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Penso, ancora, all'articolo 12, che proroga i conferimenti di incarichi provvisori ai laureati specializzandi in medicina, nonché all'articolo 10, con il temporaneo superamento del vincolo di esclusività del personale sanitario, vale a dire infermieri, ostetriche, fisioterapisti, tecnici di radiologia, che fino ad oggi hanno potuto superare questi vincoli solo durante la pandemia, prevedendosi un'ulteriore proroga in questo senso. Tutte queste norme hanno un filo comune: il superamento di due anni di ritardo rispetto alla tutela della salute dei cittadini italiani. È una cosa di cui io stessa ho parlato diverse volte in quest'Aula. In questi due anni siamo morti di più rispetto agli anni precedenti, in media; ma la differenza di mortalità non è tutta attribuibile al Covid. Ci sono persone che sono morte per un cancro che non è stato diagnosticato, per un ritardo nella terapia, perché hanno avuto dei malesseri e hanno avuto paura di andare in ospedale, avendo una patologia cardiovascolare che magari poteva essere curata senza andare incontro a un esito fatale. La pandemia ha messo in evidenza alcune criticità del nostro Sistema sanitario nazionale, che chi si occupa di sanità da prima del 2020 sapeva benissimo essere esistenti, ma non riusciva a far sentire la voce ai piani alti della politica. Finalmente questa voce l'abbiamo fatta sentire. Come diceva il presidente Parrini, finalmente c'è un consistente aumento degli stanziamenti per il Fondo sanitario nazionale e un aumento del numero di specializzandi che vengono formati nelle nostre università, mentre una quota consistente (oltre 20 miliardi) del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà destinata alla sanità, per potenziare prevalentemente la sanità territoriale, quella che ha scricchiolato di più nell'impatto con il Covid, proprio perché per decenni, prima di questo momento, si è lavorato solamente dal lato ospedaliero e tutti quei passaggi di potenziamento della medicina territoriale, che pure erano già previsti, non sono stati realizzati o, peggio ancora, sono stati realizzati a macchia di leopardo nel nostro Paese. Qual è il problema principe della nostra sanità? Qual è la criticità maggiore che riscontrano i cittadini italiani? È che purtroppo non in tutte le Regioni si riescono a ottenere gli stessi livelli di servizio. È una criticità che grida vendetta in ogni momento, perché chiunque di noi, ogni volta che affronta un problema legato alla sanità, si sente dire che la Regione X è più avanti e queste cose le ha già fatte, mentre la Regione Y è indietro ed è ancora all'abbiccì rispetto ad altre situazioni. Quello che non dobbiamo mai dimenticare e su cui non dobbiamo mai abbassare la guardia è cercare di fare in modo che in tutte le Regioni tutti i cittadini italiani abbiano gli stessi livelli di assistenza, le stesse prestazioni e le stesse possibilità di curarsi, senza dover fare quel turismo sanitario che purtroppo per anni è stato così di moda nel nostro Paese, che è così triste da sentire e che dovrebbe indignare ognuno di noi qui in quest'Aula. Il nostro dovere dovrebbe essere quello di garantire le cure a tutti nel proprio domicilio o comunque nel raggio di pochi chilometri. Un'altra cosa importante, all'interno di questo decreto-legge che finalmente ci apprestiamo a convertire in legge, riguarda il comma 2 dell'articolo 7. L'articolo 7 indica quali devono essere i graduali passi di superamento nell'uso del green pass rafforzato che ci ha accompagnato per tanti mesi; lo stiamo ancora utilizzando e lo utilizzeremo fino alla fine dell'anno per l'accesso alle strutture sanitarie, socio-assistenziali e socio-sanitarie e alle famose RSA, dove tanti dei nostri anziani sono ricoverati. Troppo spesso continuiamo a sentire di strutture che chiudono le porte e impediscono l'accesso ai visitatori. Ogni giorno sui social ci sono un post o un tweet che segnalano una struttura che ancora applica restrizioni agli accessi. Con questo comma, inserito dai colleghi della Camera, si stabilisce che il direttore di una struttura sanitaria possa obbligare a restrizioni maggiori rispetto alle possibilità di accesso previste dalla norma solo di fronte a comprovati motivi, che deve prontamente segnalare alla ASL di riferimento; laddove la ASL ritenga che questi motivi non siano validi per le restrizioni, nega alla struttura la possibilità di metterle in opera, consentendo gli accessi. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,30) Credo che sia veramente un passo di civiltà fondamentale che finalmente, dopo due anni in cui ci siamo lamentati delle restrizioni e dei disagi psicologici avvertiti dalle persone ricoverate in struttura, poniamo un freno alla libertà dei dirigenti di alcune strutture di assumere decisioni che sono state un po' troppo restrittive e cautelative per chi amministra, ma non certo per chi è costretto a subirle. Tanti passaggi e anche tante critiche ho sentito da colleghi intervenuti oggi. Forse ci dimentichiamo tutti com'è stato quel periodo tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo 2020, quando il presidente Conte si assunse la responsabilità di chiudere il Paese, di bloccare tutte le attività e di dirci che dovevamo stare a casa per salvare delle vite, perché non avevamo nessun altro strumento a disposizione in quel momento per contrastare questo virus. Sono passati poco più di due anni e abbiamo diversi strumenti: abbiamo prima di tutto il vaccino, che ci sta proteggendo in larga misura; ci sono innovazioni farmacologiche; ci sono medici che hanno trovato terapie per curare i pazienti e per ridurre la mortalità. Nonostante le libertà che con questo decreto abbiamo dato, vedo ancora tanta paura e tanta prudenza: ad esempio, nei supermercati si potrebbe andare senza mascherina, ma quando vado a fare la spesa vedo che quasi tutti la indossano. Siamo stati tutti traumatizzati da quello che è successo, il ritorno alla normalità sarà graduale ed è giusto che sia così, per accompagnarci anche con il supporto delle conoscenze di quello che ci ha detto per due anni il comitato tecnico-scientifico, ma gustiamoci finalmente questa libertà ritrovata. Facciamo i passi un po' per volta, ma riconquistiamo la nostra vita com'era prima del Covid, finalmente. PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il mio messaggio è molto chiaro: non si tocchino gli Alpini. Anche nella vicenda delle molestie denunciate da alcune signore presenti all'adunata di Rimini, gli Alpini hanno dimostrato il loro incrollabile e intoccabile valore morale. (Applausi) . I vertici delle associazioni si sono espressi senza esitazione: «Nel momento in cui saranno individuati i presunti colpevoli, saranno subito espulsi perché i valori degli Alpini sono altri». Io aggiungo: se di Alpini si tratta, perché, signori, voi capite le mie perplessità, quando in un evento al quale hanno partecipato migliaia di visitatori con il cappello di alpino in testa, comprato magari per l'occasione all'ultimo momento in un gazebo di souvenir , si punta il dito verso un perfetto sconosciuto.