[pronunce]

che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio, chiedendo il rigetto del ricorso, perché la questione è manifestamente inammissibile o, comunque, infondata; che, secondo la difesa dello Stato, la norma impugnata - in considerazione «del brevissimo lasso di tempo intercorrente tra la pubblicazione della sentenza n. 74/2009 e la messa a punto del nuovo meccanismo di trasferimento - ha individuato i mezzi di copertura finanziaria «nella forme [...] necessitate dallo stato dei conti pubblici e dalla perdurante fase recessiva», considerando anche la necessità di verificare e risolvere «le anomalie dell'andamento del gettito, richiamate dal citato Protocollo»; che a tali finalità - prosegue la difesa dello Stato - risponde la previsione di un tavolo paritetico di confronto, «strumento idoneo a raggiungere una posizione condivisa» tra i diversi interessi in rilievo e che inoltre la norma impugnata «ha inteso dare concreta attuazione» ai contenuti della sentenza n. 74 del 2009, con la previsione di un acconto di 200 milioni di euro che «costituisce una cospicua attribuzione di risorse, sulla base delle disponibilità reperibili a legislazione vigente», di tale entità da escludere ogni possibile violazione dell'art. 49 dello statuto speciale; che pertanto - afferma ancora la difesa statale - la sollevata questione di costituzionalità, avendo contenuto esclusivamente patrimoniale, si risolve «in una mera rivendicazione di beni» che non coinvolge, «neppure mediatamente, l'accertamento di norme attributive di competenze di rango costituzionale», come tale inammissibile alla luce della costante giurisprudenza della Corte; che, infine, la previsione di un acconto si giustifica, ad avviso della difesa dello Stato, con la circostanza che il gettito delle ritenute sui redditi da pensione «è concretamente conoscibile dall'Amministrazione finanziaria dello Stato solo qualche anno dal prelievo» in ragione del complesso di ritenute alla fonte operate dai diversi soggetti gestori delle prestazioni pensionistiche e, dunque, esso risulta l'unico metodo per dare concreta ed immediata attuazione al giudicato costituzionale della sentenza n. 74 del 2009; che, con memoria depositata il 23 novembre 2010, la ricorrente ha annunciato «il sopravvenuto accordo con lo Stato», mediante la sottoscrizione di un Protocollo d'intesa in data 29 ottobre 2010, nel quale si prevede (art. 2) che «lo Stato si impegna ad assicurare piena attuazione all'art. 1, comma 4, del decreto legislativo n. 137 del 2007» con la quantificazione in 480 milioni di euro per anno la somma dovuta dallo Stato alla Regione per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e che, nell'àmbito del medesimo Protocollo, sono inoltre stabilite le scadenze e le modalità di versamento delle predette somme; che, con atto depositato il 1° dicembre 2010, la Regione Friuli-Venezia Giulia, giusta deliberazione della Giunta regionale del 23 novembre 2010, n. 2364, ha dichiarato di rinunciare al ricorso; che il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 30 novembre 2010, ha deliberato di accettare tale rinuncia e la relativa comunicazione è stata depositata dall'Avvocatura generale dello Stato presso la cancelleria di questa Corte il successivo 1° dicembre 2010. Considerato che la ricorrente ha rinunciato al ricorso e la parte resistente ha accettato tale rinuncia; che, ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale, la rinuncia al ricorso, seguita dall'accettazione della controparte, comporta l'estinzione del processo.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 gennaio 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Franco GALLO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 gennaio 2011. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA