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; fiscalità, dogane e ravvicinamento delle legislazioni (capo III, articoli 18-20); affari economici e monetari (capo IV, articoli 21-23) ; sanità (capo V, articoli 24-28); protezione dei consumatori (capo VI, articoli 29-32) ; energia (capo VII, articolo 33). Ulteriori disposizioni, contenute nel Capo VIII, riguardano il Comitato interministeriale per gli affari europei (articolo 34); il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell'Unione europea (articolo 35); il rafforzamento delle strutture del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) preposte alle attività di gestione, monitoraggio e controllo degli interventi UE per il periodo di programmazione 2021/2027 (articolo 36); il versamento delle risorse proprie dell'Unione europea (articolo 37). Completa il disegno di legge l'articolo 38, che reca la clausola di invarianza finanziaria. Il disegno di legge in esame, come tutti i disegni di legge europea, intende agevolare la chiusura di diverse procedure d'infrazione. A tal proposito, va evidenziato che, allo stato (Fonte banca dati EUR-infra del Dipartimento per le politiche europee), le procedure di infrazione aperte a carico dell'Italia ammontano a 82 (63 per violazione del diritto dell'Unione e 19 per mancato recepimento di direttive). Tra i settori maggiormente interessati vi sono: ambiente (16 procedure aperte), trasporti (11), fiscalità e dogane (9), energia (7), concorrenza e aiuti di Stato (6) e affari interni, giustizia e libera prestazione dei servizi e stabilimento (5 procedure ciascuno). Va inoltre sottolineato che ad oggi l'Italia risulta aver già pagato 751,6 milioni di euro a seguito delle sei condanne comminate dalla Corte di giustizia ai sensi dell'articolo 260 del TFUE (c.d. seconda condanna) per le violazioni del diritto dell'Unione europea conseguenti a procedure di infrazione. Secondo il particolare meccanismo europeo, tali sentenze prevedono il pagamento di una duplice sanzione: una somma forfettaria che sanziona la continuazione dell'infrazione fra la sentenza a norma dell'articolo 258 del trattato, di constatazione dell'inadempimento (c.d. prima condanna), e la sentenza a norma dell'articolo 260, di ulteriore constatazione dell'inadempimento (c.d. seconda condanna); una penalità di mora per ogni giorno di ritardo successivo alla pronuncia della sentenza a norma dell'articolo 260. Nel dettaglio, l'Italia ha già pagato: 114 milioni di euro per il mancato recupero degli aiuti illegittimi concessi alle imprese nel territorio di Venezia e Chioggia; 232,6 milioni per le discariche abusive per rifiuti pericolosi e non pericolosi; 101,1 milioni per il trattamento non conforme delle acque reflue urbane; 217,5 milioni per il mancato completamento della capacità di trattamento, smaltimento e recupero dei rifiuti in Campania; 78,8 milioni per gli aiuti illegittimi concessi per interventi a favore dell'occupazione; e da ultimo 7,5 milioni per il mancato recupero degli aiuti di Stato concessi agli alberghi della Regione Sardegna. Come sottolinea la Corte dei Conti, Sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali, nella sua Relazione annuale 2020, le sanzioni periodiche "corrono" sin quando non si sarà data piena esecuzione al giudicato, e possono pertanto comportare esborsi di ammontare indefinito, con conseguenze anche molto gravose a carico della finanza pubblica. A tale riguardo, come risulta dalla banca dati EUR-infra e dalla relazione della Corte dei conti, le procedure di infrazione attualmente alla fase ex articolo 260 TFUE, e quindi suscettibili potenzialmente di produrre conseguenze finanziarie a carico dell'erario sono tre: la n. 2012/2201, per mancato recupero degli aiuti concessi alle imprese che investono in municipalità colpite da disastri naturali; la n. 2009/2034, per cattiva applicazione della direttiva 1991/271/CE relativa al trattamento delle acque reflue urbane; la n. 2006/2456, per mancato recupero dell'aiuto di Stato relativo alle esenzioni fiscali e prestiti agevolati concessi in favore di imprese e servizi pubblici a prevalente capitale pubblico. Passando a descrivere i contenuti del disegno di legge, per quanto concerne le disposizioni del capo I (libera circolazione di persone, beni e servizi e merci), l'articolo 1, modificato alla Camera, reca disposizioni volte a contrastare le discriminazioni basate sulla nazionalità dei lavoratori e a recepire compiutamente la direttiva n. 2014/54/UE relativa alle misure intese ad agevolare l'esercizio dei diritti conferiti ai lavoratori nel quadro della libera circolazione, agevolando, altresì, la chiusura del caso ARES (2019) 1602365 avviato per mancata attuazione della medesima direttiva. L'articolo 2, modificato alla Camera, reca disposizioni relative alle prestazioni sociali accessibili ai cittadini di Paesi terzi titolari di alcune categorie di permessi di soggiorno per lavoro, studio e ricerca e trae impulso dalla procedura di infrazione n. 2019/2100. L'articolo contiene un insieme di novelle, le quali incidono sull'articolo 41 (relativo all'assistenza sociale) del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (decreto legislativo n. 286 del 1998), nonché su un novero di disposizioni speciali, relative a specifiche prestazioni sociali. L'articolo 3, modificato alla Camera, interviene sulla disciplina della cooperazione tra gli Stati membri nel settore del riconoscimento delle qualifiche professionali, di cui al decreto legislativo n. 206 del 2007, per rispondere alle censure oggetto della procedura di infrazione n. 2018/2175. La disposizione, per dare migliore attuazione all'articolo 57 -ter della direttiva 2005/36/CE, modifica l'articolo 6, comma 5- bis , del decreto legislativo per specificare che il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio, in qualità di Centro di assistenza per il riconoscimento delle qualifiche professionali, deve prestare piena collaborazione ai centri di assistenza degli altri Stati membri: tanto a quelli degli Stati membri ospitanti il professionista italiano, quanto a quelli degli Stati membri di origine dei professionisti che vogliono esercitare in Italia. L'articolo 4, modificato alla Camera, reca disposizioni in materia libera circolazione dei lavoratori intervenendo sul decreto legislativo n. 206 del 2007, recante attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Le modifiche si sono rese necessarie in seguito alle contestazioni mosse dalla Commissione europea nell'ambito della procedura di infrazione n. 2018/2295, allo stadio di parere motivato ex articolo 258 TFUE. L'articolo 5 esenta le qualifiche professionali di allenatore, fantino e guidatore di cavalli da corsa dall'applicazione della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali  direttiva 2013/55/UE, che modifica la direttiva 2005/36/CE  attuata nell'ordinamento interno con il decreto legislativo n. 15 del 2016.