[pronunce]

- Così definite portata e finalità del precetto sospettato di incostituzionalità, va osservato che il rimettente, nel sollevare la questione, muove dal presupposto che la norma denunciata riservi il beneficio pensionistico della rivalutazione dei periodi assicurativi "ai lavoratori dipendenti da aziende private", senza possibilità di estensione ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato; e ciò "quanto meno per il periodo antecedente al primo gennaio 1996", data in cui la gestione dell'assicurazione infortuni, per detti dipendenti, passò all'I.N.A.I.L.. In tal senso deporrebbe, secondo il giudice a quo non solo il riferimento al periodo di lavoro soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie da amianto gestita dall'I.N.A.I.L., "ma anche l'intero contesto dell'articolo in esame", e, segnatamente, il successivo comma 10 che "impone alle imprese (private) l'obbligo di versare all'I.N.P.S. (gestione di cui all'art. 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88 ...) un contributo per ogni dipendente che abbia fruito del pensionamento anticipato". Donde la conclusione, trattane dal giudice a quo dell'esclusiva pertinenza del beneficio previdenziale in esame ai lavoratori iscritti all'assicurazione generale obbligatoria gestita dall'I.N.P.S. e non già, anche, ai "lavoratori iscritti ad altri fondi pensione e, in particolare, al fondo pensione istituito con legge n. 418 del 1908 per i ferrovieri", soppresso soltanto dal 1 aprile 2000, in forza dell'art. 43 della legge n. 488 del 1999. Detto assunto va considerato, però, tutt'altro che pacifico, essendo frutto di una non adeguata indagine sulla ratio della disposizione denunciata. Indagine tanto più necessaria ove si consideri non solo l'assenza, nel caso specifico, di diritto vivente, ma anche l'esigenza, evidenziata dalla costante giurisprudenza di questa Corte, di una doverosa ricerca, tra più soluzioni interpretative possibili, di quella costituzionalmente adeguata, posto che l'incostituzionalità di una disposizione può dichiararsi soltanto ove sia impossibile darne una interpretazione costituzionale e non già perché è possibile darne interpretazioni incostituzionali. 6. - In questa prospettiva, occorre rilevare che l'interpretazione adottata dal giudice a quo non risulta essere l'unica possibile, militando per una diversa lettura della disposizione censurata plurimi elementi esegetici, i quali portano a ritenere che essa sia volta a tutelare, in linea generale, tutti i lavoratori esposti all'amianto, in presenza, beninteso, dei presupposti fissati dalla disposizione stessa, secondo quanto evidenziato dalla già ricordata sentenza di questa Corte n. 5 del 2000. Presupposti richiesti proprio perché la legge n. 271 del 1993 ha voluto tener conto della capacità dell'amianto di produrre danni sull'organismo in relazione al tempo di esposizione, sì da attribuire il beneficio della maggiorazione dell'anzianità contributiva in funzione compensativa dell'obiettiva pericolosità dell'attività lavorativa svolta. Obiettiva pericolosità che indubbiamente non manca anche nell'ambito del servizio ferroviario, ove l'eliminazione e lo smaltimento del materiale rotabile contenente amianto, già esplicitamente incluso tra i prodotti la cui produzione e commercializzazione erano destinate, sia pure gradualmente, a cessare (lettera d) della tabella allegata alla legge n. 257 del 1992), si pone, tuttora, come problema di non secondaria importanza (cfr. il "Secondo addendum al contratto di programma tra Ministro dei trasporti e le Ferrovie dello Stato S.p.a. 1994-2000", di cui alla deliberazione 22 giugno 2000 del CIPE). 7. - Così individuata la causa giustificativa della norma denunciata, non corretta appare, anzitutto, la qualificazione, da parte del giudice a quo dei lavoratori delle Ferrovie dello Stato come dipendenti di "imprese non private", senza, con ciò, avvedersi che, alla data di entrata in vigore della disposizione denunciata (frutto della modifica apportata, all'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, dalla legge 4 agosto 1993, n. 271, di conversione del d.l. n. 169 del 1993), l'Ente cui essi appartenevano (istituito dalla legge n. 210 del 1985, in luogo della già Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato) era stato trasformato in società per azioni, in virtù della delibera CIPE del 12 agosto 1992: trasformazione che, come anche rilevato da questa Corte (sentenza n. 179 del 1996), ha dato luogo ad un "organismo societario privatistico (sia pure a configurazione speciale)". Inoltre, anche se, come ricorda il rimettente, il personale ferroviario è stato assicurato presso l'I.N.A.I.L. soltanto dal 1 gennaio 1996, in forza dell'art. 2, comma 13, del decreto-legge n. 510 del 1996, convertito nella legge n. 608 del 1996, non può ignorarsi che la stessa disposizione ha posto a carico dell'I.N.A.I.L., a decorrere sempre dal 1 gennaio 1996, tutte le prestazioni, comprese quelle relative agli eventi infortunistici e alle manifestazioni di malattie professionali verificatisi entro il 31 dicembre 1995 e non ancora definiti, essendo all'uopo contemplato, dal successivo comma 15, l'obbligo delle Ferrovie dello Stato S.p.a. di versare all'I.N.A.I.L. una riserva matematica per il pagamento di tutte le predette prestazioni. Un'ipotesi, questa, di rapporto successorio ex lege che ha avuto come esito, da un lato, il venir meno della posizione delle Ferrovie dello Stato quale ente assicuratore contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali del personale dipendente, e, dall'altro, la concentrazione in capo all'I.N.A.I.L. della relativa gestione assicurativa, essendo a suo carico, a partire dal 1 gennaio 1996, non soltanto le prestazioni dovute per gli eventi insorti dopo detta data, ma anche quelle relative ad eventi pregressi, se non definiti entro il 31 dicembre 1995. E ciò senza trascurare che anche in precedenza il personale ferroviario, benché escluso, per effetto dell'art. 127 del d.P.R. n. 1124 del 1965 (ora abrogato dall'art. 53, comma 7, della legge n. 449 del 1997), dalla gestione assicurativa I.N.A.I.L., fruiva, con erogazione a diretto carico delle Ferrovie dello Stato, di una tutela assicurativa contro gli infortuni corrispondente a quella contemplata dallo stesso decreto. Non può, infine, convenirsi sul peso che il rimettente tende ad annettere, sul piano sistematico, al disposto del comma 10 dell'art. 13 della legge in esame, che imponendo l'obbligo di versare all'I.N.P.S. uno specifico contributo per ogni dipendente che abbia fruito del pensionamento anticipato, conforterebbe la tesi che il beneficio di cui al comma 8 denunciato riguardi i lavoratori iscritti all'assicurazione generale obbligatoria gestita dall'I.N.P.S..