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Ne cito solo una, aggiornata al 20 maggio, che riguarda le richieste di prestiti sotto i 25.000 euro: domande presentate circa 559.000; accolte ed erogate 290.000, il 51,8 per cento dei casi. Per quanto riguarda invece i prestiti superiori ai 25.000 euro: presentate 48.000; accolte ed erogate 11.663, il 24,1 per cento dei casi. Il questionario chiedeva anche qual era il rapporto con i finanziamenti pregressi, gli interessi di commissione, la richiesta di moratoria per prestiti e mutui immobiliari. Mi aspettavo, da una parte, risultati più confortanti, a partire dalla burocrazia, che secondo me non ha ancora capito e non si è ancora adeguata all'attuale dimensione emergenziale. Non bastano i pronunciamenti virtuosi della task force ; abbiamo bisogno che siano i direttori di filiale ad agire con velocità ed è questo che chiede il Paese. Nonostante ciò mi permetto di sospendere il giudizio su questo aspetto. La consideriamo una fotografia e ragioniamo in termini positivi. C'è stato un segno di mutamento delle norme in sede di conversione e ci sarà necessità di fare una nuova fotografia, con attenzione anche alla divisione territoriale delle erogazioni. La gente vuole ricominciare e vuole certezza. Ieri il sottosegretario Guerra evidenziava come da parte di molti ci fosse stata una sottovalutazione nel dibattito del termine «liquidità» Ha assolutamente ragione e noi di Italia Viva ricordiamo con orgoglio che già da tempo sostenevamo come la liquidità fosse necessaria per ricominciare, perché i costi restano fissi, ma le entrate vengono meno; lo dicevamo già con Matteo Renzi in un'intervista che sono andato a rivedermi ieri del 27 marzo, che fu allora anche molto criticata da chi non ne coglieva il significato prospettico. Il tema non era se morire di coronavirus o morire di fame, ma era di prepararci alla ripartenza con necessario anticipo, perché nella politica - permettetemi - penso che sia necessario ogni tanto anche avere un po' di vision . Uno storico racconta i fatti, un politico cerca di prevederli e condizionali e questa differenza penso sia fondamentale. Il governatore Visco venerdì scorso, nelle sue considerazioni finali, ha dipinto due scenari: uno scenario di base, che prevedeva una diminuzione del PIL del 9 per cento, superiore addirittura ai due step successivi 2008-2013, e un altro scenario, che non era catastrofista, ma comunque più negativo, che ipotizzava una diminuzione del PIL del 13 per cento. Noi in questo momento abbiamo la maggiore diminuzione di reddito degli italiani dalla Seconda guerra mondiale. Ora dobbiamo evitare che vi sia una escalation : prima la crisi sanitaria, poi la crisi del PIL e poi la crisi finanziaria. Guardate che la crisi finanziaria si può evitare grazie ai finanziamenti di provenienza Unione europea e BCE, ma a determinate condizioni, cioè che quei i finanziamenti debbano essere sfruttati tutti. E quando dico tutti intendo a partire dalla nuova linea di credito del MES per 36 miliardi, immediata, senza condizionalità e che ci fa risparmiare 700 milioni all'anno di interessi, su cui proprio ieri è stato presentato da Italia Viva un piano concreto di spesa e di proposta. Proposte concrete e chiare per dire come possiamo utilizzare quei 36 miliardi: un piano che esuli dalle secche della demagogia, dell'ideologia e del populismo. Ma ci sono anche altri strumenti. Ci sono i quasi 20 miliardi per le imprese della BEI, ci sono i quasi 20 miliardi del Sure sulla Cassa integrazione europea di disoccupazione, c'è il Recovery fund, o meglio il Next generation fund, che è stato presentato alla Commissione europea: un fondo con il compito di emettere recovery bond con garanzia di bilancio dell'Unione europea, composto - lo sappiamo tutti - sia di finanziamenti sia di denaro a fondo perduto. Il problema però è che quest'erogazione è in là nel tempo, ma in Italia c'è fretta e bisogna reagire subito, prima dell'autunno, quando sarà a rischio la chiusura - o la non riapertura - di quasi un terzo delle imprese. Dobbiamo quindi cominciare a discutere subito di tutto, a partire - come ricordava la collega Conzatti ieri - dal piano nazionale delle riforme, che è uno strumento fondamentale per dialogare con l'Unione europea, le opposizioni e le parti sociali. Dobbiamo cominciare a scrivere insieme il futuro dell'Italia attraverso le riforme quelle della pubblica amministrazione, della giustizia civile, del lavoro, del fisco, della scuola, del Welfare , della sanità e - da ultimo, ma soprattutto - delle infrastrutture, fisiche e digitali. Ricordo, a questo proposito, gli stimoli che ha fornito Italia Viva al Governo per rilanciare la prima possibile partita di investimenti in infrastrutture. Nel piano Italia choc abbiamo dimostrato come in Italia siano stati stanziati, ma non spesi, 120 miliardi di euro per opere infrastrutturali. Italia choc parla di lavoro, che è anche per i più piccoli: crescita economica e sviluppo del Paese significa garantire una prospettiva di vita migliore alle nuove generazioni, il cui futuro stiamo in parte ipotecando, proprio noi, con l'aumento del debito a cui siamo costretti oggi. Rispetto ad altri Paesi, affrontiamo questa crisi un po' sguarniti. Abbiamo fatto distribuzione prima, quando gli altri pensavano a investire. Ieri abbiamo ascoltato gli impegni del presidente Conte, che vanno nella giusta direzione. Adesso bisogna passare dalle parole ai fatti: trasformiamo la crisi in una vera occasione di cambiamento per l'Italia, sapendo - come dice saggiamente Ilaria Capua nel suo ultimo libro - che bisogna assumere una nuova mappa mentale e che - come ci spiega Tom Nichols - è tornata l'era della competenza. Non ci faremo trovare impreparati, consci che è in ballo il futuro dei giovani, cui dobbiamo guardare con speranza e fiducia; è in ballo il futuro del Paese. Questi sono i motivi e le condizioni per cui Italia Viva-P.S.I. voterà la mozione di fiducia posta dal Governo. (Applausi). DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, signore del Governo qui presenti, credo che questo decreto-legge liquidità ben rappresenti l'attuale maggioranza e l'attuale Governo, nel modo più completo, da un punto di vista quasi iconografico ed estetico. Pensiamo alle esternazioni del presidente Conte, quando - come hanno ricordato tanti colleghi - lanciò il bazooka del credito e promise agli italiani miliardi (400 miliardi di crediti al sistema impresa). Purtroppo, non è stato così e lo avevamo evidenziato all'inizio: proprio poche ore e pochi minuti dopo che il presidente Conte disse queste cose, facendo una semplice analisi che qualunque studente universitario può fare, notammo che c'era qualcosa che non andava e che, dietro quelle promesse, c'era di fatto un inganno - bello e puro, purtroppo - verso quel sistema economico che tanto ha bisogno di aiuto e di crediti, che in quel momento si era sentito quasi rassicurato e che oggi, a distanza di sessanta giorni, si è scontrato con la realtà. Perché questo? 400 miliardi di crediti, signori del Governo, per semplici leggi economiche, prevedono che si mettano a disposizione garanzie per almeno 40 miliardi.