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Se si introduce la fatturazione elettronica, non si può nemmeno pretendere che l'onere di archiviare tutta la documentazione sia a carico e a costo dei contribuenti, che devono acquistarsi i software senza nessun credito d'imposta. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ma scherziamo? È lo Stato che deve archiviare la documentazione già in suo possesso e smettere di chiedere ogni tipo di accertamento, ad ogni piè sospinto, ai contribuenti, che già hanno le loro difficoltà a tenere l'Italia a galla in un mercato globale e complicato. Stiamo affossando il Paese, non gli stiamo dando la spinta per crescere. Il reddito di cittadinanza e la famosa abolizione della Fornero sono solo la conferma della decrescita felice che il Governo sta drammaticamente imprimendo. Questo è un vicolo cieco, ma è possibile invertire la rotta: siamo ancora in tempo per farlo, fatelo. L'ha detto persino Tsipras, la scorsa settimana, con un monito all'Italia, memore dell'esperienza della Grecia ci ha detto di: tornare indietro, di negoziare, di rimettere a posto i conti e di tutelare gli italiani. L'obiettivo del decreto fiscale - sembrerà banale dirlo - è occuparsi della materia fiscale. Sotto questo profilo, non abbiamo assolutamente capito perché sia diventato un pot pourri , un omnibus di materie assolutamente importanti. Si è rischiato di destabilizzare settori fondanti del nostro Paese. Abbiamo evitato il peggio e abbiamo vigilato, affinché settori strategici, come quello che rappresenta l'11 per cento del credito, quale il credito cooperativo, non venissero smontati per decreto a pochissimi giorni dall'entrata in vigore della riforma. Abbiamo spinto per trovare una soluzione al contenzioso sul prezzo massimo di cessione innescato dalla sentenza n. 18135 della Cassazione a sezioni unite. Abbiamo lottato come sempre per i balneari, per lo sport e in particolare per quello dilettantistico. Abbiamo evitato che le autostrade diventassero ostaggio del nuovo nazionalismo del Governo. Abbiamo vigilato e vigileremo affinché l'idea di rete unica, che pure ha in sé dei tratti di positività, non diventi terreno di monopolio delle informazioni, rischiosissimo in uno Stato democratico e civile. Continueremo a vigilare, perché noi vogliamo portare l'Italia di nuovo in Europa; vogliamo portare l'Italia di nuovo ai vertici della produttività, del bel pensiero, del bel futuro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore D'Alfonso. D'ALFONSO, relatore di minoranza . Signor Presidente, io mi pongo anche una domanda sul valore e sul significato della replica, quando la replica spetti al relatore di maggioranza, quando la replica spetti al relatore di minoranza. E sono convinto che la replica non sia una coda, indebolita tematicamente, della parte inizialmente espressa. La replica si nutre dei punti di vista ascoltati ed è l'ultimo, estremo tentativo di chiamare a ragionevolezza e a riflessione su quell'argomento. Io con questo spirito contribuisco alla ragionevolezza di quest'Aula, tenendo da conto tutti gli interventi che ci sono stati. L'ordinamento tributario è messo al riparo da uno dei principali istituti di democrazia che la nostra Carta prevede, la sottoposizione al referendum , perché la materia tributaria - direbbe Norberto Bobbio - è materia sacrale; grazie a questa materia si edifica il costituito della nostra collettività. Se questo è - e questo è - noi dobbiamo sapere che una serie di interventi contenuti all'interno del decreto-legge in esame produce diseducazione, produce e mette in campo un costo culturale e morale di diseducazione di cui noi ci dobbiamo fare carico. Io non prevedo una democrazia angelica e senza errori; la democrazia dentro di sé può dare luogo a errori. Il punto è che il confronto dialogico, il contraddittorio, l'ascoltarsi, il dire e l'ascoltarsi poi devono dare luogo alle correzioni. Qual è il problema - per esempio - dello stralcio annullante riguardante le cartelle fino a 1.000 euro di quel decennio? Si può scatenare, in capo al cittadino, la scommessa di attendere un'altra operazione di stralcio. Questo è il punto del quale vi dovete e ci dobbiamo fare carico. Così come sparare operazioni di rottamazione, senza che si sia patrimonializzata dal punto di vista amministrativo la rottamazione precedente, ha con sé un carico infettivo. Noi dobbiamo dare luogo a una condotta fiscale e tributaria che è tipica dello Stato e, non di una liofilizzazione dello Stato o di un ologramma dello Stato. Guardate che tutti gli studiosi e i politici, anche di parti che adesso hanno fatto sentire il proprio punto di vista, evidenziano che sulla materia tributaria ci vogliono più serietà, meno intermittenza, meno casualità, meno improvvisazione; tant'è che l'ordinamento normativo prevede, ad un certo punto dell'esercizio legislativo, il decreto-fiscale, per fare in modo che abbia compiutezza e omogeneità di materia, evitando che si trasformi in un'arca sbagliata. E questo decreto-legge corre il rischio di essere un'arca sbagliata. Io mi devo complimentare con pochi, a volte introvabili, ma comunque significativi interlocutori nella Commissione; pochi e a volte introvabili, perché presi da un grande carico di lavoro. Devo riconoscere lo sforzo che ha fatto il sottosegretario al MEF Bitonci, che ha provato più volte a cucire e ricucire un impazzimento di condotta di una coalizione che tirava come l'asino di Buridano, da una parte e dalla parte opposta, correndo il rischio di morire di acqua e anche di cibo, perché non c'era, al di là dello scritto, alcun accordo su niente. Detto questo, apprezzo lo sforzo compiuto sull'adempimento collaborativo (un emendamento del PD), che fa in modo di statuire una reciprocità di lealtà collaborativa fiscale: lo Stato e l'imprenditore produttore di ricchezza insieme. Avevamo chiesto un altro emendamento: il cittadino onesto che paga, e paga di più, deve essere rimborsato entro un determinato tempo. Non può esserci comprensione per chi non paga, astutamente, e non, invece, disponibilità per chi ha pagato di più. Voglio ringraziare - e concludo - per quell'attenzione "angelica" che c'è stata sull'emendamento riguardante la defiscalizzazione delle rendite INAIL. È stato compiuto un errore, ad opera di chi lo fece in quel lasso di tempo: fare in modo che la rendita INAIL venisse resa materia "fiscalizzante". La rendita INAIL è un risarcimento e riguarda coloro che hanno perso "quote" di salute. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Rizzotti) . Non può essere che si paghi e faccia massa fiscale. Abbiamo presentato un emendamento abbiamo e avuto attenzione. Il senatore Bitonci e anche il presidente Bagnai, molte volte soccorso e soccorrente anche con la sua cultura laterale, ci hanno dato attenzione ma, anziché l'emendamento approvato, è venuto in campo un ordine del giorno con la forza della raccomandazione. In Europa, quella che a tratti è odiata, la raccomandazione produce anche norme; mi auguro - e concludo - che la curvatura delle intelligenze dia luogo ad un recupero di rettilineo normativo.