[pronunce]

Con il sesto motivo del ricorso la regione denuncia la violazione degli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione da parte degli articoli 3, comma 1, e 132, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo, i quali prevedono che le regioni provvedano, entro il termine di sei mesi dall'emanazione dello stesso decreto, all'individuazione delle funzioni che richiedono l'esercizio unitario a livello regionale e di quelle da conferire agli enti locali. Il termine sarebbe irragionevolmente breve, e tale da ledere nel suo complesso l'autonomia organizzativa, legislativa ed amministrativa regionale, e da rendere pressoché inevitabile l'intervento sostitutivo dello Stato. L'irragionevolezza del termine sarebbe provata da vari elementi. Innanzitutto dalla vastità ed eterogeneità delle materie interessate dal decreto legislativo, per l'emanazione del quale lo stesso Governo ha ottenuto la proroga del termine inizialmente previsto dalla legge di delega. Inoltre, dalla circostanza che, poiché il termine di sei mesi decorre dalla emanazione del decreto impugnato, avvenuta il 31 marzo 1998, una parte di esso era già trascorsa al momento in cui la regione ha avuto conoscenza ufficiale del testo a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale in data 21 aprile. Ancora, dal fatto che esso non terrebbe alcun conto degli adempimenti richiesti ai fini del completamento del procedimento legislativo regionale (in particolare, per la Regione Veneto, degli adempimenti richiesti dall'art. 55 dello statuto regionale, che prevede la consultazione degli enti interessati alla delega di funzioni, consultazione che si aggiunge a quella imposta dall'art. 4, comma 1, della legge di delega). Per il caso in cui si ritenesse che la fissazione del termine sia imposta dall'art. 4, comma 5, della legge di delega, la ricorrente chiede che la Corte sollevi dinanzi a sé la questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione in riferimento agli stessi parametri e motivi indicati in relazione alle norme delegate. Con il settimo motivo del ricorso la regione denuncia la violazione dell'art. 119 della Costituzione da parte dell'art. 7, comma 3, del decreto legislativo, a termini del quale alle regioni e agli enti locali sono "attribuiti beni e risorse corrispondenti per ammontare a quelli utilizzati dallo Stato per l'esercizio delle medesime funzioni e compiti prima del conferimento", tenendosi conto, tra l'altro, "dei beni e delle risorse utilizzati dallo Stato in un arco temporale pluriennale, da un minimo di tre ad un massimo di cinque anni" (lettera a). Tale disposizione è ritenuta lesiva dell'autonomia finanziaria regionale, anche per effetto dell'assoluta indeterminatezza dei "criteri" indicati alle lettere b) e c) dello stesso comma 3 censurato, che non consentirebbero di determinare con sufficiente certezza di quali risorse sarà possibile disporre, essendo rimessa al Governo la scelta sia dell'arco temporale, sia dell'anno-base per il calcolo. La lesione dell'art. 119 della Costituzione, precisa la regione, non potrebbe essere esclusa dall'orientamento della Corte costituzionale per il quale spese di modesta entità che lo Stato faccia gravare senza copertura sulla finanza regionale non potrebbero compromettere l'autonomia dell'ente, in quanto nel caso di specie le dimensioni dei conferimenti sarebbero comunque tali da importare l'impiego di risorse molto ingenti. Con l'ottavo motivo del ricorso la regione denuncia nuovamente la violazione dell'art. 119 della Costituzione, ma questa volta da parte dell'art. 3, comma 3, del decreto legislativo, in rapporto all'art. 7 dello stesso decreto, ai sensi del quale la regione, entro il 30 settembre 1998, dovrebbe attribuire agli enti locali i mezzi necessari a coprire gli oneri derivanti dall'esercizio delle funzioni trasferite, "nel rispetto dell'autonomia organizzativa e regolamentare" degli stessi enti. L'autonomia finanziaria regionale sarebbe lesa in quanto non si vedrebbe da quali fonti la regione potrebbe trarre le necessarie risorse, posto che alla Regione beni e mezzi saranno attribuiti solo da provvedimenti governativi da adottarsi ai sensi dell'art. 7 dello stesso decreto legislativo e dell'art. 7 della legge di delega. La nona censura concerne il mancato riordinamento delle strutture e la mancata individuazione delle modalità di trasferimento del personale, aspetti che sarebbero sostanzialmente rimessi ai provvedimenti amministrativi di cui all'art. 7 della legge di delega. Ricorda la regione che con l'art. 3, comma 1, lettere d) ed e) della legge di delega, il Parlamento aveva imposto al Governo di provvedere alla soppressione, trasformazione o accorpamento delle strutture centrali e periferiche interessate dal conferimento, oltre che di individuare le modalità e le procedure per il trasferimento del personale statale; e che la norma di delega conteneva un rinvio ai provvedimenti amministrativi di cui all'art. 7 della legge di delega, ma soltanto per quanto attiene alle modalità della soppressione delle strutture. Fatte salve alcune eccezioni ("ad esempio", quelle di cui agli artt. 50, comma 1; 92, comma 4; 96, comma 2; 106, comma 2; 134) , il legislatore delegato avrebbe, secondo la regione, sostanzialmente omesso di provvedere. La regione rileva che il testo del decreto contiene varie norme con le quali il Governo pretende, in violazione gli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione, di autodelegarsi il potere legislativo quali gli articoli 7, comma 4, e 9 (disposizioni, queste, che dispongono "rinvii generali": per il personale ai provvedimenti di cui all'art. 7 della legge di delega, per le strutture anche, con richiamo ritenuto "fuori luogo", ai decreti previsti dagli articoli 10 e 11 della medesima legge); nonché - a titolo di esempio di disposizioni di "rinvio al futuro" - gli articoli 58; 67, comma 1; 75; 92, commi 2 e 3; 106, comma 1; 109, comma 2, e 146. In particolare, nell'art. 67, comma 1, il riferimento alle parole "un apposito organismo tecnico" legittimerebbe il Governo ad istituire quell'organismo con decreti correttivi ed integrativi entro il 31 marzo 1999, sulla base dell'art. 10 della legge di delega, e il contenuto della "autodelega", per la parte in cui vorrebbe escludere la regione dall'organismo, sarebbe incostituzionale, posto che di esso la regione dovrebbe servirsi nello svolgimento delle proprie funzioni. La ricorrente ritiene che le omissioni legislative rilevate non implicano tanto che il decreto legislativo impugnato sia solo una attuazione parziale della delega, ma concretano piuttosto un illegittimo esercizio del potere delegato, in considerazione della strettissima connessione esistente tra le "parti" qui considerate della delega. L'indicazione delle strutture oggetto del riordinamento, come pure quella del personale da trasferire, sarebbero da ritenere essenziali, nell'impianto della legge n. 59 del 1997, per dare concretezza ai "conferimenti", e la loro mancanza renderebbe viziato l'intero esercizio della delega.