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Abolizione della Camera dei deputati e trasformazione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro in Consiglio nazionale delle autonomie. Onorevoli Senatori. -- Piuttosto che eliminare il Senato, il cui regolamento ha già da tempo recepito le istanze di governabilità del Paese, consentendo di gestire i lavori in modo assai meno conflittuale di quello della Camera, è preferibile convogliare le opportune istanze di risparmio della spesa pubblica, semplificazione dei processi decisionali e revisione del parlamentarismo in direzione della soppressione della Camera bassa, a composizione maggiore e quindi più ipertrofica ed ingestibile. Anche sotto il profilo del rapporto numerico tra parlamentare e popolazione, l'attuale 1 a 188.867 del senatore è assai più vicino agli standard esteri dell'1 a 96.232 del deputato italiano: per il Bundestag tedesco il rapporto è 1 a 131.433, per l' Assemblée nationale francese è 1 a 112.782, per il Congreso de los diputados spagnolo è 1 a 131.865; in Giappone un deputato rappresenta 177.230 elettori, negli Stati Uniti d'America il rapporto è 1 a 570.694. Inoltre, nella proposta che qui si avanza, verrebbero meno i senatori a vita e di diritto, che alterano la natura pienamente elettiva del Senato, rendendolo appieno espressione della sovranità popolare e quindi legittimato ad intrattenere in via esclusiva il rapporto fiduciario con il Governo. Più in generale, si recepisce l'istanza per il risparmio di un miliardo di euro dagli organi costituzionali, lanciata dal nuovo segretario del Partito democratico, fondandola su basi meno precarie: si prescrive infatti che i costi degli organi costituzionali non potranno superare una quota del bilancio dello Stato che sia pari o inferiore allo 0,1 per cento, con ciò riducendone il costo a 528 milioni di euro, cioè ai due quinti dell'attuale (Camera, Senato, Corte costituzionale e Consiglio superiore della magistratura oggi incidono per 1,8 miliardi di euro annui). Si incide inoltre su un fattore moltiplicativo della spesa, cioè la loro sottrazione alla giurisdizione contabile della Corte dei conti, scardinando il feticcio secondo cui le amministrazioni pubbliche serventi gli organi costituzionali non sarebbero sottoposte al normale regime giuridico di tutte le altre Amministrazioni centrali dello Stato, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Come documentato da puntuali iniziative di ricognizione degli effetti del dogma dell'autodichia (cfr. la URL ((http://autodichia.blogspot.it)), curata dagli autori di un testo fondamentale sul tema), l'articolo 64 della Costituzione è stato impropriamente invocato, finora, per conseguire una sostanziale sottrazione alla legge -- e quindi ai suoi controlli, anche in riferimento alla correttezza della spesa -- dell'operato amministrativo degli organi assembleari elettivi, con ciò gravando seriamente il sistema di una serie di conseguenze indotte che hanno seriamente pregiudicato l'autorevolezza della politica. Una chiarificazione della norma -- atta a precisare che il potere dei regolamenti parlamentari è legittimamente esercitato solo in funzione dei procedimenti legislativo, di indirizzo e di controllo -- quindi si impone, prima che a disporlo sia il giudice nella vicenda processuale di cui all'ordinanza delle sezioni unite civili della Corte di cassazione n. 10400 del 2013. Il divieto di emolumenti aggiuntivi dei consiglieri regionali si applicherà a quelli che, nel quadro delineato con il presente disegno di legge costituzionale, saranno coinvolti nella funzione di rappresentanza delle istanze locali prevista nell'organo che sostituirà il CNEL. Infatti, l'occasione è colta per attribuire al nuovo organo ausiliario -- denominato Consiglio nazionale delle autonomie -- una composizione più snella dell'attuale ed una posizione di seconda linea nel procedimento normativo. Oltre alla compartecipazione col Senato nell'elezione del Capo dello Stato, di parte del Consiglio superiore della magistratura e dei giudici costituzionali, il nuovo Consiglio gestirà in proprio la fase consultiva sulle nomine pubbliche, quella di controllo sulle pubbliche amministrazioni e quella sulle norme secondarie; in proposito, assorbirà tutte le competenze delle sedi di concertazione Stato-regioni e Stato-autonomie locali che, attualmente, sono espressione dei soli Esecutivi. La conseguenza non potrà che essere una maggiore valorizzazione dell'autonomia locale nel procedimento di alta amministrazione che -- in luogo delle sempre incomplete elencazioni di materie succedutesi in un travagliato sessantennio -- sarà identificato in virtù della casistica offerta dalla molteplice legislazione che attualmente contempla un ruolo per le citate Conferenze sede di concertazione. Quanto alla composizione, si attinge all'attuale metodo di selezione dei delegati regionali di cui all'articolo 83 della Costituzione, integrandoli con i rappresentanti dei comuni intorno ai quali sono costituite aree metropolitane e con gli unici componenti elettivi, quelli della circoscrizione Estero: il vincolo, per tutti i designati di secondo grado, è però che non vi siano emolumenti aggiuntivi rispetto alla carica di provenienza.. Capo I Art. 1. 1. L'articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 55. -- Il Parlamento è costituito dal Senato della Repubblica, eletto a suffragio universale e diretto. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici. Sono eleggibili a senatori tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto il ventunesimo anno di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentoquindici e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti». 2. All'articolo 50 della Costituzione, le parole: «alle Camere» sono sostituite dalle seguenti: «al Senato della Repubblica». Art. 2. 1. Gli articoli 56, 57, 58 e 59 della Costituzione sono abrogati. Art. 3. 1. L'articolo 60 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 60. -- Il Senato della Repubblica è eletto per cinque anni. La durata del Senato non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra». 2. L'articolo 61 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 61. -- L'elezione del nuovo Senato ha luogo entro settanta giorni dalla fine del precedente. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dall'elezione. Finché non sia riunito il nuovo Senato sono prorogati i poteri del precedente». 3. All'articolo 62 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo comma, le parole: «Le Camere si riuniscono» sono sostituite dalle seguenti: «Il Senato della Repubblica si riunisce»; b) al secondo comma, le parole: «Ciascuna Camera può essere convocata» sono sostituite dalle seguenti: «Il Senato della Repubblica può essere convocato»; c) il terzo comma è abrogato. 4.