[ddlpres]

La scuola ha bisogno di professionisti a cui sia riconosciuta la grande responsabilità che il ruolo comporta e che siano messi nelle condizioni migliori per esercitarla. Questo vuol dire poter contare su organici stabili, adeguati per numero, formati alle dinamiche di «insegnamento-apprendimento» e con pari dignità, senza gerarchie di ruolo, giuridiche e funzionali. La stabilità dell'organico consente il rispetto di quella continuità didattica che finora è sempre stata la prima caratteristica di qualità ad essere sacrificata in nome di esigenze di natura puramente economica. Si realizza assegnando incarichi a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti. Ciò è indifferibile anche per un senso di giustizia, di derivazione costituzionale, verso professionisti che da troppo tempo sono trattati in modo lesivo della loro dignità professionale. Per quanto attiene alla formazione del personale docente, essa rappresenta una delle precondizioni su cui si fonda una buona scuola e per questo occorre dare continuità e razionalità agli interventi, individuando i bisogni specifici. Utilizziamo il termine «formazione» poiché il solo aggiornamento, centrato nel pensiero comune sull'ammodernamento delle conoscenze disciplinari del/della docente, è certamente necessario ma non sufficiente per le esigenze della buona scuola che vogliamo. Formazione per noi vuol dire apprendimento in situazione, «ricerca-azione», sperimentazione di comportamenti e tecniche tendenti a migliorare i risultati dell'azione collettiva dei gruppi che operano in una scuola; significa anche privilegiare tematiche trasversali afferenti la comunicazione, la relazione, il lavoro di gruppo. Articolo 14: I programmi Anche i programmi del sistema educativo di istruzione devono essere rivisti per rispondere alle esigenze di una società che muta molto rapidamente e di un mondo giovanile che ha bisogno di risposte adeguate. La loro definizione è affidata a gruppi di lavoro che sono costituiti in modo significativo da docenti di provata esperienza di ogni ordine e grado, oltre che da esperti dei vari settori della società. Una fase d'ascolto nelle scuole, con il coinvolgimento diretto e attivo di tutti i soggetti interessati, deve esserne il punto di partenza. Articolo 15: L'autovalutazione Ogni istituzione scolastica, con lo scopo di meglio rispondere ai bisogni specifici dei propri allievi e allieve, avvia un percorso periodico di autovalutazione che rappresenta un processo dinamico di riflessione sul proprio operato, sulla propria capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati e formalizzati nel piano dell'offerta formativa. Un percorso che, a nostro avviso, richiede formazione e competenze. Per questo le istituzioni scolastiche, partendo dall'ascolto degli allievi/e e dei genitori, si avvalgono dell'apporto di professionisti, i quali con un «occhio esterno», non giudicante ma professionalmente competente, aiutano il mondo della scuola a guardare se stesso per migliorarsi. Articolo 16: La partecipazione Un'attenzione particolare viene dedicata alla partecipazione, supportata dalla valorizzazione degli organi collegiali esistenti e dall'istituzione di nuovi organi di cui si avverte la necessità: il consiglio dei genitori, il collegio del personale ausiliario-tecnico-amministrativo e, nelle scuole medie, il consiglio degli studenti e delle studentesse. Il consiglio dei genitori dovrà essere il volano della partecipazione dei genitori alla vita della scuola con un ruolo riconosciuto nella formulazione del piano dell'offerta formativa. Il collegio del personale ausiliario-tecnico-amministrativo porterà il suo contributo per la migliore realizzazione delle finalità specifiche dell'istituzione scolastica. Il consiglio degli studenti e delle studentesse nelle scuole medie sarà l'istituzionalizzazione di numerose esperienze di partecipazione che si vanno sperimentando in questi anni. A proposito degli organi collegiali, segnaliamo un aspetto che per noi è di grande rilevanza: ogni organo collegiale elegge al suo interno il suo presidente. Proponiamo così che il collegio dei docenti sia presieduto da un docente eletto dal collegio stesso. Questo, se si lega alla scelta contenuta nell'articolo 29, che abroga l'istituzione della dirigenza scolastica, sposta decisamente l'ottica con cui ci si è mossi finora e restituisce ai/alle docenti una funzione di autogoverno delle proprie scelte professionali, salvaguardandone la sovranità. Non diminuisce il ruolo e la funzione del capo d'istituto, a cui, primo tra pari, spetta il compito di gestire in termini organizzativo-funzionali l'istituzione scolastica e valorizzare, attuandole al meglio, le scelte professionali del collegio dei docenti, costruite sulla base degli indirizzi generali dettati dagli altri organi collegiali, per le loro competenze. Siamo convinti, altresì, che la partecipazione sia un atteggiamento culturale che si può affermare solo in presenza di un'abitudine all'attuazione di pratiche di confronto e condivisione. La scuola, dunque, deve essere una palestra di cittadinanza fondata sulla costruzione concordata e condivisa delle decisioni. Per questo nel disegno di legge si pone l'accento sull'importanza della progettazione partecipata a partire dalla scuola dell'infanzia e si sottolinea in modo inequivocabile il dovere della scuola di valorizzare il ruolo dei genitori con azioni concrete che ciascuna istituzione scolastica coniugherà nella propria realtà. Articolo 17: Informazione e trasparenza Non c'è partecipazione se non c'è garanzia di circolazione delle informazioni con un impegno alla trasparenza di tutti gli atti che riguardano la vita della scuola e che non ricadano nella normativa a difesa della privacy dei singoli. Le scuole garantiscono la circolazione delle informazioni anche attraverso l'uso delle nuove tecnologie. Articolo 18: Edilizia scolastica Una buona scuola ha bisogno anche di luoghi adeguati. Dal punto di vista edilizio, questi devono rispondere a criteri di sicurezza, salubrità, vivibilità, accoglienza, qualità estetica ed essere realizzati in modo da consentire al meglio lo svolgimento delle attività qualificanti dei percorsi didattici. Per questo chiediamo un piano di edilizia scolastica che intervenga a sanare le situazioni di sofferenza e a fornire nuove strutture attraverso una progettazione partecipata. L'urgenza di tali azioni è sottolineata dai vincoli temporali entro i quali il piano dovrà essere approntato. Articolo 19: Nidi d'infanzia L'idea forte è che anche i nidi devono essere intesi come un servizio rivolto alla collettività e non come servizi pubblici a domanda individuale. Ovviamente lo Stato non provvede da solo a garantire tale servizio, ma lo fa in concorso con regioni e comuni. Questi ultimi ne sono i diretti erogatori, mentre le regioni fissano i criteri per la costruzione, la gestione ed il controllo, qualitativo e organizzativo, dei nidi. Il Ministero invece definisce i livelli essenziali, si fa garante del progetto educativo, della formazione e del titolo di studio delle educatrici e egli educatori, cura e monitora la continuità con la scuola dell'infanzia. Le famiglie contribuiscono alle spese di gestione che sono ripartite tra Stato e comuni. Le famiglie meno abbienti vengono sostenute con un fondo sociale costituito attingendo a fondi regionali vincolati.