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Qui, però, permettetemi di aprire una piccola parentesi sulle mistificazioni che sono state attuate nel dibattito generale da parte di un collega dei 5 Stelle e facciamo chiarezza. Non è vero che si elimina l'autorizzazione ARPA: semplicemente, non ci saranno nessun aggravio per i Comuni, nessun aggiramento delle norme esistenti e nessun abbassamento della tutela della popolazione. Si tratta solo di una semplificazione utile e pienamente coerente con l'evoluzione del mercato delle telecomunicazioni e con le esigenze di digitalizzazione del Paese; coerente con il PNRR e la trasformazione digitale prevista. Colleghi, studiare non è peccato, la modernizzazione non è peccato. Dovrei parlare del compromesso raggiunto sulla certificazione di qualità delle società che ottengono bonus edilizi per evitare frodi e trattamenti illegittimi nei confronti dei lavoratori occupati, contrari alla normativa vigente. Auspicavamo qualcosa di meglio, ma sappiamo che la politica è anche un equilibrio fra istanze diverse. Dovrei parlare della proroga straordinaria di un anno dei termini di efficacia dei titoli edilizi o comunque degli atti legittimanti gli interventi medesimi in considerazione della difficoltà nell'approvvigionamento dei materiali; della riduzione IVA in ambito trasporti; dell'allungamento dei tempi per la restituzione delle somme erogate nei confronti delle piccole e medie imprese per dare sostegno alle aziende; e ancora, del sostegno al comparto teatrale con la sospensione dei versamenti dovuti nei mesi di aprile, maggio e giugno; delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell'IVA per i soggetti che gestiscono teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche. È una misura importante per un settore colpito duramente durante l'emergenza, che il mio Gruppo ha proposto di sostenere con questa iniziativa. Oltretutto, faccio notare che nel fascicolo il nostro emendamento approvato è il 22.0.33 e non quello riformulato (il 22.0.63). Dovrei parlare anche di altre questioni, che però già la collega Evangelista ha illustrato in modo diffuso ed esauriente nell'intervento di ieri. Insomma, Presidente, potrei parlare di come Italia Viva ha contribuito a migliorare il provvedimento, come altri colleghi hanno dichiarato di aver contribuito con le loro proposte, ma se facessi questo, se mi limitassi solo a questo, come la prassi vuole, tralascerei tutto quello che dietro questo lavoro c'è stato. Ecco, se tralasciassi l'accaduto, il mio intervento sarebbe monco, incompleto. Non si può parlare solo di merito, signor Presidente. In questo caso, con quello a cui abbiamo assistito, dobbiamo parlare anche e soprattutto di metodo. Non sono certamente qui per fare un vano elogio del parlamentarismo, ma non ne voglio nemmeno citare l'epitaffio. Siedo in questi scranni ormai da abbastanza tempo da poter dire, senza alcun pericolo di essere smentito, che quello che è avvenuto durante l'approvazione di questo provvedimento non l'avevo mai visto. Avevo assistito, negli ultimi tre o quattro anni, a una compressione lenta e progressiva delle prerogative del singolo parlamentare, ma mai in questo modo, con emendamenti riformulati non nella Commissione di merito, scelti tra il mucchio dei segnalati senza una ratio in qualche modo comprensibile, che possa spiegare per quale motivo un emendamento poteva beneficiare di un'istruttoria e un altro no. Esistono emendamenti di serie A e di serie B? Se sì, mi chiedo chi ne decida il discrimine, perché emendamenti ritenuti importanti per un Gruppo politico, segnalati come tali, non hanno neanche potuto beneficiare di un'istruttoria governativa, inficiandone l'approvazione. È inaccettabile che il Governo decida se dare pareri o no. È inaccettabile che vengano dati pareri senza nemmeno aver compreso la ratio dell'emendamento: pareri negativi, ma basati su un'interpretazione diametralmente opposta allo spirito della norma, com'è successo in un caso da parte del Ministero della giustizia o del Ministero dell'interno. O non si è nemmeno letta la norma o non la si è compresa, con atteggiamenti ondivaghi, tra approssimazione e pregiudizio. L'azione legislativa è finalizzata anche alla modifica del quadro normativo e dunque come si fa a dare un parere ancorandosi al pre-giudizio dell'immutabilità del quadro normativo che si vuole o si deve cambiare? Sotto questo profilo, c'è uno spazio per l'azione degli uffici e c'è uno spazio per l'azione della politica e la seconda non può e non deve essere subordinata alla prima, se non nei limiti posti dal nostro ordinamento. Pensiamo di affrontare così le ambiziose sfide che ci siamo posti, ad esempio, per l'attivazione del PNRR, con uffici che hanno questo modus agendi ? Certamente ci sono stati anche esempi virtuosi ed encomiabili di abnegazione al lavoro, nel caos che si era venuto a determinare, ma auspicheremmo che questa fosse non dico la norma, ma di certo non l'eccezione. Che dire poi del ruolo e della figura del relatore, compresso e trasformato, pur senza sua colpa, da dominus del provvedimento a parte fra le parti? Tutto ciò, signora Presidente, rappresenta un vulnus rispetto alla forma di Governo parlamentare, che impernia il nostro sistema, con un rovesciamento pericoloso, che erode le fondamenta del nostro ordinamento. È un "esecutivocentrismo" che rompe il delicato equilibrio fra il ruolo di indirizzo e di controllo, proprio del Parlamento, e quello esecutivo, proprio del Governo. Non mi si dica che ciò deriva dall'emergenza, dall'urgenza e dalla premura di approvare il provvedimento. Nessuna premura, anche questa volta, perché un solo ramo del Parlamento farà una lettura vera del provvedimento, in un monocameralismo alternato, che ormai è divenuto la prassi del nostro sistema. Noi la seconda Camera la volevamo trasformare sotto il profilo delle competenze, voi l'avete abolita nei fatti e questi, i fatti, non possono essere taciuti, se si considera che proprio nelle emergenze si sono forgiati, nel corso della storia, cambiamenti della forma democratica che hanno portato lo stravolgimento degli assetti istituzionali. Non è quasi mai un'azione rapida e improvvisa quella che porta storicamente all'avvento di strutture illiberali, ma un fertile substrato, nutrito da lenti e progressivi indebolimenti della forma democratica. Quello che ormai ai più sembra normalità, non lo possiamo accettare come tale. Questa volta sono io a rompere la prassi, perché non mi rivolgo a lei, signora Presidente, ma a tutti i colleghi, componenti di questo ramo del Parlamento: o noi risorgiamo subito, come esponenti e rappresentanti della democrazia e del fare democratico parlamentare, o cederemo un centimetro alla volta, petalo dopo petalo di un fiore sempre più appassito, un emendamento dopo l'altro, fino alla disfatta. Perciò, o risorgiamo davvero adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente. Tanto dovevo, signora Presidente, perché si torni alle regole, o saremo schiacciati dai fatti: questo ci insegna la storia e questo è il ragionamento che sentivo di dovere esprimere. Sul merito, invece, con le considerazioni che ho esposto all'inizio dell'intervento, esprimo il parere favorevole di Italia Viva-PSI. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto.