[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del disegno di legge n. 702, dal titolo «Norma di interpretazione autentica dell'articolo 13 della legge regionale 20 giugno 1997, n. 19» – approvato dall'Assemblea regionale siciliana il 13 novembre 2003 –, promosso con ricorso del Commissario dello Stato per la Regione siciliana, notificato il 21 novembre 2003, depositato in cancelleria il 1° dicembre 2003 ed iscritto al n. 86 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione della Regione siciliana; udito nell'udienza pubblica del 12 ottobre 2004 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi l'avvocato dello Stato Gaetano Zotta per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giovanni Carapezza Figlia per la Regione siciliana.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 21 novembre 2003, depositato il 1° dicembre 2003 e iscritto al n. 86 del registro ricorsi del 2003, il Commissario dello Stato per la Regione siciliana ha impugnato il disegno di legge n. 702, dal titolo «Norma di interpretazione autentica dell'articolo 13 della legge regionale 20 giugno 1997, n. 19», approvato dall'Assemblea regionale siciliana con delibera del 13 novembre 2003, per violazione degli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione. 1.1. – Il ricorrente rileva che l'atto normativo impugnato – nello stabilire, all'art. 1, che «il comma 1 dell'articolo 13 della legge regionale 20 giugno 1997, n. 19, va interpretato, fin dal giorno della sua entrata in vigore, nel senso che le condizioni di ineleggibilità dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana sono regolate, sia per ciò che concerne l'individuazione delle singole cause di ineleggibilità e di incompatibilità, sia per quanto riguarda la disciplina degli aspetti procedurali, dagli articoli 2, 3 e 4 della legge 23 aprile 1981, n. 154» – intende adeguare il regime delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei deputati regionali alla normativa statale di cui alla richiamata legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al servizio sanitario nazionale), con efficacia retroattiva. Così disponendo, però, il legislatore regionale innoverebbe la disciplina, determinando retroattivamente la eliminazione delle situazioni peculiari previste dalla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 (Elezione dei deputati all'Assemblea regionale siciliana), sicché il suo intervento non sarebbe qualificabile come legge di interpretazione autentica e, dunque, del tutto impropria sarebbe la definizione contenuta nel titolo del provvedimento legislativo in questione. 1.2. – Osserva, infatti, il ricorrente che sull'art. 13 della legge regionale 20 giugno 1997, n. 19 (Criteri per le nomine e designazioni di competenza regionale di cui all'articolo 1 della legge regionale 28 marzo 1995, n. 22. Funzionamento della Commissione paritetica – articolo 43 dello Statuto siciliano –. Prima applicazione della legge 23 ottobre 1992, n. 421. Disposizioni in materia di indennità e permessi negli enti locali. Modifiche alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29), si è formato un costante orientamento giurisprudenziale della Corte di cassazione (sentenza n. 9831 del 2002), confermato dalla Corte costituzionale. Quest'ultima, nella sentenza n. 306 del 2003, ha chiarito che con la citata norma – la quale, al primo comma, detta che «le condizioni di ineleggibilità previste dall'articolo 8, con esclusione del n. 4, dall'articolo 9 e dall'articolo 10 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, rimangono regolate dagli articoli 2, 3 e 4 della legge 23 aprile 1981, n. 154» – il legislatore siciliano ha inteso disporre che le condizioni di ineleggibilità previste dall'ordinamento regionale restano ferme, ma sono regolate secondo la legge statale. «Ciò in particolare significa, ove vi sia coincidenza fra le fattispecie della legge regionale e quella della legge statale relativa a situazioni di incompatibilità, la trasformazione di cause di ineleggibilità previste dalla legge regionale n. 29 del 1951 (e successive modificazioni) in cause di incompatibilità, ma anche la permanente vigenza delle residue cause di ineleggibilità previste dalla legge regionale, come, tra le altre, quella prevista dall'art. 8, secondo comma, n. 7, della stessa legge» (sentenza citata). Ricorda il ricorrente che, secondo la giurisprudenza costituzionale, la circostanza che le norme oggetto di interpretazione autentica fossero in precedenza pianamente intese non comporta l'illegittimità costituzionale della legge interpretativa per violazione del principio di uguaglianza, alla condizione che tale legge non sia stata emanata per intenti discriminatori (sentenza n. 77 del 1964). Ma, a suo avviso, nel caso di specie, la tempestiva approvazione del disegno di legge censurato, all'esito di un iter deliberativo particolarmente e inusitatamente celere (meno di un mese), e subito dopo il deposito della menzionata sentenza n. 306 del 2003, che ha deciso una questione di costituzionalità sollevata nel corso di un giudizio elettorale, appare intenzionalmente finalizzata a incidere sul contenzioso pendente, venendo indirettamente a limitare, a danno di una delle parti, il diritto di accesso alla carica elettiva, garantito dall'art. 51 Cost. 1.3. – Osserva ancora il ricorrente che la Corte costituzionale ha affermato che in uno Stato di diritto qualsiasi bene giuridico deve trovare tutela secondo le regole obiettive poste dalla normativa costituzionale, e in particolare nel rispetto della disciplina delle fonti legislative, la quale deve essere rigorosamente osservata a garanzia dell'intera comunità nazionale e per la credibilità stessa dell'ordinamento democratico statuale. Pertanto, non è consentito al legislatore distorcere la tipica funzione dell'interpretazione autentica, con il connaturato effetto retroattivo, attribuendo carattere interpretativo a disposizioni che hanno, invece, portata innovativa (sentenza n. 155 del 1990). Orbene, l'atto normativo impugnato, anziché chiarire il significato dell'art. 13 della legge regionale n. 19 del 1997, palesemente ne modifica il contenuto precettivo (come risulta, fra l'altro, dalla menzione delle cause di incompatibilità e dalla conseguente applicazione dell'art. 4 della legge n. 154 del 1981), venendo, così, a superare l'intrinseco limite della ragionevolezza. 2. – La Regione siciliana, in persona del suo Presidente pro tempore, si è costituita in giudizio per resistere al ricorso del Commissario dello Stato, deducendone l'inammissibilità e l'infondatezza. 2.1.