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Con l'intervento di cui alla lettera a) si estende la portata della norma di tutela anche alle situazione di pericolo ancora allo stato potenziale. Con la modifica di cui alla lettera b) si precisa che la «specialità» riguarda proprio il tipo di intervento che si intende realizzare e non soltanto una particolare forma di gestione da concepire al di fuori dell'ordinario ciclo dei rifiuti. Di qui la previsione, tra gli strumenti da utilizzare in via eccezionale e al fine di porre rimedio alle suddette situazioni di crisi, di uno specifico potere di « requisizione in uso » degli impianti destinati alla gestione dei rifiuti medesimi nonché di avvalimento temporaneo del personale addetto, senza costituzione di rapporti di lavoro con l'ente pubblico. In particolare la requisizione diventa ancora più necessaria qualora il titolare dell'impianto si dimostri particolarmente inadempiente o addirittura impossibilitato, in presenza di un factum principis , al governo ed al controllo dello stesso. Con il comma 2 si prevede una ulteriore urgente semplificazione del sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI). Il comma 3 dispone l'ulteriore proroga, fino al 30 novembre 2014, della gestione da parte dei comuni delle attività di raccolta, di spazzamento e di trasporto dei rifiuti e di smaltimento o recupero inerenti alla raccolta differenziata. Ai commi 4, 5, 6 e 7 viene introdotta una disciplina volta ad accelerare le attività necessarie per conformare la gestione dei rifiuti nella regione Campania alla sentenza della Corte di Giustizia europea del 4 marzo 2010. Con detta sentenza, pronunciata nella causa C 297/08, la Corte di Giustizia ha condannato lo Stato italiano per violazione degli obblighi comunitari di corretta gestione dei rifiuti nella regione Campania. In particolare, le violazioni riguardano la mancanza di una rete integrata di gestione dei rifiuti nella regione Campania. Per adempiere agli obblighi nascenti dalla citata sentenza, il Governo italiano, a settembre 2012, ha presentato alla Commissione europea un Programma attuativo predisposto e approvato dalla regione Campania. Il cronoprogramma previsto per la realizzazione degli interventi necessari ad adempiere agli obblighi stabiliti nella citata sentenza non è stato, però, rispettato. Di conseguenza, in data 14 gennaio 2014, la Commissione europea ha nuovamente deferito lo Stato italiano innanzi alla Corte di Giustizia per mancata esecuzione della suddetta sentenza. In caso di condanna, lo Stato italiano rischia pesantissime sanzioni pecuniarie che possono essere quantificate in una somma forfettaria di circa 10.252.704 euro all'anno per il periodo intercorso tra la prima e la seconda sentenza e a una penalità di mora di 256.819,20 euro al giorno dovuta dal giorno in cui verrà pronunciata la seconda sentenza fino al completo adempimento (circa 93.739.008 euro all'anno). Tra gli impianti previsti per conformarsi alla suddetta sentenza è compreso l'impianto di termovalorizzazione di Salerno. Per questo impianto è stata completata la procedura di aggiudicazione, la cui legittimità è stata confermata dal TAR Campania con sentenza n. 491/2014, ma la stazione appaltante non ha provveduto alla stipula del contratto. Per prevenire una condanna, è quindi necessario individuare un Commissario che, in luogo della stazione appaltante, provveda alla stipula del contratto e a tutti i conseguenti adempimenti amministrativi e tecnici per la realizzazione dell'opera. Al Commissario straordinario non spetta alcun compenso per l'opera prestata in tale qualità, fermo restando il compenso per l'eventuale direzione dei lavori che grava sulle risorse stanziate per la realizzazione dell'opera. Con il comma 8 si apportano due modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. In particolare, con la lettera a) si modifica l'articolo 166, comma 4- bis , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal decreto-legge n. 136 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 6 del 2014, in tema di usi delle acque irrigue e di bonifica, estendendo la necessità del concerto del Ministero della salute, in sede di emanazione del decreto di definizione dei parametri fondamentali di qualità delle acque destinate ad uso irriguo su colture alimentari e le relative modalità di verifica. La lettera b) è volta ad introdurre una limitazione al campo di applicazione di quanto previsto dagli articoli 256 e 256- bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (codice dell'ambiente), per il materiale vegetale derivante da sfalci, potature o ripuliture in loco non ricompreso tra le categorie elencate al comma 1, lettera f) , dell'articolo 185 del decreto legislativo n. 152 del 2006 così come modificato dall'articolo 13, comma 1, del decreto legislativo n. 205 del 2010, ponendo fine ad un grave problema riscontratosi nell'applicazione pratica di tali disposizioni nel settore agricolo. Art. 15. - (Disposizioni finalizzate al corretto recepimento della direttiva 2011/92/UE del 13 dicembre 2011 in materia di valutazione di impatto ambientale. Procedura di infrazione 2009/2086 e procedura di infrazione 2013/2170) La disposizione è necessaria per consentire di superare le censure mosse dalla Commissione europea nelle procedure di infrazione 2009/2086 e 2013/2170 in tema di valutazione di impatto ambientale. Nonostante sul punto siano intervenute di recente modifiche normative con la medesima finalità (legge n. 97 del 2013), tuttavia non sono state ritenute sufficienti dalla stessa Commissione che non ha archiviato le relative procedure. La disciplina introdotta si conforma pienamente alle richieste della Commissione di adeguare la legislazione vigente, intervenendo in particolare su un duplice versante. Per un verso, si adegua la definizione di «progetto» a quella europea, portando quindi l'ambito di applicazione della disciplina VIA a coincidere con il disposto comunitario. Per altro verso, si stabiliscono le modalità di definizione delle soglie per la valutazione di assoggettabilità a VIA, prevedendo che con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti limitatamente ai profili connessi ai progetti di infrastrutture di rilevanza strategica, sentito il Ministero dello sviluppo economico, siano stabiliti i criteri e le soglie nel rispetto dell'Allegato III della direttiva vigente e che le regioni potranno adeguare tali criteri e tali soglie alle specifiche situazioni ambientali e territoriali. Si evidenzia inoltre che, nelle more dell'adozione del decreto ministeriale, la procedura di verifica di assoggettabilità dovrà essere effettuata caso per caso sulla base dei criteri dell'Allegato V alla parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006. Nell'urgenza di sanare i vizi di legittimità della disciplina attualmente vigente rispetto alla normativa europea, l'articolo dispone inoltre, al comma 4, un'apposita disciplina transitoria per i casi in cui debbano essere sottoposti a verifica di assoggettabilità postuma, anche a seguito di annullamento dell'autorizzazione in sede giurisdizionale,