[pronunce]

, ma tale interesse è ravvisabile tanto nelle cause in cui la decisione è demandata al giudice monocratico, quanto in quelle in cui la decisione è riservata al giudice collegiale, sicché la diversità di disciplina fra il procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e quello davanti al tribunale in composizione collegiale “configura una ingiustificata disparità di trattamento di situazioni sostanziali identiche, posto che l'esigenza sottintesa dal potere officioso de quo è ravvisabile” sia nelle cause che debbono essere decise dal giudice monocratico sia in quelle che debbono essere decise dal collegio; che il giudice a quo ravvisa, altresì, nella norma dell'art. 281-ter cod. proc. civ. una violazione dell'art. 24 della Costituzione, che garantisce il &laquo;diritto alla prova&raquo; , il quale “non può farsi coincidere soltanto con il diritto della parte ad introdurre i fatti rilevanti nel processo e a provarli con i mezzi istruttori da essa proposti”, ma implica “il diritto della parte ad avvalersi di ogni mezzo di prova esperibile nel processo”, laddove nel procedimento davanti al tribunale in composizione collegiale, “la irragionevole limitazione del potere officioso del giudice in punto di prova testimoniale del terzo ex art. 281-ter, oltre a realizzare una disparità di trattamento censurabile per le ragioni in precedenza già indicate, si traduce anche in una violazione del diritto alla prova nella accezione proposta”. Considerato che il Tribunale di Grosseto dubita della legittimità costituzionale dell'art. 281-ter cod. proc. civ. , in relazione agli artt. 3 e 24 Cost., in quanto non applicabile nelle cause riservate alla cognizione del tribunale in composizione collegiale; che la questione appare irrilevante, non essendo condivisibile l'assunto dal quale muove il rimettente circa l'utilizzabilità del potere officioso di cui all'art. 281-ter cod. proc. civ. fino al momento della precisazione delle conclusioni; che, al contrario, pur prevedendo la norma che il giudice abbia esclusivamente il potere di formalizzare in un capitolo di prova la fonte di prova (quanto ai fatti allegati e quanto ai testi) indicata, ma non formalizzata, dalla parte, tale potere si risolve pur sempre in una eccezione al principio della disponibilità delle prove (art. 115, primo comma, cod. proc. civ. ) svincolata, ormai, dalla natura bagattellare della causa, la quale eccezione, per giunta, si inserisce in un processo governato dal principio di preclusione; che, conseguentemente, in nessun caso il potere officioso di cui all'art. 281-ter cod. proc. civ. potrebbe - senza attribuire al giudice un arbitrario (più che discrezionale) potere di disporre, per lasciarle o non definitivamente maturare, delle decadenze istruttorie nelle quali una parte fosse incorsa - essere esercitato oltre i limiti della fase istruttoria, ferma l'applicabilità del disposto dell'art. 184, ultimo comma, cod. proc. civ. ; che il rimettente dà esplicitamente atto dell'essersi, nel caso di specie, maturate le preclusioni istruttorie a carico delle parti e, quindi, dell'essersi maturata una situazione processuale in presenza della quale l'applicabilità dell'art. 281-ter cod. proc. civ. vulnererebbe il principio di parità delle armi delle parti in causa, mai potendo il potere officioso del giudice risolversi in un mezzo per aggirare, in favore di una parte ed in danno dell'altra, gli effetti del maturarsi delle preclusioni; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata, per la sua irrilevanza nel giudizio a quo, manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 281-ter del codice di procedura civile sollevata, in relazione agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Grosseto con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 marzo 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA