[pronunce]

In questo senso, la disposizione contenuta nell'art. 4, che prevede la tutela "integrale" delle specie animali di cui alla direttiva 92/43/CEE ed alla direttiva 2009/147/CE (che ha sostituito la direttiva 79/409/CEE) - là dove, invece, la direttiva 92/43/CEE e il d.P.R. n. 357 del 1997 utilizzano la locuzione "protezione rigorosa" -, sembra essere in linea con la direttiva Habitat. Allo stesso modo, la disposizione contenuta nell'impugnato art. 8, comma 4, della legge provinciale, che distingue, a fini della limitazione nella raccolta dei funghi, i proprietari, affittuari, usufruttuari dei fondi (e le persone con essi conviventi), dal resto della popolazione, sarebbe rispettoso dei precetti contenuti negli artt. 42 e 44 Cost. Ancora, sarebbero destituite di fondamento le censure riguardanti la sostituzione degli organi statali con quelli provinciali nella concessione delle deroghe alla disciplina riservata alle specie animali e vegetali di cui alla direttiva 92/43/CEE, posto che nelle materie della «caccia e pesca» e della «protezione della flora e fauna», ai sensi dell'art. 1 del d.P.R. n. 279 del 1974, la Provincia autonoma di Bolzano esercita, nel proprio territorio, le attribuzioni dell'amministrazione dello Stato. Né la sostituzione censurata inciderebbe sull'effettività della tutela, essendo i limiti di esercizio del potere di deroga identici a quelli indicati nel d.P.R. n. 357 del 1997. Analoghe considerazioni varrebbero per l'impugnato art. 22 della legge provinciale, che prevede la comunicazione diretta, dalla Provincia autonoma alla Commissione europea, delle misure compensative connesse alla coerenza globale della rete ecologica europea Natura 2000. Trattandosi di disciplinare l'ambito materiale della caccia e pesca e della protezione della flora e della fauna, legittimamente spetta alla Provincia di procedere alla indicata comunicazione e le diverse prescrizioni, contenute nel d.P.R. n. 357 del 1997, hanno perso efficacia con l'entrata in vigore della normativa provinciale. Quanto, infine, all'impugnato art. 33, comma 3, della legge provinciale n. 6 del 2010, la difesa provinciale ribadisce che tale previsione ha lo scopo di consentire l'abbattimento, in deroga ai divieti indicati nell'art. 4, comma 5, della stessa legge, e con l'intervento dell'assessore provinciale competente in materia di caccia, delle specie assoggettate in via ordinaria al regime di tutela integrale disposto dal medesimo art. 4, nel caso in cui ciò sia richiesto da peculiari e contingenti esigenze. La disposizione censurata non inciderebbe perciò, in alcun modo, sul regime previsto dall'art. 18 della legge n. 157 del 1992, che contiene la disciplina del calendario venatorio.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 4, 8, comma 4, 11, commi 1 e 2, 22, comma 6, e 33, comma 3, della legge della Provincia di Bolzano 12 maggio 2010, n. 6 (Legge di tutela della natura e altre disposizioni), per violazione degli artt. 117, primo comma, secondo comma, lettera s), terzo e quinto comma, della Costituzione, nonché dell'art. 8 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige). 2. - Preliminarmente deve essere esaminata l'eccezione di inammissibilità della questione riguardante l'art. 4 della legge prov. Bolzano n. 6 del 2010, prospettata dalla difesa della resistente, per genericità della relativa censura. Sarebbe priva di motivazione, secondo la difesa provinciale, l'asserita incidenza sulle attribuzioni costituzionalmente garantite dello Stato della diversità terminologica contenuta nella disposizione impugnata - per indicare il grado di protezione di alcune specie animali e vegetali - rispetto alle espressioni contenute nelle norme statali e comunitarie. 2.1. - L'eccezione non è fondata. L'intero ricorso statale è basato sulla prospettata violazione degli artt. 117, secondo comma, lettera s), Cost. e 8, primo comma, dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol. L'asserita totale estraneità dell'oggetto delle norme impugnate alle materie di competenza della Provincia autonoma di Bolzano implica, se riscontrata da questa Corte, l'irrilevanza della misura del discostamento della normativa provinciale da quella statale, giacché né lo Stato né le Regioni, e in questo caso le Province autonome, possono legiferare del tutto al di fuori delle loro competenze legislative costituzionalmente attribuite. Quanto detto sopra non esclude naturalmente che questa Corte, nello scrutinio del merito delle questioni sollevate, possa riconoscere, indipendentemente dall'impostazione del ricorso, la concomitanza di potestà legislative provinciali e statali, e valutare, in tale ipotesi, se le censure siano fondate o, al contrario, sia stata legittimamente prevista, da parte della Provincia autonoma, la tutela di interessi funzionalmente collegati con la materia dell'ambiente, ma rientranti in materie di propria competenza, sempre nel rispetto degli standard uniformi stabiliti dalle leggi statali (ex plurimis, sentenza n. 62 del 2008). 3. - Nel merito, le questioni sono fondate. 3.1. - Il ricorrente censura l'intero art. 4 della legge prov. n. 6 del 2010, perché in esso è utilizzata la nozione di «specie integralmente protette», non coincidente con le nozioni utilizzate dalla normativa statale e comunitaria di riferimento. Tale scelta linguistica - operata da una norma riconducibile alla materia di competenza esclusiva statale «tutela dell'ambiente», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s) Cost. - renderebbe peraltro «non univocamente interpretabili» le disposizioni a tutela delle specie animali. Per valutare la fondatezza della questione, è necessario precisare quale sia l'ambito materiale cui inerisce la disciplina impugnata. La Provincia autonoma di Bolzano è titolare di potestà legislativa primaria in materia di «caccia e pesca», e «parchi per la protezione della flora e della fauna» (art. 8, comma 8, numeri 15 e 16, dello statuto speciale). La norma censurata non regola l'attività venatoria, né riguarda l'istituzione o la disciplina di parchi naturali, ma mira a tutelare la fauna in sé e per sé, con divieti, a carattere generale, che prescindono sia da specifiche attività sia da particolari contesti spaziali. Si tratta quindi di vere e proprie norme di protezione ambientale, che rientrano nella materia «tutela dell'ambiente», di competenza esclusiva statale, non compresa tra le materie specificamente enumerate dallo statuto speciale come di competenza primaria delle Province autonome.