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nei primi giorni di settembre 2019, nell'emisfero boreale, prenderanno avvio le attività scolastiche e formative in italiano che, in decine di Paesi, coinvolgono centinaia di migliaia di alunni, sia nelle istituzioni scolastiche all'estero, che nei corsi di lingua e cultura italiana organizzati dagli enti promotori in varie forme e collocazioni; il rispetto delle tempistiche relative alle operazioni di individuazione delle esigenze di personale da soddisfare per completare annualmente il contingente da inviare all'estero, di selezione con evidenza pubblica delle figure richieste, di assegnazione individuale alle varie sedi e istituti scolastici, nonché ai soggetti promotori di attività formative, rappresenta la condizione essenziale per il regolare avvio dell'anno scolastico, auspicato da famiglie e studenti, nonché una prova di serietà e di efficienza rispetto alle autorità scolastiche locali; i precedenti più immediati, in particolare i gravi ritardi accumulati nella predisposizione delle graduatorie e, di conseguenza, nel trasferimento di personale all'estero nelle fasi di avvio dell'anno scolastico 2018/2019, sono tali da destare legittime preoccupazioni sulla capacità del nostro attuale sistema amministrativo di rispettare il calendario previsto e di corrispondere alle diffuse attese dell'utenza; per l'anno scolastico 2019/2020 le nomine da fare, secondo quanto risulta agli interroganti, si aggirerebbero sulle 160 unità, pari a circa un quinto dell'intero contingente, una percentuale certamente non marginale rispetto alle dimensioni complessive delle assegnazioni, si chiede di sapere: quale sia, a poco più di un mese dall'avvio del nuovo anno scolastico, il quadro degli adempimenti previsti per il rispetto del calendario di apertura; se, allo stato delle operazioni preparatorie, esistano elementi che possano indurre a prevedere ritardi nelle assegnazioni e, in tale malaugurata ipotesi, quale sia l'arco temporale entro il quale si pensa di garantire una piena normalizzazione delle attività formative. Atto n. 3-01087 FERRAZZI MAGORNO STEFANO FEDELI TARICCO MARINO SBROLLINI CUCCA D'ARIENZO PARENTE VALENTE MALPEZZI COLLINA CIRINNA' GIACOBBE FARAONE ROJC BELLANOVA PITTELLA MESSINA Assuntela BOLDRINI LAUS Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: tra gli obiettivi del "Patto per lo sviluppo della città di Venezia" siglato dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal sindaco di Venezia, in data 26 novembre 2016, presso la sede del Consiglio comunale di Venezia, alla voce "Infrastrutture", punto 1, lettera b, è prevista la "Riqualificazione urbanistica ed edilizia della Stazione di Mestre in modo da raggiungere la massima interconnettività tra tutte le tipologie di trasporto ivi confluenti e di sottrarre le aree di stazione e quelle contermini al degrado urbano"; nella "Tabella 1: Costo totale interventi e risorse per la realizzazione", di cui all'articolo 3 "Risorse finanziarie", sotto l'"Area tematica - Infrastrutture", è stato previsto uno stanziamento di 3 milioni di euro per la "Progettazione delle opere di riqualificazione urbanistica ed edilizia della Stazione di Mestre"; all'articolo 7 "Informazioni e pubblicità", commi 1 e 2, è previsto che le informazioni riferite agli obiettivi, alla realizzazione ed ai risultati del patto, siano pubblicizzate sulla base di un piano di comunicazione predisposto dall'Agenzia per la coesione territoriale, garantendo la massima trasparenza e la migliore comunicazione ai cittadini sullo stato di avanzamento dei lavori tramite l'individuazione da parte del sindaco di Venezia di un referente per gli aspetti collegati all'attività di comunicazione da indicare al comitato, nonché l'onere in capo allo stesso sindaco di fornire al comitato tutti i dati richiesti, al fine di consentire la comunicazione ai cittadini anche attraverso sistemi open data ; infine, all'articolo 8 "Disposizioni finali", è previsto che eventuali modifiche al suddetto patto debbano essere concordate tra le parti e formalizzate mediante atto scritto; considerato che: nella seduta del 5 febbraio 2018 il Consiglio comunale ha approvato a maggioranza un ordine del giorno, che ha espresso parere favorevole verso un poderoso sviluppo urbanistico della zona dei Pili che, per essere attuato, necessita dell'approvazione di varianti alla strumentazione urbanistica comunale; successivamente, durante l'esame della variazione del bilancio di previsione per gli esercizi finanziari 2018-2020, la seduta di Giunta n. 41 del 13 febbraio 2018, avrebbe deliberato che gli stanziamenti inizialmente previsti per la "Riqualificazione urbanistica ed edilizia della Stazione di Mestre", di cui al punto 1, lettera b, della voce "Infrastrutture" del patto, venissero stanziati per la realizzazione del ponte ciclopedonale per collegare il parco di San Giuliano con la zona dei Pili; tale cambio di destinazione di risorse sarebbe stato motivato dal fatto che l'accordo di programma, di cui all'articolo 6 "Impegni delle Parti", comma 4, a detta dell'amministrazione comunale non si sarebbe concretizzato nei tempi previsti, ovvero entro il 2020. Invece, contrariamente a quanto dichiarato, la stessa amministrazione annunciava soltanto pochi giorni dopo l'imminente raggiungimento dell'accordo; considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti: l'area dei Pili è un'area privata di proprietà della società Porta di Venezia SpA, facente capo alla persona del sindaco, Luigi Brugnaro. Quest'ultimo, al fine di evitare d'incorrere in conflitti di interessi, avrebbe affidato le sue società allo Studio Withers dell'avvocato statunitense, Ivan A. Sacks, secondo l'istituto del cosiddetto blind trust : un istituto usato nel mondo anglosassone per le sole proprietà mobiliari, che sono per antonomasia volatili e che, quindi, non è efficace per i beni immobili; è evidente dunque che anche se il blind trust fosse stato costituito, cosa sulla quale agli interroganti non risulta documentazione, sarebbe comunque stato del tutto inefficace; inoltre, sono note a tutti le intenzioni da parte del sindaco di trasformare la zona di sua proprietà, detta "dei Pili", in un progetto edilizio e urbanistico poderoso, che prevede attività commerciali, alberghiere, sportive, residenziali, nonché darsene; considerato ulteriormente che: in assenza di un vero e proprio istituto giuridico all'interno dell'ordinamento italiano e comunque in assenza di efficacia nel caso di specie di ogni eventuale blind trust , bisogna fare riferimento al "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", ovvero al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il quale, all'articolo 78 ("Doveri e condizione giuridica") prevede che: "Gli amministratori di cui all'articolo 77, comma 2, devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado.