[pronunce]

Il vincolo dell'iscrizione presso un istituto statale, derivante dalla scelta interpretativa fatta propria dal Consiglio di Stato, determinerebbe la compressione della libertà di scelta dello studente, la quale costituisce condizione imprescindibile per la realizzazione del pieno sviluppo della persona umana, sancito nell'art. 3, cpv. , Cost. 2.2.3.- Il divieto implicito, ritenuto dal Consiglio di Stato, si porrebbe altresì in contrasto con l'art. 41 Cost., sacrificando la libertà imprenditoriale della società che gestisce la scuola; infatti, gli istituti scolastici paritari di nuova istituzione - potendo attivare soltanto la prima classe - sarebbero tenuti a predisporre un'intera struttura, sopportando i costi relativi ai contratti con gli insegnanti e il personale non docente, nonché le spese di gestione dei locali per ospitare le classi di un intero ciclo. 2.2.4.- Infine, il divieto implicito posto alle scuole paritarie violerebbe l'art. 76 Cost. per eccesso di delega, in quanto si porrebbe in contrasto con i principi stabiliti dall'art. 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale), il quale individua - quale obiettivo della normativa delegata - quello di «favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei limiti dell'età evolutiva, delle differenze e dell'identità di ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in coerenza con il principio di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione». Tra i valori prefissati dalla legge delega sarebbe quindi ricompresa la libertà di scelta dello studente e delle famiglie, quale espressione qualificante della sfera di autodeterminazione dei cittadini. La norma delegata risulterebbe dissonante rispetto a tali principi e quindi viziata per eccesso di delega, in violazione dell'art. 76 Cost. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con memoria depositata il 2 luglio 2013 eccependo, in via preliminare, l'inammissibilità delle questioni sollevate dal TAR, attesa l'inesistenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, idoneo a configurare diritto vivente nella fattispecie. Nel merito, l'Avvocatura dello Stato ha dedotto l'infondatezza delle censure formulate nell'ordinanza di rimessione, evidenziando in particolare che il meccanismo di entrata in vigore dei nuovi ordinamenti dei corsi di studio è del tutto analogo per le scuole statali e per quelle paritarie: entrambe le tipologie di scuola possono mantenere, sino ad esaurimento, solo le classi già autorizzate secondo il vecchio ordinamento di studio, mentre vige un divieto generale di istituire ex novo classi di questo tipo. 4.- Con atto depositato il 26 giugno 2013, è intervenuto Silvio Duilio, nella qualità di legale rappresentante dell'Istituto scolastico Verga di Frattamaggiore, chiedendo l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4, lett. f), della legge n. 62 del 2000, per violazione degli artt. 3, 33, 41 e 76 Cost. A sostegno della dedotta incompatibilità della disposizione censurata con i parametri costituzionali evocati, la difesa della parte privata ha svolto le medesime argomentazioni contenute nell'ordinanza di rimessione. 4.1.- Con memoria depositata il 17 settembre 2014, la stessa parte privata ha dedotto il superamento del regime transitorio - atteso l'avvenuto esaurimento dei corsi appartenenti al vecchio ordinamento - e ha quindi richiesto, in via subordinata, che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere e la questione sia rimessa al giudice a quo, affinché valuti l'attualità dell'interesse alla questione. 4.2.- Con successiva memoria, depositata il 6 ottobre 2014, la stessa parte privata, dopo avere evidenziato l'illegittimità dell'attuale composizione di questa Corte, attesa la mancanza di due giudici di nomina parlamentare, ha chiesto che sia dichiarata la illegittimità costituzionale degli artt. 1 e 16 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1 (Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale), dell'art. 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2 (Modificazione dell'art. 135 della Costituzione e disposizioni sulla Corte costituzionale), e dell'art. 26 della legge 25 gennaio 1962, n. 20 (Norme sui procedimenti e giudizi di accusa), «e delle altre norme vigenti», per violazione degli artt. 24, 111, 135 e 137 Cost., «nella parte in cui non prevedono un termine temporale alla mancata nomina della componente parlamentare dei Giudici costituzionali e nemmeno la possibilità di nominare, in via alternativa, in caso di membri dimissionari della Corte ovvero alla scadenza del mandato, i propri membri facendo ricorso ad altri sistemi, come le commissioni parlamentari, l'abbassamento del quorum, la votazione palese, o l'affidamento alla stessa Corte o ad Autorità indipendenti nominate con la maggioranza dei due terzi dal Parlamento di designare anche temporaneamente i Giudici mancanti». In via subordinata, la difesa della parte privata ha avanzato istanza di rinvio della decisione, sino a data successiva alla nomina, da parte del Parlamento, dei due giudici costituzionali.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha sollevato - in riferimento agli artt. 3, 33, 41 e 76 Cost. - questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4, lettera f), della legge 10 marzo 2000, n. 62 (Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione), il quale prevede, fra i requisiti necessari ai fini del riconoscimento della parità degli istituti scolastici, «l'organica costituzione di corsi completi: non può essere riconosciuta la parità a singole classi, tranne che in fase di istituzione di nuovi corsi completi, ad iniziare dalla prima classe». Le censure del rimettente hanno ad oggetto la disposizione in esame «nel combinato disposto interpretativo di cui al regolamento ex decreto 29 novembre 2007, n. 267, art. 1, comma 6, lettere e) ed f) e D.M. n. 83 del 10 ottobre 2008, art. 3, punto 3.4, lettera f), alla luce dei commi 2 e 3 dell'art. 1, e comma 1 dell'art. 8 del d.P.R. 15 marzo 2010, n. 87 (Regolamento recante norme per il riordinamento degli istituti professionali, a norma dell'art. 64, comma 4, decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133)».