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Pertanto, io credo che questo Governo avrebbe dovuto avere la correttezza della coerenza e la chiarezza di obiettivi precisi, concreti e misurabili, cosa che non c'è stata. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, intervengo in questo momento, in una fase delicata della vita del Paese per ciò che è accaduto in questi due mesi; si tratta di una fase di recessione molto pesante, ma noi di Fratelli d'Italia non possiamo esimerci dal fare delle considerazioni, delle valutazioni. Vediamo infatti che da parte di questo Governo non c'è una visione politica rispetto alle scelte fatte fino ad oggi. Mi riferisco, in particolare, ad alcuni appunti che ho preso dopo le ultime parole del Vice Ministro, che ringrazio: è arrivato in ritardo ma c'è e può ascoltare, perché, come vedete i banchi del Governo sono desolatamente vuoti. Il Vice Ministro ha concluso gli interventi in Commissione dandoci la visione di questo Documento di economia e finanza in tre punti fondamentali: al primo punto ci ha detto che questo è un DEF di transizione, per quanto è accaduto e sta accadendo in questa fase, e che manca una parte fondamentale, ossia il piano nazionale delle riforme. Il secondo punto su cui ha espresso delle valutazioni è stato che i conti pubblici subiscono un appesantimento importante: ha parlato del 10 per cento del deficit . Il terzo punto, che è l'unica cosa che noi di Fratelli d'Italia condividiamo e che non ho sentito nessuno prima di me accennare, è l'eliminazione alla radice e in modo definitivo, come ha detto lei, delle clausole di salvaguardia sull'IVA, che ci daranno la possibilità almeno di sperare in un futuro migliore. Queste norme, infatti, hanno pesato purtroppo moltissimo nella predisposizione delle ultime leggi di bilancio. Per definire l'attuale Documento di economia e finanza voglio ripetere le parole dette da lei in chiusura, signor Vice Ministro. Un altro aspetto positivo, che non riguarda il Governo nazionale, ce l'ha dato la Commissione europea (anche in questo caso, l'unico atto di rilievo fatto in questa dannata crisi economica e sanitaria), quando ha deciso di sospendere le clausole di salvaguardia riferite al patto di stabilità. Questo chiaramente starà a significare che il Governo, come si dice in gergo, potrà pompare risorse e metterle nel sistema degli Stati nazionali finché questo servirà ai Governi nazionali. Spero che queste risorse, questo allentamento del patto di stabilità possa in qualche modo servire ai Comuni italiani, ai nostri 8.000 sindaci, che sono la spina dorsale del sistema economico e sociale del Paese lei sa quanto mi batta anche in Commissione, signor Vice Ministro, per gli enti locali - affinché abbiano spazi finanziari importanti per liberare risorse, per poter far ripartire gli investimenti pubblici, oggi vitali per la prosecuzione della vita del nostro Paese. Come dicevo prima il DEF si sovrappone oggi, perché oggi questo documento non ci dice granché per le motivazioni che ho espresso poc'anzi. Dobbiamo quindi gioco-forza sovrapporlo ai vari decreti, perché operano di pari passo; Documento di programmazione economica e finanziaria, nel breve periodo perché questo DEF racchiude l'anno 2020-2021, invece di andare oltre come è stato lo scorso anno. Questo DEF non può essere definito quindi una legge e le misure previste in tale documento non hanno la possibilità di entrare in vigore immediatamente. Sul punto devo per forza di cose riferirmi alle attività poste in campo dal Governo in questa fase, anche perché purtroppo non c'è stata data la possibilità di confronto in questo Parlamento perché tutte le belle enunciazioni di principio date dal presidente Conte fino ad oggi non si sono verificate. Questo DEF è lontano anni luce dalla realtà che stiamo vivendo; una realtà drammatica non solo dal punto di vista sanitario. Noi siamo convinti che quando questa emergenza passerà, dovremo raccogliere le macerie di un Paese economicamente devastato. Questo anche in funzione di tutte le scelte fatte dal Governo, in particolare dal presidente Conte attraverso l'emanazione di questi famosi decreti del presidente del Consiglio dei ministri; torneremo in altra sede su questa attività, che non so fino a che punto sia costituzionale, riferita al lavoro svolto dal Presidente del Consiglio dei ministri. Come possiamo dare fiducia, signor Vice Ministro, a questo documento se lo stesso ministro Gualtieri un mese fa, non un anno fa, parlando in Commissione bilancio, nelle more dell'approvazione del cosiddetto decreto Cura Italia, ha detto che il coronavirus avrebbe causato una caduta del PIL di qualche punto percentuale, che sarebbe stata pienamente gestibile? Questo è uno degli scivoloni che ha fatto il nostro Ministro; per non ricordare il primo scivolone quando all'inizio di questa crisi pandemica, aveva dichiarato che serviva un primo decreto per impegnare, come saldo netto da finanziare, dai 3 ai 7 miliardi di euro in prima battuta. È dovuto intervenire il centrodestra, nella sua interezza, per far rilevare la necessità di un decreto che almeno in quella prima fase avesse coperto 30 miliardi di saldo netto da finanziare. Il primo decreto - guarda caso - è stato di 25 miliardi di saldo netto da finanziare. Per non parlare delle stime di questo DEF, che parlano di un crollo dell'8 per cento, senza pensare a ciò che dice il Fondo monetario internazionale, sul fatto che invece stima quasi un 10 per cento di caduta del PIL in questa annualità. Addirittura per l'anno 2021, Presidente, si ipotizza una crescita che mi lascia basito. Ho sentito anche il relatore di maggioranza parlare di una crescita per l'anno 2021 del 4,7 per cento, definendola addirittura una stima di crescita prudenziale. Del resto il Ministro ci ha abituato a queste enunciazioni, perché conta in una sorta di boom economico nel 2021, ad emergenza finita, con una ripresa in grande stile delle attività e dei consumi. Signor Vice Ministro, ma come si fa a pensare in questo modo quando, se usciamo fuori da quest'Aula, non vediamo alcuna potenzialità di boom economico, ma un disastro? Questo disastro è valutato in alcune situazioni e in alcune criticità che oggi vivono gli italiani: ad oggi, le attività economiche sono ancora completamente chiuse. Pensavamo ad una fase 2, ma siamo ancora alla fase 1, e non sappiamo quando arriverà la seconda fase, che avrà delle limitazioni importanti ai fini del distanziamento sociale, e sarà un dramma per coloro che decideranno eventualmente di riaprire le proprie attività. Senza parlare del fatto che oggi gli italiani sono dissanguati, non hanno più un euro nelle tasche. Signor Presidente, è chiaro che la priorità del decreto cura Italia è stata, almeno nella prima fase, di evitare il diffondersi del contagio, ma dobbiamo anche prendere atto che con i provvedimenti emanati gli italiani se non moriranno di virus, moriranno di fame probabilmente. Quindi dovremo stare molto attenti. Questo per non parlare del decreto liquidità e di tutto ciò che è accaduto. A tale proposito, voglio leggere un articolo che ha pubblicato un quotidiano nazionale il 26 aprile, quando parlavamo di decreto liquidità, che aspetteremo in Aula, dove avete detto agli imprenditori che, se vogliono sopravvivere, debbono indebitarsi.