[pronunce]

Considerato che il rimettente ritiene l'art. 60, primo comma, lettera f), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione nella parte in cui, senza che sia prevista alcuna forma di notizia della notificazione o dell'atto, dispone la inapplicabilità dell'art. 142 del codice di procedura civile per il cittadino italiano che ha trasferito all'estero la propria residenza - anche nel caso in cui la residenza di quest'ultimo sia conosciuta o facilmente conoscibile con l'ordinaria diligenza per essere il medesimo iscritto alla Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE); che, in realtà, la censurata illegittimità delle modalità di notificazione è il risultato di un articolato disposto normativo, costituito: dall'art. 58, primo comma, del d.P.R. n. 600 del 1973, a tenore del quale, "agli effetti della applicazione delle imposte sui redditi, ogni soggetto si intende domiciliato in un comune dello Stato"; dall'art. 58, secondo comma, dello stesso d.P.R., che, mentre per le persone fisiche residenti nello Stato individua quale domicilio fiscale il comune nella cui anagrafe sono iscritte, per quelle non residenti, indica quale domicilio fiscale il comune, necessariamente ricompreso nel territorio dello Stato, ove si è prodotto il reddito soggetto a tassazione ovvero il reddito più elevato; dall'art. 60, primo comma, lettera c) dello stesso d.P.R., il quale dispone che, salvo il caso di consegna a mani proprie del destinatario, la notificazione degli atti tributari deve avvenire "nel domicilio fiscale del destinatario"; dall'art. 60, primo comma, lettera e) dello stesso d.P.R., che, per l'ipotesi in cui nel comune dove deve essere eseguita la notificazione non vi sia né la abitazione né l'ufficio né l'azienda del contribuente, dispone che l'avviso del deposito prescritto dall'art. 140 del cod. proc. civ. sia affisso nell'albo del comune stesso e la notificazione ai fini della decorrenza del termine per ricorrere si abbia per eseguita nell'ottavo giorno successivo a quello di affissione; che, tale essendo il quadro normativo, il rimettente, nel sollevare la questione in esclusivo riferimento all'art. 60, primo comma, lettera f) del citato decreto presidenziale, viene in effetti a censurare una norma alla quale non è ascrivibile il vizio di costituzionalità da lui lamentato; che l'erronea indicazione della norma censurata comporta, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, la manifesta inammissibilità della questione sollevata (cfr. sentenza n. 361 del 1998 e ordinanza n. 56 del 1999). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 60, primo comma, lettera f) del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale di Bari con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Marini Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 18 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola