[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 15-quater, 15-quinquies e 15-sexies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), e dell'art. 1 del decreto legislativo 2 marzo 2000, n. 49 (Disposizioni correttive del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, concernenti il termine di opzione per il rapporto esclusivo da parte dei dirigenti sanitari), promosso con ordinanza del 6 ottobre 2003 dal Tribunale di Grosseto, nel procedimento civile vertente tra Sarnicola Vincenzo e l'Azienda U.S.L. n. 9 di Grosseto, iscritta al n. 180 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di costituzione di Sarnicola Vincenzo, della Società Oftalmologica Italiana – Associazione Medici Oculisti Italiani (SOI–AMOI), nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 ottobre 2005 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; Ritenuto che il Tribunale di Grosseto, con ordinanza del 6 ottobre 2003, ha sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 3, 35 e 97 della Costituzione – degli artt. 15-quater, 15-quinquies e 15-sexies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), e dell'art. 1 del decreto legislativo 2 marzo 2000, n. 49 (Disposizioni correttive del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, concernenti il termine di opzione per il rapporto esclusivo da parte dei dirigenti sanitari); che il Tribunale rimettente premette di essere stato adito, in funzione di giudice delle controversie individuali di lavoro, per la conferma del provvedimento ex art. 700 cod. proc. civ. con il quale erano stati sospesi gli effetti della opzione espressa in data 20 maggio 2000 – a norma dell'art. 15-quater del d.lgs. n. 502 del 1992 – dal dirigente della divisione oculistica presso l'ospedale di Grosseto; che il giudice a quo precisa come il predetto dirigente sanitario abbia conseguito il provvedimento cautelare in questione solo dopo aver chiesto al medesimo tribunale, sempre in via d'urgenza, che gli fosse consentito di evitare l'esercizio della opzione – prevista dalla norma sopra richiamata – tra il rapporto esclusivo alle dipendenze dell'ospedale e lo svolgimento della libera professione extra moenia; che, difatti, ai sensi del combinato disposto degli artt. 15-quater, comma 3, e 15-quinquies, comma 5, del d.lgs. n. 502 del 1992 – entrambi introdotti dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419) – i dirigenti sanitari già in servizio alla data del 31 dicembre 1998 (tale è la condizione del ricorrente nel giudizio a quo) risultano tenuti a comunicare – entro un termine originariamente stabilito nel novantesimo giorno successivo all'entrata in vigore del suddetto d.lgs. n. 229 del 1999 , e poi fissato al 2 marzo 2000 dall'art. 1 del d.lgs. n. 49 del 2000 – l'opzione in ordine al rapporto esclusivo, ciò che, oltre a costituire condizione indefettibile per il mantenimento degli incarichi di direzione di struttura, semplice o complessa, comporta anche la necessità di limitare l'attività libero-professionale esclusivamente a quella “intramuraria”; che l'odierno ricorrente, espone ancora il giudice a quo, allo scopo di conseguire la sospensione giudiziale di tale obbligo, aveva già adito in sede cautelare il Tribunale di Grosseto, il quale aveva sollevato una prima questione di legittimità costituzionale degli artt. 15-quater, commi 2, 3 e 4, e 15-sexies del d.lgs. n. 502 del 1992, nonché dell'art. 1 del d.lgs. n. 49 del 2000; che, in particolare, era stata censurata – già in quella circostanza – la previsione di un termine eccessivamente ristretto entro il quale il ricorrente avrebbe dovuto esercitare la scelta in favore del rapporto di lavoro esclusivo, nonché la mancata subordinazione di tale sua opzione alla preventiva predisposizione, da parte dell'Azienda sanitaria locale, delle strutture occorrenti per lo svolgimento di quella attività “intramuraria” che costituisce per i dirigenti sanitari – come detto – la sola modalità di esercizio della libera professione; che, prosegue il giudice a quo, all'esito di tale originario incidente di costituzionalità era intervenuta l'ordinanza di questa Corte n. 309 del 2002, la quale – sul presupposto dell'avvenuta soppressione dei «rapporti di lavoro a tempo definito per la dirigenza sanitaria», disposta da un ius superveniens costituito dall'art. 1 del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 8 (Proroga di disposizioni relative ai medici a tempo definito, farmaci, formazione sanitaria, ordinamenti didattici universitari e organi amministrativi della Croce Rossa) – aveva ordinato la restituzione degli atti al giudice a quo, affinché valutasse la perdurante rilevanza della sollevata questione di legittimità costituzionale, alla luce del mutato quadro normativo di riferimento; che – conclude sul punto l'odierno rimettente – il Tribunale di Grosseto, a seguito dell'indicata decisione di questa Corte, aveva definito il procedimento cautelare (instaurato, come detto, «per scongiurare l'esercizio dell'opzione») mediante l'adozione di «un provvedimento di “non luogo a provvedere” per sopravvenuto difetto di interesse»; che, tutto ciò premesso in punto di fatto, il Tribunale rimettente ritiene che il dubbio di costituzionalità, ribadito anche nell'odierno giudizio a quo, sia «tuttora rilevante»; che il rimettente – chiamato a giudicare della conferma del provvedimento d'urgenza con cui sono stati sospesi, in via interinale, gli effetti dell'opzione per il rapporto di lavoro esclusivo, esercitata a norma dell'art. 15-quater del d.lgs. n. 502 del 1992 (provvedimento cautelare adottato a seguito della “disapplicazione” di tale articolo di legge, operata dal giudice a quo sul presupposto della sua illegittimità costituzionale) – rileva come il giudizio in corso (temporaneamente sospeso, in attesa che intervenisse proprio la pronuncia resa da questa Corte con l'ordinanza n. 309 del 2002) non possa «essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale»;