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Con il Next Generation EU la Commissione europea diceva sostanzialmente addio ad anni ed anni di rigido rigorismo e a quell'ossessione quasi cronica sulle regolette contabili. La pandemia, scatenatasi all'inizio di quell'anno, ha costretto i vertici del nostro continente a invertire il paradigma economico, immettendo di fatto benzina nel serbatoio delle politiche espansive e favorendo un nuovo, massiccio piano di investimenti, al fine di consentire alle economie del vecchio continente di reggere l'urto spaventoso della crisi arrivata con il propagarsi del coronavirus. Da quella famosa notte estiva, come è ben noto a tutti, l'Italia è stato il Paese che è riuscito a portare a casa la fetta di torta più grande e da lì è partito il percorso che ci ha condotto al Piano nazionale di ripresa e resilienza, il classico treno che forse davvero passa una volta nella vita, destinato a diventare di fatto uno spartiacque nella storia politica, economica e sociale del nostro Paese. Nel fornirci, quindi, questa irripetibile occasione e opportunità, l'Europa è stata però perentoria nel fissare inequivocabili paletti lungo questo cammino e ha chiesto a chiarissime lettere all'Italia di abbandonare la sua atavica inconcludenza sul fronte delle riforme strutturali, che per decenni sono state sbandierate e spesso strillate nelle campagne elettorali, ma che poi sono rimaste lettera morta e spesso magari incagliate in beghe partitiche e politiche. Sul fronte della regolamentazione dei contratti pubblici eravamo già consapevoli dal primo giorno di questa legislatura che l'impianto del codice degli appalti uscito dalla riforma 2016 era sicuramente fallace, ma anche superato. Come MoVimento 5 Stelle, un lavoro profondo di rivisitazione lo abbiamo realizzato già prima del Covid-19, in particolar modo durante il primo Governo Conte con lo sblocca-cantieri e poi con il decreto-legge semplificazioni nel secondo Governo Conte. Due provvedimenti che, di fatto, hanno rimesso in moto la macchina dei cantieri delle grandi opere pubbliche nel Paese, completamente ingolfata di fronte all'insostenibile ginepraio burocratico creatosi negli anni. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha reso, però, necessario un ulteriore intervento, al fine di semplificare ancora di più i meccanismi normativi delle gare d'appalto, per consentire all'intero settore di poter correre, visti i tempi stringenti che il Piano richiede e considerata la consuetudine, ormai, a tempistiche sfacciatamente dilatate. Voglio essere sincera: da parte di tutte le forze di maggioranza e non solo, qui in Senato, a conferma del fatto che comunque la Commissione, quando lavora, lavora bene, c'è stata la massima disponibilità verso un approccio costruttivo su questo tema. L'ottima quadra trovata sul metodo si è poi riflessa anche sul merito, visto che abbiamo comunque portato a casa risultati considerevoli sul fronte della semplificazione, della trasparenza e della tutela ambientale. Tuttavia, come parlamentare del MoVimento 5 Stelle, trovo necessario fare un ulteriore distinguo, in tutta sincerità, relativamente al coinvolgimento del Consiglio di Stato. Avremmo visto bene un intervento molto più deciso. È vero che tale coinvolgimento è sancito per legge da tempi remoti, grazie a un regio decreto del 1924. Un conto, però, è dare la possibilità al Governo di chiamare in causa il Consiglio di Stato, un altro è che ciò avvenga sostanzialmente di default , con un pericolo, che dovrebbe stare a cuore a tutto il Parlamento, ovvero quello della deresponsabilizzazione del Governo su una questione così decisiva. Noi riteniamo che, su una materia nevralgica come quella dei contratti pubblici, i ruoli di Parlamento e Governo debbano rimanere centrali e baricentrici. Su questo specifico punto dei risultati comunque li abbiamo portati a casa. D'ora in poi, qualora il Governo non intenda conformarsi ai pareri delle Commissioni parlamentari, sarà chiamato nuovamente a trasmettere i testi alle Camere con tutte le osservazioni del caso, per un ulteriore passaggio. Sempre in merito alla stesura da parte del Consiglio di Stato dei decreti attuativi, ci sarà l'obbligo di avvalersi di magistrati del TAR, esperti esterni, avvocati e rappresentanti dell'Avvocatura generale dello Stato, rigorosamente a titolo gratuito. Come sempre, si è lavorato per giungere a un compromesso sensato e non possiamo che ritenerci soddisfatti, perché tutte le forze politiche avrebbero ovviamente voluto qualcosa in più. Si è lavorato col buon senso in questa Commissione in Senato e ora avremo delle procedure molto più a misura di impresa, oltretutto senza ricorrere a quei criteri, molto pericolosi, del prezzo più basso e del massimo ribasso. Ci riempie sicuramente d'orgoglio l'obbligatorietà dei criteri ambientali minimi. Siamo pur sempre la forza politica che per anni si è battuta per inserire la tutela dell'ambiente nella nostra Costituzione, battaglia definitivamente vinta soltanto poche settimane or sono. (Applausi) . Qui e ora ci preme far passare un paradigma, anche in vista del futuro, al di là dei doverosi rilievi costituzionali: Parlamento e Governo non vanno deresponsabilizzati o aggirati su una materia come questa, come su tante altre. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corti. Ne ha facoltà. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio il vice ministro Bellanova per la sua presenza, non solo oggi ma anche in questi giorni che ci hanno visto particolarmente impegnati in Commissione. Prima di entrare nel merito del provvedimento vorrei rivolgere un sentito ringraziamento a tutti i componenti dell'8 a Commissione che, con spirito costruttivo e con franco confronto, hanno affrontato il complesso tema della delega al Governo in materia di contratti pubblici. Soprattutto rivolgo un grazie speciale ai due relatori, la senatrice Pergreffi e il senatore Cioffi, che, ancor prima di essere rappresentanti eletti dal popolo sovrano, sono soprattutto espressione dell'architettura e dell'ingegneria civile, quindi sono dotati di grande competenza e professionalità. (Applausi) . Il nostro contributo per semplificare la disciplina che regola i contratti pubblici ha l'obiettivo di garantire chiarezza e sostegno alle nostre attività produttive. Ho il grande onore di essere firmatario, insieme ai colleghi della Lega e di tutta la Commissione, di emendamenti che tutelano il made in Italy nelle forniture pubbliche, garantendo una quota maggioritaria di prodotti italiani rispetto a quelli di altri Paesi extra UE. Infatti, l'opportunità di rilancio offerta dai fondi europei e la situazione di crisi attuale delle nostre imprese avevano reso urgente un intervento, per limitare l'afflusso nei mercati europei di prodotti di provenienza extracomunitaria a basso costo e quindi di materiale scadente. Abbiamo chiarito e reso più comprensibili agli imprenditori le regole che configurano l'illecito professionale e i motivi che potrebbero escludere le aziende dai bandi. Con la particolare sensibilità che ci caratterizza come Lega sui territori, abbiamo ottenuto la possibilità di suddividere o accorpare gli appalti in lotti.