[pronunce]

che, del pari, si è esclusa l'irragionevolezza della scelta legislativa di far gravare la sanzione della confisca «anche sul proprietario del mezzo che non sia il responsabile dell'infrazione stradale», ribadendo quella consolidata affermazione della giurisprudenza costituzionale secondo cui «la responsabilità del proprietario di un veicolo per le violazioni commesse da chi si trovi alla guida costituisce, nel sistema delle sanzioni amministrative previste per le violazioni delle norme relative alla circolazione stradale, un principio di ordine generale», principio destinato ad operare in riferimento tanto alla sanzione pecuniaria principale quanto a quelle accessorie, salvo che queste ultime non presentino contenuto «afflittivo personale», tale non essendo, però, il caso della confisca «giacché essa mantiene i suoi effetti in un ambito puramente “patrimoniale”» (ordinanza n. 125 del 2008); che quanto, poi, alle asserite disuguaglianze, che deriverebbero dalla prevista irrogazione della sanzione suddetta soltanto in caso di infrazioni commesse attraverso l'uso di ciclomotori o motoveicoli, questa Corte ha ribadito come ogni iniziativa volta a superarle «non potrebbe che spettare al legislatore», stante, comunque, l'ampia discrezionalità che caratterizza la scelta di «rimodellare il sistema della confisca, stabilendo alcuni canoni essenziali al fine di evitare che l'applicazione giudiziale della sanzione amministrativa produca disparità di trattamento» (così, nuovamente, l'ordinanza n. 125 del 2008); che, infine, non è fondata neppure la censura – rimasta estranea al decisum della citata ordinanza n. 125 del 2008 – sollevata in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost. e basata sul rilievo che la norma censurata «sottrae a qualsivoglia giudice terzo la comminatoria di una sanzione» di una tale «gravità economica» da superare, in alcune ipotesi, persino «l'entità di sanzioni pecuniarie previste dalle leggi penali»; che il rimettente, in definitiva, pare dolersi del fatto che la sanzione de qua sia prevista in misura “fissa”, senza la possibilità che l'autorità giudiziaria incida su di essa; che, in proposito, è sufficiente osservare che «la determinazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità legislativa», non spettando a questa Corte «rimodulare le scelte punitive del legislatore né stabilire la quantificazione delle sanzioni», ben potendo, dunque, le medesime «essere stabilite anche in misura fissa» (così, proprio con riferimento alla disciplina della circolazione stradale, l'ordinanza n. 172 del 2003; nello stesso senso, ex multis, ordinanze n. 1 del 2003, n. 323 e n. 136 del 2002); che le questioni sollevate sono, pertanto, manifestamente infondate in relazione a tutti i parametri evocati.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo originario risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevate – in riferimento, nel complesso, agli artt. 2, 3, 24, 27, 42 e 111 della Costituzione – dal Giudice di pace di Agrigento, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 giugno 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA