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Non sono cambiate le risposte agli imprenditori, ai commercianti e ai lavoratori che queste maggioranze fanno chiudere e che poi prendono in giro con l'1, l'1,5 o il 2 per cento di promessi sostegni. Signor Presidente, ci troviamo a discutere di un PNRR che non è altro che quello trasmesso dal Governo Conte il 12 gennaio e che lo ha fatto cadere. Ebbene, oggi siamo qui di fatto a ragionare su un Piano nazionale di ripresa e resilienza che risponde a un Governo che è caduto proprio per effetto suo e a causa sua. Pensi che rispetto ha oggi il Parlamento. Allora, signor Presidente, dove finirà il lavoro delle Commissioni? Un lavoro che riconosco alle nostre Commissioni parlamentari e, in particolare, alla Commissione finanze, di cui faccio parte, di aver svolto con serietà. Mi augurerei che almeno il Piano definitivo che verrà consegnato a Bruxelles innanzitutto venga in Parlamento. Lo ribadiamo noi di Fratelli d'Italia a voce alta: vogliamo che il Piano definitivo venga esaminato dal Parlamento e dalle Commissioni parlamentari, prima di andare a Bruxelles, e ci auguriamo che possa contenere i richiami ai pareri delle Commissioni. Per quanto ci riguarda, siamo lieti di aver visto recepire le proposte di Fratelli d'Italia nel parere della Commissione finanze, che cito in sintesi: il tema della digitalizzazione nel settore della riforma fiscale; i termini di interoperabilità delle banche dati; la piattaforma digitale per la cessione dei crediti d'imposta, che peraltro è al centro di un nostro disegno di legge che giace in Senato; la semplificazione; l'evasione fiscale, rivolta soprattutto alle multinazionali e, quindi, al commercio elettronico, e l'utilizzo della leva fiscale per incentivare l'arrivo della ricchezza e degli investimenti. Abbiamo avuto l'onore di vedere accolte le nostre proposte in materia di riforma fiscale nel parere della Commissione finanze. Speriamo che almeno nel PNRR definitivo, quello che verrà presentato in Europa, i temi della riforma fiscale abbiano adeguato riscontro. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore De Bertoldi, le conclusioni del suo intervento hanno restituito la funzione che all'inizio aveva sottratto al Parlamento e di ciò siamo lieti. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, la cosa più grave che possa accadere ad un'idea è che diventi un brand : succede quando certe idee spingono, perché impellenti al punto da non poter più essere ignorate; allora, vengono rubate proprio dai più ostinati detrattori, in una sorta di appropriazione indebita, per opposte finalità. È una strategia molto ben descritta ne «L'arte della guerra» di Sun Tzu: «quando il nemico cerca il vantaggio, getta l'esca per ingannarlo» e prosegue poi affermando che l'abile condottiero non segue uno schema prestabilito e non mantiene una forma immutabile, ma modifica la propria tattica adattandosi al nemico. Quando questo accade con l'ecologismo, si parla di greenwashing . Questo è esattamente il rischio che stiamo correndo oggi, che siamo giunti alla necessità, non più derogabile, di attuare una vera transizione ecologica, che ci transiti dal modello di sviluppo attuale, infinito in un mondo finito, ad uno circolare e in equilibrio, per superare e ribaltare il primo, che preme sul pianeta con un'impronta ecologica insostenibile, che - come ci dicono gli studi - richiede le risorse di almeno due pianeti come il nostro e che ci porterà nel brevissimo tempo alla distruzione dei nostri stessi habitat . La crisi sanitaria è conseguenza del disequilibrio ambientale, perché un mondo malato non può che generare società malate e una società malata genera sistemi sociali ed economici malati e incapaci di dare risposte adeguate a tutti. Un disastro ambientale e socio-economico che colpisce già molti, ma che colpirà sempre più parti della popolazione mondiale: molte, moltissime persone, ma - ammettiamolo - non tutte. Moltissime terre verranno sommerse, altre invece si inaridiranno e dovranno essere abbandonate per il clima e la siccità; alcune forse geleranno, l'acqua sarà sempre meno e sempre più persone non vi avranno accesso. La capacità di alimentare diminuirà e sempre meno persone potranno essere sfamate. Le pandemie diventeranno strutturali ed endemiche e solo pochi Paesi industrializzati ad alto PIL potranno attrezzarsi per affrontarle e conviverci, con i vaccini che non sono per tutti. Non ci sarà più un posto per tutti sulla terra e c'è chi su questo dato sta costruendo un'ipotesi di società futura per pochi. Il rischio è che i fautori del modello produttivo attuale si travestano da paladini del cambiamento affinché nulla cambi e nessuno degli interessi finanziari globali che lo sostiene vengano davvero messi in discussione e intaccati, facendo anzi in modo di trarre da questo brand nuovi utili e futuri profitti. Il rischio è che il greenwashing , la mistificazione e la propaganda siano le armi spuntate con cui si proverà pericolosamente ad affrontare il cambiamento climatico. Dobbiamo prendere atto di questo: quella ai cambiamenti climatici e per l'ecologismo è una lotta di classe. Occorre che chi sta dall'altra parte della barricata si compatti, si unisca e giochi questa partita fino in fondo per vincerla. Per farlo è necessario tenere sempre presente che solo la giustizia ecologica ci potrà dare quella sociale e viceversa. Quella ecologica è una battaglia per i diritti, l'equità, la perequazione e l'inclusione. È la battaglia per un mondo più giusto per tutti. Infine, ma non per ultimo, signor Presidente, non possiamo tacere la necessità che questo processo dovrà essere guidato dal femminile che è dentro ognuno di noi. Il cambiamento di cui stiamo parlando dovrà essere sistemico e ciclico, olistico e inclusivo di tutte le parti e di tutte le relazioni. Non potrà essere un passaggio facile, governato solo da opportunità di mercato e da nuove filiere produttive, che pure saranno necessarie. Per passare però dal modello di sviluppo attuale, basato sulla competitività e sulla supremazia del più forte, a uno circolare e continuo, privo di scarti, basato sulla cooperazione, l'inclusione e la simbiosi, sarà necessaria una rivoluzione, prima di tutto culturale, che non possiamo attuare senza riportare il femminile al centro del processo. Si badi bene: stiamo parlando di qualcosa di più delle pari opportunità o di un'equa presenza numerica di donne all'interno dei luoghi decisionali e di comando. Le donne sono naturalmente inclini al pensiero sistemico e resiliente, così come la nostra società dovrà imparare ad essere nel prossimo futuro. Il pensiero sistemico è lo specchio della nostra realtà, sempre più complessa e sempre più difficile da tenere in equilibrio, in una reciprocità di cause ed effetti, di perdite e di costi. È necessario adottare missioni di piano che valutino le azioni, le scelte e i progetti, in una relazione complessiva, sistemica e prospettica. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) .