[pronunce]

che il rimettente ritiene di dovere riproporre la questione sotto diversi profili e, in particolare, con riferimento alla nuova formulazione dell'art. 111 Cost., come introdotta dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 (Inserimento dei principi del giusto processo nell'articolo 111 della Costituzione) - successiva alla prima ordinanza richiamata - e con riferimento alla nuova accezione elaborata dalla giurisprudenza costituzionale del principio di ragionevolezza, non più legato necessariamente alla uguaglianza di situazioni diversamente disciplinate; che il giudice a quo esclude una diversa interpretazione, in senso costituzionalmente orientato, dell'art. 166 cod. proc. civ. , nella parte in cui prevede la costituzione del convenuto «almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione»; che, in primo luogo, il rimettente evidenzia come, per giurisprudenza consolidata di legittimità, l'udienza da considerare ai fini del calcolo dei venti giorni a ritroso per la costituzione del convenuto sia quella differita solo nel caso di cui all'art. 168-bis, quinto comma, cod. proc. civ. e non già al quarto comma del medesimo articolo (Cassazione sezione terza civile, sentenza del 19 gennaio 2007, n. 1188; precedenti conformi: Cassazione sezione terza civile, sentenza dell'11 luglio 2006, n. 15705; sentenza del 29 ottobre 2001, n. 13427; sentenza dell'11 aprile 2000, n. 4601; Cassazione sezione prima civile, sentenza del 27 settembre 2000, n. 12794; Cassazione sezione lavoro, sentenza del 16 marzo 1996, n. 2203); che, in secondo luogo, il rimettente osserva come, in base al principio "ubi voluit, dixit", il legislatore abbia scelto una diversa soluzione normativa - cioè il calcolo del termine di venti giorni per la costituzione del convenuto dalla data della udienza effettiva e non già da quella fissata nell'atto di citazione - solo per l'ipotesi del differimento della udienza ai sensi dell'art. 168-bis, quinto comma, cod. proc. civ. e non invece per quella di cui al quarto comma (sul punto, viene richiamata anche Cassazione, seconda sezione civile, sentenza del 4 gennaio 2011, n. 1567); che, infine, il rimettente sottolinea la necessità della certezza del diritto, che impone al giudice, una volta che una determinata interpretazione sia divenuta diritto vivente, di non disattendere tale orientamento, per non incorrere nel "defaut de sécurité juridique" (difetto di certezza giuridica) sanzionato dall'art. 6 CEDU; che, ad avviso del giudice a quo, la questione concerne la limitazione del diritto di difesa e la disparità di trattamento, per compressione del termine difensivo concesso per la costituzione in giudizio del convenuto, nel caso di differimento della udienza di comparizione, ai sensi dell'art. 168-bis, quarto comma, cod. proc. civ. ; che, secondo il rimettente, l'obbligo per il giudice di considerare, ai fini della tardività della costituzione, la data di udienza fissata nell'atto di citazione, anziché quella di effettivo svolgimento dello stessa, risulta in contrasto con il principio di ragionevolezza e con il principio di non disparità di trattamento rispetto alla ipotesi del tutto analoga in cui l'udienza sia differita dal giudice, ai sensi dell'art. 168-bis, quinto comma, cod. proc. civ. ; che, in punto di rilevanza, il rimettente osserva come l'ammissibilità della costituzione del convenuto e delle relative eccezioni di decadenza, ai sensi dell'art. 1495 cod. civ. , e di prescrizione sollevate nella comparsa di risposta, sia circostanza idonea ex se a condizionare la dinamica e, dunque, l'esito del processo; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo dubita, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 166 cod. proc. civ. «nella parte in cui prevede che il convenuto deve costituirsi, a mezzo del procuratore o personalmente nei casi consentiti dalla legge, almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione, anche nell'ipotesi di differimento della udienza stessa ai sensi dell'art. 168-bis, comma 4, cod. civ. proc. , anziché almeno venti giorni prima della celebrazione effettiva della udienza»; che il rimettente sottolinea come la discrezionalità del legislatore trovi il limite nella ragionevolezza, nella coerenza e nella parità di trattamento; che - come evidenzia il giudice a quo - la Corte costituzionale ha inizialmente ricondotto il principio di ragionevolezza all'interno della previsione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di uguaglianza; che, in particolare, il giudicante ricorda come le questioni di legittimità costituzionale dichiarate manifestamente inammissibili (recte: manifestamente infondate) con le ordinanze n. 164 del 1998 e n. 461 del 1997, siano state prospettate dai giudici rimettenti per assunta violazione, tra l'altro, dell'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento tra ipotesi analoghe, avendo, a detta dei rimettenti, il legislatore previsto un regime diverso a fronte di un medesimo evento (il differimento dell'udienza), a seconda che quest'ultimo fosse determinato in base a meccanismi operanti d'ufficio (168-bis, quarto comma, cod. proc. civ.) ovvero per volontà del giudice con apposito decreto (art. 168-bis, quinto comma, cod. proc. civ.); che il rimettente ritiene di sollevare nuovamente la questione sotto altra e diversa accezione del principio di ragionevolezza, come elaborato dalla giurisprudenza costituzionale più recente che ne avrebbe affrancato la verifica sia dalla sussistenza del principio di uguaglianza che dalla ricerca di un tertium comparationis; che, in particolare, con riferimento all'evocato art. 3 Cost., il rimettente osserva come, a prescindere dalla già dedotta sostanziale disparità di trattamento tra fattispecie omogenee, la norma censurata presenti una intrinseca incoerenza, contraddittorietà ed illogicità rispetto alla complessiva finalità perseguita dal legislatore; che, ad avviso del giudice a quo, la costituzione del convenuto entro il termine di venti giorni precedenti l'udienza sarebbe finalizzata a consentire all'attore un tempo sufficiente per la valutazione della situazione processuale, al fine di porre in essere ogni conseguente attività processuale con piena consapevolezza; che l'intervallo minimo di venti giorni, quindi, dovrebbe essere valutato rispetto a tale necessità, non compromessa nel caso di differimento del termine di costituzione del convenuto a seguito di spostamento dell'udienza fissata nell'atto di citazione;