[pronunce]

1.2.- In primo grado, il Tribunale di L'Aquila ha escluso la nullità dedotta dal Condominio, richiamando, a sostegno di tale impostazione, la sentenza della Corte di cassazione n. 22534 del 2022, che aveva avallato la tesi della norma di interpretazione autentica con riguardo alla disciplina censurata. 1.3.- Il Condominio ha impugnato la sentenza di primo grado e la Corte d'appello di L'Aquila ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 148 e 149, della legge n. 124 del 2017, che considera validi i contratti conclusi, a partire dall'entrata in vigore della legge n. 266 del 1997, fra società di ingegneria di capitali o cooperative e soggetti privati. 2.- Il giudice a quo ravvisa, nelle citate previsioni, una «sorta di convalida o sanatoria» retroattiva di contratti, altrimenti nulli. A suo parere, le norme censurate non potrebbero essere qualificate come di interpretazione autentica e non risponderebbero ad alcun interesse pubblico prioritario. Difetterebbero, pertanto, i presupposti necessari a rendere l'intervento legislativo retroattivo compatibile con il principio «di "ragionevolezza"», con conseguente violazione degli artt. 3, 24 e 41, commi secondo e terzo, Cost. La Corte d'appello ritiene, inoltre, che la norma avrebbe determinato «una ingiustificata disparità di trattamento non solo con le altre società di professionisti, ma anche con le società di ingegneria nella forma della società di persone». 3.- Occorre esaminare, anzitutto, le eccezioni in rito. 3.1.- La società A. M. e l'Avvocatura generale dello Stato riferiscono che nel giudizio a quo era stato contestato il difetto di legittimazione attiva dell'amministratore del Condominio, sul presupposto che la delibera dell'assemblea dei condomini, assunta a favore della proposizione del gravame, fosse carente del quorum deliberativo richiesto dall'art. 1136 cod. civ. A parere della richiamata parte e della difesa statale, tale eccezione avrebbe dovuto essere vagliata con priorità rispetto alle altre questioni attinenti al merito, sicché l'omessa verifica, da parte del giudice a quo, determinerebbe l'inammissibilità per irrilevanza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate. L'eccezione non è fondata. L'ordinanza di rimessione, nel dare puntualmente atto della richiamata eccezione sollevata dai resistenti, consente di ritenere che il giudice a quo abbia svolto implicitamente il vaglio concernente la legittimazione ad agire dell'appellante, ritenendola sussistente. Pertanto, in difetto dell'evidenza ictu oculi del vizio processuale, «l'ammissibilità della questione non è inficiata dalla mancanza di una motivazione espressa» (così sentenze n. 156 del 2023 e n. 79 del 2022; nello stesso senso sentenze n. 65 del 2021, n. 267, n. 99 e n. 24 del 2020, n. 189 del 2018 e n. 269 del 2016). 3.2.- Ulteriori eccezioni di rito sono state, poi, sollevate in riferimento alla censura di ingiustificata disparità di trattamento fra le società prese in considerazione dalle norme censurate e le società di ingegneria costituite nella forma delle società di persone, nonché le altre società di professionisti. 3.2.1.- La A. M. srl adduce, in proposito, un difetto di rilevanza della questione, in quanto tale profilo di irragionevolezza non potrebbe essere risolto annullando le disposizioni censurate, bensì dichiarandone «l'incostituzionalità nella parte in cui non estendono la previsione di favore alle altre società di professionisti». Adottando simile prospettiva, eccepisce l'irrilevanza della questione, in quanto il suo eventuale accoglimento non inciderebbe sulla norma applicabile al giudizio a quo. L'eccezione non è fondata. Il rimettente invoca l'irragionevole disparità di trattamento con l'intento di conseguire l'ablazione delle norme censurate e non per prospettarne l'estensione ad altre società di professionisti. Ritiene, infatti, imprescindibile una regolamentazione concernente l'esercizio dell'attività professionale, in mancanza della quale difende la persistenza del divieto a svolgere detta attività nelle forme societarie. Inoltre, deve ritenersi non ostativo di una pronuncia di natura ablativa il carattere favorevole delle norme censurate, poiché questa Corte ha già in passato dichiarato costituzionalmente illegittimi trattamenti di favore, ove ha ravvisato «[l]'esigenza di ripristinare criteri di equità e di ragionevolezza e di rimuovere le sperequazioni e le incongruenze» (sentenze n. 200 del 2023, n. 182 del 2022 e n. 240 del 2019). L'eccezione di inammissibilità per irrilevanza della questione concernente l'irragionevole disparità di trattamento non è, pertanto, fondata. 3.2.2.- È, viceversa, fondata, rispetto alla medesima censura, l'eccezione di inammissibilità per carente motivazione in punto di non manifesta infondatezza, sollevata dall'Avvocatura dello Stato e, in memoria, anche dalla società A. M. Il rimettente si limita, infatti, ad asserire che le norme censurate comporterebbero «un'ingiustificata ed irrazionale disparità di trattamento non solo tra le stesse società di ingegneria, ma anche tra le società tra professionisti in diversi settori». Simile affermazione risulta apodittica e non si confronta con la peculiare disciplina dettata con riferimento all'esercizio dell'attività professionale da parte delle società di ingegneria costituite nelle forme delle società di capitali o delle società cooperative. Di riflesso, il rimettente dà per presupposta e non motiva la necessaria parità di trattamento che dovrebbe condurre all'ablazione delle norme censurate. La questione è, pertanto, inammissibile per carenza di motivazione sulla non manifesta infondatezza (sentenze n. 128 del 2024, n. 184 del 2023 e n. 181 del 2021) e, ab imis, per inadeguata ricostruzione del quadro normativo, che compromette l'iter logico argomentativo della censura (sentenze n. 201 del 2021 e 134 del 2018, nonché ordinanza n. 261 del 2020). 3.3.- Infine, a parere dell'Avvocatura generale dello Stato, sarebbero inammissibili per difetto di motivazione anche le questioni concernenti la violazione degli artt. 24 e 41 Cost., «atteso che i suddetti parametri costituzionali [sarebbero] stati solo menzionati dal Giudice rimettente, che tuttavia non ha motivato in ordine alle ragioni del ritenuto contrasto con le disposizioni invocate». Le eccezioni non sono fondate. Dalla motivazione dell'ordinanza è dato inferire una questione unitaria, posta in riferimento agli artt. 3, 24 e 41, commi secondo e terzo, Cost., con la quale si contesta una irragionevolezza intrinseca della disciplina, che andrebbe a pregiudizio degli interessi sottesi alle citate previsioni.