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nella lettera aperta si fa presente che una transizione verso la mobilità elettrica al ritmo previsto dal Fit for 55 renderà difficile gestire la trasformazione del settore e della sua forza lavoro senza traumi. Nel solo settore delle forniture automobilistiche, gli obiettivi di emissioni già proposti dalla Commissione europea hanno messo a rischio oltre 500.000 posti di lavoro nel settore dei motori fino al 2040, con la maggior parte del rischio che si verificherà tra il 2030 e il 2035. Inoltre l'elettrificazione della mobilità comporta il rischio di creare dipendenze dalle importazioni di materie prime e batterie, mantenendo la creazione di valore al di fuori della UE; l'8 giugno 2022 il Parlamento europeo in seduta plenaria ha sostanzialmente confermato le proposte della Commissione UE sulle modifiche al regolamento sulle emissioni delle auto. Sono stati respinti gli emendamenti che prevedevano deroghe all'uso di combustibili sintetici e alternativi, nonché la proposta del PPE di modificare l'obiettivo del 100 per cento di taglio di emissioni entro il 2035, con un passaggio al 90 per cento delle emissioni da tagliare, mentre è stata approvata la proposta di escludere fino al 2036 piccoli produttori di eccellenza (quali Ferrari, Lamborghini, Maserati) e anche di furgoni leggeri dall'applicazione del regolamento sulle emissioni; dopo questo passaggio al Parlamento europeo, gli Stati membri dovranno finalizzare la loro posizione il prossimo 28 giugno in una riunione dei Ministri dell'ambiente, aprendo così la strada ai negoziati del "trilogo" finale tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Il procedimento andrà poi avanti con una seconda lettura, in cui Parlamento e Consiglio europeo valuteranno le reciproche posizioni e approveranno o respingeranno la proposta; considerato che: questa accelerazione si inserisce in un contesto di reale e progressivo indebolimento, sia sul piano tecnologico, sia dei volumi di produzione della filiera dell' automotive italiana. L'Italia si colloca infatti soltanto al sesto posto per produzione in Europa, con 476.288 autovetture prodotte al 2020; l'industria dell' automotive è uno dei fiori all'occhiello dell'industria italiana e rappresenta un'importante quota del nostro prodotto interno lordo. Il comparto auto, nel 2019, ha fatturato circa 93 miliardi di euro, pari al 5,6 per cento del prodotto interno lordo. Secondo gli ultimi dati dell'ANFIA, tra attività dirette e indirette, il comparto è costituito da oltre 5.500 imprese e impiega circa 274.000 addetti, pari al 7 per cento della forza lavoro del manifatturiero italiano. In tale contesto, la filiera italiana della componentistica dell'industria automobilistica è costituita da più di 2.000 imprese e impiega più di 150.000 dipendenti. Con l'indotto, il settore dà lavoro a circa un milione di persone; per mettere in campo un piano industriale per il rilancio di tutta la filiera, dalla componentistica alla produzione dei veicoli, nell'ultimo anno è stata fatta con i tavoli istituiti presso il Ministero dello sviluppo economico una ricognizione della situazione in Italia; per quanto riguarda il portafoglio tecnologico, l'Italia è molto forte nel settore del powertrain tradizionale (45 per cento del mercato componentistico italiano), e poco nei settori emergenti soprattutto legati all'elettronica, sia per livello di preparazione sia per quota di mercato; il settore powertrain (tradizionale) è quello per cui si avrà un trend più "distruttivo" (nella transizione tra la combustione interna e l'elettrico), e questo porterà necessariamente a ripercussioni a livello lavorativo sul territorio nazionale. Non solo si ha un cambio di tecnologia ma anche una drastica diminuzione del numero di componenti necessari: si passa da 1.400 a 200 (85 per cento in meno per veicolo); è possibile individuare almeno 100 aziende ad alto rischio nei settori del powertrain tradizionale che corrispondono al 17 per cento di quota dipendenti e mercato nazionale. Queste aziende non hanno avviato la riconversione tecnologica a causa di mancanza di expertise , fondi e regolamentazione; il futuro è rappresentato da almeno 40 realtà importanti fra PMI, start up e spin off , che operano nei settori di guida autonoma, motori elettrici, connettività, sharing , batterie e fuelcell e che hanno potenziali di sviluppo da incentivare; la CLEPA, l'associazione europea della componentistica, ha pubblicato uno studio nel quale si chiarisce che tra i Paesi europei produttori di componenti l'Italia è quello che in percentuale rischia di perdere il maggior numero di addetti, circa 73.000 posti di lavoro al 2040, di cui 67.000 già nel periodo 2025-2030, in anticipo rispetto agli altri Paesi; giova, inoltre, considerare che il 70 per cento delle batterie viene prodotto in Asia e la Cina da sola ha il 45 per cento del mercato; tale decisione è, quindi, evidentemente controproducente per il nostro Paese, sia per quanto riguarda il lato occupazionale, sia per le incertezze su tempi e modi delle ricariche e sulla disponibilità di colonnine in numero adeguato; occorre prevedere norme più aperte al contributo di tutte le tecnologie per la transizione ecologica dei veicoli, includendo i carburanti alternativi derivati da idrogeno e prodotti con energia elettrica rinnovabile; tenuto conto che: da qualche anno il settore è entrato in una fase di trasformazione epocale guidata da alcuni fattori, fra cui: il cambiamento nelle preferenze dei consumatori, la spinta legislativa verso modelli di sostenibilità di lungo termine (non solo ambientale, ma anche sociale e di governance ), l'evoluzione tecnologica a favore di modelli di trazione green verso cui il settore si sta orientando; il 29 marzo 2022 la Camera dei deputati ha approvato una mozione unitaria (1-00572) in cui si osserva che "le scelte di politica industriale nel nostro Paese dovranno indirizzarsi in maniera chiara ed inequivocabile sullo sviluppo di soluzioni in grado, da un lato, di ridurre le emissioni di CO2 e, dall'altro, di mantenere e rafforzare la competitività della filiera italiana nel percorso di transizione già avviato dai maggiori mercati di sbocco dell'Unione europea della filiera"; la mozione ricorda che la decisione del dicembre 2021 del CITE, Comitato interministeriale per la transizione ecologica, nel confermare che nei negoziati in sede europea sarà ribadito l'impegno dell'Italia al raggiungimento degli obiettivi del green new deal , chiarisce che per le diverse proposte contenute nel pacchetto Fit for 55, l'Italia si adopererà per proporre "delle possibili strade alternative al raggiungimento di quegli stessi obiettivi, considerando oltre alla sostenibilità ambientale anche quella sociale ed economica";