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È per questi motivi che dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, il disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame è una prima fase della manovra; potrebbe essere un collegato anticipato della manovra per il triennio 2019-2021. Il Governo con esso precorre la propria politica di bilancio facendo entrare in vigore da subito la propria idea di fisco. E anche la legge di conversione, probabilmente - uso il termine «probabilmente» perché ci sono voci anche di accorpamento rispetto alla manovra - anticiperà di quasi un mese la legge di bilancio. Ma i numeri di questo decreto-legge, anche dopo le modifiche introdotte, sono una cosa secondaria rispetto alla filosofia che sottende, che non condividiamo, perché è solo la continuazione di quella dei Governi precedenti. Non possiamo accettare da parte nostra che la ratio possa essere quella che non si possa intervenire per semplificare e ridurre le incombenze, quali ad esempio la fattura elettronica, perché fanno parte di una misura che genera gettito già previsto dalla legislazione vigente e che altrimenti verrebbe a mancare. Di fatto si dice: non è per sviluppare il Paese, non è per agevolare le imprese, non è per fare un bene, ma è solo per fare cassa. Questa è la logica che sottintende l'articolo 10 del decreto-legge, (Applausi dal Gruppo FI-BP) , ossia la logica del saldo di cassa. Per noi deve essere il contrario: quella che deve essere la finalità in un decreto fiscale è agevolare l'impresa, naturalmente di fare gettito per lo Stato, ma il gettito per lo Stato è l'agevolazione dell'impresa; mentre la vostra posizione, richiamando la fatturazione elettronica quale strumento per far cassa, sottintende l'idea che questo Esecutivo sui generis ha del mondo produttivo e l'importanza che attribuisce alle piccole e medie imprese nel processo di crescita praticamente nullo. Non a caso, vorrei ricordare che le organizzazioni della grande impresa, che non ha problemi sulla fatturazione elettronica, non hanno nemmeno preso parte al confronto sul provvedimento. Solo i rappresentanti della piccola e media imprese, invece, si sono preoccupati delle incombenze. È quindi necessario da parte nostra mettere in moto tutte quelle energie positive che il Paese ha e che può liberare, date da centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, da professionisti, da lavoratori autonomi. Era questo il meccanismo basilare. Si è persa l'occasione, in sostanza, nel primo vero provvedimento fiscale che questo Governo ha posto in essere, di togliere ogni incombenza possibile affinché costoro potessero dedicarsi alla loro principale ragione di vita, che è proprio il lavoro. La fattura elettronica a costoro non semplifica la vita: ora è così. Naturalmente crediamo che la fatturazione elettronica possa e debba essere il futuro, ma la sequenza non può essere questa. La sequenza è prima la riforma fiscale, quindi la flat tax , poi la creazione della rete, quindi la possibilità di utilizzo delle strade, e naturalmente il passaggio successivo è la fattura elettronica. Colleghi, è come se avessimo imposto l'automobile a chi non ha ancora la strada per viaggiare e ha solo il sentiero per farci passare l'asino. Questa è la sostanza della fattura elettronica per alcuni di costoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Purtroppo il provvedimento contiene anche una serie di disposizioni in continuità con una politica fiscale «rapace e vessatoria»: non è una mia definizione, ma presa a prestito dall'intervento di ieri del collega Lannutti. Per il nostro fisco «rapace e vessatorio» adesso si aggiunge la possibilità, da parte della Guardia di finanza, di accedere ai conti correnti, che è tipico di governi che non sono quelli delle democrazie, ma dei totalitarismi. Non ci vorrà più l'autorizzazione del magistrato, ma potranno agire liberamente. Non credo assolutamente che questo sia un passo avanti nella nostra democrazia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi, colleghi, abbiamo un sistema fiscale in vigore dal 1973: una grande e importante riforma quella di allora, e ho già avuto modo di dirlo a quest'Assemblea, ma a quarantacinque anni di distanza non è più adeguata al nostro tempo. Perfino la progressività va a colpire solo chi produce, le imprese di fascia piccola e media e i lavoratori dipendenti. Non colpisce la grande impresa, non colpisce i grandi capitali e non colpisce i ricchi. Dobbiamo renderci conto della realtà e staccarci da quella che può essere un'impostazione ideologica: con la progressività al 43 per cento è giusto che paghino i ricchi. I ricchi non pagano su tutto questo. Non a caso, il programma del centrodestra presentava la flat tax per far crescere il Paese e spiace che sia stata praticamente abbandonata, se non per una quota minima quando arriverà la manovra. Non a caso, i Paesi che al mondo crescono in misura maggiore hanno adottato la tassa piatta. Va ricordato, peraltro, che con questo provvedimento i nuovi regimi, già previsti per il 2019, vengono abrogati e modificati ed è una caratteristica di legiferare che certamente non piace. Credo non piaccia all'opposizione, ma non piace nemmeno alla maggioranza. L'intervento del collega Bagnai mi conforta e, anzi, esprimo al collega Bagnai, avendo preso parte ai lavori della Commissione che presiede, che ho davvero apprezzato il modo in cui ha condotto i lavori, vista l'enorme difficoltà creatagli dalla sua maggioranza. L'ultima difficoltà è stata quella di ieri sera con la presentazione di emendamenti poi ritirati questa mattina. Quindi staremo sempre dalla parte del lavoro ed essere dalla parte del lavoro vuol dire anche rimarcare come l'appostamento delle maggiori entrate derivanti da questo provvedimento in realtà non vada al fondo per la riduzione della pressione fiscale: durerà un mese ed è un inganno, perché non vanno al fondo per la riduzione della pressione fiscale, in quanto queste entrate verranno assorbite con l'entrata in vigore della legge di bilancio, il 1° gennaio 2019. Non c'è riduzione della pressione fiscale. È vero, siamo usciti da un lungo periodo di crisi e abbiamo una situazione di difficoltà di credito, ma questo tipo di misure non fanno che accentuarlo. Le persone più attive nel nostro tessuto sociale, coloro che ogni giorno si alzano per andare a lavorare da dipendenti, oppure aprono la bottega o lo studio, devono confrontarsi con una situazione di calo dei volumi d'affari, devono onorare debiti e hanno avuto anche difficoltà, a questo punto, a pagare le tasse. Quindi ora si sarebbe dovuta mettere in campo una vera pace fiscale, che sarebbe stata riforma e pace fiscale (Applausi dal Gruppo FI-BP) e soprattutto avrebbe dovuto prevedere la semplificazione e comunque un'attenzione per coloro che onestamente hanno dichiarato le imposte e non riescono a pagarle. Era questa la pace fiscale.