[pronunce]

Nel merito, la parte privata sottolinea che, alla luce dell'articolo 41 della Costituzione, “mentre sono concepibili disposizioni provvisorie particolari, che abbiano lo scopo di risolvere situazioni di urgenza o di emergenza (…), non possono ammettersi comandi giuridici che impongano iussu principis e senza predeterminazione di scadenza l'obbligo di gestioni” economicamente dannose per l'impresa che ne è gravata. Le disposizioni impugnate contrasterebbero, perciò, con gli articoli 3, 41 e 47 della Costituzione. 6. - In prossimità dell'udienza pubblica hanno depositato un'unica memoria il Presidente del Consiglio dei ministri e la Regione Siciliana, insistendo nelle conclusioni già rassegnate. In particolare, si eccepisce un nuovo profilo di inammissibilità della questione. Con la legge 10 novembre 1997, n. 42 (Interventi finanziari straordinari per la riscossione dei tributi in Sicilia), infatti, la Regione determinò in via eccezionale le somme dovute al commissario provvisoriamente delegato alla riscossione in Sicilia per gli anni dal 1991 al 1996, in aggiunta a quelle previste dall'art.61, comma 3, lettere a e b, del d.P.R. n. 43 del 1988, e un'ulteriore erogazione per l'anno 1997, subordinando l'intera erogazione (art. 1, comma 5) alla rinuncia - poi intervenuta, con conseguente pagamento delle somme - ad ogni azione o pretesa della società Monte Paschi Serit nascente dalla gestione del servizio in regime commissariale. Il rapporto commissariale, osservano gli intervenuti, avrebbe quindi trovato legislativamente una propria complessiva e singolare regolamentazione, cui non sarebbe stata certamente estranea “una prevista base volontaristica da parte della stessa società”, alla quale sarebbe stata riconosciuta un'adeguata ed eccezionale (in quanto derogatoria rispetto a quella generalmente spettante al commissario delegato) remunerazione per il servizio svolto per tutto il periodo entro il quale si collocano i fatti oggetto della contestazione formulata nei confronti degli imputati nel giudizio a quo. Tale normativa, indubbiamente speciale e di contenuto eccezionale, non sarebbe stata invece considerata dall'autorità remittente, che avrebbe quindi omesso di verificarne l'incidenza in relazione alla disposizione generale dell'art. 18 della legge regionale impugnata, e in definitiva di motivare sulla rilevanza della questione. Quanto al merito, si contesta in particolare l'assunto secondo cui al commissario governativo delegato sarebbero imposti “gli obblighi ma non i diritti del concessionario privato”, in quanto al primo si applica (art. 18, comma 3, della legge regionale impugnata) la normativa concernente il secondo, e in particolare ad esso compete il diritto al rimborso delle spese e ai compensi a remunerazione del servizio; solo per il commissario delegato, poi, era prevista (dall'art. 26 del d.P.R. citato) la possibilità, in situazioni particolari, di esonero dall'obbligo del ”non riscosso come riscosso”, sempre incombente, invece, sul concessionario. In ordine, infine, alla asserita mancata previsione di un termine all'attività coattivamente svolta dal commissario delegato, l'Avvocatura osserva che occorre distinguere fra la previsione della norma impugnata, che si esprime in termini di provvisorietà e di temporaneità, e la sua concreta applicazione nel caso di specie. 7. - All'udienza del 20 gennaio 2004 le parti hanno discusso la questione, insistendo per l'accoglimento delle conclusioni già rassegnate in atti.1. - Il giudizio a quo è un processo penale per interruzione di pubblico servizio a carico di amministratori di due istituti bancari, l'uno già investito della funzione di commissario governativo delegato provvisoriamente alla riscossione dei tributi negli ambiti della Regione siciliana, l'altro unico azionista del primo. Il Tribunale di Palermo, facendo propria una questione in precedenza sollevata, nello stesso giudizio, dal Pretore di Palermo con ordinanza del 14 luglio 1999, mai regolarmente pervenuta a questa Corte a causa di un disguido postale, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 24 del d.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43 (Istituzione del servizio di riscossione dei tributi e di altre entrate dello Stato e di altri enti pubblici, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 4 ottobre 1986, n. 657), e, “conseguentemente”, dell'art. 10 (recte: 18) della legge della Regione Siciliana 5 settembre 1990, n. 35 (indicata con il n. 74 per un errore materiale, come si rileva dalla esatta indicazione contenuta nella motivazione), recante “Istituzione e disciplina del servizio di riscossione dei tributi e di altre entrate”, “laddove impongono al commissario governativo delegato provvisoriamente alla esazione dei tributi gli obblighi ma non i diritti del concessionario privato, alla cui disciplina normativa viene operato testuale rinvio, con ciò comportando il determinarsi di una situazione obbligatoria svincolata dalle esigenze di economicità della gestione aziendale e potenzialmente in antitesi ad essa, senza che nelle norme censurate venga in alcun modo determinato, facendo ricorso a criteri cronologici o di altra natura legale, un limite ragionevole all'esercizio di tale potere da parte dell'ente pubblico”. Secondo il remittente, le norme in questione - conferendo all'autorità (il Ministro delle finanze secondo la legge statale, l'Assessore regionale per il bilancio e le finanze, secondo la legge regionale) il potere di imporre al privato, senza limiti di tempo o “funzionali”, e senza consentire il recesso unilaterale, l'obbligo di gestire, in qualità di commissario governativo, il servizio di riscossione in forma di impresa, con tutti gli oneri e i rischi relativi, e con l'obbligo del “non riscosso per riscosso” - esporrebbero il soggetto investito della funzione di commissario al rischio di scompensi di natura economico-finanziaria, con lesione della libertà economica e dei principi di eguaglianza e ragionevolezza: onde sarebbero violati gli articoli 3 e 41 della Costituzione. 2. - Non possono essere accolte le eccezioni di inammissibilità della questione sollevate dalla difesa del Presidente del Consiglio dei ministri e della Regione Siciliana. Le parti private che hanno sollevato la questione, giudicata dal remittente non manifestamente infondata, lamentano, fra l'altro, che non venga loro riconosciuto, in forza delle norme impugnate, un diritto di recesso, con incidenza, in ipotesi, sulla qualità di incaricato di pubblico servizio dell'istituto bancario i cui amministratori sono imputati. A ciò si riferisce la pur succinta motivazione della rilevanza della questione offerta dal remittente, là dove allude alla potenziale incidenza che la decisione della stessa potrebbe avere sulla ricorrenza degli elementi costitutivi della fattispecie criminosa per cui si procede.