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Vi è da dire che l'iniziativa, intanto, vedeva incrementare i partecipanti, raccogliendo in quel momento 8.000 unità circa. È in questa fase che uno sparuto gruppo di militanti anarchici ha tentato di proseguire verso Corso Buenos Aires. Tuttavia, tale improvvisa deviazione è stata fronteggiata e impedita, grazie all'invio di un ulteriore contingente di polizia, rimasto sul posto fino al completo passaggio dei manifestanti. Nello stesso momento, circa 80 anarchici, appartenenti al centro sociale Telos di Saronno, raggiungevano la testa del corteo, per tentare un'ulteriore deviazione verso la sede della Regione Lombardia. Anche in questo caso, però, venivano prontamente bloccati, mentre intanto si provvedeva a proteggere quella sede istituzionale con un apposito presidio. Anche successivamente, i manifestanti, con ripetuti tentativi di deviazione del corteo, hanno provato a indirizzarsi verso altri obiettivi, tra i quali la sede del «Corriere della Sera», la camera del lavoro, il tribunale e Assolombarda. Anche queste continue e ripetute manovre, che intendevano trascinare le Forze di polizia verso uno scenario di guerriglia urbana, sono state contenute e respinte, in virtù di un notevole dispendio di energie necessario a proteggere tutti i vari possibili obiettivi, tra i quali anche quello della Stazione Centrale, opportunamente presidiata. I fatti accaduti a Milano, durati diverse ore, hanno creato una prolungata situazione di disagio alla cittadinanza sia per il blocco veicolare, che in taluni momenti ha compromesso la circolazione, sia per il clima di tensione che ha interessato le principali vie del centro. In occasione della manifestazione sono stati eseguiti due arresti in flagranza per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, per i quali è già avvenuta la convalida, nonché otto fermi per identificazione per altrettanti soggetti indagati per i reati di violenza privata, interruzione di pubblico servizio e mancato preavviso di manifestazione. Informo che eventuali responsabilità verranno accertate anche con riferimento a ulteriori 66 persone, la cui posizione è attualmente al vaglio dell'autorità giudiziaria. Riguardo poi a quanto è avvenuto ieri mattina a Trieste, ritengo sia necessario un preliminare chiarimento. La manifestazione era stata preceduta da un'intensa attività di confronto e di mediazione che ha visto impegnati, per diversi giorni, il prefetto di Trieste, il presidente della locale autorità portuale in uno strenuo tentativo di scongiurare che l'iniziativa di blocco delle attività dello scalo giuliano venisse attuata e ciò in considerazione dei gravi danni che ne avrebbe sofferto non solo quell'importante sito della logistica, ma anche l'intera filiera produttiva e distributiva che vi è collegata. L'iniziativa era stata assunta dal coordinamento lavoratori portuali Trieste che ha, peraltro, una rappresentanza dei lavoratori minoritaria ed è stata immediatamente oggetto di strumentali adesioni da parte di ambienti ideologizzati, in particolare della sinistra antagonista, sebbene non sia mancata una marginale presenza della destra radicale. Elemento, quest'ultimo, che fa riflettere rispetto a quella trasversalità politico-ideologica della protesta no green pass , capace di far convergere formazioni e gruppi anche contrapposti sull'obiettivo comune della violenta opposizione alle istituzioni e alle misure di prevenzione sanitaria. Tengo anche a precisare che la proclamazione dello sciopero indetto per ben cinque giorni, cioè dal 15 al 20 ottobre, era stata oggetto di una comunicazione da parte della commissione di garanzia per l'attuazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, che ne aveva rilevato l'illegittimità, sia sotto il profilo del mancato rispetto del termine del preavviso sia sotto quello dell'inosservanza della regola della rarefazione oggettiva, preordinata a evitare gravi pregiudizi alla continuità del servizio e relativi riflessi sull'utenza. Nonostante il richiamo del prefetto di Trieste alla palese illegittimità dello sciopero e ai risvolti di illiceità che vi erano connessi, dal 15 ottobre è stato attuato un presidio al varco 4 del molo VII del Porto di Giuliano, che ha visto nella sua punta massima la presenza di 8.000 manifestanti. Grazie, tuttavia, all'utilizzo degli altri varchi disponibili, le attività portuali - cui ha potuto accedere la stragrande maggioranza dei lavoratori in disaccordo con la protesta - non hanno subito un blocco e hanno continuato a svolgersi regolarmente, seppure registrando alcune criticità. La presenza a Trieste - divenuta polo di attrazione della protesta contro il green pass - di migliaia di manifestanti, provenienti anche da altre Regioni d'Italia, è proseguita anche nelle giornate di sabato 16 e domenica 17, di fatto impedendo a oltre 700 mezzi pesanti di raggiungere l'area portuale per effettuare le operazioni di carico e scarico, nonché di eseguire lo sbarco delle merci da una nave attraccata allo stesso molo VII. A fronte di tale situazione, nel pomeriggio di domenica 17 ottobre, il prefetto di Trieste ha indetto un comitato urgente per l'ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza dei vertici locali della pubblica sicurezza, delle Forze di polizia e dell'autorità portuale nonché del procuratore della Repubblica. Si è condiviso in quella sede di effettuare per la mattina seguente lo sgombero del varco 4, in considerazione dei disagi già accusati e destinati ad aggravarsi. Alle 8,30 di lunedì 18, pertanto, hanno avuto inizio le operazioni di sgombero dell'area portuale interessata e, nonostante il ripetuto invito del dirigente del servizio di ordine pubblico a liberare il sito, i manifestanti hanno improvvisato un sit-in , bloccando l'avanzamento di uomini e mezzi e hanno anche rifiutato la proposta di trasferirsi in un'altra piazza per continuare in quella sede la protesta. Nei momenti di maggiore tensione, in cui si è prefigurato il chiaro pericolo di una degenerazione della situazione dell'ordine pubblico, è stato necessario ricorrere all'uso dei mezzi idranti e dei lacrimogeni, per superare la resistenza opposta dai manifestanti più esagitati. Si è fatto ricorso a un intervento tecnico-operativo, che ha avuto caratteristiche analoghe a quelle già illustrate in relazione ai fatti di Roma, accaduti in prossimità di Palazzo Chigi e Montecitorio. Anche durante le fasi più concitate, il confronto con i manifestanti è stato sostenuto con moderazione e modalità di contenimento della forza, come dimostra il fatto che nonostante la presenza di migliaia di persone, la gran parte del tutto estranea alle maestranze portuali, non si siano registrati che pochissimi casi di malore - tre soltanto - tra i partecipanti dovuti allo stato di panico per la rissa. Tre operatori del reparto mobile hanno riportato lievi contusioni. A seguito dello sgombero dell'area portuale, la protesta, con la presenza di circa 200 manifestanti, ha impegnato anche le zone attigue al porto e il centro cittadino in cui, per alcune ore del pomeriggio, si sono registrati tafferugli con le Forze di polizia al cui indirizzo sono stati lanciati sassi e bottiglie. Allo stato risultano deferite all'autorità giudiziaria quattro persone per i reati di interruzione di pubblico servizio e istigazione a disobbedire alle leggi, nonché per mancato preannuncio di manifestazione.