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Ciò viene fatto intervenendo sull'aspetto della prima infanzia, ossia dei primi anni di vita delle nostre bambine e dei nostri bambini, sapendo che, se non si parte da lì, tutto il resto avviene con più fatica. Successivamente occorre però fare attenzione. Perché, Ministra - noi siamo con lei e con questo Governo - dico che è una grande sfida? Per spiegarmi uso forse un argomento improprio che però, dal mio punto di vista, non lo è. Oggi c'è nel Paese una discussione collegata all'invasione della Russia verso l'Ucraina e alle politiche di sanzione e tutti gli strumenti che stiamo giustamente mettendo in campo. Ad esempio, sul terreno dell'energia si dice che noi, anziché accelerare gli obiettivi del PNRR, dovremmo in qualche modo calibrarli diversamente. E invece no: noi dobbiamo accelerare i cambiamenti previsti. Su questo terreno, che considero altrettanto fondamentale per la crescita di tutto il Paese, dico di fare attenzione, essendo questo un disegno di legge delega, a non rientrare nell'ottica, che sarebbe devastante per tutto il Paese, secondo cui non ci sono le risorse per affrontare il cambio di paradigma orizzontale. Ciò non è vero - ci sono le risorse del PNRR - e inoltre, senza questo taglio politico differente e le politiche di sistema, noi non potremo contrastare le difficoltà oggettive che dovremo vivere tutti insieme in questa fase di criticità economica. Quindi, ci tenevo moltissimo a sottolineare questo. Ultimo elemento che voglio sottolineare è che a fine marzo il Consiglio dei ministri ha già varato, recependo di una direttiva europea, un provvedimento su questi temi. Vedo scuotere la testa. La scuoto anche io, ma dovremmo discuterne in Commissione e poi in Parlamento. Era solo un accenno. Prendevo a riferimento questo punto per dire: attenzione, perché il tema che si propone con il voto di oggi non è lo spezzettamento, non è soltanto il recepimento delle direttive europee in senso stretto. Esso comporta un insieme di politiche, che riguardano l'occupazione femminile, l'accesso e la modifica dei servizi, la qualificazione degli stessi, i percorsi orizzontali, cioè tutto l'insieme delle deleghe contenute nel disegno di legge. La sfida è seria, ma con il voto favorevole di oggi questo Parlamento, come io so ovviamente che faremo, deciderà di non tornare indietro su questa scelta di impianto e di finanziamento. Nei Resoconti si dice che non potevamo fare che un disegno di legge delega, perché i costi ci sono e venivano anche riportati da alcuni interventi. Quello, però, di cui stiamo parlando con questo disegno di legge non sono costi, ma investimenti per il cambiamento, la crescita e l'aumento del prodotto interno lordo italiano. Questo è il tema. Sono anche deleghe che cambiano e superano il gender gap che è legato alle nuove generazioni e ai territori, cioè sono esattamente incardinate in quella politica e in quelle scelte che tutti abbiamo fatto col PNRR. Una sfida immensa, quindi, per la quale noi ci siamo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, la misura oggi in discussione e in votazione prevede numerose deleghe al Governo per incentivare la natalità e per sostenere e valorizzare la famiglia. Il family act , purtroppo, pur andando nella direzione giusta, perseguendo nobili obiettivi, non è ancora un provvedimento risolutivo, anche perché molte azioni dovranno essere messe ancora in campo, soprattutto alla luce delle mutate condizioni economiche e sociali, che vedono la famiglia oggi particolarmente colpita. Nostro dovere è quello di ridisegnare il sistema del welfare e quello del lavoro, che sono strettamente collegati, e trovare le necessarie risorse per sostenere e rafforzare la famiglia, che rimane sempre il nucleo centrale e l'ossatura del nostro sistema sociale. Non dobbiamo dimenticare che la famiglia è il primo ammortizzatore sociale, quindi le risorse dedicate ad essa sono in realtà un investimento, come è stato ben detto in quest'Aula. Quando parliamo di famiglia, parliamo di condizione femminile, di futuro dei giovani e quindi di necessità di prevedere interventi che aiutino tutti i componenti a dare il proprio contributo. E non si tratta solo di sostegno al reddito. L'Italia è il Paese europeo, dobbiamo ricordarlo, che investe meno rispetto agli altri, ad eccezione di Malta e dei Paesi Bassi, in termini di percentuali sul PIL per le politiche per la famiglia. Gli indicatori su cui è necessario incidere sono parecchi. Sono il tasso di natalità, il tasso di occupazione femminile, della povertà infantile, materiale ed educativa. Non si tratta di obiettivi indipendenti tra di loro, ma devono diventare ciascuno leva positiva per l'altro, migliorando non solo le condizioni delle famiglie, ma riducendo anche le diseguaglianze sociali e rafforzando i processi di crescita e di produzione di benessere del Paese. Un family act efficace può diventare, in effetti, anche la più efficace politica di sviluppo. È per questo che avremmo voluto molto di più, sia in termini di risorse dedicate sia in termini di strumenti più adeguati. Penso, ad esempio, alla riforma del calcolo dell'ISEE. Si tratta di un provvedimento che ambisce, attraverso le deleghe, a sostenere la genitorialità e la funzione educativa e sociale delle famiglie, a contrastare la denatalità, a valorizzare la crescita armoniosa dei bambini e dei giovani, nonché a conciliare la vita familiare con quella lavorativa, in particolare per la donna. Quest'ultimo punto è di fondamentale importanza e lo abbiamo purtroppo toccato con mano durante la pandemia: la conciliazione dei tempi e degli orari può infatti consentire la produttività lavorativa e, insieme, la cura familiare. Ne consegue che la donna può finalmente aspirare a una legittima crescita professionale, senza dover rinunciare al proprio ruolo all'interno della famiglia. Questo implica anche la libertà di poter scegliere di fare più figli e combattere così la piaga della denatalità. Anche i congedi parentali previsti nel provvedimento vanno nell'ottica di un cambio di passo culturale, con la condivisione delle responsabilità di cura, e non solo, affidate per tradizione alla donna. Ma dobbiamo fare attenzione a mantenere il giusto equilibrio con il mondo dell'impresa, su cui non si può far gravare un sistema di welfare senza i giusti incentivi. Infatti, dobbiamo ricordare che è lo Stato a dover garantire il sistema di welfare e il privato può concorrere a favorirlo. Non dobbiamo dimenticarlo. (Applausi) . Le coppie giovani ne hanno assoluta necessità, perché risentono maggiormente delle difficoltà derivanti dall'attuale organizzazione sociale. Con la nascita di un figlio esse sono investite di nuove e importanti responsabilità. Le strutture operanti sul territorio sono spesso insufficienti o risultano poco accessibili a causa dei costi troppo alti. È qui che si deve intervenire: non solo con il sostegno al reddito, ma anche con servizi adeguati.