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Afferma altresì che l'adozione del decreto-legge in esame è funzionale al mantenimento degli equilibri politici all'interno della maggioranza di Governo. Fa rilevare che il rispristino del sistema di accoglienza diffusa potrebbe, peraltro, favorire il business dell'immigrazione clandestina. Con riferimento ai contenuti del provvedimento in esame, si sofferma sulla prevista conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro di un ulteriore novero di permessi (protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto cittadinanza, attività sportiva, lavoro artistico), che a suo avviso minerà la programmazione dei flussi migratori. Critica inoltre le disposizioni che impediscono al Ministro dell'interno di limitare o vietare il transito di navi in mare territoriale e di multare, sequestrare e confiscare le navi in caso di violazione del divieto d'ingresso, e l'impostazione lassista in tema di trattamento sanzionatorio e di ingresso nel mare territoriale delle navi delle ONG (consentito qualora si comunichino operazioni di soccorso). Si dichiara d'accordo sull'accoglienza di coloro che fuggono da situazioni di conflitto armato, ma stigmatizza i tentativi di ingresso illegale nel territorio italiano, ricordando il caso di Carola Rackete. Lamenta, altresì, la soppressione del limite temporale e delle quote stabilite per il "decreto flussi" annuale e l'ampliamento dei motivi di non respingimento ed espulsione, fino a ricomprendere l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Evidenzia che l'erogazione di servizi sia per coloro che hanno i requisiti per la protezione internazionale sia per coloro sono in attesa di un pronunciamento comporta per le finanze dello Stato un costo di 5 miliardi di euro annui. Sul punto, si interroga sulle motivazioni per cui in Italia il sostegno giornaliero degli immigrati è più oneroso rispetto ad altri Paesi europei, adombrando che vi sia la volontà di finanziare le associazioni che gestiscono i servizi di accoglienza. Deplora altresì il limitato ambito di intervento concesso a sindaci e amministratori locali, con il rischio che essi possano trovarsi a gestire situazioni assai delicate sul piano dell'ordine pubblico. Nel ricordare che il 30 per cento degli immigrati proviene dalla Tunisia, Paese che reputa privo di criticità evidenti, si interroga sulla motivazione dell'accoglienza di tali migranti. Invita l'Esecutivo a una politica estera più incisiva in tema di cooperazione internazionale, avvalendosi a tal fine dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo. Infine, suggerisce all'attuale compagine di Governo di perseguire una politica più orientata a sostenere la famiglia tradizionale, evitando di trasformare l'Italia nell'unico porto sicuro d'Europa per gli immigrati. Il senatore SICLARI ( FIBP-UDC ) paventa che il decreto in conversione possa favorire una immigrazione clandestina senza controllo. Rileva, al riguardo, che con le modifiche apportate dall'articolo 1 si consente la permanenza degli studenti stranieri in Italia per tutta la durata del loro percorso di studi. Tale innovazione potrebbe, a suo giudizio, creare problemi al sistema scolastico e universitario. Reputa che il provvedimento in esame sia basato esclusivamente su un permissivismo mascherato da esigenze umanitarie e manifesta il timore che tale approccio, allargando le maglie del sistema, favorirà l'immigrazione irregolare e impedirà il controllo sul rispetto delle regole e l'integrazione. La senatrice BINETTI ( FIBP-UDC ) rileva che sul tema dell'immigrazione si fronteggiano due posizioni diverse: da un lato, una politica di respingimenti, percepita come politica di durezza; dall'altra, una posizione ideologica, fondata su un principio di fraternità universale, che non si cura delle conseguenze delle scelte, nel breve e medio periodo. Fa presente che i recenti fatti di terrorismo, accaduti in Belgio e Francia, rappresentano la spia di un disagio sociale profondo da parte delle seconde generazioni di immigrati, che non sono riusciti ad integrarsi. Il provvedimento in esame, a suo giudizio, non affronta le problematiche dell'inserimento sociale degli immigrati di seconda generazione, i quali, se privi di prospettive, esprimono uno scontento che può degenerare in criminalità. Cita, a mo' d'esempio, la concentrazione di stranieri immigrati nel quartiere romano dell'Esquilino, dove, all'interno dei plessi scolastici, si verificano casi di classi composte in misura prevalente da bambini stranieri. Segnala che la mancata integrazione tra bambini italiani e bambini di etnie diverse potrebbe far emergere forme di disagio, in difetto di misure di integrazione sociale. Paventa che l'iscrizione a corsi universitari da parte di ragazzi stranieri possa costituire un escamotage per l'ottenimento del permesso di soggiorno. In considerazione poi dello scarso numero di giovani immigrati che completano il ciclo universitario, manifesta la preoccupazione che le strutture universitarie possano venire appesantite dalla presenza di studenti che non possiedono i requisiti per portare a termine la propria formazione. Sul tema della gestione dei minori non accompagnati, osserva che spesso questi ultimi diventano preda della criminalità organizzata, in tre diverse direzioni: il traffico di droga, con episodi di microcriminalità; la prostituzione minorile; il prelievo di organi. Pur concordando con la ratio dei "decreti Salvini" sul tema dei minori non accompagnati e sul freno posto all'immigrazione non controllata, ritiene che tali problematiche non siano state comunque affrontate in maniera adeguata sin dall'origine. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 8,55.