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Eppure parliamo di danni certi e appurati - perché i test reali hanno dimostrato la falsità delle dichiarazioni - che riguardano, come dicevo, centinaia di migliaia di persone. Sempre le case automobilistiche hanno poi un'altra grana, un'altra class action in corso, perché alcune di loro hanno fatto cartello con le loro società finanziarie: accadeva che quando vendevano l'auto a rate con il finanziamento, i tassi di interesse erano gonfiati perché le aziende avevano fatto cartello. Quindi i clienti stanno pagando più di quello che avrebbero dovuto pagare se ci fosse stata una concorrenza leale e giusta. Cosa dire, poi, della società Intesa Sanpaolo che è stata condannata a seguito di una delle poche class action che ci sono state? Infatti, se siamo qui oggi con questa urgenza che in molti ieri hanno deprecato, è perché le class action attuali sono molto difficili da avviare, molto costose, con procedure molto lente e farraginose, però qualcuna è arrivata a buon fine, dimostrando che ci sono comportamenti scorretti. Per esempio, la società Intesa Sanpaolo ha dovuto pagare perché aveva inserito delle commissioni non dovute su alcuni conti correnti in rosso. Questa è una delle poche class action che è arrivata a buon fine. Inoltre, vorrei chiedere a tutti i presenti, anche a lei Presidente, se avete un account Facebook (penso che la risposta sia scontata). Lo sapete che c'è una class action in corso - anche questa molto al di là da venire - contro Facebook con la richiesta di 250 euro di risarcimento danni per ciascun account ? Circa un paio di anni fa Facebook, non vigilando adeguatamente, permise infatti ad una società di consulenza di trafugare tutta una serie di dati personali, che ancora tre anni fa avevano un valore economico di 18.000 euro (quindi ognuno dei vostri account Facebook vale potenzialmente 18.000 euro). Vogliamo quindi chiudere questo provvedimento, perché riteniamo che aiuterà le aziende oneste, le riporterà in un ambito di concorrenza più giusta perché le aziende che ora approfittano della farraginosità, della lentezza e del costo di questo strumento, ne traggono indebiti vantaggi e quindi fanno concorrenza sleale. In molti interventi che ho ascoltato attentamente ieri si diceva che esiste il rischio di ledere il buon nome di società, verso le quali magari viene intentata una class action e che poi possono risultare certamente innocenti. Questo è però un problema generale che la giustizia ha da sempre. Da sempre la notizia di un'accusa viaggia un milione di volte di più della notizia di un'assoluzione; non è un problema solo di questo strumento che, peraltro, ricordo necessita di un giudizio di ammissibilità. Quindi o voi vi prendete l'onere di dire che i giudici che valuteranno tale ammissibilità sono tutti incompetenti, oppure ammettete che ci sarà un giudice che, vagliando sull'ammissibilità, bloccherà delle azioni assolutamente pretestuose che non hanno senso e non stanno in piedi. Ribadisco che questo è un problema generale della giustizia. Due settimane fa, un giudice ha stabilito l'innocenza di una ONG molto nota a livello mondiale che era stata accusata di traffico illecito internazionale di rifiuti biologici avendo scaricato in un cassonetto alcuni maglioni e alcuni capi di biancheria di immigrati che aveva salvato dai famosi barconi della speranza. Ovviamente la notizia dell'accusa è stata divulgata sulle prime pagine di tutti i giornali; la notizia dell'assoluzione bisogna invece andarla a cercare a pagina 40 di qualche giornale. Quindi questo è una problema generale di tutto il sistema giudiziario. Noi pensiamo, comunque, che con questo strumento la concorrenza ritornerà ad un livello più giusto. Poi, ho sentito altri presunti difetti di questo strumento ma anche in questo caso l'obiezione che vorrei porre è sempre la solita: questa procedura era iniziata nella scorsa legislatura ed era stata approvata alla Camera all'unanimità. Se veramente c'era la volontà di chiudere questo strumento limandone i presunti difetti, si poteva fare, ma non è stato fatto. Quindi noi adesso ci prendiamo l'onere e l'onore di dire che siamo convinti di aver trovato un buon compromesso... (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, si può diminuire un pochino il tono della voce mentre parlate tra di voi? È insopportabile. GIROTTO, relatore . Grazie, Presidente. Dicevo che ci prendiamo l'onere e l'onore di pensare di aver trovato un buon compromesso ma, non avendo la presunzione di essere infallibili come più volte sottolineato anche dal ministro Bonafede, valuteremo e vigileremo attentamente lo svolgersi delle prime nuove class action per vedere se ci sono effettivamente dei difetti o degli aspetti che si possono migliorare, anche monitorando, ovviamente, quanto verrà fatto in Europa, perché il pacchetto di direttive è ancora in corso. Vigileremo, quindi, sul testo definitivo al fine di essere coerenti con quello che le direttive imporranno, agendo anche ex post e controllando l'effettiva efficacia dello strumento, che però siamo sicuri accelererà e renderà più efficaci le nuove class action . Pertanto limeremo in corso d'opera eventuali difetti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pepe. PEPE, relatore . Signor Presidente, vorrei fare alcune considerazioni. Anzitutto l'idea di trasfondere l'azione di classe dal codice di consumo all'interno del codice di procedura civile ha fatto sì che essa diventasse uno strumento di più ampia portata e di più ampia applicazione. Allo stesso tempo, ci troviamo dinanzi ad una tutela che è più diffusa in quanto è stato ampliato sia l'ambito soggettivo che l'ambito oggettivo dell'azione. Ciò significa che il cittadino, che fa parte di una determinata classe ed è titolare di diritti individuali ed omogenei, può esercitare l'azione a tutela dei suoi diritti. Non c'è quindi più un riferimento ai consumatori o agli utenti, ma viene superata di gran lunga questa ristretta catalogazione. Ciò significa anche che ciascun componente della classe può esercitare l'azione, così come le organizzazioni o le associazioni senza scopo di lucro che hanno come fine la tutela dei suddetti diritti. Rispetto invece all'ambito oggettivo, da una parte è possibile percepire l'ampliamento della portata in quanto l'azione è esperibile a tutela delle situazioni soggettive maturate a fronte di condotte lesive per l'accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni; dall'altra parte, il fatto di aver reso l'azione di classe un procedimento sommario di cognizione all'interno del codice di rito, significa che è rafforzata, più efficace e più incisiva l'azione a tutela dei cittadini che si sentono lesi nei loro diritti: allo stesso tempo, però non si può sottacere che viene anche ampliata la garanzia di chi è destinatario dell'azione.