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"La realizzazione di interventi complessi in contesti dinamici e ad alta valenza naturalistico ambientale, come quelli previsti nel progetto preliminare per l'ambito di Su Pallosu, pone il problema di garantire l'armonizzazione degli stessi con l'ambiente marino costiero interessato, utilizzando tutte le soluzioni tecnico-progettuali, anche di notevole impegno, che rendano possibile il conseguimento di tale obiettivo. In questi termini, vista l'esigenza di conoscere preventivamente quale fosse l'entità degli impatti ambientali inducibili, in un contesto fisiografico la cui dinamica evolutiva risulta allo stato attuale poco conosciuta, si è ritenuto necessario predisporre un Piano di Monitoraggio Ambientale con l'obiettivo di analizzare e tenere sotto controllo gli effetti sull'ambiente delle opere previste a Su Pallosu"; al contempo, la relazione tecnica (pag. 6) riporta: "In questi termini, l'individuazione e la caratterizzazione del paraggio costiero di riferimento presuppone indagini propedeutiche utili alla valutazione della morfologia dei fondali ed alla caratterizzazione sedimentologica. Dovranno essere effettuati campionamenti utili per la caratterizzazione chimica e fisica dei sedimenti emersi e sommersi. In sintesi, la successione delle azioni di indagine dovrà prevedere: 1) rilievi batimetrici tramite ecoscandaglio single beam; 2) rilievi morfologici tramite Side Scan Sonar; 3) rilievi magnetometrici per l'individuazione di anomalie magnetiche; 4) rilievi correntometrici della colonna d'acqua e rilievi ondametrici nella zona di dinamica attiva del paraggio costiero; 5) esecuzione di carotaggi o prelievo di sedimento superficiale e profondo tramite vibro carotaggi o carotaggi manuali entro i primi metri di profondità; 6) analisi chimico-fisiche, granulometriche e biologiche dei sedimenti"; in coerenza con la norma, medesime conclusioni di prodromicità di preventiva realizzazione di un piano studio-monitoraggio per qualsiasi eventuale nuovo intervento vanno disposte per qualsiasi intervento nella stessa area classificata dalla Regione come ad elevata criticità; il provvedimento n. 14 del 6 giugno 2018 SUAPE di San Vero Milis autorizza alla realizzazione dell'ormeggio natanti sullo specchio acqueo in località Su Pallosu, marina di San Vero Milis sino alla trattazione di merito del ricorso prevista per l'udienza del 29 maggio 2019; l'intervento per la realizzazione di un campo boe è inserito inequivocabilmente (cartografia allegata al progetto, pag. 19) e interamente all'interno della stessa area (come si evince dalle foto relative all'area sotto monitoraggio, oggetto dello studio e monitoraggio citato, regione-comune-interventi mitigazione erosione costiera); la realizzazione del campo boe in quell'area altererebbe sensibilmente i dati oggetto del previsto e appaltato studio di monitoraggio, interferendo con esso e variandone pesantemente i risultati; le relazioni tecniche progettuali del campo boe e lo studio di monitoraggio di interventi mitigazione erosione costiera (di cui alla delibera della Giunta regionale n. 48/31 dell'11 dicembre 2012 e seguenti inerenti al medesimo oggetto) omettono vicendevolmente e inspiegabilmente di citarsi, pur avendo come oggetto il medesimo sito e interferendo l'una con l'altra; l'intervento per il sito di Su Pallosu di mitigazione dell'erosione costiera prevede l'apporto esterno di materiale sedimentario sulla spiaggia ed eventuali opere di protezione a mare, ma solo a seguito di un corretto inquadramento idrodinamico del paraggio costiero e dell'unità fisiografica di riferimento, che si dovrà avvalere di misurazioni a mare, di caratterizzazioni morfo-batimetriche e delle necessarie classificazioni sedimentologiche condotte attraverso una campagna di monitoraggi (pag. 8 della relazione tecnica); le opere di protezione a mare di mitigazione dell'erosione costiera sono previste proprio nella stessa identica area dove dovrebbe essere collocato il campo boe; nei fondali individuati per la realizzazione del campo boe è documentata la presenza della Pinna nobilis (Linnaeus 1758), comunemente nota come nacchera, pinna comune, cozza penna o stura, il più grande bivalve presente nel mar Mediterraneo, protetta dalla convenzione CITES e inserita nella "lista rossa che elenca le specie in via d'estinzione" (allegati della direttiva 92/43/CEE e nei successivi aggiornamenti: direttiva 2006/105/CE); non risulterebbe che sia stata presentata o presente agli atti del procedimento per intervento del campo boe alcuna "mappatura dei fondali", così come richiesto dalla stessa Regione nella determinazione prot. n. 10168 del 15 marzo 2016 che, all'art. 4, prevede che tra la documentazione necessaria per la concessione demaniale marittima ci sia anche "c.4) mappatura dei fondali, con indicazione della tipologia e con l'inquadramento delle eventuali praterie di posidonia esistenti": lo stesso proponente il campo boe afferma l'assenza della stessa con lettera protocollata dalla Regione in data 16 febbraio 2017 ove si legge "in merito alla mappatura dei fondali si comunica di non aver reperito la medesima"; l'intervento per il proposto campo boe era stato già formalmente bocciato dopo lo svolgimento di due conferenze dei servizi asincrone con provvedimento dell'Ufficio SUAPE del Comune di San Vero Milis n. 1 del 23 febbraio 2018, grazie al parere della Soprintendenza archeologica (Ufficio SABAP, province di Cagliari-Oristano-Medio Campidano-Carbonia Iglesias-Ogliastra) "negativo non superabile con prescrizioni o modifiche progettuali" e che rimane oggi pienamente vincolante, nonostante un ricorso al TAR del proponente, accolto come sospensiva e rinviato nel merito al 29 maggio 2019, per cui permangono tutte le ragioni di ordine giuridico, economico e politico per non autorizzare l'intervento; i primi lavori in mare sono iniziati il 2 luglio 2018; i connessi divieti di balneazione e accesso in acqua sotto costa porterebbero concreti e gravi danni economici al flusso turistico, che sarebbe disincentivato, alle attività di pesca che sarebbero interdette, disagi generalizzati a residenti e non per le precarie situazioni esistenti (circolazione già limitata per il citato fenomeno di erosione costiera a terra, viabilità, parcheggi connesse alle attività di messa in acqua), rischi di sicurezza e incolumità per le restanti aree di balneazione sotto costa, che sarebbero drasticamente ridotte proprio in prossimità delle abitazioni, degli accessi al mare e delle spiagge più frequentate;