[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 3), del codice civile, e dell'art. 1, comma 474, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), modificativo dell'art. 2751-bis, numero 2), cod. civ. , promosso dal Giudice delegato presso il Tribunale ordinario di Udine, sezione seconda civile, sull'istanza proposta da V. V. di ammissione al passivo del fallimento Edilvalli Arredi srl in liquidazione, con ordinanza del 7 maggio 2021, iscritta al n. 166 del registro ordinanze 2021 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 44, prima serie speciale, dell'anno 2021. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'8 giugno 2022 il Giudice relatore Giovanni Amoroso; deliberato nella camera di consiglio del 9 giugno 2022.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 7 maggio 2021 (r. o. n. 166 del 2021), il Giudice delegato presso il Tribunale ordinario di Udine ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 3), del codice civile e dell'art. 1, comma 474, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), in riferimento all'art. 3 della Costituzione. Il giudice rimettente premette che la ricorrente, la quale era stata legata da un contratto di agenzia con la società fallita, aveva chiesto di essere ammessa al passivo del fallimento con il privilegio generale sui beni mobili di cui al numero 3) dell'art. 2751-bis cod. civ. sia per il credito relativo alle provvigioni maturate nell'ultimo anno, sia per quello di rivalsa dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) sulle fatture da emettere al momento del pagamento. Il giudice a quo evidenzia che la formulazione letterale della predetta disposizione, considerata anche la natura eccezionale della stessa, in quanto derogatoria al principio della par condicio creditorum, laddove prevede che il privilegio generale spetta all'agente di commercio rispetto alle provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l'ultimo anno di prestazione e alle indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo, non consente di riconoscere l'invocato privilegio generale anche in relazione al credito di rivalsa. Il Giudice delegato presso il Tribunale di Udine dubita peraltro della compatibilità di tale assetto normativo con l'art. 3 Cost. In punto di rilevanza, osserva che dalla decisione sull'applicabilità del privilegio generale sui beni mobili anche al credito di rivalsa della ricorrente, deriva nella fattispecie rimessa alla sua decisione la concreta possibilità, o no, della stessa di soddisfarsi nella procedura concorsuale. In punto di non manifesta infondatezza, il giudice rimettente assume, in primo luogo, un possibile contrasto dell'art. 2751-bis, numero 3), cod. civ. con il principio di ragionevolezza espresso dall'art. 3 Cost., laddove non riconosce il privilegio generale sui beni mobili anche per il credito di rivalsa dell'agente. In particolare, considerata la finalità dell'art. 2751-bis cod. civ. , riconosciuta dalla stessa giurisprudenza costituzionale (è citata la sentenza n. 1 del 2000), di assicurare una collocazione privilegiata a determinati crediti derivanti dall'attività lavorativa svolta in forma subordinata o autonoma, in vista del soddisfacimento delle esigenze di sostentamento del lavoratore, il mancato pagamento dell'IVA da parte del preponente, atteso che l'agente è invece comunque tenuto a versarla all'Erario al momento dell'espletamento del servizio, si tradurrebbe, in concreto, in una decurtazione dello stesso credito per provvigioni, ossia delle somme percepite per lo svolgimento della propria attività. Nell'ipotesi di apertura di una procedura concorsuale a carico del preponente, infatti, il solo privilegio speciale sui beni ai quali si riferisce il servizio contemplato dall'art. 2758, secondo comma, cod. civ. non consentirebbe all'agente di recuperare il credito di rivalsa «non essendoci "beni" del preponente cui possa riferirsi in modo specifico il servizio prestato dall'agente». Tale effetto distorsivo, sottolinea lo stesso giudice rimettente, si verifica in concreto in quanto l'art. 26, comma 2, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto) consente di emettere una nota di variazione a credito dell'IVA non incassata solo al termine della procedura concorsuale. Sotto questo profilo, la violazione dell'art. 3 Cost. si appunterebbe, in sostanza, sulla circostanza che la mancata estensione del privilegio al credito per rivalsa IVA esposto nelle fatture emesse per il pagamento delle provvigioni finirebbe con il ridondare in un parziale mancato riconoscimento della collocazione privilegiata dei crediti dell'agente per provvigioni. Il Giudice delegato presso il Tribunale di Udine dubita, inoltre, della compatibilità con l'art. 3 Cost., dell'art. 1, comma 474, della legge n. 205 del 2017, che - come chiarito dalla citata sentenza n. 1 del 2020 - ha esteso il privilegio al credito per rivalsa IVA a tutti i rapporti di lavoro autonomo rientranti nella nozione di cui all'art. 2222 cod. civ. , escludendo irragionevolmente gli agenti di commercio, che pure sono lavoratori autonomi. 2.- Con atto depositato in data 19 novembre 2021 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto dichiararsi le questioni non fondate. L'interveniente rileva, in primo luogo, che l'esigenza di estendere, con l'art. 1, comma 474, della legge n. 205 del 2017, il privilegio generale sui beni mobili anche al credito di rivalsa dei soli professionisti, dipende dal fatto che esclusivamente per questi ultimi, e non anche per le altre categorie indicate nell'art. 2751-bis cod. civ. , la prestazione, di norma, non riguarda beni, mobili o immobili, oggetto di cessione o dell'attività di servizio, rispetto ai quali possano efficacemente operare i privilegi speciali di cui agli artt. 2758, secondo comma, e 2772, terzo comma, cod. civ.