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La corsa a differenziarsi, a sopire, ad annacquare, a mettere le mani avanti oggi non aiuta né il Paese né le stesse forze politiche che lo fanno. Gli italiani sanno che questa fase richiede scelte robuste e coraggiose, scelte che dobbiamo sostenere con maggiore convinzione, anche esponendoci a qualche rischio di impopolarità, perché è chiaro che ci sarà sempre una parte a cui certe decisioni non vanno bene. Noi come autonomisti ci siamo sempre stati e continueremo ad esserci ed è per questo che annuncio il voto favorevole del Gruppo al provvedimento e rinnoviamo la fiducia al Governo. CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, nell'anticipare il voto favorevole di Italia Viva, colgo l'occasione della conversione del decreto-legge sostegni- bis per farle presente che in tutta questa legislatura e, in particolare, dalla dichiarazione dello stato d'emergenza, il rapporto tra legislativo ed esecutivo è stato critico e che il ruolo del Parlamento è stato particolarmente compresso. Il decreto-legge sostegni- bis è un provvedimento necessario e importante, che impegna quasi 40 miliardi di risorse. È altresì un provvedimento che noi abbiamo fortemente indirizzato perché ricordo un ordine del giorno predisposto dalla Commissione bilancio a chiusura e ad approvazione del sostegni- bis che ne ha studiato e impostato l'impianto che il Governo ha poi recepito; di questo siamo naturalmente soddisfatti. Nel merito è un provvedimento buono e tecnicamente fatto bene, che supera anche tre criticità che in tutto l'anno pandemico ho evidenziato come particolarmente pericolose, non solo per la nostra economia, ma anche per il nostro Stato di diritto. Penso al superamento degli interventi a pioggia con stampo assistenziale. La nuova impostazione dei contributi a fondo perduto, che pure deve chiudersi con questo ultimo decreto-legge, è stata molto più mirata e focalizzata sul calo del fatturato e sulle effettive necessità delle imprese. Penso al superamento del blocco degli sfratti, una misura fortemente critica per il valore e il principio costituzionale della proprietà privata. È stato finalmente parzialmente sbloccato e sono state anche pensate misure per indennizzare i proprietari di immobili con l'esenzione IMU per chi avesse una convalida di sfratto e per la dichiarazione di non tassazione dei canoni di locazione non percepiti. Penso anche alla nuova impostazione sul lavoro che si rivela importante perché anch'essa supera un'epoca necessaria di aiuti. Signor Presidente, è però quasi un ossimoro pensare che si possano chiamare lavoro il reddito di cittadinanza e il reddito d'emergenza. Apprezziamo quindi la nuova impostazione che vede nuovamente centrali il contratto di rioccupazione e il contratto di solidarietà. Apprezziamo altresì molto il superamento del blocco dei licenziamenti; sappiamo che è stata una mediazione piuttosto faticosa, che era però assolutamente necessaria. L'Italia è stata tra i pochissimi Paesi al mondo ad adottare questo tipo di impostazione e di misura, peraltro senza grandi risultati perché i numeri della disoccupazione sono pari a quelli di altri Paesi europei ed è stata l'ultima a rivederla. Siamo quindi assolutamente favorevoli a tale misura. Complessivamente il mio giudizio sul provvedimento è positivo e quindi la mia critica riguarda il metodo di approvazione più che il merito. Ormai siamo a un monocameralismo alternato; siamo in uno stato in cui le Commissioni lavorano avendo pochissimo tempo per analizzare i provvedimenti. Allora, Presidente, se il Parlamento con il lavoro di collaborazione tra i Gruppi parlamentari di Camera e Senato può decidere di fare emendamenti alternati, mettendosi politicamente d'accordo sulle priorità, certamente il lavoro del Parlamento e del legislatore non può essere compresso nella possibilità di studio e di approfondimento dei provvedimenti. Affermo inoltre con chiarezza che nemmeno la possibilità di indirizzo politico può essere compressa da scelte tecniche delle amministrazioni che, in realtà, nascondono scelte prettamente politiche. Signor Presidente, le affido questo messaggio perché è importante: il provvedimento sostegni- bis deve essere l'ultimo decreto-legge della fase di impostazione dell'economia e di aiuto nei suoi confronti. L'economia deve infatti ripartire con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) con le proprie gambe. Deve però essere anche l'ultimo approvato così. Nel 2016 ho votato sì al referendum costituzionale perché pensavo che fosse il momento che le istituzioni avessero un assetto più efficiente; eppure, gli italiani hanno detto no, hanno detto che si fidano della doppia lettura, quindi non solo di deputati e senatori, ma si fidano dei tecnici di Camera e Senato. Questo mandato dobbiamo rispettarlo. Il mese di luglio nella nostra impostazione parlamentare deve segnare uno iato, una divisione di tempi. Finiamo l'epoca pandemica; sappiamo che i vaccini usati sapientemente sapranno riportarci alle nostre attività in sicurezza, e sappiamo anche che dal 13 luglio abbiamo il via libera - della Commissione, prima, e dell'Ecofin dopo - al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Abbiamo cinque anni nei quali trasformare l'Italia: dall'alta velocità all'intermodalità, dall'intelligenza artificiale all'economia sostenibile. Abbiamo da fare un lavoro straordinario. Non tutti i cinque anni competono a noi; a noi ne competono due, ma dobbiamo sfruttarli bene, specie il prossimo, e soprattutto fino a dicembre, perché abbiamo la responsabilità delle riforme, quelle che il Paese attende e che il Parlamento non è in grado di fare da vent'anni. Parlo delle riforme di accompagnamento, delle riforme orizzontali al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Presidente, quelle riforme non possono essere affrontate con un monocameralismo; c'è bisogno di una forte collaborazione, di una forte messa a sistema del Governo, sicuramente con l'Europa - e questa certamente c'è - ma anche con il Parlamento. Dobbiamo riempire le nostre istituzioni di gravitas ; sentiamo fortemente la responsabilità di fare quello che dobbiamo fare. Sappiamo che se l'Italia non vince la sfida del Piano nazionale di ripresa e resilienza non resterà nel G7. Ci sono dei previsori - magari non amanti dell'Italia - che scommettono sulla non riuscita del nostro Paese nella realizzazione del PNRR e fanno una proiezione di noi come un grande villaggio turistico, dove gli italiani faranno da camerieri all'uno per cento dei grandi, bravi e fortunati del mondo. Presidente, io non voglio un'Italia così. Noi di Italia Viva vogliamo un'Italia che resti nel G7 e vogliamo una parola, che forse è brutta e si pronuncia SAL: un acronimo decisamente cacofonico, ma che significa stato avanzamento lavori. Questo è l'unico acronimo che deve rimbalzarci nella testa ogni giorno dei prossimi cinque anni. Presidente, i 240 miliardi ad oggi sono nominali; arriveranno solo se questo Parlamento e il Governo - questo e il prossimo - saranno capaci di fare le riforme. Dichiaro il voto naturalmente a favore del Gruppo Italia Viva al secondo decreto-legge sostegni perché è un provvedimento necessario: è stato necessario per sostenere l'economia; è necessario perché è prodromico alla ripartenza, l'unica cosa che in questo momento realmente conta assieme alla capacità di trasformare l'Italia.