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Ricordo che, mentre ancora stavano portando avanti questa linea, venne fuori la notizia che Luigi Di Maio, all'epoca leader del MoVimento 5 Stelle, di punto in bianco aveva deciso di chiamare le navi delle ONG "i taxi del mare", espressione che noi usavamo già da due anni. Improvvisamente, però, grazie alla forte potenza mediatica, nonché al grande credito avuto, sono diventati "i taxi del mare", questo mentre dei colleghi senatori dei 5 Stelle facevano i complimenti a quelle ONG. Allora contrordine, compagni. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Malan. MALAN (FIBP-UDC) . Quell'ideologia non ha funzionato bene e direi che funziona ancora peggio quella attuale. Pensiamo alle cose concrete, ai problemi degli italiani, che hanno ben altre cose da fare, anche nell'ambito della giustizia. Qui ci sono interventi che riguardano la giustizia. Ogni anno 1.000 innocenti in Italia finiscono in carcere: di questo dovreste occuparvi e dei problemi economici, della pandemia e dell'occupazione. Vi occupate, invece, di aumentare l'immigrazione clandestina. Non stupitevi se poi lo sdegno si manifesta in vari modi, a volte anche non condivisibili, ma di certo non è la strada giusta quella che state prendendo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, con il provvedimento in esame oggi continuiamo una discussione che ha rasentato veramente il surreale sia in Commissione, sia in Aula. Sul metodo di lavoro penso che non ci sia nemmeno da spendere parole, visto che i fatti hanno dimostrato in questi giorni come su un decreto-legge su una materia così importante come l'immigrazione, che non è - con tutto il rispetto - il codice della strada, ci troviamo a discutere e a non discutere, con mortificazione del dibattito, addirittura con l'eliminazione degli spazi che potevamo avere anche per fare delle proposte emendative. (Applausi) . In primis , l'uso del decreto-legge: continuiamo ad utilizzare questo strumento in maniera assolutamente abusata, a dimostrazione del fatto che l'iniziativa del Governo prevale assolutamente su quella del Parlamento, in una forma quasi di dittatura politica. Le buone norme inviterebbero a non intervenire con i decreti-legge soprattutto su materie sostanziali, materie ordinamentali, e soprattutto quella penale, e invece qui avete fatto di nuovo l'ennesimo errore. Ma parliamo della necessità e dell'urgenza. Di urgenza non ve n'è, perché dal tempo in cui sono stati approvati i decreti Salvini ad oggi è passato quasi un anno e mezzo: se vi fosse stata veramente l'urgenza, avreste potuto anche adottare il provvedimento prima. Come è stato ricordato più volte dai nostri colleghi, il decreto è stato approvato in Consiglio dei ministri l'8 ottobre, è stato pubblicato il 21 ottobre, dopo quindici giorni di giacenza e un limbo in cui non si sapeva dove fosse questo decreto. La necessità, poi, non c'è nemmeno sotto un profilo di costituzionalità. Ricordiamo - come hanno fatto più volte i colleghi che sono già intervenuti - che il Presidente della Repubblica Mattarella ha parlato di problematicità sull'impianto delle sanzioni, e non sull'impianto della norma. Si è discusso dell'entità della sanzione amministrativa. Oggi, inoltre, non solo non vi è questo tipo di urgenza giuridica e fattuale, ma non vi è nemmeno l'urgenza politica di provvedervi. Il nostro Paese sta affrontando uno dei momenti più terribili della sua storia. Ci sono imprese che rischiano di chiudere; quasi il 30 per cento delle piccole imprese artigiane - per citare soltanto uno dei vari dati - pare non possa nemmeno più riaprire. Ci sono prospettive di disoccupazione che potranno dare anche degli indicatori molto preoccupanti. Ci sono dei dazi che pagheremo pesantemente nel futuro; un futuro che sarà veramente gravato da un debito pubblico che diventerà insopportabile, salvo che questo Governo non si ravveda e con fermezza decida l'utilizzo delle risorse eventuali che possono uscire dal recovery fund e che devono essere destinate alle aziende, perché l'ossatura di questo Stato sono le aziende, le imprese. Se non c'è attività di impresa non si crea lavoro e, se non si crea il lavoro, non si crea ricchezza. (Applausi) . La gente è sfinita, la tenuta sociale è a rischio e, invece di andare incontro agli interessi dei cittadini, voi, con quella insuperabile dottrina che da tempo purtroppo per certi versi inquina il vostro modo di pensare, non tenete conto di quello che viene detto dai cittadini. Credete di essere voi i depositari dell'intelligenza, i depositari delle grandi soluzioni e, quindi, in un contesto come quello odierno, in cui i cittadini vogliono vedere uno Stato presente, un Governo che sa adottare decisioni vere e ferme, ci troviamo a valutare in via quasi eccezionale il disegno di legge Zan, una norma liberticida. (Applausi) . Andiamo ad occupare i tempi su una normativa come il disegno di legge Zan, oggi una irragionevole ossessione, perché la vostra è un'ossessione: come avevate l'ossessione di Berlusconi, ora avete l'ossessione di voler cancellare tutto quello che è stato fatto dal ministro Salvini. La vera necessità, quindi, è per voi politica e strumentale di utilizzare e andare a distruggere quello che è stato fatto. I decreti Salvini funzionavano: il decreto Salvini uno, il decreto Salvini due, cosiddetto sicurezza. Inutile dire che il ministro Lamorgese, pur avendo a disposizione questi decreti, non li ha applicati, anche se funzionano. (Applausi) . Vediamo i dati. A luglio di quest'anno sono arrivate 7.063 persone sulle nostre coste, contro le 1.088 dei tempi del ministro Salvini; ad agosto 5.237, contro 1.268; a settembre 4.386 contro 947 della gestione Salvini. Questi sono dei dati. Non siamo assolutamente contro i fenomeni migratori, che fanno parte della nostra storia. La Lega ha sempre sostenuto che chi scappa da una guerra, chi ha diritto di venire nel nostro Paese deve essere da noi accolto ed avviato a un processo di integrazione serio. Ma quello che avete fatto, che continuate a fare e che nei decreti-legge in questione è assolutamente evidente, è che volete far ripartire il business dell'immigrazione: questo, infatti, non può essere nient'altro che il business dell'immigrazione. (Applausi) . E non è un'interpretazione, ma sono dati fattuali, ed è giusto che tutti i nostri concittadini sappiano di cosa stiamo parlando. Intanto vorrei ricordare che la protezione speciale era stata introdotta con i cosiddetti decreti Salvini in modo da limitarla a serissimi casi, consentendo quindi ad alcuni soggetti di poter restare nel nostro Paese con un permesso. Ora, invece, ci troviamo con dei permessi che sembrano richiamare quelli della protezione umanitaria; quella protezione umanitaria diventata labile, sbrindellata, molto ampia e generica. Prendiamo in considerazione i casi uno a uno, perché non siamo qui a inventare e i cittadini devono sapere. Con questo decreto-legge lasciate la possibilità di convertire in permessi di lavoro e permessi di soggiorno varie ipotesi: