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In ambito fiscale è necessario superare i luoghi comuni, introducendo una netta distinzione tra l'evasore e colui che, per ragioni indipendenti dalla sua volontà, non è riuscito, per mera mancanza di liquidità, a versare prontamente le imposte dovute, ampliando, ove possibile, l'utilizzo dello strumento del ravvedimento operoso al fine di consentire il pagamento in modo dilazionato o con un ritardo sugli stessi pagamenti. Sotto questo aspetto, personalmente non credo sia giusto e corretto definire evasore il contribuente che, pur dichiarando sempre e da sempre il proprio reddito, conformemente all'ordinamento fiscale vigente, in un contesto di assoluta legalità è stato costretto, da problemi legati alla liquidità, a rinviare o omettere il versamento delle imposte. Spesso si è ritenuto di gran lunga più agevole cavalcare la facile indignazione sull'argomento evasione, legata soprattutto alla lettura della realtà offerta da soggetti che possono contare su redditi che consentono una maggiore sicurezza economica; sicurezza che i lavoratori autonomi, i professionisti e le imprese hanno visto invece vanificata negli ultimi anni. Concludo, ringraziando la Commissione: i funzionari della Commissione, il presidente Bagnai, i rappresentanti dal Governo e i colleghi commissari di tutte le parti politiche che hanno partecipato attivamente alla discussione del decreto-legge attraverso un lavoro puntuale, con l'obiettivo comune di migliorare il provvedimento. Queste misure in ambito fiscale rappresentano un primo passo: sono misure necessarie anche per indicare la direzione che vogliamo seguire: la tutela della dignità dei contribuenti, dei lavoratori, delle imprese, la dignità di coloro che da sempre hanno creato la ricchezza nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE: La relatrice di minoranza, senatrice Conzatti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Conzatti. CONZATTI, relatrice di minoranza . Signor Presidente, rappresentante del Governo, senatrici e senatori, presto la mia voce allo spirito civico e impegnato che si sta risvegliando nel nostro Paese per dire che siamo preoccupati. Parlo del decreto-legge fiscale facendo un passo indietro per dire dove lo stesso si colloca, ovvero in un contesto macroeconomico, in un contesto in cui nell'altro ramo del Parlamento si sta discutendo la legge di bilancio. Il contesto macroeconomico è assolutamente preoccupante: sono andati in fumo 70 miliardi di euro; il famigerato spread , dall'inizio della legislatura, è cresciuto di 170 punti base; i BTP hanno perso l'11 per cento del loro valore, gli investitori, i retail , stanno fuggendo dalla sottoscrizione del nostro debito pubblico, e infatti l'asta che è andata deserta la scorsa settimana, così come è successo nel lontano e critico 2012, lo conferma. Lo conferma anche la nota del Ministero dell'economia e delle finanze di ieri, che ha annullato l'asta del 13 dicembre per eccesso di liquidità (dicono), ma noi temiamo per la paura di questo Esecutivo di vedersi cristallizzato in un'altra asta deserta. La Banca d'Italia ha certificato che la ricchezza degli italiani è diminuita del 3,5 per cento in questa prima parte della XVIII legislatura e tutto ciò ci fa sentire molto preoccupati e vorremmo che tale preoccupazione contaminasse anche l'Esecutivo. Qualcuno sostiene che si tratta di numerini, noi invece diciamo che è successo qualcosa di peggio, perché tutto questo collasso è avvenuto solo a chiacchiere, perché i cosiddetti numerini devono ancora essere approvati: la legge di bilancio deve ancora essere approvata alla Camera, il decreto fiscale sarà approvato tra oggi e domani, quindi questo collasso del contesto macroeconomico è avvenuto solo a seguito di proclami. Il disegno di legge di bilancio che arriverà all'esame del Senato la prossima settimana ammonta a quasi 37 miliardi e noi lo consideriamo poco lungimirante, perché impiega 37 miliardi per porre in essere misure assistenziali, per mantenere l'IVA così come è, per non abbassare le tasse e per mortificare ancora una volta il pubblico impiego, stanziando solo un miliardo per rinforzare le Forze dell'ordine, gli addetti alla giustizia. Le tasse non vengono diminuite, se non per l'1,2 per cento di fortunate partite IVA che pagheranno molto meno di coloro che invece nel lavoro pubblico avranno redditi uguali. È una manovra inefficace, ma oggi siamo chiamati a interrogarci sulle fonti di questi impieghi, cioè su come li copriamo. Il Governo intende coprire gli impieghi con 22 miliardi di deficit aggiuntivo su 36 miliardi di manovra, e non pensiamo sia serio, con 8 miliardi di tagli (ma non si è ancora ben capito su quali Ministeri, se saranno lineari o se seguiranno lungimiranti piani come quelli redatti da Cottarelli), e realizzando 8 miliardi di entrate. È su questo che ci stiamo interrogando oggi: come vogliamo fare questi 8 miliardi di entrate? Esaminando il provvedimento, che arriverà all'esame del Senato la prossima settimana, si nota che ci saranno 8 miliardi di maggiori tasse, soprattutto su banche e assicurazioni, ma anche e drammaticamente in termini di minori agevolazioni nette sulle imprese. Infatti, il taglio dell'imposta sul reddito di impresa (IRI) e dell'aiuto alla crescita economica (ACE), sostituite da una piccolissima e falsa flat tax e dalla mini Ires, avrà un saldo negativo sui contribuenti, sulle imprese, sull'asse portante del nostro Paese. Inoltre, si intende fare cassa, gettito, introducendo la fatturazione elettronica, intesa non come strumento per portare il mondo produttivo nel futuro, ma come strumento antievasione, antielusione a spese dei contribuenti. Poi, poca cosa, è prevista qualche sanatoria, qualche rottamazione, qualche condono. Oggi stiamo parlando di questo perché il decreto fiscale si compone di tre parti: una introduce i condoni e produrrà solo circa un miliardo di euro di finanziamento su 37 di manovra; un'altra prevede l'introduzione della fatturazione elettronica e un'altra parte ancora molto corposa omnibus , rispetto alla quale vorremmo far presente una questione molto importante. Intendo dire che moltissimi di questi provvedimenti che revisionano settori importantissimi del nostro tessuto produttivo nazionale, come il credito cooperativo e la banda larga, sono stati affrontati per emendamento, bypassando tutto il dibattito parlamentare, le audizioni e l'unica cosa seria che c'è in questo Parlamento, cioè la riflessione approfondita sulle cose importanti da fare per il futuro di questo Paese. Veniamo ai condoni. Una magia, perché sono stati capaci di fare i condoni pressoché senza fare gettito. Si è persa veramente una grandissima occasione, perché un vero decreto-legge fiscale avrebbe dovuto affrontare ciò che è stato detto essere urgente, cioè una vera riforma del fisco. Per noi una vera riforma del fisco è questo: