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Dispiace perché chi nel recente passato si è ammantato proprio del ruolo di difensore della Costituzione repubblicana, contrastando proposte di revisione che promuovevano una maggiore rapidità del procedimento legislativo, oggi è invece intento ad affollare i lavori delle Camere di decreti-legge in conversione in spregio delle prerogative delle Camere sulla funzione legislativa. L'attività della Commissione, ci dispiace dirlo Presidente, è diventata così molto frettolosa. Le audizioni si sono ridotte ad un'unica mattinata, molto sommaria, e l'Aula oggi è costretta ad un esame e ad un voto privo di approfondimenti. Io mi auguro che, anche rispetto agli emendamenti che andremo poi a discutere, sia stato fatto un approfondimento da parte di tutti i colleghi perché mancano quelle valutazioni rispetto alle proposte alternative che noi abbiamo continuamente fatto e con forza, a partire dalla pregiudiziale, che solo un serio e aperto esame istruttorio dei disegni di legge ordinari possono invece assicurare. In tale quadro, però, sono emerse rilevanti perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale del provvedimento in esame per l'assenza dei requisiti essenziali per l'uso dello strumento del decreto-legge, quei presupposti - ricordiamo che il decreto-legge agisce quando ci sono delle necessità e delle urgenze - di necessità ed urgenza indispensabili per il suo legittimo utilizzo. Dove sono? Noi qui non li abbiamo proprio trovati e non è sufficiente, ci dispiace dirlo, la mera dichiarazione di necessità ed urgenza per giustificare l'adozione di un decreto-legge se come, invece, in questo provvedimento in esame, il contenuto del decreto risulta assolutamente carente dei requisiti prescritti all'articolo 77 della Costituzione. Nel decreto-legge in esame, quindi, non vi è alcun riscontro oggettivo proprio di questa necessità ed urgenza, nelle disposizioni di cui ai primi tre articoli, dove viene infatti solo enunciata. Con riferimento all'articolo 1, il presunto carattere di straordinaria necessità e urgenza del trasferimento al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali delle funzioni esercitate dal Ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo in materia di turismo, secondo quanto si legge chiaramente nella relazione tecnico-normativa, servirebbe a favorire un rapido avvio di una politica integrata di valorizzazione del made in Italy . È una motivazione del tutto inconsistente che mostra, al contrario, come il trasferimento avrebbe potuto agevolmente essere contenuto in un normalissimo disegno di legge ordinario. Per quanto riguarda gli articoli 2 e 3, la necessità ed urgenza che dovrebbero giustificare l'inserimento delle norme nel decreto, non è in alcun modo motivata e, per quanto riguarda l'articolo 4, i requisiti di necessità e urgenza non sono - glielo dico, Presidente - neppure affermati. Il riordino delle attribuzioni dei Ministeri non è certo un evento straordinario, tanto che la definizione delle attribuzioni dei Ministeri - l'ho già detto prima e qui lo ribadisco - è riservata alla legge dalla Costituzione all'articolo 95, terzo comma. Risulta chiaro, allora, che qui non c'è nessun caso di straordinaria necessità o di urgenza e avremmo potuto tranquillamente procedere con tempi ragionevoli con il normale iter legislativo. Evidentemente questo Governo ha una chiara e precisa volontà di espropriare il Parlamento delle sue competenze legislative. Per quanto riguarda il merito del provvedimento, la ragione sottesa all'articolo 1 - lo dico ma, se ci fosse stato più tempo di dibattere, magari lo avremmo anche capito - che prevede il trasferimento al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali delle funzioni esercitate dal Ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo in materia di turismo risulta assolutamente incomprensibile, considerato che, in questo modo, viene meno il legame, fondamentale per il nostro Paese, tra turismo e cultura. Risulta altrettanto poco credibile, non ci stancheremo mai di dirlo, definire il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali - così come ho letto prima ed è descritto all'interno della relazione tecnica - Ministero del made in Italy per il semplice motivo che se l'intenzione del Governo fosse stata davvero quella di inserire il turismo tra le materie strategiche per lo sviluppo economico del Paese, il Ministero di riferimento sarebbe dovuto essere, naturalmente, quello dello sviluppo economico, come conferma, oltretutto, l'allocazione della materia del turismo presso le Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica cui fa riferimento lo sviluppo economico. E, non a caso, signor Presidente, era una delle nostre proposte presentate come alternativa a quanto previsto dal decreto-legge. Infatti, prevedevamo il trasferimento al Ministero dello sviluppo economico delle funzioni esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali in materia di turismo, proprio perché almeno avremmo capito le motivazioni e saremmo stati assolutamente aderenti addirittura alla relazione illustrativa e tecnica; cosa che oggi non è. Infine, il motivo per trasferire la competenza del turismo al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali non può neppure risiedere nelle personali competenze del Ministro che - lo ricordiamo - è pur sempre Ministro pro tempore . Sarebbe del tutto illegittimo decidere le attribuzioni e, conseguentemente, l'organizzazione di un Ministero e l'allocazione delle risorse dello stesso, sulla base delle presunte competenze di un Ministro nel quadro di una logica meramente spartitoria, a nostro avviso, dei poteri all'interno di una composita, ma alquanto equilibrata, maggioranza parlamentare. Nel senso che sulle spartizioni non vi batte nessuno. Si auspica quindi un'ulteriore riflessione sulla questione in esame, al fine di evitare una riorganizzazione che risponde ad esigenze politiche - e questa è la vera preoccupazione - più che all'obiettivo di garantire un ordinato ed efficiente assetto istituzionale. L'articolo 2 mette mano alle competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Più in particolare, i commi 1 e 2 dell'articolo attribuiscono al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le funzioni attualmente esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di coordinamento e monitoraggio degli interventi di emergenza ambientale, in particolare relativa alla cosiddetta Terra dei fuochi, volti a garantire la sicurezza agroalimentare in Campania, nonché interventi di monitoraggio, anche di tipo sanitario, nei medesimi territori. L'articolo 2, comma 3, attribuisce al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i compiti di materia in contrasto al dissesto idrogeologico di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche, esercitati nel corso della precedente legislatura mediante un'apposita struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei ministri, attualmente eliminata. (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Diamo ancora qualche secondo. La prego di avviarsi alla conclusione, senatrice Malpezzi. MALPEZZI, relatrice di minoranza . Come pure è stata eliminata la struttura di missione sull'edilizia scolastica. Soppressioni che non riusciamo a comprendere, considerato che si trattava di strutture efficienti, capaci di effettuare raccordi e coordinamenti tra enti e amministrazioni locali.