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Non abbiamo più dubbi che questi stessi tre aggettivi saranno la cifra anche del provvedimento ora in discussione e forse dell'intera esperienza di Governo, e in questo senso non oso nemmeno immaginare cosa ci aspetterà nella prossima legge di bilancio. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, le disposizioni normative che oggi siamo chiamati ad approvare sono necessarie per preservare la dignità dei lavoratori con interventi concreti ed efficaci. Non solo, esse danno una risposta alle istanze del mondo del lavoro rimaste inascoltate da coloro che attualmente siedono nei banchi dell'opposizione e che hanno, con poca onestà intellettuale, definito il provvedimento in discussione come "decreto disoccupazione" e "decreto disperazione", forse per esorcizzare quello che con il loro operato hanno prodotto nella precedente legislatura. (Applausi dal Gruppo M5S) : disoccupazione e disperazione appunto, in tutte le fasce sociali, dal lavoratore subordinato a quello autonomo, per finire con il libero professionista. Il provvedimento giunge in Aula al Senato dopo il voto estenuante della Camera, a conferma del cambio di passo in atto rispetto a quanto accaduto nella scorsa legislatura, ove i provvedimenti del Governo Renzi venivano approvati a colpi di fiducia dall'asse, ormai strutturato, PD-Forza Italia. Il testo è stato anche definito dalle opposizioni come un grave ritorno al passato. Questa, però, è una nota di merito e non di demerito, se pensiamo che si tratta delle stesse forze politiche che hanno abrogato l'articolo 18 e che ora strumentalmente, con un emendamento al decreto-legge in esame, avrebbero voluto reintrodurlo. (Applausi dal Gruppo M5S) . E ciò perché si vuole avviare un processo di superamento del precariato! Tra le misure contro il precariato desidero ricordare in particolare le nuove norme per i contratti a tempo determinato, la cui durata massima è di ventiquattro mesi, con l'obbligo di indicare la causale, e di dodici mesi senza causale, con un costo contributivo aggiuntivo per ogni rinnovo che potrà esservi per massimo quattro volte. Lo scopo di tale norma è di rendere più difficile per le imprese l'adozione del contratto a tempo determinato, spingendo le stesse a stabilizzare i dipendenti. Non è vero, infatti, che la nuova disciplina determinerà la perdita dei posti di lavoro, come malevolmente sostenuto dal PD. In questo momento stabilire in ventiquattro mesi anziché in trentasei il limite temporale del contratto a tempo determinato non può causare un aumento della disoccupazione, perché decorsi i ventiquattro mesi, l'impresa avrà interesse a proseguire il rapporto di lavoro col proprio lavoratore, a stabilizzare il dipendente che in quell'arco di tempo avrà accumulato la sufficiente esperienza lavorativa. Inoltre vi è di più. Se il contratto a termine supera i dodici mesi e non vengono indicate le cosiddette causali, ovvero le ipotesi specifiche che giustificano il superamento del limite di dodici mesi, il contratto si trasforma automaticamente a tempo indeterminato. È questa la vera lotta al precariato! (Applausi dal Gruppo M5S) . Tuttavia, nonostante la chiarezza della norma sul punto, le opposizioni, non potendo fare altro, del tutto strumentalmente agitano lo spauracchio del futuro incremento dei ricorsi in sede giudiziaria, laddove le causali siano generiche. Anche questa, però, è una falsa lettura alla luce della chiara portata della norma. Sempre allo scopo di ampliare la tutela del lavoratore vi è altresì l'elevazione da centoventi a centottanta giorni del termine per l'impugnazione del carattere determinato del contratto di lavoro, così come importante è la previsione di un periodo transitorio, fino al 31 ottobre, per l'entrata in vigore della norma, che darà alle imprese il tempo necessario per adeguarsi alla nuova disciplina, sebbene, caro senatore del PD, alcune imprese abbiano già convertito al 90 per cento i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Un esempio per tutti è la ditta Fiocchi munizioni Spa di Lecco, un'impresa che nasce nel 1876 e a cui va il nostro plauso. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'estensione della disciplina prevista per il contratto di lavoro a tempo determinato al rapporto di somministrazione, la fissazione di un limite quantitativo secondo il quale il numero dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato o contratto di somministrazione a tempo determinato non può eccedere il 30 per cento del numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato, l'introduzione della fattispecie della somministrazione fraudolenta, i limiti minimi e massimi della misura dell'indennità in caso di licenziamento illegittimo che vengono modificati, ma soprattutto la norma di chiusura: l'obbligo per il Ministro del lavoro e delle politiche sociali di riferire annualmente al Parlamento in merito agli effetti occupazionali e finanziari derivanti dall'applicazione delle norme richiamate. Siamo di fronte, evidentemente, ad una totale assunzione di responsabilità da parte di questo Governo. C'è il contrasto alla delocalizzazione, vista la scarsa incisività della precedente disciplina contenuta nella legge di stabilità del 2014, con l'introduzione anche di una sanzione amministrativa pecuniaria che, signori del PD, non è assolutamente una normativa punitiva, ma una norma che farà rientrare il denaro delle sanzioni nel bilancio dello Stato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Concludo davvero, signor Presidente, ricordando che il decreto dignità è un provvedimento perfettibile, ma è un primo passo verso il cambiamento radicale delle politiche sociali ed economiche portate avanti fino ad ora dal PD e da Forza Italia, le uniche forze politiche che credono ancora di essere in campagna elettorale e lo stanno dimostrando queste settimane in Aula, dove esiste invece una maggioranza di Governo forte e coesa. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, devo dire che è un piacere essere ascoltati e lo è ancora di più in questi giorni, dopo aver trascorso ore e ore in Commissione cercando di persuadere la maggioranza della bontà delle nostre proposte. Eppure, ciò che volevamo proporre è quello che vogliono moltissimi italiani ed è una cosa semplice: vogliamo un Paese in cui lo Stato si occupi di fare regole leggere, affinché ci sia una società ricca di opportunità, una società paritaria, regole semplici per dare forma contrattuale alla voglia e al diritto, naturalmente, delle persone di lavorare, vogliamo uno Stato che investa pensiero e risorse in infrastrutture, in semplificazione, in riduzione delle imposte, della tassazione, affinché l'impresa possa fare ciò a cui è chiamata da sempre: fornire beni e servizi, occupare, formare le imprese e anche pagare le imposte, perché no?