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Tuttavia, a questo punto, la strategia rifiuti zero rimane un po' appesa e inapplicata. Bisognerebbe interrogarsi sul perché, dopo tanto lavoro e tante energie spese in questo senso, è rimasta sostanzialmente disattesa. Sicuramente serve un cambiamento di paradigma a livello di approccio culturale sia alla gestione ambientale che alla gestione di tutto il mondo imprenditoriale e industriale. Dico questo perché noi abbiamo avuto una grandissima difficoltà, proprio nel corso dell'attuale legislatura, nel portare a compimento la riforma delle materie prime seconde, il famoso end of waste, in cui ci siamo scontrati con una mentalità, a mio modo di vedere, estremamente antiquata perché si scontra con le problematiche attuali. Faccio un esempio che può sembrare non riguardare questo argomento ma chiaramente, a livello di atteggiamento, è attinente. In questi giorni si fa un gran parlare del cosiddetto modello Genova che viene stiracchiato da una parte e dall'altra per stabilirne l'origine. In realtà, probabilmente - e il decreto semplificazioni ce lo dimostrerà quando avremo modo di leggerlo - in questo Paese la necessità di derogare ad una serie di norme che lo hanno per troppo tempo ingessato e immobilizzato oramai non è più rinviabile, ma questo va fatto soprattutto in termini ambientali con un nuovo atteggiamento, quindi sicuramente è necessario premiare le azioni - parlo anche dei cittadini e degli imprenditori - virtuose ma anche stabilire tutta una serie di controlli. Detto questo, aggiungo due ultime considerazioni. In primo luogo noi abbiamo fortunatamente una nuova legge sugli ecoreati che nel 2015 ha introdotto nel nostro ordinamento una parola fondamentale che è «reversibilità». A mio parere questa è la parola sulla quale costruire tutte le nostre azioni future perché se era vero che in passato era impossibile portare avanti determinate azioni, di fronte alla parola reversibilità molte cose possono essere fatte per lo sviluppo e per l'imprenditoria italiana, tutelando in maniera efficace l'ambiente. Concludo dicendo che fortunatamente, adesso, al governo della Regione Umbria c'è una nostra ex collega, la senatrice Donatella Tesei, che si è insediata da qualche mese, quindi sicuramente l'Umbria, rispetto a tutto ciò che è scritto nella relazione al nostro esame e a tutte le pagine oscure che ci siamo lasciati alle spalle, sta affrontando un nuovo percorso. Ritengo che l'impronta della Regione Umbria a guida Lega, a guida Tesei, sia evidente ed efficace. Porto in quest'Aula una notizia che è arrivata pochi giorni fa: finalmente, proprio grazie alla nuova giunta di centrodestra a guida Tesei, la sede regionale dell'ARPA è stata spostata dal capoluogo perugino alla città di Terni che abbiamo capito essere estremamente sofferente dal punto di vista ambientale per tutta una serie di ragioni storiche. Ritengo quindi che la giunta Tesei, la nuova giunta regionale umbra, abbia dato un grande stimolo, un impulso verso un atteggiamento diverso e nuovo nella tutela ambientale che sia davvero efficace e, soprattutto, innovativo e in contatto con il territorio. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pavanelli. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'approvazione all'unanimità della relazione conclusiva sulla Regione Umbria da parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti su illeciti ambientali ad esso correlate è senza dubbio un fatto positivo che attesta come di fronte a temi molto importanti che riguardano la tutela dell'ambiente e di conseguenza la salute dei cittadini, è possibile superare le divergenze del piccolo cabotaggio politico quotidiano nell'interesse dell'intera collettività. Con l'approvazione della relazione conclusiva lo scorso 21 maggio, si conclude un lungo lavoro di studio, di approfondimento e di inchiesta, iniziato nella passata legislatura con attività di trasferta sui territori interessati e con numerose audizioni di varie autorità, enti ed associazioni regionali. Umbria cuore verde d'Italia, si dice, e le immagini di questi giorni della spettacolare fioritura sul Pian Grande di Castelluccio di Norcia conferma lo slogan . Sfortunatamente, dalla relazione parlamentare emerge che il cuore verde d'Italia in tema di gestione dei rifiuti presenta numerose e preoccupanti zone grigie, ed anzi forse troppe situazioni di colore più nero che grigio. Desidero evidenziare che la relazione finale ha esposto, senza derivazione politica e senza voler nascondere sotto il tappeto, le molte criticità in tema di rifiuti e discariche, riportando i fatti con chiarezza e dovizia di informazioni - per questo vorrei ringraziare i componenti della Commissione - affinché i cittadini, primi destinatari di questo lavoro, possano informarsi e così essere forse più partecipi delle future scelte strategiche sulla gestione dei rifiuti; scelte che, inevitabilmente, dovranno essere fatte e che influiranno anche sulle attività quotidiane di ogni umbro. Dalla lettura della relazione conclusiva emerge soprattutto un dato con grande urgenza: un radicale cambio di paradigma nella gestione del ciclo dei rifiuti. Occorre impostare un ambizioso piano di progressivo abbandono dell'attuale impostazione basata essenzialmente su incenerimento e interramento in discarica, per passare seriamente ad un ciclo cosiddetto rifiuti zero, ovvero ad un'economia circolare dei rifiuti. La situazione nelle sei discariche dell'Umbria presenta criticità notevoli, essendo tutte ormai vicino al limite, nonostante gli ampliamenti concessi negli anni passati delle loro capacità di accoglimento dei rifiuti. Anzi, le discariche di Colognola e Sant'Orsola ormai non sono più in funzione, avendo raggiunto il limite di tonnellate depositate. Siccome questo tipo di cambiamenti non si può fare in poco tempo, ma richiede svariati anni, occorre agire fin da subito, senza più attendere, perché siamo già in ritardo rispetto alle direttive europee. Sono gli effetti collaterali della cosiddetta economia lineare, basata sulla produzione di un bene, il suo consumo e il conseguente smaltimento. A questa è essenziale contrapporre con forza un modello di economia circolare dei rifiuti che superi il concetto di fine vita della materia, creando così nuove imprese e migliaia di posti di lavoro. Non si tratta di un obiettivo utopico, ma è senza dubbio complesso da raggiungere e richiede l'intervento congiunto di vari soggetti: dal legislatore ai produttori, dagli enti di salvaguardia ambientale alle infrastrutture per la gestione dei rifiuti, passando per il personale addetto alla raccolta e allo smaltimento. Certo, per raggiungere un risultato, pur con fatica e sacrificio, serve un obiettivo e una visione. Ecco cosa si intende per economia circolare dei rifiuti: un sistema in cui si supera il percorso produzione-consumo-smaltimento, per sostituirlo con un modello appunto circolare, dove il prodotto di scarto finalmente viene rimesso in circolo come materia prima seconda. Quindi, dopo il consumo e prima dell'eventuale smaltimento, è necessario attivare dei processi virtuosi come la riparazione, il riutilizzo e il riciclo, che noi dobbiamo promuovere sbattendo la porta in faccia al malaffare.