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la gravità del caso citato e il silenzio del Ministro della giustizia, nonostante i ripetuti solleciti nell'Aula del Senato, hanno indotto l'interrogante a intervenire nuovamente nella ferma convinzione che si stia commettendo l'ennesima ingiustizia ai danni di un minore; i recenti fatti di Reggio Emilia mostrano fino a che punto il sistema di allontanamento dei bambini dalle famiglie e i disservizi dei servizi sociali possano configurarsi come una grave patologia, in cui si mescolano superficialità, incompetenza e pesanti conflitti d'interesse, che richiedono urgenti misure di controllo e di intervento da parte delle autorità competenti; nell'interrogazione citata del 29 maggio 2018, si evidenziavano anche i gravi errori di metodo con cui era stato affrontato fin dall'inizio il caso, creando nel bambino una vera e propria difficoltà ad accedere alla figura materna, a riconoscerla nel suo ruolo di accudimento materno e ad avere un rapporto naturale con lei, posto che, nel frattempo, la CTU incaricata aveva rimesso ai servizi sociali la programmazione della progressione, dell'intensità e della durata degli incontri, senza precisare né le modalità, né la frequenza degli incontri, mentre la calendarizzazione degli incontri spetta al Tribunale e non ai servizi sociali e pertanto alla CTU (ai sensi di quanto stabilito dall'articolo 4, comma 3, della legge n. 184 del 1983) che è ausiliare dello stesso Tribunale; tale situazione ha causato, di conseguenza, anche nella madre uno stato di apprensione e di ansia aggravato dal fatto che il padre del bambino non le forniva tempestivamente le necessarie informazioni sulla salute del figlio e la scuola, contravvenendo alle disposizioni del Ministero, la teneva all'oscuro dell'andamento degli studi del bambino. Tutto ciò, nonostante le leggi internazionali e quella italiana in primis (legge n. 54 del 2006 "rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori…", legge n. 184 del 1983 "Diritto del minore ad una famiglia") affermino che il bambino ha il sacrosanto diritto alla "genitorialità", intendendo in questo modo il rapporto con entrambi i genitori, fino ad un'eventuale sentenza definitiva del tribunale, cosa che nel caso specifico non era ancora avvenuta; ad oggi risulta emesso il decreto definitivo del Tribunale ordinario di Venezia, il cui contenuto è, a parere dell'interrogante, inquietante, considerato che, nonostante i casi emersi a Bibbiano, emerge che sono stati ascoltati solamente i servizi sociali di Marcon, Venezia, che avrebbero reso dichiarazioni false relative a presunti maltrattamenti della madre sul bambino, nonostante dai colloqui registrati e dalla documentazione cartacea sia emerso un andamento diverso dei fatti; giova altresì sottolineare che il Tribunale non ha ascoltato il minore, motivando la decisione sulla base del fatto che già i servizi sociali avessero provveduto a ciò, e che il papà del bambino sia attualmente l'unico affidatario, nonostante le violenze esercitate sulla madre; appare sempre più evidente come accanto a buone pratiche nel campo dell'affido, ci siano realmente casi molto gravi di separazione dei bambini dalle famiglie e di affidi altamente problematici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda verificare, in questo caso concreto se l'allontanamento "definitivo" del minore dalla sua madre sia realmente supportato da ragioni di tale gravità da giustificarlo o se invece i servizi abbiano applicato norme e procedure inadeguate alla delicatezza dei fatti e delle conseguenze che hanno nella vita delle persone coinvolte. Atto n. 4-01999 AIMI Ai Ministri dell'interno e della difesa Premesso che: la presenza della mafia nigeriana in Emilia-Romagna e nel nord Italia sembra essere purtroppo ormai da tempo una incontrovertibile realtà. L'ultima maxioperazione in ordine di tempo ha portato allo smantellamento di una cosca, con 19 arresti eseguiti dalla squadra mobile della Questura di Bologna, in collaborazione con i colleghi di altre province della Regione e di Bergamo. Agli indagati è contestata l'associazione di tipo mafioso; l'operazione ha permesso di trarre in arresto diversi appartenenti al culto "Maphite": le città coinvolte sono Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Forlì, Cesena, Ravenna e Bergamo; il clan , in particolare, era dedito alla gestione della prostituzione e manteneva rapporti di forza con altre organizzazioni criminali, oltre a organizzare lo spaccio di droga nelle piazze cittadine; particolarmente importante è stata l'azione degli investigatori bolognesi che sono riusciti anche a ricostruire la spartizione del territorio delle diverse famiglie; un'altra recentissima operazione, messa a segno dagli inquirenti, è stata quella denominata "Hope and destiny", che ha rivelato un terribile traffico di donne dalla Nigeria; da tempo ormai interi quartieri di Modena e delle città dell'Emilia-Romagna e del nord Italia, in generale, risultano essere letteralmente sotto assedio, in balìa di bande organizzate di nigeriani, preda del degrado e dell'insicurezza; con l'aumento dei flussi migratori e degli sbarchi negli ultimi anni, sono approdati sul territorio italiano migliaia di nigeriani richiedenti asilo; tale situazione, a parere dell'interrogante, deve essere altamente attenzionata in relazione ai fenomeni citati. Il tema era già stato posto all'attenzione del Governo con l'atto di sindacato ispettivo 4-01276 del 19 febbraio 2019, si chiede di sapere: se, alla luce di quanto accaduto e in considerazione dell'alto radicamento del fenomeno mafioso nigeriano in Emilia-Romagna e nel nord Italia, i Ministri in indirizzo intendano valutare l'invio dell'Esercito a presidio delle zone più a rischio (come ad esempio già avviene per obiettivi sensibili quali le stazioni ferroviarie); quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere per potenziare il presidio delle forze di polizia sul territorio di Modena, dell'Emilia-Romagna e del nord Italia. Atto n. 4-02000 MALPEZZI Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze Premesso che: da verifiche effettuate dai sindacati, consultando gli uffici del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, risulta che, oltre alle somme relative all'anno scolastico appena concluso, sarebbero bloccate anche le risorse del FIS (Fondo istituzione scolastica) 2017/18, che non sono mai arrivate agli istituti; si tratta di una situazione grave e inaccettabile, poiché sono fondi dovuti ai docenti e previsti dal CCNL; il Fis è l'insieme di risorse finanziarie che arrivano alla scuola per retribuire attività aggiuntive, e/o l'intensificazione delle attività e riguarda sia docenti che il personale ATA; l'art. 26 del CCNL del 31 agosto 1999 istituì, in conseguenza dell'autonomia scolastica, entrata in vigore il 1° settembre 2000, per tutte le scuole di ogni ordine e grado il fondo dell'istituzione scolastica, destinato a retribuire le prestazioni del personale finalizzate a sostenere esigenze didattiche e organizzative derivanti dalla concretizzazione del Piano dell'offerta formativa e la qualificazione e l'ampliamento dell'offerta di istruzione e formazione, anche in relazione alla domanda proveniente dal territorio, si chiede di sapere: