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Introduzione degli articoli 557- bis , 577- ter e 577- quater del codice penale, in materia di omicidio d’identità. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è frutto di un lavoro a più mani, per il quale è d'obbligo ringraziare molte persone per gli stimoli e l'aiuto scientifico offerto, evidenziando in particolare i contributi della signora Carla Caiazzo, della dottoressa Virginia Ciaravolo, per la parte criminologica e psicologica, e dell'avvocato Maurizio Zuccaro per la parte giuridica. Il disegno di legge si pone come obiettivo quello di intervenire sul codice penale individuando una nuova fattispecie di reato e colmando, quindi, un vuoto normativo. Da molti, troppi anni, assistiamo al fenomeno violento del femminicidio, che pare non conoscere sosta; nonostante interventi educativi, legislativi, di prevenzione e di sostegno messi in campo, la cronaca quotidiana ci riporta una spaventosa casistica che vede decine e decine di donne uccise nel nostro paese, una ogni tre giorni. Molte altre migliaia sono le donne che subiscono lesioni, stupri o molestie di diverso genere e gravità. A tal riguardo, tristemente noti sono i nomi di Carla Caiazzo, Lucia Annibali e Gessica Notaro, donne che hanno subito dal loro ex partner il peggiore degli affronti, delle torture possibili, ovverosia la cancellazione della propria identità. Un attacco premeditato con l'acido ha sfregiato il loro volto per sempre, costringendole ad un calvario psichico e medico, nonché ad una lunga serie di interventi chirurgici e ricostruttivi per riuscire a riottenere la parvenza di un volto. La gravità di questa tipologia di attacchi, ripetuta su altre donne, merita un'attenzione particolare da parte di un Parlamento che ha trasversalmente dimostrato di avere a cuore le sorti del mondo femminile. Il coraggio davvero straordinario di queste donne non può farci dimenticare la sofferenza e la fatica che così bene nascondono. Il volto, infatti, non è una parte qualsiasi del nostro corpo, ma è la «porta di comunicazione» tra il nostro «io» e la società. Non solo, il nostro volto corrisponde anche alla caratterizzazione, che ognuno ha e dà di se stesso. Potremmo dire, suffragati dagli studi di Bassi o di Godek, che sulla pelle del nostro viso è scritta la nostra storia, la nostra identità, familiarità e provenienza, persino le trasformazioni che abbiamo vissuto nel nostro percorso di vita. Dunque, il volto distrutto e volutamente sfregiato per sempre ha il valore di una morte civile, inferta con inaudito cinismo e frutto o causa, sopra ogni cosa, della volontà violenta di restare unici padroni della bellezza, dell'io profondo della vittima che si sarebbe voluta possedere. Un odio e una ferocia tali da richiedere una rubricazione normativa diversa dalla lesione grave o gravissima subita in qualunque altra parte del corpo umano. Non perché non sia grave ogni atto lesivo di una persona, ma perché va ad incidere profondamente sull'identità fisica, sociale e psicologica. Al pesantissimo danno fisico, quindi, è necessario sommare il grave danno psicologico di non potersi più riconoscere nel proprio volto e il danno sociale nel non vedersi riconosciuti dagli altri. La responsabilità di chi commette tali crimini non può essere limitata, pertanto, al reato di «lesioni» gravi o gravissime, poiché tale fattispecie, rimanendo su un piano meramente fisico, non ricomprende la sanzione per le motivazioni psicologiche e antropologiche dell'atto criminale. Vi è quindi un vuoto tra la condotta di «lesioni» e quella di «omicidio», in cui va ad inserirsi il presente disegno di legge recante la nuova fattispecie del reato di «omicidio d'identità». Anche il «tentato omicidio» appare inadeguato a fronte di questa tipologia di atti criminali. Infatti, la lesione al volto prodotta con un acido o con il fuoco letteralmente «uccide» parti del carattere e dell'individualità della persona, ponendola di fronte ad un complesso e non sempre completo, percorso di ricostruzione del sé, a livello sociale ed individuale. Pertanto, come di tutta evidenza, occorre configurare una nuova fattispecie delittuosa che sanzioni in maniera significativa tali condotte. Il presente disegno di legge si inserisce, quindi, nel solco dei diversi interventi predisposti da questo Parlamento nel corso della presente legislatura volti a contrastare il fenomeno della violenza di genere, in tutte le forme che essa assume. In particolare, l'articolo 1 introduce nel codice penale gli articoli 577- bis , 577- ter e 577- quater. Nello specifico, l'articolo 577- bis disciplina la nuova fattispecie di omicidio d'identità, punendo con la reclusione non inferiore ad anni dodici, chiunque, volontariamente, cagioni al volto di una persona danni parziali o totali, tali da modificare le caratteristiche dello stesso. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi dall'ascendente o dal discendente, dal coniuge, anche legalmente separato, dalla parte dell'unione civile o da persona legata alla persona offesa da relazione affettiva o con essa stabilmente convivente. Nei casi di condanna si applicano quali pene accessorie: l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno, la perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa, nonché la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte. Infine, nei casi di condanna per una delle ipotesi di cui ai nuovi articoli 577- bis e 577- ter è esclusa l'applicazione della pena su richiesta delle parti di cui all'articolo 444 del codice di procedura penale. L'articolo 2 reca modifiche all'ordinamento penitenziario, disponendo, nelle ipotesi di condanna per taluno dei delitti di cui agli articoli 577- bis e 577- ter , l'assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione, solo sulla base dei risultati dell'osservazione scientifica della personalità condotta per almeno un anno; nel caso in cui i fatti siano stati commessi in danno di persona minorenne il magistrato o il tribunale di sorveglianza valuta la positiva partecipazione dell'autore delle predette condotte al programma di riabilitazione. L'articolo 3, infine, istituisce l'Osservatorio permanente per le azioni di monitoraggio, prevenzione e contrasto al fenomeno, del quale fanno parte rappresentanti del Ministero dell'interno, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nonché della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Il predetto articolo, inoltre, prevede che il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, d'intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, definisca linee guida che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado i temi dell'educazione alla legalità e del diritto all'integrità dell'identità personale.. 1 (Introduzione nel codice penale degli articoli 577- bis , 577- ter e 577- quater e modifiche al codice di procedura penale)