[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 6, comma 6-ter, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, promosso dalla Regione siciliana con ricorso notificato il 15 novembre 2011, depositato in cancelleria il 23 novembre 2011 ed iscritto al n. 140 del registro ricorsi 2011. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 19 giugno 2012 il Giudice relatore Paolo Grossi; uditi l'avvocato Paolo Chiapparrone per la Regione siciliana e l'avvocato dello Stato Paolo Gentili per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto che, con atto notificato il 15 novembre 2011 (reg. ric. n. 140 del 2011) , la Regione siciliana ha proposto ricorso in via principale per la dichiarazione di illegittimità costituzionale di numerose disposizioni del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 e, tra queste, dell'articolo 6, comma 6-ter, per violazione degli artt. 32 e 33 dello statuto della Regione siciliana, approvato con il regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, nonché delle relative norme di attuazione in materia di demanio e patrimonio, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre 1961, n. 1825 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia di demanio e patrimonio); che, nella prospettazione della ricorrente, la previsione di cui al predetto art. 6, comma 6-ter - secondo il quale possono costituire oggetto di «permuta demaniale» da parte dello Stato anche quei beni che, ubicati in Sicilia, perdano, con ciò, la loro destinazione a servizi di carattere nazionale - si porrebbe in contrasto, in particolare, con l'art. 32 dello statuto, il quale esclude dal trasferimento al demanio regionale soltanto i beni che «interessano la difesa o servizi di carattere nazionale»; che, venendo meno tale destinazione, insita nella permuta, la relativa titolarità dovrebbe essere trasferita alla Regione, dal momento che la ragione del trasferimento si fonderebbe non su un criterio contabile-patrimoniale, ma su un criterio esclusivamente funzionale, come già osservato nel giudizio per conflitto di attribuzione relativo alla dismissione di beni del demanio militare, pendente all'atto del ricorso; che si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso venga rigettato «in quanto inammissibile e/o infondato»; che, a proposito della impugnativa specificamente relativa all'art. 6, comma 6-ter, del decreto-legge censurato, la misura sarebbe legittima, dal momento che l'espressa «esclusione di tutti i beni comunque trasferibili agli enti pubblici territoriali ai sensi del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85» eliminerebbe in radice qualsiasi possibile violazione delle prerogative regionali stabilite dagli artt. 32 e 33 dello statuto e dalle relative norme di attuazione; che, in particolare, la prospettata lesione dei parametri evocati (nella parte in diritto del ricorso si richiama, però, solo l'art. 32) non sussisterebbe in quanto la norma impugnata, nel prevedere le operazioni di permuta di beni statali con immobili adeguati all'uso governativo, farebbe riferimento allo scambio di beni «appartenenti al demanio ed al patrimonio dello Stato ritenuti inadeguati», rendendo dunque incongruo il parametro statutario richiamato, considerato che «il venir meno dell'utilizzo istituzionale è condizione di per sé sufficiente a far rientrare i beni immobili nella categoria del patrimonio dello Stato, disciplinato dall'art. 33 dello Statuto»; che, infatti, lo Stato potrebbe liberamente valutare, in ordine ai beni immobili presenti nel territorio regionale e ritenuti inadeguati all'uso governativo, se operare per essi la permuta a norma della disposizione impugnata o provvedere al relativo trasferimento alla Regione (l'Avvocatura richiama, in proposito, il parere del Consiglio di Stato n. 1199 del 2005); che la norma impugnata avrebbe solo «l'obiettivo di razionalizzare la spesa delle amministrazioni pubbliche consentendo, attraverso le operazioni di permuta ivi richiamate, riguardanti beni non più utilizzabili e disponibili, di rilasciare immobili di terzi condotti in locazione passiva dalle pubbliche amministrazioni ovvero appartenenti al demanio e al patrimonio dello Stato ritenuti inadeguati»; che, infine, le doglianze sarebbero infondate anche alla luce dell'art. 19-bis del decreto-legge impugnato, secondo cui l'attuazione delle relative disposizioni deve avvenire, per le autonomie speciali, nel rispetto degli statuti di autonomia e delle relative norme di attuazione e, dunque, anche di quanto previsto dall'art. 32 dello statuto della Regione siciliana. Considerato che la Regione siciliana ha promosso in via principale questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 e, tra queste, dell'articolo 6, comma 6-ter, per violazione degli artt. 32 e 33 dello statuto della Regione siciliana, approvato con il regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, nonché delle relative norme di attuazione in materia di demanio e patrimonio, adottate con decreto del Presidente della repubblica 1° dicembre 1961, n. 1825 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia di demanio e patrimonio); che va riservata a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale relative ad altre disposizioni del predetto decreto-legge n. 138 del 2011, impugnate con il medesimo ricorso di cui al presente giudizio; che il ricorrente deduce che il predetto art. 6, comma 6-ter, del d.l. n. 138 del 2011 - nel prevedere che possano costituire oggetto di «permuta demaniale» da parte dello Stato anche quei beni che, ubicati in Sicilia, perdono la loro destinazione a servizi di carattere nazionale - verrebbe a porsi in contrasto, in particolare, con l'art. 32 dello statuto, il quale esclude dal trasferimento al demanio regionale i beni che «interessano la difesa o servizi di carattere nazionale»;