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se non ritengano gravemente lesivo per ciascun cittadino italiano, oltre che ingiusto, addebitare oneri così consistenti, che, se eliminati, alleggerirebbero moltissimo le bollette di energia e di gas; se e quali urgenti iniziative intendano intraprendere perché questi oneri vengano al più presto posti a carico delle stesse aziende erogatrici, che possono tranquillamente sopravvivere anche se rendono più equa la bolletta agli utenti, visto che a loro giungono, sovente, cospicui finanziamenti da parte dello Stato, anche a fondo perduto. Atto n. 4-03602 CIRIANI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: pervengono all'interrogante segnalazioni, da parte di alcuni operatori del settore del restauro (restauratori e collaboratori restauratori), relative alle numerose difficoltà connesse al nuovo regolamento per lo svolgimento delle prove di idoneità, con valore di esame di Stato abilitante, finalizzate al conseguimento della qualifica di restauratore di beni culturali, riservate a coloro i quali abbiano conseguito la qualifica di «collaboratore restauratore»; secondo quanto segnalato, le nuove procedure regolamentate con decreto interministeriale del 10 agosto 2019 determinerebbero, per quanti già avevano avviato un percorso di qualificazione professionale volto all'acquisizione della qualifica necessaria per operare nel settore, l'insorgenza di elementi penalizzanti, tali da porne a rischio la stessa permanenza nel settore, ed esponendoli concretamente al rischio oggettivo di esclusione dalle possibilità di accesso; in effetti, risulta che la previgente procedura amministrativa, in ordine alle modalità di partecipazione alla selezione pubblica per il conseguimento della qualifica di «collaboratore restauratore» di beni culturali (e si fa riferimento in particolare al decreto ministeriale dell'11 settembre 2014 recante «Bando pubblico per l'acquisizione della qualifica di restauratore dei beni culturali - tecnico del restauro») nonché per l'acquisizione della qualifica di «restauratore di beni culturali» (di cui al bando pubblico per l'acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali del 22 giugno 2015), era fondata sulla verifica del possesso di determinati requisiti (titoli di studio o esperienza certificata dal datore di lavoro o mediante autocertificazione, per un periodo di tempo determinato, da dimostrare mediante «regolare esecuzione certificata»), con attribuzione del relativo punteggio per ciascuno dei diversi requisiti dichiarati; ai sensi del regolamento adottato con il citato decreto interministeriale del 10 agosto 2019, è invece introdotta la previsione del «previo superamento di prove di idoneità», finalizzate al conseguimento delle medesime qualifiche, riservate a: a) coloro i quali abbiano acquisito la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali; b) coloro i quali siano in possesso di determinati titoli di studio universitari, specificati nel medesimo regolamento; questa nuova modalità di conseguimento della qualifica, equiparando coloro i quali abbiano acquisito la qualifica di restauratore di beni culturali sulla base di soli requisiti di esperienza, ma non sono in possesso di titoli di studio, a coloro i quali invece hanno alle spalle un percorso formativo universitario, di fatto determinerebbe l'emersione di profili non trascurabili in ordine alla parità di trattamento, alimentando discriminazioni oggettive ed idonee a favorire candidati con un percorso di studi universitari o accademici o comunque scolastici/professionalizzanti alle spalle, a discapito di artigiani che, invece, avrebbero maturato esclusivamente un percorso professionalizzante di tipo pratico; si pensi ad esempio a quegli artigiani, già in possesso della qualifica di «collaboratore restauratore», conseguita sulla base del possesso di requisiti di tipo pratico, con una preparazione solamente di natura manuale, per i quali una prova di idoneità fondata su un approccio di tipo teorico sarebbe oggettivamente ostativa, mentre al contrario, i candidati in possesso di titoli di studio che nella maggior parte dei casi prevedono una formazione anche di tipo pratico (mediante tirocini formativi o stage curricolari) sarebbero di fatto agevolati nel superamento delle prove in argomento; inoltre sembrerebbe non esservi adeguata chiarezza in ordine alla possibilità, per chi detiene la qualifica di «collaboratore restauratore», di accettare commesse per lavori di restauro, in quanto non vi sarebbe una procedura chiara e univoca tra le Soprintendenze in ordine al rilascio dei nulla osta all'esecuzione di interventi di restauro, rilasciate «a macchia di leopardo» tra le varie regioni; ad esempio la Soprintendenza del Friuli-Venezia Giulia sembrerebbe, sempre secondo quanto segnalato all'interrogante, non avere un orientamento preciso in ordine alla possibilità di procedere al rilascio del nulla osta ai collaboratori restauratori, i quali conseguentemente si trovano nella angosciosa e preoccupante condizione di indeterminatezza venutasi a determinare, per la quale, per un verso, rischiano di rimanere esclusi dalla possibilità di acquisire le necessarie qualifiche professionali per effetto delle nuove procedure considerate penalizzanti per effetto di quanto indicato, per altro verso, non hanno attualmente elementi sufficientemente chiari per sapere se ad essi sarà consentito in futuro di continuare a lavorare in un settore nel quale sono già ufficialmente avviati; l'interrogante considera opportuno pertanto stabilire un percorso di transizione tra l'attuazione del nuovo regolamento e le procedure previgenti per l'acquisizione delle qualifiche in questo settore, che persegua al contempo le esigenze di una regolamentazione ordinata del settore, senza però penalizzare quanti, specie gli artigiani, hanno già avviato un percorso professionale fondato sulla base di anni di esperienza certificata e che sarebbero conseguentemente penalizzati da un approccio di tipo teorico che li porrebbe in una posizione di competizione non equilibrata e dunque di palese svantaggio rispetto ad altri candidati con un percorso formativo di tipo accademico/universitario, determinando l'emersione del rischio oggettivo di trovarsi improvvisamente tagliati fuori dal settore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga di poter stabilire un percorso di transizione al nuovo regolamento e procedure per l'acquisizione delle qualifiche in questo settore che tuteli gli operatori del settore da possibili elementi penalizzanti, illustrati in premessa; se non consideri opportuno, perseguendo la finalità di una maggiore chiarezza normativa, adottare linee guida univoche e chiare, da diramare tra le varie amministrazioni delle soprintendenze, in ordine al rilascio del nulla osta per l'esecuzione di interventi di restauro, ambito che sembra incontrare una applicazione difforme e non sufficientemente ordinata a livello territoriale con elementi di grande divergenza tra le varie regioni. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-01610 del senatore Alfieri ed altri, sulla fine dell' embargo contro la Siria per contrastare la crisi sanitaria da COVID-19; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01242 della senatrice Corrado ed altri, sulla garanzia della sicurezza all'interno della reggia di Caserta; 3-01243 della senatrice Corrado ed altri, sulla restituzione all'Italia di un gruppo scultoreo trafugato illegalmente presente al Getty museum di Los Angeles;