[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia-Testo A), promosso con ordinanza del 18 gennaio 2007 dal Tribunale di Potenza sul ricorso proposto dalla S.E.M. s.p.a. Società Esattorie Meridionali, iscritta al n. 450 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 novembre 2007 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che, con ordinanza del 18 gennaio 2007, il Tribunale ordinario di Potenza, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia-Testo A), nella parte in cui prevede che – per la procedura di eredità giacente di cui sia dichiarata la cessazione per carenza (originaria o sopravvenuta) di attività, iniziata su istanza della persona interessata – sia quest'ultima, anziché l'Erario, a provvedere alle spese ed agli onorari del curatore; che il rimettente riferisce che, con ricorso del 15 febbraio 2005, la Società Esattorie Meridionali ha adito il Tribunale di Potenza, chiedendo la nomina di un curatore dell'eredità giacente di F.M., deceduto il 9 dicembre 1999, assumendo di essere creditrice del de cuius, nella qualità di concessionaria del servizio di riscossione dei tributi per la Provincia di Potenza, e deducendo che i successibili ex lege di F.M. avevano congiuntamente rinunziato all'eredità, a mezzo di rogito notarile redatto il 6 maggio 2000; che, acquisiti taluni documenti, con decreto del 19 aprile 2005, il giudice designato ha nominato il curatore dell'eredità giacente e quest'ultimo ha accettato l'incarico conferitogli; che, con relazione depositata il 13 febbraio 2006, il curatore ha reso il conto della propria gestione, riferendo, tra l'altro: 1) che P.T., coniuge superstite del de cuius, aveva dichiarato l'inesistenza di beni mobili o immobili di cui lo stesso fosse proprietario o possessore in vita; 2) che l'inesistenza di beni immobili era stata confermata dalla consultazione dei registri immobiliari; 3) che l'espletamento dell'incarico conferitogli aveva comportato l'anticipazione di spese per euro 225,47; che, riferisce ancora il rimettente, il curatore ha chiesto l'approvazione del rendiconto, la liquidazione (ove possibile) del compenso spettantegli secondo la tariffa professionale ed il rimborso delle spese anticipate nell'espletamento dell'incarico conferitogli; che, instaurato il contraddittorio nei confronti della ricorrente Società di riscossione, il giudice designato si è riservato la decisione all'udienza del 9 giugno 2006; che il Tribunale rimettente afferma che la sollevata questione appare rilevante ai fini della decisione, in quanto il procedimento non può essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione stessa, perché la rigorosa applicazione della norma censurata, nell'attuale formulazione, farebbe gravare su colui che abbia chiesto la nomina del curatore dell'eredità giacente l'onorario da corrispondere e le spese da rimborsare a quest'ultimo; che, secondo il giudice a quo, la questione non è manifestamente infondata, perché la sopportazione dei costi di gestione non trova la sua giustificazione nell'assunzione dell'iniziativa volta alla dichiarazione di eredità giacente, in quanto gli effetti dell'amministrazione esercitata dal curatore sono destinati a riverberarsi a vantaggio di colui a cui favore si devolve il relictum, nel caso di cessazione della giacenza per acquisto dell'eredità, ovvero a vantaggio dello Stato, nel caso di cessazione della giacenza per carenza (originaria o sopravvenuta) di relictum; che in quest'ultima ipotesi, in particolare, non essendovi devoluzione di beni ereditari a favore di un altro soggetto, la ratio dell'istituto dell'eredità giacente si esaurisce nella tutela dell'interesse pubblico alla definizione dei rapporti facenti capo al de cuius, con la conseguenza che sarebbe contrario ai canoni della logicità e della ragionevolezza addossare i costi della gestione a chi, in ultima analisi, non possa trarne alcun vantaggio; che «altrettanto varrebbe ove si volesse negare al curatore il diritto alla percezione dell'onorario maturato ed al rimborso delle spese anticipate (con una palese disparità di trattamento rispetto all'ipotesi del successivo acquisto dell'eredità), cagionandogli un duplice danno sia per il mancato guadagno che per la sofferta perdita»; che, in proposito, il giudice a quo richiama – per l'evidente analogia juris – le argomentazioni sottese alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 146, comma 3, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per la mancata previsione tra le «spese anticipate dall'erario» delle spese e degli onorari al curatore del fallimento (viene richiamata la sentenza della Corte costituzionale n. 174 del 2006); che, inoltre, non sempre è possibile avere esatta cognizione della consistenza e del valore dell'asse ereditario al momento in cui si adisce il tribunale per la nomina del curatore dell'eredità giacente, per cui l'istante verrebbe ad accollarsi l'alea connessa all'eventualità di una damnosa hereditas, rischiando di essere esposto alla paradossale sopravvenienza di un pregiudizio conseguente all'assunzione di un'iniziativa diretta (secondo l'intenzione del legislatore: art. 528 cod. civ. ) alla tutela di un interesse personale, con la conseguenza che sarebbe precluso l'esercizio meditato e ponderato del diritto di difesa; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o comunque infondata. Considerato che il Tribunale ordinario di Potenza, in composizione monocratica, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia-Testo A), nella parte in cui prevede che – per la procedura di eredità giacente di cui sia dichiarata la cessazione per carenza (originaria o sopravvenuta) di attività, iniziata su istanza della persona interessata – sia quest'ultima, anziché l'Erario, a provvedere alle spese ed agli onorari del curatore;