[pronunce]

Con il secondo motivo le ricorrenti lamentano la violazione del principio di ragionevolezza, del principio di autonomia finanziaria delle Regioni e del principio di corrispondenza tra funzioni trasferite e risorse messe a disposizione (articoli 118 e 119 Cost.). A prescindere dagli accordi intervenuti, le Regioni ritengono che il meccanismo di costituzione del Fondo, basato sull'apporto minoritario dello Stato e sull'apporto maggioritario delle Regioni, sia in sé e per sé costituzionalmente illegittimo. Tale meccanismo avrebbe infatti nella sostanza carattere coattivo. Il comma 16 dell'art. 138, condizionando il versamento del contributo statale al versamento di una somma tripla da parte delle Regioni, in sostanza sottrarrebbe una quota delle risorse regionali all'uso delle singole Regioni: una sorta di "trasferimento al contrario" di cui non vi sarebbe traccia nell'art. 119 Cost. Quanto al comma 17 - che prevede un diverso meccanismo di finanziamento per lo stesso triennio 2001-2003 cui si riferisce il comma 16 -, anch'esso realizzerebbe una sottrazione coattiva di risorse spettanti alle Regioni, poiché riduce le risorse già assegnate per le funzioni di viabilità, in violazione del principio di corrispondenza fra funzioni conferite e risorse da trasferire, e senza che l'assetto delle funzioni sia in alcun modo mutato. 2. - In entrambi i giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che le questioni siano dichiarate non fondate. Osserva la difesa erariale che il Fondo per la protezione civile poteva essere istituito solo per legge, e che non sarebbe configurabile un impegno del Governo che possa vincolare il legislatore. Il preteso "accordo" in sede di parere della Conferenza unificata non atterrebbe, in ogni caso, al piano delle rispettive competenze amministrative, dello Stato e delle Regioni, suscettibile di dar luogo ad accordi in Conferenza ai sensi dell'art. 9, comma 2, lettera c), del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali). In secondo luogo il Presidente del Consiglio dei ministri osserva che la disposizione del comma 16 dell'art. 138 lascia alla valutazione delle Regioni - attraverso l'intervento della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome - la loro contribuzione al Fondo, semplicemente subordinando ad essa il versamento del contributo statale, che è aggiuntivo rispetto alle risorse da trasferire per le nuove funzioni. A sua volta il comma 17 si limiterebbe a ridurre non già le risorse per il normale esercizio delle funzioni trasferite, ma le risorse per il finanziamento di un piano straordinario di intervento previsto per gli anni 2001 e 2002. Pertanto non sarebbero violati il principio di ragionevolezza e quello di corrispondenza tra funzioni trasferite e risorse messe a disposizione, né risulterebbe violata l'autonomia finanziaria, non essendovi stata distrazione di somme già acquisite ai bilanci regionali, ma ridefinizione di contributi straordinari previsti per diverse finalità. 3. - In una memoria presentata in vista dell'udienza, le Regioni Piemonte ed Emilia-Romagna insistono nella propria tesi, in particolare affermando che l'accordo intervenuto in sede di Conferenza rientrerebbe senz'altro nel concetto di coordinamento finanziario, e dunque nella previsione di accordi promossi e sanciti dalla Conferenza unificata ai sensi dell'art. 9, comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 281 del 1997. Contrariamente a quanto sostenuto dall'Avvocatura, le Regioni negano che l'alimentazione del Fondo sia facoltativa, giacché lo stesso comma 17 dell'art. 138 definirebbe i 200 miliardi come concorso delle Regioni al Fondo. Non sarebbe inoltre condivisibile l'obiezione secondo cui la riduzione delle risorse destinate alla viabilità non inciderebbe sul normale esercizio delle funzioni amministrative. Difatti sia l'art. 138, comma 17, che l'art. 52, comma 6, della legge n. 388 del 2000 enunciano che le somme ridotte sono quelle correlate alle funzioni trasferite in base al d.lgs. n. 112 del 1998, e dunque alle ordinarie funzioni in materia di viabilità, e non a presunte funzioni "straordinarie". Del resto, la realizzazione di nuove strade non sarebbe affatto un evento "straordinario" nell'ambito della materia della viabilità, ma costituirebbe una delle funzioni principali assieme alla manutenzione e alla gestione. Dunque, per l'intero arco temporale di applicazione delle disposizioni impugnate vi sarebbe in effetti un prelievo coattivo a carico delle Regioni: lo Stato esplicitamente sottrarrebbe alle Regioni una rilevante parte di quanto ad esse dato per l'esercizio delle funzioni normali in materia di viabilità, in violazione del principio di corrispondenza tra funzioni e risorse trasferite e degli artt. 118 e 119 Cost. Anche non riferendosi al periodo di cosiddetta "prima applicazione" (che in realtà coinciderebbe con il solo periodo di applicazione), sussisterebbe l'illegittima invasione dell'autonomia finanziaria delle Regioni. Essa sarebbe dimostrata già dalla qualificazione di "regionale" data al Fondo. Mentre infatti rientrerebbe perfettamente nella logica dell' art. 119 della Costituzione la creazione di un fondo statale per contribuire a speciali necessità della finanza delle Regioni, la creazione di un fondo regionale non troverebbe alcuna giustificazione. Si tratterebbe o di un inutile trasferimento da ciascuna Regione a se stessa, o di un trasferimento da una ad altra Regione: ma questa seconda ipotesi, se potrebbe avere senso per un generale fondo perequativo in un regime di accentuata autonomia regionale sul versante delle entrate, non avrebbe nessuna logica per un fondo settoriale e nella presente situazione di finanza regionale sostanzialmente derivata. Infine le ricorrenti osservano che, se l'apporto regionale al Fondo venisse configurato come facoltativo, risulterebbe ancor più l'irrazionalità del sistema, giacché il rifiuto anche di una sola Regione di versare la propria quota impedirebbe il funzionamento dell'intero meccanismo del Fondo.1. - Le Regioni Piemonte ed Emilia-Romagna impugnano, in riferimento agli articoli 5, 118 e 119 della Costituzione, l'art. 138, commi 16 e 17, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2001).