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Le modalità di prelievo venatorio degli ungulati si applicano anche agli interventi di controllo faunistico disposti all'interno delle aree precluse all'attività venatoria ai sensi della presente legge e della legge 6 dicembre 1991, n. 394. 5 . I tempi previsti per la realizzazione dei piani di prelievo possono essere prorogati qualora non si raggiunga l'85 per cento del contingente numerico in essi previsti. Le amministrazioni provinciali possono autorizzare le forme di prelievo venatorio specialistico di cui al presente articolo anche nei giorni di silenzio venatorio. 6 . Il prelievo degli ungulati è praticato da coloro che risultano in possesso di attestato di abilitazione rilasciato dalla provincia o dagli organi direttivi delle aree protette secondo gli indirizzi del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che si avvale, ai fini della determinazione dei percorsi didattici minimi, della determinazione delle materie oggetto di studio e delle caratteristiche delle prove d'esame per il conseguimento della suddetta abilitazione, del supporto tecnico dell'ISPRA. 7 . I piani di prelievo regolamentano anche le attività di recupero degli animali feriti e l'utilizzo dei cani addestrati a tale fine. Art. 18- ter. -- (Caccia alle specie opportunistiche ed invasive) -- 1. Sono definite specie opportunistiche ed invasive le specie di fauna selvatica per le quali è consentito il prelievo venatorio ai sensi della presente legge e di cui sia dimostrato l'effetto negativo su altre specie, con particolare riferimento a quelle tutelate, in presenza di elevata densità di popolazione. 2 . Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, l'ISPRA redige l'elenco delle specie di cui al comma 1». Art. 20. 1. All'articolo 19 della legge n. 157 del 1992, il comma 3 è abrogato. Art. 21. 1. Dopo l'articolo 19- bis della legge n. 157 del 1992, è inserito il seguente: «Art. 19- ter. -- (Controllo faunistico) -- 1 . Il controllo faunistico è l'attività di contenimento numerico, di allontanamento e di eradicazione effettuata sulla fauna selvatica che si rende necessaria per il soddifacimento di un primario interesse pubblico. 2. Sono fattispecie di controllo faunistico: a) il controllo, l≈os;allontanamento e l'eradicazione di specie di fauna presenti in aree dove rappresentino un concreto pericolo per l'incolumità e la sicurezza delle persone e per la sicurezza della circolazione stradale; b) il contenimento e l'allontanamento di specie che per eccessiva densità o per incompatibilità comportino una continuità di danni, documentata e dimostrabile anche come probabilità per il futuro, alle colture ed alle infrastrutture asservite alla produzione agricola o ad altre attività economiche; c) il contenimento, l'eradicazione o l'allontanamento di specie animali che per la loro presenza in densità eccessive provocano danni alla naturale rinnovazione delle risorse forestali, agli assetti idrogeologici e idrologici ed all'equilibrato sviluppo delle specie vegetali e animali. Rientrano nella fattispecie gli interventi necessari per la tutela di aree ed habitat naturali protetti dalla legge o dalle direttive europee comprese le aree naturali protette; d) la cattura o l'abbattimento di singoli animali selvatici la cui presenza rappresenti un pericolo grave e concreto per l'incolumità e la salute delle persone o per il rischio di propagazione di malattie ad animali della medesima o di diversa specie. 3 . Il controllo faunistico si realizza con i mezzi e le azioni idonei a realizzare gli obbiettivi che ne costituiscono il presupposto in base ai princìpi di efficacia ed economicità delle modalità di attuazione perseguendo il minimo impatto ecologico. 4. Il controllo faunistico si attua, ordinariamente, con le seguenti modalità: a) allontanamento con strumenti sonori e visivi; b) cattura con gabbie, reti ed altri mezzi idonei; c) abbattimento con fucile e carabina anche con l'ausilio di ausiliari di caccia; d) ogni altra azione idonea e necessaria. 5 . Il controllo faunistico è disposto dal prefetto o dal presidente della regione che hanno competenza sui territori per i quali l'intervento è richiesto: a) dalla provincia; b) dagli organismi di gestione delle aree protette; c) dalle comunità montane; d) dalle associazioni agricole; e) dagli ambiti territoriali di caccia e comprensori alpini; f) dalle aziende sanitarie locali e da altre autorità poste a tutela della salute, della sicurezza dei cittadini e dell'ambiente; g) dall'ISPRA e dalle istituzioni scientifiche universitarie. 6 . La richiesta deve essere motivata e può contenere una proposta del tipo di intervento richiesto. 7 . Il controllo faunistico è disposto con ordinanza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225. L'ordinanza reca un piano di intervento che prevede: a) i termini di inizio e di fine delle attività di controllo; b) i presupposti e le motivazioni, anche con l'ausilio di pareri di esperti o elementi conoscitivi assunti dall'attività di pubbliche amministrazioni ed autorità; c) l'indicazione delle specie oggetto dell'intervento e un piano articolato delle quantità di animali che debbono essere catturati o abbattuti qualora il piano non preveda il semplice allontanamento degli animali; d) le attività consentite, i mezzi che possono essere utilizzati e i soggetti attuatori degli interventi; e) le attività di monitoraggio e di analisi finale delle attività; f) il soggetto responsabile e delegato alla conduzione ed al coordinamento degli interventi. 8 . L'autorità che procede ad autorizzare il piano di intervento è tenuta ad acquisire il parere dell'ISPRA qualora le attività in esso previste si protraggano per oltre sette giorni anche non consecutivi. 9. Le attività di controllo faunistico sono esercitate, secondo le modalità proposte dall'ente di gestione, su indicazione della autorità che le ha disposte, di norma: a) dai proprietari o conduttori di fondi agricoli purché imprenditori agricoli o coltivatori diretti se in possesso dell'abilitazione all'esercizio dell'attività venatoria; b) da cittadini in possesso dei requisiti di cui al comma 11 con particolare riguardo, in ordine alla preferenza, ai titoli di abilitazione ed alla residenza anagrafica nell'area in cui si svolgono le azioni del piano; c) da agenti e ufficiali di polizia giudiziaria in possesso del titolo di abilitazione venatoria dei quali la Prefettura tiene apposito elenco. 10. I soggetti attuatori gli interventi accettano l'incarico e si impegnano ad esercitare ogni azione in ottemperanza al piano di controllo e secondo le indicazioni del soggetto responsabile e delegato di cui all'articolo precedente. 11. Gli ambiti territoriali di caccia sono tenuti a redigere l'elenco dei cacciatori ad essi iscritti che si rendono disponibili per le attività di controllo specificandone il comune di residenza anagrafica e i titoli di abilitazione venatoria rilasciati dalla competenti autorità compresi gli enti parco nazionali e regionali. 12.