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La derivazione ex lege della Consulta, che estende il proprio ambito anche ai temi dello sviluppo sostenibile della mobilità urbana ed extraurbana, e la sua collocazione presso il CNEL, oltre a costituire una semplificazione sotto il profilo organizzativo, si ritiene che possa restituire una costante informazione al Parlamento circa lo stato degli obiettivi dati, stimolandone il perseguimento. A tale ultimo riguardo il comma 3- ter prevede la redazione annuale di un rapporto da integrarsi nella relazione annuale del CNEL al Parlamento e al Governo sui livelli e sulla qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali, alle imprese e ai cittadini, di cui all'articolo 10- bis , della legge 30 dicembre 1986, n. 936, giunta alla sua settima edizione. Il riferimento alla « domanda di mobilità », contenuta nell'articolato, mira ad includere nel complessivo approccio di pianificazione delle politiche della sicurezza e della mobilità sostenibile la conoscenza indefettibile dei dati esistenti sul comportamento degli italiani in fatto di mobilità (ad esempio quelli resi dall'Osservatorio Audimob, inseriti da ultimo nel Piano statistico nazionale 2020-2022 e già utilizzati nel conto nazionale delle infrastrutture e dei trasporti). Sotto il secondo profilo, l'introduzione del comma 2- bis nel citato articolo 32 del legge n. 144 del 1999 mira a rendere sistematica la diffusione dei « messaggi di utilità sociale e di pubblico interesse » riferiti alle condotte rilevanti ai fini della sicurezza della circolazione, previsti e finanziati dall'articolo 3 della legge 7 giugno 2000, n. 150. La ricorrenza e sistematicità dell'utilizzo di detto strumento, specie nei periodi in cui, sulla base delle rilevazioni statistiche, sono concentrati il maggior numero di incidenti, può avere un ruolo importante nella prevenzione. La previsione non è foriera di oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato in quanto si limita a finalizzare una parte delle risorse esistenti. Infine, la modifica proposta all'articolo 1, comma 85, lettera b) , della legge 7 aprile 2014, n. 56, è finalizzata a fornire un'indicazione di percorso attuativo che possa contribuire, attraverso interventi infrastrutturali, a ridimensionare uno degli indicatori più negativi della politica della sicurezza stradale in Italia, quello relativo alla mortalità ciclistica. Nella città di Roma si registrano valori tre volte superiori a quello delle grandi capitali europee. Anche a livello nazionale i valori sono comparativamente molto elevati. Ciò dimostra che la mortalità ciclistica è una mortalità in gran parte evitabile. Uno dei fattori determinanti degli esiti letali degli incidenti che coinvolgono ciclisti è la carenza di infrastrutture dedicate, che non ha supportato l'aumento del numero e delle percorrenze medie dei ciclisti in Italia, sempre più orientati ad un utilizzo della bicicletta quale ordinario mezzo di trasporto anche per percorrenze lunghe e costretti a una troppo spesso letale promiscuità anche sulle strade a scorrimento veloce. In altri paesi come la Gran Bretagna (ma elevate e qualificate esperienze sono presenti anche in Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Danimarca) sono già state realizzate delle vere e proprie superstrade ciclabili (cycle superhighway) che costituiscono una valida integrazione del complessivo sistema viario al servizio della mobilità dei pendolari per percorrenze superiori ai 5 chilometri fino ai 25 chilometri, che collegano l’ hinterland alla metropoli ovvero quartieri periferici alle stazioni ferroviarie urbane. Ciò premesso, è parso coerente chiamare gli enti con funzioni di area vasta a destinare le risorse esistenti anche alla realizzazione di nuove ciclovie quali vere e proprie infrastrutture per la mobilità oltre che per il fitness o il tempo libero. Il richiamo, ivi contenuto, alla recente legge 11 gennaio 2018, n. 2, che ha il pregio di porre le basi per la pianificazione e realizzazione di una rete ciclabile integrata con la rete europea, impone di procedere in coerenza con i piani ( biciplan ) che l'articolo 6 impone ai medesimi enti di adottare.. 1 1 All'articolo 32 della legge 17 maggio 1999, n. 144, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1: 1 le parole: « 1997-2001 » sono soppresse; 2 dopo le parole: « sentito il Ministero dei trasporti e della navigazione » sono inserite le seguenti: « e il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro »; b dopo il comma 2, è inserito il seguente: « 2 - bis . Il Piano di cui al comma 2 prevede la diffusione di campagne informative sulla sicurezza stradale e sulle cause principali degli incidenti stradali anche mediante i messaggi di utilità sociale e di pubblico interesse, con particolare riguardo ai mesi da aprile a settembre e al mese di dicembre di ciascun anno, nell'ambito e con le modalità previsti dall'articolo 3 della legge 7 giugno 2000, n. 150. »; c al comma 3, l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: « Ogni anno sono pubblicati sul sito internet istituzionale del Ministero competente i dati concernenti il monitoraggio dell'attuazione degli obiettivi recepiti nel Piano nazionale della sicurezza stradale. »; d dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti: « 3 - bis . Allo scopo di rafforzare la capacità di governo della sicurezza stradale è istituita presso il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) la Consulta nazionale per la sicurezza stradale e per la mobilità sostenibile, con compiti di consultazione pubblica, di proposta, di promozione di iniziative a sostegno della sicurezza e dello sviluppo sostenibile della mobilità e di valutazione degli esiti del monitoraggio di cui al comma 3, nonché delle risultanze del conto nazionale delle infrastrutture e dei trasporti in materia di domanda di mobilità, presieduta dal Presidente del CNEL o da persona da lui nominata, previa deliberazione dell'Assemblea del Consiglio. 3 - ter . La Consulta nazionale di cui al comma 3- bis redige ogni anno un rapporto sugli esiti del monitoraggio condotto dal Ministero competente per l'attuazione del Piano di cui al comma 2, evidenziando gli scostamenti dei risultati attesi rispetto alla pianificazione europea recepita nel Piano nazionale, gli esiti delle consultazioni pubbliche comunque attivate sul territorio nazionale e l'adeguatezza sotto il profilo qualitativo e quantitativo delle campagne di comunicazione attivate ai sensi dell'articolo 3 della legge 7 giugno 2000, n. 150. Il rapporto di cui al presente comma è parte integrante della relazione annuale del CNEL al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini, di cui all'articolo 10- bis della legge 30 dicembre 1986, n. 936. 3- quater .