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Non sono loro pazzi e incoscienti, hanno semplicemente adottato misure di sicurezza e questo varrà per tutti i settori economici, dal commercio al turismo all'agricoltura. Il problema delle mascherine non è obbligare o meno, con scenette un po' irresponsabili, Borrelli-Fontana - di cui faremmo volentieri a meno - ma fornirle: non ci sono. Ci sono aziende che aspettano una settimana per poter avviare la produzione; così come i tamponi, i test sierologici. Ho visto medici e infermieri avvolti dai sacchi della spazzatura e scotch in corsia, per mancanza di protezione. Sono morti 100 medici, come poco fa veniva ricordato, 26 infermieri, 9 farmacisti, 5 soccorritori del 118. A questi eroi dobbiamo rendere omaggio, ma ci sono stati errori e si dovranno trovare i responsabili, senza alcuna impunità. Soprattutto, non si dovranno ripetere certi errori. Con il fondo per le vittime del dovere, che approveremo con questo provvedimento, non cancelleremo il dolore per chi è morto in corsia ma renderemo onore a loro e ai loro cari. Signor Presidente, tra le pochissime cose positive che questa triste emergenza ci consegna, c'è quella di aver reso i No vax No vox, di avere restituito credibilità agli scienziati, ai medici e sono proprio loro che ci dicono di cominciare a pensare al futuro. Organizzare la ripresa spetta alla politica e non alla scienza. Non si abdica proprio compito in favore degli esperti di turno: ieri i magistrati, oggi i medici. Non si fa un favore nemmeno a loro se li si carica di responsabilità decisionali che competono a noi. Infine, l'Italia senza apertura ai mercati internazionali non esiste; non esiste dal Rinascimento, non esiste addirittura dall'Impero romano, e il Governo Conte 2 è nato con un'idea di totale discontinuità con l'impostazione del Governo precedente: quella dei porti chiusi, delle frontiere, dei muri. Così come vorrei ricordare al Presidente del Consiglio che noi il Governo che voleva uscire dall'Europa lo abbiamo contrastato. Non ci serve un'altra volta lo storytelling dell'Europa matrigna che vuole male all'Italia. Non è in atto uno scontro tra Paesi in Europa, come certi sovranisti vorrebbero lasciarci intendere, lo dimostrano queste parole: «Sono convinto che come prossimo passo abbiamo bisogno anche di uno strumento di debito comune europeo». E ancora: «Se c'è un Paese che deve capire che dopo una crisi esistenziale è indispensabile avere un sostegno paneuropeo per la ricostruzione, questo è la Germania», in quanto è stata aiutata molto dopo la Seconda guerra mondiale nonostante fosse stata proprio essa a causarla. Queste parole, signor Presidente, non sono né del senatore Salvini, né della deputata Meloni o di sovranisti d'Oltralpe; sono le parole di un tedesco, un ex cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Gerhard Schröder. Usciamo magicamente dalla fuorviante narrazione impostasi nelle ultime settimane che riduce la tensione in atto in Europa ad una riedizione della semifinale dei Mondiali di calcio di Messico 1970, per ricondurla su un terreno più razionale e soprattutto meno isterico, quello cioè che dovrebbe essere lo spazio della visione politica. L'Europa ha fatto tanto, ha messo a disposizione tanti strumenti, ora deve fare di più. Al punto in cui siamo la frase «nessuno si salva da solo» non è uno slogan buono per farci un hashtag su Twitter o uno striscione da appendere al balcone, ma la più ineludibile e ostinata delle verità; in tanti lo hanno compreso a prescindere dal passaporto che possono esibire. Non è intellettualmente onesto oggi parlare di tedeschi contro italiani, italiani contro olandesi, olandesi contro spagnoli, per un motivo semplicissimo: simul stabunt simul cadent , insieme staranno o insieme cadranno. Il cuore della sfida sta dunque nella lettura politica di questa immane tragedia, nella necessità di una risposta politica solidale che rilanci l'unica istituzione dimostratosi finora in grado di assicurare pace e prosperità all'Europa e di una risposta economica inedita che rimuova le antistoriche incrostazioni di egoismo e metta al riparo ogni singolo cittadino europeo dalle conseguenze della crisi. La grande pandemia del 2020 sarà il titolo di un capitolo di storia che le future generazioni si troveranno per forza di cose a dover studiare, cosa sarà scritto su quel capitolo dipenderà dalle azioni che sapremo mettere in campo. In conclusione, se oggi prevarranno gli egoismi, domani quel capitolo parlerà dei giorni in cui è morta l'utopia europea; se invece adesso dimostreremo lungimiranza, visione e unità, il titolo del capitolo successivo sarà il nuovo rinascimento europeo. A noi la scelta. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, prima di qualsiasi considerazione politica, permettetemi di ringraziare quel popolo silenzioso di medici, di infermieri e di personale parasanitario, che sono il simbolo tra i tanti che oggi sono in prima linea, insieme a tanti altri lavoratori che non si sono mai fermati in questa fase emergenziale, per continuare a svolgere il proprio lavoro e per servire la propria Nazione. Senza di loro, questo maledetto virus che stiamo combattendo probabilmente avrebbe fatto molte più vittime e quindi a tutti loro va il nostro ringraziamento. Siamo nella Settimana santa e dobbiamo credere nella Pasqua, nella resurrezione. L'Italia ha dimostrato, Presidente, di essere una grande Nazione. Da un mese buona parte di 60 milioni di Italiani sono chiusi in casa per amore della vita, senza esercito per strada, nella libertà. Meritano di poter tornare al più presto a vivere le proprie relazioni. Ma, per fare tutto questo, serve un Governo che eviti errori, come i tanti errori che sono stati fatti nei decreti che si sono succeduti in queste settimane di emergenza; errori molto gravi, errori di comunicazione che hanno disorientato completamente il popolo italiano. Mi riferisco in particolare - mi dispiace che non ci sia il Governo - alle dichiarazioni del presidente Conte, che diceva che saremmo stati pronti all'emergenza, per poi ritrovarci di punto in bianco senza medici, senza posti di terapia intensiva negli ospedali e senza nemmeno le mascherine di protezione. Penso alle conferenze stampa via Facebook, per annunciare decreti che non ci sono stati, per dire che chiudeva tutto per non chiudere nulla, che hanno generato panico a tutti i livelli. E voglio anche ricordare, per ultimo, gli assalti ai supermercati e alle stazioni ferroviarie. Potrei dire molto altro, ma mi fermo qui, per ovvie ragioni. Anche questo decreto-legge, che si chiama, come diceva una collega prima in italiano il cura Italia, non ci convince assolutamente, perché non cura proprio nulla. Qui servono risposte; voi con questo decreto-legge continuate a porre interrogativi e richieste di moduli da compilare. All'Italia serve invece una terapia d'urto, serve una scossa forte. Ma il messaggio contenuto in questo decreto-legge è quello tipico dei Governi assistenzialisti: