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In particolare, l'obbligo di sottoscrivere l'Accordo di integrazione (di cui all'articolo 4- bis del testo unico sull'immigrazione) che vincola lo straniero ad imparare la lingua italiana, pena il mancato rinnovo del permesso di soggiorno, è tale da scoraggiare la scelta di investire o donare per coloro che non hanno intenzione di stabilirsi in Italia. Si ricorda, inoltre, che ai sensi del citato articolo 4- bis , lo straniero, contestualmente alla presentazione della domanda di rilascio del permesso di soggiorno, deve sottoscrivere un Accordo di integrazione, « articolato per crediti, con l'impegno a sottoscrivere specifici obiettivi di integrazione, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno. La stipula dell'Accordo di integrazione rappresenta condizione necessaria per il rilascio del permesso di soggiorno. La perdita integrale dei crediti determina la revoca del permesso di soggiorno e l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, eseguita dal questore secondo le modalità di cui all'articolo 13, comma 4, ad eccezione dello straniero titolare di permesso di soggiorno per asilo, per richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi familiari, di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, di carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell'Unione europea, nonché dello straniero titolare di altro permesso di soggiorno che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ». Il legislatore ha imposto tale obbligo ai cittadini stranieri immigrati, cioè persone che hanno la prospettiva di trascorrere la loro vita (o quanto meno una parte della stessa) in Italia, con lo scopo di favorirne l'integrazione nel tessuto sociale italiano e quindi prevenire forme di disagio, disadattamento, ecc. Richiedere un tale adempimento, peraltro impegnativo e che, se disatteso, è anche motivo di espulsione, allo straniero che sceglie l'Italia non tanto per viverci, ma per investirvi grosse somme di denaro, sembrerebbe contraddire sia l'intento del legislatore del testo unico sull'immigrazione sia quello del legislatore del 2016. Pertanto tale obbligo potrà essere previsto solo al termine del quinquennio di validità del permesso di soggiorno rilasciato e rinnovato ai sensi dell'articolo 26- bis e qualora lo straniero chieda un permesso di soggiorno ad altro titolo. Infine, l'articolo 13, comma 4, del regolamento di attuazione del testo unico sull'immigrazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, stabilisce che « Il permesso di soggiorno non può essere rinnovato o prorogato quando risulta che lo straniero ha interrotto il soggiorno in Italia per un periodo continuativo di oltre sei mesi, o, per i permessi di soggiorno di durata almeno biennale, per un periodo continuativo superiore alla metà del periodo di validità del permesso di soggiorno, salvo che detta interruzione sia dipesa dalla necessità di adempiere agli obblighi militari o da altri gravi e comprovati motivi ». Salvo che l'investitore decida di trasferire la residenza fiscale in Italia (anche grazie ai benefici fiscali previsti dalla legge n. 232 del 2017) o comunque voglia esercitare i suoi diritti di socio investitore, in particolare se di maggioranza, è del tutto plausibile che lo straniero interessato al solo investimento sul capitale a rischio di una società o, soprattutto, in titoli di Stato o, ancora più verosimilmente, il mecenate che effettui una donazione, non abbia interesse a soggiornare stabilmente in Italia, ma voglia beneficiare del visto e del permesso di soggiorno per soggiornarvi saltuariamente, a seconda delle sue necessità. Senza una specifica deroga a quanto stabilito dal citato articolo 13 potrebbe vedersi revocare il visto, il permesso di soggiorno e poi essere espulso. Per questo motivo si prevede anche una deroga alla disciplina generale, salvo prevedere l'assoggettamento a tali disposizioni al termine del quinquennio di validità del permesso di soggiorno rilasciato e rinnovato ai sensi dell'articolo 26- bis e qualora lo straniero chieda un permesso di soggiorno ad altro titolo. Per tutti questi motivi è stata ravvisata l'opportunità di conferire maggiore efficacia alle misure adottate nella precedente legislatura, apportando alcune necessarie modifiche all'articolo 26- bis del testo unico sull'immigrazione.. 1 1 All'articolo 26- bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1: 1 all'alinea, dopo le parole: « agli stranieri che intendono effettuare » sono inserite le seguenti: « in nome proprio o per conto della persona giuridica che legalmente rappresentano »; 2 alla lettera c) , alinea, dopo le parole: « euro 1.000.000 » sono inserite le seguenti: « , o di almeno euro 500.000 nel solo caso di donazione effettuata da una persona fisica, »; 3 alla lettera c) , numero 1), dopo le parole: « alla presente lettera » sono inserite le seguenti « , ovvero di euro 500.000 nel caso di investimento in favore di una start up innovativa o di donazione effettuata da una persona fisica nei medesimi casi »; b dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti: « 3- bis . Qualora la richiesta del nulla osta di cui al comma 3 sia presentata dal legale rappresentante della persona giuridica straniera, l'autorità amministrativa, individuata con il decreto di cui al comma 2 del presente articolo, richiede al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale la preliminare verifica sulla sussistenza della condizione di reciprocità di cui all'articolo 2. 3- ter . Il rilascio del nulla osta ai sensi del comma 3- bis reca l'attestazione dell'avvenuta verifica della condizione di reciprocità di cui all'articolo 2 »; c dopo il comma 5, è inserito il seguente: « 5- bis . Il soggetto titolare del permesso di soggiorno per investitori esercita gli stessi diritti inerenti al permesso di soggiorno per lavoro autonomo di cui all'articolo 26, è esonerato dalla verifica della condizione di reciprocità di cui all'articolo 2 e, per la durata complessiva di cinque anni a decorrere dal primo rilascio, è esonerato dall'obbligo della sottoscrizione dell'Accordo di integrazione di cui all'articolo 4- bis e dagli obblighi inerenti la continuità del soggiorno in Italia previsti dal regolamento di attuazione ».