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tale operazione dovrebbe prevedere una permanenza effettiva di 24-48 ore dei migranti nel centro ma, come succede (anche altrove) già da parecchio tempo il periodo di permanenza delle persone sbarcate in questa struttura sono di gran lunga superiori e si registrano frequenti casi di persone che vi rimangono anche per diverse settimane se non addirittura per mesi, a giudizio dell'interrogante nell'assenza di un intervento del Governo che ha abbandonato al proprio destino un territorio martoriato da continui sbarchi, fughe di migranti e violenze, ed esposto la popolazione ad ulteriori rischi connessi all'emergenza COVID-19; nell' hotspot di Lampedusa, concepito ed approntato per accogliere 197 persone, al momento si registra la presenza di circa 1.380 persone, in condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie ed anzi disumane; molte persone sono costrette a dormire per terra, diversi soggetti espletano i bisogni per terra, ma soprattutto si verificano sconcertanti ed inaccettabili casi di violenze sessuali, stupri che riguardano soprattutto donne subsahariane; tale situazione esplosiva sta creando gravi difficoltà in termini di ordine pubblico e di sicurezza, mettendo a repentaglio la salute delle donne e dei migranti presenti nel centro (con il rischio di aggravare l'emergenza sanitaria da coronavirus) ma anche delle forze dell'ordine, costrette ad operare non in un normale e decoroso centro di accoglienza ma in un vero e proprio " lager ", in condizioni ambientali e sanitarie raccapriccianti; a tal proposito risultano diversi casi di agenti delle forze dell'ordine che hanno contratto il COVID-19, contagiati presumibilmente per il fatto stesso che si trovano in una condizione estrema, che non rispetta i diritti umani e non è sinonimo di accoglienza ma di gestione disumana dell'emergenza; le forze di polizia vengono quindi costrette ad operare in un contesto di rischio per la propria salute e di conseguenza delle proprie famiglie; le autorità locali per affrontare lo stato di emergenza hanno chiesto a più riprese alle autorità competenti, nella figura del Ministro in indirizzo, di intervenire per riportare la situazione nell' hotspot di Lampedusa a condizioni dignitose ed organizzare trasferimenti aggiuntivi di migranti in altri centri per impedire il sovraffollamento nel centro di accoglienza e più in generale nell'isola; ad oggi tuttavia nessun problema è stato risolto e nessuna misura incisiva e risolutiva è stata messa in campo dal Governo per risolvere l'emergenza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sui gravi fatti descritti e se sia al corrente delle criticità rappresentate, ed in particolare quale misure siano state assunte sinora per affrontare l'emergenza a Lampedusa e quali iniziative intenda porre in essere con carattere di urgenza per rimediare all'inaccettabile situazione in atto. Atto n. 4-04495 PAPATHEU Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'Istituto nazionale della previdenza sociale è il principale ente previdenziale del sistema pensionistico pubblico italiano; risulta secondo quanto riportato da notizie di stampa che, a dispetto del momento di emergenza determinato dalla pandemia, l'INPS abbia posto in essere nei confronti di alcuni pensionati delle richieste di restituzione di denaro dovute a erogazioni pensionistiche passate risultate, in seguito, superiori al dovuto; risulta che migliaia di pensionati siano stati interessati da pesanti errori di calcolo sui loro assegni pensionistici e tale circostanza è stata evidenziata su un noto quotidiano nazionale da due avvocati che si occupano di difendere gli interessi di questi pensionati, ai quali l'INPS ha recapitato, a quanto pare, una lettera che li intima a restituire le somme elargite per errore; si parla di cifre che raggiungono, nei casi citati dai legali, le svariate migliaia di euro; tali "sviste" dell'INPS potrebbero "essere di diversa natura: gli errori materiali che riguardano un importo versato dall'INPS superiore a quanto dovuto nel rateo della pensione, errore nell'erogazione della pensione di reversibilità del marito defunto, errori nell'erogazione di una prestazione assistenziale quale l'invalidità", come evidenziato in particolare dall'avvocato Celeste Collovati (legale dello studio "Dirittissimo" che si occupa dei diritti dei pensionati); desta, ad ogni modo, molte perplessità che in una fase di drammatica crisi economica e grave disagio sociale per milioni di italiani, l'INPS, per rimediare ad errori riconducibili al proprio operato, abbia deciso di porre in essere tali condotte di recupero di somme tra le quali rientra il caso a dir poco emblematico, e forse il più eclatante, di un povero pensionato che si è visto recapitare una richiesta di rimborso da 29.231 euro; si ritiene che per il pensionato destinatario di una richiesta di restituzione siano da valutare le motivazioni alla base della pretesa e spetta all'istituto previdenziale "provare la causa dell'indebito"; gli avvocati sostengono che, in assenza delle prescritte ragioni che inducono l'INPS a chiedere la restituzione, un'eventuale pretesa in tal senso integrerebbe la palese violazione dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990; appare inoltre opportuno precisare come "non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l'indebita percezione sia dovuta a dolo dell'interessato"; pertanto, se l'errore di base è stato dell'INPS, le somme versate in eccesso non devono essere restituite dal pensionato. Sta all'Istituto previdenziale dimostrare che sia andata diversamente e che il pensionato abbia volontariamente agito per ottenere più denaro del dovuto; anche la Corte di cassazione è intervenuta nel merito con un verdetto del 2017 e si rileva, a tal proposito, che "l'ente erogatore può rettificare in ogni momento le pensioni per via di errori di qualsiasi natura, ma non può recuperare le somme già corrisposte, a meno che l'indebita prestazione sia dipesa dal dolo dell'interessato"; se il pensionato, dunque, ha sempre adempiuto "agli oneri comunicativi nei confronti dell'ente previdenziale" come le dichiarazioni dei redditi la richiesta da parte dell'INPS può essere ritenuta illegittima e impugnabile attraverso un ricorso amministrativo;