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Si tratta, in sostanza, della mancanza, protratta nel tempo, di risorse economiche per fare fronte agli impegni assunti, una situazione analoga a quella che può determinare la crisi o l'insolvenza dell'imprenditore commerciale fallibile, cioè quello che supera le soglie quantitative di cui all'articolo 1, secondo comma, della legge fallimentare. La legge delinea tre procedure concorsuali, modellate sul concordato preventivo e sul fallimento, applicabili a soggetti diversi dagli imprenditori commerciali non sotto-soglia, allo scopo, indicato nella relazione illustrativa alla stessa legge, «di evitare inutili collassi economici con la frequente impossibilità di soddisfacimento dei creditori ma, soprattutto, con il ricorso al mercato dell'usura e, quindi, al crimine organizzato». Più in dettaglio, la legge contempla lo strumento dell'accordo con i creditori, su proposta del debitore, sulla base di un piano di ristrutturazione dei debiti che assicuri il regolare pagamento dei creditori titolari di crediti impignorabili. Nei confronti dei creditori, il piano può anche prevedere una moratoria dei pagamenti (con esclusione dei crediti impignorabili), sempre che il piano risulti idoneo ad assicurare il pagamento alla scadenza del nuovo termine e che l'esecuzione del piano sia affidata ad un liquidatore nominato dal giudice. Viene definito il procedimento finalizzato all'omologazione da parte del giudice dell'accordo, che presuppone l'accettazione da parte dei creditori che rappresentino una determinata soglia (il 60 per cento) di crediti e prevede il coinvolgimento degli «organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento». L'articolo 18 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha poi introdotto un ulteriore procedimento (il cosiddetto piano del consumatore) per la composizione delle crisi da sovraindebitamento del consumatore, definito come il «debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta». Egli può – con l'ausilio degli organismi di composizione della crisi – proporre al giudice un piano di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti. L'omologazione del piano da parte del giudice si fonda su un giudizio di meritevolezza della condotta del debitore (basato sulla ragionevolezza della prospettiva di adempimento delle obbligazioni) e sulla sua mancanza di colpa nella determinazione del sovraindebitamento. In caso di contestazioni da parte dei creditori, il giudice procede all'omologazione soltanto se ritiene che il singolo credito possa essere meglio soddisfatto dal piano rispetto a quanto non sarebbe in caso di liquidazione del patrimonio del debitore. Quanto all'accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento, la modifica introdotta dal citato articolo 18 riduce dal 70 al 60 per cento la soglia prevista per il raggiungimento dell'accordo tra debitore non consumatore e creditori. Inoltre, le disposizioni introdotte dal citato decreto-legge n. 179 del 2012 incidono sul contenuto del piano (sia esso prospettato dal debitore in prospettiva di un accordo, sia invece formulato dal consumatore), prevedendo la possibilità di un pagamento anche non integrale dei creditori privilegiati (con l'esclusione di determinati crediti tributari e previdenziali, dei quali è possibile la sola dilazione di pagamento). Il medesimo articolo 18 prevede infine la possibilità di una procedura alternativa di liquidazione di tutti i beni del debitore, anche se consumatore (cosiddetta liquidazione del patrimonio), e subordina al verificarsi di determinate condizioni e a uno specifico giudizio del tribunale l'effetto di esdebitazione per i crediti non soddisfatti. Nel corso della XVII legislatura sono entrate in vigore una serie di misure che hanno considerato in modo particolare l'esigenza di assicurare il corretto bilanciamento degli interessi tra creditore e debitore, nel rispetto dei princìpi stabiliti dalla Costituzione e dall'ordinamento europeo. Da ultimo, il decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, recante «Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria», ha previsto misure in favore delle famiglie in difficoltà. In particolare è consentito ora al debitore di estinguere la propria obbligazione senza subire la vendita del proprio patrimonio immobiliare e viene inoltre data la possibilità di versamento rateale delle somme stabilite dal giudice, quando sia proposta istanza di conversione del pignoramento, ai sensi dell'articolo 495 del codice di procedura civile, estendendo la facoltà, che in precedenza era prevista solo per l'esecuzione immobiliare, anche alle procedure esecutive mobiliari e alleggerendo così la pressione nei confronti delle famiglie in difficoltà, che riuscirebbero in tal modo a rispettare i propri debiti. La tutela del diritto di credito deve infatti contemperarsi con l'esigenza del debitore in difficoltà temporanea che dimostri l'effettiva volontà di estinguere il debito attraverso un piano di rateizzazione con tempi diversi rispetto a quelli concordati con il creditore. È stato inoltre ampliato il termine entro cui il debitore deve onorare la conversione, attraverso la previsione di trentasei ratei mensili, in luogo dei diciotto precedentemente previsti, durante i quali l'esecuzione era sospesa. Inoltre, nel garantire un diritto di difesa, con il medesimo decreto-legge è stato previsto che il precetto debba contenere l'avvertimento che il debitore può, con l'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore. Quindi già oggi esiste una fase di composizione giudiziale, che consente al debitore di avvalersi della procedura volta a far conseguire al debitore l'effetto dell'esdebitazione, prevista dalla legge n. 3 del 2012, con l'ausilio di un organismo di composizione della crisi in grado di aiutare le parti a trovare un punto di equilibrio, senza necessariamente iniziare un contenzioso, che allungherebbe i tempi, aumenterebbe i costi e ritarderebbe la risposta della giustizia. Inoltre, la recente sentenza 7 aprile 2016, causa C-546/14 della Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha considerato ammissibile la falcidia dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) nel concordato preventivo senza la transazione fiscale, introduce una forte criticità nella legge n. 3 del 2012 per disparità di trattamento rispetto alla legge fallimentare, in quanto con le procedure di composizione della crisi non è ammissibile la falcidia del debito per l'IVA e per le ritenute non versate. Il presente disegno di legge, come accennato, sviluppando le considerazioni elaborate nel citato documento finale del convegno organizzato dall'OCI, apporta modifiche alla legge n. 3 del 2012. In particolare l'articolo unico modifica in più parti la citata legge in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento prevedendo in dettaglio quanto segue. La semplificazione e la chiarezza delle procedure e dei soggetti coinvolti passano necessariamente attraverso la riduzione delle leggi in materia concorsuale che possono essere ridotte a due: