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Disposizioni in materia di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge nasce dalla volontà e dall'esigenza di normare alcuni importanti aspetti della procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, introdotta nel nostro ordinamento a seguito della sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale. La procreazione medicalmente assistita di tipo eterologa, effettuata cioè con gameti estranei alla coppia, apre inevitabilmente una serie di questioni che richiedono un'attenta riflessione e un intervento legislativo specifico. L'architettura normativa che inquadrava la filiazione naturale, infatti, non corrisponde più alle nuove opzioni possibili, fino a creare alcune gravi falle o a lasciare irrisolti nodi fondamentali, come quello del diritto alla conoscenza delle proprie origini, o del diritto all'accesso a informazioni preziose per la salute del soggetto. La legge 19 febbraio 2004, n. 40, modellava l'accesso e l'utilizzo delle tecniche di procreazione assistita sulla filiazione naturale: il principio ispiratore della legge era di porre la coppia con problemi di infertilità o sterilità in condizioni il più possibile simili a quelle della coppia fertile. La normativa che regolava la filiazione nel nostro Paese non veniva quindi intaccata, né aveva bisogno di particolari aggiustamenti. Con l'introduzione della fecondazione eterologa il mutamento è profondo e radicale. I genitori biologici non sono più figure uniche, e appare una figura terza, quella del donatore o dei donatori. Si pone quindi la questione della gratuità effettiva della cessione dei gameti, poiché in Italia è viva e attuale una tradizione solidaristica e gratuita, per quanto riguarda la donazione di cellule, tessuti e organi umani; una tradizione che sarebbe stravolta e indebolita se in questo ambito, per i soli gameti, si introducessero modalità di acquisizione differenti. Si pone, inoltre, il problema della conoscenza delle proprie origini -- in analogia a quanto accade per le adozioni -- e del diritto alle informazioni utili per la tutela della salute del nato; è necessario stabilire regole per la selezione del donatore, in un delicato e difficile equilibrio tra le richieste e i desideri delle coppie e la possibilità che si creino inaccettabili condizioni di discriminazione. L'articolo 14 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191, con cui il nostro paese ha recepito la direttiva 2006/17/CE della Commissione, dell’8 febbraio 2006, recita «nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia, l'identità del o dei riceventi non è rivelata al donatore o alla sua famiglia e viceversa.» La protezione dei dati personali e la tutela della riservatezza, a cui fa riferimento l'articolo citato, copre dunque i rapporti tra donatore e ricevente, cioè fra la coppia che vuole accedere alla fecondazione eterologa e il donatore o la donatrice. Non si fa alcun riferimento al nato, lasciando dunque aperto lo spazio per l'eventuale relazione di conoscenza tra il nato e il genitore biologico, su richiesta dell'uno o dell'altro. Anche il Comitato nazionale di bioetica, organo di consulenza della Presidenza del Consiglio dei ministri nelle delicate materie bioetiche, ha riconosciuto unanimemente il diritto del nato a conoscere le modalità del proprio concepimento. Non si può, d'altra parte, evitare l'analogia con l'adozione, per cui si prevede il diritto a conoscere i nomi dei propri genitori biologici. Se si prevedesse per il nato da fecondazione eterologa una disciplina diversa da quella già utilizzata per il bambino adottato, si creerebbe una grave forma di discriminazione nei confronti del primo, che godrebbe di una tutela minore. Il diritto a conoscere le proprie origini, del resto, trova sempre più spazio anche a livello internazionale. A seguito di contenziosi giudiziari, in molti Paesi è caduto l'anonimato del donatore, previsto inizialmente nelle normative dei Paesi in cui era consentita la fecondazione eterologa. In particolare, l'anonimato del donatore è stato eliminato in Austria (1992), in Germania (1998) e dal 2014 anche nei confronti di minori, in Svizzera (2001), in Olanda (2002), dall'età di 16 anni, in Norvegia (2003), Gran Bretagna (2004), Svezia (2006), Finlandia (2006), nel Nuovo Galles del Sud (2007). Oltre ai Paesi europei citati, l'anonimato è decaduto anche in Australia Occidentale (1999 e 2004), Victoria (1995 e 2009) e Nuova Zelanda (2004). Il presente disegno di legge si compone di quattro articoli. L'articolo 1 definisce l'ambito di applicazione della legge. Esso ribadisce che i requisiti per l'accesso alle tecniche di Pma (Procreazione medicalmente assistita) di tipo eterologo sono fissati dall'articolo 5 della legge n. 40 del 2004, e che le attività di selezione del donatore necessitano di specifica autorizzazione da parte delle regioni. L'articolo 2 definisce gli aspetti inerenti alla donazione dei gameti. Il comma 1 vuole riaffermare il principio cardine della gratuità e della volontarietà che deve caratterizzare, secondo il nostro ordinamento, l'atto di donazione. Il comma 2 specifica che la donazione è consentita ai soggetti di sesso maschile di età non inferiore ai 25 anni e non superiore ai 40 anni, e ai soggetti di sesso femminile di età non inferiore ai 25 anni e non superiore ai 35 anni che siano iscritti al Registro dei donatori di cui all'articolo 1, comma 298, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. La soglia di età che è stata prevista è dovuta alla preoccupazione di lasciare i margini temporali necessari perché l'eventuale donatore possa assumere una decisione consapevole, non affrettata ma maturata nel tempo. Il disegno di legge vieta, inoltre, al comma 3 la commercializzazione di gameti ed embrioni umani da utilizzare nell'ambito delle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, nonché la pubblicizzazione di tale attività. Infine, il medesimo comma stabilisce che gli atti o i contratti onerosi siano nulli. Riteniamo che questo punto sia fondamentale, per evitare forme di commercio del corpo umano, soprattutto femminile, a scapito di giovani donne fragili e bisognose. Il comma 4 prevede, inoltre, che l'importazione e l'esportazione di gameti siano consentite, rispettivamente, solo da e verso istituti di tessuti accreditati, ai sensi della normativa europea vigente in materia, e operanti senza scopo di lucro. Il comma 5 specifica inoltre che è vietata la donazione di cellule riproduttive tra parenti fino al quarto grado. Il comma 6 prevede che le cellule riproduttive di un medesimo donatore non possano determinare più di dieci nascite. Tale limite può essere derogato esclusivamente nei casi in cui una coppia, che abbia già avuto un figlio tramite procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando le cellule riproduttive del medesimo donatore.