[pronunce]

Orbene, in un contesto nel quale, da un lato, le uniche indicazioni rinvenibili nella legge delega sarebbero state volte ad operarne l'estensione e, dall'altro, il riferimento all'art. 2409 cod. civ. , contenuto nel menzionato art. 5, lungi dall'avere carattere formale, rivelerebbe piuttosto l'intenzione del legislatore di mantenerne inalterata la disciplina, il vizio di eccesso di delega travalicherebbe gli stessi, specifici profili attinenti alla società a responsabilità limitata, per porsi con riguardo alla generale regolamentazione dettata in parte qua dal legislatore del 2003. Né potrebbe ignorarsi che, se è vero che la legge delega aveva accentuato il carattere «privatistico» della società a responsabilità limitata, non aveva tuttavia fatto venir meno il rilievo «non strettamente individuale» di quel modello societario, di modo che una così radicale modifica del sistema dei controlli interni sarebbe in contrasto con le esigenze di salvaguardia dell'interesse generale avute di mira dal legislatore del 2001, anche attraverso il mantenimento dei controlli esterni. Secondo il giudice a quo non sarebbe condivisibile la tesi, affermata nella Relazione accompagnatoria, della piena equivalenza dei poteri attribuiti ai componenti la compagine della società a responsabilità limitata con la tutela assicurata dall'art. 2409 cod. civ.: a ben vedere, invero, malgrado l'ampliamento delle possibilità di accesso dei soci alla conoscenza degli affari sociali (art. 2476, comma secondo, cod. civ.) e la riconosciuta esperibilità, in capo a ciascuno di essi, dell'azione sociale di responsabilità (art. 2476, comma terzo, cod. civ. ) nonché di quella spettante in dipendenza di danni direttamente prodotti nel loro patrimonio da atti dolosi o colposi dell'amministratore (art. 2476, comma sesto, cod. civ. ) , l'area di operatività dell'art. 2409 cod. civ. , rispetto a questi mezzi, sarebbe comunque più ampia. A supporto di tale assunto il rimettente segnala che l'esercizio del rimedio risarcitorio, cui è legata la richiesta di revoca con provvedimento di urgenza dell'amministratore, richiederebbe un danno effettivo e non soltanto potenziale, e cioè proprio quel pregiudizio che il procedimento di cui all'art. 2409 cod. civ. tenderebbe ad evitare. In particolare, come posto in luce dalla dottrina, la revoca in via cautelare dell'organo gestorio dovrebbe ritenersi possibile solo quando la mancata, tempestiva rimozione dello stesso rischi di aggravare a tal punto il pregiudizio da rendere aleatoria la possibilità di un successivo risarcimento a carico del patrimonio degli amministratori, o da mettere in pericolo la stessa sopravvivenza della società. Per altro verso, rimosso in via d'urgenza l'amministratore, la nomina di quello nuovo, in mancanza di previsione dell'intervento di un amministratore giudiziale, competerebbe pur sempre alla maggioranza che ha assistito, inerte, alla cattiva gestione degli affari sociali mentre, in caso di insanabile contrasto tra i soci, si realizzerebbe un'ipotesi di impossibilità di funzionamento della società e dunque una causa legale di scioglimento della stessa, ex art. 2484, comma primo, numero 3, cod. civ. Infine l'esame dei libri e dei documenti sociali a iniziativa e spese del socio costituirebbe rimedio costoso e potenzialmente inappagante, in quanto meno obbiettivo rispetto all'ispezione condotta dall'ausiliario del giudice. In tale contesto il Tribunale di Cagliari ritiene rilevante e non manifestamente infondato il dubbio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 2409 e 2476, comma terzo, cod. civ. – nella parte in cui non prevedono che, in caso di gravi irregolarità degli amministratori, i soci della società a responsabilità limitata possano azionare il mezzo di cui all'art. 2409 cod. civ. – e dell'art. 2477, comma quarto, cod. civ. laddove, richiamando le disposizioni in tema di società per azioni con riferimento alla società a responsabilità limitata in cui sia obbligatoria la nomina del collegio sindacale, consente solo in quest'ultimo caso il ricorso alla procedura de qua: tanto in riferimento all'articolo 76 della Costituzione, per eccesso di delega, avendo il legislatore delegato modificato la disciplina dei controlli esterni ed escluso l'applicazione dell'istituto alla società a responsabilità limitata, benché le uniche indicazioni contenute nella legge delega fossero nel senso di un ampliamento della sfera di operatività dello stesso; nonché in riferimento all'art. 3 della Costituzione, per disparità di trattamento tra soci della società a responsabilità limitata e soci della società per azioni e, ancora, tra i primi e i sindaci della società a responsabilità limitata in cui sia obbligatoria la nomina del collegio sindacale. 2.3. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in giudizio con la rappresentanza dell'Avvocatura generale dello Stato, ha chiesto dichiararsi inammissibile, ovvero infondata, la questione. Osserva preliminarmente l'interveniente che la censura relativa all'eccesso di delega riguarda, a ben vedere, soltanto l'art. 2409 cod. civ. , nella parte in cui esclude espressamente le società a responsabilità limitata dall'applicazione del procedimento di controllo, mentre impropria sarebbe la deduzione della presunta incostituzionalità degli artt. 2476 e 2477, posto che tali norme sono richiamate al solo fine di argomentare la fondatezza della questione, senza alcun riferimento all'eccesso di delega. Nel merito rileva l'Avvocatura che, secondo la consolidata giurisprudenza del Giudice delle leggi, il sindacato sull'esercizio da parte del Governo del potere di legiferare nelle materie delegate dal Parlamento, ai sensi dell'art. 76 della Costituzione, è circoscritto al rilievo di eventuali profili di incongruenza tra i limiti desumibili dai principi e dai criteri direttivi contenuti nella delega e le scelte legislative adottate dal delegato, fermo peraltro il divieto di sindacarne il merito. Nella fattispecie il giudice a quo avrebbe mostrato di essere ben consapevole della voluntas legis insita nelle norme che disciplinano la società a responsabilità limitata, del resto esplicitata nella Relazione accompagnatoria richiamata nell'ordinanza di rimessione, e di non condividerla, posto che egli ritiene insufficiente la tutela offerta dall'estensione della legittimazione dei soci all'esercizio dell'azione sociale di responsabilità e inopportuna l'eliminazione del controllo giudiziario sulla gestione. Ma, a giudizio dell'Avvocatura, tale valutazione nulla avrebbe a che vedere con la corretta applicazione dei criteri di delegazione (essendo peraltro affatto incontrovertibile la volontà del delegante di consentire una radicale modificazione della società a responsabilità limitata), trattandosi piuttosto di una non consentita critica alle scelte in concreto operate dal legislatore delegato.