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Sarà così sulla difesa europea, sull'unione politica, sulla politica estera comune e sul coraggio di andare oltre. Abbiamo visto che questo ha portato, di fatto, a un rafforzamento del ruolo dell'Italia. Non sarebbe mai stata immaginabile in passato una visita a tre come quella che abbiamo visto a Kiev tra Olaf Scholz, Mario Draghi ed Emmanuel Macron. In passato quello franco-tedesco era l'asse guida e il motore dell'Europa. Oggi c'è invece un motore a tre - è innegabile - e penso che se ne dovrebbe rallegrare anche Fratelli d'Italia, perché se l'Italia conta di più in Europa è interesse di tutto il Paese rimarcarlo. All'estero l'Italia è il mio Paese e va difeso. (Applausi) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 18,23) ( Segue ALFIERI). In politica estera bisogna trovare tratti comuni e la capacità di costruire un nuovo motore dell'Europa va preservata. Non a caso, il Trattato di Aquisgrana fra Francia e Germania è bilanciato dal Trattato del Quirinale e da un patto di consultazione analogo che si sta costruendo con la Germania. Quello è il nuovo motore dell'Europa, che dovrà essere capace non di costruire qualcosa di alternativo all'Unione europea, ma, dentro l'Unione europea, di essere motore dei cambiamenti, delle riforme, di modificare i trattati e anche, se non riusciamo dentro l'Europa a 27 a risolvere le grandi sfide che abbiamo davanti, di avere il coraggio di agire fuori dall'Unione, come abbiamo fatto ad esempio con Schengen e con l'euro. Penso che sulla difesa europea il lavoro sarà complicato e difficile perché bisognerà portare a convergenza anche gli interessi, a volte divergenti, dell'industria dei grandi campioni della difesa europea. Tuttavia, costruire delle collaborazioni, degli scambi di informazioni e dei luoghi privilegiati in cui si discute con Francia e Germania è decisivo per costruire l'Unione europea del futuro, l'unione politica e la difesa europea comune. Noi ne siamo convinti non perché siamo subalterni alla Francia o perché a qualcuno di noi viene conferita la Legion d'onore, ma perché pensiamo che attraverso questi strumenti si rafforzi l'interesse nazionale del nostro Paese. Per questo, diciamo convintamente sì al Trattato del Quirinale. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, noi voteremo convintamente a favore della ratifica del Trattato di cooperazione rafforzata tra la Repubblica francese e l'Italia. Al di là del merito (potrei trattenermi sui singoli punti), il Trattato ha un rilievo in un quadro di riposizionamento strategico; questo secondo me è un aspetto molto importante. Non dobbiamo nasconderci il fatto che l'Europa sia stata condotta, in tutti questi anni, da un asse stretto franco-tedesco (qualcuno dice forse per merito della lunga stagione della Merkel); non a caso i senatori di Fratelli d'Italia citavano in contrapposizione il patto di Aquisgrana. È evidente che questo Trattato di cooperazione (il patto del Quirinale) è in grado di riequilibrare (questa parola non è usata a caso), a mio avviso spostando quell'asse molto nordico su un asse più mediterraneo. Soprattutto esso inaugura la possibilità, come si è visto anche in questo periodo, in un momento molto delicato per l'Europa, di costruire una guida rafforzata a tre, italo-franco-tedesca. Io penso che sarebbe molto opportuno, per il futuro dell'Europa e anche per l'interesse dei Paesi mediterranei, riuscire a costruire una guida che coinvolga più strettamente la Spagna. Questo è importante, in un momento delicato per l'Europa, non solo perché il Trattato è la risposta a una guida bilaterale franco-tedesca, che c'è stata per tanti anni, ma anche perché, a mio avviso, crea le condizioni per un rafforzamento sempre maggiore dell'Unione europea, e anche perché, all'interno dell'Unione europea stessa, non dobbiamo nasconderci il fatto che questo asse riequilibra il cosiddetto asse del nord, quello dei cosiddetti Paesi frugali. Questo sarà tanto più fondamentale quanto più metteremo mano rapidamente (spero) a una revisione del Patto di stabilità e dei Trattati; credo che questo asse sarà assolutamente prezioso. L'altra questione riguarda quello che sta vivendo in questo momento l'Europa, cioè la questione della guerra. Credo che la costruzione di una cooperazione rafforzata con la Francia sia molto importante, anche per provare fino in fondo, seriamente e con convinzione (cosa che francamente fino a adesso non è stata molto chiara) la linea della costruzione di un percorso di negoziato per uscire dalla guerra. Tornando al Trattato di cooperazione rafforzata con la Francia, è chiaro che ci sono stati degli elementi in passato; non mi riferisco solo a incidenti diplomatici, come quello che è stato citato a proposito dei gilet gialli, ma anche a una serie di questioni economiche che sono state fonte di contrasto. A maggior ragione, io credo che questo Trattato ci permetta di inaugurare una stagione di cooperazione molto più forte. Dal punto di vista politico esso è fondamentale, tanto più dopo la guerra e il dissolversi di tutto l'asse di Visegrád. Dal punto di vista della cooperazione economica, non dimentichiamo che sono sempre più numerosi i gruppi industriali a partecipazione mista francese e italiana, nei settori spaziale, navale, aeronautico, elettronico e molto altro, con oltre 600.000 lavoratori. Questo rafforzerà a mio avviso le ragioni e gli interessi del nostro Paese. Vorrei dire con molta forza che dispiace che il Governo invece, in un modo che mi lasci definire francamente è stato un po' superficiale, abbia voluto esprimere parere favorevole sull'ordine del giorno G102 per una parte che trovo assolutamente gratuita e che serve forse ad uscire da quest'Aula e fare propaganda dicendo che è stato approvato un ordine del giorno sul nucleare. In quel testo si ribadisce qualcosa di scontato, cioè la ricerca sulla fusione, che è molto italiana ma a livello internazionale interessa la Francia fino a certo punto; come il senatore Candiani sa perfettamente, nell'ordine del giorno si chiede di collaborare alla ricerca sul nucleare di ultima generazione, un tema di cui ognuno parla, ma su cui forse sarebbe bene che prima o poi si facesse una discussione seria. Si tratta, infatti, di affermazioni buttate lì, di cui francamente non c'è bisogno in questo momento, soltanto per creare discussioni che non servono a nulla, soprattutto per affrontare la crisi energetica, come sappiamo perfettamente. Dico questo non solo perché abbiamo avuto due referendum, ma perché la crisi che dobbiamo affrontare ha bisogno di risposte molto più ravvicinate, immediate, concrete e non di pura propaganda ideologica. Mi dispiace molto che sia stato espresso parere favorevole su questo, ma ovviamente spero che non verrà utilizzato per fare affermazioni che non corrispondono alla verità. (Applausi) . CRAXI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRAXI (FIBP-UDC) .