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a ciò si aggiunga la fattispecie di quei soggetti che, per effetto di più condanne, dopo aver scontato la pena detentiva, dovrebbero essere trasferiti in una REMS ma, per carenza di posti, restano in consegna presso l'istituto di pena, con la Polizia penitenziaria che si trova a dover affrontare episodi violenti di aggressione al personale; è del 9 ottobre 2018 una nota del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, in cui si legge che, alla data del 25 settembre 2018, le aggressioni al personale di Polizia penitenziaria ammontavano a 485 episodi, con un trend che, se confermato, avrebbe fatto registrare, entro fine anno, 640 episodi. Nella nota si ribadisce come buona parte delle condotte aggressive vengano consumate da detenuti con gravi profili psicologici o psichiatrici, meritevoli di cure e trattamenti terapeutici, che gli ambienti penitenziari non possono garantire; stessa cosa si dica per i casi di infermità sopravvenuta al condannato durante lo stato di detenzione: il giudice, qualora l'infermità impedisca l'esecuzione della pena in carcere e le patologie psichiche rendano incompatibile qualsiasi piano terapeutico con lo stato di detenzione, può sospendere l'esecuzione della pena e ordinare il ricovero presso la REMS, ma, non essendoci capienza, questi soggetti restano in carcere con le conseguenze descritte, si chiede di sapere: quali azioni il Ministro in indirizzo intenda perseguire, nel medio e lungo periodo, per porre rimedio alla cronica carenza di posti nelle REMS; quali soluzioni intenda concertare, nell'immediato, con l'amministrazione penitenziaria, affinché la stessa possa svolgere il proprio ruolo di garante delle condizioni di legalità e di sicurezza e di presidio di tutela dell'incolumità personale di tutti coloro che, a vario titolo, prestano la propria attività lavorativa o professionale all'interno degli istituti di pena; quanti episodi di aggressione al personale di Polizia penitenziaria si siano registrati al 31 dicembre 2018 ed in che percentuale le condotte aggressive siano state consumate da detenuti con profili psicologici o psichiatrici. Atto n. 3-00607 MISIANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: Enel SpA ha avviato un progetto, attualmente in discussione con le controparti sindacali, che prevede la chiusura di 20 punti Enel sui 124 esistenti sull'intero territorio nazionale, sostituendo il servizio offerto agli utenti con una rete di "negozi" affidati a imprenditori privati; tale iniziativa prefigura pesanti ricadute nei vari territori in termini di efficienza del servizio reso a famiglie ed imprese, tenuto conto del fatto che in alcune regioni si considera complementare il ruolo dei "negozi" e in altre si affida pressoché solo a questi ultimi il presidio delle esigenze dei consumatori; la chiusura dei 20 punti Enel si inserisce in un quadro che vede il progressivo smantellamento della rete Enel, preceduta da una riduzione drastica di personale, in una regione come la Lombardia, che nel 2016 ha registrato la chiusura degli uffici di Breno e Corsico, nel 2018 di Sondrio, e ora vede in programma la chiusura di altri 4 punti Enel a Cremona, Mantova, Lodi e Treviglio (Bergamo); in particolare, la chiusura del punto di Treviglio limiterebbe la presenza di Enel alla sola città di Bergamo, in una provincia che conta oltre un milione di abitanti; il punto Enel di Treviglio, pur con un organico ristretto, registra giornalmente una media di oltre 50 accessi del pubblico, servendo un'area in grande crescita e sviluppo, in quanto sulla città converge l'economia di un territorio con circa 400.000 abitanti; il recente sviluppo infrastrutturale della città di Treviglio ha portato in quel territorio grandi insediamenti logistici, da ultimo quello di Amazon, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti di cui in premessa; quali iniziative intenda adottare per evitare la chiusura dei suddetti 20 punti Enel, e in particolare di quello di Treviglio, che rischia di determinare pesanti ricadute nei territori coinvolti in termini di efficienza del servizio reso a famiglie ed imprese; se non ritenga opportuno, considerata la vetustà della rete e la necessità di manutenzione e investimenti, che Enel mantenga in futuro una rete diffusa di uffici su tutto il territorio nazionale, che consenta ai cittadini un'interlocuzione fisica diretta con l'azienda del servizio elettrico nazionale. Atto n. 3-00608 STEFANO MARGIOTTA BELLANOVA LAUS CUCCA SUDANO MESSINA Assuntela FERRAZZI MALPEZZI ROJC PATRIARCA SBROLLINI MARINO PITTELLA D'ALFONSO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI), istituito con decreto del Capo provvisorio dello Stato n. 281 del 1947 e successive modificazioni e integrazioni, si occupa della gestione di impianti di interesse strategico nazionale, garantendo fornitura idrica all'ingrosso ad uso plurimo (civile, irriguo ed industriale) nelle regioni di Puglia, Basilicata, Calabria e Campania; il patrimonio infrastrutturale che l'ente ha contribuito a costruire, e che attualmente gestisce in regime di concessione, è caratterizzato da opere che risultano per estensione, funzionalità e consistenza tra le più significative a livello europeo, comprendendo tre importanti schemi idrici (lo schema Ionico-Sinni, lo schema Basento-Bradano e lo schema Ofanto), 2 centri di telecontrollo, 8 dighe, 4 traverse e centinaia di chilometri di adduttori DN 3.000, assicurando ai territori di riferimento l'accumulo a compenso pluriennale con erogazione di risorsa grezza pari a circa 600 milioni di metri cubi all'anno; i principali fruitori della risorsa idrica grezza sono l'acquedotto Pugliese, l'acquedotto Lucano, i consorzi di bonifica di Puglia, Basilicata e Calabria e l'ILVA di Taranto; EIPLI svolge tutte le attività necessarie per mantenere in esercizio ed assicurare lo stato di efficienza e funzionalità delle predette opere, attenendosi al "foglio di condizioni per l'esercizio e la manutenzione", recante le prescrizioni della Direzione vigilanza dighe del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'esercizio degli impianti, ivi compreso il presidio continuativo a cura del personale dipendente dall'ente gestore che, suddiviso per turni giornalieri e notturni, assicura la sorveglianza delle dighe 24 ore su 24; tutte le attività inerenti alla gestione delle infrastrutture vengono svolte anche con l'ausilio di 162 dipendenti, di cui 44 assunti a seguito di concorso, inquadrati con contratto a tempo determinato, stante lo stato di liquidazione dell'ente;