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domenica 24 maggio centinaia di donne, medici, infermieri e cittadini hanno protestato, per sollecitare la riapertura dei reparti chiusi a causa dell'emergenza da COVID-19, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intenda intraprendere al fine di verificare la possibilità di riapertura del reparto ostetricia e pediatria degli ospedali riuniti di Anzio e Nettuno, in modo da evitare alle donne in gravidanza e partorienti percorsi difficoltosi e rischiosi per la propria salute e per quella dei nascituri. Atto n. 4-03556 RUOTOLO DE PETRIS NUGNES Al Ministro dell'interno Premesso che: l'art. 146 del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo n. 267 del 2000) prevede l'applicazione della procedura stabilita dall'art. 143 dello scioglimento dei Consigli comunali per condizionamento mafioso anche "agli organi comunque denominati delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere"; il provvedimento è adottato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, e assume la forma del decreto del Presidente della Repubblica; l'istruttoria è di competenza dei prefetti e generalmente si basa sulla relazione di una commissione d'accesso, che viene inviata dal prefetto. Sulla base delle risultanze dell'accesso, il prefetto redige a sua volta una relazione per il Ministro, che si determina, alternativamente, per la proposta al Consiglio dei ministri di scioglimento oppure per la chiusura della procedura senza seguito; lo scioglimento è proposto quando emergano elementi concreti, univoci e concordanti di un condizionamento mafioso sull'ente che ne alteri i processi decisionali e il buon andamento; dalla stampa quotidiana, in particolare l'inchiesta del sito d'informazione "Fanpage", in base a quanto risulta agli interroganti e sulla base delle notizie più recenti, si è appreso che al Ministro in indirizzo sia giunta la relazione conclusiva della commissione d'accesso sulle infiltrazioni camorristiche nell'ospedale "San Giovanni Bosco" di Napoli che dipende dalla ASL Napoli 1 Centro; la vicenda nasce nel giugno 2019 a seguito dell'inchiesta della Procura di Napoli sul cartello camorristico dell'"Alleanza di Secondigliano" che usava l'ospedale come "sede sociale" e portò a 126 ordinanze di custodia cautelare; i magistrati hanno accertato che l'Alleanza di Secondigliano capeggiata dai clan Contini, Mallardo e Licciardi e che ha portato al sequestro di un ingente patrimonio nei confronti delle persone colpite dai provvedimenti cautelari emessi dal giudice per le indagini preliminari di Napoli si occupava delle prenotazioni per le visite specialistiche nell'ospedale, del bar, del ristorante e dello spazio interno adibito a parcheggio del nosocomio oltre che dell'accesso alla farmacia dell'ospedale e della gestione delle salme e dei successivi funerali dei pazienti deceduti; in particolare, secondo gli investigatori, "gli uomini del boss Edoardo Contini controllavano il funzionamento dell'ospedale, dalle assunzioni, agli appalti, alle relazioni sindacali. L'ospedale era diventato la base logistica per trame delittuose, come per le truffe assicurative attraverso la predisposizione certificati medici falsi"; secondo quanto risulta agli interroganti, dopo la maxi operazione, il Ministro pro tempore della salute Giulia Grillo chiese lo scioglimento della struttura, ricevendo un'aggressiva risposta da parte del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che replicò parlando della necessità di commissariare il Ministero; da allora si è sviluppato l' iter previsto per i casi di presunta infiltrazione mafiosa nelle strutture pubbliche, con l'avvio del lavoro di una commissione d'accesso; in seguito, il lavoro della commissione ha riguardato le attività della ASL Napoli 1 Centro guidata da Ciro Verdoliva, che già nel giugno 2019 era al vertice della struttura in qualità di commissario straordinario, e sarebbe stato nominato direttore generale da De Luca, due mesi dopo, il 6 agosto 2019, si chiede di sapere quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo, a partire dalla conclusione dell' iter istruttorio, per prevenire il rischio di infiltrazioni criminali nella sanità campana, con un'attenzione particolare per l'emergenza COVID-19. Atto n. 4-03557 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la Basilicata è una delle poche regioni dell'Italia meridionale che dispone di una notevole quantità di risorse idriche grazie alla presenza di una fitta rete idrografica; il sistema idrografico lucano è incentrato sui 5 fiumi: Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni, ai quali si aggiungono un'estesa rete di corsi d'acqua minori e numerose sorgenti; la grande quantità di risorsa idrica prodotta in Basilicata, stimabile in media in un miliardo di metri cubi all'anno, è utilizzata mediante grandi opere idrauliche: invasi, traverse, opere di captazione di sorgenti e falde, reti di adduzione e distribuzione, impianti di sollevamento e potabilizzazione. Tale sistema di infrastrutture fu concepito e realizzato in gran parte negli anni '50 e '60, con l'obiettivo principale di sviluppare e valorizzare l'agricoltura, intesa quale fattore determinante per l'emancipazione socio-economica di contesti arretrati e sottosviluppati della Basilicata e della Puglia; negli anni '70 il sistema è stato ampliato e integrato mediante la costruzione di nuove opere al fine di soddisfare anche i fabbisogni civili ed industriali. Il sistema di opere di sbarramento realizzato lungo i principali corsi d'acqua ha, tuttavia, comportato significative trasformazioni delle caratteristiche ambientali del territorio e generato alcune rilevanti criticità. Si pensi alle problematiche idrogeologiche connesse alla realizzazione di grandi infrastrutture idriche in un territorio particolarmente soggetto a movimenti franosi e ad alluvioni, nonché ai fenomeni di arretramento costiero dovuti alla variazione del trasporto solido, che hanno colpito aree ad alta vocazione turistica ed agricola con evidenti ripercussioni sull'economia locale; considerato che: il comparto agricolo dei territori lucani, in perdurante crisi, è fortemente preoccupato a causa delle difficoltà dovute alla siccità, oltre a quelle che sta affrontando per l'emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus COVID-19. Il clima sembra ormai impazzito, sono mesi che non piove e l'inverno non fa più "il suo mestiere", così come del resto ha fatto l'autunno, cosicché la siccità si sta manifestando nella più totale gravità e, ancora una volta, c'è il rischio che i contadini e gli agricoltori vengano lasciati soli a fronteggiare la situazione; nonostante la carenza di acqua (che è determinata dalla siccità ma anche da una sbilanciata distribuzione della dotazione idrica) gli agricoltori del metapontino sono comunque obbligati a pagare il canone al consorzio di bonifica. Ci si chiede dove siano andati a finire i 20 milioni di metri cubi di acqua la cui diga del Pertusillo ne può contenere fino a 155 milioni;