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Misure per favorire lo sviluppo della managerialità nelle imprese del Mezzogiorno. Onorevoli Senatori. -- L'economia del settore terziario ha vissuto negli ultimi anni un forte processo evolutivo nel sistema economico nazionale, diventando settore di primaria rilevanza sul piano economico e del mercato del lavoro. Sotto il profilo dell'occupazione ha assolto il compito di settore «assorbente», ricevendo buona parte dei lavoratori espulsi dalla crisi dell'industria. L'aspetto rilevante da rimarcare è la constatazione non solo del peso che il settore terziario detiene oggi sul piano nazionale, ma soprattutto del fatto che il suo peso è praticamente raddoppiato in venticinque anni mettendo in evidenza un forte cambiamento, ancora oggi in atto, e probabilmente non ancora del tutto percepito nelle sue reali dimensioni. Il riconoscere al terziario questo ruolo prioritario nel sistema economico deve comportare un investimento sempre maggiore nelle risorse umane e nei valori immateriali, inserito in un contesto che deve comunque avviare un «circolo virtuoso», con i seguenti capisaldi: «più concorrenza, maggiore produttività, prezzi più bassi, rilancio dei consumi, nuovi posti di lavoro». È importante che la gestione dell'azienda sia affidata a figure professionali che consentano quella necessaria flessibilità, che inserisca adeguatamente l'azienda nei percorsi evolutivi del sistema economico. È assolutamente inadeguato l'investimento finora effettuato in risorse umane altamente qualificate: i manager presenti nel settore del terziario hanno una fortissima concentrazione al Nord (81,7 per cento), sono il 15,6 per cento al Centro e solo il 2,7 per cento al Sud. La scarsità della consapevolezza del ruolo della figura manageriale nella gestione delle problematiche aziendali spiega il limitato ricorso ai manager. Al Sud molto spesso l'imprenditore non ha un'adeguata cultura manageriale e non si avvale di dirigenti cui attribuire deleghe e responsabilità, ma preferisce esercitare direttamente o attraverso il coinvolgimento di propri familiari i massimi incarichi direttivi. La motivazione del serio deficit numerico della classe dirigente del settore privato non si può imputare tanto ai limiti finanziari delle aziende, quanto a motivazioni di carattere culturale. Il rapporto tra imprenditoria e management nel nostro Paese è particolarmente complesso e sofferto. La piccola dimensione d'impresa che caratterizza il tessuto imprenditoriale italiano ha portato ad una centralità di posizione e di ruolo dell'imprenditore, al quale la scuola economica italiana ha generalmente e diffusamente attribuito gran parte dei meriti dei processi di sviluppo dell'economia e di qualificazione economica dei territori distrettuali. In realtà, la competitività di ogni impresa è tanto maggiore quanto più alte sono la qualità del suo disegno strategico e la qualità delle competenze e delle conoscenze del management che la guida. La cultura manageriale rappresenta un fattore decisivo per la capacità competitiva delle imprese e del Paese. La crescita e la formazione continua dei manager costituisce un complemento necessario sia per rimanere nel mercato del lavoro, sia per favorire e accompagnare l'accelerazione dei processi di innovazione tecnologica e produttiva. Dall'esame dell'indicatore comprensivo di tutte le categorie infrastrutturali (sia economiche, sia sociali) emerge che il divario fra Centro-Nord e Sud si è ulteriormente accentuato. Inoltre le indagini svolte ci dicono che sono scarsi gli investimenti esteri nel Mezzogiorno, proprio a causa delle carenze di infrastrutture, delle inefficienze del sistema burocratico ed anche della qualità del capitale umano. Sono tutti svantaggi competitivi ai quali occorre rimediare immediatamente. Si devono creare le condizioni per attrarre gli investimenti, ragionando in termini di strategia di sviluppo. Lo sviluppo delle imprese e del territorio dovrebbe avvenire attraverso la promozione di nuove imprese, oppure con il loro ampliamento e la loro qualificazione, con un insieme diversificato di incentivi alla crescita soprattutto in termini di innovazione, sulla base di un'ottica di sviluppo sostenibile e di riequilibrio dell'occupazione. Va incoraggiata la nascita di imprese e l'adozione di progetti, con caratteristiche innovative, miranti a sviluppare servizi o processi tesi a rafforzare la competitività dei sistemi locali. La promozione e lo stimolo dell'incremento della presenza di competenze manageriali nelle imprese è sempre più indispensabile: c'è bisogno di risorse con elevata specializzazione e professionalità per poter meglio competere sui mercati. Negli ultimi anni in alcune regioni del Paese, come il Nord-Est, si è dovuto constatare che è divenuta una debolezza quello che nel passato anche recente era stato uno dei punti di forza: la piccola dimensione delle imprese. Nei prossimi anni occorrerà intervenire su quelli che sono i vincoli alla crescita dimensionale delle nostre aziende. Occorre intanto premiare le imprese che investono nel Sud e creare loro le condizioni per radicarsi e crescere. Tre sono gli elementi necessari alla crescita delle imprese del terziario nel Sud: 1) creare reti tra piccole e medie imprese; 2) dotarsi di competenze manageriali; 3) coinvolgere le istituzioni locali e gli attori sociali. L'imprenditore spesso non si assume i rischi da solo ma, se supportato da una buona rete formata da altre imprese o da solide competenze manageriali interne o esterne, certamente osa di più. Oggi per comprendere i processi di mutamento in corso, per conoscere le nuove tecnologie, per affrontare le problematiche relative all'internazionalizzazione senza creare fratture con il territorio di riferimento, servono una preparazione ed un'esperienza adeguate. Per lo sviluppo economico del Sud, è imprescindibile coinvolgere gli imprenditori, spingerli ad investire e a dotarsi di strumenti indispensabili, tra i quali idonee competenze manageriali per affrontare le sfide di un mercato globale. Servono infatti formazione specifica, conoscenze ed esperienze professionali mature, in grado di dare un apporto fattivo e concreto allo sviluppo equilibrato dell'attività d'impresa. Il senso del presente provvedimento è quello di incoraggiare l'imprenditore a dotare la propria azienda di manager ai quali affidare la gestione tecnica, che lo possano coadiuvare nelle decisioni relative allo sviluppo e all'espansione dell'impresa. Non si vogliono prospettare quindi misure assistenziali per i dirigenti, bensì misure incentivanti per le imprese. Tali norme non comportano oneri eccessivi, perché si parte da una situazione di quasi totale assenza di managerialità. L'inserimento di un centinaio di figure manageriali all'anno rappresenterebbe un risultato notevole sul piano economico-politico senza determinare, per altri versi, un volume di spesa significativo. Le misure potrebbero essere configurate nell'ambito delle politiche del « welfare to work », ovvero delle politiche sociali attive che favoriscono il reimpiego dei lavoratori. L'incentivo potrebbe identificarsi in una sorta di premio o per lo start up di nuove aziende o per aziende che decidono di rinnovarsi. In sintesi il presente disegno di legge si articola in tre tipologie di intervento: a) un premio fiscale, consistente in un credito d'imposta, per le imprese che trasformano il lavoro prestato da un dirigente in modo precario in una assunzione a tempo indeterminato (incentivo per nuova occupazione); b) un contributo alle imprese che assumono quadri e dirigenti disoccupati (reimpiego);