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in data 6 febbraio, il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno e il Ministro degli esteri hanno ricevuto una lettera inviata con posta certificata dal cittadino italiano Claudio Radaelli, coordinatore del gruppo "+Europa" Londra, supportata dalle firme di oltre 1.000 cittadini italiani, sulle modalità con cui sarà o meno garantita la possibilità di esercitare il diritto di voto presso le sedi consolari da parte dei cittadini italiani residenti nel Regno Unito; in base all'articolo 3, comma 2 della nostra Costituzione: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"; il costo del viaggio rappresenta per molti nostri connazionali un ostacolo all'esercizio del diritto di voto e quindi all'effettiva partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica del Paese; per ristabilire un diritto storicamente esercitato dalla comunità italiana nel Regno Unito non sarebbe necessario che un parziale e temporaneo adeguamento, vista l'obiettiva eccezionalità della situazione, dell'art. 3 del decreto-legge 24 giugno 1994, n. 408, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1994, n. 483, per consentire in ogni caso, nel 2019, il voto ai cittadini italiani residenti nel Regno Unito attraverso la rete consolare; nel rispondere in data 13 febbraio 2019 ad analoga interrogazione alla Camera dei deputati (3-00511) il Ministro dell'interno ha dichiarato: "La competenza è del Ministero degli Affari esteri, però, per quello che è di mia competenza, rispondo dando la massima disponibilità e apertura, anche a rivedere eventuali normative, stante l'eccezionalità della situazione (…) Il Ministero dell'Interno ha intanto avviato gli adempimenti preliminari previsti dalla legislazione vigente pubblicando sulla Gazzetta Ufficiale il comunicato in cui si rende noto il periodo di votazione fissato dal Consiglio dell'Unione, dal 23 al 26 Maggio, e il termine del 7 marzo 2019, entro il quale gli elettori che si trovano temporaneamente in altro Stato dell'Unione per motivi di lavoro o studio possono fare domanda di voto nei seggi istituiti nei consolati", si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda procedere per garantire il diritto di voto alle elezioni europee dei cittadini residenti nel Regno Unito (complessivamente superiori all'1 per cento del corpo elettorale del nostro Paese) e con quale provvedimento e entro quali termini l'Esecutivo intenda adeguare la citata normativa. Atto n. 4-01285 FARAONE Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la situazione finanziaria in cui versano i liberi consorzi e le città metropolitane della Sicilia è assai grave, al punto di trovarsi nella condizione di non poter più fare fronte ai loro compiti istituzionali, di non poter pagare le retribuzioni del personale e di non poter onorare i debiti nei confronti dei fornitori, con gravi ripercussioni anche sul piano sociale; tale situazione ha quindi determinato il blocco totale dei servizi, con la conseguenza del blocco delle gare già avviate, principalmente per interventi su scuole e strade; tenuto conto che: dai liberi consorzi e dalle città metropolitane dell'isola, vengono assicurati per conto della Regione Siciliana importanti servizi scolastici per i disabili, tra i quali quelli relativi al trasporto, all'igiene personale e l'assistenza alla comunicazione; la situazione di crisi economica attuale è in buona parte attribuibile alle storture causate dalla legislazione finanziaria nazionale in materia, che determina una condizione di discriminazione per gli enti intermedi siciliani rispetto a quelli del resto d'Italia; considerato che la situazione determinatasi è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, per il superamento della prolungata situazione di difficoltà finanziaria in cui versano le città metropolitane e i liberi consorzi siciliani, si chiede di sapere quali interventi si ritenga di promuovere, al fine di garantire, in tempi rapidi, il ritorno al normale svolgimento delle attività istituzionali dei liberi consorzi e delle città metropolitane della Sicilia, ed al pagamento delle retribuzioni del personale degli enti in questione. Atto n. 4-01286 NENCINI Al Ministro della salute Premesso che: i 16 comuni dei Castelli romani hanno raggiunto una popolazione di 550.000 abitanti a fronte dei 150.000 registrati al termine del secondo conflitto mondiale; fin dai primi decenni del secolo scorso hanno potuto disporre di un sistema ospedaliero diffuso nel territorio che si è andato adeguando nel tempo fino a raggiungere l'autosufficienza con reparti che raggiunsero livelli di eccellenza testimoniati anche da meeting internazionali sulle diverse patologie. Alla fine degli anni '60 l'ospedale di Marino venne visitato dal professor Barnard e dalla sua équipe che aveva effettuato il primo trapianto di cuore in un ospedale del Sudafrica; inopinatamente, a partire dall'anno 2000 è stata operata una sistematica spoliazione di reparti ospedalieri presso l'ospedale di Marino, che a regime disponeva di 365 posti letto e cinque camere operatorie fino a ridurlo a sede di qualche attività diurna con esclusione di interventi che richiedono il ricovero e che si avvia ad essere completamente disattivato nonostante le condizioni operative ancora in piena efficienza; la Regione Lazio a partire dal 1998 ha avviato la progettazione di quello che venne definito il "policlinico dei Castelli Romani" in un'area periferica sulla via Nettunense assai decentrata e proiettata verso la provincia di Latina, una struttura che dovrebbe essere completata nel biennio 2020-2021 e disporre di 340 posti letto per una spesa presunta che oscilla da 150 a 200 milioni di euro; nel frattempo, il 18 dicembre 2018, è stata inaugurata dal presidente Zingaretti una prima ala del nuovo ospedale di 136 posti letto preceduta dalla chiusura degli ospedali di Albano e di Genzano di oltre 200 posti letto; l'operazione fin dall'inizio è stata avversata da amministratori comunali, da associazioni e da cittadini perché "assai onerosa e non necessaria e la cui realizzazione finirebbe per depauperare le strutture esistenti decretandone un lento e inesorabile declino". E infatti nel tempo, con l'abbandono dell'ospedale di Marino e la chiusura degli ospedali di Albano e di Genzano, che si sottolinea in perfetta efficienza e funzionalità, sono stati persi oltre 500 posti letto; contestualmente è aumentata a dismisura la presenza di cliniche e laboratori privati divenuti ormai prevalenti sulla spedalità pubblica. Clamoroso il caso dell'ospedale di Marino il cui personale medico e paramedico, compreso il direttore sanitario, si è trasferito all'INI di Grottaferrata, clinica privata distante appena 2 chilometri dall'ospedale dismesso, che si è ampliata al punto di divenire un piccolo policlinico;