[ddlpres]

Nel frattempo, aveva preso avvio anche il terzo filone giudiziario, relativo sia ai risarcimenti da riconoscere ai familiari delle vittime del disastro, sia a quelli chiesti dalla compagnia Itavia, proprietaria del DC-9 precipitato in mare quella notte, in forza della tesi che il disastro di Ustica «non fu provocato da cedimento strutturale dell'aereo, ma da un missile lanciato da un altro aereo». Alla base di tutte le richieste risarcitorie si trova la medesima questione: i depistaggi che avrebbero impedito l'accertamento della verità, voluti dallo Stato e messi in opera concretamente da esponenti dei Ministeri della difesa, dei trasporti e dell'interno, che farebbero scaturire un obbligo risarcitorio in capo al Governo pro tempore e, per esso, ai Governi successivi. Per quanto riguarda i familiari delle vittime, dopo le due prime sentenze intervenute nel 2006 e nel 2007 che avevano riconosciuto il diritto al risarcimento in capo alle famiglie solo di alcune delle vittime, nel gennaio del 2008 ben ottantotto familiari delle vittime della strage citano in giudizio, dinanzi al tribunale di Palermo, i Ministeri della difesa e dei trasporti, «colpevoli delle omissioni e delle negligenze» che, di fatto, avrebbero impedito di sapere cosa accadde la sera del 27 giugno del 1980. A 81 di essi sarà effettivamente riconosciuto il risarcimento da parte dei giudici della terza sezione civile del tribunale di Palermo. Il tribunale, ricostruendo i fatti accaduti la sera del 27 giugno 1980, ha deliberato di ritenere responsabili i Ministeri sia per non avere garantito la sicurezza del volo Itavia, sia per l'occultamento della verità, con depistaggi e distruzione di atti. Secondo la sentenza si può «ritenere provato che l'incidente occorso al DC-9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC-9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del DC-9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell'esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l'aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l'aereo nascosto ed il DC-9». Nel frattempo, invece, la famiglia Davanzali, proprietaria dell'Itavia, stenta a vedersi riconoscere un corrispettivo economico per il danno subìto a causa della tragedia. In primo grado, nel gennaio del 2004, il tribunale civile di Roma rigetta la domanda di risarcimento promossa nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri della difesa e dei trasporti. In secondo grado la corte d'appello di Roma, pur riconoscendo che «vero è che vi è stato depistaggio», non individua il nesso causale tra questo e il «fallimento della compagnia Itavia» e, confermando il primo grado, rigetta nuovamente la domanda di risarcimento. Ma gli eredi del patron dell'Itavia ricorrono anche avverso questa sentenza, questa volta in Cassazione. E la terza sezione civile della Cassazione, accogliendo il ricorso, decide che sarà un nuovo processo civile a stabilire le eventuali responsabilità dei Ministeri della difesa e dei trasporti nel mancato controllo dello spazio aereo in cui avvenne la tragedia del DC-9. I giudici osservano che «il solo fatto che i Ministeri non avessero conoscenza della presenza di velivoli nell'aerovia assegnata ad Itavia, e a maggior ragione, che si trattasse di aerei militari non identificati, di per sé non è elemento idoneo ad escludere la colpevolezza, poiché integra proprio, se non altrimenti giustificato, l'inosservanza delle norme di condotta e di sorveglianza e di controllo o quanto meno il difettoso esercizio di tali attività». Nel settembre del 2012, rovesciando l'impostazione seguita fino ad allora, la corte d'appello di Roma condanna, per omessa attività di controllo e sorveglianza, i Ministeri della difesa e dei trasporti a risarcire l'Itavia, e opera un rinvio per la quantificazione del danno che, un anno dopo, dalla medesima corte, sarà determinato in oltre 265 milioni di euro. Secondo i giudici civili lo Stato è responsabile di «omessa attività di controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli di Ustica». Infine, l'ultimo, clamoroso – solo in ordine di tempo – colpo di scena: il 22 ottobre 2013 la terza sezione civile della Corte di cassazione dispone un nuovo processo d'appello per valutare la responsabilità dei Ministeri della difesa e dei trasporti nel fallimento della compagnia Itavia. Nella sentenza la Suprema Corte conferma che ad abbattere il DC-9 fu un missile e che il depistaggio delle indagini sul disastro deve considerarsi definitivamente accertato: «se depistaggio deve qui aversi per definitivamente accertato esservi stato, risulta oltretutto perfino irrilevante ricercare la causa effettiva del disastro nonostante la tesi del missile sparato da aereo ignoto, la cui presenza sulla rotta del velivolo Itavia non era stata impedita dai Ministeri della difesa e dei trasporti, risulti ormai consacrata pure nella giurisprudenza di questa Corte». Per la Cassazione, inoltre, la sentenza impugnata «erra nel mancare di porsi il problema dell'eventuale efficacia di quell'attività di depistaggio». In conclusione, a fronte di trentatré anni di indagini e di inchieste, di conferme e di smentite, nonché di continue nuove clamorose rivelazioni, l'unico dato che, a dire della Cassazione, e come abbiamo visto, a detta anche di altri collegi giudicanti, è definitivamente e incontrovertibilmente accertato è l'attività di depistaggio operata da una parte – se non tutto – il Governo nazionale. Per quali motivi questo sia avvenuto rimane, tuttavia, ignoto, pur a fronte di una ridda di speculazioni. Per conto di chi ha agito il nostro Governo nel contesto della strage, con ciò violando la nostra sovranità nazionale e, in ultima istanza, il diritto non solo dei familiari delle vittime, ma dell'Italia tutta, di conoscere la verità su ciò che è accaduto quella notte nei cieli dell'Italia? A questo quesito auspichiamo che possa dare risposta la Commissione parlamentare d'inchiesta la cui istituzione sollecitiamo con il presente disegno di legge. Il 27 giugno 2011, nella ricorrenza del trentunesimo anniversario della strage, in un messaggio ai familiari delle vittime il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affermato che: «L'iter tormentoso di lunghe inchieste e l'amara constatazione che le investigazioni svolte e i processi celebrati non hanno consentito la esauriente ricostruzione della dinamica dell'evento e la individuazione dei responsabili non debbono far venir meno l'impegno convinto di tutte le istituzioni nel sostenere le indagini tuttora in corso. Ogni sforzo deve essere compiuto, anche sul piano internazionale, per giungere finalmente a conclusioni che rimuovano le ambiguità, i dubbi e le ombre che ancora oggi circondano quel tragico fatto». Trentatré anni fa qualcosa e qualcuno hanno fatto precipitare in mare un aereo pieno di passeggeri, uccidendo 81 innocenti.