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il 23 dicembre 2014, le autorità italiane hanno prenotificato alla Commissione "l'esenzione fiscale degli interventi di sostegno disposti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ai fini del riassetto economico e finanziario dei soggetti in amministrazione straordinaria" in base al suddetto all'articolo 1, comma 627; considerato inoltre che: la base giuridica degli interventi del FITD a favore di Tercas è costituita dall'articolo 96- bis , comma 1, ultimo periodo, del testo unico bancario e dall'articolo 29 dello statuto del FITD, che stabilisce due condizioni alle quali il FITD può intervenire a sostegno delle banche consorziate soggette ad amministrazione straordinaria, ossia "quando sussistano prospettive di risanamento e ove sia prevedibile un minor onere rispetto a quello riveniente dall'intervento in caso di liquidazione"; in linea generale, conformemente al punto 63 della comunicazione della Commissione relativa all'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure a favore delle istituzioni finanziarie nel contesto dell'attuale crisi finanziaria globale (la comunicazione sul settore bancario del 2013), gli interventi dei sistemi di garanzia dei depositi volti a sostenere la ristrutturazione di enti creditizi possono costituire aiuti di Stato anche laddove le risorse utilizzate provengano dal settore privato, qualora i fondi siano soggetti al controllo dello Stato e la decisione che dispone l'intervento sia imputabile allo Stato; nel caso di specie, tuttavia, gli interventi non potevano configurarsi come aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea poiché le risorse del FITD non potevano essere considerate come soggette al pubblico controllo e la decisione di utilizzarle era imputabile esclusivamente alle consorziate del FITD; preso atto che: sono numerosi i precedenti giuridici che dimostrano come in casi simili gli aiuti non siano stati classificati come aiuti di Stato: la decisione 2000/600/CE della Commissione, del 10 novembre 1999, sull'aiuto al Banco di Sicilia e a Sicilcassa, la sentenza della Corte di giustizia del 2004 nella causa Pearle e altri, la sentenza della Corte di giustizia nella causa Doux Élevage; la direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, articolo 11, paragrafo 3, consente, a determinate condizioni, di mantenere gli interventi dei fondi per misure alternative volte ad evitare il fallimento di un ente creditizio, inter alia se i costi delle misure non superano i costi necessari ad adempiere il mandato statutario o contrattuale dei sistemi di garanzia dei depositi; l'esenzione fiscale di cui all'articolo 1, comma 627, della legge di stabilità per il 2014 sarebbe risultata in linea con le disposizioni contenute in una nota della Banca d'Italia indirizzata al Ministro dell'economia pro tempore , che suggeriva che l'esenzione non costituisse aiuto di Stato; l'esenzione fiscale degli interventi del FITD non attribuiva un vantaggio diretto alle istituzioni finanziarie e non mirava a favorire determinati operatori, alterando la parità concorrenziale, ma tendeva invece ad assicurare che l'intervento del FITD, preposto a tutela del risparmio, non fosse ridotto per effetto della sua inclusione nell'imponibile fiscale delle istituzioni finanziarie; tuttavia, il 23 dicembre 2014, le autorità italiane hanno prenotificato come aiuto di Stato l'esenzione fiscale degli interventi di sostegno del FITD; preso atto inoltre che: in data 2 marzo 2015 la Commissione europea ha notificato l'avvio di un'istruttoria ai sensi dell'art. 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea nei confronti della Repubblica italiana per presunta violazione della disciplina sugli aiuti di Stato in relazione ad alcuni interventi di sostegno effettuati dal Fondo interbancario di tutela dei depositi in favore della banca Tercas, in relazione all'acquisizione di questa da parte della banca Popolare di Bari, interventi risultati risolutivi della crisi senza che ne venissero coinvolti i risparmiatori; a seguito del ricorso presentato dallo Stato italiano e dal Fondo interbancario, il Tribunale dell'Unione europea, con sentenza del 19 marzo 2019, ha ribaltato la posizione tenuta nel 2015 dall'Autorità europea antitrust sul salvataggio di banca Tercas stabilendo che l'intervento del FITD non avrebbe sollevato alcun problema di aiuti di Stato; l'interlocuzione con la Commissione sul caso Tercas avrebbe influenzato la soluzione prospettata dal FITD per il salvataggio delle altre quattro banche regionali commissariate (Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Ferraara, Banca Etruria e Cassa di risparmio di Chieti), oltre che ritardato per mesi l'intervento sulle quattro banche aggravando la situazione di liquidità degli istituti, nell'attesa della decisione europea sul caso Tercas; anche il dottor Barbagallo, capo del Dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia, nel corso di un'audizione nell'ambito dell'istruttoria condotta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario della XVII Legislatura, ha dichiarato che "ad Agosto 2015 DG-COMP comunica formalmente il divieto di procedere alla ricapitalizzazione delle quattro banche da parte del FITD, in assenza di una sua decisione in merito (Caso Tercas)"; la posizione della Commissione sul caso Tercas (e quindi sulle quattro banche) seppur non definitiva fino al 2015, emerse con chiarezza in una e-mail inviata in data 19 novembre 2015 da Lord Hill e Margrethe Vestager al Ministro dell'economia pro tempore , nella quale si precisava che l'utilizzo del Fondo interbancario si sarebbe configurato come aiuto di Stato, con le relative conseguenze di attivazione della BRRD (Bank recovery and resolution directive); tale anticipazione avrebbe indotto il FITD a non effettuare il salvataggio delle quattro banche attraverso l'utilizzo delle disponibilità finanziarie del Fondo obbligatorio; in conseguenza di tali fatti si è proceduto, con il decreto-legge n. 183 del 2015, alla scissione delle quattro banche (Banca delle Marche, CariFerrara, Banca Etruria e Cari-Chieti), in " good bank " e " bad bank " messe in liquidazione, nonché allo scorporo dei crediti in sofferenza; tale svalutazione massiva ha determinato di fatto l'insolvenza delle banche e l'azzeramento dei risparmi degli azionisti ed obbligazionisti subordinati; considerato infine che, se l'intervento del FITD non fosse stato inquadrato come aiuto di Stato, e perciò bloccato dall'Antitrust UE, lo stesso schema si sarebbe potuto applicare per il salvataggio, nel novembre 2015, delle quattro banche Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti evitando con ogni probabilità l'azzeramento dell'investimento di azionisti e obbligazionisti subordinati ( burden sharing ), impegna il Governo: