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Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Ministro, dico subito che lei non ha bisogno della difesa che proviene dai banchi dei suoi compagni di partito, perché so che sa difendersi molto meglio da solo che non ricorrendo a una difesa che è d'ufficio, ma che non ne ha le caratteristiche. Anzi sembrerebbe quasi un atto di accusa, anziché di difesa. Detto questo eravamo fiduciosi, per le caratteristiche di un articolato innovativo, degno di un Governo del sedicente cambiamento, riconoscendole, Ministro, le capacità e la determinazione per riorganizzare la pubblica amministrazione. Una riforma che, tenendo conto delle mutate esigenze nell'organizzazione dello Stato e dell'inderogabile necessità di semplificare, presentasse un testo moderno ed efficace. Invece, siamo in presenza di un provvedimento che non assomiglia a un articolato di legge, ma a uno spot pubblicitario: così è stato definito da tanti che mi hanno preceduto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Tanta propaganda, a cominciare dal titolo, Ministro, ma una disciplina debolissima, in parte incongruente, in parte in sovrapposizione e in parte in contrasto con disposizioni esistenti. Un disegno, peraltro, esaminato in maniera troppo frettolosa in Commissione e poi da questo ramo del Parlamento, che ne hanno forse anche snaturato la portata. Sarebbe stato meglio trattenersi di più, discutere di più e cercare di condividere ciò che di buono c'è e magari cambiare quanto invece riteniamo non sia così positivo. È uscito pertanto un testo veramente poco concreto. Gli obiettivi di questo disegno di legge vengono inseguiti da quasi quarant'anni nella pubblica amministrazione. Tralascio di ricordare i successi - anzi i diversi insuccessi - di chi l'ha preceduta, dalla riforma Madia a quella Cassese, di circa quarant'anni fa, a quelle di Bassanini, Brunetta e via dicendo, nonché il tentativo d'inserire in una legge delega una serie di princìpi da riempire con l'emanazione dei decreti delegati. Bisognava ora sostituire l'idea della legge delega e dei decreti delegati con un calendario ragionato dei provvedimenti da esaminare e da affidare al Parlamento per eventuali modifiche dopo aver ascoltato le parti aventi causa, ma così non è stato. Abbiamo all'esame un provvedimento che tratta temi che marginalmente interessano la complessiva riorganizzazione della pubblica amministrazione. Siamo certi che ogni intervento e tentativo di modifica avrebbero dovuto essere preceduti da un'opera gigantesca di semplificazione, signor Ministro, non quella che lei, a detta dei giornali che ho letto stamattina, come il «Il Sole 24 ORE», ha annunciato, che essi giudicano nient'altro che la creazione di un labirinto di comitati, gruppi di lavoro, cabine di regia e quant'altro. Ciò ci dispiace, perché, oltre al Nucleo della concretezza, chissà cosa ci aspetta nel documento della semplificazione che è stato annunciato. Prima dell'emanazione di questa legge, avrebbe dovuto realizzarsi un processo di semplificazione dell' iter delle domande di autorizzazione, al fine di consentire ai cittadini e alle imprese di costruire e aprire attività economiche e professionali: questo dovrebbe essere il primo dei provvedimenti. Bisogna anche accompagnare la semplificazione con una completa digitalizzazione delle procedure, che potrebbe consentire di operare in modo più veloce sia nelle richieste sia nelle risposte da dare ai cittadini. È ovvio che, ove venissero semplificate le procedure ex ante , si potrebbero mantenere i controlli ex post , garantendo che non ci siano abusi, ma attingendo ad un fabbisogno di personale certamente inferiore. Insomma, questo disegno di legge, a mio avviso, appare già vecchio. Ha un'impostazione non innovativa su come dev'essere affrontata complessivamente la riorganizzazione della macchina pubblica. Contiene norme che creano nuove strutture e che altro non sono che duplicazioni - come dicevo prima e come si è detto in Aula - di strutture e direzioni già esistenti presso il Ministero della funzione pubblica. Non lo diciamo noi, ma l'hanno rilevato diverse autorevoli personalità, sentite in Commissione durante il ciclo delle audizioni. Non parlo del Nucleo della concretezza, perché mi interessa di più parlare del piano delle assunzioni: quello previsto è lineare e non tiene conto dei reali fabbisogni; non è successivo ad una riorganizzazione - o, almeno, al suo annuncio - che possa essere per noi di riferimento, per individuare le assunzioni strettamente necessarie. Signor Ministro, qui si corre il rischio di aggiungere personale dove già ce n'è, perché si parla di una sostituzione in base al 100 per cento delle risorse dell'anno precedente, ma non sappiamo dove esso possa essere realmente utile. Sappiamo che ci sono dei comparti che necessitano di un'immediata presenza di personale. Sappiamo che la scuola è il comparto che ha necessità di un intervento immediato, senza trascurare il settore della sanità, dove c'è una carenza di 220.000 unità, tra cui 25.000 medici di base. Nella pubblica amministrazione ci sono delle eccellenze, che si registrano - come avviene in ambito privato - laddove c'è un importante riferimento alla qualità del lavoro, che consente di far risaltare la premialità e il profitto. Sappiamo che nella pubblica amministrazione la logica del profitto non può essere inserito. Tuttavia, signor Ministro, lei non ha inserito niente che possa sostituire quel concetto di valutazione che, nel privato, deriva dal maggior profitto dell'impresa. Ciò, infatti, non è previsto nella pubblica amministrazione, ma ci sono sistemi di controllo e valutazione che dovrebbero essere inseriti. Non il profitto? Trovi allora un altro strumento di valutazione che sia equiparabile al mondo del lavoro privato. Noi vogliamo che il lavoro pubblico sia realmente più efficiente ed efficace. Vorremmo che assomigliasse molto al lavoro privato. Con riferimento all'associazione tra il mondo pubblico e quello privato abbiamo esempi di grande qualificazione del lavoro. Penso al campo della sanità, delle università e di varie industrie che, associando lavoro pubblico e privato, ottengono delle benemerenze di carattere internazionale. Inoltre, bisogna sempre tener presente che uno Stato con una giusta collocazione dei lavoratori in base alle esigenze consente anche di alleggerire la spesa pubblica, con risvolti positivi a favore di tutti i cittadini. Infatti, ciò non è un qualcosa di estraneo rispetto alla vita dei cittadini, in quanto sono questi ultimi che mantengono la spesa pubblica. Noi vorremmo uno Stato più agile, che dia risposte più rapidamente e che faccia della semplificazione il suo obiettivo principale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Invece, si introducono altri sistemi, come la fatturazione elettronica, e degli appesantimenti per il cittadino. Chiaramente ciò non rientra nell'ambito delle sue competenze, signor Ministro, ma lo dico per evidenziare il fatto che questo Governo aumenta le pressioni e gli obblighi del cittadino verso le amministrazioni pubbliche, con un conseguente aumento dei costi. Signor Presidente, mi avvio a concludere.