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Per questo anticipo il voto favorevole e - come Gruppo Italia Viva-Partito Socialista Italiano - rinnoviamo la fiducia al Governo, perché in questa vicenda dell'epidemia è stato molto determinato e prudente allo stesso tempo, essendo noi il Paese che è stato duramente colpito dalla pandemia. Poi c'è l'articolo 13, che ristabilisce la raccolta di dati per la sorveglianza integrata da SARS-CoV-2 e il monitoraggio della situazione epidemiologica. Anche quando i dati saranno bassissimi e l'epidemia sarà endemica, avremo bisogno di tenere sempre e costantemente sotto controllo questo virus e gli altri; anche quelli non li inventeremo noi, ma è una storia dell'epidemia alla quale dobbiamo prepararci. Sono molto contenta che sia stato approvato un ordine del giorno a mia firma in Commissione, in cui si chiede al Governo di fornire dei dati, che già ci sono, perché l'Istituto superiore di sanità già li fornisce, ma che siano leggibili dalla popolazione: dati disaggregati, soprattutto sui morti, perché in Italia ce ne sono ancora tanti, per conoscere la comorbilità e le varianti, sempre per il principio che dobbiamo fare una grande alleanza con la popolazione. Quanto più le persone sono consapevoli, tanto più possiamo accompagnare la cittadinanza fuori dall'epidemia. Tuttavia, ottobre è ora e se siamo prudenti, naturalmente non ossessivi, possiamo strangolare il virus nella bella stagione in cui è meno aggressivo, riducendone con il caldo la sua circolazione, depotenziandolo numericamente alla fine dell'estate. Non possiamo dimenticare, in realtà, che negli ultimi due anni i viaggia all'estero e gli affollamenti esasperati nei locali d'estate sono stati il serbatoio e le radici delle esplosioni del virus in autunno. Ancora una volta, rinnovo l'appello al Governo - l'ho fatto altre volte in Aula - a potenziare il numero dei mezzi pubblici, soprattutto con la ripresa a settembre, e a mantenere l'uso delle mascherine, per esempio nelle ore di punta. Dopo più di due anni dall'inizio dell'epidemia da Covid dobbiamo dire grazie alle italiane e agli italiani per i sacrifici fatti. Ma, nel momento in cui vengono allentate le misure contro il virus, proprio in questo momento, la politica deve assumersi le proprie responsabilità, ancora di più, creando una nuova sanità che non si faccia più trovare impreparata davanti alle emergenze. Riprendono le attività con l'allentamento delle misure anti-Covid ed è bello per tutti noi assaporare normalità e libertà. Siamo in una fase nuovissima, dopo oltre due anni di difficoltà: meno obblighi e più responsabilità individuale. Ma alla richiesta di prudenza per la cittadinanza deve corrispondere una nuova fase, soprattutto per la politica. È necessario sistemare davvero la sanità per i prossimi anni; bisogna prevenire le pandemie; abbattere le liste d'attesa; costruire la medicina dei territori in armonia con gli ospedali e l'assistenza domiciliare; valorizzare le professioni socio-sanitarie e la loro formazione; garantire su tutto il territorio nazionale la salute ai nostri concittadini; prendersi cura dell'ambiente, della prevenzione; riorganizzare la medicina scolastica e la sicurezza nei luoghi di lavoro. C'è tanto da fare e proprio oggi mi sento di fare un appello al Governo, alle Regioni, alle organizzazioni di rappresentanza delle professioni: mettersi al lavoro insieme con coraggio e determinazione. La classe politica ha il dovere di rispondere con impegno a decisioni giuste e sacrifici fatti dalle italiane e dagli italiani. C'è tanto da fare soprattutto, ancora, per proteggere i lavoratori fragili. La Camera ha inserito delle norme al decreto-legge proposto dal Governo, ma non sono ancora sufficienti. E qual è la prima lezione di questa pandemia? La protezione dell'altro da sé, del fragile. C'è sempre il dibattito «mascherine no, mascherine sì», ma è molto semplice: se siamo in una fase di responsabilità individuale, è chiaro che in alcuni luoghi vanno ancora mantenute. Non capisco la richiesta di togliere le mascherine nelle scuole, quando siamo a ridosso della chiusura dell'anno scolastico: lo si fa per essere più sicuri. È molto semplice: l'epidemia si trasmette se siamo in un luogo affollato e, quindi, è giusto che si rimetta la mascherina. La grande lezione di questa epidemia è che siamo responsabili della salute degli altri e quanto più il virus gira, più arriva a un anziano o a un fragile. Ieri in Commissione abbiamo fatto una discussione sulla questione dello smart working. Un'altra lezione che dobbiamo imparare della pandemia è che da questa tragica esperienza dobbiamo trarre conclusioni anche di carattere innovativo nell'organizzazione del lavoro e, quindi, anche la pubblica amministrazione deve rinnovarsi. Lo smart working è un'organizzazione del lavoro innovativa; non è vero che assicura meno produttività, ma anche nel pubblico impiego ci sono dei dati secondo cui lo smart working può rendere lavoratori e lavoratrici più produttivi oltre che aiutarli a conciliare in modo migliore il lavoro con la famiglia e alcune patologie con la possibilità di essere presenti al lavoro. Infine, da parte nostra va fatta una riflessione matura sull'articolo 117 della Costituzione. Sappiamo che la tutela della salute è materia di legislazione concorrente, ma lo stesso articolo 117 recita che nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. Io penso che nei mesi che ci separano dalla fine della legislatura dobbiamo fare una riflessione matura su questo tema ed esercitare, come legislatori nazionali, la funzione di decidere i principi fondamentali; altrimenti rischiamo fortemente che si accentuino le disuguaglianze territoriali. Pertanto, nella sanità va messa in luce la consapevolezza della tragicità della pandemia e della sindemia. È proprio il tema della consapevolezza che richiede un percorso di maturazione di tutti noi, perché la sanità è la priorità assoluta del Paese. Cosa doveva succedere, più di una pandemia di questo genere, per diventare consapevoli che senza sanità non ci sono economia e lavoro? Naturalmente ora c'è anche la guerra, ma non ci deve distogliere dagli impegni che abbiamo preso con la popolazione sulla necessità di sistemare la sanità, che è la priorità assoluta del Paese. Soprattutto nei prossimi mesi sarà necessario stabilire, tra i criteri generali, quello della sostenibilità economica e finanziaria del sistema salute. Il Parlamento italiano deve essere protagonista di questo processo, a fianco della cittadinanza e in sinergia con il Governo e le Regioni. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, è il caso di celebrare oggi una ricorrenza importante: la cinquantesima votazione di fiducia che il Parlamento italiano effettua con questo Esecutivo. Il Governo dei migliori, o presunti tali, che in realtà è il Governo dei renitenti, quantomeno al dibattito parlamentare, ci propina la cinquantesima votazione di fiducia su un argomento assolutamente importante e consistente, qual è quello che affronta il cosiddetto decreto-legge riaperture. Da sempre nel corso della pandemia, per innumerevoli volte, abbiamo posto l'attenzione sulla necessità di rivedere le norme sanitarie e di farla finita con le misure restrittive.