[pronunce]

La Regione Veneto, nell'escludere anzitutto che i commi 35 e 36 dell'art. 2 contengano “principi fondamentali”, sostiene che l'ambito della anzidetta materia non può esser esteso al punto di ricoprire qualsivoglia previsione legislativa dello Stato centrale con ripercussioni indirette sulla finanza pubblica e, comunque, certamente non interventi tanto incisivi sul piano ordinamentale, per di più riguardanti materie su cui la regione ha potestà esclusiva. Laddove poi si ritenesse di ravvisare proprio il suddetto titolo di competenza concorrente, la Regione ricorrente rileva che, in mancanza di un ambito materiale prevalente e, dunque, nella concorrenza di più materie, dovrebbe aversi riguardo al canone della leale collaborazione, con la predisposizione di strumenti adeguati di coinvolgimento regionale, che nella specie non sarebbe stata «cercata, né tanto meno attuata, dallo Stato». Infine, i denunciati commi 35 e 36, nell'imporre alle Regioni «un drastico taglio dei componenti dei principali organi dei consorzi o, in alternativa, la soppressione o il riordino di questi ultimi», determinerebbero, secondo la ricorrente, «un'inaccettabile ingerenza nell'autonomia amministrativa-organizzativa regionale garantita all'art. 118 Cost.». 1.1. - Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni vengano dichiarate non fondate. Ad avviso della difesa erariale, sarebbe «di tutta evidenza» che le norme denunciate applicherebbero il principio di coordinamento della finanza pubblica di cui al terzo comma dell'art. 117 Cost., risultando inesistenti le dedotte violazioni del principio di leale collaborazione in materia di legislazione concorrente, prevedendosi peraltro «soluzioni alternative» la cui scelta è «nella piena ed esclusiva disponibilità regionale». 2. - Con ulteriore ricorso, notificato il 29 aprile 2008 e depositato il successivo 7 maggio, la Regione Veneto ha impugnato l'art. 27 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, denunciandone il contrasto con gli artt. 117, 118 e 119 Cost., nonché con il principio di leale collaborazione «di cui agli artt. 5 e 120 Cost. e 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3». La ricorrente, nel rammentare preliminarmente di aver già denunciato (con il ricorso iscritto al n. 19 del registro ricorsi del 2008) i commi 35 e 36 dell'art. 2 della legge n. 244 del 2007, riguardanti l'organizzazione dei consorzi di bacini imbriferi, di bonifica e di miglioramento fondiario, osserva che, dopo «soli sette giorni dall'approvazione della legge finanziaria per il 2008», è intervenuto il citato decreto-legge, così detto “Milleproroghe”, il cui art. 27 ha dettato una disciplina parzialmente modificativa di quanto già previsto dal predetto comma 36 dell'art. 2, il quale è stato abrogato unitamente al successivo comma 37. In particolare, la disposizione censurata stabilisce: «Entro il termine del 30 giugno 2008, le regioni possono procedere al riordino, anche mediante accorpamento o eventuale soppressione di singoli consorzi, dei consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario di cui al capo I del titolo V del regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215, e successive modificazioni, secondo criteri definiti di intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture. Sono fatti salvi le funzioni e i compiti attualmente svolti dai medesimi consorzi e le relative risorse, ivi inclusa qualsiasi forma di contribuzione di carattere statale o regionale; i contributi consortili devono essere contenuti nei limiti dei costi sostenuti per l'attività istituzionale. La riduzione prevista dal comma 35 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, non si applica ai membri eletti dai consorziati utenti che partecipano agli organi a titolo gratuito. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. [comma 1]. I commi 36 e 37 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono abrogati. [comma 2]». Ad avviso della Regione Veneto, il censurato art. 27 vulnererebbe gli artt. 117 e 118 Cost. per le medesime ragioni e sotto gli stessi profili già dedotti con il ricorso iscritto al n. 19 del registro ricorsi dell'anno 2008. La ricorrente sostiene, altresì, che la disposizione censurata violerebbe anche l'autonomia finanziaria di spesa prevista e garantita alle Regioni dall'art. 119 Cost., giacché lo Stato, nel disciplinare come le Regioni medesime «debbano procedere al riordino dei consorzi e alla riduzione del numero dei componenti dei loro organi», finirebbe con l'imporre ad esse un vincolo «nella scelta sul “se” e “quanto” spendere per i consorzi che si trovano nel proprio territorio». 2.1. - Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per sentir dichiarare inammissibile o, comunque, infondata la questione sollevata. Secondo la difesa erariale, la norma censurata – come già i commi 35 e 36 dell'art. 2 della legge n. 244 del 2007 sui quali essa incide – sarebbe «espressione del principio di coordinamento della finanza pubblica, previsto dall'art. 117, terzo comma, Cost., che impedisce, tra l'altro, di rilevare una presunta violazione del principio di leale collaborazione fra Stato e Regioni, trattandosi di materia di legislazione concorrente». Osserva l'Avvocatura che, in materia di consorzi di bonifica non vi sarebbe, poi, «una competenza esclusiva regionale», giacché la stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 282 del 2004, ha riconosciuto che la materia si presta ad essere ricompresa anche in ambiti di competenza esclusiva statale (tutela dell'ambiente) o di competenza concorrente (governo del territorio) e, dunque, rivela una «interazione di diversi interessi, in grado di determinare una diversa composizione dei rapporti Stato-Regioni». In siffatta prospettiva, e nonostante si verta in un ambito di competenza concorrente, il legislatore statale avrebbe altresì valorizzato «il ruolo dell'intesa nella determinazione dei criteri da seguire nell'attività di riorganizzazione consortile a esclusivo vantaggio delle Regioni». In forza di tali considerazioni cadrebbero, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, anche le censure che fanno leva sul dedotto contrasto con gli artt. 118 e 119 Cost. 3.