[pronunce]

- Si è costituita la Camera dei deputati, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o improcedibile e, in subordine, che sia dichiarato che spetta alla Camera dei deputati il potere di deliberare l'insindacabilità a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, in relazione alle opinioni espresse dall'on. Vittorio Sgarbi. Il conflitto sarebbe inammissibile per difetto assoluto di motivazione dell'atto introduttivo, in quanto esso si risolverebbe in una mera parafrasi di alcuni brani della giurisprudenza costituzionale relativa alla sfera di applicazione della garanzia di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, priva di specifici riferimenti alla concreta vicenda oggetto del conflitto e alle «puntuali e circostanziate argomentazioni» addotte dalla Camera dei deputati nella delibera di insindacabilità. Nel merito, la delibera di insindacabilità sarebbe conforme anche ai più rigorosi criteri desumibili dalla giurisprudenza costituzionale in materia, poiché in essa assumono rilievo decisivo due tipiche manifestazioni di attività parlamentare, quali sono rispettivamente il dibattito svoltosi nella Commissione cultura nella seduta del 17 ottobre 1995 (nel quale il deputato Sgarbi è intervenuto) e la Risoluzione adottata nella stessa commissione il 19 ottobre 1995, sottoscritta anche dall'on. Sgarbi. La difesa della resistente, esponendo il contenuto delle opinioni espresse in sede parlamentare dal deputato Sgarbi e ricostruendo il dibattito svoltosi in Commissione nelle citate occasioni, giunge alla conclusione che l'Assemblea ha correttamente ritenuto esservi corrispondenza tra queste e le dichiarazioni rese all'esterno, poiché esse vertono sulla medesima vicenda, proponendone la stessa lettura critica, paventano le stesse deprecabili conseguenze dell'arresto e contengono le stesse formule polemiche. Posta la coincidenza delle affermazioni e la loro corrispondenza con atti tipici della funzione, secondo la Camera dei deputati escludere l'applicazione della garanzia dell'insindacabilità in questo caso condurrebbe a privare il principio in questione di qualunque idoneità a tutelare le opinioni espresse extra moenia dai parlamentari. «Singolare» sarebbe d'altronde l'equiparazione, prospettata dalla ricorrente, delle opinioni espresse del deputato a quelle di «qualunque privato cittadino» in base alla considerazione che l'on. Sgarbi svolgeva attività di conduttore di un programma televisivo: allo svolgimento di un'attività professionale, «per di più elevata a valore costituzionale», non può conseguire la riduzione delle garanzie connesse allo status di parlamentare. Neppure influirebbe sulla definizione del conflitto la circostanza che le dichiarazioni siano state reiterate in altra sede (la ricordata trasmissione televisiva), in quanto: (a) il conflitto in esame è relativo alle sole dichiarazioni rese all'ANSA; (b) la reiterazione in sé non incide sull'operatività della garanzia costituzionale; (c) l'insindacabilità interessa qualunque mezzo e sede idonei alla manifestazione del pensiero. 2.4. - In prossimità dell'udienza la ricorrente ha depositato una memoria nella quale, dopo aver nuovamente esposto i termini del conflitto, svolge alcune considerazioni dalle quali deriverebbe «la sostanziale irrilevanza» della delibera di insindacabilità impugnata, alla quale conseguirebbe (in subordine rispetto all'accoglimento) l'inammissibilità del ricorso. Secondo la ricorrente, la consolidata giurisprudenza costituzionale, nella quale si afferma che la delibera parlamentare di insindacabilità inibisce l'ulteriore corso dell'azione giudiziaria, imponendo al giudice di prendere atto della pronuncia parlamentare e adottare i provvedimenti conseguenti, oppure di sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale, deve essere riconsiderata alla luce di una interpretazione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, «più aderente allo spirito della riforma» introdotta dall'art. 1 della legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3 (Modifica dell'articolo 68 della Costituzione). La Corte d'appello di Roma osserva in proposito che: (a) la citata riforma abolì l'istituto dell'autorizzazione a procedere, prevedendola solo nei casi indicati dai commi secondo e terzo dell'art. 68 della Costituzione, nell'intento di limitare le deroghe all'attuazione del diritto alla tutela giurisdizionale; (b) considerata la natura eccezionale di tali deroghe, non vi è ragione perché la valutazione di insindacabilità della Camera di appartenenza debba prevalere sull'opposta valutazione espressa dall'organo giudiziario procedente; (c) neppure la lettera dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, pur riconoscendo alle Camere il potere di valutare la condotta dei propri membri, autorizza a ritenere che tale valutazione sia vincolante per il giudice, considerato che ad esso compete un sindacato analogo e che il giudice opera nell'attività - costituzionalmente garantita - di tutela dei diritti. Alla stregua di tali argomentazioni, la ricorrente conclude che la deliberazione parlamentare di insindacabilità, a meno che non la si consideri «una sorta di veto parlamentare» paragonabile all'autorizzazione a procedere, non può assumere autonomamente efficacia preclusiva dell'esercizio della funzione giurisdizionale. Ricadrebbe pertanto sulla Camera di appartenenza del parlamentare l'onere di promuovere il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti dell'autorità giudiziaria che non si conformi alla valutazione dell'Assemblea. 2.5. - Anche la Camera dei deputati ha depositato una memoria, nella quale ribadisce le proprie argomentazioni nel senso dell'inammissibilità o, in subordine, dell'infondatezza del ricorso.1. - Nel giudizio promosso con appello del deputato Sgarbi contro una sentenza del Tribunale di Roma di condanna al risarcimento del danno per affermazioni da lui fatte a danno di un magistrato - sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo - in tre trasmissioni televisive mandate in onda il 17, il 18 e il 23 ottobre 1995, la Corte d'appello di Roma ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro la Camera dei deputati, in relazione alla delibera, da quest'ultima presa nella seduta del 17 novembre 1999, con la quale è stato affermato che le dichiarazioni per le quali il giudizio civile è in corso costituiscono opinioni espresse in qualità di membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, con conseguente insindacabilità a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione.