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Infatti, proprio questa notte, il Ministro fantasma della disoccupazione ha scelto anche lui il travestimento (forse ha imparato da Salvini) e si è travestito da Berlusconi: ha preso una lavagnetta e ci ha scritto: «Questo è fatto, questo è fatto, questo è fatto». "Ma de che?", si dice a Roma. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice. CIRINNA' (PD) . Concludo, Presidente e la ringrazio. Recupero qualche minuto perché mi hanno interrotto. PRESIDENTE. Ne stiamo tenendo conto, come per tutti quanti. La invito in ogni caso a concludere. CIRINNA' (PD) . Concludo nel dirvi, colleghi, che questa falsa legge di bilancio, che nessuno ha potuto vedere, in realtà preoccupa la maggior parte degli italiani. Preoccupa chi deve provare a occuparsi del proprio futuro e del futuro dei propri figli. Nessuno è bravo sui numeri e voi confidando su questo in qualche modo cercate di dissimulare i vostri errori. La legge di bilancio del prossimo anno - se mai ci sarete voi - partirà da "-23 per cento", che è quella clausola di salvaguardia sull'IVA che avete cercato di fermare oggi: aprite la porta all'austerità, a un'Italia sempre più precaria, sempre più sola, sempre più isolata e continuate a farlo vergognandovi, perché di questo Governo oggi - poiché continuate con i fantasmi - non c'è nessuno. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, il disegno di legge di bilancio per il 2019 rappresenta, con ogni probabilità, il primo provvedimento, da quando il nostro Paese è entrato a far parte dell'Unione europea, ad essere scritto - anzi riscritto - dai funzionari della Commissione europea. È una situazione che sicuramente non ha precedenti. Siamo partiti, lo scorso mese, da un Governo che diceva «Me ne frego. Tiro dritto. Le letterine le lasciamo a Babbo Natale», per arrivare poi alla stesura finale della manovra scritta e annunciata - con i contenuti, i saldi e le cifre - a Bruxelles. Insomma, il Governo dei sovranisti è rimasto senza sovranità. Proviamo dunque a descrivere il testo, anzi, se mi permette signor Presidente, vorrei provare ad aggettivarlo: scialbo, inconcludente, annebbiato, strabico, inutile e, soprattutto, anche dannoso per il nostro Paese, e potrei usare anche altri aggettivi. La manovra è stata talmente variabile, in questi giorni e in queste settimane, che nella maggior parte dei casi è sembrata evanescente e soprattutto impercettibile. Dalla manovra di bilancio ci si aspetta anche una linea, una strada, una direzione, ma soprattutto una prospettiva, per invertire quello che è stato fino ad oggi un declino. Qual è la direzione indicata? Nessuno lo sa, tranne voi, e probabilmente non lo sanno neanche i vostri elettori. Non si è sicuramente mai vista una situazione del genere, non è mai esistita una manovra economica che in pratica scontenta tutti, dalle imprese alle famiglie, al mondo della scuola, a quello degli imprenditori, alle piccole medie e imprese, agli interventi per il Mezzogiorno. Non c'è un settore o un comparto della società civile o del mondo produttivo che esprima apprezzamenti per questa manovra economica, che ricordo è tutta finanziata con interventi di copertura a debito. Aggiungo che, anche per quanto riguarda l'ambiente, è stato fatto veramente poco. Tutto questo per non parlare delle ultime correzioni imposte, come dicevo prima, da Bruxelles, dopo il tira e molla e le tensioni durate giorni e settimane, annunciate all'ultimo secondo, poco prima dell'avvio della certa procedura di infrazione, dal premier Conte qui in Aula, ovvero della revisione della clausola di salvaguardia. Ma come? Avete così criticato - e aggiungo che lo avete fatto giustamente - per tutta la scorsa legislatura l'introduzione della clausola di salvaguardia che rappresenta una misura sicuramente da non perseguire. Credo quindi che la legge di bilancio al nostro esame sia lo specchio vero e reale dell'inesperienza politica di questo Governo, impostata - non dimentichiamolo - su due capisaldi: da una parte il reddito di cittadinanza e dall'altra parte la quota 100, che non determineranno alcun impatto positivo sull'economia del Paese e anzi aggraveranno le tensioni sociali. Noi pensavamo l'esatto contrario e avremmo anche appoggiato la manovra, soprattutto se avesse aiutato le imprese, se avesse creato più lavoro e diminuito le tasse; se insomma non fosse stata una manovra annacquata come quella in esame. Avremmo appoggiato una manovra in grado di dare alle piccole e medie imprese, che sono l'asse portante della nostra economia, di assumere, magari grazie a delle detassazioni. Tutto ciò non è assolutamente avvenuto e per questo motivo credo che questo braccio di ferro con l'Europa si sia risolto con un deprimente gioco dell'oca. A giudicare dalle reazioni soddisfatte e neanche troppo imbarazzate del Governo, è come se in questi ottantaquattro giorni non fosse successo nulla, come se durante il tempo trascorso tra la "notte del balcone" ed oggi, tra la festa dello sforamento in deficit , con tanto di pugni alzati e dita in segno di vittoria e l'attuale ingloriosa retromarcia della manovra, l'economia italiana avesse aspettato alla finestra, tranquilla, senza subire un contraccolpo per i mesi inutilmente persi. Quel che resta alla fine è solo il pesante fardello di un gioco dell'oca finito male, dal quale sono rimaste fuori tante fragili promesse di crescita quante roboanti minacce di cartapesta; fuori come un balcone, se vogliamo usare una metafora. Altro che «abbiamo sconfitto la povertà»; il rischio vero è che con la vostra manovra purtroppo ci saranno ancora più poveri domani, ma soprattutto dopodomani, quando gli effetti della manovra si faranno sentire in tutta la loro negatività. Evidentemente però il futuro del nostro Paese non interessa al Governo, cui importano forse solamente i sondaggi; saranno altri purtroppo, ci auguriamo nei prossimi mesi e non nei prossimi anni, a dover mettere le pezze a questo disastro che purtroppo, se va avanti così, è già sicuramente annunciato. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, vorrei ripartire da chi ha detto che abbiamo abolito la povertà; sì, peccato però che ci sono ancora i poveri. Detto questo, sono alla sesta edizione della stessa musica: Parlamento raso al suolo, manovra-debito, maxiemendamento e fiducia. Mi sembra che sia la stessa musica e sia semplicemente cambiata l'orchestra; speravo invece che cambiasse anche la musica. Io non sono contrario a fare deficit: assolutamente. Da fermo sostenitore, ormai da anni, dell'uscita dell'Italia dall'Unione europea, per me si deve fare tutto il deficit che è necessario.