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L'articolo 3 estende alle condotte motivate dalle medesime ragioni l'aggravante speciale prevista dall'articolo 604- ter e finora riguardante i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso. L'articolo 4, rubricato « Pluralismo delle idee e libertà delle scelte », fa salvi la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. In tal modo – riprendendo le acquisizioni di consolidata giurisprudenza costituzionale, così come della giurisprudenza di legittimità formatasi proprio sulle fattispecie di reato e sull'aggravante speciale oggetto dell'intervento normativo – il disegno di legge favorisce il bilanciamento e l'equilibrio tra l'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, costituzionalmente garantita, e la concorrente esigenza di riconoscere e tutelare la dignità delle persone esposte a discorsi e crimini d'odio motivati da sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. L'articolo 5 modifica l'articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, in due direzioni. In primo luogo, introduce la possibilità di svolgere le attività non retribuite a favore della collettività previste dal medesimo articolo anche nell'ipotesi di sospensione condizionale della pena e di sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato (modifica del comma 1- ter dell'articolo 1 del citato decreto-legge n. 122 del 1993). In secondo luogo, si prevede – in aggiunta a quanto già previsto dal comma 1- quinquies – che l'attività possa essere svolta anche presso associazioni e organizzazioni che si occupano della tutela delle vittime dei reati di cui all'articolo 604- bis . L'articolo 6 infine interviene a modificare l'articolo 90- quater del codice di procedura penale (rubricato « Condizione di particolare vulnerabilità ») includendo tra le condizioni di vulnerabilità della persona offesa, rilevanti ai fini dello svolgimento del processo penale, anche quella derivante dalla circostanza che il reato sia stato commesso per motivi legati al sesso, al genere, all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Per quel che riguarda la seconda parte del disegno di legge, che articola – come accennato – politiche di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza fondate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, l'articolo 7 istituisce formalmente – nella data del 17 maggio – la Giornata contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, prendendo atto di una realtà e di prassi già ampiamente diffuse nel Paese, riconoscendole e promuovendole con la specifica finalità di « promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, in attuazione dei princìpi di uguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione ». L'articolo 8 modifica l'articolo 7 del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, relativo alle competenze dell'UNAR (Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica), mediante l'inserimento di un comma 2- bis che fornisce espressa copertura legislativa alla Strategia nazionale LGBT, attiva presso l'Ufficio già dal 2013. Essa interviene già oggi negli ambiti dell'educazione e dell'istruzione, del lavoro, della sicurezza e delle carceri e della comunicazione e dei media, individuando specifici interventi volti a prevenire e contrastare l'insorgere di fenomeni di violenza e discriminazione fondati sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. L'innovazione pertanto rafforza la legittimazione della Strategia, rendendola un elemento necessario della missione istituzionale dell'Ufficio. Inoltre viene riconosciuta e promossa la prassi – già consolidata – consistente nella « consultazione permanente delle amministrazioni locali, delle organizzazioni di categoria e delle associazioni impegnate nel contrasto delle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere », al fine di promuovere il coinvolgimento dei diversi livelli di governo e dei corpi intermedi nell'articolazione di azioni dirette a promuovere l'uguaglianza. L'articolo 9 coordina con le innovazioni normative recate dal disegno di legge la disposizione di cui all'articolo 105- quater del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, in materia di centri contro le discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere. Tale disposizione – il cui contenuto corrisponde peraltro a quello di una delle previsioni del testo unificato discusso dalla Camera dei deputati nella prima fase dell' iter – viene integrata con il riferimento esplicito agli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale, come modificati dagli articoli 2 e 3 del disegno di legge. Per l'effetto, ai centri contro le discriminazioni potranno accedere – oltre ai soggetti già contemplati dall'articolo 105- quater del citato decreto-legge n. 34 del 2020 – anche le vittime dei reati previsti dall'articolo 604- bis del codice penale, commessi per motivi fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere della vittima, ovvero di un reato aggravato, per le medesime ragioni, dalla circostanza di cui all'articolo 604- ter del codice penale. L'articolo 10 infine dispone che l'ISTAT – nell'ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali e sentito l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD) – effettui, con cadenza almeno triennale, una rilevazione statistica sugli atteggiamenti della popolazione in relazione alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. Tale rilevazione, che si andrebbe ad aggiungere a quelle già in essere relative alla discriminazione e alla violenza di genere, ha la finalità di consentire accurata verifica dell'applicazione della legge e la progettazione e realizzazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza, così come adeguato monitoraggio delle politiche di prevenzione; essa dovrà altresì misurare le discriminazioni e la violenza subite e le caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio.. Art. 1. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge si intende per: a) « sesso »: il sesso biologico o anagrafico; b) « genere »: qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) « orientamento sessuale »: l'attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi i sessi; d) « identità di genere »: