[pronunce]

Aggiunge inoltre che il tenore del principio di tassatività non consentirebbe di dare rilievo, al fine di escludere il dubbio di costituzionalità, né allo specifico meccanismo di selezione dei cacciatori da autorizzare per l'attuazione dei piani di abbattimento, né al fatto che le funzioni di direzione e coordinamento nell'attuazione dei medesimi piani spetterebbero «esclusivamente alle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali», venendo riservato alle altre figure un ruolo ausiliario. 2.- Con atto depositato il 13 luglio 2020 si è costituita la Regione Toscana, in persona del presidente pro tempore, chiedendo in via principale di dichiarare le questioni infondate. 2.1.- La difesa regionale innanzitutto osserva che nei lavori preparatori della legge n. 157 del 1992 l'esclusione dei cacciatori dall'attuazione del controllo faunistico sarebbe stata motivata solo dalla considerazione della loro sostanziale impreparazione. Sotto tale profilo argomenta poi che nemmeno «l'elenco del personale preposto al controllo» indicato dall'art. 19 della legge statale indicata garantirebbe fino in fondo l'adeguatezza e la preparazione del suddetto personale, assicurate invece, nell'impostazione della legge n. 157 del 1992, dal rispetto di condizioni sostanziali e procedurali più rigorose di quelle del previgente art. 12 della legge 27 dicembre 1977, n. 968 (Principi generali e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna e la disciplina della caccia). Al riguardo, rileverebbero l'indicazione più puntuale delle finalità per cui è ammesso il controllo; l'utilizzo dei metodi ecologici come modalità ordinaria dello stesso, secondo le indicazioni dell'ISPRA; la possibilità di autorizzare piani di abbattimento solo previa verifica da parte dell'ISPRA dell'inefficacia dei metodi ecologici. Pertanto, conclude la difesa, la tassatività dell'elenco del personale abilitato ai piani di abbattimento non costituirebbe un principio fondamentale della materia a norma dell'art. 117 Cost. tale da «escludere soluzioni organizzative diverse, ma che comunque assicurino la preparazione scientifica ed ecologica del personale coinvolto». 2.2.- Le stesse considerazioni varrebbero non solo per i cacciatori, come appena argomentato, ma anche per le altre figure considerate dalle disposizioni censurate ossia, in forza del richiamo all'art. 51 della stessa legge reg. Toscana n. 3 del 1994: a) le guardie venatorie volontarie e b) le guardie ambientali volontarie abilitate dalla Regione, nonché c) le guardie private riconosciute ai sensi del testo unico di pubblica sicurezza, purché adeguatamente preparate sulla normativa di riferimento. Tali soggetti, infatti, sarebbero legittimati dall'art. 27 della legge n. 157 del 1992 a svolgere funzioni di vigilanza venatoria nell'ambito del sistema pubblico, sotto il coordinamento della polizia provinciale (ai sensi del comma 7 dell'indicato art. 27). Si tratterebbe dunque di figure riconducibili alle «guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali» abilitate ad attuare i piani di abbattimento ai sensi dell'art. 19, comma 2, della medesima legge. Inoltre - osserva la Regione - alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e ambientali, ove munite della qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, la giurisprudenza penale riconoscerebbe la qualifica di pubblico ufficiale. Per questi motivi, andrebbe escluso il contrasto delle norme regionali con l'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992. 2.3.- In via subordinata, la Regione Toscana prospetta l'illegittimità costituzionale dello stesso art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, «nella parte in cui non equipara le regioni a statuto ordinario alle Province autonome per quanto attiene alle modalità attuative dei piani di controllo della fauna selvatica»; chiede quindi a questa Corte di rimettere dinanzi a se stessa le relative questioni. A causa dell'aumento del numero e della diffusione degli ungulati selvatici, foriero di danni alle colture, di incidenti stradali nonché di ricadute sulle funzioni di controllo della fauna selvatica previste dalla norma statale, sarebbe infatti mutato il contesto in cui la norma era maturata e di conseguenza compromessa l'originaria funzione di tutela dell'ecosistema. 2.3.1.- L'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992 violerebbe anzitutto l'art. 3 Cost. per l'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alle Province autonome di Trento e di Bolzano, alle quali il successivo comma 3 consentirebbe di attuare i piani di abbattimento «anche avvalendosi di altre persone, purché munite di licenza per l'esercizio venatorio». Quest'ultima previsione non potrebbe giustificarsi con la particolare autonomia di cui godono le Province autonome e sarebbe contraddittoria con l'affermata esigenza di escludere qualsiasi attenuazione della tutela della fauna, la quale dovrebbe vincolare sia il legislatore regionale, sia quello statale. Di conseguenza, se si ritenesse che l'elenco contenuto nel comma 2 indicato realizzi uno standard minimo e uniforme di tutela, lo stesso non potrebbe essere derogato neppure dal legislatore statale; se, al contrario, si escludesse detto carattere di standard, anche il legislatore regionale potrebbe allora integrarlo. La giustificazione della disciplina peculiare per le due Province autonome non potrebbe nemmeno rinvenirsi in motivazioni di carattere territoriale. L'art. 11 della legge n. 157 del 1992 stabilirebbe già un regime particolare per la zona faunistica delle Alpi, ma alle altre Regioni in questa ricomprese non sarebbe estesa la possibilità di cui godono le due Province autonome; in ogni caso, tale disciplina non potrebbe esonerare dal rispetto dei principi generali della legge. Infine, il trattamento differenziato non sarebbe collegabile al particolare sistema riservistico vigente in Alto Adige, poiché questo, organizzando l'attività venatoria secondo le consuetudini locali, sarebbe perciò inidoneo a giustificare la deroga allo standard minimo e uniforme di cui al comma 2 dell'art. 19. 2.3.2.- La stessa disposizione statale, stabilendo un elenco tassativo, contrasterebbe anche con gli artt. 3, 97, secondo comma, e 119 Cost., violando i principi di ragionevolezza, buon andamento e autonomia finanziaria regionale. Al riguardo, la Regione innanzitutto sottolinea che il numero dei cacciatori toscani si sarebbe dimezzato tra il 1995 e il 2018, raggiungendo circa 72.000 unità; dall'altra parte, sarebbero in costante aumento l'estensione delle aree boscate e il numero degli ungulati. Ciò inciderebbe anche sulle risorse finanziarie destinate alle funzioni di cui alla legge n. 157 del 1992, che dipenderebbero dal numero dei cacciatori, dal momento che l'art. 23, comma 1, della legge medesima autorizza le Regioni a istituire una tassa di concessione regionale per il rilascio dell'abilitazione all'esercizio venatorio proprio «per conseguire i mezzi finanziari necessari per realizzare i fini previsti dalla presente legge e dalle leggi regionali in materia».