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Non credo sia notizia riservata il fatto che oggi nel nostro Paese ci sono tribunali purtroppo nel caos, cause rinviate di anno in anno, protocolli a macchia di leopardo che rendono l'amministrazione della giustizia diversa da città a città, da Regione a Regione, da circondario di corte d'appello a circondario di corte d'appello. Tutto questo, signor Ministro, in una situazione di carenza cronica di efficienza e di immediatezza. Purtroppo, in questo ultimo anno e mezzo, da parte della Lega c'è stata una continua opera di segnalazione e di denuncia di questi problemi. Tale opera di segnalazione e denuncia non è stata - ahimè - ascoltata. Mi fa pertanto molto piacere apprendere che, almeno in un momento di inversione di rotta - e questo è certamente significativo - questa mattina anche in Senato la Commissione affari costituzionali ha approvato una mozione che di fatto pone l'accento sull'iniquità della riforma della prescrizione. Il tema è quello su cui si è già espressa la Camera dei deputati con voto favorevole: l'attuale legislazione vigente, per effetto della cosiddetta riforma Bonafede, ha di fatto creato un vulnus all'articolo 111 della Costituzione e all'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, visto che il limite del processo penale è nel rispetto della sua ragionevole durata (anche perché, come si legge, tutto ciò si riflette sull'efficacia rieducativa della pena, che diversamente rischia di veder vanificato quanto previsto dall'articolo 27 della nostra Carta costituzionale). Vi è però un ulteriore aspetto su cui vorrei attirare la vostra attenzione, riguardante la giustizia civile. Siamo stati tutti molto contenti di sentire il Presidente del Consiglio, in occasione del discorso sulla fiducia, enunciare tra gli obiettivi del Governo anche quello della riforma del processo civile. Abbiamo una situazione di tempi inaccettabili e di arretrati insostenibili, ma il rischio è di trovarsi di fronte all'ennesima riforma che resta lettera morta. Non so se qualcuno ha avuto recentemente avventura di tentare un'iscrizione a ruolo nel processo civile telematico presso la Corte di cassazione, che sulla carta dovrebbe essere già attivo. In realtà ciascuno di voi può scoprire che ancora attivo non è e che per depositare un ricorso per Cassazione si deve ancora procedere con la sana vecchia fotocopia e il sano vecchio recapito del fascicolo cartaceo, nonostante sia previsto dal 1° gennaio scorso l'utilizzo dello strumento del processo civile telematico. Se le riforme vengono fatte a costo zero non riescono poi a partire e quindi capite bene che è perfettamente inutile adottarle. Mi fermo qui, anche se potrei andare oltre parlando della situazione della giustizia minorile, che di fatto è paralizzata da quando c'è il lockdown , nonché dei minori che vengono collocati fuori famiglia e non riescono a incontrare i genitori da un anno. Potremmo parlare anche della situazione dei figli di famiglie separate, anch'essi tenuti lontani dai genitori a causa dalla situazione giudiziaria e del lockdown . Spero che tutto questo diventi occasione di resipiscenza e di riforma coraggiosa. Per piacere, non facciamo le riforme raffazzonate o a tutti i costi, oppure - peggio ancora - a costo zero. Questa è la prima parte del mio intervento. Come ho già accennato, vorrei dedicare la seconda parte dell'intervento alla situazione delle famiglie italiane, che di fatto si trovano oggi in prima linea a combattere la pandemia e la crisi economica. In prima linea significa che i genitori devono dividersi tra il lavoro e la cura dei figli, litigare e combattere con la didattica a distanza, nonché trovare efficaci modalità per gestire i figli minori visto che in molte Regioni e Province sono stati chiusi anche gli asili nido. Le famiglie si trovano quindi a gestire una quotidianità sempre più faticosa e il tutto senza alcun tipo di sostegno reale e, soprattutto, di politica strutturale per la famiglia. In Italia ci sono oltre 20 milioni di famiglie, che sono il nerbo economico e sociale del Paese e la comunità che costruisce la tenuta sociale del nostro Paese e vengono attaccate da tre versanti. L'attacco frontale è certamente dato dalla situazione pandemica, ma l'attacco frontale che viene da lunga data è quello fiscale, per cui oggi i carichi familiari non vengono in alcun modo riconosciuti dal nostro sistema fiscale e le famiglie si trovano gravate dal punto di vista fiscale e nell'impossibilità di compiere quelle stesse attività che pure la Costituzione pone a loro carico. I genitori, per Costituzione, cari colleghi, hanno il diritto e il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole; tuttavia, se lo Stato, che da una parte li obbliga a questo, dall'altra toglie loro le risorse per farlo, con un fisco vorace che non riconosce i carichi familiari, siamo di fronte a un'autentica violazione dei princìpi costituzionali. Per questo siamo persuasi che la politica dell'assegno unico, che pure è una prima modalità per venire incontro a questa situazione, non sia sufficiente. Noi chiediamo che la questione famiglia sia posta con forza dal punto di vista fiscale, economico e anche ideologico; non possiamo più sopportare aggressioni ideologiche alla famiglia. La famiglia non è genitore 1 e genitore 2; la famiglia è mamma, nonni, papà, zii, cugini, figli (Applausi) . Queste sono le relazioni che noi intendiamo proteggere. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, io mi rivolgo al presidente Draghi per il tramite del ministro D'Incà. Mentre noi parliamo in questa discussione generale ed esaminiamo il decreto-legge milleproroghe (questo termine veramente non mi piace affatto), nel corso dell'anno avremo 15.000 imprese in meno e faccio riferimento alla denuncia fatta da Confcommercio proprio nelle scorse ore. Sto parlando di 15.000 imprese commerciali in meno, migliaia di professionisti in meno, migliaia di aziende che non apriranno le serrande. Questo è il clima nel quale stiamo discutendo. Questo è il clima nel quale ci apprestiamo a votare l'ennesimo decreto-legge che rappresenta - e non è colpa del presidente Draghi, almeno finora - l'ennesimo affronto al Parlamento e soprattutto al Senato, perché in poche ore o addirittura in pochi minuti in Commissione abbiamo dovuto esaminare il provvedimento, che arriva in Aula e in poche ore dovrà essere approvato, peraltro con un voto di fiducia al quale naturalmente noi non ci presteremo. Si tratta, quindi, di un ennesimo decreto-legge che rappresenta un affronto al Parlamento e che, come dice il termine stesso, proroga invece che dare delle soluzioni, perché le proroghe non sono mai un elemento di normale ordinarietà; sono e dovrebbero essere, come i decreti-legge, elementi eccezionali d'urgenza temporalmente circoscritti; invece, tutte queste cose che dovrebbero essere l'eccezionalità, purtroppo rappresentano l'ordinarietà. Entrando nel merito, signor Presidente, vogliamo ricordare che c'è un tema scottante per il mondo dell'economia nazionale: