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E tutti sanno che ciò accade molto spesso solo per eliminare un concorrente, come si sta verificando per gli stabilimenti della Whirlpool in Italia, che solo - già lo si poteva capire allora - dei doppioni degli stabilimenti della Whirlpool in altre parti d'Europa e del mondo; dei doppioni di un concorrente aggressivo, molto qualificato in alcuni mercati, che andava eliminato. Quindi, i Governi della sinistra hanno acconsentito, dando importanti risorse pubbliche, affinché il gruppo Merloni fosse venduto al gruppo Whirpool, ben sapendo che poi questo avrebbe chiuso gli stabilimenti in Italia. Oggi il Governo del MoVimento 5 Stelle e del PD somma le due nefandezze: la prima è di chi, in mancanza di una politica industriale seria, si limita a rinviare il problema, spesso vendendo ad aziende multinazionali il cui secondo fine era chiaro già allora; la seconda è quella del Governo 5 Stelle, che dall'inizio legislatura con il biministro Di Maio (Ministro del lavoro e Ministro dello sviluppo economico) ha annunciato più volte di aver salvato Whirlpool e di aver inserito nuove risorse nel decreto-legge oggi in discussione. È un paradosso. È una farsa drammatica che il Parlamento si presti ad approvare un provvedimento al cui interno vi sono nuove risorse per Whirlpool, quando l'azienda ha annunciato già da tanto che sono insufficienti a mantenere il sito produttivo, e ha programmato una chiusura spostata nel tempo, con una vendita fittizia a un'azienda svizzera, mentre i lavoratori sono in sciopero generale in Campania. Lo sciopero generale è sì sul caso Whirlpool, ma lo sciopero generale è contro la vostra politica industriale che non esiste, fatta soltanto di annunci che voi spesso smentite, anche con provvedimenti come quello sull'Ilva, che cancellate e di cui vi vergognate. Di questo passo, porterete il Paese al baratro. Vi rendete conto o no - lo dico soprattutto alla sinistra più avveduta - di quanto sta accadendo in questo abbraccio fatale con il MoVimento 5 Stelle? (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto d'istruzione superiore «Eugenio Montale-Nuovo IPC» di Genova, che assistono ai nostri lavori. (Applausi). Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1476 MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, interverrò sull'articolo 13 e sul fu articolo 14, che è stato stralciato, perché qualcosa va comunque detto, sollecitato anche da quanto affermato precedentemente dal relatore. Cominciamo dall'articolo 13, in relazione al quale il relatore ha parlato di interventi per la decarbonizzazione e transizione energetica, nonché per la salvaguardia dei livelli occupazionali in alcune zone soggette a crisi occupazionale per riconversione di impianti di generazione elettrica. A leggere il testo, però, c'è scritto qualcos'altro, in quanto non vi è alcun accenno a una decarbonizzazione o transizione verso un'economia a bassa emissione di carbonio. Anzi, nell'articolo 13 sono contenute specificamente due norme, la prima delle quali riguardante la destinazione di una parte dei proventi delle aste per le quote di CO 2 alla risoluzione di eventuali problemi di carenza occupazionale che dovessero verificarsi nel caso di chiusura di impianti di generazione elettrica mediante carbone. Nel testo (specificamente nella rubrica) si fa un elenco di quali sono le centrali a carbone che andranno a dismissione e per le quali potrebbe crearsi una crisi occupazionale. Io avevo già fatto notare precedentemente in Commissione come, prima di fare questi elenchi, bisognerebbe informarsi per capire se si stanno inserendo o no cose giuste. Nel caso specifico, evidentemente no. Per ciascuna centrale ho guardato una scheda, reperibile in parte sul sito dell'ENEL e in parte sul sito del gestore e possessore della centrale stessa. Come possibile sito da dismettere viene citata - ad esempio - la centrale di Brescia, di proprietà dell'A2A. Ho una notizia per chi ha scritto la norma: la centrale di A2A non verrà dismessa perché, insieme all'impianto di incenerimento dei rifiuti di Brescia, è il cuore dell'impianto di teleriscaldamento che serve la città. Fermare la centrale vuol dire fermare l'impianto di teleriscaldamento. Pertanto, questa centrale non verrà chiusa. Per quanto riguarda la centrale di Monfalcone, anche questa di proprietà dell'A2A, è stata già fermata ed è in dismissione. È stato inoltre fatto un protocollo regionale che salvaguarderà l'eventuale problema degli esuberi. Pertanto, anche questa centrale non andava messa in elenco. Ce n'è un'altra interessante: la centrale «Andrea Palladio» di Porto Marghera (Enel), che era già stata inserita nell'elenco delle centrali che l'Enel voleva dismettere. Nel 2014 rappresentanti dell'Enel sono venuti in audizione in Senato a dire cosa avrebbe dismesso. Qualcuno di voi era presente ed evidentemente non ricorda, ma lo sappiamo dal 2014. Per questa centrale l'Enel ha già concluso completamente i lavori ed è stata già trovata una soluzione senza perdita occupazionale. Non inseriamo quindi nell'elenco delle centrali che potrebbero creare problemi quelle che non lo possono fare. L'elenco comprende però due centrali che sono nodali: la centrale di Torrevaldaliga Nord, che è una delle due centrali che insiste su Civitavecchia, e quella di Brindisi Sud (o Cerano di Brindisi), che insieme hanno tanta capacità generativa (una produce 1.980 e l'altra 2.640 megawatt). L'Enel ha già detto che è autorizzata a esercire fino al 2033-2036 e, quindi, non ha alcuna intenzione di dismettere tali centrali. Tuttavia, quello che è insito qua dentro, combinato con il famoso decreto sul capacity market , consiste nel favorire la transizione a metano di tali centrali, pagata appunto con i soldi del capacity market . Dopo aver detto che passare da una fonte fossile a un'altra fonte fossile non è decarbonizzazione e che questa non decarbonizzazione la paghiamo noi con la componente A3 della bolletta, è evidente che la cosa non è bellissima perché non è transizione energetica. Qualcuno ci ha ricordato - come se ce ne fosse bisogno - che non abbiamo più tempo e, quindi, non possiamo permetterci di passare da una fonte fossile a un'altra fonte fossile, in quanto dobbiamo fare direttamente il salto finale. Un'altra cosa importante da ricordare è relativa ai provvedimenti delle aste della CO 2 . Io non sono aprioristicamente contrario a una tassazione di svantaggio verso prodotti e attività inquinanti, ma i proventi di detta tassazione non dovrebbero andare a bilancio dello Stato per coprire spesa corrente. Ebbene, delle aste di CO 2 la maggior parte dei proventi va ad ammortamento dei titoli di Stato del debito pubblico. Di questa parte eccedente il miliardo, una piccola parte viene destinata a quelli che vengono chiamati interventi di decarbonizzazione, che però non lo sono: sono invece interventi che vogliono prevenire il carbon leakage , e cioè il fatto che un'azienda che emette tanta CO 2 vada ad emetterla da un'altra parte e, quindi, si danno degli incentivi affinché ciò non avvenga. Anche questo è un gravissimo errore.