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Purtroppo la mia malattia ha avuto la meglio, ma ho combattuto con vigore fino alla fine e me ne sto andando con la mia dignità, non consentendole di trasformarmi in quella che non sono. Adesso è tempo di volare in cielo, andrò a dare battaglia anche lì. » . Un forte abbraccio da quaggiù, Graziella. Il Senato è stato e sarà sempre la tua casa. (Applausi) . PRESUTTO (Ipf-CD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PRESUTTO (Ipf-CD) . Signor Presidente, anch'io voglio portare la mia testimonianza diretta e la conoscenza della grande Graziella Pagano, che era anche per me un'amica. L'ho conosciuta, diversamente da chi mi ha preceduto, molto tempo dopo; l'ho conosciuta pochi anni fa. Mi ha colpito: è una donna che lascia impressa la propria determinazione, la propria volontà, la voglia di andare avanti. L'ho conosciuta quando già era stata colpita da questa durissima malattia, che peraltro, come è stato già anticipato prima dalla collega Sbrollini, lei non ha mai nascosto: praticamente la ostentava, attraverso i social , come un momento di sfida che in pratica la vedeva impegnata a vincere. La fine non è stata quella, però ha rappresentato un esempio. L'ho conosciuta grazie ad una sua iniziativa. Voglio testimoniare la grande apertura mentale di Graziella: non riesco a chiamarla diversamente, perché ho avuto modo di cogliere soprattutto l'aspetto umano che poi ha accompagnato la sua grande esperienza politica. L'ho conosciuta molto tempo prima di aver avuto modo di poterle parlare, quindi sapevo chi era e cosa aveva fatto di importante, soprattutto per la città di Napoli, che ci accomuna. Ho avuto modo di conoscere il figlio e il grande amore che madre e figlio si sono scambiati, andando al di là del rapporto che solitamente lega madre e figlio: un rapporto in cui c'era l'ammirazione, soprattutto del figlio, nel raccontare le attività politiche che la madre ha portato avanti in questi anni. Ripeto, non ho avuto la fortuna di poterla vedere all'opera, giorno dopo giorno, nella sua attività in Senato o come europarlamentare. Quindi questa mattina ho sentito il figlio, Lorenzo, e gli ho chiesto: «Secondo te, tua madre oggi quale messaggio vorrebbe lasciare al Senato come suo ricordo in questo momento così delicato?». Lui mi ha detto queste parole che faccio mie: «Di Graziella Pagano verrà ricordata la capacità di farsi rispettare e di essere leale con tutti, compagni di partito e avversari. Per questo ci mancherà, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo, perché ci ha insegnato che la politica deve essere improntata innanzitutto al rispetto degli altri. Solo se si ha rispetto degli altri, soprattutto di chi la pensa diversamente, si può rappresentare davvero la comunità, oggi quanto mai smarrita e che chiede ai politici di utilizzare un linguaggio gentile, sobrio, anche appassionato, ma mai divisivo». Perché ho voluto riportare queste frasi che sono di Graziella Pagano, passate attraverso il figlio e arrivate a me? Sono tante e innumerevoli le telefonate con le quali io e lei ci scambiavamo valutazioni, ma soprattutto durante le quali ascoltavo i suoi consigli. Io e Graziella Pagano facevamo parte di due forze politiche diverse, anche per certi versi ostili, ma lei non ha mai avuto limiti. Quindi voglio testimoniare a chi l'ha conosciuta la grande sensibilità, la grande umanità, la grande determinazione: tutti valori positivi che oggi purtroppo ci fanno rimpiangere una grande donna che, a dimostrazione della sua fermezza e determinazione, addirittura nonostante la malattia aveva deciso di presentarsi alle prossime elezioni. La ricorderemo sempre come un grande esempio di virtù e positività. (Applausi) . BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signora Presidente, colleghe, rispetto alle testimonianze che mi hanno preceduto, nate da una conoscenza e da un'amicizia politica fatte di condivisione di idee e di battaglie combattute dalla stessa parte, la mia conoscenza personale di Graziella comincia direi quasi alla fine della parabola politica e sicuramente si svolge in un contesto e in un ambito decisamente diversi. Graziella è stata malata a lungo: una di quelle malattie che cominciano subdole, che possono durare per molti anni e che poi a un certo punto precipitano e ti mettono a tu per tu con quello che potrebbe essere allo stesso tempo lo specchio della vita che hai vissuto e la prospettiva che hai davanti. Mi ha sempre colpito profondamente il suo amore alla vita; non solo l'amore alla vita politica e non solo l'amore alla vita con la sua vivacità tutta napoletana, che la portava a sdrammatizzare anche le piccole difficoltà e contrarietà che a volte nella malattia sono come quelle punture che ti lasciano stremate. Non è tanto la malattia in sé, quanto sono gli inconvenienti della quotidianità nella malattia che possono rendere difficile sopportare le stesse terapie. Ma lei aveva un autentico amore alla vita. Mi colpiva molto questa voglia di vivere, che si è tradotta, fino alla fine, nell'ultima grande passione del volersi candidare e di volerlo fare in un contesto politico diverso da quello di provenienza, com'era quello di Italia Viva (come ha detto bene Daniela Sbrollini poco fa), in una prospettiva del terzo polo, cioè in una prospettiva che in qualche modo ribaltava tanti giochi, ribaltava anche una storia e ribaltava tante scelte, ma marcava forte e chiaro il desiderio di vivere. Anche nella sua dichiarazione su Facebook appare questa sua lotta costante e continua con la malattia. Non a caso, firmando la lettera con cui conclude il suo dialogo con gli amici, con gli elettori e con le persone che la seguivano, si firma "la leonessa". C'è una voglia di lottare in positivo e di non rassegnarsi. Vorrei riprendere alcune delle sue parole, come hanno già fatto alcuni colleghi. Io, come facilmente immaginate tutti voi, non resisto a sottolineare la passione dominante di questa donna per la vita e non resisto a sottolineare quel messaggio forte che lei ha saputo trasmettere ai suoi medici, ai suoi infermieri e a tutte le persone si avvicinavano a lei: era un desiderio di cure. Abbiamo parlato qualche volta con lei anche del valore e dell'importanza delle cure palliative, cioè di quella capacità di lottare e di amare, della voglia di curarsi anche quando sembra che le medicine specifiche abbiano esaurito il loro ruolo e il loro compito. Dice: "Cari compagni, la mia battaglia finisce qui. Prima di passare dall'altra parte, vi lascio un grande abbraccio e un ringraziamento sincero". Graziella aveva chiare nella sua vita quelle frasi così straordinarie della liturgia, quando si dice vita mutatur et non tollitur . Per lei la vita cambiava, passava dall'altra parte. C'era una dimensione di fede nella vita - non voglio spingermi oltre - che ti faceva sentire la continuità tra ciò che eri stato, ciò che eri e ciò che potevi essere, secondo un dialogo in cui la fede nei valori umani intrecciava profondamente non solo la passione politica, ma anche la passione superiore. La sua è un'affermazione straordinaria, cui forse ci farà piacere pensare: "Il 25 settembre sarò in paradiso".