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Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, intendo soffermarmi in particolare su un segmento normativo di questo importante pacchetto, che riguarda il rafforzamento e l'ampliamento della strategia per lo sviluppo delle aree interne, un argomento di grande importanza non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista sociale e culturale, anche perché riguarda un ambito vastissimo del territorio nazionale. Le aree interne coprono il 60 per cento dell'intero territorio nazionale, il 52 per cento degli 8.000 Comuni italiani e il 22 per cento dell'intera popolazione. È un riferimento, quindi, di forte impatto socio-economico. Mi riferisco, in particolare, agli articoli 28 e 28- bis del decreto. Le aree interne hanno subito negli ultimi tempi uno spopolamento veramente pauroso, hanno alimentato in misura preponderante il deflusso demografico dal Mezzogiorno, che registra negli ultimi dieci anni la perdita di un milione di abitanti e di 200.000 laureati, per la cui formazione lo Stato ha impiegato 34 miliardi di euro. Questo insieme di misure previste dagli articoli 28 e 28- bis sono una risposta a quel grido di dolore - lo dico senza enfasi - che nasce da decenni di solitudine in cui hanno vissuto le aree interne - attenzione, non solo del Sud, ma anche del Nord - che nel loro complesso formano, come dicevo poc'anzi, oltre la metà dell'intero territorio nazionale. Quali sono le ragioni sono sotto gli occhi di tutti: l'assenza dei servizi. Basti dire che un indicatore molto significativo riguarda il Servizio sanitario. I centri di montagna e di collina lontani dai poli del Servizio sanitario registrano una difficoltà seria: i tempi di percorrenza per un'emergenza sanitaria nella media sono di trenta minuti contro i diciassette minuti dalla media statistica nazionale. Ancora, la banda larga serve per il 30 per cento le famiglie italiane in generale; per il 70 per cento le famiglie italiane sono prive della banda larga e la parte preponderante di questo 70 per cento è nelle aree interne del Sud e del Nord. Non è quindi un problema territoriale, ma nazionale. A questo problema si dà una soluzione che ovviamente non può essere esaustiva, ma è apprezzabile nella misura in cui inverte con decisione una tendenza alla dimenticanza, all'abbandono, alla condanna e alla solitudine. L'articolo 28 aumenta considerevolmente la dotazione finanziaria sia del fondo di rotazione previsto dalla legge n. 183 del 1987 sia del Fondo per lo sviluppo e la coesione-programmazione 2014-2020. Le provvidenze previste dal lodevolissimo emendamento 28.0.2 dei colleghi Marilotti, Fenu, Puglia e altri, che ha preso corpo nell'articolo 28- bis, che prevede l'istituzione di un Fondo scolastico per il contrasto allo spopolamento. Ciò è importante perché la legge dà la delega al Ministero dell'istruzione e Ministero dell'economia e delle finanze. Il relativo decreto interministeriale non costituisce, come dicono i tedeschi, una Blankovollmacht , una procura in bianco, ma fissa criteri molto precisi che sono lodevoli e apprezzabili: in particolare, la deroga alla chiusura degli istituti scolastici nelle zone montane, insulari e periferiche e l'introduzione di forme di premialità per i docenti che operano nelle zone montane o periferiche, con almeno tre anni di servizio. Sono due criteri fondamentali. L'articolo 28- bis è quindi particolarmente apprezzabile perché contrasta la dispersione scolastica e l'abbandono del servizio scolastico. Concludo, Presidente, con riferimento ad un'altra questione molto importante, un altro aspetto che deve essere sottolineato. Il criterio che voglio sottolineare è strategico, di politica economica e sociale. Mi riferisco alla messa in rete dei valori culturali territoriali e alla strategia associativa necessarie per contrastare gli handicap che nascono dall'assenza di fenomeni di urbanesimo e dalla polverizzazione urbanistica sul territorio. I piccoli Comuni non sono in grado di esercitare e di svolgere efficacemente i vari servizi pubblici se non attraverso una strategia associativa. Questo è scontato ed allora, nell'ambito di questa strategia associativa, è estremamente importante e necessario mettere in rete i valori culturali del territorio. Mi riferisco alle risorse paleontologiche, archeologiche e delle arti figurative. I piccoli Comuni hanno una presenza disseminata di questi attrattori turistico-culturali che di per sé, isolatamente, non hanno appeal , un'efficacia rilevante, ma con la messa in rete si crea un fenomeno di sinergismo culturale che richiede necessariamente una strategia associativa. I fondi previsti dall'articolo 28 devono allora essere diretti soprattutto a sostenere e incentivare questa strategia associativa. Un'ultima raccomandazione al Governo, se mi è consentito, è quella di fare presto. Presidente, è in corso una lotta contro il tempo; secondo l'Istat, se non si provvede a invertire la tendenza l'80-85 per cento dei Comuni, quindi oltre i due terzi, al di sotto dei 3.000 abitanti della cintura collinare e montana della dorsale appenninica centro-meridionale nel 2035-2040 saranno desertificati. Sono stime dell'Istat che incutono veramente sgomento. Perciò, è una lotta contro il tempo e vi è la necessità che le provvidenze inserite in questo decreto, che sono lodevoli, vengano tradotte dall'azione governativa il più sollecitamente possibile in atti concreti. (Applausi) . Infatti, una risposta concreta mette in condizione i cittadini di non perdere la fiducia, perché una cosa è vedere le realizzazioni concrete, altra cosa è vedere promesse astratte che non si non si traducono in acquisizioni reali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi parlamentari, con il provvedimento che stiamo discutendo e che voteremo, il decreto agosto, stiamo avendo la conferma del virus costituzionale diffuso dal Governo Conte- bis , virus che sta colpendo una delle principali istituzioni dello Stato: il Parlamento. Le poche risorse destinate all'attività emendativa riservata al Senato sono la riprova della scarsa considerazione nei confronti dei parlamentari eletti dal popolo, ricordando così il metodo recidivo delle continue fiducie, sommate ai ritardi e ai problemi di accordi di maggioranza, che pregiudicano una tempistica ragionevole per poter valutare i provvedimenti da entrambi i rami del Parlamento, di fatto esautorando i parlamentari dal loro ruolo. Ne è un esempio il recente risultato elettorale delle elezioni del Consiglio regionale veneto, una Caporetto che ha travolto alcuni partiti. Questo è indice di una parte del tessuto politico e di rappresentanti politici slegati dalla realtà, a livello parlamentare e a livello regionale, indaffarati a demonizzare la politica amministrativa lungimirante del governatore Luca Zaia, frutto di un continuo confronto col territorio, con il tessuto sociale, le aziende, gli imprenditori, gli artigiani e gli agricoltori. Se continuerete a perseverare a partorire provvedimenti senza l'ascolto del territorio, darete il colpo di grazia a questo Paese, già provato anche dagli effetti economici, oltre che sanitari, della pandemia.