[pronunce]

Queste, rileva infatti la resistente, possono essere dettate tanto da motivazioni personali quanto da ragioni politiche, ma in tale ultima ipotesi «il Presidente diventerebbe arbitro indiscusso del futuro della maggioranza in Assemblea [...] e quindi in grado di determinarne (per sua sola volontà) l'eventuale scioglimento». Il quarto periodo dell'art. 5, comma 2, della legge reg. Puglia n. 2 del 2005, pertanto, attribuirebbe al Consiglio regionale un «potere di verifica» delle dimissioni del Presidente della Regione, consentendo a quest'ultimo di revocarle nelle more dell'adozione della «presa d'atto», ove determinate da motivi politici. Le dimissioni, secondo questa ricostruzione, acquisterebbero efficacia solo a seguito della «presa d'atto» consiliare, sicché solo da tale momento la Giunta regionale e il Consiglio entrerebbero in regime di prorogatio fino all'insediamento dei nuovi organi. D'altra parte, prosegue la difesa regionale, l'impugnata disciplina normativa non sarebbe foriera di incertezza in ordine alla data di indizione delle nuove elezioni, poiché il ritardo o la mancata adozione della delibera di «presa d'atto» consentirebbero, al limite, il ricorso al potere «sanzionatorio dello Stato» di scioglimento del Consiglio regionale previsto dall'art. 126, primo comma, Cost. Sarebbe, poi, priva di pregio la doglianza afferente all'introduzione di un dies a quo del termine per l'indizione delle elezioni non previsto dai parametri evocati, dal momento che l'art. 22, comma 4, dello statuto reg. Puglia - prevedendo che «[l]'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta regionale, nonché la rimozione, l'impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio» - avrebbe «rinvia[to] alla legge regionale la disciplina delle modalità di attuazione del principio del simul stabunt simul cad[e]nt». Nella stessa direzione militerebbe, inoltre, l'art. 41, comma 8, dello statuto reg. Puglia, stabilendo che, «[i]n caso di dimissioni volontarie, rimozione, impedimento permanente o morte del Presidente della Giunta, le sue funzioni sono esercitate dal Vice Presidente o, in mancanza, dall'assessore più anziano per età e la Giunta rimane in carica per l'ordinaria amministrazione, fino all'elezione, così come prevista dalla legge elettorale, del nuovo Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale». In conclusione, osserva la resistente, la previsione di un termine per l'adozione della delibera di «presa d'atto» sarebbe diretta a consentire al Consiglio regionale di svolgere una funzione di «eventuale arbitraggio politico rispetto alle cause che hanno condotto alle dimissioni», compatibilmente con la natura politica della scelta dimissionaria, che non richiederebbe pertanto un immediato allontanamento dalla carica. La previsione della «presa d'atto», d'altro canto, rispecchierebbe una prassi che si sarebbe consolidata in diverse regioni e che in alcune di esse avrebbe trovato una specifica regolamentazione ad opera della fonte statutaria. Analogamente, infatti, a quanto stabilito dal legislatore statale in relazione alle dimissioni del sindaco e del presidente della provincia, che diventano efficaci e irrevocabili con il decorso del termine di venti giorni dalla loro presentazione (art. 53, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante «Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), lo statuto della Regione Toscana 11 febbraio 2005 disporrebbe che le dimissioni del Presidente della Regione sono discusse in un'apposita seduta del Consiglio regionale e divengono efficaci trascorsi venti giorni dalla loro presentazione, potendo, prima di questo termine, essere revocate (art. 33, comma 4); similmente, inoltre, la legge della Regione Umbria 16 aprile 2005, n. 21 (Nuovo Statuto della Regione Umbria) prevedrebbe che, nell'ipotesi di dimissioni volontarie non determinate da ragioni personali, il Presidente della Giunta debba motivarle di fronte al Consiglio regionale e, ove quest'ultimo lo inviti a revocarle, debba entro i successivi quindici giorni comunicare se intende o meno confermarle (art. 64, comma 3).1.- Con il ricorso indicato in epigrafe (reg. ric. n. 14 del 2023) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato l'art. 96, comma 1, della legge reg. Puglia n. 32 del 2022, in riferimento agli artt. 123 - in relazione all'art. 22, comma 4, dello statuto reg. Puglia - e 126, terzo comma, Cost. 2.- Tale disposizione regionale sostituisce il secondo periodo dell'art. 5, comma 2, della legge reg. Puglia n. 2 del 2005 con tre distinti periodi, i quali stabiliscono che: a) «[n]ei casi di scioglimento anticipato del Consiglio regionale previsti dallo Statuto, a esclusione delle ipotesi previste dal primo comma d[e]ll'articolo 126 della Costituzione, si procede all'indizione delle nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Regione Puglia entro sei mesi» (art. 5, comma 2, secondo periodo); b) tale termine «decorre dalla presa d'atto da parte del Consiglio regionale» (art. 5, comma 2, terzo periodo); c) «quando lo scioglimento è conseguenza delle dimissioni del Presidente della Regione, la presa d'atto deve avvenire entro trenta giorni dalla presentazione delle stesse» (art. 5, comma 2, quarto periodo). 3.- Ad avviso del ricorrente, il terzo e il quarto periodo del novellato art. 5, comma 2, pregiudicherebbero il principio simul stabunt, simul cadent - enunciato dall'art. 126, terzo comma, Cost. e dall'art. 22, comma 4, dello statuto reg. Puglia - in forza del quale le sorti del Consiglio regionale debbono seguire quelle del Presidente della Regione ove questo, come accade nella Regione Puglia, sia eletto a suffragio diretto. L'Avvocatura generale evidenzia, in particolare, che il terzo periodo del citato art. 5, comma 2, introduce, al fine della decorrenza del termine per indire le elezioni a seguito dello scioglimento anticipato del Consiglio regionale, la «presa d'atto» consiliare senza, tuttavia, stabilire alcun termine per la sua adozione. Il quarto periodo della medesima disposizione, d'altro canto, prevede sì, in relazione alla specifica fattispecie in cui lo scioglimento derivi dalle dimissioni del Presidente della Giunta, che entro trenta giorni dalla loro presentazione debba essere assunta la suddetta delibera, ma in ogni caso non disciplina l'ipotesi in cui questa non intervenga.