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È stato trattato con grande senso di responsabilità per riguardo alle Forze armate. Speriamo che funzioni, ma di una cosa siamo certi: che il nostro comparto di sicurezza e difesa, complessivamente inteso, e le nostre Forze armate funzioneranno sempre, come hanno dimostrato anche in questi giorni, al servizio della comunità nazionale. Questo dobbiamo ricordarlo sempre. (Applausi) . CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, molti interventi hanno già chiarito la premessa per la quale siamo qui oggi a discutere questo provvedimento: una sentenza della Corte costituzionale. Noi amiamo la Costituzione, che è la fonte e il motivo per cui siamo qui, e rispettiamo la Corte costituzionale. Possiamo, da parlamentari, esprimere delle perplessità. La specificità del ruolo delle Forze armate, già sottolineata dal collega senatore Gasparri e da molti colleghi, è una specificità di oneri e onori, se mi posso permettere questa semplificazione. Gli oneri sono i sacrifici che noi, come Italia, chiediamo alle nostre Forze armate; gli onori sono quelli che dobbiamo rendere loro e che rendiamo costantemente per quello che stanno facendo, per quello che hanno fatto e per quello che faranno in futuro. La nostra visione delle Forze armate, così come la visione del Paese, non può essere ancorata a delle questioni di principio, che tendono ideologicamente a piallare, a spianare, ogni categoria, ogni essere umano, ogni individuo con un medesimo criterio di taglio orizzontale. No, ci sono delle specificità. Nelle Forze armate una specificità molto chiara deriva anche dalla storia della pubblica amministrazione italiana. Da quando, a partire dagli anni Novanta, si è parlato di riforma del pubblico impiego e, a partire dalle riforme Bassanini, si è superato il principio di organizzazione gerarchica nelle pubbliche amministrazioni per passare al principio di direzione, le Forze armate ne sono risultate giustamente escluse, continuando a essere sottoposte a un principio funzionale gerarchico. Questo perché, in sé, le Forze armate hanno delle funzioni che non sono paragonabili ad esempio, a quelle dei dipendenti degli enti locali. Lo dico con tutto il rispetto per il pubblico impiego, facendone parte anch'io. Alle Forze armate viene chiesto altro. Dobbiamo partire da questo presupposto nel valutare la sentenza della Corte costituzionale e le conseguenze di tale sentenza, che ci hanno portato qui a legiferare su questo argomento. Il dato relativo alla specificità e a ciò che viene loro richiesto, si deve accompagnare anche a misure di supporto da parte nostra. La Lega ha depositato, per esempio, un testo di legge, a firma mia e del senatore Augussori, in merito alla previdenza complementare. Questo riconoscimento di specificità, questo riconoscimento della delicatezza dei compiti delle Forze armate, non si può accompagnare a una assimilazione delle stesse a un qualunque corpo della pubblica amministrazione o, peggio ancora, a dei dipendenti privati. Non possiamo delegare, non possiamo rischiare la frammentazione, non possiamo rischiare il malfunzionamento di un Corpo così importante. Resta inteso che abbiamo una sentenza della Corte costituzionale. Quindi, anticipo, a beneficio del resoconto d'Aula, il voto di astensione del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sul presente provvedimento. Questo per i motivi sopra esposti. Noi non siamo convinti, nel merito di questo provvedimento, che i limiti e la parte regolatoria attribuita dalla sentenza al Parlamento siano stati esercitati con sufficiente rigore. Questo è il primo punto. In secondo luogo invitiamo a una riflessione sulle Forze armate e sui rischi che la loro sindacalizzazione possa comprometterne in prospettiva il funzionamento, soprattutto se è vero, come abbiamo sentito da alcuni interventi, che questo disegno di legge viene considerato un punto di partenza di tale sindacalizzazione e non una cristallizzazione della situazione. Questo è ancora più pericoloso. Quindi, alcuni interventi di illustri colleghi mi confortano nella mia posizione e, anzi, mi fanno pensare che sia opportuna una acuta e attenta riflessione, anche da parte delle massime cariche dello Stato, sulla situazione generata dalla sentenza stessa. Ribadisco il voto di astensione del nostro Gruppo, signor Presidente, e ringrazio per l'attenzione. (Applausi) . DONNO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, oggi finalmente il Senato licenzia in via definitiva il nostro disegno di legge sui sindacati militari. Per ben cinque legislature consecutive entrambi i rami del Parlamento hanno provato a riformare, senza riuscirvi, il vecchio regime della rappresentanza militare per superare il meccanismo della concertazione ed estendere a lavoratrici e lavoratori con le stellette il diritto sancito dalla nostra Costituzione di organizzarsi in sindacati. Gli organismi di rappresentanza militare nati quarant'anni fa (Co.Ba. R., Co. I.R. e Co. Ce. R.) si sono progressivamente logorati e conformati alla logica della dipendenza gerarchica, diventando un meccanismo inefficace per far valere le ragioni del personale militare e, di fatto, acuendo le distanze tra il personale militare e chi lo doveva rappresentare. La maggior parte delle forze politiche dell'arco parlamentare, fatta salva qualche eccezione, era contraria al riconoscimento dei diritti sindacali ai militari, fino a quando, però, è giunta a smuovere le coscienze la sentenza della Corte costituzionale del 13 giugno 2018, insieme a quella della Corte europea per i diritti dell'uomo. Come noto, la Consulta ha dichiarato incostituzionale l'articolo 1.475, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, che sanciva il divieto per i militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale. Solo grazie alla determinazione del MoVimento 5 Stelle, prima forza politica a presentare una proposta di legge in questa materia, si è riusciti a dare seguito a questo pronunciamento. Il 5 luglio 2018, per la prima volta nella storia repubblicana, il MoVimento 5 Stelle ha depositato un disegno di legge volto a superare il sistema della rappresentanza militare ed estendere ai militari il diritto di organizzarsi in sindacato. Tra tante difficoltà e resistenze, è stato fatto ogni sforzo possibile per tenere in conto il pronunciamento della Corte costituzionale e i principi in essa contenuti, tra cui, su tutti, quello di uguaglianza. Sì, perché al netto del riconoscimento delle limitazioni legate alla peculiarità delle funzioni che le Forze armate svolgono sul piano della sicurezza nazionale e sulla tenuta anche democratica del nostro Paese, i dipendenti delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare sono esattamente come tutti gli altri cittadini italiani e, di conseguenza, devono essere riconosciuti titolari del diritto di organizzazione sindacale. (Applausi) . Cari colleghi, siamo quindi davanti a un momento storico, perché oggi abbattiamo il muro che separava i lavoratori in divisa dagli altri cittadini, dando corso a un processo di sviluppo democratico.