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il 29 settembre 2020 il Consiglio comunale di Calenzano (Firenze) ha approvato la valutazione d'impatto ambientale per l'escavazione e il recupero della cava di Poggio alle Macine nella località "La Cassiana"; in un comunicato stampa pubblicato sul sito istituzionale del Comune, il progetto è presentato come un'opera in grado di generare una forte riduzione dei volumi di scavo, pari al 75 per cento e il ripristino ambientale del sito estrattivo, allo scopo di ridurre le differenze di livello nel vecchio versante della cava, dismessa dal 1988; gli interroganti evidenziano alcuni elementi di complessità: si tratta infatti di un progetto in itinere da lungo tempo e portato avanti a più riprese, che oggi è soggetto ad una nuova fase di rilancio che, tuttavia, presenta ancora numerose ed evidenti criticità sia sul piano della trasparenza e chiara identificazione degli operatori coinvolti che per i profili di rischio per la salute e compatibilità con la sicurezza ambientale; l'area in cui ricade il sito estrattivo di Poggio alle Macine rientra all'interno del SIC (sito d'interesse comunitario) n. IT5140006 n. 40, che ricomprende il territorio dei monti della Calvana; il progetto di escavazione è finalizzato alla produzione di inerti: si tratta di un'attività estrattiva che si inserisce nelle previsioni del piano regionale delle attività estrattive (PRAE) della Regione Toscana e che è pertanto destinata al soddisfacimento dei fabbisogni dei predetti materiali prevalentemente sul mercato locale, ma anche per la fornitura necessaria alla realizzazione della terza corsia della A1 nel tratto Firenze nord-Firenze sud; la previsione del PRAE, la successiva variante del piano regolatore generale di adeguamento al PRAE ed il piano attuativo approvato prevedono la coltivazione in un sito che è già stato oggetto di attività estrattiva nel passato; la coltivazione fu interrotta nel 1988 a seguito del mancato rinnovo dell'autorizzazione all'escavazione, ed il vecchio fronte di cava presenta un versante molto acclive ed instabile; il consorzio estrattivo tentò la riapertura nel 2004 quando aveva ricevuto un diniego alla VIA prima dalla Giunta comunale e successivamente anche dal TAR di Firenze, che bocciò il ricorso del polo estrattivo, definendolo un progetto non compatibile con l'ambiente; considerato che: da visura camerale, risulta che il consorzio estrattivo "La Cassiana" con sede legale a Sesto Fiorentino, in via Giuseppe Verga 27, fu costituito nel maggio 1999 ed attualmente è composto da 7 consorziati che hanno diritto di proprietà: tuttavia, la configurazione della compagine sociale e vari passaggi di proprietà di alcune aziende del consorzio rendono confuso il quadro rispetto a chi sia effettivamente è il proprietario e controllore del consorzio; la sintesi non tecnica proposta dal consorzio estrattivo La Cassiana, che rappresentava il progetto definitivo per la coltivazione e il recupero del sito estrattivo ubicato in località Poggio alle Macine, nella parte relativa all'analisi degli impatti, riporta un ampio paragrafo descrittivo dei rischi per la salute, nonché dei rischi per la sicurezza; con riferimento ai rischi per la salute, si legge che "l'attività di cava può provocare rischi per la salute della manodopera impiegata ma anche della popolazione che abita nell'area di influenza. I rischi per la salute concernono, per la manodopera aziendale, le patologie connesse al tipo di lavoro svolto (tra le principali in questo caso danni da ipoacusia essendo da escludere la presenza di materiali asbestoidi); per tutta la popolazione residente nell'area di influenza, le patologie connesse all'incremento del tasso di inquinamento ambientale dovuto alle emissioni di polveri e di inquinanti nell'aria o nell'acqua durante i processi di escavazione, trasformazione e trasporto"; ancora, altro paragrafo è riservato ai rischi di contaminazione dell'aria, ed evidenzia come "il processo industriale estrattivo produce delle fonti di emissione che possono contaminare l'aria e l'atmosfera. Le emissioni connesse all'attività di minaggio, di movimentazione e trasporto, di frantumazione e di stoccaggio possono provocare fenomeni di inquinamento da polveri e gas di varia natura. La stima qualitativa e quantitativa delle emissioni è assai problematica nella fase preliminare del SIA", si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano conoscenza dei fatti e delle circostanze descritti, e in particolare se non ritengano, ciascuno compatibilmente con le proprie competenze, di avviare un'indagine conoscitiva per verificare la trasparenza dell'operazione e la compatibilità ambientale del progetto. Atto n. 3-02037 CORRADO PESCO DE LUCIA ANGRISANI CROATTI TRENTACOSTE LANNUTTI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che nel 2007, in località Ravona-Tre Camini, nel comune di Montano Lucino (Como), poco distante dalla confluenza del torrente Val Grande nel fiume Seveso, sia venuta inaspettatamente alla luce, durante i lavori di deviazione dell'alveo prodromici alla costruzione del nuovo ospedale "Sant'Anna" di Como, ricadente invece nel comune di San Fermo della Battaglia, un'imponente struttura a pianta circolare (diametro di 69 metri), poi oggetto di uno scavo archeologico quasi esaustivo da parte dell'allora Soprintendenza archeologica della Lombardia; al centro del "grande cerchio", una piattaforma circolare anch'essa (diametro di 27 metri), rivestita di ciottoli nella metà nord, mentre quella sud consiste in un semplice battuto, "orientata alle sorgenti astronomiche equatoriali e azimutali" e dalla quale si dipartono a raggiera setti radiali in terra battuta di diverso colore sovrapposti alle tracce di un'aratura rituale, circonda una buca nella quale, verosimilmente, era alloggiato il palo che doveva fungere da collimatore. Una seconda buca di palo cilindrica, analoga alla suddetta, si trova all'interno del "corridoio" pavimentato largo circa 1,5 metri delimitato dai due corsi di pietre che disegnano la circonferenza dello stesso "grande cerchio"; quest'ultimo, in effetti, è stato subito interpretato come una sorta di osservatorio astronomico o di calendario, poiché la struttura è la stessa dei recinti tombali della cultura di Golasecca, e 13 tombe ad incinerazione della prima età del ferro (inizi VI-inizi V sec. a.C.) sono state effettivamente rinvenute e scavate, nella zona, insieme ad 8 di età romana, ma ha dimensioni dieci volte maggiori; anche le stele litiche dell'età del rame posizionate qualche centinaio di metri più a nord, però, disegnano un allineamento astronomicamente significativo, suggerendo la possibilità che la frequentazione del sito, verosimilmente mirata all'osservazione permanente della levata e del tramonto degli astri più luminosi (e ispirata, forse, da ragioni cultuali), debba essere retrodatata. In zona, del resto, in agro di Montano Lucino, è attestata anche l'esistenza di un villaggio neolitico;