[pronunce]

In coerenza con questa impostazione, la stessa Corte, quando ha giustificato costituzionalmente la durata limitata nel tempo della sospensione del dipendente a causa del mero dato formale della pendenza del procedimento penale, o ha fornito un'interpretazione costituzionalmente conforme di norme che prevedevano siffatte ipotesi di sospensione, ritenendole vincolate ad una durata massima limitata nel tempo, ha sottolineato che, scaduto il termine massimo di durata della sospensione “a causa del procedimento penale", all'amministrazione resta il potere di ricorrere, sussistendone i presupposti, alla sospensione facoltativa o discrezionale, per motivi non più consistenti nella mera pendenza del procedimento penale, ma fondati sulla cognizione sia pure sommaria dei fatti costituenti illecito disciplinare e sull'apprezzamento in concreto delle esigenze cautelari (sentenza n. 447 del 1995 e n. 206 del 1999; ordinanza n. 278 del 1999, e cfr. anche sentenza n. 454 del 2000). 3.- La normativa tuttora vigente, relativa ai magistrati ordinari, prevede che all'inizio o nel corso del procedimento disciplinare l'organo competente (oggi la Sezione disciplinare del CSM), su richiesta del Ministro o del pubblico ministero, possa, sentito l'incolpato, “disporne la sospensione provvisoria dalle funzioni e dallo stipendio" (art. 30, primo comma, del r.d.lgs. n. 511 del 1946) ; che il magistrato sottoposto a procedimento penale sia sospeso di diritto dalle funzioni e dallo stipendio “dal giorno in cui è stato emesso contro di lui mandato o ordine di cattura" (art. 31, primo comma); e che il magistrato sottoposto a procedimento penale per delitto non colposo possa “essere provvisoriamente sospeso dalle funzioni e dallo stipendio" (art. 31, terzo comma). Non sembra dubbio che, nell'impostazione originaria della legge, tale ultima sospensione, pur facoltativa, si configurasse come conseguenza del semplice dato formale della pendenza del procedimento penale, comportando per l'amministrazione solo il potere-dovere di apprezzare in astratto la gravità dell'accusa. E dunque, fino a quando questo era il senso attribuito a tale norma - in conformità anche alla meno recente giurisprudenza di legittimità -, ad essa avrebbe dovuto assegnarsi portata analoga a quella di altre norme simili che prevedono la sospensione “a causa del procedimento penale", con conseguente applicabilità della garanzia relativa al termine di durata massima. Ma non è questo il significato che alla norma impugnata attribuisce la Sezione remittente: la quale, fondandosi su una più recente giurisprudenza di legittimità, formatasi proprio con riguardo al caso concreto davanti ad essa in esame, e che ha corretto il precedente orientamento (Cass. , sez. un. civ. , 3 giugno 1997, n. 4965; 8 luglio 1998, n. 6631), intende la norma in questione nel senso che la misura cautelare può essere disposta non già sul mero presupposto della pendenza del procedimento penale e sulla base di un esame solo formale dell'accusa contestata in quel procedimento, ma in base ad una autonoma delibazione “del merito … in ordine alla responsabilità del magistrato, al rilievo disciplinare della condotta attribuitagli e alla sussistenza di esigenze che in concreto" renderebbero “inopportuna la sua permanenza in servizio", e dunque in base ad un apprezzamento “in ordine alla sussistenza del 'fumus' degli addebiti e delle esigenze cautelari", ancorché pur sempre in relazione alla pendenza del procedimento penale ed ai fatti per i quali in esso si procede. In tale contesto, la misura cautelare non ha più nulla dell'“automatismo" che secondo la giurisprudenza di questa Corte comporta, per ragioni di contemperamento degli interessi costituzionali in gioco, la necessità di una durata rigidamente limitata nel tempo: essa può dunque legittimamente durare fino a quando permangano le esigenze cautelari discrezionalmente apprezzate dall'amministrazione. D'altra parte possono ipotizzarsi anche mutamenti di circostanze, tali da poter comportare una revoca della misura, che non si riconducano alle vicende del procedimento penale; e l'esigenza cautelare può e deve sempre essere rivalutata dall'amministrazione anche in relazione al tempo trascorso e ad eventuali sviluppi del procedimento penale che possano avere specifico rilievo a tali fini. 4.- È pur vero che, interpretato l'art. 31, terzo comma, del r.d.lgs. n. 511 del 1946 nel senso fatto proprio dalla Sezione remittente e dalla più recente giurisprudenza di legittimità, vengono a sfumare considerevolmente i confini fra questa ipotesi normativa e quella della sospensione per gravi motivi adottata all'inizio o nel corso del procedimento disciplinare, prevista dall'art. 30, primo comma, dello stesso r.d.lgs. n. 511 del 1946. E tuttavia tale circostanza, se può fondare l'auspicio di un riordino legislativo dell'intera materia, non muta i presupposti costituzionali su cui si fonda la giurisprudenza di questa Corte, secondo i quali la necessità di un termine rigido di durata massima della misura cautelare vale solo nei casi in cui essa non sia adottata in base ad una autonoma valutazione discrezionale dell'amministrazione in ordine ai presupposti di fatto e alla sussistenza delle esigenze cautelari. Nella specie, ciò conduce a ritenere non fondata la questione nei riguardi delle norme impugnate, interpretate nel senso dianzi visto e fatto proprio dalla Sezione remittente.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 9, secondo comma, della legge 7 febbraio 1990, n. 19 (Modifiche in tema di circostanze, sospensione condizionale della pena e destituzione dei pubblici dipendenti) e dell'art. 31 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511 (Guarentigie della magistratura), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 luglio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Valerio ONIDA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA