[pronunce]

Ad avviso del rimettente, pertanto, il divieto di recupero di quote mensili oltre la dodicesima, previsto dall'art. 12 dell'AIR del 2006, non rientrerebbe nell'ambito della predetta «tutela» demandata alla contrattazione regionale. L'art. 12 dell'AIR del 2006 risulterebbe, infatti, applicabile a tutti i medici convenzionati di medicina generale, a prescindere dal fatto che siano o meno massimalisti, e lo scopo della previsione di cui all'art. 42, comma 5, dell'ACN del 23 marzo 2005 - come del resto lo stesso appellato ha sostenuto in primo grado - sarebbe semmai quello di consentire al medico di conoscere con precisione e senza ritardo il numero di assistiti, onde potere organizzare al meglio la propria attività, e non solo di consentire di aprire la scelta a nuovi assistiti in luogo di quelli deceduti. Inoltre, tale disposizione, nel limitare la facoltà di recupero, introdurrebbe evidentemente un onere aggiuntivo per l'amministrazione, rendendo inesigibili i compensi maturati oltre l'anno, altrimenti non erogabili al medico convenzionato. In quanto non oggetto di delega da parte dell'ACN del 23 marzo 2005 ed, altresì, in palese contrasto con l'art. 40 del d.lgs. n. 165 del 2001, la pretesa della parte appellata non potrebbe trovare fondamento nell'art. 12, punto 3, dell'AIR del 2006, da disapplicare in quanto clausola affetta da nullità, ma soltanto nell'art. 50 della legge reg. Calabria n. 15 del 2008, che avrebbe recepito e fatto propria la disciplina contrattuale regionale altrimenti viziata. Da quanto sin qui esposto discenderebbe la rilevanza della questione sollevata. 1.2.- Dopo aver escluso la possibilità di offrire un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione censurata, il rimettente ritiene che l'art. 50 della legge reg. Calabria n. 15 del 2008 violi l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., che riserva alla potestà legislativa esclusiva dello Stato la materia dell'«ordinamento civile». In proposito richiama la costante giurisprudenza di questa Corte che avrebbe ricondotto a tale ambito la disciplina del trattamento economico del dipendente pubblico regionale, cui potrebbe accomunarsi, secondo il giudice a quo, per evidente identità di ratio, quella del trattamento dei medici in convenzione, il cui rapporto sarebbe a fortiori da considerare di natura civilistica, così come ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità. Con riferimento al medico in convenzione con il Servizio sanitario regionale (SSR), il rimettente evidenzia che, in base al diritto vivente nell'interpretazione consolidata della giurisprudenza di legittimità, gli accordi collettivi nazionali per la disciplina dei rapporti con i medici convenzionati non costituirebbero fonte negoziale diretta di regolamentazione, in quanto di per sé inidonei ad inserirsi nell'ordinamento con propria forza cogente, ma rappresenterebbero soltanto la fase consensuale di un complesso procedimento di produzione normativa destinato a concludersi con l'intervento pubblico - nella forma del decreto presidenziale - che avrebbe contenuto ed efficacia giuridica di fonte di normazione secondaria statale, destinata a valere uniformemente nell'intero territorio nazionale, in un ambito precluso al legislatore regionale. Diversamente, la Corte rimettente ritiene che non si potrebbe fare nessun riferimento alla potestà legislativa concorrente delle Regioni in materia di «tutela della salute», prevista dall'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto, a prescindere dall'ovvio rispetto dei principi fondamentali posti dalla legislazione dello Stato anche in tale materia, la controversia rientrerebbe a pieno titolo in un ambito diverso, ossia nell'ordinamento civile. 2.- Secondo il giudice a quo la disposizione impugnata violerebbe, altresì, il principio di eguaglianza di cui all'art. 3, primo comma, Cost., in quanto pregiudicherebbe l'uniformità di trattamento sull'intero territorio nazionale della disciplina posta dall'ACN del 23 marzo 2005, che prevedrebbe la ripetibilità illimitata, ai sensi dell'art. 2033 del codice civile, a prescindere dal ritardo nella comunicazione della variazione.1.- La Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione lavoro, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 50, comma 4, della legge della Regione Calabria 13 giugno 2008, n. 15 recante «Provvedimento generale di tipo ordinamentale e finanziario (collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2008 ai sensi dell'art. 3, comma 4, della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8)», in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione. Il rimettente riferisce che un medico di medicina generale in rapporto di convenzione a tempo indeterminato con l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Reggio Calabria aveva adito il Tribunale ordinario di Locri, in funzione di giudice del lavoro, lamentando che nel mese di dicembre del 2009 l'ASP gli aveva richiesto la restituzione di euro 4.111,59 relativi a quote di assistiti deceduti o trasferiti, deducendola dal credito vantato a titolo di arretrati contrattuali per gli anni 2008-2009. Il ricorrente aveva chiesto che fosse dichiarata l'illegittimità del recupero e comunque della compensazione operata dall'ASP, con condanna di quest'ultima a restituire la somma indicata ed a risarcire i danni ulteriori anche a titolo di perdita di chance. Il Tribunale ordinario di Locri ha accolto parzialmente la domanda, condannando l'ASP a restituire alla controparte le somme trattenute in misura superiore alle dodici quote - così come previsto dall'art. 12, punto 3, dell'Accordo integrativo regionale dei medici di medicina generale (AIR) approvato con delibera di Giunta regionale 8 agosto 2006, n. 580, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Calabria del 16 settembre 2016, che impedisce all'amministrazione, in caso di comunicazione avvenuta oltre l'anno del trasferimento, decesso o duplicazione degli assistiti, di ripetere più di dodici quote mensili - e dichiarando inammissibile la domanda risarcitoria. Contro tale decisione l'ASP ha proposto appello, al quale ha resistito l'originario ricorrente. 1.1.- Espone il giudice a quo che le fonti venute in rilievo nella fattispecie al suo esame sono, oltre all'art. 12, punto 3, dell'AIR del 2006, l'art. 42 dell'Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale ai sensi del d.lgs. n. 502 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni (ACN), reso esecutivo con intesa del 23 marzo 2005 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, e l'art. 50 della legge reg. Calabria n. 15 del 2008, oggetto di censura.