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sulla garanzia della sicurezza del testimone di giustizia Pino Masciari (4-01156) (risp. GAETTI, sottosegretario di Stato per l'interno ) GINETTI, GRIMANI: sulla chiusura della E45 tra Toscana ed Emilia-Romagna per il pericolo di crollo di un viadotto (4-01384) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) MODENA: sulla chiusura della E45 tra Toscana ed Emilia-Romagna per il pericolo di crollo di un viadotto (4-01127) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) NISINI: sulla chiusura della E45 tra Toscana ed Emilia-Romagna per il pericolo di crollo di un viadotto (4-01144) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) ZAFFINI: sulla chiusura della E45 tra Toscana ed Emilia-Romagna per il pericolo di crollo di un viadotto (4-01258) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) Mozioni Atto n. 1-00118 MARCUCCI MALPEZZI MIRABELLI STEFANO VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI CERNO COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RAMPI RENZI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI ZANDA - Il Senato, considerato che: le tensioni politiche e le continue fibrillazioni che investono con frequenza e intensità crescenti la maggioranza di Governo, unite al conclamato fallimento delle politiche per la crescita e al progressivo isolamento internazionale dell'Italia, stanno conducendo il Paese verso una condizione irreversibile di stallo politico-istituzionale e di declino economico e sociale, che l'Esecutivo in carica non appare più in grado di fronteggiare; da mesi l'azione di governo è ormai sostanzialmente paralizzata da contrapposizioni e veti incrociati tutti interni alle forze di maggioranza, orientati esclusivamente a lucrare un interesse elettorale, a scapito della funzionalità delle amministrazioni centrali dello Stato e della tempestività ed efficacia nella gestione dei più delicati dossier all'ordine del giorno del Governo, da quelli economici e sociali a quelli internazionali; la vicenda del "decreto crescita", approvato "salvo intese" dal Consiglio dei ministri il 4 aprile 2019 e ancora non emanato a dispetto dei suoi dichiarati presupposti di necessità e d'urgenza, nonché quella del "decreto sblocca cantieri" (decreto-legge n. 32 del 2019), adottato dopo analoga e sofferta gestazione, dimostrano la crescente difficoltà dell'Esecutivo non solo nel trovare al suo interno le necessarie "intese" e lo spirito di collegialità previsto dall'articolo 95 della Costituzione, ma anche e soprattutto nel comprendere e interpretare le aspettative delle imprese e dei cittadini che si trovano quotidianamente a fronteggiare gli effetti della crisi economica tuttora in atto; nel discorso d'insediamento pronunciato al Senato il 5 giugno 2018, il Presidente del Consiglio dei ministri aveva posto al centro dell'azione di governo il rafforzamento del contrasto alla "corruzione che si insinua in tutti gli interstizi delle attività pubbliche, altera la parità di condizioni tra gli imprenditori, degrada il prestigio delle pubbliche funzioni", aggiungendo che si sarebbero "contrastate con ogni mezzo le mafie, aggredendo le loro finanze, le loro economie e colpendo le reti di relazioni che consentono alle organizzazioni criminali di rendersi pervasive nell'ambito del tessuto socioeconomico"; alla luce di quelle parole appare a maggior ragione discutibile la scelta di ammettere alla compagine governativa un soggetto già condannato con sentenza definitiva per bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, cioè per reati la cui natura e gravità avrebbero dovuto sconsigliare la nomina a sottosegretario di Stato o, quanto meno, precludergli il conferimento di deleghe tali da esporlo a un conflitto d'interessi, cioè a quello stesso fenomeno che il presidente Conte nel suo discorso d'insediamento aveva definito "un tarlo che mina il nostro sistema economico e sociale sin nelle sue radici e impedisce che il suo sviluppo avvenga nel rispetto della legalità e secondo le regole della libera competizione"; considerato, per altro verso, che: il Documento di economia e finanza 2019, il primo che incorpora negli andamenti tendenziali gli effetti dei provvedimenti approvati in questa prima fase della Legislatura, ha di fatto certificato il fallimento della politica economica del Governo, riconoscendo ufficialmente un insuccesso previsto da tutti i più autorevoli istituti nazionali e internazionali già nello scorso autunno e rendendo evidente una pericolosa incapacità di programmazione degli obiettivi e di valutazione degli effetti economici delle proprie scelte; nel medesimo quadro programmatico del Governo, il tasso di disoccupazione risulta accresciuto dal 10,6 per cento del 2018 all'11 per cento dell'anno in corso, con un ulteriore peggioramento dello 0,1 per cento nel 2020; la crescita degli investimenti fissi lordi si è ridotta dal 3,4 per cento del 2018 all'1,4 per cento nel 2019 e, per quanto riguarda gli investimenti pubblici, non si ravvisa ancora alcuna evidenza del grande piano di investimenti, più volte annunciato dal Governo; di contro, la pressione fiscale è tornata a salire: dal 42,1 per cento del 2018 al 42,7 per cento nel biennio 2020-2021; oltre agli inconsistenti risultati sul versante della crescita, il DEF ha evidenziato un quadro allarmante di una finanza pubblica tornata fuori controllo nei pochi mesi di attività del Governo, con un indebitamento netto che dalla previsione del 2 per cento di dicembre 2018 è aumentato al 2,4 per cento; questo peggioramento rende certa, per ammissione dello stesso Governo, l'attivazione del taglio della spesa, previsto dalla legge di bilancio per il 2019, di 2 miliardi di euro, tra cui 300 milioni per il trasporto pubblico locale, con evidenti ripercussioni sul livello delle prestazioni dei servizi essenziali per i cittadini; la ridotta credibilità dell'azione del Governo ha determinato un aumento dello spread , oggi stabilmente al di sopra dei 250 punti base rispetto ai 130 dell'inizio del 2018, costringendo a finanziare una maggior spesa per interessi che sottrae risorse per la crescita e fa registrare nel 2019 l'aumento complessivo fino al 132,6 per cento del debito in rapporto al PIL: un livello che, ancorché ottimistico perché incorpora irrealistici proventi da privatizzazioni pari all'1 per cento del PIL, è il più alto mai raggiunto in Italia dal 1924;