico ministero. Inoltre, questo è anche un forte deterrente per il soggetto delinquente, per il colpevole, perché sa che quel procedimento seguirà un corso particolarmente accelerato e questo certamente potrà aiutare a dissuadere dalla commissione di questi gravi delitti. Tuttavia, l'incontro così rapido con il pubblico ministero coglie anche un altro obiettivo, che è quello di scoraggiare un fenomeno che è purtroppo alquanto diffuso nel nostro Paese e che è altrettanto grave, cioè quello delle false accuse. Il fatto che la persona denunciante sia immediatamente sottoposta al vaglio della pubblica accusa può ulteriormente aiutare a discernere, con sufficiente celerità, quelle che rischiano di essere false accuse e che purtroppo, come ripeto, sono state in molti casi segnalate come numerose, anche nel nostro Paese. Faccio poi un esempio molto legato a quelle subculture di cui parlavamo prima: nel provvedimento c'è una chiara e decisa posizione dello Stato contro il delitto di costrizione al matrimonio, per arrestare il fenomeno delle cosiddette spose bambine. Su questo devo dire che l'instancabile lavoro della presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Stefania Pucciarelli, ha certamente trovato nel disegno di legge in esame una degna cornice. È molto significativo che un fenomeno così abbondante in termini numerici - a livello planetario stiamo parlando di 12 milioni di bambine, di minorenni che ogni anno sono costrette al matrimonio - ancora oggi, in Italia, non abbia alcun tipo di monitoraggio. Non sappiamo quante siano, in Italia, le minorenni costrette al matrimonio e quindi intervenire in modo efficace, utilizzando lo strumento della leva penale, è assolutamente doveroso. Un altro fenomeno che la normativa al nostro esame si pone l'obiettivo di stroncare è quello del revenge porn e anche questa misura incontra il nostro più assoluto favore. Il fatto che siano comminati fino a sei anni di reclusione a chiunque diffonda immagini, che sono state raccolte nell'intimità delle persone, quindi in un momento di grande fiducia e anche di grande fragilità, che poi vengono utilizzate per fare del male all'altro e per colpirlo nella propria dignità, è qualcosa che, come abbiamo apprezzato nei casi di cronaca anche recente, purtroppo ha effetti devastanti sulla vita delle persone. Non ultimo, ricordo il caso che ha coinvolto una nostra collega parlamentare della Camera dei deputati, alla quale va tutta la nostra solidarietà. È molto importante ribadire che la norma di cui stiamo parlando e che ci apprestiamo ad approvare interviene anche sulla questione degli sfregi. Tra l'altro, si tratta di una questione che, più delle altre, non conosce una specifica attribuzione dal punto di vista del genere, perché sappiamo che vengono colpiti donne e uomini in egual misura: ricordo, ad esempio, il caso di Giuseppe Morgante oppure il famoso caso di Gessica Notaro. Il fatto di portare da otto a quattordici anni di reclusione la pena per episodi di tale gravità e violenza inaudita, che segnano una persona per tutta la vita, è certamente un aspetto molto qualificante della normativa in esame. Valuto molto positivamente anche che sia fatto obbligo al pubblico ministero di comunicare quando sia intervenuta la scarcerazione dell'aggressore: tale comunicazione deve essere fatta alla vittima, in modo tale che possa azionare tutto quanto è necessario per mettersi nuovamente al sicuro. D'altra parte, è altrettanto utile la previsione che tutti gli atti vengano trasmessi al giudice civile, che sta decidendo la causa di separazione o divorzio. Peraltro ciò già accade normalmente, perché sono gli avvocati a produrli in giudizio, ma il fatto che debba esserci una trasmissione d'ufficio è certamente positivo.