[pronunce]

Il contrasto con i divieti contenuti nell'art. 21, comma 1, lettere u) e z), della legge n. 157 del 1992 - rientranti senza dubbio nell'ambito della «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali», alla luce della costante giurisprudenza della Corte costituzionale - comporterebbe la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che riserva allo Stato la competenza legislativa nella suddetta materia. A sua volta, il contrasto con la direttiva n. 2009/147/CE determinerebbe la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., che prescrive, anche al legislatore regionale, di conformarsi alle norme dell'Unione europea. La disposizione impugnata lederebbe, infine, la competenza esclusiva statale in materia di «ordine pubblico e sicurezza», stabilita dall'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. La disciplina nazionale in materia di porto e trasporto di armi comuni da sparo, infatti, consente di rilasciare la licenza di porto d'arma solo per scopi di difesa personale, per il tiro a volo (uso sportivo) e per le altre attività previste dalla legge n. 157 del 1992. In particolare, l'art. 42 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e gli artt. 61 e seguenti del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635 (Approvazione del regolamento per l'esecuzione del testo unico 18 giugno 1931, n. 773, delle leggi di pubblica sicurezza) disciplinano la licenza di porto d'armi per esigenze di difesa personale; la legge 25 marzo 1986, n. 85 (Norme in materia di armi per uso sportivo) regolamenta l'uso di armi per uso sportivo; infine, è la stessa legge n. 157 del 1992 (art. 22) a disciplinare la licenza di porto d'arma per uso di caccia. Pertanto, l'aver autorizzato l'uso di armi in ipotesi e con modalità tali da risultare in contrasto con la suddetta legge n. 157 del 1992 costituirebbe anche una violazione della normativa sulla sicurezza pubblica e, dunque, dell'anzidetta potestà legislativa statale esclusiva. 2.- Si è costituita la Regione Lombardia, la quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate non fondate. 2.1.- Dopo aver illustrato la genesi e le finalità della legge in esame, la Regione ha contestato la fondatezza della censura mossa alla previsione dell'art. 1, comma 1, lettera c), osservando come la disposizione impugnata non imponga affatto la partecipazione di organi statali al procedimento di monitoraggio degli obiettivi di eradicazione della nutria, ma si limiti ad indicare una metodologia intesa a coinvolgere i soggetti potenzialmente interessati alla materia, in coerenza con i principi di sussidiarietà e di leale collaborazione, di cui all'art. 120 Cost. Il principio di leale collaborazione, difatti, dovrebbe tradursi in un metodo che privilegia l'intesa e, ove possibile, l'utilizzo in comune di risorse. In questa prospettiva, non sarebbe affatto arbitrario aver auspicato la partecipazione delle prefetture al «Tavolo provinciale di coordinamento», posto che l'art. 10 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), affida, appunto, al prefetto il compito di «assicurare il rispetto del principio di leale collaborazione tra Stato e Regione». Anche prima dell'attivazione del «Tavolo» si potrebbe, dunque, ricercare un'intesa che regoli la partecipazione delle prefetture, allo stato comunque non obbligatoria. 2.2.- Con riferimento, poi, al dedotto contrasto dell'art. 1, comma 1, lettera d), della legge regionale lombarda in esame con la legge n. 157 del 1992 e con la direttiva n. 2009/147/CE - e, di conseguenza, con l'art. 117, commi primo e secondo, lettera s), Cost. - la Regione resistente evidenzia, innanzitutto, come la normativa richiamata dal ricorrente non risulti conferente. A seguito, infatti, della modifica dell'art. 2, comma 2, della legge n. 157 del 1992 operata dall'art. 11, comma 12 (recte: comma 12-bis), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91 (Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea), convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, le nutrie risultano classificate tra le «specie nocive», in quanto dannose e infestanti. Di conseguenza, esse esulano dall'ambito della «fauna selvatica omeoterma», il cui prelievo è rigidamente regolato dalla legislazione nazionale e dell'Unione europea. In ogni caso, il legislatore regionale avrebbe garantito che i metodi utilizzati per l'eradicazione delle nutrie fossero selettivi, secondo le indicazioni fornite dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Tale Istituto si sarebbe espresso, infatti, favorevolmente in ordine all'impiego tanto di armi da sparo che da lancio individuale, e ancor più delle trappole, formulando l'avviso che i piani di controllo numerico delle nutrie trovino nell'utilizzo di «gabbie-trappole», con successiva rapida soppressione dell'esemplare catturato, «la tecnica più idonea poiché rispondente ai necessari requisiti di massima selettività d'azione, efficacia e ridotto disturbo verso specie non bersaglio». L'efficacia selettiva dei metodi in questione sarebbe resa, inoltre, ancora maggiore dal previsto affidamento delle operazioni a soggetti qualificati e dalla fissazione, nel redigendo piano regionale, di criteri tecnici adeguati. Né, d'altra parte, le suddette modalità di eradicazione sarebbero consentite - come sostiene il ricorrente - senza alcun limite spazio-temporale, essendo espressamente previsto dal novellato art. 3, comma 3, della legge regionale n. 20 del 2002 che nelle riserve e nei parchi gli interventi vadano effettuati in conformità al regolamento delle aree protette. Quanto, infine, all'asserito contrasto della disposizione regionale impugnata con la normativa statale in materia di porto e trasporto di armi comuni da sparo - e, quindi, con l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. - la censura rappresenterebbe un mero riflesso della dedotta violazione della legge n. 157 del 1992: legge non riferibile, per quanto detto, all'attività di eradicazione delle nutrie. Ad ogni modo, la Regione Lombardia rammenta come la sovrappopolazione delle nutrie costituisca una vera e propria emergenza, trattandosi di animali che danneggiano gli argini dei fiumi e dei canali, rovinano le colture agricole e minacciano la sopravvivenza di molte specie faunistiche autoctone protette e di intere comunità biotiche.