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Altri Paesi si sono presi carico del problema linguistico già in passato, cosci delle gravissime conseguenze che possono derivare dall'abbandono dell'idioma nazionale. In Francia, la legge Toubon del 1994 rende obbligatorio l'uso della lingua francese nelle pubblicazioni del Governo, nelle pubblicità, nei luoghi di lavoro, in ogni tipologia di contratto, nei servizi, nell'insegnamento nelle scuole statali, negli scambi; ogni cartello pubblicitario con uno slogan in inglese contiene per legge la traduzione francese; è la stessa Costituzione (a differenza di quella italiana) a sancire la difesa del francese quale lingua della Repubblica e a riconosce al cittadino il diritto a esprimersi e ricevere in francese ogni informazione. Negli anni, in seguito ad un ricorso al Consiglio costituzionale, il testo della legge Toubon è stato in parte edulcorato in nome dei princìpi di libertà di pensiero e di espressione, ma ha comunque riscontrato un indubbio successo: basti pensare che i francesi utilizzano la parola ordinateur invece che computer, écran invece che monitor , oppure réseau al posto di network . A causa dei problemi di comprensione provocati dall'uso della lingua inglese, in Francia molte imprese sono state condannate per l'utilizzo della stessa nelle comunicazioni con i propri dipendenti e nella programmazione informatica senza traduzione. La cancellazione di una data lingua è sinonimo di annientamento di un popolo, perché è solo dalla reciproca comprensione che scaturisce quella condivisione comunicativa necessaria ad una comunità nazionale. Le parole rappresentano segni, idee, sentimenti, intenzioni, pensieri. La stessa scienza semiotica ammette che la comunicazione umana tramite segni è una sintesi tra genetica e adattamento ambientale, e che esiste un rapporto tra il significato di una parola e la sua struttura grafica. La convenzionalità dei significati delle parole è espressione del sentito di un gruppo, che non può essere trascurata. La mancanza di una legislazione atta a promuovere e conservare la lingua italiana dal punto di vista identitario, ha determinato un appiattimento e col tempo addirittura una regressione della capacità del popolo italiano ad esprimersi attraverso lo strumento più familiare; a ciò bisogna aggiungere che il mondo della comunicazione e in particolare quello informatico hanno contribuito a diffondere un uso improprio della lingua, costituito da messaggi brevi e concisi che a lungo andare inaridiscono la mente e la standardizzano su livelli minimi. Alla luce di ciò, in un'ottica di salvaguardia nazionale e di difesa identitaria diventa quanto mai prioritaria la conservazione della lingua italiana. Si rende necessaria, come in Francia, una legislazione che tuteli il nostro patrimonio idiomatico sul piano economico, sociale, culturale, professionale e quant'altro. Non è più ammissibile che si impongano termini stranieri la cui corrispondenza italiana esiste ed è pienamente esaustiva. Bisogna ripartire dalla riconversione in italiano della terminologia inglese entrata prepotentemente nel nostro sistema comunicativo: dagli aggettivi del parlato colloquiale al linguaggio mediatico e tecnologico vanno ricodificati interi lessici settoriali, poiché l'italiano è fisiologicamente in grado di coprire tutti i domini culturali e pratici dei propri parlanti. Il presente disegno di legge parte dall'affermazione che la lingua italiana è la lingua ufficiale della Repubblica, un principio fondamentale assente dalla Costituzione, che paradossalmente viene enunciato solo nella legge 15 dicembre 1999, n. 482, sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche. Come conseguenza è previsto l'inserimento della lingua italiana all'interno della definizione del patrimonio culturale presente nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, garantendo così i presupposti costituzionali alla tutela e valorizzazione della lingua italiana. Seguono gli articoli, da 2 a 5, che garantiscono l'utilizzo della lingua italiana nella fruizione di beni e servizi, nell'informazione e comunicazione, nelle attività scolastiche e universitarie, nonché nei rapporti di lavoro e nelle strutture organizzative degli enti pubblici e privati. Si tratta di previsioni rigide che però rappresentano, come nella legge Toubon, un argine al dilagare dell'utilizzo di termini inglesi al posto di quelli italiani e uno strumento per rimuovere le barriere linguistiche che limitano la partecipazione dei cittadini italiani alla vita collettiva. L'emerito linguista Giovanni Nencioni ebbe a dire: « La classe politica al governo del secondo dopoguerra, ad eccezione del fiorentino Giovanni Spadolini, non ha mai mostrato grande sensibilità verso la difesa dell'italiano. Basti pensare che la nostra lingua nazionale non è citata neppure nella Costituzione. Mi auguro che alla fine del millennio Governo e Parlamento mostrino quell'attenzione finora mancata ma necessaria verso un patrimonio linguistico plurisecolare, la cui difesa è stata affidata pressoché alla buona volontà degli insegnanti e degli studiosi ». Il presente disegno di legge mira, quindi, alla salvaguardia e alla valorizzazione della lingua italiana, anche sull'esempio offerto da diversi Paesi europei che si sono dotati di organismi ufficiali di tutela. La Svezia dal 1944 ha istituito il Consiglio della lingua svedese, destinato alla promozione della lingua e alla prevenzione del suo degrado, tra le cui iniziative emerge la redazione di un dizionario fraseologico, mantenuto in costante aggiornamento. La Norvegia ha fondato ad Oslo, nel 1975, un Centro di cooperazione per la tutela delle lingue nordiche. Ma si possono citare anche le pubblicazioni del Consiglio superiore della lingua francese e la collana di opere grammaticali dedicate alla lingua nazionale inaugurata nel 1994 dalla Real Academia Espanola . Auspicando che, proprio partendo dalla presente legge, anche l'Italia voglia dotarsi di simili struttura, come un Consiglio superiore della lingua italiana, l'articolo 6 modifica la legge 15 dicembre 1999, n. 482, sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche, per garantire che qualsiasi intervento per adottare toponimi conformi alle tradizioni e agli usi locali, non diventi uno strumento per cancellare la denominazione italiana di tali toponimi. Questa tassativa disposizione si rende necessaria dopo il tentativo condotto nella provincia autonoma di Bolzano di cancellare centinaia di toponimi in lingua italiana, proprio per squilibrare ancor più a favore della lingua tedesca il bilinguismo previsto in quella zona. La sottolineatura dell'unità linguistica non è certo in contrasto con la conservazione e con la valorizzazione delle tradizioni e delle parlate locali minoritarie, che sono, tra l'altro, tutelate dall'articolo 6 della Costituzione, nonché da una specifica normazione ordinaria. Infine, all'articolo 8 si prevede l' assenza di oneri finanziari per l'attuazione della presente legge.. 1 (Princìpi generali) 1 La lingua italiana è la lingua ufficiale della Repubblica, che ne promuove la conoscenza, la diffusione e la valorizzazione, nel rispetto della tutela delle minoranze linguistiche ai sensi dell'articolo 6 della Costituzione e della legge 15 dicembre 1999, n. 482. 2 Le istituzioni tutelano e valorizzano, a tutti i livelli e in tutti i settori della società civile, il patrimonio linguistico nazionale.