[pronunce]

La difesa regionale sostiene, poi, che la disciplina sulla valutazione ambientale strategica (VAS), al pari di quella sulla valutazione d'impatto ambientale (VIA), rinverrebbe la propria giustificazione «nella considerazione complessiva di opere ed interventi comportanti rilevanti effetti di impatto ambientale nel loro inserimento nel contesto territoriale, nella loro giustificazione rispetto ad esigenze infrastrutturali, produttive, di sviluppo economico ecc., nella ricerca di modalità attuative che contemperino le diverse esigenze compresenti». Sarebbe, pertanto, evidente la interrelazione fra la materia tutela dell'ambiente e le altre materie governo del territorio, tutela della salute, energia, settori produttivi ecc. che si ascrivono alla competenza concorrente o residuale regionale, «le cui discipline e le cui decisioni amministrative si intrecciano ed interferiscono nella configurazione della disciplina e delle procedure di valutazione ambientale strategica e di valutazione di impatto ambientale», laddove, peraltro, l'integrazione delle procedure e delle diverse autorizzazioni costituiva «specifico criterio della legge di delega, così come il corretto pieno recepimento della normativa comunitaria che ha disciplinato gli istituti considerati». Ad avviso della ricorrente, il d.lgs. n. 152 del 2006 disattenderebbe le anzidette esigenze, modificando l'assetto delle competenze, in violazione della legge delega e ponendo in crisi la disciplina di attuazione già predisposta a livello regionale (legge della Regione Piemonte n. 40 del 1998), in assenza di esigenze unitarie che giustifichino l'attrazione di determinate attività nella competenza statale. 10.7. - Ciò premesso, vengono, specificatamente, denunciate le seguenti disposizioni: – art. 5, comma 1, «laddove dispone alla lettera e) che la procedura di VIA si applichi ai progetti preliminari senza prevedere, in contrasto con le direttive 85/337/CEE e 97/11/CEE, che siano sottoposti a VIA i progetti definitivi che contengano modifiche rilevanti e senza considerare l'integrazione in un'unica sede decisionale con altri procedimenti autorizzativi le cui decisioni vengono prese con riferimento al progetto definitivo»; – art. 6, comma 6, «laddove prevede che la commissione tecnico-consultiva nazionale, a cui è affidato il compimento dell'istruttoria per le valutazioni VAS, VIA, IPPC riguardanti opere ed interventi di rilievo nazionale, sia integrata per ogni sottocommissione da “un esperto” designato dalla Regione direttamente interessata dalla realizzazione dell'opera». Sarebbe violato il principio di leale collaborazione, giacché la norma assegna alla partecipazione regionale un «ruolo limitato e secondario»; – art. 12, poiché, a differenza di quanto previsto dalla direttiva 2001/42/CE (che favorisce una forte integrazione fra tematiche ed autorità dei settori interessati, atteso che la VAS non è un mero provvedimento autorizzativo, ma deve porre in essere un processo decisionale della pubblica amministrazione che confronta le scelte da assumere in un determinato contesto ambientale, territoriale e socio-economico), «l'iter definito dal decreto legislativo prevede che venga emesso un giudizio di compatibilità ambientale su un piano o un programma, a cui il piano o programma deve necessariamente adeguarsi, da un soggetto diverso, che non ha obbligo di confrontare la propria valutazione con il soggetto proponente, di modo che la valutazione ambientale e la pianificazione o programmazione non si intersecano realmente, ma rimangono come fasi consequenziali e sostanzialmente separate». Inoltre, al comma 2, viene in evidenza una impostazione meccanica della procedura, che ne riduce l'effettiva funzione delineata dalla normativa comunitaria, tramite la «fissazione di termini per l'emissione del giudizio, l'intervento in via sostitutiva del Consiglio dei ministri e la previsione in caso di inutile decorso che si intenda emesso giudizio negativo sulla compatibilità ambientale del piano o programma di competenza statale e che la stessa previsione valga anche per i piani e programmi sottoposti a VAS di competenza regionale fino all'emanazione di apposite norme regionali». Peraltro, sarebbe quasi inesistente lo spazio riservato alla normativa regionale anche rispetto alle procedure di competenza della Regione, «che rimangono in pratica totalmente definite secondo le disposizioni del decreto legislativo in forza del richiamo di cui agli artt. 21 e 22, commi 1 e 2». 11. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio, chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità e l'infondatezza delle questioni. La difesa erariale ha eccepito la inammissibilità del ricorso per la tardività della sua notifica e, nel merito, riservandosi di meglio argomentare nel corso del giudizio, ha contestato in via generale il ricorso della Regione Piemonte, sostenendo che il carattere trasversale della materia ambientale non costituirebbe un limite alla competenza esclusiva dello Stato di stabilire regole omogenee nel territorio nazionale per procedimenti e competenze che attengono specificatamente alla tutela dell'ambiente. 12. - Con ricorso notificato il 9 giugno 2006, depositato il successivo 15 giugno ed iscritto al n. 71 del registro ricorsi dell'anno 2006 la Regione Valle d'Aosta ha proposto, in via principale, questioni di legittimità costituzionale dell'intero d.lgs. n. 152 del 2006, nonché, tra gli altri, specificamente degli artt. 4, comma 1, lettera a), n. 3, 6 (nonché degli articoli da 15 a 22, nella parte in cui richiamano detto art. 6), 7, comma 3, 12, comma 2, 10 e 16. 12.1. - La ricorrente sostiene, anzitutto, di essere titolare di una ampia e generalizzata competenza in materia ambientale. A fondamento di tale assunto la difesa regionale richiama, oltre alle competenze di cui all'art. 2 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta) in materia di urbanistica, agricoltura e foreste, caccia e pesca, turismo, lavori pubblici, artigianato e, soprattutto, tutela del paesaggio, alcune sentenze della Corte costituzionale (segnatamente le sentenze n. 183 del 1987, n. 1029 del 1988, n. 264 del 1996, n. 285 del 1997), nonché alcune disposizioni di attuazione statutaria. In particolare dalla difesa regionale vengono richiamate: – l'art. 16 della legge 16 maggio 1978, n. 196 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Valle d'Aosta), a norma del quale `«in attuazione dell'articolo 4, primo comma, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, in relazione all'articolo 2, lettera q), ultima parte, della legge costituzionale medesima, sono trasferite alla Regione Valle d'Aosta le funzioni amministrative che il Ministero per i beni culturali ed ambientali ed altri organi centrali e periferici dello Stato esercitano, per il territorio della Valle d'Aosta, in materia di tutela del paesaggio»;