[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito della nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 12 marzo 2003, con la quale si richiede al Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Napoli di procedere agli adempimenti amministrativi relativi al rilascio delle concessioni demaniali in ambito portuale, considerando ascritti alla competenza statale, oltre ai porti e alle aree ricomprese nella giurisdizione delle autorità portuali, anche i porti – di qualunque tipo – indicati nel d.P.C.m. 21 dicembre 1995, promosso con ricorso della Regione Campania, notificato il 16 maggio 2003, depositato in cancelleria il successivo 23 maggio ed iscritto al n. 19 del registro conflitti 2003. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 gennaio 2006 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi l'avvocato Vincenzo Cocozza per la Regione Campania e l'avvocato dello Stato Anna Lidia Caputi Iambrenghi per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Con ricorso notificato il 16 maggio 2003 e depositato presso la cancelleria della Corte il successivo 23 maggio, la Regione Campania ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione alla nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 12 marzo 2003, in quanto con la medesima «si richiede al Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Napoli di procedere agli adempimenti amministrativi relativi al rilascio delle concessioni demaniali in ambito portuale, considerando ascritti alla competenza statale, oltre ai porti e alle aree ricomprese nella giurisdizione delle autorità portuali, anche i porti – di qualunque tipo – indicati nel d.P.C.m. 21 dicembre 1995». La Regione ha prospettato la violazione degli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione – sia in relazione al d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), che al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) –, nonché del principio di leale collaborazione. 2.— Espone la Regione che in materia di porti la Costituzione, nel testo originario, non prevedeva una specifica competenza regionale, con la conseguenza che la relativa disciplina spettava allo Stato; tuttavia l'evoluzione legislativa ha, in seguito, attribuito in siffatta materia un significativo ruolo alle Regioni. Sarebbe, pertanto, erronea l'impostazione della nota ministeriale de qua, che ritiene di poter incidere sull'ambito dell'autonomia regionale offrendo un'interpretazione restrittiva della normativa anteriore alla riforma del Titolo V della Costituzione. Quest'ultima, invece, proponendo un nuovo e diverso modello costituzionale delle autonomie, impone una lettura della disciplina già esistente coerente con il nuovo assetto. Ciò trova conferma anche nelle disposizioni che, nel tempo, hanno dato luogo al trasferimento delle funzioni amministrative dallo Stato alle Regioni (d.P.R. n. 616 del 1977 e d.lgs. n. 112 del 1998). 2.1.— Secondo la Regione, non dovrebbero sussistere dubbi – tenuto conto anche del parere n. 767, reso in data 15 maggio 2002 dalla seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato (il cui contenuto sarebbe stato impropriamente richiamato dal Ministero nell'atto denunciato) – su un riparto di competenze fondato sulla irrilevanza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995 e, comunque, sulla sicura ascrivibilità dei “porti turistici” alla competenza regionale, a prescindere da ogni classificazione. 2.2. — D'altronde, sempre nel senso di un ampliamento delle funzioni amministrative regionali in tale materia deporrebbero ulteriori interventi legislativi statali. Viene così richiamata la legge 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale), che ha attribuito alla competenza regionale le funzioni amministrative concernenti le opere marittime relative ad alcune categorie di porti, nonché l'onere per la realizzazione delle opere di grandi infrastrutture nei porti o specifiche aree portuali di rilievo regionale ed interregionale. 2.3. — Ad avviso della ricorrente, la riforma del Titolo V della Costituzione, e la nuova logica dei rapporti tra Stato e Regioni, con il conseguente riparto delle rispettive competenze, ampliano notevolmente i prospettati vizi di illegittimità costituzionale. Sul punto, la Regione evidenzia tre elementi che, in quanto significativi del nuovo disegno costituzionale, inciderebbero con evidenza sul riparto delle competenze tra Stato e Regioni: a) l'espressa attribuzione di una potestà legislativa concorrente in materia di porti; b) il modello di distribuzione delle funzioni amministrative introdotto dal nuovo art. 118 della Costituzione; c) l'attribuzione, in via esclusiva, alla competenza legislativa delle Regioni di ambiti materiali (nel caso de quo, turismo) che inibiscono allo Stato qualsiasi tipo di intervento. 2.4. — Premesso che nelle materie rientranti nella competenza legislativa concorrente lo Stato può solo porre i principi fondamentali, la Regione osserva che l'attribuzione di competenze amministrative, sia, in particolare, le disposizioni contenute negli articoli 104 e 105 del d.lgs. n. 112 del 1998, non possono intendersi come principi fondamentali. In ogni caso, la competenza amministrativa in un settore di competenza legislativa concorrente deve rispettare il canone imposto dal nuovo art. 118 della Costituzione. 2.5.— Nella materia de qua la Regione, si sottolinea nel ricorso, ha emanato la legge 26 luglio 2002, n. 15 (Legge finanziaria regionale per l'anno 2002), stabilendo che «con regolamento regionale, con parere obbligatorio delle competenti Commissioni consiliari, è operata la catalogazione dei porti di interesse regionale ed interregionale di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, articolo 4, comma 1, lettera d), e comma 3, lettera e), anche al fine delle connesse e consequenziali disposizioni delle compartecipazioni di gettito di tributi erariali riferibili al territorio della Regione». 2.6. — La prospettata illegittimità costituzionale appare ancora più palese ove si consideri la peculiarità dei porti turistici. Ed infatti, l'ambito materiale “turismo ed industria alberghiera”, precedentemente oggetto di potestà legislativa concorrente, non compare più nell'elencazione dell'art. 117 della Costituzione, né risulta rifluito, anche solo parzialmente, in alcuna delle formule contenute nel nuovo art. 117 della Costituzione. 3.— Il provvedimento impugnato violerebbe, altresì, secondo la ricorrente, il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni.