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Mi accingo ora a leggere la parte di questa legge che, all'articolo 9, comma 3, stabilisce che l'Assemblea, in questo caso del Senato «può, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l'autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo». Faccio questa premessa per chiarire anche all'opinione pubblica che non siamo di fronte al privilegio di un'immunità assoluta e che non facciamo una votazione solo politica, in base ad appartenenze; c'è una valutazione anche di ordine giuridico, come la relazione motiva ovviamente in maniera molto più ampia di quanto potrò fare nel mio intervento; invito quindi i colleghi, essendo un atto importante di questa legislatura, a leggere il testo di 16 pagine di atto parlamentare (era necessario argomentare e motivare). Noi dobbiamo quindi trovare queste motivazioni per cui la Giunta ha ritenuto ci fossero un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante oppure il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. La prima decisione che ha dovuto prendere la Giunta è stata quella di dire se si è trattato di un reato ministeriale oppure no. Certamente è un reato ministeriale, perché connesso alle funzioni di Ministro dell'interno; dopodiché non è che qualsiasi reato ministeriale può essere affidato a questa procedura. Nella relazione ci sono degli esempi: se un Ministro prende dei soldi per autorizzare un'opera pubblica, è un reato ministeriale, perché è la qualifica di Ministro che gli ha consentito di svolgere quell'azione illegale ma non potrebbe mai eccepire un preminente interesse pubblico, che non potrebbe mai esistere di fronte all'appropriarsi di soldi per interessi illeciti privati. Ci sono anche dei limiti invalicabili che abbiamo individuato e su questo la Giunta ha molto discusso, chiedendosi, in particolare, se la compressione dei diritti - come noi riteniamo che in questo caso sia avvenuto - sia un valore che possa prevalere su altri aspetti, mentre una lesione irreversibile dei diritti (la morte di una persona o altri effetti non più recuperabili) non avrebbe potuto consentire di applicare l'esimente. Noi abbiamo quindi ritenuto che certamente ci fosse una ministerialità del reato e questo credo che sia abbastanza ovvio; abbiamo ritenuto, però, che sussistessero poi le condizioni per le esimenti. Abbiamo discusso anche in Giunta sul fatto che, ripeto, non tutto può essere coperto dalle motivazioni esimenti previste dalla legge del 1989: ci deve essere un bilanciamento dei fatti. Richiamo l'attenzione - lo ripeto per la seconda volta a chi dall'esterno dicesse che il Parlamento vuole autoassolversi - sul fatto che il procuratore della repubblica di Catania Zuccaro aveva chiesto l'archiviazione, non ritenendo che ci fossero, né reati comuni, né ministeriali. Il tribunale dei Ministri ha pensato diversamente, ma rispetto a quella che sarà l'opinione del Senato, che sarà decisa con il voto di domani nell'uno o nell'altro senso, voglio dire che non dobbiamo avere il complesso dell'illegittimità delle nostre scelte, perché anche la magistratura ha discusso al suo interno con orientamenti diversi. La procura di Palermo si era spogliata della vicenda, ritenendo territorialmente competente quella di Catania, ma configurando comunque l'eventuale reato come ministeriale. Ci sarebbero molte cose da dire, sulle quali magari interverrò in replica, in risposta a quanto verrà detto nel dibattito. Noi riteniamo che, nel caso di specie, nessuna lesione irreversibile possa configurarsi rispetto a diritti fondamentali. È indubbio che, a causa della mancata autorizzazione allo sbarco, gli immigrati in questione siano dovuti rimanere per cinque giorni a bordo della nave Diciotti. Tuttavia, tale nave poteva considerarsi un luogo sicuro, essendo ancorata in porto ed essendo costantemente assistita da medici e rifornita dei generi di prima necessità occorrenti, quindi con le tutele necessarie. Va inoltre menzionato che alcuni immigrati che erano in precarie condizioni fisiche o minori non accompagnati sono stati fatti sbarcare durante quella fase. In altri termini, non sono noti danni irreversibili che siano stati subiti. Dopodiché bisogna anche dire che l'immigrato che arriva in Italia con queste modalità non ha una totale libertà di circolazione: deve andare negli hotspot, deve essere identificato, per cui anche il concetto di libera circolazione ha delle limitazioni che le stesse convenzioni internazionali hanno tranquillamente ritenuto praticabile (penso all'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo). Non c'erano quindi diritti irreversibilmente lesi. Per quanto riguarda le altre questioni si è anche detto che, ad esempio, non c'era un atto collegiale del Governo. Il Governo non avrebbe preso una decisione e non ci sarebbe un pezzo di carta che registra questo. A parte il fatto che tutti abbiamo seguito in quei giorni la cronaca delle vicende, le riunioni che si succedevano, i rappresentanti (tecnici o esponenti politici) mandati dal Governo a Bruxelles alle varie riunioni per tentare in quei quattro o cinque giorni di suddividere l'accoglienza degli immigrati, con un risultato negativo che poi, quando non ci fu la condivisione, portò allo sbarco degli stessi immigrati, che furono condotti contro la loro volontà vicino Roma, a Rocca di Papa, in un luogo scelto dal Governo e concordato. Poi, da lì, non essendo trattenuti, hanno preso le mille strade che hanno scelto. Ma anche il trasferimento dall' hot spot di Messina a Rocca di Papa non avvenne per loro scelta. Furono messi su dei pullman e portati lì. A chi contesta la collegialità delle decisioni del Governo, però, la relazione ricorda che il presidente del Consiglio Conte è intervenuto in quest'Aula sul caso Diciotti il 12 settembre 2018. E non cito, per economia di tempo, le frasi di totale condivisione della politica del Governo in materia di immigrazione in riferimento al caso Diciotti. Quelli che dicono che non ci sono gli atti di collegialità, dicono una castroneria, perché c'è più di un intervento pubblico in Parlamento del Presidente del Consiglio: intervento registrato, trasmesso, verificabile e che chiunque può, da qui all'eternità, rintracciare nei Resoconti parlamentari, in forme scritte, audio e video. Quindi, c'è un intervento del Presidente del Consiglio, molto chiaro, di piena e totale condivisione collegiale del Governo. Lo sottolineo perché è importante, ai fini della motivazione che la legge costituzionale n. 1 del 1989 richiede. Le frasi del presidente Conte le trovate nella relazione, ma voglio anche ricordare che il Presidente del Consiglio è più volte intervenuto sul tema dell'immigrazione nelle politiche del Governo, e ne ha parlato anche oggi, in verità. Era intervenuto il 5 giugno 2018, quando si è insediato, qui nell'Aula del Senato; il 27 giugno, in vista di un Consiglio europeo; il 16 ottobre, sempre del 2018 e l'11 dicembre 2018. Egli è intervenuto molte volte sulle politiche di immigrazione, ribadendo indirizzi più severi rispetto a quelli dei Governi precedenti.