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Delega al Governo per la definizione e la realizzazione di misure integrate di contrasto alla povertà. Onorevoli Senatori. -- In Italia milioni di persone oggi vivono in una condizione di povertà materiale, che sta aumentando senza che vi sia una pari crescita di consapevolezza e di risposte da parte dell'opinione pubblica e delle pubbliche istituzioni. Solo di recente Parlamento e Governo hanno deciso di dedicare allo scopo dotazioni significative, pur se ancora insufficienti. Va riconosciuto che le condizioni di povertà sarebbero assai di più e più gravi senza la rete di protezione assicurata in Italia dalle famiglie, dal vicinato e dalle numerose forme di solidarietà organizzata. Le cause del diffondersi delle povertà sono note, così come è noto il sottodimensionamento in Italia delle relative politiche pubbliche, se paragonate in valore assoluto o in percentuale a quelle delle maggiori nazioni europee. Ciò vale in particolare nel caso dei minori a carico che vivono in famiglie con una forte deprivazione economica. Il presente disegno di legge si pone quindi l'obiettivo di aiutare e sostenere le persone e le famiglie in condizione di grave povertà. A tal fine si prevede l'istituzione di nuove misure, la riorganizzazione di misure esistenti e il coordinamento con interventi attuati in particolare in materia di politiche attive del lavoro, edilizia residenziale pubblica, educazione, tutela della salute. Si prevede un modello da realizzare in modo uniforme e integrato su tutto il territorio nazionale pur con una forte articolazione territoriale, con crescenti risorse impegnate e con modalità innovative di intervento. Al contempo ci si propone di semplificare notevolmente il quadro delle misure attualmente previste, con un drastico superamento di alcune norme e provvidenze che, negli anni, si sono stratificate determinando complessità e, talvolta, iniquità. La proposta prevede un approccio universalistico, con l'estensione graduale di alcune misure a tutte le persone in condizione di indigenza interessate ad intraprendere un percorso di emancipazione; un approccio promozionale offrendo, accanto a strumenti minimi di sostegno al reddito, anche sostegni per superare, ove possibile, la condizione assistita e sviluppare capacità individuali e reti relazionali; una graduazione degli interventi tesa a evitare di costruire «trappole della povertà», escludendo quindi provvidenze con importi tali da divenire comparabili con i redditi da lavoro e quindi disincentivanti la ricerca di occupazione. Le risorse sono destinate a favorire la reintegrazione lavorativa laddove possibile; al tempo stesso si offre una risposta anche a quella fascia di popolazione che, per basso grado di scolarizzazione, lungo periodo di disoccupazione, obblighi di cura familiari, grave sottosviluppo territoriale, disabilità, invalidità, età avanzata o per altre ragioni, non potrà avere, se non eventualmente e in modo occasionale, impieghi retribuiti tali da raggiungere un reddito di sussistenza. Il presente disegno di legge riconosce anzitutto una misura per tutti i minori a carico, in grado di contribuire, pur parzialmente, ai costi di mantenimento. A favore degli adulti abili al lavoro e disoccupati involontari di lungo periodo si prevede invece l'offerta di lavori minimi di comunità o, in subordine, un limitato contributo economico, ai quali può sommarsi la fruizione di generi alimentari, beni di prima necessità ed altre provvidenze attivabili in ambito locale grazie all'iniziativa delle famiglie e dei soggetti di terzo settore. Gli importi in denaro e i benefici in natura previsti sono cumulabili e consentono una protezione minima. Le risorse stanziate sono significative e crescenti, si sommano a quelle già previste e permettono di raggiungere, al termine del triennio, una larga platea, pur focalizzata sulle condizioni di povertà assoluta. Le misure trovano applicazione su base territoriale, attraverso la definizione di un modello organizzativo di presa in carico realizzato da un' equipe multidisciplinare, un progetto personalizzato e un contratto per l'autonomia, come descritto all'articolo 2. Nel successivo articolo sono rivisti gli interventi per favorire il mantenimento dei figli a carico, che oggi si presentano frammentati generando disparità di trattamento non più giustificabili. La normativa in vigore non riconosce infatti le detrazioni fiscali a chi ha redditi bassi o nulli, mentre si concedono gli assegni familiari solo ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, escludendo i disoccupati e quasi tutte le altre forme di lavoro che oggi riguardano una porzione consistente e crescente degli occupati. Si aggiunga inoltre la questione dell'esiguità delle risorse riconosciute a chi ne beneficia: gli importi sono infatti di gran lunga inferiori a quelli mediamente riconosciuti in Europa. Per superare la situazione descritta si prevede il riconoscimento di un'unica misura generalizzata di beneficio per i minori a carico, sostitutiva di tutte le agevolazioni finora riconosciute. L'articolo 4 punta a riordinare le misure di contrasto alla povertà alimentare e alla carenza di beni di prima necessità, mentre il successivo articolo 5 intende riordinare le misure di sostegno economico agli adulti abili al lavoro attraverso la carta acquisti. L'articolo 6 è finalizzato a riordinare e potenziare le misure per realizzare i lavori minimi di comunità, rivolti esclusivamente a favore di persone adulte abili al lavoro, disoccupate di lungo periodo e in condizione di grave povertà, finalizzati a favorire il mantenimento e lo sviluppo di capacità, competenze e relazioni. I lavori minimi di comunità non possono riguardare beni o servizi oggetto di affidamenti da parte di enti pubblici, oppure concorrenziali a beni o servizi normalmente acquistate dai cittadini. I progetti, presentati dagli enti di terzo settore e in subordine dagli enti locali, sono approvati e controllati dall'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. La partecipazione ai lavori minimi di comunità non configura l'instaurazione di rapporto di lavoro, né consente di avanzare alcuna richiesta di stabilizzazione. L'inserimento nei lavori minimi di comunità non è incompatibile con lo svolgimento di altre attività lavorative o formative. In conclusione, il presente disegno di legge, da completare con i decreti legislativi del Governo, definisce un insieme di misure, opportunamente finanziate, per contrastare efficacemente le condizioni di povertà assoluta, da integrarsi con gli altri comparti della protezione sociale, da realizzare con uniformità ma anche con personalizzazione e da concedere entro percorsi che favoriscano l'autonomia, o comunque l'attivazione, dei cittadini e delle famiglie che potranno beneficiarne.. 1 (Finalità e oggetto) 1 Al fine di contrastare la povertà, prevenendo i rischi di esclusione delle fasce deboli della popolazione in stato di particolare bisogno, promuovendo la loro partecipazione al lavoro, assicurando interventi minimi di sostegno in denaro, generi alimentari e di prima necessità, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, più decreti legislativi, nelle materie di cui al comma 2. 2 Con i decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto e in coerenza con i princìpi dell'Unione europea e in conformità ai princìpi e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, si provvede in particolare: