[pronunce]

Le modifiche apportate in sede di conversione al testo originario del decreto-legge hanno inciso, tra l'altro, su diverse disposizioni transitorie contenute nel d.lgs. n. 150 del 2022, tra le quali quella contenuta nel richiamato art. 85. In particolare, con l'art. 5-bis del d.l. n. 162 del 2022, come convertito, è stato sostituito il comma 2 del medesimo art. 85, che attualmente limita l'ambito di operatività dell'obbligo del giudice di informare la persona offesa sulla possibilità di presentare la querela alla sola ipotesi in cui l'imputato sia sottoposto a misure cautelari. Di conseguenza, l'unica disposizione di portata generale relativa all'applicabilità delle nuove fattispecie procedibili a querela per i fatti commessi prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022 è quella contenuta nel comma 1 del medesimo art. 85, che individua il dies a quo per la presentazione della querela da parte della persona offesa che abbia avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato nella data di entrata in vigore dello stesso decreto. Nessuna modifica è stata invece apportata, in sede di conversione, all'art. 6 del d.l. n. 162 del 2022, disposizione censurata nel presente giudizio, con la conseguenza che il d.lgs. n. 150 del 2022 è entrato in vigore il 30 dicembre 2022. 3.- Poste tali premesse, è ora possibile affrontare le eccezioni di inammissibilità avanzate dall'Avvocatura generale. 3.1.- Con una prima eccezione, l'Avvocatura deduce il difetto di rilevanza delle questioni sollevate, muovendo dalla constatazione che, per effetto dell'avvenuta entrata in vigore (in data 30 dicembre 2022) del d.lgs. n. 150 del 2022, il nuovo regime di procedibilità a querela da esso introdotto sarebbe attualmente «comunque e senz'altro applicabile al giudizio a quo», indipendentemente dalla pronuncia di questa Corte. Si sostiene, infatti, che quale che sia l'esito del presente giudizio di legittimità costituzionale, la decisione resa non avrebbe alcuna concreta influenza nel giudizio principale, essendosi nella sostanza consumata ed esaurita la fase di vacatio legis posta alla base della rilevanza delle questioni sollevate. L'eccezione non può essere accolta. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, la valutazione del giudice a quo sulla rilevanza supera il vaglio di ammissibilità allorché «il rimettente illustri in modo non implausibile "le ragioni che giustificano l'applicazione della disposizione censurata e determinano la pregiudizialità della questione sollevata rispetto alla definizione del processo principale" (ex plurimis, sentenza n. 105 del 2018)» (sentenza n. 85 del 2020). Nel caso di specie, tale onere argomentativo è soddisfatto nel momento in cui il rimettente, chiamato a pronunciarsi sulla remissione della querela presentata dalla persona offesa all'udienza dell'8 novembre 2022 e sulla contestuale accettazione di essa da parte dell'imputato, ha ritenuto di non poter dichiarare l'estinzione del reato, in applicazione del regime più favorevole contenuto nel d.lgs. n. 150 del 2022, a causa del differimento dell'entrata in vigore di esso operato dalla disposizione censurata. Il successivo spirare, al 30 dicembre 2022, del termine di vacatio così differito, e la conseguente entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022, costituiscono pertanto il fisiologico esaurimento della fattispecie normativa posta alla base delle censure contenute nell'ordinanza, senza che ciò faccia venire meno la rilevanza delle questioni sollevate, atteso che questa «riguarda solo il momento genetico in cui il dubbio di costituzionalità viene sollevato» (sentenza n. 69 del 2010) e che ogni eventuale modificazione della norma censurata comunque idonea a far venire meno i dubbi di legittimità costituzionale «n[on] legittima questa Corte a dichiarare le questioni inammissibili per "irrilevanza sopravvenuta"» (ordinanza n. 243 del 2021). Né, d'altra parte, può ritenersi che l'assenza di una concreta influenza della decisione resa da questa Corte nel giudizio a quo possa assumere rilievo alla luce della mancata utilità per le parti (e per l'imputato in particolare), considerato che, per giurisprudenza costante, questo è un aspetto che non spiega alcun effetto sulla rilevanza della questione (sentenze n. 88 del 2022, n. 172 e n. 59 del 2021, n. 254 del 2020). 3.2.- Per le medesime ragioni, non può essere accolta la richiesta dell'Avvocatura di restituire gli atti al giudice a quo «per mutamento del quadro normativo di riferimento». Come si è visto, nella vicenda in esame non ricorre un'ipotesi di ius superveniens, cui questa Corte subordina la necessità di un nuovo vaglio - ad opera del rimettente - sui presupposti del giudizio di legittimità costituzionale. La successiva entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022 e, con essa, l'intervenuta applicabilità del regime di procedibilità a querela per i delitti ascritti all'imputato nel giudizio principale, costituiscono infatti la conseguenza del prodursi degli effetti della norma oggetto del presente giudizio, censurata dal rimettente in ragione dell'impossibilità di applicare la normativa più favorevole all'imputato all'udienza dell'8 novembre 2022, e cioè in un momento successivo al decorso del periodo di vacatio legis originariamente previsto. Né, al medesimo fine, può assumere rilievo la possibilità, adombrata nell'atto di intervento, che il giudice a quo rinviasse la trattazione dell'udienza a un momento successivo al 30 dicembre 2022 (data di entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022), atteso che, come non implausibilmente sostenuto nell'ordinanza di rimessione, tale rinvio non può tradursi in un obbligo per l'autorità procedente. 3.3.- Ad avviso dell'Avvocatura, le questioni sarebbero inammissibili anche perché il rimettente avrebbe ritenuto potenzialmente applicabile il nuovo e più favorevole regime di procedibilità a querela nel presupposto che quest'ultimo, ove non se ne fosse differita la vigenza, avrebbe fatto sorgere per il giudice l'obbligo di un'immediata declaratoria di estinzione del reato per effetto della remissione della querela e della sua contestuale accettazione. L'assunto del rimettente, tuttavia, sarebbe erroneo, perché la remissione della querela e la sua accettazione, intervenute in un momento in cui i delitti erano ancora sottoposti al regime della procedibilità d'ufficio, dovrebbero considerarsi inutiliter datae. Peraltro, aggiunge l'Avvocatura, lo stesso d.lgs. n. 150 del 2022 contiene una disciplina transitoria concernente gli effetti conseguenti al mutamento del regime di procedibilità, secondo la quale spetterebbe al giudice procedente informare la persona offesa della possibilità di presentare la querela, «senza che rilevino vicende pregresse, quale quella accaduta nel corso del processo in esame, nel quale del tutto inutilmente [...] la persona offesa ha prima proposto querela e, poi, manifestato la volontà di rimetterla».