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e) direzione dei lavori e dell'esecuzione; f) esecuzione dei contratti di lavori, servizi e forniture, contabilità, sospensioni e penali; g) collaudo e verifica di conformità; h) requisiti degli operatori economici per l'affidamento dei servizi di architettura ed ingegneria; i) lavori riguardanti i beni culturali. ". In tal modo veniva previsto un "vero" Regolamento attuativo, con indicazione delle materie soggette a regolamentazione (al pari di quanto stabilito per i previgenti Regolamenti n. 554/1999 e n. 207/2010, attuativi rispettivamente della legge n. 109/1994 e del decreto legislativo n. 163/2006). Nel caso di specie, invece, non vi è elencazione delle materie. Per come è scritto, l'articolo 216 comma 2- octies , introdotto dal decreto-legge, sembra avere un limite contenutistico, nel senso che pare diretto a sostituire soltanto i provvedimenti attuativi ivi elencati ( le linee guida e i decreti adottati in attuazione delle previgenti disposizioni di cui agli articoli 24, comma 2, 31, comma 5, 36, comma 7, 89, comma 11, 111, commi 1 e 2, 146, comma 4, 147, commi 1 e 2, e 150, comma 2). Se così intesa, la disposizione - a dispetto della ratio del provvedimento e della qualificazione del Regolamento - può portare a una complicazione anziché a una semplificazione della disciplina, in quanto il Regolamento non sarebbe affatto "unico", ma si andrebbe ad affiancare ai numerosi ulteriori atti attuativi previsti in altre norme del Codice. h) Se si vuole davvero realizzare una semplificazione delle fonti di disciplina della materia dei contratti pubblici, occorre che il Regolamento sia davvero Unico e, quindi, che sia disposto che il Regolamento Unico è diretto a sostituire, dalla sua data di entrata in vigore, tutti i provvedimenti attuativi già emanati, e a contenere tutti quelli ancora da emanare, con puntuale indicazione dei provvedimenti stessi. - Relativamente all'articolo 1, commi 4 e 5: Il comma 4 alla lettera a) abroga i commi 2- bis e 6- bis dell'art. 120 del Codice del processo amministrativo (decreto legislativo n. 104 del 2010) realizzando così la soppressione del c.d. rito super accelerato previsto per impugnare davanti al giudice amministrativo i provvedimenti relativi all'ammissione alle gare di appalto per motivi attinenti ai requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico professionali dell'appaltatore. Il procedimento si svolge in camera di consiglio con termini molto più spediti rispetto a quelli ordinari previsti per gli altri riti del processo amministrativo. In seguito all'abrogazione, i vizi della fase di ammissione alla gara potranno essere sollevati nelle forme ordinarie. Si noti che attualmente pende innanzi alla Corte costituzionale un ricorso proprio avverso le disposizioni abrogate dal decreto-legge, che, secondo alcuni, comprimono il diritto di difesa ex articolo 24 della Costituzione, in nome della speditezza del processo. Alle lettere da b) a e) si dispongono modifiche di coordinamento all'articolo 120 del codice del processo amministrativo in coerenza con l'abrogazione dei commi 2- bis e 6- bis . Il comma 5 dispone che l'abrogazione del rito si applichi ai processi iniziati dopo l'entrata in vigore del decreto-legge. Si valuta positivamente il comma 4. Alla stregua della riforma, non vi è più alcun onere di immediata impugnazione delle ammissioni dei concorrenti ad una gara prima dell'aggiudicazione della stessa e, di conseguenza, non vi è più alcun margine di preclusione per l'impugnazione di tali profili legati alla fase di prequalifica in quella sede; profili che potranno dunque farsi valere da attivarsi eventualmente in ragione del posizionamento dei concorrenti medesimi nella graduatoria finale della procedura, nell'intento di ottenere il bene della vita che, nel caso di specie, è costituito dall'aggiudicazione e dalla stipula del contratto. Quanto al comma 5, esso concerne il profilo del diritto transitorio (" Le disposizioni di cui al comma 4 si applicano ai processi iniziati dopo la data di entrata in vigore del presente decreto "). Per la soppressione delle norme inerenti al rito super speciale nel decreto-legge è stato assunto quale riferimento temporale - non già la pubblicazione del bando di gara o la spedizione dell'invito, vale a dire il momento dell'avvio della procedura di affidamento - bensì l'inizio del processo. Ciò può complicare la corretta applicazione del nuovo regime perché può non essere chiaro quale sia il momento in cui un giudizio può dirsi "iniziato", con conseguente non agevole individuazione del regime applicabile (ad esempio, nel caso in cui il ricorso venga notificato prima dell'entrata in vigore del Decreto ma venga depositato dopo tale entrata in vigore). Né può escludersi che, nell'ambito di una procedura di gara a tutt'oggi in corso e che sia stata caratterizzata dalla proposizione di ricorsi relativi all'ammissione e/o all'esclusione di concorrenti, regolati secondo il rito super speciale prima dell'entrata in vigore del decreto, intervenga dopo l'entrata in vigore un provvedimento di aggiudicazione che possa legittimare l'impugnazione congiunta di tale provvedimento e di eventuali vizi attinenti alla fase di ammissione, con sovrapposizione dei riti. i) Si invita quindi a valutare l'opportunità di stabilire in termini più precisi il momento di decorrenza dell'abrogazione del rito superspeciale. - Relativamente all'articolo 1, comma 1, lett. f) n. 7: Per accelerare le procedure di affidamento, negli appalti sotto soglia comunitaria sono state introdotte modifiche al criterio di aggiudicazione: è stata eliminata lapreferenza verso quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa (oepv) per restituire rilevanza a quella del minor prezzo (il quale non comporta valutazioni discrezionali in merito ai profili tecnico-qualitativi dell'offerta). Inoltre, è stato eliminato il limite del 30 per cento al valore del punteggio economico. Tali modifiche, pur nel condivisibile intento di semplificazione, presentano possibili rischi connessi sia alla diminuzione di qualità del prodotto, che non viene più premiata adeguatamente (essendo sufficiente che lo stesso risponda alle minime specifiche tecniche previste dalla legge di gara), sia alla possibile strumentalizzazione della procedura concorsuale. Inoltre, nel d.l. 32/2019 l'integrazione dell'articolo 36 del codice dei contratti con il comma 9- bis , non è stata coordinata con la previsione del successivo articolo 95, comma 5, ai sensi del quale " Le stazioni appaltanti che dispongono l'aggiudicazione ai sensi del comma 4 [vale a dire sulla base del criterio del minor prezzo] ne danno adeguata motivazione e indicano nel bando di gara il criterio applicato per selezionare la migliore offerta" . Pertanto, a seguito del decreto, nell'ambito del sotto soglia comunitario occorre motivare perché si sceglie il criterio dell'oepv invece del minor prezzo; dall'altro lato, nel sopra soglia (ma, non è chiaro se anche nel sotto soglia) occorre motivare perché si sceglie il minor prezzo, invece dell'oepv.