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È una discriminazione questa inaccettabile che, grazie al ministro Giorgetti, abbiamo rimosso con il cosiddetto decreto aiuti, con il quale, oltre all'automatismo, per tutti è stata introdotta la retroattività con compensazione del bonus sociale. (Applausi) . Abbiamo vinto una battaglia di giustizia ed equità. Durante la conversione, purtroppo, ancora una volta sono stati pressoché nulli gli spazi finanziari a disposizione del Parlamento. Degna di nota però è la confluenza del decreto-legge 2 maggio 2022, n. 38, che ha portato non so a prorogare la riduzione dell'accisa di benzina e gasolio GPL all'8 luglio, ma per la prima volta ha anche introdotto misure a favore della filiera del gas per autotrazione, da mesi letteralmente in ginocchio. Bene non solo l'azzeramento fino all'8 luglio dell'accisa del gas per autotrazione, ma soprattutto, dopo che la Lega da ottobre 2021 lo aveva ripetutamente richiesto con diversi emendamenti, anche l'applicazione dell'IVA agevolata al 5 per cento del gas per autotrazione, al pari di quanto da ottobre si sta facendo per il gas per usi civili e industriali. Con la stessa determinazione continueremo a insistere affinché l'IVA agevolata al 5 per cento possa una volta per tutte applicarsi anche ai servizi di teleriscaldamento e per i contratti servizio energia, dove il gas viene impiegato in via indiretta per il riscaldamento delle case. Sempre in conversione bene l'emendamento della Lega che consente, in ambito agricolo, di sfruttare il pieno utilizzo della capacità tecnica degli impianti installati di produzione di energia elettrica da biogas. Prima di concludere devo fare due riflessioni: la prima riguarda l'introduzione della tassa sugli extraprofitti realizzati dalle imprese che esercitano attività in ambito energetico. È ovvio che con il caro energia ci sono soggetti che da mesi stanno straguadagnando. Dunque una norma che prevedesse un prelievo solidaristico straordinario serviva ed, anzi, era doverosa, ma doveva essere equa e giusta, come non è invece l'articolo 37 del decreto-legge che invece presenta molti elementi distorsivi che rischiano di penalizzare fortemente alcune imprese. La norma infatti non tiene conto delle accise versate, delle operazioni straordinarie, dei derivati finanziari a copertura del rischio, dove protagoniste sono invece le banche, colpendo solo i contratti fisici. La Lega, con emendamenti tutti bocciati, non solo chiedeva di rimuovere queste distorsioni, ma ha proposto anche di allargare la platea dei soggetti chiamati a pagare la tassa anche alle banche e agli intermediari finanziari che operano nel settore energetico con contratti finanziari e strumenti derivati. Incomprensibilmente però anche questa proposta è stata bocciata - udite udite - per onerosità: un grave errore perché l'approvazione del nostro emendamento avrebbe garantito non solo maggiori entrate allo Stato e, di conseguenza, la distribuzione di profitti a milioni di italiani, ma anche di coprire gli oneri per rimuovere effetti distorsivi contenuti nella norma penalizzanti per diverse imprese che probabilmente saranno portate a fare ricorso alla Consulta. La domanda nasce spontanea: il coinvolgimento delle banche era oneroso per lo Stato - noi diciamo assolutamente no - o per Draghi? Ci auguriamo che, con il cosiddetto decreto aiuti, dove è stato annunciato un innalzamento della tassa dal 10 al 25 per cento, si corra ai ripari. Per quanto riguarda la seconda e ultima riflessione, tutte le misure varate fino ad oggi - azzeramento oneri sistema bollette luce e gas, IVA agevolata al 5 per cento per il gas, potenziamento bonus sociale, credito d'imposta per le imprese per i consumi di energia elettrica e gas e infine la riduzione delle accise dei carburanti - sono coperte fino al secondo trimestre e, dunque, fino al 30 giugno, l'8 luglio per quanto riguarda la riduzione dell'accisa. Dalle anticipazioni il cosiddetto decreto aiuti non interviene a prorogare queste misure ed è un grande problema. Siccome il caro energia, aggravato dalla guerra russo ucraina, ha caratteristiche strutturali e prosegue incessantemente con prezzi proibitivi, gioco forza il Governo entro un mese dovrà necessariamente varare un altro provvedimento corposo che estenda al terzo trimestre la misura a tutela di cittadini delle imprese e della ripresa economica, pena la crisi. Serviranno diversi miliardi. È probabile che occorra una nuova serie di interventi a debito, ovviamente anche comunitario, dove l'Europa è chiamata a fare la sua parte. Se Bruxelles, con il recovery fund , ha permesso di fare debito per la transizione ecologica e digitale, non c'è motivo alcuno che si sottragga per impedire questo dramma che da quasi un anno colpisce famiglie e interi settori produttivi in crisi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, che siamo chiamati oggi a esaminare, ha visto un intenso lavoro da parte del Governo, ma anche del Parlamento. Desidero ringraziare tutti i miei colleghi, i relatori e i commissari che hanno lavorato intensamente, soprattutto domenica notte, per concludere l'esame del decreto nei tempi. Il provvedimento possiede i requisiti straordinari di necessità e urgenza propri del decreto-legge, perché straordinaria è la situazione che si è venuta a creare da più di due mesi e che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. Si tratta di una tragedia anzitutto umanitaria e che inevitabilmente assume connotati anche economici. È evidente che la guerra rechi con sé conseguenze drammatiche, in primo luogo tragedie umanitarie che si consumano territorialmente in Ucraina, ma che ci toccano da vicino e da cui non possiamo e non dobbiamo distogliere lo sguardo. Ci sono però anche altre conseguenze di tipo economico che si abbattono sulle famiglie e sulle imprese italiane, che hanno già dovuto scontare un prezzo molto alto per l'emergenza pandemica. Il decreto di oggi nasce in queste condizioni e prova a far fronte agli effetti economici e umanitari, anche con riferimento allo svolgimento delle attività produttive, per contenere i prezzi dell'energia sul mercato italiano e fronteggiare la situazione di eccezionale instabilità del funzionamento del sistema nazionale di gas naturale che deriva dal conflitto russo-ucraino. Si tratta pertanto di un provvedimento di ampio respiro, che parte dalle misure taglia prezzi per energia e gas, ma che inevitabilmente è chiamato a prevedere anche misure di sostegno per le imprese e il lavoro, nonché per specifici comparti quali autotrasporti, agricoltura e pesca. Si tratta di misure eccezionali come fondi, riduzione delle accise e dell'IVA, bonus e contributi in denaro e sotto forma di crediti d'imposta, che vogliono affrontare la situazione eccezionale derivante dalla crisi internazionale in atto. Il Gruppo Italia Viva-P.S.I ha cercato di dare il proprio contributo con proposte emendative che potessero correggere le storture e le criticità del provvedimento, ma anche prendere in considerazione situazioni e soggetti che non vi erano compresi.