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Ho già avuto modo di sottolineare che c'è un'emergenza nel personale, legata non più all'imbuto formativo, che abbiamo risolto, ma occorrono anni per mettere a regime tale soluzione. Bisogna quindi trovare forme straordinarie per non produrre una torsione del sistema sanitario pubblico, che è ciò che sta avvenendo. Da questo punto di vista, rimane sempre il tema centrale. Il Covid ci ha insegnato non una, ma due cose. La prima è il valore assoluto del sistema sanitario pubblico; la seconda è che questo sistema richiede una riforma seria, organica, capace di costruire nuovi equilibri. Se parliamo degli IRCCS, è chiaro che non possiamo andare avanti in un Paese dove le Regioni del Mezzogiorno non hanno queste strutture di eccellenza; è chiaro che non possiamo obbligare persone a fare trasferimenti di famiglie, perché stiamo parlando di malattie complesse, in cui non si sposta solo il paziente, ma la famiglia, per mesi. Tali situazioni vanno risolte con politiche organiche e con una programmazione, non con politiche fatte di interventi spot . Sotto questo profilo, spero che sia possibile fare una discussione seria e intanto approvare subito i provvedimenti che ho elencato, altrimenti diverse Regioni andranno in default. Lo dico e lo sottolineo: andranno in default, nessuno può dire che non lo aveva capito. Auspico altresì che si avvii davvero una grande discussione pubblica sulla riforma del sistema sanitario, valorizzando i principi di quella straordinaria legge che lo ha istituito, ma con una profonda innovazione organizzativa. (Applausi) . BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, i miei colleghi hanno già detto molte cose. Quello in esame è un provvedimento importante, legato sia la legge di bilancio, ma anche alla missione 6 del PNRR, la cui componente 2 è relativa alla salute. L'obiettivo di questa riforma è importantissimo: rafforzare il rapporto, che c'è e che attualmente è poco vigente, fra la ricerca, l'innovazione e le cure sanitarie. Ci rendiamo conto che la ricerca spesso si svolge nei laboratori, ma facciamo fatica a capire qual è l'effetto positivo sulle persone. Le famose terapie innovative nascono nei laboratori, ma devono finire ovviamente nella cura e quindi nel miglioramento della qualità della vita delle persone. Ecco allora perché occorre andare a mettere mano, anche dal punto di vista giuridico, nella rete degli IRCSS. Sappiamo che sono stati istituiti nel 2003, quindi ormai anni luce rispetto a tutto quello che è avvenuto. Ciò di cui abbiamo bisogno è una ricerca sanitaria di qualità, che ha un valore inestimabile per il nostro Paese e che si connota per le sue straordinarie implicazioni, come abbiamo visto durante la pandemia. Mai avevamo parlato così tanto di ricerca; mai avevamo parlato così tanto della necessità di investire nella ricerca. Ecco perché si tratta di una riforma necessaria. Abbiamo infatti un gran numero di istituti IRCSS: sono 52. Se però si va a vedere dove sono strutturati, nella cartina nazionale riscontriamo una grande differenza fra Nord e Sud. Noi però non vogliamo succeda quello che ha evocato anche il senatore Errani, cioè una trasmigrazione da parte di coloro i quali hanno bisogno di terapie innovative, costretti ad andare in un'altra Regione. È una riforma necessaria, dunque, per innovare e per orientare le attività al trasferimento di interventi efficaci e innovativi nella pratica assistenziale e per realizzare prestazioni di ricovero e cura ad elevata specialità, conferendo però la chiara ed esplicita funzione di garantire la fondamentale sinergia fra ricerca, innovazione e assistenza, che purtroppo ancora non c'è. Innoviamo quindi gli istituti con questa riforma, che però, come hanno ricordato anche altri, prevede una legge delega, la quale sarà affidata al prossimo Governo, che mi auguro abbia grande sensibilità. Qui, infatti, c'è bisogno davvero di lavorare, per monitorare effettivamente questi fondi e come andranno ad agire sui territori. Devono essere monitorati e ci devono essere standard qualitativi da tenere sempre all'attenzione. Pertanto, fondamentali sono i punti della riforma che richiamano, appunto, i concetti di trasparenza, monitoraggio degli standard rispetto agli IRCSS e soprattutto equità di accesso alle cure negli IRCSS da parte dei cittadini in tutto il territorio nazionale, senza vedere penalizzata anche solo una parte del nostro territorio, come il Sud del nostro Paese, e per non discriminare chi ha necessità di cure innovative, garantendo il miglioramento degli investimenti in ricerca per poter mantenere la lettera dell'articolo 32 della Costituzione che noi tante volte citiamo. A parole, conosciamo molto bene il valore della ricerca, ma solo a parole, purtroppo. Il suo valore l'abbiamo riconosciuto quando c'è stata la pandemia. Il mio auspicio è che prossimamente ci rendiamo conto della necessità della ricerca e che quindi possiamo impegnarci tutti, perché nell'innovazione terapeutica bisogna investire e ciò sarà possibile solo se lo faremo con più fondi di ricerca. Rispetto ai fondi di ricerca che devono essere messi in campo, qui si parla di ricerca importante: dalla ricerca preclinica a quella clinica, fino ad arrivare alla cosiddetta ricerca traslazionale, che faccia cioè davvero migliorare la qualità della vita delle persone. Mi appello qui ai colleghi, perché è importante fare anche una ricerca più appropriata, come pure le cure devono essere più appropriate. Mi riferisco alla ricerca anche farmacologica con un approccio di genere. Sì, aggiungo anche questo aspetto, perché bisogna attribuire più fondi alla ricerca interdisciplinare, biomedica, farmacologica ed umanistica, che tenga conto delle differenze di sesso e di genere negli impianti di ricerca e nell'applicabilità dei dati desunti nella traslazionalità. Sappiamo infatti, cari colleghi - al di là dell'emendamento, purtroppo stamane affossato, sull'inclusione del linguaggio - che i farmaci hanno effetti diversi nel corpo degli uomini e nel corpo delle donne. Occorre quindi più ricerca, anche in ambito farmacologico, che tenga in considerazione questo aspetto. C'è una norma che lo prevede, l'articolo 1 della legge di riforma degli ordini professionali, nota come legge Lorenzin. Credo che dobbiamo tenere in considerazione un prossimo intervento anche su questo tema, altrimenti non vedremo mai gli effetti e l'efficacia di una maggiore appropriatezza anche nelle cure. Se miglioriamo la parte farmacologica, ovviamente, anche la parte terapeutica e quindi la qualità della vita miglioreranno. Ritengo sia un lavoro da portare avanti e mi auguro che lo faccia un prossimo Governo (il collega diceva di centrodestra, e io spererei molto di centrosinistra), ma lo devo dire perché questa dev'essere una sfida, che, attraverso il riconoscimento degli IRCCS, tenga conto delle necessità dei diversi territori, anche in considerazione del bacino minimo di riferimento, come prevede anche la legge, per ciascuna area tematica di ricerca. Occorre quindi garantire equo accesso alle cure, ottimizzare l'offerta sanitaria e garantire che il finanziamento complessivo della ricerca nell'ambito del fondo sanitario, come accennava il collega che mi ha preceduta, non si mantenga adeguato, ma aumenti, perché questi sono investimenti: più le persone stanno bene, meno avranno bisogno, nel tempo, di essere curate.