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considerato che, a parere delle interroganti, la procedura seguita dalla Giunta per la costituzione dell'ufficio stampa non risulta assolutamente conforme alle modalità selettive previsto dall'articolo 35 del testo unico del pubblico impiego, di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001, in quanto i contratti che saranno stipulati a valle della procedura di reclutamento e nomina dei nuovi assunti sono frutto di una selezione non coerente con i principi di cui all'art. 35, comma 3, del medesimo decreto (imparzialità, meccanismi di selezione oggettivi e trasparenti, nomina di un commissione di esperti in materia), il cui rispetto è indispensabile per ogni procedura di reclutamento di personale all'interno di uffici (come l'ufficio stampa della Giunta) non annoverabili tra quelli di diretta collaborazione politica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, non reputino opportuno verificare il rispetto degli obblighi di pubblicazione della procedura seguita per il reclutamento del personale dell'ufficio stampa della Giunta, onde permettere pubblicamente di comprendere, in coerenza con le finalità di cui al decreto legislativo n. 33 del 2013, la scelta dell'amministrazione di attingere a personale esterno, in primo luogo in relazione agli esiti della manifestazione di interesse rivolta al personale di ruolo in servizio presso la Giunta; se ritengano legittima la scelta dell'amministrazione regionale di procedere con una manifestazione di interesse rivolta al personale esterno, senza previa pubblicazione degli esiti di quella rivolta al personale in servizio presso la Giunta medesima, nelle modalità prescelte, non coerenti con le disposizioni di cui all'articolo 35 del testo unico del pubblico impiego in materia di procedure selettive per il reclutamento del personale. Atto n. 3-01986 CORRADO MORRA LANNUTTI GALLICCHIO PRESUTTO Al Ministro della giustizia Premesso che: risulta agli interroganti, grazie ai due puntuali resoconti di Antonio Anastasi pubblicati sul "Quotidiano del Sud" il 3 agosto e il 17 settembre 2020, che la II sezione civile della Corte d'appello di Catanzaro abbia confermato, in data 14 settembre 2020, la sentenza dichiarativa di fallimento emessa dal Tribunale di Crotone il 13 febbraio 2020 nei confronti della Calabretta snc di Calabretta Salvatore & figli e dei soci Antonino Mauro e Gianluca Calabretta, imprenditori del capoluogo pitagorico attivi nel settore dell'impiantistica; l'imprenditore Antonino Mauro Calabretta aveva proposto l'impugnazione del citato provvedimento, appello giudicato tardivo dal collegio catanzarese, eccependo l'incompatibilità dell'avvocato Luca Alberto Tricoli e del commercialista Aldo Luigi Siniscalchi, i liquidatori giudiziali nominati l'8 marzo 2019 dal giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Crotone, dottor Emmanuele Agostini; l'eventuale riconoscimento dell'incompatibilità dei commissari avrebbe comportato l'improcedibilità, rimarcata in fase di udienza prefallimentare e versata nella memoria difensiva contenuta nel fascicolo del procedimento. Solo poche ore dopo l'impugnazione di Calabretta, però, il giudice si sarebbe pronunciato per la dichiarazione del fallimento (fallimento n. 4/2020); considerato che: ai sensi dell'art. 28, comma 2, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (cosiddetta legge fallimentare), "non possono essere nominati curatore il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, i creditori di questo e chi ha concorso al dissesto dell'impresa durante i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, nonché chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento". Il comma prevede che non possano divenire curatori, oltre ai soggetti legati al fallito da rapporti che ne manifestano con evidenza la parzialità, anche coloro che, in generale, siano in conflitto di interessi con l'imprenditore, in quanto tale circostanza mina la credibilità della persona nello svolgere senza secondi fini l'incarico di curatore; in data 4 marzo 2019 il presidente del Tribunale di Crotone emetteva, inoltre, una circolare che recepiva il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 54, recante disposizioni per disciplinare il regime delle incompatibilità degli amministratori giudiziari, dei loro coadiutori, dei curatori fallimentari e degli altri organi delle procedure concorsuali, in attuazione dell'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 17 ottobre 2017, n. 161; al fine di evitare di incorrere in denunce per dichiarazione infedele, Calabretta, con missiva del 23 maggio 2019 inviata al solo avvocato Tricoli, ma rivolta ad entrambi i commissari, chiedeva loro di astenersi dall'incarico. L'imprenditore, infatti, nel corpo della missiva insisteva sull'asserita appartenenza dei due, già prima della nomina quali liquidatori della procedura, alla medesima obbedienza massonica cui egli si dichiara iscritto; i lavori delle rispettive logge (quella di Calabretta e quella di Tricoli e Siniscalchi) si svolgerebbero, a detta dell'imprenditore, sempre in comune, alimentando solidi di rapporti di familiarità; già nel 2014, sempre a dire di Calabretta, l'avvocato Tricoli aveva agito in giudizio contro la Calabretta snc per recuperare crediti spettanti ad un altro avvocato; tuttavia, un mese prima della nomina a liquidatore giudiziale, Tricoli aveva firmato un contratto di supervisione legale proprio con la ditta di cui Antonino Mauro Calabretta è amministratore e legale rappresentante da marzo 2016. Ciononostante, nella comunicazione di accettazione dell'incarico di liquidatore, datata 15 marzo 2019, l'avvocato dichiarava, tra l'altro, seguendo la formula di rito, "di non essere mai stato alle dipendenze e di non aver mai prestato la sua opera professionale in favore dell'istante"; il danno subito da Calabretta, riconducibile a presunte irregolarità nella procedura di concordato preventivo con cessio bonorum incardinata presso il Tribunale di Crotone (n. 3/2018) ai fini della liquidazione aziendale, è stato, a parer suo, inferto proprio dai due liquidatori (per avere costoro deciso e affrettato i tempi del fallimento). Giova rammentare che la Corte d'appello di Catanzaro, in merito alla procedura, ha ora ritenuto l'esposizione debitoria di Calabretta maggiore di quanto valutato in quella sede; considerato inoltre che: in data 5 marzo 2020 Calabretta sporgeva denuncia-querela presso il nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Crotone e in data 26 maggio 2020 presentava esposto-denuncia alla Procura di Salerno inducendola ad aprire un'indagine per abuso d'ufficio nei confronti del giudice e dei liquidatori giudiziali. Costoro, secondo le fonti di stampa già menzionate, dopo la pronuncia della Corte di appello di Catanzaro che respingeva l'appello, al fine di tutelarsi dalle supposte calunnie, si rivolgevano a loro volta alla stessa Procura;