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Art. 9 Periodicità del pagamento di pensioni e assegni a carico del bilancio statale 1. L'art. 197 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, è sostituito dal seguente: "Art. 197. (Pagamento delle pensioni e degli assegni). Le pensioni e gli assegni rinnovabili sono pagati a rate mensili o bimestrali scadenti, rispettivamente, alla Fine del mese o del bimestre. La tredicesima mensilità viene pagata unitamente all'ultima rata dell'anno. La periodicità dei pagamenti è stabilita con decreto del Ministro del tesoro. I pagamenti delle rate vengono effettuati nel corso del mese o del bimestre alle date stabilite dal Ministro del tesoro con proprio decreto. Tutte le ritenute non erariali, che in atto vengono versate mensilmente, sono effettuate e versate agli enti creditori con la stessa periodicità stabilita per il pagamento della rata di pensione, anche in deroga a pattuizioni ed obblighi degli interessati. In caso di decesso del titolare prima del giorno di scadenza della rata di pensione o di assegno non si richiede la restituzione della quota di pensione o di assegno relativa al periodo intercorrente tra la data di morte del titolare e la scadenza della rata e si fa luogo alla corresponsione del rateo della tredicesima mensilità soltanto per la parte eccedente la predetta quota. Le pensioni e gli assegni pagabili all'estero sono corrisposti a trimestre intero maturato, alla data che sarà stabilita dal Ministro del tesoro con il decreto di cui al secondo comma. Nel caso di cessazione del diritto da parte di un compartecipe della pensione di riversibilità, la riduzione della misura della pensione si effettua, ai fini del pagamento, dal primo del mese successivo all'evento che determina la cessazione del diritto stesso". 2. L'ultimo comma dell'art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 423, è sostituito dal seguente: "Si applica il disposto di cui al secondo e quarto comma dell'art. 1 del presente decreto". Nota all'art. 9: Si trascrive il testo dell'art. 5 del D.P.R. n. 423/1972 (per l'argomento del decreto v. nelle note alle premesse), come modificato dal presente decreto, nonché dell'art. 1 del medesimo decreto richiamato nell'art. 5: "Art. 5 (Quote di aggiunta di famiglia al personale cessato dal servizio). - Le quote di aggiunta di famiglia a favore del personale delle amministrazioni dello Stato, comprese quelle con ordinamento autonomo, cessato dal servizio, sono attribuite - senza l'adozione di provvedimento formale - dalla direzione provinciale del tesoro che ha in carico la partita di pensione, su domanda dell'interessato, salvo quanto è previsto nel successivo comma. Nei confronti del dipendente cessato dal servizio l'attribuzione è effettuata d'ufficio in base all'indicazione contenuta nel ruolo di pensione, delle generalità delle persone per le quali era corrisposta l'aggiunta di famiglia all'atto della cessazione dal servizio ovvero, qualora trattisi di personale già amministrato dalla direzione provinciale del tesoro, in base alle risultanze degli atti in possesso della direzione stessa. Si applica il disposto di cui al secondo e quarto comma dell'art. 1 del presente decreto". "Art. 1. (Quote di aggiunta di famiglia ai dipendenti statali). - Le quote di aggiunta di famiglia per la moglie e i figli a carico, spettanti ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato, comprese quelle con ordinamento autonomo, ai sensi del decreto legislativo luogotenenziale 21 novembre 1945, n. 722, e successive modificazioni, sono attribuite dagli uffici amministrativi centrali e periferici aventi competenza in materia, senza l'adozione di provvedimento formale. Di tali attribuzioni le direzioni provinciali del tesoro, gli uffici amministrativi periferici ed i funzionari delegati sono tenuti a dare comunicazione periodica alle amministrazioni interessate e agli organi di controllo. L'attribuzione delle quote di aggiunta di famiglia di cui al precedente comma nonché di quelle spettanti per altre persone a carico ha inizio, ai fini del pagamento, dal primo giorno del mese in cui sorge il diritto e cessa dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si verifica il compimento del ventunesimo anno di età, il matrimonio o il decesso dei figli, il compimento del 26° anno di età per i figli studenti universitari o il decesso del coniuge o dei genitori. Le disposizioni dei precedenti commi si applicano anche ai fini della maggiorazione delle quote di aggiunta di famiglia per i figli che abbiano superato il 14° anno di età, ai sensi dell'art. 4 della legge 27 maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni, nonché ai fini della variazione della misura delle quote stesse ai sensi dell'art. 2 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 27 novembre 1947, n. 1331, e successive modificazioni. Per ogni altro effetto rimane ferma la decorrenza o la cessazione del beneficio dalla data in cui è sorto o cessato il diritto".