[pronunce]

ci si trova al contrario di fronte ad un principio generale della legislazione statale, in forza del quale le amministrazioni interessate debbono operare determinate ritenute e corrispondere le retribuzioni al netto di esse». 2.4. - Dalla sopra accertata correttezza della premessa interpretativa, secondo cui l'art. 2 delle norme di attuazione statutaria stabilisce il principio generale che spettano alla Regione le entrate di tutti i tributi erariali riscossi nell'àmbito del territorio regionale, discende che il gettito dei tributi rivendicati dalla Regione ricorrente è di spettanza statale, trattandosi di tributi riscossi fuori dalla Regione Siciliana e non riservati alla Regione stessa da alcuna norma statutaria o di attuazione statutaria. Solo per quanto riguarda l'IVA concernente i generi di monopolio (tabacchi), il relativo gettito deve ritenersi riservato allo Stato in forza della normativa statutaria in tema di monopoli, indipendentemente dal luogo della riscossione. Per una conferma di queste conclusioni, è opportuno procedere all'analisi separata dei singoli prelievi oggetto del ricorso. 2.4.1. - La Regione rivendica, in primo luogo, l'imposta sulle assicurazioni prevista dalla legge 29 ottobre 1961, n. 1216, limitatamente alle ipotesi in cui detta imposta sia versata da assicuratori che abbiano il domicilio fiscale o la rappresentanza fuori dal territorio regionale, ma con riferimento a premi percepiti per polizze assicurative «rilasciate per fattispecie contrattuali assicurative maturate nell'ambito regionale». La stessa ricorrente precisa che la richiesta non riguarda l'imposta sulle assicurazioni sulla responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, dovuta da assicuratori aventi il domicilio fiscale o la rappresentanza fuori del territorio siciliano, con riferimento ai premi riguardanti polizze assicurative rilasciate per veicoli iscritti in pubblici registri delle Province siciliane o per macchine agricole i cui intestatari risiedano in tali Province. Si è già visto, infatti, che per tale imposta, il d.lgs. n. 446 del 1997 attribuisce il gettito alle Province nei cui pubblici registri sono iscritti i veicoli assicurati (come confermato dalla sentenza di questa Corte n. 306 del 2004). La pretesa della ricorrente non è fondata. L'imposta di cui alla legge n. 1216 del 1961 è dovuta e pagata all'erario dall'assicuratore - a favore del quale è prevista la rivalsa nei confronti degli assicurati - con riferimento ai premi assicurativi da lui percepiti e denunciati con dichiarazioni periodiche complessive. La fattispecie di riscossione si realizza, perciò, nel domicilio fiscale dell'assicuratore, con la conseguenza che, nel caso in cui tale domicilio sia situato fuori dal territorio siciliano, il gettito del tributo spetta allo Stato, in forza del piú volte citato art. 2 delle norme di attuazione statutaria. L'accertato rilievo esclusivo del luogo della riscossione, ai fini del riparto del gettito tributario tra Stato e Regione, consente di trascurare sia le discussioni dottrinali circa l'identificazione del soggetto passivo (l'assicuratore o l'assicurato oppure il terzo contraente) sia le difficoltà di determinare in concreto il luogo di realizzazione del presupposto d'imposta (connesse con la variabilità del locus solutionis del premio, a seconda delle modalità prescelte dall'assicuratore per la sua organizzazione imprenditoriale: filiali, agenti con rappresentanza, sede). 2.4.2. - La Regione rivendica, in secondo luogo, il gettito dell'imposta sul valore aggiunto (IVA), limitatamente alle «operazioni imponibili il cui presupposto si realizzi in Sicilia» e per le quali il versamento dell'imposta sia effettuato fuori dal territorio regionale. Anche tale pretesa non è fondata. L'IVA (per quel che qui interessa, in relazione alle richieste della ricorrente) è dovuta e versata all'erario - con riferimento a dichiarazioni periodiche complessive - da chi, nell'esercizio di imprese o di arti e professioni, cede beni o fornisce servizi. Il cedente o fornitore agisce in via di rivalsa obbligatoria nei confronti del cessionario del bene o del committente e, al fine di determinare l'importo netto da versare all'erario, effettua complessive detrazioni dell'IVA da lui, a sua volta, corrisposta in via di rivalsa a terzi per gli acquisti inerenti all'impresa. Come si è sopra accertato, le norme di attuazione statutaria prevedono, quale criterio generale di riparto, quello del luogo di riscossione. In base a tale criterio, pertanto, rileva il domicilio fiscale del cedente il bene o del fornitore di servizi, cioè il luogo in cui detti soggetti, in quanto obbligati al pagamento dell'IVA, realizzano la fattispecie di riscossione. Ne consegue che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Regione ricorrente, nel caso in cui chi è tenuto al versamento dell'IVA all'erario abbia domicilio fiscale fuori dal territorio siciliano, il gettito dell'imposta spetta allo Stato. 2.4.3. - La Regione rivendica, in terzo luogo, il gettito dell'IVA versata all'erario dai depositi periferici di vendita dei generi di monopolio (tabacchi) ubicati nella Regione, con riferimento alle «operazioni imponibili il cui presupposto si realizzi in Sicilia». La pretesa della ricorrente non è fondata, sia pure per motivi diversi dall'applicazione del sopra menzionato criterio generale di riparto basato sul luogo della riscossione dei tributi erariali. I depositari periferici, ubicati in Sicilia, della vendita dei generi di monopolio (tabacchi) sono tenuti a corrispondere alle tesorerie provinciali, in via di acconto, l'IVA relativa alle loro vendite (applicata eccezionalmente, per detti beni, come imposta monofase), ma il conguaglio finale, con dichiarazione unitaria e complessiva, è effettuato dal deposito centrale, in Roma, dell'Amministrazione autonoma per i monopoli di Stato. In tale sistema, lo speciale tipo di IVA dovuta sulla base del prezzo di vendita dei suddetti generi di monopolio va annoverato tra le entrate tributarie afferenti a tale monopolio e quindi - indipendentemente dal luogo della riscossione del tributo - è riservata espressamente allo Stato, in forza dell'art. 36, secondo comma, dello statuto («sono [...] riservate allo Stato [.. ] le entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto»), dell'art. 2, secondo comma, delle norme attuative («competono allo Stato le entrate derivanti [...] dal monopolio dei tabacchi») e della tabella B) ad esse annessa («Entrate tributarie riservate allo Stato [...]. Proventi del monopolio dei tabacchi: [...] Entrate eventuali diverse concernenti i monopoli»). Va soggiunto al riguardo che, non rientrando ovviamente l'IVA (ivi compresa quella in esame sui monopoli) nella categoria delle imposte sui redditi, non sono applicabili nella specie, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, gli artt. 37 dello statuto e 7 delle norme di attuazione, i quali (come si è visto) riguardano esclusivamente le imposte sui redditi. 2.4.4.