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Dellas C-14/04; sentenza della Corte di cassazione n. 5465/2016) è esplicitamente orientata a stabilire che la cosiddetta reperibilità interna, quale quella speciale di cui all'art. 39 del contratto collettivo nazionale di lavoro, diversamente da quella esterna assicurata per esempio dal proprio domicilio, costituisca orario di lavoro e che pertanto l'ordine di servizio n. 1/2017 costituirebbe un'ingiunzione a lavorare a tutti gli effetti per 32 ore consecutive e per 336 ore mensili, anziché 168; a giudizio dell'interrogante la questione merita tutta l'attenzione del competente del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si chiede di sapere: se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti non ritenga che la significativa riduzione degli organici assegnati alla guardiania delle dighe (da 5 a 3) possa comportare un rischio per la sicurezza delle dighe e delle popolazioni e se non intenda revocare o rivedere le autorizzazioni di cui alla citata corrispondenza ministeriale del 23 novembre 2017, ripristinando per le tre dighe il previgente foglio; se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali non ritenga che l'interpretazione dell'articolo 39 del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore elettrico data da Edison SpA contrasti con la tutela dei diritti fondamentali degli addetti alla guardiania, in quanto sono costretti ad un orario di lavoro di gran lunga superiore a quello che il contratto prevede con immediate e pesanti conseguenze anche nella sfera dei diritti di cittadinanza e nella tutela dei diritti della famiglia. Atto n. 4-00371 MARSILIO IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: l'acufene è un disturbo significativo della capacità uditiva, consistente nella percezione di rumori, suoni, fischi o ronzii fastidiosi creati all'interno del corpo o percezioni di rumori esterni che in realtà non esistono; tale condizione, che può manifestarsi a qualsiasi età e senza distinzione di sesso, finisce spesso con il determinare un vero e proprio stato invalidante, coinvolgendo l'assetto psicologico ed emozionale del malato, la sua vita di relazione, il ritmo sonno-veglia, le attitudini lavorative, il livello di attenzione e concentrazione, e aggravando (o generando) stati ansioso-depressivi preesistenti; benché si tratti di una patologia piuttosto comune e particolarmente grave in quanto interferisce, in modo consistente, con la qualità della vita, essa è ancora poco conosciuta; ad oggi, infatti, non sono del tutto chiare le cause che la scatenano né esistono rimedi sicuri ed efficaci per una guarigione definitiva; è del tutto evidente che è estremamente necessario avviare studi di approfondimento e implementare la ricerca scientifica su questa patologia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere studi, approfondimenti e ricerche su questa patologia; se non ritenga necessario proporre le misure necessarie al fine di riconoscere l'acufene come malattia cronica invalidante da inserire nei livelli essenziali di assistenza (LEA) di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni; quali ulteriori misure di competenza ritenga di adottare al fine di fornire un valido sostegno alle persone affette da tale disturbo. Atto n. 4-00372 MARSILIO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il Consiglio comunale di Roma, con deliberazione n. 176 del 25 luglio 2005, ha autorizzato l'attuazione del progetto di intervento per la trasformazione in uffici pubblici delle residenze site in via Piacenza, con esclusione degli appartamenti di via del Quirinale 28, scale A, B, C, all'interno del complesso Sant'Andrea al Quirinale, subordinando tale autorizzazione alla conservazione della destinazione residenziale per gli appartamenti di pertinenza delle suddette scale, nonché alla stipula di contratti di locazione pluriennali, per i 13 appartamenti occupati da anziani ivi residenti da molti decenni, con redditi medio bassi derivanti da pensione, al medesimo canone attualmente pagato, come indicato espressamente dalla delibera; poiché l'Agenzia del demanio non ottemperava alle disposizioni previste, con successiva delibera (la n. 15 del 2013), il Comune di Roma precisava i termini della delibera precedente e sollecitava l'Agenzia al puntuale rispetto, ribadendo che il cambio di destinazione d'uso veniva concesso solo a seguito della stipula di un contratto di 11 anni alle medesime condizioni contrattuali; risulta all'interrogante che l'Agenzia del demanio abbia invece già trasformato l'intero immobile, anche l'ala esplicitamente esclusa dalle delibere comunali, ad eccezione degli appartamenti ancora occupati, e che gli inquilini residenti si siano visti proporre un rinnovo con canone di libero mercato, applicato in modo retroattivo di 15 anni, assolutamente non conforme alle statuizioni delle delibere; vista la loro impossibilità ad aderire, posto che la proposta dell'Agenzia è subordinata anche al versamento della differenza tra quanto finora pagato dagli inquilini e quanto da loro applicato in modo retroattivo (si parla di centinaia di migliaia di euro), ora sono oggetto di ordinanze di sfratto amministrativo; considerato che: l'azione intrapresa dall'Agenzia del demanio sembra non solo in contrasto con le statuizioni contenute nelle delibere del Comune di Roma, ma soprattutto con le garanzie, da tali delibere previste, per la tutela del diritto alla conservazione della propria abitazione da parte degli inquilini, ultraottantenni con redditi da pensione; le attività dell'Agenzia sono sottoposte alla vigilanza del Ministero dell'economia e delle finanze, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della questione; se non ritenga opportuno adottare provvedimenti ritenuti idonei a garantire il diritto alla conservazione della propria abitazione da parte degli inquilini interessati dai provvedimenti adottati dall'Agenzia del demanio. Atto n. 4-00373 BINETTI AIMI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti", comunemente nota come "la Buona Scuola", all'articolo 1, comma 16, recita "Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all'articolo 5- bis , comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013"; negli ultimi anni, la disposizione è stata oggetto di numerose richieste di approfondimento su alcuni aspetti specifici legati alle " gender theory ", formulate ai rispettivi ministri in carica sia dai dirigenti scolastici, che dalle associazioni di genitori.