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Il territorio in questione che ha un'estensione complessiva di aree private pari a circa 21 km2 e pubbliche di circa 93 km2 e si affaccia sul settore meridionale del mare Adriatico con uno sviluppo costiero di circa 30 km. La popolazione residente nelle zone limitrofe al sito in oggetto costituisce circa 1/3 dell'intera popolazione regionale. Il territorio è compreso nell'area dichiarata "Area ad elevato rischio di crisi ambientale" nel 1990. La dichiarazione è stata reiterata nel luglio del 1997. Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 è stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Brindisi". Pur in assenza di un censimento puntuale dei siti degradati, è nota la presenza nel territorio in questione di zone, interessate da attività estrattive (cave attive e/o esaurite) e non, che presentano fenomeni di degrado e dissesto localizzato. Molte di esse sono state infatti utilizzate come discariche abusive di rifiuti; basti ricordare l'ansa valliva di fiume Grande, colmata da terreni riportati di dubbia origine, e la sponda destra del canale di fiume Piccolo, oggetto di sversamenti di oli combustibili. Discariche di rifiuti industriali sono state individuate nell'area Montedison (fanghi al mercurio, ceneri, scorie di forni e delle colonne di distillazione, etc.). Coperture in eternit da sottoporre a bonifica sono presenti in aree industriali ed in area portuale. Risultano inoltre presenti nell'area industriale oltre 100.000 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi in parte derivanti da attività produttive dismesse. La discarica di idrossido di calcio, che ha una superficie di circa 50 ettari, occupa parte dell'area umida nota come "Saline Foggia di Frau", di interesse regionale e nazionale, mentre "l'area agricola è soggetta a fall-out delle particelle solide provenienti dalle emissioni delle centrali termoelettriche e dell'industria chimica. Il bacino del Cillarese è inquinato sul fondo dalle particelle solide dei reflui organici provenienti dal comune di Mesagne (Brindisi). Le grandi fosse settiche venivano utilizzate dall'acquedotto pugliese per la sedimentazione dei reflui organici della città di Brindisi prima dello smaltimento in mare; attualmente, dopo la realizzazione dell'impianto di depurazione di fiume Grande, sono in stato di abbandono con forte inquinamento dei terreni circostanti le vasche stesse. I capannoni ex SACA, ubicati nell'ansa valliva del canale Cillarese, hanno coperture costituite da materiali a base di amianto ed inoltre è probabile che nelle immediate vicinanze di essi siano stati smaltiti rifiuti pericolosi (fonte comune di Brindisi). Si hanno inoltre evidenze di inquinamento salino e batteriologico della falda riconducibili rispettivamente a emungimenti abusivi, dispersione di reflui non adeguatamente depurati, infiltrazioni di prodotti chimici utilizzati in agricoltura, dispersione nel suolo e nel sottosuolo di liquami zootecnici, rilascio di percolato proveniente da discariche con il fondo non impermeabilizzato o abusive. Le analisi effettuate in passato sui corsi d'acqua superficiali hanno comunque evidenziato un notevole livello di inquinamento batteriologico ed una rilevante presenza di sostanza organica. Le cause identificabili sono le immissioni di reflui civili non adeguatamente trattati, gli scarichi industriali, gli scarichi non collegati alla rete fognaria, gli sversamenti abusivi di acque di vegetazione. Principali caratteristiche ambientali. L'area si affaccia sul settore meridionale del mare Adriatico con un notevole sviluppo costiero (circa 30 km). Il territorio è caratterizzato da un andamento geomorfologico regolare e piuttosto pianeggiante, con scarso sviluppo di corsi d'acqua, generalmente a carattere torrentizio. Per quanto riguarda l'uso del territorio prevalgono le superfici agricole mentre le aree urbane e industriali risultano concentrate prevalentemente in corrispondenza della città di Brindisi. È caratteristica nel brindisino l'elevata percentuale di utilizzazione della superficie agricola disponibile; complessivamente prevale la copertura a seminativo. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 100 miliardi. Piano di caratterizzazione. Il Ministero dell'ambiente ha predisposto e consegnato ai soggetti titolari un documento di linee guida per la caratterizzazione dei suoli e delle acque nonché per la caratterizzazione delle aree marine. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. L'Enichem ha assunto un impegno finanziario di circa ventiquattro miliardi di lire per la messa in sicurezza, mediante impermeabilizzazione, di due aree individuate al bordo meridionale del polo petrolchimico, fortemente inquinate e destinate a discariche abusive; tali interventi sono inseriti nel piano di risanamento dell'area a rischio ambientale del territorio di Brindisi. TARANTO Comune - Località. Taranto, Statte. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali, di specchi marini (Mar Piccolo) e salmastri (Salina grande) Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto dei Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti: un polo industriale di rilevanti dimensioni, con grandi insediamenti produttivi, e differenti tipologie di aree, quali: industria siderurgica (ILVA), raffineria (AGIP), industria cementiera (CEMENTIR); lo specchio di mare antistante l'area industriale comprensiva dell'area portuale (Mar Grande); alcune discariche; lo specchio marino rappresentato dal Mar Piccolo; la Salina Grande; cave dismesse. Il comparto siderurgico (ILVA) è il più grande polo nazionale. Nell'area sono inoltre presenti industrie manufatturiere di dimensioni medio-piccole. Il porto di Taranto, che movimenta da 30 a 40 milioni di tonnellate di merci, ed i cantieri militari e civili presenti nell'area, costituisce un'attività industriale primaria a rilevante impatto ambientale. La superficie interessata dagli interventi di bonifica e ripristino ambientale è pari a circa 22,0 km2 (aree private), 10,0 km2 (aree pubbliche), 22,0 km2 (Mar Piccolo), 51,1 km2 (Mar Grande), 9,8 km2 (Salina Grande). Lo sviluppo costiero è di circa 17 km. Il territorio perimetrato è compreso nell'area dichiarata "Area ad elevato rischio di crisi ambientale" nel novembre 1990. La dichiarazione è stata reiterata nel luglio 1997. Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 è stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto". Le interferenze con l'ambiente prodotte dalle attività industriali sono di cospicua entità ed interessano tutti i comparti ambientali; le principali fonti di inquinamento sono rappresentate dalle industrie siderurgiche, petrolifere e cementiere. Principali caratteristiche ambientali. Il sito interessato si estende su una vasta area pianeggiante, prospiciente il golfo di Taranto. Gli insediamenti industriali presenti influenzano pesantemente il quadro socioeconomico, ambientale e paesaggistico.