[resaula]

Dunque, rivedere adesso le misure contenute in quel provvedimento ci fa capire quanto lo scenario sia cambiato in due mesi, quanto le cose che abbiamo pensato e per le quali abbiamo messo in campo risorse significative rappresentino una risposta che ha ancora un senso, un significato, un'importanza, ma che non rappresenta più il tutto delle azioni che dobbiamo mettere in campo. Quanto contenuto negli articoli del decreto-legge rilancio che riguardano le misure sanitarie sta a dire essenzialmente una cosa: prepariamoci a fare in modo che una seconda ondata non ci colga impreparati, ma ci dia la possibilità di dare una risposta significativa, tempestiva, positiva. In quel provvedimento ci sono le risorse per intervenire sul nostro sistema sanitario e dare una risposta incisiva ad un ritorno del virus che fosse significativo, imprevedibile. Ci auguriamo ancora che non ci sia questo ritorno del virus, però lì abbiamo messo le risorse, abbiamo costruito le azioni per non essere impreparati. Dopo sessanta giorni, dopo due mesi, capiamo che c'è da fare un passo in avanti nella riflessione e anche con le azioni che questo Governo, la maggioranza e il Parlamento devono mettere in campo di qui in avanti. A mio avviso alcuni aspetti che oggi venivano anche ricordati in altri interventi debbono avere e trovare delle risposte e delle riflessioni più approfondite. Un conto, infatti, è mettere in campo le risorse per affrontare l'emergenza, un conto è dare progettualità per uno sviluppo, per una dinamica di modificazione del sistema sanitario nel nostro Paese. Questo è il tema che secondo me oggi, dopo due mesi dal varo del decreto-legge rilancio, dobbiamo cominciare ad affrontare. Ritengo che tutto quanto è stato detto in quest'Aula contenga degli aspetti positivi, ma anche questo tipo di prospettiva. Il lockdown ha consentito un controllo efficace, ma i focolai che si ripresentano ci richiamano alla prudenza. Io credo che la progettualità che dobbiamo mettere in campo, relativamente al Sistema sanitario nazionale, non possa prescindere dall'obiettivo finale della convergenza dei sistemi sanitari regionali. Infatti, se a livello di emergenza sanitaria e di misure di emergenza possiamo scegliere di investire sul territorio con le unità speciali di continuità assistenziale (USCA), se a livello di azioni di emergenza possiamo investire assumendo nuovi medici, infermieri e OSS, costruendo presidi anche attraverso l'istituzione dell'infermiere di comunità, se, nel momento in cui dobbiamo affrontare l'emergenza, le azioni sono concentrate sugli investimenti, sui Covid hospital - anche queste sono misure specifiche per le quali le Regioni hanno fatto le loro valutazioni e, come ci ha detto il Ministro, si è arrivati ormai in fondo alla valutazione di tutti gli investimenti che devono essere fatti - dopo sarà necessario affrontare il problema dell'omogeneità del Servizio sanitario sul territorio nazionale che, essendo composto da sanità regionali, non ha oggi la prospettiva di un percorso di convergenza. La progettualità deve andare in questa direzione. Gli investimenti devono essere mirati al raggiungimento di questo obiettivo che ci impegnerà anche dal punto di vista della riflessione politica e tra i vari livelli istituzionali, ma è quello che dobbiamo fare se veramente vogliamo traghettare la sanità, in termini di investimenti e di nuovi livelli di servizio omogenei a livello nazionale e quindi sui vari territori, per uscire e fare concretamente ciò che abbiamo detto tutti, cioè investire sulla sanità. Propongo un'altra valutazione per fare un esempio di ciò che dicevo relativamente alle sanità regionali. Nel 2016 è stato pubblicato il Piano nazionale della cronicità che ovviamente deve essere recepito dalle varie Regioni. Le Regioni lo hanno recepito secondo i modelli sanitari che stanno applicando, quindi in modo assolutamente differente. Rispetto a questo, il tema delle cronicità, che purtroppo abbiamo incontrato nel corso della pandemia, è un piccolo esempio significativo di come dobbiamo andare verso una convergenza dei sistemi sanitari regionali. L'altro tema che voglio toccare è relativo a quella che, secondo me, deve essere la parola guida, in questo momento, rispetto agli altri temi sociali ed economici, ed è la parola transizione. Se dobbiamo affrontare un cambiamento, dobbiamo essere consapevoli che non è istantaneo, ma deve avere un percorso e una dinamica, che deve avere la possibilità di disegnare, per ciascuno dei nostri cittadini, qualcosa di conosciuto, una prospettiva che ci si senta in grado di affrontare, un pezzo di futuro che riguarda la propria vita che le condizioni e il contesto consentano di affrontare con fiducia. Questa transizione non può essere un periodo di incognite, non può essere un salto nel buio. Ciascuno di noi, ciascuno dei nostri conoscenti e dei cittadini devono sapere che tipo di percorso devono affrontare, qual è l'obiettivo, dove verranno portati, come cambierà la loro vita. Nessuno deve essere lasciato solo da questo punto di vista. Gli obiettivi degli investimenti, in questo momento di transizione che è soprattutto economica e sociale, sono nel green new deal e in alcune parole d'ordine che devono rappresentare obiettivi ma anche strade concrete per le nostre imprese, per le nostre famiglie, per i nostri cittadini, per i nostri lavoratori. Questo dobbiamo costruire. Perché, se è vero che siamo di fronte a un terzo dopoguerra, questa volta non ci sono da ricostruire delle strade e dei palazzi, ma c'è da ricostruire la comunità. E la comunità si costruisce dando fiducia e costruendo solidarietà. Io ritengo che questo sia il nostro obiettivo e questo ritengo sia l'elemento che dobbiamo costruire attraverso le azioni che verranno. Azioni che, a mio parere, dovremo valutare, insieme con il Presidente del Consiglio, insieme con il Governo, in quale modo e attraverso quali strumenti sarà più opportuno attuare. Secondo me, vi sono delle azioni di tipo economico che abbiamo potuto mettere in campo perché c'era lo stato di emergenza. In una condizione normale, non credo si possano obbligare le aziende a non licenziare. Lo stato di emergenza è qualcosa che consente di fare delle azioni straordinarie non solamente in campo sanitario, ma anche in altri campi. Giustamente, io sono d'accordo con il percorso messo in campo dal ministro Speranza: con l'opportuno e giusto coinvolgimento del Parlamento occorre valutare attentamente i progetti che devono essere messi in campo, gli strumenti che ci possono consentire di farlo concretamente, anche in maniera tempestiva. Tutti gli elementi che dobbiamo tenere in considerazione, quindi, ci devono poi mettere in condizione di essere concreti e di raggiungere questi obiettivi. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, nei giorni scorsi il Presidente del Senato ha dovuto lanciare un grido d'allarme, parlando di un Parlamento, di un Senato, diventato una sorta di luogo degli invisibili; un grido d'allarme che, francamente, condivido, perché in molte occasioni il Parlamento è stato scavalcato ed ignorato e viene evocato, ministro Speranza, nei momenti in cui nel Parlamento dovete passare.