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Modifica dell'articolo 66 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei parlamentari. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge costituzionale prevede la modifica dell'articolo 66 della Costituzione, attribuendo alla Corte costituzionale la verifica dei titoli di ammissione dei componenti delle Camere e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità. La proposta era stata già presentata nella corrente legislatura, durante l' iter della riforma costituzionale, sotto forma di emendamento. Il tentativo di inserire il tema nella riforma (peraltro bocciata dal referendum del 4 dicembre 2016) non ha incontrato il favore del relatore e del Governo e l'emendamento è stato ritirato. Con questa proposta si vuole sottoporre alla valutazione del Parlamento la necessità di trovare soluzioni più attuali (di quelle previste dai Costituenti), sotto il profilo della competenza e delle procedure, alla cosiddetta verifica dei poteri, oggi affidata alla Camera di appartenenza dei singoli componenti (deputati o senatori). La questione è discussa da tempo ed è stata sollevata anche in questa legislatura da più parti, a partire dai saggi nominati dal Presidente della Repubblica all'inizio della legislatura. Personalmente ho maturato la necessità di produrre una proposta di modifica dell'articolo 66 della Costituzione per l'esperienza che ho vissuto in Senato prima sul caso Berlusconi e poi sul caso Minzolini, due casi in cui è stata proposta la decadenza dalla Giunta delle elezioni, i quali hanno trovato soluzioni diverse con il voto dell'Aula. Ho fatto parte della Giunta sin dall'inizio della legislatura. La partecipazione ad un organismo del genere pone sempre davanti a problemi di una certa delicatezza. Questo è stato particolarmente vero in questa legislatura, in cui la Giunta (e poi l'Aula) si è trovata davanti alla prima applicazione della cosiddetta «legge Severino», che ha introdotto anche per i parlamentari l'istituto della incandidabilità e della decadenza (per incandidabilità sopravvenuta). Sotto il profilo qui considerato (della verifica delle condizioni di eleggibilità), il primo caso importante che ci siamo trovati ad affrontare è stato quello della decadenza del leader dell'opposizione, senatore Silvio Berlusconi, destinatario di una sentenza di condanna per frode fiscale diventata definitiva il 1º agosto 2013, dopo la convalida degli eletti. Ho partecipato alla discussione in Giunta e sono intervenuta anche in Assemblea, attenta a ribadire la necessità della decadenza senza mai perdere di vista la gravità della decisione e la necessità di motivare adeguatamente, anche sul piano tecnico, la posizione del gruppo e di intervenire con il rispetto dovuto al destinatario del provvedimento, presente in aula. Quella decadenza, votata a voto palese in un'aula silenziosa e tesa, ha inciso sull'andamento della legislatura e sulla vita politica del Paese. «... l'argomento che mi sembra più significativo... è quello secondo il quale il decreto legislativo Severino violerebbe un principio cardine del nostro sistema penale, quello della irretroattività della norma penale. In proposito, voglio richiamare ... l'articolo 25, secondo comma, della Costituzione, che prevede che "Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso", e voglio anche dire ... che un analogo principio viene sancito dall'articolo 7 della Convenzione sui diritti dell'uomo. Si tratta di un principio assai rilevante... Esso riguarda, come è evidente, le norme incriminatrici. Sgombriamo allora subito il campo da un fatto: non siamo davanti ad una norma incriminatrice, perché, quale che sia il carattere afflittivo della norma introdotta dal decreto legislativo Severino sull'incandidabilità, sicuramente nessuno è in condizione di affermare che si tratti di una norma incriminatrice. È stato anche detto ... che il principio dell'irretroattività che la Costituzione pone con riferimento alle norme incriminatrici riguarda anche le sanzioni amministrative. In questo caso si tratta di un principio introdotto da una legge dello Stato, ed è anch'esso un principio importante. Tuttavia, stabiliamo anche un altro concetto: così come avviene per il diritto penale, anche per le sanzioni amministrative non è che il carattere più o meno afflittivo di una norma, cioè il fatto che una norma circoscriva i nostri diritti, possa essere considerato in sé e possa portarci a qualificare la norma medesima come sanzione amministrativa. Le sanzioni amministrative sono quelle tipiche disciplinate dalla legge, così com'è per le norme penali... Dobbiamo avere ben presente non solo l'articolo 25, ma tutti gli articoli della Costituzione, e voglio ricordarne altri per sostenere poi un assunto assolutamente contrario a quello che è stato sostenuto qui dentro. Voglio ricordare anzitutto l'articolo 65 della Costituzione, che è quello che più ci riguarda questa mattina. Esso recita che: "La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore". Cos'altro ha fatto il decreto legislativo Severino se non evitare di contraddire la Costituzione, applicandola introducendo con legge casi di ineleggibilità come previsto dall'articolo 65 della stessa? Poi, che l'incandidabilità sia un'ineleggibilità di carattere particolare credo non si possa dubitare, perché oltre che la dottrina anche la giurisprudenza è conforme sul punto, e quindi penso che nessuno possa seriamente dubitarne. Un altro articolo della Costituzione che potrei citare ... è l'articolo 48, che riguarda l'elettorato attivo, dove si dice che: "Il diritto di voto" cioè l'elettorato attivo "non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge". Cito questo articolo per due motivi: innanzitutto, perché qui si è parlato dell'indegnità morale, e deve essere chiaro che nessuno di noi, in uno Stato laico, deve invocare il concetto di indegnità se non legato ad una codificazione dell'indegnità sancita da una legge dello Stato; altrimenti non avrebbe alcun senso. Non siamo sacerdoti, non siamo riferimenti, o meglio dovremmo essere anche riferimenti morali ed etici, ma non siamo qui in questa veste: noi applichiamo le leggi dello Stato. Lo cito anche per dire che l'articolo 48 della Costituzione, per quanto riguarda l'elettorato attivo, vincola maggiormente il legislatore, mentre l'articolo 65 ha schema libero. Infatti, il discorso della sentenza passata in giudicato potrebbe comunque essere preso come riferimento perché riguarda l'elettorato attivo, ma non è detto che fosse necessaria addirittura -- come poi abbiamo deciso come legislatori -- una sentenza passata in giudicato per introdurre un'ineleggibilità. Allora, ci troviamo di fronte all'applicazione della Costituzione e di fronte ad una legge voluta fortemente, in un momento difficile della nostra Repubblica, da tutte le forze politiche; infatti, quella legge ha avuto padri e madri in tutte le forze politiche, perché ciascuno di noi ne ha rivendicato la paternità e la maternità. Siamo davanti ad una legge che alla prima applicazione non ci piace e cominciamo ad ostacolarla.