[pronunce]

La memoria segnala che gran parte dell'attività del senatore Iannuzzi ha riguardato questioni inerenti a condotte giudiziarie di alcuni magistrati: al riguardo vengono richiamate tre interrogazioni parlamentari relative, rispettivamente, a un magistrato della Procura della Repubblica di Agrigento, all'azione della magistratura di Reggio Calabria e a un processo nei confronti di un imputato per reato ministeriale. Gli atti funzionali evocati, anteriori alle dichiarazioni "incriminate" nel presente giudizio, presenterebbero un collegamento tematico con il contenuto di queste, anche se forse manca «una sostanziale corrispondenza di significato, ancorché non testuale», ma sarebbe «tuttavia da chiedersi se sia proprio ragionevole che sia la carenza di questo dato cognitivo a privare del carattere divulgativo le dichiarazioni medesime». Conclude, quindi, la difesa del Senato osservando che sarebbe del tutto logico estendere l'area dell'insindacabilità anche a forme di divulgazione di una pluralità di atti parlamentari, che presentino coincidenza tematica o argomentativa con le opinioni rese extra moenia.1.- Il Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, in composizione monocratica, ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato e ha chiesto a questa Corte di dichiarare che non spettava al Senato della Repubblica di affermare che i fatti per i quali è in corso un procedimento penale a carico di Raffaele Lino Iannuzzi, per il delitto di cui agli artt. 595 del codice penale e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa) nei confronti di Antonio Ingroia, concernono opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni in quanto tali insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, e di annullare conseguentemente la deliberazione che il Senato aveva adottato il 19 febbraio 2009, recependo la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. 2.- Preliminarmente, deve rilevarsi l'infondatezza delle eccezioni proposte dalla difesa del Senato della Repubblica e deve essere confermata l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 191 del 2010. 2.1.- Con la prima eccezione il Senato ha eccepito l'improcedibilità del conflitto perché il deposito del ricorso dichiarato ammissibile, con la prova delle notificazioni eseguite a norma dell'art. 37, comma quarto, della legge 11 marzo 1953, n. 87, sarebbe avvenuto oltre «il termine perentorio di trenta giorni dall'ultima notificazione», fissato dall'art. 24, comma 3, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. L'eccezione è priva di fondamento. È vero che la notificazione del ricorso è avvenuta il 30 giugno 2010 e che il plico con il ricorso e la prova della notificazione è pervenuto alla cancelleria della Corte, a mezzo posta, il successivo 2 agosto, ma è anche vero che la spedizione è avvenuta il 30 luglio, nell'osservanza del termine perentorio di trenta giorni, e che ciò basta per far escludere l'improcedibilità. Infatti, ai sensi dell'art. 28, comma 2, delle norme integrative, nel caso di deposito effettuato avvalendosi del servizio postale, ai fini dell'osservanza dei termini per il deposito vale la data di spedizione postale. 2.2.- Anche l'eccezione di inammissibilità proposta dalla difesa del Senato non è fondata. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, affinché si possa verificare «la sostanziale identità» tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare e gli atti di funzione dallo stesso posti in essere, «il ricorrente ha l'onere di riportare nell'atto introduttivo del giudizio le espressioni ritenute offensive» (sentenza n. 52 del 2007; nello stesso senso, ex plurimis, sentenza n. 291 del 2007). Con specifico riguardo alla descrizione delle condotte extra moenia del parlamentare operata dal ricorrente attraverso il riferimento ai capi di imputazione formulati in sede penale, questa Corte ha ritenuto l'inammissibilità del ricorso in un caso in cui - a fronte di un'imputazione nei confronti di vari soggetti a titolo di concorso nel reato - non risultava possibile stabilire se quella ascrivibile ai parlamentari incriminati fosse la realizzazione di un comportamento di carattere materiale o la manifestazione di una opinione (sentenza n. 267 del 2005); analoga decisione è stata adottata per un ricorso che rinviava, ai fini della descrizione dei fatti, a dichiarazioni da intendersi «integralmente riportate», ma non risultanti dagli atti (sentenza n. 307 del 2008). In altra occasione, invece, la riproduzione nel ricorso dell'imputazione formulata dal pubblico ministero, nella quale erano state riportate le affermazioni offensive della reputazione delle persone coinvolte nella vicenda, è stata ritenuta idonea a far conoscere le dichiarazioni rese extra moenia dal parlamentare, come esige il principio di autosufficienza dell'atto introduttivo del giudizio (sentenza n. 330 del 2008). Ciò che viene in rilievo ai fini dell'ammissibilità del ricorso è l'attitudine del riferimento al capo di imputazione formulato in sede penale a «consentire alla Corte di raffrontare le dichiarazioni extra moenia con il contenuto di atti tipici della funzione parlamentare» (sentenza n. 271 del 2007), e tale attitudine nel caso in esame non è contestabile, tenuto conto dell'analiticità dell'imputazione ascritta al parlamentare e riportata nel ricorso. 3.- Nel merito, il ricorso è fondato. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, per ravvisare un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare e l'espletamento delle sue funzioni - al quale è subordinata la prerogativa dell'insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, Cost. - è necessario che le stesse possano essere riconosciute come espressione dell'esercizio di attività parlamentare (ex multis, sentenze n. 98 e n. 96 del 2011, n. 330 e n. 135 del 2008). Nel conflitto in esame, né la relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, né la deliberazione del Senato della Repubblica indicano atti parlamentari tipici del senatore Iannuzzi, anteriori o contestuali alle dichiarazioni oggetto dell'imputazione, ai quali, per il loro contenuto, le stesse possano essere riferite, ed è per questa ragione che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si è limitata ad auspicare un «salto interpretativo della giurisprudenza costituzionale, volto a ritenere sussistente il nesso funzionale in tutte le occasioni in cui il parlamentare raggiunga il cittadino, illustrando la propria posizione». Ciò soprattutto nelle ipotesi, quale quella in esame, in cui il parlamentare svolge o abbia svolto attività di giornalista, la quale andrebbe considerata «come parte della più ampia attività di politico ed espressamente, per quanto atipica, del relativo ruolo istituzionale».