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Rispetto al quadro normativo vigente, il disegno di legge, in primo luogo, interviene sul comma 1 dell'articolo 2, per ribadire che l'accesso alla liberazione condizionale è subordinato al ricorrere delle condizioni previste dall'articolo 4- bis OP (lettera a) e che si applicano le norme procedurali per la concessione dei benefici contenute in tale articolo. La modifica ha carattere di coordinamento: i presupposti e la procedura per l'applicazione dell'istituto della liberazione condizionale sono dunque quelli dettati dall'articolo 4- bis OP. Con la lettera b) sono invece apportate diverse modifiche alla disciplina vigente in materia di liberazione condizionale (comma 2 dell'articolo 2 del decreto legge n. 152 del 1991) per i condannati all'ergastolo per i cosiddetti reati ostativi, non collaboranti, di cui al comma 1 dell'articolo 4- bis . Per i predetti soggetti: la richiesta della liberazione condizionale potrà essere presentata dopo che abbiano scontato 30 anni di pena (per i condannati all'ergastolo per un reato non ostativo, e per i collaboranti, rimane il requisito dei 26 anni); occorrono 10 anni dalla data del provvedimento di liberazione condizionale per estinguere la pena dell'ergastolo e revocare le misure di sicurezza personali ordinate dal giudice (per i condannati all'ergastolo per un reato non ostativo, e per i collaboranti, occorrono 5 anni); la libertà vigilata  sempre disposta per i condannati ammessi alla liberazione condizionale - è accompagnata al divieto di incontrare o mantenere comunque contatti con i soggetti condannati per i gravi reati di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater del codice di procedura penale, ovvero con i soggetti sottoposti a misura di prevenzione di cui alle lettere a), b), d), e), f) e g) dell' articolo 4 del decreto legislativo n. 159 del 2011 (cosiddetto Codice delle leggi antimafia), ovvero con i soggetti condannati per reati previsti dalle predette lettere. L'articolo 3 delinea una specifica disciplina transitoria da applicare ai detenuti e internati per fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della riforma. Con specifico riguardo alla disposizione di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), numero 1), il comma 1 dell'articolo 3 prevede che non si applica quando il delitto diverso da quelli indicati nell'articolo 4- bis , comma 1, O.P. sia stato commesso prima della data di entrata in vigore della legge in esame. Ai sensi del comma 2 ai condannati e agli internati che, prima della data di entrata in vigore della riforma, abbiano commesso i reati ostativi di cui al comma 1 dell'articolo 4- bis OP - nei casi in cui la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero l'integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendano comunque impossibile un'utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui, anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall'articolo 62, numero 6, anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall'articolo 114 ovvero dall'articolo 116, secondo comma del codice penale - le misure alternative alla detenzione e la liberazione condizionale possono essere concesse, secondo la procedura di cui al comma 2 dell'articolo 4- bis O.P., purché siano acquisiti elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva. In tali casi, precisa sempre il comma 2 dell'articolo 3, ai condannati alla pena dell'ergastolo, ai fini dell'accesso alla liberazione condizionale, non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), della riforma. Nondimeno, la libertà vigilata comporta sempre per il condannato il divieto di incontrare o mantenere comunque contatti con soggetti condannati per i reati di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater del codice di procedura penale o sottoposti a misura di prevenzione ai sensi delle lettere a), b), d), e), f) e g) del comma 1 dell'articolo 4 del codice antimafia, o condannati per alcuno dei reati indicati nelle citate lettere. L'articolo 4 modifica l' articolo 25 della legge n. 646 del 1982 , al fine di introdurre la possibilità per la Guardia di finanza di procedere ad indagini fiscali nei confronti dei detenuti ai quali sia stato applicato il regime carcerario previsto dall'articolo 41- bis OP (lettera a). Per consentire alla Guardia di finanza di procedere con le verifiche, la disposizione in commento prevede che una copia del decreto del Ministro della Giustizia, che applica il cosiddetto "regime di 41- bis ", sia trasmessa al nucleo di polizia economico-finanziaria competente per le verifiche (lettera b). Infine, gli articoli 5 e 6 disciplina rispettivamente la copertura finanziaria e l'entrata in vigore della legge. Anche il disegno di legge n. 2465, di iniziativa del senatore Grasso, reca modifiche all'ordinamento penitenziario in materia di concessione di benefici a condannati per determinati reati. Il comma 1 dell'articolo 1 riscrive interamente l'articolo 4- bis citato, prevedendo che l'assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione, esclusa la liberazione anticipata, possano essere concessi, ai detenuti e internati per i delitti cosiddetti « di prima fascia » (comprendenti i delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione, associazione di tipo mafioso, i reati aggravati dal metodo mafioso e agevolanti l'associazione, il sequestro di persona a scopo di estorsione e l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) solo se sia fornita la prova dell'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, del pericolo del ripristino di tali collegamenti e sia stato accertato il loro effettivo ravvedimento. Per questi delitti si prevede un procedimento rafforzato ai fini della concessione dei benefici, puntualmente disciplinato dall'articolo 4- bis OP, attribuendo al tribunale di sorveglianza la competenza a valutare la concessione dei benefici per i reati di « prima fascia », approfondendo le specifiche ragioni della collaborazione o della eventuale mancata collaborazione (come ragionevole presunzione di specifica pericolosità, superabile dalla valutazione critica, da parte dei condannati, della loro precedente condotta e dalle loro iniziative di risarcimento a favore delle vittime). L'istanza di concessione dei benefici deve contenere una « specifica allegazione » degli elementi che comprovano le condizioni richieste; in assenza di tale specifica allegazione, il tribunale di sorveglianza potrà dichiarare inammissibile l'istanza. Sono inoltre disciplinati anche nei tempi i pareri che il tribunale di sorveglianza deve acquisire al fine di poter raccogliere elementi utili per decidere. Nel caso in cui si valuti di concedere il beneficio, la nuova disciplina consente al giudice - al fine di rendere più sicura per i consociati l'esecuzione della misura - di disporre: