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quali le specifiche funzionali di massima del sistema informativo di monitoraggio del piano vaccinale e la struttura degli "open data" anonimizzati da esporre per la ricerca scientifica e lo scrutinio democratico; quali siano, infine, gli eventuali piani di coinvolgimento di ulteriori risorse professionali non sanitarie e di convenzionamento con le strutture private o, in alternativa, i piani di potenziamento delle risorse medico-infermieristiche pubbliche necessarie per massimizzare la capacità di somministrazione in modo coerente con la disponibilità prevista dei vaccini, corredati dalla relativa analisi comparativa di costi e benefici. Interrogazioni Atto n. 3-02194 CALIGIURI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: con il decreto ministeriale 10 luglio 2020, il quale modifica il decreto ministeriale 13 gennaio 2011 recante contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili di prodotti fitosanitari in agricoltura biologica, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha introdotto alcune deroghe ai limiti di decertificazione delle produzioni biologiche italiane relativamente alla presenza di residui di acido fosfonico e dei suoi derivati, qualora sia accertata l'accidentalità della contaminazione; l'articolo 43, comma 4- bis , del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, recante misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, ha introdotto una specifica deroga per le colture arboree ubicate su terreni di origine vulcanica, per le quali non si applica il provvedimento di soppressione delle indicazioni biologiche, previsto dal citato decreto ministeriale 10 luglio 2020, qualora a seguito degli opportuni accertamenti da parte dell'organismo di controllo la contaminazione sia attribuibile alla natura del suolo; quest'ultima deroga non specifica quali siano le concentrazioni di residui di acido fosfonico e suoi derivati che possono essere ammessi per la commercializzazione del prodotto biologico derivante dalle colture arboree ubicate su terreni di origine vulcanica; tale situazione ha portato, in virtù della mancanza di univocità derivante dalle diverse fonti normative, ad un'interpretazione della deroga non omogenea in sede di controllo, si chiede di sapere: quali siano i limiti di residui di acido fosfonico e di suoi derivati che si devono applicare per l'immissione in commercio dei prodotti biologici delle colture arboree ubicate su terreni di origine vulcanica; nel caso in cui un prodotto abbia limiti superiori a quelli previsti dal decreto ministeriale 10 luglio 2020 e venga trasformato, quali siano i limiti che quest'ultimo deve avere per poter essere certificato come biologico; quali siano i limiti che devono essere applicati ai prodotti delle colture arboree che sono importati dai Paesi UE e terzi, qualora sia accertato che provengono da terreni di origine vulcanica. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04672 DE FALCO FATTORI DI MARZIO NUGNES Al Ministro dell'interno Premesso che: rispondendo all'interpellanza urgente 2-00861, presentata alla Camera dei deputati nel luglio 2020, il sottosegretario per l'interno Achille Variati ha dichiarato che le procedure informali di riammissione di migranti in Slovenia vengono applicate quando risulti la provenienza dal territorio sloveno, anche qualora sia manifestata l'intenzione di richiedere la protezione internazionale, ad eccezione delle persone appartenenti alle categorie dei cosiddetti vulnerabili e dei soggetti che risultino registrati nel sistema EURODAC, avendo questi già presentato richiesta di protezione internazionale in altri Paesi membri; l'esecuzione di tale tipologia di riammissione non si traduce nella redazione di un provvedimento formale, basandosi sulle procedure previste dall'accordo di riammissione siglato tra l'Italia e la Slovenia, nel lontano 3 settembre 1996, accordo che risulta essere illegittimo per contrarietà al sistema costituzionale interno italiano e per violazione della normativa interna; il sottosegretario Variati ha specificato che "a tutti gli stranieri irregolari rintracciati vengono fornite, con l'ausilio di un interprete, informazioni sulla possibilità di richiedere protezione internazionale e si provvede alla registrazione delle istanze nei casi in cui sia manifestata la volontà di richiedere asilo. Qualora ricorrano i presupposti per la richiesta di riammissione, e solo in questi casi, e la stessa venga accolta dalle autorità slovene, non si provvede tuttavia alla formalizzazione dell'istanza di protezione in Italia" in difformità, a parere degli interroganti, rispetto a quanto prevede la normativa interna e il diritto della UE, in particolare il regolamento "Dublino III"; il sottosegretario ha poi citato la direttiva ministeriale 13 maggio 2020 in cui si afferma che: "si tratta, infatti, nel caso di specie, di riammissione in uno Stato europeo (…), dove, peraltro, vigono normative internazionali ed europee analoghe a quelle che vincolano lo Stato italiano"; e ha anche aggiunto che: "non può essere consentito allo straniero, pur bisognoso di protezione e aiuto, di scegliere il Paese in cui essere eventualmente accolto"; in numerosi rapporti di autorevoli organizzazioni internazionali tra cui "Amnesty international" e il "Danish refugee council", emergono prove dell'esistenza di "respingimenti a catena" tra Italia, Slovenia, e Croazia, con allontanamento forzato dei migranti verso la Bosnia-Erzegovina; in un'inchiesta giornalistica pubblicata da "Avvenire" nel mese di dicembre, vengono mostrate sequenze raccapriccianti in cui i militari croati infieriscono brutalmente su persone inermi nel corso dei "respingimenti a catena" sulla "rotta balcanica"; sul tema sono intervenuti sia lo special rapporteur delle Nazioni Unite, Felipe Gonzales, che ha ricordato come non sia accettabile "il violento respingimento dei migranti senza alcuna procedura ufficiale" attuato dalla Croazia, sia la commissaria ai diritti umani del Consiglio d'Europa, sia anche la commissaria agli affari interni UE, Ylva Johansson, che ha definito "inaccettabile" l'ipotesi di respingimenti dagli Stati membri; a parere degli interroganti, le autorità italiane, anche alla luce dei nuovi elementi emersi dall'inchiesta giornalistica e delle centinaia di testimonianze, non possono più ignorare il fatto che molte delle persone respinte in Slovenia vengano poi portate immediatamente in Croazia e di lì in Bosnia, subendo peraltro, nei vari passaggi, violenze inaudite e trattamenti inumani e degradanti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga indispensabile affermare con chiarezza che in nessun caso gli illegittimi e superati accordi di riammissione del 1996 tra l'Italia e la Repubblica di Slovenia possano trovare applicazione nei confronti dei cittadini di Paesi terzi che, presenti alla frontiera o rintracciati nel territorio dello Stato, manifestano l'intenzione di chiedere protezione internazionale, dovendosi applicare in materia le procedure previste dal diritto interno e dal diritto dell'Unione in materia di asilo;