[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 3; 8; 20; 25; 27; 28; 32; 33; 43; 45, comma secondo; 48; 50 comma secondo; 53; 54; 60 e 62, comma quarto e nono, del disegno di legge della Regione siciliana n. 917, approvato dall'Assemblea regionale nella seduta del 21-22 ottobre 2004, recante «Misure finanziarie urgenti. Assestamento del bilancio della Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana per l'anno finanziario 2004. Nuova decorrenza di termini per la richiesta di referendum», promosso con ricorso del Commissario dello Stato per la Regione siciliana, notificato il 29 ottobre 2004, depositato in cancelleria il 3 novembre 2004 ed iscritto al n. 104 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di intervento del CODACONS (Coordinamento delle associazioni e dei comitati per la tutela dei consumatori e dell'ambiente); udito nella camera di consiglio del 26 gennaio 2005 il Giudice relatore Ugo De Siervo. Ritenuto che con ricorso depositato il 3 novembre 2004, il Commissario dello Stato per la Regione siciliana ha sollevato questione di legittimità costituzionale nei confronti del disegno di legge n. 917 approvato dall'Assemblea regionale siciliana nella seduta del 21-22 ottobre 2004 e recante “Misure finanziarie urgenti. Assestamento del bilancio della Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana per l'anno finanziario 2004. Nuova decorrenza di termini per la richiesta di referendum”; che, secondo il ricorrente, sarebbe costituzionalmente illegittimo, innanzitutto, l'art. 3, per violazione dell'art. 97 Cost., in quanto, mentre da un lato terrebbe fermo il termine di 3 anni entro il quale l'amministrazione finanziaria, a pena di decadenza, può procedere all'accertamento del mancato pagamento dei tributi dovuti per concessioni e autorizzazioni amministrative, dall'altro lato, esclude espressamente la decadenza di queste in caso di mancato versamento dei tributi previsti dalla legge regionale 24 agosto 1993, n. 24 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 5 settembre 1990, n. 35, e alla legge regionale 15 maggio 1991, n. 20, in materia di riscossione dei tributi e di altre entrate e norme relative alle tasse sulle concessioni governative regionali); che tale disposizione, secondo la prospettazione offerta nel ricorso, produrrebbe l'effetto di ritardare, o addirittura cancellare «l'introito di risorse a favore del bilancio regionale, oltre che incoraggiare il dilagare dell'evasione fiscale»; che è impugnato anche l'art. 8, nella parte in cui autorizza il Dipartimento regionale delle foreste, per le finalità di cui all'art. 4 della legge 6 febbraio 2004, n. 36 (Nuovo ordinamento del Corpo forestale dello Stato), ad assumere il personale del Corpo forestale dello Stato in servizio in Sicilia e in transito alla Regione, in quanto tale disposizione violerebbe l'art. 43 dello statuto della Regione siciliana e gli artt. 3 e 97 Cost.; che la affermata incostituzionalità dipenderebbe dalla circostanza che la normativa richiamata sarebbe riferibile solo alle Regioni a statuto ordinario le quali possono avvalersi di appartenenti al Corpo forestale dello Stato, mentre la Regione siciliana avrebbe istituito e disciplinato un proprio Corpo forestale, in attuazione delle prerogative attribuitele in materia dallo statuto; che, inoltre, sarebbe “incomprensibile” la necessità di ricorrere al personale proveniente dall'amministrazione statale, al quale peraltro si applicherebbe il trattamento economico, giuridico e previdenziale statale; che sarebbe inoltre censurabile la coesistenza, nell'ambito della amministrazione regionale, di categorie di personale che pur svolgendo identiche mansioni avrebbero un trattamento diverso; che, infine, secondo il ricorso, il passaggio di personale dallo Stato alla Regione dovrebbe essere disciplinato da apposite norme legislative proposte dalla Commissione paritetica prevista dall'art. 43 dello statuto; che censure di illegittimità costituzionale vengono rivolte anche nei confronti dell'art. 20, il quale “attribuisce in via interpretativa” l'indennità di funzione anche ai vice presidenti dei consigli comunali e provinciali che non svolgono le funzioni vicarie di supplenza dei rispettivi presidenti, poiché la norma, «riferibile anche a situazioni pregresse verificatesi dal dicembre 2000 ad oggi, potrebbe vanificare le richieste di restituzione di indennità indebitamente percepite, interferendo ipoteticamente anche su possibile contenzioso in atto»; che la disposizione in questione lederebbe inoltre l'autonomia degli enti locali, imponendo loro un onere economico senza attribuire le risorse necessarie per farvi fronte; che incostituzionali risulterebbero anche gli artt. 25, 27, 28, 32 e 33, «sebbene motivati dalla volontà di promuovere e sostenere lo sviluppo economico del territorio regionale», in quanto contrasterebbero con l'art. 9 Cost., consentendo l'insediamento di attività produttive e la realizzazione di manufatti indipendentemente dalla corrispondenza con gli strumenti urbanistici e la programmata gestione del territorio; che il menzionato art. 25, inoltre, nella parte in cui prevede che il parere favorevole espresso dalla Conferenza di servizi, composta dall'assessore regionale del territorio e da quello dell'ambiente e dei beni culturali e ambientali, nonché dal sindaco del Comune in cui ricade l'opera, costituisca deroga al Piano territoriale paesistico e variante allo strumento urbanistico vigente, oltre a violare l'art. 9 Cost., contrasterebbe altresì con gli artt. 5, 97 e 114, comma secondo, Cost., in quanto consentirebbe la deroga allo strumento urbanistico vigente, privando il Consiglio comunale del «potere di esprimersi sulla variante al piano regolatore generale e impedendo di fatto ai cittadini l'esercizio del diritto di partecipazione al procedimento e di tutela dei propri interessi»; che l'art. 27, nella parte in cui prevede l'esonero dall'obbligo del rispetto delle distanze minime degli opifici dagli insediamenti abitativi e dalle opere pubbliche, limitatamente ai progetti utilmente inseriti in graduatoria per l'assegnazione dei finanziamenti POR Sicilia 2000/2006, viene censurato anche in quanto creerebbe in favore di questi ultimi un privilegio;