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Qui, invece, ci troviamo di fronte a un decreto-legge che in modo molto confusionario, sia nella prima versione e a maggior ragione nelle modifiche introdotte durante il passaggio alla Camera, mette insieme una serie di norme che incidono sui settori più svariati: dalle funzioni fondamentali dei Comuni, all'irrilevanza del mancato rispetto degli obiettivi intermedi dei piani di riequilibrio, alla proroga dei termini per la conclusione dei lavori della commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni. Esso è inoltre intervenuto pesantemente su alcune materie che avrebbero dovuto ricevere un'attenzione specifica. Penso alle norme in materia di sanità, per quanto riguarda i vaccini, e alle norme in materia di istruzione. Per non parlare, poi, di quanto è stato introdotto, con una discussione che ha visto svilupparsi anche un grande dibattito all'interno della Commissione, nell'ormai famosissimo bando periferie. Questa è la nota politica, cui francamente sono abituata, proprio perché avevamo fatto sempre rilevare l'incostituzionalità di decreti-legge cosiddetti milleproroghe, che peraltro rappresentano, a nostro avviso, nei fatti, una sorta di fallimento dell'amministrazione del Governo: quando si procede con le proroghe più svariate significa evidentemente che vi è un ritardo, un'incapacità nell'esecuzione e nel portare avanti norme che pure erano state votate e prescritte dal Parlamento stesso. Ma un milleproroghe in versione estiva, al massimo quasi autunnale, francamente ancora non lo avevamo visto. Per la verità, come secondo atto importante del «Governo del cambiamento» onestamente questa è stata davvero una sorpresa. Un'altra sorpresa è stata che, all'interno di questo milleproroghe, si è, in un modo o nell'altro, surrettiziamente, tentato di immettere elementi che forse volevano preludere a interventi di più ampia portata, rinunciando nei fatti, attraverso questi interventi spot , a formulare progetti e proposte compiute e soprattutto intervenendo su materie che appesantiscono ulteriormente il decreto stesso e ancor di più, signor Presidente e colleghi, introducono elementi a nostro avviso di palese incostituzionalità. Penso, ad esempio, a quanto è accaduto per quanto riguarda la vicenda dei vaccini. Se il Governo aveva intenzione di modificare le norme sui vaccini, avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di intervenire e di presentare un progetto organico, su cui le Assemblee di Camera e Senato avrebbero discusso, avrebbero detto la loro (io sono stata molto critica sul decreto Lorenzin). Se c'erano questioni da affrontare, certamente bisognava assumersi questa responsabilità politica. Invece abbiamo visto solo confusione, che ha creato problemi nei cittadini, nei genitori, nelle scuole. Al Senato viene presentato e approvato un emendamento con cui si interviene sull'obbligatorietà per quanto riguarda la scuola dell'infanzia; poi, dopo il grande annuncio e il dibattito, per cui tutti i presidi dicono che finalmente si torna indietro, si torna alla Camera con un altro emendamento, con cui si cambia prospettiva e si inserisce la proroga per quanto riguarda le autocertificazioni. Questo sì è un modo davvero confusionario e lesivo dal punto di vista dei valori costituzionali contenuti nell'articolo 32. Il diritto alla salute e alla libertà che ognuno vuole esercitare, infatti, devono comunque essere iscritti all'interno di norme che siano chiare e che non mettano, con la loro stessa confusione, a repentaglio la certezza; perché - guardate - in materia sanitaria la certezza del diritto e delle norme è assolutamente necessaria. Arriviamo a un altro intervento: sempre al Senato era stato approvato un emendamento che riguardava la riapertura delle graduatorie ad esaurimento; invece cosa ci siamo trovati di fronte? Sono intervenuta varie volte sul tema, perché anche in questo caso si cercava di tutelare un diritto costituzionale. È chiaro e palese che sotto quel profilo vi era stata una discriminazione. Noi intervenivamo - e l'Assemblea aveva approvato - per rimuovere di fatto questa discriminazione, in ossequio e in rispetto degli articoli 2 e 3 della Costituzione. Si trattava di uno strumento a disposizione per poter intervenire sulla vicenda dei diplomati magistrali e su altre vicende che riguardano 40.000-50.000 persone, insegnanti che hanno garantito in tutti questi anni la continuità didattica. Alla Camera dei deputati invece si torna indietro. Ho qui con me una lettera, di cui poi vi darò ampia lettura, in cui invece il vice premier Di Maio, rivolgendosi a questi insegnanti, garantiva per iscritto che si sarebbe intervenuto e spiegava come lo si sarebbe fatto e le norme approvate in Senato andavano esattamente in questa direzione. La Camera dei deputati le ha modificate e anche in questo caso c'è una totale incertezza nelle norme: voi direte che certamente è il bicameralismo, ma queste norme cancellate palesano ancor più la violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione. Il ministro Bussetti ha adesso annunciato il concorso straordinario, di cui non si capiscono bene i contenuti e le norme, che però riguarderà al massimo 12.000 persone, a fronte di 50.000 insegnanti, che di fatto saranno licenziati in massa. La terza questione che intendo affrontare prima di concludere, signor Presidente, è quella relativa all'articolo 13, che è stato oggetto qui al Senato di un intervento anche in questo caso molto confuso, di cui alcuni membri del Governo danno un'interpretazione e altri membri del Governo ne danno un'altra. Sta di fatto che si è intervenuti pesantemente su risorse su cui i Comuni avevano fatto ampio affidamento, anche in questo caso limitando di fatto la facoltà dei Comuni e delle Aree metropolitane di intervenire con propri provvedimenti per rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano l'uguaglianza dei cittadini. Molti di questi interventi erano rivolti alle aree più degradate delle nostre periferie. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a una violazione palese del Titolo V della Costituzione e del principio di sussidiarietà. Per tutti questi motivi, signor Presidente, chiedo, a norma dell'articolo 78 del Regolamento, di non procedere all'esame del provvedimento all'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Collina per illustrare la questione pregiudiziale QP2. COLLINA (PD) . Signor Presidente, anch'io richiamo il fatto che se intervenissimo ai sensi del vecchio Regolamento del Senato, discuteremmo dei requisiti di necessità e urgenza, dell'omogeneità di materia - anche se si tratta del provvedimento milleproroghe - del fatto che i 28 commi iniziali sono diventati più di 70 nel corso dell'esame, prima al Senato e poi alla Camera dei deputati. Invece il nuovo Regolamento ci consente di fare un ragionamento un po' più ampio, nel merito dei contenuti e anche nel merito politico, che ci portano a chiedere che il decreto-legge non venga discusso e votato.