[pronunce]

che, nel merito, l'Avvocatura richiama invece le indicazioni fornite da questa Corte con la sentenza n. 378 del 1995, che ha approfondito gli aspetti dei regolamenti di semplificazione e delegificazione in maniera organica e con enunciazioni di valore generale; che, per quanto attiene in particolare alla questione relativa all'art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 173 del 1998, la difesa erariale rileva - da un lato - il difetto radicale di motivazione sulle censure riferite ai parametri ex artt. 70 e 76 della Costituzione (indicati senza alcuna argomentazione), evidenziando - dall'altro - che il regolamento emanato in base alla norma impugnata è comunque apprestato per dare attuazione a una normativa comunitaria; che l'Avvocatura generale dello Stato ha, dunque, concluso per l'adozione di una pronuncia di inammissibilità o di infondatezza delle questioni; che, successivamente, la difesa erariale ha depositato documentazione dalla quale risulta che, da essa opportunamente interpellate, le amministrazioni statali competenti in riferimento ad entrambi i regolamenti de quibus hanno, rispettivamente, dichiarato essere proprio «intendimento» quello di «procedere al ritiro del provvedimento» (cfr. nota del 29 ottobre 2002 del Ministero delle politiche agricole e forestali), ovvero che, con l'entrata in vigore della riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, sarebbe «fuor di dubbio» che la materia oggetto del d.P.R. 3 settembre 1999 non rientri più tra le competenze statali (cfr. nota del 21 novembre 2002 del Ministero delle attività produttive, nella quale si pone in luce, pertanto, la sopravvenuta «carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio»). Considerato che la Corte dei conti, Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato, torna a sollevare questione di legittimità costituzionale: a) dell'art. 20, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), come sostituito dall'art. 2, comma 1, della legge 8 marzo 1999, n. 50, e dell'allegato 1, numero 96), della medesima legge n. 59 del 1997, in riferimento all'art. 117 della Costituzione; nonché b) dell'art. 14, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173 (Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole, a norma dell'articolo 55, commi 14 e 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449), in riferimento agli artt. 70, 76, 117 e 118, primo comma, della Costituzione; che successivamente alla riproposizione delle suesposte questioni di legittimità è entrata in vigore la legge 29 luglio 2003, n. 229 (Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione. - Legge di semplificazione 2001), il cui art. 1, comma 1, ha disposto una radicale modificazione dell'art. 20, comma 2, della legge n. 59 del 1997, cioè a dire la prima delle due norme impugnate; che, pertanto, a causa di tale innovazione legislativa, in via preliminare rispetto ad ogni altro problema di ammissibilità delle questioni proposte, si rende necessario restituire gli atti alla Corte dei conti.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti alla Corte dei conti, Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 10 giugno 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 giugno 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA