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Ma che questo Governo di larghe intese, nato da esigenze di difficile soluzione e nell'interesse nazionale, presenti tutti i decreti-legge, di grandissima importanza e molto invasivi della vita dei cittadini, in una situazione post-bellica (perché questa è la situazione), ponendo la fiducia o chiedendo il ritiro degli emendamenti pare una prassi esagerata e non conforme, una prassi che non rende servizio alla democrazia. Praticamente, gli emendamenti che vengono presentati nella seconda Camera, che troppo sovente è il Senato (al di là della consuetudine dell'incardinamento a rotazione tra le due Camere), pongono questi problemi: ci sono degli emendamenti di ordine normativo, che quindi possono essere esaminati e possono essere positivi per la soluzione dei problemi, e ci sono emendamenti di spesa che patiscono la situazione di difficoltà, che il MEF esprime con un parere negativo. Ci sono delle aggravanti in questa situazione, perché - lo dico in tono costruttivo, sia chiaro, seppure in maniera ferma - ci sono settori che non sono ancora partiti e che incontrano delle difficoltà e ce ne sono altri che faticano a partire. Ci solo delle situazioni in cui i sostegni, di cui al decreto-legge che approveremo oggi o domani, non hanno avuto riconoscimenti per una serie di motivi, giusti o sbagliati (dimenticanze, valutazioni). Ci sono dei settori che hanno patito maggiormente la situazione. Faccio un esempio che non è banale: le sale e le orchestre da ballo hanno chiuso per prime e apriranno per ultime, ma sono settori che raggruppano decine di migliaia di persone tra lavoro diretto e lavoro indiretto. Come ho detto in un mio intervento precedente su uno dei tanti provvedimenti economici, pensavo che, superata la questione dei codici Ateco, si potesse arrivare (è una provocazione, ma non tanto, perché si tratta di prendere una decisione) al punto che i sostegni andassero a tutte le partite IVA, senza domanda, (è successo in tanti Stati) eliminato così burocrazia pubblica e privata. Faccio un esempio preso dagli emendamenti che ho presentato e che non saranno ovviamente discussi, perché sarà posta la fiducia. Ci sono delle attività che hanno aperto nel 2020, per loro fortuna o sfortuna, subito dopo il primo lockdown , perché avevano l'apertura in previsione e avevano fatto degli investimenti e dei contratti. Qual è il fatturato di riferimento di queste imprese, visto che nel 2019, non esistevano? Ho presentato un emendamento al fine di prevedere anche per loro un sostegno sulla base di criteri stabiliti dal Ministero dell'economia e delle finanze, calcolando la media del settore. C'è poi la questione degli sfratti, su cui si sono pronunciate le associazioni dei proprietari, che non sono dei ladri, ma delle persone che hanno risparmiato in tanti modi, lavorando duro. Infatti, per mettere da parte le risorse per acquistare un alloggio, l'italiano medio lavora duro, a meno che non vinca al Totocalcio. Gli sfratti sono una punizione per i proprietari. È stata introdotta la norma che permette di non versare l'IVA sulle fatture entrate nei fallimenti a partire dal 19 maggio, ma è probabile che sarebbe stato più giusto estenderla a tutti i fallimenti in essere. Quanto al superbonus, esso potrebbe comprendere gli alberghi. Il cashback , che è stata una bella intuizione, è stato sospeso a favore di più ammortizzatori sociali. Infine, vi sono due emendamenti molto importanti che ho già presentato in altre occasioni - e su cui desidero soffermarmi nel breve tempo che mi rimane - in tema di disalvei e sovraspessori. Si tratta di temi tecnici, che però interessano gli italiani, in quanto i fiumi sono pieni di residui dalle alluvioni e vanno disalveati. (Applausi) . Non devono però essere previsti i permessi di dieci enti. Anche quello dei sovraspessori in edilizia è un tema di cui dobbiamo discutere in quest'Aula. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di fronte a un provvedimento importante, ricco di contenuti e soprattutto - come quasi mai abbiamo visto - di concretezza, con la previsione di azioni volute e richieste. In quest'epoca ciò è il tipico esempio che mette in evidenza la differenza tra il precedente Governo giallo-rosso e quello attuale, che si nota grazie ai contributi conseguenti all'ingresso nella maggioranza di Lega e Forza Italia. Quello che oggi è scritto nel provvedimento in esame non era presente nelle precedenti simili iniziative. Desidero soffermarmi su un tema che ho iniziato ad affrontare il 23 luglio 2019, quindi già prima del Covid, con un'interrogazione che, ad oggi, non ha ancora avuto risposta, tesa a fare chiarezza sulle interpretazioni discordanti, tuttora esistenti, tra uffici pubblici e studi commerciali in merito all'applicazione dell'IVA sulle operazioni di cessione di selvaggina da parte degli allevatori. Oggi, all'articolo 18- bis del provvedimento in esame, si legge che tra gli animali destinati all'alimentazione umana sono compresi anche gli animali vivi ceduti per attività venatoria, con la conseguenza che l'l'IVA scende al 10 per cento. Fornisco alcuni dati per far capire che non si tratta di una questione marginale. Nel nostro Paese, che in Europa è quello con la più alta concentrazione di fauna selvatica, sono circa 3 milioni i capi allevati e messi a disposizione di circa 2.500 aziende faunistiche e agro-faunistico-venatorie e degli allevamenti, tutti privati. Tutto ciò contribuisce al PIL nazionale per lo 0,8 per cento, come ho già detto ieri quando sono intervenuto sul tema della "venofobia". Nel nostro Paese sono 244 gli ambiti territoriali di caccia, 75 i comprensori alpini, 492 le riserve alpine e 20 i distretti venatori. Bene hanno fatto coloro che hanno avviato lo sviluppo della filiera alimentare di carne di selvaggina, nel rispetto della sicurezza alimentare e dell'ambiente, e bene ha fatto la Regione Lombardia a siglare un apposito protocollo di intesa su questo tema. Si tratta di carni pregiate, come dimostra il forte interesse nazionale dei ristoranti stellati. Si tratta di un settore dell'agroalimentare che merita un razionale intervento del legislatore. Dobbiamo agevolare lo sviluppo del consumo di queste carni anche con la modifica di norme esistenti ma abbondantemente superate. Noi diciamo: meglio le carni della nostra fauna selvatica piuttosto che gli insetti che ci propina l'Europa. (Applausi) . Nella temporaneità prevista dal decreto per la riduzione dell'IVA al 10 per cento per l'anno 2021 è compreso il riconoscimento del fatto che la fauna selvatica allevata è destinata all'alimentazione. Invito pertanto tutti i colleghi, ma soprattutto il Governo, a chiarire definitivamente che l'aliquota da applicare alla selvaggina allevata è del 10 per cento, come chiesto con la mia interrogazione di due anni fa. Oggi su questo tema - mi rivolgo ai colleghi di Fratelli d'Italia, che mi pare d'aver capito siano intenzionati a votare contro - abbiamo un risultato importante;