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il settore della lunga percorrenza del trasporto ferroviario italiano rappresenta, nel complessivo sistema dei trasporti, nel turismo, nel commercio, una prospettiva di crescita dell'intera nazione; da notizie di stampa nazionali e locali, si è appreso dell'ipotesi progettuale da parte dei vertici della direzione investimenti e produzione di Rete ferroviaria italiana SpA (gestore dell'infrastruttura ferroviaria nonché società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane SpA, società in house ) che non è in previsione una stazione che interessi il territorio dell'agro nocerino-sarnese, una delle aree più densamente popolate della provincia di Salerno, e che dunque buona parte della provincia di Salerno sarebbe priva di fermate e conseguentemente esclusa dalla nuova direttrice ferroviaria; considerato che: il decreto "rilancio" ha previsto uno stanziamento di circa 40 milioni di euro per lo studio di fattibilità tecnico-economica per il potenziamento della linea veloce tra cui è compresa anche la linea ad alta velocità e alta capacità Salerno-Reggio Calabria; la realizzazione di tali infrastrutture potrebbe rappresentare una grande opportunità di sviluppo e occupazione e sarebbero di enorme rilevanza socio-economica per un territorio come l'agro nocerino-sarnese ad alta intensità abitativa, con poche infrastrutture di rilievo strategico, anche in una prospettiva di piena funzionalizzazione delle zone economiche speciali previste in loco , ovvero maggiore accessibilità e connettività dei comuni di riferimento con mobilità sostenibile; nel tratto dell'alta velocità ubicato in località Torricchio esiste un nodo di interscambio nella zona Starza, ai confini dei comuni Nocera Superiore e Nocera Inferiore, vicino anche alla nuova arteria provinciale di collegamento che rende facilmente raggiungibili i comuni di Roccapiemonte e Castel San Giorgio; il posto di movimento Torricchio, lungo il primo tratto, direzione nord, della linea ferroviaria ad alta capacità Napoli-Salerno (a monte del Vesuvio) è dotato di 2 binari di precedenza, rispettivamente di 625 e 631 metri, con deviatoi d'ingresso e d'uscita percorribili a 60 chilometri orari; tale impianto ferroviario è situato tra bivio Santa Lucia (diramazione, da Salerno, per Nocera Inferiore-Torrichio) e bivio Sarno (diramazione, da Salerno, per Sarno-Napoli), attualmente serve per effettuare anche le precedenze, è attraversato da tutti i servizi ferroviari cargo che transitano per Salerno, dai servizi ferroviari passeggeri regionali da Napoli per Eboli, Potenza, Taranto, Sapri e Paola e viceversa, oltre che dai servizi ad alta velocità, effettuati da Trenitalia e Nuovo trasporto viaggiatori, con origine o destinazione a Salerno, Sibari o Reggio Calabria centrale; la creazione di una stazione passeggeri costituirebbe un incentivo all'utilizzo del treno lungo una linea che non presenta criticità ricorrenti, senza passaggi a livello, darebbe la possibilità di raggiungere, attraverso i treni regionali, Napoli centrale in meno di 30 minuti e Salerno in meno di 10 minuti; il bacino di utenza di una nuova stazione nell'agro nocerino-sarnese sarebbe di circa 400.000 cittadini e offrirebbe una buona connettività, oltre che con le rispettive stazioni ferroviarie, anche con le principali arterie autostradali, in una forbice di territorio tra l'autostrada A3 Napoli-Salerno e la A30 Caserta-Salerno, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano valutare le prospettive ed i vantaggi di una stazione di fermata sul territorio dell'agro nocerino-sarnese; in particolare, se intendano convocare un tavolo istituzionale per ipotizzare la conversione del posto di movimento Torricchio, ubicato nel comune di Nocera Superiore, in stazione passeggeri. Atto n. 4-04998 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per gli affari europei Premesso che: il 2 marzo 2021, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha respinto l'impugnazione dell'autorità antitrust europea che considerava "aiuto di Stato" i fondi concessi dal fondo interbancario (FITD) alla Popolare di Bari per il salvataggio di Tercas nel 2014. La Corte ha dunque confermato la sentenza del Tribunale, risalente al 2019, secondo cui i fondi non costituivano aiuti di Stato in quanto non controllati dalle autorità pubbliche italiane e, di conseguenza, ha bocciato definitivamente quanto deciso dall' antitrust europeo che aveva ordinato all'Italia di recuperare da Tercas aiuti di Stato per un importo pari a 295,14 milioni di euro; il caso, che risale al 2013, è stato determinante nella successiva gestione delle crisi bancarie. Allora, la Popolare di Bari manifestò l'interesse alla sottoscrizione di un aumento di capitale di Tercas, un'altra banca italiana a capitale privato, che era stata posta in regime di amministrazione straordinaria in seguito ad irregolarità accertate dalla Vigilanza della Banca d'Italia. L'interesse della Popolare di Bari era subordinato al fatto che il FITD coprisse il deficit patrimoniale di Tercas: il FITD è il consorzio di diritto privato tra banche, di tipo mutualistico, che ha l'obbligo di intervenire a titolo di garanzia legale dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa di uno dei suoi membri. Nel 2014, dopo essersi sincerato che un intervento preventivo a favore di Tercas sarebbe stato economicamente più vantaggioso del rimborso dei depositanti di tale banca in caso di liquidazione coatta amministrativa, il fondo decise di coprire il deficit patrimoniale di Tercas e di concederle garanzie, misure approvate dalla Banca d'Italia. Il 23 dicembre 2015, però, la Commissione europea intervenne sostenendo che si trattava di aiuto di Stato illegittimo concesso dall'Italia a Tercas e ne ordinò il recupero; l'Italia fece ricorso sostenendo che tale intervento non era né imputabile allo Stato italiano, né finanziato mediante risorse statali. Il 2 marzo 2021, rigettando l'impugnazione presentata dalla Commissione, la Corte di giustizia, riunita in grande sezione, ha dunque specificato la propria giurisprudenza in materia di imputabilità allo Stato di misure di aiuto concesse da un ente di diritto privato che non è né un organismo statale né un'impresa pubblica. Secondo la Corte, infatti, "il tribunale non ha commesso errori dichiarando che gli indizi presentati dalla commissione per dimostrare l'influenza delle autorità pubbliche italiane sul FITD non permettono di imputare il suo intervento a favore di Tercas alle autorità italiane". Bocciando, quindi, la linea della Commissione UE; considerando, inoltre, che: l'Associazione bancaria italiana ha accolto la sentenza del 2 marzo con una nota in cui esprime "grande soddisfazione" e ricorda "la sentenza del 19 marzo 2019 del Tribunale europeo che già aveva giudicato erronea ed annullato la decisione della Commissione Europea di ritenere 'aiuto di Stato' l'intervento predisposto nel 2014 dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per il salvataggio di Banca Tercas: la Corte di Giustizia ha ora definitivamente accertato un 'errore di diritto della precedente Commissione europea sul caso Tercas";