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Un'altra cosa che vorrei far notare è che il decreto in esame si muove perfettamente nel solco delle direttive europee. La direttiva n. 59 del 2014, cosiddetta bank recovery and resolution directive (BRRD), viene letteralmente rispettata. Quindi, a fronte di affermazioni del tipo: «Non accettiamo Diktat della Commissione europea», viene seguito esattamente il percorso che la Commissione europea ha imposto (Applausi della senatrice Rizzotti). E il percorso prevede una serie di passaggi, finiti i quali entra la ricapitalizzazione precauzionale dello Stato, cioè il burden sharing , la condivisione dei fardelli. Ciò vuol dire che verranno azzerati nell'ordine gli azionisti, gli obbligazionisti junior e gli obbligazionisti senior. Ci sarà il solito bagno di sangue a cui abbiamo già assistito con Banca Monte dei Paschi di Siena. Vorrei far notare un'altro aspetto. Il decreto-legge in esame è tempestivo tanto quanto lo era quello precedente, rispondendo a una collega intervenuta in precedenza. Molto semplicemente si arriva a questo punto quando l'assemblea degli azionisti certifica la loro stessa incapacità a raccogliere denaro fresco per una nuova ricapitalizzazione. Quando l'azionista di riferimento - in questo caso la famiglia Malacalza - dice di non avere più soldi o di non volerne più tirare fuori se non si capisce dove vuole arrivare la banca, è chiaro che a quel punto si deve intervenire. Il momento è quello: non è né prima, né dopo. Non lo sceglie la politica: lo scelgono tutte le direttive, l'andamento delle azioni e l'assemblea degli azionisti. In questo caso, una semplice occhiata ai bilanci consuntivi dal 2013 in avanti - sono sei anni - mette in evidenza ventiquattro trimestri in perdita con tre ricapitalizzazioni da 2,2 miliardi. Ciò fa capire che quello è il momento in cui gli azionisti si arrendono. E la cosa importante da dire è che il decreto-legge interviene esattamente dove sono intervenuti gli altri. Le vere domande che dobbiamo porci sono altre: la prima è quando ci si vuole fermare con l'operazione di mettere i soldi nelle banche e fare la ricapitalizzazione; la seconda è cosa si chiede al sistema bancario. Non sono domande banali. Voglio anche aggiungere che il fatto che lo Stato entri nel capitale azionario non vuol dire che la banca viene nazionalizzata. La banca viene nazionalizzata solo nel momento in cui lo Stato fa un'OPA residuale delle azioni che mancano e chiede il delisting , cioè toglie la banca dal listino di borsa e la fa diventare una società che non è più SpA, nel senso che non è più nel suo statuto e nella sua mission l'obiettivo di produrre profitto. Solo allora è possibile svincolarla dal concetto di public company , dalle stime degli analisti e battere il consenso degli analisti sugli utili dei trimestri successivi. Il vero problema è che il sistema bancario è in crisi sistemica, perché prestare soldi è un'attività che non rende più nulla da tanti anni. Questa è la vera questione alla quale bisogna puntare: visto che prestare soldi non rende, le banche hanno dovuto trovare altri sistemi per impiegare l'enorme massa di risparmio che la collettività ci ha riversato dentro con strumenti finanziari a più alta resa. Basta guardare il conto economico sintetico - se si guardano i bilanci completi, come ho fatto per MPS, ci si accorge che non tutto è riportato fino in fondo - per capire che il fatto che una banca bruci liquidità con quella velocità non può essere imputato solamente ai prestiti deteriorati. È troppo rapido il modo in cui vengono bruciati i soldi: vuol dire che ci sono strumenti finanziari a leva, derivati di copertura o non di copertura, quotati oppure fuori dai mercati regolamentati, che causano un'erosione del patrimonio colossale. Dove sta almeno una regolamentazione degli strumenti finanziari che può utilizzare una banca? La Commissione europea ovviamente non sarebbe d'accordo su questo, perché andrebbe contro il sacro mercato. Tuttavia, oltre alla necessaria separazione tra attività di banca tradizionale e attività di banca d'affari, bisogna anche mettere un freno a quello che può fare una banca d'affari. È dal 1997, dal crack del fondo LTCM, che abbiamo visto come la bomba dei derivati può esplodere senza neanche darci il tempo di capire cosa stia succedendo, perché tutto si muove molto velocemente: quando si ha un effetto leva di 1.500-2.000, l'esplosione del sottostante causa un'esplosione praticamente immediata del derivato. Su questo il Governo sta facendo qualcosa? Nella scorsa legislatura c'erano tanti progetti di quella che allora era l'opposizione per la separazione tra banche d'affari e banche commerciali e per un certo tipo di regolamentazione. Questo è il pilastro fondamentale sul quale ci si dovrebbe muovere, altrimenti Banca Carige sarà solo una delle tante banche che hanno problemi finanziari. Non faccio nomi, ma chiunque avesse voglia di andare a guardare il conto economico di altre banche vedrebbe che quelle in difficoltà sono abbastanza. Finché sono banche di media dimensione il sistema può tollerarlo, ma fino a che punto si può accettare un'immissione di liquidità nel sistema bancario per tutelarne la stabilità? Ci sono banche più grandi, per le quali gli ultimi aumenti di capitale sono stati superiori ai 10 miliardi di euro, che non possono ragionevolmente sopportare un ulteriore aumento di capitale in caso di erosione del patrimonio di vigilanza. Tutte queste sono domande alle quali bisogna dare risposta, prima che i mercati diano risposta al posto nostro. Un'ultima considerazione - e concludo - relativamente al bail in : la BRRD è quasi un bail in ; manca solo il bagno di sangue dei correntisti sopra i 100.000 euro. Il principio ispiratore di ciascuno di noi dovrebbe essere che i tax payer non devono pagare per le crisi bancarie ma, siccome la Commissione agisce in nome e per conto di tutta l'Unione, si intendono i contribuenti di tutta l'Unione europea. Ricordiamoci che cosa disse il Presidente della Banca centrale tedesca ai tempi: disse di non volere il pagamento da parte dei contribuenti tedeschi per le crisi bancarie di qualcun altro. È questo che dobbiamo avere in mente: il bail in e il BRRD sono calibrati sul fatto che gli altri non vogliono pagare per le nostre banche, dopo che hanno pagato per le loro, perché il sistema bancario tedesco è stato sostenuto con molti soldi pubblici. Dopo aver ottenuto tutto questo, dicono basta e adesso non lo deve fare più nessuno perché non è più giusto; prima lo fai e poi dici agli altri di non farlo. Questi sono i grossi temi sui quali vorrei che il Governo tirasse fuori qualcosa. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, mi unisco a mia volta, anche a nome dei colleghi di Fratelli d'Italia, agli auguri per il suo compleanno, che le formuliamo davvero di cuore. (Applausi dai Gruppi FdI e M5S). Detto ciò, in questo momento intervengo da un punto di vista più che altro tecnico, soprattutto con la speranza che l'Assemblea voglia rispondere positivamente ad alcuni nostri emendamenti.