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Pur in assenza di una previsione di rango costituzionale e di un riconoscimento formale, dopo lunghi anni di battaglie e vincendo le più strenue opposizioni, la storica iniziativa politica del Partito sardo d'azione si affermò con l'approvazione della legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26, sulla «Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna». La norma – assumendo «l'identità culturale del popolo sardo come bene primario da valorizzare e promuovere» – affermò la «pari dignità rispetto alla lingua italiana» della lingua sarda e, con riferimento al territorio interessato, della cultura e della lingua catalana di Alghero, del tabarchino delle isole del Sulcis, del dialetto sassarese e di quello gallurese. La tutela e la valorizzazione culturale e linguistica vennero inoltre riconosciute dalla regione come «parte integrante della sua azione politica» da conformare «ai principi della pari dignità e del pluralismo linguistico sanciti dalla Costituzione e a quelli che sono alla base degli atti internazionali in materia, e in particolare nella Carta europea delle lingue regionali e minoritarie del 5 novembre 1992, e nella Convenzione quadro europea per la protezione delle minoranze nazionali del 1° febbraio 1995». Due anni dopo il Parlamento italiano – a distanza di oltre mezzo secolo dalla previsione dell'articolo 6 della Costituzione – approvò la legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante «Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche». Premesso che «la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano» la norma riconosceva finalmente per la «lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo» specifiche misure di tutela e valorizzazione quali: – l'uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana; – l'uso da parte degli organi di comuni, comunità montane, province e Regione; – la pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l'esclusivo valore legale della versione italiana; – l'uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni – escluse le forze armate e di polizia; – l'adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria; – il ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria; – specifiche convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo. Tuttavia, l'esperienza applicativa della disciplina normativa testé richiamata ha mostrato per intero l'inadeguatezza dello strumento legislativo ordinario rispetto ad una tendenza piuttosto consolidata ad eludere le norme di tutela e valorizzazione, facendo prevalere i mai sopiti istinti egemonici italianisti sopra la lingua e la cultura sarda. Le recenti vicende relative al dimensionamento scolastico in Sardegna – che non ha tenuto conto delle peculiarità e specificità sarde – ed alla stabilizzazione dei precari della scuola, operata dallo Stato su base nazionale senza alcuna considerazione circa le condizioni di oggettivo svantaggio derivanti dalla condizione insulare ripropongono con forza anche l'esigenza di dare dignità statutaria ad un assetto dell'istruzione veramente autonomistico, che riposizioni il baricentro delle valutazioni di opportunità e di merito, oltreché di più ampia prospettiva culturale. Nonostante le discriminazioni e le tutele negate nel tempo, i ricorrenti tentativi di umiliarne e cancellarne la storia, la cultura, le tradizioni e l'identità, il popolo sardo rappresenta ancora il gruppo linguistico di gran lunga più numeroso presente nella Repubblica italiana ed un unicum incomprimibile. Oggi tutto ciò è patrimonio condiviso della coscienza nazionale sarda ed è percepito e riconosciuto a livello internazionale anche sotto un profilo normativo con apposite previsioni di tutela e valorizzazione, che continuano a non trovare spazio nella nostra carta autonomistica. Con il presente disegno di legge si vuole richiamare il dovere del legislatore nazionale di rimuovere tale ingiustificata discriminazione, dando finalmente effettività ed efficacia alle tutele linguistiche, etniche e culturali che competono ai sardi.. 1 1 Nello Statuto speciale per la Sardegna di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, dopo il titolo II è inserito il seguente: «TITOLO II- bis lingua, cultura e ordinamento scolastico "Art. 6- bis. – (Uso della lingua sarda).-1. Nel territorio della Regione la lingua sarda è parificata a quella italiana. 2 . I cittadini sardi hanno facoltà di usare la propria lingua nei rapporti con gli uffici giudiziari e con gli organi e uffici della pubblica amministrazione situati nel territorio regionale, nonché con i concessionari di servizi di pubblico interesse svolti nella stessa Regione. 3 . Nelle adunanze degli organi collegiali della Regione e degli enti locali può essere usata indistintamente la lingua italiana o la lingua sarda. 4 . Gli uffici, gli organi e i concessionari di cui al comma 2 usano nella corrispondenza e nei rapporti verbali la lingua del richiedente. 5 . Nei rispettivi territori, la lingua catalana di Alghero ed il tabarchino delle Isole del Sulcis godono di analoghe tutele secondo la legge regionale. Art. 6- ter. – (Toponomastica regionale).-1. La toponomastica nel territorio regionale è tenuta nel rispetto ed a salvaguardia dei toponimi locali in lingua sarda e, con riferimento alle aree interessate, in lingua catalana ed in tabarchino. 2 . L'accertamento dell'esistenza e dell'ortografia dei toponimi locali è deliberato, su istanza degli enti locali interessati e previa idonea istruttoria, dalla Giunta regionale. Art. 6- quater. – (Criteri di priorità). 1. Le amministrazioni statali, le autonomie funzionali e i concessionari di servizi di pubblico interesse ubicati nel territorio della Regione assumono in servizio prioritariamente dipendenti originari della Sardegna o che conoscano la lingua sarda. Art. 6- quinquies. – (Insegnamento della lingua sarda). - 1. L'insegnamento nelle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado, nei licei e negli istituti tecnici e professionali è impartito nella lingua materna italiana, sarda, catalana o tabarchina degli alunni da docenti per i quali tale lingua sia ugualmente quella materna, secondo classi omogenee formate sulla base delle richieste di iscrizione da parte degli interessati. 2. Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado è obbligatorio l'insegnamento della seconda lingua, diversa da quella materna con la quale è impartito l'insegnamento ai sensi del comma 1. 3. Per l'amministrazione della scuola in Sardegna è istituita una autonoma Sovrintendenza scolastica regionale, cui compete altresì la verifica ed il coordinamento dei programmi di insegnamento e di esame delle autonomie scolastiche regionali, nonché il relativo dimensionamento. La Giunta regionale nomina il sovrintendente scolastico della Sardegna.