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in effetti, forse sono diminuiti da noi, ma la medaglia è che sono aumentati i detenuti rifugiati nelle carceri libiche, sia private che pubbliche, tutte persone sottoposte a stupri e torture e lo sapete benissimo come me. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU) . Non mi dite che gli avete salvato la vita: li avete solo consegnati a dei torturatori, cosa di cui siete coscienti e consapevoli. Quindi, signori del Governo, se vogliamo evitare un'altra saga francamente poco dignitosa per i cittadini di questo Paese - spero bene che non si ripeta - fate scendere quei cinquanta migranti e non teniamoli altri cinque o sei giorni in balia delle onde. SANTANGELO , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Sono scesi. BONINO (Misto-PEcEB) . Sono scesi? Fantastico, fantastico, ci voleva questa prova di forza. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani) . Ma non aveva detto di arrestarli tutti? Anzi, proprio il Vice Presidente del Consiglio aveva detto: «Se lo scordino, sul territorio italiano non scenderanno mai». È un «mai» un po' relativo, visto che fortunatamente è caduto dopo ventiquattro ore. Facciamo quindi una politica un po' più seria, un po' più ragionata, di integrazione degli irregolari che abbiamo. Smettiamola di foraggiare dittatori di tutte le stampe e risme. E lei, signor Vice Presidente del Consiglio, vada a difendersi nel processo come succede a milioni di cittadini italiani; non usi il privilegio di esserne esentato, perché questo è solo davvero un privilegio e parla qualcuno che, nella difesa dello Stato di diritto, non ha mai ceduto da nessuna parte ad alcun tipo di giustizialismo, ed è garantista per storia, cultura, per vita, per lotte, dal caso Tortora in poi. Non c'è niente di tutto questo nelle mie parole: c'è solamente il rispetto della legge e, se possibile, anche del buon senso. Grazie. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Falco e Grasso) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il voto che siamo chiamati a esprimere non riguarda solo la sorte del ministro Salvini e non è neanche un semplice scambio di favori e di poltrone tra Lega e MoVimento 5 Stelle: riguarda in modo molto serio e molto drammatico la tenuta delle garanzie democratiche previste dalla nostra Carta costituzionale. Non siamo infatti chiamati soltanto a decidere se negare o meno l'autorizzazione a procedere nei confronti di un Ministro. Siamo piuttosto chiamati con il nostro voto a chiarire quali siano i confini tra l'indirizzo politico e la Costituzione. La posta in gioco, dunque, è molto più alta della sorte di un singolo uomo ed è molto più alta - mi permetto di ricordarlo ai senatori del MoVimento 5 Stelle - della salvaguardia degli equilibri politici all'interno dell'attuale maggioranza o forse dovrei dire alla prosecuzione del sequestro politico dei 5 Stelle da parte della Lega. (Applausi dal Gruppo PD) . Sì, cari colleghi, quello della Diciotti non è l'unico sequestro che aleggia in quest'Aula. Stiamo assistendo ancora una volta, infatti, all'inquietante metamorfosi di una forza politica che era entrata in Parlamento al grido di onestà e che ci appare, oggi, prigioniera di convenienze politiche che la spingono a rinnegare tutto ciò per cui era nata. Ma le italiane e gli italiani, cari colleghi del MoVimento 5 Stelle, vi hanno eletto in Senato illusi dalla vostra falsa promessa di cambiamento e non per scardinare la democrazia costituzionale. I cittadini vedono quello che sta accadendo e sono certa che se ne ricorderanno. Il voto di oggi rappresenta un precedente pericoloso. Il rischio è dimostrare che la politica può tutto, che non esistono limiti al potere della maggioranza, che il Governo può infrangere a suo piacimento valori e principi costituzionali, perfino ponendo in essere condotte di rilevanza penale, come è avvenuto di fronte al porto di Catania; questioni di rilevanza penale, dove fatto vuol dire condotta. E le condotte del ministro Salvini sono state deplorevoli, penalmente rilevanti, in particolare una condotta che ha come elemento soggettivo del reato il voluto ritardo della comunicazione alla Diciotti del porto sicuro attrezzato per lo sbarco e l'accoglienza, come prevedono le convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese. Sta riaccadendo. Sta accadendo, in questi minuti, in queste ore, un fatto analogo, a Lampedusa. Abbiamo assistito al consueto spettacolo, deprimente per un Governo, di direttive impartite via tweet , di rimpalli di responsabilità e, addirittura, la minaccia di far arrestare chi ha rispettato solo la legge del mare, che impone di accogliere a bordo passeggeri di imbarcazioni in difficoltà, trasbordandoli nel più vicino porto sicuro. La posta in gioco in questo nostro voto, colleghi, è l'individuazione dei confini dell'azione di Governo, del punto fino a dove la politica può spingersi per perseguire i propri fini. Questi confini devono essere dettati dai parametri di ragionevolezza e congruità dell'atto e dalla reale difesa della sicurezza nazionale; elementi tutti mancanti nella condotta del Ministro dell'interno; una condotta dettata solo da motivazione e conseguente vantaggio politico: una condotta illecita, perpetrata da un Ministro in perenne campagna elettorale e ripeto in perenne campagna elettorale! (Applausi dal Gruppo PD) . L'articolo 96 della Costituzione e la legge costituzionale n. 1 del 1989 sono molto chiari su questo: la deroga alla giurisdizione è eccezionale e l'immunità del Ministro è guardata con disfavore. Tant'è che il voto parlamentare può solo intervenire per ostacolare il normale iter di giudizio sulla condotta del Ministro da parte del giudice. Come sottolineato da Leopoldo Elia - voglio citare il grande professore Elia - proprio in quest'Aula il 27 gennaio del 1988, quella riforma fu il frutto di una spinta egualitaria, che Elia stesso fece risalire addirittura al grande Tocqueville. Come ogni altro cittadino, il Ministro è soggetto alla giurisdizione e solo in casi eccezionali l'autorizzazione a proseguire il procedimento penale può essere negata; casi eccezionali, che nulla hanno a che vedere con il rapporto fiduciario tra Parlamento e Governo. Come disse sempre Leopoldo Elia, quella delle Camere è una valutazione non sull'operato del Ministro, ma sulla sussistenza degli straordinari presupposti che escludono l'ordinaria competenza della magistratura. Su questo vi voglio sentire: voglio sentire gli interventi dei colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega su questo rapporto tra ordinario e straordinario. Questi presupposti - noi lo sappiamo - sono la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante e il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo: non l'interesse elettorale della Lega e del suo capo Salvini.