[pronunce]

Dalle disposizioni contenute nell'art. 11 del d.l. n. 112 del 2008, come convertito, si desumerebbe, d'altronde, che il principio in questione va adattato alle singole realtà territoriali e non impone, comunque sia, alle Regioni di prevedere interventi finanziari: e ciò particolarmente a favore delle cooperative edilizie costituite fra soggetti beneficiari degli interventi, le quali - alla luce di quanto previsto dal comma 3, lettera d), del citato art. 11 - dovrebbero fruire soltanto di forme di agevolazione, anche amministrative.1.- Il Tribunale amministrativo regionale della Campania dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 153, della legge della Regione Campania 6 maggio 2013, n. 5, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013-2015 della Regione Campania (Legge finanziaria regionale 2013)», il quale vieta la concessione di contributi o agevolazioni per interventi di nuova edificazione nella Regione Campania, consentendola solo per gli interventi di recupero edilizio. Ad avviso del rimettente, la norma regionale censurata violerebbe l'art. 3 della Costituzione, in quanto generatrice di una ingiustificata disparità di trattamento fra situazioni analoghe legata al «mero dato cronologico dell'esame delle pratiche». Essa escluderebbe, infatti, dai finanziamenti previsti in relazione al piano nazionale di edilizia abitativa approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009 (Piano nazionale di edilizia abitativa) le istanze esaminate per prime e già archiviate, quando invece quelle scrutinate successivamente possono giovarsi della «disposizione di salvaguardia» di cui al comma 153-bis dell'art. 1 della legge reg. Campania n. 5 del 2013, introdotta con l'art. 1, comma 82, della legge della Regione Campania 7 agosto 2014, n. 6, recante «Interventi di rilancio e sviluppo dell'economia regionale nonché di carattere ordinamentale e organizzativo (collegato alla legge di stabilità regionale 2014)», che rende inapplicabile la norma censurata ai procedimenti già avviati alla data di entrata in vigore della legge reg. Campania n. 5 del 2013 e che si concludano entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione. La norma denunciata violerebbe, altresì, l'art. 117, terzo comma, Cost., per lesione della competenza legislativa dello Stato nella materia di competenza concorrente «governo del territorio»: materia entro la quale ricade - secondo le indicazioni della sentenza n. 121 del 2010 di questa Corte - la previsione del piano nazionale di edilizia abitativa approvato con il citato d.P.C.m. 16 luglio 2009. La disposizione sottoposta a scrutinio si porrebbe, infatti, in contrasto con il principio generale fissato dal legislatore statale nell'art. 11, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, in base al quale il piano doveva essere realizzato, non solo mediante interventi di recupero edilizio, ma anche, e prima di tutto, tramite la costruzione di nuovi alloggi. 2.- Le questioni sono inammissibili per difetto di adeguata motivazione sulla rilevanza. 3.- Al riguardo, è indispensabile riepilogare preliminarmente la complessa vicenda che è all'origine dei quesiti. L'art. 11 del d.l. n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge n. 133 del 2008 (cosiddetta manovra finanziaria estiva del 2008), ha previsto - sotto la rubrica «Piano Casa» - l'approvazione di un piano nazionale di edilizia abitativa, volto ad accrescere l'offerta di alloggi a favore di categorie sociali svantaggiate, con il coinvolgimento di capitali pubblici e privati. In base al comma 3 del citato art. 11 - ed è questo il punto nodale - il piano doveva avere ad oggetto «la costruzione di nuove abitazioni e la realizzazione di misure di recupero del patrimonio abitativo esistente». Il piano veniva approvato con d.P.C.m. 16 luglio 2009, al quale faceva seguito, con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dell'8 marzo 2010, la ripartizione tra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano di somme destinate al finanziamento di quattro delle sei linee d'intervento previste dal piano, con assegnazione, in particolare, alla Regione Campania della somma di euro 41.168.899,68. Le Regioni erano chiamate, dal canto loro, a predisporre un programma degli interventi da finanziare nel loro territorio, promovendo e valutando, attraverso «procedure di evidenza pubblica», le proposte dei soggetti interessati (art. 8 del piano allegato al d.P.C.m. 16 luglio 2009): programma destinato a essere poi sottoscritto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nell'ambito di un accordo di programma con la singola Regione e gli enti locali coinvolti (art. 4 del piano). La Regione Campania approvava l'avviso pubblico per la definizione del programma regionale con decreto della Direzione generale per il governo del territorio - settore edilizia pubblica abitativa n. 376 del 28 luglio 2010, il quale includeva tra gli interventi finanziabili anche le nuove costruzioni (art. 5, comma 1, lettere c e d). Alla procedura di selezione delle proposte partecipava anche la Aquilone società cooperativa edilizia - ricorrente nel giudizio a quo - presentando due progetti di nuove costruzioni. Nelle more del relativo iter istruttorio sopravveniva, tuttavia, la norma regionale censurata (art. 1, comma 153, della legge reg. Campania n. 5 del 2013), la quale stabiliva che, «[i]n attesa dell'adozione di una disciplina organica sul contenimento dell'uso del suolo in attuazione della legge 14 gennaio 2013, n. 10 (Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani), la concessione di nuovi contributi o agevolazioni in favore di soggetti attuatori legittimati dalle leggi in vigore per il recupero e la costruzione di alloggi nella Regione Campania è consentita solo per interventi di recupero edilizio e non per quelli di nuova edificazione». A fronte di ciò, la Regione, con decreti del Direttore generale per il governo del territorio numeri 356 e 395, privi di data, trasmessi, rispettivamente, il 13 e il 16 giugno 2014, disponeva l'«archiviazione» dei progetti della Cooperativa (il che equivaleva a esclusione dall'ammissione al contributo). Si registrava, tuttavia, di lì a poco, una ulteriore sopravvenienza normativa. L'art. 1, comma 82, della legge reg. Campania n. 16 del 2014, aggiungendo all'art. 1 della legge reg.