[pronunce]

a) il presupposto di detta imposta è «sostanzialmente ancorato alla sussistenza di un contratto di assicurazione stipulato da soggetti domiciliati in Italia o che in Italia abbiano beni o dipendenti assicurati, ovvero ancora in ragione della localizzazione, immatricolazione o registrazione dei beni considerati nel territorio della Repubblica»; b) pur essendo l'assicuratore il soggetto passivo dell'imposta, l'effettivo «titolare della capacità fiscale» è il contraente e non l'assicuratore, «sul quale ultimo [...] non grava alcun obbligo se non in dipendenza di ogni singolo pagamento, configurante peraltro una operazione unitaria, scorporabile esclusivamente a fini contabili e documentali, ma costituente una scrittura unitaria da indicarsi, "partitamente per ogni polizza", nell'apposito registro, distinguendo al suo interno "l'importo incassato per premio e accessori" e "l'importo riscosso a titolo di rivalsa dell'imposta" (art. 5, secondo, terzo e quarto comma, legge n. 1216 del 1961)»; c) in base ai criteri di collegamento previsti dalla legge per le varie tipologie di assicurazione (domicilio del contraente, iscrizione in registri, ubicazione dei beni, localizzazione degli stabilimenti cui sono addette le persone assicurate), «è possibile anche [...] individuare il radicamento nel territorio regionale della capacità fiscale, e della sua manifestazione». A detta della Regione, non è idoneo a negare la spettanza regionale del tributo il richiamo, effettuato nella nota censurata, alla sentenza della Corte di cassazione n. 3347 del 2002, nella quale si afferma, a proposito dell'imposta sulle assicurazioni, che «nessun rapporto tributario si instaura direttamente tra l'erario e l'assicurato». E ciò perché, per la ricorrente, la capacità fiscale del contraente, sottesa al rapporto tributario, consentirebbe di correlare il presupposto d'imposta al territorio regionale. A sostegno di tale interpretazione, la Regione invoca il disposto dell'art. 2 della direttiva 22 giugno 1988, n. 88/357/CEE (Seconda direttiva del Consiglio che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l'assicurazione diretta diversa dall'assicurazione sulla vita, e fissa le disposizioni volte ad agevolare l'esercizio effettivo della libera prestazione di servizi e modifica la direttiva 73/239/CEE), il quale, ad avviso della Regione stessa, determina «il luogo in cui il rischio è situato basandosi su criteri di carattere concreto e materiale - coincidenti invero con quelli individuati dalla legge n. 1216 del 1961 - anziché su criteri di carattere giuridico». Coerente con tale impostazione sistematica sarebbe anche la sentenza della Corte costituzionale n. 306 del 2004, dalla quale la ricorrente desume il principio per cui spetterebbe all'erario regionale «il gettito dell'imposta sulle assicurazioni di cui alla legge 29 ottobre 1961, n. 1216, versata e dovuta dagli assicuratori che hanno il domicilio fiscale o la rappresentanza fuori dal territorio regionale nell'ipotesi in cui i premi riscossi siano relativi a polizze assicurative rilasciate per tutte le fattispecie contrattuali assicurative maturate nell'ambito regionale». 1.4.2. - In relazione all'imposta sul valore aggiunto, la Regione osserva che: a) «la condizione della territorialità, necessaria per il verificarsi del presupposto impositivo, si realizza [...] allorché la cessione sia effettuata nello Stato (e per le energie se è effettuata a soggetti residenti o domiciliati nello Stato)»; b) se per i servizi, in via generale, la prestazione si considera effettuata nello Stato laddove sia resa da soggetto ivi domiciliato o residente, «tuttavia in una rilevante serie di servizi rendibili "a distanza", e cioè che non richiedono necessariamente una organizzazione localizzata, il momento di collegamento è sostanzialmente fissato in quello del luogo di utilizzazione del servizio»; c) ne consegue che «nella maggior parte delle ipotesi riguardate dall'imposizione sul valore aggiunto è individuabile il radicamento nel territorio regionale della capacità fiscale, in quanto in esso il presupposto [...] viene a realizzarsi». Prive di rilievo appaiono - per la Regione - le considerazioni formulate nella nota impugnata in relazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 71 del 1973, concernente le Province autonome di Trento e Bolzano, perché, «mentre in forza delle disposizioni statutarie del Trentino-Alto Adige (cfr. art. 75, comma 1, d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670), alle Province autonome sono attribuite "quote del gettito percette nei rispettivi territori provinciali", per la Regione Siciliana il principio della territorialità della riscossione non è sancito nello Statuto, ma individuato dall'art. 2 delle Norme di attuazione di cui al d.P.R. n. 1074 del 1965 quale mero criterio suppletivo al fine della individuazione della spettanza regionale in mancanza di altri ben piú precisi indicatori del radicamento nel territorio regionale della sottesa capacità fiscale». Secondo la stessa ricorrente, anche per l'IVA sui generi di monopolio è «individuabile il radicamento nel territorio regionale della capacità fiscale, allorché il relativo presupposto (specificamente: cessione dei beni attraverso le rivendite di monopolio) quivi si perfezioni»; e ciò, «ancorché l'art. 74 del d.P.R. n. 633 del 1972 preveda che l'imposta è dovuta dall'amministrazione dei monopoli di Stato (oggi Ente tabacchi italiano), e il d.m. 6 luglio 1993 preveda un meccanismo di versamento con acconto e conguagli, perché "la circostanza che i versamenti in acconto vengano effettuati dai depositi e che, poi, l'Amministrazione centrale provveda alle contabilizzazioni e conguagli, è solo una modalità particolare di versamento e contabilizzazione" e non snatura il presupposto dell'imposta, che resta strettamente correlato al commercio di tali beni "ceduti attraverso le rivendite dei generi di monopolio"». 1.4.3. - In relazione all'imposta sugli interessi e sui redditi di capitale di cui all'art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), la Regione osserva che: a) «ancorché il prelievo sia effettuato dall'Ente poste italiane e dagli istituti bancari quali sostituti d'imposta, mediante il meccanismo della ritenuta "con obbligo di rivalsa", i soggetti passivi del tributo sono gli intestatari di conti correnti e di depositi, percettori dei detti redditi di capitale»; b) il presupposto dell'imposta, che deve essere individuato «nel possesso di redditi di capitale e, precisamente, nell'ammontare degli interessi maturati su conto corrente», è «sostanzialmente ancorato alla sussistenza di un deposito o di un rapporto di conto corrente produttivi d'interessi»;