[pronunce]

a) «che non spetta al Governo sottrarre al controllo preventivo di legittimità di competenza della Corte dei conti i suoi atti amministrativi» - nel caso di specie gli atti di governo emanati dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Consiglio dei ministri o dal singolo ministro - secondo quanto dispone l'art. 3, comma 1, della legge n. 20 del 1994; b) che spetta alla Corte dei conti, in base all'art. 100, secondo comma, della Costituzione, il controllo sugli atti del Governo elencati dal citato art. 3, comma 1, della legge n. 20 del 1994; c) l'illegittimità dell'invasione delle attribuzioni della Corte dei conti, determinata dall'approvazione ed emanazione dell'art. 9, comma 7, del decreto legislativo n. 303 del 1999. Conseguentemente, la Corte dei conti chiede alla Corte costituzionale: a) di annullare tale ultima disposizione, nella parte in cui dichiara non applicabile, ai decreti previsti negli artt. 7, 8 e 9 dello stesso decreto legislativo n. 303, la disciplina di cui all'art. 3, commi 1, 2 e 3, della legge n. 20 del 1994 e la disciplina di cui all'art. 17 della legge n. 400 del 1988; b) di dichiarare l'inefficacia del d.P.C.m. 4 agosto 2000 e del d.P.C.m. 12 settembre 2000, per mancato conseguimento del visto al termine del procedimento di controllo preventivo di legittimità previsto dall'art. 100, secondo comma, della Costituzione. 5. — Si è costituito in questo secondo giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, depositando una memoria nella quale si riproducono - «dato il carattere reiterativo del ricorso» - le argomentazioni svolte nell'atto di costituzione relativo al precedente conflitto. 6. — La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibili entrambi i conflitti, rispettivamente, con l'ordinanza n. 573 del 2000 e con l'ordinanza n. 38 del 2001. 7. — In prossimità dell'udienza, l'Avvocatura generale dello Stato, in rappresentanza del Presidente del Consiglio dei ministri, ha depositato, in riferimento a entrambi i conflitti, una «memoria unica» nella quale richiede che essi siano dichiarati inammissibili o infondati. 7.1. - Dopo aver riassunto i termini dei due ricorsi, l'Avvocatura dello Stato afferma che - avendo il Presidente della Corte dei conti sollevato i conflitti sulla base dei poteri conferitigli da due deliberazioni della Sezione del controllo - non è chiaro se questi sono stati proposti dalla Corte dei conti nella sua unità istituzionale quale titolare del potere di controllo, ovvero nell'esercizio delle funzioni di controllo preventivo. Le citate delibere - prosegue l'Avvocatura dello Stato - sembrano impostare il conflitto in termini di menomazione delle funzioni di controllo preventivo dipendente da un comportamento omissivo (la mancata sottoposizione al controllo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri). Poiché tale omissione trova fondamento in una norma di rango primario, contro quest'ultima i ricorsi risultano formalmente rivolti, «in via principale». Ipotizzando che i conflitti trovino origine nell'esercizio, da parte della Corte dei conti, delle proprie funzioni di controllo preventivo, il resistente richiama la giurisprudenza costituzionale in materia, dalla quale desume la non configurabilità, nell'adempimento di tali funzioni, di un «incidente di costituzionalità» sull'atto legislativo posto a fondamento dell'atto sottoposto al controllo. 7.2. - L'Avvocatura dello Stato dubita inoltre dell'interesse al ricorso della Corte dei conti. Questa infatti avrebbe esercitato la funzione di controllo nel modo «più ampio», sia sul piano della legittimità che su quello dell'opportunità, mediante il parere delle Sezioni riunite sullo schema del d.P.C.M. che disciplina l'autonomia finanziaria e la contabilità della Presidenza del Consiglio dei ministri, parere nel quale non sono stati sollevati dubbi relativi alla lesività ed illegittimità del decreto legislativo n. 303 del 1999 o del decreto presidenziale. 7.3. - Nel merito, con riferimento alla lamentata violazione dell'art. 76 della Costituzione, il resistente rileva che la legge di delega considera contestualmente ma in modo autonomo la Presidenza del Consiglio e i ministeri, operando una netta distinzione dei rispettivi modelli in funzione delle diverse esigenze cui rispondono. Da un lato la legge di delega lascerebbe al legislatore delegato la scelta riguardo ai ministeri da istituire, fondere o sopprimere, dall'altro promuoverebbe una razionalizzazione dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri che, coerentemente con l'art. 95 della Costituzione, avrebbe come obiettivo il potenziamento delle autonome funzioni di coordinamento e di direzione della politica generale del Governo spettanti al Presidente. Prosegue l'Avvocatura dello Stato affermando che la Presidenza del Consiglio dei ministri si differenzia dai ministeri - strutture burocratiche dotate di propria competenza e di funzioni di gestione relative ad interessi pubblici di settore - perché è un organismo meramente servente, strumentale all'esercizio delle funzioni costituzionali di cui è titolare l'organo Presidente del Consiglio. Mentre l'attribuzione delle funzioni (che possono o meno essere costituzionalmente necessarie) ai ministeri è rimessa alla legge ordinaria, la Presidenza - ad avviso dell'Avvocatura - è un organismo costituzionalmente necessario, funzionalmente volto ad assicurare l'autonomia dell'esercizio delle funzioni presidenziali. L'art. 95 della Costituzione, nel disporre che sia la legge a provvedere all'ordinamento della Presidenza del Consiglio, demanderebbe ad essa di assicurare al Presidente del Consiglio la struttura necessaria per l'efficiente e autonomo esercizio delle sue funzioni. Le finalità della legge di delega, che espressamente richiama la citata disposizione costituzionale, sono, secondo l'Avvocatura dello Stato, il potenziamento delle autonome funzioni presidenziali e la garanzia, per la Presidenza del Consiglio, dell'autonomia organizzativa, regolamentare e finanziaria, al riparo da ingerenze esterne, «come avviene per le amministrazioni degli altri organi costituzionali». Il decreto legislativo n. 303 del 1999, pertanto, in coerenza con la legge di delega, avrebbe inteso dare piena attuazione all'art. 95 della Costituzione, disciplinando la Presidenza del Consiglio quale «struttura di avvalimento» per l'esercizio delle funzioni presidenziali. Ad avviso del resistente, «in piena coerenza con le finalità che hanno determinato la delega», il decreto legislativo n. 303 del 1999: a) ha lasciato inalterato il regime dei controlli sui provvedimenti - conseguenti a deliberazione del Consiglio dei ministri - elencati nell'art. 3, comma 1, lettera a), della legge n. 20 del 1994, che individuano l'area delle attribuzioni della Corte dei conti costituzionalmente previste in materia di controllo preventivo;