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in particolare, in uno dei video diffusi sul web dal comitato, si vedrebbe il proprietario di una delle imbarcazioni poste sotto sequestro, che in passato avrebbe già subito altri quattro sequestri e 1.400 multe, mostrare lo stato in cui versa l'ultimo mezzo sequestrato, dopo mesi passati al deposito e che, a suo dire, sarebbe arrivato nella struttura in perfette condizioni e "in moto". Nel video si vedrebbe l'imbarcazione conservata all'aperto senza alcun telo di protezione, con all'interno acqua oleosa, probabilmente a causa dell'olio motore fuoriuscito, lo scafo e altre parti del mezzo lesioniate e quindi compromesse, il motore visibilmente arrugginito a causa dell'acqua stagnante presente nel vano, e alcuni pezzi dell'imbarcazione mancanti, probabilmente portati via da ignoti; come per le altre imbarcazioni sequestrate in passato al proprietario, anche questo mezzo sarebbe stato requisito, benché con regolare contratto di noleggio stipulato con agenzie internazionali e con regolare autorizzazione del Comune di Mira, che, come altri comuni, appartiene all'area metropolitana di Venezia e si affaccia in laguna; in pratica, tali mezzi "tipici veneziani" sarebbero stati sorpresi ad esercitare il servizio di trasporto pubblico non di linea nelle acque del comune di Venezia senza il permesso rilasciato da questa amministrazione, con sede a Cà Farsetti. In poche parole, i motoscafi tipo "taxi" operavano con regolare licenza rilasciata dal Comune di Mira, che, assieme ad altri Comuni tutti appartenenti all'area metropolitana di Venezia e con contaminazione lagunare (gran parte della laguna di Venezia è parte integrante del Comune di Mira), concedono l'autorizzazione ad operare in laguna; considerato che: la Regione Veneto non fa distinzione tra servizio di noleggio con conducente (Ncc) e granturismo (Gt), normati, rispettivamente, dalla legge n. 21 del 1992 e dalla legge n. 218 del 2003; il decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, all'art. 3, in tema di abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso e all'esercizio delle professioni e delle attività economiche, dispone l'abrogazione di una serie di restrizioni all'esercizio delle attività economiche, debitamente dettagliate al comma 9, fra cui le limitazioni relative agli ambiti territoriali di esercizio; in sede di conversione del decreto-legge è stato introdotto, sempre all'art. 3, il comma 11- bis , secondo cui si esenta dall'abrogazione delle restrizioni i soli "servizi di taxi e noleggio con conducente non di linea, svolti esclusivamente con veicoli categoria M1", quindi svolti su gomma, senza fare alcun riferimento agli altri servizi di trasporto pubblico non di linea, previsti dalla legge n. 21 del 1992 e dalla legge regionale n. 63 del 1993, riconoscendo, quindi, implicitamente la liberalizzazione ai servizi di trasporto persone non di linea svolti via acqua; il decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012, all'art. 1, ribadisce le liberalizzazioni già disposte con decreto-legge n. 138 del 2011, ma esclude dal suo campo di applicazione "i servizi di trasporto pubblico di persone e cose non di linea" (comma 5). Tuttavia esso non abroga il decreto-legge n. 138 del 2011 e fa espressamente salve le previsioni in quest'ultimo contenute all'art. 3, con la conseguenza che restano esclusi dalla liberalizzazione solo i servizi di taxi e noleggio "su gomma" condotti con veicoli di categoria M1, e non anche i servizi di taxi e noleggio via acqua, come quelli ad esempio appartenenti al proprietario citato, che il 15 aprile 2019 ha iniziato uno sciopero della fame ormeggiando i natanti tra il palazzo della Regione e la Prefettura; la stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha rilevato in una segnalazione del 17 maggio 2012 (AS948) che una limitazione all'attività di Ncc all'ambito territoriale dell'ente locale che ha rilasciato l'autorizzazione è una restrizione ingiustificata per l'accesso al mercato; con la segnalazione del 2014 (Rif. S2025), l'Autorità ha auspicato una maggiore convergenza e intercambiabilità tra taxi e Ncc, poiché entrambi i servizi integrano il trasporto pubblico locale carente, auspicando la modifica della legge n. 21 del 1992, estendendo alla categoria M1 quanto già previsto per le altre categorie, per abrogare le limitazioni territoriali previste per l'esercizio del noleggio con conducente e in particolare l'art. 3, comma 3, l'art. 8, comma 3, e l'art. 11, comma 4; considerato inoltre che: le tariffe taxi sono fisse perché stabilite da regolamento, mentre il noleggio permette la contrattazione. Il decreto-legge n. 138 del 2011 permette di svolgere l'attività nell'intero territorio, senza limitazione alcuna; la legge n. 27 del 2012 liberalizza il contingentamento con esclusione dall'ambito di applicazione dei servizi di trasporto pubblico di persone e cose non di linea; il regolamento del Comune di Venezia impedisce il servizio Ncc nel suo centro storico ai natanti che hanno regolare autorizzazione dai Comuni limitrofi di operare in laguna, come quello di Mira, e concede una riserva vietata dalle disposizioni della legge n. 287 del 1990 ai natanti che hanno l'autorizzazione del Comune veneziano, ledendo le normative di libera concorrenza e mercato; la recente sentenza n. 8 del 23 gennaio 2013 della Corte costituzionale ha sancito che lo Stato può imporre a Regioni ed enti locali l'adozione di misure a favore della concorrenza nel settore del commercio, offrendo all'amministrazione centrale la possibilità di valutare le politiche di Regioni ed enti locali in tema di sviluppo economico, il cui indirizzo deve ispirarsi alla legislazione europea e ai principi della libera concorrenza e libero mercato, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, siano a conoscenza delle ragioni che inducono il Comune di Venezia a non considerare le disposizioni di legge che permettono lo svolgimento dell'attività nell'intero territorio senza limitazioni e che liberalizzano il contingentamento con esclusione dei servizi di trasporto pubblico di persone e cose non di linea, nonché le attività sottoposte a regolazione e vigilanza di apposita autorità indipendente; se ritengano che l'ampliamento della concorrenza, in conformità agli orientamenti giurisprudenziali della Corte costituzionale, sia urgente e necessaria per abbattere le tariffe e migliorare la qualità dei servizi offerti all'utenza ed ai consumatori e, di conseguenza, se la stessa attività di sviluppo economico nel territorio sia gravemente penalizzata dalla normativa vigente nel Comune di Venezia;