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ci dovrebbe gentilmente comunicare a chi è stato limitato il tempo dell'intervento e chi sono il soggetto, il parlamentare o il Gruppo ai quali è stato impedito di parlare durante la discussione generale; siccome ciò non è avvenuto, questo rispecchia perfettamente il dettame del Regolamento. Per me va benissimo qualsiasi interpretazione e va benissimo anche una convocazione della Conferenza dei Capigruppo (che però si faccia immediatamente, ma questo è un altro tema). Su questo però sono obbligato, dal punto di vista mio e del mio Gruppo, a dare ragione al senatore Malan. PRESIDENTE . Ribadisco che, poiché il comma 3 non fa riferimento a un singolo intervento, ma alla disciplina della conduzione dei lavori dell'Assemblea, questa rimane l'interpretazione. Quanto alla richiesta di passare direttamente al voto, farei prima concludere la discussione generale e concorderei con la Presidenza una convocazione della Conferenza dei Capigruppo, per poi comunicare in seguito come intendiamo procedere. È iscritto a parlare il senatore Castaldi. Ne ha facoltà. CASTALDI (M5S) . Signor Presidente, mi viene da fare una battuta: servirebbe l'interpretazione giuridica di un avvocato, e ne abbiamo in Senato, come Niccolò Ghedini, che oggi forse è assente, stranamente, visto che si parlava di competenza e rappresentanza territoriale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, onorevole relatore, domani effettueremo un altro passo molto importante verso un percorso virtuoso che è iniziato con questa legislatura ed è proseguito con la sottoscrizione del contratto di Governo, uno dei punti essenziali del quale è costituito proprio da alcune riforme istituzionali. Al paragrafo 20 di quel contratto è prevista la drastica riduzione del numero dei parlamentari (a 400 deputati e 200 senatori), che aspettiamo da decenni e non intacca in alcun modo il principio supremo della rappresentanza, poiché resterebbe ferma l'elezione diretta a suffragio universale da parte del popolo per entrambi i rami del Parlamento, senza comprometterne le funzioni. In questo modo sarà possibile conseguire anche ingenti riduzioni di spesa. Nello stesso paragrafo si parla anche di vincolo di mandato, per contrastare il sempre crescente fenomeno del trasformismo, e di previsione di nuovi istituti di democrazia diretta e di rafforzamento di quelli esistenti, senza dimenticare il potenziamento dello strumento dell'iniziativa legislativa popolare. La proposta di cui abbiamo discusso oggi in Aula dev'essere valutata all'interno di questo disegno. L'idea di ridurre il numero dei parlamentari non è certo nuova. Come sapete tutti, il primo tentativo fu quello della Commissione Bozzi, nel 1983; l'ultimo, quello con cui si voleva rendere quest'Assemblea un ricovero di consiglieri regionali e sindaci caduti in disgrazia, è fallito miseramente nel 2016, nonostante la seria e preoccupante minaccia di ritirarsi dalla politica che avevano avanzato i promotori, forse troppo ottimisti. Quest'idea, come dicevo, viene da lontano, ma la volontà, illustri colleghi, è altra cosa; come sappiamo bene qui dentro e come sanno meglio di noi i cittadini fuori. L'idea fino a qualche settimana fa era nella mente di tutti, maggioranza e opposizione; poi la volontà, stranamente, è scemata per alcuni (diciamo che è venuta meno); oggi l'appiglio che ho ascoltato e su cui si basano molte critiche al provvedimento è che questo taglio sarebbe un attentato alla democrazia. Mettiamo in fila un po' di cose, allora. È opportuno o meno un intervento di razionalizzazione della struttura istituzionale? Credo assolutamente di sì. È ora o no di limitare una delle densità parlamentari più alte al mondo? Penso di sì. Diciamocela tutta: sussistono o no limitazioni alla facoltà del legislatore di ridurre drasticamente il numero dei parlamentari? Assolutamente no. Assodato questo, siamo vicini all'approvazione di una riforma davvero storica, che consentirà al Parlamento di lavorare meglio e in maniera nettamente più efficiente. Con meno parlamentari, si avranno una maggiore accuratezza nella selezione da parte dell'elettorato, una loro maggiore riconoscibilità e quindi indipendenza da interessi particolari, che li renderà capaci di rappresentare al meglio le istanze del Paese. Inoltre, tagliando 345 parlamentari, si otterrà un risparmio di ben 500 milioni di euro per ogni legislatura: sono soldi sottratti ai costi della politica per essere destinati alle necessità sempre crescenti dei cittadini italiani. Mi spiace molto dover costatare come alcune forze politiche preferiscano fare il contrario di ciò che hanno promesso, a partire dagli amici del Partito Democratico, che in verità si è opposto fin dall'inizio a questa riforma, nonostante prometta il taglio dei parlamentari da tanti anni. MARCUCCI (PD) . Ma non può mica raccontare quello che vuole! CASTALDI (M5S) . Ancora più da biasimare sono il comportamento e la posizione di Forza Italia, che ha votato a favore del testo nelle prime due letture, fino alle elezioni europee (quindi probabilmente per ingannare gli elettori e i cittadini, non so), e ora invece ha deciso di opporvisi; eppure, ha presentato un disegno di legge del senatore Quagliariello che propone esattamente quello che vogliamo fare noi oggi; portando la Camera a 400 deputati e il Senato a 200 senatori. In 1 a Commissione, ai cui lavori in parte ho partecipato, ho ascoltato - con interesse e rispetto, che mi auguro reciproci - il valido senatore Pagano, il quale ha affermato che il disegno di legge costituzionale in esame non intende migliorare la qualità e la speditezza dell'attività legislativa, quanto piuttosto sostenere o addirittura alimentare con finalità demagogiche il sentimento dell'antipolitica. Ha poi aggiunto che potrebbe addirittura produrre effetti distorsivi sotto il profilo della rappresentanza democratica, comportare campagne elettorali molto dispendiose e alimentare il rischio di fenomeni di voto di scambio. Vorrei chiederle, senatore Pagano, se produce più effetti distorsivi sotto il profilo della rappresentanza democratica la nostra riforma o, ad esempio, far eleggere alla Camera, nei collegi del nostro Abruzzo - nello specifico in quelli di Pescara, Chieti e Vasto, che ricomprendono la Costa dei trabocchi - un paracadutato dell'entroterra campano dal nome Gianfranco Rotondi da Avellino, che credo notoriamente non abbia alcun legame con l'Abruzzo; poi, se ci penso bene, il legame ce l'ha, quando bisogna fare le liste regionali (quello è il legame che ha Rotondi con il nostro Abruzzo). Può darsi che questa mia affermazione sia errata, ma posso continuare. Ad esempio, trovo alcune difficoltà a riscontrare legami con la nostra Regione e il collegio in cui è stato eletto anche per l'esimio senatore Quagliariello, eletto in Abruzzo. Anche dall'altra parte, nel Partito Democratico - perché si tratta di una pratica bipartisan - chiederei ad alcuni abruzzesi se hanno avuto modo di verificare, conoscere e parlare con il deputato Yoram Gutgeld, nato a Tel Aviv e residente a Milano. Molto avrei da dire anche sui trasformismi: