[pronunce]

, «visto funzionalmente in relazione con gli adempimenti legati al processo di esecuzione (artt. 555 e seguenti cod. proc. civ. , segnatamente l'art. 557) e al disposto dell'art. 1262 cod. civ. , consente, in effetti, la cessione del contratto anche senza il consenso del contraente ceduto»; che le disposizioni dell'art. 58, commi 2, 3 e 4, del decreto legislativo n. 385 del 1993, prevedendo la «cessione a banche di aziende, di rami d'azienda, di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco», creano un diritto singulare, accordando ingiustificate posizioni di privilegio e mostrando «disinteresse per le sorti del singolo» debitore, in contrasto col brocardo «privilegia ne inroganto»; stabiliscono una improponibile equivalenza fra gli adempimenti di cui all'art. 58, comma 2, del decreto legislativo n. 385 del 1993 e le formalità previste dall'art. 1264 cod. civ. ; concorrono a una elusione di legge, consentendo a determinati soggetti giuridici di ottenere un risultato equivalente a quello della cessione del contratto, senza dover sottostare al consenso del contraente ceduto, così come previsto, invece, dall'art. 1406 cod. civ. ; che l'art. 41, comma 1, del decreto legislativo n. 385 del 1993, stabilendo che «nel procedimento di espropriazione relativo a crediti fondiari è escluso l'obbligo della notificazione del titolo contrattuale esecutivo», deroga al disposto dell'art. 479, primo comma, cod. proc. civ. sostituendo al requisito soggettivo («procedimento di espropriazione iniziato dagli Istituti di credito fondiario») – previsto dall'abrogato art. 43, comma primo, del regio decreto 16 luglio 1905, n. 646 (Testo unico delle leggi sul credito fondiario) – un requisito oggettivo («procedimento di espropriazione relativo a crediti fondiari»); sicché non solo si è lasciato in vita un privilegio, ma se ne sono ampliati, sotto il profilo dei legittimati a fruirne, limiti e portata, in controtendenza rispetto al complesso della legislazione, che tenderebbe ad evitare situazioni di ingiustificato vantaggio, e in violazione degli artt. 2, 3, 41 e 111 Cost.; che, richiamate, quanto ai primi tre parametri, le considerazioni in precedenza svolte, il giudice a quo osserva, in riferimento all'art. 111 Cost., che «è alquanto dubbio che la disposizione denunciata possa consentire un processo (esecutivo, nel caso di specie) tra parti che non siano in condizione di parità», specie considerando che l'irragionevole facilitazione è accordata ad un soggetto che, per la sua qualità professionale, non dovrebbe avere alcuna difficoltà a notificare il titolo esecutivo; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per l'inammissibilità ovvero, in subordine, per l'infondatezza delle questioni sollevate, osservando, in linea preliminare, che la non manifesta infondatezza delle medesime non ha formato concretamente oggetto della doverosa delibazione del giudice rimettente, dal momento che egli prospetta un mero “sospetto” o si esprime in termini meramente dubitativi, senza neppure indicare con precisione i motivi della pretesa incostituzionalità; che, inoltre, la terza questione appare inammissibile, anche perché formulata in via ipotetica riguardo ad una norma (l'art. 41 del decreto legislativo n. 385 del 1993), che, per ammissione dello stesso giudice, non è applicabile al caso di specie, operando solo per i contratti conclusi a far data dal 1° gennaio 1994 (laddove, riferisce il giudice a quo, nel caso di specie il contratto è stato concluso anteriormente); che, nel merito, quanto alla prima questione, l'Avvocatura obietta che la previsione della cedibilità del credito anche senza il consenso del debitore non è affatto in contrasto con gli artt. 2, 3 e 41 Cost.; che è inconferente il richiamo alle disposizioni in materia di tutela della riservatezza, le quali assolvono funzioni del tutto diverse da quelle perseguite con la comunicazione della cessione (art. 1264 cod. civ. ) o perseguibili col consenso alla cessione; che altrettanto inconferente è il richiamo alla disciplina della cessione del contratto, basata su presupposti di fatto e di diritto diversi da quelli della cessione del credito e alle disposizioni sulla cessione dei crediti verso la pubblica amministrazione, trattandosi di situazioni non comparabili tra di esse; che analoghe obiezioni valgono per la seconda questione, senza dire che le considerazioni del giudice a quo non hanno alcuna attinenza con i principi desumibili dall'art. 111 Cost.; che, riguardo alla terza questione, l'Avvocatura osserva che non si comprende come la deroga all'onere di notificazione del titolo esecutivo possa avere rilevanza nel caso di specie, atteso che la mancata notificazione del titolo esecutivo non è stata oggetto di specifico motivo di opposizione. Considerato che il Tribunale ordinario di Viterbo dubita della legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 2, 3 e 41 della Costituzione – dell'art. 1260, comma primo, del codice civile («Cedibilità dei crediti»), in relazione agli articoli 1 della legge 31 dicembre 1996, n. 675 (Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali), 2, comma 1, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), 43-bis e 43-ter del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come integrati dal d.m. 30 settembre 1997, n. 385 (Regolamento recante norme per la disciplina della cessione dei crediti d'imposta); degli artt. 58, commi 2, 3 e 4, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), e 4, comma 1, della legge 30 aprile 1999, n. 130 (Disposizioni sulla cartolarizzazione dei crediti); e infine, anche in riferimento all'art. 111 Cost., dell'art. 41, comma 1, del d.lgs. n. 385 del 1993 (in relazione all'art. 479 del codice di procedura civile); che le questioni sollevate relativamente all'art. 1260, comma primo, cod. civ. ed agli artt. 58, commi 2, 3 e 4, del d.lgs.