[pronunce]

l'acquisto unilaterale dei diritti successori in capo all'adottato; il mantenimento da parte dell'adottato dei diritti ed obblighi verso la famiglia di origine, ai sensi dell'art. 300 cod. civ.). 5.5.- L'esistenza di una differenza minima di età sarebbe quindi coerente con l'istituto dell'adozione del maggiorenne, avente la natura giuridica di una concessione giudiziale, nella indisponibilità negoziale degli stati familiari, che risulterebbe intaccata dall'introduzione di indefiniti criteri di flessibilità in materia di divario di età. 5.6.- L'intervento additivo, richiesto dal rimettente a questa Corte, non sarebbe, comunque, l'unica soluzione costituzionalmente conforme. La stessa nozione di "esigua differenza di età" richiederebbe «di essere accompagnata da specifici criteri ai quali il giudice dovrebbe ispirarsi per valutare i casi in cui nei quali il divario [di età] di 18 anni potrebbe essere disapplicato».1.- Il Tribunale di Firenze, sezione prima civile, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 291, primo comma, cod. civ. «nella parte in cui non consente al giudice di dichiarare l'adozione di maggiorenne derogando al limite del divario di età tra adottante ed adottando imposto in 18 anni nei casi di esigua differenza di età», in riferimento agli artt. 2, 3, 10, primo comma (in relazione agli artt. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, 7 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948), e 30 Cost. In punto di fatto, il rimettente riferisce che G. S., nata nel 1946, si era rivolta al Tribunale di Firenze per la dichiarazione di adozione del maggiorenne A. M., nato nel 1963, che, orfano di madre e il cui padre, G. M., aveva contratto matrimonio con l'istante nel 1968, era sempre vissuto con il padre e, dall'età di cinque anni, con la stessa istante. Ad avviso del rimettente l'esistenza di un legame di affetto e solidarietà tra le parti durato oltre cinquant'anni, e paragonabile a quello esistente tra genitori e figli, aveva trovato riconoscimento nelle dichiarazioni di consenso incondizionato rese in giudizio da adottante ed adottando e nell'assenso pieno espresso dagli altri interessati, nella comune loro volontà di avvalersi dell'adozione per formalizzare il rapporto. Ravvisata nella specie la ulteriore condizione della "convenienza" all'adozione (art. 312, numero 2, cod. civ.), intesa quale rispondenza effettiva e reale dell'interesse dell'adottando alla comunione di intenti di tutti i membri della famiglia (si cita Cassazione, sentenza n. 2426 del 2006), il rimettente rileva come l'istituto dell'adozione di maggiorenni, anche alla luce della «mutata configurazione sociologica intervenuta negli ultimi decenni, abbia da ultimo assunto la funzione di riconoscimento giuridico di una relazione sociale, affettiva ed identitaria, nonché di una storia personale, di adottante e adottato in quanto strumento volto a consentire la formazione di famiglie tra soggetti che, seppur maggiorenni, sono tra loro legati da solidi vincoli personali, morali e civili, in ossequio ai principi costituzionali dell'unità familiare (art. 30 Cost.) e del rispetto della vita privata e familiare (art. 8 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo)». 2.- Alla stregua delle predette considerazioni, il Collegio a quo censura la disciplina codicistica che, nel caso dell'adozione di maggiorenne, non ammette deroga alcuna al requisito del divario minimo di età di 18 anni tra adottante ed adottando, neppure quando tale divario si discosti in misura esigua dal predetto limite, come nel caso di specie, in cui la differenza di età tra richiedente e adottando è pari a 17 anni e 3 mesi. 2.1.- Il rimettente sospetta il contrasto della disposizione di cui si tratta con gli artt. 2 e 30 Cost., per la lesione, conseguente alla rigidità del limite del divario minimo di età, della capacità dell'individuo di autodeterminarsi come singolo e nella formazione sociale familiare, e del diritto-dovere dell'adottante di mantenere, educare ed istruire i figli in presenza di una situazione «del tutto parificabile» alla filiazione biologica. 2.2.- Ravvisa, poi, un vulnus all'art. 3 Cost. nell'irragionevole disparità di trattamento tra l'adozione del maggiorenne e quella del minore in casi particolari, rispetto alla quale «il Legislatore ha previsto che il giudice possa ridurre il divario di età tra adottante ed adottando in presenza di validi motivi che garantiscano l'unità familiare» (art. 44, commi 1, lettera b, e 5, della legge n. 184 del 1983), nonostante l'«affinità assiologica dei due istituti». 2.3.- Il rimettente deduce, ancora, la violazione dell'art. 10 Cost. - recte, artt. 11 e 117, primo comma, Cost. - sotto il profilo del mancato rispetto, da parte della disposizione censurata, della normativa europea ed internazionale cui l'ordinamento giuridico italiano è tenuto a conformarsi, evocando, quali parametri interposti, l'art. 8 CEDU e l'art. 7 CDFUE, in relazione al diritto dell'individuo al rispetto della propria vita privata e familiare, che ha quale corollario il divieto di "ingerenza di una autorità pubblica", nonché l'art. 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani, con riguardo al diritto di uomini e donne, in età adatta, di fondare una famiglia, definita quale «nucleo naturale e fondamentale della società» che «ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato». 2.4.- Esclusa la praticabilità di una interpretazione costituzionalmente orientata, contrariamente a quanto ritenuto dalla Cassazione con la sentenza n. 7667 del 2020, come il ricorso all'analogia legis o iuris, di cui all'art. 12, secondo comma, delle Preleggi, il Tribunale di Firenze reputa necessario promuovere l'incidente di legittimità costituzionale nei termini indicati. 3.- Deve, al riguardo, preliminarmente darsi atto che correttamente il giudice a quo ha escluso la possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione censurata, così sottoponendo allo scrutinio di questa Corte il proprio dubbio. Secondo la costante giurisprudenza costituzionale, infatti, «l'onere di interpretazione conforme viene meno, lasciando il passo all'incidente di costituzionalità, allorché il giudice rimettente sostenga, come nel caso di specie, che il tenore letterale della disposizione non consenta tale interpretazione» (sentenza n. 104 del 2023; nello stesso senso, sentenze n. 102 del 2021, n. 253 del 2020 e n. 232 del 2013). Nella specie, la formula perentoria del primo comma dell'art. 291 cod. civ.