[pronunce]

2.- Con ordinanza del 18 luglio 2022, iscritta al n. 126 del registro ordinanze 2022, il Tribunale ordinario di Roma, sezione ottava penale, in composizione collegiale, ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 629, primo e secondo comma, cod. pen. , «nella parte in cui non preved[e] una diminuente quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o le circostanze dell'azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità». Il rimettente espone di dover giudicare su un'imputazione di estorsione, aggravata dalla commissione da parte di più persone riunite, reato che sarebbe stato consumato da due autori, entrambi recidivi, i quali, dopo aver sottratto le chiavi dal blocchetto di accensione di un motociclo, avrebbero preteso e ottenuto dal proprietario la dazione di cento euro quale condizione per la restituzione del bene. 2.1.- Richiamata la pacifica natura estorsiva della fattispecie concreta, designata nella prassi giurisprudenziale con l'immagine del "cavallo di ritorno", poiché l'autore del furto estorce alla persona offesa una somma di danaro quale prezzo della refurtiva, il giudice a quo osserva che la pena detentiva minima applicabile a entrambi gli imputati sarebbe pari a otto anni e quattro mesi di reclusione. Determinata in applicazione del criterio di concorso tra aggravanti di cui all'art. 63, quarto comma, cod. pen. , quindi facendo prevalere sull'aggravante della pluralità di persone riunite ex artt. 629, secondo comma, e 628, terzo comma, numero 1), cod. pen. l'aggravante della recidiva reiterata, specifica per un imputato e infraquinquennale per l'altro, la predetta misura sanzionatoria appare al Tribunale di Roma irragionevole e sproporzionata, attesa l'estemporaneità dell'azione delittuosa nonché l'esiguità del danno e del profitto. 2.2.- In particolare, l'omessa previsione di un'attenuante di lieve entità per il reato di estorsione violerebbe il principio di uguaglianza in base alla comparazione con l'art. 630 cod. pen. sul sequestro di persona a scopo di estorsione, come emendato dalla sentenza n. 68 del 2012, e con l'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. sulla violenza sessuale di minore gravità. Altri tertia comparationis sono individuati nel reato di sequestro di persona a scopo di coazione, di cui all'art. 289-ter cod. pen. , e nel reato di atti sessuali con minorenne, di cui all'art. 609-quater cod. pen. , per i quali sono previste diminuzioni di pena in ipotesi di lieve entità e minore gravità del fatto. Si richiamano altresì la diminuente della lieve entità prevista dall'art. 311 cod. pen. per i delitti contro la personalità dello Stato, quella della particolare tenuità prevista dall'art. 323-bis cod. pen. in materia di delitti contro la pubblica amministrazione e quella della speciale tenuità prevista dall'art. 518-septiesdecies cod. pen. per i reati contro il patrimonio culturale. Si fa infine riferimento alla disposizione dell'art. 73, comma 5, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), che riduce la pena edittale quando la condotta di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope è di lieve entità. Oltre che in un'ottica comparativa, l'art. 3 Cost. sarebbe violato per l'irragionevolezza intrinseca del trattamento sanzionatorio del delitto di estorsione, la cui eccessiva severità non rifletterebbe l'«intera gamma dei fatti riconducibili al modello legale», il che impedirebbe al giudice «di adattare la sanzione al caso concreto, mitigando la risposta punitiva, in presenza di elementi oggettivi rivelatori di una limitata gravità del fatto». 2.3.- L'assenza di un'attenuante di lieve entità per il reato di estorsione violerebbe anche il principio di personalità della responsabilità penale e il finalismo rieducativo della pena, sanciti rispettivamente dai commi primo e terzo dell'art. 27 Cost. Infatti, la sproporzione che potrebbe derivare da tale omissione ostacolerebbe l'individualizzazione della pena, corollario del carattere personale della responsabilità penale, e ne svilirebbe la funzione rieducativa, giacché una sanzione manifestamente eccessiva è sempre avvertita dal condannato come ingiusta. 2.4.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi le questioni non fondate. Rammentato che le scelte di dosimetria penale competono in esclusiva al legislatore e sono sindacabili unicamente se arbitrarie o manifestamente sproporzionate, l'interveniente assume che la disposizione censurata sia immune da tali vizi, «in quanto tende ad attuare una forma di prevenzione generale rispetto ad una condotta odiosa, quella di estorsione, che genera particolare allarme sociale». Si contesta che la disciplina del sequestro di persona a scopo di estorsione, come integrata dalla ricordata sentenza n. 68 del 2012, possa costituire un tertium omogeneo, trattandosi di una fattispecie criminosa punita con un minimo edittale incommensurabilmente più elevato rispetto all'estorsione. La difesa statale aggiunge che la gravità del delitto di estorsione non può essere misurata solo in termini patrimoniali, «ma occorre valutare anche gli effetti dannosi connessi alla lesione del bene personale». Reputa infine l'Avvocatura generale che, attesa la facoltatività dell'applicazione della recidiva, il giudice a quo sia in grado di adeguare la sanzione alla gravità del fatto. 2.5.- Si è costituito in giudizio T. P., uno dei coimputati nel giudizio principale, aderendo interamente agli argomenti spesi dal rimettente e sollecitando pertanto l'accoglimento delle sollevate questioni.1.- Il Tribunale ordinario di Firenze (reg. ord. n. 91 del 2022) , in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 629 cod. pen. , «nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata sia diminuita in misura non eccedente i due terzi quando il fatto risulti di lieve entità», e, in via subordinata, «nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata sia diminuita quando il fatto risulti di lieve entità». 1.1.- Il Tribunale ordinario di Roma (reg. ord. n. 126 del 2022) , in riferimento agli stessi parametri nonché al primo comma dell'art. 27 Cost., ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 629, primo e secondo comma, cod. pen.