[pronunce]

n. 502 del 1992, con il quale il legislatore si sarebbe limitato, in ossequio al principio di uguaglianza, a garantire l'applicazione della norma stessa anche in favore dei dipendenti chiamati a svolgere l'incarico di direttori generale, amministrativo e sanitario di USL. In tutto il settore del lavoro pubblico, infatti, la retribuzione contributiva presa a base di calcolo ai fini della liquidazione dell'indennità premio di servizio è quella degli ultimi dodici mesi, e del resto, come previsto dall'art. 19 del d.lgs. n. 165 del 2001, gli incarichi dirigenziali e la conseguente retribuzione superiore sono per definizione «a termine». In questa diversa prospettiva, i profili di incostituzionalità prospettati dal rimettente potrebbero al più riguardare la disciplina contenuta nella legge n. 152 del 1968. 3. - Con atto depositato il 31 ottobre 2011, si è costituito nel giudizio incidentale l'INPDAP, già resistente nel giudizio a quo, ed ha concluso per l'accoglimento della questione, riservandosi di argomentare con successiva memoria. 3.1. - In data 5 marzo 2012 ha depositato memoria l'INPS, nel frattempo succeduto ex lege all'INPDAP ai sensi dell'art. 21 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214. L'Istituto, dopo aver ripercorso i termini essenziali della controversia e dell'ordinanza di rimessione, procede all'esame della questione osservando, innanzitutto, che la stessa sarebbe sicuramente ammissibile. Le norme censurate sono state oggetto di scrutinio di costituzionalità, nella sentenza n. 351 del 2010, con riferimento all'art. 76 Cost., e dunque sotto il diverso profilo «di natura formale, di tecnica legislativa». Le questioni odierne, che ripetono l'eccezione di illegittimità costituzionale sollevata dal medesimo Istituto nel giudizio principale, sarebbero del tutto diverse, richiedendo di verificare «se le nuove disposizioni, nella parte in cui introducono una disciplina di favore per una sola e ristrettissima categoria di lavoratori rispetto alla intera platea dei dipendenti pubblici, siano o non manifestamente irragionevoli, ovvero possano ritenersi conformi o non all'art. 3 Cost.». 3.2. - Nel merito, dopo aver esaminato la disciplina dell'indennità premio di servizio, contenuta nella legge n. 152 del 1968, la difesa dell'INPS richiama l'orientamento costante della giurisprudenza di legittimità - a partire dalla sentenza delle Sezioni unite n. 3673 del 1997 -, secondo il quale l'ordinamento non conosce una nozione di retribuzione utile onnicomprensiva, ai fini del calcolo dell'indennità premio di servizio, potendosi considerare a tal fine soltanto gli emolumenti indicati espressamente dall'art. 11 della legge n. 152 del 1968. Nella medesima direzione, prosegue l'Istituto, la Corte di cassazione ha precisato che il particolare regime di favore che connota l'indennità premio di fine servizio, pari all'ultima e quindi più alta retribuzione annua, da moltiplicarsi per tutti gli anni di lavoro, viene contemperato dalla ristretta valorizzazione dei soli emolumenti previsti dalla legge come utili (sono richiamate le sentenze n. 15906 del 2004 e n. 9901 del 2003). Diversamente, le norme che disciplinano il trattamento di fine rapporto, ora spettante alla generalità dei dipendenti pubblici, assumono a riferimento «le retribuzioni via via percepite, e dunque anche quelle più basse, nel corso della intera vita lavorativa». Sarebbe dunque evidente, secondo la difesa dell'INPS, l'ingiustificata disparità di trattamento che, per effetto delle norme censurate, si realizzerebbe nell'ambito della categoria di dipendenti delle pubbliche amministrazioni ancora beneficiari dell'indennità premio di fine servizio. In proposito andrebbe considerato che i dipendenti del comparto enti locali i quali, in costanza di rapporto di pubblico impiego, quindi senza essere collocati in aspettativa, svolgono «mere funzioni dirigenziali» non hanno diritto, in sede di calcolo dell'indennità premio di servizio, al riconoscimento delle somme percepite per le funzioni dirigenziali, in quanto non previste dalla legge n. 152 del 1968 (sono richiamate sul punto la sentenza n. 10160 del 2001 e nuovamente le sentenze n. 9901 del 2003 e n. 3673 del 1997 della Corte di cassazione), né ai compensi percepiti per la direzione o reggenza di fatto, anch'essi non utili ai fini del calcolo dell'indennità premio di servizio (è richiamata la sentenza n. 15498 del 2008 della Corte di cassazione). In definitiva, osserva la difesa dell'INPS, secondo la giurisprudenza di legittimità non è ammesso, in generale, il computo di ogni emolumento o aumento retributivo conseguito in prossimità della cessazione del rapporto di lavoro, ai fini della liquidazione dell'indennità premio di servizio. Da ciò la manifesta irragionevolezza della norma contenuta nell'art. 3-bis, comma 11, del d.lgs. n. 502 del 1992, che, invece, consente di ottenere la liquidazione di detta indennità «con il computo di tutti i notevoli emolumenti percepiti per lo svolgimento dell'incarico di direzione generale, solo ed esclusivamente a favore di colui che è chiamato a dirigere una azienda sanitaria». L'irragionevolezza emergerebbe in modo ancor più marcato ove si ponga mente al fatto che l'incarico di direttore generale di USL è svolto in regime di aspettativa e con contratto di lavoro autonomo, ancorché coordinato con i fini dell'ente di appartenenza (è richiama la sentenza n. 3882 del 1998 delle Sezioni unite della Corte di cassazione). 3.3. - La normativa censurata risulterebbe illegittima anche sotto l'ulteriore e diverso profilo, pure prospettato dal rimettente, della ingiustificata disparità di trattamento all'interno della stessa categoria di dipendenti pubblici chiamati a svolgere l'incarico di direttore generale di asl. Tra costoro, infatti, sarebbero privilegiati, ai fini della liquidazione dell'indennità premio di servizio, soltanto quei lavoratori che decidono di andare in pensione senza riprendere la precedente attività: in tal caso la retribuzione dell'ultimo anno di attività, sulla quale è parametrata l'indennità premio di servizio, coincide con gli emolumenti percepiti per l'incarico di direttore generale. Nel diverso caso in cui il lavoratore riprenda l'attività presso l'ente locale di appartenenza, al momento del collocamento a riposo percepirà una indennità premio di servizio nettamente inferiore, perché parametrata alla retribuzione che avrà percepito in qualità di dipendente pubblico nell'ultimo anno di attività.