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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge ripropone anche in questa legislatura l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle problematiche relative al fenomeno delle mafie e alle altre associazioni criminali, per la durata della XVII legislatura, a norma dell'articolo 82 della Costituzione. Nella storia dell'Italia repubblicana hanno già operato, dal dicembre 1962 (legge 20 dicembre 1962, n. 1720) ad oggi, nove Commissioni parlamentari che -- valendosi dei poteri volta per volta definiti dalle rispettive leggi istitutive -- hanno posto al centro delle proprie indagini e delle proprie iniziative il fenomeno della mafia, nelle sue diverse espressioni, nella sua morfologia, nei suoi collegamenti con la vita sociale e politica. In questa Legislatura bisogna non limitarsi ad una stanca riproposizione della Commissione, è opportuno fare memoria della storia della Commissione con i suoi successi ed i tanti limiti al fine di apportare alcune innovazioni alla sua funzione e modalità di lavoro. Nel corso degli anni in cui ciascuna delle Commissioni ha operato ed ha adempiuto i propri compiti, il fenomeno mafioso ha subito profonde e radicali modificazioni di cui non sempre si è riusciti a cogliere le dinamiche al fine di intervenire con capacità e forza preventiva. L'ultima Commissione ha prodotto ben otto documenti approvati ( Doc. XXIII, n. 1: Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, in materia di formazione delle liste dei candidati per le elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, 18 Febbraio 2010; Doc. XXIII, n. 3: Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sui profili del riciclaggio connessi al gioco lecito e illecito, 17 Novembre 2010; Doc. XXIII, n. 4, Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sull'archivio dei rapporti finanziari, 17 Novembre 2010; Doc. XXIII n. 5: Relazione sui costi economici della criminalità organizzata nelle regioni dell'Italia meridionale, 9 Febbraio 2011; Doc. XXIII, n. 8: Relazione sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito, 20 Luglio 2011; Doc. XXIII, n. 9: Relazione sulla prima fase dei lavori della Commissione, con particolare riguardo al condizionamento delle mafie sull'economia, sulla società e sulle istituzioni del Mezzogiorno, 25 Gennaio 2012; Doc. XXIII, n. 16 -- Tomo I: Relazione conclusiva, 22 Gennaio 2013; Doc. XXIII n. 16 -- Tomo II: Relazione conclusiva, 22 Gennaio 2013. Anche questa Commissione è stata lontana dal proporre inchieste forti sul rapporto mafia -- politica e su aspetti irrisolti come la stagione delle stragi degli anni 1992-1993. Il contesto attuale ci presenta una mutata natura delle mafie e dei loro rapporti con la società, con la politica e con le istituzioni; è notevolmente cresciuto il volume degli affari gestiti o controllati dalle principali organizzazioni criminali al punto che il riciclaggio del denaro accumulato in modo illecito, illegale o criminale è diventato una delle principali attività mafiose; l'azione repressiva dello Stato e le guerre intestine hanno prodotto un significativo mutamento nei gruppi dirigenti delle singole famiglie mafiose; l'attacco alla legalità è stato duro ed insidioso, assumendo un carattere eversivo a volte manifestamente, altre volte in forma più subdola perché nascosto e mascherato da azioni sotterranee ed invisibili. Sono aumentati i fenomeni di presenze mafiose straniere perché a quelle già tradizionalmente presenti nel nostro Paese se ne sono aggiunte altre, e più agguerrite, negli ultimi anni. Le stesse mafie si sono globalizzate al punto che tutti i Paesi devono fare i conti con l'emergere della criminalità organizzata. Il pericolo mafioso è ancora ben presente nel nostro Paese. Le organizzazioni mafiose ancora oggi controllano il territorio di molte aree del Mezzogiorno, con forme oppressive per la società civile, come il controllo degli appalti e delle opere pubbliche, la richiesta del «pizzo» e l'incremento dei reati d'usura. Nonostante sequestri e confische di beni rientranti nella disponibilità delle diverse organizzazioni, esse dispongono tuttora di ingenti capitali e sono capaci di «inquinare» i diversi settori dell'economia. Esse sono presenti sempre più diffusamente anche nel Nord Italia, mentre si vanno intensificando i rapporti tra le varie mafie italiane e tra queste e le numerose mafie o organizzazioni criminali straniere operanti in Italia e nello scacchiere internazionale. Naturalmente non vanno sottovalutati alcuni aspetti positivi che vanno segnalati: -- l'opera delle Forze dell'ordine e della magistratura con la cattura di latitanti posti ai vertici delle diverse mafie e con un'intensa attività repressivo-giudiziaria che sta dando dei significativi risultati; -- l'impegno dell'associazionismo antiracket organizzato dalla FAI guidata da Tano Grasso, di Libera con in testa don Ciotti, dei giovani di «Addio Pizzo», dell'Associazione industriale siciliana guidata da Ivan Lo Bello e Antonello Montante; -- il lavoro educativo di tanti operatori della scuola con seri progetti di educazione alla legalità e di studio; -- la ricerca e le analisi di centri studi come il Centro Impastato o di diverse università italiane; -- l'informazione specializzata di «Antimafia 2000», «Narcomafie». Tra i problemi rimasti insoluti alcuni in particolare meritano considerazione: il primo tema che deve essere affrontato con priorità assoluta è un'indagine approfondita sulle stragi '92-'93 con la possibilità di accedere agli archivi dei servizi, per smascherare eventuali implicazioni politiche in particolare la trattativa Stato -- mafia, il ruolo assunto dai servizi italiani e stranieri, gli eventuali rapporti di collaborazione o depistaggio, il ruolo delle varie fasi della trattativa tra i vertici di Cosa nostra e apparati responsabili delle istituzioni, prima e dopo le stragi di Capaci e di Via D'Amelio, sino alle stragi del '93 e l'avvio della cosiddetta Seconda Repubblica; il secondo, costituito dall'esigenza crescente di acquisire una conoscenza più approfondita -- dal di dentro -- delle strutture più intime e più segrete delle mafie con indagini mirate, inchieste specializzate e il ruolo dei collaboratori di giustizia i quali, comunque li si voglia giudicare, hanno contribuito a far aumentare il bagaglio di informazioni intorno ai meccanismi interni e di funzionamento di Cosa nostra, della 'ndrangheta, della camorra e delle organizzazioni mafiose pugliesi;