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Modifiche al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, concernenti l’ampliamento delle possibilità di utilizzo del lavoro intermittente e l’introduzione degli istituti del lavoro a orario ridotto e del lavoro occasionale. Onorevoli Senatori. -- Il decreto-legge 17 marzo 2017, n. 25, ha lo scopo di impedire l’indizione del referendum sui voucher promosso dalla CGIL, sopprimendo l’istituto del lavoro accessorio, introdotto con gli articoli da 48 a 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. La decisione è stata fortemente contestata dal mondo imprenditoriale che aveva individuato nel lavoro accessorio uno strumento in grado di incrementare la flessibilità del mercato del lavoro e di conseguenza di aumentare la competitività. Si è posto pertanto il problema di ampliare la portata degli istituti lavoristici esistenti, in attesa, dopo che la Corte Costituzionale avrà dichiarato superato il referendum a seguito dell'approvazione del decreto-legge, di provvedere ad una nuova e più stringente regolamentazione del lavoro occasionale. Peraltro i voucher attualmente in possesso delle imprese saranno utilizzabili sino al 31 dicembre del 2017 e pertanto il Parlamento dispone del tempo necessario ad introdurre nuove disposizioni che aumentino l'elasticità del mercato del lavoro, ma al tempo stesso riducano gli abusi verificatisi con il sistema dei voucher e mantengano le tutele per i lavoratori. Pertanto il presente disegno di legge prevede: 1. l'ampliamento delle possibilità di utilizzo del lavoro intermittente; 2. l'introduzione di un nuovo istituto denominato «lavoro ad orario ridotto»; 3. una nuova regolamentazione del lavoro occasionale, limitata nella portata applicativa e con maggiori tutele per i lavoratori. Con l'articolo 1 si apportano delle modifiche alla disciplina del lavoro intermittente prevista dall'articolo 13 del decreto legislativo n. 81 del 2015, stabilendo che il contratto di lavoro intermittente è il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può «utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo». La norma si applica a tutti i settori economici e viene soppressa la limitazione per età precedentemente prevista (che era limitata ai soggetti con meno di 24 anni di età o con più di 55 anni). In ogni caso, con l'eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, il ricorso ad esso è ammesso, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore a quattrocento giornate di effettivo lavoro nell'arco di tre anni solari, superato il quale il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato. Si stabilisce altresì che nei periodi di mancato utilizzo della prestazione, il lavoratore non matura alcun trattamento economico e normativo, salvo che abbia garantito al datore di lavoro la propria disponibilità a rispondere alle chiamate. In tal caso gli spetta l'indennità di disponibilità prevista dall'articolo 16 del summenzionato decreto legislativo n. 81 del 2015. Si rammenta che in caso di malattia o di altro evento che gli renda temporaneamente impossibile rispondere alla chiamata, il lavoratore è tenuto a informarne tempestivamente il datore di lavoro e che il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata può costituire motivo di licenziamento. Le norme in questione non si applicano ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. L'articolo 2 prevede l'introduzione del lavoro a orario ridotto, sul modello dei « mini jobs » in uso in Germania. Diversamente dall'istituto del lavoro intermittente, nel quale il lavoratore dà la sua disponibilità e attende la chiamata, nel lavoro ad orario ridotto il lavoratore concorda, con un datore di lavoro, l'utilizzo della sua prestazione lavorativa in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno. I limiti posti sono: un periodo massimo di lavoro complessivamente non superiore a settanta giornate nell'arco di un anno e per un monte di ore non superiore a cinquecento, anche variamente distribuite tra le giornate lavorative. In caso di superamento del predetto periodo di settanta giorni il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato. Il costo orario della prestazione di lavoro a orario ridotto è fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attività lavorative, in attesa del quale il costo orario è fissato in 12 euro. Il contratto di lavoro a orario ridotto non può dar luogo, per il lavoratore, a compensi superiori a 7.500 euro nel corso di un anno civile. Di conseguenza la prestazione di lavoro del contratto di lavoro a orario ridotto è esente da imposizione sul reddito delle persone fisiche. Tuttavia il datore di lavoro provvede al versamento per conto del lavoratore dei contributi previdenziali all'INPS, in misura pari al 13 per cento del costo orario, e per fini assicurativi contro gli infortuni all'INAIL, in misura pari al 7 per cento. Di conseguenza il lavoratore ha diritto alle garanzie sociali in caso di malattia e infortunio. Con l'articolo 3 infine si riprendono le tematiche del lavoro occasionale, utilizzando in parte il testo elaborato dalla Commissione lavoro della Camera dei deputati e presentato il 14 marzo 2017. Il nuovo istituto, denominato «lavoro occasionale», si applica alle attività lavorative saltuarie rese a favore di famiglie (lavori domestici, baby sitting , assistenza domiciliare temporanea, insegnamento privato supplementare, lavori di giardinaggio e di manutenzione) e a favore di associazioni di volontariato o di committenti non imprenditori per la realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritative, o destinate allo sviluppo del turismo locale ovvero per interventi in caso di calamità naturali. Le attività lavorative di natura occasionale non possono dar luogo a compensi superiori a 7.500 euro nel corso di un anno civile e di 2.000 euro relativamente alle attività lavorative svolte a favore di un singolo committente. Per usufruire delle prestazioni i committenti acquistano attraverso modalità telematiche o presso le rivendite autorizzate uno o più pacchetti di coupon lavoro orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro occasionale. Al fine di evitare abusi i dati identificativi degli acquirenti e il numero dei coupon acquistati sono trasmessi dai soggetti presso i quali è stato effettuato l'acquisto a una banca dati, nella quale confluiscono anche i dati sull'uso dei coupon lavoro. L'incrocio dei dati, assieme all'altra previsione che i coupon lavoro non possono essere ceduti a terzi, consente di ridurre fortemente i possibili abusi. Il valore nominale dei coupon lavoro orari è fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attività lavorative, in attesa del quale il costo orario è fissato in 12 euro. I committenti che ricorrono a prestazioni di lavoro occasionale sono tenuti, almeno sessanta minuti prima dell'inizio della prestazione, a comunicare alla sede territoriale competente dell'Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, indicando anche il luogo, il giorno e l'ora di inizio e di fine della prestazione.