[ddlpres]

Tale affermazione, tuttavia, sembra non tenere in considerazione il fatto che in Italia il potere legislativo, ben separato da quello giudiziario, è incarnato nel Parlamento e che solo ad esso spetta il compito di elaborare ed approvare le leggi e, attraverso di esse, codificare quell'insieme di norme che regolano la vita dello Stato. Per quanto il giudice interpreti la legge, egli non è legibus solutus , e la posizione assunta dalla Corte va inquadrata nell'ambito del principio di legge secondo cui le situazioni riconosciute da atti regolarmente formati in Paesi dell'Unione europea debbano essere riconosciute anche in Italia, ancorché quivi siano regolate in modo diverso, a patto che non contrastino con l'ordine pubblico, inteso come l'insieme dei princìpi che stanno alla base di un sistema giuridico e lo costituiscono appunto in ordinamento, ossia in qualcosa di coerente, ordinato, unitario. L'eccezione può riguardare solo il riconoscimento in Italia di ciò che è ammesso anche in Italia ma che all'estero è regolato diversamente, come nel previsto dalla legge n. 76 del 2016 per cui se due omosessuali hanno contratto matrimonio all'estero, in Italia si possono riconoscere solo gli effetti dell'unione civile omosessuale perché il matrimonio omosessuale non è ammesso. Ora, la genitorialità omosessuale non è ammessa in Italia e quindi non può essere surrettiziamente legittimata configurandola come caso particolare o eccezione. Attraverso il susseguirsi delle pronunce giurisprudenziali, invece, si sta passando dal riconoscimento della rilevanza della coppia genitoriale uomo-donna all'affermazione della sufficienza della coppia genitoriale e basta, definita solo dal numero e dall'affetto. In altri termini, la funzione della figura maschile unitamente a quella femminile nell'armonico sviluppo psico-fisico e quindi relazionale del minore (funzione, come detto sopra, ampiamente attestata dalla psicologia dello sviluppo e pacifica in giurisprudenza sino a non molto tempo fa) tende a essere sempre più sottovalutata in giurisprudenza e intesa come una sorta di variabile indipendente; qualcosa insomma di non essenziale. Il parametro preminente resta però, almeno formalmente, lo stesso: il prevalente interesse del minore. L'operazione interpretativa della Suprema corte, a nostro avviso non condivisibile, consiste nel ritenere che anche se la legge italiana vieta la genitorialità della coppia omosessuale, questa debba comunque essere riconosciuta anche in Italia se validamente riconosciuta all'estero e non vi sia violazione dell'ordine pubblico internazionale. Tale interpretazione però prescinde dalla libertà del legislatore di normare l'attribuzione di diritti e doveri dei cittadini, elemento essenziale di una democrazia parlamentare quale la nostra. Vale la pena, in merito, citare il caso, per molti aspetti simile, della più recente sentenza della Corte di cassazione sulla trascrizione in Italia dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. La Cassazione si era già in precedenza espressa negativamente sia con la sentenza n. 4184 del 2012, escludendo la legittimità della trascrizione, sia, successivamente, con la sentenza n. 2400 del 2015, ritenendo inapplicabile il modello matrimoniale alle unioni omoaffettive. Da ultimo, anche in considerazione dell'intervenuta approvazione della legge 20 maggio 2016, n. 76, recante «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze», la medesima Corte, con la sentenza 14 maggio 2018, n. 11696, si è preoccupata di dirimere definitivamente la questione, affermando che in Italia «il legislatore ha inteso esercitare pienamente la libertà di scelta del modello di riconoscimento delle unioni omoaffettive, inquadrandole nel regime ad hoc previsto per le unioni civili, coerentemente con il quadro convenzionale di cui agli articoli 8, 9 e 12 della Convezione europea dei diritti umani». Secondo la lettura della Corte, infatti, questi articoli «non impongono agli Stati l'adozione del modello matrimoniale per il riconoscimento giuridico delle unioni omoaffettive al loro interno, ferma la necessità di garantire un grado di protezione dei diritti individuali e relazionali sorti da tali unioni tendenzialmente omogeneo a quelle coniugali». Secondo la Corte «con la legge n. 76 del 2016 il legislatore ha colmato il vuoto di tutela che caratterizzava l'ordinamento interno, così come richiesto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 170 del 2014 e dalla Corte Europea dei diritti umani nella sentenza Oliari contro Italia (sentenza del 21 luglio 2105 ricorsi n. 18766 e 36030 del 2011), operando una scelta diversa da quella di molti altri Stati, fondata, invece sull'adozione del modello matrimoniale. Tale scelta è stata il frutto dell'esercizio di una discrezionalità legislativa del tutto rientrante nel "potere di apprezzamento degli Stati" indicato dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani proprio con riferimento all'interpretazione dell'articolo 12 (sentenza Schalk e Kopf del 3 giugno 2010, ricorso n. 30141 del 2004) e della precisa indicazione proveniente dalla citata sentenza n. 170 del 2014. Per le unioni omoaffettive è stato scelto un modello di riconoscimento giuridico peculiare, ancorché in larga parte conformato, per quanto riguarda i diritti ed i doveri dei componenti dell'unione, al rapporto matrimoniale. Alla diversità della "forma" dell'unione civile rispetto al matrimonio corrisponde, peraltro, un'ampia equiparazione degli strumenti di regolazione, realizzata attraverso la tecnica del rinvio alla disciplina codicistica del rapporto matrimoniale da ritenersi, anche in ordine alla funzione adeguatrice della giurisprudenza, il parametro di riferimento antidiscriminatorio». Il vuoto normativo richiamato dalla Cassazione rispetto alla disciplina delle coppie omosessuali previgente alla legge n. 76 del 2016 è lo stesso che esiste oggi nel nostro ordinamento con riferimento alla filiazione nelle coppie dello stesso sesso e alla conseguente problematica della registrazione o trascrizione dei relativi atti; come già visto la fattispecie non è contemplata in maniera espressa, seppure le tecniche che la consentono sono vietate dal nostro ordinamento. Spetta ora al legislatore intervenire, ponendo fine all'attuale vuoto normativo ed esercitando, come riconosciuto dalla sentenza della Cassazione sui matrimoni di coppie omosessuali, la propria piena libertà di scelta. Il presente disegno di legge è, pertanto, volto a chiarire che non può essere ratificato dallo Stato il comportamento contrario alle leggi, da lui stesso adottate in applicazione dei princìpi generali di diritto che sostiene, commesso da un cittadino italiano seppure quando si trovava all'estero. Il comma 1 dell'articolo 1 interviene a modifica dell'articolo 18 del regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, che disciplina i casi di intrascrivibilità degli atti formati all'estero, specificando che non sono trascrivibili gli atti che certificano uno stato conseguito attraverso il ricorso a pratiche illegali in Italia o conseguiti in violazione di norme dell'ordinamento nazionale seppur commessi all'estero.