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pertanto, pretendere che un semplice imprenditore, che non fa il lavoro del banchiere, né il controllore di Stato o il funzionario dell'Agenzia delle entrate, nel comprare il credito sia pure ritenuto responsabile di quello che è successo a monte, vuol dire con una mano dare un'apertura e con l'altra stabilire una chiusura, quindi prendere in giro gli italiani. Questi sarebbero gli aiuti, cari colleghi? Chi sostiene questo Governo crede davvero che gli italiani abbiano le fette di prosciutto sugli occhi? Credete davvero che, 60.000 imprese, 500.000 lavoratori e i circa 5 milioni di italiani coinvolti nel superbonus abbiano le fette sugli occhi e credano alle vostre bazzecole e alle vostre prese in giro? Possiamo andare avanti sempre su quello che avete il coraggio di chiamare decreto-legge aiuti. Ci sono i crediti d'imposta che riconoscete, ma, guarda caso, la settimana scorsa (e non è un caso, perché noi di Fratelli d'Italia non ci affidiamo al caso) abbiamo interrogato il Governo per chiedere come devono essere trattati quei crediti d'imposta. Il Governo ci ha risposto che sono alla pari degli aiuti di Stato a fondo perduto, quindi vuol dire che supereremo il plafond, pertanto quelle imprese alle quali voi avete riconosciuto e riconoscete crediti d'imposta dovranno restituirli allo Stato: un'ulteriore presa in giro. Potrei poi parlare, signor Presidente, dei crediti d'imposta nel settore energetico. Al comma 3- ter dell'articolo 2 avete legato il credito d'imposta al de minimis, quindi di fatto queste imprese non prenderanno un bel niente, perché con il de minimis non avranno diritto di prendere questo denaro. Questa è un'altra presa in giro; non credo che sia un parere, questi sono dati oggettivi. Avviandomi alla conclusione, perché mi sembra che il tempo stia volgendo al termine, mi piacerebbe anche che il Governo desse qualche risposta agli italiani e magari anche a noi (io di deficienze cognitive ne avrò sicuramente tante). Attendiamo di sapere dal Governo, sul tema dei carburanti, come mai quindici anni fa il costo al barile del petrolio fosse più alto di quello di oggi, ma il carburante costava notevolmente meno. Dovete spiegarci perché oggi stiamo prendendo in giro gli italiani anche alla pompa della benzina. Questo non è il modo di gestire un Paese. Abbiamo tutti un sussulto di dignità, ve lo chiedo col cuore: mandiamo il Parlamento davanti agli elettori, riconsegniamo al Paese una maggioranza politica coerente e leale, che possa finalmente governare e non prenda in giro questo Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, mi permetta di unirmi al cordoglio per la scomparsa di Eugenio Scalfari. L'Italia oggi ha perso una figura di straordinaria levatura, un protagonista assoluto della storia del giornalismo e della politica nel nostro Paese. Signor Presidente, oggi discutiamo questo decreto in una fase estremamente difficile per l'Italia e per l'Europa, come hanno ricordato tutti i colleghi e le colleghe che sono intervenuti: la guerra, iniziata con l'invasione russa dell'Ucraina, continua; la crisi energetica e l'inflazione stanno colpendo duramente le famiglie e le imprese; si allargano le disuguaglianze sociali, perché l'inflazione è la più ingiusta delle tasse e l'inflazione energetica è ancora più ingiusta; il nostro sistema produttivo sta perdendo competitività, a partire dalle imprese a più elevato consumo di energia. Signor Presidente, il Governo ha messo in campo interventi di grande portata in questi mesi, con aiuti per le famiglie e sostegni per le imprese, a partire dalle famiglie più fragili e dalle imprese a più forte consumo di gas ed elettricità. Ancora, vi è uno sforzo importante di diversificazione dei fornitori di gas. Come ha ricordato il presidente Draghi, la nostra dipendenza dal gas russo è scesa dal 40 per cento dell'anno passato al 25 per cento dell'anno in corso. Cito, inoltre, l'aumento della produzione nazionale di gas e la semplificazione delle procedure per l'installazione di rinnovabili. Questo decreto, il decreto aiuti, che, dopo la lettura alla Camera ha toccato quasi 12 miliardi di euro di interventi, è un pezzo decisivo di tale strategia. Ricordiamole, signor Presidente, le misure del decreto: l'azzeramento degli oneri di sistema per l'elettricità, la riduzione degli oneri generali e dell'IVA del gas per il terzo trimestre di quest'anno; il fondo per il caro materiali delle opere pubbliche; il bonus 200 euro, che sta arrivando a 31,5 milioni di lavoratori dipendenti e autonomi e pensionati (una misura che, da sola, vale 6,5 miliardi di euro); il rifinanziamento del fondo sociale affitti; il voucher per gli abbonamenti per il trasporto pubblico locale; le risorse per aiutare gli enti territoriali a fronteggiare il caro bollette e l'ampliamento della tassa sugli extraprofitti delle imprese energetiche, con cui viene finanziato il bonus da 200 euro, con una misura di ridistribuzione sociale. Naturalmente, signor Presidente, è legittimo esprimere valutazioni diverse sulle singole scelte di questo provvedimento ed evidenziare i nodi che questo provvedimento ha lasciato aperti, a partire dallo sblocco delle cessioni dei crediti sui bonus edilizi, che riguarda oltre 5,5 miliardi di crediti e decine di migliaia di famiglie e imprese. Nell'ultimo anno e mezzo, ogni provvedimento di questo Governo è stato un punto di incontro tra forze politiche che esprimono visioni diverse del futuro di questo Paese e che hanno idee diverse su come affrontare i nodi che si sono manifestati. Se questo Governo è andato avanti e ha prodotto risultati, è perché vi è stato un lavoro sistematico e paziente di composizione; perché ogni forza politica di questa maggioranza ha rinunciato a un pezzo della propria visione e delle proprie idee per trovare, provvedimento dopo provvedimento, i necessari punti di incontro; perché c'è stato un lavoro, che ci ha permesso di raggiungere traguardi importanti. Penso alla presentazione e all'approvazione nei tempi previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza; a una campagna di vaccinazione che ha portato oltre il 90 per cento degli italiani a completare il ciclo vaccinale; al rispetto di tutte le scadenze del Piano (dei 51 obiettivi previsti per il 2021 e dei 45 previsti per il primo semestre di quest'anno); penso alle misure per il caro energia con questo decreto-legge raggiungono i 33 miliardi di euro, senza un euro in più di deficit rispetto a quanto programmato con la legge di bilancio 2022. E da ultimo, ma non certo in ordine di importanza, c'è il confronto avviato dal presidente Draghi con le parti sindacali e le parti datoriali per un nuovo patto sociale attorno all'introduzione del salario minimo, così come proposto dal ministro Orlando, attorno a un taglio strutturale e importante del cuneo fiscale a vantaggio delle buste paga, attorno al rilancio della produttività e all'attuazione del piano nazionale per la ripresa. Questo patto sociale - come diciamo da tempo noi del Partito Democratico - rappresenta il cambio di passo necessario per affrontare efficacemente la situazione economica e sociale che abbiamo di fronte, che sta diventando sempre più difficile.