[pronunce]

Considerato che la Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Puglia ha denunciato, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, gli artt. 17, comma 3, della legge 8 agosto 1991, n. 274 (Acceleramento delle procedure di liquidazione delle pensioni e delle ricongiunzioni, modifiche ed integrazioni degli ordinamenti delle Casse pensioni degli istituti di previdenza, riordinamento strutturale e funzionale della Direzione generale degli istituti stessi) e 7, primo comma, della legge 22 novembre 1962 n. 1646 (Modifiche agli ordinamenti degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro), sia «nella parte in cui non contemplano e, quindi, implicitamente escludono dal novero dei superstiti aventi diritto alla riversibilità della pensione, i figli nati da precedente matrimonio del coniuge del pensionato di cui risulti provata la convivenza a carico dello stesso dante causa»; sia «nella parte in cui non contemplano e, quindi, implicitamente escludono dal novero dei superstiti aventi diritto alla riversibilità della pensione, i nipoti ex fratre del pensionato di cui risulti provata la convivenza a carico dello stesso dante causa»; che il rimettente impugna entrambe le disposizioni muovendo dalla premessa interpretativa che esse detterebbero la disciplina «applicabile ratione temporis» alla fattispecie sottoposta alla sua cognizione, giacché, «ai fini dell'individuazione dei soggetti aventi diritto al relativo trattamento di riversibilità», occorrerebbe, a suo avviso, aver riguardo proprio «alla disciplina vigente alla data del decesso dell'assicurato o del pensionato», come sarebbe del resto confermato dal fatto che la stessa legge n. 274 del 1991 stabilisce, all'art. 18, comma 1, che «le condizioni soggettive previste per il diritto al trattamento indiretto o di riversibilità debbono sussistere alla morte del dipendente o del pensionato e debbono permanere»; che, tuttavia, ciò è in palese contraddizione con la scelta dello stesso giudice a quo di denunciare congiuntamente – senza peraltro spendere alcun argomento in ordine al rapporto diacronico che intercorre tra le due fonti – gli artt. 17, comma 3, della legge n. 274 del 1991 e 7, primo comma, della legge n. 1646 del 1962; che, invero, coerentemente alla tesi privilegiata nell'ordinanza di rimessione, ne dovrebbe discendere che la disposizione applicabile ratione temporis andrebbe individuata unicamente nell'art. 7, primo comma, della legge n. 1646 del 1962, giacché essa soltanto costituirebbe «disciplina vigente alla data del decesso dell'assicurato o del pensionato», che, come affermato dallo stesso rimettente, risale al 7 marzo 1985; che, peraltro, l'evidenziata contraddizione che investe la congiunta denuncia delle due predette disposizioni si riverbera anche sulle ragioni che portano il giudice a quo ad escludere l'applicabilità al caso di specie dell'art. 1, comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), il quale ha esteso la disciplina del trattamento pensionistico a favore dei superstiti di assicurato e pensionato vigente nell'ambito del regime dell'assicurazione generale obbligatoria a tutte le forme sostitutive ed esonerative di detto regime e, dunque, anche alle pensioni dei dipendenti pubblici; che, difatti, come si dà conto nell'ordinanza, la disciplina dettata in materia di riversibilità delle pensioni dell'assicurazione obbligatoria riconosce tale trattamento anche ai figli naturali nati da precedente matrimonio del coniuge dell'assicurato o del pensionato (art. 2, terzo comma, del d.lgs. lgt. 18 gennaio 1945, n. 39; art. 38 del d.P.R. 26 aprile 1957, n. 818); sicché, per ammissione dello stesso rimettente, le questioni sollevate sarebbero appunto irrilevanti ove si ritenesse applicabile alla fattispecie il citato art. 1, comma 41, della legge n. 335 del 1995; che, tuttavia, il rimettente motiva ampiamente sul fatto che, «ai fini della determinazione della cerchia dei superstiti aventi titolo alla riversibilità», l'art. 1, comma 41, della legge n. 335 del 1995 non troverebbe applicazione nel caso sottoposto alla sua cognizione, proprio perché «il fatto generatore dell'invocato trattamento di riversibilità, costituito dalla morte dell'assicurato e del pensionato, si è verificato anteriormente alla data di entrata in vigore della stessa legge», la quale non avrebbe, di per sé, effetti retroattivi; che un tale assunto, il quale, nella sua complessiva portata, viene a negare altresì ogni rilievo alla data di presentazione della domanda di pensione da parte della ricorrente nel giudizio a quo, sebbene questa sia intervenuta in epoca successiva all'entrata in vigore della legge n. 335 del 1995, è dal rimettente corroborato ancora con il richiamo dell'art. 18, comma 1, della legge n. 274 del 1991, che, come detto, impone, ai fini del diritto al trattamento indiretto o di riversibilità, che le «condizioni soggettive» debbano «sussistere alla morte del dipendente o del pensionato» e debbano «permanere»; che – anche a voler prescindere dal fatto che l'art. 18, comma 1, su cui fa leva il rimettente, ben potrebbe prestarsi ad essere letto nel senso che le «condizioni soggettive» alle quali esso si riferisce integrino piuttosto i requisiti indicati dal precedente art. 17, comma 1, e cioè l'essere «assolutamente e permanentemente inabili a qualsiasi proficuo lavoro o in età superiore a sessanta anni, conviventi a carico del dipendente o del pensionato e nullatenenti» – l'impostazione privilegiata dal rimettente, nell'escludere l'applicabilità della legge n. 335 del 1995 alla controversia che è chiamato a decidere, si pone comunque in aperta contraddizione proprio con la denuncia dell'art. 17, comma 3, della legge n. 274 del 1991, norma anch'essa non retroattiva e, ciò che più conta, entrata in vigore in epoca successiva alla morte del pensionato rispetto al quale la ricorrente nel giudizio principale rivendica il trattamento di riversibilità; che, in definitiva, proprio alla luce della premessa interpretativa seguita dal rimettente, è priva di coerenza la scelta di denunciare l'art. 17 della legge n. 274 del 1991, congiuntamente ad altra norma precedentemente in vigore, e, al tempo stesso, negare l'applicabilità alla fattispecie dell'art. 1, comma 41, della legge n. 335 del 1995, laddove entrambe le predette norme risultano essere successive all'evento che lo stesso giudice a quo indica come «fatto generatore dell'invocato trattamento di riversibilità» e cioè la morte del pensionato; che, dunque, in ragione delle evidenziate contraddizioni in cui incorre l'ordinanza di rimessione, le questioni sollevate devono essere dichiarate manifestamente inammissibili (si vedano, tra le tante, ordinanze n. 189 del 2005 e n. 189 del 2004).