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È un disegno di legge del quale si parla da anni, discutendo di un argomento sul quale sono stati spesi fiumi di parole, si sono svolti convegni di ogni genere, dibattiti, scritti e interventi su giornali e sui media, tutti tesi ad affermare l'esigenza assoluta di dare tutela a quelle persone che spesso, direi troppo spesso, vengono umiliate, derise e fatte oggetto di violenza fisica e verbale. Temi sui quali chi vi parla, così come gli amici del mio partito, da sempre hanno fatto battaglie per offrire tutele adeguate. Siamo stati accusati, nel corso dell' iter di questa legge in Senato che ormai va avanti da mesi, di volerla affossare semplicemente perché più volte abbiamo rappresentato il pericolo che accadesse ciò che in effetti sta accadendo. Avevamo rappresentato che leggi di questa portata e di questa delicatezza, che toccano, come ho detto, la sensibilità di tutti, non possono essere approvate a colpi di maggioranza. Abbiamo affermato, talvolta abbiamo urlato che era necessario confrontarsi e cercare la giusta mediazione per dare al Paese una legge di cui diffusamente si avverte la necessità. Abbiamo ottenuto solo risposte fondate su posizioni meramente ideologiche anche da parte dei Gruppi al cui interno - ed è questo il dato che lascia perplessi - notoriamente coesistono colleghi che la pensano diversamente fra loro e che in questi mesi avevano chiesto che ci si confrontasse e si trovassero le mediazioni di cui ho parlato. (Applausi) . Si tratta di una battaglia di civiltà e, come tale, questa legge deve o dovrebbe trovare condivisione generale. Sino a ieri in tanti hanno detto «o Zan o nulla» con un evidente atteggiamento provocatorio verso chi invece manifestava la disponibilità al confronto e al dialogo. Ieri mattina finalmente c'è stata la svolta grazie all'intervento del segretario Enrico Letta che sapientemente, devo dire anche sagacemente, aveva invitato le parti a un confronto per evitare un'inutile conta in Aula della quale non conosciamo l'esito. Anche questa proposta inspiegabilmente, dato che proviene da un segretario politico di un grande partito, è finita nel nulla per l'arroccamento su varie posizioni di quelle persone che evidentemente preferiscono correre il rischio di non approvare la legge pur di non sedersi intorno a un tavolo e discutere per cercare la soluzione condivisa che è certo a portata di mano di noi tutti. Voglio sottolineare che, se si vuol fare buona politica, non si può dire in una situazione di questo genere che ci stanno prendendo in giro. Io questo non lo tollero; se ci stanno prendendo in giro, dobbiamo avere il coraggio di togliere gli alibi a chi lo sta facendo; dobbiamo affrontarli a viso aperto e confrontarci, senza dire così o nulla perché siamo arrivati a questa situazione. Abbiamo perso mesi e nel frattempo la gente ci accusa di non fare nulla e se la legge non verrà approvata, inizieranno ovviamente le accuse trasversali, verso questo o quel gruppo politico, fingendo - sottolineo la parola fingendo - di ignorare che, come detto, all'interno di ciascun Gruppo politico che siede in quest'Aula molti la pensano diversamente. Solo dal confronto possono allora nascere posizioni condivise. Le persone che la pensano diversamente non accetteranno imposizioni dall'alto; o ci si presta a dire che dobbiamo approvare la legge a tutti i costi oppure sarà veramente difficile arrivare ad una soluzione. Ebbene, la gente fuori non capisce più; queste dinamiche di scontro, queste dinamiche della politica non le capisce più. Nel frattempo, i soggetti più deboli resteranno ancora senza tutela e coloro che usano violenza fisica e verbale verso quei soggetti resteranno ancora una volta impuniti. Qualcuno si dovrà prendere la responsabilità della situazione che si sta creando, perché la si sta creando sapientemente e coscientemente. A questo punto, mi resta solo un'esortazione da fare veramente a gran voce: colleghi, fermiamoci. Abbiamo ancora il tempo per la mediazione; abbiamo ancora il tempo per il confronto. Fermiamoci! Stiamo perdendo un'occasione che difficilmente tornerà. Siamo arrivati a un punto che è oggettivamente a un passo dalla conclusione, allora proviamo a riappropriarci per una volta della buona politica; proviamo a restituire dignità ai nostri lavori e diamo anche dignità a quei comportamenti che troppo spesso, soprattutto negli ultimi tempi, sono stati svillaneggiati in quest'Aula. Confrontiamoci, troviamo le giuste soluzioni, approviamo una buona legge a tutela delle persone deboli, che da sempre chiedono aiuto in maniera chiara e stridente. Almeno oggi, dimostriamo che per una volta possiamo dare seguito alle parole con fatti concreti, e soprattutto diamo dimostrazione di conoscere ancora le buone pratiche della politica. Se perdiamo questa occasione - credetemi - oggi segniamo una pagina buia della storia di questo Parlamento, perché oggettivamente ci stiamo arroccando su posizioni ideologiche in maniera netta e chiara - lo ribadisco, siamo a un passo dalla soluzione - e credo sarà evidente che qualcuno non vuole più dare corso alla buona politica e alle buone pratiche. Ancora una volta urlo: fermiamoci, il tempo lo abbiamo, proviamoci. Se non ci non ci riusciremo, vorrà dire che avremo perso semplicemente una settimana o dieci giorni, ma per mesi abbiamo bisticciato, urlato, insultato, accusandoci reciprocamente. È tempo di finirla; sarebbe tempo di finirla, soprattutto su temi di questa portata. Se non si raccoglierà il mio grido, che è davvero un grido di preoccupazione per l'esito finale e soprattutto per l'immagine che stiamo dando di questo Parlamento, vorrà dire che ci siamo completamente abbandonati a una situazione che oggettivamente è assolutamente incomprensibile e dalla quale potremo soltanto raccogliere esiti nefasti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, giungiamo a una fase del dibattito in cui è assolutamente opportuno ricordare a noi stessi quali sono le fasi che l'hanno preceduta. Innanzitutto, abbiamo avuto una lunga fase in Commissione giustizia in cui la discussione è stata tenuta in ostaggio, con audizioni numericamente abnormi che, invece di essere un approfondimento, un'esaltazione del momento della discussione e del ruolo parlamentare, degli strumenti di comprensione, sono state spesso usate come strumenti di ostruzionismo. Noi ci siamo battuti contro tutto questo ed abbiamo continuato a portare degli argomenti discutendo, anche all'interno dei vari Gruppi parlamentari, su un disegno di legge che è un punto di avanzamento molto importante. Ci siamo battuti affinché questo disegno di legge arrivasse in Assemblea e affinché il Parlamento potesse esercitare appieno il proprio ruolo su una materia nobilissima, indipendentemente dalle opinioni di ciascuno di noi, ossia quella dei diritti della persona, l'inviolabilità dei diritti della persona e delle sue scelte. Si tratta di un disegno di legge contro le discriminazioni. Quale migliore occasione perché ciascun parlamentare - e non le forze politiche, con i loro schieramenti e posizionamenti politici - potesse liberamente confrontarsi ed esercitare il proprio ruolo, sancito dalla Costituzione?