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Un conto infatti è stabilire quale dibattimento abbia la precedenza rispetto ad altri che dovranno comunque tenersi; tutt'altro conto è sancire per legge quali reati le procure debbano direttamente ignorare, evitando di indagare su di essi. Vado avanti. Viola certamente il diritto di difesa la previsione che, in caso di mutamento della persona fisica del giudice o di uno o più componenti del collegio, il nuovo giudice possa disporre la riassunzione della pena dichiarativa solo se lo ritenga necessario tutte le volte in cui la stessa è stata verbalizzata tramite videoregistrazione. Bastava prevedere, come abbiamo proposto (ovviamente inascoltati), che il trasferimento o il pensionamento del giudice avvenga solo al termine della trattazione dei processi assegnati. Con questa semplice misura si sarebbe risolto il 90 per cento di questo problema. Ancora, viola certamente il diritto di difesa l'inammissibilità dell'appello, che voi prevedete, quando è proposto dal difensore dell'imputato assente che non sia munito di specifico mandato successivo alla data della sentenza. Si tratta di una norma particolarmente odiosa se si considera che inciderà soprattutto sugli imputati muniti di un difensore d'ufficio, cioè sui soggetti più deboli e con maggiori difficoltà a mantenersi in contatto con il proprio difensore. Estendere l'ambito di applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto ai reati puniti con pena edittale minima fino a due anni - sono reati molto gravi, signor Sottosegretario, e lei lo sa - ci sembra un'estensione eccessiva che in astratto potrebbe rendere non punibili reati come, ad esempio, la calunnia, la falsa testimonianza, la falsità commessa dal pubblico ufficiale, il sequestro di persona, l'usura: tutti reati che hanno una pena minima edittale inferiore a due anni nel minimo. Difficile giustificare la non punibilità di reati di tale gravità. Potrei proseguire a lungo, ma per ragioni di tempo - e ringrazio per il tempo che mi è stato concesso - mi limito a un'ultima riflessione riguardante l'ulteriore impressionante ampliamento delle pene alternative alla detenzione previsto da questa riforma. Attenzione, nessuno contesta che la pena debba avere anche una funzione rieducativa, come dice l'articolo 27 della Costituzione secondo il quale - lo cito testualmente - le pene «devono tendere alla rieducazione del condannato». Secondo noi, però, la pena deve conservare il suo valore deterrente e di difesa sociale, ciò che viene pregiudicato dal progressivo svuotamento dell'espiazione della pena. La funzione rieducativa, infatti, a nostro avviso, deve passare attraverso l'espiazione della pena, non attraverso la sua sostanziale abolizione. Se viene meno la certezza della pena, viene meno la sua funzione deterrente e si dilata sempre di più il senso di impunità di chi tende a delinquere. Questa riforma infligge un ulteriore vulnus alla già blanda funzione deterrente del nostro sistema penitenziario. Questa, purtroppo, è la realtà. Fratelli d'Italia vuole processi rapidi e giusti, ma, in caso di condanna, vuole anche pene immediate e certe. Voi state andando nella direzione diametralmente opposta, mortificando ancora di più le vittime dei reati e il sentimento di giustizia degli italiani onesti. Per tutte queste ragioni il nostro giudizio su questa riforma è purtroppo negativo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghi, voglio fare solo alcune riflessioni stando al merito e partendo da un assunto richiamato prima dal senatore Cucca. È evidente che non esiste una riforma perfetta, ma questa è una buona riforma, che affronta con concretezza il tema del processo e della giustizia penale nel Paese, indicando una direzione chiara. Bisogna intervenire sui tempi, assicurandone la certezza, così da dare maggiori garanzie alle vittime e agli imputati. Con questa legge delega ci sono le condizioni per uscire da un'alternativa sbagliata che ha incancrenito il dibattito pubblico sulla giustizia per troppo tempo, un'alternativa sbagliata che ha schiacciato il dibattito tra una scelta che dice: «Vogliamo i processi infiniti» e una che dice: «I processi devono finire prima, anche senza sentenza». Credo esista una terza via, che viene indicata dal disegno di legge in esame, vale a dire quella di mettere in campo le condizioni perché ci possano essere procedure e organizzazione giudiziaria che consentano tempi certi. Serve una riforma che garantisca giustizia alle vittime e un processo giusto in tempi ragionevoli, una riforma che garantisca gli imputati. Questa legge delega si muove in questa direzione. Quanto ai tempi ragionevoli e certi, abbiamo già affrontato ieri il punto con grande approfondimento. Certamente il tema dell'organizzazione giudiziaria è fondamentale, se vogliamo che davvero i processi possano essere più rapidi e la giustizia possa essere garantita a tutti. Gli investimenti di cui abbiamo parlato a lungo ieri presenti nel PNRR vanno in questa direzione. Le assunzioni, che consentono di rafforzare gli uffici del processo, gli investimenti sull'organizzazione degli uffici giudiziari, anche strutturali, gli investimenti sul digitale sono tutte scelte che possono e devono aiutare a garantire una giustizia più rapida e tempi certi, sapendo che questi sono gli strumenti concreti con cui possiamo realizzare ciò che nella norma è indicato. Il provvedimento contiene poi altre disposizioni molto importanti. Penso, ad esempio, che la scelta di garantire tempi definiti per le indagini preliminari sia giusta e anche di garanzia. Desidero però soffermarmi su un'altra parte della riforma che è per noi molto importante. Ho sentito molti interventi che non condividono la nostra posizione. La parte della riforma per noi molto importante, insieme a quella di cui ho già parlato, è quella che insiste sui riti e sulle misure alternativi che serve a ridurre il carico del lavoro all'interno delle aule dei tribunali e dà alle vittime più voce e possibilità di scegliere. Nel provvedimento ci sono passaggi importanti. L'indicazione della volontà di estendere il patteggiamento e la messa in prova va nella direzione giusta. Si tratta di scelte che non garantiscono assolutamente l'immunità, né tantomeno che vanno nella direzione di favorire i più ricchi. Non è così. La riforma contiene disposizioni giuste e qualificanti, come la giustizia riparativa e l'estensione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Qualcuno mi deve spiegare come l'estendere la non punibilità per la tenuità del fatto possa favorire i più ricchi. Le nostre carceri sono piene di persone che hanno commesso reati davvero minori e che rimangono lì per molti anni proprio perché sono in condizioni di debolezza, non potendo avere ciò che dovrebbe essere garantito a tutti, ossia una difesa opportuna. Si tratta di norme giuste e di civiltà da estendere. Avremmo voluto di più sul fronte dei riti e delle pene alternativi.