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Ancora più bizzarro il ragionamento sviluppato dalla sentenza n. 785 del 20 gennaio 2012, che si basa sull'erronea tesi che l'affidamento condiviso sia più restrittivo di quello congiunto (quando è vero esattamente il contrario), essendo «non solo affidamento ad entrambi, ma fondato sul pieno consenso di gestione, sulla condivisione, appunto», a dimostrazione delle difficoltà della magistratura a comprendere dell'istituto perfino il suo significato generale. D'altra parte, che queste infedeli forme di lettura e di applicazione siano di gran lunga quelle prevalenti è dimostrato dagli stessi prestampati che in numerosi tribunali sono a disposizione delle coppie che affrontano consensualmente la separazione, alcuni dei quali sono riportati a titolo di esempio da seguire sullo stesso sito del Ministero della giustizia. Tipicamente richiedono che si stabilisca una «collocazione prevalente» dei figli e la cifra dell'«assegno di mantenimento», suggeriscono il calendario dei giorni in cui il genitore non collocatario (spesso si scrive direttamente «il padre») «potrà avere con sé» i figli, «se vuole», «previo accordo» con l'altro genitore (e se non è d'accordo?), non di rado prevedendo fine settimana breve («dal sabato all'uscita della scuola alle 20 della domenica») e un pomeriggio infrasettimanale. Recentemente, in seguito a segnalazioni e proteste, questi imbarazzanti prestampati tendono a scomparire dalle cancellerie, ma non da sentenze e decreti: insomma sparisce la prova, ma non si modifica la prassi. Per dovere di completezza e obiettività non si intende tralasciare la «classica» giustificazione che le istituzioni hanno fin qui dato: sono i genitori che, attraverso le separazioni consensuali, ci hanno mostrato la loro preferenza per un modello squilibrato di affidamento, con il genitore collocatario. Questa tesi, tuttavia, è ben difficile da sostenere, per varie ottime ragioni: 1) certamente esistono, come sopra mostrato, pessimi genitori, ai quali effettivamente il modello monogenitoriale calza a pennello. Il loro è un esempio da seguire? 2) certamente anche da genitori che avrebbero altri intenti vengono proposti al giudice accordi squilibrati. Ma il peso delle «istruzioni» distribuite nei tribunali non deve essere considerato? E il peso delle «linee guida» presenti nei tribunali? E il peso di una giurisprudenza costantemente monogenitoriale? E i consigli dell'avvocato che rammenta alle coppie che certi modelli è inutile proporli perché tanto verrebbero rifiutati? È una volontà libera quella di chi, partito con giuste idee, se le vede respingere dal sistema legale? 3) se davvero fosse dei genitori la responsabilità della schiacciante prevalenza del modello monogenitoriale non lo si vedrebbe praticato nelle separazioni giudiziali, dove il giudice stabilisce le regole in cui meglio crede. Purtroppo è esattamente il contrario: gli affidamenti equilibrati -- per pochi che siano -- provengono tutti dalle consensuali. Tutto ciò premesso, se davvero si desidera un processo «comprensibile» e dall'esito «prevedibile», come auspicato nella relazione che accompagna il recente disegno di legge di iniziativa governativa atto Camera n. 2953, c'è da chiedersi come potranno attribuirsi tale caratteristiche alle vertenze in ambito familiare con una simile consuetudine giurisprudenziale, così distante dalla norma. Altro pessimo comportamento di un certo tipo di genitori che non riceve sufficiente sanzione è apparso quello degli abusi familiari, ai quali si è voluto dedicare particolare attenzione. Si è ritenuto opportuno, quindi, sanzionare con l'esclusione dall'affidamento chi si sia reso colpevole di ripetute violenze fisiche e psichiche. Ciò soprattutto a tutela della donna, sempre più spesso sottoposta ad aggressioni, sovente tollerate solo per un inevitabile legame con l'altro genitore, anch'esso affidatario. Allo stesso modo si interviene a punire chi con sottili manovre e quotidiana opera di denigrazione induca un figlio a rifiutare i contatti con l'altro genitore, nonché chi si prefigge di raggiungere il medesimo risultato, ovvero eliminare del tutto l'altro genitore dalla vita del figlio, denunciandolo per reati infamanti mai commessi. Particolare valore avrà il comportamento precedente, cioè la verifica del momento in cui i maltrattamenti, le violenze o le denigrazioni hanno avuto inizio: se si tratti di episodi confinati al momento della separazione oppure radicati da tempo nella vita familiare. In ogni caso si è ritenuto opportuno aggiungere che comunque si dovrà tentare il recupero del genitore, attraverso l'intervento di strutture specializzate, in nome del diritto e dell'interesse dei figli. È pacifico, comunque, che la norma sarà applicabile solo previa dimostrazione della sussistenza dell'azione da censurare, ovvero dopo accurate indagini. Analizzando le varie posizioni assunte, e la corrispondente giurisprudenza, in merito al problema del rifiuto si osserva che una corrente di pensiero sostiene che al minore va riconosciuta facoltà di rifiutare, ad libitum , i contatti con un genitore. Qualcuno aggiunge una giustificazione di ciò, ma è tesi minoritaria: perché da quel genitore potrebbe avere subito abusi e negargli tale diritto lo esporrebbe a continuare a subirli. Ma quanto spesso il figlio viene manipolato e quanto spesso è stato abusato? A prescindere dal fatto che non esistono automatismi, ma tutto deve essere seriamente indagato. Comunque, sulla questione del riconoscimento ai figli di separati di questa opzione la Suprema Corte si è pronunciata (sentenza n. 317 del 15 gennaio 1998) riconoscendo a un ragazzo di 13 anni il diritto di abolire ogni contatto con il genitore non affidatario, benché assolutamente idoneo e al di sopra di qualsiasi critica. In sostanza, per pura antipatia. La tesi è apparsa quanto meno bizzarra, per una quantità di ragioni. Anzitutto è risultato incomprensibile perché la possibilità di rifiuto non potesse comprendere il genitore affidatario. In secondo luogo, sviluppando il ragionamento degli Ermellini, perché non potesse comprenderli entrambi, ad esempio a favore di un affidamento a terzi. Inoltre, sotto il profilo del diritto, la tesi è apparsa in contraddizione con il principio di uguaglianza. Perché ai figli di genitori non separati dovrebbe essere negata tale facoltà? Ovvero anche, ai sensi dell'articolo 30 della Costituzione, l’educazione e l’istruzione dei figli sono certamente doveri dei genitori (entrambi) anche se separati, ma sono anche loro diritti (di entrambi). Quindi la previsione di un intervento sanzionatorio ove sia dimostrata una manipolazione appare sia opportuna che legittima. Infine, una concreta ed esplicita censura del dilagante malvezzo di avanzare gratuite denunce per eliminare il partner è apparsa assolutamente indispensabile. Una ulteriore riflessione merita senza dubbio la mediazione familiare, uno strumento di supporto alla coppia che ovunque nel mondo sta guadagnando consensi, ma che fu virtualmente eliminato dal progetto iniziale di affidamento condiviso nella definitiva stesura, riducendolo ad una blanda possibilità di segnalazione, ad ostilità già iniziate.