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a una simile situazione si è cercato di porre rimedio per mezzo dell'articolo 31, comma 6, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, e l'articolo 17- undecies , comma 1, del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2021, n. 113, che hanno individuato quale possibile soluzione la centralizzazione della procedura di valutazione di impatto ambientale degli impianti fotovoltaici a fonte rinnovabile di potenza superiore ai 10 megawatt: in particolare, la stessa è stata assegnata, dal 31 luglio 2021, alla competenza del Ministero della transizione ecologica, con la costituzione di una commissione speciale; nell'esame parlamentare di alcuni provvedimenti sono state presentate misure transitorie che avrebbero potuto permettere agli operatori di scegliere fra la procedura a competenza regionale e quella a competenza nazionale sino all'insediamento della nuova commissione speciale per le procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA); considerato che; nel mese di ottobre 2021, agli operatori che hanno presentato al Ministero istanze di procedura di VIA per impianti fotovoltaici di potenza superiore ai citati 10 megawatt dopo il 31 luglio 2021, risultano giunte comunicazioni che informavano che il riavvio e la prosecuzione dell' iter istruttorio sarebbero pervenuti solamente a seguito dell'insediamento della commissione tecnica PNRR-PNIEC e comunque entro 180 giorni dalla data del ricevimento di tale comunicazione; simili comunicazioni mostrano come, di fatto, a seguito delle modifiche legislative ricordate, si sia determinato un rallentamento delle procedure autorizzative che può arrivare fino a 9 mesi; considerato inoltre che l'innalzamento dei prezzi dell'energia può essere contrastato solo attraverso l'installazione di nuovi impianti a fonte rinnovabile e i costi, per i cittadini e per le imprese, derivanti da un potenziale posticipo fino a 9 mesi delle procedure autorizzative per l'entrata in esercizio di simili impianti risulteranno elevatissimi, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare per superare i ritardi e per garantire che le istruttorie sulle procedure di valutazione di impatto ambientale pendenti per gli impianti a fonti rinnovabili siano immediatamente attivate e concluse in tempi rapidi. Atto n. 3-02947 FATTORI ABATE LANNUTTI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la direttiva (UE) 2015/720 impone che i Paesi membri debbano ridurre l'uso di sacchetti di plastica e possano farlo in diversi modi, come per esempio dandosi obiettivi nazionali di riduzione, oppure con strumenti economici, o ancora con restrizioni alla vendita purché le restrizioni siano proporzionate e non discriminatorie né tramite restrizioni alla libera circolazione delle merci; la direttiva uniforma anche lo standard tecnico europeo armonizzato (EN 13432), in modo che sia uguale per tutti il metodo per certificare se una plastica è biodegradabile; l'obiettivo è quello di ridurre l'utilizzo di sacchetti di plastica in materiale leggero destinati all'asporto delle merci dal punto vendita e con uno spessore inferiore a 50 micron; la direttiva è stata recepita, pur in presenza di una norma precedente già attuata, dall'art. 9-bis del decreto-legge n. 91 del 2017; in particolare la legge di recepimento fa una classificazione in base ai micron tra buste leggere, ultra leggere e tradizionali, nonché tra quelle dedicate al trasporto e quelle dedicate all'igiene; dal punto di vista igienico vengono dunque definiti: a) gli standard affinché un sacchetto leggero o ultraleggero possa stare a contatto con cibi freschi senza necessità di imballaggio; b) le caratteristiche che devono avere i sacchetti per essere commercializzati per il trasporto e l'igiene; infatti una delle caratteristiche è che i sacchetti ultraleggeri devono essere a pagamento per il consumatore ed espressi sullo scontrino o fattura d'acquisto; è prevista la commercializzazione anche dei sacchetti per il riutilizzo aventi specifiche definite nel testo di legge, mentre altre tipologie di sacchetti che non rientrino nei precetti previsti dalla legge non sono commercializzabili, né tantomeno distribuibili a titolo gratuito; considerato che: il decreto-legge n. 91 del 2017, in totale recepimento degli obiettivi europei di riduzione dell'uso di sacchetti ultraleggeri, dispone che la composizione degli stessi sacchetti deve prevedere una graduale sostituzione delle materie plastiche con le materie prime riciclabili partendo per il 2018 dal limite del 40 per cento; dunque oltre alla sicurezza ambientale, la ratio risiede nella riduzione ed eliminazione di contaminazione delle plastiche sui cibi freschi; il riconoscimento dei sacchetti a norma deve essere facilmente individuabile grazie all'apposizione su ciascuno del marchio riportante la tipologia di sacchetto; la normativa prevede sanzioni pecuniarie per i trasgressori che vanno dai 2.500 ai 25.000 euro con possibilità di aumentare tali soglie fino a 4 volte; considerato inoltre che: il mercato italiano vale circa 700 milioni di euro e indagini, inchieste giornalistiche e sequestri evidenziano una quota del 50 per cento di sacchetti illegali con aumento conseguente di traffico legato a clan e mercato nero in generale; questo fenomeno si evidenzia soprattutto sulle realtà del commercio ambulante, dei mercati rionali e del piccolo commercio al dettaglio; nonostante esistano controlli per quelle attività che usano sacchetti illegali, l'attività di distribuzione di sacchetti illegali continua a crescere; visto che appare evidente come risulti insufficiente l'attuale apparato sanzionatorio per i trasgressori della norma o quantomeno non risulta essere deterrente alla crescita di un mercato sommerso, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fenomeno e quali azioni intenda porre in essere per mitigarlo e se non ritenga opportuno un inasprimento del sistema sanzionatorio allargando la sua portata alle licenze e ai permessi di vendita al pubblico, prevedendo una disciplina di carattere penale. Atto n. 3-02948 GRANATO ANGRISANI LANNUTTI CORRADO Ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: la nota tecnica "Indicazioni per l'individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico", predisposta dall'Istituto superiore di sanità con i Ministeri della salute e dell'istruzione e con la Conferenza delle Regioni, reca un'evidente disparità di trattamento tra i soggetti vaccinati e non, palesemente discriminatoria e contraria al principio di uguaglianza formale e sostanziale; difatti, nel caso di un numero di contagi predefinito (uno o più di uno) di docenti o alunni, tale nota stabilisce quarantene con periodi di rientro differenziato tra soggetti vaccinati e non, senza richiamare, tuttavia, alcun dato scientifico a supporto della decisione presa;