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Passando più nel dettaglio ad analizzare i contenuti dello schema di decreto, l'articolo 1 individua l'oggetto e l'ambito di applicazione del testo, diretto al contrasto delle pratiche commerciali sleali nelle relazioni tra acquirenti e fornitori di prodotti agricoli ed alimentari. Le disposizioni previste si applicano alle cessioni di prodotti agricoli ed alimentari, eseguite da soggetti che siano stabiliti nel territorio nazionale, indipendentemente dal fatturato dei fornitori e degli acquirenti, mentre sono esclusi i contratti diretti tra fornitori e consumatori. Si prevede altresì che quanto stabilito dagli articoli 3 (elementi essenziali dei contratti di cessione), 4 (pratiche commerciali sleali vietate), 5 (altre pratiche commerciali sleali) e 7 (disciplina delle vendite sottocosto) del decreto costituiscono norme imperative e prevalgono sulle eventuali discipline di settore con esse contrastanti. L'articolo 2 reca un elenco delle definizioni adottate all'interno del testo, tra cui quelle di accordo quadro, contratto di cessione, acquirente, consumatore, fornitore, autorità pubblica, fatturato, prodotti agricoli e alimentari (deperibili e non). L'articolo 3 reca disposizioni concernenti i contratti di cessione. Il comma 1 richiama i principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni, mentre al comma 2 si prevede che i contratti di cessione devono essere conclusi obbligatoriamente mediante atto scritto stipulato prima della consegna dei prodotti ceduti ed indicare la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo (che può essere fisso o determinabile sulla base di criteri stabiliti nel contratto), le modalità di consegna e di pagamento. Il comma 3 prevede che l'obbligo della forma scritta può essere assolto con alcune forme equipollenti, a condizione che gli elementi contrattuali siano concordati tra acquirente e fornitore mediante un accordo quadro. Al comma 4 si prevede che la durata dei contratti di cessione non può essere inferiore a dodici mesi, salvo deroga motivata concordata dalle parti contraenti e risultante da un contratto stipulato con l'assistenza delle rispettive organizzazioni professionali maggiormente rappresentative a livello nazionale; tale obbligo annuale non si applica tuttavia ai contratti di cessione nel settore della somministrazione di alimenti e bevande in pubblici esercizi. Il comma 5 fa salve le condizioni contrattuali - comprese quelle relative ai prezzi - definite nell'ambito di accordi quadro aventi ad oggetto la fornitura dei prodotti agricoli e alimentari stipulati dalle organizzazioni professionali maggiormente rappresentative, mentre il comma 6 prevede che nei contratti quadro conclusi con le centrali di acquisto devono essere indicati i nominativi degli associati che hanno conferito il mandato. L'articolo 4, relativo alle pratiche commerciali sleali vietate, recepisce nella legislazione nazionale il contenuto dell'articolo 3 della direttiva 2019/633. La disposizione si occupa in particolare, al comma 1, delle pratiche commerciali sleali della c.d. " blacklist ", che sono sempre vietate, mentre al comma 4 si occupa delle pratiche commerciali della c.d. " greylist ", che si presumono vietate salvo che esse siano state precedentemente concordate da fornitore e acquirente, nel contratto di cessione, nell'accordo quadro ovvero in un altro accordo successivo, in termini chiari ed univoci. Il comma 2 disciplina gli interessi applicabili in caso di ritardo nei pagamenti dei corrispettivi dei contratti di cessione dei prodotti agroalimentari, precisando che quando il debitore è una pubblica amministrazione del settore scolastico e sanitario, è fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, comma 4, del decreto legislativo n. 231 del 2002 (ossia la possibilità di pattuire, purché in modo espresso, termini di pagamento superiori a quelli stabiliti ex lege se giustificati dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche). Il comma 5 prevede che l'acquirente debba fornire al fornitore, nei casi stabiliti, una stima per iscritto dei pagamenti unitari o dei pagamenti complessivi nonché una stima dei costi per il fornitore. L'articolo 5 recepisce nel nostro ordinamento il contenuto dell'articolo 9 della direttiva 2019/633, individuando al comma 1 ulteriori pratiche commerciali vietate a livello nazionale. Secondo quanto si legge nella relazione illustrativa, vengono qui riprodotte le pratiche già vietate a legislazione vigente (disciplinate dall'articolo 62, comma 2, del decreto-legge n. 1 del 2012), nonché ulteriori pratiche commerciali sleali, che possono essere poste in essere dal fornitore o dall'acquirente. Tra queste si segnalano l'acquisto di prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso (lettera a) ) e l'imposizione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il venditore, come vendere prodotti agricoli e alimentari a prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione (lettera b) ). Al comma 2 è previsto che nei contratti di cessione la fissazione da parte dell'acquirente di un prezzo inferiore ai costi medi di produzione risultanti dall'elaborazione mensile dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), ridotti del 15 per cento, rileva quale parametro di controllo circa la sussistenza di una pratica commerciale sleale. L'articolo 6, concernente le buone pratiche commerciali, al comma 1 considera attuativi dei principi di trasparenza, buona fede e correttezza nelle relazioni commerciali tra acquirenti e fornitori gli accordi ed i contratti di filiera che abbiano durata di almeno tre anni, nonché i contratti conformi alle condizioni contrattuali definite nell'ambito degli accordi quadro ovvero che siano conclusi con l'assistenza delle rispettive organizzazioni professionali maggiormente rappresentative a livello nazionale. Il comma 2 disciplina i requisiti necessari affinché i contratti siano considerati conformi alle buone pratiche commerciali, mentre il comma 3 prevede che per la vendita dei prodotti agricoli e alimentari conformi alle buone pratiche commerciali possano essere utilizzati specifici messaggi pubblicitari. L'articolo 7, che disciplina le vendite sottocosto di prodotti agricoli ed alimentari, al comma 1 consente tale tipologia di vendita per i prodotti freschi e deperibili solo nel caso di prodotto invenduto a rischio di deperibilità oppure nel caso di operazioni commerciali programmate e concordate con il fornitore in forma scritta. Il comma 2 vieta di imporre al fornitore condizioni contrattuali unilateralmente gravanti sullo stesso nel caso di vendita sottocosto, mentre il comma 3 prevede che in caso di violazione della disposizione di cui al comma 1 il prezzo stabilito dalle parti è sostituito dal prezzo calcolato sulla base dei costi medi di produzione rilevati da ISMEA ovvero dal prezzo medio praticato per prodotti similari. L'articolo 8 designa al comma 1 l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF) quale autorità nazionale di contrasto deputata all'attività di accertamento delle violazioni delle disposizioni del decreto ed all'irrogazione delle relative sanzioni. Il comma 2 individua le relative attività dell'ICQRF, mentre il comma 3 prevede che l'ICQRF nell'esercizio delle proprie attività possa avvalersi del Comando Carabinieri per la tutela agroalimentare e della Guardia di finanza.