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È stata costituita nel febbraio del 2020, in pieno periodo Covid, quando ancora non sapevamo nulla. Siamo andati avanti, abbiamo raccolto 71.771 pagine di documentazione. Comprendo che la Commissione d'inchiesta è stata istituita per un anno e ne è stata richiesta una prima proroga nel 2021, ma ora ne chiediamo un'altra per fare le cose bene e senza alcuna strumentalizzazione, perché le vittime non devono essere strumentalizzate né da una parte né dall'altra. (Applausi) . Per fare questo bisogna indagare e capire come è potuto succedere, per assegnare le responsabilità alle istituzioni rispetto a tutto quello che abbiamo ascoltato, nelle tantissime audizioni svolte, da parte delle vittime, degli assistenti sociali e dei magistrati, perché non si può sentire una persona dire che i bambini dovevano essere mandati da qualche parte o assegnati a qualcuno: è questo il problema. (Applausi) . La proroga non c'entra nulla con il fatto di fare qualcosa sul sistema degli affidi, perché in questa legislatura abbiamo istituito anche una Commissione apposita per il sistema degli affidi, che deve collaborare con noi; possiamo partire subito, appena conclusa la sessione di bilancio. Mettiamoci al lavoro sulla questione degli affidi, ma non togliamo la possibilità, mettendo fretta, di capire realmente cosa è successo al «Forteto» e dare le colpe a chi le ha, senza fare di tutta l'erba un fascio. Il MoVimento 5 Stelle dal 2013 in quest'Aula ha sempre portato avanti l'idea di tutelare le vittime e cercare di indagare il più possibile. Quindi, il nostro voto sarà favorevole al disegno di legge in esame. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, ho chiesto la parola per ricordare una figura, una senatrice: cent'anni fa, l'11 novembre del 1921, nasceva Alessandra Codazzi, partigiana, sindacalista della CISL e poi senatrice della Democrazia Cristiana nell'VIII, IX e X legislatura. Ho avuto l'onore di conoscere Sandra, che andavo a trovare nella sua abitazione nel quartiere Africano di Roma. Davanti a un buon tè, servito dalla sua figura minuta ma forte di animo e di spirito, mi dispensava con immensa generosità e competenza consigli per la mia attività di allora, responsabile del Coordinamento nazionale Donne CISL. Mi parlava qualche volta della sua lotta in clandestinità, nella Resistenza, come staffetta partigiana con il nome di Rosario. Mi diceva che non aveva mai avuto timore per lei, da gran combattente, ma aveva avuto paura per la sorte dei suoi figli e dei suoi fratelli minori. Mi raccontava con passione ed entusiasmo della sua esperienza di responsabile dell'Ufficio lavoratrici del sindacato negli anni Cinquanta, agli albori del sindacato di Giulio Pastore. Aiutava le donne - lei, da donna che aveva avuto la possibilità di studiare e laurearsi - a riscattarsi dalla loro condizione, anche dando istruzioni sulla propria igiene personale. Si era battuta, da sindacalista prima e da politica dopo, per la parità salariale, contro la precarizzazione del lavoro femminile. Dobbiamo a donne come Alessandra Codazzi le conquiste che anche oggi stiamo compiendo. Proprio adesso, in un tempo nel quale abbiamo tanta responsabilità di cambiamento, dalla transizione digitale a quella ecologica, alla necessità di politiche demografiche, voglio chiudere con una sua frase, tratta dal libricino «La CISL ha bisogno delle donne. Riflessioni su cinquant'anni di storia.»: ci sono dei momenti - diceva la Codazzi - dei periodi nei quali vivere è un privilegio; sono i momenti nei quali si operano cambiamenti che toccano l'essenza dell'uomo, non una categoria, non una classe, ma l'essenza stessa dell'umanità. Ritengo che questo nostro tempo sia simile al suo degli anni Cinquanta ed è uno di quei momenti che abbiamo il privilegio di vivere. Noi dovremmo essere all'altezza della capacità delle donne come Alessandra che, trasversalmente, insieme a donne di partiti diversi, hanno lavorato per il bene del Paese. (Applausi) . ABATE (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, sono passate quasi due settimane da quando ho chiesto al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Stefano Patuanelli la convocazione di un tavolo tecnico per discutere dei gravi problemi che attanagliano la filiera della pera. A metà ottobre ho partecipato all'assemblea generale dei pericoltori emiliani, che si è tenuta a Mirandola, in provincia di Modena. L'evento, dal titolo «Dalla catastrofe al cambiamento per la rinascita del settore della pera», ha rappresentato un momento importantissimo per discutere con oltre 300 agricoltori della crisi che il settore sta attraversando e delle gravi problematiche derivanti dalle gelate tardive del 2021 e dalle altre emergenze fitosanitarie e anche di mercato, che colpiscono soprattutto le drupacee e le pere. Nel corso dei lavori abbiamo discusso dei numeri della crisi frutticola che sta investendo l'Emilia Romagna e che non ha precedenti nella storia. Basti pensare che stringe nella morsa circa 20.000 aziende agricole, 60.000 lavoratori e un patrimonio di oltre 50.000 ettari complessivi di frutteti. Questo senza contare il valore economico dei settori della trasformazione, distribuzione e dell'indotto che da essa derivano e ad essa sono collegati. Anche questo dibattito inevitabilmente si è incentrato sui motivi della crisi: cambiamento climatico, malattie, nuovi patogeni introdotti nella nostra Nazione attraverso il mercato globale, che solo in Emilia-Romagna mettono sotto scacco quasi il 70 per cento dell'intera produzione agricola regionale delle pere. Il grido d'allarme dei pericoltori italiani non va ignorato, perché quanto sta accadendo nel loro settore è lo specchio di quanto avviene in generale in tutto il settore ortofrutticolo, duramente colpito anche dalla pandemia. Conseguenzialmente, denuncio l'inerzia del Governo Draghi, già da molti mesi, ma vengo inascoltata. La filiera ortofrutticola, in questo caso il comparto delle pere emiliane, eccellenza italiana, non può assolutamente attendere ulteriormente risposte e aiuti. Il mio appello è anche quello degli imprenditori agricoli, ma al momento è rimasto lettera morta. Ora è il momento di agire. Il ministro Patuanelli dica finalmente da che parte stare, se da quella delle piccole e medie imprese agricole, cuore pulsante dell'agricoltura nazionale e del made in Italy , le cui proteste si fanno ogni giorno più vibranti, o se vuole continuare a stare dalla parte dei grandi gruppi del settore. MAIORINO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, Adelina Sejdini è la donna morta gettandosi da ponte Garibaldi lo scorso 6 novembre qui a Roma.