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Atto n. 4-07376 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che l'11 agosto 2022 un articolo del "Los Angeles Times" a firma di Deborah Vankin datava a settembre 2022 l'atteso rientro in Italia del gruppo scultoreo in terracotta del IV secolo a.C. noto come "Orfeo e le Sirene", scavato ed esportato illecitamente dall'Italia, ma che il "J.P. Getty Museum", che da oltre quarant'anni lo espone nella Getty Villa di Malibù (Los Angeles, USA), finora rifiutava di cedere, benché sollecitato fin dal 2006, asserendo di averlo comprato ignorandone l'origine furtiva e mettendo in dubbio la fondatezza della rivendicazione italiana. "Persuaso" dalle argomentazioni di Matthew Bogdanos, responsabile della Antiquities Trafficking Unit della Procura distrettuale di Manhattan, il Getty, ora, si appresterebbe alla restituzione (si veda "Getty to return illegally excavated Orpheus sculptures, some great antiquities, to Italy" su "latimes.com"); considerato che: il problema della blanda rivendicazione e perciò del mancato recupero all'Italia delle tre sculture era stato oggetto di una interrogazione al ministro Franceschini il 20 novembre 2019 (3-01243), a prima firma della sen. Corrado, ma sottoscritta anche da altri 45 senatori, svolta poi in 7ª Commissione permanente il 5 agosto 2020. In quella circostanza la Sottosegretaria aveva ammesso che le informazioni a disposizione del Comitato per il recupero e la restituzione dei beni culturali "sostanziano l'appartenenza al patrimonio culturale italiano di questo e di molti altri beni", ma aggiunto che, avendo avviato l'istruttoria per il recupero di altri quattro beni (3 reperti archeologici e un dipinto del XIX secolo) anteriormente a quella di "Orfeo e le Sirene", il Comitato aveva ritenuto "di procedere alle rivendicazioni in modo progressivo al fine di onorare i principi di leale e reciproca collaborazione ai quali gli accordi bi- e multi-laterali si ispirano"; del resto, neppure la contesa per il cosiddetto Atleta vittorioso o di Fano attribuito a Lisippo, tuttora detenuto presso il Getty Museum, nonostante la confisca di fine 2018, è bastata a modificare l'atteggiamento accondiscendente del Ministero della cultura italiano nei confronti di quell'istituto museale privato che, nonostante l'adesione formale ai cardini dell'etica museale, ha ancora molto da farsi "perdonare" (si veda "Il Getty Museum restituisce all'Italia un gruppo di statue illegalmente esportate" su "ilgiornaledellarte.com"); che i principi evocati dalla Sottosegretaria nell'estate 2020 abbiano valore solo per gli italiani è dimostrato dal fatto che, due anni dopo, né i 4 beni ai quali il Ministero asseriva di dover dare precedenza, né il gruppo scultoreo di "Orfeo e le Sirene" sono stati ancora restituiti, salvo esserlo a breve, ma per un atto di forza; nonostante le dichiarazioni del direttore del Getty, Timothy Potts e del Ministro in indirizzo, infatti, che per ragioni diverse hanno subito espresso compiacimento per il rientro in Italia delle tre statue fittili (parte della stampa italiana, anzi, ha finto che tutto sia iniziato con una dichiarazione del Ministro: si veda "Orfeo e le Sirene, le sculture contese tornano in Italia: erano al Getty di Los Angeles. «Rubate a Taranto in uno scavo illegale»" su "ilmattino.it"), e degli altri 4 beni oggetto di trattativa tuttora in California, il 12 agosto è emerso che quella di "Orfeo e le Sirene" non sarà una cessione spontanea, ma il risultato di un sequestro ai danni del museo statunitense, disposto dalla Procura newyorchese ad aprile 2022, frutto di una lunga inchiesta penale congiunta (Italia-USA) nei confronti del "solito" giro internazionale di trafficanti, compreso il tarantino Raffaele Monticelli (si veda "Raffaele Monticelli's connection to Bank Leu A.G. and to the Getty Villa's "Seated Musician and Sirens" AKA Orpheus and the Sirens" su "art-crime.blogspot.com" e "Sequestrato al Getty torna in Italia Orfeo e le Sirene" su "ilsole24ore.com"); dall'area di Taranto, appunto, proverrebbero le tre sculture di dimensioni quasi naturali del giovane cantore che si accompagnava con la cetra (identificato con Orfeo benché nessun dato oggettivo possa dimostrarlo) e delle due Sirene che il petroliere J.P. Getty comprò, teste il suo diario, nella primavera del 1976 da Bank Leu A.G. per 550.000 dollari, su suggerimento del curatore del dipartimento antichità del museo Jiri Frel (1973-1986), dopo che i reperti avevano lasciato l'Italia per la Svizzera; della loro presenza sul mercato clandestino italiano facevano fede da anni le fotografie istantanee che documentano il presunto Orfeo tra gli altri oggetti in attesa o in corso di restauro prima dell'immissione sul mercato antiquario illegale, molti dei quali trafugati in Puglia: le polaroid della serie sequestrata dai Carabinieri TPC al Porto Franco di Ginevra nel 1995 e mostrate nella puntata della trasmissione RAI "Petrolio - Ladri di Bellezza" dell'8 dicembre 2018 (disponibile sulla piattaforma Raiplay) ma anche quelle riconducibili a G. Becchina; valutato che: il rientro in Italia del gruppo di "Orfeo e le Sirene", destinato all'esposizione definitiva a Taranto, consentirà anche di eseguire ulteriori indagini diagnostiche sugli impasti, la scialbatura e le tracce di colore, nonché sulle eventuali incrostazioni terrose o calcaree superstiti all'interno delle tre figure, che il Getty Museum non aveva interesse a condurre (o almeno a divulgare) dopo avere dichiarato accertata, anni fa, l'autenticità dei reperti (si veda "Orfeo e le Sirene torna finalmente in Italia: dal Getty di Los Angeles al Marta di Taranto. Ma non è l'unica opera in attesa di rimpatrio dagli Usa" su "ilfattoquotidiano.it"). Nonostante i pareri a sostegno espressi da autorevoli esperti, che le considerano autentiche pur essendo prive di confronti, le tre sculture non hanno mancato di suscitare qualche perplessità, anche a causa dello stato di conservazione assai diseguale del seggio di Orfeo, ricostruito da numerosi frammenti e lacunoso in più punti, rispetto al mitico citaredo e alle sirene, pressoché intatti (soprattutto sulle facce anteriori); nella migliore delle ipotesi le suddette analisi permetteranno non solo di circoscrivere l'area geografica delle manifatture che realizzarono le statue, ma anche di verificare che il contesto di giacitura fosse il medesimo per tutte e tre, rendendolo peraltro confrontabile con quelli di altri reperti di cui si ignora il sito di rinvenimento perché saccheggiati dai tombaroli, si chiede di sapere: