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Per questo riteniamo che, sulla strada della responsabilità e del sostegno, il percorso sia ancora difficile, perché non intravediamo, appunto, una via d'uscita. Eppure, con grande responsabilità, ancora oggi siamo qui a votare questo decreto-legge, e lo votiamo perché siamo responsabili nei confronti del popolo italiano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. *ZANDA (PD) . Signora Presidente, ho chiesto di parlare perché penso che la scomparsa di Eugenio Scalfari possa offrire oggi molti spunti di riflessione a un Senato impegnato in una votazione di estrema delicatezza. Scalfari è stato infatti uno straordinario giornalista, un uomo ironico, colto, ma ha avuto anche una grande passione politica. Ha diretto «L'Espresso», ha poi fondato «la Repubblica», un quotidiano diverso da tutti gli altri, e ne ha fatto un giornale molto autorevole, con un successo di diffusione che nessun altro quotidiano aveva mai raggiunto in così poco tempo. Sin dall'inizio ha schierato i suoi giornali nel campo del centrosinistra, senza farne, però, mai giornali di partito, anzi, spesso ospitando pareri diversi dal suo. Colleghi, sollecitare altri punti di vista non è solo un riconoscimento della fragilità della politica italiana, una fragilità che anche noi oggi, in questo delicato frangente politico, stiamo confermando, ma corrispondeva per Scalfari anche alla sua natura, alla sua curiosità e al suo amore per la dialettica e per la polemica intellettuale. Per cultura politica Scalfari era un socialista liberale ed è stato anche deputato del Partito Socialista Italiano per una legislatura. La sua cifra politica era di laico, un laico indipendente di sinistra. Non fu mai né comunista né democristiano, partiti che non gli appartenevano, ma che egli rispettava, tanto da mantenere forti legami di amicizia con molti dei loro dirigenti. Scalfari era continuamente alla ricerca di un punto di equilibrio tra il rigore professionale e la passione politica; punto di equilibrio che anche noi oggi in questa votazione dovremmo sforzarci di trovare. Si è sempre assunto la responsabilità di quel che scriveva e non ha mai nascosto da che parte stava. Con Scalfari l'informazione italiana è cresciuta e maturata. Ha formato intere generazioni di giornalisti. Ha insegnato un nuovo modo di fare i giornali più attento alle notizie, più profondo nelle analisi, più incisivo nelle inchieste, più spigliato e più combattivo, anche politicamente, ma non è stato solo un grande giornalista. La natura gli ha dato in dono tanti talenti, che egli non ha certamente sprecato, ma ha usato con la tenacia della sua Calabria; talenti di editore, di direttore, di intellettuale, di scrittore, di poeta: in tutte queste sue inclinazioni ha saputo eccellere. Non è stato mai banale, mai ininfluente, mai superficiale. Scalfari non era credente, ma si interrogava sull'origine dell'uomo, e chi ha avuto la fortuna di ascoltare i suoi straordinari racconti dell'amicizia con Papa Francesco, le loro conversazioni e le loro telefonate, ha intuito la ricchezza della sua spiritualità laica. Adesso che è scomparso, è di conforto per tutti noi ricordare che ha amato molto la vita che ha avuto, con i suoi libri, i suoi colleghi, i suoi amici e l'amore di Simonetta e Serena. La vita gli è piaciuta tutta intera: leggeva, scriveva, suonava Armstrong e la Piaf, lo faceva quando era giovane e ha continuato a suonarli anche da vecchio. Fino a poche settimane dalla sua morte, a novantotto anni, le figlie Enrica e Donata gli leggevano Dante, D'Annunzio e Garcia Lorca. Questo è stato Scalfari e con lui non solo è morta una persona speciale, ma è finito un pezzo importante della storia del nostro Paese e noi dovremmo riflettere su questo salto d'epoca che stiamo vivendo e cui stiamo assistendo. Amava i giovani e i giovani lo amavano, perché riconoscevano in lui la voglia di lottare per il suo Paese. Il suo lascito più importante va proprio alle giovani generazioni, perché sappiano prendere sulle loro spalle il destino di un'Italia sempre più integrata nell'Europa. Signor Presidente, mi ha fatto piacere poter ricordare, nel giorno della sua morte, Eugenio Scalfari e penso che sia stato importante poterlo ricordare nel corso di un dibattito nel quale, per tutti noi, la memoria del tempo che è stato potrebbe essere di grande insegnamento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, si stanno svolgendo in un clima di grande nervosismo i lavori di conversione del decreto-legge n. 50 del 17 maggio 2022, cosiddetto decreto aiuti, che - non dimentichiamo - avviene in un momento storico drammatico, o meglio cade in un momento particolarmente difficile di un periodo storicamente drammatico, che è ancora peggio. Ribadisco il disagio per le tempistiche dei lavori imposte dal Governo e per il monocameralismo di fatto che spero possa essere presto archiviato come grande forzatura costituzionale. Pensavo che la mia prima esperienza parlamentare fosse stata in una legislatura difficilissima, la XVI, con il Presidente del Consiglio Berlusconi: ci furono il terremoto dell'Aquila, la grande recessione mondiale partita dalla crisi finanziaria degli Stati Uniti, lo spread altissimo, le alluvioni, le dimissioni del presidente Berlusconi nel novembre del 2011, l'ascesa del professor Monti con le sue misure da lui stesso definite qualche anno dopo recessive, i suicidi degli imprenditori e degli artigiani. Ebbene, questa legislatura è ancora più drammatica. Molti sono stati gli interventi da parte dei colleghi della Camera che hanno migliorato il testo, soprattutto a favore dei territori, degli imprenditori e dei Comuni. Ricordo i 31 milioni di cittadini destinatari del bonus di 200 euro; ricordo lo stanziamento una tantum di 500 milioni per il 2022 per i lavoratori autonomi, per i professionisti iscritti ai regimi previdenziali obbligatori gestiti da enti di diritto privato. Ai Comuni sono stati destinati i residui dei fondi Covid non utilizzati da usare per agevolazioni sulla Tari e 150 milioni per arginare gli aumenti delle bollette energetiche, dando temporaneamente la possibilità, per il solo 2022, di utilizzare anche i proventi delle multe per arginare i costi energetici. Immagino che sarà una condizione condivisa da tutti noi quella di venire contattati ogni giorno da sindaci preoccupatissimi che non sanno come sostenere questi costi, come garantire il riscaldamento nelle scuole, nelle biblioteche, negli ambulatori comunali, negli uffici comunali, nei poli catastali, nelle sale civiche. I sindaci già sono degli eroi - come è stato ricordato questa mattina da altri colleghi - ma bisogna davvero dare loro la possibilità di operare, perché rappresentano le istituzioni in trincea che, ogni giorno, devono dare risposte convincenti a tutti i cittadini. Le stesse telefonate drammatiche ci arrivano dagli imprenditori, che dicono che la banca da oggi non concede loro la cessione del credito di imposta; che sono fuori di 2 o 10 milioni, che non ce la fanno e saltano. A queste persone noi dobbiamo dare delle risposte e purtroppo non abbiamo tutte quelle che servirebbero.