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tuttavia, la posizione del Governo italiano è parsa distante da quella fermezza e determinazione che invece sarebbero state necessarie, come si evince, oltre che da alcune dichiarazioni rilasciate dal ministro Di Maio durante la trasmissione televisiva «l'Aria che tira» del 7 maggio 2022, anche la risposta, datata 20 ottobre 2020, al citato atto di sindacato ispettivo 4-04111, nella quale il viceministro degli esteri e della cooperazione internazionale si limitava a raccomandare ai pescherecci italiani di evitare le acque al largo delle coste libiche; analogamente, recentemente il Ministero delle infrastrutture, con una nota emessa dalla Guardia costiera lo scorso 1° giugno 2022 e inviata agli armatori, avrebbe ribadito gli stessi contenuti espressi dal Ministro degli esteri; il persistere della situazione sta assumendo i connotati di una controversia che va a configurare con sempre maggiore consistenza quella che è stata definita la «Guerra del pesce» nel Mediterraneo, che andrebbe avanti oramai da decenni senza una definitiva soluzione; la controversa questione continua ad esporre i nostri connazionali (e non soltanto) a situazioni di elevato rischio, determinando l'emergere della necessità di una chiara presa di posizione da parte del Governo in ordine a una situazione che deve essere necessariamente diradata; è evidente come la Libia non possa, unilateralmente, impedire agli altri Stati, né tanto meno all'Italia, la navigazione e il sorvolo, come pure il suo utilizzo per la posa di condotte, cavi sottomarini e la pesca, attività quest'ultima che rappresenta, peraltro, uno dei comparti trainanti dell'economia siciliana; è necessario altresì ribadire gli accordi internazionali ed in particolare quanto stabilito dalla Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare del 10 dicembre 1982 (entrata in vigore nel 1994), che ha sostituito, nei rapporti fra gli Stati contraenti, le precedenti Convenzioni di Ginevra del 1958 sul mare territoriale e la zona contigua, sull'alto mare, sulla piattaforma continentale e sulla pesca, si chiede di sapere: quali azioni intendano intraprendere i Ministri in indirizzo per garantire i diritti di pesca nel Mediterraneo ed il libero e sicuro esercizio delle attività di navigazione e pesca da parte dei nostri connazionali; se, al fine di scongiurare il ripetersi di episodi simili a quello accaduto nei giorni scorsi, si intenda rafforzare la vigilanza pesca già effettuata dalle navi militari; se si intendano intraprendere azioni diplomatiche concrete nei confronti dell'estensione unilaterale ed arbitraria della ZEE libica. Atto n. 3-03386 DE PETRIS Loredana Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: da organi di stampa si apprende che nelle ultime settimane i concorsi universitari sono ancora oggetto di cronaca, poiché spesse volte risultano, da quanto si legge, essere pilotati; i numeri sono di peso: 191 tra ricercatori a tempo indeterminato e precari, professori associati e ordinari, direttori di dipartimento, prorettori e rettori sono stati indagati nelle ultime due stagioni per gravi titoli di reato; considerato che: mai nella storia dell'accademia italiana si era aperto un fuoco giudiziario così scandito nei confronti di un'istituzione decisiva per lo sviluppo del Paese; è urgente procedere ad una revisione del sistema di reclutamento universitario mediante l'istituzione di una commissione per il controllo dei concorsi che si occupi di capire se i criteri di selezione non siano, come purtroppo alcune volte accade, modellati ad personam ; l'università è un'importante conquista europea pressoché millenaria, rappresenta un vitale impulso all'economia e alla ricchezza culturale del territorio, oltre ad essere un presidio istituzionale per la formazione delle future generazioni e per la ricerca, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda assumere iniziative di carattere normativo o adottare specifiche misure, ove ne ricorrano i presupposti, al fine di garantire il pieno rispetto dei criteri in tema di procedure di valutazione comparativa, quali enucleati all'art. 24 della legge n. 240 del 2010, per l'attribuzione di posti di ricercatore universitario a tempo determinato, professore associato e ordinario nelle università statali e libere, onde assicurare una corretta, meritocratica e trasparente valutazione dei candidati. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03359 BINETTI Paola Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: è stata recentemente pubblicata sui maggiori quotidiani nazionali una inchiesta sui concorsi universitari che riguarda gli ultimi tre anni accademici; dall'inchiesta emergono dati che confermerebbero lo scandalo in atto nel reclutamento docenti; si tratta di casi in parte noti alla maggioranza delle persone che frequentano l'ambiente accademico, ma certamente appaiono nuovi per l'estensione delle denunce raccolte, per il numero di sedi interessate e per il numero dei corsi coinvolti; tutto ciò lascia pensare ad un fenomeno oggettivamente molto diffuso, tutt'altro che sotto controllo, soprattutto se si tiene conto che il focus dell'inchiesta è concentrato sugli ultimissimi anni, ossia riguarda l'attuale Legislatura e l'attuale Governo, almeno sotto il profilo della vigilanza; ad oggi si segnalano 85 concorsi universitari, banditi negli ultimi tre anni, in cui 57 tra professori, direttori e rettori sono già a processo; 191 sono sotto inchiesta, e sono 9 le procure che stanno indagando sulle strane alleanze tra docenti universitari, sugli scambi di favori, le nomine di "fedelissimi", e soprattutto sui bandi costruiti su misura; le accuse che colpiscono oltre 191 docenti indagati, tra ricercatori, professori, direttori, protettori e rettori, vanno dalla truffa, all'associazione a delinquere nel "pilotaggio" di ben 57 bandi di concorso pubblico; i dati dell'inchiesta sono disponibili nella concretezza delle situazioni denunciate; la griglia di questo stile di lavoro accademico è emersa da una serie di intercettazioni, in cui si sente dire con chiarezza: "prima scegliamo i vincitori, poi scriviamo i bandi" . Il malcostume è diffuso e coinvolge università del Nord e quelle del Sud; riguarda facoltà diversissime come Medicina e Giurisprudenza. E non di rado si parla di « patti tra colleghi, di commissioni controllate, di candidati favoriti, e di candidati ostacolati». Il tutto documentato nei soli ultimi tre anni; il sistema mostra una sostanziale necessità di riforma, sul piano dell'etica professionale oltre che su quello strettamente culturale. È certamente un vizio che viene da lontano, ma che in questo momento ha assunto proporzioni tali che il Ministero in indirizzo non può e non deve ignorare; a cominciare dalle varie interrogazioni presentate in Parlamento proprio su questo punto concreto e che non hanno mai ricevuto risposta; l'Associazione Trasparenza e Merito ha già raccolto 4.266 segnalazioni, di cui 950 sono diventati veri e propri ricorsi; sorprende una sorta di indifferenza dell'intero Governo su questo punto chiave; nonostante nell'attuale Legislatura si siano alternati tre diversi governi a maggioranza variabile, nessuno ha sentito l'improrogabile urgenza di attuare una riforma chiave in questo campo;