[pronunce]

Il resistente ritiene, dunque, che le doglianze siano infondate in quanto la norma impugnata tende ad offrire a tutte le Regioni, comprese quelle in equilibrio economico-patrimoniale, necessari strumenti di «efficientamento» delle strutture ospedaliere pubbliche, in attuazione del principio sancito dall'art. 30 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42) e ripreso dal Patto per la salute del 10 luglio 2014, in base al quale qualsiasi risparmio conseguito con gli interventi regionali resta nell'ambito dello stesso servizio sanitario regionale. 2.2.- In relazione alle censure mosse ai commi 395 e 396 dell'impugnato art. 1, l'Avvocatura generale dello Stato ritiene che le doglianze siano inammissibili in quanto non lamentano la violazione di competenze regionali e non sussisterebbe alcun interesse della Regione a censurare le modalità con le quali il legislatore nazionale intende disciplinare la scelta di organi statali, quali sono i commissari ad acta di cui all'art. 120 Cost. L'argomentazione addotta nel ricorso, sugli effetti negativi di tali previsioni, si baserebbe, inoltre, su mere supposizioni in alcun modo dimostrate. 3.- Con ricorso notificato il 16-21 febbraio 2017 e depositato il 24 febbraio 2017 (r.r. n. 21 del 2017), la Regione autonoma della Sardegna ha impugnato, tra gli altri, l'art. 1, commi 393, 397, 400, 401, 408 e 409, della legge n. 232 del 2016. Le disposizioni impugnate stabiliscono specifiche finalizzazioni di alcune quote del fabbisogno sanitario standard - segnatamente l'acquisto di farmaci innovativi, di farmaci oncologici innovativi e di vaccini, la stabilizzazione del personale precario e l'assunzione di ulteriori risorse umane - anche mediante l'istituzione di fondi separati, le cui risorse sono destinate ad essere distribuite sulla base di criteri definiti dalla Conferenza Stato-Regioni. La ricorrente ritiene che tali norme impongano alla Regione autonoma della Sardegna prestazioni ulteriori senza alcuna erogazione di risorse aggiuntive e con l'onere, in capo alla medesima Regione, di coprire la maggior spesa sostenuta dalle altre autonomie. In tal modo, verrebbe violata l'autonomia finanziaria della Regione autonoma della Sardegna, quale tutelata dall'art. 7 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) e dall'art. 119 Cost., in quanto si imporrebbe alla Regione di partecipare al finanziamento della spesa sanitaria con contestuale vincolo di spesa, nonostante che la Regione autonoma della Sardegna dall'anno 2007 provveda al servizio di tutela della salute senza oneri a carico del bilancio statale, come previsto dall'art. 1, comma 836, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)». Inoltre, verrebbe violato l'art. 8 del medesimo statuto speciale e il principio di leale collaborazione di cui all'art. 117 Cost., in quanto il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale diminuirebbe le risorse derivanti alla Regione dalle quote di compartecipazione alle entrate erariali. Infine, sarebbe violato l'art. 117, terzo comma, Cost., nonché il principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 117 Cost., anche in relazione al citato art. 1, comma 836, della legge n. 296 del 2006, in quanto lo Stato imporrebbe oneri su un capitolo di spesa integralmente finanziato dalla Regione, esorbitando dalla sua competenza in materia di principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica e impedendo alla Regione l'autonomo svolgimento delle sue funzioni in una materia dalla medesima integralmente finanziata. 4.- Con atto depositato il 29 marzo 2017, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o non fondate. La difesa dello Stato osserva che le norme in giudizio individuano unicamente talune finalità sanitarie già incluse nei LEA, vincolando poi esplicitamente una quota di risorse per la loro attuazione. Esse non richiedono, pertanto, risorse aggiuntive, con la conseguenza che appare destituito di fondamento il presupposto su cui la ricorrente costruisce le sue doglianze. 5.- Con memoria depositata il 12 febbraio 2018, la Regione Veneto ha ritenuto non fondata l'eccezione di inammissibilità della difesa dello Stato, sottolineando che la modifica dei criteri di nomina del commissario ad acta ridonderebbe sulle proprie competenze amministrative ex art. 119 Cost. e osservando come il ritorno alla prassi dei cosiddetti "Commissari-Presidenti della Regione" fosse stata stigmatizzata anche dal Ministero della salute in un parere allegato alla memoria, in cui si evidenziava la situazione di conflitto di interesse che si verrebbe a creare dalla sovrapposizione in una medesima figura della posizione di controllore e controllato. 6.- Con memoria depositata il 13 febbraio 2018, il Presidente del Consiglio dei ministri ha insistito perché il ricorso della Regione Veneto sia rigettato, senza aggiungere ulteriori osservazioni in merito alle disposizioni oggetto del presente giudizio. 7.- Con memoria depositata il 13 febbraio 2018, la Regione autonoma della Sardegna ha depositato memoria, con la quale ha insistito per l'accoglimento del ricorso. In particolare, la ricorrente ha osservato che la finalizzazione della spesa vincola la Regione, illegittimamente comprimendo l'autonomia della Regione medesima di decidere come soddisfare i LEA nell'ambito della spesa sanitaria regionale che essa stessa integralmente finanzia (è richiamata a sostegno la sentenza n. 75 del 2016 della Corte costituzionale). 8.- Con memoria depositata il 13 febbraio 2018, il Presidente del Consiglio dei ministri ha insistito perché il ricorso della Regione autonoma della Sardegna sia rigettato, ribadendo che le disposizioni impugnate non introducono nuovi vincoli per la Regione. 9.- Con atto depositato il 27 febbraio 2018, la Regione Veneto ha rinunciato al ricorso limitatamente all'impugnazione dell'art. 1, comma 390, della legge n. 232 del 2016. 10.- Con atto depositato il 27 febbraio 2018, il Presidente del Consiglio dei ministri ha accettato la rinuncia.1.- Con ricorso notificato il 16 febbraio 2017 e depositato il 23 febbraio 2017 (r.r. n. 19 del 2017), la Regione Veneto ha impugnato, tra gli altri, l'art. 1, commi 390, 395 e 396, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019).