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da tempo gli amministratori locali dei Comuni di Anzio e Nettuno denunciano la scarsità di personale negli "Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno", paventando la possibilità di un trasferimento di alcuni reparti in altre strutture della Regione Lazio; il 3 settembre 2019, in risposta ad un articolo pubblicato su un periodico locale, la Regione ha diffuso una nota stampa in cui si sostiene che "Non sono previsti spostamenti di reparti. La Asl Roma 6, ha invece avanzato un'ipotesi di incremento di posti letto alla Regione per Anzio, non ancora approvata con DCA. In quella ipotesi non c'è spostamento di reparti da Anzio all'Ospedale dei Castelli"; il successivo 11 settembre, invece, la Regione ha comunicato che il reparto di pediatria ed il pronto soccorso pediatrico, riconsegnati alle città da appena 4 mesi dopo lunghi e costosi lavori di ristrutturazione, sarebbero stati trasferiti a Velletri; si parla con insistenza del rischio di trasferimento in altra sede di altri reparti degli Ospedali riuniti; il 19 settembre i sindaci di Anzio e Nettuno ed il direttore generale della Asl Roma 6 sono stati ricevuti in audizione dalla Commissione Sanità della Regione Lazio; l'assessore regionale per la sanità, pur essendo stato invitato, ha ritenuto di non presenziare a detta audizione, si chiede di sapere: se sia tollerabile che, con un consistente spreco di risorse, venga disposto il trasferimento di reparti strategici, come il pronto soccorso pediatrico e quello di pediatria, ad appena 4 mesi dalla loro riconsegna alle città di Anzio e Nettuno; se sia opportuno che provvedimenti così rilevanti per i cittadini dei territori interessati siano adottati senza il preventivo confronto con i loro amministratori; se sia istituzionalmente corretto il comportamento dell'assessore regionale competente, che ha rifiutato di partecipare ad una riunione così importante per il futuro delle comunità locali interessate dal provvedimento; quali concrete misure i Ministri in indirizzo intendano adottare per evitare che le comunità di Anzio e Nettuno vengano private della possibilità di ricorrere ad una tempestiva assistenza in un campo, quello della pediatria, in cui, più che in altri, la tempestività dell'intervento del personale sanitario non è derogabile, e per impedire che si verifichino altri trasferimenti di reparti sanitari senza il preventivo coinvolgimento delle comunità interessate. Atto n. 4-02176 BRUZZONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il documento del 28 febbraio 2008 dal titolo "La pesca subacquea in apnea nelle aree marine protette", redatto dalla Direzione protezione della natura, Segreteria tecnica per la tutela del mare e la navigazione sostenibile del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha creato una serie di problemi e penalizzazioni per i pescatori in apnea che praticano tale attività a livello ricreativo, sportivo e amatoriale; tale documento conclude che "dal punto di vista ambientale e socio-economico, la pesca subacquea non possa costituire un'attività compatibile con le finalità istitutive di un'area marina protetta" e, pertanto, esclude la pratica della pesca in apnea nelle aree protette, in realtà, anche impedendo ai gestori delle aree marine protette di agire "in deroga" ai divieti imposti dai piani del settore; peraltro, tali conclusioni, come espressamente dichiarato dallo stesso documento, sono state assunte esclusivamente sulla base del principio di "precauzione" sottolineando la scarsità di studi scientifici e la mancanza di dati certi relativi alla pesca subacquea ed alla sua incidenza negli ambienti marini lungo le coste italiane; in pratica, i dirigenti e funzionari del Ministero hanno posto di fatto il veto all'introduzione di deroghe per la pesca in apnea nei regolamenti che disciplinano le attività all'interno delle diverse aree marine, presentati o proposti dai relativi enti gestori. Tali deroghe, previste dall'art. 19, comma 5, della legge n. 394 del 1991, sono però sempre introdotte sia per la piccola pesca professionale, sia per la pesca ricreativa dalla superficie o da imbarcazione con tutte le tecniche consentite; la Federazione italiana pesca in apnea ha in più occasioni evidenziato che il documento penalizza i 250.000 pescatori in apnea censiti in Italia, unica categoria esclusa dalle aree marine protette, e rappresenta un esempio di cattiva informazione e di attacco alla passione dei pescatori sportivi/ricreativi/amatoriali; a distanza di più di 10 anni dall'emanazione di tale documento, occorre rivederne la validità, sulla base di dati nuovi e valutazioni oggettive per la regolamentazione della pesca sportiva, sia di superficie che in apnea, anche tenendo conto del principio della "sostenibilità ambientale" promosso a livello comunitario; inoltre, occorrerebbe rivedere i confini delle attuali aree marine sottoposte a vincolo, privilegiando il controllo e la difesa di aree di eccellenza ben localizzate, anche allo scopo di diminuire i costi di gestione di aree vincolate enormi, inutili e incontrollabili e recuperare risorse economiche a favore degli interventi di controllo e di studio nelle nuove perimetrazioni più appropriate e specifiche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, da una parte, rivedere i divieti oramai anacronistici imposti per la pesca in apnea nelle aree marine protette e, dall'altra, riconsiderare i confini delle attuali aree marine sottoposte a vincolo, anche coinvolgendo le categorie interessate, le federazioni e le associazioni di pescatori sportivi ricreativi e amatoriali, i gestori delle aree marine protette e dei parchi marini, nonché gli istituti universitari e di ricerca competenti in materia. Atto n. 4-02177 DAMIANI GASPARRI MOLES MODENA GALLONE BERARDI MALLEGNI Al Ministro dell'interno Premesso che: sulla Gazzetta Ufficiale , IV serie, Concorsi ed esami, del 26 maggio 2017 veniva pubblicato un bando di concorso per il reclutamento di 1.148 allievi agenti della Polizia di Stato; il decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, recante "Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione", specificava nuove disposizioni, a giudizio degli interroganti discriminatorie, relativamente allo scorrimento della graduatoria, inibendo di fatto a chi avesse superato i 26 anni di età di partecipare alle prove attitudinali e quindi di essere inserito nella graduatoria utile all'assunzione; nel marzo 2019 veniva dato avvio al procedimento finalizzato all'assunzione di 1.851 allievi agenti, mediante scorrimento della graduatoria della prova scritta di esame del concorso pubblico per l'assunzione di 893 posti di allievi agenti della Polizia di Stato; gli esclusi dalle prove attitudinali adivano il TAR Lazio, il quale nelle more della pronunzia di merito concedeva la sospensiva consentendo di fatto di ultimare l' iter concorsuale ritenendo pregiudizievole l'operato dell'amministrazione; tuttavia veniva pubblicata in data 13 agosto 2019 la graduatoria finale di merito che vedeva la paradossale assenza dei ricorrenti;