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Oggi aiutiamo le istituzioni libiche, non solo con soldi ma con mezzi, formazione, uomini e tecnologie avanzate che consentiranno di reprimere efficacemente la malvagità dei trafficanti impuniti. Questo provvedimento ci costa anche la consapevolezza di sacrificare le dodici unità, sfilandole ad altri impegni del nostro territorio, ma la fame di umanità e di pace ci rende forti, fieri e fiduciosi. Chiediamo di non strumentalizzare la colpevolezza e di non augurarsi qualche tragedia per poter alzare in modo ipocrita il dito e dire «lo avevo detto». C'è poco da dire, infatti, sulla nostra onestà e lealtà. Il nostro Governo non lascerà mai morire le persone e renderà onore alle vittime del mare, punendo il sistema degli infami traghettatori di morte e di chi ha guadagnato soldi sporchi di sangue. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (M5S) . Signor Presidente, il decreto-legge n. 84, licenziato il 2 luglio scorso, prevede la cessione da parte dell'Italia alla Libia di dodici navi da destinare alla sicurezza della navigazione nel Mediterraneo; una cessione a titolo gratuito di motovedette in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto, alla Guardia costiera e alla Guardia di finanza, per garantire in particolare la corretta gestione delle attuali dinamiche del fenomeno migratorio, con particolare riferimento ai flussi provenienti dalla Libia, attribuendo priorità, in primo luogo, all'esigenza di contrastare i traffici di esseri umani e, in secondo luogo, immediatamente dopo, alla salvaguardia della vita umana in mare. Sono previsti i fondi necessari a garantire la manutenzione delle unità e lo svolgimento di attività addestrative e formative del personale libico; c'è uno stanziamento totale di circa 2,5 milioni di euro attraverso fondi che sono in riserva dei Ministeri interessati. Va ricordato che già in passato si è provveduto ad accordi che prevedevano sostegni di questo tipo da parte del nostro Paese alla Libia. In data 29 dicembre 2007 era stato siglato un protocollo per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina, accompagnato da un protocollo tecnico-operativo siglato che prevedeva un pattugliamento congiunto con la cessione in uso di motovedette e attività di addestramento, formazione, assistenza e manutenzione dei mezzi. Ad esso è seguito, poi, un protocollo aggiuntivo tecnico-operativo, siglato il 29 dicembre 2009. I periodici decreti-legge di proroga delle missioni internazionali hanno autorizzato, a partire dal disegno di legge n. 8 del 2008, la partecipazione del personale della Guardia di finanza italiana alle missioni bilaterali in Libia di supporto alla Guardia costiera libica e la spesa per la manutenzione ordinaria e dell'efficienza delle unità navali cedute dal Governo italiano al Governo libico pro tempore . Tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 sono state cedute quattro unità navali. Si ricorda che tali unità sono rimaste danneggiate nel corso della guerra civile libica e sono state riportate nuovamente in Italia per essere riparate; dopodiché, sono state custodite dal Corpo della guardia di finanza nel comprensorio di Miseno, per essere poi riconsegnate alla Libia nell'aprile 2017, mentre erano avviate attività di manutenzione per il ripristino di altre sei unità. Le unità fornite dal decreto-legge in esame sono dieci motovedette costiere da dodici metri e due navi da ventisette metri, indicate per intercettare barconi carichi di migranti e per procedere ad operazioni di salvataggio. Queste navi sono in grado di ricondurre i naufraghi unicamente verso porti libici, ma la Libia oggi, purtroppo, non può offrire ancora, secondo la normativa, un porto di sbarco cosiddetto sicuro. Anche i più recenti rapporti delle Nazioni Unite e i giudici di Ragusa e Palermo nelle loro sentenze escludono, alle attuali condizioni, che la Libia possa offrire porti sicuri di sbarco, tenuto conto anche della precaria situazione politica e della mancata sottoscrizione libica della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. In tal senso, appare quanto mai urgente, quindi, un impegno dell'Italia a favorire la stabilizzazione e la normalizzazione politica del Paese. Nel maggio 2009 - dobbiamo ricordarlo - l'allora Governo italiano, che aveva messo in esecuzione i citati accordi, fu condannato dalla Corte d'Europa dei diritti dell'uomo (sentenza 23 febbraio 2012) per respingimenti considerati illegittimi, eseguiti dalla Guardia di Finanza verso Tripoli, in quanto - si legge nella sentenza - costituivano violazione dell'articolo 3 (tortura e trattamento inumano) della Convenzione europea dei diritti umani, perché la Libia non offriva alcuna garanzia di trattamento secondo gli standard internazionali dei richiedenti asilo e dei rifugiati e li esponeva ad un rimpatrio forzato. Inoltre, la Corte condannava l'Italia per violazione del divieto di espulsione collettivo (per la seconda volta in quasi cinquant'anni) e per non avere offerto ai rifugiati alcuna effettiva forma di riparazione per le violazioni subite (articolo 13 della Convenzione europea). Ciò perché, una volta riportati in Libia, non erano più in grado di fare ricorso sulla loro condizione. La sentenza fu quindi una completa smentita delle giustificazioni addotte a suo tempo dall'Italia a sostegno della pratica del respingimento in acque internazionali dei profughi e migranti clandestini provenienti dall'Africa settentrionale. A oggi, purtroppo, la Guardia costiera libica non ha i mezzi e gli assetti organizzativi per salvaguardare effettivamente la vita umana in mare. La sua capacità di ricerca e salvataggio è molto al di sotto degli standard internazionali imposti dalle convenzioni e dal regolamento dell'International maritime organization (IMO). Il supporto, in termini di mezzi e addestramento, che il Governo italiano offre oggi alla Guardia costiera libica non basterà a cambiare questa realtà e a fornire un'effettiva garanzia sulle capacità di soccorso della Guardia libica dall'oggi al domani. Così come il mero riconoscimento di una zona SAR libica non comporta, di per sé, la qualifica automatica di porto sicuro, senza dimenticare le difficoltà di aprire hotspot nei Paesi del Sahel, sul piano sia politico, che umanitario. È inutile nascondersi la difficoltà e la complessità di un problema di non facile risoluzione, ma che necessariamente il Governo italiano dovrà affrontare con coraggio, tempo e pazienza. Migliorare l'operato della Guardia costiera libica è solo un piccolo passo di un lungo cammino. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, come ha già detto il senatore De Bertoldi poco fa, Fratelli d'Italia sostiene l'obiettivo del Governo italiano di aiutare e rafforzare il contrasto al traffico di esseri umani e ai barconi della morte che partono dalle coste libiche e attraversano il Mediterraneo.