[resaula]

i concorsi sono tutti digitali e questa è un'innovazione che fa passare dall'Ottocento alla modernità, perché i concorsi non si svolgono più con carta e penna, ma sono tutti digitali, con la prova scritta che semplifica e, quando saremo a regime, fuori dalla pandemia, con un'eventuale prova orale; con la duplice valutazione, dei titoli legalmente riconosciuti, che serva di preselezione, ovvero con nessuna valutazione, se il tipo di posto messo a concorso è di carattere standard o generale. Questo consente di tener conto delle due esigenze: quelle di chi ha investito in formazione e quelle di chi non ha ancora potuto farlo, perché è giovane. Quindi, contemperiamo le due istanze, dando i segnali giusti: non perdere tempo con formazione mnemonica su quiz preselettivi imparati a memoria, ma investire su se stessi, stante la rigorosità delle prove concorsuali. Questo concorso Sud è l'ultimo di una serie, forse il primo di un'altra, e sarà bene riflettere tutti sul perché, ad esempio, al Sud (ma forse non solo lì), vi sia una scarsa appetibilità della pubblica amministrazione (è un problema che da vecchio professore mi pongo). Questo è un esempio, ma pensate a quello che succederà nei prossimi mesi, in funzione del PNRR, quando cercheremo decine di migliaia di professionalità specifiche, che temo non troveremo. Bisognerà fare una riflessione tutti insieme, su come reclutare e valutare, tenendo insieme qualità, ma anche necessità di capitale umano per i nostri enti locali. Questo è un problema che riguarda tutti. Siamo in una transizione da un vecchio sistema a uno nuovo e c'è bisogno dell'intelligenza collettiva di tutti noi, ossia del Parlamento, che è l'unico luogo dove tali questioni si possono e si devono discutere, proprio per rispondere alle esigenze straordinarie e strategiche del nostro Paese. Quindi, vi ringrazio sentitamente per questa piccola sessione di riflessione. Avremo modo di discuterne la prossima settimana, quando arriverà in Aula il decreto reclutamento, dal momento che lì avremo questo problema moltiplicato per cento. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Mantovani, per due minuti. MANTOVANI (M5S) . Signor Ministro, la ringrazio per la risposta. Sono d'accordo con lei sul fatto che la pubblica amministrazione abbia compiuto un passo nel rinnovamento dei concorsi. Quindi, sono anche d'accordo sulle strade intraprese in merito alla digitalizzazione e alle semplificazioni procedurali, che permettono di reclutare e di offrire la risposta alla domanda di reclutamento in un tempo veramente più breve. Questa è una delle istanze che appunto anche i giovani che abbiamo incontrato e che ci hanno interpellato hanno posto. Una delle questioni è appunto quella di fare la domanda al concorso e ricevere velocemente la risposta. La questione della scarsa appetibilità della pubblica amministrazione è una domanda che ci dobbiamo fare. È proprio questa la domanda contenuta nell'interrogazione, proprio perché, appunto, se richiediamo profili speciali, dobbiamo dare anche retribuzioni speciali, e questo non si è verificato con il concorso, in quanto probabilmente i candidati, al momento della presentazione della domanda, non erano consapevoli del livello di retribuzione. Se un candidato ha esperienze e titoli professionali da far valere, si aspetta anche che magari il livello di inquadramento possa essere superiore. Auspichiamo che ci sia questa riflessione che permetta di contemperare due esigenze: da una parte, l'ingresso dei giovani, perché abbiamo bisogno anche di giovani che possano entrare da neolaureati, ricevere un percorso di formazione professionale veloce e vedersi offerta una progressione di carriera all'interno della pubblica amministrazione; dall'altra, un percorso per reclutare effettivamente i profili più avanzati. Se riusciremo a mettere insieme le due componenti, secondo me, faremo un ottimo lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore De Vecchis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02614 sulle iniziative di riforma dello status di autonomia di Roma Capitale, per tre minuti. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, realizzata, come noto, con la legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2021, ha introdotto, all'articolo 114, il riferimento alla città di Roma come capitale della Repubblica. In previsione anche delle elezioni amministrative del prossimo ottobre, credo sia opportuno fare una riflessione sui poteri speciali di Roma Capitale. Per questo oggi la interroghiamo, signor Ministro. Roma deve diventare una capitale degna di quest'Europa pari a Berlino, Madrid, Vienna o Bruxelles, anzi, Washington - ci allarghiamo con gli esempi - perché è la capitale della cultura non solo europea, ma anche mondiale. Parliamo di 6.000 chilometri di siti archeologici che devono essere gestiti in maniera costruttiva, indipendente, anche per dar seguito a tremila anni di storia. Per questo le chiediamo, signor Ministro, quali siano le indicazioni del Governo per arrivare alla legge che farà diventare Roma sempre più autonoma, con ciascun municipio indipendente. È questa la nostra domanda: cosa sta facendo il Governo per far diventare Roma, una volta per tutte, la capitale più importante d'Europa? (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie, onorevole Gelmini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GELMINI, ministro per gli affari regionali e le autonomie . Signor Presidente, i senatori interroganti pongono questioni ampiamente condivise rispetto alla necessità - ma direi anche all'urgenza - di dotare Roma di risorse, poteri e funzioni adeguati al ruolo che questa città ricopre, ma anche alla complessità dei problemi e alla vastità del patrimonio dell'Urbe, ricordando la configurazione di questa città come culla della civiltà occidentale e anche del cattolicesimo. Si tratta di aspetti che rendono Roma un unicum non solo dal punto di vista nazionale. L'articolo 114 della Costituzione, al comma 3, parla chiaro: affida alla legge dello Stato la disciplina dell'ordinamento giuridico della Capitale. Dobbiamo allora constatare che, a vent'anni dall'approvazione della riforma del Titolo V, l'attuazione di questa disciplina è stata alquanto lacunosa, tormentata e sicuramente non pienamente idonea a definire uno statuto adeguato per Roma. Restano irrisolte molte questioni: la disponibilità di idonei finanziamenti, l'ammodernamento delle infrastrutture, il tema delle periferie, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, ma anche la riorganizzazione dei servizi di area vasta. E allora oggi, peraltro nel 150° anniversario della proclamazione di Roma come capitale d'Italia, esistono ragioni che rendono ancor più stringente e non rinviabile la necessità di riprendere questo percorso. Individuo due questioni: da un lato, l'approvazione del Piano nazionale che l'Europa ha messo a disposizione, le cui misure possono e debbono essere declinate in sede attuativa in modo da intercettare le esigenze e le istanze della Capitale; dall'altro, un appuntamento molto atteso, come quello del Giubileo del 2025.