[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorti a seguito della delibera della Camera dei deputati del 17 novembre 1999 relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Vittorio Sgarbi nei confronti del dott. Lorenzo Matassa, promossi con ricorsi della Corte d'appello di Roma, I sezione civile, notificati il 21 giugno 2001 e il 4 marzo 2002, depositati in cancelleria il 30 giugno 2001 e il 12 marzo 2002 e iscritti al n. 19 del registro conflitti 2001 e al n. 7 del registro conflitti 2002. Visti gli atti di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 9 luglio 2002 il Giudice relatore Gustavo Zagrebelsky; udito il dott. Evangelista Popolizio per la Corte d'appello di Roma e l'avv. Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.1. - La Corte d'appello di Roma, I sezione civile, con ordinanza del 20 ottobre 2000, ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera da questa adottata nella seduta del 17 novembre 1999 (atti Camera, doc. IV-quater, n. 88), secondo la quale le dichiarazioni che hanno dato luogo al giudizio civile concernono opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi in qualità di membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, con conseguente insindacabilità, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. La ricorrente premette che il deputato Vittorio Sgarbi ha proposto appello contro la sentenza del Tribunale di Roma in composizione monocratica che, previo accertamento incidentale degli elementi costitutivi del reato di diffamazione previsto dagli artt. 595, secondo e terzo comma, e 61, numero 10), cod. pen. , lo ha ritenuto civilmente responsabile in danno di Lorenzo Matassa, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, per aver pronunciato, commentando sull'emittente «Canale 5» la notizia dell'arresto del Sovrintendente ai beni culturali di Siracusa Giuseppe Voza nel corso delle tramissioni televisive «Sgarbi quotidiani» dei giorni 17, 18 e 23 ottobre 1995, frasi diffamatorie nei confronti del magistrato. In particolare, il Tribunale ha ritenuto ingiuriose le accuse del deputato al dott. Lorenzo Matassa di «compiacente inerzia nei confronti della mafia (...) di aver messo le manette alla cultura (...) di aver arrestato un uomo non per dovere di ufficio ma per ignoranza e per viltà (...) di aver agito per crudeltà e disprezzo della cultura (...) Matassa peggio che nazista (...) [di avere] abusato del suo ufficio di pubblico ministero (...) di ricorrere all'arresto per pura superficialità, ignoranza ed ignavia». Prosegue la Corte d'appello ricordando che il deputato, condannato - in solido con il direttore dell'emittente televisiva e con la società produttrice del programma televisivo - al risarcimento del danno non patrimoniale e alla riparazione pecuniaria civile in favore della persona offesa, ha addotto, tra gli altri motivi di impugnazione, la sopravvenuta deliberazione di insindacabilità assunta dalla Camera dei deputati nella seduta del 17 novembre 1999. La Corte d'appello di Roma ritiene che la Camera dei deputati, deliberando che le dichiarazioni rese dal deputato Sgarbi, per le quali è in corso il ricordato processo civile, costituiscono «divulgazione e continuazione di quelle rese nel corso dell'attività parlamentare propriamente detta (...) e attività parlamentare esse stesse» e che pertanto si tratta di «opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni», tutelate dalla previsione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, abbia esercitato illegittimamente il proprio potere, in particolare per l'affermazione della sussistenza del collegamento funzionale tra le espressioni ritenute diffamatorie dal Tribunale e l'attività parlamentare del deputato: la relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere non riporterebbe tutte le opinioni espresse dall'on. Sgarbi, oggetto della pronuncia del Tribunale di Roma; inoltre, sarebbe arbitrario ritenere coperte dalla garanzia costituzionale dell'insindacabilità opinioni espresse dal deputato (al pari di «qualunque privato cittadino») in un contesto - quello della ricordata trasmissione televisiva - estraneo all'attività parlamentare, nel quale l'on. Sgarbi svolge la funzione di conduttore televisivo in adempimento di un contratto di prestazione d'opera retribuita. La ricorrente richiama le decisioni della Corte costituzionale in cui si afferma che spetta a quest'ultima valutare la non arbitrarietà della delibera parlamentare di insindacabilità e verificare l'eventualità di illegittime interferenze nelle attribuzioni dell'autorità giudiziaria (sentenze n. 289 del 1998, n. 443 del 1993 e n. 1150 del 1988), nonché la sentenza n. 11 del 2000, in cui si dichiara che l'immunità copre il membro del Parlamento soltanto se per le dichiarazioni concorre il contesto funzionale. Chiede pertanto la ricorrente che la Corte costituzionale (a) dichiari che non spetta alla Camera dei deputati affermare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi, secondo quanto deliberato dalla stessa Assemblea nella seduta del 17 novembre 1999, e (b) annulli, conseguentemente, la citata deliberazione della Camera dei deputati. 1.2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 197 del 2001. Il ricorso è stato notificato alla Camera dei deputati, unitamente all'ordinanza di ammissibilità, il 21 giugno 2001 ed è stato depositato presso la cancelleria di questa Corte il successivo 30 giugno. 1.3. - Nel giudizio così instaurato si è costituita la Camera dei deputati, chiedendo che il conflitto sia dichiarato inammissibile, irricevibile o, in subordine, infondato. Il ricorso sarebbe «del tutto carente» della esposizione sommaria delle ragioni del conflitto, non potendosi ritenere assolto tale onere con la semplice citazione di alcune decisioni della Corte costituzionale. Inoltre, il ricorso non terrebbe neppure conto delle argomentazioni dell'Assemblea, che invece «ha richiamato in modo puntuale e circostanziato le attività parlamentari del deputato» che consentono l'applicazione nel caso di specie della garanzia prevista dall'art. 68, primo comma, della Costituzione. Nel merito, la Camera dei deputati ritiene infondata la tesi della Corte d'appello di Roma, che considera le opinioni dell'on. Sgarbi come meri apprezzamenti personali, da equiparare a quelli di un privato cittadino, per il solo fatto di essere pronunciate nel corso di un programma televisivo del quale il deputato è conduttore sulla base di un contratto di prestazione d'opera retribuita. A tale proposito la resistente ricorda : (a) che la garanzia costituzionale di insindacabilità opera anche allorché le opinioni dei parlamentari siano espresse al di fuori della sede istituzionale;