[pronunce]

che in secondo luogo la pronuncia richiesta presenterebbe il carattere di un intervento di sistema, rimesso alla discrezionalità del legislatore, avendo la Corte affermato, con la sentenza n. 298 del 1995, che spetta al legislatore e solo ad esso non solo la creazione di nuove figure di reato, ma anche la sottrazione di alcune fattispecie alla disciplina comune, per ricondurle ad una disciplina che tuteli più congruamente gli interessi coinvolti; che infine, con riferimento alla censura relativa all'art. 111 della Costituzione, l'Avvocatura ha dedotto la manifesta infondatezza della sollevata questione, poiché le procedure di entrambe le giurisdizioni hanno la stessa celerità, onde non si comprende per quale motivo la previsione della giurisdizione militare sarebbe più rispettosa del principio della ragionevole durata del processo. Considerato che il Tribunale militare di La Spezia dubita della legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 37 del codice penale militare di pace, 47, secondo comma, numero 2, del codice penale militare di guerra, aggiunto dall'art. 2, comma 1, lettera c), della legge 31 gennaio 2002 n. 6 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° dicembre 2001, n. 421, recante disposizioni urgenti per la partecipazione di personale militare all'operazione multinazionale denominata «Enduring Freedom». Modifiche al codice penale militare di guerra, approvato con regio decreto 20 febbraio 1941, n. 303), 314, secondo comma, e 323 del codice penale, in relazione agli artt. 3 e 111 della Costituzione, nella parte in cui il citato art. 47, secondo comma, cod. pen. mil. guerra, prevede che costituiscano reati militari i delitti contro la pubblica amministrazione, e in particolare i delitti di cui agli artt. 314, secondo comma, e 323, cod. pen. , se commessi da appartenenti alle Forze armate con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti allo stato di militare o in luogo militare, solo in caso di applicazione della legge penale militare di guerra, ancorché in tempo di pace; che il rimettente, sia pure con effetti limitati alle sole fattispecie di peculato d'uso e di abuso d'ufficio, chiede alla Corte di intervenire sulla norma che definisce la giurisdizione penale dei Tribunali militari in tempo di guerra, specificamente dettata dal legislatore per tale ambito, al fine di estenderne la portata, attraverso una sua manipolazione, anche al tempo di pace; che l'intervento invocato, proprio perché destinato ad avere effetto solo su alcune ipotesi di reato (quelle di cui agli artt. 314, secondo comma, e 323, cod. pen.), non determinerebbe affatto il superamento di quella frammentazione della giurisdizione che il rimettente chiede di rimuovere; che l'intervento richiesto, in ogni caso, è di quelli riservati alla discrezionalità del legislatore, in quanto, per la sua portata sistematica, postula una revisione dell'intero quadro normativo in materia; che la preclusione, per la Corte, di un tale intervento deriva anche dall'ambito su cui esso inciderebbe, che è quello del riparto di giurisdizione e della composizione degli organi giudicanti, trattandosi di materia rimessa all'ampia discrezionalità del legislatore (ordinanze n. 22 e n. 287 del 2007, n. 301 del 2004, n. 204 del 2001); che, d'altra parte, proprio con riguardo ai reati militari contro la pubblica amministrazione, questa Corte ha già avuto modo di affermare che «nello scegliere il tipo di illecito, militare o comune, il legislatore resta […] libero, purché osservi il canone della ragionevolezza» (sentenza n. 298 del 1995); che, come affermato da questa stessa Corte, con riferimento all'art. 103 della Costituzione, la scelta di sottrarre alcuni reati alla cognizione del giudice militare, riservandoli alla cognizione del giudice ordinario, in base al criterio «formalistico» di cui all'art. 37, cod. pen. mil. pace, rientra appieno nella discrezionalità del legislatore e non può reputarsi irragionevole, dal momento che la Costituzione non contiene alcuna clausola di riserva esclusiva di giurisdizione a favore dei tribunali militari in tempo di pace e non preclude al Parlamento di estendere la giurisdizione del giudice ordinario, quando sussistano interessi valutati non irragionevolmente come preminenti (sentenze n. 271 del 2000 e n. 81 del 1980); che, pertanto, la sollevata questione deve considerarsi manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 37 del codice penale militare di pace, 47, secondo comma, numero 2), del codice penale militare di guerra, aggiunto dall'art. 2, comma 1, lettera c), della legge 31 gennaio 2002, n. 6 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° dicembre 2001, n. 421, recante disposizioni urgenti per la partecipazione di personale militare all'operazione multinazionale denominata «Enduring Freedom». Modifiche al codice penale militare di guerra, approvato con regio decreto 20 febbraio 1941, n. 303), 314, secondo comma, e 323 del codice penale, sollevata, con riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Tribunale militare di La Spezia con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1° dicembre 2008. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 dicembre 2008. Il Cancelliere F.to: MELATTI