[pronunce]

Tale presupposto non sarebbe corretto, poiché la legge n. 140 del 2003 esige che la valutazione sul carattere casuale delle captazioni venga svolta con riferimento alla «direzione dell'indagine penale, non di quella disciplinare», non essendo l'ambito disciplinare la sede in cui le captazioni sono effettuate, ma solo il luogo processuale in cui esse vengono recepite. In altri termini, per valutare se l'autorità giudiziaria abbia aggirato le garanzie di cui all'art. 68, terzo comma, Cost., occorrerebbe guardare solo alla prospettiva penale e, quindi, all'esistenza di un fatto-reato, non a quella dell'illecito disciplinare funzionale. L'avere impedito, con il diniego di autorizzazione, l'utilizzazione del materiale probatorio in questione, «penalmente neutro», avrebbe leso la giurisdizione disciplinare, «funzionale alla tutela dei valori espressi dal titolo IV della parte II della Costituzione». 1.6.- La Sezione disciplinare, richiamando la sentenza n. 270 del 2002 di questa Corte, ritiene sussistente la propria legittimazione a sollevare conflitto di attribuzione, in quanto organo in posizione di indipendenza costituzionale, competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene. Del pari dovrebbe riconoscersi la legittimazione della Camera dei deputati ad essere parte del conflitto, in quanto anch'essa organo competente a dichiarare in modo definitivo la propria volontà, in ordine all'applicazione dell'art. 68, terzo comma, Cost. 2.- Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 208 del 2022, «impregiudicata ogni ulteriore questione, anche in punto di ammissibilità». 3.- Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, la quale ha chiesto, in via principale, che il ricorso sia dichiarato inammissibile e, in subordine, non fondato. 3.1.- Il conflitto sarebbe inammissibile «per il suo evidente carattere contraddittorio e ancipite». Ad avviso della difesa della resistente, la ricorrente, per un verso, opinerebbe che nessuno degli indici cui questa Corte ha riferito la natura indiretta delle intercettazioni a carico del parlamentare sussisterebbe nel caso di specie; al tempo stesso, essa sembra tuttavia affermare la radicale estraneità del procedimento disciplinare all'ambito di applicazione della legge n. 140 del 2003. Ciò rivelerebbe «la posizione incerta di parte ricorrente» e la natura ancipite e contraddittoria dell'atto introduttivo, come confermerebbe lo stesso petitum del ricorso, nel quale si domanda l'annullamento della delibera della Camera dei deputati, ma non una pronunzia sulla spettanza del potere. 3.2.- Il ricorso sarebbe comunque non fondato, perché la Camera avrebbe fatto corretta applicazione dei principi elaborati da questa Corte in materia. Circa l'intercettazione del 9 maggio 2019, la resistente osserva che la protratta attività investigativa era consistita anche nelle captazioni informatiche nell'apparecchio di L. P. e aveva fatto subito emergere la partecipazione dell'on. Ferri alle conversazioni e agli incontri dell'indagato. Non sarebbe persuasiva l'affermazione, contenuta nel ricorso, secondo cui l'intercettazione in parola non poteva fungere da avvisaglia dello svolgimento di un atto investigativo diretto anche contro l'on. Ferri, in quanto tale intercettazione sarebbe stata ascoltata solo successivamente. Infatti, una prerogativa costituzionale non potrebbe dipendere da fattori casuali, dovuti a comportamenti omissivi o negligenti, e comunque rimessi alla discrezionalità degli operatori. 3.3.- Quanto alle intercettazioni successive, correttamente la Camera avrebbe dato rilievo alla nota del Pubblico ministero della Procura della Repubblica di Perugia del 10 maggio 2019, con la quale gli operatori venivano invitati a spegnere il microfono del trojan horse ove L. P. avesse interloquito con membri del Parlamento. Infine, nel presente giudizio non avrebbe rilevanza la sentenza emessa dalle sezioni unite della Corte di cassazione su ricorso di L. P., posto che né la Camera dei deputati né l'on. Ferri sono stati parti del relativo procedimento. 4.- È intervenuto in giudizio l'on. Cosimo Maria Ferri, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o rigettato. 4.1.- In via preliminare, l'interveniente rileva come, alla luce della giurisprudenza di questa Corte, sussistano i presupposti che legittimano il proprio intervento, essendo egli incolpato nel procedimento disciplinare nel cui ambito è stato sollevato il conflitto di attribuzione. 4.2.- Ciò premesso, l'interveniente assume che la ricorrente muove dall'erroneo presupposto che l'interferenza nelle sue funzioni sia ravvisabile già nel fatto che la Camera abbia valutato il compendio probatorio in modo difforme da quanto prospettatole dalla Sezione stessa, come se ciò non costituisse una prerogativa del Parlamento. Nel merito, l'interveniente osserva come l'argomento fondamentale sul quale la Sezione ricorrente si basa, nel sostenere la natura "casuale" e non "indiretta" delle captazioni, sia costituito dal fatto che l'on. Ferri non sia mai stato inserito nel perimetro dell'attività investigativa penale, come se la protezione prefigurata dall'art. 68, terzo comma, Cost. non fosse totale rispetto alla sfera delle comunicazioni del parlamentare, anche non indagato (si richiamano le sentenze di questa Corte n. 113 del 2010 e n. 390 del 2007). Non sarebbe possibile qualificare come "casuali" le captazioni delle conversazioni dell'on. Ferri alla cui utilizzazione la Sezione disciplinare ha chiesto di essere autorizzata, tanto è vero che - sostiene l'interveniente - nelle intercettazioni captate sull'utenza telefonica di L. P. il nome del parlamentare comparirebbe per ben 341 volte. Come sottolineato dalla Camera dei deputati, gli incontri tra L. P. e l'on. Ferri sono stati addirittura monitorati e fotografati, con servizi di osservazione e pedinamento, a conferma che i loro rapporti e le loro conversazioni erano oggetto di attenzione investigativa. Andrebbe inoltre considerato che la prima delle intercettazioni che la Sezione disciplinare chiede di poter utilizzare è stata effettuata nella notte tra l'8 e il 9 maggio 2019 presso l'Hotel Champagne, ossia presso l'albergo di Roma nel quale l'on. Ferri dimorava. Tale intercettazione dovrebbe pertanto qualificarsi come intercettazione ambientale diretta, in quanto effettuata in luogo nella disponibilità del parlamentare. Peraltro, dall'annotazione del GICO del 18 aprile 2019 (significativamente anteriore alle intercettazioni a mezzo trojan horse del 9 maggio 2019) risulterebbe che l'on. Ferri era stato sottoposto in via indiretta fin dal marzo 2019 a intercettazioni telefoniche, il cui ascolto aveva consentito di rilevare - per quanto ivi si legge - come tra l'on. Ferri e L. P. «intercorresse un rapporto non limitato alla mera appartenenza ad associazioni di magistrati, bensì ad altri contesti connotati da elementi di opacità», onde le conversazioni tra i due erano state ritenute «di interesse investigativo».