[pronunce]

Diversamente, la disposizione impugnata svincola il Presidente, «anche nelle sue scelte concrete, dal corpo elettorale per subordinarlo ad altro organo», cioè il Consiglio che, a sua volta, in quanto rappresenta i Comuni, costituisce espressione solo indiretta della scelta degli elettori. La difesa regionale esamina quindi il comma 18, il quale impone allo Stato ed alle Regioni di trasferire ai Comuni, entro il 31 dicembre 2012, le funzioni già esercitate dalle Province, fatta salva la possibilità che, a fini di esercizio unitario, le stesse vengano acquisite dalle Regioni, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. La previsione di un intervento sostitutivo dello Stato varrebbe ad alterare l'attuazione del decentramento amministrativo, con violazione dei richiamati principi di sussidiarietà e adeguatezza, laddove gli artt. 4, 114 e 118 Cost. garantiscono all'ente Provincia un autonomo livello di esercizio di funzioni. Il comma 19 dell'art. 23, a completamento del processo di decentramento, prevede che lo Stato e le Regioni trasferiscano le risorse umane, finanziarie e strumentali per l'esercizio delle funzioni. Secondo la Regione Molise il nuovo assetto della Provincia avrebbe compromesso il principio dell'autonomia organizzativa dell'ente «sopprimendone, di fatto, gli stessi poteri statutari» nonché i poteri regolamentari per lo svolgimento di funzioni autonome. Nella medesima prospettiva, risulterebbe alterata anche l'autonomia finanziaria prevista dall'art. 119 Cost., compresi i meccanismi di attuazione del federalismo fiscale. Il comma 20 dell'art. 23 rimette al Governo il compito di fissare la decorrenza del mutamento dell'assetto istituzionale delle Province mentre il comma 20-bis esclude dall'applicazione delle previsioni che lo precedono le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano, assegnando alle stesse il termine di sei mesi per adeguare i propri ordinamenti. Il comma 21, infine, dispone che i Comuni possano istituire unioni o organi di raccordo per l'esercizio di specifiche funzioni amministrative, a spesa invariata. 4.4.- I richiamati commi, da 14 a 21, dell'art. 23 del d.l. n. 201 del 2011, da leggersi in stretta connessione tra loro, si porrebbero in contrasto con i parametri evocati (artt. 5, 114, 117, secondo comma, lettera p, quarto e sesto comma, 118 e 119 Cost.) nonché con il principio di leale collaborazione in relazione all'art. 8 della legge n. 131 del 2003. 4.4.1.- La ricorrente osserva che l'art. 5 Cost., il quale riconosce rilievo costituzionale alle autonomie locali, comprese le Province, ed al principio del decentramento amministrativo, non contiene enunciazioni di carattere programmatico, ma esprime un valore vincolante, con l'effetto sia di garantire le autonomie locali, sia di imporre allo Stato (e quindi alla legislazione statale e regionale) di attuare il decentramento amministrativo. L'art. 23, nella parte oggetto di impugnazione, produrrebbe una evidente inversione di principio rispetto al parametro indicato, con conseguente grave compromissione anche dell'autonomia regionale e dell'assetto istituzionale di questa. La modifica strutturale delle funzioni e dei compiti della Provincia produrrebbe una alterazione della forma, storicamente garantita, del decentramento amministrativo come articolazione dello Stato sul territorio. 4.4.2.- L'art. 114 Cost., come modificato dopo la riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, indica le Province come enti autonomi che costituiscono la Repubblica, insieme ai Comuni, alle Città metropolitane, alle Regioni ed allo Stato, e ribadisce che esse esercitano poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione. Trattandosi di attribuzioni disciplinate sul piano costituzionale, la loro modifica - che nella specie secondo la ricorrente, si è risolta in un vero e proprio «declassamento» dell'istituzione provinciale, senza margini residui di «autonomia opzionale» per le Regioni e per le stesse Province - avrebbe dovuto essere operata con procedimento normativo aggravato. 4.4.3.- La difesa regionale assume che l'intervento «demolitorio» attuato con le disposizioni impugnate travalichi la competenza esclusiva statale in materia elettorale, di organi di governo e di funzioni fondamentali delle Province, prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera p), Cost. L'esercizio di tale competenza incontra, infatti, i limiti derivanti dalla correlazione con le previsioni contenute negli artt. 5 e 114 Cost., e dunque può avvenire soltanto nel rispetto dell'esistenza delle Province, secondo la configurazione delineata dalla Carta. Con le disposizioni impugnate si sarebbe realizzata, invece, l'abolizione delle funzioni fondamentali delle Province e dei relativi organi di governo, attribuendosi alle stesse «mere funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni». Le medesime disposizioni, nella parte in cui impongono alle Regioni di trasferire ai Comuni le funzioni esercitate dalle Province, ovvero di riservarle a loro stesse per assicurarne l'esercizio unitario, sarebbero lesive anche dell'autonomia regionale, avuto riguardo alle competenze residuali e concorrenti, nonché alla potestà regolamentare delle Regioni. Sarebbe stato cancellato, inoltre, il potere delle Regioni di conferire funzioni amministrative alle Province, anche attraverso l'istituto della delega. Per un verso, quindi, sarebbe vulnerata la potestà regolamentare delle Province, in contrasto con l'art. 117, sesto comma, Cost. e, per altro verso, verrebbe imposto un «paradigma di conferimento, indifferenziato e generale», quello cioè della legge regionale, per il trasferimento delle funzioni agli enti locali (e quindi alla stessa Provincia). Ciò produrrebbe una evidente compressione delle prerogative regionali, in violazione dell'art. 118 Cost., anche in riferimento alla correlata autonomia finanziaria, sancita dall'art. 119 Cost. Le disposizioni impugnate, invero, non raggiungerebbero né l'obiettivo della razionalizzazione dell'esercizio delle funzioni amministrative né quello del risparmio di spesa. 4.4.4.- La previsione dell'intervento sostitutivo dello Stato, contenuta nel comma 18 del citato art. 23, si porrebbe in contrasto con il principio di leale collaborazione, in quanto le fattispecie indicate nella disposizione impugnata non rientrano tra quelle di cui all'art. 120 Cost., così come attuato dall'art. 8 della legge n. 131 del 2003. La difesa regionale segnala poi la sproporzione fra il sacrificio dell'autonomia provinciale che discende dalle disposizioni impugnate e il risparmio di spesa, che costituisce l'obiettivo della normativa in esame, donde la violazione anche del principio di ragionevolezza. Sussisterebbe, nella specie, la legittimazione della Regione a far valere tale profilo di illegittimità, in considerazione delle ricadute sulla sua sfera di attribuzioni costituzionalmente garantite.