[massime]

Arbitrato - Assunzione diretta di pubblici servizi da parte di Comuni e Province - Determinazione dell'equa indennità di riscatto dovuta ai concessionari - Devoluzione in arbitrato rituale obbligatorio, in caso di mancato accordo tra le parti - Denunciata violazione del diritto alla tutela giurisdizionale, del principio del giudice naturale e del divieto di istituire giudici speciali - Sopravvenuta carenza di oggetto per effetto di dichiarazione di parziale illegittimità costituzionale della norma censurata - Manifesta inammissibilità delle questioni.. Sono dichiarate manifestamente inammissibili - per sopravvenuta carenza di oggetto - le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 24, settimo e ottavo comma, del r.d. n. 2578 del 1925, censurato dal Tribunale di Brescia, in riferimento agli artt. 24, 25 e 102 Cost., in quanto prevede una forma di arbitrato rituale obbligatorio per la determinazione dell'equa indennità di riscatto degli impianti di illuminazione pubblica, precludendo alle parti il ricorso all'autorità giudiziaria. Successivamente all'ordinanza di rimessione, la sentenza n. 123 del 2018 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma censurata, nella parte in cui non riconosceva il diritto di ciascuna delle parti di adire l'autorità giudiziaria ordinaria, in caso di mancato accordo sulla determinazione dell'indennità di riscatto degli impianti afferenti l'esercizio dei servizi pubblici, con la conseguenza che il ricorso all'arbitrato non è più obbligatorio, ma è rimesso alla volontà delle parti che, anche unilateralmente, possono derogare alla competenza arbitrale. ( Precedenti citati: sentenza n. 123 del 2018, di accoglimento di analoghe questioni; ordinanze n. 26 del 2016, n. 129 del 2015 e n. 252 del 2014, sulla manifesta inammissibilità della questione per sopravvenuta dichiarazione di incostituzionalità della norma oggetto ).