[pronunce]

9.— Anche la Regione Valle d'Aosta ha depositato memoria, insistendo nelle domande formulate. In primo luogo ribadisce che la materia “ordinamento sportivo”, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, è stata inserita nel novero delle materie previste dall'art. 117, terzo comma, della Costituzione, rispetto alle quali il legislatore statale deve limitarsi a dettare direttive di principio, spettando alle Regioni la disciplina di dettaglio. In tali materie, peraltro, non sono ammessi regolamenti statali. La ricorrente ricorda, quindi, come già nel vigore del previgente art. 117 della Costituzione fossero state attribuite alle Regioni competenze in ordine alla promozione di attività sportive e ricreative e alla realizzazione di impianti ed attrezzature sportive, con riserva allo Stato delle sole competenze in materia di sport agonistico (si richiama la sentenza n. 517 del 1987). La ricorrente evidenzia, inoltre, che in forza di quanto stabilito nel relativo statuto speciale, approvato con la legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), sono già riservati, alla propria competenza legislativa concorrente, ambiti di materie quali le finanze regionali e comunali, a norma dell'art. 3, lettera f ), l'istruzione materna, elementare e media, ai sensi dell'art. 3, lettera g), l'igiene e la sanità, ex art. 3, lettera l); ambiti tutti connessi, per diversi aspetti, all'attività e al finanziamento delle associazioni che si occupano della promozione dell'esercizio dell'attività sportiva. Ad avviso della ricorrente, quindi, oggi, in presenza dell'espressa attribuzione alle Regioni della potestà legislativa concorrente in materia di ordinamento sportivo – nonché per effetto dell'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, nella parte in cui impone di riconoscere anche alle Regioni a statuto speciale eventuali forme di autonomia più ampie, rispetto a quelle già attribuite, che derivino dal nuovo assetto delle competenze disegnato dalla riforma costituzionale – deve essere riservata alle Regioni a statuto speciale la disciplina di dettaglio dell'organizzazione e dell'attività delle associazioni sportive dilettantistiche, in relazione alle quali non può dirsi che siano coinvolti interessi di indubbio carattere nazionale. La Regione Valle d'Aosta ribadisce, altresì, come l'art. 90 della legge n. 289 del 2002 contrasti con l'art. 117, terzo e sesto comma, della Costituzione, anche nella parte in cui attribuisce ad un ente parastatale, quale il CONI, poteri amministrativi e normativi. Deduce, quindi, come l'affidamento alle Regioni, ai sensi del nuovo art. 117 della Costituzione, della potestà legislativa concorrente nella materia “ordinamento sportivo”, comporti l'ulteriore conseguenza della lesione, da parte delle disposizioni censurate, anche della potestà amministrativa costituzionalmente riconosciuta alla Regione ricorrente, in particolare, là dove le disposizioni suddette condizionano il sovvenzionamento delle associazioni sportive e la gestione e l'uso degli impianti. Infine, la ricorrente osserva che le norme di legge in esame incidono anche sull'autonomia degli enti locali e delle istituzioni scolastiche. 9.1.— L'Avvocatura generale dello Stato ha depositato anch'essa memoria con la quale deduce l'inammissibilità e l'infondatezza delle censure di illegittimità costituzionale sollevate dalla Regione Valle d'Aosta. Premette la difesa erariale come sia cessata la materia del contendere in ordine alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 90, commi 18, 20, 21 e 22, della legge n. 289 del 2002, in ragione di quanto stabilito dal d.l. n. 72 del 2004, come convertito, con modificazioni, nella legge n. 128 del 2004, non avendo avuto dette disposizioni alcuna attuazione. La difesa dello Stato illustra, quindi, in via preliminare, come la ricorrente, a fronte di una generalizzata impugnazione dell'intero art. 90, si limiti a svolgere circoscritte e vaghe censure solo in ordine a poche disposizioni, così incorrendo in un palese vizio di genericità ed omettendo di motivare e sviluppare le questioni formulate. Manca, inoltre, qualsiasi concreto riferimento alle norme costituzionali delle quali si deduce la violazione, salvo che per l'art. 117 della Costituzione. Consegue a ciò l'inammissibilità dell'intero ricorso, in parte qua, e comunque l'impossibilità che siano caducate disposizioni ulteriori rispetto a quelle espressamente e motivatamente censurate. Ad avviso della difesa dello Stato, comunque, il ricorso è infondato, in quanto la materia regolata dall'art. 90 della legge n. 289 del 2002, lungi dal rientrare nella competenza regionale, regola aspetti dell'attività sportiva a fini particolari, il cui perseguimento ricade nella competenza legislativa esclusiva dello Stato. Le disposizioni contenute nei commi 17 e 18 dell'art. 90 vanno ricondotte alla materia “ordinamento civile”, riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato dall'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione; in particolare la previsione, contenuta nel comma 18, relativa all'adozione di successivi regolamenti statali, si limita a porre principi di carattere generale. Si rileva, quindi, come le disposizioni dei commi 19 e 23 dell'art. 90, peraltro non oggetto di specifiche impugnazioni, non incidano sulle competenze della Regione. In merito ai commi 20, 21 e 22, la difesa dello Stato, ribadendo l'avvenuta abrogazione degli stessi, senza che ve ne sia stata alcuna attuazione, afferma che le relative disposizioni possono essere ricondotte alla competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione. Osserva, quindi, come la contraria opinione espressa dalla Regione ricorrente, secondo la quale i registri dovrebbero avere carattere locale, appare connotata da evidente irrazionalità, atteso che, in tal caso, «“gli enti chiamati ad iscriversi” aventi carattere nazionale dovrebbero rinnovare detta iscrizione presso ciascuna Regione. È invece confermato dalla stessa Carta costituzionale che, nei settori in cui siano costituiti enti tanto a livello locale quanto a livello nazionale (ad es., in materia creditizia), la competenza regionale (concorrente) di cui al terzo comma dell'art. 117 sia limitata alla regolamentazione dei soli enti “a carattere regionale”». Infine, in ordine alle censure sollevate dalla Regione Valle d'Aosta rispetto ai commi 24, 25 e 26 dell'art. 90 della legge n. 289 del 2002, si osserva che, se pure non è dubitabile che essi regolino effettivamente la materia “ordinamento sportivo”, appare incontestabile che gli stessi pongano delle previsioni di principio, in quanto tali coerenti con il modello di legislazione concorrente di cui all'art. 117, comma terzo, della Costituzione. 10.—