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Non si ottiene quella pacificazione che si poteva cominciare a perseguire nell'ambito del green pass e degli obblighi vaccinali, perché la norma che ritarda per gli ultracinquantenni la possibilità di essere multati e avrebbe dovuto essere una sorta di moratoria, consentendo di cessare le sanzioni per chi aveva liberamente scelto di non vaccinarsi. Di fronte a questa catastrofe e a questa impossibilità da parte del Governo di porre mano alle situazioni economiche più gravi, perché con un debito di questo tipo e con la fine dell'acquisto straordinario da parte della BCE dei nostri titoli di Stato è chiaro che il Governo non può fare di più, perché i partiti in tutti questi anni si sono mangiati letteralmente l'Italia e oggi non c'è più un euro in cassa, è evidente che qualcuno vuole prendere le distanze. Ma non servirà, perché chi per quasi due anni, da febbraio dell'anno scorso, ha appoggiato tutte le misure divisive, tutte le misure che hanno portato ad un divario ancora maggiore tra i super-ricchi e i molto poveri, tutti coloro che hanno condiviso l'impostazione di questo Governo non se la caveranno non votando la fiducia oggi. Gli italiani hanno capito che chi fino ad oggi ha appoggiato l'invio di armi, l'aumento delle spese in armamento, la distruzione del superbonus e ha portato alla perdita della fiducia dei cittadini italiani nelle istituzioni, oggi non si può chiamare fuori con questa farsa, uscendo dal Senato e non prendendosi la propria responsabilità. Due anni di condivisione di questa politica gli rimarranno come un marchio di infamia. Noi lo sapevamo, l'avevamo detto fin dall'inizio che il Governo Draghi non avrebbe portato nulla di buono; era una sciagura, è il vero virus che ha colpito l'Italia e oggi lo vogliamo rimarcare e lo rimarchiamo con un secco no, ancora una volta, come abbiamo fatto sempre, alla fiducia a questo Governo. (Applausi) . RENZI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, membri del Governo, onorevoli colleghi, il dibattito di queste ore ha preso una piega totalmente diversa o comunque ultronea rispetto al provvedimento su cui oggi Italia Viva annuncia il proprio voto favorevole. Nel merito, la collega Conzatti qualche minuto fa ha espresso con grande chiarezza le ragioni del nostro sostegno al decreto-legge aiuti, ma la situazione che si è creata pone l'esigenza di lanciare da quest'Aula un appello alla responsabilità e con un destinatario, che è il presidente del Consiglio Mario Draghi e nessun altro. Ci arriverò alla fine di un brevissimo intervento con tre pensierini introduttivi, signor Presidente, il primo dei quali riguarda il passato. Il 14 luglio è un giorno impegnativo per iniziare una nuova storia. Chi la storia la ama e la conosce sa che la Rivoluzione francese è sicuramente una pietra miliare della storia del nostro continente e non solo, ma sa anche che molti di quelli che partirono per ghigliottinare finirono ghigliottinati e in un determinato momento il club dei giacobini ebbe un consenso pazzesco. Facevano a pugni per entrare alle riunioni dei giacobini, tutti erano per i giacobini e poi gli stessi dirigenti giacobini finirono - ahimè - non benissimo, con la testa sul patibolo. Questo naturalmente è un pensiero che ha a che fare con il passato e nessuno potrebbe paragonarlo a ciò che sta avvenendo ora; la Rivoluzione francese con tutti i suoi limiti è stata una cosa seria. Una cosa seria non è stata invece il dibattito di queste ore. Vengo al secondo pensierino sul presente e mi rivolgo segnatamente ai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Io qui dentro ho il dovere di dire che se uno apre una crisi in un momento di difficoltà ha pienamente titolo per farlo; sarei poco credibile se non lo dicessi, dopo quello che è successo un anno e mezzo fa. Quindi, onestà intellettuale vuole che si dica che se i colleghi del MoVimento 5 Stelle hanno scelto, con le loro procedure che non sono le nostre, di non votare la fiducia, questo è legittimo e non è accettabile il disegno moralista di chi dice ai grillini che non si apre una crisi in un momento di difficoltà. C'è, però, una cosa da dire ai colleghi grillini: se si decide di non votare la fiducia, allora si firma la lettera di dimissioni dei Ministri e dei Sottosegretari, perché è ridicolo che in quest'Aula, dieci minuti fa, il ministro dei rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà del MoVimento 5 Stelle, abbia posto a nome del Governo la questione di fiducia mentre, tra qualche minuto, la capogruppo del MoVimento 5 Stelle spiegherà del tutto legittimamente perché la fiducia non la votano. Dov'è il Ministro delle politiche agricole? Cosa fa il senatore Patuanelli? Vota la fiducia al Governo a cui appartiene o non la vota? Voi potete fare quello che volete con le vostre scelte, ma c'è un limite, in termini di dignità, di decenza e di onore, che avete sorpassato in queste ore. (Applausi) . C'è un punto che riguarda il futuro, lo dico prima di arrivare all'appello finale. (Applausi). Quando si dice la verità si producono effetti di questo genere. Lo dico agli amici del Partito Democratico. Parlando con alcuni di loro, in queste ore mi è stato detto: vedendo il comportamento del professor Conte fatichiamo a capire le ragioni della crisi di quest'anno. È vero, anche noi. Vedendo il comportamento del professor Conte, però, spero abbiate capito le ragioni della crisi dello scorso anno. (Applausi) . Aver portato Draghi al posto di Conte non è stato un atto di irresponsabilità. Aver portato Draghi al posto di Conte ha salvato l'Italia - che è la cosa più importante - ma consente al Partito Democratico di uscire dal tunnel della subalternità rispetto a quello che definivano il punto di riferimento del progressismo: erano i vostri fantasmi; tornate al riformismo, il riformismo non potrà mai essere populismo. Infine, l'appello più importante lo faccio al Presidente del Consiglio, suo tramite, signor Presidente del Senato. Qui abbiamo detto tutti che è il momento della responsabilità. È vero, vale per ciascuno di noi; quando si fanno certe affermazioni bisogna innanzitutto guardarsi allo specchio: la guerra in Ucraina, un'emergenza pandemica che non è più quella di un anno fa, ma che ha numeri comunque impegnativi, una situazione energetica complicata. Ieri è passato sotto silenzio l'annuncio di Gazprom sui problemi di Nord Stream; non ne ha parlato nessuno, ma guardate che quello è il vero problema dei prossimi mesi insieme alla questione dell'inflazione, perché l'inflazione così alta non c'era da anni, e non soltanto in Europa o in Italia. Ieri l'America ha detto che un'inflazione al 9,1 per cento non c'era da quarant'anni: sarà un problema globale da affrontare tutti insieme? Poi ci sono problemi che non dipendono da noi, come la nuvola porta sfortuna: la siccità; ci sono problemi legati alla carestia, all'immigrazione. Insomma, ci sono una serie di problemi. L'ansia di responsabilità deve valere anche nei confronti del Governo in carica e del Presidente del Consiglio.