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Infine, il comma 7 stabilisce che ai donatori con rapporto di lavoro dipendente, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si applichino le disposizioni previste dalla normativa vigente in materia di attività trasfusionali e di trapianto di midollo. L'articolo 3 disciplina la tracciabilità e l'accesso alle informazioni. Esso prevede, al comma 1, che il Ministero della salute e le regioni, avvalendosi del Centro nazionale trapianti e del Registro istituito con la legge di stabilità 2015, garantiscano la tracciabilità del percorso delle cellule riproduttive dal donatore al nato e viceversa. Il comma 2 definisce l'accesso alle informazioni. Nello specifico, il disegno di legge permette: l'accesso alle informazioni sanitarie e del patrimonio genetico del donatore nei casi in cui sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla salute dell'embrione formato, del nascituro o del nato da procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, attestati da un medico responsabile di una struttura ospedaliera pubblica, e le predette informazioni sono necessarie ai fini della tutela della salute dell'embrione o del nato. L'accesso a tali informazioni, nel rispetto della privacy , è consentito esclusivamente per il tramite del medico. Il nato secondo il comma 3, è informato delle modalità del suo concepimento e i genitori provvedono a riferire tali informazioni nei modi e termini che essi ritengono più opportuni. L'accesso alle informazioni sulle proprie origini è consentito dal comma 4 nei termini indicati dalla legge n. 184 del 1983 in materia di adozioni. Il comma 5 dispone inoltre che il donatore informi i propri partner e i figli delle donazioni effettuate, mentre il comma 6 prevede che il donatore possa essere informato, a sua richiesta, dell'esito delle proprie donazioni. Sulla base del comma 7, il contatto con eventuali nati può essere effettuato mediante il Registro nazionale dei donatori, su richiesta del donatore stesso, e solo se in presenza di un consenso del nato. Si prevede poi al comma 8 che i figli legali del donatore possano contattare i figli biologici del donatore mediante il Registro nazionale dei donatori, solo in presenza del consenso dei nati da eterologa. Il comma 9 dispone, infine, che donatori, figli legali e biologici nati da eterologa, possano interrogare il Registro nazionale dei donatori, al fine di evitare unioni inconsapevoli fra consanguinei. Il comma 10 prevede che, ai fini della manifestazione del consenso informato, e fermo restando quanto previsto dall'articolo 6 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, e dall'articolo 13 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191, e successive modificazioni, al donatore debba essere data comunicazione della possibilità di essere contattato nei casi e con le modalità di cui al comma 4 del medesimo articolo. Il comma 11 rimedia a un problema aperto dalla sentenza della Corte costituzionale rispetto alla normativa sul parto in anonimato. La legge 19 febbraio 2004, n. 40, prevede infatti all'articolo 9, comma 2, che la madre del nato a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita non può dichiarare la volontà di non essere nominata, ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396. È necessario quindi specificare che non può ricorrere al parto in anonimato la donna che abbia ricevuto ovociti da una donatrice, presente nel Registro dei donatori appositamente creato. Inoltre, si vieta al comma 12 alle coppie che accedono alla tecnica di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologa, e alle strutture sanitarie che la praticano, la selezione dei donatori in base alle caratteristiche fenotipiche, sociali, di etnia, di religione, di orientamento sessuale e di titolo di studio. L'articolo 4 dispone le sanzioni per chi viola il comma 2 del presente disegno di legge, che è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.. 1 (Ambito di applicazione) 1 È consentito l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo ai soggetti in possesso dei requisiti di cui all'articolo 5 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, sulla base delle procedure contenute nelle linee guida di cui all'articolo 7 della stessa legge, e nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 16, in recepimento delle direttive 2006/17/CE e 2006/86/CE della Commissione, che attuano la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. 2 I centri che effettuano la procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo devono essere autorizzati per l'attività di selezione del donatore dalle regioni e dalle province autonome ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191. 2 (Donazione dei gameti) 1 La donazione di cellule riproduttive da utilizzare nell'ambito delle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo è volontaria e gratuita. 2 La donazione di cui al comma 1 è consentita ai soggetti di sesso maschile di età non inferiore ai 25 anni e non superiore ai 40, e ai soggetti di sesso femminile di età non inferiore ai 25 anni e non superiore ai 35, che siano iscritti al Registro dei donatori di cui all'articolo 1, comma 298, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. 3 È vietata la commercializzazione di gameti ed embrioni da parte di centri anche accreditati nonché la pubblicizzazione della relativa attività. Gli atti o i contratti a titolo oneroso sono nulli. 4 L'importazione e l'esportazione di gameti sono consentite, rispettivamente, solo da e verso istituti dei tessuti accreditati ai sensi della normativa vigente in materia e operanti senza scopo di lucro. In caso di importazione ed esportazione di gameti ed embrioni da un centro specializzato, contestualmente alla comunicazione del flusso al Centro nazionale trapianti, prevista dal decreto del Ministro della salute del 10 ottobre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 15 del 18 gennaio 2013, il centro deve elencare e documentare le singole voci di spesa dovute alla raccolta, lavorazione, conservazione e al trasporto del materiale biologico. 5 È vietata la donazione di cellule riproduttive tra parenti fino al quarto grado. 6 Le cellule riproduttive di un medesimo donatore non possono determinare più di dieci nascite. Tale limite può essere derogato esclusivamente nei casi in cui una coppia, che abbia già avuto un figlio tramite procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando le cellule riproduttive del medesimo donatore. 7 Ai donatori con rapporto di lavoro dipendente, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si applicano le disposizioni previste dalla normativa vigente in materia di attività trasfusionali e di trapianto del midollo. 3 (Tracciabilità e accesso alle informazioni)