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Mi è stato contestato il fatto di averlo definito un provvedimento storico. È un provvedimento storico, in primo luogo perché si prefigge l'attuazione degli articoli della Costituzione italiana; in secondo luogo, perché contrasta la povertà che purtroppo affligge il nostro Paese; in terzo luogo, perché fa il primo importante investimento, dopo decenni, nelle politiche attive del lavoro e nei centri per l'impiego. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ricordo che tali centri in Italia hanno 8.000 addetti. Con questo provvedimento rafforziamo i centri per l'impiego aumentando il personale con ben 7.600 addetti; aumentiamo le risorse strutturali; implementiamo le piattaforme informatiche, quindi consentiamo l'interoperabilità delle banche dati, e questo è un altro importantissimo investimento che non si era fatto in Italia negli ultimi anni. Inoltre, non solo aumentiamo le risorse dei servizi per l'impiego, investiamo in politiche attive del lavoro e nell'interoperabilità delle banche dati, ma mettiamo in rete tutti quegli attori che, a vario titolo, si occupano in Italia di erogazione di servizi per l'impiego, quindi anche le agenzie per il lavoro private, che hanno un ruolo all'interno dell'erogazione dei servizi per i beneficiari di reddito. Ampliamo, tra l'altro, i servizi a tutti coloro i quali - i cosiddetti working poor - si trovano in una situazione di occupazione, ma in un contesto reddituale troppo basso. Quindi diamo loro la possibilità di poter accedere a tutti quei servizi che aiutano l'inserimento lavorativo. È stato detto in quest'Aula che questa riforma è difforme da quanto realizzato negli altri Paesi europei. Bene, la Commissione lavoro del Senato ha effettuato un'indagine conoscitiva importante sul contesto nazionale ed europeo dei servizi per l'impiego e si è recata, a tale scopo, in visita in Germania e in Francia per vedere come gli altri Paesi hanno strutturato l'inserimento lavorativo e i centri per l'impiego. In Germania, ad esempio, dove la situazione era simile a quella italiana, hanno collegato i servizi sociali dei Comuni e i centri per l'impiego in un unico ufficio chiamato job center , che prende in carico il cittadino e, nell'ambito di un progetto, lo aiuta all'inserimento lavorativo. Noi, di fatto, attuiamo questo collegamento mettendo in raccordo Comuni e centri per l'impiego, perché è vero che, da una parte, il beneficiario (quindi il nucleo), a seconda del disagio che ha bisogno probabilmente di un primo aiuto fornito dai servizi sociali dei Comuni, ma è anche vero, dall'altra parte, che la persona si deve rendere proattiva e capace di poter poi avere una vita indipendente e quindi di essere inserita nel contesto lavorativo. Per tale motivo, noi colleghiamo i servizi sociali dei Comuni ai centri per l'impiego e creiamo anche una rete, che è stata ancor più dettagliata nel corso dell'esame del provvedimento alla Camera, tale da consentire una presa in carico, anche incrociata, del soggetto. Detto questo - e rispondo anche ad alcune osservazioni del Gruppo del Partito Democratico - non si può lasciare l'unica presa in carico ai Comuni in quanto i fatti, recenti ma anche quelli meno recenti, dimostrano che la presa in carico attuata dai soli Comuni fa sì che non sia efficace ai fini dell'inserimento nel contesto sociale lavorativo e della futura vita indipendente del beneficiario (indipendente nel senso che può avere un lavoro e un salario futuro). Questo non solo viene dimostrato dai dati relativi alle misure approvate non troppo tempo addietro, come il REI e la carta acquisti SIA (sostegno per l'inclusione attiva) e dai diversi rapporti che lo dimostrano, ma ricordo anche all'Assemblea, come feci circa tre anni fa in occasione della discussione sul REI, che quando il Governo Prodi approvò il reddito minimo di inserimento, in via sperimentale, in taluni Comuni d'Italia, la misura fu poi valutata dalla cosiddetta Commissione Onofri, che fece un rapporto. Se dunque si va a leggere attentamente tale rapporto, si comprende che la difficoltà dell'inserimento fu data della presa in carico non efficace e non efficiente da parte dei servizi sociali. È chiaro, quindi, che va fatto un collegamento tra la prima presa in carico e l'aiuto all'inserimento lavorativo, necessario per avere poi un effetto e un impatto positivo sul cittadino e sul beneficiario che viene accompagnato. Quindi, quello in esame è il primo importante investimento nei servizi per l'impiego, nelle prese in carico e nel reale, effettivo ed efficace aiuto all'inserimento lavorativo. Esso viene proposto insieme alla misura sulla cosiddetta quota 100, che - lo ricordo all'Assemblea e a tutti i colleghi - non è un mero provvedimento elettorale, ma era già prevista nei programmi del MoVimento 5 Stelle e della Lega, prima di essere eletti in quest'Aula e di diventare parte della maggioranza che sostiene il Governo. Si tratta dunque di un provvedimento con cui gettiamo le basi per un nuovo Stato sociale, realizzando un nuovo statuto delle garanzie e non solo del lavoro, basato sul fatto stesso di essere cittadini. Si tratta dunque di un concetto idoneo a ridisegnare il diritto all'esistenza e a garantire una piena autodeterminazione dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto Comprensivo «Zapponeta - Borgo Mezzanone», di Zapponeta, in provincia di Foggia, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 1541-B NISINI, relatrice . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, come spesso viene sottolineato dalle opposizioni - è stato fatto anche oggi - la Lega e il MoVimento 5 Stelle sono due partiti che su molte questioni e su molti argomenti hanno sensibilità diverse, ma credo - e lo dico convintamente - che, proprio grazie a queste sensibilità, siamo riusciti ad apportare migliorie importanti al cosiddetto decretone che è ora al nostro esame. Lo abbiamo fatto sia con emendamenti in prima lettura al Senato, sia con emendamenti in seconda lettura alla Camera dei deputati. Ciò è stato fatto grazie a una maggioranza compatta, che in queste ultime settimane ha portato avanti un percorso di condivisione e anche di confronto, ma che è riuscita a trovare una quadra su tutto. Voglio dunque ringraziare il Presidente e tutti i componenti della Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, per il percorso intrapreso, che è stato costruttivo e di condivisione. Molto spesso - è stato fatto anche oggi - ho sentito criticare la Lega e il Governo, tacciati più volte di considerare lo straniero un furbo a prescindere. Ad alcuni sfugge, però, la grande politica anti furbetti che sta facendo la Lega a livello locale e i dati alla mano dimostrano che non c'è distinzione tra un furbo italiano e un furbo straniero. Un furbo è un furbo, qualsiasi sia la sua nazionalità, tant'è che in prima lettura al Senato è stato approvato un emendamento che prevede che il cambio di residenza venga certificato da un apposito verbale della polizia locale in caso di separazione o divorzio avvenuto successivamente al 1° settembre 2018.