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Questo principio è stravolgente, perché se la loro vita o quella di cittadini che votano per questo Parlamento è meno importante e quindi non porta in Aula il Ministro competente, fissiamo un criterio che non ha uguali nella storia, non della Repubblica italiana, ma dell'Italia unita, dal 1860 fino a questa mattina, ed è giusto che l'Assemblea lo sappia e si richiami ad una responsabilità che in centocinquanta anni in quest'Aula non è mai venuta meno, salvo nella giornata di oggi. (Applausi dai Gruppi Misto, FI-BP, PD e FdI). GASPARRI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, a me questa discussione sembra un po' surreale: tra poco qualcuno chiederà se c'è il parere della Commissione bilancio sulla guerra civile in Venezuela, perché stiamo mischiando delle drammatiche vicende dell'umanità col calendario dei lavori, l'attività della Commissione, le comunicazioni e l'informativa, cose che fuori da qui nessuno capirebbe. Noi abbiamo posto un problema che la storia si pone: non è che l'ordine del giorno del Senato della Repubblica italiana viene prima di quello che accade nell'umanità. I liberi Parlamenti non possono determinare l'andamento della storia. Non mi illudo che se noi facciamo una discussione oggi, domani mattina o lunedì il mondo cambi, ma i liberi Parlamenti sono un presidio di libertà, per se stessi e per il mondo: questo stiamo dicendo in quest'Aula, quindi è opportuno parlare di quello che accade. Poi si può discutere. Ci sono Governi che hanno riconosciuto questa nuova istituzione, come quello degli Stati Uniti d'America. Siamo o non siamo alleati degli Stati Uniti? Non è che la decisione degli Stati Uniti di non riconoscere Maduro e di riconoscere gli altri sia irrilevante e questo vale per altri Paesi ancora. Invito pertanto i colleghi della maggioranza ad avere saggezza, poi si potrà discutere quando sarà, ma questo atteggiamento di mischiare i drammi della storia con la miseria delle trivelle e degli emendamenti è un errore che il Senato non può tollerare. Viva il Venezuela del popolo venezuelano! È questo che dobbiamo dire in questa sede oggi, perché c'è gente che rischia di andare sotto i carri armati e cosa verrà detto loro? Aspettate, sospendiamo la guerra civile, perché a Roma devono sapere quando ne parleranno? Non ci dobbiamo coprire di questa vergogna. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico industriale «Giovanni Caso», di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sul calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . A questo punto, esauriti gli interventi, metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori volta a procedere all'informativa del Governo sul Venezuela la settimana prossima non appena esaurito l'esame del decreto-legge semplificazioni, avanzata dal senatore Romeo. È approvata. Dispongo la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. È approvata. Ciò comporta che potrà esservi l'esigenza di aggiungere un'altra giornata nel calendario della prossima settimana, che invece prevedeva solo l'esame del decreto-legge semplificazioni. Ove occorresse, l'Assemblea potrà esser convocata anche mercoledì o un altro giorno. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Abbiamo detto lunedì o martedì! PRESIDENTE. Sì, quando sarà esaurito l'esame del decreto-legge semplificazioni, occorrerà prevedere un'altra seduta. Abbiamo dunque esaurito la questione e prendo atto che il Venezuela, per fortuna, è stato considerato più importante di come ai miei tempi veniva considerato il Bangladesh. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno FEDELI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, non credo che il mio sia proprio un intervento di fine seduta, ma prendo atto dell'andamento del dibattito odierno. PRESIDENTE. No, senatrice, il suo è un intervento di fine seduta. Ha tre minuti. FEDELI (PD) . Va bene, la ringrazio di avermi dato la parola. Voglio solo ricordare in quest'Aula, che mi sembra un luogo importante, che secondo me merita rispetto, la figura di Guido Rossa. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, chi non è interessato alla commemorazione di Guido Rossa è pregato di uscire dall'Aula. FEDELI (PD) . Spero che almeno lei lo sia, signor Presidente. Esattamente la mattina del 24 gennaio del 1979, 40 anni fa, le Brigate Rosse colpirono a morte Guido Rossa, dopo averlo prelevato con forza mentre entrava in fabbrica. Guido Rossa era un operaio iscritto alla CGIL. (Brusio). PRESIDENTE . Mi scusi, senatrice. Colleghi, credo che il ricordo di una vittima delle Brigate Rosse meriti una maggiore attenzione. La collega sta ricordando una delle tante vittime delle BR, che segnò però una svolta nella politica italiana, per cui credo che meriti attenzione. Prego, senatrice, a lei la parola. FEDELI (PD) . La ringrazio, Presidente. Come dicevo, Guido Rossa era un operaio iscritto alla CGIL, un operaio militante del Partito Comunista Italiano, un operaio che non ebbe dubbi a schierarsi, a decidere da che parte stare e ad agire di conseguenza, anche in un momento storico - lo voglio ricordare - in cui lo scontro politico era tanto violento da mettere in gioco e a rischio la propria vita. Era un operaio e un sindacalista che lottava per la sua gente, per rendere più giuste e dignitose le condizioni di lavoro e quindi di vita, che credeva nella democrazia ed era pronto a battersi per difenderla da chi voleva annientare la Repubblica, colpendone i valori, gli spazi di convivenza democratica, il senso di comunità. Non ebbe dubbi a denunciare un collega di fabbrica dell'Italsider, che diffondeva volantini inneggianti alla lotta armata: Rossa fu il primo a farlo in questo Paese. Fece ciò che la sua coscienza gli indicò come giusto, quello che la sua comunità di riferimento, la CGIL, riteneva fosse una responsabilità di tutti i lavoratori per fermare i tentativi di infiltrazione brigatista nelle fabbriche e contrastare in ogni modo il terrorismo, che Luciano Lama definì nemico mortale della classe operaia. Come sapete, mai in CGIL ci furono atteggiamenti di comprensione verso quelli che qualcuno definiva «compagni che sbagliano»; mai ci fu un tentennamento di fronte a chi diceva di stare né con lo Stato, né con le BR. Non erano «compagni» quelli che uccidevano: non c'era nessuna altra parte dove i lavoratori e i sindacalisti potessero stare che non fosse quella dello Stato e della democrazia. Guido Rossa era fortemente convinto di questo, umanamente e politicamente; così convinto da agire, da rischiare, da non temere per la propria vita e per la propria famiglia; così convinto da essere scelto dai terroristi come uno di quelli che andava punito, colpito, ucciso.