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Norme in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali. Onorevoli Senatori. – In materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, il 12 dicembre 2006 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno emanato la direttiva 2006/123/CE, nota come direttiva « Bolkestein » o « direttiva servizi », il cui obiettivo è quello di facilitare e garantire la creazione di un libero mercato dei servizi in ambito europeo. L'Italia ha provveduto al recepimento della direttiva con il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59. Lo scopo del decreto è quello di assicurare la massima libertà nell'accesso e nell'esercizio all'attività di servizi partendo dal presupposto che essa costituisce espressione dell'iniziativa economica ai sensi dell'articolo 41 della Costituzione, un principio richiamato anche nell'articolo 10 del decreto di recepimento. Secondo un'interpretazione estensiva dell'articolo 2 della direttiva, l'applicazione della stessa è prevista in Italia anche nei confronti delle imprese turistico-balneari e delle relative concessioni demaniali (circa 30.000 imprese). Il recepimento della direttiva Bolkestein in Italia ha portato all'eliminazione del rinnovo automatico delle concessioni agli imprenditori balneari previsto dal comma 2 dell'articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494 (abrogato dalla legge n. 217 del 2011 – legge comunitaria 2010). Inoltre, la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 14 luglio 2016 nelle cause riunite n. C-458/14 e C-67/15 ha sancito che le concessioni per l'esercizio delle attività turistico-ricreative nelle aree demaniali marittime e lacustri, prorogate in modo automatico, impediscono di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei potenziali candidati, non rispettando l'articolo 12 della direttiva servizi e il principio della libertà di stabilimento, di non discriminazione e di tutela della concorrenza, di cui agli articoli 49, 56 e 106 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Si rileva nel merito, però, che non si ravvisano due principali elementi, previsti dalla direttiva servizi, affinché le concessioni demaniali marittime, fluviali e lacuali siano incluse nel campo di applicazione della direttiva stessa. Innanzitutto queste ultime rappresentano un « bene » e non un « servizio ». Lo stesso ex Commissario europeo Frederik Bolkestein, autore della direttiva, ha dichiarato il medesimo concetto in un recente convegno organizzato alla Camera dei deputati da parte dell'associazione « Donne da mare » in data 18 aprile 2018. Inoltre in Italia non risulta essere presente il requisito della « scarsità delle risorse naturali », considerato necessario dall'articolo 12 della direttiva ai fini dell'applicazione della direttiva stessa. A riguardo, infatti, esistono ancora moltissimi beni pubblici nel nostro territorio (4.000 chilometri di coste nel solo Sud) da assegnare mediante evidenza pubblica e in maniera « competitiva », cosa che contraddice i presupposti della normativa europea. Attualmente le concessioni esistenti sono state prorogate fino a tutto il 2020 grazie all'ultima legge di bilancio (legge n. 205 del 2017), ma la tematica risulta essere ancora critica e priva di reali soluzioni. All'interno dell'Unione europea, Paesi come Spagna, Portogallo e Croazia hanno già da tempo risolto la questione in maniera positiva, provvedendo con lunghe concessioni da trenta a settantacinque anni, non includendo le concessioni demaniali marittime e lacustri fra le attività attinenti alla direttiva Bolkestein ed evitando procedure di infrazione, cosa a cui invece è assoggettato attualmente il nostro Paese. In particolar modo la Spagna, attraverso una riforma del 2013, non solo ha elevato a settantacinque anni il termine massimo delle concessioni, ma ha introdotto un meccanismo di prorogabilità delle stesse per ulteriori settantacinque anni, in forza di quanto disposto dall'articolo 2, comma 3, della Ley 2/2013, che ha modificato sul punto la Ley 22/1988 de Costas che disciplina il settore. A seguito della pubblicazione della sentenza della Corte di giustizia del 14 luglio 2016, alcuni rappresentanti dei concessionari italiani sono stati auditi dinanzi alla Commissione europea e ai rappresentanti del Governo italiano. Nel corso dell'audizione dell'11 ottobre 2016 presso la Commissione petizioni del Parlamento europeo, questi ultimi hanno evidenziato come l'applicazione da parte del Governo italiano della direttiva servizi alle concessioni balneari in essere si tradurrebbe nella lesione dei diritti sanciti in particolare dagli articoli 7, 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, ponendo in grave pericolo la sopravvivenza delle imprese attive nel settore (in buona parte micro imprese a conduzione familiare), che svolgono compiti di interesse pubblico a tutela della sicurezza, igiene, protezione ambientale e valorizzazione turistica delle spiagge in loro concessione. L'assenza di una chiarezza e soprattutto di una tutela nei confronti di chi ha già investito nel settore ha già portato a un inviluppo dello stesso, compromettendo seriamente gli investimenti, l'occupazione e lo sviluppo, con gravi ripercussioni sul PIL e sulla crescita del settore stesso. Il presente disegno di legge mira a tutelare gli interessi economici e i diritti di chi finora ha investito in queste attività, prevedendo una protezione per coloro che hanno impegnato capitali in questo settore con la certezza di vedere valorizzare gli stessi in base alle normative vigenti all'epoca del precedente contratto e dunque del legittimo affidamento. Il presente disegno di legge prevede, in particolare, un sistema a « doppio binario », consistente in una proroga di settantacinque anni delle concessioni demaniali in essere, accompagnata dalla messa all'asta delle sole spiagge non ancora assegnate in base alla direttiva servizi. Del resto, la valorizzazione e la ricerca di una protezione di coloro che da tempo hanno investito nelle concessioni demaniali marittime, fluviali e lacuali sono state già avvalorate dalla giurisprudenza negli anni passati. Questo è avvenuto in particolare con la sentenza del Consiglio di Stato, sezione VI, n. 8716 del 24 dicembre 2009, che ha sottolineato l'importanza di attribuire un « valore » al legittimo affidamento del concessionario « uscente » in sede di comparazione tra le diverse offerte. Quest'ultima sentenza, in applicazione del principio del « diritto di insistenza », ha sancito infatti come « in casi di rinnovo di una concessione di area appartenente al demanio marittimo deve essere data la precedenza al precedente concessionario » qualora le condizioni offerte dal precedente concessionario siano equipollenti agli altri aspiranti. Più recentemente, il disegno di legge di iniziativa governativa presentato nella XVII legislatura in data 15 febbraio 2017 alla Camera e poi trasmesso al Senato (atto Senato n. 2957), aveva affrontato la stessa materia, non giungendo peraltro, a nostro avviso, a soluzioni concrete e soddisfacenti. Il presente disegno di legge intende superare le criticità evidenziate, salvaguardando il settore delle concessioni demaniali in oggetto e il relativo indotto, strategici per il Paese.