[pronunce]

che ove peraltro si ritenesse che il citato art. 34, primo comma, della legge n. 352 del 1970 non possa essere interpretato nel senso dianzi esposto, esso risulterebbe costituzionalmente illegittimo per violazione degli artt. 1, 3 e 75 Cost. e del principio di leale cooperazione; che i ricorrenti chiedono, pertanto, a questa Corte di dichiarare, in via principale, che non spetta al Governo, sotto il profilo del cattivo uso del potere, convocare i comizi referendari per il 12 giugno 2005; ovvero, in subordine, che non spetta al Governo convocare i comizi referendari per tale data, senza aver prima consultato il comitato promotore del referendum e concordato con esso la relativa data: in entrambi i casi annullando i decreti del Presidente della Repubblica impugnati; che, in linea ulteriormente gradata, i rimettenti invitano questa Corte a sollevare davanti a sé la questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, primo comma, della legge n. 352 del 1970, nella parte in cui non prevede che debbano essere ascoltati – con parere obbligatorio, ancorché non vincolante – i rappresentanti del comitato promotore del referendum ai fini della concertazione della data di votazione; che i ricorrenti chiedono, infine, alla Corte di disporre, in via cautelare, la sospensione dei decreti impugnati, sollecitando in tal modo la fissazione di una nuova data a seguito di concertazione con i comitati. Considerato che, ai sensi dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, questa Corte è chiamata preliminarmente a decidere con ordinanza in camera di consiglio, senza contraddittorio, se il ricorso sia ammissibile sotto il profilo dell'esistenza della materia di un conflitto, la cui risoluzione spetti alla sua competenza, con riferimento ai requisiti soggettivi ed oggettivi di cui al primo comma del medesimo art. 37; restando impregiudicata ogni ulteriore questione, anche in punto di ammissibilità; che, sotto il profilo della legittimazione dei ricorrenti, questa Corte ha già, più volte, riconosciuto agli elettori, in numero non inferiore a 500.000, sottoscrittori della richiesta di referendum – dei quali i promotori sono competenti a dichiarare la volontà in sede di conflitto – la titolarità, nell'ambito della procedura referendaria, di una funzione costituzionalmente rilevante e garantita, in quanto essi attivano la sovranità popolare nell'esercizio dei poteri referendari (cfr., ex plurimis, sentenze n. 502 del 2000, n. 49 del 1998 e n. 102 del 1997 ; ordinanze n. 195 del 2003 e n. 131 del 1997); che, sempre sotto il profilo soggettivo, va altresì riconosciuta la legittimazione passiva del Presidente della Repubblica e del Consiglio dei ministri; che, quanto al requisito oggettivo, occorre verificare se la controversia, che il ricorso mira ad instaurare, riguardi la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per il comitato promotore del referendum da norme costituzionali; che, quindi, nella specie, in sede di giudizio di ammissibilità del ricorso si deve stabilire se sia astrattamente configurabile un'attribuzione costituzionale del comitato promotore, suscettibile di essere violata ad opera del decreto di fissazione della data di svolgimento delle operazioni elettorali referendarie; che, al riguardo, i ricorrenti deducono, in via principale, che la data fissata per lo svolgimento delle consultazioni referendarie non terrebbe conto di situazioni oggettive idonee ad incidere negativamente sull'esercizio del diritto di voto, influendo in concreto sulla possibilità dei cittadini di esprimere la loro volontà elettorale; e ledendo così la sfera di attribuzioni garantita ai promotori; che questa Corte ha già avuto modo di chiarire – con riferimento ad analogo ricorso – che l'individuazione, ad opera dell'art. 34, primo comma, della legge n. 352 del 1970, di un rigido e ristretto arco temporale, entro il quale deve essere tenuta la votazione, rivela come la valutazione dei possibili interessi coinvolti sia stata effettuata dal legislatore con una disciplina di per sé non irragionevole, la quale rende, «nella fisiologia del sistema, non altrimenti vincolata la scelta della data all'interno del predetto arco temporale, salvo che sussistano oggettive situazioni di carattere eccezionale … idonee a determinare un'effettiva menomazione del diritto di voto referendario» (cfr. ordinanza n. 131 del 1997); che rientra nella sfera delle attribuzioni del comitato la pretesa allo svolgimento delle operazioni di voto referendario, una volta compiuta la procedura di verifica della legittimità e della costituzionalità delle relative domande; ma non anche – in assenza di situazioni eccezionali – la pretesa di interferire sulla scelta governativa, tra le molteplici, legittime opzioni, della data all'interno del periodo prestabilito (cfr. ancora l'ordinanza n. 131 del 1997); che le situazioni cui gli odierni ricorrenti annettono la menomazione dell'esercizio del diritto di voto, qualificandole come eccezionali – ossia l'inizio delle vacanze scolastiche e dei primi scaglioni di ferie nell'impiego pubblico e privato – sono, d'altra parte, manifestamente prive di tale connotazione; che, in via subordinata, i ricorrenti si dolgono del fatto che il Governo non abbia concordato la data di votazione con i comitati promotori, violando con ciò – in assunto – il principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato; che – a prescindere da ogni rilievo circa la correttezza della ricostruzione operata dai ricorrenti, volta ad interpretare in chiave di leale collaborazione tra poteri gli interventi dei promotori previsti nelle fasi del procedimento referendario che si svolgono davanti all'Ufficio centrale presso la Corte di cassazione ed alla Corte costituzionale – è dirimente, al riguardo, la considerazione che il principio evocato può operare solo allorché sussista l'esigenza di coordinare due distinte sfere di attribuzione, di rilevanza costituzionale, o di regolarne le reciproche interferenze; che nella specie, alla luce di quanto dianzi indicato, non è configurabile alcuna concorrente attribuzione, costituzionalmente garantita, del comitato promotore del referendum riguardo alla scelta della data di votazione entro la fascia temporale prestabilita dal legislatore: circostanza, questa, che rende inconferente il richiamo al principio di leale collaborazione; ed esclude, altresì, che sussistano i presupposti affinché questa Corte sollevi innanzi a sé la questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, primo comma, della legge n. 352 del 1970, nella parte in cui non prevede la concertazione con il comitato promotore della data della consultazione referendaria, secondo quanto richiesto in via ulteriormente subordinata dai ricorrenti; che, conclusivamente, le determinazioni assunte con i decreti di indizione delle consultazioni referendarie oggetto di ricorso non appaiono, neppure astrattamente, idonee ad incidere sulla sfera di attribuzioni costituzionalmente garantita ai ricorrenti; che il ricorso proposto deve ritenersi dunque inammissibile.. .