[pronunce]

e darebbe luogo alla lesione degli artt. 3 e 97 Cost., per la disparità di trattamento illegittimamente determinatasi a fronte della aprioristica attribuzione di risorse economiche alle singole strutture a prescindere da una verifica del reale andamento della domanda dalle stesse registrata, dei relativi costi sostenuti e dalla qualità delle prestazioni erogate. 11.— In prossimità dell'udienza pubblica ha depositato memoria il Centro di analisi E4 s.r.l. La suddetta parte privata aderisce alle censure formulate dal giudice rimettente in relazione agli evocati parametri costituzionali. 12.— Anche il Laboratorio di analisi dott. Valentino ed altre analoghe strutture, in prossimità dell'udienza pubblica, hanno depositato memoria, con la quale ribadiscono le osservazioni già svolte. 13.— In data 5 giugno 2007 la Regione Puglia, a sua volta, ha depositato memorie contenenti analoghe prospettazioni difensive. La Regione ribadisce le difese già prospettate sostenendo, in via preliminare, l'inammissibilità della questione sia per carente e insufficiente motivazione, sia per la mera riproposizione delle argomentazioni precedentemente sottoposte all'esame della Corte, e, nel merito, l'infondatezza della questione stessa. In particolare, la difesa regionale ha ribadito che la determinazione del tetto delle prestazioni rimborsabili in capo ai singoli operatori non è disancorata dalla valutazione comparativa della qualità e dei costi in ragione del già richiamato art. 25 della legge regionale n. 28 del 2000, il cui contenuto precettivo integra quello della norma ora impugnata. 14.— In data 6 giugno 2007 ha depositato, fuori termine, atto di intervento (r.o. n. 566 del 2005) la Federlab Italia.1. — Il Tribunale amministrativo regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, con le due ordinanze indicate in epigrafe, aventi analogo contenuto, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3, 97 e 117, terzo comma, della Costituzione, dell'art. 30, comma 4, della legge della Regione Puglia 7 marzo 2003, n. 4 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2003 e bilancio pluriennale 2003-2005 della Regione Puglia). 2.— La disposizione impugnata stabilisce che «a norma dell'articolo 8-quinquies, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 502 del 1992, ove le strutture pubbliche e private abbiano erogato volumi di prestazioni eccedenti il programma preventivo concordato, fissato in misura corrispondente a quelli erogati nel 1998, e il relativo limite di spesa a carico del servizio sanitario regionale, detti volumi sono remunerati con le regressioni tariffarie fissate dalla Giunta regionale». 3.— Il rimettente premette di aver già sottoposto, nell'ambito di analoghi giudizi, al vaglio di costituzionalità la suddetta disposizione e che la relativa questione è stata ritenuta in parte inammissibile e in parte non fondata da questa Corte con la sentenza n. 111 del 2005. Tuttavia, pur tenendo ferme le conclusioni cui è pervenuta la Consulta, il giudice a quo ritiene che sussistano ulteriori profili di illegittimità della disposizione stessa, che è stata quindi sottoposta nuovamente all'esame di questa Corte. 4.— In via preliminare, deve esser disposta la riunione dei due giudizi, ai fini di un'unica pronuncia, in ragione della identità delle questioni rimesse all'esame di questa Corte. 5.— Ancora in via preliminare, deve essere ribadita, per i motivi esposti nella ordinanza letta in udienza, l'inammissibilità dell'intervento della Federlab Italia, per tardività. 6. — Va, altresì, rilevato che non possono essere accolte le eccezioni di inammissibilità sollevate dalla Regione Puglia e dalla Azienda unità sanitaria locale Lecce 1 sotto i profili della carenza di motivazione in ordine alla rilevanza della questione, nonché della insufficiente motivazione sulla non manifesta infondatezza, in quanto dall'esame delle ordinanze di rimessione emerge con sufficiente chiarezza l'oggetto del giudizio. 7.— La norma impugnata, ad avviso del rimettente, nello stabilire un limite di spesa al tempo stesso globale ed individuale (per ogni struttura) pari al valore attuale delle prestazioni rese nel 1998, con riferimento all'anno 2003, senza prevedere «un sistema (oggettivo e trasparente) in base al quale sia possibile verificare se la ripartizione delle risorse finanziarie è fatta in maniera efficiente (pur nei limiti delle disponibilità di bilancio)», sarebbe in contrasto con i princípi fondamentali stabiliti dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost. L'aver assunto come base per la determinazione del tetto di spesa stabilito per il 2003, per ogni struttura pubblica o privata, solo il dato storico riferito al 1998, senza prevedere alcuna valutazione né dei costi né del flusso della domanda, cristallizzerebbe la situazione di mercato e determinerebbe, di conseguenza, la lesione dei princípi di ragionevolezza, di buon andamento della pubblica amministrazione e di uguaglianza. 7.1.— Il TAR ritiene, inoltre, sempre in relazione al parametro costituzionale di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., che risulterebbero lesi i princípi fondamentali fissati dalla legislazione statale con l'art. 8-quinquies, comma 2, del suddetto d.lgs. n. 502 del 1992, nella parte in cui esso stabilisce che le amministrazioni competenti devono procedere ad una valutazione comparativa dei costi e della qualità dei servizi prima della fissazione del volume di prestazioni che ogni AUSL intenda acquistare dalle strutture presenti nell'ambito territoriale di rispettiva competenza. 8.— Il rimettente prospetta, quindi, profili di illegittimità costituzionale soltanto in parte diversi da quelli già esaminati con la sentenza n. 111 del 2005. Il TAR infatti, da un lato, deduce l'illegittimità costituzionale della norma regionale in questione, in ragione della fissazione di un limite di spesa individuale, per ogni struttura pubblica o privata, senza un sistema di verifica della ripartizione delle risorse, anche in ragione di qualità e costi delle prestazioni. In tal modo, il rimettente ripropone, in forma apparentemente diversa – invocando i princípi fondamentali di cui al d.lgs. n. 502 del 1992 in relazione all'art. 117, terzo comma, Cost., la cui irragionevole violazione si riverbererebbe sul buon andamento della pubblica amministrazione e sul principio di uguaglianza – le stesse censure già articolate nel precedente giudizio di costituzionalità, conclusosi con la sentenza n. 111 del 2005. Dall'altro, il giudice a quo denuncia un ulteriore profilo di incostituzionalità, e cioè la lesione dei princípi fondamentali stabiliti dall'art. 8-quinquies, comma 2, del medesimo decreto legislativo, che impongono alle amministrazioni competenti di procedere ad una valutazione di meritevolezza comparativa.