[resaula]

Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi il Parlamento si trova a vivere una giornata che difficilmente dimenticheremo, una di quelle giornate che fa la storia del Paese. Siamo qui in numeri ridotti, con i nostri uffici semideserti, in una città vuota, per mettere le istituzioni nella condizione di fronteggiare la più grave crisi dell'Italia repubblicana. È un evento che segna uno spartiacque nelle nostre vite e in quelle dei nostri concittadini, perché quando l'emergenza sarà terminata non saremo più le stesse persone di prima. Oggi votiamo una variazione di bilancio di 25 miliardi di euro, nella speranza che queste risorse siano adeguate per fronteggiare una situazione ancora non chiara per le sue ricadute recessive. Io la dico così. Nessuna impresa o attività commerciale dovrà chiudere; nessuno dovrà perdere il suo posto di lavoro e - soprattutto - a nessun cittadino dovranno essere chiesti ulteriori sacrifici. Per questo, si deve mettere in campo un piano che scuota le fondamenta dell'economia italiana, un progetto che nell'immediato scongiuri crisi di liquidità per le imprese, gli esercizi commerciali, i liberi professionisti, il turismo e il suo indotto, nonché tutti quei settori già duramente colpiti nel contesto emergenziale. Occorrono, quindi, il congelamento dei mutui e dei pagamenti su tutto il territorio nazionale, l'immediato sblocco dei cantieri per dare impulso all'economia, un nuovo piano di sostegno economico per le famiglie e le imprese, la proroga delle richieste dell'indennità di disoccupazione, una radicale opera di semplificazione burocratica (a cominciare dagli adempimenti necessari per la richiesta di aiuti) e un'attenzione particolareggiata alle imprese che non riescono più a esportare i loro prodotti. L'Unione europea si gioca su questo la sua credibilità e il suo destino. La notizia dei 25 miliardi di euro rappresenta un buon inizio, ma l'Europa deve soprattutto capire che questa è un'occasione per ripensare se stessa, riscrivere le sue regole e ritrovare così la fiducia dei cittadini degli Stati membri. Per questo, è fondamentale la massima unità politica e istituzionale. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 15,41) ( Segue STEGER). Al netto di qualche polemica di troppo, stiamo apprezzando lo spirito che in questo momento muove tutte le forze politiche sia di maggioranza, che di opposizione: dobbiamo aiutare tutti il Governo nel compiere le scelte più giuste sul fronte della sicurezza dei cittadini e per fare in modo che nessuna categoria economica venga dimenticata. Le norme dell'altra sera, con le limitazioni alla circolazione delle persone, non hanno precedenti in tempi di pace. Anche su questo dobbiamo sentirci tutti in prima linea nello spiegare ai cittadini che questo è il momento della responsabilità individuale. Cari colleghi, attraversiamo una crisi durissima, ma in tante culture la parola crisi significa anche occasione per cambiare e migliorare. Vorrei che questo aspetto non venga sottovalutato, ad esempio con riferimento al modo con cui l'Italia tutta ha capito il valore assoluto del Servizio sanitario universale e della scuola nello scandire le vite dei nostri figli, nonché quello della ricerca, che ha il volto e il nome delle ricercatrici dell'Istituto Spallanzani. Penso anche alle nuove assunzioni di medici e personale paramedico, che sono la più grande iniezione di forze fresche in un sistema sanitario che scontava una cronica carenza di personale. Lo smart working per i dipendenti è un'opportunità per le imprese e la pubblica amministrazione per ripensare i propri modelli organizzativi e favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Insomma, colleghi, facciamo davvero in modo che da questa vicenda l'Italia possa uscire come un Paese più forte, moderno e consapevole delle proprie capacità. Mi rifaccio a una testimonianza di un grande politico che abbiamo sentito negli ultimi giorni sui media e mi sembra adeguata. Tanti anni fa Aldo Moro si rivolse con queste parole all'assemblea del suo partito: «Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma - cari amici - non è possibile. Oggi dobbiamo vivere. Oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà». Credo che queste parole rappresentino bene lo spirito del tempo che stiamo vivendo. Ribadisco pertanto il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie e la nostra massima collaborazione al Governo per aiutare il Paese a uscire da questo momento così drammatico e difficile. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . RENZI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro dell'economia, signor ministro dell'agricoltura, onorevoli colleghi, Italia Viva dice sì alle misure eccezionali che il Ministro dell'economia ha appena proposto, perché in tempi eccezionali la risposta non può che essere unanime. Tutti con il Governo, onorevoli colleghi. Tutti giochiamo con la stessa maglia. E affidiamo a lei, signor Ministro, la responsabilità di questa scelta. Posso testimoniare che poche persone come Roberto Gualtieri, in questa Aula e fuori, hanno una sensibilità profonda per i temi dei valori europei, del rispetto dei parametri europei e delle regole europee. È quasi un contrappasso che tocchi a lui chiedere lo scostamento più ampio. Ma noi sappiamo, insieme all'onorevole Gualtieri, che non stiamo chiedendo soldi all'Europa. Noi stiamo chiedendo soldi ai nostri figli, perché stiamo facendo più debito. È giusto farlo in questo momento, ma spendiamoli bene questi soldi e spendiamoli nel modo che serve per affrontare una emergenza incredibile. Non è poco più che un'influenza, come hanno detto in tanti. Non è neanche un'epidemia. È una pandemia. È una incredibile vicenda, epocale per alcuni aspetti, che toccherà tutti i Paesi. Da qui, dalle Aule del Parlamento italiano, diciamo ai nostri amici francesi, tedeschi e spagnoli, che ciò che noi stiamo vivendo oggi loro lo vivranno tra una settimana; che loro non possono mettere la testa sotto la sabbia; che loro non possono nascondere la polvere sotto il tappeto, perché chi segue i numeri - e Dio solo sa quanto sia importante seguire i numeri e non i sentimenti populistici - chi segue i numeri sa che ciò che sta avvenendo negli altri Paesi è esattamente ciò che stava avvenendo otto, nove giorni fa in Italia. È inutile, amici spagnoli, chiudere i voli con l'Italia. Bisogna che chiudiate le scuole in Spagna. Bisogna che le misure che noi abbiamo preso, forse persino con un po' di ritardo, siano assunte in tutta Europa. La zona rossa non va da Aosta a Ragusa. La zona rossa tocca tutta l'Europa, piaccia o non piaccia. E noi lo diciamo non perché mal comune, mezzo gaudio, ma perché invitiamo i nostri fratelli europei a non commettere gli errori che abbiamo fatto. Perché, è giusto dirselo, abbiamo commesso degli errori.