[pronunce]

che l'art. 67, comma 9, del decreto-legge n. 112 del 2008 avrebbe portata essenzialmente conoscitiva, perché estenderebbe il referto sul costo del lavoro pubblico anche agli effetti della contrattazione integrativa; che non verrebbe introdotto un sindacato di merito relativo alle scelte adottate dalle singole amministrazioni, ma si consentirebbe alla Corte dei conti di valutare la conformità della contrattazione integrativa al principio di buon andamento e al criterio di corretta gestione delle risorse collettive, con conseguente immediato riflesso sulla stabilità ed efficienza economico-finanziaria nazionale; che il controllo affidato alla Corte dei conti in materia di contrattazione integrativa non rientrerebbe nel controllo di gestione, ma sarebbe assimilabile al controllo finanziario, trovando fondamento nelle esigenze di tutela dell'unità economica della Repubblica e di coordinamento della finanza pubblica, nonché di rispetto del patto di stabilità interno e dei vincoli costituzionali in materia di indebitamento, con la conseguenza che l'art. 67, comma 10, del decreto-legge n. 112 del 2008 non rivestirebbe natura sanzionatoria.1. - La Regione Toscana ha promosso questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e, tra queste, in particolare dell'articolo 67, commi 9 e 10, per contrasto con gli artt. 117 e 119 della Costituzione. Ad avviso della ricorrente, queste ultime disposizioni impugnate, avendo introdotto un controllo di merito non previsto nella Costituzione, volto a sindacare le decisioni dell'amministrazione regionale sull'adeguatezza delle misure definite con la contrattazione integrativa, avrebbero invaso le competenze legislative regionali e l'autonomia finanziaria delle Regioni. Riservata a separate pronunce la decisione sull'impugnazione delle altre disposizioni contenute nel suddetto decreto-legge n. 112 del 2008, viene in esame in questa sede la questione di costituzionalità relativa all'art. 67, commi 9 e 10. 2. - L'eccezione di inammissibilità sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha dedotto la genericità della motivazione e la mancata indicazione dei parametri costituzionali, va respinta. Anche se le censure sono esposte dalla ricorrente in modo succinto, i parametri costituzionali sono indicati con sufficiente chiarezza e il quadro motivazionale è agevolmente ricostruibile. 3. - Le disposizioni censurate (art. 67, commi 9 e 10) sono state espressamente abrogate dall'art. 66, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni). Esse non hanno avuto applicazione medio tempore, dal momento che l'intesa prevista dall'art. 67, comma 9, presupposto per la loro attuazione, non è stata raggiunta. Peraltro, una parte delle norme impugnate è stata riprodotta in altre disposizioni contenute nel predetto d.lgs. n. 150 del 2009. In particolare, l'art. 55 del d.lgs. n. 150 del 2009, nel sostituire l'art. 40-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), ha introdotto il comma 3, che riproduce il contenuto dell'art. 67, commi 8 e 9, nonché del comma 10, primo periodo. L'art. 54 del d.lgs. n. 150 del 2009, inoltre, nel sostituire l'art. 40 del d.lgs. n. 165 del 2001, ha inserito nel corpo di tale articolo una disposizione (il comma 3-quinquies) non dissimile rispetto a quella precedentemente contenuta nell'art. 67, comma 10, terzo periodo. La seconda parte del comma 3-quinquies del nuovo art. 40 del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce, infatti, che «Nei casi di violazione dei vincoli e dei limiti di competenza imposti dalla contrattazione nazionale o dalle norme di legge, le clausole sono nulle, non possono essere applicate e sono sostituite ai sensi degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile. In caso di accertato superamento di vincoli finanziari da parte delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, del Dipartimento della funzione pubblica o del Ministero dell'economia e delle finanze è fatto altresì obbligo di recupero nell'ambito della sessione negoziale successiva». Di conseguenza, questa Corte deve verificare se sia possibile trasferire a queste ultime le questioni di legittimità costituzionale sollevate in riferimento alle disposizioni abrogate. 3.1. - Va dichiarata, innanzitutto, la cessazione della materia del contendere in riferimento alle censure relative all'art. 67, comma 10, secondo periodo («La Corte dei conti [...] propone, in caso di esorbitanza delle spese dai limiti imposti dai vincoli di finanza pubblica e dagli indirizzi generali assunti in sede di contrattazione collettiva nazionale, interventi correttivi a livello di comparto o di singolo ente») e terzo periodo («Fatte salve le ipotesi di responsabilità previste dalla normativa vigente, in caso di accertato superamento di tali vincoli le corrispondenti clausole contrattuali sono immediatamente sospese ed è fatto obbligo di recupero nell'ambito della sessione negoziale successiva»), del decreto-legge n. 112 del 2008. Da un lato, le prescrizioni dell'art. 67, comma 10, secondo periodo, sono state abrogate e non sono state riprodotte in successive disposizioni. Dall'altro, quelle dell'art. 67, comma 10, terzo periodo, sono state abrogate e sostituite da una norma (l'art. 40, comma 3-quinquies, del d.lgs. n. 165 del 2001, come sostituito dall'art. 54 del d.lgs. n. 150 del 2009) che persegue analoghe finalità in modi diversi: in primo luogo, essa prevede la nullità delle clausole contrastanti con i vincoli finanziari, anziché la sospensione delle stesse; in secondo luogo, contempla, tra i soggetti attivi, oltre alla Corte dei conti, il Dipartimento della funzione pubblica e il Ministero dell'economia e delle finanze. Tali differenze, pertanto, non consentono di trasferire la questione di legittimità costituzionale alla nuova disposizione. 3.2. - La disciplina contenuta nel comma 9, nonché quella del primo periodo del comma 10 (quest'ultima dispone che «La Corte dei conti utilizza tali informazioni, unitamente a quelle trasmesse ai sensi del Titolo V del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai fini del referto sul costo del lavoro») dell'impugnato art. 67 del decreto-legge n. 112 del 2008 sono state riprodotte, con formulazione sostanzialmente identica, dal comma 3 dell'art. 40-bis del d.lgs. n. 165 del 2001, come sostituito dall'art. 55 del d.lgs. n. 150 del 2009.