[pronunce]

La disposizione impugnata avrebbe infatti completamente trascurato le differenti discipline che segnano la compartecipazione alle entrate, a norma, per la Sardegna, del più volte citato art. 8 dello statuto, e delle rispettive disposizioni statutarie quanto alla Sicilia (artt. 36 e seguenti), alla Valle d'Aosta (art. 12), al Friuli-Venezia Giulia (art. 48 e seguenti), al Trentino-Alto Adige (artt. 69 e seguenti). La indebita assimilazione di trattamento ridonderebbe a carico della ricorrente, vulnerando la sua autonomia finanziaria, garantita dall'art. 7 dello statuto e dall'art. 119 Cost. 3.7.- A parere della Regione Sardegna, e sempre per le stesse ragioni, anche il comma 17-bis dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, che stabilisce riduzioni dei rimborsi e delle compensazioni relativi alle imposte, «dell'importo di 700 milioni di euro per l'anno 2013 e di 1.400 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2014», avrebbe dovuto recare un differente trattamento per la ricorrente. 3.8.- È censurato, infine, il comma 2-quater del citato art. 20, che sostituisce il comma 31 dell'art. 14 del d.l. n. 78 del 2010, concernente l'esercizio in forma associata di funzioni fondamentali da parte dei Comuni. L'intervento statale in detta materia violerebbe l'art. 3, primo comma, lettera b), dello statuto speciale della Sardegna. Tale norma riserva infatti alla Regione la potestà legislativa in materia di «ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni». La disposizione impugnata, ed in particolare l'innalzamento della soglia demografica per l'identificazione dei Comuni obbligati all'esercizio associato delle funzioni, non potrebbe essere considerata quale norma fondamentale delle «riforme economico-sociali della Repubblica», e dunque violerebbe la competenza esclusiva della ricorrente. 3.9.- Da ultimo, la difesa regionale sottolinea che le censure da essa formulate sono rivolte al testo del d.l. n. 98 del 2011, come risultante a seguito della sua conversione in legge e della successiva entrata in vigore del d.l. n. 138 del 2011 (non ancora convertito in legge al momento della proposizione del ricorso). Al riguardo, la ricorrente precisa che l'eventuale mancata conversione in legge del d.l. n. 138 del 2011 sarebbe comunque priva di conseguenze rispetto alle censure mosse al provvedimento impugnato, rimasto inalterato nella sua struttura essenziale. Nel caso opposto, le stesse censure dovrebbero trasferirsi sulla legge di conversione, a condizione che questa non modifichi la sostanza normativa del decreto (sono citate le sentenze n. 326 del 2010 e n. 232 del 2011 della Corte costituzionale). 4.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio con atto depositato il 24 ottobre 2011, chiedendo che il ricorso della Regione Sardegna venga respinto in quanto infondato. La difesa statale, dopo aver riassunto le doglianze prospettate con il ricorso, osserva preliminarmente come tutte le norme impugnate siano finalizzate al risanamento della finanza pubblica, obiettivo cui nessun ente territoriale potrebbe sottrarsi. 4.1.- In particolare, le censure mosse al comma 5 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, pur formalmente centrate sull'asserita violazione dell'art. 8 dello statuto della Regione interessata, sarebbero in effetti riferite ai principi di uguaglianza e ragionevolezza, riconducibili ad un parametro, l'art. 3 Cost., che le Regioni non possono invocare nel giudizio in via principale, salva la prova della ridondanza della lesione sul terreno delle attribuzioni di competenza (è citata la sentenza n. 116 del 2006 della Corte costituzionale). Si tratterebbe, in ogni caso, di doglianze infondate. L'onere più elevato per le Regioni a statuto speciale, derivante dalla norma censurata, sarebbe infatti destinato a compensare lo squilibrio determinato dall'art. 14, comma 1, del d.l. n. 78 del 2010, che aveva imposto alle Regioni a statuto ordinario risparmi di spesa di gran lunga più elevati di quelli richiesti alle restanti Regioni ed alle Province autonome. In ogni caso, le autonomie speciali sarebbero preservate dalla perdurante necessità di un accordo con il Ministro dell'economia e delle finanze, da raggiungere entro il 31 dicembre dell'anno precedente, circa il livello complessivo delle spese correnti e in conto capitale, nonché dei relativi pagamenti. 4.2.- Quanto alle censure concernenti i commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 3 e 17-bis del citato art. 20, l'Avvocatura generale dello Stato osserva come le norme sul patto di stabilità interno non possano costituire il terreno di attuazione del testo riformato dell'art. 8 dello statuto speciale della Sardegna. D'altra parte, i commi 838 e 839 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, non prevedendo alcuna copertura in termini di indebitamento netto, a seguito della disposta riforma dell'art. 8 dello statuto speciale della Sardegna, avrebbero presupposto il rispetto dei vincoli di spesa recati dal patto di stabilità. L'autonomia delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome sarebbe comunque preservata, a parere dello Stato, dalla non diretta applicabilità nei loro confronti dei parametri di «virtuosità» censurati dalla ricorrente, vista la già citata necessità di concordare annualmente, con lo Stato, il livello delle spese e dei pagamenti. D'altra parte, lo stesso parametro della convergenza della spesa storica ai fabbisogni ed ai costi standard sarebbe privo di rilievo diretto per le Regioni a statuto speciale, in base all'art. 13 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario) ed all'art. 8, comma 4, del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 (Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province). Per le autonomie speciali, piuttosto, resta fermo il disposto dell'art. 27 della legge n. 42 del 2009, a mente del quale le modalità di concorso al perseguimento degli obiettivi convergenti sulla stabilità finanziaria sono definite con norme di attuazione dei rispettivi statuti, approvate secondo le procedure previste. Lo stesso art. 27, al comma 2, dispone che le citate norme di attuazione tengono conto dei fattori peculiari di ogni realtà regionale e provinciale, anche con specifico riguardo agli svantaggi strutturali permanenti ed ai costi dell'insularità. 5.- Con memoria depositata il 29 maggio 2012 la Regione Sardegna, nell'insistere per l'accoglimento del ricorso, ha inteso replicare alle osservazioni sviluppate dal Presidente del Consiglio dei ministri. 5.1.-