[pronunce]

che, secondo il rimettente, l'interpretazione del concetto di case mobili effettuata in precedenza oggi non potrebbe essere riproposta alla luce dell'ultima modifica legislativa intervenuta che oltre le tende, le roulotte, i caravan e i maxicaravan, indica specificamente anche le case mobili; che in realtà le case mobili hanno meccanismi che non consentono in alcun modo il traino su strada: pertanto il loro trasporto può avvenire solo sopra un veicolo idoneo a portarli a destinazione e che, una volta appoggiate al suolo, le strutture di cui si tratta sono destinate a non essere più rimosse, se non in casi eccezionali, e in nulla differiscono da una normale casa prefabbricata; che, dopo aver svolto queste considerazioni, il rimettente afferma che il profilo d'illegittimità costituzionale più evidente consisterebbe nella violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., che ha espressamente attribuito, fra l'altro, la materia dell'ordinamento penale alla legislazione esclusiva dello Stato; che, secondo il rimettente, il divieto per le Regioni di emanare norme che incidono sull'ordinamento penale abbraccia due distinti aspetti: è innanzitutto inibito a tali enti territoriali di introdurre nuove fattispecie di reato corredate delle relative sanzioni, evenienza questa peraltro raramente avvenuta; in secondo luogo, le regioni non possono intervenire, con proprie leggi, su condotte penalmente previste dal legislatore statale, modificando, eliminando o introducendo presupposti, elementi normativi, cause di giustificazione o di estinzione dei reati, in modo da ampliare o ridurre l'ambito applicativo degli illeciti disciplinati da norme statali; che, nel caso in esame, il legislatore regionale, con la norma censurata ha introdotto una deroga all'art. 3, comma 1, lettera e), numero 5, del d.P.R. n. 380 del 2001 che qualifica intervento di nuova costruzione la collocazione dei manufatti e delle strutture ivi indicati, qualora gli stessi non siano destinati a soddisfare esigenze di carattere temporaneo, di fatto escludendo che l'apposizione sul suolo dei medesimi manufatti sia rilevante ai fini edilizi e urbanistici (oltre che paesaggistici), se eseguita, alla presenza dei presupposti già considerati, in strutture turistico-ricettive all'aria aperta, e, di conseguenza, sottraendo tali fattispecie dal novero degli interventi di nuova costruzione subordinati, ai sensi dell'art. 10, comma 1, del d.P.R. n. 380 del 2001, al permesso di costruire; che l'intervento di nuova costruzione, in mancanza del titolo abilitativo oppure eseguito in difformità rispetto ad esso, determina una responsabilità penale o amministrativa, ai sensi degli artt. 31 e 44 del d.P.R. n. 380 del 2001; che, in conclusione, la norma censurata sottrarrebbe a ogni conseguenza di carattere penale o amministrativo l'installazione delle strutture di cui si tratta, alla presenza dei presupposti in essa stabiliti, e, in particolare, non consentirebbe di contestare la contravvenzione prevista dall'art. 44, lettera a), del d.P.R. n. 380 del 2001, nell'ipotesi in cui l'installazione avvenga in contrasto con le norme, le prescrizioni e le modalità esecutive previste dai regolamenti edilizi e dagli strumenti urbanistici; che, nel caso in esame, è contestato il reato di lottizzazione abusiva per avere l'imputato installato, all'interno di un campeggio regolarmente autorizzato, unità abitative prefabbricate del genere case mobili, tutte collegate a opere di urbanizzazione primaria, consistenti nelle reti idrica, elettrica e fognaria, in assenza della prescritta concessione edilizia e in zona sottoposta a vincolo paesaggistico; che in applicazione della norma regionale sospettata d'incostituzionalità, anche a fronte dell'installazione duratura, all'interno di strutture turistico-ricettive all'aria aperta, di numerose strutture (roulotte, camper, maxicaravan, case mobili) e del conseguente fabbisogno di opere d'urbanizzazione primaria in un'area non urbanizzata o parzialmente urbanizzata, in assenza dell'autorizzazione comunale, non è ravvisabile la contravvenzione di lottizzazione abusiva; che la norma censurata, restringendo l'ambito di applicazione della contravvenzione di lottizzazione abusiva, sembrerebbe determinare una non consentita invasione, da parte del legislatore della Regione autonoma Sardegna, della competenza nella materia dell'ordinamento penale, riservata in via esclusiva al legislatore statale dall'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.; che, inoltre, risulterebbe leso anche l'art. 3 dello statuto speciale di autonomia, in quanto le disposizioni di rango legislativo contenute nel d.P.R. n. 380 del 2001 che individuano gli interventi di trasformazione urbanistica del territorio subordinandoli al conseguimento di un titolo edilizio (si tratti del permesso di costruire, della denuncia d'inizio attività e, ora, della SCIA, segnalazione certificata d'inizio attività) e il connesso sistema sanzionatorio, anche amministrativo, costituiscono, per le regioni a statuto speciale, anche con competenza esclusiva in materia, norme fondamentali di riforma economico-sociale; che, secondo il rimettente, la norma in esame violerebbe anche l'art. 3 Cost. poiché in Sardegna nessun trattamento sanzionatorio, penale o amministrativo, è previsto, in caso d'installazione dei manufatti e delle strutture previsti dalla disposizione se collocati nelle aziende di cui si è detto, a differenza di quanto avviene, non solo nella stessa Regione al di fuori delle aziende in questione, ma anche nel resto del territorio nazionale; che il rimettente precisa, quanto alla rilevanza della questione, che i reati contestati all'imputato nel giudizio a quo sono stati commessi prima dell'entrata in vigore della norma regionale in oggetto e che non si è in presenza di un fenomeno di successione di leggi penali nel tempo, riconducibile all'art. 2, secondo comma, cod. pen. , in quanto la disposizione regionale non avrebbe natura penale; che, tuttavia, il reato di lottizzazione abusiva, nell'ipotesi di condanna e, comunque, in tutti i casi in cui il fatto sia accertato, prevede la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere su di essi costruite e tale confisca non potrebbe essere disposta in presenza di una legge, anche regionale, che rende legittima un'attività integrante gli estremi di una lottizzazione abusiva; che la rilevanza della questione sarebbe ancor più evidente qualora si volesse ritenere che la disposizione di cui si tratta ha determinato un fenomeno di successione di leggi penali nel tempo riconducibile all'art. 2, secondo comma, cod. pen. , per la sua incidenza sul piano del giudizio di colpevolezza; che, in data 30 ottobre 2012, si è costituita la Regione autonoma Sardegna concludendo nel senso dell'inammissibilità o dell'infondatezza della questione sollevata dal Tribunale di Oristano;