[pronunce]

l'art. 1, comma 2, l'art. 3, commi 2 e 3, e l'art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 288 del 2003. 5.3. – Sulla base di questa ricostruzione del quadro normativo di riferimento, la Regione ritiene, in via preliminare, che l'impugnazione riguardi esclusivamente la disciplina regionale in quanto applicabile agli IRCCS non trasformati in fondazioni. Quanto alla asserita violazione dell'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 288 del 2003, da parte dell'art. 7, commi 1 e 2, le funzioni di vigilanza e di controllo delle attività degli IRCCS, demandate alla Regione, non escluderebbero analoghi poteri in capo al Ministero, trattandosi «di verifiche attinenti a finalità differenti, funzionali alle specifiche competenze programmatiche che ciascun soggetto pubblico mantiene in tale ambito (es. piano sanitario nazionale, programmazione sanitaria regionale)». Per quanto concerne, in particolare, la funzione di controllo, contrariamente a quanto sostenuto dall'Avvocatura dello Stato, la sentenza n. 270 del 2005 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 288 del 2003 in relazione alle parole «e di controllo» riferite alla funzione attribuita al Ministro della salute. Quanto alle censure relative al comma 3 dello stesso art. 7, che non contempla designazioni ministeriali circa la composizione del Consiglio di indirizzo e verifica degli IRCCS campani, la Regione osserva che l'art. 2, comma 1, dell'intesa (che si assume violato) sarebbe in realtà meramente riproduttivo di una disposizione legislativa che la Corte ha dichiarato incostituzionale e cioè dell'art. 42, comma 1, lettera p). Con riguardo al comma 4 dell'art. 7, relativo alla composizione del collegio sindacale degli istituti in parola, la norma dell'accordo che si ritiene disattesa (art. 4) reca un rinvio mobile all'art. 4 del d.lgs. n. 288 del 2003, anch'esso dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale proprio nella parte in cui imponeva una precisa composizione del collegio stesso con rappresentanti statali. 5.4. – Quanto, infine, ai rilievi d'incostituzionalità mossi nei confronti dell'art. 23 della l.r. n. 24 del 2005, la resistente osserva che le sentenze della Corte costituzionale, richiamate dalla difesa erariale, avrebbero caducato leggi regionali che intervenivano sui meccanismi e sulle modalità di applicazione dell'imposta incidendo sulla disciplina sostanziale, mentre la disposizione impugnata atterrebbe esclusivamente alla “misura” della tassa che già la normativa statale, anche se limitatamente, attribuiva al potere di variazione della Regione. Nell'ambito delle nuove competenze regionali, per la resistente appare ancor più giustificabile un tale, limitato intervento della Regione. 6. – Con atto di rinuncia parziale, notificato alla Regione Campania in data 18 luglio 2006, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato di rinunciare alla impugnazione dell'art. 23 della legge regionale della Campania n. 24 del 2005, considerato che, con la legge regionale 20 marzo 2006, n. 4 (Integrazione alla legge regionale 29 dicembre 2005, n. 24 ed interpretazione autentica dell'articolo 23), la suddetta Regione si è adeguata ai rilievi esposti nel ricorso governativo. 7. – In prossimità dell'udienza, la Regione Campania ha depositato una memoria con la quale ribadisce l'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dallo Stato. 7.1 – In relazione alla censura avente per oggetto l'art. 4, comma 3, la resistente sostiene, ad integrazione delle considerazioni già sviluppate nell'atto di costituzione in giudizio, che la previsione sospettata d'incostituzionalità si rivela «meramente riproduttiva della formula legislativa statale» e che, d'altra parte, la contestata scelta legislativa appare «pienamente coerente con la nuova forma di governo regionale che la norma transitoria della legge costituzionale n. 1 del 1999 ha posto in essere e con la nuova formulazione dell'art. 121 Cost.». In forza di tale riforma, la Regione ritiene che «l'obiettivo di fondo del legislatore costituzionale sia stato quello di attribuire all'organo consiliare una funzione più propriamente programmatoria e di controllo, di individuazione degli indirizzi generali e degli obiettivi di fondo della politica regionale, riservando all'organo esecutivo la concreta attuazione di quegli indirizzi e di quegli obiettivi attraverso il governo della Regione». 7.2. – Per quanto riguarda l'art. 7, comma 1, la difesa regionale sottolinea la «piena coincidenza tra l'oggetto della impugnativa e la modifica apportata dalla Regione» con la legge regionale n. 4 del 2006. Quest'ultima, infatti, ha eliminato proprio l'attribuzione alla Regione della funzione di vigilanza oggetto di doglianza nel ricorso. Pertanto, l'innovazione legislativa intervenuta dovrebbe determinare la cessazione della materia del contendere. 7.3. – Il dubbio d'incostituzionalità relativo all'art. 7, comma 2, che sottopone l'attività di ricerca dei suddetti Istituti alla funzione di controllo della Regione appare, a detta della resistente, infondato alla luce della giurisprudenza costituzionale e alla stregua del tenore della stessa normativa legislativa statale a tal fine invocata. Ciò anzitutto per la distinzione tra “vigilanza” e “controllo” e poi per il fatto che, con la sentenza n. 270 del 2005, la Corte avrebbe affermato che, con la riforma del Titolo V della Costituzione, gli Istituti in esame rientrano tra le istituzioni sanitarie soggette alla competenza legislativa regionale. Questa lettura del testo costituzionale giustificherebbe, secondo la resistente, la previsione di un controllo regionale sull'attività di ricerca, soprattutto sul piano contabile della gestione finanziaria. Quanto al secondo profilo, lo stesso art. 8, comma 3, del d.lgs. n. 288 del 2003, invocato dalla difesa erariale quale norma interposta, dispone che la predetta attività di ricerca debba risultare conforme agli «atti di programmazione regionale in materia». 7.4. – Quanto alle censure relative ai commi 3 e 4 dell'art. 7, la Regione ribadisce le implicazioni conseguenti alla riconosciuta incostituzionalità delle disposizioni legislative statali, oggetto nell'Intesa di «mera ricognizione e riproduzione» ovvero di rinvio mobile.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questioni di legittimità costituzionale in riferimento all'articolo 4, comma 3, all'art. 7, commi 1, 2, 3, 4, e all'art. 23 della legge della Regione Campania 29 dicembre 2005 n. 24 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione Campania – legge finanziaria 2006).