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Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, io continuo a pensare (e questa è la posizione del Partito Democratico) che il confronto tra la maggioranza e l'opposizione nelle Commissioni riunite sia stato utile e costruttivo, lo ribadisco. In molti casi, lo voglio ripetere ai colleghi intervenuti poc'anzi, a cominciare dal senatore Urso, il voto di fiducia viene dopo aver votato il mandato al relatore, dopo aver approvato in Commissione, in un percorso ordinato, diversi emendamenti, frutto di una collaborazione costruttiva tra maggioranza e opposizione. I relatori hanno svolto un compito complesso e difficile con equilibrio; il Governo ha contribuito a favorire un dialogo costruttivo tra maggioranza e opposizione. Questi sono i fatti. Non serve alzare il tono della voce, anzi in molti casi gli urli nascondono l'assenza di proposte e di contenuti propositivi utili a quest'Assemblea e soprattutto al Paese nella gestione di una fase così difficile come quella della pandemia che stiamo attraversando. Questi sono i fatti che confermano che è utile un confronto tra maggioranza e opposizione e che il confronto tra maggioranza e opposizione si è sviluppato nella pienezza del suo funzionamento. La questione di fiducia viene posta dopo questi voti e dopo questo percorso ordinato e costruttivo. Se molti temi, a cominciare dall'esenzione dalla COSAP e dalla TOSAP, dal tema dei dottorandi, dal sostegno alle residenze sanitarie, così importanti e così in difficoltà in questa gestione pandemica, così come l'intervento per favorire la riduzione dei canoni sugli affitti, insieme alle tante altre proposte che voglio per chiarezza sottolineare, dalla riduzione del peso delle bollette energetiche fino agli interventi utili nei confronti del sistema delle Regioni e del sistema dei trasporti in questo Paese, sono tutti temi che hanno visto un largo consenso all'interno della Commissione e sono il frutto, e dunque l'arricchimento, di una prospettiva legislativa utile e complessa. Siamo infatti in presenza di quattro decreti convertiti in uno, che credo debba essere un patrimonio non così poco rilevante, come in molti casi è stato rappresentato in questa sede. Lo dico perché ho grande rispetto per le prerogative dell'opposizione, però il contesto che ho raccontato non è compatibile con le tante affermazioni che ho ascoltato in quest'Aula dai colleghi del centrodestra: attribuire cioè al Governo la responsabilità della seconda ondata pandemica e chiederne ogni tanto (anzi oserei quasi dire spesso) le dimissioni è, credo, il volto peggiore di un'opposizione irresponsabile che non solo mostra la sua contrarietà nei confronti del Governo, ma ostacola il bene comune, cioè le famiglie e le imprese italiane. Questo esercizio credo che rappresenti il volto peggiore delle prerogative così importanti che invece le opposizioni potrebbero rappresentare, perché dentro una pandemia è un'anomalia italiana la richiesta di dimissioni, una critica senza contenuti e in molti casi una critica che trova la non verità delle proposte rispetto agli atti acquisiti da parte del Governo. È un'anomalia italiana. In ogni angolo del Paese questa pandemia ha un volto duro e difficile. La seconda ondata pandemica ha attraversato l'Italia come tutti gli altri Paesi europei e se guardiamo al tasso di mortalità, che oggi anche l'Istat ci mette di fronte, siamo di fronte ad un tasso di mortalità che supera quello di una guerra. E se siamo di fronte ad un percorso (non voglio fare anticipazioni) che probabilmente dovrà vederci protagonisti della gestione di una terza ondata pandemica, che speriamo di evitare e di scongiurare, questo quadro richiede responsabilità. Dovete togliere di mezzo urli e insulti inutili e avanzare proposte costruttive nell'interesse del Paese. (Applausi) . Questo per quello che ci riguarda è la sfida che abbiamo di fronte. Siamo perfettamente consapevoli che stiamo parlando di oltre 20 miliardi di euro, 8 miliardi di nuovo indebitamento e 12 miliardi di riutilizzo di risorse che erano già inserite all'interno dei saldi di finanza pubblica. Sono risorse utili perché i codici Ateco hanno sì dei limiti, ma hanno consentito all'Agenzia delle entrate, in tempi celeri, di garantire ristori che in qualche modo hanno fatto un'opera di prevenzione di fronte a conflitti sociali possibili, perché quando si introducono nuove limitazioni il rischio di un conflitto sociale cresce. Allora, colleghi, lo dico con grande chiarezza: dobbiamo toglierci dalla testa l'idea che dentro un'emergenza si possano affrontare temi strutturali irrisolti. Io credo che il Governo abbia prodotto numerosi decreti ristori e ne elaborerà altri nelle prossime settimane anche per il mese di gennaio; non è il frutto di una mancata programmazione, ma è il frutto dell'esigenza di leggere le dinamiche economiche per dare risposte adeguate a dinamiche economiche complesse e inedite che dovremo affrontare. Potrei fare un esempio banale: dobbiamo mettere anche in cantina la dietrologia e il dibattito del passato. Ho sentito parlare da rappresentanti del centrodestra e dell'opposizione di un anno fiscale bianco, di meno tasse per tutti, di sospendere la pressione fiscale e il gettito delle entrate del nostro Paese. Guardate che non c'è lo spazio; è un qualcosa di iniquo e ingiusto. Noi dovremo sempre di più lavorare sull'equità e sulla riduzione delle disuguaglianze perché questa crisi pandemica ci mette di fronte nuove disuguaglianze e non colpisce tutta l'economia allo stesso modo. Sarà necessaria, d'ora in avanti, se vogliamo accompagnare la gestione dell'emergenza, una visione per l'uscita dell'emergenza. Da qui nasce l'esigenza di un quinto decreto ristori a gennaio, dove dovremo fare con grande concretezza un'analisi sulle filiere che sostituisca quella dei codici Ateco, che possono servire in una prima emergenza, ma non sono lo strumento e la risposta compatibile con l'esigenza di individuare le filiere più colpite. Una cosa è la manifattura che esporta nel mondo le macchine automatiche e un'altra sono il turismo e i servizi, che hanno bisogno di coprire l'intera filiera. I nuovi provvedimenti economici dovranno individuare le filiere al posto dei codici Ateco. Chiedo al Governo di tenere conto del lavoro svolto nelle Commissioni. Ci sono tanti emendamenti approvati che vanno verso la trasformazione dei codici Ateco in filiere; vanno nella direzione di esaminare per alcune filiere non il mese su mese, ma il trimestre su trimestre; vanno nel senso di individuare le priorità per salvare le imprese, che non sono tutte uguali. Ciò riguarda anche il tema della riduzione della pressione fiscale. Forse vi siete dimenticati che il decreto ristori- quater viene scritto per prorogare le scadenze fiscali, utilizzando sette degli 8 miliardi di euro a disposizione circa per cominciare a costruire le condizioni per ridurre la pressione fiscale. Anche se ciò non avverrà per tutti, come ci state chiedendo, riguarderà le filiere più colpite dalla crisi.