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dileggiare i magistrati, l'alta amministrazione dello Stato e la Banca d'Italia; insultare Carola Rackete; provocare l'Unione europea e Paesi alleati; indossare abusivamente divise militari (Applausi dal Gruppo PD) ; chiudere i porti a donne, bambini e rifugiati; minacciare invano concessionari pubblici; tenere il Paese sempre sull'orlo della crisi e delle elezioni, sono solo alcuni scampoli di un linguaggio e di comportamenti di chi vuole in ogni occasione ostentare la sua incompatibilità con una cultura democratica, di chi non conosce qual è il confine tra il senso dello Sato e l'eversione. È questa incultura politica, questa volgarità esibita, questa spinta all'arrembaggio di quanto più potere possibile, che fa da sfondo a questo nostro dibattito; uno sfondo nero sul palco di una politica dove adesso irrompono persino concreti sospetti di soldi da Mosca; sospetti che ci colpiscono non solo per i loro possibili effetti nella nostra politica interna, ma ancor di più per le loro conseguenze sulla sicurezza nazionale. (Applausi dal Gruppo PD) . Su questo punto mi permetto di rivolgermi a lei, signor Presidente. Ho sempre diffidato della definizione «Presidente di garanzia», perché il Presidente del Senato è Presidente e basta; ci mancherebbe anche che non garantisse prima di tutto le minoranze. (Applausi dal Gruppo PD) . Ma voglio dirle qualcosa, perché le sue parole questa mattina mi hanno colpito. Il Senato non è un tribunale dove si discute solo di fatti di rilevanza penale (Applausi dal Gruppo PD) e non è l'ufficio legislativo del Governo che ne esegue gli ordini. Il Senato è un organo politico che discute sulla base di posizioni politiche. E le faccio notare che, quando un senatore porta in Aula, all'esame dell'Assemblea, fatti che ritiene rilevanti, il Senato è abilitato a discuterne, a prescindere dalla fonte, sia essa giornalistica o anche persino una voce popolare. (Applausi dal Gruppo PD) . Oggi in Parlamento è di scena la riduzione del numero dei parlamentari, ma non è il solo grave pericolo che incombe sul nostro sistema democratico. C'è anche quel referendum confermativo che metterà il Parlamento in conflitto con il popolo che lo ha eletto. C'è una riforma della giustizia che assegna alla politica il potere di indicare i reati da perseguire. C'è il disegno di legge sulla Banca d'Italia che ne annulla ogni autonomia e mette l'intero direttorio sotto il tallone della maggioranza di Governo. Con poche mosse vanno in frantumi la divisione dei poteri e le autorità indipendenti; con poche mosse l'Italia si tira fuori dalle regole dell'Europa. Possiamo pensare che certi linguaggi, certe decisioni, certe prepotenze, la voglia di distruggere le prerogative del Parlamento, siano tutti atti messi in campo a casaccio, senza una logica complessiva? No, il Governo non lo vuole dire, ma una logica c'è, ed è quella di logorare i capisaldi della democrazia rappresentativa e di spingere l'Italia fuori dall'Europa. (Applausi dal Gruppo PD) . Solo se comprendiamo qual è il progetto finale, possiamo dare una valutazione politica seria alla riduzione del numero dei parlamentari. I modelli di Orbán, di Putin e di Visegrád, assieme all'obiettivo di una finta democrazia, che non è diretta... PRESIDENTE.Senatore Zanda, concluda il suo intervento. ZANDA (PD) . Signor Presidente, ancora poche parole; ho avuto molta difficoltà a intervenire. Dicevo, i modelli di Orbán, di Putin e di Visegrad, assieme all'obiettivo di una finta democrazia, che non è diretta, ma è al servizio delle centrali che controllano il web , sono in senso assoluto il contrario non solo della democrazia parlamentare disegnata dalla nostra Costituzione, ma persino della democrazia tout court . Concludo. In realtà, oggi il Senato vota non solo sulla riduzione del numero dei parlamentari, ma anche sulla nostra presenza in Europa, sulla centralità del Parlamento, sulla divisione dei poteri, sulla sopravvivenza della democrazia. Ed è per questa ragione politica di fondo che oggi chi vuole difendere l'Europa, il Parlamento, la libertà di mandato, il voto personale e segreto, l'indipendenza della magistratura, il valore delle autorità indipendenti, vota no alla riduzione del numero dei parlamentari, come faranno tra breve le senatrici e i senatori del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD, molti senatori del quale si levano in piedi. Congratulazioni) . FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizierò dichiarando il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione alla proposta in esame che prevede la riduzione del numero dei parlamentari, che ha comportato un acceso dibattito, che a tratti oserei definire - mi sia concesso il termine - più che un dibattito un feroce dimenarsi, non certo rispettoso del luogo né dei ruoli, né del contenuto della proposta in esame. Forse ingenuamente ho pensato che questa discussione potesse essere più adeguata. Ho ascoltato con grande interesse tutti gli interventi dei colleghi sia in discussione generale che in dichiarazione di voto, ma mi è stato necessario fare un passo indietro per capire anche la storia del tentativo più volte messo in atto di revisione della Costituzione, soprattutto per quanto riguarda la riduzione del numero dei parlamentari. Quello che mi ha colpito moltissimo nella discussione è il continuo rimarcare la necessità di mantenere una situazione di democrazia che parrebbe, con la riduzione del numero dei parlamentari e con questa nuova impostazione, venir meno. Facendo quindi un passo indietro, come è mia abitudine, per cercare di capire le cose, sono passata alla riforma costituzionale Renzi-Boschi. Torno indietro non agli anni Settanta, Ottanta o Novanta, ma semplicemente al 2014. La riforma nata con quel disegno di legge nel 2014 si prefiggeva il superamento del bicameralismo paritario e la riduzione del numero dei parlamentari. Quel provvedimento proponeva, in particolare, una riforma del Senato della Repubblica la cui principale funzione sarebbe diventata quella di rappresentanza delle istituzioni territoriali. Praticamente, il numero dei senatori sarebbe stato ridotto da 315 a 100, i quali, eccetto i cinque nominati dal Presidente della Repubblica, sarebbero stati eletti dai Consigli regionali fra i loro stessi componenti e fra i sindaci dei propri territori. Sarebbe rimasta, in sostanza, la Camera dei deputati l'unico organo deputato a esercitare la funzione di indirizzo politico e di controllo sull'operato del Governo. E questo è un punto. Questo sistema bicamerale, quindi, superava quello del bicameralismo perfetto introducendo il bicameralismo differenziato: il Senato sarebbe diventato rappresentante solo delle istituzioni territoriali; l'elezione popolare diretta sarebbe dunque stata sostituita da un'elezione di secondo grado da parte dei consiglieri.