[pronunce]

che la motivazione sulla rilevanza è contraddittoria, poiché non si capisce se il rimettente censuri un difetto specifico del giudizio di impugnazione del decreto di espulsione, nel qual caso soltanto la questione sarebbe rilevante agli effetti della decisione che è chiamato a rendere, o i suoi dubbi concernano l'irrimediabilità degli effetti dell'espulsione eseguita, nel qual caso le doglianze di mancanza di contraddittorio, difesa, effettivo vaglio giurisdizionale, sarebbero riferite all'accompagnamento, e allora sarebbero inattuali al momento in cui, ex art. 13, comma 8, il giudice è chiamato a pronunciarsi; che il precedente rilievo induce a ritenere la manifesta inammissibilità della questione per contraddittorietà e poco chiara motivazione sulla rilevanza (ordinanze n. 60 del 2004 e n. 217 del 2003); che, peraltro, il contrasto con l'art. 13 della Costituzione, per la violazione della libertà personale, conseguirebbe all'irrimediabilità degli effetti dell'espulsione eseguita, trattandosi di fase già conclusa con la pronuncia della convalida, per cui, ove anche il ricorso dovesse essere accolto, la violazione della libertà personale si sarebbe già compiuta, per l'impossibilità di ripristinare la situazione preesistente, che è effetto dell'accompagnamento non garantito; che ciò determina un'ulteriore ipotesi di difetto di rilevanza, perché la dichiarazione d'incostituzionalità delle norme non può incidere ormai sull'oggetto del giudizio a quo per difetto di pregiudizialità (ordinanze n. 213 del 2004 e n. 264 del 1998); che, dato il tenore della doglianza, relativa all'accompagnamento alla frontiera sulla base di una pericolosità affermata senza controllo giudiziale, non sono le due disposizioni censurate, in combinato disposto, ad essere passibili di dubbio di illegittimità costituzionale, ma semmai il combinato disposto del comma 2, lettera c), e del comma 4 dell'art. 13, con l'ulteriore conseguente rilievo di inammissibilità della questione per erronea indicazione delle norme da censurare (ordinanze n. 217 del 2003 e n. 96 del 1999). Visti gli art. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 2, lettera c), in combinato disposto con il successivo comma 5 – come sostituito dall'art. 12, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo) – del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 13, commi secondo e terzo, 16 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Vicenza, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 aprile 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 aprile 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA