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Il dipinto la «Cena di Emmaus» si trova sulla parete nord e racconta un episodio tratto dal Vangelo di Luca: Gesù risorto appare a due discepoli, che in un primo momento non lo riconoscono. Gesù viene riconosciuto quando, a tavola, spezza il pane come aveva fatto nell'ultima cena quando aveva istituito l'Eucarestia. Questo dipinto originariamente era collocato sull'altare maggiore della chiesa medievale. Gli altri dipinti, eseguiti verso la fine del 1500, sono di artisti veneziani. Nel campanile è stato sistemato un museo dove si possono ammirare oggetti sacri di varie epoche appartenenti al Duomo. Il Palazzo pretorio è uno dei palazzi più importanti di Cittadella. Le sue origini risalgono al 1400. Dove ora c'è Palazzo pretorio sorgevano fabbricati minori. Furono i podestà veneziani che per primi accorparono questi fabbricati. I podestà erano coloro che governavano la città. L'accorpamento fu completato dai Sanseverino verso la fine del 1400. Un esempio di questo accorpamento è dato dall'affresco «a cassettoni o lacunari» (rettangoli con una rosa al centro), che era un tipico affresco da esterni e che si trova sulla scalinata interna. Nei primi anni del 1400 in questo palazzo i podestà veneziani esercitavano le loro funzioni. Successivamente il palazzo fu abitato da due famiglie importanti che governarono a Cittadella per alcuni anni, dai Sanseverino verso la fine del 1400 e subito dopo dai Malatesta nei primi anni del 1500. I Sanseverino erano una nobile famiglia di origine napoletana. Roberto da Sanseverino era un condotti ero che combatteva agli ordini di Venezia, meritandosi come dono, per i suoi meriti militari, la città di Cittadella. I Malatesta erano una famiglia che governava a Rimini, arrivata a Cittadella in seguito ad uno scambio: Rimini andò a Venezia e Cittadella ai Malatesta. Dopo la partenza dei Malatesta il Palazzo divenne sede delle carceri, della pretura, della cancelleria e, durante la dominazione austriaca, della reale gendarmeria. Il palazzo si chiama «pretorio» proprio perché fu sede della pretura. Le carceri, che si possono vedere anche adesso, funzionarono fino a una quarantina di anni fa. Gli affreschi del Palazzo appartengono a diversi periodi. L'affresco più vecchio, antecedente ai Sanseverino, è la «Madonna del cardellino». Questo affresco è attribuito a Francesco Squarcione, pittore padovano. Ora questo affresco si trova all'altezza del pavimento, poiché il pavimento durante i lavori di restauro, è stato rialzato. Probabilmente questa stanza era in origine una cappella all'interno del palazzo. Al periodo della dominazione dei Sanseverino (fine del 1400) risalgono gli affreschi che decorano le quattro pareti esterne del Palazzo e le fasce affrescate che si trovano sotto i soffitti dei due saloni e di alcune stanze. Le quattro pareti esterne erano affrescate con lo stesso motivo: grandi rettangoli con una rosa al centro. Un esempio di questi affreschi lo si può ammirare nella parete esterna sud del Palazzo. Le fasce decorate con vari motivi e che corrono sotto le travi dei soffitti sono opera del pittore ferrarese Giovanni Vendramin. Al periodo della dominazione dei Malatesta (inizio del 1500) appartengono gli splendidi ritratti maschili e femminili che si trovano nelle varie stanze; la «finta tappezzeria» a fasce verticali di alcune stanze e l'affresco «Madonna con il bambino» che si trova nel salone al primo piano accanto alla porta delle scale. In una stanza si possono ammirare i ritratti della moglie di Pandolfo Malatesta, Violante Bentivoglio, e delle sorelle di Violante. L'aquila a due teste che si trova sulla camicia di Violante rappresenta lo stemma della famiglia Bentivoglio. In un'altra stanza, detta «stanza delle eroine», si possono ammirare i ritratti di alcuni famosi personaggi storici femminili citati dal grande poeta Petrarca nel libro « I Triumphi ». Questa stanza è la meglio conservata. È quasi certo che tutti questi ritratti siano dovuti a un gruppo di artisti sotto la direzione del pittore Giovanni Francesco Maineri che apparteneva alla scuola ferrarese. La decorazione delle pareti a fasce verticali (finta tappezzeria) è di origine fiamminga. I colori scuri di questa finta tappezzeria sembra servissero a far risaltare gli arredi dorati delle stanze. Dopo la partenza dei Malatesta, i cittadellesi fecero ricoprire gli affreschi con uno strato di intonaco bianco. In seguito podestà veneziani ricoprirono le pareti bianche con i loro stemmi. Molto bello è il portale d'ingresso del Palazzo, fatto costruire da Pandolfo Malatesta nei primi anni del 1500 usando marmo rosa di Verona. Ai lati del portale, in alto, si trovano due medaglioni che raffigurano i due fratelli Malatesta: a sinistra Carlo e a destra Pandolfo. Sopra il portale si trova uno dei tre leoni di San Marco che i cittadellesi avevano nascosto durante la dominazione francese e che hanno tirato fuori quando essa terminò. Napoleone, infatti, aveva ordinato di distruggere tutto quello che ricordava la Repubblica di Venezia. Il portone, in ghisa e in ferro, è del 1800. La città di Cittadella è stata oggetto di diverse dominazioni. Gli anni che vanno dal 1200 al 1800 rappresentano due distinti periodi storici: il periodo pre-veneziano (dal 1220 al 1400) e il periodo veneziano (dal 1400 al 1800). Il periodo pre-veneziano è caratterizzato da guerre continue tra le varie signorie e i vari comuni vicini (Padova, Vicenza, Verona, Treviso eccetera). Le signorie erano rappresentate da potenti famiglie che dominavano su territori più o meno vasti. Come conseguenza di queste guerre, abbiamo a Cittadella un susseguirsi di dominazioni diverse: chi vinceva si prendeva il territorio. Dal 1236 al 1256 dominarono gli Ezzelini, con il famoso Ezzelino III da Romano, che erano una potente famiglia di origine tedesca, scesa in Italia intorno al 1000, al seguito degli imperatori tedeschi. Dopo la morte di Ezzelino, Cittadella ritorna sotto il dominio del comune di Padova. In questo periodo all'interno delle mura vivevano circa 1.500 persone contro le 400 circa attuali. Nel 1300 Cittadella cade sotto la dominazione dei Carraresi, una famiglia di origine padovana. I Carraresi rimangono a Cittadella fino al 1400. Una testimonianza della presenza dei Carraresi è data dallo stemma che raffigura un carro con quattro ruote, visibile sui torrioni di Porta Bassano e di Porta Padova. A fianco del carro c'è una croce rossa che rappresenta lo stemma del comune di Padova. La dominazione dei Carraresi è interrotta da altre due dominazioni, quella degli Scaligeri di Verona dal 1328 al 1337 (nove affili), e quella dei Visconti di Milano dal 1388 al 1390 (due anni). I cittadellesi, intorno al 1400, si sottomettono alla Repubblica di Venezia. La dominazione veneziana, che durerà fino al 1800, è interrotta da altre due dominazioni: