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Questa è la responsabilità che spetta a lei, ministro Salvini, a tutto il Governo e alle senatrici e ai senatori che siedono in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Richetti. Ne ha facoltà. RICHETTI (PD) . Signor Presidente, a differenza dei colleghi, di cui riconosco e condivido le ragioni politiche quando si rivolgono al Ministro che non c'è, vorrei rivolgermi esclusivamente a lei e a quest'Assemblea perché credo che alla base di questa discussione vi sia un grande fraintendimento. Si è creata una faglia tra chi sostiene l'operato del Ministro e chi lo contrasta, ma il punto non è questo. La discussione non riguarda il sostegno alle politiche del Governo e del ministro Salvini. Il punto è se quest'Assemblea, se il Senato della Repubblica ha deciso di spogliarsi di una prerogativa che la Costituzione gli consegna oppure no. La discussione che stiamo facendo circa l'interesse pubblico preminente l'ha risolta oggi il Presidente del Consiglio perché non è venuto a dire che domani sarà presente per difendere un interesse pubblico che abbiamo tutelato fino alla fine. No. È venuto a dire che domani sarà qui a metterci la faccia perché quella è la linea politica del Governo. Stiamo quindi affermando che l'attuazione del programma di Governo coincide con l'interesse della Repubblica. Vi rendete conto del principio che stiamo affermando in quest'Aula? Stiamo parlando del contenuto di un'azione di Governo che l'Autorità giudiziaria - e me ne dispiace - ha portato in prossimità dell'illecito ed è da chiarire se l'operato di questo Governo sia in prossimità dell'illecito o sia dentro alle prerogative della legge e della Costituzione e non lo può chiarire quest'Assemblea. Quest'Assemblea deve solo decidere dove sta l'interesse pubblico preminente. Io sono in totale disaccordo con ciò che ho sentito dire dalla collega Modena: non coincide affatto con la linea politica e con l'azione di Governo perché altrimenti domani, se la giustificazione è l'attuazione della linea di Governo, non c'è più nessun reato perseguibile. Il senatore Pillon ci ha spiegato che poiché Salvini è a favore dei respingimenti e della riduzione degli sbarchi, ha fatto bene a non far scendere i profughi dalla Diciotti. Quindi, siccome lui è contrario agli attracchi e favorevole ai respingimenti, poteva persino abbatterli. Domani, se Salvini o chiunque del Governo ritenesse che vi sia un'informazione sensibile per la sicurezza nazionale, potrebbe utilizzare lo strumento della tortura per raccogliere quella informazione perché è in ballo l'interesse nazionale. Ma ci rendiamo conto, Presidente, di che cosa sta consentendo quest'Assemblea? Io penso che non sia affatto vero che la relazione del presidente Grasso sia da pubblico ministero, perché ci fornisce una griglia di lavoro fatta di questioni puntuali. Cito: «In altri termini, affinché il Senato possa legittimamente rigettare la richiesta di autorizzazione a procedere, si deve ritenere che l'interesse pubblico che il Ministro intende difendere sussista effettivamente in concreto e sia preminente rispetto al bene protetto dalla norma» e nessuno in quest'Aula ha saputo descrivere dove sta l'interesse pubblico. Si è detto solo che noi siamo contrari ai clandestini oppure che si sta attuando il contratto di Governo. Nessuno dei due punti appartiene all'interesse pubblico. E se qualcuno in quest'Aula ha un dubbio - perché non è mica detto che le parole del senatore Richetti corrispondano a verità: è vero, signor Presidente, che può succedere? - può alzare lo sguardo e leggere, dietro allo scranno del Presidente, perché è stata proclamata la Repubblica: non a difesa delle coste, ma a presidio di pubbliche libertà. A questo un Governo guarda: al presidio delle pubbliche libertà, che sono viceversa calpestate. Nessuna maggioranza politica di nessun colore, né oggi né domani, per attuazione del programma di Governo può restringere la libertà personale di qualunque individuo: di questo stiamo parlando, non delle felpe né delle giacche né dei migranti, ma del fatto che un Governo possa venire prima della libertà costituzionalmente sancita di ogni individuo; questo è il punto. Sempre la relazione del presidente Grasso pone un punto e una domanda, che non è da pubblico ministero, ma da collega che ha indagato la questione: che tipo di discrezionalità ha il Parlamento? C'è il rischio infatti che «poiché la valutazione cui è chiamato il Parlamento è una valutazione "politica", essa possa diventare una scusa per fare rientrare in tale concetto tutto ciò che si vuole». Ma è evidente che se ciò è ad attuazione del programma di Governo, cioè di maggioranza, di fatto stiamo scudando l'Esecutivo di un Paese, che, in quanto maggioranza e attuatore del programma di Governo, da domani è al di sopra della legge. Allora non mi rivolgo al MoVimento 5 Stelle e agli amici e colleghi della Lega, in relazione alle loro dichiarazioni e a ciò che hanno sempre detto di intendere, di volere e di pensare: no, quello lo fanno i giornali e la polemica politica. Non è il merito, anzi, è una cosa che risale a molto prima: ho fatto una legislatura intera e - ha ragione ancora il collega Nencini - non c'entrano nulla le autorizzazioni a procedere, perché ricordo che, quando eravamo colleghi alla Camera, l'onorevole Grillo - che oggi ha fatto carriera, per cui da Ministro si occupa di sanità - fece un intervento accoratissimo - del quale vi risparmierò la lettura - nel quale disse: con noi mai più nessun politico sopra alla legge. Ecco, non credo che la questione sia questa, ma che sia giusto che gli organismi di questo Senato e della Costituzione e la Repubblica vedano le garanzie e le prerogative costituzionali garantite a tutti, compresi i parlamentari e i senatori. Qui però c'è una domanda evidente, alla quale non vogliamo rispondere, e cioè il fatto che quest'ipotesi di reato, commesso da un Ministro, lede in maniera evidente un principio costituzionale: l'autorità giudiziaria deve andare a verificare se tale reato è stato commesso o meno, perché oggi è solo un'ipotesi. Domani allora il problema non sarà votare senza vincolo di mandato, come del resto ci dice la Costituzione, ma alzare lo sguardo e capire cosa ci sta a fare ciascuno di noi nel Senato della Repubblica e le ragioni fondanti di questa Repubblica. (Applausi dai Gruppi PD e Misto). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, la collega Fedeli ha detto prima una cosa che condivido molto: apparteniamo a quella cultura politica per la quale l'avversario si combatte con la politica, non con altri strumenti; ci piacerebbe quindi combattere il ministro Salvini per le idee che porta con il valore e la forza delle nostre. Con lo stesso stile, apparteniamo a quella cultura politica che ha grande rispetto per le istituzioni, che comprendono anche la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e lo svolgimento dei suoi lavori. Presidente Gasparri, penso che i lavori della Giunta, da lei presieduta in maniera corretta e approfondita, siano stati offesi.