[pronunce]

e la compressione di tale diritto non sarebbe giustificabile solo con la tutela dell'interesse alla sicurezza della collettività. Infine, il tribunale amministrativo ravvisa un eccesso di delega nella norma impugnata, in rapporto alla previsione dell'art. 2, lettera t), della legge n. 190 del 1991, che abilitava il legislatore delegato alla generica attività di "riesame" della disciplina anteriormente vigente, la quale però non prevedeva l'ipotesi di revoca della patente per la sottoposizione al foglio di via: l'innovazione sostanziale, non trovando fondamento in alcuna norma della legge di delegazione, sarebbe dunque lesiva di quest'ultima e, suo tramite, dell'art. 76 della Costituzione. 3. - Questione testualmente identica a quella sopra detta, e riferita ai medesimi parametri costituzionali, è stata sollevata dallo stesso Tribunale amministrativo regionale della Lombardia sezione staccata di Brescia, con altre due successive ordinanze, del 28 luglio 2000 (r.o. n. 699/2000) e del 22 settembre 2000 (r.o. n. 28/2001).1. - Il Tribunale amministrativo regionale della Calabria sezione staccata di Reggio Calabria, con una ordinanza, e il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia sezione staccata di Brescia, con tre ordinanze, sollevano questione di costituzionalità della disciplina della revoca della patente di guida conseguente alla sottoposizione del relativo titolare a misure di prevenzione, ritenendola in contrasto con gli artt. 3, 4, 35 e 76 della Costituzione. In particolare, il Tribunale amministrativo regionale della Calabria - sezione staccata di Reggio Calabria, chiamato a decidere un ricorso per l'annullamento di un provvedimento prefettizio di revoca della patente di guida adottato nei confronti di persona "già" (ma, al momento del giudizio, "non più") sottoposta alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, dubita, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, della legittimità costituzionale della disciplina contenuta nel decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sulla base della quale è stata disposta la revoca e dall'applicazione della quale dipende la risoluzione del giudizio innanzi a sé pendente. Il rimettente - sul presupposto che l'impugnato art. 120 del codice della strada sia tuttora vigente nella sua originaria veste legislativa, nonostante l'intervento di "delegificazione" cui esso è stato sottoposto con il d.P.R. 19 aprile 1994, n. 575 (Regolamento recante la disciplina dei procedimenti per il rilascio e la duplicazione della patente di guida di veicoli) - ritiene che la previsione della revoca della patente per coloro che siano stati precedentemente sottoposti a una misura di prevenzione, in quanto più restrittiva rispetto alla disciplina contenuta nel codice previgente (d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393), non trovi fondamento nella legge di delegazione 13 giugno 1991, n. 190, sulla cui base è stato emanato il decreto legislativo recante il nuovo codice. In particolare, non sarebbe invocabile come fondamento l'art. 2, comma 1, lettera t), della legge, la quale non consentirebbe al legislatore delegato di discostarsi dalle scelte sostanziali della normativa preesistente. A sostegno di questa interpretazione limitativa della delega, viene richiamata la sentenza n. 354 del 1998 di questa Corte, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 120 in questione (in combinato disposto con l'art. 130), nella parte in cui prevedeva la revoca della patente nei confronti di coloro che "fossero stati" sottoposti a misure di sicurezza personali. Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia - sezione staccata di Brescia, a sua volta, con tre ordinanze di identico tenore, emesse nel corso di giudizi per l'annullamento di provvedimenti di revoca della patente adottati nei riguardi di persone soggette alla misura del foglio di via obbligatorio (art. 2 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423), dubita della legittimità costituzionale dell'art. 120 del codice della strada nella parte in cui si applica nei confronti di coloro che sono sottoposti alla menzionata misura del foglio di via. Muovendo anch'esso dal presupposto della vigenza della disciplina nel suo originario rango di atto legislativo, il giudice amministrativo ritiene che la normativa impugnata violi: a) l'art. 3 della Costituzione, per irragionevolezza della previsione, eccedente rispetto allo scopo di tutela delle esigenze di sicurezza collettiva, nonché per disparità di trattamento rispetto all'ipotesi di chi abbia riportato una condanna a pena detentiva, ipotesi nella quale è consentito (art. 120, comma 2, nel testo originario) un apprezzamento prognostico circa la possibile agevolazione alla commissione di attività illecite, a differenza che nel caso in questione; b) gli artt. 4 e 35 della Costituzione, per l'incidenza negativa della revoca della patente sulle possibilità di lavoro dell'interessato; c) l'art. 76 della Costituzione, per contrasto con la legge delega, che abilitava il legislatore delegato al mero "riesame" della preesistente normativa, senza autorizzare innovazioni sostanziali rispetto a quest'ultima. 2. - Le questioni sollevate riguardano la medesima disciplina in materia di revoca della patente di guida in conseguenza di provvedimenti preventivi a carico dei rispettivi titolari; pertanto i relativi giudizi possono essere riuniti per essere decisi con unica pronuncia. 3. - La modifica normativa intervenuta sulla disciplina sottoposta al controllo di costituzionalità da tutte e quattro le ordinanze dei giudici amministrativi richiede preliminarmente una precisazione circa l'oggetto del giudizio di cui questa Corte è investita. L'art. 120 del decreto legislativo n. 285 del 1992, infatti, è stato "sostituito" dall'art. 5 del d.P.R. n. 575 del 1994, dunque da un atto avente natura regolamentare, emanato sulla base dell'art. 2, comma 7, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), ed entrato in vigore a decorrere dal 1° ottobre 1995 [a norma dell'art. 2, comma 2, del decreto-legge 25 novembre 1995, n. 501 (Interventi per il settore dell'autotrasporto di cose per conto terzi, nonché per il personale addetto ai pubblici servizi di trasporto), convertito con modificazioni in legge 5 gennaio 1996, n. 11]. L'anzidetto intervento sul piano della fonte della disciplina non determina tuttavia l'inammissibilità delle questioni sollevate. Alla stregua della giurisprudenza di questa Corte, il controllo su atti aventi natura regolamentare non rientra nella giurisdizione costituzionale, secondo la definizione che di questa è data dall'art. 134 della Costituzione (tra molte, ordinanze n. 554, n. 328 e n. 100 del 2000).