[resaula]

È stata inoltre introdotta una disposizione che, a condizione di reciprocità, salvaguarda la posizione giuridica degli studenti e dei ricercatori del Regno Unito presenti in Italia alla data del recesso o che lo saranno entro l'anno accademico 2019-2020. L'articolo 18 autorizza la sottoscrizione di quote di capitale della Banca europea per gli investimenti (BEI) da parte dell'Italia, per un ammontare pari a circa 6,9 miliardi di euro. La sottoscrizione dell'Italia è resa necessaria per sostituire il capitale sottoscritto dal Regno Unito e garantire in tal modo l'operatività, la solvibilità e il merito di credito della Banca. L'articolo 19 reca disposizioni per il sostegno all'attività internazionale del Governo. È prevista la facoltà di assunzione di personale da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, connessa alla presidenza italiana del G20 nel 2021 e ai negoziati europei e internazionali in materia economico-finanziaria. Durante i lavori sono state introdotte due disposizioni riguardati i principi contabili internazionali, in particolare l'emendamento 19.0.3 e l'emendamento 19.0.4. Un'altra importante novità riguarda la possibilità, per la Cassa depositi e prestiti e le equivalenti strutture europee, di svolgere attività di negoziazione in conto proprio nelle sedi di negoziazione all'ingrosso dei titoli di Stato. In conclusione, al capo III, gli articoli da 20 a 23 del decreto-legge consentono la prosecuzione delle misure di supporto allo smaltimento dei crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari, tramite la concessione di garanzie dello Stato nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione che abbiano come sottostante crediti in sofferenza. A tal fine, si utilizzano i meccanismi disciplinati dal decreto-legge n. 18 del 2016, cui sono apportate alcune modifiche. Viene confermata la disciplina secondo la quale possono usufruire della garanzia dello Stato solo le cartolarizzazioni cosiddette senior , ossia quelle considerate meno rischiose, e non si può invece procedere al rimborso dei titoli più rischiosi, se prima non sono integralmente rimborsate le tranche di titoli coperti dalla garanzia di Stato. Le garanzie possono essere chieste dalle banche a fronte del pagamento di una commissione periodica al Tesoro, calcolata come percentuale annua sull'ammontare garantito. Si prevede che il prezzo della garanzia sia di mercato, al fine di non dar vita ad aiuti di Stato, e crescente nel tempo, allo scopo di tener conto dei più elevati rischi connessi a una maggiore durata dei titoli e d'introdurre nel meccanismo un incentivo a recuperare velocemente i crediti. Al fine del rilascio della garanzia, i titoli emessi a fronte della cartolarizzazione devono avere preventivamente ottenuto un rating uguale o superiore al rating BBB da un'agenzia di rating indipendente e inclusa nella lista di quelle accettate dalla BCE, secondo i criteri che le stesse sono tenute ad osservare. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, il fatto che il provvedimento sia più noto come decreto Brexit sembra far passare in secondo piano il contenuto dell'articolo 1 del decreto-legge, che tratta delle tecnologie di quinta generazione, più note come 5G. Certamente sono importanti anche i temi della Brexit e delle banche, ampiamente trattati dal relatore, il quale però non si è soffermato in maniera a mio avviso sufficiente sull'articolo 1. Ritengo infatti che occorra soffermarsi sulle tecnologie di quinta generazione, le quali fanno parte dell'area della cosiddetta digitalizzazione, che oggi va oltre Internet e vede la centralità dell'intelligenza artificiale, non solo per migliorare la produttività del nostro Paese, ma proprio per riposizionarne il modello industriale su un nuovo paradigma. Credo dunque che su questo tema si debba fare una riflessione approfondita, cosa che sia l'Italia sia l'Europa non stanno facendo in maniera adeguata, e soprattutto con una visione, pensando cioè ad una politica industriale europea, che veda come centrali le tecnologie digitali, oltre all'industria. Voglio citare un dato: il World economic forum sostiene che il valore combinato di industria e digitale sia superiore ai 100.000 miliardi di dollari - si tratta di numeri impressionanti - nel periodo tra il 2016 e il 2025. Stiamo discutendo tanto di come far crescere il PIL nel Paese e i dati non sono confortanti: perché non fare un ragionamento approfondito su questi temi a livello di Unione europea? Penso soprattutto ai Vice Presidenti del Consiglio dei ministri. Proprio ieri il vice presidente Salvini, ad esempio, ospite della trasmissione televisiva condotta da Giovanni Floris, ha detto di volere al Parlamento europeo rappresentanti del popolo italiano, che sappiano portare in quella sede gli interessi dei nostri agricoltori e di chi si occupa della pesca. Certamente si tratta di settori importanti, ma penso si debba mandare in Europa anche qualcuno che si occupi delle materie in oggetto, che sono davvero quelle del futuro. A tal proposito, i dati che ho citato in precedenza devono veramente far riflettere. Sul programma Horizon Europe per il periodo 2021-2027, per cui pare che l'Europa abbia stanziato 7 miliardi di euro - si tratta di nuovo di cifre estremamente rilevanti - credo che l'Italia debba giocare una partita importante. Credo sia noto a tutti che i tre macrofenomeni della globalizzazione, dell'immigrazione e della digitalizzazione, che hanno una portata internazionale, non siano stati ben governati a livello europeo e non possano essere governati da un singolo Paese. Tornando alle tecnologie digitali, ricordo che il presidente di Asstel, l'associazione delle aziende che si occupano di telecomunicazioni, Guindani, ha detto che dobbiamo ragionare su ecosistemi digitali, aperti e permeabili, che non possiamo bloccare, né normare troppo. Oggi invece qui ci preoccupiamo di questo (e ciò accade non solo in Italia, bensì a livello europeo), senza fare niente per arrestare la preoccupazione, la normativa e i vari regolamenti in materia di protezione delle reti e dei dati. Cari colleghi, non si può fare niente in tal senso: il digitale e il reale sono talmente permeati tra loro che, se pensiamo a cosa hanno fatto le telecomunicazioni, capiamo perfettamente che il fenomeno è inarrestabile, compreso ciò che vogliamo fermare. Si è parlato di moratoria per la tecnologia wireless di quinta generazione, sulla base dei pareri del comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti. Ciò deve farci riflettere ancora una volta sul tempo che stiamo perdendo senza pensare a un player europeo. Stati Uniti e Cina invece stanno pensando a queste materie: è ben nota la guerra tra questi due grandi Paesi su questi temi, proprio perché entrambi hanno capito che è oggi il dato centrale nell'economia reale. Abbiamo sempre parlato di capitale e lavoro, cui poi si è unita la finanza come fattore di sviluppo di un Paese. Oggi dobbiamo iniziare a parlare anche di dato centrale nell'economia reale, dato generatore di nuova ricchezza, intorno al quale andiamo a costruire un pezzo importante del nostro PIL. (Applausi dal Gruppo FI-BP) .