[pronunce]

che, di conseguenza, «le caratteristiche del procedimento davanti al giudice di pace consentono di ritenere che l'esclusione dell'applicabilità dei riti alternativi sia frutto di una scelta non irragionevole del legislatore [...], comunque tale da non determinare una ingiustificata disparità di trattamento», impedendo altresì di ravvisare in essa una violazione del diritto di difesa (ordinanze n. 28 del 2007 e n. 228 del 2005); che tali conclusioni non sono inficiate dal rilievo che, nel caso di connessione tra procedimenti di competenza del giudice di pace e procedimenti di competenza di altro giudice - connessione circoscritta, peraltro, dall'art. 6 del d.lgs. n. 274 del 2000 alla sola ipotesi del concorso formale di reati - è consentito il ricorso al "patteggiamento" anche per i reati attratti nella competenza del giudice superiore; che, infatti, le situazioni poste a raffronto «sono tra loro affatto diverse e non possono essere oggetto di comparazione al fine del giudizio di costituzionalità» (ordinanza n. 228 del 2005); che inconferente risulta, infine, il riferimento dell'odierno rimettente al fatto che, nel caso in cui il reato di competenza del giudice di pace sia giudicato dal tribunale per ragioni di connessione, l'imputato possa beneficiare, oltre che del "patteggiamento", anche della sospensione condizionale della pena, diversamente che nell'ipotesi in cui il reato fosse giudicato dal giudice onorario; che, a prescindere da ogni altro possibile rilievo, è sufficiente rilevare che la disparità di trattamento ora indicata non deriverebbe comunque dalla norma sottoposta a scrutinio, ma dalla distinta disposizione - l'art. 60 del d.lgs. n. 274 del 2000 - che rende inapplicabile l'istituto della sospensione condizionale alle pene inflitte dal giudice di pace (disposizione ritenuta, peraltro, anch'essa non in contrasto con l'art. 3 Cost. da questa Corte: sentenza n. 47 del 2014); che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Termini Imerese con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 febbraio 2016. F.to: Giuseppe FRIGO, Presidente e Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 marzo 2016. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA