[pronunce]

L'art. 12 della citata Convenzione - disposto al comma 1 che il fanciullo capace di discernimento ha diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa - soggiunge al comma 2 che "A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale". Tale prescrizione, ormai entrata nell'ordinamento, è idonea ad integrare - ove necessario - la disciplina dell'art. 336, secondo comma, cod. civ. , nel senso di configurare il minore come parte del procedimento, con la necessità del contraddittorio nei suoi confronti, se del caso previa nomina di un curatore speciale ai sensi dell'art. 78 cod. proc. civ. (cfr. ordinanza n. 528 del 2000). Ed è ancora una volta rilevante il richiamo alla recente legge n. 149 del 2001, dalla quale - come già notato al n. 7 - chiaramente si evince l'attribuzione al minore (nonché ai genitori) della qualità di parte, con tutte le conseguenti implicazioni. 9. - Infine l'art. 336, secondo comma, cod. civ. è impugnato in quanto non prevede "a pena di nullità rilevabile d'ufficio che i genitori e il minore che abbia compiuto gli anni dodici siano sentiti". Tale mancata previsione violerebbe gli artt. 2, 3, secondo comma, 24, secondo comma, 30, primo comma e 111, primo e secondo comma, Cost., poiché il principio del contraddittorio ex art. 111 della Costituzione vale anche per i procedimenti camerali ablativi o limitativi della potestà e la sua inosservanza impone la previsione di nullità. La questione, in quanto dipendente dalle precedenti, resta assorbita, pur dovendosi rilevare che compete al rimettente stabilire, applicando le norme generali sulle nullità processuali civili, quali conseguenze esplichi sul provvedimento reclamato l'inosservanza dell'art. 336, secondo comma, interpretato nel senso sopra precisato. 10. - Il terzo gruppo di questioni proposte dalla Corte d'appello di Torino concerne - sotto tre distinti profili - l'art. 336, terzo comma, cod. civ. , secondo cui "In caso di urgente necessità il tribunale può adottare, anche d'ufficio, provvedimenti temporanei nell'interesse del figlio". 11. - La norma è anzitutto impugnata per la parte in cui non prevede che il provvedimento temporaneo assunto in caso di urgente necessità nell'interesse del minore (senza l'audizione dei genitori e del minore che abbia compiuto dodici anni) abbia, a pena di nullità, una durata massima, individuabile in trenta giorni. Secondo il giudice rimettente, questa mancata previsione viola l'art. 3, primo comma, della Costituzione (per ingiustificata disparità di trattamento rispetto ai provvedimenti urgenti di limitazione o sospensione della potestà nel corso del procedimento di adottabilità, che l'art. 10, terzo comma, della legge n. 184 del 1983 considera implicitamente temporanei, prevedendo l'intervento entro un mese del decreto di conferma, modifica o revoca), e gli artt. 24, secondo comma, e 111, primo e secondo comma, della Costituzione (perché un provvedimento urgente di durata illimitata vanifica il diritto di difesa ed il contraddittorio nella fase processuale successiva). In secondo luogo, la norma è impugnata in quanto non prevede che il tribunale per i minorenni, dopo avere provveduto in via di urgenza senza sentire genitori e minore ultradodicenne, debba entro trenta giorni, a pena di decadenza, provvedere in contraddittorio per confermare, modificare o revocare il provvedimento. Ad avviso della Corte rimettente, tale mancata previsione viola l'art. 3, primo comma, della Costituzione (per irragionevole disparità di trattamento rispetto alla disciplina del procedimento di adottabilità di cui al citato art. 10 della legge n. 184 del 1983), e gli artt. 24, secondo comma, e 111, primo e secondo comma, della Costituzione (per lesione dei diritti di difesa e del contraddittorio). 12. - Le due questioni sono inammissibili. Il giudice a quo - pur dubitando che la disciplina del procedimento urgente in materia di potestà genitoriale, di cui al terzo comma dell'art. 336 cod. civ. , sia conforme ai parametri evocati - non ha valutato la possibilità di dare della norma impugnata un'interpretazione idonea a porla al riparo dai dubbi di legittimità costituzionale sottoposti al giudizio di questa Corte. In particolare, non ha verificato se - come pure si è sostenuto in giurisprudenza e in dottrina - il procedimento in esame, attesa la sua natura cautelare rispetto a quello ordinario di cui al secondo comma del medesimo art. 336 cod. civ. , non possa ritenersi assoggettato alla disciplina del procedimento cautelare uniforme dettata dagli artt. 669-bis e ss. cod. proc. civ. (applicabile, in quanto compatibile, a tutti i provvedimenti cautelari previsti dal codice civile: art. 669-quaterdecies), con la conseguenza che anche il provvedimento urgente previsto dalla norma impugnata dovrebbe ritenersi regolato dal secondo e dal terzo comma dell'art. 669-sexies. Il silenzio sul punto dà luogo ad un difetto di motivazione dell'ordinanza. 13. - Sotto un terzo profilo l'art. 336, terzo comma, cod. civ. è impugnato in quanto - non prevedendo la nullità rilevabile d'ufficio del provvedimento temporaneo emanato in difetto del presupposto dell'urgente necessità - consentirebbe al tribunale per i minorenni di adottare provvedimenti temporanei senza sentire i genitori ed il minorenne ultradodicenne, così violando l'art. 24, secondo comma, della Costituzione (per il sacrificio del diritto di difesa dei soggetti che dovevano essere sentiti), l'art. 111, primo e secondo comma, della Costituzione (per la lesione del diritto di questi soggetti al giusto processo), e infine il diritto di ascolto del minore, garantito dall'art. 9, comma 2, della citata Convenzione sui diritti del fanciullo. 14. - La questione - indipendentemente dalle implicazioni desumibili dai rilievi di cui al n. 12 - è inammissibile, non ponendo un problema di legittimità costituzionale, ma di mera interpretazione. Infatti - poiché l'art. 336, terzo comma, cod. civ. prevede la possibilità di adottare provvedimenti temporanei solo in caso di "urgente necessità" - la questione se il difetto di tale requisito comporti o meno nullità attiene all'interpretazione della norma impugnata, alla luce dell'art. 156 cod. proc. civ. , che spetta al giudice a quo. 15. - La Corte di appello di Genova impugna gli artt. 737, 738 e 739 cod. proc. civ. , e l'art. 336 cod. civ. , in quanto rendono applicabile il rito camerale ai procedimenti aventi ad oggetto l'affidamento dei minori nel caso di conflitto fra genitori non uniti in matrimonio e, più in generale, ai procedimenti limitativi od ablativi della potestà genitoriale.