[pronunce]

Di qui la conseguenza, ad avviso del rimettente, che «[q]uesto stato di fatto, con l'agevolazione sul gasolio che l'impresa pubblica può usufruire per legge, rende la stessa più competitiva, mettendola al pari di imprese estere, che pur effettuando solo l'attività di noleggio autobus con conducente, per la normativa di altro Stato membro gode di detta agevolazione», sicché la normativa «crea una disparità di trattamento tra imprese che pur esercitando la stessa attività, non godono dello stesso diritto agevolativo». 2.1.- Per la CTP la norma censurata contrasterebbe, quindi, sia con i principi di uguaglianza e ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., sia con l'art. 41 Cost., incidendo «sulle possibilità di scelta di mezzi e risorse, nonché sull'organizzazione delle stesse dando opportunità differenti». 3.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo preliminarmente l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale e deducendone, comunque, la non fondatezza. 3.1.- L'eccepita inammissibilità s'incentra, in primo luogo, sull'omesso tentativo di un'interpretazione conforme alla Costituzione, in quanto la CTP avrebbe sollevato la questione di legittimità costituzionale «con riferimento soltanto all'interpretazione data» alla norma censurata dalla «amministrazione pubblica», senza tentare di interpretare in via autonoma la disposizione di legge in modo conforme al dettato costituzionale. 3.2.- La difesa erariale eccepisce, poi, l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, che sarebbe stata sollevata «dubitativamente e in maniera perplessa» e con «incerta ricostruzione fattuale dell'intera fattispecie». Infatti, per la difesa statale, il giudice rimettente muoverebbe dall'erronea considerazione che l'Agenzia delle dogane e dei monopoli abbia negato il beneficio della riduzione dell'aliquota dell'accisa, gravante sul gasolio commerciale, in ragione della «natura privata del contribuente». In realtà, chiarisce l'Avvocatura, la ragione dell'esclusione dall'agevolazione sarebbe imputabile alla circostanza che si trattava di «noleggio con conducente e quindi di trasporto di persone occasionale»; ciò che rileverebbe, dunque, non sarebbe la natura del soggetto, pubblica o privata, ma la tipologia del trasporto effettuato. 4.- Nel merito, la questione sollevata non sarebbe fondata. 4.1.- L'Avvocatura prende le mosse dal dato di fatto che tra i fruitori dell'agevolazione vi sarebbero predeterminati soggetti individuati in modo specifico dalla norma censurata: 1) enti pubblici o imprese pubbliche locali esercenti l'attività di trasporto di cui al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422 (Conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59 ), e alle relative leggi regionali di attuazione; 2) imprese esercenti autoservizi interregionali di competenza statale di cui al decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 285 (Riordino dei servizi automobilistici interregionali di competenza statale); 3) imprese esercenti autoservizi di competenza regionale e locale di cui al d.lgs. n. 422 del 1997; 4) imprese esercenti autoservizi regolari in ambito comunitario di cui al regolamento (CE) n. 1073/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che fissa norme comuni per l'accesso al mercato internazionale dei servizi di trasporto effettuati con autobus e che modifica il regolamento (CE) n. 561/2006. La difesa erariale sottolinea quindi che il giudice a quo sarebbe stato tratto in inganno da un'interpretazione «parziale» della norma sospettata, nella parte in cui prevede che l'agevolazione fiscale spetta agli «enti pubblici o imprese pubbliche locali» (ai sensi dell'art. 24-ter, comma 2, lettera b, numero 1, del d.lgs. n. 504 del 1995), finendo per reputare erroneamente escluso il beneficio per le imprese private di trasporto, senza considerare che la norma aggiungerebbe all'elenco dei beneficiari anche queste ultime, purché esercenti attività di trasporto regolare o di linea. Peraltro, l'Avvocatura precisa che l'interpretazione sostenuta dal rimettente non costituirebbe "diritto vivente", in assenza di pronunce sul punto da parte della Corte di cassazione, mentre la giurisprudenza di merito si sarebbe «totalmente schierata» nel negare l'agevolazione fiscale ai soggetti che esercitano esclusivamente attività di trasporto occasionale di passeggeri. Evidenzia quindi che, in materia di norme agevolatrici tributarie, troverebbe applicazione il principio d'interpretazione restrittiva, restando in tal modo escluse dal beneficio di riduzione dell'aliquota dell'accisa le imprese che svolgono attività di trasporto di persone non rientranti in alcuna delle categorie sopra indicate, e in particolare le imprese che effettuano attività di trasporto solo occasionale e non di linea. La difesa erariale richiama, a supporto dell'assenza di discriminazioni e di violazione del principio di libera concorrenza, anche la pronuncia della «Corte di giustizia 30 gennaio 2020, nella causa C-513/18», che avrebbe evidenziato le differenze tra i servizi di trasporto regolare e occasionale, che non risponderebbero alle medesime esigenze. Per questi motivi risulterebbero quindi non fondate le questioni sollevate con riferimento agli artt. 3 e 41 Cost.1.- La CTP di Pescara, sezione prima, con ordinanza del 6 settembre 2022 (r.o. n. 122 del 2022), dubita, in riferimento agli artt. 3 e 41 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 24-ter, commi 2, lettera b), e 3, del d.lgs. n. 504 del 1995. 1.1.- Le disposizioni censurate prevedono l'applicazione di un'aliquota ridotta dell'accisa gravante sul gasolio commerciale esclusivamente per talune categorie di operatori che utilizzano il carburante come propellente per il trasporto di persone. In particolare, al comma 2, lettera b), dell'art. 24-ter citato, tali categorie sono così individuate: «enti pubblici o imprese pubbliche locali esercenti l'attività di trasporto di cui al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422»; «imprese esercenti autoservizi interregionali di competenza statale di cui al decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 285»; «imprese esercenti autoservizi di competenza regionale e locale di cui al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422»; «imprese esercenti autoservizi regolari in ambito comunitario di cui al regolamento (CE) n. 1073/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009». Al comma 3, si fa infine riferimento ad «attività di trasporto di persone svolta da enti pubblici o imprese esercenti trasporti a fune in servizio pubblico».