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Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale e al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione e di condanna del querelante nonché di segreto professionale, e disposizioni a tutela del soggetto diffamato. Onorevoli Senatori . – Con il presente disegno di legge si intende modificare la disciplina vigente, in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di condanna del querelante nonché di segreto professionale, assicurando una celere tutela del soggetto offeso dalla pubblicazione diffamatoria, ma evitando un rischioso sconfinamento nell'esercizio del diritto di cronaca spettante al giornalista. L'articolo 1 introduce modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47. In particolare, un'importante novità è rappresentata dall'estensione dell'applicazione delle disposizioni di tale normativa anche: – ai quotidiani on line di cui all'articolo 1, comma 3- bis , della legge 7 marzo 2001, n. 62, limitatamente ai contenuti prodotti, pubblicati, trasmessi o messi in rete dalla redazione degli stessi; – ai telegiornali e giornali radio di cui all'articolo 32- quinquies del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, salvo quanto previsto dall'articolo 8, comma 10, della medesima legge n. 47 del 1948. Dopo tale norma generale, è prevista la riscrittura dell'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, per quanto concerne le rettifiche e le smentite: si tratta di una disciplina che dovrebbe favorire l'immediata riparazione dell'offesa subita, consentendo alla persona offesa un'effettiva tutela del proprio onore e della propria dignità, senza le lungaggini processuali. Siffatta tutela consiste nella pubblicazione gratuita e senza commento, senza risposta e senza titolo, con l'indicazione « Rettifica dell'interessato », sia su iniziativa del direttore sia su iniziativa del responsabile dell'offesa, delle rettifiche e delle smentite dei soggetti di cui sono state pubblicate immagini o a cui sono stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità, del loro onore e della loro reputazione o contrari a verità. Tuttavia si precisa che le rettifiche e le smentite, oltre a non dover essere documentalmente false, non dovranno contenere elementi in grado di dar luogo ad ipotesi di responsabilità penale. Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a informare l'autore dell'articolo o del servizio della richiesta di rettifica o smentita, nonché l'autore di esse nel caso in cui ritenga di non pubblicarle, con specifica indicazione delle ragioni per cui la pubblicazione è stata esclusa. Sono altresì previste le modalità per effettuare la rettifica per i quotidiani, per i periodici, per i quotidiani on line , per la stampa non periodica, per i telegiornali e i giornali radio. La lettera c) inserisce nella legge sulla stampa il nuovo articolo 11- bis . La nuova disposizione prevede i seguenti parametri di cui il giudice deve tener conto nella determinazione del danno derivante da diffamazione commessa con il mezzo della stampa o degli altri prodotti editoriali registrati di cui al comma 2 dell'articolo 1 della legge n. 47 del 1948: – la diffusione quantitativa e la rilevanza (nazionale o locale) del mezzo di comunicazione usato per compiere il reato; – la gravità dell'offesa; – l'effetto riparatorio della pubblicazione o della diffusione della rettifica o della smentita. È conseguentemente prevista, dalla lettera d) del comma 1 dell'articolo 1 del disegno di legge, l'abrogazione dell'articolo 12 della legge sulla stampa, in base al quale, per quanto riguarda la fattispecie della diffamazione a mezzo stampa, la persona offesa può chiedere – oltre il risarcimento dei danni – una somma a titolo di riparazione, determinata in relazione alla gravità dell'offesa e alla diffusione dello stampato. La lettera e) interviene sull'articolo 13 della legge sulla stampa, individuando le specifiche pene da irrogare nelle ipotesi descritte dalla norma. La lettera f) del comma 1 dell'articolo 1 del disegno di legge interviene, infine, sull'articolo 21 della legge sulla stampa prevedendo che il giudice competente per i reati di diffamazione a mezzo stampa o a mezzo di altro prodotto editoriale registrato è il tribunale del luogo di residenza della persona offesa. Con l'articolo 2 del disegno di legge sono previste modifiche al codice penale: segnatamente, è prevista una modifica dell'articolo 57, che disciplina i reati commessi con il mezzo della stampa o di altri prodotto editoriali registrati, e una dell'articolo 595, relativo all'illecito penale della diffamazione. Proseguendo, l'articolo 3 reca misure a tutela del soggetto o del soggetto leso dal trattamento illegittimo di dati personali, volte a riconoscere una sorta di diritto all'oblio del diffamato: nello specifico, il comma 1 riconosce alla persona offesa il diritto di ottenere l'eliminazione dai siti e dai motori di ricerca dei contenuti diffamatori e dei dati personali trattati in violazione di legge. Qualora non dovesse essere dato seguito alle richieste dell'interessato, quest'ultimo potrà chiedere al giudice di ordinare la rimozione dei contenuti per i quali la richiesta era stata avanzata nei confronti del direttore o del responsabile dell'offesa. Infine, la morte del diffamato non preclude la perdita delle facoltà e dei diritti previsti dall'articolo 3 da parte degli eredi o del convivente (comma 3). L'articolo 4 propone l'introduzione di un nuovo articolo 17- bis al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, recante attuazione della direttiva 2000/31/CE. Le novità consistono nell'adozione di procedure di notifica e di rimozione di contenuti, ritenuti offensivi, pubblicati da prestatori di servizi on line e nell'attivazione di una procedura di conciliazione in contraddittorio tra le parti dinnanzi ad un organo di autoregolamentazione indipendente istituito appositamente presso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. L'articolo 5 del disegno di legge modifica l'articolo 200 del codice di procedura penale, estendendo la disciplina del segreto professionale anche ai giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti al rispettivo albo, relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell'esercizio della loro professione. L'articolo 6 modifica l'articolo 427 del codice di procedura penale, riconoscendo al giudice la facoltà di condannare il querelante al pagamento di una somma da 2.000 euro a 10.000 euro in favore della cassa delle ammende.