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Guglielmo guida anche la parte finale di questo percorso, che vede la crisi esplodere negli Stati Uniti nel 2007-2008 e il terremoto terribile de L'Aquila. Egli lascerà, per la prima volta, la consegna nella più grande organizzazione sindacale italiana (lei lo ha già ricordato, signor Presidente, e io lo sottolineo) a una donna, Susanna Camusso, che proviene da una tradizione non lontana dalla sua. È chiamato a impegnarsi anche sul fronte politico e non perché, come talvolta ho letto, fosse un uomo che ricercava costantemente il compromesso. Non è così; era un uomo equilibrato. Quando viene chiamato alla guida del Partito Democratico, dopo la "sconfitta" (uso le virgolette, anche se sconfitta fu) di Italia bene Comune nel 2013, egli accetta per provare a ricucire un mosaico che era andato completamente in pezzi e in parte ci è riuscito. Epifani ha poi fatto un'altra scelta, fondando un nuovo movimento. In conclusione, mi piace sempre ricordarlo tenendo fermi al centro due valori che hanno contraddistinto la sua vita: un'attenzione particolare a chi rimane indietro e, come ha dimostrato nella sua ultima esperienza da sindacalista, alla sicurezza nel mondo del lavoro. Si trattava di una questione che aveva intuito e che, purtroppo, gli aveva dato ragione (dico purtroppo perché gli incidenti nel mondo del lavoro in Italia non sono affatto diminuiti). Un abbraccio forte a Guglielmo. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia desidero associarmi sinceramente alle sue parole di cordoglio e alla manifestazione di stima e affetto per una figura certamente straordinaria della politica italiana, come è stato Guglielmo Epifani. Studi classici e laurea in filosofia - lei lo ha ricordato poco fa - con una tesi su Anna Kuliscioff, fondatrice del Partito dei lavoratori italiani, poi Partito socialista italiano. Donna di grande cultura, medico e ricercatrice, Anna Kuliscioff contribuì alla scoperta e allo studio delle cause della febbre puerperale e lottò per il suffragio universale, anche se poi non ebbe successo. Credo che da questi studi Guglielmo Epifani abbia fin da giovane deciso da che parte stare: dalla parte dei lavoratori e della giustizia sociale. Questa è stata la cifra del suo impegno di una vita intera. Certo, noi molte volte non abbiamo condiviso le sue idee, le sue opinioni, la parte dalla quale si è schierato e per la quale ha lealmente, con grande sincerità e grande pragmatismo, sempre combattuto. È stato quindi per noi un avversario da rispettare, le cui idee meritavano sempre un confronto, un approfondimento e una sfida per noi che avevamo una visione diversa dalla sua. Questa è la nobiltà della politica che deve sempre avere come punto di riferimento il bene comune. Ecco, Guglielmo Epifani, da avversario, ha contribuito nella dialettica politica al bene comune, alla crescita della nostra società e soprattutto alla crescita dei diritti dei più deboli e dei lavoratori, testimoniando, spesso con scelte che non erano in linea con la sua parte politica, la sua sincerità e la sua onestà intellettuale. Per queste ragioni, Presidente, colleghi, amici di quest'Aula, noi ci associamo sinceramente e profondamente al cordoglio perché non è soltanto una parte politica che ha perso un suo leader , ma sono la politica intera e l'Italia intera ad aver perso un esponente di cui ci sarebbe stato ancora tanto bisogno in questi momenti così difficili. La sua competenza in materia economica era infatti certamente una competenza utile ed essa, accompagnata al suo equilibrio e al suo pragmatismo, poteva certamente ancora dare frutti importanti per il popolo italiano in questo momento così difficile. (Applausi) . MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, il giorno in cui è scomparso il caro Guglielmo Epifani ero alla sede del partito, c'erano il segretario del nostro partito Enrico Letta e altri membri della segreteria e dei sindacati. Eravamo al tavolo con loro e la notizia ce l'ha data proprio Maurizio Landini. Quel momento è stato per noi l'immagine di tutto quello che aveva rappresentato il mondo di Guglielmo Epifani; il sindacato e la politica nella sede di un partito di cui era stato anche segretario nel 2013, un momento molto difficile per il Partito Democratico. La fase di transizione, in un momento estremamente delicato, era stata affidata a lui anche per le sue caratteristiche: grande integrità, onestà intellettuale e incredibile capacità di dialogo e di ascolto. Epifani era capace di tenere insieme, nella sua fermezza - perché era una persona ferma - sapeva unire ed essere forte senza mai alzare la voce. Come ricordava anche lei, Presidente, Epifani ha avuto il grande merito di sostenere nei fatti le battaglie delle donne; ha fatto eleggere dopo di sé la prima segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso. Ha altresì sempre posto grandissima attenzione anche al tema dell'Europa; non si è mai isolato. Come ha ricordato il presidente Mattarella nel suo messaggio di cordoglio, Epifani aveva una visione riformista sempre attenta in tutti gli ambiti, dal sindacato alla politica, rispetto agli interessi dei lavoratori. È stato altresì rammentato nel momento del ricordo civile che uno dei suoi ultimi interventi pubblici è stato proprio a fianco dei lavoratori della Whirlpool, chiedendo al Governo di metterci cuore e risorse. Per lui infatti valevano sempre le parole che aveva ribadito più volte: occorre ridare al lavoro quel senso pieno di diritti, responsabilità e valori. Ha provato a farlo sempre nella sua storia di sindacalista e politico con una lealtà e una passione civile che tutti, avversari compresi, gli hanno sempre riconosciuto. C'è anche una parte del suo impegno giovanile che mi piace ricordare, nei confronti dei ragazzi più fragili e delle famiglie povere. Per i primi infatti faceva ripetizioni gratuite, per i secondi assistenza agli anziani; una empatia e una generosità che raccontano tanto dell'uomo e delle ragioni per cui in tanti ne sentiamo già la mancanza. Non aveva bisogno di farsi notare, di mostrare i muscoli; voleva essere utile e desiderava ottenere degli obiettivi senza rompere. Mi ha molto colpito una frase con cui Sergio Soave ha commentato la sua storia su "Il Foglio": Epifani voleva convincere, non vincere. Quindi era un vincere con, tenendo insieme proprio nel nome di un'unità, perché, quando si vince insieme, si è più forti. «Tutto dipende dalla salute e dalla sicurezza delle persone: lo stato del presente, la possibilità di programmare il futuro, gli interessi economici, la propria dignità, la propria libertà, il proprio lavoro, il sistema degli affetti di relazione». Lo diceva Epifani in occasione del question time con il premier Mario Draghi il 12 maggio scorso; un intervento in cui chiedeva al Premier di aiutare tutti noi a vincere questa battaglia culturale e questa sfida di consapevolezza, perché è uno dei sintomi della civiltà e della democrazia del lavoro di un Paese. Lo voglio ricordare con le parole con cui lui ha ricordato Massimo D'Antona. Sono quelle che mi vengono davvero in mente per commemorarlo in quest'Aula, per commemorare la sua grandezza: