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Modifiche all'ordinamento penitenziario in materia di concessione di benefici a condannati per determinati delitti. Onorevoli Senatori . – L'articolo 4- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, è stato introdotto nell'ordinamento penitenziario dall'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203. Nella sua originaria versione si stabiliva per una « prima fascia » di delitti, rappresentati dai delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, dall'articolo 416- bis del codice penale, dai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste da detto articolo ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni da questo previste, nonché da quelli previsti dagli articoli 630 del codice penale e 74 del del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, che l'accesso ai benefici penitenziari e misure alternative alla detenzione era ammissibile a condizione che fossero « stati acquisiti elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva »; per una « seconda fascia » di delitti rappresentati dagli articoli 575, 628, terzo comma, 629, secondo comma, del codice penale e articoli da 73 a 80, comma 2, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, i predetti benefici potevano invece essere concessi solo se non fossero stati acquisiti « elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva ». Negli ultimi trenta anni, dal 1991 al 2021, si sono succeduti ben quindici interventi normativi che, con l'intento di allargare l'ambito di applicazione, hanno inserito un complesso, eterogeneo e stratificato elenco di reati. La ratio originaria della norma era la creazione di un procedimento rafforzato di concessione di benefici ai detenuti di particolare pericolosità sociale, in particolar modo per quelli che siano stati membri di organizzazioni criminali di stampo mafioso. Oggi, oltre ai reati di mafia, l'elenco ricomprende, ad esempio, anche reati sessuali e reati contro la pubblica amministrazione. Questa naturale e profonda evoluzione dell'articolo è oggi oggetto di un serio dibattito. Con il presente disegno di legge si propone di riscriverlo per superare le criticità emerse in dottrina e in giurisprudenza, in particolar modo nelle recenti pronunce della Corte costituzionale (sentenza n. 253 del 2019 e ordinanza n. 97 del 2021) e della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). La normativa vigente istituisce infatti una precondizione necessaria per poter accedere al regime dei benefici: la collaborazione con lo Stato. Il legislatore, all'indomani della strage di Capaci, ritenne opportuno indicare proprio nella manifesta volontà di collaborazione l'intenzione di recidere completamente i legami con l'organizzazione criminale e, di conseguenza, il venir meno dell'attualità di tali collegamenti. L'obbligo di collaborazione con lo Stato come precondizione per accedere ai benefici determina « di fatto » un automatismo censurato dalla Consulta perché in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione. La Corte costituzionale ha inoltre ribadito come, in materia di benefici penitenziari, la valutazione debba necessariamente essere individualizzata e realizzata « caso per caso » sottolineando che essa è particolarmente importante al cospetto di presunzioni di maggiore pericolosità legate al titolo del reato commesso: se così non fosse, infatti, l'opzione repressiva finirebbe per relegare nell'ombra il profilo rieducativo, in contrasto con i principi di proporzionalità e individualizzazione della pena. Con la più recente decisione (ordinanza n. 97 del 2021) la Consulta è tornata a pronunciarsi sul tema estendendo i medesimi ragionamenti sull'incostituzionalità già effettuati nella sentenza n. 253 del 2019 sui permessi premio anche alla libertà condizionale. Diventa quindi essenziale un intervento del legislatore per realizzare un nuovo bilanciamento tra diritti del detenuto, certezza della pena e tutela della collettività. Di fondamentale importanza risulta in particolare la necessità di ripristinare la ratio originaria dell'articolo 4- bis : la creazione di un procedimento rafforzato, ancorché costituzionalmente orientato, per la concessione dei benefici ai detenuti di particolare pericolosità sociale, in particolar modo per quelli che siano stati membri di organizzazioni criminali di stampo mafioso. Nella sua ultima pronuncia (ordinanza n. 97 del 2021) la Corte ha ribadito un concetto fondamentale che ispira l'intero progetto di riforma: « la presunzione di pericolosità gravante sul condannato per il delitto di associazione mafiosa e/o per delitti di “contesto mafioso”, che non abbia collaborato con la giustizia, deve poter essere superata anche in base a fattori diversi dalla collaborazione e indicativi del percorso di risocializzazione dell'interessato. Tuttavia, tale presunzione permane, giacché non è affatto irragionevole presumere che costui conservi i propri legami con l'organizzazione criminale di originaria appartenenza. Queste ragioni, è bene ribadirlo, sono di notevolissima importanza e non si sono affatto affievolite in progresso di tempo. È ben possibile che il vincolo associativo permanga inalterato anche in esito a lunghe carcerazioni, proprio per le caratteristiche del sodalizio criminale in questione, finché il soggetto non compia una scelta di radicale distacco, come quella che generalmente viene espressa dalla collaborazione con la giustizia ». Con il presente disegno di legge si trasforma dunque la presunzione da assoluta in relativa affinché essa possa essere vinta da prova contraria e valutabile dalla magistratura di sorveglianza. Articolo 1 Con il comma 1 dell'articolo 1 si riscrive interamente l'articolo 4- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sostituendo quello attuale. Il comma 1 del citato articolo 4- bis ristabilisce ordine nell'articolo medesimo, formulando un elenco in cui far rientrare i delitti di « prima fascia » per i quali si prevede un procedimento rafforzato ai fini della concessione dei benefici. Vengono separati, dall'elenco attuale, altri reati, per i quali, in ragione della loro diversa natura (monosoggettiva), viene disciplinata dal presente disegno di legge una procedura differente ma non meno rigorosa.