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Noi tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che sta succedendo al nostro pianeta e cercare di rispondere dando soluzioni che possano procedere verso l'ecosostenibilità ambientale, salvaguardando lo sviluppo industriale ed economico, aumentando gli investimenti in ricerca e innovazione, garantendo piani d'investimento per la rigenerazione delle grandi città, pianificando il recupero e il risparmio del territorio e l'efficientamento energetico, ma soprattutto valutare e mettere in atto una mobilità sostenibile. Il quadro finanziario pluriennale 2021- 2027 deve tener conto della riduzione del bilancio dell'Unione europea dovuto alla fuoriuscita del Regno Unito di circa 13 miliardi. A tale mancanza o gli Stati membri contribuiscono con altre risorse proprie, oppure, come ipotizzato dall'Unione, impongono di esaminare e rivedere l'architettura del sistema delle risorse proprie. La Commissione propone di confermare le tre risorse proprie ma modernizzandole, cioè mantenere inalterati i dazi doganali come risorse proprie tradizionali dell'Unione, ma riducendo dal 20 al 10 per cento la percentuale che gli Stati membri trattengono come spese di riscossione; mantenere la risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo; semplificare la risorsa propria basata sull'IVA. Poi ci sono altre tre ipotesi, vale a dire: il 20 per cento delle entrate provenienti dal sistema di scambio delle quote di emissione; un'aliquota di prelievo del 3 per cento applicata alla nuova tassa imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società; un contributo nazionale calcolato in base alla quantità di rifiuti non riciclati e di imballaggi di plastica. L'Italia sta valutando anche la situazione della web tax ma, considerati dazi che ci vogliono imporre, forse è il caso di pensarci. Oltre a questo, bisogna tener conto delle nuove priorità emerse negli ultimi anni, come la gestione del fattore migratorio e le sfide per la sicurezza sia interna che esterna dell'Unione europea; fenomeni su cui sono state stanziate importanti e necessarie risorse. Certo, i tagli alla politica agricola comune sono innumerevoli e bisognerebbe considerare che, invece, si dovrebbero prevedere investimenti futuri in relazione alla PAC. Quindi, bisognerebbe investire per cercare non di sfruttare il territorio, ma una maggiore redditività di ritorno, investendo in tecnologia e dando le risposte necessarie, tenendo in considerazione anche l'aumento della popolazione mondiale. Questo potrebbe essere anche un sistema per l' export che potrebbe dare al nostro PIL interno le risorse che cerchiamo. Concludo rivolgendo un invito al Presidente: non esautori il Parlamento perché, oltre ad essere la casa della democrazia, è una fucina di idee. Presidente, non si isoli in Europa. Ricordi a se stesso e agli altri partner che siamo un Paese fondatore, oltre che contributori diretti, e pretendiamo un ruolo da protagonisti, non di comparsa. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, l'Organizzazione mondiale meteorologica delle Nazioni Unite ha comunicato tre settimane fa la situazione della presenza dei gas climalteranti nella nostra atmosfera. Ebbene, i dati sono inesorabili: nonostante gli impegni, formalizzati per la prima volta a Parigi da decine e decine di Stati a livello internazionale, la concentrazione di anidride carbonica è ai livelli in cui era dai tre ai cinque milioni di anni fa, quando la temperatura era, rispetto a quella di oggi, maggiore dai due ai tre gradi centigradi e i mari erano più alti dai dieci ai venti metri. Lo stesso si può dire per la situazione del metano - ci comunicano dalle Nazioni Unite - e anche dell'ossido di azoto, con emissioni aumentate al di sopra della media annuale. Stiamo parlando, Presidente, dei dati della situazione di oggi. È del tutto evidente che, quando parliamo di emergenza climatica, non parliamo di una situazione a venire, ma stiamo semplicemente constatando l'emergenza già in essere. D'altro canto, uno degli assi fondamentali dell'accordo di programma di questo Governo si chiama green new deal e certamente questo richiama - come ho già detto in alcuni interventi in quest'Aula - al new deal degli anni Trenta del secolo scorso, quando si riconobbe una crisi di sistema e, di conseguenza, a partire dagli Stati Uniti in poi, si costruirono e si definirono delle politiche organiche di riforma di sistema. E dunque bisogna fare lo stesso oggi sul tema ambientale: riforme organiche e sistematiche in campo fiscale, sociale, infrastrutturale ed economico e naturalmente anche di comportamento nei consumi e di mentalità. A nessuno sfugge che la transizione ecologica necessaria non è una passeggiata in un Eden fiorito, ma sarà piuttosto una traversata complicata, quanto necessaria. E sarà possibile attraversare questo territorio solamente nel momento in cui, alla sostenibilità ambientale, avremo la capacità di accoppiare la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale. Per fare questo, Presidente, servono statisti capaci di pensare al domani; servono risorse economiche e serve il coraggio delle riforme di sistema. Gli obiettivi dell'Unione europea sono chiari, sono stati comunicati anche stamani dal Presidente della Commissione europea e verranno naturalmente discussi all'interno del dibattito del Consiglio europeo delle prossime giornate. In estrema sintesi, vi accenno gli elementi centrali sui quali concentrarsi: se l'obiettivo è quello della neutralità carbonica del 2050 - come il presidente Conte ha giustamente sottolineato - è del tutto evidente che non possiamo esimerci dall'imporre la riduzione del 50 per cento nel 2030. Sono dunque necessarie una prima legge europea sul clima, un patto climatico con i cittadini e una nuova strategia industriale europea: sto semplicemente citando gli obiettivi che la Commissione europea si è data, cadenzati con date molto precise e conferendo ad ognuno dei commissari gli obiettivi per il loro raggiungimento. Tra gli obiettivi vi sono anche un nuovo piano per l'economia circolare; un programma efficace per l'efficientamento energetico; un'azione strutturale per la riforestazione; una riforma organica delle politiche agricole; una politica per la smart mobility ; una definizione di standard su zero emissioni nel trasporto, anche privato, spostando il 75 per cento del traffico da gomma e aereo sul ferro. Sono poi necessari ulteriori cantieri, politicamente complicati, ma assolutamente sfidanti: bisogna aprire il cantiere sulla riforma verde delle politiche degli aiuti di Stato. Occorre un provvedimento farm to fork per l'abbattimento dello spreco alimentare. Occorre scorporare dal deficit gli investimenti verdi: sappiamo che in questo c'è un dibattimento anche molto acceso a livello europeo, ma è necessaria una golden rule ed è necessario che il lavoro che sta predisponendo il commissario Gentiloni Silveri e che aprirà a gennaio venga seguito con grande determinazione. È importante continuare nella discussione e nell'applicazione della carbon tax , cioè di quella tassa volta far pagare i prodotti inquinanti provenienti da Paesi terzi. Da ultimo, è assolutamente centrale vincolare i futuri accordi commerciali al rispetto dell'Accordo di Parigi.