[pronunce]

– Nel merito, la difesa della Camera dei deputati ritiene che il ricorso debba essere rigettato, in quanto le opinioni espresse dal deputato Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva “Sgarbi quotidiani” del 1° aprile 1999 rappresenterebbero la divulgazione all'esterno di quanto già manifestato nell'esercizio di funzioni parlamentari, come tale insindacabile. La resistente, facendo riserva di dedurre più ampiamente con successiva memoria, si sofferma sulla sussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni incriminate e l'esercizio delle funzioni parlamentari e richiama le pronunce della Corte nelle quali è affermato che elemento indispensabile affinché possa riscontrarsi la sussistenza del collegamento tra le opinioni espresse dal parlamentare e l'esercizio delle relative funzioni è quello della «identificabilità della dichiarazione stessa quale espressione di attività parlamentare», a prescindere dal contesto ambientale in cui tali dichiarazioni siano state espresse (sono richiamate le sentenze n. 11 e n. 10 del 2000). La connessione delle opinioni con l'alveo della «politica parlamentare» consentirebbe di identificare nelle prime un'espressione di attività parlamentare e di verificare, ulteriormente, la sussistenza del nesso funzionale, individuato dalla giurisprudenza costituzionale nella «corrispondenza sostanziale di significati», che costituisce il punto di equilibrio tra «la comunanza generica di tematiche» e la «puntuale e letterale coincidenza testuale» delle opinioni espresse in sede parlamentare con quelle rese extra moenia (sono richiamate le sentenze n. 420 e n. 79 del 2000). La difesa della Camera osserva come il quadro giurisprudenziale appena indicato sia stato completato dalla sentenza n. 120 del 2004, la quale ha ulteriormente precisato i termini entro i quali deve essere condotta la valutazione del nesso funzionale, individuando il limite estremo alla prerogativa dell'insindacabilità, costituito dall'impossibilità che questa si trasformi in un «privilegio personale, quale sarebbe una immunità dalla giurisdizione conseguente alla mera qualità di parlamentare» e, nel contempo, ampliando la rilevanza del contesto politico o dell'affinità di tematiche che caratterizzano le opinioni del parlamentare. Ciò varrebbe a rendere inadeguata una nozione di nesso funzionale che attribuisse rilevanza esclusivamente alla vicenda concreta da cui hanno tratto occasione le opinioni espresse dal parlamentare, e non, invece, al più ampio, ma non generico, contesto politico cui esse ineriscono. Riportate le considerazioni che precedono al caso in esame, la difesa della Camera assume che le opinioni espresse dal deputato Sgarbi e oggetto del procedimento penale pendente davanti all'autorità ricorrente costituiscano manifestazione di attività parlamentare perché «i fatti cui esse facevano riferimento erano già stati in precedenza sottoposti all'esame della Camera per iniziativa del parlamentare medesimo». Sulla premessa che il tema specifico di tali opinioni era rappresentato dalle particolari modalità di svolgimento del proprio ufficio da parte della dott.ssa Boccassini, la quale aveva, già in passato, dimostrato «una particolare propensione a fare propri metodi di inchiesta di stampo persecutorio, incentrati esclusivamente sul sospetto, come tali poco rispettosi dei diritti delle persone indagate», la difesa della Camera reputa che l'opinione espressa dal deputato Sgarbi in ordine alla «percezione diversa della realtà», propria della dott.ssa Boccassini, si inserirebbe nella polemica politica che aveva visto il medesimo parlamentare impegnato a promuovere atti di sindacato ispettivo aventi ad oggetto sia il dibattito sulla giustizia, in senso ampio, sia, più specificamente, il comportamento della dott.ssa Boccassini nell'espletamento delle sue funzioni. Al riguardo la difesa della Camera richiama due atti parlamentari tipici: l'interpellanza presentata dall'on. Mancuso nella seduta n. 223 del 3 luglio 1997 (atto n. 2/00592), sottoscritta, insieme ad altri, anche dall'on. Sgarbi, e l'interrogazione a risposta orale presentata dall'on. Sgarbi nella seduta n. 5623 del 7 luglio 1999 (atto n. 3/04030). Nel primo dei due atti era stato stigmatizzato il comportamento tenuto dalla dott.ssa Boccassini nell'ambito della vicenda che aveva visto coinvolti un collaboratore di giustizia, Angelo Veronese, e la dott.ssa Tiziana Parenti, destinataria di accuse formulate dal primo. I firmatari dell'interpellanza ritenevano che il collaboratore di giustizia fosse stato «sobillato» dalla dott.ssa Boccassini, e sollecitavano, pertanto, il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro della giustizia ad intraprendere iniziative di carattere disciplinare nei confronti del predetto magistrato. Nell'interrogazione a risposta orale, poi, l'on. Sgarbi aveva segnalato il comportamento tenuto dalla dott.ssa Boccassini, in qualità di pubblico ministero, all'udienza svolta il 30 giugno 1999 davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, nell'ambito di un procedimento a carico dell'on. Previti. Nell'occasione la dott.ssa Boccassini aveva ritenuto non attendibili due comunicazioni, provenienti rispettivamente dall'on. Previti e dall'on. Pisanu, relative alla richiesta di rinvio dell'udienza per legittimo impedimento dell'on. Previti, in quanto impegnato a partecipare alle votazioni parlamentari. Nell'interrogazione l'on. Sgarbi aveva sottolineato come alla base della valutazione espressa dalla dott.ssa Boccassini vi fosse un atteggiamento sospettoso e persecutorio della stessa nei confronti del deputato Previti. 5. – In prossimità dell'udienza la difesa della Camera dei deputati ha depositato una memoria con la quale ribadisce gli argomenti già dedotti nell'atto di costituzione in giudizio ed insiste per l'inammissibilità e, in subordine, per l'infondatezza del ricorso.1. – Il Tribunale di Brescia, seconda sezione penale, ha promosso –con ricorso depositato il 20 aprile 2004 – conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione, assunta dall'Assemblea in data 4 febbraio 2004 (documento IV-quater, n. 88), con la quale è stato dichiarato che i fatti per i quali l'on. Vittorio Sgarbi è sottoposto a procedimento penale per il reato di diffamazione aggravata in danno della dott.ssa Ilda Boccassini concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – Preliminarmente deve essere rigettata l'eccezione di inammissibilità sollevata dalla difesa della Camera dei deputati, basata sulla presunta carenza di indicazione del petitum nel ricorso introduttivo del presente conflitto.