[resaula]

1) a garantire la piena realizzazione dell'opera infrastrutturale di cui in premessa secondo le modalità previste dal progetto definitivo approvato dalla delibera del Cipe del 10 luglio 2017, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 marzo 2018 e del progetto esecutivo che ha recepito tutte le 309 osservazioni proposte dal Cipe; 2) in ragione della trasparenza, a rendere noto al Parlamento e ai cittadini: a) quali siano le modalità di svolgimento delle verifiche sui costi-benefici sull'opera di cui in premessa e a chi sono stati, o saranno, affidati gli incarichi per procedere alle valutazioni; b) se i predetti incarichi siano stati affidati o saranno affidati con procedure di evidenza pubblica oppure a professionisti di fiducia e se nella valutazione siano coinvolti anche gli uffici del Ministero delle infrastrutture e la struttura tecnica di missione ivi insediata; c) quali siano i tempi entro i quali verranno effettuate e concluse tali verifiche; d) se in attesa dei risultati di tali valutazioni, i cui tempi sono ancora ignoti, il Governo intenda comunque garantire l'avvio dei lavori sulla direttrice Brescia-Verona o se, al contrario, intenda interromperli; e) a quanto ammontino gli eventuali oneri a carico del bilancio pubblico in caso di sospensione della suddetta opera. Atto n. 1-00029 FEDELI MARCUCCI BERNINI CANGINI BONINO ALFIERI CIRINNA' MIRABELLI PARENTE VALENTE VERDUCCI Il Senato, premesso che: il 2 giugno 2018 è ricorso il settantaduesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana e, contestualmente, il settantaduesimo anniversario del voto alle donne in Italia; fino al 1945 le italiane non godevano dell'elettorato attivo, fino al 1946 di quello passivo; al termine del primo conflitto mondiale, la legge 16 dicembre 1918, n. 1985 ampliò il suffragio, estendendolo a tutti i cittadini maschi, che avessero compiuto il ventunesimo anno di età e, prescindendo dai limiti di età, a tutti coloro che avessero prestato servizio nell'esercito mobilitato; le donne italiane dovettero aspettare il 1945, quando, con il Paese ancora diviso, fu emanato il decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23, recante "Estensione alle donne del diritto di voto", che riconobbe il diritto di voto alle donne, con grave ritardo rispetto ad altri Paesi: in Nuova Zelanda le donne votavano sin dal 1893, in Finlandia dal 1906, in Norvegia dal 1913, in Canada dal 1917, in Gran Bretagna dal 1918 e in Germania dal 1919; prima dell'Italia avevano riconosciuto questo diritto, fra gli altri Paesi, anche Turchia, Mongolia, Filippine, Cuba e Thailandia; nel suddetto decreto non era tuttavia previsto l'elettorato passivo delle donne, che fu riconosciuto con il decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74, recante "Norme per l'elezione dei deputati all'Assemblea costituente", che sancì il principio dell'uguaglianza tra i sessi per l'esercizio dei diritti politici; il 2 giugno del 1946 tutte le donne italiane poterono recarsi alle urne ed essere elette in elezioni politiche in quella che fu una giornata storica: finalmente le donne potevano prendere attivamente parte alla vita politica; sui banchi dell'Assemblea costituente sedettero le 21 prime parlamentari, a ragione denominate "Madri costituenti": 9 erano comuniste, 9 democristiane, 2 socialiste e una era stata eletta tra i candidati dell'Uomo Qualunque. Erano quasi tutte laureate, molte di loro insegnanti, qualcuna era giornalista-pubblicista, una sindacalista e una casalinga. Erano tutte giovani, alcune giovanissime e molte di loro avevano preso parte alla Resistenza; 5 di loro entrarono nella "Commissione dei 75", incaricata dall'Assemblea costituente di scrivere la Carta costituzionale: Angela Gotelli, Maria Federici, Nilde Iotti, Angelina Merlin e Teresa Noce. Solo più di trent'anni dopo, proprio Nilde Iotti fu la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, una delle cinque più alte cariche dello Stato, mai ricoperte da una donna, occupando lo scranno più alto di Montecitorio per tre legislature, dal 1979 al 1992; far parte della "Commissione dei 75" fu per le donne una grandissima occasione: rispetto agli uomini, infatti, esse sostenevano non solo le istanze del partito nelle cui liste erano state elette, ma anche le istanze femminili per cambiare finalmente in meglio la condizione delle donne. Contribuirono così in modo determinante a scrivere gli articoli più moderni e di principio della Costituzione, tra cui gli articoli 3, 29, 31, 37, 48 e 51; premesso inoltre che: da allora iniziò per le donne un lungo percorso di riconoscimento di diritti e di autonomia che negli anni ha prodotto leggi significative nel solco dei principi della Costituzione italiana, tappe fondamentali di un cammino difficile, ma foriero di importanti novità: è del 1950 la legge sulla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri, del 1958 la legge sull'abolizione delle case di prostituzione e sulla lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, firmata da Lina Merlin, primo esempio di mobilitazione parlamentare trasversale, è del 1960 l'accordo interconfederale per la parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici, è del 1970 la legge sul divorzio, del 1975 la riforma del diritto di famiglia, che garantì finalmente la parità tra i coniugi e la comunione dei beni, del 1977 la legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, del 1978 la legge sull'interruzione di gravidanza; la formulazione del primo comma dell'articolo 51 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza" fu frutto di un'importante discussione nell'Assemblea costituente, nella quale prevalse la consapevolezza del ruolo che le donne potevano svolgere nella formazione della Repubblica e nello sviluppo della democrazia. Grazie anche ai contributi delle donne costituenti furono respinte proposte limitative dell'universalità del diritto, come quella che proprio all'articolo 51 prevedeva l'inciso "conformemente alle loro attitudini e facoltà": quel fondamentale risultato ha consentito alle donne l'accesso, prima impensabile, a professioni come la magistratura, la polizia e l'esercito; tuttavia, nel tempo ci si è resi conto che l'uguaglianza nella rappresentanza politica era ben lungi dall'essere raggiunta. Per questo motivo fu approvata la legge costituzionale 30 maggio 2003, n. 1, dovuta anche a un orientamento espresso dalla Corte costituzionale con una sentenza del 1995, che ha modificato l'articolo 51 della Costituzione aggiungendo un periodo secondo cui "la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini".