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a) posticipare rispetto al temine del 16 giugno, come previsto dalla normativa attuale, le scadenze ordinarie di pagamento delle imposte e tasse di natura erariale al fine di consentire un più sereno adempimento dell'obbligo fiscale. È bene ricordare che il versamento da parte del contribuente rappresenta l'ultima di una serie di attività da esso poste in essere, in primis , le dichiarazione fiscali. La disponibilità di tutti gli elementi necessari per la corretta determinazione dell'imposta, in particolar modo, del software GERICO e l'emanazione del provvedimento di definizione dei requisiti di accesso al meccanismo premiale degli studi di settore, annualmente determinano la necessità di prorogare il termine ordinario previsto, proroga che appare scarsamente efficace quando concessa a ridosso della scadenza prevista. La norma propone di modificare il termine ordinario posticipandolo rispetto a quanto previsto dall'attuale normativa. La norma propone di introdurre una nuova forma di rateizzazione delle imposte a titolo di saldo e di acconto che abbia come orizzonte temporale massimo il periodo intercorrente tra il termine previsto per il pagamento del saldo del periodo di imposta ed il mese precedente a quello del pagamento a soldo relativo al successivo periodo d'imposta; b) introdurre per i contribuenti che dichiarano il debito tributario ma non effettuano il versamento nei termini ordinari, la possibilità di regolarizzare la propria posizione, prima del ricevimento dell'avviso bonario, attraverso la richiesta di apposita rateizzazione all'Agenzia dell'entrata. La concessione della relativa rateizzazione da parte dell'amministrazione finanziaria dovrà essere soggetta agli stessi criteri previsti per gli avvisi bonari ad eccezione della misura prevista per le sanzioni che non possono essere maggiori al 50 per cento rispetto a quanto stabilito dalla normativa vigente. Il contribuente per accedere alla rateizzazione dovrà dimostrare un’evidente capacità di estinguere il debito ed in caso di decadenza della rateizzazione si procederà con l'iscrizione a ruolo della somma versata; c) prevedere una riforma della disciplina degli acconti di imposta al fine di mitigarne gli effetti sull'attività produttive di nuova costituzione senza ricadute in termini di gettito. L'articolo 1 della legge 23 marzo 1977, n. 97, ha introdotto nel nostro sistema tributario l'istituto relativo al versamento di imposta a titolo di acconto. Tale disciplina è stata modificata più volte, sia in merito alla misura degli acconti sia per quanto riguarda le modalità di versamento, fissando attualmente per gli acconti una misura superiore al 100 per cento dell'imposta dovuta. Questo regime per le attività produttive di nuova costituzione genera nel primo anno di vita un aggravio particolarmente oneroso, in quanto l'impresa si trova a dover raddoppiare in un solo anno l'imposta pagata con conseguenze negative sul fronte della liquidità. La proposta prevede la modifica della disciplina tale da introdurre una gradualità, per le imprese di nuova costituzione, per il raggiungimento delle percentuali attualmente previste; d) introdurre con riferimento a ruoli scaduti il divieto di compensazione limitatamente alla parte di credito che risulta necessario a coprire il debito scaduto, rendendo disponibile la parte eccedente; e) introdurre in via definitiva il principio in base al quale il contribuente decaduto dalla rateizzazione concessa dal concessionario nazionale del servizio pubblico della riscossione, possa essere riammesso al beneficio attraverso un nuovo piano di dilazione, a condizione che le rate scadute del precedente piano siano integralmente saldate dallo stesso; f) prevedere la possibilità di utilizzare i sostituti di imposta di cui all'articolo 4, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 22 luglio 1998, n. 322, anche ai fini del pagamento dei tributi e delle altre entrate di competenza comunale. L'articolo 4, infine, stabilisce che dall'attuazione delle suddette deleghe non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, né un aumento della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti. La quantificazione degli oneri è effettuata al momento dell'adozione dei singoli decreti legislativi e qualora eventuali nuovi o maggiori oneri derivanti da un decreto legislativo non trovino compensazione nell'ambito del medesimo decreto, il decreto potrà essere emanato solo successivamente alla data di entrata in vigore di un provvedimento legislativo che stanzi le occorrenti risorse finanziarie.. 1 (Delega al Governo e procedura) 1 Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti il riordino, la semplificazione e l'armonizzare degli obblighi dichiarativi e delle scadenze previste in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei princìpi costituzionali e di quelli di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212, recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, attenendosi ai princìpi e criteri direttivi di cui agli articoli 2 e 3. 2 Il decreto o i decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Gli schemi dei decreti legislativi, corredati di relazione tecnica, sono successivamente trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione. Le Commissioni possono richiedere al Presidente della rispettiva Camera di prorogare di trenta giorni il termine per l'espressione del parere, qualora ciò si renda necessario per la complessità della materia. Qualora la proroga sia concessa, i termini per l'adozione dei decreti legislativi sono prorogati di trenta giorni. Decorso il termine previsto per l'espressione dei pareri, o quello eventualmente prorogato, il decreto può essere comunque adottato. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione, perché su di esso sia espresso il parere delle componenti Commissioni parlamentari entro trenta giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva. 3 Le relazioni tecniche allegate agli schemi di decreto legislativo, di cui al comma 2 indicano l'impatto delle misure sul gettito delle finanze pubbliche, gli eventuali effetti distributivi sui contribuenti e le implicazioni in termini di finanza locale. 4 Entro un anno dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui agli articoli 2 e 3 e con la procedura di cui al comma 2 del presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive. 5 Le disposizioni dei decreti legislativi emanati in attuazione della presente legge si applicano nei confronti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto dei loro statuti e delle relative norme di attuazione, e secondo quanto previsto dall'articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni.