[resaula]

Ma neanche davanti ad un'analisi così impietosa Sergio Zavoli si è mai arreso, perché era un vecchio riformista e - lo cito ancora - con una naturale inclinazione persino verso una temerarietà ben governata. Ed è per questa sua natura di uomo con la testa rivolta al futuro che Sergio Zavoli, parlando di se stesso ma rivolgendosi ai colleghi senatori, diceva (sentite): «Se avessi una qualche abilità persuasiva, immodestamente vi inviterei, presenti ed assenti, a credere che si cresce grazie ai problemi che si è costretti a risolvere, che è bene risolvere e che è urgente risolvere, nella convinzione che si racchiude in una parola: insieme». Sono parole molto importanti anche per noi, ci riguardano da vicino e sono di un'attualità impressionante. Anche oggi, la strada più diretta per far uscire l'Italia dalla grave crisi che sta attraversando è la stessa che anni fa ci indicava Zavoli e che si racchiude in una parola: insieme. Dicendo «insieme», Zavoli voleva dire «basta con l'individualismo, basta con le divisioni e le sottodivisioni, basta con l'uso strumentale del Parlamento». Oggi probabilmente a Sergio sarebbe piaciuto essere ricordato in Senato per la sua vita così piena e così avventurosa; intanto per il suo lavoro di giornalista sportivo, perché è lì che ha appreso il mestiere del grande inviato, imparando quanto nelle vicende umane siano importanti le singole persone e anche gli ultimi e quanto valgano la fatica e i sacrifici di chi si mette in gioco in quelle gare dove, come al «Giro d'Italia», non è ammesso che qualcuno si risparmi. Lo sport, se non è leale, non è sport e Zavoli ha insegnato all'Italia quanto per tutti noi può valere vivere osservando un codice deontologico. Ma gli sarebbe piaciuto anche essere ricordato per le sue grandi inchieste giornalistiche, per la sua testimonianza sui pericoli eversivi corsi dalla nostra democrazia e sulla vittoria della democrazia e dei valori della Repubblica. Gli sarebbe piaciuto essere ricordato come uomo di sinistra e senatore del Partito Democratico, di un partito in cui il dibattito interno è sempre stato vivace e libero, ma in cui l'unità politica resta un valore. Gli sarebbe piaciuto essere ricordato per il suo lavoro in Senato, dove la maggioranza e l'opposizione l'hanno sempre ascoltato nel più assoluto silenzio, segno dell'interesse per quel che diceva, ma anche di rispetto pieno per la sua persona. Infine, gli sarebbe piaciuto essere ricordato per le sue poesie, nelle quali riversava la sua umanità e la sua sensibilità; poesie dalle quali traspariva il mistero di un uomo pubblico che si confronta con i propri struggimenti personali. Anche per me, come per tutti quelli che mi hanno preceduto, fra i tanti ricordi che hanno affollato la mia mente quando ho saputo della sua scomparsa, il ricordo più forte è quello della sua voce; una voce che abbiamo sentito alla radio, alla televisione, una voce che abbiamo ascoltato con attenzione nell'Aula del Senato; una voce bellissima, fascinosa, calda, profonda e chiara, che esprimeva insieme i suoi pensieri, ma anche tanto della sua personalità e dei suoi sentimenti; una voce che mi colpiva ogni volta che parlavo con lui negli angoli tranquilli del Senato o lo sentivo al telefono o quando mi chiedeva di andare a mangiare insieme, perché - diceva - si parla meglio. Ho ancora nelle orecchie la voce di Sergio Zavoli ed è proprio il suono della sua voce che me lo fa sentire ancora vivo. (Applausi) . CRAXI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRAXI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Sergio Zavoli è stata una personalità straordinaria nel panorama giornalistico italiano, che ha segnato, con uno stile e un linguaggio tutto suo, un'intera epoca. È stata l'unica personalità nella storia della RAI ad aver ricoperto tutti i ruoli: è stato giornalista (e che giornalista!), autore di inchieste e programmi, dal «Processo alla tappa» fino a «La notte della Repubblica», pietre miliari nella storia del giornalismo italiano. Ma fu anche direttore del GR1, vicedirettore del TG1, Presidente della RAI e ha presieduto la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Ruoli svolti in un periodo di grandi trasformazioni e vitalità del panorama radiotelevisivo, che ha ricoperto sempre con grandissimo senso delle istituzioni. Non è mai stato un giornalista da scoop o da notizie «mordi e fuggi», ma ha sempre usato la notizia per comprendere, analizzare, indurre alla riflessione. Come ha ben detto ieri Aldo Grasso in un suo ricordo: «Zavoli ha dato alla TV il diritto di riflettere». Aveva uno stile intelligente e mai superficiale, e la compassione umana, merce rara in chi fa il suo mestiere, era un suo tratto identitario, che si trattasse di suore di clausura, di ciclisti e financo di terroristi. Ma in questi anni di inutile e dannoso tentativo di mistificare la storia, è stato detto che Sergio Zavoli era un socialista; certamente, «Socialista di Dio» si autodefiniva, come recita il titolo di un bel suo libro di memorie. Ma nessuno ha detto, anche nelle commosse ricostruzioni, che Sergio Zavoli negli anni Ottanta è stato membro dell'assemblea del Partito Socialista Italiano: la tanta vituperata e impropriamente aggettivata assemblea «dei nani e delle ballerine», a riprova invece dello sforzo che, all'insegna della qualità, il nuovo corso craxiano intese imprimere alla politica italiana attraverso l'apertura del partito alle migliori intelligenze del panorama culturale, artistico e intellettuale di un'Italia che aggrediva il futuro. Mi è capitato, in questi anni di esperienza parlamentare, di incontrare e colloquiare con Sergio Zavoli. Avevamo compiuto scelte diverse, ma non è mai mancato il rispetto e, ancora di più, non è mai mancato il sentimento forte di appartenere a una stessa comunità. (Applausi). RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Sergio Zavoli, ma ho dei ricordi: il mio primo ricordo è TV7, un appuntamento imperdibile di approfondimento; ero solo una bambina, ma ne ricordo perfettamente i servizi. Poi ho avuto modo di conoscere, attraverso questa voce inconfondibile e profonda - come lo era lui -, molti suoi interventi. Indimenticabile «La notte della Repubblica»: cinquanta ore di testimonianze e di approfondimenti su una delle pagine più buie della storia della nostra Repubblica. Ma in questo momento vorrei, con alcune frasi, ricordare dei pensieri che penso possano essere un lascito per quest'Assemblea e per tutti noi. Parlando del servizio pubblico, diceva: «Uno straordinario mezzo di promozione della crescita culturale e civile della società», quindi fondato sulla verità. E un'altra cosa fondamentale: «Far conoscere i fatti è già un modo di risvegliare le coscienze». Quindi l'insegnamento che la consapevolezza è la base per prendere le decisioni. Era un intellettuale vero, figlio del suo tempo, dico io.