[pronunce]

L'anzidetto termine di venti giorni ha carattere perentorio, perché da esso decorre l'intera catena degli ulteriori termini stabiliti per la prosecuzione del giudizio dall'art. 26, quarto comma, delle citate norme integrative (v., oltre alle richiamate sentenze n. 203 del 1999 e n. 449 del 1997, sentenze nn. 50 e 35 del 1999; nn. 342 e 274 del 1998). 3. - Il ricorso è pervenuto ed è stato depositato nella cancelleria della Corte, con la prova delle notificazioni eseguite a norma dell'art. 37, quarto comma, della legge 31 marzo 1953, n. 87, il 18 dicembre 2000, oltre il termine di venti giorni dall'ultima notificazione (art. 26, terzo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale), termine peraltro espressamente richiamato nell'ordinanza di questa Corte del 10 novembre 2000, emessa nella fase preliminare del giudizio ai sensi dell'art. 37 della citata legge n. 87 del 1953. Solo la data di arrivo presso la Corte è rilevante ai fini dell'adempimento del deposito e non quella della spedizione, in mancanza di specifica disposizione attributiva di valore, ai fini del predetto deposito, alla data di invio a mezzo posta (sentenza n. 449 del 1997). Non può, pertanto, procedersi allo svolgimento dell'ulteriore fase del giudizio e non resta che dichiarare la improcedibilità.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara improcedibile il giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal tribunale di Milano nei confronti della Camera dei deputati con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Chieppa Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 17 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola