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una perdita di PIL di otto punti - alla fine saranno anche più di otto - un forte aumento dell'indebitamento del Paese; un'esposizione sui mercati finanziari che si sostiene solo grazie al massiccio intervento della BCE; e poi un crollo dei consumi; una mortalità degli esercizi commerciali; la perdita di mezzo milione di posti di lavoro solo nel settore del commercio. Non parliamo poi di quello che sta accadendo al turismo, al mondo degli eventi culturali e a quello della produzione industriale che, nelle settimane del lockdown , ha subito un crollo del 28 per cento, con un'esplosione delle domande di cassa integrazione. Per queste ragioni l'ultima volta in Senato il nostro Gruppo l'aveva sollecitata a un grande coraggio sul fronte delle riaperture e della differenziazione regionale. A distanza di alcune settimane siamo lieti che il suo Governo abbia intrapreso quella strada. Dovevamo ripartire e l'abbiamo fatto. Ma, se vogliamo non fermarci più, oggi servono tre cose: sicurezza, organizzazione e responsabilità. Prima di tutto abbiamo bisogno che tutti i luoghi di lavoro siano sicuri. Gli imprenditori stanno facendo uno sforzo incredibile e questo loro percorso va accompagnato; vanno formate figure che supportino le attività di impresa nel compiere le scelte giuste nell'organizzazione degli spazi, nella divisione delle mansioni e anche nell'evitare le spese sbagliate e inutili. Abbiamo bisogno di un approccio organizzato: consolidare il fronte sanitario per tutta la fase di convivenza con il virus; monitorare efficacemente ed efficientemente; sviluppare scenari nel caso di una nuova ondata epidemica per far sì che l'impatto sulla vita delle persone sia il meno invasivo possibile (la misura esatta rispetto alle necessità di contenimento sanitario). E infine abbiamo bisogno di un comportamento responsabile da parte dei cittadini: indossare le mascherine, sanificare gli ambienti, rispettare le norme di distanziamento sociale. Deve passare il messaggio che ciascuno di noi ha sulle spalle non solo la salute del prossimo, ma anche il destino del negoziante di fiducia, quello dell'impresa dove lavora un nostro amico, il posto di lavoro di un nostro parente. Un'Italia che riparte è un'Italia che ritorna a essere collegata con l'Europa. Bene quindi il ritorno alla mobilità interna e la volontà di riaprire le frontiere, ma il vero tema è il pieno ripristino dell'intera mobilità europea. L'Italia assuma con forza e continui ad assumere con la forza degli ultimi giorni questa posizione. Gli accordi bilaterali tra gli altri Paesi oggi ledono gli interessi economici delle imprese italiane e violano il diritto alla circolazione sancito dagli accordi di Schengen. Se faremo questo, potremo vivere i prossimi mesi col piglio giusto, che non può essere quello della paura e del timore. L'Italia oggi chiede un messaggio di speranza, quell'ottimismo della volontà che accomuna tutti i cittadini che sono tornati al lavoro e che hanno solo voglia di lavorare per recuperare il terreno perso. Chi ha la possibilità di parlare con i commercianti e gli imprenditori sa che oggi chiedono alla politica di giocare una politica tutta in attacco, senza cedere neppure un millimetro al virus, ma anche al catastrofismo e alle polemiche sterili e inutili; una politica della responsabilità che vuol dire anche massimo coinvolgimento degli enti e delle autonomie locali. Siamo contenti, signor Presidente, che anche su questo punto il suo Governo abbia registrato un forte cambio di passo dopo una fase di decisioni - secondo noi - un po' centraliste. Siamo contenti anche che si sia finalmente esaurita la fase del ricorso ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che stavano cominciando a prefigurarsi non solo come la sospensione delle prerogative delle autonomie ordinarie e speciali, ma anche come uno svuotamento del ruolo del Parlamento. Gli enti locali sono stati in prima fila nel rapporto coi cittadini e hanno toccato con mano i problemi economici delle imprese che rischiavano di non riaprire o che purtroppo non l'hanno più fatto. Gli amministratori locali conoscono meglio di tutti gli altri i problemi di un territorio, che sono anche problemi di tenuta del tessuto sociale - la mia prima preoccupazione per i prossimi mesi, con una recessione in itinere , è che la tenuta sociale possa essere garantita - e anche le minacce di infiltrazione criminale - come lei ha detto nel suo discorso - nelle situazioni di fragilità. Signor Presidente, i dati sui contagi - mi soffermo ora sulla mia Provincia autonoma - dicono che la Provincia autonoma di Bolzano ha fatto bene ad anticipare le sue riaperture con una legge provinciale. Noi abbiamo svolto un ruolo di apripista grazie alla nostra autonomia speciale che ci dà la possibilità di legiferare. La nostra legge è ispirata a dei princìpi chiari: i princìpi di prudenza, di responsabilità ma anche di speranza, con protocolli di sicurezza che sono più rigidi di quelli che il Governo ha adottato pochi giorni dopo. Per tutto questo spero tanto che non si debba aprire un contenzioso costituzionale tra lo Stato e la Provincia autonoma di Bolzano. Sono molto fiducioso, signor Presidente, che lei possa condividere questo punto di vista. Ad ogni modo, adesso quello che conta è scongiurare nuove chiusure, locali o totali che siano. Come ha ricordato l'Ufficio parlamentare di bilancio, in questo scenario la perdita di PIL sarebbe tra il 10 e il 15 per cento. Concludo, signor Presidente, con alcuni auspici. I mezzi finanziari messi a disposizione in maniera robusta con il decreto-legge rilancio, ma anche già prima con il decreto-legge cura Italia, vadano a destinazione e velocemente. La mia preoccupazione sono i 98 decreti attuativi che ci vorranno, e spero tanto che i 55 miliardi possono veramente andare a destinazione nelle prossime settimane, evitando di trovarci a ottobre a constatare che buona parte o una parte di detti soldi non siano potuti andare a destinazione. Secondo auspicio: i prossimi provvedimenti dovranno andare nell'ottica - e lei l'ha detto - della più grande opera di semplificazione burocratica che l'Italia abbia mai conosciuto. Oggi corriamo il rischio che le risorse restino intrappolate nei troppi adempimenti o nell'incapacità di utilizzo da parte della pubblica amministrazione, come tante volte abbiamo visto anche con i fondi europei. Occorre un cambio di rotta totale e io sono fiducioso che il Governo faccia di tutto in questo senso. Ci vuole anche un lavoro di convincimento con la pubblica amministrazione ed è necessario un nuovo rapporto tra Stato e cittadini: deve essere un rapporto di fiducia, perché è chiaro che è un'opera di semplificazione ha anche dei rischi. Secondo me, non c'è però alternativa. Il terzo auspicio riguarda la distribuzione dei mezzi, che devono puntare sui settori in grado di creare valore per la ripresa economica, rifuggendo da logiche assistenzialistiche che renderebbero ancora più complessa quella riduzione del debito necessaria per non esporre l'Italia alla speculazione sui mercati quando si chiuderà l'ombrello della BCE. L'ultimo auspicio riguarda il mondo della scuola. Se riavvolgiamo il nastro di queste settimane, la chiusura delle scuole, degli asili e degli asili nido è stato il momento più triste e più doloroso.