[pronunce]

Solo formalmente, perciò, sarebbe stato seguito il procedimento (passaggio in commissione referente ed esame e voto in assemblea) che sia il Regolamento della Camera (art. 96-bis), che quello del Senato (artt. 35 e 78) richiedono per le leggi di conversione. In effetti, il testo del "maxi emendamento" non sarebbe stato sottoposto ad alcun passaggio in commissione referente, ed anche la procedura in aula sarebbe stata distorta ponendo la questione di fiducia. 6.- Altra questione di costituzionalità è prospettata in relazione all'art. 5 Cost. L'approvazione della delega in sede di conversione del decreto-legge, ponendo su tutto la questione di fiducia non costituirebbe metodo appropriato alle esigenze dell'autonomia e del decentramento ed in contrasto con la prevista attuazione, nei servizi che dipendono dallo Stato, del più ampio decentramento amministrativo, inteso in un senso che non esclude l'amministrazione della giustizia. 7.- Con atto depositato il 20 dicembre 2012, è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. In via preliminare, la difesa dello Stato eccepisce l'inammissibilità del ricorso, in quanto la competenza legislativa della Regione non si estende all'amministrazione della giustizia e non è ravvisabile, nella specie, alcuna ridondanza delle asserite violazioni sulle competenze regionali costituzionalmente riconosciute. Nel merito, l'Avvocatura generale rileva l'infondatezza del ricorso, atteso che la riduzione degli uffici giudiziari risponde all'esigenza di razionalizzare l'amministrazione della giustizia e, quindi, non è estranea all'oggetto e alle finalità del decreto-legge. 8.- Sono intervenuti fuori termine, con un unico atto, l'Unione degli ordini forensi della Sicilia e il Consiglio dell'ordine degli avvocati di Nicosia. 9.- In prossimità dell'udienza pubblica, la Regione Friuli-Venezia Giulia ha depositato memoria con la quale ha replicato alle osservazioni prospettate dall'Avvocatura generale dello Stato. 10.- In data 11 giugno 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria con la quale ha ribadito l'eccezione di inammissibilità del ricorso.1.- La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha impugnato - in riferimento agli articoli 5, 72, quarto comma, 76 e 77 della Costituzione - gli articoli 1, 2, comma 1, lettera a), e 3 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 (Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148), che, in combinato con l'allegata tabella A e con gli allegati 1 e 2, hanno disposto la soppressione degli uffici giudiziari operanti nelle località di San Vito al Tagliamento, Tolmezzo, Cividale del Friuli e Palmanova, con conseguente concentrazione di tutti gli affari nel Tribunale ordinario di Udine, e non prevedendo il Tribunale ordinario di Tolmezzo tra quelli sede di ufficio di sorveglianza. 2.- La ricorrente assume la violazione degli artt. 76 e 77 Cost., anche alla luce dei principi enunciati dalla sentenza di questa Corte n. 22 del 2012, atteso che la delega legislativa sarebbe stata illegittimamente conferita dall'art. 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari), in sede di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo). La legge di conversione, infatti, quale specifica procedura destinata alla conversione del decreto-legge, non può contenere - sottolinea la Regione - disposizioni estranee allo stesso, come invece avvenuto nel caso di specie. La ricorrente afferma, inoltre, che l'art. 76 Cost., richiedendo che la delegazione provenga dalle Camere, pone una riserva di legge "formale" in materia di delega legislativa e, quindi, esclude che la delega possa essere data con atti aventi forza di legge. Ulteriore vizio delle disposizioni in esame è ravvisato nella violazione dell'art. 72, quarto comma, Cost., che esclude la possibilità di utilizzare, per l'iter di approvazione della legge di delegazione, una procedura diversa da quella ordinaria, quale quella di conversione del decreto-legge. Infine, la Regione deduce la violazione dell'art. 5 Cost., in quanto l'approvazione della delega in sede di conversione del decreto-legge, raggiunta dopo che era stata posta su tutto la questione di fiducia, contrasterebbe con l'autonomia ed il decentramento amministrativo. 3.- In via preliminare, va dichiarata l'inammissibilità dell'intervento effettuato, oltre il termine previsto, dall'Unione degli ordini forensi della Sicilia e dal Consiglio dell'ordine degli avvocati di Nicosia. Secondo il costante orientamento di questa Corte, sono inammissibili gli interventi effettuati oltre il termine - di natura perentoria (ex plurimis, sentenza n. 118 del 2013) - stabilito dagli artt. 25 e 34 della legge 11 marzo 1953, n. 87, computato secondo quanto previsto dagli artt. 4 e 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Inoltre, il giudizio di costituzionalità delle leggi in via d'azione si svolge esclusivamente tra soggetti titolari di potestà legislativa, fermi restando, per i soggetti privi di tale potestà, i mezzi di tutela delle rispettive posizioni soggettive, anche costituzionali, di fronte ad altre istanze giurisdizionali ed eventualmente anche di fronte a questa Corte in via incidentale (ex plurimis, sentenza n. 245 del 2012). Poiché gli intervenuti sono privi di detta potestà, l'intervento deve essere dichiarato inammissibile anche sotto tale profilo. 4.- Nel merito, va rilevato che la Regione pone a fondamento della dedotta illegittimità del decreto legislativo vizi della disposizione di delega. La censura è ammissibile, perché solo dopo l'effettivo esercizio del potere delegato, con l'adozione del d.lgs. n. 155 del 2012, si è in concreto radicato l'interesse a dedurre l'illegittimità della legge di delegazione. 5.- La difesa dello Stato ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità del ricorso, affermando che le violazioni della Costituzione denunciate dalla ricorrente non riguardano direttamente le competenze regionali e non ridondano su queste ultime. L'eccezione è fondata. Occorre premettere che non sono stati evocati parametri statutari.