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avanti, bisogna usare un trojan e tutti i sistemi possibili, anche se le stesse aziende non garantiscono che, da quando si fanno le intercettazioni a quando si trasmettono alla procura, i dati non vengono alterati. Ve ne fregate di tutto questo: tutti i reati, avanti; poi c'è da chiedersi come il PD possa votare un provvedimento del genere, ma avremo modo e tempo di spiegarlo; stiamo parlando del PD, una forza politica che si definiva garantista, o magari della stessa Italia Viva. Il tema, però, è come sia possibile un tale atteggiamento di fronte a un emendamento del genere, con il quale tra l'altro si chiedeva sostanzialmente di ampliare quello che oggi è già previsto per alcune tipologie, ossia la possibilità di fare intercettazioni per scovare anche chi detiene il materiale pedopornografico nel computer . Questa era semplicemente la nostra volontà. Ma, di fronte a un emendamento del quale ci siamo resi disponibili a discutere, la risposta è stata assolutamente negativa: un argine completo su questo tema, che non si tocca. Scusate, ma, guardando un po' quanto è successo nel corso dei mesi, ci viene il sospetto che, quando si tratta di contrastare alcuni reati che riguardano i minori, l'attuale maggioranza un po' si blocchi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Quanto tempo ci abbiamo messo per arrivare finalmente alla definizione della Commissione speciale d'inchiesta sul Forteto? Mancava poco tempo alla fine della legislatura e la Commissione d'inchiesta non si era ancora insediata. Sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle RSA (residenze sanitarie assistenziali), dopo tutti gli episodi di violenza che si sono verificati, abbiamo firmato tutti un provvedimento: è lì, però, bloccato, perché non arrivano i pareri dal Governo. Questa è la verità. Ora affrontiamo il tema della pedopornografia e iniziano i distinguo: no, aspettiamo, facciamo l'ordine del giorno e vedremo; poi cambiate con un provvedimento. No, qui non si tratta della questione di un ordine del giorno: se, dopo l'emanazione delle leggi, non vengono neanche fatti i decreti attuativi, figuriamoci se un ordine del giorno può avere la speranza di arrivare fino in fondo! È una presa in giro nei confronti di tutti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Su questa tematica dovrete rispondere agli italiani, perché è davvero scandaloso, con tutto quello che succede, e poco rispettoso nei confronti degli abusi sui minori - di tutte le nazionalità, sia chiaro - ma è anche vergognoso che non ve ne prendiate assolutamente cura. Per questi motivi, voteremo sì alla questione pregiudiziale. Per votare una questione pregiudiziale non c'è motivo più fondato di quello che è stato espresso in quest'Aula da noi che siamo intervenuti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Congratulazioni). LOMUTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la presentazione delle questioni pregiudiziali sul decreto-legge all'esame di quest'Assemblea è puramente pretestuosa, con chiari fini ostruzionistici e dilatori (Applausi dai Gruppi M5S e PD) , soprattutto agli occhi di coloro che hanno ben chiara la delicatezza dell'oggetto dell'intervento normativo. Il tema delle intercettazioni di comunicazioni o conversazioni ai fini di indagini si pone al crocevia di una serie di diritti e interessi costituzionalmente rilevanti d'importanza primaria. Per un verso, infatti, è doveroso assicurare ai soggetti del processo penale, ivi compreso il difensore, ogni più ampio mezzo ai fini di più efficaci indagini sulla commissione di reati e di una formazione della prova efficiente, specie sul piano della tutela del contraddittorio, come impone il richiamato articolo 111 della Costituzione. Per altro verso, la tutela delle esigenze d'indagine non può spingersi fino alla compressione di alcuni diritti inviolabili, come quelli alla difesa e alla riservatezza, ma, anzi, ad essi deve rimanere strettamente funzionale. L'obiettivo, perfettamente raggiunto dal presente decreto-legge, è stato il corretto bilanciamento delle prerogative previste all'articolo 15 del testo costituzionale. La garanzia di inviolabilità dettata dall'articolo in questione, riguardo la libertà e la segretezza di ogni corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, trova limitazione soltanto per «atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge». Queste ultime sono integralmente racchiuse nel capo IV del libro III del codice di procedura penale che il presente decreto è andato a novellare. Il decreto-legge è, infatti, volto sostanzialmente a innovare la disciplina delle intercettazioni in funzione della necessaria tutela della riservatezza delle persone, apportando al contempo correttivi volti a eliminare alcuni effetti distorsivi, specificatamente sul piano della tutela delle garanzie difensive e della funzionalità nello svolgimento delle indagini preliminari, che si sarebbero potuti produrre con l'immediata e integrale applicazione del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216. La novella del 2017 sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio del 2020 in un contesto con molti nodi da sciogliere, se non fosse intervenuto il decreto-legge oggetto del nostro dibattito. Su alcuni delicati aspetti, quale in primo luogo quello dell'ineludibile necessità di un passaggio giurisdizionale per l'acquisizione delle intercettazioni agli atti, si è inteso ripristinare il testo del codice di procedura penale nella versione anteriore all'intervento normativo, conservando e ampliando, tuttavia, le norme in materia di utilizzazione del cosiddetto trojan - sempre però tenendo a mente il bilanciamento previsto all'articolo 15 della Costituzione - e disponendo la destinazione all'archivio digitale, istituito presso ciascuna procura della Repubblica, del materiale intercettato con facoltà di ascolto per difensori e per il giudice per le indagini preliminari. Si eliminano, inoltre, i rigidi divieti di trascrizione imposti dal decreto legislativo n. 216 del 2017, stabilendo che le registrazioni inutilizzabili o manifestamente irrilevanti, al pari di quelle afferenti a categorie di dati sensibili come definite dalla normativa in materia, ove non necessarie alle indagini, restino custodite in archivio a seguito del procedimento di stralcio già regolato dall'articolo 268 del codice di procedura penale, ripristinato sul punto. La necessaria tutela della riservatezza e l'ampliamento delle possibilità di analisi del materiale intercettivo da parte del pubblico ministero hanno indotto a sostituire il meccanismo disciplinato dal decreto legislativo n. 216 del 2017 di selezione da parte della polizia giudiziaria delle intercettazioni non utilizzabili con un dovere di vigilanza del pubblico ministero, affinché non siano trascritte in sede di verbalizzazione conversazioni o comunicazioni contenenti espressioni lesive della reputazione delle persone, o quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge, sempre che non si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini.