[pronunce]

la riforma non avrebbe infatti fatto venir meno il carattere di specialità delle Regioni e delle Province autonome, e quindi non avrebbe abrogato la disciplina dei loro statuti che deroga a quella generale della Costituzione, come ribadito dall'art. 116 Cost. novellato e dall'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. Nella definizione delle materie attribuite alla competenza legislativa della Provincia prevarrebbe quindi sempre il criterio della specialità, restando fermo quanto stabilito nei rispettivi statuti, salve le modifiche in melius apportate dalla novella. In particolare, secondo la Provincia resistente, ad essa continua a spettare la competenza esclusiva in materia di “assistenza … pubblica” di cui all'art. 8, numero 25, dello statuto speciale, con la conseguente improprietà del parametro costituzionale individuato dalla Presidenza del Consiglio. In proposito la difesa della Provincia autonoma di Bolzano rileva che, in forza del combinato disposto dell'art. 8, numero 25, dello statuto e dell'art. 117, primo comma, Cost., l'unico limite alla propria legislazione in materia sarebbe costituito “dai vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dalle norme costituzionali”, non essendo al contrario più opponibile in materia il limite delle “norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica”, originariamente previsto dal combinato disposto degli artt. 4 ed 8 dello statuto. Sempre secondo la resistente, la legge impugnata troverebbe fondamento nella materia dei rapporti internazionali e con l'Unione europea delle regioni, che non è espressamente contemplata dallo statuto ma è prevista, come competenza concorrente, dal terzo comma dell'art. 117 Cost., applicabile al caso in esame in forza del già citato art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001. Quanto al limite dei principi fondamentali di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., secondo la Provincia questi potranno essere stabiliti con legge dello Stato ma non possono essere desunti dalla legislazione previgente, stante il diverso assetto generale delle fonti introdotto dalla novella costituzionale. La Provincia di Bolzano ritiene poi che il ricorso sia in ogni caso infondato nel merito: innanzitutto perché la stessa legge dello Stato ha riconosciuto, all'art. 39-bis, che numerose attività concernenti l'adozione internazionale rientrano nelle competenze della stessa Provincia. Si tratterebbe infatti di attività amministrative, che non incidono né sulla condizione giuridica di stranieri non appartenenti all'Unione europea, né sullo stato civile, né sull'ordinamento civile; inoltre, in presenza di un ente pubblico provinciale che svolge il servizio di adozione, lo svolgimento delle relative attività da parte della Provincia appare, oltre che legittimo, opportuno, mentre la necessità di una previa convenzione tra la Provincia e la Commissione nazionale costituisce garanzia quanto al rispetto delle esigenze di uniformità dei criteri. Alla Provincia di Bolzano spetterebbe quindi una potestà legislativa di organizzazione, così come di spesa e di attuazione, anche in base al combinato disposto dell'art. 12 del d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526 e dell'art. 7 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616. In ordine al secondo motivo esposto nel ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, la difesa della Provincia autonoma rileva che, sia che si tratti di una competenza legislativa provinciale esclusiva nella materia della assistenza pubblica, sia che si tratti invece di una competenza concorrente nel campo dei rapporti internazionali, queste attività sarebbero già state oggetto di delega da parte dello Stato, e verranno esercitate solo una volta che sia stabilita la convenzione con la Commissione nazionale per le adozioni. Inoltre dovrebbe dubitarsi del fatto che la competenza sia oggi vincolata al rispetto delle disposizioni della legge n. 184 del 1983, poiché il diverso ruolo ora assunto dalla legge statale nel sistema costituzionale delle fonti non consente di desumere i principi fondamentali nelle materie a competenza ripartita da leggi preesistenti, ma solo da leggi approvate ex novo, con la speciale procedura di cui all'art. 11 della legge cost. n. 3 del 2001 cit. Eccepisce infine la resistente l'inammissibilità delle censure svolte col terzo motivo del ricorso, per l'erronea indicazione, quale parametro, dell'art. 118 Cost., disposizione che non regola il riparto delle competenze fra lo Stato e le Province autonome di Trento e Bolzano, tuttora disciplinato sull'art. 16 dello statuto della regione; in ogni caso il motivo sarebbe infondato, spettando alla Provincia le funzioni amministrative corrispondenti alle funzioni legislative di sua competenza. 3. - Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, la difesa della Presidenza del Consiglio ha contestato che possa parlarsi di inammissibilità della questione per genericità della stessa, in quanto il riferimento all'intera legge della Provincia di Bolzano n. 2 del 2002 sarebbe da ascrivere alla necessità di riprodurre in ricorso quanto deliberato dal Consiglio dei ministri in data 11 aprile 2002, essendo però state indicate specifiche ragioni a sostegno della impugnazione, in particolare, dell'art. 2, comma 4, della legge cit. In riferimento al parametro invocato, la difesa della parte ricorrente rileva come il principio di specialità della disciplina della Provincia di Bolzano, e la sua persistenza anche dopo la riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione, non possa significare che sia inconferente il richiamo dell'art. 117 Cost. novellato, non avendo al contrario alcuna attinenza alla materia di cui si discute l'art. 8, numero 25, dello statuto della Regione Trentino-Alto Adige, che si riferisce alla “assistenza pubblica”. Non avrebbe quindi alcun pregio il riferimento, fatto dalla difesa della Provincia resistente, al venir meno dei limiti posti dalle “norme fondamentali delle riforme economico-sociali” e dai “principi fondamentali”, anche perché ragionando diversamente dovrebbe dedursi che, non essendovi più principi generali da rispettare, ciascuna autonomia potrebbe legiferare indiscriminatamente. Quanto al merito, rileva la difesa della parte ricorrente che la disposizione impugnata si risolve in una espropriazione di compiti rimessi dalla legge statale alla Commissione nazionale per le adozioni e non delegati a nessuna altra autorità. 4. - Anche la Provincia autonoma di Bolzano ha depositato una memoria in prossimità dell'udienza, insistendo nelle proprie difese e richiamando, quanto ai profili di inammissibilità della questione, le sentenze della Corte n. 384 del 1999 e n. 533 del 2002, per dedurne l'inapplicabilità, quale parametro nel caso di specie, dell'art. 117 Cost. novellato. Nel merito, la Provincia ribadisce l'inopponibilità alla stessa delle disposizioni indicate dall'Avvocatura e, in particolare, delle riserve statali relative allo “stato civile”, alla “condizione giuridica di stranieri non appartenenti all'Unione europea” ed allo “ordinamento civile” di cui all'art. 117 cit. , non invadendo la disciplina della legge provinciale impugnata tali competenze dello Stato.