[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 335, 409 e 410, comma 3, del codice di procedura penale, promosso con ordinanza del 21 maggio 2004 dal G.I.P. del Tribunale di Padova nel procedimento penale a carico di (persona da identificare), iscritta al n. 725 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'8 giugno 2005 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che, con ordinanza del 21 maggio 2004, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Padova, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 335, 409 e 410, comma 3, del codice di procedura penale, in riferimento all'art. 24, secondo comma, della Costituzione, nella parte in cui – a seguito di opposizione alla richiesta di archiviazione ex art. 410 del codice di procedura penale – non consente al Giudice per le indagini preliminari di invitare il pubblico ministero che abbia chiesto l'archiviazione di un procedimento penale, formalmente a carico di ignoti, ma dal quale possa evincersi il nome della persona sottoposta ad indagini, ad iscrivere il nome della persona alla quale il reato è attribuito nel registro delle notizie di reato di cui all'art. 335 del codice di procedura penale prima dell'udienza ex art. 409, comma 2, del codice di procedura penale; che, secondo il rimettente, nel procedimento penale iscritto nel registro delle notizie di reato come «persona da identificare» in relazione al reato di cui all'art. 589 del codice penale (omicidio colposo) con l'indicazione delle parti offese Gabaldo Cristian (quest'ultimo deceduto a seguito dell'incidente) e Comparin Renato, il pubblico ministero aveva chiesto l'archiviazione, per non essere ravvisabile alcun illecito penale a carico di terzi, emergendo dalla consulenza tecnica che il sinistro mortale è da attribuire alla condotta di guida del Gabaldo in modo esclusivo; che il difensore dei prossimi congiunti di Gabaldo aveva proposto opposizione all'archiviazione, rilevando che un concorso di colpa era sicuramente da ascrivere al conducente del veicolo antagonista, Comparin Renato, e aveva chiesto che il giudice per le indagini preliminari ordinasse la prosecuzione delle indagini, affinché fosse chiamato il consulente tecnico d'ufficio a chiarimenti, sulle circostanze diffusamente indicate nell'atto di opposizione; che, alla richiesta del giudice per le indagini preliminari di identificare la persona sottoposta alle indagini, al fine di consentirne la partecipazione all'udienza in camera di consiglio da fissare ex art. 409 del codice di procedura penale, il pubblico ministero aveva risposto di potere omettere l'iscrizione del nome dell'indagato nel registro delle notizie di reato previsto dall'art. 335 del codice di procedura penale perché sarebbe risultata ingiustificatamente vessatoria, in caso di infondatezza della notizia di reato, e che il giudice delle indagini preliminari poteva sollecitare tale iscrizione solo in sede di udienza in camera di consiglio; che il Tribunale, ritenuta l'opposizione ammissibile, aveva fissato l'udienza ex art. 409 del codice di procedura penale, con avviso al pubblico ministero e alla sola parte offesa opponente (art. 410, comma 3, del codice di procedura penale); che, secondo il giudice a quo, l'art. 335, comma 1, del codice di procedura penale stabilisce che il pubblico ministero iscrive immediatamente nell'apposito registro, ogni notizia di reato, nonché «contestualmente o dal momento in cui risulta» il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito; che il tenore letterale della norma di cui all'articolo 415 bis del codice di procedura penale – «se non deve formulare richiesta di archiviazione» – sembra stabilire in modo inequivoco che il pubblico ministero ha l'obbligo di iscrivere nel registro delle notizie di reato il nome della persona alla quale il reato è in astratto attribuito, a prescindere da qualsiasi valutazione sulla fondatezza della notizia di reato; che tale interpretazione sarebbe coerente con il sistema che ha inteso garantire l'indagato con la previsione di precisi termini di durata della fase delle indagini, a decorrere proprio dalla iscrizione del nome dell'indagato nel registro delle notizie di reato, garanzia completamente svuotata di significato, ove s'intenda che il pubblico ministero ha il potere di raccogliere, prima, tutti gli elementi necessari e poi, quando si convince che l'accusa è fondata e vuole esercitare l'azione penale, iscrive il nome dell'indagato nel registro delle notizie di reato; che, così intesa la norma, il sistema conterrebbe in sé idonee salvaguardie, poiché ove pervenga una richiesta di archiviazione ai sensi dell'art. 409 del codice di procedura penale e non sia iscritta nel registro degli indagati la persona alla quale il reato è attribuito, il giudice potrebbe, analogamente a quanto prevede l'art. 415 del codice di procedura penale per i reati commessi da ignoti, restituire gli atti al pubblico ministero ordinandogli di procedere all'iscrizione, prima di fissare l'udienza ex art. 409, comma 2, del codice di procedura penale e proprio allo scopo di consentire all'indagato di essere avvisato e di parteciparvi; che, secondo il rimettente, la Corte di cassazione (sezioni unite penali del 15 gennaio 2001) avrebbe, però, dato della norma un'interpretazione diversa, per la quale, di fronte ad una richiesta di archiviazione ex art. 409 del codice di procedura penale, il giudice ha solo i poteri concessigli dall'art. 409 del codice di procedura penale di emettere decreto di archiviazione o disporre l'udienza camerale; e che, aderendo a tale giurisprudenza, il pubblico ministero si era rifiutato di procedere all'iscrizione di Comparin nel registro delle notizie di reato e al giudice non era rimasto che fissare l'udienza ex art. 409 del codice di procedura penale con indagato «persona da identificare»; che, così inteso, l'art. 335 del codice di procedura penale, in relazione agli artt. 409 e 410, comma 3, dello stesso codice, violerebbe, a parere del rimettente, il diritto di difesa, garantito dall'art. 24, secondo comma, della Costituzione; che l'ordine al pubblico ministero ex art. 415 del codice di procedura penale di iscrivere il nome della persona già individuata nel relativo registro, quando l'archiviazione sia stata richiesta nei confronti di «ignoto», non contiene naturalmente alcuna valutazione circa la sussistenza del reato e la responsabilità dell'indagato, limitandosi a sottolineare che la formula richiesta non è corretta, perché l'indagato ha, in realtà, un nome e cognome; e che il pubblico ministero, una volta iscritto l'indagato, potrà richiedere l'archiviazione ai sensi dell'art. 409 del codice di procedura penale e il giudice potrà disporla;