[massime]

Conflitto di attribuzione tra poteri dello stato - Ricorso della sezione disciplinare del consiglio superiore della magistratura - Legittimazione attiva - Sussistenza.. Non merita accoglimento l'eccezione di inammissibilità del ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della Magistratura nei confronti del Senato della Repubblica, assumendosi dalla controparte la carenza di legittimazione attiva della Sezione ricorrente. E', infatti, sufficiente constatare, da un lato, che l'attribuzione che si suppone lesa dalla delibera del Senato, di cui viene chiesto l'annullamento, è una di quelle spettanti al Consiglio superiore della magistratura in base all'art. 105 della Costituzione e, dall'altro lato, che la Sezione disciplinare è competente a "dichiarare definitivamente la volontà" del potere cui appartiene - vale a dire del Consiglio superiore - in quanto le sue determinazioni in materia disciplinare sono insuscettibili di qualsiasi revisione o avocazione da parte del 'plenum', e costituiscono piena e definitiva espressione della potestà disciplinare attribuita dalla Costituzione. - Sulla legittimità dell'esercizio delle attribuzioni disciplinari del Consiglio superiore della magistratura, in una composizione più ristretta, v. sentenze n. 12/1971 e n. 52/1998 (qui richiamate). - Sui caratteri formalmente giurisdizionali nell'esercizio della potestà disciplinare attribuita al Consiglio superiore, v. sentenze n. 145/1976, n. 289/1992, n. 71/1995 e n. 497/2000 (richiamate).