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Con un debito pubblico azzerato, potremmo ricominciare ad investire sullo sviluppo di tutto il Paese, in particolare del Mezzogiorno, che sino ad oggi è stato trascurato nelle politiche dei governi. Noi abbiamo degli enormi giacimenti idrici ma non vengono valorizzati, abbiamo il miglior grano al mondo, per esempio, ma non sappiamo valorizzarlo, sicché veniamo trattati peggio dei maiali canadesi. Abbiamo le migliori fragole al mondo, la migliore ortofrutta, ma non sappiamo valorizzarla e il valore aggiunto va altrove. Intanto il Governo deve realizzare una politica economica previsionale che tenga conto di tutti questi aspetti a tutela della salute, la quale non può prescindere da un'agricoltura in grado di offrire cibi sani, con materie prime di qualità, prive di pesticidi e riconoscibili come autentico made in Italy a tutela dell'ambiente, mettendo al bando, tra le altre cose, quelle tecnologie i cui effetti biologici possono essere gravemente nocivi per la nostra salute (penso alle radiofrequenze e all'inquinamento elettromagnetico da 5G). In tale prospettiva, urge un cambio repentino della politica. Urge introdurre etichette più chiare che possano consentire ai consumatori di non intossicarsi, urge un maggior controllo ai porti, urge un'attenta politica della qualità del cibo, che impatterebbe positivamente sulla riduzione della spesa sanitaria fuori controllo del nostro Stato. Oggi un chilo di pasta per un celiaco, non lo dimentichiamo, costa quasi 12 euro e la finanza pubblica va fuori controllo. Per l'agricoltura mancano politiche poste a tutela degli imprenditori agricoli. Nel DEF abbiamo visto che, tra le altre disposizioni di carattere fiscale, sono previste maggiori entrate dalla rideterminazione dei valori di acquisto di partecipazioni non negoziate di terreni edificabili e con destinazione agricola. Ciò sta a significare che è intenzione di questo Governo spremere ulteriormente il mondo agricolo con l'aumento dei tributi. Credo sia una scelta inaccettabile che attenta una categoria che è già in ginocchio. E allora è giusto che il Governo garantisca maggiore liquidità agli imprenditori, suonando a gran voce la carica per trasferire i fondi, spesso inutilizzati, dal secondo al primo pilastro. Per quanto riguarda il Mezzogiorno, il Governo deve scongiurare assolutamente la rimodulazione dei fondi strutturali per la coesione destinati al Mezzogiorno, in modo tale che tali fondi rimangano vincolati. Abbiamo assistito in questi giorni alla diatriba se vi sia stata oppure no una fuga di notizie dall'interno del Governo per destinare la programmazione economica verso altri lidi, ma noi riteniamo che i fondi di sviluppo per il Sud non vadano toccati. Non si devono toccare risorse destinate alla coesione sociale, allo sviluppo della scuola e alla formazione professionale, nonché all'occupazione dei nostri ragazzi. Secondo Svimez, oggi la spesa annua pro capite nel settore pubblico allargato del Sud, al netto di interessi, è pari a 13.394 euro. Nel Centro-Nord questo investimento è pari a 17.065 euro. È un divario nella spesa storica che va colmato e non aggravato. Se le opportunità offerte dalle zone economiche speciali fossero state attuate per tempo almeno dai governi regionali, forse oggi avremmo avuto una speranza in più. Lo sviluppo del Sud non è una questione di equità, di uguaglianza di o convergenza. È un'esigenza per l'Italia tutta. Al Nord conviene rilanciare il Mezzogiorno, soprattutto come polo logistico dell'Europa, in un'ottica green affinché si agganci alla sua crescita e sviluppi la logistica, i porti e le zone economiche speciali e un nuovo manifatturiero di qualità che guardi all'ecosostenibilità. D'altronde, lo stesso premier Conte ha affermato che gli investimenti nelle ferrovie e nelle infrastrutture al Sud dovrebbero essere opere più che mai strategiche, quindi non dovremmo trascurare questi aspetti e dovremmo fare in modo che questo tipo di percorso possa ridurre la pressione antropica esercitata solo in determinate zone d'Italia che ha contribuito, grazie all'inquinamento spropositato, alla diffusione del virus con tutte le conseguenze a cui stiamo assistendo. Ritengo che da questo punto di vista la pressione antropica sia arrivata alle stelle e debba essere controllata attraverso una redistribuzione delle attività in modo equo, onde evitare che la natura possa nuovamente mietere vittime in un territorio già fortemente provato e devastato. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sottosegretario, colleghi, parto dalla situazione, almeno come la vedo io e come la vedono le persone che frequento. Sento dire che faremo, vedremo, dispiegheremo una potenza di fuoco da 750 miliardi. Non la vedo. Sento che la gente si lamenta. Per ora vedo che state liberando i detenuti, quelli macchiati di reati gravi. Conosco personalmente delle situazioni decisamente gravi, che mettono in difficoltà le famiglie: detenuti liberati senza tampone e senza preavviso. Ho sentito dire e letto che siete contrari allo scudo penale, civile e contabile per gli operatori della sanità. Con riferimento ai datori di lavoro, ho letto che quando un dipendente si ammala di Covid viene iscritto all'INAIL e, in caso di gravi conseguenze, la questione diventa penale, ovunque sia avvenuto il contagio, che è difficile da provare. Esamino i vostri precedenti. Non so cosa succederà dell'Ilva e di Alitalia. Vedo i migranti che arrivano e sento che volete fare la sanatoria per 600.000 di loro perché dovrebbero lavorare in agricoltura. Signor Sottosegretario, lei è sensibile. I voucher in agricoltura sono fattibili; non sono un dogma ideologico, ma lo strumento rapido per risolvere un problema. Io penso che questo sia un DEF che esamina il passato, ma forse è stato scritto prima dell'epidemia. Ci sarà un motivo, oggi, se tutte le categorie protestano: le famiglie che non sanno dove mettere i bambini; i commercianti; gli artigiani; il mondo della scuola; Confindustria e anche la Chiesa. In politica, quando si hanno tutte le categorie che protestano, bisogna secondo me fermarsi un attimo ed esaminare la situazione e se stessi e, se possibile, cambiare rotta. Io penso che il debito pubblico - passo a una proposta più costruttiva - possa essere aumentato. Se sia sostenibile è da verificare, ma lo faranno tutti. Lo dice anche Draghi e, se lo dice lui, per la sua esperienza e credibilità (e anche perché si esprime raramente in modo chiaro e comprensibile da tutti come invece questa volta), la situazione è grave. Tuttavia, può aumentare facendo affidamento sull'inflazione guidata, programmata e fisiologica, ma al momento con una remunerazione che possa invogliare le famiglie (diciamo l'1,5-2 per cento). I titoli possono essere acquistati dagli italiani (si chiamino come si vuole, ad esempio BTP retail). Si è parlato anche di un'altra proposta (ne hanno parlato esponenti dell'opposizione e anche io ne ho scritto): la moneta fiscale è realizzabile (si tratta di decine di miliardi che possono essere messi in circolo). Si può costituire il fondo salva Italia: ne abbiamo parlato ed è stato inventato non da me, ma da economisti. È scritto ed è agli atti: