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dove il prefato soprintendente, volendo applicare il citato art. 43, potrebbe disporre la custodia coattiva delle suddette opere d'arte, dal momento che, a termini delle cosiddette riforme Franceschini, non ha più alcun rapporto con i musei del territorio (e con i loro depositi), i quali o dipendono dalla Direzione regionale Musei, che fa capo alla Direzione generale Musei, mentre le Soprintendenze fanno capo alla Direzione generale ABAP, o addirittura godono di autonomia speciale, dunque sono retti da direttori generali; se, a fronte di insufficienti risorse economiche e di una strategia di intervento opinabile adottata dall'Amministrazione comunale di Napoli dopo la "riscoperta" di quel patrimonio dimenticato, non ritenga necessario, per assicurarne il restauro come vuole l'art. 29 del prefato Codice, imporre all'ente i necessari interventi conservativi ex art. 32, cioè eseguendoli in sua vece per poi rivalersi nei confronti del Comune. Atto n. 3-02494 DESSI' Ai Ministri dell'interno e per la pubblica amministrazione Premesso che: è di qualche settimana la notizia delle dimissioni del Presidente del Consiglio della Regione Lazio, al centro della nota vicenda denominata "concorsopoli", nata da un'inchiesta giornalistica che denunciava come, attingendo da una graduatoria di un concorso indetto da un piccolo comune della provincia di Roma, il Comune di Allumiere, fossero stati assunti dalla Regione Lazio e presso taluni altri enti pubblici locali alcuni candidati risultati idonei nel concorso e che, dall'indagine giornalistica, risultavano per la maggior parte collaboratori fiduciari di consiglieri regionali, quasi tutti di area riconducibile al Partito Democratico; da qualche giorno circolano articoli su note testate giornalistiche di un altro presunto caso "concorsopoli", legato ad altra selezione pubblica di un piccolo comune della provincia di Roma; a seguito della circolazione delle notizie citate, che riguardano un concorso per un posto di istruttore amministrativo indetto dal Comune di Rocca Santo Stefano, l'interrogante ha raccolto alcune informazioni, rendendosi conto di come la graduatoria finale pubblicata nel gennaio 2019, veda, oltre al vincitore, sei idonei tra cui due sindaci ed un consigliere comunale, tutti di area PD: in particolare nella graduatoria si leggono i nomi di Emanuela Panzironi, attuale Sindaco di Zagarolo, eletta nel 2020 ed oggi impiegata del Comune di Rocca Santo Stefano, per scorrimento della graduatoria del concorso di Rocca Santo Stefano; Danilo Felici , sindaco di Gerano, eletto nel 2016, , che dopo essere entrato in graduatoria anche in un concorso nel Comune di Palestrina, oggi è dipendente del Comune di Guidonia Montecelio, molto probabilmente per lo scorrimento di una delle due graduatorie, dalle quali risultava idoneo; Emanuele Di Silvio, candidato a Sindaco nel Comune di Guidonia Montecelio alle elezioni amministrative del 2017, attualmente consigliere di opposizione dello stesso Comune, dipendente del Comune di Zagarolo, per lo scorrimento della graduatoria del concorso del Comune di Rocca Santo Stefano; è evidente come queste vicende, caratterizzate entrambe da assunzioni attraverso lo scorrimento delle graduatorie degli idonei presenti in altri enti, rivelerebbero un modus operandi che risulterebbe ormai radicato nella gestione dei concorsi negli enti locali, da parte di alcuni politici, in particolare nell'area della provincia di Roma; si attende il corso della giustizia: sarà la magistratura a far venire alla luce eventuali irregolarità nella modalità di tali assunzioni, che generano in ogni caso, qualche dubbio sul modus operandi , che appare, ad una prima lettura, di tipo clientelare, tant'è vero che diverse sono le procure che hanno aperto fascicoli, in particolare sulla vicenda della graduatoria di Allumiere, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo abbiano conoscenza dei fatti di cui in premessa e se e quali azioni intendano eventualmente adottare. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05415 PARAGONE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il default bancario consumatosi negli anni fra il 2014 e il 2017 ha coinvolto i risparmiatori di quattro banche del centro Italia e due popolari venete, causando ingenti perdite economiche per centinaia di migliaia di incolpevoli risparmiatori che, ad oggi, sono state soltanto parzialmente e lentamente ristorate attraverso il fondo indennizzo risparmiatori, istituito con legge 30 dicembre 2018, n. 145; le gravissime perdite economiche subite dai risparmiatori sono state aggravate dalle conseguenze della pandemia da COVID-19 che ha ulteriormente martoriato tali soggetti fragili; i territori nei quali operavano le banche interessate dal default , specialmente il Veneto, sono stati pesantemente danneggiati per aver perso istituti bancari di lunghissima tradizione che svolgevano una preziosa funzione sinergica con la specificità imprenditoriale di quelle aree ove, per la maggior parte dei casi, vi era un intreccio virtuoso fra partecipazione e sostegno della banca popolare ed erogazione del credito su base personale, consentita da un rapporto di diretta conoscenza e vicinanza; visto che il sostegno privato all'economia passa esclusivamente attraverso istituti bancari che adottano e attuano rigide regole impersonali per l'erogazione del credito, di fatto escludendo moltissimi attori economici che, per dimensione o per struttura, non raggiungono il merito creditizio secondo i programmi informatici; considerato che: a parere dell'interrogante, è ormai del tutto evidente che il disastro bancario del periodo 2014-2017 sia stato la conseguenza, oltre che di mala gestio bancaria, anche di decisioni politiche e amministrative nazionali ed europee errate ed improvvide; a parere dell'interrogante, la Corte di giustizia dell'Unione europea, nel ritenere, con la sentenza nella causa C?425/19 P Commissione/Italia, Fondo interbancario di tutela dei depositi, Banca d'Italia e Banca popolare di Bari SCpA, del 2 marzo 2021, che gli interventi del fondo interbancario a tutela dei depositi in favore di banca Tercas non fossero aiuti di Stato, ha accertato l'errore commesso dalla Commissione per la concorrenza presieduta da Margrethe Vestager che ha, di fatto impedito, che le citate banche venissero agevolmente salvate attraverso il fondo medesimo; altresì considerato che: non solo i risparmiatori coinvolti e i territori in cui insistevano gli istituti di credito hanno pesantemente pagato le conseguenze di questa crisi bancaria, ma anche i contribuenti italiani sono stati ingiustamente penalizzati: basti pensare, per esempio, che la liquidazione delle popolari venete è costata al contribuente circa 5 miliardi di euro, a fronte di un salvataggio che fra il 2015 e il 2016 sarebbe potuto valere meno di 2 miliardi; il principio generale di risarcimento del danno ingiusto, riconosciuto anche a livello europeo, impone che le vittime vengano risarcite, si chiede di sapere: