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si ritiene doveroso un chiarimento immediato dell'INPS e un intervento del Ministro competente per fermare tale azione di pretesa delle somme, ritenendo che in un momento del genere, di grande sofferenza per il Paese, sia da considerare del tutto fuori luogo e per molti versi sconcertante che l'INPS ingaggi dei contenziosi con i pensionati; paradossale e inaccettabile appare che un ente che si occupa di oltre 18,5 milioni di prestazioni previdenziali attive non sia in grado di effettuare conteggi corretti ed incroci attendibili tra contributi versati e prestazioni erogate e che per effetto di tali errori si attivino procedure di recupero di crediti che potrebbero incidere sul conto corrente o le proprietà del malcapitato anziano di turno, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di spiegare la vicenda e se siano state assunte opportune iniziative al fine di far sì che i pensionati non siano destinatari, soprattutto in questa fase, di richieste di restituzioni di somme e di conseguenza costretti ad avviare contenziosi con lo Stato, con aggravio della propria condizione economica e di vita. Atto n. 4-04496 AIMI GALLONE PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il conflitto che si sta drammaticamente consumando in Etiopia, tra il Governo regionale del Tigray e il Governo nazionale, rischia di tramutarsi in una vera e propria emergenza umanitaria. Da autorevoli fonti si apprende che oltre 30.000 persone si siano già rifugiate in Sudan e che i profughi alla fine del conflitto saranno circa 200.000; si tratta di una vera e propria guerra civile scoppiata al termine di pericolose tensioni per via del mancato svolgimento delle elezioni generali previste per il mese di agosto 2020. Lo Stato del Tigray ha infatti deciso di procedere unilateralmente con proprie elezioni e ciò ha comportato una degenerazione nei rapporti con il Governo centrale e l'innesco del conflitto; dal canto suo, il Parlamento federale ha deciso di interrompere i rapporti con l'amministrazione del Tigray che, per contro, ha optato per chiudere il proprio spazio aereo a qualsiasi velivolo. Intanto il Governo federale ha dichiarato 6 mesi di stato di emergenza in tutta la regione, annunciando l'avvio di operazioni militari per sedare la rivolta, capitanata dal Tigray people liberation front (TPLF), organizzazione politica che ha controllato il Governo federale fino al 2018; allo stato attuale appare particolarmente difficile reperire informazioni provenienti dal Tigray che è stato di fatto isolato. Si apprende, tuttavia, che le vittime sarebbero già centinaia da entrambe le parti e che sarebbe stata anche bombardata l'università di Makallè; nei giorni scorsi Tibor Nagy, responsabile per l'Africa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha espresso enorme preoccupazione, dato che il conflitto sta di fatto coinvolgendo anche Somalia, Sudan ed Eritrea. In particolare, Asmara è stata raggiunta dai missili terra-aria dei miliziani del TPLF nei giorni scorsi, si chiede di sapere: di quali informazioni il Ministro in indirizzo disponga in merito a quanto sta avvenendo in Etiopia; se intenda adottare iniziative di competenza, sul piano diplomatico, per una composizione pacifica del conflitto, anche in considerazione del legame storico che unisce l'Italia all'Etiopia e in virtù della presenza di numerosi connazionali nelle zone interessate dalla guerra civile; quali misure di carattere immediato siano state adottate per correre in aiuto dei connazionali e quali notizie si abbiano in riferimento alle loro condizioni e per quanto concerne le attività produttive italiane in quelle aree. Atto n. 4-04497 PAPATHEU Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: l'ufficio studi della CGIA, l'associazione artigiani e piccole imprese, ha stimato che ogni italiano perderà quest'anno mediamente quasi 2.500 euro, precisamente 2.484, a causa dell'emergenza COVID, con punte di 3.456 euro a Firenze, 3.603 a Bologna, 3.645 a Modena, 4.058 a Bolzano e 5.575 euro a Milano; ma in particolare il Sud, anche se subirà una riduzione del PIL più contenuta rispetto a tutte le altre macro aree del Paese (con un calo del 9 per cento), vedrà scivolare il PIL allo stesso livello del 1989, con una "retrocessione" di ben 31 anni; si prevede che la Sicilia addirittura tornerà al PIL del 1986 (34 anni fa) e si tratterebbe di dati sottostimati, aggiornati al 13 ottobre 2020, e che non tengono pertanto conto degli effetti economici negativi che deriveranno dagli ulteriori decreti introdotti in queste più recenti settimane, né quindi delle restrizioni, limitazioni o chiusure che hanno aggravato tale condizione drammatica di crisi epocale; a livello nazionale, la caduta del PIL dovrebbe sfiorare quest'anno il 10 per cento ma gli effetti più pesanti riguarderanno il Mezzogiorno, dove si rischia di perdere la gran parte dei 500.000 occupati in meno che si prospettano da qui ai prossimi mesi, e di riflesso in termini percentuali sarà sempre il Sud a subire la contrazione più marcata (un calo pari al 2,9 per cento, pari a 180.700 addetti in meno). Sicilia (2,9 per cento in meno), Valle d'Aosta (3,3 per cento in meno), Campania (3,5 per cento in meno) e Calabria (5,1 per cento in meno) saranno le regioni più "colpite"; il 28 settembre il Ministro in indirizzo, nel richiamare ulteriori stime di Svimez (associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), ha dichiarato e di conseguenza ammesso: "rischiamo di arrivare a fine anno con 600-800 mila posti di lavoro in meno al Sud e le ricadute sul piano sociale rischiano di essere maggiori nelle aree meno sviluppate del Mezzogiorno, soprattutto in termini di occupazione"; a fronte di tali numeri che indicano il rischio reale di un'ecatombe occupazionale, economica e sociale al Sud, il Governo prevede al momento nel "pacchetto Sud" del disegno di legge di bilancio una serie di agevolazioni come sul credito d'imposta e decontribuzioni ma si evidenzia, in particolare, l'aspettativa di 2.800 nuovi posti di lavoro a tempo determinato per i giovani; la realtà è ben diversa dagli annunci e l'evidente ed imbarazzante sproporzione tra i posti a rischio e quelli che il Governo prevede di creare denota in termini eloquenti l'insufficiente risposta al problema economico per imprese e lavoratori al Sud, dove non possono bastare le misure assistenziali e soltanto contingenti messe in campo se non accompagnate da provvedimenti strutturali e prospettici: si rischia così il dramma senza precedenti non a caso definito da alcuni esperti "una strage sociale";