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È per questo allora che per uno come me, anticomunista totale, non è stato per niente difficile avere un rapporto profondo con una personalità del genere, come non lo è stato con altri testimoni di altre culture politiche, ma di quell'epoca, come Francesco Cossiga e Rino Formica, tanto per citare le tre culture politiche che hanno animato, nel bene e nel male, la storia della prima Repubblica: tutte personalità che credevano nel primato della politica, espresse da un mondo che non esiste più, ma che non hanno rinunciato a testimoniare l'esistenza in vita di quel mondo, a rendergli onore. A dire la verità Macaluso non era il perfetto testimonial del Partito Comunista: era in minoranza nel PC, era amendoliano, era migliorista. Era, come avete ricordato in molti ed è stato giusto ricordarlo, un garantista, in linea e in perfetta sintonia con un altro galantuomo siciliano come Leonardo Sciascia e, di conseguenza, aveva rapporti profondi con i radicali, cosa inammissibile allora per un comunista togliattiano integrale. Era così perché era un uomo libero e la sua libertà di uomo gli costò un processo non soltanto in sede giudiziaria, ma anche in sede politica. Mancò poco che fosse cacciato dal Partito Comunista Italiano per aver commesso la colpa grave di essersi innamorato di una donna sposata. Erano altri tempi, il moralismo allora allignava più nei ranghi del Partito Comunista che in quella della Democrazia Cristiana, paradossalmente, la morale era doppia, ma questo è un altro discorso. Credo che la figura di Macaluso vada ricordata per la sua coerenza e per la sua libertà estrema. Macaluso non ha mai rinnegato la sua storia di uomo, la sua storia politica, non ha mai rinnegato il comunismo in un'epoca in cui tutti rinnegano tutto, ha sempre cercato di spiegare in un'epoca in cui nessuno riesce a spiegare più nulla. È morto tenendo alta la dignità e l'importanza della politica. È morto sull'attenti come la sentinella trovata pietrificata a Pompei dopo l'eruzione del Vesuvio; sull'attenti perché nessuno - nel caso di Macaluso, non un uomo, ma la storia - aveva sciolto la consegna che aveva ricevuto. (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è per me un onore ricordare in questa Aula, a nome del partito a cui appartengo, Emanuele Macaluso, morto ieri all'età di novantasette anni. Mi piace ricordarlo innanzitutto per quanto ci ha appena lasciato. Solo poche settimane fa aveva terminato la revisione delle bozze del suo ultimo libro «Comunisti a modo nostro», che uscirà a breve. È frequente che le menti più lucide e più brillanti, proprio perché tali, rimangano efficienti fino all'ultimo ed Emanuele Macaluso, licenziando il suo ultimo libro alla straordinaria età di novantasette anni, ci consente di continuare il dialogo con lui, pur dopo la sua scomparsa. La quarta di copertina ci racconta che a cento anni dalla fondazione del Partito Comunista, Emanuele Macaluso e Claudio Petruccioli ne ripercorrono sviste e svolte epocali, ricordando le conquiste sociali di cui fu promotore e ipotizzando strade alternative che l'Italia avrebbe potuto imboccare per scongiurare il declino politico e culturale del Paese. Macaluso si iscrive con coraggio al Partito Comunista quando in Italia è ancora al potere il fascismo e per tutta la sua vita rimarrà fedele alla sua scelta iniziale. Ho detto fedele e non coerente perché l'arte della politica impone di adeguare il proprio pensiero e le proprie azioni ad una variabile non controllabile qual è il divenire delle società umane. Macaluso fu tra coloro che intuirono la necessità di rendere la sinistra italiana parte protagonista della politica italiana, pur quando la storia aveva dimostrato che la dottrina del marxismo come dottrina dello Stato aveva terminato ed esaurito la sua spinta propulsiva. Di quelle idee lui continuò a difenderne i valori pur consapevole che i mezzi dovevano mutare. Efficacemente Salvatore Veca definì migliorismo la corrente politica interna al partito comunista italiano di cui Macaluso, insieme a Napolitano e Chiaromonte, fu tra i teorici; corrente che sosteneva la necessità non già di abbattere il capitalismo, ma di contrastarlo per attenuarne la tendenza a travolgere la persona umana e farne solo un fattore del mercato. Avevamo ed abbiamo bisogno di persone come lui, qualunque sia lo schieramento politico in cui ci riconosciamo perché la democrazia è nella sua ultima essenza confronto per giungere ad una sintesi che sia la migliore per il Paese. Emanuele Macaluso, con la sua figura, ci ricorda che in politica esistono avversari e non già nemici ed è di questa idea che oggi l'Italia ha bisogno più che mai. Addio senatore Macaluso, che noi tutti si possa rappresentare degnamente la tua eredità morale. (Applausi) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con emozione che oggi ricordiamo il senatore Macaluso, storico dirigente del Partito Comunista Italiano, sindacalista, giornalista e direttore de «l'Unità». Ricordare e commemorare in quest'Aula una figura come quella di Macaluso non è affatto semplice. Possiamo dire che il suo percorso umano, civile e politico reca impressi i caratteri di quella straordinaria crescita democratica che ha consentito al nostro popolo di liberarsi dal fascismo, di dotarsi di una Costituzione rispettosa degli originari e inviolabili diritti della persona, di progredire nel benessere economico e nella solidarietà sociale. (Applausi) . Andreotti a parte, la vita di Emanuele Macaluso è rinchiusa per me in una frase che lui disse sulle colonne de «L'Espresso». Disse di esser diventato comunista per ribellione. In questa frase c'è tutto il senso delle scelte di una vita e io desidero in questa sede ricordare il suo impegno politico di figlio del Sud, maturato da giovanissimo, motivato dalla volontà di emancipazione dei più deboli e di tutela dei lavoratori, sviluppandosi nella CGIL e nel Partito Comunista Italiano con iniziative su eventi coraggiosi e difficili, chiamato da Giuseppe Di Vittorio a soli ventitré anni a dirigere in Sicilia il sindacato dei braccianti - qualifica oggi abusata da politici di seconda fila per lucrare posizioni di potere spesso non meritate (Applausi) - , in anni in cui ai comizi di Girolamo Li Causi la mafia rispondeva con le bombe e con i mitra. Macaluso è stato un protagonista della storia repubblicana e ha contribuito, da dirigente politico e da intellettuale, alla crescita democratica del Paese. Un grande siciliano, ma anche un grande meridionalista, che si sforzava di mettere nella giusta luce la sua Sicilia e l'intero Mezzogiorno; un Mezzogiorno che a suo parere avrebbe dovuto usare persino la crisi come occasione per ripensarsi e scommettere sull'innovazione, sul cambiamento necessario, sul bisogno di scrollarsi di dosso vecchie mentalità e indolenze culturali;