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Su questo vorrei che ci fosse l'attenzione in particolare del Ministro della giustizia, sempre pronto a sventolare manette e a ostentare provvedimenti della massima severità e urgenza; quando invece si tratta di bambini strappati e rapiti, a nome del popolo italiano, alle proprie famiglie si dice: «si vedrà», «si controllerà», «vedremo, forse», «la responsabilità è di qualcun altro». No, questo è davvero grave: il fatto che dei bambini vengano strappati ai loro genitori dallo Stato, in nome dello Stato, quando non ne esistono i presupposti, è gravissimo e dovrebbe essere una vera priorità, e non una questione a cui dedicare una risposta di dieci secondi in un question time . (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, in attesa di poter parlare in Aula delle interrogazioni su quanto di inquietante sta emergendo con serie, documentate e approfondite indagini giornalistiche in merito al "codice russo", argomento da cui il ministro Salvini tenta di scappare da giorni, oggi affrontiamo il cosiddetto codice rosso. Voglio utilizzare il tempo concessomi nella discussione generale per un ragionamento che è sia di merito che di metodo. Nel merito, infatti, il provvedimento in esame vede tutte le parti politiche concordi. In Commissione, la discussione è stata svolta al solo scopo di migliorare il testo e renderlo il più completo ed efficace possibile. Considero la violenza di genere, ma non da oggi, uno di quei temi che travalicano le appartenenze partitiche. (Brusio). PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Grasso, se la interrompo. Colleghi dei Gruppi Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega, con questo brusio non riusciamo a sentire dalla Presidenza l'intervento del senatore Grasso. GRASSO (Misto-LeU) . La ringrazio, signor Presidente, e spero di poter recuperare il tempo. PRESIDENTE.Certamente. GRASSO (Misto-LeU) . Ritengo quindi che l'impegno di ciascuno dei senatori e delle senatrici in questo caso non debba essere rivolto a risultati personali o di parte, ma a un successo comune, a un successo dell'intero Parlamento. Solo con un'alleanza di questo tipo possiamo sperare di contribuire a modificare una cultura maschilista, possessiva, ancora troppo diffusa nel nostro Paese. Una dimostrazione plastica di questo spirito trasversale è data dagli emendamenti firmati da tutte le opposizioni. È evidente a tutti quanto profonde siano le distanze che separano i nostri Gruppi sulla quasi totalità dei temi. Eppure, senza alcuna difficoltà, abbiamo condiviso lo spirito e il senso di alcune modifiche al testo che stiamo discutendo. Aggiungo che alcune delle modifiche apportate servono semplicemente a correggere errori, omissioni e dimenticanze rispetto al testo originario. Vado rapidamente a fare degli esempi per chiarire il ragionamento, riservandomi di intervenire in modo più approfondito in sede di illustrazione degli emendamenti. Nell'articolo 1 - ad esempio - si riconduce la violenza domestica o di genere, per cui si crea il cosiddetto codice rosso, a una serie di reati per i quali la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, è tenuta a riferire immediatamente al pubblico ministero anche in forma orale. Se prendiamo come modello e come riferimento la Convenzione di Istanbul, dall'elenco sono lasciate fuori due importanti fattispecie, menzionate, invece, nella Convenzione tra le condotte nelle quali può sostanziarsi la violenza di genere, ovvero le mutilazioni genitali femminili (articolo 583- bis del codice penale) e la costrizione o induzione al matrimonio (articolo 558- bis del codice penale). Queste due fattispecie, tra l'altro, vengono ignorate praticamente in tutto il provvedimento e a esse si aggiunge in alcuni articoli soltanto il revenge porn (articolo 612- ter ), che si introduce, insieme al matrimonio forzato, con il provvedimento in esame finalmente nel codice penale. Siccome sono certo che nelle intenzioni dei Ministri che hanno proposto il testo e in quelle della maggioranza non c'era alcuna volontà di minimizzare reati così gravi, l'unica possibilità che resta è quella dell'errore, della semplice dimenticanza. Ma mi chiedo e chiedo all'Assemblea che senso ha non correggere questo errore e immaginare - come è stato fatto in Commissione - di approvare un testo con questo tipo di lacune e promettere magari un successivo disegno di legge per correggerlo? Correggiamolo oggi in quest'Aula; completiamolo e rendiamolo immediatamente efficace nella tutela delle vittime di tutti i reati che possono essere definiti violenza di genere. Non mi si dica che esiste un problema di tempi: alla Camera dei deputati l'attuale maggioranza gode di numeri tali da poter disporre del calendario come meglio ritiene. Aggiungo, poi - come già evidenziato - che le opposizioni sono unite e concordi nel sostenere, migliorare e votare il provvedimento senza alcun intento ostruzionistico. Non c'è bisogno, poi, di sottolineare come spesso l'Aula non venga nemmeno convocata per carenza di materie da discutere, visto che tutte le decisioni vengono prese in altre sedi. Tra decreti, questioni di fiducia e chiusure irragionevoli state continuando a svuotare di senso e di ruolo il Parlamento. Questo atteggiamento, che voi per primi e con forza avete contrastato in passato, è ugualmente inaccettabile oggi e ne va della qualità della nostra democrazia. In Commissione giustizia tutto ciò è stato completamente ignorato non con argomentate motivazioni, ma con la prepotenza dei numeri. Per questo, come forma di protesta e non per sfiducia nei loro confronti, ci siamo astenuti nel voto per il mandato ai relatori. Tra gli emendamenti c'è la proposta firmata da tutte le opposizioni di introdurre il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere, che punta a punire le condotte di chi minaccia, augura stupri e violenze alle donne, di chi organizza dei veri e propri linciaggi di donne, spesso giovanissime, on line . La cronaca e i social network sono pieni di questi casi che già hanno prodotto gravi conseguenze. Ne sono vittime donne di ogni età e appartenenza politica trasversale e, quindi, anche di ruolo. Bene; abbiate il coraggio e l'intelligenza di sostenere questa proposta firmata da tutte le opposizioni. Respingiamo con forza quanto affermato dal senatore Pillon che, nel suo intervento, ha tenuto a precisare che la violenza di genere non ha genere. Ha parlato di indistinte vittime e delinquenti, con evidente sprezzo del ridicolo. Purtroppo, se ogni giorno la cronaca ci restituisce tragedie che vedono le donne come vittime di maschi violenti non è per un caso, né per uno scherzo statistico. Senatore Pillon, quando dico che c'è un profondo problema culturale, mi riferisco anche a questo. Negare, minimizzare e colpevolizzare le donne, come fa lei, dicendo che i tre giorni servono a rendere evidenti le false denunce, è parte del problema. E pensare che lei, in quest'Aula, dovrebbe contribuire a trovare soluzioni. C'è ancora tanta strada da fare.