[pronunce]

– Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso venga dichiarato inammissibile ovvero infondato. 2.1. – La difesa erariale eccepisce, quanto all'ammissibilità del conflitto: a) che l'Agenzia delle entrate è un ente con propria personalità giuridica, distinta ed autonoma rispetto a quella dello Stato, del quale non può essere considerata “organo” ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 39, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, sicché gli atti emessi dall'Agenzia non potrebbero essere oggetto di conflitto costituzionale di attribuzione; b) che il ricorso della Regione Siciliana si limiterebbe a prospettare, con pretesa tutelabile avanti al giudice amministrativo, l'illegittimità degli atti impugnati, senza rivendicare il diritto di riscuotere direttamente i tributi né negare la potestà dell'Agenzia delle entrate di provvedere al riguardo, bensì contestando esclusivamente il modo di esercizio di tale potestà nel caso concreto; c) che le impugnate risoluzioni sarebbero semplici istruzioni interne, rivolte agli organi della riscossione per razionalizzarne ed ottimizzarne l'attività e perciò non sindacabili dalla Regione Siciliana. 2.2. – Nel merito, l'Avvocatura generale nega che con le suddette risoluzioni l'Agenzia fiscale abbia sottratto la parte spettante alla Regione Siciliana dei tributi in esse considerati, perché il codice-tributo avrebbe solo lo scopo di identificare la causale del correlativo versamento fiscale e non quello di individuare l'ente cui tale versamento deve essere poi attribuito. La difesa erariale deduce che alla realizzazione di tale ultimo scopo è deputato un meccanismo informatico che determina automaticamente la quota di spettanza regionale, tramite un'apposita tabella di confluenza tra codici-tributo, ente percettore e capitoli-articoli di bilancio, e che, in virtù di tale meccanismo, le somme riscosse per i tributi sostitutivi in questione sono state correttamente imputate sia allo Stato che alla Regione Siciliana, come risulterebbe dal prospetto di imputazione-riparto elaborato dalla SOGEI per l'anno 2002 e prodotto in giudizio. L'Avvocatura generale contesta, infine, la sussistenza della lamentata violazione del principio di leale cooperazione tra Stato e Regione, data la mancanza del presupposto di una lesione effettiva di attribuzioni costituzionali. 3. – La Regione Siciliana, con memoria depositata nell'imminenza della pubblica udienza, ha riconosciuto che l'Agenzia delle entrate ha regolarmente e tempestivamente accreditato le somme spettanti alla ricorrente sul gettito dei tributi in questione e, pertanto, ha chiesto che venga dichiarata la sopravvenuta cessazione della materia del contendere.1. – La Regione Siciliana ha proposto ricorso per conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione alle risoluzioni dell'Agenzia delle entrate, “Direzione Centrale Gestione Tributi”, n. 29/E del 30 gennaio 2002 e n. 31/E del 31 gennaio 2002, entrambe concernenti l'istituzione di codici-tributo per il versamento di imposte sostitutive. Asserisce la ricorrente che tali risoluzioni, nel disporre che tutte le somme riscosse per detti titoli vanno imputate a specifici «capitoli del bilancio dello Stato» e non anche ai rispettivi capo e capitolo del bilancio regionale (per la parte di spettanza regionale), violerebbero le prerogative di cui all'art. 36 dello statuto della Regione Siciliana, ed all'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria), nonché il principio costituzionale di leale cooperazione tra Stato e regioni. 2. – La difesa erariale ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità del conflitto, perché avente ad oggetto atti non dello Stato, ma dell'Agenzia delle entrate. L'eccezione è infondata. Questa Corte ha già ritenuto ammissibile il conflitto costituzionale di attribuzione in relazione ad atti dell'Agenzia delle entrate, sul presupposto della sostanziale riconducibilità di tale ente, ai fini del conflitto, nell'àmbito dell'amministrazione dello Stato (sentenza n. 288 del 2004, riguardante, appunto, un conflitto di attribuzione sollevato dalla Regione Siciliana in relazione ad atti emessi dall'indicata Agenzia). Tale conclusione deve essere qui ribadita. Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59) affida, infatti, all'Agenzia delle entrate la «gestione» dell'esercizio delle tipiche funzioni statali concernenti «le entrate tributarie erariali» prima attribuite al Dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze ed agli uffici connessi e, in particolare, assegna a tale ente la cura del fondamentale interesse statale al perseguimento del «massimo livello di adempimento degli obblighi fiscali» (artt. 57, comma 1, primo periodo; 61, comma 3; 62, commi 1 e 2). Ai soli fini del conflitto costituzionale di attribuzione tra Regione e Stato, la riconducibilità alla sfera di competenza statale di tali essenziali funzioni – «affidate» all'Agenzia delle entrate nell'àmbito del peculiare modulo organizzatorio disegnato per le agenzie fiscali dal decreto legislativo n. 300 del 1999, con disciplina derogatoria rispetto a quella dettata per le agenzie non fiscali (art. 10 del decreto) – esige di imputare al sistema ordinamentale statale gli atti emessi nell'esercizio delle medesime funzioni. 3. – Il ricorso è invece inammissibile sotto altro profilo. Per aversi materia di un conflitto di attribuzione tra Regione e Stato, è necessario che l'atto impugnato sia idoneo a ledere la sfera di competenza costituzionale dell'ente confliggente. Gli atti oggetto del conflitto non possiedono questa caratteristica. Essi vanno inquadrati nell'articolato sistema normativo delineato dal decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 (Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni), con il quale viene disciplinato, tra l'altro, il versamento delle imposte dai contribuenti allo Stato ed il riversamento del gettito tributario da parte dello Stato agli enti ai quali spetta, in tutto o in parte, quel gettito. Tale sistema prevede, per quanto qui rileva, che le somme dovute agli enti destinatari del gettito, tra cui la Regione Siciliana, vengano ad essi riversate soltanto dopo che un'apposita struttura di gestione centralizzata abbia provveduto ai conteggi ed alle operazioni di propria competenza.