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sono oltre 345.000 le imprese italiane dell'industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedevano di farlo entro la fine del 2018 (nell'arco, dunque, complessivamente di un quinquennio), in prodotti e tecnologie green . In pratica una su quattro, il 24,9 per cento dell'intera imprenditoria extra-agricola; per ogni chilogrammo di risorsa consumata il nostro Paese genera (a parità di potere d'acquisto) 4 euro di Pil, contro una media europea di 2,2 e valori tra 2,3 e 3,6 di tutte le altre grandi economie continentali, come stima l'Istituto di ricerche Ambiente Italia. L'Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani, industriali eccetera, inclusi quelli minerari) e questo anche grazie a modalità innovative di gestione dei rifiuti e sistemi avanzati per il loro recupero; tenuto conto che: la normativa italiana in materia di ambiente, che trova riferimento nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, all'art. 184- ter , prevede la definizione di "cessazione della qualifica di rifiuto"; la norma stabilisce che "L'operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni", conformandosi a quanto già suggerito dal Legislatore comunitario attraverso la direttiva 2008/98/CE del 19 novembre 2008; questo comporta che il controllo effettuato su un materiale qualificato come rifiuto che sia volto a verificarne le caratteristiche affinché esso possa cessare di essere tale è un'operazione di recupero a tutti gli effetti e necessita di essere autorizzata secondo le procedure previste dal decreto legislativo; diverse sentenze giurisprudenziali, ultima delle quali la sentenza del Consiglio di Stato n. 1229/2018, hanno fornito un'interpretazione molto restrittiva in relazione alla possibilità per l'autorità competente (Regione o Provincia da questa delegata) di valutare "caso per caso" la sussistenza delle condizioni previste dalla norma; arrestare questo processo virtuoso anche attraverso la mancata possibilità di consentire alle Regioni di definire i criteri per la cessazione di qualifica di rifiuto "caso per caso" getta un'ombra di incertezza sulle numerose autorizzazioni ordinarie integrate che oggi abilitano il recupero di rifiuti non disciplinati a livello comunitario e ministeriale, impegna il Governo: 1) a farsi carico tra i Paesi partecipanti alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima dell'adozione di un codice che esiga un livello elevato di trasparenza, con solide norme vincolanti per tutte le parti al fine di misurare accuratamente i progressi e consolidare la fiducia tra le parti che partecipano al processo internazionale; 2) ad adottare con urgenza interventi per favorire la riduzione dei limiti di biossido di azoto, anche per non incorrere in procedure di infrazione da parte dell'Unione europea; 3) a proporre, con la massima urgenza una norma transitoria nelle more dell'applicazione della direttiva 2008/98/CE, che consenta agli impianti al momento costruiti ma fermi di funzionare regolarmente onde evitare di destinare ingenti quantità di rifiuti alle discariche; 4) a garantire un'autonomia finanziaria degli enti locali che impegnano le risorse derivanti dalla tassazione alle imprese in investimenti nel settore energetico-ambientale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell'aria e per il miglioramento del trattamento della gestione del ciclo dei rifiuti e delle acque di scarico; 5) a prevedere un piano di investimenti pubblici finalizzato a: a) promuovere un nuovo modello energetico-ambientale fondato sulle seguenti priorità: efficienza dei consumi energetici nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, attraverso la digitalizzazione delle reti, la diffusione della mobilità elettrica, lo sviluppo di tecnologie elettro-efficienti in ambito residenziale; impulso per le fonti rinnovabili e realizzazione di un programma nazionale per la mobilità urbana ecosostenibile, attraverso l'introduzione di incentivi fiscali per cittadini e imprese e di misure di semplificazione; riciclo e trasformazione in risorse dei rifiuti ( circular economy ); b) dotare gli edifici pubblici, a partire dalle scuole, di impianti fotovoltaici e di efficienza energetica, d'intesa con le Regioni, le Province e i Comuni; c) garantire il completamento del capacity market , finalizzato ad una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento ed il sostegno alla fonte idroelettrica rinnovabile e programmabile al tempo stesso. Atto n. 1-00098 BINETTI SACCONE FAZZONE FERRO TESTOR MASINI CONZATTI GALLONE SICLARI RIZZOTTI - Il Senato, premesso che: il disturbo dello spettro autistico è un insieme eterogeneo di disturbi del neuro-sviluppo, con esordio precoce, già nei primi tre anni di vita; la vita del soggetto è caratterizzata da difficoltà nell'interazione reciproca e nella comunicazione sociale, associata a comportamenti di tipo ripetitivo (stereotipie) e ad interessi ristretti in ambiti specifici (definizione dai manuali "DSM-5" e "ICD-11"). Tutto ciò comporta una disabilità permanente con manifestazioni diverse, che possono variare da persona a persona, e tende ad accompagnare il soggetto che ne è affetto per tutta la durata della vita; la scienza ritiene che i fattori eziopatogenetici siano di tipo sia genetico che ambientale, ma esclude ipotesi legate a vaccini di vario tipo; il fatto stesso che le cause siano così numerose e sostanzialmente diverse tra di loro, comporta che si creino, anche sul piano delle manifestazioni del disturbo dello spettro autistico, situazioni molto diversificate che richiedono approcci altrettanto diversi tra di loro sul piano delle terapie specifiche. Pertanto, è fondamentale prevedere un costante richiamo alla singolarità e all'unicità della persona, evitando l'omologazione di trattamenti, che nella loro generalizzazione non tengano conto della diversità delle cause, della diversità delle manifestazioni e della diversa intensità della sintomatologia, che ogni soggetto presenta nella specificità del contesto in cui vive; in Italia si stima che il disturbo dello spettro autistico abbia una prevalenza di almeno uno su 100, con una frequenza 4 volte più alta fra i maschi; si ritiene pertanto che il problema possa riguardare all'incirca 500.000 famiglie; i disturbi dello spettro autistico da soli rappresentano attualmente una delle prime 20 cause di disabilità infantile nel mondo; gli studi epidemiologici internazionali hanno riportato un incremento generalizzato della prevalenza di disturbi dello spettro autistico, anche in considerazione della migliore capacità di diagnosi da parte degli specialisti, dell'allargamento dei criteri diagnostici, dell'abbassamento dell'età alla diagnosi, della maggiore sensibilità e attenzione ai disturbi dello spettro autistico; a livello europeo, vengono indicati come una condizione ad elevato costo sanitario e impatto sociale, in riferimento a tutte le fasi di vita e a tutti gli ambiti d'intervento; il 12 settembre 2015 è entrata in vigore la prima legge nazionale sull'autismo, legge n. 134 del 2015, approvata in via definitiva il 5 agosto 2015.