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Come diceva la mia collega, la senatrice Rauti, andiamo ad identificare in maniera molto invasiva persone che rappresentano lo Stato, quando invece non sono identificate neanche le persone sottoposte a misure restrittive, come la libertà vigilata, e i migranti richiedenti asilo. Ci dobbiamo consolare di quanto non sono previste all'interno del disegno di legge, perché - vivaddio - si è ritenuto di non applicare questo sistema di identificazione ai nostri rappresentanti delle Forze dell'ordine, che sarebbero stati in qualche modo equiparati ai criminali ai quali devono dare la caccia. Voglio sottolineare al Governo che noi auspichiamo, anche se il disegno di legge rimanda ad una decisione del Ministero della pubblica istruzione, che anche il corpo docente venga risparmiato da questa decisione, perché finora i docenti non hanno avuto neanche il badge (peraltro nell'ambito dell'insegnamento il problema dell'assenteismo è veramente molto marginale), ma soprattutto sarebbe una misura che andrebbe a ledere ulteriormente l'autorevolezza della figura dell'insegnante e in questo momento di particolare sensibilità sociale non è assolutamente il caso. Per quanto riguarda invece il piano che verrebbe imposto alle amministrazioni, noi temiamo che sia solo l'ennesimo piano, come quelli per la trasparenza, per la sicurezza e per l'anticorruzione, cioè un gravame incredibile che andrebbe ad incidere ulteriormente sul lavoro della pubblica amministrazione, con impiego di risorse e di tempi per partorire risultati che sono stati, nel caso degli altri piani, veramente molto modesti. Vanno bene le misure per accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale, perché abbiamo bisogno di un capitale umano, all'interno delle amministrazioni pubbliche, che sia pronto e reattivo a cogliere le nuove sfide, che sia formato per dare risposte più veloci e più concrete, ma dobbiamo fare in modo - chi è stato amministratore locale lo sa bene - che i dipendenti pubblici (funzionari, dirigenti) continuino a collaborare con gli amministratori, cioè con coloro che sono stati scelti dai cittadini per amministrare, perché diversamente, se si rompe questo patto, il Paese andrà completamente fuori controllo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, mi sento molto coinvolto da questo argomento all'ordine del giorno. Ho provato a studiare da studente, non da studioso, i temi della pubblica amministrazione nell'arco di un ventennio (e non è il ventennio che è stato storicizzato, ma il ventennio del mio impegno come decisore pubblico) e ho potuto mettere in collegamento anche la dicitura ambiziosa di questa iniziativa legislativa, che ha come cognome «concretezza» e ho ritrovato storicamente che in un'altra circostanza si è fatto utilizzo di questa dicitura: nel 1955 nacque una rivista, un quindicinale politico che si chiamava «Concretezza» ed era l'organo ufficiale di una corrente della Democrazia Cristiana di nome Primavera. All'epoca l'esigenza era la fiscalità, da rendere certa come regola (Applausi del senatore Ferrari) . Mi pare che in questo caso l'esigenza sia la qualità e la quantità della performance della pubblica amministrazione. Ho molto rispetto e stima - se mi potessi permettere direi che ho simpatia - per la capacità di lavoro come giuspenalista dell'avvocato Bongiorno. Parlerò come se lei fosse presente in Aula, perché ho letto quello che ha dichiarato, ho letto con attenzione l'iniziativa legislativa e direi che conosco almeno il 51 per cento del suo pensiero sul tema difficile della pubblica amministrazione. Il limite che rinvengo rispetto all'iniziativa al nostro esame è che essa affronta questioni marginali, non fondamentali, che sono di significato, ma non sono la parte centrale della questione della pubblica amministrazione. C'è il tema della biometria, a proposito del controllo - permettetemi - fisico del funzionario e addirittura anche del dirigente che deve accedere nello spazio di lavoro della pubblica amministrazione. Dal 1970 c'è una grande riflessione in Italia sulla misurazione della performance della pubblica amministrazione: cominciò Massimo Severo Giannini, se ne occupò anche il trio Gaspari, Ciaffi, Quaranta, se ne è occupato Sabino Cassese da par suo e credo che sia inarrivabile, per la conoscenza e per la capacità di risultato. Poi se ne sono occupati Franco Frattini, con meno risultati, la coppia Renato Brunetta e Marianna Madia e adesso è la volta del ministro Bongiorno. Il tema della misurazione della quantità e della qualità della pubblica amministrazione non coincide e non si esaurisce con il controllo della presenza fisica: lo incrocia soltanto, ma non si esaurisce in esso. Sabino Cassese, ad esempio, si pose il tema dei carichi di lavoro. Il carico di lavoro è una categoria dell'organizzazione della pubblica amministrazione, che sta impegnando la riflessione anche dottrinaria da decenni, per fare in modo che il lavoratore della pubblica amministrazione non sia imprigionato nella sua fisicità, ma addirittura sia liberato, per far sì che faccia il massimo possibile. È il ritardo nella sua prestazione il tema da porsi, non il ritardo del suo accesso fisico. Voglio dunque conciliare gli interventi che ci sono stati, visto che il luogo in cui stiamo parlando somiglia ai luoghi che conosce il ministro Bongiorno e anche lì c'è il confronto dialogico e il contraddittorio. Ho preso appunti dagli interventi dei colleghi del mio partito, ma anche degli altri partiti. Ad esempio ho preso nota dell'intervento di Vasco Errani, che ha ricordato che oggi il tema che si pone nella pubblica amministrazione è quello della disponibilità dei responsabili unici del procedimento (RUP), dei direttori dei lavori e di persone che siano capaci di introdurre la digitalizzazione nella contrattualistica, per la domanda aggregata di acquisti di beni e servizi. C'è bisogno, ad esempio, di superare la fase dell'assistenza tecnica dall'esterno, che ha determinato una cronica incapacità di fare della pubblica amministrazione. C'è bisogno di una grande vertenza formativa a favore della pubblica amministrazione e di rendere centrale anche la scuola di formazione della pubblica amministrazione, affinché non diventi il luogo per chi non ce l'ha fatta, ma sia il luogo per fare davvero concretezza. Concretezza significa proporzionalità, rinvenibilità, efficacia e materialità. Pongo allora una questione al ministro Bongiorno, a cui dichiaro di nuovo, adesso, non solo la mia simpatia professionale, ma anche l'ammirazione per i suoi successi nelle aule di giustizia: per me il successo davanti al diritto penale vale molto, perché significa libertà. Voglio dunque porre una questione al ministro Bongiorno: come rapportiamo la pubblica amministrazione, che ha 3.400.000 risorse umane, e la rivoluzione normativa ripetuta, che riguarda ad esempio l'ordinamento giuridico, le Zone economiche speciali (ZES) e le figure extra ordinem , che si fanno carico di gestire le modalità di superamento delle tragedie? Lì dobbiamo concepire figure che siano capaci di compiegarsi rispetto a queste fasi nuove del modo di essere della pubblica amministrazione. Attenzione, quanto scritto non è inutile. Io voglio anche tematizzare, se si può migliorare; ma ritengo che a noi serve molto di più.