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Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali. Onorevoli Senatori. – Al fine di illustrare il presente disegno di legge, si riporta la relazione pronunciata nell'aula dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, in occasione dell'approvazione del progetto, dal relatore sul medesimo. « Arriviamo in Aula, oggi, con il provvedimento che veniva indicato poco fa. Il tema è quello delle disposizioni in materia di lavoro tramite piattaforme digitali. Con questo provvedimento abbiamo cercato di affrontare e di prendere in considerazione un aspetto del lavoro per come si sta modificando, in base anche alle nuove tecnologie. È un tema chiaramente di grande portata, molto presente e attuale. Motivo per cui abbiamo ritenuto fosse importante affrontarlo con un provvedimento legislativo. Non è la prima volta che la nostra Assemblea si confronta su questo tema, anzi, nel definire il progetto di legge, nello scegliere di proporre un progetto di legge alle Camere, ci siamo mossi sulla scorta di una risoluzione approvata circa un anno fa all'unanimità, che portava la mia come prima firma, e firmata dai colleghi della sinistra ed altri colleghi. Quell'atto prendeva le mosse dal contesto regionale e chiedeva, oltre ad estendere determinati princìpi e determinate tutele per i lavoratori che si muovono e sono coordinati in base alle piattaforme digitali, di estendere le tutele al territorio regionale e di intervenire presso le sedi legislative nazionali e le sedi esecutive perché venissero presi provvedimenti su scala nazionale, che garantissero determinate tutele. Abbiamo comunque ritenuto di muoverci con questo provvedimento. Il tema è quello, in un ambito così ampio e sempre in crescita, considerando che il nostro è un provvedimento regionale, da inviare alle Camere, di fissare un punto preciso. Abbiamo cercato di essere il più concreti possibile, quindi al di là dell'ampiezza del termine, abbiamo ritenuto di fissare il fatto che anche i rapporti mediati da piattaforme digitali di lavoro, tra chi presta lavoro e il datore di lavoro, siano rapporti subordinati. È chiaro che questo elemento si inserisce in un dibattito più ampio. Pensiamo, però, che sia un elemento imprescindibile nella definizione di questo tipo di rapporti di lavoro e che sia utile tanto nel presente quanto in prospettiva, perché riconosce il fatto che, nel divenire dell'evoluzione tecnologica e, di conseguenza, delle tipologie di rapporti di lavoro che si possono instaurare, ci siano elementi imprescindibili che riguardano la contrattualistica del lavoro, ma più in generale la coesione sociale, che sono quelli del riconoscimento reciproco tra le parti, del riconoscimento del valore prima di tutto umano che il lavoro ha, a partire da chi lo presta. È necessario che le due parti si riconoscano ed è necessario che abbiano una definizione precisa dei rapporti che ci sono tra di loro, a prescindere da come questi rapporti vengano mediati. L'obiettivo del nostro provvedimento è quello. Riguarda chiaramente il tema dei riders, molto di attualità, ma in generale di tutti i lavoratori che a vario titolo prestano le loro prestazioni in base alle piattaforme digitali. Non soltanto i ciclo-fattorini. Sono lavori di diverso tipo e di diversa natura. In tutti questi casi, noi facciamo riferimento al valore che il lavoro produce rispetto ai datori di lavoro e diciamo che questo valore deve essere riconosciuto al lavoratore in termini di tutele, di dignità e di riconoscimenti non soltanto contrattuali, ma di diritti personali. In questo modo, con gli undici articoli di cui è composto il provvedimento, abbiamo cercato di definire prima di tutto quali sono i princìpi in base ai quali devono essere riconosciute adeguate tutele, necessarie rispetto ai lavoratori, fissando i richiami, nell'articolo 3, ai contratti nazionali, in modo da definire chiaramente che ci sono e devono esserci dei paletti anche per i lavori mediati da piattaforme digitali, fissando il divieto di retribuzione a cottimo, che può sembrare un'affermazione ridondante, ma in realtà diventa necessaria nel momento in cui cambia, in base anche alle tecnologie, il mercato del lavoro. Quindi, è necessario affermare determinati diritti, così come il diritto alla disconnessione, collegato all'utilizzo degli algoritmi, ovvero il fatto che si possa prestare lavoro tramite piattaforme digitali, quindi coordinati da apparecchiature quali i telefonini eccetera; ma allo stesso modo ci sia la necessità, come in tutti i lavori, di definire turni di riposo e la possibilità di saltare turni. Così come abbiamo ritenuto di riaffermare in due articoli (articoli 8 e 9) anche in questo ambito la libertà di opinione e il divieto di discriminazione, basandoci sull'attualità e sull'aver visto casi in cui in queste tipologie di lavoro questi elementi, che dovrebbero essere consolidati, non sempre sono stati tenuti in adeguata considerazione. Così come la necessità di affermare, in base anche alle direttive europee, la protezione dei dati personali e il divieto di formulare rating reputazionali, perché è evidente che, con l'utilizzo di determinati strumenti, si può produrre un controllo eccessivo da parte del datore di lavoro sui lavoratori. Tutti questi temi trovano una sostanza nell'articolo 11, che appunto afferma la natura subordinata di questo tipo di rapporti di lavoro, e, nel farlo si appoggia su una definizione di subordinazione che guarda, da un lato, al lavoratore e, prima di tutto, alla sua dignità, al lavoro e al valore che il suo lavoro e la sua dignità danno all'azienda che lo richiede, e dall'altra parte questo valore prodotto da parte dell'azienda. È un modo in parte di ridefinire il tema della subordinazione, alla luce prima di tutto degli aspetti umani che ha il lavoro e alle conseguenze che necessariamente questi aspetti devono avere sul piano del riconoscimento del lavoratore in quanto tale in termini di diritti, di retribuzione e chiaramente di tutele. Il percorso nelle Commissioni è stato abbastanza lineare. Abbiamo ritenuto di tenere questo provvedimento depositato per un tempo sufficiente, guardando anche all'evoluzione del quadro nazionale, proprio perché avevamo a cuore prima di tutto il contenuto di questo provvedimento e non la necessità di portare un risultato a tutti i costi. II tema vero è quello di dare una legislazione nazionale che consenta questo tipo di inquadramento. Ci sono stati diversi tentativi che ancora non sono approdati ad un punto. Diventa necessario, anche da parte della nostra Regione, che sul tema del lavoro ha un percorso proprio e particolare, a partire dal Patto per il lavoro e da una serie di misure, compresa la risoluzione che citavo prima, che la rendono caratteristica; se guardiamo a livello comunale la Carta dei diritti di Bologna, diventa importante che anche la nostra Regione faccia sentire la propria voce per dire prima di tutto che bisogna arrivare a un quadro normativo univoco che consenta di riconoscere la dignità delle prestazioni prestate tramite le piattaforme digitali. Questo è l'obiettivo principale del provvedimento di oggi. La discussione in commissione, come accennavo prima, è stata piuttosto lineare. È stata fatta una prima seduta di dibattito in cui sono intervenuti diversi consiglieri in maniera molto costruttiva, fornendo elementi, tra gli emendamenti che abbiamo presentato al testo di legge originario e l'ordine del giorno, che ho cercato di tenere assieme. È stato fatto un passaggio in commissione Parità per il parere riguardo la definizione degli articoli che riguardavano la libertà di opinione, il divieto di discriminazione, i temi legati alla parità e ai diritti delle persone, che ha dato esito positivo.