[pronunce]

non già a formulare specifici addebiti di violazione della normativa ambientale sui rifiuti (e, in particolare, delle leggi della Regione Abruzzo): e ciò altresì per quanto concerne l'affermazione, posta in particolare evidenza nella memoria del Senato, secondo cui «il ricorso a ditte esterne all'AMSA si è dimostrato ingiustificato perché non ci si è curati di verificare se le imprese potevano effettuare i conferimenti». Anche tale affermazione appare finalizzata a denunciare l'inefficienza della gestione, come si desume dall'asserzione immediatamente successiva («Amsa non ha ritenuto di agire direttamente ancorché l'avesse potuto fare sia procurandosi i macchinari», sia ottenendo «spazi nelle discariche, spazi che in effetti ha poi dovuto procurarsi per fronteggiare le inefficienze dei contraenti»). In simile situazione, tra le opinioni espresse nell'atto parlamentare tipico e le dichiarazioni rese alla stampa può ravvisarsi, dunque, solo una comunanza di argomento, ma non una sostanziale identità contenutistica: con conseguente non configurabilità – anche sotto tale ulteriore profilo – del nesso funzionale. Giova soggiungere, per altro verso, che nessun rilievo può avere, ai fini dell'operatività della garanzia di cui all'art. 68, primo comma, Cost., la circostanza – sulla quale pure insiste la difesa del Senato – che gli atti della Commissione comunale d'inchiesta abbiano avuto una più o meno vasta eco negli organi di informazione e, conseguentemente, nella pubblica opinione: e ciò perché detta garanzia non è collegata alla notorietà o rilevanza pubblica dei fatti, la quale può venire semmai in rilievo al diverso fine della eventuale configurabilità del diritto di cronaca, indipendente, peraltro, dalla qualità di parlamentare di chi lo esercita. 3.4. – Quanto, poi, agli ulteriori atti parlamentari evocati dalla difesa del Senato – le risultanze dei lavori della Commissione bicamerale d'inchiesta «sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse», ex legge n. 97 del 1997: lavori ai quali non si deduce peraltro che il senatore De Corato abbia in concreto partecipato – non è necessario vagliare in questa sede la validità della tesi secondo cui alla divulgazione dei resoconti di commissioni parlamentari d'inchiesta – in quanto atti ufficiali, costituenti «patrimonio comune» di tutti i membri del Parlamento e della stessa pubblica opinione – non sarebbe estensibile il consolidato orientamento di questa Corte circa l'irrilevanza, ai fini della verifica del nesso funzionale, degli atti compiuti da parlamentari diversi dall'autore delle dichiarazioni esterne (ex plurimis, sentenze n. 249, n. 260 e n. 317 del 2006; n. 146 del 2005; n. 347 del 2004). Non possono venire comunque in considerazione i resoconti delle sedute del 18 febbraio 1998 e del 27 gennaio 1999, e tanto meno la relazione finale della Commissione discussa nella seduta del 25 ottobre 2000, trattandosi di atti successivi alle dichiarazioni che hanno originato il conflitto; mentre riguardo all'unico resoconto antecedente – quello dello seduta del 18 novembre 1997 – risulta dirimente il rilievo della palese non sovrapponibilità dei relativi contenuti a quelli dell'intervista. Per la parte che interessa, infatti, il resoconto in parola dà atto dell'avvenuta audizione, ad opera della Commissione d'inchiesta, del sostituto procuratore della Repubblica presso la Pretura di Pescara, dott. Pasquale Fimiani: audizione nel corso della quale il magistrato aveva fornito notizie relative ad una indagine, denominata «Gambero», «svolta nel recente passato riguardo ad attività illecite legate … allo smaltimento dei rifiuti in alcune aree della regione Abruzzo», riferendo, altresì, dell'esistenza di «un patto di azione contra legem fra alcune imprese di smaltimento ed un certo numero di imprenditori delle regioni centrali e settentrionali produttori di rifiuti». Nessuno specifico riferimento viene fatto, per contro, né al collegamento tra le attività illecite in questione e la gestione dell'emergenza rifiuti nella città di Milano da parte degli organi comunali a ciò preposti, né tanto meno alla persona del Ganapini. 4. – Deve quindi concludersi che il Senato della Repubblica, nel deliberare l'insindacabilità delle dichiarazioni di cui si tratta, ha violato l'art. 68, primo comma, Cost. e ha leso in tal modo le attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente. La deliberazione di insindacabilità deve essere, pertanto, annullata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava al Senato della Repubblica deliberare che le dichiarazioni rese dal senatore Riccardo De Corato, oggetto del giudizio civile pendente davanti al Tribunale di Milano, I sezione civile, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; annulla, di conseguenza, la deliberazione di insindacabilità adottata dal Senato della Repubblica nella seduta del 31 gennaio 2001 (documento IV–quater, n. 58). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 novembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 novembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA