[resaula]

Tutti diciamo che questo provvedimento tende a semplificare l' iter , perché è necessario realizzare le opere e investire i soldi che ci vengono dal PNRR nel più breve tempo possibile e nel migliore dei modi. È giustissimo, chi potrebbe non essere d'accordo su questo? Lo sottoscrivo, ma il metodo è assolutamente sbagliato. Innanzitutto è un metodo vecchio e quindi anche verificato, non è solo errato per una valutazione che ci viene da un pregiudizio. Esso ha radici profonde nel solco tracciato da Guido Carli, lo stesso in cui è cresciuto il nostro primo ministro Draghi. Sappiamo infatti benissimo che i mali di questa inefficienza nascono proprio nel 1991, quando Guido Carli scriveva a «la Repubblica» una lettera su come vi fosse necessità di una crescita zero del numero dei dipendenti pubblici e di privatizzare, di colpire le pensioni e i salari e, ancora, di contenere le retribuzioni entro il tasso programmato di inflazione. Nel prossimo triennio tra cessazione di servizio, collocamento e riposo dovremmo avere 200.000 dipendenti in meno. Come potevamo credere che la pubblica amministrazione - le sovrintendenze - avrebbe potuto essere in futuro efficiente nel controllo della parte pubblica, del bene pubblico? Come potevamo credere che questo avrebbe portato a un'efficienza della macchina? Ci sono chiaramente tante altre cose da sottolineare, come il fatto che nel Parlamento bisogna sostituire quella parte politica che da due decenni tende a dare spazio al welfare in parole povere, perché bisogna scoraggiare la tendenza ad avere sanità e istruzione pubbliche e incoraggiare la privatizzazione. Tutti sapevamo già, prima di votare la fiducia a questo Governo, che Draghi è pupillo di Guido Carli - parliamo chiaramente di un'eccellenza, di un'eminenza bancaria privata - e che da lui ha appreso i primi passi. Nel 2015, grazie a Cantone, c'è stata una revisione della legge obiettivo del 2001, che in quindici anni è riuscita a realizzare il 15 per cento delle opere, un terzo degli investimenti. Si è trattato di una legge che ha creato soltanto corruzioni, disfunzioni e non ha realizzato alcuno degli obiettivi che si poneva. Infatti, Cantone la dichiarò criminogena e venne abrogata, anche se con il decreto-legge sblocca Italia si cercò di mantenere molte di quelle semplificazioni. Cosa faceva la legge obiettivo? Comprimeva la partecipazione pubblica, comprimeva la valutazione ambientale e azzerava la pianificazione urbanistica. Ma non vi sembra che stiamo facendo questo almeno da due anni? Prima, nella diciassettesima legislatura, con lo sblocca Italia e lo facciamo ancora adesso: sono strategie vecchie che hanno già dimostrato il loro fallimento, anche perché, nel momento in cui non c'è la partecipazione pubblica, sappiamo per certo che nascono conflitti territoriali e nei tribunali. Da questo sono nati i movimenti No TAV, No Mose e i No ponte, perché quando non si coinvolge la popolazione, quando si calano dall'alto queste soluzioni, non si fa prima, si fa solo peggio. Il primo articolo del decreto-legge non tiene conto di uno dei principi del Regolamento UE 2021/241, quello in cui è scritto che non bisogna arrecare danno significativo. Questo è fondamentale, perché tutta l'espletazione di questo programma va esattamente nella direzione di arrecare un danno significativo: per il consumo del suolo, per la sanatoria di alcune opere abusive e sicuramente, anche per quanto riguarda la transizione energetica, va in direzione contraria. L'abbiamo già detto più volte: il PNIEC è nato vecchio ed è stato già segnalato dall'Europa come un PNIEC da rimodernare e da riguardare secondo i nuovi obiettivi che si è data l'Europa. Noi abbiamo plaudito all'Europa per i nuovi obiettivi, però il PNIEC si troverà sicuramente ad affrontare linee vecchie: questo è l'aggettivo che mi viene in mente più spesso leggendo i vostri provvedimenti. L'allegato 1- bis prevede nuovi impianti termoelettrici, rigassificazione, vettori energetici da fonti rinnovabili, residui e rifiuti; bioenergia, biogas da rifiuti solidi e liquidi. Ricompare la cattura della CO 2 ; si era riusciti a far uscire dal PNRR la cattura della CO 2 , bocciata dall'Europa e dalla valutazione dei costi fatta in Europa sulla base di esperimenti che nascevano dal piano 20-20-20, su cui si sono investiti miliardi, e su dodici progetti che non hanno portato nessuna soluzione. Avremo bonifiche parziali, senza valutazione del rischio, che verranno quindi estrapolate dal totale. C'è la possibilità di bruciare il CSS in impianti non autorizzati, ossia senza la necessità di una revisione sostanziale. Non ho dubbi che questa scelta ci porterà fuori strada: sia dalla strada dell'accelerazione sui tempi e dell'efficientamento delle realizzazioni, ma anche fuori strada per quanto riguarda tutti gli obiettivi ambientali. Questo è veramente molto grave. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, quando si pensa all'Italia, dopo i luoghi meravigliosi che la natura ci ha regalato, gli splendidi monumenti frutto della nostra storia, la nostra cultura enogastronomica e le nostre tradizioni, si pensa purtroppo anche alla nostra burocrazia. Impossibile nasconderlo: la nostra è una burocrazia da record . Bisogna prenderne atto, fare mea culpa e procedere con azioni necessarie per cambiare lo stato dei fatti, come ci chiedono cittadini e imprese. Faccio parte di un Gruppo parlamentare - Forza Italia - che non si è mai astenuto dal far notare determinati bug di sistema e ha sempre lavorato per fornire soluzioni concrete, ora più che mai con i nostri Ministri e Sottosegretari, che stanno svolgendo un lavoro egregio. È il caso di quanto fatto dal ministro Brunetta, fin dal primo giorno all'opera per cercare di rendere efficiente il funzionamento della pubblica amministrazione. Il decreto-legge oggi in esame è frutto del suo lavoro, di concerto con gli altri Dicasteri, a cui estendo la mia gratitudine per il tramite del sottosegretario Bergamini, presente in quest'Aula. Credo che il segreto per il buon funzionamento di quest'esperienza di governo sia custodito in una frase pronunciata dal presidente Draghi: «Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni». In queste parole del Premier non c'è qualunquismo, né voglia di slogan ; in quelle parole sono custoditi i sogni delle giovani donne e giovani uomini, dei nostri imprenditori e lavoratori. In questo senso, il Piano nazionale di ripresa e resilienza costituisce un unico volano da sfruttare appieno e non sono ammessi errori. Lo scorso marzo, durante gli Stati generali del Sud, ho avuto modo di confrontarmi con gli attori coinvolti nel sistema di mobilità, i quali hanno espresso le preoccupazioni comuni a tutti. Unanime era la richiesta di snellimento delle procedure e svecchiamento legislativo, perché con le procedure in vigore oggi le opere infrastrutturali con un costo superiore a 100 milioni di euro hanno un tempo di realizzazione medio di circa sedici anni.