[pronunce]

che, inoltre, l'osservanza di quanto previsto nell'art. 8, comma 2, della legge n. 690 del 1981 sarebbe garantita dall'art. 19-bis del d.l. n. 138 del 2011, introdotto in sede di conversione dalla legge n. 148 del 2011, secondo cui l'attuazione delle disposizioni dello stesso decreto-legge «nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano avviene nel rispetto dei loro statuti e delle relative norme di attuazione e secondo quanto previsto dall'articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42»; che, peraltro, in concreto, la bozza dell'impugnato decreto ministeriale sarebbe stata preventivamente comunicata alle Regioni e Province autonome e le stesse, «a nome della Regione Sardegna, in qualità di coordinatrice del tavolo tecnico in materia finanziaria, istituito in seno alla conferenza dei Presidenti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome», avrebbero formulato osservazioni a riguardo, poi recepite nel testo finale e nei relativi allegati; che il Presidente del Consiglio dei ministri dimostra altresì la correttezza della metodologia di calcolo seguita nel decreto ministeriale, sostenendo comunque che l'art. 12 dello statuto della Valle d'Aosta sarebbe applicabile solo ai casi di devoluzione alla Regione autonoma di quote di tributi erariali, non alle riserve di gettito a favore dell'erario; che, con memoria depositata il 26 febbraio 2016, in prossimità dell'udienza del 22 marzo 2016, la Regione autonoma, rilevando che, in seguito alla sentenza di questa Corte n. 241 del 2012, relativa all'art. 2, comma 36, del d.l. n. 138 del 2011, convertito dalla legge n. 148 del 2011, lo Stato «ha provveduto [...] a restituire alla Regione somme indebitamente trattenute», ha rappresentato la sopravvenuta carenza di interesse, da parte sua, alla definizione del conflitto; che, in data 15 giugno 2016, la Regione autonoma ha depositato un'ulteriore memoria in cui sottolinea che la sentenza di questa Corte n. 82 del 2015, nel pronunciarsi sull'art. 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011, ha formulato rilievi critici in merito al decreto ministeriale oggetto del presente conflitto, in relazione al rispetto del principio di leale collaborazione e del requisito dell'intesa con il Presidente della Regione autonoma, e che le determinazioni ministeriali successive «sono state adottate dallo Stato secondo procedure conformi al principio dell'intesa sancito dall'ordinamento finanziario della Regione»; che, pertanto, come rappresentato nella stessa memoria, sulla base di conforme deliberazione della propria Giunta, la Regione autonoma ha rinunciato all'impugnativa del predetto decreto ministeriale; che, con atto depositato l'8 agosto 2016, previa delibera del Consiglio dei ministri, il Presidente del Consiglio dei ministri ha accettato la rinuncia. Considerato che, ai sensi dell'art. 25, comma 5, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, la rinuncia al ricorso, seguita dall'accettazione della controparte costituita, comporta l'estinzione del processo (ex plurimis, ordinanze n. 138, n. 98 e n. 71 del 2016).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 dicembre 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Marta CARTABIA, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 gennaio 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA