[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 442, comma 2-bis, del codice di procedura penale, promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Nola, in funzione di giudice dell'esecuzione, nel procedimento penale a carico di A. D. con ordinanza del 6 maggio 2024, iscritta al n. 106 del registro ordinanze 2024 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell'anno 2024. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 novembre 2024 il Giudice relatore Francesco Viganò; deliberato nella camera di consiglio del 25 novembre 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 6 maggio 2024, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Nola, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 442, comma 2-bis, del codice di procedura penale, «nella parte in cui non prevede che il Giudice dell'esecuzione possa concedere la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, ove la diminuzione automatica di pena per la mancata impugnazione della sentenza di condanna emessa in sede di giudizio abbreviato comporti l'applicazione di una pena contenuta nei limiti di legge di cui all'art. 163 c.p. e ricorrendone gli ulteriori presupposti», in riferimento agli artt. 3, 27, commi primo e terzo, 111, 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. 1.1.- Il rimettente riferisce di avere condannato A. D. con sentenza del 4 aprile 2024, pronunciata in esito a giudizio abbreviato, alla pena di due anni e quattro mesi di reclusione e 800 euro di multa per i delitti di tentata estorsione e di ricettazione. Il 16 aprile 2024 il condannato ha depositato dichiarazione di rinuncia all'impugnazione, chiedendo contestualmente, tra l'altro, la riduzione di un sesto della pena ai sensi della disposizione censurata e la concessione della sospensione condizionale e della non menzione della condanna, previa eventuale proposizione di una questione di legittimità costituzionale nell'ipotesi in cui il giudice ritenesse di non essere facoltizzato dalla medesima disposizione ad applicare tali benefici in sede di incidente di esecuzione. Investito di tali istanze in qualità di giudice dell'esecuzione, il rimettente ha ridotto la pena a un anno, undici mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a 667 euro di multa, e - con separata ordinanza - ha sollevato le questioni di legittimità costituzionale nei termini sopra riferiti. 1.2.- In ordine alla rilevanza delle questioni prospettate, il giudice a quo osserva come, a seguito della rideterminazione della pena, essa rientrerebbe ora nei limiti entro i quali è ammissibile la concessione della sospensione condizionale della stessa. Nel caso di specie sussisterebbero, inoltre, elementi idonei a fondare una prognosi favorevole circa l'astensione da parte del condannato dalla commissione di ulteriori reati: in particolare, l'incensuratezza al momento dei fatti, la partecipazione ad un percorso di recupero dalla dipendenza dal gioco e l'assenza di violazioni della misura cautelare cui era stato nel frattempo sottoposto. Il rimettente si confronta, infine, con la giurisprudenza di legittimità secondo la quale il giudice dell'esecuzione può compiere autonome valutazioni, in ordine alla concessione della sospensione condizionale della pena, solo allorché queste non contraddicano quelle del giudice della cognizione (è citata Corte di cassazione, sezioni unite penali, sentenza 20 dicembre 2005-6 febbraio 2006, n. 4687). Nessuna contraddizione sussisterebbe, tuttavia, nel caso di specie, poiché egli stesso, in qualità di giudice della cognizione, aveva escluso l'applicazione della sospensione condizionale della pena solo in ragione dell'entità della pena inflitta, mentre i riferimenti, presenti nella motivazione della sentenza, all'allarme sociale e alla gravità dei fatti commessi riguardava la diversa questione della possibile concessione di una pena sostitutiva. La citata sentenza delle Sezioni unite consentirebbe, comunque, un giudizio prognostico favorevole ai sensi dell'art. 164, comma primo, del codice penale, da parte del giudice dell'esecuzione, anche tenuto conto di elementi sopravvenuti; ciò che si verificherebbe, appunto, nel caso di specie, dovendosi registrare come elemento sopravvenuto il comportamento di A. D. successivo alla condanna e la sua partecipazione a un percorso di recupero trattamentale. 1.3.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo premette anzitutto che - «onde evitare inutili ripetizioni» - tutti gli argomenti spesi in relazione alla sospensione condizionale della pena debbono intendersi riferiti anche all'istituto «similare e affine» della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale. In via ancora preliminare, il rimettente esclude che sia possibile un'interpretazione costituzionalmente conforme dell'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. , che consenta al giudice dell'esecuzione di concedere la sospensione condizionale della pena a seguito della rideterminazione della stessa ai sensi della disposizione censurata. Invero, sarebbe ormai pacifico che la sospensione condizionale della pena possa essere concessa in fase esecutiva. L'art. 671, comma 3, cod. proc. pen. lo prevede, infatti, espressamente nel caso di applicazione in executivis della disciplina della continuazione o del concorso formale di reati, mentre le sezioni unite della Corte di cassazione hanno riconosciuto al giudice dell'esecuzione analogo potere in altre ipotesi, «mediante una sapiente applicazione della cd. "teoria dei poteri impliciti"» (sono citate Corte di cassazione, sezioni unite penali, sentenza n. 4687 del 2006 e 26 febbraio-15 settembre 2015, n. 37107), teoria poi ripresa in ulteriori ambiti dalle sezioni semplici della stessa Corte di cassazione (sono citate Corte di cassazione, sezione prima, sentenze 1° marzo-12 aprile 2013, n. 16679 e 30 ottobre 2018-15 novembre 2018, n. 51692). Cionondimeno, non risulterebbe praticabile alcuna interpretazione costituzionalmente conforme della disposizione censurata, poiché essa si tradurrebbe in un'applicazione analogica dell'art. 671, comma 3, cod. proc. pen. , la cui praticabilità sarebbe già stata esclusa dalle sezioni unite della Corte di cassazione rispetto alla concessione della sospensione condizionale della pena a seguito di revoca della condanna per abolitio criminis. In tale ipotesi, secondo le Sezioni unite, il giudice dell'esecuzione potrebbe applicare la sospensione condizionale soltanto perché l'art. 673, comma 1, cod. proc. pen.