[resaula]

Ebbene, vengono introdotte nel nostro ordinamento alcune modifiche per lo snellimento dei processi di valutazione di impatto ambientale, accelerando le procedure autorizzative soprattutto tramite una riduzione dei termini previgenti e la creazione di una disciplina specifica per la valutazione ambientale in sede statale dei progetti necessari per l'attuazione del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima. Favoriamo inoltre l'espansione delle energie rinnovabili, migliorando e semplificando la norma sul fotovoltaico in sostituzione dell'amianto, semplificando le autorizzazioni per gli accumuli elettrochimici di grande capacità, che saranno sempre più necessari in questo prossimo futuro, semplificando anche il recupero di aree dismesse, come cave e discariche, per installare impianti di energia rinnovabile. Per assicurare e rilanciare gli interventi di realizzazione o modifica di infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche esistenti, il decreto-legge prolunga la durata delle autorizzazioni ambientali e paesaggistiche. Inoltre, semplifica le procedure d'intervento contro il dissesto idrogeologico e quelle per gli interventi e le opere nei siti oggetto di bonifica. In riferimento alla semplificazione delle norme per la realizzazione di punti e stazioni di ricarica di veicoli elettrici - tema, quello dell'elettrificazione dei trasporti e del movimento, su cui lavoriamo da anni, prima con proposte e oggi, al Governo, con misure concrete - è indubbio che dall'elettrificazione deriverebbero notevoli benefici per l'ambiente, ma soprattutto un deciso miglioramento delle condizioni di vita nelle grandi città, grazie alla riduzione delle emissioni nocive. Per queste ragioni, nel provvedimento abbiamo previsto misure che permetteranno di installare con più facilità le colonnine di ricarica, sia in aree pubbliche, accessibili a tutti, sia in aree private, per incentivare l'uso di veicoli elettrici. Un ultimo passaggio vorrei riservarlo a un ordine del giorno approvato come raccomandazione, che riguarda il tema del pubblico registro automobilistico. Sono anni che si parla della sua abolizione in tutti i consessi di semplificazione e di spending review , ma non si riesce ancora a eliminare un residuato, che risale ai tempi del ventennio fascista, che non trova pari in nessun altro Stato al mondo, in quanto inutile e costoso doppione della motorizzazione civile. L'auspicio è che in questa legislatura si possano trovare la volontà e il modo di superare questa annosa vicenda, semplificando ed efficientando la nostra macchina burocratica. Dopo anni di Governi che hanno illuso gli italiani con promesse di sburocratizzazione, digitalizzazione e semplificazione, stiamo riuscendo, con serietà, nell'impresa di metterci al passo con altri Paesi europei, snellendo importanti procedure amministrative, affinché, grazie a questo decreto, che rappresenta un vero e proprio rilancio della nostra Nazione, l'Italia possa tornare a essere un Paese competitivo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, vorrei concentrare il mio intervento sull'articolo 23 del decreto-legge n. 76, che, in modo veramente sorprendente, senza alcun dibattito preventivo, senza alcun confronto parlamentare, modifica un articolo importante del codice penale. È un fatto straordinario, in considerazione anche dell'abuso del decreto-legge che questo Governo sta facendo giorno dopo giorno. Per di più, si tratta di una modifica sulla quale verrà addirittura posta la questione di fiducia. Modificare una norma sostanziale del codice penale con questa procedura è veramente ai limiti dell'incostituzionalità. Parliamo dell'abuso d'ufficio. Lo dico per i colleghi che non hanno fatto studi giuridici: l'abuso d'ufficio è il reato del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle sue funzioni, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero in conflitto d'interessi, intenzionalmente - lo sottolineo - procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto. Questa norma protegge, in sostanza, il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione. Nella nuova formulazione introdotta (ed è già legge) con il decreto-legge in discussione, la norma viene modificata, tanto che da più parti ormai si parla di un reato fantasma, sostanzialmente depotenziata e abrogata, perché, in luogo della violazione di norme di legge o di regolamento, si parla di specifiche regole di condotta, espressamente previste dalla legge (scompare il regolamento) o da atti aventi forza di legge. A cosa mira questa modifica? Chiaramente mira ad escludere, tra l'altro - poi parleremo dell'eliminazione dei regolamenti - la punibilità del cosiddetto sviamento di potere, cioè proprio i casi più gravi che vengono riscontrati nella pratica. Cari colleghi, il principio della legalità amministrativa trova il suo fondamento non soltanto negli articoli 3 e 97 della Costituzione, ma anche in numerose disposizioni di legge ordinaria, che impongono - ad esempio - ai dipendenti pubblici di conformare la propria condotta ai principi di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa e di svolgere i propri compiti nel rispetto della legge, perseguendo l'interesse pubblico senza abusare delle posizioni e dei poteri (articolo 3, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 62 del 2013) e agli amministratori degli enti locali di mantenere, nell'esercizio delle loro funzioni, un comportamento improntato all'imparzialità e al principio di buona amministrazione (articolo 78, comma 1, del decreto legislativo n. 267 del 2000). E ancora impongono agli impiegati civili dello Stato e ai dipendenti degli enti pubblici rispettivamente di curare «con diligenza e nel miglior modo l'interesse dell'amministrazione per il pubblico bene» (articolo 13, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 3 del 1957) e di prestare la propria opera con diligenza, decoro e zelo (articolo 8, comma 1, della legge n. 70 del 1975). E ancora prescrivono che «l'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia e di imparzialità» (articolo 1 della legge n. 241 del 1990) e che il pubblico ministero «veglia all'osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia, alla tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci» (articolo 73 del regio decreto n. 12 del 1941). Sono tutte norme che, recependo e specificando il principio di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, danno luogo alla punibilità dell'abuso d'ufficio non solo quando la condotta è in contrasto con le norme che regolano l'esercizio del potere, ma pure quando le condotte sono dirette alla realizzazione di un interesse collidente con quello per il quale il potere è conferito, cosiddetto sviamento di potere o della funzione, che poi - come dicevo - si tratta spesso dei casi più gravi, quelli in cui la gente mira alla sola ed esclusiva realizzazione di un interesse privatistico ovviamente contrario al diritto.