[pronunce]

Stante la rilevata indeterminatezza temporale, essa finirebbe per incidere negativamente anche sul diritto alla retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, e in ogni caso sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa, garantito dall'art. 36 Cost. Il giudice a quo ricorda, ancora, come nella recente sentenza n. 194 del 2018 la Corte costituzionale, nel ritenere inadeguato il ristoro economico previsto dall'art. 3, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 (Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183) a favore del lavoratore illegittimamente licenziato, abbia posto in risalto il «particolare valore che la Costituzione attribuisce al lavoro (articoli 1, primo comma, 4 e 35 della Costituzione) per realizzare un pieno sviluppo della personalità umana», sottolineando, altresì, come il «diritto al lavoro» (art. 4, primo comma, Cost.) e la «tutela» del lavoro «in tutte le sue forme e applicazioni» (art. 35, primo comma, Cost.) comportino la «garanzia dell'esercizio nei luoghi di lavoro di altri diritti fondamentali costituzionalmente garantiti». 2.- Si è costituita la A.T.B. Servizi spa, resistente nel giudizio a quo, chiedendo il rigetto delle questioni. 2.1.- Per quel che attiene alla denunciata violazione dell'art. 3 Cost., risulterebbe del tutto condivisibile - secondo la parte costituita - l'affermazione della Corte d'appello di Brescia, riguardo all'impossibilità di comparare la disciplina in esame con quella riguardante altri lavoratori subordinati privati o i dipendenti pubblici: e ciò in ragione delle peculiarità del rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, che lo distinguono dall'ordinario rapporto di lavoro pubblico o privato. Il giudice a quo non avrebbe, peraltro, indicato in modo chiaro quale sia, a suo avviso, il tertium comparationis rispetto al quale andrebbe valutata la differenza di trattamento. Dal tenore complessivo dell'ordinanza e, in particolare, dal richiamo all'art. 7 della legge n. 300 del 1970, parrebbe che la Corte rimettente intenda istituire una comparazione con la generalità dei lavoratori non soggetti all'applicazione della disciplina speciale relativa gli autoferrotranvieri. Se così fosse, tuttavia, l'individuazione del tertium comparationis risulterebbe errata, non essendo state correttamente interpretate le disposizioni del r.d. n. 148 del 1931 applicabili nella fattispecie concreta. Nella specie, infatti, la retrocessione era stata applicata ai sensi del secondo comma dell'art. 55 dell'Allegato A, il quale consente al datore di lavoro di disporre la retrocessione «in luogo della destituzione». La sanzione in questione costituisce, dunque, per gli autoferrotranvieri, un'alternativa al licenziamento disciplinare: licenziamento che - come è incontroverso - avrebbe potuto essere inflitto, nel caso di specie, al lavoratore per il grave comportamento in servizio di cui si era reso responsabile. Per effetto del combinato disposto dei censurati artt. 44 e 55, il lavoratore si è visto, dunque, infliggere una sanzione che, per quanto afflittiva, gli ha permesso di conservare il posto di lavoro. Sarebbe, di conseguenza, evidente che il tertium comparationis non deve essere individuato nell'art. 7 della legge n. 300 del 1970, nella parte in cui disciplina le sanzioni conservative, ma nell'art. 2119 cod. civ. e nell'art. 3 della legge n. 604 del 1966, ossia, rispettivamente, nella disciplina del recesso per giusta causa e del giustificato motivo oggettivo di licenziamento. In tale prospettiva, il quesito che occorrerebbe porsi è se sia ragionevole e compatibile con l'art. 3 Cost. una norma speciale che consenta, quale alternativa al licenziamento, la retrocessione: e la risposta non potrebbe che essere positiva. Nel nostro ordinamento, il licenziamento deve essere, infatti, considerato come un'extrema ratio, con la conseguenza che qualsiasi soluzione alternativa che lo eviti va valutata positivamente. La possibilità di adibire il lavoratore a mansioni inferiori quale alternativa al licenziamento sarebbe oggi di generale applicazione, a seguito della modifica apportata nel 2015 all'art. 2103 cod. civ.: ma già prima di tale modifica era generalmente accettato il principio per cui era non solo possibile, ma anche doveroso, per il datore di lavoro, «ai fini dell'assolvimento dell'onere di repechage», prospettare al lavoratore la possibilità di essere adibito a mansioni inferiori quale alternativa al licenziamento. Disposizioni speciali, d'altra parte, prevedono espressamente tale possibilità in particolari casi (quali, ad esempio, quelli delle lavoratrici in stato di gravidanza e dei lavoratori disabili). 2.2.- Insussistente sarebbe anche la violazione dell'art. 2 Cost., prospettata dalla Corte rimettente sulla base del mero rilievo che la retrocessione presenterebbe un «retrivo aspetto etico-sociale»: rilievo privo di consistenza, una volta che si consideri che tale sanzione, per come disciplinata dalla normativa sugli autoferrotranvieri, rappresenta una alternativa al licenziamento. In ogni caso, poi, la qualifica - sulla quale incide la retrocessione - non potrebbe essere considerata oggetto di un «diritto inviolabile dell'uomo», trattandosi semplicemente dello strumento con il quale la contrattazione collettiva attribuisce allo svolgimento di determinate mansioni un certo livello retributivo. Essa non avrebbe alcun legame diretto con la professionalità del lavoratore, la quale discende dalla mansione, a nulla rilevando le capacità soggettive possedute dal lavoratore stesso: le parti possono, infatti, attribuire al lavoratore una qualifica superiore a quella riconducibile alle mansioni effettivamente svolte, e ciò perché la qualifica è disponibile. 2.3.- Egualmente infondata sarebbe la censura di violazione dell'art. 35 Cost. Nel caso in cui il lavoratore svolga mansioni superiori a quelle inerenti alla qualifica riconosciutagli, avrà diritto a conseguire la qualifica superiore: ma ciò per effetto dell'art. 2103 cod. civ. , e non già della tutela costituzionale del lavoro prevista dall'art. 35 Cost., tanto è vero che il meccanismo di promozione automatica non vale per tutti i lavoratori subordinati. Esso non vale, in particolare, per i dipendenti pubblici e per gli stessi autoferrotranvieri. Per costante orientamento giurisprudenziale, infatti, l'art. 2103 cod. civ. non è applicabile al rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, rispetto ai quali opera invece la speciale previsione dell'art. 18 dell'Allegato A al r.d. n. 148 del 1931: