[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 166 del codice di procedura civile promosso dal Tribunale di Pisa – sezione distaccata di Pontedera – nel procedimento vertente tra Colangelo Giuseppe e Colangelo Salvatore, con ordinanza del 21 marzo 2008, iscritta al n. 363 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, n. 47, prima serie speciale, dell'anno 2008. Udito nella camera di consiglio dell'11 marzo 2009 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo. Ritenuto che il Tribunale di Pisa – sezione distaccata di Pontedera – in composizione monocratica, con ordinanza depositata il 21 marzo 2008, solleva questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dell'art. 166 del codice di procedura civile, nel testo risultante dopo le modifiche di cui all'art. 10 della legge 26 novembre 1990, n. 353 (Provvedimenti urgenti per il processo civile) e all'art. 1 del decreto-legge 7 ottobre 1994, n. 571, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 1994, n. 673 (Modificazioni delle leggi 21 novembre 1991, n. 374, istitutiva del giudice di pace, e 26 novembre 1990, n. 353, concernente provvedimenti urgenti per il processo civile) , nella parte in cui non prevede che il termine di costituzione del convenuto si computi a ritroso dall'udienza fissata a norma dell'art. 168-bis, quarto comma, cod. proc. civ. nelle ipotesi previste dall'art. 82, primo e secondo comma, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile; che, come il rimettente espone, G. C. ha convenuto in giudizio S. C. fissando l'udienza per il 30 novembre 2006, cadente di giovedì, giorno nel quale non si tengono udienze di prima comparizione presso la detta sezione distaccata, sicché essa è stata rinviata d'ufficio al giorno successivo, ai sensi dell'art. 82, primo comma, disp. att. cod. proc. civ. ; che il convenuto si è costituito in data 11 novembre 2006 ed ha proposto domanda riconvenzionale, rispettando il termine di venti giorni prima dell'udienza di comparizione con riferimento a quella effettiva (1°dicembre 2006), ma non con riguardo alla data fissata dall'attore in citazione (30 novembre 2006); che l'attore ha eccepito il carattere tardivo della domanda riconvenzionale, ai sensi degli artt. 166 e 167, secondo comma, cod. proc. civ. , profilo rilevabile peraltro anche d'ufficio; che l'eccezione dell'attore sarebbe fondata in base al testo vigente dell'art. 166 cod. proc. civ. , secondo il quale il convenuto deve costituirsi almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata in citazione, ovvero almeno venti giorni prima dell'udienza fissata a norma dell'art. 168-bis, quinto comma, cod. proc. civ. , senza prevedere analogo differimento del termine di costituzione per l'ipotesi, ricorrente nella specie, prevista dall'art. 168-bis, quarto comma, cod. proc. civ. ; che sotto il vigore del testo anteriore alla riforma attuata con la legge n. 353 del 1990, si era ritenuto che il termine in questione fosse condizionato dall'udienza indicata in citazione, con la conseguenza che, «ove nella data così indicata non si tenga udienza, e l'udienza per comparizione venga rinviata d'ufficio a quella successiva, il termine per la comparizione del convenuto va determinata con riferimento a quest'ultima» (Cass. n. 7268 del 1991); che, invece, il nuovo testo dell'art. 166 cod. proc. civ. , con l'espressa indicazione delle eccezioni alla regola secondo cui il termine per la comparizione si calcola a partire dalla data dell'udienza indicata in citazione, ha comportato una modifica della disciplina, sicché, anche in base al diritto vivente, bisogna ritenere che «deve aversi riguardo in via esclusiva all'udienza indicata in atto di citazione e non anche a quella, eventualmente successiva, cui la causa sia stata rinviata d'ufficio ai sensi dell'art. 168-bis, quarto comma, cod. proc. civ. in ragione del calendario delle udienze del giudice designato» (Cass. n. 12490 del 2007); che la questione di legittimità costituzionale di tale disciplina, per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., è stata dichiarata manifestamente infondata da questa Corte, sia con ordinanza n. 461 del 1997, che con ordinanza n. 164 del 1998; che, tuttavia, a parere del rimettente, la questione andrebbe nuovamente valutata perché, diversamente da quanto ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 461 del 1997, il rinvio di cui all'art. 168-bis, quarto comma, cod. proc. civ. non discenderebbe soltanto «in assenza di specifica indicazione normativa, da qualunque motivo, anche fortuito ed indipendente da ragioni organizzative dell'ufficio o del giudice» ma, in presenza dell'art. 163, secondo comma, cod. proc. civ. e degli artt. 80 e 82, primo e secondo comma, disp. att. dello stesso codice, esso potrebbe dipendere anche da motivi organizzativi; che, inoltre, il decreto presidenziale che, per ciascun giudice, fissa la data e l'ora delle udienze di prima comparizione, avrebbe adeguata pubblicità (art. 69-bis e art. 80 disp. att. cod. proc. civ.), sicché il difensore del convenuto, nel momento in cui deve preparare la propria costituzione, potrebbe già individuare il giorno effettivo della prima udienza; che, pertanto, non sussisterebbe un valido motivo per il quale egli dovrebbe calcolare a ritroso il termine per le proprie attività con riferimento ad una data non reale ma virtuale – come sarebbe quella fissata in citazione –, in quanto il termine di decadenza anticipato, stabilito per il convenuto, sarebbe collegato soltanto al diritto dell'attore di conoscere con congruo anticipo le difese di controparte; che non sarebbe condivisibile l'affermazione di questa Corte, secondo cui la ratio del differimento della prima udienza (per consentire al giudice di conoscere la causa, nell'ipotesi di cui all'art. 168-bis, quinto comma, cod. proc. civ. , per altri motivi, nell'ipotesi di cui al quarto comma) si rifletterebbe sull'adeguamento o meno del termine di costituzione del convenuto alla data effettiva della prima udienza; che, infatti, qualunque sia il motivo del rinvio dell'udienza, non sarebbe dato comprendere perché il convenuto dovrebbe anticipare le proprie difese rispetto al momento in cui risulti necessario secondo la preventiva e discrezionale valutazione del legislatore, cioè venti giorni prima dell'udienza; che neppure sarebbe persuasiva l'affermazione della Corte di cassazione, secondo la quale la mancata equiparazione delle ipotesi di cui al quarto e al quinto comma dell'art. 168-bis cod. proc. civ.