[pronunce]

Le suddette proposizioni normative, ad avviso del ricorrente, sarebbero lesive di più parametri costituzionali – anche in relazione al limite rappresentato dall'ambito territoriale di specifica competenza di ciascuna Regione – nonché del principio di leale collaborazione. 3.3. — Esse contrasterebbero, in primo luogo, con l'art. 117, secondo comma, lettera a), della Costituzione. Il contingentamento delle licenze di pesca, secondo il ricorrente, rappresenta il primo e più efficace strumento per preservare le risorse ittiche disponibili e quindi l'ecosistema di cui la fauna marina fa parte, in linea con le convenzioni internazionali in materia e con il diritto internazionale della pesca marittima. L'Unione europea e lo Stato, in tale prospettiva, hanno operato per ridurre il numero dei pescherecci e i “tempi” di pesca marittima. Pertanto, un governo delle licenze di pesca a livello regionale e provinciale dovrebbe ritenersi incompatibile con l'osservanza delle regole internazionali ed europee e con la oggettiva mobilità delle navi in uno spazio marino, che è per sua natura senza confini. 3.4. — Ulteriore profilo di doglianza risiede nella dedotta violazione degli artt. 117, secondo comma, lettera e), e 120, primo comma, della Costituzione. L'esercizio delle funzioni legislativa e regolamentare, nonché l'esercizio delle competenze amministrative delle singole Regioni, non possono introdurre turbative alla corretta e fisiologica competizione tra imprenditori ittici operanti in ambito nazionale o europeo e quelli operanti in sede locale, riservando trattamenti e discipline più favorevoli ai secondi rispetto ai primi. 3.5. — Le norme impugnate contrasterebbero, altresì, con l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, anche in riferimento all'art. 12 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154 (Modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003, n. 38), la cui rubrica reca «Misure di conservazione e gestione delle risorse ittiche». Ciò in quanto lo Stato ha competenza esclusiva in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. 3.6.— Le disposizioni in esame lederebbero anche l'art. 118, primo comma, della Costituzione. In proposito, la difesa dello Stato rileva che l'attività di pesca marittima richiede necessariamente l'esercizio unitario delle funzioni amministrative, con evidenti riflessi sulla funzione legislativa (in merito sono richiamate le sentenze di questa Corte n. 6 del 2004 e n. 303 del 2003). 4.— Un secondo gruppo di censure riguarda gli artt. 2, comma 1, lettera c); 10 e 11 della legge regionale n. 66 del 2005, che riservano alla Regione, e per essa alla Giunta, la determinazione dei criteri di organizzazione dei distretti di pesca e di acquacoltura, e dei contenuti minimi della strategia di sviluppo, nonché le regole di procedura per il riconoscimento dei distretti medesimi, per l'emanazione dei relativi provvedimenti, per la revoca di quest'ultimi, nonché la disciplina della partecipazione al finanziamento degli interventi. 4.1.— La difesa dello Stato ricorda che in tema di distretti produttivi, la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2006), all'art. 1, commi 366 e 367, contiene norme ordinamentali e di principio, adottate in forza dell'art. 117, primo comma, lettera a), anche in relazione a regolamenti comunitari, nonché delle successive lettere e) ed s) , e dell'art. 118 della Costituzione. Il ricorrente richiama, altresì, l'art. 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 226 (Orientamento e modernizzazione del settore della pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57), che reca la disciplina dei distretti di pesca. 4.2. — Viene dedotto, in particolare, che le disposizioni regionali in questione determinano una non razionale regionalizzazione della flotta di pesca, in contrasto sia con i suddetti parametri costituzionali, sia con l'esigenza di esercizio unitario delle funzioni di regolazione dell'attività di pesca marittima, soprattutto se svolta in mare libero o nelle acque territoriali di altro Stato, ed anche con l'art. 4 (recte: art. 12, comma 4) del d.lgs. n. 154 del 2004. 5. — Lo Stato impugna, infine, un terzo gruppo di norme – prospettando in ordine alle stesse le medesime censure formulate rispetto agli artt. 3, comma 1, lettera d); 7, commi 7, lettere a) e c), e 8; nonché, in quanto connessi, agli artt. 1, comma 1, lettera b); 12; 13 e 14, comma 1, lettera a) – relative alla pesca per fini scientifici, anche in relazione alla pesca del novellame di alcune specie ittiche, secondo quanto previsto dagli artt. 2, comma 1, lettere e) ed f); 14, comma 1, lettera b); 18 e 19. Secondo tali disposizioni, sono riservate alla competenza regionale «il rilascio dell'autorizzazione alla pesca a fini scientifici» e «il rilascio dell'autorizzazione alla pesca del novellame, del bianchetto, del rossetto e dello zerro» (rispettivamente, art. 2, comma 1, lettere e ed f). L'art. 18 disciplina la pesca del novellame di alcune specie ittiche, rinviando, per la determinazione delle modalità, al regolamento di cui all'art. 14, comma 1, lettera b). L'art. 19 regola la pesca a fini scientifici, e, analogamente, rinvia, per la determinazione delle modalità, al regolamento di cui all'art. 14, comma 1, lettera b). 6. — Tutte le disposizioni impugnate, come rimarcato dalla difesa dello Stato nella memoria depositata il 12 gennaio 2007, tenuto conto della sentenza di questa Corte n. 213 del 2006, intervenuta nelle more del presente giudizio, sarebbero ancora più lesive laddove si consideri che non è prevista alcuna forma di leale collaborazione con lo Stato, e che, anzi, l'art. 25, comma 2, della legge regionale in esame stabilisce che, dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui all'art. 14, cessano di avere applicazione in Toscana le corrispondenti discipline statali. Inoltre, secondo il ricorrente, nella legge regionale oggetto di censura non è rinvenibile alcun riferimento ad intese tra Stato e Regioni, come richiesto, invece, dall'art. 21 del d.lgs. n. 154 del 2004. 7.— Così precisato l'ambito complessivo delle questioni di legittimità costituzionale, appare necessario procedere, innanzitutto, alla ricognizione del quadro normativo statale che fa da sfondo rispetto alle disposizioni oggetto di impugnazione, anche con riferimento ai principi affermati da questa Corte in materia di “pesca” nella citata sentenza n. 213 del 2006. 7.1. —