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Evidentemente indichiamo tutti un bisogno, anche perché nel contratto di Governo non c'è su questa materia una parte esplicita e allora noi chiediamo al Governo degli impegni precisi, a cominciare dalla piena attuazione del Piano nazionale antiviolenza previsto dalla succitata legge, ovvero la n. 119 del 2013. E ancora, chiediamo al Governo di intraprendere tutte le opportune iniziative di competenza al fine di garantire la protezione delle donne e dei loro figli e su questo anticipo che stiamo lavorando ad interventi normativi che non potevano trovare posto, evidentemente, in una mozione. Si chiede inoltre al Governo di promuovere una parità effettiva e sostanziale tra uomo e donna, comprendendo e superando la parità de iure per raggiungere una parità de facto , sostanziale, sociale e reale. Con la mozione si intende impegnare il Governo a promuovere ogni azione di sensibilizzazione, anche con l'adozione di programmi specifici di educazione scolastica finalizzati alla prevenzione della violenza, nonché alla diffusione di linee guida per una comunicazione improntata al rispetto delle differenze di genere e dell'immagine femminile. Si chiede poi al Governo di adottare strategie efficaci per prevenire tutte le forme di violenza (fisica, psicologica, sessuale, lavorativa ed economica), nonché a garantire che le risorse ripartite nella Conferenza Stato-Regioni (a cominciare da quelle stanziate nella Conferenza del maggio 2018) siano erogate sempre, con regolarità e puntualità, assicurando il funzionamento dei centri antiviolenza presenti sul territorio nazionale (su cui si chiede un monitoraggio aggiornato da parte del competente dipartimento) ed eliminando le oggettive disparità regionali nell'offerta di servizi alle vittime di violenza. Inoltre, con la mozione in esame si intende impegnare il Governo ad affidare alla costituenda Commissione di inchiesta sul femminicidio, istituita con legge approvata da quest'Assemblea, il compito di quantificare i costi economici e socio-sanitari della violenza, nonché di implementare una raccolta di dati - che non c'è - relativamente agli omicidi di donne basati su motivazioni di genere. Ancora, si chiede al Governo di impegnarsi a favorire l'attuazione della legge 11 gennaio 2018, n. 4, che tutela i cosiddetti orfani di femminicidio (ossia gli orfani di crimini domestici), al fine di renderla pienamente operativa. Si chiede altresì di informare il Parlamento sulle attività della cabina di regia prevista per dare impulso alle politiche in oggetto, nonché su quelle svolte dal neonato Comitato tecnico antiviolenza costituito recentemente. Infine, con la mozione in esame si chiede al Governo di assicurare che nella legge di bilancio per il 2019 non ci siano tagli al Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità e, più in generale, a tutte le politiche per la prevenzione di ogni forma di violenza. Desidero che tutti i colleghi sappiano che Fratelli d'Italia ha aderito a una campagna, che è diventata trasversale, intitolata: «Non è normale che sia normale», volta a sensibilizzare in ordine al fatto che non è normale che sia normale che ci siano omicidi di donne, violenze domestiche e stupri. Non è normale abituarsi a questo e non ci vogliamo rassegnare, perché rassegnarsi significa rendere normale ciò che - invece - è mostruoso. In conclusione, desidero fare una citazione. In genere, a margine di interventi come questo, si citano frasi di donne. Io voglio invece citare la frase di un uomo che la sapeva molto lunga, William Shakespeare, che ha scritto le seguenti parole, che invito i colleghi e le colleghe ad ascoltare: «Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subìto, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l'ignoranza in cui l'avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che avete tagliato, per tutto questo: in piedi, signori, davanti ad una Donna». (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Alfieri per illustrare la mozione n. 51. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, mi lasci anzitutto ringraziare soprattutto i colleghi e le colleghe del Gruppo Partito Democratico, che mi danno l'opportunità di rimarcare, dopo il 25 novembre, le linee di indirizzo del lavoro che dobbiamo fare insieme. Nella passata legislatura è stato fatto tanto ed è giusto rimarcarlo perché questa è una battaglia di civiltà. Uso la parola civiltà non a caso, perché ha a che fare con l'idea di società che abbiamo in mente: una società aperta o una società chiusa in cui si tutelano e si difendono, forse anche per inerzia e pigrizia mentale, i tabù del passato e gli stereotipi per cui, quando si parla di violenza contro le donne si ha in mente soltanto la violenza sessuale. In realtà è qualcosa di più, forse di più sottile, di più profondo, di più pericoloso, che mette insieme le molestie fisiche e delle forme di dipendenza psicologica, a volte economica: è qualcosa di più pervasivo che riguarda la qualità delle relazioni umane e del nostro vivere insieme, del vivere civile. Per questo parlare di violenza contro le donne ha a che fare anche con l'idea di democrazia liberale, rispetto ad un modello di democrazia limitata. Molto spesso percepisco, anche in quest'Aula, un fastidio nei confronti dell'estensione dei diritti civili, quando invece l'avanzamento dei diritti civili e politici, insieme a quelli economici e sociali, ha garantito la crescita delle nostre società. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo è un punto fondamentale. È una battaglia in cui non possiamo lasciare le donne da sole: è una battaglia che tutti insieme, uomini e donne, dobbiamo portare avanti. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP e della senatrice Piarulli) . Lo dico soprattutto guardando i numeri, che sono riportati nella nostra mozione, che fanno solo immaginare la portata, la dimensione e la gravità di questo fenomeno. Più del 31 per cento delle donne tra i sedici e i settanta anni è stata in qualche modo vittima di forme di molestia o di violenza; quasi il 50 per cento di queste molestie è compiuto da partner o ex partner e la percentuale addirittura sale nei casi di femminicidio, arrivando a due terzi nei casi di stupro. Ciò sta a significare che la violenza viene dall'ambito familiare, quello in cui ci si fida di più e si abbassano le difese. Questo fa pensare che siamo di fronte ad un'emergenza nel nostro Paese, che non può essere sottovalutata. Nella precedente legislatura si è fatto un passo in avanti notevole, grazie ai Governi Letta, Renzi e Gentiloni Silveri. Comincio con il ricordare l'atto più importante, quello che ci ha visto ratificare insieme la Convenzione di Istanbul nell'ambito del Consiglio d'Europa: parto da questo primo strumento internazionale vincolante anche per richiamare l'attenzione di tutti sul fatto che troppo spesso in Italia si indulge con facilità ad una critica alle organizzazioni internazionali, siano esse le Nazioni Unite o istituzioni europee come il Consiglio d'Europa.