[ddlpres]

In Germania, la responsabilità civile personale è prevista dall'articolo 839 2 BGB per l'ipotesi di reato che produca danno; negli altri casi, sussiste responsabilità dello Stato il quale, se condannato, può agire in via di rivalsa. In Belgio, la responsabilità civile personale è ipotizzata in caso di dolo intenzionale o di frode; lo Stato può essere responsabile nei casi di errore giudiziario. Nel Regno Unito (e negli altri Paesi europei di common law , Irlanda e Cipro) vi è immunità dei giudici secondo la common law e l'«equity» (a Cipro garantita dalla Costituzione). In Francia, l’azione civile è possibile solo contro lo Stato, che dispone dell’azione di rivalsa. Nei Paesi Bassi, la responsabilità civile fa capo esclusivamente allo Stato. In Svizzera, è esclusa la responsabilità civile del giudice, essendo invocabile solo quella dello Stato. In Portogallo, la responsabilità civile del giudice consegue soltanto a condanna penale, potendo lo Stato agire per il rimborso della riparazione che avesse anticipato. Risulta poi dalla letteratura che in Spagna e in Lussemburgo, accanto alla responsabilità dello Stato, esiste la possibilità di compartecipazione di responsabilità civile del giudice allorché siano dimostrati requisiti speciali che raramente si sono verificati. Il punto di equilibrio, raggiunto nel 1988 dalla cosiddetta «legge Vassalli», richiede di essere rivisto alla luce di un ripensamento dei meccanismi rimediali interni al giudizio, che allo stato attuale vedono l'ordinamento giudiziario scarsamente permeabile alla nomofilachia della Corte suprema. Ecco perché l'articolo 1, al comma 1, prevede un primo, importante elemento di novità nella previsione che -- salvo il caso di ignoranza inescusabile, p. es. per improvvidi cambi di giurisprudenza -- disattendere la consolidata giurisprudenza della Cassazione fa uscire il magistrato dall'«ombrello» della clausola di salvaguardia, e lo rende potenzialmente attingibile dalle azioni risarcitorie dirette dei soggetti lesi. La seconda proposta è contenuta nel comma 2, dove viene esaltato il ruolo del pubblico ministero nell'udienza di Cassazione: egli può rappresentare il discrimine con cui distinguere l'iniziativa vistosamente emulatoria o defatigatoria della parte e quella, invece, ingiustificatamente denegatoria della Cassazione di un diritto al rinvio pregiudiziale su un punto qualificante del diritto dell'Unione (il che equivale, per il giudice civile, al motivo ricorso in Cassazione per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e, per il giudice penale, al motivo ricorso in Cassazione per inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell'applicazione della legge penale, o per mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta). Poiché già a Lussemburgo il ruolo dell'Avvocato generale è sotto molti profili equiparato a quello dei magistrati giudicanti ed una sua determinazione entra nell' acquis della Corte, è bene valorizzare il ruolo dell'omologa figura italiana: se anche da essa viene l'invito a disattendere la richiesta di rinvio pregiudiziale, è altamente probabile che la sua abnormità sfiori l'inesistenza giuridica e renda indispensabile una valutazione denegatoria, a meno di non rischiare il blocco di tutti i procedimenti in terzo grado. Anche qui la sanzione, per il comportamento scorretto, sarà la responsabilità diretta del magistrato, secondo il meccanismo previsto per tutti i pubblici funzionari dall'articolo 28 Cost. L'articolo 2 rispecchia queste due deroghe al meccanismo della «legge Vassalli», emendando in conseguenza la clausola di salvaguardia di cui al comma 2 dell'articolo 2. Si propone poi di integrare il catalogo casistico del comma 3 con l'ipotesi di «manifesta violazione del diritto», dando una definizione compiuta e tecnica di tale ipotesi, anche con riferimento all'applicazione del diritto dell'Unione europea, come ipotizzato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea. Allo stesso tempo, riguardando la legge n. 117 del 1988 casi particolarmente sensibili e rilevanti per il cittadino e per la comune sensibilità, si propone, con le modifiche previste dall'articolo 3, di parificare -- in tutti i casi previsti dalla normativa -- i termini per l'esercizio dell'azione di responsabilità a tre anni (oggi il termine è variamente fissato a due ed a tre anni). Il giudizio di ammissibilità di cui all'articolo 5 della legge del 1988 è poi abrogato. Con l'articolo 4 si modifica l'articolo 6, comma 2, della legge, che esclude l'efficacia di giudicato della sentenza di condanna al risarcimento nelle cause di rivalsa e disciplinari: a seguito di tale modifica, la sentenza che accerta la responsabilità civile farà stato tanto nel procedimento di rivalsa, tanto in quello disciplinare (che inizia obbligatoriamente a seguito della proposizione dell'azione), almeno per quanto riguarda l'accertamento del fatto contenuto in sentenza, per evidenti ragioni ordinamentali di non contraddizione. Gli articoli 5 e 6 disciplinano il concreto esercizio dell'azione di rivalsa (per i casi di condanna al risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie) e dell'azione di regresso (per i casi di condanna al risarcimento dei danni per fatti costituenti reato commessi dal magistrato nell'esercizio delle sue funzioni), prevedendo che il mancato esercizio della rivalsa e del regresso fondi espressamente e vincolativamente un giudizio di responsabilità contabile.. Art. 1. (Modifiche all'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni) 1. L'articolo 65 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «Art. 65 -- Attribuzioni della Corte suprema di cassazione. -- 1. La Corte suprema di cassazione ha sede in Roma ed ha giurisdizione su tutto il territorio della Repubblica e su ogni altro territorio soggetto alla sovranità dello Stato. 2 . La Corte suprema di cassazione, quale organo supremo della giustizia: a) assicura l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge; b) assicura l'unità del diritto oggettivo nazionale; c) assicura il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni; d) regola i conflitti di competenza e di attribuzioni; e) adempie gli altri compiti ad essa conferiti dalla legge. 3 . La Corte suprema di cassazione espleta le funzioni di cui alle lettere a) e b) del comma 2 mediante le attribuzioni decisorie, conferitele dai codici di procedura civile e di procedura penale, in ordine ai giudizi che le sono sottoposti. Salvo il caso di ignoranza inevitabile, come definita dalla sentenza della Corte costituzionale 24 marzo 1988, n. 364, gli atti ed i provvedimenti dei restanti giudici ordinari, civili e penali, che nell'esercizio delle rispettive funzioni si discostino dall'interpretazione della legge, espressa ai sensi del primo periodo, legittimano la proposizione dell'azione risarcitoria secondo la disciplina ordinaria. In tal caso: