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Disposizioni in materia di procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge introduce nel nostro ordinamento la procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato, procedura recentemente recepita nel codice civile francese, a seguito dell'approvazione da parte dell'Assemblea Nazionale della legge n. 2010-1609 del 22 dicembre 2010. Si tratta di una procedura conciliativa alternativa al contenzioso, che riconosce alle parti il potere di autoregolamentazione dei loro rapporti e ai rispettivi avvocati un ruolo centrale nell'assisterle nella negoziazione finalizzata alla ricerca di un accordo che, una volta raggiunto, viene omologato dal giudice, così da renderlo esecutivo, salvaguardando nel contempo la funzione giurisdizionale. La procedura prende l'avvio con la redazione e la sottoscrizione di una convenzione di procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato, che consiste in un accordo mediante il quale le parti in conflitto, che non hanno ancora adìto per la controversia un giudice o un arbitro, convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole il conflitto e la controversia tramite l'assistenza dei propri legali. Viene anche previsto l'impegno a tenere riservate le informazioni non conosciute o non conoscibili che le parti si scambiano durante la procedura, salvo concordare la possibilità di produrre in giudizio la relazione riguardante gli aspetti tecnici della questione, stesa con l'ausilio di esperti e consulenti nominati dalle stesse parti. L'espletamento di questa procedura esonera le parti dalla conciliazione e dalla mediazione, nei casi in cui sono previste dalla legge, come anche previsto dalla legge francese. La procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato può anche essere effettuata per cercare una soluzione consensuale della separazione o del divorzio, o della modifica delle loro condizioni, o per la regolamentazione dei rapporti tra genitori non coniugati. Tale procedura fa leva sulle funzioni proprie dell'avvocato, rafforza la qualità del sua prestazione professionale, impone allo stesso un'assunzione di responsabilità sia sotto il profilo della competenza professionale che della deontologia, laddove si amplia la sua competenza a certificare non solo l'autenticità della firma della parte che assiste, ma anche ad attestare che il contenuto dell'accordo corrisponde alla volontà espressa dalle parti; inoltre assicura, tramite l'omologazione del giudice, una sicurezza giuridica sul piano sociale degli accordi raggiunti, senza diminuire le tutele per il cittadino. L'articolo 1 del disegno di legge definisce le finalità della convenzione e prevede l'obbligo deontologico di avvisare i clienti sulla possibilità di ricorrervi. È anche prevista la possibilità di ricorrere all'ausilio di un mediatore designato da un organismo di mediazione, di un mediatore familiare o, per gli aspetti tecnici della questione, di esperti e consulenti. L'articolo 2 regola la durata della convenzione e la possibilità di prorogare il termine concordato, limitatamente ad una sola volta, per evitare di trascinare di trattative inconcludenti. L'articolo 3 impone l'obbligo della forma scritta. L'articolo 4 precisa il contenuto della convenzione. L'articolo 5 definisce i requisiti soggettivi per poter ricorrere alla procedura. L'articolo 6 precisa che la convenzione non può essere stipulata al fine di risolvere conflitti e controversie sorte in relazione a diritti indisponibili, a status della persona, salvo quanto previsto nell'articolo 14, a questioni aventi ad oggetto controversie relative alla risoluzione del rapporto del lavoro dipendente ovvero ricorsi giurisdizionali avverso la certificazione dei contratti di lavoro o riguardanti la materia previdenziale. Quest'ultima parte è stata modellata in correlazione al recente limite introdotto in materia di arbitrato dalla legge n. 183 del 2010, cosiddetto «collegato lavoro». L'articolo 7 afferma il principio dell'improcedibilità dei procedimenti giudiziari oggetto di convenzione. L'articolo 8 lascia salva la possibilità di richiedere i provvedimenti cautelari e urgenti. L'articolo 9 regola l'omologazione dell'accordo da parte del presidente del tribunale territorialmente competente in base alle norme del codice di procedura civile. La presentazione dell'accordo al presidente del tribunale per l'omologazione è lasciata alla libera facoltà delle parti, che solo tramite l'omologazione raggiungono il risultato di munirsi di un titolo esecutivo. Il comma 2 prevede che l'accordo deve essere redatto in modo completo, dando esatto conto della materia del contendere, nei suoi elementi specifici, con la conseguente dichiarazione esplicita dei diritti su cui si intende transigere, rinunciare e conciliare, senza ricorso a dichiarazione di contenuto generico. Conseguentemente al comma 5 si è prevista la facoltà del presidente del tribunale di convocare le parti ed i loro difensori invitandoli a completare l'accordo o a chiarire i punti che potrebbero dare adito a controversia; lo scopo di tale previsione è quello di rendere il più possibile chiaro e certo il contenuto degli accordi evitando così anche il sorgere di successivi contenziosi. È data anche al presidente del tribunale la facoltà di rifiutare l'omologazione per le ipotesi in cui l'accordo è contrario all'ordine pubblico o a norme imperative o riguarda diritti indisponibili, salve le ipotesi previste dall'articolo 14. Il fatto assume possibile rilevanza deontologica, poiché della mancata omologazione sono avvertiti i consigli dell'ordine degli avvocati cui appartengono i legali designati. L'articolo 10 stabilisce che la certificazione dell'autenticità delle firme e l'attestazione che il contenuto dell'accordo corrisponde alla volontà delle parti avvengono ad opera dei legali che hanno partecipato alla procedura regolata dalla convenzione. L'articolo 11 disciplina le ipotesi di annullamento, nullità e risoluzione dell'accordo, modellandosi ai limiti previsti nel codice civile per le transazioni, e regola le conseguenze dell'inadempimento, in questo discostandosi dalla corrispondente previsione del codice civile al fine di rafforzare ulteriormente l'impegno che le parti vanno ad assumere con l'accordo. L'articolo 12, mutuato dalla legge francese, prevede che la procedura, anche se non riuscita, esonera le parti dalla conciliazione e dalla mediazione, nei casi in cui sono previste dalla legge. L'articolo 13 introduce, anche con finalità deflattive del contenzioso, le conseguenze della mancata risposta all'invito ad aderire ad una procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato. Inoltre l'invito rivolto all'altra parte a ricorrere alla procedura potrà essere trascritto, se notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, nei casi in cui la controversia abbia per oggetto una domanda per cui è consentita la trascrizione.