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gli italiani sono passati dal 45 al 76 per cento. Non si tratta di discriminazione, ma di pura equità nei confronti degli italiani. Vi dico di più: nel Comune di Arezzo governiamo in coalizione e questa regola è stata accolta più che positivamente dall'assessore di Forza Italia alle politiche sociali, che ha applicato lo stesso criterio al bando per il contributo affitti. Pertanto noi governiamo a livello nazionale in totale coerenza con le politiche locali e questo emendamento ne è la dimostrazione; al contrario, chi ha sollevato questa critica a livello locale lavora in un modo e a livello nazionale vota contro questo emendamento perché lo ritiene sbagliato e lo contesta duramente. Passando a quota 100, va detto che questa non è un obbligo: è un'opportunità in più data ai cittadini italiani ed è chiaro che chi avrà voglia di continuare a lavorare superata la soglia dei sessantadue anni potrà tranquillamente farlo e questa si chiama libertà di scelta e non obbligo. I colleghi dell'opposizione ci hanno più volte accusato, come ha riferito la collega Catalfo, dicendo che il decreto-legge in esame ha esclusivamente fini propagandistici in vista delle elezioni europee, ma vorrei ricordare a chi non l'avesse letto che reddito di cittadinanza e quota 100 sono entrambi contenuti nel contratto di Governo. Mi preme inoltre sottolineare, come hanno già fatto ieri i miei colleghi, che la Lega non ha votato la legge Fornero ed ha sempre convintamente sostenuto che, una volta al Governo, avrebbe modificato il sistema pensionistico. Però mi rendo conto che chi ha votato convintamente la legge Fornero, compresa Forza Italia, non possa sostenere quota 100, che va in tutt'altra direzione. Mi preme pertanto sottolineare per la centesima volta che quota 100 non è uno spot elettorale, ma un'ulteriore promessa mantenuta. Poi c'è la storia della penalizzazione: c'è penalizzazione? No, non c'è. È ovvio che chi va in pensione prima avrà meno contributi versati ed è anche ovvio che avrà un diverso coefficiente di trasformazione; quindi è altrettanto ovvio che la pensione avrà un valore differente. La penalizzazione c'era nella cosiddetta legge Damiano, presentata nella scorsa legislatura, che difatti prevedeva una penalizzazione di due punti percentuali per ogni anno di anticipo. È stato anche criticato il periodo transitorio di tre anni. Quota 100 è solo l'inizio di un percorso, perché prima di pensare ad una riforma strutturale di tutto il sistema previdenziale, è indispensabile ridurre al massimo la forbice delle disuguaglianze creatasi a causa della cosiddetta legge Fornero. Ma andiamo ai numeri concreti. Vi dico questo numero: 67.738. Sapete a cosa corrisponde? Al numero di domande presentate all'INPS nel pomeriggio di ieri. Ciò significa che nel 2019 andranno in pensione: 23.910 dipendenti privati, 25.133 dipendenti pubblici, 5.250 commercianti e 5.442 artigiani. Sapete cosa vuol dire mandare in pensione le persone ad un'età conveniente? Significa dar loro la possibilità di fare i nonni, e per noi della Lega il concetto di famiglia è sempre stato al centro della nostra attività politica. Sapete cosa vuol dire per una famiglia il supporto dei nonni? Vuol dire per tante mamme, finalmente, avere la possibilità di rientrare nel mondo del lavoro. Mi avvio a concludere replicando a un'altra osservazione fatta sull'alta percentuale di adesioni a quota 100 da parte dei dipendenti pubblici. Come si è già detto più volte durante l'esame del disegno di legge concretezza, l'età media dei dipendenti pubblici è di cinquantacinque anni; quindi puntare sui giovani anche nelle pubbliche amministrazioni è indispensabile ed essenziale. Nell'era della digitalizzazione, infatti, il ricambio generazionale contribuirà all'efficientamento della macchina amministrativa pubblica. Concludo dicendo che noi non stiamo creando esodati, ma stiamo creando il futuro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, credo che sia opportuno ricordare che Forza Italia è ed è sempre stata attenta alle fasce più deboli della popolazione. I Governi Berlusconi lo hanno sempre dimostrato, infatti è stato proprio il presidente Berlusconi ad alzare le pensioni fino a un milione delle vecchie lire; è sempre stato il presidente Berlusconi a creare ben oltre 1.600.000 posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Lui sì che può dirlo: «fatto». Il ministro Di Maio dice di aver già abolito la povertà, però sa di non dire il vero, perché con questo provvedimento non si produrrà tale risultato. È vero che tanti Paesi hanno attivato già da anni delle politiche attive e delle riforme, ma è altrettanto vero che lo hanno fatto come la Germania, i cui centri per l'impiego abbiamo avuto modo di visitare. Lo hanno fatto non in uno o due anni: ci sono voluti ben oltre dieci anni per una riforma completa. Paesi con situazioni economiche ben diverse dalle nostre sono stati impegnati per ben dieci anni, e voi volete fare tutto questo in neppure un mese. Certo, la piattaforma Rousseau è magica, ma voi siete veramente dei maghi, perché credo che sia impossibile essere pronti il 1° aprile ad erogare il reddito di cittadinanza. I centri per l'impiego non saranno pronti. La presidente Catalfo, con la quale ho avuto modo di visitare i centri per l'impiego, sia in Italia che all'estero, sostiene che dobbiamo iniziare a ristrutturarli: è vero, se vogliono essere colonne portanti, bisogna cominciare a lavorare fin da subito. Si deve però partire proprio da lì, non si può iniziare ad erogare un beneficio quando tutta la struttura non è pronta. Se dite che non c'è tempo, per chi beneficerà del reddito, di stare seduto sul divano perché sarà impegnato nella formazione, dite il falso: il 1° aprile, infatti, nessuno sarà in grado di prendere in carico i beneficiari del reddito di cittadinanza per dar loro formazione. I CAF non saranno pronti. Fra dieci giorni il sistema deve partire, ma non è stata ancora attivata la convenzione con i CAF affinché si possa iniziare a compilare i modelli ai fini ISEE. Non è pronto nulla e questa è una situazione imbarazzante. È evidente che il reddito di cittadinanza e quota 100 serviranno soltanto per la vostra campagna elettorale. I centri per l'impiego, che dovrebbero costituire il nucleo dell'incrocio tra domanda e offerta di lavoro, non potranno svolgere tali funzioni. Attualmente, infatti, solo il 4,2 per cento delle imprese italiane si affida ai centri per l'impiego per ricercare lavoratori e tra i giovani - e questo è un dato ISTAT - solo il 2,5 per cento si rivolge ai centri per l'impiego. Sono veramente livelli bassissimi e questi dati non potranno essere stravolti in un mese; neppure assumendo 4.000 nuovi dipendenti, più i 6.000 navigator , questi potranno essere in grado di attivare nei centri per l'impiego tutti quei meccanismi che servono per incrociare la domanda e l'offerta di lavoro.