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il 29 gennaio 2022 il "comitato referendario per abrogazione PUR Cavallerizza" ha inviato a Roma puntuali osservazioni all'alienazione, formulate anche alla luce dell'accesso civico svolto nei giorni precedenti presso il segretariato regionale del Piemonte. Vi si deplora che la cartolarizzazione del 2010 abbia prodotto un approccio al bene non più come monumento identitario, quale era stato inteso fino ad allora, ma come oggetto di valorizzazione immobiliare, lamentando che l'alienazione ne causerebbe la privatizzazione definitiva; è in effetti irragionevole attendersi che l'insediamento degli uffici direzionali di un operatore privato sia compatibile con la fruizione pubblica del monumento, non riducibile alla mera offerta ai cittadini "di nuove corti, nuovi percorsi pedonali per attraversare il centro storico e un nuovo accesso ai giardini reali" prospettata nel comunicato stampa della Compagnia di San Paolo; nonostante le ragioni addotte dalla Soprintendenza per rinunciare all'esercizio della prelazione, la destinazione pubblica è ammessa dal piano unitario di riqualificazione solo per il 14 per cento della superficie complessiva, mentre il 27 spetta a residenze di civile abitazione, il 23 ad alberghi o studentati, il 18 ad attività direzionali e il 12 ad uffici e studi professionali. Le attività culturali relegate nei risicati spazi ad uso pubblico, inoltre, in base alla convenzione stipulata fra Comune, CCT (poi Compagnia di San Paolo) e Cassa depositi e prestiti, dovrebbero comunque essere assoggettate al controllo dei proprietari del compendio; valutato che, come desumibile dall'esame dei documenti citati, il costo stimato per il recupero dell'immobile, pari a 45 milioni di euro, non può far fede per la pubblica amministrazione, perché accorpa l'importo degli interventi di conservazione e manutenzione con l'importo necessario per assicurare le destinazioni d'uso previste dagli acquirenti; questi ultimi, inoltre, se lo Stato esercitasse la prelazione, potrebbero ottenere gli stessi spazi pubblici in concessione o locazione, a titolo oneroso, sia dopo che il Ministero della cultura abbia provveduto al restauro, niente affatto impossibile se eseguito per lotti funzionali successivi, sia addirittura prima ( ex art. 3- bis del decreto-legge n. 351 del 2001) e proprio ai fini del recupero e della valorizzazione del compendio immobiliare statale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover disconoscere l'orientamento espresso frettolosamente dalla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino e avallato con pari rapidità, senza coinvolgere il comitato tecnico-scientifico, dalla Direzione generale ABAP, per attivare, invece, ogni strumento amministrativo a sua disposizione, per riconsegnare parte della "Cavallerizza" allo Stato collettività in coerenza con il dettato costituzionale (art. 9). Atto n. 3-03153 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il Ministero della cultura contempla, ad oggi, 44 musei e parchi che, riconosciuti di rilevante interesse nazionale, sono stati dotati di autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile ai sensi dell'art. 33 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169, e dell'art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 giugno 2021, n. 123; sono organi dell'istituto autonomo, secondo il decreto ministeriale 23 dicembre 2014, il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori e il comitato scientifico; quest'ultimo, in carica per 5 anni e istituito dal Ministro, è presieduto dal direttore, in qualità di presidente, e si compone di altri 4 membri (di cui uno designato dalla Regione ed uno dal Comune), scelti tra docenti universitari ed esperti di chiara fama; l'appartenenza al comitato scientifico non dà diritto a compensi; una verifica di quanto pubblicato sul sito web di ciascuno dei 44 istituti autonomi restituisce un quadro sorprendente, sia per la mancanza di uniformità grafica e strutturale dei siti web e domini tra di loro, sia per la caoticità del quadro informativo riguardante i comitati scientifici e non di rado anche altri dati d'interesse pubblico. Su nessun portale il comitato scientifico ha un indirizzo di posta elettronica o tradizionale mediante il quale il pubblico possa contattarlo e ardua è persino la mera ricerca dei dati essenziali; nel merito, i domini dei singoli istituti contemplano una sconcertante varietà di soluzioni: per le sole gallerie, si va da "lagallerianazionale.com" a "gallerianazionaledellumbria.it", da "galleriaaccademiafirenze.it" a "gallerie-estensi.beniculturali.it"; la Pinacoteca di Brera adotta una linea ancora diversa: "pinacotecabrera.org". Specialmente astruso è il dominio dell'istituto denominato Vittoriano e palazzo Venezia: "vive.beniculturali.it/it/vittoriano"; per "raggiungere" il comitato scientifico, partendo dalla sezione "amministrazione trasparente" della home page , si passa, di norma, alla voce "organizzazione" e da quella, il più delle volte, ad "organi di indirizzo politico-amministrativo". Dopodiché, però, il caso felicissimo di un istituto che citi il decreto di nomina del comitato in carica, rendendolo disponibile, elenchi a parte le generalità dei componenti, consentendo da quelle di risalire a tutti i curriculum vitae (completi di contatti) e magari fornisca anche le dichiarazioni di insussistenza delle cause di incompatibilità dei nominati, oltre a precisare la durata dell'incarico, non si verifica mai; spesso, anzi, non si sfiora neppure la sufficienza; fatti salvi i 6 musei e parchi di più recente istituzione, comprensibilmente non ancora al passo con gli altri, è la stessa sezione "amministrazione trasparente" ad essere talvolta difficile da rintracciare, benché il comma 8 dell'art. 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, imponga che essa debba non solo esistere ma essere di facile accesso e consultazione; nel caso della Pinacoteca nazionale di Bologna, la voce "organi di indirizzo politico-amministrativo" rinvia al portale del Ministero e dunque agli uffici centrali con quella funzione, mentre il comitato scientifico è rintracciabile nell'"organigramma della pinacoteca", sotto "articolazione degli uffici". Sul portale della Galleria nazionale delle Marche, invece, per fare solo un altro esempio di disallineamento, da "amministrazione trasparente" bisogna passare a "documenti correlati" per rintracciare il decreto di nomina del primo comitato, e nient'altro; in più casi non si riesce a risalire al comitato scientifico: sul sito web dei Musei Reali di Torino, ad esempio, i nomi dei componenti sono citati (nello staff ) solo nel documento "Bilancio sociale 2016-2020", la voce "organizzazione" è contemplata ma non dà accesso a nulla, mentre "amministrazione trasparente" è assente.