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Dobbiamo sapere che la memoria e visitare quei luoghi è assolutamente un'esperienza potente, che dimostra come il contatto diretto con la memoria sia prezioso per alimentare non solo la conoscenza e la consapevolezza, ma per far tornare le nostre ragazze e i nostri ragazzi da quei viaggi con una cultura e un atteggiamento verso la vita quotidiana molto differenti. L'importanza della memoria è testimoniata dalle parole di Primo Levi: «L'Olocausto è una pagina del libro dell'umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria». A questo deve però accompagnarsi il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo ed istigazione all'odio e alla violenza. Serve allora che tutto il Paese, a partire dalle istituzioni nazionali ma - certo - anche quelle regionali e comunali (vale a dire tutte le istituzioni ad ogni livello), mostrino su questo fronte il massimo impegno e la massima responsabilità. In tal senso trovo che in questi mesi ci siano stati - lo voglio dire perché anche questo è un elemento di riflessione fra di noi - troppi distinguo da alcune parti politiche e con grande convinzione vorrei precisare che sarebbe importante che oggi in quest'Aula il nostro dibattito terminasse con l'assunzione unitaria di tutte le forze politiche dell'insieme degli impegni proposti dalle mozioni: questa è la serietà che occorre quando si affronta il tema della memoria e della Shoah (Applausi dai Gruppi PD e IV- P.S.I.). Non bisogna sottrarsi dal fare questo, dal mettere insieme le proposte che abbiamo avanzato, perché quello che chiedono, in qualità di firmatari della nostra mozione tutti i Capigruppo, e non solo della maggioranza, è che il Governo prosegua e rafforzi l'impegno contro ogni forma di antisemitismo. Su tale questione l'insieme degli impegni presi in questa sede non si limita soltanto e giustamente a chiedere più risorse per i viaggi della memoria, ma anche - lo sottolineo - a guardare in faccia il fenomeno e a contrastarlo nella sua complessità. Fondamentale e non più procrastinabile è anche la verifica del quadro normativo in materia di negazionismo, di apologia del fascismo, di requisiti e prove per la benemerenza da parte dei perseguitati dal regime nazifascista e dei reati commessi con l'aggravante dell'odio razziale. Lo dico perché c'è una complessità e se non si conoscono i processi per cui si è arrivati alla Shoah, non avremo tutti gli strumenti per contrastare il fenomeno. Mi permetta di concludere il mio intervento, signor Presidente, con una citazione, che credo condividiamo tutti, di Hannah Arendt: «Quel che ora penso veramente è che il male non è mai "radicale", ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso "sfida" […] il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e, nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua "banalità". Solo il bene è profondo e può essere radicale». Questo è ciò che vogliamo rafforzare nel pensiero, nella conoscenza e nell'istruzione; per questo chiedo all'Assemblea di riflettere ancora sulla possibilità che oggi, nel merito di tutti i temi posti in questa sede, la seduta possa concludersi con una scelta politica che dia onore a questo Senato. Questo è il segnale che le ragazze e i ragazzi che ci stanno osservando si aspettano, perché siamo dentro all'attuazione dei valori della nostra Costituzione; uscire divisi, con voti divisi, sarebbe ancora una volta un segnale pessimo di questo Senato e di alcune forze politiche rispetto alle ragazze e ai ragazzi del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PD, IV-P.S.I., FIBP-UDC e della senatrice Rivolta) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. Colleghi, nel rispetto della possibilità di ognuno di svolgere il proprio intervento, vi chiedo la gentilezza di rispettare i tempi assegnati, perché in quest'occasione per me sarebbe assolutamente sgradevole richiamarvi o addirittura togliervi la parola. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, in questi giorni è stato diffuso il secondo Rapporto Italia 2020 dell'Istituto di studi politici economici e sociali Eurispes, le cui conclusioni lasciano esterrefatti. Chiunque abbia a cuore la democrazia non può che rimanere stordito dai risultati: per un italiano su sei praticamente la Shoah non è mai esistita, se consideriamo il 15,6 per cento dei cittadini del nostro Paese che nega lo sterminio del popolo ebraico e un altro 16,1 per cento secondo il quale la Shoah c'è stata, ma non è stata poi così grave. Ebbene, sommando questi due dati arriviamo al 30 per cento degli italiani che negano o conferiscono poca importanza a uno degli eventi più tragici e inauditi che abbia dovuto affrontare il genere umano. Per capire l'entità di questo terrificante dato, è sufficiente ricordare che solo quindici anni fa il negazionismo riguardava per gli italiani il 2,7 per cento: si è passati dal 2,7 al 30 per cento in quindici anni. Al negazionismo si aggiunga l'aumento inquietante dei fenomeni di antisemitismo che si fondano su un linguaggio d'odio e di violenza ormai sdoganato e mai abbastanza condannato. Lo dico a tutti noi colleghi: non bisogna essere indulgenti o indifferenti nei confronti di chi pratica la violenza e di chi sostiene queste teorie aberranti. Bisogna unirsi in una sola voce e questa voce deve dire «no», perché chi pronuncia quelle parole è un eversore che attenta alla nostra democrazia. Qualche mese fa in quest'Aula, grazie all'iniziativa della senatrice Segre, abbiamo approvato l'istituzione di una Commissione contro i reati d'odio. Il nostro Paese - non dobbiamo mai dimenticarlo - ha costruito la sua identità proprio sul ripudio della violenza, sul rifiuto dell'antisemitismo, combattendo e sacrificandosi contro chi ha compiuto quei crimini abominevoli. Oggi, come ieri, non siamo immuni da quell'odio. E debellarlo riguarda il destino stesso del genere umano. Dobbiamo sapere che quell'odio è replicabile e che gli unici vaccini in grado di contrastarlo sono la conoscenza storica, la cultura e l'educazione. Sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per combattere le più vili discriminazioni e non far cadere in un imperdonabile oblio uno dei punti più bui della storia dell'umanità. Guardare alle cose per attraversarle ed esserne attraversati. Conoscere la storia serve a maturare una presa di coscienza collettiva anche sulla gravità dei tempi che stiamo attraversando. Quella storia che troppi nostri ragazzi, purtroppo, dimostrano di non conoscere e che rappresenta invece lo strumento di trasmissione principale della nostra identità collettiva. La memoria è responsabilità, riscatto contro l'indifferenza. Il luogo deputato a proteggere come un primo avamposto questa memoria è la scuola. Educazione, formazione e istruzione sono strumenti prioritari, ma per fare davvero i conti con quello che ha significato la Shoah dobbiamo insegnare ai ragazzi anche a guardare al presente, come ha ricordato il presidente Mattarella pochi giorni fa nelle celebrazioni del Giorno della Memoria.