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Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sui fallimenti delle banche e delle assicurazioni nonché sulla cattiva gestione del sistema finanziario ad esse collegato. Onorevoli Senatori. -- Con l'approvazione definitiva del disegno di legge Atto Camera n. 3123, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea -- legge di delegazione europea 2014, entrerà in vigore anche l'articolo 8, recante «princìpi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio». Il comma 1 di tale articolo 8 detta la nuova disciplina del risanamento e della risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari: è stabilito che si applichino a partire dal 2016 le nuove norme e regole sul bail-in , ovvero il meccanismo per l'esercizio -- da parte di un'autorità di risoluzione -- dei poteri di svalutazione e di conversione in relazione alle passività di un ente creditizio soggetto a risoluzione. Secondo il disposto dell'articolo 43 della direttiva, l'attuazione della delega dal 2016 dovrà identificare anche le specifiche modalità di attuazione del bail-in con riferimento alle forme societarie cooperative, stabilendo la designazione della Banca d'Italia quale autorità di risoluzione nazionale, con l'obbligo di assicurare il tempestivo scambio di informazioni con il Ministero dell'economia e delle finanze e, secondo quanto stabilito dall'articolo 3, paragrafo 6, della direttiva, prevedendo altresì l'approvazione da parte di quest'ultimo organo prima di dare attuazione a decisioni che abbiano un impatto diretto sul bilancio oppure implicazioni sistemiche. Laddove le autorità di risoluzione valutino che i piani di risanamento non sono sufficienti a ristabilire il corretto funzionamento delle attività della banca e che vi è un pubblico interesse ad intervenire, provvederanno quindi a mettere in pratica il piano di risoluzione attraverso i seguenti principali strumenti: cessione di ramo d'azienda; trasferimento di ramo d'azienda a un ente-ponte; trasferimento degli attivi deteriorati in una bad bank ; bail-in di azionisti e creditori non garantiti. La misura, la cui entrata in vigore è prevista per il 1º gennaio 2016, si applicherà a tutti i creditori non garantiti della banca, tra i quali: azionisti (ad esempio detentori di capitale Tier 1; capitale addizionale Tier 1); obbligazionisti (ad esempio detentori di titoli debito; debito subordinato; obbligazioni convertibili) e depositanti. Più nel dettaglio, tale misura si concretizza nella facoltà delle autorità di risoluzione - qualora gli altri strumenti si rivelino non adeguati al raggiungimento degli obiettivi della risoluzione -- di convertire in capitale o svalutare fino a zero il valore nominale dei crediti o dei titoli di debito della banca. In tal senso, l'autorità di risoluzione ha l'onere di operare una valutazione equa ed oggettiva dell'importo sulla base del quale devono essere svalutate o convertite le passività ammissibili al fine di ripristinare il coefficiente di capitale primario di classe I. Per ciò che concerne gli azionisti, l'esito della svalutazione o della conversione può concludersi alternativamente: a) nella cancellazione delle azioni esistenti oppure b) nella conversione in strumenti di capitale di nuova emissione a valore nominale fortemente ridotto. La disciplina normativa prevede ad ogni modo alcune deroghe, escludendo da qualsiasi tipo di prelievo i conti correnti e i depositi al di sotto dei 100.000 euro, coperti da garanzia statale, nonché le passività coperte da garanzia personale o reale e le passività da reddito di lavoro da riconoscere in favore dei dipendenti. Poiché non è neppure pensabile che misure di tale incidenza sulle abitudini di risparmio del nostro Paese passino senza un profondo mutamento del costume professionale degli attori del mondo creditizio, è assolutamente necessario -- ed a nostro avviso anche prioritario -- gettare un fascio di luce sulla prassi sistematica di cattiva gestione del risparmio, che negli ultimi decenni ha visto pericolosissimi fallimenti di istituzioni bancarie ed assicurative. Una cultura di morigeratezza gestionale non può che passare dalla precisa conoscenza degli errori del passato, per indicare dove correggere e quale strada intraprendere; è inconcepibile che le banche privatizzino gli utili e socializzino le perdite. Finora, quando la banca guadagna gli utili sono suoi, quando fallisce coinvolge, con il meccanismo del bail-in , i suoi correntisti (e degli azionisti che hanno percepito utili nei periodi di vacche grasse nessuno parla più). Non è infatti immaginabile che i depositanti siano chiamati a rimettere i risparmi per ripianare i debiti delle banche, non avendo mai partecipato agli utili quando le cose andavano bene: è ingiusto chiamare i correntisti a patire le conseguenze delle commistioni di interessi e delle scelte azzardate con cui, sin qui, si è confuso il rischio zero -- che deve avere la raccolta e l'impiego del risparmio -- dalla valutazione speculativa che devono avere gli investimenti. Se l'autorità di risoluzione farà capo alla Banca d'Italia, allora anch'essa (l'autorità di risoluzione) dovrebbe essere monitorata dalla Commissione d'inchiesta, in quanto parte in causa quale emanazione della banca centrale italiana, che di fatto è un vero e proprio consiglio d'amministrazione superiore delle maggiori banche ed assicurazioni italiane. Il rischio è che le principali banche ed assicurazioni italiane, appunto azioniste della Banca d'Italia per il 94 per cento, attraverso il condizionamento sull'autorità di risoluzione pilotino il salvataggio o la condanna di questo o quell'istituto secondo propri interessi di parte. Le tristi vicende del passato, i casi Parmalat, Cirio e Monte dei Paschi di Siena, sono tutti esempi di lassismo gestionale che non si sarebbe verificato in epoche in cui vigeva nel testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (TUB) il divieto di partecipazioni azionarie delle banche nelle imprese e viceversa. Seguire quelle vicende può essere utile anche per capire se l'interesse nazionale per la tutela dei settori strategici non richieda il ripristino, anche sotto altre e più aggiornate forme, di quel divieto, che ci fece uscire dalla crisi del 1929 e che rafforzò per oltre mezzo secolo il fragile nerbo del sistema produttivo e creditizio italiano, salvaguardandone la reciproca indipendenza..