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Attenzione, colleghi, qui parliamo di imprese virtuose, che magari nei mesi più bui della pandemia, quando le attività produttive erano ferme e le saracinesche erano abbassate, durante il lockdown , hanno anticipato responsabilmente la cassa integrazione ai propri dipendenti per sopperire alle lentezze burocratiche. Cosa possiamo fare? Ecco, è necessario e urgente che il Governo - faccio qui un appello alla Sottosegretaria - nel prossimo provvedimento economico intervenga a favore delle imprese affinché la moratoria delle rate dei mutui in conto capitale sia spostata al 30 giugno 2022. Come sappiamo, Sottosegretario, se sottraiamo liquidità alle imprese, non ci possono essere crescita strutturale, investimenti e occupazione stabile. Penso che tutti vogliamo che le nostre imprese continuino ad assumere e a produrre in Italia. Quello che vogliamo tutti è che l'Italia resti stabilmente nei Paesi dell'Unione europea con maggiore crescita, come adesso, lasciandosi quindi definitivamente alle spalle i tempi non troppo lontani in cui era fanalino di coda sulle riforme, sul PIL e sull'occupazione. Vogliamo un Paese prospero e forte e possiamo riuscirci nella misura in cui saremo in grado di spendere bene e nei tempi dovuti i circa 200 miliardi di euro che verranno erogati dall'Unione europea, da qui al 2026, per il PNRR, un piano che - purtroppo - le Commissioni parlamentari del Senato non hanno avuto tempo e modo di approfondire per apportare miglioramenti. Sono risorse che - lo sappiamo tutti - non ci verranno date a prescindere, ma che ci arriveranno mano a mano che le impiegheremo efficacemente ed efficientemente e che sono condizionate ai progetti. Un ruolo fondamentale sarà quindi quello degli enti territoriali, che dovranno presentare i progetti, per poi vedersi attribuita la relativa responsabilità dei lavori, della loro esecuzione, dei collaudi e delle rendicontazioni delle spese per la concreta messa in opera. Da qui arriva la mia preoccupazione - che penso sia anche la vostra e di tanti italiani - sul fatto che gli enti locali siano all'altezza del compito che spetta loro. La mia è non una mancanza di fiducia (faccio l'imprenditore e, come sapete, per fare impresa in Italia bisogna essere ottimisti), ma una riflessione fondata, dal momento che i fondi del PNRR rappresentano un unicum nella storia dell'Europa unita, come la pandemia che stiamo attraversando. Non potendo affidarci all'esperienza (perché non possiamo averla su qualcosa che, come il PNRR e il Covid, non c'è mai stato), il mio timore è che enti territoriali meno efficienti ed efficaci di altri, che sono concentrati soprattutto in alcune aree del Paese, ovvero al Sud, non siano in grado di spendere queste risorse. Sarebbe un dramma se il Piano nazionale di ripresa e resilienza, invece di unire il Paese, acuisse le distanze e il gap tra territori ricchi e territori poveri, fra aree sviluppate e aree arretrate. Sarebbe paradossale se le parti dell'Italia che hanno maggior bisogno delle risorse del PNRR fossero, alla fine, quelle che riceveranno di meno, proprio per la scarsa capacità di gestione. Sarebbe paradossale se il Piano, che è nazionale, si rivelasse alla fine parziale e gli investimenti pubblici andassero solo a una parte del Paese. Tutti ci auguriamo che l'Italia possa ottenere e spendere, fino all'ultimo euro, questi 200 miliardi, ma non sarebbero soldi spesi bene, se alla fine ci trovassimo con un'Italia a due velocità. Per evitare questo scenario, è vitale il potenziamento delle infrastrutture al Sud. Su questo tema c'è una fortissima attesa da parte di milioni di cittadini e imprese e dev'esserci la massima attenzione da parte nostra. Al giorno d'oggi, i capitali si spostano con un click , ma le merci e le persone, inclusi i turisti, no. Ecco perché il Sud non può mancare quest'occasione per colmare il ritardo infrastrutturale. Ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo. L'auspicio è che, alla fine della realizzazione del PNRR, avremo un'Italia più moderna in tutto e - cosa ancor più importante - dappertutto e che si vada tutti insieme e alla stessa velocità verso un futuro più florido. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ieri sera, libero dalle incombenze della legge di bilancio, essendo stato chiamato a esprimermi sul decreto di attuazione del PNRR (per gli amici - e io ovviamente sono tra questi - il decreto recovery ), ho aperto, con senso di responsabilità verso quest'Assemblea (per la quale provo la stessa riverenza che mi pervadeva quando, per la prima volta, vi entrai nel marzo 2018), il dossier elaborato con la consueta diligenza dagli Uffici studi parlamentari. L'ho aperto e subito richiuso. Non so se 483 pagine siano troppe o troppo poche per riassumere un provvedimento la cui elaborazione ha coinvolto ben 12 Ministri, si declina in 52 articoli e interviene con provvedimenti attesi e necessari, in ambiti che vanno dal turismo alle zone economiche speciali (ZES), all'istruzione universitaria, alla rigenerazione urbana, alle risorse idriche e al mercato dell'energia (ne tralascio altri, dato che mi sono stati assegnati dieci minuti a termini di Regolamento). Sicuramente queste pagine erano molte di più di quelle che un uomo del XXI secolo potesse assorbire nel risicato spazio che gli era concesso - che ci è stato concesso - per l'esame del provvedimento. Naturalmente, oltre che nel Governo, cui abbiamo dato fiducia, abbiamo totale fiducia anche nel lavoro che è stato fatto dai colleghi dell'altro ramo del Parlamento. Diciamo così: fra due giorni scarteremo i regali sotto l'albero di Natale (spero di non urtare nessuna sensibilità, menzionando questa ricorrenza) e oggi scartiamo in Aula questo pacchetto di provvedimenti, che giunge in qualche modo, anch'esso, come una sorpresa, nel senso che, con tutta la migliore buona volontà, essendo stati assorbiti dal disegno di legge di bilancio, pochi fra noi hanno potuto scrutare al suo interno. Eviterò quindi di entrare nel merito, come hanno fatto con perizia e ammirevole spirito di sintesi i relatori e i colleghi che mi hanno preceduto. Mi limiterò a fare, a beneficio di chi ci ascolta, soprattutto da fuori, alcune considerazioni sul metodo, per stimolare, appunto, la discussione generale. Partirei da un dato: come le mezze stagioni, così sono ormai scomparse le doppie letture, soppiantate da eventi sempre più estremi. I decreti omnibus sono le bombe d'acqua che allagano le nostre Aule, mettendo a dura prova quella preziosa infrastruttura che è la Costituzione. Lo scollamento fra Costituzione formale e materiale è la prima cosa che mi ha colpito, quando sono entrato a far parte attiva e più o meno consapevole del processo legislativo. Il monocameralismo di fatto in cui operiamo mi ha portato, in un primo momento, a ricredermi sui giudizi politici, molto tranchant , che da profano avevo dato sulle proposte di riforma del collega Renzi;