[pronunce]

che il Giudice di pace di Bari solleva inoltre questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 (parametro indicato solo in motivazione), 76 e 109 Cost., del combinato disposto degli artt. 11, 14 e 15 dello stesso decreto, nella parte in cui prevede che le indagini preliminari siano svolte dalla polizia giudiziaria, che non solo sarebbe svincolata dal controllo dell'autorità giudiziaria, ma non avrebbe neppure l'onere di svolgere accertamenti anche a favore dell'indagato, nonché dell'art. 14 dello stesso decreto, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui, non prevedendo l'obbligo della polizia giudiziaria di iscrivere la notizia di reato, non consente all'indagato di venire a conoscenza delle indagini svolte a suo carico e lo priva così del diritto di svolgere attività difensiva; che, essendo censurati da tutti i rimettenti vari aspetti della medesima disciplina, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Chieti va dichiarata manifestamente inammissibile per assoluta carenza di motivazione in ordine alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza; che non possono essere accolte le eccezioni di inammissibilità dell'Avvocatura dello Stato circa le questioni sollevate dai Giudici di pace di Bari, di Otranto e di Montagnana, in quanto le relative motivazioni, sia pure succinte, appaiono sufficienti a dar conto della rilevanza e dei profili di incostituzionalità; che, quanto alle censure mosse all'art. 15 del decreto legislativo n. 274 del 2000, questa Corte ha affermato che il procedimento davanti al giudice di pace configura un modello di giustizia non comparabile con il procedimento per i reati di competenza del tribunale, che verrebbe ad essere snaturato dall'innesto dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, posto che tale procedura incidentale appare incompatibile con le finalità di snellezza, semplificazione e rapidità che connotano questa particolare forma di giurisdizione penale (v. ordinanza n. 201 del 2004); che con riferimento, più in generale, alle indagini che precedono il dibattimento, questa Corte ha già avuto occasione di mettere in rilievo che il procedimento penale davanti al giudice di pace è caratterizzato dal «ruolo marginale assegnato alle indagini preliminari, che si sostanziano in una fase investigativa affidata in via principale alla polizia giudiziaria» (v. la Relazione allo schema di decreto legislativo sul giudice di pace), in coerenza con le esigenze di massima semplificazione del procedimento e con la «finalità conciliativa» che costituisce il principale obiettivo della giurisdizione penale del giudice di pace (v. ordinanze numeri 231 del 2003; 10, 11, 55, 56, 57 e 201 del 2004); che in particolare, quanto alle specifiche censure formulate nei confronti del combinato disposto degli artt. 11, 14 e 15 del decreto legislativo in esame, è sufficiente rilevare che, pur essendo riconosciuto alla polizia giudiziaria (art. 11) il potere di compiere di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessari per la ricostruzione del fatto e per l'individuazione del colpevole, trasmettendo solo al termine delle indagini la relazione al pubblico ministero, questi può esercitare le sue prerogative di direzione e di controllo anche prima e indipendentemente dalla trasmissione della relazione, come risulta dai numerosi strumenti di intervento nel corso delle indagini (v., in particolare, l'art. 12 in relazione alle direttive impartite dal pubblico ministero che abbia acquisito direttamente la notizia di reato; l'art. 13 circa l'autorizzazione alla polizia giudiziaria per il compimento di determinati atti, ove il pubblico ministero non ritenga di svolgere personalmente le indagini; l'art. 15, comma 2, circa la facoltà del pubblico ministero di svolgere personalmente ulteriori indagini ovvero di delegarle alla polizia giudiziaria; l'art. 16, comma 2, in ordine al potere di disporre la prosecuzione delle indagini oltre il termine ordinario di quattro mesi; l'art. 5 del decreto ministeriale di esecuzione 6 aprile 2001, n. 204, relativo alla facoltà di richiedere la trasmissione della documentazione degli atti compiuti dalla polizia giudiziaria anche prima dell'invio della relazione); che anche la disciplina dettata per l'iscrizione della notizia di reato - iscrizione prevista obbligatoriamente a seguito della trasmissione della relazione da parte della polizia giudiziaria, ovvero fin dal primo atto di indagine svolto personalmente dal pubblico ministero - appare adeguata alla peculiare struttura delle indagini preliminari nel procedimento davanti al giudice di pace; che, al riguardo, questa Corte ha già affermato che «le esigenze di informazione dell'imputato prima dell'udienza di comparizione sono comunque assicurate dall'avviso, contenuto nella citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria, che il fascicolo relativo alle indagini preliminari è depositato presso la segreteria del pubblico ministero e che le parti e i loro difensori hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne copia, nonché dall'indicazione, contenuta sempre nel medesimo atto, delle fonti di prova di cui il pubblico ministero chiede l'ammissione e, ove venga chiesto l'esame dei testimoni, delle circostanze su cui deve vertere l'esame» (v., ancora, ordinanza n. 201 del 2004); che, infine, in relazione alla mancata previsione a carico della polizia giudiziaria dell'onere di svolgere accertamenti anche a favore dell'indagato, la Corte ha già rilevato che l'analogo onere a carico del pubblico ministero non mira a dare attuazione al diritto di difesa, ma si innesta sulla natura di parte pubblica dell'organo dell'accusa e sui compiti che il pubblico ministero è chiamato ad assolvere nell'ambito delle proprie determinazioni al termine delle indagini (v. ordinanza n. 96 del 1997), che continuano a sostanziarsi, anche nel procedimento davanti al giudice di pace, nell'alternativa tra la richiesta dell'archiviazione e l'esercizio dell'azione penale; che le questioni sollevate dai Giudici di pace di Bari, Otranto e Montagnana devono pertanto essere dichiarate manifestamente infondate in relazione a tutti i parametri costituzionali evocati dai rimettenti. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 15 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Giudice di pace di Chieti, con l'ordinanza in epigrafe;