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Modifiche alla parte seconda della Costituzione, concernenti la forma di Governo, nonché la composizione e le funzioni del Parlamento. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge costituzionale intende riportare all'esame del Senato, con alcune modifiche, il testo unificato adottato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera nel corso della XV legislatura (atto Camera nn. 553 - 1524- 2335 - 2382 - 2479 - 2572 - 2574 - 2576 -2578-2586-2715-2865-3139 e 3151-A). Quel testo era stato riconosciuto sia dalla maggioranza sia dall'opposizione come un buon punto di condivisione su una riforma volta a semplificare e a migliorare il funzionamento delle istituzioni e a dare più forza ed efficienza al sistema di governo. D'altronde il cambiamento di pochi articoli della Costituzione, e non una riforma radicale della stessa, risponde all'esigenza ricorrente in tutti i progetti di legge di revisione costituzionale degli ultimi anni di superare il bicameralismo perfetto, divenuto ormai paralizzante per l'azione di governo nell'attuale sistema di democrazia bipolare e maggioritario, e di rafforzare la figura del Presidente del Consiglio dei ministri all'interno del potere esecutivo. Abbiamo scelto di riproporre sostanzialmente il testo unificato presentato all'Aula della Camera il 17 ottobre 2007 perché contiene i pochi punti fondamentali largamente condivisi per velocizzare i tempi delle decisioni politiche, che è quanto chiedono da tempo i cittadini, nella speranza che, dovendo trovare una soluzione solo per le questioni allora rinviate alle decisioni dell'Assemblea e mai attuate a causa della fine anticipata della XV legislatura, si possa arrivare in tempi rapidi ad avere un Parlamento e un Governo moderni, al passo con i cambiamenti istituzionali che si sono determinati. Ripartendo dunque dal dibattito sull'adeguamento e sull'aggiornamento della Costituzione repubblicana del 1948, è necessario registrare, anche sul piano formale, nella Carta scritta, i cambiamenti avvenuti nel sessantennio trascorso dalla sua scrittura. La predilezione per interventi mirati e limitati a poche questioni, anche se di grande portata, porta alla scelta di rivedere il bicameralismo perfetto che ha caratterizzato il funzionamento del Parlamento in luogo di un rapporto differenziato tra la Camera politica e il Senato federale, vera Camera di rappresentanza degli enti territoriali, eletto su base regionale dai Consigli regionali e dai Consigli delle autonomie locali secondo un metodo ripreso dal Bundesrat austriaco ed escluso dal rapporto fiduciario con il potere esecutivo. L'esigenza di riformare il Senato della Repubblica è dettata d'altronde anche dalla necessità di portare a compimento la riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione approvata nel 2001 (legge costituzionale n. 3 del 2001). Si è poi deciso di intervenire sulla forma di governo al fine di garantire al Paese una stabilità di governo e una sua azione efficace attraverso il rafforzamento della figura del Presidente del Consiglio dei ministri all'interno dell'Esecutivo e nei rapporti con il Parlamento. Il rapporto di fiducia s'instaura dunque tra il Presidente del Consiglio dei ministri e la Camera dei deputati, unica chiamata a svolgere la funzione di indirizzo politico, come del resto accade in vari Paesi europei (Svezia, Spagna, Germania e Francia). La fiducia sarebbe concessa al solo Presidente del Consiglio dei ministri, che diventa il supremo responsabile del programma dell'Esecutivo. Il Governo assume anche formalmente un ruolo nella predisposizione dell'agenda parlamentare, potendo chiedere che un disegno di legge sia iscritto con priorità all'ordine del giorno delle Camere e che sia votato entro una data certa prestabilita e idonea comunque a consentire un adeguato esame dello stesso disegno di legge. La modernizzazione del sistema politico, minimo comune denominatore di questa riforma costituzionale, viene attuata attraverso vari strumenti, di seguito esplicitati. La revisione del sistema bicamerale Come già detto, si è scelto un bicameralismo differenziato. L'articolo 1 del presente disegno di legge costituzionale modifica la denominazione del Senato della Repubblica, che diventa «Senato federale della Repubblica», attraverso la modifica all'articolo 55 della Costituzione. La nuova denominazione indica che questa Camera diventa il raccordo tra le potestà legislative e normative delle autonomie territoriali e dello Stato, attraverso la partecipazione diretta del sistema politico regionale e locale alla funzione legislativa statale. La sola Camera dei deputati assume quindi la rappresentanza politica nascente dalla diretta legittimazione popolare e la correlata responsabilità che trova la sua espressione nel rapporto di fiducia con il Governo. L'articolo 2, modificando l'articolo 56 della Costituzione, riduce il numero dei deputati da 630 a 500, modifica l'età minima per essere eletti (elettorato passivo) da venticinque a diciotto anni ed elimina i deputati eletti nella circoscrizione Estero. L'articolo 3, sostituendo l'articolo 57 della Costituzione, provvede a ridefinire la composizione del nuovo Senato federale, non più eletto a suffragio universale e diretto, ma dalle Assemblee elettive regionali e dai Consigli delle autonomie locali, secondo modalità da definire con legge dello Stato. Il numero dei senatori eletti in ciascuna regione varia in base alla popolazione, ma non secondo un rigido criterio di proporzionalità. I Consigli regionali eleggono: 1) cinque senatori nelle regioni sino a un milione di abitanti; 2) sette senatori nelle regioni con più di un milione di abitanti e fino a tre milioni; 3) nove senatori nelle regioni con più di tre milioni di abitanti e fino a cinque milioni; 4) dieci senatori nelle regioni con più di cinque milioni di abitanti e fino a sette milioni; 5) dodici senatori nelle regioni con più di sette milioni di abitanti e fino a nove milioni; 6) quattordici senatori nelle regioni con più di nove milioni di abitanti. La Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e il Molise eleggono un solo senatore. Un'ulteriore quota di senatori (uno nelle regioni sino a un milione di abitanti; due nelle regioni con popolazione superiore, anche in questo caso con voto limitato) è eletta in rappresentanza delle autonomie locali. Sono eleggibili i componenti dei consigli dei comuni, delle province e delle città metropolitane; il corpo elettorale è invece individuato nel Consiglio delle autonomie locali, organo di consultazione tra la regione e gli enti locali, introdotto nell'ordinamento con la riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione (articolo 123, quarto comma, della Costituzione), la cui disciplina è demandata agli statuti regionali. Particolari disposizioni sono previste per la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, dove sono i Consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano ad eleggere, con voto limitato, tre senatori per ciascuna provincia al fine di rispettare il principio di parità tra le due province e per favorire l'elezione di un senatore del gruppo linguistico italiano, come previsto attualmente dalla misura 111 del cosiddetto «Pacchetto per il Trentino-Alto Adige/Südtirol». Un ulteriore senatore per ciascuna provincia autonoma sarà eletto dai rispettivi Consigli delle autonomie locali.