[ddlpres]

Modifiche alle disposizioni in materia di concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative. Onorevoli Senatori. -- Gli stabilimenti balneari, circa 30.000 aziende, costituiscono una realtà fondamentale per il sistema turistico nazionale, una vera e propria eccellenza dell'offerta turistico-ricettiva italiana. L'Italia, con i suoi 7.458 chilometri di costa, si distingue per la sua specificità in ambito europeo. Le imprese che operano all’interno del demanio marittimo si trovano attualmente a dover affrontare l'incertezza normativa suscitata dal recepimento nel nostro ordinamento della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno. Tale direttiva, com'è noto, stabilisce che anche gli stabilimenti balneari fanno parte del settore dei servizi e dunque il loro affidamento da parte dell'ente pubblico al momento del rinnovo della concessione deve essere obbligatoriamente disposto mediante evidenza pubblica. Questa previsione non tiene conto della peculiarità del settore balneare che nel nostro Paese è caratterizzato da una larga diffusione di stabilimenti balneari, che copre però soltanto 2.500 chilometri di coste. Tenendo conto di tali premesse, il presente disegno di legge ha lo scopo di intervenire con una nuova disciplina, anche a seguito di alcuni fatti rilevanti che si sono andati di recente delineando: -- il parere dell'avvocatura generale della Corte di giustizia europea, secondo cui l'attuale proroga delle concessioni balneari al 2020 non sarebbe compatibile con il diritto europeo, posizione che se assunta in via definitiva dalla Corte negherebbe il diritto alla permanenza degli attuali gestori nella titolarità della concessione al momento del rinnovo, confermando l'obbligo di evidenza pubblica allo scadere della concessione stessa; -- la presa di posizione del governatore della regione Toscana che si è dichiarato favorevole al cosiddetto «doppio binario», ovvero una normativa che preveda una fase transitoria di lungo periodo nel corso del quale gli attuali gestori vedrebbero garantito il principio della tutela dell'affidamento connesso all'ammortamento degli investimenti effettuati e il rinnovo delle concessioni in essere. Nel periodo in questione dovrà finalmente essere portata a conclusione una ricognizione delle aree libere del demanio consentendo così di assentire nuove concessioni sulla base dei piani di utilizzo degli arenili predisposti dai comuni. Questa linea ha lo scopo di creare uno spazio di tempo per consentire al Governo di agire in sede europea, sensibilizzando l'Unione europea sulle peculiarità che caratterizzano le imprese del settore turistico-balneare in Italia e per le quali potrebbero essere individuate soluzioni differenti rispetto a quelle previste dalla «direttiva servizi», ottenendo dalla Commissione europea il via libera per l'applicazione della citata fase transitoria in virtù della specificità del settore, caratterizzato da rilevanti investimenti materiali e occupazionali, della sua unicità a livello europeo, dei motivi di interesse generale, di sicurezza e tutela ambientale previsti dalla direttiva medesima quali fattori di esclusione, del sussistere della libertà di stabilimento in ragione della vastità delle risorse naturali presenti lungo le coste italiane e della conseguente possibilità di rilascio di nuove concessioni. Il presente disegno di legge prevede, quindi, all'articolo 1 che: -- la durata delle concessioni in essere di beni demaniali marittimi per finalità turistico-ricreative sia fissata in un massimo di trenta anni per consentire che l'Agenzia del demanio predisponga una ricognizione su tutto il territorio nazionale dei beni demaniali marittimi disponibili e non ancora utilizzati a fini turistico-ricreativi, e che i comuni costieri e rivieraschi aggiornino o predispongano i piani di utilizzo degli arenili (PUA): -- la durata effettiva della concessione sia commisurata agli investimenti immobiliari, infrastrutturali e relative alle attrezzature già effettuati e a progetti di sviluppo che prevedano nuovi investimenti e interventi rispettosi dell'equilibrio ambientale e paesaggistico, purché siano rispettati una serie di requisiti volti a comprovare il rispetto delle vigenti norme e prescrizioni in materia edilizia, urbanistica, paesaggistica, igienico-sanitaria, di pubblica sicurezza, di prevenzione incendi, nonché di quelle di destinazione d'uso dei locali e di regolare accatastamento degli immobili facenti parte della concessione; il possesso da parte del concessionario dei requisiti morali e l'insussistenza delle cause di divieto, decadenza o sospensione previste in caso di adesione a organizzazioni criminali; la regolarità contributiva e assicurativa del personale e il rispetto della disciplina in materia di sicurezza sul lavoro. Al successivo rinnovo, dopo il periodo transitorio di un massimo di trenta anni, le concessioni in essere saranno assegnate mediante le procedure competitive previste dall’articolo 2 che devono prevedere, in caso di rilascio, un equo indennizzo del concessionario uscente pari al valore complessivo dell'azienda. Il rinnovo è comunque subordinato alla regolarizzazione delle concessioni con riferimento ai suddetti requisiti e all'eliminazione di eventuali abusi, mentre la concessione non viene rinnovata nel caso in cui il concessionario non possa dimostrare il rispetto del requisito relativo alla moralità e all'assenza di rapporti con organizzazioni di stampo mafioso o criminale. Si prevede, altresì, che qualora un concessionario sia titolare di più di una concessione la disciplina transitoria sia applicabile a una sola concessione, a sua scelta, su tutto il territorio nazionale. Nel corso del periodo transitorio il concessionario, in accordo con l'amministrazione concedente, deve comunque assicurare un uso rispondente all'interesse pubblico dei beni demaniali marittimi ad esso affidati e investimenti proporzionati alla tipologia, all'entità e alla rilevanza economica della concessione stessa. Il mancato rispetto di tale prescrizione è motivo di decadenza della concessione. La disciplina si applica anche ai rapporti concessori non ancora perfezionati, instauratisi a seguito di regolare istanza di rinnovo, ai sensi della previgente normativa e per i quali l'amministrazione concedente non abbia provveduto ad emanare, nei termini previsti per la conclusione del procedimento, il relativo titolo concessorio. L'inserimento di altri soggetti non assentiti dall'amministrazione concedente nel godimento della concessione è motivo di decadenza della concessione medesima, esclusa la gestione di bar, ristoranti o altri servizi connessi all'oggetto della concessione. Entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, l'Agenzia del demanio dovrà effettuare la ricognizione delle aree demaniali assentibili per nuove concessioni su tutto il territorio nazionale, sulla base della quale i comuni costieri e rivieraschi adotteranno o aggiorneranno i piani di utilizzo degli arenili, provvedendo a stabilire nuovi parametri per un'equa revisione dei relativi canoni. Decorso il termine di dieci anni dalla data di entrata in vigore della legge qualora i comuni non abbiano provveduto ad aggiornare i piani, la regione interviene surrogando il potere comunale sulla base della ricognizione effettuata dall'Agenzia del demanio.