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Ai sensi della lettera a ) il Governo è chiamato a integrare la disciplina delle associazioni e fondazioni, ad esclusione delle fondazioni di origine bancaria, apportando i necessari coordinamenti con la disciplina del terzo settore e nel rispetto della libertà associativa, con particolare riferimento alle procedure per il riconoscimento, ai limiti allo svolgimento di attività lucrative e alle procedure di liquidazione degli enti. Si tratta di un intervento, la cui necessità consegue alla parziale attuazione della delega contenuta nella legge n. 106 del 2016 e in particolare alla mancata attuazione della delega ivi contenuta "per la revisione della disciplina del titolo II del libro I del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute". Il criterio di delega di cui alla lettera b ) riguarda la stipulazione di accordi tra nubendi, coniugi nonché parti di una programmata o costituita unione civile, volti a regolamentare i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell'eventuale crisi del rapporto, nonché i criteri per l'indirizzo della vita familiare e per l'educazione dei figli, salvaguardando comunque le norme imperative, i diritti fondamentali della persona umana, l'ordine pubblico e il buon costume. Attraverso la stipulazione di tali accordi si intende ampliare pertanto il contenuto delle convenzioni matrimoniali già disciplinate dal codice civile. La possibilità di stipulare accordi in previsione dell'eventuale crisi del rapporto consente di colmare una lacuna - molto sentita sul piano sociale - del nostro ordinamento, nel quale tali tipologie di accordi, sia patrimoniali che personali, sono reputati nulli. La delega fissa il criterio direttivo del rispetto, oltre che delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell'ordine pubblico e del buon costume, così consentendo di preservare in primo luogo l'indisponibilità dello status coniugale o di parte di unione civile e di limitare la regolamentazione convenzionale ai diritti disponibili, escludendo altresì limitazioni dei diritti fondamentali della persona, una volta venuto meno detto status , per lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dell'unione civile. Puntuali criteri di delega sono dettati poi, dalle lettere da c ) a e ) con riguardo alla materia delle successioni. In base al principio di delega di cui alla lettera c ) il Governo è chiamato ad intervenire nell'ambito dei diritti riservati ai legittimari, nel senso di consentire la trasformazione della quota del patrimonio ereditario riservata ai legittimari in una quota del valore del patrimonio ereditario al momento dell'apertura della successione, garantita da privilegio speciale sugli immobili che ne fanno parte o da privilegio generale sui beni mobili che costituiscono l'asse ereditario in caso di mancanza di beni immobili. L'intento legislativo è quello di trasformare l'attuale legittima in natura in "legittima in valore": il relativo diritto è configurato come diritto di credito, assistito da garanzia reale. Si vuole in tal modo agevolare la circolazione degli immobili e in particolare di quelli di provenienza donativa assoggettabili all'azione di riduzione e di favorire l'accesso al credito garantito da ipoteca su tali immobili. Il criterio di delega di cui alla lettera d ) riguarda i patti successori; in base ad esso il legislatore delegato è chiamato a modificare la normativa vigente, prevedendo la possibilità di stipulare patti sulle successioni future che consentano di devolvere specifici beni del patrimonio ereditario a determinati successori specificamente indicati, nonché di rinunciare irrevocabilmente, da parte di soggetti successibili, alla successione generale o a particolari beni, ferma restando l'inderogabilità della quota di riserva prevista dal codice civile. Si vuole quindi, da un lato, consentire la conclusione di patti successori istitutivi (pur se limitatamente alla devoluzione di beni del patrimonio ereditario specificamente individuati e in favore di successori indicati) e, dall'altro, eliminare il divieto di patti successori rinunciativi (anche in questo caso facendo però salva l'inderogabilità della quota di riserva). La lettera e ) delega il Governo ad introdurre misure di semplificazione ereditaria, in conformità al certificato successorio europeo. E' appena il caso di ricordare che il Certificato successorio europeo, di cui al Regolamento (UE) n. 650/2012 , è nato con lo scopo di armonizzare le regole delle successioni transfrontaliere, data la disomogeneità di norme che regolano la competenza, le leggi applicabili e la varietà delle autorità coinvolte; esso è destinato a essere utilizzato dagli eredi, dai legatari che vantano diritti sulla successione e dagli esecutori testamentari o amministratori dell'eredità che, in un altro Stato membro, hanno necessità di far valere la loro qualità o di esercitare, rispettivamente, i loro diritti di eredi o legatari e/o i loro poteri come esecutori testamentari o amministratori dell'eredità. In Italia tale Regolamento ha trovato concreta applicazione in virtù dell'art. 32 della legge 30 ottobre 2014, n. 161 , il quale, in particolare, individua nel notaio l'organo competente a rilasciare il Certificato successorio europeo. In base al principio di delega di cui alla lettera f ) il Governo è chiamato ad intervenire in materia di contratti, per quanto riguarda in particolare l'obbligo della parte di comunicare nel corso delle trattative per la conclusione del contratto, informazioni di cui sia venuta a conoscenza e che siano determinanti per il consenso. Tale previsione è volta a colmare una riconosciuta lacuna dell'attuale sistema codicistico della responsabilità precontrattuale. Inoltre la tipizzazione normativa dell'obbligo inderogabile di comunicare un'informazione di rilievo determinante per il consenso, quando la controparte la ignori e abbia fatto necessario affidamento sulla lealtà della controparte consentirebbe di superare, rispetto allo scambio di informazioni tipico della fase prodromica alla formazione del contratto, le permanenti incertezze, dottrinali e giurisprudenziali, sull'ampiezza interpretativa e applicativa dell'articolo 1337 del codice civile, nel doveroso bilanciamento dell'obbligo di informare e dell'onere di informarsi. Ad un'ulteriore lacuna è chiamato a porre rimedio il Governo in base al criterio di delega di cui alla lettera g ). In base ad esso il Governo è delegato a disciplinare i casi in cui le pratiche commerciali ingannevoli, aggressive o scorrette determinano l'invalidità del contratto concluso, colmando una lacuna dell'apparato rimediale risultante dall'attuale rapporto tra la disciplina del codice civile e la disciplina del codice del consumo. Quest'ultima disciplina non dispone in merito ai rimedi contrattuali esperibili dal singolo consumatore, vittima di una pratica commerciale scorretta. Il criterio di delega si propone quindi di fornire al consumatore o comunque alla parte contrattuale che si trovi in una situazione di asimmetria " di fatto" un rimedio di natura contrattuale per reagire alla pratica negoziale scorretta. Tale rimedio è individuato nella invalidità del contratto concluso. Restano salvi gli strumenti già contemplati a legislazione vigente: dagli strumenti preventivi di tutela affidati all'Autorità garante della concorrenza e del mercato alle forme di tutela collettiva di cui agli articoli 139 e seguenti del codice del consumo, ai rimedi civilistici ordinari.