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dall'altro, il principio dell'esclusivo monopolio statale dell'uso della forza, non essendo ipotizzabile ricorrere, sempre e tempestivamente, all'intervento delle Forze dell'ordine ogniqualvolta il cittadino subisca una qualsiasi aggressione. Tra questi due estremi bisogna trovare un contemperamento, e a questo si perviene con le attuali norme della legittima difesa. La legittima difesa, quindi, non rappresenta un diritto originario fondamentale, ma trova la sua ragion d'essere a seguito di un pregresso comportamento offensivo, senza il quale non vi può essere alcuna legittima difesa. Pertanto, è indispensabile che la legittima difesa continui a figurare tra le cause di esclusione della punibilità. Il requisito della proporzione è necessario al fine di evitare di legittimare intollerabili situazioni di manifesta sproporzione tra aggressione e reazione, che oggi si vogliono, di contro, introdurre. Ciò precisato, l'idea di fare a meno della proporzione attraverso la sua eliminazione o l'introduzione di presunzioni assolute avvia il percorso riformatore verso un pericoloso piano di contrasto con i princìpi fondamentali del nostro ordinamento giuridico. Una volta eliminata la proporzione, come nel caso della difesa domiciliare, già introdotta nel 2006, essa fatalmente emerge attraverso l'altro requisito fondamentale della scriminante costituito dalla necessità difensiva, come è ampiamente dimostrato dalla giurisprudenza tedesca che, pur in assenza di un requisito legislativo espresso di proporzionalità, ha introdotto tale principio in via giurisprudenziale. Tutti i docenti di diritto penale e gli operatori di diritto uditi non hanno potuto che affermare che la necessità di difesa non può che implicare il requisito della valutazione della proporzionalità. Ciò premesso, il disegno di legge di riforma si avvia a fare il grande passo di eliminare lo stesso requisito della necessità difensiva, rendendo legittima la difesa solo perché tale, in quanto reattiva ad un'aggressione ingiusta, riducendo, quindi, il nesso tra aggressione e reazione difensiva ad una mera consecuzione cronologica e di efficienza difensiva della reazione. Adesso in uno Stato di diritto, se viene uccisa una persona, che sia un ladro o un onest'uomo, occorre, come abbiamo visto, necessariamente un'indagine e un processo per ricostruire la realtà storica dell'accaduto; è solo a quel punto che entrano in gioco le norme scriminanti, dopo che un giudice ha accertato la legalità delle modalità della condotta posta in essere come reazione ad una aggressione. Non può e non deve esserci alcun automatismo, anche per evitare che possano consumarsi, approfittando di essere nel proprio domicilio, omicidi dolosi preconfezionati, anche contro persone di famiglia o avversari, mascherati da legittima difesa. Presumere sempre e comunque l'innocenza di chi usa un'arma in casa è un pericolo serio per uno Stato di diritto. Concludo dicendo che bisogna anche valutare, attraverso le modifiche apportate dall'articolo 2 all'articolo 55 del codice penale in materia di eccesso colposo, il pericolo di collegare la punibilità allo stato grave di turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto. Bene, dare veste normativa a stati d'animo dell'aggredito è estremamente pericoloso. L'articolo 90 del nostro codice penale prevede che gli stati emotivi e passionali non escludano né diminuiscano l'imputabilità. Con questa relazione di minoranza si è tentato di restituire le gravi mancanze di questo testo unificato, nonché i gravi rischi ai quali ci esponiamo. È davvero di vitale importanza che il Parlamento e ciascuno dei suoi componenti valutino secondo coscienza il merito e il metodo del provvedimento in discussione prima di ratificare, magari in buona fede, una vera e propria licenza di uccidere. Chiedo alla Presidenza di poter allegare agli atti la parte restante del mio intervento (Applausi dei senatori De Petris ed Errani) . PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, ci tenevo a intervenire sul testo in discussione non solo perché il primo disegno di legge presentato in questa legislatura porta la mia firma (anche se non penso che si parlerà di "legge La Russa"), ma soprattutto perché sulla legittima difesa Fratelli d'Italia si è spesa molto. Infatti, già nella scorsa legislatura abbiamo rilevato che la normativa, che pure era stata modificata durante il primo Governo Berlusconi, non aveva risolto il problema e, per colpa di come era stata modificata la legge (quindi non attribuisco responsabilità alla magistratura) aveva lasciato uno spazio a interpretazioni assolutamente discordanti. Occorre e occorreva rendere facile l'interpretazione di una norma, che era stata stiracchiata in varie direzioni, e giungere a quello che affermava uno slogan, anch'esso coniato inizialmente da Fratelli d'Italia e fatto proprio anche da una parte considerevole del Governo: la difesa è sempre legittima. Lo abbiamo sentito riprendere, non solo da Fratelli d'Italia che lo aveva coniato, ma anche dalla Lega e da esponenti di altri partiti. Per questo noi abbiamo insistito presentando il nostro disegno di legge in questa legislatura. Oggi voteremo comunque a favore del testo, che rappresenta in ogni casi un passo in avanti, ma riteniamo che non sia assolutamente in linea con il desiderio di chiarezza e di eliminare ogni dubbio interpretativo. Riteniamo sia un passo indietro - lo dico agli amici della Lega - rispetto a quanto prospettato a grande voce in campagna elettorale. C'è bisogno di rendere chiaro il volere del Parlamento per aiutare i magistrati a esprimere sentenze uniformi. C'è una cosa che noi non possiamo sopportare. Lo dico come avvocato che ha avuto modo di stare vicino ad alcune persone che hanno avuto la sventura di doversi difendere, che non l'hanno cercata, che hanno subìto nella loro abitazione l'affronto di un'aggressione ingiusta e che, per difendere se stessi e la propria famiglia, hanno dovuto uccidere un uomo, facendo qualcosa che nella loro vita non avrebbero mai pensato di dover fare. Abbiamo avuto la sventura di dover constatare come queste persone, già provate dal destino, abbiano avuto, dopo la prima aggressione ad opera dei criminali, una seconda punizione ad opera dello Stato che li ha tenuti sotto processo, anche per poi magari assolverli. È questo il caso di Corazzo a Milano, la cui pratica è stata archiviata dopo diciotto mesi: per diciotto mesi è stato sotto processo. Vi è invece il titolare dell'osteria di Lodi, Mario Cattaneo, che è ancora sotto processo: dopo che era stato imputato di omicidio volontario, adesso siamo passati all'eccesso colposo di legittima difesa: arriverà l'assoluzione ma saranno passati anni di nuova sofferenza. Cosa riteniamo noi? Lo dico al senatore Grasso. Riteniamo forse che il requisito della proporzionalità debba scomparire dalla legge? No, questo requisito rimane assolutamente, come vollero i primi estensori nella norma, in tutti i casi in cui la legittima difesa debba o possa manifestarsi fuori dall'abitazione e fuori dai luoghi commerciali. In quel caso non tocchiamo il requisito. Lo eliminiamo nelle occasioni in cui l'aggressione avviene all'interno dell'abitazione? Assolutamente no.