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Si demanda inoltre a ciascuna amministrazione la definizione dei tempi e delle modalità per i controlli, nonché per la restituzione dei benefici fruiti in caso di accertamento della decadenza. L'importo del beneficio da restituire per effetto della decadenza è, comunque, maggiorato di un tasso di interesse calcolato secondo il tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di erogazione o fruizione dell'aiuto, maggiorato del 5%. Il comma 5 dispone che per gli aiuti di Stato concessi da Amministrazioni centrali dello Stato, gli importi restituiti affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati all'amministrazione titolare della misura di aiuto e vanno ad incrementare la disponibilità della misura stessa. Nel corso dell'esame alla Camera, è stato introdotto un ulteriore comma 5- bis , secondo il quale le somme disponibili derivanti dalle sanzioni applicate ai sensi del presente articolo, da parte delle amministrazioni centrali dello Stato, sono versate ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato e sono destinate al finanziamento di contratti di sviluppo ai fini della riconversione del sito produttivo in disuso a causa della delocalizzazione dell'attività economica, eventualmente anche sostenendo l'acquisizione da parte degli ex dipendenti. Da ultimo, la relatrice illustra l'articolo 6, che prevede la decadenza dalla fruizione di specifici benefici per le imprese - italiane ed estere, ma operanti nel territorio italiano - che, avendo beneficiato di aiuti di Stato che prevedano una valutazione dell'impatto occupazionale, non abbiano garantito il mantenimento di determinati livelli occupazionali. La revoca dei benefici concessi, è disposta qualora le imprese richiamate riducano in misura superiore al 50 per cento i livelli occupazionali degli addetti all'unità produttiva nei 5 anni successivi alla data di completamento dell'investimento. In presenza di una di una riduzione di tali livelli superiore al 10 per cento, il beneficio viene ridotto in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale. Il relatore per la 6ª Commissione MONTANI ( L-SP-PSd'Az ) osserva preliminarmente che il decreto-legge in esame contiene una serie di disposizioni di natura fiscale e finanziaria volte a contrastare la delocalizzazione delle imprese e salvaguardare i livelli occupazionali, contrastare il disturbo da gioco d'azzardo e favorire la semplificazione fiscale. In particolare, l'articolo 5 introduce limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti agli investimenti produttivi intervenendo su quanto previsto in materia dall'articolo 1, commi 60 e 61, della legge di stabilità 2014. L'articolo in esame dispone che le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l'effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell'attribuzione del beneficio, decadono dal beneficio qualora l'attività economica specificamente incentivata, o una sua parte, sia delocalizzata in Stati non appartenenti all'Unione europea, ad eccezione degli Stati aderenti allo Spazio economico europeo, entro cinque anni dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata. In caso di decadenza, l'amministrazione titolare della misura di aiuto, anche se priva di articolazioni periferiche, applica, ai sensi e con le procedure di cui alla legge n. 689 del 1981, anche la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma di importo da 2 a 4 volte quello dell'aiuto fruito. L'articolo 6 prevede la decadenza dalla fruizione di specifici benefici per le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio italiano, che, avendo beneficiato di aiuti di Stato che prevedano una valutazione dell'impatto occupazionale, non abbiano garantito il mantenimento di determinati livelli occupazionali. L'articolo 7 subordina l'applicazione dell'iperammortamento fiscale alla condizione che il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, su cui si fonda l'agevolazione, riguardi strutture produttive situate nel territorio nazionale, ivi incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti. La norma si applica alle spese sostenute successivamente al 14 luglio 2018. Nel caso di investimenti sostitutivi, il comma 4 impedisce che si applichi la revoca dell'agevolazione (di cui al comma 2), anche in caso di delocalizzazione. Il comma 4 è stato integrato nel corso dell'esame alla Camera nel senso di impedire che si applichi tale revoca anche nei casi in cui i beni agevolati siano per loro stessa natura destinati all'utilizzo in più sedi produttive e, pertanto, possano essere oggetto di temporaneo utilizzo anche fuori del territorio dello Stato. L'articolo 8 esclude dal credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo previsto dal decreto-legge n. 145 del 2013 taluni costi di acquisto - anche in licenza d'uso - di beni immateriali connessi ad operazioni infragruppo. Si tratta, in particolare, di spese relative a competenze tecniche e privative industriali. La disposizione trova applicazione a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore del decreto-legge in esame). La nozione di imprese appartenenti al medesimo gruppo, imprese controllate da medesimo soggetto, controllanti o collegate, viene ricondotta alla definizione disposta dall'articolo 2359 del codice civile. Nell'ambito delle misure per il contrasto del disturbo da gioco d'azzardo, contenute nell'articolo 9 - e negli articoli da 9- bis a 9- quater , inseriti dalla Camera, segnala l'introduzione del divieto, la cui violazione comporta l'applicazione di specifiche sanzioni amministrative, di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, nonché al gioco d'azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo. Dal divieto sono escluse le lotterie nazionali ad estrazione differita, le manifestazioni di sorte locali e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Riguardo alle modifiche introdotte dalla Camera segnala che: entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Governo dovrà proporre una riforma complessiva in materia di giochi pubblici, in modo da assicurare l'eliminazione dei rischi connessi al disturbo da gioco d'azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell'erario, e comunque tale da garantire almeno l'invarianza delle corrispondenti entrate (comma 6- bis dell'articolo 9); il Ministero dell'economia e delle finanze dovrà svolgere, d'intesa con il Ministero della salute, il monitoraggio dell'offerta dei giochi, dell'andamento del volume di gioco e della sua distribuzione nel territorio nazionale (articolo 9- ter ); sugli esiti del monitoraggio i medesimi ministeri dovranno presentare annualmente alle Camere una relazione.