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non lo vivono come un sacrificio bensì come l'opportunità da sempre ricercata». Sulla base delle precedentemente esposte ragioni di carattere istituzionale e costituzionale, in attuazione dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, e sulla base delle sovraesposte motivate argomentazioni di carattere geografico, storico-culturale e socio-economico, a seguito dell'esito straordinariamente positivo del referendum del 30-31 ottobre 2005 nel comune di Lamon, l'approvazione parlamentare del presente disegno di legge, che prevede il distacco del comune di Lamon dalla regione Veneto e la sua aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, nell'ambito della provincia autonoma di Trento. L'attesa dei cittadini di Lamon, affinché la loro volontà popolare sia rispettata, non richiede ulteriori motivazioni, ma la responsabilità che le Camere elette possono e devono assumere, affinché i cittadini di Lamon, che hanno rispettato alla lettera la Costituzione, non vedano minata la propria fiducia nelle istituzioni. Nella XV legislatura, su iniziativa del Ministro dell'interno e del Ministro per gli affari regionali, era stato presentato un disegno di legge costituzionale per realizzare il citato distacco-aggregazione (atto Camera n. 1427). A sua volta, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, con nota dell'11 maggio 2007, prot n. 0061825, intervenendo nel procedimento in sede referente con l'espressione di un parere sugli eventuali costi finanziari di detta variazione territoriale regionale, riteneva che il testo «non comporta effetti finanziari immediati in quanto, come evidenziato nella nota tecnica degli uffici della Commissione Bilancio della Camera dei deputati, viene interamente rimessa alla competenza della regione interessata (il Trentino-Alto Adige) la predisposizione delle misure legislative e/o regolamentari necessarie a garantire la concreta attuazione del disposto del provvedimento», così smentendo dal punto di vista tecnico il parere contrario espresso dalla V Commissione Bilancio della Camera dei deputati sul medesimo disegno di legge. Il suddetto disegno di legge costituzionale d'iniziativa governativa è stato quindi approvato in I Commissione Affari costituzionali il 26 luglio 2007, con mandato al relatore a riferire in senso favorevole all'Assemblea, tuttavia decadendo a seguito dell'intervenuto scioglimento anticipato della XV legislatura. Nella scorsa XVI legislativa, su iniziativa rispettivamente dei deputati Bressa e Dussin sono stati presentati due disegni di legge costituzionale per realizzare il citato distacco-aggregazione (atti Camera nn. 455 e 1698), per i quali la I Commissione Affari costituzionali approvava il 28 ottobre 2008 la procedura del cosiddetto «ripescaggio» di cui all'articolo 107, terzo comma, del regolamento della Camera, deliberando di adottare come testo base per il seguito dell'esame la proposta di legge costituzionale atto Camera n. 1698 e conferendo mandato al relatore a riferire all'Assemblea. Il plenum dell'aula ha iniziato l'esame il 24 ottobre 2012 ma dopo la discussione sulle linee generali della proposta di legge, il giorno seguente, prima di passare alla votazione finale dell'unico articolo, in assenza di emendamenti, il rappresentante del Governo, nella persona del Sottosegretario di Stato all'Interno, ha chiesto che siano «approfonditi i profili di copertura finanziaria della proposta di legge in discussione», nonostante l'esauriente esame, anche di natura tecnica attraverso la Ragioneria generale dello Stato, svolto nella XV legislatura dalla Commissione Bilancio. Indi, benché il Presidente della I Commissione Affari costituzionali avesse argomentato che «il Governo non ha sollevato la questione inerente i profili finanziari del provvedimento in esame nel corso del dibattito in sede referente, giudica possibile rinviare in Commissione la proposta di legge in discussione solo al fine di valutare eventuali problematiche relative alle risorse finanziarie», l'Aula approvava il rinvio del provvedimento in Commissione così negando alla comunità lamonese un voto espresso sull'iniziativa di variazione territoriale regionale intrapresa. Quindi, ad oggi, il predetto disegno di legge costituzionale non è stato votato dall'Assemblea, per quanto la dottrina consolidata in tema di procedura di variazione territoriale regionale, di cui all'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, ritenga che la richiesta del comune interessato, confermata dal referendum , incorpori necessariamente il dovere di una risposta da parte dell'organo al quale essa è in definitiva rivolta, onde evitare che al citato articolo 132 della Costituzione sia attribuita una portata meramente rituale. Perciò se ne deduce che all'istanza di mutamento territoriale del comune debba seguire un'imprescindibile risposta parlamentare, sia essa in senso positivo o negativo, quale contemperamento dell'istanza della collettività locale che chiede il trasferimento regionale e degli interessi unitari, per cui solo muovendo da una concezione di potere «assoluto» del Governo e del Parlamento si potrebbe sostenere che alla richiesta del comune possa succedere il nulla. Del resto, in uno Stato di diritto costituzionale, con una Costituzione pluralistica, il principio fondamentale dei rapporti tra i diversi centri di potere è quello della leale collaborazione, pur nell'ovvio rispetto delle competenze decisorie finali assegnate dalla Costituzione a questo o quell'organo e in tal caso al Parlamento con riferimento al dar seguito o meno all'istanza locale di variazione territoriale. Inoltre, sulla fonte-atto da utilizzare per l’implementazione della variazione territoriale giova da ultimo ricordare che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 66 del 2007, ha chiarito che il distacco e l'aggregazione dei comuni può essere realizzato con legge ordinaria, anche quando siano coinvolte regioni a statuto speciale, in pieno accordo con l'orientamento della dottrina maggioritaria, per la quale si rinvia, fra gli altri, a: M. Pedrazza Gorlero, Commento all'articolo 132 , in G. Branca, A. Pizzorusso (a cura di), Commentario della Costituzione (artt. 128-133) , Bologna-Roma, 1990, p. 143; A. D'Atena, Profili procedurali della migrazione dei Comuni nei territori regionali speciali , in «Giurisprudenza costituzionale», 2007, 2, pp. 661-662; R. Pinardi, Un nuovo « potere » esterno allo Stato-apparato? Promotori di referendum e conflitti interorganici nella procedura di variazione territoriale ex articolo 132, comma 2, Cost. , in «Giurisprudenza costituzionale», 2008, 2, pp. 1179 e ss., nota 27. In materia, da ultimo, la sentenza della Corte costituzionale n. 278 del 2011, punto 33 del Considerato in diritto, pronunciandosi sul caso della costituzione della nuova regione «Principato di Salerno», riprendendo la dottrina consolidata, ha affermato come per il distacco di province e comuni da una regione per l'aggregazione ad un'altra è previsto lo strumento dell'iniziativa ordinaria in luogo di quella costituzionale, richiesta esclusivamente per la creazione di nuove regioni o la fusione di regioni esistenti, in ossequio al disposto dell'articolo 45, quarto comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352.