[resaula]

per effetto dell'aumento delle presenze e quindi del carico antropico e delle caratteristiche del centro storico di Matera, con una viabilità alquanto ridotta e limitativa per il deflusso delle persone, insieme alle molteplici attività commerciali e ricettive presenti, è sicuramente aumentato in maniera sensibile il rischio all'interno del rione "Sassi", si chiede di sapere quali misure di compensazione del rischio intenda adottare il Ministro in indirizzo in tale contesto e, più in particolare, se intenda procedere ad un sostanziale aumento dell'organico del comando di Matera al fine di contrastare adeguatamente i maggiori rischi presenti, anche alla luce del fatto che la tendenza futura, anche dopo l'evento Matera 2019, sarà quella di una forte affluenza di turisti e visitatori. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00801 PAPATHEU Al Ministro per il Sud Premesso che: il 10 ottobre il Ministro in indirizzo è intervenuta in Parlamento per dare risposta a un'interrogazione con risposta immediata (3-00228) inerente agli interventi e misure di sviluppo a favore del Sud, per fornire chiarimenti in merito agli interventi adottati e quelli che si intende adottare per il Mezzogiorno. Nella stessa giornata del 18 ottobre ha relazionato, inoltre, alle Commissioni Bilancio e Politiche UE di Camera e Senato per esporre le linee programmatiche predisposte dal Governo italiano per le regioni del Sud; in queste occasioni, e nello specifico esponendo la relazioni alle Commissioni competenti per materia, il Ministro ha riferito che "l'attività del Governo sarà orientata alla previsione di politiche (sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) finalizzate allo sviluppo economico omogeneo del Paese, e alla riduzione del gap tra Nord e Sud"; il Ministro ha fornito i dati relativi all'utilizzo dei fondi sino al periodo attuale, e quale sia lo stato di attuazione dei programmi dei fondi strutturali 2014-2020. Si evince che la programmazione europea 2014-2020, cofinanziata dai fondi strutturali, nell'ambito dell'obiettivo "Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione", ha destinato all'Italia un valore complessivo di risorse, incluso il cofinanziamento nazionale, pari a 54,2 miliardi di euro, importo comprensivo della quota addizionale di 2,4 miliardi di euro attribuito all'Italia, come previsto dai regolamenti vigenti in materia, per effetto della crisi economica e finanziaria: il valore dei 12 programmi nazionali, di competenza delle amministrazioni centrali, è pari a 12,5 miliardi di euro di risorse provenienti dal bilancio dell'Unione europea e 5,7 miliardi di euro derivanti dal cofinanziamento nazionale; gli stanziamenti destinati al Sud sono rispettivamente pari a 10,7 miliardi euro e 4,9 miliardi di euro; il valore complessivo dei 39 programmi regionali è stimato in 21,2 miliardi di euro di risorse provenienti dal bilancio dell'Unione europea e 14,8 miliardi provenienti dal cofinanziamento nazionale; le regioni del Mezzogiorno "meno sviluppate" (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) "hanno a disposizione 13,6 miliardi di euro di risorse provenienti dal bilancio dell'Unione Europea e 7,3 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale. Quelle in transizione (Sardegna, Abruzzo e Molise) rispettivamente poco meno di 1 miliardo di euro di quota europea e l'equivalente come cofinanziamento nazionale"; ha poi evidenziato che "L'insieme delle risorse destinate alla coesione territoriale deve però tenere conto anche di altri stock di risorse ed in primo luogo, l'ammontare delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione: per il periodo 2014-2020, esse sono pari a 59,47 miliardi di euro, del quale - per legge - l'80% va al Sud, e che per l'85% è stato assegnato con decisione del CIPE nella precedente legislatura e per la restante parte è stato oggetto di disposizioni legislative; e vi sono poi quelle in attuazione dai cicli di programmazione del Fondo Sviluppo e Coesione (ex Risorse Aree Sottoutilizzate, ex Fondo Aree Sottoutilizzate) per gli anni 2000-2006 pari a 16,6 miliardi di euro (3,6 per il Centro Nord e 13,0 per il Sud) e 2007-2013 pari a 13,0 miliardi di euro (2,3 per Centro Nord e 10,7 per il Sud)" e ha specificato che "le risorse destinate ai Programmi complementari, che derivano dalla differenza tra il cofinanziamento nazionale teorico e quello effettivo adottato per i programmi europei 2014-2020 e che ammontavano inizialmente a 7,4 miliardi (per i POC delle Amministrazioni centrali e per le tre Regioni: Sicilia, Calabria e Campania), attestandosi attualmente a 7,9 miliardi di euro"; infine, altre risorse in attuazione sono "quelle del Piano Azione e Coesione, che deriva dalla riduzione del cofinanziamento nazionale fatta nel periodo 2007-2013, pari a circa 8,9 miliardi di euro", stando a quanto evidenziato "quasi totalmente destinate al Sud"; ha rimarcato, ancora, "il fatto che nel 2018 i Programmi Operativi europei, Nazionali e Regionali, dovranno raggiungere gli obiettivi di spesa fissati dai regolamenti comunitari e legati al meccanismo del disimpegno automatico (N+3)"; infine ha evidenziato che "Tra le Regioni in ritardo va menzionato il caso della Sicilia, dove il ritardo era particolarmente accentuato", e che a tal riguardo "è stata insediata una task force Sicilia, a seguito dell'Accordo di Cooperazione rafforzata sottoscritto da Regione Siciliana, Commissione Europea e ACT, con la previsione di una serie di azioni volte a sostenere una piena e tempestiva attuazione del POR per il raggiungimento degli obiettivi ad esso prefissati", riferendo che "Grazie a questa cooperazione la Sicilia sta recuperando rapidamente e al momento ha ridotto moltissimo il proprio rischio"; considerato che, ad avviso dell'interrogante: si ritiene che i dati citati evidenzino una sostanziale carenza proprio di contenuti programmatici efficaci ed efficienti, che sono ritenuti assolutamente necessari per perseguire con successo l'obiettivo del rilancio del Meridione. Appare particolarmente eloquente e preoccupante la presenza di sole 6 righe nel "contratto di governo" riguardanti gli obiettivi indicati da questo Esecutivo per le regioni del Mezzogiorno, perché connotate da una ultra-sintetica ed evasiva genericità, incapace di dare risposte alle problematiche che hanno portato all'impoverimento e al divario economico, occupazionale ed infrastrutturale, nonché di funzionalità dei servizi, in atto tra il Meridione ed il resto dell'Italia; il Ministro ha reso noto il fatto che questo Governo intende attuare investimenti nella quota ordinaria nazionale che sarà pari almeno al 34 per cento, "percentuale stabilita in quanto equivalente alla popolazione che risiede nel Mezzogiorno d'Italia". Vero è che la popolazione meridionale è pari al 34 per cento di quella complessiva, ma appare evidente che una distribuzione delle risorse ripartita in modo proporzionale agli abitanti risulti del tutto insufficiente ed inaccettabile. Se il Meridione fosse nelle medesime condizioni del resto d'Italia non avrebbe bisogno di alcun rilancio.