[massime]

Contratto, atto e negozio giuridico - Locazione di immobili urbani ad uso abitativo - Successione nel contratto in caso di cessazione volontaria della convivenza more uxorio - Mancata previsione del diritto del convivente di succedere al conduttore in assenza di prole naturale nel nucleo coabitante - Asserita irragionevolezza nonché violazione del diritto fondamentale all'abitazione - Questione identica ad altra già dichiarata manifestamente infondata - Manifesta infondatezza.. È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma terzo, della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), sollevata, in riferimento agli artt. 2 e 3 della Costituzione, nella parte in cui, in caso di convivenza more uxorio , condiziona - a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale pronunciata dalla Corte con la sentenza n. 404 del 1988 - la successione nel contratto di locazione del convivente, rimasto ad abitare l'immobile locato, alla presenza nel nucleo coabitante di prole naturale. La Corte si era già pronunciata su identica questione con l'ordinanza n. 204 del 2003, nella quale il dubbio di legittimità costituzionale è stato considerato manifestamente infondato, in considerazione della più volte affermata profonda diversità che caratterizza la convivenza more uxorio rispetto al rapporto coniugale, tale da impedire l'automatica parificazione delle due situazioni, ai fini di una identità di trattamento fra i rispettivi regimi. Analoghe considerazioni valgono in relazione alla comparazione tra la cessazione della convivenza con prole e la cessazione di quella senza prole, trattandosi, anche in questo caso, di situazioni del tutto disomogenee.