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La riforma delle banche di credito cooperativo (BCC) ha il suo fondamento nella consapevolezza che, in una prospettiva di medio periodo, il settore del credito cooperativo potrebbe risultare caratterizzato, anche in ragione dell'evoluzione dei requisiti patrimoniali richiesti per lo svolgimento dell'attività bancaria, da debolezze strutturali derivanti sia dal modello di attività – focalizzato sulla tradizionale attività al dettaglio e dunque particolarmente esposto all'andamento dell'economia reale nelle aree di riferimento – sia dagli assetti organizzativi e dalla dimensione ridotta, con effetti sui costi e sulle possibilità di innovazione. È necessario quindi favorire l'aggregazione del sistema conciliando le esigenze, da un lato, di accrescere le possibilità di raccolta di capitale, favorire il mutuo sostegno di queste banche e migliorarne i sistemi di governo e di controllo e, dall'altro, di tutelare la forma cooperativa e i vantaggi propri che derivano dal mutualismo e dal radicamento territoriale. Il cardine della riforma del credito cooperativo (decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49) risiede nel principio che l'esercizio dell'attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo è consentito solo alle imprese bancarie cooperative che fanno parte di un gruppo bancario cooperativo (articolo 33, comma 1- bis , del testo unico bancario). E’ necessaria l'adesione a un gruppo bancario cooperativo per il rilascio della licenza bancaria e, in caso di recesso e di esclusione da un gruppo bancario cooperativo, la banca delibera la trasformazione in società per azioni o la liquidazione volontaria. Con la riforma del 2016 è stato quindi disciplinato il gruppo bancario cooperativo, di cui fanno parte: a) la società per azioni capogruppo autorizzata all'esercizio dell'attività bancaria, alla quale sono attribuiti contrattualmente poteri di direzione e coordinamento del gruppo; b) le banche di credito cooperativo che aderiscono al contratto e hanno adottato le connesse clausole statutarie; c) le società bancarie, finanziarie e strumentali controllate dalla capogruppo, come definite dall'articolo 59, testo unico bancario. La banca capogruppo quindi è una banca costituita in società per azioni, non una banca cooperativa. Caratteristica fondamentale del gruppo bancario cooperativo è la garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle altre banche aderenti: le banche del gruppo garantiscono in solido i creditori esterni e si forniscono reciprocamente sostegno per preservare la solvibilità e liquidità di ciascuna banca del gruppo. Gli interventi di sostegno infragruppo sono effettuati dalla sola capogruppo; la contribuzione delle banche aderenti al gruppo è determinata dall'accordo di garanzia. Le banche di credito cooperativo, aventi sede legale nelle province autonome di Trento e di Bolzano, possono costituire autonomi gruppi bancari cooperativi se questi gruppi sono composti solo da banche aventi sede legale nella medesima provincia autonoma. Il divieto di esercitare l'attività bancaria in forma cooperativa in mancanza di adesione a un gruppo bancario cooperativo vale anche per le BCC già autorizzate. Dall'entrata in vigore delle disposizioni attuative della Banca d'Italia (3 novembre 2016) decorreva il termine (non superiore a diciotto mesi) per la proposizione, da parte della candidata capogruppo, dell'istanza di costituzione del gruppo bancario cooperativo, corredata dello schema di contratto di coesione e dell'elenco delle banche che intendono aderire al gruppo bancario cooperativo. Secondo quanto previsto dalle Istruzioni di vigilanza, la Banca d'Italia, sentita la BCE nel caso di costituzione dei gruppi significativi, delibera sull'accertamento previsto dall'articolo 37- ter , comma 2, del testo unico bancario, entro centoventi giorni dall'istanza. In sede di prima applicazione delle norme introdotte con il decreto-legge n. 18 del 2016, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del medesimo decreto-legge, la capogruppo e le banche aderenti stipulano, entro novanta giorni dal provvedimento di accertamento, il contratto di coesione e deliberano le conseguenti modifiche statutarie. Il contratto è trasmesso entro dieci giorni dalla stipula alla Banca d'Italia che provvede all'iscrizione del gruppo nell'albo dei gruppi bancari. Per quanto riguarda le BCC che non sono presenti nell'elenco allegato all'istanza presentata da ciascuna capogruppo, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2016, entro novanta giorni dall'iscrizione di un gruppo bancario cooperativo nell'albo dei gruppi bancari, una banca di credito cooperativo può chiedere di aderirvi oppure entro il medesimo termine è tenuta a deliberare la trasformazione in società per azioni o la liquidazione della società. Nell'attuazione della riforma, tuttavia, è emersa l'urgente necessità, nell'imminente scadenza del termine per deliberare le modifiche statutarie e recepire le previsioni del contratto di coesione, di alcuni aggiustamenti tecnici volti ad incrementare la partecipazione delle BCC nel capitale della capogruppo, a valorizzare il carattere localistico delle banche di credito cooperativo e a dotare quelle più virtuose di maggiore autonomia nelle scelte strategiche, di politiche commerciali e di organizzazione. In particolare, vengono proposte le revisioni al decreto-legge n. 18 del 2016 di seguito illustrate: a) all'articolo 37- bis, comma 1, lettera a) , del testo unico bancario, viene specificato che almeno il 60 per cento della quota di capitale della capogruppo deve essere detenuta dalle BCC (articolo 11, comma 2, lettera a) , del presente decreto). Viene inoltre modificata la lettera b) del comma 7, rimettendo ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, la possibilità (oggi prevista con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze) di stabilire, sentita la Banca d'Italia, una diversa soglia di partecipazione delle BCC al capitale della capogruppo, tenuto conto delle esigenze di stabilità del gruppo. La previsione sulla partecipazione minima delle BCC viene rafforzata dalla indicazione del numero minimo di rappresentanti delle BCC nell'organo di amministrazione della capogruppo (articolo 11, comma 2, lettera b) , del presente decreto); b) si prevede un procedimento attraverso il quale la capogruppo consulta le BCC, mediante assemblee organizzate su base territoriale, riguardo alle strategie, alle politiche commerciali e in materia di raccolta ed erogazione del credito, nonché riguardo al perseguimento delle finalità mutualistiche. I pareri espressi dalle assemblee hanno natura non vincolante. Si prevede anche il riconoscimento, per le banche più virtuose, di maggiori ambiti di autonomia in materia di pianificazione strategica e politiche commerciali nonché di un ruolo più ampio nelle procedure di nomina degli esponenti aziendali.