[ddlpres]

Distacco del comune di Cinto Caomaggiore dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Friuli Venezia Giulia, ai sensi dell’articolo 132, secondo comma, della Costituzione. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge ordinaria reca disposizioni che dispongono il distacco del comune di Cinto Caomaggiore dalla regione Veneto e la relativa aggregazione alla regione Friuli Venezia Giulia, nell'ambito della provincia di Pordenone, nel rispetto del procedimento previsto dall'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, come modificato dall'articolo 9, comma 1, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, integrato dalla disciplina referendaria del titolo III della legge 25 maggio 1970, n. 352. Infatti, l'articolo 132 prevede che si possa: «con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra». L'impostazione del disegno di legge ordinaria per il distacco-aggregazione del comune di Cinto Caomaggiore è basato sull'articolato della legge 3 agosto 2009, n. 117, la quale ha già disposto il distacco-aggregazione di altri comuni -- in particolare, dei comuni dell'Alta Valmarecchia dalla regione Marche e loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna -- con una procedura inerente all' ex articolo 132, secondo comma, della Costituzione e con motivazioni simili. La procedura è acclarata dalla sentenza n. 66 del 2007 della Corte costituzionale, che, fra l'altro, afferma: «Dinanzi ad una disposizione costituzionale riferita a tutte le Regioni, e comunque tale da garantire un ipotetico effetto finale sui territori di entrambe le Regioni interessate, appare quindi meramente assertivo affermare, come fa la ricorrente, che l'art. 50 dello statuto speciale sarebbe “norma chiaramente derogatoria rispetto alla generale regolazione delle modificazioni territoriali regionali, per distacco-aggregazione di Comuni, contenuta nell'art. 132”», per cui la Corte stabilisce che non sono disposte alcune deroghe alla procedura ex articolo 132, secondo comma, qualora una delle due regioni interessate dal distacco-aggregazione sia dotata di uno statuto approvato con legge costituzionale. Infine, la stessa Corte costituzionale nella sentenza n. 278 del 2011 ha confermato: «appare significativo osservare che, mentre per il meccanismo di distacco/aggregazione territoriale di Province o Comuni da una Regione ad un'altra è sufficiente lo strumento legislativo della legge ordinaria (ancorché rinforzata da uno speciale aggravamento procedurale: sentenza n. 246 del 2010), nel caso di creazione di una nuova Regione è prevista la necessità della adozione della legge costituzionale, peraltro anche in questo caso caratterizzata da preliminari peculiarità procedimentali». Inoltre, il disegno di legge si situa in completa armonia con la «Carta europea delle lingue regionali o minoritarie», ossia il trattato internazionale concluso il 5 novembre 1992 a Strasburgo nell'ambito del Consiglio d'Europa (STE148), entrato in vigore il 1º marzo 1998 e firmato dall'Italia il 27 giugno 2000. La ratifica ed esecuzione di tale trattato è presente in tre disegni di legge all'esame delle Commissioni 1ª e 3ª del Senato della Repubblica dallo scorso 12 febbraio 2015. In particolare, l'aggregazione ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, pone l'obiettivo di collocare il territorio del comune di Cinto Caomaggiore all'interno della regione di pertinenza linguistica così come auspicato dall'adeguamento di cui alla lettera b) , paragrafo 1, articolo 7, parte II, del citato trattato, che pone fra gli obiettivi e i principi perseguiti: «il rispetto dell'area geografica di ogni lingua regionale o minoritaria, facendo in modo che le divisioni amministrative già esistenti o nuove non ostacolino la promozione di tale lingua regionale o minoritaria». In questo caso, va ricordato che il comune di Cinto Caomaggiore, in base all'ordine del giorno del 21 dicembre 2006 del consiglio provinciale di Venezia, è delimitato nell'ambito territoriale di applicazione delle disposizioni di tutela della lingua friulana. E, quindi, è evidente constatare che la regione friulanofona originaria e unica del comune di Cinto Caomaggiore è la regione Friuli Venezia Giulia e non la regione Veneto. Infine, il procedimento di aggregazione del comune di Cinto Caomaggiore alla regione Friuli Venezia Giulia va considerato nell'ambito dell'istituzione della città metropolitana di Venezia. L'ente è previsto dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, recante «Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni», ma in considerazione dell'anticipato scioglimento del consiglio comunale di Venezia, le procedure per l'entrata in funzione della città metropolitana di Venezia sono state deferite al 31 agosto 2015. In funzione della sentenza della Corte costituzionale n. 50 del 24 marzo 2015, la quale stabilisce che è facoltà per i comuni della provincia omonima di uscire dal nuovo ente, con deliberazione consiliare n. 35 del 23 luglio 2015 «Istituzione della Città Metropolitana di Venezia -- Adesione alla Regione Friuli Venezia Giulia nell'ambito della Provincia di Pordenone», il consiglio comunale di Cinto Caomaggiore ha stabilito che il comune intende non aderire alla città metropolitana di Venezia. Proprio in riferimento alla natura del nuovo ente, la deliberazione precisa la mancanza del requisito fondamentale ovvero l'appartenenza stessa all'area metropolitana di Venezia del territorio di Cinto Caomaggiore, così come si evince dal protocollo LUZ -- Larger Urban Zone -- adottato allo Urban Audit della Commissione europea del 2004, grazie al lavoro congiunto di Eurostat e dei diversi istituti statistici europei tra cui l'italiano ISTAT che hanno preso in esame numerose variabili di tipo demografico, infrastrutturale, sociale e sanitario, geografico, economico, ambientale e culturale. Questi variabili sono poi oggetto di analisi nel prosieguo della presente relazione. La volontà del comune e della sua popolazione di non aderire alla città metropolitana trova riscontro fin dagli albori dell'istituzione dell'ente metropolitano e le deliberazioni dei diversi consigli comunali che si sono susseguiti dal 1990 (delibera consiliare n. 34/1991; delibera consiliare n. 72/1991 -- «legge n. 142 del 1990. Articoli 17, 21, 63 relativi alla costruzione della Città Metropolitana»; delibera consiliare n. 27 del 1994 -- «Parere su proposta di delimitazione area metropolitana di Venezia come deliberato dalla Giunta regionale del Veneto»; delibera consiliare n. 30/1995 -- «Discussione in merito alla nuova delimitazione dell'area metropolitana di Venezia e di costituzione della provincia denominata Venezia Orientale»;