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Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, probabilmente avevamo bisogno del Covid-19 per scoprire quali fossero le prerogative del nostro Presidente del Consiglio, quali fossero le sue ambizioni, quali i suoi sentimenti. Evidentemente egli si sentiva e si sente un uomo solo al comando, un uomo che cerca di salvare la forma, con inviti alle opposizioni a partecipare a tavoli che poi si dimostrano assolutamente inutili per l'impossibilità o per la mancata volontà di accettare consigli e suggerimenti; l'uomo che decide senza ascoltare nessuno. Abbiamo assistito alla stagione dei DPCM, annunciati con grande clamore, preceduti da compite conferenze stampa, addirittura spostate sapientemente in maniera strategica di qualche decina di minuti per attirare maggiormente l'attenzione degli italiani che si aspettavano il «verbo» da quel Presidente del Consiglio. Poi, qualcuno gli ha detto che non poteva - con i DPCM - sindacare e limitare le libertà costituzionali, per le quali c'era la riserva di legge, e allora siamo passati dai DPCM ai decreti-legge. Eppure sia i DPCM che i decreti-legge hanno un comune denominatore: delegittimano ed esautorano le funzioni del Parlamento. (Applausi) . Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17) ( Segue VITALI). Non mi meraviglio dell'atteggiamento di un partner di questa maggioranza, il Partito Democratico, che negli ultimi dieci-dodici anni ci ha abituato al ricorso costante e reiterato ai decreti-legge. Se fossimo in un processo penale - purtroppo, sono un avvocato e ogni tanto mi lascio andare - e dovessimo definire l'atteggiamento del Partito Democratico, lo definiremmo come il comportamento di un recidivo reiterato e infraquinquennale per la capacità di sfruttare e utilizzare la decretazione d'urgenza. (Applausi). Io mi lamento invece del Movimento 5 Stelle, che faceva del diritto di rappresentanza e della funzione legislativa del Parlamento un cavallo di battaglia, quel MoVimento che ha occupato più volte quest'Aula e quella della Camera dei deputati e che ha indirizzato epiteti volgari e violenti nei confronti del Partito Democratico, reo di usurpare le istituzioni. Oggi quel Movimento 5 Stelle non soltanto assiste passivamente a questo modo di fare, ma ne diventa protagonista, unitamente al Partito Democratico. Complimenti! È proprio vero, il potere logora chi non ce l'ha. Ora il MoVimento 5 Stelle ce l'ha e ne abusa in maniera anche peggiore di come hanno fatto in precedenza. Resta da chiarire cosa ne pensano i vostri elettori, quelli che hanno creduto nel cambiamento. Evidentemente non sono molto d'accordo con voi se è vero, come è vero, che in due anni di malgoverno avete perso più del 50 per cento dei consensi. Comunque, contenti voi, contenti tutti. La delegittimazione del Parlamento - quella che state portando avanti con pervicacia - si manifesta non soltanto nell'utilizzo e nell'abuso del decreto-legge, che presuppone motivi di urgenza che molte volte sono fantasiosi, ma anche nelle modalità di esercizio di questa prerogativa, che poi è diventata un abuso. Voi presentate prevalentemente i vostri decreti-legge alla Camera dei deputati e fate in modo che arrivino al Senato in maniera blindata, con il voto di fiducia, impedendo una discussione e un approfondimento e anche di apportare qualche modifica. (Applausi) . Questo Senato è diventato soltanto osservatore, neanche Parlamento perché non possiamo neanche parlare. State anticipando il monocameralismo? Allora ditelo e fate una riforma costituzionale, eliminate completamente il Senato e così non ne parliamo più. Voglio soffermarmi su una questione sostanziale prima di entrare nel merito del provvedimento. La questione sostanziale, che in queste non ho vista sollevare da nessuno, è la seguente. La legge n. 225 del 24 febbraio 1992 ha sanato una lacuna della nostra Carta costituzionale, la quale prevedeva la dichiarazione dello stato di emergenza soltanto quando vi fosse stato lo stato di guerra. In realtà non si trattava di una lacuna, in quanto a quel tempo era inimmaginabile che si potesse pensare a un'epidemia o ad altre situazioni contingenti. Ebbene, la legge n. 225 ha stabilito altre ipotesi nelle quali è possibile dichiarare lo stato di emergenza, fra cui la pandemia. Il 31 gennaio scorso il Consiglio dei ministri opportunamente, quanto tardivamente ha dichiarato lo stato di emergenza sino al 31 luglio 2020. Si sa che con lo stato di emergenza vengono limitati, compressi o addirittura sospesi alcuni diritti costituzionali, come l'esercizio del voto popolare. A rigor di logica e di diritto, questa sospensione, almeno relativamente all'esercizio del voto regionale, comunale e per le suppletive nazionali, terminerà il 31 luglio 2020. Voi, con un decreto-legge di aprile scorso, prendete iniziative giustificate dall'emergenza che terminerà il 31 luglio 2020. Il provvedimento produrrà i suoi effetti dopo la data, prevista dal Consiglio dei Ministri, entro la quale terminerà lo stato di emergenza, ma con il presupposto di emergenza. Voi non soltanto violentate le istituzioni, ma siete anche dei pasticcioni perché sarebbe stato sufficiente prorogare con un provvedimento legislativo lo stato di emergenza. Quando qualcuno, all'interno del Governo, ha fatto balenare la possibilità che il cosiddetto decreto rilancio potesse prevedere anche la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021, è bastato che una serie di illustri costituzionalisti eccepisse l'improponibilità di questa possibilità per ritornare con i piedi sulla terra. Il decreto-legge rilancio proroga alcune misure, non proroga - non poteva farlo e non l'ha fatto - la scadenza dello stato di emergenza. E allora il problema che ho sollevato - che è un problema di legittimità - resta in tutta la sua concretezza, ma tant'è. Stabilire l'elezione regionale del 2021 a settembre non so se definirla una sciatteria o un fazioso calcolo politico. Di certo, però, abbinare questa consultazione a quella referendaria è un atto liberticida della libertà politica e dell'esercizio del voto da parte dei cittadini. (Applausi) . Mescolare un voto politico ad un voto costituzionale è degno del peggiore regime, anzi, è peggio del peggiore regime. Qualcuno dice che la nostra Costituzione non impedisce di coniugare le elezioni regionali con un referendum consultivo. È vero, ma i nostri Padri costituenti erano così saggi e così intelligenti da non immaginare che chi li avrebbe seguiti avrebbe fatto carta straccia della saggezza e anche del rispetto del diritto. L'elezione amministrativa, l'elezione regionale è un voto politico, il referendum consultivo, a maggior ragione essendo senza quorum , è un voto costituzionale e dunque non potevano e non dovevano essere messi insieme. Non c'era bisogno che lo vietasse la Carta costituzionale. Anche stabilire le elezioni regionali il 20 e il 21 di settembre non è un atto né intelligente, né opportuno.