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Ci sono aspetti che io vorrei valorizzare, in un rapporto dialogico e onesto culturalmente con quelli che hanno già parlato, con quelli che parleranno e anche con coloro i quali non sono in questo momento impegnati sul punto, che torneranno ad esserlo magari quando avremo bisogno di rimetterci le mani e di "fare manutenzione"; non credo infatti che siamo arrivati alla fine delle necessità di intervento su questa materia, convocata e pretesa dalla pandemia. Ci sono alcuni aspetti che a me interessano molto, come ad esempio quello riguardante la riforma di dettaglio intervenuta sul funzionamento della Corte dei conti quanto alle sezioni riunite di controllo. Io parlo dinanzi a personalità, magistrati, avvocati di lungo corso e anche di successo nelle aule di tribunale: ma vi pare che sia una cosa di poco conto lo sforzo che ha fatto, anche al suo interno, la Corte dei conti nel fertilizzare e alimentare l'idea che le sezioni riunite centrali di controllo potessero essere anche capaci di comporsi non solo con il giudice relatore o con il giudice del controllo centrale, ma anche con la presenza del giudice del controllo periferico, stabilendo così una capienza di esperienza e di consapevolezza di giurisprudenza, che viene anche incontro all'esigenza che l'ordinamento ha della cosiddetta nomofilachia? Io non credo che portare da 10 a 15 le magistrature che compongono questa sezione riunita centrale di controllo sia soltanto un fatto di organizzazione; è anche un fatto di qualità del prodotto finale, se è vero - come è stato detto - che nei confronti della Corte dei conti dobbiamo avere anche un atteggiamento di attesa, di ausilio e di controllo collaborativo: è lo specifico delle sezioni di controllo. Noi abbiamo audito per anni in Parlamento un gigante della Corte dei conti, Manin Carabba: attraverso le sue relazioni al Parlamento aiutava, suggeriva, indicava, indirizzava, in un momento nel quale l'utilizzo delle risorse finanziarie richiedeva una cultura del controllo circa, ad esempio, il riordino dei documenti contabili, la rendicontazione. È questo che noi incasseremo, se daremo luogo all'insediamento della legge deliberata oggi, che poi diventerà norma, così come l'altra parte, aggiunta con un emendamento del quale io voglio ringraziare la Commissione e i suoi componenti, che si sono dedicati con impegno nella lettura del contenuto dell'emendamento 5.1, che ha fatto sì che in capo a questa sezione speciale, arricchita con l'arrivo di competenze dai territori, si determini la competenza a giudicare dei contratti secretati per quanto riguarda l'approvvigionamento di beni e servizi strategici. Non mi pare che questo sia secondario e mi sembra che debba essere letto nella sua specificità, non in ordine al fatto che in questo testo manchi la riforma organica della giustizia. Anch'io vorrei partecipare al prossimo - spero in cantiere - dibattito sulla riforma organica della giustizia, sollevando una questione della quale da anni mi vado informando. Io mi vado informando - lo sanno i senatori Mirabelli e Cucca, la senatrice Rossomando, il Presidente della Commissione e i colleghi con i quali scambio opinioni - e mi piacerebbe che presto l'ordinamento italiano si dotasse di una riforma che stabilisca l'obbligatorietà delle videoregistrazioni durante le indagini preliminari quando vengono sentite le persone informate dei fatti, perché lì a volte si genera un "safari" tra alcune aliquote di polizia giudiziaria e cittadini che magari si sono trovati o a sapere o a fare e non è giusto che perdano dignità, cittadinanza e compiutezza della persona umana. Stiamo lavorando a far sì che un disegno di legge guadagni la maturità delle opinioni favorevoli di tutti, ma non è oggi il momento per insediare quest'altro elemento all'interno del lavoro che stiamo facendo. Così come ho apprezzato molto quanto si è fino adesso scritto, ma non escludo che debba di nuovo essere sottoposto a scrittura innovativa, quell'articolo 6, dove si contempera e si porta a ponderazione equilibrata il bisogno che ha l'ordinamento, quando si convoca rispetto al tema della sicurezza sanitaria (il cosiddetto tracciamento di posizione e non di geolocalizzazione attraverso l'allerta del Covid-19) e, dall'altra parte, alla tutela, quasi una custodia tutelante, nei confronti del nucleo essenziale della dignità della persona. È un punto avanzato. Certo, ci sono ancora delle imprecisioni da affrontare, come il processo sanzionatorio, ma non è detto che non si possa, strada facendo, rimetterci le mani. Qual è la preghiera laica che vorrei fare? Siamo tutti convinti che siamo capitati in un'emergenza straordinaria, un'emergenza che addirittura non conosce confini e che ha attaccato il pianeta. C'è bisogno del punto di vista collaborativo, però sezionando questo tema, questo momento e questa emergenza rispetto a quanto di altro dovremmo fare. Con queste parole ho provato a dare il mio contributo, ringraziando la Commissione per il lavoro fatto e per il lavoro che farà anche in seguito. (Applausi) . PRESIDENTE. Grazie, senatore D'Alfonso. Così ha dimostrato che quando si parla a braccio si riesce a stare meglio nei tempi. Complimenti. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, svolgo il mio intervento con un filo di tristezza, perché la discussione di questo decreto-legge, nonostante non sia esaustiva come avrebbe dovuto essere, credo avrebbe meritato maggiore attenzione da parte di tutte le forze politiche. Non credo che rendiamo onore a quelle rose lassù, svolgendo una discussione a mio dire abbastanza sterile, al di là di alcuni interventi, come quello del senatore d'Alfonso che mi ha poc'anzi preceduto. Credo infatti che la funzione stessa del Parlamento debba essere, come giustamente è stato detto, di portare qualcosa di più e di dare il proprio apporto ai testi legislativi. Con questa tristezza di fondo mi viene anche da chiedere con un filo di polemica - me lo concederete - dove sia il ministro Bonafede. Ringrazio il sottosegretario Giorgis, che è stato presente anche durante tutti i lavori di Commissione, ma dov'è il ministro Bonafede? È forse con il Presidente del Consiglio agli Stati generali? La stessa predisposizione di questi Stati generali, in concomitanza dei lavori parlamentari, a mio parere rappresenta uno sgarbo istituzionale senza precedenti. (Applausi) . Perché se è vero quello che dice il presidente Conte in più occasioni che il Parlamento è sovrano, che il Parlamento decide e che lui deve rendere conto al Parlamento, noi siamo qui a fare una discussione su un provvedimento legislativo importante senza il Ministro e senza il Presidente del Consiglio. Per parlare di che cosa? Per parlare di comparto giustizia? Più volte ho detto - e continuo a farlo - che il comparto giustizia rappresenta il primo punto che uno Stato deve curare: parlando di giustizia, infatti, parliamo di libertà e, se non seguiamo né curiamo il comparto, evidentemente non ci interessa la libertà dei nostri cittadini e del nostro Stato, quindi ci riempiamo solo la bocca di tante belle parole e di tanti bei crismi, ma poi alla fine ci riduciamo a votare la fiducia (e la prossima, se non ricordo male, sarà la ventiduesima).