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Sono iscritti nell'agenda alcuni temi fondamentali come la migrazione, la sicurezza e la difesa europea, l'innovazione e il digitale, il lavoro, la crescita e la competitività, l'unione bancaria e monetaria e il prossimo quadro finanziario pluriennale, settennale dell'Unione. Si tratta del primo Consiglio europeo a cui partecipa questo Governo. Arriva in un momento in cui è sempre più evidente l'urgenza - come ho già precisato alla Camera - di rispondere alle aspettative reali dei cittadini con proposte concrete e con l'indicazione chiara di un percorso da seguire e di obiettivi da raggiungere, senza tentennamenti, senza ambiguità e senza paura. Mi riferisco a questo atteggiamento, a questa determinazione, quando parlo di quel cambiamento, nel metodo e nella sostanza, che ho annunciato dinanzi alle Camere e che, dal primo giorno di questo Governo, mi sono impegnato a proporre in tutti i contesti internazionali ed europei, con la forza e la consapevolezza di un Governo che in Europa parla con una voce sola, ferma e risoluta. L'Italia, con il suo apporto sui vari temi, in special modo in tema di immigrazione, può contribuire a rendere questo appuntamento uno spartiacque, un punto di svolta e di cambiamento per l'Europa, in modo da contribuire a disegnare l'Europa che vogliamo e che intendiamo realizzare nel futuro prossimo venturo. In tema di immigrazione abbiamo ben presenti alcuni obiettivi, per i quali stiamo lavorando da tempo con la massima concentrazione. E, solo quando li avremo raggiunti, potremo rivendicarli e potremo dirci soddisfatti, non per noi, ma per ciò che questi obiettivi rappresentano di buono e produrranno nella vita degli italiani e anche in quella dei tanti migranti che oggi si avventurano in mare e sfidano la sorte, alla ricerca di un futuro migliore e invece rimediano morte, pericoli vari, frustrazione ed emarginazione. Come avrete saputo, abbiamo elaborato una proposta, che ho anticipato domenica scorsa a Bruxelles nell'ambito del prevertice, di un summit organizzato in vista della preparazione del Consiglio europeo: è una proposta che mira a offrire una regolamentazione puntuale e una gestione efficiente dei flussi migratori, anche dal punto di vista dell'interesse del nostro Paese e dei nostri cittadini. Siamo riusciti a far accantonare una bozza di proposta circolata anticipatamente, che risultava chiaramente inadeguata a offrire un'efficace soluzione al problema dell'immigrazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Era una bozza che andava anche contro gli interessi del nostro Paese. Per questa via, ottenendo il ritiro di detto testo, l'Italia ha avuto un riconoscimento e si è ritagliata un ruolo significativo. È un primo passo, ma costituisce senz'altro un buon punto di partenza per il Consiglio europeo che ci attende. La questione per noi davvero importante, dirimente, è risolvere efficacemente il problema dei cosiddetti movimenti primari. Risolvere questo problema significa automaticamente operare una drastica riduzione dei movimenti secondari, che pure - come sapete - in questa fase e nell'attuale momento storico, preoccupano particolarmente alcuni nostri partner europei. Ciò che proponiamo è una European multilevel strategy for migration : una proposta articolata, organica, basata su un nuovo approccio, che consenta all'Europa di uscire da una gestione intesa in base a una logica emergenziale e di entrare, invece, in una nuova dimensione, che prevede una gestione basata su una logica strutturale, da riconoscere definitivamente come priorità dell'Unione europea. Abbiamo individuato dieci obiettivi, che in parte sono stati anticipati dai mass media e che voglio qui riassumere rapidamente. Primo obiettivo: intensificare gli accordi e i rapporti tra Unione europea e Paesi terzi, secondo una direzione che viene già percorsa, da cui partono e transitano i migranti, e investire in progetti di sviluppo, di formazione e di occupazione, che contribuiscano a ridurre all'origine il fenomeno dell'emigrazione, prevenendo i flussi e, quindi, riducendo i viaggi della morte. Penso - ad esempio - a un'intensificazione dei rapporti con la Libia e il Niger, col cui aiuto abbiamo già ridotto in misura significativa le partenze nel corrente anno. Abbiamo il dovere concreto di prevenire che la vita e l'incolumità delle persone siano messe a rischio; un rischio che inizia ben prima che i migranti comincino l'attraversamento per mare e giungano alle frontiere terrestri europee. La solidarietà europea deve manifestarsi già in questa fase, in modo da tutelare efficacemente sia i diritti dei migranti, sia, nel contempo, la sicurezza dei nostri cittadini. Secondo obiettivo: creare centri di protezione internazionale nei Paesi di transito, per offrire assistenza e consulenza giuridica ai migranti stessi, in modo da gestire in via anticipata e rapida le richieste di asilo e organizzare i rimpatri volontari assistiti verso i Paesi di origine. Chiaramente una grande importanza rivestono in questa prospettiva i rapporti, peraltro già in corso, tra Unione europea e organizzazioni come l'Alto commissariato ONU per i rifugiati o l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Occorre stanziare ulteriori fondi, fondi più cospicui per il Trust fund dell'Unione europea per l'Africa; in particolare, la finestra del Nord Africa deve essere rifinanziata in modo cospicuo. Terzo obiettivo: rafforzare le frontiere esterne dell'Unione europea, con operazioni della stessa Unione europea, ma anche con il supporto della Guardia costiera libica, anche stipulando ulteriori accordi, oltre a quelli già esistenti, con Paesi nordafricani e mediorientali, volti se del caso a esternalizzare i controlli di frontiera, integrandoli anche con personale dell'Unione europea. Anche in questo caso vi sono missioni in corso, Eunavfor Med operation Sophia e Joint Operation Themis, che stanno già supportando efficacemente la Guardia costiera libica. Quarto obiettivo, che ritengo cruciale: occorre superare il regolamento di Dublino, che non va riformato, ma appunto superato perché del tutto inadeguato a gestire il problema dei flussi migratori. Ciò va detto anche alla luce dei dati statistici: sono circa il 7 per cento gli aventi diritto allo status di rifugiato. L'attuale sistema comune europeo di asilo si fonda su un tragico paradosso: i diritti delle persone che intendono richiedere asilo vengono riconosciuti soltanto nel momento in cui gli interessati riescono a raggiungere le coste dell'Europa. Questo momento va anticipato, anche al fine di tutelare i loro interessi e di garantire più sicurezza al nostro Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP e dei senatori Buccarella e Renzi) . Quinto obiettivo: va superato il criterio del Paese di primo arrivo. Anche questo non è un criterio idoneo per gestire i flussi in modo efficace e sostenibile. Va, infatti, affermato il principio - l'ho ripetuto con vigore in tutti gli incontri che ho avuto con i leader europei, in Francia con Macron e a Berlino con la Merkel - che chi sbarca in Italia sbarca in Europa. (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP e FdI) .