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Questo semplice gesto è diventato difficile, perché è complicato trovare qualche vero veneziano che indirizzi nelle poche autentiche taverne rimaste. Il rischio che corriamo è che ci si concentri nel salvare Venezia dimenticando i veneziani. Noi abbiamo la responsabilità di salvaguardare questa splendida città, ma dobbiamo anche preoccuparci che i veneziani, con la loro identità, possano continuare a vivere nella loro città. Proviamo a pensare Napoli senza i napoletani, Roma senza i romani, Milano senza i milanesi: sarebbero le stesse città? Non credo proprio. Dobbiamo quindi porre la nostra attenzione a difendere più attività economiche possibili, per permettere ai veneziani di abitare la loro splendida città, a memoria anche della meravigliosa storia di cui Venezia è stata protagonista. È un bene, quindi, che all'interno del parere espresso dalla Commissione ambiente sia stato inserito il punto che prevede che debbano essere coinvolte le istituzioni e gli enti locali. Chi più dei rappresentanti dei veneziani stessi ha desiderio di salvaguardare la loro città e le sue caratteristiche? Un'altra riflessione riguarda la complicità delle grandi opere - come ad esempio - il Mose. Mi chiedo se l'idea di un porto offshore non sia troppo impattante sull'ambiente e sul paesaggio rispetto alla collocazione del porto a Marghera. Non spetta me, naturalmente, dire quali siano le soluzioni migliori, non ne ho le competenze, ma ci si chiede perché non si possa più parlare di manutenzione, soprattutto se si ascoltano i veneziani e i residenti, quando raccontano che regolarmente si provvedeva alla cura dei canali e alla mitigazione dell'acqua alta. A tal proposito mi vengono in mente molti interventi in Aula, in cui si dà ormai per assodato che la responsabilità dell'inquinamento globale sia quasi esclusivamente attribuibile agli allevamenti intensivi e all'alterazione dell'ecosistema, comprendendo tra queste alterazioni anche la cura e il mantenimento dei canali o dei torrenti. Io vivo in montagna, tra laghi bellissimi, torrenti e fiumi e vedo con i miei occhi come gli alberi nei corsi d'acqua continuino a crescere, provocando l'uscita delle acque, che si riversano nelle strade e nei paesi provocando grandi danni. Preoccupa anche l'innalzamento del letto dei laghi, che rischia di far sparire le bellezze naturali di cui dicevo. Cari colleghi, può venire il dubbio che, in realtà, si vogliano spostare le vere responsabilità di chi inquina veramente. Se per milleseicento anni è stata fatta la manutenzione dei canali, ora ci accorgiamo che è anti ecologico? Pongo queste riflessioni per una discussione serena e costruttiva, con la speranza di non ricevere ancora attacchi gratuiti da colleghi che, anziché discutere in Parlamento, riportano pezzi, in formato puzzle, di ciò che viene detto in Aula sui loro profili social , forti di avere la verità in tasca. Faccio riferimento al mio ultimo intervento, in cui parlavo dell'espansione... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE . La invito a concludere, senatore. (Commenti del senatore Saviane) . La lascio finire, ma le garantisco che è andato oltre, più di quanto abbiano fatto tutti i suoi colleghi. Io sto sempre attenta a non interrompere, ma la devo invitare a concludere il suo intervento. SAVIANE (L-SP-PSd'Az) . L'espansione incontrollata del bosco porta alla crescita di alberi ad alto fusto con radici che si sviluppano in modo orizzontale anziché verticale, causando cedimenti o addirittura frane, oppure inondazioni se gli alberi crescono nei greti dei fiumi. Non vado oltre perché anche un bambino sa cosa sia la silvicoltura o l'agricoltura dei boschi. A volte basterebbe avere il desiderio di conoscere la storia delle persone, da dove vengono e cosa hanno fatto. Con questo atteggiamento si è più propensi ad ascoltare e a dubitare che la verità che si ha in tasca sia assoluta. Lasciatemi concludere con una bellissima frase di Carlo Goldoni: «Tutte le città del mondo sono più o meno simili fra loro: Venezia non è simile ad alcun'altra». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signora Presidente, ringrazio la Sottosegretaria per la sua attenzione e disponibilità. Il rispetto e la tutela del patrimonio artistico e culturale - come sappiamo - ci viene imposto direttamente dalla Costituzione, all'articolo 9. Ed è proprio il rispetto del patrimonio artistico e culturale rappresentato da Venezia e dalla sua laguna che richiede la massima attenzione. Venezia vanta infatti un patrimonio materiale di inestimabile valore, ma vale ancora di più quello immateriale, fatto di una presenza antropica importante, di tradizioni, di mestieri, di arti e di cultura consolidata nei secoli di storia che l'hanno vista protagonista. Con questo provvedimento si cerca di affrontare finalmente il problema del delicato bilanciamento tra interessi, entrambi importanti e meritevoli di tutela: da un lato, l'esigenza di preservare e tutelare il patrimonio artistico, culturale e ambientale di Venezia e, dall'altro, il necessario svolgimento dell'attività crocieristica e del traffico merci. La soluzione va appunto in questa direzione di bilanciamento. Quindi, l'esperimento di un bando di concorso di idee, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del decreto, ha l'obiettivo di raccogliere proposte e progetti di fattibilità tecnica ed economica e di individuare le soluzioni più idonee per la realizzazione di punti di attracco utilizzabili dalle navi adibite al trasporto di passeggeri superiori a 40.000 tonnellate di stazza lorda, ma anche dalle navi portacontainer adibite ai trasporti transoceanici. Le norme contenute nel provvedimento che ci apprestiamo a votare sono solo un primo passo verso una soluzione che sia al contempo definitiva e strutturale per il problema del transito delle grandi navi, ma anche rispettosa del patrimonio rappresentato dalla realtà lagunare di Venezia. È un momento quindi di fondamentale importanza per la città di Venezia - celebra quest'anno i milleseicento anni dalla sua fondazione - la cui stabilità è stata a lungo messa a repentaglio dal passaggio delle grandi navi da crociera vicino al centro storico. Si tratta di un provvedimento che va nella giusta direzione, quella tanto attesa da anni e chiesta anche dall'UNESCO. Chiunque, in questi ultimi anni, sia passato a Venezia non potrà non essere rimasto sconvolto dal vedere navi lunghe centinaia di metri passare in luoghi fragili come il canale della Giudecca o davanti San Marco. Per questo è importante progettare e realizzare l'approdo definitivo delle navi fuori dalla laguna, come l'UNESCO ha da tempo chiesto all'Italia. Quella delle grandi navi nel bacino di San Marco è stata per anni una presenza insostenibile per l'impatto che simili colossi hanno sulle fragili fondamenta veneziane e sull'ambiente. Non sono isolati, inoltre, i casi di incidenti con le imbarcazioni locali, in cui più volte è stata sfiorata la tragedia. Ma non è tutto. Le grandi compagnie di crociere hanno scaricato quotidianamente orde di turisti: