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Modifica al decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, in materia di disciplina applicabile ad ILVA S.p.A.. Onorevoli Senatori. – È noto che: « La legge è uguale per tutti ». Si tratta di un principio di diritto vigente nell'assetto costituzionale italiano. Tuttavia, nei fatti, così non è per quanto riguarda ArcelorMittal ( ex ILVA) di Taranto. Tanto è vero che il decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, recante « Disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto », prevede all'articolo 2 comma 6 che: « Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell'affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell'incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro ». Eppure la regola generale di qualunque Stato di diritto impone la punizione a chi inquina l'ambiente. Anche il codice penale italiano e le altre normative di settore prevedono reati ambientali ad hoc . Sta di fatto che la normativa penale vigente è inapplicabile per ArcelorMittal ( ex ILVA), che in forza della disposizione sopra citata può impunemente inquinare la città di Taranto, in violazione con gli articoli 3, 24, 32, 35, 41, 112 e 117 della Carta costituzionale. In tale contesto normativo, ArcelorMittal inquina addirittura più dell'ex ILVA. Gli ultimi dati registrano un incremento spropositato di diossina nell'aria. Le emissioni inquinanti hanno registrato che a gennaio-febbraio 2019 vi è stato un aumento del 195 per cento degli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), 150 per cento di benzene, 111 per cento di idrogeno solforato. Il sindaco di Taranto ha dovuto chiudere con ordinanza le scuole per trenta giorni e le mamme dei bambini piangono disperate per l'impossibilità dei loro figli di giocare per le strade di Taranto. Quando soffia il vento le finestre di casa devono restare chiuse. Si tratta di uno scenario apocalittico: un film dell'orrore che deve chiudere la scena quanto prima. Per queste ragioni, si vuole porre fine alla disparità normativa nell'interesse della collettività e dell'ambiente, rendendosi necessaria la soppressione del secondo e del terzo periodo del comma 6 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 1 del 2015. La ratio della proposta è quella di voler garantire l'uguaglianza della legge, l'applicazione equa della normativa penale per tutte le imprese che operano sul territorio dello Stato e, soprattutto, la tutela della salute e dell'ambiente dei cittadini di Taranto. Con la corretta applicazione della normativa penale, infatti, ArcelorMittal dovrà necessariamente ridurre la propagazione nell'aria delle sostanze tossiche con giovamento per tutta la comunità, che indubbiamente ha diritto ad un ambiente salubre. Recentemente, la Corte europea dei diritti dell'uomo, nella sentenza relativa al ricorso n. 54414/13, ha sancito che « Il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell'Ilva ha messo in pericolo la salute dell'intera popolazione, che vive nell'area a rischio ». La stessa Corte ha indicato che « le autorità nazionali non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti ». La Corte ha infine specificato che le misure per assicurare la protezione della salute e dell'ambiente devono essere messe in atto il più rapidamente possibile. Anche la Corte costituzionale enunciava il principio del « ragionevole bilanciamento tra diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione, in particolare alla salute (art. 32 Cost.), da cui deriva il diritto all'ambiente salubre, e al lavoro (art. 4 Cost.), da cui deriva l'interesse costituzionalmente rilevante al mantenimento dei livelli occupazionali ed il dovere delle istituzioni pubbliche di spiegare ogni sforzo in tal senso » (Corte costituzionale, sentenza n. 85 del 2013). Nei fatti, a Taranto, i diritti all'ambiente salubre ed alla salute soccombono inesorabilmente dinanzi agli interessi della produzione e del profitto. È ora, quindi, di restituire dignità alla città di Taranto. I bambini tarantini hanno il diritto di correre, giocare ed andare a scuola. Il profitto deve cedere il passo alla salute che solo un ambiente salubre può garantire.. 1 1 All'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, il secondo e il terzo periodo sono soppressi.