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in merito a ciò giova sottolineare che, nonostante la libreria o la catena di librerie abbiano tutta la libertà di scegliere se ordinare, esporre e vendere un libro, compiendo valutazioni di carattere commerciale o valutandone il contenuto e possano rifiutare di accogliere un libro nei propri scaffali se non ritengono di poterlo vendere o se ritengono che il libro non abbia contenuti interessanti o adeguati, tuttavia le stesse non hanno diritto di rifiutare un ordine di una persona che è interessata al libro e intenda ivi acquistarlo; tantomeno la libreria può addurre scuse al cliente che vuole acquistare il libro affermando che Cantagalli non è distribuito da Messaggerie Libri S.p. A. o che il libro è fuori catalogo ed è reperibile solo nelle bancarelle dei libri usati; pur essendo state accolte le scuse della catena Librerie Feltrinelli, la Edizioni Cantagalli ha rimarcato il fatto che il comportamento descritto sembra assumere i connotati di una vera e propria censura o "ostruzionismo commerciale", che certamente non si confà ad un Paese democratico come l'Italia, che all'articolo 21 della Costituzione riconosce la libertà di pensiero tramite la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione; desta sconcerto il fatto che si voglia censurare chiunque sollevi ragionate e documentate perplessità sull'imposizione normativa del gender e che ciò avvenga ancor prima dell'approvazione del disegno di legge in parola, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto rappresentato e quali siano le sue valutazioni al riguardo; come si intenda tutelare la libertà di stampa e di informazione a difesa dei valori racchiusi nell'articolo 21 della Costituzione. Atto n. 3-02518 CALANDRINI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: il contenzioso tributario rappresenta una delle componenti principali dell'arretrato accumulato, sono 50.000 i ricorsi pendenti stimati a fine 2020, con una percentuale di riforme delle decisioni di appello del 45 per cento; in tale difficile contesto nazionale, è stato recentemente firmato, dal presidente facente funzioni della sezione di Latina, il congelamento della commissione regionale tributaria e si teme che tale provvedimento possa costituire l'anticamera della chiusura del fondamentale presidio giudiziario; la commissione regionale di Latina rappresenta l'organo di secondo grado e da diverso tempo si trova in una situazione di difficoltà per la carenza di magistrati e di assistenti; a parere dell'interrogante sarebbero indubbie le ripercussioni per l'intero basso Lazio che deriverebbero dalla chiusura, rischiando di intasare ulteriormente gli uffici della capitale ove già vi è un notevole carico di lavoro; sono pertanto notevoli i pregiudizi ai diritti e agli interessi dei cittadini di Latina e di Frosinone, provincie con una popolazione rilevante di oltre un milione di abitanti; si evidenzia inoltre che le due citate provincie incidono fortemente sul volume di tutto il contenzioso del Lazio con il loro carico pari a quello di quasi tutte le provincie, compresa quella dell'area metropolitana di Roma, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario scongiurare la chiusura della sezione di Latina della commissione regionale tributaria, che pregiudicherebbe i diritti dei cittadini di Latina e di Frosinone e rischierebbe di intasare gli uffici di Roma già gravati da un intenso carico di lavoro; se, alla luce delle considerazioni esposte, non ritengano di intervenire al più presto affinché siano definite modalità e tempistiche di ripresa dell'attività ordinaria all'interno degli uffici giudiziari della commissione tributaria di Latina, al fine di garantire la ripresa dell'attività giudiziaria di tale fondamentale presidio. Atto n. 3-02519 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato il 28 aprile 2021 dal quotidiano "Italia Oggi", i rimborsi delle somme versate negli anni 2012-2013 dalle casse di previdenza dei professionisti all'amministrazione finanziaria dello Stato, in ottemperanza a quanto disposto dal decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, decreto "Spending review", e successivamente dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 7 del 2017, non sono stati ancora restituiti, a causa della mancata istituzione di un fondo ad hoc del Ministero dell'economia e delle finanze, necessario a provvedere alla riammissione; il ricorso effettuato da parte della Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti, che ha richiesto la restituzione di 3,5 milioni di euro (relativi agli anni dal 2014 al 2019, per i quali è in corso un giudizio, mentre è stata effettuata la compensazione di parte di questi con i circa 500.000 euro relativi agli anni 2012 e 2013), evidenzia le manifeste difficoltà interpretative delle disposizioni normative previste dal decreto spending review , i cui effetti hanno determinato il ricorso di ulteriori istituti pensionistici privati, come la Cassa forense, che aveva richiesto la restituzione di oltre un milione di euro o dei periti industriali, che aveva presentato istanza di rimborso, per gli anni 2012 e 2013 per complessivi circa 500.000 euro; l'interrogante al riguardo evidenzia come le numerose sollecitazioni rivolte al Governo Conte II, anche attraverso atti di sindacato ispettivo (nonché dall'articolo richiamato che conferma la lentezza nelle procedure di rimborso), siano rimaste disattese, considerando il ritardo con il quale il Ministero interviene in ottemperanza alla delibera della Consulta sulla declaratoria di illegittimità costituzionale, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; quali siano i motivi per i quali non abbia ancora provveduto alla restituzione delle somme già versate in favore degli enti di previdenza, il cui indebito versamento è stato successivamente dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, con la sentenza citata; se, in considerazione dei ritardi che hanno fatto sì che il Ministero non abbia ancora provveduto all'istituzione del fondo necessario e al riversamento delle somme dovute alle casse di previdenza interessate, non ritenga, infine, urgente e necessario disporre in tal senso in tempi rapidi. Atto n. 3-02520 BITI TARICCO PITTELLA VATTUONE PARRINI COMINCINI STEFANO MARGIOTTA FERRAZZI FEDELI PINOTTI FERRARI ASTORRE MARCUCCI D'ALFONSO IORI BOLDRINI ROSSOMANDO MARILOTTI VERDUCCI D'ARIENZO ROJC LAUS GIACOBBE VALENTE MANCA CIRINNA' Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: