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Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano predispongono, nell'ambito dei rispettivi piani sanitari e nei limiti delle risorse indicate dal Fondo sanitario nazionale, progetti obiettivo, azioni programmatiche e altre idonee iniziative dirette a fronteggiare la malattia e la disabilità ambientale. 3. Gli interventi nazionali e regionali di cui ai commi 1 e 2 sono rivolti ai seguenti obiettivi: a) istituire un centro di riferimento nazionale di medicina ambientale, interamente finanziato dal Servizio sanitario nazionale e gestito esclusivamente da specialisti che abbiano anche una formazione di tossicologia clinica e non si trovino in situazioni di conflitto di interessi, ovvero che non abbiano altre attività di natura privata, con esclusione della libera professione, che non abbiano lavorato anche saltuariamente per le industrie chimiche e farmaceutiche nei cinque anni precedenti la loro assunzione, che non facciano parte di organizzazioni professionali o associazioni sponsorizzate dalle medesime industrie e che non possiedano azioni o partecipazioni in tali industrie per un valore superiore a 5.000 euro; b) agevolare l'accesso ai livelli essenziali di assistenza garantiti dall'articolo 3 della Costituzione, prevedendo l'adozione di protocolli di pronto soccorso specifici e la realizzazione di almeno un ambulatorio per ogni provincia dedicato a soggetti affetti da malattie o disabilità ambientale, secondo le regole delle unità ambientali controllate degli ospedali di medicina ambientale internazionali che prevedono un accesso diretto dall'esterno, l'uso di materiali e di tecniche della bioedilizia, inerti e inodore, esenti da emissioni di radon o di particolato di origine naturale, nonché sistemi di ventilazione controllata e di purificazione dell'aria che consentano di isolare l'ambiente dell'ambulatorio dal resto dell'ospedale; c) imporre il divieto d'uso degli apparecchi di telefonia mobile e dei prodotti contenenti fragranze nonché il divieto di fumo negli ambienti sanitari, nelle scuole di ogni ordine e grado e negli uffici pubblici e di pubblica utilità, nonché l'obbligo, per gli esercizi commerciali, compresi quelli dell'accoglienza turistica, di avviso con cartellonistica in merito all'uso di impianti di wireless fidelity o di comunicazione senza fili, di insetticidi, di erbicidi o di pesticidi nei dieci giorni precedenti e in merito alla presenza di prodotti profumati, di fave o di leguminose; d) effettuare la prevenzione delle complicanze delle malattie ambientali e delle malattie che comportano la disabilità ambientale favorendo una maggiore consapevolezza da parte degli enti locali e degli operatori sanitari riguardo l'importanza della qualità dell'aria interna dei luoghi chiusi, gli effetti nocivi delle sostanze chimiche presenti nei prodotti d'uso comune e i pericoli legati alle attuali tecnologie di comunicazione senza fili al fine di prevenire la comparsa di malattie, con particolare riguardo verso i bambini, i malati cronici, gli anziani, le donne in stato di gravidanza e i soggetti con ridotta capacità genetica di disintossicazione delle sostanze xenobiotiche; e) prevedere modalità di esercizio del diritto di voto compatibili con la disabilità ambientale, compresa, ove necessario, la possibilità di votare per corrispondenza, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 8; f) migliorare l'educazione sanitaria della popolazione sulla malattia e sulla disabilità ambientale; g) favorire l'educazione sanitaria del soggetto affetto da malattia o da disabilità ambientale e della sua famiglia; h) provvedere alla formazione e all'aggiornamento professionali del personale sanitario in relazione alla malattia e alla disabilità ambientale; i) provvedere all'istruzione e alla formazione del personale dei servizi sociali e delle Forze dell'ordine in relazione alla malattia e alla disabilità ambientale; l) provvedere alla rivalutazione delle rendite dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) in favore dei soggetti esposti a sostanze chimiche o a esposizioni elettromagnetiche sul luogo di lavoro, la cui malattia professionale è evoluta in disabilità ambientale, che sono inabili al lavoro a seguito della ridotta capacità di disintossicazione del loro organismo o ad uno stato di ipersensibilità, anche di origine genetica; m) predisporre gli opportuni strumenti di ricerca sulla malattia e sulla disabilità ambientale; n) estendere ai soggetti affetti da grave disabilità ambientale i benefìci previsti dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di garantire la fornitura di ausili terapeutici e dei fondi necessari a modificare il loro ambiente domestico e a migliorare il loro inserimento nella vita sociale; o) predisporre visite e terapie domiciliari per chi è affetto da malattia o da disabilità ambientale. Art. 3. (Diagnosi e prevenzione della malattia e della disabilità ambientale) 1. Ai fini della diagnosi precoce e della prevenzione della malattia e della disabilità ambientale, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, attraverso i rispettivi piani sanitari e gli interventi di cui all'articolo 2, tenuto conto dei criteri e delle metodologie stabiliti con specifico atto di indirizzo e coordinamento del Ministro della salute, indicano alle aziende sanitarie locali gli interventi operativi più idonei a: a) definire un programma articolato che permetta di assicurare la formazione e l'aggiornamento professionali del personale medico in relazione alla malattia e alla disabilità ambientale, al fine di facilitare l'individuazione dei soggetti affetti da patologie che potrebbero evolvere in una malattia o disabilità ambientale, come gli allergici o i malati oncologici; b) prevenire le complicanze e monitorare le patologie associate alla malattia o disabilità ambientale, all'elettrosensibilità e alle poliallergie; c) definire il monitoraggio dei soggetti affetti da malattia o da disabilità ambientale attraverso l'istituzione di un osservatorio nazionale. 2. Per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1 le aziende sanitarie locali si avvalgono di presìdi accreditati dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, con documentata esperienza di attività diagnostica e terapeutica specifica, nonché di centri regionali e provinciali di riferimento, cui spetta il coordinamento dei presìdi della rete, al fine di garantire la tempestiva diagnosi, anche mediante l'adozione di specifici protocolli concordati a livello nazionale. 3. Le aziende sanitarie locali provvedono, altresì, a: a) promuovere presso le unità di pronto soccorso l'adozione di un protocollo di ospedalizzazione per i soggetti affetti da malattia o da disabilità ambientale da attuare nei casi di necessità e urgenza; b) istituire in ogni regione e provincia autonoma un centro di riferimento per la diagnosi e per la cura delle patologie che comportano una disabilità ambientale; c) favorire il soggiorno dei medici impegnati nel trattamento della malattia e della disabilità ambientale presso le strutture sanitarie internazionali maggiormente accreditate per tali patologie, al fine di far loro acquisire l'esperienza clinica necessaria per la ricerca, la diagnosi e la cura; d) predisporre visite domiciliari per indagini specialistiche e di laboratorio da parte di personale sanitario adeguatamente informato sulle precauzioni da prendere nei diversi tipi di malattia o di disabilità ambientale;