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Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, signori membri del Governo, con questo provvedimento diamo seguito a una scelta che le popolazioni di Montecopiolo e Sassofeltrio hanno assunto con referendum nel 2007. Ogni qualvolta ci si trova a dover assumere decisioni che riguardano comunità locali, popolazioni e territori, dobbiamo farlo con il massimo della responsabilità, con il massimo del coinvolgimento e con il massimo del rispetto, tenendo conto, appunto, del fatto che decisioni come queste avranno delle ripercussioni sulla vita quotidiana di tante cittadine e tanti cittadini. È anche vero, però, che dobbiamo fare ciò tenendo conto di quelli che sono gli obblighi di legge e i dettati costituzionali. È evidente che in questo senso noi andiamo ad approvare una legge che dà seguito a una decisione delle popolazioni di Sassofeltrio e Montecopiolo di procedere al distaccamento dal territorio marchigiano originario e di chiedere l'aggregazione all'Emilia-Romagna. Sappiamo bene che questo è stato un provvedimento complesso, perché ha avuto diversi passaggi parlamentari, piuttosto lontani dalla data odierna. La Commissione affari costituzionali lo licenziò una prima volta nel luglio del 2019, dopo che la Camera lo aveva approvato nel marzo del medesimo anno. L'Aula del Senato lo ha rinviato in Commissione l'8 ottobre del 2019 e la Commissione affari costituzionali ha concluso un nuovo iter il 24 giugno del 2020. Dal punto di vista delle procedure ci sono stati molti momenti di confronto, anche attraverso lo svolgimento di un grande numero di audizioni svoltesi in Commissione, nella fase sia della prima che della seconda approvazione nel giugno 2020. Il tema determinante alla base delle nostre decisioni ruota intorno al referendum del 2007, perché molte delle valutazioni fattesi sono incentrate sul fatto se fosse ancora attuale e avesse ancora attendibilità, essendosi svolto nel 2007. Ebbene, su questo tema sono stati espressi, nel corso delle audizioni, pareri discordanti. Non tutti gli addetti ai lavori, e non solo gli amministratori, ma anche professori universitari e costituzionalisti hanno espresso parere unanime. È del tutto evidente, però, che le comunità che nel 2007 avevano svolto il referendum non hanno espresso mai più, nell'ambito dei Consigli comunali, la volontà di svolgere una nuova consultazione referendaria. Tanto è vero che, quando è stato mandato a quei Comuni l'ordine del giorno Calderoli, che invitava i Consigli comunali a esprimere un nuovo pronunciamento per confermare le decisioni referendarie del 2007, essi hanno espresso, nel caso di Sassofeltrio, contrarietà al fatto di non procedere all'aggregazione con l'Emilia-Romagna; mentre Montecopiolo, che aveva cambiato connotazione politica, aveva espresso, con una delibera della maggioranza del Consiglio comunale, la volontà di andare avanti e di rimettersi al Parlamento affinché concludesse l' iter iniziato nel 2007. Noi oggi di fatto dobbiamo, quindi, dar seguito a quella scelta che ha avuto origine con il referendum del 2007 e la questione centrale è se quella decisione referendaria abbia ancora un valore attuale o se ci siano motivazioni per dire sostanzialmente il contrario; e ciò anche perché una nuova richiesta di referendum dovrebbe venire dai consigli comunali - questo non è avvenuto - e inoltre potrebbe essere avanzata a patto che si sia concluso, in maniera definitiva, l' iter legislativo in corso, cosa che ancora non è successa. Questa è una riflessione proveniente anche dall'Ufficio centrale per il referendum e ci sono atti in tal senso. Quindi, non possiamo che confermare il voto favorevole all'approvazione del disegno di legge in esame, che rientra nella procedura di cui all'articolo 132 della Costituzione, che prevede che le volontà delle popolazioni, espresse con referendum , sentiti i Consigli regionali, debbano avere, per poter procedere a un distacco da una Regione e all'aggregazione ad un'altra, il timbro del Parlamento, che con una legge formale, una legge ordinaria, deve appunto dar seguito alle determinazioni assunte dalle popolazioni attraverso un referendum . Esprimiamo un giudizio positivo sul provvedimento al nostro esame e annunciamo la volontà di esprimere un voto favorevole per concluderne l' iter . È stato un percorso che ha impegnato molto anche l'altro ramo del Parlamento e voglio rivolgere un ringraziamento al Gruppo Italia Viva della Camera dei deputati, in particolar modo al collega romagnolo, Marco Di Maio, che ha lavorato molto per raggiungere questo risultato e per far sì che le volontà popolari espresse nel 2007, ormai in un tempo troppo lontano, avessero compimento e che il Parlamento desse seguito a quelle scelte referendarie con l'approvazione di questo disegno di legge che giunge finalmente a compimento. Ribadisco quindi il voto favorevole del Gruppo Italia Viva. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, il provvedimento che noi affrontiamo non riguarda solo i cittadini e le comunità di Montecopiolo e Sassofeltrio, né solo le popolazioni, la vita e il futuro del Montefeltro, che è uno dei territori più suggestivi e più ricco di storia dell'intera Italia. Entrambi i Comuni, nel dipanarsi dei secoli, hanno preso parte da protagonisti alle vicende che hanno avuto come fulcro Urbino "città-territorio" simbolo e propulsore del processo culturale e storico che prende il nome di Rinascimento. C'è un legame storico indissolubile tra Montecopiolo, Sassofeltrio, il Montefeltro e l'identità culturale e di comunità della Regione Marche, un legame rappresentato da un patrimonio culturale, architettonico, paesaggistico vivo e vitale, che è tutt'uno con le caratteristiche molteplici e plurali di una Regione, come le Marche. La decisione, colleghi, che questo Senato prenderà oggi va molto oltre la questione del distacco da una Regione per aggregarsi ad un'altra, come reca il titolo della legge, perché quel distacco non è asettico, né burocratico, ma contiene un'enormità di risvolti. Il nostro compito non è quello di ratificare, ma di valutare la validità del procedimento sulla base di quanto previsto dall'articolo 132 della nostra Costituzione. Noi siamo convinti - la nostra convinzione è rafforzata dai pareri dei costituzionalisti auditi durante l'indagine conoscitiva, che è seguita alla nostra richiesta di rinvio in Commissione di mesi fa - che il procedimento abbia validità quando le varie fasi che lo compongono e, cioè, il referendum , i pareri dei Consigli regionali interessati - quello della Regione Marche è negativo e bisogna tenerne conto perché rappresenta la voce di tutte le comunità limitrofi - e l'esame in Parlamento avvengono in un tempo ravvicinato in modo che il provvedimento, che si sostanzia di fasi autonome, sia però unico e consequenziale. Nel nostro caso tutto ciò non c'è più perché i referendum , peraltro passati con uno scarto ridottissimo e, in un caso, per soli nove voti, si sono svolti nel giugno del 2007, quattordici anni fa, in un'altra era, in un'altra epoca. Quattordici anni è un tempo enorme che, di fatto, inficia la validità di quel voto.