[pronunce]

che la declaratoria di illegittimità costituzionale è stata pronunciata per l'incompatibilità della disposizione censurata con l'art. 3 Cost., a causa dell'ingiustificata parificazione dei procedimenti relativi ai delitti in questione a quelli concernenti i delitti di mafia, nonché per l'irrazionale assoggettamento ad un medesimo regime cautelare delle diverse ipotesi concrete riconducibili ai paradigmi punitivi considerati; con l'art. 13, primo comma, Cost., quale referente fondamentale del regime ordinario delle misure cautelari privative della libertà personale; e, infine, con l'art. 27, secondo comma, Cost., in quanto attribuisce alla coercizione processuale tratti funzionali tipici della pena; che la richiamata decisione - nell'escludere che potesse conciliarsi con i parametri ora indicati la presunzione assoluta di adeguatezza della sola custodia in carcere, sancita dal novellato art. 275, comma 3, cod. proc. pen. in rapporto ai delitti cui si riferiva lo scrutinio - ha ritenuto, per contro, compatibile con detti parametri la previsione di una presunzione solo relativa, superabile da specifici elementi da cui desumere la sufficienza di misure diverse e meno gravose della custodia in carcere: procedendo, pertanto, alla dichiarazione di incostituzionalità in tali termini della norma denunciata; che la citata sentenza, dunque, se per un verso si riferisce anche al delitto di induzione o sfruttamento della prostituzione minorile, per altro verso, anziché rimuovere sic et simpliciter l'anzidetta presunzione assoluta - così come richiesto, nella sostanza, dall'odierno rimettente - la trasforma in relativa; che si impone, pertanto, la restituzione degli atti al Tribunale rimettente, perché proceda, alla luce della sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale e del conseguente mutamento del quadro normativo, ad una nuova valutazione circa la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione sollevata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Torino, sezione per il riesame. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 aprile 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 aprile 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI