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In particolare, si dovrebbe provvedere ad una retribuzione adeguata, che consenta di poter svolgere l'incarico con la massima dedizione e disponibilità, ed evitare che l' Imam debba svolgere attività lavorative che possano svilire il suo ruolo all'interno ed all'esterno della comunità ». Continua, pertanto, il pericolo che gli imam possano essere stipendiati da Stati esteri o da organismi non bene definiti. All'articolo XXII si legge: « Il fattore linguistico incide in modo determinante sulla qualità di un sermone. Sarà dunque un “ khatib ” migliore colui che conosce ed utilizza al meglio la lingua italiana, che è fondamentale al pari della lingua araba, necessaria per accedere alle fonti islamiche originali. Il Corano stesso ci avverte dell'importanza del linguaggio in questo senso, come nel versetto (Non inviammo alcun messaggero se non nella lingua del suo popolo, affinché li informasse. Allah svia chi vuole e guida chi vuole ed Egli è l'Eccelso, il Saggio) (Corano Ibrahim 4). Si raccomanda inoltre agli Imam di impegnarsi nello studio delle altre lingue, in aggiunta alla lingua italiana, che vengono parlate nel contesto della realtà dei musulmani in Italia ». A seguito anche di quanto disposto dalle citate linee guida dell'UCOII, il presente disegno di legge intende regolamentare, per la prima volta in Italia, la figura dell' imam , prevedendo, tra l'altro, l'obbligo della conoscenza della lingua italiana, al fine di monitorare l'eventuale diffusione di discorsi d'odio da parte degli stessi imam e di impedire che essi siano finanziati da Paesi esteri.. Art. 1. (Finalità) 1. La presente legge reca disposizioni sulla formazione e sull'attività degli imam autorizzati a esercitare la loro funzione nel territorio nazionale, al fine di tutelare la libertà di culto e la sicurezza nazionale. Art. 2. (Requisiti per l'esercizio della funzione di imam ) 1. L' imam che intende esercitare la propria funzione nel territorio nazionale deve possedere un'adeguata conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER). 2. L' imam che non ha sottoscritto l'accordo di integrazione previsto dall'articolo 4- bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e che non è titolare del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all'articolo 9 del medesimo testo unico è tenuto ad attestare il possesso di un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o privato riconosciuto dal Ministero dell'istruzione e del merito. Art. 3. (Obbligo di recitare il khutbah in italiano) 1. Quanti esercitano la funzione di imam o sono responsabili della direzione di una moschea o di un centro islamico hanno l'obbligo di recitare il khutbah , o sermone, in italiano. Art. 4. (Istituzione del Consiglio nazionale degli imam ) 1. Presso il Ministero dell'interno è istituito il Consiglio nazionale degli imam , di seguito denominato « Consiglio nazionale ». 2. I soggetti che esercitano la funzione di imam, ovvero che sono responsabili della direzione di una moschea o di un centro culturale islamico, sono tenuti a richiedere al Ministro dell'interno l'iscrizione al Consiglio nazionale mediante apposita domanda presentata alla prefettura-Ufficio territoriale del Governo competente per il territorio in cui è situata la moschea o il centro culturale, secondo le modalità stabilite dalla presente legge, pena il divieto di esercitare l'imamato o di presiedere la preghiera e il khutbah . Art. 5. (Domanda di iscrizione al Consiglio nazionale) 1. La domanda di iscrizione al Consiglio nazionale deve contenere, a pena di nullità, dichiarazioni riguardanti: a) la conoscenza della lingua italiana ai sensi dell'articolo 2, comma 1; b) il possesso della cittadinanza italiana e il domicilio in Italia da almeno quattro anni; c) il compimento della maggiore età; d) l'assenza di sentenze definitive di condanna, pronunziate o riconosciute in Italia o all'estero, per delitti commessi con dolo ovvero di procedimento penale pendente; e) la conoscenza e la condivisione dei diritti e dei doveri contenuti nella Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione, di cui al decreto del Ministro dell'interno 23 aprile 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 137 del 15 giugno 2007. 2. Alla domanda di iscrizione al Consiglio nazionale, soggetta all'imposta di bollo ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, devono, altresì, essere allegati: a) l'esposizione dei princìpi religiosi ai quali si ispira l'attività svolta presso la moschea o il centro culturale islamico; b) l'indicazione di eventuali attività di insegnamento esercitate, comprese quelle relative a corsi di istruzione superiore, delle materie e dei princìpi oggetto dell'insegnamento; c) l'indicazione dell'autorità religiosa dalla quale eventualmente si dipende; d) l'elenco delle altre sedi italiane o estere presso le quali eventualmente si esercita la funzione. 3. Ai fini dell'iscrizione al Consiglio nazionale, il prefetto, avvalendosi degli organi di pubblica sicurezza, verifica l'estraneità del soggetto richiedente a ogni collegamento con organizzazioni terroristiche ovvero legate o contigue al terrorismo. 4. In qualsiasi momento il prefetto, avvalendosi degli organi di pubblica sicurezza, può verificare il possesso dei requisiti previsti dalla presente legge da parte di un soggetto iscritto al Consiglio nazionale. In caso di mancanza dei requisiti, il prefetto può chiedere la revoca dell'iscrizione al Consiglio nazionale, informando il Ministro dell'interno, e la chiusura della moschea o del centro culturale. 5. L' imam che esercita la propria funzione nel territorio nazionale è tenuto a rinnovare la domanda di iscrizione al Consiglio nazionale ogni tre anni, corredandola dei dati di cui ai commi 1 e 2. 6. L'istigazione all'odio o alla violenza commessa da parte di un imam è punita con cinque anni di reclusione e con la chiusura della moschea o del centro culturale. In caso di colpevolezza, sono altresì disposti la revoca dell'iscrizione dell' imam al Consiglio nazionale, il divieto di presentare una nuova richiesta di iscrizione e la decadenza dalla funzione. Art. 6. (Riunioni di carattere politico) 1. L' imam che intende tenere riunioni di carattere politico presso una moschea o un centro culturale islamico ovvero presso i luoghi che ne costituiscono pertinenze ha l'obbligo di presentare al prefetto competente per territorio la relativa richiesta entro dieci giorni dalla data dell'evento. 2. La violazione dell'obbligo di cui al comma 1 è punita con una multa di 15.000 euro e con la sospensione dalla funzione di imam per sei mesi. Art. 7. (Disposizione transitoria) 1.