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I siti individuati costituiscono nel loro complesso una zona caratterizzata da una netta prevalenza di attività industriali ancora in essere o dismesse che hanno trovato in quest'area la loro naturale collocazione a partire dagli anni ottanta del secolo scorso per una serie di favorevoli condizioni legate essenzialmente alla disponibilità di energia a basso costo ed una morfologia particolarmente adatta per l'installazione di attività artigianali ed industriali, ancorché di notevolissimo pregio paesaggistico ed ambientale in quanto posta nel tratto iniziale della media Valnerina conosciuta a livello nazionale ed internazionale per le sue pecularietà naturalistiche di cui l'emergenza più rilevante è costituita dalla Cascata delle Marmore. Nel tempo lo sviluppo urbanistico della città di Terni ha fatto sì che l'area industriale originariamente collocata completamente al di fuori del nucleo urbano, venisse inglobata nel tessuto cittadino e quindi attualmente lo stabilimento A.S.T. ed anche le aree industriali dismesse sono completamente contornate da insediamenti residenziali. Ciò ha comportato che l'attività industriale ed i nuclei urbani interferiscono fortemente tra loro determinando reciproci condizionamenti. Va inoltre fatto rilevare che l'ormai più che secolare presenza delle suddette attività industriali siderurgiche, chimiche e tessili caratterizzate da processi produttivi di rilevantissima potenzialità e di forte impatto, ha dato luogo soprattutto nei periodi passati sia per la scarsa sensibilità dei problemi ambientali che per la mancanza di norme di salvaguardia, a situazioni di concreti rischi per l'ecosistema con pesanti riflessi sull'utilizzo delle aree. Per tali ragioni si ritiene particolarmente importante produrre un tempestivo ed efficace sforzo di risanamento dell'intera area. La vastità dell'area, il pregio naturalistico delle aree circostanti, la sua collocazione nel tessuto cittadino, il pericolo connesso alla tipologia degli inquinanti ed alla presenza di discariche industriali, le ragioni occupazionali portano a ritenere che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Stimati 41,5 miliardi appaltabili nel 2000, 14,5 miliardi nel 2001 ed a completamento oltre il 2001 9,0 miliardi, per un totale di 65,0 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. VALLE D'AOSTA Comune - Località. Emarese - Località Settarne-Chassant. Tipologia dell'intervento. Messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di cava di amianto e delle annesse discariche. Perimetrazione. Il sito è ubicato ad un'altitudine di 1370 m circa s.l.m, ed ha un'estensione complessiva di circa 40.000 mq. L'area presenta cumuli ingenti di amianto in scaglie, derivanti dalle vecchie attività di cava terminate all'inizio degli anni 70. L'area è stata scavata ad imbuto di ampiezza significativa e in minima parte riempita con materiale di cava; sono presenti diversi buchi sul versante a monte, derivanti da una gestione della cava effettuata attraverso lo scavo di gallerie nella montagna. Queste ultime stanno provocando seri problemi di stabilità della parte superiore della montagna, che è anche interessata dalla presenza di un piccolo centro abitato. L'intera area è priva di protezione e di copertura per cui, oltre ai citati problemi di stabilità, è presente il problema del rischio di dispersione in atmosfera delle fibre libere di amianto rilasciate dalle scaglie di minerale cavato ed accumulato nel sito. L'area, essendo ubicata in montagna e soggetta quindi a intense precipitazioni nevose, non è accessibile nel periodo invernale, con conseguenti difficoltà di esecuzione delle indagini e degli interventi in sito per almeno sei mesi all'anno. Principali caratteristiche ambientali. In corso di acquisizione. La vastità dell'area, il pericolo connesso alla tipologia degli inquinanti ed alla presenza di discariche di rifiuti contenenti amianto, il pregio naturalistico delle aree circostanti, l'instabilità dei versanti portano a ritenere che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo degli interventi, comprendenti le fasi preliminari alla progettazione, la progettazione stessa, la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dell'area, è stimato pari a circa 40 miliardi. Piano di caratterizzazione. È stato elaborato solo in minima parte in riferimento ad alcune analisi ambientali. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. VENETO Comune - Località. Mardimago e Ceregnano (Rovigo). Tipologia dell`intervento. Bonifica area di smaltimento abusivo di rifiuti industriali. Perimetrazione. Alle porte di Rovigo, nella frazione di Mardimago, si trova uno stoccaggio di varie tipologie di rifiuti, noto come "discarica abusiva di Mardimago". L'area è stata destinata da verde agricolo a infrastruttura di servizio dell'impianto di seconda categoria, consistente in una discarica di tipo II A. Le abitazioni più vicine si trovano a distanza di circa 400 m. Sull'area, di superficie pari a circa 16.000 m2, giacciono stoccate dalla fine del 1996 circa 21.000 tonnellate di rifiuto "fluff" (proveniente dall'attività di demolizione di autoveicoli e costituito da parti gommose, plastiche e di tessuto triturate e miscelate), circa 1.500 tonnellate di sale da conceria e 8 - 10 big - bags contenenti polverino. Il fluff risulterebbe provenire dalle ditte "Acciaierie Venete" di Padova (Transider Falk), il sale da aziende del settore conciario (fase di scarnatura delle pelli) e il polverino da impianti di abbattimento dei fumi di acciaieria. Il fluff presenta rischi per la salute pubblica e per l'ambiente rappresentati dai fenomeni di combustione nella parte esterna del cumulo, con dispersione incontrollata di fiumi e vapori pericolosi in atmosfera (la periferia della città di Rovigo dista circa 6 km in linea d'aria). A seguito di un importante fenomeno di combustione del fluff il Comune ha aperto un procedimento amministrativo, emettendo una serie di ordinanze comunali nei confronti della ditta proprietaria del materiale (Geotecas) e del proprietario del terreno (società Geotech). Ai sensi del decreto legislativo n. 22/1997 il comune di Rovigo sta operando, in sostituzione dei responsabili inadempienti già sottoposti a procedimento penale, per la messa in sicurezza e la bonifica dell'area. Il materiale in oggetto non è stato inserito dal decreto ministeriale 5 febbraio 1998 nella lista dei rifiuti non pericolosi riutilizzabili. In attesa dell'emanazione del prossimo decreto sulle tipologie di rifiuti pericolosi recuperabili, tale tipologia di rifiuto, in base alle concentrazioni di metalli, alla presenza di oli, solventi e PCB, è stato classificato come rifiuto tossico - nocivo ai fini dello smaltimento in discarica. I cumuli di sale non adeguatamente protetti rilasciano, per effetto del dilavamento delle acque meteoriche, cloruri e materiale organico nelle acque superficiali dei fossi adiacenti, nel terreno e di conseguenza nelle acque di falda;