[pronunce]

che anche il Tribunale di Castrovillari, con ordinanza del 3 maggio 2001, ha sollevato - nel corso di un giudizio di opposizione all'esecuzione - questione di legittimità costituzionale della stessa norma in riferimento agli artt. 3, 24, 47 e 77 della Costituzione; che ad avviso del rimettente la norma impugnata, oltre ad essere lesiva - in base a considerazioni analoghe a quelle svolte nelle ordinanze già esaminate - del principio di eguaglianza, del diritto di difesa e della tutela del risparmio, si porrebbe altresì in contrasto con l'art. 77 della Costituzione per la mancanza assoluta dei presupposti giustificativi dell'adozione dei decreti-legge, considerato il lungo tempo già trascorso dall'entrata in vigore della legge interpretata; che è intervenuto nei tre giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo nei primi due per la declaratoria di inammissibilità o infondatezza della questione e, nel terzo, per la declaratoria di manifesta infondatezza, apparendo la questione del tutto analoga ad altre dichiarate non fondate con sentenza n. 29 del 2002. Considerato preliminarmente che i tre giudizi, avendo ad oggetto la medesima norma, vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che le censure riferite agli artt. 3, 24, 47 e 77 della Costituzione sono del tutto identiche a quelle già dichiarate non fondate con sentenza n. 29 del 2002; che la censura sollevata dal Tribunale di S. Angelo dei Lombardi in riferimento all'art. 41, secondo e terzo comma, della Costituzione, si fonda, come le altre, sulla premessa della originaria applicabilità della legge n. 108 del 1996 anche ai contratti in corso al momento della sua entrata in vigore e della conseguente irragionevole innovatività della norma censurata; che proprio la fondatezza di tale premessa è stata esclusa nella menzionata sentenza n. 29 del 2002, laddove si afferma che «l'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 394 del 2000, nel precisare che le sanzioni penali e civili di cui agli artt. 644 cod. pen. e 1815, secondo comma, cod. civ. trovano applicazione con riguardo alle sole ipotesi di pattuizioni originariamente usurarie, impone - tra le tante astrattamente possibili - un'interpretazione chiara e lineare delle suddette norme codicistiche, come modificate dalla legge n. 108 del 1996, che non è soltanto pienamente compatibile con il tenore e la ratio della suddetta legge ma è altresì del tutto coerente con il generale principio di ragionevolezza»; che le questioni vanno, perciò, tutte dichiarate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2000, n. 394 (Interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura), convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 2001, n. 24, sollevate, con le ordinanze in epigrafe, dal Tribunale di Brindisi - sezione distaccata di Fasano, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di S. Angelo dei Lombardi, in riferimento agli artt. 3, 24, 41, secondo e terzo comma, e 47, primo comma, della Costituzione, e dal Tribunale di Castrovillari, in riferimento agli artt. 3, 24, 47 e 77 della Costituzione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 ottobre 2002. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 31 ottobre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA