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Modifiche alla legge 30 dicembre 1986, n. 936. Onorevoli Senatori . – Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) è stato oggetto di dibattiti politici circa la valutazione dell'attualità delle sue funzioni e dell'opportunità del suo mantenimento nell'assetto costituzionale del Paese, con ripercussioni sulla sua capacità operativa , finanziaria e organizzativa, conseguente all'applicazione di norme che, nelle more dell'attuazione dell'ipotesi soppressiva dell'organo, erano tese a congelare le attività del CNEL comprimendole in un ambito asseritamente di « ordinaria amministrazione », concetto che, tuttavia, non trova riscontro nella giurisprudenza costituzionale per un organo di natura obbligatoria. All'acquisizione del negativo esito referendario sull'ipotesi soppressiva del CNEL ha fatto seguito, attraverso un intenso processo di autoriforma, una decisa ripresa della sua attività, culminante nella formulazione di atti d'iniziativa legislativa e di osservazioni sui temi economici e sociali attribuiti alla sua competenza. Tale ripresa, tuttavia, non è stata sostenuta dall'integrale ripristino sul piano della normazione primaria, degli strumenti operativi originariamente attribuiti al CNEL in coerenza con la posizione costituzionale dell'organo. Ciò ha richiesto uno sforzo organizzativo da parte del CNEL, attraverso l'effettivo esercizio dell'autonomia regolamentare derivante dalla natura di organo ausiliario, affinché fosse ripristinata la piena capacità operativa per l'attuazione del suo programma e con ciò garantito il pieno assolvimento delle incomprimibili funzioni ad esso demandate dalla Costituzione, dalle leggi e dai regolamenti. Al riguardo giova richiamare la sentenza della Corte costituzionale n. 29 del 3 febbraio 1987, secondo cui « Gli organi costituzionali o di rilevanza costituzionale non possono essere esposti alla eventualità, anche soltanto teorica, di paralisi di funzionamento ». Detto percorso interpretativo trova solidi ancoraggi nelle considerazioni che seguono. L'ausiliarietà delle funzioni del CNEL a quelle proprie del Governo con riferimento alla funzione consultiva obbligatoria, ancorché non vincolante, prevista dalla legge 24 dicembre 2012, n. 234 e del Parlamento con riferimento soprattutto alla titolarità della funzione di iniziativa legislativa ma anche consultiva (si confrontino gli articoli 49 e 98 del Regolamento del Senato della Repubblica e 146 del Regolamento della Camera dei deputati) connota la sua indipendenza dai medesimi organi e segnatamente dal Governo, secondo un percorso argomentativo che, originato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 26 del 1965 (che distingue gli « organi dello Stato » dagli « uffici della pubblica amministrazione ») è stato via via sviluppato in vari ambiti tra cui quello dell'assoggettabilità degli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale al controllo esterno (« il controllo della Corte dei conti investe gli atti non in quanto amministrativi in senso sostanziale, ma per la loro provenienza dal Governo o da altri organi della Pubblica amministrazione », sentenza della Corte costituzionale n. 143 del 1968). Sotto il profilo funzionale, attinente cioè alle funzioni istituzionali dell'organo, l'indipendenza e la terzietà del Consiglio trovano conferma nel procedimento di nomina dei suoi componenti che è rimessa al Capo dello Stato, in quanto titolare del supremo potere di garanzia, e che investe anche l'amministrazione del CNEL il cui vertice, il segretario generale, è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il presidente del CNEL, al pari di ogni componente, in posizione autonoma dal vertice dell'organo. Detti orientamenti hanno trovato, più di recente, specifiche applicazioni in alcune pronunce della Corte dei conti a sezioni riunite. La deliberazione n. 1 del 2018 delle sezioni riunite della Corte dei conti, in sede consultiva, previo richiamo della consolidata giurisprudenza costituzionale, afferma che gli organi di rilevanza costituzionale « non sono inseriti nell'apparato costituzionale dello Stato-governo, quindi non fanno capo allo Stato-amministrazione bensì direttamente allo Stato-comunità (o allo Stato-ordinamento), in posizione costituzionale di separatezza rispetto alle Amministrazioni dello Stato di talché in sede di disciplina legislativa dei rispettivi assetti sono stati da sempre loro riconosciuti ampi margini di autorganizzazione sconosciuti al plesso ordinario della Pubblica amministrazione. La loro diretta previsione in Costituzione sottintende il pregio costituzionale delle funzioni agli stessi affidate. È soprattutto in ragione dell'interesse generale al corretto esercizio di tali funzioni che deve essere assicurata la distinzione dal Governo titolare della funzione di indirizzo politico di maggioranza ». La deliberazione n. 2 del 26 febbraio 2019, resa dalle sezioni riunite della Corte dei conti, in sede di controllo, per l'esame e la pronuncia su una questione di competenza e di massima di particolare rilevanza, con riferimento a tutti gli organi di rilevanza costituzionale, afferma emergere « una posizione differenziata rispetto alla generalità delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 di tutti gli Organi; posizione differenziata da cui consegue, anche per il CNEL, l'obbligo di adeguare il proprio ordinamento ai (soli) princìpi di cui al titolo I del decreto legislativo n. 165 del 2001 e la non applicabilità del modello del controllo in termini di efficienza gestionale ex articolo 3, comma 4, della legge n. 20 del 1994, che ad esse fa diretto espresso riferimento ». Corollario dell'affermata indipendenza e terzietà del CNEL è la strumentalità dei compiti che, a supporto delle funzioni, sono svolti dal personale amministrativo – dirigenziale e no – con carattere di maggiore o minore contiguità con quelle funzioni, ma sempre in rapporto di ausiliarietà diretta. La Corte dei conti ha chiarito in modo ormai inequivoco come gli uffici del CNEL non siano ricompresi nell'ambito delle pubbliche amministrazioni, a tutela dell'indipendenza da tutte le articolazioni che fanno riferimento direttamente o indirettamente al Governo e dunque alle maggioranze parlamentari che ne costituiscono il fondamento. In conseguenza di ciò il CNEL, come tutti gli altri organi di rilievo costituzionale, non è soggetto al controllo successivo di gestione ai sensi dell'articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, mentre è oggetto del controllo finanziario ai sensi dell'articolo 100 della Costituzione. Tale speciale autonomia si estende poi all'autonoma gestione del bilancio, come specificamente espresso nel parere dell'Avvocatura dello Stato in data 6 maggio 2019. Il chiarimento delle citate prerogative implica tuttavia un impegno particolare da parte del Consiglio nel potenziare e far evolvere la qualità e la pregnanza dei controlli interni e della valutazione dei risultati conseguiti, che formeranno elemento qualificante degli obiettivi per l'anno in corso.