[pronunce]

Siffatta ultima disposizione concerne soltanto le modalità di svolgimento della procedura di vendita, di per sé considerata, e non anche la fissazione del termine entro il quale può essere proposta l'istanza di conversione anche nell'ipotesi – implicitamente presupposta e pacificamente ricorrente nel caso in esame – di vendita disposta prima dell'entrata in vigore delle modifiche normative. Ritenuta, sulla base delle considerazioni e dei fatti esposti, la rilevanza della questione, il Tribunale remittente ne argomenta la non manifesta infondatezza, sostenendo che la discrezionalità che spetta al legislatore, in specie nel regolare il trapasso da un regime processuale ad un altro e nel dettare quindi le norme transitorie che ritiene opportune, non può essere mai esercitata in modo irragionevole e tale da compromettere l'affidamento delle parti nel rispetto delle posizioni legittimamente acquisite. Con specifico riferimento alla questione sollevata, il remittente afferma che il legislatore avrebbe dovuto, nelle ipotesi di procedure esecutive nelle quali la vendita era stata già disposta, come in quella davanti a lui pendente, stabilire l'applicabilità a tutti gli effetti della previgente disciplina e non limitarla alle mere modalità dello svolgimento della vendita. Ciò per il principio secondo cui la validità e l'efficacia degli atti processuali devono essere stabilite alla stregua della legge vigente al momento del loro compimento. Nella specie, l'atto idoneo a identificare il regolamento delle facoltà delle parti era il provvedimento di disposizione della vendita. Intervenuto questo, la parte legittimamente poteva elaborare la propria condotta processuale secondo la originaria disciplina, che consentiva la conversione del pignoramento anche dopo l'aggiudicazione provvisoria. Si verificherebbe, quindi, una disparità di trattamento tra debitori esecutati in procedure in cui la vendita non era stata ancora disposta anteriormente all'entrata in vigore della nuova normativa e debitori assoggettati ad esecuzione nella quale il medesimo provvedimento era stato emesso precedentemente. 2. –– La motivazione sulla rilevanza della questione non è implausibile, sicché l'ammissibilità di questa non è dubbia. Nel merito, le argomentazioni del remittente sono da condividere soltanto per quanto concerne il richiamo al principio generale il quale esige che il passaggio da un previgente ad un nuovo regime processuale non sia regolato da norme manifestamente irragionevoli e lesive dell'affidamento nella tutela delle posizioni legittimamente acquisite, ma non con riguardo all'applicazione dei detti principi alla questione in esame. Ai fini della risoluzione della questione in scrutinio, non è il provvedimento che dispone la vendita dei beni pignorati l'atto con riguardo al quale va identificata la normativa applicabile nel passaggio dal previgente al nuovo regime processuale, secondo il principio tempus regit actum, bensì l'istanza di conversione del pignoramento. La tesi del remittente – secondo la quale, una volta disposta la vendita, il debitore poteva fare legittimo affidamento sul fatto che i tempi e le modalità da rispettare nell'esercitare il diritto alla conversione del pignoramento sarebbero rimasti quelli stabiliti dalla previgente disciplina e non dalla nuova – non ha un condivisibile fondamento. Il collegamento che la normativa stabilisce tra la fase cui è pervenuta la procedura esecutiva e la facoltà accordata al debitore di chiedere la conversione del pignoramento istituisce una preclusione all'esercizio di quest'ultima, i cui termini possono liberamente essere modificati dal legislatore, con il solo limite della non manifesta irragionevolezza della disciplina dettata e, quindi, della sua idoneità a non pregiudicare o gravemente comprimere posizioni soggettive preesistenti. In tale valutazione si deve tener conto non soltanto del contenuto della nuova normativa, ma anche delle modalità e dei tempi della sua introduzione, riferiti all'atto processuale di cui si tratta, e cioè all'istanza di conversione del pignoramento e non alla vendita, come vorrebbe il remittente. Quest'ultima, infatti, nei vari momenti in cui la relativa procedura si svolge, ai fini che qui interessano, ha soltanto la funzione di fornire al legislatore i termini delle possibili opzioni riguardo alla suddetta preclusione. Tutto ciò premesso, si rileva che, nel caso in esame, la modifica, che ha anticipato al momento in cui la vendita viene disposta la preclusione per l'istanza di conversione del pignoramento rispetto alla previgente disciplina, è stata introdotta con l'art. 2, comma 3, del decreto-legge n. 35 del 2005, convertito dalla legge n. 80 del 2005, e la sua entrata in vigore era differita alla scadenza di centoventi giorni dalla pubblicazione della legge di conversione nella Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 14 maggio 2005. Successivamente, la data di entrata in vigore è stata ulteriormente differita al 15 novembre 2005 (art. 8 del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115) e, poi, con la legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168, al 1° gennaio 2006, scadenza mantenuta nell'impugnato art. 1, comma 6, della legge n. 263 del 2005 e, infine, prorogata al 1° marzo 2006 dall'art. 39-quater del decreto-legge n. 273 del 2005, convertito dalla legge n. 51 del 2006). Da quanto esposto emerge che i debitori assoggettati a procedure esecutive, nelle quali la vendita era stata disposta prima della modifica legislativa, già dalla pubblicazione del primo provvedimento erano consapevoli di avere ancora centoventi giorni per fruire dell'allora vigente regime normativo, termine che poi, per i differimenti dell'entrata in vigore della nuova normativa, ha superato i nove mesi. Non vi è stata, quindi, alcuna compressione di posizioni soggettive processuali acquisite; né varrebbe obiettare che soltanto l'art. 1, comma 6, della legge n. 263 del 2005 contiene l'espressa previsione dell'applicazione della novella processuale alle procedure esecutive in corso. Con tale previsione, infatti, si è reso esplicito ciò che era già conseguenza dei principi generali in tema di passaggio dall'una ad altra disciplina processuale per quanto non regolato da disposizioni transitorie. Anche volendo ammettere che soltanto con il citato ultimo provvedimento del dicembre 2005 i debitori assoggettati a procedura esecutiva siano stati resi definitivamente edotti dell'applicabilità ad essi della nuova normativa, è innegabile che costoro abbiano pur sempre potuto disporre di un termine di circa due mesi, tale da non incidere gravemente sulla facoltà di presentare l'istanza di conversione del pignoramento (del resto proponibile subito dopo il pignoramento stesso). In realtà, la tesi del remittente si basa sul convincimento che, una volta che una procedura sia iniziata, le decadenze e le preclusioni processuali non possano che essere regolate dalla disciplina vigente al momento della sua instaurazione. Si tratta, però, di una tesi infondata alla stregua delle osservazioni svolte, costituente quindi una mera petizione di principio..