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tale complesso sistema di servitù opprime le popolazioni dei territori circonvicini, minaccia la salute collettiva, specie nelle adiacenze dei siti dei poligoni di tiro sottoposti all'uso dell'uranio impoverito, ed espone le popolazioni al rischio di diffusione della radioattività oppure a incidenti atomici come negli undici porti nucleari italiani dove vengono depositate o transitano le armi atomiche. Inoltre questo sistema di militarizzazione dei territori disegna un concetto di spoliazione di sovranità molto più complesso della semplice espropriazione di territorio e ha determinato nel tempo, nel nostro Paese, una forte opposizione da parte di moltissime associazioni della società civile, molte delle quali concertano da tempo un'azione diffusa sull'intero territorio nazionale; da un punto di vista strategico occorre poi esaminare, sotto un altro profilo, l'attuale ruolo della NATO: il nemico di un tempo, e cioè l'Unione Sovietica, risulta essere oggi tra gli alleati su cui si fonda la nuova partnership globale; il blocco di Paesi dell'Est Europa, un tempo sotto la sfera di influenza sovietica, è membro dell'Alleanza o è in procinto di entrare a farne parte; il controllo del Mediterraneo non è più in discussione e con esso sono tramontate le ragioni di carattere difensivo che spinsero molti Paesi, tra i quali l'Italia, ad aderire all'Alleanza atlantica; occorre inoltre considerare l'intrinseca trasformazione della NATO, da struttura difensiva in struttura di controllo egemonico e proiezione, di fatto, dell'egemonia degli Stati Uniti sul pianeta che rende oggettivamente non più coincidente, nell'attuale momento storico, l'interesse della sicurezza nazionale con le strategie messe in atto dalla NATO; tutto ciò premesso giustificherebbe ampiamente il ricorso, da parte dell'Italia, alla notifica di denuncia del Trattato così come recita l'articolo 13 dello stesso: "Trascorsi vent'anni dall'entrata in vigore del Trattato, una parte può cessare di esserne membro un anno dopo che la sua notifica di denuncia sia stata depositata presso il governo degli Stati Uniti d'America, che informerà i governi delle altre parti del deposito di ogni notifica di denuncia"; considerato inoltre che: la riconversione delle strutture militari presenti in Italia in strutture civili, adeguando le strutture militari stesse alla normativa di tutela ambientale, prevedendo al tempo stesso come vincolante il parere favorevole degli enti locali, determinerebbe un indubbio vantaggio al territorio e alla società in termini economici e sociali di sviluppo e di risparmio consistente di risorse pubbliche che potrebbero essere virtuosamente devolute al bilancio dello Stato per essere destinati alla spesa sanitaria e sociale, impegna il Governo: a compiere tutti i passi diplomatico-militari necessari al fine, da un lato, di revocare l'adesione dell'Italia dal Trattato Nord Atlantico, essendo questa una possibilità prevista dallo stesso Trattato, e dall'altro, di avviare un processo per liberare il territorio del nostro Paese dalla presenza di pesanti servitù militari, che si presentano sotto forma di basi militari, campi di esercitazione, deposito e transito di armamenti, uso di infrastrutture civili a scopo militare». Il presente disegno di legge costituzionale intende innanzitutto modificare la nostra Carta fondamentale introducendo dopo il primo comma dell'articolo 80 il seguente: «La ratifica dei trattati internazionali di natura militare, anche se esclusivamente di ricerca, può essere autorizzata solo per obblighi di durata inferiore a due anni». Lo scopo ulteriore che si intende perseguire è di liberare il territorio del nostro Paese dalla presenza di pesanti servitù militari, che si presentano sotto forma di basi militari, campi di esercitazione, deposito e transito di armamenti, uso di infrastrutture civili a scopo militare. La proposta di smilitarizzare il territorio nazionale corrisponde peraltro a quanto sancito dall'articolo 11 della Costituzione, ai sensi del quale, come già ricordato, «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Nella convinzione che l'Italia non possa aderire a ratifiche di trattati e di accordi militari che prevedano sotto varie forme la guerra di aggressione (dal deposito e installazione di armi di distruzione di massa, alle alleanze con Paesi che prevedano l'uso di armi di distruzione di massa, a missioni militari di aggressione contro Paesi terzi, all'acquisto e produzione di armi offensive, alla ricerca nel campo bellico), si dispone: la riconversione delle strutture militari in strutture civili, stabilendo un termine massimo per la riconversione di ogni struttura militare già esistente; l'adeguamento delle strutture militari esistenti alla normativa di tutela ambientale, prevedendo al tempo stesso come vincolante il parere favorevole delle autonomie locali interessate; la sospensione dei progetti in corso di nuove installazioni militari o di ampliamento delle basi militari esistenti.. I RATIFICA DEI TRATTATI DI NATURA MILITARE E OBBLIGO DI PUBBLICAZIONE DEGLI ACCORDI INTERNAZIONALI 1 1 All’articolo 80 della Costituzione, dopo il primo comma è aggiunto il seguente: «La ratifica dei trattati internazionali di natura militare, anche se esclusivamente di ricerca, può essere autorizzata solo per obblighi di durata inferiore a due anni». 2 1 Le disposizioni di cui alla legge 11 dicembre 1984, n. 839, relative alla pubblicazione del testo integrale di tutti gli accordi con i quali la Repubblica si obbliga nelle relazioni internazionali, ivi compresi quelli in forma semplificata, si applicano a tutti gli accordi comunque stipulati a decorrere dal 1° gennaio 1948. 2 Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche agli accordi esecutivi di altri accordi o trattati internazionali. 3 Eventuali clausole di segretezza contenute negli accordi di cui al presente articolo si considerano come non apposte. 4 Gli accordi internazionali di cui al comma 1 sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della persente legge costituzionale. II DISPOSIZIONI PER LA RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA IN AMBITO MILITARE 3 1 Al fine della riduzione della spesa pubblica, per la celebrazione della giornata del 2 giugno, festa nazionale della Repubblica, in luogo della parata militare si svolge una cerimonia commemorativa. I risparmi derivanti dall’attuazione del presente articolo sono riversati all’entrata del bilancio dello Stato per essere destinati alla spesa sanitaria e sociale. 4 1 Gli accordi internazionali che prevedano la messa a disposizione di parte del territorio nazionale a scopo militare in favore di Paesi terzi devono necessariamente prevedere, quale condizione per la loro sottoscrizione, l'impegno economico prevalente del Paese terzo, in misura non inferiore ai quattro quinti dell'intera spesa prevista, per le attività di costruzione e installazione e per le successive attività di riconversione, compresi gli oneri accessori di adeguamento urbanistico. III