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E' però necessario condurre strategie che tengano conto del contesto. Ricorda quindi che, nel corso delle audizioni che hanno avuto ad oggetto i disegni di legge in esame, i rappresentanti dell'OCSE hanno messo a confronto la situazione dell'Italia con quella degli altri Paesi europei. In quella sede si è evidenziato che l'importo individuato dai due disegni di legge, al netto o al lordo, si attesterebbe su un livello più elevato rispetto agli altri Paesi dell'UE. Segnala dunque che la politica non può, in ragione di scadenze elettorali imminenti, attestarsi su numeri del tutto irrealistici e che non appaiono supportati dalla realtà economica del Paese. Al riguardo riterrebbe invece opportuno muoversi lungo due direttrici imprescindibili; da un lato quella del salario possibile, che è intorno ai 5/6 euro orari, e dall'altra quella degli interventi da parte dello Stato, non potendosi evidentemente caricare ogni responsabilità sulle spalle dell'imprenditore. Conclusivamente ribadisce la necessità di fissare un salario minimo sulla base di presupposti certi, di situazioni sostenibili e con un intervento definito del Governo sugli oneri. Diversamente, si rischia unicamente di enunciare una misura velleitaria, destinata inoltre a non rappresentare un buon viatico per l'equilibrio dei conti economici. Il senatore AUDDINO ( M5S ) in via preliminare coglie l'occasione per respingere le accuse formulate nei confronti della maggiorana e riferite alla conseguenze di una mancata indicizzazione delle pensioni, sottolineando che, al contrario, dalle misure poste in essere dal Governo consegue un adeguamento al rialzo e non al ribasso degli assegni pensionistici. In risposta al senatore Laus, rileva quindi che il disegno di legge n. 658 rinvia proprio alla contrattazione collettiva, diversamente da quanto invece avviene nel disegno di legge n. 310. Ricorda quindi che, come emerso anche nel corso delle audizioni svolte sui disegni di legge, il venti per cento dei contratti viene stipulato al di fuori della contrattazione nazionale, ciò che dimostra dunque la necessità di un intervento finalizzato a stabilire un salario minimo orario, a maggior ragione in quanto è risultato che esso già esiste nei due terzi dei Paesi UE. Anche la pletora dei contratti - oltre 800 - depositati presso il CNEL rappresenta indubbiamente un problema, che l'attuale maggioranza si trova tuttavia ad ereditare dal passato ed al quale occorrerà porre mano. E' un fatto che il triste fenomeno dei cosiddetti working poor richiede un intervento, rispetto al quale non si può paventare il rischio di disoccupazione crescente e di un gran numero di licenziamenti, perché ciò equivale ad immaginare l'automatico verificarsi di comportamenti scorretti. La fissazione di un salario minimo coniuga opportunamente la necessità di dare attuazione all'articolo 36 della Costituzione, garantendo il rispetto del principio di adeguatezza e di proporzionalità della retribuzione. Il tentativo di introdurre un compenso minimo orario era in realtà già stato effettuato dall'Esecutivo precedente all'interno del Jobs Act , salvo poi far scadere la relativa delega. Si è persa così un'occasione, per motivi non meglio chiariti. L'attuale maggioranza ha dunque la forza di intervenire dunque su un tema importante e delicato, a favore di una platea vasta, di cui le precedenti maggioranze si sono dimenticate. Altro e diverso problema è invece rappresentato dal lavoro nero e del lavoro sommerso, fenomeni sui quali peraltro si stanno intensificando i controlli. Anche inserire in quest'ambito il tema del cuneo fiscale equivale ad introdurre un argomento diverso, che ovviamente andrà affrontato, ma a tempo debito. Conclusivamente, ribadisce che il disegno di legge n. 658 rappresenta un'iniziativa che va incontro alle necessità dei lavoratori, che devono sempre sentirsi tutelati dallo Stato, indipendentemente dalle maggioranze di governo che eventualmente dovessero alternarsi. A giudizio del senatore NANNICINI ( PD ) il tema della giusta retribuzione rappresenta un problema reale, che sta molto a cuore alla sua parte, tant'è che figurava nello stesso programma elettorale del PD. Chi fa un lavoro onesto deve ricevere una paga onesta. Il punto non è dunque risalire oggi alle responsabilità di chi - sindacati dei lavoratori, datori di lavoro o maggioranze che si sono succedute - non ha dato corso all'attuazione del principio costituzionale della giusta retribuzione; è infatti necessario condurre sul tema un dibattito non meramente ideologico, ma finalizzato ad individuare una soluzione efficace ed equilibrata. La lista dei responsabili dei bassi salari è stata d'altro canto ben evidenziata nel corso delle audizioni svoltesi sui disegni di legge: lavoro nero, cooperative cosiddette spurie, contratti cosiddetti pirata, dumping salariale. I primi tre temi non hanno in realtà rapporto con il salario minimo, ma evidenziano semmai la necessità di un incremento delle attività ispettive. In proposito, egli coglie pertanto l'occasione per sollecitare la ricostituzione della Commissione d'inchiesta sulla salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, già operante anche nella precedente legislatura. Esiste poi il tema del finto lavoro autonomo, che tuttavia, pur necessitando di una urgente soluzione, va tenuto distinto da quello del salario minimo orario. La questione centrale, a proposito della garanzia della giusta retribuzione di cui all'articolo 36 della Costituzione, è invece quella del dumping salariale; e in questo senso egli evidenzia la necessità di rafforzare la contrattazione collettiva. Nel richiamarsi alle considerazioni svolte dal senatore Laus, il quale ha definito la misura del salario minimo un rimedio "estremo", egli riterrebbe però opportuno non già definirne la misura in una legge, così ossificandola e astraendola da ogni possibilità di negoziato, bensì affidarla ad una commissione tripartita, che possa adattare quella misura all'andamento del mercato del lavoro. Si tratta infatti di individuare l'esatta proporzione di un dosaggio molto complicato: un salario minimo fissato su un importo eccessivamente alto finirebbe infatti per creare lavoro nero, mentre un importo troppo basso avrebbe l'effetto di spiazzare la contrattazione collettiva. Occorre dunque cautela, evitando di porre in essere norme troppo rigide e cariche di aspettative. La chiave è dunque rappresentata dalla necessità di dare attuazione piena sia all'articolo 36 che all'articolo 39 della Costituzione. Il tema è quello di garantire una tutela universale, sancendo per legge che la giusta retribuzione prescritta dall'articolo 36 della Costituzione è quella stabilita dalla contrattazione collettiva. In questa ottica, è necessario rafforzare il sistema della rappresentanza, attraverso meccanismi certi e condivisi di misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali. In questo modo si consegue il doppio vantaggio di arginare gli attacchi al ruolo della contrattazione, garantendo per altro verso ai lavoratori forme più evolute ed efficaci di partecipazione alle scelte e alle dinamiche aziendali. In questa direzione e secondo queste linee strategiche, annuncia l'imminente presentazione da parte del suo Gruppo di una iniziativa legislativa che si augura possa essere esaminata congiuntamente ai provvedimenti in oggetto.