[pronunce]

Parallelamente, con riferimento al procedimento di intimazione di sfratto per morosità nel rapporto locatizio, che mira alla formazione di un titolo esecutivo per il rilascio dell'immobile locato, in caso di mancata opposizione dell'intimato, con contestuale risoluzione del contratto, l'art. 658, primo comma, del codice di procedura civile prescrive che l'intimazione è possibile «in caso di mancato pagamento del canone di affitto alle scadenze». È la morosità di almeno un canone che vale a distinguere tra inadempimento idoneo, o no, per la convalida dell'intimazione di sfratto. D'altra parte il terzo comma dell'art. 663 cod. proc. civ. prevede espressamente che «la convalida è subordinata all'attestazione in giudizio del locatore o del suo procuratore che la morosità persiste» (attestazione considerata "condizione essenziale per la emissione della definitiva convalida ex art. 663 c.p.c.": ex plurimis, Corte di cassazione, sezione terza civile, sentenza 11 gennaio 2001, n. 332). Questa cautela era contenuta finanche nell'art. 35 del regio decreto 7 agosto 1936, n. 1531 (Nuove norme sul procedimento di ingiunzione e su quello per convalida di sfratto), che ha introdotto ex novo questo rito monitorio speciale, prima ignoto al codice di procedura civile, prevedendo - in termini poi sostanzialmente riprodotti nel codice di rito - che, se lo sfratto era stato intimato per mancato pagamento del canone, «il locatore o il suo procuratore per ottenere la convalida deve presentare una dichiarazione scritta o fare una dichiarazione a verbale, attestante la persistente morosità del conduttore». Peraltro, a seguito della sentenza di questa Corte n. 51 del 1995, è impugnabile per revocazione ex art. 395, primo comma, numero 1), cod. proc. civ. , l'ordinanza di convalida di sfratto per morosità emessa sulla base della falsa attestazione della persistenza della morosità stessa. Quindi, se nel rito speciale nell'intimazione di sfratto si richiede che la morosità, al momento della pronuncia del giudice, debba "persistere", ciò implica che l'intimato moroso può, con l'adempimento tardivo, purgare la mora e far cessare la sua "persistenza" prima che il giudice sia chiamato a provvedere, convalidando l'intimazione. Trovano però non di meno applicazione le regole generali delle obbligazioni e segnatamente l'art. 1181 cod. civ. - che consente al creditore di rifiutare un adempimento parziale «salvo che la legge o gli usi dispongano diversamente», talché il conduttore non può pagare solo una frazione di canone salvo che il locatore glielo consenta - e l'art. 1182 cod. civ. , che prevede che il luogo di pagamento nelle obbligazioni pecuniarie è fatto, salva diversa pattuizione, al domicilio del creditore, e quindi del locatore. Con riferimento alle locazioni urbane abitative uno specifico criterio è poi dettato dall'art. 5 della legge n. 392 del 1978, che prende in considerazione il mancato pagamento del canone decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, ovvero il mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori quando l'importo non pagato superi quello di due mensilità del canone. È questa la soglia di importanza dell'inadempimento come motivo di risoluzione del contratto ai sensi dell'art. 1455 cod. civ. Il testuale riferimento a quest'ultima disposizione, contenuto nel richiamato art. 5, mostra che tale canone legale di valutazione dell'importanza dell'inadempimento vale innanzi tutto nel giudizio ordinario di risoluzione contrattuale. 3.1.&#8210; A fronte dell'inadempimento del conduttore rispetto alla propria principale obbligazione, ossia quella di pagamento del canone, nel nostro sistema processuale il locatore può proporre sia l'azione di risoluzione nelle forme di un giudizio ordinario di cognizione, sia l'intimazione di sfratto per morosità ai sensi dell'art. 658 cod. proc. civ. , che costituisce un procedimento più celere, implicante comunque la risoluzione della locazione in ragione dell'espressa previsione dell'art. 669 cod. proc. civ. , secondo cui la pronuncia sullo sfratto «risolve la locazione». In vero, l'intimazione di sfratto per morosità costituisce l'esercizio da parte del locatore, in forme speciali, di un'azione costitutiva di risoluzione del contratto per inadempimento, in uno a un'azione di condanna del conduttore al rilascio dell'immobile locato (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 20 marzo 1985, n. 2034). Essa si fonda essenzialmente sulla mancata opposizione dell'intimato che non contesta la morosità, né l'idoneità dell'inadempimento a determinare la risoluzione della locazione. L'opposizione, quale essa sia, non consente la convalida dell'intimazione di sfratto, ma comporta - salva la possibilità che il giudice emetta, ricorrendone i presupposti, ordinanza provvisoria di rilascio con riserva delle eccezioni del convenuto (art. 665 cod. proc. civ.) - il mutamento di rito ai sensi dell'art. 667 cod. proc. civ. e il giudizio prosegue nelle forme ordinarie del processo locatizio. La ricostruzione dell'intimazione per convalida di sfratto della morosità in termini di azione di risoluzione speciale implica che trovi di norma applicazione l'art. 1455 cod. civ. , e che, quindi, la stessa possa essere proposta solo nell'ipotesi in cui l'inadempimento del conduttore non sia di scarsa importanza tenuto conto dell'interesse dell'altra parte. Ma, in caso di locazioni ad uso abitativo, l'art. 5 della legge n. 392 del 1978 - come già ricordato - prevede, con una norma speciale a carattere derogatorio, che «il mancato pagamento del canone, decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, ovvero il mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori quando l'importo non pagato superi quello di due mensilità del canone, costituisce motivo di risoluzione, ai sensi dell'art. 1455 del codice civile». Tale ultima disposizione opera quindi una valutazione legale tipica della gravità dell'inadempimento del conduttore ai fini della risoluzione del contratto di locazione ad uso abitativo, rilevante in generale, quale che sia il rito &#8210; ordinario a cognizione piena o speciale di tipo monitorio &#8210; scelto dal locatore, fermo restando che per l'intimazione dello sfratto per morosità occorre comunque il mancato pagamento del canone alla scadenza (art. 658 cod. proc. civ.). 3.2.&#8210; Inoltre, nelle locazioni urbane abitative viene in rilevo l'art. 55 della stessa legge n. 392 del 1978;