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Non viene invece riprodotta la disposizione introdotta dalla Camera dei deputati nel corso dell'esame della citata proposta di legge della passata legislatura, nella quale si specificava che « non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero anche se assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni ». Appare infatti opportuna un'ulteriore riflessione sulla disposizione sopra trascritta, sia quanto alla formulazione sia quanto alla sostanza, poiché la portata normativa delle parole « anche se » risulta oscura e la norma appare, nel complesso, di ambigua interpretazione e dunque suscettibile non di agevolare, ma di complicare la determinazione della fattispecie penale. Viene altresì modificato l'articolo 604- ter del codice penale, così da estendere l'applicazione della circostanza aggravante ivi prevista (corrispondente a quella introdotta dall'articolo 3 del citato decreto-legge n. 122 del 1993) anche ai reati commessi per omofobia o transfobia. Infine, per le ragioni emerse chiaramente durante la discussione del cosiddetto disegno di legge Zan nella XVIII legislatura, e che risultano oggi rafforzate dall'esigenza, largamente avvertita, di potenziare il contrasto alla discriminazione di un'altra minoranza oggetto di forme di disprezzo e di esclusione particolarmente odiose, si ritiene utile integrare il contenuto della proposta che, come già detto, il proponente aveva presentato e la Camera aveva approvato nella XVIII legislatura. Nelle modifiche introdotte agli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale, ai fini della perseguibilità di condotte discriminatorie e violente, rivolte ad appartenenti a gruppi di minoranze storicamente vittime di tali condotte, si propone quindi di equiparare ai motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi, insieme a quelli fondati sull'omofobia e sulla transfobia, anche quelli fondati sull'abilismo. Contro le persone disabili, come contro le persone omosessuali e transessuali, un'idea razzistica di « normalità » tende a normalizzare e a rendere socialmente accettabile la discriminazione civile della diversità. E proprio l'idea di una società senza minoranze in qualche modo « diverse » apre la strada a forme di discriminazione non solo ingiuste, ma violente.. 1 1 All'articolo 604- bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: a al primo comma, lettere a) e b) , le parole: « o religiosi » sono sostituite dalle seguenti: « , religiosi o fondati sull'omofobia, sulla transfobia e sull'abilismo »; b al secondo comma, primo periodo, le parole: « o religiosi » sono sostituite dalle seguenti: « , religiosi o fondati sull'omofobia, sulla transfobia e sull'abilismo »; c alla rubrica, le parole: « e religiosa » sono sostituite dalle seguenti: « , religiosa o fondata sull'omofobia, sulla transfobia e sull'abilismo ». 2 Al primo comma dell'articolo 604- ter del codice penale, le parole: « o religioso » sono sostituite dalle seguenti: « , religioso o fondato sull'omofobia, sulla transfobia e sull'abilismo ».