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Istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace. Onorevoli Senatori. – Il Parlamento italiano dal maggio 2016 al maggio 2017 ha svolto l'importante compito di presiedere l'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo (AP-UpM) e attualmente è componenete dell'Ufficio di presidenza di tale organismo. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rapidissima e drammatica involuzione delle situazioni economiche, politiche e istituzionali di molti Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo. Le «primavere arabe» hanno di fatto rivoluzionato gli assetti di Paesi importanti come la Siria, la Libia, la Tunisia e l'Egitto. Se quest'ultimo grande Paese sembra avere trovato la propria strada e se le istituzioni democratiche, militari e civili sembrano in grado di riportare la situazione alla normalità, rimane invece drammatica la situazione della Siria, della Libia e, per certi versi, anche della Tunisia. Anche altri grandi Paesi, come l'Algeria, non sono indenni dal rischio di radicamento di vecchi e nuovi fondamentalismi e, di conseguenza, di un rapido arretramento delle condizioni sociali, civili ed economiche. Per ragioni politiche ed economiche, è chiaro che il destino dell'Europa e in particolare modo dell'Italia è indissolubilmente legato a quello delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e che sul piano delle culture e degli scambi commerciali sono i primi naturali partner dei Paesi dell'Europa meridionale. Non a caso l'Italia, attraverso lo straordinario lavoro di prima accoglienza dei profughi e il pattugliamento del Mediterraneo con la missione Mare nostrum , si è trovata ad affrontare le prime drammatiche conseguenze della situazione che si è venuta a creare in Paesi come la Tunisia, la Libia e la Siria. Il ruolo che l'Italia ha assunto richiede perciò un segnale concreto ed effettivo di attenzione e una strategia indirizzata a costruire tra i popoli del Mediterraneo e del Mar Nero condizioni di pace, stabilità e prosperità economica. Il Mare Mediterraneo è infatti un'area che, nonostante le difficoltà e le incomprensioni che oggettivamente continuano ad attraversarla, ha tutte le potenzialità per essere un fattore di pace, stabilità e dialogo tra religioni e culture. A dirlo è la storia perché nel corso dei secoli, nonostante guerre e scontri, il Mare nostrum è stato anzitutto il luogo privilegiato dell'incontro tra culture e religioni diverse. Oggi più che mai, in una fase storica segnata da reciproche diffidenze e incomprensioni tra occidente e oriente, tra Europa e mondo arabo, è necessario che tutti i Paesi mediterranei si uniscano nel tentativo di superare le divisioni. Che il Mediterraneo abbia un ruolo così importante è d'altronde dimostrato in modo chiaro dal moltiplicarsi di qualificate iniziative politiche – sia parlamentari che intergovernative – volte a sviluppare il dialogo tra le sponde del Mare nostrum che qui si richiamano sinteticamente: la dichiarazione di Barcellona adottata in occasione della Conferenza euromediterranea dei Ministri degli affari esteri tenutasi a Barcellona il 27 e 28 novembre 1995, che istituisce un partenariato euro-mediterraneo; la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo «Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo» (COM(2008) 319 definitivo del 20 maggio 2008); l'approvazione da parte del Consiglio europeo di Bruxelles del 13 e 14 marzo 2008 de «Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo»; la dichiarazione finale del Vertice di Parigi per il Mediterraneo, tenutosi a Parigi il 13 luglio 2008; la dichiarazione finale della riunione dei Ministri degli affari esteri dell'Unione per il Mediterraneo, tenutasi a Marsiglia il 3 e 4 novembre 2008; le dichiarazioni dell'Ufficio dell'APEM di Parigi (12 luglio 2008), Il Cairo (22 novembre 2009) e Rabat (22 gennaio 2010); le conclusioni della riunione inaugurale dell'Assemblea regionale e locale euro-mediterranea (ARLEM) di Barcellona del 21 gennaio 2010; la dichiarazione finale del Vertice euro-mediterraneo dei Consigli economici e sociali e delle istituzioni analoghe di Alessandria d'Egitto, del 19 ottobre 2009; le risoluzioni dell'Unione europea sulla politica mediterranea, comprese quelle del 15 marzo 2007 e del 5 giugno 2008, e quella su «Il processo di Barcellona: l'Unione per il Mediterraneo» del 19 febbraio 2009; le conclusioni della seconda Conferenza ministeriale euro-mediterranea sul rafforzamento del ruolo delle donne nella società, tenutasi a Marrakech l'11 e il 12 novembre 2009; la risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007, sullo sviluppo della politica europea di vicinato. La definizione dello sviluppo sostenibile quale sviluppo che garantisce i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future è una conquista di fine millennio che mira alla qualità della vita, alla pace e a una prosperità crescente e giusta in un ambiente pulito e salubre. Lo sviluppo sostenibile, tuttavia, non è perseguibile senza un profondo cambiamento degli attuali modelli di sviluppo e dei rapporti economico-sociali. L'azione ambientale da sola non esaurisce la sfida dello sviluppo sostenibile, né può essere mera portatrice di divieti. La sostenibilità economica è una questione di sviluppo stabile e duraturo: comprende alti livelli occupazionali, bassi tassi di inflazione e stabilità nel commercio internazionale. La sostenibilità sociale ha a che fare con l'equità distributiva, con i diritti umani e civili, con una regolazione dei fenomeni migratori che sia rispettosa del diritto e dei diritti e con la cooperazione tra le nazioni. Per lo sviluppo sostenibile della regione mediterranea e del Mar Nero, vanno tenuti in considerazione sia i molteplici fattori geopolitici ed economici che caratterizzano l'area, sia le complesse problematiche ambientali. Nella regione mediterranea, infatti, si intrecciano instabilità politica, una situazione culturale conflittuale, un modesto sviluppo economico accompagnato da un forte innalzamento del debito estero pubblico di vari Paesi, una pressione demografica che contribuisce a determinare consistenti flussi migratori, la diffusione di ideologie autoritarie, l'estensione dei conflitti, l'integralismo religioso, il terrorismo e l'ormai pluridecennale contrasto israelo-palestinese. Il Mare Mediterraneo ha comunque sempre avuto un ruolo determinante nella storia italiana. Nessun Paese può effettivamente definirsi più «mediterraneo» rispetto all'Italia che ha più di 7.400 chilometri di coste e che rappresenta, nel vero e proprio senso del termine, un «ponte» di collegamento tra Europa occidentale, Balcani, Medio Oriente e Nord Africa.