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l'articolo 32 della Costituzione sancisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività; in questi ultimi anni, il Sistema sanitario nazionale è stato oggetto di numerosi interventi di contenimento ed efficientamento della spesa, ma non è riuscito a porre la giusta attenzione all'esigenza di rinnovamento che i nuovi bisogni di salute dei cittadini e le trasformazioni della medicina richiedono. In particolare negli anni recenti, l'imposizione del rispetto dei vincoli di finanza pubblica e dei budget ha messo in crisi il sistema che è entrato in una fase di profonda sofferenza e di crisi strutturale; sovente la sanità pubblica è percepita come un settore di spesa, con costi elevati, bassi livelli di produttività e diffuse inefficienze, oltre che con scarso ritorno per l'economia. Al contrario, tale settore dovrebbe essere considerato in grado di fornire un grande contributo non solo al benessere delle persone, ma anche all'economia e alla crescita, data la sua importanza come fonte di occupazione e di reddito, la sua ampia diffusione su tutto il territorio, il suo ruolo fondamentale nel mantenimento di una forza lavoro in buona salute, la sua capacità di migliorare il livello di salute delle future generazioni, nonché in quanto importante ambito di ricerca scientifica e innovazione tecnologica; dal "Documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale con particolare riferimento alla garanzia dei principi di universalità, solidarietà ed equità" della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato del 10 gennaio 2018, emerge che la sanità sta pagando un pesante contributo alle politiche di contenimento dei costi messe in atto dai Governi succedutisi fino ad oggi, attraverso manovre di particolare entità per il Servizio sanitario nazionale, che, se da un lato hanno favorito una razionalizzazione del sistema, dall'altro stanno mettendo a dura prova i bisogni dei cittadini; come si legge nelle conclusioni dell'indagine "le restrizioni imposte alla sanità pubblica, in particolare nelle regioni sotto Piano di Rientro, hanno contribuito, dal 2010 ad oggi, a contenere in modo significativo la spesa sanitaria in rapporto al Pil, ma stanno producendo effetti preoccupanti in termini di funzionamento dei servizi e di assistenza erogata ai cittadini, alimentando importanti diseguaglianze all'interno di un sistema che, al contrario, dovrebbe rispondere ai principi di equità. La Commissione ritiene che la tutela della salute debba ritornare a pieno titolo a far parte dell'agenda delle priorità dei governi (nazionale e regionale), debba essere riconosciuto il contributo della sanità allo sviluppo economico e umano della popolazione e debba essere avviato un percorso di progressivo riallineamento del rapporto spesa sanitaria pubblica / Pil alla media europea in modo da rinvigorire il Ssn, strutturare il personale e rispondere ai bisogni della popolazione dopo anni di commissariamenti e tagli, occorre ripristinare il giusto trattamento sanitario nei confronti dei cittadini", impegna il Governo: 1) a prevedere, nelle Regioni attualmente commissariate per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, oggetto da anni di tagli alla spesa sanitaria, l'adozione di iniziative finalizzate alla ripresa delle politiche di sostegno e investimento sulla salute, senza la quale l'impegno degli operatori si svilisce, la fiducia nel sistema si affievolisce e la tutela della salute si riduce; 2) a promuovere un sistema organico di strumenti di governance per l'uniformità degli standard e la completezza dell'offerta sanitaria all'interno del Paese nei diversi aspetti dell'accesso, della qualità dell'offerta, degli oneri a carico dei cittadini e degli esiti in termini di salute; 3) a rivedere la disciplina del commissariamento prevedendo un tempo certo ed in ogni caso "determinato" della sua durata, entro il quale si lavorerà per pervenire all'attuazione del piano di rientro, garantendo il rispetto dei criteri di qualità dell'assistenza sanitaria erogata nei vari ambiti regionali ed oltre il quale l'ordinaria e la straordinaria gestione della spesa sanitaria sarà direttamente a carico del Ministero della salute. Atto n. 1-00020 RAUTI BERTACCO BALBONI CIRIANI IANNONE LA PIETRA MARSILIO GARNERO SANTANCHE' URSO ZAFFINI Il Senato, premesso che: secondo alcuni dati europei nel mondo del lavoro la violenza e le molestie da parte di terzi riguardano dal 5 per cento al 20 per cento dei lavoratori, e se il 40 per cento dei dirigenti europei è preoccupato per la violenza e le molestie sul luogo di lavoro, solo circa il 25 per cento (e non più del 10 per cento in molti Paesi della UE) ha attuato procedure per affrontare questo fenomeno; proprio per arginare tale problematica il 26 aprile 2007 è stato firmato dalle parti sociali europee a livello intersettoriale un accordo quadro sulle molestie e sulla violenza sul luogo di lavoro. Tale accordo mira a impedire e gestire i problemi di prepotenza, molestie sessuali e violenza fisica sul luogo di lavoro, condanna tutte le forme di molestia e di violenza e conferma il dovere del datore di lavoro di tutelare i lavoratori contro tali rischi. In questo senso, le imprese in Europa sarebbero tenute ad adottare una politica di tolleranza zero nei confronti di tali comportamenti e a fissare procedure per gestire i casi di molestie e violenza laddove essi si verifichino; nonostante i primi passi compiuti a livello europeo, nel nostro Paese non sembra esserci ancora un'adeguata consapevolezza del problema, acuito in questi anni dalle conflittualità correlate alla crisi economica: generalmente nelle aziende non vengono attuate idonee strategie per prevenire, ridurre le varie forme di violenze e molestie nel mondo del lavoro; violenze che possono essere fisiche, psicologiche, verbali, sessuali o che possono verificarsi anche nel cyberspazio, attraverso la connessione in rete; per contrastare tale fenomeno e contenerne gli effetti, negli ultimi anni sono state emanate diverse linee guida, buone prassi e raccomandazioni da parte di associazioni di categoria e del Ministero della salute: solo per citare alcuni esempi, il 25 gennaio 2016 Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno siglato congiuntamente l'accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, che recepisce quello firmato nel 2007 a livello europeo; mentre nel novembre 2007 il Ministero della salute ha emanato la raccomandazione n. 8 per "prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari" al fine di incoraggiare l'analisi dei luoghi di lavoro e dei rischi correlati e l'adozione di iniziative e programmi, volti a prevenire gli atti di violenza o attenuarne le conseguenze negative; il documento del Ministero riconosce che episodi di violenza contro operatori sanitari possono essere considerati "eventi sentinella" in quanto segnali della presenza nell'ambiente di lavoro di situazioni di rischio o di vulnerabilità che richiedono l'adozione da parte dei datori di lavoro di opportune misure di prevenzione e protezione dei lavoratori, incoraggiando l'analisi dei fattori di rischio sui luoghi di lavoro; tali strumenti però non consentono di operare un approccio sistemico e quantitativo alla valutazione del rischio e di individuare in modo organico le misure di prevenzione e protezione per la specifica realtà aziendale di riferimento;