[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222, promossi dal Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione staccata di Lecce, con ordinanze del 31 marzo e del 28 maggio 2003 (n. 4 ordinanze), dal Tribunale amministrativo regionale per la Liguria con ordinanze del 1° agosto 2003 (n. 11 ordinanze), dal Tribunale amministrativo regionale per la Puglia con ordinanze del 16 dicembre 2003, dal Tribunale amministrativo regionale per il Veneto con ordinanza del 10 febbraio 2004, dal Tribunale amministrativo regionale per la Valle d'Aosta con ordinanza del 22 gennaio 2004, dal Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, sezione staccata di Brescia, con ordinanza del 17 febbraio 2004 e dal Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino-Alto Adige, sede di Trento, con ordinanze del 13 maggio 2004 (n. 2 ordinanze), rispettivamente iscritte ai numeri 371, da 601 a 604, da 850 a 860 del registro ordinanze 2003 e ai numeri 169, 452, 547, 549, 686 e 687 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, numeri 25, 35 e 43, prima serie speciale, dell'anno 2003, numero 12, edizione straordinaria, del 3 giugno 2004, e numeri 24 e 33, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 febbraio 2005 il Giudice relatore Francesco Amirante. Ritenuto che nel corso di diciannove giudizi promossi da lavoratori extracomunitari e da loro datori di lavoro avverso i provvedimenti di rigetto delle rispettive istanze di regolarizzazione e gli altri atti amministrativi connessi, i Tribunali amministrativi regionali per la Puglia, sezione staccata di Lecce, con ordinanze del 31 marzo 2003 (r.o. n. 371 del 2003) e del 28 maggio 2003 (r.o. numeri da 601 a 604 del 2003), per la Liguria, con ordinanze del 1° agosto 2003 (r.o. numeri da 850 a 860 del 2003), per la Puglia, sede di Bari, con ordinanza del 16 dicembre 2003 (r.o. n.169 del 2004), per il Veneto, con ordinanza del 10 febbraio 2004 (r.o. n. 452 del 2004), per la Valle d'Aosta, con ordinanza del 22 gennaio 2004 (r.o. n. 547 del 2004), hanno sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), della legge 9 ottobre 2002, n. 222 [recte: del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222]; che i giudici remittenti osservano che la norma censurata – della quale i provvedimenti impugnati costituiscono mera applicazione – nell'escludere dalla regolarizzazione i lavoratori extracomunitari che siano stati destinatari di provvedimenti di espulsione da eseguire mediante accompagnamento coattivo alla frontiera, si pone in contrasto con l'art. 3 Cost., in primo luogo sotto il profilo del principio di eguaglianza – che vieta di trattare in modo uguale situazioni soggettive profondamente differenti – in quanto, «precludendo la possibilità di attribuire rilievo all'esistenza di circostanze obiettive attestanti l'avvenuto inserimento sociale dello straniero», pone sullo stesso piano il soggetto che sia stato destinatario di un provvedimento di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato ovvero perché ritenuto socialmente pericoloso e il lavoratore extracomunitario che si sia semplicemente trattenuto nel territorio dello Stato oltre il termine di quindici giorni fissato nell'intimazione scritta di espulsione o che sia entrato clandestinamente nel territorio dello Stato privo di un valido documento di identità; che la disposizione censurata appare ai remittenti altresì in contrasto con il principio di ragionevolezza sia perché, «impedendo la valorizzazione dei profili di inserimento sociale dello straniero, esclude la possibilità di raggiungere gli obiettivi di favorire le relazioni familiari, l'inserimento sociale e l'integrazione culturale degli stranieri che sono previsti dalla legge» sia, in particolare, in quanto finisce col concedere il beneficio di cui si tratta a coloro che, per motivi casuali, non abbiano subito controlli e non siano stati pertanto destinatari di provvedimenti di espulsione; che, quanto alla rilevanza, i giudici a quibus – che hanno temporaneamente accolto tutti, ad eccezione del TAR per la Valle d'Aosta, le domande incidentali di sospensiva presentate dai ricorrenti – precisano che, con riguardo ai giudizi in corso e, in particolar modo, per la fase cautelare, la risoluzione della sollevata questione di legittimità costituzionale si palesa come indispensabile ai fini di decidere se l'istanza di sospensione dell'efficacia dei provvedimenti impugnati debba essere definitivamente accolta o respinta; che, nel corso di due giudizi avverso i provvedimenti di rigetto delle domande di regolarizzazione dei rapporti di lavoro di due cittadini extracomunitari, anche il Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino-Alto Adige, sede di Trento, ha sollevato, con due ordinanze di contenuto identico del 13 maggio 2004 (r.o. numeri 686 e 687 del 2004), questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a) , del decreto-legge n. 195 del 2002, convertito, con modificazioni, nella legge n. 222 del 2002; che il giudice remittente, dopo aver precisato di aver disposto con separate ordinanze la sospensione temporanea degli atti impugnati, rivolge alla disposizione in oggetto censure analoghe a quelle degli altri remittenti con riferimento all'art. 3 Cost. e ad esse aggiunge quella relativa alla ipotizzata violazione dell'art. 35, primo comma, Cost., sotto il profilo che la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari sarebbe una manifestazione del diritto al lavoro e concorrerebbe in maniera determinante a quell'inserimento sociale che il parametro costituzionale invocato vuole tutelare; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo si limita ad affermare la pregiudizialità della soluzione della sollevata questione ai fini della decisione della fattispecie in esame;