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Il senatore D'ALFONSO ( PD ) sollecita preliminarmente una riflessione sulle implicazioni del concetto di dignità in quanto misura e consapevolezza del valore del lavoro e dell'impresa. Si sofferma quindi sul tema del contrasto alle delocalizzazioni, specificando come l'ordinamento contempli dal 2013 disposizioni specifiche in materia, recanti la possibilità di applicare sanzioni per i processi di delocalizzazione compiuti entro tre anni dall'ottenimento del beneficio, consistente nel recupero del beneficio stesso, mentre l'intervento in esame pare piuttosto riconducibile a mera emotività e intenti propagandistici. Invoca poi la necessità di equilibrio tra l'eccesso e la carenza di intervento dello Stato in tale ambito, posto che è indispensabile incoraggiare gli investimenti produttivi da soggetti esteri, attualmente disincentivati dai timori relativi in particolare all'indeterminatezza dei tempi della giustizia civile. Richiama poi l'attenzione sull'importanza dell'associazionismo sportivo dilettantistico quale fattore di socialità e pertanto meritevole di sostegno per mezzo di risorse, ma anche di un contesto normativo chiaro, privo di eccessi di centralismo. La senatrice TOFFANIN ( FI-BP ) stigmatizza che su una materia particolare e delicata come quella del lavoro si intervenga con un decreto-legge, introducendo irrigidimenti dei quali il mondo del lavoro non ha certo necessità. La vera urgenza è semmai rappresentata dall'intento meramente propagandistico del Governo. Ricorda inoltre le incertezze ingenerate tra le imprese ed i lavoratori nel lasso di tempo intercorso tra l'adozione del provvedimento e la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale, anche a causa delle bozze provvisorie circolate. A dispetto della denominazione che viene correntemente data al provvedimento in esame, in realtà esso non offre dignità né al mondo delle imprese né a quello dei lavoratori. Un reale contrasto al precariato avrebbe dovuto muovere da una specifica attenzione in tema di tirocinio e apprendistato, che restano invece estranei al testo, il quale, al contrario, ingessa la disciplina in alcuni casi e in altri va in aperto contrasto con la normativa europea. Ulteriori problematiche derivano dalle modalità con le quali si affronta il tema delle causali. In realtà il contratto di lavoro ha conosciuto nel tempo evoluzioni, delle quali il provvedimento non tiene alcun conto: esso creerà immobilismo, giacché gli imprenditori non procederanno ad assunzioni per evitare i possibili contenziosi, ed aumenterà le differenze tra il lavoro pubblico, e quello privato. Anche in tema di voucher - consentiti in alcuni settori e vietati invece in altri - le scelte appaiono arbitrarie e non razionali. Lo strumento è invece utilissimo, in particolare nel mondo della ristorazione e dei piccoli esercizi commerciali. Le norme contenute nel decreto in esame finiscono invece con il dar corso ad un mondo del lavoro costellato di differenze, fonte di conflitti sociali, a fronte della necessità, peraltro comunemente condivisa, di misure invece più accessibili e connotate da maggiore flessibilità. Anziché avere come riferimento il moderno mercato del lavoro, il provvedimento sembra muoversi ancora in uno scenario arcaico di conflittualità permanente tra datori di lavoro e lavoratori e pretermette l'essenziale finalità di offrire certezze agli operatori e di favorire gli investimenti. Una particolare attenzione avrebbe dovuto essere data al rafforzamento dei centri per l'impiego. Su questo tema la Commissione lavoro del Senato sta svolgendo un'approfondita indagine conoscitiva, dalla quale auspicabilmente verranno spunti ulteriori per una iniziativa legislativa nel settore, ormai indispensabile. Il provvedimento appare altresì criticabile nella parte dedicata al contrasto alle delocalizzazioni, affrontato in una logica meramente punitiva e, ancora una volta, propagandistica; occorrerebbe semmai rendere l'Italia un paese attrattivo, attraverso misure di defiscalizzazione e di detassazione dedicate alle imprese. Il senatore LAUS ( PD ), premesso che solo il tempo, e nella specie il mercato, potrà confermare o smentire la validità delle misure contenute nel provvedimento, fa presente che esso va letto con riferimento al cosiddetto "contratto di Governo" che lega i due partiti di maggioranza, esaminando la coerenza tra quanto lì riportato e i comportamenti concreti dell'Esecutivo. Tutti i Governi che si sono succeduti hanno tentato di porre in essere misure finalizzate a contrastare la precarietà; la disciplina contenuta nel provvedimento in esame muove tuttavia dalla visione di una contrapposizione assoluta tra lavoratori e imprese che non tiene conto delle evoluzioni che il mercato del lavoro ha conosciuto negli ultimi anni, né dell'esigenza di certezza delle regole avvertita dagli operatori. La terapia proposta si rivelerà, a suo avviso, letale per il Paese, e teme che la consapevolezza del danno giungerà allorché sarà troppo tardi per avviare azioni di contenimento. Anche il turn over avrà ovviamente dei costi, in termini di ammortizzatori sociali: una spesa "nascosta", la cui consistenza si rivelerà nel tempo. Nota altresì che una parte del cosiddetto contratto di Governo fa riferimento a tematiche, quali la necessità di garantire una retribuzione equa ed un salario minimo orario, che restano invece estranee alla disciplina contenuta del decreto in esame, a dispetto della roboante definizione che correntemente ad esso viene data e che fa riferimento alla "dignità" del lavoro. Una divergenza assoluta, dunque, tra quanto promesso e quanto concretamente offerto ai cittadini: nessuna menzione è fatta al reddito di cittadinanza, la disciplina dei voucher, negata nel contratto, viene qui riproposta e lo stesso jobs act, che secondo le dichiarazioni programmatiche doveva essere completamente superato, risulta invece confermato in alcune linee fondamentali. Il senatore DE BERTOLDI ( FdI ) prevede conseguenze negative del decreto-legge n. 87 riguardo la quota di disoccupazione e il sistema delle piccole imprese, notando che tali timori sono diffusamente condivisi dagli operatori economici e dai lavoratori. Ritiene che il provvedimento in esame sia stato adottato principalmente per ragioni propagandistiche, tra l'altro risentendo di un'impostazione ideologica superata, riconducibile alla sinistra degli scorsi decenni; consiste pertanto in misure volte ad aumentare la rigidità del contesto ordinamentale. Tale elemento è a suo avviso evidente nelle limitazioni poste alla possibilità di ricorso al contratto a tempo determinato, che, piuttosto che cagionare un aumento dei rapporti a tempo determinato, appare prevedibilmente destinato a incrementare la rotazione dei lavoratori nelle singole imprese e il numero dei disoccupati. Lamenta quindi la mancanza di interventi sul cuneo fiscale e le limitazioni alla possibilità per le imprese del settore turistico di giovarsi dello strumento del voucher . Rileva la medesima logica di fondo nelle disposizioni volte al contrasto delle delocalizzazioni, consistenti sostanzialmente in misure sanzionatorie, quando sarebbe opportuno rilanciare e tutelare le produzioni nazionali, favorire la partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa e avviare un'azione di contrasto alle politiche di favore in ambito fiscale volte all'attrazione delle imprese attuate da diversi Stati membri dell'Unione europea.