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si apprende da comunicati stampa che i lavori sono stati consegnati a dicembre e le attività di cantierizzazione per l'avvio sarebbero già in corso mentre quelli sulla viabilità alternativa di Pieve Santo Stefano sarebbero stati appaltati entro il 2018, ma non se ne trova traccia; considerato che: la chiusura del tratto stradale ha, di fatto, tagliato in due il Paese, con gravissimi i disagi per gli utenti, dato che i percorsi alternativi, non adeguati, comportano un aggravio enorme in termini di tempo e danaro; le ricadute sui collegamenti Nord-Sud sono pesantissime come anche quelle sul tessuto economico e produttivo del Paese; coldiretti Umbria stima un aggravio di costi, a carico delle aziende, nella misura di 100 euro ad autotreno per ogni carico trasportato a causa dell'aumento dei chilometri da percorrere per raggiungere le zone servite dalla strada statale 3 bis "Tiberina", la cui chiusura ha come unici percorsi alternativi i tragitti autostradali A1 e A14 o i valichi montani, si chiede di sapere: se risponda al vero che i lavori di risanamento strutturale del viadotto Puleto sarebbero dovuti partire già da anni e perché non siano stati avviati; quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare allo scopo di consentire una veloce riapertura del traffico per evitare i gravi disagi alla viabilità. Atto n. 3-00532 GIAMMANCO Ai Ministri dello sviluppo economico, delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il CETA, Comprehensive economic and trade agreement, è un trattato internazionale che sancisce un accordo commerciale di libero scambio tra il Canada e l'Unione europea, entrato in vigore, in maniera provvisoria, il 21 settembre 2017; il CETA ha la finalità di semplificare l'esportazione di beni e servizi, con conseguenti vantaggi per i cittadini e le imprese nella UE e in Canada, di migliorare la cooperazione economica di queste ultime attraverso l'abbattimento delle tariffe doganali, di offrire una maggiore trasparenza nelle gare di appalto pubblico, il mutuo riconoscimento di alcune qualifiche professionali e una crescente armonizzazione dal punto di vista dei regolamenti e degli standard che costituiscono barriere non tariffarie; l'entrata in vigore a titolo provvisorio del CETA ha consentito alle imprese e ai cittadini dell'Unione europea di iniziare da subito a cogliere i vantaggi che offre; sono stati registrati dati significativi per l'esportazione dei prodotti alimentari italiani, e in primis nei comparti merceologici in cui è stato evidenziato un notevole abbassamento delle tariffe per l' export , dati consultabili nella tavola 2 sulle tariffe bilaterali medie per settore pre CETA fornite dalla Commissione europea; i dati evidenziano un aumento complessivo delle esportazioni totali dell'Italia del 4,3 per cento, da cui è derivato un aumento del surplus commerciale di oltre 140 milioni di euro. Nel dettaglio, si è avuto un aumento del 7,4 per cento per le esportazioni agroalimentari verso il Canada, con significativi incrementi per il prosciutto con un aumento del 20 per cento (e solo il San Daniele del 35 per cento), pasta e biscotti (24 per cento in più), formaggi (12 per cento), cioccolato (123 per cento), bevande non alcoliche (39 per cento in più). Per quanto riguarda invece altri settori merceologici, è stato registrato un aumento del 7 per cento nell'esportazione delle calzature, 70 per cento per le magliette di cotone e cardigan , 77 per cento per la gioielleria e 37 per cento per le ceramiche; il CETA, prima di entrare pienamente in vigore, dovrà essere ratificato da tutti i Parlamenti nazionali che fanno parte dell'Unione europea, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno promuovere l'avvio, presso il Parlamento italiano, del processo di ratifica dell'accordo di libero scambio tra il Canada e l'Unione europea, alla luce delle evidenti e documentate ripercussioni positive che ha già avuto sull'economia commerciale dell'Italia. Atto n. 3-00533 VITALI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la filiera della raccolta di gioco mediante apparecchi di gioco di Stato con vincita in denaro, di cui al comma 6, lettera a) , dell'art. 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni e integrazioni, le cosiddette slot machine o newslot , è composto da un ristretto numero di società concessionarie (Lottomatica Videolot Rete, Admiral Gaming Network, Cirsa Italia, Codere Network, Gamenet, Global Starnet, Hbg Connex, Netwin Italia, Nts Network, Sisal Entertainment, Snaitech), di grandi dimensioni, che annoverano un ristretto numero di dipendenti, e poi da diverse migliaia di piccole e medie imprese definite nella filiera "gestori", proprietari degli apparecchi di gioco di Stato con altissimo numero di dipendenti (circa 5.000 aziende e circa 300.000 lavoratori); la riduzione del numero degli apparecchi sul territorio nazionale, completamente operata dalle piccole e medie imprese del settore e stabilita per legge ha comportato un aumento quasi del 1.000 per cento dei costi gravanti sui proprietari degli apparecchi e cambiando le condizioni contrattuali a loro esclusivo vantaggio; tali comportamenti si sono di fatto tradotti in comportamenti estorsivi a danno dei proprietari degli apparecchi e hanno determinato la soppressione della libera concorrenza nel settore degli apparecchi di gioco. Infatti, le società concessionarie hanno chiesto ai gestori l'aumento del loro corrispettivo anche attraverso l'impiego, in caso di rifiuto, degli strumenti di recesso e risoluzione dei contratti, utilizzati immotivatamente o per inadempimenti esclusivamente formali e spesso con l'impiego di clausole contrattuali vessatorie; nel concreto, questo produce l'effetto di far decadere la validità dei nulla osta di messa in esercizio degli apparecchi del piccolo imprenditore e rende disponibili a favore della società concessionaria il corrispondente numero di nulla osta sostitutivi che tale soggetto può riservare a sé stesso o ad altri partner commerciali a condizioni economiche molto più gravose di quelle praticate in precedenza; è così che il blocco del mercato, derivante dalla necessità di ridurre il numero di apparecchi presenti sul territorio nazionale, ha portato alla commissione di abusi da parte delle società concessionarie a discapito delle piccole e medie imprese, proprietarie degli apparecchi; sono stati anche segnalati incrementi delle tariffe per il collegamento annuo degli apparecchi alla rete telematica fino al 1.000 per cento e l'imposizione unilaterale di modifiche contrattuali vessatorie che rendono del tutto subordinata la posizione del contraente più debole; le imprese che non accettano tali condizioni peggiorative dei contratti sono costrette alla sparizione dal mercato pur rispettando tutti i requisiti previsti dalla normativa di settore (come l'iscrizione all'elenco degli operatori di cui all'art. 1, comma 82, della legge n. 220 del 2010) ed essendo proprietarie di apparecchi da gioco certificati ed autorizzati dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli con livelli occupazionali elevati e manodopera qualificata.