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L'articolo 8 rimette al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in accordo con le regioni, la definizione dei requisiti comuni per l'iscrizione agli albi e ai registri regionali dei collaboratori domestici e degli assistenti personali. I registri o albi regionali dovrebbero avere una doppia finalità, quella di filtrare le candidature richiedendo alcuni requisiti che escludano le persone con precedenti penali, e quella di offrire alle famiglie la possibilità di selezionare le candidature per il colloquio. Oggi, solo un assistente su quattro è iscritto in un registro di collaboratori familiari -- solo il 10 per cento nel Sud -- e quasi la metà degli assistenti che non risultano iscritti a elenchi o albi, non è a conoscenza dell'esistenza degli stessi nella sua zona. Il lavoratore, all'atto dell'iscrizione al registro, dovrebbe fornire gli elementi che comprovino la sua capacità di fornire una o più prestazioni indicata nell'allegato A. L'articolo 9 istituisce l'albo nazionale delle imprese; delle organizzazione e delle associazioni con sedi operative in più di una regione abilitate a offrire i servizi che possono essere pagati con il voucher universale, consultabile via Internet. La finalità principale dell'albo è selezionare i soggetti che garantiscano un'alta qualità dei servizi per la persona e per la famiglia. Ovviamente i servizi pubblici per l'infanzia e le persone non autosufficienti non devono iscriversi all'albo. Anche in questo caso, nell'albo confluiscono le schede dei soggetti accreditati dalle regioni. Viene così identificato un unico regime di accreditamento per i soggetti che operano a livello nazionale abilitati a erogare i servizi pagati con i voucher , mentre sono attribuite alle regioni le competenze per l'accredito dei soggetti che operano in una sola regione, analogamente a quanto è previsto per l'autorizzazione delle agenzie per il lavoro nazionali e regionali. L'articolo 10 attribuisce alle regioni la competenza nell'accreditamento delle imprese, delle organizzazioni e delle associazioni, con sedi operative in una sola regione, abilitate a erogare i servizi che possono essere pagati con il voucher universale. I criteri di accreditamento di questi soggetti sono definiti con leggi regionali. Le regioni conferiscono all'albo nazionale di cui all'articolo 10 le schede anagrafiche dei soggetti accreditati. L'articolo 11 definisce l’ambito di intervento e i compiti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai fini dell’istituzione e della promozione del voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia. L'articolo 12 prevede la costituzione presso l'INPS del sistema telematico per la gestione dei voucher. L'efficienza e la facilità del sistema telematico francese per la gestione dei CESU da parte della famiglie e dei lavoratori, la possibilità di effettuare tutte le operazioni online, dall'acquisto dei chèque al pagamento dei contributi sociali senza dover entrare mai in un ufficio, sono fattori che hanno contribuito probabilmente in misura molto alta al successo di questo sistema, oltre naturalmente alle generose agevolazioni fiscali. L'articolo prevede che anche il sistema telematico italiano di amministrazione del voucher debba consentire ai datori di lavoro e ai lavoratori di gestire tutte le operazioni esclusivamente online. Nell'ultimo comma si prevede che il datore di lavoro sia tenuto a comunicare attraverso il sistema telematico il codice fiscale del lavoratore e la sua retribuzione anche nel caso in cui provvedesse direttamente al pagamento del collaboratore domestico con il voucher universale per i servizi alla persone e alla famiglia, al fine di tracciare i redditi per contrastare l'evasione fiscale. L'articolo 13 intende far fronte a una serie di criticità sui canali d'incontro, in gran parte informali, utilizzati dai collaboratori domestici e dalle famiglie. Dall'indagine del Censis sulle famiglie che utilizzano colf e badanti, già citata, emerge che il reclutamento del personale avviene, per quasi il 90 per cento, attraverso amici, conoscenti o altri collaboratori domestici. Solo pochi ricorrono a parrocchie o altre strutture legate al culto, a cooperative oppure ad agenzie per il lavoro. Solo lo 0,6 per cento ha utilizzato un centro per l'impiego. È indispensabile, di conseguenza, creare un sistema d'intermediazione pubblico e privato che faciliti l'incontro fra le famiglie e i collaboratori domestici in sinergia con gli albi regionali. Si prevede che i tra i livelli essenziali delle prestazioni che i servizi per il lavoro devono garantire in tutto il territorio nazionali vi sia anche la creazione di un apposito sportello al quale possano rivolgersi sia i collaboratori disoccupati che le famiglie che cercano personale domestico. È essenziale che siano coinvolte nelle attività d'intermediazione di questo settore anche le organizzazioni non a scopo di lucro, le parrocchie e altre associazioni attraverso l'istituto dell'accreditamento regionale. L'articolo 14 prevede che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali sviluppi gli standard minimi relativi ai diversi profili professionali delle diverse aree di servizi di cura oltre a definire la durata minima e i contenuti fonnativi per ogni profilo. Si è infatti determinato in Italia una varietà di corsi di formazione di durata molto diversificata che hanno portato a modelli diversi. Il comma 2 dello stesso articolo offre inoltre la possibilità, a coloro che intendono esercitare questo tipo di professione, di avere certificate le competenze acquisite anche in percorsi formali e non formali onde evitare che siano inseriti in percorsi di formazione senza che se ne riscontri la necessità. Infatti le persone che abbiano ottenuto la certificazione delle competenze possono essere iscritte agli albi regionali o frequentare i percorsi di formazione solo per i contenuti e le competenze da acquisire rispetto ai rispettivi standard. Occorre ricordare a questo proposito che attualmente solo una minima parte di collaboratori (il 14,3 per cento) ha seguito un corso di formazione relativo alle mansioni che svolge, ma tenere anche conto che sono lavoratori con un livello d'istruzione elevato (secondo un'indagine di UniCredit, il 18 per cento dei collaboratori familiari immigrati ha frequentato l'università . L'articolo 15 prevede la certificazione della qualità dei servizi offerti dalle imprese, organizzazioni non a scopo di lucro e associazioni abilitate a erogare servizi alla persona e alla famiglia, attraverso il riconoscimento di un marchio di qualità. Uno degli obiettivi principali del disegno di legge è, infatti, garantire alla famiglie servizi di qualità in particolare per quanto riguarda l'assistenza specialistica a persone non autosufficienti. L'articolo 16 istituisce l'apposito Fondo per il finanziamento e il cofinanziamento delle misure previste nel disegno di legge. L'articolo 17 definisce le modalità per il monitoraggio e la valutazione dell'efficacia del disegno di legge. L'articolo 18 rinvia le modalità di attuazione della legge ad uno o più decreti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata. L'articolo 19 individua le fonti di copertura finanziaria delle misure previste nella proposta di legge..