[pronunce]

3.2. ¾ Nel merito, ed in via subordinata, si sostiene che le dichiarazioni rese dal deputato Sgarbi, ed indicate nella relativa delibera adottata dalla Camera dei deputati, ricadano comunque nel raggio di azione della garanzia della insindacabilità ex art. 68, primo comma, della Costituzione. Innanzitutto, la difesa della Camera ritiene che il nesso fra le opinioni espresse e l'attività politico-parlamentare non sia infranto dal ruolo di conduttore televisivo svolto da chi quelle medesime opinioni abbia ritenuto di esprimere, giacché la garanzia in questione è applicabile anche alle opinioni rese extra moenia, salvo il requisito della loro correlazione con l'attività politico-parlamentare. Circa la sussistenza del nesso funzionale, la memoria fa presente che le dichiarazioni rese nei confronti del dott. Andrea Padalino si collocano nel quadro di considerazioni critiche espresse dal deputato Sgarbi sul funzionamento del Tribunale di Milano e segnatamente sui rapporti intercorrenti tra l'ufficio del pubblico ministero e quello del giudice per le indagini preliminari in tema di irrogazione di misure privative della libertà personale nel periodo di “Tangentopoli”. Ciò premesso, secondo la difesa della Camera vi sarebbero numerosi atti di controllo e dichiarazioni rese nel plenum, i quali testimonierebbero che il filo conduttore dell'attività politico-parlamentare del deputato Sgarbi consiste proprio nella denuncia dell'operato di alcuni uffici giudiziari che, ad avviso del deputato medesimo, non sarebbe stato improntato a criteri adeguati al valore che riveste la libertà personale dei cittadini. Al riguardo si richiamano: l'interrogazione n. 3/00189 del 1° agosto 1994; l'interrogazione n. 3/00191 presentata nella medesima data; l'interrogazione n. 4/15496 dell'8 novembre 1995; l'interrogazione n. 4/16345 del 29 novembre 1995. La difesa della Camera fa inoltre presente che la questione delle modalità di esercizio dei poteri del giudice per le indagini preliminari, come risulta dalla interrogazione n. 4/03252 del 5 dicembre 1996, presentatore Tabladini, e dalla relativa risposta del Governo, si è posta in relazione alla vicenda Caneschi pressoché coincidente sul piano temporale con le dichiarazioni attualmente sub iudice, vicenda che è stata «oggetto di esame e di valutazione sul piano disciplinare da parte del Ministro dell'epoca, il quale ritenne di promuovere, in data 7 settembre 1995, la relativa azione nei confronti dei dottori Elio Ramondini e Andrea Padalino, rispettivamente sostituto procuratore della Repubblica e giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Milano». A conferma di tale specifica correlazione, la difesa della Camera ricorda gli interventi del deputato Sgarbi nella seduta del 18 giugno 1998 nonché nella seduta del 3 novembre 1998. Onde dar conto dell'impegno del deputato sul tema, nella memoria si rammenta che il deputato Sgarbi si è fatto promotore della proposta di legge n. 2747 (22 giugno 1995) per la tutela del diritto alla salute delle persone sottoposte a misure privative o limitative della libertà e, unitamente ad altri deputati, della proposta di legge n. 3697 (15 gennaio 1996) in materia di diritto all'informazione sulle condizioni di detenzione. Si richiamano, infine, i numerosi interventi in Aula (nelle sedute del 19 maggio 1994, del 21 luglio 1994, del 13 settembre 1995, del 25 ottobre 1995 e del 26 ottobre 1995) sulle garanzie del giusto processo e della libertà personale. La polemica che, soprattutto in quel frangente della vita nazionale, caratterizzava l'attività posta in essere dal deputato Sgarbi (ma anche quella di numerosi altri parlamentari) riguardante in particolare il modus operandi dei giudici milanesi, avrebbe precipuamente avuto di mira le decisioni assunte in tema di privazione della libertà personale. Ad avviso della Camera, in tale polemica, per gli stessi termini in cui si è manifestata negli atti tipici, sarebbe da ravvisare una portata generale suscettibile di investire anche gli organi, quali sono appunto i giudici per le indagini preliminari, deputati al controllo dei presupposti delle richieste in tal senso avanzate dagli organi inquirenti. Così inquadrata, la vicenda in oggetto, concernente dichiarazioni critiche rivolte ad un giudice per le indagini preliminari milanese, si dimostrerebbe, al di là delle espressioni di mero contorno, in linea di continuità con il nucleo polemico ricorrente negli atti sopra richiamati e con i suoi destinatari, sicché fondatamente si sarebbe addivenuti nel caso di specie alla dichiarazione di operatività della garanzia costituzionale di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. 4. ¾ In prossimità dell'udienza, la Camera dei deputati ha depositato una memoria illustrativa ribadendo l'eccezione di inammissibilità o improcedibilità del conflitto e mantenendo comunque ferme le deduzioni prospettate in via subordinata a sostegno dell'infondatezza nel merito del conflitto.1. ¾ Il presente conflitto di attribuzione è stato sollevato dalla Corte d'appello di Milano, seconda sezione civile, nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla deliberazione dalla stessa assunta in data 29 luglio 1998 (doc. IV-ter, n. 67/A), con la quale è stata affermata l'insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva «Sgarbi Quotidiani» in onda su Canale 5 in data 4 agosto 1994 e della presentazione in pubblico, a Cortina d'Ampezzo in data 24 agosto 1994, di un libro; opinioni con riguardo alle quali pende un procedimento civile di risarcimento del danno da diffamazione davanti alla medesima Corte d'appello. Secondo il Giudice ricorrente, tali dichiarazioni esulerebbero completamente dalle funzioni parlamentari, essendo state rese nell'ambito di una trasmissione televisiva condotta dallo stesso parlamentare e durante una conferenza stampa per la presentazione di un libro, senza alcun collegamento con l'attività istituzionale dello stesso deputato e senza che esse rappresentino una divulgazione all'esterno di una opinione già espressa dall'interessato nell'esercizio delle funzioni parlamentari tipiche. La deliberazione della Camera, pertanto, esorbiterebbe dall'ambito derogatorio consentito dall'art. 68, primo comma, della Costituzione e verrebbe ad interferire illegittimamente con le attribuzioni dell'autorità giudiziaria. 2. ¾ La Camera dei deputati, costituendosi nel presente giudizio, ha chiesto alla Corte di dichiarare il ricorso inammissibile o improcedibile sotto un duplice profilo: innanzitutto, per la carenza, nell'atto introduttivo, dei requisiti minimi prescritti dall'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, stante l'assenza di qualsiasi prospettazione del thema decidendum nell'atto introduttivo, non essendo dato reperire in esso alcuna indicazione in ordine al contenuto delle dichiarazioni rese dal deputato Sgarbi e mancando qualsiasi riferimento al contenuto della delibera della Camera assunta come lesiva ed ai motivi che ne dovrebbero comprovare la illegittimità;