[pronunce]

circa la facoltà di accesso ai riti alternativi nei casi di citazione diretta, – e ha ripetutamente affermato che l'omessa previsione dell'avvertimento circa la facoltà di chiedere i riti alternativi nell'avviso dell'udienza preliminare non viola gli artt. 3 e 24 Cost., in quanto l'informazione è comunque assicurata dalla presenza obbligatoria e dall'assistenza del difensore, essendo il termine di decadenza dalla menzionata facoltà posto all'interno di un'udienza a partecipazione necessaria, sia essa dibattimentale o preliminare (ordinanza n. 309 del 2005 e, tra le molte, ordinanze numeri 56, 55 e 11 del 2004, in relazione alla citazione a giudizio davanti al giudice di pace; sentenza n. 497 del 1995, con riferimento alla mancanza o insufficienza dell'avviso nel decreto di citazione a giudizio dinanzi al pretore); che lo stesso principio è stato affermato anche in relazione al giudizio immediato (art. 456 cod. proc. pen.), in ordine al quale questa Corte ha avuto modo di affermare che la sanzione di nullità trova essenzialmente la sua ragione nella perdita irrimediabile della facoltà per l'imputato di chiedere un rito alternativo (sentenza n. 148 del 2004); che non sussiste, inoltre, la denunciata violazione del diritto dell'imputato di disporre del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la difesa (art. 111 Cost.), non potendosi condividere la prospettazione dei giudici remittenti secondo cui la facoltà di scelta dei riti alternativi non rientra nel concetto di difesa tecnica; che, invero, questa Corte, proprio in relazione al termine per presentare richiesta di giudizio abbreviato dopo la notificazione del decreto di giudizio immediato, ha affermato che il diritto di difesa va inteso anche come possibilità di ricorrere all'assistenza tecnica del difensore, ritenendo che tale diritto risulta violato in ogni caso in cui, ai fini dell'esercizio di facoltà processuali – come quella in esame – che comportano «la cognizione di elementi tecnici rientranti nelle specifiche competenze professionali del difensore», venga posto soltanto all'imputato e non anche al difensore, un termine di decadenza decorrente dalla notificazione dell'atto processuale (sentenza n. 120 del 2002); che le sollevate questioni di costituzionalità devono, pertanto, dichiararsi manifestamente infondate in relazione a tutti i parametri evocati. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 419 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Trani, dal Tribunale di Torre Annunziata, dal Tribunale di Busto Arsizio, dal Tribunale di Alba e dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Alba, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 gennaio 2007. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 gennaio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA