[massime]

SENT. 133/05. PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO - CONCESSIONI DI DERIVAZIONI DI ACQUA PUBBLICA A SCOPO IDROELETTRICO - IMPIANTI POSTI A SCAVALCO DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA E DI ALTRE REGIONI - DETERMINAZIONI DELLA PROVINCIA IN MATERIA DI FUNZIONI AMMINISTRATIVE, CANONI E PROVENTI - NECESSITÀ DI INTESA TRA GLI ENTI COINVOLTI - MANCANZA - RICORSO DELLA REGIONE VENETO - LESIONE DEI PRINCIPI DI PARITÀ ISTITUZIONALE E DI LEALE COLLABORAZIONE - ACCOGLIMENTO - ANNULLAMENTO DEGLI ATTI IMPUGNATI.. Non spetta alla Provincia di Trento, in difetto della necessaria previa intesa di cui all’art. 89, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, l’esercizio delle funzioni relative alle concessioni di derivazioni di acqua pubblica che interessino, oltre alla Provincia di Trento, anche la Regione Veneto. Conseguentemente la deliberazione della Giunta della Provincia di Trento 15 giugno 2001, n. 1527 e la determinazione del dirigente del servizio utilizzazione delle acque pubbliche della Provincia di Trento 21 giugno 2001, n. 93 vanno annullate. Infatti, dopo il recepimento della direttiva 96/92/CE avvenuto con il d.lgs. n. 79 del 1999, deve ritenersi conforme ai principi costituzionali l’applicazione, nei casi di Regioni finitime, del suddetto art. 89, comma 2, del d.lgs. n. 112 del 1998, che prevede che le concessioni che interessano il territorio di più Regioni sono rilasciate d’intesa tra le Regioni coinvolte, prevedendosi, in mancanza della stessa, decorso il termine di sei mesi, l’esercizio di poteri sostitutivi da parte dello Stato, poiché essa risponde ad esigenze unitarie ed al principio di leale collaborazione, non potendosi ritenere applicabile una norma (art. 14 del d.P.R. n. 381 del 1974, modificato dal d.lgs. n. 463 del 1999) che attiene ai rapporti tra le due Province della Regione Trentino-Alto Adige.