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Eppure stiamo parlando di 55 miliardi di euro, una cifra pari a quella di due leggi di bilancio. Stiamo parlando di 266 articoli raccolti in un tomo di quasi 1.000 pagine e scaturiti dallo studio e dal lavoro di 470 esperti, oltre ai Ministri e ai Sottosegretari. Stiamo parlando di un decreto-legge che faceva ben sperare, ma che alla fine ha deluso tutti e - come se non bastasse - non c'è più tempo neppure per correggerlo, perché scade fra pochi giorni, e qui in Senato è arrivato blindato e nulla si è potuto aggiungere a quanto licenziato dalla Camera dei deputati. Nonostante i numerosi emendamenti migliorativi presentati dalle opposizioni (1.500, per la precisione) e i proclami da parte della maggioranza di una collaborazione con le forze di opposizione, alla fine, nel passaggio alla Camera dei deputati, sono stati concessi poche briciole e pochi spiccioli, accogliendo solo pochissimi emendamenti, tra cui - e di questo ne siamo orgogliosi - quello relativo ai fondi per le scuole paritarie che, grazie alla costanza e alla perseveranza della Lega, sono stati infine raddoppiati. (Applausi) . Sono invece rimasti irrisolti, per quanto riguarda i settori di competenza della Commissione istruzione pubblica, beni culturali, le questioni relative al precariato degli insegnanti e del personale ATA e non solo. In questo decreto manca la definizione di un quadro di interventi di riqualificazione delle scuole alla luce delle imminenti necessità legate alla riapertura a settembre. Manca un necessario fondo liquidità per la cultura, per garantire un sostegno finanziario alle imprese culturali. Manca la garanzia dello Stato in favore delle imprese di assicurazione a copertura dei rischi derivanti da Covid-19 per le produzioni cinematografiche e teatrali, visto che le assicurazioni si rifiutano di risarcire i danni da interruzione della produzione culturale causata dall'epidemia. Manca la previsione di interventi per i musei civici e per il rafforzamento delle attrattività dei piccoli borghi attraverso il restauro e il recupero di spazi urbani, edifici storici e culturali. Manca un opportuno finanziamento del fondo per il rilancio del sistema nazionale sportivo. Mancano, soprattutto, una visione strategica e una riprogrammazione del comparto scolastico e delle discipline universitarie. Manca il coraggio di staccarsi da quel rigorismo europeo che con i tagli imposti ha inciso così negativamente anche su un settore come quello della cultura, trainante per la nostra economia. Noi abbiamo cercato di portare il nostro contributo al provvedimento, presentando anche ieri in Commissione un parere alternativo a quello della maggioranza, mettendo in evidenza alcune delle cose che con questo decreto-legge non si sono fatte, alcune questioni che non sono state affrontate. Onorevole rappresentante del Governo, è stato imbarazzante verificare che alcune nostre osservazioni coincidevano con quelle contenute nel parere della maggioranza. Come si può quindi dare un parere favorevole a un decreto-legge in cui la stessa maggioranza riscontra delle mancanze? Come possiamo parlare di rilancio quando lo stesso segretario generale della CGIL afferma che musei, archivi e biblioteche hanno difficoltà ad aprire al pubblico? Le sale cinematografiche e i teatri non sanno se e come proseguire un'attività che comunque si presenta dimezzata. E ancora, che per i lavoratori del settore artistico e culturale il Governo è intervenuto, ma le misure sono ancora insufficienti. In sintesi - e concludo - con questo provvedimento, il cui ritardo è indiscutibile, assistiamo a una serie di interventi spot che corrono dietro ai problemi, senza peraltro risolverli, esattamente come quando si rattoppa una strada che avrebbe bisogno invece di un'asfaltatura uniforme, un po' come le strade di Roma. E finché ci sarà questo correre dietro ai problemi, senza una strategia, senza saperli veramente anticipare, non potrà mai esserci un vero rilancio per il nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor sottosegretario Misiani, colleghi, io questa volta, a dir la verità, ci avevo proprio sperato. Quando ho visto il titolo, ho pensato: questa volta ci siamo. Infatti qualche dubbietto ci era venuto sul cosiddetto decreto dignità; gli altri nomi ci sembravano poco entusiasmanti, ma quando ho visto la parola «rilancio», ho detto: è la volta buona, ci siamo riusciti; un sussulto di dignità e rispetto per gli italiani. E, poi, dopo una grande lettura che, come ben sapete, è cambiata diverse volte, mi sono rassegnato. Se si dovesse fare un ragionamento legato ai quotidiani, il titolista è un fenomeno, ma chi fa l'articolo una tragedia. Mi spiace che, come sempre, le discussioni si svolgano in Aule semideserte, con i banchi del Governo abbandonati alle capaci mani del sottosegretario Misiani, che se fosse stato ancora all'opposizione, in Commissione avrebbe detto molto peggio di quello che sto per dire io. Ai 266 articoli iniziali ne abbiamo aggiunti altri 80, 150 commi molto più corposi e, anche qui, ci aspettavamo una soluzione importante e un'assunzione di responsabilità da parte del Parlamento. Questo è il primo dato, poi arrivo ai numeri: un impegno della maggioranza per poter discutere anche al Senato, compiutamente, il cosiddetto decreto rilancio. Vi ricordo - lo ricordo agli amici della maggioranza che oggi non sono in Aula perché hanno altro da fare - che i 55 miliardi previsti dallo scostamento che è stato votato dal Parlamento, se non ci fosse stata l'opposizione, non ci sarebbero stati. Se non ci fossero stati i voti dell'opposizione, lo scostamento non ci sarebbe stato. È stato possibile raccogliere anche il consenso dell'opposizione perché, tra persone serie, ci eravamo detti che il decreto-legge doveva essere di tutti, doveva entrare nel merito delle esigenze che tutte le forze politiche che rappresentano l'intero Paese possono segnalare e, di conseguenza, portare contributi veri, concreti e reali rispetto ad una parte politica che oggi non rappresenta più la maggioranza degli italiani. Ebbene, è successo esattamente il contrario. Addirittura la maggioranza ha presentato migliaia di emendamenti alla Camera, e lo dico per farvi capire quanto fosse significativo quel decreto, per approdare in Senato ieri e ricevere in fretta e furia i pareri delle Commissioni. Ieri sera c'è stato uno sconfortato appello del nostro Capogruppo in Commissione bilancio, senatore Pichetto Fratin, che ha detto che abbiamo visto transitare il decreto perché non ci siamo potuti nemmeno impegnare nella discussione degli emendamenti che abbiamo presentato. Oggi c'è la discussione generale, poi ci saranno le dichiarazioni di voto e domani mattina si voterà la fiducia, perché se non mettete la fiducia non è detto che il decreto al nostro esame passi, perché le imprese e i cittadini che stanno all'esterno hanno capito che è l'ennesima fregatura. Nel settore del turismo che qualcuno ha citato - io me ne occupo da sempre e ne ho la responsabilità per il partito di Forza Italia - vi ricordo che, tra diretti e indiretti, ci sono circa sette milioni di persone.