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n. 79 del 1999, conformemente a quanto previsto dall'art. 10 dello stesso decreto legislativo n. 112 del 1998, si è realizzato con l'adozione del decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di demanio idrico, di opere idrauliche e di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, produzione e distribuzione di energia elettrica). Il suddetto decreto, per quanto qui interessa, ha modificato l'art. 8, comma 1, lettera e), del d.P.R. 20 gennaio 1973, n. 115 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di trasferimento alle province autonome di Trento e di Bolzano dei beni demaniali e patrimoniali dello Stato e della Regione), trasferendo alla Regione il demanio idrico dello Stato. Ha inoltre modificato l'art. 14 del d.P.R. 22 marzo 1974, n. 381 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di urbanistica ed opere pubbliche), concernente l'ambito territoriale di competenza per le concessioni di grande derivazione, eliminando il riferimento allo statuto speciale della Regione. Ed ha infine introdotto, nel d.P.R. 26 marzo 1977, n. 235 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di energia), un articolo 1-bis, per il quale a decorrere “dal 1° gennaio 2000 è delegato alle Province autonome di Trento e di Bolzano, per il rispettivo territorio, l'esercizio delle funzioni statali in materia di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico”. 3. - In tale quadro normativo deve essere valutato il conflitto in oggetto. La Regione Veneto prospetta la violazione delle proprie attribuzioni, in quanto la Provincia autonoma di Trento, in assenza dell'intesa prevista dall'art. 89, comma 2, del d.lgs. n. 112 del 1998, ha prima stabilito di procedere (deliberazione della Giunta provinciale) e poi proceduto (determinazione del dirigente del servizio utilizzazione delle acque pubbliche) ad autorizzare il subingresso di un altro concessionario nella concessione di una grande derivazione idroelettrica che interessa entrambi gli enti. 3.1. - Il ricorso è fondato. Secondo la Provincia di Trento, l'attribuzione da parte dello Stato alle Regioni ordinarie e a statuto speciale della competenza a rilasciare concessioni per grandi derivazioni di acqua pubblica per scopo idroelettrico avrebbe comportato l'applicabilità, anche al di fuori del territorio della Regione Trentino-Alto Adige, della norma di attuazione dello statuto di cui all'art. 14 del d.P.R. n. 381 del 1974, modificato dal d.lgs. n. 463 del 1999, secondo il quale “ai fini dell'applicazione delle disposizioni concernenti le grandi derivazioni di acque pubbliche, si ha riguardo a tutti gli effetti alla Provincia nel cui territorio ricadono in tutto o in parte le opere di presa o di prima presa, nel caso di impianti a catena o in serie, anche se appartenenti a più concessionari, o il massimo rigurgito a monte determinato dalla presa stessa”. Sennonché detta norma riguarda i rapporti tra le due Province della Regione Trentino-Alto Adige e certamente non può trovare applicazione nei confronti della finitima Regione Veneto. L'autonomia speciale è infatti limitata al territorio regionale e sarebbe contrastante con l'impianto costituzionale e con i principi ad esso sottesi di parità istituzionale e di leale collaborazione tra gli enti territoriali l'attribuzione di effetti extraterritoriali ad una norma di attuazione dello statuto regionale (cfr. sentenze n. 743 del 1988 e n. 55 del 1997). È viceversa conforme ai principi costituzionali ritenere che nei casi di Regioni finitime trovi applicazione l'art. 89, comma 2, del d.lgs. n. 112 del 1998, con la conseguenza che “le concessioni … sono rilasciate d'intesa tra le Regioni interessate” e che, in caso di mancata intesa, il provvedimento è rimesso allo Stato. Si tratta di una norma che risponde ad esigenze unitarie ed al principio di leale collaborazione, e che certamente è applicabile ai rapporti, non solo tra Regioni ordinarie, ma anche tra Regioni ordinarie e Regioni a statuto speciale. In questo senso, del resto, si è espressa la sentenza di questa Corte n. 353 del 2001, secondo la quale “esigenze di coordinamento e di integrazione devono essere realizzate … con uno degli ipotizzabili sistemi che assicuri effettiva parità di trattamento di tutte le Regioni e Province autonome interessate, in un giusto procedimento di partecipazione equilibrata dei medesimi soggetti”. In relazione alla Provincia di Trento, occorre inoltre sottolineare che si tratta di funzioni delegate (art.1-bis del d.P.R. n. 235 del 1977, introdotto dal d.lgs. n. 463 del 1999) e non di una competenza statutaria, sicché ancora più agevole diventa l'estensione a detta Provincia di una norma originariamente prevista per le Regioni a statuto ordinario. Né è possibile obiettare che questa norma, secondo quanto risulta dal combinato disposto del comma 1, lettera i), dell'art. 89 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e del comma 2 dello stesso art. 89, non riguardi le grandi derivazioni di acqua pubblica, ma soltanto le derivazioni di piccola e media portata. Infatti se questa limitazione aveva la sua ragion d'essere nel sistema legislativo che temporaneamente riservava allo Stato le concessioni di grandi derivazioni di acqua, essa non ha più ragione di esistere dopo che le modifiche delle norme di attuazione statutaria riguardanti la Regione Trentino-Alto Adige ed il d.lgs. n. 79 del 1999, di recepimento della direttiva 96/92/CE, hanno definitivamente conferito questa competenza alle Province di Trento e di Bolzano ed alle Regioni a statuto ordinario. Né argomenti in senso contrario possono trarsi dal disposto dell'art. 12, comma 10, del d.lgs. n. 79 del 1999, il quale demanda ad un futuro decreto legislativo (mai emanato) la disciplina particolareggiata dell'art. 89, comma 2, del d.lgs. n. 112 del 1998. Infatti, tale articolo porta a ritenere che l'intento del legislatore è quello di confermare, per le Regioni finitime, la regola della necessaria previa intesa nell'emanazione delle concessioni di grandi derivazioni di acqua. Se ne deve dedurre che la Provincia di Trento, per un verso, ha agito senza poteri, essendo la norma del citato art. 14 del d.P.R. n. 381 del 1974, come modificato dal d.lgs. n. 463 del 1999, applicabile soltanto nell'ambito del territorio della Regione Trentino-Alto Adige , e, per altro verso, ha leso le competenze della Regione Veneto, avendo provveduto ad emanare gli atti impugnati senza aver prima raggiunto l'intesa. L'intesa in questione attiene ad ogni aspetto della funzione concessoria ed in particolare si riferisce anche all'individuazione dei canoni e ad eventuali regole per il loro riparto tra gli enti interessati. 4. - Alla luce di queste considerazioni, e nei limiti sopra indicati, deve pertanto dichiararsi che non spetta alla Provincia di Trento, in difetto della necessaria intesa di cui all'art. 89, comma 2, del d.lgs.