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Disposizioni in materia di tutela giurisdizionale nel procedimento elettorale preparatorio per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge intende porre rimedio a un indiscutibile vuoto di tutela presente nell'ordinamento italiano in materia di procedimento preparatorio per le elezioni politiche, introducendo un apposito rito nel codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104. L'iniziativa, sottoscritta dai rappresentanti di tutti i Gruppi nella Commissione Affari costituzionali, costituisce l'esito dell'affare assegnato n. 802, avente ad oggetto l'esame della sentenza della Corte costituzionale n. 48 del 2021, depositata il 26 marzo 2021. Con tale pronuncia, il Giudice delle leggi ha rilevato la mancanza di una disciplina legislativa che assicuri l'accesso tempestivo alla tutela giurisdizionale nei confronti di decisioni potenzialmente lesive del diritto di elettorato passivo nelle elezioni politiche nazionali, quali i provvedimenti di ricusazione di liste o di incandidabilità, e ha perciò invitato il legislatore a porre in essere un necessario intervento. In particolare, ha sottolineato come « nel caso del diritto di elettorato passivo, particolarmente per ciò che concerne le elezioni politiche nazionali, manca una disciplina legislativa che assicuri accesso tempestivo alla tutela giurisdizionale nei confronti di decisioni in ipotesi lesive dell'esistenza stessa del diritto, quali i provvedimenti di ricusazione di liste o di incandidabilità, a differenza di quel che accade per le elezioni europee o amministrative (...), nel cui ambito è ben possibile ricorrere al giudice avverso analoghe decisioni e, in quella sede, eccepire le pertinenti questioni di legittimità costituzionale ». La Corte afferma dunque che « in questo specifico ambito, è giocoforza riconoscere che si è in presenza di una zona franca dalla giustizia costituzionale, e dalla giustizia tout-court , quantomeno nella sua dimensione effettiva e tempestiva, ciò che non è accettabile in uno Stato di diritto ». La Corte ricorda, infatti, che in base all'articolo 23, secondo comma, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, contro le decisioni di ricusazione di liste o di dichiarazione d'invalidità delle candidature adottate dagli Uffici centrali circoscrizionali, i delegati di lista possono ricorrere all'Ufficio centrale nazionale. L'attività di controllo svolta da tali collegi ha natura amministrativa: come più volte evidenziato dalla Corte, il fatto che siano collocati presso le corti d'appello e la Corte di cassazione « non comporta che i collegi medesimi siano inseriti nell'apparato giudiziario, evidente risultando la carenza, sia sotto il profilo funzionale sia sotto quello strutturale, di un nesso organico di compenetrazione istituzionale che consenta di ritenere che essi costituiscano sezioni specializzate degli uffici giudiziari presso cui sono costituiti ». La Corte svolge anche alcune puntualizzazioni sull'interpretazione dell'articolo 66 della Costituzione (« Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità »), disposizione che si trova in stretta connessione con gli articoli 23 e 87, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957. Al riguardo, la giurisprudenza costituzionale ha affermato che il controllo effettuato dalle Camere in sede di convalida dell'elezione dei propri componenti si configura come unica eccezione al sistema generale di tutela giurisdizionale in materia di elezioni (sentenze n. 113 del 1993 e n. 259 del 2009). Inoltre, le Giunte delle Camere ritengono sì sussistente la propria competenza a pronunciare giudizio definitivo, ai sensi dell'articolo 87 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sui ricorsi e reclami, compresi quelli relativi al procedimento elettorale preparatorio, ma solo al fine di verificare i titoli di ammissione degli eletti. Ritengono cioè di conoscere di ogni fase del procedimento elettorale, compresa quella precedente l'apertura dei seggi, ma esclusivamente ai fini del giudizio sulla corretta composizione dell'organo elettivo. La Corte rileva dunque come, in relazione alle decisioni degli uffici elettorali che abbiano limitato il diritto dei cittadini di presentare liste o di candidarsi, ne risulta un quadro complessivo in cui le controversie che precedono lo svolgimento delle elezioni politiche scontano un evidente vuoto di tutela giurisdizionale: assenza di tutela che si riproduce anche di fronte alle Giunte delle Camere, pur ad elezioni avvenute. Nel richiamare sul punto la sentenza n. 259 del 2009, la Corte ha ricordato come allora confortava la vigenza dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile), che delegava il Governo – con delega i cui termini non erano scaduti nel momento in cui la Corte decideva la questione – a introdurre, appunto, la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie concernenti atti del procedimento elettorale preparatorio per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il Giudice delle leggi già allora riteneva che la forza precettiva dell'articolo 66 della Costituzione non coprisse il contenzioso pre-elettorale, che perciò poteva essere escluso dal perimetro di efficacia della norma costituzionale. Pertanto, con la sentenza in esame, essendo scaduta inutilmente la delega ricordata e trascorso oltre un decennio, consolidatosi il « diritto vivente » della giurisprudenza di legittimità, condiviso da quella amministrativa, confermatasi la prassi interpretativa delle Giunte parlamentari, tale conclusione – già presente nella sentenza n. 259 del 2009 – viene ribadita dalla Corte e ulteriormente argomentata. In conclusione, la Corte evidenzia che, in un quadro in cui è la stessa Costituzione a disporre termini stringenti (in base all'articolo 61 della Costituzione, le elezioni delle nuove Camere devono svolgersi entro settanta giorni dalla fine delle precedenti), appare necessaria, anche per le elezioni politiche, la previsione di un rito ad hoc , che assicuri una giustizia pre-elettorale tempestiva. Non trattandosi di una sentenza di accoglimento, per le quali l'articolo 139, comma 1, del Regolamento prevede l'assegnazione d'ufficio, la Commissione ha chiesto al Presidente del Senato di attivare, per la prima volta, la procedura di cui al comma 2 dello stesso articolo, nell'ambito della quale sono state svolte alcune audizioni e, successivamente, è stato costituito un gruppo di lavoro informale.