[resaula]

L'abolizione della chiamata diretta, istituita dalla legge n. 107 del 2015, cosiddetta buona scuola, porta a compimento un'iniziativa, presentata a inizio legislatura, che lo stesso ministro Bussetti, nell'audizione sulle linee programmatiche dinanzi alle Commissioni congiunte 7 a del Senato e VII della Camera dell'11 luglio 2018, aveva condiviso manifestando l'intenzione di eliminare questo istituto ritenuto eccessivamente discrezionale. L'attribuzione dell'incarico triennale da parte della scuola ai docenti titolari sull'ambito territoriale, detta comunemente chiamata diretta, a seguito dell'esame del curriculum del docente neo-assegnato da parte dei dirigenti scolastici, ha infatti evidenziato, fin dalla sua prima applicazione, alcuni problemi di natura squisitamente giuridica. In primo luogo, una coesistenza irrazionale nell'ambito della stessa scuola di docenti con stato giuridico diverso (titolari di scuola, quindi, inamovibili fino alla data del pensionamento o dell'uscita per mobilità volontaria, se non per perdita del posto a seguito di soprannumerarietà o per motivi disciplinari, e titolari di ambito incaricati nella scuola con contratto a termine, quindi destinati a non entrare mai nel corpo del personale appartenente alla istituzione scolastica ma ad essere sempre gli ultimi arrivati); per non parlare del fatto che il restante personale scolastico educativo e ATA, non toccato dalla citata legge n. 107, rimane a tutti gli effetti titolare presso le istituzioni scolastiche indipendentemente dalla data di assunzione. In secondo luogo, la creazione di una fittizia titolarità d'ambito (unica istituzione cui tutti i nuovi docenti di ruolo e, in parte, quelli che hanno ottenuto mobilità territoriale o professionale, possono approdare) senza che l'istituzione «ambito» abbia un gestore del personale, ivi compreso il potere organizzatorio in merito all'utilizzo del medesimo. In terzo luogo, non applicabilità dell'istituto giuridico in misura uguale alla totalità dei soggetti interessati: ne sono giustamente esclusi coloro che godono della tutela della legge n. 104 del 1992 o di altre norme che salvaguardano posizioni giuridiche degne di particolare tutela; ne restano poi esclusi coloro che non vengono prescelti da nessuna scuola e che sono, quindi, assegnati in seguito e in surroga dagli uffici territoriali del MIUR. Conseguenze paradossali: il docente con il miglior curriculum vitae , ma tutelato dalla legge n. 104 del 1992, non può essere scelto, ma sceglie egli stesso la scuola più conveniente (è fin troppo chiaro che viene meno il principio ispiratore della procedura stessa); docenti con curriculum vitae più o meno identici possono essere scelti da alcune scuole in base a una procedura di valutazione molto discrezionale o non scelti, e quindi assegnati d'ufficio su quel che resta. In quarto luogo, per motivi molto complessi, legati tanto al ciclo dell'anno scolastico - come noto, sfasato di quattro mesi rispetto all'anno solare - che all'applicazione delle disposizioni normative scaturenti direttamente o indirettamente dalle leggi di bilancio, il periodo di tempo compreso tra la fine di giugno e il 1° settembre è densissimo di impegni amministrativi a tutti i livelli dell'organizzazione della rete scolastica e il dover dedicare alla procedura connessa alla chiamata diretta una larga fetta del tempo a disposizione produce inevitabilmente un effetto di compressione sulle altre procedure collegate all'apertura dell'anno scolastico che, di conseguenza, o vengono gestite in modo più sommario o, peggio, vengono posposte nel tempo per molte settimane del mese di settembre (esempio eclatante sono i calendari per l'attribuzione delle supplenze sui posti disponibili a livello provinciale e di istituto). In quinto luogo, le percentuali di «chiamata diretta» nei due anni scolastici in cui è stata effettuata la procedura (estate del 2016 per il 2016-2017 ed estate del 2017 per il 2017-2018) sono talmente basse da esplicitare chiaramente come la procedura sia risultata molto poco gradita al mondo scolastico. Infine, non a caso, in relazione all'anno scolastico 2018-2019, si è raggiunto l'accordo con le organizzazioni sindacali del comparto per la non effettuazione della procedura della chiamata diretta allo scopo di rendere più razionali e spedite le operazioni relative all'apertura dell'anno scolastico e in previsione di una profonda revisione in materia. In sede di contrattazione, infatti, è stato affermato che non era possibile attivare le procedure di compartecipazione e imparzialità nell'individuare i requisiti professionali in base ai quali i dirigenti scolastici avrebbero potuto procedere garantendo la pubblicazione di eventuali criteri oggettivi prima della mobilità 2018-2019. È stata, quindi, messa in atto una procedura semplificata basata essenzialmente sul punteggio conseguito. L'approvazione del disegno di legge n. 763-A consentirà di sancire, con norma di rango primario, quel superamento ora attuato in via derogatoria e per l'anno scolastico 2018-2019 sulla base del contratto collettivo. Il testo è frutto di un lavoro che la Commissione istruzione ha svolto in sede redigente a partire dal 23 ottobre 2018, quando è stata avviata la discussione dei disegni di legge n. 753 (a prima firma del senatore Pittoni) e 763 (d'iniziativa della senatrice Granato e altri), cui è stato poi abbinato anche il disegno di legge n. 880 (d'iniziativa della senatrice De Petris). L' iter in Commissione è stato arricchito dagli elementi di valutazione acquisiti nel corso di un ciclo di audizioni informali, svolto nel mese di novembre 2018, nel corso del quale sono stati ascoltati rappresentanti delle maggiori organizzazioni sindacali, di associazioni dei dirigenti scolastici e dei docenti e di associazioni attive nel mondo della scuola e a tutela delle persone con disabilità. Al disegno di legge n. 763, assunto come testo base, è stato presentato un limitato numero di emendamenti; la Commissione ha concluso la discussione il 4 luglio 2019, approvando modifiche al testo base. Il testo ora in discussione in Assemblea è composto da un solo articolo composto di un solo comma, che novella la legge n. 107 del 2015 (la cosiddetta buona scuola) in ordine alle modalità di assegnazione del personale docente ai posti dell'organico dell'autonomia, dal punto di vista sia delle funzioni assegnate al dirigente scolastico sia delle modalità di articolazione territoriale dei ruoli del personale docente. PRESIDENTE. Senatore Barbaro, non l'ho interrotta prima, ma ora devo farlo per chiedere ai colleghi di non sostare davanti al banco del Governo. Il Governo, infatti, deve essere in condizione di poter seguire la discussione in Aula. BARBARO, relatore . Con il comma 1, lettera a) , dell'articolo 1 si propone di abrogare i commi dell'articolo unico della legge n. 107 che regolano la chiamata diretta.