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considerato che, a quanto risulta agli interroganti: il detenuto F.P.C. presenta un quadro clinico molto grave, che sarebbe degno della massima attenzione, ovvero: a seguito di una visita oculistica strumentale del tipo "topografia corneale" presso l'ospedale Civico di Palermo, gli è stata diagnosticata la deformazione della cornea dell'occhio sinistro e il cheratocono al quarto stadio all'occhio destro; la visita medica ha confermato quindi la cecità del soggetto, il quale necessita di cure specifiche e assistenza mirata. Inoltre, al detenuto è stata diagnosticata un'artrosi bilaterale a entrambe le anche, che gli comporta difficoltà a deambulare, causa di ripetute cadute con pesanti lesioni ed ematomi; considerato inoltre che: a tutt'oggi F.P.C., al quale in data 11 ottobre 2021 è stata confermata la cecità totale, è lasciato solo in questo stato di malattia e forte limitazione; il detenuto ha tentato svariate volte di contattare il Garante per i detenuti di Palermo, il quale, più di sei mesi fa, rispondeva che avrebbe provveduto a trovare una soluzione, ma ad oggi la situazione rimane invariata, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie attribuzioni, intenda valutare la possibilità di intervenire al fine di migliorare le condizioni di vita drammatiche del detenuto F.P.C. presso la casa di reclusione di Palermo "Ucciardone", per porre fine alle tante sofferenze e alle pesanti limitazioni che contraddistinguono la sua reclusione. Atto n. 4-06181 LANNUTTI ANGRISANI Ai Ministri della transizione ecologica e dell'interno Premesso che: lunedì 18 ottobre 2021, su "RAI3", la trasmissione "Presa diretta" ha analizzato il mondo delle calzature con l'inchiesta "Il sassolino nella scarpa", un'industria che ogni anno produce 24,3 miliardi di scarpe, 66 milioni di paia al giorno. L'Italia è il primo produttore di scarpe in Europa: 4.100 aziende, 72.000 addetti, un fatturato che nel 2019, prima del COVID, valeva 14 miliardi e 300 milioni di euro. Un mercato che durante la pandemia ha subito una contrazione, ma a pagare, dimostra l'inchiesta, sono stati soprattutto i piccoli artigiani e i produttori che lavoravano per il mercato del lusso; la materia prima delle scarpe è la pelle. L'industria conciaria italiana è leader mondiale nel settore, infatti copre il 65 per cento della produzione dell'Unione europea e il 23 per cento di quella mondiale. I più grandi distretti delle pelli d'Europa sono in Toscana e in Veneto. Le sole concerie della valle del Chiampo, in provincia di Vicenza, generano il 58,2 per cento del fatturato italiano del settore, il 37,9 per cento di quello europeo e il 13,2 per cento di quello mondiale; considerato che: l'industria delle calzature durante la lavorazione utilizza un'enorme quantità di prodotti chimici, che comportano non pochi problemi di smaltimento. "Presa diretta", grazie alle indagini della magistratura, alle denunce dei comitati locali e delle organizzazioni internazionali, ha potuto ricostruire i luoghi degli sversamenti di reflui contaminati nei corsi d'acqua, dimostrando peraltro la fragilità del sistema di monitoraggio pubblico, e ha appurato l'utilizzo di acidi molto potenti di origine sintetica come i PFAS (acido perfluoroottansulfonico). Questi composti chimici sono la causa di uno dei più gravi disastri ambientali degli ultimi 50 anni. Un danno irreversibile per l'ambiente, ma anche per le persone, perché attraverso il cibo e l'acqua, i PFAS sono finiti nel sangue degli abitanti del Veneto, causando malattie alla tiroide, tumori, aborti, sterilità; i PFAS venivano prodotti da un'azienda della valle del Chiampo, la Miteni, che proprio in queste settimane sta affrontando il più grande processo italiano per inquinamento ambientale: è accusata di avere contaminato con i PFAS la falda acquifera del Veneto, la seconda d'Europa. Oggi la Miteni è chiusa, ma i PFAS continuano a essere utilizzati nell'industria della concia per rendere le pelli idrorepellenti. Presa diretta ha cercato di ricostruire i rapporti l'ARPAV, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale del Veneto, la Regione e le società che gestiscono gli impianti di depurazione del distretto. Ha tirato in ballo la società Acque del Chiampo, che controlla il più importante depuratore della zona, quello di Arzignano (Vicenza), dove ogni giorno vengono scaricati dalle concerie 30.000 metri cubi di reflui. In particolare, la trasmissione ha reso nota una lettera inviata dall'ex direttore generale di Acque del Chiampo, Alberto Piccoli, ad ARPAV, con cui chiede che "venga doverosamente evitata qualsiasi formulazione di notizia di reato in relazione a eventuali difformità della concentrazione di PFAS rilevati allo scarico dei reflui depurati" dalla sua azienda, "trattandosi di condotte certamente ascrivibili ad inesigibilità o comunque alla causa di giustificazione dello stato di necessità"; ad aprile 2021 la DDA ha aperto un'indagine sulle aziende conciarie nella zona Santa Croce sull'Arno (Pisa), per sversamenti illegali in un canale di rifiuti aziendali non trattati. Sono indagati sindaci locali, uomini della Regione e un consigliere del PD che aveva presentato un emendamento per favorire queste aziende: questo emendamento avrebbe consentito una scorciatoia per sversare questi prodotti, ma è stato bloccato dal Governo. In questa indagine è coinvolta anche la 'ndrangheta, che ha sepolto sotto una strada provinciale rifiuti tossici: l'indagine ha fatto emergere una commistione tra mafia, politica e industria conciaria. L'organizzazione non governativa "Abiti puliti" aveva denunciato negli anni passati in un report quanto avveniva nella zona, puntando il dito contro i conciatori di Santa Croce, i quali sono arrivati fino alla Commissione europea per cercare di bloccare i finanziamenti che riceveva la ONG per proseguire il lavoro di inchiesta, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di aumentare la vigilanza e per far rispettare l'accordo per ridurre i danni ambientali come già intimato dal Tribunale superiore delle acque; se intendano verificare se l'ARPAV abbia denunciato alla magistratura la richiesta dell'ex direttore di Acque del Chiampo di bloccare le notizie di reato, considerando che gli ispettori sono pubblici ufficiali e quindi obbligati a segnalare eventuali reati all'autorità giudiziaria, un riscontro necessario anche per fugare qualunque dubbio sull'affidabilità dei controlli; se il Ministro della transizione ecologica non ritenga ormai improcrastinabile l'obbligo per gli impianti produttivi in generale e del pellame in particolare di depurare l'acqua reflua in loco così da permettere il suo riutilizzo, in modo da evitare in futuro che venga scaricata inquinata nei fiumi. Atto n. 4-06182 LANNUTTI ANGRISANI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: