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L'ISTAT, nella Comunicazione diffusa il 4 aprile 2018, ha in effetti rettificato le considerazioni espresse nella Nota di aggiornamento, dando conto di alcune revisioni dei dati relativi all'indebitamento netto e al debito per il 2017, dovute in larga parte all'inclusione nelle stime riferite a tali indicatori degli effetti delle operazioni riguardanti le banche in difficoltà. Tali revisioni sono per lo più ascrivibili alla decisione assunta da Eurostat nel parere pubblicato il 3 aprile 2018, che ha fornito indicazioni metodologiche circa il corretto trattamento contabile delle operazioni relative alle banche venete, attribuendo alle stesse un impatto, non solo ai fini del fabbisogno, ma anche dell'indebitamento netto, a differenza quindi di quanto previsto dalla Nota di aggiornamento. Dai dati forniti, risulta che le operazioni relative alle banche in difficoltà hanno determinato nel 2017 effetti anche sull'indebitamento netto per circa 6,3 miliardi, di cui circa 1,6 miliardi derivanti dalle operazioni relative a Monte Paschi di Siena e circa 4,8 miliardi ascrivibili alle operazioni sulle banche venete. La decisione dell'Eurostat ha modificato anche l'impatto sul debito delle operazioni riferite alle banche venete. Tenendo conto di queste modifiche, si prospetta comunque una riduzione progressiva del deficit tendenziale sia in valore assoluto sia in percentuale del PIL, fino a raggiungere un sostanziale pareggio nel 2020 e realizzare un lieve avanzo nell'ultimo anno di previsione. Il miglioramento deriva sostanzialmente dall'incremento dell'avanzo primario, che dovrebbe salire sino ad arrivare al 3,7 per cento del PIL nel 2021. Si prevede, inoltre, che la spesa per interessi si ridurrà dal 3,8 per cento del PIL, registrato nel 2017, al 3,5 per cento nel 2018, per poi stabilizzarsi. Tuttavia, anche in conseguenza delle vicende relative alle banche in difficoltà, la cosiddetta "regola del debito" non appare rispettata in base a nessuno dei tre noti criteri previsti dalla normativa dell'Unione europea. Il miglioramento dell'avanzo primario sconta soprattutto una riduzione dell'incidenza sul PIL delle uscite primarie, in particolare di quelle di natura corrente, data anche la natura a legislazione vigente della previsione. A questo proposito, sta destando un certo allarme nell'opinione pubblica il dato evidenziato nella sezione Analisi e tendenze di finanza pubblica, secondo cui dal 2019 la spesa sanitaria scenderebbe sotto il livello minimo consigliato dall'OCSE, pari al 6,5 per cento del PIL, dato evidenziato anche dal rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nell'audizione del 15 maggio scorso. Nota, incidentalmente, che nella stessa audizione si è evidenziato come il contributo al risanamento del debito delle amministrazioni pubbliche stia avvenendo largamente ad opera delle amministrazioni locali, che per questo motivo stanno incontrando alcune difficoltà nell'assicurare i servizi ai cittadini che ad esse competono. Il quadro economico-finanziario prospettato nel DEF, non avendo natura programmatica, contempla l'aumento delle imposte indirette nel 2019 - e, in minor misura, nel 2020 - previsto dalle clausole di salvaguardia in vigore. Come già avvenuto negli anni scorsi, tale aumento potrà essere sostituito da misure alternative con futuri interventi legislativi che potranno essere valutati dal prossimo Governo. Il DEF aggiorna altresì le previsioni tendenziali relative al saldo strutturale, che si prevede migliorerà progressivamente, passando da una stima di -1,1 per cento nel 2017 a un lieve avanzo nel 2020 (+0,1 per cento), che si mantiene anche nel 2021. A tale proposito, segnala che la Commissione europea stima un saldo strutturale peggiore rispetto al DEF di -0,6 punti di PIL nel 2017, -0,7 punti nel 2018 e -1,6 punti nel 2019. In tutti e tre gli anni incide una diversa valutazione della componente ciclica del bilancio che, secondo la Commissione, è inferiore di 0,6 punti annui rispetto a quanto stimato dal DEF; tale divergenza discende in larga misura dalle diverse metodologie seguite da Governo e Commissione per stimare l' output gap . Pur esprimendo riserve di ordine scientifico su questo criterio, dà atto al Governo di aver proposto e in parte applicato una riforma della metodologia di calcolo meno penalizzante per il Paese. Per approfondimenti su questo tema, rinvia alla relazione sui fattori rilevanti per lo sviluppo del debito pubblico italiano, redatta ex articolo 126 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e pubblicata dal Ministero dell'economia e delle finanze in questo mese. Sul 2018 pesa inoltre una previsione marginalmente più pessimistica della Commissione in merito al saldo complessivo di bilancio - stimato pari a -1,7 punti di PIL per la Commissione e a -1,6 punti secondo il Governo - che si riflette anche sulla sua componente strutturale. Sul 2019 incidono poi la diversa ipotesi sulle clausole di salvaguardia, cui corrisponde un effetto migliorativo sul saldo di 0,7 punti di PIL incluso nelle previsioni del DEF, che nello scenario della Commissione vengono disattivate senza compensazione, e un approccio più cautelativo della Commissione su altre poste di bilancio. Ciò fa sì che l'indebitamento netto risulti complessivamente più elevato rispetto alle stime del DEF di circa 1 punto percentuale di PIL. Rammenta che già lo scorso anno la Commissione europea aveva rilevato che "le condizioni macroeconomiche, sebbene ancora sfavorevoli, principalmente a causa della bassa inflazione, dovrebbero risultare migliorate a partire dal 2016 e non possono più essere considerate come una circostanza attenuante per spiegare il mancato risanamento di bilancio da parte dell'Italia e il forte divario previsto rispetto alla regola del debito (nella configurazione prospettica) per i prossimi anni". La terza Sezione del DEF 2018 reca il Programma nazionale di riforma (PNR) che, in stretta relazione con quanto previsto nel Programma di stabilità, definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delle finanze pubbliche, in coerenza con gli indirizzi formulati dalle istituzioni europee nell'ambito del semestre europeo. In tale ambito sono indicati lo scenario macroeconomico e i prevedibili effetti delle riforme, l'azione del Governo e lo stato di avanzamento delle riforme avviate, in relazione alle raccomandazioni formulate dal Consiglio dell'Unione europea, nonché il quadro degli interventi ricompresi nelle azioni di policy per le politiche di coesione. Sono altresì riportati l'impatto finanziario delle misure del Programma nazionale di riforma, con riferimento a quanto dettagliato negli allegati. Nel Programma nazionale di riforma, a suo avviso, merita particolare attenzione il paragrafo che analizza il tema della riduzione dei crediti deteriorati nel sistema bancario, rilevando positivamente una fisiologica ripresa dello smaltimento, associata alla generale ripresa della crescita economica. Ritiene, tuttavia, che si debba esercitare attenzione nel non impartire un eccessivo impulso a questo processo, in particolare valutando eventuali inviti in tal senso che dovessero giungere da organismi europei.