[pronunce]

Su tali basi – e non senza rammentare due pronunce della Corte che, rispettivamente, hanno dichiarato improcedibili altrettanti conflitti, l'uno promosso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, essendo «venuto a cadere ogni ostacolo» all'esercizio delle sue attribuzioni (sentenza n. 464 del 1993), l'altro per essere cessato ogni interesse pratico dell'autorità giudiziaria ricorrente ad ottenere una pronuncia nel merito, in ragione dell'avvenuta estinzione del reato oggetto del giudizio pendente innanzi ad essa (sentenza n. 204 del 2005) – la Camera dei deputati conclude affinché il presente conflitto sia dichiarato irricevibile, improcedibile ovvero inammissibile. 4.— La Camera dei deputati, nell'imminenza dell'udienza pubblica di discussione, ha depositato un'ulteriore memoria, ribadendo le conclusioni già rassegnate. 5.— All'udienza pubblica di discussione è comparsa – ai sensi dell'art. 37, ultimo comma, della legge 11 marzo del 1953, n. 87 – la ricorrente autorità giudiziaria, in persona del dott. Franco Ionta, all'uopo delegato dal Procuratore della Repubblica. Ribadite le ragioni a sostegno dell'iniziativa assunta, la ricorrente ha replicato alle eccezioni preliminari svolte dalla Camera dei deputati. In particolare, quanto all'ipotizzata nullità assoluta che inficerebbe la notificazione del ricorso e dell'ordinanza che ha dichiarato ammissibile il conflitto, la Procura ricorrente ha dedotto di aver espletato tale adempimento nei riguardi del soggetto identificato, quale contraddittore, nell'ordinanza adottata dalla Corte all'esito della fase preliminare del giudizio. Quanto, poi, alla supposta improcedibilità del conflitto, la ricorrente ha rilevato che tale evenienza non può certo ritenersi integrata dalla mera “messa a disposizione” dell'accertamento tecnico non ripetibile, svolto su incarico della Commissione d'inchiesta. Difatti, la determinazione in tal senso assunta dal predetto organismo parlamentare, nella sua assoluta atipicità nel panorama degli istituti contemplati dal codice di procedura penale per la collaborazione tra organi investigativi, non potrebbe consentire alla ricorrente medesima di utilizzare le risultanze dell'indagine tecnica aliunde espletata, ciò che conferma, quindi, il persistente interesse a conseguire l'annullamento degli atti oggetto del conflitto.1. — La Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. In particolare, la ricorrente si duole del fatto che la predetta Commissione, conferito – con atto emesso dal suo Presidente il 17 settembre 2005 (prot. n. 3490/ALPI) – incarico peritale per l'espletamento di accertamenti tecnici anche non ripetibili sull'autovettura a bordo della quale la Alpi ed il Hrovatin viaggiavano in occasione dell'attentato nel quale persero la vita, con nota pervenuta alla ricorrente il 21 settembre 2005 (prot. n. 2005/0001389/SG-CIV) ha rifiutato di acconsentire allo svolgimento di accertamenti tecnici congiunti sulla predetta autovettura. Ritenendo che la Commissione parlamentare, attraverso tali atti, le abbia impedito «di raccogliere tutti gli elementi necessari ai fini delle proprie determinazioni in ordine all'esercizio dell'azione penale», con palese violazione del principio della obbligatorietà della stessa, «sancito dall'art. 112 della Costituzione», oltre che di quelli «di indipendenza ed autonomia della magistratura» (ex artt. 101, 104 e 107 Cost.), la ricorrente ha chiesto l'annullamento di tali atti, previa declaratoria della non spettanza, alla Commissione suddetta, del potere di adottarli. 2.- Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, al solo scopo di chiedere che sia fatta «constatare l'avvenuta cessazione della Commissione parlamentare d'inchiesta», nonché che siano fatte «emergere le circostanze in virtù delle quali sembrano essere ormai venute meno le ragioni stesse del conflitto», sicché questo dovrebbe essere «dichiarato irricevibile, improcedibile ovvero inammissibile». 2.1.- A giudizio della Camera, sotto un primo profilo , difatti, dovrebbe pervenirsi a tale conclusione in ragione della «nullità assoluta della notificazione», per essere stata effettuata il 10 marzo 2006 nei confronti di un soggetto non più esistente a tale data. In realtà, secondo la deducente Camera dei deputati, la stessa declaratoria di ammissibilità del conflitto – adottata da questa Corte con ordinanza depositata in cancelleria il 24 febbraio 2006 – risulterebbe intervenuta quando la Commissione parlamentare «non esisteva più come soggetto costituzionale», atteso che l'esercizio della funzione di inchiesta si sarebbe esaurito con l'approvazione della relazione finale, adempimento espletato il 23 febbraio 2006. In ogni caso, poi, la notificazione del ricorso e dell'ordinanza di ammissibilità del conflitto dovrebbe vieppiù considerarsi affetta da nullità assoluta, giacché avvenuta dopo il termine di conclusione dei lavori della Commissione, definitivamente fissato – dopo varie proroghe – con deliberazione della Camera dei deputati del 22 maggio 2005, «entro la data di scioglimento delle Camere e comunque non oltre il 28 febbraio 2006». 2.2.- Sotto altro profilo, la Camera dei deputati ha eccepito la improcedibilità del conflitto «per sopravvenuta carenza di interesse». La circostanza che la Commissione parlamentare, non soltanto abbia concluso i suoi lavori, ma abbia messo a disposizione della ricorrente autorità giudiziaria «i verbali degli accertamenti già compiuti e anche – materialmente – l'autovettura sulla quale erano stati effettuati», denoterebbe il superamento di quella situazione di «paralisi del procedimento» penale che ha indotto la ricorrente Procura della Repubblica a promuovere il presente conflitto. 3. — Le suindicate eccezioni preliminari non sono fondate. 3.1. — Non è fondata, innanzi tutto, l'eccezione di nullità della notificazione. 3.1.1. — Non assume rilievo, ai fini della instaurazione del contraddittorio nel presente giudizio per conflitto, la circostanza che, alla data della avvenuta notificazione, congiuntamente, dell'ordinanza di ammissibilità e del ricorso della Procura della Repubblica (10 marzo 2006), la Commissione di inchiesta non esistesse più, e ciò tanto ritenendo che essa avesse esaurito la sua funzione il 23 febbraio 2006 (in occasione della sua ultima seduta, nella quale venne approvata la relazione del Presidente), quanto prendendo in considerazione la diversa data fissata per l'ultimazione dei lavori (28 febbraio 2006). Difatti, la notifica alla Commissione in persona del suo Presidente, presso la Camera dei Deputati, può ritenersi validamente effettuata ai fini della rituale instaurazione del contraddittorio, con conseguente prosecuzione del giudizio nei confronti della Camera stessa, della quale la Commissione costituisce diretta emanazione ai sensi dell'art. 82 Cost. 3.1.2.