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il coraggio dei cittadini, che riescono a vincere una guerra, o l'industriosità dei cittadini, che riescono ad avere un surplus di bilancia dei pagamenti. Per questo motivo l'oro della banca centrale non è di una persona, non è neanche di cinque italiani, ma è l'oro di tutti gli italiani e questo per la genesi della costituzione di queste riserve, quelle auree e più in generale quelle valutarie. È così, anche perché è così ovunque. Oggi è facile documentarsi: basta uno strumento come un telefono cellulare e si può tranquillamente andare su Internet e consultare gli statuti delle banche centrali. L'ho fatto, andando a consultare gli statuti delle banche, dalla A di Afghanistan alla Z di Zimbabwe, passando naturalmente per quelli delle banche aderenti al Sistema europeo di banche centrali e quindi, in particolare, quelle dell'eurozona. In tutti questi statuti è chiaramente espresso il fatto che la banca centrale detiene le riserve dello Stato. Mi correggo, solo in uno statuto questa cosa non è specificata, ovvero nello statuto dello Zimbabwe: non so se questo sia il modello di qualcuno in questo augusto consesso, ma in ogni caso, eventualmente, lo prenderemo in considerazione, se verrà esplicitata una richiesta simile. È così anche perché lo dice la massima autorità in ambito di central banking oggi in Europa, niente di meno che il dottor Mario Draghi, il quale, rispondendo il 27 marzo 2019 all'interrogazione presentata degli europarlamentari Valli e Zanni, esplicita che «il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e lo statuto del Sistema europeo di banche centrali non utilizzano il concetto di proprietà per determinare le competenze del Sistema europeo di banche centrali (...) in relazione alle riserve». Ciò significa che chi eventualmente lo facesse commetterebbe un atto tecnicamente eversivo rispetto all'ordinamento nel quale le nostre banche centrali operano. Vorrei chiarire una cosa, che forse ha suscitato questo dibattito, su cui tornerò dopo in sede di dichiarazione di voto: lo Stato non è il Governo e mi dispiace dover fare questa precisazione qui e doverla fare a noi, ma da ciò scaturisce il fatto che tutta una serie di cose che sono state dette sono particolarmente inconferenti. Vorrei tornare anche al tema del rimpatrio dell'oro. Noi poveri populisti o patrioti per anni siamo stati invitati a seguire le best practice degli altri Paesi europei che ci venivano mostrate come esempio. Tipicamente si trattava di Germania e Olanda. Oggi è facile documentarsi e i miei lettori sanno cosa ciò significhi. Pertanto, se voi andate su Internet e cercate gold repatriation , vedrete che, per esempio, la banca centrale olandese ha portato dal 31 per cento al 51 per cento la quantità di oro detenuto in patria e, per esempio, scoprirete che la Germania ha spostato svariate centinaia di tonnellate di oro dall'estero verso il suolo tedesco. Quando c'era la pressione sovietica poteva essere conveniente diversificare il rischio Paese, ma quando questa pressione è venuta meno hanno pensato che fosse più utile riportarne un po' in casa. Ha ragione il collega Misiani: sono scelte di diversificazione. La diversificazione è un principio di rischio finanziario e noi non chiediamo che venga rimpatriato; chiediamo semplicemente che si studi serenamente la questione, i costi, anche per fare in modo che il Governo abbia contezza di dove sono le riserve e, in particolare, quelle auree. Noi non chiediamo - come invece fanno, legittimamente, per carità, i colleghi di Fratelli d'Italia - questo rimpatrio. Qui non c'è materia di contenzioso. Riscontriamo però che i Paesi cosiddetti virtuosi lo hanno messo in pratica. Non dimentichiamolo. Vorrei arrivare all'ultimo punto che è stato sollevato con la solita insalata di concetti, che non ci aiuta. Forse qui dovremmo essere più puntuali e precisi. Così come non è il caso di confondere Stato e Governo - che poi è all'origine dell'equivoco che ci porta qui - non è neanche il caso di confondere indipendenza e autonomia. L'indipendenza della banca centrale non è minimamente in discussione. Forse sarebbe il caso che parlassimo serenamente dell'indipendenza della banca centrale, che è un principio che noi rispettiamo perché è iscritto nel nostro ordinamento. Gli ordinamenti europei vogliamo cambiarli ma nel rispetto delle regole. È un principio che si afferma negli anni Ottanta e, quindi, abbastanza vetusto, che sta all'attuale contesto finanziario come le penne alla vodka stando alla nostra tavola o gli Spandau Ballet stanno alla musica che ascoltiamo. È roba vecchia; è roba degli anni Ottanta, quando l'inflazione era effettivamente a due cifre e occorreva un certo tipo di istituzioni. Ora siamo in deflazione e occorre un altro tipo di istituzioni, che si affermerà, ma questo è un dibattito che lasciamo per un'altra volta. È un dibattito sul quale potremo tornare. Vorrei semplicemente sottolineare che l'indipendenza della banca centrale, se la consideriamo in termini tecnici come nel noto studio di Grilli e Masciandaro del 1991, ha due dimensioni, una politica e una economica (la goal independence , cioè la capacità di fissare i propri obiettivi, e l' instrument independence , cioè la capacità di scegliere la strada per perseguirli). Dal punto di vista della goal independence , la Banca d'Italia non è indipendente perché il suo obiettivo è la stabilità dei prezzi, come definita dal Governing council della BCE nel 1998, e quindi un tasso di inflazione inferiore o vicino al 2 per cento. Lasciamo perdere che poi loro non riescono ad ottenerlo - di quello parliamo dopo - però l'obiettivo la banca centrale italiana non se lo dà; agisce come articolazione del Sistema europeo di banche centrali. Sotto quel profilo pensare che questo sia un attentato all'indipendenza è assolutamente inconferente. Se parliamo, invece, di indipendenza in termini di instrument independence , cioè d'indipendenza operativa, nessuno vuole togliere indipendenza operativa alla Banca d'Italia. La detenzione e gestione dell'oro la diamo in questa nostra mozione per assolutamente indiscussa. Riconosciamo le competenze tecniche di quell'organo e nessuno pensa di darlo al Governo o a chicchessia. La cosa importante è affermare che quello è l'oro degli italiani e dello Stato. Questo era quanto mi sentivo di dirvi per illustrare il contenuto della nostra mozione. Mi sembra strano averlo dovuto fare, ma se mi è stato chiesto di farlo e, quindi, di affermare l'ovvio, significa che forse c'è qualcosa che non funziona nel nostro dibattito e nei nostri tempi. Di questo potremo parlare con calma un'altra volta. Risparmio una parte del tempo a mia disposizione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Pichetto Fratin per illustrare la mozione n. 107. PICHETTO FRATIN (FI-BP) .