[pronunce]

in caso di soccombenza dell'espellendo non ci sarebbero state le condizioni per il recupero nei suoi confronti, perché, sia con riferimento alla disciplina del gratuito patrocinio (civilistica), sia con riferimento a quella del patrocinio a spese dello Stato (penalistica), per il recupero vengono in questione profili reddituali che, per queste ipotesi, sono stati radicalmente esclusi”; che, secondo il Tribunale di Milano, l'art. 13 del decreto legislativo n. 286 del 1998 si porrebbe in contrasto con il principio di parità di trattamento, in quanto, a differenza dello straniero espulso, il cittadino italiano non abbiente ovvero qualsiasi straniero non abbiente che sia imputato di reato potrebbe chiedere l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato solo a condizione della ricorrenza di determinati presupposti di ammissibilità dell'istanza previsti dal d.P.R. n. 115 del 2002; che lo stesso art. 13 del decreto legislativo n. 286 del 1998 sarebbe altresì lesivo del principio di ragionevolezza per gli stessi argomenti già svolti da questa Corte con la sentenza n. 219 del 1995; che le medesime censure di illegittimità costituzionale per disparità di trattamento e irragionevolezza varrebbero anche per il censurato art. 142 del decreto legislativo n. 113 del 2002; che una delle parti in causa, con memoria del 22 gennaio 2004, ha presentato deduzioni con le quali ritiene la questione manifestamente infondata; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ritenendo la questione infondata, in quanto la disciplina denunciata, in base agli artt. 3 e 20 del d.P.R. n. 394 del 1999 (i quali prevedono l'ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato “ricorrendone le condizioni”), dovrebbe intendersi assoggettata “alle regole generali del gratuito patrocinio”; che, secondo la stessa difesa erariale, ove si dovesse optare per una interpretazione della normativa denunciata quale automatica ammissione dello straniero al patrocinio a spese dello Stato, la scelta legislativa sarebbe comunque immune da censure in quanto informata al canone di ragionevolezza, tenuto conto della finalità di interrompere ogni legame tra lo Stato italiano e lo straniero e di assicurare il diritto di difesa agli stranieri sottoposti alla misura dell'espulsione amministrativa. Considerato che, con ordinanza del 14 ottobre 2002, il Tribunale di Milano ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 13 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 12 della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), e dell'art. 142 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), riprodotto nell'art. 142 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia); che, secondo il remittente, la disciplina denunciata si porrebbe in contrasto con l'art. 3 della Costituzione per violazione del principio di uguaglianza e del canone della ragionevolezza, tenuto conto della “differente tipologia di trattamento prevista per gli stranieri che richiedano l'accesso al patrocinio a spese dello Stato in sede di udienza di convalida del trattenimento, nonché alla parimenti differente tipologia di trattamento prevista per i cittadini e per gli stranieri che richiedano analogo beneficio sia in ambito penale sia in ambito civile”; che, in via preliminare, va rilevato che è ininfluente ai fini della decisione la modifica del comma 8 dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 286 del 1998 ad opera del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 12 novembre 2004, n. 271, in quanto detta modifica concerne il trasferimento della competenza in materia al giudice di pace e non incide sul giudizio in corso; che, passando all'esame della questione, deve rilevarsi che non può essere messa in dubbio la volontà del legislatore, chiaramente espressa dall'art. 142 del decreto legislativo n. 113 del 2002, riprodotto nell'art. 142 del d.P.R. n. 115 del 2002, di porre “a carico dell'erario l'onorario e le spese spettanti all'avvocato e all'ausiliario del magistrato”; che tale scelta rientra nella piena discrezionalità del legislatore e non appare né irragionevole né lesiva del principio di parità di trattamento, considerata la peculiarità del procedimento di espulsione dello straniero e la necessità di non frapporre alcun ostacolo al perseguimento di questo fine; che, pertanto, la questione proposta deve essere dichiarata manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 13 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 12 della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), e dell'art. 142 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), riprodotto nell'art. 142 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Milano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA