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Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2320 (Decreto-legge n. 73, Imprese, lavoro, giovani e salute) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 4 ore, di cui: M5S 43' L-SP-PSd'Az 39' FIBP-UDC 34' Misto 32'+5' PD 29' FdI 23'+5' IV-PSI 21' Aut (SVP-PATT, UV) 18' Dissenzienti da stabilire Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 77, Governance Piano nazionale ripresa e resilienza e semplificazione procedure) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 4 ore, di cui: M5S 43' L-SP-PSd'Az 39' FIBP-UDC 34' Misto 32'+5' PD 29' FdI 23'+5' IV-PSI 21' Aut (SVP-PATT, UV) 18' Dissenzienti da stabilire Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2272 (Decreto-legge n. 80, Rafforzamento pubbliche amministrazioni e giustizia) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 54' L-SP-PSd'Az 49' FIBP-UDC 42' Misto 40'+5' PD 37' FdI 29'+5' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti da stabilire Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 2005 Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza ; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2005, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza ; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi. Ricordo che nella seduta del 15 luglio è proseguita la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Totaro. Ne ha facoltà. TOTARO (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia sta intervenendo con tutti i suoi componenti nel dibattito sul disegno di legge al nostro esame. Ribadiamo in tal modo la nostra contrarietà a questa proposta e il fatto che ci opporremo in maniera ferma e costruttiva con i nostri emendamenti, portando avanti un'opposizione, come facciamo sempre, che non sia per il no a prescindere, ma con fare costruttivo. Nella discussione iniziata in Assemblea, vogliamo però ribadire, con tutti i componenti del Gruppo Fratelli d'Italia, le argomentazioni che ci spingono a essere contrari al testo che ci viene proposto e che è stato licenziato dalla Camera dei deputati. Bisogna sgombrare il campo da un fattore e da una questione che purtroppo vengono sollevati nei dibattiti televisivi e anche in quest'Aula, ovvero che ci sia qualcuno nella nostra area - o, in generale, della destra - che vuole discriminare qualcun altro. Ascoltando le parole del segretario del Partito Democratico Letta, i suoi passi e i modi con cui ha posto le questioni riguardanti il disegno di legge in esame, ci sembra che voglia suddividere il mondo tra chi è attento ai diritti delle cosiddette minoranze e chi invece le vuole opprimere o mettere il tallone sopra i loro diritti. Non è assolutamente così! Capisco che il segretario del Partito Democratico si trovi nella condizione in cui si è trovato qualche altro segretario di quell'aria politica. Penso ad esempio a Massimo D'Alema, qualche anno fa, quando qualcuno gli chiese: «D'Alema, di' una cosa di sinistra!». Allo stesso modo, Letta, una volta andato al governo del suo partito e divenutone segretario, doveva instaurare una svolta e gli è stato detto di dire qualcosa di sinistra. Così, si è messo a fare una battaglia senza quartiere per difendere il disegno di legge in esame, non ascoltando le critiche che venivano da più parti, non soltanto dal centrodestra e dalla destra, ma da tutto lo schieramento politico e da personalità che vengono dal mondo gay e lesbico e dal femminismo. Niente: non ha voluto ascoltare alcunché e ci porta in Aula questo testo immodificabile, per cui ci viene detto che, se non ci sta bene così com'è, non lo votiamo. Noi non lo votiamo, caro segretario Letta. Non vogliamo votare questo testo, ma non solo: respingiamo la sua teoria secondo cui qualcuno vuole discriminare qualcun altro; siamo contro qualsivoglia discriminazione e saremmo stati disponibili in quest'Aula ad apportare modifiche per punire in maniera anche più pressante chi eventualmente esercitasse nei confronti di qualcun altro comportamenti discriminatori in base al sesso o al genere. Saremmo stati fermi nell'aggravare le pene, anche se c'è già una legislazione che colpisce questi reati. C'è già, però avremmo potuto parlarne e discuterne. E invece, assolutamente no. Il pensiero che c'è dietro l'azione politica di Letta, è ben altro: non è la difesa degli omosessuali o delle persone che si sentono discriminate. Non è questo il problema di Letta, è ben altro: far passare altri messaggi e svolgere una battaglia politica in cui, a questo punto, gli omosessuali sono una sorta di specchietto per le allodole, qualcosa da utilizzare per fare una campagna politica ben definita per raggiungere determinati ambienti, anche estremisti, su questi temi a cui si strizza l'occhio. Al contrario, non si ha in mente l'obiettivo finale, che dovrebbe essere quello di salvaguardare le minoranze e tutelare chi è discriminato. Non accettiamo lezioni da Enrico Letta, né da lui né da tutto il mondo che rappresenta, quello della sinistra, cari amici e colleghi del centrosinistra. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle in anni lontani, come ricordava Ignazio La Russa qualche giorno fa proprio su questo tema in quest'Aula. Mi riferisco alla discriminazione da parte di vostri fratelli, probabilmente vostri padri politici in quegli anni, che discriminavano chi non la pensava come loro: ci siamo visti allontanare dalle scuole e dalle università; ci è stata sottratta la possibilità di entrare in quei posti soltanto perché avevamo il marchio, eravamo di destra e venivamo classificati e chiamati in un determinato modo; non avevamo udienza in quei posti. Abbiamo sentito sulla nostra pelle che cosa significava essere discriminati ed essere nella condizione di non partecipare e di non essere uguali agli altri, anche se poi gli spazi ce li siamo presi lo stesso, sia chiaro.