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La riforma in via di definizione costituisce un intervento sostanziale, che cambia l'assetto istituzionale del Paese. Per questo motivo è essenziale nella prosecuzione del processo di riforma che il ruolo del Parlamento si possa esercitare pienamente e che vi sia il coinvolgimento di tutte le Regioni e le autonomie, al fine di dare la possibilità di discutere nel merito delle intese secondo il principio di massima trasparenza, responsabilità e leale collaborazione tra le istituzioni; l'assenza di una legge di attuazione del dettato costituzionale che fissi i limiti delle legislazioni regionali sulle materie di legislazione concorrente, i principi inderogabili che assicurino la tutela dell'unità e dell'indivisibilità della Repubblica, gli ambiti e i criteri di accesso al regionalismo differenziato, potrebbe comportare rischi rispetto all'equilibrio del sistema istituzionale con il peggioramento delle prestazioni fornite, deficit nei bilanci regionali, squilibri territoriali, conflitti di competenze; è auspicabile che l'iniziativa intrapresa dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie di individuare in una legge quadro una cornice normativa entro la quale tutte le Regioni possano avviare procedure di intese per il regionalismo differenziato possa affrontare tutti i principali nodi problematici posti dai percorsi di attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, assicurando che non vi sia il rischio, attraverso l'utilizzo sia pure transitorio della spesa storica, di una cristallizzazione dei divari di spesa che alteri in modo sostanziale l'accesso alla garanzia dei diritti di cittadinanza, soprattutto nelle aree più fragili del Paese, al fine di garantire la coesione nazionale; l'articolo 117 della Costituzione, comma secondo, alla lettera m) , stabilisce che lo Stato ha legislazione esclusiva sulla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), concernenti i diritti civili e sociali da garantire sul territorio nazionale, ma dal 2001 nessun Governo ha mai proceduto alla loro definizione, creando un vuoto normativo dentro cui diventa più agevole prevedere forme di distribuzione delle risorse legate alla ricchezza territoriale e di fatto discriminatorie; si rende necessario, in via prioritaria, assicurare la centralità dei livelli essenziali delle prestazioni e dei fabbisogni standard per assicurare servizi pubblici adeguati su tutto il territorio nazionale, come presupposto fondamentale prima di procedere all'applicazione del terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione. La Corte costituzionale, nella sentenza n. 275 del 2016, argomenta infatti che "è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione". Inoltre, per le materie di cui si chiede l'attribuzione che non riguardano i LEP, occorre garantire la certezza sulle modalità di attribuzione delle funzioni e sul riferimento a un calcolo di fabbisogni standard in coerenza con la legge n. 42 del 2009, perché ne sia consentito un finanziamento integrale; data la rilevanza costituzionale degli atti descritti, si pone in modo centrale il problema del rispetto delle prerogative e del ruolo del Parlamento, innanzitutto nella fase di sottoscrizione delle intese con Regioni, assicurando natura vincolante alle proprie deliberazioni, e successivamente nella fase di controllo e verifica dell'attuazione degli impatti nel processo di attuazione dell'autonomia differenziata, si chiede di sapere: quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo per garantire la piena attuazione della legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale nelle Regioni e negli enti locali e superare i numerosi inadempimenti della previsione normativa; se, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di competenze a una o più Regioni, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, assicuri che siano definiti preventivamente i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), quali livelli inderogabili di quantità e qualità dei servizi offerti da garantire su tutto il territorio nazionale, come sancito dall'articolo 117, secondo comma, lettera m) , della Costituzione e dalla legge delega n. 42 del 2009, ad oggi ancora in larga parte disattesa; quale sia l'opinione del Ministro su come si debba procedere nell'attribuzione delle funzioni alle Regioni di forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, quando siano stati superati i limiti indicati all'articolo 14 del decreto legislativo n. 68 del 2011 sulla classificazione delle spese relative ai livelli essenziali delle prestazioni nelle materie indicate (sanità, assistenza, istruzione, trasporto pubblico locale). Atto n. 3-01383 BERNINI GIAMMANCO MALAN MALLEGNI BARACHINI BARBONI DE SIANO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il divario infrastrutturale fra Nord e Sud assume dimensioni sempre più rilevanti, contribuendo notevolmente allo stato di depressione dell'economia del Mezzogiorno, da cui deriva un conseguente e crescente fenomeno di spopolamento che riguarda soprattutto i giovani e i soggetti più qualificati; per quanto riguarda la rete autostradale, a fronte di una media nazionale di 23 chilometri ogni 1.000 chilometri quadrati, il Sud può contare su meno di 20 chilometri ogni 1.000 chilometri quadrati, con picchi in discesa per le regioni Basilicata e Molise, che possono contare, rispettivamente, su soli 3 e 8 chilometri ogni 1.000 chilometri quadrati; le linee ferroviarie vedono anch'esse persistere un notevole differenziale con il resto della penisola, con 36 chilometri ogni 1.000 chilometri quadrati in Sicilia e Sardegna, contro i 55 chilometri ogni 1.000 chilometri quadrati del dato nazionale; per quanto riguarda le linee viarie nel loro complesso, è stato calcolato un indice di presenza: il risultato appare molto diversificato, in quanto, se l'indicatore medio nazionale è pari a 153, nelle isole scende drammaticamente a 130; la Commissione europea ha lanciato un severo monito all'Italia, minacciando sanzioni, a causa del mancato rispetto degli impegni presi dal nostro Paese in merito agli investimenti infrastrutturali nel Sud: in particolare, nel biennio 2014-2016 a fronte di un impegno in investimenti pari allo 0,47 per cento del Pil delle regioni meridionali, risulta essere stato impiegato solo lo 0,4 per cento. Il 2017 ha visto un ulteriore peggioramento, con una percentuale che è scesa allo 0,38 per cento; il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti De Micheli ha annunciato, durante l'audizione presso l'VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati in data 22 ottobre 2019, un grande piano di investimenti per il Sud; il Ministro per gli affari regionali, in data 23 ottobre, in audizione davanti alla VI Commissione permanente (Finanze), ha evidenziato come dal 2001 al 2019 non siano state utilizzate le risorse che dovevano essere garantite su infrastrutture e sviluppo al Mezzogiorno.