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Il programma di delocalizzazione è definito con la chiusura dell'accordo di programma, che, con il consenso unanime del presidente della regione, del presidente della provincia, dei sindaci e delle altre amministrazioni interessate, è approvato con atto formale del presidente della regione o del presidente della provincia o del sindaco ed è pubblicato nel Bollettino ufficiale della regione. Occorre ricordare che l'accordo, adottato con decreto del presidente della regione, produce gli effetti dell'intesa di cui all'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, determinando le eventuali e conseguenti variazioni degli strumenti urbanistici e sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia l'assenso del comune interessato. Se l'accordo implica variazione degli strumenti urbanistici, l'adesione del sindaco allo stesso deve essere ratificata dal consiglio comunale, entro trenta giorni, a pena di decadenza. L'approvazione dell'accordo di programma comporta la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere comprese nell'accordo che sono parte integrante del programma di delocalizzazione; tale dichiarazione cessa di avere efficacia se le opere non hanno avuto inizio entro tre anni. Il programma di delocalizzazione e recupero ambientale può prevedere il trasferimento, totale o parziale, della proprietà degli immobili interessati, nonché il trasferimento di diritti edificatori, incrementi premiali di diritti edificatori finalizzati alla dotazione di servizi, spazi pubblici e di miglioramento della qualità urbana, previa valutazione del rapporto costi-benefìci. I comuni possono prevedere l'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili ricadenti nelle aree oggetto di delocalizzazione produttiva. Le imprese, con installazioni produttive nelle aree oggetto dei programmi di delocalizzazione e recupero ambientale, possono rivalutare le aree fabbricabili non ancora edificate ovvero le aree dismesse a seguito di demolizione o di delocalizzazione di impianti produttivi, possedute ed iscritte nel bilancio dell'esercizio precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge. La rivalutazione deve essere effettuata nel bilancio dell'esercizio in corso alla data di approvazione del piano di delocalizzazione. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 1, commi da 473 a 476, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), che hanno efficacia per l'anno 2006 e per i quattro anni successivi. I citati commi da 473 a 476 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2006 ripropongono -- prorogandone i termini -- la disciplina originaria relativa alla rivalutazione dei beni d'impresa di cui alla sezione II del capo I (articoli da 10 a 16) della legge 21 novembre 2000, n. 342, recante «Misure in materia fiscale». Gli articoli da 10 a 16 della legge n. 342 del 2000 hanno infatti concesso alle imprese la facoltà di effettuare la rivalutazione dei beni risultanti in bilancio attraverso il pagamento di un'imposta sostitutiva sul maggiore valore iscritto. In particolare, ai sensi dell'articolo 10, potevano essere oggetto di rivalutazione i beni mobili e immobili e le partecipazioni in società controllate o collegate che risultassero iscritte tra le immobilizzazioni nel bilancio chiuso entro il 31 dicembre 2002. Risultavano esclusi, invece, i beni alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa (cosiddetti «beni-merce»). Ai maggiori valori emersi dalla rivalutazione si applicava un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive, nella misura, rispettivamente, del 19 per cento per i beni ammortizzabili e del 15 per cento per quelli non ammortizzabili. Per la rivalutazione delle aree fabbricabili, a partire dalla legge finanziaria 2006 è stata prevista una disciplina specifica per tutti i soggetti esercenti attività d'impresa (imprese individuali e società) indipendentemente dal regime contabile adottato, in ragione della quale possono essere rivalutate le aree fabbricabili non ancora edificate, o risultanti tali a seguito della demolizione degli edifici esistenti, incluse quelle alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività d'impresa (rispetto alla disciplina della legge n. 342 del 2000, sono inclusi pertanto anche i cosiddetti «beni-merce»: questo rende assai favorevole le nuove norme per alcune attività quali, in particolare, le società che operano nell'edilizia, che, attraverso la rivalutazione delle aree fabbricabili, considerate beni-merce, di fatto possono aumentare i costi di esercizio e ridurre di conseguenza l'imponibile). In sostanza, con riferimento al periodo di imposta in cui avviene la rivalutazione, il maggiore valore viene tassato applicando l'aliquota di imposta sostitutiva (19 per cento) in luogo della tassazione ordinaria. Vi è da dire che non essendo stati definiti criteri prudenziali per la rideterminazione del valore delle aree edificabili, è presumibile che le imprese tenderanno ad attribuire, agli effetti della successiva vendita, un valore elevato alle aree che faranno oggetto di rivalutazione. La rivalutazione è consentita per le aree considerate fabbricabili, a condizione che non siano state ancora edificate o che i fabbricati insistenti sopra di esse siano stati demoliti e dovrà riguardare tutte le aree fabbricabili appartenenti alla stessa categoria omogenea (sono quindi comprese in distinte categorie le aree edificabili aventi diversa destinazione urbanistica). La rivalutazione è ammessa a condizione che, entro i cinque anni successivi, l'impresa realizzi l'utilizzazione edificatoria dell'area. L'imposta sostitutiva per la rivalutazione delle aree fabbricabili è pari al 19 per cento dell'importo della rivalutazione (obbligatoriamente versata in tre rate annuali, senza interessi). Il presente disegno di legge prevede per gli imprenditori uno specifico sostegno per la bonifica delle aree dismesse, anche per favorire la ridestinazione d'uso: la bonifica delle aree ricomprese nell'ambito dei programmi può infatti essere finanziata a valere sulle risorse assegnate alle finalità di cui alla legge 9 dicembre 1998, n. 426, che sono, conseguentemente, incrementate di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015. Alle imprese o consorzi di imprese che, fino alla chiusura del periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013, effettuano investimenti nella bonifica delle aree comprese nei programmi è attribuito inoltre un contributo nella forma di credito di imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dalla data di sostenimento dei costi della bonifica. Il credito di imposta è concesso nei limiti massimi di spesa, per il bilancio dello Stato, di 10 milioni di euro per l'anno 2013. È prevista infine l'emanazione, entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze che definirà modalità, limiti e criteri per la concessione del credito di imposta.. Art. 1. (Programmi di delocalizzazione e recupero ambientale) 1.