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Sempre poi, naturalmente, con la modalità del decreto, aggiungendo emendamenti del Governo a emendamenti fino all'ultimo secondo, anche mentre sto parlando agli uffici legislativi staranno arrivando nuove modifiche dal Governo e non si parla di ILVA. Non si corre ai ripari subito, con 10.000 famiglie a rischio posto di lavoro (Applausi dal Gruppo FI-BP) e il piano ambientale bloccato. In questo momento è uscita la notizia di agenzia secondo la quale l'ArcelorMittal sta incontrando il presidente Conte con sei esponenti del Governo per andarsene, perché eliminare la protezione legale costituiva un presupposto essenziale e noi abbiamo presentato un emendamento anche a questo provvedimento; almeno accogliete le proposte, fate un atto di umiltà, per una volta, al posto di usare sempre l'arroganza odiosa. Ascoltare è sinonimo di intelligenza, così come cambiare idea per non fare la figura dei paracarri. Non si fa così, non si lavora così; in qualunque ufficio vi licenzierebbero in tronco! I decreti con urgenza e necessità. Ma quale urgenza e necessità? Urgenza e necessità derivano probabilmente solamente dalla necessità di creare un sistema non di ripartizioni, ma di rispartizioni, secondo logiche di appartenenza partitica ed ideologica. Mi sembra che il Governo si stia comportando come un ragazzino capriccioso che dice «questo è mio, questo è tuo», senza rendersi conto che intervenire sull'organizzazione dello Stato e sul funzionamento dello stesso ha conseguenze rilevanti per tutto il sistema Paese, per ogni tipo di settore e attività che agisce al suo interno. Questo Governo non ha capito di cosa ha bisogno l'Italia, non ha capito che l'Italia ha bisogno di essere lasciata in pace, di essere lasciata tranquilla a lavorare, a produrre, a fare sistema, perché fino ad oggi con il sistema giacobino, con il sistema superficiale che ha caratterizzato le azioni del Governo Conte I e del Governo Conte II, l'Italia sta regredendo in maniera preoccupante. Se il Paese infatti con la propria capacità di resilienza, con la forza e con l'ingegno tutto italiano, fino a oggi è riuscita ad andare avanti nonostante voi, adesso rischia di cominciare a perdere un po' di fiato e questo noi non lo possiamo permettere. È luogo comune dire che l'Italia sia un Paese senza materie prime. Noi non smettiamo di ricordare e di gridare che la materia prima dell'Italia è l'Italia (Applausi dal Gruppo FI-BP) , con il suo paesaggio, con i suoi borghi, con i suoi monumenti, con le sue opere culturali, con i suoi prodotti enogastronomici e la ristorazione, con la sua musica, con l'ingegno dei suoi artigiani, degli imprenditori e degli artisti, con la sua manifattura, la sua produzione, col suo sistema scolastico migliore del mondo e con il suo sistema sanitario del welfare, che non lascia indietro nessuno, con i suoi sindaci, con le nostre Forze dell'ordine a garantire la sicurezza e la pace, con il suo brand , quella dicitura made in Italy, che è diventato il terzo marchio più famoso al mondo. Un marchio che rappresenta una vera e propria infrastruttura immateriale, ma non riusciamo a fare neanche una strada, che cosa vogliamo fare le infrastrutture immateriali. Questo Governo cosa fa? Riordina i Ministeri, "sposticchiando" deleghe importantissime all'interno di Dicasteri già abbastanza oberati per essere efficienti nel seguire nel migliore dei modi altri comparti. In particolare mi riferisco al turismo e al commercio estero. Il turismo, il made in Italy e il commercio estero meriterebbero un Dicastero dedicato con tanto di portafoglio, perché sarebbe un portafoglio non di spesa, ma di investimento, come chiediamo con i nostri emendamenti. Per questo ci batteremo e questa sarebbe la prima delle nostre azioni se noi fossimo al Governo e non sono parole le mie. Spero ricordino tutti che dal 2009 al 2011 il Ministero del turismo lo aveva già costituito il Governo Berlusconi. Ricordo così, en passant, i dati del turismo: 42 miliardi spesi dai 61 milioni di turisti stranieri in Italia. Commercio estero: l' export in Italia vale 460 miliardi, l' import 424, con un saldo attivo di 39 miliardi. L'Italia è al nono posto per l' export mondiale, e mentre oggi se ne occupano il MISE, l'ICE (Istituto per il commercio estero) e la SACE, noi vorremmo ridarne invece le competenze al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale? Ci ricordiamo chi è passato dalla guida del MISE agli Affari Esteri? Ce lo ricordiamo tutti, vero? Quel ministro Di Maio che, dopo aver fatto disastri all'economia e al lavoro italiano (pensiamo al reddito di cittadinanza, all'ILVA e ai tavoli aperti mentre le aziende chiudono), ora vuole riappropriarsi di una serie di competenze su un settore che va lasciato in pace. Ripeto, va lasciato in pace. Dia da mangiare alla scimmia e non tocchi niente, come dice la storiella (se non la conoscete, poi ve la racconto). (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Si vuole spostare la gestione del commercio internazionale, la promozione del made in Italy , la firma sui principali accordi di natura commerciale, come quello per la Via della Seta in Italia dal MISE agli Affari Esteri, mentre l'aumento dei dazi americani si concretizza con una tariffa del 25 per cento per il pecorino romano, per il parmigiano reggiano, per il grana padano, per il provolone e per il prosciutto e chissà cos'altro ancora. Secondo le stime di Coldiretti e delle associazioni del settore, sarebbe colpito mezzo miliardo di export alimentare. Chi esporta non può trovarsi di fronte a una situazione di incertezza in cui non si capisce chi dei due Ministeri fa cosa. È una follia, chiediamo aiuto: pensavamo di esserci liberati del ministro Di Maio mandandolo all'estero e invece ancora incombe su di noi. Questo Governo senza coraggio e senza visione va bloccato. Infrastrutture: tutto ancora bloccato tranne la Napoli-Bari, il terzo valico di Genova e il mio Ponte San Michele tra Calusco e Paderno. Per il resto non si parla più di niente. Secondo l'ANCE, abbiamo 574 opere bloccate per 39 miliardi di euro. Una piccola parentesi. È di questa mattina la notizia che i piccoli e piccolissimi Comuni italiani sono disperati perché il finanziamento che era previsto in un altro decreto-legge salva piccoli Comuni, salva questo, salva quell'altro, non darà un bel tubo di niente ai piccoli e piccolissimi Comuni italiani. Pertanto l'UNCEM è sul piede di guerra. Quanto alle Forze dell'ordine, che ve lo dico a fare? L'articolo 5, che ridefinisce il Ministero dell'ambiente, cambia la dicitura: da Ministero dell'ambiente a Ministero dell'ambiente e della transizione ecologica: titolo meraviglioso. Stiamo lavorando al decreto-legge clima che è ancora vuoto e senza risorse finanziarie. C'è la tassa sulla plastica, neanche di scopo: il Governo fa l'ambientalista per fare cassa con i soldi degli italiani, mentre invece servirebbe un lavoro scientifico. Signor Presidente, mi avvio a concludere ma chiedo che il testo scritto del mio intervento sia allegato al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. GALLONE (FI-BP) .