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Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in discussione, che ci apprestiamo ad approvare, prevede di verificare, attraverso le modalità di svolgimento di un'indagine statistica di sieroprevalenza, la diffusione del virus SARS-Cov-2 nella popolazione italiana. Conoscere nel modo più ampio e completo possibile lo stato immunitario della popolazione è una condizione indispensabile per programmare al meglio gli interventi normativi necessari per la gestione dell'emergenza sanitaria e le misure opportune di prevenzione e di profilassi atte a contrastare la diffusione del virus, nonché la gestione di eventuali nuovi focolai che dovessero verificarsi, al fine di circoscriverli al meglio in maniera rapida e opportuna e, infine, per porre le basi per una risposta efficace e pronta nel caso di un'eventuale successiva seconda ondata epidemica che, allo stato delle cose, gli esperti e gli studiosi possono solo ipotizzare, considerando il decorso di altre pandemie precedenti. I test diagnostici sierologici in esame, anche quelli ad alta specificità e sensibilità, rilevano la presenza di anticorpi: le IgM, anticorpi della fase iniziale e acuta dell'infezione, rappresentano la risposta precoce del nostro sistema immunitario a contatto con il virus, sia nei soggetti con manifestazioni cliniche evidenti, sia nei paucisintomatici che negli asintomatici; le IgG, gli anticorpi della fase successiva, che persistono come memoria immunologica. Dobbiamo assolutamente sottolineare che i test sierologici rilevano solo l'avvenuto contatto più o meno recente col virus e non escludono la possibile contagiosità del soggetto. Essa può essere rilevata solo dalla ricerca e dalla positività del RNA virale con i test molecolari, eseguiti attraverso i tamponi, che evidenziano la presenza del virus nelle secrezioni nasofaringee. È noto che attualmente non vi sono certezze scientifiche riguardo agli anticorpi che si vanno ad evidenziare, se essi siano neutralizzanti, ossia protettivi o no e se essi persistano a lungo termine. I test sierologici sono importanti, quindi, ai fini della ricerca e dell'epidemiologia sulla popolazione, certamente non ai fini diagnostici, come lo sono i test molecolari. D'altronde, è la stessa OMS a indicare le tre azioni prioritarie per una corretta applicazione di misure preventive: tracciare, testare e trattare. Sono le cosiddette tre «t», che sono necessarie nella corretta gestione del follow-up dell'epidemia, al fine di monitorare al meglio i vari territori. Tracciare la catena trasmissiva significa, in sintesi, valutare la circolazione del virus. I test sierologici sono uno strumento per conoscere la circolazione e la diffusione del virus e consentono di evidenziare l'avvenuto contatto anche in individui asintomatici e di valutare il rapporto e la percentuale tra il tasso di letalità dell'infezione rispetto al numero dei contagiati dal SARS-Cov-2. Vi è la necessità da parte del Ministero della salute e dell'Istat di un'indagine di sieroprevalenza su un campione di 150.000 persone reclutate in 2.000 Comuni distribuite per sesso, attività, età, aree geografiche e lavoro nel rispetto delle norme della privacy sul trattamento dei dati personali e nell'osservanza delle regole deontologiche. Tale indagine è fondamentale per ottenere una fotografia della reale diffusione del virus, permettendo inoltre di smussare le notevoli differenze sulle modalità e sui programmi che le diverse Regioni hanno finora applicato nell'esecuzione dei vari test diagnostici con riferimento a quando, come e su chi praticarli. Fondamentale, per l'adesione convinta e la disponibilità dei singoli cittadini all'effettuazione delle analisi ematologiche, sarà fornire le corrette informazioni sia attraverso l'apposito questionario predisposto dal comitato tecnico-scientifico e illustrato telefonicamente agli utenti dalla Croce Rossa italiana, sia soprattutto attraverso adeguate campagne di sensibilizzazione con il coinvolgimento, inoltre, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Le scelte programmatiche per una corretta conoscenza epidemiologica sono necessarie e basilari per essere pronti ad attuare le giuste misure successive sanitarie e non solo che si renderanno indispensabili nel prossimo futuro. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, in questi due o tre giorni siamo in Aula a ripetizione sul tema così importante e decisivo di come stiamo affrontando la pandemia e la presenza di questo nuovo virus così letale. Anche in Commissione ci si chiede sempre più spesso il senso del nostro lavoro, che sovente si accavalla tra approvazioni di nuovi decreti-legge, di linee guida, di valutazioni sui decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e su cose che rappresentano con continuità l'azione di risposta al virus. È evidente che abbiamo misurato in queste settimane come il sistema istituzionale, rispetto alla rapidità di diffusione del virus, abbia una velocità differente nel dare delle risposte. Il confronto democratico nelle sedi preposte e le necessità imposte dalla velocità con cui il virus interviene sulla popolazione stanno su piani diversi e, quindi, trovare le condizioni giuste non dico per sincronizzare, che mi sembra una parola grossa, ma per mettere in linea la nostra capacità di discutere e di incidere sulla base dell'esperienza che raccogliamo, sia attraverso i contributi degli scienziati che attraverso la nostra personale capacità di discernimento, è una questione che sicuramente si pone alla nostra riflessione. È evidente che un decreto-legge in materia economica, che entra in vigore il giorno della firma da parte del Presidente della Repubblica e che ha sessanta giorni per essere convertito in legge e per essere modificato dal Parlamento con aggiunte e correzioni, ha un senso. È altrettanto evidente che, nel momento in cui invece un decreto interviene su azioni mirate a contrastare un virus così veloce, questi tempi possono essere inevitabilmente valutati come inadeguati nella fase principale dell'emergenza. Credo che noi dobbiamo capire qual è la misura della nostra funzione e come migliorare la catena di comando nell'affrontare questi eventi. Non c'è solamente il Parlamento, ci sono anche le Regioni, che tanta parte hanno nella gestione degli aspetti sanitari e quindi credo che una riflessione più complessiva su come il nostro sistema istituzionale risponde, ha risposto e potrà rispondere in futuro a eventi di questo tipo sia sicuramente un tema aperto, che anche questo decreto-legge ci mette davanti. Se il virus fosse stato nuovo e sconosciuto, come è stato questo, ma non fosse stato così letale e non avesse avuto un impatto così disastroso (non dobbiamo dimenticarci tutti i morti che ci sono stati), da dove avremmo cominciato per affrontare in modo sistematico questo tema? Avremmo cominciato da un'indagine di sieroprevalenza, perché si comincia da qui per dare una sistematicità alla risposta sanitaria in termini di prevenzione e di profilassi. Se non ci fossero stati questi esiti così giganteschi dal punto di vista dell'impatto sulla popolazione, noi avremmo affrontato il tema cercando di mettere in atto scelte volte a minimizzare l'impatto economico sul Sistema sanitario nazionale. Infatti fare prevenzione significa non solamente preoccuparsi di non far ammalare i cittadini, ma anche risparmiare sui costi per la cura: se uno non si ammala, ovviamente quei costi non ci sono.