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Per quanto riguarda il prezzo del petrolio, avete visto che i future sul petrolio WTI sono scesi; il petrolio è in contrazione, a -37 dollari solamente sulle forniture di maggio. Oggi è risalito del 34 per cento e adesso, secondo gli ultimi dati, è a 17 dollari. Questo ci fa capire che dobbiamo andare verso un sistema diverso, quello delle fonti rinnovabili. Ricordiamoci che l'Italia importa l'85 per cento delle fonti primarie dall'estero, quindi quella che facciamo è un'azione di rilancio dell'industria nazionale, che deve partire dalle sue eccellenze, dalle sue grandi capacità. Non ci devono più essere aziende che erano leader mondiali in alcune tecnologie, come per esempio le pompe di calore Stirling, che sono state cedute all'estero: questo non deve più accadere. Vediamo che cosa succede con il blocco delle supply chain , cioè delle catene di trasmissione del valore. Il disaccoppiamento, lo sfasamento temporale del virus ha prodotto contrazioni enormi, perché alcuni pezzi sono prodotti al di fuori del nostro Paese. Dobbiamo ripensare una strategia industriale e lo abbiamo visto su un piccolo tema, che è stato fondamentale, quale quello delle mascherine che in Italia non si producevano più. Ecco, dobbiamo ripensare a questi sistemi, capire anche che lo sfasamento temporale, seppur minimo, che esiste, per esempio, tra Italia e Germania, porta a degli squilibri, perché, ad esempio, l'industria automobilistica tedesca Volkswagen, che ha 650.000 dipendenti, ha come subfornitura le aziende italiane, che servono l'industria tedesca. Ebbene, dobbiamo capire queste cose. Dobbiamo capire quali sono i problemi delle persone, che è il punto fondamentale. Diverse persone hanno tantissimi problemi: il commercio al dettaglio, i ristoranti, gli alberghi, i servizi alle persone. In una situazione come quella pregressa, in cui c'era un fortissimo disagio sociale, in cui la giustizia sociale è stata abbandonata dagli ultimi trent'anni di neoliberismo imperante, questo virus non ha fatto altro che aumentare e amplificare quella politica. Una politica sbagliata, perché, come sappiamo tutti, il disallineamento delle percentuali tra i più ricchi e i più poveri negli Stati Uniti è esploso. In Europa si è contenuta questa esplosione, ma comunque sono aumentate le distanze sociali, quindi dobbiamo ripartire da lì. Il reddito di cittadinanza che abbiamo introdotto ha ripristinato il concetto di uno Stato che si prende cura dei cittadini, partendo dagli ultimi perché è da lì che dobbiamo ripartire. Esso si muove in questa direzione così come il reddito di emergenza, che ne costituisce un ampliamento. Dobbiamo ripartire da lì. Dobbiamo fare quello che hanno fatto anche gli altri Paesi: non dobbiamo dare i soldi alle società che hanno sede in paradisi fiscali. Sappiamo che c'è un elenco di Paesi che sono nella black list dell'Unione europea: non è completa, bisogna lavorare, dobbiamo capire che ci sono anche i paradisi fiscali intracomunitari, ma ci si lavorerà, perché adesso in Europa si può parlare anche di questo. Prima non se ne poteva parlare, sembrava un'eresia. Questo è un momento incredibile, in cui veramente si possono fare quelle cose che si pensava fossero giuste, ma lo dobbiamo fare se siamo tutti insieme. Se, invece, c'è chi dice una cosa e chi ne dice un'altra, diamo un'impressione assolutamente sbagliata all'Europa, che deve vedere l'Italia come un moloch, come un gruppo forte e coeso, come un unico Stato, come fanno gli altri. Non è difficile. Dobbiamo imparare a essere coesi. Sappiamo che le logiche neoliberiste hanno prodotto grandi disuguaglianze, non c'è bisogno che dica io cosa è successo; basta leggere la relazione del capo del dipartimento economia e statistica della Banca d'Italia quando si è parlato dell' austerity , il quale ci dice che oggi l'economia avrà bisogno di un adeguato periodo di sostegno e rilancio, durante il quale le politiche di bilancio restrittive sarebbero controproducenti. Si sono svegliati un po' tardi, ma si sono svegliati; forse hanno iniziato a capirlo. Dobbiamo capire che cosa è successo. Ci sono delle analisi molto interessanti dalle quali potremmo partire. Per esempio, potremmo ricordarci quanto il reddito da lavoro si è divaricato rispetto al reddito da capitale; non è che lo dico io, lo dice una società di consulenza statunitense, che spiega molto bene questo disaccoppiamento. Dobbiamo pensare a una società in cui la finanza sia meno preponderante rispetto all'economia, perché è l'economia quella che ci salva, è l'economia che fa le mascherine, è l'economia che fa i respiratori, è l'economia che produce le cose. La finanza deve essere a sostegno dell'economia, non il contrario. Forse anche di questo potremmo riparlare, di quanto è strategico pensare e ragionare su questi temi. C'è un tema sul quale forse potremmo lavorare e che mi permetto di sottoporre all'attenzione di tutti. Forse dovremmo riprendere in considerazione quello che ci insegnava Wassily Leontief, un famoso economista premio Nobel nel 1973; egli ha spiegato a tutti gli economisti cosa sono le matrici di input-output . Forse potremmo ripartire da là, da quel pensiero, da quelle matrici con cui possiamo capire delle cose: ad esempio, possiamo capire quanto l'Italia dipenda dall'estero su una serie di settori produttivi o su una serie di minerali strategici. Vorrei ricordare che l'Europa dipende dalla Cina per l'85 per cento delle importazioni di terre rare e le terre rare sono alla base dell'innovazione tecnologica e delle energie rinnovabili; forse dovremmo capire queste cose. Ma con quelle matrici, se vengono implementate, migliorate e ampliate (attualmente le fa l'Istat), possiamo capire le interconnessioni tra i settori verticali, per capire che l' output di un'azienda può diventare l' input di un'altra azienda. Se incrociamo questi dati, possiamo immaginare un mondo diverso ed è questo quello che dobbiamo fare. Ribadisco però che c'è un solo modo: dobbiamo impegnarci tutti a lavorare per fare in modo che l'Italia abbia un ruolo fondamentale, anche di contrasto a quelle vecchie politiche che sono state deleterie nei confronti dell'Europa e nei confronti degli altri Paesi del mondo. Se l'Italia farà questo e se lo faremo tutti insieme, bene, riusciremo a fare delle cose. Se invece ci continuiamo a dividere, l'Europa non capirà e noi non cambieremo l'Europa e, se non cambia l'Europa, non riesco a capire cosa potremmo fare. Dobbiamo farlo, dobbiamo farlo tutti insieme, dobbiamo essere compatti, coesi, forti e determinati; lo chiedono i cittadini e noi dobbiamo impegnarci tutti a farlo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciampolillo. Ne ha facoltà. CIAMPOLILLO (Misto) . Signor Presidente, illustri colleghi, il DEF che oggi è portato alla nostra attenzione evidenzia chiaramente il modello di comunità nazionale che si intende realizzare. La situazione che stiamo vivendo è diventata l'occasione per questo Governo di mettere mano, senza alcun controllo del Parlamento, al futuro economico dell'Italia e soprattutto alle libertà fondamentali dei cittadini.