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mentre gli incidenti e i morti sul lavoro segnano un aumento costante, confermato anche nei primi mesi del 2022, l'ultimo decennio ha visto crollare il numero di ispettori e controlli; il contrasto all'illegalità, oltre ad essere un problema di organici è, soprattutto, questione di competenze e quelle degli ispettori che vigilano sul mondo del lavoro si stanno svilendo così in fretta che manca il tempo di farle acquisire ad altri. A dirlo sono gli ispettivi dell'Ispettorato nazionale del lavoro (INL), istituito con decreto legislativo n. 149 del 2015 per unificare tutta la vigilanza, compresa la materia di INPS e INAIL, che da allora non hanno più assunto nuovi ispettori; le comunicazioni di incidenti arrivate all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, tra gennaio e marzo 2022, sono state 194.106 contro le 128.671 del primo trimestre del 2021, anno in cui 1.221 persone hanno perso la vita sul posto di lavoro, oltre il 12 per cento in più rispetto al periodo pre-pandemia; questo aumento continuo fa interrogare sulle scelte fatte sul fronte della prevenzione e dei controlli. Dai dati del 2015, l'INAIL aveva 470 ispettori, che oggi si sono ridotti a meno di 200 con intere province scoperte e regioni sguarnite. L'Istituto nazionale della previdenza sociale aveva 1.600 ispettori e oggi ne conta 970, con altri 200 in attesa della pensione entro l'anno. Lo stesso Ispettorato nazionale del lavoro, istituito per ricondurre tutta l'attività ispettiva sotto il controllo del Ministero del lavoro, dai 6.500 ispettivi di sette anni fa è passato ai 4.000 di oggi; negli uffici territoriali la carenza di organico è incredibile: non si riescono ad evadere le richieste del mondo produttivo e anche il personale amministrativo è ormai molto carente, così che gli ispettori non escono per i controlli, perché devono stare in ufficio ad occuparsi della parte amministrativa. È pur vero che nel mese di maggio 2022 è previsto l'immissione di 1.900 nuovi ispettori ordinari dell'Ispettorato nazionale del lavoro (ed entro la fine dell'anno di altri 1.174 ispettori tecnici), ma risulta grave che il bando per i profili tecnici accetti una qualunque laurea triennale; per questa ragione, gli oltre 10.000 tecnici della Prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro che operano in numerosi settori della prevenzione, che vanno dalla sicurezza sul lavoro all'igiene degli alimenti, alla veterinaria, all'igiene pubblica e all'ambiente, lamentano il grave disagio relativo alla professionalità specifica che tale ruolo richiede. Infatti, i tecnici della prevenzione sono in possesso di una specifica laurea in "Tecniche della Prevenzione" conseguita presso la facoltà di Medicina e Chirurgia; sono esperti sanitari iscritti ad un Albo professionale e rivestono, per i loro delicati compiti, la qualifica di ufficiali di Polizia giudiziaria; sembra si voglia sminuire la figura sanitaria che opera nei vari settori del controllo pubblico: prima in qualità di vigili sanitari e oggi come tecnici della prevenzione laureati. Il Ministero della salute e le regioni sono a conoscenza dell'attività svolta da servizi ispettivi dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, però, invece di incentivare questa figura sanitaria rafforzandola, dopo anni di tagli indiscriminati sui dipartimenti di prevenzione, si fa di tutto per escluderla e depotenziarla, affidando la sicurezza sui luoghi di lavoro ad altri soggetti che non sono in possesso di adeguata formazione e di competenze specifiche; in particolare l'INL ha emanato un bando il quale prevede l'assunzione di 1.200 nuovi "ispettori tecnici" presso gli ispettorati del lavoro. Detto bando prevede, per l'ammissione al concorso, il possesso di una generica laurea triennale. Perciò, il messaggio è di tipo generalista: qualsiasi specializzazione consente di svolgere l'attività e le competenze del tecnico della prevenzione nel settore ispettivo nel campo della sicurezza del lavoro; considerato che: nonostante le numerose lamentele pervenute agli organi centrali, sia da parte dell'Associazione di categoria UNPISI, che dal mondo civile e universitario e dall'Ordine professionale, la risposta non si è fatta attendere: un nuovo bando dell'INAIL per la copertura di 32 posti presso la consulenza tecnica per l'accertamento dei rischi e della prevenzione. In quest'ultimo bando pubblico, al danno si aggiunge la beffa e cioè che il requisito per accedere a questo nuovo concorso è quello di essere in possesso di una laurea magistrale, ne vengono elencate ben 23, ma fra queste non è presente quella in Tecniche della Prevenzione; si è quindi arrivati al paradosso e cioè che chi è storicamente titolato e formato dall'Università e dallo Stato viene automaticamente escluso dalle attività di controllo ed ispezione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Nel recente bando, dunque, viene negato il possesso di competenze specifiche, mortificando e svalutando le competenze dei tecnici della prevenzione; si verifica quindi che da un lato gli organici sono falcidiati dai pensionamenti con le ovvie conseguenze sull'attività ispettiva, dall'altro una transizione verso l'Ispettorato unico e l'ispettore onnisciente che, però, non sembra funzionare perché agli ispettori INL vengono affidati anche gli accertamenti in materia di sicurezza e salute, precedentemente di esclusiva competenza del personale tecnico del SSN laureato in Tecniche della prevenzione nell'Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che sia stato sottovalutato il ruolo dei tecnici della prevenzione, che ogni giorno svolgono con abnegazione e altissimo spirito di servizio l'attività di controllo negli uffici ispettivi delle aziende sanitarie locali; quali iniziative intenda assumere al fine di potenziare piuttosto che svilire tale figura, che ha sempre contribuito all'elevazione di standard ottimali di salute pubblica. Atto n. 4-06998 GASPARRI Al Ministro dell'interno Premesso che: il Comune di Monteiasi, in provincia di Taranto, con delibera n. 46 del 9 giugno 2021, aveva disposto una serie di intitolazioni di strade, immobili e apposizioni targhe che ricordassero alcuni personaggi locali e nazionali; tra le proposte deliberate dalla Giunta comunale c'era quella di intitolare una strada comunale a Giorgio Almirante; lo scorso 8 febbraio, il Prefetto di Taranto, dottor Demetrio Martino, dopo aver vagliato le varie proposte contenute nella delibera, ha ritenuto non opportuno intitolare la strada ad Almirante, motivando questa decisione con il fatto che si tratterebbe di una scelta "non unanimemente condivisa ed apprezzata dalla popolazione" e che potrebbe "generare manifestazioni di dissenso", trattandosi di "persona divisiva" che porterebbe a "possibili negative ricadute sulla coesione civile e sociale e con potenziali rischi di turbative per l'Ordine pubblico"; in tutta Italia sono state intitolate strade a Giorgio Almirante, come ad esempio a Viterbo, Pomezia, Rieti, Agrigento, Bari, Lecce ed altri comuni, si chiede di sapere: