[pronunce]

che, per la parte concernente il presente procedimento, la ricorrente denuncia il contrasto tra le regole processuali contenute nelle «norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale» (approvate il 16 marzo 1956 e successivamente modificate), le quali contengono la disciplina di dettaglio del procedimento per i conflitti di attribuzione, e gli artt. 24 e 137 della Costituzione, e sollecita la Corte a procedere alla disapplicazione delle predette norme, ovvero alla declaratoria di incostituzionalità delle stesse, o, in via gradata, del solo art. 26 delle «norme integrative», o, infine, alla revisione dell'orientamento in ordine al carattere perentorio del termine fissato a carico della parte ricorrente per gli adempimenti successivi alla pronuncia dell'ordinanza di ammissibilità; che, secondo la ricorrente, a fronte della esigua previsione del procedimento per i conflitti di attribuzione contenuta nell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'art. 26 delle «norme integrative» ha delineato una struttura processuale bifasica, all'interno della quale sono comminate decadenze per il mancato rispetto delle attività (di notifica e deposito degli atti) proprie della seconda fase, con ripercussioni sulla possibilità di esaminare il merito; che, peraltro, le «norme integrative», ed in particolare l'art. 26 citato, là dove dettano regole in materia processuale, risulterebbero esorbitare dai limiti propri del potere di autoregolamentazione attribuito alla Corte costituzionale dall'art. 22 della legge n. 87 del 1953, posto che, ai sensi dell'art. 137 Cost., tale potere deve ritenersi circoscritto alle materie del funzionamento e dell'organizzazione del Consesso, e ciò sia che si ritenga di assimilarlo a quello che la Costituzione riconosce alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, sia che lo si collochi al livello di normazione secondaria, in quanto non previsto dalla Costituzione bensì da legge ordinaria (art. 22 della legge n. 87 del 1953); che, di conseguenza, a parere della Corte d'appello di Genova, le «norme integrative», ed in particolare l'art. 26 citato, in quanto contrastanti con il diritto di azione e di difesa sancito dall'art. 24 Cost., oltre che con i limiti posti dall'art. 137 Cost. al potere di autoregolamentazione della Corte costituzionale, dovrebbero essere disapplicati dalla stessa Corte, ove ritenute norme di rango secondario, o dichiarate incostituzionali, ove ritenute espressione di attività paralegislativa al pari dei regolamenti degli organi supremi, in modo da poter procedere all'esame nel merito del ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato; che, a tale proposito, la ricorrente motiva in punto di rilevanza evidenziando le conseguenze che l'invocata declaratoria di incostituzionalità avrebbe sia nel giudizio costituzionale, riguardante il conflitto per attribuzione, sia nel giudizio a quo ; giudizi destinati a concludersi, in caso contrario, il primo con pronuncia di improcedibilità e il secondo con pronuncia di accoglimento del gravame; che, secondo la Corte genovese, l'interpretazione consolidata della giurisprudenza costituzionale in ordine al carattere perentorio del termine previsto per gli adempimenti conseguenti all'ordinanza di ammissibilità del conflitto sarebbe in contrasto sia con il principio generale secondo cui, in mancanza di espressa previsione, i termini debbono essere considerati ordinatori, sia con la natura del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ritenuto dalla stessa Corte costituzionale «giudizio senza limiti temporali», sia, infine, con l'esigenza di tutela del cittadino a fronte dell'uso delle prerogative parlamentari. Considerato che è stato sollevato dalla Corte d'appello di Genova, sezione terza civile, conflitto di attribuzione nei confronti del Senato della Repubblica in relazione alla deliberazione da questo adottata in data 14 maggio 1998, con la quale si è ritenuto che i fatti per cui è pendente procedimento civile dinanzi alla stessa Corte costituiscono opinioni espresse dal senatore Paolo Emilio Taviani nell'esercizio delle funzioni parlamentari e sono, quindi, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; che il conflitto è improcedibile a causa del mancato rispetto del termine perentorio fissato per la notifica del ricorso e dell'ordinanza di ammissibilità (ex multis, sentenze n. 116 e 111 del 2003; ordinanze numeri 358, 254, 188 e 153 del 2003); che, infatti, il giudizio per conflitto di attribuzione si articola in due distinte ed autonome fasi, entrambe rimesse all'iniziativa della parte interessata, destinate a concludersi, la prima, con la sommaria delibazione sulla ammissibilità del conflitto, e, la seconda, con la decisione definitiva sul merito oltre che sull'ammissibilità; che, all'esito della prima fase, il ricorrente ha l'onere di provvedere alla notificazione del ricorso e dell'ordinanza di ammissibilità entro il termine in quest'ultima fissato; che il predetto termine, come questa Corte ha avuto modo di precisare, «è da osservarsi a pena di decadenza secondo quanto si rileva dal regolamento di procedura dinanzi al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (in connessione con l'art. 36 del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, approvato con r.d. 26 giugno 1924, n. 1054), applicabile nei procedimenti davanti alla Corte costituzionale in virtù del richiamo di cui all'art. 22, legge n. 87 del 1953» (sentenza n. 200 del 2001; ordinanza n. 386 del 1985); che, nella specie, il ricorso e l'ordinanza di ammissibilità risultano notificati al Senato della repubblica in data 27 dicembre 2005, e quindi ben oltre la scadenza del termine di 60 giorni fissato nell'ordinanza stessa; che, pertanto, non essendo stato rispettato il termine perentorio suddetto, non può procedersi allo svolgimento dell'ulteriore fase del giudizio; che sono inammissibili le richieste avanzate dalla ricorrente Corte d'appello di Genova con la memoria depositata il 6 febbraio 2006, atteso che le «norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale», approvate il 16 marzo 1956, sono «estranee» al sindacato di legittimità affidato a questa Corte (ordinanza n. 572 del 1990), qualunque sia la collocazione che ad esse si intenda attribuire nel sistema delle fonti; che non è ipotizzabile nei giudizi davanti alla Corte la disapplicazione incidenter tantum delle «norme integrative», atteso che dette norme, in quanto espressione del potere di autoregolamentazione della Corte costituzionale previsto dall'art. 22 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), possono essere modificate dalla Corte stessa, se e quando ne ravvisi la necessità.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara improcedibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Corte d'appello di Genova nei confronti del Senato della Repubblica con il ricorso indicato in epigrafe.