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Nel caso di mancato rispetto degli impegni di riduzione negoziati con il Burden Sharing Agreement , i Paesi membri dell'Unione europea potranno inoltre essere soggetti ad una procedura di infrazione su iniziativa della Commissione. Accanto a tali impegni, vi è da considerare poi il Pacchetto clima-energia, entrato in vigore nel giugno 2009, che si inserisce nell'azione di politica climatica dell'Unione europea intesa a modificare la struttura del consumo energetico da parte degli Stati membri attraverso misure vincolanti finalizzate a raggiungere i cosiddetti «obiettivi 20-20-20», tra i quali figura, in primis , la riduzione almeno del 20 per cento, entro il 2020, delle emissioni di gas serra derivanti dal consumo di energia nell'Unione europea rispetto ai livelli del 1990 (e addirittura del 30 per cento in presenza di analoghi impegni da parte di altri paesi). A tal fine, è necessario ricordare che uno studio scientifico condotto dal Potsdam Institute, Climate Analytics e Ecofys evidenzia che l'eliminazione progressiva degli idrofluorocarburi (Hfc) potrebbe permettere di diminuire gli effetti del riscaldamento globale di circa mezzo grado centigrado entro il 2050. Sebbene le pratiche attuali per la riduzione delle emissioni serra, concordate a livello internazionale, facciano largo uso dei «certificati di emissione» che consentono di compensare le emissioni in uno Stato con interventi di riduzione delle medesime emissioni in un altro Stato, emblematico è, però, il caso della centrale termoelettrica «Alessandro Volta» di Montalto di Castro. Si tratta della più grande centrale termoelettrica d'Italia, per il cui funzionamento, nel solo 2009, l'ente gestore, cioè l'ENEL, ha acquisito certificati di emissione partecipando alla distruzione, in Cina, di un potentissimo gas ad effetto serra, l'CHF3, rientrante nell'oggetto del presente disegno di legge. In sede di sottoscrizione del Protocollo di Kyoto e dei successivi impegni assunti a Doha, nonché in sede di recepimento della direttiva 2009/29/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa al sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra, l'Italia si è impegnata a comunicare le proprie emissioni per i principali gas serra, tra i quali rientrano gli idrofluorocarburi (HFC). Purtroppo, però, secondo uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters le nostre istituzioni starebbero fornendo dati fortemente sottostimati per le emissioni di HFC, individuando addirittura le fonti di emissione. Tale dato sarebbe particolarmente allarmante, sia per i già citati aspetti ambientali, sia per le possibili sanzioni correlate. Si ritiene pertanto indispensabile, sia sotto il profilo ambientale, che economico, introdurre una disciplina per i gas HFC con lo scopo di arrivare alla loro progressiva eliminazione in un arco temporale accettabile, stante la contemporanea esperienza elvetica relativamente al solo CF 3 -CH2F, già messo al bando sul suolo svizzero. A riguardo, occorre segnalare che, nel mese di giugno 2013, nel corso del vertice californiano tra il Presidente statunitense, Barack Obama, e il Presidente cinese, Xi Jinping, gli Stati Uniti e la Cina hanno sottoscritto per la prima volta un accordo sulla lotta comune contro i cambiamenti climatici. In particolare si sono impegnati a lavorare assieme per la riduzione della produzione e del consumo di idrofluorocarburi (HFC). Il presente disegno di legge, all'articolo 1, reca le finalità del provvedimento, volto a regolare la produzione, l'importazione, l'esportazione, l'immissione sul mercato, la detenzione, la commercializzazione, l'uso, il recupero, il riciclo e la distruzione degli idrofluorocarburi. L'articolo 2 contiene le definizioni utilizzate ai fini del presente disegno di legge. L'articolo 3 stabilisce il divieto, a partire dal 1º gennaio 2014, di produzione di idrofluorocarburi e delle conseguenti attività di importazione, esportazione, immissione sul mercato, detenzione e uso delle medesime sostanze. Al comma 3 dell’articolo 2, si specifica che gli idrofluorocarburi possono essere prodotti, immessi sul mercato e utilizzati esclusivamente per usi di laboratorio e a fini di analisi, con obbligo di registrazione e rilascio di apposita licenza. Al comma 4 si dispone che con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono determinati gli usi essenziali di laboratorio per i quali la produzione e l'importazione degli idrofluorocarburi possono essere consentite nel territorio nazionale. In particolare, si fissa la data del 31 dicembre 2015 come termine ultimo per avvalersi delle sostanze citate per gli usi essenziali di laboratorio e a fini di analisi. Il comma 5, inoltre, prevede che il medesimo decreto interministeriale determini inoltre le modalità di istituzione e tenuta del registro in cui qualsiasi impresa che utilizzi idrofluorocarburi per usi essenziali di laboratorio ed a fini di analisi si registra indicando lo scopo, il consumo annuale stimato e i fornitori delle medesime sostanze. L'articolo 4 disciplina i prodotti e le apparecchiature che contengono o dipendono da idrofluorocarburi. In conformità a quanto previsto all'articolo 3, a decorrere dal 1º gennaio 2014, sono vietate l'immissione sul mercato, l'importazione e l'esportazione anche di prodotti e apparecchiature che contengono o dipendono da idrofluorocarburi. Con decreto interministeriale, previsto al comma 2 dell'articolo 4, si definisce il termine entro il quale, ai fini di manutenzione e assistenza di apparecchi e di impianti già venduti ed installati alla data del 1º gennaio 2014 è consentito l'utilizzo di idrofluorocarburi e le modalità di raccolta, recupero, riciclo e distruzione delle medesime sostanze e dei prodotti e degli apparecchi contenenti le stesse. Al comma 3 si specifica che il decreto citato indica la data fino alla quale gli idrofluorocarburi possono essere riciclati e successivamente utilizzati esclusivamente per la manutenzione o assistenza di apparecchi e impianti, nonché le modalità di rilascio delle licenze per le imprese che effettuano il recupero e il riciclo ai fini della manutenzione o dell'assistenza. L'articolo 5 reca le sanzioni applicabili a chiunque violi le disposizioni recate dal presente disegno di legge e, in particolare, prevede, in caso di reiterazione dell'illecito, la sospensione della licenza e dell'attività di impresa. L'articolo 6 definisce le modalità di applicazione delle sanzioni amministrative. Al comma 1 si prevede che le attività di vigilanza e accertamento relative agli obblighi per i quali siano previste sanzioni dal presente disegno di legge sono esercitate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dall'Agenzia delle dogane.