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si ricorda che la legge 9 luglio 1990, n. 185, che regola la vendita estera dei sistemi militari italiani, vieta le esportazioni di armamenti "verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani", disponendo che l'esportazione di materiale di armamento e la cessione della relativa licenze di produzione siano "conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia": in linea, dunque, con l'articolo 11 della Costituzione, ove si legge "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"; ci si chiede come le disposizioni della citata legge possano consentire un accordo di portata epocale con l'Egitto, macchiatosi negli ultimi anni di indicibili violazioni ai diritti umani anche a danno di cittadini del nostro Paese come il ricercatore Giulio Regeni, il cui corpo atrocemente martoriato è stato rinvenuto il 3 febbraio 2016 a circa 10 giorni dal suo rapimento: un corpo su cui la madre Paola vide "tutto il male del mondo"; il giovane ricercatore è stato con tutta probabilità, come da riscontri di testimoni, rapito e torturato dai servizi segreti del Governo di al-Sisi per le sue ricerche sui movimenti sindacali indipendenti dopo la rivoluzione del 2011 che, si ricorda, si oppongono al regime tuttora in corso. Le descrizioni dell'entità delle torture subite dal ragazzo raccontano in modo efficace la crudeltà del Governo egiziano; si tratta di un Governo che si è opposto sin dall'inizio alla ricerca della verità: si ricordano la messa in scena del ritrovamento dei documenti di Giulio Regeni presso una fantomatica banda criminale, la carente autopsia disposta dalle autorità egiziane, il ritardo nel condividere i tabulati telefonici, la scarsa collaborazione denunciata dalla Procura di Roma che, si segnala, ha iscritto un anno e mezzo fa 5 funzionari della National security egiziana nel registro degli indagati; anche oggi, l'Egitto persevera nei suoi crimini: si ricorda in tal senso l'arresto forzato del giovane studente Patrick Zaki, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, che si trova dal 7 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi. Amnesty international ha definito Zaki un prigioniero di coscienza, detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media . È di qualche giorno fa la notizia che la sua detenzione, in modo del tutto immotivato, è stata prorogata di altri 45 giorni, nonostante gli annunci di al-Sisi circa la possibile scarcerazione di molti detenuti per l'emergenza COVID-19; a giudizio dell'interrogante l'atteggiamento del Governo italiano è stato altalenante: non è tuttavia il momento di continuare sulla strada della moral suasion : bisogna invece agire immediatamente, al fine di bloccare in modo definitivo la vendita di armi all'Egitto, si chiede di sapere quali siano gli intendimenti attuali del Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, circa l' export di armamenti verso l'Egitto, e se non intenda attivarsi al fine di fermare l'operazione descritta dando così attuazione alla legge n. 185 del 1990 che vieta le esportazioni di armamenti verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Atto n. 3-01780 FARAONE SBROLLINI Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 e delle misure restrittive adottate per contenere la diffusione dei contagi, il settore sportivo versa attualmente in una situazione economica drammatica; a causa della drastica riduzione dei fatturati e della crisi di liquidità che le società e le associazioni sportive hanno subito, i cui effetti negativi si faranno sentire anche nei prossimi mesi, le prospettive future di sviluppo del settore appaiono critiche; sebbene nei decreti emanati in questi mesi dal Governo siano state contemplate forme di supporto allo sport, è tuttavia innegabile come gran parte delle realtà attive in questo comparto, e specialmente quelle che operano a livello dilettantistico e locale, manifesti chiaramente il rischio di cessazione dell'attività qualora non venissero trovati gli strumenti per rilanciare il settore; nei giorni scorsi, il Ministro in indirizzo ha illustrato le principali direttrici della bozza di testo unico dello sport, elaborata dalla sua amministrazione e attualmente all'esame delle forze politiche e di Governo; nello specifico, nel testo verrebbe riformata nel dettaglio la disciplina attinente agli aspetti di maggior rilievo del settore: vi rientrerebbero, a titolo di esempio, dalla governance delle organizzazioni di vertice al rafforzamento dell'Ufficio dello sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, dalla promozione della società Sport e salute SpA alla predisposizione di un quadro normativo più chiaro delle tutele offerte ai lavoratori, dalla riforma dei mandati presidenziali delle federazioni ai contributi a fondo perduto per le realtà dilettantistiche; tuttavia, non appare ancora chiaro quale sarà l'orientamento del Governo in merito all' iter necessario affinché tutte le forze politiche possano avere il modo di esprimersi all'interno di un confronto serio e puntuale sulla riforma; da tempo il Gruppo Italia Viva si è mosso per porre all'attenzione del Governo e del Parlamento le maggiori questioni aperte in attesa di risposta: in particolare quelle attinenti all'assunzione dei laureati in scienze motorie nella scuola e nei centri sportivi, al riconoscimento giuridico del lavoro sportivo, alla promozione e al rilancio dello sport di base, alla revisione della "legge Melandri" (decreto legislativo n. 9 del 2008); considerato che: nel corso dell'esame alla Camera del "decreto rilancio", non ha trovato spazio l'approvazione della proposta di Italia Viva relativa all'introduzione di incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari, incluse le sponsorizzazioni, nel settore sportivo; la carenza di interventi netti a favore della promozione delle realtà sportive, soprattutto di quelle impegnate a livello locale, rischia di non riconoscere l'importantissimo ruolo sociale da loro svolto in termini di valorizzazione della salute, dell'inclusione e della solidarietà; enormi difficoltà sono manifestate, inoltre, dalle società e dalle associazioni sportive che non beneficiano di diritti televisivi o di altre forme di sostegno economico, e rischiano di far cessare l'attività di molte realtà attive nella promozione delle discipline sportive, sia maschili che femminili, mettendo conseguentemente a repentaglio il futuro di molti campionati; nonostante si riconosca al Ministro in indirizzo la volontà di intervenire con misure precise per il settore, è evidente come gli interventi sinora annunciati dall'Esecutivo sollevano molti dubbi circa la capacità di risolvere i problemi evidenziati, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti del Ministro in indirizzo in merito alle circostanze espresse; se, attraverso quali modalità e secondo quali tempistiche ritenga opportuno affrontare le molteplici ed urgenti questioni aperte che riguardano il settore sportivo, confrontandosi puntualmente con le altre forze politiche;