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Parlo soprattutto di uguaglianza di genere, che si riempie di contenuto solo se a donne e uomini viene consentito di scegliere e agire in condizioni di piena parità. Certo, l'assegno unico non basta, e voglio dirlo con forza; la strada è ancora molto lunga, bisogna arrivare a congedi perfettamente paritari, alla parità salariale, al contrasto senza quartiere a ogni discriminazione, che ancora colpisce le donne sul mondo del lavoro per il solo fatto di essere donne e magari di avere una famiglia. Ma anche all'uguaglianza tra i figli. Stiamo parlando, secondo le stime, di quasi 8 milioni di famiglie, di circa 28 milioni di persone, tra cui 12 milioni di figli, dei quali circa 75.000 con disabilità. Secondo il più recente rapporto di Save the Children l'11,4 per cento di loro vive in condizioni di povertà; una povertà economica, troppo spesso anticamera di una povertà educativa, affettiva e relazionale e di una profonda solitudine, ulteriormente aggravata dalla pandemia. Per queste bambine e questi bambini uguaglianza significa innanzitutto libertà da queste povertà. Una misura, come l'assegno universale, ma proporzionato al reddito, rende tangibile il sostegno pubblico a queste situazioni esistenziali dolorose. Concludo, signor Presidente, sottolineando un ulteriore profilo di uguaglianza tra i figli su cui vorrei soffermarmi. Parlo delle bambine e dei bambini delle famiglie arcobaleno; l'assegno non esclude tali famiglie e ciò dimostra, ancora una volta, che quando si parla della concretezza della vita e delle famiglie arcobaleno si condividono con tutte le altre famiglie le necessità, i problemi e le aspettative. Sottolineo un punto, sul quale concludo appellandomi al lavoro futuro; legalmente solo il genitore riconosciuto potrà accedere al beneficio dell'assegno unico, anche se il genitore non riconosciuto rientra nell'ISEE. Questo dimostra l'urgenza del riconoscimento. (Applausi) . Signor Presidente, chiedo di poter allegare agli atti la restante parte dell'intervento. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritta a parlare la senatrice Alessandrini. Ne ha facoltà. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, Governo, va dato sicuramente atto che il provvedimento in esame è destinato ad aiutare concretamente le famiglie con figli. Non può inoltre che trovarci concordi la particolare attenzione riservata alle famiglie con figli disabili che percepiranno un assegno di importo maggiore come è opportuno che sia. Adottare norme che agevolino i soggetti disabili e le loro famiglie, oltre ad essere costituzionalmente corretto, costituisce uno dei punti su cui la Lega ha sempre insistito e continuerà a farlo anche nel Ministero istituito ad hoc . Altro aspetto da evidenziare è quello tutt'altro che trascurabile dello snellimento derivante dall'istituzione dell'assegno unico. Ben vengano disposizioni di legge orientate alla semplificazione che spero inaugurino un nuovo trend , in cui il cittadino non debba più sottoporsi a cervellotiche interpretazioni e conseguenti inaccettabili lungaggini burocratiche. Auspico in proposito che i decreti attuativi rendano agevole per le famiglie la fruizione del beneficio. Ciò che preme però sottolineare è come, anche in questa occasione, la Lega abbia dimostrato di voler tutelare tutte le famiglie con prole, nessuna esclusa, ed in sede attuativa vigilerà per evitare che vi siano famiglie che ricevano importi inferiori rispetto a quelli attualmente percepiti. Mai come in questo periodo le famiglie sentono la necessità di chiarezza e rassicurazione; nessuna legge sarebbe infatti veramente equa ove dimenticasse qualcuno recando condizioni peggiorative per le nostre famiglie (Applausi) . Noi come Gruppo lo abbiamo ben chiaro e siamo qui per ricordarlo costantemente e per evitare che ciò avvenga. In ossequio a tale principio, per il quale la Lega si è spesa, è fondamentale che i successivi decreti che verranno adottati in via attuativa siano migliorativi per le famiglie italiane perché gli italiani possano tornare ad avere fiducia in chi li rispetta, li rappresenta e che possano soprattutto tornare a vedere un futuro e a sperare in esso. La fiducia nel futuro è intimamente connessa con la possibilità di svolgere un'attività lavorativa. Il clima di precarietà che caratterizza il mondo del lavoro non ha di certo agevolato la costruzione di nuove famiglie e se in Italia da anni c'è un crollo della natalità, è perché gli italiani vorrebbero avere la certezza, anche economica, di poter mantenere i propri figli senza assistenzialismi, ma con la dignità del proprio lavoro. Il diritto al lavoro però è purtroppo rimasto sulla carta e mai come in questo periodo sta diventando sempre più lontano dall'attuazione con attività che chiudono tristemente i battenti per sempre. Una seria politica per l'incremento della natalità dovrà essere necessariamente supportata da un'adeguata politica per il lavoro, senza la quale risulterebbe destinata a naufragare miseramente. L'ultimo rapporto dell'Istat sulla crisi demografica in Italia ha evidenziato, tra le principali ragioni della denatalità, il clima di incertezza per il futuro. Quindi, è nostro preciso dovere trasformare quell'incertezza in fiducia. Come noto, nel 2020 si è registrato un nuovo minimo storico di nascite dall'Unità d'Italia: appena 404.000, quasi 16.000 in meno rispetto al 2019. Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente è risultata inferiore di quasi 384.000 unità rispetto all'inizio dell'anno, come se fosse sparita una città grande quanto Firenze. Il rapporto promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia afferma che il 58 per cento degli italiani di età compresa tra i diciotto e i trentaquattro anni ha deciso di posticipare o abbandonare i progetti di procreazione. Se gli effetti della pandemia hanno inciso sulla natalità anche nel resto d'Europa, il dato italiano risulta comunque più allarmante. Al crollo della natalità si è accompagnato un massimo storico di decessi dal Secondo dopoguerra. Sicuramente la pandemia ha contribuito ad ampliare e amplificare un trend di declino di popolazione che era già in atto. C'è quindi una grande e pressante necessità di azioni immediate che incidano in maniera profonda sulle attuali dinamiche demografiche. Occorre invertire questa tendenza e bisogna farlo subito. Il disegno di legge in discussione rappresenta sicuramente un primo passo, a cui dovranno però seguire ancora ulteriori interventi incisivi per rilanciare l'occupazione. Come donna e madre ritengo che avere dei figli sia uno dei diritti inalienabili e il più bello. I figli e le nuove generazioni sono il futuro su cui dobbiamo investire. Una Nazione che non tutela la natalità con tutti i mezzi a sua disposizione è destinata alla decadenza e purtroppo finora si è fatto veramente poco in tal senso. Contiamo di inserire in futuro le misure per le famiglie in un contesto più vasto di riforma, ma ora è il momento di privilegiare gli interessi immediati delle famiglie italiane.