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quanto materiale nucleare ospitato nel sito sia di proprietà straniera, a quale tipologia appartenga e con quale destinazione d'uso, e se la sua presenza non rappresenti una violazione alle norme internazionali e delle leggi nazionali relative al transito e allo stoccaggio di materiale nucleare a potenziale uso bellico; perché la carta di individuazione dei siti italiani idonei al sito unico di stoccaggio nazionale (CNAPI) non sia stata ancora pubblicata; quali siano i motivi per cui durante i lavori di costruzione dell'impianto per il condizionamento del prodotto finito (ICPF) di Trisaia la realizzazione delle palificazioni sia proseguita, benché So. Gi. N. avesse inoltrato l'avviso di contaminazione della falda da sostanze tossiche e cancerogene come il cromo esavalente e la trielina; per quale ragione non sia stato attivato, negli ultimi 5 anni, un piano di monitoraggio sugli alimenti specifico per la ricerca degli inquinanti censiti in falda; se vi sia l'intenzione di estendere l'indagine statistica sulla mortalità a tutti i Comuni beneficiari delle compensazioni ambientali per il sito Itrec di Trisaia. Atto n. 4-02855 STEFANI OSTELLARI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario tenutasi in data 1° febbraio 2020 presso la Corte d'appello di Venezia, la presidente della medesima Corte, dottoressa Ines Maria Luisa Marini, nel corso della sua prolusione, ha espressamente dichiarato in sede di analisi della composizione qualitativa del contenzioso che "in significativo e preoccupante aumento sono stati inoltre i procedimenti per reati di associazione per delinquere con infiltrazione di criminalità proveniente da altre regioni d'Italia che hanno determinato anche l'incremento delle misure di prevenzione reali e personali emesse"; il procuratore generale della Repubblica, dottor Antonio Mura, nella medesima occasione, ha relazionato, fra le altre, anche sulla situazione carceraria del territorio veneto evidenziando "la presenza sempre più consistente (soprattutto da settembre 2019) di reclusi in vario modo rapportabili all'area mafiosa configura un'indubbia criticità per le strutture carcerarie e, indirettamente, per il territorio"; da settembre 2019 in effetti sono stati disposti trasferimenti di detenuti, soprattutto presso la casa circondariale di Vicenza e quella di Rovigo, tutti reclusi per reati legati alla criminalità organizzata; i posti previsti a livello regolamentare nei vari padiglioni delle carceri venete potrebbero infatti giungere a prevedere alcune centinaia di detenuti a titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso; sono tante le emergenze delle attuali case circondariali: sovraffollamento, sistema di sorveglianza insufficiente, personale insufficiente, pochi blindati, carenza di personale di Polizia penitenziaria; considerato che: il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, ex art. 416- bis del codice penale, si configura nel momento in cui, tra gli altri, il soggetto mira ad acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali; a seguito dei detenuti, verosimilmente, si radicheranno sul territorio le loro famiglie, di origine e acquisite, rischiando di compromettere il tessuto economico-sociale vicentino, attraverso i traffici illeciti che i detenuti, condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso, ex art. 416- bis del codice penale, ma non in isolamento, ex art. 41- bis dell'ordinamento penitenziario, potenzialmente potranno gestire dalla stessa struttura carceraria; la presenza di criminalità organizzata in territorio veneto risulta già dalla pendenza di procedure giudiziarie a loro carico; lo stesso procuratore generale della Repubblica lamenta che la presenza di detenuti mafiosi determina un'indubbia criticità per le strutture carcerarie e per il territorio, si chiede di sapere quale sia il sistema di sicurezza predisposto dal Ministero della giustizia per il controllo del territorio veneto da infiltrazioni mafiose e quali mezzi il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, ritenga opportuno approntare affinché non si sviluppi il fenomeno mafioso e affinché i detenuti, che spesso nei due carceri non si trovano in isolamento, non siano in condizione, anche solo potenzialmente, attraverso i contatti con l'esterno, di continuare a gestire traffici illeciti, che compromettano il tessuto economico-sociale del Veneto. Atto n. 4-02856 BATTISTONI Al Ministro della difesa Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'ex magazzino materiali per la difesa nucleare, batteriologica, chimica (Nbc) di Ronciglione (Viterbo) è una struttura realizzata durante gli anni '30 per la produzione, lo stoccaggio e il caricamento di gas fosgene e per il caricamento di ordigni bellici con iprite proveniente dagli impianti di Cesano; al termine del secondo conflitto mondiale, l'impianto è stato dismesso dalla destinazione stabilita ed è utilizzato per il caricamento di artifizi nebbiogeni, per cessare definitivamente ogni tipo di attività negli anni '70; a metà degli anni '90 è iniziata la prima opera di bonifica condotta dal Ministero della difesa e da una ditta specializzata; nel 2007 la struttura è stata inserita nell'elenco dei beni dismissibili della difesa; nel 2011 è partito il progetto di bonifica definitiva dell'intera area, che prevedeva due lotti di finanziamento. Il primo lotto è stato eseguito dai primi di ottobre 2012 e concluso a gennaio 2013. Il secondo lotto, iniziato subito a seguire, ha visto la sua conclusione nel luglio 2015; negli ultimi anni l'area versa nel più totale abbandono con le reti di recinzione fatiscenti e solo parzialmente presenti; nell'ultimo mese sono stati realizzati reportage fotografici che testimoniano l'incuria dei luoghi e la pericolosità degli edifici rimasti, ma soprattutto il rischio derivante da alcune scorie rimaste all'aria aperta ed accessibili ai cittadini; il sito è frequentato regolarmente anche oggi, viste le numerose scritte sui muri che citano il contesto politico attuale, si chiede di sapere: se la bonifica sia stata eseguita correttamente e se i materiali rimasti nell'area e fotografati da numerosi fotoamatori non siano pericolosi per la pubblica incolumità; se ci sia l'intenzione, ancora oggi, di alienare l'area o sia previsto un piano di recupero da parte del Ministero con diverse finalità; se sia intenzione del Ministro in indirizzo di ripristinare le misure di sicurezza al fine di impedire l'accesso ai non addetti all'area. Atto n. 4-02857 PILLON PELLEGRINI Emanuele IWOBI CANDURA Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia Premesso che: