[pronunce]

che, a sostegno di tali richieste, afferma la natura del ricorso azionato quale «rimedio ulteriore esercitabile dopo che sono state sperimentate invano le altre forme di tutela previste» e che l'attività della Corte costituzionale si estenderebbe «all'accertamento della legalità costituzionale dell'intera vicenda conflittuale, che si conclude con una dichiarazione sulla spettanza di una "competenza in concreto", quando vi è stata disapplicazione delle pronunzie di illegittimità costituzionale»; che, infine, constata che «il resistente Comando Generale della Guardia di Finanza» non avrebbe ancora eseguito a suo favore la disapplicazione delle disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime con le sentenze n. 566 del 1989 e n. 232 del 1992 e che tale omissione avrebbe «causato una diretta e concreta lesione delle sue attribuzioni costituzionali»; che, pertanto, il ricorrente conclude sollevando il conflitto nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell'economia e delle finanze (Comando generale della Guardia di finanza) e chiedendo di dichiarare che quest'ultimo sia obbligato a disapplicare le norme dichiarate illegittime da questa Corte, in relazione alle rate di pensione corrispostegli tra il marzo 1975 e il 29 gennaio 1986; di dichiarare altresì l'illegittimità degli atti di pagamento delle predette rate di pensione, perché non comprensive degli importi della tredicesima mensilità e dell'indennità integrativa speciale, e, infine, di annullare le sentenze e ordinanze emesse dalla Corte dei conti o dalla Corte di Cassazione, sopra indicate. Considerato che, in questa fase del giudizio, la Corte è chiamata a deliberare, in camera di consiglio e senza contraddittorio, sulla sussistenza dei requisiti soggettivo e oggettivo prescritti dall'art. 37, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), ossia a decidere se il conflitto insorga tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni delineata per i vari poteri da norme costituzionali; che, ai fini della ammissibilità del ricorso per conflitto tra poteri, sotto il profilo soggettivo, «occorre che il ricorrente individui con chiarezza la sfera di potere asseritamente lesa, avendo cura di motivare la ridondanza delle asserite violazioni dei principi costituzionali invocati sulla propria sfera di attribuzioni costituzionali, a difesa della quale questa Corte è chiamata a pronunciarsi» (ex plurimis, ordinanza n. 181 del 2018); che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il singolo cittadino non è legittimato a sollevare conflitto di attribuzione, «non essendogli conferita, in quanto singolo, alcuna attribuzione costituzionalmente rilevante» (ordinanza n. 277 del 2017; nello stesso senso, ordinanze n. 256 del 2016, n. 121 del 2011 e n. 85 del 2009); che il ricorrente, anziché prospettare la lesione di attribuzioni costituzionali, lamenta esclusivamente la lesione di situazioni giuridiche soggettive proprie, dal momento che afferma di agire perché le sentenze e ordinanze dallo stesso individuate all'origine del conflitto non avrebbero riconosciuto in suo favore diritti patrimoniali derivanti dalle sentenze n. 566 del 1989 e n. 232 del 1992 di questa Corte; che quindi è insussistente non solo il requisito soggettivo, ma anche quello oggettivo, in quanto, come questa Corte ha più volte precisato, «i conflitti aventi ad oggetto atti di natura giurisdizionale non possono risolversi in mezzi impropri di censura del modo di esercizio della funzione giurisdizionale, giacché avverso gli errori in iudicando di diritto sostanziale o processuale valgono i rimedi consueti riconosciuti dagli ordinamenti processuali delle diverse giurisdizioni» (ordinanza n. 284 del 2008; nello stesso senso, sentenze n. 290, n. 222, n. 150 e n. 2 del 2007); che, anche sotto il profilo della legittimazione passiva, il ricorso si rivolge cumulativamente avverso una pluralità di soggetti e di atti, per cui la prospettazione «è resa incerta dal carattere cumulativo e congiunto del ricorso e dalla circostanza che le censure in esso contenute sono presentate senza considerazione della diversità delle rispettive qualificazioni» (ordinanze n. 181 del 2018 e n. 277 del 2017); che, conseguentemente, il ricorso proposto da Gerardo Silvestri deve essere dichiarato inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 gennaio 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Luca ANTONINI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 marzo 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA