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Nel Paese sono attive eccellenti industrie del riciclo che formano in alcune aree i distretti locali più evoluti al mondo, con capacità tali da richiedere importazioni di rottami. Le criticità e le dimensioni non marginali dei flussi di rifiuti prodotti vanno affrontate rapidamente, anche perché riguardano volumi importanti considerato che, ultimi dati ISPRA, la produzione totale di rifiuti in Italia è di circa 165 milioni di tonnellate e gli investimenti stimati necessari per soddisfare le esigenze sono di almeno 10 miliardi. Tale contesto evidenzia anzitutto la carenza se non l'assenza di impianti, in particolare nel Centro-Sud. Fare economia circolare significa poter disporre degli impianti di gestione dei rifiuti con capacità e tipologie di dimensioni corrispondenti alla domanda. Servono quindi impianti di recupero (di materia e di energia) capaci non solo di sostenere il flusso crescente in particolare delle raccolte differenziate di rifiuti, ma anche di sopportare fasi di crisi dei mercati esteri (vedasi il blocco delle importazioni di alcuni rifiuti da parte della Cina e India). Ma servono comunque anche impianti di smaltimento finale (discariche), capaci di gestire i rifiuti residuali, quali gli scarti generati dal processo di riciclo e quelli che non possono essere avviati a recupero o a trattamenti. Per realizzare gli impianti necessari occorrono una legislazione efficace e semplice; tempi di autorizzazione rapidi; sistema di controlli moderno e tempestivo. Occorre dare certezze agli operatori industriali capaci di fare investimenti ed innovazione; un contesto culturale e mediatico non ostile e una classe politica capace di mediare il conflitto per dare soluzione alle esigenze nell'interesse della comunità e delle future generazioni. Alcuni flussi di rifiuti sono in condizioni emergenziali già da tempo: fanghi di depurazione, amianto, rifiuti pericolosi. Esportiamo circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 1 milione di rifiuti pericolosi, e circa 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani: un fenomeno in crescita, una assurdità etica ed economica, contraria ai principi comunitari; condizione che penalizza economicamente il nostro sistema Paese, stante la non marginale lievitazione dei prezzi di conferimento all'estero, per carenza e/o per assenza di impianti in Italia e con stoccaggi allo stremo. Attualmente si esporta per necessità e non più "per convenienza", peraltro verso realtà industriali ubicate in Paesi ritenuti da molti modello di sostenibilità ecologica (Germania e Svezia). Esportare rifiuti si traduce anche in una perdita economica per l'Italia a favore dei Paesi esteri, in termini sia di mancato gettito fiscale, sia di perdita di potenziale forza lavoro, nonché in una riduzione della competitività delle nostre aziende che si confrontano sul mercato estero con concorrenti soggetti a sensibili minori costi nella gestione dei propri rifiuti. Oggi in Italia per un impianto di gestione dei rifiuti sono necessari dai tre ai cinque anni (tali valori raddoppiano se si contano i tempi necessari per affrontare annosi e inutili contenziosi al TAR spesso posti in essere dai comitati locali): le procedure e i tempi variano da Regione a Regione; non esistono "certezza" ed uniformità, neanche per quanto riguarda i controlli. Tutto ciò genera aumenti dei costi, distorsioni della concorrenza nel mercato e contraddizioni nella regolamentazione di analoghe tipologie di trattamento, in taluni casi considerato smaltimento, in altri recupero. La crisi da Covid-19 ha reso evidente come il sistema di gestione dei rifiuti (urbani e speciali), sempre più sbilanciato verso le filiere del recupero (50 per cento nei rifiuti urbani e 65 per cento nei rifiuti speciali), è esposto a un crescente rischio di mercato. Il paradigma dell'economia circolare quindi va verificato con le fisiologiche oscillazioni dei mercati dei materiali di recupero che, a differenza di impianti dedicati ai rifiuti (discariche o inceneritori), non "garantiscono" necessariamente lo sbocco di flussi di rifiuti raccolti, la cui raccolta è servizio non interrompibile. Difficoltà nelle filiere di sbocchi dei recyclables erano già evidenti prima della crisi Covid-19 (blocco cinese ed indiano). L'epidemia ha aggravato questa condizione critica per vari motivi: il blocco di molte attività manifatturiere ha ridotto la capacità di assorbimento di materiali provenienti da raccolta differenziate o recuperi industriali (legno, metalli, alcune plastiche); il blocco di alcune attività (cementifici) ha ridotto la capacità di assorbimento di scarti del riciclo (plasmix), con le conseguenti difficoltà di funzionamento delle filiere di riciclo; il blocco dell'esportazione ha impedito lo sbocco di materiali di riciclo (e combustibile derivato da rifiuti) in mercati esteri, saturando la capacità di utilizzo del mercato italiano. Nell'annunciare il voto favorevole di Forza Italia alla relazione e alla risoluzione, vi chiedo un forte applauso per tutti gli operatori del settore dei rifiuti senza il cui senso del dovere oggi ci troveremmo in una situazione molto, ma molto più difficile! Grazie, grazie davvero! VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 867-B: sugli articoli e sulla votazione finale, la senatrice Saponara avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Disegno di legge n. 1800: sugli articoli da 1 a 4, la senatrice Saponara avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli articoli da 1 a 5, il senatore Marti avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 5, il senatore Bossi Simone avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, il senatore Croatti avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Alfieri, Barachini, Barboni, Berardi, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Piazza, Fazzone, Lezzi, Lupo, Magorno, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Montevecchi, Monti, Napolitano, Nocerino, Quarto, Romagnoli, Romano, Ronzulli, Sbrollini, Segre, Sileri, Turco e Vattuone. Gruppi parlamentari, denominazione di componente La Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che i senatori Romani, Quagliariello e Berutti hanno costituito all'interno del Gruppo la componente "IDEA e CAMBIAMO". Commissioni permanenti, variazioni nella composizione La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 3 agosto 2020, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 8 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Berutti, cessa di farne parte la senatrice Lonardo; 14 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Lonardo, cessa di farne parte il senatore Berutti.