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In conclusione, l'obiettivo degli istituti del rinvio pregiudiziale in cassazione e del ricorso nell'interesse della legge è quello di permettere che la Corte di cassazione affermi celermente, prevenendo un probabile contenzioso su una normativa nuova o sulla quale non si è ancora pronunziata la giurisprudenza di legittimità, un'interpretazione chiara, capace di fornire indirizzi per il futuro alle commissioni tributarie, al contribuente e agli uffici dell'amministrazione. Al medesimo articolo 2, comma 2, la lettera a) introduce la competenza del giudice monocratico in primo grado per le controversie fino a 3.000 euro, escludendola per le controversie di valore indeterminabile (articolo 4- bis del decreto legislativo n. 546 del 1992). Il comma 3 del nuovo articolo 4- bis stabilisce che nel procedimento attivato presso il giudice monocratico della commissione tributaria provinciale si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del decreto legislativo n. 546 del 1992 riferite ai giudizi in composizione collegiale, laddove non espressamente derogate dal medesimo decreto legislativo (si veda l'articolo 52, comma 1, ultimo periodo, come modificato dalla lettera f) del medesimo comma 2). La lettera b) sostituisce il comma 4 dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 546 del 1992, relativo ai poteri istruttori delle commissioni, con la finalità di superare il divieto di prova testimoniale attualmente vigente. La disposizione prevede che la suddetta prova è ammessa dal giudice, ove lo ritenga assolutamente necessario ai fini della decisione e anche senza l'accordo delle parti, esclusivamente nella forma scritta, secondo le modalità di cui all'articolo 257- bis del codice di procedura civile, e solo per contenziosi proposti avverso atti impositivi fondati su verbali o atti facenti pubblica fede fino a querela di falso. Oggetto di testimonianza possono essere solo circostanze oggettive diverse da quelle attestate da pubblico ufficiale. Inoltre, con la lettera d) è introdotto l'articolo 48- bis .1 nel decreto legislativo n. 546 del 1992 e sono modificate conseguentemente, alle lettere c) ed e) , le disposizioni recate da altri due articoli del medesimo decreto legislativo, ovvero gli articoli 15 e 48- ter . Il comma 1 della nuova disposizione prevede che per le controversie soggette a reclamo ai sensi dell'articolo 17- bis il giudice può proporre alle parti una conciliazione, avuto riguardo all'oggetto del giudizio e all'esistenza di questioni di facile soluzione. Ai sensi dei commi 2 e 3, la conciliazione può essere formulata in udienza o fuori udienza, secondo l' iter procedurale descritto. Il comma 4 stabilisce che la conciliazione si perfeziona con la redazione del processo verbale, che costituisce titolo per la riscossione. Infine, in base al comma 5, il giudice, intervenuta la conciliazione, dichiara estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere. Il comma 6 precisa che la proposta di conciliazione non può costituire motivo di ricusazione o astensione del giudice. Conseguentemente, la lettera e) ha integrato l'articolo 48- ter del decreto legislativo n. 546 del 1992, al fine di tenere conto dell'introduzione, nel processo tributario, della conciliazione su proposta del giudice. Infine, la lettera c) sostituisce il comma 2- octies dell'articolo 15. Il nuovo comma dispone che, ove la parte non abbia accettato la proposta del giudice senza giustificato motivo, le spese di lite restano a carico di quest'ultima e sono maggiorate del 50 per cento nel caso in cui la sentenza riconosca le sue pretese in misura inferiore a quella contenuta nella proposta formulata dal giudice. La lettera f) del comma 2 (modificando l'articolo 52 del decreto legislativo n. 546 del 1992) stabilisce che le sentenze pronunciate dal giudice monocratico sono impugnabili in appello solo per violazione delle norme sul procedimento, nonché per violazione di norme costituzionali o di diritto dell'Unione europea, ovvero dei princìpi regolatori della materia. Tali limitazioni dei motivi di appello sono escluse per le controversie riguardanti le risorse proprie tradizionali, previste dall'articolo 2, paragrafo 1, lettera a) , della decisione (UE, Euratom) 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020, e l'imposta sul valore aggiunto riscossa all'importazione. Il comma 3 dell'articolo 2 introduce modifiche alla vigente disciplina delle somme correlate con le entrate derivanti dal contributo unificato nel processo tributario, in parte spettanti agli attuali giudici tributari « onorari » presenti nel ruolo unico di cui all'articolo 4, comma 39- bis , della legge 12 novembre 2011, n. 183, e in parte corrisposte al personale amministrativo delle commissioni tributarie. Tale meccanismo è abrogato dal 1° gennaio 2023. In particolare, il nuovo meccanismo, anche al fine di semplificare la procedura di liquidazione dei compensi ai giudici tributari, prevede che a decorrere dall'anno 2023 gli importi dei compensi fissi di cui all'articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, individuati dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 20 giugno 2019, siano aumentati del 130 per cento. Conseguentemente, per l'incremento del fondo risorse decentrate destinato al trattamento economico accessorio e del fondo per il finanziamento della retribuzione di risultato da riconoscere, rispettivamente, al personale amministrativo e a quello dirigenziale, in servizio presso le commissioni tributarie, è autorizzata, a decorrere dall'anno 2023, la spesa complessiva annua di 7 milioni di euro, in linea con gli emolumenti corrisposti nell'ultimo triennio. Le disposizioni di cui al comma 3 entrano in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2023. Art. 3. – Copertura finanziaria L'articolo 3 reca la norma di copertura finanziaria. Art. 4. – Entrata in vigore L'articolo 4, al comma 1, stabilisce che le seguenti disposizioni si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2023: – articolo 1, comma 1, lettera l) , numero 2.2), che fissa l'età del pensionamento per i giudici e i magistrati tributari a 70 anni; – articolo 1, comma 1, lettera o) , che istituisce l'Ufficio ispettivo presso il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria; – articolo 1, comma 1, lettera p) , che istituisce l'Ufficio del massimario nazionale. Il comma 2 fissa la decorrenza delle disposizioni processuali contenute nell'articolo 2, comma 2, lettere b) , c) , d) ed e) , precisando che esse si applicano per i ricorsi notificati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge. Il comma 3 prevede che le disposizioni contenute nell'articolo 2, comma 2, lettere a) e f) , si applicano ai ricorsi notificati a decorrere dal 1° gennaio 2023.