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Luciano Modica sapeva scrivere le norme e sapeva farlo molto bene, con grandissima lucidità e chiarezza e non aveva un problema di tempo. Spiegava, con la stessa passione con cui ha esercitato il ruolo di docente, la storia del sistema universitario italiano e quali gli obiettivi da raggiungere. Egli non si è mai fermato e ha sempre provato a innovare e trovare dei percorsi ulteriori. Non aveva paura di indicare le criticità dei diversi progetti e, di fronte a un consiglio, metteva sempre in evidenza le prospettive, ma anche i limiti e si adoperava per aiutare tutti noi a superarli. Negli ultimi anni si è dedicato particolarmente a diverse sperimentazioni. Penso a quando ha accolto la sfida, lanciata da noi della Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati della scorsa legislatura, sulle lauree abilitanti, che erano una novità e che oggi stanno per vedere il traguardo. Si è dedicato a quella sperimentazione con grande passione, cominciando dal piccolo e da ciò che poteva essere già avanzato. Penso anche alla sua capacità di trasformare in norma il grande percorso di ascolto che ha poi portato al decreto-legge 13 aprile 2017, n. 59, sulla formazione iniziale degli insegnanti della scuola secondaria superiore, ma anche la cosiddetta fase transitoria, curata poi anche dalla ministra Fedeli in stretta collaborazione con Manuela Ghizzoni. Per noi che eravamo alla Camera dei deputati nella scorsa legislatura era comune vederlo insieme al lavoro con la deputata Ghizzoni, nel tentativo di trovare nuove prospettive. Luciano, che scriveva bene, non si è mai sottratto dall'aiutarci nella realizzazione e pubblicazione anche di brevi testi riguardanti mondi a lui cari, per rilanciare temi affinché potessero diventare oggetto di discussione. Due giorni fa, proprio con me, aveva avuto modo di raccontare, ancora una volta, il blocco della questione AFAM, a lui molto caro. Lascia un vuoto in tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di lavorare insieme con lui. Sappiamo di essere stati davvero dei privilegiati e di aver avuto una grande testimonianza di serietà e professionalità. Anche noi ci uniamo al saluto e alla vicinanza alla famiglia e a tutti i suoi cari. (Applausi) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, come parlamentare e Capogruppo in Commissione istruzione pubblica, beni culturali, sento anche io più che mai doverosa l'esigenza di ricordare un collega straordinario che ci ha appena lasciati, Luciano Modica. È una perdita inaspettata che lascia un profondo vuoto non solo nel mondo politico-istituzionale, ma anche in quello accademico, come giustamente lei ha ricordato prima nel suo intervento. Promettente allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa, dopo la laurea in matematica, ha bruciato tutte le tappe della carriera accademica e che, appena trentenne, era già ordinario di analisi matematica all'Università di Pisa, dove ha ricoperto tutti gli incarichi più prestigiosi. Studioso brillante - come è stato già detto - ha saputo trasferire il proprio sapere al di fuori dell'ambiente universitario, per metterlo poi a disposizione di tutte le istituzioni, come senatore - anche io ho un ricordo personale di quando eravamo insieme, come ha giustamente ricordato la collega Malpezzi - e poi come Sottosegretario al Ministero dell'università e della ricerca. Lo ricordiamo per l'entusiasmo che lo caratterizzava e che lo ha guidato nella sua attività scientifica, centrata sui numeri e sulle equazioni e che lo ha portato a dare effettivamente un grande contributo politico per molti anni. Uomo di scienza, ma anche delle istituzioni, ha saputo coniugare due mondi apparentemente molto diversi: quello accademico e quello politico. Oggi purtroppo, sia la realtà accademica, sia quella istituzionale si trovano a dover rimpiangere la scomparsa di un intellettuale che ha sempre mostrato il proprio impegno accademico e politico in modo serio e impeccabile e il suo contributo deve per noi rimanere davvero prezioso. Anch'io mi stringo all'affetto e alla vicinanza alla sua famiglia e ai suoi amici, a nome anche del Gruppo Italia Viva-P.S.I. (Applausi) . BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho conosciuto Luciano Modica all'inizio degli anni Novanta, quando era già presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane e quella era una stagione straordinaria per le università italiane, nel senso che c'era un grande fermento. Erano gli anni in cui si stava preparando la legge sull'autonomia universitaria e c'era una ricchezza enorme di spunti di riflessione, di creatività nei modelli organizzativi, nella divisione dei curricula e soprattutto nella revisione di una vita accademica che riuscisse a coniugare molto bene anche la transizione generazionale con una classe di giovani docenti che venivano da esperienze importanti di dottorati di ricerca, condotti in collaborazione con strutture internazionali. Luciano Modica, nel suo ruolo specifico di presidente della CRUI, fu il grande regista di quell'epoca: un regista particolarmente attento - per esempio - al tema della valutazione, prima ancora che l'Anvur prendesse forma, a partire da una forte consapevolezza, che era quella della terzietà della struttura che osservava l'università e, osservando l'università, la valutava dall'esterno. Questa ricchezza era preceduta dalla consapevolezza che l'università dovesse essere capace di valutare se stessa. Ricordo tutto il grande dibattito sugli indicatori di valutazione. L'intelligenza matematica, che chiaramente contraddistingueva il suo modo di affrontare i problemi, lo portava sempre a cercare il corrispettivo quantitativo attraverso la selezione però di un indicatore qualitativo. La gestione che oggi per noi sembra all'ordine del giorno, il grande tema dei big data , per lui era già un tema che cercava di far passare in un lungo, lento e profondo lavoro di formazione dei docenti universitari. La grande consapevolezza era che il docente universitario, che normalmente veniva da un'esperienza specifica maturata nel proprio settore scientifico-disciplinare, dovesse imparare a fare il docente in una struttura che era quanto di più importante al servizio dell'innovazione e del rinnovamento di un Paese. Prendeva forma con lui quella che oggi è una realtà acquisita, il senso della terza missione dell'università: un'università che non fosse un hortus conclusus , rinchiusa in se stessa, ma fosse capace di mettersi in gioco per dialogare, anche con il mondo imprenditoriale. Nacque il grande progetto che si chiamava «Più», che significava università e impresa, la collaborazione tra università e impresa e la possibilità dei famosi tirocini aperti, perché gli studenti scendessero in campo e si misurassero con le cose. Luciano Modica aveva questa ricchezza, in cui la consapevolezza del rigore del metodo, che gli veniva proprio dalla specificità della sua competenza di matematico, si coniugava con una sensibilità politica e accademica a trecentosessanta gradi. Furono anni in cui dalla CRUI nacquero tutti i progetti realmente innovativi dell'università.