[pronunce]

che i rimettenti testé menzionati, nel ribadire l'ingiusta (ed irragionevole) discriminazione che la norma impugnata realizzerebbe a carico dei soggetti privi di adeguati mezzi economici, sottolineano la violazione della norma costituzionale suddetta, atteso che tra i diritti inviolabili dell'uomo rientrerebbe pure quello all'eguaglianza, come valore assoluto della persona umana e diritto fondamentale dell'individuo; che il contrasto, invece, con l'art. 25 della Costituzione è prospettato dai Giudici di pace di Gallarate (r.o. n. 310 del 2004) e Torre Annunziata (r.o. n. 312 del 2004), i quali ritengono che la preclusione all'esperimento del ricorso giurisdizionale, conseguente all'imposizione del previo pagamento di una cauzione quale condizione per la sua ammissibilità, abbia l'effetto di distogliere l'esame dell'impugnazione, proposta avverso il verbale di contestazione dell'infrazione, dal suo giudice naturale precostituito per legge; che viene dedotta, inoltre, la violazione dell'art. 111 della Costituzione dai Giudici di pace di Torre Annunziata (r.o. n. 312 del 2004) e Pescina (r.o. n. 313 del 2004), secondo i quali l'imposizione di un previo pagamento cauzionale a carico del ricorrente – destinato per di più a convertirsi, in caso di sua soccombenza, in un prelievo (totale o parziale) in favore dell'amministrazione – si tradurrebbe, per un verso, in un “privilegio” per la pubblica autorità, con conseguente violazione del principio della parità delle parti in contraddittorio, di cui all'articolo 111, secondo comma, della Costituzione (il comma in questione, peraltro, è esplicitamente richiamato – unitamente a quello che lo precede – solamente dal rimettente di Pescina); che, infine, i Giudici di pace di Santadi (r.o. n. 303 del 2004) , Pescina (r.o. n. 313 del 2004), Agrigento (r.o. nn. 314, 315 e 316 del 2004), Como (r.o. n. 425 del 2004), Lanciano (r.o. n. 427 del 2004) e Catania (r.o. n. 428 del 2004) ipotizzano il contrasto con l'art. 113 della Costituzione, evidenziando come la previsione di un onere economico per poter adire le vie giudiziali si risolva in un ingiustificato ostacolo per la tutela in sede giurisdizionale dei diritti contro gli atti della pubblica amministrazione, essendo essa, invece, «sempre» (e quindi, almeno tendenzialmente, in via incondizionata) riservata ad ogni cittadino; che i rimettenti, così variamente motivata la non manifesta infondatezza dei prospettati dubbi di costituzionalità, circa, invece, la loro rilevanza, danno atto del mancato versamento – nei rispettivi giudizi a quibus – della somma prevista dall'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992, salvo il Giudice di pace di Benevento (r.o. n. 423 del 2004), che dà conto, invece, dell'avvenuta prestazione della «cauzione» in esame. Considerato che i Giudici di pace meglio indicati in epigrafe hanno sollevato questione di legittimità costituzionale – adducendo, complessivamente, la violazione degli artt. 2, 3, 24, 25, 111 e 113 della Costituzione – dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214; che tutte le questioni sollevate, per la loro evidente connessione, vanno trattate congiuntamente, per cui va disposta la riunione dei relativi giudizi; che questa Corte, investita di analoghe questioni, prospettate con riferimento ai medesimi parametri invocati dagli odierni rimettenti, aventi ad oggetto sempre l'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992, ha concluso – previa declaratoria d'inammissibilità della censura prospettata da quel giudice a quo che nella propria ordinanza di rimessione aveva dato atto dell'avvenuto versamento della somma di cui alla norma impugnata – nel senso dell'illegittimità costituzionale di tale disposizione (sentenza n. 114 del 2004); che, pertanto, alla stregua di quanto già affermato in tale decisione, deve ribadirsi – con specifico riferimento alla questione proposta dal Giudice di pace di Benevento (r.o. n. 423 del 2004), atteso che questi, nel sollevarla, ha dato espressamente atto dell'avvenuto versamento della somma di cui all'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992 – la conclusione secondo cui, ricorrendo l'evenienza da ultimo descritta, «il dubbio relativo all'illegittimità costituzionale della norma che contempla detto versamento – sotto il profilo della “grave disparità di trattamento tra i cittadini” – è privo di rilevanza nel giudizio a quo» (sentenza n. 114 del 2004), con conseguente manifesta inammissibilità della questione prospettata; che in relazione, invece, alle questioni sollevate da tutti gli altri rimettenti, deve darsi atto che questa Corte ha già affermato che l'imposizione dell'onere economico di cui all'art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992 finisce «con il pregiudicare l'esercizio di diritti che l'art. 24 della Costituzione proclama inviolabili, considerato che il mancato versamento comporta un effetto preclusivo dello svolgimento del giudizio, incidendo direttamente sull'ammissibilità dell'azione esperita» (sentenza n. 114 del 2004); che, pertanto, alla stregua di tale decisione vanno restituiti gli atti ai suddetti giudici a quibus. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Benevento, con l'ordinanza indicata in epigrafe;