[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 38 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), e 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), promosso con ordinanza del 24 giugno 2002 dal Tribunale ordinario di Bolzano nel procedimento civile vertente tra la Cassa rurale di Tirolo e il fallimento della Balbo Policarpio &amp; C. s.n.c., e altra, con l'intervento adesivo della Cassa di risparmio di Bolzano, iscritta al n. 156 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti l'atto di costituzione della Banca Popolare dell'Alto Adige s.c.r.l. , nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 6 aprile 2004 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi l'avvocato Antonio Baldassarre per la Banca Popolare dell'Alto Adige s.c.r.l. e l'avvocato dello Stato Gaetano Zotta per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale ordinario di Bolzano, nel corso di un giudizio di impugnazione promosso, ai sensi dell'art. 100 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), dalla Cassa rurale di Tirolo, ammessa al passivo del fallimento della società Balbo Policarpio e C. s.n.c. e dei soci della stessa in via chirografaria, avverso l'ammissione al passivo della Banca Popolare dell'Alto Adige per un credito con prelazione ipotecaria, ha sollevato, con ordinanza del 24 giugno 2002, questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dell'art. 38 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), e dell'art. 67 del regio decreto n. 267 del 1942 (di seguito, “legge fallimentare”). 1.1.- Premette il giudice a quo, in punto di fatto, che la impugnante Cassa rurale di Tirolo ha dedotto che i soci falliti, in data 9 settembre 1988, avevano acquistato una casa di abitazione, usufruendo di un mutuo agevolato della Provincia autonoma di Bolzano, con conseguente annotazione nei registri tavolari del vincolo previsto dall'art. 3 della legge provinciale 2 aprile 1962, n. 4 (Norme per favorire l'accesso del risparmio popolare ad una abitazione), e successive modificazioni, vincolo per il quale nei successivi dieci anni non poteva essere costituito sull'immobile alcun diritto reale, salvo il caso in cui fosse contratto un mutuo «destinato all'acquisto, alla costruzione o al recupero dell'alloggio»; che la convenuta Banca Popolare dell'Alto Adige aveva concesso loro un mutuo di duecento milioni di lire, garantito da ipoteca sul predetto immobile (intavolata in data 15 ottobre 1998), con l'espressa pattuizione che la somma mutuata era «destinata a finanziare la ristrutturazione dell'alloggio» e con la precisazione che il mutuo costituiva «operazione di credito fondiario»; che la somma mutuata non era stata utilizzata per lo scopo indicato, ma era servita a pagare debiti della società fallita; che, pertanto, l'ipoteca era da considerarsi nulla, perché costituita in violazione della citata legge provinciale, e il mutuo non era qualificabile come “mutuo fondiario”, sicché l'ipoteca, iscritta nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, non poteva ritenersi esentata dalla revocatoria fallimentare a norma dell'art. 67, terzo comma, della legge fall. Riferisce, ancora, il giudice rimettente che la Banca Popolare dell'Alto Adige, costituitasi, ha resistito all'impugnazione, deducendo che la banca che eroga il credito fondiario non ha alcun obbligo giuridico, né alcuna possibilità concreta di controllare l'utilizzo della somma mutuata; mentre la Cassa di risparmio di Bolzano è intervenuta per aderire all'impugnazione. 1.2.- Quanto alla rilevanza della questione, il giudice rimettente osserva che, poiché la violazione del vincolo imposto dalla legge provinciale n. 4 del 1962 non determina la nullità della costituzione di diritti reali sull'immobile, ma comporta soltanto la revoca delle agevolazioni concesse dalla Provincia, la decisione della causa dipende dalla questione sollevata circa la legittimità costituzionale delle norme che disciplinano il credito fondiario. 1.3.- Il giudice rimettente osserva che la disciplina del credito fondiario, di cui al regio decreto 16 luglio 1905, n. 646 (Approvazione del testo unico delle leggi sul credito fondiario), è stata radicalmente modificata dal decreto legislativo n. 385 del 1993, in particolare consentendosi a ogni banca, e non più soltanto ad appositi istituti di credito, l'esercizio del credito fondiario, e stabilendosi, all'art. 38, che «il credito fondiario ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili»: sicché il mutuo per cui è causa deve qualificarsi, secondo la vigente disciplina, «operazione di credito fondiario». Rileva ancora il rimettente che, essendo scomparsa la precedente distinzione fra credito fondiario e credito edilizio e venuta meno la necessità che la somma mutuata sia destinata a opere fondiarie o edilizie, quand'anche si volesse ritenere che la banca possa o debba richiedere che la somma sia destinata a incremento del patrimonio fondiario o edilizio, mancherebbe ogni norma che preveda il controllo su tale destinazione e le sanzioni in caso di inosservanza. In siffatto mutato quadro normativo, ad avviso del giudice a quo, sarebbe venuta meno la ratio che giustificava, nel precedente regime, il trattamento preferenziale fatto, in sede fallimentare, agli istituti di credito fondiario rispetto agli altri creditori, ratio consistente in ciò che, essendo il finanziamento destinato a incrementare il valore dell'immobile ipotecato, il mutuante poteva recuperare il maggior valore dell'immobile da esso stesso finanziato. Nel momento in cui, invece, qualunque mutuo ipotecario può essere qualificato come “fondiario”, anche quando ad esso non corrisponde un incremento di valore dell'immobile, si dà adito a un ingiusto vantaggio per la banca, poiché essa, in violazione della par condicio creditorum, a) può sottoporre a espropriazione forzata il bene ipotecato, nonostante il fallimento del debitore, al di fuori della gestione fallimentare «e quindi in prededuzione»; b) si sottrae alla regola (di cui all'art. 67, secondo comma, della legge fall.