[pronunce]

che quanto alla rilevanza delle questioni sollevate, il rimettente precisa di essere chiamato a giudicare, nei primi due casi (r.o. n. 584 del 2006 e n. 300 del 2007), della legittimità di una serie di provvedimenti amministrativi adottati nell'ambito di due procedure espropriative (rispettivamente finalizzate alla realizzazione di un centro per la raccolta differenziata di rifiuti nel Comune di Fiumefreddo di Sicilia ed alla edificazione di un parcheggio nella contrada Barriera del Comune di Catania), procedure entrambe avviate sulla base di altrettante ordinanze – anch'esse oggetto di impugnazione innanzi al Tribunale rimettente – adottate, nella prima ipotesi, dal Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, nella seconda dal Sindaco di Catania nella qualità di Commissario delegato per l'emergenza connessa al rischio sismico; che nel caso del terzo provvedimento di rimessione (r.o. n. 430 del 2007) , il Tribunale catanese – nel pronunciare sentenza non definitiva, con cui ha ritenuto di poter decidere parzialmente la controversia devoluta al suo esame – premette di essere stato chiamato a conoscere – in virtù di una serie di ricorsi riuniti – di una complessa fattispecie; che il rimettente precisa di dover giudicare della «asserita illegittimità di una serie di atti volti a rendere disponibile un terreno sito nel Comune di Valdina – contrada Cianina – di proprietà dei ricorrenti», e ciò «al fine di consentire il conferimento dei rifiuti di alcuni Comuni della Provincia di Messina», conferimento, a suo volta, «reso necessario» a seguito del provvedimento di sequestro giudiziario preventivo della discarica di Portella Arenella, adottato dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Messina; che il Tribunale rimettente riferisce che ai provvedimenti inizialmente adottati – per il raggiungimento della finalità sopra meglio descritta – dal Sindaco del Comune di Valdina e dal Presidente della Provincia regionale di Messina, aveva fatto seguito un'ordinanza del Prefetto della Provincia di Messina che, designato quale Commissario straordinario per fronteggiare la situazione di emergenza venutasi a determinare, aveva disposto la requisizione del terreno suddetto; che l'adito Tribunale amministrativo regionale, mentre ha ritenuto – in parziale accoglimento delle domande proposte dai ricorrenti – di potersi pronunciare, con sentenza non definitiva, sulle domande di annullamento degli atti impugnati, ha, tuttavia, riconosciuto come «contraddittore necessario di tutte le istanze risarcitorie, sia in forma specifica che per equivalente» (domande pure oggetto del giudizio pendente innanzi ad esso) il Presidente della Regione Siciliana, nella sua qualità di Commissario delegato per la predisposizione e adozione del piano di gestione dei rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate, istituito e nominato con ordinanza del Ministero degli interni, Dipartimento della protezione civile, del 31 maggio 1999, n. 2983; che, difatti, «le domande di restituzione (anche parziale) del terreno o la sua bonifica, passano necessariamente dall'intervento del Commissario delegato e, quindi, si rivolgono ad una sua esclusiva attività», nel caso di specie, invece, «mancante» (ciò che costituisce il persistente oggetto della doglianza fatta valere dai ricorrenti); che, del pari, anche la «domanda di risarcimento del danno per equivalente richiede comunque una valutazione dell'illegittimità dell'occupazione del terreno», e dunque «un giudizio sul mancato esercizio del potere autoritativo da parte del commissario delegato»; che, di conseguenza, secondo il Tribunale rimettente, ciò renderebbe rilevante la questione relativa alla disciplina processuale prevista dall'art. 3 del decreto-legge n. 245 del 2005, alla quale il rimettente ritiene ascrivibile non solo le controversie relative all'esercizio dei poteri emergenziali, ma anche quelle – come la presente – in cui si faccia questione in ordine alla loro mancata esplicazione, ed alle conseguenti pretese risarcitorie attivabili dagli interessati; che anche con l'ordinanza r.o. n. 582 del 2006 il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha nuovamente censurato – in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 111, 125 Cost. e 23 dello statuto regionale di autonomia – le medesime disposizioni già contestate con gli altri provvedimenti di rimessione sopra illustrati, sulla base di argomenti analoghi a quelli ivi contenuti; che, in punto di fatto, il giudice a quo deduce di dover giudicare dell'impugnativa proposta avverso i provvedimenti adottati nell'ambito di una procedura finalizzata alla localizzazione di un sito per la realizzazione del centro comunale di raccolta rifiuti del Comune di Tremestieri Etneo, inclusi gli atti ablatori aventi ad oggetto l'immobile di proprietà delle ricorrenti; che il rimettente, quantunque informi la Corte costituzionale dell'avvenuta restituzione dell'immobile suddetto alla ricorrente (e dunque della soddisfazione dell'interesse a tutela del quale la medesima ha agito in giudizio), ciò nondimeno reputa «di non poter sic et simpliciter dichiarare cessata la materia del contendere»; che, difatti, il giudizio devoluto al suo esame concerne provvedimenti amministrativi adottati nell'esercizio di poteri emergenziali ex art. 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992, sicché – ai sensi di quanto previsto, in particolare, dall'art. 3, comma 2-ter, del d.l. n. 245 del 2005 – la competenza a pronunciarsi in subiecta materia, spetta senza «eccezioni» o «distinzioni» al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, risultando, pertanto, impedita al Tribunale rimettente «l'adozione di qualunque atto processuale che non consista nella trasmissione del fascicolo al TAR del Lazio»; che, ciò premesso, il giudice a quo reputa di dover sottoporre all'esame della Corte costituzionale la questione relativa alla legittimità della nuova disciplina processuale, ipotizzandone il contrasto con gli artt. 3, 24, 25, 111, 125 Cost. e con l'art. 23 dello statuto regionale di autonomia; che è ipotizzato, innanzitutto, il contrasto con l'art. 125 Cost., risultando violato «il principio della articolazione su base regionale degli organi statali di giustizia amministrativa di primo grado», finalizzato non solo «a ripartire in modo razionale e equiordinato l'organizzazione dei giudici amministrativi di primo grado», ma anche ad «agevolare il ricorso delle parti alla giustizia amministrativa, in coerenza e continuità logica con i principi desumibili dall'art. 24 della Costituzione»; che – secondo il rimettente – la disciplina in contestazione, inoltre, darebbe luogo ad «un anomalo percorso che stravolge l'ordinario iter giudiziario», nel quale, invero, «ad una pronuncia di primo grado, cautelare o di merito, consegue, se la parte soccombente ritiene di impugnarla, una pronuncia di secondo grado, e non certo una doppia pronuncia sulla stessa materia da parte di due diversi giudici di primo grado»;