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Invero, le necessarie restrizioni per contrastare la pandemia hanno eroso profondamente il benessere mentale delle persone, provocando un'ondata pandemica di disagio psichico, legata all'incertezza del futuro, a preoccupazioni economiche, paura, stress e ansia generalizzata che, in persone fragili e già provate da altre condizioni, si declina in depressione, ansia, autolesionismo e suicidio; considerato che: uno strumento importante nella prevenzione di tentativi di suicidio, specie per le persone che si trovano in stato di crisi o emergenza emozionale, e che contemplano il suicidio, è rappresentata sicuramente dall'assistenza telefonica emergenziale; nella prima metà del 2021, in Italia, sono state quasi 3.000 le persone che si sono rivolte telefonicamente all'organizzazione di volontariato aconfessionale e apartitico "Telefono amico Italia", perché attraversate da sofferenze, dal pensiero del suicidio o preoccupate per il possibile suicidio di un proprio caro; il numero di chiamate è nettamente aumentato negli ultimi due anni e rappresenta il triplo rispetto alle segnalazioni del periodo pre pandemia, dimostrando l'esistenza di una sofferenza più generale che ha inciso su condizioni già critiche che la pandemia ha sicuramente accentuato, pur non rappresentandone necessariamente la causa; diversi Paesi europei, come la Spagna, i Paesi Bassi e il Regno Unito, si sono dotati di servizi nazionali di assistenza telefonica a favore di persone attraversate dal pensiero del suicidio, mentre in Italia, seppure il fenomeno è sotto osservazione sin dall'inizio della pandemia, ad oggi, non è presente un numero di assistenza emergenziale nazionale, gratuito ed attivo 24 ore su 24, a favore di chi sta contemplando il suicidio, si chiede di sapere se, alla luce del preoccupante quadro di salute mentale nel nostro Paese, il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso dotare l'Italia di un numero di assistenza nazionale, gratuito ed attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a favore delle persone attraversate dal pensiero di suicidio. Atto n. 4-06767 RAUTI LA RUSSA BALBONI CALANDRINI DE BERTOLDI DE CARLO GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA MALAN PETRENGA TOTARO ZAFFINI Al Ministro della difesa Premesso che da fonti di stampa risulta essere stato rimosso il nome di Italo Balbo dalla carlinga di uno degli airbus del 31esimo Stormo dell'Aeronautica militare, facente parte di una flotta utilizzata per il trasporto di Stato e per missioni di pubblica utilità, quali il trasporto sanitario d'urgenza di ammalati, di traumatizzati gravi e di organi per trapianti, nonché per interventi a favore di persone in situazioni di rischio; premesso altresì che Italo Balbo è tra i fondatori dell'aeronautica e divenne celebre in tutto il mondo per aver organizzato e condotto la prima crociera aerea transatlantica Italia - Brasile nel 1930 e la successiva crociera aerea Italia - America del Nord Orbetello-Chicago-NewYork-Roma del 1933, in occasione del decennale della regia aeronautica; considerato che in tutto il mondo ne è riconosciuto ancora oggi il valore come pilota italiano da primati e trasvolatore oceanico di eccellenza; valore onorato anche dai suoi nemici, che due giorni dopo la sua morte (sul campo dove venne erroneamente abbattuto dalla contraerea italiana) da un aereo britannico fecero scendere con un paracadute una corona di alloro ed un biglietto di cordoglio: «Le forze aeree britanniche esprimono il loro sincero compianto per la morte del Maresciallo Balbo, un grande condottiero e un valoroso aviatore che la sorte pose in campo avverso»; considerato altresì che il valoroso aviatore è stato celebrato dalla stampa estera e, in particolare, il magazine americano "Time" dedicò a Italo Balbo una sua copertina nel 1933; e nella città statunitense di Chicago esiste una via a lui intitolata, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti e quali siano le motivazioni che hanno portato a tale decisione; se non ritenga che alla base di tale decisione non ci siano condizionamenti politici indebitamente esercitati, nonché suggestioni della cosiddetta "cancel culture". Atto n. 4-06768 PRESUTTO GAUDIANO TRENTACOSTE LEONE PUGLIA Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze Premesso che: il settore dei dispositivi medici in Italia è composto da oltre 4.000 imprese, il 5 per cento delle quali sono imprese multinazionali, con un impiego di 94.000 addetti sul territorio nazionale, e un mercato di oltre 16,5 miliardi di euro tra export e mercato interno. Lo stesso rappresenta uno dei settori con maggiori potenzialità di crescita a livello globale in termini di PIL, di livelli di occupazione, di competitività e di innovazione; la demografia italiana mostra un progressivo incremento della quota dei pazienti cronici e un progressivo allungamento della vita, fattori che stanno portando ad un costante aumento della spesa sanitaria; ciò nonostante, nell'ultimo decennio la spesa pubblica è aumentata più che proporzionalmente rispetto a quella sanitaria. Se messa a confronto con altri Paesi dell'Unione europea, l'Italia è tra quelli con la più bassa incidenza di spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL; a partire dal 2010, il Governo ha adottato numerosi interventi in tema di contenimento e razionalizzazione della spesa sanitaria, culminati con l'introduzione del meccanismo del payback nel 2015, che hanno fortemente penalizzato l'offerta di salute ai cittadini-pazienti; le misure adottate, motivate da esigenze di tenuta della finanza pubblica, rispondevano ad una logica puramente finanziaria di riduzione delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale (SSN): l'adozione del payback , in particolare, in quanto meccanismo di diretto coinvolgimento finanziario delle imprese, ha reso queste ultime corresponsabili degli sforamenti della spesa sanitaria in dispositivi medici da parte delle Regioni; l'articolo 17 del decreto-legge n. 98 del 2011ha stabilito che la spesa per i dispositivi medici sostenuta dal SSN dovesse essere fissata entro un tetto massimo, fissato al 5,2 per cento. Successivamente al 2011, i tetti furono progressivamente abbassati; con l'articolo 9- ter , comma 9, del decreto-legge n. 78 del 2015 è stato disposto, per la prima volta, che una parte dello sforamento del tetto venisse posto a carico delle aziende private. Nello specifico, questo sarebbe accaduto nella misura del 40 per cento nel 2015, del 45 per cento nel 2016 e del 50 per cento dal 2017; tale misura, ad oggi, risulta ancora inapplicata. Dal 2019 ad oggi, infatti, il Ministero della salute non ha provveduto, né alla certificazione dell'eventuale superamento dei suddetti tetti di spesa regionali, né alla definizione delle modalità procedurali dell'eventuale importo da porre a carico delle aziende fornitrici. Anche se il sistema rimane essenzialmente bloccato, le aziende ne devono tenere conto ogni anno da un punto di vista fiscale e contabile, a discapito di investimenti in occupazione, ricerca e innovazione dovuti all'incertezza del quadro normativo. Infatti, le disposizioni di legge sono di fatto pienamente valide e sono applicabili in qualsiasi momento a discrezione delle diverse Autorità pubbliche coinvolte;