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non si può andare in televisione a dire in diretta che si fanno determinate cose e poi lasciare i consulenti del lavoro, i cittadini e i professionisti in mezzo alle pastoie delle circolari. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Vado a concludere con il quarto punto che mi sta particolarmente a cuore: vi sono circolari su cui questo Parlamento deve aprire una riflessione in modo particolare, quelle del Ministero della salute. Non abbiamo norme che impongano di fare i test a personale medico, medici di famiglia, operatori sanitari, infermieri, dipendenti delle RSA e personale che compie le sanificazioni: non ci sono le norme in questa materia. Il che non vuol dire che il Parlamento e il Governo abbiano dato il tema in mano ai tecnici (come qualcuno ha ricordato qualche volta da parte di Italia Viva); è molto peggio: significa che non si sono voluti affrontare - perché c'è stata e c'è una fuga dalle responsabilità - oneri che tutti chiedono. Quando il presidente dell'ordine medici Anelli dice che il Parlamento deve far sentire la propria voce, perché fino all'altro ieri non si avevano neanche le mascherine non possiamo solo allora scoprire che la materia è gestita tramite le circolari del Ministero della sanità. Su questo reclamo infatti delle scelte che sono di natura e di carattere politici. Poi voi mi direte che si imporrebbero a questo punto delle norme che non troverebbero attuazione, perché le mascherine e i reagenti non ci sono, ci sono problemi per chi gestisce le strutture e così via. A quel punto, però, la norma la costruisco sapendo, non posso però esautorare il dibattito politico in merito a questo aspetto, che è un tema fondamentale di cui tutto il Paese sta parlando e che è uno dei punti su cui la gestione da parte della politica è importantissima. Comprendo e ho capito - credo che si possa anche spiegare - il problema intrecciato delle responsabilità che "cascano" dai Presidenti di Regione alle ASL e così via; ma io posso leggere una circolare del Ministero della salute per capire le priorità con cui vanno fatti i test? Non è una questione che deve essere posta comunque a livello parlamentare, visto che tutte le forze politiche stanno dicendo e hanno detto che i test vanno fatti a tappeto? Che succede invece? Succede che gli emendamenti che vanno in questo senso vengono "inguattati" e non vanno a buon fine. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Modena. MODENA (FIBP-UDC) . Ritengo che tra le quattro questioni che ho espresso in modo breve, stando nei tempi, questa sia quella su cui il Parlamento deve riflettere e che deve risolvere, perché non si tratta solo di dare in mano ai tecnici, ma è una fuga politica inammissibile. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, siamo qui oggi chiamati alla conversione di un decreto-legge straordinariamente importante per il Paese. Tutti coloro che sono impegnati in prima linea in questa drammatica emergenza, ma in generale tutti i cittadini, le loro forme organizzate, le famiglie, gli enti locali e le imprese hanno ben chiaro qual è la posta in gioco e il motivo per cui siamo qui oggi. Sappiamo tutti che la prima emergenza che siamo chiamati a fronteggiare è quella che attiene alla salute e alla vita delle persone; sappiamo che questo provvedimento deve innanzitutto - già lo si è fatto con il decreto-legge e, a maggior ragione, si dovrà farlo con le integrazioni che ci saranno durante l' iter di conversione - riguardare gli strumenti per affrontare l'emergenza su questo piano, ma sappiamo anche che il Paese sta soffrendo. Purtroppo le crisi normalmente evidenziano le diseguaglianze e colpiscono più duro chi è già in difficoltà e il nostro sistema economico in queste settimane ha avuto già danni gravissimi. In questo quadro di difficoltà il settore delle filiere agroalimentari è stato fortissimamente colpito e ciò perché c'è stata una contrazione dei mercati, perché sono saltati gli schemi tradizionali di commercializzazione (soprattutto per il fatto che gran parte dei prodotti agricoli sono più deperibili di altri), perché l' export si è praticamente inchiodato e perché tutto il sistema che produceva prodotti di qualità destinati a quello che tecnicamente viene chiamato Horeca (hotellerie-restaurant-café), vale a dire tutto il sistema dei ristoranti e dei servizi, è sostanzialmente fermo. Tutti questi aspetti messi insieme hanno pesato in maniera molto forte su gran parte delle colture dei nostri territori. Abbiamo di fronte una situazione drammatica per quel che riguarda la manodopera, per le questioni agronomiche di questo momento, ma soprattutto per la prospettiva della primavera e, quindi, dell'inizio delle campagne di raccolta. Nei giorni scorsi alcune associazioni di categoria hanno manifestato preoccupazione per la mancanza di fino a 200.000 lavoratori nelle nostre campagne per riuscire a raccogliere i prodotti e metterli a disposizione dei cittadini. Da questo punto di vista sapevamo che c'era tutto un tema legato, ad esempio, ai non tantissimi stranieri ancora presenti in Italia, per cui il Governo era già intervenuto prorogando fino al 15 giugno - e in questo provvedimento li abbiamo prorogati fino a fine anno - i permessi di soggiorno, e sappiamo che la posta in gioco di situazioni di questo tipo è molto pesante. Sapevamo e sappiamo che c'era poi un tema di liquidità per le imprese che, non incassando, non sono in grado di far fronte alle spese ordinarie ma neanche ai mutui e agli investimenti. Credo che l'intervento messo in atto dal Governo nei giorni scorsi sia fondamentale. Da questo punto di vista voglio cogliere l'occasione per esprimere anche al Governo l'apprezzamento per aver chiarito che il comparto agricolo è pienamente coinvolto nelle misure di questo provvedimento. Sapevamo inoltre che ci sono settori particolarmente colpiti da questa crisi: pensiamo al comparto della pesca e dell'acquacoltura. Gran parte della nostra piccola pesca vive della vendita immediata del proprio pescato e della fornitura ai ristoranti. Tutto questo tema è sostanzialmente chiuso. Anche il comparto florovivaistico, che normalmente, nei primi mesi dell'anno, realizza oltre 70 per cento del proprio fatturato, è praticamente "inchiodato": è stata buttata una valanga pazzesca di prodotto. Ancora, c'è poi tutta la partita del settore lattiero-caseario e della filiera avicola, delle uova, che hanno una loro specifica durata, per cui moltissimo prodotto non riesce a raggiungere i tradizionali sbocchi di quel mercato. Ancora, il settore del vino con le piccole produzioni e soprattutto l' export : tutto fermo. Non è un dramma perché probabilmente recupereranno, ma in questo momento liquidità zero, quindi c'è necessità di intervenire immediatamente. Pensiamo poi al fronte dell'agriturismo, che si giocava il 60 per cento degli incassi nel periodo pasquale: tutto fermo, tutto da buttare. Anche, ad esempio, tutto il comparto della quarta gamma ortofrutticola, sta faticando enormemente a trovare sbocchi, soprattutto i piccoli produttori che vendevano sui mercati locali, che in gran parte del territorio, per esigenze di salute pubblica, sono stati chiusi. Avevamo chiaro tutto questo quadro: