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il recovery plan non è soltanto una grande iniezione di risorse, ma è un percorso di trasformazione dell'economia, del sistema produttivo dell'Europa e quando si fanno queste valutazioni, credo che debbano essere individuati i settori strategici. Questo è il tema fondamentale. Oggi, con la discussione che abbiamo affrontato, soprattutto con l'ordine del giorno che ci apprestiamo a votare unitariamente, dichiariamo di avere questa consapevolezza. È vero che ci sono delle crisi aziendali e ci sono tavoli di crisi che vanno assolutamente risolti, ma non è una risposta emergenziale quella che vogliamo dare, bensì una risposta che contenga una progettualità, che dia un senso e un percorso complessivo al nostro Paese, in un quadro di strategie europee che dobbiamo assolutamente richiamare e cercare di ottenere. Le soluzioni rispetto a questi ambiti strategici non stanno più soltanto nella ricerca delle condizioni che localmente possono determinare una via d'uscita, ma vanno ricercate e trovate in una prospettiva che all'intero settore siderurgico riconosca un ruolo fondamentale. Il settore siderurgico per l'Europa è assolutamente decisivo proprio perché sono venute a crearsi delle nuove condizioni, ad esempio l'industria automobilistica ha fatto dei cambiamenti, delle fusioni, ha fatto dei passi di avanzamento importanti, con tutto quello che ne consegue. Le filiere legate all'acciaio sono assolutamente importanti per il nostro continente e sono legate, come è stato anche detto, a produzioni di grande qualità. È chiaro che oggi nel mondo ci sono delle grandi disomogeneità dal punto di vista produttivo. Non è un'eresia parlare di dumping per alcuni Paesi che detengono grande capacità produttiva, spesso però in assenza del rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale. Di fronte a tali disomogeneità, noi dobbiamo fare delle scelte strategiche come Unione europea e l'acciaio sta al centro. Non può arrivare un'altra pandemia e colpire un'Europa che ancora non sa quali sono i settori strategici sui quali dobbiamo aver fatto un percorso di messa in sicurezza. L'Europa non può rischiare di trovarsi sguarnita su questi settori, perché ci sono dinamiche che l'hanno portata ad affidare ad altri soggetti il futuro di determinati settori sul territorio dell'Unione europea. Questo è il tema di prospettiva che dobbiamo affrontare. Nei punti che sono contenuti nell'ordine del giorno unitario c'è un'indicazione forte per il Governo a lavorare in questa direzione, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale ed europeo. Infatti, se non facciamo crescere questa consapevolezza tra tutti i Paesi e continuiamo a pensare che la soluzione di certi temi stia prima di tutto nel nostro Paese e non sia invece da ricercare a livello europeo, non troveremo mai quelle soluzioni che autonomamente ci darebbero le condizioni per uscire dalla crisi in cui ci troviamo. L'Europa ha fatto un salto di qualità dal punto di vista della consapevolezza di fronte a questa pandemia. Deve ripetere, secondo me, questo salto di qualità in ogni settore che dal punto di vista strategico rappresenta un'infrastruttura fondamentale dell'economia del continente. Questo è un punto d'inizio. Normalmente le mozioni cercano di essere precise e di dare degli impegni precisi. Quelli contenuti nell'ordine del giorno possono sembrare un po' sfumati, ma in realtà sono punti decisivi, perché rappresentano gli obiettivi sui quali occorre lavorare in modo determinato da subito, proprio perché abbiamo davanti le risorse del recovery plan . Per l'utilizzo di tali risorse, però, non viene dato un lasso di tempo gigantesco, ma ci viene chiesta una grande capacità, una grande determinazione e tempestività. Quindi, queste riflessioni strategiche vanno fatte in fretta e vanno condivise a livello di Governo, ma soprattutto a livello di Parlamento, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate: il sistema produttivo, i lavoratori, i sindacati e le popolazioni sulle quali insistono questi grandi impianti. I territori sono assolutamente protagonisti in questo tipo di percorso. Se questo ordine del giorno può rappresentare un punto di partenza per sviluppi successivi, anche in 10 a Commissione potremmo valutare ulteriormente l'approfondimento di questi temi. Abbiamo un affare assegnato sulle aree di crisi complessa e sappiamo che tra le diciassette aree di crisi complessa ci sono proprio quelle interessate dagli impianti siderurgici. Al di là dei temi specifici di ciascun sito, credo che il Governo e il Parlamento dovranno lavorare per affrontare i temi di fondo che sono emersi da questa discussione. Certamente, tutti i settori strategici hanno necessità di scelte significative della parte pubblica, da parte del Governo. Ci sono delle trasformazioni che, se le lasciamo al mercato, seguono dinamiche che non danno le risposte che cerchiamo. Quindi, l'indicazione emersa di valutare l'estensione del golden power al settore siderurgico è assolutamente decisiva. Noi non possiamo cadere in questa contraddizione dove, da una parte, diciamo che il settore siderurgico è strategico e, dall'altra parte, come Stato, non mettiamo in campo le risorse e le azioni che danno rango di settore strategico alla siderurgia. Questo è un tema importante, da continuare a sviscerare e approfondire, ma poi, con il Governo, dovremo riuscire ad approdare a scelte precise, incisive e decisive. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, ringrazio innanzitutto i colleghi e naturalmente anche il Governo, che hanno promosso una discussione così importante su un settore strategico come quello siderurgico. Grazie anche per l'impegno a contenere, nei limiti del possibile e per quanto si possa fare, questa discussione dentro un ordine del giorno unitario, condiviso trasversalmente dalle forze politiche. Penso che, in generale, dentro la politica industriale, la discussione su ciò che debba essere e debba diventare questo settore nel futuro sia paragonabile, per un Paese, alla politica estera (o a come dovrebbe essere in teoria), cioè una cornice di fondo costruita attraverso linee strategiche condivise trasversalmente dalle forze politiche e dall'intero Paese. Dentro questa cornice, naturalmente, rientra la legittimità, da parte delle forze politiche, di dividersi in relazione alle proprie sensibilità e al proprio sguardo sul mondo. Quindi, il fatto di costruire un ordine del giorno che ha queste caratteristiche mi conforta, perché vuol dire rimettere al centro la discussione sulla politica industriale e porci la domanda delle domande, cioè che cosa vuole diventare l'Italia nei prossimi venti, trenta anni. Dobbiamo tornare all'ambizione di riformulare domande che abbiamo smesso di farci da molto tempo. Aggiungo soltanto poche considerazioni che tra l'altro sono sottolineature che riprendono alcune riflessioni già sviluppate dai colleghi che mi hanno preceduto. La prima: