[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera b), della legge 9 ottobre 2002, n. 222 (recte: del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 recante: “Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari”, convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222) e dell'art. 33, comma 7, lettera b), della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), come modificato dal d.l. n. 195 del 2002, convertito con modificazioni nella legge n. 222 del 2002, promossi dal Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sede di Napoli, sul ricorso proposto da H. K. contro l'Ufficio territoriale del Governo di Napoli e dal Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia-Romagna, sezione di Parma, sul ricorso proposto da M. M. contro il Ministero dell'interno con ordinanze, rispettivamente dell'8 giugno 2004 e del 12 gennaio 2005, iscritte al n. 829 del registro ordinanze 2004 ed al n. 225 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 44, prima serie speciale, dell'anno 2004 e n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti l'atto di costituzione di H. K. nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 gennaio 2006 il Giudice relatore Francesco Amirante. Ritenuto che nel corso di un giudizio avverso il provvedimento prefettizio di rigetto della domanda di regolarizzazione presentata dal datore di lavoro di un lavoratore extracomunitario il Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sede di Napoli, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera b), della legge 9 ottobre 2002, n. 222 (recte: del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 recante: “Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari”, convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222); che tale disposizione – della quale il provvedimento prefettizio impugnato costituisce mera applicazione – esclude dalla regolarizzazione, fra l'altro, i lavoratori extracomunitari che risultino segnalati, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore in Italia, ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato; che il giudice remittente, dopo aver precisato di aver accolto temporaneamente la domanda incidentale di sospensiva presentata dal ricorrente, osserva che la disposizione censurata, nella parte di cui si è detto, pone seri dubbi di conformità con l'art. 3 Cost., perché le ragioni che possono dare luogo alla “segnalazione” indicata dalla legge come elemento ostativo alla sanatoria sono tra loro assai diverse; che, infatti, in base all'art. 96, commi 2 e 3, della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985, resa esecutiva con legge 30 settembre 1993, n. 388, la segnalazione può avvenire per il fatto che la presenza dello straniero costituisce «una minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale» (comma 2) oppure per il fatto che lo straniero «è stato oggetto di una misura di allontanamento, di respingimento o di espulsione non revocata né sospesa che comporti o sia accompagnata da un divieto di ingresso o eventualmente di soggiorno» (comma 3); che si tratta, ad avviso del TAR, di situazioni differenti alle quali, però, consegue lo stesso effetto della preclusione della domanda di sanatoria, mentre l'art. 1, comma 8, lettera a), della norma impugnata consente la regolarizzazione degli stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione qualora sussistano le condizioni per la revoca del medesimo; che il giudice a quo dà conto del fatto che, nella giurisprudenza amministrativa, sussistono due diversi orientamenti in ordine all'interpretazione della norma in oggetto: l'uno che ne ammette una lettura conforme a Costituzione, ritenendo che l'amministrazione debba preventivamente informarsi sulle ragioni della segnalazione prima di procedere al diniego del provvedimento di regolarizzazione, l'altro che, invece, sostiene che l'amministrazione italiana non abbia alcun obbligo di consultare lo Stato che ha proceduto alla segnalazione, poiché il fatto stesso che essa sia avvenuta impone il rigetto della domanda di sanatoria; che da tale più restrittiva lettura – che il remittente dichiara di fare propria – deriverebbero le lamentate violazioni dell'art. 3 Cost.; in primo luogo per la già menzionata parificazione tra casi di segnalazione fra loro assai diversi e, in secondo luogo, per l'ingiustificata disparità di trattamento tra le ipotesi di cui alle lettere a) e b) della norma in esame: la prima di esse, infatti, ammette la revoca del provvedimento espulsivo e la conseguente sanatoria, mentre la seconda si caratterizza per il rigido automatismo che non consente di compiere «alcuna valutazione in ordine all'avvenuto inserimento sociale dello straniero»; che il fatto di aver escluso ogni possibilità di valutazione discrezionale da parte dell'autorità amministrativa competente sarebbe indice, a parere del TAR, dell'irragionevolezza della disposizione in oggetto, tale da violare anche il principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione; che, ad avviso del TAR, inoltre, il principio di eguaglianza deve intendersi riferito anche agli stranieri qualora si tratti di diritti inviolabili; che, quanto alla rilevanza, il giudice a quo sottolinea che già nell'attuale fase cautelare della controversia la decisione sulla sollevata questione appare determinante ai fini della conferma o meno del provvedimento di sospensiva adottato; che nel corso di un giudizio avverso un analogo provvedimento prefettizio che aveva respinto la domanda di regolarizzazione presentata in favore di un lavoratore domestico di nazionalità indiana, il Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia-Romagna, sezione di Parma, ha sollevato, in riferimento all'art. 3, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 33, comma 7, lettera b), della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo); che tale disposizione – della quale il provvedimento prefettizio impugnato costituisce mera applicazione – esclude dalla regolarizzazione, analogamente a quella oggetto del precedente giudizio, i lavoratori extracomunitari che risultino segnalati, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore in Italia, ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato; che, nel caso specifico, il lavoratore risultava segnalato dalla Germania ai fini della non ammissione in “area Schengen” e tale provvedimento, a dire del TAR remittente, deve ritenersi sufficiente a legittimare il rifiuto della richiesta di sanatoria, con la conseguenza che il ricorso dovrebbe essere respinto;