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Nel percorso verso il full electric dell' automotive , l'Europa è ancora lontana dall'essere indipendente dalle economie extra-UE per quanto concerne la disponibilità di materie prime, la loro capacità di trasformazione e di creazione di tutti i componenti necessari alla costruzione del veicolo. Poiché credo che il tempo a mia disposizione stia per finire, vengo direttamente alla domanda. Si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto a livello nazionale ed europeo per contrastare l'approccio ideologico intrapreso dalla UE per il raggiungimento della neutralità climatica, attraverso misure drastiche e utopistiche nel settore dell' automotive elettrico, una delle principali eccellenze nazionali e per favorire una vera transizione ecologica sostenibile nel breve e nel lungo termine, consentendo con un approccio graduale la tenuta del sistema economico del Paese nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di neutralità climatica della UE, rispondendo all'impegno evidenziato dal Ministro stesso di garantire una transizione ambiziosa, ma giusta, tarata sulle specificità nazionali e all'importanza di puntare anche su altri combustibili sostenibili e tecnologie innovative. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Il ministro della transizione ecologica, professor Cingolani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CINGOLANI, ministro della transizione ecologica . Signor Presidente, completo quanto ho detto poco fa con una serie di informazioni forse un po' più tecniche e che spero possano dare un quadro esaustivo. Abbiamo 12 milioni di veicoli non euro 6, da euro 0 a euro 4, su un parco di circa 40 milioni e questo solo in Italia. È evidente che incentivare il passaggio di questi autoveicoli a euro 6 o a ibrido in questo momento ha un effetto ottimo dal punto di vista della decarbonizzazione, ancora di più che cambiare casomai l'euro 6 con l'elettrico per chi può permetterselo, tenuto conto anche dei costi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Scusate, ma forse avrei dovuto fare una promessa. Capite bene che 27 Stati membri, tra cui tre-quattro sono grandi produttori (fra questi noi) e altri sono compratori, hanno anche istanze diverse. Noi abbiamo dovuto trovare un compromesso a livello internazionale, perché Francia, Germania e Italia, che costruiscono una grande filiera, hanno parlato di 2035 e 2040 per i van . Quelli che non costruiscono e comprano volevano in alcuni casi il passaggio all'elettrico nel 2027-2028, perché è chiaro che per loro è quasi controproducente prolungare. Si tratta insomma di una situazione complessa, è inutile nasconderselo, nella quale bisognerà trovare dei compromessi. Avrei dovuto dirlo subito, ma immagino che vi fosse chiaro. C'è poi un secondo punto che menzionerò nella ministeriale ambiente. Anche se regalassero a tutti un'auto elettrica, in questo momento dovremmo ricaricare le batterie a elettricità rinnovabile. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Tecnicamente è necessario far crescere l'offerta di energia rinnovabile verde contestualmente alla domanda di sistemi che utilizzano tale energia. Va bene certamente se ce le regalano, però dobbiamo avere davvero l'elettricità verde, che sta crescendo molto rapidamente e comunque è questione di qualche anno. In terzo luogo, ricordiamoci che c'è un passaggio intermedio, ibride e ibride plug-in , che rappresenta un po' nell'automobilismo l'anello di congiunzione darwiniano fra l'uomo e la scimmia, che invece dovrebbe essere valorizzato in questo momento per abbassare la CO 2 prodotta per chilometro. Infine, vorrei far notare che il principio di neutralità tecnologica - e noi su questo stiamo spingendo moltissimo - ci suggerisce due cose: in primo luogo, attenzione a non cadere in mano a un mercato che non è nostro (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az) , quindi attenzione a che il parco non sia tutto quanto basato su di esso, in modo da non essere schiavi di altri mercati; nello stesso tempo, abbiamo spinto con una norma - che, come sapete, è stata approvata - in base alla quale dall'anno prossimo saranno immesse 500.000 tonnellate di synthetic fuel pronte alla pompa e per il motore, addizionabili di 100.000 tonnellate ogni anno, negli anni successivi. Stiamo combattendo per questo, perché è anche un modo di ricondizionare un comparto del petrolchimico che deve trovare strade verdi; con i synthetic fuel decarbonizza tra il 60 e il 90 per cento a parità di motore e di pompa. Perché dico queste cose? Le ripeteremo, insisteremo e faremo valere le nostre idee con i numeri, facendo vedere che la transizione giusta non è solo basata sui grammi di CO 2 per chilometro, ma anche su quanta manodopera e quanto modello riusciamo a riconvertire, abbassando la CO 2 . Nessuno sta discutendo il target del 55 per cento al 2030 o altro; stiamo discutendo su come arrivarci con neutralità tecnologica. Credo quindi che questi saranno gli argomenti che, unitamente a quanto ho risposto precedentemente alla senatrice Gallone, dovrebbero consentirci di dire la nostra. È una battaglia complessa, come lo era quella per il price cap sul gas, per essere molto chiaro. Faremo del nostro meglio e il prossimo Consiglio dei ministri sarà l'occasione per ribadire l'esigenza di adottare soluzioni di compromesso e di salvaguardare il principio di neutralità tecnologica, al fine di garantire l'opportuna transizione, giusta ed equilibrata rispetto alle diverse, ma comuni esigenze di partner europei, che devono dimostrare come l'ambizione della riduzione delle emissioni e lo sviluppo economico siano due obiettivi conciliabili. Io farò tutto quello che posso: poi, comprenderete che siamo 27 Paesi a votare e spero che ci ascoltino. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Pazzaglini, per due minuti. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, condivido tutto quello che ha detto, anche perché più volte in passato mi sono espresso negli stessi termini, però non posso dichiararmi completamente soddisfatto della risposta, perché sul punto che per me era prioritario, cioè quello occupazionale e di salvataggio della nostra industria nazionale, in realtà non ha detto praticamente nulla. In precedenza, quando ho parlato del 5,6 per cento del PIL, mi riferivo ovviamente solo a quanto viene direttamente dal settore; poi, se dovessimo parlare anche di indotto, arriveremmo a cifre superiori. Questa evidentemente non può che essere una priorità. Riguardo al criterio della neutralità tecnologica, ne rivendico la primogenitura nel dibattito politico, perché, appena nato il Governo Draghi, in Commissione ambiente evidenziai che, essendo una maggioranza molto eterogenea, l'unico approccio di buon senso non dogmatico, né ideologico, ma esclusivamente di buon senso era appunto la neutralità tecnologica, approccio che però in realtà non c'è stato. Negli intenti, sì, tutti probabilmente lo condividiamo, ma poi in realtà, soprattutto nella politica europea, ciò non c'è.