[pronunce]

a) sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., essendo irragionevole applicare una sanzione grave, come l'inammissibilità dell'impugnazione (la quale potrebbe trovare ragione nella tutela d'interessi pubblici di particolare rilevanza e nell'esigenza di certezza delle situazioni giuridiche), per uno scopo di mera agevolazione dell'attività degli uffici giudiziari (peraltro, l'adempimento previsto per il processo tributario non sarebbe contemplato nel processo civile, nel cui ambito spetterebbe all'ufficiale giudiziario, e non alla parte, dare alla cancelleria l'avviso di cui all'art. 123 disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile dalla cui omissione non deriva l'inammissibilità dell'impugnazione); b) la conoscenza dell'avvenuta proposizione dell'appello potrebbe essere acquisita nel momento in cui la Commissione tributaria regionale, dopo il deposito dell'atto di impugnazione, richiede alla segreteria della Commissione tributaria provinciale la trasmissione del fascicolo del processo; c) il carattere irragionevole della previsione d'inammissibilità sarebbe ancora più manifesto ove si consideri che, qualora la notificazione dell'atto di appello sia stata effettuata a mezzo di ufficiale giudiziario, e quest'ultimo abbia omesso di dare avviso alla segreteria della Commissione tributaria provinciale, non sia prevista l'inammissibilità del gravame, ancorché anche in tal caso sia stato leso l'interesse all'immediata conoscenza della proposizione dell'appello da parte della segreteria della Commissione tributaria provinciale; che le sollevate questioni sono manifestamente infondate; che questa Corte ha già trattato questioni analoghe (sentenze n. 17 del 2011 e n. 321 del 2009; ordinanza n. 43 del 2010) pervenendo a dichiararne la non fondatezza; che, come questa Corte ha più volte affermato, in tema di disciplina del processo e di conformazione degli istituti processuali il legislatore dispone di un'ampia discrezionalità, con il solo limite della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle scelte compiute (ex plurimis: sentenze n. 17 del 2011; n. 229 e n. 50 del 2010; n. 221 del 2008; ordinanze n. 43 del 2010, n. 134 del 2009, n. 67 del 2007); che, nella specie, tale limite non può dirsi superato, in quanto la scelta operata dal legislatore risponde all'esigenza, certamente meritevole di tutela, diretta ad impedire, o almeno ridurre, il rischio del rilascio di erronee attestazioni di passaggio in giudicato delle sentenze delle Commissioni tributarie provinciali (ordinanza n. 43 del 2010; sentenza n. 321 del 2009); che una diversa disciplina legislativa sul punto, pur essendo astrattamente possibile, non sarebbe necessariamente più razionale di quella censurata né, comunque, sarebbe costituzionalmente obbligata (ordinanza n. 43 del 2010); che il fine della norma, ora indicato, non è realizzato dall'obbligo, posto a carico della segreteria del giudice di appello dall'art. 53, comma 3, del d.lgs. n. 546 del 1992, di richiedere alla segreteria presso il giudice di primo grado la trasmissione del fascicolo processuale con la copia autentica della sentenza impugnata, subito dopo il ricorso in appello; che, infatti, come questa Corte ha già chiarito (sentenze n. 17 del 2011 e n. 321 del 2009), la richiesta di trasmissione del fascicolo, prevista dalla disposizione ora citata, è avanzata dalla segreteria del giudice di appello soltanto dopo la costituzione in giudizio dell'appellante, sicché non consente alla segreteria del giudice di primo grado di avere tempestiva notizia della proposizione del gravame; che, come questa Corte ha pure precisato (ordinanza n. 43 del 2010), l'applicabilità della disposizione censurata ai soli casi in cui la notificazione dell'appello non avvenga per il tramite dell'ufficiale giudiziario (peraltro, in forza di una scelta dell'appellante, non subordinata ad alcuna condizione: sentenza n. 17 del 2011 punto 4 del Considerato in diritto), trova adeguata giustificazione nel fatto che, qualora la notificazione sia invece eseguita mediante ufficiale giudiziario, la tempestiva notizia della proposizione dell'appello è fornita alla segreteria del giudice di primo grado dallo stesso ufficiale giudiziario (art. 123 disp. att. cod. proc. civ. , applicabile al processo tributario in virtù del generale richiamo alle norme del detto codice, effettuato dall'art. 1, comma 2, d.lgs. n. 546 del 1992); che non è ravvisabile disparità di trattamento tra chi utilizza lo strumento della notifica dell'appello per mezzo dell'ufficiale giudiziario e chi, anche per ragioni di convenienza (celerità della procedura), adotta la notifica diretta, di cui all'art. 16, comma 3, d.lgs. n. 546 del 1992; che la facoltà di notificare l'appello "direttamente", ai sensi della disposizione ora citata, costituisce una caratteristica propria del processo tributario, introdotta dal legislatore in tale settore per ragioni di speditezza e di semplificazione processuale, la quale non ha corrispondenza nel processo civile ordinario e, pertanto, giustifica una specifica disciplina, anche all'indicato fine di soddisfare l'esigenza di rendere la segreteria del giudice di primo grado tempestivamente informata della proposizione dell'impugnazione notificata con tali modalità (sentenza n. 321 del 2009, punto 6.2 del Considerato in diritto); che l'asserita violazione dell'art. 24 Cost. è motivata nell'ordinanza di rimessione con l'assunto che l'adempimento prescritto e la sanzione d'inammissibilità per l'ipotesi della sua inosservanza renderebbero «più oneroso senza ragione il ricorso alla giustizia tributaria»; che tale assunto è manifestamente infondato, perché l'adempimento richiesto dalla norma censurata ben può essere eseguito dalla parte senza andare incontro a particolari difficoltà (sentenza n. 17 del 2011; ordinanza n. 43 del 2010); che, ad avviso della Commissione tributaria regionale della Toscana (Sezione staccata di Livorno), «Il contrasto con il diritto di difesa in giudizio di cui all'art. 24 Cost. si configura dal momento che l'esigenza di informare il giudice di primo grado dell'intervenuto appello (al fine di evitare che possa essere dichiarato erroneamente il passaggio in giudicato della sentenza) è soddisfatto dall'esistenza dell'obbligo a carico della segreteria del giudice di appello di richiedere la trasmissione del fascicolo processuale con la copia autentica della sentenza di primo grado»; che sul punto è sufficiente rinviare a quanto osservato in precedenza in ordine all'analogo rilievo della Commissione tributaria regionale dell'Umbria; che, secondo la rimettente, sarebbe eccessivo ed irragionevole «l'effetto preclusivo dell'impugnazione fissato con l'inammissibilità per un'attività che appare estranea al giudizio di appello»; che, anche a tal proposito, si deve rinviare a quanto esposto in precedenza, aggiungendo che: