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Anche con l'articolo 5 vi è una conquista di libertà, essenzialmente per l'eliminazione delle parti in cui si richiedeva che i componenti delle coppie fossero di sesso diverso, in età potenzialmente fertile ed entrambi viventi. Di fatto occorre precisare che per sottoscrivere un consenso informato entrambi nella coppia devono essere viventi. Occorre anche precisare che se vi sarà una normativa che acconsentirà alle coppie dello stesso sesso di accedere a determinati istituti la presente legge risulterà idonea. L'articolo 6 detta precise garanzie tali da evitare il rischio di un presunto « far west », precisando in particolare che le tecniche possono attuarsi solo in strutture autorizzate e sottoposte ad accurati controlli. Rimanda inoltre agli articoli 10 e 11 della legge 40, confermando in tal modo una parte della legge in vigore che attiene alle garanzie tecnico-scientifiche e di controllo. Tale articolo assorbe l'articolo 7 della legge 40. I primi quattro commi dell'articolo 7 ribadiscono le disposizioni «di civiltà», che vogliono il cittadino pienamente informato e consapevole e le procedure trasparenti. Le novità sono nei commi 5 e 6 che pongono rimedio al divieto di revocare il consenso, che, con la legge 40, obbligava la donna con sanzioni penali a subire un impianto anche nel caso in cui fossero mutate o cancellate le condizioni che l'avevano indotta a dare il consenso o fosse sopraggiunta una malattia. Con l'articolo 8 viene recepito il contenuto delle sentenze e delle linee guida che hanno affermato il diritto alla diagnosi pre-impianto, rimuovendo i divieti preesistenti ed anzi la stessa diviene un obbligo per la struttura, in caso di richiesta delle parti. Obbligo già presente nella legge 40 negli articoli 14, comma 5, e 13, comma 2, ma che per essere applicato ha dovuto vedere l'intervento del TAR del Lazio nel 2008 che ha annullato per eccesso di potere le linee guida del 2004 che introducevano un divieto restringendo la tipologia di indagine. Inoltre quattro tribunali da Cagliari a Firenze hanno ribadito la liceità dell'indagine e nel 2008 furono emanate nuove linee guida in recepimento della decisione del TAR del Lazio. Gli articoli 9 e 10 disciplinano la donazione di gameti; il primo articolo, in particolare, regola la fecondazione «eterologa». Sotto il profilo sanitario, esso è in linea con il decreto legislativo n. 191 del 2007 che recepisce la direttiva 2004/23/CE e con il decreto legislativo n. 16 del 2010 che recepisce le direttive 2006/17/CE e 2006/86/CE, che attuano a loro volta la direttiva 2004/23/CE, nonché con il decreto legislativo 30 maggio 2012, n. 85, su «Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 16, recante attuazione delle direttive 2006/17/CE e 2006/86/CE, che attuano la direttiva 2004/23/CE per quanto riguarda le prescrizioni tecniche per la donazione, l'approvvigionamento e il controllo di tessuti e cellule umani, nonché per quanto riguarda le prescrizioni in tema di rintracciabilità, la notifica di reazioni ed eventi avversi gravi e determinate prescrizioni tecniche per la codifica, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani». Rientrano nella competenza di tali decreti legislativi di recepimento delle norme comunitarie, i gameti e gli embrioni, tant'è che i centri di procreazione assistita sono diventati Istituti dei tessuti, soggetti alle prescrizioni tecniche già previste in Italia dalle linee guida sulla legge 40, oggi conformi per riconoscimento agli standard europei per la tracciabilità. Come sopra evidenziato i decreti disciplinano la donazione, l'approvvigionamento e il controllo di tessuti e cellule umane, nonché la codifica, la lavorazione e lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule. Con la cancellazione del divieto di applicazione di tecniche eterologhe di cui all'articolo 4, comma 3, della legge 40, sono immediatamente applicabili le previsioni disciplinate dai suddetti decreti legislativi e dal decreto del Ministro della salute 10 ottobre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 15 del 18 gennaio 2013, anche alle cellule riproduttive finalizzate alla procreazione con dazione di gameti da parte di soggetto esterno anonimo (analogamente a quanto avviene in tutti i paesi della UE ove la PMA eterologa è consentita). Le citate norme di recepimento delle direttive europee disciplinano specificatamente la donazione di cellule riproduttive (decreto legislativo n. 16 del 2010, all’articolo 2, comma 1, lettera a) , all’articolo 3, ove vengono dettate le norme per l'approvvigionamento delle cellule, all'articolo 4, ove sono stabiliti i criteri di selezione dei donatori e successivamente gli esami di laboratorio da eseguire e il ricevimento delle cellule presso gli istituti dei tessuti con la successiva distribuzione e autorizzazione). Dunque, la logica conseguenza derivante dalla caducazione del divieto di eterologa, per effetto di una sentenza di incostituzionalità della relativa disposizione, è l'espansione della normativa europea, già recepita dal Parlamento italiano con i decreti sopra citati, la quale andrebbe a regolare non solo la donazione di gameti per tecniche autologhe, bensì anche per le tecniche eterologhe divenute lecite, applicate in linea con gli standard europei. Tali norme sopracitate oggi in vigore hanno trasformato i centri di fecondazione in Istituti dei tessuti, obbligati ad attenersi a tutte le prescrizioni e regole che sono previste a livello europeo per la conservazione anche di gameti ed embrioni, screening dei donatori, trasferimento tra centri, importazione ed esportazione di cellule, gameti ed embrioni. In dette normative è ribadito che la commercializzazione di gameti ed embrioni è vietata mentre è consentito un rimborso spese. Non vi sono ostacoli quindi dovuti ad assenza di norme specifiche per il ripristino della tecnica con donazione di gameti, i centri di PMA potranno immediatamente riprendere l'applicazione delle tecniche eterologhe. Sotto il profilo giuridico rispetta le citate direttive europee e la medesima legge 40, capo III. In attuazione del principio posto dall'articolo 3 del presente disegno di legge, l'articolo 12 definisce le forme di tutela e le possibilità di destinazione degli embrioni che si trovano in fase extracorporea e che quindi hanno una disciplina differenziata. La maternità surrogata è ammessa sulla base della gratuità e della libera e spontanea prestazione del consenso. L'articolo 16 prende spunto dagli ordinamenti dove le tecniche sono già da tempo ammesse e ne recepisce le esperienze. I figli nati dalla procreazione assumono l'identico stato degli altri, secondo i principi di uguaglianza di recente riaffermati dalla legge n. 219 del 2012. Le sanzioni, come dimostrato dall'articolo 17, non scompaiono, ma restano limitate a condotte realmente lesive dei diritti della coppia, dell'embrione, della genitorialità.