[pronunce]

In particolare, difetta ogni indicazione in ordine alla tempestività della istanza formulata dagli imputati nel giudizio a quo, al bene oggetto dell'incauto acquisto e alla eventuale sussistenza di conseguenze dannose o pericolose del reato, eliminabili da parte dell'imputato. Proprio con riferimento ad una questione di legittimità costituzionale concernente l'art. 162-bis cod. pen. , questa Corte ne ha dichiarato la manifesta inammissibilità, perché il giudice a quo, in relazione alla descrizione della fattispecie concreta, aveva riferito soltanto che si procedeva per la contravvenzione di guida in stato di ebbrezza e che l'imputato aveva presentato istanza di ammissione all'oblazione, «entrando subito dopo nel merito della non manifesta infondatezza della questione, senza dunque in alcun modo accennare alla sussistenza delle condizioni imprescindibili per l'ammissibilità all'oblazione facoltativa di cui all'art. 162-bis cod. pen. e senza conseguentemente motivare sulla rilevanza della questione» (ordinanza n. 183 del 2005). In conformità a tale precedente specifico, sussiste, quindi, una prima ragione di inammissibilità delle questioni sollevate dal Tribunale di Cagliari (ex multis, ordinanze n. 210 e n. 92 del 2020, n. 103 e n. 71 del 2019, n. 85 e n. 7 del 2018, n. 210 e n. 46 del 2017, n. 237 del 2016). 3.2.- Le questioni sono, peraltro, inammissibili anche per l'omessa ricostruzione del contesto normativo entro il quale la disposizione censurata è ricompresa e per il tipo di pronuncia richiesta, che comporterebbe, ove accolta, la necessità di rideterminare le coordinate dell'oblazione ex art. 162-bis cod. pen. , fino al punto di invadere lo spazio riservato alla discrezionalità legislativa. 3.2.1.- Giova premettere che oggetto mediato delle censure di sproporzione e di irragionevolezza sollevate dal Tribunale di Cagliari sono, in realtà, la mancata quantificazione della sanzione pecuniaria massima per la contravvenzione di cui all'art. 712 cod. pen. e l'eccessività della misura massima dell'ammenda, pari ad euro 10.000,00, stabilita integrativamente in base all'art. 26 cod. pen. È infatti con riguardo all'importo della metà del massimo così individuato che il rimettente formula i propri dubbi di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. Ma proprio la riferibilità dei lamentati vulnera agli evocati parametri, rende evidente come ciò di cui si duole il giudice a quo non sia soltanto il meccanismo delineato dall'art. 162-bis cod. pen. , quanto piuttosto la determinazione della somma da pagare per l'oblazione per effetto delle richiamate disposizioni, l'una di carattere speciale, l'altra di carattere generale. Peraltro, questa Corte, con l'ordinanza n. 207 del 2019, non considerata dal rimettente, ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 712 cod. pen. , in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., proprio «nella parte in cui non è previsto il massimo edittale ovvero non è prevista l'ammenda non superiore a 516 euro», evidenziando come la relativa cornice edittale permetta al giudice un'ampia modulazione della pena da irrogare nel caso concreto. 3.2.2.- Tanto premesso, il rimettente non valuta che l'irrilevanza delle condizioni economiche del contravventore ai fini della indicazione della somma da pagare per beneficiare dell'oblazione, della quale egli si duole, è frutto, in realtà, della scelta più generale compiuta dal legislatore con gli artt. 100 e 101 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale). Con tale intervento normativo, infatti, le condizioni economiche del reo, originariamente contemplate nel quadro edittale dagli artt. 24 e 26 cod. pen. (i quali disponevano che, quando in relazione a tali condizioni la multa o l'ammenda stabilita dalla legge poteva presumersi inefficace, anche se applicata nel massimo, il giudice aveva la facoltà di aumentarla sino al triplo), sono state trasferite al momento giudiziale di determinazione della pena. L'art. 100 della legge n. 689 del 1981, in particolare, ha aggiunto l'art. 133-bis cod. pen. , il quale include le condizioni economiche del reo tra i criteri generali di commisurazione della pena pecuniaria operanti già all'interno delle cornici edittali. Tale articolo, del resto, segue una disposizione che detta i criteri, oggettivi e soggettivi, dei quali il giudice deve fare applicazione ai fini della valutazione della gravità del reato, in vista della concreta determinazione della pena all'esito dello svolgimento del processo o dei procedimenti speciali, come disciplinati dal codice di procedura penale. È, quindi, da ricondurre a tale opzione sistematica la conseguenza applicativa, censurata dal rimettente, che porta a privare di significatività le condizioni economiche del reo in sede di determinazione della somma, corrispondente alla terza parte o alla metà del massimo dell'ammenda stabilita dalla legge, che il contravventore è ammesso a pagare, in virtù degli artt. 162 e 162-bis cod. pen. , ai fini dell'estinzione per oblazione delle contravvenzioni (così, Corte di cassazione, sezione terza penale, sentenze 8 marzo 2011, n. 8973, e 21 ottobre 1987, n. 10998). 3.2.3.- Sotto un diverso profilo, deve rilevarsi che, come da questa Corte già affermato, l'istituto dell'oblazione trova fondamento «nell'interesse dello Stato di definire con economia di tempo e di spese i procedimenti relativi ai reati di minore importanza, e nell'interesse del contravventore di evitare il procedimento penale e la condanna con tutte le conseguenze di essa» (sentenze n. 192 del 2020, n. 530 del 1995 e n. 207 del 1974) . Rispetto a tali esigenze, l'introduzione, come richiesto dal rimettente, della possibilità per il giudice di determinare la somma da pagare a titolo di oblazione in considerazione delle condizioni economiche dell'imputato, pur se rispondente alla diversa e meritevole esigenza di non discriminare chi si trova in condizioni di indigenza nell'accesso alla definizione semplificata dei procedimenti relativi a reati contravvenzionali, sanzionati alternativamente con la pena detentiva o con quella pecuniaria, darebbe luogo ad un intervento additivo di carattere significativamente manipolativo. Posto che il beneficio che consegue per l'imputato dalla definizione del procedimento a suo carico mediante oblazione è l'estinzione del reato, la detta verifica richiederebbe, pur sempre, la individuazione di una somma minima correlata all'entità della pena pecuniaria prevista, la cui determinazione non può che essere riservata alla discrezionalità del legislatore;