[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito del decreto del Presidente del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione prima-quater, 6 settembre 2006, n. 4932, promosso con ricorso della Regione Emilia-Romagna, notificato il 15 settembre 2006, depositato in cancelleria il 20 settembre 2006 ed iscritto al n. 13 del registro conflitti tra enti 2006. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 6 marzo 2007 il Giudice relatore Maria Rita Saulle; uditi gli avvocati Giandomenico Falcon, Andrea Manzi e Franco Mastragostino per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Angelo Venturini per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 15 settembre 2006 e depositato il successivo 20 settembre, la Regione Emilia-Romagna ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione al decreto del Presidente del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione prima-quater, 6 settembre 2006, n. 4932, lamentando la violazione degli artt. 117, 134 e 136 della Costituzione e chiedendo a questa Corte di «dichiarare che non spetta allo Stato e per esso al Presidente del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione prima-quater, di sospendere l'efficacia di una legge regionale». 1.1. – la Regione ricorrente premette che un'associazione ambientalista, la Lega Anti Vivisezione – Onlus (LAV), ha impugnato dinanzi al TAR del Lazio la deliberazione della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna adottata il 17 maggio 2006, n. 658 (Definizione del calendario per l'esercizio venatorio nella Regione Emilia-Romagna per la stagione 2006/2007), nonché la successiva legge della Regione Emilia-Romagna 10 luglio 2006, n. 10 (Norme per la definizione del calendario venatorio regionale per le stagioni 2006/2007, 2007/2008, 2008/2009), chiedendo espressamente l'annullamento, previa sospensione – anche in via provvisoria –, di entrambi gli atti nella parte in cui, con una previsione di identico tenore, autorizzavano le Province ad anticipare l'esercizio venatorio ai primi giorni del mese di settembre 2006, per talune specie animali. 1.2. – Ciò posto, secondo la ricorrente, il citato decreto presidenziale n. 4932 del 2006, adottato ai sensi dell'art. 21, comma nono, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali) – come sostituito dall'art. 3 della legge 21 luglio 2000, n. 305 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa) –, avendo accolto l'istanza cautelare presentata nei suddetti termini dalla LAV, avrebbe sospeso, oltre che la citata deliberazione della Giunta regionale n. 658 del 2006, anche l'efficacia della legge regionale n. 10 del 2006. Anzi, ad avviso della ricorrente, il decreto impugnato avrebbe sospeso gli effetti della sola legge regionale, poiché al momento dell'adozione del decreto in parola l'unica disciplina vigente sarebbe stata quella dettata da quest'ultimo atto normativo, posto che, con delibera del 5 agosto 2006, n. 1162, la Giunta regionale dell'Emilia-Romagna aveva formalmente revocato la menzionata deliberazione n. 658. Conseguentemente, il TAR del Lazio, provvedendo positivamente in ordine ad un'istanza cautelare riferita direttamente alla legge regionale, anziché ai provvedimenti applicativi di essa, avrebbe sottoposto alla propria giurisdizione un atto ad essa sottratto, travalicando i limiti della funzione giurisdizionale. 1.3. – In particolare, la difesa regionale osserva che il giudice, essendo soggetto alla legge, come espressamente stabilito dall'art. 101 Cost., è privo «del potere di disporre in via diretta degli atti aventi forza di legge», potendo unicamente, allorché dubiti della legittimità di essi, sollevare le relative questioni dinanzi alla Corte costituzionale, affinché quest'ultima si pronunci ai sensi e per gli effetti dell'art. 136 Cost. Pertanto, prosegue la Regione, come l'eventuale disapplicazione diretta di una legge, ad opera di un provvedimento giurisdizionale, violerebbe le prerogative del legislatore, così ad analoga conclusione si dovrebbe pervenire nell'ipotesi in cui detto atto determini una sospensione - sia pure provvisoria - degli effetti di essa. L'esercizio di un tale potere spetta, infatti, in via esclusiva alla Corte costituzionale e risulta specificamente disciplinato dall'art. 35 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), come sostituito dall'art. 9, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). 1.4. – Alla luce di tali premesse, la Regione Emilia-Romagna conclude affermando che l'atto giurisdizionale impugnato «ha violato il regime costituzionale della legge, come definito dagli artt. 117, 134 e 136 Cost., in relazione all'art. 35 della legge n. 87 del 1953», violando le prerogative costituzionali della ricorrente e, al contempo, appropriandosi delle funzioni di cui questa Corte è titolare esclusiva. 2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, infondato. 2.1. – Osserva, in particolare, la difesa erariale che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, il decreto cautelare impugnato non avrebbe in alcun modo sospeso la citata legge regionale, ma si sarebbe limitato a sospendere l'efficacia della deliberazione della Giunta regionale n. 658 del 2006. Tanto si evincerebbe, in primo luogo, dall'analisi testuale dell'atto giurisdizionale in questione, dovendosi ritenere che, con la locuzione «provvedimento impugnato», si sia fatto riferimento soltanto alla deliberazione della Giunta regionale e non già anche, od addirittura solo, alla legge regionale. In secondo luogo, la successiva ordinanza 14 settembre 2006, n. 5243, emessa dallo stesso TAR del Lazio, a seguito della trattazione collegiale della medesima istanza cautelare, avrebbe confermato il decreto cautelare presidenziale 6 settembre 2006, n. 4932, indicando, quale atto oggetto del giudizio cautelare, esclusivamente la richiamata delibera regionale. 2.2.