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Noi, invece, vogliamo far passare il principio che tutto ciò non si può fare e, se un Governo decide di porre in atto delle azioni per contenere l'immigrazione illegale, allora subentra il magistrato che interviene per far sì che tutto ciò non avvenga. Fratelli d'Italia non avallerà la follia di mandare a processo il Ministro dell'interno per aver fatto il suo dovere. Fin dal primo momento ci siamo opposti alle assurde richieste di processo per sequestro di persona: lo abbiamo fatto nel caso della Diciotti; lo abbiamo fatto in Giunta e lo rifacciamo in Assemblea senza tatticismi; non ci opponiamo per difendere un nostro alleato politico, il senatore Matteo Salvini, ma lo facciamo per difendere le basi della nostra democrazia e per salvaguardare il diritto dell'Italia a difendere i suoi confini nazionali. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Floris) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallicchio. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, in merito alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Salvini avanzata dal tribunale dei ministri di Catania occorre fare chiarezza - come ci chiedono in molti - e tenere conto di tutti gli aspetti e concentrarsi solo sui fatti. Cercherò di fare proprio questo. Prima di tutto viene il bilanciamento dei princìpi e dei valori presenti all'interno del nostro ordinamento e, in particolare modo, di quelli aventi rango costituzionale. Questo aspetto è sostanziale perché è stabilito dalla legge costituzionale n. 1 del 1989 all'articolo 9, comma 3, come già richiamato. Il compito spettante al Parlamento si sostanzia proprio nel verificare se, nell'esercizio dell'azione di Governo, sussistesse un interesse costituzionalmente rilevante dello Stato, ovvero il perseguimento di un interesse pubblico preminente. E la preminenza va individuata proprio soppesando il suo bilanciamento rispetto a quei diritti riconosciuti pure dalla Costituzione che verrebbero compressi o lesi da un'azione che potrebbe configurarsi come reato. Ci è utile procedere nell'analisi partendo dalle somiglianze e dalle differenze tra il caso attuale e quello della nave Diciotti verificatosi un anno prima. In entrambi i casi la vicenda ha riguardato due navi militari con a bordo persone soccorse in mare e rimaste a bordo per un periodo di tempo simile, in attesa dell'autorizzazione allo sbarco da parte del Ministro dell'interno. Per il caso Diciotti appurammo che il ritardo fu dettato dal perseguimento di interessi giustificativi pubblici, quali la risoluzione della controversia in atto tra Italia, Malta e l'Europa per l'accoglienza e la redistribuzione dei migranti e la disciplina e riduzione dei flussi migratori e dei connessi rischi di naufragio. Nel giudizio di valutazione di preminenza dell'interesse dello Stato vennero analizzati i corrispondenti diritti compressi da tale azione ed emerse che la nave Diciotti aveva caratteristiche tecniche e funzionali tali da poter ospitare oltre 600 persone - come già sottolineato in quest'Aula - e, quindi, ben oltre le 150 che accolse e per le quali non c'è stato alcun riscontro specifico circa danni subiti a causa dell'attesa. Perciò, quella nave fu considerata un posto sicuro. Emerse di conseguenza che l'unico diritto compresso fu in quella occasione esclusivamente quello della libera circolazione, che non si annovera tra i diritti fondamentali, per così dire incomprimibili, quali la vita e la salute. È dunque chiaro che, con il caso Diciotti, si siano tracciati limiti espliciti tollerabili nello sbarco. Applichiamo dunque gli stessi princìpi enucleati nel caso Diciotti al caso Gregoretti, al fine di verificare nei fatti se i predetti limiti siano stati o no superati. Nel caso della motonave Gregoretti, volendo anche sorvolare sull'assenza delle controversie con Malta e sul diverso clima internazionale, decisamente migliore a distanza di un anno, specie in merito al meccanismo di redistribuzione dei migranti in Europa, e quindi pur non potendo in questa sede - per economia dei tempi - valutare se il ritardo dello sbarco dei migranti fu volto a perseguire tutti i medesimi interessi statuali come nel caso Diciotti, ciò che valutiamo qui sono i diritti incisi delle persone a bordo. Diciamo subito che la motonave Gregoretti, molto più piccola e adibita al controllo costiero della pesca, è idonea a ospitare solo il personale militare di bordo; nel caso in esame, invece, ha dovuto ospitare oltre 130 persone in più. Quindi, considerando il punto nevralgico e dirimente, e cioè quello dei diritti coinvolti, qui sembrano essere stati compressi quelli della salute e della dignità umana, oltre che della libera circolazione. Premetto che non penso che dobbiamo accogliere tutti i migranti che arrivano, né che dobbiamo sbarrare ogni accesso a chi è in mare - ci mancherebbe! - ma dobbiamo rilevare che, sin dai primi giorni, si sono susseguiti numerosi verbali provenienti da tutte le figure coinvolte (il comandante della nave, il team sanitario a bordo, la Capitaneria di porto, i NAS di Ragusa), noti al Ministero dell'interno e dai quali si evince chiaramente che gli oltre 130 migranti, tra l'altro in mare già da diversi giorni prima, permanevano ammassati sui pochi metri quadrati del ponte di poppa, in condizioni atmosferiche di forte caldo - si è parlato di 35 gradi - e sole battente all'aperto, senza abiti di ricambio, con a disposizione solo un piccolo bagno e per doccia solo un tubo di gomma sul ponte collegato a un punto d'acqua. I verbali parlano di condizioni igienico-sanitarie sempre più precarie con il passare del tempo; materiali sanitari dichiarati inadeguati; numerosi casi di malattie infettive (come tubercolosi e scabbia, tra le altre) rilevate fin dal primo giorno, con rischio contagio dichiarato come certamente elevato e in graduale peggioramento, perché era impossibile attuare procedure sanitarie in condizioni di sterilità, inducendo anche per tutti questi motivi il tribunale dei minori a imporre lo sbarco di 16 minorenni. Quindi, la piccola motonave Gregoretti non poteva, nelle condizioni descritte, considerarsi un posto sicuro. Tra i verbali c'è anche quello dell'unità operativa malattie infettive dell'ASL di Siracusa che si raccomandava di effettuare, a sbarco avvenuto, lo screening per le principali malattie infettive, estendendo l'analisi - per ovvi motivi - anche al personale militare di bordo. Essendo, però, le risultanze di quelle analisi non presenti nel fascicolo a nostra disposizione in Giunta, e quindi non sapendo noi cosa sarebbe accaduto fuori, presentammo un'istanza di integrazione istruttoria, che il presidente Gasparri ci ha sempre negato, così come altre precedenti richieste, in maniera del tutto ingiustificata impedendoci perciò un'analisi completa dei fatti. Assieme a tutto ciò vorrei altresì ricordare e lamentare, seppur brevemente, le forzature avvenute nella Giunta per il regolamento che, dovendo decidere sul calendario della votazione relativa al nostro caso, ha preso nella stessa riunione decisioni frettolose e contraddittorie, per di più guidate da esigenze del momento e, dunque, niente affatto consone alla natura permanente che dovrebbe caratterizzare questo importante organo.