[ddlpres]

Disposizioni per la città metropolitana di Roma capitale. Onorevoli Senatori. -- Il prolungato commissariamento di Roma capitale -- a seguito delle dimissioni, lo scorso ottobre, di ventisei consiglieri -- impone una nuova attenta riflessione sull'ordinamento che il legislatore statale ha voluto definire per la capitale della Repubblica, in attuazione dell'articolo 114 della Costituzione, come modificato dall'articolo 1 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. La norma costituzionale portava a compimento il dibattito parlamentare avviato fin dalla prima legislatura, quando furono presentati diversi progetti di legge sull'assetto ordinamentale della capitale. Per oltre mezzo secolo, la «specialità» della capitale della Repubblica fu segnata -- sul piano normativo -- solo dalla previsione, nella legge 28 febbraio 1953, n. 103, di un contributo statale di parte corrente al comune di Roma, «in relazione alle esigenze derivanti dall'essere la città di Roma sede della Capitale della Repubblica» e, nella successiva legge 15 dicembre 1990, n. 396, di specifici «interventi per Roma, capitale della Repubblica». Per il resto, per promuovere uno sviluppo equilibrato e moderno della città, ci si affidò, con alterni risultati, ai benefici (e alla legislazione di sostegno) dei «grandi eventi»: le Olimpiadi del 1960, i mondiali di calcio del 1990, il Grande giubileo del 2000. Del resto, ben si comprende la difficoltà del Parlamento ad affrontare la «specialità» di Roma, dopo l'orgia retorica del ventennio fascista e alla luce della esperienza del Governatorato, simbolo e in qualche modo «apripista» della compressione di ogni modello di autogoverno locale da parte della dittatura. Nel 2001, con la riscrittura dell'articolo 114 della Costituzione, emergono due importanti novità: sono riconosciute, da un lato, la necessità di un ordinamento «speciale» per la capitale della Repubblica, dall'altro, l'urgenza di un assetto nuovo e più efficace per il governo delle maggiori aree urbane del Paese, con la previsione delle città metropolitane quali «elementi costitutivi» dell'edificio repubblicano, insieme ai comuni, alle province, alle regioni e allo stesso Stato. Anche la concreta istituzione delle città metropolitane era attesa da tempo, almeno dalla legge n. 142 del 1990. In verità, per Roma le due dimensioni -- la «capitalità», che ne fa ovviamente un unicum nel panorama nazionale, e la «metropolitanità», condivisa con le altre grandi città italiane -- si intrecciano in modo inestricabile. Roma ha bisogno di un ordinamento differenziato, perché chiamata ad assolvere compiti e funzioni che riguardano l'intera comunità nazionale (e in qualche misura il mondo intero, per la presenza della Santa Sede e di alcune importanti istituzioni, anche internazionali), ma anche di un modello efficace di governo metropolitano, in quanto perno e snodo di una vasta area abitativa. A ciò si aggiunge che alcune delle sue più importanti e moderne infrastrutture sono necessariamente collocate in territorio extra -comunale e che, da almeno quattro decenni, l'area della vecchia provincia ha assistito ad un progressivo riequilibrio della residenzialità, senza che fosse accompagnato né da un analogo riequilibrio delle opportunità di lavoro o di studio né da un sufficiente potenziamento della mobilità pubblica e privata. Dunque, Roma-capitale della Repubblica (e centro della cattolicità) e Roma-città metropolitana: due volti della stessa realtà territoriale, di cui il legislatore doveva e deve ancora oggi necessariamente tenere conto. Del resto, se c'è un tratto che accomuna tutte le capitali moderne -- in ordinamenti pur tanto diversi tra loro -- è proprio l'essere ad un tempo città «speciali» e città «normali»: speciali, per le funzioni che in esse si esercitano, e per le implicazioni che ne derivano anche sull'ordinario e quotidiano esercizio di compiti amministrativi; normali, per la necessità di assicurare ai propri cittadini servizi di qualità e quantità comparabili a quelli spettanti agli altri cittadini del Paese, in una (appunto) normale dimensione di autogoverno locale. Il legislatore ordinario, dopo la novella costituzionale del 2001, ha tardato a trovare una sintesi tra queste due esigenze, procedendo dapprima con la legge n. 42 del 2009 (legge delega sul federalismo fiscale), poi con alcuni decreti legislativi concentrati sulla «specialità» del comune di Roma, e da ultimo con la legge 7 aprile 2014, n. 56, che finalmente -- sia pure con limiti e forzature -- si è proposta di trarre fuori dalle secche, ormai quindicennali, la rotta delle città metropolitane. Alla città metropolitana di Roma capitale l'articolo unico della legge n. 56 del 2014 riserva i seguenti tre commi: «101. Salvo quanto previsto dai commi 102 e 103, la città metropolitana di Roma capitale é disciplinata dalle norme relative alle città metropolitane di cui alla presente legge. 102. Le disposizioni dei decreti legislativi 17 settembre 2010, n. 156, 18 aprile 2012, n. 61, e 26 aprile 2013, n. 51, restano riferite a Roma capitale, come definita dall'articolo 24, comma 2, della legge 5 maggio 2009, n. 42. 103. Lo statuto della città metropolitana di Roma capitale, con le modalità previste al comma 11, disciplina i rapporti tra la città metropolitana, il comune di Roma capitale e gli altri comuni, garantendo il migliore assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli organi costituzionali nonché delle rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri, ivi presenti, presso la Repubblica italiana, presso lo Stato della Città del Vaticano e presso le istituzioni internazionali». Pur non essendo questa la sede per esaminare i pregi e i difetti della citata legge, si ritiene opportuno evidenziare la coerenza dei tre commi appena richiamati: con il comma 101, si riconosce che Roma è (anche) una città metropolitana, e condivide le difficoltà, le necessità e le speranze delle altre maggiori aree urbane del Paese; con il comma successivo, si ricorda che, a norma dell'articolo 114 della Costituzione, il legislatore statale ha il diritto-dovere di disciplinare in modo appropriato l'ordinamento di Roma per quanto riguarda la sua «unicità» di capitale (lo ha già fatto, con i decreti legislativi attuativi della legge n. 42 del 2009, e evidentemente lo potrà fare ancora); infine, con il comma 103 si richiamano tutti gli enti locali del contesto metropolitano ad una prova di consapevolezza, perché l'assetto più efficace di una moderna capitale in uno Stato democratico è il frutto della convergente responsabilità delle istituzioni dello Stato e delle istituzioni territoriali (enti locali e regione, beninteso).