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Indicare su quale base topografica è stato cartografato il fenomeno. Nell'Allegato 2 si riportano su carta topografica, a scala idonea al fenomeno da cartografare, i limiti topografici del dissesto. 2.1.3. Individuare dalla cartografia UTM le coordinate geografiche del luogo in cui si è verificato il dissesto. 2.2. Morfometria del fenomeno. 2.2.1. Volume mobilitato. Riportare la stima grossolana/o approssimata del volume del materiale mobilitato, espresso in metri cubi. 2.2.2. Superficie totale interessata. Riportare la stima dell'area interessata dal dissesto espresso in metri quadri. 2.2.3. Intervallo di quote a cui si attesta il dissesto. Indicare le quote altimetriche della sommità e della base del dissesto. 2.2.4. Profondità della superficie di scorrimento. Riportare la stima della profondità a cui si attesta la superficie di scorrimento del movimento franoso. 2.3. Natura dei terreni interessati. 2.3.1. Litologia. Indicare la litologia prevalente dei terreni interessati scegliendo tra le tipologie proposte nella tabella. 2.3.2. Condizioni strutturali del materiale. Indicare le caratteristiche dei materiali riscontrate in sito scegliendo tra quelle riportate nella tabella. 2.4. Tipologia dell'evento. 2.4.1. Classificazione. Classificazione del movimento franoso individuando la tipologia prevalente del dissesto tra quelle proposte nella tabella. 2.4.2. Stato di attività. Individuare lo stato di attività del dissesto scegliendo tra quelli proposti nella tabella. In Allegato 3 deve essere riportata la relazione geologico-tecnica a firma di tecnico abilitato, del fenomeno di dissesto esplicitante la situazione geologico-strutturale, geiomorfologica, idrogeologica, nonché le caratteristiche principali della dinamica del dissesto. 2.4.3. Velocità del movimento. Indicare la velocità del movimento, stimata anche in maniera approssimativa in mancanza di dati o di indagini, scegliendo tra gli ordini di grandezza proposti nella tabella. 2.4.4. Stadio. Indicare lo stato di avanzamento del dissesto scegliendo tra le fasi proposte nella tabella. 2.5. Causa di innesco del fenomeno di dissesto. Indicare la causa di innesco del dissesto scegliendo tra le varie cause proposte nella tabella. 3. Esposizione vulnerabilità e danno atteso in assenza di intervento. 3.1. Coinvolgimento potenziale delle persone fisiche. Specificare il numero delle persone esposte a rischio di vita e quello delle persone a rischio di perdita di abitazione. 3.2. Altri elementi soggetti a rischio. In questa sezione deve essere quantificato (ettari di superficie interessata, utenti serviti, ecc.) e classificato il livello di danno atteso per effetto dell'evento. Per ciascuna tipologia di elementi a rischio, la classificazione tra grave, medio e lieve deve essere così intesa. Centri abitati, edifici strategici (1) ed insediamenti produttivi: danno grave: danno strutturale e/o perdita totale ( > 70% del valore) ; danno medio: danno funzionale che compromette temporaneamente l'agibilità degli immobili e la funzionalità degli impianti (dal 40 al 70% del valore); danno lieve: danno che non compromette l'agibilità degli immobili e la funzionalità degli impianti (dal 5 al 40 % del valore). Impianti a rischio: danno grave: danno per il quale si abbiano ripercussioni irreversibili sull'ecosistema o elevati costi di bonifica e recupero ambientale; danno medio: danno per il quale si abbiano ripercussioni gravi sull'ecosistema; danno lieve: danno per il quale si abbiano ripercussioni sull'ecosistema tali da poter essere superate senza interventi di bonifica. Life lines: danno grave: danno comportante interruzione totale del servizio, senza possibilità per l'utenza di collegamenti alternativi (by pass); danno medio: danno comportante riduzione provvisoria del livello del servizio, anche per effetto di collegamenti alternativi (by pass); danno lieve: danno che non compromette il livello del servizio. Linee di comunicazione: danno grave: danno comportante interruzione parziale o totale del servizio, con incremento dei tempi di percorrenza superiore al 50%; danno medio: danno comportante interruzione parziale del servizio, con incremento dei tempi di percorrenza inferiore al 50%; danno lieve: danno che non compromette il livello del servizio. Beni culturali: danno grave: danno strutturale e/o perdita totale (100% del valore); danno medio: danno funzionale che compromette temporaneamente la fruibilità del bene; danno lieve: danno che non compromette la fruibilità del bene. In un apposito allegato (Allegato 4) descrivere le caratteristiche qualitative e quantitative degli edifici strategici, degli impianti a rischio e dei beni culturali. (1) Per edifici strategici si intendono: ospedali, caserme dei Vigili del fuoco, centrali elettriche, prefetture. 3.3. Quantificazione del danno economico atteso. Riportare l'ammontare, in milioni di lire ed in euro, del danno economico atteso in conseguenza del verificarsi di eventi nell'ambito di un periodo di 25 anni, attualizzato ad un tasso di sconto del 7%. Descrivere sinteticamente i criteri adottati per la valutazione del danno economico atteso, tenuto presente che lo stesso andrà in linea di massima determinato come sommatoria dei seguenti elementi: a) costo di riparazione e/o ricostruzione dei beni danneggiati, indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto che dovrà sostenerli (pubblica amministrazione, persone giuridiche, persone fisiche), costo di bonifica e recupero ambientale nel caso di danni all'ecosistema; b) costo della gestione delle fasi di emergenza e post-emergenza; c) costo derivante dalla riduzione temporanea delle attività economiche, calcolabile nel modo seguente: per gli insediamenti produttivi: valore attuale netto della riduzione del valore aggiunto nel periodo di inattività; per le Life-lines: danno economico derivante dalla interruzione del servizio, calcolato come al punto precedente; per le linee di comunicazione: costo del danno economico derivante dall'incremento dei tempi di percorrenza; per i beni culturali: stima dei danni economici derivanti dalla riduzione dei flussi turistici. 4. Descrizione dell'intervento. 4.1. Indagini e monitoraggio previsti. Indicare eventuali indagini e monitoraggi propedeutici all'intervento scegliendo tra quelli proposti nella tabella. 4.2. Tipologia dell'intervento. Definire la tipologia dell'intervento distinguendo od integrando tra le indicazioni proposte. Predisporre ed allegare (Allegato 5) una descrizione sintetica degli interventi proposti e delle motivazioni tecniche a supporto. 5. Danno atteso dopo la realizzazione dell'intervento. In questa sezione devono essere riportare indicazioni circa la efficacia dell'intervento ai fini della riduzione del rischio o della definitiva messa in sicurezza del sito oggetto di intervento. N.B.: 1) la scheda deve essere firmata dal rappresentante dell'amministrazione proponente; 2) le descrizioni, le note, etc., ove gli spazi appositamente previsti dovessero risultare insufficienti, devono essere proseguite in appositi fogli da allegare alla scheda; 3) gli importi devono essere sempre indicati sia in milioni di lire che in euro e devono essere comprensivi di IVA.