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Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, come accade tutte le volte che in una seduta del Senato interviene il senatore Salvini, siamo abituati, quasi rassegnati, ad ascoltare il lungo elenco delle questioni che non vanno nel Paese. Signor Presidente, devo dire che ormai mi sono anche quasi abituato a fare un giochetto, ovvero andare a verificare, dopo l'intervento, se ha dimenticato qualcosa. Quindi, mi ripasso l'intervento e ascolto le singole lagnanze su tutto quello che nel Paese non va. Devo dire che è bravo, Presidente, perché non ne dimentica una, nel senso che tutto l'intervento è stato fatto elencandole tutte, un po' come il cahier de doléances della Rivoluzione francese, contenente tutte le lamentele che venivano rivolte al Parlamento prima della Rivoluzione; anche un po' come una sorta di "Onda Verde" sul traffico e quindi su tutte le criticità degli spostamenti e delle automobili. Dalla camicia verde è passato all'onda verde. Accanto a lui, che è ormai l'Al Bano della politica italiana, c'è la Romina, che è la Meloni: anche lei ogni mattina ci diletta con i suoi comunicati stampa nell'elenco delle lagnanze e delle cose che non vanno. Stamattina ho letto il comunicato in cui veniva indicato il tema vero dei ristoratori che sono penalizzati da questa crisi dei bar, delle palestre e delle attività sportive, che tra l'altro con la chiusura dovuta al coronavirus e con la stagione invernale alle porte, quindi con maggiori difficoltà, avranno sicuramente bisogno di altro sostegno da parte dello Stato; c'è poi l'industria del matrimonio e del catering ; le gite scolastiche; le agenzie di viaggio e gli alberghi in genere. È un lungo elenco che credo in quest'Aula nessuno possa dire di non condividere, perché oggettivamente, a seguito della pandemia, ci sono alcuni settori e alcune categorie dell'economia del nostro Paese che stanno risentendo più pesantemente della crisi ed è quindi necessario intervenire. Poi naturalmente Salvini ci ha ricordato anche gli alluvionati del Nord-Ovest, su cui vi è necessità di intervento: tutte cose vere. Da parte nostra, così come credo da parte tutti i senatori, vi è assoluta condivisione dell'elenco puntato e dettagliato che ha fatto il senatore e che ripete costantemente. Poi ha chiuso l'intervento con una sorta di dichiarazione nei confronti del Presidente del Consiglio di un amore mancato e non ricambiato: «telefonami, perché se tu mi telefonassi, probabilmente potrei risponderti e potrei anche darti dei suggerimenti su cosa fare». Ha detto che non lo ascoltano. Quando viene a mancare il filo del dialogo fra la maggioranza e l'opposizione, stare lì a cercare il responsabile mi sembrerebbe un po' un errore, perché magari le responsabilità sono reciproche, però so una cosa, Presidente: rispetto ai due voti che ci apprestiamo ad esprimere in quest'Aula, ce n'è uno che è abbastanza complesso ed è un voto che secondo me dovremmo avere la forza, se proprio non riusciamo a trovare l'unità nei contenuti, di trasformare in una sorta di voto tecnico. Mi riferisco allo scostamento, su cui c'è la necessità di una maggioranza qualificata. Non c'è una maggioranza che è senza i numeri, e lo dimostreremo anche oggi, ma c'è una condizione oggettiva di difficoltà legata ad una pandemia che ha colpito anche dei colleghi. Noi abbiamo dovuto fare i salti mortali per far sì che tutti fossero presenti e credo che questa occasione (è un ulteriore appello che faccio a tutte le forze dell'opposizione) e questa condizione particolare potrebbe spingere il Parlamento a tracciare il primo segnale di unità e di collaborazione. Ciò non vuol dire far parte della maggioranza, non vuol dire condividere responsabilità, ma vuol dire soltanto che di fronte ad una divisione che c'è nel Paese, si fanno però prevalere le necessità dell'Italia e del Parlamento di riuscire a trovare numeri su una maggioranza qualificata che altrimenti rischierebbe di venir meno. Per cui l'appello che faccio è: non limitatevi all'elenco delle cose che non vanno, ma partecipate insieme a noi al voto sulla risoluzione, perché caro Salvini e cara Meloni, se non ci fosse la maggioranza che qui si organizza con i senatori fatti venire anche febbricitanti, con tamponi negativi (ci tengo a sottolinearlo), tutto quell'elenco delle cose che ci avete raccontato non troverebbe soluzione, perché non ci sarebbero le risorse economiche per sostenere tutte quelle categorie che ci hanno detto essere in difficoltà. Per cui l'appello ulteriore che faccio all'opposizione è, almeno sullo scostamento, di votare insieme; poi sulla NADEF, che è il provvedimento politico per eccellenza, ci divideremo un'altra volta. Ma io credo che questo appello debba essere raccolto, così come credo che questa necessaria collaborazione istituzionale ci renderebbe più forti anche in Europa, Presidente. Sono contento che anche Bagnai, che forse parlerà dopo di me, si sia convertito all'europeismo; lui dirà che l'Europa si è convertita al leghismo e io glielo lascerò anche dire, ma mi fa piacere che sia avvenuta questa conversione da parte della Lega. È rimasto solo l' highlander Paragone ormai a parlare male dell'Europa e a mio parere questo è un valore. Oggi abbiamo letto anche di Giorgetti che parlava di populisti e popolari che diventano popolaristi, con salti diciamo dialettici che comunque non ledono la sostanza. Finalmente il Paese riconosce il ruolo indispensabile e fondamentale dell'Europa che è la cosa che più conta. È però necessario, Presidente, che il Paese sia forte in Europa. Lo dico perché noi ci crogioliamo e siamo felici, ad esempio, per la possibilità di intervenire sugli aiuti di Stato. Dopodiché, però, se andiamo a vedere chi ne beneficia maggiormente vediamo che si tratta dei Paesi più forti, quelli che hanno un'economia che consente loro di sostenere le aziende in maggiore difficoltà e quindi il divario fra economie più deboli e più forti dei Paesi europei si accresce. Su tremila miliardi di risorse autorizzate per gli aiuti di Stato, il 52,7 per cento è andato alla Germania e il 15,2 all'Italia. Il nostro Paese si è scontrato con i cosiddetti Paesi frugali per le risorse del recovery fund e ci apprestiamo ad uno scontro anche con i Paesi ex amici di Bagnai che sono guidati da Orban sostanzialmente sul tema dei diritti che devono essere legati ai finanziamenti. Davanti a tutte queste sfide credo vi sia la necessità di avere un'Italia forte che, riconoscendo il ruolo importante dell'Europa, si confronti con gli altri Paesi per accrescere il suo ruolo. Siamo contenti, Presidente, di aver ricevuto queste risorse economiche: 209 miliardi sono tanti. È la prima volta nella storia, però, che l'Italia percepisce più di quanto dà all'Europa e io vorrei che questo fenomeno fosse legato soltanto alla crisi pandemica e non ad una condizione strutturale per il nostro Paese che verrebbe così condannato ad una condizione di difficoltà e di debolezza, diventando quasi una Nazione obiettivo.