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In questi casi, i rappresentanti legali dei partiti beneficiari delle elargizioni sono comunque tenuti a trasmettere alla Presidenza della Camera l'elenco dei soggetti che hanno erogato finanziamenti o contributi di importo superiore a euro 5.000 nell'anno, e la relativa documentazione contabile. Tale obbligo deve essere adempiuto entro tre mesi dalla percezione del finanziamento o del contributo e in caso di inadempienza ovvero in caso di dichiarazioni mendaci è prevista l'applicazione della disciplina sanzionatoria prevista in materia di dichiarazione congiunta ai sensi del sesto comma dell'articolo 4 della legge n. 659 del 1981. L'elenco dei soggetti che hanno erogato i predetti finanziamenti o contributi e i relativi importi sono pubblicati in maniera facilmente accessibile nel sito internet della Camera dei deputati, nonché, come allegato al rendiconto di esercizio, nel sito internet del partito politico. Certificazione dei bilanci, controlli e sanzioni Gli articoli 6 e 7 sono dedicati al consolidamento dei bilanci e alla certificazione esterna dei rendiconti. Si prevede, in particolare, che il bilancio del partito debba recare in allegato anche i bilanci delle sedi regionali, nonché quelli delle fondazioni e associazioni i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte da deliberazioni dei partiti. In relazione al nuovo sistema di contribuzione volontaria e indiretta dei partiti, l'obbligo di certificazione esterna dei rendiconti è riservato ai soli partiti iscritti nella seconda sezione del registro, cui spettano i benefici in materia di destinazione del due per mille dell'imposta sul reddito, e non anche ai partiti che intendano usufruire del solo regime fiscale agevolato per le erogazioni liberali in loro favore, di cui all'articolo 11 del decreto. È inoltre disposto che anche le articolazioni territoriali di livello regionale dei partiti, dotate di autonomia amministrativa, finanziaria e contabile, siano tenute ad avvalersi di una società di revisione o di un revisore contabile qualora le stesse registrino proventi complessivamente pari o superiori a 150.000 euro. I controlli sulla regolarità e sulla conformità alla legge del rendiconto dei partiti, e dei relativi allegati, nonché sull'ottemperanza agli obblighi di trasparenza e pubblicità sopra richiamati, sono effettuati, ai sensi dell'articolo 8 del decreto, dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti, con le modalità e nei termini di cui ai commi 4, 5, 6 e 7 dell'articolo 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96. In caso di inottemperanza all'obbligo di certificazione esterna o all'obbligo di presentare il rendiconto e i relativi allegati o il verbale di approvazione del rendiconto, è prevista una sanzione, disposta dalla medesima Commissione, consistente nella cancellazione del partito politico dalla seconda sezione del registro nazionale, che fa venire meno la possibilità di accedere, nell'esercizio successivo a quello in corso alla data della contestazione, al riparto delle risorse del due per mille dell'IRPEF. Per la medesima fattispecie, l'ulteriore sanzione consiste nella perdita, per coloro che svolgono le funzioni di tesoriere del partito o funzioni analoghe, della legittimazione a sottoscrivere i rendiconti relativi agli esercizi dei cinque anni successivi. Quanto alle restanti norme di carattere sanzionatorio, il decreto-legge riproduce, nella sostanza, le sanzioni già previste dalla legge n. 96 del 2012, irrogabili dalla Commissione in caso di irregolarità, adattandole tuttavia al nuovo impianto normativo, che in assenza di finanziamento pubblico diretto fa leva sulla decurtazione delle risorse del due per mille dell'Irpef. In particolare, le sanzioni amministrative pecuniarie previste sono la decurtazione: a) di un terzo della complessiva quota annuale del due per mille spettante in caso di redazione del bilancio difforme da quanto previsto dall'articolo 8 della legge n. 2 del 1997 o per mancata pubblicazione nel sito internet del partito; b) dell'importo non dichiarato o difforme dal vero, sino al limite di un terzo, dalla complessiva quota annuale del due per mille in caso di omissione di dati nel rendiconto di esercizio ovvero difformità di dati rispetto alle scritture e alla documentazione contabili; c) fino a un ventesimo della complessiva quota annuale del due per mille in caso di difformità di voci del rendiconto rispetto all'allegato A della legge n. 2 del 1997, il quale reca il modello di redazione del rendiconto di esercizio; d) fino a un ventesimo delle somme a valere sul due per mille, nel limite di un terzo di tale importo per omissione o indicazione non corretta o non veritiera delle informazioni rese dalla relazione sulla situazione economico-patrimoniale e sull'andamento della gestione o della nota integrativa. La Commissione modula le sanzioni secondo la gravità delle irregolarità ravvisate, notificandole al partito e comunicandole, inoltre, al Ministero dell'economia, affinché apporti la corrispettiva riduzione della quota complessiva del due per mille spettante al partito; si precisa, inoltre, che la riduzione debba incidere per il periodo di imposta corrispondente all'esercizio rendicontato cui si riferisce la violazione. La Commissione applica in via diretta la sanzione amministrativa al partito (fino al limite dei due terzi dell'ultima annualità di contribuzione ricevuta in quota due per mille) nel caso che il partito medesimo abbia già ricevuto tutti i contributi spettanti come due per mille e non abbia diritto a percepirne di nuovi. I partiti che abbiano fruito della contribuzione volontaria agevolata e del due per mille sono soggetti, fino al proprio scioglimento e, comunque, non oltre il terzo esercizio successivo a quello di percezione dell'ultima rata dei rimborsi elettorali, all'obbligo di presentare alla Commissione il rendiconto e i relativi allegati. Parità di accesso alle cariche elettive L'articolo 9 reca uno specifico meccanismo sanzionatorio per quei partiti politici che non favoriscano il principio della parità nell'accesso alle cariche elettive, di cui all'articolo 51 della Costituzione. In particolare, si prevede che qualora nel numero complessivo dei candidati di un partito politico in ciascuna elezione della Camera, del Senato o dei membri del Parlamento europeo, uno dei due sessi sia rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, le risorse spettanti al partito politico a titolo di due per mille siano ridotte in misura percentuale pari allo 0,50 per ogni punto percentuale di differenza tra 40 e la percentuale dei candidati del sesso meno rappresentato, nel limite massimo complessivo del 10 per cento. Inoltre, la Commissione è chiamata ad irrogare ai partiti una sanzione amministrativa pecuniaria pari a un ventesimo delle somme ad essi spettanti a titolo di due per mille qualora gli stessi partiti non abbiano destinato una quota pari almeno al 10 per cento di tali somme ad iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica. Le risorse derivanti dalle predette sanzioni confluiscono in un apposito fondo che è annualmente suddiviso tra i partiti per i quali la percentuale di eletti del sesso meno rappresentato in ciascuna elezione risulta pari o superiore al 40 per cento; le risorse sono ripartite in misura proporzionale ai voti ottenuti da ciascun partito nell'elezione di riferimento.