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E mi stupisce che si stia zitti a fronte di quello che sta accadendo. Mi stupisce e non mi chiedo se il silenzio sia frutto di incompetenza o di connivenza. (Applausi). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, preciso subito che non sarò trionfalista, né catastrofista e che - sulla scorta di quanto ha detto poc'anzi il collega Urso - considero il catastrofismo e il trionfalismo due facce di una stessa cattiva moneta. Vorrò però essere realista e cercherò di fare delle osservazioni di buon senso e pacate. La prima è che, come molti colleghi, ho sperato che l'opposizione tenesse un atteggiamento differente da quello che, anche in quest'Aula questo pomeriggio, abbiamo potuto registrare: un atteggiamento maggiormente costruttivo e di più forte aderenza alla realtà. Al contrario, purtroppo, ho visto rinnovarsi l'abitudine a una condotta parlamentare a tratti sterilmente polemica, di pura contrapposizione e con molte mistificazioni, quasi animata dalla voglia di dire che per questo Paese non c'è alcuna possibilità di salvezza. A tratti si ha l'impressione che scommetta sul fatto che le cose vadano nel peggior modo possibile. In altri tempi e con linguaggi non di quest'epoca, si sarebbe parlato di peggiorismo. Io penso che il peggiorismo sia sbagliato quanto il catastrofismo e convenga a tutti cercare di esaminare nel merito i provvedimenti che si prendono e cercare di migliorarli con uno sforzo comune; uno sforzo comune al quale molti fanno appello e che spesso invece non vediamo messo in atto. Ho sentito negli interventi che hanno preceduto il mio tanti numeri in libertà, che non ho il tempo di confutare uno per uno, ma nessuna proposta: questo - secondo me - è un problema serio. Noi abbiamo bisogno di proposte realizzabili in una condizione difficilissima, come quella in cui ci troviamo, creata da un'emergenza sanitaria senza precedenti negli ultimi decenni e fonte di una delle crisi economiche più difficilmente affrontabili del passato recente, e non soltanto recente. Credo che dovremmo partire dalla consapevolezza dell'eccezionalità della situazione anche per esaminare il decreto che oggi è in discussione, quello per l'accesso al credito delle imprese. Dovremmo sottolineare che esso rappresenta un tassello di una serie di interventi che in condizioni emergenziali sono stati assunti per fronteggiare le grandi difficoltà di famiglie e imprese create dalla straordinaria crisi. Non dovremmo dimenticare che, insieme alla decisione di prevedere garanzie per diversi miliardi di euro, a supporto di un'erogazione straordinaria di liquidità alle imprese, con i problemi che ci sono stati e dei quali parlerò e non voglio negare; insieme a questi provvedimenti e a queste scelte, ce ne sono state altre estremamente significative che contribuiscono a determinare il contesto che ci sta di fronte e che dobbiamo saper analizzare nel suo insieme. Ci sono stati provvedimenti per la moratoria del rimborso dei mutui prima casa e dei prestiti rateali delle aziende: un beneficio a cui hanno acceduto - cito gli ultimi dati - oltre 3 milioni di persone. Ci sono stati interventi per sostenere il reddito di chi nella pandemia si è trovato senza lavoro: lavoratore subordinato, parasubordinato o autonomo. Sono interventi ai quali hanno acceduto oltre 4 milioni di italiani, che sono stati previsti per il mese di marzo, rinnovati per quello di aprile e con il decreto rilancio estesi al mese di maggio. C'è stata anche la decisione importante di non limitarsi a sostenere le imprese con un accesso più facile e garantito alla liquidità, ma prevedere accanto a esso il ricorso a strumenti come il contributo a fondo perduto che saranno erogati nel mese di giugno. Questo è il contesto nel quale ci muoviamo: un contesto fortemente influenzato - credo in senso positivo - dalle decisioni che l'Italia ha contribuito a far prendere a livello di Unione europea. Anche in questo caso non farei battute di dubbio livello, dicendo che andiamo raccontando che l'Europa ci inonderà di soldi. Nessuno di noi racconta questo. Certo, dobbiamo raccontare, se vogliamo essere rispettosi della realtà, che decisioni così importanti di sostegno agli Stati membri da parte della Commissione e del Consiglio europeo, come il Next generation fund, come i programmi Sure o Bei, o ancora come la decisione di sospendere le regole sugli aiuti di Stato e le clausole del Patto di stabilità e quella straordinaria di acquisti da parte della Banca centrale europea del titoli del debito pubblico dei Paesi dell'Unione, non hanno eguali nella storia di questo continente da quando le istituzioni comunitarie sono nate. Questo non significa alimentare aspettative ingiustificate: significa dire semplicemente come stanno le cose. Da parte mia c'è nuovamente l'invito all'opposizione, dato che siamo di fronte a strumenti possenti che possono arrecare benefici molto importanti alle aziende e alle imprese italiane, a ragionare insieme su come questa importante dotazione di fondi e stanziamenti potrà essere tradotta in erogazione di denari alle nostre aziende e famiglie. Sappiamo però che ci sono da realizzare azioni difensive e anche propulsive, e cioè di sostegno allo sviluppo, di investimento in opere pubbliche, di semplificazione burocratica, di velocizzazione della giustizia, per la ricerca e l'innovazione tecnologica: sono tutte cose che credo trarrebbero grande vantaggio da un clima di concordia nazionale. Concludo, dato che stiamo parlando di un decreto-legge recante misure di facilitazione dell'accesso al credito per le aziende italiane, dicendo che il lavoro che è stato fatto alla Camera dei deputati, con il concorso positivo - da quel che mi dicono i colleghi - anche di esponenti dell'opposizione, per migliorare il testo, è importante e in questa sede va sottolineato. Nessuno deve sventolare la propria bandiera sui miglioramenti che sono stati ottenuti, perché sono frutto di un'elaborazione collettiva e sono a beneficio di tutti e merito di tutti. Se riusciamo a estendere la durata dei prestiti da sei a dieci anni, è un fatto che va a beneficio di tutte le parti del nostro Paese. Se riusciamo a migliorare le condizioni di indebitamento, è un fatto che va a beneficio di tutti. Credo che, se alziamo da 25.000 a 30.000 euro la soglia dei prestiti con la garanzia al 100 per cento, anche questo è un fatto che va a beneficio di tutti. Sono tutti miglioramenti che siamo riusciti a ottenere nell'ambito della discussione del provvedimento alla Camera dei deputati. Da questo punto di vista, i dati sulle erogazioni effettivamente avvenute, che sono stati ricordati da più colleghi, sono noti anche a noi e siamo gli ultimi a definirci pienamente soddisfatti di come stanno andando le cose. Saremmo ciechi e miopi, non soltanto trionfalisti, se ci definissimo soddisfatti. Allo stesso modo non siamo stati soddisfatti - e l'abbiamo detto - dalla velocità che c'è stata nell'erogazione della cassa integrazione, sia ordinaria che in deroga, da parte dell'INPS.