[pronunce]

A tal riguardo, non giova il richiamo alla sentenza resa dalla Corte di cassazione a Sezioni unite, n. 23726 del 2007, che ha affermato il principio secondo cui non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo. Invero, tale principio è stato affermato in presenza di una condotta volontaria del creditore (cioè la scissione del contenuto dell'obbligazione), da lui posta in essere per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione aggravativa della posizione del debitore e tale da porsi in contrasto sia con la normativa di correttezza e buona fede, sia con il principio costituzionale del giusto processo, «traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale». Ben diversa è la posizione del creditore che, rimasto parzialmente incapiente nella realizzazione della sua pretesa senza alcuna responsabilità, adotti una nuova iniziativa giudiziaria nell'esercizio del suo diritto costituzionale alla tutela giurisdizionale. 4.2. - Quanto alla possibilità, pure prospettata nell'ordinanza di rimessione, che nella procedura esecutiva spieghino intervento altri creditori (art. 551 cod. proc. civ.), a parte il carattere ipotetico dell'evento, alla possibile sopravvenuta incapienza dell'ammontare pignorato per l'intervento di altri creditori (chirografari) si potrà porre rimedio applicando il meccanismo dell'estensione del pignoramento, ai sensi dell'art. 499, quarto comma, cod. proc. civ. , meccanismo attualmente previsto come rimedio di carattere generale dopo la riforma attuata con l'art. 2, comma 3, lettera e), n. 7), del d.l. n. 35 del 2005, convertito, con modificazioni, nella legge n. 80 del 2005 e modificato dall'art. 1 della legge 28 dicembre 2005, n. 263 (Interventi correttivi alle modifiche in materia processuale civile introdotte con il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, nonché ulteriori modifiche al codice di procedura civile e alle relative disposizioni di attuazione, al regolamento di cui al R.D. 17 agosto 1907, n. 642, al codice civile, alla L. 21 gennaio 1994, n. 53, e disposizioni in tema di diritto alla pensione di reversibilità del coniuge divorziato). 4.3. - Neppure il richiamo all'art. 111 Cost. si rivela fondato. Ad avviso dell'esponente, il detto parametro sarebbe violato perché la norma censurata «determina ex lege la parcellizzazione del credito di modesta entità, frazionamento considerato non conforme a legge e ai principi costituzionali dal citato orientamento giurisprudenziale». Orbene, richiamato quanto esposto dianzi circa la non pertinenza nella specie di tale orientamento, si deve ribadire, alla stregua delle precedenti considerazioni, che il detto inconveniente consegue ad una scelta non irragionevole compiuta dal legislatore, diretta a rimuovere gli effetti pregiudizievoli del cosiddetto pignoramento integrale mediante una soluzione normativa che non pregiudica il diritto del creditore di perseguire la realizzazione del proprio credito. 4.4. - Il giudice a quo lamenta ancora una violazione dell'art. 3 Cost. sotto il profilo della disparità di trattamento, perché la norma impugnata imporrebbe il limite al pignoramento «solo ed esclusivamente per le procedure esecutive mobiliari e presso terzi e non già anche per le procedure esecutive immobiliari». Si deve però osservare che i diversi mezzi di espropriazione forzata previsti dalla legge hanno struttura e disciplina differenti, sicché non è inibito al legislatore modulare in modo diverso i singoli istituti che li riguardano, specialmente quando, come nella specie, la modulazione consegue ad una valutazione comparativa non irragionevole. 4.5. - Infine, il rimettente denunzia la violazione dell'art. 97 Cost., perché la norma censurata rischierebbe di appesantire il processo esecutivo presso terzi, di provocare «vere e proprie disfunzioni organizzative», di aprire la porta a «scenari processuali atti a creare meccanismi di esecuzione coattiva virtualmente infiniti», mentre i «perversi potenziali descritti sviluppi processuali sono potenzialmente pericolosi proprio per gli enti pubblici debitori», esposti ad una pluralità di pignoramenti presso terzi «posti in essere al solo fine di lucrare sulle spese legali, il tutto in spregio alle esigenze di razionale utilizzo delle finanze pubbliche». A parte il carattere ipotetico della maggior parte di tali rilievi, si deve osservare che, per costante giurisprudenza di questa Corte, il detto parametro costituzionale non riguarda la disciplina dell'attività giurisdizionale ma soltanto l'organizzazione degli uffici pubblici (ex plurimis: sentenze n. 64 del 2009, n. 272 del 2008 e n. 117 del 2007; ordinanza n. 455 del 2006). Anche per questo profilo, dunque, la questione non è fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 546, primo comma, del codice di procedura civile, sollevata dal Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, in riferimento agli articoli 3, 24, 97 e 111 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 dicembre 2010. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 dicembre 2010. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA