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La Sicilia, che dal 1946 gode di un proprio statuto di autonomia, mai applicato fino in fondo dai politici siciliani che l'hanno governata sino ad oggi, è l'unica regione a statuto speciale che non si vede riconosciuta la propria lingua. Il ricordato studio promosso dall'UNESCO « Red Book for Endangered Languages », e molti altri studi affermano che il siciliano è una lingua distinta dall'italiano. Secondo Ethnologue , «il Siciliano è differente dall'Italiano standard in modo sufficiente per essere considerato una lingua separata (...) è inoltre una lingua ancora molto utilizzata e si può parlare di parlanti bilingui» in siciliano e in italiano standard . Se, a livello culturale, esiste ancora oggi una fiorente attività che ruota sul siciliano, a livello politico mancano ancora forti segni di rilancio della battaglia per la valorizzazione della lingua siciliana. Anche il napoletano e le lingue italo-meridionali, secondo l'UNESCO, sono da considerare lingue separate dall'italiano standard (toscano) e non dialetti di questo. L'attività di valorizzazione è portata avanti principalmente da associazioni culturali e da gruppi musicali e teatrali. Sono presenti anche siti internet in lingua napoletana. Anche la lingua napoletana e le altre parlate meridionali soffrono il fatto di essere state confinate dalla cultura ufficiale italiana nel «ghetto» dei dialetti. Come il veneto, anche il napoletano può, fra l'altro, vantare un'illustre tradizione letteraria. Questo è un seppur sommario e parziale quadro delle principali lingue regionali parlate oggi all'interno del territorio dello Stato italiano. Le politiche di riconoscimento e di valorizzazione linguistica devono essere decise e governate dalle regioni e dagli altri enti locali, espressione delle comunità locali, e non dagli Stati centrali, a maggior ragione se centralisti come quello italiano. Solo così le minoranze potranno uscire dal ghetto minoritario per diventare realmente comunità attive e riconosciute con gli stessi diritti delle maggioranze di Stato. Un ambito ben più ampio di quello riconosciuto dalla citata legge 15 dicembre 1999, n. 482, che costituisce un importante passo in avanti, ma non è sufficiente a soddisfare le attese di chi crede fino in fondo nel rispetto di tutte le identità, le culture e le lingue. Per ovviare alle discriminazioni di Stato ed evitare che siano le maggioranze parlamentari di stampo statalista e centralista a decidere quali siano le lingue da valorizzare e quali invece quelle da ghettizzare etichettandole come dialetto, il presente disegno di legge reca una modifica alla legge n. 482 del 1999, in particolare all'articolo 2, affinché la disciplina recata dalla stessa legge possa trovare applicazione anche per tutte le lingue riconosciute storiche con delibera dei rispettivi consigli regionali.. Art. 1. 1. All'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 1-bis. Le disposizioni della presente legge si applicano altresì alle lingue che, con delibera dei consigli regionali, sono riconosciute come lingue storiche regionali». Art. 2. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .