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Disposizioni in materia di lavoro breve, di lavoro intermittente e di responsabilità solidale tra committente e appaltatore. Onorevoli Senatori. -- Il totale accoglimento, con un provvedimento di necessità ed urgenza finalizzato ad evitare la consultazione referendaria, delle abrogazioni proposte dai quesiti in materia di buoni per lavori occasionali e di responsabilità solidale negli appalti impone ora al legislatore una più meditata regolazione. In particolare, l’abrogazione di tutte le disposizioni relative ai buoni prepagati ha lasciato un vuoto che deve essere tempestivamente riempito con una strumentazione analogamente semplice e conveniente ai fini della regolarizzazione degli spezzoni lavorativi altrimenti condannati alla sommersione. Non è infatti ragionevole pretendere anche per i rapporti di lavoro brevi, saltuari o occasionali gli adempimenti ordinari, dalla lettera di assunzione alla comunicazione obbligatoria in via telematica con modello Unilav, proseguendo con l'iscrizione nel Libro unico lavoro, l'invio dell'Uniemens per le posizioni contributive e del modello F24, la consegna al lavoratore del CUD ai fini fiscali, la gestione della busta paga e della posizione lavorativa, per finire con le dimissioni on line . Il presente disegno di legge definisce il lavoro breve ai fini di una disciplina speciale che ne dispone la semplice iscrizione e comunicazione telematica su idonea piattaforma INPS, il contestuale accreditamento in misura ridotta dei contributi previdenziali e assicurativi, il pagamento diretto del compenso da parte del committente. Il disegno di legge dispone altresì la semplificazione dei contratti di lavoro intermittente che vengono sottratti alla preventiva definizione dei casi di impiego da parte della contrattazione collettiva e liberati dal vincolo delle fasce di età dei prestatori. In questo modo si propongono due vie complementari per la agevole regolarizzazione delle prestazioni di breve durata, prevalendo la convenienza della seconda nel caso di lavori saltuari ma ricorrenti con gli stessi prestatori, soprattutto se in misura maggiore a quella consentita per il lavoro breve e comunque non oltre un periodo definito. Per «lavoro breve» si intendono tutte le prestazioni che con un singolo committente danno luogo a compensi non superiori a 900 euro in un anno. Se il prestatore è beneficiario di sussidi pubblici non può superare con più committenti la soglia di 2000 euro. La definizione adottata prescinde quindi dalla qualificazione, autonoma o subordinata, della prestazione ed è riferita solo alla dimensione dei compensi in un anno con lo stesso prestatore. Una misura maggiore giustificherebbe infatti un rapporto di lavoro strutturato con gli oneri conseguenti per le parti. Il carattere virtuale della gestione del rapporto di lavoro e la modalità di pagamento diretto del compenso da parte del committente consentono poi la piena tracciabilità di ogni prestazione e lo svolgimento del controllo ispettivo. L'accredito dei contributi previdenziali e assicurativi deve essere effettuato contestualmente alla comunicazione preventiva dei dati del lavoratore, del luogo, del giorno e dell'orario della prestazione. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali aggiorna il valore orario della prestazione che è fissato in 10 euro mentre le contribuzioni all’INPS e all’INAIL sono fissate rispettivamente nella misura del 13 e del 7 per cento. Solo nel caso di prestazioni rese per un nucleo familiare la contribuzione all’INAIL è determinata nella misura del 4 per cento e il compenso non rileva rispetto ad ogni prelievo fiscale o indicatore di reddito con eccezione dei presupposti per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno. Il lavoro breve non può, inoltre, essere consentito negli appalti di opere o servizi ed in particolare nei cantieri edili, fatte salve le diverse disposizioni del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentite le parti sociali. Ulteriore scopo del presente disegno di legge è poi quello di correggere l'attuale incoerenza del regime di responsabilità solidale negli appalti con l'assetto ed i princìpi di matrice civilistica e ordinamentale vigenti in Italia. In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell'inadempimento. In buona sostanza, quindi, il predetto disposto finisce di fatto per introdurre in materia di appalti una responsabilità oggettiva, che prescinde integralmente dal dolo o dalla colpa del committente. La fattispecie di responsabilità oggettiva è prevista dall'articolo 2049 del codice civile secondo cui «i padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze in cui sono adibiti». In particolare la giurisprudenza ha avuto modo di individuare la ratio di tale norma nella «mera circostanza dell'inserimento dell'agente nell'impresa, senza che assuma, all'uopo, rilievo, il carattere della continuità, o meno, dell'incarico affidatogli -- essendo sufficiente per converso che il comportamento illecito del preposto sia stato agevolato o reso possibile dalle incombenze a lui demandate dall'imprenditore» (sentenza della Corte di cassazione n. 6233 del 21 giugno 1999). Alla base di tale responsabilità, pertanto, si pone in ogni caso quello che la giurisprudenza e la dottrina sono soliti definire in termini di «rapporto di preposizione» dell'agente (ossia l'ausiliario inserito nell'organizzazione dell'imprenditore) con il preponente (ossia l'imprenditore cui fa capo il rischio d'impresa). Invero, tale assetto è perfettamente coerente in quanto nell'esempio di responsabilità oggettiva proposto (ai sensi dell’articolo 2049 del codice civile) il legislatore ha potuto dare irrilevanza alla colpa e al dolo dell'imprenditore assumendo come parametro di riferimento obiettivo l'inserimento degli ausiliari nell'impresa. Con la conseguente incorporazione della responsabilità oggettiva nel più ampio rischio di impresa, il quale nel caso di specie non può essere ascritto all'ausiliario che di fatto è un dipendente. Resta, quindi, aperto il problema se tale rapporto di preposizione (ossia il fattore sulla cui base si giustifica la responsabilità oggettiva) sia riscontrabile anche nell'ambito dell'appalto genuino. Anche su tale tema ha avuto modo di pronunciarsi la giurisprudenza affermando che «in via generale, l'autonomia dell'appaltatore, il quale esplica la sua attività nell'esecuzione dell'opera assunta con propria organizzazione ed apprestandone i mezzi, nonché curandone le modalità ed obbligandosi verso il committente a prestargli il risultato della sua opera, esclude ogni rapporto istitutorio tra committente ed appaltatore, con la conseguenza dell'inapplicabilità dell'articolo 2049 del codice civile.