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Emilia era una donna coraggiosa e determinata, che ha informato la sua lunga esperienza politica non solo a una tesi che io condivido (il legame profondo tra la sfera dei diritti civili e i diritti sociali), ma anche alla profonda convinzione che la attraversava che gli stessi diritti civili, di cui lei si è occupata da sempre, avessero anzitutto la caratteristica della loro indissolubilità. Lei pensava che non ci fossero le battaglie delle donne, le battaglie per i diritti LGBT, le battaglie per l'infanzia, le battaglie per le fragilità, ma che ogni battaglia vivesse della forza delle battaglie per gli altri e che rafforzare i diritti di ciascuno volesse dire rafforzare i diritti di tutti gli altri. Questo era il suo pensiero, questa era la sua convinzione e io credo che il debito che abbiamo con una personalità, con una figura come quella di Emilia sia esattamente questo: comprendere, nel mondo nuovo nel quale stiamo entrando, l'importanza di una riflessione di questo genere, che lei naturalmente faceva vivere nell'esercizio della sua funzione parlamentare e nella sua iniziativa politica. Ci mancherà Emilia, nel mondo nuovo nel quale stiamo entrando, cioè nell'Italia della pandemia e in quella che dovremo costruire dopo la pandemia, in ragione della competenza che lei ha acquisito nel corso di tanti anni, soprattutto sul tema non tanto della salute, che può sembrare un riferimento settoriale, ma sul tema della cura nella sua complessità, nella sua articolazione. Lo ha fatto da Presidente della Commissione igiene e sanità, ma lo ha fatto in generale nelle sue battaglie, quindi il suo pensiero, la sua iniziativa, la sua competenza proprio nella fase difficile che stiamo vivendo ci mancheranno. Ci mancheranno anche quel sorriso e quella risata travolgente che si faceva notare ogni volta che ci si trovava a confrontare con lei e che era la conclusione di qualsiasi confronto, anche dei più aspri. Grazie Emilia, ci mancherai molto. (Applausi) . RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . È con grande rammarico per la sua scomparsa e con commozione che ricordo la senatrice De Biasi. Ebbi l'onore di essere Vice Presidente, nella scorsa legislatura, quando lei era Presidente della Commissione sanità. Insieme facemmo molte battaglie, ma battaglie vere, a volte ovviamente anche per differenze di opinione. Ricordo, sulle disposizioni anticipate di trattamento, quando io insistevo perché fosse lasciata ai medici la libertà di coscienza. Ricorderò sempre una frase di Emilia: «Donne, cultura, informazione, lavoro». Queste sono le quattro parole che ho nel cuore e che difendeva senza avere mai paura di fronte a nessuno. Agli inizi, nella nostra Commissione, a volte eravamo un po' allibiti, perché Emilia era una donna molto spontanea e spesso la sua veemenza ci lasciava un po' interdetti, ma imparammo prestissimo a conoscerla, a conoscerci e ad apprezzarci. Lei era una donna vera, non conosceva l'ipocrisia, si poteva capire il suo pensiero dal suo volto. Ho ancora presente l'immagine di quando, magari dissentendo dagli interventi di qualcuno di noi, alzava gli occhi al cielo o inarcava il sopracciglio e poi sapevo che il mio compito era sempre quello, passato il temporale, di fare in qualche modo da pompiere. Sentiva la Commissione sanità come una famiglia e ricopriva questo suo ruolo di Presidente con grande orgoglio. Ricordo un giorno, quando in audizione proprio a proposito del decreto Lorenzin c'era un audito che rappresentava i no vax e che insultò tutti noi commissari, dandoci degli ignoranti e dei venduti e il presidente De Biasi lo interruppe di colpo e lo fece immediatamente uscire dalla Commissione. Molte cose portammo avanti in quella legislatura, argomenti importanti, come appunto quello sulle disposizioni anticipate di trattamento, la legge sui vaccini, che è stata ricordata; dopo vent'anni si riuscì a portare a termine la legge per il riordino delle professioni sanitarie, e si portò a termine anche la legge Gelli sulla responsabilità civile dei medici, che però non è ancora molto utilizzata, visto che mancano, a distanza di quattro anni, i decreti attuativi. Si fece un'indagine conoscitiva molto accurata sulla sostenibilità del sistema sanitario. I risultati di questo documento sono ancora oggi - anzi, soprattutto oggi - attualissimi. Per questo Emilia ricevette anche un premio dalla fondazione GIMBE per il suo impegno come persona che amava profondamente e difendeva il sistema sanitario nazionale. Vorrei ricordare un suo intervento in Assemblea durante la discussione di una mozione sul tumore al seno, in occasione della quale disse: quante donne, anche giovani, avremmo potuto curare per tempo se gli ospedali nelle diverse Regioni avessero fatto quello che dovevano fare, cioè informare i cittadini e consentire alle donne di decidere, con loro e per loro, percorsi diagnostici e di prevenzione a partire dagli screening ? Questo purtroppo non viene fatto e lo sappiamo perfettamente. Non possiamo tollerare che le capacità professionali di tanti medici vengano umiliate nel non poter curare le donne perché ci sono scelte che decidono di andare in un'altra direzione e spendere i soldi della prevenzione, per altro, se non addirittura, con gravi problemi anche di legalità. (Applausi) . Credo che su questo dobbiamo fare uno sforzo, dando pari opportunità alle donne nel campo della salute. Partire dal tumore al seno e dagli screening è un primo passo. Questo era Emilia De Biasi e noi la ricorderemo sempre con profondo affetto. A nome di tutto il mio Gruppo, esprimo le condoglianze al marito e alla famiglia. (Applausi) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, non può mancare anche il mio ricordo in questo momento ripensando a Emilia De Biasi. Ho avuto l'occasione e l'onore di essere insieme a lei in XVI legislatura in 7ª Commissione, così da poter cogliere tutti gli aspetti della sua persona: l'aspetto della parlamentare che approfondiva qualunque provvedimento, così come la sua vis polemica. Ricordo, nei momenti di grande tensione, i suoi acuti, che penso siano indimenticabili per tutti. Lei era incredibile e non mollava perché doveva sempre portare fino in fondo il confronto delle idee. Di lei ricordo l'atteggiamento sempre molto serio e responsabile e l'amore che traspariva anche dalla trattazione dei vari provvedimenti; un amore grande per la cultura in qualunque sua forma, che fosse la musica, i libri, l'editoria o il suo blog sul rock. Era veramente poliedrica, con un entusiasmo straordinario e una voglia di vivere tutti i momenti con grandissima intensità. Penso che la sua caratteristica fosse proprio questa: l'entusiasmo per la vita e il suo lavoro e la voglia di partecipare anche alle battaglie per la parità di genere e contro la violenza sulle donne, che vi assicuro erano allora meno facili di oggi. Anche su questo tema ci siamo confrontate molto. Su altre cose avevamo una visione molto diversa, ma non sono mai mancati il rispetto e la stima. La ricordo davvero in tanti momenti. Come tutti sappiamo, alla fine si vive quasi più con i colleghi della Commissione che con la propria famiglia.