[pronunce]

Nel merito, le questioni di legittimità costituzionale, prospettate al fine di ottenere l'estensione ai beni gravati dal vincolo "indiretto" della disciplina fiscale di favore prevista per i beni sottoposti a vincolo storico-artistico, sarebbero comunque infondate. La scelta di riconoscere un trattamento agevolato solo a favore degli immobili soggetti a vincoli storico-artistici "diretti", e non anche a quelli adiacenti, vincolati a tutela indiretta dei primi, rientrerebbe nell'ambito della discrezionalità legislativa, che incontra il solo limite della non manifesta irragionevolezza e arbitrarietà. Tale limite, nel caso di specie, non sarebbe stato superato dal legislatore, stante la evidente disomogeneità tra i beni di interesse storico e artistico e quelli presi in considerazione dalla legge, non per la loro intrinseca valenza, bensì soltanto per completare e meglio realizzare la tutela dei primi. Il differente trattamento fiscale, oltre a giustificarsi in ragione della diversità degli scopi perseguiti dalle due forme di protezione dei diversi tipi di beni considerati, risulterebbe, altresì, coerente con le esigenze di equilibrio di bilancio tutelate dall'art. 81 Cost.1.- La Commissione tributaria regionale del Lazio dubita della legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale) , e dell'art. 2, comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 1993, n. 16 (Disposizioni in materia di imposte sui redditi, sui trasferimenti di immobili di civile abitazione, di termini per la definizione agevolata delle situazioni e pendenze tributarie, per la soppressione della ritenuta sugli interessi, premi ed altri frutti derivanti da depositi e conti correnti interbancari, nonché altre disposizioni tributarie), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 marzo 1993, n. 75. Ad avviso della rimettente, tali norme violerebbero gli artt. 3 e 53 della Costituzione, in quanto limitano l'agevolazione fiscale prevista ai fini IRPEF e ai fini ICI solo «agli immobili di interesse storico o artistico ai sensi dell'art. 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089 e successive modifiche», senza prevedere analogo beneficio anche in favore degli immobili gravati da «prescrizioni di tutela indiretta», pur ricorrendo per entrambi i tipi di beni la medesima esigenza di compensare le maggiori spese di manutenzione e di conservazione imposte dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. 1.1.- Va precisato che entrambe le disposizioni per le quali sono sollevate questioni di legittimità costituzionale non sono più in vigore. L'art. 11, comma 2, della legge n. 413 del 1991 è stato abrogato dall'art. 4, comma 5-quater, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44; a sua volta, l'art. 2, comma 5, del d.l. n. 16 del 1993, è stato abrogato dall'art 4, comma 5-ter, dello stesso d.l. n. 16 del 2012. La circostanza non incide tuttavia sulla rilevanza delle questioni. Le norme censurate, infatti, restano senz'altro applicabili ratione temporis alla fattispecie controversa nel giudizio principale, avente ad oggetto anni di imposta antecedenti all'entrata in vigore delle norme abroganti. Si deve ritenere che queste ultime non hanno efficacia retroattiva, sia per il loro tenore letterale, sia in applicazione dell'art. 11 delle disposizioni preliminari al codice civile, e dell'art. 3, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), il quale stabilisce che «[s]alvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo». In base all'art. 1, comma 2, «L'adozione di norme interpretative in materia tributaria può essere disposta soltanto in casi eccezionali e con legge ordinaria, qualificando come tali le disposizioni di interpretazione autentica». 1.2.- Va ancora osservato che il giudice a quo ha esperito il tentativo di interpretazione costituzionalmente conforme, con la conseguenza che l'eventuale verifica dell'esistenza e della legittimità di un'alternativa esegetica costituisce questione che attiene al merito della controversia, e non alla sua ammissibilità (sentenza n. 221 del 2015). Si può comunque segnalare fin d'ora come la soluzione che esclude la possibilità di estendere in via interpretativa ai beni sottoposti a vincolo indiretto le agevolazioni concesse a quelli sottoposti a vincolo diretto sia suffragata da varie pronunce della Corte di cassazione, secondo cui: «poiché soltanto la L. n. 1089 del 1939, art. 3, che prevede il vincolo diretto per immobili espressamente qualificati di interesse storico/artistico, è richiamata dalla normativa fiscale di agevolazione richiamo che trova la sua "ratio" nella necessità di contemperare l'entità del tributo con le ingenti spese che i proprietari sono tenuti ad affrontare per preservare le caratteristiche degli immobili stessi - non può un vincolo genericamente apposto a salvaguardia di altri beni - quale è il vincolo indiretto di cui alla cit. L. n. 1089 del 1939, art. 21 (cfr. Cons. Stato, sez. 6A - Sent. 4757/01) - integrare la fattispecie agevolativa di cui è causa che, trattandosi di materia tributaria, è di stretta interpretazione e quindi non estensibile ai casi non espressamente previsti (in quanto, in generale, le norme contenenti agevolazioni fiscali derogano al generale principio, fissato nell'art. 53 della Costituzione, di assoggettamento ai tributi -sia sui redditi che sui trasferimenti di ricchezza - delle manifestazioni di capacità contributiva)» (Corte di cassazione, sezione tributaria, sentenza 16 novembre 2012, n. 20117; nello stesso senso, Corte di cassazione, sezione tributaria, sentenze 24 ottobre 2008, n. 25703 e 10 marzo 2008, n. 6328). 2.- L'eccezione, sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato, di inammissibilità delle questioni per erronea ricostruzione del quadro normativo di riferimento - per avere la rimettente fatto riferimento alla legge n. 1089 del 1939, e non avere preso invece in considerazione la fonte di disciplina dei beni culturali attualmente vigente - è infondata.