[resaula]

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 219 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente CALDEROLI, del vice presidente TAVERNA e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,35). Si dia lettura del processo verbale. CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo M5S ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione e reiezione delle mozioni di sfiducia individuale nn. 230 e 235 nei riguardi del Ministro della giustizia (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni di sfiducia individuale 1-00230 , presentata dai senatori Romeo, Ciriani, Bernini e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, e 1-00235 , presentata dalla senatrice Bonino e da altri senatori, nei riguardi del ministro della giustizia, onorevole Bonafede. Ha facoltà di parlare il senatore Pepe per illustrare la mozione n. 230. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, la mozione di sfiducia n. 235 nei confronti del ministro Bonafede arriva all'esame dell'Assemblea al culmine di un fallimento complessivo che ha caratterizzato la sua gestione del Dicastero; culmine che non è stato raggiunto in una trasmissione televisiva, ma che è stato conosciuto grazie ad una trasmissione televisiva, a proposito della quale vorrei soltanto rivolgere un ringraziamento ad un giornalista, Massimo Giletti, che con la sua professionalità e il suo coraggio ha raccontato tante verità agli italiani. (Applausi). Infatti, signor Ministro, noi presentiamo la mozione di sfiducia nei suoi confronti perché lei ha scritto la pagina più buia del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (DAP). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, nessun assembramento. Prendete i vostri posti. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Lei ha nominato il capo del DAP, una sua prerogativa che va esercitata nei confronti di persone che hanno un alto profilo istituzionale, con competenze in materia penitenziaria e in materia di antimafia. Purtroppo però lei ha nominato il dottor Basentini, che non ha competenze né in materia penitenziaria né tantomeno in materia di antimafia, per cui, al di là del gioco di parole, lei deve assumersi integralmente la responsabilità di questa nomina e le conseguenze che ne derivano. (Applausi). Venendo per un accenno a quella trasmissione televisiva, si è parlato, sia da parte sua che da parte del dottor Di Matteo, di due ruoli: il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) e di quello di direttore generale degli affari penali. Due ruoli che non sono assimilabili tra loro e che, soprattutto, per quanto riguarda il secondo - quello di direttore generale degli affari penali - non è riconducibile minimamente a quello che fu del dottor Falcone, perché oggi lei lo ha praticamente soppresso, accorpando il 19 giugno del 2019 la direzione generale affari penali con quella degli affari civili, creando un'anonima direzione affari interni. A noi non interessa ora se in quella conversazione ha mentito rispetto alle sue intenzioni al dottor Di Matteo, ma certamente ha mentito, ancora una volta, agli italiani durante il suo intervento in quella trasmissione. (Applausi). Chiediamo la sua sfiducia, signor Ministro, perché lei è il Ministro che non ha saputo prevedere e far fronte alle rivolte spaventose che ci sono state nelle carceri italiane, che hanno avuto una magnitudine e una intensità spaventose; per i numeri, dato che hanno coinvolto circa 6.000 detenuti, di cui 14 morti per overdose , circa 40 agenti feriti, 72 evasi e per cui ci sono voluti 30 milioni di euro soltanto per eseguire i primi interventi di recupero. Per di più è serpeggiata l'idea che queste rivolte fossero gestite dalla regìa della criminalità organizzata. Non a caso, tante procure d'Italia hanno aperto dei fascicoli nei quali sono confluite informative del Nucleo investigativo centrale (NIC) e del Gruppo operativo mobile (GOM). Secondo questa ricostruzione, le rivolte erano finalizzate ad alimentare discussioni su indulti, amnistie e provvedimenti, che avrebbero potuto alleggerire le carceri anche con riguardo agli uomini della criminalità organizzata. Lei, signor Ministro, in tutta risposta, invece di avversare con forza e con chiarezza queste idee perverse, ha aperto a ipotesi di interventi normativi volti incredibilmente ad accogliere le richieste dei rivoltosi e, ancor di più, ad accettare il principio, indimostrato e scientificamente falso, secondo il quale ci sarebbe un nesso di causalità tra detenzione in carcere e contagio. Noi vogliamo la sua sfiducia, signor Ministro, perché lei è il Ministro delle scarcerazioni allegre. (Applausi). Il 17 marzo entra in vigore il cosiddetto Cura Italia, che con l'articolo 123 permette, per combattere l'emergenza Coronavirus, di scontare la pena di diciotto mesi di detenzione, anche se residuo di maggior pena, ai domiciliari. È vero, questa disposizione non includeva i mafiosi, ma è anche vero che includeva quel nesso di causalità cui facevo accenno prima. Per non dimenticare la circolare del DAP del 21 marzo 2020, con la quale si chiedeva alle Direzioni di comunicare con solerzia all'autorità giudiziaria per le eventuali determinazioni di competenza, il nominativo del ristretto che dovesse trovarsi nelle predette condizioni di salute (o altre valutate di analogo rilievo dalla direzione sanitaria).