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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione BILANCIO (5ª) 84 PESCO La seduta inizia alle ore 10,55. SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI Il presidente PESCO comunica che il senatore Misiani, a nome del proprio Gruppo, ha fatto richiesta di pubblicità dei lavori della seduta, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, attraverso l'attivazione del circuito interno. Tale richiesta è stata trasmessa alla Presidenza del Senato, che ha comunque già preventivamente espresso il proprio assenso. Dispone quindi l'avvio della trasmissione della seduta. La Commissione conviene. IN SEDE REFERENTE 981 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021 e relativa Nota di variazioni DDL 981 e 981-bis Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021 e relativa Nota di variazioni (Seguito dell'esame e rinvio) - (Tabb. 1 e 1- bis ) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2019 e per il triennio 2019-2021 (limitatamente alle parti di competenza) - (Tabb. 2 e 2 -bis ) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2019 e per il triennio 2019-2021 (limitatamente alle parti di competenza) Prosegue l'esame sospeso nella seconda seduta pomeridiana di ieri. Il presidente PESCO dichiara aperta la discussione generale. Il senatore MISIANI ( PD ) rileva come la manovra finanziaria all'esame del Parlamento si inserisca in una situazione senza precedenti, determinata dalla approssimazione e dalla confusione del Governo nella gestione della politica economica, anche a causa delle differenze e delle incompatibilità degli indirizzi presenti al suo interno. Dopo aver ripercorso sinteticamente le principale tappe che hanno condotto allo stato attuale, rileva la necessità, all'esito di continui tentennamenti, conflitti e contraddizioni, di procedere alla riscrittura di una parte rilevante della manovra, in relazione al difficilissimo confronto con le istituzioni europee. Ricorda, a tale proposito, come il quadro programmatico su cui si fonda il disegno di legge di bilancio non abbia ricevuto la validazione dall'Ufficio parlamentare di bilancio e sia stato ritenuto irrealistico dalle principali istituzioni internazionali, oltre a ricevere critiche dalla Banca d'Italia, dall'Istat e dalla Corte dei Conti: ne hanno dato un giudizio negativo anche le associazioni di categoria, che ora l'Esecutivo cerca faticosamente di recuperare con una competizione surreale tra il Ministro dell'interno e il Ministro per lo sviluppo economico. Sottolinea come il Governo abbia, nel contempo, ricercato lo scontro con le Istituzioni europee, allo scopo di lucrarne vantaggi elettorali, per poi rendersi conto di aver sottovalutato la portata e gli effetti di tale conflitto, che presenta singolari analogie con quanto sta accadendo in relazione alla cosiddetta Brexit : tale atteggiamento ha avuto come unico risultato l'isolamento dell'Italia in Europa, anche da parte di quei Governi che si ritenevano teoricamente vicini alla maggioranza, che non hanno esitato a schierarsi con le posizioni più rigorose nei confronti del nostro Paese. Reputa ancor più grave l'effetto che tale condotta ha causato sui mercati finanziari e nei confronti dei risparmiatori, suscitando una fuga di capitali, la flessione degli indici di borsa e l'innalzamento dello spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, che ormai da settimane risulta attestato intorno a 300 punti. Aggiunge che anche la situazione economica risulta in evidente peggioramento, con la riduzione del Pil nel terzo trimestre, intervenuta dopo una lunga serie di risultati positivi, e la diminuzione degli investimenti privati: un quadro che dà la sensazione di un sistema bloccato, a seguito dell'incertezza politica che ha segnato gli ultimi mesi, con un tentativo tardivo di recupero di fronte alla prospettiva di un collasso. Osserva che, in concomitanza di tutti questi fattori preoccupanti, la manovra finanziaria prevede un aumento rilevante del debito pubblico e dell'indebitamento netto rispetto al quadro tendenziale. Di essa, tre quarti delle risorse sono destinate essenzialmente a tre tipologie di intervento: in primo luogo, si prevede il blocco dell'aumento dell'Iva e delle accise, scelta condivisibile anche se, ancora una volta, parziale e non definitiva; 7 miliardi sono destinati ad anticipare i requisiti pensionistici per un'ampia platea di persone e risorse equivalenti confluiscono in un fondo per finanziare il reddito di cittadinanza. Evidenzia, tuttavia, che nel provvedimento in esame, al di là dello stanziamento delle risorse, nulla è previsto sul funzionamento delle due misure principali, facendosi sostanzialmente rinvio a successivi provvedimenti attuativi. A tale riguardo, rileva il rischio che l'intervento in materia pensionistica favorisca alcune categorie di lavoratori penalizzandone invece altre, in particolare la componente femminile, caratterizzata da una carriera lavorativa discontinua, e il settore privato, che spesso presenta numerosi cambiamenti di datore di lavoro. Per evitare maggiori distorsioni, raccomanda almeno la proroga del cosiddetto APE (anticipo pensionistico) sociale, sul quale, al di là delle dichiarazioni e degli impegni, si prende atto che un emendamento presentato dal Pd alla Camera è stato bocciato: si tratta di un meccanismo più equo rivolto alle categorie lavorative più fragili, ossia i disoccupati, i disabili, i lavoratori impegnati in attività gravose. Sul reddito di cittadinanza, segnala un grande rischio: l'abbandono di uno strumento universalistico di contrasto della povertà introdotto nella scorsa legislatura, ossia il reddito di inclusione, che richiederebbe sicuramente un rafforzamento finanziario ma che sta iniziando a dare i propri frutti, anche grazie alla rete dei servizi sociali dei comuni a cui si appoggia, per adottare invece un nuovo meccanismo incardinato su un'amministrazione che ha dimostrato di essere meno efficiente e che richiederà tempo per essere attuato. Allo stesso proposito, ritiene necessario sciogliere quanto prima un'ambiguità persistente sul reddito di cittadinanza, ossia la confusione tra gli interventi di contrasto della povertà assoluta e le politiche attive sul lavoro, secondo quanto l'esperienza internazionale sta a dimostrare. Segnala che il Partito democratico ha presentato, già alla Camera dei deputati, una proposta alternativa alla misura avanzata dal Governo, diretta a concentrare le risorse sul potenziamento del reddito di inclusione, anche al fine di superare i dubbi e le preoccupazioni formulate dalle associazioni impegnate sul tema. Rimarca, inoltre, la sostanziale carenza nella manovra finanziaria del tema del sostegno alle infrastrutture, giacché delle risorse stanziate complessivamente solo una percentuale del 15 per cento risulta destinata a interventi in conto capitale nel triennio di riferimento. Viene in rilievo, al riguardo, la situazione di blocco delle grandi opere che si sta verificando, anche per effetto dell'annuncio di una non meglio definita analisi tra costi e benefici degli interventi già previsti.