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(Applausi dal Gruppo M5S) . Signor Presidente, pur essendo presenti anche altri temi, concludo su un punto importantissimo: stiamo evitando che lo Stato italiano si faccia complice di un problema sociale gravissimo. Stop alla pubblicità al gioco d'azzardo. (Applausi dal Gruppo M5S) ! Non possiamo consentire che i nostri figli, in maniera indiretta, ricevano dei messaggi pubblicitari, che fanno vedere loro l'azzardo come un giochino. L'azzardo distrugge le famiglie. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'azzardo sta distruggendo le persone! Stop al gioco d'azzardo; anzi, stop all'azzardo patologico. No Slot ! (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, ringrazio i colleghi che sono rimasti in Aula, spero con idonea attenzione, per rimediare ai buchi e ai vuoti d'esame istruttorio che purtroppo abbiamo dovuto misurare nel difficile lavoro all'interno delle Commissioni riunite sul decreto-legge dignità. Abbiamo esaminato sia il profilo giuslavoristico, di cui dirà con bravura e coinvolgimento il collega Laus, sia quello riguardante le questioni dell'attrazione degli investimenti, che viene messa in seria difficoltà dal punto di vista della vitalità imprenditoriale e della capacità di aumentare la presenza di imprese dalla dimensione internazionale, in Italia e nei nostri territori. Allo stesso modo abbiamo esaminato e messo in evidenza i limiti della misura normativa riferita, per esempio, alla vita delle società sportive dilettantistiche e poi anche a ciò che viene definito come la complessa manovra della semplificazione fiscale, non tralasciando quanto è stato scritto nel decreto-legge sulla limitazione all'utilizzo, alla distribuzione e diffusione dei giochi a ricaduta danarosa. Qual è il giudizio che diamo su questo complesso decreto-legge in discussione? Si tratta, peraltro, di un testo complesso e compresso, poiché ne è stata limitata la durata temporale dell'istruttoria. Ho anche riconosciuto in Commissione che il testo ha dentro di sé, "in pancia", il 30 per cento delle promesse del contratto di Governo e già questo avrebbe dovuto consentire un esame onesto e genuino, che permettesse il confronto dialogico ad opera anche di tutte le opposizioni; confronto rispetto al quale abbiamo provato a rimediare presentando 708 emendamenti, con la volontà però di renderli fruttuosi rispetto al merito e al contenuto dell'originario decreto-legge. Non è stato possibile, perché avete compresso e ucciso i tempi dell'istruttoria. Quali sono i giudizi di condanna che esprimiamo per quanto riguarda la misura che, dal vostro punto di vista, dovrebbe conservare l'industrialità nazionale rispetto al rischio di un suo allontanamento? Voi dite che attiverete sanzioni per quelle imprese beneficiate che poi se ne vanno in un lasso di tempo di cinque anni dal beneficio. Intanto avete omesso di ricordare, di sapere e di stimare che dal dicembre 2013 c'è una norma di garanzia su questo fronte (e non si tratta di una disposizione emotiva, neroniana, che allunga, allarga e ingrandisce), inoltre non è stato posto il tema della concretezza e della capacità delle norme di entrare nell'ordinamento. Si possono, infatti, approvare delibere in Assemblea legislativa, ma se poi queste non hanno la capacità di entrare nell'ordinamento, di diventare norma, sono degli ululati, non dei provvedimenti che aiutano l'economia, la comunità e la società. Dal dicembre 2013 c'è una norma che favorisce, coltiva, fa in modo che chi è venuto qui ad investire ricevendo benefici, entro tre anni non possa allontanarsi, dimenticando l'impegno contrattuale assunto con l'ordinamento nazionale. In aggiunta, oltre all'aumento degli anni, voi prevedete anche la sanzione pecuniaria, che arriva addirittura al doppio e al quadruplo della cifra economica ricevuta, non ponendovi il tema di come attivare, il ricevimento della sanzione; per di più, addirittura delegate agli uffici periferici del Ministero dello sviluppo economico (MISE) un combattimento da contenzioso giudiziario che mai e poi mai si può immaginare essere ogni volta vittorioso per la mano pubblica. Non avete previsto un euro per il contenzioso, perché non potete immaginare che l'impresa beneficiata e beneficiaria si faccia colpire dalla sanzione senza reagire. Quello che diciamo è che questa misura raccoglie un'esigenza, ma la risposta non è all'altezza: è emotiva, è da manifesto, è comiziante, non è una risposta dell'ordinamento. Dall'altra parte, questa misura normativa riguardante il rischio deindustrializzazione allontana e spaventa le imprese operanti nella dimensione internazionale. Per non parlare di quello che è stato fatto contro l'associazionismo dilettantistico sportivo, una norma generale fatta venti mesi fa, che aiuta le decine di migliaia di realtà associazionistiche sportive che vengono messe alla berlina: con un colpo solo si colpisce alla schiena questa straordinaria realtà della comunità nazionale togliendo le facilitazioni fiscali, le facilitazioni giuslavoristiche, le facilitazioni nell'utilizzo dell'impiantistica sportiva comunale e scolastica e addirittura si costituisce un fondo nelle mani della realtà di Palazzo Chigi che, senza regole e procedure, decide fiduciariamente a chi, cosa e quando dare. Non mi pare che questo sia rispettoso della liberaldemocrazia e neanche della cultura che nella sensibilità intrinseca a qualche realtà politica al vostro interno troverebbe anche terreno fertile. Riflettiamoci, allora, e usiamo il tempo dell'istruttoria parlamentare per fare in modo che non ci sia estetica e formalità, ma che sia un lavoro sincero quello che si fa nelle Commissioni. Sono contento che sia presente qui a presiedere il presidente Calderoli, perché nell'esercizio della sua funzione è custode del diritto della dialettica parlamentare, che non è un'attività ginnica, è un'attività che dà luogo al miglioramento della norma, purché ci sia onestà intellettuale e non una sorta di frettolosità, soltanto per far vedere che al comizio ha fatto seguito inchiostro su carta e per dire che è arrivata la norma (che poi non ce la fa a migliorare la realtà). (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, unico membro del Governo, onorevoli colleghi, prima di tutto ci tengo a fare un passaggio su quanto detto dal senatore del MoVimento 5 Stelle Puglia, abituato agli slogan (anche se io mi auguravo che gli slogan fossero su temi reali), il quale ha annunciato e gridato che questo Governo pone uno «stop al gioco d'azzardo». No, questo Governo non ha posto nessuno stop al gioco d'azzardo: ne ha vietato semplicemente la sponsorizzazione da parte di società che gestiscono giochi d'azzardo. Se aveste voluto eliminare il gioco d'azzardo, avreste fatto un altro provvedimento. Venendo a un altro tema, avete detto di essere i portatori dell'urlo di dolore dei tanti giovani che ci sono in Italia.