[pronunce]

Su tale sistema la Corte costituzionale è intervenuta ripetutamente, affermando il principio secondo cui presupposto esclusivo per la configurabilità dell'obbligo assicurativo è l'esposizione al rischio, e ricavandone la tendenziale estensione della garanzia a tutti i soggetti che, per ragioni di lavoro intese in senso ampio, siano esposti ad un rischio obiettivamente riferibile alle lavorazioni protette (sentenza n. 98 del 1990), a prescindere dal titolo o dal regime giuridico del lavoro prestato (sentenze n. 476 del 1987, n. 160 del 1990 e n. 332 del 1992). In applicazione di questo principio, la Corte ha inciso sull'art. 9, ampliando la nozione di "datore di lavoro" tenuto agli adempimenti contributivi, in particolare escludendo che il soggetto ad essi obbligato sia necessariamente colui che determina le condizioni di rischio (sentenza n. 98 del 1990). Ed ha anche esteso la portata dell'art. 4, ritenendo ingiustificata l'esclusione, dall'elenco delle persone assicurate, dei prestatori di attività lavorative operanti nelle stesse condizioni di rischio di altre categorie protette (sentenze n. 476 del 1987, n. 137 del 1989, n. 332 del 1992). Ne risulta un sistema che, comprendendo tra i beneficiari dell'obbligo assicurativo di cui all'art. 4 non solo i lavoratori operanti in regime di subordinazione, ma anche (a seguito dei citati interventi di questa Corte) i collaboratori di imprese familiari e gli associati in partecipazione, soddisfa l'esigenza della massima estensione della tutela contro gli infortuni e le malattie occasionate da attività di lavoro. Parallelamente l'evoluzione legislativa ha allargato il novero delle categorie protette, prevedendo, oltre la copertura assicurativa degli infortuni in ambito domestico (legge n. 493 del 1999) - l'obbligo assicurativo per i lavoratori parasubordinati e gli sportivi professionisti (legge n. 38 del 2000, artt. 5 e 6). 3. - In tale prospettiva deve essere valutata l'attività che i lavoratori in aspettativa ai sensi dell'art. 31 della legge n. 300 del 1970 svolgono - sotto le direttive e per le finalità dell'organizzazione sindacale, presso cui ricoprono cariche provinciali o nazionali - con esposizione ad un rischio obiettivamente riferibile alle lavorazioni protette dall'art. 1 del d.P.R. n. 1124 del 1965. Alla stregua della ricordata giurisprudenza, la mancata inclusione di questi soggetti tra i beneficiari dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali viola l'art. 3, primo comma, Cost. 4. - L'illegittimità di tale mancata inclusione comporta, specularmente, l'illegittimità dell'esclusione dell'organizzazione sindacale dai soggetti, indicati dall'art. 9 del d.P.R. n. 1124 del 1965, da considerare datori di lavoro e quindi tenuti alla contribuzione assicurativa. La già rilevata esigenza di tutelare il lavoro attraverso l'estensione dell'assicurazione obbligatoria comporta infatti la svalutazione del titolo o del regime giuridico in base al quale l'attività sia espletata, tanto da rendere irrilevante la questione circa la definizione della natura del rapporto in virtù del quale il lavoratore in aspettativa agisca nell'interesse dell'organizzazione sindacale, essendo sufficiente riscontrare il suo assoggettamento ad un rischio professionale identico a quello di categorie protette. 5. - Deve pertanto essere dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 4 e 9 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, nella parte in cui non prevedono, tra i beneficiari della tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e tra gli obbligati alle relative contribuzioni, rispettivamente, i lavoratori in aspettativa perché chiamati a ricoprire cariche sindacali (provinciali e nazionali) e le organizzazioni sindacali per conto delle quali essi svolgano attività previste dall'art. 1 del medesimo testo unico. Rimangono assorbite le altre ragioni di censura dedotte dal rimettente.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 4 e 9 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), nella parte in cui non prevedono, tra i beneficiari della tutela assicurativa e tra gli obbligati, rispettivamente, i lavoratori in aspettativa perché chiamati a ricoprire cariche sindacali (provinciali e nazionali) e le organizzazioni sindacali per conto delle quali essi svolgano attività previste dall'art. 1 del medesimo testo unico. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 maggio 2002. Il Presidente: Vari Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 10 maggio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola