[pronunce]

Le menzionate fonti statali perseguirebbero, in modo armonico sull'intero territorio nazionale, «un obiettivo di accelerazione della diffusione delle installazioni di fonti di energie rinnovabili (FER)», riducendo gli ostacoli normativi e non. La legge provinciale oggetto delle censure del ricorrente, pur perseguendo la condivisibile finalità di promozione e di sostegno alla produzione di energia da fonti rinnovabili, oltre che di semplificazione, introdurrebbe tuttavia una disciplina che «si sovrappone, in parte discostandosene, da quella statale». 1.1.- Così delineato il contesto normativo generale in cui si inquadra la legge prov. Trento n. 4 del 2022, il ricorso solleva, anzitutto, censure concernenti l'art. 4, commi 1, 2 e 5, di tale legge provinciale. La disposizione disciplina l'installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e stabilisce che, a tal fine, si considerano «idonee» le aree elencate nell'apposito Allegato B (comma 1); per l'effetto, si consente ivi l'installazione degli impianti anche in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici (comma 2). Il comma 5, inoltre, consente ai comuni, entro certi limiti, di individuare ulteriori aree idonee, utilizzando lo strumento della variante semplificata al Piano regolatore generale (PRG). L'individuazione "aprioristica" delle aree idonee, così compiuta dalla legge provinciale, contrasterebbe tuttavia - secondo il ricorrente - con le previsioni dell'art. 20 del d.lgs. n. 199 del 2021 che, al contrario, impone il coinvolgimento del Ministro della transizione ecologica, del Ministro della cultura e del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, nonché l'intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali). Il contrasto con questa previsione statale «di riferimento» determinerebbe l'illegittimità costituzionale delle norme provinciali impugnate per violazione dell'art. 117, commi secondo, lettera s), e terzo della Costituzione. 1.2.- Oggetto di impugnazione è, poi, l'art. 5 della legge prov. Trento n. 4 del 2022, rubricato «Procedura abilitativa semplificata». Il comma 1 di questa disposizione prevede che gli interventi di installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, con potenza inferiore a determinate soglie, sono assoggettati a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), nell'ambito di una procedura abilitativa semplificata descritta dai successivi commi. In particolare, si prevede che la SCIA, corredata dagli elaborati tecnici per la connessione, redatti dal gestore di rete, venga presentata al comune «almeno trenta giorni prima dell'effettivo inizio dei lavori» (comma 2), onerandosi l'amministrazione di opporre divieto all'inizio dei lavori se, entro il termine di trenta giorni dalla presentazione della SCIA, risulti accertata l'assenza di una o più condizioni dichiarate nella relazione; in mancanza di tale divieto, l'installazione dell'impianto si ritiene assentita (comma 3). Qualora siano necessari atti di assenso, di competenza del comune o di altre amministrazioni, ed essi non siano stati allegati alla SCIA, il comune provvede ad acquisirli d'ufficio ovvero convoca un'apposita conferenza di servizi decisoria (comma 4). La sussistenza del titolo a realizzare l'intervento è provata con la copia della SCIA da cui risultino, oltre alla data di presentazione della stessa SCIA, l'elenco di quanto presentato a corredo del progetto, l'attestazione del professionista e gli atti di assenso eventualmente necessari (comma 5). Il comma 6 fa poi rinvio, per quanto non disciplinato, all'art. 86 della legge della Provincia autonoma di Trento 4 agosto 2015, n. 15 (Legge provinciale per il governo del territorio). Rispetto a tali previsioni, come vigenti al momento della proposizione del ricorso, questo ne censura la «difformità da quanto previsto dal quadro normativo nazionale», richiamando l'art. 6 del d.lgs. n. 28 del 2011, che disciplina un titolo abilitativo diverso dalla SCIA, ossia la procedura autorizzativa semplificata (PAS), caratterizzata «da un regime giuridico differente». La scelta di prevedere la SCIA, in relazione a fattispecie ormai sottoposte a PAS, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., «in quanto espone a rischio i valori della tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali», posto che, «mentre la SCIA viene presentata contestualmente all'inizio dei lavori, la PAS deve essere presentata trenta giorni prima dell'avvio del cantiere dando così modo all'ente locale di intervenire per scongiurare il pregiudizio ai valori sopra indicati e dunque prima dell'inizio dei lavori». Sarebbe, inoltre, violato l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto la disciplina così dettata dalla norma provinciale impugnata «si discosta pericolosamente dal modello procedurale indicato nell'art. 6 del Dlgs n. 28/2011, che rappresenta un principio fondamentale della materia». 1.3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, poi, l'art. 7, commi 1, 2 e 3, della legge prov. Trento n. 4 del 2022, in materia di «interventi di edilizia libera». La disposizione si riferisce all'installazione di impianti solari fotovoltaici e termici sulle coperture delle costruzioni esistenti e ne consente la libera realizzazione «previa comunicazione al comune» e prescindendo dall'«acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso comunque denominati, inclusa l'autorizzazione paesaggistica» (comma 1). Detta previsione, con il comma 2, viene estesa anche «all'installazione, nelle pertinenze delle costruzioni, di impianti solari fotovoltaici e termici a terra con capacità di generazione inferiore alle soglie previste dall'articolo 3, comma 1, per l'applicazione dell'autorizzazione integrata». Si aggiunge, comunque, che «nei centri storici e negli insediamenti storici sparsi gli impianti solari fotovoltaici e termici devono essere installati in modo da minimizzarne la visibilità, con inclinazione identica o coerente rispetto alla copertura nel caso di tetti a falda in aderenza o integrati, e possono essere installati a terra nelle pertinenze delle costruzioni solo in caso di insufficienza o inidoneità della copertura della costruzione medesima» (comma 3). Le norme così riportate, che individuano i tipi di intervento realizzabili in edilizia libera, contrasterebbero con la normativa statale concernente i medesimi interventi, di cui all'art. 7-bis, comma 5, del d.lgs.