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Come sappiamo, la riforma voluta dall'ex ministro Bonafede, che ha sostanzialmente abolito la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, anche nel caso in cui quest'ultima sia di assoluzione, è entrata in vigore il 1 o gennaio 2020. Si tratta di una riforma votata dalla cosiddetta maggioranza giallo-verde dell'epoca, formata dal MoVimento 5 Stelle e dalla Lega - rischio di confondermi, con tutte queste maggioranze variabili - con l'accordo ben preciso e ufficializzato in quest'Aula che sarebbe entrata in vigore il 1 o gennaio 2020, ad oltre un anno dalla sua votazione, per dare il tempo al Parlamento di varare la riforma del processo penale, che avrebbe consentito di contemperare la riforma della prescrizione con il principio della ragionevole durata del processo, in modo che centinaia di migliaia di cittadini non si trovino imputati a vita. Come tutti sappiamo, infatti, tranne per qualche incallito criminale, nella stragrande maggioranza dei casi è il processo la vera pena, addirittura più grave di quella poi realmente inflitta, nel caso in cui venga accertata la colpevolezza dell'imputato, visto che quasi la metà dei processi si conclude con la sua assoluzione. C'è quindi una pena ingiustamente inflitta, che aumenta esponenzialmente in ragione del tempo che trascorre. Come noto, la riforma del processo penale è ancora di là da venire e quindi la foglia di fico della riforma Bonafede è caduta. Eppure, l'attuale maggioranza si inventa un ordine del giorno, alla Camera dei deputati, che viene sostanzialmente riproposto anche in questa sede, in base al quale viene trovato l'uovo di Colombo. Adesso, con le stesse forze politiche che hanno fatto cadere il Governo Conte- bis su questo tema - se ricordiamo bene, il presidente Conte si è dimesso perché in quest'Aula, in occasione della relazione sulla giustizia del ministro Bonafede, era consapevole che la maggioranza sarebbe venuta meno proprio sul tema della prescrizione - avviene un colpo di scena: quello che non andava più bene quando c'era la maggioranza del Conte- bis va bene con il Governo presieduto da Draghi. Adesso pertanto non è più un problema che la riforma della prescrizione sia già in vigore da oltre un anno e il processo penale chissà quando arriverà: siete tutti d'accordo ad aspettare comunque che arrivi la riforma del processo penale, che, come tutti sappiamo, richiede molto tempo, anzi speriamo venga radicalmente riscritta, perché la bozza che circolava era semplicemente impresentabile. Signor Presidente, pur con tutto il rispetto necessario in questi casi, una domanda me la devo fare: a cosa serve avere i Ministri migliori, se poi si comportano esattamente come quelli peggiori? Sembra una domanda banale, ma vorrei che qualcuno mi desse una risposta, perché finora non solo non abbiamo visto alcuna discontinuità nell'azione del nuovo Governo, ma purtroppo abbiamo visto soltanto segnali di assoluta continuità. Il tema della prescrizione, tra l'altro, non è banale, ma tocca milioni di cittadini che si vedono sottoposti a processi infiniti e oggi ancora non sanno quando finalmente avrà termine il loro calvario. È una questione che attiene a un principio fondamentale su cui si basa il patto stesso fra Stato e cittadino, perché se lo Stato non è in grado di rendere giustizia in tempi ragionevoli, quando arriverà la sentenza (di condanna o di assoluzione), comunque il primo sconfitto sarà quel cittadino, ma la vera sconfitta sarà la giustizia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, prima di entrare nel merito del provvedimento e di richiamare alcuni dei punti più importanti di questo atto, vorrei fare alcune considerazioni in premessa. È evidente a tutti, in primo luogo, che il decreto-legge in esame è il risultato di un anno di emergenza Covid, che ne ha evidentemente appesantito di molto i contenuti, con le misure rivolte direttamente ad affrontare l'emergenza sanitaria e le sue conseguenze sociali ed economiche, ma anche con tutti i provvedimenti legati al rallentamento inevitabile della macchina amministrativa, che, come sappiamo, è stata messa sotto stress durante questo ultimo anno. Anche a tale condizione di oggettiva difficoltà il decreto dà attenzione ed evidentemente prova a dare risposte. Accanto a questo, però, c'è un secondo elemento che va considerato in premessa ed è quello ovviamente legato al quadro politico dentro cui la discussione di questo decreto-legge si è sviluppata e si sviluppa. Non serve ripeterlo: è cambiata la maggioranza e, in parte significativa, è cambiato il Governo. È quindi inevitabile che sia alla Camera dei deputati, dove il decreto è stato modificato, sia qui in Senato, dove invece è arrivato soltanto ieri, la discussione parlamentare abbia subìto le conseguenze di un quadro politico che stava mutando, innanzitutto perché ha imposto una limitazione degli emendamenti da discutere e di quelli che si sono potuti approvare da parte di una maggioranza che, con ogni evidenza, è cambiata in corso d'opera e, come sappiamo, ha caratteristiche molto diverse dalla precedente - ahimè - essendo molto ampia ed eterogenea. Aggiungo dunque una considerazione, per chiudere questa premessa, che mi è sembrato doveroso fare per amore di onestà, di verità e di coerenza, con uno spirito pacato e aperto al confronto anche con le forze di opposizione. A partire dal prossimo decreto-legge che sarà all'esame del Parlamento, dovremo tutti quanti insieme essere capaci di ritornare alle condizioni di normalità sia in Commissione, sia in Aula per procedere a una discussione attenta, approfondita e serena dei provvedimenti, in modo particolare di quelli del Governo. Lo abbiamo fatto per gran parte dell'anno passato, anche quando l'emergenza sanitaria aveva raggiunto i suoi livelli più preoccupanti, ed è indispensabile che lo si torni a fare nelle prossime settimane e mesi, quando il Parlamento dovrà dare il suo contributo decisivo per prendere decisioni fondamentali per la ripartenza del Paese. Detto questo e andando al merito del provvedimento, esso contiene interventi importanti sia per le difficoltà che le imprese vivono in questa fase, sia per consentire alla pubblica amministrazione di provare ad attrezzarsi per rispondere al meglio, anche nella situazione data, alle esigenze dei cittadini. Per onestà va detto che, oltre a tutto quello che c'era già in origine, la discussione parlamentare è riuscita a portare elementi di novità significativi e, anche sui temi più delicati in cui ha lasciato aperti alcuni nodi che dovranno essere affrontati nel futuro immediato, ha indicato un percorso positivo per provare almeno ad aggredirli. Per quanto riguarda le imprese, sottolineo due punti in particolare su tutti. Il primo riguarda la liquidità, su cui si è estesa al 30 giugno prossimo la garanzia straordinaria fornita da Sace sulle emissioni di titoli di debito da parte delle imprese colpite dalla conseguenza della pandemia. Quanto all'altro punto, riguardante il sostegno al reddito, si è spostato a fine marzo il termine per presentare domande per la cassa integrazione Covid e per la trasmissione dei dati necessari per il pagamento e il saldo degli stessi trattamenti. Penso che questa sia una presa d'atto importante e doverosa della situazione di estrema difficoltà che centinaia di migliaia di lavoratori italiani stanno vivendo.