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Basandosi sull'analisi comparata di alcuni dati significativi relativi al differenziale di crescita tra le regioni settentrionali e quelle meridionali, all'incremento tendenziale (seppur insufficiente) del numero di turisti stranieri nel nostro Paese, all'impatto prodotto dalla misura prevista dalla legge di bilancio 2017 e (come abbiamo visto) al tasso di crescita dei Paesi che hanno introdotto misure di agevolazione analoghe, la ratio dell'intervento normativo proposto è quella di attrarre un maggior numero di stranieri in Italia, incentivandone la presenza «stabile», in particolare nelle aree più disagiate, soprattutto al fine di attivare un incremento «strutturale» di consumi e investimenti che possano contribuire, in maniera decisiva, alla crescita economica delle zone interessate, anche grazie al conseguente aumento «indotto» delle presenze turistiche che i nuovi residenti determineranno (parenti, amici, eccetera). In particolare: a) secondo gli ultimi dati sui conti economici territoriali pubblicati dall'Istat (Istituto nazionale di statistica) lo scorso 20 dicembre 2017 e aggiornati al 2016, il differenziale di crescita tra le regioni settentrionali e quelle meridionali è molto ampio. Il Pil per abitante nel 2016 risulta pari a 34.200 euro nel nord-ovest, a 33.300 euro nel nord-est e a 29.900 euro nel centro. Il differenziale negativo del Mezzogiorno è molto ampio: il livello del Pil pro capite è di 18.200 euro, inferiore del 44,2 per cento rispetto a quello del centro-nord (del 44,1 per cento nel 2015). Nel Mezzogiorno gli ultimi posti della graduatoria per livello di Pil pro capite sono occupati proprio da Campania (con 18.200 euro), Puglia (con 17.400 euro), Sicilia (con 17.100 euro) e Calabria (con 16.600 euro). Anche per quanto concerne la spesa pro capite per consumi finali delle famiglie a prezzi correnti nel 2016 il Mezzogiorno si conferma l'area in cui il livello di spesa è più basso (12.900 euro, a fronte dei 19.900 euro nel nord-ovest, 19.600 euro nel nord-est, 17.800 euro al centro). Il divario negativo tra Mezzogiorno e centro-nord è del 32,6 per cento. Nel 2016 il Pil in volume, a fronte di una crescita a livello nazionale dello 0,9 per cento rispetto all'anno precedente, ha registrato un incremento dell'1,3 per cento nel nord-est, dello 0,9 per cento nel nord-ovest e appena dello 0,8 per cento sia al centro che nel Mezzogiorno. Per quanto concerne infine il reddito disponibile, il livello nel Mezzogiorno è pari a 13.500 euro, con un differenziale negativo del 25,7 per cento rispetto alla media nazionale (anche in questo caso, i livelli più bassi si registrano in Calabria, Campania e Sicilia). Che il Sud non abbia ancora recuperato i livelli pre-crisi è tendenzialmente confermato anche dai dati preoccupanti che emergono dall'ultimo Rapporto annuale 2018 dell'Istat, presentato lo scorso 16 maggio. A fronte di un incremento occupazionale del 2017 relativamente uniforme sul territorio nazionale, infatti, il Mezzogiorno rimane ancora l'unica ripartizione geografica con un saldo occupazionale negativo rispetto al 2008 (-310.000 unità, -4,8 per cento). A ciò si aggiunge che – tra il 2012 e il 2016 – l'intensità dei flussi migratori dalle regioni del Mezzogiorno verso l'estero risulta quasi raddoppiata, da 25 a 42.000. A quanto emerge dal Rapporto, poi, l'analisi della mobilità residenziale per sistema locale, sintetizzata dal saldo migratorio tra il 2007 e il 2016, mette in luce saldi nettamente negativi per tutte le aree urbane del Mezzogiorno (centri urbani meridionali e territori del disagio, aree interne già di per sé poco densamente popolate); b) secondo i dati che emergono dal XXI Rapporto sul Turismo Italiano , curato dall'Istituto di ricerca su innovazioni e servizi per lo sviluppo del Consiglio nazionale delle ricerche e presentato nell'ambito della Borsa internazionale del turismo di Milano (BIT 2018), incrociati con quelli Istat, gli arrivi nelle strutture ricettive italiane crescono del 4,5 per cento toccando il record di circa 122 milioni, grazie soprattutto agli stranieri (+5,2 per cento rispetto al 2016), che sfiorano quota 60 milioni, record mai registrato in precedenza. In particolare, i tedeschi, con circa 56 milioni di presenze detengono la quota più rilevante (28,4 per cento), seguiti dai francesi e dai turisti provenienti dal Regno Unito. Nel 2016, infatti, i consumi turistici in Italia sono stati pari a 93,9 miliardi di euro, di cui 36,4 miliardi riconducibili alla domanda straniera (38,7 per cento del totale) e 57,6 miliardi a quella interna (61,3 per cento del totale). Il valore aggiunto attivato dal turismo si è attestato su 103,6 miliardi di euro, pari al 6,9 per cento del valore aggiunto totale, vale a dire oltre tre volte quello prodotto nel settore «agricolo-alimentare» e oltre quattro volte la ricchezza generata dal «tessile e abbigliamento». Su una analoga linea di tendenza si collocano anche le previsioni per il 2018, che indicano un ulteriore progresso degli arrivi del 4 per cento. L'incremento nel flusso turistico estero sia pur significativo, è – tuttavia – ancora insufficiente rispetto al suo potenziale e a raffronto con altre nazioni anche europee. L'Italia è considerata tuttora la terza meta preferita in recenti sondaggi internazionali, ma serve una reale politica turistica. Appare, dunque, assolutamente necessaria ogni misura (anche di natura fiscale) volta a incentivare i flussi turistici nel nostro Paese e incoraggiare così gli operatori del settore a programmare nuovi investimenti; c) per quanto concerne la misura fiscale introdotta dalla legge di bilancio 2017, benché ad oggi non si sappia ancora il numero esatto di quanti si sono già trasferiti in Italia – secondo le ultime elaborazioni del Ministero dell'economia e delle finanze – già circa 150 persone, provenienti, in particolare, da Regno Unito, Svizzera, Russia, Stati Uniti, Norvegia e Olanda, hanno presentato specifica istanza di interpello all'Agenzia delle entrate. Alla luce di tali considerazioni, si ritiene che il presente disegno di legge possa costituire un efficace strumento di sostegno all'economia generale del nostro Paese, in grado di attivare un processo di sviluppo locale anche grazie all'incremento dei consumi e degli investimenti atteso dal reinsediamento delle aree meridionali. Il percorso virtuoso di crescita che la nuova misura fiscale senz'altro innescherà contribuirà certamente a colmare quel divario (anche in termini competitivi) esistente tra Nord e Sud, favorendo e incentivando lo sviluppo delle aree più disagiate del nostro Paese, in particolare delle regioni del Mezzogiorno, che già negli ultimi anni sono state beneficiarie di una serie di misure fiscali di vantaggio. Di qui la scelta motivata di prevedere un'agevolazione fiscale speciale per una determinata categoria di soggetti, esclusivamente in funzione del luogo del territorio dello Stato in cui viene trasferita la residenza.