[pronunce]

che, in ogni caso, del tutto inconferente sarebbe il comma 1-bis dell'art. 11, che non si occupa affatto dei soggetti abilitati agli abbattimenti in deroga, ma si limita a stabilire, in alcune ipotesi, la competenza delle province per il rilascio delle deroghe; che, nel merito, la questione sarebbe comunque infondata; che l'art. 11, comma 1, della legge regionale estende, infatti, ai mammiferi selvatici le disposizioni del Capo III della medesima legge in relazione, non già all'«esecuzione», ma solo all'«adozione» dei provvedimenti di deroga, ossia con riferimento ai presupposti delle deroghe, ai loro contenuti e alle relative procedure (artt. 5 e 6 della legge reg. n. 14 del 2007); che, pertanto, in assenza di indicazioni normative di segno contrario, il giudice rimettente avrebbe dovuto fare ricorso al criterio ermeneutico dell'interpretazione costituzionalmente conforme: criterio alla luce del quale - ove si ritenga che le disposizioni di cui all'art. 19 della legge n. 157 del 1992 rappresentino un limite invalicabile anche per l'autonomia normativa della Regione Friuli-Venezia Giulia e che l'art. 7 della legge regionale infranga detto limite - si dovrebbe concludere che l'esecuzione delle deroghe vada effettuata nel rispetto delle previsioni del citato art. 19 della legge statale, ivi comprese quelle relative al novero dei soggetti abilitati; che, da ultimo e in via subordinata, la Regione assume che la scelta operata dall'art. 7, comma 6, della legge regionale, di far partecipare anche i titolari di licenza di caccia all'esecuzione dell'attività oggetto di deroga, risulterebbe pienamente ragionevole e, anzi, oggettivamente necessitata; che tale disposizione sarebbe stata, infatti, introdotta dopo aver constatato come le Province, con il loro personale, fossero riuscite ad eseguire solo in minima percentuale gli abbattimenti previsti dai precedenti provvedimenti di deroga; che, d'altra parte, le specie animali cosiddette «problematiche» costituirebbero ormai una vera e propria emergenza dal punto di vista naturalistico, invadendo gli spazi di altre specie fino a soppiantarle del tutto e recando gravi danni all'agricoltura: sicché l'intervento di soggetti abilitati all'esercizio della caccia rappresenterebbe la sola alternativa alla costituzione di un corpo permanente specializzato, peraltro difficilmente immaginabile nelle attuali condizioni della finanza pubblica. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Friuli-Venezia Giulia dubita, in riferimento agli artt. 41 e 117, secondo comma, lettera e), e terzo comma, della Costituzione e agli artt. 4, primo comma, e 6, primo comma, numero 3), dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia (legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1), della legittimità costituzionale dell'articolo 11, commi 1 e 1-bis, della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 14 giugno 2007, n. 14, recante «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione Friuli-Venezia Giulia derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Attuazione degli articoli 4, 5 e 9 della direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici in conformità al parere motivato della Commissione delle Comunità europee C(2006) 2683 del 28 giugno 2006 e della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (Legge comunitaria 2006)»; che il Tribunale rimettente censura, in specie, che le disposizioni denunciate - tramite un richiamo normativo che abbraccerebbe, a suo avviso, anche l'art. 7, comma 6, della citata legge regionale - includano tra i soggetti cui può essere demandato l'abbattimento di mammiferi selvatici, in deroga ai vigenti divieti, anche i semplici titolari di licenza per l'esercizio venatorio, in contrasto con le tassative indicazioni dell'art. 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), costituenti principio fondamentale della materia atto a vincolare la potestà legislativa regionale, secondo quanto affermato dalla sentenza n. 392 del 2005 di questa Corte; che la questione è manifestamente inammissibile; che l'art. 11, comma 1, della legge reg. Friuli-Venezia Giulia n. 14 del 2007 prevede, in effetti, che le disposizioni contenute nel medesimo capo della legge regionale (ossia il Capo III) si applichino «anche per l'adozione delle deroghe ai divieti e alle limitazioni disposte dalla normativa nazionale e regionale in materia ai fini della tutela delle specie di mammiferi selvatici»; mentre il successivo comma 1-bis stabilisce che, in alcune ipotesi, la competenza al rilascio dell'autorizzazione in deroga spetti alle province; che le disposizioni del Capo III della legge regionale, cui è riferibile il richiamo, disciplinano le deroghe previste dall'art. 9 della direttiva 2 aprile 1979, n. 79/409/CEE - attualmente trasfuso nell'art. 9 della direttiva 30 novembre 2009, n. 2009/147/CE - concernenti gli uccelli selvatici; che, ciò posto, appare evidente come la disposizione di cui al comma 1-bis dell'art. 11 della legge reg. n. 14 del 2007 sia del tutto inconferente rispetto all'oggetto della censura, limitandosi a prevedere la competenza provinciale al rilascio di determinate autorizzazioni in deroga, senza affatto occuparsi dell'identificazione dei soggetti incaricati di attuarle; che quanto, poi, al comma 1 dell'art. 11, il giudice a quo dà per scontato che il richiamo alle precedenti disposizioni del Capo III, ivi contenuto, ricomprenda anche l'art. 7, che individua i soggetti abilitati all'esecuzione dell'attività oggetto di deroga, includendo segnatamente tra essi - qualora la deroga riguardi le specie elencate nell'art. 3 della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 17 giugno 1996, n. 24 (Norme in materia di specie cacciabili e periodi di attività venatoria ed ulteriori norme modificative ed integrative in materia venatoria e di pesca di mestiere) - anche le «persone in possesso di licenza per l'esercizio venatorio» (comma 6); che il rimettente ha omesso, tuttavia, di verificare la praticabilità di una diversa interpretazione della norma censurata, atta a superare il dubbio di costituzionalità prospettato; che l'art. 11, comma 1, estende, infatti, l'applicabilità delle norme del Capo III della legge regionale con riguardo all'«adozione» delle deroghe relative ai mammiferi selvatici, senza fare menzione dell'«esecuzione» delle medesime; che, nell'ambito del Capo III, le due fasi - adozione delle deroghe e loro esecuzione - risultano distintamente disciplinate, la prima dagli artt. 5 e 6, la seconda dagli artt. 7 e seguenti;