[pronunce]

Inoltre, la Camera dei deputati richiama il contenuto di altri numerosi atti tipici che provengono da componenti del medesimo gruppo parlamentare dell'on. Berlusconi. 2.1. – In prossimità della data fissata per l'udienza, la Camera dei deputati ha depositato memoria con la quale, nel ribadire l'eccezione di inammissibilità del conflitto, osserva che la Corte ricorrente non solo ha operato un «ritaglio» delle numerose dichiarazioni rese dall'on. Berlusconi nell'articolo di stampa in esame , ma ha anche operato una «libera interpretazione e rielaborazione» di esse, attribuendo allo stesso deputato, ad esempio, una frase mai da questi pronunciata e pubblicata, ovvero che «la richiesta di arresto dell'on. Dell'Utri era il frutto di un complotto». Nel merito, la Camera dei deputati esprime l'auspicio di un ripensamento dell'orientamento giurisprudenziale assunto dalla Corte costituzionale secondo cui «sono irrilevanti gli atti di altri parlamentari» (sentenza n. 97 del 2006) in ordine alla verifica della sussistenza, o meno, del nesso funzionale; insiste, pertanto, perché il sollevato conflitto venga respinto.1. – Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, promosso dalla Corte d'appello di Milano con ricorso dell'8-17 luglio 2002 avverso la Camera dei deputati, ha ad oggetto la delibera adottata nella seduta del 18 ottobre 2001, con la quale è stato dichiarato che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale per il reato di diffamazione nei confronti del deputato Silvio Berlusconi devono ritenersi insindacabili, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Le espressioni ritenute offensive erano state pubblicate in una intervista dal titolo «Berlusconi: i DS usano i magistrati a fini politici» apparsa sul quotidiano «Il Corriere della Sera» il 10 marzo 1999 e si riferivano – nel contesto della vicenda scaturita dalla richiesta di arresto nei confronti del deputato Marcello Dell'Utri – alla gestione dei collaboratori di giustizia e all'uso delle indagini svolte da una certa parte della magistratura a fini politici nel corso della campagna elettorale. 2. – Con ordinanza n. 435 del 2004, questa Corte ha ritenuto, in sede di prima e sommaria delibazione, ammissibile il conflitto, riservando espressamente alla fase del merito nel contraddittorio delle parti ogni ulteriore decisione, anche relativa all'ammissibilità del ricorso. 3. – Il ricorso è inammissibile. La difesa della Camera dei deputati ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per conflitto sotto vari profili, sostenendo, tra l'altro, che la Corte ricorrente non avrebbe esaminato e specificamente valutato ogni singola esternazione del deputato. In effetti, la Corte di appello ricorrente non ha riprodotto in modo testuale il contenuto delle dichiarazioni esterne rese dal parlamentare interessato, ma si è limitata a dar conto di alcuni stralci delle dichiarazioni ritenute diffamatorie. Inoltre, ha omesso di compiere un'analitica ricognizione del contenuto delle esternazioni del parlamentare. Gli ha attribuito una frase («la richiesta di arresto dell'on. Dell'Utri era frutto di un complotto»), che non compare nel capo di imputazione a suo carico, così effettuando una rielaborazione delle dichiarazioni. Infine, non ha esaminato una serie di espressioni («provocazione, cancro, falsità, teoremi, macigni, invenzioni, attacco alla democrazia»), che l'imputazione riferisce sia al parlamentare sia alla giornalista che ha eseguito l'intervista, né ha valutato un'altra frase («il Cavaliere sfodera tutta la sua grinta per difendere dalla richiesta di arresto Marcello Dell'Utri, amico dei tempi di università, fondatore di Forza Italia»), richiamata dalla difesa della Camera dei deputati e citata nella relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio, anch'essa attribuita ad entrambi indistintamente. Il riferimento solo parziale della Corte ricorrente alle dichiarazioni esterne del parlamentare, la rielaborazione di parte di esse e la mancata individuazione di quelle sicuramente attribuibili al deputato rendono inammissibile il ricorso. La mancata riproduzione testuale delle dichiarazioni esterne, la sovrapposizione tra il contenuto delle esternazioni del deputato e l'interpretazione dell'autorità giudiziaria ricorrente, non consentono di cogliere in modo completo l'oggetto del contendere (sentenze n. 383 del 2006 e n. 79 del 2005). Le carenze descritte comportano la non autosufficienza dell'atto introduttivo che si traduce, a norma degli artt. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), e 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, nel difetto di un requisito essenziale del ricorso, che deve essere conseguentemente dichiarato inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Corte d'appello di Milano nei confronti della Camera dei deputati, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 giugno 2007. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA