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anche se la data del 10 dicembre, come appare ormai alquanto ineluttabile, non dovesse essere rispettata, ciò non vuol dire affatto che le elezioni stiano tramontando o stiano andando "in dissolvenza", per usare un termine della fotografia di un tempo. In realtà, l'idea delle elezioni deve rimanere un punto fermo, perché è lì che si pronunceranno i libici sul loro futuro. Il passaggio elettorale è essenziale per una stabilizzazione definitiva. Il quarto punto, di cui ho già fatto menzione, riguarda l'attuazione delle riforme economiche e il preservare le istituzioni comuni. Infine, il quinto punto riguarda il tentativo di porre termine quanto più possibile alla percezione, sovente presente e che ho raccolto da vari interlocutori con posizioni diversificate, che tali posizioni - che definisco diversificate - siano invece fra loro dinamicamente conflittuali. C'è dialettica (nessuno lo nega e probabilmente è anche bene che ci sia dialettica, perché nessuno può pretendere di avere il monopolio della soluzione o della ragione), ma questa dialettica non è e non deve essere percepita come divaricazione drammatica di posizioni. Questo vale in particolare - ci tengo a precisarlo, anche alla luce di una recente colazione avuta, come vi riferivo, a New York con il Ministro degli esteri francese - nelle posizioni fra Italia e Francia: abbiamo alcuni punti di vista diversi (d'altra parte non li abbiamo solo sulla Libia) e ciò determina un certo scambio dialettico. Questo non fa però venir meno, in primo luogo, il colloquio costante tra noi e i francesi e, in secondo luogo, la comune volontà di arrivare a una soluzione. Rispetto a tale elemento, senza nulla togliere a ciò che è accaduto in passato su altre questioni libiche (sulle quali possiamo avere punti di vista non esattamente combacianti), ci tengo a confermare che non esiste una competizione o una rivalità accesa e conflittuale (in senso pacifico, ma pur sempre di contrapposizione) fra noi e i francesi. Ovviamente teniamo molto al rapporto con gli Stati Uniti e abbiamo constatato, secondo quanto ha detto il Presidente del Consiglio più volte, anche pubblicamente, e secondo quanto mi ha riferito, in particolare dopo gli ulteriori colloqui a New York con il presidente Trump, che esiste una volontà americana di appoggiare l'azione italiana nell'ambito dello scenario libico e, in maniera più vasta, nell'ambito del Mediterraneo: su questo possiamo contare. Tra l'altro, segnalo che anche oggi, nel corso di riunioni NATO a Bruxelles, è stato confermato l'impegno a un riorientamento dell'Alleanza atlantica verso il suo fianco Sud, il che vuol dire Mediterraneo e maggiore attenzione a un'area geografica cui noi rivolgiamo, per ragioni evidenti, un interesse particolare. Sarò a Mosca lunedì 8 ottobre e incontrerò il Ministro degli esteri della Federazione Russa, con il quale parlerò anche di Libia. Parlerò con lui, così come abbiamo parlato a lungo con tutti gli altri, della Conferenza per la Libia, della quale vi fornisco alcuni elementi ulteriori. Il programma è tenere una Conferenza per la Libia - quindi non tanto «sulla» Libia, mi permetterei di dire, quanto «per» la Libia - per facilitare il processo in corso in quello Stato. La Conferenza si terrà in Italia il 12 e 13 novembre, con una giornata maggiormente dedicata agli interlocutori libici e alla discussione che cercheremo di facilitare fra loro intorno al tavolo e un'altra giornata che vedrà invece la presenza di numerosi protagonisti della comunità internazionale. La Conferenza si terrà a Palermo, in Sicilia, perché l'idea era che si tenesse in terra italiana, in una zona peraltro vicina allo scenario libico; non nella Capitale d'Italia, ma in un'importante città italiana di una Regione geopoliticamente particolarmente attenta a ciò che accade sull'altra sponda del Mediterraneo. In questo senso teniamo anche a sottolineare quello che prima vi dicevo con un gioco di parole, ovvero che la Conferenza è «per la Libia», e non «sulla Libia» nella capitale di uno Stato che ritiene di avere chissà quale ricetta miracolosa per risolvere i problemi, proprio per cercare di facilitare. L'obiettivo è quindi facilitare il processo di securizzazione in Libia. Saranno invitati i principali interlocutori dello scenario libico, a cominciare naturalmente da quelli che ho già nominato e che ho già incontrato: in primis , il Governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Abbiamo avuto conferma anche ieri dell'interesse e della presenza del maresciallo di campo Haftar e ci saranno naturalmente anche altri interlocutori del complesso scenario. Inviteremo i Paesi vicini confinanti, i Paesi vicini per affinità di popolazioni. Inviteremo i Paesi europei maggiormente interessati a quanto accade in Libia; inviteremo, naturalmente, i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: Stati Uniti, Cina, Russia, oltre agli altri due membri europei che saranno presenti a doppio titolo. Ci saranno sia Arabia Saudita che Egitto, Turchia, Emirati Arabi, Qatar; Francia, Germania, Spagna, Marocco, Tunisia e Regno Unito. Ci saranno i rappresentanti dell'Unione europea, delle Nazioni Unite, della Lega Araba, dell'Unione africana, del Canada, del Ciad, della Cina, dell'Algeria. Ci sarà la Giordania, Malta, il Sudan. Insomma, saranno presenti i rappresentanti dell'intera geografia che si trova ad avere un interesse geopolitico, o più eminentemente di ruolo internazionale, allo scenario libico. L'obiettivo è facilitare il dialogo: sembra un obiettivo minimale ma in realtà, quando pensate gli scontri armati a Tripoli, non lo è. Vorremmo rimanere all'interno del principio della completa autodeterminazione libica, che è evidentemente un punto fondamentale, una loro presa di responsabilità; è anche estremamente importante che ci sia un approccio inclusivo. L'obiettivo è identificare le tappe del processo di stabilizzazione. In questo caso, in particolare, qualora fosse ulteriormente verosimile che non si potranno tenere le elezioni alla data immaginata, vorremmo evitare di stabilire altre date, ma evidenziare le varie tappe che andranno seguite per arrivare al momento fondamentale delle elezioni. Quindi, non sarà una Conferenza che impone scadenze o che detta compiti, quanto una Conferenza in cui i diretti interessati si potranno dare un'agenda comune e identificare i passaggi. Infine, l'ultimo punto che vorrei toccare con voi riguarda l'operatività della nostra ambasciata a Tripoli. Sapete che siamo fra i pochi Paesi ad avere un'ambasciata aperta a Tripoli, e la nostra ambasciata è ed è rimasta sempre operativa, anche se, per motivi di sicurezza, durante il periodo degli scontri, come avviene generalmente in questi casi, abbiamo ridotto il personale. È comunque presente, oltre a personale militare per motivi di sicurezza, anche personale civile che svolge le normali pratiche dell'ambasciata. Il periodo di recrudescenza degli scontri nell'area di Tripoli era stato preceduto da una situazione non ideale, per quanto riguarda la persona del nostro ambasciatore a Tripoli, che aveva fatto seguito a un'intervista rilasciata alla televisione libica in lingua araba dallo stesso ambasciatore, nel corso della quale si era creato un malinteso che aveva determinato reazioni sia a livello di manifestazioni sia a livello di presa di posizione da parte dei diversi interlocutori delle varie autorità libiche.