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Come abbiamo già espresso in altri interventi, in linea di principio - e lo abbiamo fatto politicamente - abbiamo mostrato tutta la nostra disponibilità in Regione Puglia ad approvare anche nelle ultime ore possibili la legge regionale. Purtroppo, il banco è stato fatto saltare esclusivamente dalla maggioranza di centrosinistra e oggi ricorriamo a uno strumento molto insolito che può creare veramente difficoltà nel nostro Paese e soprattutto nei rapporti tra Stato e Regioni. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Leone. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, senatrici e senatori, quest'oggi siamo chiamati a discutere ed esprimerci sul decreto-legge in materia di parità di genere nelle consultazioni elettorali regionali a Statuto ordinario. L'eccezionalità, direi lo stile di questo Governo si manifesta anche in questa occasione intervenendo di imperio nel delicato ambito dei regolamenti regionali e in ragione dell'attenzione a un principio basilare di cui non dovremmo stare qui a parlare, e cioè quello di rendere effettiva e tangibile la parità di genere anche nella Regione Puglia, in questo estremo lembo di terra che è terra d'Europa. Ciò rende urgente e improrogabile il decreto-legge in esame, che - ricordiamoci - giunge come atto finale alle numerose richieste da parte dello Stato centrale, espresse a mo' di raccomandazione. Non è tanto l'approssimarsi dell'appuntamento elettorale - certo, anche quello, perché non risolvendo rischiamo di rimandarlo per altri cinque anni - quanto il fatto di dare maggiore impulso alla ricucitura del gap di genere intollerabile in un Paese civile del XXI secolo come l'Italia. Quello attuale è il tempo delle decisioni forti, e il nostro attuale Governo ha tutta l'autorevolezza e la stima per poterlo esprimere con questo ulteriore atto, in conformità dello spirito costituzionale, come formulato nell'articolo 3 della nostra Costituzione, e che vollero fortemente le nostre madri Costituenti, e così pure i padri, tanto da averlo collocato tra i primissimi articoli del testo. Quello che faremo oggi altro non sarà se non l'adempimento di una promessa fatta più di mezzo secolo fa, rimasta disattesa per troppo tempo. Mi auguro che non resti un caso isolato, un unicum , ma invece sia il preludio di una nuova stagione di cambiamenti anche per le altre Regioni, che ancora ricalcitrano ad ammettere il nuovo stato delle cose. Ritorniamo alla terra di Puglia, terra magica che ha espresso il tarantismo, un fenomeno complesso antropologico con cui soprattutto le donne hanno imparato nei secoli a esprimere il loro malessere esistenziale e con cui hanno preteso attenzione, come mirabilmente ha spiegato lo studioso Ernesto De Martino nel suo saggio del 1959 «La terra del rimorso». Oggi le donne hanno finalmente canali istituzionali con cui potersi esprimere, e sicuramente quello di garantire la loro giusta presenza nelle istituzioni è un segnale forte per giungere alla parità di genere, soprattutto per le donne pugliesi in quanto, oltre a essere numericamente di più (il 51 per cento), hanno anche un livello di scolarizzazione più elevato. Ecco, dunque, che il tema della rappresentanza viene a legarsi a quello della presenza paritaria femminile. Questa è la democrazia. È uno scatto di orgoglio femminile che si allega a quello di uomini che sono già maturi e pronti per il cambiamento; se volete, un atto di protesta proprio come è stata a lungo la tarantella, ma in forma più composta. (Applausi). PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. VALENTE, relatrice . Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare i colleghi per il senso di responsabilità, le parole pronunciate e il contributo importante venuto da tutte le forze politiche e anche per la condivisione di un percorso sicuramente delicato, su cui mi sono già soffermata nella relazione di apertura. Mi permetto semplicemente di puntualizzare alcune cose che ho sentito. Tutti quanti abbiamo definito il percorso di legittimità del provvedimento: per quanto sia ovviamente particolarmente coraggioso, il quadro normativo richiamato (gli articoli 120 e 122 della Costituzione e l'attuazione della legge n. 165 del 2004, così come modificata nel 2016) consente questo intervento. Mi permetto adesso di soffermarmi brevemente sul tema oggetto del provvedimento, anche in relazione ad alcuni interventi che mi hanno sollecitato. Intanto, al presidente Calderoli vorrei fare una battuta non tanto sulla questione pregiudiziale e sull'opportunità, su cui è già intervenuto egregiamente il presidente Parrini e non mi aggiungo a lui, ma su una frase secondo me assolutamente infelice e non degna di un uomo anche della sua cultura istituzionale, a proposito della fedeltà e delle infedeltà degli uomini. Intanto, credo si tratti non di fedeltà o infedeltà, ma di lealtà e correttezza. E comunque dal legislatore mi aspetterei non una presa d'atto, quanto la stigmatizzazione di un comportamento che rischia di penalizzare le donne e quindi l'impegno ad adoperarsi affinché, insieme ad una legge che di per sé è necessaria ma mai sufficiente, si cambino anche comportamenti, pratiche e culture che rendono oggi difficile l'accesso delle donne alla vita politica e istituzionale; un accesso - lo ricordo - molto difficile in generale e molto complicato quando ci si cimenta col tema delle preferenze e del modo in cui esse si raccolgono. Intanto, collegandomi alla seconda considerazione che desidero fare, qui non stiamo trattando di quote, e ho sentito tante volte richiamare la parola «quote». Qui non ci sono quote: c'è una norma antidiscriminatoria, che è una cosa ben diversa dalla quota, che è un orientamento assolutamente accreditato in sede internazionale, così come in sede nazionale. Noi ci stiamo adoperando ad adottare una norma antidiscriminatoria, com'è stato richiamato in più interventi. Nessuno dei due generi deve essere sottorappresentato nelle liste e, dall'altro lato, diamo una possibilità in più all'elettore di esprimere la preferenza. Ampliamo le possibilità dell'elettore, non le restringiamo. Del resto, se annulliamo, annulliamo solo la seconda preferenza; quindi non restringiamo il campo, ragion per cui la Corte costituzionale si è pronunciata a favore della legge elettorale della Campania e di tutte le altre che si sono susseguite. Mi permetto infine di dire che il provvedimento che oggi stiamo per assumere interviene direttamente sulla qualità della democrazia e non è una concessione che facciamo alle donne. È una battaglia che conduciamo per la qualità delle nostre istituzioni democratiche, intanto perché siano più democratiche di quanto non lo siano state fino a questo momento e perché la partecipazione delle donne, anche grazie alla doppia preferenza, ha cambiato notevolmente in nostro Paese. Questo Parlamento ha cambiato volto grazie alla possibilità, attraverso lo strumento delle primarie, di arrivare con la doppia preferenza, e anche le Regioni hanno cambiato volto. Cambia anche la qualità del prodotto dei luoghi della democrazia in questo Paese, quando a partecipare a pieno titolo sono le donne e gli uomini. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BOCCIA, ministro per gli affari regionali e le autonomie .