[pronunce]

che l'Avvocatura ritiene che le norme censurate non siano incompatibili coi principi costituzionali invocati, in quanto dettate per favorire la piena integrazione del minore nel nuovo nucleo famigliare, e che la questione abbia carattere manipolativo, in quanto volta ad introdurre una scelta discrezionale del giudice. Considerato che il Tribunale di Vicenza dubita della legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 35, 27 e 28 della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), nella parte in cui, per la adozione di minori stranieri, prevedendo l'automatica attribuzione all'adottato del solo cognome degli adottanti, non consentono che il tribunale possa stabilire che il minore possa conservare anche il cognome originario, per violazione: dell'art. 2 della Costituzione, essendo la possibilità di mantenere il cognome originario un diritto inviolabile della persona; dell'art. 3 Cost., sotto il profilo della ragionevolezza, dal momento che l'automatica attribuzione al minore del solo cognome degli adottanti non terrebbe in considerazione i singoli casi specifici; degli artt. 10 e 11 Cost., perché le disposizioni impugnate non terrebbero in alcuna considerazione le norme della Convenzione europea in materia di adozione di minori, firmata a Strasburgo il 24 aprile 1967, ratificata dalla legge 22 maggio 1974, n. 357; che il giudice rimettente, investito della domanda del pubblico ministero volta alla formazione di un atto di stato civile, censura le disposizioni sull'adozione internazionali dei minorenni - delle quali non deve in alcun modo fare applicazione, essendo esse già state considerate dal competente tribunale per i minorenni - omettendo al contrario di valutare l'incidenza sul procedimento in corso dell'art. 95, comma, 3, del d.P.R. n. 396 del 2000 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'art. 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127), che consente all'interessato di chiedere il riconoscimento del diritto al mantenimento del cognome originariamente attribuitogli, quando questo costituisce ormai un autonomo segno distintivo della sua identità personale; che la questione sollevata dal Tribunale di Vicenza appare perciò manifestamente inammissibile per irrilevanza, perché le disposizioni impugnate non devono essere applicate dal giudice a quo chiamato a decidere in materia diversa da quella dell'adozione, sulla quale si è già pronunciato il tribunale minorile competente. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 35, 27 e 28 della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), nel testo modificato dalla legge 28 marzo 2001, n. 149 (Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante "Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori", nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 10 e 11 della Costituzione, dal Tribunale di Vicenza con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 16 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola