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Ebbene, nonostante questo l'allora Presidente non ha saputo spiegare perché ad un Comune in particolare, il Comune di Perugia (ma ne potrei citare altri), ha concesso nel 2013 (sono dati pubblici che mi auguro possano essere approfonditi anche in altra sede) un contributo dietro la dichiarazione di aver raggiunto la copertura del 73 per cento della popolazione di raccolta differenziata e nella stessa seduta ha dichiarato che il Comune di Perugia - a maggioranza cambiata - non ha raggiunto il traguardo. Delle due l'una: abbiamo dato un contributo non dovuto o abbiamo accusato ingiustamente un'amministrazione comunale in sede di Commissione sugli ecoreati? Di fronte a tutto questo, ognuno può raccontare un pezzetto di verità, ma la verità tutta intera è nella relazione integrale che riporta i dati. Non si può, però, guardare solo al passato. Quello che chiediamo oggi al Governo è un singolo impegno, che può valere per Terni, ma per tutto il resto d'Italia: i cittadini non possono pagare la mancata bonifica di un'area inquinata. In questo momento, per legge, i Comuni in disavanzo o dissesto, pur disponendo di risorse per bonificare un ambiente, per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente stesso, non le possono utilizzare. Io ho già presentato un emendamento su questo e mi auguro che ci possa essere un'iniziativa del Governo, un'iniziativa congiunta, per dare la possibilità di accelerare. Altre tre proposte per andare al futuro. Semplificazioni: ho parlato di gare, cerchiamo di non complicarle, di renderle trasparenti ed oneste al di là della complicazione. Questa è una cosa che si può fare assolutamente già nel decreto semplificazioni. Se già potessimo garantire questo, non regole complesse che non tutelano e non garantiscono l'onestà, ma regole semplici e chiare che facilitino il tutto, e risorse disponibili da poter spendere, avremmo fatto un servizio ai nostri cittadini a prescindere dal colore politico. Su questa intenzione, noi daremo un voto convintamente favorevole e mi scuso anche con i colleghi se mi sono un po' scaldato oggi, ma è perché tenevo alla relazione e alla mia terra, come sono sicuro loro tengano alla propria. Una Regione per volta - non me ne voglia il senatore Grimani, ma abbiamo cominciato dall'Umbria proprio perché le elezioni regionali erano lontane, non potevamo immaginare che sarebbero arrivate prima - potremo individuare una soluzione per tutti, nell'interesse dei cittadini. (Applausi) . TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, siamo oggi chiamati a votare la risoluzione derivante dalle conclusioni della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti relativa alla Regione Umbria. La risoluzione è stata oggetto di un'attenta e a tratti concitata mediazione tra i componenti della Commissione bicamerale, della Commissione ambiente del Senato e dei colleghi umbri, che ringrazio. Già nel corso della XVII legislatura, un approfondimento sulla Regione Umbria evidenziò criticità e illeciti nella gestione dello smaltimento dei rifiuti. Dando seguito a quel lavoro, l'attuale Commissione d'inchiesta ha svolto specifiche missioni in loco che si sono concentrate sulla situazione del ciclo dei rifiuti, in particolare riguardo alle discariche presenti nella Regione, sullo stato della tutela delle acque, anche in considerazione di alcune specifiche segnalazioni, su rilevanti problematiche del territorio, nonché sulla necessità di prevenzione rispetto ai fenomeni illeciti. Le criticità del ciclo dei rifiuti umbro sono sintetizzabili in scarsa qualità della raccolta differenziata e conseguente scarto dei rifiuti ammissibili, carenza di impiantistica per il trattamento post raccolta delle frazioni secche e sovradimensionamento di quella destinata alla gestione della frazione umida, eccesso di frazione conferita in discarica. La situazione necessita di un'evoluzione che accompagni in termini di prospettiva una chiusura del ciclo dei rifiuti in linea con i principi europei dell'economia circolare. Altra tematica affrontata è quella della tutela delle acque. Tre dei cinque agglomerati umbri rientranti nella procedura di infrazione 2014/2059 secondo quanto riferito dal commissario unico alla depurazione non risultano ancora conformi, un fatto da non sottovalutare, ma emendabile con un serio coordinamento tra tutti i soggetti preposti. Un problema diffuso su parte del territorio umbro è la presenza di solventi clorurati in falda, conseguenza storica del trattamento superficiale dei metalli in particolari aree produttive, che merita un'assiduità di controlli, considerata la natura cancerogena di quei composti. Questione specifica è l'inquinamento della falda sottostante gli impianti produttivi della Acciai Speciali Terni, su cui acquisizioni della Commissione invitano ad un'estrema attenzione da parte delle pubbliche amministrazioni, degli organismi di controllo e del Ministero dell'ambiente, con il coordinamento di tutti i soggetti competenti. Nell'ambito dell'inchiesta, è emersa la questione della contaminazione da mercurio del fiume Paglia, la cui risoluzione necessità una più complessa azione a livello interregionale e, in particolare, la bonifica dei siti minerari dismessi in Toscana e al possibile impatto sui bacini idrici del Lazio. La Commissione intende, dunque, approfondire ulteriormente la questione con un'apposita inchiesta. Il quadro esaminato non fa emergere collegamenti attuali con la criminalità organizzata. Le attività di controllo agli esiti delle indagini mostrano che gli illeciti ambientali riscontrati sono commessi prevalentemente da piccole e medie imprese locali che, come talora accade, valutano come rischio affrontabile le sanzioni rispetto ai costi di un corretto trattamento e smaltimento dei rifiuti. Tuttavia, più soggetti istituzionali auditi ritengono tale situazione essersi positivamente evoluta grazie agli effetti della legge 22 maggio 2015, n. 68, come accennato dal senatore Ferrazzi. Un quadro, quindi, che non individua sistemi organizzati di gestione illecita, ma che, nondimeno, esige una costante attività di controllo, in primo luogo da parte dell'ARPA, cui vanno destinate adeguate risorse. La gestione illecita e i traffici, anche internazionali, dei rifiuti, derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche costituiscono un oggetto di esame da parte della Commissione in una specifica inchiesta e la vicenda sarà dunque oggetto di un ulteriore sviluppo in sede di approfondimento tematico. Di particolare rilevanza è la situazione ambientale della conca ternana, la vasta area ricompresa tra i Comuni di Terni e Narni, la cui conformazione geofisica e le cui condizioni climatiche favoriscono l'accumulo di inquinanti nell'atmosfera e, quindi, come detto, nei terreni e nelle acque superficiali: per non citare il caso del SIN Terni Papigno. Né i prefetti né altri auditi hanno riferito di criticità severe derivanti dalla ricostruzione dopo il sisma dell'agosto 2016, per quanto riguarda le materie trattate dalla Commissione.