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Ma soprattutto dobbiamo garantire che, per almeno tre anni, ci sia la stessa impostazione strutturale di Impresa 4.0. Non possiamo arrivare ogni volta a dicembre con gli imprenditori che non sanno quello che si rinnoverà l'anno successivo. È un punto fondamentale per dare la possibilità agli imprenditori di programmare i propri investimenti. Dobbiamo realizzare però la transizione di tante imprese che possono cambiare la propria attività produttiva; faremo un tavolo, definito transizione 4.0, per capire come adeguare gli strumenti di cui il Ministero dello sviluppo economico già oggi dispone, da offrire alle imprese e procedere assieme ad esse. Dobbiamo pensare a un tavolo sull' automotive , e lo stiamo facendo perché si tratta di un settore fondamentale per la nostra economia. Dobbiamo parlare assieme agli imprenditori per capire quali sono le esigenze del settore, anche in questo caso nella transizione energetica che ci porterà ad avere un parco macchine elettriche o ibride molto più ampio nei prossimi anni. In ultimo, vorrei soffermarmi sull'accesso al credito. Una banca pubblica per gli investimenti è fondamentale. Oggi il costo del denaro è talmente basso che conviene non prestarlo, ma investirlo, essendoci tanta liquidità, nei mercati finanziari che si occupano di altre attività. Prestare soldi alla banca non conviene più e quindi non lo fa più; deve essere allora lo Stato a garantire e offrire la propria liquidità agli imprenditori. Spero che sarà possibile parlarne in modo più approfondito successivamente, perché in tre minuti è difficile farlo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Urso, per due minuti. URSO (FdI) . Signor Presidente, desidero sinceramente ringraziare il Ministro per l'onestà della risposta, per aver descritto con chiarezza lo stato confusionale che regge il Ministero, che tutti i cittadini possono notare, dal momento che esiste un sito del Ministero che elenca i tavoli attivi e le loro conclusioni. Se i cittadini si collegano a quel sito, possono leggere che per ogni tavolo riunito in quest'anno - circa settanta; molti meno delle crisi, nemmeno un tavolo per ogni crisi - la conclusione, quando prevista, è sempre quella di avviare un percorso per la cassa integrazione. Non c'è mai una soluzione industriale. Si tratta esattamente del contrario di quanto il Ministro auspica nel suo intervento, all'inizio del suo mandato. Peraltro, signor Ministro, di tutto quello che ha detto non c'è nulla nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che avete appena varato in Assemblea. Non c'è una politica industriale, non c'è un sostegno allo sviluppo e all'occupazione; c'è il perdurante mantenimento del reddito di cittadinanza con le distorsioni che ha già portato. Il reddito di cittadinanza non è una politica industriale, ma è esattamente il contrario. È come se vuoi auspicate una crisi industriale per mandare i lavoratori in cassa integrazione - ricordo che quest'anno i lavoratori in cassa integrazione ordinaria sono aumentati del 30 per cento - e da questa poi portarli a un livello di disoccupazione e, quindi, al reddito di cittadinanza. La vostra politica è quella del sussidio agli inoccupati, e non la creazione di sviluppo e occupazione - noi invece lo auspichiamo - come doveva essere e come dice lei nel suo intervento, ma non riportano invece i documenti del Ministero e del Governo presentati in Assemblea. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Il senatore Vallardi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01171 sull'informazione e la tutela del consumatore con riguardo ai prodotti originali italiani, per tre minuti. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, a nome personale, visto l'ottimo lavoro che abbiamo svolto in quest'ultimo anno e mezzo - ma penso di poterlo fare anche a nome di tutto il Gruppo della Lega - rinnovo anch'io un augurio di buon lavoro al nostro caro ministro Patuanelli. Affermo, senza ironia, che è un augurio di buon lavoro che sicuramente le servirà per recuperare l'anno e mezzo di non lavoro di chi l'ha preceduta; se fossimo in una partita di calcio, alla fine, come valutazione, potremmo dire sicuramente «non pervenuto». È proprio su questo argomento che si basa la nostra interrogazione sul made in Italy . Ministro Patuanelli, le eccellenze italiane contraddistinte dal marchio made in Italy rappresentano una straordinaria leva competitiva ad alto valore aggiunto per il nostro Paese. Ciò è testimoniato anche dalla costante crescita delle nostre esportazioni soprattutto nell'agroalimentare, dove i nostri marchi sono riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Il made in Italy è tuttavia un marchio sottoposto ad alto rischio di contraffazione. Questo fenomeno, noto in agricoltura come italian sounding , consente di evocare l'origine italiana attraverso simboli, nomi, marchi e immagini che richiamano in modo ingannevole all'italianità di un alimento privo di qualunque legame con il nostro Paese. La maggioranza dei consumatori attribuisce un valore significativo alla fornitura in etichetta delle informazioni relative alla provenienza dei prodotti agroalimentari commercializzati, ritenendo importante avere un quadro informativo corretto e completo per poter compiere una scelta consapevole. Con lo scopo di rendere obbligatorio per specifiche categorie di alimenti l'indicazione del luogo di provenienza, quando esiste un nesso tra talune qualità degli alimenti e la relativa provenienza, è stato introdotto l'articolo 3- bis del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, che è stato convertito in legge con modificazioni dall'articolo 1, comma 1, della legge 11 febbraio 2019, n. 12. (Richiami del Presidente). Il Ministro per le politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo allora in carica ha dato mandato all'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) di realizzare appositi studi diretti a individuare la presenza di un nesso comprovato tra talune qualità degli alimenti e la relativa origine o provenienza, nonché valutare in quale misura sia percepita come significativa l'indicazione relativa al luogo di provenienza, e quando la sua omissione sia riconosciuta ingannevole. La modifica introdotta ha previsto che, successivamente al nullaosta della Commissione europea e ai risultati degli studi di Ismea, un decreto interministeriale fra il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, il Ministero per lo sviluppo economico e il Ministero per la salute, desse attuazione alla norma individuando specifici alimenti per i quali in etichetta fosse specificato il luogo di provenienza. PRESIDENTE. Concluda, senatore Vallardi. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Concludo, Presidente. Terminati i primi due passaggi, il decreto è stato trasmesso ai ministri Centinaio, Di Maio e Grillo.