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la Commissione controlla e vigila sull'attuazione delle convenzioni, degli accordi internazionali e della legislazione nazionale riguardanti i fenomeni di odio, di intolleranza, di razzismo e di istigazione agli stessi o alla violenza, denominati come fenomeni di " hate speech "; a tal fine, la Commissione svolge i seguenti compiti: ricognizione delle normative nazionali e internazionali e di ogni documentazione utile sulla materia; studi e ricerche relativi al fenomeno degli " hate speech "; formulazione di proposte finalizzate all'armonizzazione e all'adeguamento della legislazione nazionale con la normativa europea; a tal fine la Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all'estero e avvalersi della collaborazione di esperti e può affidare l'effettuazione di studi e di ricerche a istituzioni pubbliche o private, a gruppi o a singoli ricercatori mediante convenzioni; entro il 30 giugno di ogni anno, la Commissione trasmette al Governo e alle Camere una relazione sull'attività svolta, comprendente i risultati delle indagini, le conclusioni raggiunte e le proposte formulate; l'attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa a maggioranza assoluta dei propri membri; ciascun membro può proporre la modifica delle disposizioni regolamentari; le sedute e tutti gli atti della Commissione sono pubblici, salva diversa deliberazione della Commissione stessa da assumere a maggioranza assoluta dei suoi membri; per l'espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, d'intesa tra loro. Interrogazioni Atto n. 3-01178 BORGONZONI CAMPARI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: è notizia ufficiale oramai quella della multinazionale "Nike", produttrice di calzature, abbigliamento e accessori sportivi, di chiudere la sede di Casalecchio (Bologna), in via Isonzo, entro luglio 2020; in soli dieci anni Nike Italia è passata dai 250 dipendenti bolognesi del 2009 ai 30 attuali, che ora dovranno scegliere tra il trasferimento a Milano o la perdita del posto di lavoro; i primi licenziamenti avvennero proprio nel 2009, cui fece seguito nel 2012 una seconda procedura di mobilità, quando il personale era già calato di 50 unità, per poi ridursi di ulteriori 50 unità nel 2013; iniziò poi la fase delle riorganizzazioni interne, con la perdita di centralità di Bologna nelle strategie di "Nike Europe" e del trasferimento dei lavoratori nelle sedi di Milano e Roma e, persino, in quelle olandesi; secondo quanto riportato dalla stampa locale, "Corriere di Bologna" dell'11 ottobre 2019, in un incontro in videoconferenza da Milano con la responsabile delle risorse umane, i tre referenti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, avrebbero tentato, senza alcun esito positivo, di ottenere "migliorie" alla decisione aziendale o perlomeno quegli incentivi all'esodo già utilizzato in passato "per offrire protezione e sostegno per coloro che, per ragioni oggettive, non sono nella condizione di trasferirsi nella sede milanese"; peraltro, sembra che per chi dei 30 dipendenti fosse impossibilitato a trasferirsi a Milano, la sola opzione sarebbe quella delle dimissioni volontarie, che non garantisce alcuna copertura reddituale da ammortizzatore, giacché, occorrendo meno di 80 minuti di viaggio per raggiungere Milano, mancano i presupposti per le dimissioni per giusta causa; a parere degli interroganti, la logica puramente numerica e di larga scala delle multinazionali non può sempre e ovunque prevalere su un generale diritto di tutela dei lavoratori e delle rispettive famiglie, queste ultime talvolta alle prese anche con la cura di soggetti anziani e/o fragili, si chiede di sapere se e quali iniziative di propria competenza, anche a carattere di proposta normativa, i Ministri in indirizzo intendano adottare tempestivamente a tutela dei dipendenti e se non ritengano opportuno avviare urgentemente un Tavolo istituzionale di confronto, con la partecipazione dei vertici aziendali, delle rappresentanze sindacali e delle istituzioni locali, al fine di valutare tutte le possibili misure a salvaguardia dei lavoratori. Atto n. 3-01179 D'ALFONSO Al Ministro dell'interno Premesso che: il 17 agosto 2019 avrebbe dovuto tenersi presso la marina della città di Vasto l'evento denominato ""Jova Beach Party", promosso dal noto cantante Jovanotti; considerato che: come previsto dalla vigente normativa, il Comune di Vasto ha provveduto ad incardinare presso la Prefettura - Ufficio territoriale del Governo di Chieti, l'iniziativa progettuale proposta dalla società "Trident Agency", al fine di consentirne la competente validazione da parte degli organi competenti, che vedono il prefetto come massima autorità di riferimento; il 16 luglio, a seguito dei due precedenti incontri, in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica veniva espresso parere negativo, in quanto il progetto veniva ritenuto carente sotto molteplici aspetti; il prefetto nella conferenza stampa convocata presso la Prefettura al termine della riunione del comitato, prima che il resoconto di questa fosse pubblicato e trasmesso alle competenti autorità, affermava che "il concerto è sicuramente a grave rischio oltre che per l'inidoneità dei luoghi legata al fosso, si può chiedere il 17 agosto, sabato, bollino rosso, di chiudere la statale 16 Adriatica per consentire la sosta? E in A14 che succede? Spacchiamo l'Italia in due? Concettualmente ci sono impossibilità realizzative, stante la situazione com'è"; considerato, altresì, che a quanto risulta all'interrogante: su invito del sindaco Menna e recependo delle criticità emerse in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, la società proponente predisponeva un secondo progetto che veniva trasmesso alla Prefettura; il 30 luglio, il prefetto, intervistato dal Tgr - Rai 3, affermava: "Il sindaco ha inviato quello che dice essere un nuovo piano, però senza quelle che sono le doverose valutazioni degli uffici del Comune per poi, eventualmente, convocare la Commissione per i pubblici spettacoli". E proseguiva: "Io, che ho avuto la fortuna, negli ultimi dieci anni, di fare il commissario straordinario in Comuni importanti e delicati, so cosa significa amministrare. Fare il sindaco non significa fare il postino"; rilevato che: a seguito dell'ulteriore documentazione inviata dal Comune di Vasto in risposta alle questioni poste dalla Prefettura su quattro specifici punti, faceva seguito una ulteriore richiesta del prefetto di integrazione e chiarimenti su undici punti, ai quali il Comune puntualmente rispondeva, in vista della convocazione della commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo e dell'espletamento delle ulteriori procedure finalizzate alla realizzazione dello spettacolo; il 1° agosto, all'atto dei lavori di pulizia e livellamento di Fosso Marino, il nucleo di Carabinieri forestali procedeva ad effettuare un sopralluogo e a raccogliere elementi.