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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui rapporti tra politica e magistratura. Onorevoli Senatori . – Il dibattito sull'orientamento politico della magistratura è aperto in molti sistemi democratici moderni e l'Italia non fa eccezione, nonostante la previsione a livello costituzionale di principi di garanzia, quali quelli di imparzialità, autonomia e indipendenza del potere giudiziario. Il recente gravissimo scandalo che ha investito il mondo giudiziario, e che riempie le cronache di questi giorni, ha riacceso i riflettori sull'esistenza di evidenti commistioni tra politica e magistratura, sfiorando il rischio di una grave crisi istituzionale e di un'inaccettabile delegittimazione dell'intera magistratura italiana. Il caso – nato dagli sviluppi delle indagini sull'ipotesi di corruzione a carico del pubblico ministero Luca Palamara, ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati – è poi sfociato, in un crescendo di fatti emersi dalle intercettazioni ambientali, nel « caso Palamara – Lotti » sulla commistione di esponenti politici ed autorevoli membri della magistratura che, al di fuori delle sedi istituzionali e in contesti informali e « appartati », cercavano di condizionare le nomine dei vertici di importanti uffici giudiziari (quali le procure di Roma e di Perugia), secondo logiche « correntizie » e, per così dire, « sinallagmatiche », cioè di scambio di favori. Un caso gravissimo che sta mettendo a dura prova anche la fiducia dei cittadini italiani nel sistema giudiziario del Paese; cittadini che stentano a raccapezzarsi nella infinita quantità di informazioni, emerse dalle intercettazioni realizzate attraverso il captatore trojan , rese pubbliche in violazione del segreto istruttorio e divulgate da una comunicazione mediatica aggressiva e quasi violenta, che si arricchisce, di giorno in giorno, di nuove indiscrezioni e di nuove dichiarazioni e che oramai lambisce e non risparmia neanche le più alte cariche dello Stato. Indipendentemente dalla rilevanza penale delle intercettazioni, su cui si giudicherà nelle aule giudiziarie, emerge un quadro molto inquietante e allarmante di una commistione impropria tra politica e giustizia, che mina i fondamenti dello Stato di diritto e il principio della separazione dei poteri. Commistione che è ormai impossibile fingere di ignorare, dato il crescente acuirsi, soprattutto negli ultimi anni, di conflitti interni all'ordine giudiziario e di conflitti tra questo, nel suo insieme, e la classe politica. Riguardo ai conflitti interni all'ordine giudiziario, si è andati ben oltre la dialettica politica interna, fino ad arrivare a vere e proprie « guerre tra procure », generate da un crescendo del potere politico delle correnti della magistratura e di logiche spartitorie sulle nomine dei capi degli uffici giudiziari, con pubblici attacchi dei componenti dei rispettivi uffici. Riguardo ai conflitti tra l'ordine giudiziario e la classe politica, si è assistito al moltiplicarsi di interventi pubblici e di esternazioni da parte di magistrati su questioni di stretta pertinenza del potere legislativo o dell'esecutivo, alla prassi delle « manette » in pubblico e degli « avvisi di garanzia » annunciati a mezzo stampa, prassi che ha prodotto sensibili effetti sul sistema politico e sull'opinione pubblica. La previsione che lo stesso Consiglio superiore della magistratura (CSM) abbia, tra i suoi componenti, esponenti politici espressione del Parlamento e di magistrati eletti dalla potente corporazione della magistratura, organizzata in correnti, hanno reso – purtroppo – fisiologica la commistione tra politica e magistratura, tra potere giudiziario e lo stesso esecutivo. Infatti non si può seriamente invocare l'indipendenza del potere giudiziario dal potere politico, quando si è ammesso costantemente, in modo strutturale e con raffinati dosaggi correntizi, il massiccio distacco di magistrati messi fuori ruolo negli snodi cruciali dei Ministeri nei quali si articola il Governo del Paese; non si può non interrogarsi sulla evidente contraddizione tra l'invocazione della indipendenza della magistratura dal potere politico e la costante occupazione di posizioni chiave dell'Esecutivo da parte di togati accuratamente ripartiti tra le varie correnti. È giunto il momento che la politica, anzi il Parlamento, si faccia carico di tutelare l'indipendenza della magistratura restituendole dignità e credibilità attraverso profonde e radicali riforme dell'ordinamento giudiziario. Nel frattempo, si propone l'istituzione di una Commissione di inchiesta che indaghi sui rapporti tra la politica e la giustizia e che permetta al Parlamento, nel rigoroso rispetto dell'indipendenza della magistratura, di individuare le disfunzioni del sistema e giungere a conclusioni atte a ristabilire l'essenza dello Stato di diritto, mettendo in luce il ruolo positivo svolto dalla stragrande maggioranza dei magistrati. La Commissione che qui si propone di istituire non potrà entrare in alcun modo nel merito di responsabilità specifiche concernenti l'esercizio della funzione giudiziaria. Non si tratta, infatti, di fare il processo a singoli magistrati, né tanto meno alla magistratura nel suo complesso, ma di comprendere le ragioni del malsano e improprio intreccio di interessi tra politica e giustizia, anche al fine di individuare le opportune misure di cui il legislatore può farsi carico al riguardo. La Commissione parlamentare di inchiesta, nel termine di un anno, dovrà accertare: 1) lo stato dei rapporti tra le forze politiche e la magistratura, con particolare riferimento ad eventuali indebite pressioni sulle nomine a capo degli uffici giudiziari; 2) se esistano correnti interne alla magistratura volte al perseguimento di obiettivi politici ovvero collegate a partiti politici o a singoli esponenti politici; 3) l'influenza diretta o indiretta delle correnti interne alla magistratura sulle nomine a capo degli uffici giudiziari e sugli altri provvedimenti di autogoverno della magistratura; 4) se ed in quale misura singoli esponenti o gruppi organizzati all'interno della magistratura abbiano svolto azioni in contrasto con il principio costituzionale della separazione dei poteri; 5) se ed in quale modo vada riformato il quadro normativo riguardante l'ordinamento giudiziario e il metodo di elezione del CSM, al fine di garantire la massima libertà e indipendenza delle decisioni di autogoverno della magistratura.. 1 (Istituzione e durata della Commissione) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sui rapporti tra politica e magistratura, di seguito denominata « Commissione ». 2 La Commissione conclude i propri lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione e presenta alle Camere, entro i successivi sessanta giorni, una relazione finale sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta. Sono ammesse relazioni di minoranza. 3 Il presidente della Commissione trasmette alle Camere, dopo sei mesi dalla costituzione della Commissione stessa, una relazione sullo stato dei lavori. 2 (Composizione della Commissione)