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Viene consentito il ricorso a gameti estranei alla coppia da parte di donatori volontari, di età compresa tra 18 e 40 anni per gli spermatozoi, e tra 20 e 35 anni per gli ovociti. Per i requisiti, la selezione le procedure di ottenimento e di gestione dei gameti donati si fa riferimento alle direttive CE 2006/17/CE del Consiglio, dell’8 febbraio 2006 e 2004/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004. Nello stesso articolo vengono riportati i divieti e le sanzioni relative all’attuazione di pratiche non consentite come la donazione di gameti a singoli, o a coppie dello stesso sesso, l’attuazione di tecniche di PMA con gameti crioconservati del coniuge defunto, la clonazione, la formazione di ibridi o chimere, o il ricorso all’utero in affitto. Le procedure di PMA, sono attuate non prima di sette giorni dell'ottenimento di un consenso informato, sottoscritto dalla coppia e dal responsabile del centro, articolato nei punti descritti al comma 5. Nell'articolo 3 vengono classificate le tecniche di PMA rispetto al loro grado di complessità in tre livelli, comportando con ciò la possibilità da parte dei centri di chiedere l'autorizzazione solo per il primo o solo per il primo e secondo livello, in quanto i requisiti logistici e organizzativi dei centri in cui al terzo livello ricomprendono quelli dei due livelli precedenti. Nell'articolo 4 vengono definite le modalità applicative delle tecniche. Esse sono applicate seguendo il criterio della gradualità, onde consentire di ottenere il risultato atteso con il dispiego minimo di risorse e con una maggiore tutela per la salute della donna. Si ritiene di non attuare a carico del SSN più di tre trattamenti nella stessa coppia. A tal proposito le coppie devono dichiarare mediante apposito atto notorio il numero e la sede di eventuali trattamenti già effettuati. L'articolo 5 prende in considerazione gli aspetti normativi riguardanti lo stato giuridico del nato, dei genitori, e dei donatori di gameti. Si afferma il principio della non disconoscibilità della paternità e della rinuncia al diritto all'anonimato della madre, come peraltro già sancito nell'impianto normativo precedente. Il nato da tecniche di PMA è riconosciuto dalla coppia, mentre nessun vincolo parentale, e nessun obbligo giuridico vicendevole scaturisce tra il nato e il donatore o la donatrice di gameti. L'articolo 6 prende in considerazione le modalità di produzione di embrioni, le quali venivano rigidamente normate dalla legislazione precedente. Si ritiene inopportuno stabilire per legge il limite di embrioni necessari ad un unico e contemporaneo impianto, in quanto, l'affinamento delle tecniche di criopreservazione degli embrioni, e l'affinamento delle procedure di coltura cellulare connesse alla PMA consentono l'ottenimento di un maggio numero di gravidanze rispetto al passato, tanto che a livello internazionale, nella comunità scientifica, esiste comune accordo sulla opportunità di trasferimento in un singolo embrione, criopreservando eventuali embrioni sovrannumerari. Ciò consente, infatti di diminuire il rischio di gravidanze plurime, con il rischio clinico loro connesso, e consente inoltre di diminuire il numero delle stimolazioni ovariche e dei prelievi chirurgici degli ovociti necessari all'ottenimento della gravidanza, con evidenti vantaggi per la salute della donna, e risparmio di costi per la collettività. Si intende abolito il divieto alla crioconservazione degli embrioni, e viene normato il loro utilizzo in caso di «abbandono» da parte dei genitori. Nell'articolo 7 è prevista l'istituzione del registro dei centri della PMA, la cui iscrizione è obbligatoria, cosi come è obbligatorio l'invio annuale dei dati concernenti le procedure, i risultati, e i dati di tracciabilità dei donatori, nel rispetto delle norme della privacy .. 1 (Organizzazione strutturale e logistica dei centri di PMA) 1 L'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), di tipo omologo ed eterologo, è garantito in maniera indiscriminata e omogenea su tutto il territorio nazionale, nei centri pubblici o privati accreditati con il Servizio sanitario nazionale (SSN) o nei centri privati autorizzati attraverso una Rete nazionale a tal fine istituita. Su base regionale viene individuata un’Agenzia pubblica di servizi alla persona (ASP) in qualità di «capofila», con finalità di coordinamento territoriale dei centri. L'accesso alle prestazioni erogate dai centri pubblici o privati di cui al primo periodo viene effettuato tramite numero unico di prenotazione, allo scopo di ottimizzare le risorse e ridurre i tempi di attesa per le prestazioni medesime. La mobilità interregionale delle coppie, nell'ambito dei trattamenti di PMA, deve essere preventivamente autorizzata dalla ASP capofila di appartenenza. 2 Le modalità operative e le risorse da attribuire ai vari centri pubblici e privati della Rete di cui al comma 1 sono stabilite in sede di programmazione economica della spesa sanitaria per l'anno corrente, con apposito accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 3 I costi collegati all’applicazione delle tecniche di PMA sono supportati dal SSN, in quanto inseriti nei livelli essenziali di assistenza (LEA). Eventuali forme di compartecipazione alla spesa, su base reddituale, sono stabilite in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tenendo presente il criterio dell’uniformità, onde evitare o ridurre al minimo il fenomeno migratorio interregionale delle coppie. 4 Allo scopo di incentivare le politiche di sostegno ai programmi di educazione sanitaria in tema di PMA, le regioni adottano un programma annuale di aggiornamento degli operatori consultoriali, a livello di dirigenza medica e personale di supporto, ai quali è demandato l'obbligo della redazione del certificato di infertilità per le coppie candidate ai trattamenti, allo scopo di stabilire una terzietà tra le figure eroganti le tecniche di PMA e le figure professionali eroganti il medesimo certificato. 5 Per i requisiti strutturali in materia di qualità e sicurezza nell’ambito delle attività connesse alla donazione, quali approvvigionamento, controllo, lavorazione, conservazione, stoccaggio e distribuzione di cellule umane, si applica l'Accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 15 marzo 2012, sul documento concernente requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici delle strutture sanitarie autorizzate di cui alla legge 19 febbraio 2004, n. 40. 6 È istituita una commissione di verifica per la corretta applicazione delle procedure e la sussistenza dei requisiti oggettivi logistici e funzionali delle strutture autorizzate e accreditate in base all'Accordo tra il Governo, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, del 25 marzo 2015, sul documento recante criteri per le visite di verifica dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi dei centri di procreazione medicalmente assistita (PMA), di cui ai decreti legislativi n. 151 del 2007 e n. 16 del 2010, e per la formazione e qualificazione dei valutatori addetti a tali verifiche.