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Parliamo dei soggetti psichiatrici e delle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS): un emendamento a mia prima firma prevede uno stanziamento di un milione di euro per implementare i posti letto e per evitare che i soggetti psichiatrici stazionino negli istituti. Mi auguro che si metta mano a questa norma e che la si applichi. Non servono nuove leggi, ma la concretizzazione di quelle esistenti, in quest'attività di collaborazione con tutte le istituzioni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signora Presidente, signora Ministra, voglio davvero ringraziarla per la sua presenza oggi in quest'Aula, principalmente perché con le sue parole ha dimostrato che veramente stiamo affrontando un cambio di passo su questa materia, come più volte avevamo richiesto, rimanendo tuttavia inascoltati. Le sue parole su quello che è accaduto sono effettivamente confortanti e danno il segnale del suo impegno e soprattutto del rispetto di quello che ha assunto fin dal primo incontro con noi, quando ci ha detto che per lei il faro è la Costituzione. In quest'Aula più volte ho chiesto che vi fosse prima di tutto l'osservanza della Costituzione. Con lei crediamo di essere arrivati finalmente sulla buona strada, che è mancata fino a oggi (abbiamo anche altri segnali che sono molto attuali). A noi del Gruppo che rappresento (Italia Viva-Partito Socialista Italiano) non può essere rimproverato di non aver fatto presente in altre circostanze la situazione difficilissima che si era venuta a creare nelle carceri, non solo per quel che è accaduto durante l'anno della pandemia (e lei, in maniera assolutamente esaustiva, ha ricordato quegli accadimenti), dal momento che anche in precedenza avevamo avuto segnali del poco interesse nei confronti di quel settore. Basti pensare al fatto che la riforma Orlando necessitava dei decreti attuativi, ma, quando si è parlato di quelli relativi all'ordinamento penitenziario, tale riforma è stata sostanzialmente svilita nei suoi contenuti principali. Finalmente ho sentito da lei parlare di giustizia riparativa e finalmente se n'è sentito parlare di nuovo, dopo tre anni, nell'ambito dell'ordinamento penitenziario, perché quello che è mancato fino a oggi è l'attenzione verso quel mondo. Di questo non possiamo che prendere atto e farci carico. Ribadisco che da parte nostra avevamo fatto sentire le nostre voci: fin dall'anno scorso, avevamo chiesto le dimissioni dell'allora responsabile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, rimanendo inascoltati. I fatti di questi giorni hanno sconvolto tutti quanti noi, anche come cittadini comuni. Le violenze all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere hanno messo in crisi l'intero assetto sociale di uno Stato di diritto e segnalano lo sfasamento della collettività verso quella parte della cittadinanza. È stato ben detto che finalmente anche i carcerati vengono trattati come normali cittadini e voi - lei assieme al presidente Draghi - ne avete dato ottima dimostrazione. C'è tanto da fare, però, perché dobbiamo prendere atto della situazione e del disinteresse manifestato soprattutto negli ultimi anni. Vogliamo accentuare tale aspetto, soprattutto per porgere un ringraziamento agli agenti della Polizia penitenziaria, nonostante quel che è accaduto (che è un fatto sicuramente isolato), perché il più delle volte si trovano a operare in condizioni di disagio e di disperazione. Solo grazie al loro spirito di abnegazione e di sacrificio si riesce a portare avanti il settore carcerario. In questo senso, le misure che ha annunciato sono estremamente importanti e le appoggeremo in maniera chiara, perché è ciò di cui si ha necessità: offrire una nuova vita a quel sistema. Mi ha colpito molto una cosa, che oggi ha ripetuto: eravamo abituati a sentir parlare di edilizia carceraria, mentre lei ha usato l'espressione «architettura penitenziaria». Questo è significativo, ancora una volta, del cambio di passo che stiamo affrontando, perché vuol dire conoscere le realtà carcerarie, che, da avvocato, conosco, in quanto ho girato molte carceri d'Italia. Quel che è stato detto, effettivamente, non rende assolutamente l'idea di come si vive al loro interno. Dobbiamo prendere atto che si tratta di persone ed esseri umani che hanno semplicemente sbagliato percorso di vita, talvolta in maniera gravissima; tuttavia, è evidente che, se lo Stato non si fa carico degli errori dei suoi cittadini, non possiamo che continuare con la degenerazione di quelle persone. Ha detto bene oggi, ancora una volta: con una buona educazione, si può avviare un percorso di reinserimento secondo i principi dettati dalla Costituzione, che purtroppo troppo spesso vengono dimenticati e messi da parte. Infatti, nelle carceri, oltre a quelli per la socializzazione di cui ha parlato, ancora non ci sono ambienti in cui si può lavorare e apprendere un mestiere. Spesso, grazie a direttori di carcere molto illuminati, si riesce a creare le condizioni affinché i detenuti imparino un nuovo mestiere e siano pronti a rientrare nella società. Sappiamo che esistono progetti - che conosce sicuramente meglio di me - grazie ai quali i prodotti del lavoro all'interno delle carceri vengono venduti all'esterno, per quanto a prezzi molto, ma molto bassi, e quindi utilizzati. Tutto questo non fa che formare le persone che sono dentro le carceri, preparandole a una nuova vita, quando saranno fuori. Conosciamo tutti la situazione di cui ha parlato e che molto brevemente ho richiamato. Purtroppo sappiamo anche che non si tratta di fatti isolati. Si sono verificati altri episodi, che forse non sono stati neanche denunciati, nonché in senso inverso: oggi è riportata sui giornali la notizia di un noto appartenente alla criminalità organizzata che ha malmenato un agente di custodia all'interno del carcere e non per la prima volta. Questo è un clima che si viene a creare proprio a causa delle condizioni di disagio. Il problema del sovraffollamento delle carceri è ormai annoso ed era stato affrontato in maniera adeguatissima la scorsa legislatura, quando avevamo ottenuto grossi risultati. Non si era però fatto abbastanza, perché non si era pensato alla necessità di un ampliamento delle dimensioni delle carceri, di un nuovo sistema (quello di cui ha parlato qui), di nuovi agenti di Polizia penitenziaria e di metterli nelle condizioni di lavorare adeguatamente all'interno delle carceri. Il sovraffollamento è una criticità e siamo convinti, come dicevo, che lei abbia posto le basi per un percorso nuovo che consenta di guardare al futuro con un po' più di ottimismo. Ci si trova ad affrontare questi problemi dopo l'anno pandemico emergenziale che abbiamo vissuto, con tutte le situazioni e le rivolte che si sono verificate, le quali hanno messo a nudo - finalmente - la vera realtà del sistema carcerario. Purtroppo, i principi di cui all'articolo 27 della nostra Costituzione sono rimasti spesso e volentieri solo sulla carta. Si è sempre fatto ricorso alla pena detentiva come unica risposta alla commissione di un reato per rincorrere demagogicamente il principio della certezza della pena. Ciò ovviamente non può continuare e non può essere così. Sono convinto che ci stiamo finalmente avviando verso un percorso nuovo.