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Norme sul diritto dei cittadini di associarsi in partiti o movimenti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Onorevoli Senatori. -- La presente proposta di legge al Parlamento intende contribuire al confronto istituzionale in materia di attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Tale iniziativa parte dalla necessità di realizzare, tramite strumenti legislativi che partendo dal territorio vengono poste all'attenzione del Parlamento, forme attuative del pluralismo e del metodo democratico intesi come princìpi ispiratori nel determinare la politica nazionale, regionale e locale. I Padri Costituenti avevano demandato al legislatore, quindi al Parlamento, il compito di emanare norme specifiche attuative tese a garantire anche il principio di democrazia interna, ma nonostante varie iniziative parlamentari, ad oggi il vacuum legis permane. Tale mancata attuazione ha determinato una incongruenza di fatto tra «Costituzione formale» e «Costituzione Materiale». Lo stesso Aldo Moro evidenziò in sede costituente la necessità di introdurre nel testo dell'articolo 49 il principio della democrazia interna perché necessario requisito per costruire, in coerenza e congruenza, quella «esterna», tracciando cosi il percorso democratico come «ponte biunivoco» tra cittadini ed istituzioni. Gli effetti della mancata attuazione dell'articolo 49 si sono manifestati sia nel rapporto forma di governo -- partiti, sia in termini di regolamentazione interna ai partiti, i quali hanno evidenziato ritardi ed incapacità ad armonizzare i propri ordinamenti in conformità al principio del metodo democratico. La centralità ed il primato dei partiti hanno prevalso sul compimento democratico delle istituzioni della politica, non facendo emergere interamente la portata del dettato costituzionale che va oltre il rapporto di stretta concorrenza interpartitica e che sancisce il diritto di tutti i cittadini di associarsi liberamente in partiti per determinare la politica nazionale, che a sua volta regola il funzionamento delle istituzioni dello Stato. Insigni costituzionalisti anche di recente, hanno evidenziato quanto l'adozione del metodo democratico interno sia un prerequisito irrinunciabile per l'attribuzione ai partiti dei compiti istituzionali affidati secondo il principio della rappresentanza e che tale processo non può avvenire senza concreti interventi attuativi in ambito legislativo. Anzi, ai fini del principio di rappresentanza, l'articolo 49 è una conferma attuativa del primo articolo della Costituzione nella definizione dell'Italia come Repubblica democratica. Già in sede costituente, si invocò la necessità di adottare il metodo democratico interno ai partiti. Tale condizione fu ritenuta, in particolare da Calamandrei, premessa di autentica costruzione democratica delle istituzioni e garanzia per il futuro politico del Paese. D'altro canto il generale diritto alla libera associazione sancito dall'articolo 18 della Costituzione confrontato con il diritto di tutti i cittadini alla libera associazione in partiti ha reso più articolate e differenziate le valutazioni sullo status costituzionale dei partiti e sulla necessità di normare il metodo democratico interno ad essi. Per quanto attiene alla forma giuridica dei partiti la bivalenza sia privatistica (come associazione disciplinata dagli accordi fra i soci) sia pubblicistica (per quanto riguarda candidature e finanziamenti pubblici) si è rivelata un elemento che ha penalizzato di fatto percorsi tesi a realizzare forme compiute di pluralismo interno ai partiti secondo il metodo democratico. Nelle controversie interne ai partiti, ormai prevale l'applicazione normativa del codice civile in materia di associazioni riconosciute; di fatto una evoluzione rispetto alle prime dichiarazioni di incompetenza della giurisdizione ordinaria secondo l'articolo 2 della Costituzione che dichiara inviolabili i diritti dei singoli anche all'interno di formazioni sociali. L'esperienza dei partiti storici ha dimostrato quanto sia articolata l'autoregolamentazione interna secondo il principio dell'autodichìa interna corporis degli organi collegiali. Se per taluni aspetti la sua adozione discende dalla necessità di indipendenza dell'associazione da ingerenze esterne ad essa, per quanto riguarda gli organi di garanzia, di fatto in deroga al principio di separazione dei poteri, tale principio è da considerarsi complementare al diritto di ricorso al giudice, al fine di dirimere le controversie interne ed assicurare la corretta applicazione delle regole statutarie di partito. In ogni caso l'autorità giudiziaria ha fatto riferimento, secondo il principio della conformità, alle norme statutarie che regolano i singoli partiti in termini di attività e deliberazioni. È allora preminente definire con la norma i contenuti e i criteri attuativi del metodo democratico interno ai partiti al fine di determinare la politica nazionale, regionale e locale, disciplinando al contempo l'attività associativa e stabilendo i diritti e i doveri degli associati. Intraprendere iniziative legislative tese ad attuare l'articolo 49 attraverso il pluralismo ed il metodo democratico interni ai partiti, contribuisce a ridurre il divario che di fatto esiste fra Costituzione Formale e Costituzione Materiale, nel superiore interesse della democrazia e della effettiva partecipazione dei cittadini a determinare la politica nazionale, regionale e locale. Scopo della presente proposta di legge è pertanto l'estensione del pluralismo e del metodo democratico anche all'interno dei partiti, sempre nel rispetto dell'autonomia delle forme organizzative e delle procedure di indirizzo e direzione politica. La proposta di legge n. 92 nel testo licenziato dalla I Commissione, è il risultato dell'attività svolta dal gruppo di lavoro interno alla stessa Commissione, istituito allo scopo di predisporre un testo di legge più snello e semplificato rispetto a quello iniziale, che era stato tra l'altro sottoposto alla consultazione delle parti sociali interessate. La proposta di legge licenziata consta di dieci articoli (il testo originario era composto da quattordici articoli). Preliminarmente alla descrizione dell'articolato, pare importante sottolineare che, in sede di Commissione, si è scelto di includere tra i destinatari della proposta di legge, accanto ai partiti, anche i movimenti politici (intesi come «una variante organizzativa» dei partiti). L'articolo 1 definisce quindi i partiti politici e i movimenti politici come associazioni costituite al fine di concorrere a determinare la politica nazionale, regionale e locale, sulla base del più ampio metodo democratico e attraverso la partecipazione libera e continua dei cittadini alla vita pubblica. L'articolo 2 definisce la natura giuridica dei partiti e movimenti politici come associazioni riconosciute ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 10 febbraio 2000, n. 361. L'articolo 3 stabilisce che il partito o movimento politico abbiano un proprio statuto che ne definisca gli obiettivi e ne disciplini l'organizzazione e l'ordinamento interno. Lo statuto è adottato per atto pubblico ed è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale entro un mese dalla data di iscrizione del partito o movimento politico nel registro delle persone giuridiche, ai sensi dell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 2000 o dalla data delle eventuali successive modificazioni. Detta pubblicazione è condizione necessaria per accedere a tutte le forme di finanziamento pubblico. L'articolo 4 definisce il simbolo di partito o del movimento politico depositato all'atto della sua costituzione, identificativo in modo univoco e non confondibile con il simbolo di altri partiti.