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di fronte all'iniquità del sistema, le stazioni appaltanti invocano l'applicazione dell'articolo 144, rubricato "Servizi di ristorazione", del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni ed integrazioni, che, al comma 6, lettera d) , annovera tra i criteri di valutazione dell'offerta "i termini di pagamento agli esercizi convenzionati". Tale disposizione normativa verrebbe, oggi, scorrettamente interpretata dalle stazioni appaltanti, prevedendo nei bandi che, più sono brevi i termini di pagamento offerti, senza alcuna previsione di soglia congrua e sostenibile, maggiore sarà il punteggio attribuito; tale sistema appare a giudizio dell'interrogante palesemente sbilanciato a danno delle società emettitrici e andrebbe rivisto, pena l'insostenibilità del mercato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che il sistema descritto sia palesemente sbilanciato a favore delle stazioni appaltanti, se non addirittura impossibile da rispettare per le società emettitrici; in particolare, quali intendimenti intenda assumere per garantire una corretta applicazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, coerente con quanto previsto dal decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, che ha recepito in Italia la direttiva europea sul ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali, per tutti tempi di pagamento a 30 giorni o, in casi particolari, tempi di pagamento ancora più lunghi. Atto n. 4-00182 BINETTI Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto a conoscenza dell'interrogante: i ragazzi che per diverse ragioni vengono affidati a case famiglia hanno alle spalle situazioni particolarmente complesse, spesso ad alta conflittualità familiare, ma non sempre trovano nelle strutture la giusta attenzione ai loro bisogni, strettamente legati alla condizione di salute fisica, psicologica ed emotiva. La situazione è ancor più problematica quando si tratta di adolescenti, le cui reazioni non sono sempre facili da decodificare in modo corretto; G. J. ha alle spalle una di queste storie, difficili da credere e da riassumere in poche linee, considerata l'apparente ostilità della struttura nei suoi confronti; attualmente, G. ha 13 anni e i suoi genitori sono separati da oltre 9 anni; dopo un lungo periodo di affidamento alla madre, due anni fa la bambina è stata trasferita in una casa famiglia a Roma, presso le suore Calasanziane. Motivo del trasferimento sarebbe la presunta indisponibilità della madre a facilitare gli incontri con il padre. In realtà, si tratta di incontri che la bambina ha rifiutato, avendo lei stessa parlato di azioni e comportamenti impropri da parte del padre nei suoi confronti; tornata a vivere con la madre nell'agosto 2016, ha potuto frequentare con successo la seconda media, trovando delle amiche e recuperando uno stile di vita sufficientemente normale per un'adolescente. Nel maggio 2017, alla vigilia degli esami, è stata però prelevata e condotta in una nuova casa famiglia, la "Rosa Luxemburg" a Capranica (Viterbo), nella quale la ragazza fin dall'inizio ha mostrato visibili segni di sofferenza; oltre al distacco dalla casa materna, dalla sua stanza e dagli oggetti a lei cari, G. ha dovuto affrontare il cambio di scuola, con conseguente abbandono dei suoi amici e di tutti i rapporti costruiti in precedenza. Le è stato inoltre limitato l'uso del telefono cellulare, creando un isolamento ancor più marcato; non è stato neppure facile per lei stabilire nuove relazioni con i suoi coetanei per le peculiari condizioni di vita nella casa famiglia; alla madre sono stati assegnati tempi contingentati e in qualche modo controllati, rendendo oggettivamente difficile avere un colloquio franco ed affettuoso con la figlia; la vicinanza del padre, che risiede a Carbognano (Viterbo), dove svolge un'attività professionale presso gli uffici del Comune, ha ulteriormente compromesso lo stato psicologico di G., affidata a lui con il parere positivo di persone che professionalmente dipendono dallo stesso Comune nel quale lavora; le parole a suo tempo pronunciate da G. sono state considerate come cose dette sotto l'influenza di una madre poco disponibile nei confronti del padre, il quale sembrerebbe più vittima delle accuse materne che colpevole del disagio procurato alla figlia. Nonostante le ragioni che hanno indotto inizialmente ad affidare G. alla madre, la situazione è stata capovolta e la giovane è stata successivamente affidata al padre, con gravi effetti di disorientamento, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, non ritengano di assumere iniziative volte a garantire ad un'adolescente che ha già accumulato nella sua giovane esistenza molteplici frustrazioni, che la frequentazione della scuola media superiore sia supportata da servizi sociali che agevolino i tempi di permanenza con l'uno e l'altro dei suoi genitori, instaurando un dialogo effettivo, attenuando in tal modo l'impatto psicologico ed emotivo scaturito dalle sofferenze subite. Atto n. 4-00183 MARSILIO Al Ministro della giustizia Premesso che: in occasione di una recente visita presso il carcere di Castrogno, a Teramo, il firmatario del presente atto, accompagnato dalle delegazioni sindacali della Polizia penitenziaria e del personale dell'amministrazione, ha potuto constatare personalmente la drammatica situazione in cui versa l'istituto teramano ; agenti della Polizia penitenziaria e personale amministrativo sono costretti a sopportare un carico di lavoro quasi doppio rispetto ai parametri di normalità: su una pianta organica di 220 unità ci sono solo 130 effettivi che devono garantire la sicurezza e il buon andamento della vita carceraria; gli stessi lamentano di aver accumulato ben 16.000 giorni di ferie non godute e 45.000 ore di straordinario, con grave pregiudizio del loro benessere psicofisico; la grave carenza di organico del carcere di Castrogno, segnalata anche in passato al provveditorato regionale, costringe a turni massacranti di 8 ore e straordinari che non consentono un giusto e dovuto recupero psicofisico; venerdì 25 maggio 2018, proprio nel carcere teramano, l'assistente capo coordinatore di Polizia penitenziaria, Matteo Massimo Palladino, di 54 anni, è stato stroncato da un arresto cardiocircolatorio mentre era in servizio all'interno della casa circondariale; pur non volendo attribuire responsabilità e colpe, è impossibile non collegare eventi come questo al carico di lavoro imposto; la sovrappopolazione carceraria ha raggiunto soglie non più tollerabili e il sovrannumero di 150 unità costringe i detenuti ad alloggiare in due in celle progettate per essere singole, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente della grave condizione in cui versa il carcere di Castrogno; se i dati relativi alle carenze organiche e ai carichi di lavoro riportati corrispondano a quelli di cui dispone il Ministero; quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire, da un lato, maggiore sicurezza e condizioni dignitose di lavoro per il personale penitenziario e, dall'altro, un trattamento civilmente accettabile per i detenuti del carcere teramano; se non intenda attuare, più in generale, una profonda e urgente riflessione sull'intero sistema penitenziario italiano.