[pronunce]

che il limite di pena previsto per l'ammissione all'affidamento in prova sarebbe quindi operante nei confronti di chi si trovi ad espiare una pena detentiva per la prima volta e non anche nei confronti di chi sia già affidato in prova quando interviene un nuovo titolo esecutivo, sì che solo a tale soggetto verrebbe paradossalmente riservato un trattamento più favorevole; che, inoltre, tra soggetti raggiunti da più di un titolo esecutivo risulterebbe irragionevolmente discriminato chi si trovi ad espiare una nuova condanna sopravvenuta in un momento successivo all'esaurimento del primo rapporto esecutivo rispetto al condannato affidato in prova che sia ancora in esecuzione della pena al sopravvenire del nuovo titolo; che la questione deve pertanto essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 51-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà personale), sollevata, in riferimento all'art. 27, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale di sorveglianza di Messina, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 aprile 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 aprile 2003. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA