[pronunce]

Poiché le operazioni di competenza della struttura di gestione - che si concludono con la disposizione del riversamento delle somme dovute, prelevate dalle contabilità speciali istituite presso la sezione designata di tesoreria provinciale dello Stato, agli enti destinatari, fra cui la Regione Siciliana - sono effettuate "quotidianamente" (art. 1, comma 2, lettera d del d.m. n. 183 del 1998), e poiché si tratta di mere operazioni tecnico-contabili che, una volta impostate, non possono comportare indugi né consentono alcuna discrezionalità, in realtà l'interesse costituzionalmente protetto della regione non appare violato per la minima dilazione nell'afflusso delle somme alla Cassa regionale, dovuta alla interposizione delle operazioni della struttura di gestione, la cui centralizzazione può d'altra parte rispondere a sua volta a ragioni di speditezza e di opportunità. Restano fermi naturalmente (a parte l'opportunità di provvedere a sanare la contraddizione rilevata fra la previsione dell'art. 21, comma 1, del decreto legislativo n. 241 e l'assetto oggi conferito alla materia), i diritti della Regione in ordine alle somme ad essa spettanti: diritti che, se violati in forza di errori o di cattivo funzionamento delle strutture amministrative statali, possono, se necessario, essere fatti valere con i rimedi anche giurisdizionali del caso. 5. - Nemmeno può ritenersi fondata la censura con cui la ricorrente lamenta la mancanza di una partecipazione della regione, non è chiaro se solo nelle attività demandate alla struttura di gestione o anche nella stessa individuazione della struttura medesima, operata con il d.m. n. 183 del 1998. Infatti l'individuazione di tale struttura e i suoi compiti attengono ad aspetti meramente tecnico-operativi, e non coinvolgono quelle determinazioni complesse o necessarie per la risoluzione di problemi interpretativi e applicativi, che in altre occasioni hanno condotto la Corte a ritenere costituzionalmente dovuta la partecipazione della regione all'attuazione di discipline che prevedevano la ripartizione di entrate tributarie fra la Regione Siciliana e lo Stato (cfr. sentenze n. 98, n. 347 e n. 348 del 2000 e n. 288 del 2001). La stessa considerazione vale per quanto riguarda la mancata previsione di una partecipazione della Regione Siciliana al comitato di vigilanza sulla struttura di gestione, previsto dall'art. 2 del d.m. n. 189 del 1998 (e del quale, in vista del coinvolgimento anche di entrate regionali nel sistema dei versamenti unitari, fanno parte comunque tre membri designati dalla conferenza Stato-Regioni: art. 2 cit. , comma 1, lettera e): comitato che non si identifica peraltro, contrariamente a quanto sembra ritenere la ricorrente, con il "comitato di indirizzo" previsto dall'art. 27 del d.lgs. n. 241 del 1997, il quale, sulla base delle risultanze gestionali del sistema di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti, introdotto ai sensi dell'art. 3, comma 134, della legge n. 662 del 1996, è incaricato di proporre modifiche allo stesso decreto legislativo n. 241 del 1997.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara che spetta allo Stato dettare le disposizioni in materia di versamenti delle somme riscosse in tesoreria, di cui al d.P.R. 18 maggio 1998, n. 189 (Regolamento recante norme di attuazione delle disposizioni in materia di versamenti in tesoreria, previste dall'articolo 24, comma 10, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241), nonché le disposizioni in materia di individuazione e di attività della struttura di gestione prevista dall'art. 22 del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, di cui al decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, 22 maggio 1998, n. 183 (Regolamento recante norme per l'individuazione della struttura di gestione prevista dall'art. 22, comma 3, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, nonché la determinazione delle modalità per l'attribuzione agli enti destinatari delle somme a ciascuno di essi spettanti). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Onida Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 7 maggio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola