[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 126, comma 7, e 136, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificati dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), promossi con ordinanze emesse l'8 gennaio 2001 dal giudice di pace di Legnago, il 29 gennaio 2001 dal giudice di pace di Bologna, il 24 gennaio 2001 dal giudice di pace di Recco, il 15 marzo 2001 dal giudice di pace di Caltanissetta, il 23 marzo 2001 dal giudice di pace di Isola della Scala, il 6 marzo 2001 dal giudice di pace di Rimini, il 5 maggio 2001 dal giudice di pace di Cairo Montenotte e il 13 giugno 2001 dal giudice di pace di Brescia, rispettivamente iscritte ai nn. 267, 275, 291, 375, 379, 613, 625, 738 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 16, 17, 21, 34, 35 e 39, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 30 gennaio 2002 il giudice relatore Fernanda Contri. Ritenuto che il giudice di pace di Legnago ha sollevato, con riferimento agli artt. 25, secondo comma, e 27, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 126, comma 7, e 136, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), così come modificati dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui, per la guida di un veicolo con patente straniera scaduta di validità, non escludono l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo del veicolo anche quando il proprietario dello stesso sia persona diversa dal trasgressore; che, ad avviso del giudice a quo, le disposizioni impugnate prevedono la condotta di chi guida con patente, italiana o straniera, scaduta di validità, ma nulla dicono riguardo a chi affida loro il veicolo, con la conseguenza che il fermo amministrativo, quando viene applicato nei suoi confronti, punisce una condotta non prevista da alcuna norma; che il rimettente, rilevato come la sanzione accessoria sia in concreto più grave di quella pecuniaria principale, osserva che chi guida con patente scaduta viene punito più severamente di chi conduce un veicolo dopo aver sostenuto con esito favorevole gli esami ma non è ancora munito di patente (art. 121 cod. strada) ed osserva ancora che, in caso di una nuova violazione commessa nei cinque anni dalla precedente, il proprietario resta soggetto alla confisca del mezzo; che, sempre secondo il rimettente, un'ulteriore incongruenza sarebbe determinata dal fatto che, essendo il proprietario chiamato a rispondere in via solidale anche della pena pecuniaria principale, egli potrebbe essere l'unico soggetto cui si applicano entrambe le sanzioni, pur senza aver violato alcuna norma giuridica; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare le questioni inammissibili o infondate; che l'Avvocatura, premesso che nell'ordinanza non viene precisato quale delle due ipotesi previste dall'art. 136 cod. strada ricorre nella fattispecie concreta (guida con patente rilasciata da Stato estero scaduta di validità, da parte di chi abbia acquisito la residenza in Italia da non oltre un anno, ovvero guida con patente rilasciata da Stato estero in corso di validità, da parte di chi risiede in Italia da più di un anno), rileva che la questione appare simile a quelle esaminate dalla Corte con l'ordinanza n. 33 del 2001 e decise nel senso della manifesta infondatezza; che anche il giudice di pace di Bologna ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del cod. strada, nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, del d.lgs. n. 507 del 1999, per violazione degli artt. 25, secondo comma, e 27 della Costituzione; che il giudice a quo rileva che la sanzione pecuniaria principale è prevista per la violazione di una norma di condotta, mentre la sanzione accessoria risulta svincolata da una condotta che sia previamente definita illecita, dato che nessuna disposizione di legge definisce illecita la condotta di chi affida un veicolo ad una persona con patente scaduta di validità o prescrive l'obbligo di controllare se la patente sia valida; che, sottolinea ancora il giudice di pace di Bologna, la disposizione impugnata non consente di graduare la sanzione in relazione al tipo ed alla destinazione del veicolo sottoposto al fermo o alla circostanza che la patente sia scaduta per mera dimenticanza; che è intervenuta per il Presidente del Consiglio dei ministri l'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare inammissibili o infondate le questioni sollevate dal giudice di pace di Bologna, richiamando nelle sue difese la motivazione dell'ordinanza di questa Corte n. 33 del 2001; che il giudice di pace di Recco ha sollevato questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione del cod. strada, per violazione dell'art. 3 Cost. in relazione ai principi di ragionevolezza e proporzionalità delle sanzioni; che il rimettente osserva che la sanzione accessoria, se confrontata con la sanzione pecuniaria principale, appare "veramente sproporzionata", specie quando il veicolo appartiene ad una società la cui attività economica viene pregiudicata dalla mancata disponibilità del mezzo; che, ad avviso del giudice a quo, il proprietario del veicolo subirebbe una "grave e pesante restrizione della libertà e del diritto di svolgere l'attività della società" per un fatto a lui non imputabile, non prevedendo la legge alcuna sanzione per chi permette la guida a persona senza patente o con patente scaduta; che, sempre secondo il giudice a quo, appare ingiustificata la disposizione di cui all'art. 23, comma 4, d.lgs. n. 597 del 1999, che ha modificato l'art. 214 cod. strada, introducendo nello stesso il comma 1-bis - secondo il quale la restituzione del mezzo può essere effettuata dall'organo accertatore solo nel caso in cui risulti che lo stesso è stato utilizzato contro la volontà del proprietario; che, rileva ancora il rimettente, la sanzione è "talmente rigida" da non consentire al giudice di graduarne la durata secondo la gravità del fatto in concreto;