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dal rifinanziamento degli ammortizzatori sociali al pacchetto di aiuti per le partite IVA, alle risorse per gli albergatori e i luoghi della cultura, per i lavoratori termali, per lo sport dilettantistico, per l'agricoltura, per i Vigili del fuoco, nonché il fondo importantissimo per garantire il funzionamento degli enti locali. Signor Presidente, questi miliardi rappresentano un'ulteriore tappa per garantire la tenuta sociale e per accompagnare il nostro sistema produttivo nel dopo pandemia. Conosciamo tutti la gravità della situazione e sappiamo che questo non sarà l'ultimo intervento, che presto sarà necessario un altro scostamento di bilancio e che siamo dentro un percorso che rinnova continuamente le sue sfide. In tal senso, è molto importante l'ordine del giorno di maggioranza che introduce già le questioni che dovranno essere affrontate nella conversazione del decreto sostegni- bis : 100 milioni di ulteriori risorse per sostenere la filiera della montagna, un massiccio intervento a favore dei lavoratori stagionali che non godono più di alcuna forma di ammortizzazione sociale, l'accesso al credito, garanzie moratorie prorogate a fine anno per le imprese, il credito di imposta sul canone di locazione, l'esenzione degli oneri contributivi per la cultura e lo spettacolo, la riduzione della Tari per le imprese. Mi auguro che tutto questo rientri nella cornice di una revisione dei periodi di cui dicevo prima, ma spero anche che si avvii una riflessione su quella che sarà la nostra economia una volta usciti dalla pandemia. Questi quattordici mesi hanno scosso le fondamenta del nostro sistema economico, portando alla luce limiti e ritardi, ma in molti casi anche una grande capacità di resistenza e di adattamento alla nuova fase. Sarebbe però un errore ritenere la pandemia come una parentesi. Siamo in un salto d'epoca, che apre a sfide inedite, come ha ben compreso l'Unione europea con le missioni legate al piano, e che richiederà anche un salto nel pensare il mondo del lavoro e il sistema produttivo. Uscire dalla pandemia - cito il presidente Draghi - non sarà come riaccendere la luce; alcune attività economiche dovranno cambiare, anche radicalmente. Per questo bisognerà lavorare sul binomio flessibilità-sicurezza sociale, rendendo, da un lato, più dinamico il mercato del lavoro e, dall'altro, rafforzando gli ammortizzatori sociali. Dovremo cioè immaginare un campo più agile dentro un perimetro dove continua a farsi sentire la presenza dello Stato. Dovremo cioè definire con sempre maggiore chiarezza il modello di Paese verso cui vogliamo tendere partendo, e non finendo, dai progetti del recovery fund . Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie al provvedimento. (Applausi) . CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, in verità non riesco ad esprimere giubilo, come alcuni interventi che ho ascoltato su questo provvedimento, se non a condizione che da ora in poi noi tutti qui si lavori per la crescita. Oggi, grazie al Governo Draghi e alla campagna vaccinale del generale Figliuolo, ci sono le condizioni per lavorare finalmente sulla crescita economica e sullo sviluppo, per sviluppare domanda, investimenti pubblici e investimenti privati, ed è esattamente quello che dovrebbe occupare il Parlamento. Ma siamo ancora fermi ai sostegni. Non dico che questo provvedimento non sia importante: sicuramente lo è. Tamponare l'economia, in una fase così difficile, per evitare fallimenti è un presupposto per ripartire; è però un presupposto non sufficiente; è un presupposto semplicemente necessario. È stato quindi sicuramente necessario aiutare le imprese in difficoltà con la cassa integrazione per i dipendenti, con la CIG, ed estendere questi provvedimenti anche alle start-up , come abbiamo fatto in fase di conversione. Così come importante è stato aiutare i settori più colpiti, come il turismo e la ristorazione, cercando di abrogare imposte, tasse, canoni, come abbiamo fatto con il canone RAI, con la prima rata dell'IMU e con l'occupazione degli spazi pubblici. Una misura, quest'ultima, importante nel momento in cui i ristoranti possono partire, possono ricominciare a lavorare per cui devono beneficiare di questa misura. Importante è anche l'intervento sulla montagna. Ho vissuto vari anni in montagna e so che perdere tutta la stagione invernale vuol dire perdere il 90 del fatturato. Per gli alberghi, per gli impiantisti, per i maestri di sci in questo e nel prossimo provvedimento ci sarà molta attenzione. Abbiamo lavorato sui settori finora esclusi dai vari provvedimenti, che del resto sono sempre stati coloro che hanno arricchito i momenti piacevoli della nostra vita: penso al trasporto turistico, alla fiere, alle società sportive dilettantistiche. Penso al tax credit sulla cultura, un settore straordinario che in questa misura ha il seme per poter ripartire. E penso poi alle televisioni locali, che hanno fatto informazione di prossimità, tenendo compagnia alle persone chiuse in casa e rassicurandole. Molti altri settori saranno attenzionati nel prossimo decreto-legge, come abbiamo scritto nell'ordine del giorno presentato come maggioranza e raccomandato al Governo. Quindi sì, ritengo sicuramente che questo sia stato un provvedimento importante, ma non condivido le celebrazioni per due ordini di motivi. Innanzitutto, perché questi due tasselli, il decreto-legge sostegni e il decreto-legge sostegni bis , si collocano in un quadro macroeconomico che resta comunque molto fragile, tutto da ridisegnare e da trasformare secondo quanto abbiamo scritto nel PNRR, ma che è da portare a terra. In secondo luogo, perché 32 miliardi più 40 miliardi sono un indebitamento netto importante e noi non possiamo essere soddisfatti nel dire che volentieri redistribuiamo risorse a debito. Questo è un messaggio culturale che personalmente non condivido, un messaggio di politica economica che dovrebbe essere esattamente il contrario: noi economicamente dovremmo dire che le risorse le generiamo e poi le redistribuiamo. Questa è una condizione data, in cui la politica espansiva è semplicemente obbligata, ma non possiamo compiacercene e nemmeno abituarci. Forse non tutti, ma noi abbiamo molto presente ciò che abbiamo votato nel DEF quindici giorni fa. Il DEF ci ha detto tre cose molto importanti sull'indebitamento netto, sul rapporto debito-PIL e sul PIL. Sull'indebitamento netto ci ha detto che oggi è all'11,8 per cento e che rientrerà nella misura del 3 per cento solo nel 2025, quindi due anni dopo la reintroduzione del Patto di stabilità e crescita. Sappiamo tutti cosa voglia dire questo. Sul rapporto debito-PIL al 159,8 per cento, ci ha detto che, sì, ci sarà un percorso di rientro e che in dieci anni torneremo al livello enorme di rapporto debito-PIL che avevamo prima del Covid-19. Ciò vuol dire che anche tra dieci anni l'Italia non avrà gli strumenti per far fronte a una sicuramente non auspicata, ma comunque da prevedere dal punto di vista economico, nuova crisi. Il DEF ci ha detto, ancora, che terremo sotto controllo il rapporto debito-PIL con la crescita;