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"Entro il 30 settembre 2020 tutti gli operatori titolari abilitati ad accedere ed operare nei sistemi informativi dell'Organismo pagatore devono essere lavoratori dipendenti del CAA o delle società con esso convenzionate. L'accesso degli stessi ai sistemi informativi deve essere effettuato esclusivamente tramite SPID"; tale disposizione ha, di fatto, allarmato il collegio degli agrotecnici e tutti gli altri liberi professionisti, i quali hanno evidenziato che se venisse approvata definitivamente questa nuova convenzione, si avrebbe una "grave distorsione della concorrenza" sia per quanto riguarda la prestazione dei servizi professionali, sia nei confronti dei (piccoli) CAA. Tali misure "capestro" avrebbero come effetto immediato quello di far chiudere la maggior parte dei CAA, già da tempo radicati sul territorio nazionale, in particolare sarebbero duramente penalizzati i CAA gestiti da liberi professionisti (agrotecnici, agronomi e periti agrari) che, impostando i loro servizi su un criterio qualitativo anziché quantitativo, si rivolgono per loro natura a un limitato numero di imprese. Il tutto a favore dei CAA di grandi dimensioni numeriche, che sarebbero così messi in condizioni di creare un oligopolio, fare concorrenza sleale ai piccoli CAA e, di conseguenza, controllare il prezzo dei servizi; se è infatti vero che l'AGEA gode di un certo grado di discrezionalità ed autonomia nella definizione dell'ordinamento dei propri territori, è altrettanto vero che questo potere deve essere utilizzato ai fini di tutelare l'interesse comune e non certo per favorire, direttamente od indirettamente che sia, un'organizzazione piuttosto che un'altra. Ad esempio, nella convenzione di coordinamento, vigente negli anni dal 2016 al 2018, l'art. 5, punto e), prevedeva: "il CAA coordinatore è in possesso dei requisiti minimi richiesti per la sottoscrizione della presente convenzione in quanto rappresenta almeno quattro CAA territoriali che rispettano i requisiti di cui al DM 27.03.2008 ed è in grado di garantire l'operatività in tutte le Regioni"; nella Convenzione 2019, il punto e) delle premesse recita: "il CAA coordinatore è in possesso dei requisiti minimi richiesti per la sottoscrizione della presente convenzione in quanto rappresenta almeno 80 mila fascicoli riconosciuti validi e detiene in tutte le Regioni una o più strutture operative, oppure rappresenta quattro CAA territoriali che rispettano i requisiti di cui al DM 27.03.2008 ed è in grado di garantire in tal modo l'operatività richiesta in tutte le Regioni"; vengono, quindi, stabiliti due requisiti minimi, prima inesistenti, per la sottoscrizione della convenzione: 1) il possesso di almeno 80.000 fascicoli riconosciuti validi; 2) la presenza in tutte le regioni di una o più strutture operative (comprese quelle dove non è richiesta l'esistenza dei CAA coordinatori). Tali requisiti rappresentano sicuramente una barriera restrittiva per l'accesso al mercato rispetto alla precedente convenzione 2016-2018, in più pregiudicano le somme già incassate o da incassare e mirano a favorire alcuni CAA rispetto ad altri; nell'analizzare specificamente l'attività dei CAA, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato si è pronunciata più volte sulla normativa nazionale di riferimento, in alcune occasioni riscontrando restrizioni della concorrenza. La previsione di requisiti particolarmente rigidi non solo può determinare una restrizione ingiustificata all'accesso al mercato, ma può al contempo favorire ingiustificatamente gli operatori già attivi nel settore attraverso la preventiva individuazione di specifiche prerogative unicamente o prevalentemente ad essi riferibili; infatti, già nel 2000 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Parere AS200 dell'8 giugno 2000, Boll. n. 21/00) ha rilevato l'illegittimità di norme volte a "restringere la concorrenza del mercato dei servizi alle imprese agricole", che nella fattispecie consistevano nella possibilità di costituire CAA connessi solo a determinati soggetti; è citato nel parere AS200 "Ove esigenze di carattere generale impongano di limitare il numero dei soggetti ammessi alla costituzione di un CAA, tale limitazione potrebbe essere stabilita non in ragione di un criterio soggettivo, basato fondamentalmente sull'individuazione preventiva di talune organizzazioni professionali, ma piuttosto tramite criteri oggettivi di selezione applicati a tutti gli operatori professionali. In particolare, potrebbero essere presi in considerazione requisiti quali le sostanziali caratteristiche tecnico-professionali, i mezzi a disposizione, nonché un numero minimo di domande evase. Tali requisiti garantirebbero una selezione fondata su criteri di efficienza e produrrebbero l'effetto di consentire anche ad operatori diversi dalle organizzazioni di categoria, come i liberi professionisti, la possibilità di essere ammessi alla costituzione di un CAA"; appare sleale da parte di alcune organizzazioni il tentativo di escludere dal servizio di assistenza i piccoli CAA; appare altresì ingiustificato intensificare i controlli di secondo livello solo sui piccoli CAA, a maggior ragione se questi hanno provveduto a denunciare irregolarità o ipotesi di reati in assenza di alcuna obiettiva giustificazione e proporzionalità, si chiede di sapere: se e quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché la nuova convenzione OP di AGEA e la nuova convezione di coordinamento rechino disposizioni conformi a quanto illustrato in premessa, ove occorra, anche attraverso la richiesta di un nuovo parere all'AGCM; se non sia del parere, conformemente a quanto più volte espresso dall'Antitrust, che i centri di assistenza agricola condotti da organizzazioni meno ramificate e di dimensioni più piccole non vengano messi in condizione di non poter più operare; se voglia riferire in Parlamento circa i dettagli del piano di azioni attualmente in corso sui controlli di secondo livello ai CAA, compreso il numero dei fascicoli estratti a controllo per singola sede e il numero di ispettori inviati per singola sede. Atto n. 4-02932 DE BONIS Al Ministro dell'interno Premesso che: si apprende da notizie di stampa che il Ministero dell'interno, attraverso la Direzione centrale per le specialità e dei reparti speciali, stia progettando una riorganizzazione di tali reparti, con conseguente depotenziamento o, addirittura, la chiusura di diversi distaccamenti; dopo l'Emilia-Romagna, la Liguria e il Piemonte, regioni nelle quali sarebbe prevista la chiusura di distaccamenti e sottosezioni della Polizia stradale (con la previsione della soppressione di 150 uffici), pare che sia giunto il turno anche della Puglia, che dopo la paventata chiusura dei distaccamenti di Spinazzola e Ruvo di Puglia, a causa dell'istituzione della sezione della nuova provincia di Barletta-Andria-Trani, sembrerebbe in programma anche la chiusura della Polizia di frontiera di Taranto; il Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori Polizia) ha messo in atto una serie di iniziative volte a contrastare, a Taranto, la chiusura della Polizia di frontiera dello scalo marittimo, da sempre baluardo di legalità nell'ambito della vasta area portuale.