[pronunce]

Nella prima delle due pronunce - osserva il giudice a quo - la declaratoria di illegittimità costituzionale si è basata sul fatto che la legge n. 990 del 1969 prevedeva, da un lato, il diritto del danneggiato di agire per il risarcimento del danno direttamente nei confronti dell'assicuratore del danneggiante (art. 18); dall'altro, il litisconsorzio necessario dell'impresa di assicurazione e del responsabile del danno nel giudizio promosso dal danneggiato contro la prima (art. 23). La pronuncia più recente ha valorizzato, per converso, soprattutto la previsione dell'azione diretta della persona danneggiata dall'attività venatoria nei confronti dell'assicuratore del cacciatore (art. 12, comma 10, della legge n. 157 del 1992). In ultima analisi, il dato dirimente che ha indotto questa Corte a dichiarare l'illegittimità costituzionale, in parte qua, dell'art. 83 cod. proc. pen. sarebbe rappresentato dall'attribuzione al danneggiato del diritto di far valere direttamente le proprie ragioni nei confronti dell'impresa assicuratrice. Ne costituirebbe conferma il fatto che, con riferimento ad altra ipotesi di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile, non accompagnata dalla previsione dell'azione diretta - l'assicurazione richiesta ai notai - analoghi dubbi di legittimità costituzionale sono stati ritenuti non fondati (sentenza n. 34 del 2018). In effetti, sarebbe proprio il diritto del danneggiato di agire direttamente contro la compagnia assicurativa a far sì che quest'ultima, a seguito della sua chiamata nel processo su richiesta dell'imputato, assuma dal punto di vista processuale, oltre che sostanziale, la veste giuridica di soggetto civilmente responsabile per il fatto dell'imputato ai sensi dell'art. 185 cod. pen. , suscettibile di venir condannato, in solido con quest'ultimo, al risarcimento dei danni arrecati alle parti civili. 1.5.- Ciò premesso, il rimettente reputa che il caso di cui si discute nel giudizio a quo sia «del tutto sovrapponibile» a quello dell'assicurazione obbligatoria in materia di circolazione stradale, esaminato dalla sentenza n. 112 del 1998. Anche con riguardo all'assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dall'esercizio delle professioni sanitarie, l'art. 12 della legge n. 24 del 2017 avrebbe previsto, sia l'azione diretta del danneggiato nei confronti dell'impresa che presta la copertura assicurativa al professionista, sia il litisconsorzio necessario di tali due soggetti nel giudizio promosso dal danneggiato contro la compagnia assicurativa. La norma censurata si porrebbe conseguentemente in contrasto, in parte qua, con l'art. 3, primo comma, Cost., generando una ingiustificata disparità di trattamento tra l'imputato esercente l'attività medico-sanitaria, assoggettato all'azione di risarcimento del danno nel processo penale, e il professionista convenuto con la stessa azione in sede civile, al quale è pacificamente riconosciuto il diritto di chiamare in garanzia il proprio assicuratore, ai sensi dell'art. 1917 del codice civile. Sarebbe violato, altresì, l'art. 24 Cost., in quanto la norma censurata comprimerebbe irragionevolmente le facoltà processuali dell'imputato attinto in sede penale dall'azione risarcitoria, privandolo del diritto di difendersi nelle forme e con le garanzie che la normativa civilistica stabilisce per il convenuto con la medesima azione in sede civile. 2.- È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o non fondate. 2.1.- A parere dell'Avvocatura generale, la ricostruzione della disciplina degli obblighi di assicurazione per la responsabilità civile in materia sanitaria che il giudice a quo pone a fondamento delle sue censure non sarebbe completa, e neppure corretta. Dalla lettura coordinata degli artt. 10 e 12 della legge n. 24 del 2017, emergerebbe, infatti, che tale legge ha previsto, bensì, l'azione diretta del danneggiato nei confronti dell'assicuratore, ma solo in esito all'emanazione dei decreti ministeriali di attuazione, allo stato non ancora emessi per intero, mancando gli ultimi due decreti recanti disposizioni di dettaglio sui requisiti delle polizze da stipulare con le compagnie assicurative. L'azione diretta è prevista, in ogni caso, solo nei confronti dell'impresa di assicurazione della struttura sanitaria e di quella del sanitario che operi come libero professionista (art. 12, comma 1, in relazione all'art. 10, commi 1 e 2, della legge n. 24 del 2017). Per l'esercente la professione sanitaria inserito in una struttura quale prestatore d'opera, l'obbligo di assicurazione, stabilito dal comma 3 dell'art. 10, sarebbe finalizzato invece unicamente a garantire efficacia alle azioni di rivalsa o di responsabilità amministrativa di cui agli artt. 9 e 12, comma 3, della medesima legge, risultando perciò non idoneo a fondare - diversamente che negli altri casi - un'azione diretta del danneggiato contro la compagnia assicurativa. Nell'affermare che nel caso sottoposto al suo esame si verterebbe in una ipotesi di esperibilità dell'azione diretta da parte del danneggiato e che sussisterebbe, altresì, in sede civilistica, il litisconsorzio necessario tra l'assicuratore e il responsabile del danno, il giudice a quo avrebbe, dunque, trascurato il fatto che l'azione diretta prevista dalla legge n. 24 del 2017 non è ancora operante, e che essa non riguarderebbe, comunque sia, l'imputato nel giudizio principale, il quale è un medico dipendente di una struttura sanitaria (trattandosi di ginecologo in servizio presso una clinica). In ogni caso, poi, anche a voler opinare diversamente, l'azione sarebbe proponibile in sede civile solo dopo il tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dall'art. 8 della legge n. 24 del 2017. 2.2.- Tali rilievi dimostrerebbero, altresì, la non fondatezza delle questioni in riferimento alla giurisprudenza di questa Corte richiamata dallo stesso rimettente. Non vi sarebbe, infatti, alcuna violazione dell'art. 3 Cost. in relazione alle fattispecie di assicurazione obbligatoria scrutinate dalle sentenze n. 112 del 1998 e n. 159 del 2022, dato che in tali fattispecie era prevista dalla legge l'azione diretta, mancante invece nel caso oggi in esame, con conseguente difetto di omogeneità delle ipotesi poste a raffronto.