[pronunce]

Inoltre, la mancanza, nell'ordinamento interno, di una disposizione che imponga al giudice di procedere in contumacia nei confronti dell'imputato estradato per fatti diversi, determinerebbe la violazione del parametro costituzionale dell'art. 3, per la situazione di irragionevole privilegio – consistente nella sostanziale «immunità ed improcessabilità» – di cui verrebbe a beneficiare il cittadino italiano sottrattosi volontariamente all'applicazione del principio di territorialità, e successivamente estradato, sia pure in relazione a fatti diversi, rispetto al cittadino il quale, essendo rimasto sul territorio dello Stato, abbia reso possibile lo svolgimento del processo nei suoi confronti. Quanto alla rilevanza della questione, il rimettente rappresenta che soltanto l'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale della norma impugnata, nei termini invocati, consentirebbe la prosecuzione del processo a carico dell'imputato, previa dichiarazione di contumacia dello stesso. 2. – Con atto depositato il 7 dicembre 2004, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata. La difesa erariale condivide la ricostruzione operata dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui la clausola di specialità prevista dall'art. 14, paragrafo 1, della Convenzione europea di estradizione introduce una condizione di procedibilità, con la conseguenza che è inibito l'esercizio dell'azione penale per fatti diversi da quelli per cui è stata concessa l'estradizione, commessi prima della consegna. Peraltro, tale ricostruzione non impedisce il compimento degli atti di indagine necessari ad assicurare le fonti di prova, eventualmente mediante il ricorso all'incidente probatorio, né l'emissione di provvedimenti restrittivi della libertà personale (è richiamata Cass. , sent. n. 24627 del 2004). Conclusivamente l'Avvocatura ritiene che la normativa attuale, come interpretata dalla giurisprudenza prevalente, in quanto consente sia atti di accertamento del fatto, sia atti interruttivi della prescrizione, garantirebbe «l'efficienza del processo» e pertanto risulterebbe esente dalle censure prospettate dal rimettente.1. – Con ordinanza emessa il 16 luglio 2004 il Tribunale di S. Maria Capua Vetere ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 25 e 112 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 420-quater, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui «non prevede espressamente l'obbligo del giudice di dichiarare, lì dove prevista dalle norme pattizie, la contumacia dell'imputato estradato per fatti diversi e anteriori alla sua consegna». 2. – L'art. 14 della Convenzione europea di estradizione, stipulata a Parigi il 13 dicembre 1957, resa esecutiva in Italia con la legge 30 gennaio 1963, n. 300, fissa il principio di specialità, in base a cui la persona estradata non può essere perseguita, giudicata o arrestata, in vista dell'esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, né sottoposta a qualsiasi altra restrizione della sua libertà personale per un qualsiasi fatto anteriore alla consegna, diverso da quello che ha dato luogo all'estradizione. Il medesimo principio di specialità è contenuto nell'art. 721 cod. proc. pen. ed è ribadito dall'art. 7 della Convenzione di estradizione tra Italia e Polonia, resa esecutiva in Italia con la legge 7 giugno 1993, n. 193, che specificamente riguarda il giudizio a quo. La Convenzione europea (art. 14, paragrafo 2) dà facoltà alla Parte richiedente di adottare le misure necessarie, in vista di una interruzione della prescrizione, in conformità con la propria legislazione, ivi compreso il ricorso ad un procedimento contumaciale. La Convenzione italo-polacca (art. 7, paragrafo 4) precisa che il principio di specialità, in essa ribadito, non preclude «la possibilità di un procedimento giudiziario in contumacia, se tale procedimento è previsto dalla legge della Parte richiedente». 3. – Sulla base della normativa pattizia prima richiamata, il giudice rimettente – preso atto del consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, a partire dal 2001, nel senso che la clausola di specialità introduce una condizione di procedibilità – chiede a questa Corte una pronuncia additiva che dichiari l'illegittimità costituzionale dell'art. 420-quater, comma 1, cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede espressamente l'obbligo per il giudice di dichiarare, lì dove prevista dalle norme pattizie, la contumacia dell'imputato estradato per fatti diversi ed anteriori alla sua consegna. 4. – La questione è inammissibile. 4.1. – Il giudice rimettente sollecita questa Corte ad introdurre, mediante una pronuncia additiva, un tipo di processo contumaciale nuovo e diverso rispetto a quello disciplinato dal vigente codice di rito penale. Secondo l'art. 420-quater cod. proc. pen. , la contumacia dell'imputato deve essere dichiarata dal giudice quando non ricorrono le condizioni indicate negli artt. 420, comma 2, 420-bis e 420-ter, commi 1 e 2, tra cui va segnalato, perché rilevante ai fini del presente giudizio, il «legittimo impedimento», distinto nel citato comma 1 dell'art. 420-ter sia dal caso fortuito che dalla forza maggiore. Da quanto detto discende che nell'ordinamento processuale italiano non è ammessa la celebrazione in contumacia di un processo penale, se l'imputato non si presenta all'udienza per un legittimo impedimento, che ben può essere individuato, nel caso oggetto del giudizio a quo, nella clausola di specialità, la quale conferisce all'imputato il diritto a non essere processato per fatti anteriori e diversi da quelli che hanno dato luogo all'estradizione. L'inammissibilità di un giudizio in contumacia nei confronti dell'imputato che non si presenti in udienza al fine di esercitare un diritto è stata riconosciuta dalla giurisprudenza di legittimità, che ha così portato a compimento un lungo processo interpretativo. In assenza dunque di una volontaria rinuncia, da parte dell'imputato, alla prerogativa implicata dal principio di specialità, la contumacia non può essere dichiarata dal giudice. 4.2. – Il Tribunale rimettente mostra di essere consapevole della impossibilità di giungere per via interpretativa alla celebrazione di un processo contumaciale, che comporterebbe un'inammissibile estensione analogica delle norme processuali che regolano questo tipo di giudizio, stante la natura eccezionale delle stesse, riconosciuta come tale dalla giurisprudenza di legittimità.