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la circolare dispone che, nel caso in cui si renda necessario e opportuno ricorrere ad una perquisizione generale straordinaria, l'autorità dirigente dell'istituto di riferimento dovrà redigere, motivandolo, un ordine di servizio che rappresenterebbe l'unico modo per procedere successivamente ad un'eventuale e puntuale ricostruzione del processo logico seguito dal direttore nell'emanazione del provvedimento; l'ordine di servizio dovrà contenere la descrizione del contingente di personale da impiegare, con l'indicazione del responsabile dell'operazione, se diverso dal comandante di reparto, delle modalità esecutive delle perquisizioni con riferimento ai luoghi, ai tempi, ai mezzi, all'equipaggiamento e all'eventuale apporto di personale appartenente alle forze di polizia messe a disposizione dal prefetto, evidenziando nel contempo le motivazioni per cui le concrete esigenze di sicurezza non possono essere altrimenti soddisfatte; copia dell'ordine di servizio dovrà essere preventivamente inviata, oltre che al magistrato di sorveglianza, alla direzione generale dei detenuti e del trattamento, al provveditorato regionale e al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute e delle persone private della libertà personale; al termine delle operazioni e non oltre 7 giorni dalla conclusione, alle stesse autorità dovrà essere trasmesso un dettagliato rapporto afferente le attività espletate; la stessa procedura di controllo viene disposta anche nel caso in cui il personale di Polizia penitenziaria operi di iniziativa eseguendo la perquisizione dei locali e dei ristretti ai sensi del comma 7 dell'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000; se è certamente condivisibile il principio in base al quale è necessario che l'attività amministrativa venga sempre documentata, soprattutto nell'ottica di garantire la massima trasparenza ed eventuali controlli da parte delle autorità competenti e nulla quaestio sulla nuova modalità operativa laddove si prevede che siano preventivamente informati i superiori uffici ministeriali (DAP e provveditorato regionale) e la magistratura di sorveglianza, a giudizio dell'interrogante sfugge il motivo per cui si debba preventivamente informare delle perquisizioni il Garante nazionale dei detenuti; non risulta infatti che nel nostro ordinamento l'istituto della perquisizione, finalizzato evidentemente ad acquisire prove e documenti riconducibili ad atti e comportamenti illeciti, preveda di garantire i diritti di chi, nell'ipotesi di reato configurata, si presume che abbia agito con finalità illecite o delinquenziali; la perquisizione in generale è un mezzo di ricerca della prova e l'ordinamento penitenziario, ai sensi degli artt. 34 della legge n. 254 del 1975 e 74 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, ne legittima l'esecuzione a scopo preventivo all'interno delle carceri come "atto a sorpresa", al fine di garantire la sicurezza in ambito penitenziario (finalizzata al ritrovamento e ricerca di telefoni cellulari, droga, armi rudimentali, eccetera); non risulta oltretutto che tra i compiti del garante come individuato all'art. 7 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, ci sia quello di eseguire un controllo giurisdizionale sull'operato della Polizia penitenziaria; l'obbligo di informare preventivamente della perquisizione il Garante nazionale comprometterebbe evidentemente la peculiarità dell'attività da eseguire a sorpresa e il segreto istruttorio legato alle esigenze di sicurezza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi, per quanto di competenza, al fine di evitare che l'istituto della perquisizione, così come codificato nell'ordinamento penitenziario, venga distorto nelle sue peculiari finalità, e che al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute e delle persone private della libertà personale non vengano arbitrariamente attribuite funzioni che il quadro normativo vigente non gli riconosce. Atto n. 4-06096 LA PIETRA Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: secondo quanto rappresentato all'interrogante, e come emerge tra l'altro dalla nota ministeriale n. 8919/PNF del 2 maggio 2018, è richiesta la revisione della bozza finale del nuovo documento "Key Concepts of article 7(4)" della direttiva 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (79/409/EEC); tale articolo determina, tra l'altro, i periodi di migrazione prenuziale e, conseguentemente, i periodi di esercizio dell'attività venatoria che, ai sensi della direttiva, per le specie cui si applica la legislazione della caccia, non è consentita durante il periodo della riproduzione e durante il ritorno alla nidificazione; sono rilevate numerose incongruenze e disallineamenti tra le date di migrazione prenuziale indicate dai key concepts di molte specie cacciabili in Italia rispetto a quelle di altri Paesi europei e mediterranei, con la conseguente necessità di armonizzazione; in particolare, le proposte di modifica attualmente contemplate dalla bozza mantengono e paradossalmente aumentano le discrepanze con tutti gli Stati UE di latitudine simile, accentuando una situazione già presente dal 2001, che porrebbe l'Italia, secondo quanto rappresentato, in una condizione di isolamento scientifico; si rileva in particolare come, nella parte del documento riguardante la documentazione scientifica utilizzata per stabilire l'inizio della migrazione prenuziale delle specie, non vi sia (per la parte riguardante l'Italia) nessun accenno alle informazioni riportate sul sito dell'Eurobird portal, strumento raccomandato dal NADEG (il gruppo di esperti UE in materia di direttive sulla tutela della natura) per la definizione dei periodi di migrazione delle specie; tali informazioni permetterebbero all'Italia di uniformare le date d'inizio della migrazione prenuziale a quelle dei Paesi europei soprattutto quelli del bacino del Mediterraneo; le proposte di modifica attualmente presenti nella bozza finale del documento Key concepts da parte della Commissione europea mantengono ed aumentano le discrepanze presenti tra gli Stati dell'Unione europea di analoga latitudine, accentuando una serie di problematiche già presenti dal 2001; nella redazione del documento, infatti, per l'Italia, sono state inserite unicamente le variazioni proposte dall'ISPRA, che non hanno largamente tenuto conto di numerose fonti di letteratura esistenti; nella fattispecie, nel caso del tordo bottaccio, la decade presente è la prima di gennaio, con un anticipo di 3-4 decadi rispetto a Croazia, Francia, Portogallo e Spagna, al netto di ben 5 riferimenti scientifici pubblicati su riviste di ornitologia scientifica riconosciute, non annoverati, invece, nelle integrazioni dell'ISPRA; per quanto attiene al tordo sassello, la decade presente è la seconda di gennaio, con un anticipo di 3 decadi rispetto a Croazia, Francia, Portogallo e Spagna, e, anche in questo caso, ISPRA non ha inoltrato e fatto riferimento ad alcuna pubblicazione scientifica riconosciuta a sostegno della proposta; nel caso della cesena, la decade presente è la seconda di gennaio, mentre Croazia, Francia, Portogallo e Spagna collocano l'inizio della migrazione in febbraio, e proprio su questa specie sono stati trasmessi al Ministero della transizione ecologica le evidenze conseguite con la telemetria satellitare sulla specie che attestano e dimostrano l'inizio degli spostamenti migratori proprio nel mese di febbraio;