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Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, non utilizzerò tutto il tempo che ho per il mio intervento poiché, considerata la delicatezza e l'importanza della questione oggetto del disegno di legge in discussione, non vorrei utilizzare molte parole, che potrebbero anche essere strumentalizzate. Mi limiterò, pertanto, a sollevare alcune eccezioni tecniche. Premesso che il nobile fine che la legge vorrebbe raggiungere non è assolutamente in discussione, il disegno di legge, però, non è condivisibile nella parte in cui si fonda sul presupposto che, alla tutela degli interessi ivi previsti, possa procedersi attraverso lo strumento del diritto penale. Per come è strutturato in tale parte, il disegno di legge Zan, a prescindere da ogni scelta valoriale che ho premesso all'inizio di questo mio intervento, presta il fianco a problemi di legittimità costituzionale, in quanto introdurrebbe, come notoriamente evidenziato in autorevoli sedi, previsioni incriminatrici prive dei requisiti della certezza e della tassatività. Questo è un fenomeno molto grave e pericoloso. Verrebbe messo in discussione anche l'altro principio fondato sull'effettiva offensività della condotta che si intende punire, in quanto sarebbe difficilissimo tracciare un confine netto tra le manifestazioni di pensiero effettivamente deprecabili e lesivi degli interessi che si intendono tutelare e le altre che, al contrario, costituiscono libera manifestazione di pensiero e, come tali, rientranti nei principi fondamentali garantiti e tutelati dalla Carta costituzionale. Infine, come dimostra la comune esperienza oramai sotto gli occhi di tutti, le norme penali già esistenti e astrattamente applicabili - esistono nel codice già delle norme che possono essere applicate alle fattispecie contemplate nel disegno di legge Zan - hanno dimostrato e mostrato tutti i loro limiti sul piano della prevenzione e dell'educazione. Piuttosto, in base a un diverso approccio, gli strumenti idonei alla professione e al contrasto di queste discriminazioni dovrebbero essere fondati su principi di civiltà e processi educativi e culturali che si fondano sul rispetto della persona umana in quanto tale. Cari colleghi, l'Italia ha sicuramente bisogno di leggi, che però devono essere fatte bene e per bene, e non che hanno la presunzione di tutelare determinati diritti inviolabili delle persone, ma che purtroppo, in alcuni casi, non riescono a raggiungere l'obiettivo. La situazione di cui stiamo discutendo e che è contemplata nel disegno di legge in esame necessita sicuramente di ulteriore attenzione e approfondimento e anche di ulteriori emendamenti. Questa delicatissima e complessa situazione, come illustrata da tanti miei colleghi, merita sicuramente di non essere evasa con dubbi, che pur sono stati sollevati dal punto di vista sia costituzionale, sia dell'ordinamento penale vigente. Per tali motivi, con tutta l'onestà intellettuale che queste situazioni necessitano, dichiaro che il disegno di legge dev'essere ancora approfondito ed emendato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paroli. Ne ha facoltà. PAROLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il cosiddetto disegno di legge Zan è anzitutto un errore, non solo perché nel merito è chiaramente e in modo evidente illiberale e incostituzionale, ma anche per la modalità con cui oggi il Senato se ne sta occupando. È stato un errore aver insistito perché si accelerasse l' iter e non solo perché questo è un provvedimento divisivo. Credo che almeno su questo siamo tutti d'accordo: non è il Parlamento diviso su questi contenuti, ma lo sono gli italiani e quella società civile che in questo momento sta cercando con grande fatica di riprendere in mano le proprie sorti, insieme all'economia del Paese, e di ricostruire. Credo sia evidente a tutti che ciò sarà possibile anche grazie all'ampia maggioranza che si è assunta le proprie responsabilità e ha voluto metterci la faccia per far ripartire il Paese. Cosa c'entra tutto questo? C'entra con il fatto che questa maggioranza ampia è un'occasione per il Paese - io ci credo - ma a condizione che non giochi all'ideologia e a cercare di trovare ciò che divide invece che ciò che unisce, perché - perdonatemi e non si insista - il ritornello dell'urgenza non sta in piedi. (Applausi) . Non vi è alcuna urgenza e addirittura, a fronte di un'urgenza che non c'è, si cerca di legittimare e imporre a questa Camera un'inerzia come mai è stato fatto prima. Su questioni etiche e di libertà non è mai accaduto che si sia imposto a una delle due Camere di non occuparsene e di stare a guardare (o - meglio - è già accaduto, ma durante il regime fascista). E così, ora si vorrebbe che il Senato venisse meno ai propri compiti, avallando ciò che ci viene passato dalla Camera dei deputati. Si parla di diritti e tutele, ma il vero problema è il pensiero unico che si vorrebbe introdurre con questo disegno di legge. Si sostiene che esso tuteli le coppie omosessuali dando nuovi diritti, ma non c'è niente di più falso e ingannevole, perché qui il tema non è tutelare persone in condizioni di debolezza, che è un dovere da parte di uno Stato laico: in questa norma l'intento etico-educativo diventa ideologia, assumendo un'ulteriore prepotenza nell'eccessiva volontà di definire l'identità sessuale. Di questo il Paese non aveva bisogno, perché il clima di odio - a cui ha accennato anche il collega che ha parlato precedentemente - temo che abbia anche come origine un dibattito assurdo che qualcuno ha voluto montare nel Paese, con la complicità di personaggi famosi. Oggi qualsiasi tipo di violenza fisica o morale è assolutamente perseguito e non sarà certo il disegno di legge Zan a fermarla nel nostro Paese; lo faranno invece una società civile seria e la responsabilità da parte di una politica che sappia dare indicazioni coese e condivise. Di questo oggi ha bisogno l'Italia: di un'indicazione chiara e condivisa, non di una divisione come quella che invece sta nascendo all'interno del Parlamento. I suoi proponenti purtroppo sanno che il disegno di legge Zan, così com'è impostato, diventa un cavallo di Troia per l'introduzione del pensiero unico, rendendo il nostro - e non lo dico a caso - uno Stato illiberale, cosa che nessuno di noi può accettare. Per queste ragioni, l'introduzione del reato di opinione evoca regimi fascisti e totalitari. Guai a chi continuasse a dire che non è così e a rendere quella superficiale che ne viene data come un'interpretazione che non ha niente a che fare con la realtà, cosa che non aiuta il legislatore (in questo caso, l'Assemblea del Senato). Ripeto che per noi è inaccettabile che chi non si adegui al pensiero unico debba essere perseguito e condannato, poiché omofobo. Oggi qualsiasi pensiero diverso da quello unico gender è omofobo, e già questo dovrebbe indurre tutti a pensare bene a cosa stiamo andando incontro.