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È il caso delle condotte di falso strumentali alla realizzazione, da parte di militari, di un peculato militare o di una truffa a danno dell'amministrazione militare. Infatti, ad oggi per il medesimo fatto storico si verifica una duplicazione di procedimenti tra giurisdizione militare – per il peculato o la truffa – e giurisdizione ordinaria – per il connesso reato di falso. L'intervento normativo intende dunque evitare agli imputati l'onere di affrontare due diversi processi per la medesima vicenda di precipuo interesse militare e perseguire l'efficienza dell'amministrazione della giustizia e risparmi di spesa mediante la celebrazione di un procedimento unitario. Altre ipotesi delittuose – benché lesive di beni o interessi militari, trattandosi di reati commessi tra militari, in luogo militare o nel corso del servizio – sono irrazionalmente attribuite alla giurisdizione ordinaria, anziché a quella militare. A titolo di esempio, la modifica dell'articolo 37 del codice penale militare di pace consentirà di supplire alla lacuna relativa alla fattispecie di omicidio, sì da evitare l'irrazionale attribuzione alla giurisdizione ordinaria dell'omicidio tra pari grado, mentre alla giurisdizione militare compete oggi il reato di omicidio di altro militare, solo se avente grado superiore o inferiore. Inoltre, la nuova previsione normativa permetterà di perseguire come reati militari i delitti di violenza privata e di violenza sessuale, allo scopo di contrastare fenomeni di prevaricazione tra militari, spesso commessi in danno di donne militari. Ancora: a seguito della riformulazione della nozione di reato militare, alla giurisdizione militare sarà attribuita la cognizione non solo dei reati di peculato e truffa, come avviene oggi, ma anche di peculato d'uso, corruzione e concussione in ambito militare, al momento soggetti invece, in modo contraddittorio, alla giurisdizione ordinaria. Altre disposizioni del disegno di legge volte a modificare il codice penale militare di pace sono volte a riallineare alcune disposizioni del codice alla modifica dell'articolo 37. A seguito dell'estensione ai militari delle norme previste dal codice penale in materia di delitti contro la pubblica amministrazione (articolo 2, comma 1, lettera c) , numero 2), del disegno di legge), è stata infine prevista l'abrogazione dei reati militari speciali contro la amministrazione militare (articolo 5). Si è prevista specularmente la modifica dell'articolo 3 della legge 9 dicembre 1941, n. 1383, abrogando il delitto di peculato del finanziere, ivi indicato, e limitando la disposizione agli altri reati già previsti (collusione del finanziere e violazione di leggi fiscali) (articolo 4). Coerentemente, in sostituzione di quelle già previste dalla disposizione dell'articolo 219 per i reati contro l'amministrazione militare, per i militari sono state introdotte, agli articoli 28 e 29 del codice penale militare di pace, pene accessorie corrispondenti a quelle previste per i pubblici ufficiali autori dei reati comuni contro la pubblica amministrazione (articolo 2, comma 1, lettere a) e b) ). Un ulteriore profilo di intervento riguarda le modifiche agli articoli 140, 148, 189, 196 e 260 del codice penale militare di pace (articolo 2, comma 1, lettere d) , e) , f) , g) e h) ). Va premesso che l'articolo 260 del codice penale militare di pace rimette al comandante del corpo o di altro ente superiore, da cui dipende il militare colpevole, la valutazione circa la richiesta di procedere per i reati militari puniti, ad oggi, con la reclusione militare non superiore a sei mesi. Dunque, al suddetto comandante è lasciata la scelta se avviare un procedimento penale o un procedimento disciplinare per i fatti illeciti di scarso rilievo. La modifica si propone di elevare il limite edittale dei reati militari per i quali è prevista la condizione di procedibilità della richiesta del comandante di corpo da sei mesi a un anno in modo da ampliare l'ambito di quegli illeciti che, pur essendo connotati da una offensività molto modesta, oggi impongono sempre, d'ufficio, l'avvio di un procedimento penale, con possibili conseguenze, anche immediate e gravi, nei confronti del militare interessato. I delitti più ricorrenti oggi perseguiti d'ufficio e che, a seguito delle modifiche proposte (anche previa riduzione del limite edittale massimo a un anno di reclusione militare per i reati militari puniti dagli articoli 140, 148, 189 e 196 del codice penale militare di pace), si intende perseguire solo a richiesta sono quelli di: abbandono di posto o violata consegna da parte di militare di guardia o di servizio (articolo 120 del codice penale militare di pace); forzata consegna non aggravata (articolo 140 del codice penale militare di pace) ; diserzione (articolo 148 del codice penale militare di pace) ; disobbedienza (articolo 173 del codice penale militare di pace) ; insubordinazione con ingiuria (articolo 189, comma 2, del codice penale militare di pace) ; ingiuria a un inferiore (articolo 196, comma 2, del codice penale militare di pace). Con specifico riguardo a questi ultimi due reati militari, appare particolarmente opportuno rimettere al comandante di corpo la valutazione preventiva circa la concreta gravità della condotta ingiuriosa e dunque della sua rilevanza penale o disciplinare. Oggi, infatti, tali fattispecie nella generale percezione appaiono meno gravi di quanto non lo fossero in passato, come è confermato indirettamente anche dalla intervenuta depenalizzazione in ambito civile del reato comune di ingiuria (articolo 594 del codice penale) ad opera dell'articolo 1, comma 1, lettera c) , del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7. Altri reati militari puniti sino a un anno di reclusione militare per i quali risultano avviati, con minore o scarsa frequenza, procedimenti penali nel corso degli ultimi anni sono: l'inottemperanza a sentinella, vedetta o scolta (articolo 141, comma 1, del codice penale militare di pace); la simulazione di infermità (nella sola ipotesi meno grave dell'aver agito per sottrarsi a un servizio, prevista dalla seconda parte dell'articolo 159 del codice penale militare di pace); il falso in foglio di licenza, di via o simili (articolo 220 del codice penale militare di pace); la minaccia tra pari grado o per cause estranee al servizio e alla disciplina militare (articolo 229, comma 3, del codice penale militare di pace). Se all'epoca in cui furono emanati i codici militari, nel 1941, sotto altro regime e nel contesto bellico, poteva apparire comprensibile che i suddetti reati fossero perseguiti penalmente in ogni caso, oggi, in ragione della loro modesta gravità, appare più ragionevole che sia rimessa al comandante di corpo la scelta se avviare un procedimento penale oppure disciplinare.