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Sareste forse potuti andare adagio, migliorando il Rei, vedendo quali erano i risultati della riforma che era in corso; no, la fretta elettorale fa sì che la vostra scadenza sia il 26 maggio, in cui si parlerà di altro (sono le elezioni europee). Per voi, per la vostra sopravvivenza e per una parte di coalizione del Governo, la data essenziale è il 26 maggio. (Applausi dai Gruppi Misto-PEcEB, PD e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, care colleghe e cari colleghi, l'Italia è un Paese bellissimo, è una terra bellissima per la composizione morfologica dei suoi territori, ma anche perché l'ingegno e lo spirito di iniziativa e di intrapresa degli italiani hanno sempre rappresentato il grande valore aggiunto della nostra Nazione, rendendola unica. L'Italia è sempre stata anche un Paese estremamente solidale e attento alla salvaguardia e al sostegno delle fasce più deboli, a tutti i livelli (economico, sociale e sanitario) e ha un sistema del welfare organizzato e capillare a livello locale, regionale e nazionale. Tuttavia, l'Italia, proprio per la naturale e secolare vocazione al lavoro, all'intrapresa, all'artigianato, alla creatività, alla ricerca, alla crescita culturale e scientifica, non è mai stata un Paese che si sia accontentato di iniziative di puro assistenzialismo, che annichiliscono queste attitudini, soprattutto nei giovani, minandone la dignità. Questo è delittuoso. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quello che approda oggi nell'Assemblea del Senato è il provvedimento più identitario di questo Governo: contiene le due misure che hanno condizionato la trattativa con la Commissione europea e che hanno determinato un iter di approvazione, vogliamo dire, anomalo (per non dire altro) della legge di bilancio; anomalo e ai limiti della correttezza formale, per chi ha ancora il senso delle istituzioni che rappresentiamo. Pertanto, per come è strutturato, noi non possiamo sostenere questo provvedimento. Noi non lo possiamo sostenere soprattutto nella parte che riguarda l'attribuzione di un reddito di cittadinanza che, nel tentativo goffo e inefficace di combinare il sostegno alla povertà e l'avviamento al lavoro, è invece destinato a trasformarsi in una misura puramente assistenzialista, un'inutile, umiliante, dannosa elemosina, priva di ogni effetto benefico sulla produttività e sui consumi e disincentivante per la ricerca di lavoro; misura peraltro destinata a pochi (circa 1,3 milioni su 5 milioni) e probabilmente nemmeno i più bisognosi, che determina un massacro burocratico e un utilizzo del debito che creerà un buco difficilmente colmabile. Tutti riconosciamo e vogliamo sostenere il bisogno, ma che lo si preveda come posta di crescita è pazzesco, perché in questo modo si può solo disincentivarla. Noi la nostra ricetta l'abbiamo rivelata attraverso gli emendamenti. Si chiama quoziente familiare, si chiama flat tax vera, si chiama riduzione del cuneo fiscale, si chiama defiscalizzazione per sei anni per le nuove assunzioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Tutto procede, tra l'altro, tra confusione e pasticci, tanto che nulla è pronto per prendere in carico il beneficiario al momento, che arriverà, dell'erogazione del reddito previsto per il primo di aprile, nelle piattaforme, nei centri per l'impiego, nei CAF, nei Comuni o nelle Regioni. Non parliamo dei Comuni e delle Regioni, enti che saranno messi in seria difficoltà perché sulle loro spalle, come al solito, ricadrà molto del peso economico e organizzativo. Sono ben lontane le assunzioni dei quattromila addetti previsti nella legge di bilancio per i centri per l'impiego, così come i contratti di collaborazione per i 6.000 navigator presso ANPAL Servizi. E qui si crea un paradosso perché, mentre il Governo dice di voler cancellare il precariato, con questo provvedimento crea altri precari, precari di Stato. Oggi, infatti, siamo chiamati a votare un provvedimento per il quale le risorse sono state stanziate fino al 2021. E poi, che fine faranno questi lavoratori? Senza il lavoro, che non si crea dal nulla, ma sostenendo i datori di lavoro e formando al meglio i futuri lavoratori rispetto alla domanda, senza il lavoro si creeranno cittadini dipendenti dal reddito di cittadinanza, con la conseguenza che, quando questo reddito verrà rimosso, perché verrà rimosso, gioco forza, quel milione e passa di persone che hanno rinunciato al lavoro e alla formazione naturale si troveranno inoccupabili, cioè senza capacità e metodo per inserirsi nel mercato del lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questo sistema è come una droga; una droga illusoria, che crea dipendenza e distrugge la libera iniziativa soprattutto nei giovani, lasciandoli annichiliti. Ripeto che questo è delittuoso. Ci vuole ben altro per creare posti di lavoro. Bisogna attivarsi per diminuire, da un lato, le tasse e, dall'altro, la burocrazia; per intervenire, come dicevamo, sul cuneo fiscale e creare infrastrutture, la TAV in primis . (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Bisogna rendere competitive le nostre imprese con quelle straniere, attivare accordi con i Paesi stranieri per incrementare l' export. Solo così si crea lavoro, non solo con piccoli sgravi contributivi, oltretutto a rischio penale. Non si può e non si deve agire al ribasso, al livellamento verso il basso. È necessario, invece, mettere in campo misure che stimolino la crescita, non solo economica e lavorativa, ma anche personale, soprattutto nei giovani. Divano e lavoro nero non possono essere gli obiettivi di un Paese come l'Italia, il Paese dell'Umanesimo, il Paese del Rinascimento, il Paese di Leonardo Da Vinci. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quota 100: la riforma del sistema pensionistico era ben presente nel programma con cui il centrodestra si è presentato alle scorse elezioni politiche, ma non lo era certo al ribasso, come, invece, sembra essere stato affrontato in questo provvedimento. Capisco, però, che così è stato per forza di cose. Innanzitutto, va rilevata la stranezza per la quale le disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione con almeno sessantadue anni di età e trentotto anni di contributi siano solo in via sperimentale e per il triennio 2019-2021. Quindi, è un provvedimento limitato nel tempo e che, in ogni caso, avvantaggia un numero altrettanto limitato di persone. Ora, posto che sia ragionevole e di buon senso garantire la flessibilità in uscita a chi vuole andare in pensione prima, non possiamo non evidenziare come questa sia una riforma molto costosa, a danno delle giovani generazioni che si troveranno a pagare un'altra ipoteca sul futuro dei nostri figli. La flessibilità in uscita dal mondo del lavoro attraverso le pensioni andrebbe contemperata da un maggiore ingresso nel mercato del lavoro. Ed è evidente come questo cozzi con la misura assistenzialistica del reddito di cittadinanza.