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sempre secondo la ricostruzione sarebbero state prodotte relazioni mendaci, disegni dei bambini artefatti attraverso la mirata "aggiunta" di connotazioni sessuali, terapeuti travestiti da personaggi "cattivi" delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a far loro del male, falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati con gli elettrodi; tra i reati contestati ci sono quelli di frode processuale, depistaggio, abuso d'ufficio, maltrattamento di minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d'uso; a mezzo stampa si apprende inoltre che dalla onlus coinvolta provenivano anche le psicologhe che interrogarono, negli anni '90, i bambini nella bassa modenese, in relazione alle vicende portate alla luce dall'inchiesta giornalistica "Veleno": in effetti, come riportato dagli organi di informazione, vi sarebbero sempre stati legami tra la bassa e il centro specialistico dell'Unione della val d'Enza. Su tali vicende l'interrogante ha depositato già due interrogazioni ancora senza risposta (4-00848 del 14 novembre 2018 e 4-01797 del 12 giugno 2019); tali vicende, inoltre, sembrano evocare anche quelle, altrettanto drammatiche, del "Forteto" in Toscana, sulle quali ancora non è stata fatta piena luce. A tal proposito si rammenta che con legge 8 marzo 2019, n. 21, è stata istituita la Commissione di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano avviare verifiche urgenti e attività ispettive di competenza presso le strutture e gli uffici dell'Emilia-Romagna che si occupano di tutela dei minori; quali iniziative di carattere normativo si intendano assumere per evitare, in futuro, il ripetersi di simili, inquietanti, vicende; se intendano assumere iniziative volte a garantire sostegno, psicologico ed economico, alle famiglie e ai ragazzi coinvolti nelle terribili vicende; quali ulteriori iniziative intendano assumere per monitorare l'intero sistema nazionale degli affidi e garantire controlli maggiormente stringenti nei confronti delle famiglie affidatarie. Atto n. 4-01889 MALAN Ai Ministri della salute, della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: la minore, chiamata con un nome di fantasia Sofia, è nata il 27 giugno 2007 in Bulgaria, è cittadina bulgara di madre bulgara e nel 2012 si è trasferita in Italia con la propria mamma e G.D., con cui la madre ha contratto matrimonio, e che dal 2012 costituisce per la minore la figura del padre, poiché quello biologico è rimasto pressoché assente nella vita della piccola; nel maggio 2018 il servizio sociale, a seguito di una segnalazione della scuola della minore, con cui veniva informato che la bambina era stata assente per 27 giorni per problematiche legate alla pediculosi, che vi era un presunto cattivo odore sui vestiti della piccola e un non meglio circostanziato singolo caso di abbigliamento non adeguato all'età, dopo un unico incontro conoscitivo con la madre e il marito, eseguiva in data 27 giugno 2018, giorno dell'undicesimo compleanno della minore, una visita domiciliare, che rilevava una non meglio precisata sporcizia e disordine in casa; a nulla è valso che la madre e il marito spiegassero che erano appena terminati lavori di ristrutturazione della casa ed erano in procinto di partire al fine di trasferirsi nuovamente in Bulgaria, cosa facilmente desumibile dal fatto che gran parte delle suppellettili fosse in scatoloni da trasloco, come risulta dalle fotografie, dalle quali si rileva che l'abitazione è più che decorosa (certificata di classe energetica A) con ampia e graziosa stanza per la bambina; i coniugi rappresentavano inoltre al servizio sociale la forte inimicizia che vi era tra loro e la scuola, e in particolare con il dirigente scolastico R.A.; il contrasto, sfociato in alcune denunce penali presentate a carico del dirigente scolastico, originava dalla divulgazione non autorizzata sul sito della scuola (a sua volta collegato ad altri siti tra cui "Vimeo", piattaforma di visualizzazione e condivisione di contenuti multimediali) di fotografie in cui vi era Sofia; i coniugi avevano anche protestato perché nella scuola era stata imposta come lingua obbligatoria il rumeno anziché l'inglese, quest'ultima disponibile solo a pagamento; a seguito della sola visita domiciliare, il giorno successivo, il 28 giugno 2018, senza alcun'altra indagine o istruttoria che potesse coinvolgere le altre figure parentali, come la nonna e la bisnonna con cui la minore era solita condividere il periodo estivo, le assistenti sociali, unitamente all'assessore per le politiche sociali del Comune di Ladispoli, si presentavano presso l'abitazione familiare con carabinieri e vigili urbani, questi in uniforme e armati, prelevando Sofia e collocandola in un istituto gestito da una suora, della quale esistono fotografie in cui è abbracciata al dirigente scolastico; così istituzionalizzata, la minore, dal 28 giugno 2018 fino al maggio 2019, ha potuto incontrare la sola madre, due volte a settimana, in presenza di persone dell'istituto, mentre le è stato inibito di incontrare o anche solo sentire telefonicamente sia il padre acquisito G.D., considerato dal servizio sociale un estraneo rispetto alla minore, che la nonna e la bisnonna materna e tantomeno altri amici della piccola; la minore è stata sottoposta, senza alcuna autorizzazione, a vaccinazioni già effettuate dalla madre, costretta a servire come chierichetta le funzioni domenicali nonostante sia di religione ortodossa e obbligata a non parlare alla madre in lingua bulgara come aveva sempre fatto, ma solo, innaturalmente, in italiano; a oltre un anno dall'allontanamento non è stato previsto né attuato alcun progetto di sostegno, contrariamente a quanto prescrive la legge; al contrario, alla madre, a seguito delle sue richieste e contestazioni relative a comportamenti inadeguati della suora A.M., responsabile della casa famiglia, e a una cicatrice trovata nella schiena della bambina, ha ricevuto dalla responsabile del servizio sociale una lettera che le proibisce totalmente di incontrare la figlia senza altra motivazione che "a seguito degli ultimi eventi"; il sito internet dell'istituto cui fa capo la struttura dove Sofia è confinata ha pubblicato dopo il periodo pasquale, in ostentato sfregio alla privacy e alla famiglia, un articolo intitolato "Pasqua a Ladispoli", fatto passare come scritto dalla stessa Sofia, recante il vero nome della minore, il fatto di essere a Ladispoli e di essere bulgara, oltre a una fotografia della bambina stessa, sia pure con il volto poco visibile, rendendola perciò facilmente identificabile; nel testo le si fa dire di essere molto contenta del fatto che, mentre gli altri bambini sono in famiglia per le vacanze, lei può godere delle coccole delle suore, che le piace tanto stare vicino al sacerdote e che suor A.M. è il capo di tutti e di tutte mentre lei (la piccola) deve solo ubbidire; il sindaco, benché nominato tutore legale di Sofia, non ha mai risposto alle accorate lettere di sua madre;