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Il compromesso che si è raggiunto nella maggioranza è un risultato che tiene insieme la necessità di reclutare i docenti in base alla valutazione della loro preparazione, tenendo ovviamente conto dei titoli, delle competenze e dell'esperienza. L'emergenza sanitaria che stiamo affrontando non avrebbe consentito di svolgere un concorso in sicurezza, la soluzione individuata va nella direzione di evitare quindi un concorso-lotteria per di più in piena emergenza. È quindi giusto rivedere quello schema. Mi si consenta tuttavia un rammarico sul fatto che il precedente Governo ha purtroppo cancellato il FIT e cioè il sistema di formazione iniziale e tirocinio dei docenti che avrebbe risolto in modo ordinato e logico, rispettando storie e competenze, il problema del precariato storico endemico che affligge questo Paese. Vorrei inoltre fare un accenno alle paritarie, che è stato un tema affrontato in molti interventi e che già in questo decreto-legge vede un riferimento al reclutamento per le scuole dell'infanzia comunali. Consentitemi di segnalare l'impegno assunto dal Governo per aumentare, già nel prossimo decreto rilancio, le risorse a loro disposizione e che sono certa il lavoro dei parlamentari potrà incrementare ulteriormente. Le scuole paritarie sono una parte essenziale del nostro sistema di istruzione e vanno tutelate perché aumentano l'offerta e garantiscono un principio democratico fondamentale, che è quello della libertà educativa. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 20,10) ( Segue IORI). Per quanto riguarda la maturità, penso si debba fare il possibile per assicurare ai 500.000 studenti italiani di svolgere un esame così importante per la loro vita garantendo le condizioni di sicurezza. A ognuno di loro, in questa sede, vorrei esprimere un augurio speciale e un ringraziamento profondo ai docenti che li hanno accompagnati e li accompagnano in questa maturità così diversa dalle altre. Sul tema della valutazione degli studenti, ritengo poi di particolare importanza la modifica, introdotta in Commissione con un emendamento del Partito Democratico, che prevede che la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni della scuola primaria sia espressa attraverso un giudizio sintetico e non un voto numerico, a significare che ogni bambino, ogni bambina è una persona all'interno dell'istituzione scolastica, con caratteristiche uniche e specifiche, con una storia a sé e che non può essere riconducibile a un numero. Pertanto, questo decreto-legge, dopo l'esplosione della pandemia, cerca risposte alla sfida più complessa e importante quella, dell'avvio dell'anno scolastico e quella del piano di investimenti per rilanciare la scuola, il sapere, gli apprendimenti per le nuove generazioni. A loro dobbiamo risposte e la costruzione di un orizzonte di prospettive di senso. Il problema non è soltanto se e quando aprire le scuole, ma il problema è come. Franklin Delano Roosevelt, che ha legato il suo nome al New deal , grazie al quale l'America riuscì a superare la Grande depressione degli anni Trenta, pronunciò una frase che può essere oggi il nostro impegno politico: «La scuola deve essere l'ultima spesa su cui l'America è disposta ad economizzare». Ebbene, dovrà essere così anche per l'Italia. Ora che ci rimbocchiamo le maniche per uscire dalla più grave crisi dal dopoguerra a oggi, dobbiamo sapere non solo che sulla scuola non si dovrà risparmiare, ma che serve il più grande piano di investimenti previsto, perché solo così potremo avere la giusta cura del bene pubblico più importante del Paese. La recessione infatti aumenterà la povertà educativa e le disuguaglianze, allargando il solco, già profondo, che separa chi è dentro e chi è fuori dal sistema. È la politica che dovrà farsi carico di recuperare i ragazzi a rischio di dispersione educativa; questa è una scelta profondamente politica, perché solo così salveremo il futuro di questi ragazzi e, insieme, il futuro del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, Sottosegretari, mi sarei rivolta volentieri anche al Ministro, però con molto rammarico vedo che è assente. Oggi, 27 maggio, a dodici giorni dalla conclusione ufficiale dell'anno scolastico 2019-2020, siamo infine giunti alla discussione generale di un decreto-legge che aveva l'obiettivo di delineare la conclusione di un anno scolastico segnato da un'emergenza alla quale nessuno si è potuto sottrarre, neanche purtroppo il settore dell'istruzione. Quando dico che questo decreto-legge doveva delineare come concludere l'attuale ciclo scolastico, intendo dire che, a pochi giorni dalla conclusione di esso, la conversione in legge di questo decreto-legge mi sembra una vera e propria presa in giro nei confronti degli studenti e delle loro famiglie, dei docenti, dei dirigenti scolastici e di quanti sono coinvolti nel mondo della scuola. Se qualcuno in quest'Aula è convinto del contrario, dimostrerò perché. Ma andiamo con ordine. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'8 marzo scorso venivano sospesi i servizi educativi e le attività didattiche di ogni ordine e grado in presenza. Ricordo molto bene che la decisione era stata annunciata qualche giorno prima, con una conferenza stampa alla quale il Ministro aveva presieduto insieme al Presidente del Consiglio. Sempre in quei giorni, se non ricordo male il 4 marzo, noi componenti della Commissione istruzione del Senato, insieme ai colleghi della Camera, abbiamo avuto con lei un'audizione a Montecitorio, durante la quale ci ha illustrato le linee che intendeva seguire per il suo Dicastero; solo alla fine ha fatto un brevissimo cenno alla decisione annunciata la sera prima della chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Queste le parole del Ministro, che riporto: «Aggiungo solo una cosa relativa allo tsunami che sta travolgendo l'Italia in questo momento in relazione al coronavirus. Molto probabilmente avete sentito che ci sarà una sospensione didattica in tutte le scuole, esclusa la zona rossa, perché nella zona rossa le scuole sono proprio chiuse. Fuori dalla zona rossa c'è una sospensione delle attività didattiche fino al 15 marzo, resasi necessaria per ritardare i contagi. Dobbiamo salvaguardare il sistema sanitario nazionale e quindi, in accordo con il comitato tecnico-scientifico e con una decisione che abbiamo preso in Consiglio dei ministri, le scuole sospenderanno l'attività didattica fino al 15 marzo. Volevo condividere con voi questa decisione». Queste le parole conclusive dell'audizione che abbiamo avuto con il Ministro il 4 marzo. Questo ha detto il Ministro, scatenando un vero tsunami tra i parlamentari delle Commissioni istruzione congiunte di Senato e Camera; chiusura naturalmente prorogata, come ben ci si aspettava e si sapeva. In molti in quell'occasione le abbiamo rimproverato il fatto che quello avrebbe dovuto essere l'argomento principale dell'audizione. Già allora il Ministro avrebbe dovuto essere pronta a pensare e a ragionare su come concludere l'anno scolastico e a dare un indirizzo preciso;