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Il reddito di cittadinanza può essere rinnovato, previa sospensione dell'erogazione del medesimo per un periodo di un mese prima di ciascun rinnovo. Non c'è peraltro limite alla rinnovabilità, il che certifica, appunto, la consapevolezza del Governo che lo schema di proposte di lavoro definito dalla norma è semplicemente irrealizzabile. Quindi, il reddito di cittadinanza si limiterà a essere una mera erogazione economica nel più puro stile assistenzialistico, favorendo oltremodo il lavoro in nero e i controlli non saranno certo sufficienti a debellare i furbetti con una platea di beneficiari così vasta: tutto ciò finché le risorse non saranno esaurite. Le Regioni lamentano - e lo hanno fatto ufficialmente in sede di audizione - di non essere state coinvolte per quanto attiene alle loro competenze per il provvedimento, tantomeno i Comuni, che dovranno mettere a disposizione i servizi sociali e tutta l'attività amministrativa. A questi enti territoriali, però, viene demandata ogni responsabilità: quindi, a Roma spettano le decisioni nelle segrete stanze di Palazzo Chigi (e via lo streaming ); alle Regioni e ai Comuni obblighi e incombenze, dovendo per di più gestire sui territori un malcontento generato dalle false aspettative prodotte da questo Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Un altro aspetto di criticità riguarda la privacy dei richiedenti e delle loro famiglie. Come sottolineato anche dal Garante per la protezione dei dati personali , l'intero meccanismo non assicura la tutela dei trattamenti su larga scala dei dati personali e non appare dunque idoneo a soddisfare i requisiti richiesti dal regolamento europeo. Si tratta di un problema di vasta portata, che le norme vigenti imporrebbero di risolvere in tempi strettissimi, ma che il Governo ha ignorato. L'articolo 8 del provvedimento ha un titolo evocativo: «Incentivi per le imprese e per il lavoratore». In realtà esso prevede ben poche agevolazioni per i datori di lavoro, innanzitutto perché riguardano solo le aziende che hanno intenzione di fare assunzioni a tempo indeterminato tramite centri per l'impiego. Si restringono così le opportunità occupazionali dei percettori di reddito di cittadinanza, lasciando fuori tra l'altro un comparto importante che voi avete sempre trascurato in questa legislatura, e cioè quello stagionale dell'agricoltura e del turismo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Inoltre, il provvedimento prevede esclusivamente la possibilità di detrarre parte dei contributi previdenziali per un periodo troppo breve e contempla sanzioni nel caso di licenziamento entro tre anni dall'assunzione, salvo che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo, ma questo è tutto dire. Quanti imprenditori a queste condizioni si assumeranno il rischio di dover pagare anche una penale, oltre a sottoscrivere al momento dell'assunzione del beneficiario un patto di formazione o di riqualificazione professionale? Noi abbiamo qualche dubbio e si rischia di ripetere precedenti esperienze di incentivi per i datori di lavoro assolutamente inefficaci e inutilizzate. Signori, prima di distribuirli, bisogna far sì che i posti di lavoro vengano creati. Ci vuole ben altro per creare i posti di lavoro: bisogna attivarsi per diminuire le tasse e la burocrazia, intervenire sul cuneo fiscale, creare infrastrutture, la TAV in primis . (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Bisogna rendere competitive le nostre imprese rispetto a quelle straniere e attivare accordi con Paesi stranieri per incentivare l' export . Solo così si crea lavoro, non unicamente con piccoli sgravi contributivi, oltretutto a rischio di penale. Rispetto alle risorse economiche appostate per far fronte al provvedimento in esame, se ne sono dette di tutti i colori, anzi è proprio il caso di dire che si sono dati i numeri: prima si è parlato di 9 miliardi, poi di 6 miliardi, ora si parla di 5 miliardi; prima si è parlato di una platea di 6 milioni di poveri, poi di 2,2, ora si parla di 1,3 milioni di nuclei familiari, mentre prima ho sentito parlare di 1,7 milioni. Sono numeri in libertà, senza contare che la formazione per i percettori di reddito costa e non si sa chi la pagherà: costerà oltre 500 milioni, chi pagherà la formazione? Ah, forse pagheranno i Comuni e le Regioni. Data la fase di recessione - va ben oltre la recessione tecnica che stiamo vivendo - c'è quindi un rischio concreto che si riveli una misura solo temporanea che lascerà i poveri ancora più poveri una volta bloccata l'erogazione del reddito. La seconda parte del provvedimento prevede diverse misure sulle regole pensionistiche; le principali riguardano l'introduzione per il triennio 2019-2021 della cosiddetta quota 100, la riduzione dei requisiti di anzianità contributiva per il pensionamento anticipato, il blocco fino al 2026 dell'adeguamento alla speranza di vita sia di questi requisiti sia di quelli previsti per l'accesso alla pensione anticipata dei lavoratori precoci e la proroga di un anno delle cosiddette opzione donna e APE sociale. Le disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione con almeno sessantadue anni di età e trentotto anni di contributi sono solo in via sperimentale per il triennio 2019-2021: teniamolo bene a mente. È, quindi, un provvedimento circoscritto nel tempo e nella forma e in ogni caso avvantaggia un numero relativamente limitato di italiani. Quota 100 è una semplice deroga alle regole di pensionamento, un'ennesima finestra che lascia nuovamente fuori ancora molti esodati, esclusi dopo l'ultima salvaguardia anche dalla cosiddetta legge Fornero, adottata nella scorsa legislatura e contro la quale l'attuale maggioranza aveva tuonato in campagna elettorale. Nel nostro programma di centrodestra l'argomento pensioni era ed è uno dei punti cardine, non al ribasso come si sta facendo ora, ma concepito nell'ambito di una vera e più compiuta riforma globale del sistema pensionistico, sostenuta - e ripeto sostenuta - da una reale politica di investimenti per il mercato del lavoro e il settore economico nel suo complesso. Inoltre, secondo il comma 3 dell'articolo 14 del decreto-legge in esame, il reddito da pensione quota 100 non è cumulabile con quelli di lavoro dipendente e autonomo, escludendo - quindi - i neopensionati persino da attività che potrebbero creare posti di lavoro e gettito per le casse erariali. Con questo provvedimento, ancora una volta, il Governo perde un'occasione per creare lavoro. Inoltre, occorre considerare che così si favorisce il lavoro in nero, a cui - come ho già detto - anche il reddito di cittadinanza apre le porte. Tra i benefici di quota 100 prospettati dal Governo vi sarebbe un ricambio generazionale nell'occupazione. Il Presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio ha invece dichiarato che, nel breve periodo, quota 100 potrebbe favorire un moderato ricambio generazionale soprattutto nel settore pubblico. Nel lungo periodo, invece, l'occupazione tanto dei giovani, quanto degli anziani dipenderà dall'efficacia delle misure di incentivo alla crescita economica implementate dal Governo. Finora questo Governo ha fatto zero. (Applausi dal Gruppo FI-BP) .