[pronunce]

In particolare, non esclude l'esercizio da parte dei Procuratori della Repubblica, nelle indagini per i delitti indicati nell'art. 51, comma 3-bis cod. proc. pen. , dei poteri di utilizzazione dei servizi di polizia giudiziaria, secondo le norme del codice di procedura penale già ricordate. Il decreto ministeriale impugnato, dunque, contiene norme imperative per i servizi, conformemente alla sua natura e alla sua dichiarata finalità; ma, nella parte in cui la disciplina dell'attività dei servizi stessi - quali strutture di polizia giudiziaria - incontra i poteri dell'autorità giudiziaria, esso finisce per configurarsi come l'indicazione di una possibile via collaborativa ma non imperativa né esclusiva. 6. - Da quanto precede, risulta che il Procuratore della Repubblica di Napoli già dispone pienamente dei poteri di avvalersi dei servizi di polizia giudiziaria, quali previsti dal codice di procedura penale, i quali non sono compromessi dalla normativa contenuta nel decreto ministeriale impugnato. Pertanto, essendo il conflitto orientato a rivendicare attribuzioni sulle quali l'atto impugnato non incide e delle quali il ricorrente già dispone, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione proposto dal Procuratore distrettuale della Repubblica presso il Tribunale di Napoli nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione al decreto del Ministro dell'interno 4 marzo 2000, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 novembre 2001. Il Presidente: Vari Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in Cancelleria il 6 novembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola