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La finalità del programma, come sottolinea lo Stato Maggiore della Difesa nella scheda illustrativa, è quella di realizzare la sostituzione dei vetusti sistemi controcarro a media gittata MILAN (per i quali non è più garantita la produzione di missili), mediante l'acquisizione di sistemi d'arma "SPIKE" (lanciatori e missili), sistemi di simulazione indoor e outdoor, corsi, documentazione e parti di ricambio Il sistema d'arma è prodotto dalla società israeliana RAFAEL e consente la distruzione di bersagli, compresi i moderni carri da combattimento (inclusi quelli protetti da corazzature reattive e da sistemi antimissile di ultima generazione). È utilizzabile in qualunque condizione meteorologica, in ambiente urbano e/o contaminato e non risente del disturbo elettromagnetico: ciò lo rende impiegabile in un vasto spettro delle operazioni militari. Il programma è già avviato. La seconda fase - oggetto del provvedimento all'esame della Commissione - è volta a garantire l'equipaggiamento di circa 10 reggimenti di fanteria tramite l'acquisizione di:  124 lanciatori "SPIKE";  165 missili "SPIKE";  10 sistemi di simulazione indoor e 11 sistemi outdoor;  corsi, documentazione, parti di ricambio ed equipaggiamenti di supporto. La 1^ fase del programma, avviata nel 2019, si concluderà nel 2031. La 2^ fase, oggetto del presente atto, è di previsto avvio nel 2023, con una durata complessiva di sei anni (fino quindi al 2028). Le acquisizioni attualmente in corso, per un onere di 105 milioni, sono disciplinate da specifico accordo di cooperazione in modalità G-to-G tra la il Ministero della Difesa italiana e quello della Difesa israeliana. Il programma consolida dunque i rapporti di cooperazione tra i due Paesi. Anche se il sistema - come detto - è prodotto in Israele, non è da escludersi il coinvolgimento di realtà industriali italiane nell'assemblaggio dei missili, in particolare nelle regioni Emilia Romagna, Lazio, Toscana e Liguria. Le acquisizioni oggetto del presente schema costituiscono prosecuzione all'attività acquisitiva in corso e, pertanto, garantiranno continuità alle linee di assemblaggio delle aziende nazionali già interessate. La 2^ fase del programma ha un onere previsto di 143 milioni, di cui 51 milioni finanziati a valere sugli stanziamenti derivanti da capitoli del settore investimento del Bilancio Ordinario del Ministero della Difesa, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente. Il completamento del programma, per il restante valore di 92 milioni sarà realizzato attraverso successivi provvedimenti finalizzati al completamento delle acquisizioni dei missili, garantendo la piena dotazione ai reggimenti destinatari. Segnala che il programma è citato tra i programmi di previsto avvio nel documento programmatico pluriennale per la Difesa 2022-2024. Conclude proponendo l'espressione di un parere favorevole, con l'impegno del Governo di dare informazione sugli sviluppi del progetto nel prossimo Documento di programmazione pluriennale. La PRESIDENTE , verificata la presenza del prescritto numero legale, pone in votazione la proposta di parere favorevole della relatrice, che risulta approvata. La PRESIDENTE , anche in questa circostanza, rileva l'esito unanime della votazione. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA (n. COM (2022) 349) rafforzamento dell'industria europea della difesa mediante appalti comuni Doc n. COM(2022) 349 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'istituzione di uno strumento per il rafforzamento dell'industria europea della difesa mediante appalti comuni (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio ) La presidente PINOTTI ( PD ), in qualità di relatrice, evidenzia come, sul modello degli acquisti in comune di vaccini e (in prospettiva) di prodotti energetici, con la proposta in esame la Commissione intenda incentivare, anche attraverso una task force dedicata, gli acquisti collaborativi di materiali d'armamento. L'esigenza immediata è quella di evitare che la corsa agli acquisti, dovuta alla necessità di rimpiazzare le armi cedute all'Ucraina, provochi aumenti eccessivi dei prezzi e incertezza nei tempi di consegne, a discapito soprattutto dei Paesi più piccoli. La proposta della Commissione nasce da un'esigenza straordinaria, ma allo stesso tempo si muove all'interno delle politiche di rafforzamento dell'industria europea della difesa, avviate orami da diversi anni. L'obiettivo è utilizzare l'attuale crisi per rafforzare la base tecnologica e industriale della difesa europea, incentivando le economie di scala e la produzione di beni con una maggiore standardizzazione (e quindi più facilmente interoperabili tra le diverse forze armate nazionali). Lo strumento proposto dalla Commissione intende sostenere le azioni dei consorzi composti da almeno tre Stati membri, che presenteranno nuovi progetti di appalti comuni o l'ampliamento di progetti di acquisizione cooperativa avviati dall'inizio della guerra (il 24 febbraio). Sono escluse dai benefici, le acquisizioni di prodotti vietati dal diritto internazionali e anche di armi letali autonome (che sono escluse anche dai finanziamenti del Fondo europeo per la difesa). In linea generale lo strumento, mirando al rafforzamento dell'industria europea, sostiene solo l'acquisto di materiali prodotti da imprese stabilite nell'Unione, che non siano controllate da Paesi terzi o da entità di Paesi terzi. Ci sono però delle eccezioni, sul modello di quelle previste per l'utilizzo del Fondo europeo della difesa. La partecipazione di società controllate da soggetti extra Unione europea deve essere "garantita" dal Paese UE di stabilimento, che dovrà assicurare che: a) la partecipazione dell'impresa in questione non contrasti con gli interessi di difesa e sicurezza dell'Unione europea; b) il controllo sull'azienda non sia esercitato in maniera tale da limitare la sua capacità di eseguire e completare l'azione; c) i Paesi e i soggetti terzi non accedano a informazioni classificate o sensibili. Precisa che si tratta di eccezioni che si ispirano a quelli adottati per il Fondo europeo per la difesa, anche se più limitative. La posizione del governo italiano - insieme ad altri governi - è quella di adottare le stesse clausola usate per il Fondo europeo, per ragioni di uniformità ma anche per salvaguardare al massimo le realtà industriali del nostro Paese, anche qualora siano controllate da società extra Unione europea. I criteri di valutazione per l'utilizzo dei fondi (che ammontano a 500 milioni di euro) sono: - il contributo al rafforzamento della base industriale della difesa, con particolare riferimento ai prodotti la cui criticità è evidenziata dalla necessita di risposta all'aggressione russa all'Ucraina; - il contributo alla competitività dell'industria europea (in particolare accrescimento, riqualificazione e modernizzazione delle sue capacità produttive); - il contributo al rafforzamento della cooperazione tra Stati e all'interoperabilità dei prodotti; - il numero di Paesi coinvolti; - l'entità stimata dell'acquisizione congiunta e l'impegno dei Paesi partecipanti di impiegare e manutenere i prodotti in modo cooperativo;