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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore dell’intermediazione creditizia e finanziaria, nonché sul sistema bancario e sull’esercizio dell’attività di vigilanza. Onorevoli Senatori. -- Nel corso di questa e di precedenti legislature sono stati adottati diversi interventi sul sistema bancario e finanziario con l'obiettivo dichiarato di garantire il corretto funzionamento del sistema bancario, basato su precise regole e cogenti strumenti di controllo. Purtroppo gli eventi di questi giorni, che hanno portato al dissesto della Cassa di risparmio di Ferrara Spa, della Banca delle Marche Spa, della Banca popolare dell'Etruria e del Lazio -- Società cooperativa e della Cassa di risparmio della provincia di Chieti Spa, testimoniano come logiche deteriori da lungo tempo fossero diventate prassi corrente con gravissimo nocumento dei risparmiatori, dei clienti degli istituti coinvolti e dell'intero sistema creditizio. Il decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, recante «Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti», ha modificato la normativa di riferimento delle banche popolari. Le disposizioni hanno interessato anche la Banca popolare dell'Etruria e del Lazio i cui vertici sono stati sanzionati per «Violazione delle disposizioni sulla governance », «carenze nell'organizzazione e nei controlli interni», «carenze nella gestione e nel controllo del credito», «carenze nei controlli», «violazioni in materia di trasparenza», «omesse e inesatte segnalazioni agli organi di vigilanza». L'articolo 1 del citato decreto-legge n. 3 del 24 gennaio 2015 ha introdotto nuovi limiti dimensionali per le banche popolari, disponendone la trasformazione in società per azioni nelle ipotesi di attivi superiori ad 8 miliardi di euro. L'approvazione del citato decreto-legge da parte del Consiglio dei ministri è stata preceduta da rilevanti ed anomale speculazioni finanziarie relative agli istituti di credito interessati dal medesimo provvedimento. A tale riguardo, il presidente della Consob, in sede di audizione parlamentare, ha dichiarato che le negoziazioni avrebbero generato plusvalenze nell'ordine di 10 milioni di euro. Da numerose fonti stampa, risulterebbe una possibile diffusione di informazioni privilegiate prima del Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2015. L'ipotesi di una possibile speculazione finanziaria di investitori sulle banche popolari, così da fare incetta di azioni, ha portato anche all'apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Roma. Il successivo decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, recante «Disposizioni urgenti per il settore creditizio», è intervenuto su quattro istituiti di credito in dissesto economico-finanziario (Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio-BPEL, Cassa di risparmio di Ferrara, CariChieti), la cui cattiva gestione aveva determinato perdite per un valore complessivo di 1 miliardo e 200 milioni. L'intervento attuato su tali istituti di credito, consistente nella separazione delle attività in sofferenza e nell'azzeramento dei titoli azionari e obbligazionari subordinati, ha comportato la perdita -- talvolta integrale -- del risparmio di 12.500 cittadini, clienti retail di tali banche, per un valore complessivo di 431 milioni di euro. La drammatica situazione in cui gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati si sono trovati a dover sostenere all'improvviso una parte rilevantissima del peso delle perdite, è stata segnata, fra le altre cose, dal tragico epilogo di un suicidio di un risparmiatore, ed altrettanto pesanti risultano gli effetti sull'economia delle comunità interessate. Il decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, effettivamente, nelle intenzioni del Governo avrebbe dovuto rispondere all'esigenza immediata di garantire la tempestiva costituzione degli enti ponte, al fine della migliore tutela dei depositanti e degli investitori e al fine di evitare effetti negativi sulla stabilità finanziaria ed economica. Questa però, per quanto importante, non può rappresentare l'unica risposta alla drammaticità di questi fatti che hanno coinvolto migliaia di famiglie e di risparmiatori -- purtroppo in un caso fino alla estrema conseguenza -- molti dei quali ridotti sul lastrico per aver perso tutti i loro risparmi, con l'unica colpa di aver riposto la loro fiducia in amministratori disonesti. La proposta di una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore dell’intermediazione creditizia e finanziaria è da inquadrare nel solco di analoghe iniziative intraprese dal Governo degli Stati Uniti che ha promosso un'intensa attività di investigazione sulla crisi finanziaria sfociata nel 2009 nella costituzione della Financial Crisis Inquiry Commission , una speciale commissione d'inchiesta costituita da dieci membri del congresso degli Stati Uniti che in un anno ha prodotto un voluminoso rapporto dal quale è scaturito il provvedimento di riforma meglio noto come «Dodd-Frank Act». Con l'articolo 1 del presente disegno di legge si dispone quindi l'istituzione, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, di una Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sul settore dell’intermediazione creditizia e finanziaria, nonché sul sistema bancario e sull’esercizio dell’attività di vigilanza, che dovrà completare i suoi lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione. La Commissione, che procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria, al termine dei suoi lavori, riferirà alle Camere sulle risultanze dell'inchiesta e procederà altresì alla trasmissione alle Camere di una relazione sullo stato dei lavori entro il termine di sei mesi dalla sua costituzione. Con l'articolo 3 si attribuisce alla Commissione il compito di indagare: -- sulla struttura del sistema degli intermediari creditizi e finanziari, con particolare riguardo alla loro situazione patrimoniale, alla consistenza delle poste attive e passive, all'ammontare delle sofferenze, dei crediti incagliati e dei requisiti di capitale, anche con riferimento alla normativa EU CRR/CRD ( Capital requirements regulation and Capital requirements directive ) con particolare riguardo alle variazioni patrimoniali intervenute negli ultimi quindici anni; -- sulla struttura di governance degli intermediari creditizi e finanziari, con particolare riguardo al rispetto dei criteri di trasparenza, indipendenza e autonomia degli organi di governo dei medesimi istituti finanziari e creditizi, anche al fine di verificare eventuali conflitti di interesse; -- sul profilo di rischio degli intermediari creditizi e finanziari, evidenziando analogie e discrepanze rispetto alla media internazionale di mercato con particolare riguardo all'area euro e ai Paesi dell'OCSE; -- sull'efficacia e l'appropriatezza della vigilanza sul sistema bancario e finanziario, con particolare riguardo alla tutela del risparmio, alla modalità di applicazione delle regole e degli strumenti di controllo previsti; -- sulla correttezza dei sistemi adottati ai fini della promozione, sollecitazione e vendita alla platea dei risparmiatori dei prodotti finanziari, con particolare riguardo alle politiche di incentivazione da parte degli emittenti e alla corretta applicazione della direttiva MIFID; -- sull'esistenza di eventuali legami e rapporti tra banche e politica, con particolare riferimento ai rapporti tra crediti deteriorati e finanziamento ai partiti, ovvero all'ammontare di crediti concessi alle aziende che hanno finanziato i partiti politici.