[pronunce]

sicché, per l'"inequivocabile ed espresso il richiamo all'I.N.P.S. quale soggetto passivo delle prestazioni pensionistiche erogate ai lavoratori che siano ammessi al pensionamento anticipato", è giocoforza "ritenere che la disciplina non si applichi ai dipendenti delle FF.SS. (e a tutti quelli all'epoca iscritti ad altri fondi di previdenza diversi dall'I.N.P.S.)". Ciò, peraltro, in armonia con la già evidenziata ratio della legge n. 257 del 1992, confortata, altresì, dalla circostanza che gli effettivi destinatari del beneficio "erano stati quantificati in circa 1200 in fase di discussione parlamentare e per tale numero era stata reperita la copertura finanziaria ex art. 81 Cost.", laddove una diversa ed estensiva interpretazione "consentirebbe di attribuire il beneficio ad una platea anche centinaia di volte più grande". Nel sostenere, poi, che "nessun argomento in senso contrario" alle precedenti considerazioni può trarsi dalla sentenza n. 5 del 2000 della Corte costituzionale, la parte costituita esclude, in definitiva, che possa ravvisarsi il prospettato contrasto con l'art. 3 della Costituzione, in quanto la disposizione censurata individua "una precisa e definita categoria di imprese e di lavoratori addetti alle medesime", secondo la finalità di favorire detta categoria di lavoratori, "in ragione della particolare situazione occupazionale determinata dal divieto di utilizzazione dell'amianto che ha interessato le imprese cui appartenevano i lavoratori stessi". 3.2. - L'I.N.P.S., nel concludere per l'inammissibilità o, in subordine, per l'infondatezza della questione, sostiene, anzitutto, che l'ordinanza di rimessione è generica, giacché "non precisa, per ogni lavoratore, il periodo di esposizione all'amianto ... né se il lavoratore era pensionato o meno all'entrata in vigore della legge n. 257 del 1992". Nel merito, la memoria rileva, da un lato, che, nel censurato art. 13, sussiste "una stretta correlazione tra lavoratori esposti all'amianto e l'assoggettamento per il periodo di esposizione all'assicurazione gestita dall'I.N.A.I.L. di cui al comma 8", e, dall'altro, che lo stesso I.N.A.I.L. gestisce l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato soltanto dal 1 gennaio 1996. Non può, dunque, ritenersi, ad avviso della parte, costituzionalmente illegittima la disposizione denunciata "per detto collegamento operato dal legislatore, essendo rimessa l'individuazione dei beneficiari della normativa alla sua discrezionalità". Peraltro, la circostanza che il beneficio sia stato limitato "soltanto a particolari categorie" si giustifica in quanto trattasi di norma eccezionale, che comporta oneri a carico del bilancio dello Stato (come si evince dal comma 12 dello stesso art. 13). 4. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile, come da ordinanza n. 7 del 2000 della Corte costituzionale, e, comunque, infondata. 5. - In prossimità dell'udienza hanno depositato memorie illustrative le Ferrovie dello Stato S.p.a. e l'I.N.P.S., nonché l'intervenuto Presidente del Consiglio dei ministri. 5.1. - Le Ferrovie dello Stato S.p.a. , a conferma delle conclusioni già rassegnate, ribadiscono che il denunciato art. 13, comma 8, "ben può essere interpretato come una norma che partecipa della medesima ratio del provvedimento che la contiene: ossia il massimo contenimento del c.d. danno occupazionale discendente dall'eliminazione dal ciclo produttivo dell'amianto e, dunque, dalla chiusura ovvero riconversione delle aziende che lo estraevano e lo trattavano direttamente". Ove, invece, si volesse individuare la ratio della norma censurata e dell'intera legge n. 257 del 1992 non già nella volontà di impedire un danno occupazionale correlato alla imposta dismissione dell'amianto, bensì "nell'intento di risarcire un danno alla salute", la memoria sostiene che "si delineerebbero scenari piuttosto vasti di irrazionalità del complessivo impianto normativo della stessa legge n. 257 del 1992". Peraltro, nel supporre l'immanenza nella legge in parola di una finalità risarcitoria, si "accrediterebbe un singolare schema di assicurazione sociale, che interverrebbe non già a copertura di un danno, bensì della sua mera potenzialità". Ed ancora, si rileva nella memoria, detta interpretazione creerebbe una intollerabile disparità di trattamento "in materia di salute" in danno di coloro che, pur esposti all'amianto per oltre un decennio, siano andati in pensione con il massimo della contribuzione e, quindi, "impossibilitati a fruire della supervalutazione prevista dal comma 8 dell'art. 13"; non senza tacere, poi, che l'attribuzione di una finalità risarcitoria alla disposizione denunciata "comporterebbe gravi implicazioni in punto di (insufficiente) copertura finanziaria" per l'attuazione della norma medesima. Ad avviso della parte costituita, il censurato art. 13, comma 8, appartiene, dunque, "al campo della previdenza", avendo come presupposto l'art. 38, secondo comma, della Costituzione, e non può ad esso attribuirsi un contenuto "risarcitorio (del danno alla salute)"; la norma tutela, infatti, il "danno all'occupazione" ed il suo destinatario può essere considerato "solo chi è stato espulso dal mercato del lavoro a causa della dismissione dell'amianto". Sotto diverso profilo, la memoria assume che il tertium comparationis individuato dal rimettente appare "assolutamente inidoneo" a fondare la prospettata incostituzionalità, giacché "i settori lavorativi "privato" e "non privato" costituiscono situazioni soggettivamente ed oggettivamente diversificate". 5.2. - L'I.N.P.S., reiterando, preliminarmente, l'eccezione di inammissibilità della questione e, in ogni caso, insistendo per la sua infondatezza, sostiene che le disposizioni contenute nell'art. 13 della legge n. 257 del 1992, e successive modificazioni, rispondono "allo scopo precipuo di accelerare il pensionamento dei lavoratori esposti al rischio" dell'amianto e che, segnatamente, il comma 8 del citato art. 13 è finalizzato "al più rapido conseguimento del trattamento economico previdenziale sostitutivo della retribuzione", la quale "difficilmente potrebbe essere mantenuta attraverso utile reimpiego" dei lavoratori esposti all'amianto. Tanto premesso, la parte costituita assume che i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, "fintanto che erano tutelati con rapporto di pubblico impiego, avevano la garanzia della stabilità del posto di lavoro in quanto sostanzialmente pubblici dipendenti" e ciò "spiega perché i benefici di cui al citato art. 13 riguardano i lavoratori del settore privato ed iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, che avrebbero potuto subire conseguenze negative sotto il profilo occupazionale dall'entrata in vigore della legislazione che ha vietato l'uso dell'amianto".