[resaula]

«Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di euro 2.623.798 per l'anno 2020 e di euro 5.247.596 annui a decorrere dall'anno 2021. Per la medesima finalità, è altresì autorizzata la spesa di euro 145.000 per l'anno 2020, per lo svolgimento delle procedure concorsuali. Ai relativi oneri, di euro 2.768.798 per l'anno 2020 e di euro 5.247.596 annui a decorrere dall'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione: "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.». Sull'emendamento 1.0.2 (testo 2), il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione, al comma 3, delle parole da: "Per le finalità", fino alle parole: "Al relativo onere", con le seguenti: "Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di euro 2.623.798 per l'anno 2020 e di euro 5.247.596 annui a decorrere dall'anno 2021. Per la medesima finalità, è altresì autorizzata la spesa di euro 145.000 per l'anno 2020, per lo svolgimento delle procedure concorsuali. Ai relativi oneri". Sull'emendamento 1.13 (testo 2 corretto), il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione, alla lettera b) , delle parole: "nel limite massimo di", con le seguenti: "valutati in". Sull'emendamento 1.0.10000, il parere è non ostativo, fatta eccezione per il comma 1, primo periodo, dalle parole: "nelle more dell'espletamento", fino alla fine del periodo, su cui il parere è di semplice contrarietà. Esprime parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti e subemendamenti. Integrazione all'intervento del senatore Fantetti nella discussione generale del disegno di legge n. 1493 Rinunciando ora a tale autonomia rispetto ai rapporti politici (su cui -ripeto- intervengono fattori diversi da quelli meramente economico-commerciali) che talvolta possono essere risultare preminenti ed inconciliabili con quelli delle nostre imprese, perdiamo di competitività negoziale. Disperdendo questa expertise in diversi uffici ci facciamo proprio del male. I Governi della crescita italiana avevano il Ministero del commercio estero (e poi del commercio internazionale), quelli della sinistra hanno creato il calderone delle attività produttive (poi dello sviluppo economico) con energia, telecomunicazioni, industria, commercio estero ed altro sotto lo stesso tetto: ora è arrivato il colpo finale, la dissoluzione del comparto che presiedeva ad uno dei settori più floridi della economia nazionale. Peggio di quanto è successo col turismo. E pensare che l'Italia potrebbe prosperare anche solo di turismo ed export ! Non solo, l'unicità delle competenze in una sola Direzione Generale viene meno con la frammentazione delle funzioni di organizzazione e promozione del Commercio Estero tra varie parti dell'amministrazione del MAECI: in particolare la DGSP prenderà le competenze relative alla promozione, per una presunta "affinità di materia", mentre la DGUE prenderà quelle sulla politica commerciale, nel cui quadro è vero che è "forte l'interlocuzione con la Commissione europea", ma con gli uffici altamente tecnici della politica commerciale, non con quelli delle relazioni diplomatiche (come la RELEX). Forse le competenze relative ai rapporti con OCSE, G20, WTO saranno assegnate alla DGMO, mentre le competenze sul " dual use " saranno probabilmente assegnate ad un altro ufficio speciale (UAMA - l'ufficio armamenti alle dirette dipendenze del Segretario Generale degli Esteri); inoltre non è chiaro cosa avverrà delle divisioni che autorizzano le esportazioni in particolare quelle agro-alimentari. Dal punto di vista dei processi interni accorpare le due amministrazioni porterà ritardi per gli adeguamenti amministrativi e decisionali ma ancor più ovvie complicazioni sul personale ex MISE, la cui esperienza si perderà. Facile dunque prevedere che questa improvvida riforma sarà causa di una probabile paralisi amministrativa, con la necessità di assumere e formare nuovo personale (mettendo a rischio il funzionamento della tecnostruttura che finora ha garantito al nostro export il supporto necessario). In primo luogo si tratta di spostare da un Ministero all'altro circa 100 dipendenti pubblici: un'operazione che potrebbe andare incontro a resistenze, ricorsi, complicazioni burocratiche, ritardi non previsti; poi si dovrà tenere in conto che tipo di professionalità è necessario trasferire alla Farnesina mentre la legge si basa sul semplice dato di spostare chi faceva parte delle strutture deputate al Commercio nel MISE alla data del 4 settembre, senza indagare sulle capacità o la volontà di trasferirsi. Inoltre, abbiamo sentore del fatto che ben pochi degli attuali funzionari della DG Commercio - esperti di politica degli accordi internazionali, internazionalizzazione e promozioni degli scambi, avrebbe piacere di cambiare volentieri dicastero, cioè sede e moli, per il notorio atteggiamento penalizzante della speciale carriera diplomatica nei confronti dei "normali" funzionari pubblici. Gente che si è formata - si pensi ai Master specializzati, come il "COR.CE" gestito da decenni dall'ICE - specificamente alla quale questa riforma non vorrebbe neanche riconoscere definitivamente i relativi (seppur piccoli) emolumenti. A fronte di questo marasma, chi esporta potrà trovarsi di fronte a una situazione di incertezza in cui non si capisce chi dei due ministeri fa cosa, o accettare che le competenze prima gestite in una modalità unitaria e olistica dal MISE sono frammentate nel MAECI con il know how disperso. Sussistono quindi seri dubbi sulla necessità ed urgenza di una tale riforma e hanno ragion d'essere anche forti questioni di costituzionalità dato che il Ministero dello sviluppo economico riunisce per lo più materie di competenza "concorrente" (cioè ripartite tra Stato e Regioni ex articolo 117 comma 3 della Costituzione) come il commercio estero oltre a energia, industria, commercio interno, ecc. Mentre invece la politica estera ed i rapporti internazionali dello Stato sono di competenza "esclusiva" ( ex articolo 117 comma 2 della Costituzione). Riassumendo in alcuni punti, il provvedimento de quo risulta dunque: 1) controproducente per la nostra economia - dal punto di vista economico negli ultimi 10 anni a partire dal 2010 il commercio estero è stato l'unica voce del Pil in attivo - come dimostrato dagli studi SACE contenuti nel rapporto 2017 e in quello 2019 - e questo con la competenza dentro il MISE, dicastero dove si può portarlo avanti con l'attenzione massima alle esigenze delle Imprese che esportano: