[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 3-bis, e 14, commi 5-ter e 5-quinquies, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), promossi con cinque ordinanze emesse dal Tribunale di Monza in data 23 gennaio 2003 (n. 2 ordinanze), 20 febbraio 2003, 3 aprile 2003 e 13 novembre 2005, rispettivamente iscritte ai numeri 594, 598, 861, 862 del registro ordinanze 2003, e 254 del registro ordinanze 2004, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 34, 35, 44, prima serie speciale, dell'anno 2003, e 15, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 6 luglio 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che con le cinque ordinanze in epigrafe, di analogo tenore, il Tribunale di Monza ha sollevato questioni di legittimità costituzionale: a) dell'art. 13, comma 3-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 12 della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), che disciplina il rilascio del nulla osta all'espulsione dello straniero sottoposto a procedimento a penale nel caso di arresto in flagranza o di fermo, per violazione degli artt. 3, 10, 13, 24 e 111 della Costituzione; b) dell'art. 14, comma 5-ter, del medesimo d.lgs. n. 286 del 1998, aggiunto dall'art. 13 della legge n. 189 del 2002, che punisce con l'arresto da sei mesi ad un anno lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattiene nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine impartito dal questore ai sensi del comma 5-bis del medesimo articolo, stabilendo, altresì, che in tal caso si procede a nuova espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera, per violazione degli artt. 3, 13, 24, 25 e 27 della Costituzione; c) dell'art. 14, comma 5-quinquies, del d.lgs. n. 286 del 1998, aggiunto anch'esso dall'art. 13 della legge n. 189 del 2002 (ordinanze r.o. n. 594, n. 598 e n. 861 del 2003), ovvero dell'art. 13, comma 2, lettere a) e b), del medesimo decreto legislativo (ordinanze n. 862 del 2003 e n. 254 del 2004), nella parte in cui prevede l'arresto obbligatorio per il reato di cui al citato art. 14, comma 5-ter, per violazione degli artt. 3 e 13, terzo comma, della Costituzione; che il rimettente – chiamato a procedere alla convalida dell'arresto in flagranza di uno straniero per il reato di ingiustificato trattenimento nel territorio dello Stato, di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 nel 1998 – ritiene che tale norma incriminatrice non sia rispettosa del principio di tassatività della fattispecie penale, sancito dall'art. 25 Cost., stante la mancanza di specificazioni chiarificatrici della valenza della locuzione «senza giustificato motivo», che in essa compare – il cui significato dovrebbe essere, pertanto, arbitrariamente determinato dall'interprete – con conseguente compromissione anche del diritto di difesa del destinatario del precetto (art. 24 Cost.); che la stessa norma - prevedendo una pena assolutamente sproporzionata per eccesso rispetto alla gravità del fatto ed applicabile al solo straniero - violerebbe altresì i principi di uguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 Cost.), di inviolabilità della libertà personale (art. 13 Cost.) e della finalità rieducativa della pena (art. 27, terzo comma, Cost.); che il giudice a quo dubita, per altro verso, della legittimità costituzionale della disposizione — individuata, in tre delle ordinanze, nell'art. 14, comma 5-quinquies, del d.lgs. n. 286 del 1998; e, nelle altre due, nell'art. 13, comma 2, lettere a) e b), del medesimo decreto legislativo — che stabilisce che per il reato in questione è obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto; che tale disposizione, in contrasto con l'art. 13 Cost., attribuirebbe infatti alla polizia giudiziaria un «potere autonomo e superiore», in materia di limitazione della libertà personale, rispetto a quello dell'autorità giudiziaria, non potendo all'arresto seguire l'applicazione di alcuna misura cautelare personale, stante la natura contravvenzionale della fattispecie criminosa; che il medesimo art. 14, comma 5-quinquies, d'altro canto, stabilendo che per il reato in parola si procede con rito direttissimo, limiterebbe anche il potere-dovere del pubblico ministero di porre immediatamente in libertà l'arrestato nei cui confronti non debba essere richiesta l'applicazione di misure coercitive, di cui all'art. 121 disp. att. cod. proc. pen.: con violazione, quindi, tanto dell'art. 13, secondo comma, Cost., per contrasto con l'esigenza costituzionale di controllo dell'operato della polizia giudiziaria; quanto dell'art. 3 Cost., per la disparità di trattamento in peius rispetto alle persone arrestate per altri reati, anche molto più gravi; che un ulteriore profilo di violazione dell'art. 3 Cost. emergerebbe dal raffronto con la disciplina prevista dall'art. 13, comma 13-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, che non impone l'arresto dello straniero espulso che rientri illegalmente nel territorio dello Stato: e ciò neanche quando – essendo stata l'espulsione disposta dall'autorità giudiziaria – la violazione venga a configurare un delitto punito con pena che consente l'applicazione di misure coercitive; che il rimettente censura, ancora, l'art. 13, comma 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998 , che disciplina il rilascio del nulla osta all'espulsione dello straniero sottoposto a procedimento penale in sede di convalida dell'arresto; che dalla correlazione del citato comma 3-bis con il comma 3 del medesimo articolo – che individua i limitati casi in cui il nulla osta può essere negato – deriverebbe, infatti, un sostanziale automatismo nel rilascio del nulla osta all'espulsione da parte del giudice che ha convalidato l'arresto, con conseguente immediato allontanamento dello straniero dal territorio nazionale a mezzo della forza pubblica;