[resaula]

togliere loro anche il momento didattico della scuola in presenza, secondo me non dovrebbe essere accettato nel silenzio del Parlamento. Come si diceva e come dicevo anche quando ho votato in dissenso pur essendo in maggioranza con il precedente Governo, bisognerebbe piuttosto far rispettare tutti quei protocolli, anche a costo di investire molto ad esempio sulla mobilità degli alunni e su tutti gli spazi e i presidi per evitare il contagio nelle aule. Insomma, finora vi ho rappresentato tutto questo per dirvi che il Parlamento non può ratificare in maniera acritica ciò che questo Governo fa, così come non avrebbe dovuto farlo prima, ma adesso è ancora più pericoloso perché la maggioranza si è allargata e per l'opposizione gli spazi di critica e di denuncia si stanno limitando ancora di più. L'attenzione è quindi rimessa a ciascuno di voi, colleghi; non date per scontato il fatto che ciò che ci viene portato in questa sede sia la soluzione migliore, anzi spesso non lo è, come dimostra appunto il decreto-legge in esame, che a mio giudizio contiene limitazioni eccessive, sulla base del: chiudete tutto, chiudete tutto, arriva la terza ondata! È troppo facile risolvere così determinate questioni che invece andrebbero affrontate caso per caso in quest'Aula, per contemperare nel migliore dei modi il bilanciamento tra interessi differenti. È per questo che io e la componente del Gruppo misto denominata "L'alternativa c'è" voteremo contro il disegno di legge in esame. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, con una frase forte, suggestiva e quasi icastica il Presidente del Consiglio ha detto che l'emergenza sanitaria è l'emergenza economica. In effetti è vero: se il Paese non è sano e messo in sicurezza non può riprendere; purtuttavia, come è evidente nella gestione della fase vaccinale, in questi giorni assistiamo al fatto che forse questo Parlamento avrebbe potuto e dovuto intervenire non già quando a marzo dello scorso anno ci fu l'emergenza conseguente alla pandemia, ma sulla gestione e sull'organizzazione della fase vaccinale. Avevamo infatti tutto il tempo necessario e disponibile per poter agire anche in forma legislativa, intervenendo sull'articolo 32 della Costituzione. Il Parlamento, il legislatore non l'ha fatto. Non l'abbiamo fatto e oggi siamo sostanzialmente all'interno di un atto amministrativo che ha una debole copertura normativa nella legge di stabilità. Stiamo discutendo, sostanzialmente, di un piano vaccinale sul quale ci stiamo confrontando e sul quale stanno operando le Regioni ciascuna a modo suo, a macchia di leopardo, chi con una categoria, chi con un'altra, chi vaccinando tizio anziché caio. In questa situazione, rispetto a questa vicenda, il Parlamento è stato il grande assente. Mi spiace che non ci sia il ministro Orlando, ma mi auguro che questa maggioranza importante di emergenza nazionale che c'è oggi nel Paese capisca il problema. Vengo al punto. La questione è abbastanza evidente: sappiamo che esistono delle priorità, come la vaccinazione degli ultraottantenni e contestualmente alla vaccinazione di questi, i piani vaccinali stabiliscono che si possa procedere con la somministrazione del vaccino AstraZeneca anche a determinate categorie di lavoratori fino a sessantacinque anni, quindi al personale scolastico, universitario, docente e non docente, giustamente alle Forze di polizia e a chi opera nei servizi in luoghi confinati, quindi nelle carceri e negli altri servizi essenziali. La prima domanda è quid iuris ? Quali sono i servizi essenziali, come facciamo a stabilire quali sono, a quali leggi di riferimento ci rifacciamo? Sono servizi essenziali i servizi che sono delineati nell'ambito, ad esempio, della legge che regola lo sciopero nei servizi essenziali? Se così fosse, quali categorie sono comprese e quali ne sono escluse? Assistiamo ad un paradosso per cui oggi, sempre a macchia di leopardo, in questa nostra Italia, in alcune Regioni vengono vaccinati i magistrati di un distretto e non gli avvocati, che pure partecipano alle stesse udienze, in altre Regioni questo non accade, perché ancora evidentemente non è stato raggiunto un accordo diretto tra la Regione e le singole categorie. Vogliamo parlare di quello che scrive oggi un importante quotidiano a tiratura nazionale, che parla di 1.200 dosi di vaccino AstraZeneca che sono chiuse in frigorifero e non utilizzate? Vogliamo parlare del fatto che nella fascia dei settantenni, tra i settanta e i settantanove anni, ci sono persone che non sono inserite tra i soggetti più a rischio e quindi, di conseguenza, devono attendere, mentre ci sono 400.000 giovani tra i venti e i ventinove anni che sono stati vaccinati perché frequentano il secondo anno di medicina? È stato vaccinato il personale in smart working , non sanitario, ma amministrativo, che lavora all'interno dei servizi sanitari. (Applausi) . Su queste cose chiediamo che il Governo ci metta la testa e anche un po' di ordine. Finalmente il Paese è stato "dearcurizzato". (Applausi). Mi verrebbe da dire che sono appassite, avvizzite le primule (Applausi) , ma adesso aspettiamo che arrivi la primavera e con essa ci auguriamo che arrivino finalmente anche i vaccini, con il grande impegno del Governo e di tutti noi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il vantaggio di parlare in continuità con gli interessanti interventi già svolti è che posso permettermi di richiamare solo quelli a mio avviso più rilevanti. Il provvedimento in esame (esauriti i titoli di coda del DPCM system , si torni al più presto ai decreti-legge) è l'occasione per riflettere sul cambio di rotta necessario che saprà dimostrare il nuovo Esecutivo, dando prova di avere a cuore la salute e il benessere degli italiani come bene primario e solidale. Ma altrettanto fondamentale è evitare di sperperare risorse; non c'è diritto alla salute senza il dovere della prevenzione e della sostenibilità. È da troppo tempo che, fin qui inascoltati, rimarchiamo che c'è poca attenzione alla prevenzione. Ma, siccome prevenzione non fa rima con fatturazione, si è continuato fin qui a prevedere capitoli di spesa in capo al commissario straordinario non supportati da benchmark che ne attestino la congruenza, disattendendo una strategia di efficace contrasto alla diffusione del virus, con un piano nazionale di contenimento in sicurezza delle sue varianti e di monitoraggio delle loro interazioni con il sistema immunitario e i farmaci, attraverso l'appropriata messa a contratto di tutti i fornitori, non solo di vaccini e farmaci, ma per tutti i tipi di beni e servizi. Se è vero infatti che la cura dimagrante imposta al Servizio sanitario nazionale dal 2010 in poi è criticabile, altrettanto vero è che adesso il rischio è il suo contrario, senza ereditare un sistema tecnologicamente "upgradato", che consenta di dare di più spendendo di meno, nello specifico della pandemia senza nemmeno un sistema nazionale strutturato di sorveglianza attiva e genomica e di governo della mutabilità del virus, a garanzia dell'immunizzazione di massa.