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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 64 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 9,05. IN SEDE REFERENTE A.S. 38 Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro C 169 su popoli indigeni e tribali, fatta a Ginevra il 27 giugno 1989 DDL 38 Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro C 169 su popoli indigeni e tribali, fatta a Ginevra il 27 giugno 1989 (Esame e rinvio) Il senatore FERRARA ( M5S ), relatore, illustra il disegno di legge, di iniziativa parlamentare, recante la ratifica della Convenzione del 1989 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sui popoli indigeni e tribali, spiegando che per popoli indigeni e tribali si devono intendere quell'insieme di persone appartenenti a popoli, nazioni, tribù o comunità che vivono spesso in stretto contatto con la natura in qualità di antichi abitatori delle loro terre, e che, stimate in circa trecento milioni, risultano spesso vittime privilegiate di sfruttamento, repressione, discriminazione da parte degli Stati sul cui territorio risiedono. Il testo convenzionale oggetto di ratifica, noto tecnicamente come Convenzione 169, è, quindi, uno strumento internazionale, giuridicamente vincolante, volto alla tutela di questi popoli indigeni e tribali, elaborato nell'ambito dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), l'agenzia delle Nazioni Unite incaricata di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani, con particolare riferimento a quelli riguardanti il lavoro in tutti i suoi aspetti. Adottata nel giugno 1989 ed entrata in vigore nel settembre 1991, la Convenzione è ad oggi stata ratificata da 23 Paesi, fra cui Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Repubblica Centrafricana, Isole Fiji, ma anche da Stati europei quali Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, e Spagna. La relazione introduttiva evidenzia l'opportunità che anche altri Paesi occidentali oltre a quelli già firmatari - fra cui quelli come la Germania che pure, fin qui, non hanno ritenuto di doverlo fare in ragione dell'assenza sul loro territorio di popoli indigeni - procedano alla ratifica del testo convenzionale, e ciò in ragione della grande influenza che soprattutto gli Stati europei possono esercitare sul destino di tali popoli, e della possibilità di offrire un contributo addizionale al rafforzamento di norme aventi carattere universale, in particolare in un'epoca segnata dalla globalizzazione. La Convenzione 169, che costituisce una rielaborazione della Convenzione OIL 107 del 1957 dedicata anch'essa alla tutela dei popoli indigeni, è composta da un Preambolo e da 44 articoli - suddivisi in dieci Parti - ed è finalizzata a riconoscere ai popoli indigeni e tribali un insieme di diritti fondamentali, ritenuti essenziali per la loro sopravvivenza. A differenza della Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2007 e sottoscritta anche dall'Italia, la C 169 è uno strumento, che impegna i Paesi firmatari a garantire in modo efficace l'integrità fisica e spirituale dei popoli indigeni e tribali e a lottare contro ogni forma di discriminazione nei loro confronti. Venendo ai contenuti, nella Parte I (articoli 1-12), la Convenzione, pur non offrendo una definizione specifica di popoli indigeni e tribali, pone i principi generali per individuare le persone soggette a tutela, stabilendo un'ampia gamma di diritti di cui esse devono poter beneficiare, tra cui la piena garanzia di fruibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza discriminazioni (articoli 2-3), il diritto all'identità culturale e alle strutture ed alle tradizioni comunitarie (articoli 4-5), il diritto alla partecipazione alle decisioni che le riguardano e alla definizione del proprio futuro (articoli 6-7) e l'uguaglianza di fronte all'amministrazione ed alla giustizia (articoli 2, 8 e 9). Nelle successive Parti della Convenzione, sono esplicitati i diritti dei popoli indigeni e tribali alla terra ed alle risorse (Parte II, articoli 13-19), all'occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate (Parte III, articolo 20), alla formazione professionale, all'artigianato ed all'agricoltura (Parte IV, articoli 21-23), alla previdenza sociale e alla sanità (Parte V, articoli 24-25) e all'istruzione e ai mezzi di comunicazione (Parte VI, articoli 26-31). Ulteriori disposizioni sono relative all'obbligo per i Governi di facilitare i contatti e la cooperazione transfrontaliera tra i popoli indigeni e tribali (Parte VII, articolo 32) e di garantire istituzioni o altri meccanismi per amministrare i programmi destinati ai popoli interessati (Parte VIII, articolo 33). Le ultime due Parti della Convenzione pongono infine disposizioni di ordine generale (Parte IX, articoli 34-35) e finali (Parte X, articoli 36-44). Il disegno di legge di ratifica si compone di 4 articoli. Con riferimento agli oneri economici, l'articolo 3 del disegno di legge li valuta in 50.000 euro annui. Il relatore evidenzia, per ultimo, come il disegno di legge, in quanto di iniziativa parlamentare, sia privo degli strumenti di analisi tecnica del provvedimento che accompagnano normalmente i disegni di legge di iniziativa governativa, ovvero dell'analisi tecnico-normativa (ATN), dell'analisi di impatto della regolamentazione (AIR) e della relazione tecnico-finanziaria. Pur in assenza di tali strumenti, tuttavia, la ratifica della Convenzione in esame non dovrebbe presentare profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea e con gli altri obblighi internazionali assunti dall'Italia, risultando il testo in esame strettamente correlato ad altri strumenti giuridici internazionali posti a tutela dei diritti delle minoranze, già sottoscritti dall'Italia. Il presidente PETROCELLI ringrazia il relatore per la esaustiva relazione ed apre la discussione generale. Il senatore LUCIDI ( L-SP-PSd'Az ), anche alla luce della circostanza per cui, significativamente, alcuni importanti Paesi non hanno ancora proceduto alla firma o alla ratifica della Convenzione in titolo, palesa l'opportunità di addivenire ad un approfondimento, anche mediante apposite audizioni, delle varie problematiche e contraddizioni contenute nel suddetto testo, rilevate da non pochi osservatori e oggetto di dibattito in seno alla comunità internazionale. Segue un breve intervento del presidente PETROCELLI che concorda con l'indicazione di svolgere possibili approfondimenti. Anche il senatore CANDURA ( L-SP-PSd'Az ) esprime la propria perplessità sulla nozione di "popolo tribale" ove trasferita in un contesto diverso da quello delle aree del mondo dove, effettivamente, sono ancora collocate comunità di indigeni che rischiano di vedere violati i loro sacrosanti diritti.