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Disposizioni in materia di obbligatorietà vaccinale. Onorevoli Senatori. -- I vaccini sono una delle più importanti scoperte scientifiche nella storia della medicina e rappresentano ancora lo strumento più efficace, sicuro e certificato per evitare alle persone, soprattutto bambini, di contrarre malattie altrimenti evitabili. Purtroppo, oggi, nonostante la possibilità di usufruire delle vaccinazioni, sono ricomparsi nel mondo, e in Italia, alcuni morbi che pensavamo ormai debellati ma che, invece, sono tornati a superare con facilità anche i confini nazionali. La Commissione europea e l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) concordano nell'affermare l'importanza cruciale delle vaccinazioni per l'immunizzazione e per la prevenzione delle malattie. In occasione della «Settimana europea dell'immunizzazione» (celebrata quest'anno tra il 24 e il 30 aprile 2017), il commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare e la direttrice dell'OMS per l'Europa hanno sottolineato l'importanza dei vaccini per la salute pubblica, dichiarando che: «I vaccini hanno contribuito alla salute ed al benessere di tutti coloro che oggi vivono nell'Unione europea e nell'intera regione europea dell'OMS. Negli ultimi 60 anni, l'immunizzazione dei bambini ha permesso di salvare più vite di qualsiasi altro intervento sanitario. L'impatto di questa rivoluzione nella prevenzione delle malattie nell'arco di pochi decenni è enorme. Il morbillo causava circa 2,6 milioni di morti ogni anno prima che nel 1980 fosse introdotta la vaccinazione su vasta scala. Grazie al vaccino antimorbillo messo a punto da Maurice Hilleman questa malattia altamente contagiosa è oggi prevenibile. Un'invenzione provvidenziale, un grande traguardo, grazie al quale queste malattie sono in gran parte alle nostre spalle». Gli Stati membri dell'Unione europea sono impegnati ad attuare il piano di azione europeo per i vaccini promosso nel quadro di politica sanitaria europea 2020 con l'obiettivo di aumentare, fra la popolazione, la consapevolezza dell'importanza dei vaccini quale strumento di prevenzione di importanti malattie che potrebbero determinare conseguenze gravi e, talvolta, fatali. Negli ultimi trent’anni le vaccinazioni hanno consentito di ridurre notevolmente la diffusione di diverse patologie: secondo l'OMS, infatti, i programmi di immunizzazione hanno evitato circa 2/3 milioni di decessi ogni anno. Nel mondo, però, ogni anno nascono 10,7 milioni di bambini che non ricevono una somministrazione vaccinale completa: di questi circa 650.000 nascono in Europa. In Italia l'obbligatorietà delle vaccinazioni, introdotta circa mezzo secolo addietro, sortì, come altrove, l'effetto di contrastare la diffusione di malattie che avevano cagionato migliaia di morti fra i bambini. L'emergenza epidemica indusse il legislatore a esercitare una misura di coercizione verso i genitori dell'epoca per proteggere i minori e ridurre il rischio di contrarre le malattie. Con il tempo e i progressi della scienza si è confermata, sempre più forte, l'importanza dei vaccini per evitare il dilagare delle malattie. Oggi le vaccinazioni sono suddivise, secondo una classificazione ormai obsoleta, in due gruppi, obbligatorie e raccomandate, tutte dispensate gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. L'obbligo vaccinale riguarda la poliomielite, la difterite, il tetano e l'epatite B, anche se le malattie infettive prevenibili con la vaccinazione sono molte altre. Inoltre, oggi, la competenza e la responsabilità della prevenzione vaccinale sono in capo alle regioni, sia pure secondo una strategia nazionale. Detto stato di cose ha comportato lo sviluppo di una offerta vaccinale assai variegata e differente nelle diverse aree del Paese. Alcune regioni, infatti, hanno ritenuto di sospendere gli obblighi vaccinali, altre, al contrario, hanno introdotto l'obbligo vaccinale quale requisito per l'accesso ai servizi pubblici e privati. Tuttavia, oggi, l'introduzione necessaria del principio di obbligatorietà non può prescindere dal concetto di proporzione della salute, particolarmente della salute dei minori. Ciascuna azione preventiva, infatti, non può prescindere dalla responsabilità dell'individuo (genitore) che, in sintonia con le istituzioni, con i medici e i farmacisti, garantisce il diritto universale alla salute del bambino evitandogli il rischio di contrarre malattie per le quali esiste un vaccino efficace e sicuro. Purtroppo, oggi, al contrario di quanto avveniva in passato, assistiamo ad un fenomeno crescente di disinformazione anti vaccinale che ha alimentato una serie di preoccupazioni, spesso infondate, e di pregiudizi dei genitori, soprattutto riguardo alle vaccinazioni cosiddette «raccomandate», che hanno finito per essere considerate di importanza minore e, in conseguenza, non sicure o, peggio, addirittura, dannose. Questi falsi allarmi, sempre smentiti da larga parte della comunità scientifica, hanno provocato un senso di paura nei confronti delle vaccinazioni che, in conseguenza, ha indotto un numero crescente di genitori a ritardare o rifiutare la vaccinazione dei propri figli. Appare, quindi, non più rinviabile la necessità di mettere in atto una strategia di comunicazione e di prevenzione, che coinvolga tutte le istituzioni sanitarie (medici, farmacisti, pediatri) finalizzata a illustrare con chiarezza ai genitori, da una parte, l'efficacia dei vaccini e, dall'altra, i danni causati dalle malattie e gli eventuali rischi derivanti dalla vaccinazione. Il Piano nazionale vaccini, introdotto con i nuovi LEA (livelli essenziali di assistenza), richiederà ancora molte tappe prima di giungere ad una applicazione compiuta, completa e uniforme su tutto il territorio nazionale, nonostante la previsione di un'offerta vaccinale più ampia. Il piano vaccinazioni contenuto nei nuovi LEA, infatti, oltre alle vecchie vaccinazioni previste per i nuovi nati ovvero difterite, tetano, poliomielite, Hib, epatite B, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C, introduce le seguenti novità: -- viene introdotto in calendario il vaccino contro il meningococco B e quello contro le diarree da rotavirus a tutti i neonati; -- la vaccinazione contro la varicella (già offerta in tredici regioni su ventuno) a tutti i bambini nel secondo anno di vita; -- il richiamo per meningococco con vaccino quadrivalente anche ai ragazzi già vaccinati nell'infanzia per mantenere la protezione nel tempo; -- la vaccinazione contro il Papillomavirus (HPV) è estesa anche ai maschi dodicenni; -- sempre in età adolescenziale viene previsto un richiamo tetano-difterite-pertosse-polio con vaccino quadrivalente combinato; -- ai sessantacinquenni saranno offerti i vaccini contro pneumococco (due vaccini in sequenza, coniugato e polisaccaridico) e contro l'Herpes zoster; -- si prospetta inoltre (come avviene già da tempo in alcuni Paesi tra i più avanzati) un'estensione dell'offerta dell'anti-influenzale a fasce di età più giovani (dai sessant’anni), mentre si presta una particolare attenzione a un'offerta mirata anche ai soggetti già affetti da malattie croniche.