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Peraltro, una modifica legislativa in tal senso appare coerente con l'impegno assunto dallo Stato italiano con la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (cosiddetta Convenzione di Istanbul). L'articolo 55 di detta Convenzione, infatti, stabilisce che: « Le parti si accertano che le indagini e i procedimenti penali per i reati stabiliti ai sensi degli articoli 35, 36, 37, 38 e 39 della presente Convenzione non dipendano interamente da una segnalazione o da una denuncia da parte della vittima quando il reato è stato commesso in parte o in totalità sul loro territorio, e che il procedimento possa continuare anche se la vittima dovesse ritrattare l'accusa o ritirare la denuncia ». L'esigenza espressa dalla Convenzione di Istanbul trova del resto un'eco nella giurisprudenza sovranazionale, in particolare nella decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea, Quarta sezione, del 15 settembre 2011, nei procedimenti riuniti C-483/09 e C-1/10, Magatte Gueye e Valentín Salmerón Sánchez, con la quale la Corte, con riguardo a fatti di violenza non occasionali, perché realizzati dal partner , ha affermato, coerentemente con gli articoli 2, 8 e 10 della decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio, del 15 marzo 2001, il principio secondo il quale lo Stato non può sottrarsi ai suoi doveri di protezione dei diritti della vittima, arrestandosi davanti alla volontà contraria di quest'ultima. In questo nuovo scenario, l'obiettivo da perseguire è quello di togliere la responsabilità della violenza dalle spalle delle donne e di responsabilizzare gli autori, stabilendo che in presenza di taluni reati di violenza contro le donne, come quelli di cui agli articoli 609- bis e 612- bis del codice penale, nei casi statisticamente più frequenti in cui gli stessi siano commessi da soggetti legati alla vittima da una relazione sentimentale, esistente o cessata, gli Stati non possano sottrarsi ai loro obblighi di protezione della vittima e debbano, pertanto, attivarsi anche a prescindere dalla volontà delle stessa di procedere. In coerenza con quanto sopra esposto, il presente disegno di legge consta di due articoli: l'articolo 1, che interviene sull'articolo 609- septies , quarto comma, del codice penale, introducendo il numero 2- bis ), amplia il novero dei casi di procedibilità d'ufficio alle ipotesi in cui il delitto previsto dall'articolo 609- bis del codice penale sia commesso da soggetto legato alla vittima da relazione sentimentale, esistente o cessata; l'articolo 2, che nella medesima ottica del precedente, interviene sull'articolo 612- bis , quarto comma, sostituendo l'ultimo periodo della predetta disposizione.. 1 1 All'articolo 609- septies , quarto comma, del codice penale, dopo il numero 2) è inserito il seguente: « 2- bis ) se il fatto è commesso nei confronti del coniuge anche legalmente separato ovvero divorziato, nei confronti dell'altra parte dell'unione civile, anche cessata, o nei confronti delle persone legate al colpevole da stabile convivenza o relazione affettiva, anche cessate; ». 2 1 All'articolo 612- bis , quarto comma, del codice penale, l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: « Si procede tuttavia d'ufficio: 1) se il fatto è commesso nei confronti di un minore; 2) se il fatto è commesso nei confronti di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104; 3) se il fatto è commesso nei confronti del coniuge anche legalmente separato ovvero divorziato, nei confronti dell'altra parte dell'unione civile, anche cessata, o nei confronti delle persone legate al colpevole da stabile convivenza o relazione affettiva, anche cessate; 4) se il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio ».