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Rilevo che 159.000 ettari in meno significa meno anidride carbonica assorbita, quindi aria più inquinata per noi, per i nostri bambini e per i nostri nonni. Richiamo l'attenzione su un altro dato: il carcinoma del polmone in Italia risulta la prima causa di morte oncologica in tutte le fasce di età negli uomini. Per questo abbiamo pensato di proporre l'autorizzazione ad interventi straordinari di rimboschimento compensativo delle superfici bruciate sui terreni di proprietà del demanio regionale. Ciò significa che sostanzialmente, grazie a questo emendamento che introduce un nuovo articolo, si consente alle Regioni di utilizzare terreni in disuso che dopo attenti studi antropici, anche grazie alla collaborazione di università ed enti di ricerca, andranno a sopperire gli ettari persi a causa di incendi boschivi. Così facendo si accelera il processo di ricostruzione delle superfici boscate e a guadagnarci sono soprattutto l'ambiente e le specie che lo popolano. Concludo, ringraziando ancora una volta tutti i colleghi della Commissione ambiente, la presidente, la capogruppo Gallone per il lavoro svolto, compresi i momenti un po' più concitati, i quali hanno sicuramente fatto intendere la passione con cui ognuno di noi svolge il prestigioso ruolo che ricopre. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, stiamo affrontando la conversione di un decreto-legge importante che riguarda il territorio rurale del nostro Paese, la stragrande maggioranza del territorio italiano e, in modo particolare, quel 35 per cento del territorio italiano costituito da aree boscate, un vero e proprio polmone importante per il nostro ambiente. Gli incendi costituiscono un problema pesante da affrontare seriamente, considerato che la maggior parte di questi sono di origine dolosa o colposa. È questo il punto. Nel merito: chi ha interesse nel nostro Paese che ci siano gli incendi? Sicuramente quelli che possono guadagnare sugli incendi e anche quelli che possono avere interesse affinché scattino i divieti previsti nelle aree percorse dal fuoco. Sono le due basi: incendio, interesse sull'incendio oppure interesse a far scattare il divieto previsto dall'incendio. Di matti in questo Paese - faccio un inciso - ce ne sono! Io personalmente ho a che fare quasi tutti i giorni con quelli che mi dicono e mi scrivono che devo morire, che sono un "assassino di m...", che la caccia va fermata a qualsiasi costo. A scriverlo sono dei matti perché uno che mi scrive che sono un "assassino di m..." e che devo morire domani mattina è un amico ("bacioni", come si dice), ma è un matto! Ma a questo matto mettiamo in mano l'arma con il mirino? Ragioniamoci. Ci sono, poi, quei soggetti che hanno interesse acché gli incendi non ci siano: è tutta la collettività, mi auguro. Tutti noi abbiamo interesse che non ci siano, in modo particolare coloro che dalle aree rurali prelevano un qualcosa, per cui se arriva un incendio, quel qualcosa non lo prelevano più, non solo perché c'è il divieto, ma perché l'ambiente va in una condizione di degrado tale per cui non è possibile prelevare alcunché, che sia un frutto del sottobosco, fauna o altro. Quei soggetti hanno interesse affinché l'incendio non ci sia. Altra domanda: in questo Paese chi fa la prevenzione contro gli incendi? Sicuramente quelli che presidiano il territorio. Abbiamo capito - la parco mania indiscriminata ce lo ha fatto capire - che il territorio abbandonato a sé stesso è maggiormente assoggettato agli incendi; quindi, coloro che presidiano il territorio, che mantengono pulito il sottobosco, gli agricoltori, i cacciatori - ritorno anche alla mia categoria - i pescatori, tutta quella gente che fa interventi di miglioramento ambientale fa prevenzione degli incendi. (Applausi) . Sicuramente la prevenzione degli incendi non la fanno i cosiddetti ambientalisti salottieri che pontificano, ma non sanno cosa voglia dire fare prevenzione. (Applausi) . Poi ci sono quei soggetti presenti sul territorio per altri motivi; la loro è una semplice presenza: gli escursionisti, i fungaioli; tutti quanti fanno un certo tipo di prevenzione perché comunque la loro è una sorveglianza. Ancora, ci sono quelli che si adoperano per spegnere gli incendi: i professionisti del settore, che vanno ringraziati, ma anche tutti quelli che non sono professionisti, quegli operatori che tengono talmente tanto al loro ambiente, al loro terreno, che fanno qualsiasi cosa, quando scoppia un incendio, per andare a fermarlo. Sicuramente non sono quelli di prima - i vostri amici di qualcheduno, gli ambientalisti salottieri - quelli che vanno a fare questo lavoro. (Applausi) . A Genova diciamo «ma tastu se ghe sun», e qual è la risposta che qualcuno ha provato a dare di fronte al problema degli incendi e di dover fare il possibile per ridurli? Il problema si sposta sulla fauna selvatica, e qualcheduno addirittura - per come è messo oggi il Paese - propone di incrementare le zone di protezione. Sfido chiunque a dire che mettere il divieto di caccia in una zona non voglia dire fare una zona di protezione; quindi, andiamo a fare migliaia di nuove zone di protezione, visto il numero degli incendi, ove la fauna può fare quello che vuole indiscriminata, a cominciare dal cinghiale. La risposta al problema degli incendi è zone di protezione del cinghiale! Credo che siamo alla follia con quanto sta avvenendo nel Paese. (Applausi) . Ringrazio anzitutto le associazioni agricole, che, quando hanno capito ciò che stava per succedere con l'emendamento sul quale abbiamo sprecato inutilmente tanto tempo in Commissione, hanno mandato comunicati dicendo: fermi, non un metro in più di territorio protetto perché non ce la facciamo più con questa eccessiva presenza di animali di proprietà dello Stato, tra l'altro, che fanno danni, provocano incidenti e lo Stato se ne frega e non risponde. Peraltro, questa è una partita che andrebbe affrontata, sì, ma non in questa legge. Colleghi, quelli che fanno i danni e causano la morte delle persone nelle strade sono di proprietà indisponibile dello Stato - lo dice l'articolo 1 della legge n. 157 del 1992 - ma lo Stato non ne risponde e se ne frega di tutto ciò che avviene. Ringrazio anche i colleghi delle associazioni venatorie, che hanno dato la disponibilità di parecchie centinaia di migliaia di loro iscritti, per fare sorveglianza e prevenzione. Dispiace quindi aver assistito in Commissione a proposte irrazionali e ideologiche, non solo per aumentare le zone di protezione con un automatismo di legge, ma chiaramente finalizzate, come è emerso anche in qualche intervento, a raggiungere un altro obiettivo: fare una campagna politica. Vergogna! Grido alla vergogna, perché si usa il tema degli incendi per fare una campagna politica anti-attività venatoria e anti-caccia, al punto tale che più volte è emerso il discorso del referendum per abrogare la caccia, cioè quel referendum nel quale si andrebbe a chiedere agli italiani di istituire un'intera zona di protezione per il cinghiale in tutto il Paese. (Richiami del Presidente). Non importa, abbiamo capito che questo tema è visto in modo pregiudiziale, non in modo reale.