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Ci domandiamo, a questo punto, come si comporterà lo Stato italiano al riguardo di questa espressa disposizione e vorremmo quindi capire come, quando e in che maniera verrà recepito questo tipo di istituto, sul quale - come ha già detto prima un mio collega - noi abbiamo delle grandissime perplessità, tant'è che alla Camera abbiamo presentato addirittura una pregiudiziale di costituzionalità. Noi riteniamo che la necessità di tutela del bambino e l'interesse del minore, in particolare dei tanti bambini minori che si trovano in una situazione di gravissimo disagio, debbano prevalere di fronte a tutti gli istituti. È necessario che venga assicurata una seria tutela e cura dei minori, a prescindere da questo tipo di istituti. Dobbiamo avere il coraggio di dire che l'interesse del minore deve essere assolutamente prevalente e deve superare le questioni di tipo religioso e l'applicazione di questi istituti. Per quanto ciò possa essere difficile, dobbiamo avere veramente questo coraggio. Colgo l'occasione di questo intervento per ricordare che presenteremo un ordine del giorno, che sarà trattato e che poi magari illustreremo più diffusamente. Questo ordine del giorno fa riferimento a tutti i minori che sono arrivati in Italia non accompagnati in conseguenza di questi tristissimi flussi migratori che hanno interessato l'Italia, soprattutto in questi ultimi due anni. Ricordiamo che, da gennaio 2014, sono arrivati 6.722 minori, di cui 4.598 non accompagnati. Il V Rapporto ANCI 2011-2012 sui minori non accompagnati rileva che il problema sta assumendo delle dimensioni emergenziali. Dobbiamo pensare purtroppo al collegamento tra il fenomeno dell'abbandono di minori non accompagnati e quello dei flussi migratori. Approfondiremo il concetto più dettagliatamente quando illustreremo l'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giovanardi. Ne ha facoltà. GIOVANARDI (AP (NCD-UDC)) . Signor Presidente, alcuni colleghi hanno ironizzato sul fatto che questa Convenzione del 1996 viene ratificata solo oggi. Ma questo non è stato un caso. Dal 1996 in avanti tutti i Governi in qualche modo hanno impedito la ratifica di questa Convenzione, per il semplice motivo che, con il passare degli anni, la situazione si è aggravata, non si è semplificata. L'introduzione della kafala nel nostro ordinamento significa la sottomissione del nostro ordinamento al diritto islamico. Per capirci, sarebbe come se noi dicessimo al Parlamento iraniano, a quello afgano o a quello del Pakistan che i genitori possono avere in affidamento un bambino italiano, però devono obbligatoriamente convertirsi al cattolicesimo. Vorrei vedere la discussione che ne scaturirebbe in un parlamento islamico da una simile proposta. Ahimè, vediamo ciò che la kafala richiede. Ho qui le note e gli appunti dei Governi pro tempore di questi venti anni, in cui, nero su bianco, si scrive che, poiché è obbligatorio per chi prende in affidamento un bambino che professi la religione musulmana o che comunque si islamizzi, e quindi si converta, si configurano evidenti profili di contrasto con il diritto di professare liberamente la propria fede, sancito dall'articolo 19 della Costituzione, nonché con il principio costituzionalmente garantito, e affermato anche a livello comunitario, del divieto di discriminazioni fondate sulla religione di appartenenza. Forse siamo un po' schizofrenici. Un mese e mezzo fa tutta l'Europa si è ribellata al grido di « Je suis Charlie », proclamando di essere per la libertà di pensiero. Il libro "Sottomissione" vende milioni di copie per denunciare che l'Occidente si sottomette ai Diktat di ciò che nel frattempo è cambiato. Sono stato a Istanbul nel 1970 ed era una città totalmente occidentale, come New York. Non ho visto un velo, non ho visto una persona vestita alla turca. Chiunque vada ad Istanbul ora trova una città totalmente islamizzata e sottoposta alla sharia . Infatti, i movimenti fondamentalisti musulmani degli ultimi anni hanno accentuato la loro pretesa di imporre, anche extra territorialmente (vedi Inghilterra), la sharia nelle corti islamiche di quel Paese. Vi sottopongo questo problema che non è stato affatto risolto, tant'é che abbiamo presentato un emendamento che, per salvare il salvabile, richiama la necessità per le nostre autorità, o meglio per chi dovesse gestire la kafala in Italia, (che - ricordo - non è un'adozione ma solo un affido perché il bambino rimane comunque proprietà della comunità e non entrerà mai a far parte della famiglia di adozione), di verificare il rispetto dei principi costituzionali di libertà religiosa. Quanto il Governo afferma nelle suddette note è qualcosa di teorico. Infatti, nel caso in cui vi sia coactus tamen voluit , per cui la coppia si converte per avere il bambino, dopo è difficile dire che si tratta di una conversione coatta e ancora più difficile è ottenere la revoca della conversione, perché in questo caso subentra l'apostasia e la pena di morte prevista per chi dovesse giocare sulla questione di una falsa conversione. Chiedo pertanto che il Parlamento, che è un luogo dove non si fa solo tecnicismo ma politica a tutti i livelli, si domandi se questo è il momento, dopo quanto sta accadendo nel rapporto tra l'Europa e il mondo fondamentalista musulmano, di recepire nel nostro ordinamento un trattato di vent'anni fa che, man mano che passa il tempo, non solo evidenzia tutte le preoccupazioni e le perplessità a fronte di principi costituzionalmente garantiti, ma diventa un'ulteriore sottomissione del nostro ordinamento e dei nostri principi ai Diktat che vengono da quei Paesi musulmani che pretendono per l'affidamento l'adozione della kafala . Presenteremo quindi questo emendamento, che in realtà rappresenta solo una riduzione del danno, e invitiamo il Parlamento a compiere uno sforzo ulteriore per evitarlo. Un fatto è certo, noi introduciamo la kafala nel nostro ordinamento e questa prevede obbligatoriamente una conversione coatta a diventare musulmani, dopodiché diciamo che valuteremo cosa fare per evitare questo pericolo. Non mi sembra un modo molto saggio di procedere. (Applausi del senatore Albertini) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mussini. Ne ha facoltà. MUSSINI (Misto-MovX) . Signor Presidente, prima di entrare nel merito di questo disegno di legge, vorrei esprimere la mia soddisfazione, contrariamente alla posizione espressa poc'anzi dal senatore Giovanardi, per il fatto che il Senato ieri, oggi e auspicabilmente anche nei prossimi giorni, si è impegnato su disegni di legge che pongono delle pietre angolari per quanto riguarda l'adeguamento della nostra normativa nazionale rispetto ad una società che cambia. Pertanto, attraverso l'adozione dei provvedimenti di questa mattina, (a cominciare da quello di ieri sul traffico di organi) relativi all'adozione internazionale e all'affido, nonché di quelli che ci vedranno impegnati la prossima settimana in materia di divorzio, stiamo assolvendo ad un nostro compito prioritario. Mi riferisco al fatto di dare risposte a tutti e non soltanto a quei potentati e a quelle situazioni di emergenza che in realtà non sono la parte migliore del nostro Paese.