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Non potete pretendere questo, con l'utero in affitto, pur di soddisfare i vostri desideri. Fate nascere i bimbi in maniera normale, senza dover pagare delle povere donne per farveli consegnare. Siamo arrivati alla deriva morale. Per non parlare della mancanza di qualsivoglia evidenza scientifica circa tutta la cinquantina di generi che sostenete esistere. (Applausi) . Cosa volete insegnare ai bambini se non c'è alcuna base scientifica? È come se affermassi - scusate - che piovono patate e non acqua e minacciassi di portare in tribunale chiunque osi metterlo in dubbio. Penso che qualcuno abbia bisogno di tutele e supporto, ma questo senza creare danni ai bambini e limitare la libertà altrui. Non comprendo come una trentina di aggressioni annue, perlopiù verbali, nei confronti delle persone LGBT, possano costituire un'emergenza nazionale e motivo per approvare questo disegno di legge: ma per favore, dai, avete mai pensato alle donne italiane vittime quotidianamente di stupri da parte di stranieri, in particolare quelli di religione islamica e culture completamente diverse dalla nostra? Pensate a Pamela, fatta a pezzi e messa in due valigie, o a Desirée: questa è emergenza vera. O forse noi donne non abbiamo la stessa dignità degli LGBT? (Applausi) . Per non parlare delle donne immigrate, sottoposte a mutilazioni o fatte sparire o costrette a sposarsi contro la loro volontà. (Applausi) . Non ho sentito alcun difensore nei loro confronti o proporre qualche legge per tutelarle. Personalmente non ho alcuna fobia verso gli omosessuali e tutte le altre categorie LGBT; le considero proprio persone degne di rispetto. Sono esattamente come tutti, perciò vivano la loro vita come meglio gli garba, senza però limitare tutte le libertà degli altri. Soprattutto rispettino i bambini che hanno i loro diritti, senza operare forzature nel loro percorso formativo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento si soffermerà su alcuni aspetti paradossali che stanno caratterizzando questa discussione rispetto a un provvedimento riconosciuto importante da tutti, sul quale, viceversa, ancora l'altro giorno è stata posta una questione pregiudiziale di costituzionalità e ieri la questione sospensiva per tentare di bloccarlo. Il dibattito sul disegno di legge Zan sembra vertere su questioni di dettaglio, procedurali, di prassi parlamentare, sull'esagerata dilazione dei tempi o meno. Ce ne ha dato un saggio l'altro giorno il presidente Ostellari, rivendicando il ruolo del Senato, che non è chiamato a ratificare le deliberazioni della Camera dei deputati: giusto, corretto; non si capisce, però, l'atteggiamento ostruzionistico portato avanti in questi mesi dal Presidente della Commissione giustizia. Il senatore Renzi si è spinto ancora oltre: ha ricordato che lui era per l'abolizione del bicameralismo perfetto ma, dopo l'esito del referendum , è diventato un campione del ruolo specifico del Senato, il quale, in pochi giorni, può fare una mediazione che non è stata possibile in otto mesi. Non solo. Secondo Renzi, il Senato può dar vita a un patto tra le forze politiche per una rapida approvazione anche alla Camera dei deputati. In queste schermaglie tutte politiche sono assenti i contenuti del provvedimento oggetto del nostro dibattito; sono messe in sordina tesi e antitesi che invece hanno riempito in questi mesi le pagine dei giornali, ma che non hanno avuto modo di essere approfondite in quest'Assemblea. Tutti riconoscono che il disegno di legge Zan è importantissimo, che non deve avere un intestatario politico, che non può rischiare il voto segreto, ma che deve essere votato alla luce del sole, dal più ampio schieramento di forze in ossequio all'ampia maggioranza che sostiene il Governo Draghi. Basta la volontà di entrare nel merito dei contenuti del disegno di legge Zan per capire, come è successo nel dibattito di questi due giorni, che il divario tra gli schieramenti politici è molto netto. Un grande filosofo della scolastica, Pietro Abelardo - mi viene in mente lui - constatato che su diverse questioni teologiche le sentenze dei padri della Chiesa erano spesso divergenti e qualche volta antitetiche, propose un metodo che sta ancora oggi alla base dell'insegnamento universitario: il metodo del sic et non , delle quaestiones disputatae , che portarono a quei quaderni quodlibet , fondamentali per la crescita e lo sviluppo del dibattito. Abelardo antepose al principio di autorità quello della ragione per venire a capo e prendere ragionevolmente partito su una tesi. Tutto il contrario, mi pare, di quanto si sta cercando di fare oggi in questo dibattito. Tra l'autorità del senatore Pillon, che contrappone la scienza all'antropologia, e quella del senatore Salvini, che proclama che all'interno di questo Senato non vi è alcun parlamentare che sostiene arcaiche discriminazioni di genere, non ci può essere mediazione. O rispetto alle affermazioni dell'autorità del presidente Ciriani, secondo il quale famiglia è unione tra uomo e donna in funzione della riproduzione c'è mediazione possibile rispetto all'autorità ancora del senatore Salvini, che accoglierebbe senza alcun problema a casa sua la compagna o il compagno di suo figlio? In politica la mediazione, lo sappiamo, è necessaria, ma essa non deve confondere le acque. Capisco che per un partito è meglio intestarsi una parte dei meriti per l'approvazione di un provvedimento riconosciuto come importantissimo, ma non sarebbe un disonore votare contro o astenersi quando vi sono ragionevoli dubbi. I clerici vagantes , per tornare al nostro Medioevo, alla fine della disamina delle varie e a volte opposte posizioni nel sic et non erano tenuti a prendere partito, che non era quello di una melassa impalpabile. Così si è affermato un metodo scientifico nelle nostre università. In caso contrario si inalbereranno vessilli identitari che alle quaestiones sostituiscono soltanto dei nomi. La ricaduta nominalistica non ci aiuta però a migliorare la conoscenza delle cose e, alla fine, se ci limitiamo ad essa, nomina nuda tenemus . Ad esempio, la parola genere dal latino genus e a partire dall'antico francese genre , diffusosi poi in inglese nella forma di gender , viene comunemente utilizzata per riferirsi a modelli di relazione, aspettative, vincoli e opportunità diverse tra uomini e donne. In questo si distingue dal sesso che invece rimanda alla natura biologica del maschile e del femminile, quindi alla dimensione fisiologica. Orbene, intorno al sintagma identità di genere, si va sviluppando una divaricazione oltremodo pretestuosa. Parrebbe che a metterlo in legge significherebbe aprire le porte ad una definizione culturale della diversità, mentre non ammetterlo limiterebbe la definizione di legge a quella avente caratteri biologici. Non è assolutamente così. Il dato della giurisprudenza è ben altro.