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(Applausi dal Gruppo PD) . I cittadini italiani devono sapere che questa è la vostra anticorruzione: con la mano destra utilizzate l'agente provocatore, utilizzate parole roboanti come DASPO e "spazzacorrotti" e con la sinistra fate norme apprezzatissime da tutti coloro che vorranno infiltrarsi illegalmente nelle amministrazioni locali. I risultati li vedremo. Ministro Bonafede, se guardiamo a come è stata amministrata la giustizia in questi mesi, io vedo certamente molte misure annunciate per il futuro, a cominciare da quelle sul processo penale civile e poche cose avviate, soprattutto nel percorso parlamentare. Vedo poi interventi simbolici propagandati come epocali, la cui efficacia è tutta da misurare. Ministro Bonafede, lei si è prestato a usare il terreno della giustizia e della sua amministrazione per interventi ad uso simbolico ed emergenziale, soprattutto propagandistico, interventi in cui non vediamo un disegno organico né obiettivi finali e tantomeno un percorso chiaro per raggiungerli. Questa è la mancanza più grave di questo Governo: avere contrabbandato palingenesi e finte rivoluzioni in cambio del nulla. Avete sacrificato sull'altare della propaganda e del consenso una civiltà giuridica tra le più invidiate d'Europa. Per questo le sue parole, oggi, confermano purtroppo la volontà di continuare su questa strada e per questo noi, come PD, vi diciamo: fermatevi. Fermatevi prima che sia troppo tardi. Proseguire così non è un dispetto che fate al Partito Democratico, non è un punto guadagnato a discapito di un avversario perché nessun punto in più nei sondaggi vale fino in fondo una partita di questa portata. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, ho ascoltato con grande attenzione la sua relazione e dalle sue parole risulta evidente come, seppur con minimi e impercettibili miglioramenti, restino pressoché inalterati i problemi endemici del sistema giustizia del nostro Paese: la lentezza dei tempi, l'efficienza e la produttività, nonostante l'impegno encomiabile di tutti gli operatori, cui va il mio e il nostro ringraziamento. I cittadini italiani avvertono come la giustizia sia ancora inadeguata e incapace di assicurare una tutela effettiva alla lesione dei loro diritti e dei loro interessi, con gravi conseguenze di sfiducia nei confronti dello Stato nel suo complesso. C'è un problema di risorse economiche per il funzionamento della macchina giudiziaria: l'Italia spende circa 90 euro per abitante, mentre la Germania ne spende 150. C'è un problema di risorse umane: l'Italia ha circa dieci magistrati ogni 100.000 abitanti, mentre la Germania ne ha ben 23. Il nostro Paese risulta uno degli ultimi fra quelli appartenenti all'OCSE per lentezza delle cause civili. L'OCSE ha certificato che in Italia il tempo medio per la conclusione dei tre gradi di giudizio è pari a quasi otto anni, mentre la media degli altri Stati si colloca intorno a poco più di due anni. Il numero dei processi pendenti sia nel settore civile che in quello penale (rispettivamente più di tre milioni e mezzo nel civile e un milione e mezzo nel penale, secondo il monitoraggio del Ministero della giustizia), unito all'efficienza della macchina giudiziaria, determina l'impossibilità che questi siano definiti in tempi ragionevoli, così come stabilito dal secondo comma dell'articolo 111 della Costituzione. Le conseguenze sono un grave danno alla legalità, una generalizzata sfiducia nelle istituzioni e importanti ripercussioni economiche. Non solo. In Italia vi è un grande problema di credibilità del sistema giustizia, perché una sentenza penale che interviene dopo molti anni, che sia di condanna o di assoluzione, trova certamente le parti, sia il reo che la vittima, persone assolutamente diverse rispetto al momento della commissione dei fatti. Allo stesso modo, una sentenza civile pronunciata dopo tantissimo tempo produce effetti certamente attenuati fra le parti, se non fra i loro eredi addirittura. Su quali fronti occorrerebbe impegnarsi è noto. In tema di processo civile occorre ridurre al massimo i tempi dell'istruttoria per arrivare il più rapidamente possibile alla sentenza. In materia penale il problema della durata dei processi è ancora più grave, visto che da un lato apre le porte alla prescrizione dei procedimenti e dall'altro rischia di incatenare vittime e imputati, colpevoli e innocenti, a processi senza fine. Io non mi stancherò mai di ripetere che occorrono sentenze emesse nel più breve tempo possibile e una certezza dell'effetto risarcitorio della condanna, riaffermando la funzione rieducativa della pena e rafforzando le misure alternative. In questa occasione voglio riportare la sua attenzione anche su un tema che poco spazio ha nel dibattito del nostro Paese. La situazione delle carceri italiane versa in profonda crisi: a fronte di una capienza regolamentare pari a 50.632 detenuti, risulta un numero di quasi 60.000 detenuti, di cui almeno 10.000 in attesa di sentenza definitiva. L'Italia investe troppo poco, e da anni, sul funzionamento della macchina giudiziaria. Ci sono alcune misure particolarmente urgenti: ritengo che sia indispensabile procedere al completamento dell'informatizzazione dei processi in ogni ambito e settore e che bisogna fare in modo che lo sviluppo della macchina giudiziaria proceda di pari passo con l'innovazione tecnologica. È assurdo che in Italia non si possa avere un certificato di carichi pendenti che sia valido su tutto il territorio nazionale: l'unificazione dei carichi pendenti è qualcosa che si richiede da vent'anni e ancora non si è riusciti realizzare. Le notifiche via posta elettronica certificata, già proposte a questo Governo, sarebbero una prima soluzione per ridurre la lungaggine del sistema di notifica anche nel processo penale, così come è stato nel processo civile. Non si vede perché per il processo penale non si debba attuare la riforma delle notifiche tramite la posta elettronica certificata (PEC), lasciando il sistema ancora ancorato a procedure obsolete. Ulteriori benefici, sia nei tempi che nei costi, potrebbero venire da alcune piccole riforme, che lasciano assolutamente inalterati gli equilibri all'interno del processo: si pensi, ad esempio, all'interrogatorio a distanza dei testimoni con modalità telematiche, visto che molti rinvii di udienza sono determinati proprio dalla loro impossibilità a raggiungere i tribunali nelle date stabilite. Sono ancora molti gli ostacoli che si incontrano nel procedimento e che, senza aumentare le garanzie, producono un rallentamento oggettivo dei tempi del processo penale. Ad esempio, la disciplina del deposito degli atti alla fine delle indagini, con le notifiche, a volte a centinaia di imputati, e con la possibilità di richiedere un interrogatorio, produce uno stallo notevole nei tempi della giustizia. Perché, dunque, non rivedere tale disciplina e non effettuare una riforma che non costa assolutamente nulla? Cito un altro esempio: nel dibattimento vige il mito dell'oralità assoluta, che andrebbe quantomeno rivisto e circoscritto.