[pronunce]

che il Tribunale di sorveglianza di Palermo dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge n. 207 del 2003, nella parte in cui non prevede, come causa ostativa al beneficio della sospensione condizionata della pena, la revoca di una misura alternativa, per violazione degli artt. 2 e 3 della Costituzione, per l'irragionevole disparità di trattamento tra i soggetti che hanno subìto la revoca di una misura alternativa alla detenzione e usufruiscono di questo beneficio e quelli che parimenti hanno subìto la revoca di una misura alternativa, che non possono, ex art. 58-quater della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), essere assegnati al lavoro esterno, usufruire di permessi premio, della detenzione domiciliare o della semilibertà o essere affidati in prova ai servizi sociali, nonché per violazione dell'art. 27, terzo comma, della Costituzione, per violazione del principio della funzione rieducativi della pena; che il Magistrato di sorveglianza di Bari dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge n. 207 del 2003, nella parte in cui non prevede che la sospensione condizionata dell'esecuzione della pena non debba essere concessa a chi ha già beneficiato di una misura alternativa alla detenzione revocata – per condotta colpevole – ai sensi dell'art. 51-ter della legge n. 354 del 1975, per violazione dell'art. 3 della Costituzione, per l'irragionevole contrasto tra la fase della concessione del beneficio – durante la quale la concessione della misura costituisce un atto dovuto in presenza dei presupposti tassativamente previsti dalla legge – e la fase esecutiva – che è strutturata come mezzo di recupero sociale del condannato, nel senso che la legge prevede un autentico programma trattamentale e demanda al magistrato di sorveglianza di seguirne lo sviluppo e di verificarne l'osservanza da parte della persona beneficiata; nonché, sempre per irragionevolezza, là dove non sia previsto il divieto per il condannato – che abbia già dato prova di impraticabilità della misura alternativa applicatagli – di conseguire la sospensione condizionata ex legge n. 207 del 2003, che è certamente una misura più favorevole di ogni altra misura alternativa alla detenzione; e, inoltre, per violazione dell'art. 27, terzo comma, della Costituzione, perché la pena non avrebbe alcuna funzione rieducativa, in quanto il beneficio è concesso anche a chi abbia già dato ampia dimostrazione di non voler intraprendere e portare a termine un programma all'esterno finalizzato al recupero ed al reinserimento sociale; che il Tribunale di sorveglianza di Cagliari dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, della legge n. 207 del 2003, nella parte in cui non prevede l'esclusione del beneficio della sospensione condizionata della pena nei confronti dei soggetti cui è stata revocata una misura alternativa, per violazione dell'art. 3 della Costituzione, per irragionevole disparità di trattamento, dal momento che mentre, nel caso di revoca di misura alternativa per “fatto colpevole”, è temporaneamente precluso l'accesso ad un'altra misura in virtù della disciplina dettata dall'art. 58-quater della legge n. 354 del 1975, nel caso della norma impugnata non è prevista alcuna forma di limitazione; nonché per violazione dell'art. 27, terzo comma, della Costituzione, perché si determinerebbe, per un verso, una vanificazione della funzione rieducativa e di prevenzione speciale propria della sanzione penale, attraverso una chiara incentivazione alla violazione delle prescrizioni della misura alternativa, in quanto il condannato in misura alternativa, consapevole della possibilità di accedere alla sospensione condizionata, avrebbe una forte spinta alla violazione delle prescrizioni della misura alternativa, nella certezza che in ogni caso verrebbe certamente ammesso all'altro beneficio; che le ordinanze di rimessione sollevano questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione di legge con motivazioni che sono in parte identiche ed in parte analoghe, sicché i relativi giudizi devono essere riuniti per essere decisi con unico provvedimento; che, successivamente alla proposizione delle varie questioni, questa Corte, con sentenza n. 255 del 2006, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge 1° agosto 2003, n. 207 (Sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni), nella parte in cui non prevede che il giudice di sorveglianza possa negare la sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva al condannato sulla base di un giudizio di non meritevolezza del beneficio, per il fatto che l'automatismo che si rinviene nella norma denunciata è sicuramente in contrasto con i principi di proporzionalità e individualizzazione della pena; che, pertanto, va ordinata la restituzione degli atti ai giudici rimettenti, al fine di una nuova valutazione della rilevanza delle questioni proposte, alla luce della predetta sopravvenuta sentenza di questa Corte n. 255 del 2006 (negli stessi termini, v., ex plurimis, ordinanze numeri 346, 229, 206 del 2005).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti ai giudici a quibus. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 luglio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA