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Invece avete bocciato la nostra proposta e avete approvato un provvedimento in cui inserite una serie di parametri, tra cui il numero di agenti di polizia municipale in base alla popolazione, oppure il numero delle infrazioni stradali commesse sul territorio, come se questi potessero consentire di valutare lo stato della sicurezza. Intendo dire, signor Ministro, che anche un camorrista o un mafioso può fermarsi al rosso e passare con il verde. Concludo dicendo che alcuni colleghi senatori hanno pubblicato dei post su Facebook chiedendosi come mai il Gruppo Fratelli d'Italia critichi il provvedimento. Noi non critichiamo il provvedimento, perché siamo d'accordo sulla sicurezza e sulle misure in esso contenute, ma il fatto che esso molto probabilmente per problemi politici all'interno della maggioranza non abbia la determinazione che invece Fratelli d'Italia auspicava. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, vorrei iniziare da una considerazione. Fin da quando il provvedimento in esame ha mosso i suoi primi passi, è stato subito chiaro a tutti noi in quest'Aula e credo anche al di fuori di essa, come del resto hanno ricordato in maniera molto efficace tanti miei colleghi intervenuti in discussione generale, che sostanzialmente eravamo di fronte a una legge manifesto, quella che per tanti mesi questa maggioranza guidata da Matteo Salvini aveva annunciato e sbandierato all'intero Paese. Poi siamo andati avanti e leggendolo (e più lo abbiamo letto e più abbiamo capito questo provvedimento) è stato ancora più chiaro che sarebbe stato un provvedimento con pochi, pochissimi, effetti sul tema vero della sicurezza e con molti effetti drammatici e devastanti sul tema dell'immigrazione. È stato detto e io non intendo ripetermi e dilungarmi su questo: grazie alle scelte che stiamo facendo oggi ci sarà più clandestinità nelle nostre città, maggiore marginalità sociale, più esclusione e ovviamente più tensione, quindi altro che sicurezza. Così è stato sempre più chiaro che l'unico obiettivo perseguito realmente dal provvedimento in esame era quello di consentire ancora una volta al ministro Salvini di indossare i panni dell'imbonitore: uomo di ferro che gioca con i principi basilari dei diritti umani come se fossero principi a sua completa disposizione. Mi dispiace non essere concorde con i miei colleghi. Io non mi sento di ringraziare il ministro Salvini che a tratti, in maniera abbastanza discontinua, stasera è qui in Aula. Si prodiga di dichiarazioni (ne leggiamo una al minuto) anche sul valore di questo provvedimento e non mi pare che sia stato presente in quest'Aula nemmeno al momento della sua discussione, come forse tutti ci saremmo aspettati. Quindi nessun ringraziamento. (Applausi dal Gruppo PD) . Voglio quindi venire al merito, signor Presidente. Il punto è che la nostra Costituzione ci dice che la presunzione di innocenza, il diritto di asilo e la cittadinanza, su cui voglio intervenire in modo particolare con riferimento all'articolo 14 del decreto-legge in esame, non sono diritti per alcuni, i cittadini di serie A, e concessioni gentilmente offerte dal Ministro dell'interno per altri, ovvero i presunti cittadini di serie B. Il decreto-legge in esame, invece, introduce esattamente questo tipo di discriminazione, che per noi - lo dico chiaramente - è vergognosa e inaccettabile. Quello che è ancora più grave è che ciò dimostra palesemente quanto, a dir la verità, fossero veramente false le dichiarazioni del ministro Salvini sulle sue intenzioni di distinguere sempre - lo abbiamo sempre sentito - i regolari dagli irregolari, applicando norme severe e respingimenti ai secondi e negando qualunque atteggiamento o pensiero discriminatorio nei confronti dei primi. Eh, no! Di fronte a questo provvedimento abbiamo la certezza dimostrata che, al di là di ogni valutazione di merito, si introduce una logica sostanzialmente vessatoria e discriminatoria nei confronti di chiunque, sia regolari che irregolari. Se questo è vero in tutto il provvedimento, lo è in modo particolare per quel che riguarda l'articolo 14, ovvero per coloro che richiedono la cittadinanza: per quanto riguarda tali norme, infatti, ciò diventa ancora più palese e più chiaro. Nell'articolo 14 del decreto-legge siamo di fronte a stranieri che chiedono di ottenere la cittadinanza italiana o addirittura a cittadini che questa cittadinanza già ce l'hanno. Si è discusso molto sulla revoca della cittadinanza verso chi non è italiano per nascita ed è stato condannato per reati con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale. Ricordo intanto a tutti noi - forse non sarebbe il caso - che parliamo di numeri veramente molto esigui, ma al di là di questo, in ogni caso, l'effetto di tale norma sul sistema e sul nostro ordinamento sarà a dir poco dirompente. Si aprirà infatti la strada alla possibilità di prevedere e codificare disparità di trattamento tra cittadini italiani, in virtù della loro provenienza, per la commissione di uno stesso reato. Oggi qui, con questo atto, stiamo infatti prevedendo conseguenze diverse per lo stesso reato. Lo dico ai colleghi che anche su questo punto ho visto intervenire in maniera molto cinica e strumentale. Da donna mi si consenta di dire che a tanti di noi in quest'Assemblea questo problema è caro, (Applausi dal Gruppo PD), ma che nei casi di violenza non c'è differenza se a compierla è un immigrato, uno straniero o un italiano, così come non c'è differenza per nessun tipo di reato: mai. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi, noi intendiamo perseguire questi reati in maniera seria e rigorosa, con pene all'altezza, e non facciamo nessun passo indietro, ma non ci sia alcun distinguo se a commettere il reato è un italiano o uno straniero, perché questa è una distorsione irricevibile del nostro Stato diritto, di cui sinceramente, fino ad oggi, andiamo fieri ed orgogliosi. Sia chiaro, dunque: nessuno sconto per chi si macchia di questi reati gravi, ma questo non può mai e poi mai significare la deroga ad una pena giusta e soprattutto sempre uguale per tutti. Signor Presidente, lo ripeto: deve essere uguale per tutti. Se in tutti i nostri tribunali, sopra tutte le norme, capeggia il principio per cui la legge è uguale per tutti, una ragione dovrà pur esserci. Per noi un senso ce l'ha. Colleghi, per voi ce l'ha ancora? (Applausi dal Gruppo PD) . La legge è sempre uguale per tutti? Se così non sarà, se tutti i cittadini non saranno più uguali di fronte alla legge, diremo addio alla cittadinanza per come l'abbiamo conosciuta in duecento anni di storia nel nostro Paese e diremo addio ad un principio fondamentale della civiltà giuridica e politica dell'Europa. Forse non sarà un problema per voi, ma vi assicuro che lo è per noi e sicuramente lo è per tanti italiani, oggi orgogliosi della nostra grande e straordinaria tradizione giuridica. C'è di più, perché come dicevo il cuore di questo articolo è ancora un altro.