[resaula]

l'attuale organizzazione dei sistemi di certificazione prevede che i dispositivi di classe I (quali le mascherine chirurgiche "non sterili") possano essere immessi sul mercato CE su base di sola autodichiarazione effettuata da qualsiasi soggetto EU; miliardi di mascherine chirurgiche sono oggi sul mercato italiano acquistate da grossisti a prezzi anche di 0,8 cent/euro, al di sotto del costo industriale del solo packaging che le contiene e spesso vincono nelle gare pubbliche "al massimo ribasso", anche nella piattaforma elettronica MEPA, non valendo in tali gare principi di premialità per qualità di prodotto e nelle quali prodotti Italiani, UE e di importazione extra-UE partecipano alla pari; le FFP2 (Classe III) necessitano invece di una certificazione da parte di enti notificati, che effettuano analisi e test di conformità durante la produzione e che, a loro volta, sono sorvegliati da enti di accreditamento nazionali (uno per Paese, per l'Italia ACCREDIA); tali enti certificano documenti ( Test Report ) emessi da laboratori accreditati che effettuano test su campioni di DPI (circa 50) e fascicoli tecnici predisposti e forniti dai produttori, poi verificano nel tempo, su base continuativa e statistica, che i DPI prodotti siano conformi ai test che hanno permesso di conseguire la certificazione CE; produttori stranieri potrebbero produrre esemplari di DPI in grado di superare i test necessari per ottenere la certificazione CE, per poi immettere sul mercato DPI creati con materiali scadenti che comportano quindi notevoli margini di guadagno, dovendo sottostare al solo controllo cartaceo, a differenza delle aziende di produzione UE, comprese quelle italiane, sottoposte invece sia ai controlli degli enti di certificazione, sia a quelli dei nuclei antisofisticazioni e sanità (NAS), Guardia di finanza (GDF), Azienda sanitaria locale (ASL); con il decreto-legge n. 18 del 2020, denominato decreto "Cura Italia", è stata data la possibilità di sviluppare il settore produttivo delle mascherine chirurgiche e DPI, con oltre 140 aziende sorte in meno di 6 mesi e in piena pandemia; se parte di quei DPI e mascherine chirurgiche fosse prodotta dalle nostre aziende si avrebbe sul mercato prodotti sottoposti a controlli (effettivi e non solo documentali), in grado di assolvere alle funzioni, così come richiesto dai protocolli scientifici; nel periodo di pandemia e di estrema carenza sul mercato italiano di mascherine e DPI, sono stati ridotti i livelli di controllo, costringendo le dogane a sforzi investigativi supplementari per controllare che ogni documento non fosse frutto di indebite modifiche (documenti non idonei perché emessi da enti certificatori non inseriti nel database europeo "NANDO", o falsi o prodotti da sdoganare non corrispondenti con i certificati inviati); considerato che: la commercializzazione di mascherine e DPI provenienti dall'estero, autorizzata sulla base di meri controlli documentali, necessaria in fase pandemica iniziale, sembrerebbe mostrare ora limiti di tutela della salute pubblica, a causa di produttori stranieri o enti certificatori, che non rispettano gli standard qualitativi necessari per la tutela della salute; esiste una capacità di produzione italiana oramai sufficiente a gestire il quotidiano approvvigionamento di mascherine chirurgiche e DPI, e tale sistema produttivo oggi, di facile controllo qualitativo continuativo, è a rischio di decozione a causa della concorrenza sleale di un prodotto di importazione di bassissimo prezzo e dubbia qualità (comunque difficilmente valutabile), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti; quali iniziative intendano assumere per verificare che i prodotti denunciati dalle fonti di stampa siano effettivamente inadeguati e, nel caso, sospendere o impedire la loro commercializzazione; quali azioni intendano porre in essere per responsabilizzare gli importatori che, ai fini di un loro vantaggio economico, possano incorrere, in maniera colposa o dolosa, nell'approvvigionamento e immissione in commercio in Italia di DPI di fatto non idonei alla tutela di chi indossa tali dispositivi; quali iniziative intendano adottare per impedire l'ingresso e commercializzazione in Italia di DPI declassati a seguito di riscontrate anomalie in tema di certificazione CE.