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L'assenza, nell'attuale fase emergenziale, del suaccennato personale determinerebbe un pregiudizio alla funzionalità del sistema dell'asilo, già impegnato per l'ingente afflusso di profughi determinato dalle numerose crisi internazionali. La disposizione, pertanto, consente di mantenere in servizio presso la Commissione nazionale per il diritto di asilo e presso le proprie articolazioni territoriali i predetti lavoratori interinali, avvalendosi della possibilità di ricorrere all'istituto delle modifiche del contratto in corso di esecuzione, anche in deroga rispetto alle previsioni dell'articolo 106 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016. Il comma 2 è dedicato alla definizione del necessario supporto alle prefetture – uffici territoriali del Governo, con specifico riguardo alle attività degli sportelli unici dell'immigrazione. Infatti, l'emergenza determinata dalla crisi ucraina comporterà con ogni probabilità un sensibile incremento delle attività degli sportelli unici per l'immigrazione e, più in generale, delle aree competenti in materia, operanti presso le prefetture – uffici territoriali del Governo, avuto riguardo, a solo titolo di esempio, alla necessità di approntare le necessarie misure di accoglienza, di definire i procedimenti concernenti le istanze di ricongiungimento familiare e comunque tutte le incombenze che attengono alla gestione dell'immigrazione che fanno capo alla rete delle prefetture. Le esigenze sopra prospettate, conseguenti alla grave crisi in atto, impattano sull'attività dei menzionati sportelli unici dell'immigrazione – già impegnati nella definizione delle procedure di emersione regolate dall'articolo 103 del decreto-legge n. 34 del 2020 – che dovranno attendere alle nuove gravose esigenze determinate dalla crisi in atto. In particolare, il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno usufruisce ancora di 630 prestatori di lavoro reclutati in attuazione del comma 23 dell'articolo 103 del decreto-legge n. 34 del 2020 e che, in assenza di nuove diposizioni, cesseranno il servizio alla fine del mese di marzo corrente. Per altro verso, l'emergenza in corso determinerà altresì notevoli aggravi di lavoro sulle strutture del Dipartimento della pubblica sicurezza, nelle sue articolazioni centrali e periferiche. Infatti il flusso migratorio in ingresso che si concentra, in prima battuta, sulle aree di frontiera, determina la necessità di avviare servizi straordinari, aggiuntivi, di pattugliamento e verifica degli ingressi sul territorio nazionale. Un carico di lavoro aggiuntivo si riverserà inevitabilmente anche sugli uffici immigrazione delle questure per la presentazione di istanze correlate a richieste di protezione o di coesione familiare. I medesimi uffici immigrazione, dovranno quindi sostenere un ulteriore e significativo sforzo per fronteggiare la delicata sopravvenuta situazione di emergenza in atto. Anche il Dipartimento della pubblica sicurezza usufruisce ancora di 408 prestatori di lavoro reclutati in attuazione del comma 23 dell'articolo 103 del decreto-legge n. 34 del 2020, il cui impiego terminerebbe, in assenza di innovazioni legislative, alla fine del corrente mese di marzo. La norma in esame, in tale contesto, autorizza il Ministero dell'interno a continuare ad avvalersi delle suddette prestazioni di lavoro a termine, consentendo di derogare ai limiti stabiliti dall'articolo 106 del decreto legislativo n. 50 del 2016 per la modifica dei contratti in corso di esecuzione. Art. 34. – (Deroga alla disciplina del riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie per medici ucraini) La norma, in considerazione della crisi internazionale in atto, intende agevolare l'ingresso in Italia dei cittadini ucraini fuggiti dalla guerra nel loro Paese per l'esercizio temporaneo di una professione sanitaria o della professione di operatore socio-sanitario. In deroga alla normativa vigente sui riconoscimenti delle qualifiche professionali sanitarie, essa consente ai cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 di esercitare temporaneamente, presso strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, una professione sanitaria o la professione di operatore socio-sanitario in base a una qualifica professionale conseguita all'estero regolata da specifiche direttive dell'Unione europea. In particolare, non essendo prevista in Ucraina l'iscrizione all'albo professionale, al fine di poter comunque verificare da parte delle strutture sanitarie interessate l'effettiva qualifica professionale in possesso del professionista, si prevede che gli interessati debbano essere muniti del Passaporto europeo delle qualifiche per i rifugiati. Al riguardo si rappresenta che la Commissione europea, il 10 marzo scorso, nel fornire raccomandazioni agli Stati membri per i riconoscimenti delle qualifiche professionali dei cittadini ucraini fuggiti dalla guerra, ha invitato le autorità nazionali a considerare l'applicazione del predetto Passaporto, rilasciato dal Consiglio d'Europa; si tratta di uno strumento internazionale che consente di valutare i titoli di istruzione e le qualifiche dei rifugiati, ottenuti nel Paese di provenienza, in caso di documentazione mancante o insufficiente, consentendo l'ammissione a ulteriori studi nei Paesi di arrivo e agevolando il processo di integrazione e di occupazione dei beneficiari di asilo politico, protezione internazionale e protezione temporanea. Il passaporto indica anche le esperienze lavorative e il livello linguistico. Una norma analoga a quella in esame è già prevista nel nostro ordinamento dall'articolo 13 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020, prorogata fino al 31 dicembre 2022, che ha derogato alle norme in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie in relazione all'emergenza da COVID-19. Tale disposizione prevede, però, la presentazione dell'istanza da parte degli interessati corredata del certificato di iscrizione all'albo professionale del Paese di provenienza. Nel caso dei cittadini ucraini, tale previsione non può ritenersi applicabile, atteso che, come sopra rappresentato, non è prevista in Ucraina l'iscrizione all'albo professionale. La disposizione in esame prevede che le strutture sanitarie interessate possano procedere al reclutamento temporaneo di tali professionisti, con contratti a tempo determinato o con incarichi libero professionali, anche di collaborazione coordinata e continuativa, in deroga all'articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente. Viene inoltre previsto che le predette strutture sanitarie comunichino alle regioni e alle province autonome sul cui territorio insistono, nonché ai relativi Ordini professionali, i nominativi dei professionisti sanitari reclutati ai sensi della presente disposizione, ciò anche al fine di consentirne una rilevazione. Art. 35. (Disposizioni urgenti in materia di procedimenti autorizzativi per prodotti a duplice uso e prodotti listati per effetto di misure restrittive unionali) A seguito della crisi ucraina, l'Unione europea ha ampliato il novero dei prodotti a duplice uso soggetti ad autorizzazione e ha adottato un importante pacchetto di misure restrittive nei confronti della Russia e della Bielorussia.