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Vi si diceva anche che, in caso di densità troppo alta, sarebbe stato necessario abbattere fino all'80 per cento dei capi presenti, evidenziati dal censimento. Quel dato di densità, infatti, era una bomba innescata che poteva esplodere, come di fatto poi è successo. Ci è stato detto - e ne siamo consapevoli - che il provvedimento in discussione era finalizzato ad affrontare l'emergenza della peste suina africana e non era utilizzabile per risolvere il tema dei danni provocati dagli animali selvatici, in particolare dai cinghiali, in agricoltura, dell'incidentalità stradale e di tutte le altre problematiche connesse. Ne siamo consapevoli, ma sappiamo anche che quel problema rimane irrisolto, prima di tutto perché i documenti che erano stati predisposti per prevenire la possibilità di infezioni da peste suina africana rimangono validi e ci dicono che, in determinati territori con certe densità, bisogna provvedere ad abbattere fino all'80 per cento degli animali presenti. Credo che questo tema rimanga alla nostra attenzione, perché, anche se non è quello odierno, è fondamentale, perché i danni all'agricoltura continuano ad esserci e ad essere pesantissimi, dato che l'incidentalità stradale legata a questi animali continua a essere un grandissimo problema. Ritengo pertanto, com'è stato detto dai relatori sia nelle relazioni sia nelle loro repliche, che abbiamo molti motivi per essere soddisfatti del lavoro che abbiamo svolto in questi due giorni nella limatura concreta e puntuale del provvedimento, dopo tutto il lavoro preparatorio delle audizioni delle scorse settimane. Sicuramente, infatti, la figura del commissario ne esce molto rafforzata, così come le procedure di natura urbanistica e tutte le implicazioni autorizzative ne escono molto rafforzate e chiarite nelle modalità attuative; inoltre, vengono chiariti e rafforzati le funzioni del commissario e il suo rapporto con le Regioni e con l'amministrazione straordinaria, perché ha le risorse per intervenire. Tutto ciò dovrebbe conferire, a partire dai prossimi giorni, celerità ed efficacia al suo ruolo, quindi da questo punto di vista ci sono sicuramente tanti motivi per essere soddisfatti e convinti di aver risposto positivamente alle sollecitazioni che avevamo ricevuto nelle audizioni. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 15,23) ( Segue TARICCO). Rimane sul tappeto la necessità di affrontare il tema dell'eccesso di densità di animali selvatici in tantissimi territori, anche perché altrimenti, come giustamente affermano i documenti dell'ISPRA e del Ministero dell'aprile e del giugno dell'anno scorso, con queste densità popolative il rischio di infezioni è assolutamente dietro l'angolo, come abbiamo visto in questo caso. Non vorrei che adesso affrontassimo l'emergenza attuale e fra sei mesi ci trovassimo magari a dover affrontare altri focolai in altre aree d'Italia e di nuovo a dirci che il problema contingente è quello della peste suina africana e che i temi generali legati alla prevenzione li affrontiamo un'altra volta. Per questi motivi, con convinzione, il Partito Democratico voterà a favore del provvedimento in esame, nell'auspicio che sia un primo passo importante, significativo e decisivo nella giusta direzione, ma che ad esso seguano il secondo, il terzo e gli altri passi necessari. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signora Presidente, purtroppo la peste suina è arrivata nel nostro Paese, anche se per certi versi già circolava anche sotto forma di influenza suina, dopo aver colpito altri Paesi e altre regioni europee. Credo che questo dovrebbe farci riflettere una volta per tutte sull'emergenza della nostra epoca. Abbiamo visto cos'è successo col Covid, anche se tendiamo a dimenticarlo, ma ci troviamo a dover fronteggiare una situazione e spesso la affrontiamo cercando di mettere in campo strumenti che provano a risolvere l'emergenza. Qual è il punto su cui richiamo l'attenzione? Mi dispiace che ogni volta siamo costretti a fare questo ragionamento solo in presenza di un'emergenza, che è sanitaria, vorrei ricordarlo qui per tutti. Viviamo un'epoca in cui molti esperti e scienziati dicono che ci troveremo di fronte ad altri virus che potranno colpire, che hanno una causa ben precisa: da una parte, l'aggressione agli ecosistemi fa sì che poi ci siano salti di specie, com'è accaduto col Covid, perché entrano in contatto specie animali che sono state separate dall'uomo per migliaia di anni e questo è un problema che dovremmo discutere ed affrontare con serietà; dall'altra, ve n'è un altro sul quale anche invito tutti a riflettere, ossia i sistemi di allevamento (guardo il senatore Taricco, perché sa di che cosa parlo). Adesso siamo molto angosciati e cerchiamo il più possibile di confinare e di stoppare la diffusione della peste suina, di cui conoscete perfettamente l'impatto, che in parte è già arrivato e che potrebbe essere devastante su un settore molto importante per l'economia del Paese. Dobbiamo riflettere seriamente. Quando, genericamente, parliamo di benessere animale, forse dovremmo essere anche più conseguenti. La relatrice, anche per la sua attività professionale, sa bene di cosa parlo. Dovremmo ancor di più tutelare e spingere le imprese con incentivi a migliorare i sistemi di allevamento e quindi la qualità della vita di quegli animali, a ridurre l'affollamento e ad evitare una serie di pratiche, perché ciò aiuta e serve al benessere umano. È una questione assolutamente legata alla sicurezza alimentare e dei cittadini. Torno a ripetere che questi virus, che si diffondono sempre di più, hanno un tipo di circolazione virale. Entrano, escono e sono strettamente connessi e noi, poi, viviamo in un mondo strettamente interconnesso, questo è il punto: non siamo più in un Paese che non ha scambi e questo è quello che accade. Ciò che accade ha un impatto forte, con conseguenze economiche, sulla salute, perché di questo stiamo parlando, ma anche sugli ecosistemi. Relativamente alle scelte del passato, arrivo ora all'argomento, che ricordava adesso anche il senatore Taricco, della crescita esponenziale della popolazione dei cinghiali. Lo dico senza polemica, ma dobbiamo conoscere gli errori che sono stati fatti nel passato. Non abbiamo valutato sempre in modo accorto e scientifico le immissioni che facevamo. I ripopolamenti sono stati fatti con specie non autoctone, perché questo è quello che è accaduto, non avendo ben chiaro l'impatto che tutto ciò poteva avere, immettendo un animale in natura. Infatti, quando questo è accaduto, anche la popolazione di lupi era piuttosto scarsa e neanche c'era l'antagonista naturale in alcune parti dell'Appennino ed in parti ampissime della Regione, quindi non abbiamo calcolato le conseguenze. Abbiamo già lavorato su questo, sul divieto di ripopolamento. Oggi, anche sul controllo dei cinghiali, bisogna avere il coraggio di un approccio scientifico e, una volta per tutte, sentire i tecnici ed assumere le decisioni con un approccio che definisco appunto scientifico, perché dobbiamo evitare di fare errori che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione.