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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sullo stato della sicurezza e del degrado delle città italiane e delle loro periferie. Onorevoli Senatori. – L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, in occasione del summit sullo sviluppo sostenibile del 25-27 settembre 2015, l’«Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile», composta da diciassette obiettivi ambiziosi e universali per trasformare il nostro pianeta. La finalità di sviluppo sostenibile numero 11 consiste nel «Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili» ed è articolato in dieci obiettivi, che vanno dall'assicurare a tutti alloggi adeguati e l'accesso ai trasporti pubblici e ad una urbanizzazione inclusiva e sostenibile, alla tutela del patrimonio culturale e naturale, nonché alla salvaguardia delle città dai cambiamenti climatici. All'interno di uno spazio urbano, le periferie, che comprendono aree della città più o meno densamente popolate, rappresentano sicuramente la situazione urbanistica e sociale più complessa e talvolta di maggiore criticità. In Italia almeno quindici milioni di persone vivono in aree soggette a degrado situate nelle aree periferiche ma anche centrali, delle città metropolitane, le cui periferie negli ultimi quindici anni si sono profondamente degradate e con esse sono venute peggiorando anche le condizioni di vita di chi vi risiede. L'invecchiamento della popolazione, la sempre maggiore presenza di stranieri, la crisi demografica congiuntamente alla crisi economica iniziata nel 2007, con effetti sul benessere delle persone e sulla finanza pubblica, sono i maggiori fattori che hanno contribuito e contribuiscono al peggioramento della qualità della vita nelle periferie. Con l'eccezione di Milano, le città italiane invecchiano e decrescono demograficamente. Ci sono sempre meno giovani. Con un tasso di fertilità pari a 1,37 per cento, l'Italia è uno dei Paesi in cui si nasce di meno. Nel contempo, negli ultimi venticinque anni sono arrivati in Italia circa 6.000.000 di stranieri e si stima una presenza di circa 700.000 irregolari che sono «invisibili» per la legge italiana, e quindi manodopera a disposizione dell'economia illegale e illecita. Le persone anziane si trovano a vivere in una situazione di solitudine e di povertà in zone della città dove gli edifici sono in degrado e i servizi di trasporto, assistenza sanitaria e sociale sono molto più carenti che in centro, e dove la presenza degli stranieri rende difficile la convivenza. L'assenza di decoro del patrimonio pubblico e privato genera il degrado e l'illegalità. Le periferie sono luoghi in cui si è disinvestito in servizi e qualità della vita. Nell'immaginario collettivo la periferia «tipo» è dunque caratterizzata, in modo più o meno accentuato, da fenomeni di degrado, di marginalità, di disagio sociale, di criminalità, di insicurezza e di povertà. Le periferie, tuttavia, sono una realtà ben più complessa e articolata, come dimostra la presenza di tante associazioni di cittadini volte a promuovere un miglioramento delle condizioni di vita in queste aree. In alcuni casi, le periferie sono il risultato di una città che si espande e che ingloba comuni, frazioni di comuni, o aree agricole e di verde abitate da persone nate lì o che vi si sono trasferite come scelta di vita. In altri, sono aree residenziali prestigiose, dotate di servizi, zone ricercate da persone singole e dalle famiglie perché relativamente lontane dal caos della città, che possono contare su una serie di servizi essenziali (scuole, cinema, trasporti, supermercati...) e sono inserite e circondate dal verde. In altri casi ancora, le periferie sono il risultato di un processo di urbanizzazione residenziale, che ha avuto inizio decenni or sono, con immobili di vaste dimensioni (ad esempio, Scampia a Napoli, Zen 1 e 2 a Palermo, Corviale a Roma, le Dighe a Genova, San Paolo a Bari) pensati come dormitori per una popolazione di fascia medio-bassa, in termini economici, nonché come luoghi circoscritti ai margini della città dove far risiedere persone non completamente integrate nella società o considerate un pericolo per la tranquillità della stessa. Le periferie sono, però, anche i luoghi dove, per lo spazio disponibile e per la prossimità a grandi reti stradali, per scelta, si localizzano numerose attività produttive, anche di grandi dimensioni, non solamente italiane, nonché centri commerciali, logistici, industriali e di ricerca e innovazione, quali, ad esempio, le sedi decentrate di università, alla ricerca di grandi spazi dove sia possibile costruire ex novo , e non adattare, gli interni di immobili esistenti siti nelle zone centrali della città. Inoltre, da alcuni anni, nelle aree periferiche, si registra sempre più la presenza di altre tipologie di residenti, più rispondenti al ceto medio a causa del costo della vita, unito a basi stipendiali sostanzialmente rimaste immutate e ad un mercato del lavoro mutevole e non stabile, nonché all'alto costo per l'acquisto di un'abitazione in un'area centrale o semicentrale della città. Per tutte queste ragioni le periferie non possono essere descritte unicamente come luoghi di stazionamento dell'immigrazione irregolare, di campi rom e di persone senza fissa dimora che si dedicano alla criminalità predatoria, quali furti in abitazione, furti di auto e su vetture in sosta, scippi e borseggi. Luoghi di occupazione abusiva di immobili, pubblici e privati, da parte prevalentemente di stranieri, e dove sono presenti baracche abusive occupate da soggetti di etnia varia che senza alcuna igiene accumulano e vivono tra i rifiuti. Una situazione che comunque esiste ed è riscontrabile in molte città, sulla quale i sindaci intervengono (non sempre) con ordinanze di sgombero ai fini della messa in sicurezza dell'area e della sua riqualificazione. La riqualificazione di queste aree appare dunque essenziale per migliorare la qualità di vita dei residenti offrendo loro servizi, un efficace controllo da parte delle forze dell'ordine, scuole, aree verdi, e palazzi condominiali che non rappresentino, nella loro forma e ampiezza, il segnale più evidente che si è in un'area di minor benessere sociale e di maggiore emarginazione. Infatti, l'insediamento periferico non adeguatamente presidiato con servizi pubblici funzionali o istituzionali determina una flessione negativa in ambito di sicurezza, ordine pubblico e integrazione della popolazione non italiana. Tutto ciò facilita l'inserimento ed il consolidarsi di pericolose situazioni di illegalità, quali l'insediamento di gruppi criminali (vendita di stupefacenti e ricettazione) e la presenza di forme di abusivismo (occupazione di immobili e realizzazione di edifici abusivi, circostanze che possono determinare situazioni ingestibili). In tutte le grandi città italiane le scelte architettoniche di pianificazione delle periferie compiute tra gli anni ’70 e ’80, per affrontare l'emergenza abitativa, invece di risolvere i problemi li hanno aggravati. Così, in questi luoghi si sono venute concentrando fragilità economiche e sociali, e oggi sono ambiti che si caratterizzano per la presenza di clandestini e per la diffusione di occupazioni abusive ed economia illecita.