[pronunce]

Compromessa sarebbe anche l'autonomia degli enti locali, di cui agli artt. 5 e 114 Cost., venendo questa rimessa all'ampia discrezionalità di un organo dello Stato, qual è il prefetto. La nuova disciplina violerebbe, altresì, gli artt. 117, secondo e terzo comma, 118, primo e secondo comma, 119 e 120, secondo comma, Cost. In primo luogo, gli enti territoriali risultano sostanzialmente espropriati delle loro funzioni e la Regione si vede incisa la propria competenza in materia di attribuzione di funzioni agli enti locali, desumibile dal secondo e terzo comma dell'art. 117 Cost. Verrebbe, altresì, impedito il funzionamento del principio di sussidiarietà verticale di cui all'art. 118, primo comma, e all'art. 120, secondo comma, Cost., attraendo le funzioni degli enti locali verso l'alto, oltretutto in sede di decisione prefettizia senza coinvolgimento della responsabilità politica del Governo. Sarebbe violato anche l'art. 118, secondo comma, Cost., in quanto il commissariamento e la sostituzione sono forme di interferenza con l'esercizio delle funzioni amministrative proprie riconosciute al Comune, alle Province e alle Città metropolitane. Conseguentemente, sarebbe violato anche l'art. 120, secondo comma, Cost., in quanto la sostituzione e il commissariamento non sarebbero disposti dal Governo, ma dal prefetto, con completo disinteresse per il principio di sussidiarietà e leale collaborazione, dal momento che «l'ente locale può sfuggire al commissariamento solo se resta prono a quanto il prefetto impone (addirittura stabilendo gli atti da adottare e il termine per la loro adozione) rinunciando completamente alla propria autonomia». Altresì, risulterebbe violato l'art. 119 Cost., in quanto gli enti locali sarebbero costretti a sostenere le spese di qualsivoglia attività ritenuta opportuna dal prefetto nell'individuare «i prioritari interventi di risanamento». Da ultimo, la norma censurata configura una forma di vera e propria responsabilità oggettiva, che il nostro ordinamento rifiuta, salvi casi eccezionali. Ad avviso della difesa regionale si è di fronte a una misura di tipo sanzionatorio che, per la sua gravità in applicazione dei criteri "Engel", dovrebbe ricevere un trattamento analogo a quello delle sanzioni penali. Di qui, la lesione anche degli artt. 25 e 27 Cost., nonché, per il tramite dell'art. 117, primo comma, Cost., degli artt. 6 e 7 CEDU. Infine, in via sostanzialmente subordinata, la Regione deduce anche la violazione dell'art. 77 Cost., in quanto il decreto-legge sarebbe stato adottato, quanto alla disposizione censurata, in carenza dei presupposti di cui al parametro costituzionale. 6.- Anche in relazione a tale ricorso è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. La difesa della Stato ritiene che il ricorso sia inammissibile per la mancanza di un'adeguata motivazione in merito all'asserita lesione delle sfere di competenza legislativa regionale e al riguardo richiama la giurisprudenza costituzionale secondo cui è possibile invocare parametri costituzionali diversi da quelli relativi al riparto delle competenze legislative soltanto quando la violazione di questi comporti una compromissione delle attribuzioni regionali costituzionalmente garantite. Nel merito, la difesa dello Stato osserva che quello previsto dalla disposizione censurata è un potere straordinario riconosciuto al prefetto, rappresentante dello Stato sul territorio, nel caso in cui, all'esito dell'attività di accesso, pur non rinvenendosi elementi concreti, univoci e rilevanti per disporre lo scioglimento degli organi degli enti locali, tuttavia siano state riscontrate in relazione a uno o più settori amministrativi, anomalie e illiceità tali da determinare uno sviamento dell'attività dell'ente, nonché un'alterazione delle procedure atte a compromettere il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione e il regolare funzionamento dei servizi a essa affidati. Pone in rilievo che l'art. 120, secondo comma, Cost., attribuisce al Governo il potere di sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni, nei casi ivi indicati, e anche la censurata disposizione, di cui all'art. 28 del decreto-legge citato, è posta a presidio di fondamentali esigenze di eguaglianza, sicurezza e legalità. Il potere sostitutivo è attribuito al prefetto, cui è riconosciuto tradizionalmente un potere di vigilanza sull'andamento delle pubbliche amministrazioni sul territorio. È il prefetto che avvia un'interlocuzione con l'amministrazione locale interessata, un'attività di mediazione che prevede anche ogni utile supporto tecnico-amministrativo a mezzo dei propri uffici, con l'individuazione degli interventi prioritari da assumere per il risanamento dell'ente, fissando un termine per l'adozione degli stessi. Solo se il termine è disatteso, si configura l'ipotesi di nomina del commissario ad acta prevista, dunque, come extrema ratio. Di talché, non sarebbe violata in alcun modo l'autonomia dell'ente. La difesa dello Stato osserva, poi, che la disposizione censurata non fa altro che introdurre un'ulteriore ipotesi di intervento in materia di controlli sugli organi, già disciplinata dal t.u. enti locali, agli artt. 141 e 142, i quali riguardano situazioni eccezionali derivanti da accertate gravi anomalie idonee a compromettere il regolare funzionamento e l'imparzialità delle amministrazioni locali coinvolte. L'Avvocatura evidenzia che la disposizione censurata non contempla un intervento sugli amministratori e sull'ente locale, ma un intervento dell'autorità statale, rientrante nell'ambito delle sue competenze, qualora emergano situazioni sintomatiche di condotte gravi e reiterate e di mala gestio - condotte di cui possono essere responsabili sia gli organi di governo sia l'apparato burocratico - e si pone come clausola di chiusura dell'ordinamento. L'intervento surrogatorio del prefetto si giustifica in presenza di situazioni indicative di illiceità o di mala gestio. 7.- Con memoria depositata il 28 maggio 2019 la difesa dello Stato ha ulteriormente ribadito le proprie difese e conclusioni. 8.- Con memoria del 29 maggio 2019 anche la Regione Umbria ha ribadito le argomentazioni a sostegno delle censure svolte in ricorso.1.- Le Regioni Emilia-Romagna (r.r. n. 11 del 2019), Toscana (r.r. n. 17 del 2019) e Calabria (r.r. n. 18 del 2019)