[pronunce]

a) l'art. 117, terzo comma, Cost., atteso che le disposizioni del citato art. 29, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 118 del 2011, costituiscono, a norma dell'art. 19, comma 1, dello stesso decreto legislativo, princípi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai sensi di detto parametro costituzionale «e sono finalizzate alla tutela dell'unità economica della Repubblica italiana, a sensi dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione»; b) l'art. 120 Cost., «il quale sancisce il principio di unità economica del Paese». 2.- Si è costituita la Regione Marche, chiedendo che le questioni promosse siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. 2.1.- Quanto all'impugnazione del comma 5 dell'art. 25 della legge reg. Marche n. 37 del 2012, la Regione resistente, premesso che l'art. 1, comma 388, e la Tabella 2, punto 24, della legge n. 228 del 2012, invocati nel ricorso quale parametro interposto, sono sopravvenuti a distanza di quasi un mese dall'entrata in vigore della disposizione impugnata, deduce che sarebbe «tutt'altro che pacifico, nel silenzio della giurisprudenza di questa Corte», che lo Stato possa impugnare in via principale leggi regionali per contrasto con disposizioni legislative statali, che si pretendano costituire princípi fondamentali in materie di competenza legislativa concorrente, sopravvenute durante la pendenza del termine di impugnazione. E ciò - sempre secondo la Regione Marche - «a tacer d'altro, quanto meno in considerazione della perdurante vigenza» dell'art. 10, primo comma, della legge 10 febbraio 1953, n. 62 (Costituzione e funzionamento degli organi regionali), a norma del quale «Le leggi della Repubblica che modificano i principi fondamentali di cui al primo comma dell'articolo precedente [cioè i princípi fondamentali delle materie di cui all'art. 117 della Costituzione, nel testo allora vigente] abrogano le norme regionali che siano in contrasto con esse». Le questioni di legittimità dell'art. 25, comma 5, della legge reg. Marche n. 37 del 2012 - prosegue la Regione resistente - sarebbero «in ogni caso [...] inammissibili per altri e diversi profili» e, in particolare, per la genericità delle censure avanzate dal ricorrente. A proposito di quelle promosse in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., la resistente evidenzia che il ricorso motiva le stesse esclusivamente in ragione del fatto che la disposizione regionale impugnata prevede un termine di efficacia delle graduatorie in essa indicate «diverso e più lungo rispetto alla normativa statale di riferimento per tutte le Pubbliche amministrazioni», senza che il ricorrente spenda parola per spiegare né perché, nella materia in considerazione, il principio di uguaglianza, anziché essere declinato in base al consueto canone che impone il trattamento uguale di situazioni uguali e un trattamento ragionevolmente differenziato di situazioni diverse, imponga invece l'identico trattamento di tutte le graduatorie dei concorsi pubblici attualmente esistenti, «a prescindere dalle diverse situazioni, contesti territoriali e professionali, tipologie di personale, cui esse si riferiscano», né perché la previsione, da parte dell'impugnata norma regionale, di detto diverso e più lungo temine di efficacia delle graduatorie violi di per sé il principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione. La generica affermazione del ricorso secondo cui la previsione di un termine di efficacia delle graduatorie diverso e più lungo rispetto a quello previsto in generale dalla legislazione statale basterebbe a integrare la violazione dei princípi di uguaglianza, di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione, oltre a essere una «petizione di principio», inidonea a sostenere l'impugnazione, costituirebbe anche - sempre secondo la Regione Marche - un «assurdo logico» perché impedirebbe «in radice a qualunque legislatore regionale» di introdurre discipline differenziate rispetto alla normativa nazionale. Quanto all'inammissibilità della questione promossa in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., la Regione Marche sottolinea come il ricorrente lamenti che la previsione, da parte della disposizione regionale impugnata, di un termine di efficacia delle graduatorie in essa indicate «diverso e più lungo rispetto alla normativa statale di riferimento per tutte le Pubbliche amministrazioni» violerebbe «i principi stabiliti dall'articolo 117 terzo comma della Costituzione, nell'ottica del coordinamento della finanza pubblica». Ciò premesso, la parte resistente deduce che il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe promosso detta censura «erroneamente e lacunosamente» in quanto: a) «non ha correttamente individuato il parametro costituzionale asseritamente violato», atteso che l'art. 117, terzo comma, Cost., non «stabilisce» alcun principio «nell'ottica» del coordinamento della finanza pubblica ma contempla delle materie di legislazione concorrente, tra cui il «coordinamento della finanza pubblica», con riguardo alle quali al legislatore statale è riservata la determinazione dei princípi fondamentali; b) non ha né affermato né, tanto meno, argomentato la riconducibilità delle norme statali invocate quale parametro interposto alla materia del «coordinamento della finanza pubblica»; c) non ha spiegato «per quale ragione e con quale portata» dette norme statali dovrebbero costituire un principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica. Nel merito, le questioni di legittimità dell'art. 25, comma 5, della legge reg. Marche n. 37 del 2012 sarebbero comunque infondate. In proposito, la parte resistente deduce che, anche a volere accogliere la prospettiva che il ricorrente sembra, pur con gli evidenziati deficit motivazionali, fare propria - quella cioè secondo cui l'art. 1, comma 388, e la Tabella 2, punto 24, della legge n. 228 del 2012 costituirebbero un principio fondamentale della materia «coordinamento della finanza pubblica» - la norma censurata non solo non si porrebbe in contrasto con detto principio ma ne costituirebbe «coerente e più intensa attuazione». Secondo la Regione Marche, infatti, la ratio di detto principio sarebbe costituita dal risparmio di spesa che l'utilizzazione delle graduatorie di concorsi già espletati consente di conseguire a fronte del dispendio di tempo e di risorse che sarebbe invece richiesto per l'espletamento di nuove procedure concorsuali. Poiché detto principio fondamentale vincolerebbe le Regioni, appunto, come principio e non come regola di dettaglio - come avviene invece nei confronti delle amministrazioni statali - ne deriverebbe che esso dovrebbe essere considerato inderogabile nel senso del divieto per le Regioni di introdurre norme che ne riducano la portata ma non impedirebbe che le stesse Regioni, sviluppando e attuando più intensamente il principio, stabiliscano termini di efficacia delle graduatorie concorsuali esistenti più lunghi di quelli previsti dalla legge statale, conseguendo, così, maggiori risparmi di spesa. 2.2.- Quanto alle questioni di legittimità dell'art. 28, comma 1, della legge reg.