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Grazie a questo provvedimento i pescatori potranno finalmente portare a terra la plastica accidentalmente pescata in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune in maniera gratuita e senza ricevere sanzioni, considerato il divieto oggi vigente. I rifiuti potranno essere così conferiti all'impianto portuale di raccolta e avviati al processo di economia circolare. Grande attenzione è data anche alle campagne di pulizia, valorizzando quanto le associazioni di settore già fanno ormai da anni con la promozione di giornate dedicate alla pulizia delle spiagge, delle rive dei fiumi e delle aree lacustri, che suscitano grande interesse e partecipazione attiva dei cittadini. La cultura del rispetto dell'ambiente passa però attraverso l'educazione e l'informazione. Per questo motivo, sono state previste attività di pubblicità e sensibilizzazione, a cura delle autorità portuali o dei Comuni territorialmente competenti, verso i pescatori e gli operatori del settore al fine di formarli sulle modalità di conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati o volontariamente raccolti. Viene inoltre rafforzata l'attività del Ministero dell'istruzione per la promozione, nelle scuole di ogni ordine e grado, di iniziative volte a rendere gli alunni consapevoli dell'importanza della conservazione dell'ambiente e, in particolare, del mare e delle acque interne, nonché delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti. Tuttavia, ancora molto rimane da fare, ad esempio per l'eutrofizzazione, i rifiuti di plastica e la pesca non sostenibile, come si evince dalla relazione della Commissione europea sull'attuazione della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino del 25 giugno 2020. Con l'approvazione della cosiddetta legge salva mare, su cui esprimeremo un convinto voto favorevole, noi tutti possiamo dare un segnale importante. Voglio infatti far notare al Governo che l'approvazione definitiva del provvedimento darebbe una risposta immediata anche all'articolo 16 della Dichiarazione conclusiva del G20 di Roma che si è appena concluso. Tutti si sono impegnati nei confronti dell'ambiente, promettendo di fermare la perdita di biodiversità e con obiettivi da raggiungere entro il 2030. Il provvedimento permetterebbe dunque all'Italia di essere all'avanguardia normativamente in tutta Europa oggi stesso e addirittura di esercitare una funzioni di guida, leader di fatto, nei confronti degli altri Paesi del mondo. Permettetemi quindi di ringraziare anzitutto Sergio Costa per la sua lungimiranza, la relatrice Virginia La Mura per la sua competenza e tutti i colleghi della Commissione che su questo procedimento hanno lavorato in piena sinergia. Rivolgo inoltre un ringraziamento di cuore a tutte le associazioni ambientaliste per il loro prezioso contributo e supporto. Colleghi, grazie per la vostra attenzione e soprattutto buon voto a tutti. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signori del Governo, stimate colleghe e stimati colleghi, stiamo esaminando finalmente un provvedimento a cui avremmo forse dovuto mettere mano prima di oggi, ma in fondo meglio tardi che mai. Pensiamo a vasi di fiori in plastica, pezzi di materasso, 30 metri quadrati di teli in plastica e cellofan, persino un tubo corrugato per gli impianti elettrici. Si potrebbe pensare che sono oggetti sugli scaffali di un supermercato. E invece no: è quello che è stato trovato all'interno di un capodoglio che si è spiaggiato lo scorso anno in Sardegna: 23 chili di plastica nello stomaco di quell'animale. È evidente che questo è uno degli episodi che più racconta la gravità dello stato dei nostri mari. È uno stato talmente grave che il WWF ha lanciato un allarme estremamente chiaro: entro il 2050, e cioè fra ventinove anni, quando i nostri ragazzi saranno diventati adulti e avranno più o meno quarant'anni, se non si modificheranno le cose, nei mari ci sarà sicuramente più plastica che pesci: uno scenario preoccupante, cui è necessario porre rimedio invertendo in maniera drastica la rotta. Con la legge salva mare proviamo a fare appunto questa inversione; una legge che da un lato ha sicuramente il merito di aumentare la platea di coloro che possono attivarsi per la pulizia e la salvaguardia del mare; dall'altro, essa prevede inoltre una molteplicità di interventi volti alla riduzione del consumo di plastica, e lo stiamo ormai vivendo nella quotidianità. Questo provvedimento quindi è urgente ed è assolutamente necessario, e dobbiamo essere molto soddisfatti del fatto che stasera si arriverà alla sua approvazione finale. Basti pensare che, dei 300 milioni di tonnellate di materie plastiche che vengono prodotte ogni anno a livello globale, 8 milioni finiscono in mare, la maggior parte delle quali proviene dall'entroterra e viene trascinata in mare dagli scarichi urbani, dai fiumi e dall'acqua piovana. In questo senso debbo dire che è anche un problema di educazione personale - tornerò dopo su questo tema - che sicuramente fino a oggi è mancata. Solo adesso, quando ormai la situazione è diventata drammatica, ci rendiamo conto che è necessario un intervento drastico e possibilmente risolutivo, che sicuramente non migliorerà le cose in tempi rapidissimi, ma che almeno permette di avviarsi su un percorso nuovo. Il problema è evidentemente serio e interessa innanzitutto il nostro Mediterraneo, il quale - come sappiamo - è un mare semichiuso e, in assenza di interventi incisivi - come auspichiamo vengano portati avanti con questo provvedimento - rischia di diventare una megapattumiera che raccoglie gran parte dei rifiuti che arrivano da terra. Il problema - come dicevo - è gravissimo, dal momento che ogni oggetto in plastica, una volta in mare, nel giro di breve tempo si spezza in molteplici microscopici pezzetti a causa dell'effetto del sole e dell'azione corrosiva dell'acqua salata. Nello spezzettarsi le plastiche emettono sostanze nocive che inquinano l'acqua. Inoltre quelle piccole particelle, scambiate per cibo, vengono ingerite da pesci e uccelli marini e diventano una delle principali cause della loro morte per soffocamento. Si trasformano, dunque, in una presenza tossica nel mare, che entra direttamente nella nostra filiera ittica e nella nostra catena alimentare, arrivando infine sulle nostre tavole. In effetti questo provvedimento incentiva il recupero dei rifiuti in mare da parte degli operatori ittici, e parlo dei pescatori, per essere chiari. Si tratta di un'innovazione di estrema importanza, che cambia sensibilmente l'attuale stato delle cose. Fino a oggi infatti, in base alla normativa in vigore, i pescatori venivano disincentivati dal raccogliere spazzatura, perché, nell'ipotesi in cui raccogliessero degli scarti in mare e li portassero a riva (anche gli scarti finiti in maniera accidentale nelle loro reti), essi venivano considerati produttori di rifiuti e finivano con il venire gravati dei relativi oneri di smaltimento. Addirittura - come è capitato in più circostanze - potevano essere paradossalmente accusati di trasporto illecito di rifiuti.