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c) a proposito delle regioni meridionali d'Italia: la debolezza dell'Italia è nelle ginocchia, è alle gambe, ai piedi; il male, il male vero profondo è qui; una teoria totalmente infondata, ma che alla fine del 1800 sembrava plausibile, tanto che l'Italia unita contribuì alle ricerche dello scienziato; considerato che: a Torino ha sede il museo di antropologia criminale dedicato a Cesare Lombroso. Il museo, di proprietà dell'università di Torino, rappresenta la più grande fossa comune di meridionali esistente al mondo, dato che vi sono contenuti i crani di uomini ritenuti delinquenti; dal sito internet del museo emerge che il nuovo allestimento vuole fornire al visitatore gli strumenti concettuali per comprendere come e perché questo personaggio così controverso formulò la teoria dell'atavismo criminale e quali furono gli errori di metodo scientifico che lo portarono a fondare una scienza poi risultata errata; nonostante gli allestitori del museo abbiano dichiarato che esso sia stato concepito con una "funzione educativa intesa a mostrare come la costruzione della conoscenza scientifica sia un processo che avanza grazie alla dimostrazione non tanto di verità, quanto della 'falsificabilità' di dati e teorie che non resistono a una critica", il museo è oggetto di contestazioni pure da parte di un comitato "no Lombroso" che chiede, inoltre, che "le teorie criminologiche di Cesare Lombroso vengano rimosse dai libri di testo e le commemorazioni odonomastiche e museali" a suo nome vengano sospese; le azioni del comitato proseguiranno finché l'ultimo reperto umano presente presso il museo non avrà ricevuto degna e cristiana sepoltura, così come è accaduto per i resti di Giuseppe Villella, su cui il Lombroso aveva preso un abbaglio, che per ordinanza del Tribunale di Lamezia Terme del 3 ottobre 2012 sono stati restituiti al suo paese natale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non sia del parere che debba essere messa la parola fine, una volta per tutte, a questa perenne e costante campagna diffamatoria e razzista ai danni dei meridionali; quali iniziative intenda intraprendere perché quanto rappresentato nel museo dedicato a Lombroso per avvalorare le sue insensate e balorde teorie fondate su una certa forma di razzismo scientifico, tra l'altro adottate dai nazisti come principio su cui basare la purezza della razza ariana, siano smentite. I nazisti, infatti, estesero la falsa teoria di Lombroso, pure di origine ebraica, ai tratti somatici degli ebrei per poi giustificarne lo sterminio; se non ritenga che il museo Lombroso vada chiuso. Atto n. 4-05450 DE BONIS Al Ministro della giustizia Premesso che: in Calabria, presso l'aula bunker di Lamezia Terme è in corso il processo noto come "Rinascita Scott", uno dei procedimenti penali più importanti della storia giudiziaria italiana, mai avuto nella lotta alla 'ndrangheta, laddove sono coinvolti 325 imputati e sono stati formulati 400 capi di imputazione e circa 2.000 testimoni tra accusa e difesa; numerose testate giornalistiche hanno richiesto di rendere pubblico il processo poiché sussiste un interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento, che anche l'interrogante condivide, e considerato che solo una televisione, la calabrese "LaCnews24" ha varato un programma settimanale, "Rinascita Scott processo alla 'ndrangheta", per raccontare il processo; avviato il dibattimento, il Tribunale di Vibo Valentia in un primo momento aveva disposto il divieto assoluto che le udienze venissero riprese, ma successivamente ha rivisto parzialmente tale decisione e con un'ordinanza ha autorizzato la pubblicazione integrale delle riprese, ma solo con telecamere fisse e dopo la lettura del dispositivo della sentenza mentre, prima della lettura della sentenza, solo brevi video senza audio, con espresso divieto alle televisioni ed alle testate giornalistiche di trasmetterle prima della lettura del dispositivo della sentenza; considerato che: l'Unione nazionale dei cronisti italiani nel commentare la decisione assunta dal Tribunale di Vibo Valentia, ha giudicato il "provvedimento tardivo, parziale e tutt'altro che rispondente alle esigenze della libera informazione e, in particolare, del diritto costituzionale di informare ed essere informati"; in data 27 aprile 2021 la giornalista Alessia Truzzolillo, del "Corriere della Calabria" e dell'Ansa, si era avvicinata ai banchi riservati ai pubblici ministeri per fotografare il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Antonio De Bernardo, mentre quest'ultimo stava interrogando il collaboratore di giustizia Andrea Mantella; la stessa racconta di essere stata spintonata, trattenuta per mezz'ora e costretta a consegnare il cellulare ad un carabiniere nonostante avesse recuperato ed esibito l'ordinanza del Tribunale che legittimava i giornalisti a fare video e foto; il presidente dell'ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri, a tutela del lavoro che stava svolgendo la giornalista Truzzolillo, ha dichiarato "è necessario che si faccia piena luce, anche per evitare che il comportamento di un singolo offuschi l'immagine dell'Arma dei carabinieri e dei tanti rappresentanti delle Forze dell'Ordine che quotidianamente sono in trincea per combattere la criminalità comune e mafiosa". Secondo il presidente Soluri si è trattato di un episodio "davvero poco edificante che mortifica certamente il lavoro e la dignità dei giornalisti che quotidianamente informano su quello che è stato da più parti definito come un processo storico"; il sostituto procuratore Antonio De Bernardo, alti ufficiali dell'Arma e delle altre forze dell'ordine si sono scusati con la giornalista per l'episodio ed il comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, da cui dipende il militare, ha preso provvedimenti destinandolo ad un altro dispositivo di scorta e non più al sostituto procuratore De Bernardo; ritenuto che: secondo l'interrogante autorizzare le riprese con una serie di limitazioni significa rendere tale autorizzazione quasi inutile; infatti, come riportato dall'UNCI calabrese, vi è un totale malcontento tra i giornalisti, soprattutto per non aver potuto divulgare in maniera trasparente il processo. Giustificare il divieto di diffusione con la volontà di garantire l'assoluta genuinità della prova dibattimentale è privo di qualsiasi fondamento, mentre le radio, compresa Radio radicale, nel processo "'ndrangheta stragista" hanno reso un servizio straordinario al Paese; la stessa UNCI aveva proposto, per evitare assembramenti di telecamere e operatori, che vi fosse un solo service ad occuparsi delle riprese, sistemato in punti strategici per effettuare riprese più rispondenti alle necessità documentaristiche dell'informazione, ma ovviamente anche questa proposta è stata ignorata, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali fatti; quali iniziative intenda intraprendere al fine di rendere pubblico il processo con modalità più ampie rispetto a quelle accordate, anche al fine di fare recuperare la fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia. Atto n. 4-05451 LANNUTTI ANGRISANI ROMAGNOLI Al Ministro della salute Premesso che: