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Per me e tutti i miei concittadini sono state settimane terribili, durante le quali, come molti altri italiani, ci siamo dovuti chiudere nelle nostre abitazioni per poter affrontare un maledetto virus che, a oggi, non è ancora stato sconfitto. Signor Ministro, apprezzo da parte sua la volontà di guardare in avanti e il fatto che lei è oggi in quest'Aula per ascoltare ogni nostro utile e concreto suggerimento. La ringrazio davvero. Tuttavia, prima di parlare del futuro, mi si permetta una sola critica nei confronti del Governo che lei rappresenta. Un Governo che, a più di cento giorni dai momenti più critici, non ha ancora avuto il tempo, se si eccettua una visita di due ore del presidente Conte nella notte del 27 aprile, di venire sul territorio per guardare negli occhi tutte quelle persone che hanno perso un caro, un amico o un familiare. Spero, ministro Speranza, che possa farlo lei; sarebbe per me un piacere poterla accogliere nel mio Comune. È arrivato il momento, come giustamente dice lei, Ministro, di pensare alla ricostruzione del nostro Paese, dei nostri territori e di tutte le realtà sociali, specie quelle più colpite da questa pandemia. Per farlo, il mio auspicio è che lo si faccia ripartendo dai sindaci, dagli amministratori e da tutte quelle persone che negli enti locali hanno dato in questi mesi il cuore e l'anima. Amministratori che hanno dovuto affrontare da soli questa emergenza anche a causa della soppressione delle Province, che in un momento come questo sarebbero state utili per un maggior coordinamento delle forze. Non solo: si pensa ai medici, al personale sanitario, a quello ospedaliero, ai medici di famiglia (noi abbiamo perso due medici con questa pandemia) e a tutto il personale sanitario volontario, che non si è mai risparmiato nonostante la gravità della situazione. Si pensi alle Forze dell'ordine, che in questi mesi hanno garantito la sicurezza a tutti i nostri cittadini, mostrando davvero la parte migliore del Paese. E si pensi, Ministro, al mondo dell'impresa e del lavoro, a quelle imprese che non si sono mai fermate e ai lavoratori che coraggiosamente in quei momenti comunque si recavano al proprio posto di lavoro e che hanno combattuto e combatteranno per molti mesi battaglie difficili come non mai. È il confronto con queste realtà l'unica strada da seguire per poter rilanciare il Paese. Abbiamo assistito a troppi proclami negli ultimi mesi da parte della politica e non solo. Abbiamo assistito a molte promesse, a ricette facili, a slogan e a facili soluzioni per il futuro, quando invece siamo ancora in attesa di capire chi ha deciso (e perché) che alcuni Comuni della Lombardia, tra cui Orzinuovi, non fossero proclamati zona rossa. Pensi, signor Ministro, che a più di due mesi dalla mia interrogazione parlamentare in merito non ho ancora ricevuto alcuna risposta. Non lo dico, Ministro, per fare polemica alcuna; lo dico perché chi come me e lei crede nelle istituzioni sa bene che queste devono dare risposte concrete alla gente innanzitutto. Noi siamo qui per farlo e spero che lo stesso voglia fare il Governo che oggi lei rappresenta in Aula. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la sua relazione nella quale in molti punti mi ritrovo. Certamente devo fare una considerazione: questa pandemia ha messo a dura prova il Governo, lei, signor Ministro, in primo luogo, e il nostro sistema sanitario nazionale. È stata una prova durissima, dalla quale ancora non siamo usciti e che ci ha impegnati in un percorso ad alti ostacoli, perché purtroppo, attraversando questo percorso, abbiamo avuto molte morti e sono quelle che ci hanno fatto veramente più male. In tutto quello che abbiamo vissuto negli scorsi tre mesi, che sembrano essere anni ormai (perché se pensiamo ai primi giorni in cui ci siamo incontrati, quando è venuto a relazionarci, da allora sono passati mesi, ma ogni ora che passava aveva una consistenza ed era un pensiero in più), giustamente lei ha detto che ogni decisione che è stata presa è stata soppesata così tanto, perché si doveva pensare a tanti aspetti, tutti quelli che sono emersi man mano che si andava avanti. Anche su tutti i decreti che sono stati emanati, è vero che c'è stata polemica, ma durante l' iter di conversione degli stessi decreti emergevano criticità a cui non si era pensato prima. È giusto che la discussione nel Paese avvenga, perché ogni portatore di interesse deve poi intervenire. Di tutto il discorso che lei ha fatto, signor Ministro, un punto mi sembra davvero importante. Lei ha citato la scuola come priorità ed anch'io ritengo che sia una priorità aprire le scuole. I nostri ragazzi, i nostri studenti (quelli più grandi se la possono sempre cavare) non posso pensare che i più piccoli rimangano ancora isolati con la famiglia che li ha dovuti accudire, nel senso che ha dovuto pensare anche al loro essere fuori da un contesto che invece li vede in relazione con tutti gli altri compagni. Vede, signor Ministro, mi fa molto piacere che lei ne abbia parlato, perché i bambini sono stati i grandi assenti in tutto questo contesto. Abbiamo parlato anche con il premier Conte di questo argomento. Faccio parte di un tavolo interparlamentare che ha proprio lo scopo di porre all'attenzione i problemi dell'infanzia e dell'adolescenza. I bambini hanno avuto questo grosso problema, che anche loro devono, in qualche maniera, cercare di affrontare e qualcuno li deve aiutare. Ringrazio tutte le famiglie e gli insegnanti che si sono fatti carico di questa situazione. Non a caso - signor Ministro, anche lei lo ha detto - il nostro Presidente della Repubblica andrà ad inaugurare l'anno scolastico a Vo' Euganeo. Abbiamo un Presidente che è andato a Codogno per dare il segnale di quello che è successo. Devo dire che questi sono segnali importanti di coesione di tutto il territorio. L'ha detto lei prima in un passaggio importante: non ci deve essere un territorio contro l'altro, ma ci dev'essere una coesione di tutta la Nazione, di tutta l'Italia. Ci siamo messi in evidenza anche con gli altri Paesi europei - l'ha detto bene lei - intraprendendo delle azioni quando nessuno sapeva a che cosa si andava incontro. Abbiamo preso impegni importanti, perché anche la responsabilità di chiudere ogni attività è stata pesante. Sapevamo a che cosa si andava incontro, ma abbiamo visto a che cosa si è andati incontro e ribadisco che tutti quei decessi sono stati un peso importante, e quindi bisognava scegliere. Adesso, però, è davvero il momento della responsabilità della politica, sicuramente con un occhio sempre attento alla sicurezza, perché come ha detto lei prima, il virus non se n'è andato, circola ancora fra di noi, eh abbiamo visto anche il focolaio di Roma, è quindi ancora qui presente. Dobbiamo però anche assumerci delle responsabilità. Siamo qui presenti oggi per accompagnare anche questi percorsi. Il passaggio che lei ha citato non è un passaggio formale, quindi teniamo molto a quello che lei ha detto, perché vorremmo condividere questi percorsi ulteriori che faremo. Lei ha citato anche il fatto che dobbiamo in questo caso vivere la crisi come opportunità.