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Non possiamo nasconderlo, onorevoli colleghi: il rinnovo della gestione commissariale è stata una scelta sofferta e difficile, ma ancora necessaria per affrontare una situazione realmente extra-ordinaria, nel senso pieno del termine. Non si tratta di ordinaria amministrazione; non si tratta di rivedere in qualche modo i registri della contabilità (che peraltro, nella ASP cui appartengo, è stata orale per molti anni); non si tratta di riordinare qualche ufficio; si tratta di affrontare lo scandalo degli ospedali iniziati e mai conclusi, di forniture pagate due o più volte (come svelato da inchieste recenti, giornalistiche e giudiziarie), di reparti chiusi a causa di tagli finanziari che riguardano altri Governi, non certo il nostro, ma di chi ha parlato poco fa ed è oggi fra i banchi dell'opposizione. (Applausi) . Quindi non accetto lezioni di politica da costoro. Ed è così che in Calabria il primo commissariamento nacque proprio con il governatore di Forza Italia Scopelliti nel 2010; ed è così che in Calabria adesso, siamo all'undicesimo anno, si è reso necessario prorogare questo commissariamento. In Calabria curarsi rischia di diventare un lusso, se non lo è già per alcuni, o addirittura un lucroso affare per altri. Questo, ancora una volta, rende necessario il commissariamento. Ciò ha contribuito a creare un circolo vizioso, per cui i cittadini calabresi, per necessità o per sfiducia, si rivolgono per le cure, ad altre Regioni che dovranno poi ricevere un cospicuo rimborso dal Servizio sanitario regionale calabrese, già drammaticamente indebitato. Si tratta di oltre 300 milioni di euro l'anno di mobilità passiva di soldi dei calabresi ad altre Regioni, che potrebbero e dovrebbero servire per i calabresi. Perché non utilizzare questi soldi (ecco la sfida) per migliorare le prestazioni e curarsi in Calabria? Non è un'operazione facile, lo so: non sarà un'operazione facile, lo sappiamo tutti. Ma dobbiamo metterci tutto il nostro impegno per portare a termine questo fine; non sarà certamente l'intervento salvifico di un uomo solo al comando, di un commissario straordinario, di un magistrato o di una qualunque figura istituzionale, sia pure alta, a sanare, da solo, la situazione drammaticamente difficile della mia Regione. Per questo motivo è necessario che il commissario, come il decreto-legge Calabria- bis prevede, sia messo in condizione di circondarsi di un gruppo di collaboratori e di creare un proprio staff . Questo prevede il decreto-legge che ci apprestiamo a votare, perché permette al commissario di avvalersi del supporto di Agenas (fino a 25 collaboratori), così come della possibilità di servirsi della collaborazione della Guardia di finanza, nonché dell'Agenzia delle entrate. Tutti elementi positivi, per cui mi chiedo come mai qualcuno decida di non votarlo. Sarà un percorso lungo, difficile, forse anche pericoloso per gli interessi che andrà per forza di cose a toccare. Ma è un percorso necessario, cari colleghi, e obbligato, per restituire alla mia terra dignità e diritto costituzionale alla cura. Al contempo, si dovranno punire i responsabili dello sfascio. Sarà anche un percorso necessario per restituire dignità a quei medici, a quei bravi medici, a quegli infermieri e a quei paramedici che in questi anni difficili (Covid compreso) hanno continuato a lavorare in Calabria e vi sono rimasti, spesso nonostante tutto e nonostante la politica. Si tratta di lavoratori che, anche fuori da ogni gratificazione amministrativa o di carriera, hanno mantenuto e mantengono tuttora in piedi quello che ancora di buono offre il servizio sanitario regionale calabrese. Uomini e donne di buona volontà, che fanno il proprio dovere semplicemente perché è giusto farlo. Prima di ogni ulteriore considerazione, cari colleghi, tutti noi però dovremmo innanzitutto ricordarci di quelli che hanno tenuto in piedi, come meglio potevano, questo Sistema sanitario regionale. Sì, perché la politica in passato è stata assente nella garanzia dell'assistenza, ma è stata presente dove non doveva: nell'assegnazione delle nomine. Per questo ogni intervento della politica, quella a cui mi piace appartenere, deve iniziare innanzitutto con una richiesta di scuse: scuse per non esserci stata; scuse per aver permesso che tutto ciò accadesse; scuse per non essere stata efficace. Adesso bisogna invertire la rotta. La nomina del commissario Guido Longo non è certamente la conclusione bensì l'inizio di un percorso nuovo, che dovrà portare alla restaurazione di fatto di un sistema sanitario regionale degno di questo nome. Sarà un percorso lungo, come ho detto, e probabilmente non mancherà chi cercherà di sabotarlo, per mantenere il vantaggio del proprio status quo , ma questo percorso deve iniziare ora, subito e, cari colleghi, dovrà proseguire come obiettivo di medio termine, al di là dell'orientamento politico di chi governa o di chi governerà la Regione, come ho già detto nel mio precedente intervento in quest'Aula, con un supporto costante del Governo, che vada anche oltre la vita di questa legislatura, se necessario. Il Governo non si è tirato indietro, demandando ad un commissario la soluzione, unica e straordinaria, di un'emergenza tanto grave. Infatti, all'articolo 7 è previsto che il commissario invii ogni sei mesi una relazione sullo stato di attuazione delle proprie misure al Ministero della salute, al Ministero dell'economia e delle finanze e al Presidente della Regione. Questa sinergia dovrà insegnarci molto e dovrà essere una condizione condivisa da tutti, dai politici di oggi e di domani, perché i cittadini da curare non sono dell'uno o dell'altro schieramento, ma bisognosi di cure e basta. In quanto tali, la politica che li rappresenta deve garantire loro una giusta possibilità di curarsi all'interno della propria Regione. C'è di più, cari colleghi: all'articolo 6 vi è anche il contributo di solidarietà per il Servizio sanitario regionale, per il triennio 2021-2023, condizionato però alla presentazione e all'approvazione del programma operativo di prosecuzione del piano di rientro. Questa è un'altra ottima notizia, ma non è solo una questione di fondi, colleghi, perché bisognerà spendere bene. Non si tratta solamente di destinare maggiore denaro a uno specifico sistema sanitario regionale, ma di ricostruire un intero corpo amministrativo, un sistema che permetta innanzitutto una rendicontazione efficace e veritiera dei fondi spesi e dei rimborsi ai servizi. Il tempo della contabilità orale è finito: lo dico in quest'Aula, affinché tutti ascoltino bene, anche dalle mie parti. Onorevoli colleghi, nel pieno della pandemia non è poi ammissibile né accettabile che ci siano interi presidi ospedalieri incompleti o vuoti, perché mai collaudati, mentre c'è chi pensa di costruirne altri. Costruire soltanto per costruire - e non per curare - non è accettabile. Quante volte il nostro Paese è stato colpito da questo malcostume (se non proprio reato)? Eppure, i cittadini calabresi non possono più aspettare: hanno già aspettato tanto, troppo, e chi non ha potuto farlo è andato via.