[resaula]

Questo accadeva mentre mettevamo ben in guardia l'Unione europea dal tenere rapporti conviviali con la Turchia, perché ad Erdogan non interessa per nulla l'Unione europea, ma la ricatta per avere soldi, utilizza i rapporti tra sunniti e sciiti per fare politica estera e sta in mezzo tra l'Unione Europea, da una parte, la Russia, dall'altra, e gli Stati Uniti, oltre l'Atlantico. Vedere o non vedere queste cose fa la differenza tra il giorno e la notte. Mentre dicevamo tutto questo, i suoi alleati di Governo continuavano ad insistere perché la Turchia entrasse nell'Unione europea, anzi per facilitarne il rapporto, nonostante quello sia un Paese illiberale, dove le repressioni nei confronti della stampa e della libertà d'opinione sono all'ordine del giorno. Questi oggi li avete al Governo con voi e li avete riportati, quelli del Partito Democratico: sono loro che andavano in Europa a perorare la Turchia come nuovo Paese aderente all'Unione. Non fate di nuovo quest'errore, simile al civettare con i cinesi, pensando che possano venire a investire in Italia, perché interessa loro solo attraversarla. Dobbiamo essere in grado di far rappresentare l'Italia da un Ministro degli affari esteri che sappia che l'interesse degli italiani non può certamente essere secondo a quello dei francesi, dei tedeschi, degli olandesi o dei lussemburghesi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, questa è una situazione della quale l'Europa deve profondamente vergognarsi. Aver taciuto ed essere rimasti silenti rispetto all'eccidio che è stato fatto nei confronti dei curdi non ha alcuna giustificazione. Prima ha usato l'espressione «ingegneria etnica»: quello che stanno facendo oggi è sostituzione etnica, altro che ingegneria. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Hanno espulso i curdi dai loro territori per inserirvi immigrati siriani di fede sunnita che erano in Turchia. A fronte di questo, ci domandiamo ancora una volta quale sia la politica estera del nostro Paese, ma non lo capiamo e non riusciamo a vederlo; non siamo solo noi a non vederlo dall'interno del Parlamento però, perché non ci riescono neppure gli altri Paesi, dato che non si accorgono della nostra azione di politica estera. Su questo occorre essere seri, ma sul punto lei è certamente molto debole, perché il nostro Governo è rappresentato in Europa da un Presidente del Consiglio come Conte, che deve leggere il «Financial Times» a seconda del giorno (se è pari va bene, se è dispari no). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Su questi punti si perde o si guadagna credibilità. La situazione del popolo curdo è devastante, ma mi preoccupa molto pensare che la gestione della politica estera italiana possa essere sottomessa magari a un'azione di non disturbo degli altri Paesi europei. Certo che i francesi si sono messi di traverso per quanto riguarda l'allargamento dell'Unione europea versi i Balcani. Lì c'è una rotta importante che ci interessa, perché ai confini del Friuli-Venezia Giulia ci ritroveremo ancora riaprirsi la rotta balcanica; i francesi lo fanno e noi stiamo a guardare, magari arrabbiandoci un po'. Apro una parentesi perché mi piace anche ricordare che c'è ancora una partita aperta rispetto a quelle aree al largo della Corsica che nottetempo il Governo del Partito Democratico ha ceduto alla Francia senza neanche passare dal Parlamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Fate chiarezza anche su queste vicende con i vostri alleati di Governo e ripristinate l'onorabilità di questo Paese. Infatti, come le dicevo prima, signor ministro Di Maio, quando occorre fare l'interesse dell'Italia ci siamo, anche se mancano i suoi sostenitori di partito ad applaudirla: occorre però un impegno serio, onesto e concreto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevole Ministro, comincerei il mio intervento con una constatazione: c'era una volta la politica estera (anche in quest'Aula ci sarà stata, ad alto livello); oggi abbiamo il riassunto della situazione in materia. Dico questo per esprimere immediatamente un giudizio negativo sulla sua relazione, che giudichiamo insoddisfacente (ma spiegherò poi il perché). Partiamo invece da un dato positivo: quella tregua del conflitto è stata un sollievo per il mondo, ma non dobbiamo dimenticare il perdurare delle ricadute umanitarie, dell'allerta e dell'allarme, rispetto al quale non abbiamo riscontrato affermazioni interessanti nella relazione appena ascoltata. Vorrei ora passare a un altro punto inserito nella sua relazione, che in realtà a noi componenti della Commissione difesa era già stato anticipato questa mattina presso le Commissioni congiunte nel corso dell'audizione del Ministro della difesa, il quale ci aveva informati del ritiro, o meglio della mancata proroga della missione in atto, che avrà la sua scadenza il 31 dicembre. Il Gruppo Fratelli d'Italia aveva presentato in merito due interrogazioni, una alla Camera e una al Senato, proprio per chiedere quale fosse il destino della nostra missione. Stiamo parlando di una missione NATO, la Active fence, che dal 2016 vede schierata una nostra unità consistente: parliamo di 130 persone, 24 mezzi terrestri e una batteria di missili, la SAMP/T (sistema missilistico terra-aria di ultima generazione), messa lì su richiesta della Turchia alla NATO per difenderla dalla minaccia aerea della Siria. Abbiamo lasciato lì i nostri soldati, mentre la Turchia sparava sulla Siria. (Applausi dal Gruppo FdI) . Ben venga allora che, senza rispondere alle nostre interrogazioni, abbiate deciso di ritirare la missione: anche qui, non si usa però un passaggio parlamentare? Quando autorizziamo le missioni, ci volete dire prima se non verranno rinnovate? Quella missione, infatti, non aveva un termine, tranne quello del 31 dicembre, ed era soggetta eventualmente a rinnovo, ma mi pare che ormai si proceda così, senza interpellare il Parlamento. Questo accade in tanti casi, come quando si decise di entrare nell'European 12 (anzi, si era deciso prima di non sedersi al tavolo, e poi si è cambiata idea): non l'abbiamo saputo né nel primo caso, né nel secondo, se non a cose fatte, che poi ci sono state comunicate; ma andiamo avanti, però. Nel momento in cui mettiamo fine a questa missione, signor Ministro, allora bisogna bloccare, nell'ambito dei comitati tecnici, tutte le richieste di finanziamento di infrastrutture NATO in Turchia, che sono tante e onerose, perché delle due l'una e una cosa porta con sé l'altra. Anche su questo il Governo, ai tempi della crisi, è stato tiepido e direi anche un po' "molle" e scusate l'espressione, con dichiarazioni poco assertive. La Francia e la Germania, alle quali non guardo con entusiasmo per altri motivi, sono state assertive, mentre l'Italia era tutto un «vedremo» e «faremo», «chiederemo la moratoria nella vendita delle armi» o «il blocco della vendita delle armi alla Turchia».