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Auspico che il Parlamento, se non ora - non è possibile - possa discutere prossimamente di alcune cose che vado rapidamente a elencare e che obbediscono ad alcuni princìpi che credo possano essere condivisi. Noi dobbiamo sempre mirare alla sostanza dei problemi e non alla forma. Dobbiamo applicare il principio di realtà. Dobbiamo applicare il principio per cui tutto quello che si fa o si pensa di fare, se ha un costo ha un problema di debito e il debito pubblico è tema mai così attuale come negli ultimi giorni. Auspico pertanto che l'Autorità faccia sì che i contratti standard per la fornitura dei servizi siano chiari, scritti in caratteri leggibili, non vessatori; anche se sappiamo che, a seguito di disposizioni di legge, tutte le clausole che possono avere una venatura di danno rispetto all'utente devono essere controfirmate. Ma la mia affermazione rispetto a certi contratti credo possa sussistere. Penso che ARERA debba controllare i gestori, anche perché a volte l'attuazione delle norme è più lenta di quanto pensiamo e possono esserci anche delle violazioni, perlomeno minimali. A tale proposito, ritengo debba essere vigilata l'attuazione della norma che prevede il divieto dei maxiconguagli, anche al fine di non mettere in difficoltà le famiglie. L'Autorità deve educare al risparmio energetico personale e di sistema, anche se in questo c'è una contraddizione. Conosco un consorzio di rifiuti che ha fatto degli investimenti attraverso dei mutui, la cui rata da onorare non riesce più a pagare, essendo calato l'apporto di rifiuti e quindi il suo fatturato, o perlomeno fatica a fare ciò. In senso lato, il risparmio energetico o il risparmio su tutto questo sistema è una questione educativa molto importante. Penso debbano essere contenute le spese fisse in bolletta, perché queste ultime continuano a essere parzialmente incomprensibili relativamente a tutti i servizi, e le voci relative a noleggi, trasmissione fattura, trasmissione e comunicazione di variazione di fornitura sono addebitate all'utente con tariffe molto care. Infine, cito gli investimenti di settore, che rappresentano un problema, perché le società pubbliche che gestiscono oggi vanno più volte in perdita; come peraltro ha già detto prima un collega. Chi ripiana? I Comuni che sono soci? E per le società miste può valere lo stesso problema; le società private riescono più o meno a sopravvivere. Ma abbiamo uno stato di fatto, come si usa dire adesso, che riguardo al sistema elettrico è da terzo mondo. Ci sono dei pali che portano l'energia, soprattutto nelle zone di campagna, che toccano terra. Chi è amministratore locale sa che, se deve trattare con l'ENEL o con qualche altra autorità competente per far raddrizzare un palo, fatica e non poco. Il gas è un servizio più recente, le cui linee sono più o meno a posto, salvo il completamento e salvo le grandi linee internazionali. Non parliamo del sistema dell'acqua, dove le condutture in certe zone sono un colabrodo e dove le fognature sono un optional o dei rifiuti, con le discariche e gli impianti di preselezione (lo vediamo in tante situazioni). In conclusione, c'è una necessità di investire cifre macroscopiche, miliardarie. Qualcuno aveva ipotizzato che si facesse fronte agli investimenti con la fiscalità generale, ma mi pare che non ci sia spazio neanche per uno 0,01 per cento. Penso che qui il Parlamento dovrà discutere prossimamente su chi fa questi investimenti e se la tariffa possa sopportare un aggravio per effettuare gli investimenti o se occorra mettere in moto una macchina pubblica che finanzi gli investimenti affinché l'economia si rimetta in moto e affinché dagli investimenti derivino nuove entrate - come prevedibile - e si risolva in parte anche il problema dell'occupazione. Mi perdoni, Presidente, se ho fatto questi accenni, ma credo che siano nell'ambito del discrezionale, degli auspici a quest'Assemblea per il futuro, augurandoci di poterne discutere pacatamente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che stiamo discutendo oggi in quest'Aula è molto complesso e richiederebbe sicuramente un'analisi più accurata, ma al di là dell'immediata contingenza delle scadenze, credo che questa discussione generale possa permetterci di evidenziare come questo decreto-legge presenti evidenti carenze. Ad esempio, c'è poco o nulla sulla proroga di graduatorie per l'assunzione di personale. Era doveroso, forse, in questa sede, rivedere anche la proroga per il personale non dirigenziale a tempo determinato in servizio presso l'ARERA. Così come poco è stato trattato l'impegno relativo al trasferimento delle competenze dell'ARERA al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Tale impegno si pone peraltro in netto contrasto con quanto scritto all'interno del testo del provvedimento stesso. Infatti, ai sensi dell'articolo 95, comma 1 del Regolamento, gli ordini del giorno devono recare istruzioni al Governo in relazione alla legge in esame. Va quindi ben chiarito questo punto. Nel corso della sua attività, l'ARERA ha senza dubbio avuto il merito di razionalizzare il settore delle regolamentazioni, arrivando ad assorbire compiti e funzioni propri di altri istituti, fino ad arrivare ad inglobare, nel gennaio 2018, anche quelli relativi al settore dei rifiuti. Sembra che nel tempo l'azione dell'ARERA sia stata più aderente a criteri di mera economicità e di rappresentanza delle società responsabili del servizio che, come invece prescritto e stabilito, agli interessi degli utenti, che dovrebbero essere al centro di ogni iniziativa messa in campo. Tale indirizzo si è evidenziato, ad esempio, con la recente decisione nel campo dell'energia elettrica di spalmare - questo si riferisce al febbraio 2018 - le sofferenze dovute alle morosità sulle bollette degli utenti virtuosi relativamente agli oneri di sistema non pagati dagli operatori e distributori di energia. Ciò è avvenuto anche nel campo dei rifiuti, con il recentissimo caso Umbria, che ricalca a pieno la precedente problematica. Ha fatto molto discutere, infatti, a ben vedere, la decisione dell'Autorità di addebitare ai consumatori 200 milioni di euro di bollette non pagate, così come che in Toscana l'Autorità competente per la gestione dei rifiuti, l'Ato Toscana Centro, abbia deciso di addebitare il costo del progetto di un termovalorizzatore sbagliato a tutti i cittadini, un termovalorizzatore che era stato previsto in un fazzoletto di terra nella zona della piana fiorentina, fortemente voluto dal PD locale e regionale insieme alla realizzazione degli ampliamenti dell'aeroporto di Peretola e dell'autostrada A11 (progetto, peraltro, cui gli stessi sindaci locali del PD si erano opposti). Casi analoghi, quindi, si stanno verificando in tutta Italia. Non possono essere i consumatori a pagare il danno che le società subiranno dai "buchi" derivanti dalla morosità di certi utenti o per errori di progettualità politica. È assurdo!