[pronunce]

Al congegno previsto dalla disposizione in esame viene così assegnata valenza capace di assicurare la ragionevolezza del sistema, pur a fronte di una riduzione delle tariffe: l'art. 54 del t.u. spese di giustizia, insomma, va considerato non già come fonte di squilibrio, ma, al contrario, come elemento di stabilizzazione del sistema. Rilievi analoghi valgono a fronte della sentenza n. 224 del 2018: se, da una parte, in essa si contesta al rimettente di non aver valorizzato la disapplicazione del meccanismo di adeguamento per dimostrare l'asserita irragionevolezza, per difetto, delle tariffe, dall'altra proprio questa motivazione conferma la potenzialità riequilibratice del meccanismo in esame. Implicitamente, anche in tale pronuncia si riconosce, che, se applicato, esso varrebbe appunto ad evitare le incongruenze denunciate. 4.- Il rimettente, come si è visto, mira ad affiancare, al meccanismo di adeguamento delineato dalla legge, l'intervento alternativo e sussidiario del singolo giudice investito della richiesta di liquidazione. Denuncia perciò, per irragionevolezza, l'illegittimità costituzionale dell'art. 54 del d.P.R. n. 115 del 2002, e delle ulteriori norme poste ad oggetto della questione, in quanto un tale intervento non prevedono. Fermo restando che in una materia connotata da ampia discrezionalità legislativa (ex multis, sentenze n. 3 del 2019, n. 265 del 2009 e n. 98 del 1998; ordinanza n. 122 del 2016), una simile addizione non avrebbe certamente carattere vincolato, è comunque l'erroneità di alcuni presupposti da cui muove il rimettente a orientare piuttosto questa Corte, sul piano del merito, verso un giudizio di non fondatezza. Osserva il giudice a quo, anche basandosi sulla pregressa mancata attuazione del meccanismo, che sarebbe irragionevole non consentire, appunto per questi casi, l'intervento sussidiario del giudice, considerando che alla fine si tratterebbe di quantificare, sulla base di un calcolo matematico, un semplice adeguamento tariffario, obbligatorio nell'an, nel quando e, secondo il rimettente, nello stesso quantum. Un'operazione meccanica, insomma, che renderebbe addirittura superfluo l'intervento dell'amministrazione. Il rilievo non coglie nel segno, per una molteplicità di ragioni. In primo luogo, spettando all'amministrazione la competenza per la determinazione degli onorari in questione, non è certo irragionevole che questa possa valutare, preliminarmente, se procedere attraverso l'art. 54 del d.P.R. n. 115 del 2002 ad un adeguamento che consenta il mero recupero dell'inflazione, o invece a più consistenti modifiche tariffarie, eventualmente incidenti anche sulla base di calcolo sulla quale operare la rivalutazione periodica, secondo criteri di apprezzamento di natura politica, in base a ciò che consente l'art. 50 del medesimo testo unico. In secondo luogo, la circostanza che l'adeguamento previsto dal citato art. 54 scaturisca da un procedimento che coinvolge diverse amministrazioni e risulti incorporato in un atto di natura regolamentare ben si giustifica considerando che il decreto dirigenziale di cui ragiona la disposizione provvede a disciplinare, in via generale e astratta, la remunerazione di attività professionali doverose, fornendo i necessari parametri di riferimento. Così come previsto, l'intervento regolamentare presuppone, inoltre, una diretta interlocuzione con l'ISTAT, mentre il decreto finale certifica che è stata compiuta la dovuta ricognizione, con riferimento ai pertinenti indici dei prezzi al consumo. L'intervento regolamentare individua inoltre, anche qui con effetto erga omnes, il periodo di riferimento per la quantificazione delle variazioni del costo della vita, operazione che, tra l'altro, mal si presterebbe ad essere svolta dai giudici caso per caso (facendo dipendere tale quantificazione dalla durata del giudizio o anche dello stesso procedimento di liquidazione dei compensi). È decisivo, infine, osservare che la stessa lettera dell'art. 54 del d.P.R. n. 115 del 2002 rende discutibile l'assunto del giudice a quo, secondo il quale l'adeguamento tariffario sarebbe vincolato, oltre che nell'an e nel quando, anche nel quantum. In verità, la disposizione in esame ragiona di un adeguamento triennale «in relazione» alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo: ciò che non esclude, quantomeno, che residuino per l'amministrazione margini discrezionali riguardo alla puntuale corrispondenza tra indici ISTAT e percentuale di adeguamento degli onorari. Sono tutti argomenti che mostrano, in definitiva, come l'intervento del giudice, caso per caso, non sia affatto fungibile rispetto a quello dell'amministrazione, e comunque come non sia congruo prevedere l'intervento del primo, in funzione sussidiaria, quando manchi il secondo. 5.- La pronuncia di non fondatezza non esime questa Corte dal rilevare, per l'ennesima volta, la deplorevole e reiterata inadempienza dell'amministrazione nell'applicazione dell'art. 54 del d.P.R. n. 115 del 2002. D'altra parte, la ben nota disponibilità (sopra accennata) di altri mezzi giurisdizionali, diversi dal giudizio sulle leggi, pone gli interessati nella condizione di ottenere rimedio alla violazione dei propri diritti e interessi, come del resto esige e consente la Costituzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 8 luglio 1980, n. 319 (Compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell'autorità giudiziaria), e degli artt. 50 e 54 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Torino, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 aprile 2020. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 maggio 2020. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA