[pronunce]

La circostanza che il potere di sollecitazione dell'esercizio dei poteri ministeriali, oltre che agli enti territoriali, sia riconosciuto anche ad altri soggetti non è suscettibile di tradursi in una lesione sostanziale delle prerogative della Regione ricorrente, la quale non ricaverebbe, pertanto, alcuna utilità concreta dalla eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma censurata. 12. – La Regione Calabria ha impugnato l'art. 311 del Codice dell'ambiente, che disciplina l'azione risarcitoria in forma specifica e per equivalente patrimoniale. Tale disposizione, in particolare, stabilisce, al comma 1, che «Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio agisce, anche esercitando l'azione civile in sede penale, per il risarcimento del danno ambientale in forma specifica e, se necessario, per equivalente patrimoniale, oppure procede ai sensi delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto». Ad avviso della ricorrente, la norma censurata, non riconoscendo alle Regioni la legittimazione a ricorrere per il risarcimento del danno ambientale, nonostante l'indubbia incidenza dell'illecito perpetrato sul loro territorio e sulle attività che le Regioni stesse sono chiamate a disciplinare e porre in essere, violerebbe gli artt. 24, 114 e 118 Cost. Va preliminarmente rilevato che, in base alla disciplina del Codice dell'ambiente, è pacifico, da un lato, che il risarcimento per equivalente patrimoniale è comunque dovuto allo Stato (le relative somme sono versate in entrata del bilancio dello Stato e confluiscono in un apposito fondo di rotazione istituito nell'ambito dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio) e, dall'altro lato, che le Regioni hanno diritto, oltre che di agire in giudizio in qualità di soggetti danneggiati nei beni di loro proprietà dal fatto produttivo di danno ambientale (art. 313, comma 7), anche di ricorrere al giudice amministrativo per il risarcimento del danno subito a causa del ritardo nell'attivazione, da parte dell'amministrazione statale, delle misure di precauzione, prevenzione o contenimento del danno ambientale (art. 310, comma 1). Quanto, invece, alla legittimazione delle Regioni e degli enti locali a proporre l'azione risarcitoria per danno ambientale, va osservato che la disposizione impugnata, nel regolare in termini di alternatività il rapporto fra i due strumenti (amministrativo e giurisdizionale) con i quali l'amministrazione statale può reagire al danno ambientale, non riconosce tale legittimazione, ma neppure la esclude in modo esplicito. A prescindere da tali circostanze, la questione deve comunque essere dichiarata inammissibile. Con riguardo alla dedotta violazione dell'art. 118 Cost., la questione è inammissibile per inconferenza del parametro evocato. L'art. 118 Cost., infatti, regola il riparto della funzione amministrativa fra i diversi livelli di governo, mentre la legittimazione ad agire in sede giurisdizionale, da un lato, non costituisce una funzione amministrativa e, dall'altro lato, non risponde alla logica del riparto, dal momento che il riconoscimento della legittimazione dello Stato non esclude quella delle Regioni, e viceversa. Con riferimento alla asserita lesione dell'art. 24 Cost., la questione è inammissibile perché la ricorrente deduce la violazione di un parametro costituzionale diverso da quelli ricavabili dal titolo V della parte seconda della Costituzione, senza illustrare come da tale violazione possa derivare una menomazione delle proprie competenze legislative, amministrative o finanziarie. Con riferimento, infine, alla violazione dell'art. 114 Cost., la questione è inammissibile per genericità della censura, atteso che la ricorrente non svolge alcuna argomentazione a sostegno dell'asserita violazione dello specifico parametro costituzionale invocato. 13. – La Regione Calabria ha impugnato gli artt. 312 e 313 del Codice dell'ambiente, che regolano l'ordinanza per il risarcimento del danno ambientale e la relativa istruttoria. Le norme prevedono, in particolare, che, sulla base di una istruttoria dettagliatamente regolata dall'art. 312, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio possa, anziché promuovere in giudizio l'ordinaria azione risarcitoria, adottare una ordinanza immediatamente esecutiva che ingiunge al responsabile del danno il ripristino ambientale, a titolo di risarcimento in forma specifica, oppure, ove questo risulti impossibile o eccessivamente oneroso, il pagamento di una somma di denaro, a titolo di risarcimento per equivalente. La ricorrente lamenta la violazione del principio di leale collaborazione e dell'art. 118 Cost., in quanto le norme censurate non prevedono «alcun coinvolgimento degli enti regionali e locali» nel procedimento per l'emanazione dell'ordinanza ministeriale che ingiunge il ripristino ambientale. La questione non è fondata. È sufficiente ripetere, con riferimento ad entrambi i profili di censura, quanto in precedenza affermato: da un lato, non è rinvenibile, in tema di danno ambientale, alcuna «interferenza» fra competenze legislative che imponga l'applicazione dell'asseritamente violato principio di leale collaborazione (sub 6); dall'altro lato, la scelta legislativa di attribuire all'amministrazione statale, anziché alle diverse amministrazioni regionali, il potere di adottare l'ordinanza che ingiunge al responsabile del danno ambientale il risarcimento trova una ragionevole giustificazione nell'esigenza di assicurare che tale speciale potere amministrativo venga esercitato secondo criteri di uniformità e unitarietà (sub 9). 14 – Avendo la Corte deciso il merito dei ricorsi, non vi è luogo a procedere in ordine alle istanze di sospensione delle disposizioni impugnate, formulate dalle ricorrenti Regioni Calabria e Puglia.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi; riservata a separate pronunce la decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale promosse, nei confronti del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) dalle Regioni Calabria, Piemonte e Puglia; dichiara inammissibili gli interventi rispettivamente spiegati dall'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia)-Onlus nei giudizi instaurati dalle Regioni Piemonte e Puglia e dalla Biomasse Italia s.p.a., dalla Società Italiana Centrali Termoelettriche – SICET S.r.l. , dalla Ital Green Energy S.r.l. nonché dalla E.T.A. Energie Tecnologiche Ambiente S.p.a. nel giudizio instaurato dalla Regione Piemonte; dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'intera parte sesta del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dei relativi allegati proposta, in relazione agli artt. 76 e 77 Cost. e alla legge 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione), dalla Regione Calabria con il ricorso indicato in epigrafe;