[resaula]

Atto n. 3-00139 MANTERO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico, per la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: Qui!Group è il primo gruppo a capitale italiano nel settore dei buoni pasto e dei titoli di servizio, dei sistemi di pagamento e dei programmi di fidelizzazione con oltre 120.000 esercizi convenzionati. L'azienda genovese ha oltre 500 milioni di euro di fatturato, 7.000 clienti tra aziende ed enti pubblici, 100 milioni di buoni emessi ogni anno. Sono peraltro clienti del gruppo, tra i vari: il Ministero della giustizia, il Ministero dell'interno, il Ministero dell'economia e delle finanze, la Presidenza del Consiglio dei ministri e l'Autorità nazionale anticorruzione; la società vanta oltre 20 anni di esperienza e ha una presenza capillare su tutto il territorio italiano. Come si apprende dal sito istituzionale, l'organico aziendale è composto da oltre 600 persone di età media di 32 anni, costituito per il 70 per cento da donne; considerato che: si apprende da notizie di stampa ("ilfattoquotidiano" del 23 luglio 2018) che, sulla società, la Procura di Genova ha aperto un'inchiesta per "atti relativi" con l'ipotesi di reato di falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. I magistrati stanno acquisendo in primis i numerosi decreti ingiuntivi, che i vari creditori, commercianti e imprenditori di più regioni in possesso di ticket restaurant hanno presentato negli ultimi mesi. In particolare vi sarebbero centinaia di migliaia di euro di decreti ingiuntivi per i quali è stata presentata istanza di fallimento al Tribunale fallimentare di Genova. Sembrerebbe emergere l'esistenza di un altro fascicolo, per truffa allo Stato e frode in pubblica fornitura, perché il gruppo Qui!, sempre secondo un'ipotesi al vaglio degli inquirenti, avrebbe nascosto i suoi problemi finanziari di oltre 150 milioni di euro di debiti con le banche, per ottenere l'appalto di Consip relativo all'affidamento di due lotti di appalto, per rifornire i dipendenti delle pubbliche amministrazioni di Liguria, Piemonte, Val d'Aosta, Lombardia e Lazio; l'articolo riporta, inoltre, di ulteriori criticità determinate dal fatto che Consip, la scorsa settimana, ha risolto "per reiterato, grave e rilevante inadempimento contrattuale" la convenzione che lega molte amministrazioni ai buoni pasto Qui! e che riguarda il lotto 1 (Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta e Lombardia) nonché il lotto 3 (Lazio). Molti dipendenti pubblici fanno quindi fatica a trovare esercizi commerciali che siano disposti ad accettare i buoni pasto, i quali, di fatto, sono diventati automaticamente non spendibili, ledendo così il diritto dei dipendenti di usufruire del pasto attraverso tale modalità di pagamento e lasciandoli, di fatto, senza una quota consistente di retribuzione. Secondo i calcoli della Cgil Funzione pubblica i lavoratori interessati dal problema sarebbero circa 100.000 (su un milione di dipendenti pubblici in Italia) e per ciascuno il valore del ticket corrisponde ad almeno 140 euro al mese, che per moltissimi dipendenti pubblici rappresenta quasi il 10 per cento dello stipendio complessivo; il quotidiano evidenzia, infine, che sono migliaia gli esercizi commerciali, i bar, i ristoranti e negozi di alimentari che si sono visti consegnare i buoni pasto Qui! dai clienti senza che poi l'azienda glieli pagasse in contanti e che vantano quindi crediti verso la società, che non ha provveduto al rimborso dei buoni pasto. Per molte di queste aziende i buoni pasto rappresentano la metà del fatturato, e se non si pone rimedio a questa situazione si rischia che la crisi di Qui! venga estesa e trasferita su di loro, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di competenza intendano intraprendere al fine di tutelare sia i dipendenti di Qui!Group, sia i dipendenti pubblici che si trovano ad avere buoni pasto di fatto non spendibili, nonché i ristoratori e gli esercenti che vantano crediti verso l'azienda. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00434 ZAFFINI Al Ministro della giustizia Premesso che: nei giorni scorsi, dall'istituto penitenziario di Perugia è evaso un detenuto di origini tunisine; dalle notizie di stampa locale diffuse e da una serie di informazioni acquisite direttamente dall'interrogante, sembrerebbe che: il detenuto evaso era stato condannato a 3 anni e 10 mesi di reclusione per spaccio di stupefacenti e che la fine della pena era prevista per il mese di gennaio 2020; monitorato peraltro per radicalismo islamico, egli era stato ammesso al regime di semilibertà dal 16 ottobre 2017, a seguito di provvedimento emanato dal Tribunale di sorveglianza; sul detenuto pendeva anche un provvedimento di espulsione dall'Italia quale misura alternativa alla detenzione, ai sensi dell'art. 16 della legge n. 286 del 1998 (cosiddetta legge Turco-Napolitano); la sanzione peraltro sarebbe definitiva e immediatamente applicabile in quanto il Tribunale di sorveglianza, nei giorni scorsi, avrebbe rigettato il ricorso presentato dal detenuto; considerato che: il Tribunale di sorveglianza, pur avendo rigettato il ricorso, non ha provveduto ad adottare alcun provvedimento atto a revocare il regime di semilibertà; la possibilità di revocare il beneficio della semilibertà è chiaramente regolamentata dall'art. 51 dell'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975), il quale stabilisce espressamente che "il provvedimento di semilibertà può essere in ogni tempo revocato quando il soggetto non si appalesi idoneo al trattamento"; l'intera vicenda, se confermata, presenta degli aspetti di evidente criticità, peraltro aggravati dalla circostanza che il magistrato di sorveglianza avrebbe rigettato anche un'istanza di licenza avanzata dallo stesso detenuto; a parere dell'interrogante tale rigetto, unitamente a quello del ricorso avverso il provvedimento di espulsione, rende evidente, anche ad un osservatore inesperto, che si tratta di un soggetto assolutamente non idoneo al trattamento di semilibertà; andrebbe fatta chiarezza sull'intera vicenda, e in particolare sulla mancata espulsione dell'Italia e sul fatto che un detenuto monitorato per radicalismo islamico fruisca di benefici penitenziari, si chiede di sapere: se i fatti esposti rispondano a vero e, in ogni caso, quali ulteriori informazioni il Ministro in indirizzo ritenga di fornire al riguardo; se non ritenga di dover avviare i necessari procedimenti di competenza per accertare eventuali responsabilità o omissioni in capo al Tribunale di sorveglianza. Atto n. 4-00435 DE PETRIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali Premesso che: