[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 9, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, ai sensi dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), promosso con ordinanza emessa il 17 gennaio 2001 dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia nel procedimento penale a carico di M.P. L. ed altro, iscritta al n. 297 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 21 novembre 2001 il giudice relatore Giovanni Maria Flick.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza emessa il 17 gennaio 2001 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 9, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, ai sensi dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui escludono, rispettivamente, la punibilità a titolo di tentativo del delitto di cui all'art. 2 del medesimo decreto legislativo, e la punibilità di chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti a titolo di concorso nel reato di emissione di tali fatture o documenti, previsto dall'art. 8 del decreto stesso. L'ordinanza di rimessione - pronunciata a conclusione dell'udienza preliminare - premette, in punto di fatto, che nei confronti degli imputati era stata promossa azione penale per il delitto di cui all'art. 4, comma 1, lettera d), del d.l. 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 1982, n. 516, in relazione, tra l'altro, all'avvenuta annotazione di fatture relative ad operazioni inesistenti nelle scritture contabili di un'impresa commerciale. I fatti contestati - prosegue l'ordinanza - dovrebbero peraltro considerarsi, per tale parte, ormai penalmente irrilevanti a fronte dell'entrata in vigore del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, recante la nuova disciplina dei reati in materia di imposte dirette e sul valore aggiunto. Nella specie non risulta, infatti, che di seguito all'annotazione delle false fatture in contabilità gli imputati abbiano presentato dichiarazioni dei redditi infedeli, con conseguente mancanza di uno degli elementi costitutivi del delitto di cui all'art. 2 del citato decreto legislativo (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti); né, d'altro canto, le condotte di annotazione potrebbero considerarsi punibili a titolo di tentativo del predetto delitto, ostandovi l'espresso disposto dell'art. 6 del d.lgs. n. 74 del 2000. Gli autori dell'annotazione non potrebbero essere puniti, infine, neppure quali concorrenti nel reato di emissione delle false fatture - autonomamente contemplato dall'art. 8 del d.lgs. n. 74 del 2000 - rimanendo una simile ipotesi parimenti esclusa dall'art. 9, comma 1, lettera b), del medesimo decreto legislativo. Ad avviso del giudice a quo, peraltro, l'assetto prefigurato dalle disposizioni impugnate risulterebbe del tutto irragionevole: la disparità di trattamento tra la condotta di emissione delle false fatture (sanzionata dal citato art. 8 come delitto consumato) e quella di annotazione delle medesime nella contabilità del percettore (viceversa "scriminata" dall'art. 6, con l'esclusione della sua punibilità anche solo a titolo di tentativo) sarebbe difatti priva di giustificazione, trattandosi di condotte "entrambe propedeutiche alla presentazione di una dichiarazione reddituale infedele, e che ontologicamente si distinguono solamente per la maggiore o minore distanza temporale da tale evento, idoneo a ledere gli interessi erariali". L'irragionevolezza denunciata risulterebbe, d'altra parte, ancor più evidente ove si consideri che l'utilizzatore rappresenta il "beneficiario" e, per ciò stesso, il "committente" della falsa fatturazione, la quale viene di solito affidata a meri prestanome: apparirebbe dunque "aberrante" che - allorquando l'iter criminis venga interrotto in un momento intermedio tra l'annotazione delle false fatture e la presentazione della dichiarazione infedele - l'esecutore materiale della condotta preparatoria sia punito a titolo di "frode fiscale" consumata, mentre chi ne ha commissionato, determinato o istigato l'attività resti immune da pena, anche solo a titolo di tentativo o di concorso. Quanto, poi, alla rilevanza della questione, il rimettente sottolinea come, in caso di rimozione delle norme censurate, i fatti ascritti agli imputati - rispetto ai quali si imporrebbe, allo stato, la dichiarazione di non luogo a procedere - risulterebbero viceversa punibili, in base ai principi generali, per l'appunto a titolo di concorso nell'attività dell'emittente "e/o" di "tentativo di dichiarazione infedele". 2. - Nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto, in via principale, che la questione sia dichiarata inammissibile per difetto di rilevanza, in quanto l'intervento invocato dal rimettente implicherebbe l'introduzione di una norma incriminatrice che non potrebbe comunque operare nel giudizio a quo. Nel merito, la questione sarebbe - ad avviso della difesa erariale - comunque infondata, in quanto le norme impugnate si inserirebbero armonicamente nelle linee della riforma del sistema penale tributario operata dal d.lgs. n. 74 del 2000, e particolarmente in quella dell'abrogazione delle norme incriminatrici, già contemplate dalla legge n. 516 del 1982, che colpivano violazioni solo potenzialmente dirette all'evasione fiscale, al fine di concentrare la risposta punitiva su poche fattispecie delittuose, connotate da una rilevante capacità di offesa degli interessi erariali.1.