[pronunce]

Nonostante tali norme statali siano dirette a scongiurare ogni possibile sovrapposizione rispetto ad analoghi benefici eventualmente previsti dalle legislazioni regionali, la disposizione gravata, «nel prevedere, genericamente, un distinto intervento regionale per il contrasto all'estorsione ed all'usura», creerebbe una duplicazione di benefici a ristoro del medesimo evento dannoso e violerebbe pertanto il principio del buon andamento dell'azione amministrativa della pubblica amministrazione di cui all'art. 97 Cost., nonché l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. in materia di ordine pubblico e sicurezza. 2.- Si è costituita la Regione Lazio, eccependo l'infondatezza delle tre questioni in esame e l'inammissibilità dell'ultima. 2.1.- Quanto alla prima, la resistente deduce che la disposizione impugnata, nel contemplare la possibilità di rilascio e di rinnovo della qualifica di guardia giurata ittica volontaria a coloro che abbiano riportato condanne per reati puniti con la sola pena pecuniaria, non intenderebbe derogare ai requisiti prescritti dall'art. 138 del TULPS, in quanto essa, nel suo incipit, fa espressamente salvo il rispetto di quanto previsto da quest'ultima norma, ivi compreso, dunque, il divieto di rilascio o rinnovo della predetta qualifica a coloro che hanno riportato condanne per delitto. A parere della Regione, dunque, la gravata disposizione troverebbe applicazione nei limiti di quanto previsto dal richiamato art. 138, dovendosi intendere, pertanto, esclusi dal riferimento ai «reati punti con la sola pena pecuniaria» quelli sanzionati con la multa. Secondo una interpretazione costituzionalmente orientata, cioè, la norma regionale troverebbe applicazione per i soli casi di condanna al pagamento di un'ammenda, sanzione prevista per le contravvenzioni, e non anche per le multe, comminate per i delitti. 2.2.- Anche la seconda questione non sarebbe fondata, in quanto la norma gravata, nel disciplinare i casi in cui il Comune può prevedere limiti e condizioni agli orari dei pubblici esercizi, non intenderebbe invadere prerogative proprie dell'autorità di pubblica sicurezza relative alla tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza, ma, anzi, terrebbe conto delle norme dettate dal legislatore statale nel TUEL, ed in particolare dall'art. 50, che, ai commi 5 e 7-bis, prevede le fattispecie in cui il sindaco può limitare gli orari degli esercizi commerciali con ordinanze contingibili e urgenti, e dall'art. 54, che attribuisce al sindaco competenze in materia di ordine e sicurezza pubblica. La resistente segnala inoltre che, ai fini dell'interpretazione del predetto art. 50, occorrerebbe tenere in considerazione la definizione di "sicurezza urbana" contenuta nell'art. 4 del d.l. n. 14 del 2017, la quale fa riferimento al «bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, e recupero delle aree e dei siti degradati, l'eliminazione dei fattori marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l'affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente, anche con interventi integrati, lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, nel rispetto delle rispettive competenze e funzioni». Del resto, dato che l'ambito di applicazione della norma sarebbe limitato ai soli casi emergenziali (cioè in presenza di «gravi e urgenti motivi»), esso riguarderebbe solo il potere dei sindaci di emanare ordinanze contingibili e urgenti, restando quindi escluso quello di regolare in via ordinaria gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, come avrebbe sostenuto anche questa Corte, pronunciandosi, su questione analoga relativa agli interventi di emergenza, con sentenza n. 196 del 2009. 2.3.- Quanto alla terza questione, la resistente ne sostiene, innanzitutto, l'inammissibilità per la mancata contestuale impugnazione dell'art. 78 della medesima legge reg. Lazio n. 7 del 2018. Infatti, il gravato art. 79 ha un contenuto prettamente finanziario, limitandosi a modificare l'art. 23 della legge reg. Lazio n. 14 del 2015 (rubricato «Disposizioni finanziarie»), mentre è il precedente art. 78 che dispone l'estensione alle vittime dell'estorsione dei benefici che la legge reg. Lazio n. 14 del 2015 accordava, prima della novella, alle vittime di usura. La questione sarebbe comunque infondata, in quanto il timore della «duplicazione di benefici a ristoro del medesimo evento dannoso» risulterebbe scongiurato dalla previsione della comunicazione all'ufficio del Governo competente in materia di iniziative antiracket e antiusura degli indennizzi concessi ai sensi dell'art. 6 della legge reg. Lazio n. 14 del 2015 a favore dei soggetti che abbiano subito l'interruzione o la compromissione della propria attività lavorativa. La finalità di tale comunicazione sarebbe proprio quella di evitare che si possano sommare due diversi indennizzi per la medesima causale. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri in data 29 ottobre 2019 ha depositato memoria, nella quale, però, non sono trattate le disposizioni in esame, ma altri articoli della stessa legge regionale n. 7 del 2018 impugnati con il medesimo ricorso n. 87 del 2019. 4.- In data 13 maggio 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria, rappresentando che l'art. 107, comma 1, lettera ll), della legge della Regione Lazio 6 novembre 2019, n. 22 (Testo Unico del Commercio) ha abrogato l'impugnato art. 32 della legge reg. Lazio n. 7 del 2018 e rinunciando, quindi, alla propria impugnazione limitatamente a tale disposizione. 5.- In data 4 giugno 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato nuova memoria, chiedendo dichiararsi la cessazione della materia del contendere quanto all'impugnazione dell'art. 32 della legge reg. Lazio n. 7 del 2018. Con riferimento agli altri articoli impugnati, viene reputata non convincente la lettura costituzionalmente orientata dell'art. 20 della legge regionale n. 7 del 2018, proposta dalla Regione Lazio nella propria tesi difensiva, in quanto il richiamo in esso contenuto all'art. 138, comma 1, TULPS non sarebbe sufficiente a escludere che l'incarico di guardia giurata ittica volontaria possa essere attribuito anche a soggetti condannati per delitti.