[pronunce]

La ultravigenza dei decreti ministeriali 31 luglio 1997, 24 settembre 1997 e 17 dicembre 1997, prevista dall'art. 1, comma 5, del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517 (Disciplina dei rapporti tra Servizio sanitario nazionale ed università, a norma dell'articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419), non potrebbe infatti considerarsi alla stregua di un idoneo regime transitorio, in quanto i suddetti decreti ministeriali evidentemente non disciplinano - essendo preesistenti alla norma censurata - le attività di cui si tratta. 2. - Si sono costituiti in giudizio Amantea Luigi, Docimo Rocco e D'Alessandro Bruno, ricorrenti nel giudizio a quo, concludendo per l'accoglimento della proposta questione di legittimità costituzionale. In aggiunta alle argomentazioni svolte nell'ordinanza di rimessione, le suddette parti private assumono, in primo luogo, che la disposizione contenuta nella norma delegante produrrebbe una illegittima compressione delle funzioni docenti di cui sono titolari, in aperta violazione dei parametri di cui agli artt. 3 e 36 Cost., nonché dell'autonomia universitaria, costituzionalmente garantita ex art. 9 Cost. La norma delegata - ad avviso delle medesime parti private - sarebbe inoltre in contrasto con gli artt. 76 e 77 della Costituzione per eccesso o travisamento di delega. L'oggetto principale della delega di cui all'art. 2, comma 1, lettera pp), della legge n. 419 del 1998 sarebbe, infatti, costituito dalla revisione dell'età pensionabile del personale ospedaliero, mentre l'art. 15-nonies del decreto legislativo n. 502 del 1992, aggiunto dall'art. 13 del decreto legislativo n. 229 del 1999, nulla ha innovato riguardo all'età pensionabile del predetto personale ospedaliero ed ha invece anticipato il termine di collocamento a riposo del solo personale docente universitario, con la previsione oltretutto di un regime transitorio penalizzante e sostanzialmente avulso dal pregresso trattamento. I rapporti tra regione ed università per le prestazioni di attività assistenziale avrebbero dovuto poi essere rielaborati in primo luogo mediante esercizio della delega di cui all'art. 6 della legge n. 419 del 1998 ed in secondo luogo a mezzo del decreto del Ministro della sanità, da adottarsi di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e con la Conferenza per i rapporti Stato-Regione, previsto dall'art. 6 (recte: art. 6-bis, comma 1, peraltro abrogato dall'art. 1 del decreto legislativo n. 517 del 1999) del decreto legislativo n. 502 del 1992. Sottolineano ancora le parti private che il legislatore, a partire dall'art. 102 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382 (Riordinamento della docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica), ha sempre inteso farsi carico della peculiarità delle funzioni "miste", assistenziali e didattiche, che si svolgono presso i policlinici universitari, fino ad enunciare sostanzialmente, nell'art. 6 del decreto legislativo n. 502 del 1992, un principio di funzionalizzazione dell'attività assistenziale alla didattica e alla ricerca. La norma di cui all'art. 15-nonies del decreto legislativo n. 502 del 1992 ignorerebbe siffatto principio, la cui invalicabilità risulterebbe confermata dallo stesso tenore letterale della legge delega, affidando a futuri protocolli d'intesa tra le regioni e le università le modalità di utilizzo del personale universitario cessato dallo svolgimento delle ordinarie attività assistenziali. La circostanza che tali protocolli di intesa - ai sensi dell'art. 1 del sopravvenuto decreto legislativo n. 517 del 1999 - debbano essere stipulati in conformità ad apposite linee guida contenute in atti di indirizzo e coordinamento emanati dal Consiglio dei ministri non varrebbe infine a garantire - secondo le parti private - l'uniformità della disciplina sull'intero territorio nazionale, in quanto i principi e criteri direttivi indicati al comma 2 del medesimo art. 1 difetterebbero della specificità ed incisività richieste dalla riserva di legge da cui è coperta la materia dell'istruzione universitaria. 3. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di infondatezza della questione. L'Avvocatura innanzitutto osserva che la norma delegante di cui all'art. 2, comma 1, lettera pp) della legge n. 419 del 1998 espressamente prevede, tra i principi e criteri direttivi, quello relativo alla definizione delle modalità e dei termini di riduzione dell'età pensionabile per il personale della dirigenza dell'area medica dipendente dal Servizio sanitario nazionale nonché, per quanto riguarda il personale universitario, della cessazione dell'attività assistenziale, nel rispetto del proprio stato giuridico. L'Avvocatura esclude che siffatto principio, trasfuso nell'art. 15-nonies aggiunto al decreto legislativo n. 502 del 1992, crei una ingiustificata discriminazione nell'ambito della categoria dei docenti universitari, stante la strumentalità dell'attività assistenziale rispetto all'attività di didattica e ricerca. Fin dalla legge 12 febbraio 1968, n. 132 (Enti ospedalieri e assistenza ospedaliera), il legislatore avrebbe infatti esteso al personale sanitario universitario, chiamato a compiti di assistenza ospedaliera, la disciplina relativa ai diritti e doveri del personale sanitario degli enti ospedalieri, ivi compresa dunque quella relativa all'età pensionabile ovvero alla cessazione delle attività assistenziali. La diversità di trattamento rispetto agli altri docenti universitari sarebbe pertanto giustificata dalla obiettiva diversità delle situazioni a confronto, in relazione all'attribuzione o meno di funzioni assistenziali. Quanto al parametro di cui all'art. 76 Cost., la parte pubblica rileva la completezza dei principi e criteri direttivi contenuti nella legge delega ed osserva come, in tema di rapporti tra potestà legislativa e potestà normativa del Governo, la Costituzione non escluda l'eventualità che un'attività normativa secondaria possa legittimamente integrare e svolgere in concreto i contenuti sostanziali previsti dalla normazione primaria. Sotto un diverso aspetto l'Avvocatura osserva poi che la riduzione dell'età pensionabile disposta dall'art. 15-nonies del decreto legislativo n. 502 del 1992 si riferisce al solo personale medico universitario di cui all'art. 102 del d.P.R. n. 382 del 1980, ovvero a quel personale medico universitario equiparato al personale delle unità sanitarie locali. Se dunque la norma impugnata introduce una differenziazione di disciplina nell'ambito della categoria dei docenti universitari, ciò avviene al fine di evitare una disparità di trattamento tra soggetti, quali i docenti "strutturati" e i primari ospedalieri, che svolgono le medesime funzioni assistenziali.1.