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Conversione in legge del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, recante disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell’edilizia per la definizione delle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale. Onorevoli Senatori. -- Il provvedimento mira a dare un’adeguata risposta alla necessaria ed urgente esigenza di favorire la riqualificazione e l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano, in conformità al diritto dell’Unione europea e nell’approssimarsi della scadenza degli attuali benefici fiscali. In particolare, viene recepita la direttiva 2010/31/UE, volta a promuovere la prestazione energetica degli edifici, delle loro parti e delle unità immobiliari. Essa abroga la direttiva 2002/91/CE e provvede ad una sua rifusione con il regolamento (CE) n. 1137/2008, facendo salvi gli obblighi degli Stati membri per ciò che concerne i termini di recepimento nel diritto nazionale e di applicazione della direttiva 2002/91/CE. Si prevede inoltre un potenziamento dell’attuale regime di detrazioni fiscali del 55 per cento per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, in scadenza al 30 giugno 2013, che viene innalzato alla quota del 65 per cento. Una particolare ragione di necessità ed urgenza del provvedimento deriva dal fatto che è in corso una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia (procedura di infrazione n. 2012/0368) avviata dalla Commissione europea in data 24 settembre 2012, per il mancato recepimento della direttiva e attualmente allo stadio di parere motivato emesso in data 25 gennaio 2013. È attesa una decisione in ordine all’aggravamento della procedura e al deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia, con possibile applicazione di sanzioni immediate nei confronti del nostro Paese. Il termine di recepimento della direttiva in esame era fissato al 9 luglio 2012, mentre il termine di applicazione delle relative disposizioni era fissato al 9 gennaio 2013, salvo l’eccezione per l’applicazione agli edifici che non sono pubblici delle norme sui requisiti minimi, sul calcolo dei livelli ottimali e sull’ispezione dei sistemi di riscaldamento e condizionamento d’aria, il cui termine è fissato al 9 luglio 2013. La delega al Governo per il recepimento della direttiva in parola, inizialmente inserita nel disegno di legge concernente «Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee -- Legge comunitaria 2011» (atto Senato n. 3129), è stata inserita nel disegno di legge di delegazione europea presentato dal Governo al Parlamento il 2 maggio 2013 (atto Senato n. 587), a seguito dell’entrata in vigore della nuova legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante «Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea». Il disegno di legge in questione è ancora in corso di esame da parte del Senato. Peraltro, per la notevole complessità della direttiva 2010/31/UE e delle sue ricadute nel tessuto economico-sociale, 24 Stati membri su 27 non hanno rispettato i termini di recepimento previsti. Il presente provvedimento interviene a porre definitivamente rimedio anche ad una seconda e meno recente procedura d’infrazione (n. 2006/2378) aperta da parte della Commissione europea nei confronti dell’Italia il 18 ottobre 2006 per non completo e conforme recepimento della direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, che la direttiva 2010/31/UE rifonde e contestualmente abroga. Nella procedura d’infrazione in questione, infatti, veniva contestato alla Repubblica italiana di essere venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi della direttiva citata, tra l’altro, anche in materia di attestato di certificazione energetica e di informazione al pubblico al momento di trasferimenti e locazioni, considerato che l’articolo 6, comma 2- ter del decreto legislativo n. 192 del 2005 vigente prevede che, nel caso di stipulazione di un contratto di locazione, se non è stato ancora emesso un attestato di certificazione energetica per l’edificio locato, non vi sarebbe alcun obbligo di includere una clausola contrattuale in cui il locatario dichiari di avere ricevuto un attestato di certificazione energetica. Il presente decreto riscrive l’articolo 6 prevedendo al comma 2 che «Nel caso di vendita o di nuova locazione di edifici o unità immobiliari, ove l’edificio o l’unità non ne sia già dotato, il proprietario è tenuto a produrre l’attestato di prestazione energetica di cui al comma 1. In tutti i casi, il proprietario deve rendere disponibile l’attestato di prestazione energetica al potenziale acquirente o al nuovo locatario all’avvio delle rispettive trattative e consegnarlo alla fine delle medesime; in caso di vendita o locazione di un edificio prima della sua costruzione, il venditore o locatario fornisce evidenza della futura prestazione energetica dell’edificio e produce l’attestato di prestazione energetica congiuntamente alla dichiarazione di fine lavori». Il presente decreto-legge recepisce tutte le prescrizioni della suddetta direttiva integrando e modificando l’articolato del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, di seguito decreto legislativo n. 192 del 2005, di recepimento della direttiva 2002/91/CE. In particolare, il decreto-legge prevede il recepimento dei seguenti punti chiave della direttiva 2010/31/UE: 1. adozione a livello nazionale di una metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici che tiene conto di determinati aspetti, tra cui le caratteristiche termiche dell’edificio, degli impianti di climatizzazione e di produzione di acqua calda. Essa tiene anche conto di altri vantaggi come i sistemi di cogenerazione dell’elettricità e gli impianti di teleriscaldamento o teleraffrescamento urbano o collettivo; 2. fissazione, in conformità alla citata metodologia di calcolo, di requisiti minimi di prestazione energetica in modo da conseguire livelli ottimali in funzione dei costi. I requisiti minimi di prestazione energetica, da applicarsi agli edifici nuovi e a quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti, sono riveduti ogni 5 anni; 3. definizione di «edifici a energia quasi zero» e redazione di una strategia per il loro incremento tramite l’attuazione di un Piano d’azione nazionale che comprenda: -- l’indicazione del modo in cui lo Stato membro applica la definizione di edifici a energia quasi zero; -- gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015; -- informazioni sulle politiche e sulle misure finanziarie o di altro tipo adottate per promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici. Entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a energia quasi zero.