[pronunce]

3) in subordine, rispetto al punto 2, violazione delle norme e dei principî costituzionali evocati, in relazione alla previsione che il conflitto venga risolto con la semplice prevalenza di una delle parti nonché, in via ulteriormente gradata, in relazione alla previsione «che il semplice passaggio di trenta giorni consenta la sostituzione del Governo all'intesa». Ma, oltre alla «illegittimità derivata per incostituzionalità dell'art. 6 del decreto-legge n. 136 del 2004», i provvedimenti contro i quali si appunta il conflitto sarebbero affetti da autonomi profili di illegittimità: a) per violazione dell'art. 6 del decreto-legge n. 136 del 2004, stante l'omessa designazione della terna di candidati e il mancato esperimento del tentativo di accordo diretto con la Regione; b) per violazione dell'art. 6 del decreto-legge n. 136 del 2004, in relazione alla decorrenza del termine; c) per violazione dell'art. 44 dello statuto del Friuli-Venezia Giulia, in base al quale il Presidente della Regione deve essere invitato a intervenire alle sedute del Consiglio dei ministri, per essere sentito, tutte le volte in cui debbano essere trattate questioni che riguardano in modo particolare la Regione. d) per violazione del principio di leale collaborazione. e) per investitura dell'unico candidato sul quale la Regione aveva espressamente dissentito; f) per inapplicabilità nella Regione Friuli-Venezia Giulia del decreto-legge n. 136 del 2004, in forza della legge regionale n. 17 del 2004, entrata in vigore prima del citato decreto-legge. Con riguardo al primo profilo, rileva la ricorrente che l'art. 8, comma 1-bis, della legge n. 84 del 1994, nella formulazione risultante dall'art. 6 del decreto-legge, prima delle modifiche apportate in sede di conversione, prevedeva la sottoposizione della questione al Presidente del Consiglio dei ministri, qualora, «esperite le procedure di cui al comma 1», non venisse raggiunta entro trenta giorni l'intesa con la regione interessata. Ad avviso della Regione, le procedure di cui al comma 1 prevedono che Ministro e Regione raggiungano l'intesa scrutinando l'idoneità non già di un solo nominativo, ma di una terna di esperti, senza che possa sensatamente ritenersi che il riferimento alla «terna» sia semplicemente collegato alla appartenenza degli enti proponenti a tre tipi diversi; essendo evidente che sia la lettera della norma sia la sua trasparente ratio impongono di considerare la terna funzionale all'esplicazione di una possibilità di scelta, tra più candidati, degli organi competenti alla nomina, in modo che essi abbiano un sufficiente margine di trattativa. Del resto, l'interpretazione che esclude che la terna possa ridursi alla indicazione di un solo candidato è stata condivisa dal TAR del Lazio nella sentenza n. 4891 del 2003, relativa proprio all'Autorità portuale di Trieste, ove è stata altresì sottolineata la necessità che essa sia composta da tecnici «consensualmente individuati dai diversi livelli di governo», al di fuori di logiche di schieramento, e che la nomina dell'organo di vertice avvenga d'intesa con la Regione. Peraltro, anche a voler ritenere legittimo che la prima indicazione della terna sia costituita da una designazione unica, sarebbe comunque inaccettabile che gli enti locali, sollecitati dal Ministro a procedere ad una nuova formulazione, ribadiscano la precedente scelta, già rifiutata; non a caso «le procedure di cui al comma 1», preliminari all'attivazione dell'intervento del Consiglio dei ministri, prevedono anche il tentativo di accordo diretto tra Regione e Ministro, «qualora non pervenga nei termini alcuna designazione», e cioè una designazione conforme alla legge. Sotto il secondo profilo (violazione dell'art. 6 del decreto-legge n. 136 del 2004, in relazione alla decorrenza del termine), la Regione rileva che la norma statale censurata è entrata in vigore il 29 maggio 2004, laddove il Consiglio dei ministri ha autorizzato il Ministro a procedere alla nomina il 3 giugno successivo, quasi che il termine di trenta giorni, introdotto ex novo dal decreto-legge n. 136 del 2004, fosse già cominciato a decorrere prima che l'atto normativo acquistasse giuridica esistenza nel nostro ordinamento. Quanto alla violazione dell'art. 44 dello statuto del Friuli-Venezia Giulia, osserva la Regione che l'incontestabile inerenza della delibera impugnata a un suo interesse, differenziato e particolarmente rilevante, impone di ravvisare nell'omessa convocazione del Presidente della Regione alla seduta del Consiglio dei ministri, nel corso della quale venne adottata la delibera relativa alla nomina del Presidente dell'Autorità portuale di Trieste, una palese disapplicazione della norma statutaria innanzi richiamata nonché del principio di leale collaborazione, con conseguente, ulteriore illegittimità sia della delibera del 3 giugno 2004, sia del d.m. del successivo 15 luglio. Con particolare riguardo, poi, al principio di leale collaborazione, rileva la Regione che, mentre essa si sarebbe in ogni modo prodigata per addivenire ad un accordo col Ministro, questi avrebbe tenuto un comportamento ispirato a intendimenti di segno opposto, per non aver sollevato obiezioni di sorta alla proposizione di una candidatura unica, né replicato alle argomentate obiezioni della Regione in ordine alla competenza della persona designata, né, ancora, ipotizzato una candidatura alternativa; per avere, inoltre, effettuato direttamente la nomina, prima del Commissario, e poi del Presidente, senza più tentare alcuna trattativa; per averla, infine, costretta ad attivare addirittura il diritto di accesso per avere copia degli atti ora impugnati. Posto, poi, che il livello minimo del potere regionale di dare o negare l'intesa dovrebbe ritenersi costituito almeno dal potere di escludere le candidature ritenute non idonee alla copertura dell'ufficio, costituirebbe un autonomo profilo di illegittimità dell'atto impugnato la circostanza che, con esso, il Ministro abbia officiato della carica il solo candidato sul quale la Regione aveva espressamente dissentito. Infine il provvedimento di nomina dell'Autorità portuale di Trieste, emanato in base all'art. 6 del decreto-legge n. 136 del 2004, sarebbe illegittimo a causa dell'inapplicabilità di tale norma nella Regione Friuli-Venezia Giulia, in quanto questa, con la citata legge regionale n. 17 del 2004, entrata in vigore prima del decreto d'urgenza, ha esercitato la potestà legislativa attribuitale dalla Costituzione in materia di porti, salvaguardando i principî fondamentali stabiliti dalla legge dello Stato, e segnatamente dalla legge n. 84 del 1994, ma assumendo su di sé, in applicazione del principio di sussidiarietà di cui all'art. 118 della Costituzione, la responsabilità del procedimento e il potere di nomina, da effettuarsi pur sempre d'intesa con il competente Ministro. Tale disciplina – autonoma e speciale – avrebbe a suo avviso determinato la cessazione dell'applicazione, in parte qua e, nell'ambito del territorio del Friuli-Venezia Giulia, dell'art. 8, comma 1, della legge n. 84 del 1994.