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anche la Federazione degli ordini dei medici, in persona del presidente Filippo Anelli, chiede a gran voce che gli antivirali siano prescrivibili da parte dei medici di base, con gestione immediata, direttamente sul territorio, scongiurando il rischio di aggravamento dell'infezione e della conseguente necessaria ospedalizzazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della disponibilità dei farmaci antivirali, della loro sperimentata efficacia, della loro validità per scongiurare il rischio dell'ospedalizzazione o del decesso e se sia a conoscenza del loro ben scarso utilizzo, tanto che solo un paziente su quattro viene curato con essi e quali provvedimenti intenda assumere per semplificare le pletoriche procedure di prescrizione e consentirne la gestione da subito direttamente sul territorio. Atto n. 4-06883 BARBARO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: i candidati che hanno partecipato alle prove scritte del concorso ordinario, disciplinato con decreto del Ministro dell'istruzione n. 326 del 9 novembre 2021, nella misura del 98 per cento non hanno superato le prove; autorevoli studiosi e cattedratici hanno segnalato, nei test proposti, errori ed imperfezioni che spesso si sono rilevati disorientanti per i candidati; i test tendevano a "verificare" un sapere estremamente nozionistico che è palesemente in contraddizione con i saperi che i futuri docenti dovrebbero insegnare ai loro discenti come previsto nelle indicazioni nazionali che hanno nel 2008 sostituito i programmi scolastici; non ammettere il 98 per cento dei candidati, tra i quali anche moltissimi laureati con il massimo dei voti e lode, è oggettivamente disarmante e rappresenta una valutazione negativa complessiva sul grado di formazione che, negli anni, hanno erogato le università italiane, si chiede di sapere: a chi o a quale soggetto giuridico sia stata affidata la redazione e l'elaborazione dei test proposti; se il Ministro in indirizzo ritenga, per i prossimi concorsi, di non adottare più simili prove oggettivamente inidonee a selezionare buoni docenti e ad assicurare un corretto ed equo criterio meritocratico; se ritenga di emanare un provvedimento di propria competenza per intervenire nel caso in oggetto. Atto n. 4-06884 RICCARDI FREGOLENT Al Ministro della salute Premesso che: dal mese di gennaio 2022 sono disponibili anche in Italia le pillole anti COVID di Merck e Pfizer (Molnupiravir e Paxlovid). Il medicinale è raccomandato per il trattamento del COVID nella terapia domiciliare per i pazienti adulti che non necessitano di ossigeno supplementare e ad alto rischio che la malattia diventi grave; le pillole rischiano di restare parzialmente inutilizzate a causa dell' iter previsto per la somministrazione. Diversi medici definiscono, infatti, particolarmente complessa ed eccessivamente lunga la procedura per l'utilizzo degli antivirali orali contro il virus; le pillole vanno infatti somministrate in tempi brevi, entro 5 giorni dall'insorgenza dei sintomi, e possono essere assunte a casa ma su prescrizione degli specialisti ospedalieri e dietro indicazione del medico di base. Inoltre sono distribuite solo nelle farmacie degli ospedali, centri di riferimento. Tutto ciò rende molto complesso il rispetto delle tempistiche previste per l'assunzione del farmaco; il risultato è che le pillole, salutate al loro arrivo come il colpo decisivo contro il coronavirus, vengono usate ancora poco, e non solo in Italia. Il nostro Paese, con 600.000 confezioni acquistate di Paxlovid e 50.000 di Molnupiravir, l'11 marzo ne aveva usate 2.072 del primo, arrivato in Italia il 4 febbraio, e 9.069 del secondo, disponibile dal 4 gennaio. Vi è, dunque, il rischio che a fine anno ci si ritrovi con migliaia di confezioni in scadenza, in quanto Paxlovid ha una durata di 12 mesi e Molnupiravir di 18 mesi; il dirigente del reparto di malattie infettive del policlinico universitario di "Tor Vergata", intervenuto sul punto riportando la propria esperienza sul campo, ha affermato che i due antivirali insieme agli anticorpi monoclonali sono farmaci che funzionano, essendo ben tollerati ed efficaci nel prevenire la malattia grave nei pazienti che hanno fattori di rischio; dichiara, però, che dovrebbero essere usati meglio, evidenziando dei problemi nella somministrazione, in particolare per la scadenza dei 5 giorni; il pericolo di tale sistema di funzionamento è che i pazienti che rientrano nelle categorie previste per gli antivirali orali (in caso di malattia lieve-moderata ma con specifici fattori di rischio per lo sviluppo di COVID-19 severo) non facciano materialmente in tempo ad ottenere il farmaco entro i 5 giorni previsti dall'inizio dei sintomi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente emanare misure specifiche volte ad individuare percorsi semplificati per la prescrizione delle pillole anti COVID, affinché sia garantito ai pazienti di iniziare il trattamento in tempi rapidi, prevedendo, dunque, che i medici di medicina generale, previa apposita formazione sul punto, possano prescrivere le pillole antivirale e che queste possano essere distribuite anche nelle farmacie distrettuali delle ASL che effettuano la distribuzione diretta, e non solo in quelle ospedaliere. Atto n. 4-06885 AIMI GASPARRI SCHIFANI CANGINI CALIENDO RIZZOTTI GALLIANI PAGANO PAPATHEU DAL MAS BARBONI CESARO BERARDI STABILE GALLONE CALIGIURI VONO PEROSINO Ai Ministri dell'interno e della difesa Premesso che: nei giorni scorsi, nel corso dell'ultimo incontro del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, è stata disposta la sospensione temporanea dei servizi di pattugliamento misto presso la stazione ferroviaria di Modena da parte dei militari impiegati nell'operazione "Strade sicure". I militari collaboravano e operavano congiuntamente e in sinergia con la Polizia ferroviaria e garantivano un importante presidio di sicurezza, reale e percepita; la stazione di Modena è da sempre un luogo particolarmente a rischio e la sorveglianza dei militari costituiva un forte deterrente alla criminalità e un grande ausilio al presidio della Polizia ferroviaria. Per avere un'idea delle dimensioni dell'operato della sola Polizia ferroviaria, ad esempio, basti pensare che nel corso del 2021 sono state controllate quasi 20.000 persone in transito a Modena e sono stati individuati tre latitanti, 42 persone poi indagate, e due minori scomparsi. Sono stati inoltre effettuati sequestri di armi bianche e droga, con 1.269 servizi di pattuglia nel 2021, oltre 225 a bordo treno; considerata la mole di lavoro, è assolutamente illogico sospendere il servizio dei militari di Strade sicure che svolgono servizio di vigilanza in particolare all'interno della stazione, nei sottopassi e sul perimetro esterno fino alla prospiciente autostazione; a parere degli interroganti, anzi, alla stazione di Modena dovrebbero costantemente operare anche agenti accompagnati da unità cinofile antidroga.