[resaula]

Non possiamo permettere fatti come quello accaduto domenica sera in Barriera di Milano, sempre a Torino, dove decine di senegalesi, in festa per la vittoria della Coppa d'Africa, hanno aggredito un'auto di pattuglia, costringendola alla fuga. Uno dei principali problemi è costituito proprio dalla mancanza totale di timore e rispetto delle divise e dalla quasi totale certezza di impunità per chi dileggia, sputa o aggredisce i tutori dell'ordine. Signor Ministro, come Lega vigileremo sul suo operato e cercheremo di indirizzarla al meglio perché in questo momento non ci interessano le strumentalizzazioni. Non vogliamo capitalizzare dagli errori un facile consenso politico; noi siamo al Governo perché vogliamo contribuire al bene del nostro Paese e anche a quello di chi, per 1.600 euro al mese, mette quotidianamente a repentaglio la propria vita per garantire la sicurezza di tutte le persone. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, come lei ricordava il 21 gennaio scorso moriva, a soli diciotto anni, Lorenzo Parelli mentre svolgeva un apprendistato previsto dal suo percorso di studi. Questa tragedia ha imposto, ancora una volta, l'urgenza di affrontare con serietà e decisione il tema della sicurezza sul lavoro, perché sul lavoro non si può morire così, a diciotto come a sessant'anni. Come ci ha ricordato il presidente Mattarella, le morti sul lavoro feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi perché la sicurezza di ogni lavoratore riguarda il valore che attribuiamo alla vita. Questa tragedia ha sconvolto tutti noi e soprattutto i coetanei di Lorenzo: ragazzi per i quali una morte così atroce è stata un macigno pesantissimo, perché ognuno di loro avrà pensato: potevo esserci io, poteva capitare a me. Di certo questi ragazzi, così indignati e addolorati per la morte di un loro coetaneo, non possono essere definiti provocatori. Signor Ministro, qualcosa va rivisto se alle provocazioni di adolescenti arrabbiati si è arrivati a rispondere caricandoli con i manganelli. Possiamo tirare in ballo tutte le norme possibili, ma ciò non toglie che quelli fossero solo dei ragazzi. Me lo lasci dire, Ministro: quelli sono i nostri ragazzi. E se, come lei stessa ha dichiarato, si è verificato un corto circuito, dobbiamo fare di tutto affinché non capiti mai più. Le parole di Gabriele, uno degli studenti presenti a quella manifestazione, sono esplicite: «siamo consapevoli delle restrizioni vigenti per la sicurezza sanitaria, ma ci sono tempi burocratici e tempi politici. Quello che è successo a Lorenzo ha significato tanto per noi e avevamo la necessità di farlo capire con ogni mezzo necessario». Questi ragazzi, come dice Gabriele, hanno non solo la necessità di farlo capire, ma anche il diritto di essere ascoltati dalle Istituzioni. (Applausi) . Ciò soprattutto in questo momento in cui escono già pesantemente segnati dalla pandemia che li ha privati del tempo più spensierato nei loro anni più belli, li ha allontanati dagli amici, dagli abbracci e dalla spensieratezza e scaraventati nella solitudine, nelle distanze e nella paura di contagiarsi e contagiare. Sono i ragazzi che hanno pagato il prezzo più alto di questa tragedia. La pandemia ha messo a dura prova la loro salute mentale se l'incidenza di depressione e ansia fra gli adolescenti è raddoppiata, se sono aumentati del 30 per cento i disturbi del comportamento alimentare e se un recente studio dell'università Cattolica di Milano ci ha rivelato che il 2 per cento degli adolescenti pensa quotidianamente a morte o autolesionismo. Questi ragazzi così provati sono e restano il futuro nostro e del nostro Paese e oggi ci chiedono aiuto. E se non siamo riusciti a proteggerli dai danni legati alla pandemia, abbiamo certamente il dovere di ascoltare questo grido di dolore che si esprime anche con la ribellione. Quei giovani in piazza ci chiedevano non solo di essere protetti, ma di imparare a guardare il futuro con i loro occhi. Secondo i dati del World Economic Forum, il 65 per cento dei bambini che oggi frequenta la scuola farà un lavoro che non esiste. E noi siamo pronti? In che modo li stiamo preparando al futuro? Quanto spazio diamo alla loro creatività, allo sviluppo dei loro talenti? (Applausi) . E allora davvero aiutiamoli questi giovani, innanzitutto con l'ascolto e con il confronto e non con i manganelli. Poi aiutiamoli a scrivere con coraggio il futuro che gli appartiene. Papa Francesco, durante la Giornata mondiale della gioventù, diceva che il compito più arduo e affascinante che è stato consegnato loro è stare in piedi mentre tutto sembra andare a rotoli, essere sentinelle che sanno vedere la luce nelle visioni notturne. Il nostro compito, invece, è quello di essere bravi ad alimentarle quelle fiammelle, tenendo accesa la luce dei loro sogni e costruendo con loro, con coraggio e con visione, una storia all'altezza di quei sogni. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, vorrei mettere a fuoco insieme un aspetto dell'importante discorso che il presidente Mattarella ha fatto nel giorno del suo secondo giuramento, quello che si riferisce alla centralità del Parlamento. Avrei voluto farlo nell'ambito di una logica che riconoscesse valore a tutte le cose che noi facciamo nel nostro lavoro parlamentare e che molto spesso cadono in sacco vuoto. Mi riferisco, per esempio, alle interrogazioni parlamentari. Non è possibile che l'unico tempo che il Parlamento prevede per rispondere sia quello del question time , il giovedì dalle 15 alle 16. Con questi ritmi è evidente che nessuno di noi riesce ad avere risposte dai Ministri; non è possibile. Ora, può sembrare una piccola cosa, ma l'interrogazione nasce da un gesto di attenzione che il parlamentare fa nei confronti del territorio, nei confronti non solo dei suoi elettori, ma anche di quelle che possiamo chiamare le persone, che in fondo guardano al Parlamento e registrano anche in questo il senso dell'inadeguatezza del Parlamento. Io mi chiedo se, dopo l'intervento del presidente Mattarella, non si possa allargare formalmente il tempo dedicato alle risposte alle interrogazioni. Insisto: parlo di un momento specifico (il martedì mattina, il venerdì mattina). Saranno presenti le persone che hanno posto i quesiti che si affrontano; non si può credere che resti, da qui alla fine della legislatura, un'unica ora alla settimana per rispondere alle interrogazioni di 315 senatori. Una seconda cosa, che vediamo nella dinamica di questi giorni e di oggi: la Commissione non è pronta e non sappiamo nemmeno se lo sarà domani mattina alle 9,30. Ad oggi, la Commissione non è pronta a riferire sul disegno di legge di conversione di decreto-legge al nostro esame perché non è arrivato il famoso maxiemendamento.