[pronunce]

In sostanza, l'impugnata norma continua ad attribuire al Sindaco di Napoli, dopo la scadenza dello stato di emergenza, il potere di gestire le somme concesse con il solo vincolo di destinazione allo scopo, legittimandolo, per il resto, a derogare alla legislazione statale e regionale vigente. 3.2. ¾ Ciò contrasta con l'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, il quale attribuisce al Consiglio dei ministri il potere di dichiarare lo stato di emergenza in ipotesi di calamità naturali, e prevede che a seguito della dichiarazione di emergenza, e per fare fronte ad essa, lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri o, su sua delega, il Ministro dell'interno possano adottare ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico. È opportuno, peraltro, ricordare che l'art. 107, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), a sua volta, chiarisce che tali funzioni hanno rilievo nazionale, escludendo che il riconoscimento di poteri straordinari e derogatori della legislazione vigente possa avvenire da parte di una legge regionale. Queste ultime due previsioni, inoltre, sono già stata ritenute da questa Corte (sentenza n. 327 del 2003) come espressive di un principio fondamentale della materia della protezione civile, sicché deve ritenersi che esse delimitino il potere normativo regionale, anche sotto il nuovo regime di competenze legislative delineato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). 3.3. ¾ Alla luce di quanto sopra ricordato l'impugnato articolo 4, comma 4, della legge della Regione Campania n. 8 del 2004, nella misura in cui attribuisce al Sindaco di Napoli i poteri commissariali dell'ordinanza n. 3142 del 2001 del Ministro dell'interno, dopo la scadenza della emergenza alla cui soluzione tale ordinanza era preordinata, deve ritenersi in contrasto con l'art. 117, terzo comma, della Costituzione. 3.4. ¾ Né vale osservare, al riguardo, come invece propone la Regione Campania, che l'ordinanza 6 giugno 2003, n. 3293, del Presidente del Consiglio dei ministri, ha espressamente autorizzato (art. 5, comma 5) il Sindaco di Napoli, commissario delegato, ad erogare contributi a fondo perduto per consentire il ripristino dell'agibilità statica dei fabbricati danneggiati «in presenza di risorse successivamente stanziate allo scopo dallo Stato o dalla Regione Campania». Tale erogazione è infatti possibile, con le deroghe proprie del regime commissariale, solo fino alla scadenza dello stato di emergenza, sicché lo stanziamento delle risorse va inteso come successivo rispetto all'ordinanza n. 3293 del 2003, ma comunque non posteriore alla cessazione dell'emergenza che, sola, giustifica le deroghe alla legislazione vigente. 3.5. ¾ Parimenti infondata è l'ulteriore deduzione regionale, sviluppata nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, secondo la quale andrebbero riconosciuti agli organi regionali gli stessi poteri di deroga delle strutture statali, laddove tali poteri siano funzionali alla soluzione degli eventi individuati dalle lettere a) e b) dell'articolo 2 della legge n. 225 del 1992. L'argomento della Regione viene fondato su di una erronea interpretazione della sentenza n. 327 del 2003 di questa Corte. Questa pronuncia ha, in effetti, dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale di una legge della Regione Marche che attribuisce al Presidente della Giunta il potere di derogare all'ordinario assetto delle competenze nella individuazione delle strutture che sono chiamate ad operare per lo svolgimento degli interventi necessari in caso di crisi determinata dalla imminenza o dal verificarsi di eventi calamitosi di cui alla lettera b) dell'articolo 2 della legge n. 225 del 1992, e cioè di eventi che possono essere affrontati in via coordinata da più enti ed amministrazioni. Tale potere del Presidente della Giunta regionale, infatti, ha natura diversa dallo straordinario potere di ordinanza attribuito allo Stato (e, per esso, al Presidente del Consiglio dei ministri, salvo delega al Ministro dell'interno) dall'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, in riferimento all'art. 2, lettera c), della stessa legge, e cioè nelle ipotesi di «calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari». Invero da tale sentenza non può arguirsi, come fa la difesa della Regione Campania, che l'esercizio di poteri straordinari attribuiti al Sindaco di Napoli nella sua qualità di commissario straordinario sarebbe costituzionalmente legittimo, in quanto riguarderebbe gli eventi di cui alle lettere a) e b) dell'articolo 2 della legge n. 225 del 1992 e non quelli di cui alla lettera c) dello stesso articolo 2. Infatti, lo stato di emergenza ed i poteri straordinari di cui si discute riguardano proprio gli eventi di cui alla lettera c) dell'articolo 2 della legge n. 225 del 1992, e non si riferiscono certamente alle ipotesi di cui alle lettere a) e b) dello stesso articolo di legge. Né si può dimenticare che in relazione al crollo avvenuto nel quartiere dell'Arenella della città di Napoli lo stato di emergenza fu dichiarato dal Consiglio dei ministri, proprio su richiesta della stessa Regione, ai sensi degli articoli 2, lettera c), e 5 della legge n. 225 del 1992. 4. ¾ Per le medesime ragioni ed in riferimento agli stessi parametri costituzionali il Presidente del Consiglio dei ministri censura l'articolo 5, comma 5, della legge della Regione Campania n. 8 del 2004. La difesa erariale censura peraltro la disposizione anche sotto il diverso profilo che essa consentirebbe un possibile coinvolgimento di strutture ed organi statali «con determinazione normativa soltanto regionale» (articolo 117, secondo comma, lettera g, della Costituzione). 5. ¾ Le censure non sono fondate. 5.1. ¾ L'articolo 5, comma 5, della legge regionale impugnata prevede che «nelle more della legge che deve definire i compiti e le funzioni in via ordinaria e permanente dell'agenzia regionale per la difesa del suolo e tenuto conto che il 31 dicembre 2004 cessano le attribuzioni in capo al Presidente della Regione Campania, commissario delegato ex ordinanza del Ministero degli interni n. 2994/1999 e successive modificazioni, i compiti e le funzioni e le strutture di cui alle ordinanze n. 2994/1999 e n. 2789/1998 in capo alla struttura commissariale sono attribuiti all'agenzia regionale campana per la difesa del suolo a tal fine istituita».