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Mi riferisco in particolare agli articoli 3 e 4 del disegno di legge, ossia quelli di competenza della Commissione giustizia, di cui faccio parte, e in particolare mi riferisco alla delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alla istituzione della procura europea, di cui ha appena parlato anche il collega Grasso. Vedete, colleghi, l'istituzione della procura europea, finalizzata a perseguire i reati finanziari lesivi degli interessi dell'Unione europea è certamente una decisione che priva il nostro sistema giudiziario di un importante strumento per intervenire contro i gravi reati finanziari che hanno come parte offesa l'Unione europea, ricordando, ovviamente, che per questa ragione, in materia di imposte dirette nazionali e in materia di IVA ovviamente la procura europea non avrà alcuna competenza. È vero che il procuratore europeo e i procuratori europei aggiunti dovranno necessariamente perseguire, all'interno di ogni singolo Stato nazionale, i colpevoli di questi gravi reati conformandosi agli strumenti giuridici e agli strumenti operativi di ogni singolo Stato nazionale, ma è anche vero - e questo è ciò che ci preoccupa di più - che il procuratore europeo può avocare a sé le indagini dei magistrati nazionali che sono tenuti, sempre e comunque, a comunicare lo svolgimento di queste indagini alla procura europea. Nel termine di cinque giorni - o in casi speciali di dieci giorni - la procura europea potrà avocare a sé le indagini già avviate e già messe a ruolo dalle singole procure nazionali. Questo rischia di essere un meccanismo farraginoso, che priva la nostra autorità giudiziaria del potere di proseguire con celerità nelle indagini che sta svolgendo, senza avere nessuna garanzia che poi, a loro volta, le istituzioni europee abbiano la capacità, la competenza, l'organizzazione sufficienti per proseguire in quelle indagini. Ciò che ci preoccupa maggiormente, sempre in riferimento alla cessione di sovranità, soprattutto con gli articoli 3 e 4 di questa legge di delegazione europea (l'articolo 3 detta i criteri per conformare il nostro diritto penale sostanziale interno ai principi dettati dal regolamento europeo mentre l'articolo 4 detta le regole di natura procedurale e istituzionale), è che la normativa europea prevede già la possibilità di estendere le competenze della procura europea oltre che, come dicevo, ai reati finanziari, anche a gravi reati transnazionali, fra cui certamente rientrano quelli di terrorismo e di criminalità organizzata. Da questo punto di vista, la preoccupazione è ancora più grande. Come è a tutti noto, in materia di lotta al terrorismo e, soprattutto, di lotta alla criminalità organizzata la magistratura italiana e il sistema giudiziario italiano sono all'avanguardia rispetto a moltissimi altri Paesi dell'Unione europea e certamente delegare indagini di tale complessità, natura e pericolosità a una procura europea senza sapere esattamente con quali strumenti operativi la procura europea sarà in grado poi concretamente di operare suscita perplessità e preoccupazione. Per questa ragione, abbiamo presentato, attraverso il senatore Fazzolari, un ordine del giorno in Commissione, che è stato accolto (e per questo esprimiamo soddisfazione), che impegna il Governo a utilizzare ogni iniziativa utile, anche di carattere normativo, per evitare nuove cessioni di sovranità nazionale all'Unione europea, tutelando l'ordinamento penale italiano, preservando in particolare la normativa di contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata. Il senatore Fazzolari ne parlerà in maniera più diffusa successivamente. Riteniamo infatti che questi siano i temi su cui presto la procura europea vorrà estendere le sue competenze. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, discutiamo oggi in Aula un disegno di legge di delegazione europea con gravissimo ritardo, che testimonia la difficoltà di questa maggioranza a portare a conclusione l'approvazione di importanti provvedimenti che incidono sulla nostra stessa credibilità tra i Paesi membri dell'Unione europea, tra vecchie infrazioni e rischi di nuove procedure. Mi preme ricordare a proposito che il nostro Governo, quello precedente, aveva ridotto le infrazioni da 99 a 62. Con voi, in un solo anno di Governo, sono risalite a ben 71, come ricordava prima la collega. È un provvedimento, questo, che dovrebbe specificare in che modo l'Italia partecipa al processo di integrazione europea in un momento fondamentale, peraltro, come quello che stiamo vivendo, dopo le elezioni del 26 maggio e lo scampato rischio di bocciatura per debito eccessivo, per ora solo rinviato all'esame di settembre; un modo di lavorare a singhiozzo, che ha dato l'impressione di rincorrere scelte piuttosto che indicare strade e orientamenti, in materie peraltro fondamentali. Poco coraggiosa è la relazione programmatica rispetto a temi quali il nuovo bilancio europeo, il Fondo monetario europeo e il fondo per gli investimenti strategici a sostegno delle riforme strutturali; debole sul fronte della difesa e del controllo delle frontiere esterne sul futuro dell'agenzia Frontex; ambigua rispetto ai rapporti con la NATO e alla nostra collocazione geopolitica; debole su temi sociali e del welfare comunitario, possibile per il superamento delle disparità e della coesione sociale. Il nostro Paese appare sempre più paralizzato, soprattutto ininfluente, perché è persino assente nei Consigli dove si prendono decisioni fondamentali che ci riguardano da vicino; un Paese apparso irrilevante nel processo delle nomine dei vertici istituzionali, persino per l'elezione alla Presidenza del Parlamento europeo di Davide Sassoli, di cui siamo orgogliosi, certi del buon lavoro che saprà portare avanti nell'interesse della democrazia europea. La maggioranza è spaccata anche nel voto per la Presidenza della Commissione europea; voto europeo che ci pone in evidente stato di isolamento politico: isolati per mano di quegli stessi Stati che l'attuale maggioranza considera alleati, che sono i primi a chiederci maggior rigore nei conti pubblici, senza peraltro concedere alcuna solidarietà di fronte alle sfide comuni, a partire dall'immigrazione ai ricollocamenti. Intanto, si continua a morire nel Mediterraneo. Ma questo Governo sceglie di stare dalla parte di chi vuole difendere i confini ad Est con nuovi muri, che la storia ha già conosciuto e abbattuto, mentre sarebbe stato più opportuno - nell'interesse dell'Italia - sostenere e non bocciare la modifica del Trattato di Dublino; mantenere obbligatori - e non trasformarli in volontari - i ricollocamenti negli altri Stati membri. Sarebbe stato opportuno spingere l'Unione europea verso una comune politica migratoria e di asilo, richiamando a responsabilità condivisa gli Stati membri. Evitate, dunque, di trasformare ogni volta migranti, naufraghi ed Europa come meri casi di propaganda politica e avrete compiuto un primo passo a tutela degli interessi degli italiani. (Applausi dal Gruppo PD) ;