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Per ciò che concerne gli impianti di trattamento che gestiscono i veicoli fuori uso (VFU), è opportuno sottolineare che ad oggi i centri di raccolta e demolizione effettuano in minima parte il riciclaggio del paraurti e del serbatoio carburante, i quali sono costruiti con una tipologia di plastica che ha un suo valore economico positivo e un mercato di sbocco tale da recuperare le spese inerenti allo smontaggio e avvio a riciclaggio. Lo stesso, invece, non si può dire, ad esempio, per i cruscotti o altri componenti in plastica dei VFU perché sono composti da un mix di plastiche che, attualmente, non beneficia di un mercato di sbocco, né tantomeno di un valore economico positivo, anzi è richiesto un corrispettivo per lo smaltimento degli stessi. Lo stesso vale per gli impianti di frantumazione dei VFU; da questo trattamento e da quello post -frantumazione, volto a recuperare ulteriormente le frazioni metalliche ivi contenute, residuano materiali che trovano collocazione principalmente in discarica a smaltimento. In questo quadro, senza politiche mirate allo sviluppo di un mercato dei prodotti derivanti dal recupero di plastiche eterogenee incluse nei materiali post -consumo (plasmix) e negli scarti di selezione e di recupero da raccolte differenziate o da rifiuto residuo, l'attività pionieristica di un pugno di imprese della green economy rischia di rimanere tale o, peggio, di spegnersi. È importante considerare, inoltre, che la direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, e l'articolo 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, introducono e precisano i criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, denominata «gerarchia dei rifiuti». In base al principio gerarchico dei rifiuti, la Commissione europea ha stabilito che la corretta gestione dei rifiuti deve rispettare una precisa gerarchia di azioni, che segue un ordine dettato dal livello di priorità e sostenibilità ambientale: 1) prevenzione; 2) preparazione per il riutilizzo; 3) riciclaggio; 4) recupero di altro tipo, per esempio di energia; 5) smaltimento. In Italia il recupero energetico gode di finanziamenti pubblici (Cip6, ovvero una delibera del Comitato interministeriale dei prezzi adottata il 29 aprile 1992, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 109 del 12 maggio 1992); in conseguenza di tale delibera, seppur nel corso degli anni rivista e rimodulata, chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla al Gestore dei servizi energetici (GSE) a un prezzo superiore a quello di mercato. In Italia (non in Germania, solo per citare un esempio) anche l'incenerimento dei rifiuti è stato considerato tra le fonti rinnovabili incentivabili. Il GSE, solo nell'anno 2016, ha erogato agli inceneritori (approssimativamente, vista l'assenza di dati per singole tipologie di impianti) 300 milioni di euro. Le imprese virtuose che cercano, invece, di utilizzare quel rifiuto di scarto, destinato altrimenti all'incenerimento o alla discarica, come materia prima per la costruzione di manufatti, non godono di alcun incentivo. Eppure la gerarchia riportata antepone il riciclaggio al recupero energetico. Lo scopo prioritario del presente disegno di legge è, dunque, incentivare un'autentica economia circolare che trasformi le raccolte differenziate, ma anche gli impianti di selezione del rifiuto residuo in una fonte di materie prime seconde e recuperi anche gli scarti trasformandoli in nuovi prodotti. A tal fine, si prevede l'istituzione del credito d'imposta per l'acquisto di prodotti e arredi derivanti dal plasmix e dagli scarti non pericolosi dei processi di selezione e di recupero, destinati ad arricchire il patrimonio sia pubblico che privato. Poiché qualsiasi politica di incentivi deve prevenire ogni forma di abuso, occorre garantire un efficace sistema di tracciabilità del settore. Per tale motivo, per l'accesso alle agevolazioni si propone l'obbligo della certificazione della plastica seconda vita (PSV) e del protocollo europeo EuCertPlast. Vengono introdotti, inoltre, una serie di interventi di riqualificazione in aree pubbliche (parchi, giardini, aree demaniali marittime eccetera), prevedendo l'istituzione di un fondo, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per l'acquisto di manufatti derivanti dal plasmix e dagli scarti non pericolosi dei processi di produzione industriale e della lavorazione di selezione dei rifiuti urbani residui. Il presente disegno di legge intende estendere alle imprese che selezionano e riciclano gli imballaggi in plastica, le cui attività rientrano tra i codici ATECO 38, alle imprese che recuperano i prodotti derivanti dagli scarti non pericolosi dei rifiuti e agli impianti di trattamento che effettuano l'operazione di frantumazione, la disciplina delle agevolazioni sugli oneri generali di sistema per le imprese a forte consumo di energia elettrica prevista dall'articolo 39, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, attuata dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 5 aprile 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 91 del 18 aprile 2013. Poiché i riciclatori di materie plastiche svolgono a tutti gli effetti un'attività manifatturiera e poiché, come detto, il costo per l'approvvigionamento dell'energia elettrica rappresenta un importante fattore di competitività per il settore, si prevede una serie di benefìci per le imprese che selezionano e riciclano gli imballaggi in plastica, il che metterebbe il comparto in condizione di competere più agevolmente. Si prevede, inoltre, l'obbligo di realizzare tutti i veicoli con almeno il 30 per cento delle plastiche riciclate provenienti dal trattamento dei VFU. A partire dal 2025 la percentuale obbligatoria sale al 50 per cento. Al fine di promuovere la cultura ambientale rivolta al riciclo il disegno di legge prevede progetti e iniziative di educazione ambientale, nonché specifiche campagne di comunicazione istituzionale dedicate al riciclo. È solo con l'evoluzione di una cultura di riciclo degli imballaggi post -consumo e dell'utilizzo di prodotti realizzati con materie prime seconde da riciclo che le raccolte differenziate avranno un senso compiuto. Il disegno di legge introduce, infine, l'insegnamento dell'educazione ambientale nei programmi didattici delle scuole del primo ciclo di istruzione.. 1 (Definizione di plasmix ) 1 Il plasmix è l'insieme di plastiche eterogenee incluse negli imballaggi post -consumo e non recuperate come singoli polimeri, che si usa per produrre granuli da riciclo a base poliolefinica, ovvero tutti gli imballaggi in plastiche che non sono né bottiglie né flaconi. 2 (Ambito di applicazione) 1 La presente legge si applica ai rifiuti classificati con i seguenti codici del catalogo europeo dei rifiuti (CER):