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Mi stupisce che il Partito Democratico - l'allora Partito Democratico, perché adesso ce ne sono due o tre, non so - si era astenuto in Commissione, come noi peraltro, perché avevano presentato emendamenti simili ai nostri. Credo che, facendo parte della nuova maggioranza, si sarebbe potuto riportare il testo in Commissione e, nell'arco di una settimana, dopo averlo migliorato, riportarlo in Aula. Vi confesso, colleghi, che a me questo provvedimento ricorda un po' la barzelletta: «signora, sua figlia è un po' incinta». Cioè si fa, ma non si ha il coraggio di fare fino in fondo, perché non c'è una linea politica, ma solo una navigazione a vista; si cerca sempre il consenso attraverso il titolo di una legge, che però è priva di contenuti come una scatola vuota. Ad ogni modo, tra il niente e il poco noi sosterremo il poco, per cui voteremo a favore di questo disegno di legge per rispetto degli operatori sanitari, che non saranno sufficientemente tutelati, ma comunque si tratta di un piccolo passo avanti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un dato di fatto che oggi lavorare in corsia equivale a lavorare in trincea: un autentico campo di battaglia nel quale rimane sempre accesa la miccia del pregiudizio. Un pregiudizio che è figlio della scarsa fiducia generata da decenni di gestione deficitaria della sanità pubblica che hanno lasciato maturare nel cittadino l'idea che l'assistenza preveda poche e certe criticità: un'eterna attesa, una presa in carico non adeguata e un trattamento poco coerente con i sacrifici di un contribuente. Non è così e lo sappiamo. Sappiamo che chi lotta - perché di lotta si tratta - nelle sale di un pronto soccorso o di un qualunque reparto, facendosi in quattro per garantire una qualità dell'assistenza degna di un Paese come il nostro, deve fare i conti con personale ridotto al lumicino, costretto a svolgere il lavoro di più operatori, dovendo fronteggiare nel contempo un sistema incapace di eseguire un giusto filtro per gli accessi in ospedale e che ha visto smantellare un po' ovunque le reti territoriali, fondamentali per evitare il sovraffollamento dei nostri nosocomi. Il rapporto tra medico e paziente, come dicevamo, è una vera e propria alleanza terapeutica, basata su un patto di fiducia, che permette al paziente di divenire partecipe del proprio percorso di cure, certo di avere una prestazione adeguata alle proprie aspettative. È un rapporto di fiducia con un elevato coinvolgimento emotivo, e spesso il movente di un'aggressione consiste proprio nel tradimento di queste aspettative. Le cronache sono zeppe di episodi che narrano di aggressioni a operatori sanitari. Siamo al cospetto di un'autentica emergenza, e non c'è altro termine per definirla. Il perdurare della crisi, l'allargamento di gravi difficoltà economiche e sociali a fasce di popolazione sempre più ampie, la diffusione di vissuti di rabbia e frustrazione hanno ulteriormente acuito questo fenomeno negli anni. Ad oggi sono oltre 3.000 i casi di aggressione a operatori sanitari registrati in media ogni anno, e sono dati sottostimati perché in Italia il fenomeno, nella maggior parte dei casi, non viene intercettato e non sono previste procedure specifiche e formalizzate di rilevazione e segnalazione. Gli episodi di aggressione fisica, infatti, sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno ben più complesso, che comprende anche comportamenti lesivi della dignità del professionista sanitario, consistenti in insulti e minacce, perché il comportamento violento va affrontato senza attendere l' escalation dell'esplosione fisica, riconoscendolo fin dai suoi esordi verbali e meno eclatanti, che non devono mai e in nessun caso essere trascurati o sottovalutati. I nostri medici, i nostri infermieri, gli operatori socio-sanitari, i preziosissimi volontari operano davvero in trincea, e lo fanno sempre a testa alta e con encomiabile spirito di sacrificio, consapevoli dei rischi che corrono durante ogni momento della loro giornata. È un paradosso rischiare la vita per salvarne altre; rischiare la vita perché c'è chi non ha saputo organizzare il tuo lavoro: non ha proceduto per anni allo scorrimento legittimo di graduatorie per incrementare le unità di personale di cui c'era bisogno o non è stato in grado di far partire i concorsi o per le conseguenze di tagli che hanno falciato l'unico settore nel quale non si dovrebbe mai e poi mai smettere di investire. (Applausi dal Gruppo M5S) . Un settore da tutelare perché i nostri medici e i nostri infermieri rappresentano un vanto, una risorsa fondamentale del Sistema sanitario nazionale: sono loro i veri garanti dell'articolo 32 della Costituzione che sancisce il diritto alla salute dei cittadini, il sacrosanto diritto alla salute di tutti noi. Esercitare la professione sanitaria in Italia vuol dire, però, sopperire alle ataviche carenze di personale; significa lavorare spesso con strumentazione non sempre adeguata, obsoleta; vuol dire operare tra le mura di edifici fatiscenti e dover fare i conti con turni massacranti e straordinari che sono ormai ordinaria amministrazione. Svolgere la propria attività in condizioni di paura e di stress rende meno efficiente la prestazione erogata e contribuisce negli operatori sanitari a generare la cosiddetta sindrome da burnout e a diffondere la medicina difensiva. Quindi, a risentire dell'aggressione sarà l'intera collettività che riceverà un servizio peggiore. Pertanto, bisogna prevenire gli atti di violenza contro gli operatori sanitari attraverso l'implementazione di misure che consentano l'eliminazione o la riduzione delle condizioni di rischio presenti attraverso l'impegno concreto delle direzioni nel garantire la sicurezza delle proprie strutture e dei propri operatori. È fondamentale anche l'acquisizione di competenze da parte degli operatori nel valutare e gestire tali eventi quando accadono. Con tale intento FNOPI e FNOMCeO hanno presentato il corso a distanza C.A.R.E. (Consapevolezza, ascolto, riconoscimento, empatia), che ha proprio il compito di aiutare medici e operatori sanitari a intercettare certi fenomeni e a capire come porsi per evitare situazioni di pericolo. I professionisti del settore si sono messi quindi in discussione, delineando la necessità di rivedere anche le proprie capacità relazionali e modalità comunicative. A noi, però, spetta oggi dare una risposta politica a loro tutela. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore D'Alfonso) . Il disegno di legge che ci apprestiamo a votare prevede giuste e necessarie misure atte a prevenire e contrastare i fenomeni di violenza a danno del personale sanitario, sia nel settore pubblico che privato. Viene istituito l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, grazie al quale sarà possibile, non solo monitorare gli episodi di violenza a danno degli esercenti le professioni sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni, ma anche promuovere studi e analisi per poter proporre misure idonee alla rimozione dei fattori di rischio negli ambienti più esposti.