[pronunce]

Da qui il rimettente ha dedotto la rilevanza della questione, ritenendo che, nella specie, fosse configurabile la lieve entità del fatto e che la decisione non potesse, perciò, prescindere dalla soluzione della questione di legittimità costituzionale della disposizione censurata, che doveva essere applicata al caso in esame. 1.2.- In punto di non manifesta infondatezza, il rimettente ha rilevato che la disciplina oggetto di censura violerebbe, in primo luogo, il principio di ragionevolezza: vigerebbe, infatti, un trattamento sanzionatorio differenziato a seconda delle sostanze per le ipotesi di non lieve entità, mentre analoga proporzione non sarebbe rispettata nell'ipotesi di lieve entità del fatto, così determinando una irragionevole asimmetria punitiva. Alla predetta «irragionevolezza estrinseca» si aggiungerebbe la «disomogeneità intrinseca» del disvalore del reato, non potendosi ritenere che il fatto di lieve entità commesso con cosiddette "droghe pesanti" sia parificabile a quello commesso con cosiddette "droghe leggere", stante il «diverso spessore dell'interesse tutelato». Ciò determinerebbe, secondo il Tribunale, anche una violazione del principio di uguaglianza formale e sostanziale, ex art. 3 Cost. Inoltre, il rimettente non ritiene condivisibile l'orientamento giurisprudenziale - espresso, ad esempio, dalla Corte di cassazione, sezione quarta penale, nella sentenza 5 marzo 2014, n. 10514 - secondo cui la scelta legislativa sarebbe ragionevole, in quanto, di fronte a specifiche modalità del fatto (tali da connotarlo come di lieve entità), il dato della diversa natura della sostanza stupefacente oggetto delle condotte sarebbe comunque suscettibile di valutazione da parte del giudice nella determinazione discrezionale della pena da infliggere. Ad avviso del giudice a quo, infatti, la risoluzione del problema della coerenza intrinseca di una norma complessa, qual è l'art. 73 citato, non può essere affidata soltanto alla discrezionalità del giudice. 1.3.- Secondo il Tribunale, inoltre, sarebbe violato l'art. 27, terzo comma, Cost., in quanto la previsione di una sanzione unica per condotte diverse non garantirebbe la finalità rieducativa della pena, né sarebbe conforme al principio di proporzionalità codificato all'art. 49, comma 3 (rectius: paragrafo 3) , della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Tale violazione si appalesa in modo più grave nel caso dei minorenni, per i quali le sanzioni previste potrebbero oggettivamente precludere benefici - quali la sospensione condizionale della pena, il perdono giudiziale o l'applicazione di sanzioni sostitutive ex art. 30 del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni) - finalizzati a non interrompere i processi educativi in corso e a favorire la rapida uscita dal circuito criminale. 1.4.- Ad avviso del rimettente, infine, si prospetterebbe anche la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., per mancata attuazione della citata decisione quadro del Consiglio dell'Unione europea del 25 ottobre 2004, n. 2004/757/GAI, anche in riferimento all'art. 49, paragrafo 3, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. In particolare, il Tribunale ha osservato che l'art. 4 della citata decisione quadro richiede la previsione, in materia di illeciti concernenti gli stupefacenti, di pene detentive effettive, proporzionate e dissuasive, rimarcando il canone della proporzionalità sin dal «considerando» n. 5 premesso al testo normativo e stabilendo che, per i reati minori, siano previste «pene detentive della durata massima compresa tra almeno 1 e 3 anni». Posto che l'art. 73, comma 5, nel testo impugnato, indica un intervallo edittale di pena compreso tra i sei mesi e i quattro anni di reclusione, esso violerebbe il citato art. 4 della citata decisione quadro, sia nei limiti massimi (quattro anni, anziché tre), sia nei minimi (sei mesi anziché un anno), «qualora l'avverbio "almeno" dovesse ritenersi applicabile solo al primo termine edittale». Le disposizioni comunitarie in parola, in quanto non dotate di diretta efficacia, costituirebbero perciò norme interposte rispetto al parametro costituzionale rappresentato dall'art. 117, primo comma, Cost., così che la violazione delle medesime si tradurrebbe in violazione di quest'ultimo. Rispetto al medesimo parametro costituzionale si porrebbe anche la violazione del canone di proporzionalità indicato nell'art. 49, paragrafo 3, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, atteso anche il riferimento, nella decisione quadro, ad una differenziazione delle sanzioni in relazione al diverso grado di pericolosità per la salute delle varie sostanze stupefacenti. La circostanza che lo Stato sia inadempiente rispetto alla citata normativa comunitaria, si ricaverebbe anche dalla relazione della Commissione delle Comunità europee COM(2009)669 del 10 dicembre 2009, in cui si stigmatizza il mancato invio da parte dell'Italia delle informazioni obbligatorie sull'attuazione della decisione quadro. Ad avviso del rimettente, occorrerebbe perciò che l'impugnato art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990 venga dichiarato illegittimo «nella parte in cui non prevede un regime sanzionatorio differenziato in relazione alla tipologia e classificazione tabellare della sostanza stupefacente, conformemente ai parametri anche edittali di cui all'art. 4 della decisione quadro 2004/757/GAI del Consiglio dell'Unione Europea del 25 ottobre 2004». 1.5.- In conclusione, il rimettente ritiene che la normativa censurata di cui all'art. 73, comma 5, sia illegittima per violazione degli artt. 3, 27, terzo comma, e 117, primo comma, Cost. «nella parte in cui 1) non distingue - nel trattamento sanzionatorio - tra fatti di lieve entità aventi ad oggetto sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I e fatti di lieve entità aventi ad oggetto sostanze stupefacenti o psicotrope appartenenti alla differente tabella II dell'art. 14 del D.P.R. 309/90; 2) non prevede dei limiti di pena differenziati e conformi ai parametri di cui all'art. 4 della Decisione quadro 2004/757/GAI del Consiglio [...] e all'art. 49, 3° paragrafo, Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE». 2.- Con atto depositato il 7 luglio 2015, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, assistito e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata. Il Governo contesta l'asserita irragionevolezza della normativa che, per i fatti di lieve entità, ha mantenuto un'unica cornice edittale, indipendentemente dalla natura della sostanza.