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Quando vi è fondato motivo per ritenere che sussistono i presupposti perché il tribunale disponga il rinvio, il magistrato di sorveglianza può ordinare il differimento dell'esecuzione o, se la protrazione della detenzione può cagionare grave pregiudizio al condannato, la liberazione del detenuto. Il provvedimento conserva effetto fino alla decisione del tribunale, al quale il magistrato di sorveglianza trasmette immediatamente gli atti"; considerato che: troppo spesso si presenta il grave inconveniente dei "condannati sospesi in perpetuo" emerso nella prassi in ragione della lentezza con cui i tribunali di sorveglianza si pronunciano sulle richieste di misure alternative da parte dei soggetti che, nel frattempo, beneficiano della sospensione dell'esecuzione ai sensi dell'art. 656, comma 5, del Codice di procedura penale; controverse sono le cause di questo endemico ritardo, per taluni attribuibile ad una carenza di organico degli organi giurisdizionali preposti alla fase esecutiva, per altri a una precisa strategia attendista di questi ultimi dettata dalla consapevolezza che l'istante è tenuto nel frattempo a tenere un comportamento irreprensibile, pena la perdita dei presupposti soggettivi per l'ottenimento della misura alternativa. Una strategia anche comprensibile, che non può tuttavia gettare il "condannato in sospeso" in un "limbo esistenziale" potenzialmente senza fine; di qui, l'evidente necessità di porre un termine entro il quale il Tribunale di sorveglianza è tenuto a valutare l'istanza del condannato la cui pena è stata sospesa; un termine che si prefigge il duplice obiettivo di stimolare l'organo giurisdizionale a pronunciarsi e di porre un limite massimo allo stato esistenziale d'incertezza trascorso nel frattempo dall'istante, il quale peraltro, avendo già preso contatti con gli Organismi socio assistenziali ai fini della presentazione della domanda, tende spesso ad iniziare fin da subito il proprio percorso di recupero quanto meno partecipando alle attività di volontariato con giudizi positivi espressi dalle menzionate associazioni; specie in questi casi, per nulla rari se non maggioritari, ben si può ritenere che il condannato non abbia solo serbato quella condizione soggettiva che gli consentirebbe di beneficiare dell'affidamento in prova ai sensi dell'art. 47, comma 2, della legge n. 354 del 1975, ma si trovi in una condizione tale da dimostrare il suo reinserimento sociale, tanto più autentico quanto più spontaneamente intrapreso dal reo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso accertare le dinamiche che portano a questi ritardi; se, nel contempo, non ritenga opportuno rimediare al problema dei "condannati in sospeso in perpetuo", magari modificando l'ultimo periodo dell'art. 47, comma 12, della legge sull'ordinamento penitenziario, n. 354 del 1975, aggiungendo, nello stesso comma, il seguente periodo: "La pena è altresì estinta nei confronti dei condannati che abbiano presentato istanza di affidamento in prova ai servizi sociali previa sospensione dell'esecuzione ai sensi dell'art.656 c.p.p. , se il Tribunale di sorveglianza non si è pronunciato sulla suddetta istanza entro un anno dalla sua presentazione e in tale periodo il condannato non abbia serbato comportamenti che impedirebbero l'adozione della misura". Atto n. 4-06036 LEONE TRENTACOSTE PAVANELLI PRESUTTO PUGLIA VANIN Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: in data 7 febbraio 2016 la signora A. L.C. mentre si affacciava dal balcone del proprio appartamento, sito in Trapani, per scuotere un panno, perdeva l'equilibrio e precipitava rovinosamente sull'asfalto sottostante. Trasportata d'urgenza in ambulanza presso il Pronto Soccorso del Presidio ospedaliero "Vittorio Emanuele II" di Castelvetrano (Trapani) le veniva diagnosticato "Politrauma da caduta esitato in frattura delle branchie ileo e ischio-pubica di destra, frattura dell'ala sacrale di destra, frattura gomito destro, frattura pluriframmentaria epifisi distale radio e stiloide ulnare di destra, frattura pluriframmentaria calcagno di destra", con una prognosi iniziale di 60 giorni; detto balcone risultava non essere a norma (decreto ministeriale 14 giugno 1989, n. 236, art. 8.1.8) stante che l'altezza della ringhiera è di soli 81 cm, pertanto veniva inviata lettera di costituzione in mora e richiesta di risarcimento danni all'Istituto autonomo case popolare (IACP), ente proprietario dell'immobile, il quale rispondeva in un primo momento escludendo ogni propria responsabilità; considerato che: il motivo di tale diniego risiedeva nel fatto che secondo l'IACP non ricorreva l'obbligatorietà di adeguamento, in quanto il complesso abitativo del quale fa parte l'appartamento utilizzato dalla signora L.C. è stato realizzato, con fondi previsti dalla legge regionale 12 aprile 1952, n. 12, anteriormente all'entrata in vigore del decreto ministeriale 14 giugno 1989, n. 236; dopo un secondo sollecito, l'IACP ha comunicato che la compagnia assicurativa con cui era stipulata la polizza a copertura della responsabilità civile avrebbe aperto il sinistro e gestito la pratica; di conseguenza, la compagnia assicurativa ha provveduto ai dovuti riscontri, fra cui degli accertamenti, al termine dei quali ha avanzato, in termini informali, un'offerta verbale per un ammontare complessivo pari a 3.000/4.000 euro a chiusura bonaria di tutto, che la signora L.C. ha categoricamente rifiutato; considerato inoltre che: successivamente al 1989, nell'immobile in questione erano stati eseguiti dei lavori, ragione per cui l'Istituto avrebbe dovuto adeguare la ringhiera alla normativa vigente ma, una volta chieste spiegazioni sulla documentazione di affidamento e autorizzazione dei suddetti lavori, l'IACP non hai mai fornito risposta; la signora L.C. ha contestualmente richiesto all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) il riconoscimento dei danni psico-fisici per determinare l'esatta percentuale di invalidità e, a seguito di una visita presso l'INPS in data 21 novembre 2017, le viene concessa una invalidità del 67 per cento, che nel 2021 è stata ridotta al 50 per cento, con la conseguente perdita delle facilitazioni tra cui le scarpe ortopediche, motoretta elettrica e tagliando per parcheggiare vicino l'abitazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie attribuzioni, intenda prendere in considerazione quanto esposto e valutare la possibilità di accertare se e in che misura le azioni dall'IACP siano state effettivamente poste in essere nel rispetto della legge o se, invece, si siano verificate delle inadempienze tali da riscontrare una responsabilità, sia in riferimento alla mancata messa in norma del balcone, che al risarcimento negato. Atto n. 4-06037 ERRANI DE PETRIS RUOTOLO LAFORGIA BUCCARELLA Al Ministro dell'istruzione Premesso che: