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il rettore dell'Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ha organizzato un convegno per il giorno 9 febbraio 2022, dal titolo esplicito: "Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del Ricordo"; il pretesto appare chiaro e l'intento non è nuovo: attaccare la legge n. 92 del 2004, che istituisce il giorno del Ricordo per la commemorazione degli eccidi nelle foibe e che tempo fa ha definito come "il frutto di una battaglia revisionista e il più clamoroso successo della falsificazione storica da parte della destra più o meno fascista"; il seminario è stato organizzato con l'intento di "riesaminare e discutere la genesi, i caratteri e le implicazioni politiche e civili della legge 2004", ha spiegato Mauro Moretti pro-rettore alla didattica e docente di storia contemporanea. Mentre Montanari assicura che "si tratta di un'iniziativa scientifica, non politica"; il professor Montanari però non è nuovo ad atteggiamenti provocatori più che scientifici, basta leggere i suoi scritti che tendono ad attenuare la gravità dei crimini commessi dai partigiani titini; al convegno partecipa anche Eric Gobetti, autore del libro "E allora foibe? " , di cui il professore Montanari ha citato la frase: "La giornata del ricordo, come è stata concepita è il momento in cui la versione del neo fascismo italiano diventa la versione ufficiale dello Stato"; l'evento va in onda in streaming il 9 febbraio, alle 16, dall'aula magna dell'università di Siena, si chiede di sapere: quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo sui fatti descritti; se ritenga che sia conforme al quadro normativo vigente che un rettore possa assumere liberamente iniziative di critica esplicita di una legge dello Stato e di offesa della memoria delle vittime delle foibe. Atto n. 4-06555 NUGNES LA MURA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: con l'operazione "Aquila d'inverno", tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio 2022, la Turchia ha avviato una serie di bombardamenti in alcuni dei punti simbolo del confederalismo democratico e su diversi villaggi, come il campo profughi di Makhmour, la regione Rojava e Shengal, regione irachena a maggioranza curda, dove si sono registrati centinaia di feriti e diversi morti; i bersagliamenti compiuti avrebbero valenza simbolica contro il processo di democratizzazione compiuto dalle forze curde ispirate al progetto di società ugualitaria, democratica, ecologista, femminista e interculturale del Confederalismo democratico, fortemente voluto anche da Abdullah Ocalan, in prigione da oltre 23 anni; il 15 febbraio 1999, Abdullah Ocalan, residente del Movimento di liberazione del Kurdistan e fondatore del partito PKK, venne condannato all'ergastolo e trasferito nel carcere di massima sicurezza di Imrali, dove è stato condannato all'isolamento permanente; nello stesso anno l'Italia, con una sentenza del Tribunale di Roma a richiamo della Dichiarazione sull'asilo territoriale, adottata dall'ONU il 15 febbraio 1967, art. 14, riconobbe ad Ocalan il diritto di asilo politico. "Asilo accordato da uno Stato, nell'esercizio della sua sovranità, a persone che possono invocare l'art. 14 della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo, deve essere rispettato da tutti gli Stati"; considerato che: le Nazioni Unite hanno la responsabilità di garantire che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo venga applicata anche per Ocalan; in base alle sentenze emesse dalla Corte suprema di Lussemburgo e dalla Corte suprema del Belgio nel 2018, secondo cui è illegittimo decretare il partito PKK quale organizzazione terroristica, tenuto conto che quel partito andrebbe inteso quale fazione parte di un conflitto armato all'interno dello Stato turco e quindi soggetto alle tutele dello stato di guerra e non alla giustizia penale di quel Paese; la UE e l'Italia devono prenderne atto considerando il ruolo del partito PKK, ritenuto supporto strategico nella guerra in Siria e in Iraq per la liberazione, attraverso corridoi umanitari, di migliaia di yazidi intrappolati nella morsa dell'ISIS; tenuto conto del buon esempio di convivenza pacifica promossa dai curdi nel Rojava tra popoli di diversa etnia e religione, a cui ha fatto seguito un esperimento sociale di economia dal basso caratterizzata dalla parità di genere, rispetto per l'ambiente quale teoria ispirata dal leader Abdullah Ocalan, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, anche a seguito della mancanza di notizie, azioni di approfondimento volte alla conoscenza delle attuali condizioni psicofisiche di Abdullah Ocalan; se vi sia, nelle intenzioni del nostro Paese, la possibilità di valutare l'applicazione concreta del diritto di asilo per Ocalan e se vi sia la possibilità, in seno alla UE, di intraprendere un percorso condiviso per la sua scarcerazione, tenuto conto delle sentenze emesse dalle Corti supreme del Belgio e del Lussemburgo. Atto n. 4-06556 BRIZIARELLI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: presso Poste italiane operano da tre anni 425 lavoratori con contratto di somministrazione in carico ad "Adecco", agenzia multinazionale nel settore della selezione del personale; i 425 lavoratori avevano un contratto in scadenza alla data del 31 dicembre 2021 e hanno chiesto che venisse riconosciuta loro la continuità occupazionale, indicendo a tal proposito uno sciopero nazionale con presidio, che si è svolto lo scorso 21 dicembre a Roma, davanti alla sede di Poste italiane; un secondo sciopero è stato successivamente indetto per il 28 dicembre, con presidio permanente per le giornate del 28, 29 e 30 dicembre sempre presso la sede dell'azienda, su iniziativa di Nidil CGIL, Felsa CISL e UILTEMP, le categorie dei confederali che rappresentano i contratti atipici e che si sono mobilitate in difesa dei lavoratori; le organizzazioni sindacali avevano incontrato più volte l'allora vice ministro Stefano Buffagni che, dopo aver avviato un'interlocuzione con la dirigenza di Poste italiane, aveva assunto un formale impegno affinché si garantisse continuità occupazionale ai lavoratori; nonostante le rassicurazioni, a fine dicembre 2021 i lavoratori interessati sono stati contattati con un "SMS" per comunicare che il rapporto di lavoro sarebbe cessato, e così è avvenuto per gli ultimi 220 lavoratori, che erano rimasti ancora attivi dopo che, negli ultimi tempi, Adecco aveva cominciato a non rinnovare numerosi contratti di lavoro, in quanto Poste non richiedeva più queste prestazioni lavorative; sempre su richiesta delle organizzazioni sindacali, il Ministero dello sviluppo economico si è ora impegnato a convocare entro metà febbraio un tavolo istituzionale di confronto che, a partire dal coinvolgimento di Poste italiane, di Adecco e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dovrebbe includere anche le associazioni datoriali del settore del trasporto per garantire la continuità occupazionale di tutti i lavoratori, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere affinché i lavoratori richiamati siano tutelati attraverso il ripristino del rapporto di lavoro.