[pronunce]

che, in punto di rilevanza delle questioni, la Corte suprema di cassazione afferma di ritenere «l'eccezione» del Comune di Milano «rilevante ai fini della decisione della causa»; che si è costituito nel giudizio il Comune di Milano, chiedendo, «in via principale», che le questioni sollevate siano dichiarate non fondate; che, ad avviso del Comune, in effetti, la disposizione denunciata va interpretata - contrariamente a quanto ritenuto dal giudice rimettente - nel senso che gli immobili, posseduti da un Comune e siti nel territorio di un altro Comune, destinati a edilizia residenziale pubblica, si devono considerare «destinati esclusivamente ai compiti istituzionali» dell'ente, con la conseguenza che ad essi spetta l'esenzione dall'ICI; che il Comune di Milano fonda tale esegesi sui seguenti argomenti: a) la disposizione denunciata non richiede, in base al suo tenore letterale, che l'immobile sia «direttamente ed immediatamente utilizzato dall'ente pubblico», ma soltanto che esso sia destinato, in via esclusiva, ai compiti istituzionali; b) lo svolgimento di detti compiti ben può avvenire tramite un utilizzo non diretto dell'immobile; c) ciò avviene, appunto, con riferimento agli immobili destinati al compito istituzionale del Comune - riconosciuto come tale anche dall'art. 4 del decreto-legge 7 febbraio 1985, n. 12 (Misure finanziarie in favore delle aree ad alta tensione abitativa), convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile 1985, n. 118 - di fornire una abitazione ai cittadini che non sono in grado di reperirne una a prezzi di mercato, concedendola in locazione dietro corresponsione di un canone determinato in ragione del reddito dell'assegnatario; d) la norma denunciata, letta anche alla luce dell'art. 4, comma 1, secondo periodo, del d. lgs. n. 502 del 1994 - secondo il quale l'ICI «non si applica» per gli immobili posseduti dal Comune nel proprio territorio - «riconosc[e] che l'attività istituzionale dei Comuni può essere svolta per mezzo di immobili siti nel territorio di altri Comuni»; e) l'opposta interpretazione renderebbe di fatto inapplicata la disposizione censurata «poiché è logico che ogni Comune stabilisca i propri uffici nell'ambito del proprio territorio»; f) l'esenzione dall'INVIM già prevista dalla lettera c) del secondo comma dell'art. 25 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 643 (Istituzione dell'imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili) - per la spettanza della quale la giurisprudenza richiedeva la destinazione diretta degli immobili «all'esercizio delle attività istituzionali» degli enti menzionati dalla norma di agevolazione («enti di cui alla lettera c dell'art. 2 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 598») - aveva «natura e contenuto ben diversi» rispetto all'esenzione dall'ICI prevista dalla lettera a) del comma 1 dell'art. 7 del d.lgs. n. 504 del 1992; che, nell'ipotesi in cui la disposizione denunciata dovesse essere interpretata nel senso fatto proprio dal giudice rimettente, il Comune di Milano chiede, «in via subordinata», che la questione sia dichiarata fondata; che, ad avviso della parte costituita, tenuto conto del quadro normativo - in particolare, delle agevolazioni in materia di ICI previste dagli artt. 7, comma 1, lettere i) e g), e 8, comma 4, del d.lgs. n. 504 del 1992 e dall'art. 1, comma 3, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, nonché degli incentivi che il legislatore ha sempre riconosciuto alle «attività svolte dai Comuni e dagli altri Enti Territoriali diversi dallo Stato, anche sotto il profilo tributario», in ragione dei compiti, pure di rilievo costituzionale, ad essi attribuiti - l'esclusione dall'esenzione dall'imposta, come da qualsiasi altra agevolazione, per gli immobili di proprietà comunale siti nel territorio di un altro Comune e destinati a edilizia residenziale pubblica, si palesa come «irragionevole e arbitraria» perché: a) differenzia, senza giustificazione, il trattamento fiscale dei Comuni «rispetto ad altri soggetti possessori di immobili destinati ad attività identiche o simili, tra cui anche gli IACP»; b) equipara il regime dell'ICI per gli immobili di proprietà comunale, vincolati per legge alla destinazione all'utilizzazione per fini di edilizia residenziale pubblica, a quello degli «immobili liberamente utilizzati dai privati per fini speculativi e commerciali e in regime di piena libertà e di libera concorrenza»; che, secondo il Comune di Milano, la norma censurata, non prevedendo «alcuna forma di agevolazione o di esenzione» a favore dell'ente pubblico territoriale - con l'effetto che l'ICI «assorbirebbe gran parte delle risorse destinate a un servizio pubblico volto al soddisfacimento del bisogno primario abitativo» - oltre che essere irragionevole, víola anche gli artt. 2 e 38 Cost.; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili «e/o» non fondate; che, secondo la difesa dello Stato, le questioni sollevate in riferimento agli artt. 2 e 38 Cost. sono inammissibili per difetto di motivazione dell'ordinanza di rimessione in ordine al contrasto della norma denunciata con i suddetti parametri, «meramente enunciati in via generale»; che, quanto alla questione sollevata in riferimento all'art. 3 Cost., essa sarebbe «inammissibile ed infondata» perché: a) «non può chiedersi alla Consulta una pronuncia additiva la quale operi in sostanza come una vera e propria modifica normativa», anche alla luce di quanto affermato dalla Corte costituzionale con la sent. n. 113 del 1996, concernente la materia dell'esenzione dall'ICI per gli immobili posseduti dagli IACP; b) il rimettente ha omesso di ricercare un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione denunciata, intendendola nel senso che, tra gli immobili posseduti dai comuni «destinati esclusivamente ai compiti istituzionali», sono compresi anche gli immobili comunali destinati esclusivamente a edilizia residenziale pubblica, interpretazione tanto piú possibile alla luce dell'art. 1, comma 3, del decreto-legge n. 93 del 2008 e della risoluzione del Ministero dell'economia e delle finanze 5 giugno 2008, n. 12/DF; che, nel corso di un giudizio avente ad oggetto l'impugnazione della sentenza con la quale la Commissione tributaria regionale della Lombardia, rigettando l'appello proposto dal Comune di Milano, aveva negato il diritto del medesimo Comune all'esenzione dall'ICI, per gli anni «1994 e 1995» (recte: