[massime]

Bilancio e contabilità pubblica - Enti locali - Disposizioni per la razionalizzazione e la riduzione della spesa degli enti territoriali - Riduzione delle risorse destinate alle province, attraverso il taglio lineare del fondo sperimentale di riequilibrio e del fondo perequativo - Ricorso della Regione Piemonte - Censura di parametri che non attengono al riparto delle competenze legislative non sostenuta da motivazione in ordine alla ridondanza delle lamentate violazioni sul riparto di competenze - Omessa indicazione delle materie di competenza concorrente o residuale asseritamente violate - Omessa dimostrazione che la riduzione delle risorse non consente l'adempimento dei compiti istituzionali - Carenza di adeguata motivazione e genericità delle doglianze - Inammissibilità delle questioni.. Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 7, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni in legge 7 agosto 2012, n. 135, nel testo sostituito da successivi interventi normativi - impugnato dalla Regione Piemonte in riferimento agli artt. 5, 97, 117, secondo comma, lett. p) , quarto comma, sesto comma, 118 e 119 Cost. - che riduce le risorse destinate alle Province, attraverso il taglio lineare del fondo sperimentale di riequilibrio e del fondo perequativo. Infatti, con riferimento alla violazione degli artt. 5 e 97 Cost., la ricorrente non ha motivato in ordine alla ridondanza delle lamentate violazioni sul riparto di competenze, in quanto le censure su tali punti sono formulate in termini del tutto generici ed assertivi. Con riguardo alla violazione dell'art. 117, quarto e sesto comma, la Regione non ha indicato le materie di competenza concorrente o residuale asseritamente violate, né ha dato conto delle ragioni della denunciata lesione. Con riguardo all'art. 117, secondo comma, lett. p) , la ricorrente non ha dato un'adeguata motivazione perché non ha indicato le funzioni fondamentali il cui esercizio sarebbe impedito dai tagli. In riferimento alla violazione dell'art. 118 e del principio di leale collaborazione, e anche in relazione alla censura secondo cui sarebbe stato configurato un intervento sostitutivo dello Stato al di fuori dei casi previsti dall'art. 8 della legge n. 131 del 2003, e attraverso un mero decreto ministeriale, la ricorrente non ha chiarito in maniera sufficiente la portata delle sue doglianze. Infine, in relazione all'art. 119 Cost., non è stato dimostrato che la riduzione dell'autonomia finanziaria compromette lo svolgimento delle funzioni delle Province. - Sulla legittimazione delle Regioni nei giudizi in via principale ad evocare parametri diversi da quelli relativi al riparto di competenze, vedi la citata sentenza n. 205/2013. - Sulla necessità di indicare gli ambiti materiali violati e le ragioni della violazione ai fini dell'ammissibilità del ricorso, vedi le citate sentenze nn. 252/2009, 175/2009 e 38/2007. - Sull'inapplicabilità del principio di leale collaborazione all'attività legislativa, vedi la citata sentenza n. 121/2013. - Sulla necessità che le Regioni, qualora deducano l'illegittimità di disposizioni che riducono i mezzi finanziari, dimostrino che tale riduzione determini l'insufficienza dei mezzi finanziari per l'adempimento dei propri compiti, vedi le citate sentenze nn. 121/2013, 246/2012, 27/2010 e 145/2008.