[pronunce]

La difesa regionale, dopo avere rimarcato che per la giurisprudenza costituzionale (vengono richiamate al riguardo le sentenze n. 255 del 2007, n. 334 del 2006, n. 215 del 1996, n. 70 del 1985 e n. 73 del 1976) «per aversi materia di un conflitto di attribuzione tra Regione e Stato è necessario che l'atto impugnato sia idoneo a ledere la sfera di competenza costituzionale dell'ente confliggente», afferma che «non si comprende come possa prodursi», in capo all'ente ricorrente, una lesione o una menomazione della propria sfera di attribuzione, posto che lo Stato non avrebbe alcuna competenza legislativa o amministrativa in materia di organizzazione degli uffici della Regione siciliana e di conferimento dei relativi incarichi. La difesa regionale sottolinea come ciò sarebbe vero non soltanto con riferimento ai conflitti di attribuzione, che si risolvono in una vindicatio potestatis, ma anche in riferimento a quelli con i quali, come nel caso di specie, si contesti la modalità di esercizio della competenza da parte dell'ente resistente. Anche in tale seconda ipotesi, infatti, oggetto della decisione sarebbe pur sempre l'accertamento della spettanza di una competenza e l'interesse a ricorrere si concreterebbe precisamente nella difesa dell'integrità di proprie competenze costituzionalmente garantite da un atto invasivo o di menomazione posto in essere dall'altro ente. Per la resistente sussisterebbe esatta specularità tra i conflitti di attribuzione proposti dallo Stato nei confronti della Regione e quelli proposti dalla Regione nei confronti dello Stato, rispetto ai quali la Corte costituzionale (sentenza n. 9 del 2004) ha affermato che «il giudizio per conflitto di attribuzione proposto dalla Regione nei confronti dello Stato è finalizzato, per sua natura, ad accertare l'esistenza di una lesione, da parte del secondo, della sfera di competenza della prima. Come questa Corte ha in più occasioni rilevato, affinché vi sia effettivamente materia per simile conflitto occorre che sia prospettata la lesione di una competenza costituzionalmente garantita delle Regioni nella materia su cui verte la controversia» e che «diversamente argomentando potrebbe accadere che, tramite lo strumento del conflitto, la Corte venga chiamata impropriamente ad un sindacato generale di legittimità costituzionale - del tutto estraneo al sistema - su atti non aventi forza di legge». Da questa richiamata giurisprudenza la difesa regionale trae la conseguenza che la insussistenza, in capo al ricorrente, di una competenza costituzionalmente garantita nella materia oggetto del provvedimento impugnato, comporterebbe l'assoluta inammissibilità del ricorso per mancanza di interesse all'impugnazione. 3.2. - Un secondo profilo di inammissibilità viene prospettato dalla difesa regionale in ragione dell'asserita indeterminatezza delle censure proposte nel ricorso. Per la resistente ai fini dell'ammissibilità del conflitto sarebbe stata necessaria una puntuale individuazione della sfera di competenza statale in concreto invasa e non sarebbe, di contro, sufficiente il generico richiamo contenuto nel ricorso agli artt. 3 e 97 Cost., dato che questi principi costituzionali non delimitano una sfera di competenza costituzionalmente garantita dello Stato in materia di disciplina degli uffici della Regione siciliana, ma recano dei principi la cui violazione, ad opera di atti amministrativi delle Regioni o di altri enti pubblici, potrebbe essere censurata solo mediante impugnazione innanzi ai competenti giudici amministrativi. 3.3. - Nel merito il conflitto sarebbe infondato, dato che tutte le deliberazioni della Giunta regionale siciliana impugnate recherebbero la motivazione in ordine alla scelta dei soggetti esterni cui sono stati affidati gli incarichi di dirigente generale, dando conto della «particolare e comprovata qualificazione professionale» dei dirigenti esterni prescelti e del «possesso» da parte degli stessi «di qualificati titoli e dei requisiti che dimostrano la idoneità dei medesimi a svolgere le funzioni dirigenziali generali connesse al suddetto incarico». 4. - In prossimità dell'udienza pubblica il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria, nella quale replica a ciascuna delle argomentazioni difensive della Regione siciliana. 4.1. - In ordine alla prospettata inammissibilità del conflitto per carenza di interesse all'impugnazione per difetto di competenza da parte dello Stato, la difesa erariale sostiene che la competenza esclusiva regionale in materia di ordinamenti degli uffici e degli enti regionali e di stato giuridico ed economico degli impiegati e funzionari della Regione, non precluderebbe allo Stato uno spazio di intervento per l'attribuzione d'incarichi esterni che possono essere conferiti dall'amministrazione regionale in rapporto alle proprie dotazioni organiche. La determinazione di tali condizioni, infatti, non integrerebbe alcuna delle materie riconducibili allo Statuto regionale speciale, ma esprimerebbe piuttosto una esigenza di bilanciamento tra il principio dell'accesso alla pubblica amministrazione mediante concorso e quelle «peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico» che, in nome del principio del buon andamento, possono giustificare circoscritte eccezioni all'art. 97, terzo comma, Cost. Non vi sarebbe dubbio, per il ricorrente, che, anche alla luce di un fondamentale criterio di adeguatezza, il legislatore regionale non sia soggetto idoneo a realizzare una siffatta opera di bilanciamento, che per sua natura postulerebbe un'esigenza di uniformità su tutto il territorio nazionale. La Costituzione, d'altronde, continua la difesa erariale (che richiama sul punto la sent. n. 303 del 2003 della Corte costituzionale), avrebbe attribuito allo Stato una generale funzione di garanzia di esigenze unitarie, anche tramite la definizione di standards minimi valevoli su tutto il territorio nazionale, mentre ulteriori «strumenti di sostegno verso i livelli di governo che non possono in maniera adeguata perseguire le finalità stabilite dalla legge, sono previsti nell'ambito del principio di sussidiarietà». In ogni caso, poi, «anche a volere ammettere, per assurdo, l'esistenza di una competenza legislativa esclusiva della Regione in ordine alla determinazione delle condizioni per l'attribuzione di incarichi esterni che possono essere conferiti in deroga al principio dell'accesso all'amministrazione mediante concorso», il ricorrente rimarca come la Regione avrebbe dovuto comunque muoversi nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento, tra cui rientrerebbero «alcuni orientamenti e direttive di carattere generale, le quali impongono il mantenimento di un equilibrio fra la valorizzazione delle risorse interne e la possibilità di avvalersi delle competenze emergenti dal mercato, anche al fine di assicurare un esercizio non frammentato e non slegato dell'azione amministrativa». La difesa erariale esclude pure che il limite costituito da tale principio generale dell'ordinamento possa considerarsi superato alla luce dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Riforma del titolo V della Parte seconda della Costituzione), posto che anche il nuovo sistema costituzionale ha comunque fatto salve le fondamentali ragioni di coerenza logica e sistematica che informano il sistema giuridico nella sua interezza.