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Abolizione dell'insegnante unico nella scuola primaria e altre disposizioni in materia di organizzazione didattica. Onorevoli Senatori. -- Un'aula scolastica non deve essere considerata un mondo chiuso, ma un luogo di formazione per il futuro Stato sociale. Il presente disegno di legge sopprime l'articolo 4 del decreto- legge 1º settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, che istitutiva l'insegnante unico nella scuola primaria, riproponendo un modello di insegnamento plurale e diversificato. La scuola primaria (ciò che un tempo veniva definita «scuola elementare») ha rappresentato per lungo tempo un'eccellenza nel nostro Paese e assolve ancora, in tal senso, a un compito fondamentale nei riguardi sia delle competenze acquisite sia del percorso di maturazione dell'individuo. Oltre che provvedere a dotare gli studenti di determinate competenze e di un bagaglio di nozioni, deve fornire agli alunni quegli elementi di base che, come spiega la moderna pedagogia, sono il fulcro per l'apprendimento che matureranno e concorreranno a formare il senso di identità e di appartenenza alla comunità civile, insieme ad una coscienza critica. A prescindere dal valore del singolo docente, che non si vuole mettere in discussione neanche per via indiretta in questa sede, l'introduzione dell'insegnante unico o comunque «prevalente» nella scuola primaria ha segnato, sia per la classe docente, sia soprattutto per gli studenti un grave impoverimento: laddove è proprio la giustapposizione di voci diverse -- cuore pulsante di una idea d'insegnamento -- che favorisce e incrementa quelle forme di autonomia di giudizio e interpretazione del mondo che sono presupposto e al tempo stesso conseguenza di ogni percorso formativo e conoscitivo. Tuttavia -- per mere esigenze legate al risparmio e alla razionalizzazione della spesa -- la cosiddetta «riforma Gelmini», con l'introduzione dell'insegnante unico, ha segnato una battuta d'arresto, in particolare per questo segmento, livellando verso il basso e vanificando quelle pluralità e molteplicità che si attuano nel rapporto fra insegnanti e studenti, attraverso l'apprendimento della didattica, negli stimoli e nelle esortazioni al sapere che ne rappresentano la forza. La riforma generata principalmente da obiettivi di razionalizzazione e dal contenimento della spesa, snatura la sua stessa essenza, com'è accaduto per vie generali e nel caso specifico del citato articolo 4 del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137, con la riforma Gelmini che -- all'affiorare dei primi segni di quella che si è poi rivelata una crisi interna e strutturale rispetto al sistema -- senza alcuna preoccupazione di tipo didattico-pedagogico, ha sottratto, con un solo colpo di scure bene assestato, una enorme quantità di risorse all'universo dell'istruzione, incrementando da allora un insistito, irreversibile declino dell'intero comparto. Anche a fronte dei rapidi e radicali cambiamenti della società che stiamo affrontando, in virtù delle nuove forme di comunicazione e dell'insorgere e diffondersi dei nuovi media , la scuola nel suo complesso -- come parte di una galassia che comprende e interagisce con università, ricerca, musei, consumo culturale, cinema, teatro, biblioteche ecc. -- deve cessare di rappresentare una sorta di retroguardia della società, termometro del declino culturale in cui è immerso il nostro Paese, e tornare ad essere avamposto e protagonista. La scuola produce e riflette una infinità di stimoli culturali, anche contraddittori. L'apprendimento scolastico è una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono per acquisire competenze specifiche. La scuola non deve abdicare al compito di promuovere la capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzare la vita dei bambini e degli adolescenti. Il paesaggio educativo è diventato estremamente complesso, sono mutate le forme di socialità spontanea, dello stare insieme e crescere tra bambini e ragazzi. La scuola, perciò, è investita da una domanda che comprende l'apprendimento e il «saper stare al mondo». L'intesa tra adulti non è più scontata e implica la faticosa costruzione di un'interazione tra famiglia e scuola. La piena attuazione del riconoscimento e della garanzia della libertà e dell'uguaglianza (articoli 2 e 3 della Costituzione), nel rispetto delle differenze e dell'impegno dei docenti e di tutti gli operatori della scuola, con particolare attenzione alle disabilità e ad ogni fragilità, richiede altresì la collaborazione delle formazioni sociali in una integrazione pragmatica tra scuola e territorio, per permettere che ognuno possa «svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società» (articolo 4 della Costituzione). La scuola è da tempo chiamata a occuparsi anche di altre delicate dimensioni dell'educazione. Alla scuola spetta il compito di fornire supporti adeguati affinché ogni persona sviluppi un'identità consapevole e aperta. Una molteplicità di culture e di lingue sono entrate nella scuola. L'intercultura è già il modello che permette a tutti i bambini e ragazzi il riconoscimento reciproco e dell'identità di ciascuno. La scuola raccoglie con successo la sfida universale di apertura verso il mondo, di pratica dell'uguaglianza nel riconoscimento delle differenze. A questo scopo il bisogno di conoscenze degli studenti non si soddisfa con il semplice accumulo di tante informazioni in vari campi, ma solo con il pieno dominio dei singoli ambiti disciplinari e, contemporaneamente, con l'elaborazione delle loro molteplici connessioni tra gli stessi ambiti. In questa situazione di ricchezza formativa sono presenti vecchie e nuove forme di emarginazione culturale e di analfabetismo, che si intrecciano con forme diverse e diversificate di analfabetismi di ritorno, che rischiano di impedire l'esercizio di una piena cittadinanza. La scuola non ha più il monopolio delle informazioni e dei modi di apprendere. Fare scuola oggi significa mettere in relazione la complessità di modi radicalmente nuovi di apprendimento con un'opera quotidiana di guida, attenta al metodo, ai nuovi media e alla ricerca multidimensionale.. 1 (Finalità) 1 La scuola primaria, nell'ambito dell'istruzione obbligatoria e in piena osservanza dell'autonomia scolastica, concorre alla formazione del cittadino nel pieno rispetto dell'appartenenza e della diversità culturale e sociale, valorizzando le specificità e promuovendo l'integrazione. 2 Al fine di realizzare quanto stabilito al comma 1, la presente legge disciplina l’introduzione nella scuola primaria di un insieme di docenti garante di una pluralità d'insegnamenti in modo da favorire e promuovere per ciascuno studente l'apprendimento curriculare sulla base dell’attività didattica formativa, stimolando l'autonomia di giudizio e il formarsi di una coscienza critica e civile. 3 Nell'ambito delle classi della scuola primaria i docenti operano collegialmente e sono contitolari del percorso formativo.