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Grazie a Radio Radicale i cittadini hanno potuto conoscere la voce dei protagonisti, seguire i lavori parlamentari, le manifestazioni e i congressi dei partiti. Fu una vera e propria rivoluzione accedere a conoscenze che prima erano ad appannaggio di quei pochi cittadini che avevano il tempo e la possibilità di sedersi nelle tribune delle Aule parlamentari. Radio Radicale è stata per le istituzioni una rete ben prima che questa nascesse. Radio Radicale è stata la prima a sperimentare la nozione di disintermediazione, tanto cara oggi al MoVimento 5 Stelle. Per questo ci è parso da subito incomprensibile l'atteggiamento del Governo e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del ministri con delega all'editoria. Dire che la radio deve misurarsi con il mercato è un po' come dire che la conoscenza delle istituzioni è una merce come tutte le altre. Noi invece pensiamo si tratti di un bene comune e che, come tale, meriti tutela e sostegno. E lo merita soprattutto oggi, dove la rete ha dimostrato di essere un luogo ricco di insidie per quel che riguarda il corretto accesso delle persone all'informazione pubblica. Come hanno raccontato diversi studiosi, senza le registrazioni di Radio Radicale sui processi, oggi avremmo una memoria molto più debole, una capacità molto più bassa di analizzare e comprendere alcuni passaggi chiave della storia recente d'Italia. Ma Radio Radicale è stata anche una straordinaria scuola di buon giornalismo. In quella redazione si sono formati tantissimi validi giornalisti, una professione che merita rispetto e che vive un momento delicato per via delle trasformazioni tecnologiche. Noi abbiamo bisogno di un giornalismo colto ed indipendente perché il giornalismo è un ingrediente fondamentale per la qualità della democrazia e del dibattito pubblico. Presidente, in conclusione anche noi ci uniamo al coro di chi in questi mesi ha chiesto, da un lato, la proroga della concessione e, dall'altro, l'avviso pubblico che la stessa Radio Radicale chiede da ben venticinque anni. Il Governo riveda la propria posizione perché abbiamo tutti bisogno di Radio Radicale; abbiamo bisogno del suo servizio pubblico a favore di cittadini e istituzioni. Signor Presidente, noi sosterremo tutte le mozioni presentate dai colleghi dei vari partiti. Non posso esprimermi sulla mozione della maggioranza perché ho appena saputo della stessa e quando l'avrò sott'occhio la studierò per capire come ci muoveremo. (Applausi del senatore Laniece) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, come spesso accade con questa maggioranza, ci troviamo a discutere di un tema su cui all'interno del Governo e tra deputati e senatori abbiamo sentito dire tutto e il contrario di tutto fino a pochi momenti fa. Lo stato delle cose, però, è innegabile: al momento la convenzione con Radio Radicale non è in essere e si legge nei quotidiani, con un certo sollievo, l'intenzione del Governo, come qui adesso dichiarato, di trovare una soluzione ponte per il 2019, ma aspettiamo che questa intenzione si traduca in un atto concreto. Il servizio pubblico che Radio Radicale ha effettuato in questi decenni è un fatto; i numeri sono lì a dimostrarlo: 3.300 giornate parlamentari, 23.500 udienze e, ancora, congressi, seminari, comizi, manifestazioni culturali e politiche, processi, tutto disponibile liberamente con pochi click . È un'opera che travalica l'appartenenza politica e, addirittura, quella partitica. È indubbio che abbia alimentato un dibattito proficuo, abbia contribuito a un'informazione diretta, libera, pluralistica e promosso la conoscenza consapevole su tante problematiche, aiutando qualsiasi cittadino a formarsi una propria opinione lontano dai cliché di parte, cui il mondo dei social purtroppo ci sta abituando. Quanti di noi hanno potuto seguire eventi politici e istituzionali tramite la programmazione di Radio Radicale e quanti l'hanno usata come testimone a futura memoria di proprie iniziative pubbliche? Cos'è questo se non un vero e proprio servizio pubblico? Spegnere Radio Radicale significa impoverire la nostra società; significa ferire la sua democrazia. Solo per questo il problema del rinnovo della convenzione non dovrebbe nemmeno porsi. Un Governo che abbia a cuore l'informazione consapevole dei cittadini dovrebbe addirittura ringraziare. Ciò che più mi preoccupa è l'atteggiamento politico che questo atto nasconde perché sono i mezzi a indicare i fini e non si può non vedere che l'eventualità sciagurata della chiusura di Radio Radicale è un tassello della politica della maggioranza che mira a colpire chi la pensa diversamente. Penso anche ai contributi per l'editoria. Quante voci - di parte, certamente - possono essere colpite da questo modo di ragionare? Nel caso di Radio Radicale, nemmeno può essere portato questo argomento: ci ha ospitato davvero tutti. A ben vedere, si tratta quasi di un controsenso: un'emittente legata a un partito politico (il partito Radicale), ma mai faziosa; una radio privata, ma che fa davvero servizio pubblico senza pubblicità, solo parole e tutta informazione. Come dicono loro: dentro, ma fuori dal Palazzo. Credo sia superfluo ribadire a questa Assemblea l'importanza storica, politica e giornalistica dell' immenso archivio e del quotidiano lavoro dell'emittente, a partire dalla trasparenza dei lavori parlamentari. Stupisce, anche se fino a un certo punto, che proprio i fautori della trasparenza stiano facendo di tutto per limitare la possibilità dei cittadini di seguire quanto avviene in Senato e alla Camera. Non mi si dica che le sedute sono già in diretta streaming . Sappiamo bene che le due cose non sono paragonabili anche solo per la diffusione del segnale, che copre quasi tutto il territorio nazionale e per i costi d'accesso ai due diversi strumenti. È evidente a tutti che questo servizio essenziale per la vita democratica del Paese non possa essere sostenuto con interventi privati sia per ragioni di mercato che di opportunità. Chi non avrebbe il sospetto che un'azienda possa investire nella radio per evitare che questa trasmetta, ad esempio, un processo a suo carico? Il fatto che negli ultimi decenni si sia proceduto con rinnovi e non con bandi e gare non è in nessun modo imputabile all'emittente, ma all'inerzia della politica e non è accettabile che questo comportamento diventi un'aggravante nella discussione che stiamo svolgendo oggi e che vi dovrà vedere impegnati nella ricerca di una soluzione. L'intento di prevedere con un provvedimento legislativo una riforma generale del sistema delle comunicazioni è senza dubbio encomiabile e degno, da parte delle opposizioni, della massima attenzione e della massima collaborazione, ma è evidente che nel tempo che intercorre tra una dichiarazione alla stampa e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una riforma condivisa e votata dal Parlamento, è vostro dovere impedire l'interruzione di un servizio per tutti i cittadini e garantire la messa in sicurezza di un archivio senza pari nel panorama nazionale e direi quasi internazionale. C'è un pezzo di storia da salvaguardare, ci sono professionisti che ogni giorno inseriscono nel dibattito pubblico elementi di riflessione. Penso al tema delle carceri, ad esempio, di cui nessuno altrimenti parlerebbe.