[ddlpres]

In particolare, il presente disegno di legge mira a introdurre idonei e già validati strumenti organizzativi affinché le banche di credito cooperativo possano adottare, in alternativa al gruppo bancario, e nel rispetto di determinati requisiti patrimoniali e reddituali, un diverso modello organizzativo che, similmente alle imprese di investimento, sia più aderente alle loro specifiche dimensioni, alle attività svolte e ai rischi sul sistema finanziario. Specificatamente, i principali profili oggetto di intervento riguardano i seguenti aspetti: a) permettere l'applicazione della disciplina delle banche « meno significative », in modo da arricchire il quadro normativo vigente che riconosce la possibilità di esercitare l'attività bancaria in forma di credito cooperativo esclusivamente aderendo a un gruppo bancario cooperativo (fatta salva l'eccezione prevista dall'articolo 37- bis , comma 1- bis del TUB per le BCC aventi sede nelle province autonome di Trento e di Bolzano). Ciò comporta l'esistenza di una posizione dominante della capogruppo rispetto alle singole banche di credito cooperativo e il discendente consolidamento dei dati contabili delle BCC aderenti al gruppo, con la conseguenza di essere considerate un unico soggetto economico bancario che, in quanto tale e per il superamento dei limiti previsti per le banche cosiddette significative , le assoggetta alla disciplina europea per la vigilanza, così come previsto per le banche di dimensioni grandi e complesse. In questo modo, le BCC sono destinate a snaturare la loro funzione economico-sociale a vocazione essenzialmente locale e mutualistica, soprattutto laddove dovessero essere richiesti ulteriori aumenti nel prossimo futuro dei requisiti di capitale per i gruppi bancari cooperativi, classificati come significativi, e per gli enti di « rilevanza sistemica sul piano nazionale » (con conseguente assoggettamento al relativo buffer di capitale aggiuntivo). Per queste ragioni, in alternativa al gruppo bancario cooperativo, si introduce un nuovo modello organizzativo, ovvero l'« aggregazione bancaria cooperativa ». Tale opzione, ove scelta dalle BCC, permetterebbe di conservare i presidi di stabilità del sistema delle BCC e, allo stesso tempo, di evitare l'applicazione della disciplina prevista per le banche significative, con evidenti ed ineluttabili vantaggi in termini di riduzioni di costi, di regolamenti e di miglioramenti dell'efficienza; b) consentire l'applicazione del principio di proporzionalità sancito dall'ordinamento europeo (articolo 5 del Trattato sull'Unione europea), non contemplato nel 2016 allorquando il legislatore ha introdotto la disciplina dei gruppi bancari, diversamente da quanto, invece, avvenuto recentemente nel citato atto del Governo n. 287 con riferimento alle imprese finanziarie. Secondo il nuovo dettato europeo l'onere della regolazione e supervisione (in termini di costi di conformità e di applicazione) deve essere commisurato alla dimensione e alla tipologia di operatività e di rischio. Nel rispetto di questo principio, la regolamentazione europea, al fine di porre rimedio alla carenza di proporzionalità nella regolamentazione bancaria e finanziaria, ha introdotto la nozione di « enti piccoli e non complessi » (articolo 4, paragrafo 1, numero 145, del regolamento (UE) n. 575/2013) e ha previsto una disciplina semplificata in tema di misure di riduzione del rischio e obblighi segnaletici e di informativa (« considerando » 6 e 7 del regolamento (UE) n. 2019/876 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2019). L'Unione europea ha preso così atto che il precedente approccio si poneva in contrasto con il principio sovraordinato di proporzionalità, sottoponendo le banche di minore dimensione e complessità a oneri eccessivamente gravosi, non giustificati dai rischi da queste assunti per la stabilità del sistema. La presente proposta di modifica normativa, pertanto, intende consentire alle banche di credito cooperativo, che non pongono significativi rischi per il sistema in ragione della loro ridotta dimensione ed attività di intermediazione del credito, di avvalersi delle opportunità introdotte dal nuovo approccio europeo. In questa prospettiva, l'introduzione della disciplina dell'aggregazione bancaria cooperativa nel quadro giuridico italiano, alternativa al gruppo bancario cooperativo, consente, da una parte, di evitare il configurarsi di una posizione di influenza dominante riconducibile all'ente gestore, dall'altro riconosce autonomia gestionale alle singole banche di credito cooperativo. In questa prospettiva, l'ente gestore assume una funzione di indirizzo e di garanzia istituzionale. Segue la decadenza dall'obbligo di redigere il bilancio consolidato delle banche aderenti nonché dagli obblighi a cui sono sottoposte le banche significative. Riconoscere alle singole BCC i requisiti per essere considerate « enti piccoli e non complessi » (con « attivi inferiori o pari a 5 miliardi di euro »), significa concedere loro la possibilità di avvalersi della legislazione europea, con conseguente riduzione degli oneri e adempimenti, in conformità alla normativa prudenziale che assicura l'adeguato monitoraggio dei rischi e la stabilità delle banche aderenti, oltre a consentire di rafforzare la loro stessa efficienza operativo-strategica; c) disciplinare l'istituzione dell'aggregazione bancaria cooperativa e prevedere un sistema di garanzia, ispirandosi ai sistemi di tutela istituzionale già operanti con successo in altri Paesi europei (Austria, Spagna e, soprattutto Germania) e recentemente anche in Italia, nelle province autonome di Trento e di Bolzano, dove la stessa Banca d'Italia ha espresso un giudizio positivo sul modello aggregativo del sistema di tutela istituzionale, autorizzando la costituzione del Raiffeisen Südtirol IPS. L'istituzione dell'aggregazione bancaria cooperativa risulta conforme al contesto delle stesse regole europee, con particolare riguardo al regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013, e al regolamento (UE) n. 468/2014 della Banca centrale europea, del 16 aprile 2014, che non pongono vincoli in subiecta materia al legislatore nazionale. Specificatamente, si vuole consentire all'aggregazione bancaria cooperativa di costituire una fattispecie di fondo di tutela istituzionale, ai sensi dell'articolo 113, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 575/2013, volto a rafforzare e definire i presidi minimi previsti dal legislatore europeo. Il disegno di legge in esame, pertanto, si pone l'obiettivo di estendere a tutte le banche di credito cooperativo italiane l'alternativa tra gruppo bancario cooperativo e aggregazione bancaria cooperativa. La conseguente disciplina dell'aggregazione bancaria cooperativa prevede, comunque, un adeguato livello di garanzie comuni, coesione organizzativa e presidi di legalità condivisi, senza però che l'ente gestore eserciti l'attività di direzione e coordinamento sulle singole banche di credito cooperativo aderenti. In tal modo vengono recuperati, a livello di norma primaria, molti degli aspetti fondamentali che caratterizzano l'IPS Raiffeisen, già autorizzato dall'Organo di vigilanza della Banca d'Italia. Le banche di credito cooperative che fanno parte dell'aggregazione bancaria cooperativa