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Ciò vuol dire che solo in Puglia e nel Salento il numero degli ulivi è pari al numero degli abitanti dell'Italia intera, e, di questi 60 milioni, 300.000 sono piante secolari, se non millenarie, veri e propri monumenti storici. Oggi una piaga sta flagellando un patrimonio, che non è solo agricolo ma anche paesaggistico, turistico, culturale, gastronomico, economico - come diceva bene il collega Damiani, contribuisce al PIL dell'Italia - rischiando di provocare per ogni comparto che ho nominato danni incalcolabili, ma soprattutto danni davvero irreparabili. Questa peste, che si chiama xylella fastidiosa, è un microscopico batterio alieno per i nostri territori, importato, che rischia di compromettere l'agricoltura nazionale, perché non colpisce solo gli ulivi, ma anche tutti gli alberi da nocciolo. La questione della xylella, infatti, che sta mettendo in ginocchio il comparto olivicolo, non è da guardare solo come un problema locale del Salento e della Puglia, ma come una tragedia per tutto il Paese. Gli stanziamenti non vanno presi solo dalla quota spettante alla Puglia, ricordatelo, questo è il punto. Nessuno può girare la testa su una calamità che fino ad oggi ha già provocato danni per più di un miliardo di euro e che non si ferma. Il batterio avanza alla velocità di due chilometri al mese e per il momento ha provocato il catastrofico crollo della produzione di olio e la chiusura delle attività - attenzione - soprattutto dei piccoli produttori pugliesi e salentini, che oggi sono disperati e soli. Pare, tra l'altro, che comincino ad esserci focolai anche in Toscana, ad Orbetello, sul Monte Argentario. La produzione di olio intanto in Italia è crollata dalle 600.000 tonnellate del 2008 alle 200.000 del 2018: solo quindici anni fa il nostro Paese era il primo produttore di olio al mondo; oggi arranchiamo dietro la Spagna, che però negli stessi ultimi quindici anni ha realizzato ben quattro piani olivicoli straordinari, che hanno permesso la sostituzione delle vecchie piante poco produttive con piante nuove. Tornando al problema della xylella in Italia, le misure contenute nel provvedimento che stiamo per votare possono essere anche parzialmente condivisibili, ma, come al solito, è la dotazione finanziaria ad essere assolutamente scarsa per attivare la serie di azioni coordinate necessarie ad una battaglia che si deve combattere su più fronti. Come sempre, è questione di lungimiranza e di ordine di priorità. Se si finanzia il reddito di cittadinanza, misura assolutamente pannicello, non si può e non si deve risparmiare su ciò che invece andrebbe a sostentare lavoro, economia e reddito in uno dei comparti più importanti su cui si basa lo sviluppo italiano qual è quello dell'agricoltura. C'è da fare una considerazione importante. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, l'Italia è il Paese dei piccoli Comuni ed è intorno a questi che si concentrano le produzioni agricole, per buona parte realizzate dai piccoli produttori. I piccoli Comuni, però, proprio perché non adeguatamente sostenuti, rischiano di svuotarsi, di spopolarsi e sappiamo benissimo che cosa vorrebbe dire tutto questo, con città che esplodono e territori abbandonati. Per questo motivo Forza Italia presenterà fra poco più di un disegno di legge per attivare l'istituzione delle zone a economia speciale per i piccoli Comuni, con sollievi fiscali, semplificazioni burocratiche e agevolazioni edilizie per chi mantiene le proprie attività sui territori disagiati. Vorremmo che il Governo ci seguisse in questo percorso di affiancamento a chi è in difficoltà perché non ce la fa più a sostenere la propria impresa agricola: non si possono infatti attivare misure contro la povertà, da un lato, e, dall'altro, non intervenire per prevenirla. Oggi stiamo assistendo a una catastrofe annunciata e non possiamo rimanere indifferenti; soprattutto, non possiamo lasciare che solo il Ministero delle politiche agricole si occupi di una questione che deve vedere tutto il Governo schierato a fianco degli olivicoltori e degli agricoltori, in particolare dei piccoli. La mia proposta è quella di muoversi su più fronti in maniera coordinata e sinergica, da un lato sul piano della ricerca, alla quale devono essere destinati fondi adeguati dal Governo, dalla Regione e dall'Unione europea e, dall'altro, dal punto di vista dell'azione e del sostegno ai piccoli agricoltori e ai sindaci che li rappresentano. Per finire - questo oggi chiediamo con forza - è necessaria la creazione di un tavolo tecnico-politico dedicato, trasversale, per seguire ogni passaggio e coinvolgere ogni attore specializzato che possa aiutare a superare questo momento critico, ridando speranza a una terra meravigliosa. Vi invito a venire a vedere con i vostri occhi; vi assicuro che vi verrà da piangere. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, non voglio ripetere, né approfondire i temi inerenti all'importanza dell'agricoltura nel nostro Paese e al ruolo determinante che essa ha per l'economia, oltre che per la gestione del territorio, perché l'agricoltura viene praticata sul territorio del nostro Paese, interessandone la parte più importante e più estesa. Vorrei però riprendere alcuni temi, perché poc'anzi ho sentito mettere in rilievo il ruolo dell'olivicoltura e il peso elevato della produzione dell'olio nel nostro Paese, ma finora nessuno ha detto - poi entrerò anche nel merito del decreto-legge - che uno dei principali creatori di problemi del settore agricolo è un'Europa che ha inteso dare risposta all'olivicoltura con l'importazione di olio tunisino (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questa non è la risposta che deve essere data ai nostri olivicoltori e in generale. Cito soltanto l'olio per non andare troppo fuori tema, perché il provvedimento non tratta di questo, però potrei citare tanti altri prodotti del nostro Paese che devono essere incentivati e che invece sono in crisi proprio a causa di scelte europee sbagliate, che speriamo il prima possibile possano essere ricondotte a opzioni più opportune e che tengano in maggiore considerazione la nostra realtà. Il decreto-legge dà risposte importanti a emergenze del nostro Paese. Credo che tutti dobbiamo - e ringrazio anche una parte dell'opposizione che ha fatto presente questo dato - dare atto al Governo di aver affrontato questi temi in modo serio e anche concreto, con delle risposte che presto si trasformeranno in risultati positivi. Io però vorrei affrontare un tema non soltanto perché vengo dalla Liguria e proprio da quell'area geografica ove è ubicato ancora oggi l'ex stabilimento Stoppani. È noto che l'articolo 12 del decreto-legge in discussione affronta il tema e le problematiche della bonifica dell'area della Stoppani, probabilmente poco conosciuta ai più, ma molto nota e con un grande impatto in quella realtà geografica, in quella parte di riviera ligure a ridosso della città di Genova, inclusa fra i Comuni di Arenzano e di Varazze.