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Se è vero che il tentativo di proroga temporanea del prefetto Parente alla guida dell'AISI, attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dello scorso 15 giugno, è abortito per il rilievi della Corte dei conti, allora per intervenire sulla norma primaria sarebbe stato opportuno ricorrere ad una norma transitoria - quante ne abbiamo registrate in questi mesi, per esempio sui vertici delle Authority ? - e non attraverso la decretazione di urgenza direttamente modificando la legge n. 124 del 2007, senza peraltro un'informazione preliminare al Parlamento anche attraverso le sue articolazioni. Ricordiamo invece tutti che di questo decreto sulla proroga dell'emergenza Covid eravamo stati preventivamente informati dei contenuti - ci fu anche una comunicazione in quest'Aula con tanto di risoluzione - tranne che di questa piccola, particolare, ma assai pesante modifica. Anche il comunicato stampa di Palazzo Chigi all'emanazione del decreto non ne faceva menzione. Perché la modifica della legge n. 124 è sbagliata nel merito? Mentre alla Lega sta bene aver rimarcato che il periodo relativo al rinnovo può essere massimo di quattro anni, confermando l'orientamento originale della legge, quello che non ci piace affatto e che riteniamo assolutamente inopportuno è che questi rinnovi - ripeto, sempre nell'arco massimo di quattro anni - possono avvenire per successivi provvedimenti senza precisarne un numero limite. Ciò vuol dire che il Presidente del Consiglio potrebbe rinnovare i vertici ogni sei mesi, addirittura ogni tre mesi, persino ogni mese. Potete capire tutti, onorevoli colleghi, che tutto questo non è funzionale all'indispensabile autonomia dei direttori delle Agenzie. Quale serenità ad operare può avere il direttore di un'Agenzia rinnovato per soli sei mesi o perfino per soli tre mesi? Quale pianificazione e programmazione potrebbe fare, assolutamente indispensabili visti gli scenari geopolitici, in tema anche di economia e di energia, in continuo mutamento? Quale credibilità potrebbe avere il direttore della nostra Agenzia esterna, se rinnovato per pochi mesi, di fronte a un omologo estero, ad esempio il direttore del Mossad israeliano, della CIA statunitense, del MI6 inglese, della BND tedesca, della DGSE francese oppure della SVR russa? Per questo la Lega ritiene necessario intervenire per modificare la norma. Riteniamo opportuno fissare un numero massimo di rinnovi (due, al massimo tre) ovvero, con un ragionamento speculare, fissare una durata minima del rinnovo al fine di garantire uno spazio temporale adeguato di operatività. Per un'auspicata modifica in via parlamentare - lo segnalo - di questa norma sulla nomina dei vertici dei Servizi si sono espressi - lo abbiamo letto ieri dalle agenzie - anche i componenti del Copasir al termine di un'audizione del premier Conte, durante la quale si sono svolte e condivise alcune considerazioni. L'auspicio è che la modifica possa intervenire presto in uno spirito di collaborazione, assolutamente indispensabile in un ambito così delicato, rilevante e significativo per il Paese, quale è la sicurezza nazionale della Repubblica. Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente, per dire che la Lega, per la trattazione in Aula di questo provvedimento, ha presentato in tema vari emendamenti, uno anche soppressivo. Se il Governo rinunciasse oggi alla preannunciata fiducia, il Gruppo della Lega sarebbe disponibile a ritirare tutti gli emendamenti tranne l'1.24 (testo 2) che, fissando fino a tre il numero di successivi provvedimenti di rinnovo, sarebbe funzionale a risolvere il problema. Diversamente, se il Governo dovesse confermare la fiducia sul provvedimento, sarebbe sicuramente apprezzabile che il rappresentante dell'Esecutivo oggi presente potesse intervenire per assicurare la disponibilità del Governo a convergere su una prossima proposta parlamentare. Lo sottolineo: il ritocco della norma è assolutamente indispensabile, non solo per i motivi che ho detto in precedenza, ma anche per portare la giusta serenità all'interno del comparto, dove donne e uomini competenti, che dimostrano alta professionalità e spirito di dedizione verso le istituzioni del Paese, vogliono esclusivamente lavorare in serenità ed evitare che il proprio comparto sia continuamente oggetto di attenzioni e di strumentalizzazioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, signori senatori, siamo oggi chiamati a votare la conversione in legge del decreto-legge n. 83 del 2020, recante la proroga dello stato di emergenza, dovuto alla pandemia da Covid-19. Siamo in realtà chiamati a confermare le scelte, che abbiamo assunto ad inizio anno, quando ci siamo trovati di fronte ad una sfida nuova e difficile, con la quale mai avevamo avuto modo di confrontarci. Il Governo ci chiede oggi di continuare a seguire un percorso tracciato con chiarezza, prorogando le misure eccezionali fino al 15 ottobre, che assicurano strumenti di prevenzione e gestione dell'emergenza. Tale emergenza purtroppo è ancora attuale. I dati che registrano aumenti dei contagi non devono spaventarci, ma non possono coglierci impreparati. Siamo stati tra i primi in Europa ad affrontare la pandemia e siamo stati i primi a strutturare in tempi strettissimi una strategia che ha dato i suoi frutti. Non possiamo pensare di sprecare un lavoro ben fatto, perché i dati parlano chiaro e la stessa comunità internazionale lo riconosce: il Governo ha agito con tempismo e ha adottato le misure indispensabili per fronteggiare le nuove difficoltà. Questo ci rassicura, perché dimostra coerenza e competenza nella gestione dell'emergenza. I numeri che costantemente ci aggiornano sui contagi, nel mondo e in Italia, non sono altrettanto rassicuranti e ci chiamano a prendere coscienza del fatto che l'emergenza è tutt'altro che finita. In questo scenario, la proroga dello stato di emergenza e delle misure conseguenti si pone come indispensabile per fronteggiare la pandemia. Garantire, attraverso la proroga, la continuità dell'azione di contrasto vuol dire avere gli strumenti per non lasciare al virus margini di diffusione, isolando i focolai all'origine e monitorando i contagi. Ciò significa quindi assicurarsi che gli ospedali abbiano personale e mezzi sufficienti, per poter sostenere improvvisi picchi di domanda di assistenza. Quelle che proroghiamo oggi, fino al 15 ottobre, sono tutte le misure che ci hanno permesso di uscire dalla situazione critica in cui ci siamo trovati nei primi mesi dell'anno e che, sono convinta, ci permetteranno di gestire i prossimi mesi. Signor Presidente, è importante ricordare che quanto stiamo affrontando è una sfida che coinvolge il mondo intero, in modo grave e pericoloso. Non possiamo correre il rischio di sottovalutare questo pericolo, né possiamo condividere atteggiamenti troppo permissivi, in contrasto con le dinamiche di assoluta attenzione, che questo subdolo virus impone, né tantomeno possiamo tollerare o avallare atteggiamenti di mero allarmismo.