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il report sui dati economici e finanziari del quarto quarter 2019, pubblicato il 29 gennaio 2020 da Boeing, conferma la determinazione di ridurre la produzione del B-787 da 14 a 12 velivoli al mese entro l'anno in corso, e prevede l'ulteriore riduzione da 12 a 10 aerei all'inizio del 2021 alla contrazione delle committenze, è da aggiungere la notizia pubblicata sulla pagina "Facebook" "We are Boeing Sc" in data 7 aprile 2020, nella quale si comunica la sospensione temporanea di tutte le operazioni presso lo stabilimento madre di Boeing in South Carolina fino a nuovo avviso a partire dalla fine del secondo turno di mercoledì 8 aprile; tale notizia potrebbe innescare un effetto domino che, partendo dallo stabilimento produttivo di Charleston, potrebbe raggiungere il presidio grottagliese, che lavora sull'unica commessa proveniente da Boeing, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se non ritenga necessario, alla luce degli attuali e stringenti scenari, attivare iniziative utili a salvaguardare la produttività del sito, cominciando ad esempio con il superamento della scelta, fortemente limitante, di fare dello stabilimento di Grottaglie un sito monoprodotto e monocliente. Atto n. 3-01480 PITTELLA ALFIERI FEDELI GIACOBBE ASTORRE BITI BOLDRINI CIRINNA' COLLINA D'ALFONSO D'ARIENZO FERRARI FERRAZZI IORI LAUS MANCA MESSINA Assuntela MIRABELLI PARRINI PINOTTI RAMPI ROJC ROSSOMANDO STEFANO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per gli affari europei Premesso che: il primo ministro ungherese Viktor Orban, con legge approvata il 30 marzo 2020 dalla amplissima maggioranza filogovernativa che compone il Parlamento magiaro (137 voti a favore, 53 contrari), ha istituito nel Paese lo stato di emergenza, comprimendo garanzie fondamentali dello stato di diritto e della democrazia parlamentare; lo stato di emergenza, pur avendo avuto quale giustificazione a fondamento il contrasto alla diffusione del COVID-19, risulta infatti privo di limiti temporali (articolo 3, comma 1), viene di fatto impedito qualsiasi efficace controllo parlamentare, già estremamente difficile in una Camera con tale schiacciante maggioranza a sostegno del Governo; è prevista una possibilità di revoca del tutto ipotetica (comma 2 del medesimo articolo) nonché doveri minimi di informazione ai capigruppo e al Presidente della Camera (articolo 4); a tali anomalie del normale funzionamento democratico delle istituzioni, si aggiungono, ancora più gravi, ulteriori norme che vanno nella direzione di comprimere diritti fondamentali, ben oltre quanto accettabile in periodo di emergenza, quale quello che si sta attraversando, come la previsione contenuta nell'articolo 10 della legge, che novella il codice penale introducendovi, in via permanente, due nuovi articoli che, sulla base di due fattispecie genericissime, «falsa rappresentazione di un fatto connesso ad una minaccia pubblica» e, ancor più, «falsa rappresentazione di un fatto» o dichiarazione di «falso al pubblico in modo da ostacolare o intralciare l'efficacia delle misure adottate», prevedono pesanti sanzioni (da 3 a 5 e da 3 a 8 anni di carcere) per chi diffonde notizie false oppure tali da ostacolare la difesa dalla pandemia, e per chi ostruisce l'applicazione di misure eccezionali; la legge che ha introdotto in Ungheria lo stato di emergenza viene a inserirsi nella serie di gravi e preoccupanti innovazioni istituzionali, a partire dal nuovo testo costituzionale del 2011, esplicitamente rivendicate dal Primo Ministro come segno di una complessiva rottura rispetto alle democrazie liberali, che via via hanno compresso nel Paese garanzie democratiche, libertà individuali, libertà d'informazione, indipendenza delle istituzioni e della magistratura, e sulle quali più volte sono intervenuti i giudizi radicalmente critici del Consiglio d'Europa e del Parlamento europeo, in ultimo con la risoluzione approvata il 12 settembre 2018, che valutava tali modifiche quali "minaccia sistemica" per i valori fondanti dell'Unione europea e un evidente rischio di violazione grave di tali valori; sarebbe dunque essenziale che l'Unione europea, proprio in questo difficile momento della sua esistenza, non tacesse di fronte alla deriva autoritaria sempre più marcata in Ungheria, che si configura altresì come una violazione inaccettabile dei diritti democratici e dei valori fondanti l'Unione stessa; per queste ragioni, si ritiene che non esista più alcun motivo valido per cui il Consiglio non debba constatare, a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea, l'esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte dell'Ungheria dei valori su cui si fonda l'Unione, procedendo alle raccomandazioni conseguenti e, in caso di persistenza, alle necessarie sanzioni, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative a livello europeo il Governo intenda assumere per contrastare la deriva antidemocratica ed autoritaria che l'Ungheria sta subendo, ed in particolare, se intenda promuovere, assieme a quelli di altri Stati membri, la proposta motivata di cui all'articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea; in caso di difficoltà a giungere a tali esiti, se e quali iniziative alternative efficaci e tempestive intenda predisporre al fine di sancire l'incompatibilità della progressiva costruzione di una democrazia illiberale con i valori di cui all'articolo 2 del medesimo Trattato sull'Unione europea. Atto n. 3-01482 MIRABELLI ALFIERI FERRARI NANNICINI RAMPI Al Ministro della salute Premesso che: per monitorare la situazione dell'epidemia da COVID-19 nelle residenze sanitarie assistite (RSA), dal 24 marzo 2020, l'Istituto Superiore di Sanità ha avviato un'indagine ("Survey nazionale sul contagio COVID-19" nelle strutture residenziali e sociosanitarie); secondo il GNPL National Register, le RSA nel nostro Paese sono 4.629, ospitano 300.000 persone che hanno in media 85 anni e il 60 per cento soffre di una demenza; fra le circa 250 strutture censite, si sono verificati dal 1° febbraio ad oggi 1.845 decessi, di cui il 39,2 per cento di positivi a SARS-CoV-2 o con manifestazioni simil-influenzali. Il tasso di mortalità fra i residenti (residenti al 1° febbraio e nuovi ingressi dal 1° marzo), considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3,7 per cento, ma sale fino al 9,6 per cento in Lombardia; esaminando nel dettaglio i drammatici numeri lombardi, si apprende che su 1.130 decessi il 49,8 per cento era COVID-19 positivo o con sintomi simil influenzali. Inoltre, tutti gli ospedalizzati (85 persone ospedalizzate su 70 strutture che hanno risposto al quesito, per un rapporto di 1,2) presentavano sintomi o positività al COVID-19;