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Chiediamo di non fermarci all'imposizione dei codici Ateco, ma di sostenere le filiere dei settori agroalimentari, dell'abbigliamento, del turismo e dello sport. Signor Presidente, si sta creando un mondo di persone di serie A, che fortunatamente ricevono lo stipendio a fine mese, e un altro di lavoratori di serie B, quello delle partite IVA e dei lavoratori autonomi: la politica non lo può permettere. Riprendere il contatto con il tessuto sociale e le sue diversità è dovere della politica. Il comparto montano ha radici profonde, radici che sono lo specchio delle persone che vi abitano, e i monti - come diceva Goethe - sono maestri muti che generano discepoli silenziosi. Ma la nostra economia è in ginocchio e la politica, se rimarrà inerme, genererà l'inevitabile conseguenza dello spopolamento delle nostre valli e l'incuria di luoghi che diventeranno esclusivo appannaggio dei lupi. Utilizzo gli ultimi trenta secondi per dire che alle aree interne per sopravvivere servono immediatamente tre cose: grandi opere infrastrutturali per ridurre le distanze; digitalizzazione e connettività; potenziamento della sanità locale. È chiaro che con i 400.000 investiti per il centenario del Partito Comunista si poteva fare qualcosa anche in questa direzione, ma si è preferito fare sterile agiografia. In conclusione, signor Presidente, visto che sognare non costa niente, lasciateci almeno il sogno di poter vivere sulle nostre montagne. Lasciateci il sogno di lavorare per dare un futuro ai nostri giovani. Non chiediamo elemosine e clientelismo: vi chiediamo di lasciarci la dignità di poter sognare a occhi aperti mentre ammiriamo le cime dei nostri monti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, il decreto-legge n. 172 del 2020, già approvato dalla Camera dei Deputati e oggi all'attenzione di quest'Assemblea, rappresenta uno degli strumenti normativi messi in atto dal Governo, con la collaborazione del Parlamento, per contrastare l'emergenza epidemiologica e salvaguardare il diritto fondamentale alla salute. In esso vi sono alcune norme - penso alle disposizioni sui cosiddetti ristori - che hanno anche oggi la loro piena efficacia; altre - le limitazioni in vigore durante il periodo natalizio, da poco passato - rimangono per fotografare una situazione che, purtroppo, rimarrà indelebile nella memoria nostra e di tutti i cittadini italiani. Queste misure hanno delineato un quadro più restrittivo rispetto a spostamenti e visite a parenti e amici, mantenendo, però, sempre un punto di equilibrio tra le restrizioni imposte e il bisogno per le famiglie di vivere - almeno nel periodo natalizio - con un minimo di serenità insieme ai propri cari. Non si è trattata di una scelta presa a cuor leggero. Sappiamo che, per la nostra tradizione, le festività di Natale, Capodanno e l'epifania rappresentano un momento di incontro, di condivisione e di festa che quest'anno abbiamo dovuto fortemente limitare. Sappiamo che esse rappresentano anche un momento di prosperità per tutte le realtà commerciali del nostro Paese, che hanno dovuto rinunciare ai profitti, chiudendo le proprie vetrine di fronte ad affezionati clienti. Ma la minaccia di espansione della pandemia era ancora reale. Le scelte restrittive alla circolazione delle persone e alle attività ricreative e non essenziali sono state messe in opera dal Governo sulla base di una elaborazione di dati raccolti, che sono la base scientifica per prendere le decisioni più opportune. Con il senno del poi, tutti oggi possiamo vedere e riscontrare quanto queste misure siano state importanti per raggiungere gli attuali risultati di contenimento, seppure in una drammatica situazione di emergenza. Possiamo oggi constatare che il picco di positivi giornalieri è stato raggiunto il 22 novembre (806.000 positivi); alla stessa epoca i nuovi positivi giornalieri erano 35.000. A metà dicembre siamo scesi a 20.000 nuovi positivi giornalieri e i positivi totali lungo il mese di dicembre hanno proseguito la discesa, mentre le guarigioni crescevano costantemente. L'obiettivo era poter addivenire a una situazione complessiva compatibile con il rientro a scuola in presenza dei ragazzi delle scuole superiori. Dall'inizio di gennaio i positivi giornalieri sono sempre meno di 570.000 e i nuovi positivi giornalieri diminuiscono da 20.000 a 13.000. Questo relativo successo è stato possibile grazie ai sacrifici fatti durante le vacanze natalizie; sacrifici che coinvolgono tutti, ma alcuni più di altri. Mi riferisco alle attività operanti nella somministrazione di alimenti e bevande, su cui le restrizioni prima descritte hanno inevitabilmente inciso in termini di calo di fatturato. Per quelle con la partita IVA attiva, specialmente identificate nel decreto-legge in esame, si offrono contributi a fondo perduto attraverso lo stanziamento di 645 milioni di euro, 455 milioni per il 2020 e 190 milioni per il 2021. Non siamo affatto fuori dall'emergenza - questo lo sappiamo - né sotto il profilo sanitario, né sotto quello economico, ed è per questo che tali iniziative di sostegno continueranno a essere approvate. Un'attenzione particolare merita la scuola. Il provvedimento contiene misure per la ripresa progressiva dell'attività scolastica in presenza dopo il periodo della didattica a distanza. Anche in questa occasione il MoVimento 5 Stelle vuole ribadire il sostegno al lavoro svolto dal ministro Azzolina, che ha fatto tutto quanto c'era da fare per rendere la scuola un luogo sicuro e garantire ai ragazzi ciò di cui hanno diritto. È assurdo assistere ancora oggi al balletto delle Regioni che, nelle settimane scorse, hanno disposto arbitrariamente rinvii nelle aperture delle scuole. Come ribadito dal comitato tecnico-scientifico interpellato il 17 gennaio, l'incremento dell'incidenza dei nuovi casi è contenuto e il ritorno in classe, per la sua importanza, non è più procrastinabile per il grave impatto della sua assenza sull'apprendimento e la strutturazione psicologica degli adolescenti. Prolungare in alcune Regioni italiane la chiusura delle istituzioni scolastiche e impedire ai ragazzi di tornare nelle loro classi non è stata una scelta fatta in nome della comunità. Lo scorso 23 dicembre sono stati presi degli accordi tra Governo e Regioni; accordi che, messi nero su bianco, dovevano essere rispettati. Dall'Istituto superiore di sanità dicono che frequentare gli ambienti scolastici non rappresenta un amplificatore dei contagi e le comunità scolastiche stanno seguendo regole rigorose da mesi. La situazione psicologica degli studenti e degli adolescenti dallo scorso marzo, durante il primo lockdown, è molto diversa da quella di questo ultimo periodo di dicembre e gennaio. Una testimonianza di uno studente: a marzo era tutto chiuso e ci sentivamo come tutti gli altri; oggi solo noi siamo chiusi e rimandano di quindici giorni in quindi giorni; è una specie di goccia cinese. Il bilanciamento tra le limitazioni alla libertà individuale e la salvaguardia della salute dei cittadini non può colpire la scuola, che rimane - tra le altre cose - il luogo di socializzazione fondamentale.