[pronunce]

Trento n. 20 del 2012, cui è seguita l'accettazione della Provincia autonoma di Trento, e, successivamente, ha depositato un secondo atto di rinuncia al ricorso con riferimento agli artt. 14, 15 e 18, comma 1, delle medesima legge provinciale. Nel corso dell'udienza la difesa della resistente ha depositato il verbale di deliberazione della Giunta provinciale di Trento contenente l'accettazione di detta ulteriore rinuncia parziale. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato - come detto - anche l'art. 25, comma 1, della legge della Provincia autonoma di Trento 8 luglio 1976, n. 18 (Norme in materia di acque pubbliche, opere idrauliche e relativi servizi provinciali), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto l'aumento della portata del prelievo consentito dalla norma in esame ai concessionari di piccole derivazioni idroelettriche avrebbe determinato fisiologicamente la diminuzione dei deflussi a valle, onde la necessità di verificare che venisse comunque garantito il mantenimento del deflusso minimo vitale, secondo quanto previsto dalla normativa statale (individuata dal ricorrente nell'art. 12-bis del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, recante «Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici», come successivamente modificato), che fissa gli standards minimi ed uniformi della tutela ambientale. Con riguardo all'ambito provinciale, la sede per tale verifica sarebbe quella della valutazione prevista dall'art. 8, comma 16, della deliberazione della Giunta provinciale di Trento 30 dicembre 2004, n. 3233 (Approvazione del piano di tutela delle acque), da cui, invece, la disposizione censurata avrebbe consentito di prescindere. L'art. 76, comma 1, della legge prov. Trento n. 25 del 2012 ha sostituito il comma 3-bis introdotto nell'art. 16-novies della legge della Provincia autonoma di Trento 8 luglio 1976, n. 18 (Norme in materia di acque pubbliche, opere idrauliche e relativi servizi provinciali), dall'impugnato art. 25, comma 1, della legge prov. Trento n. 20 del 2012, prevedendo espressamente che, nel corso della breve istruttoria ai sensi dell'art. 49, secondo comma, del r.d. n. 1775 del 1933, si proceda anche alla valutazione dell'interesse ambientale. Con riguardo all'art. 25, comma 1, della legge prov. Trento n. 20 del 2012, nella memoria illustrativa delle proprie difese la resistente evidenzia che l'art. 8, comma 16, del piano di tutela delle acque, conterrebbe una procedura di valutazione preliminare - rispetto al procedimento di rilascio della concessione di derivazione, disciplinato dal r.d. n. 1775 del 1933 - circa la sussistenza dell'eventuale prevalente interesse ambientale, che possa risultare incompatibile con la derivazione d'acqua pubblica di cui è richiesta la concessione. La Provincia afferma che in tale filtro di ammissibilità sarebbe consistita la «valutazione dell'interesse ambientale» di cui all'impugnato art. 25, comma 1, che avrebbe riguardato unicamente le domande di nuove concessioni e non il rispetto dei profili di tutela ambientale del corpo idrico, a cui afferisce la concessione già in esercizio. Inoltre, precisa che, nell'ambito del procedimento avviato a seguito dell'istanza di aumento della potenza dell'impianto, quello richiamato dall'art. 25, comma 1, della legge prov. Trento n. 20 del 2012 corrispondeva esattamente alla procedura prefigurata dall'art. 49, secondo comma, del r.d. n. 1775 del 1933, che la prevede in forma semplificata per le varianti non sostanziali. 2.- In via preliminare dev'essere dichiarata, ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, l'estinzione del processo limitatamente alle questioni relative agli artt. 14, 15 e 18, comma 1, e 37, comma 1, della legge prov. Trento n. 20 del 2012, a seguito delle rinunce al ricorso da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, intervenute in successione e, con analoghe modalità, accettate dalla Provincia autonoma di Trento. 3.- Al contrario, non è stata oggetto di rinunzia la questione di legittimità costituzionale dell'art. 25, comma 1, della legge prov. Trento n. 20 del 2012, proposta in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Secondo il ricorrente, l'esonero dalla relativa procedura di accertamento del rispetto degli standards minimi previsti dall'art. 8, comma 16, del piano di tutela delle acque avrebbe consentito di assentire l'aumento della portata del prelievo ai concessionari di piccole derivazioni idroelettriche senza alcuna verifica complessiva dei potenziali effetti di diminuzione dei deflussi a valle. È opportuno ricordare in questo contesto la sopravvenienza, rispetto alla norma impugnata, dell'art. 76, comma 1, della legge prov. Trento n. 25 del 2012, il quale ha espunto dal suo testo l'inciso «prescindendo dalla valutazione dell'interesse ambientale prevista dall'art. 8, comma 16, delle norme di attuazione del piano di tutela delle acque, approvato con deliberazione della Giunta provinciale 30 dicembre 2004, n. 3233» ed ha disposto che, nell'ambito della breve istruttoria svolta ai sensi dell'articolo 49, secondo comma, del r.d. n. 1775 del 1933, «si procede anche alla valutazione dell'interesse ambientale, ai sensi dell'articolo 12-bis del regio decreto n. 1775 del 1933». Dal confronto tra le censure formulate ed il contenuto della norma rideterminata dalla novella legislativa si evince con chiarezza che la disposizione risultante è immune dal profilo d'illegittimità oggetto di doglianza da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, risultando in tal modo satisfattiva della pretesa del ricorrente. Tuttavia, non v'è prova che, nel lasso temporale intercorso tra la data di emanazione della norma impugnata e l'entrata in vigore di quella modificativa, la prima non abbia avuto applicazione e, conseguentemente, non può essere dichiarata la cessazione della materia del contendere. Occorre pertanto scrutinare egualmente la norma originaria (ex plurimis, sentenza n. 18 del 2013) per verificarne la conformità al precetto espresso dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. 3.1.- Tanto premesso, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 25, comma 1, della legge prov. Trento n. 20 del 2012, proposta in riferimento a tale parametro costituzionale, è fondata. La norma in esame, pur nell'asserito intento semplificatorio, invade la materia riservata all'esclusiva competenza statale della tutela dell'ambiente senza che il suo contenuto sia rivolto nell'unica direzione consentita dall'ordinamento al legislatore regionale, ovvero quella di innalzare, eventualmente, il livello di tutela dell'ambiente.