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Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, recanti nuova disciplina delle imposte sui redditi delle persone fisiche e delle società. Onorevoli Senatori. -- L'Italia sta subendo con grande evidenza dal 2008 in poi le ricadute di una crisi economico-finanziaria di portata mondiale che ha letteralmente messo in ginocchio l'economia del nostro Paese con effetti devastanti sull'occupazione, sulla produzione interna e sulle esportazioni. Il prodotto interno lordo è calato per effetto della recessione mondiale, ma il permanere di un segno negativo è da ricercare anche nelle politiche errate o insufficienti a riattivare la domanda interna ed estera da parte del Governo. Nel corso degli ultimi anni, infatti, abbiamo sperimentato come unico modello di bilancio pubblico l'inasprimento fiscale a livello nazionale e locale, accompagnato da continui tagli lineari alla spesa ricaduti sui servizi primari al cittadino, ottenendo di fatto un'ulteriore contrazione dei consumi, della produzione e dell'occupazione. Una miopia politica inadatta a valorizzare i mestieri, il lavoro creativo, l'artigianato, l'agricoltura, l'attività ittica nazionale, le energie rinnovabili, l'arte, la cultura, di cui il patrimonio artistico è diretta espressione, e le bellezze naturali. Tale incapacità ha bisogno di essere colmata da un forte segnale in senso contrario e opposto, che miri a riattivare rapidamente l'economia italiana e a valorizzare le nostre ineguagliabili risorse. Questo risultato è possibile solo con una drastica e coraggiosa riduzione del peso fiscale diretto sulle persone fisiche o sulle imprese. Per questi motivi proponiamo la modifica della normativa tributaria vigente e l'introduzione di un'unica aliquota fiscale al 15 per cento. Questa proposta, già attuata all'estero, trova solide basi di applicabilità anche in Italia sia perché le ricadute sulla finanza pubblica possono essere colmate da specifici interventi di compensazione e, a regime, dall'emersione dell'economia sommersa, sia perché il sistema tributario proposto nel suo complesso rispetta il criterio di progressività sancito dalla Costituzione. In particolare: 1) la presente proposta di legge rispetta i principi di progressività indicati dal secondo comma dell'articolo 53 della Costituzione, il quale stabilisce che «Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». Il dettato costituzionale indica chiaramente l'esigenza di conformarsi a criteri di progressività dell'imposta lasciando il legislatore libero di trovare la modalità con cui l'imposta risulterà progressiva. Nel caso di specie l'imposta risulterà progressiva grazie all'introduzione di una deduzione fissa paria a 3.000 euro per ciascun contribuente o carico familiare. Il nuovo sistema di deduzioni è così articolato: a) fino a 35.000 euro di reddito familiare hanno diritto alla deduzione tutti i membri del nucleo familiare; b) da 35.000 a 50.000 euro di reddito familiare hanno diritto alla deduzione fiscale solo i carichi familiari; c) a partire da 50.000 euro di reddito familiare si applica l'aliquota del 15 per cento senza alcuna deduzione; 2) i redditi esenti a zero imposizione sono quelli già previsti dalla normativa vigente (redditi esclusivamente da pensione, sotto i 75 anni di età fino a 7.500 euro e sopra i 75 anni di età fino a 7.750 euro; redditi esclusivamente da fabbricati, 500 euro; redditi esclusivamente da terreni, 185,92 euro; redditi da lavoro dipendente, 8.000 euro; redditi da lavoro autonomo, 4.800 euro). Considerazioni sulle coperture delle esigenze di finanza pubblica A livello statale, la base imponibile attuale su cui viene applicata l'imposta diretta per le persone fisiche è di circa 805 miliardi di euro, dai quali vengono esclusi 30 miliardi di oneri deducibili. L'introduzione della deduzione fissa di 3.000 euro per ciascun contribuente e i carichi familiari nelle fattispecie indicate dalla presente proposta di legge raggiungono la cifra di 30 miliardi di euro, che viene così assorbita e compensata dagli attuali oneri deducibili non modificando la base imponibile su cui viene applicata l'imposta unica del 15 per cento e che rimarrebbe dunque di 805 miliardi di euro. Tenuto conto che le entrate tributarie effettive derivante dalle imposte dirette per le persone fisiche (Ire) nell'anno 2013 secondo il Ministero dell’economia e delle finanze sono state di 152 miliardi circa di euro, si può affermare che l'Erario abbia incassato circa il 20 per cento dell'imponibile netto. L'introduzione di un'aliquota fiscale al 15 per cento considerando l'attuale base imponibile (Ire) porterebbe ad una esigenza di compensazione dell'imposta di circa 36 miliardi di euro. L'Ires invece (Imposta sulle società) può contare attualmente su un imponibile netto dichiarato di circa 129 miliardi di euro (ultimi dati ufficiali disponibili Mef 2012), producendo un'imposta netta di circa 35 miliardi di euro. In questo caso l'introduzione dell'aliquota fiscale al 15 per cento considerando l'attuale base imponibile porterebbe ad una esigenza di compensazione di circa 15 miliardi. Allo stato attuale dunque a parità di condizioni si può affermare che l'introduzione di un'unica aliquota fiscale al 15 per cento per persone fisiche e società richiederebbero una compensazione totale di gettito tributario pari a 50 miliardi di euro (35 miliardi relativamente all'Ire, 15 miliardi per l'Ires). Tale mancato gettito sarà comunque compensato in due modi. Il primo avente caratteristica strutturale nel tempo grazie al progressivo aumento della base imponibile e il secondo, una tantum , grazie al «saldo e stralcio» delle posizioni di una specifica fascia di contribuenti in incaglio presso Equitalia e Agenzie delle entrate. Nel primo caso il significativo abbassamento dell'aliquota fiscale porterà all'emersione di operazioni al momento «sommerse» che grazie anche ad una minore e più semplice aliquota impositiva, oltre al forte inasprimento delle sanzioni, non avrebbero più ragione d'essere. Si calcola, infatti, che il sommerso nel nostro Paese si attesti a circa 400 miliardi di euro, un valore generato da milioni di micro illeciti che sottraendosi all'imposizione dello Stato irrorano un tessuto economico parallelo di sopravvivenza senza il quale probabilmente assisteremmo a una vera rivolta sociale. Questo atteggiamento illecito è per lo più dovuto o giustificato con l'eccessiva richiesta impositiva da parte dello Stato che non consente una marginalità sufficiente al contribuente che vede sottrarsi gran parte del frutto della sua attività. La drastica riduzione del carico fiscale costituirebbe, come già ampiamente dimostrato nelle economie dei Paesi che hanno applicato il modello di flat tax , la spontanea emersione delle operazioni illecite consentendo allo Stato di applicarvi l'imposta e quindi di incassare il gettito relativo.