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Quindi noi ripudiamo, come Repubblica italiana, la guerra come strumento di offesa, ma accettiamo le limitazioni di sovranità proprio per far nascere quella che poi è diventata l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che all'articolo 51 prevedeva l'affidamento del monopolio dell'utilizzo della forza, proprio per evitare che i Paesi si facessero la guerra, al Consiglio di sicurezza. Ma coloro che avevano scritto la carta delle Nazioni Unite, siccome c'era il diritto di veto dei Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale, prima che il Consiglio di sicurezza ristabilisse la pace e risolvesse le controversie internazionali, avevano già previsto, per il Paese aggredito - quindi non nel caso di due Paesi in guerra, ma nel caso di un Paese aggressore e un Paese aggredito - la possibilità di esercitare il sacrosanto diritto alla legittima difesa. E, siccome in questo caso c'è un Paese aggredito, noi esercitiamo la prerogativa che abbiamo di aiutarli e di sostenerli. E questo lo prevediamo all'interno del decreto Ucraina. (Applausi) . Poi c'è la parte più importante, che è l'orgoglio del nostro Paese, di cui si parla pochissimo, anche sui giornali e sui media . È quello che abbiamo fatto per attivare per la prima volta dal 2001 - ringrazio il ministro Lamorgese per il lavoro che ha svolto a Bruxelles - la direttiva 50, che prevede un meccanismo di protezione temporanea automatico. Questo è stato un cambio epocale: vi ricorderete tutte le discussioni dopo la crisi in Siria, quando arrivavano sulle nostre coste migranti in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni politiche e non abbiamo potuto attivarla. Oggi, per la prima volta, chi scappa dalla guerra è automaticamente accolto dai Paesi europei, perché noi, nei nostri principi e valori, scriviamo che le persone che fuggono dalla guerra devono poter essere accolte. Questo è un punto fondamentale, su cui l'Italia si è battuta e ha costruito un sistema di accoglienza poderoso. Vorrei ringraziare i nostri amministratori locali, la Protezione civile, i prefetti e tutti i soggetti che si stanno facendo carico dell'accoglienza. (Applausi). Da questo punto di vista sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto in Commissione. Ringrazio per il lavoro di coordinamento e di guida la presidente Pinotti, in un passaggio non facile di approvazione di questo decreto. (Applausi). Abbiamo parlato, all'interno della Commissione, di come aumentare il sostegno. Il Partito Democratico si è speso molto, a partire dalla nostra capogruppo Malpezzi, per costruire un sistema di accoglienza che si facesse carico interamente, a livello statale, dei costi dei minori non accompagnati, che sono la parte più fragile in un conflitto. Il viaggio di arrivo in Italia è complicato e difficile: c'è bisogno di psicologi, c'è bisogno di mediatori culturali, c'è bisogno di sostegno scolastico; c'è bisogno di avere tutte le risorse necessarie perché gli enti locali possano permettere un'accoglienza, possano permettere che i bambini vadano a scuola e l'accesso alle cure sanitarie. Noi questo l'abbiamo scritto nel decreto e di questo stiamo discutendo. Mi dispiace che molto spesso si parli solo delle spese militari e non dello sforzo impressionante e grandioso, di cui dobbiamo essere grati, che viene fatto invece sul fronte dell'accoglienza. (Applausi). Vorrei condividere una riflessione, insieme a voi, sulla risposta alla sfida che viene posta alle democrazie liberali. Oggi la guerra dell'aggressore russo nei confronti del popolo ucraino è una minaccia alle democrazie liberali. Questa è la posta in gioco e occorre riflettere sul fatto che i principi e i valori in cui crediamo, quelli delle democrazie liberali, non sono per sempre, ma sono una conquista di ogni giorno e vanno coltivati e difesi. Voglio fare una domanda, rivolgendomi anche a noi che sediamo nelle Aule parlamentari e siamo classe dirigente di questo Paese: quanto siamo disposti a spenderci e, quindi, a spendere per difendere la nostra democrazia e i nostri valori? Penso che questo sia un dibattito maturo che un Paese come il nostro deve fare. Desidero pertanto porre il tema dell'obiettivo che ci siamo dati del 2 per cento. Bene la gradualità e anche che questa sia stata l'occasione in cui il ministro Guerini ha ribadito ciò che aveva già detto nel 2019, ossia che vi sarebbe stata gradualità. (Applausi) . Nessuno può pensare che gli obiettivi verranno raggiunti in pochissimo tempo. Oggi l'obiettivo del 2 per cento è patrimonio di tutti. Abbiamo fatto un passo in avanti e siamo consapevoli che quelli sono impegni presi a livello internazionale e su di essi si misura la credibilità del nostro Paese. Signor Presidente, mi permetta una battuta finale. Oggi quelle spese non servono e rischieremmo di fare una caricatura per comprare mitragliatori e blindati. Oggi si chiede uno sforzo importante alla Difesa, che è stata caricata di nuovi compiti non solo in termini di sicurezza interna (ad esempio, l'operazione «Strade Sicure») e per il lavoro straordinario fatto dalla sanità militare e dal generale Figliuolo, che ringraziamo perché proprio oggi termina il suo compito. (Applausi) . Ci sono anche gli impegni nel nuovo dominio cyber e dello spazio e negli investimenti dual use , che saranno utili per il civile, in infrastrutture strategiche e investimenti importanti. Questa è la nuova sfida della Difesa, un pezzo importante dell'innovazione tecnologica del nostro Paese. Usciamo dalle caricature e pensiamo che questi investimenti devono servire alla costruzione della difesa e della politica estera europee. Ha detto bene il presidente Casini. Ieri abbiamo commemorato Maria Romana, figlia di Alcide De Gasperi, che morì nel 1954. Pochi giorni dopo il generale De Gaulle, poi Presidente della Repubblica francese, affossò il progetto della comunità europea di difesa (CED). Dobbiamo ripartire da lì perché, mettendo insieme le donne e gli uomini dei nostri eserciti e costituendo la difesa europea, si potrà costruire una politica estera europea. Saremo così non più solo un gigante economico e commerciale, ma anche una potenza politico-diplomatica che potrà giocare la sua e affermare i diritti, i principi e i valori tipici delle democrazie liberali. In caso contrario, saremo solo bravi a declamare la tutela dei principi e dei valori che a noi sono cari, senza essere conseguenti nel praticarli. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, i senatori della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali voteranno la fiducia posta sul provvedimento in esame. Il decreto-legge è la risposta giusta che dovevamo dare davanti a quella che è un'aggressione imperialista, perché bisogna dire le cose per quelle che sono. È anche giusto che nel provvedimento, pur essendovi alcune cose distoniche, vi sia una cura importante su ciò che sappiamo fare meglio, ossia solidarietà, accoglienza e messa in campo di tutte le risorse necessarie per aiutare il popolo ucraino e tutti coloro che stanno vivendo una situazione assolutamente drammatica.