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La decisione è impugnabile dinanzi la Commissione nazionale ai sensi dell'articolo 62. Decorso inutilmente il termine per l'impugnazione, si applica l'articolo 63. 52 (Esame dei fatti e delle circostanze) 1 Il richiedente è tenuto a presentare, unitamente alla domanda di protezione internazionale o comunque appena disponibili, gli elementi e la documentazione a supporto della medesima domanda. L'esame è svolto in collaborazione con il richiedente e riguarda tutti gli elementi significafivi della domanda. 2 Gli elementi di cui al comma 1 comprendono le dichiarazioni e la documentazione in possesso del richiedente in merito alla sua identità, età, cittadinanza e condizione sociale, nonché a quelle dei suoi familiari se rilevanti ai fini del riconoscimento. Concorrono altresì a corredare la domanda le informazioni sugli Stati, sugli itinerari di viaggio e sui luoghi in cui il richiedente ha soggiornato in precedenza, nonché sulle eventuali domande di asilo già presentate. 3 L'esame della domanda è effettuato su base individuale e prevede la valutazione: a di tutti i fatti pertinenti che riguardano lo Stato di origine al momento dell'adozione della decisione, comprese, ove possibile, le disposizioni legislative dello Stato di origine e relative modalità di applicazione; b delle dichiarazioni rese e della documentazione presentata dal richiedente al fine di valutare se, in base ad esse, gli atti a cui è stato o potrebbe essere esposto si configurano come persecuzioni o danni gravi; c del certificato rilasciato da un medico qualificato che ha effettuato la visita ai sensi dell'articolo 40; d delle circostanze personali del richiedente, in particolare la condizione sociale, il sesso e l'età, al fine di valutare se, in base ad esse, gli atti a cui è stato o potrebbe essere esposto si configurano come persecuzioni o danni gravi; e dell'eventualità che talune attività svolte dal richiedente dopo aver lasciato lo Stato di origine siano state mirate, esclusivamente o principalmente, a produrre le condizioni necessarie al fine della presentazione di una domanda di protezione internazionale. 4 La commissione territoriale per la protezione internazionale valuta come serio indizio di fondatezza del timore del richiedente di subire persecuzioni o del rischio effettivo di subire danni gravi, il fatto che lo stesso abbia già subito persecuzioni o danni gravi o minacce dirette di persecuzioni o danni gravi, salvo vi siano ulteriori elementi o motivi per scongiurare tali rischi. 5 Qualora taluni elementi o aspetti delle dichiarazioni del richiedente non siano suffragati da prove, essi sono considerati veritieri se la commissione territoriale per la protezione internazionale ritiene che: a il richiedente ha compiuto ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda; b tutti gli elementi e documenti pertinenti in suo possesso sono stati prodotti ed è stata fornita una valida motivazione dell'eventuale mancanza di altri elementi significativi; c le dichiarazioni rese dal richiedente sono coerenti, plausibili e non contraddittorie con le informazioni di carattere generale e particolare, comunque pertinenti al caso in esame, in possesso della commissione territoriale; d il richiedente ha presentato la domanda di protezione internazionale entro cinque giorni dall'arrivo, a meno che egli non dimostri di aver avuto un giustificato motivo per ritardarla; e dai riscontri effettuati il richiedente è, in generale, attendibile. 53 (Procedura ordinaria d'esame) 1 L'esame della domanda di protezione internazionale è svolto dalle commissioni territoriali per la protezione internazionale secondo i princìpi fondamentali e le garanzie di cui alla sezione II del capo III. 2 La commissione territoriale per la protezione internazionale provvede al colloquio di cui dell'articolo 46 entro venti giorni dal ricevimento della domanda e adotta la relativa decisione entro i successivi venti giorni. 3 Qualora la Commissione straordinaria eventualmente attivata non adotti la decisione entro il termine di cui al comma 2, la commissione territoriale competente acquisisce gli atti e procede alla decisione entro i venti giorni successivi. 4 Qualora la commissione territoriale per la protezione internazionale per la sopravvenuta esigenza di acquisire nuovi elementi, non abbia adottato la decisione entro il termine di cui al comma 3, informa il richiedente e la questura competente dei motivi del ritardo e dei tempi previsti per la decisione, che non possono comunque superare i trenta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 3. 5 I termini di cui al comma 2 possono essere prorogati di ulteriori trenta giorni, al fine di un adeguato e completo esame della domanda, qualora: a il caso all'esame comporti la risoluzione di questioni complesse in fatto e in diritto; b un numero considerevole di cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea o apolidi abbia avanzato contemporanea richiesta di protezione internazionale; c il ritardo sia imputabile alla mancata osservanza dell'obbligo del richiedente di cui alla lettera d) del comma 2 dell'articolo 42. 6 Nel caso in cui nel corso del procedimento emergano elementi sufficienti a far presupporre che il richiedente possa essere vittima del traffico di esseri umani, la commissione territoriale per la protezione internazionale sospende il procedimento e, informato il richiedente, investe del caso le autorità competenti e le associazioni di tutela impegnate nell'assistenza alle vittime del traffico di esseri umani, secondo modalità stabilite con il regolamento di cui all'articolo 98. 7 Nel caso di vittime di tortura o di richiedenti che abbiano subito altre gravi, forme di sfruttamento, abusi o violenze psicologiche, fisiche o sessuali ovvero di richiedenti con vulnerabilità gravi, la commissione territoriale per la protezione internazionale può sospendere il procedimento e, con il consenso informato del richiedente, può chiedere la consulenza di psicologi o esperti medici dello stesso sesso del richiedente. 8 La commissione territoriale per la protezione internazionale può rinviare la conclusione della procedura d'esame qualora sia accertata una situazione di incertezza presumibilmente temporanea sulle condizioni dello Stato di origine del richiedente. La commissione territoriale è tenuta in ogni caso ad adottare la decisione entro il termine massimo di quindici mesi. 54 (Acquisizione di ulteriori dichiarazioni o di nuovi elementi) 1 Il richiedente può inviare, in ogni fase del procedimento, alla commissione territoriale per la protezione internazionale ulteriori dichiarazioni, rese esclusivamente in forma scritta, ed ogni ulteriore documentazione indicando esplicitamente i fatti che possono produrre successivi elementi a supporto della domanda. La commissione territoriale esamina le ulteriori dichiarazioni e la documentazione nell'ambito della domanda, integrandola. 2 Nel caso in cui il richiedente reiteri la domanda di protezione internazionale ai sensi dell'articolo 57, la commissione territoriale per la protezione internazionale può richiedere alla Commissione nazionale ulteriori informazioni o documentazione ovvero, mediante la stessa, richiedere all'ACNUR, nonché al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ulteriori elementi conoscitivi e documentali sulla situazione personale del richiedente e su quella del suo Stato di origine. 3 Il richiedente può presentare i documenti di cui al comma 1 anche nella fase di ricorso avverso il rigetto della domanda, al fine di produrre elementi che servono a corredare la domanda.