[pronunce]

che, in seguito alla sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite civili, n. 18565 del 2009, la società cooperativa agricola aveva presentato richiesta di variazione di classamento e, nell'ambito di tale riclassificazione, quattro dei sei immobili originari avevano subito un frazionamento dal quale erano stati generati altri subalterni; che l'avviso di accertamento notificato dal Comune di Concordia sulla Secchia riguardava i fabbricati così come individuati anteriormente al frazionamento, poiché si riferiva ad annualità di imposta allo stesso antecedenti; che nel 2011, in seguito all'emanazione del d.l. n. 70 del 2011, la stessa società cooperativa aveva presentato domanda di accatastamento, valevole anche per le annualità precedenti, producendo l'autocertificazione sulla ruralità richiesta dalla novella legislativa; che, in applicazione dello ius superveniens, l'amministrazione comunale aveva annullato, in via di autotutela, l'avviso di accertamento con riguardo a soli due fabbricati, non avendo per i restanti riscontrato l'annotazione di ruralità negli atti del catasto; che detta annotazione non si era potuta materialmente eseguire perché le relative particelle - la cui destinazione rurale non era mai stata in discussione tra le parti - erano state soppresse nel 2009, in seguito al frazionamento citato, che aveva generato dei subalterni, pur essendo la destinazione dei fabbricati rimasta invariata. 3.1.- Secondo la parte, la norma in scrutinio, ricollegando alla mancata annotazione in catasto l'automatica impossibilità di conseguire il requisito della ruralità «ora per allora», anche quando tale annotazione sia impossibile per cause meramente formali e non legate al mutamento di destinazione d'uso, determinerebbe effetti irragionevoli e arbitrari perché non riconducibili ad una diversa capacità contributiva, così ponendosi in contrasto con gli artt. 3 e 53 Cost. 3.2.- Ciò premesso, la parte ritiene che il principio della preminenza dell'annotazione, come enunciato dalla Corte di cassazione, si ponga in contrasto con la ratio della normativa sull'autocertificazione di ruralità. L'annotazione costituirebbe una semplice modalità procedurale attraverso la quale viene data adeguata pubblicità alla situazione di fatto preesistente, onde assicurare l'esenzione dall'ICI. L'art. 2, comma 5-bis, del d.l. n. 102 del 2013, come convertito, sarebbe, dunque, volto a regolamentare il procedimento di acquisizione della ruralità attraverso una sorta di «sanatoria-trascrizione» basata, per un verso, sull'autocertificazione, in omaggio a esigenze di semplificazione, e, per l'altro, su un'annotazione catastale intesa a garantire la pubblicità erga omnes della situazione di fatto preesistente. Un sistema siffatto, argomenta la parte, lascerebbe privi di copertura casi, come quello in scrutinio, in cui una particella, non essendo più censita, non può essere oggetto di materiale annotazione, pur avendo avuto la relativa unità immobiliare, nel corso degli anni, carattere di ruralità. La disposizione censurata travalicherebbe, dunque, l'effetto da essa stessa perseguito, trasformando il procedimento che consente l'acquisizione del requisito della ruralità in uno strumento di irragionevole discriminazione. Ciò in quanto, si sottolinea, l'annotazione negli atti del catasto, rappresentando l'unica modalità per attestare, ora per allora, la ricorrenza dei requisiti della ruralità, introduce un automatismo che impedisce al giudice di tenere conto delle peculiarità del caso concreto e di modulare in base ad esse gli effetti della norma. 3.3.- Con memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica, la parte ha replicato alle difese svolte dal Presidente del Consiglio dei ministri, insistendo per l'accoglimento delle questioni sollevate.1.- La Commissione tributaria regionale dell'Emilia-Romagna solleva questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 5-ter, del d.l. n. 102 del 2013, come convertito, denunziandone il contrasto con gli artt. 3 e 53 Cost. La norma censurata, auto-qualificandosi come di interpretazione autentica, interviene sulla disciplina dell'annotazione catastale del carattere di ruralità dei fabbricati, necessaria per il conseguimento dell'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili prevista dall'art. 23, comma 1-bis, del d.l. n. 207 del 2008, come convertito. La disposizione in scrutinio stabilisce che «[a]i sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, l'articolo 13, comma 14-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, deve intendersi nel senso che le domande di variazione catastale presentate ai sensi dell'articolo 7, comma 2-bis, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, e l'inserimento dell'annotazione negli atti catastali producono gli effetti previsti per il riconoscimento del requisito di ruralità di cui all'articolo 9 del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, e successive modificazioni, a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione della domanda». 1.1.- In particolare, la CTR dubita della legittimità costituzionale dell'interpretazione della citata norma, come risultante dal principio di diritto, enunciato dalla Corte di cassazione, sezione sesta civile, con l'ordinanza 31 ottobre 2019, n. 28135 &#8210; al quale essa è tenuta ad attenersi in quanto giudice di rinvio &#8210; secondo il quale, ai fini dell'operatività dell'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili, la ruralità dei fabbricati deve risultare dalla prescritta annotazione catastale. 1.1.1.- Ad avviso del rimettente, la disciplina dalla quale tale principio è stato tratto sarebbe irragionevole nella parte in cui prescrive che, ai fini del riconoscimento retroattivo della natura rurale dei fabbricati, necessario per accedere al regime agevolativo, tale attributo deve essere annotato negli atti del catasto, senza, tuttavia, prevedere un'eccezione per il caso in cui l'annotazione, pur in presenza dei presupposti sostanziali della ruralità, non possa essere effettuata, in quanto, al momento della presentazione della relativa istanza, la particella catastale identificativa dell'unità immobiliare sia stata soppressa e sia confluita in un nuovo subalterno. 1.1.2.- La normativa censurata determinerebbe, altresì, una ingiustificata disparità di trattamento tra le situazioni, sostanzialmente uguali, dei proprietari dei fabbricati che, prima della presentazione dell'istanza di riconoscimento della ruralità, siano stati oggetto di variazioni catastali, e dei titolari degli immobili di identica tipologia che, invece, non abbiano subito alcuna modifica. 1.1.3.- Il giudice a quo ritiene, infine, violato l'art. 53 Cost., in quanto la disposizione censurata, imponendo prestazioni patrimoniali diverse a contribuenti che versano nella medesima situazione sostanziale, recherebbe vulnus al principio della capacità contributiva.