[pronunce]

Secondo la ricorrente, tale disposizione, nel destinare al solo erario statale le quote di maggiori entrate previste dal capo II della legge violerebbe le sovraordinate norme statutarie e di attuazione in materia di autonomia finanziaria della Regione Siciliana, si porrebbe in contrasto con il principio di uguaglianza, determinerebbe uno squilibrio dei conti pubblici regionali in spregio del principio generale dell'obbligo di copertura delle spese, finendo con il comprimere, quale effetto indiretto, anche l'autonomia legislativa della Regione. 2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha chiesto che il ricorso venga dichiarato non fondato. 2.1. - In relazione alle questioni relative all'art. 1 della legge n. 383 del 2001, la difesa erariale ritiene che nella specie si versi in un'ipotesi di riserva a favore dello Stato dell'incremento di gettito fiscale conseguente al delineato programma di emersione del lavoro sommerso. Infatti, le “maggiori entrate”, derivanti dalla legge medesima, rappresentate dall'imposta sostitutiva sull'imponibile emerso, sarebbero da configurare quali “nuove entrate”, suscettibili perciò di destinazione all'erario attraverso la confluenza nel fondo di cui all'art. 5 della legge n. 388 del 2000, e ciò nel rispetto dell'art. 2 delle norme di attuazione dello statuto della Regione Siciliana in materia di autonomia finanziaria. L'Avvocatura generale dello Stato ritiene inoltre priva di fondamento la questione posta in riferimento all'art. 3, comma 4, della legge n. 383 del 2001, secondo cui la definizione delle regolazioni contabili nell'ambito della Conferenza unificata non sarebbe idonea a soddisfare l'esigenza d'una partecipazione regionale alle determinazioni attuative della deroga alle regole statutarie. Infatti le misure adottate con la disposizione impugnata concernono l'intero territorio nazionale, così da non giustificare una separata considerazione di interessi particolari della Regione, per modo che il criticato “passaggio in Conferenza unificata” rappresenterebbe momento sufficiente di valutazione della posizione della Regione Siciliana agli effetti della concreta adozione delle opportune regolazioni contabili. In relazione all'ultima questione, relativa all'art. 18 della legge n. 383 del 2001, l'Avvocatura ritiene, sotto il profilo della ragionevolezza, che il carattere di generalità delle misure adottate per il rilancio dell'economia del paese trova coerente corrispondenza nelle previste destinazioni delle maggiori entrate, in parte, a compensazione degli oneri dipendenti dalla soppressione e riduzione dei tributi e, per il residuo, al miglioramento dei saldi indicati negli esercizi finanziari cui l'intera collettività è interessata, così da togliere fondamento ad ipotizzabili rilievi di arbitrarietà o illogicità delle scelte legislative operate. Quanto alla denunciata violazione dell'art. 81, quarto comma, della Costituzione, conseguente alla non prevista “compensazione” della riduzione delle risorse finanziarie regionali, la difesa erariale ritiene che le spettanze della Regione siano comunque assicurate in sede di riparto annuale del gettito dei tributi riscossi in Sicilia.1. - La Regione Siciliana, con il primo motivo di ricorso, ritiene che l'art. 1 della legge 18 ottobre 2001, n. 383 (Primi interventi per il rilancio dell'economia) - nel testo modificato dal comma 1-bis dell'art. 21 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350 (Disposizioni urgenti in vista dell'introduzione dell'euro in materia di tassazione dei redditi di natura finanziaria, di emersione di attività detenute all'estero, di cartolarizzazione e di altre operazioni finanziarie), aggiunto dalla relativa legge di conversione 23 novembre 2001, n. 409 - nella parte in cui riserva allo Stato il gettito di imposte sostitutive correlate all'emersione di basi imponibili, destinandolo al fondo di cui all'art. 5 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2001), sia in contrasto con l'art. 36 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione Siciliana), con l'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria) e con gli artt. 3 e 81, quarto comma, della Costituzione. In particolare, secondo la prospettazione regionale, il richiamato articolo 1 della legge n. 383 del 2001 sarebbe lesivo delle prerogative della Regione Siciliana in materia finanziaria, in quanto “non configura né una imposta di nuova istituzione né una entrata derivante da un aumento di aliquota di un'imposta preesistente, ma detta una specifica disciplina nel presupposto di una emersione di basi imponibili, le quali, qualora tutti i contribuenti avessero correttamente adempiuto gli obblighi, precipuamente tributari, sugli stessi gravanti, avrebbero già da tempo costituito presupposto di imposte di spettanza regionale”. La questione non è fondata nei termini di seguito specificati. Si deve convenire che, nella specie, non si tratta di una nuova entrata, ma di una imposta sostitutiva di tributi di pacifica spettanza regionale (sentenza n. 49 del 1972), e, di conseguenza, si è fuori dall'ipotesi eccezionale prevista a favore dello Stato dall'art. 2 delle norme di attuazione dello statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria, secondo il quale spettano alla Regione Siciliana “tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime”. Sennonché, è da tener presente che l'art. 1 della legge n. 383 del 2001, nel prevedere che il gettito delle entrate sostitutive è destinato al fondo di cui all'art. 5 della legge finanziaria n. 388 del 2000, richiama non solo quest'ultimo articolo, ma, implicitamente, anche il suo regime, che si incentra sulla clausola di salvaguardia di cui all'art. 158, comma 2, della stessa legge n. 388 del 2000, secondo il quale le disposizioni in questione sono applicabili alle Regioni a statuto speciale ed alle Province di Trento e Bolzano “compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”. Ne consegue che, per quanto riguarda la Sicilia, la confluenza del gettito delle imposte sostitutive al fondo di cui all'art. 5 della citata legge n. 388 del 2000 non è possibile, poiché in contrasto, come sopra si è visto, con l'art. 2 delle norme di attuazione dello statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria (sentenza n. 92 del 2003). Si deve dunque concludere che l'art. 1 della legge n. 383 del 2001 non configura una lesione della competenza regionale. 2.