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Aggiungo, inoltre, che esistono Comuni in piccole realtà - mi riferisco soprattutto a quelli delle aree interne - che vivono un fenomeno di disantropizzazione, che rappresenta un'emergenza da affrontare immediatamente, e non per dare peso al personale politico, ma per riconoscere diritti a cittadini che pagano le tasse esattamente come i cittadini che risiedono nei grandi centri urbani. È stato un gravissimo errore abolire fintamente le Province. La riforma Delrio è stata un fallimento totale perché quel livello istituzionale, il livello di governo in area vasta, è rimasto fantasma. È lì ed è come la nebbia di Totò a Milano: c'è, ma non si vede. Eppure, gestisce servizi fondamentali come l'edilizia scolastica, migliaia di chilometri di strade provinciale che non ricevono interventi di manutenzione né ordinaria né straordinaria ormai da oltre sei anni. Che cosa facciamo? Stiamo qui ad aspettare le tragedie? Credo che sia questa la priorità da affrontare e per questi motivi annuncio il voto contrario di Fratelli d'Italia al provvedimento. (Applausi). VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, in primo luogo desidero rivolgere un ringraziamento non scontato - come hanno fatto altri - al relatore per il lavoro che è stato fatto in Commissione, così come al Sottosegretario, al Governo tutto e al Presidente della nostra Commissione. Vorrei anche sottolineare che il clima che ha accompagnato nei fatti il decreto-legge in esame è stato davvero estremamente positivo, a basso tasso di intensità polemiche - e questo credo faccia bene a tutti - restando sempre su un livello di confronto chiaro, aperto, a cui hanno contribuito tutti: Governo, maggioranza e opposizione. Questo fatto, su una materia così importante e centrale come quella elettorale, è sicuramente una buona notizia, soprattutto se ricordiamo che l'anno scorso andò molto diversamente con il decreto-legge sul rinvio delle elezioni nel giugno 2020. Eravamo convintissimi già allora - lo crediamo ancora di più oggi - che, soprattutto in una fase difficile come questa, il tema elettorale, a prescindere che si parli di referendum , Regioni, Comuni più o meno importanti, richiede un dialogo tra Governo e Parlamento; e richiede anche la capacità della maggioranza - anche dell'attuale maggioranza - di coinvolgere l'opposizione, così come, d'altra parte, la disponibilità della minoranza di stare ai fatti e alla realtà, al netto delle battaglie parlamentari che sono sempre legittime in democrazia. Non credo che in quest'anno d'emergenza su questa materia si sia mai adottato un provvedimento contro le opposizioni per opportunità di parte, come di nuovo ho sentito dire anche stamattina da qualcuno il decreto-legge in esame. Credo anzi che lo spirito con cui abbiamo discusso, e spesso anche migliorato in Parlamento, i provvedimenti che venivano dal Governo sia sempre stato ispirato alla correttezza nonché alla limpidezza. Del resto, i fatti lo hanno dimostrato. Il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire oggi si inserisce pienamente in questo quadro: c'è stata discussione in Commissione, c'è stato un dibattito nella sede parlamentare e credo che il confronto alla fine abbia portato a miglioramenti significativi rispetto al testo iniziale, ascoltando soprattutto Comuni, Province, territorio, enti locali. Nel merito, intanto, anche a beneficio di chi ci ascolta, credo sia necessario ricordare e avere presente che noi siamo ancora, purtroppo, in piena emergenza sanitaria. Non possiamo fingere di essere usciti da un periodo straordinario ed eccezionale della storia del Paese e del mondo intero; né possiamo nascondere di venire da un anno e più che ha suscitato preoccupazioni enormi, giustamente, tra i cittadini, che ha provocato lutti in numeri che restano ancora drammaticamente alti, nonostante non siano forse più quelli della fase peggiore, che ha provocato limitazioni, sacrifici duri, direi a dir poco estenuanti per la vita delle persone. Proprio per questo, nonostante la campagna vaccinale sia avviata - e anzi, si possa pensare che già dai prossimi giorni ci sarà una consistente accelerazione nella somministrazione dei vaccini - non possiamo in questo momento abbassare l'attenzione sui rischi che - ad esempio - un turno elettorale si porterebbe dietro. Non potevamo farlo l'anno scorso, quando il turno elettorale - allora comprendeva anche un referendum - fu rinviato a settembre, con molte polemiche, anche in Parlamento. E abbiamo visto che quel rinvio non ha portato alcuna minaccia al corretto funzionamento della democrazia e all'espressione della volontà popolare. Non possiamo prescindere da un principio di cautela neanche quest'anno, proprio perché veniamo dall'esperienza delle elezioni del 2020 che, pur svoltesi in modi differenti, hanno garantito il diritto di tutte le forze politiche e di tutti i candidati, oltre che quelle dei cittadini elettori. Per questo, adottando un atteggiamento di prudenza giusto, questo decreto-legge aggiunge un pezzo importante alla costruzione di una nuova normalità che sta ispirando tutti i provvedimenti e tutte le iniziative che si stanno mettendo in campo nelle ultime settimane e nei mesi passati. Il decreto-legge che oggi convertiamo va quindi visto in siffatto percorso, e per questo noi del Partito Democratico lo riteniamo assolutamente rilevante e degno di nota, anche perché in autunno dovranno recarsi al voto poco meno di 1.300 Comuni, tra cui molti tra i maggiori capoluoghi, e un'importante Regione del Mezzogiorno come la Calabria, oltre al voto per le suppletive. Quello oggi all'esame è un decreto-legge che cerca di blindare, nella maniera più corretta possibile, la necessità di garantire lo svolgimento democratico di consultazioni elettorali che erano previste per la primavera e di farlo non solo nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, ma anche in un quadro della diffusione dei rischi che si può immaginare - ci auguriamo - sia migliorato tra settembre e ottobre. Ecco perché la scelta di tornare a votare su due giorni, soprattutto a tutela dei più anziani, ovviamente. Ecco perché la scelta di farlo in una finestra temporale tra il 15 settembre e il 15 ottobre, che dovrebbe consentire a tutte le forze politiche di presentare liste in tempi ragionevoli e di fare campagna elettorale in modo adeguato. Non si tratta di altro se non di quella linea di prudenza, di principio e precauzione che giustamente questo Governo sta seguendo, peraltro in assoluta continuità con l'impostazione del Governo precedente, che ha dato buoni risultati di efficacia già nel precedente turno elettorale del settembre 2020. Inoltre, con un consenso ampio da parte di tutte le forze politiche in Commissione affari costituzionali, sono state anche rinviate le elezioni per il rinnovo degli organi delle Città metropolitane, per i Presidenti di Provincia e per i Consigli provinciali che scadono nei primi nove mesi del 2021, anziché soltanto nel primo semestre, come era già previsto. In questo modo il rinvio viene correttamente esteso anche a quelle Provincie i cui organi scadono nel mese di luglio.