[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, n. 4502 del 27 luglio 2011, confermativa della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sezione I, n. 1985 del 7 aprile 2011, promosso dalla Regione Campania con ricorso notificato il 26 settembre 2011, depositato presso la cancelleria il 7 ottobre 2011 ed iscritto al n. 11 del registro conflitti tra enti 2011. Visti l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri, nonché l'atto di intervento, fuori termine, dell'avvocato Annarita Petrone; udito nell'udienza pubblica del 20 marzo 2012 il Giudice relatore Marta Cartabia; uditi l'avvocato Beniamino Caravita di Toritto per la Regione Campania e l'avvocato dello Stato Sergio Fiorentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso depositato presso la cancelleria della Corte il 7 ottobre 2011 ed iscritto al n. 11 del registro conflitti del 2011, regolarmente notificato al Presidente del Consiglio dei ministri, in data 26 settembre 2011 e al Consiglio di Stato e al Tribunale amministrativo regionale della Campania, in data 3 e 4 ottobre 2011, la Regione Campania ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, per violazione dell'art. 122, quinto comma, della Costituzione, in relazione alla sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, n. 4502 del 27 luglio 2011, confermativa della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sezione I, n. 1985 del 7 aprile 2011, con cui è stato annullato il decreto del Presidente della Giunta regionale di nomina di un assessore, per violazione dell'art. 46, comma 3, dello statuto della Regione Campania. 2.- Il giudice amministrativo era stato adito dall'avvocato Annarita Petrone, a tutela del proprio interesse a concorrere alla nomina ad assessore regionale in quota femminile, la quale perciò aveva impugnato il decreto presidenziale di nomina dei componenti della Giunta regionale campana (decreto del Presidente della Giunta della Regione Campania, n. 106 del 19 maggio 2010), nonché i successivi decreti di rettifica, compreso quello con il quale un assessore dimissionario è stato sostituito con la nomina di un nuovo assessore di sesso maschile (decreto del Presidente della Giunta della Regione Campania, n. 136 del 16 luglio 2010, Affari generali della Presidenza e collegamenti con gli assessori - Presa d'atto dimissioni Assessore Ernesto Sica - Nomina Dr. Vito Amendolara). La ricorrente lamentava la violazione del principio della parità di genere e della equilibrata presenza di uomini e donne nella formazione degli organi e degli uffici regionali, di cui agli artt. 1, 5, 22, 35, 46 e 47 dello statuto della Regione Campania, in ragione della presenza di una sola componente di sesso femminile, tanto nella composizione originaria dell'organo esecutivo della Regione, quanto in quella risultante dopo la sostituzione di un assessore dimissionario. Il TAR Campania, sez. I, con sentenza del 7 aprile 2011, n. 1985, ha accolto il ricorso, annullando solo il citato d. Pres. Giunta reg. n. 136 del 2010, con cui il Presidente della Giunta aveva sostituito l'assessore dimissionario dott. Ernesto Sica, con il dott. Vito Amendolara. Tale decreto, secondo il TAR, ha reiterato il disequilibrio, già determinatosi in occasione della prima tornata di investiture, tra componenti di sesso femminile e componenti di sesso maschile, in violazione del dettato dell'art. 46, comma 3, dello statuto della Regione Campania, che richiede invece il «pieno rispetto del principio di una equilibrata presenza di donne e uomini». 3.- La decisione del TAR è stata impugnata dalla Regione Campania davanti al Consiglio di Stato, che con la sentenza della sezione V, n. 4502 del 27 luglio 2011, ha respinto l'appello, confermando la decisione del giudice di primo grado. Il Consiglio di Stato non ha accolto i motivi di appello proposti dalla Regione Campania, affermando tra l'altro che non può riconoscersi natura di "atto politico" ai decreti di nomina degli assessori, nella misura in cui tali atti siano soggetti al rispetto di criteri giuridici come quello relativo al «pieno rispetto di una equilibrata presenza di donne e uomini», sancito dall'art. 46, comma 3, dello statuto Campania. Pertanto, il Consiglio di Stato ha ritenuto che gli atti di nomina degli assessori siano impugnabili davanti al giudice amministrativo e che non sia applicabile nella fattispecie l'art. 7 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), c.d. codice del processo amministrativo, in base al quale il ricorso giurisdizionale non è ammesso se trattasi di provvedimenti adottati dal Governo nell'esercizio del potere politico. Né il giudice amministrativo ha ritenuto di poter accogliere la deduzione, avanzata dalla Regione Campania, in base alla quale l'art. 46, comma 3, dello statuto regionale ha esclusivamente valenza programmatica e come tale è privo di efficacia vincolante. Nel merito, prosegue il Consiglio di Stato, il canone «dell'equilibrata presenza di donne ed uomini», che fungerebbe da limite alla pur ampia discrezionalità presidenziale nelle designazioni assessorili, non può dirsi soddisfatto con la nomina di un unico componente di sesso femminile. 4.- Nel ricorso per conflitto di attribuzioni, presentato all'esame di questa Corte, la Regione contesta l'assunto alla base delle decisioni del giudice amministrativo, con particolare riferimento a quella del Consiglio di Stato, che non riconoscono la natura di "atto politico" ai decreti di nomina degli assessori. La Regione, dopo aver rilevato che non può esserci alcun dubbio sull'ammissibilità di un conflitto di attribuzione tra enti avverso un atto giurisdizionale, incentra i motivi di ricorso sulla natura politica dell'atto con cui il Presidente della Giunta regionale, in forza dell'art. 122, quinto comma, Cost. nomina gli assessori. La ricorrente osserva che la scelta degli assessori si fonda sull'intuitus personae e non necessita di essere sorretta da alcuna ulteriore motivazione. Di conseguenza la Regione ritiene che la pronuncia di un organo giurisdizionale, che abbia ad oggetto la validità di un decreto di nomina della Giunta regionale o di alcuni dei suoi componenti, menomi i poteri assegnati dalla Costituzione al Presidente della Giunta regionale e sia pertanto lesiva delle proprie attribuzioni.