[pronunce]

e, dunque, in un momento nel quale egli aveva già esaurito la propria cognizione al riguardo, col risultato di rendere il quesito ormai privo di rilevanza nel caso di specie; che, d'altra parte, per quanto attiene ai profili di censura che investono più specificamente il regime dell'autorizzazione al rientro in Italia dello straniero espulso ai fini dell'esercizio del diritto di difesa, previsto dall'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998 – e, in particolare, l'attribuzione al questore, anziché al giudice, del relativo potere – la rilevanza del quesito resta, a prescindere da ogni altra considerazione, del tutto ipotetica, non constando dall'ordinanza di rimessione che l'imputato nel giudizio a quo abbia concretamente manifestato l'intento di avvalersi della facoltà in parola; che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente inammissibile. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 13, commi 3 e 13, 14, comma 5-ter, e 17 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 10, 13, 24, 27 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Piacenza con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 settembre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 ottobre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA