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Eravamo veramente basiti e senza parole; ci siamo trovati a dover assistere al giochetto e al balletto, prima sì, poi no, poi sì, poi no, è dentro, è fuori, è dentro, è fuori. Anche questa mattina, sugli organi di informazione, abbiamo notato che la questione degli ostelli della gioventù è diventata quasi una questione politica, una questione di partito, con una parte del partito (intendo il partito di maggioranza, all'interno della vostra maggioranza) che dice all'altra di sì, poi dice no, poi dice forse, inseriamola, non inseriamola. Ancora una volta l'Italia e soprattutto gli operatori del settore sono costretti ad assistere a un Governo Zelig, che ha una confusione mentale che lascia molto a desiderare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il Governo Zelig fa sorridere, ma fa sorridere noi, che siamo qua con i popcorn e la bottiglia di coca-cola ad aspettare che andiate a casa, ma fa veramente paura al nostro Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il problema, colleghi, è che il Governo Zelig non sa neanche di che cosa sta parlando quando parla di ostelli. Il problema grosso è questo: fatevelo spiegare, dal portavoce del sottosegretario Castelli, cosa sono gli ostelli della gioventù. Però, visto e considerato che non avete tempo, ve lo spieghiamo noi. Gli ostelli sono una risorsa a livello internazionale e negli altri Paesi a differenza dell'Italia - ormai state dimostrando di essere abbastanza imbarazzanti anche su questo a livello internazionale - servono e vi spieghiamo meglio il perché. Faccio riferimento al famoso disegno legge delega sul turismo, che dovrebbe essere all'attenzione del Senato, dato che è stato già esaminato dalla Camera. Peraltro, per la seconda volta parlo di turismo e lo dico visto che ieri un collega ha commentato che non ne parlo mai. In quel testo abbiamo parlato di turismo accessibile, che non è solamente per le persone affette da disabilità, ma lo è anche per le famiglie numerose e soprattutto per i giovani, i soggetti che beneficiano degli ostelli della gioventù (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Pertanto i Paesi scandinavi, i Paesi nordici li finanziano, e noi invece li facciamo chiudere, perché avete dei problemi all'interno del vostro partito. Il problema è che siete talmente incasinati che non ascoltate quello che suggeriva un signore che era un mito, e cioè Giovanni Trapattoni, il quale diceva: «Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco». Aspetta prima di commentare. Ieri non ho fatto comunicati stampa perché, conoscendovi, ho aspettato prima di esultare per questo provvedimento. Voi invece, ieri, avete riempito le agenzie di comunicati stampa: la senatrice Parente di Italia Viva - ad esempio - ha espresso soddisfazione per la soluzione positiva. Grande! Bello! Forse avrà una riga su qualche giornale. Il senatore Lanzi afferma che hanno portato linfa al turismo giovanile; dal Governo toni trionfalistici per aver risolto il problema. Adesso che eliminate quella norma dal testo cosa succede? Fate un comunicato stampa per chiedere scusa agli italiani o fate finta di niente? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche oggi, cari colleghi, avete dimostrato all'Italia che i problemi interni al MoVimento 5 Stelle stanno bloccando il Paese. Signori, gli ostelli della gioventù vanno oltre i problemi del Movimento, perché sono una cosa seria, diversamente dal MoVimento 5 Stelle. State facendo fallire il Paese, cari colleghi, dal turismo all'industria siderurgica, dagli ostelli all'Ilva. Andate a casa! Andate a casa! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. I senatori del Gruppo L-SP-PSd'Az si levano in piedi ed espongono cartelli recanti la scritta: «ILVA»). PRESIDENTE . Invito gli assistenti parlamentari e il senatore Questore Arrigoni, considerando che è l'unico presente in Aula, a ripristinare l'ordine. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, mi concentrerò velocemente su tre punti, il primo dei quali è di natura politica. Ieri il relatore di maggioranza ci ha fatto una lezioncina da maestrina dicendo che quello in esame non è un decreto omnibus, perché tutti gli emendamenti che introducevano materie estranee sono stati cassati. Quello in esame, però, è già di per sé un provvedimento omnibus perché tratta di impianti di produzione energetica, tutela dei lavoratori e della situazione in un impianto industriale nel Sud Italia. Sono tre materie diverse tra di loro, il cui unico termine comune è rappresentato dai lavoratori. Di questo passo, se vogliamo cercare una parola comune, nessun provvedimento allora potrà più essere considerato omnibus; pertanto, vorrei respingere al mittente la lezioncina su che cosa sia un decreto omnibus. La seconda questione riguarda il fatto che ho visto cartelli recanti la scritta: «ILVA». Io vorrei tranquillizzare tutti quanti dicendo che l'immunità penale per ArcelorMittal non è stata eliminata, né durerà fino al settembre 2023, anche con la cancellazione dell'articolo 14, perché restano in vigore le prescrizioni dei decreti-legge n. 1 del 2015 e n. 34 del 2019 e il conseguente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che stabiliscono quanto segue: invece di avere un'immunità penale tout court fino al 2023, l'immunità penale resta solo fino a che le prescrizioni contenute nel piano ambientale - è il cronoprogramma dell'autorizzazione integrata ambientale: non sono due cose diverse - vengono attuate. Ciò significa che, se la prescrizione stabilisce che devo sistemare una batteria di agglomerazione, ho l'immunità penale fino a che non avrò sistemato quella batteria; quando l'avrò sistemata l'immunità penale, solo per quell'intervento, decadrà. La risposta è la seguente: cosa me ne farei di averla ancora, se ormai non posso più commettere un reato nel momento in cui attuo quella prescrizione perché non la devo più attuare? Quindi, state tranquilli perché non si licenzia nessuno; non è cambiato niente: fino al 2023, salvo cambiamenti, rimane l'immunità penale. L'articolo 14 è un po' un modo - come dicevo ieri - per lavarsi la faccia e mettere le mani avanti nel caso ArcelorMittal dovesse dire di volersene andare. È stato giustamente citato che ci saranno possibilmente altri decreti. È stato detto un po' sottotraccia, ma è stato affermato perché il vero problema è che l'altoforno 2 è sotto sequestro. L'Ilva - continuo a chiamarla così - per poter essere economicamente competitiva deve produrre al massimo e con la fermata dell'altoforno 2 non potrà mai esserlo, e sta perdendo più di un milione al giorno. È inutile, quindi, dire che la vendita e la produzione dell'acciaio in Europa non sono competitive. Lo sapevamo anche prima che l'acciaio indiano e cinese costano meno e, quindi, anche economicamente questo stabilimento non ha ragione di stare in piedi. Tolta questa parte, ArcelorMittal probabilmente ha già deciso di fare fagotto e andarsene e sta solo cercando un escamotage .