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Le disposizioni di cui ai commi da 12 a 15 sono volte ad assicurare il mantenimento del Comitato di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 ottobre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 281 del 30 novembre 1993, cosiddetto Comitato Privatizzazioni, in deroga all'articolo 12, comma 20, del decreto-legge n. 95 del 2012, che prevedeva la soppressione degli organismi collegiali operanti presso le pubbliche amministrazioni, in regime di proroga ai sensi dell'articolo 68, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112. Tale deroga è giustificata dall'interesse dello Stato di avvalersi, già nell'immediato per la predisposizione di un programma di privatizzazione, in coerenza con quanto indicato dal Governo in «Destinazione Italia», dell'assistenza tecnica degli esperti che compongono il Comitato nella individuazione e nella successiva attuazione di operazioni di privatizzazione di partecipazioni dello Stato. La composizione dell'organismo è stata portata da tre a cinque membri, tenuto conto che la riduzione del numero dei componenti (da cinque a tre) era avvenuta per ragioni di contenimento delle spese e che tali ragioni vengono meno in considerazione della gratuità dell'incarico. Viene altresì stabilito che la nomina di tale organismo avvenga con decreto ministeriale, attese le funzioni di consulenza e supporto al Ministro dell'economia e delle finanze nell'esercizio delle proprie funzioni. La norma di cui al comma 16, nel modificare l'articolo 11, comma 9, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, è finalizzata a far confluire nello stato di previsione della spesa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in apposito capitolo, le risorse non impegnate giacenti sulle contabilità speciali individuate dal medesimo articolo 11, comma 9, nonché presso i conti di tesoreria unica degli Istituti dotati di autonomia speciale, al fine del successivo utilizzo, sulla base delle indicazioni del Commissario straordinario, a favore delle fondazioni lirico-sinfoniche che versano in una situazione di carenza di liquidità tale da pregiudicare la gestione anche ordinaria delle fondazioni stesse. Con la disposizione di cui al comma 17 viene disposto anche per l'anno 2014 il riconoscimento del contributo agli oneri di funzionamento e ai costi generali di Italia Lavoro S.p. A. a valere sul Fondo sociale per l'occupazione e la formazione. Si rappresenta che tale contributo, riconosciuto in continuità con gli stanziamenti previsti negli anni precedenti, si rende ancor più necessario se si considera che Italia Lavoro S.p. A. è chiamata ad operare nell'ambito della struttura di missione costituita ai sensi dell'articolo 5 del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, per l'attuazione della «Garanzia per i Giovani» ( Youth Guarantee ). Comma 18. La struttura e la dinamica dell'imposizione fiscale sui prodotti da fumo è piuttosto complessa. In essa concorrono due tipologie di prelievo: l'accisa e l'imposta sul valore aggiunto. La concorrenza di due imposte si ha anche nel caso dei succedanei di tali prodotti, relativamente ai quali la differenza fondamentalmente sta nel fatto che, in luogo dell'accisa, opera un'imposta di consumo. La complessità è arricchita dal fatto che, relativamente all'imposta sul valore aggiunto, le basi imponibili di riferimento comprendono, oltre all'accisa, anche l'aggio per i distributori e il compenso dei produttori. Il prezzo di vendita al consumatore finale è articolato quindi in quattro componenti: IVA, accisa, aggio, compenso del produttore. L'aumento dell'aliquota IVA, a prezzo di vendita dato, comporta una compressione del compenso del produttore. Per ripristinare il compenso desiderato, i produttori possono aumentare il prezzo di vendita. Data l'interazione tra le diverse componenti, l'aumento del prezzo di vendita dovrà essere un multiplo dell'aumento del compenso del produttore. La combinazione dei diversi fattori che intervengono ed interagiscono fra loro comporta che all'aumentare del prelievo a titolo d'IVA gli effetti, in termini di aumenti dei prezzi unitari finali, sono più che proporzionali. Da questo consegue che la risposta, dal lato della domanda, soprattutto in periodi di congiuntura economica negativa, risulta di tipo contrattivo. In particolare, in questa fase storica, dopo l'aumento dell'IVA deciso nel 2011, si è registrato un calo dei consumi più che proporzionale: in altri termini, si è constatato che l'elasticità dei tabacchi al prezzo di vendita è superiore all'unità. La diminuzione dei volumi di vendita è superiore all'aumento del prezzo e quindi comporta -- in una sorta di spirale -- cali nel gettito erariale complessivo. La forte reattività dei consumi complessivi al prezzo e il conseguente calo del gettito dipendono dal riposizionamento della domanda sui prezzi bassi, e dallo spostamento verso altri prodotti da fumo a minor prezzo (trinciati per sigarette), consumi alternativi (sigarette elettroniche) e consumi illegali (contrabbando e contraffazione). Per attenuare ovvero escludere questo risultato negativo sulle entrate erariali, la norma di cui al comma 18 punta su un meccanismo dinamico di intervento in via amministrativa, entro una fascia percentuale limite predefinita, e comunque da azionare se ed in quanto effettivamente opportuno, volta ad immaginare variazioni delle aliquote di prelievo -- a titolo di accisa ovvero di imposta di consumo -- tali da evitare la possibile crescita dei prezzi e, quindi, di evitare contrazioni ulteriori sul lato della domanda. La norma è finalizzata a stabilizzare il gettito, evitando cali o aumenti. Commi 19 e 20. Al fine di finanziare interventi in materia di turismo e di fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e interventi in materia di polizia locale e sicurezza, di mobilità e viabilità, di raccolta e smaltimento dei rifiuti, nonché dei relativi servizi pubblici locali, i comuni situati nelle isole minori e quelli nel cui territorio insistono isole minori possono istituire, in alternativa all'imposta di soggiorno, un'imposta di sbarco, da applicare fino ad un massimo di euro 2,50, da applicare ai passeggeri che sbarcano sul relativo territorio. L'imposta è istituita con regolamento ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997. L'imposta è riscossa, unitamente al prezzo del biglietto, da parte delle compagnie di navigazione che forniscono servizi di linea o dai soggetti che svolgono servizio di trasporto di persone a fini commerciali e che sono responsabili del pagamento dell'imposta. I comuni possono prevedere nel proprio regolamento modalità applicative del tributo, nonché eventuali esenzioni e riduzioni per particolari fattispecie o per determinati periodi di tempo; possono altresì prevedere un aumento dell'imposta fino ad un massimo di euro 5,00 in relazione a determinati periodi di tempo.. Art. 1. 1.