[pronunce]

La disposizione sarebbe incostituzionale perché interviene in un ambito materiale che rientra nella tutela della concorrenza. L’art. 33 della legge n. 10 del 2008 modifica l’art. 30 della legge prov. n. 26 del 1993. Il comma 1, lettera a), nell’inserire il comma 1-bis, nel citato art. 30, sarebbe incostituzionale in quanto disciplina il dialogo competitivo, incidendo così sulle procedure di affidamento, che sono riservate allo Stato in quanto rientrano nella tutela della concorrenza. L’art. 34 della legge n. 10 del 2008 sostituisce l’art. 31 della legge prov. n. 26 del 1993 e disciplina la licitazione, «e dunque una procedura di affidamento, che è riservata allo Stato, quale istituto rientrante nella tutela della concorrenza». Espone la difesa dello Stato, in proposito, «che l’espressione “licitazione” non appartiene più al linguaggio comunitario e nazionale (essendo sostituita dalla denominazione “procedura ristretta”), e che il diritto nazionale a maggior tutela della concorrenza impone che nella procedura ristretta siano invitate tutte le imprese che ne fanno richiesta, e non solo quelle scelte dalla stazione appaltante, come dispone, invece, la legge provinciale, che dunque garantisce una minore soglia di tutela della concorrenza». L’art. 35 della legge n. 10 del 2008 sostituisce l’art. 33 della legge prov. n. 26 del 1993 e disciplina la procedura negoziata, consentendola in un maggiore numero di casi rispetto alla legislazione statale. L’intera disposizione, riguardando una procedura di affidamento, invaderebbe la materia tutela della concorrenza, oltretutto dando a quest’ultima una minore tutela, e sarebbe, perciò, incostituzionale. L’art. 36 della legge n. 10 del 2008 introduce l’art. 33-bis, della legge prov. n. 26 del 1993. La norma sarebbe incostituzionale in quanto disciplina il dialogo competitivo, che costituisce una procedura di affidamento, come tale rientrante nella tutela della concorrenza riservata allo Stato. L’art. 37 introduce l’art. 33-ter della legge prov. n. 26 del 1993 e disciplina l’accordo quadro, che costituisce, anch’esso, una procedura di affidamento, come tale rientrante nella tutela della concorrenza riservata allo Stato. Inoltre, ad avviso del ricorrente, «la legge provinciale consente l’accordo quadro in un numero indefinito di casi, lasciati, con norma in bianco, al futuro regolamento provinciale, laddove l’art. 59 del d.lgs. n. 163 del 2006 limita l’accordo quadro, nel campo dei lavori, ai soli lavori di manutenzione, a maggior tutela della concorrenza». L’intero articolo, pertanto, sarebbe incostituzionale. L’art. 38 introduce l’art. 33-quater della legge prov. n. 26 del 1993 e disciplina l’asta elettronica, che costituisce una procedura di affidamento, come tale rientrante nella materia tutela della concorrenza riservata alla potestà legislativa dello Stato. L’intera disposizione sarebbe, quindi, incostituzionale. Inoltre, deduce la difesa erariale, l’asta viene disciplinata anche con riferimento ai servizi, oltre che ai lavori, laddove lo statuto non attribuisce alla legge provinciale competenza in ordine agli appalti di servizi. Gli articoli da 39 a 44, nel sostituire gli artt. 34, 35, 36 e 37 e nell’introdurre gli artt. 34-bis e 34-ter nella legge prov. n. 26 del 1993, disciplinano i soggetti ammessi alle gare e i requisiti di partecipazione. Tali istituti, secondo la giurisprudenza costituzionale, rientrerebbero nella tutela della concorrenza e sarebbero perciò riservati allo Stato. Le disposizioni in esame, pertanto, sarebbero incostituzionali. Lo stesso, secondo il ricorrente, dovrebbe valere in ordine all’art. 47 della legge prov. n. 10 del 2008, che modifica l’art. 41, commi 2, 3 e 5 della legge prov. n. 26 del 1993. Detta norma sarebbe incostituzionale in quanto disciplina i controlli sui soggetti ammessi alle gare e i requisiti di partecipazione, istituti che, secondo la giurisprudenza costituzionale rientrano nella materia tutela della concorrenza, riservata alla potestà legislativa statale. L’art. 45, nel modificare l’art. 39 della legge prov. n. 23 del 1993, disciplina i criteri di aggiudicazione, così incidendo su profili rientranti nella tutela della concorrenza, in quanto tali riservati alla potestà legislativa statale. In particolare, per le suddette ragioni, sarebbe da ritenere illegittimo l’art. 45, comma 1, lettera a), della legge prov. n. 10 del 2008, che sostituisce l’art. 39, comma 1, lettera b), della legge prov. n. 26 del 1993, quanto alle parole: «determinata in base a una pluralità di elementi, variabili secondo la natura, le caratteristiche e l’oggetto del contratto, definiti dal regolamento di attuazione; l’amministrazione committente indica nel bando di gara o nell’invito gli elementi di valutazione e i rispettivi pesi oppure, se questo è impossibile per ragioni debitamente motivate, l’ordine decrescente d’importanza loro attribuita». L’art. 46 inserisce l’art. 40-bis nella legge prov. n. 26 del 1993 e «disciplina le fasi dell’aggiudicazione e stipulazione, e riguarda la sequenza “procedura di evidenza pubblica” che rientra nella tutela della concorrenza». Disciplinando la forma del contratto, lo stesso articolo invaderebbe anche la materia dell’ordinamento civile. L’art. 48 sostituisce l’art. 42 della legge prov. n. 26 del 1993 , e disciplina il subappalto. La diposizione sarebbe incostituzionale in quanto invaderebbe le materie ordinamento civile e ordine pubblico, riservate allo Stato. L’art. 53 sostituisce l’art. 46-ter della legge prov. n. 26 del 1993 , e reca la disciplina economica del rapporto contrattuale. Lo stesso, perciò, inerisce alla fase di esecuzione del contratto e dunque sarebbe incostituzionale poiché invade la materia ordinamento civile. L’art. 55 sostituisce l’art. 49 della legge prov. n. 26 del 1993 , e reca la disciplina della concessione di lavori pubblici. Secondo il ricorrente «si tratta della definizione e descrizione di uno dei tipi contrattuali in materia di lavori pubblici, si ricade pertanto nella materia della tutela della concorrenza riservata allo Stato». L’intera norma sarebbe, quindi, incostituzionale. L’art. 56 sostituisce l’art. 50 della legge prov. n. 26 del 1993 , e disciplina la pubblicità delle procedure di affidamento delle concessioni. Si ricadrebbe nell’istituto delle procedure di affidamento che rientra nella materia della tutela della concorrenza, riservata allo Stato.