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Come sottolineato ieri dalla senatrice Rauti, Fratelli d'Italia ha presentato 700 emendamenti, senza la pretesa che venissero tutti approvati. Come precisato dalla stessa collega, però, ci siamo dovuti scontrare contro un muro di gomma, che ha rifiutato qualsiasi proposta provenisse dai nostri banchi. Oggi siamo qui, signor Presidente, per votare una manovra che riteniamo non essere la migliore per noi italiani, quegli stessi italiani, non devo essere certo io a ricordarlo, che ancora oggi non hanno superato i danni atroci che abbiamo ereditato da una pandemia che ancora ci attanaglia. È un danno sociale, ma certo anche economico, molto rilevante, che si deve cercare di arginare - bisogna farlo - con una politica sociale ed economica mirata. Tra i più colpiti ci sono stati gli imprenditori, piccoli e grandi, di qualsivoglia settore. È triste annotare che questo Governo, troppo miope, non ha mai attuato un piano di aiuti funzionale come noi di Fratelli d'Italia chiediamo da tempo. Lo stesso Governo, invece, con questa manovra fiscale si è preoccupato di reperire una quantità enorme di denaro pubblico per finanziare nuovamente uno dei più fallimentari interventi di politica economica della storia repubblicana, ossia il reddito di cittadinanza, uno strumento di sussidio inutile, anzi dannoso, che si è dimostrato inefficace in molteplici occasioni. Anche su questo tema siamo spesso stati attaccati, ma la verità è che il reddito di cittadinanza, come più volte detto in quest'Aula, serve solamente a mantenere persone che non sono inabili al lavoro per sfortuna o contingenza. Questo strumento serve solo a coloro che non vogliono produrre ricchezza per la collettività, lasciando nuovamente in un angolo quelli che un impiego realmente lo cercano e ne hanno la necessità, senza considerare i molteplici casi - ne è piena la cronaca - in cui membri della criminalità organizzata sono risultati percettori del reddito o cittadini stranieri, giunti in Italia una sola volta, se ne sono andati con i soldi destinati ai cittadini italiani. Ovviamente siamo consapevoli e riconosciamo che vi sia una categoria di cittadini, di uomini e donne, che va aiutata, tutelata e inserita in modo graduale e controllato nel mondo del lavoro ed è ancora più sconfortante annoverare che nemmeno con un tale esborso di soldi pubblici si sia trovato un impiego a dette persone. Infatti, anche per i disabili - dati alla mano - il reddito è stato fallimentare. Riteniamo che il denaro pubblico debba essere investito sulle aziende, ossia su chi crea ricchezza, cosicché ne possano poi fruire i cittadini sotto forma di salari e stipendi. Invece, per l'evidente colpa di uno schieramento politico e della propria cecità, lo Stato non riesce a utilizzare al meglio i propri fondi. Questo denaro potrebbe essere impiegato in modo migliore, ad esempio nel credito da erogare alle imprese italiane, le quali non solo sono in un momento di sofferenza economica, ma sono anche abbandonate dallo Stato e dalla politica. (Applausi) . È nostro dovere, pertanto, trovare una soluzione per cercare almeno di arginare la grave perdita dal punto di vista economico, anche perché in un periodo di crisi economica non solo, com'è ovvio, non gioverebbe alla Nazione, ma, considerando il contesto - ora storico, ora geopolitico - provocherebbe un vantaggio enorme verso la concorrenza di altri Stati economicamente aggressivi come la Cina. Purtroppo oggi siamo invece in quest'Aula a esaminare con vergognoso ritardo una manovra di bilancio lontana dalle esigenze del tessuto produttivo italiano e vicina a quello passivo. Noi, al contrario, siamo sempre dalla parte di chi sceglie di fare impresa e non è solo uno slogan , perché è pacifico che le aziende sono il motore del Paese e senza questo motore il Paese non si muove. A noi piace tuttavia parlare di cose concrete e da imprenditore, nonché da cittadino che ha a cuore le sorti delle nostre aziende, eccellenze in molteplici settori, tengo a sottolineare che il sostegno pubblico alle imprese, che per inciso doveva essere assicurato anche mediante i finanziamenti bancari interamente garantiti dallo Stato, ai sensi della normativa di emergenza, è risultato lacunoso e non in grado di supportare tutte le piccole e medie imprese in difficoltà finanziaria. È superfluo e assolutamente pretestuoso voler spiegare in quest'Aula l'importanza del provvedimento e, soprattutto, la portata del danno cagionato dalla sua mancata messa in opera. La conseguenza è stata la chiusura di moltissime imprese e quindi cittadini senza impiego e senza mezzi di sostegno per provvedere ai propri bisogni e a quelli delle famiglie. Se avere centinaia di migliaia di cittadini che faticano ad arrivare a fine mese e a portare il pane a tavola non è un problema per questo Esecutivo, bisogna altresì annoverare che le aziende che hanno chiuso i battenti sono in larga parte operanti in settori strategicamente fondamentali per l'Italia, quali il turismo, il commercio e la ristorazione. A proposito della ristorazione è opportuno e doveroso citare il pessimo trattamento riservato ai ristoratori nell'arco della pandemia, i quali, nonostante abbiano speso migliaia di euro per ottemperare alle norme vigenti e porre il proprio locale in sicurezza, si sono trovati più volte a dover abbassare la saracinesca. Per questo vi è la necessità e l'estrema urgenza di porre in atto un procedimento in favore delle tante e troppe attività imprenditoriali in sofferenza, anche considerando - non è un fatto secondario - l'enorme gettito fiscale che le aziende versano nelle casse dello Stato, nonché gli spropositati aumenti dei costi per l'energia, che hanno minato la stabilità di aziende perfettamente in ordine e funzionanti nell'anno corrente e che sono una minaccia al mantenimento in vita del nostro tessuto economico nel 2022. Presidente, anche come imprenditore ritengo che lo Stato non stia facendo abbastanza per tutelare chi realmente si mette in gioco e crea posti di lavoro. Questa situazione è inaccettabile per me, per il partito che rappresento e soprattutto per i cittadini che durante la pandemia hanno dato anima e corpo per mantenere attiva un'azienda abbandonata dallo Stato e per permettere ai propri lavoratori di poter vivere una vita in condizioni adeguate come la politica deve saper garantire. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, sicuramente sarò nei tempi perché, come ha detto lei, il Santo Natale incombe e noi siamo tra i fortunati che possono celebrarlo. Chissà se le nuove generazioni riusciranno a festeggiarlo, visto l'attacco progressista delle élite oligarchiche che vorrebbero sopprimerlo addirittura, come abbiamo visto in Unione europea! Cercherò di arrivare subito al nocciolo della questione, dato che il tema oggetto dell'emendamento bocciato da questa maggioranza riguardante le patenti è stato già affrontato. Abbiamo detto più volte, anche in quest'Aula, che non ci sembra normale che una patente per i camion in Italia costi 2.500 euro e nel Regno Unito 250. Ne abbiamo discusso in Commissione; abbiamo provato a sollecitare il Sottosegretario, il Ministro e i commissari.