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Istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali (n. 813). Onorevoli Senatori. -- Il disegno di legge costituzionale A.S. n. 813, d'iniziativa del Governo, istituisce un Comitato parlamentare per le riforme costituzionali. Il percorso non mira ad inaugurare un processo costituente, ma si limita ad attivare l'esercizio di un potere costituito, circoscritto alla revisione della parte II della Costituzione. Di fronte alle preoccupazioni legittime sorte quando il percorso di revisione costituzionale sembrava orientato a contemplare l'ipotesi di una commissione mista di parlamentari e di «laici», il testo all'esame ha ben altro segno, in quanto ribadisce la centralità del Parlamento, al quale è affidato in via esclusiva il percorso riformatore. Anche per quanto riguarda il contenuto delle riforme costituzionali, resta assolutamente centrale il lavoro delle Camere. Il procedimento ha richiesto approfondimenti e analisi attenti su ogni aspetto coinvolto: durante l'esame in sede referente sono state compiute, da parte della Commissione, riflessioni approfondite e considerazioni critiche, che hanno favorito la qualità del lavoro e la sua speditezza. L'articolo 1 prevede l'istituzione di un Comitato parlamentare, composto da venti deputati e da venti senatori, nominati dai Presidenti delle Camere tra i membri delle Commissioni competenti per gli affari costituzionali dei due rami del Parlamento. I Presidenti delle due Commissioni assumono la presidenza del Comitato. È stato accolto un emendamento che specifica che i Presidenti delle due Commissioni fanno parte di diritto del Comitato in aggiunta ai componenti nominati. La nomina dei componenti è effettuata su designazione dei Gruppi parlamentari, secondo un criterio nuovo, sulla cui applicazione è stata posta molta attenzione. Esso, infatti, combina il criterio della consistenza numerica del Gruppo con il criterio della percentuale dei voti ottenuti dalla lista o dalla coalizione d liste. Occorre, in ogni caso, assicurare la presenza di almeno un rappresentante per Gruppo e di un rappresentante delle minoranze linguistiche. La Commissione, approvando un apposito emendamento, ha inteso precisare che il rappresentante delle minoranze linguistiche deve essere eletto in una delle circoscrizioni comprese in Regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela per tali minoranze. Appare centrale la questione della scansione temporale del procedimento. La fissazione dei termini non svolge soltanto una funzione di regolazione dell' iter , ma ha anche il compito di imporre scadenze verificate e verificabili in ordine all'andamento dei lavori. Pertanto, laddove tali termini potevano essere corretti in senso più ragionevole, la Commissione è intervenuta approvando emendamenti ad hoc . Pur non trattandosi di termini perentori, occorre, in ogni caso, esaltarne il significato squisitamente politico, espressione della volontà di pervenire ad un risultato positivo e comunque segno della determinazione che il Parlamento assume circa l'assoluta necessità delle riforme, anche considerando i molti fallimenti che hanno segnato il percorso delle riforme costituzionali negli ultimi anni. Per quanto riguarda i termini contenuti nell'articolo 1, la Commissione si è soffermata, in primo luogo, sul termine previsto al comma 2. Infatti, rispetto alla previsione iniziale, è stato ridotto da quindici a cinque giorni il termine decorso il quale, ove uno o più Gruppi non abbiano provveduto alla designazione, i Presidenti delle Camere procedono, d'intesa tra loro, alla nomina dei componenti del Comitato. Il termine è stato opportunamente abbreviato, trattandosi di un adempimento di natura formale. Eccessivamente esteso è parso anche il termine contenuto nel successivo comma 3, ove si prevedeva che la prima riunione del Comitato avesse luogo entro un mese dall'entrata in vigore della legge costituzionale. Un emendamento accolto in Commissione ha ridotto tale termine a dieci giorni. Quanto alla composizione dell'Ufficio di presidenza del Comitato, la Commissione ha inteso ridurne i componenti, prevedendo due segretari, in luogo di quattro. È stata, poi, inserita una disposizione che vieta la possibilità di sostituire i componenti del Comitato, neppure per una singola seduta. Il comma 6 introduce una giustificazione permanente per l'assenza dei componenti dell'organo bicamerale ai lavori delle Assemblee di appartenenza. Tema centrale è quello affrontato dall'articolo 2, che definisce le competenze del Comitato. Il disegno di legge prevedeva che esso fosse chiamato ad esaminare i progetti di legge relativi agli articoli di cui ai titoli I, II, III e V della parte II della Costituzione, afferenti alle materie della forma di Stato, della forma di governo e del bicameralismo, nonché i coerenti progetti di legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali. Essendo emersa, sul tema, la preoccupazione che il procedimento possa condurre a tentativi di revisione di parti diverse della Costituzione, la Commissione ha deciso una diversa formulazione del comma 1 dell'articolo 2, in primo luogo eliminando il riferimento alle categorie riassunte nelle espressioni «forma di Stato», «forma di governo» e «bicameralismo», definizioni che non trovano spazio nella lettera della Costituzione e che -- con particolare riguardo alla formula «forma di Stato» -- possono essere foriere di interpretazioni equivoche, essendo peraltro oggetto, in dottrina, di un controverso dibattito. In secondo luogo, si è ritenuto necessario specificare l'ambito di competenza del Comitato in materia elettorale, limitato ai progetti di legge «conseguenti» alla revisione della Costituzione. In tal modo, si è inteso fugare ogni possibile dubbio circa la piena competenza delle Commissioni affari costituzionali su ogni altro disegno di legge di riforma del sistema elettorale. Con l'inserimento di un ulteriore comma, si è poi voluto introdurre un espresso richiamo al potere del Comitato di esaminare o elaborare le modificazioni a disposizioni della Costituzione o di leggi costituzionali strettamente connesse alla revisione dei titoli della Costituzione espressamente richiamati al comma 1, così come i conseguenti progetti di legge ordinaria in materia elettorale eventualmente necessari per assicurare la coerente definizione dell'assetto istituzionale. Ai sensi del comma 4 dell'articolo 2, il Comitato esamina i progetti di legge in sede referente, secondo le norme del regolamento della Camera dei deputati. È compiuto un espresso riferimento anche alla possibilità che il Comitato possa adottare, a maggioranza assoluta dei componenti, norme integrative per il proprio funzionamento e per lo svolgimento dei lavori. Si tratta di una facoltà analoga a quella prevista nella legge costituzionale istitutiva della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali nella XIII legislatura. In proposito, è stata introdotta, con apposito emendamento, una clausola che ribadisce il valore primario delle norme del regolamento della Camera dei deputati. Il comma 5 dell'articolo 2 disciplina la nomina dei relatori. Al riguardo, con un emendamento è stato precisato che i Presidenti del Comitato -- e non il Comitato -- nominano uno o due relatori, di cui, in questo ultimo caso, un deputato e un senatore.