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Istituzione di nuove case da gioco in località turistiche, nonché deleghe al Governo per la regolamentazione delle case da gioco e l’adozione di un codice del gioco d’azzardo. Onorevoli Senatori. -- Nel nostro Paese la disciplina che riguarda le case da gioco risente ancora di una impostazione datata di molti anni ed è regolata attraverso deroghe al codice penale. Da anni è atteso un intervento legislativo chiaro ed esaustivo per disciplinare il fenomeno. La normativa vigente, infatti, risulta incoerente ed incapace di disciplinare in modo organico l'intero settore. Case da gioco, ruolo dei comuni e sviluppo economico dei territori turistici Il gioco può essere innanzitutto un’occasione di sviluppo del turismo e delle attività economiche. Ecco perché con questo disegno di legge proponiamo di modificare l'attuale disciplina in materia di case da gioco, consentendone l'apertura nelle località a vocazione turistica e soprattutto cambiando l'impostazione attuale che vede l'apertura delle case da gioco come una deroga al codice penale, da richiedere a chi si occupa dell'ordine pubblico, cioè il Ministero dell'interno. Saranno direttamente i comuni a chiedere l'apertura di nuove case da gioco al Ministro per lo sviluppo economico, che le autorizzerà di concerto con il Ministro dell'interno per le questioni inerenti l'ordine pubblico e di concerto con il Ministro dell'economia e finanze per le questioni che riguardano tutte le problematiche fiscali connesse con il gioco d'azzardo. Noi vediamo nell'apertura di case da gioco prima di tutto un’occasione per creare nuova e maggiore ricchezza nei territori che le ospitano. Quanto alle richieste di istituzione di case da gioco, si è ritenuto appunto di conferire la legittimazione alla richiesta direttamente al comune che intende insediare una casa da gioco sul proprio territorio. Dovranno, quindi, sempre provenire dai comuni le istanze dirette ad ottenere dal Ministero dello sviluppo economico l'autorizzazione all'apertura della casa da gioco, in questo ponendo in primo piano l'aspetto economico legato all’apertura di una casa da gioco che ha riflessi importanti anche sull’economia dell'intero territorio comunale, e non solo. Rimane tra gli interlocutori cui è affidato l' iter autorizzativo il Ministero dell'interno, che ora viene coinvolto per gli ovvi aspetti inerenti l'ordine pubblico e la sicurezza. Il controllo sugli aspetti fiscali rimane in capo al Ministero dell'economia e finanze, o meglio alla Agenzia per le dogane e i monopoli, che già regolamenta l'intero sistema dei giochi pubblici in Italia. Nel procedimento autorizzativo sono ovviamente coinvolte le regioni ovvero le province autonome, per il loro ruolo in materia sia di turismo che di urbanizzazione. Naturalmente, nella disciplina proposta per regolamentate l'intero settore, si è tenuto conto anche dell'esigenza di assimilare l'istituzione delle case da gioco ai parametri di riferimento adottati dagli altri Stati membri dell'Unione europea. Tra gli Stati membri, infatti, è senz'altro l'Italia il Paese che più risente di questa disomogeneità legislativa che finisce per penalizzare, inevitabilmente, l'industria turistica nazionale. Si supera così la lacunosa normativa in materia di case da gioco, che incide negativamente sotto il profilo della potenzialità turistica dei nostri comuni. Il presente disegno di legge si colloca invece sulla strada di un rilancio e di una valorizzazione di inespresse potenzialità turistiche in grado di ottenere un incentivo per le singole località. La logica del gioco dovrebbe quindi essere strettamente legata a quella delle vacanze, al periodo -- anche breve -- di ferie trascorse in una località amena ed accogliente, in cui sia possibile puntare anche qualche soldo al gioco per tentare la fortuna. Il nostro Paese è ricchissimo di località a forte vocazione turistica che potrebbero ospitare case da gioco. Tra l'altro andrebbero stabilite anche delle regole architettoniche sulle strutture atte ad ospitare le case da gioco, affinché siano ospitate in edifici belli ed accoglienti. L'Italia è piena di palazzi nobiliari, ville e dimore patrizie che potrebbero essere adattati ad ospitare una casa da gioco. Gli storici casinò italiani sono luoghi di grande fascino, spesso autentici capolavori dell'architettura, in contrasto con la tristezza dei tanti bingo e delle tante sale da gioco nate in Italia, spesso in quartieri periferici e in locali arrangiati ad ospitarli. Oltre venti comuni si sono candidati negli anni scorsi alla apertura di una casa da gioco. In Italia, tradizionalmente, i giochi d'azzardo sono stati sempre praticati in una piccola parte del territorio nazionale e i cittadini italiani purtroppo risultano essere tra i principali clienti delle case da gioco d'oltre confine. In passato, in epoche diverse, numerose città hanno ospitato una casa da gioco. Ricordiamo, in particolare, Taormina, Anzio, Bagni di Lucca, Merano, Stresa, Salice Tenne, Acqui Terme, San Pellegrino Terme, Grado e Rapallo. Ma ovviamente vi sono molte località turistiche o termali che potrebbero bene ambire ad avere una casa da gioco nel proprio ambito comunale. La contraddittorietà si coglie nella vigenza degli articoli del codice penale che, dal 718 al 722, prevedono e sanzionano come ipotesi di reato l'esercizio di «giuochi d'azzardo», nonostante siano operanti sul territorio nazionale quattro case da gioco all'interno delle quali è possibile esercitare «legalmente» l'attività e nonostante si sia sviluppato un giro d'affari colossale legato ai giochi di ogni tipo. Questo rappresenta il paradigma del paradosso legislativo. La legislazione penale resta immobile e le case da gioco di Campione d'Italia, Saint Vincent, Sanremo e Venezia, in deroga alle disposizioni del codice penale esercitano legalmente l'attività. Così, il quadro normativo entro il quale operano le case da gioco sul territorio nazionale risulta caratterizzato, da un lato, dai citati articoli del codice penale che puniscono il gioco d'azzardo e, dall'altro, da alcuni decreti che, in deroga ai princìpi generali, hanno autorizzato l'apertura delle quattro case da gioco. Va rilevato, inoltre, che sono intanto passati tanti anni ed ormai il fenomeno del gioco ha assunto tutta un'altra connotazione in Italia, rispetto a quella che aveva quando furono aperte le prime case da gioco. Negli ultimi anni si è accresciuta la febbre da gioco tra la gente delle categorie economiche più disagiate che, tentando la fortuna per cambiare la propria vita, in realtà finiscono ancor di più per impoverirsi. Lo Stato, da par suo, ha visto crescere in modo esponenziale le entrate fiscali legate ad ogni sorta di gioco o lotteria. I numeri del gioco in Italia I numeri che riguardano il gioco d'azzardo in Italia, pudicamente definito «giochi pubblici» nelle statistiche ufficiali dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, la dicono lunga su quanto la disciplina vigente in materia sia obsoleta e vada modificata. 293 milioni di euro è il volume globale del gioco nei quattro casinò italiani, rispetto ai 96 miliardi giocati complessivamente in Italia nelle altre forme di gioco consentite dalla legge.