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Viva il capriolo! BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Chi pagherà i tanti e ingenti danni? Lo dico agli amministratori piemontesi: sicuramente non li pagherà la giunta Chiamparino e continueranno a non pagarli i sostenitori di folli estremismi animalisti che portano anche a questo tipo di disastri. FARAONE (PD) . Viva il lupo! BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Bravo! In questo Paese urgono risoluzioni come quella che stiamo discutendo, ma urge anche la modifica di una legge del 1992, la n. 157 sulla protezione della fauna selvatica, che deve diventare una legge per la gestione della fauna selvatica. L'ambiente dal 1992 è cambiato: bisogna adeguare la legge proprio in questo Paese, dove la concentrazione di fauna selvatica è tra le più alte in Europa. Spero che questa riflessione - che comunque, dai tentativi di interruzione rispetto a questo intervento, mi pare di aver capito che un effetto lo abbia già provocato - possa servire da provocazione per prendere atto finalmente della realtà da parte di tutti, anche da parte di alcuni colleghi che sono in quest'Aula e non solo e che hanno responsabilità più importanti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Perosino) . PRESIDENTE . Senatore Faraone, lei è davvero trasversale e polivalente, perché su qualunque argomento trova qualcosa per cui fare un commento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Papatheu). È iscritto a parlare il senatore Battistoni. Ne ha facoltà. BATTISTONI (FI-BP) . Signor Presidente, autorevoli membri del Governo, cari colleghi, come abbiamo ascoltato nella relazione del presidente Vallardi, la problematica della cimice asiatica sta ormai invadendo il nostro territorio. Da anni era stata segnalata e con il provvedimento di oggi si cerca di individuare una strada per la risoluzione del problema. Già nel dicembre del 2015, il Comitato fitosanitario nazionale aveva sollevato l'allarme e chiesto provvedimenti in merito a questa tematica. Questo insetto è alloctono ed è capace di provocare ingenti danni alle colture agrarie, come purtroppo si sta registrando. Non da ultimo, i notiziari di domenica sera hanno dedicato ampio spazio ai danni fatti alle colture frutticole dell'Emilia Romagna, ma non solo lì: in tutta l'Italia del Nord e molti focolai sono stati trovati anche in Toscana. Tanto è vero che, dal 2008 al 2013, la cimice asiatica è stata inserita nella lista di allerta dell'Organizzazione euromediterranea per la protezione delle piante, a motivo dell'elevato livello di danno rilevato nei Paesi in cui è stata accidentalmente introdotta. Caratteristiche di questo insetto sono l'alta adattabilità ai diversi climi, fra cui il nostro, il nutrirsi di frutti maturi, non maturi, getti verdi e persino giovani cortecce, ma, soprattutto, la notevole capacità riproduttiva. In particolare, nei nostri territori si è registrata, fortunatamente, una fecondità inferiore, pari a due volte all'anno, contrariamente a quella dei territori di origine, dove la riproduzione avviene circa sei volte l'anno, pur sempre capace, però, di far avere milioni di insetti non graditi in poco tempo. Per fermare i danni che la cimice marmorata provoca alle nostre culture, si è cercato di individuare rimedi opportuni, comprendendo quanto sia difficile fermarla con le reti antinsetto o con le reti trattate con insetticidi o fitofarmaci. Peraltro, noi, come Forza Italia, auspichiamo sempre la lotta biologica e bene ha fatto il senatore Bruzzone a ricordare i successi ottenuti con l'antagonista del cinipide del castagno, con il Torymus , che poi è stato prodotto in grandi quantità in Italia e, di fatto, ha debellato questa annosa problematica. Voglio ringraziare anche il lavoro fatto dal Crea, come già sottolineato per tutte le sperimentazioni fatte a livello nazionale, cercando di individuare e di trovare l'antagonista, prima attraverso insetti autoctoni e poi attraverso insetti alloctoni. Gli scienziati, nella fattispecie, hanno individuato come antagonista principale la cosiddetta vespa samurai. Da qui il problema di superare il divieto di introduzione sul territorio nazionale di specie e popolazioni non autoctone. Secondo quanto disposto dall'articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, modificato con il decreto del Presidente della Repubblica n. 120 del 12 marzo 2003, con cui l'Italia ha recepito la direttiva habitat , abbiamo purtroppo avuto un effetto ancora più forte della direttiva, vietando l'introduzione di specie non autoctone per la lotta biologica. Quindi, dopo aver vagliato le diverse alternative possibili e dopo numerosi confronti in Commissione agricoltura con molteplici audizioni, il 16 aprile abbiamo votato in maniera unanime questa risoluzione. Credo che dovremmo partire da qui, con questa unità, nel lavoro, che abbiamo trovato in Commissione, grazie anche alla disponibilità del presidente Vallardi, e partendo da questa tematica andare a trattare anche annose problematiche che ha fatto bene il senatore Bruzzone a citare. Non ci dobbiamo infatti nascondere dietro un dito: questa è una delle tante problematiche, ma dobbiamo affrontare anche le problematiche della fauna selvatica e dobbiamo affrontare le problematiche dei cambiamenti climatici, perché i nostri agricoltori, purtroppo, da queste avversità sono fortemente penalizzati e soltanto con una unità di intenti in questo settore potremo dare risposte risolutive ai nostri agricoltori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 4 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame definitivo, un regolamento, da adottare mediante decreto del Presidente della Repubblica, che modifica la disciplina relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatica, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357. Un decreto, quest'ultimo, che inciderà - sotto il profilo normativo - anche nella lotta alla cosiddetta cimice marmorata asiatica. La prima segnalazione in Italia di questo insetto marroncino-grigio lungo due centimetri risale al 2012, come diceva il collega Vallardi, in Emilia-Romagna. Originaria dell'estremo Oriente e di recente introduzione in Italia, nell'arco di tre o quattro anni ha causato ingenti danni alle coltivazioni frutticole, orticole e cerealicole. Infatti, le punture di suzione praticate da adulti e degli stadi giovanili su organi vegetativi e sui frutti provocano la comparsa di ingiallimenti, arresti di sviluppo, deformazioni e necrosi. I danni maggiori sono segnalati su alcune varietà di pero e sul nashi (pero giapponese), su nettarine e ciliegie e diverse varietà di mele. In alcune aree corilicole, gli attacchi determinano alti livelli di cimiciato anche nelle nocciole. In campo orticolo, i danni interessano soprattutto le coltivazioni di peperone, mentre tra le colture estensive i danni maggiori si registrano sulla soia e sul mais di secondo raccolto.