[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 8, 9, comma 1, lettera c), e 12 della legge della Regione Lombardia 3 marzo 2006, n. 6 (Norme per l'insediamento e la gestione di centri di telefonia in sede fissa), promosso con ordinanza del 16 maggio 2007 dal Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sez. I, Brescia, sul ricorso proposto da Ullah Ahsan ed altri contro il Comune di Brescia ed altra, iscritta al n. 641 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di costituzione della Angelo Costa s.r.l. nonché l'atto di intervento della Regione Lombardia; udito nella camera di consiglio del 13 febbraio 2008 il Giudice relatore Ugo De Siervo. Ritenuto che, con ordinanza depositata il 17 agosto 2007 (r.o. n. 641 del 2007), il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sez. I, Brescia, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 8, 9, comma 1, lettera c), e 12 della legge della Regione Lombardia 3 marzo 2006, n. 6 (Norme per l'insediamento e la gestione di centri di telefonia in sede fissa), in riferimento agli artt. 3, 41, 97 e 117 della Costituzione; che l'art. 8 subordina l'attività di telefonia in sede fissa (phone center) ad una serie di requisiti igienico-sanitari e di sicurezza e accessibilità dei locali, estremamente analitici e puntuali; che la prevista autorizzazione è revocata, in forza dell'art. 9, comma 1, lettera c), ove il titolare non adegui la propria struttura alle suddette prescrizioni preventivamente all'avvio dell'attività ovvero, per i phone center già attivi, entro un anno dall'entrata in vigore della legge regionale in oggetto, come prescritto dal successivo art. 12, e che, dunque, il termine per l'adeguamento dei locali dei phone center già attivi è stato fissato al 22 marzo 2007; che l'incostituzionalità delle censurate disposizioni è stata eccepita nel corso di un giudizio avverso nove ordinanze di sospensione dell'attività di phone center, emesse, nel novembre 2006, dal Comune di Brescia; che le predette ordinanze di sospensione sono state adottate a seguito di appositi sopralluoghi, nel corso dei quali il predetto Comune ha riscontrato, nei centri gestiti dai predetti ricorrenti e attivati anteriormente all'entrata in vigore delle censurate disposizioni, una serie di violazioni del regolamento locale di igiene modificato dalla Azienda sanitaria locale di Brescia con le deliberazioni 4 maggio 2005, n. 372, e 12 luglio 2006, n. 436, e recepito dal predetto Comune con la deliberazione consiliare 29 settembre 2006, n. 192; che, a seguito dell'entrata in vigore della legge regionale n. 6 del 2006, l'A.S.L. di Brescia, con la deliberazione n. 436 del 2006, ha modificato il regolamento locale di igiene per recepire le prescrizioni introdotte dall'art. 8 della legge regionale n. 6 del 2006; che, secondo il rimettente, l'A.S.L. di Brescia aveva anticipato, almeno in parte, la sopravvenuta disciplina legislativa, nel senso che la successiva entrata in vigore della legge reg. n. 6 del 2006 avrebbe «cristallizzato» in una fonte di rango superiore le prescrizioni contenute nel regolamento locale di igiene, specificandone ulteriormente alcuni aspetti; che, dunque, secondo l'adìto giudice, i requisiti di cui il Comune ha accertato la mancanza nei locali dei ricorrenti sarebbero tutti previsti dal censurato art. 8, dal momento che tanto l'A.S.L. quanto il Comune di Brescia hanno «inteso applicare le prescrizioni imposte dalla legge regionale utilizzando il regolamento locale di igiene come mera fonte di cognizione»; che – prosegue il ricorrente a conferma della rilevanza delle presenti questioni – la deliberazione A.S.L. del 2006 richiama l'art. 8 in oggetto, che esplicita la volontà del legislatore regionale di introdurre norme direttamente integrative del regolamento locale di igiene e che, a sua volta, la deliberazione comunale n. 192 del 2006, nel fare proprio il contenuto della predetta deliberazione A.S.L., ha chiarito che la modifica del regolamento locale di igiene tiene conto dell'entrata in vigore della legge regionale in oggetto; che, nel merito, il Tribunale rimettente sostiene, innanzitutto, che, diversamente da quanto statuito dall'art. 1 della legge reg. n. 6 del 2006, la disciplina dei phone center non ricade nella materia del commercio, trattandosi in realtà di rapporti ascrivibili alla materia del «servizio di comunicazione elettronica» di cui all'art. 2, parte 1, lettera c), della direttiva 7 marzo 2002 n. 2002/21/CE (Direttiva quadro per le reti e i servizi di comunicazione elettronica); che, pertanto, ai sensi dell'art. 117 della Costituzione, il legislatore lombardo avrebbe dovuto «limitarsi a questioni rientranti nella competenza concorrente nelle materie della tutela della salute, dell'ordinamento della comunicazione e del governo del territorio, secondo i criteri individuati dalla giurisprudenza costituzionale» (è citata la sentenza n. 336 del 2005), fermo restando che «nessuna limitazione nei diritti può derivare dalla circostanza che i titolari o i gestori di phone center siano (come la maggior parte dei ricorrenti nel presente giudizio) cittadini extracomunitari»; che, in secondo luogo, il rimettente censura le impugnate disposizioni con riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto la legge regionale, qualificabile come legge-provvedimento, avrebbe invaso un ambito di competenza proprio dell'amministrazione fissando minutamente i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza dei locali, a differenza della previgente legge della Regione Lombardia 26 ottobre 1981, n. 64 (Norme per l'esercizio delle funzioni in materia di igiene e sanità pubblica, per la tutela della salute nei luoghi di lavoro, per l'organizzazione ed il funzionamento dei servizi veterinari e dei presidi multizonali di igiene e prevenzione) che, al contrario, concedeva un notevole spazio alle fonti regolamentari; che, sempre con riferimento agli art. 3 e 97 della Costituzione, il Tribunale rimettente denuncia la portata retroattiva della disciplina oggetto di censura che avrebbe sacrificato l'affidamento dei gestori dei phone center già attivi; che, inoltre, nell'ordinanza di rinvio sono denunciati alcuni profili di disparità di trattamento, con conseguente violazione degli art. 3 e 97 della Costituzione, desumibili dal raffronto con altre disposizioni del regolamento locale di igiene in vigore nel Comune di Brescia, riguardanti altre strutture aperte al pubblico;