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Signor Presidente, oggi ricorre il trentottesimo anniversario della strage di Ustica. Trentotto anni di attesa per una verità che sembra non arrivare mai e a cui manca ancora un tassello fondamentale: identificare i responsabili di una tragedia che da più parti viene definita come un episodio di guerra in tempo di pace, ma anche una ferita profonda nella nostra storia e nella dignità di questo Paese. Le sentenze civili che obbligano al risarcimento dei parenti delle vittime non bastano. Cercare la verità è doveroso per rendere giustizia alle 81 vittime, ai loro familiari e al Paese intero. Per questo è fondamentale, e lo è stata, l'attività dei magistrati, per continuare a indagare su una tragedia che troppe volte si è cercato di camuffare con tesi improbabili e insostenibili. Apprendiamo da fonti di stampa la notizia per cui i magistrati della procura della Repubblica di Roma interrogheranno un ex membro dell'equipaggio della USS Saratoga, che la sera del 27 giugno 1980 era in servizio sul ponte della portaerei americana e la cui testimonianza potrebbe forse aprire uno spiraglio sulle effettive responsabilità di quella notte. Al di là di questo, mi auguro che ci possano essere ulteriori passi significativi verso la verità. Noi non smetteremo di ricordare quella notte e di coltivare la memoria di questo Paese, per quelle vittime, per i loro parenti e per noi stessi, perché esercitare la memoria vuol dire non dimenticare il passato, cercare la verità ed essere liberi. (Applausi) . AIMI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, anche da parte nostra c'è un ricordo, che vuole essere particolare in quest'Aula, della strage di Ustica, di cui ricorre proprio quest'oggi il trentottesimo anniversario. Guardando l'orologio che è dinanzi a me, ricordo che trent'anni fa, tra otto minuti, alle ore 20,08, 81 persone si stavano per imbarcare su quel volo, tra cui 11 bambini e 4 membri dell'equipaggio. Quando si trovarono, alle ore 20,59, sul cielo di Ustica, nel braccio di mare tra Ponza e Ustica, i radar di Roma ne persero le tracce e quell'aereo cadde in mare con il suo carico di morte. A trentotto anni di distanza noi non sappiamo ancora qual è la verità; noi non sappiamo esattamente che cosa è avvenuto. Io credo che sia importante - mi rivolgo ai membri del nuovo Governo, pensando e ritenendo di avere il conforto di tutta l'Assemblea - chiedere un gesto da parte del Governo stesso proprio su questo punto, in particolare per desecretare gli atti che sono ancora coperti da quella coltre di nebbia che non è ancora stata spazzata via. E allora, se ricerchiamo la verità, la dobbiamo cercare tutta; e per farlo dobbiamo compiere questo passo, per rendere veramente onore a quelle persone, non in un momento semplicemente suggestivo d'Aula, ma per andare incontro a loro, ai loro familiari e soprattutto a quella verità che l'Italia stessa chiede. Ed è una verità a cui anelano anche le nostre coscienze. Abbiamo chiesto tante volte, più volte, anche magari a Governi esteri, di fare chiarezza su tanti episodi, e a giusta ragione lo abbiamo fatto. Noi vorremmo mettere la parola «fine» a questa lunga notte della Repubblica. A buona ragione abbiamo chiesto quindi questa verità. Spero e mi auguro che lo si possa fare. Lo dobbiamo alle vittime, lo dobbiamo ai loro familiari, lo dobbiamo alle nostre coscienze, lo dobbiamo all'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . FERRARA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, membri del Governo, il 29 giugno 2009 a Viareggio un incidente ferroviario ha causato la morte di 32 persone: uomini, donne e bambini portati via dal fuoco mentre si pensavano in sicurezza nelle loro case. Signor Presidente, sono trentadue anime che chiedono piena giustizia. La sentenza di primo grado pronunciata dal tribunale di Lucca ha già individuato dei colpevoli: tra questi, Mauro Moretti, allora amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Moretti che liquidò la strage di Viareggio come uno «spiacevolissimo episodio», affermazione che ricorda quel «destino cinico e baro» in riferimento a un'altra tragedia toscana, quella del Moby Prince. Moretti che poi fu addirittura proclamato da Giorgio Napolitano nientemeno che cavaliere del lavoro, uno schiaffo per le vittime e i familiari di una strage che si poteva e si doveva evitare (Applausi dal Gruppo M5S) se si fosse investito in sicurezza. Noi insistiamo che a Mauro Moretti venga subito revocato il cavalierato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ciò che è successo in questi nove anni è rappresentativo del peggio della cialtroneria made in Italy : i tentativi di scaricare le responsabilità, la latitanza dello Stato, il depistare la verità, il tutelare i poteri forti invece che le vittime, la codardia e la mancanza di dignità nell'assumersi la responsabilità e di chiedere scusa dinanzi a tanta sofferenza. Signor Presidente, la sofferenza e la sete di giustizia non vanno in prescrizione e noi riformeremo questo istituto. Manifestiamo la nostra vicinanza a tutti i familiari delle vittime, all'associazione «Il mondo che vorrei», il cui presidente, Marco Piacentini, ha perso moglie e due bimbi piccoli. Manifestiamo altresì la nostra vicinanza al ferroviere Riccardo Antonini, che è stato licenziato da Ferrovie dello Stato, reo di aver prestato gratuitamente la propria consulenza all'Associazione familiari delle vittime. Questa è una vergogna. (Applausi dal Gruppo M5S) . Signor Presidente, concludo. Colleghe e colleghi, il vagone che è deragliato il 29 giugno 2009 è simbolo di quel sistema economico neoliberista che ha come unico obiettivo il profitto e non il benessere dell'uomo. Non dimentichiamo Viareggio, non dimentichiamo la nostra umanità. (Applausi dal Gruppo M5S) . DONNO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, innanzitutto, prima di passare al testo dell'intervento, desideriamo ringraziare il ministro Trenta che, a margine di un incontro a Roma, ha riconfermato la sua profonda sensibilità nei confronti di tutti quegli uomini e donne che compongono la grande schiera dei servitori dello Stato. Nello specifico ci riferiamo al caso di Riccardo Casamassima, il carabiniere che, con la sua preziosa testimonianza, ha fatto in modo di far riaprire l'inchiesta sul decesso di Stefano Cucchi e sul quale cronache recenti stanno evidenziando i suoi appelli all'ascolto. Quello di cui siamo convinti è che ogni cittadino deve, in ogni ambito, sentirsi sicuro, sorretto e seguito dallo Stato. Anche in questo senso il Ministro si è espresso chiaramente: