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Sono andato a rileggere le pagine di un libro, «Guerra senza limiti. L'arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione», scritto sul finire degli anni Novanta da due colonnelli cinesi commissari politici dell'esercito cinese - la prefazione in italiano è del generale Fabio Mini - che avevano previsto attentati come quello alle Torri Gemelle, analizzando i nuovi scenari bellici in chiave di guerre asimmetriche e spiegando il terrorismo e le sue tecniche; le guerre asimmetriche vengono condotte attraverso la manipolazione dei media , le turbative dei mercati azionari, la diffusione di virus informatici, le azioni di pirateria sul web e la manipolazione del voto. Oggi prendiamo drammaticamente atto di questi nuovi scenari bellici. Capisco il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, quando afferma che l'attacco informatico nel sistema virtuale gestito da LAZIOcrea è un atto di terrorismo. Sì, è terrorismo, anche se i pirati informatici hanno chiesto il riscatto. Pensiamo agli effetti provocati, al blocco totale delle prenotazioni vaccinali e alle visite in ospedale nelle ASL che sono ferme; il sistema serve anche per la gestione degli appalti e del pagamento del bollo per i veicoli e delle tasse regionali. Se fino a qualche tempo fa gli hacker rubavano segreti aziendali per ricatto, estorsione o per rivenderli ai concorrenti, quello che è certo è che la digitalizzazione ha avuto una forte accelerazione con la pandemia e quindi oggi mettere in sicurezza i dati è assolutamente fondamentale per la sicurezza del Paese. Sotto attacco possono finire tutti gli enti, quelli istituzionali innanzitutto, aziende pubbliche e private. Dopo l'attacco hacker alla Regione Lazio, infatti, l'antiterrorismo teme che altri siti istituzionali possano essere violati. Nel 2020 - ci dicono gli esperti - ci sono stati 156 episodi di cybercrime o di cyberspionaggio al mese; quest'anno attacchi informatici hanno bloccato ospedali, gasdotti e impianti di purificazione dell'acqua in città. Quanto sta accadendo nel Lazio è la dimostrazione plastica di quanto sia importante che lo Stato appronti le migliori soluzioni possibili per scongiurare il verificarsi di episodi simili. La vulnerabilità dei sistemi informatici è un rischio che la pubblica amministrazione non può permettersi di correre, perché la assoggetterebbe al pericolo del rallentamento, quando non di una vera e propria paralisi dell'azione amministrativa, e inoltre può essere fonte di danni rilevantissimi sul fronte della violazione di dati personali e della loro divulgazione o mercificazione. L'emergenza Covid ha poi dimostrato che un uso maggiore degli strumenti informatici e delle connessioni in rete amplifica le occasioni di attacco. Come si legge nella relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2020, la pandemia è stato un evento determinante anche in termini di impatto sulla società, sulle tecnologie in uso alla popolazione, sulla digitalizzazione di attività e servizi, nonché sul conseguente ampliarsi della superficie di rischio cibernetico per l'individuo e per l'intero sistema Paese. Hanno quindi acquisito maggiore attualità e concretezza le minacce alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti, nonché alla continuità degli approvvigionamenti. Nel complesso, si è evidenziato come gli attori ostili abbiano sfruttato nel periodo pandemico il massiccio ricorso al lavoro agile e la conseguente accessibilità da Internet di risorse digitali di Ministeri e aziende di profilo strategico e infrastrutture critiche, divenuti ancor più bersaglio di campagne ostili. Colleghe e colleghi, la sicurezza cibernetica costituisce uno degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza trasmesso dal Governo alla Commissione europea il 30 aprile 2021 e definitivamente approvato il 13 luglio 2021. In particolare, in tale ambito, la cybersecurity è uno dei sette investimenti della digitalizzazione della pubblica amministrazione. Avete sentito la collega Pinotti ricordare le dichiarazioni del ministro Colao: il 95 per cento dei server della pubblica amministrazione non è sicuro. È vero, bisogna correre. Abbiamo bisogno di sviluppare in tempi brevi, idonei e sempre più serrati meccanismi di tutela. Altri Paesi hanno investito nella sicurezza informatica da anni, come la Francia e la Germania. Appare quindi urgente intervenire rinforzando il sistema di difesa contro questo genere di reati, che possono rivelarsi particolarmente insidiosi e creare danni ingenti. L'istituzione dell'Agenzia nazionale per la cybersicurezza, del Comitato interministeriale per la cybersicurezza e, nell'ambito di quest'ultimo, del nucleo per la cybersicurezza sembra essere un passo in avanti nell'ammodernamento del sistema di sicurezza nazionale. Per questo motivo, dichiaro il voto a favore delle senatrici e dei senatori di Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia voterà a favore di questo provvedimento e ovviamente aggiungiamo anche noi alcune considerazioni rispetto alla vicenda. In un libro pubblicato recentemente in occasione dei quarant'anni dall'insediamento di Ronald Reagan alla Casa Bianca, una biografia del Presidente americano scritta dal giornalista Gennaro Sangiuliano, uno dei capitoli finali parla della vittoria nella Terza guerra mondiale, che è stata attribuita a Reagan. Qualcuno si potrebbe chiedere quale sia stata questa Terza guerra mondiale. Fu una guerra. All'epoca c'erano ancora i blocchi classici che facevano capo agli Stati Uniti e all'Unione Sovietica, che era ancora tale. L'offensiva politica e tecnologica di Ronald Reagan e degli Stati Uniti - allora la frontiera tecnologica era lo scudo spaziale - fu una delle ragioni, almeno secondo la storia, che misero l'Unione Sovietica non più in condizione di reggere il costo, la fatica e l'impegno tecnologico dell'azione degli Stati Uniti. La vittoria a tavolino, che non determinò morti o vittime, di questa Terza guerra mondiale, con l'annuncio dello scudo spaziale, che avrebbe bloccato eventuali attacchi missilistici da Est, contribuì, insieme ad altre vicende, al corso della storia che poi tutti abbiamo vissuto e che oggi ha portato, pur con mille problemi nel mondo, a un diverso assetto. Oggi c'è una guerra in corso ed è stata già descritta da molti colleghi: è la guerra delle tecnologie, con gli attacchi del cybercrime, che sono in corso. Non mi voglio agganciare all'attualità, perché sinceramente l'attacco che c'è stato nel Lazio è grave ma non è il primo; voglio capire, però, perché mi ricordo che anche l'INPS qualche tempo fa se la prese con gli hacker (Applausi) . Voglio quindi sapere se ci sono somari veri e hacker finti o hacker veri e somari finti, perché non abbiamo ancora capito come sia finita la vicenda dell'INPS. Ho letto oggi notizie di dipendenti che avrebbero avuto accesso a siti pornografici che contenevano virus; non lo so. Quando avremo l'Agenzia, questa riuscirà anche a distinguere la dabbenaggine tecnologica dagli attacchi, quindi non esprimo giudizi.