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In questo tipo di ricerca, la prima esigenza che si fa strada, nell'attuale mutato quadro sociale ed economico, è il fatto che i beni del demanio costituzionale sono tali e tanti che è impossibile una loro elencazione tassativa, come è nel nostro codice civile, e come è stato già notato dalla migliore dottrina, nonché dalle citate sentenze delle Sezioni unite della Corte di cassazione sulle valli da pesca della laguna veneta. È quindi necessario e inevitabile il ricorso a una interpretazione ermeneutica, che abbia come criterio di riferimento la tutela della struttura stessa della Repubblica, quale emerge dal sistema costituzionale, come insegnava Emilio Betti, e in ultima analisi dai valori costituzionali. In sostanza, si tratta di quei beni che sono essenziali alla costituzione, identificazione e mantenimento dello Stato comunità. Ed è sembrato giusto porre in evidenza, proprio nel testo dell'articolo 2 del presente disegno di legge, detto criterio interpretativo, essendo palesemente inidoneo all'interpretazione della Costituzione il criterio positivistico, alla ricerca della volontà dell'autore piuttosto che al valore che la norma in sé esprime. Sappiamo infatti che la nostra Costituzione, non è affatto un compromesso tra le varie posizioni culturali dei partiti, che lascia aperta la ricerca delle varie volontà in contrasto, ma è la fusione di tre valori diversi, che hanno creato l'essenza della Repubblica, riassumendo, in una prospettiva democratica i tre princìpi propri della rivoluzione francese: la libertà (voluta dai liberali), l'eguaglianza (voluta dai socialcomunisti) e la fraternità (voluta dai democristiani). E dovrebbe apparire evidente, in questo quadro ricostruttivo, che è da porre in primo piano il valore del territorio (elemento costitutivo della comunità statale, insieme al popolo e alla sovranità), il quale ha la funzione di porre a sostegno della comunità stessa gli strumenti e i mezzi indispensabili per la vita di ogni giorno, in una visione che non si fermi al momento transeunte, ma che si proietti anche per il futuro. Ed è per questo che i primi beni del « demanio costituzionale » sono stati individuati innanzitutto in alcune parti del territorio, indispensabili alla vita della comunità. Si tratta dei beni già elencati dall'articolo 822 del codice civile, secondo il quale « fanno parte del demanio pubblico, il lido del mare, la spiaggia, i porti, i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia ». Tale elencazione peraltro, ha origini antiche e sono in gran parte rinvenibili in un frammento del giureconsulto Marciano, nel III secolo dopo Cristo, secondo il quale sono « res communes omnium, iure naturali », « aer, equa profluens, mare et propter id litora maris », nonché dei beni, come le foreste, che sono collocati dal codice civile nella inammissibile categoria del « patrimonio indisponibile dello Stato ». Sempre seguendo il criterio ermeneutico di riferirsi ai « principi fondamentali », « costitutivi, identificativi e manutentivi » dello Stato comunità, e ai conseguenti « diritti fondamentali », è da ritenere che, subito dopo il territorio, debba considerarsi parte del demanio costituzionale il bene immateriale « lavoro » (e quindi la tutela del lavoratore dai licenziamenti e dal precariato, e comunque da retribuzioni inidonee ad assicurare a lui e alla sua famiglia una vita libera e dignitosa come previsto dall'articolo 36 della Costituzione), il quale, come è noto, è « fondamento » della Repubblica (articolo 1 della Costituzione) e « diritto fondamentale di tutti i cittadini » (articolo 4 della Costituzione). E' da sottolineare che proprio l'articolo 4 della Costituzione, al secondo comma, parla, non solo di un « diritto », ma anche di un « dovere », stabilendo che « ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione, che concorra al progresso materiale o spirituale della società ». Ed è da sottolineare in proposito che la nostra Costituzione individua i beni essenziali alla vita della comunità secondo una visione dinamica e onnicomprensiva, che vuole l'utilizzo di tutte le energie disponibili: quelle « naturali » e quelle, soprattutto, « lavorative », per conseguire il progresso materiale e spirituale dell'intera comunità (articolo 4 della Costituzione). Altri « princìpi fondamentali » da utilizzare come criterio per l'individuazione del demanio costituzionale sono certamente quelli di cui all'articolo 9 della Costituzione, il quale, dopo la riforma costituzionale, approvata dal Parlamento l'8 febbraio 2022, aggiunge tra questi principi, oltre alla già prevista tutela del paesaggio e del patrimonio artistico e storico della Nazione, anche la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, nonché forme di tutela degli animali, da stabilire con legge. Come si nota, si tratta di beni particolarmente importanti, che rientrano nel quadro complessivo della struttura dello Stato comunità e sono per questo da ritenersi « beni del demanio costituzionale ». Ed è da sottolineare che il riferimento all'ambiente, agli ecosistemi, alla biodiversità e alla tutela della salute degli animali evidenzia un cambiamento assai rilevante della prospettiva della Costituzione, la quale era nata con un carattere fortemente « antropocentrico » e che ora, con la menzione dei beni appena enumerati, si allarga in una prospettiva « biocentrica », che pone al centro dell'attenzione la vita universale, nella quale rientrano la vita e la salute umana. Questo allargamento è confermato, oltre che dalla citata modifica dell'articolo 9 della Costituzione, anche nella modifica dell'articolo 41 della Costituzione medesima, concernente i « limiti posti all'iniziativa economica privata ». Si tratta di un'aggiunta di grande rilievo, poiché difende ancor più i valori costituzionali, rendendo maggiormente controllabili gli illeciti sconfinamenti dell'attività economica privata. Dette modifiche costituzionali hanno peraltro anche una forte portata dissuasiva contro gli speculatori, i quali devono ora sapere che i cittadini e le collettività che hanno subito danni dall'attività economica privata sono legittimati a chiedere al giudice il risarcimento del danno da chi tali danni ha prodotto. Ulteriore criterio di individuazione deve poi trarsi dai princìpi e diritti fondamentali di cui all'articolo 43 della Costituzione, che appare fondamentale nella nostra ricostruzione, poiché sancisce che devono essere in mano pubblica, e cioè devono essere considerati beni del « demanio costituzionale », « i sevizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio, e le industrie strategiche », che « abbiano carattere di preminente interesse generale ». Si tratta, com'è evidente, di una precisazione fortemente innovativa rispetto al « demanio civilistico » e di enorme importanza pratica, poiché porta a ritenere demaniali e, quindi non privatizzabili, né comprimibili (nel senso poco prima illustrato) gli enti pubblici economici e le aziende pubbliche, che purtroppo sono stati privatizzati, dati in concessione (talvolta senza termine), e svenduti.