[pronunce]

Il Tribunale ritiene che la deliberazione adottata dalla Camera si fondi su una motivazione arbitraria e poco plausibile, ciò che legittimerebbe la proposizione del ricorso, rivolto ad ottenere la verifica da parte della Corte «circa il corretto uso del potere attribuito alla Camera del Parlamento». Difatti - prosegue il ricorrente - la motivazione della delibera (tratta per relationem dalla conforme proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere) ha richiamato il «contesto storico» in cui era maturata la vicenda e, in particolare, il grande clamore sollevato dall'arresto del dott. Voza nel mondo dell'arte e della cultura e la grande attenzione che l'episodio aveva suscitato nell'opinione pubblica siciliana e nazionale: l'on. Sgarbi era all'epoca presidente della Commissione cultura della Camera e, in tale qualità, aveva preso fortemente a cuore l'episodio e aveva promosso, proprio nell'ambito della Commissione, un dibattito sull'argomento, che aveva avuto luogo nella seduta del 17 ottobre 1995. Egli aveva inoltre sottoscritto (il 19 ottobre dello stesso anno) una Risoluzione, che era stata adottata dalla Commissione su iniziativa di altro parlamentare e condivisa da un ampio schieramento politico, per esprimere solidarietà nei confronti del dott. Voza. Le affermazioni contestate si risolverebbero pertanto, secondo la delibera della Camera, in un'attività divulgativa di atti parlamentari. In senso contrario il ricorrente osserva che, alla stregua della giurisprudenza costituzionale, la prerogativa dell'insindacabilità non si estende a tutti i comportamenti di chi sia membro delle Camere, ma solo a quelli funzionali all'esercizio delle attribuzioni proprie del potere legislativo. Il discrimine tra i giudizi e le critiche che anche il parlamentare manifesta nel più esteso ambito dell'attività politica, per le quali non vale l'immunità, e le opinioni coperte da tale garanzia, è costituito dall'inerenza delle opinioni all'esercizio delle funzioni parlamentari; in linea di principio, dunque, devono ritenersi sindacabili tutte quelle dichiarazioni che fuoriescono dal campo applicativo del diritto parlamentare e che non sono immediatamente collegabili con specifiche forme di esercizio di funzioni parlamentari, anche se siano caratterizzate da un asserito contesto politico o ritenute, comunque, manifestazioni di sindacato ispettivo (sentenza n. 11 del 2000). Secondo il Tribunale di Caltanissetta, nel caso di specie la Camera avrebbe fatto un uso distorto del potere attribuitole, non avendo dato adeguato conto del motivo per cui le dichiarazioni dell'on. Sgarbi siano connesse ad attività parlamentari tipiche. Il documento di solidarietà a Voza, infatti, sarebbe del tutto estraneo rispetto alle successive affermazioni dell'on. Sgarbi sulla scarsa o, addirittura, insussistente cultura del magistrato che aveva disposto l'arresto e, in particolare, sugli apprezzamenti compiuti dal parlamentare in ordine alla persona e all'attività del medesimo magistrato. La delibera della Camera sarebbe pertanto basata «su una motivazione generica, apparente e, comunque, arbitraria, avendo fatto riferimento ad elementi quali il contesto storico della vicenda e la qualità di presidente della Commissione cultura della Camera dell'on. Sgarbi, che nulla hanno a che vedere con la verifica della corrispondenza di contenuto tra l'attività parlamentare e le opinioni espresse dal deputato». Solo il nesso funzionale tra l'attività parlamentare e le opinioni espresse consentirebbe di comprimere il diritto all'integrità morale della persona offesa e di ritenere sussistente una eccezione alla regola dell'esercizio della giurisdizione sui fatti potenzialmente lesivi dell'altrui dignità ed onore. Di qui la proposizione del conflitto e la richiesta di annullare la deliberazione adottata dalla Camera dei deputati, che avrebbe causato una menomazione della sfera di attribuzioni propria dell'autorità giudiziaria. 1.2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 353 del 2000. Il ricorso è stato notificato alla Camera dei deputati, unitamente all'ordinanza di ammissibilità, il 18 settembre 2000 ed è stato depositato presso la cancelleria di questa Corte il 4 ottobre 2000. 1.3. - Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, chiedendo alla Corte di dichiarare che spetta alla stessa Camera il potere di deliberare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'on. Sgarbi nel comunicato ANSA del 14 ottobre 1995 e nel corso delle trasmissioni televisive «Sgarbi quotidiani» dei giorni 17, 18 e 23 ottobre 1995. Ad avviso della resistente è infondata l'affermazione del Tribunale di Caltanissetta, secondo il quale le dichiarazioni incriminate non sono «connesse» ad attività parlamentari tipiche. Al contrario, l'insindacabilità discenderebbe dal rilievo attribuito (nella relazione della Giunta, recepita dalla deliberazione dell'Assemblea) «a due manifestazioni, che più tipiche non potrebbero essere, di attività parlamentare»: il dibattito svoltosi in seno alla VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) nella seduta del 17 ottobre 1995, e la Risoluzione in Commissione presentata in data 19 ottobre 1995 dall'on. Prestigiacomo, sottoscritta anche dall'on. Sgarbi (atto n. 7/00471). Sarebbe inoltre inesatta l'affermazione del ricorrente, secondo il quale difetterebbe nella deliberazione impugnata la verifica della sussistenza di una effettiva corrispondenza tra l'attività parlamentare e le opinioni espresse extra moenia dal deputato. La Camera ha infatti preso cognizione del contenuto delle dichiarazioni per cui procede il Tribunale e, ponendole a confronto con gli atti parlamentari citati, è giunta alla conclusione che le prime costituiscano «una divulgazione e una continuazione di quelle rese nel corso dell'attività parlamentare propriamente detta». Peraltro, secondo la giurisprudenza della Corte il giudizio sul conflitto concernente la deliberazione di insindacabilità si configura come «scrutinio sulla effettiva sussistenza dei presupposti» della guarentigia, «e non già sulla mera esistenza o sufficienza della motivazione camerale»; esso deve dunque investire (sentenza n. 11 del 2000) «direttamente il merito della controversia costituzionale». Sotto questo aspetto, prosegue la resistente, la deliberazione di insindacabilità appare ineccepibile se solo si esaminano nel dettaglio le «valutazioni critiche» espresse, in ordine alla vicenda concernente l'arresto del Sovrintendente siracusano professor Voza, nella seduta del 17 ottobre 1995 della VII Commissione, costituite da «proposizioni che coincidono in misura quasi molecolare con le opinioni che hanno dato luogo al presente conflitto».