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Il dispositivo della risoluzione sottoposta oggi alla nostra attenzione contiene due impegni per il Governo. Anzitutto, si chiede all'Esecutivo di accelerare i tempi di adozione del decreto ministeriale previsto dal nuovo articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, che ha modificato la direttiva. Non è un caso, come abbiamo recepito la direttiva n. 43 del 1992, anche se qui si dice che è stata una modalità un po' rigida, perché noi eravamo ben coscienti, allora, del grande problema che avevamo nel nostro Paese, che ha una biodiversità molto importante da preservare, anche e soprattutto agricola. Quindi, la rigidità nell'imporre il divieto assoluto, derogabile solo per motivi di emergenza, di immettere specie vegetali e animali alloctone aveva e ha le sue motivazioni. Con la risoluzione in oggetto si chiede altresì di accelerare quanto più possibile le altri fasi dell' iter autorizzatorio per l'immissione della vespa samurai, visto che viene considerata, almeno nel luogo di origine della cimice marmorata asiatica, il predatore e l'antagonista naturale. Peraltro, in questa sede ho ascoltato alcuni interventi in cui un predatore naturale come il lupo è sempre oggetto di brutte e cattive attenzioni, eppure il lupo è il predatore naturale per i cinghiali, i caprioli e altre specie. Poi, a capo della piramide dei predatori c'è la specie umana e non vorrei che, continuando così, avessimo qualche strana intenzione sui predatori naturali. Perché invito alla prudenza? Lo dico anche al relatore e al presidente Vallardi: il rischio è di introdurre nel nostro ecosistema un'altra specie alloctona, come la vespa samurai, senza le dovute accortezze. Noi dobbiamo stare attenti e non accelerare, perché rischiamo di produrre ancora più danni e abbiamo già avuto esperienze passate di leggerezza, anche se non con riferimento specifico alla vespa. Pertanto, sapendo perfettamente che c'è una emergenza e che è un'emergenza grande, come sappiamo tutti perfettamente, il mio invito è a essere molto cauti e a chiedere ancora di più, anche in termini di tempo, con molte possibilità di verifica e con tutto il supporto dal punto di vista scientifico per evitare di produrre danni peggiori di quelli che ci sono attualmente con la cimice. Torno a ripetere che un'immissione non così accuratamente e scientificamente verificata potrebbe produrre danni molto forti alla biodiversità agricola. Pertanto - e mi rivolgo al signor Sottosegretario - lo studio preliminare del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non deve assolutamente essere sminuito né di importanza, né di ulteriori approfondimenti scientifici e sperimentali, tutti elementi necessari per darci certezza e sicurezza, perché altrimenti, torno a ripetere, il rischio è molto elevato. Il danno lo pagherebbe la biodiversità agricola e potremmo avere altri problemi su altre specie animali autoctone. Torno a ripeterlo: in passato, inserimenti non adeguatamente supportati da elementi scientifici hanno prodotto dei disastri. Per tutti questi motivi, il nostro voto sarà non contrario, ma di astensione, per fare un ulteriore invito alla prudenza e alla ponderazione: tempi certi, ma non procedure affrettate, nell'interesse del preservare il nostro patrimonio naturale, il nostro ecosistema e la biodiversità agricola. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, nel mio intervento cercherò di non soffermarmi troppo su quelle che sono state le motivazioni, l' iter e le conclusioni di questa risoluzione, che ha visto un voto unanime in Commissione, in quanto molto è già stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto e dal relatore. Vorrei invece soffermarmi su alcune considerazioni e riflessioni che vorrei condividere con i colleghi senatori. Partiamo innanzitutto col sottolineare come da anni la nostra agricoltura sia sottoposta a questo tipo di flagello. Nell'immaginario collettivo può sembrare poca cosa quando si sente parlare di cimice, di cinipide o di qualunque altro insetto, non dando il giusto peso invece alle conseguenze economiche, finanziare e sociali che spesso questi insetti possono provocare. Oggi parliamo di cimice asiatica, un insetto che da anni ormai sta attaccando i nostri produttori di frutta prima nel Nord-Est, ed ora si sta diffondendo anche in altre zone e colpisce altre colture. Abbiamo parlato di Xylella, poche giorni fa, in occasione del disegno di legge sul rilancio agricolo, che sta distruggendo migliaia di olivi nel Salento. E ci sono tante altre emergenze ancora in essere che stanno colpendo o hanno colpito settori importanti. Come non pensare, ad esempio, ai tantissimi castagneti distrutti, che hanno messo in ginocchio intere zone montane dove già è difficile fare agricoltura? O come non pensare alla produzione dei pinoli, praticamente azzerata? E tanto altro ancora. Alla luce di quanto esposto, è doveroso ricordare che tutto questo nasce, come evidenziato anche nella relazione al provvedimento, da una rigida applicazione della direttiva europea n. 43 del 1992, recepita dal citato decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997. Un'applicazione tanto rigida da non permettere al nostro Paese di poter attuare un sistema di difesa naturale contro attacchi di insetti o di organismi provenienti da altri Paesi. Un'applicazione, a nostro avviso, frutto di un atteggiamento ideologico su come governare l'ambiente, che si è dimostrato disastroso anche in altri ambiti e settori. Mi riferisco, ad esempio, alla fauna selvatica, che sta provocando innumerevoli danni alle produzioni agricole e che sta sconvolgendo l'equilibrio naturale di molti luoghi. Anche su questo aspetto ha prevalso e sta prevalendo un atteggiamento demagogico, figlio di un ambientalismo sbagliato che non ha saputo integrare in maniera efficace l'uomo e l'ambiente, con risultati dannosi visibili a tutti, purtroppo. L'applicazione rigida di questa direttiva, dunque, non ci ha permesso di attuare un'efficace difesa delle nostre produzioni contro attacchi di varia natura. Sto usando questi due termini precisi, difesa e attacchi, non a caso, ma per sottolineare quanto tutto questo possa avere una chiave di lettura diversa dalla casualità, in una visione più ampia del problema. Pensate ad esempio come questi insetti, provocando danni enormi al nostro sistema produttivo, abbiano provocato perdite per milioni di euro e danni ambientali enormi, tutto a vantaggio di altri sistemi economici e di altri Paesi nostri competitori nelle produzioni agricole. Bisogna riflettere sulla possibilità che non solo la globalizzazione, quindi un maggior passaggio di merci da un Paese a un altro, da Paesi anche lontani e appartenenti a zone climatiche completamente differenti, o i cambiamenti climatici possano essere la sola causa di questi danni. È possibile - mi domando e vi domando - che tutto ciò non sia solamente casuale? Non ho una risposta precisa, ma questa domanda l'ho fatta anche durante l'audizione in Commissione dei dirigenti di CREA, i quali ci hanno risposto che ci stanno pensando. Credo che una riflessione nel merito debba essere fatta.