[ddlpres]

Riconoscimento della disprassia come disabilità ai fini dell'inclusione scolastica e accademica, dell'integrazione sociale e dell'inserimento professionale nonché del conseguimento della patente di guida. Onorevoli Senatori. – La disprassia dell'età evolutiva è attualmente definita come un disturbo dello sviluppo di « high level », la cui etiologia ha basi neurali, o anche disturbo del neurosviluppo (Gomez e Sirigu, 2015, EACD) che si manifesta con molteplici difficoltà, che interferiscono spesso in modo significativo con le attività della vita quotidiana e con gli apprendimenti. La diagnosi di disprassia si effettua sulla base dei criteri diagnostici indicati dall’ International Classification of Diseases -ICD 10 o dal Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders -DSM-5. L'ICD 10 (pag. 255) parla di disturbo evolutivo specifico della funzione motoria (F82) ed elenca in tale disturbo: la sindrome del bambino goffo, i disturbi evolutivi della coordinazione e la disprassia evolutiva. La disprassia evolutiva è dunque inclusa nel disturbo evolutivo specifico della funzione motoria (F82) e interferisce significativamente con il profilo scolastico e con le attività quotidiane. I criteri diagnostici di ICD 10 sono: a) un punteggio ad un test standardizzato di coordinazione motoria fine e grossolana che è almeno due deviazioni standard al di sotto del livello atteso in base all'età cronologica del bambino e al suo livello intellettivo generale; b) il disturbo descritto nel criterio a) interferisce significativamente con il profilo scolastico e con le attività quotidiane; c) non vi è una condizione neurologia diagnosticabile; d) criterio di esclusione frequentemente utilizzato: quoziente d'intelligenza (QI) inferiore a settanta, valutato con un test standardizzato somministrato individualmente. Vale precisare che l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sta pubblicando la nuova classificazione internazionale delle malattie: ICD-11 sarà presentato all'Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2019 per l'adozione da parte degli Stati membri ed entrerà in vigore il 1° gennaio 2022. I criteri indicati nel DSM-5 per la diagnosi di disprassia-DCD (315.4) sono i seguenti: a) l'acquisizione e l'esecuzione di attività motorie coordinate risultano notevolmente inferiori rispetto a quanto atteso considerate l'età cronologica dell'individuo e l'opportunità che l'individuo ha avuto di apprendere e utilizzare tali abilità. Le difficoltà si manifestano con goffaggine (per esempio cadere o sbattere contro oggetti), così come con lentezza e imprecisione nello svolgimento delle attività motorie (per esempio afferrare un oggetto, usare forbici o posate, scrivere a mano, guidare la bicicletta o partecipare ad attività sportive); b) il deficit delle abilità motorie indicato nel criterio a) interferisce in modo significativo e persistente con le attività della vita quotidiana adeguate all'età cronologica (per esempio nella cura e nel mantenimento di sé) e ha un impatto sulla produttività scolastica, sulle attività preprofessionali e professionali, sul tempo libero e il gioco; c) l'esordio dei sintomi avviene nel primo periodo dello sviluppo. La prevalenza stimata del disturbo è indicata fra il 5 e il 6 per cento, il che significa che in ogni classe ci si attende almeno un alunno con disprassia-DCD ed è più comune nei maschi, con un rapporto che varia da due a uno, a sette a uno. Secondo uno studio osservazionale britannico di Dyspraxia Foundation , la diagnosi giunge più tardivamente nel sesso femminile, talvolta in adolescenza o in età adulta. Può essere presente in concomitanza con altre problematiche, quali il deficit di attenzione/iperattività (ADHD), il disturbo dello spettro autistico, i disturbi specifici dell'apprendimento. Le manifestazioni della disprassia-DCD sono eterogenee ed è importante che ambiente famigliare, educativo e sanitario collaborino, sia per una diagnosi precoce, sia per attivare nei diversi contesti un approccio integrato (Sabbadini, 2013), che tenga conto delle specifiche difficoltà del bambino e dell'evoluzione nel tempo della problematica, che permane in percentuali elevate nell'adolescenza e in età adulta. Rispetto alle manifestazioni della disprassia-DCD le raccomandazioni della European Academy of Childhood Disability (EACD), del 2011, fanno riferimento alla classificazione ICF ( International Classification of Functioning, Disabilty and Health ), sia per la valutazione che per la pianificazione degli interventi. L'ICF considera sia il funzionamento e la disabilità (funzioni e strutture corporee, attività della vita quotidiana e partecipazione), sia i fattori contestuali (personali e ambientali). I soggetti con disprassia hanno problemi (non necessariamente e sempre coesistenti) nei seguenti ambiti: rappresentazioni mentali (rappresentarsi l'oggetto su cui agire, programmare le sequenze dei movimenti - memoria procedurale - e memorizzazione; difficoltà a mantenere la concentrazione per lunghi periodi; facile stancabilità; difficoltà a concentrarsi in presenza di rumori di fondo) ; prassie fini e grossolane (coordinazione motoria; abbottonare, fare i lacci delle scarpe, infilare perline, infilare chiodini, andare in bicicletta, saltare, fare le scale, stare in equilibrio, vestirsi e svestirsi, lavarsi i denti, presa della penna e degli strumenti grafici); integrazione bimanuale (uso di forchetta e coltello, ritagliare con le forbici un foglio e ruotarlo mentre l'altra mano apre e chiude per tagliare, tenere il foglio con una mano mentre l'altra scrive o disegna); distretto oro-buccale (controllo oro/labio-facciale, salivazione, controllo mandibolare, masticazione, difficoltà nella pronuncia di alcuni vocaboli, balbuzie, confusione nell'organizzazione delle frasi, ripetizioni, rallentamenti, interruzioni durante la produzione verbale, difficoltà a pronunciare correttamente le sillabe, le parole, disturbo nella prosodia) ; lateralità (tardo o mancato sviluppo della lateralità); difficoltà visuo-percettive (difficoltà a mantenere un contatto visivo, ad individuare la costanza della forma, difficoltà a riconoscere la direzionalità di forme simili, difficoltà a compiere rotazioni mentali di figure); tatto e propriocezione (sovra/sottostima al tatto, alla temperatura, al suono, all'odore, al gusto, alla luce, al dolore, localizzazione del dolore sul proprio corpo); difficoltà di percezione del tempo, spazio e ritmo (difficoltà a giudicare le distanze, difficoltà a sapere dove ci troviamo in relazione agli altri e agli oggetti, ci si perde con facilità, difficoltà a distinguere destra da sinistra, difficoltà a copiare dalla lavagna al foglio sul quaderno, difficoltà a pianificare la giornata, difficoltà a «misurare» il tempo a disposizione nello svolgimento per esempio di un compito in classe, ad eseguire sequenze di consegne); emotività (difficoltà a controllare lo stato emotivo - agitazione, irrequietezza -, sofferenza nel corpo per esprimere le emozioni - tra cui mal di stomaco, mal di testa -, difficoltà di riconoscimento delle emozioni in sé e negli altri).