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Positiva è anche la sospensione della pena per il condannato condizionata a un percorso di carattere psicologico. Anche la formazione delle Forze dell'ordine è una vecchia istanza delle persone che si occupano di tali problematiche. Troppe volte ho sentito dire che le donne che volevano denunciare una violenza sono state rimandate a casa perché non era il caso di denunciare il padre dei propri figli. Allora ben venga finalmente una formazione specifica per gli operatori di questo campo, anche se sarebbe stato meglio coinvolgere attivamente i centri antiviolenza. Un punto molto critico in questo senso è la clausola di invarianza finanziaria. Come faranno le Forze dell'ordine e il sistema giudiziario ad applicare la legge senza nuovo personale e strumenti di lavoro? Un altro aspetto che è fonte di rammarico è l'atteggiamento della maggioranza. Si tratta di un provvedimento che poteva avere un consenso trasversale e a cui l'opposizione poteva portare un contributo importante. Purtroppo, però, anche nel caso di una legge che tutti in principio condividiamo, dalla maggioranza si è alzato un muro. Parlo anche di correzioni tecniche, come il mancato inserimento dei riferimenti alla nuova fattispecie del revenge porn , laddove si fa l'elenco dei reati di violenza contro le donne. Per accelerare i tempi si è anche rinunciato alla completezza di un provvedimento che poteva diventare una vera e propria legge quadro sul tema. In particolare, mi riferisco all'emendamento con cui si chiedeva di contrastare l'istigazione alla violenza e alla discriminazione contro le donne, con una nuova fattispecie di reato. Va bene l'ordine del giorno, ma una società sempre più veloce, con trasformazioni sempre più rapide, richiede risposte legislative altrettanto veloci. Purtroppo la cultura maschilista e misogina ha trovato nella Rete un'enorme cassa di risonanza, in un clima di vera e propria impunità: Carola Rackete, Giorgia Meloni, la gip di Agrigento e Emma Marrone sono solo le ultime in ordine di tempo a essere assurte agli onori della cronaca per le ingiurie e le offese subite. Lo ha scritto bene Natalia Aspesi: sulla Rete, quando si ingiuria un uomo pubblico, lo si chiama con epiteti neutri e indipendenti dal suo sesso. Una donna, invece, viene attaccata in quanto donna, come se la sua presenza nella vita sociale fosse un stravolgimento rispetto al naturale ordine delle cose e, quindi, meritevole delle peggiori nefandezze, dallo stupro di gruppo alla morte violenta. La violenza fisica e il femminicidio sono solo l'ultimo stadio della violenza verbale quotidiana. In più manca la lotta alla violenza economica che subiscono le tante casalinghe che dal diritto in costanza di matrimonio non ricevono alcuna tutela. Allora, il limite del provvedimento è che non ha cercato di dare un segnale forte di condanna anche di questo fenomeno. Nonostante i punti critici, esso, però, è importante per reagire alle violenze, ma ovviamente ci vogliono altri interventi in un'ottica di prevenzione. La violenza contro le donne è sempre espressione della diseguaglianza tra i generi. Occorre accrescere il numero di donne che ricoprono funzioni di guida o di comando; favorire l'accesso delle donne al lavoro; contrastare le disparità di salario; introdurre strumenti di conciliazione vita-lavoro anche per gli uomini, i quali vogliono e devono essere maggiormente coinvolti nei compiti di gestione della vita familiare. Occorre anche lavorare sulla lingua, perché questa crea il sentire comune. Se non si usa il corrispettivo femminile degli incarichi più prestigiosi, si sta dicendo che quegli incarichi sono solo ad appannaggio degli uomini. E mi viene da ridere, collega Pillon, quando dice che questo fenomeno non c'entra con la relazione tra uomini e donne. I maltrattamenti in famiglia, i femminicidi, i matrimoni forzati hanno ovviamente una forte componente di genere. Questo non vuol dire incolpare tutti gli uomini, figuriamoci; ho davvero apprezzato tanti interventi di colleghi maschi, fatti con competenza e sensibilità sul tema. Il mio augurio è che allora questo Parlamento possa continuare sulla strada tracciata con questo provvedimento; che sia un inizio e non una fine. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . Saluto ad una delegazione di amministratori locali PRESIDENTE . Approfitto per salutare in tribuna la giunta comunale del Comune di Predoi, a cui do il benvenuto. (Applausi). Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. Doc 1200 Doc 174 Doc 229 Doc 295 Doc 335 Doc 548 Doc 662 GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, ancora una volta la maggioranza è rimasta sorda alle richieste, in alcuni casi alle semplici correzioni, suggerite dalle opposizioni, per una volta unite nonostante le diversità politiche, allo scopo di rendere il testo in esame più efficace, più completo. Un importante passo in avanti su un tema doloroso e delicato come le violenze di genere è stato trasformato nell'ennesima occasione sprecata. Peccato. Peccato, perché il tema della violenza sulle donne attraversa quotidianamente le cronache del nostro Paese e non può essere relegato alla sola dimensione del dolore privato di chi subisce una violenza. Esso infatti è intimamente legato all'idea di società che abbiamo in mente per il presente e soprattutto per il futuro. La violenza nei rapporti di coppia in famiglia - dinamiche che nulla hanno a che fare con l'amore - non può essere combattuta se non attraverso un'azione collettiva di carattere culturale, prima ancora che sul piano della prevenzione, della repressione, della legislazione. Bisogna spazzare il campo da qualunque sottovalutazione. È decisivo fare chiarezza sulle parole. Ogni comportamento che intende annientare la donna nella sua identità e libertà, non solo nella sua intimità fisica ma anche nella sua dimensione psicologica, sociale e lavorativa, è una violenza di genere. Le cose vanno chiamate con il loro nome: è il primo fondamentale passo sul quale costruire un percorso di civiltà. (Brusio). Signor Presidente, se lei ritiene che io possa continuare in questo modo, io continuo. PRESIDENTE.Presidente Grasso, ho richiamato all'attenzione l'Assemblea. Sono rimasti pochissimi senatori e, se quelli rimasti prestassero più attenzione a chi sta parlando, sarebbe cosa quanto meno educata. GRASSO (Misto-LeU) . Ma io non richiedo l'attenzione, bensì il silenzio. Se l'intero Paese e soprattutto gli uomini sono chiamati a un impegno straordinario sul piano culturale, non è da sottovalutare l'apporto che il Parlamento avrebbe potuto dare migliorando la normativa sulla violenza di genere. Il provvedimento che ci apprestiamo a licenziare ha una genesi che affonda le sue radici nella Convenzione di Istanbul, che predispose un quadro giuridico completo di protezione contro le violenze domestiche e di genere. Era necessario però approfondire la normativa vigente; rafforzarne alcuni profili; armonizzare le previsioni del codice penale e di procedura penale perché chi è vittima di reati gravissimi sia veramente tutelata.