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Modifiche al decreto legislativo 14 settembre 2015, n.148, in materia di contratti di solidarietà. Onorevoli Senatori. -- Come noto, le modifiche apportate dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183, comprendono anche interventi in materia di contratti di solidarietà. Ed invero, i contratti di solidarietà, in particolare quelli di cui all'articolo 21, comma 1, lettera c) , in particolare i contratti di solidarietà difensivi cosiddetti di tipo A, del citato decreto, costeranno di più per le aziende essendo divenuti semplici causali della cassa integrazione straordinaria. Questa scelta, infatti, ha come conseguenza un aumento del loro costo per le aziende, considerando inoltre che a questo ammortizzatore sociale sarà applicato, altresì, il contributo addizionale, prima escluso. Al contempo, per i lavoratori vi sarà un'effettiva riduzione del 10 per cento in termini di quantificazione dell'ammontare del trattamento integrativo a loro spettante. I lavoratori, conseguentemente, con il nuovo regime sui contratti di solidarietà, vengono di fatto penalizzati in quanto il tetto all'integrazione comporta la riduzione del salario netto percepito. Al riguardo, del resto, basti considerare le reazioni manifestate sul punto tanto dalle imprese, e dunque dalla parte datoriale, quanto dai lavoratori interessati. E infatti, molti dei casi di crisi momentanea aziendale sono stati affrontati attraverso il ricorso ai contratti di solidarietà quale alternativa alla cassa integrazione «a zero ore», in quanto in tal modo è stato possibile mantenere, seppure ad orario ridotto, il rapporto di lavoro tra impresa e lavoratore. Con specifico riferimento a ciò, basti pensare, a titolo meramente esemplificativo, agli accordi sottoscritti dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, rispettivamente, con l'azienda Electrolux e con l'azienda Whirlpool, ovvero alle cospicue intese raggiunte in favore di alcune aziende medie italiane sparse su tutto il territorio. Il contratto di solidarietà in questione ha funzionato quale strumento di flessibilità proprio per quelle imprese che, subendo trasformazioni e continuando ad investire, hanno deciso di mantenere vive le professionalità dei lavoratori coinvolti al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esubero del personale anche attraverso un suo più razionale impiego. E ancora, è d'obbligo accennare a Genova relativamente al caso ILVA, dove i contratti di solidarietà coinvolgono circa 500 lavoratori così come, quest'anno, l'ILVA di Taranto prevede di utilizzare il contratto di solidarietà per oltre 3500 lavoratori, senza dimenticare che nell'anno 2015 il numero massimo di esuberi ammontava a 4.074. Ma non è tutto! Come si accennava poc'anzi, altra novità del citato decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, riguarda la maggiorazione del contributo posto a carico delle imprese che utilizzeranno la cassa integrazione. Ed infatti, sino ad oggi tutte le imprese del settore industriale pagavano un contributo per la cassa integrazione, a prescindere dal ricorso effettivo ad essa: trattasi del contributo ordinario. Il decreto in questione, tuttavia, prevede una lieve riduzione di tale contributo per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria. Non cambia la situazione, invece, per la cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS): il contributo resta pari allo 0,9 per cento della retribuzione (0,6 per cento a carico dell'impresa e 0,3 per cento del lavoratore). Ma poi c'è un altro tipo di contributo, detto addizionale, pagato solo da chi effettivamente usa la cassa integrazione. In questo caso, il Jobs Act innalza le aliquote. Fino a 52 settimane di cassa, il contributo sarà del 9 per cento della retribuzione spettante per le ore non lavorate. Tra le 52 e le 104 settimane, la quota si attesta al 12 per cento, oltre le 104 settimane al 15 per cento. In altri termini, il contributo addizionale a carico delle imprese non viene più commisurato all'organico dell'impresa, bensì in misura crescente all'effettivo utilizzo del trattamento. Ciò, ovviamente rende di fatto meno conveniente per le imprese il ricorso al contratto di solidarietà, aprendo in tal modo la strada ai licenziamenti. In altri termini, si riduce genericamente e lievemente la contribuzione ordinaria, ma si inasprisce quella addizionale in caso di utilizzo degli ammortizzatori sociali; tuttavia, non viene prevista una riduzione della contribuzione ordinaria in caso di effettivo utilizzo delle misure. Al riguardo, inoltre, non si è previsto alcuno strumento premiale in base al quale l'impresa che ricorre agli ammortizzatori sociali per un periodo di tempo definito possa ottenere un'ulteriore riduzione della contribuzione ordinaria. Con la riforma del Jobs Act , la cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria e i contratti di solidarietà sono considerati come un unicum da poter utilizzare in un arco temporale massimo di durata, seppure il pregio del contratto di solidarietà è proprio quello di minimizzare l'impatto sociale dell'intervento aziendale sul personale, riducendo il sacrificio economico e distribuendolo su una platea più vasta di lavoratori. Il presente disegno di legge, pertanto, ha come obiettivo quello di ripristinare i contratti di solidarietà, così come erano prima delle ultime modifiche occorse e, conseguentemente, ripristinare la durata massima in 48 mesi, unitamente all'abolizione dei contributi addizionali a carico delle imprese che presentano istanza di ammissione.. 1 (Modifica all'articolo 4 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, in materia di durata massima complessiva del trattamento ordinario e straordinario di integrazione salariale) 1 All'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, le parole da: «fatto salvo» fino a: «comma 5» sono sostituite dalle seguenti: «fatta eccezione per la causale di contratto di solidarietà di cui all'articolo 21, comma 1, lettera c) ». 2 (Modifica all'articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, in materia di contribuzione addizionale a carico delle imprese che presentano domanda di integrazione salariale) 1 All'articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, dopo il comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente: « 1 -bis. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano per la causale di contratto di solidarietà di cui all'articolo 21, comma 1, lettera c)». 3 (Modifiche all'articolo 22 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, in materia di durata massima delle integrazioni salariali straordinarie) 1 All'articolo 22 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 3, le parole: «24 mesi» sono sostituite dalle seguenti: «48 mesi»; b al comma 3, l'ultimo periodo è soppresso; c il comma 5 è abrogato.