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La più rilevante delle differenze - e sembrerà paradossale - è che era entrato in vigore il decreto sicurezza bis, che attribuisce, ai sensi dell'articolo 19 della United nations convention on the law of the sea (UNCLOS), la Convenzione di Montego Bay, al Ministro dell'interno la potestà (ricorrendone i presupposti, che non potevano ricorrere, poi vedremo il perché) di interdire la navigazione a navi che possano rappresentare una minaccia, un pregiudizio all'ordine pubblico, alla pace, al buon ordine dello Stato costiero. Il citato provvedimento esclude espressamente le navi militari e ciò significa che il Ministro dell'interno, nonostante un'ampia battaglia politica forse intervenuta nel Consiglio dei Ministri, non poteva esercitare alcuna potestà nei confronti delle navi militari. Questo è il volere, espresso per tabulas, del Governo: l'Esecutivo aveva escluso che il Ministro dell'interno potesse ingerirsi sulla conduzione delle navi militari. È chiarissimo ed è innegabile. Questa differenza significa, colleghi, che non c'era bisogno di esprimere ancora distanza dal Ministro dell'interno: è il decreto-legge stesso a prevederlo. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . Vi è, poi, anche altro. Ricordate quali furono le motivazioni a sostegno della negazione dell'autorizzazione a procedere per quanto riguarda la nave Diciotti. Si disse che c'era una vertenza, una disputa internazionale con Malta. In questo caso non c'è stato niente di simile; anzi, in quelle circostanze per cui una nave della Guardia di finanza e l'unità navale 319 del Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera sono intervenute in soccorso, c'è stata invece una perfetta collaborazione con le autorità maltesi, che in quel frangente stavano utilizzando le scarsissime risorse di cui dispongono (e questo sì andrebbe sottolineato in termini amministrativi) per fare altri soccorsi. Chiesero la collaborazione delle autorità italiane, che intervennero e aprirono il caso di search and rescue (SAR), cioè il soccorso. Il soccorso inizia quindi come italiano ed è coordinato dagli italiani e l'Italia ha il dovere di indicare il place of safety . Questo dovere viene azionato attraverso la richiesta fatta dall'Italian maritime rescue coordination centre (IMRCC), cioè dal Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo, al National coordination centre (NCC), un'articolazione del Ministero dell'interno, che riferisce immediatamente, tra tutti gli altri, al Gabinetto del Ministro dell'interno. Vi è poi un'ulteriore differenza. In questo caso abbiamo, dal punto di vista della cognizione della vicenda, anche le testimonianze, che sono ormai pubbliche e quindi trasfuse negli atti del tribunale di Palermo. Penso, per esempio, alla testimonianza del prefetto Garroni, recata nella richiesta per l'autorizzazione a procedere relativa a Open arms prodotta dal tribunale Palermo. In questa richiesta c'è la testimonianza della Garroni, uno dei due vice capo di Gabinetto del Ministro dell'interno, che dice in maniera chiarissima che non c'è mai alcuna istruttoria o indagine specifica sulla pericolosità della gente a bordo, cioè dei naufraghi migranti, e che si agisce in termini di carattere generale. Questo punto, rispetto anche a quanto diceva la senatrice Ginetti, è importante rilevarlo, perché non c'è un pericolo per l'ordine pubblico attuale, concreto e imminente da fronteggiare e, quindi, che potrebbe consentire eventualmente anche il trattenimento a bordo di quelle persone. Il problema è che non si può continuare a parlare a vanvera - scusate - di casi così importanti e concreti; non si può continuare a parlare come se fossimo al bar. Dobbiamo dire la verità a quest'Assemblea e agli italiani e la verità è che non c'era alcun motivo concreto e specifico o alcun pericolo che dovesse essere fronteggiato in termini di urgenza e con risposta immediata. Questo lo conferma il Ministero dell'interno. Per velocità mi ricollego a quanto già detto, in particolare, sulla natura dell'atto dalla senatrice Ginetti, però vorrei specificare di fare attenzione perché il nostro deve essere e deve continuare a essere uno Stato di diritto, cioè uno Stato in cui un cittadino ha la certezza che, se non ha fatto niente, nessuno alla lunga lo può trattenere più del tempo previsto dal codice penale, ma su autorizzazione dell'autorità giudiziaria. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . L'atto politico non può contenere una decisione o un provvedimento che incida di per sé sulla sfera giuridica del cittadino, ancorché migrante e naufrago. Non è possibile. Questo non è più uno Stato di diritto in queste condizioni. Lo Stato diritto è quello in cui i provvedimenti che incidono sulla persona e sulla libertà - uno dei massimi diritti inviolabili - provengono esclusivamente dalla magistratura. I provvedimenti in generale da parte della pubblica amministrazione... (Il microfono si disattiva automaticamente) . In conclusione, signor Presidente, i provvedimenti di cui parliamo sono necessariamente sindacabili dalla magistratura. I provvedimenti che non sono sindacabili non sono suscettibili, non possono incidere sulla sfera giuridica del cittadino, ancorché naufrago. A questo punto ritengo importante richiamare il senatore Salvini a un atto di coerenza; credo lo possa fare. Tra poco interverrà e mi piacerebbe sentire il senatore Salvini chiedere di rinunciare all'immunità; sarebbe un bel gesto e io lo esorto a farlo. Senatore Salvini, anche la gente di cui lei parla come il suo popolo credo se lo aspetti. Si aspettano che lei sia coerente con i proclami che sta facendo da due anni. (Applausi dai Gruppi Misto e PD). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Pizzini-Pisani» di Paola, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del documento Doc Doc. IV-bis, n. 2 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi senatori, traggo lo spunto dall'intervento appena terminato: qui non si tratta di una prerogativa, di un privilegio che ha l'ex ministro Salvini. Qui si tratta di un compito, che ci è affidato da una legge costituzionale, dunque dalla Costituzione, per stabilire un confine tra l'azione giudiziaria e l'autonomia delle decisioni politiche. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Qui nessuno può rinunciare. È il Senato che deve stabilirlo e il Senato deve prendere una decisione né a difesa né tantomeno contro la persona del senatore Matteo Salvini e neanche a difesa o contro la sua linea politica. La decisione è se c'è un confine tra l'azione giudiziaria e l'autonomia delle decisioni politiche. Questa è la decisione. Ecco perché la rinuncia non esiste: