[pronunce]

che infatti, mediante le riforme introdotte con la legge n. 271 del 2004 nel trattamento sanzionatorio dell'indebito trattenimento, il legislatore avrebbe distinto, discrezionalmente ma ragionevolmente, tra le varie previsioni concernenti l'inottemperanza all'ordine del questore; che in particolare, secondo la difesa erariale, le fattispecie evocate quali tertia comparationis potrebbero essere comparate con la residua ipotesi contravvenzionale in materia di immigrazione (l'inottemperanza dello straniero espulso per non aver rinnovato la richiesta del permesso di soggiorno), ma non con la figura delittuosa in discussione, che coinvolge interessi specificamente concernenti le politiche contro l'immigrazione clandestina e comunque riguarda persone entrate o trattenutesi clandestinamente nel territorio dello Stato; che il Tribunale di Chiavari in composizione monocratica, con ordinanza del 27 settembre 2005 (r.o. n. 523 del 2005) , ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine impartitogli dal questore a norma del precedente comma 5-bis; che il rimettente, il quale procede con rito abbreviato nei confronti di uno straniero trattenutosi in Italia nonostante la rituale notifica dell'ordine di lasciare il Paese, senza alcuna allegazione di un giustificato motivo, dubita, nella prospettiva dell'eventuale deliberazione di una sentenza di condanna, che la norma censurata sia legittima nella parte concernente i valori edittali della pena; che l'ordinanza riproduce sostanzialmente, in punto di non manifesta infondatezza della questione sollevata, la motivazione di altri provvedimenti con il medesimo oggetto (tra i quali l'ordinanza del Tribunale di Trieste r.o. n. 436 del 2005), che già sopra si è illustrata; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 22 novembre 2005, che riproduce le osservazioni e le richieste già svolte dalla difesa erariale in occasioni analoghe, e dunque già riassunte, in questa sede, con riguardo all'intervento spiegato nel giudizio concernente l'ordinanza r.o. n. 436 del 2005; che la Corte di appello di Venezia, con ordinanza del 4 ottobre 2005 (r.o. n. 5 del 2006 ) , ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene impartitogli dal questore; che la Corte rimettente procede alla celebrazione del giudizio di appello nei confronti di persona di nazionalità estera, condannata in primo grado per il reato di indebito trattenimento e priva di precedenti penali o giudiziari; che al fine di evidenziare l'asserita carenza di proporzionalità dell'attuale previsione sanzionatoria, il giudice a quo ricostruisce il quadro delle norme penali ed amministrative succedutesi nel tempo a proposito dell'inosservanza degli ordini impartiti dall'autorità per ragioni di ordine pubblico, ponendo in luce che mai in precedenza, neppure nell'àmbito della legislazione antecedente alla Costituzione repubblicana, sarebbero state configurate ipotesi a carattere delittuoso; che la diversa opzione maturata con la modifica del comma 5-ter dell'art. 14 del t.u. in materia di immigrazione – attuata in sede di conversione del decreto-legge n. 241 del 2004 con il fine dichiarato di consentire nuovamente l'arresto degli stranieri inottemperanti dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 2004 – avrebbe dato luogo, in assenza di segnali di aggravamento del fenomeno regolato, ad una sanzione sproporzionata ed incongrua (rispetto a quella prevista appena due anni prima per gli stessi fatti), e comunque avrebbe introdotto nell'ordinamento «un ulteriore elemento di irragionevolezza, piegando il diritto penale sostanziale alle esigenze di quello processuale e ponendo entrambi a sostegno dell'attività di polizia, con un'inversione dei piani e dei ruoli istituzionali di tutta evidenza»; che l'art. 3 Cost. sarebbe violato, secondo la rimettente, anche in forza del difforme trattamento istituito per l'indebito trattenimento rispetto a situazioni analoghe, come quelle disciplinate dall'art. 650 cod. pen. , dall'art. 2 della legge n. 1423 del 1956, dall'art. 163 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), il quale ultimo sanziona, con la pena dell'arresto da uno a sei mesi, la violazione delle disposizioni impartite con il foglio di via obbligatorio; che l'entità sproporzionata della sanzione, infine, varrebbe ad escluderne l'efficacia rieducativa, poiché questa presuppone che l'interessato possa recepire la pena inflittagli quale «giusta» reazione al fatto illecito da lui commesso; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 7 febbraio 2006, chiedendo che la questione proposta sia dichiarata infondata; che la difesa erariale riproduce, nella specie, rilievi già svolti con atti di intervento analoghi (tra i quali l'atto depositato nel giudizio concernente l'ordinanza r.o. n. 436 del 2005), osservando in particolare che le fattispecie evocate quali tertia comparationis (compresa quella prevista dall'art. 163 t.u.l.p.s. ) potrebbero essere raffrontate alla residua ipotesi contravvenzionale in materia di immigrazione (l'inottemperanza dello straniero espulso per non aver rinnovato la richiesta del permesso di soggiorno), ma non alla figura delittuosa in discussione, che coinvolge interessi specificamente concernenti le politiche contro l'immigrazione clandestina e comunque riguarda persone entrate o trattenutesi clandestinamente nel territorio dello Stato; che il Tribunale di Trieste in composizione monocratica, con tre ordinanze di tenore sostanzialmente analogo, deliberate rispettivamente il 26 ottobre 2005 (r.o. n. 64 del 2006), il 21 dicembre 2005 (r.o. n. 286 del 2006) ed il 1° marzo 2006 (r.o. n. 288 del 2006), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs.