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Il legislatore europeo dovrebbe quindi chiarire tale aspetto, per non determinare una lacuna normativa che finirebbe per non distinguere tra la contrattazione collettiva fatta dalle organizzazioni qualificate da una rappresentatività comparativamente maggioritaria, che è l'unica in grado di inverare il principio di adeguatezza che la direttiva promuove, e quella effettuata da organizzazioni scarsamente rappresentative; ciò anche al fine di contrastare fenomeni di dumping contrattuale, a danno della tutela dei lavoratori e della leale concorrenza tra imprese. Proprio al fine di consentire l'affermazione del principio dell'adeguatezza di un salario minimo, andrebbe inoltre inserito il principio per cui, negli Stati in cui vige la determinazione dei salari per il tramite della contrattazione collettiva, deve essere assicurata comunque a tutti i lavoratori l'applicazione di un contratto collettivo di settore idoneo a garantire una retribuzione dignitosa, lasciando agli Stati membri la discrezionalità nella fissazione dei parametri di adeguatezza a cui la contrattazione dovrà conformarsi. Introducendo un principio siffatto in una direttiva europea si raggiungerebbe lo stesso effetto che oggi, nell'ordinamento interno, viene realizzato solo attraverso le decisioni degli organi giurisdizionali, chiamati a dare attuazione all'articolo 36 della Costituzione, e si raggiungerebbe una quota quanto più vicina al 100 per cento di lavoratori a cui viene garantito un salario minimo. Peraltro, occorre evidenziare che la garanzia di una retribuzione dignitosa e adeguata per tutti i lavoratori favorirebbe senz'altro la realizzazione di un mercato del lavoro più inclusivo, più equo e paritario, abbattendo le disuguaglianze, anche in termini di gender pay gap . Alla luce di quanto sopra esposto, in relazione all'implementazione a livello nazionale della disciplina relativa al salario minimo, appare auspicabile: a) garantire l'effettiva applicazione della disciplina attraverso il rafforzamento dei controlli e delle ispezioni sul campo effettuate dai soggetti istituzionali deputati ai compiti di vigilanza circa l'applicazione dei salari minimi legali; b) al fine di sostenere gli aumenti del costo del lavoro, considerata l'emergenza generata dalla pandemia che ha colpito il nostro Paese, introdurre nei programmi europei l'adozione di strumenti di sostegno per le imprese. Tale aspetto è auspicabile anche per agevolare gli Stati membri nel recepimento delle prescrizioni contenute nella proposta di direttiva; c) al fine di dare attuazione al principio di adeguatezza - come peraltro indicato nel considerando 21 della presente proposta di direttiva e come specificato dall'articolo 36 della Costituzione italiana - favorire l'introduzione di una soglia minima inderogabile. Da ciò deriverebbe peraltro un rafforzamento dei contratti collettivi, in quanto la soglia opererebbe solo sulle clausole relative ai "minimi" - ove inferiori alla soglia individuata - lasciando al contratto collettivo la regolazione delle altre voci retributive. L'introduzione di una "soglia-test" di dignità ed adeguatezza, rappresenterebbe dunque una vera e propria spinta verso l'alto del minimo salariale. Allegato