[pronunce]

che si è costituita la società Guna spa, parte del giudizio principale, aderendo alle argomentazioni esposte nell'ordinanza di rimessione a sostegno della dichiarazione di illegittimità costituzionale della disposizione censurata; che, quanto al giudizio iscritto al r.o. n. 124 del 2019, il Giudice onorario di pace di Cagliari espone che la controversia nasce dall'opposizione proposta dalla società KWS Italia spa avverso il decreto ingiuntivo emesso in favore della società Logistica Mediterranea spa, per il pagamento di somme a titolo di corrispettivo per i servizi di trasporto eseguiti su incarico della società Topco spa; che l'opposta società Logistica Mediterranea spa avrebbe agito direttamente nei confronti dell'opponente società KWS Italia spa, ossia della committente dei trasporti dalla prima eseguiti su incarico del vettore principale Topco spa, ai sensi dell'art. 7-ter del d.lgs. n. 286 del 2005, con conseguente rilevanza della questione di legittimità costituzionale sollevata, dalla cui definizione dipenderebbe l'accertamento della legittimazione passiva della società KWS Italia spa, non risultando che questa sia legata alla società Logistica Mediterranea spa «da un rapporto contrattuale che avrebbe, comunque, legittimato l'azione diretta nei suoi confronti»; che, in punto di non manifesta infondatezza, il Giudice onorario di pace di Cagliari espone argomentazioni del tutto coincidenti con quelle dell'ordinanza del Tribunale di Prato illustrate in precedenza; che, per quanto concerne il giudizio iscritto al r.o. n. 126 del 2019 , la Corte d'appello di Cagliari riferisce di essere chiamata a decidere sull'impugnazione proposta avverso una sentenza pronunciata dal Tribunale ordinario di Oristano; che quest'ultimo ha rigettato l'opposizione avanzata dalla società Prealpi spa avverso il decreto ingiuntivo emesso in favore della società AF Sardegna srl, per il pagamento di somme pretese - in forza dell'azione diretta prevista dall'art. 7-ter del d. lgs. 286 del 2005 - a titolo di corrispettivo per i trasporti eseguiti per conto della società Trasporti Brianese C. & G. srl, a tanto, a sua volta, incaricata dalla società Prealpi spa; che avverso la sentenza di primo grado ha proposto appello la società Prealpi spa, adducendo motivi attinenti al merito della pretesa avanzata con il decreto ingiuntivo opposto e riproponendo una eccezione d'illegittimità costituzionale della disposizione censurata, disattesa dal giudice di prime cure e attinente, tra l'altro, alla violazione dell'art. 77, secondo comma, Cost. che la Corte d'appello rimettente evidenzia come la pretesa creditoria della società AF Sardegna srl nei confronti della società appellante Prealpi spa si fonda proprio sulla disposizione censurata, da ciò derivando la rilevanza della questione sollevata; che, sotto il profilo della non manifesta infondatezza, la Corte d'appello di Cagliari menziona la medesima giurisprudenza costituzionale richiamata nelle ordinanze iscritte ai numeri r.o. n. 112 e n. 124 del 2019, in precedenza illustrate, e afferma che l'applicazione dei principi in essa enunciati «dovrebbe portare a far ritenere insussistente il requisito dell'omogeneità e del nesso finalistico del censurato articolo rispetto alle norme originarie contenute nel decreto-legge», per le medesime ragioni evidenziate nelle ordinanze di rimessione appena citate; che nel giudizio si è costituita la società Prealpi spa, parte appellante nel giudizio principale, aderendo alle argomentazioni proposte nell'ordinanza di rimessione a sostegno della dichiarazione di illegittimità costituzionale della disposizione censurata; che in tutti i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, depositando atti di analogo tenore e concludendo per la non fondatezza della questione, non potendosi definire la disposizione censurata "totalmente estranea" o addirittura "intrusa"; che, in prossimità dell'udienza pubblica, la società Guna spa ha depositato ulteriore memoria, con la quale - pur prendendo atto della sentenza della Corte costituzionale n. 226 del 2019, medio tempore intervenuta - ha riproposto gli argomenti articolati nell'atto d'intervento. Considerato che il Tribunale ordinario di Prato, il Giudice onorario di pace di Cagliari e la Corte d'appello di Cagliari, con ordinanze di analogo tenore, hanno sollevato, in riferimento all'art. 77, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1-bis, comma 2, lettera e), del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103 (Disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo ed il sostegno della produttività nel settore dei trasporti), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2010, n. 127, nella parte in cui inserisce l'art. 7-ter nel decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286 (Disposizioni per il riassetto normativo in materia di liberalizzazione regolata dell'esercizio dell'attività di autotrasportatore); che, in considerazione dell'identità della disposizione censurata e del parametro evocato, i giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica decisione; che, a parere dei rimettenti, la disposizione denunciata, aggiunta in sede di conversione, sarebbe contrastante con l'art. 77, secondo comma, Cost., presentando un contenuto disomogeneo rispetto a quello dell'originario d.l. n. 103 del 2010; che, infatti, l'art. 7-ter del d.lgs. n. 286 del 2005 - introducendo l'azione diretta del vettore che ha svolto un servizio di trasporto su incarico di altro vettore nei confronti di tutti coloro che hanno ordinato il trasporto, con riferimento all'attività di autotrasporto di merci per conto di terzi - risulterebbe disposizione «completamente scollegata dai contenuti già disciplinati dal decreto-legge, riguardanti esclusivamente la necessità di assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo» (così l'ordinanza iscritta al r.o. n. 112 del 2019), venendo dunque a mancare «omogeneità di contenuti e di finalità tra la disposizione introdotta in sede di conversione e le disposizioni originariamente contenute nel decreto legge» (ordinanza iscritta al r.o. n. 124 del 2019), con conseguente insussistenza del «requisito dell'omogeneità e del nesso finalistico del censurato articolo rispetto alle norme originarie contenute nel decreto-legge» (ordinanza iscritta al r.o. n. 126 del 2019); che la questione in esame, sollevata in forza di censure del tutto corrispondenti a quelle ora dedotte, è già stata dichiarata non fondata con la sentenza n. 226 del 2019, successiva alle ordinanze di rimessione;