[pronunce]

che, a quanto si osserva nel ricorso, nel caso in questione non vi sarebbe «altro rimedio che l'elevazione del conflitto tra poteri per tutelare le attribuzioni», dal momento che il Consiglio non potrebbe dare attuazione parziale al disposto normativo provvedendo sulla domanda di riammissione ai fini della ricostruzione del solo rapporto di servizio senza procedere anche all'assegnazione delle funzioni giudiziarie, «attesa l'inscindibilità del rapporto funzionale dal rapporto di servizio»; che l'alternativa possibile alla difesa immediata delle proprie attribuzioni attraverso il conflitto consisterebbe – secondo il ricorrente – nel negare ai magistrati istanti il diritto che la legge ha voluto assicurare, attendendo eventuali ricorsi in sede amministrativa allo scopo di sollevare in via di eccezione la relativa questione di legittimità costituzionale; che tale soluzione, tuttavia, sarebbe preclusa dal divieto, per l'amministrazione, di disapplicare leggi della cui costituzionalità si dubita; che – anche a voler ritenere superabile l'obiezione appena citata – in tal modo la tutela delle attribuzioni costituzionali del CSM dipenderebbe dall'eventuale impugnativa dei provvedimenti contra legem da parte degli interessati e dalla valutazione del giudice adito; che il ricorrente ha concluso chiedendo che questa Corte dichiari: a) che non spetta alle Camere, in violazione dell'art. 105 Cost. e del principio di leale collaborazione, convertire il decreto legge n. 66 del 2004, posto in essere, a sua volta, in violazione dell'art. 77 Cost., senza aver previamente assunto il parere del CSM, ai sensi dell'art. 10 della legge n. 195 del 1958; b) che non spetta al Parlamento (né al Governo in sede di adozione del decreto-legge n. 66 del 2004) stabilire, in violazione dell'art. 105 Cost., che la riammissione in servizio dei magistrati ordinari prosciolti avvenga senza che il CSM possa valutare la rilevanza disciplinare dei fatti che hanno formato oggetto di procedimento penale e che l'attribuzione ad essi delle funzioni avvenga senza che il CSM possa valutare l'idoneità specifica, in concreto, del magistrato a rivestirle in relazione al posto richiesto; che, invece, spetta al CSM, in base all'art. 105 Cost. e al principio costituzionale di leale collaborazione, fornire al Governo e al Parlamento il proprio parere in ordine ai progetti di legge in materia di ordinamento giudiziario. Considerato che in questa fase del giudizio, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, questa Corte è chiamata a delibare, senza contraddittorio tra le parti, esclusivamente se il ricorso sia ammissibile, valutando se sussistano i requisiti soggettivo ed oggettivo di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, rimanendo tuttavia impregiudicata ogni ulteriore determinazione anche in ordine alla stessa ammissibilità; che, in relazione alla sussistenza dei requisiti soggettivi, in conformità alla costante giurisprudenza di questa Corte, deve essere riconosciuta la legittimazione del Consiglio superiore della magistratura a sollevare conflitto di attribuzione, in quanto organo direttamente investito delle funzioni previste dall'art. 105 della Costituzione; che, ancora dal punto di vista soggettivo, nessun dubbio può sussistere sulla legittimazione del Governo nel suo complesso e delle due Camere a resistere al conflitto; che, con riferimento ai presupposti oggettivi, il ricorso è indirizzato alla garanzia della sfera di attribuzioni determinata da norme costituzionali, in quanto la lesione lamentata concerne competenze del Consiglio superiore della magistratura riconducibili all'art. 105 della Costituzione e che, dunque, sussiste la materia di un conflitto; che, circa l'idoneità di atti aventi natura legislativa, quali quelli in questione, a determinare conflitto, non possono escludersi sulla base di questa preliminare valutazione le condizioni per riconoscerla; che, comunque, solo in seguito alla piena esplicazione del contraddittorio sul punto potrà adottarsi una decisione definitiva; che, conseguentemente, il ricorso – salva e impregiudicata la facoltà delle parti di proporre, nell'ulteriore corso del giudizio, istanze ed eccezioni su tutti i punti esaminati in questa sede di valutazione preliminare – deve essere dichiarato ammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara ammissibile, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, nei confronti del Governo della Repubblica, della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, il conflitto di attribuzione proposto dal Consiglio superiore della magistratura con il ricorso indicato in epigrafe; dispone: a) che la cancelleria di questa Corte dia immediata comunicazione della presente ordinanza al ricorrente Consiglio superiore della magistratura; b) che, a cura del ricorrente, il ricorso e la presente ordinanza siano notificati al Governo della Repubblica, in persona del Presidente del Consiglio dei ministri, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, in persona dei rispettivi Presidenti pro tempore, entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione di cui al punto a), per essere successivamente depositati presso la cancelleria di questa Corte entro il termine di venti giorni fissato dall'art. 26, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 marzo 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA