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Il procedimento in Tunisia non si è mai concluso ed in verità langue presso l'ufficio del giudice istruttore di prima istanza di Tunisi, che ha in carico la vicenda penale del signor P., perché questo risulta vacante ed il fascicolo, pertanto, privo di titolare; in data 17 maggio 2019, dinanzi allo stallo della situazione, l'ambasciata italiana di Tunisi inviava una nota diplomatica rivolta alle autorità tunisine per richiedere delucidazioni sulla risoluzione del caso. Iniziativa che, purtroppo, non ha ancora portato ad alcuna risoluzione della vicenda; successivamente, all'inerzia delle autorità tunisine ha fatto da contraltare la disponibilità nei confronti della situazione del signor P. da parte delle autorità consolari italiane, le quali hanno sollecitato, come possibile risoluzione della vicenda, l'applicazione dell'art. 15 della Convenzione italo-tunisina in materia di assistenza giudiziaria in materia civile, commerciale e penale del 15 novembre 1967 e ratificata con la legge n. 267 del 1971; l'attivazione di tale clausola pattizia da parte della Tunisia, infatti, consentirebbe di superare l' impasse (inteso come vera e propria assenza del magistrato competente ad occuparsi del procedimento pendente nei confronti del signor P.) e consegnare alla magistratura italiana il giudizio sulla responsabilità dello stesso, in modo da non sottoporlo oltre allo stato di grave disagio, che sta divenendo anche psichico, che lo interessa da oramai 4 anni; nonostante le numerose sollecitazioni da parte dell'ambasciata italiana (e da ultimo, anche del Ministero della giustizia a mezzo di note datate 11 dicembre 2020 e 1° aprile 2021) ad oggi le autorità tunisine non risultano aver fornito alcun tipo di riscontro, mantenendo in stallo la situazione del signor P. che, giova segnalarlo, non solo non può più esercitare la propria attività professionale all'estero, con le ricadute economiche che si possono immaginare, ma anche quando si trova a spostarsi sul territorio nazionale, utilizzando i mezzi pubblici o soggiornando presso gli alberghi, si trova ad essere sottoposto, spesso nottetempo, a controlli da parte delle forze dell'ordine, che tuttora lo rilevano come soggetto a mandato di arresto internazionale e lo sottopongono a fermo per effettuare i controlli del caso, si chiede di sapere, pur riconoscendo l'operato dell'ambasciata italiana a Tunisi per quanto fatto fino ad ora, quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano prendere per la tutela del nostro concittadino, al fine di consentirgli di riprendere una vita normale sia personale che lavorativa in Italia ed all'estero. Atto n. 4-05425 PEPE Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: cresce la preoccupazione nell'area di Melfi (Potenza), dove ha sede lo stabilimento della FCA, il più grande stabilimento metalmeccanico italiano. Da giorni si rincorrono le indiscrezioni in merito a possibili tagli occupazionali da parte di Stellantis, il nuovo gruppo a controllo francese nato dall'unione tra FCA e PSA, che, per ridurre i costi di gestione, sembrerebbe intenzionato a ridimensionare da subito, per via dei progetti di internalizzazione dei servizi, il settore della logistica, una linea di assemblaggio con relative delocalizzazioni di parte della produzione ed altro, con l'evidente perdita di almeno un migliaio di posti di lavoro; sebbene l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, abbia esplicitamente escluso tagli negli stabilimenti italiani, di fatto si è già avuto un primo assaggio, con la riduzione dei servizi di pulizia, che ha interessato sia il sito di Melfi sia altri siti. Ad ogni modo, a Melfi, questa decisione avrebbe già provocato il licenziamento di circa 40 persone; a conferma del rilievo della vicenda, nell'ultimo periodo si sono susseguiti numerosi tavoli di confronto tra i vari rappresentanti istituzionali, locali e nazionali, organizzazioni sindacali ed il nuovo management di Stellantis, con l'obiettivo di intraprendere, attraverso un dialogo sociale forte, una battaglia unitaria per salvare un'area industriale che non interessa soltanto Melfi, bensì l'intera Basilicata; dal dibattito è emerso che non serve soltanto un'azione di rivendicazione, ma è necessario far sì che la politica investa nel potenziamento del sistema automotive , delle infrastrutture e dell'energia, grazie anche ai copiosi fondi in arrivo con i progetti del " recovery fund ", affinché il piano nazionale di ripresa e resilienza destini al più grande stabilimento metalmeccanico italiano le risorse che servono, perché rimanga in vita e sia orientato verso una prospettiva produttiva credibile; è forte, pertanto, l'esigenza di garantire un futuro agli insediamenti produttivi ed una piena occupazione agli stabilimenti esistenti; la riorganizzazione del gruppo automobilistico va incoraggiata se volta a rendere più competitivi gli stabilimenti italiani, anche attraverso il contenimento degli sprechi e la riduzione della complessità di prodotto e progetto. L'interessamento del Governo può significare risorse nel piano nazionale di resilienza anche per la trasformazione dei processi nel tempo dell'elettrificazione e guida autonoma e può comportare il prezioso potenziamento delle zone economiche speciali e un alleggerimento del carico fiscale sull'IRAP, sull'energia e sul lavoro. La riorganizzazione va, invece, scoraggiata se realizza tagli a personale in un Paese e, ancor di più, in un Mezzogiorno provato dalla pandemia e a forte tensione sociale, si chiede di sapere quali iniziative urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare per sollecitare l'attenzione del Governo alla vicenda del gruppo Stellantis di Melfi, intervenendo tempestivamente per garantire la conservazione e la valorizzazione del sito produttivo. Atto n. 4-05426 PEPE Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la crisi produttiva del gruppo Titagarh, subentrato nella proprietà del gruppo ex Firema Trasporti, ormai da tempo, sta determinando serie incertezze sulla salvaguardia dei livelli occupazionali dello stabilimento TFA di Tito, piccolo comune nella provincia di Potenza; già nell'estate 2020, l'allora amministratore delegato del gruppo Titagarh Italia, oggi amministratore delegato di Trenitalia, durante un incontro promosso in Regione Basilicata, aveva annunciato la chiusura dello stabilimento TFA di Tito ed il trasferimento di tutto il personale, circa 58 unità, presso lo stabilimento di Caserta; a tale annuncio seguì, tempestivamente, la disponibilità della Regione Basilicata a favorire ogni utile iniziativa, affinché si scongiurasse la chiusura di uno degli stabilimenti più rappresentativi del settore metalmeccanico lucano e, soprattutto, la chiusura di uno stabilimento che ancora oggi vede impegnate figure professionali altamente qualificate, con una consolidata esperienza nella produzione e manutenzione dei motori dei veicoli ferroviari; di fatto, il piano industriale presentato dall'allora amministratore delegato evidenziava già forti criticità sotto il profilo della capacità produttiva dell'intero gruppo, oltre alla possibilità che le produzioni, ancora realizzate a Tito, potessero essere acquisite in outsourcing , con la rinuncia a mantenere la linea di produzione dei motori all'interno degli stabilimenti del gruppo;