[sommcomm]

L'articolo 5 dispone l'abrogazione, a eccezione di alcune specifiche disposizioni, del decreto-legge n. 6 del 2020, nonché dell'articolo 35 del decreto-legge n. 9 del 2020, in materia di coordinamento tra misure statali e ordinanze sindacali di contenimento dell'epidemia. Prevede, inoltre, la clausola di salvaguardia delle autonomie speciali e la clausola di invarianza finanziaria. L'articolo 6, infine, disciplina l'entrata in vigore del provvedimento. Ha quindi inizio la discussione generale. Il senatore PAGANO ( FIBP-UDC ) sottolinea che, in assenza di norme costituzionali che attribuiscano poteri speciali al Governo in caso di emergenza sanitaria, si può tuttavia fare riferimento all'articolo 78 della Costituzione sullo stato di guerra. Ricorda, a tale proposito, che la norma attribuisce alle Camere la facoltà di deliberare lo stato di guerra e di conferire al Governo nella sua interezza - e non al solo Presidente del Consiglio, che in Italia non è eletto direttamente dai cittadini - il potere di adottare misure incidenti sulle libertà, in via preventiva e non successiva. Negli ultimi due mesi, invece, il Governo è intervenuto attraverso numerosi decreti del Presidente del Consiglio, cioè meri atti amministrativi, senza un previo confronto con il Parlamento. Ritiene che ciò rappresenti un vulnus delle prerogative parlamentari: infatti, solo all'interno delle Camere, espressione della volontà dei cittadini, si potrebbe raggiungere un orientamento condiviso sulle misure da adottare, accogliendo così il monito del Capo dello Stato a mantenere salda l'unità nazionale. A tal fine, occorre un confronto serio e costruttivo con gli esponenti dell'opposizione, che invece finora sono stati coinvolti solo con una consultazione pro forma. Con il provvedimento in esame, si è tentato in effetti di assegnare una copertura costituzionale agli interventi del Governo, ma - a suo avviso - la soluzione individuata in prima lettura, all'articolo 2, è del tutto insufficiente. Si prevede, infatti, una mera illustrazione preventiva alle Camere, da parte del Presidente del Consiglio o addirittura di un Ministro da lui delegato, del contenuto dei provvedimenti da adottare, al fine di tenere conto degli indirizzi, qualificati come solo "eventuali", formulati in sede parlamentare. La disposizione è poi del tutto vanificata dalla possibilità espressa, per il Governo, in caso di urgenza, di riferire alle Camere solo successivamente. Il senatore GARRUTI ( M5S ) sottolinea che il provvedimento in titolo, in realtà, intende prevedere una cornice giuridica specifica per le misure adottate dal Governo in caso di emergenza sanitaria. Si delinea così una nuova disciplina in sostituzione di quella prevista dal decreto-legge n. 6 del 2020, che consentiva di adottare misure di contenimento anche tramite decreti del Presidente del Consiglio, ordinanze del Ministro della salute, del Presidente della regione e del sindaco senza una elencazione tassativa dei possibili contenuti. Del resto, al tempo in cui è stato approvato tale provvedimento, il Paese si trovava in una fase di emergenza acuta, per cui erano necessari strumenti di intervento agili ed efficaci, data l'impreparazione - riscontrata a livello mondiale - nel contrasto alla diffusione del virus. Sarebbe quanto mai opportuno, quindi, convertire in legge il provvedimento in titolo, che invece consente un maggiore coinvolgimento del Parlamento nelle scelte del Governo: la sua decadenza, infatti, farebbe venir meno anche la norma che abroga il previgente decreto-legge. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SCONVOCAZIONE DELLE SEDUTE ANTIMERIDIANA E PRIMA POMERIDIANA DI DOMANI E CONVOCAZIONE DI UN'ULTERIORE SEDUTA Il PRESIDENTE avverte che la seduta antimeridiana, già convocata per le ore 10,30 di domani, martedì 19 maggio, e la prima seduta pomeridiana, già convocata per le ore 14,15, non avranno luogo. Comunica altresì che la Commissione è convocata per un'ulteriore seduta domani alle ore 12,30. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 17,30.