[pronunce]

Questa modalità infatti è prevista dall'art. 1, comma 2, della legge impugnata, ma non anche dall'art. 5, comma 1, lettera a), del d.m. 17 ottobre 2007, che consente l'attività venatoria nelle indicate zone protette nel mese di gennaio, se esercitata nelle forme dell'«appostamento fisso e temporaneo e in forma vagante», senza però prevedere l'ausilio del cane. Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna anche il comma 3 del medesimo art. 3, nella parte in cui non menziona, tra i divieti disposti all'interno delle ZPS, quello della «preapertura» dell'attività venatoria; divieto espressamente previsto dall'art. 5, comma 1, lettera b), del d.m. 17 ottobre 2007. La possibilità di effettuare la suddetta preapertura troverebbe conferma, a parere del ricorrente, nel fatto che sempre l'art. 3, comma 4, della legge regionale n. 39 del 2010 consente l'attività venatoria nei Siti di interesse comunitario (SIC) e nelle ZPS «nei periodi indicati nell'art. 2, per ciascuna specie ivi indicata», e che, a sua volta, l'art. 2, comma 12, prevede la procedura per anticipare l'apertura della caccia alla prima domenica di settembre. 2.- Si è costituita in giudizio la Regione Abruzzo, chiedendo che la Corte dichiari il ricorso inammissibile o infondato. 2.1.- Quanto alla censura relativa alla presunta violazione dell'art. 18, commi 2 e 4, della legge n. 157 del 1992, e del principio in esso fissato secondo il quale, a parere del ricorrente, i calendari venatori devono essere adottati con un atto amministrativo e non con legge, la difesa regionale osserva che dalle indicate norme statali non si ricava alcuna indicazione circa la fonte che le Regioni devono utilizzare per individuare il periodo e le specie cacciabili, avendo, peraltro, numerose Regioni già provveduto in tal senso con specifiche leggi-provvedimento. La Regione Abruzzo a sostegno di quanto sopra rileva che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 marzo 1997 (Modificazione dell'elenco delle specie cacciabili di cui all'art. 18, comma 1, della L. 11 febbraio 1992, n. 157) ha stabilito che la modificazione dell'elenco delle specie cacciabili, previsto dall'art. 18, comma 3, della legge n. 157 del 1992, può avvenire ad opera delle Regioni per mezzo dei rispettivi atti legislativi e amministrativi. Privo di pregio sarebbe anche l'argomento secondo il quale la necessità di adottare in simili casi atti amministrativi troverebbe giustificazione nella natura temporanea dei calendari in questione, avendo la giurisprudenza costituzionale affermato che non è preclusa al legislatore regionale la possibilità di attrarre alla propria competenza oggetti o materie normalmente affidati all'autorità amministrativa, non sussistendo un divieto di adozione di leggi a contenuto particolare e concreto. La censura proposta dal ricorrente sarebbe, peraltro, generica in quanto relativa esclusivamente alla fonte dell'atto impugnato, senza che nel ricorso risultino indicati quali specifici aspetti della disciplina regionale in esame sarebbero in contrasto con l'art. 18 della legge n. 157 del 1992. La Regione Abruzzo ritiene, comunque, di aver rispettato il procedimento fissato dalla indicata norma statale, in quanto, per come riconosciuto dallo stesso ricorrente, avrebbe acquisito il parere dell'allora Istituto nazionale per la fauna selvatica, di natura obbligatoria, ma non vincolante, come è stato affermato dalla giurisprudenza costituzionale. 2.2.- Secondo la Regione Abruzzo sarebbe priva di fondamento anche la censura relativa al contrasto degli artt. 2, commi 10 e 12, e dell'art. 5, comma 1, della legge regionale impugnata con le prescrizioni contenute nell'art. 18, commi 2 e 6, della legge n. 157 del 1992. Invero, le norme regionali impugnate esulerebbero dal campo di applicazione dell'art. 18 indicato perché, diversamente da quanto previsto dalla norma statale, non ammettono alcun ampliamento del periodo in cui è consentita l'attività venatoria. Per effetto dell'art. 2, commi 10 e 12, e dell'art. 5, comma 1, infatti, al fine di ridurre la caccia a determinate specie per periodi determinati, sarebbero stati alzati i livelli di tutela della fauna selvatica previsti dal legislatore nazionale, sulla base di un parere dell'OFR o, ove non costituito, dell'ISPRA, parere che, a differenza di quanto stabilito dalla normativa statale, sarebbe vincolante. La Regione Abruzzo ritiene, comunque, che anche queste censure sarebbero prive di attualità e di concretezza di interesse, dato che la legge impugnata ha esaurito i propri effetti. 2.3.- Quanto al contrasto tra l'art. 3, comma 2, della legge regionale n. 39 del 2010, e l'art. 5, lettera a), del d.m. 17 ottobre 2007 - afferente al divieto di esercizio dell'attività venatoria nel mese di gennaio per tutte le ZPS - la Regione Abruzzo rileva che la disposizione è stata abrogata dal decreto ministeriale 22 gennaio 2009 (Modifica del decreto 17 ottobre 2007, concernente i criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione, ZSC, e Zone di Protezione Speciale, ZPS). Quanto alla questione concernente l'art. 3, comma 3, relativa alla mancata previsione del divieto di preapertura dell'attività venatoria e, dunque, al conseguente contrasto con l'art. 5, comma 1, lettera b), del d.m. sopra indicato, la Regione osserva che questa disposizione demanda l'apposizione dei divieti in essa contenuti (tra i quali rientra quello della preapertura) «all'atto di cui all'art. 3, comma 1, del presente decreto», con la conseguenza che sarebbe tale specifico atto regionale a dover contenere i divieti previsti dall'art. 5. Conclude la Regione affermando che la mancata previsione nella norma censurata del divieto in esame non vale a escluderne il rispetto. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria con la quale sostanzialmente ripropone le ragioni poste a fondamento del proprio ricorso. Quanto alla censura riferita all'illegittima utilizzazione di un atto legislativo per approvare il calendario venatorio, la difesa dello Stato osserva che quest'ultimo ha natura strettamente amministrativa, di talché esso deve essere adottato con un provvedimento di uguale natura, desumendosi ciò anche dal procedimento previsto a tal fine dall'art. 18 della legge n. 157 del 1992 e, in particolare, dal necessario parere che deve essere richiesto all'ISPRA.