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Quella del blocco contro Cuba è una strategia che si è rivelata inefficace e lo prova il fatto che non ha prodotto risultati sostanziali in più di mezzo secolo, o meglio ha prodotto un risultato di cui nessuno Stato moderno dovrebbe andare fiero: ha affamato un popolo. (Applausi) . Cari colleghi, il popolo cubano sta soffrendo tanto. Ricordo ancora quando visitai l'isola, lo sguardo degli anziani e dei bambini, generazioni a confronto unite in una sofferenza di cui non sono colpevoli, puniti per crimini che non hanno commesso, privati della dignità, ma sempre disponibili a condividere quel poco che hanno, a regalare un sorriso. Il voto dello scorso 23 marzo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha destato molto scalpore e diverse voci male informate hanno accusato il nostro Paese di essersi opposto alla rimozione delle sanzioni su Cuba. Tengo a precisare in questa sede, come ha già fatto il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio, che quel voto aveva natura e finalità differenti. Si votava, infatti, sulla richiesta di abolire in generale lo strumento delle sanzioni in quanto tali; quindi, non si è trattato di un voto contro Cuba. In sede ONU l'Italia ha sempre votato a favore della rimozione delle sanzioni contro Cuba (l'ultima volta, il 7 novembre del 2019, quando votammo per la fine del blocco economico insieme ad altri 186 Paesi; ad opporsi furono solo Stati Uniti, Israele e Brasile). Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei che soffermaste la vostra attenzione su questo dato: da aprile 2019 a marzo 2020 si stima che il blocco abbia causato a Cuba perdite di circa 5,5 miliardi di dollari. Complessivamente, negli ultimi sessant'anni le perdite dovute alle sanzioni supererebbero i 1.000 miliardi di dollari, una cifra astronomica per un piccolo Paese. Ancora oggi il popolo cubano non ha accesso ad alcuni generi di prima necessità. È stato riportato che le richieste a compagnie americane di medicine necessarie per i bambini e i malati oncologici rimangono inevase. I prodotti cubani non possono essere esportati negli Stati Uniti e L'Avana non può importare beni che contengano almeno una certa porzione di componenti statunitensi, anche se prodotti da aziende europee. Pensate quanto più grave sia la situazione oggi, con le difficoltà imposte dall'emergenza sanitaria connessa al Covid. Il Paese è sostanzialmente impossibilitato a perseguire qualsiasi forma di sviluppo economico e la drammatica situazione è stata ulteriormente inasprita, tra l'altro in piena pandemia, dalle politiche dell'Amministrazione di Donald Trump. Auspichiamo pertanto che gli Stati Uniti del neopresidente Biden accolgano finalmente l'appello che Papa Francesco lanciò nel 2015, in occasione della sua visita a Cuba, quando chiese ai responsabili politici di proseguire sulla strada della normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi come servizio a favore della pace e del benessere dei loro popoli e di tutta l'America e come esempio di riconciliazione per il mondo intero. Concludo dicendo che siamo fiduciosi che la nuova guida statunitense potrà portare al superamento delle posizioni estremiste dei suoi predecessori, aprendo finalmente la strada a un ormai necessario e non più differibile cambio di atteggiamento nei confronti di Cuba e del suo splendido popolo. Per questi motivi, annuncio convintamente il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle sui due ordini del giorno. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2 (testo 2), presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . La Presidenza prende atto che la senatrice Rauti, in occasione dell'ultima votazione, non è riuscita a votare e che il suo voto intendeva essere favorevole. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, intervengo brevemente per parlare di dotazione organica e produzione in rapporto al Teatro dell'Opera di Roma, dal 1996 fondazione di diritto privato come gli altri enti lirici italiani, ai quali è comunque riconosciuto senso pubblicistico, nonostante la privatizzazione. Come per le altre fondazioni lirico-sinfoniche, anche nel caso dell'Opera di Roma il piano di risanamento previsto dalla legge Bray del 2013 non è stato attuato nei tempi previsti; da qui lo spostamento dei termini in avanti, che però non ha risolto il problema. Dopo la legge 8 agosto 2019, n. 81, poi, tesa a stabilizzare il personale precario, con il decreto ministeriale 4 febbraio 2021, n. 68, è stata data attuazione all'articolo 1 della suddetta legge, imponendo alle fondazioni lirico-sinfoniche di inviare ai Ministeri competenti la loro proposta di dotazione organica formulata secondo uno schema tipo predisposto ad hoc. Orbene, nel triennio 2017-2019 l'Opera di Roma ha avuto bilanci in attivo con l'organico che ora viene messo in forse. Dal 2020, poi, data la chiusura imposta ai teatri dalla pandemia, l'Opera di Roma ha avuto un margine di produzione positivo, grazie ai considerevoli risparmi sui vari costi di produzione e nonostante il mancato incasso; a ciò si aggiungono i contributi del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e il ricorso al Fondo d'integrazione salariale (FIS) per i dipendenti a tempo determinato e indeterminato di tutte le unità operative fino al 100 per cento dell'orario di lavoro. Com'è possibile allora che la proposta di dotazione organica di Fuortes, stando a quanto reso noto dalla direzione del teatro il 16 marzo, sottostimi di oltre 100 unità la dotazione finora ritenuta adeguata, soprattutto per il settore produttivo? Com'è possibile che il numero dei contratti a tempo determinato e indeterminato proposti contrasti con la disciplina transitoria della legge n. 81 del 2019? Eppure la norma afferma che la proposta dev'essere mirata a conseguire adeguati livelli di produzione e di produttività della fondazione, ovvero un loro incremento ai fini statutari comuni alle fondazioni lirico-sinfoniche, che sono la tutela e la diffusione del patrimonio artistico-culturale italiano, lirico-sinfonico e del balletto. Occorre ricordare al sovrintendente Fuortes, emanazione del "Sinistro" della cultura, che non è possibile fare le nozze con i fichi secchi. Se si vuole tenere l'organico produttivo al minimo, bisogna per forza puntare al precariato e dunque verosimilmente su spettacoli prêt-à-porter, con tanti saluti per la produzione artistica di qualità e nessuna chance di competere con i grandi teatri stranieri. Né lo streaming, che pure rappresenta un'importante opportunità soprattutto in questo momento, può sostituire gli spettacoli di tipo tradizionale. Infine, ministro Franceschini e Governo tutto, cosa aspettate a riaprire i teatri? (Applausi) .