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Vi importa solo far passare il vostro messaggio liberticida per cui uno si comporta come volete voi o è un dannato. Signori, non è così. Voi dovete fornire gli strumenti scientifici a supporto delle vostre tesi, altrimenti siete dei guru del nulla e non si legifera in una Nazione con il nulla, ma con la scientificità degli atti. Ciò vale solo per il metodo. Nel merito non dovrei neanche intervenire. Dovrei stendere un velo pietoso. Ha ragione il collega che mi ha preceduto. C'è un emendamento presentato dal sottoscritto che destina risorse agli impianti sciistici e ai maestri di sci perché non è arrivato ancora un euro. I decreti attuativi sono, infatti, ancora in pancia della pubblica amministrazione. Su quello dovete decretare l'urgenza e non per deliberare sul nulla, per avere uno slogan e fare un tweet , per rincorrervi su chi è il più bravo. Risorse non se ne vedono. Le imprese ci chiedono ben altro. Secondo i dati Caritas, il 56 per cento dei poveri oggi - come diceva Indro Montanelli, «La sinistra ama talmente i poveri che quando va al potere li aumenta di numero» - non riceve a oggi il reddito di cittadinanza. È una misura che ha fallito e il cui importo sarebbe potuto servire ad abbassare il costo del lavoro delle imprese. È inutile, infatti, dirsi contro i licenziamenti se poi non si danno gli strumenti a quelle imprese per lavorare. Il provvedimento è pessimo e in assoluta continuità con i provvedimenti che abbiamo sempre visto con il Conte I, II e con il Governo Draghi. Pertanto, non avrete mai la nostra fiducia. (Applausi) . MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, accompagnare il Paese fuori dalla crisi e, al tempo stesso, scongiurare danni permanenti al nostro tessuto produttivo, insieme al consolidamento della ripresa in atto, anche per aiutare, sostenere e favorire l'uscita dalla crisi e la ripartenza della nostra economia, sono i cardini fondamentali del decreto sostegni primo e del secondo. Essi rappresentano, per il nostro Paese, non solo in termini quantitativi, ma anche per la scelta politica e culturale che sta alla base di questi decreti, le radici fondamentali dell'identità del Paese. I 76 miliardi di euro sono utilizzati per sostenere le imprese, per aiutare le partite IVA colpite dalle difficoltà della pandemia, per sostenere il sistema sanitario pubblico nell'attraversare una fase molto difficile e complessa della vita economica e sociale del nostro Paese. In quanta difficoltà si è consolidato quel diritto alla salute, che le risorse che abbiamo destinato hanno aiutato a consolidare! I capisaldi di questi decreti-legge sono le ragioni fondamentali per le quali esprimiamo non solo la conferma della fiducia nei confronti del Governo, ma anche una condivisione di metodo e di merito, sulla quale abbiamo consolidato le azioni fondamentali, che hanno portato l'identità del Partito Democratico ad attraversare questa fase di crisi pandemica, attraverso principi e valori molto importanti, che non dobbiamo mai dimenticare: il sostegno al lavoro, ma nello stesso tempo la consapevolezza che c'era un ritardo culturale da colmare nel sostegno e nella protezione di una moltitudine di partite IVA, di piccole e medie attività, che non avevano tutele e che ci hanno messo di fronte al tema drammatico della necessità di trovare una soluzione anche per il sistema della piccola e media impresa, che contribuisce alla qualità della vita dei nostri centri storici e della nostra economia. È stato dunque un lavoro fondamentale, che aveva radice nel non lasciare da sole le persone e nel non lasciare da sole le imprese. Non c'è conflitto possibile tra capitale e lavoro dentro queste dinamiche. C'era l'obiettivo di unire il Paese, in un grande sacrificio complesso e difficile, per uscire da questa crisi pandemica. Diciamo francamente che abbiamo utilizzato 200 miliardi di euro di indebitamento netto nel 2020 e 76 miliardi nel 2021, abbiamo portato il rapporto tra deficit e PIL all'11,8 per cento e, se a questo aggiungiamo le fondamentali e importanti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, due terzi delle quali anch'esse ad indebitamento netto, siamo di fronte ad un obiettivo cruciale: essere consapevoli che la sostenibilità del nostro debito passa attraverso una nuova crescita strutturale e attraverso la rimozione di quei problemi strutturali che l'Italia ha sempre avuto, nella bassa crescita. Lo dico perché le riforme che accompagnano questi provvedimenti sono fondamentali per affrontare temi strutturali, che tenevano l'Italia tra i Paesi con la più bassa crescita economica nella dimensione europea. Pensate al tema dei giovani, dell'altissimo tasso di disoccupazione giovanile, pensate ai temi della natalità, perché oggi il tema fondamentale sarà proprio quello di mettere a disposizione del Paese e di questa nuova crescita economica le risorse umane sufficienti per abbracciare il futuro. La conversione in chiave ecologica dell'economia e la transizione ambientale e digitale, ma allo stesso tempo anche la transizione sociale, che dobbiamo costruire e programmare, richiedono uno sforzo nuovo sul versante della formazione e della promozione delle competenze. Già oggi non siamo abituati ad una crescita del 6 per cento, perché pur di fronte ad una caduta del PIL del 9 per cento, una crescita del 6 per cento è differente dalla caduta del 9 per cento e richiede ci siano risorse umane sufficienti e necessarie per accompagnare questa crescita. Lo dico con grande franchezza, nei confronti del Governo prima di tutto: mettiamo al centro i processi della formazione e dell'istruzione, perché non c'è futuro se non accompagniamo una conversione delle risorse umane indirizzate ad essere protagoniste di questa nuova crescita. Siamo condannati a crescere strutturalmente oltre 2 punti e mezzo di PIL, per rendere sostenibile il nostro debito. È dunque evidente - e lo dico con grande franchezza - che ci sentiamo orgogliosi anche del lavoro svolto nel precedente Governo, e ancora rafforzato da questo Governo, nella costruzione del nuovo volto dell'Europa. Next generation EU compie un anno; sembra un secolo, ma in realtà è un anno che abbiamo di fronte un nuovo volto dell'Europa: un'Europa che si appresterà, attraverso il Next generation EU, a rendere strutturale una riforma del Patto di stabilità, perché si cancellerà finalmente l'Europa dei "segni meno", dei tagli lineari, dell' austerity , dell'esclusiva attenzione alla dimensione economica. Ci sarà infatti inevitabilmente bisogno di rendere strutturale Next generation EU per favorire strutturalmente una crescita più alta. È evidente che l'utilizzo veloce delle risorse e, nello stesso tempo, l'indirizzo delle risorse verso la transizione vanno perseguiti con coraggio e senza ambiguità: ci può infatti costare di più una manutenzione ordinaria dell'esistente che un investimento che occupi e promuova nuova economia. Dobbiamo prendere in mano le filiere produttive; dobbiamo costruire un piano regolatore dello sviluppo economico. Ci vuole un piano regolatore, perché l'Italia deve inevitabilmente scegliere quali sono le direttrici fondamentali del proprio sviluppo economico.