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È importante e auspicabile che questo coordinamento avvenga soprattutto per il gas liquido, perché lì effettivamente c'è la possibilità di portar su il prezzo, se tutti i Paesi vanno per conto loro. Anche questa comunque è una questione che vedremo. Volevo rispondere poi a senatore Candiani. No, non c'è nessun pericolo di cadere dalle braccia di un gigantesco monopolio nel quale ci siamo con convinzione adagiati per circa vent'anni in quelle di un altro monopolio, altrettanto grande, perché avremo una pluralità di fornitori e quindi in questo senso non ci sarà questo potere straordinario di cui oggi ci troviamo a pagare i costi. Ci sono due punti specifici. Ho osservato prima che non vogliamo e non dobbiamo incoraggiare scontri di civiltà. Questa è una frase che in realtà è stata creata tantissimi anni fa e parlava di scontri tra l'Occidente e l'Islam, ma descrive comunque il rischio che si ripeta lo stesso errore. Non lo vogliamo assolutamente. A questo proposito vorrei citare un episodio. È stata approvata una legge per quanto riguarda i profughi, non solo ucraini, ma tutti i profughi, e ringrazio il Parlamento per non averla ristretta ai soli profughi ucraini. Ci sono profughi scienziati o professori universitari, che potrebbero venire in Italia e potrebbero nel caso godere di borse di studio, di fondi e finanziamenti per la ricerca, di visiting professorship e di altri modi di integrazione nella nostra realtà accademica. (Applausi) . Tra questi ci sono diversi scienziati russi che chiedono di uscire. Noi dobbiamo accoglierli e ho chiesto alla ministra Messa di farlo sapere e di prevedere addirittura un numero di telefono che possano chiamare perché si possa dare il "la" alle procedure di accoglienza di questi scienziati. (Applausi) . Il secondo punto specifico riguarda il processo che sarà necessario per l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea. Ho anche detto che questo processo sarà lungo, perché occorre che questa integrazione funzioni. Nessuno vuole suggerire procedure accelerate, che poi si rivoltano contro gli altri Stati membri dell'Unione europea, ma la differenza tra l'avere l'Italia, uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea, accanto all'Ucraina, aiutandola, e non averla è grande. (Applausi) . Ho già risposto al senatore Pellegrini dicendo che sono d'accordo con il fatto che ci sono fenomeni speculativi insopportabili e che occorra intervenire. Per inciso, il Governo in uno degli ultimi Consiglio dei ministri - credo che fosse l'ultimo - ha introdotto un'imposta sui profitti. Fino ad allora, al di là del fatto che io stesso avessi indicato quella strada in più occasioni, nessuno ci pensava. Il Governo l'ha fissata al 10 per cento. Benissimo, ha aiutato a finanziare tutte queste iniziative. Da molti ora si dice che non basta, ma vedremo: il Parlamento ora ha in mano il provvedimento e vedremo evidentemente. È chiaro che, come ha detto prima il senatore Pellegrini, i profitti sono molto più grandi e quindi occorre tenerne conto. Ho anche risposto al senatore Gasparri. Sono stato giustamente richiamato sul fatto che ci sono realtà economiche nazionali di cui occorre tener conto anche in un periodo di guerra. Non c'è alcun dubbio che domani non saranno solo i destini dell'Europa a ispirare le nostre discussioni e decisioni, ma anche la difesa dell'Italia. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. AMENDOLA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario alla proposta di risoluzione n. 1 e favorevole alla proposta n. 2. Il parere è contrario alla proposta di risoluzione n. 3 e alla n. 4 relativamente alle premesse e al dispositivo, ad eccezione degli impegni nn. 1, 2, 5, 6, 7, 8, 11, 12, 13, 14 e 15. PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, di fronte alle dichiarazioni del presidente Zelensky, abbiamo avvertito tutti un profondo sentimento di impotenza. Il Presidente di un Paese europeo ci ha parlato da un bunker mentre fuori continuano a cadere le bombe; un Paese brutalmente aggredito da una potenza nucleare ci chiede aiuto. Purtroppo, tutti noi sappiamo che non si può intervenire militarmente per difendere l'Ucraina se non si vuole rischiare la terza guerra mondiale. Consapevoli di questa linea rossa, dobbiamo, però, fare il massimo per aiutare gli ucraini. Se un popolo e il suo Governo hanno deciso di difendere la propria libertà è ovvio che dobbiamo aiutarli fornendo anche strumenti militari. È curioso che proprio chi ha raccontato la legittimità di avere una pistola sotto il cuscino per sparare contro chiunque entri nel cortile di casa oggi si ricordi che le armi chiamano violenza: uccidere un ladro che non minaccia violenza sarebbe legittima difesa, ma un popolo aggredito non ha il diritto di difendersi? In più, dobbiamo usare la nostra forza economica con sanzioni ed embarghi sempre più pesanti, anche se questo implica costi per noi. Come Unione europea abbiamo tutta la forza per liberarci insieme dalla dipendenza energetica dalla Russia; abbiamo gli strumenti per difendere i cittadini dall'aumento del carburante e delle bollette. Ha ragione, Presidente, serve l'integrazione europea anche per il mercato energetico e il tetto di prezzo agli acquisti del gas; serve un nuovo recovery fund che faccia avanzare il processo di integrazione attraverso il debito comune. Su scala europea va affrontato anche il rischio carestie per quei Paesi non sviluppati che da Russia e Ucraina dipendevano sotto il profilo alimentare. Il World food programme delle Nazioni Unite riceveva il 50 per cento del suo grano dall'Ucraina, che serviva per Paesi come lo Yemen, l'Etiopia e la Somalia dove il cibo era già scarso. In un'intervista allo «Spiegel», il ministro dell'agricoltura tedesco Özdemir ha ricordato che, in quanto Nazioni occidentali, abbiamo innanzi tutto il dovere di mantenere aperti i mercati agricoli e garantire l'approvvigionamento di cereali a livello mondiale. Mangiamo meno carne contro Putin, ha concluso. Anche sui rifugiati serve una strategia condivisa a livello europeo; dobbiamo assolutamente evitare che le opinioni pubbliche e i Governi si dividano come è successo con i profughi siriani. Dobbiamo scongiurare che tra alcuni cittadini si faccia strada l'idea che i nostri Governi hanno più a cuore i profughi dei propri concittadini in difficoltà. Occorre una distribuzione che renda sostenibile l'accoglienza e che consenta di sviluppare un'adeguata politica dell'integrazione, e questo vale soprattutto per l'Italia, che fino ad ora ha gestito i fenomeni migratori come un fatto di ordine pubblico, cancellando dal suo vocabolario il concetto stesso di politiche per l'integrazione.