[pronunce]

È questa seconda disposizione, osserva l'Avvocatura generale, a disciplinare il procedimento di riduzione della pena in seguito alla mancata impugnazione della sentenza di condanna resa in esito al giudizio abbreviato, mentre l'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. sarebbe «norma neutra» rispetto all'oggetto della questione di legittimità costituzionale, limitandosi soltanto a disporre la riduzione di un sesto della pena. 2.2.- Nel merito, le questioni sarebbero comunque manifestamente infondate. Ciò deriverebbe già dalla «fraintesa natura giuridica del beneficio in questione ad opera del giudice rimettente», la disciplina censurata avendo natura processuale e non sostanziale. Tale natura implicherebbe l'impossibilità, per il giudice dell'esecuzione, di rimettere «in discussione i termini irrevocabili della irrogata condanna»: la riduzione di pena sarebbe infatti «destinata ad operare, in senso favorevole all'imputato, nel momento in cui si è già concluso il profilo sostanziale relativo al disvalore del fatto e alla personalità del reo essenziale alla definizione della pena più congrua ai sensi dell'art. 27 della Costituzione». Da tali considerazioni emergerebbe l'infondatezza delle questioni sollevate, in riferimento a tutti i parametri costituzionali evocati: la disciplina censurata non violerebbe l'art. 27 Cost., né risulterebbe irragionevole o manifestamente arbitraria, «né tampoco in urto con il principio di ragionevole durata del processo (di cui l'evocazione pare anche inammissibile per genericità dei motivi) o con la ratio della novella».1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il GIP del Tribunale di Nola ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede che il Giudice dell'esecuzione possa concedere la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, ove la diminuzione automatica di pena per la mancata impugnazione della sentenza di condanna emessa in sede di giudizio abbreviato comporti l'applicazione di una pena contenuta nei limiti di legge di cui all'art. 163 c.p. e ricorrendone gli ulteriori presupposti», in riferimento agli artt. 3, 27, commi primo e terzo, 111, 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6 CEDU. La disposizione censurata, introdotta dall'art. 24, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 150 del 2022 nel testo dell'art. 442 cod. proc. pen. (disciplinante nel suo complesso la decisione del giudizio abbreviato), prevede che «[q]uando né l'imputato, né il suo difensore hanno proposto impugnazione contro la sentenza di condanna, la pena inflitta è ulteriormente ridotta di un sesto dal giudice dell'esecuzione». Il rimettente - investito, in qualità di giudice dell'esecuzione, di una richiesta di riduzione della pena ai sensi della disposizione censurata, con contestuale istanza di sospensione condizionale della pena medesima e di non menzione della condanna - ritiene che il testo della disposizione gli precluda di provvedere sui benefici richiesti. E ciò anche quando, come nel caso oggetto del procedimento a quo, solo in seguito a tale riduzione la pena risulti contenuta entro i limiti di legge che consentono, in astratto, di applicare entrambi i benefici. Il giudice a quo solleva dunque due distinti gruppi di questioni di legittimità costituzionale, in riferimento ai parametri menzionati, aventi a specifico oggetto la lacuna normativa rappresentata dalla mancata previsione, da parte della disposizione censurata, del potere del giudice dell'esecuzione di provvedere anche in merito a tali benefici. Il primo ruota attorno alla denuncia di una «lacuna normativa intrinsecamente irragionevole in relazione alla funzione rieducativa», con conseguente violazione degli artt. 3 e 27, commi primo e terzo, Cost. Il secondo gruppo di censure evidenzia invece l'esistenza di una «lacuna normativa intrinsecamente irragionevole in relazione alla ragionevole durata del processo», con conseguente violazione degli artt. 3, 111 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6 CEDU. 2.- Le questioni sono ammissibili. 2.1.- Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, l'ordinanza di rimessione sarebbe viziata in sostanza da aberratio ictus, in quanto il giudice a quo avrebbe dovuto dirigere le proprie censure sul nuovo art. 676, comma 3-bis, cod. proc. pen. , introdotto con le disposizioni correttive e integrative del d.lgs. n. 150 del 2022, di cui al d.lgs. n. 31 del 2024, ed entrato in vigore prima del deposito dell'ordinanza di rimessione. L'eccezione non merita accoglimento. Occorre anzitutto precisare che già il d.lgs. n. 150 del 2022 aveva modificato l'art. 676 cod. proc. pen. , dedicato residualmente alle «[a]ltre competenze» del giudice dell'esecuzione, rispetto a quelle disciplinate dettagliatamente negli articoli precedenti. In particolare, l'art. 39, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 150 del 2022 aveva aggiunto al comma 1 dell'art. 676 cod. proc. pen. l'inciso «e all'applicazione della riduzione della pena prevista dall'articolo 442, comma 2-bis», inciso che veniva così a chiudere la lista delle funzioni ulteriori del giudice dell'esecuzione previste dalla disposizione. Peraltro, già nel 2022 l'esplicita previsione di tale potere nell'art. 676 cod. proc. pen. risultava - a stretto rigore - ridondante, dal momento che l'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. , contestualmente introdotto, affidava (e continua oggi ad affidare) al giudice dell'esecuzione il compito di procedere alla riduzione della pena in seguito alla mancata impugnazione della sentenza di condanna pronunciata in esito al giudizio abbreviato. Le disposizioni correttive e integrative di cui al d.lgs. n. 31 del 2024 non hanno modificato la disposizione censurata, ma hanno eliminato dal comma 1 dell'art. 676 cod. proc. pen. l'inciso «e all'applicazione della riduzione della pena prevista dall'articolo 442, comma 2-bis». Contestualmente, esse hanno introdotto ex novo il comma 3-bis, interamente dedicato al procedimento di rideterminazione della pena ai sensi dell'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. Tale nuova disposizione oggi prevede: «[i]l giudice dell'esecuzione è, altresì, competente a decidere in ordine all'applicazione della riduzione della pena prevista dall'articolo 442, comma 2-bis. In questo caso, il giudice procede d'ufficio prima della trasmissione dell'estratto del provvedimento divenuto irrevocabile». Anche a seguito dei correttivi del 2024, dunque, la ridondanza segnalata permane, giacché tanto la disposizione censurata - l'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. -, quanto il nuovo art. 676, comma 3-bis, cod. proc. pen.