[pronunce]

sicché il ritenere che il giudice – nonostante il rapporto fosse regolato, da un certo momento in poi, da un contratto scritto privo dei requisiti formali prescritti a pena di nullità – potesse far riferimento, come regolatore del rapporto, al preesistente contratto orale ovvero ad un valido contratto in forma libera (nel quale si sarebbe convertito quello scritto) equivale a privare la norma (della cui costituzionalità si dubita) di qualsiasi efficacia: la irrilevanza del contratto scritto – o perché “riproduttivo” di quello orale precedente o perché convertito in un diverso e valido contratto scritto ma in forma libera – postula l'abrogazione della norma sospettata di incostituzionalità. 3. – La questione è fondata. 3.1. – La norma sospettata di illegittimità costituzionale è frutto di ripetuti interventi legislativi che si sono innestati sulla disciplina originaria del 1974 e, in particolare, sull'art. 26 della legge 6 giugno 1974, n. 298, istitutiva dell'albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi. 3.1.1. – Il fine perseguito da tale legge – oltre quello, indiretto, di rendere più sicuri i trasporti e la circolazione stradale – era, trasparentemente, quello di impedire situazioni di concorrenza sleale in un settore vitale dell'economia nel contempo evitando che la differente forza contrattuale delle parti si traducesse, nei singoli rapporti, in una “svendita” delle prestazioni offerte dagli autotrasportatori: di qui la previsione che “l'iscrizione nell'albo è condizione necessaria per l'esercizio dell'autotrasporto di cose per conto di terzi” (art. 1, comma terzo), la necessità di “apposita autorizzazione” per ciascun autoveicolo (art. 41), l'istituzione di un sistema di tariffe obbligatorie c.d. a forcella (art. 50 segg). L'efficacia di tale disciplina era affidata, oltre che ad una nutrita serie di norme che prevedevano sanzioni di vario genere (articoli 21, 27, 47, 48, 58), soprattutto all'art. 26 – a tenore del quale «chiunque esercita l'attività di cui all'articolo 1 senza essere iscritto nell'albo, ovvero continua ad esercitare l'attività durante il periodo di sospensione o dopo la radiazione o la cancellazione dall'albo, è punito a norma dell'art. 348 del codice penale. In caso di flagranza di reato, si procede al sequestro del veicolo» – ed all'art. 46, a norma del quale, «fermo quanto previsto dall'articolo 26, chiunque disponga l'esecuzione di trasporto di cose con autoveicoli o motoveicoli, senza licenza o senza autorizzazione oppure violando le condizioni o i limiti stabiliti nella licenza o nell'autorizzazione, è punito con la reclusione da uno a sei mesi o con la multa da lire 100.000 a lire 300.000». Nonostante l'autotrasportatore non iscritto fosse soggetto al regime penalistico dell'esercente abusivo di «una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato» , la giurisprudenza, di merito e di legittimità, ritenne che l'inosservanza del precetto per cui «l'iscrizione nell'albo è condizione necessaria per l'esercizio dell'autotrasporto di cose per conto di terzi» incidesse sul contratto esclusivamente nel senso di rendere inapplicabili le (altrimenti obbligatorie) tariffe a forcella, potendo queste essere invocate esclusivamente dal trasportatore iscritto nell'albo nazionale e munito della prescritta autorizzazione. 3.1.2. – Con decreto-legge 27 novembre 1992, n. 463, all'art. 26 fu aggiunto un terzo comma che puniva con la reclusione fino a quattro mesi o con la multa da 100.000 a 800.000 lire «chiunque affida l'effettuazione di un autotrasporto di cose per conto di terzi a chi eserciti abusivamente l'attività di cui all'art. 1» e prevedeva, inoltre, il sequestro e la successiva confisca della merce trasportata. Tale decreto non fu convertito in legge, e così pure l'identico decreto-legge 26 gennaio 1993, n. 19. 3.1.3. – Alla scadenza del periodo utile per la conversione del decreto-legge n. 19 del 1993, fu emanato il decreto-legge 29 marzo 1993, n. 82, il cui art. 1 aggiunse al testo originario dell'art. 26 i seguenti, due commi: «Chiunque affida l'effettuazione di un autotrasporto di cose per conto di terzi a chi esercita abusivamente l'attività di cui all'articolo 1 o ai soggetti di cui all'articolo 46 della presente legge, è punito con l'ammenda da lire cinquantamila a lire un milione. Si procede altresì al sequestro della merce trasportata, di cui può essere disposta la confisca con la sentenza di condanna. «Ai fini di cui al presente articolo, al momento della conclusione del contratto di autotrasporto di cose per conto di terzi, a cura di chi effettua il trasporto, sono annotati nella copia del contratto di trasporto da consegnare al committente, pena la nullità del contratto stesso, i dati relativi agli estremi dell'attestazione di iscrizione all'Albo e dell'autorizzazione al trasporto di cose per conto di terzi rilasciati dai competenti comitati provinciali dell'Albo nazionale degli autotrasportatori di cui alla presente legge, da cui risulti il possesso dei prescritti requisiti di legge». La relazione illustrativa del disegno di legge di conversione (27 maggio 1993, n. 162) – con la quale si facevano salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti-legge n. 463 del 1992 e n. 19 del 1993 – esponeva che «l'articolo 1 è necessitato dalla circostanza che nel settore vi sono numerosissimi operatori abusivi, e ciò nonostante i controlli sull'iscrizione all'albo e sul sistema autorizzativo messi in opera dalle amministrazioni deputate allo scopo. Prevedere il coinvolgimento dei committenti nelle responsabilità connesse a tali trasporti abusivi è l'unico deterrente per scongiurare il lamentato fenomeno». 3.1.4. – Nell'iter parlamentare del disegno di legge governativo n. 2935, comunicato alla Presidenza del Senato il 10 dicembre 1997, la VIII Commissione permanente del Senato approvò una norma (art. 30) a tenore della quale «l'ultimo comma dell'art. 26 della legge 6 giugno 1974, n. 298, come modificato dall'articolo 1 del decreto-legge 29 marzo 1993, n. 82, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1993, n. 162, si interpreta nel senso che la prevista annotazione sulla copia del contratto di trasporto dei dati relativi agli estremi dell'iscrizione all'albo e dell'autorizzazione al trasporto di cose per conto di terzi possedute dal vettore, nonché la conseguente nullità del contratto privo di tali annotazioni, non comportano l'obbligatorietà della forma scritta del contratto di trasporto previsto dall'art. 1678 del codice civile ma rilevano soltanto nel caso in cui per la stipula di tale contratto le parti abbiano scelto la forma scritta».