[pronunce]

– Si è costituita in giudizio la Presidenza del Consiglio dei ministri, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e comunque infondato nel merito. Quanto all'inammissibilità, osserva l'Avvocatura generale dello Stato che il d.lgs. 1° aprile 2004, n. 111, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 103 del 4 maggio 2004, mentre l'impugnazione proposta dalla Regione Veneto risulta notificata presso l'Avvocatura generale dello Stato in data 2 luglio 2004 e presso la Presidenza del Consiglio dei ministri solo in data 10 luglio 2004. Altro profilo di inammissibilità deriverebbe dalla circostanza che il provvedimento legislativo impugnato costituisce norma di attuazione dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, emanata all'esito di un procedimento previsto dall'art. 65 dello statuto, che richiede il previo intervento di una commissione paritetica composta da membri nominati dal Governo e dal Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia. Poiché tale procedimento è stato rispettato, il ricorso della Regione Veneto costituisce un'ingerenza di una Regione “terza” nei rapporti di natura pattizia destinati a regolare la materia. Infatti, le norme di attuazione degli statuti speciali possono integrare le norme statutarie anche aggiungendo ad esse qualcosa che non contenevano (v. sentenza n. 212 del 1984). Inoltre, la norma impugnata, non preclude alla Regione Veneto di determinarsi nell'intesa futura sul trasporto ferroviario interregionale secondo modalità distinte da quelle indicate nella normativa di attuazione dello statuto regionale del Friuli-Venezia Giulia. Nel merito il ricorso sarebbe infondato. Appare infatti ragionevole che, in sede di attuazione dello statuto, lo Stato e la Regione si determinino nel senso di adottare, in vista di successive intese con regioni terze sul trasporto ferroviario interregionale, criteri minimi condivisi di riparto delle competenze, neppure esclusivi, che garantiscano la partecipazione della regione stessa alla funzione del trasporto ferroviario. 3. – Si è costituita in giudizio la Regione Friuli-Venezia Giulia, eccependo l'inammissibilità del ricorso perché notificato presso l'Avvocatura generale dello Stato anziché presso Palazzo Chigi, come richiesto per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. 4. – Con memoria depositata nell'imminenza della udienza, la Regione Veneto deduce l'infondatezza dell'eccezione di inammissibilità del ricorso per essere lo stesso stato notificato presso l'Avvocatura generale dello Stato, con l'intento che la Corte costituzionale voglia rivedere la precedente, consolidata posizione. Secondo la Regione Veneto, l'art. 11 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611 (Approvazione del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato) statuisce che quando sia invocata in giudizio un'amministrazione dello Stato, l'atto introduttivo del medesimo deve essere notificato presso l'Avvocatura generale dello Stato. A detto principio non apporta deroghe la disciplina di cui alla legge n. 87 del 1953 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale). La notificazione presso l'Avvocatura generale dello Stato costituisce regola generale ogni qualvolta l'Amministrazione sia rappresentata dall'Avvocatura (Cons. Stato, Ad. Plen. n. 1 del 15 gennaio 1960). La domiciliazione presso l'Avvocatura generale dello Stato risulta inoltre conforme al principio di ragionevolezza e di ordinato contraddittorio tra le parti: sussistendo infatti un mandato ex lege all'Avvocatura nei giudizi di natura costituzionale in cui è parte lo Stato, sembra coerente che i relativi atti vengano recapitati all'Avvocatura stessa. 5. – Con memoria depositata nell'imminenza della udienza, la Regione Friuli-Venezia Giulia ribadisce l'eccezione di inammissibilità del ricorso della Regione Veneto perché notificato oltre il termine di 60 giorni stabilito dall'art. 127 Cost. Nel merito, la Regione Friuli-Venezia Giulia sostiene l'infondatezza della tesi di carenza di potestà legislativa statale in materia di linee ferroviarie regionali; l'infondatezza della censura di incompetenza delle norme di attuazione; l'infondatezza della censura di violazione del principio di leale collaborazione; l'inammissibilità e l'infondatezza della censura secondo la quale la norma impugnata attribuirebbe di fatto alla Regione Friuli-Venezia Giulia tutti i servizi interregionali, in spregio altresì al principio di ragionevolezza.1. – La Regione Veneto dubita della legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 7, del decreto legislativo 1° aprile 2004, n. 111 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia concernenti il trasferimento di funzioni in materia di viabilità e trasporti), per violazione: a) dell'art. 65 dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia, nonché dell'art. 123 Cost. che riconosce a ciascuna Regione il diritto a uno statuto, perché la potestà attribuita al legislatore delegato dall'art. 65 sarebbe circoscritta alla formulazione di norme di attuazione dello statuto di tale Regione, mentre la norma impugnata avrebbe ad oggetto la predeterminazione delle modalità mediante le quali la Regione Friuli-Venezia Giulia e la Regione Veneto dovranno ripartire le linee interregionali; b) dell'art. 76 della Costituzione, e ciò in quanto l'art. 65 dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia non consentirebbe al legislatore statale delegato di formulare norme che non siano strettamente connesse e circoscritte all'attuazione dello statuto stesso e ciò in conformità ai principî costituzionali che garantiscono e tutelano l'autonomia, anche statutaria, di tutte le Regioni, Veneto compresa; c) del principio di ragionevolezza e di non discriminazione (art. 3 Cost.), perché sarebbero dettate speciali prescrizioni condizionanti l'organizzazione dei servizi ferroviari che interessano la Regione Veneto, e perché lo Stato, inserendosi nei rapporti tra la Regione Veneto e la Regione Friuli-Venezia Giulia, avrebbe accolto le istanze espresse da quest'ultima Regione (appositamente sentita in proposito) senza coinvolgere attivamente la Regione Veneto, soddisfacendo, perciò, esclusivamente gli interessi della prima (attribuendole, di fatto, tutti i servizi interregionali) a detrimento di quelli della seconda;