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Nel giugno 2016, in attuazione dell'Agenda europea sulla sicurezza, la Commissione europea ha presentato la comunicazione «Sostenere la prevenzione della radicalizzazione che porta all'estremismo violento» (COM(2016)379). Nel documento vengono definite una serie di iniziative per sostenere gli sforzi compiuti dagli Stati membri in diversi settori di intervento, dalla promozione dell'istruzione inclusiva e dei valori comuni al contrasto della propaganda estremista su internet e alla radicalizzazione nelle carceri. L'innalzamento della minaccia terroristica di matrice jihadista ha spinto il legislatore ad adottare provvedimenti di prevenzione e contrasto del terrorismo internazionale. Tra questi rileva, in particolare, il citato decreto-legge n. 7 del 2015. Esso prevede una serie di misure di contrasto del terrorismo, anche internazionale, il coordinamento nazionale delle indagini nei procedimenti per i delitti di terrorismo e la proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo. Il provvedimento interviene in primo luogo sulle disposizioni del codice penale relative ai delitti di terrorismo, anche internazionale, per punire: – con la reclusione da cinque a otto anni i cosiddetti foreign fighters, ovvero coloro che si arruolano per il compimento di atti di violenza, con finalità di terrorismo (comma 1); l'entità della pena consente l'applicazione della custodia cautelare in carcere; – con la reclusione da cinque a otto anni chiunque organizzi, finanzi o propagandi viaggi all'estero finalizzati al compimento di condotte con finalità di terrorismo; – con la reclusione da cinque a dieci anni colui che, dopo avere autonomamente acquisito le istruzioni relative alle tecniche sull'uso di armi da fuoco o di esplosivi nonché alla commissione di atti di violenza con finalità terroristiche, pone in essere comportamenti finalizzati in maniera univoca alla commissione di tali atti. La riforma, inoltre, aggrava la pena prevista per il delitto di addestramento ad attività con finalità di terrorismo, quando le condotte di chi addestra o istruisce siano commesse attraverso strumenti telematici o informatici. Un'ulteriore disposizione specifica che alla condanna per associazione terroristica, assistenza agli associati, arruolamento e organizzazione di espatrio a fini di terrorismo consegue obbligatoriamente la pena accessoria della perdita della potestà genitoriale «quando è coinvolto un minore». Sono poi introdotte misure per il contrasto alle attività di proselitismo attraverso internet dei cosiddetti foreign fighters . Quando i reati di terrorismo, l'istigazione e l'apologia del terrorismo sono commessi tramite strumenti informatici e telematici, sono anzitutto previste aggravanti di pena. Analoghe aggravanti sono introdotte per il possesso e la fabbricazione di documenti falsi, delitti per i quali viene previsto l'arresto obbligatorio in flagranza (anziché, come ora, facoltativo). Viene modificata, poi, la disciplina delle norme di attuazione del codice processuale penale sulle intercettazioni preventive, anche in relazione ad indagini per delitti in materia di terrorismo commessi con l'impiego di tecnologie informatiche o telematiche, e con riguardo all'acquisizione di documenti e dati informatici conservati all'estero, anche diversi da quelli disponibili al pubblico. Si stabilisce poi che la polizia postale e delle comunicazioni debba costantemente tenere aggiornata una black-list dei siti internet che vengano utilizzati per la commissione di reati di terrorismo, anche al fine di favorire lo svolgimento delle indagini della polizia giudiziaria, effettuate anche sotto copertura. Sono introdotti in capo agli internet provider specifici obblighi di oscuramento dei siti e di rimozione dei contenuti illeciti connessi a reati di terrorismo pubblicati sulla rete. Sulla black list e sui provvedimenti di oscuramento e rimozione adottati, sono introdotti obblighi di relazione in capo al Ministro dell'interno in apposita sezione della Relazione annuale al Parlamento sull'attività delle Forze di polizia e sullo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica. Viene previsto infine che anche il Comitato di analisi strategica presso il Ministero dell'interno possa ricevere dall'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia gli esiti delle analisi e degli studi effettuati su specifiche anomalie da cui emergono fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Sono introdotte nel codice penale due nuove contravvenzioni: – la detenzione abusiva di precursori di esplosivi , che sanziona con la pena congiunta di arresto (fino a diciotto mesi) e ammenda (fino a 1.000 euro) chiunque, senza titolo, introduce nello Stato, detiene, usa o mette a disposizione di terzi le sostanze e le miscele che sono qualificate «precursori di esplosivi» dal regolamento (UE) n. 98/2013; – la mancata segnalazione all'autorità di furti o sparizioni degli stessi precursori, con l'arresto fino a dodici mesi o l'ammenda fino a 371 euro. Oltre a una sanzione amministrativa (da 1.000 a 5.000 euro) a carico degli operatori che, legittimamente trattando tali sostanze, omettono di segnalare operazioni sospette alle autorità, si impongono specifici obblighi di comunicazione a chi vende e fabbrica armi, munizioni e materiali esplodenti. Viene poi modificato il decreto legislativo n. 8 del 2010 in modo da rafforzare l'identificazione e la tracciabilità degli esplosivi per uso civile. Modifiche al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931, prevedono: – obblighi di denuncia alle autorità di pubblica sicurezza anche dei caricatori delle armi, lunghe e corte, aventi determinata di capienza di colpi; – l'esonero da tali obblighi di denuncia per i titolari di licenza del questore (di fabbricazione, introduzione nello Stato, esportazione, di facoltà di raccolta per ragioni di commercio o di industria, o comunque di vendita). È integrato il contenuto dell'articolo 697 del codice penale, con l'equiparazione alla detenzione abusiva di armi della violazione degli obblighi di denuncia dei caricatori; l'illecito è quindi punito a titolo di contravvenzione con l'arresto fino a dodici mesi o con l'ammenda fino a 371 euro. È poi integrata la legge n. 157 del 1992 per introdurre, in deroga alla disciplina generale, particolari divieti nell'uso di determinate categorie di armi per attività venatoria. Sono poi modificati l'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) e l'articolo 380 del codice di procedura penale. Con la prima modifica si prevede che anche i promotori, organizzatori e finanziatori del trasporto di stranieri nel territorio dello Stato nonché coloro che materialmente provvedono a tale trasporto ovvero compiono altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio nazionale possano godere dei benefici penitenziari solo se collaborano con la giustizia. Con la modifica dell'articolo 380 del codice di procedura penale, si prevede l'arresto obbligatorio in flagranza per i citati delitti in materia di immigrazione clandestina.