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Atto n. 3-01195 DONNO ANGRISANI CASTALDI DI GIROLAMO GAUDIANO LANZI LA MURA ORTIS ROMANO TURCO ANASTASI FEDE PRESUTTO TAVERNA ROMAGNOLI MININNO MORONESE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e della salute Atto n. 3-01196 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: dagli anni '70 i cittadini di Demonte (Cuneo) attendono la tangenziale della strada statale 21, per poter deviare al di fuori del centro abitato l'intenso traffico di macchine e di un eccezionale numero di 800 TIR al giorno, che oggi attraversano i portici medievali della cittadina; dal 2002, quando l'Anas ha inserito il progetto della variante all'interno del proprio piano triennale, sono state elaborate ben cinque diverse soluzioni, tutte bocciate per i motivi più diversi; dopo anni di Conferenze di Servizi sospese per criticità idrauliche ed ambientali e pareri negativi in merito all'attraversamento di aree naturali protette, nonché ulteriori riunioni, dibattiti, proteste e ricerche di fondi, negli ultimi giorni la vicenda è tornata all'attualità, soprattutto in relazione al parere contrario espresso dal Ministero per i beni e le attività culturali, sull'ultimo progetto presentato da ANAS, per motivi paesaggistici; ANAS è tornato in pratica alla soluzione iniziale presentata nel 2002, giudicata la meno impattante, che consiste nella realizzazione di 2,8 chilometri di strada nuova, con una corsia sola per senso di marcia, oltre a una galleria di 638 metri prima di rientrare sulla strada statale 21, vicino alla chiesa di San Marco, per una stima di 50 milioni di euro; secondo il Ministero per i beni e le attività culturali la galleria di esodo di circa 175 metri sotto la collina del Podio comprometterebbe «il bene culturale costituito dai resti del forte della Consolata» e tale parere, essendo vincolante, in realtà, blocca la Conferenza dei Servizi di approvazione dell'opera, prima della pubblicazione del bando di gara; agli interroganti risulta che c'è stato anche un Consiglio comunale aperto per ricordare la «storia infinita» della variante, la cui bocciatura penalizza lo sviluppo economico della zona e le attività commerciali e turistiche, oltre che comportare impatti continui a carico della salute dei cittadini residenti, esposti alle emissioni acustiche e atmosferiche, causate dal traffico passante dal centro cittadino; ANAS ha anche inviato controdeduzioni che non sono state sufficienti a sbloccare la situazione; sembra che l'alternativa sia quella di tornare al vecchio progetto, che passa sulla sinistra orografica dello Stura, in zona Rialpo per un costo quasi il doppio pari a circa 80 milioni di euro, da rivalutare ai prezzi di oggi, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere la vicenda della variante di Demonte, anche portando la questione al Consiglio dei ministri in applicazione dell'articolo 14- quinquies della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni. Atto n. 3-01197 MALAN Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la cosiddetta gronda autostradale di Genova è una necessità, non solo per il Nordovest, ma per l'Italia intera; essa è infatti inserita, peraltro inutilmente, negli atti aggiuntivi della convenzione di Autostrade per l'Italia (ASPI) fin dal 2002; nel 2018 si è appreso che, durante i governi precedenti, è emersa l'idea di costruire un'opera avente la stessa funzione, ma ben diversa da quella concepita nel 2002, per lunghezza, percorso e costo; anziché considerarla opera a sé e dunque indire una procedura competitiva per la sua costruzione che avrebbe da tempo dato il suo esito consentendo l'inizio dei lavori, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti aveva favorito, senza comunicarlo al Parlamento o all'opinione pubblica, la via della proroga dell'intera concessione ASPI; tale operazione era stata inserita, in un piano che comportava diverse altre proroghe, denominato "Tabella di marcia"; il codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, all'articolo 178, comma 1, vieta la proroga delle concessioni autostradali, in virtù del principio di concorrenza; per la realizzazione della Gronda, la "Tabella di marcia" proponeva, tra l'altro: 1) la proroga di 4 anni (dal 2038 al 2042) della scadenza della concessione di Autostrade per l'Italia, con aumento dei pedaggi del 2,5 per cento all'anno fino alla scadenza e conferimento di un valore di subentro di oltre 5 miliardi di euro a favore di ASPI nel 2042, in cambio della realizzazione della gronda di Genova e altre opere; aspetto essenziale di tale ipotesi di proroga sarebbe stato l'incremento annuo dei pedaggi del 2,5 per cento, perché era prevista una remunerazione degli investimenti, o una parte di essi, ad un tasso di interesse del 7,95 per cento attraverso i pedaggi, a spese degli automobilisti e del sistema Paese, mentre la stessa società gode per l'identico investimento di un prestito da parte della Cassa depositi e prestiti ad un tasso inferiore al 2 per cento; è peraltro evidente la convenienza che lo Stato avrebbe realizzando l'opera in proprio, visto che il tasso medio di collocazione dei BTP è ben inferiore al 3 per cento; in caso di attuazione di tale ipotesi, lo Stato regalerebbe due volte somme enormi di denaro a questa società privata: la prima, consentendole altissimi profitti per periodi lunghissimi sulla metà del sistema autostradale italiano, e oggi anche su questa nuova infrastruttura, senza che la società stessa abbia mai vinto una procedura competitiva, la seconda con un profitto di carattere finanziario dove lo Stato stesso presta a meno del 2 per cento enormi somme di denaro che poi remunera, a carico degli utenti, al 7,95 per cento, pur essendo lo Stato proprietario di tutta la rete autostradale; la "Tabella di marcia" modificherebbe in modo sostanziale la convenzione tra Stato e ASPI, la cui approvazione è avvenuta per legge (decreto-legge n. 59 del 2008, art. 8- duodecies , comma 2, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 101 del 2008), e pertanto occorrerebbe non solo informare il Parlamento, ma chiedergli di modificare le norme; nella primavera del 2018, si è appreso da alcuni mezzi di informazione, sia pure in modo impreciso, che il Ministero il 7 settembre 2017 ha approvato il progetto definitivo della gronda di Genova; sulla Gazzetta Ufficiale (5° Serie speciale, Contratti pubblici, n. 32 del 16 marzo 2018) fu pubblicato il bando di gara per i primi lavori del "Nodo stradale e autostradale di Genova, adeguamento del sistema A7-A10-A12-Lotto 5 - con terminazione opera mare", per l'importo di 136.519.853,43 euro, IVA esclusa; nell'interrogazione 3-00019 del 5 giugno 2018, il firmatario deplorava che: 1) l'operazione non avesse alcuna copertura finanziaria;