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A parere degli interroganti la risposta del dottor Borrelli era alquanto preoccupante, in quanto evidenziava una confusione di idee non accettabile in chi era chiamato (e potrebbe esserlo di nuovo in caso di non auspicata nuova crisi) ad affrontare l'emergenza; sulla questione del piano anti pandemia, il successivo 21 aprile 2020, il "Corriere della Sera" ha pubblicato un'intervista al direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute Andrea Urbani, il quale tra l'altro smentiva che il Governo non avesse tenuto conto del piano anti pandemia già esistente, ma che lo aveva superato con un altro, più specifico, ma che era stato secretato perché uno degli scenari proposti era troppo catastrofico per renderlo pubblico; a fine agosto 2020 è emerso che nei verbali del comitato tecnico scientifico si fa riferimento sino 27 aprile ad un "piano nazionale sanitario in risposta ad una eventuale emergenza pandemica da Covid 19", piano, che, appunto, doveva rimanere segreto proprio per i possibili scenari catastrofici. Dopo quella data si parla di "studio", con una modifica della dicitura che non appare, secondo gli interroganti, mero " drafting ", si chiede di sapere: se il Governo fosse a conoscenza dell'esistenza del piano anti pandemia del 2007; se quel piano sia mai stato in vigore o se sia stato mai abrogato, e in tal caso quando e con quale atto; perché, pur nell'ipotesi che il piano fosse stato abrogato e non sostituito, non si sia comunque tenuto conto delle prescrizioni presenti nel documento, che, implementate in tempo, non in piena emergenza, avrebbero potuto quantomeno contenere gli effetti devastanti del virus; se esista, e in che cosa consista, quel "piano segreto" cui faceva cenno il direttore generale Urbani ad aprile, e di cui parlano i verbali del comitato tecnico scientifico sino al 27 aprile; per quale motivo dopo quella data si sia smesso di parlare di "piano" per passare al più neutro termine "studio", con un cambio di dizione che sembra voler nascondere la gravità della situazione. Atto n. 4-04248 FATTORI DI MARZIO NUGNES DE PETRIS VANIN BUCCARELLA DE FALCO BINETTI Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'attuale situazione legata ai contagi da coronavirus ha ripreso una crescita esponenziale che impone, come anche suffragato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 ottobre 2020, l'aumento dei livelli di cautela e prevenzione soprattutto nei confronti delle categorie di lavoratori maggiormente esposte per la stessa natura del proprio lavoro, come per esempio quelli che prevedono un costante rapporto con il pubblico; l'articolo 49 del regolamento aziendale per i lavoratori delle società del gruppo Unicoop Tirreno recita: "Il lavoratore deve utilizzare il materiale o le attrezzature di cui dispone per ragioni aziendali e i servizi telematici e telefonici dell'azienda ispirandosi ai principi di diligenza e trasparenza, alla base di un corretto rapporto di lavoro. I telefoni fissi aziendali possono essere utilizzati esclusivamente per motivi di lavoro, fatti salvi casi autorizzati di volta in volta dal diretto superiore. Il telefono cellulare personale non può essere utilizzato durante l'orario di lavoro, salvo in caso di autorizzazione da parte del superiore"; in data 12 settembre 2020 a seguito della richiesta di una dipendente di Unicoop Tirreno di avere vicino il proprio cellulare contenente l' app "Immuni" e per motivi legati a eventuali avvisi in entrata dalla scuola del proprio figlio, il sindacato Cobas ha fatto richiesta di deroga all'articolo 49 del regolamento; il 14 settembre l'azienda ha risposto con diniego alla richiesta; dopo il 12 ottobre si è assistito ad un aumento dei casi di positività al COVID-19 tra i dipendenti della Unicoop Tirreno come segnalato dagli stessi esponenti del Cobas; considerato che il decreto-legge n. 28 del 2020 ha istituito all'articolo 6 la piattaforma unica nazionale per la gestione dell'allerta, la app Immuni, con la puntuale finalità "di allertare le persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute attraverso le previste misure di prevenzione nell'ambito delle misure di sanità pubblica legate all'emergenza COVID-19"; l'attuale percorso normativo, rappresentato da decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, protocolli provenienti dal comitato tecnico scientifico, decreti-legge e norme di livello secondario, va nella direzione della prevenzione quanto più meticolosa possibile per il contenimento del virus; un regolamento interno aziendale, mai e soprattutto in questa situazione pandemica, dovrebbe derogare a leggi nazionali e protocolli governativi per la sicurezza pubblica, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta e di altre potenziali fattispecie analoghe e quali strumenti intendano mettere in campo affinché il settore privato adegui le proprie norme interne alle esigenze della salute pubblica in maniera puntuale. Atto n. 4-04249 NOCERINO CORBETTA ANGRISANI BOTTO RUSSO VANIN MATRISCIANO TRENTACOSTE GALLICCHIO PRESUTTO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, per gli affari regionali e le autonomie e della salute Premesso che: da quanto si apprende da fonti giornalistiche vi sarebbero delle inadempienze sulle misure per il contrasto e il contenimento del COVID-19 sui mezzi di trasporto pubblico di linea; i trasporti pubblici, soprattutto nelle grandi città, rappresentano spesso l'unico mezzo di mobilità intercittadina per il raggiungimento dei luoghi di lavoro; la situazione dei trasporti delle principali città province è diventata insostenibile e potenzialmente pericolosa; i vagoni delle metropolitane e i bus sono delle possibili "bombe" di contagio che possono far impennare ancor di più il numero dei positivi; ogni giorno centinaia di cittadini segnalano assembramenti e mancanza del rispetto del distanziamento sociale su tutti i mezzi di trasporto. Le misure anti contagio non vengono rispettate e non vi è alcun tipo di controllo; i mezzi arrivano sovraffollati alle fermate, tutti i posti a sedere vengono occupati e chi viaggia in piedi è costretto a farlo in spazi vitali ridotti all'osso. Situazione invariata anche sulle metropolitane, dove si fa sentire l'assenza degli adesivi segnaposto che obbligavano a mantenere un metro di distanza tra un utente e l'altro; considerato che: il 14 marzo 2020 è stato adottato il protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro in tutti i settori produttivi e successivamente in data 20 marzo 2020 il protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti del settore dei trasporti e della logistica; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020 prevede misure per il trasporto pubblico le cui attività dovranno essere espletate anche sulla base di quanto previsto dal protocollo sottoscritto il 20 marzo 2020 nonché secondo le linee guida del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19.