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(c) garantire che le persone cieche, sorde o sordocieche, ed in particolare i minori, ricevano un'istruzione impartita nei linguaggi, nelle modalità e con i mezzi di comunicazione più adeguati per ciascuno ed in ambienti che ottimizzino il progresso scolastico e la socializzazione». Sembra, pertanto, giunto il momento per l'Italia di procedere in tale senso, dando alla Lingua dei segni italiana pieno riconoscimento, e ciò non solo con attenzione ai problemi delle persone svantaggiate, ma con il riconoscimento fattivo delle peculiarità e delle potenzialità che tali persone, considerate non solo in quanto isolate ma come comunità, hanno. In questa ottica si pone il presente disegno di legge, che prevede il riconoscimento della Lingua dei segni italiana quale lingua propria della comunità dei sordi, equiparandola pertanto a una qualsiasi lingua di minoranza linguistica, degna anch'essa, come le altre finora considerate che traggono la loro origine su base etnica, della tutela prevista dall'articolo 6 della Costituzione. È in questo senso che la LIS deve essere considerata «lingua non territoriale» della comunità dei sordi, equiparando tale definizione a quella della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, firmata a Strasburgo il 5 novembre 1992 [articolo 1, lettera c) ]. Il presente disegno di legge prevede, pertanto, con il riconoscimento della Lingua dei segni italiana, che sia consentito e agevolato il suo utilizzo nei procedimenti giudiziari civili e penali e nei rapporti dei cittadini con le pubbliche amministrazioni e con gli enti locali. Peraltro, per dare effettiva attuazione a tale disposizione, si è ritenuto preferibile ricorrere allo strumento del regolamento previsto dalla legge 23 agosto 1988, n. 400, anche per i risvolti tecnici che tale normativa comporta e per l'esigenza di coinvolgere, nella elaborazione di essa, l'ente preposto istituzionalmente alla tutela dei sordomuti, avvalendosi concretamente delle esperienze e competenze di tutti coloro che si sono dedicati a tali problemi. Le norme regolamentari previste si pongono nelle linee tracciate dalla legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili, e coinvolgendo le regioni, competenti in materia di assistenza, e in generale gli enti locali, è opportuno siano emanate previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Una particolare attenzione si vuole dare alle disposizioni relative all'uso e all'insegnamento della Lingua dei segni italiana nelle scuole, che si pongono nell'ambito non solo di quanto già previsto dalla legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104, ma anche di quanto previsto dal ricordato testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, e successive modificazioni. Questo perché l'esperienza insegna che la maggioranza dei bambini sordi, pur partendo da una normale potenzialità cognitiva, con un inserimento «tradizionale», termina la scuola dell'obbligo con un bagaglio di apprendimenti gravemente insufficiente, tanto da poter parlare di serio rischio di insufficienza mentale conseguente all'impossibilità di recepire a livello accettabile informazioni attraverso il linguaggio verbale. Come esempio virtuoso in tema di insegnamento, si ricorda che nel biellese, più precisamente presso l'Istituto Comprensivo di Cossato, è in atto dal 1994, un progetto di bilinguismo «Lingua Italiana/Lingua Italiana dei Segni (LIS) per l'integrazione dei bambini sordi nella scuola comune». Il progetto si propone di integrare i bambini sordi nella scuola comune dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado, formando un gruppo di alunni sordi che acquisiscono la LIS come lingua naturale assieme ad alunni udenti che impiegano la LIS come seconda lingua il più precocemente possibile (cioè partendo dalla scuola dell'infanzia) con l'apporto di operatori esperti in LIS (interpreti e docenti LIS). L'esperienza maturata dal progetto biellese dimostra che l'intervento linguistico in LIS sui bambini sordi (dalla nascita o pre-linguali) è efficace se è iniziato fin dalla scuola dell'infanzia, o, ancor meglio, fin dall'asilo nido, nel rispetto delle previsioni dell'articolo 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Il modello organizzativo prevede la presenza in ogni classe di più alunni sordi, di un interprete di lingua dei segni, degli insegnanti curricolari, di un insegnante di sostegno e di docenti di lingua dei segni. Il progetto ha raggiunto risultati decisamente lusinghieri in termini di apprendimento degli alunni sordi e in termini di reale integrazione fra sordi e udenti, ed una notorietà a livello nazionale, come attestato dalle verifiche compiute dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) di Roma, dalle ricerche compiute dai consulenti del progetto, dai numerosi convegni nazionali ed internazionali cui la scuola ha partecipato e dal libro sul progetto stesso pubblicato nel 2003. I risultati dimostrano l'efficacia di questa esperienza: tutti gli alunni sordi (ad oggi sono 24, oltre ai circa 150 alunni udenti coinvolti nel progetto) hanno proseguito gli studi, dopo la scuola secondaria di primo grado, e 7 ragazzi sordi si sono diplomati, 2 di essi lavorano e 4 frequentano l'Università: Architettura, Scienze della Formazione, Professioni Sanitarie, Scienze e Tecniche Psicologiche. Si ricorda, infine, che nel corso della XVI legislatura l'Atto Senato n. 37 recante «Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana» è stato approvato il 16 marzo 2011 dalla 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali del Senato in un testo unificato con gli atti Senato 831, 948, 1344, 1354, 1391. Alla Camera il provvedimento (Atto Camera 4207) è stato esaminato dalla XII Commissione Affari sociali, addivenendo ad un testo base. Si presenta, pertanto, il medesimo testo con alcune modificazioni e si auspica una tempestiva approvazione con il consenso più ampio possibile.. Art. 1. (Diritti delle persone sorde e riconoscimento della lingua dei segni italiana) 1. Nell'ambito delle finalità della legge 5 febbraio 1992, n. 104, rivolta a garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti di libertà, di autonomia e di indipendenza delle persone con disabilità, assicurandone la piena integrazione nella vita sociale, economica, politica e culturale del Paese, e anche in armonia con i principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, ratificata dalla legge 3 marzo 2009, n. 18, la Repubblica promuove la rimozione delle barriere che limitano la partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e garantisce ogni forma di prevenzione, diagnosi anche precoce e cura della sordità. 2.