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Signor Presidente, vorrei aprire un focus su un tema ripreso da alcuni emendamenti, l'esercizio dell'attività odontoiatrica, di cui in particolare all'emendamento 4.104 (testo 2), a prima firma del senatore Lorefice. Esso prevede che l'attività odontoiatrica non possa essere svolta da soggetti finanziari o commerciali che non siano odontoiatri. Si prevede che questa compagine societaria sia composta almeno in maggioranza da professionisti iscritti all'albo. Accade, invece, che abbiamo diverse strutture detenute da soggetti finanziari, dove gli specialisti svolgono attività di fatto subordinata. Questo non accade, ad esempio, con gli studi legali: sarebbe impensabile che una società di capitali aprisse uno studio legale, avvalendosi di avvocati che seguono direttamente i clienti in tribunale con rapporti di lavoro di consulenza o di fatto subordinati. Questo perché la prima conseguenza che riscontriamo nell'odontoiatria è la spersonalizzazione della prestazione: questa viene erogata, sì, da un odontoiatra, ma la fattura viene emessa da un soggetto che è finanziario o commerciale. Si affievoliscono dunque le garanzie per i pazienti, a parte le pratiche scorrette segnalate da più parti sul piano deontologico. Sotto questo profilo, bisognerebbe approfondire le difficoltà che hanno oggi gli ordini professionali a vigilare su questi assetti e sulle pratiche commerciali. In caso di congiuntura economica sfavorevole, come nel caso della pandemia, una società puramente commerciale chiude e porta i libri in tribunale, laddove invece l'odontoiatra o una società di odontoiatri resiste anche contro il periodo sfavorevole, perché a quella attività lega il suo stesso progetto di vita. Abbiamo visto chiudere, nella realtà, diverse strutture di questo tipo, lasciando dall'oggi al domani pazienti privi di assistenza, anche quelli che avevano già pagato anticipatamente a società finanziarie a cui erano stati obbligati a rivolgersi. La seconda conseguenza è di ordine fiscale: l'IVA viene spesso esentata in fattura e ciò non può essere fatto da questo tipo di strutture, non per la componente non sanitaria, men che meno quando a fornire la prestazione fosse un soggetto non iscritto all'albo. Questo invece oggi accade e a rimetterci è lo Stato, che perde ogni anno un considerevole gettito, ma ne patisce anche la rete di piccoli e medi ambulatori che si vedono oggetto di concorrenza sleale. Si badi bene, qui non si sta vietando l'attività in forma societaria, ma si vuole che i soci siano anche iscritti all'albo e rientrino nello spirito originario della legge n. 124. Non si esclude la possibilità di finanziamenti che possono dare un importante contributo, ma si afferma che la componente finanziaria non può essere dominante su quella professionale. Non si viola alcuna direttiva europea, perché l'applicazione della cosiddetta Bolkestein è esplicitamente esclusa dall'ambito delle professioni sanitarie. L'esclusione riguarda i servizi sanitari forniti da professionisti del settore sanitario ai propri pazienti per valutare, mantenere o ripristinare le loro condizioni di salute, laddove tali attività siano riservate a professioni del settore sanitario regolamentate nello Stato membro in cui i servizi vengono forniti, ed il regime di autorizzazione comunitario può comprendere anche l'obbligo, per poter esercitare l'attività, di essere iscritto ad un albo professionale. Infine, secondo il considerando 56 della medesima direttiva, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori costituiscono motivi imperativi di carattere generale che possono giustificare l'applicazione di regimi di autorizzazione ed altre restrizioni, anche in espresso riferimento, per il considerando 40, alla tutela dei destinatari dei servizi stessi. Anche nei fatti, Presidente, è evidente che non si viola la concorrenza; anzi, si ripristina una più equilibrata concorrenza dopo che, con la nascita delle grandi catene odontoiatriche, tantissimi piccoli e medi studi odontoiatrici sono scomparsi, concentrando l'offerta in un minor numero di soggetti. Concludo, Presidente. Per lo stesso motivo non si mette nessuno sul lastrico dall'oggi al domani; è strano che nessuno abbia sollevato il problema e che non si sia mai chiesto quanti posti di lavoro si siano persi negli scorsi anni proprio a causa dell'avvio delle catene odontoiatriche e della chiusura di tanti studi preesistenti; ma non vi sarà alcuna crisi occupazionale perché vengono dati due anni di tempo per l'adeguamento, e dunque nessuna delle strutture esistenti è obbligata a chiudere. Con l'emendamento 4.104 (testo 2) si riapre una diversa prospettiva di inserimento nel settore a tanti giovani odontoiatri che oggi hanno come unico sbocco lavorare - tocca dirlo, perché in molti casi la sostanza si riduce a questo - sotto padrone, con retribuzioni onestamente inadeguate per un laureato con responsabilità sulla salute delle persone. E di questo pagano le conseguenze anche i pazienti. Invito tutti a votare l'emendamento e vi ringrazio per l'attenzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, oggi entriamo nel merito della legge europea e, onde evitare di ripetere argomenti di cui magari i colleghi parleranno o hanno già parlato, vorrei soffermarmi su alcuni aspetti, uno dei quali - a mio avviso molto positivo - è l'approvazione dell'emendamento a prima firma del collega Candiani, che di fatto consente il monitoraggio parlamentare sull'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Reputo questo aspetto molto importante anche perché credo che, nel sentimento generale del popolo italiano, una delle preoccupazioni maggiori sia che la capacità di spesa che il nostro Paese avrà a disposizione sia effettivamente messa a terra. In sintesi, ogni sei mesi - e non ogni due anni - il Governo presenterà una relazione sullo stato di attuazione e il Parlamento avrà un ruolo centrale perché le Commissioni competenti esamineranno le relazioni semestrali, faranno un monitoraggio del corretto utilizzo delle risorse e verificheranno il conseguimento soddisfacente dei traguardi, soprattutto in riferimento all'erogazione dei contributi finanziari e alla valutazione dell'impatto economico e sociale. Per far ciò, le Commissioni si serviranno dello strumento delle audizioni; quindi, i soggetti attuatori dei progetti finanziari saranno auditi e le Commissioni faranno una relazione attraverso cui il Parlamento si arrogherà il suo diritto fondamentale, ovvero quello di indirizzare il Governo laddove lo ritenga opportuno. Ciò detto, vorrei soffermarmi su altri due aspetti. Mi riferisco in particolare a due emendamenti, uno dei quali a mia firma e uno di cui sono cofirmatario. Il primo è legato all'incompatibilità dei mediatori creditizi con il ruolo di agenti immobiliari. L'emendamento è volto a sopprimere tale previsione perché, a mio avviso, il Governo non può non tenere conto di alcune valutazioni.