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In questo quadro, il nostro Paese si trova ad affrontare un clima di crescente instabilità i cui riflessi sono evidenziati dall'andamento del PIL, diminuito dello 0,2 per cento nel terzo trimestre e dello 0,1 per cento nel quarto trimestre 2018, dall'andamento dei principali indicatori di finanza pubblica, a partire dal debito pubblico che è tornato a crescere superando nuovamente la soglia del 132 per cento, nonché dall'andamento dello spread e della spesa per interessi. Forte preoccupazione destano, poi, i dati sulla produzione industriale e sul fatturato, che registrano un forte decremento rispetto all'anno precedente; da molti osservatori, l'Italia è vista attualmente come l'anello debole dell'area euro. La Commissione europea, attraverso il "Country Report 2019", pubblicato il 27 febbraio, ha espresso forti preoccupazioni sulla situazione dell'Italia. Per l'Esecutivo UE l'Italia presenta squilibri economici "eccessivi" che, unitamente al debito alto e alla protratta scarsa produttività, implicano rischi con rilevanza transnazionale e un rischio contagio per tutta la UE. La manovra di bilancio per il 2019, nonostante le modifiche introdotte nella fase finale d'esame del provvedimento, secondo la Commissione europea presenta misure negative su deficit , debito pubblico e potenziale di crescita economica del Paese, che inevitabilmente dovranno essere oggetto di interventi correttivi. Ad aggravare la situazione, le più recenti previsioni formulate dall'Istat, dalla Commissione europea e dai principali organismi internazionali stimano una forte riduzione della crescita del PIL del nostro Paese per l'anno in corso. Rispetto alle previsioni formulate dal Governo durante l'ultima legge di bilancio, che stimavano una crescita dell'1 per cento per l'anno 2019, l'Ufficio parlamentare di bilancio prevede una crescita dello 0,4 per cento, mentre la Commissione europea prevede una crescita dello 0,2 per cento. Tali dati, qualora confermati nei prossimi mesi, avranno ricadute pesanti e peggiorative su una serie di altri indicatori macroeconomici e di finanza pubblica, sul livello del debito pubblico e conseguentemente sulla spesa per interessi, confermando per tale via la situazione di grave "squilibrio" economico e di finanza pubblica preannunciata dalle istituzioni europee; sulla prossima legge di bilancio grava, pertanto, una serie di fattori che la renderanno una delle manovre più difficili e di importo più elevato degli ultimi anni. Il dato di partenza della prossima manovra di bilancio è rappresentato dalle clausole di salvaguardia su Iva e accise che ammonta a 23,5 miliardi di euro per l'anno 2020 e di oltre 28 miliardi di euro a decorrere dall'anno 2020, a cui dovranno essere aggiunti ulteriori oneri. Il Governo ha più volte smentito che vi sia la necessità e l'urgenza di adottare misure correttive per rimettere in ordine i conti pubblici per l'anno 2019; diversi organi di informazione hanno recentemente annunciato che il Governo si appresterebbe a depositare alla scadenza prevista del 10 aprile un DEF con un piano di stabilità privo del quadro programmatico macroeconomico e del quadro programmatico di finanza pubblica. Il DEF per il 2019 si limiterebbe a descrivere l'aggiornamento del quadro tendenziale alla luce degli effetti della legge di bilancio per il 2019, includendo nei dati anche gli effetti dell'aumento dell'Iva e delle accise previsti a legislazione vigente. La definizione del nuovo quadro programmatico, la predisposizione degli indirizzi di politica economica, ivi compresa la disattivazione delle clausole di salvaguardia, e l'indicazione delle riforme strutturali verrebbero assolte dal Governo successivamente allo svolgimento delle elezioni europee, si chiede di sapere: se il Governo intenda depositare il Documento di economia e finanza per l'anno 2019 nel rispetto della scadenza prevista dall'articolo 7 della legge n. 196 del 2009; se sia intenzionato a depositare, alla scadenza prevista, il DEF 2019 con un programma di stabilità privo del quadro programmatico macroeconomico e di finanza pubblica, e quindi limitato alla sola descrizione del quadro tendenziale alla luce degli effetti della legge di bilancio per il 2019, e se sia intenzionato a definire il nuovo quadro macroeconomico programmatico, la predisposizione degli indirizzi di politica economica, ivi compresa la disattivazione delle clausole di salvaguardia, e l'indicazione delle riforme strutturali, all'interno di un documento di aggiornamento del DEF 2019 da depositare alle Camere successivamente alle elezioni europee di maggio 2019; se intenda preventivamente informare il Parlamento e le istituzioni europee in merito ad ogni iniziativa contrastante con quanto previsto dagli articoli 7 e 10 della legge n. 196 del 2009 e con quanto previsto dalle procedure del "semestre europeo"; se sia intenzionato a predisporre una manovra correttiva dei conti pubblici da presentare al Parlamento successivamente alle elezioni europee di maggio 2019 e se intenda chiarirne la dimensione. Atto n. 2-00028 FERRAZZI ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BOLDRINI COLLINA COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI GARAVINI GIACOBBE GINETTI IORI LAUS MAGORNO MALPEZZI MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela PARENTE PATRIARCA PINOTTI RAMPI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO SUDANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Ministro dell'interno Premesso che: la legge 9 gennaio 2019, n. 3, recante "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici" (cosiddetta legge "spazza corrotti") ha modificato il comma 4 dell'articolo 5 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, in materia di norme per la trasparenza e la semplificazione dei partiti, ampliando notevolmente l'ambito di applicazione della normativa previgente in materia di obblighi a carico di fondazioni, associazioni e comitati; in particolare, la legge stabilisce che sono equiparate ai partiti e ai movimenti politici per l'applicazione delle prescrizioni in materia di trasparenza delle erogazioni effettuate, le fondazioni, le associazioni e i comitati (prima non ricompresi), la cui composizione degli organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici (disposizione già prevista) e i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte: a) da membri di organi di partiti o movimenti politici; b) da persone che nei dieci anni precedenti sono stati membri di assemblee elettive e, in particolare, del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di assemblee elettive regionali o locali; c) da coloro che ricoprono o che abbiano ricoperto, nei dieci anni precedenti, incarichi di governo a livello nazionale, regionale o locale ovvero incarichi istituzionali nelle fondazioni, associazioni o comitati per esservi stati eletti o nominati in virtù della loro appartenenza a partiti o movimenti politici;