[resaula]

Il nostro partito ha affrontato e affronterà questo tema con l'attenzione e il rispetto dovuti a tutti coloro che hanno la vita segnata da abusi e violenze. Allo stesso tempo, però, staremo bene attenti a porci lontani e a bloccare qualsiasi strumentalizzazione politica di una storia così dolorosa. Non ce lo possiamo permettere. Ce lo impongono la nostra coscienza e la nostra responsabilità. Anche se la vicenda non è del tutto conclusa, come anche il senatore La Pietra e altri colleghi prima di me hanno ricordato, la magistratura ha emesso condanne in via definitiva. Partiamo, quindi, con un punto fermo: ci sono dei colpevoli individuati e riconosciuti. Attendiamo gli sviluppi dei processi e lo facciamo, ancora una volta, accanto alle vittime e alle loro famiglie, comprendendone tutta la rabbia e tutta la preoccupazione. Presidente e colleghi, la nostra responsabilità come membri delle istituzioni, pur restando ferma e netta la nostra fiducia nei giudici e nelle autorità competenti, ci impone di essere vicini con sensibilità a tutti coloro che sono stati colpiti in questa vicenda e da questa vicenda. La Commissione di inchiesta, per la cui istituzione voteremo oggi pomeriggio, deve essere un luogo per fare chiarezza, dare riconoscimento istituzionale a una pagina buia e terribile per il nostro Paese e formulare delle soluzioni, affinché attraverso la vigilanza delle autorità competenti sia limitata al massimo la possibilità che fatti orribili come quelli accaduti a «Il Forteto» non accadano in altre strutture analoghe e - oserei dire di più - perché non avvengano più in nessun luogo e non si possano replicare nelle strutture del nostro Paese. Due principi fondamentali guideranno il Gruppo del Partito Democratico all'interno di questa Commissione di inchiesta. Il primo sarà il rispetto per il dolore delle vittime, che mai e poi mai permetteremo venga utilizzato in modo strumentale. Lo ribadisco con forza: non ce lo possiamo permettere. Il secondo sarà la tutela dei lavoratori e delle produzioni della cooperativa, così importanti per l'economia del territorio. È fondamentale infatti che si separi la vicenda della comunità «Il Forteto» da tutto ciò che di buono produce invece la cooperativa: non ci devono essere sovrapposizioni in questo senso. Per noi, per il territorio di riferimento, è di primaria importanza garantire i posti di lavoro e tutelare i lavoratori, slegando tutto quello che di orribile e ignobile è accaduto nella comunità - fatti per i quali, lo ribadisco, i colpevoli sono già stati individuati e processati - dallo sviluppo di un'azienda strategica per l'economia di tante famiglie e di un intero territorio, quello mugellano, ma non solo. Signor Presidente, colleghi, tutti sappiamo che alla politica, quindi a ciascuno di noi, è richiesta una responsabilità superiore quando si trattano argomenti che investono con forza l'esperienza umana delle persone. Con l'istituzione della Commissione in oggetto siamo chiamati a questo: abbiamo l'occasione, che spero nessuno di noi vorrà perdere, di dimostrare che la politica, quella con la «P» maiuscola, ha la capacità di essere attenta e responsabile, compatta e senza divisioni, nell'interesse di quei cittadini che ci hanno eletti qui a rappresentarli. Votando il disegno di legge in esame e preparandoci al lavoro in Commissione, mi appello quindi alla responsabilità di tutti noi - di ciascuno di noi, colleghi - perché riusciamo a portare avanti i nostri valori, non venendo mai meno a due principi: l'attenzione e la determinazione. Ci sono entrambe richieste e oserei dire imposte, affinché, senza rischiare di cadere in alcuna strumentalizzazione, si riesca a fare chiarezza, ad individuare i problemi e ad ipotizzare soluzioni che aiutino le istituzioni e le famiglie dei nostri territori. Se ci sarà l'impegno da parte di tutti i Gruppi a lavorare in questa Commissione con tale spirito, combinando in maniera equilibrata la sensibilità attenta imposta dalla vicenda e la determinazione responsabile a lavorare nell'interesse delle famiglie coinvolte e di tutto il territorio, allora il nostro impegno sarà all'altezza del ruolo che ci è stato affidato da chi ci ha permesso di essere in quest'Aula. Signor Presidente, è con questo spirito e con queste motivazioni che il Gruppo del Partito Democratico esprime convintamente il voto favorevole all'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto». (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Nencini) . VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, senatori, prometto che riascolterò volentieri gli interventi della collega appena intervenuta e del senatore Nencini. Mi sembra infatti di essere, ogni tanto, incredulo, perché ricordo che il 18 agosto 2013 il segretario del PD regionale, il segretario del PD di Firenze e il segretario cittadino del Mugello hanno espresso opinioni diverse, dicendo di no al commissariamento della struttura! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S, FI-BP e FdI). Ho letto molte volte le carte, ho ascoltato e ho potuto partecipare alla commissione istituita dalla Regione Toscana e mi sono posto una domanda: come sia potuta succedere una cosa simile in Toscana. Poi, signor Presidente, alla fine le darò la risposta che mi sono dato leggendo gli atti. Non vengo a parlare della sofferenza di quei 60 bambini, abusati e maltrattati e che sapevano che, se avessero fatto parola di quel che avveniva, avrebbero subito delle violenze. Il sistema è questo, perché bisogna essere chiari: nel 1978 i due soggetti, Roberto Fiesoli (uno che si definiva «profeta») e il suo amico Luigi Goffredi, venivano prima arrestati e, dopo qualche mese, rilasciati. Successivamente venivano affidati nuovamente dei bambini a quella comunità: questa è la cosa grave! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP,). Dobbiamo ricordare che nel 1985 - forse voi questo lo avete dimenticato - c'è stata una condanna passata in giudicato per violenza e atti di libidine nei confronti di bambini. Molti di noi sono genitori: voi dareste i vostri figli a due soggetti condannati con sentenza passata in giudicato? Non colpiti da un avviso di garanzia, ma da una sentenza passata in giudicato nel 1985. Dal 1985 al 2013-2014 vi è stato il silenzio di chi ha avuto ruoli di responsabilità in quella Regione, in quella Provincia, in quella città. Le istituzioni sapevano che vi era stata quella condanna, ma il tribunale dei minori continuava a dare dei bambini in affido a questa comunità. E faceva tante cose questa comunità, questa è la cosa grave. Nel 2000 ci ha pensato l'Europa a condannarci, con una sanzione pari a 200 milioni di vecchie lire. La Corte di Strasburgo ci ha condannato perché si è chiesta: come è possibile che l'Italia, con una sentenza passata in giudicato, continui ad affidare dei bambini a quella comunità?