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ACCORDO INTERCONFEDERALE DEL 18 OTTOBRE 1950 SUI LICENZIAMENTI INDIVIDUALI 18 ottobre 1950. tra la CONFEDERAZIONE GENERALE DELL'INDUSTRIA ITALIANA rappresentata dal suo Presidente dott. Angelo Costa e dal Vice-Presidente on. Eugenio Rosasco, assistiti dal Segretario Generale avv. Mario Morelli, dal Vice Segretario avv. Rosario Toscani e dall'avv. Riccardo Cocco; e la CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO rappresentata dal Segretario on. Giuseppe Di Vittorio, dai Segretari on. Fernando Santi e Renato Bitossi e dai Vice-Segretari Luciano Lama e Domenico Bianco; la CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI LAVORATORI rappresentata dal Segretario Generale on. Giulio Pastore, Segretari dott. Bruno Storti, dott. Dionigi Coppo, dott. Amleto Mantegazza e dall'on. Armando Sabatini; la UNIONE ITALIANA DEL LAVORO rappresentata dal dottor Renato Bulleri, dal sig. Arturo Chiari, dal ragioniere Franco Novaretti, dal dott. Italo Viglianesi, e dal dott. Raffaele Vanni. Art. 1. Nel concorde intento di prevenire i licenziamenti individuali ingiustificati e possibilità di turbamenti in occasione di licenziamenti individuali, le parti: a) preoccupate insieme del buon andamento delle aziende e della sorte dei lavoratori, nonché di assicurare alle Organizzazioni sindacali il libero esercizio della loro attività; b) ritenendo con la regolamentazione di cui appresso di garantire lavoratori e aziende da eccessi, abusi ed ingiuste prevalenze e consapevoli che una retta applicazione di una norma regolatrice di rapporti sociali si affida soprattutto alla sua leale interpretazione; c) affermato contrario allo spirito del presente accordo ogni licenziamento ed ogni atto effettuati in contrasto con quanto espresso al comma a); sotto gli auspici e con l'assistenza del Ministro del Lavoro; fatte salve le rispettive posizioni di principio ed in via sperimentale; hanno deliberato di dar vita ad un apposito "Collegio di conciliazione ed arbitrato" al quale deferire l'esame dei licenziamenti individuali quando i lavoratori interessati ne facciano istanza, essendo stabilito che nel caso in cui il Collegio non ritenesse valide le ragioni addotte dal datore di lavoro questi, su invito del Collegio, provvederà a ripristinare il rapporto di lavoro, oppure, qualora per considerazioni di opportunità, lo stesso datore di lavoro considerasse incompatibile la permanenza del lavoratore nell'azienda, a versare una penale in aggiunta al trattamento di licenziamento. Il lavoratore a sua volta ha facoltà di non accettare la penale, nel qual caso le parti riprendono la loro libertà. Le norme di applicazione di quanto sopra determinato sono stabilite come segue:((1)) -------------- AGGIORNAMENTO (1) La Corte Costituzionale con sentenza 17-26 maggio 1966, n. 50, (in G.U. 28/25/1966, n. 131) ha dichiarato "la illegittimità costituzionale del D.P.R. 14 luglio 1960, n. 1011, contenente "norme sui licenziamenti individuali dei lavoratori dipendenti dalle imprese industriali", per la sola parte in cui disciplina l'intervento di conciliazione delle organizzazioni di categoria."