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Non è facile ricordare una figura così rilevante, così grande in poche parole. Voglio farlo, innanzitutto, citando la motivazione con la quale, nel ventesimo anniversario della scomparsa, il 12 luglio del 1999, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferì alla memoria di Giorgio Ambrosoli la medaglia d'oro al valor civile. «Commissario liquidatore di un istituto di credito, benché fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all'incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno. Si espose, perciò, a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti all'estremo sacrificio». Io credo che le parole di Ciampi fossero parole molto giuste, che conservano ancora oggi tutta la loro attualità. Di Giorgio Ambrosoli è stato detto che fu un eroe borghese, in un libro di Corrado Stajano del 1991 che porta questo titolo. Entrambe le parole sono pesanti ed entrambe mi sembrano fondate. Fu un eroe perché, nell'Italia di quegli anni, svolgendo un incarico delicato come quello che Ambrosoli si trovò a svolgere, avere il coraggio di adempiere fino in fondo il proprio dovere richiedeva eroismo. Resta, la figura di Giorgio Ambrosoli, un modello di onestà, di virtù civile, di dedizione al Paese, che credo possa insegnarci ancora molto. Io vorrei anche ricordare che Ambrosoli, dopo la nomina a commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona, si trovò, per ragioni legate al suo incarico, a dover mettere le mani in un groviglio di intrecci che riguardavano i rapporti tra politica deviata, massoneria, mafia, alta finanza ; intrecci esplosivi che, infatti, gli costarono la vita. E vorrei ricordare, con molto rammarico, perché è un fatto che ancora brucia a tutti gli italiani che hanno senso morale e delle istituzioni, che verso Ambrosoli si compì anche un delitto di abbandono da parte dello Stato. Venne minacciato per mesi. Subì intimidazioni pesanti, come ricorda Ciampi nella motivazione per il conferimento della medaglia d'oro al valor civile. Chiese che gli fosse assegnata una scorta e non gliene fu assegnata alcuna. Ambrosoli venne ucciso sotto casa sua con quattro rivoltellate da un sicario, pagato 115.000 dollari da Michele Sindona, avendo come complice un trafficante internazionale di eroina e cognato del boss di Cosa nostra Stefano Bontate. Questa è la fine che ha fatto Giorgio Ambrosoli. Quando, il 14 luglio 1979, si svolsero i suoi funerali, l'unica autorità pubblica presente fu Paolo Baffi, il Governatore della Banca d'Italia (lo sarebbe rimasto ancora per poche settimane). Non a caso era presente Paolo Baffi. Era presente Paolo Baffi non solo perché era la Banca d'Italia ad aver dato l'incarico ad Ambrosoli, ma perché verso Paolo Baffi c'era stata, pochi mesi prima, una macchinazione, una congiura gravissima, che ricordano tutti i libri di storia, che portò all'arresto ingiusto di Mario Sarcinelli e al tentativo di trascinare la Banca d'Italia nel fango della polemica politica. Quando, poche settimane dopo, probabilmente anche molto scosso dalla vicenda Ambrosoli, Baffi si dimise da Governatore della Banca d'Italia, scrisse nel suo diario: «Non posso continuare a identificarmi col sistema delle istituzioni che mi colpisce o consente che mi si colpisca in questo modo». Concludo, signor Presidente, dicendo che a Giorgio Ambrosoli sono stati dedicati opere letterarie, film, associazioni, piazze, spazi pubblici, scuole, aule di tribunale. Ne parlavamo questa mattina con i colleghi Ferrari e Alfieri, che sono sempre stati molto vicini a Umberto Ambrosoli e alla famiglia di Giorgio Ambrosoli in generale. Non si può dire che non sia stato ricordato, ma dobbiamo dire con molta forza, in una sede solenne come questa, che tutto ciò che si fa per tenere viva la memoria di una personalità di così alto rilievo non è mai abbastanza, ma c'è sempre qualcosa di più che si può fare. Volevo dirlo in Senato oggi e suggerire, sperando, Presidente, di trovare la sua adesione, il rispetto di un minuto di silenzio per rendere omaggio alla memoria di un italiano così grande. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Parrini, l'Assemblea ha risposto spontaneamente con un applauso. Credo che ci sia però un altro intervento sullo stesso argomento. Quindi, mi permetto di dare la parola e, poi, rispetteremo minuto di silenzio. PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, vorrei citare le parole della lettera che Giorgio Ambrosoli scrisse ad Anna, la sua carissima moglie: «È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il Paese». È una lettera che ha toccato me e tantissimi italiani per lungo tempo. Non posso fare altro che ringraziare il senatore Parrini per aver voluto dedicare questo momento in Assemblea per ricordare veramente quello che è stato un eroe borghese per il nostro Paese. Di eroi come Giorgio Ambrosoli ce ne è bisogno ogni giorno. Ringrazio il senatore Parrini per aver posto all'attenzione dell'Assemblea il ricordo di questa giornata. Anche il Gruppo MoVimento 5 Stelle si associa alla richiesta di osservare un minuto di silenzio. (Applausi). PRESIDENTE . Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio. Applausi ). Sui danni provocati dai recenti eventi atmosferici D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, desidero richiamare l'attenzione dell'Assemblea e, attraverso di essa, quella degli organi competenti per la questione distruttiva che ieri è stata patita dalla città di Pescara, dalla costa adriatica, dalle città di Francavilla, Ortona e Giulianova. Ieri, infatti, siamo arrivati a fotografare un vero e proprio cataclisma dal punto di vista della potenza della grandinata distruttiva. Abbiamo avuto nei fatti un rapporto causa-effetto che ha generato danni alle scuole della città di Pescara, all'ospedale, al tribunale, financo al comando dei Vigili del fuoco, al Comune di Pescara e alla prefettura. Molte abitazioni appartenenti al patrimonio delle case popolari sono state private della copertura del tetto. Ci sono stati danni a beni privati, pubblici e persone; 50 persone sono state ferite. Anche una donna incinta è stata condotta velocemente in ospedale per la quantità e la qualità dei danni che ha subito. Dobbiamo prendere atto che i cambiamenti climatici sono usciti dalle aule delle conferenze.