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Alitalia - come la vicenda Ilva, le tassazioni fantasiose, le regole e le norme non certe, che cambiano e fanno scappare gli investitori (si pensi solo che Coca-Cola si trasferisce in Albania grazie alle politiche fiscali del Governo) - è il simbolo di come state portando avanti il Paese, con incapacità, irresponsabilità, indecisione e incompetenza. Secondo voi, di fronte a questa gestione dei problemi e nell'incertezza, quale investitore è disposto a portare capitali e lavoro per il rilancio dell'Italia? Ve la do io la risposta: nessuno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, signor rappresentante del Governo, la conversione in legge del decreto-legge n. 137 del 2019 cui oggi ci apprestiamo, dopo un approfondito esame e un'ampia discussione in Commissione, è interessante per tutto il Paese, considerata la cronicità della crisi della nostra compagnia di bandiera, che da troppi anni vive una condizione di grave difficoltà gestionale e finanziaria. Con il decreto-legge in esame, tenuto conto del fatto che non si riescono a definire in tempi rapidi le procedure di cessione dei complessi aziendali, si interviene introducendo misure volte ad assicurare una continuità del servizio svolto in amministrazione straordinaria. Infatti, confermando il prestito di 400 milioni di euro della durata di sei mesi, precedentemente previsto dal decreto fiscale, si consente di apportare modifiche necessarie riguardo alla procedura di amministrazione straordinaria e ai poteri dell'organo commissariale per salvaguardare l'operatività della società. Nel decreto-legge si fissa pertanto la scadenza del 31 maggio 2020, entro cui si dovrebbe arrivare alla definizione della procedura di cessione. Proprio all'interno di questo percorso di definizione del programma, è opportuno che il commissario appena nominato, avvocato Leogrande, indicato dal Ministero dello sviluppo economico nel dicembre 2019, intervenga in discontinuità col passato, redigendo un vero e proprio piano di riorganizzazione ed efficientamento strutturale e aziendale, che rilanci la compagnia. Infatti, pur essendo necessaria, allo stato dei fatti, la concessione di un ulteriore prestito, questo non può essere ritenuto sufficiente per un effettivo rilancio della compagnia ed è quindi opportuno che si intervenga in maniera efficace, avviando contemporaneamente un programma di investimenti che consenta ad Alitalia di competere in modo adeguato sul mercato. Non è un mistero per nessuno che oggi la nostra compagnia copre solo 1'8 per cento del traffico internazionale da e per l'Italia e che, proprio alla luce di questo, non si può più procrastinare l'avvio di un programma di investimenti che riesca a rendere i servizi offerti da Alitalia concorrenziali sul mercato mondiale. È impensabile credere ancora che si possa far fronte a una crisi aziendale che ormai perdura da anni, limitandosi a impegnare risorse e spendere somme ingenti. Infatti, ora stiamo parlando di 400 milioni di euro, ma non possiamo dimenticare che con i decreti-legge 24 aprile 2017, n. 50, e 16 ottobre 2017, n. 148, sono stati destinati ben 900 milioni di euro in totale e che negli ultimi quindici anni circa, sono state dedicate alla vicenda Alitalia risorse pari addirittura a quasi 9 miliardi di euro. A fronte di queste somme, che quindi possiamo definire non di rilancio, ma di assistenza (considerato che hanno garantito solo una mera sopravvivenza della compagnia aerea, senza farla uscire dalla crisi), è un paradosso leggere i dati di traffico del 2018 pubblicati dall'ENAC, i quali indicano invece un incremento del traffico dei passeggeri sul territorio nazionale dal 2010. Ciò a riprova del fatto che le risorse finanziarie stanziate, se non accompagnate da una pianificazione degli investimenti, volti non solo a garantire la durata, ma a migliorare la qualità dei servizi, non possono essere inquadrate nell'ottica di misure sufficienti. Bisogna allora lavorare tutti verso l'obiettivo unico di un piano industriale di sviluppo rivolto alla crescita e alla sostenibilità economico-finanziaria della compagnia. Occorre un piano credibile, che prenda spunto dalle potenzialità di profitto del contesto aziendale attuale, quindi con una maggiore attenzione verso i settori di volo e manutenzione, i servizi per l'assistenza a terra, agli aerei e ai passeggeri e quelli tecnici e amministrativi, affinché Alitalia possa essere considerata un'eccellenza del nostro Paese con risonanza internazionale. Tutto questo, però, non può prescindere da un'alleanza commerciale con altre compagnie e altri Paesi che condividano i nostri obiettivi di rilancio e sviluppo. A questo punto, ci preoccupa il fatto che alcune compagnie importanti, pur essendo disponibili a un dialogo per una partnership commerciale, non lo siano però a investire e che altre società operanti nel settore delle infrastrutture, forse per diverse questioni, vengano tenute fuori dai possibili accordi finanziari e commerciali. Ci preoccupa anche che la possibilità di una cordata con Ferrovie dello Stato Italiane, indipendentemente dal merito degli eventuali accordi, non abbia avuto alcun seguito, per assenza di indicazioni da parte del Governo sulla partecipazione alla vicenda Alitalia. Il ministro Patuanelli, con molta onestà intellettuale, non ha garantito la risoluzione della vicenda nei mesi previsti dal provvedimento, ma in Commissione abbiamo ascoltato anche il commissario, avvocato Leogrande, che non ha illustrato in modo completo ed esaustivo la situazione ereditata dai precedenti commissari (forse anche perché in carica da poco tempo) e non ci ha nemmeno dato modo di intendere, nella breve relazione esposta, la sua idea di piano strategico d'intervento. Al contempo, però, siamo convinti che ci saranno altri incontri nel corso dei mesi di lavoro e pensiamo che il commissario, con l'aiuto del nuovo direttore generale (che in realtà non è nuovo del settore, in quanto ex dirigente di Alitalia durante la gestione Cimoli e direttore generale di Blue Panorama Airlines), potrà realizzare un piano industriale quantomeno credibile: purtroppo, a oggi esistono solo ipotesi di soluzione che non danno garanzie di stabilità. Intanto, secondo i dati disponibili, risulta che Alitalia abbia chiuso il periodo estivo del 2019 con una flessione rispetto al 2018, evidenziando una perdita di 600 milioni di euro rispetto ai 3 miliardi di ricavi. È un vero dispiacere constatare che la nostra compagnia aerea, che ancora può essere considerata eccellente a livello europeo per sicurezza, manutenzione e affidabilità, non riesca più ad essere competitiva sul mercato, malgrado le risorse investite. È dunque importante che il Governo intervenga con scelte serie e ponderate sugli aeroporti nazionali, che tengano conto del presente e del futuro di Alitalia, per evitare il ripetersi di sprechi, senza individuare un piano industriale strategico. Non si può pensare ad un piano nazionale sugli aeroporti, indicato come priorità nelle attività del ministro De Micheli, senza considerare al suo interno la vicenda Alitalia; ugualmente, non si possono ignorare i 9 miliardi di euro spesi nel corso degli anni in totale assenza di soluzioni concrete.