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Quindi, se oggi ci sono tanti applausi a queste porzioni della legge delega, onestà intellettuale vorrebbe che almeno una parte di questi consensi e di questi applausi fosse indirizzata a chi le ha concepite, cioè il Governo precedente, il ministro Bonafede e il MoVimento 5 Stelle che lo ha sempre sostenuto. (Applausi) . Siamo convinti che la strada più giusta da seguire per velocizzare i processi e per una giustizia davvero giusta e ragionevolmente rapida sia ampliare gli organici dei magistrati, e del personale non togato. Ne siamo così convinti che in questi ultimi anni gli unici che su questo tema sono passati dalle dichiarazioni in Aula o nei salotti televisivi ai fatti concreti siamo stati noi del MoVimento 5 Stelle, che abbiamo varato - lo dicevo prima - il più grande piano assunzionale nel comparto giustizia da decenni a questa parte. Gli altri lo dicevano, noi lo abbiamo reso realtà. Il processo deve essere veloce, ma si deve concludere con l'accertamento dei fatti, non con un'impunità generalizzata per previsione normativa. Mandare al macero centinaia di migliaia di processi - e questo è il rischio che abbiamo corso - avrebbe significato la resa dello Stato di diritto e la morte della civiltà giuridica. Torno brevemente al punto più dibattuto di questa riforma è cioè la parte che riguarda l'improcedibilità e la prescrizione. Nel testo che viene votato oggi la prescrizione si blocca dopo la sentenza di primo grado, così com'era previsto nella cosiddetta legge spazzacorrotti. Nel testo proposto originariamente dalla ministra Cartabia si confermava questo impianto, ma si aggiungeva - com'è noto - che in appello, decorso un termine massimo di due anni, e in Cassazione dopo un termine massimo di un anno, scattava l'improcedibilità, cioè il processo finiva nel nulla e le vittime non avrebbero ottenuto giustizia anche per reati gravissimi che destano enorme allarme sociale. Questa ipotesi per noi era inaccettabile; abbiamo alzato le barricate, sì, lo abbiamo fatto e siamo stati gli unici a farlo, perché stabilire una soglia così bassa di durata massima, cioè di due anni, in un Paese in cui il tempo di durata media in appello è maggiore - a volte anche significativamente - di due anni, in alcuni distretti di Corte d'appello, significava accettare il rischio di avere un numero spropositato di processi che sarebbero finiti nel nulla e per noi questo rischio molto concreto, come hanno ben spiegato tanti magistrati operatori del diritto, era assolutamente inaccettabile. Siamo fieri di averlo scongiurato con le modifiche che sono state introdotte grazie a noi e a cui ho fatto cenno poc'anzi. Abbiamo convinto tutti gli altri membri dell'Esecutivo, anche grazie alle audizioni che abbiamo chiesto in Commissione giustizia nel corso dell'esame della Camera e da queste è scaturito, per bocca di autorevoli esponenti italiani in materia di diritto e di giustizia, che c'era il rischio, con il testo originario, di creare un vero e proprio problema per la sicurezza nazionale, soprattutto per quanto riguarda i reati di mafia. Per l'Associazione nazionale dei magistrati, infatti, c'era il rischio di mandare al macero 150.000 processi. Tra l'altro, se non ci fossero stati i cambiamenti da noi pretesi, avremmo approvato una legge che sarebbe andata in senso esattamente contrario alle indicazioni e alle sollecitazioni che ci provengono dall'Europa, che più volte - lo ricordo agli smemorati anche in quest'Aula - ha tessuto le lodi della norma sulla prescrizione contenuta nella legge spazzacorrotti. Il percorso per ottenere una giustizia giusta ed efficiente è ancora lungo, ma noi continueremo a dare il nostro apporto in modo assolutamente costruttivo, come abbiamo sempre fatto. Un apporto costruttivo ma fermo, perché non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare ai nostri principi, che anzi continueremo a portare avanti con ancora più forza e determinazione, costi quel che costi. A chi sogna di demolire tutto quello che il MoVimento 5 Stelle ha costruito in questi anni in tema di giustizia, di legalità, di rispetto delle regole e della dignità dei lavoratori, in materia di aiuto ai più fragili e agli indifesi, di giustizia sociale e redistribuzione del reddito, a tutti loro posso dire - cito il nostro presidente Giuseppe Conte - che se vorranno demolire tutto ciò dovranno passare sul nostro cadavere. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione senza emendamenti né articoli aggiuntivi degli articoli 1 e 2 del disegno di legge n. 2353, recante «Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari», nel testo approvato dalla Camera dei deputati. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia (per la verità non proprio unica) sull'approvazione degli articoli 1 e 2 del disegno di legge n. 2353, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati, sul quale è pervenuto il parere non ostativo della 5 a Commissione permanente. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, dopo la sanificazione dell'Aula si passerà direttamente alle dichiarazioni di voto congiunte e quindi agli appelli nominali rispettivamente sull'articolo 1 e sull'articolo 2. Sospendo pertanto la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 13,15, è ripresa alle ore 15,03) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Passiamo alla votazione degli articoli 1 e 2 del disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione dei quali il Governo ha posto la questione di fiducia. RENZI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signora Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ci sono dei momenti in cui converrebbe tacere, per buon senso, per utilità o per esigenze personali, ma ci sono dei momenti in cui tacere sarebbe un atto da codardi e da vigliacchi: questo è uno di quei momenti. La riforma Cartabia, che voteremo con convinzione - lo dichiaro subito - è un ottimo primo passo. Come ci dice la storia, il primo passo ti toglie da dove sei, non ti porta ancora dove devi arrivare: ci toglie cioè dalla riforma Bonafede, che doveva abolire la prescrizione, ma che ha prodotto la prescrizione della riforma, e ci porta verso una dimensione nuova, di sfide importanti per il mondo della giustizia. Il dato di fatto, però, è che questa situazione viene a collocarsi nel momento più tragico della storia del potere giudiziario della vita repubblicana. Molti non hanno il coraggio di dirlo, anche tra di noi, onorevoli colleghi.