[pronunce]

La ricorrente avrebbe arbitrariamente accostato gli oneri derivanti dall'art. 1, comma 8, del d.l. n. 138 del 2011, che sono finalizzati al risanamento della finanza pubblica, e le disposizioni relative all'attuazione del federalismo fiscale, di cui alla legge n. 220 del 2010 ed alla legge n. 42 del 2009. L'efficacia della manovra di risanamento, pacificamente riguardante tutti gli enti territoriali, sarebbe stata pregiudicata se fossero state introdotte eccezioni o discipline particolari in rapporto al processo di progressiva attuazione del federalismo. Il carico imposto alle Regioni a statuto speciale, d'altra parte, interverrebbe a compensare l'opposto squilibrio determinatosi, in danno delle Regioni ordinarie, a seguito del d.l. n. 78 del 2010. Infine, la difesa statale evidenzia come l'osservanza del principio di leale collaborazione sia assicurata dal disposto dell'art. 32, comma 11, della legge n. 183 del 2011, il quale prevede, al fine di assicurare il concorso agli obiettivi di finanza pubblica, che le Regioni a statuto speciale, escluse la Regione Trentino-Alto Adige e le Province autonome di Trento e di Bolzano, concordino «entro il 31 dicembre di ciascun anno precedente, con il Ministro dell'economia e delle finanze, per ciascuno degli anni 2012, 2013 e successivi, il livello complessivo delle spese correnti e in conto capitale, nonché dei relativi pagamenti, determinato riducendo gli obiettivi programmatici del 2011 della somma degli importi indicati dalla tabella di cui al comma 10», e complessivamente fissati dai decreti-legge n. 78 del 2010, n. 98 del 2011 e n. 138 del 2011. 8.- Con memoria depositata in data 28 maggio 2012, la Regione Friuli-Venezia Giulia ha inteso replicare ad alcune delle osservazioni espresse nell'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri. La ricorrente nega, in primo luogo, che il verificarsi di una situazione eccezionale possa consentire la deroga alle norme costituzionali poste a tutela dell'autonomia regionale, ed in particolare delle Regioni a statuto speciale. Una «valutazione comparativa» delle esigenze dell'intera collettività - si osserva - può svolgersi solo attraverso procedure costituzionalmente compatibili, come ad esempio quelle di approvazione delle disposizioni di attuazione degli statuti regionali, richiamate per l'attuazione del federalismo fiscale. In secondo luogo, la Regione considera privi di rilievo i riferimenti alla giurisprudenza costituzionale concernente la competenza statale a variare la disciplina di tributi erariali in parte destinati alle finanze regionali. La riduzione del prelievo lascia inalterate le percentuali riservate, mentre i divieti di spesa, operati in termini assoluti, vanificherebbero di fatto la stessa disponibilità delle entrate. In terzo luogo, la Regione Friuli-Venezia Giulia nega fondamento al rilievo per il quale non avrebbe provato uno squilibrio grave tra risorse disponibili e necessità di finanziamento delle attività istituzionali. A prescindere dall'enorme impatto delle misure contestate sul bilancio regionale (attestato da studi in allegato alla memoria), la ricorrente assume che spetterebbe allo Stato, una volta approvate le disposizioni statutarie sulle entrate, dimostrare l'esistenza di variazioni che legittimino l'alterazione del relativo equilibrio. La ricorrente contesta, ancora, le affermazioni secondo cui le norme impugnate andrebbero valutate separatamente da quelle concernenti il federalismo fiscale (essendo invece congiunto il relativo effetto sull'autonomia finanziaria regionale) e si sarebbe dovuto compensare un precedente squilibrio in danno delle Regioni ordinarie (non essendosi spiegato l'attuale squilibrio in danno di quelle speciali). Infine, quanto al rispetto del principio di leale collaborazione (desumibile, secondo lo Stato, dall'art. 32, comma 11, della legge n. 183 del 2011), la difesa regionale rileva come proprio la mancata osservanza delle procedure negoziali costituisca un vizio delle norme impugnate. 9.- Con ricorso notificato il 15 novembre 2011 e depositato il successivo 24 novembre (reg. ric. n. 160 del 2011) , la Regione Sardegna ha promosso questioni di legittimità costituzionale di alcune disposizioni del d.l. n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 148 del 2011, e, tra queste, dell'art. 1, comma 9, lettera b), per violazione degli artt. 5, 116, 117 e 119 Cost. e degli artt. 1, 3, 4, 5, 7 e 8 della legge cost. n. 3 del 1948, recante lo statuto speciale per la Regione Sardegna. La ricorrente esordisce rammentando come la norma impugnata incida sulla situazione determinatasi a seguito delle modifiche recate, per mezzo dell'art. 1, comma 834, della legge n. 296 del 2006, all'art. 8 dello statuto speciale della stessa Regione Sardegna. Le nuove misure previste in tema di entrate tributarie non sono state ancora attuate, e la ricorrente ricorda d'avere, per questo, promosso un conflitto di attribuzione tra enti (reg. confl. enti n. 8 del 2011). La difesa regionale osserva che la riforma dell'art. 8 era derivata dalla palese insufficienza, riconosciuta dallo Stato, delle risorse utilizzabili per l'assolvimento dei propri compiti istituzionali. Ricorda, altresì, che, sebbene modificato con legge ordinaria, il menzionato art. 8 funge da parametro di valutazione della legittimità costituzionale delle norme oggetto dell'odierno ricorso. 9.1.- La Regione Sardegna precisa che la disposizione in esame era già stata impugnata dalla stessa ricorrente nella versione originaria, quella cioè non emendata dalla legge di conversione, considerandone il portato di modifica del comma 3 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011. La legge di conversione, successiva al primo ricorso, ha operato una variazione solo formale (sostituendo le parole «di cui a primi due periodi» con le seguenti «di cui ai primi due periodi»). Ugualmente la stessa Regione ritiene di proporre l'odierno ricorso - «fosse pure per tuziorismo» - replicando le censure già a suo tempo proposte riguardo, appunto, al comma 3 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, ed alla cui sintesi si rinvia. 10.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio con atto depositato il 23 dicembre 2011, chiedendo che il ricorso della Regione Sardegna sia respinto. L'Avvocatura generale rileva come le censure della ricorrente reiterino quelle proposte contro il comma 3 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, e siano dunque essenzialmente incentrate sulla mancata attuazione del nuovo regime statutario per i flussi d'entrata.