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PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Falanga. Ne ha facoltà. FALANGA (FI-PdL XVII) . Signor Presidente, colleghi senatori, esaminiamo oggi un disegno di legge che dovrebbe essere da noi valutato a prescindere da qualsivoglia indicazione che ci possa giungere dalle forze politiche cui apparteniamo, perché si tratta di una materia che ritengo essere tra quelle sensibili, in cui vengono chiamati in causa la nostra coscienza, la nostra esperienza, il nostro quotidiano. È stato presentato dalla senatrice Puglisi un disegno di legge con il titolo "Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozioni dei minori da parte delle famiglie affidatarie". Ho presentato in Aula un mio emendamento, con cui intervengo a modificare il titolo stesso della legge. In proposito devo dire - mi rivolgo alla Presidenza in particolare - che non è certamente normale dare corso alla discussione generale di un provvedimento di legge in mancanza degli emendamenti che ad esso saranno presentati, considerato che il termine per la loro presentazione è stato fissato per le ore 17 di oggi. Io ora intervengo in discussione generale esprimendo una personale posizione su questo disegno di legge, ma alle ore 17 potrebbero essere presentati degli emendamenti - vuoi del Governo, vuoi di altri senatori di altre forze politiche - che potrebbero modificare sostanzialmente la norma. In questo caso ho parlato a vuoto, nel senso che ho svolto considerazioni che ho dedotto dall'attuale testo del disegno di legge, senza però avere la possibilità di tenere conto delle proposte emendative e, quindi, delle modificazioni che al testo saranno apportate. Ebbene, la fretta, e probabilmente l'esigenza di coprire un vuoto, ha reso ciò possibile, ma non in una materia che attiene alla vita degli italiani, degli individui e soprattutto dei minori. Qui non si scherza. Occorre essere cauti nell'accelerazione dell' iter legislativo di provvedimenti di legge di questo tipo. E questo è il primo rilievo che muovo anche alla relatrice, senatrice Filippin, alla quale aggiungo che probabilmente non ha notato che già il titolo del disegno di legge crea confusione, che si appalesa poi tale dalla lettura del suo articolato, tra due istituti completamente ed assolutamente distinti l'uno dall'altro: da una parte l'adozione, dall'altra l'affidamento. Si interviene modificando - si dice - la legge sull'adozione e le norme sulle famiglie affidatarie di minori, inserendo una generica espressione secondo la quale il giudice, nel dichiarare adottato un bambino da una determinata famiglia, deve tener conto delle relazioni affettive conseguenti ad un provvedimento di affidamento. Guardiamo, di fatto, la situazione attuale. Non so se risulta - a me certamente sì - ai presentatori del disegno di legge e alla relatrice che in questo momento, nel nostro Paese, taluni casi di affidamento durano decenni. Un bambino viene affidato ad una coppia e rimane in quella famiglia per decenni, essendo consentito al giudice di prorogare l'affidamento. Questa prassi ha determinato una sostanziale ed incisiva confusione tra l'istituto dell'affidamento e quello dell'adozione. Ma cos'è l'affidamento? È quell'istituto che consente al giudice di affidare un bambino, che si trova a vivere una determinata condizione familiare precaria e temporanea, ad una famiglia che lo accudisce per un determinato lasso di tempo, in vista però del recupero della famiglia di origine; tant'è che le relazioni affettive restano comunque consentite ai genitori che vivono momenti di particolare disagio. Nell'istituto dell'affidamento, quindi, c'è una previsione, una finalità, un obiettivo dal quale non possiamo prescindere, a meno che non intendiamo snaturare l'istituto stesso. Il giudice pertanto ha l'obbligo, il dovere di capire se i genitori del minore vivono una condizione di disagio temporanea, per cui presumibilmente, da lì a sei mesi, otto mesi o un anno, potranno occuparsi nuovamente della cura e dell'educazione del minore, oppure se la situazione è irreversibile. In quest'ultimo caso non si comprende allora per quale ragione utilizzare l'istituto dell'affidamento e non già immediatamente quello dell'adozione. In Commissione, rispetto all'espressione secondo la quale nell'adozione il giudice deve tener conto dei legami affettivi, ho fatto notare che la legge sull'adozione n. 184 del 1983 (una legge peraltro obsoleta, ormai vecchia in considerazione dell'evolversi dei tempi, della scienza e delle tecnologie), all'articolo 6, fissa dei presupposti per poter accedere all'istituto dell'adozione da parte di una coppia. Tra questi ricordo la differenza di età tra adottante e adottato che precedentemente, con l'introduzione della legge n. 184 del 1983, era di 40 anni e poi, con intervento successivo, è stata portata a 45 anni. Voi prevedete che il giudice debba tener conto, nel far adottare il bambino, delle relazioni affettive. Tuttavia, in mancanza da parte dei genitori affidatari dei requisiti di cui all'articolo 6, il giudice potrà tener conto fin quando volete delle relazioni affettive, ma non gli avete dato lo strumento per realizzare concretamente quello che è il vostro intendimento. Voi volete, cioè, privilegiare le relazioni affettive che si sono create a seguito dell'affidamento, ma poi create una barriera, ovvero non avete il coraggio di rimuovere quella barriera che è determinata dai presupposti fissati dall'articolo 6. Vi manca il coraggio. Avreste dovuto avere l'ardire di dire che oggi, con le nuove tecniche, una donna di cinquant'anni può partorire un bambino ed è sicuramente idonea a crescerlo, educarlo e accudirlo. E allora interveniamo sull'articolo 6, rimuoviamo gli ostacoli che prevede, e forse sarebbe stato utile un vostro intervento normativo di modifica sull'affidamento. Lasciando inalterati i paletti di cui all'articolo 6, relativo ai presupposti, voi non avete fatto nulla, non avete modificato niente. Altro che chiarezza, come dice la senatrice Filippin. Come si fa a dire che, con questo disegno di legge, si è fatta chiarezza sull'istituto dell'affidamento? Quale chiarezza avete fatto? Voi state dicendo che l'affidamento può durare nel tempo, ovvero state consacrando in norma scritta quella che è una prassi di oggi, sicuramente nociva, deleteria e distruttiva per la crescita della personalità di un bambino. State cioè dicendo che, se non si può adottare, si opti per un affidamento per poi lasciarlo in vita sine die . Ho presentato in Commissione giustizia degli emendamenti volti a limitare i tempi dell'affidamento, ad imporre al giudice una riflessione seria, nel senso cioè di prevedere una durata massima di 24 mesi per l'affido. Se voi non prevedete un temporaneità anche nell'istituto dell'affidamento, lo snaturate. Questo è il dato. La prego inoltre, senatrice Filippin, di prestare un minimo di attenzione anche alla tecnica normativa.