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Il presente disegno di legge, nella convinzione che ancora una volta un argine ai fenomeni di disagio sociale competa alla scuola e alle famiglie, aumenta le pene nei confronti dei genitori che non adempiono all'obbligo scolastico nei confronti dei figli e amplia la portata del precetto penale a oggi limitata secondo giurisprudenza unanime alla sola scuola elementare. Infatti, secondo la giurisprudenza di legittimità, l'attuale articolo 731 del codice penale sanziona ormai la sola violazione degli obblighi di istruzione concernenti la scuola elementare, così come si desume dal suo tenore letterale posto che non è più vigente la norma che aveva esteso l'applicazione della previsione incriminatrice all'inadempimento degli obblighi in parola riguardo alla scuola media inferiore, cioè l'articolo 8 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, abrogato dall'articolo 1 del decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212; nonostante gli obblighi di istruzione, nel corso del tempo, siano stati estesi fino a comprendere un ciclo di studi della durata di almeno dodici anni, o comunque fino all'ottenimento di una qualifica professionale triennale entro il diciottesimo anno di età (articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76), e poi riferiti a una istruzione impartita per almeno dieci anni e finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o una qualifica professionale triennale (articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296). Si prevede anche la sanzione accessoria della sospensione dei benefici del reddito di cittadinanza e dell'assegno unico familiare eventualmente percepiti da coloro che vengano accettati come responsabili del reato. Si prevede, inoltre, sul reato di istigazione o apologia a delinquere, una nuova apposita previsione incriminatrice, nella consapevolezza che purtroppo un ruolo di amplificazione ed emulazione di tali fenomeni è svolto dai social network . Si consideri, infatti, che sempre più spesso le cronache riportano fatti di violenza spesso collegati al fenomeno della musica trap : sembra addirittura che in quell'ambiente vengano organizzate « bravate » o episodi di violenza, preordinati solo al fine di ampliare la notorietà social dell'« artista » del momento. Si subordinano i meccanismi premiali del processo minorile alla sottoposizione del minore ad un percorso di educazione sociale - civica che passi attraverso lo svolgimento di attività di volontariato o di attività socialmente utili in favore della comunità che ha offeso con i suoi comportamenti. Si inseriscono limiti alla non punibilità per particolare tenuità del fatto analoghi a quelli previsti dall'articolo 131- bis del codice penale.. 1 (Percorso di rieducazione del minore) 1 Al decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 27, dopo il comma 1 è inserito il seguente: « 1-bis . Il fatto non può essere ritenuto di particolare tenuità, ai sensi del comma 1, quando l'autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all'età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona. Il fatto non può altresì essere ritenuto di particolare tenuità quando si procede per delitti, puniti con una pena superiore nel massimo a due anni e sei mesi di reclusione, commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, ovvero nei casi di cui agli articoli 336, 337 e 341- bis del codice penale, quando il reato è commesso nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di un ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell'esercizio delle proprie funzioni, e nell'ipotesi di cui all'articolo 343 del medesimo codice »; b dopo l'articolo 27 è inserito il seguente: « Art. 27- bis . – (Percorso di rieducazione del minore) – 1. Il pubblico ministero, nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, se il fatto è commesso da tre o più persone, notifica al minore e all'esercente la responsabilità genitoriale l'istanza di definizione anticipata del procedimento subordinata alla condizione che il minore, con l'accordo dell'esercente la responsabilità genitoriale, acceda a un percorso di reinserimento e rieducazione civica e sociale che preveda, sentiti i servizi minorili di cui all'articolo 6, lo svolgimento di attività a beneficio della comunità di appartenenza quali, a titolo esemplificativo e compatibilmente con la legislazione sul lavoro minorile, lo svolgimento di lavori socialmente utili o la collaborazione a titolo gratuito con enti no profit per un periodo compreso da uno a sei mesi. 2 . Il deposito del programma rieducativo, redatto anche in collaborazione con i soggetti di cui all'articolo 6, deve avvenire entro trenta giorni dalla notifica dell'istanza del pubblico ministero; ricevuto il programma, il pubblico ministero entro i dieci giorni successivi lo trasmette al giudice al fine di fissare l'udienza per deliberare il provvedimento di ammissione del minore al percorso di rieducazione. 3. Il giudice con l'ordinanza di ammissione di cui al comma 2 stabilisce la durata del percorso rieducativo presentato, e sospende il procedimento per un periodo massimo di sei mesi, entro i quali deve essere eseguito il percorso concordato e fissata l'udienza di verifica. 4. Nel caso in cui il minore non intenda accedere o interrompa ingiustificatamente il percorso di reinserimento e rieducazione civica e sociale è esclusa l'applicazione degli articoli 28 e 29. 5. Al termine del percorso di reinserimento e rieducazione civica e sociale, il giudice, valutato l'esito positivo del programma rieducativo, sentite se del caso le parti, pronuncia sentenza di non luogo a procedere dichiarando l'estinzione del reato. Nel caso di valutazione con esito negativo riguardo all'attività svolta dal minore durante il programma rieducativo concordato con i servizi sociali, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero per la prosecuzione del procedimento penale con esclusione dell'applicazione degli articoli 28 e 29 ». 2 (Ammonimento) 1 Per i delitti per i quali sia prevista una pena nel massimo non inferiore ai cinque anni commessi , da minorenni di età compresa tra i dodici e i quattordici anni, è applicabile la procedura di ammonimento di cui all'articolo 8, commi 1 e 2, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38. 2 Ai fini dell'ammonimento il questore convoca il minore unitamente ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale. 3 Gli effetti dell'ammonimento di cui al comma 1 cessano al compimento della maggiore età. 4