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I termini di prescrizione sono tarati su fasce di reati in base alla gravità del fatto-reato (riprendendo la tecnica normativa precedente alla legge Cirielli) in modo tale da garantire un tempo ragionevolmente lungo (che certifichi presuntivamente l'oblio), ma non infinito (in modo da presidiare il diritto del cittadino a vedersi sottratto alla spada di damocle della giustizia penale dopo un certo periodo di tempo). Ovviamente rimangono imprescrittibili i reati già previsti come tali dal codice (reati puniti con la pena dell'ergastolo). I termini di prescrizione sostanziale sono raddoppiati per i reati di mafia e terrorismo, in ossequio ad un condivisibile doppio binario in materia. Viene, inoltre, introdotto un meccanismo che, per incentivare una rapida definizione delle scelte all'esito delle indagini, impone al pubblico ministero di determinarsi in ordine all'esercizio (o meno) dell'azione penale entro un anno dalla scadenza delle indagini. In assenza di determinazione in tal senso il reato si prescrive. L'introduzione di tale meccanismo si reputa opportuna in chiave di bilanciamento degli interessi in gioco: all'interruzione dei termini di prescrizione al verificarsi del rinvio a giudizio si pone una «controspinta» funzionale al contenimento della durata della fase preliminare di indagine, viceversa potenzialmente suscettibile di protrarsi per un tempo irragionevolmente lungo. Con l'articolo 2, si prevede che in caso di reati commessi ai danni della libertà di un minorenne la prescrizione decorra dal momento del quattordicesimo anno di età, nella direzione peraltro già indicata dall'articolo 33 della Convenzione di Lanzarote (vincolante anche per l'Italia). L'articolo 3 introduce un'ipotesi di sospensione del corso della prescrizione per l'intero corso delle indagini. Ciò al fine di attribuire, all'autorità giudiziaria che venga a conoscenza della notizia criminis in prossimità della scadenza del termine di prescrizione, il tempo minimo per svolgere le indagini ed esercitare l'azione penale. L'attuale disciplina dell'interruzione (con i relativi effetti) è abrogata dal momento che la prescrizione si blocca con 1'esercizio dell'azione penale (articoli 4 e 5). L'articolo 6 e l'articolo 7 disciplinano gli istituti ai quali è affidata la tutela della ragionevole durata del processo dopo l'esercizio dell'azione penale. In forza del primo (articolo 6), si prevede un termine unico di durata ragionevole del processo che decorre dall'esercizio dell'azione penale alla pronuncia della sentenza; termine tarato sulla somma della durata massima di ciascun grado del processo già prevista dall'articolo 2- bis della legge 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»). Decorso tale termine, il giudice, in qualunque grado di giudizio, applica una riduzione di pena al condannato che vede così «risarcita» la sofferenza per il processo di durata irragionevole con uno sconto di pena. L'accertamento del fatto (attualmente impedito dalla prescrizione) assicurerà, dunque, l'applicazione della sanzione in caso di condanna e l'eventuale ristoro risarcitorio per le parti civili (oggi precluso dalla sentenza di primo grado che dichiari estinto il reato per prescrizione). Nell'ottica di contemperare, da un lato, la necessità di adeguare il più possibile al caso concreto i parametri della ragionevole durata, dall'altro, di predeterminare oggettivamente il compasso temporale, si prevedono alcune situazioni processuali predefinite che autorizzano il giudice a non applicare la diminuzione di pena e una generale clausola di esclusione, della riduzione della pena in caso di procedimenti particolarmente complessi, per numero di imputati e/o imputazioni. Il problema fondamentale è, infatti, la necessità di contemperare la necessità di «misurare» il tempo ragionevole sulla singola vicenda processuale, con l'esigenza di una pronuncia -- il più possibile -- agganciata a parametri oggettivi, legislativamente predeterminati. L'articolo 7 disciplina una causa eccezionale di improcedibilità dell'azione penale, che rappresenta il secondo meccanismo posto a tutela della ragionevole durata del processo. Si prevede un novero differenziato di termini per ciascun grado di giudizio (sei anni per il primo grado, quattro per l'appello, tre per la Cassazione) superati i quali il processo si conclude con una pronuncia di non doversi procedere. Si tratta di situazioni patologiche al verificarsi delle quali è ragionevole che l'azione sia dichiarata improcedibile per non esporsi al rischio di processi potenzialmente infiniti. I termini massimi per fase sono tarati sul doppio (e nel caso del giudizio di legittimità più del doppio) della durata ragionevole di ciascun grado del processo già disciplinata dall'articolo 2- bis della legge 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile») in modo tale da rendere l'improcedibilità un evento patologico, una valvola di chiusura del sistema. I termini sono raddoppiati per i reati di mafia e terrorismo, in ossequio ad un condivisibile doppio binario in materia.. 1 (Modifica della disciplina della prescrizione) 1 All'articolo 157 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: a il primo comma è sostituito dal seguente: «La prescrizione estingue il reato se l'azione penale non viene esercitata: 1) entro quattro anni, se si tratta di contravvenzione; 2) entro cinque anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a cinque anni; 3) entro otto anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a dieci anni; 4) entro dieci anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a quindici anni; 5) entro quindici anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a quindici anni.»; b il sesto comma è sostituito dal seguente: «I termini di cui ai commi che precedono sono raddoppiati per i reati di cui agli articoli 416- bis e 416- ter del codice penale e per i reati consumati o tentati commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416- bis ovvero al fine di agevolare le associazioni previste dallo stesso articolo, nonché per i reati consumati o tentati con finalità di terrorismo.»; c dopo l’ottavo comma è aggiunto, in fine, il seguente: «Prima della scadenza dei termini di cui ai commi precedenti, il reato comunque si prescrive se il pubblico ministero non ha esercitato l’azione penale entro un anno dalla scadenza del termine di cui all'articolo 405, comma 2, del codice di procedura penale o, in caso di proroga, dalla scadenza del termine dell'ultima proroga determinato ai sensi degli articoli 406 e 407 del codice di procedura penale.