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Disposizioni per favorire la riqualificazione delle infrastrutture idriche sul territorio nazionale e per incentivare l'efficienza idrica. Onorevoli Senatori. -- Se la chiamano «oro blu», un motivo ci sarà. L'acqua è diventata una risorsa preziosa. Preziosa perché purtroppo sempre più scarsa. Specialmente nel nostro Paese, dove in questi ultimi anni ci si sta drammaticamente rendendo conto che la disponibilità idrica non è affatto illimitata. L'aumento delle temperature e la scarsità di pioggia ha troppe volte messo l'Italia in piena emergenza siccità. Il 2017 è uno degli anni più caldi degli ultimi 130, ai livelli del 2016, 2015, 2014, 2010 e 2013, ad oggi i primi 5 della lista. I dati sulle precipitazioni mostrano un pesante deficit e due terzi della penisola è a secco, manca l'acqua per campi e allevamenti di bestiame, e le aziende agricole già contano milioni di danni. Il presente è quello di un Paese che in quest'ultima estate ha dovuto fronteggiare un deficit di acqua calcolato in 20 miliardi di metri cubi, pari a quella contenuta nel lago di Como; da inizio anno manca all'appello la pioggia di un intero mese. Un'estate africana, che ripropone bruscamente temi spesso dimenticati, come quello delle dispersioni delle reti idriche. Più in generale, l'affanno di un sistema industriale e agricolo sfasato rispetto ad un cambiamento climatico sempre più accentuato. Improvvisamente si torna a parlare della necessità di dighe, bacini, invasi: gli stessi sovente sono congelati da anni per mancanza di fondi, per gli intoppi della burocrazia o per le contestazioni da parte degli stessi territori che dovrebbero servire. È l'Italia dell'emergenza perenne, orfana della pianificazione. Per questo è necessario riorganizzare la gestione dell'acqua in Italia. In realtà, nel 1999 una delibera indicava la necessità che le regioni e le autorità dei bacini, ovvero i distretti di oggi, predisponessero dei piani di lotta alla siccità e alla desertificazione. Piani che poi non sono stati attuati pienamente. Eppure le soluzioni ci sono. E in alcune regioni sono state adottate. Ad esempio, nel nostro Paese vengono prodotti circa 136 milioni di metri cubi di acqua sottraendo sale alle acque salmastre. L'acqua viene resa potabile oppure viene riutilizzata per fini industriali. Si tratta di un tipo di soluzione praticata solo in poche regioni. Il 92,5 per cento dell'acqua prodotta dagli impianti di desalinizzazione viene recuperata in Sicilia. La restante parte in Toscana e in Liguria. Si potrebbe fare certamente di più, magari utilizzando anche approcci geotermici che consentano di abbattere i costi. Ci sono soluzioni che consentono di riutilizzare l'acqua depurando quelle reflue, come tecnologie idrobiologiche capaci di ridurre il carico di patogeni e inquinanti nelle acque. Con questo tipo di soluzione a trarre beneficio sarebbe l'agricoltura. Una soluzione all'emergenza idrica, applicabile già da subito, chiama in causa proprio i distretti deputati a gestire le acque in Italia. Il problema potrebbe essere affrontato mettendo in connessione schemi idrici diversi per trasferire l'acqua dove serve. Insomma una gestione intelligente che consente nella pratica di affrontare e prevenire le criticità. I distretti dovrebbero decidere di utilizzare una fonte invece di un'altra. In ogni caso, la lotta alla siccità può e deve partire dalla casa di ogni singolo italiano. Evitare quotidianamente gli sprechi è una responsabilità di tutti. Si possono inoltre prevedere soluzioni sostenibili da applicare a nuovi edifici ad «impatto zero» dove è previsto il riciclo integrale dell'acqua con sistemi alimentati da pannelli fotovoltaici o da tecnologie geotermiche. Il nostro Paese non può permettersi di perdere ulteriore tempo. All'Italia serve programmazione e prevenzione. Scelte rapide. Piani di investimento pluriennali, in quanto il problema dell'Italia è strutturale. Le infrastrutture irrigue sono importanti come tutte le altre infrastrutture. Vanno costruiti bacini che abbiano più funzioni e vasche di laminazione che contengano acqua fluviale, la rilascino quando i fiumi lo permettono e facciano da bacini di accumulo. Anche l'Italia agricola è chiamata ad accettare ed affrontare le sfide dell'uso razionale dell'acqua per il futuro. L'acqua distribuita alle aziende agricole dai consorzi di bonifica sta quindi diventando una risorsa sempre più pregiata ed insostituibile, da impiegare in maniera ancora più efficiente rispetto al passato. Per il mondo agricolo è attivo l'«Irriframe», un servizio che, via app , dà consigli su quando irrigare, con quanta acqua, in funzione del clima, della coltura in atto e del tipo di terreno mantenendo il risultato qualitativo. Questo fa risparmiare il 25 per cento di risorsa idrica, ma non è del tutto soddisfacente. Occorre implementare un'agricoltura di precisione che limiti il più possibile la dispersione delle risorse. Il presente disegno di legge intende dare una risposta organica e strutturata alle problematiche evidenziate. L'articolo 1 predispone, a decorrere dal 2018, un Programma straordinario di intervento per la riqualificazione delle infrastrutture idriche sul territorio nazionale. Scopo principale della misura è quello di stanziare dei fondi in modo strutturale per finanziare una nuova ed efficiente infrastrutturazione idrica del Paese. Le risorse stanziate avranno il compito di consentire il completamento degli schemi idrici, con particolare riferimento alle interconnessioni fra bacini con valenza interregionale e intersettoriale; l'efficientamento e manutenzione straordinaria delle reti di distribuzione; gli interventi volti al riefficientamento e al ripristino delle capacità di invaso dei grandi serbatoi di accumulo ed al miglioramento e razionalizzazione dell'utilizzo della risorsa idrica; gli impianti di desalinizzazione, in particolar modo per l'utilizzo dell'acqua ai fini industriali. L'articolo 2 è finalizzato all'efficientamento idrico degli immobili delle pubbliche amministrazioni, che dovranno elaborare un apposito Piano relativo ai rispettivi immobili, basato su obiettivi quali la creazione di impianti di riciclo e di riuso delle acque, la razionalizzazione della rete idrica e la riduzione degli sprechi d'acqua. L'articolo 3 apre il capo II del presente disegno di legge, dedicato alle norme per i privati. In particolare, l'articolo in parola è dedicato alle imprese energivore, introducendo a loro vantaggio una nuova misura di iperammortamento. Per gli investimenti in beni e tecnologie volti a garantire il riuso integrale dell'acqua utilizzata nei processi produttivi, il costo di acquisizione è maggiorato del 150 per cento. La disposizione si applica agli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2018. L'articolo 4 prevede l'estensione della misura cosiddetta «Nuova Sabatini» per favorire investimenti sull'uso razionale dell'acqua. Nello specifico, si interviene sulla disciplina recata dalla legge di bilancio per il 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232), al fine di introdurre tra gli interventi agevolati anche gli investimenti in tecnologie per l'efficientamento dell'utilizzo delle risorse idriche utilizzate nel processo produttivo.