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esercizi aventi superficie di vendita non superiore a 150 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitnti, esercizi aventi superficie fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 2.500 mq nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, che attrezzano spazi dedicati alla vendita ai consumatori di prodotti alimentari e detergenti, sfusi o alla spina, è riconosciuto, in via sperimentale, un contributo economico a fondo perduto pari alla spesa sostenuta e documentata per un importo massimo di euro 5.000. In questa fattispecie, per altro, rientra una serie di esercizi afferenti alla grande distribuzione organizzata (GDO) che, per filosofia aziendale, gestiscono esercizi commerciali di superficie volutamente ridotte (LIDL, ALDI e altri marchi che si caratterizzano come discount ). Il finanziamento, corrisposto secondo l'ordine di presentazione delle domande ammissibili e nel limite complessivo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, sino ad esaurimento delle predette risorse, è condizionato al fatto che il contenitore offerto dall'esercente non sia monouso. Per altro, la disposizione appare contradditoria infatti, per sua stessa definizione, un prodotto sfuso o alla spina risulta non confezionato per cui la previsione di incentivare la cessione di prodotto senza confezionamenti non può prevedere la cessione contestuale di un contenitore, se pure non monouso, ma dovrebbe prevedere la possibilità di utilizzo, da parte dell'acquirente, di contenitori propri. Il paradosso evidente è che l'acquirente, non potendo utilizzare il confezionamento non monouso fornitogli dall'esercente, si troverà ad accumulare tali contenitori senza poterli effettivamente riutilizzare. Si rileva che i contenitori non monouso, dovendo assicurare maggiori caratteristiche di resistenza e durabilità, rischiano di essere prodotti con maggiore dispendio energetico e di materie prime. L'articolo 8 reca disposizioni concernenti il differimento di termini per adempimenti fiscali e contributivi a seguito di eventi sismici. In particolare l'articolo prevede il differimento dal 15 ottobre 2019 (corrispondente alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame) al 15 gennaio 2020 dei termini: per il pagamento dei tributi non versati per effetto delle sospensioni disposte, nel tempo, in seguito agli eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016 (previsto dal comma 11 dell'articolo 48 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229; per l'effettuazione degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria, sospesi in seguito ai medesimi eventi sismici comma 13 del citato articolo 48). Le norme in esame dispongono, nel caso di opzione per il pagamento rateale (fermo restando il numero massimo di 120 rate mensili di pari importo) che i soggetti interessati versino l'importo corrispondente al valore della prima rata entro il 15 gennaio 2020 (in luogo delle prime cinque rate entro il termine del 15 ottobre 2019, previsto dalla norma finora vigente). L'articolo in esame provvede, quindi, alla copertura dei relativi oneri. L'articolo 9 disciplina l'entrata in vigore del provvedimento. Martelli, relatore di minoranza.