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Se lavoriamo, ma non riusciamo a far approvare al Governo un semplicissimo decreto attuativo del genere, come possiamo pretendere che su provvedimenti più importanti si vada avanti, pur legiferando? La settimana scorsa c'è stata anche in Senato un'attività che ha riguardato la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, fortemente voluta dalla presidente Casellati, che ringrazio per la sua sensibilità e a cui mi appello. (Applausi) . Non è possibile essere ancora qui, dopo qualche anno, ad aspettare una cosa che è già legge, ma che manca di decreto attuativo. È una questione di civiltà. Ci riempiamo la bocca di questo argomento e mi rivolgo alle senatrici, comprese coloro che la settimana scorsa sono intervenute per ogni Gruppo politico. È una questione di civiltà e non è possibile che un senatore, un maschio, sia ancora qui a chiedere che, nell'ambito del decreto fiscale, venga promosso il decreto attuativo. Ne va della faccia e della reputazione di noi parlamentari che ci diamo tanto da fare per promulgare delle leggi. Sottosegretario Accoto, presidente Casellati: dateci una mano per tentare non dico di risolvere il problema della violenza contro le donne, ma almeno di dare loro un segnale facendo capire che, quando ci spendiamo per loro, dei risultati poi arrivano. (Applausi) . PRESIDENTE. Do atto all'Assemblea che acquisiamo l'integrazione scritta dell'intervento del senatore Floris, che ha parlato precedentemente. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, intervengo oggi su questo decreto-legge fiscale, nel quale abbiamo viste approvate diverse nostre proposte. Ringrazio i colleghi della 6 a e della 11 a Commissione per il lavoro svolto e per i risultati ottenuti. Ovviamente noi della 5 a Commissione abbiamo accompagnato i lavori, cercando di dare il nostro contributo dal punto di vista finanziario su ogni emendamento. Molto è stato fatto e molto di più si poteva fare. In definitiva, è importante ottenere dei risultati e avere ben presenti le questioni che rimangono aperte per possibili soluzioni future. Guardo all'imminente lavoro e alla discussione del disegno di legge di bilancio e rivolgo un appello ai colleghi e al Governo perché si abbia una gestione ordinata, ma soprattutto chiara e limpida. Sicuramente sarà un lavoro gravoso per tutti. Il mio appello è cercare almeno di iniziare con i migliori propositi. In particolare, oggi mi vorrei soffermare su un emendamento a mia prima firma, che ha trovato il consenso delle Commissioni riunite 6 a e 11 a , in una versione che - seppure non sia a mio avviso ottimale - risolve la questione della doppia agevolazione IMU sulla prima casa per i coniugi con residenze diverse. L'emendamento 5.0.100, nel testo rivisto dal Governo, pone fine alla disparità di trattamento di situazioni che invece necessitano di eguale trattamento. Mi riferisco alla situazione dei coniugi che appartengono a nuclei familiari costretti, soprattutto per motivi di lavoro, a vivere in Comuni diversi; oltre a sopportare il disagio di essere in Comuni diversi, sono costretti a non vedersi riconosciuta alcuna esenzione IMU. Questa problematica si è verificata negli ultimi periodi e in conseguenza di una sentenza della Corte di cassazione, contraria addirittura ai coniugi residenti in due diversi immobili nello stesso Comune, che invece hanno mantenuto il diritto a un'esenzione; coniugi che hanno comunque due immobili, ma per i quali non possono sussistere giustificazioni di tipo lavorativo. In realtà, l'interpretazione dell'Agenzia delle entrate, con le sue indicazioni, aveva permesso in passato che si ottenesse la doppia esenzione; invece, con la sentenza della Corte di cassazione, si è aperta la problematica. Con l'emendamento 5.0.100 si dà la possibilità di avere l'esenzione su un immobile e di scegliere su quale immobile far ricadere la residenza principale. Certo - come dicevo prima - avrei preferito che si fosse tornati alla precedente interpretazione dell'Agenzia delle entrate, garantendo l'esenzione a entrambi i coniugi, a seguito di comprovate esigenze lavorative, per entrambe le abitazioni di residenza. Ma almeno per il futuro si è messo ordine con questo piccolo emendamento. Poiché comunque alcuni Comuni si sono affrettati a fare accertamenti, mettendo in difficoltà le famiglie e sanzionando comportamenti perfettamente legittimi in base all'interpretazione ufficiale precedente, mi auguro che ci sia un'ulteriore sensibilità da parte di tutti per far cessare ogni attività di recupero per gli anni passati da parte dei Comuni, in applicazione della buona fede che ha guidato i comportamenti dei contribuenti, poi penalizzati dalla mutevolezza della giurisprudenza. Questo è un piccolo contributo che è stato dato con la conversione del decreto-legge in esame. La Lega, come sempre, è la Lega del fare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, dopo infinite ore di dibattito in Commissione, confronti più o meno accesi e discussioni nel merito dei diversi provvedimenti che andremo a votare e su cui mi soffermerò tra qualche istante, mi pare doveroso riportare all'Assemblea un fatto politico per nulla irrilevante. Onorevoli colleghi, in questa bizzarra legislatura, che prima o poi dovrà finire, abbiamo visto cambiare nel corso degli anni diversi Governi, supportati da variegate maggioranze. Siamo passati dal Governo Conte I, sostenuto dagli amici della Lega e del MoVimento 5 Stelle, al Governo Conte II, supportato dal Partito Democratico e dai sempre presenti pentastellati e, infine, al Governo Draghi, appoggiato da tutte le forze presenti nelle Aule parlamentari, ad eccezione di Fratelli d'Italia, di cui orgogliosamente faccio parte. Tuttavia - qui sta il punto politico - in queste ore notturne ho scoperto che, nelle Commissioni congiunte lavoro, previdenza sociale e finanze e tesoro, questi equilibri sono nuovamente cambiati. Se infatti, coerentemente, Fratelli d'Italia sta all'opposizione, facendo costruttive proposte, ho scoperto invece, insieme al collega De Bertoldi e alla collega Drago, che tutta questa eterogenea maggioranza in realtà sta all'opposizione quanto noi. È un dato ineccepibile, infatti, che moltissimi degli emendamenti presentati da chicchessia in Commissione venivano puntualmente cassati per volontà del Governo, con la tanto celata scusa che non ci sono fondi per alcun cambiamento sostanziale alla manovra. A questo punto è lecito domandarsi se c'è un Governo tecnico, che nulla ha a che fare con i partiti che lo appoggiano, oppure se c'è un Governo politico, in cui però i partiti che lo compongono non hanno voce in capitolo. Signor Presidente, la verità è che in Commissione non è arrivato altro che un pacchetto già costruito in ogni suo dettaglio, in cui noi - utilizzando un parallelismo natalizio, che spero mi venga concesso - non abbiamo potuto far altro che decidere, forse, il colore della carta con cui confezionarlo.