[pronunce]

In particolare, la difesa statale sottolinea come il legislatore abruzzese abbia sostituito l'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011 e il suo Allegato 1 (contenente la cartografia del parco) senza rispettare gli obiettivi fissati dalla Strategia europea per la Biodiversità 2030, la quale richiede ad ogni Stato membro di individuare una superficie protetta pari al 30 per cento del territorio nazionale e di considerare strettamente protetto, di questa, il 10 per cento. 1.1.1.2.- In secondo luogo, il ricorrente si duole che la variazione dei confini, operata dall'impugnato art. 2, è avvenuta senza la partecipazione delle autonomie locali interessate, in violazione del procedimento prescritto a questo fine dagli artt. 22 e 23 della legge quadro. 1.1.1.3.- Inoltre, l'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, riducendo l'area del Parco di 6.400 ettari, si porrebbe in contrasto con la direttiva 2009/147/CE, «che ha formalmente riconosciuto tutta l'area quale Zona di Protezione Speciale - codice IT7110130 della Rete Natura 2000 della UE - rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE, cosiddetta "Habitat" e costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla stessa Direttiva Habitat». A seguito di questo riconoscimento, il parco naturale regionale Sirente Velino avrebbe percepito, per mezzo dello Stato italiano, cospicui finanziamenti dalla Commissione europea al fine di tutelare l'orso bruno, oggetto dell'accordo tra pubbliche amministrazioni per l'implementazione del piano d'azione per la tutela dell'orso bruno marsicano (PATOM). Di conseguenza, l'esclusione di una estesa porzione di territorio dal parco naturale regionale determinerebbe, secondo il ricorrente, la possibilità che allo Stato italiano sia contestata, «anche in sede comunitaria», l'inefficacia delle misure di conservazione cui è tenuto. 1.1.1.4.- La norma impugnata si porrebbe, altresì, in contrasto con l'art. 6 del d.lgs. n. 152 del 2006, in ragione del fatto che, secondo il ricorrente, sarebbe stata necessaria la valutazione ambientale strategica (VAS); ciò, in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e di quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica. In particolare, il denunciato contrasto discenderebbe dall'«ampia nozione di "piano"», recata dalla direttiva 2001/42/CE sulla VAS, come interpretata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Pertanto, la VAS dovrebbe essere prevista per tutte quelle decisioni che determinano effetti sulle modalità di uso di una determinata area, provocandone un sostanziale cambiamento e, a maggior ragione, per quei procedimenti che hanno per oggetto la Rete Natura 2000. 1.1.1.5.- A tale violazione si accompagnerebbe anche quella, correlata, della mancata sottoposizione del provvedimento a valutazione di incidenza ambientale (VINCA), di cui all'art. 6, comma 3, della direttiva 92/43/CEE, come recepito dall'art. 6 del d.P.R. n. 120 del 2003, che ha sostituito l'art. 5 del d.P.R. n. 357 del 1997, applicabile anche ai piani e ai programmi. Infatti, attraverso un apposito screening della VINCA, la Regione avrebbe dovuto valutare gli effetti della normativa impugnata sull'orso bruno marsicano, presente nei siti SIC/ZPS, vale a dire nei siti di importanza comunitaria e nelle zone a protezione speciale (e anche esternamente ad essi, nelle aree oggetto appunto della riperimetrazione), limitrofi al territorio ora escluso dall'area protetta. 1.1.2.- «Sotto il profilo della tutela paesaggistica», l'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021 è impugnato perché, a seguito della revisione in senso riduttivo dei confini del parco naturale regionale Sirente Velino, una parte dei territori dei comuni prima ricompresi in esso sarebbe sottratta, non solo alla tutela naturalistica come aree protette, ma anche alla correlata tutela paesaggistica, imposta ex lege sulle medesime aree. L'art. 142, comma 1, lettera f), cod. beni culturali prevede, infatti, che «i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi», «[s]ono comunque di interesse paesaggistico» e sono quindi sottoposti alla normativa di tutela. Secondo il ricorrente, la scelta del legislatore regionale sarebbe «completamente immotivata e gravemente penalizzante per la tutela del paesaggio», anche in considerazione del fatto che l'area del parco ha finora mantenuto intatta la propria rilevante valenza ambientale ed estetica, sebbene insistano su di essa centri storici, di grande pregio, notevolmente danneggiati dal sisma del 2009 e quasi disabitati. Il ricorrente precisa, poi, che il perimetro originario del parco naturale regionale Sirente Velino risulta riportato come «Parco esistente» nel piano paesistico regionale (PPR) vigente, approvato con atto del Consiglio regionale n. 141/21 del 1990, così come nello strumento adottato nel 2004, e nel redigendo piano paesaggistico, per il quale è prevista la co-pianificazione con il Ministero della cultura, ai sensi degli artt. 135, 143 e 145 cod. beni culturali. Al riguardo, la difesa erariale chiarisce che, pur non essendo stato ancora definitivamente approvato il piano paesaggistico regionale, sono tuttora pienamente validi ed efficaci gli accordi tra la Regione Abruzzo e il Ministero della cultura oggetto dell'intesa sottoscritta nel 2009 e del disciplinare aggiornato, sottoscritto in data 8 giugno 2016. A fronte di questo quadro normativo, la disposizione regionale impugnata sarebbe stata elaborata e approvata senza alcun coinvolgimento degli uffici territoriali del Ministero citato; si tratterebbe, pertanto, di una scelta unilaterale della Regione Abruzzo su un ambito connesso all'attività di co-pianificazione paesaggistica obbligatoria. Con la normativa impugnata, la Regione Abruzzo avrebbe, quindi, ecceduto i limiti propri dell'autonomia regionale (è richiamata la sentenza di questa Corte n. 134 del 2020). 1.1.2.1.- Nello specifico, l'art. 2 della legge regionale impugnata si porrebbe anzitutto in contrasto con il citato art. 142, comma 1, lettera f), cod. beni culturali, perché, riducendo «autonomamente e senza il coinvolgimento dello Stato» i confini del parco naturale regionale, i cui territori sono tutelati ope legis dal suddetto codice, violerebbe la norma statale che sottopone a tutela paesaggistica il territorio dei parchi, anche regionali.