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l'ambasciatore del Bangladesh in Italia, in un'intervista rilasciata a "Il Messaggero", ha dichiarato che l'interruzione dei voli tra Italia e Bangladesh sarà solo temporanea e che già dal 17 luglio la tratta dovrebbe essere ripristinata, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo valutino come adeguate le misure intraprese sino ad oggi relative alla gestione della sicurezza per i voli provenienti da Paesi extra UE, e se non ritengano che sia in colpevole ritardo la richiesta inoltrata al commissario Kyriakides riguardo a linee europee comuni per tale fenomeno; se non ritengano necessaria l'adozione di misure che impediscano gli scali aerei da Paesi considerati ad alto rischio epidemiologico; se intendano prevedere misure di quarantena obbligatoria e controllata per chi proviene da Paesi ad alto rischio epidemiologico. Atto n. 4-03817 DE FALCO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'articolo 10 della legge n. 231 del 1990 definisce l'orario dell'attività giornaliera del personale militare, in "condizioni normali". Ciò comporta che la produttività militare debba essere organizzata secondo i tempi di lavoro giornaliero rientrante in un arco di tempo settimanale definito; la definizione di orario di lavoro per il personale militare persegue due obiettivi: da un lato stabilire un metodo di razionalizzazione, su base temporale, della produttività, al fine di ottimizzare l'impiego delle risorse umane secondo criteri che consentano il miglior utilizzo delle energie fisiche e psichiche dei militari, evitando il calo della qualità connesso a impegni prolungati in condizioni di impiego rischiose o logoranti; dall'altro lato, l'orario deve garantire al singolo militare, soprattutto in condizioni di impiego rischiose o logoranti, la possibilità di mantenere il controllo delle proprie energie fisiche e psichiche, in modo da gestire la qualità della propria prestazione, in armonia con le direttive e gli ordini di servizio e in piena responsabilità; la determinazione dell'orario di servizio del personale è vincolante per le attività "normali" e costituisce il parametro di riferimento essenziale anche per tutte quelle attività che devono essere articolate in modo tale da garantire la continuità di un servizio nell'arco delle 24 ore. Il rispetto dell'orario di servizio costituisce un dovere, essenziale per garantire l'operatività delle forze armate e la tutela del personale; si deve tener presente, però, che il concetto "totale disponibilità al servizio", che connota la specificità del servizio militare, non deve essere inteso come retorica dedizione al lavoro ispirata da valori di per sé gratificanti per i sacrifici sopportati, ma come sensibilità istituzionale; la specificità del servizio militare richiede sempre e comunque un contributo ed una collaborazione ragionata da parte del militare, nell'emanazione o nell'esecuzione un dato ordine, in funzione del risultato; da tempo è stato superato il concetto che la tutela del personale militare fosse affidata alla saggezza dei capi militari e si è compreso che la condizione del militare deve essere disciplinata con norme di status che li considerino "cittadini in armi", e quindi destinatari degli stessi diritti che spettano a tutti i cittadini; questi diritti di cittadinanza devono essere garantiti mediante legge, individuando il punto di equilibrio tra il loro esercizio e l'assolvimento dei doveri di servizio; dunque, la democraticità dell'ordinamento delle forze armate non si basa su un "saggio esercizio" della potestà dispositiva da parte dei capi militari, ma sul rigoroso rispetto delle leggi che ne fissano gli obiettivi, assegnano le risorse e disciplinano lo status del personale militare in modo da garantire il giusto equilibrio tra l'esigenza di assicurare ai singoli l'esercizio dei diritti riconosciuti a tutti i cittadini con l'efficacia e l'efficienza delle forze armate; l'articolo 3, comma 4, della legge n. 86 del 2001, recante disposizioni in materia di personale delle forze armate e delle forze di polizia, stabilisce che "il personale può essere impiegato per non più di 12 ore giornaliere (...). Durante le predette attività devono essere garantiti al personale il recupero delle energie psicofisiche e, comunque, la fruizione di adeguati turni di riposo"; risulta che: al contrario, il personale della Guardia costiera impiegato in servizio di soccorso marittimo (SAR) a bordo delle unità navali svolge un servizio in turni continuativi anche di 24 ore, il cui limite temporale non è condizionato né dal numero degli interventi operati, né dalle condizioni meteorologiche in atto, mentre è fissato un tempo massimo di risposta, che prevede il raggiungimento delle costruzioni portuali entro pochi minuti dalla disposizione di uscita; quanto detto inficia l'efficacia dell'azione operativa e d'altra parte non consente al singolo militare di mantenere il controllo delle proprie energie fisiche e psichiche di rendere una prestazione di elevata qualità, circostanza tanto più rilevante ove si consideri che il soccorso marittimo si effettua in emergenza e in condizione di forte stress psicofisico, mettendo a rischio non solo l'operazione di salvataggio, ma la vita stessa dei militari della Guardia costiera, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda, per quanto di competenza, chiarire le ragioni per cui l'articolazione del servizio di soccorso in mare non rispetti il limite orario giornaliero di 12 ore, fissato dal citato articolo 3, comma 4, della legge n. 86 del 2001; quali iniziative di competenza, eventualmente anche di ordine legislativo, intenda intraprendere per porre rimedio all'illegittima situazione, la quale crea potenziale inefficienza e pericolo. Atto n. 4-03818 DE POLI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: con l'articolo 1, commi da 493 a 507, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ai quali è stata data attuazione con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 10 maggio 2019, è stato istituito il fondo indennizzo risparmiatori (FIR), finalizzato a risarcire i risparmiatori titolari di azioni e obbligazioni subordinate delle banche, che hanno subito un pregiudizio ingiusto da parte di banche e loro controllate, aventi sede legale in Italia, poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018, in ragione di violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza; è stato stabilito inoltre che la misura dell'indennizzo per gli azionisti è pari al 30 per cento del costo di acquisto delle azioni, entro il limite massimo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore, mentre per gli obbligazionisti subordinati la stessa è commisurata al 95 per cento del costo di acquisto, sempre entro il limite massimo di 100.000 euro; il 18 giugno 2020 è scaduta l'ultima delle proroghe fissate nel tempo per l'inoltro delle domande, che, ad oggi, risulterebbero ammontare a circa 144.000 in tutta Italia, di cui 50.000 solo in Veneto;