[pronunce]

Va precisato che le regole di accesso a queste ultime Forze di polizia, l'una a ordinamento civile e l'altra a ordinamento militare, sono contenute anche in altri corpi normativi, che tuttavia finiscono per ribadire la necessità dello stesso requisito. In generale, l'art. 35, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) prevede che «[a]i fini delle assunzioni di personale presso [...] le amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia [...] si applica il disposto di cui all'articolo 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53, e successive modificazioni ed integrazioni». Quanto al concorso per la nomina ad agente della Polizia di Stato, l'art. 6, comma 1, lettera e), del d.P.R. 24 aprile 1982, n. 335 (Ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia), come modificato dall'art. 3, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 172 del 2019, richiede il possesso delle «qualità di condotta previste dalle disposizioni di cui all'articolo 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53». Quanto all'Arma dei carabinieri, e limitando l'esame ai requisiti di moralità e di condotta, il reclutamento per concorso del personale appartenente al ruolo «appuntati e carabinieri», equiparabile a quello degli «appuntati e finanzieri» del Corpo della Guardia di finanza, è disciplinato dal codice dell'ordinamento militare. L'art. 635, comma 1, di tale codice richiede in via generale, per il reclutamento in tutte le Forze armate, di «avere tenuto condotta incensurabile» (lettera i) e l'«esito negativo agli accertamenti diagnostici per l'abuso di alcool, per l'uso, anche saltuario od occasionale, di sostanze stupefacenti, nonché per l'utilizzo di sostanze psicotrope a scopo non terapeutico» (lettera n). Inoltre, l'art. 707, comma 1, lettera c), cod. ordinamento militare, nell'elencare i requisiti speciali per l'arruolamento nell'Arma dei carabinieri, prevede che occorra «non trovarsi in situazioni comunque non compatibili con l'acquisizione o la conservazione dello stato di carabiniere» (analoga previsione, d'altra parte, è dettata per il reclutamento nel Corpo della Guardia di finanza dall'art. 6, comma 1, lettera h, del d.lgs. n. 199 del 1995, alla cui stregua occorre «non trovarsi, alla data dell'effettivo incorporamento, in situazioni comunque incompatibili con l'acquisizione o la conservazione dello stato giuridico di finanziere»). Ad eccezione dei requisiti di cui al citato art. 635, comma 1, lettera n) - prescritti per il reclutamento dei carabinieri e in parte sovrapponibili a quelli necessari per i finanzieri, ma estranei all'odierna questione, che concerne una causa automatica di esclusione diversa dall'esito positivo agli accertamenti diagnostici -, si tratta di qualità morali e di condotta per le quali non operano automatismi legislativi di esclusione. 4.- Nel merito, conviene esaminare per prima la questione concernente la violazione del principio di eguaglianza, in riferimento all'art. 3 Cost. 4.1.- Il rimettente evoca contestualmente anche il parametro dell'art. 51 Cost., il cui primo comma garantisce l'eguaglianza dei cittadini nell'accesso ai pubblici uffici, ma si tratta di una questione priva di autonoma rilevanza, i cui termini si esauriscono nel richiamo alle stesse ragioni di censura riferite all'art. 3 Cost. 4.2.- La questione è fondata. Secondo la costante giurisprudenza costituzionale, la violazione del principio di eguaglianza sussiste qualora situazioni omogenee siano disciplinate in modo ingiustificatamente diverso (tra le tante, sentenze n. 108 del 2023, n. 270 del 2022 e n. 172 del 2021). Con specifico riguardo alla guida in stato di ebbrezza costituente reato, la disposizione della cui legittimità costituzionale si dubita delinea un meccanismo automatico di esclusione, che impone un'attività rigidamente vincolata all'amministrazione, cui è sottratto il potere di valutare discrezionalmente l'illecito penale commesso dal candidato, nell'ambito dell'accertamento d'ufficio dell'irreprensibilità del suo comportamento in rapporto alle funzioni proprie del grado da rivestire, ex art. 6, comma 1, lettera i), secondo periodo, del d.lgs. n. 199 del 1995. Ai fini dello scrutinio di legittimità costituzionale, occorre raffrontare la disposizione censurata con l'art. 26 della legge n. 53 del 1989 (sopra, punto 2 del Considerato in diritto), che richiede, per l'accesso a tutte le Forze di polizia, il possesso delle qualità morali e di condotta necessarie per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria, ossia, in definitiva, l'incensurabilità della condotta. Lo stesso requisito soggettivo viene previsto anche dalle norme generali del testo unico del pubblico impiego per l'assunzione di personale presso le amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di sicurezza dello Stato e di polizia, nonché dalle norme per l'assunzione degli agenti della Polizia di Stato e per il reclutamento nel ruolo «appuntati e carabinieri» dell'Arma dei carabinieri (sopra, punto 3.2. del Considerato in diritto). Di conseguenza, la guida in stato di ebbrezza costituente reato non opera, per l'accesso alle altre Forze di polizia diverse dal Corpo della Guardia di finanza, quale causa automatica di esclusione dal concorso, ma deve essere valutata dall'amministrazione caso per caso, quale elemento utile ad accertare il requisito dell'incensurabilità della condotta. Il medesimo assetto normativo vigeva per l'accesso al Corpo della Guardia di finanza prima delle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 95 del 2017, a seguito delle quali il potere di valutazione in capo all'amministrazione non è stato mantenuto per le condotte tipizzate dalla novella, tra le quali rientra la guida in stato di ebbrezza costituente reato. La disposizione censurata si pone dunque in rapporto di specialità rispetto alla regola generale che affida all'amministrazione il potere di valutare discrezionalmente la compatibilità di simili condotte con lo svolgimento di funzioni implicanti particolari requisiti di moralità. Ciò premesso, si osserva che, quanto all'esigenza che la selezione per l'accesso alle Forze di polizia risponda a rigorosi requisiti soggettivi di qualità morali e di condotta, non sussistono apprezzabili diversità tra la situazione di colui che aspira a far parte del Corpo della Guardia di finanza e quella di chi intende accedere alle altre Forze di polizia, con particolare riguardo alla Polizia di Stato e all'Arma dei carabinieri (ma analoghe considerazioni varrebbero anche per il Corpo di polizia penitenziaria).