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Al fine tuttavia di evitare pregiudizio ai contraenti, assicurati e altri aventi diritto a prestazioni assicurative, sono fatte salve le sole operazioni necessarie all'ordinata chiusura dei rapporti di distribuzione già in essere, nel più breve tempo possibile, e comunque non oltre il termine massimo di sei mesi dalla data di recesso del Regno Unito dall'Unione europea. Le disposizioni indirizzate a imprese e intermediari del Regno Unito devono intendersi applicabili anche alle imprese e agli intermediari provenienti da Gibilterra, in linea con le indicazioni europee dettate sul tema dalla Commissione europea e dall'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA). Gibilterra, infatti, nel diritto dell'Unione europea è un territorio europeo di cui uno Stato membro (nel caso di specie il Regno Unito) ha assunto la rappresentanza ai sensi dell'articolo 355, punto 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) (si veda la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 13 giugno 2017, causa C-591/15). Per quanto riguarda il comparto della previdenza complementare, le misure complessivamente previste per gli intermediari operanti nel settore assicurativo, bancario, finanziario e dell'intermediazione mobiliare riguardano anche i soggetti che operano come gestori degli investimenti delle forme pensionistiche. L'unico intervento specifico riguarda l'investimento di dette forme in OICR del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, tramite una disposizione transitoria che consente la continuazione della detenzione di tali strumenti; ciò in considerazione del fatto che, per effetto della perdita di status di Paese membro UE del Regno Unito, tali strumenti non sarebbero compatibili con le previsioni normative che regolano l'attività di investimento delle forme pensionistiche complementare. Di seguito è dettagliato il contenuto delle singole disposizioni del capo I. L'articolo 2 definisce l'ambito di applicazione del decreto. Gli operatori destinatari delle disposizioni sono individuati sulla base delle definizioni utilizzate dal TUB e dal TUF. L'applicazione del decreto è disposta per il caso di recesso del Regno Unito dall'Unione europea senza la ratifica dell'accordo approvato dal Consiglio europeo il 25 novembre 2018. L'articolo 3 assicura la possibilità di operare per diciotto mesi dalla data di recesso, ai seguenti soggetti aventi sede nel Regno Unito: a) banche che prestano i servizi ammessi al mutuo riconoscimento ai sensi della direttiva 2013/36/UE. Per la raccolta del risparmio da parte di banche senza stabilimento di succursale è prevista tuttavia la possibilità di continuare a gestire solamente i rapporti esistenti; b) banche e imprese di investimento che prestano servizi di investimento in regime di libera prestazione di servizi ai clienti professionali di diritto e alle controparti qualificate ai sensi della direttiva 2014/65/UE; c) banche e imprese di investimento che prestano servizi di investimento nell'esercizio del diritto di stabilimento mediante succursali nel territorio della Repubblica ai sensi della direttiva 2014/65/UE; d) IMEL che operano nel territorio della Repubblica nell'esercizio del diritto di stabilimento mediante succursali. La disposizione richiede che tali soggetti presentino la notifica alle autorità competenti entro tre giorni antecedenti la data di recesso nonché entro il termine massimo di sei mesi dalla data di recesso l'istanza per l'autorizzazione ad operare come intermediario extra -UE o istanza per la costituzione di un intermediario italiano a cui cedere tutti i rapporti instaurati nell'esercizio dell'attività svolta. Una volta rilasciata l'autorizzazione, gli operatori potranno operare in via definitiva secondo quanto previsto dalle disposizioni nazionali applicabili. Fermo restando quanto previsto in termini di istanze autorizzative, per le banche e le imprese di investimento aventi sede nel Regno Unito e abilitate alla partecipazione alle aste di titoli di Stato non è richiesta la presentazione della notifica, salvo che per continuare ad esercitare l'attività di raccolta del risparmio. Tenuto anche conto delle prescrizioni della disciplina europea concernenti l'attività dei gestori dei fondi comuni di investimento (direttive 2009/65/CE – UCITS; 2011/61/UE – AIFM e 2014/65/UE – MiFID II) e con l'obiettivo di disciplinare l'ordinata dismissione delle attività riservate poste in essere dai predetti operatori (senza pregiudizio agli investimenti già detenuti prima della data del recesso) e dalle ulteriori categorie di soggetti a cui non viene concessa la possibilità di beneficiare del periodo transitorio in ragione del loro status di operatori extra -UE, l'articolo 4 prevede che gli istituti di pagamento (IP), i gestori di fondi del Regno Unito e gli OICR, seppure gestiti da operatori UE ma domiciliati nel Regno Unito, operanti in Italia, nonché gli IMEL del Regno Unito operanti sul territorio della Repubblica in regime di libera prestazione anche tramite agenti o soggetti convenzionati, così come le banche e le imprese di investimento del Regno Unito che prestano servizi di investimento, in regime di libera prestazione, a favore di clienti retail e professionali su richiesta, cessino l'attività e comunichino alle autorità competenti, alla clientela e alle altre controparti, le iniziative adottate per garantire l'ordinata chiusura dei rapporti. Tali soggetti avranno la possibilità di svolgere le attività necessarie all'ordinata chiusura dei rapporti già in essere, ivi comprese le attività precedentemente svolte limitatamente alla gestione dei rapporti esistenti fino alla loro chiusura, per un periodo massimo di sei mesi dalla data di recesso, fermo restando il necessario rispetto delle pertinenti disposizioni in materia bancaria e finanziaria loro applicabili. Il medesimo regime viene esteso alle banche, alle imprese di investimento del Regno Unito e agli istituti di moneta elettronica con succursale che non abbiano presentato la notifica di cui all'articolo 3. Per gli intermediari che, pur avendo notificato, non abbiano presentato l'istanza di autorizzazione, viene quindi concesso un termine ulteriore di sei mesi da quello entro cui avrebbero dovuto presentare l'istanza, per l'ordinata chiusura dei rapporti. Per i contratti di finanziamento viene precisato, a meri fini di chiarezza, che la cessazione di attività non modifica i termini e le modalità di pagamento degli interessi e del rimborso del capitale relativi ai crediti concessi. Infine l’ articolo chiarisce che in ipotesi di mancata notifica entro la data del recesso o di mancata presentazione dell'istanza, gli intermediari del Regno Unito hanno la possibilità di continuare a gestire, nei sei mesi successivi, i « life-cycle event » relativi ai soli OTC derivatives in essere rispettivamente alla data del recesso o alla data del termine massimo entro cui presentare l'istanza per le prescritte autorizzazioni, anche nel caso in cui ciò implichi la conclusione di nuovi contratti o la modifica di quelli in essere.