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L'articolo 3 -bis , comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, ha stabilito che, ai combustibili impiegati in impianti di produzione combinata di energia elettrica e calore, si debbano applicare le aliquote di accisa previste per la produzione di energia elettrica, rideterminate in relazione ai coefficienti da individuare con apposito decreto del Ministero dello sviluppo economico adottato di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze. Il successivo comma 2 stabilisce che, fino al 31 dicembre 2017, per la produzione combinata di energia elettrica e calore, continuino ad applicarsi, per la determinazione dei quantitativi di combustibile soggetti alle aliquote fissate per la produzione di energia elettrica, i coefficienti individuati dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas con la deliberazione n. 16/98 dell'11 marzo 1998, ridotti del 12 per cento. In fase di predisposizione del predetto decreto del Ministero dello sviluppo economico, sono emerse forti criticità in relazione agli effetti che sarebbero derivati dalla concreta attuazione del nuovo criterio di tassazione previsto dal citato comma 1 dell'articolo 3 -bis . In particolare tale criterio, a causa dell'eterogeneo rendimento elettrico degli impianti cogenerativi in questione, avrebbe comportato notevoli e ingiuste variazioni del livello di tassazione fino a quel momento applicato. In tal senso la disposizione prevista dal predetto comma 1 dell'articolo 3 -bis non ha mai trovato concreta attuazione. Il legislatore ha provveduto infatti a differirne l'entrata in vigore con successivi interventi normativi. Tale differimento ha esaurito la sua efficacia il 31 dicembre 2017 non essendo stata introdotta alcuna disposizione di ulteriore proroga di tale termine e di conseguenza si è venuto a creare un vuoto normativo in materia. Nel contesto sopra delineato, è intervenuta di recente anche la sentenza del 7 marzo 2018 (causa C-31/17) della Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha statuito un importante principio in materia di applicazione dell'accisa sui prodotti energetici impiegati negli impianti di cogenerazione di cui trattasi. In particolare, il predetto organo di giustizia dell'Unione europea ha stabilito l'obbligo di determinare sia la quota parte di prodotto energetico utilizzata per produrre elettricità che la quota parte del medesimo prodotto energetico destinata alla produzione di calore; ciò al fine di applicare, a ciascuna quota parte, le pertinenti aliquote di accisa. Si evidenzia altresì che, come si legge espressamente nella medesima sentenza, spetta solo agli Stati membri (in assenza di indicazioni ravvisabili in tal senso nella direttiva 2003/96/CE) determinare le modalità per valutare sia la predetta quantità di prodotto energetico necessaria a produrre una data quantità di elettricità che, per differenza, la suddetta quantità del medesimo prodotto energetico che risulta essere stata utilizzata per produrre il calore generato dall'impianto di cogenerazione. Alla luce di quanto sopra il criterio di tassazione attualmente delineato dal predetto comma 1 dell'articolo 3 -bis potrebbe risultare in contrasto sia con i principi contenuti nella direttiva 2003/96/CE che disciplina la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità, sia con quanto statuito dalla più volte richiamata sentenza della Corte di giustizia, tenuto conto che il medesimo comma 1 prevede l'applicazione di un'aliquota di accisa unitaria all'intero quantitativo di prodotto energetico introdotto in un impianto cogenerativo. In tale complessa situazione, considerata l'evidente necessità di un superamento delle criticità sopra evidenziate, è stato predisposto lo schema di norme in illustrazione avente l'obiettivo di stabilire, in aderenza a quanto esposto nella sentenza della Corte di giustizia in parola, le modalità per determinare, attraverso la fissazione di appositi consumi specifici convenzionali, la quantità di prodotto energetico necessaria a produrre una data quantità di elettricità definendo così, in modo più organico e compiuto, il quadro giuridico di riferimento in materia di tassazione dei combustibili impiegati nei predetti impianti di cogenerazione. In particolare, si evidenzia che, con il comma 1 del decreto-legge di cui si propone la conversione, sono apportate, con decorrenza dal 1° dicembre 2018, talune modifiche al numero 11 della Tabella A allegata al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, (testo unico accise). In particolare attraverso la modifica introdotta da tale comma 1 si stabilisce che, in caso di produzione combinata di energia elettrica e calore, il quantitativo di prodotto energetico impiegato per la produzione di energia elettrica venga determinato utilizzando i consumi specifici convenzionali fissati nel medesimo comma 1. Tale norma intende quindi colmare il descritto vuoto normativo esistente rendendo strutturale l'applicazione dei consumi specifici convenzionali già utilizzati. Il comma 2 prevede, alla lettera a) , l'abrogazione, a decorrere dal 1° dicembre 2018 del citato comma 1 dell'articolo 3 -bis del decreto-legge n. 16 del 2012, per le motivazioni sopra illustrate. Con la successiva lettera b) del medesimo comma 2 si provvede a modificare, dal 31 dicembre 2017 al 30 novembre 2018, la data prevista dal citato articolo 3 -bis , comma 2; ciò al fine di non interrompere la continuità applicativa tra le disposizioni in illustrazione e quelle previgenti riguardanti il differimento dell'entrata in vigore delle disposizioni di cui al più volte menzionato comma 1 dell'articolo 3 -bis . Comma 3 L'articolo 19 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, al comma 3, lettera b) , prevede l'adozione, entro il 30 novembre 2018, di un provvedimento del direttore dell'Agenzia dogane e monopoli volto ad aumentare, con decorrenza dal 1° gennaio 2019, le aliquote di accisa sulle benzine e sul gasolio usato come carburante. Tale disposizione fornisce la copertura degli oneri derivanti da quanto stabilito dal medesimo articolo 19 in relazione alla disciplina ACE (aiuto crescita economica) a partire dall'anno 2019. Il comma 3 mira ad eliminare il riferimento al termine previsto per l'adozione del provvedimento direttoriale sopra menzionato, nelle more di quanto sarà definitivamente stabilito nella legge di bilancio per l'anno 2019. Articolo 20. – Estensione dell'istituto del gruppo IVA ai gruppi bancari cooperativi La norma intende disciplinare i criteri del rapporto di controllo ai sensi del quale risulta integrato il vincolo finanziario, necessario per l'applicazione della disciplina del gruppo IVA, prevista dal titolo V -bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 in relazione ai gruppi bancari cooperativi.