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per quanto riguarda le infrastrutture digitali, il medesimo PNRR si sofferma essenzialmente sulla centralità della realizzazione e della messa a disposizione delle infrastrutture in fibra ottica, "a prova di futuro", la cui fruizione è attualmente molto al di sotto della media europea. All'interno della missione n. 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura), all'obiettivo "Banda larga, 5G e monitoraggio satellitare" connesso alla realizzazione delle reti ultraveloci in fibra ottica, 5G e satellitari, vengono complessivamente destinati 4,2 miliardi di euro, dei quali la parte preponderante, 3,3 miliardi di euro, è destinata alle connessioni ultraveloci; la realizzazione dell'infrastruttura si basa sul piano banda ultralarga del marzo 2015, la cui attuazione sconta ritardi con particolare riferimento al dispiegamento della fibra nelle aree non a mercato e nelle "aree grigie". In ragione di ciò, per favorire un'ulteriore accelerazione degli investimenti il PNRR intende promuovere un "progetto fibra" che eviti il rischio di duplicazioni nella messa a terra della garantendo al contempo la piena concorrenza nella fornitura dei servizi, senza però precisare i contenuti del medesimo "progetto"; rilevato che: la crisi pandemica ha portato ad un netto salto in avanti sia dal punto di vista dell'adozione delle tecnologie digitali, sia soprattutto dal punto di vista della consapevolezza della strategicità delle infrastrutture di telecomunicazione. Il lockdown ha inevitabilmente generato un impatto dirompente anche sulle reti di telecomunicazioni italiane, con l'aumento esponenziale del traffico determinato da servizi ad alta intensità di dati. I dati dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) indicano un incremento del flusso dati su rete fissa quasi raddoppiato rispetto al 2019 nei mesi di marzo 2020 (90 per cento in più) e aprile 2020 (80 per cento in più), presentando inoltre una crescita YoY superiore al 30 per cento per tutto il periodo estivo. In misura inferiore l'incremento ha interessato anche le reti mobili, che hanno visto un picco di crescita del 79 per cento a marzo e del 78,9 per cento ad aprile, sebbene un forte aumento (oltre il 50 per cento) fosse già stato registrato nei mesi precedenti il lockdown , dunque indipendentemente da fattori esogeni; l'accesso ai dati e la capacità di proteggerne l'integrità sono vitali per la sicurezza e il nostro vivere quotidiano. La trasmissione dati nel mondo avviene al 95 per cento sulle dorsali sottomarine. Lungo le dorsali oceaniche scorre, infatti, un ininterrotto flusso di dati di cui è necessario garantire integrità e protezione. Senza i circa 750.000 chilometri di cavi che attraversano gli oceani, le nostre società interconnesse e guidate dal digitale non sarebbero in grado di funzionare. I cavi sottomarini rendono possibili comunicazioni istantanee, trasportando, come detto, circa il 95 per cento del traffico dati e voce, che attraversa i confini internazionali e che consentono lo svolgersi dell'economia globale mediante le transazioni finanziarie. Oggi i cavi sottomarini più veloci sono in grado di trasferire dati alla velocità di 25 terabyte al secondo, più del doppio della quantità di dati generati ogni anno dal telescopio spaziale Hubble; la rete dei cavi deve, dunque, essere considerata di estremo rilievo ai fini della sicurezza globale, trattandosi di un aspetto che riguarda la difesa nazionale e la tutela degli interessi strategici di ogni Stato coinvolto, ma che al tempo stesso concerne anche il corretto funzionamento di internet , l'integrità dei dati e la regolarità delle comunicazioni. I dati, infatti, possono essere estratti dai cavi sottomarini sia durante il loro processo di produzione, con l'inserimento di backdoor per raccogliere informazioni, sia nei siti dove i cavi si collegano alle reti terrestri. Possono anche essere intercettati in mare, sebbene quest'ultima sia un'operazione tecnicamente più complessa. Di per sé, il cavo è vulnerabile, può essere facilmente individuato e danneggiato meccanicamente o mediante piccole cariche esplosive e può essere attaccato anche senza che sia violato fisicamente; i cavi sottomarini sono prevalentemente di proprietà di consorzi di imprese di telecomunicazioni. Gli investimenti odierni sono guidati per lo più dalle grandi società del web come Google, Facebook, Microsoft e Amazon. La parte italiana delle dorsali internazionali è controllata da Sparkle, operatore globale del gruppo TIM; la rete GÉANT, l'infrastruttura di rete finanziata integralmente dall'Unione europea e dedicata alla ricerca e all'istruzione, rappresenta un esempio di network europeo che sarebbe di fondamentale importanza replicare per i dati generalisti e per quelli industriali; è quindi di tutta evidenza come le infrastrutture che trasportano e stoccano dati siano asset strategici per il nostro Paese e per tutta l'Unione europea e, pertanto, debbano essere sottoposte sotto stretto controllo pubblico, anche attraverso la creazione di una società in cui confluiscano la rete unica della fibra, la vecchia rete fissa di telecomunicazioni, le torri della telefonia mobile (4G ma anche le future reti del 5G) e quelle di segnale digitale, come Raiway ed EItower, dove la componente di investitori pubblici è già comunque prevalente, nonché i cavi sottomarini di Sparkle ed i data center e i cloud . L'obiettivo deve essere quello di pervenire ad un Europa forte, compatta e coesa, anche dal punto di vista infrastrutturale, nella competizione globale a difesa dei dati dei singoli cittadini e delle imprese. L'integrazione tra le reti dei vari Paesi europei costituisce un obiettivo fondamentale per rafforzare il ruolo competitivo dell'Unione rispetto ai mercati dei Paesi extra UE; considerato, altresì, che: nel 1997 lo Stato privatizzò la rete di telefonia che, ad oggi, è l'unica infrastruttura di rete nazionale non controllata dallo Stato, seppur attualmente Cassa depositi e prestiti sia azionista di TIM al 9,81 per cento; il 31 agosto 2020 i consigli d'amministrazione di TIM e Cassa depositi e prestiti hanno approvato il memorandum of understanding , la dichiarazione di intenti, per creare "AccessCo", la società per la rete unica nazionale, in cui confluirà la società FiberCop (costituita da TIM con Kkr e Fastweb) e Open Fiber, il cui capitale attualmente appartiene per il 50 per cento a CDP e per il 50 per cento a Enel. Quest'ultima ha in corso una trattativa per cedere la sua quota al fondo australiano Macquarie e una parte minoritaria della stessa quota a CDP; sulla base delle dichiarazioni rilasciate da TIM e CDP a margine dell'approvazione del memorandum appare delinearsi un assetto che vedrebbe TIM detenere almeno il 50,1 per cento della società della rete unica nazionale; la creazione di una rete unica riveste un'importanza fondamentale per lo sviluppo ed il futuro del Paese con importanti ripercussioni dal punto di vista economico-sociale. Tale obiettivo potrebbe essere perseguito prendendo a riferimento l'operazione già compiuta, in tempi più recenti, con la rete di trasmissione nazionale di Terna, controllata dallo Stato tramite CDP Reti.