[pronunce]

In particolar modo in occasione del rinnovato aumento dei contagi nell'autunno del 2020, è stato infatti previsto che, fino al termine dell'emergenza sanitaria, «[l]e udienze penali che non richiedono la partecipazione di soggetti diversi dal pubblico ministero, dalle parti private, dai rispettivi difensori e dagli ausiliari del giudice possono essere tenute mediante collegamenti da remoto», stabilendosi altresì che il giudice sia tenuto a far comunicare prima dell'udienza ai difensori delle parti, al pubblico ministero e agli altri soggetti di cui è prevista la partecipazione giorno, ora e modalità del collegamento, anche al fine di consentire a tali soggetti di esprimere il loro consenso allo svolgimento, con tale modalità, anche delle udienze preliminari e dibattimentali (art. 23, comma 5, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante «Ulteriori misure in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19», convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 176). 3.5.- Come è agevole rilevare, la disciplina succedutasi sul tema ha risentito, oltre che della necessità di trovare un ragionevole punto di sintesi tra il contenimento del contagio e la garanzia dei diritti della difesa, anche della esigenza di calibrare le diverse risposte normative e, in particolare, quella riguardante l'estensione dei presupposti per fare ricorso all'udienza penale da remoto, sulla base dell'andamento della diffusione del contagio. Si può sin d'ora, peraltro, osservare che, da un lato, la disposizione censurata, pur evidentemente sovrapponendosi a quanto deliberato dal Parlamento all'atto dell'approvazione della legge n. 27 del 2020, è stata introdotta al fine di evitare il differimento della entrata in vigore della legge di conversione di un decreto-legge contenente indispensabili misure per il contrasto della pandemia (come era il d.l. n. 18 del 2020). Dall'altro lato, con essa il Governo ha adempiuto, secondo quanto risulta espressamente dai richiamati lavori preparatori, alla richiesta di modifica contenuta negli ordini del giorno recepiti dal Governo medesimo nel corso del procedimento di approvazione, da parte della Camera dei deputati, della legge di conversione, poi pubblicata come legge n. 27 del 2020. Non è privo di rilievo, infine, che la disposizione censurata sia stata convertita dal Parlamento, senza modificazione alcuna, con la legge n. 70 del 2020. 4.- Poste tali necessarie premesse ricostruttive, si può passare a esaminare l'eccezione di inammissibilità per difetto di rilevanza avanzata dall'Avvocatura generale dello Stato. L'eccezione di inammissibilità è fondata. 4.1.- La disposizione censurata, inserita come periodo aggiuntivo nel testo dell'art. 83, comma 12-bis, del più volte richiamato d.l. n. 18 del 2020, come convertito, non può infatti che essere interpretata alla luce del contesto sistematico in cui essa è stata chiamata a operare. In tale contesto, assume rilievo decisivo la previsione, contenuta nello stesso comma, secondo cui, in un momento necessariamente antecedente all'udienza penale da svolgersi da remoto, al giudice incombeva l'onere di comunicare ai difensori delle parti, al pubblico ministero e agli altri soggetti di cui era prevista la partecipazione all'udienza il giorno, l'ora e le modalità di collegamento. Tale previsione, se assolveva a una finalità essenzialmente informativa nel momento in cui si prevedeva che quella da remoto fosse l'unica modalità di trattazione delle udienze penali, ha assunto un rilievo ancora maggiore nel momento in cui con la norma censurata, una volta ripristinata la regola generale delle udienze penali in presenza, si è introdotta la possibilità per le parti di esprimere il consenso all'udienza da remoto. Ragioni di ordine sistematico, infatti, ma anche legate a una lettura costituzionalmente orientata della norma in esame, impongono di ritenere che tale manifestazione di consenso non potesse che avvenire prima dell'udienza, con la necessaria conseguenza che anche l'obbligo di interpello da parte del giudice procedente dovesse essere assolto in un momento antecedente all'udienza. La garanzia del diritto di difesa richiede che le parti, e in particolare l'imputato, debbano essere informate con ragionevole anticipo della data, dell'ora e delle modalità di svolgimento dell'udienza, così da esprimere il loro eventuale consenso alla partecipazione alla medesima udienza da remoto. Tuttavia, una volta che tale comunicazione sia mancata e, quindi, le parti si siano presentate fisicamente all'udienza (tanto più, come nel caso di specie, per effetto di un precedente rinvio), non può in alcun modo ritenersi che esse potessero, in quella sede, essere interpellate in ordine alla loro volontà di acconsentire alla celebrazione della medesima udienza da remoto. Del resto, se la previsione della trattazione delle udienze penali da remoto era rivolta a ridurre la diffusione del contagio, sarebbe stato contraddittorio consentire alle parti di manifestare il loro consenso in favore di tale modalità di partecipazione all'udienza quando le stesse erano già fisicamente comparse davanti al giudice. 4.2.- Nel giudizio a quo, secondo quanto emerge dall'ordinanza introduttiva, le parti sono invece state informate dal giudice della possibilità di prestare il loro consenso all'udienza da remoto solo quando si erano già presentate fisicamente all'udienza del 21 maggio 2020 e, pertanto, in un momento in cui il rimettente non poteva più dare applicazione alla disposizione di cui deduce l'illegittimità costituzionale. E che il rimettente abbia erroneamente ritenuto di poter applicare tale disposizione in un momento in cui, al contrario, si era consumato qualsiasi suo potere al riguardo, non avendo egli per tempo assolto all'obbligo di interpello alle parti previsto dall'art. 83, comma 12-bis, del d.l. n. 18 del 2020, come convertito, si deduce chiaramente dal testo della stessa ordinanza di rimessione, laddove si legge che alla celebrazione dell'udienza del 21 maggio 2020 si è giunti «non avendo le parti formulato istanza di celebrazione dell'udienza "da remoto"». Le questioni sollevate difettano pertanto del necessario requisito della rilevanza, perché il giudice, all'atto della loro rimessione, non poteva in alcun modo dare applicazione alla norma censurata, il che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, rende le questioni inammissibili, precludendo così il loro esame nel merito (ex multis, sentenza n. 102 del 2016; ordinanze n. 214 del 2018 e n. 35 del 1998). 5.- Devono essere quindi dichiarate inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera d), del d.l. n. 28 del 2020, come convertito, sollevate dal Tribunale di Spoleto..