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È chiaro che tutte le decisioni richieste da un passaggio storico di questo tipo non saranno discusse nel prossimo Consiglio, ma è importante che fin da ora il Governo italiano faccia capire tre cose. La prima: Next generation EU non è solo la giusta risposta all'emergenza pandemica, ma è l'embrione di una possibile futura unione fiscale, di strumenti di debito e tassazione comuni che permettano di arrivare a un bilancio europeo più forte e a una vera politica fiscale europea, che complementi quella monetaria. La seconda: serve una revisione del Patto di stabilità e crescita prima della sua reintroduzione nel 2023, che tenga conto delle conseguenze della pandemia e affianchi alle regole di bilancio criteri di sostenibilità ambientale e sociale, per favorire una crescita sostenuta, sostenibile e inclusiva. La terza: la transizione digitale ed ecologica delle nostre economie non sarà sostenibile se non si ripenseranno gli strumenti di tassazione delle multinazionali, non solo digitali, facendo fare un passo in avanti decisivo allo schema BEPS dell'OCSE contro l'elusione fiscale internazionale e chiedendo scelte coerenti ai nostri partner . È un segnale bellissimo che il presidente degli Stati Uniti Biden partecipi a una parte del prossimo Consiglio europeo, rilanciando una stagione di multilateralismo già inaugurata con il reingresso degli Stati Uniti nell'accordo sul clima. Ma non basta. L'Unione europea deve chiedere agli Stati Uniti di aderire immediatamente ai Common reporting standard, all'accordo multilaterale per lo scambio di informazioni; senza scambio reciproco e automatico di informazioni non può esserci un sistema equo di tassazione. Il multilateralismo ha bisogno di scelte concrete, non solo di momenti simbolici. È il momento di costruire un'Europa che si viva come una comunità di destino, cementata da nuove forme di sovranità. Abbiamo istituzioni europee, un mercato europeo e una moneta europea; abbiamo bisogno di una politica di bilancio europea, di una cittadinanza europea radicata in alcuni diritti sociali comuni e di uno spazio politico europeo, di partiti e sindacati europei, di una discussione politica che prenda le scelte che ci attendono con testa e cuore sinceramente europei. Lei è la leadership ideale perché l'Italia e l'Europa raccolgano questa sfida. Tale sfida non si può vincere in un giorno, ma non può essere rinviata, chiarendo che l'Italia c'è ed è pronta ad andare avanti con chi ci sta. Dopo il whatever it takes , abbiamo bisogno di un whoever it takes , facendo capire da subito che esiste un nucleo forte di Paesi pronti a fare un salto di qualità nella costruzione europea, senza restare prigionieri di bilanciamenti infiniti e soprattutto di veti incrociati. È il momento di costruire reti, non di porre veti. Buon lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romani. Ne ha facoltà. ROMANI (Misto-IeC) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato le dichiarazioni di questa mattina, ma ancora di più le risposte che lei ha dato nel corso della conferenza stampa di venerdì scorso a Palazzo Chigi. La sobrietà, ma anche l'efficacia delle sue comunicazioni le hanno consentito di dare risposte che raramente si sono sentite con tale chiarezza da parte di un Presidente del Consiglio italiano. Lei ha detto che cerchiamo sempre un coordinamento europeo e, se funziona, dobbiamo seguirlo; se non funziona, ce ne andiamo per conto nostro. Semplice, elementare, come quando in sede di consultazione si disse che la fisionomia del Governo sarebbe stata fortemente europeista, specificando che chi ne avesse fatto parte doveva condividere questa visione, anche nelle intenzioni di avere un bilancio comunitario di dimensioni più significative. Un europeismo forte, quindi, che vuole prendere parte alle decisioni nell'interesse nazionale, superando il contrasto fra coloro che hanno inteso l'Europa come un'entità o un'autorità superiore a cui essere assoggettati e coloro che invece l'hanno sempre combattuta ritenendo che l'interesse nazionale fosse incompatibile con quell'idea di Europa. Un consiglio però mi sento di darle, signor Presidente del Consiglio: comunichi di più; glielo dice un senatore che mastica la comunicazione da qualche anno. Vaccini. Lei, con grande chiarezza, ha detto che assumerà AstraZeneca e che suo figlio ha già fatto il vaccino, sempre AstraZeneca, nel Regno Unito: anche in questo caso, semplice, chiaro, convincente; non come quella confusione comunicativa che ha fatto l'EMA. Ciò che lei ha detto sulla sospensione di AstraZeneca è stato sicuramente efficace; forse - mi permetta - leggermente tardivo: abbiamo perso due giorni importanti, non nella contabilità delle vaccinazioni, ma sicuramente come diffusione di incertezza nella pubblica opinione. In Italia il Governo ha deciso di partire giustamente dalle categorie più colpite dall'incidenza della letalità della malattia, e dal personale sanitario che è chiamato a reggere e a fronteggiare questa emergenza. In una campagna vaccinale che deve fare i conti ancora con la scarsità dei vaccini, si deve per forza ragionare in termini di priorità di intervento; priorità che, salvo particolari esigenze territoriali, devono essere determinate dal livello nazionale del Governo, e il ritmo delle vaccinazioni non può più avere quell'andamento a macchia di leopardo che ha avuto fino ad oggi. Mi auguro che il pragmatismo militare del generare Figliuolo ci possa aiutare in questa direzione. Ci siamo posti anche il problema dell'obbligatorietà delle vaccinazioni di alcune categorie, e chi in quest'Aula ha fatto una proposta in questo senso è stato o è stata linciata dai leoni da tastiera, che forse sono gli stessi leoni da tastiera che facevano vergognose campagne No vax. Tutta la mia solidarietà va alla senatrice Ronzulli, che è stata oggetto di attacchi indecorosi e indegni. (Applausi) . Un secondo argomento del Consiglio europeo è la questione mediterranea. Come Italia siamo membri del G7 e, al suo interno, unico Paese proiettato interamente sul Mediterraneo. Siamo la frontiera meridionale dell'Europa rispetto all'immigrazione economica. Nel Mediterraneo abbiamo interessi strategici ed economici di diversi settori (dalla pesca al turismo, alle prospezioni di gas e di petrolio) ed ogni tensione geopolitica nelle acque del Mediterraneo si riflette negativamente sugli interessi e sulla sicurezza nazionale. A fronte di tutto ciò, abbiamo sostanzialmente abdicato ad ogni ruolo e consegnato le chiavi del Mediterraneo a Turchia e Russia, militarmente, politicamente e culturalmente. Turchia e Russia si sono spartite prima la Siria. La Turchia, nell'indifferenza generale, ha fornito centinaia di droni armati alle forze azere, che hanno annichilito le forze armate, ha indicato il nuovo Premier libico e, insieme alla Russia, si è spartita di nuovo la Libia, irridendo l'embargo europeo della missione Irini e portando circa 20.000 tagliagole jihadisti dalla Siria che dovevano bilanciare l'appoggio ad Haftar dei mercenari del gruppo Wagner. Troppo cruda la mia lettura su quanto c'è da meditare? Non credo. La nostra classe politica ha sempre avuto poco interesse alla politica estera, ma qui parliamo del ruolo dell'Italia nel mondo, anzi di quello che succede alle porte di casa.