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c) è proprio il nuovo sistema di autonomia della scuola e la riforma degli ordinamenti scolastici che hanno messo in chiara evidenza come il servizio che la scuola deve rendere alla persona del discente si traduca nella effettiva fruizione dei diritti inviolabili dello stesso discente all'interno della formazione sociale scuola e del diritto ad una prestazione didattica secondo standard di qualità e di quantità definiti, in attuazione di precetti costituzionali mai pienamente attuati antecedentemente alle due riforme. Se, di prospettiva deontologica della funzione (docente, dirigente e dirigente tecnica) si può, e si deve parlare, essa non può radicare che all'interno dei diritti che fanno capo al soggetto discente, al loro valore politico, sociale e civile. Se deontologia sta a significare ciò che si riferisce al dover essere e non all'essere dell'attività professionale, se ne può dedurre che le regole, o norme, che vanno poste a fondamento di una tale prospettiva non altra fonte possono avere che la persona nei cui confronti gli appartenenti alla categoria debbono rendere un servizio di educazione, di formazione anche professionale e di istruzione, quale valore fondante della nostra stessa democrazia politica. Si rifletta, ancora, sul fatto che la prospettiva deontologica delle professioni già costituite in ordini (dei medici, degli avvocati, degli architetti, eccetera) si sta profondamente evolvendo. «Mentre etica e deontologia, secondo un'antica tradizione e cultura, sono state sempre elemento connotante il rapporto professionista-cliente o tra professionisti appartenenti alla medesima categoria, oggi tale rapporto tende decisamente a sottolineare la valenza di servizio assegnata al corpo professionale, per cui è la stessa attività professionale ad essere intesa come risposta a ben definiti bisogni social» (L. Molinari, La funzione docente, dirigente e ispettiva nella scuola di Stato, Giuffrè, Milano, 1994, p. 337). Una breve nota conclusiva sul diritto inviolabile alla libertà di apprendimento e sulla nozione di laicità dello Stato e della sua scuola In questa relazione introduttiva e nel conseguente articolato viene posto nella dovuta evidenza il diritto inviolabile alla libertà di apprendimento, ex articolo 2 della Costituzione (in tema di diritti inviolabili), di cui i discenti della scuola di Stato sono titolari, unitamente alla continuità di esso e alla propria diversità , garantendo la quale trova attuazione il principio dell'eguaglianza sostanziale ex articolo 3, secondo comma, della Costituzione. È nella lettera e nello spirito della nostra Carta che ai discenti della scuola di Stato non sia garantito soltanto il diritto all'apprendimento, ma il diritto alla libertà di esso. Non è chi non veda come le due espressioni abbiano significati profondamente diversi tra loro. Un conto è il diritto ad apprendere comunque sia (le persone apprendono anche fuori dalla scuola), un conto è il diritto ad apprendere in libertà, dove la libertà costituisce la qualità di esso apprendimento, sancito in Costituzione. È nella previsione della Carta che l'esercizio professionale della funzione docente sia, primariamente, diretto a garantire al discente detta libertà, risultando la funzione vincolata a tale dovere (la funzione è un munus , un vinculum , cioè un dovere da compiere). Col termine apprendimento si indica un fenomeno oggettivo rilevabile in natura, come la continuità di esso e la diversità. Dire semplicemente diritto all'apprendimento significa che al discente della scuola di Stato viene riconosciuto un diritto, comunque sia, cioè senza qualificazione, ad apprendere; significa soltanto che nessuno può impedirgli di apprendere. Diversamente, dire libertà di apprendimento significa far assurgere quest'ultimo al rango di diritto inviolabile, stante la sua connotazione in termini di libertà di esso, sancita in Costituzione. Garantendo un apprendimento libero si garantisce, in egual misura, la libertà di pensiero. In assenza di libertà, residuano l'apprendimento e il pensiero, comunque siano, non la libertà di essi. Libertà che pure connota l'essenza reale della laicità dello Stato. Si rifletta sulla seguente osservazione. Tutti i poteri d'azione insiti nell'esercizio professionale della funzione docente sono tutti funzionalizzati alla garanzia dei diritti inviolabili che fanno capo ai discenti e alla garanzia del diritto di questi ad una prestazione didattica erogata secondo standard di qualità e quantità definiti. A presidio di questa funzionalizzazione, che significa dovere da compiere, l'ordinamento giuridico pone precise guarentigie a difesa del diritto di libertà e del diritto alla prestazione didattica del discente, che sono: a) la libertà d'insegnamento; b) la libertà di metodo; c) la libertà progettuale; d) il diritto all'autonomia professionale nello svolgimento dell'attività didattica, scientifica e di ricerca. Allora, se l'apprendimento comunque sia, fosse soltanto un diritto, il docente non avrebbe bisogno delle guarentigie di cui alle antecedenti lettere a) , b) , c) e d) . Al contrario, dovendosi garantire in primo luogo e costitutivamente, il diritto inviolabile alla libertà di apprendimento, che è qualità della stessa prestazione didattica, quelle guarentigie risultano del tutto inderogabili. Di qui l'ovvia necessità che, nell'articolato della legge, si faccia sempre doverosa citazione del diritto inviolabile alla libertà di apprendimento e non del solo diritto all'apprendimento. Ancora e brevemente: a) nessuna confessione religiosa ha, o potrà mai avere, a proprio fondamento irrinunciabile, pena l'esistenza stessa della confessione, la garanzia e la tutela del diritto inviolabile alla libertà di apprendimento. Notoriamente ogni confessione religiosa ha una propria dottrina, che va insegnata e propagandata («Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume», articolo 19, Costituzione). Allora, l'attività di insegnamento si riduce ad un'attività di indottrinamento, che esclude in radice che l'esercizio professionale della funzione docente, come per la scuola di Stato, debba essere funzionalizzato, come dovere costituzionale, alla garanzia e tutela di quel diritto inviolabile. L'indottrinamento, di conseguenza, diventa lo strumento del tutto irrinunciabile per il mantenimento in vita della stessa confessione religiosa; b) esistono, e sono esistiti, correnti politiche, organizzate in partiti, che -- storicamente -- nascono lontane anni luce dall'ammettere, come principio fondativo delle loro teorie politiche, il citato diritto inviolabile alla libertà di apprendimento. Al contrario, esse fanno sempre leva (come hanno sempre fatto) su un'assidua opera di indottrinamento. Si analizzi, al riguardo, la storia del comunismo, del fascismo, del nazismo, eccetera, dei quali ancora oggi esistono eredi anche nel Parlamento nazionale, europeo ed in altri Paesi.