[pronunce]

che, in tale data, la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto trovava applicazione rispetto ai reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, e dunque anche al delitto di incendio boschivo colposo di cui all'art. 423-bis, secondo comma, cod. pen. , punito con la reclusione da uno a cinque anni; che solo per effetto delle modifiche apportate dal d.lgs. n. 150 del 2022, l'art. 131-bis, terzo comma, numero 3), cod. pen. prevede ora una preclusione esplicita con riguardo al delitto di incendio boschivo previsto dall'art. 423-bis cod. pen. ; che, ai sensi dell'art. 6 del decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162 (Misure urgenti in materia di termini di applicazione delle disposizioni del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, e di disposizioni relative a controversie della giustizia sportiva, nonché di obblighi di vaccinazione anti SARS-CoV-2, di attuazione del Piano nazionale contro una pandemia influenzale e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali), convertito, con modificazioni, nella legge 30 dicembre 2022, n. 199, il d.lgs. n. 150 del 2022 è entrato in vigore il 30 dicembre 2022, e quindi successivamente alla data in cui sarebbe stato commesso il reato oggetto del giudizio a quo; che è pacifico, tanto nella giurisprudenza di questa Corte (sentenza n. 120 del 2019, punto 3 del Considerato in diritto) quanto in quella della Corte di cassazione (sezioni unite penali, sentenza 25 febbraio-6 aprile 2016, n. 13681), che la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto è un istituto di diritto penale sostanziale, soggetto come tale alle regole sulla successione delle leggi penali nel tempo di cui all'art. 2 cod. pen. , e in particolare al principio - sancito a livello costituzionale dall'art. 25, secondo comma, Cost. - del divieto di applicazione retroattiva a sfavore dell'imputato; che dunque nel caso oggetto del giudizio a quo non possono trovare applicazione le nuove preclusioni introdotte dal d.lgs. n. 150 del 2022, dovendo continuare ad applicarsi la più favorevole disciplina previgente; che è pertanto fondata l'eccezione di irrilevanza formulata dall'Avvocatura generale dello Stato, non dovendo il giudice a quo fare applicazione della disciplina censurata; che, in conclusione, le questioni sono manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 11, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 131-bis, terzo comma, numero 3), del codice penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Firenze con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2024. F.to: Augusto Antonio BARBERA, Presidente Francesco VIGANÒ, Redattore Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 27 giugno 2024 Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA