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assumetevi la responsabilità, e su questo discutiamo, che la maggioranza presenti il bilancio con la formula «prendere o lasciare». Almeno è chiaro, è definitivo ed è codificato, perché noi non possiamo andare avanti in questo modo! Torno a ripetere che quello che è accaduto è inaudito. Cosa dobbiamo fare adesso? Ve lo abbiamo detto. Abbiamo tentato di dirvelo: ritorniamo in Commissione e facciamo le votazioni; quello che dovete bocciare, bocciatelo, quello che dovete approvare, anche i vostri emendamenti, approvateli. Almeno saranno chiari i contorni degli emendamenti che volete approvare. Cerchiamo, in qualche modo, di riportare i lavori su un binario di ordinarietà. I tempi ci sono. Si può tornare in Commissione. Siamo ancora lontani dalla vigilia e da Natale. Abbiamo tutta la possibilità, finalmente, di farlo. E lo dico anche a tutti i senatori di maggioranza: questo non è un problema solo delle opposizioni, ma è un problema di dignità del Parlamento. Riprendiamo in mano la possibilità di conoscere, di agire, di poter esercitare pienamente il nostro mandato. Lo so che non vi fa piacere, che forse è meglio che avvenga tutto in fretta e che le dichiarazioni di voto le facciamo di sera tardi. È, infatti, complicato, signor Presidente, andare a spiegare che tutto quello che avevate promesso è adesso difficile ritrovarlo in questa manovra. Quindi, si torni in Commissione e, finiti i lavori della Commissione, si potrà continuare a lavorare, perché abbiamo ancora le giornate di sabato, domenica e lunedì. Nessuno di noi vuole l'esercizio provvisorio; assumiamoci però la responsabilità di ritornare finalmente a dare una possibilità a quest'Assemblea e a tutto il Parlamento di decidere, conoscere e votare in modo responsabile. Perché questa è una democrazia parlamentare, altrimenti è altro! (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD e del senatore Berardi) . MISIANI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, veniamo da sei giorni che definire paradossali è poco. Ho una certa esperienza, signor Presidente, di leggi finanziarie, di leggi di stabilità, di leggi di bilancio, di discussioni in Commissione, ma mai - e sottolineo mai - mi era capitato di passare sei giorni e sei notti senza discutere né votare un emendamento, né della maggioranza, né dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo PD) . Non un voto, signor Presidente. Una situazione senza precedenti, una mortificazione del ruolo che la Costituzione e i Regolamenti parlamentari affidano alla Commissione bilancio e al Parlamento della Repubblica. Sei giorni fino al paradosso di ieri sera, quando, alle ore 21,30, dopo un'infinita attesa e dopo una fiera delle ipocrisie, il Governo ha presentato queste paginette che stravolgono completamente quella che dal balcone di Palazzo Chigi avete chiamato la manovra del popolo. (Il senatore Misiani mostra il fascicolo degli emendamenti del Governo 1.7000, 1.7001, 1.7002). Dalle ore 21,30 di ieri sera la manovra del popolo non c'è più: ci sono tagli per 10 miliardi di euro nel 2019, per 12 miliardi di euro nel 2020, per 16 miliardi di euro nel 2021, tagli alle pensioni, clausole di salvaguardia IVA: c'è un altro mondo, signor Presidente, c'è un'altra manovra, c'è un'altra legge di bilancio, che il Parlamento ha il diritto di discutere, avendo tutte le informazioni. Signor Presidente, questo Governo si definisce un Governo sovranista che dovrebbe tutelare le prerogative dell'Italia. Voi avete dato a Bruxelles, con il cappello in mano, numeri e tabelle che il Parlamento non ha: noi non abbiamo le informazioni che avete mandato a Pierre Moscovici, a Jean Claude Juncker e a Valdis Dombrovskis. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . Il Parlamento italiano ieri ha avuto cinque paginette - dico cinque - lette dal sottosegretario Castelli, che poco o nulla dicono su quanto questi emendamenti impattino sul prodotto interno lordo, sull'occupazione e sulla vita degli italiani, che vedranno tagliate le pensioni, aumentata l'IVA e realizzate cose molto diverse da quelle che avete promesso da ottantatré giorni a questa parte. Se le cose stanno così, signor Presidente, chiediamo a quest'Assemblea di difendere le prerogative del Parlamento, di tornare in Commissione e noi siamo disponibili a lavorare anche il 24 e il 26 dicembre per fare il nostro lavoro e il nostro dovere, che è quello di discutere con cognizione di causa questa manovra. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . Non stiamo parlando infatti di noccioline; stiamo parlando di miliardi di euro che cambieranno la vita degli italiani, spesso in peggio, e allora il Parlamento ha il diritto e il dovere di fare il proprio mestiere. Torniamo in Commissione. Dateci le informazioni che è nostro diritto avere; permetteteci di audire l'Ufficio parlamentare di bilancio, che non aveva validato le previsioni iperottimistiche della Nota di aggiornamento e che noi abbiamo il dovere di sentire per capire se i nuovi numeri macroeconomici che abbiamo letto sui giornali stanno in piedi, hanno senso oppure sono per l'ennesima volta campati in aria. Signor Presidente, glielo chiediamo con grande forza. Noi oggi abbiamo abbandonato per protesta, come gesto estremo, i lavori della Commissione bilancio. Non abbiamo fatto ostruzionismo in questi giorni. Abbiamo sempre tentato di lavorare con spirito costruttivo. Noi non le chiediamo altro che di avere la possibilità di fare il nostro lavoro, di discutere, di votare, di dare al Paese una decisione che avvenga su numeri, su fatti concreti, con cognizione di causa. Noi siamo chiamati a deliberare, ma per deliberare dobbiamo conoscere e noi oggi non conosciamo tutto ciò che dobbiamo sapere. Abbiamo il diritto e il dovere di farlo. A lei, Presidente, chiediamo di tutelare le prerogative del Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, abbiamo fatto una lunga riunione in Conferenza dei Capigruppo, alla quale, come Vice Presidente del Senato, ho partecipato insieme agli altri Vice Presidenti. Grosso modo si è cercato di incanalare il dibattito su una concreta possibilità di interventi per tutti. Premetto che il capogruppo di Fratelli d'Italia, senatore Luca Ciriani, a nome di tutti noi si è dichiarato non solo disponibile, ma anche pronto a dare l'assenso a qualunque calendario ci consenta di fare un buon lavoro (che si tratti di lavorare il sabato, la domenica, il lunedì o quant'altro). Non credo, quindi, che nessuno in questa sede possa e debba fare la gara a chi lavora di più il giorno di Natale o il giorno di Santo Stefano; noi dobbiamo assolutamente esaminare questo disegno di legge di bilancio. C'è, però, un pericolo ancora maggiore del disegno di legge di bilancio, che a noi non piace e su cui faremo le nostre severe valutazioni nel corso del dibattito, anche in relazione all'accordo capestro con l'Europa: