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Questo non va bene con il rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti ed ha rilevanza democratica e costituzionale perché si è andati avanti a colpi di decreti del Presidente del Consiglio - dodici in questi mesi - tutti coattivi e non proattivi, o di decreti-legge. Sono stati compressi i diritti costituzionali e sono state limitate le libertà fondamentali e personali, come quella di circolare, di manifestare, multe comprese (vergogna), la libertà religiosa e altro. Decreti del Presidente del Consiglio, task force, direttive, ordinanze, dirette Facebook e televisive: ecco la cifra negativa di una gestione dell'emergenza con l'aggiunta aggravante - lo voglio dire - di un narcisismo autoreferenziale e di un gusto per la spettacolarizzazione e per lo show più da reality che da adesione in rappresentanza di un dramma nazionale qual è quello che l'Italia ha vissuto. Ci sono state comunicazioni confuse, contraddittorie, decreti del Presidente del Consiglio annunciati prima di essere scritti, naturalmente non condivisi o pubblicati in ritardo rispetto all'annuncio, una ridda di autocertificazioni e l'onda anomala delle FAQ. Il vizietto degli annunci infondati ha prodotto anche guasti ben più gravi. Cito soltanto alcuni dei tanti esempi: avete creato aspettative e penso al bonus di 600 euro ai lavoratori autonomi che un milione di loro sta ancora aspettando; penso alla cassa integrazione in deroga che non è arrivata; penso ai disabili chiusi in casa senza il bonus promesso, senza la terapia e senza l'assistenza. Penso ai caregiver familiari senza riconoscimento. Penso agli anziani nelle residenze sanitarie assistenziali, isolati dai loro famigliari. Penso ai decessi senza funerale. Chi ha guadagnato dall'emergenza Covid sono soltanto i mafiosi, quelli che abbiamo fatto uscire dal carcere, rimandandoli a casa. (Applausi). Tutti gli altri li abbiamo chiusi in casa senza aiuti e assistenza. Torniamo all'abuso che ci chiedete di sanare, ma che farete senza il nostro voto. La gestione che avete avuto ha una criticità non soltanto politica, ma anche in termini di diritto e il Presidente, l'avvocato del popolo, comprende bene cosa questo significa. Parliamo di rilievi di incostituzionalità contenuti nei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che sono andati a limitare delle libertà fondamentali e garantite dalla Costituzione. È molto chiaro e semplice. E nulla, neppure la tempestività, può giustificare un protagonismo eccessivo, un'azione confusa e l'abuso a cui mi sto riferendo. Quanto alla tempestività, siete stati certo tempestivi nell'apparire, nell'esternare e nel dichiarare; statici e fissi nel determinare. Penso a quei venticinque giorni di ritardo tra la dichiarazione dello stato di emergenza e il primo atto del 23 febbraio scorso. Ad ogni modo, vengo all'oggi. Questo nesso di immediatezza con l'emergenza non dovrebbe esserci più. Siamo nella fase 2, pessimamente avviata, eppure vediamo che si continua a perseverare nello stesso errore. Voi sapete che errare è umano, ma perseverare è un'altra cosa e vi appartiene. Spiego anche il perché. Ora si dovrebbe ricondurre tutto alla normale prassi parlamentare. Noi abbiamo sempre detto e continuiamo a pensare che ogni misura straordinaria debba essere autorizzata dal Parlamento, il quale si dovrebbe riappropriare della sua funzione di deliberare, nonché delle sue competenze di controllo sull'Esecutivo. Tutto questo non solo non è accaduto, ma rischia di non succedere più perché - e vengo al nodo - il 14 maggio scorso alla Camera dei deputati è stato bocciato l'emendamento presentato dall'onorevole Lollobrigida di Fratelli d'Italia ed è stata approvata una norma che, secondo una fake news , sarebbe di garanzia perché questi provvedimenti verrebbero illustrati alle Camere da parte del Presidente del Consiglio o dal Ministro delegato. Attenzione, non è così. Infatti, il Presidente del Consiglio illustra i provvedimenti alle Camere e tiene conto degli eventuali indirizzi emersi, ma non vi è un voto parlamentare su questi e, inoltre, se vi sono motivi di urgenza, riferirà in una fase successiva. Signori, si sta perseverando e si sta facendo il gioco delle tre carte. Occorre prestare attenzione anche all'articolo 14 del cosiddetto decreto rilancio, rivisto e corretto in corso d'opera, sulla dichiarazione dello stato di emergenza, di cui riparleremo. Essendo terminato il tempo a mia disposizione, mi avvio a concludere con una considerazione che faccio come quando si lancia un sasso: avete ucciso la Repubblica parlamentare, ma il voto popolare vi rimanderà a casa. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pianasso. Ne ha facoltà. PIANASSO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, per me è assurdo ritrovarci nell'Aula del Senato per discutere e votare un provvedimento inutile e completamente sorpassato dagli eventi. Siamo qui chiamati a convertire un decreto-legge che disciplina la chiusura del Paese intero, mentre proprio in queste ore in tutta Italia riapre la maggior parte delle attività. È una cosa seria - mi chiedo - votare disposizioni di emergenza quando questa è alle spalle? Che senso ha? (Applausi). Ciò non ha senso e dimostra la scarsa considerazione che il Presidente del Consiglio e la sua squadra di Ministri dalle lacrime facili hanno nei confronti del Parlamento. Dobbiamo dirlo forte e chiaro agli italiani. Prima il presidente Conte si è arrogato i pieni poteri veri e reali, governando per mezzo di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e rinchiudendo gli italiani a casa, in uno Stato di polizia dove droni, elicotteri e telecamere venivano impiegati per dare la caccia a persone che facevano una corsa in solitaria o prendevano il sole in una spiaggia deserta; il tutto, peraltro, mentre spacciatori e delinquenti continuavano bellamente ad assembrarsi in parchi e piazze deserte, continuando i loro sporchi traffici nella più totale impunità. (Applausi) . Adesso, dopo aver privato gli italiani della libertà, dopo aver passato una delle peggiori crisi sanitarie della storia italiana, quando sarebbe il momento di discutere sui progetti di questo Governo (ammesso che ne abbia) per far ripartire il nostro Paese, dobbiamo sprecare il nostro tempo per sanare vecchi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri con una votazione parlamentare. Questo decreto-legge mi ricorda quando si va al voto e, in campagna elettorale, si riprendono i punti del programma elettorale precedente, dicendo di aver realizzato i punti uno, due e tre; quindi abbiamo fatto tutto, dalla A alla Z. Noi della Lega, con i colleghi degli altri partiti di centrodestra, abbiamo chiesto per settimane che si discutesse in Parlamento e che si passasse dal Parlamento per approvare le norme che toglievano la libertà e la possibilità di lavorare a milioni di italiani. Voi avete fatto orecchie da mercante e avete continuato con la procedura dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla quale vertono tuttora molti dubbi di costituzionalità; e solo ora, a distanza di due mesi, venite a chiedere il parere su quei decreti. È evidente che nel merito non ci sia nulla da discutere ormai;