[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitto di attribuzione sorti a seguito del decreto del Ministro dell'ambiente 3 aprile 2000, recante "Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CE e 79/409/CEE” e della sua successiva trasmissione alla Commissione europea, promossi con ricorsi della Provincia di Trento e della Regione Emilia-Romagna, notificati il 21 giugno 2000, depositati in cancelleria il 27 e il 28 successivo ed iscritti ai nn. 28 e 29 del registro conflitti 2000. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 6 maggio 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Provincia di Trento e per la Regione Emilia-Romagna nonché l'avvocato dello Stato Oscar Fiumara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- La Provincia autonoma di Trento, con ricorso depositato il 27 giugno 2000, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri per sentire dichiarare che non spetta allo Stato, in assenza di apposito atto di decisione della stessa Provincia, di individuare, pubblicare e trasmettere alla Comunità europea i siti di importanza comunitaria nel territorio provinciale e per il conseguente annullamento del decreto del Ministro dell'ambiente 3 aprile 2000 (Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CE e 79/409/CEE), nella parte in cui individua e pubblica i siti di importanza comunitaria nella provincia autonoma di Trento, nonché dell'atto, avente estremi non noti, con cui il Ministero dell'ambiente ha trasmesso alla Commissione europea l'elenco in questione. Secondo la Provincia ricorrente, con i due atti richiamati - emanati senza il supporto di una apposita deliberazione dei competenti organi provinciali - lo Stato avrebbe violato: in primo luogo, l'art. 8, nn. 5, 6, 15, 16 e 21, nonché l'art. 16 dello statuto speciale e le relative norme di attuazione; in secondo luogo, l'art. 3 del d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche); infine, la sentenza della Corte costituzionale n. 425 del 1999. 2.- Secondo quanto illustrato nel ricorso, con la direttiva n. 92/43/CE del 21 maggio 1992 (Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche - cd. direttiva habitat) sarebbe stata promossa la realizzazione di una rete ecologica europea denominata Natura 2000 in cui devono esser inseriti siti di importanza comunitaria (SIC) individuati dagli Stati membri. In attuazione di tale direttiva, il Ministro dell'ambiente, nel 1995, aveva promosso il progetto Bioitaly, attraverso il quale si doveva giungere ad una prima sistematica ricognizione scientifica degli habitat naturali. La Provincia autonoma di Trento aveva aderito a tale progetto, autorizzando con delibera di Giunta la stipula del contratto inviato dal Ministero; era stato quindi predisposto un elenco dei siti, che, come precisato dal dirigente della Provincia nella relazione allegata all'elenco trasmesso al Ministero dell'ambiente, per mancanza di tempo non era stato sottoposto all'approvazione della Giunta. Espone ancora la Provincia ricorrente che, con il d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, è stata data attuazione alla direttiva 92/43/CE. In particolare, l'art. 3 di tale regolamento definisce la procedura d'individuazione dei siti comprendenti gli habitat e le specie di cui agli allegati I e II della direttiva. Esso stabilisce che "le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano individuano, con proprio procedimento, i siti in cui si trovano tipi di habitat elencati nell'allegato A ed habitat delle specie di cui all'allegato B e ne danno comunicazione al Ministero dell'ambiente, ai fini della formulazione della proposta del Ministro dell'ambiente alla Commissione europea, dei siti di importanza comunitaria, per costituire la rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione denominata Natura 2000”. A seguito di impugnazione da parte della medesima Provincia autonoma di Trento, la Corte costituzionale, con sentenza n. 425 del 1999, ha definito l'esatta portata di tale norma e del conseguente potere ministeriale precisando che esso sarebbe limitato ad un mero compito di formalizzazione e trasmissione alla Commissione europea di decisioni assunte nella loro sostanza in sede locale. Con il decreto del Ministro dell'ambiente 3 aprile 2000 sono stati individuati e pubblicati i siti di importanza comunitaria. Tale decreto, ad avviso della Provincia di Trento, sarebbe lesivo delle proprie competenze costituzionali, in quanto l'elenco dei siti ricadenti nel territorio provinciale sarebbe stato predisposto dal Ministero in assenza di una preventiva deliberazione della Giunta della Provincia. 3.- Anche la Regione Emilia-Romagna, con ricorso depositato il 28 giugno 2000, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio in relazione ai medesimi atti e per profili in tutto analoghi a quelli prospettati nel ricorso della Provincia autonoma di Trento, deducendo la violazione degli artt. 117 e 118 della Costituzione, dell'art. 3 del d.P.R. n. 357 del 1997, della sentenza n. 425 del 1999 della Corte costituzionale, nonché del principio di leale cooperazione. Premette la Regione Emilia-Romagna che, nella materia dell'ambiente, essa è titolare di potestà legislativa e amministrativa in base agli artt. 117 e 118 della Costituzione (nel testo anteriore alle modifiche introdotte con la legge cost. n. 3 del 2001). Sulla base di tali norme, nonché del dettato dell'art. 3 del d.P.R. n. 357 del 1997, secondo l'interpretazione datane dalla Corte costituzionale con la sentenza richiamata, sarebbe riservato alla competenza costituzionale della Regione il procedimento di individuazione sostanziale dei siti di importanza comunitaria ai sensi della direttiva 92/43/CE. Esso sarebbe distinto rispetto alle operazioni preliminari di ricognizione scientifica dei luoghi costituenti habitat naturali delle specie vegetali ed animali potenzialmente meritevoli di tutela che le Regioni dovevano eseguire nell'ambito del progetto Bioitaly predisposto dal Ministero in vista dell'attuazione della direttiva. Questo infatti prevedeva lo svolgimento di attività meramente tecniche che prescindevano da ogni determinazione degli organi istituzionali della Regione ai quali competeva invece la scelta effettiva dei luoghi da qualificare come siti di importanza comunitaria. Il rispetto di tali competenze avrebbe dovuto indurre il Ministero a sollecitare le Regioni alla individuazione dei siti.