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Sostanzialmente in venti anni abbiamo costruito un impianto normativo, in maniera assolutamente trasversale, partendo al reato di stalking , introdotto dai Governi di centrodestra, per passare agli importantissimi provvedimenti varati dal Governo di centrosinistra, dalla ratifica della Convenzione di Istanbul - più volte ovviamente richiamata - al decreto-legge sul femminicidio, senza dimenticare il codice antimafia - esso contiene importanti misure di prevenzione, che abbiamo esteso, anche forzando la mano, in alcuni casi, scientificamente e volontariamente, perché credevamo utile farlo - fino ad arrivare al provvedimento sugli orfani di femminicidio, di cui tanto si è discusso e di cui si attende ancora il regolamento attuativo. Questo per dire che oggi disponiamo di un quadro normativo importante: ricordiamolo sempre, perché le energie che spendiamo devono essere tese non tanto a cambiare ulteriormente il quadro normativo, quanto a far funzionare quello esistente, che - lo dovremmo ricordare sempre a noi stessi - cammina grazie alla professionalità, alla sensibilità, alla specializzazione, alla mentalità e alla cultura degli uomini e delle donne del Paese: questo, probabilmente, qualche volta lo dimentichiamo. Credo che il rischio che ancora si corre e vedo davanti a noi, all'interno del provvedimento in esame, sia essenzialmente questo. Personalmente mi sono spesa, da senatrice, insieme al mio Gruppo, per provare a cambiare il provvedimento in esame, presentando emendamenti solo ed esclusivamente di merito, mai ostruzionistici - lo dico con orgoglio - mai faziosi e mai pregiudiziali. Devo purtroppo constatare e raccontare al Governo e all'Assemblea che, all'interno della Commissione giustizia, non c'è stata una sola risposta di merito, neanche una sola, neanche una volta. (Applausi dal Gruppo PD) . Nessuno si è mai preoccupato di rispondere e spiegare perché un emendamento non fosse sostenibile o fosse sbagliato. Credo che questo sia un atteggiamento che, al di là dei proclami e degli annunci forti, che forse ci fanno conquistare qualche titolo di giornale nell'immediato, ci fanno parlare alla pancia dei nostri elettori e forse ci aiutano a riscuotere un po' di consenso, non rende un buon servizio né a Debora, né alle tante donne che sono state ammazzate o a quelle che ogni giorno vengono barbaramente violentate, da tanti punti di vista. Lasciamo questo tema fuori dalla propaganda, ma anche fuori dalla polemica politica. Vedo il sottosegretario Spadafora presente in Aula - lo abbiamo avuto poco fa in Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio - che ringrazio per la sensibilità dimostrata. Devo dire che non ho apprezzato le polemiche che hanno caratterizzato le sue affermazioni in quest'Aula e poi la sua scelta di revocare la conferenza stampa: in sostanza, una polemica politica all'interno della maggioranza. Ma la polemica politica è venuta anche dalla maggioranza nei confronti dell'opposizione, precedente maggioranza di Governo: chiederei veramente, in maniera accorata, di lasciare la polemica politica fuori da argomenti del genere, che richiedono invece sensibilità, attenzione, delicatezza, coerenza e, qualche volta, anche coraggio, per il quale bisogna rimanere sempre sul merito della discussione. Vengo davvero al merito. Ho parlato prima di un quadro normativo che, però, non ha cambiato lo stato delle cose. Ci dovremmo allora chiedere per quale motivo e l'ho detto prima: per cambiare la cultura di un Paese non è mai sufficiente di per sé una buona legge, non lo è mai da sola, e ha sempre bisogno di un supporto, di un cambio culturale, di una corale condivisione di lettura del fenomeno. Deve essere la società intera a condannare quel fenomeno e noi siamo purtroppo ancora lontani da quella meta, da quell'obiettivo. Ci troviamo oggi di fronte a un fenomeno che invece continua purtroppo a crescere in maniera esponenziale, a diventare più aggressivo. Lo dicono tutti e lo dimostrano i dati. Non dobbiamo dimenticare, poi, che è trasversale: Nord e Sud, centro e periferia, italiani e stranieri. Non speculiamo anche su questo, per favore. Colpisce tutti i ceti sociali in maniera trasversale. Purtroppo è un fenomeno drammatico. Ma - attenzione - per quanto drammatico, è un fenomeno non emergenziale, ma strutturale, perché culturale, ancorato a una cultura purtroppo stratificata e profondamente radicata nel Paese. È quindi un fenomeno strutturale e non privato, sebbene si consumi tra le mura domestiche; è un fenomeno pubblico, perché interroga la buona politica e la chiama a dare delle risposte. Noi avremmo dovuto approcciarci con questa consapevolezza. Purtroppo il provvedimento in esame non aggredisce il gap esistente tra un quadro normativo soddisfacente e i dati che ci consegnano, invece, una violenza in crescita. Esaminiamo nel merito le risposte che ha provato a dare. Alcune sono giuste ma insufficienti, e faccio degli esempi concreti. Sull'accordo tra il procedimento civile e quello penale e minorile, pur richiesto, anche il Consiglio superiore della magistratura - per come è stato presentato - ha espresso un parere negativo, giudicandolo insufficiente. Per quanto riguarda la formazione delle Forze dell'ordine, è un provvedimento a invarianza finanziaria: tutte le buone intenzioni di questo mondo, ma mi dite che cosa può fare un provvedimento a invarianza finanziaria? Ve lo chiedo. Non è forse questa una norma di propaganda? Ve lo chiedo veramente accoratamente. (Applausi dal Gruppo PD) . Si istituiscono nuovi reati, come il revenge porn ; la lesione al viso, che sostanzialmente priva una donna della propria identità o, ancora, i matrimoni forzati: si tratta di provvedimenti per i quali il Partito Democratico aveva presentato autonomi disegni di legge. Quindi, come possiamo non dire che sono interventi assolutamente positivi? Avevamo pensato di poterli migliorare, integrare, rafforzare, ma non c'è stato verso, anche in assenza di una scadenza, perché non era un decreto-legge. Non si capisce perché: era semplicemente un no pregiudiziale, a differenza del nostro approccio, che non è stato pregiudiziale, e di questo noi ovviamente non possiamo che prendere atto con profondo rammarico. Se dovesse andare avanti così anche in Assemblea; se anche in queste ultime ore non si dovesse cogliere una tale opportunità e disponibilità, si tratterebbe di una grande occasione sprecata. Ancora: vietare il bilanciamento delle circostanze in alcuni casi va benissimo. Noi vi abbiamo fatto notare, però, che lo lasciate in alcune ipotesi che riteniamo sbagliate; neanche in quel caso siamo riusciti a ragionare. Queste sono le occasioni che potevano rappresentare intuizioni giuste, ma non sufficienti. C'è poi la norma principale del provvedimento, relativa ai tre giorni. Al riguardo si sono espressi vari operatori specializzati, come il magistrato Roia e il procuratore Maria Monteleone, persone che a questo hanno dedicato una vita, nonché avvocati e rappresentanti dei centri antiviolenza;