[pronunce]

199/2021 pone una disciplina transitoria, da applicare nelle more dell'individuazione delle aree idonee sulla base dei criteri e delle modalità definiti dai decreti ministeriali previsti dal comma 1 del medesimo articolo, e che questa disciplina transitoria trova tutt'ora applicazione senza limite di tempo, mentre è ampiamente decorso il termine di 180 giorni fissato dal comma 1 per l'adozione dei ridetti criteri e modalità di individuazione di aree idonee e superfici». Quanto poi alla possibilità, rimessa ai comuni dall'art. 4, comma 5, della legge prov. Trento n. 4 del 2022, di individuare, con variante semplificata al PRG, «ulteriori aree idonee» (oltre a quelle di cui all'Allegato B della medesima legge provinciale), la resistente contesta al ricorrente di non aver «spiega[to] in cosa consista la difformità dalla disciplina di principio dettata dallo Stato», essendosi limitato «ad affermare genericamente che, dalla lettura dell'art. 20 del d.lgs. n. 199 del 2021, emerge la volontà legislativa di pervenire all'adozione di criteri omogenei ed uniformi per tutto il territorio nazionale». Ne deriverebbe l'inammissibilità della questione per genericità. Nel merito, la resistente ricorda di essere titolare di potestà legislativa primaria in materia di «urbanistica e piani regolatori» e di «tutela del paesaggio», ai sensi dell'art. 8, numeri 5) e 6), dello statuto di autonomia. L'art. 16 del medesimo statuto, poi, le assegna le funzioni amministrative in tutte le materie nelle quali essa può legiferare. Ricorda, inoltre, che per tali materie «gli artt. 2 e 3 del d.lgs. n. 266 del 1992 escludono che la potestà legislativa provinciale possa essere limitata da atti statali non legislativi e prevede vincoli sostanziali e procedurali affinché gli atti di indirizzo e coordinamento possano essere ritenuti efficaci in confronto delle Province autonome». La clausola di salvezza di cui all'art. 49 del d.lgs. n. 199 del 2021 determinerebbe l'esclusione delle due Province autonome dall'ambito di applicazione del vincolo di conformità posto dall'art. 20, comma 5, del medesimo decreto legislativo; ciò risulterebbe «coerente con la riconducibilità alle materie dell'urbanistica e della tutela del paesaggio del processo pianificatorio concernente l'individuazione delle aree idonee all'installazione di impianti alimentati da FER, disciplinata del medesimo articolo». Analogamente, sarebbe centrale l'art. 20, comma 4, ultimo periodo, del d.lgs. n. 199 del 2021, che porta ad escludere che la Provincia autonoma di Trento debba uniformarsi ai principi e ai criteri dettati per l'individuazione delle aree idonee e non idonee. 3.2.- Quanto alla seconda questione, la memoria difensiva si limita a richiamare le conclusioni già rassegnate nell'atto di costituzione in giudizio. 3.3.- Sulla terza questione, la resistente, nel richiamarsi a quanto già dedotto, solleva una nuova eccezione di inammissibilità, contestando al ricorrente di non essere «stato in grado di identificare quale delle tipologie di immobili identificate dall'art. 136 del d.lgs. n. 42 del 2004 sarebbe da ritenere esclusa dalla categoria dei beni ambientali prevista dall'art. 12 delle norme di attuazione del PUP approvate con legge prov. n. 5 del 2008 ("manufatti e siti di particolare pregio paesaggistico e ambientale") e dall'art. 65 della legge prov. n. 15 del 2015». Né il ricorrente avrebbe spiegato per quale ragione la disciplina provinciale dell'autorizzazione paesaggistica, di cui all'art. 64, comma 2, lettera d), e all'art. 65 della legge prov. Trento n. 15 del 2015 integrerebbe un minor livello di tutela rispetto a quanto prevede l'art. 146 cod. beni culturali. Ne deriverebbe l'inammissibilità della questione per difetto o genericità della motivazione. Nel merito, le norme provinciali censurate avrebbero «mantenuto integro il perimetro della tutela paesaggistica previsto dall'art. 136 del d.lgs. n. 42 del 2004, in quanto l'installazione di impianti sugli edifici costituenti beni ambientali risulta sempre subordinata ad autorizzazione paesaggistica per tutte le fattispecie di beni immobili previste dall'art. 136». Non si avrebbe, nella specie, un livello di tutela paesaggistica inferiore rispetto a quello offerto dall'art. 7-bis, comma 5, del d.lgs. n. 28 del 2011, in quanto l'esonero dall'autorizzazione paesaggistica, introdotto dalla norma censurata, sarebbe destinato ad operare solo per l'installazione di impianti su edifici che si trovino in aree di tutela ambientale e che «non siano stati individuati quali beni ambientali dalla Giunta provinciale». Quanto al lamentato contrasto con le norme di semplificazione di cui al d.P.R. n. 31 del 2017, la resistente ribadisce che tale fonte «ha natura di regolamento amministrativo e non può recare norme fondamentali di riforma economico sociale vincolanti in materia di tutela del paesaggio in confronto delle due province autonome o principi fondamentali nelle materie di competenza concorrenza concorrente». Riguardo, poi, alle prescrizioni concernenti l'installazione degli impianti nei centri storici (di cui all'impugnato art. 7, comma 3), la resistente, nel ribadire l'eccezione di inammissibilità già sollevata nel ricorso, osserva trattarsi di un completamento della cornice normativa già posta, dal legislatore provinciale, a tutela del valore identitario di tutti gli insediamenti storici del territorio. 3.4.- Infine, con riferimento alla quarta questione, la Provincia autonoma resistente ribadisce che il novellato art. 114 della legge prov. Trento n. 15 del 2015 sarebbe riconducibile alle materie di competenza legislativa primaria «tutela del paesaggio» e «urbanistica e piani regolatori», posto che esso non avrebbe ad oggetto, in generale, la realizzazione degli impianti di biogas, «bensì lo speciale regime abilitativo relativo alla realizzazione degli impianti di biogas nelle aree destinate all'agricoltura, [...] in deroga alla generale disciplina in materia di edificazione nelle aree agricole»; ciò, pur sempre «in coerenza con le previsioni del PUP riguardanti le aree agricole che, in considerazione del loro rilievo paesaggistico, vietano l'edificazione in dette aree se non per esigenze connesse all'esercizio dell'attività agricola medesima». Le previsioni recate dalle norme impugnate garantirebbero che, nelle aree destinate all'agricoltura, «siano realizzati solo impianti per la produzione di biogas di carattere accessorio e strumentale rispetto all'attività principale dell'allevamento zootecnico».