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i vari interventi di innovazione promettevano in 10 mesi lo smaltimento di 2.000 pratiche arretrate, oltre al dimezzamento dei tempi di attesa per le carte di identità elettronica, da 4 a 2 mesi; constatato che: agli inizi dell'ottobre 2019 il primo appuntamento disponibile per ottenere un documento era a febbraio 2020; l'avvio della sperimentazione inerente a cambio di residenza e domicilio ha prodotto code infinite dalle ore 5 del mattino, con conseguenti problemi di ordine pubblico certificati dalle cronache dei media non solo locali; all'avvento, più recente, della sperimentazione inerente alle carte d'identità elettroniche, il sistema informatico è andato in tilt per oltre un'ora, provocando nuove code e un incremento di esasperazione agli sportelli; i due robot in grado di aiutare cittadini e dipendenti nel disbrigo delle pratiche amministrative non sono mai entrati in funzione per una presunta incompatibilità con le prese elettriche; i totem destinati alle pratiche di base risultavano, a metà del mese di ottobre 2019, ancora inattivi, si chiede di sapere se, in relazione ai fatti esposti e all'ambizioso programma di riorganizzazione dei servizi anagrafici del Comune di Torino, che dal 2016 dichiara di lavorare per raggiungere un obiettivo espressamente posto dal Governo, il Ministro in indirizzo intenda proporre adeguati correttivi e soluzioni efficaci, supportando l'amministrazione del capoluogo subalpino nel processo di innovazione degli uffici demografici, in coerenza con le intenzioni espresse dal neonato dicastero, dedicato appunto all'innovazione tecnologica. Interrogazioni Atto n. 3-01215 CORRADO ANGRISANI DONNO LA MURA PISANI Giuseppe TRENTACOSTE DE LUCIA GRANATO MORRA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che a Tivoli (Roma), il quattrocentesco torrione o rocca Pia Santa Croce (con l'attiguo anfiteatro di Bleso, del II sec. ) sia stato trasferito dal demanio al Comune il 13 dicembre 2018. Il trasferimento, gratuito, è avvenuto dopo il completamento dei lavori di restauro e recupero funzionale del 2007-2008, costati oltre 2 milioni di euro di denaro pubblico (Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo e Provincia), e la musealizzazione; su proposta del sindaco Giuseppe Proietti, la delibera di Giunta n. 27 del 20 febbraio 2019, non approvata ("Valorizzazione della Rocca Pia. Indirizzi") avrebbe consegnato direttamente la rocca al Fondo ambiente italiano (FAI). Temendo una privatizzazione di fatto, l'associazione "La Rocca Pia è anche mia" ha subito gridato allo scandalo e impedito tempestivamente, anche con iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza, che l'operazione andasse in porto; l'operazione, con cui l'ente locale vorrebbe abdicare alla gestione in proprio e impedire ad attori locali (ad esempio la fondazione di partecipazione) di cimentarsi nell'impresa, è tuttora in corso nonostante il ripensamento del sindaco sull'affidamento diretto, in luogo del quale, nel Documento unico di programmazione 2020-2022 approvato in Giunta l'11 settembre 2019 (oggetto di una mozione discussa e respinta il 25 ottobre 2019 insieme alla richiesta di un'assemblea pubblica) propone un bando ad evidenza pubblica riservato ai soggetti "con esperienza nella gestione di siti monumentali di valenza nazionale"; considerato che: l'apertura ai visitatori della rocca Pia sperimentata dal Comune tra metà dicembre 2018 e febbraio 2019 è servita all'ente, come attestato dalla citata delibera n. 27, anche per analizzare i potenziali flussi di visitatori, in attesa di "affidare i servizi inerenti a tale apertura a soggetto individuato a seguito di approvazione di idoneo piano di gestione". L'unico soggetto privato con il quale il 20 febbraio 2019 la Giunta autorizzava il sindaco a trattare "al fine di concordare la stipula di un accordo per definire le linee strategiche e gli obiettivi comuni di valorizzazione dell'immobile" (da definire entro aprile 2019), operazione che prelude alla "redazione di un piano strategico di gestione e di sviluppo culturale e di valorizzazione" (da approvare entro novembre 2019), è appunto il FAI; la terza e ultima fase del processo concertativo richiamato, regolato dall'art. 112, comma 4, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (codice dei beni culturali e del paesaggio), è quella gestionale ma detto processo è riservato allo Stato, alle Regioni e agli altri enti pubblici territoriali proprietari di beni culturali; esso contempla anche l'eventuale adesione di privati al coinvolgimento dei propri beni nella valorizzazione ad iniziativa pubblica ma esclude i soggetti non proprietari; la precisazione che il FAI "ha maturato un'ampia e positiva esperienza nel recupero, nella valorizzazione e nella gestione anche di beni di proprietà di enti pubblici, tra cui il Parco di Villa Gregoriana" non vale a superare l'ostacolo della mancanza di titolo di proprietà, ma sembrerebbe funzionale ad un tentativo di forzatura della normativa vigente congegnato come segue: dimostrare l'aderenza della procedura adottata al comma 9 del citato art. 112, richiamato nella suddetta delibera, che consente allo Stato e agli altri soggetti ricordati, nonché ai privati interessati, di stipulare accordi anche "con le associazioni culturali o di volontariato, dotate di adeguati requisiti, che abbiano per statuto finalità di promozione e diffusione della conoscenza dei beni culturali"; il FAI, che, ai sensi dell'art. 2 del suo statuto, ha come scopo esclusivo l'educazione e l'istruzione della collettività alla difesa dell'ambiente e del patrimonio artistico e monumentale italiano, è presente a Tivoli dal 2002, quando ebbe in concessione e locazione dal demanio la villa Gregoriana. La riqualificazione del celebre parco ha richiesto circa 3 milioni di euro di finanziamenti statali, oltre ai 3 milioni di euro donati da UniCredit al FAI. Il parco, riaperto nel 2005 e gestito oggi da 8 dipendenti FAI, nel 2018, come confermato dal sindaco di Tivoli, ha contato 71.000 visitatori non residenti; le finalità della collaborazione a scopo di valorizzazione tra enti pubblici proprietari di beni culturali (e privati interessati) che ammette anche le associazioni culturali o di volontariato alla stipula degli accordi di cui al citato art. 112, comma 4, è di "regolare servizi strumentali comuni destinati alla fruizione e alla valorizzazione di beni culturali". Neanche invocando il comma 9, dunque, il FAI è abilitato a partecipare alle fasi progettuali strategiche e programmatorie della concertazione; circa il legame del sindaco Proietti e delle sue Giunte con il FAI, vale ricordare che Giorgia Montesano, responsabile FAI di parco villa Gregoriana, nonché redattrice, con altri, del programma di valorizzazione della rocca Pia, è compagna dell'assessore Nello Rondoni, oggi delegato ai Quartieri e all'attuazione del programma, ma già titolare dell'Urbanistica e del patrimonio; considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti: