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L'intera questione dell'infrastrutturazione sostenibile, di ciò che effettivamente resta e in che modalità alla fine dell'evento è un tema che non possiamo non tenere in considerazione. Analogamente vi è il discorso della sicurezza sul lavoro. Su questo c'è una tradizione di protocolli, di rapporto tra lo Stato, le istituzioni locali, gli enti locali, le organizzazioni sindacali, però forse non basta anche alla luce dell'emergenza sanitaria, che non sapremo quando verrà ricondotta a definitiva conclusione. C'è, però, un grande tema che riguarda i lavoratori. Ministro, noi lo abbiamo vissuto anche in occasione dell'appuntamento dell'Esposizione universale a proposito di lavoro e ha a che fare con la dignità dei lavoratori perché, se i grandi eventi si reggono per una parte con quanto viene ipocritamente chiamato volontariato, quando in realtà è lavoro non retribuito, non ci siamo affatto. Non stiamo costruendo quel mondo più giusto su cui, invece, dovremmo lavorare. Sono tutte variabili che non possono non essere sotto il controllo di chi, ad esempio come lei, avrà ed ha la grande responsabilità di esercitare una funzione di regia, che non è riferita soltanto all'appuntamento sportivo in sé, ma ha a che fare con uno sguardo più largo. Lo dico perché alcune modifiche - e mi avvio alla conclusione cercando di recuperare qualche secondo perso all'inizio - sono state apportate anche grazie alla collaborazione di diversi livelli istituzionali. Penso, ad esempio, anche al lavoro prezioso che ha svolto Palazzo Marino, cioè l'amministrazione del Comune di Milano nell'immaginare alcune definizioni del decreto-legge che vanno nella giusta direzione. Penso alla questione della fondazione come ente privato, che è un tema molto delicato - veniva citato dalla collega nell'intervento precedente - ma che può avere un risvolto positivo in termini di velocità dell'esecuzione dell'evento. Così come è giusto - e ci mancherebbe altro che non fosse così - che tutta la macchina che riguarda la gestione della infrastrutturazione resti pubblica e a gestione pubblica. Così come il tema - che può sembrare secondario, ma in realtà non lo è nella logica di un mercato sano - della cosiddetta pubblicità parassitaria. Sono tutte questioni importanti, però non può esistere un binario su cui viaggia l'evento sportivo, e su cui magari lei ha una responsabilità importante, e poi c'è tutto il resto. C'è lo sviluppo della città; c'è la distribuzione più o meno iniqua di quelle risorse e di quei benefici; c'è il dopo evento e c'è quello che verrà quando tutte le luci si saranno abbassate. No, o c'è una condivisione di responsabilità tra i diversi attori e anche gli attori sportivi e le società sportive sentono questo investimento rispetto alle dinamiche di sviluppo, oppure noi possiamo anche aggrapparci a questi barlumi di speranza, ma non produrranno gli effetti che invece noi pensiamo si possano e si debbano produrre in termini di sviluppo positivo. Signor Ministro, le auguro buon lavoro. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU). D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, la discussione è importante sin dai primi giorni e dai primi momenti, perché è importante osservare che, rispetto al passato, le candidature di Milano e Cortina non sono state di iniziativa dell'Italia. Con le nuove regole, è stato infatti il Comitato olimpico internazionale (CIO) che ha chiesto ed individuato quali sedi possibili per le Olimpiadi invernali queste località. Ciò innanzitutto per la bellezza, ma ritengo anche per le caratteristiche di queste due località, in particolare, ma anche delle loro Regioni e di tutto il Paese, che ben si prestano alle finalità olimpiche. Quindi c'è un valore sociale che queste due località hanno ben espresso sin dall'inizio e che, nel momento in cui è stata confermata la scelta, è andato a beneficio e a riconoscimento di tutta l'Italia. I Giochi consentiranno sicuramente la valorizzazione e la promozione dell'intero arco alpino italiano come esperienza integrata sia sotto il profilo sportivo, sia sotto quello turistico-culturale. Ma affinché possano essere apprezzati compiutamente nel mondo gli elementi che ho cercato di sottolineare, c'è bisogno di un impegno che abbia una visione del futuro - così come diceva anche il collega Laus - e una forte iniezione di futuro che dai giochi stessi prenda corpo. Non faccio riferimento soltanto alla situazione difficile in questo momento. Mi riferisco, ad esempio, alle previsioni puntuali presenti all'interno dei vari progetti per le olimpiadi, quindi alla riutilizzabilità permanente degli impianti esistenti e di quelli che saranno realizzati, alla minimizzazione del consumo di suolo e dell'inquinamento ambientale ed alla fondamentale vocazione perenne delle innovazioni quali i trasporti, la mobilità green e la logistica. Si tratta quindi di una miscela, come dicevo prima, che ben si presta al valore sociale delle Olimpiadi. A ben guardare questa candidatura, sin dall'inizio è stato chiaro che vi fossero questi fattori. Il fatto stesso, ad esempio, che non vengano realizzati chissà quanti impianti, ma in particolare due - faccio riferimento al palazzetto del ghiaccio di Milano e poi al Villaggio olimpico di Milano, entrambi riutilizzabili anche successivamente (il Palaghiaccio per ovvie ragioni, ma anche il Villaggio olimpico ospiterà una residenza universitaria a servizio degli atenei della città lombarda) - fa capire che identificano queste due opere il minor consumo di suolo possibile e la vocazione permanente degli impianti da realizzare. Come ben diceva il senatore Rampi, che poneva l'attenzione sull'ecosostenibilità, siamo di fronte a due atti che vanno in quella direzione. Non ci sono dubbi, quindi, che i giochi che si svolgeranno nel nostro Paese, oltre a rispettare questo, avranno decisamente una ricaduta di tipo occupazionale, ho visto che vi ha fatto riferimento anche il collega che mi ha preceduto con le accortezze che ha voluto evidenziare. Non va sottaciuto, poi, anche il valore immateriale qual è la promozione degli sport invernali in un territorio normalmente vocato in questa direzione, quindi come sosteneva poc'anzi la senatrice Messina, è un chiaro segnale di fiducia verso il mondo dello sport ovviamente mondiale, ma nel caso specifico quello nazionale. Da questo punto di vista, bene ha fatto il Governo - non questo, ma quello precedente - a sostenere la candidatura dell'Italia. Se leggiamo la lettera con la quale il Governo ha proposto e sostenuto la candidatura di Milano Cortina, si rilevano dei principi culturali che voglio qui evidenziare come tratto identificativo del nostro Paese: la tutela e il rispetto dei diritti umani, il rispetto delle norme e degli accordi internazionali, nonché l'adozione delle misure necessarie in materia di antidoping , tre elementi con i quali il Governo ha inteso sostenere la candidatura. Non solo, le Olimpiadi invernali del 2026 sono anche un investimento per il Paese e per i territori che li ospiteranno e per fare questo ovviamente c'è bisogno di rilevanti investimenti e soprattutto di un progetto economico locale che poi dia la possibilità di sfruttare questa meravigliosa occasione. Sono cose già accadute in parte nelle Olimpiadi precedenti e con Expo 2015.