[pronunce]

, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui non dispone che il termine triennale di prescrizione previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria si applichi, inoltre, a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace (r.o. n. 250, n. 361 e n. 380 del 2008); che il Tribunale di Livorno propone, invece, questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, primo e quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede, per i reati di competenza del giudice di pace, che il termine prescrizionale sia pari a tre anni nel caso di reati puniti con pene diverse da quelle detentive o pecuniarie, e sia pari invece a quattro o a sei anni (a seconda che si tratti di contravvenzioni o delitti) nel caso di reati puniti con la pena pecuniaria (r.o. n. 289 del 2008); che risulta opportuno disporre, in forza della sostanziale identità di oggetto delle questioni proposte, la riunione dei relativi giudizi; che la questione sollevata dal Tribunale di Livorno è manifestamente inammissibile, posto che il rimettente si limita a denunciare, riguardo ai reati di competenza del giudice di pace, la previsione di termini prescrizionali in rapporto di proporzione inversa rispetto alla gravità dei reati medesimi, senza l'indicazione dell'intervento mediante il quale questa Corte dovrebbe rimuovere l'asserita situazione di irrazionalità, così dando luogo ad un petitum sostanzialmente indeterminato; che anche la questione sollevata dal Tribunale di Nocera Inferiore va dichiarata manifestamente inammissibile, posto che il rimettente non ha descritto compiutamente la fattispecie sottoposta al suo giudizio, così impedendo a questa Corte il necessario controllo di rilevanza; che infatti, essendo stata l'ordinanza di rimessione deliberata ad oltre sette anni e sei mesi dalla data di commissione dei reati contestati, questi ultimi sembrerebbero comunque estinti per prescrizione, tanto alla luce della disciplina vigente all'epoca dei fatti, tanto in base alla disciplina introdotta con la riforma dell'art. 157 cod. pen. , così che l'eventuale previsione di un termine inferiore sarebbe comunque irrilevante per la decisione nel giudizio a quo; che l'indicata estinzione, non rilevata dal rimettente, potrebbe essere esclusa solo per l'eventuale computo di periodi di sospensione del termine prescrizionale, dei quali però lo stesso rimettente non ha fatto alcuna menzione nella propria ordinanza; che le ulteriori questioni di legittimità costituzionale cui si riferisce il presente giudizio – sollevate dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pisa con due ordinanze di analogo tenore – sono manifestamente infondate, in quanto prospettate in base ad un erroneo presupposto interpretativo; che questa Corte ha già chiarito, dichiarando non fondate «nei sensi di cui in motivazione» questioni analoghe a quelle odierne, poste sia con riguardo al primo che con riferimento al quinto comma dell'art. 156 cod. pen. (sentenza n. 2 del 2008), come debba essere esclusa l'attuale vigenza di un termine triennale di prescrizione per i reati di competenza del giudice di pace punibili mediante le cosiddette sanzioni paradetentive; che con la citata pronuncia è stata negata, in particolare, la riferibilità della norma contenuta nel quinto comma dell'art. 157 cod. pen. a fattispecie incriminatrici che non prevedano in via diretta ed esclusiva pene diverse da quelle pecuniarie o detentive, ed è stata altresì rilevata la perdurante equiparazione, «per ogni effetto giuridico», tra le pene dell'obbligo di permanenza domiciliare e del lavoro socialmente utile, irrogabili dal giudice di pace in alternativa alle pene pecuniarie, e le sanzioni detentive originariamente previste per i reati che le contemplano (art. 58, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 – Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'art. 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468); che l'opzione appena descritta è stata confermata, da questa Corte, in occasione del vaglio di ulteriori questioni sollevate con riguardo alla disciplina della prescrizione per i reati di competenza del giudice di pace (ordinanze numeri 223, 381 e 433 del 2008); che non si rinvengono, nella motivazione dei provvedimenti dai quali origina il presente giudizio, argomenti che inducano a modificare le valutazioni appena richiamate; che la ritenuta applicabilità delle disposizioni previste nel primo comma dell'art. 157 cod. pen. a tutti i reati di competenza del giudice di pace esclude l'incongrua diversità di trattamento denunciata dal rimettente. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, primo e quinto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Livorno con l'ordinanza indicata in epigrafe (r.o. n. 289 del 2008) ; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., dal Tribunale di Nocera Inferiore, con l'ordinanza indicata in epigrafe (r.o. n. 361 del 2008) ; dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, sollevate, in riferimento all'art. 3 Cost., dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pisa, con le ordinanze indicate in epigrafe (r.o. n. 250 e n. 380 del 2008). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 maggio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 maggio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA