[pronunce]

che lo stesso rimettente evoca i medesimi parametri anche sotto altro profilo, sottolineando come le norme denunciate realizzino «una evidente disparità di trattamento tra il conducente di ciclomotori o motoveicoli» e «i conducenti di tutti gli altri veicoli, rispetto alla medesima ratio di salvaguardia dell'integrità fisica» dell'utente della strada, in quanto le misure del sequestro e della confisca non sono previste per chi realizza infrazioni che, al pari di quelle di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del codice della strada, risultano altrettanto idonee a porre in pericolo l'integrità fisica del conducente, quali, in via esemplificativa, il mancato uso della cintura di sicurezza, la guida in stato di ebbrezza o di alterazione da sostanze psicotrope, l'impiego, da parte del conducente di un autoveicolo, di apparecchi telefonici cellulari, o, infine, l'attraversamento della sede stradale sebbene il semaforo emetta la luce rossa; che, infine, viene dedotta anche la violazione degli artt. 24 e 111 della Costituzione; che, quanto al primo parametro, il giudice a quo rileva che la disciplina dettata dalle disposizioni censurate «sottrae a qualsivoglia giudice terzo la comminatoria di una sanzione, ancorché amministrativa», di una tale «gravità economica» da superare, in alcune ipotesi, persino «l'entità di sanzioni pecuniarie previste dalle leggi penali»; che, per il giudice a quo, inoltre, l'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, nello stabilire la possibilità della confisca di un bene «adoperato per commettere una delle violazioni» di cui ai precedenti artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171, presuppone la «volontarietà» dell'illecito, in contrasto «con il principio secondo il quale in materia di sanzione amministrativa è ininfluente l'elemento psicologico»; che è intervenuto in tutti i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo, in via preliminare, l'inammissibilità della questione, ovvero, in subordine, la sua infondatezza; che, secondo la difesa dello Stato, la sanzione della confisca è rivolta a sottrarre la disponibilità di ciclomotori e motoveicoli a coloro i quali, mostrandosi indifferenti all'obbligo di indossare il casco protettivo, hanno realizzato, con il proprio contegno, «una causa di incremento del pericolo di lesioni craniche da circolazione di motocicli»; che, peraltro, anche «il proprietario che autorizzi o tolleri l'uso del motociclo da parte di soggetti che non rispettano l'obbligo in questione» è ragionevolmente sottoposto, dal censurato art. 213, comma 2-sexies, a detta sanzione; che l'applicazione di tale sanzione anche al proprietario del veicolo, difatti, trova la sua ragion d'essere nella circostanza che costui «ha accettato di concorrere all'incremento complessivo del rischio da circolazione e, contemporaneamente, ha rinunciato ad esercitare un controllo personale e diretto sul comportamento del conducente»; che, per la difesa erariale, non può essere ravvisata alcuna violazione del principio di eguaglianza; che, in particolare, priva di fondamento è la censura che tende a stigmatizzare il fatto che la confisca obbligatoria «non sia prevista per violazioni stradali che il giudice rimettente considera più gravi sotto il profilo degli interessi protetti», atteso che la legittimità costituzionale di una sanzione va riconosciuta «qualora sussista una ragionevole coerenza tra la sua misura ed entità e gli interessi protetti dal precetto di cui la sanzione è presidio», che, nella specie, prosegue la difesa erariale, «la prevenzione del rischio individuale e sociale da trauma cranico, specifico e peculiare della circolazione motociclistica, rende ragione sufficiente di una misura intesa a togliere la disponibilità del mezzo specifico della creazione di tale rischio»; che tali rilievi, inoltre, valgono a fugare l'ulteriore dubbio relativo alla dedotta violazione dell'art. 3 della Costituzione, in quanto dimostrano come, nell'applicazione della sanzione, «non abbia alcun rilievo il valore dei motocicli confiscati», posto che attraverso di essa non si «tende a colpire il patrimonio del responsabile, bensì a rimuovere una causa di incremento del rischio di cui si è detto»; che infine, per l'Avvocatura, è da escludere anche l'esistenza di un contrasto con gli artt. 24 e 111 della Costituzione, essendo quella della confisca obbligatoria una «sanzione ampiamente nota all'ordinamento penale e sanzionatorio amministrativo», nonché giustificata dalla «necessità di eliminare le cause materiali di potenziali, ulteriori, lesioni dell'interesse protetto». Considerato che i Giudici di pace di Chioggia, Trapani, Scicli, Caltanissetta, Palermo, Siracusa e Comiso, dubitano – in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, 27 e 42 della Costituzione – della legittimità costituzionale dell'art. 213, commi 2-quinquies (censurato dal solo rimettente di Comiso) e 2-sexies (commi entrambi introdotti dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); che, analogamente, anche il Giudice di pace di Torre Annunziata, con due ordinanze, solleva questioni di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 42 e 111 della Costituzione – degli artt. 171, commi 1 e 2, e 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che, data la connessione esistente tra i vari giudizi, se ne impone la riunione ai fini di una unica pronuncia; che, nelle more del presente giudizio, i commi 168 e 169 dell'art. 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), inseriti dalla relativa legge di conversione 24 novembre 2006, n. 286, hanno, rispettivamente, modificato, l'uno, il testo dell'art. 171, comma 3, del codice della strada, l'altro, il testo del successivo art. 213, comma 2-sexies (norma, quest'ultima, denunciata da tutti giudici rimettenti);