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La mozione, che è stata presentata anche alla Camera, grazie al lavoro dell'Osservatorio parlamentare per Roma e di tutti i parlamentari che ne fanno parte, anche se sappiamo perfettamente che sono rimasti pochi mesi e che ci troviamo in una situazione molto particolare a causa della pandemia, ha lo scopo preciso di far sì che finalmente, ufficialmente e in modo molto solenne, si svolgano le celebrazioni per il 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale. Credo che qualsiasi Paese dell'area europea, ma anche di altre aree, avrebbe avuto un'attenzione particolare per la propria Capitale e per le celebrazioni del suo anniversario. Ciò non è invece accaduto nel nostro Paese. Per i centocinquanta anni dell'Unità d'Italia, nel 2011 sono state organizzate giustamente moltissime iniziative e vi sono state cerimonie solenni che hanno visto la partecipazione di entrambe le Camere. Per Roma Capitale, invece lo Stato e il Governo non hanno fatto altrettanto, anche se - ripeto - ci troviamo in una situazione particolare a causa della pandemia; il Comune ha organizzato una serie di iniziative; vi è stata soltanto l'iniziativa di un concorso di idee, dal titolo «Tutte le strade portano a Roma», che vede la collaborazione del Ministero dell'istruzione, del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, della Presidenza del Consiglio dei ministri e di Roma Capitale, e un francobollo commemorativo. In realtà però non è accaduto niente altro. Torno a ripetere invece che in altre occasioni ci sono state celebrazioni ufficiali. Gli impegni richiesti dalla mozione prevedono che ci si adoperi affinché tale anniversario sia celebrato in modo adeguato e solenne, mettendo in campo anche una serie di risorse con il coinvolgimento delle istituzioni. Conclusa la parte celebrativa, che è comunque fondamentale, ricordo che l'ultimo provvedimento speciale per Roma risale alla legge n. 396 del 1990, che aveva stanziato risorse e attribuito un'attenzione particolare alla Capitale. Sono state stanziate poi risorse per il Giubileo del 2000, ma l'attenzione sul ruolo e i poteri della Capitale sono purtroppo scemati nel corso degli anni. Credo che basterebbe soltanto andare a vedere quello che accade per le altre Capitali europee - Parigi, Berlino, potremmo citarle una per una - che seppure con assetti istituzionali diversi l'una dall'altra, hanno tutte dei poteri speciali. Tra l'altro Roma è l'unica città capitale di due Stati e che, essendo capitale anche del Vaticano, della cristianità e del cattolicesimo, si caratterizza per una vocazione universale. Credo allora sia arrivato il momento di prestare una particolare attenzione, rilevando che anche le celebrazioni sono un modo per significare che il Governo e il Paese hanno a cuore la propria capitale. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Saccone. SACCONE (FIBP-UDC) . Signora Presidente, signora Ministra, ringrazio i colleghi che hanno presentato la mozione n. 281, a partire dalla senatrice De Petris e dal senatore Gasparri. A dir la verità, purtroppo è una situazione assai imbarazzante. Sono ormai vent'anni che parliamo di forme di adeguamento della capitale d'Italia alle altre capitali europee e non si è fatto nulla. Grazie a Dio c'è questo osservatorio trasversale, che sta discutendo in modo concreto non di dare più poteri alla capitale d'Italia, ma di renderla adeguata alle sfide, non solo dell'oggi, ma anche del domani. Gli inglesi lo hanno fatto con The Greater London Authority, con cui hanno reso autonoma la città di Londra. È stato fatto per Berlino, capitale da poco più di venti anni, che è stata elevata al rango di Land , quindi con pieni poteri legislativi, tutti finalizzato allo sviluppo della città capitale e a dotarla di autonomia in termini di infrastrutture e di investimenti. La capitale d'Italia è trattata invece alla stregua di un Comune superiore a 15.000 abitanti. Con tutto il rispetto, mi chiedo se sia possibile che la città che ospita tutte le sedi diplomatiche dei Paesi stranieri, gli organismi internazionali e le istituzioni abbia lo stesso trattamento amministrativo, non solo politico, di un qualsiasi Comune italiano. Assolutamente non è possibile! Sono stato profondamente onorato di servire la città da consigliere circoscrizionale, da presidente di municipio e da consigliere comunale e, da amministratore di questa città, ho combattuto quotidianamente con tutti i limiti amministrativi. Per realizzare un parcheggio pertinenziale su suolo pubblico occorrono oltre dodici, quindici o venti anni di attesa. Servono 51 nulla osta per fare un parcheggio da 50 posti macchina! Questa è la capitale d'Italia e questa è la sfida del futuro. Non voglio polemizzare con gli amici del MoVimento 5 Stelle, che sono in una fase di profonda metamorfosi, perché si rendono conto di quanto sia difficile governare una comunità, ma abbiamo visto fotografie della sindaca della capitale d'Italia, con degli alberi potati o con un manto stradale rifatto: non la critico, ma ciò dà la dimensione della coscienza e della consapevolezza del ruolo che si occupa. Non è stata tradita la fiducia dei cittadini, ma si è semplicemente inadeguati. È difficile immaginare il signor Khan o la signora Manuela Carmena Castrillo, sindaca di Madrid, che postano un selfie con un albero che si andrà a potare. Ciò dà dunque la dimensione di qual è la concezione di chi fa il sindaco della capitale d'Italia ed è ridicola. Non è colpa della sindaca Raggi: sono tante altre le sue responsabilità. Ho letto stamattina che ieri è stata salvata, perché non ha la maggioranza in consiglio comunale: neanche il presidente Conte ce l'aveva e si è dimesso. Sarebbe utile, come ha chiesto l'UDC a Roma, che la sindaca Raggi ne prendesse atto e che almeno il 20 Giugno si dimettesse, dando finalmente luogo a un commissariamento della capitale d'Italia. Signora Presidente, ripeto che quella foto con gli alberi potati dà la dimensione del fatto che non si guarda al futuro. Si dice spesso, ultimamente, per propaganda, che a Roma non si è mai fatto nulla. Lo dico come esponente politico che è stato anche avversario di chi ha governato per tanti anni la capitale d'Italia: le ultime opere pubbliche o le ultime opere che hanno dato una prospettiva alla città, le abbiamo inaugurate venti anni fa. Pensiamo all'auditorium o al sottopasso di Castel Sant'Angelo: non le ho certamente inaugurate come amministratore di maggioranza, ma ne rendo atto. Qual è l'ultima opera pubblica inaugurata in questa città? Non c'è niente! Sono vent'anni che non si costruisce il futuro di Roma. Sono vent'anni che non si va a costruire un'opera pubblica, che dia una maggiore fruizione e una maggiore prospettiva. Per concludere, mi auguro che questa non sia l'ennesima occasione in cui si contempla e si esalta il ruolo di Roma, lasciando poi a Roma il destino di un qualunque Comune d'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) .