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L'articolo 15 è diretto a superare, attraverso una disciplina transitoria, le criticità in cui potrebbero trovarsi i cittadini del Regno Unito che abbiano maturato i requisiti e una legittima aspettativa all'acquisto della cittadinanza italiana sulla base della normativa applicabile ai cittadini UE. Infatti, per i cittadini degli Stati membri della UE, l'articolo 9, comma 1, lettera d) della legge n. 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza, prevede, quale requisito necessario per la concessione del nostro status civitatis , la residenza legale nel territorio della Repubblica per almeno quattro anni. Diversamente, per i cittadini stranieri il periodo di residenza legale necessario all'acquisto della cittadinanza, ai sensi dell'articolo 9, comma 1, lettera f) , della citata legge n. 91, è pari a dieci anni. Conseguentemente, in mancanza di un'apposita previsione normativa, i cittadini del Regno Unito richiedenti la cittadinanza italiana dovranno possedere il requisito decennale di residenza legale. La norma prevede quindi la possibilità di richiedere la cittadinanza sulla base della maturazione del requisito temporale del compimento del periodo di residenza quadriennale alla data del recesso. Tale facoltà può essere esercitata presentando la relativa istanza entro il 31 dicembre 2020. L'articolo 16 è necessario per garantire un potenziamento dei servizi consolari ai cittadini e alle imprese presenti nel Regno Unito a seguito dell'uscita di questo Paese dall'Unione europea. Le misure previste si inquadrano nell'attuazione del contratto di Governo e, in particolare, dell'impegno a migliorare i servizi ai cittadini e alle imprese all'estero, con particolare riferimento ai servizi consolari rivolti alla « nuova emigrazione » generatasi nell'ultimo decennio e concentratasi in una misura particolare nel Regno Unito (e in particolare in Inghilterra). Con l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea è fondamentale rafforzare le strutture presenti in loco in modo da poter fornire ad un numero crescente di cittadini servizi consolari più efficaci, a partire da un orientamento sui diritti connessi al nuovo status di residenti in un Paese extra -UE. Ci sono oltre 330.000 connazionali attualmente registrati nei due consolati generali di Londra ed Edimburgo, senza contare gli italiani presenti, anche da anni, ma che non si sono mai registrati, i numerosi turisti e le imprese operanti sul territorio. Già oggi il consolato generale di Londra è al primo posto in tutta la nostra rete diplomatico-consolare per numero di iscrizioni all'AIRE, numero di passaporti emessi, numero di ETD (documenti d'emergenza di viaggio) rilasciati, senza contare i visti d'ingresso nel nostro Paese, le cittadinanze e tutti i servizi che un ufficio consolare è chiamato a fornire ai cittadini italiani all'estero. Attualmente, senza contare il flusso significativo di turisti e i connazionali presenti ma non ancora anagraficamente iscritti, le due sedi consolari nel Regno Unito hanno in media un addetto ogni 6.000 connazionali residenti. Si riportano, per confronto, gli indici medi, desunti dal decreto Ministro dell'interno 10 aprile 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 94 del 22 aprile 2017, sul numero di addetti previsti negli enti locali italiani (che svolgono parte delle funzioni attribuite ai consolati per i connazionali all'estero: anagrafe, stato civile, elettorale, assistenza sociale a persone in difficoltà): per un comune italiano di popolazione comparabile a quella dei residenti nella circoscrizione consolare di Londra (oltre 300.000), è previsto un rapporto di 1 addetto ogni 89 abitanti; per una provincia della stessa popolazione il rapporto previsto è 1 addetto ogni 779 abitanti. Il comma 1 autorizza una serie di interventi che si rendono necessari: acquistare e ristrutturare gli immobili già adibiti o da adibire a sedi di uffici consolari (lettera a) ); incrementare il numero di dipendenti di ruolo dell'Amministrazione degli affari esteri destinati alle rappresentanze consolari maggiormente interessate, fra cui l'istituendo ufficio consolare di carriera a Manchester, necessario a decongestionare il consolato generale di Londra, che non è attualmente più in condizione di garantire un servizio efficace agli oltre 300.000 connazionali iscritti (lettera b) ); incrementare la tempestività e l'efficacia dei vari servizi erogati ai cittadini, a partire da una capillare diffusione delle informazioni che servono ai connazionali per conoscere i propri diritti e doveri nel Regno Unito dopo la Brexit , nonché potenziare le risorse per il funzionamento delle sedi coinvolte (lettera c) ). Il comma 2 incrementa di cinquanta unità il contingente del personale assunto nelle varie sedi consolari ai sensi dell'articolo 152 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18. Nelle sedi all'estero è fondamentale l'apporto di personale locale, che conosce la lingua e le usanze del luogo e fornisce un contributo insostituibile al buon andamento del servizio. Tale richiesta va ovviamente vista come complementare rispetto a quelle del comma 1, perché solo potenziando le varie componenti delle strutture consolari nel Regno Unito sarà possibile far fronte alle accresciute esigenze di cittadini e imprese in maniera efficiente. Il comma 3 è finalizzato, a trent'anni dall'entrata in vigore della legge 27 ottobre 1988, n. 470, « Anagrafe e censimento degli italiani all'estero », e del relativo regolamento di esecuzione, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 settembre 1989, n. 323, all'esigenza di apportare un correttivo alla suddetta normativa per quanto riguarda la decorrenza dei termini di iscrizione del cittadino all'AIRE, nell'intento di rendere più rapidi ed incisivi i servizi ai cittadini all'estero. Attualmente, l'articolo 7 del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 323 del 1989 prevede la decorrenza dell'iscrizione AIRE non già dal momento della presentazione della dichiarazione resa all'ufficio consolare da parte del cittadino, ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 3 della legge, bensì dal momento delta ricezione della stessa da parte dell'ufficiale di anagrafe. Si introduce in tal modo una rilevante semplificazione nel rapporto tra amministrazione e cittadini residenti all'estero, in coerenza con la modifica introdotta dall'articolo 5, comma 3, del decreto-legge n. 5 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 35 del 2012, per le variazioni anagrafiche nel territorio nazionale. Il comma 4 prevede le coperture dei vari interventi di cui ai commi 1 e 2.