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Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, e ulteriori interventi per favorire l'accesso effettivo e consapevole all'adozione, la conoscenza delle proprie origini e la promozione della cultura dell'adozione. Onorevoli Senatori. – A più di quarant'anni dalla entrata in vigore della legge 4 maggio 1983, n. 184 – e nonostante le importanti modifiche susseguitesi negli anni sia a livello legislativo che sul piano dell'interpretazione – la concreta applicazione della legge medesima in materia di adozioni continua a presentare profili di significativa criticità, specie per quanto riguarda la non uniformità delle prassi seguite dai diversi tribunali per i minorenni. Tale difformità di prassi, unita alla diversa solidità ed efficienza dei servizi sociali e dei servizi per l'adozione nelle diverse regioni, non si traduce soltanto in un pregiudizio all'effettiva possibilità di accedere all'adozione per coloro che lo desiderino, ma incide negativamente anche sulle possibilità di successo dell'adozione medesima. Il presente disegno di legge intende superare tali criticità mediante un intervento integrato che unisce – a puntuali modifiche della citata legge n. 184 del 1983 – misure di carattere educativo e culturale, dirette tanto a rafforzare la formazione di assistenti sociali, educatori ed insegnanti sia a promuovere la cultura dell'adozione nelle scuole e nello spazio pubblico. Per quanto riguarda le modifiche alla legge n. 184 del 1983, il disegno di legge interviene in tre ambiti e cioè: a) la disciplina del procedimento, con specifico riguardo alla fase della domanda e al rafforzamento della garanzia dell'informazione dei richiedenti in merito all'esito della richiesta; b) il rafforzamento della rete dei servizi sociali destinati a supportare i richiedenti e la persona adottata prima, durante e dopo il procedimento adottivo; c) la disciplina delle condizioni alle quali l'adottato può accedere alla conoscenza delle proprie origini, in attuazione di quanto previsto dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 278 del 18 novembre 2013. Per quel che riguarda le misure di carattere educativo e culturale, il disegno di legge interviene parimenti in tre ambiti. Anzitutto, si prevede l'inserimento dello studio dell'adozione e dell'affido nei corsi di studio per assistenti sociali, educatori e insegnanti, al fine di assicurare che nell'ambito dei medesimi siano impartiti insegnamenti a carattere teorico e teorico-pratico relativi alle condizioni, al procedimento, alle tutele e alle implicazioni socio-psicologiche dell'adozione e dell'affidamento di minorenni. In secondo luogo, si prevedono specifiche iniziative volte a promuovere una migliore cultura dell'adozione nelle scuole e il diritto allo studio degli alunni adottati. Infine, con l'obiettivo di promuovere nello spazio pubblico una più consapevole cultura dell'adozione, si disciplinano campagne di sensibilizzazione sull'uso del linguaggio in relazione alle esperienze di adozione. Il disegno di legge si compone di sei articoli. Gli articoli 1, 2 e 3 intervengono sulla legge n. 184 del 1983 ma anche – con specifico riguardo al parto in anonimato – sul regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, e sul codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. In particolare, l'articolo 1 modifica gli articoli 22, 28 e 39- bis della legge n. 184 del 1983. La modifica all'articolo 22 – di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , numero 1) del disegno di legge – ha l'obiettivo, anzitutto, di rendere uniforme la documentazione sanitaria che i richiedenti l'adozione devono allegare alla domanda, prevedendo che la stessa debba essere indicata in un decreto del Ministro della giustizia, valevole per l'intero territorio nazionale. Inoltre, l'articolo 22 viene modificato al fine di rendere la domanda di adozione più efficace e rispondente alla concreta esperienza del percorso adottivo. In particolare, contrariamente a quel che accade attualmente, si prevede che le dichiarazioni relative alla disponibilità all'adozione, con riferimento alle caratteristiche del minore, siano rese solo al termine delle indagini di cui ai commi 3 e 4 del medesimo articolo 22 (si tratta, in particolare, delle indagini che il tribunale per i minorenni affida ai servizi socio-assistenziali). Con tale innovazione si persegue l'obiettivo di assicurare adozioni pienamente consapevoli e meno suscettibili di insuccesso o frustrazione, facendo in modo che la domanda di adozione – con specifico riferimento all'indicazione delle caratteristiche del minore che si intende adottare – venga completata solo dopo che i richiedenti abbiano avuto compiuta consapevolezza delle concrete caratteristiche del processo adottivo. Infine, si prevede che tutte le coppie sottoposte a colloquio comparativo vengano tempestivamente informate dell'esito del colloquio medesimo (sia, dunque, in caso di esito negativo che in caso di esito positivo). L'articolo 1, comma 1, lettera b) , numero 1) del disegno di legge modifica l'articolo 28 della legge n. 184 del 1983 con specifico riguardo alla condizione dell'adottato adulto che intenda accedere alla conoscenza delle proprie origini. Si tratta, come accennato, di un intervento che si pone in diretta attuazione di quanto disposto dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 278 del 2013, alla quale ancora non è stato dato l'opportuno seguito in sede legislativa (affidando l'effettività del suo disposto, piuttosto, a prassi non sempre uniformi). Con tale decisione la Corte costituzionale aveva fissato il ragionevole bilanciamento tra il diritto della donna a partorire in anonimato – e la « perdurante quanto inderogabile tutela dei profili di riservatezza o, se si vuole, di segreto, che l'esercizio di quel diritto inevitabilmente coinvolge » (Cons. dir. , par. 4) – e il diritto del figlio a conoscere le proprie origini e ad accedere alla propria storia parentale, il quale « costituisce un elemento significativo nel sistema costituzionale di tutela della persona » e « uno di quegli aspetti della personalità che possono condizionare l'intimo atteggiamento e la stessa vita di relazione di una persona in quanto tale » (ivi). Il punto di equilibrio era stato individuato, in particolare, nella dichiarazione di illegittimità costituzionale della irreversibilità non superabile dell'anonimato, ma le concrete modalità di attuazione – soprattutto al fine di garantire la massima riservatezza – erano state rimesse all'apprezzamento del legislatore.