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Vedremo quale sarà la posizione del Governo sulla proposta di Forza Italia per il ripristino dei voucher , perché siamo a luglio e sappiamo che nell'agricoltura e nel turismo i voucher sono uno strumento importante (Applausi dal Gruppo FI-BP) , non certo utilizzato come ha fatto la CGIL per i propri dipendenti, e sappiamo di cosa stiamo parlando (Applausi dal Gruppo FI-BP). A che serve prendere decisioni per non delocalizzare le imprese, come si fa nel decreto dignità, se si irrigidiscono le norme sull'assunzione di personale, senza il quale le imprese non possono attuare la produzione? Perché piuttosto non si è intervenuti cercando di dimezzare i tempi per la presentazione dei nuovi piani di industrializzazione per tutte quelle aziende in crisi costrette il più delle volte poi a delocalizzare? Io credo che la sintesi del non intervento del decreto-legge in esame, che nel merito i miei colleghi affronteranno meglio, è che il Governo giallo-verde non sarà in grado di prendere una misura strutturale fino a ottobre, quando ci si dovrà confrontare con la dura realtà dei numeri. Il Ministro, che non c'è, infatti, ha liquidato nei giorni scorsi, come inutili passaggi formali, i controlli effettuati dai vari Dicasteri, ma forse non gli è stato detto che la bollinatura non è proprio quel macchinario che crea i fogli con le bolle d'aria che si usa per incartare i pacchi. La bollinatura è una seria e scrupolosa verifica che effettua la Ragioneria generale dello Stato. Senza questi inutili passaggi formali un provvedimento non può essere controfirmato dal Presidente della Repubblica e, quindi, trasmesso alle Camere per il successivo esame. Pertanto, cerchiamo di essere un po' più seri perché, da adesso, noi di Forza Italia ci auguriamo veramente che da voi - speriamo di non dover dire: «purtroppo» - può dipendere il prossimo futuro del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, il testo in esame che, occorre ricordarlo anche in questa sede, rappresenta l'ultimo decreto-legge approvato dal Governo Gentiloni Silveri, l'ultimo intervento targato PD, che fa emergere nei fatti gravi ripercussioni occupazionali conseguenti dalle crisi di imprese strategiche per l'economia del Paese, conferma anche in questa occasione come le politiche industriali e di crescita aziendale seguiti in questi anni di Governo della sinistra siano state inefficienti e assolutamente modeste. Rispetto al tema degli ammortizzatori sociali, riteniamo che si sarebbe potuto fare di più e meglio per fornire, almeno nelle previsioni, una più ampia certezza ad aziende che ancora oggi soffrono dei morsi della crisi e faticano a riprendersi. Oggi il sistema della tutela della disoccupazione resta ancorato a impostazioni tradizionali, largamente inadeguate e non in grado di dare risposte ai mutamenti che si sono avuti a causa della troppo lunga recessione economica degli ultimi anni. Se è vera, infatti, la ratio attraverso la quale le casse integrazioni sono strumenti tra i più virtuosi, è altrettanto vero che gli stessi preannunciano drammatiche chiusure aziendali. Infatti, soprattutto negli ultimi cinque anni, le succitate misure non sono state un accompagnatore sociale sufficiente al rilancio, attraverso gli sgravi del costo della manodopera, temporaneamente non utilizzata, ma veri e propri avvisi di sfratto. Ricordiamo l'ILVA di Taranto, la AST di Terni, la Lucchini di Piombino e di Trieste, tutte realtà differenti e, al contempo, accomunate dalla crisi economica e finanziaria che il Paese ha attraversato, ma soprattutto dalla mancanza - come dicevo prima - di una politica industriale lungimirante che tutelasse le eccellenze italiane e le difendesse dalla concorrenza sleale dei Paesi esteri e dal dumping salariale. Analizzando la composizione del suo impianto normativo, il provvedimento, che di fatto tratta una proroga di interventi già in essere, risulta composto da due soli articoli, più quello necessario per la sua entrata in vigore, e dispone per la Regione Sardegna un ulteriore finanziamento delle risorse destinate agli ammortizzatori sociali in deroga per uno stanziamento di 9 milioni di euro per il 2018 a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione. Occorre precisare, al riguardo, che per la medesima Regione sono riconosciute come aree di crisi industriale complessa anche quelle del polo industriale di Portovesme e di Porto Torres e che la platea dei lavoratori interessati è di circa 1.000 unità. Il successivo articolo 2 opera un chiarimento riguardo al finanziamento delle proroghe di trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga, al fine di evitare un'ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni di fatto identiche. Ai fallimenti del jobs act , che ha totalmente mancato l'introduzione di politiche attive del lavoro, si sono affiancati sussidi sociali come la tradizionale CIG e la CIGS, ovvero nuovi strumenti molto confusi per blandire la fame di lavoro che la crisi economica ha alimentato. Così le aziende sono state (e lo sono ancora oggi) costrette a chiudere o a ridurre la loro attività. E, sebbene gli ammortizzatori sociali coprano un arco temporale abbastanza variabile, prima o poi la possibilità di usufruirne è destinata a terminare. Nel caso della Sardegna, poi, l'errore fatto nel corso degli anni è stato quello di tentare di estendere l'industrializzazione indistintamente su tutta l'isola, invece di puntare a una seria politica industriale affinché i progetti di riconversione e riqualificazione industriale abbiano effettivo successo. Occorre, secondo noi, non seguire un modello standard per tutti, per tutte le Regioni e per tutte le Province, ma modelli che siano in grado di guardare alla peculiarità e alla sostenibilità territoriale e, al contempo, occorre abbandonare la logica degli interventi assistenzialistici a favore di misure strutturali, per ripristinare la complessità dell'industria, favorendo gli investimenti produttivi e innovativi. Pertanto, il dibattito in Aula di oggi su questo decreto-legge non riguarda tanto le norme in esso contenute, in quanto esse - come già detto - rappresentano una mera proroga di interventi già previsti in favore dei lavoratori delle aree industriali prima citate, quanto invece la necessità di capire quali politiche di crescita e di rilancio in materia di occupazione in favore delle imprese questo Governo legastellato intende portare avanti in maniera rapida. Un aspetto che coinvolge direttamente e inevitabilmente il mondo dei sindacati, vera casta per eccellenza, che dichiarano di difendere i lavoratori, ma soltanto quelli che hanno un lavoro fisso. La vicenda Alitalia con il referendum dello scorso anno, ad esempio, è l'emblema dello scempio compiuto ai danni di tutti quanti, soprattutto dei dipendenti, ed è costato alla collettività oltre un miliardo di euro. Ce lo vogliamo ricordare che esistono aziende in crisi in quanto non sono pagate e che spesso il debitore si chiama Stato? In ultimo, ma non meno importante, nel nostro Paese esistono ancora aziende che hanno pochi dipendenti, cinque o sei al massimo, che sono tagliati fuori da ogni forma di sostegno al reddito e al lavoro.