[pronunce]

Rimane, pertanto, nell'ambito della discrezionalità legislativa la scelta di un limite massimo alla retribuzione pensionabile per il prosecutore volontario, previsto dalle norme denunciate pur dopo il mutamento normativo recato, nell'ambito del sistema di contribuzione obbligatoria, dall'art. 21, comma 6, della legge n. 67 del 1988, senza che, per questo, venga alterata la funzione propria della contribuzione volontaria e siano vulnerate le finalità garantite dall'art. 38 Cost. Peraltro, non può tacersi che il richiamo all'art. 38, secondo comma, della Costituzione in riferimento al pensionamento di anzianità, che viene in rilievo nella fattispecie, risulta inconferente, in quanto, come più volte affermato da questa Corte (tra le altre, ordinanza n. 278 del 2003 e sentenza n. 416 del 1999), «la garanzia posta dal citato parametro costituzionale, legata allo stato di bisogno, è riservata alle pensioni che trovano la loro causa nella cessazione della attività lavorativa per ragioni di età». Né può ravvisarsi la violazione dell'art. 3 Cost. sotto i diversi profili prospettati dal remittente. Posto, infatti, che la disciplina censurata non contraddice la finalità della contribuzione volontaria e, dunque, non può dirsi, per questo, irragionevole, deve escludersi che sia costituzionalmente illegittima l'apposizione di limiti alla retribuzione pensionabile non corrispondenti a quelli operanti in costanza di rapporto di lavoro. Il fatto che non può predicarsi una equiparazione a tutti gli effetti tra contribuzione volontaria e contribuzione obbligatoria si spiega anche in considerazione della diversità della posizione del lavoratore in attività rispetto a quella del lavoratore che, cessato dal servizio, non ha ancora raggiunto l'anzianità contributiva minima. Non può infine reputarsi sussistente una ingiustificata disparità di trattamento tra lavoratori con retribuzione inferiore a detti limiti, per i quali la contribuzione volontaria sarebbe idonea a perseguire la sua funzione, e lavoratori con retribuzione superiore, i quali resterebbero invece penalizzati. Una volta escluso che, nella fattispecie in esame, possa ravvisarsi uno stravolgimento della funzione propria della contribuzione volontaria, quelle prospettate dal remittente sono soltanto mere conseguenze di fatto nell'applicazione delle norme denunciate che, come tali, non rilevano ai fini dello scrutinio di costituzionalità (cfr., ex plurimis, ordinanze n. 155 del 2005 e n. 121 del 2003).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi terzo, quinto e sesto, del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402 (Contenimento della spesa previdenziale e adeguamento delle contribuzioni), convertito, con modificazioni, nella legge 26 settembre 1981, n. 537, sollevata, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe indicata. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA