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alle ore 10,44 mi ha scritto la segreteria - naturalmente, come potete immaginare, dopo uno scambio abbastanza accesso - dicendo: «Come anticipato telefonicamente, l'accredito per l'accesso alle riunioni plenarie ai tavoli di crisi deve avvenire tramite registrazione all'apposito portale, di cui si fornisce il link (…)». Ritengo che questo andasse quantomeno segnalato a tutti i parlamentari in termini di regolamento, perché non so quanti lo sanno, magari a qualcuno può essere capitato. In conclusione, mi auguro che questo non avvenga più, ma soprattutto che venga segnalato questo come anche altri elementi. Credo infatti che andremo avanti su questa vicenda, perché considero una follia precludere a dei parlamentari la possibilità di sedersi a dei tavoli di crisi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Senatore Berutti, prendiamo atto della segnalazione e di tali modalità, fermo restando che la possibilità di iscriversi era in effetti conosciuta. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, spero che questo intervento sia condiviso perché è volto a esprimere consenso, riconoscenza, sostegno e solidarietà a quei giornalisti e a tutti gli operatori del settore che, nella loro lealtà deontologica, onorano il proprio lavoro; a quei giornalisti che compiono scelte di coraggio quando indagano su realtà scottanti. La mia vicinanza va quindi a Federico Ruffo, un giornalista della Rai, autore di un'inchiesta difficile, su un tema rispetto al quale nella XVII legislatura avete istituito un'apposita Commissione parlamentare, su presunti rapporti tra squadre di calcio, dirigenti sportivi, ultrà e 'ndrangheta. Tre giorni fa infatti ha trovato una croce con vernice rossa e del liquido infiammabile in più parti del pianerottolo di casa sua (una casa non sempre abitata). Condanno tale atto vigliacco, deplorevole e intimidatorio. Credo e spero che questo avvertimento non fermi la voglia e l'onestà intellettuale del giornalista Ruffo e del suo staff e spero che egli trovi in noi e in quello che rappresentiamo vicinanza e fiducia per andare avanti. (Applausi) . LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, il 7 novembre scorso si è dimesso l'amministratore delegato di ANAS, Gianni Armani, mentre restano al loro posto alcuni dirigenti assunti all'interno di ANAS, nel contesto di cambio di governance , quali Rocco Girlanda, Emanuela Poli, Stefania Lombardi e altri. La gestione ANAS italiana ed estera, piena di conflitti di interesse, vede alcune situazioni critiche, specie su Anas international enterprise, il cui amministratore delegato, Bernardo Magrì, ricopre anche la carica di direttore generale di una holding quotata in borsa (Astm, Sitaf, Tecnositaf, Sina sono tutte società del gruppo Gavio), secondo me in palese conflitto di interesse. Addirittura questi incarichi non risultano neanche nel sito istituzionale dell'ANAS. Proprio ieri su un quotidiano è apparso un articolo di un'intera pagina firmato da Francesco Bonazzi, titolato: «Sul tavolo del successore di Armani la grana delle consulenze russe ANAS» in cui si legge che il comparto internazionale dell'impresa ha ottenuto in sei anni commesse in mercati difficili e particolari e che sollevano dubbi due bonifici da oltre 20 milioni di rubli a una società sconosciuta, poi girati a un altro gruppo. Signor Presidente, pongo all'attenzione dell'Assemblea tali questioni e anche alcuni tentativi all'interno dell'ANAS - sotto la gestione Armani - di intimidazione da parte del responsabile della Direzione tutela aziendale, generale Roberto Massi, che ha preso servizio il 1° ottobre 2016, in piena era Armani. Secondo informazioni assunte, egli cerca di intimorire i lavoratori dell'ANAS su presunte fughe di notizie riguardanti la legalità all'interno dell'azienda, con veri e propri interrogatori verbalizzati dalla sua collaboratrice, signora Scuderi, come accaduto pochi giorni fa con un'avvocatessa che si chiama Sara Apolloni. A mio giudizio, questi interrogatori sono illegittimi. Signor Presidente, la ringrazio dell'attenzione e pongo all'Assemblea questi problemi. (Applausi dal Gruppo M5S) . TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, desidero approfittare dei pochi minuti a disposizione per sollecitare, tramite lei, il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Toninelli a rispondere all'atto di sindacato ispettivo 3-00116 , nel quale, insieme a molti colleghi, interroghiamo in merito al completamento dell'autostrada Asti-Cuneo, che è partita nel 1998 e che, da oltre vent'anni, vede impegnati i vari Governi che si sono susseguiti a fare promesse di completamento. Nella passata legislatura, con l'approvazione della legge 12 settembre 2014, n. 133, in materia di concessioni autostradali, veniva definita la procedura per modificare le concessioni autostradali vigenti, al fine di assicurare le risorse necessarie per gli investimenti aspettati dal Paese e fondamentali per lo sviluppo dei territori. Tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018 il ministro pro tempore Graziano Delrio comunicava che, in accordo con la società concessionaria, si stava valutando l'operazione di una proroga della concessione autostradale subordinata al finanziamento degli investimenti necessari ( cross-financing ) per il completamento del tratto Asti-Cuneo, con una revisione progettuale che, superando la vecchia ipotesi dei tunnel a due canne inizialmente prevista, prevedeva una soluzione superficiale esterna che riduceva i costi e accelerava la possibilità di ottenere in tempi brevi la realizzazione dell'opera. Il 27 aprile 2018 la Commissione europea, con decisione positiva circa lo State Aid SA.49335, tra le altre misure, autorizzava la proroga della concessione per il tratto Torino-Milano per consentire di finanziare, attraverso questa, anche il completamento dell'Asti-Cuneo, valutandosi un costo di circa 350 milioni di euro. Nell'interrogazione chiedevamo al Ministro di accelerare al massimo gli atti necessari per poterli trasferire al CIPE e iniziare. Nei giorni seguenti quell'interrogazione, a inizio settembre, durante un incontro al Ministero, il Ministro ha confermato di voler completare le opere e che si sarebbe trattato di un intervento autostradale (anche perché nei giorni precedenti erano girate voci strane) e ha detto che, quanto prima, avrebbe provveduto a rivalutare il costo dell'opera per procedere in avanti. Ora, noi chiediamo sicuramente la risposta all'interrogazione, ma soprattutto, dopo che sono passati sostanzialmente due mesi da quell'incontro con il Ministro, di capire che fine ha fatto quella valutazione, perché i dati economici valutati dalla camera di commercio dimostrano che la mancanza di quel collegamento autostradale costa al territorio 100 milioni di euro l'anno.