[pronunce]

Peraltro, i rimettenti non esplicitano in alcun modo il dato normativo - evidentemente riconducibile all'art. 2729 del codice civile - da cui dovrebbe desumersi una simile presunzione, se si esclude il riferimento all'esistenza nell'ordinamento di un'asserita "scelta di presumere la comunione come regime ordinario, statuendo la necessità dell'espressa volontà contraria" probabilmente desunta dall'art. 159 cod. civ.. Quella scelta è però del tutto estranea all'istituto della presunzione, ed esprime soltanto la volontà legislativa, in difetto di contraria manifestazione dell'autonomia privata dei coniugi, di assoggettare il loro regime patrimoniale alla comunione legale. Essa non implica che, alla stregua del fenomeno descritto dall'art. 2729 cod. civ. , per ciò solo sussista una presunzione legale di appartenenza alla comunione dei beni siti nella casa di coniugi in comunione. Si può quindi escludere che esista una previsione normativa dalla quale sia dato, anche indirettamente, desumere siffatta presunzione legale. Può, del resto, rilevarsi che l'art. 219, secondo comma, cod. civ. - il quale, nel regime patrimoniale della famiglia, prevede una presunzione di appartenenza ai coniugi dei beni in comunione indivisa, ed è ritenuto applicabile anche al di fuori del regime di separazione dei beni - opera, secondo l'interpretazione giurisprudenziale, nei soli rapporti fra i coniugi e non anche in quelli fra essi (o uno di essi) ed i terzi. Conseguentemente, sia la questione posta dalle ordinanze n. 164 e n. 165, sia quella posta dall'ordinanza n. 166 - in quanto formulate sulla base di un presupposto interpretativo erroneo - devono ritenersi infondate.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 52, secondo comma, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nel testo anteriore alla sostituzione disposta dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'art. 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), sollevata dal Tribunale di Cassino, in riferimento agli artt. 3, 29, 31, 41 e 47 della Costituzione, con le ordinanze iscritte ai numeri di ruolo 164 e 165 del 2001, indicate in epigrafe; Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 58, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, nel testo sostituito dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, sollevata dal Tribunale di Cassino, in riferimento agli artt. 3, 29, 31, 41 e 47 della Costituzione, con l'ordinanza iscritta al numero di ruolo 166 del 2001, indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in Cancelleria il 28 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola