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La prima domanda che mi viene da porre, e che si pongono soprattutto gli italiani fuori da questo Parlamento e da quest'Aula, in base anche ai molti commentatori in maggioranza stranieri, è la seguente: siamo dinanzi a un novello Hitler? Lo zar Putin, cioè, ripercorre storicamente le gesta infauste di Hitler? Questa è la prima domanda che dobbiamo porci - ad esempio - partendo dalla Crimea, l'annessione (l'Anschluss), e poi ancora la maschera dell'indipendenza e dell'autodeterminazione dei popoli e, quindi, l'annessione vera e concreta del Donbass. Se tutto ciò fosse vero - ed è fondato - le sanzioni graduali, con tutto il rispetto, signor Ministro, sono inadeguate e insufficienti. Se abbiamo questo scenario imminente dello spazio vitale di hitleriana memoria dinanzi a noi, francamente queste sanzioni non sono sufficienti. Se, al contrario, si tratta dell'ossessione - come l'ha definita questa mattina il presidente Prodi sul Foglio, se non sbaglio - di un uomo - e nel merito della particolarità dell'uomo - di avere la NATO nel suo cortile, allora, sì, quelle sanzioni sono efficaci e puntuali. Si tratta di una distinzione dirimente che la comunità internazionale deve porsi, al netto delle politiche domestiche dei singoli Stati. Qui non si sta giocando: c'è la possibilità di un conflitto alle porte, anzi nel cuore dell'Europa. Le Nazioni Unite intervengono quando ci sono conflitti bellici in giro per il mondo; quando si parla d'Europa - ho visto che è stato di recente convocato il Consiglio di sicurezza - è francamente avvilente vedere come non funzioni quell'organismo con i famosi diritti di veto reciproci. Se, allora, siamo in questa circostanza, dobbiamo dircelo chiaro e tondo: se siamo dinanzi a questa ossessione, ne vale la pena? Il gioco al massacro che si sviluppa in Europa tra i pro Putin e i contro Putin è altrettanto avvilente. Qui non c'è alcuna discussione, non c'è una sola virgola che accomuni il nostro pensiero a quello dello zar Putin sulla concezione della democrazia, delle libertà individuali e - mi permetta di dire - dei diritti umani; non c'è alcuna comunanza di vedute. Dobbiamo però riflettere se le sanzioni hanno validità o meno: a nostro modo di vedere, hanno validità e hanno un costo. Bisogna spiegarlo fuori da qui, signor Ministro, perché il sondaggio che ho letto stamane da cui risulta che due italiani su tre non comprendono perché bisogna pagare, perché è necessario sacrificarsi per l'Ucraina, dimostra che il messaggio non è passato. Qui non si sta difendendo esclusivamente il popolo ucraino: si stanno difendendo i valori fondanti della nostra civiltà e della nostra democrazia; si sta difendendo la pace che caratterizza l'Europa da oltre settant'anni. Ecco perché, purtroppo, dobbiamo porre in essere dei sacrifici. Poi c'è una distinzione tra sacrificio e sacrificio. Il Governo inglese ha posto in essere alcune sanzioni per cinque banche e due oligarchi. Dobbiamo dircelo, cari amici: l'Italia e la Germania pagano un prezzo elevato, coerentemente ai valori tradizionali della cultura del nostro Paese, con il 90 per cento di importazione di gas (il 40 per cento per l'Italia). Quelle sanzioni gravano seriamente sulla nostra bilancia commerciale, dato che già paghiamo questo prezzo dal 2014. E allora sì che ne vale la pena, perché bisogna spiegare che non stiamo difendendo esclusivamente gli interessi di un popolo, ma stiamo difendendo le ragioni fondamentali della nostra unità. Signor Ministro, non entro nel merito delle varie organizzazioni internazionali. L'Unione europea ha dimostrato di non essere adeguata nel momento della crisi energetica perché non siamo riusciti neanche a creare un'unità di intenti da contrapporre in un negoziato per pesare di più nella contrattazione; non siamo riusciti neanche a farlo. Adesso mi auguro che questa unità di intenti si manifesti seriamente e con coerenza sulle sanzioni, altrimenti il rischio è perdere fiducia nelle istituzioni dell'Unione europea. Signor Ministro, vado su un altro tema proprio perché non dobbiamo dividerci; sarebbe sbagliato, sarebbe un punto di debolezza. Se il tema centrale fosse l'ossessione di Putin di avere la NATO nel suo cortile, allora potremmo anche rievocare un detto latino: se vuoi la pace, prepara la guerra. Ebbene, auspico di cuore che sia questo il tema; se fosse così, allora do il mio consiglio, come si fa con un amico. Vede, Ministro, nei rapporti di amicizia - e grazie a Dio abbiamo alleati seri - è fondamentale essere chiari e autentici. E, se poniamo criticità ai nostri migliori alleati con cui abbiamo rapporti di fratellanza, e cioè gli Stati Uniti d'America, non lo facciamo perché qualcuno pensa che vogliamo denunciare trattati o posizionamenti, ma semplicemente poniamo delle criticità. Vogliamo replicare una seconda Turchia nel cuore dell'Europa? È un dubbio che dobbiamo porci. Sarebbe facile per tutti semplificare: da una parte, i brutti e cattivi e, dall'altra, i buoni e belli. Semplificare, però, non è nella nostra cultura: purtroppo la nostra è una cultura complessa. Dunque, in previsione e con una visione - direi - di prospettiva, cosa vogliamo fare dei russi e della Russia? Vogliamo marginalizzarla e isolarla? Non vorrei richiamare la trappola di Tucidide, rievocata dal politologo americano Alison riferendosi alla competizione che porterebbe a uno scontro tra gli USA e la Cina. Di certo, però, se l'Europa non avrà una visione lungimirante fondata sulla sua cultura, difficilmente potremo avere un dialogo con i russi e rischieremo di catapultarli nelle mani, magari, della sfera di influenza cinese, che non mi pare sia compatibile con quella degli Stati Uniti d'America. In conclusione, signor Ministro, noi siamo al suo fianco e al fianco di questo Governo. Auspichiamo che rimanga aperta - coerentemente con i nostri alleati - la speranza di un dialogo, perché siamo convinti che l'Europa possa fare la differenza ponendo in essere i suoi valori, al netto di quello che sta avvenendo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candura. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, mi viene alla mente, in prima battuta, la frase del filosofo cinese - nonché condottiero - Sun Tzu, ovvero: «conosci il tuo nemico» (o quanto meno il tuo avversario). La prima considerazione che faccio è di carattere geografico. Sui giornali e anche qui tra di noi si parla di un fronte ucraino, ma la Russia ha una visione un po' diversa. Per la Russia, tutto l'arco geografico che va dalla penisola di Kola al Mare del Nord, passa per l'Europa Orientale ed arriva - passando attraverso il Mar Nero e il Mar d'Azov - al Medio Oriente, nel Mediterraneo orientale, è un unico fronte dal punto di vista securitario. Faccio questa considerazione geografica perché è cronaca di lunedì che l'incrociatore Ustinov - come ben saprà - navigava tra Calabria e Puglia in direzione Sud, sfilando davanti al porto militare di Taranto (nostra base), per poi fare rotta verso la Grecia e probabilmente verso il Mediterraneo orientale.