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viene concesso di fare i test di ammissione ed iscriversi all'università prima di fare la maturità, così avremo studenti che, mentre lavorano, dovranno prepararsi, magari, per gli uni, per il 10 settembre, e per l'altra, per il 20 settembre: una vera follia. Non c'è nemmeno certezza che le date non coincidono; potrebbero essere coincidenti. Come si dice in queste occasioni, cornuti e mazziati. State calpestando i sogni di migliaia di giovani, quelli che già verranno ricordati e bollati come la «generazione Covid» e che ora, con estrema difficoltà e disagio, tenteranno di prendere un diploma, nonostante tutti gli ostacoli che gli state ponendo. Concludo, Presidente, chiedendomi il perché siamo arrivati a questo punto. La colpa a mio avviso è tutta imputabile ai ritardi nelle decisioni del ministro Azzolina. I suoi continui tentennamenti e cambi di opinione ci hanno portato sin qui, a fare delle scelte con le spalle al muro e senza margini di manovra. Abbiamo un Ministro inadeguato che fa solo danni. (Applausi) . Fra i tanti disastri, anche questo danno fatto ai privatisti le resterà sulla coscienza, sempre ammesso che ne abbia una. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà. LONARDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli senatori, la scuola è stata la prima ad andare in quarantena e, a quanto pare, sarà l'ultima a uscirne, sempre che il Governo ed i suoi ben 448 tecnici trovino una strategia per farla uscire da questa allucinante situazione. Sembrerebbe come se fosse in atto un tentativo, perpetrato col favore della pandemia, di smantellare il sistema scolastico italiano, perché effettivamente, alla luce delle ultime dichiarazioni rese da un membro del comitato di esperti nominato dal ministro Azzolina - al quale va chiaramente la nostra, la mia personale solidarietà per quanto capitato in questi giorni - si starebbe viaggiando verso una scuola cosiddetta ibrida, destinata a diventare permanente e non più emergenziale, con buona pace del decisore politico, che evidentemente ha smesso di essere essenziale, visto che non è mai stato interpellato a proposito. In altri termini, meno tempo in aula e più a casa; più didattica a distanza, più piattaforme, più multinazionali informatiche con la pancia piena, ma soprattutto più disuguaglianze. Quell'isolamento forzato di milioni di bambini italiani che sta mettendo a dura prova loro e le famiglie tutte, sarà destinato a durare vita natural durante? Mi auguro proprio di no. Chiedetelo alle mamme se vogliono la scuola ibrida, mamme che faticano a lavorare, prossime al burnout . A me, tra l'altro, fa impressione anche solo il nome: ibrida. «Ibrido» è un concetto liquido per eccellenza, evoca una chiara contaminazione tra esseri, la didattica in presenza e quella a distanza, tra loro così diversi, che, pur tentando di fondersi, non riusciranno mai, in realtà, a trasformarsi in un unicum , poiché uno è la negazione dell'altro. La didattica in presenza permette il fluire di tutti i canali comunicativi a disposizione degli esseri umani, quello visivo, quello uditivo e, primo fra tutti, quello emozionale ed empatico. La didattica a distanza disconosce completamente qualsiasi forma di trasmissione emotiva, troppo filtrata da schermi e da pixel . Quest'ultima potrà sempre e solo essere un mero supporto, uno strumento al servizio della prima, mai ad essa neanche lontanamente equiparata e mai la potrà e la dovrà sostituire. Chiedetelo ai bambini e ai ragazzi se vogliono la scuola ibrida. Un bambino su dieci non ha accesso allo strumento didattico e quello stesso strumento, quando e se messo a disposizione, richiede competenze tecnologiche e strumentazioni di base spesso assenti nei bambini e nei genitori. Gentile rappresentante del Governo, abbiamo imprudentemente sdoganato un'educazione digitale, quando nella nostra scuola non si è ancora provveduto all'educazione in generale: mi viene di pensare, ad esempio, all'educazione civica. A ciò si aggiunga che la tecnologia stressa e stanca i ragazzi: cito ad esempio il nuovo termine zoom fatigue , definizione neoconiata da vari psicologi e scienziati, che hanno recentemente denunciato numerosi casi di stanchezza e di peggioramento dei livelli di concentrazione di chi svolge la propria attività esclusivamente in videoconferenza. La didattica a distanza è la didattica dell'assenza: assenza degli spazi aperti e degli incontri, assenza di tempo, di odori e profumi. Diciamolo francamente: la didattica a distanza è un vero disastro. Per carità, è utile in un contesto di crisi sanitaria, ma non potrà mai divenire la regola. La DAD è poco più di un cerotto, quella fumettistica coperta corta di Linus, che, per scaldare i piedi, alla fine raggela il cuore dei nostri figli. Non dimentichiamo infatti che proprio nell'età scolare i nostri ragazzi formano le loro mappe emotive, che consentono loro di realizzare quel processo di crescita, che li porterà dal livello impulsivo, al livello sentimentale e in questo passaggio la scuola diventa fondamentale. Va da sé, infatti, che la cura dei sentimenti e delle emozioni è il tratto specifico dell'educazione, che proprio per questo aspetto si differenzia dall'istruzione, che è una mera trasmissione di informazioni da una mente all'altra. Neanche questa potrà però mai essere efficace, se prima non si sarà aperto il cuore, agganciando la dimensione emotiva e sentimentale dello studente. Ciò avverrà solo a due condizioni, che nulla hanno a che vedere con la scuola ibrida. La prima è che gli insegnanti, oltre che un'adeguata conoscenza della psicologia dell'età evolutiva, abbiano un minimo di empatia e siano in presenza in aula, ovviamente, per poterla condividere con gli alunni. In secondo luogo, che le classi smettano di essere formate come classe pollaio e che tornino ad avere un numero ragionevole, che non superi i 15 alunni per aula. Rifletta il signor primo ministro Conte, che nel suo discorso, formulato proprio qui in Senato, ebbe a dire che sarebbe stato l'avvocato difensore del popolo italiano, facendo appello alle emozioni più profonde di tutti i cittadini e utilizzando un chiaro linguaggio evocativo, «avvocato del popolo», che proprio con quelle emozioni intendeva dialogare, quanto sconveniente possa essere affidarsi a tali tecnici e a volte a tali Ministri, che quelle emozioni vogliono invero inaridire e svuotare: errore più grave non potrebbe essere fatto. In questa crisi, in un contesto così drammatico, che mette a dura prova la tenuta materiale dell'intero Paese, bisognava a gran voce prendere atto di un dato: abbiamo potuto tutti contare sugli insegnanti, dimenticati, malpagati, anch'essi vittime dei tagli alla scuola, con i genitori in trincea, perché a volte devono portare la carta igienica da casa.