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ha specificato che le procedure concorsuali relative alle amministrazioni in oggetto per il triennio 2019-2021 e rientranti nell'ambito di applicazione di cui al comma 4, lettera b) , sono svolte dal Dipartimento della funzione pubblica ed ha posto, per le suddette procedure, alcuni criteri e facoltà specifici (lettere a) e b) del comma 6), concernenti le commissioni d'esame, le sottocommissioni, la tipologia e le modalità di svolgimento delle prove d'esame, i punteggi relativi ai titoli. Si prevede, tra l'altro, che le prove d'esame possano essere precedute da una prova preselettiva; qualora le domande di partecipazione al concorso siano in numero superiore a due volte il numero dei posti banditi, e che le prove scritte si svolgano secondo modalità semplificate, anche mediante la concentrazione delle medesime in un'unica prova (sulle materie previste dal bando), eventualmente mediante il ricorso a domande con risposta a scelta multipla. Riguardo ai titoli, si prevede l'attribuzione, singolarmente o per categoria di titoli, di un punteggio fisso stabilito dal bando e si dispone che il totale dei punteggi per titoli non possa essere superiore ad un terzo del punteggio complessivo attribuibile; ha previsto (comma 7) che il Dipartimento della funzione pubblica provveda allo sviluppo di un portale del reclutamento, per la raccolta e la gestione delle domande di partecipazione ai concorsi pubblici (delle amministrazioni oggetto dei commi in esame) e delle fasi delle procedure concorsuali, anche mediante la creazione del fascicolo elettronico del candidato. Si demanda (comma 13) ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per la pubblica amministrazione l'aggiornamento dei compensi per i membri delle commissioni esaminatrici (dei concorsi pubblici delle suddette amministrazioni) e per il personale addetto alla vigilanza delle medesime prove concorsuali. La Camera ha inoltre inserito i commi 8, 9, 11, 12 e da 14 a 16 nel presente articolo 3, relativi a tutte le pubbliche amministrazioni ed inerenti a vari profili in materia di procedure di assunzione e di mobilità. In particolare, il comma 8 reca una deroga generale per le procedure concorsuali bandite nel triennio 2019-2021 (e per le conseguenti assunzioni), all'obbligo di espletamento preventivo delle procedure di mobilità volontaria. La lettera a) del comma 9 prevede, al numero 1), la risoluzione del rapporto di lavoro per il caso in cui il personale in disponibilità non accetti due proposte di ricollocazione (formulate nell'ambito della cosiddetta mobilità collettiva), qualora tali proposte concernano l'ambito territoriale della provincia indicata dal medesimo soggetto. Resta fermo che il rapporto di lavoro si risolve decorso il termine di ventiquattro mesi dall'inizio del collocamento in disponibilità. Il successivo numero 2) opera talune esclusioni dall'ambito di applicazione della norma secondo cui l'avvio di procedure concorsuali e le nuove assunzioni a tempo indeterminato, ovvero a tempo determinato per un periodo superiore a dodici mesi, siano subordinate alla verifica dell'impossibilità di ricollocare il personale in disponibilità (iscritto nell'apposito elenco ed in possesso - come specificato dalla medesima novella di cui al numero 2) - della qualifica e della categoria di inquadramento occorrenti). Le esclusioni riguardano: gli incarichi dirigenziali conferiti a soggetti estranei alle pubbliche amministrazioni; gli incarichi conferiti con contratto a tempo determinato negli enti locali e negli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, ai sensi, rispettivamente, dell'articolo 110 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, e dell'articolo 15- septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni. La lettera b) del comma 9 reca alcune norme di carattere organizzativo relative alla suddetta mobilità collettiva. La successiva lettera c) specifica che l'obbligo per le amministrazioni pubbliche, di promuovere o proporre programmi di assunzioni per i soggetti rientranti nell'ambito di applicazione del collocamento obbligatorio vige anche per i profili professionali delle aree o categorie per i quali non sia previsto il solo requisito della scuola dell'obbligo. Il comma 11 consente, secondo le norme ivi stabilite, che il presidente ed i membri delle commissioni esaminatrici dei concorsi per l'accesso ad un pubblico impiego, siano scelti anche tra il personale in quiescenza da non più di quattro anni alla data di pubblicazione del bando di concorso. Il comma 12 specifica che gli incarichi di presidente, di membro o di segretario di una commissione esaminatrice (di un concorso per l'accesso ad un pubblico impiego) si considerano conferiti in ragione dell'ufficio ricoperto dal dipendente pubblico o comunque conferiti dall'amministrazione presso cui presti servizio o su designazione della stessa. In relazione a tale norma, il successivo comma 14 chiarisce che i compensi dovuti al personale dirigenziale a titolo di componente di una commissione esaminatrice non rientrano nel principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti pubblici. Il comma 15 demanda ad un regolamento ministeriale l'istituzione di un Albo nazionale dei componenti delle commissioni esaminatrici di concorso articolato in sottosezioni su base regionale e per aree o settori tematici omogenei. L'iscrizione all'Albo ha durata di tre anni ed è rinnovabile per una sola volta. L'istituzione dell'Albo viene prevista con riferimento alle procedure selettive svolte secondo la modalità dei concorsi unici (per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici) ed a quelle organizzate avvalendosi della Commissione per l'attuazione del Progetto di Riqualificazione delle Pubbliche Amministrazioni (RIPAM); il successivo comma 16 disciplina la possibilità di utilizzo dell'Albo anche per altri concorsi pubblici. L'articolo 4 è stato introdotto dalla Camera. Il comma 1 estende agli altri pubblici dipendenti la disciplina che consente finora solo per talune categorie di personale il collocamento in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, e modifica le norme sulla durata della medesima aspettativa. Nella versione fino ad ora vigente, la possibilità è ammessa per i dirigenti delle pubbliche amministrazioni, per gli appartenenti alla carriera diplomatica e prefettizia e, limitatamente agli incarichi pubblici, per i magistrati ordinari, amministrativi e contabili e gli avvocati e procuratori dello Stato. Nel caso di svolgimento di attività presso soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, il collocamento in aspettativa non può superare i cinque anni. Con riferimento a quest'ultima ipotesi, la novella consente il rinnovo, per una sola volta. Il comma 2 ammette per i dipendenti pubblici collocati in aspettativa (senza assegni e per un periodo massimo di dodici mesi) ai fini dell'avvio di attività professionali e imprenditoriali il rinnovo, per una sola volta, della medesima.