[pronunce]

Il CGARS precisa di non voler sollevare ulteriori questioni in relazione all'eventuale qualificazione (da esso avversata) dell'indennità paesaggistica in termini di sanzione amministrativa, giacché, secondo la giurisprudenza costituzionale, la competenza sanzionatoria accede alle materie sostanziali, per cui tale questione sarebbe assorbita nelle censure già dedotte. 2.- C. P. si è costituito in giudizio con atto depositato l'11 ottobre 2021. La parte riferisce di aver realizzato nel 1973 un'unità immobiliare, senza concessione edilizia, nella zona della Valle dei Templi, oggetto all'epoca di vincolo archeologico e non di vincolo paesaggistico. Successivamente, il 29 ottobre 2014, otteneva la concessione edilizia in sanatoria, previo parere della Soprintendenza di Agrigento, che accertava la compatibilità delle opere realizzate con il vincolo paesaggistico, essendo il manufatto a «notevole distanza» dalla Valle dei Templi. 2.1.- La parte eccepisce poi l'irrilevanza delle questioni sollevate, in quanto la natura sanzionatoria dell'indennità in questione renderebbe applicabili «i principi generali di cui all'art. 11 delle preleggi e all'art. 1 della l. n. 689/1981». L'indennità di cui all'art. 167 del d.lgs. n. 42 del 2004 non avrebbe più carattere risarcitorio, com'era nella disciplina del 1939, ma esclusivamente una connotazione sanzionatoria, non essendo conseguenza di un danno ingiusto e avendo, invece, «esclusiva finalità punitiva per la trasgressione commessa». Ciò risulterebbe dal testo dell'art. 167, che parla di «sanzione», e dal fatto che l'accertamento di compatibilità paesaggistica rivelerebbe l'assenza di un danno. La parte cita alcune pronunce dello stesso CGARS (emesse negli anni 2005-2010) che avrebbero qualificato l'indennità in questione come «misura punitiva». In base, quindi, al principio di irretroattività delle sanzioni enunciato all'art. 1 della legge n. 689 del 1981, le questioni sollevate sarebbero irrilevanti, non essendo necessario applicare la norma regionale censurata. Inoltre, l'art. 167 non avrebbe «disposto specificatamente alcuna efficacia per il passato», per cui sarebbe palese l'inapplicabilità della sanzione per l'opera costruita prima dell'apposizione del vincolo paesaggistico, sicché il CGARS avrebbe potuto decidere la causa anche applicando l'art. 11 delle preleggi, a prescindere dalla norma regionale censurata. 2.2.- Nel merito, la parte si sofferma innanzi tutto sull'asserita violazione dell'art. 2, comma 46, della legge n. 662 del 1996. Secondo C. P., il legislatore nazionale avrebbe previsto il pagamento dell'indennità solo per le aree sottoposte a vincolo sia ai sensi della legge n. 1497 del 1939 sia ai sensi del d.l. n. 312 del 1985, e non avrebbe disposto nulla «in merito alla portata retroattiva della norma e ai limiti temporali di applicazione dell'indennità». La norma regionale censurata sarebbe coerente con la disciplina statale. Essa disciplinerebbe una fattispecie diversa da quella oggetto del citato art. 2, comma 46, cioè il caso in cui il vincolo sia stato imposto «per la prima volta in un'area che in passato non era stata gravata da altro vincolo». La norma censurata, dunque, sarebbe in armonia sia con il principio di irretroattività della legge sia con l'art. 2, comma 46, della legge n. 662 del 1996, non potendosi ipotizzare la violazione dell'art. 3 Cost. «per difformità di disciplina tra la regione Sicilia e il territorio nazionale». Non vi sarebbe, poi, violazione degli artt. 9 e 117, secondo comma, lettera s), Cost., poiché l'art. 167 cod. beni culturali presupporrebbe un vincolo paesaggistico esistente prima della realizzazione dell'opera e, dunque, la consapevolezza del proprietario di commettere un abuso. L'art. 167 non specificherebbe alcunché per le costruzioni realizzate prima del vincolo né stabilirebbe una propria portata retroattiva. Del resto, l'eventuale previsione di una sanzione in caso di opera precedente il vincolo si porrebbe in contrasto con il principio generale di irretroattività. Se la pubblica amministrazione applicasse l'art. 167 anche in caso di vincolo sopravvenuto, opererebbe un'interpretazione arbitraria e sostanzialmente "creativa". In conclusione, la norma censurata non violerebbe l'art. 167 e sarebbe anzi «in totale armonia» con esso, avendo precisato i limiti di applicazione dell'indennità in conformità ai principi generali di cui all'art. 11 delle preleggi e all'art. 1 della legge n. 689 del 1981. Essa, inoltre, ben concilierebbe la tutela del diritto di proprietà e della certezza del diritto con la tutela del paesaggio, «avendo pur sempre previsto la necessità del nulla osta per la concessione edilizia in sanatoria». 3.- Il CGARS ha sollevato le medesime questioni di legittimità costituzionale, concernenti l'art. 5, comma 3, della legge reg. Siciliana n. 17 del 1994, con sentenza non definitiva iscritta al n. 163 reg. ord. del 2021. Il CGARS riferisce che il giudizio a quo è stato promosso dalla Regione Siciliana contro C. B., per la riforma della sentenza del TAR Sicilia, sede di Palermo, 8 luglio 2019, n. 1809, che ha accolto il ricorso proposto da C. B. contro il decreto del dirigente del Dipartimento dei beni culturali e dell'identità siciliana 31 gennaio 2018, n. 395, che - ai sensi dell'art. 167 del d.lgs. n. 42 del 2004 - le aveva ingiunto di pagare 9.912,16 euro a titolo di «indennità risarcitoria» per il danno causato al paesaggio con la realizzazione di un fabbricato sito nel Comune di Agrigento. In punto di fatto, anche il fabbricato all'origine di questa vicenda è stato realizzato, secondo quanto riferisce il rimettente, negli anni 1973-1976 in una zona all'epoca oggetto di vincolo archeologico ai sensi di due decreti ministeriali del 1968 e del 1971, e dunque prima dell'apposizione del vincolo paesaggistico. L'unica differenza, rispetto all'atto di promovimento iscritto al n. 162 reg. ord. del 2021, consiste nel fatto che C. B. ha ereditato l'immobile realizzato abusivamente e, dunque, ha invocato davanti al TAR anche l'intrasmissibilità agli eredi della sanzione prevista all'art. 167 del d.lgs. n. 42 del 2004, impugnando poi con appello incidentale il rigetto di tale motivo. Il CGARS ha respinto l'appello incidentale con l'atto di promovimento. Per il resto, la motivazione della sentenza non definitiva iscritta al n. 163 reg. ord. del 2021 ricalca quella dell'atto di promovimento iscritto al n. 162 reg. ord. del 2021, sopra illustrata. 4.- Con atto depositato fuori termine, il 26 novembre 2021, C. B. si è costituita in giudizio.