[pronunce]

n. 504 del 1995, il quale definisce "accisa" «l'imposizione indiretta sulla produzione e sui consumi prevista con la denominazione di imposta di fabbricazione o di consumo e corrispondente sovrimposta di confine o di consumo»; b) dall'art. 7, comma 2, lettera d), della legge 7 aprile 2003, n. 80 (Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale), secondo il quale per accisa «si intende», tra l'altro, «l'imposta sui consumi di carbone, coke di petrolio e bitume di origine naturale emulsionato con il 30 per cento di acqua, denominato "orimulsion" (NC 2714), impiegati negli impianti di combustione come definiti dalla direttiva 88/609/CEE del 24 novembre 1988 del Consiglio». In ogni caso, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, il sistema di ripartizione delle entrate tributarie non è ispirato ad un criterio in forza del quale allo Stato sono riservate le entrate derivanti da imposte con presupposto impositivo coincidente con la fabbricazione del prodotto, ma all'esigenza di attribuire all'erario centrale «tutte quelle entrate derivanti da imposte gravanti su determinati prodotti, a prescindere dallo specifico presupposto impositivo». Da ciò consegue che le «imposte sulla produzione», contemplate dall'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 quali «entrate derivanti da imposte riservate allo Stato», sono riconducibili a quelle comprese nella categoria unitaria delle "accise". Inoltre, secondo la difesa dello Stato, il «gas naturale» di cui al d.lgs. n. 26 del 2007 non è che una nuova denominazione del «gas metano», la cui imposta erariale, secondo la tabella A) allegata al d.P.R. n. 1074 del 1965, è riservata espressamente all'erario statale. L'Avvocatura dello Stato evidenzia, infine, che l'eventuale accoglimento del ricorso «introdurrebbe nella materia una soluzione distonica rispetto alla corretta ricostruzione dei rapporti tra Stato e regioni» quale delineata dal testo dell'art. 117, secondo comma, lettera q), Cost., posto che la materia doganale è stata sempre sottratta alla competenza regionale. 3. - Con ricorso notificato il 26 novembre 2008 e depositato il 3 dicembre successivo (registro ricorsi per conflitti fra enti n. 24 del 2008), la Regione Siciliana - in riferimento agli artt. 36 e 37 del proprio statuto, all'intero d.P.R. n. 1074 del 1965 e, in particolare, all'art. 2 del medesimo decreto - ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione alla nota prot. n. 0108357, emessa in data 24 settembre 2008 dal suddetto Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato - Ispettorato generale per la finanza delle pubbliche amministrazioni - Ufficio IX. Riferisce la ricorrente che, con il provvedimento impugnato, pervenutole in data 29 settembre 2008, sono state rigettate le istanze (di cui alle note prot. n. 8298 del 29 giugno 2007, n. 12919 del 26 ottobre 2007 e n. 6991 del 21 maggio 2008, nonché alla «assessoriale prot. n. 9645 del 24 luglio 2008») - con le quali la stessa Regione aveva rivendicato a sé la spettanza del gettito derivante dalla tassazione sul consumo di taluni prodotti energetici ed aveva sollecitato «l'emanazione delle opportune disposizioni e l'adozione dei provvedimenti necessari per consentire l'acquisizione al bilancio regionale del gettito relativo». La Regione ricorrente evidenzia che il provvedimento oggetto di impugnativa è confermativo della nota 13 agosto 2008, n. 14413-2008 dello stesso Ministero, già impugnata dalla medesima Regione dinnanzi a questa Corte ed oggetto del conflitto tra enti n. 17 del 2008 e che, pertanto, «l'odierna impugnativa segue a quella (...) citata essenzialmente a fini cautelativi». In ragione di tali premesse, la Regione Siciliana ripropone integralmente il contenuto del ricorso per conflitto tra enti n. 17 del 2008 e conclude chiedendo che la Corte, in accoglimento del ricorso, dichiari l'illegittimità costituzionale della nota, in quanto lesiva delle attribuzioni regionali in materia finanziaria sancite negli artt. 36 e 37 dello statuto e delle correlate norme di attuazione approvate con il d.P.R. n. 1074 del 1965, e, per l'effetto, annulli l'atto impugnato «nella parte in cui nega la spettanza regionale del gettito delle imposte», già individuate nel citato ricorso n. 17 del 2008 e «maturate nell'ambito del territorio della Regione siciliana». 4. - Il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito anche in tale secondo giudizio, ribadendo le argomentazioni svolte nel precedente. 5. - In vista dell'udienza pubblica, la Regione ha depositato una memoria riguardante, congiuntamente, i ricorsi n. 17 e n. 24 del 2008, con la quale vengono contestate le deduzioni formulate dall'Avvocatura generale dello Stato. 5.1. - Con riferimento alla tesi della difesa erariale secondo cui le accise, quali imposte comprendenti sia quelle di fabbricazione che di consumo, sarebbero comunque di spettanza statale, la ricorrente rileva che tale affermazione non considera che l'art. 36 dello statuto della Regione medesima riserva allo Stato non le "accise", bensí soltanto le «imposte di produzione e le entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto». Inoltre, neppure le norme di attuazione dello statuto medesimo fanno menzione del termine "accisa"; al contrario, il numero 11) della tabella A) del d.P.R. n. 1074 del 1965 individua come spettanti allo Stato le «imposte di produzione», includendovi soltanto imposte di fabbricazione e produzione e nessuna imposta di consumo: ed, anzi, talune di queste ultime (come l'imposta sul consumo del caffè o del cacao) sono indicate espressamente di spettanza regionale nella tabella D) del medesimo d.P.R. n. 1074 del 1965. Secondo la Regione ricorrente, dunque, «è fuorviante» affermare, invocando l'ampia ed unitaria nozione di accisa, che la trasformazione di un'entrata tributaria da imposta di produzione o fabbricazione in imposta di consumo «sia priva di conseguenze» in ordine al riparto delle entrate tributarie di cui all'art. 36 dello statuto della Regione Siciliana. 5.2. - La ricorrente evidenzia, poi, che la nozione di accisa non coincide con quella di «imposta di produzione o fabbricazione», ma connota, semplicemente, l'«imposizione indiretta sulla produzione e sui consumi» (art. 1, comma 2, lettera b, del d.lgs. n. 504 del 1995); inoltre, «l'unitarietà di considerazione» di tale nozione viene in rilievo solo in quanto essa grava «sulla quantità dei beni prodotti o immessi in consumo esprimendosi in termini di aliquote rapportate all'unità di misura». 5.3.