[pronunce]

In questo contesto normativo, che prevede plurime ipotesi di divieto di bilanciamento tra circostanze aggravanti "privilegiate" e circostanze attenuanti, si inserisce la disposizione censurata che contempla analogo divieto con riferimento alle circostanze aggravanti di cui ai commi secondo, terzo, quarto, quinto e sesto, sia dell'art. 589-bis (omicidio stradale), sia dell'art. 590-bis (lesioni personali stradali gravi o gravissime) cod. pen. Tale divieto segna un marcato irrigidimento della disciplina di contrasto di tali condotte lesive del bene della vita e dell'integrità fisica delle persone. Per lungo tempo l'omicidio stradale e le lesioni personali stradali gravi o gravissime hanno costituito solo ipotesi circostanziate dei corrispondenti reati comuni. Già l'art. 1 della legge 11 maggio 1966, n. 296, recante «Modifiche degli articoli 589 (omicidio colposo) e 590 (lesioni personali colpose) del codice penale», nel riformulare l'art. 589 cod. pen. (omicidio colposo), prevedeva il fatto commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, limitandosi ad aumentare il minimo della pena dell'omicidio colposo (da sei mesi di reclusione ad un anno). E parimenti il successivo art. 2 prevedeva distintamente la condotta di lesioni personali colpose gravi e gravissime con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. Solo nel 2006 (legge 21 febbraio 2006, n. 102, recante «Disposizioni in materia di conseguenze derivanti da incidenti stradali») c'è stato un primo deciso inasprimento delle pene con la riformulazione del secondo comma dell'art. 589 cod. pen. e del terzo comma dell'art. 590 cod. pen. In particolare, la pena per l'omicidio colposo per violazione delle norme sulla circolazione stradale è stata elevata nel minimo (da uno a due anni di reclusione) con il limite massimo di cinque anni di reclusione. È seguito nel 2008 (decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, recante «Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica», convertito, con modificazioni, nella legge 24 luglio 2008, n. 125) un ulteriore inasprimento delle pene e, soprattutto, è stato introdotto per la prima volta - nell'art. 590-bis cod. pen. - il divieto di bilanciamento delle circostanze aggravanti "privilegiate" con le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli artt. 98 e 114 cod. pen. In particolare, vengono contemplate nuove aggravanti a effetto speciale. Nel novellato art. 589 cod. pen. si prevede, nel comma 3, che si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'art. 186, comma 2, lettera c), cod. strada, o da soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope. Analoga aggravante viene introdotta nell'art. 590, comma 3, cod. pen. nel caso di lesioni personali gravi o gravissime. Ma ciò che maggiormente rileva al fine del presente giudizio di legittimità costituzionale è l'art. 590-bis cod. pen. sul computo delle circostanze dei due reati; disposizione questa che, anticipando negli stessi termini quella attualmente censurata, già prevedeva: «Quando ricorre la circostanza di cui all'articolo 589, terzo comma, ovvero quella di cui all'articolo 590, terzo comma, ultimo periodo, le concorrenti circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni si operano sulla quantità di pena determinata ai sensi delle predette circostanze aggravanti». In seguito, l'allarme sociale suscitato dal ricorrente fenomeno delle "vittime della strada" - alcune migliaia di morti sull'asfalto ogni anno e ancor di più feriti in modo grave o gravissimo - ha indotto il legislatore, con la legge n. 41 del 2016, a fare un salto di livello nell'azione di contrasto di condotte gravemente colpevoli nella guida di veicoli a motore. Si abbandona la fattispecie del mero reato circostanziato e si introducono due nuovi reati speciali - omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi o gravissime - accompagnati, in parallelismo, da plurime aggravanti "privilegiate" in quanto presidiate dalla clausola di esclusione della comparazione con le attenuanti (art. 590-quater cod. pen.), che ripete, con un ambito più ampio, l'analoga regola posta in precedenza dall'art. 590-bis cod. pen. Al legislatore però non è sfuggito che possono esserci condotte che, seppur legate con nesso di causalità all'evento dannoso (sia morte, sia lesioni gravi o gravissime), possono in concreto avere un'efficienza causale non esclusiva. Per moderare il notevole maggior rigore della risposta sanzionatoria il legislatore ha introdotto - nel settimo comma sia dell'art. 589-bis che dell'art. 590-bis cod. pen. - un'inedita attenuante ad effetto speciale del tutto particolare perché attiene all'efficienza causale e che vale - in via eccezionale - a derogare al principio dell'equivalenza delle concause (art. 41 cod. pen.). Si tratta di un'attenuante tutt'affatto speciale nel panorama delle circostanze del reato proprio perché afferisce al rapporto causale retto dal generale principio dell'equivalenza delle cause (art. 41 cod. pen.), che vuole che il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione od omissione e l'evento; e ciò è vero anche quando la causa preesistente o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui. Nei reati puniti a titolo di colpa l'eventuale concorso della colpa della parte offesa non solo non esclude né interrompe il rapporto di causalità, ma neppure vale come circostanza attenuante, bensì può essere tenuta in conto dal giudice, sotto il profilo della modalità della condotta del colpevole, nella graduazione della pena ai sensi dell'art. 133 cod. pen. Costituisce, invece, circostanza attenuante comune solo l'essere concorso a determinare l'evento, insieme con l'azione o l'omissione del colpevole, il fatto doloso della persona offesa (art. 62, primo comma, numero 5, cod. pen.); ciò che è ben diverso dal concorso del fatto colposo della parte offesa che invece - sia detto incidentalmente - rileva sul piano civilistico del risarcimento del danno (artt. 2056 e 1227 del codice civile). Solo in caso di cooperazione colposa (art. 113 cod. pen.) può venire in rilievo la «minima importanza» dell'apporto del concorrente come circostanza attenuante (ex art. 114 cod. pen.), la quale - in caso di omicidio stradale o di lesioni personali stradali - è espressamente sottratta al divieto di bilanciamento previsto dall'art. 590-quater cod. pen.