[pronunce]

4.- Il rimettente fa menzione quindi della sentenza della Corte di cassazione, sezione prima civile, 3 aprile 2020, n. 7667, che, attraverso una rivisitazione storico-sistematica dell'istituto, ha fornito una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione censurata, coincidente con l'intervento additivo auspicato; non ritiene, tuttavia, tale interpretazione praticabile nella chiarezza ed univocità dell'enunciato normativo. L'assenza di una specifica previsione derogatoria, che superi sul punto la rigidità del sistema, non si tradurrebbe neppure in lacuna legislativa, sicché sarebbe precluso al giudice comune di affrancarsi per via meramente esegetica dalla disciplina positiva. 5.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio con atto depositato il 6 giugno 2023, con il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque non fondata. 5.1.- L'interveniente richiama le sentenze n. 500 del 2000 e n. 89 del 1993, con le quali questa Corte ha giudicato conforme a Costituzione la disposizione censurata, esaminando la questione sotto profili identici a quelli in scrutinio, che non potrebbero essere nuovamente posti in discussione. La difesa erariale ricorda che questa Corte ha escluso che possa essere un valido parametro di comparazione, ai sensi dell'art. 3 Cost., il diverso regime dettato in materia di adozione del minore in casi particolari (art. 44, commi 1, lettera b, e 5, della legge n. 184 del 1983). Nel riportare un ampio stralcio della sentenza n. 89 del 1993 - nella parte in cui ha ritenuto che l'adozione dei maggiorenni non implichi «necessariamente l'instaurarsi o il permanere della convivenza familiare» e «non determin[i] la soggezione alla potestà dei genitori adottivi, né impon[ga] all'adottante l'obbligo di mantenere, istruire ed educare l'adottato» -, l'interveniente osserva che il controllo sui requisiti che legittimano l'adozione di persone maggiori di età, all'interno del ristretto potere rimesso al giudice di valutare «se l'adozione "conviene" all'adottando (art. 312 del codice civile)», non comprenderebbe alcun apprezzamento discrezionale dell'"interesse" dell'adottando, né prevederebbe quei controlli "incisivi", stabiliti invece per l'adozione del minorenne. Risulterebbe, pertanto, giustificata una diversità di disciplina, anche in punto di superamento del limite del divario di età, tra il trattamento del minore - che, ai fini della sua educazione e del suo mantenimento, deve essere collocato in un contesto familiare, esigenza che permane anche nell'istituto dell'adozione in casi particolari - e il trattamento del maggiore di età, che ben può conservare il legame con la propria famiglia di origine senza che vengano in valutazione i doveri dei genitori verso la prole ed i diritti di quest'ultima. 5.2.- Rileva poi l'interveniente che la violazione dell'art. 8 CEDU viene denunciata tramite il richiamo a un parametro non pertinente, l'art. 10, primo comma, Cost., riferibile, invece, alle norme del diritto internazionale generale, mentre l'incidenza indiretta del diritto internazionale pattizio avrebbe dovuto impegnare gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., non evocati dal rimettente. 5.3.- Espone ancora la difesa erariale che la visione convenzionale della famiglia di cui agli artt. 8 e 12 CEDU è incentrata sulla protezione dei singoli componenti più che «della cellula familiare in quanto tale», che riceverebbe invece tutela nella sua dimensione «comunitarista» in altre carte internazionali (si citano: la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, agli artt. 12 e 16; il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966; la Convenzione americana sui diritti dell'uomo, agli artt. 11 e 17; la Carta araba dei diritti dell'uomo, agli artt. 21 e 33; la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981; la Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell'Islam del 1990; il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966, all'art. 10). L'interveniente ricorda la natura non assoluta dei diritti sanciti dagli artt. 8 e 12 CEDU, nonché il sindacato esercitato, al riguardo, dalla Corte europea dei diritti dell'uomo sulla conformità ai principi di legalità, necessità e proporzionalità delle misure statali di «ingerenza» in tali diritti, e l'elaborazione degli «obblighi positivi» a carico degli Stati, a promozione e protezione della vita privata e familiare. La difesa erariale espone come, in applicazione del criterio del «margine di apprezzamento» e in esecuzione degli «standard convenzionali», l'operato dei singoli Stati debba coniugare l'esigenza di tenuta dei contesti nazionali e il perseguimento degli obiettivi di interesse generale in maniera adeguata al fine e rispettosa delle prerogative dei singoli, restando il riconoscimento, in via giurisprudenziale, dei nuovi diritti subordinato al consenso europeo in materia. Osserva ancora l'Avvocatura generale dello Stato che la teoria «dei diritti addizionali» - elaborata al fine di obbligare gli Stati che in via autonoma scelgono di riconoscerli a garantirne il godimento senza restrizioni irragionevoli o discriminatorie - è stata utilizzata dalla Corte EDU a proposito del «diritto di adottare», seppur quest'ultimo non sia ricavabile dalla Convenzione neppure tramite una sua lettura evolutiva. La tutela sarebbe tuttavia assicurata attraverso l'estensione del divieto di discriminazione (art. 14 CEDU) ad ogni settore ricadente nell'«ambito di influenza» («tombent sous l'empire») delle disposizioni convenzionali. Nella descritta prospettiva, la previsione sulla necessaria differenza di età prevista dall'art. 291 cod. civ. non sarebbe discriminatoria avendo ad oggetto una situazione, l'adozione civile o dei maggiori di età, del tutto eterogenea rispetto all'altra posta a raffronto (l'adozione del minorenne), e rientrerebbe, in modo giustificato e proporzionato, nel margine di apprezzamento degli Stati in materia. 5.4.- Secondo l'Avvocatura, l'adozione dei maggiori di età, esito della riforma di cui alla legge n. 184 del 1983, riveste, rispetto all'adozione dei minori nelle forme legittimanti, caratteristiche peculiari, che si lasciano apprezzare sia quanto alla collocazione della disciplina, interamente contenuta nel codice civile, anziché in leggi speciali, sia sul piano sostanziale. Laddove le altre forme di adozione mirano ad offrire al minore una famiglia alternativa a quella di origine, lo scopo dell'adozione civile è invece quello di conferire all'adottato maggiorenne uno status filiale che si aggiunge al precedente senza intaccarlo (si menzionano l'anteposizione del cognome dell'adottante;