[massime]

Consorzi di bonifica - Norme della Regione Campania - Riordino complessivo dei consorzi - Trasferimento del personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato dell' ex Consorzio di bonifica Valle Telesina presso il Consorzio di bonifica Sannio Alifano, con l'inquadramento giuridico e previdenziale di provenienza - Asserita irragionevolezza della disciplina foriera di grave disorganizzazione - Omessa verifica da parte del rimettente della possibilità di dare un'interpretazione alternativa costituzionalmente orientata della norma denunciata, secondo il canone ermeneutico del buon andamento dell'attività amministrativa - Inammissibilità della questione.. È inammissibile, per omesso esperimento di un'interpretazione costituzionalmente orientata, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge della Regione Campania 10 maggio 2012, n. 11, impugnato, in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., nella parte in cui dispone il trasferimento del personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato del disciolto Consorzio di bonifica della Valle Telesina nell'organico del Consorzio di bonifica Sannio Alifano, con l'inquadramento giuridico e previdenziale di provenienza. Invero, il rimettente ha omesso di verificare la praticabilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma denunciata, secondo il principio del buon andamento dell'attività amministrativa, la cui compressione va imputata all'amministrazione in sede attuativa della disposizione anziché al legislatore regionale. Infatti, la norma impugnata si limita ad esprimere la volontà del legislatore regionale di porre rimedio ad una situazione di inerzia amministrativa che ha pregiudicato gravemente l'attuazione dell'originario provvedimento di scioglimento del consorzio di bonifica della valle telesina e di trasferimento delle attività principali al consorzio del Sannio Alifano (delibera del Consiglio regionale n. 94/6 del 3 aprile 2002). Detto provvedimento prevedeva un'articolazione in due fasi del procedimento di incorporazione del disciolto consorzio nelle amministrazioni in cui sarebbe confluito (la prima di immediata attuazione; la seconda caratterizzata da una adeguata istruttoria finalizzata ad assumere atti di trasferimento calibrati). Quindi, la disposizione censurata può essere interpretata come mero sollecito alla conclusione della procedura, della quale gli adempimenti propedeutici al trasferimento del personale (preclusi al legislatore regionale per la loro complessità) costituiscono presupposto indefettibile. Infine, la finalizzazione del contributo regionale al personale trasferito ben può essere inteso come di carattere non definito ma temporaneo e strettamente correlato alla specificazione delle singole posizioni contrattuali e dei pertinenti oneri. Pertanto, la legge impugnata non ha rimosso modalità e adempimenti già prescritti in sede amministrativa con delibera del Consiglio regionale e della Giunta regionale ma - presupponendone l'indefettibile osservanza - si è limitata ad imporne l'attuazione, sollecitando il superamento di una decennale situazione di stallo. - Sulla relazione intercorrente tra esigenza di protezione dei lavoratori dipendenti e principio del buon andamento dei pubblici uffici, v. la citata sentenza n. 123/1968. - Sulla natura del vincolo di destinazione per il pagamento delle spese di personale, v. le citate sentenze nn. 241/2013 e 192/2012.