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considerato che: nel mese di agosto 2021 è stato approvato dalla Regione Lombardia il nuovo piano organizzativo aziendale strategico (POAS) presentato dall'ASST di Cremona che prevede la riorganizzazione e l'accorpamento di alcune unità operative e che vede il percorso "Area donna" non più come una realtà facilitata e protetta ma con delle prestazioni che dovranno ora essere svolte in condivisione con altre aree oncologiche nell'ambito di un più vasto "cancer center", di fatto smembrando un percorso unitario e virtuoso che contribuiva a garantire una certa "serenità" alle donne almeno sotto il profilo della continuità e della specificità del percorso di cura; la situazione è già particolarmente drammatica per l'enormità dei tempi d'attesa per l'esecuzione, presso il medesimo ospedale, di semplici ma fondamentali esami di radiologia diagnostica come la mammografia o l'ecografia dell'addome completo a causa di agende del tutto bloccate da ormai 5 anni che costringono i pazienti a rivolgersi, sempre più spesso, a strutture limitrofe e, in extremis , al privato, con la conseguenza di frammentare il percorso diagnostico ed allungare i tempi di gestione della malattia; l'abbandono da parte di tre radiologhe, sempre nell'ambito di un processo di ridimensionamento ormai avviato di Area donna, ha già compromesso la possibilità della struttura di erogare le mammografie, tra l'altro gratuite, obbligando tante pazienti a rivolgersi alla LILT locale, con un calo degli esami rispetto al 2019 di circa il 33,70 per cento (pari a 5.431 esami in meno), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali misure di competenza intenda adottare nell'ottica di salvaguardare l'interesse delle pazienti oncologiche, che rischia di essere tristemente trascurato nell'ambito di un'attività di riorganizzazione sanitaria da parte della Regione Lombardia che, ad avviso dell'interrogante, sempre più spesso, trascura la persona e i suoi bisogni. Atto n. 4-06871 GASPARRI MALLEGNI Ai Ministri dello sviluppo economico e della difesa Premesso che: in questi giorni sono emerse vicende complesse relative alla possibile vendita di armamenti di vario tipo prodotto dalla società italiane Leonardo e Fincantieri alla Colombia; sono in corso delle verifiche su questi fatti da parte delle citate società; la 4a Commissione permanente (Difesa) del Senato si sta occupando dell' import-export di armi con la procedura dell'affare assegnato; tale attività deve avvenire nel quadro delle norme vigenti, che prevedono un rapporto diretto tra Governi, non consentendo improprie attività di intermediazione, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Governo sull'operato delle società a partecipazione pubblica, Leonardo e Fincantieri, nella vicenda relativa alla possibile vendita di armamenti alla Colombia; se risulti ai Ministri in indirizzo, secondo quanto già emerso, che Leonardo avesse già un'interlocuzione con la Colombia di cui aveva interessato lo Stato italiano tramite il Ministero della difesa, prima che si fosse attivato in Leonardo un canale parallelo con l'ex Presidente del Consiglio dei ministri, Massimo D'Alema, intervenuto nel quadro di sue attività volte a promuovere l'attività di imprese italiane; se risulti altresì, sempre stando a quanto emerso da organi di stampa, che Leonardo abbia predisposto una bozza di contratto mai perfezionata, destinata allo studio legale Robert Allen Law di Miami, segnalato da D'Alema quale intermediario dell'operazione; se tale bozza, che ha avuto ampio risalto nei programmi di informazione, prevedesse per Allen un incarico di vendita alla Colombia di un minimo di 6 aerei M-346 per un importo "superiore a 350 milioni di euro" e un compenso, sotto forma di success fee , pari al "2 % del venduto" senza un tetto; se tale accordo, non perfezionato a causa dell'attenzione mediatica, sia stato scritto nonostante Leonardo avesse già una collaborazione con un'altra società come intermediario ufficiale in Colombia; se con tale società, la colombiana "Aviatek" di Louis Zapata, Leonardo abbia perfezionato già nell'aprile 2021 un contratto di promozione commerciale per la vendita di 5 aerei M346 allo Stato colombiano; se tale contratto avesse previsto le seguenti condizioni per Aviatek: 4 per cento del venduto con un CAP, un tetto massimo di 10 milioni di euro. Atto n. 4-06872 LANIECE Al Ministro della salute Premesso che: il piede diabetico, fonte di sofferenza per il paziente e di aumento dei costi sociali, rappresenta un quadro clinico complesso ad elevato rischio di amputazione, che richiede un approccio multidisciplinare quanto più tempestivo possibile; tra le figure che compongono il team assistenziale e di cura del piede diabetico, le linee guida nazionali ed internazionali annoverano il podologo come elemento imprescindibile in grado di intervenire nelle fasi precoci della patologia, identificando le condizioni cliniche che necessitano di approfondimento specialistico e incidendo sul tempo e sui costi di gestione; le stesse linee guida dell'IWGDP ("International world group of diabetic foot") e della SID (Società italiana di diabetologia) collocano il podologo nei 3 livelli di gestione del piede diabetico, dove nel primo livello affianca il medico di base per un'assistenza territoriale capillare, mentre nel secondo e terzo livello è inserito nell' équipe multidisciplinare che lavora nelle fasi acute della patologia; considerato che: questo quadro prospettato dalle evidenze scientifiche non è però suffragato dai fatti: a causa dell'assenza delle prestazioni podologiche all'interno del nomenclatore tariffario nazionale dei LEA, il podologo è assente dall' équipe di gestione del piede diabetico su tutto il territorio italiano, salvo sporadiche realtà regionali che hanno previsto la figura del podologo nei centri di secondo e terzo livello; ad esempio, nell'atto deliberativo n. 698 del 19 luglio 2016 della Regione Toscana, il percorso diagnostico terapeutico assistenziale fa riferimento all'introduzione del podologo territoriale, permettendo la realizzazione di progetti sperimentali di collaborazione con le associazioni di pazienti e le strutture della rete diabetologica: queste esperienze hanno prodotto un incremento degli accessi ad ambulatori specialistici di pazienti ad alto rischio ulcerativo (166 per cento), una contestuale riduzione di accessi impropri (del 56 per cento) e un'azione di monitoraggio costante attraverso lo screening delle complicanze, fungendo da sentinella attiva anche in periodo pandemico; tenuto conto infine che: un modello di integrazione del podologo sul territorio si rende particolarmente necessario anche a fronte dei previsti interventi di riorganizzazione della sanità in ottica di maggiore prossimità e domiciliarità delle cure dettati dall'emergenza sanitaria da COVID-19; un modello di integrazione del podologo sul territorio non sarà concretizzabile sino a quando le prestazioni podologiche non saranno presenti nei LEA, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e se non ritenga necessario integrare le prestazioni podologiche nel nomenclatore tariffario dei livelli essenziali di assistenza. Atto n. 4-06873 PILLON Al Ministro dell'istruzione Premesso che: