[pronunce]

- Anche per la Sezione giurisdizionale della Regione Puglia (r.o. n. 388 del 2007), la norma denunciata contrasterebbe con l'art. 3 Cost., giacché, «appare costituire un'ipotesi di esercizio irrazionale del potere del legislatore di emanare norme interpretative» e, in ogni caso, «la previsione retroattiva […] appare parimenti irragionevole» per la lesione del principio dell'affidamento, essendo «venuta a determinare, in modo retroattivo, per i trattamenti di reversibilità sorti a decorrere dal 17 agosto 1995, ma riferiti a pensioni dirette liquidate fino al 31 dicembre 1994, una sostanziale decurtazione dell'ammontare dell'indennità integrativa speciale tradendo l'affidamento che i titolari delle suddette pensioni di reversibilità avevano riposto, all'indomani dell'entrata in vigore del comma 5 dell'art. 15 della legge 724 ossia già da dodici anni or sono, nella certezza della spettanza dell'indennità integrativa speciale quale emolumento accessorio intero e non da conseguire in misura percentuale». 2. - La denuncia della medesima disposizione, in base ad analoghe censure, rende opportuna la riunione dei giudizi, affinché siano decisi con un'unica pronuncia. 3. - In via preliminare, non può trovare accoglimento l'eccezione di inammissibilità avanzata dall'I.N.P.D.A.P. in relazione alla questione sollevata con l'ordinanza iscritta al r.o. n. 387 del 2007, sul presupposto della mancata denuncia di entrambi i commi – 774 e 776 – dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006. L'Istituto sostiene, al riguardo, che, in ipotesi di accoglimento della questione sul solo comma 774, si «determinerebbe un vuoto legislativo, grave ed intollerabile, in tema di determinazione del trattamento pensionistico di reversibilità, sotto il profilo della valorizzazione della indennità integrativa speciale», non potendosi più invocare la (in ipotesi) invalidata disciplina della legge n. 335 del 1995, né quella dell'art. 15, comma 5, della legge n. 724 del 1994, in quanto abrogata dal comma 776 della legge n. 296 del 2006, non sottoposto a scrutinio di costituzionalità. È sufficiente osservare che le argomentazioni utilizzate dal rimettente a sostegno della sollevata questione non sono tali da rendere contraddittoria la denuncia del solo comma 774, su cui si incentra effettivamente il dubbio di costituzionalità, e la verifica della consistenza di dette argomentazioni in rapporto alla dedotta censura ridonda, ovviamente, in una delibazione sul merito della questione. 4. - Le questioni non sono fondate. 4.1. - Il problema che pongono le due ordinanze di rimessione concerne l'individuazione, tramite la disposizione denunciata, della data di decorrenza dell'estensione della disciplina prevista dall'assicurazione generale obbligatoria in materia di trattamento pensionistico di reversibilità alle altre discipline esclusive o sostitutive. Occorre rammentare, infatti, che nel settore privato opera, da epoca risalente, il principio di onnicomprensività della retribuzione pensionabile, essendo essa individuata in base ad un coacervo di elementi che, salvo specifiche eccezioni, entrano, tutti, a comporla, secondo le disposizioni che recano la disciplina di riferimento. E così era già nella vigenza del regime retributivo precedente alla riforma recata dalla legge n. 335 del 1995, in forza della regolamentazione dettata dall'art. 5, comma 2, del d.P.R. 27 aprile 1968, n. 488 (Aumento e nuovo sistema di calcolo delle pensioni a carico dell'assicurazione generale obbligatoria), tramite il richiamo all'art. 27 e seguenti del d.P.R. 30 maggio 1995, n. 797 (Approvazione del testo unico delle norme sugli assegni familiari), il quale, a sua volta, rinvia agli artt. 46 e 48 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi). Diversamente accadeva per il settore pubblico, in base al sistema originariamente delineato dal d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), il quale prevedeva, infatti, che la pensione del pubblico dipendente fosse calcolata su una determinata base pensionabile (art. 43 per i dipendenti civili; art. 53 per i militari) e, una volta determinata la prestazione, a questa si aggiungeva l'indennità integrativa speciale, la quale – come reso palese dall'art. 2 della legge n. 324 del 1959 e poi dall'art. 99 del t.u. del 1973 – era elemento accessorio del trattamento pensionistico. La diversità di detti sistemi si ripercuoteva, di conseguenza, sul calcolo della pensione di reversibilità, spettante al superstite in misura percentuale rispetto alla pensione diretta del dante causa. Nel settore privato il 60 per cento in favore del coniuge (aliquota fissata dall'art.13 del r.d.l. 14 aprile 1939, n. 636, modificato anche dall'art. 22 della legge 21 luglio 1965, n. 903) era calcolato sulla pensione del dante causa determinata in base al principio di onnicomprensività (includente quindi tutti gli elementi retributivi sui quali operava l'aliquota del 60 per cento); nel settore pubblico, una volta determinata la pensione diretta e calcolata su questa la misura spettante al pensionato di reversibilità (al coniuge, in forza dell'art. 88 del t.u. , il 50 per cento, di regola, della pensione del dante causa), si aggiungeva, in misura piena, l'indennità integrativa speciale. 4.2. - Su tale assetto è, dapprima, intervenuto l'art. 15 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, il quale, al comma 3, disponeva che «In attesa dell'armonizzazione delle basi contributive e pensionabili previste dalle diverse gestioni obbligatorie dei settori pubblico e privato, con decorrenza dal 1° gennaio 1995, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni ed integrazioni, iscritti alle forme di previdenza esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria, nonché per le altre categorie di dipendenti iscritti alle predette forme di previdenza, la pensione spettante viene determinata sulla base degli elementi retributivi assoggettati a contribuzione, ivi compresa l'indennità integrativa speciale […]». In forza del successivo comma 4, si prevedeva che «La pensione di cui al comma 3, è reversibile con riferimento alle categorie dei superstiti aventi diritto in base all'aliquota in vigore nel regime dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti». A sua volta, con una norma di salvaguardia di situazioni pregresse, il comma 5 stabiliva che «Le disposizioni relative alla corresponsione della indennità integrativa speciale sui trattamenti di pensione previste dall'articolo 2 della legge 27 maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni ed integrazioni, sono applicabili limitatamente alle pensioni dirette liquidate fino al 31 dicembre 1994 e alle pensioni di reversibilità ad esse riferite».