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All'ultimo aggiornamento del 2 luglio 2020 il totale delle procedure aperte ammonta a 91, di cui ben 69 sono quelle derivanti dalla violazione del diritto europeo, mentre solo 22 sono quelle per mancata attuazione. È evidente, quindi, che l'Italia ha un problema di adattamento alla normativa europea, il cui miglioramento potrebbe molto giovarsi di una maggiore dedizione alla fase ascendente. Le procedure di infrazione rappresentano un problema che, oltre ai risvolti giuridici, ha anche degli importanti risvolti economici, se si considerano le sanzioni che l'Italia sta già pagando e che rischiano di aumentare, con le possibili ulteriori sentenze di condanna, che si prospettano. Pendono infatti sull'Italia tre procedure di infrazione ex articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per mancata attuazione di una precedente sentenza di condanna della Corte di giustizia, che sono appunto quelle suscettibili di infliggere al nostro Paese sanzioni pecuniarie. Quando queste tre giungeranno a sentenza, si aggiungeranno alle sei sentenze già emesse, per le quali l'Italia sta già pagando le relative sanzioni pecuniarie, che ammontano a circa 150 milioni di euro l'anno. Si tratta delle sentenze in materia di contratti di formazione e lavoro, discariche abusive, rifiuti in Campania, acque reflue urbane, mancato recupero di aiuti di Stato per Venezia e Chioggia e mancato recupero degli aiuti di Stato connessi agli alberghi della Regione Sardegna. Le tre procedure pendenti, invece, riguardano il mancato recupero di aiuti di Stato e il trattamento delle acque reflue urbane. Il testo della relazione consuntiva relativa all'anno 2019 presenta una struttura complessivamente coerente con le previsioni legislative della legge n. 234 del 2012. Essa è articolata in quattro parti. La prima parte è dedicata agli sviluppi del processo di integrazione europea e alle questioni istituzionali. La seconda parte del documento, quella più consistente, è dedicata alle misure adottate nel quadro delle politiche orizzontali e settoriali. La parte terza, sulla politica di coesione territoriale, dà conto dei risultati raggiunti nel 2019 e dello stato di attuazione del ciclo settennale 2014-2020. La quarta parte è dedicata alle attività di coordinamento nazionale delle politiche europee, con particolare riguardo alle attività del Comitato interministeriale per gli affari dell'Unione europea, nonché agli adempimenti di natura informativa del Governo al Parlamento. Infine, la relazione consuntiva è completata da cinque allegati, di cui il quarto contiene l'elenco delle risoluzioni adottate dal Senato e dalla Camera dei deputati, in fase ascendente, sulle proposte legislative dell'Unione europea. La relazione programmatica per il 2020 è stata presentata alle Camere il 24 gennaio 2020, in un contesto pre-Covid e appare pertanto evidentemente superata dal mutato quadro programmatico europeo e nazionale, a fronte della situazione di crisi economica e sociale derivante dalla pandemia del coronavirus. Si tratta di una situazione programmatica, che è inoltre in continua evoluzione, in base all'evoluzione della pandemia e in base ai negoziati in corso sui diversi strumenti normativi e finanziari, messi in atto dalle istituzioni europee in risposta alla crisi. Appare pertanto opportuno prendere atto del quadro programmatico delineato dalla relazione, che riprendeva le principali sfide che la nuova Commissione europea aveva voluto assumere in via prioritaria, ovvero l'obiettivo di recuperare competitività globale, da raggiungere attraverso due direttrici fondamentali: la trasformazione industriale del green deal europeo e la sinergia tra le imprese europee per lo sviluppo, in grado di contrastare la competizione spesso sleale degli altri grandi attori globali. Il testo della relazione è preceduto da una sintesi in cui si evidenziano le singole posizioni e azioni che il Governo intendeva portare avanti durante l'anno, in relazione a ciascuno dei settori delle politiche dell'Unione europea. Il corpo della relazione programmatica è poi strutturato, come di consueto, in cinque parti. La prima parte riguarda lo sviluppo del processo di integrazione europea e le questioni istituzionali. La seconda parte è dedicata alle priorità da adottare nel quadro delle politiche orizzontali e settoriali dell'Unione. La terza parte è rivolta al tema della dimensione esterna dell'Unione e illustra quindi gli orientamenti governativi in materia di politica estera e di sicurezza, nonché in materia di allargamento, politica di vicinato e collaborazione con i Paesi terzi. La quarta parte è dedicata alle strategie di comunicazione e di formazione del Governo, in merito alle attività dell'Unione europea e alla partecipazione italiana all'Unione europea. Infine, la quinta parte è dedicata al ruolo di coordinamento delle politiche europee svolto dal Comitato interministeriale per gli affari europei e al tema dell'adeguamento del diritto interno al diritto dell'Unione europea con la consueta finestra sulle attività di prevenzione e soluzione delle procedure di infrazione. Completano il testo due appendici in cui si riportano il programma del trio di Presidenze del Consiglio dell'Unione europea rumena, finlandese e croata e un prospetto dedicato alle risorse del bilancio dell'Unione europea per il 2020, seguiti dall'elenco degli acronimi. A differenza dello scorso anno, la relazione non reca in appendice il programma di lavoro della Commissione europea per il 2020, poiché questo è stato pubblicato cinque giorni dopo la presentazione della relazione alle Camere. (Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione alle relazioni programmatica e consuntiva potranno essere presentate prima della conclusione della discussione generale. FEDELI (PD) . Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare il relatore Pittella e la relatrice Gaudiano, nonché l'intera Commissione per il lavoro fatto. Infatti, stanti la complessità del dibattito, l'approfondimento e le audizioni, credo che la Commissione politiche dell'Unione europea, di cui ho fatto parte fino allo scorso luglio, abbia fatto - e mi rivolgo sia alla maggioranza che all'opposizione - un lavoro straordinario su una materia decisiva, complessa e molto importante per il nostro Paese. Pertanto, ringrazio i colleghi. Voglio soffermarmi sulla parte riguardante il famoso articolo 9 che, non a caso, viene recepito senza modifiche, ma con il sostegno magari di alcuni ordini del giorno. Mi riferisco alla cosiddetta legge sul copyright . Voglio collocare il mio intervento all'interno del contesto, in quanto i rapidi sviluppi tecnologici continuano a trasformare il modo in cui le opere di intelletto sono create, prodotte, distribuite e consumate, mentre emergono costantemente nuovi modelli di business e nuovi attori. Inoltre, sappiamo che la rete e il digitale rappresentano straordinari strumenti di diffusione di contenuti, conoscenza, relazioni e scambi, con grandi, diffuse e importanti opportunità, un tempo onestamente inimmaginabili; allo stesso tempo, però, possono creare discriminazioni e aumentare le diseguaglianze, soprattutto nelle situazioni in cui non ci sono connessione, né accesso e alfabetizzazione necessari per l'utilizzo di questi strumenti. Peraltro, credo che, laddove non si recepisse la direttiva europea, si correrebbe il rischio di creare una profonda ingiustizia: