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Istituzione di un fondo per l'indennizzo delle vittime dei reati dolosi violenti. Onorevoli Senatori. -- Il caso di Chiara Insidioso Monda è tristemente famoso per le nostre cronache. Dopo essere stata massacrata di botte dal compagno e ridotta in coma per quasi un anno, oggi versa in uno stato di minima coscienza, ridotta su una sedia a rotelle, bisognosa di continue cure e assistenza. Non a caso, il padre della ragazza ha parlato di «omicidio con respiro». La corte d'appello di Roma ha condannato a 16 anni di reclusione il fidanzato di Chiara. Tuttavia, lei e i suoi familiari non potranno essere adeguatamente risarciti (anche per poter far fronte alle necessarie cure) perché l'uomo vive in stato d'indigenza. Allo stato attuale, nel nostro ordinamento il perimetro della tutela delle vittime di reato è confinato al risarcimento dei danni alla persona causati da reati di terrorismo, eversione dell'ordine democratico o con finalità mafiosa. Ma le indicazioni che ci vengono dal diritto sovranazionale ci spingono ad ampliate ancora di più i meccanismi di indennizzo e di risarcimento delle vittime di reato. L'attenzione delle istituzioni europee verso la tutela delle vittime dei reati, in particolare di quelli violenti, risale alla Convenzione del Consiglio d'Europa relativa al risarcimento delle vittime di reati violenti (Strasburgo, 24 novembre 1983), né firmata, né ratificata dal nostro Paese. Tale Convenzione, pur avendo anticipato di molti anni la direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, prevedeva che, se la riparazione non potesse essere interamente garantita da altre fonti, lo Stato doveva contribuire a risarcire sia coloro che avevano subìto gravi pregiudizi al corpo o alla salute causati direttamente da un reato violento intenzionale e sia coloro che erano a carico della persona deceduta in seguito a tale atto. Questa direttiva è dedicata principalmente a istituire meccanismi transfrontalieri per assicurare l'indennizzo di vittime colpite da reato al di fuori del loro territorio nazionale. Nel contesto della direttiva una norma si concentra; in generale, sulla necessità che tutti gli Stati membri istituiscano meccanismi di risarcimento della vittima per determinati reati. L'articolo 12, paragrafo 2, stabilisce che «Tutti gli Stati membri provvedono a che le loro normative nazionali prevedano l'esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori, che garantisca un indennizzo equo ed adeguato delle vittime», La norma fonda, dunque, un preciso obbligo per gli Stati membri di, assicurare meccanismi adeguati di risarcimento per uno spettro di reati piuttosto ampio: tutti i reati intenzionali violenti. Il legislatore italiano ha recepito la direttiva del 2004 con il decreto legislativo 9 novembre 2007, n 204 (peraltro oltre il termine fissato per il recepimento e per questo è stato condannato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, di seguito «Corte di giustizia», con sentenza C112/07 del 29 novembre 2007), ma non ha comunque dato attuazione al citato articolo 12, paragrafo 2. Si è concentrato esclusivamente sulla predisposizione di meccanismi di cooperazione transfrontaliera recependo solo il capo I della direttiva per assicurare che il risarcimento possa essere richiesto anche da persone residenti all'estero, senza però introdurre un obbligo generale di risarcimento per le vittime di reati dolosi violenti. Come espressamente previsto dall'articolo 18 della direttiva, il legislatore italiano avrebbe dovuto: 1) attuare il sistema di indennizzo nazionale previsto dal capo I della direttiva entro il 1º luglio 2005; 2) attuare le disposizioni inerenti l'indennizzo nei casi transfrontalieri (cioè nel caso di uno straniero rimasto vittima in Italia e di un italiano rimasto vittima in uno Stato membro) entro il 1º gennaio 2006. Si può dire che l'Italia è ancora arretrata rispetto ai livelli di tutela risarcitoria delle vittime imposti dall'Europa ed è addirittura inadempiente rispetto alle prescrizioni dell'Unione europea, unico Paese dell'Unione europea, dopo che la Grecia si è adeguata lo scorso anno. Lo Stato italiano, in base alla direttiva, dovrebbe garantire ai cittadini e agli stranieri, vittime di reati dolosi e violenti. (omicidi dolosi, lesioni dolose, violenze sessuali) commessi nel territorio italiano, un risarcimento (o, almeno, un indennizzo) equo e adeguato, ogni qualvolta l'autore del reato sia rimasto sconosciuto o si sia sottratto alla, giustizia o, in ogni caso, non abbia risorse economiche per risarcire la vittima per i danni arrecati a questa o, in caso di morte, ai familiari. Tuttavia, rimane un'evidente differenza fra l'Italia e gli altri Stati europei: ad oggi le vittime colpite nel territorio italiano da questi reati non hanno un fondo a cui rivolgersi ma, per ottenere quanto loro garantito dalla citata direttiva del Consiglio del 29 aprile 2004, si trovano costrette a ricorrere ai tribunali. Ciò rischia di comportare l'instaurazione di un numero elevatissimo di processi civili contro la Presidenza del Consiglio dei ministri, con costi per lo Stato e con ulteriori aggravi per le vittime in tutta evidenza evitabili. Di conseguenza, non si può che auspicare quanto prima una legge che dia concreta e seria attuazione alla direttiva, evitando alla magistratura di dover sopperire alle carenze del Governo e del Parlamento su questioni fondamentali per i cittadini. È certamente apprezzabile che lo Stato italiano abbia tutelato e tuteli le vittime del disastro aereo di Ustica o le vittime di usura o dei reati di tipo mafioso o terroristico, ma ciò non significa che abbia adempiuto all'obbligo europeo di dotarsi di un sistema di indennizzo delle vittime -- lo ripetiamo di tutti i reati dolosi violenti commessi nel proprio territorio. La direttiva del 2004 esprime senza dubbio un principio di ampia civiltà giuridica: un principio che vuole lo Stato vicino alle vittime dei reati efferati e partecipe, in via sussidiaria e surrogatoria, del percorso «luttuoso», garantendo loro una speranza di «rinascita». La ratio della normativa europea in materia di indennizzo delle vittime di reati dolosi violenti non deve essere intesa nel senso di sostituire o di aggiungere lo Stato all'autore del delitto nella responsabilità verso le vittime: l'obbligo che viene richiesto è invece quello di predisporre un indennizzo equo e adeguato -- deve essere adeguato al fine di consentire un'effettiva riparazione con criteri non meno favorevoli di quelli che si applicano a richieste analoghe fondate su violazioni di diritto interno e ispirati al principio di non discriminazione -- e quindi, a stretto rigore, i criteri di liquidazione di tale indennizzo dovrebbero essere del tutto autonomi rispetto ai parametri di liquidazione del risarcimento ordinario dovuto dai responsabili del fatto di reato.