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Signor Presidente, la questione pregiudiziale proposta dal senatore Paragone e da altri senatori è superata dagli eventi. Venire oggi a dire al Parlamento che non deve convertire un decreto-legge, che peraltro scade fra sei giorni, è un inutile tentativo di ostruzionismo, di filibustering . Ci siamo accorti tutti che vi sono state alcune incongruenze nella disciplina degli ultimi due anni di emergenza pandemica. La questione pregiudiziale cita i quattro decreti-legge del gennaio 2022: il signor senatore Paragone, se conta bene, vedrà che i decreti-legge in tema di contenimento del Covid e della crisi economica a esso legata sono stati per l'esattezza 42, dall'inizio della crisi ad oggi. Tutti i provvedimenti sono stati presi nell'alveo del diritto europeo e della Costituzione italiana, garantiti dalla firma autorevole del garante della Costituzione, il presidente Mattarella. C'è stata un'ansia normativa che ci auguriamo di non vedere mai più, ma che assolutamente giustifichiamo, in quanto dovuta all'evolversi di eventi imprevedibili e incontrollabili. Un grande medico e scienziato, Giuseppe Remuzzi - è di Bergamo, dove il virus ha mietuto migliaia di vittime nel 2020 - uomo di scienza che dirige uno dei più prestigiosi istituti di ricerca, il «Mario Negri», ha detto che, di fronte alla prima ondata pandemica, ha avuto paura che potessimo morire tutti. La scienza all'inizio della pandemia non sapeva chi fosse il nemico né come affrontarlo, per cui la prudenza sua e dei comitati scientifici che consigliano il Ministro della salute ha richiesto la necessità di adattare via via i provvedimenti in itinere . La stessa prudenza è stata presa nell'adottare atti normativi in favore degli italiani. Se però non ci fossero stati tutti i provvedimenti emanati, oggi non saremmo a quasi il 90 per cento di vaccinati e non avremmo salvato migliaia e migliaia di vite umane. Ricordo che il primo anno della pandemia, quello che ci ha visto quasi senza difese, ha fatto 130.000 morti. Il numero dei deceduti è poi calato grazie alle misure prese nello stato di emergenza. La gestione tecnico-scientifica della pandemia e quella dei provvedimenti ad essa collegata poteva essere fatta con maggiore razionalità? Forse sì, ma la prudenza ha rallentato le diverse varianti del virus e ha salvato migliaia di vite, soprattutto dei soggetti più deboli, portandoci ora ad avere maggiore consapevolezza di chi è il nemico, di come muta e di come possiamo affrontarlo. Quello che conta oggi è che, nel momento in cui stiamo affrontando l'argomento e approvando il provvedimento al nostro esame, siamo entrati in uno stato nuovo dell'emergenza Covid-19. Siamo fuori dall'emergenza: sì, siamo nella fase finale e, se anche ricominciasse una nuova variante, abbiamo oramai informazioni sufficienti per affrontarla senza chiudere nuovamente tutto e direi anche senza imporre nuove restrizioni sanitarie che non siano di buon senso. La durata del green pass è cambiata diverse volte, è così; quella del super green pass ora è finalmente illimitata. Oggi abbiamo alcune certezze: i vaccinati - quasi il 90 per cento della popolazione adulta - hanno contribuito certamente a rallentare, ma non a fermare la circolazione del virus. Sicuramente sapremo affrontare nuove epidemie o pandemie con gli strumenti più adeguati: oltre ai vaccini e agli eventuali richiami, ne abbiamo di nuovi, sempre più specifici; abbiamo altre cure e protocolli di cura da seguire, che si sono dimostrati efficaci. Ribadiamo la nostra fiducia nelle vaccinazioni, ma oggi siamo confortati dal fatto di avere anche altri percorsi sanitari da far seguire a chi non possa o non voglia vaccinarsi. Non dobbiamo quindi più distinguere tra buoni e cattivi, perché così facendo abbiamo dato voce ai cattivi maestri, tra i quali i no vax e i no mask, ma l'augurio è quello di uscire dall'incertezza e il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire va proprio in questa direzione. Lo dobbiamo principalmente alle tante attività economiche - soprattutto quelle legate al turismo, alla ristorazione e al commercio - che hanno subito pesanti perdite. Lo dobbiamo anche agli altri settori produttivi che hanno subito un contraccolpo straordinario. Lo dobbiamo ai lavoratori, che devono poter tornare a lavorare in tranquillità. Ci auguriamo che i nostri ragazzi possano tornare a frequentare la scuola sempre in presenza. I genitori di ragazzi disabili - così come prevede il decreto-legge - nel settore privato potranno usufruire dello smart working. Ritengo quindi, che gradualità e buon senso debbano essere le nuove parole d'ordine che segnano la fine del periodo di emergenza durato due anni. Con prudenza, cautela e responsabilità, ma senza allarmismi, dobbiamo e possiamo contrastare il virus e le sue varianti, tornando però in modo graduale e convinto alla normalità, peraltro segnata da tensioni e conflitti, che ci devono indurre a lavorare tutti per proporci come messaggeri di pace. In considerazione di quanto detto, il Gruppo Forza Italia invita a un voto contrario alla questione pregiudiziale presentata dal senatore Paragone. (Applausi) . PISANI Giuseppe (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, intervengo sulla questione pregiudiziale posta sul decreto-legge al nostro esame, le cui misure hanno già spiegato i propri effetti, per esprimere alcune considerazioni in merito ai provvedimenti che sono stati fin qui adottati. Mi riferisco soprattutto all'efficacia della campagna di vaccinazione e alle modalità con le quali è stata condotta. Com'è già stato detto e com'è risaputo, se oggi abbiamo una riduzione dei contagi e un il calo dell'indice RT, così come dei ricoveri e dei decessi, lo dobbiamo sia ai comportamenti diligenti della gran parte degli italiani sia all'efficacia della campagna di vaccinazione. Lo dobbiamo cioè ai vaccini, che hanno aumentato le nostre resistenze immunitarie e ci hanno messo in condizione di contrastare efficacemente il virus e la sua penetrazione e diffusione nel nostro organismo e nella società. Personalmente, Presidente, signori colleghi e colleghe, non sono un fautore degli obblighi. Negli oltre quarant'anni di esperienza professionale e di vita da medico, seppur condotta da medico ospedaliero, ho dedicato davvero molto tempo alla prevenzione, andando incontro alle carenze dell'assistenza territoriale che sono ben note e che cercheremo di sanare con l'attuazione dei provvedimenti del PNRR. Ci siamo dedicati tanto negli ospedali alla prevenzione e, come me, tanti colleghi si sono resi conto di quanto sia importante l'adesione spontanea degli individui, che si può ottenere a seguito del dialogo e di una corretta informazione. Bisogna convincere le persone dell'efficacia delle pratiche mediche, cosa che purtroppo non sempre è avvenuta, a causa di una comunicazione che spesso ha prestato più attenzione all' audience che alla vera e propria opera di informazione. È innegabile tuttavia che gli obblighi vaccinali degli anni Cinquanta e Sessanta - e anche prima e dopo - abbiano permesso di eradicare malattie come la poliomielite e di contrastarne efficacemente altre, come la tubercolosi, la difterite e la pertosse.