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da quanto si apprende, una delle accuse che è stata rivolta agli equipaggi dei due pescherecci è anche il trasporto di sostanze stupefacenti: tale accusa, tuttavia, sarebbe stata sollevata solo successivamente al fermo, a seguito di una presunta perquisizione dei pescherecci da parte delle autorità libiche durante gli ulteriori accertamenti, ed è evidentemente finalizzata per il fermo dei marittimi incrinandone ulteriormente la posizione, nonché manifestamente infondata, come sostenuto non solo dai familiari dei detenuti, ma anche dallo stesso Piero Marrone, capitano della "Medinea", nell'unica dichiarazione che fino ad ora è stata resa disponibile; altre fonti stampa, nondimeno, hanno riportato la notizia di una presunta trattativa che il generale Haftar sarebbe intenzionato a portare avanti nei confronti delle autorità italiane avente ad oggetto un preciso "scambio": alla liberazione dei 18 prigionieri, infatti, dovrebbe corrispondere la scarcerazione dei 4 scafisti libici attualmente detenuti presso le carceri italiane, condannati a scontare dai 20 ai 30 anni di reclusione per i reati di omicidio volontario e traffico di migranti perpetuati in occasione della "strage di Ferragosto", in cui nel 2015 persero la vita ben 49 migranti, stipati nelle stive di un barcone e asfissiati dai fumi del carburante. Le milizie libiche, nonché gli avvocati difensori, ne hanno rivendicato l'innocenza, sostenendo che si tratta di quattro "semplici sportivi" trovatisi sul barcone in qualità di migranti in fuga dalla Libia; uno degli aspetti più critici di tutta la questione riguarda l'impossibilità da parte dei pescatori di comunicare con le proprie famiglie: dal momento del sequestro, infatti, è stata consentita una sola telefonata, quella svolta dal capitano della "Medinea" Piero Marrone alla madre; successivamente, non si sono avute più notizie inerenti alle condizioni di salute e di detenzione dei marittimi; stando a quanto ricostruito sinora da alcune testate, i 18 marinai si troverebbero in stato di fermo all'interno di una palazzina militare di Bengasi, in attesa del processo che dovrebbe svolgersi il prossimo 20 ottobre, mentre i due pescherecci sarebbero ormeggiati nel porto della città; nonostante non sia la prima volta che le autorità libiche effettuano il fermo di pescherecci italiani con l'accusa di aver violato i presunti confini marittimi ritenuti dalla Libia di propria competenza, tale sequestro è indubbiamente connotato da alcuni elementi di singolarità; in particolare, vi è la concomitanza temporale dei fatti con il rientro, avvenuto poche ore prima, del Ministro in indirizzo dal viaggio in Libia, in occasione del quale si sono svolte le due distinte visite al primo Ministro del Governo di accordo nazionale Fayez al Serraj e al Presidente del parlamento libico orientale, Aguila Saleh, sostenitore di Haftar; considerato che: nelle scorse settimane sono state molte le manifestazioni e le iniziative organizzate dalle famiglie dei prigionieri e dalla società civile per interessare le istituzioni e l'opinione pubblica a questa vicenda sottolineandone l'opacità; gli armatori delle imbarcazioni hanno pubblicamente manifestato la richiesta di interventi mirati e specifici, rivolgendo altresì numerosi appelli al Governo per chiedere il rilascio immediato dei motopesca e degli ostaggi, oltre alla possibilità di mettersi in contatto con i marinai, nei confronti dei quali è stato sinora impossibile effettuare una qualsiasi comunicazione, fatta eccezione per la richiamata telefonata del capitano Piero Marrone; sebbene nei giorni scorsi il Ministro in indirizzo abbia dichiarato di aver "attivato tutti i canali internazionali" per risolvere la questione, e nonostante le rassicurazioni offerte dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, il quale, la scorsa settimana, ha risposto ad un question time alla Camera dei deputati che verteva proprio su tale vicenda, ad oggi, non risultata sufficiente l'opera sino a questo momento intrapresa da parte del Governo per far luce sulla vicenda e per riuscire a riportare in Italia i prigionieri, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti del Ministro in indirizzo rispetto alle vicende descritte; se non ritenga doveroso esprimere chiaramente una posizione di aperta condanna nei confronti delle autorità libiche che tengono prigionieri i 18 pescatori, e se non ritenga opportuno attivarsi immediatamente, intensificando gli sforzi diplomatici sino ad ora portati avanti, al fine di risolvere la questione nel più breve tempo possibile, predisponendo altresì un deciso intervento volto a consentire quanto prima il contatto tra i pescatori ingiustamente detenuti e le rispettive famiglie, nonché a garantirne la massima tutela della salute ed il più sicuro rientro in Italia. Atto n. 3-01982 FAGGI FREGOLENT ARRIGONI VALLARDI RUFA ZULIANI CAMPARI LUCIDI PUCCIARELLI AUGUSSORI ALESSANDRINI RICCARDI TOSATO PIANASSO FERRERO BRIZIARELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: si apprende da fonti di stampa che la Presidenza del Consiglio dei ministri ha sottoscritto negli ultimi mesi con la Cerichem Biopharm srl, un'azienda di Cerignola (Foggia), che realizza prodotti chimici per disinfezione e sterilizzazione, 3 contratti per un totale di quasi 40.000 euro per l'approvvigionamento di ingenti quantità di liquido sanificante; il primo accordo, per l'acquisto di grandi quantità di gel disinfettante e sapone antibatterico, risale al 5 marzo, ovvero a ridosso delle disposizioni di lockdown imposte al Paese, il secondo accordo è stato sottoscritto a maggio per il rifornimento di altre quantità di gel disinfettante e l'ultimo accordo risale ad inizio giugno per l'acquisto di confezioni di salviettine igienizzanti, spray disinfettanti e visiere protettive in policarbonato; tali contratti sono stati sottoscritti con affidamento diretto e le relative informazioni non sono state rese debitamente pubbliche, se non mesi dopo la loro sottoscrizione; si apprende inoltre che ad aprile la Guardia di finanza ha sequestrato 4.000 flaconi di gel igienizzante prodotto dalla stessa azienda Cerichem Biopharm, perché risultati privi delle necessarie autorizzazioni dell'Unione europea e del Ministero della salute per la messa in commercio; considerato che: la Commissione europea, con la comunicazione 2020/C 108 I/101, ha tracciato un percorso per l'utilizzo del quadro in materia di appalti pubblici nella situazione di emergenza connessa alla crisi da COVID-19, fornendo indicazioni agli Stati membri circa le opzioni ed i margini di manovra possibili a norma del quadro dell'Unione in materia di appalti pubblici, richiamandoli all'utilizzo delle diverse procedure urgenti previste dalla direttiva 2014/24/UE in materia di appalti per la fornitura di beni e servizi; i contenuti della comunicazione sono stati confermati dall'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nel "Vademecum per velocizzare e semplificare gli appalti pubblici" all'uopo pubblicato;