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Ci ha detto di fare attenzione, perché i nostri risultati sono migliori di quelli degli altri Paesi, ma l'aumento che altri Paesi registrano lo stiamo registrando, in proporzione, anche noi. Pertanto, stiamo attenti che bisogna tornare a una fase di restrizioni. Signor Ministro, accetto l'impostazione, che credo sia corretta. Infatti, tutti vediamo che tra la gente sta tornando una paura che è quella che abbiamo visto qualche mese fa, perché i contagi aumentano, seppure, grazie a Dio, non sono pari a quelli che si registrano a Parigi o Madrid, grazie alle azioni che abbiamo fatto. Qual è il punto che abbiamo di fronte oggi? È cercare di essere fermi e rigorosi, ma equilibrati. Ci sono alcune cose che non riesco a capire e, se le pongo oggi in questo dibattito parlamentare, non è certo per critica, ma perché voglio cercare di dare un contributo come parlamentare. Ad esempio, questa mattina sono stato terminale di diverse telefonate da parte di dirigenti sportivi della mia Regione, che manifestano alcuni problemi. Lo sport non è un settore che possiamo definire secondario, in quanto è un grande settore che coinvolge l'interesse degli italiani, dà un segno di pseudo-normalità, anche con gli stadi vuoti, e ha grande rilevanza economica. Mi viene chiesto se non sia giusto introdurre il concetto della proporzionalità. Che senso ha - è stato già detto prima - prevedere la presenza di 1.000 persone a San Siro e lo stesso numero in un altro stadio che ha però una capienza di 10.000 posti? Che senso ha non adottare lo stesso criterio di proporzionalità nelle strutture chiuse, quando poi abbiamo la gente stipata negli autobus o nei treni pendolari (mentre in quelli delle linee principali il distanziamento viene osservato)? Signor Ministro, pongo questo problema. Lo stesso vale per il rapporto tra la serie A e la serie B di calcio (la questione riguarda non lei, signor Ministro, ma le autorità sportive). A Verona possono andare in mille allo stadio, mentre, quando gioca il Chievo, i tifosi non possono entrare. Non ha senso: sono due squadre della stessa città che giocano nello stesso stadio, una di serie A e una di serie B; devono avere le stesse regole. La stessa cosa vale per gli impianti al chiuso: ho visto che il presidente della mia Regione Bonaccini ha cercato di introdurre criteri che secondo me sono giusti, perché sono improntati alla fermezza: giusti le mascherine, il distanziamento e il divieto di assembramento, ma nello stesso tempo ci vuole ragionevolezza, perché non si può essere omissivi rispetto ai trasporti pubblici e magari duramente repressivi rispetto a eventi sportivi che hanno un grande impatto economico, ma che danno anche il segno di un Paese che, con queste giuste restrizioni che lei ha proposto, torna sulla strada della normalità. Ho dato questo mio contributo augurandomi che l'intelligenza e l'equilibrio del Governo possano in qualche modo dare risposte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, a mio avviso è assolutamente incontestabile l'estensione dello stato di emergenza pandemica al 31 gennaio 2021, come ci propongono il Ministro e il Governo tutto, ma è altrettanto importante che questo tempo venga utilizzato al meglio. Le limitazioni che oggi stiamo decidendo, giustamente e opportunamente, per i nostri concittadini e le nostre concittadine, come l'obbligo di mascherina anche all'aperto, con cui stiamo cambiando totalmente il nostro essere in rapporto con l'altro, rappresentano una decisione pesantissima, ma necessaria in questa fase. Proprio perché è così importante, anche umanamente, dobbiamo avere come contraltare la rassicurazione e il rafforzamento del sistema sanitario, degli ospedali, dell'assistenza domiciliare e territoriale (come il Ministro ha detto più volte) e della prevenzione in tutte le Regioni, a partire da quelle più deboli. Quindi, servono risorse subito e nei prossimi mesi per mettere a posto la sanità. Invito il Ministro, i colleghi e le colleghe di opposizione e di maggioranza a fare una discussione vera e approfondita sulla necessità di accedere ai finanziamenti del MES sanitario. Sono sicura che le nostre posizioni si avvicinerebbero, a fronte dei vantaggi dell'intera popolazione. Utilizzare al meglio questo tempo significa dare importanza al rispetto per il Regolamento sanitario internazionale, che nel caso delle malattie infettive tiene presente che un virus originato in un Paese può diffondersi ovunque. Il Regolamento dovrà essere aggiornato alla luce del Covid. L'esperienza attuale ci insegnerà cosa fare nel futuro per prepararci a eventuali nuove pandemie. Il Covid-19 potrebbe essere in questo senso un'opportunità che va oltre il disastro creato. Usare bene questo tempo significa mettere a posto la questione dei trasporti, come ricordava bene il presidente Casini. Usare al meglio questo tempo sarà necessario per incrementare i tamponi e il tracciamento. Il Ministro l'ha chiarito: i dati sull'aumento dei tamponi sono inequivocabili, ma in una città come Roma, ad esempio, fino a ieri c'erano file anche di ore ai drive in per effettuarne uno. Dobbiamo usare questo tempo anche per abbattere i tempi d'attesa e per la comunicazione dei risultati, quindi per mettere in sicurezza le persone e le famiglie. Inoltre, dobbiamo essere consapevoli del percorso fatto. All'inizio, i tamponi venivano fatti solo ai sintomatici, mentre gli asintomatici potevano trasmettere il virus. L'abbiamo imparato, per cui aver esteso l'emergenza ha contribuito a capire qual era il vero problema. Molto importante è quello che si sta compiendo nell'ultimo periodo nell'interpretare davvero i risultati più fini e precisi dei tamponi. C'è una certa quantità di italiani che risultano debolmente positivi, perché nel tampone si rivela la traccia dell'RNA e ci si chiede se possano o non possano infettare. È molto interessante che la scienza vada avanti su questo, perché aiuta la politica a prendere decisioni. Il rapporto tra sintomatici e ricoverati, tra ricoverati e persone che vanno in terapia intensiva è ancora molto da studiare. Allo stesso tempo, è necessario accelerare la ricerca, senza la quale non c'è sviluppo: abbiamo bisogno di attendibilità e sicurezza nella convalidazione dei test rapidi, di qualità, di cura e di vaccini. Abbiamo bisogno altresì di rafforzare, aiutare e sostenere la filiera industriale della sanità, che dev'essere concepita come la difesa di un Paese. La pandemia purtroppo durerà a lungo con alti e bassi e quindi la filiera industriale della sanità dev'essere al centro dello sviluppo del Paese. Bisogna istituire una rete nazionale, integrata con quella europea, di centri dedicati allo studio e alla messa a punto di soluzioni terapeutiche, diagnostiche e preventive. Signor Ministro, ci ha assicurato in quest'Aula, nelle comunicazioni del 2 settembre scorso, che ogni passaggio parlamentare mai è rituale e formale, ma è un'occasione utile per raccogliere spunti e suggerimenti dentro una dialettica che possa essere sempre la più proficua possibile, che rende sempre più forte la nostra democrazia.