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Allo stesso modo, occorre agire efficacemente con meccanismi molto persuasivi sul monitoraggio delle risorse, sui controlli e sulla responsabilità dell'intera filiera, che fin qui non è dato rintracciare, ad eccezione, almeno parziale, delle misure previste dal decreto sostegni- ter , il che ci fa ritenere che la nostra fiducia al Governo, sebbene con qualche criticità di percorso e pur se si è andati un po' lunghi, era ed è ben riposta. Non deludeteci con il ristoro dei medici, diamo un senso anche alle parole del Presidente. È una prospettiva decisamente sfidante in termini di revisione ordinamentale, a garanzia dell'effettiva attuazione della missione 6 del PNRR, con un innovativo governo della sanità e nuove regole di ingaggio degli erogatori, compresi i medici di medicina generale, anche per ciò che riguarda l'integrazione proattiva fra medicina ospedaliera e territoriale, andando a ridurre l'incidenza dei rischi di patologie, non solo infettive, con una rete accreditata e a contratto di continuità assistenziale per livelli di intensità e tempestività di cura: il Governo su questo, nonostante gli apprezzabili sforzi, dovrebbe incidere un po' più marcatamente in valutazione e controlli di appropriatezza e sicurezza, in una cornice di piena responsabilità istituzionale. Lo stesso dovrebbe valere anche per l'adesione consapevole alla profilassi vaccinale, perché l'accresciuta fiducia dei cittadini nello Stato dovrebbe indirettamente superare molte delle perplessità sulla sicurezza e l'efficacia dei vaccini; come non smetterò mai di sottolineare, noi siamo tra coloro che ritengono che bisogna convincere per non costringere e uno degli argomenti più forti per convincere chi esita ed è contrario al vaccino è che lo Stato si assuma fino in fondo la responsabilità degli eventuali effetti avversi. (Applausi) . Dal nostro punto di vista un grande passo in avanti è stato fatto, anche per quanto riguarda l'impatto applicativo delle misure previste dal decreto-legge in conversione, con l'articolo 20 del decreto sostegni- ter , posto che si è finalmente palesato il concetto che non si può imporre un obbligo, nemmeno in forma surrettizia, senza assumersi le responsabilità delle eventuali conseguenze: dal 27 gennaio, grazie alla spinta della Lega, tutto questo è norma. Agire in prevenzione e promozione della salute della persona, della famiglia e della collettività attraverso l'adesione consapevole è dunque un'altra battaglia che dobbiamo saper combattere e vincere tutti insieme - ne va del nostro futuro -, coniugando tutela della salute e libertà fondamentali secondo etica e responsabilità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, approfitto della discussione generale su questo provvedimento di proroga dello stato di emergenza - e speriamo di poter dare per scontato che sia l'ultima, per motivi sia di ordine giuridico che di ordine epidemiologico - per lasciare a verbale alcune brevi considerazioni. La pandemia volge al termine, ovunque in Europa si abbandonano le misure restrittive prese o non si prendono le misure restrittive annunciate. La stessa relatrice ha sottolineato che il decreto-legge - ma dovrei dire i decreti-legge, visto che il decreto-legge n. 229 del 2021 è confluito come emendamento nel n. 221, di cui trattasi - è ormai sorpassato dagli eventi. Ovunque in Europa ci si conforma alle sagge parole attribuite a Keynes: «Quando i fatti cambiano, cambio le mie opinioni. Lei cosa farebbe?». Sono parole che, però, Keynes non ha mai detto (le ha dette Samuelson), ma che hanno un senso di per sé. Perdonatemi la sottolineatura sulla paternità della citazione, che non è solo un eccesso di feticismo erudito, ma è anche un modo per entrare nel vivo di un tema che sento di dovere e so di poter portare alla vostra attenzione: la preoccupante regressione culturale, che rischia di essere uno dei lasciti più pesanti e persistenti di questa pandemia; una regressione che ha preso le preoccupanti forme della compressione di ogni libero dibattito, in questa e in tutte le altre sedi, a beneficio di un ricorso totalizzante e totalitario al principio di autorità, all' ipse dixit . Quando quello che si dice diventa meno importante di chi lo dice, è facile che ci si avvii su strade senza uscita, soprattutto considerando che nel Medioevo ipse era Aristotele e oggi è il Comitato tecnico scientifico, nella qual cosa - mi perdonino tutti gli interessati - io non riesco a vedere un enorme progresso, se devo valutare il contributo di questo organismo alla luce degli strumenti che la mia formazione scientifica mi offre per giudicare i colleghi di disciplina non affine: la validità delle previsioni e la coerenza interna delle affermazioni. I giornalisti si sono divertiti - e io non voglio annoiarvi - con il repertorio di piroette e previsioni fallaci che questo organismo ci ha fornito. Torno sulla mia preoccupazione. Mi preoccupa l'analogia fra l'uso che una certa politica ha fatto della "scienza" e quello che da tempi risalenti sta facendo dell'Europa: l'Europa, prima, e la scienza, poi, sono diventati i mezzi attraverso i quali una classe politica si è sottratta alle proprie responsabilità, tra l'altro facendo di questi mezzi un uso sempre curiosamente asimmetrico. La scienza è stata utilizzata per chiudere, ma si recalcitra ad usarla per aprire; la scienza è stata utilizzata per imporre obblighi che si sono rivelati, poi, scientificamente infondati, ma ancora non se ne vuole prendere atto. Purtroppo - agganciandomi anche alle considerazioni della collega Cantù - il primo risultato dell'aver elevato ad alfa e omega del nostro dibattito, anche politico, questa paradossale fede nella scienza (perché «credo nella scienza» è un ossimoro, la scienza dovrebbe essere dubbio, investigazione) è stato che molti cittadini hanno perso fiducia nella scienza e nelle istituzioni che in essa si sono rifugiate per sottrarsi alle proprie responsabilità. Un'asimmetria analoga - sempre nel contesto del provvedimento che siamo analizzando - vale per la cosiddetta Europa, che poi, giova ricordarlo, sarebbe l'Unione europea. Il lasciapassare Covid-19 nasce con il regolamento UE 2021/953 come strumento per facilitare la libertà di movimento ed evitare odiose discriminazioni; è in quello spirito che personalmente espressi il mio voto favorevole in questa Aula il 16 giugno 2021: all'epoca sembrava necessario favorire la libera circolazione dei cittadini europei, per non uccidere la stagione turistica. L'applicazione che se n'è fatta, però, è andata in un'altra direzione e dobbiamo dircelo: lo strumento è stato utilizzato per limitare la circolazione dei cittadini italiani e ha dato adito a una serie di comportamenti odiosamente discriminatori e di continue intollerabili violazioni della privacy , anche di criminalizzazione di cittadini che stavano semplicemente esercitando un proprio diritto. Tra l'altro, ciò ha portato danni notevoli, che sono stati evocati in questa discussione generale, a numerose attività economiche. L'interrogazione del collega europarlamentare Antonio Rinaldi su come la Commissione intendesse intervenire per contrastare questi comportamenti discriminatori è rimasta inevasa.