[resaula]

una delegazione delle segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil avrebbe chiesto un incontro al Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali; nel frattempo i lavoratori che sono maggiormente coinvolti dalla crisi, perché perderebbero il posto di lavoro, hanno scritto un appello di cui si riportano stralci: "Siamo quasi a fine luglio e la fatidica data del 31 agosto 2019, giorno nel quale la società Porto Industriale Cagliari SpA (nota col marchio commerciale CICT ovvero Cagliari International container terminal) dovrà chiudere, si avvicina inesorabilmente. In questi ultimi mesi noi lavoratori (...) abbiamo assistito inermi ad un susseguirsi continuo di notizie, articoli, interviste. È mancata solo la voce che più serviva sentire, le parole che in tanti aspettavano con ansia (...) dalla direzione dell'azienda (e dalla capogruppo Contship) sono arrivate solo parole di circostanza: 'abbiate pazienza e fiducia, stiamo cercando nuovi clienti'. Leggiamo che la causa della crisi è da ricercarsi nel mercato e nei suoi cambiamenti, nelle alleanze tra clienti, ma soprattutto nell'inadeguatezza di Cagliari. Si parla infatti di spazi limitati e mancanza di moderne infrastrutture ferroviarie e stradali (...) Tangeri, nostro attuale concorrente nonché porto nel quale Contship ha investito enormi quantità di denaro negli ultimi 10 anni, è circondato da montagne e dal mare, si tratta a tutti gli effetti di un porto creato dal nulla, rubando terreno al mare e alle spiagge. Un porto nel quale si movimentano migliaia di container ogni giorno, centinaia di navi al mese e che evidentemente non ha altri spazi disponibili per un'eventuale espansione. Poi c'è Malta, un'isola come la Sardegna, nella quale vivono la metà degli abitanti residenti in Sardegna e dove ovviamente non è possibile avere collegamenti terrestri con un mercato di grandi dimensioni come quello nordeuropeo. Eppure a Malta si muovono oltre 3 milioni di container all'anno! Come è possibile? Semplicemente si tratta di container in transhipment, ossia merci che vengono scaricate da una nave e imbarcate su un'altra, lo stesso tipo di attività svolta principalmente a Cagliari. Però le notizie dicono che il transhipment è morto e che quindi a Cagliari non e possibile continuare a lavorare, qualcosa non torna (...) Le cause della crisi - si tratta soprattutto di una scelta aziendale - si è scelto di spostare i propri interessi altrove: soprattutto Tangeri ma anche, recentemente, l'isola di Cipro. In questi ultimi due anni l'azienda ha semplicemente tenuto Cagliari in uno stato di semi-attività esclusivamente per evitare che il subentro di un altro eventuale operatore concorrente potesse creare difficoltà allo sviluppo di Tangeri, e allo stesso tempo ha impiegato parte del personale di CICT per formare i 'colleghi' marocchini. La parte politica - anni di promesse mai mantenute che hanno provocato enormi ritardi nello sviluppo di un porto rimasto sempre lo stesso negli ultimi 15 anni", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia attivare un tavolo di crisi per affrontare tutte le tematiche esposte e quelle relative alla crisi del porto di Cagliari; se abbia attivato o intenda attivare lo strumento della cassa integrazione, che al momento appare l'unico strumento utile per la salvaguardia dei posti di lavoro e la sopravvivenza di almeno 210 famiglie; se al contempo non voglia valutare l'attivazione di ogni forma di incentivi al porto di Cagliari quali una zona franca o una ZES (zona economica speciale) e mettere in campo agevolazioni fiscali e dei costi portuali per i prossimi anni; se non intenda valutare la cessione delle quote azionarie della Contship a un prezzo simbolico, attivandosi a ricercare un nuovo operatore disposto ad investire nel porto di Cagliari. Atto n. 4-02027 MINUTO Ai Ministri della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'attività della Guardia costiera, negli ultimi anni ha registrato un progressivo ed evidente incremento e l'efficienza del corpo non ha subito cali, nonostante il personale non sia aumentato numericamente, ciò grazie all'impegno incondizionato di questi uomini in divisa; da circa due anni la politica dell'impiego è diventata sempre più difficile da sostenere/sopportare da parte del personale. Ad esempio, al meglio del rendimento in un ente succede che si debba traslocare per nuove aree geografiche lontane; tale situazione è particolarmente acuita al sud, in particolare in Puglia e Campania. Non solo l'efficienza dell'amministrazione può risentirne, ma soprattutto ne soffrono le famiglie che dopo 10/15 anni vedono trasferiti i militari a loro cari a diverse centinaia di chilometri; da quanto si apprende sono avvenuti anche trasferimenti persino senza un preavviso. Ci sono militari con più di 50 anni di età che sono stati trasferiti e sono stati costretti a riorganizzare la vita familiare a pochi anni dalla pensione. Ciò comporta problemi familiari, oltre che di sostenibilità economica e di carenza logistica; il Ministro della difesa, tra i suoi annunci, ha parlato di maggiori caserme al Sud; probabilmente basterebbe dislocare nelle basi di Taranto e Napoli i grossi pattugliatori per far in modo che centinaia di pugliesi e campani possano ricongiungersi o restino con la propria famiglia. Altresì si potrebbe approfittare della grande base aerea di Grottaglie per portarvi un nucleo aereo della Guardia costiera; nell'essere militari è intrinseca la disponibilità a imbarcarsi sulle navi per partire in missioni e in teatri operativi con i propri reparti. Per ciò che riguarda la Guardia costiera l'impiego è assimilabile a quello delle forze di Polizia e quindi impegnato sul territorio 24 ore su 24. Risulterebbe che anche ad indagini disposte ed avviate dalla Procura si siano registrati dei trasferimenti; purtroppo dalla stampa si è avuta notizia di un caso limite consistente in un tentativo di suicidio di un militare della Guardia costiera, a causa di un trasferimento a circa 300 chilometri che, a suo giudizio, gli sconvolgeva la vita famigliare, si chiede di sapere: quanti siano i posti tabellari nella Regione Puglia e Campania divisi per ruoli (ufficiali, marescialli, sergenti, graduati e truppa); quale sia il numero del personale, suddiviso anno per anno, in servizio nella Regione Puglia e Campania, che negli ultimi 5 anni è transitato all'impiego civile e quello di quanti usufruiscono del diritto della "legge 104/92", al quale forse avrebbero rinunciato per amore del proprio lavoro, se non ci fossero state minacce per la stabilità familiare; se vi sia intenzione di dislocare nelle sedi di Taranto, Napoli o Salerno almeno un pattugliatore per compartimento, al fine di aumentare i posti e dare respiro al personale, anche in considerazione della posizione strategica di tali porti;