[ddlpres]

All’articolo 6, le modifiche all’articolo 155 del codice civile tendono a compensare la sperequazione temporale attualmente esistente per cui ad esempio, in regime di affido condiviso, la media di pernottamenti mensili presso il genitore less involved – termine che si preferisce a quello di «non collocatario» - è oggi pari a circa sei (due se il minore ha meno di tre anni ma con tantissimi casi in cui non sono formalmente concesse che poche ore e senza pernotti) e il tempo teoricamente concesso è del 17 per cento (10 per cento versus 90 per cento per minori sotto i sei anni). Dovrebbe invece essere proprio il giudice a informare le parti dell'importanza di una genitorialità davvero condivisa. Per facilitare un clima di dialogo le parti sono invitate a presentare dei piani genitoriali calati nella vita concreta del minore, come da anni avviene in Olanda e in altri Paesi. Se il giudice ritiene che nella singola fattispecie la domiciliazione paritaria non sia possibile, resta sempre un secondo momento di riflessione circa l'opzione di un affido materialmente condiviso con almeno un terzo dei pernottamenti presso il genitore less involved . Si tratta di modelli che, nei Paesi che li hanno adottati anche nei casi di custodia esclusiva (Spagna, Danimarca, Germania), hanno dimostrato sia empiricamente sia da un punto di vista più scientifico (vedi relazione tecnica allegata) di fornire notevoli benefici per i minori. Il concetto di doppia residenza, ove materialmente attuabile, prende spunto da alcuni precedenti giurisprudenziali (tra tutti la sentenza del 9 aprile 2012 del giudice Paparo del Tribunale per i minorenni di Firenze): esso inoltre consentirà notevoli agevolazioni anche di natura economica e fiscale ai genitori oltre a rafforzare il concetto di bigenitorialità. Si è pensato anche, prendendo spunto dall'avanzatissimo modello belga, di dare spazio agli ascendenti (in Belgio vi è spazio persino per persone non vincolate da legami di parentela ma solo affettivi!) nel caso in cui la normale gestione non consenta spazi per mantenere il rapporto in essere coi minori. Con un ulteriore comma di nuova introduzione si è posta grande attenzione al problema del trasferimento dei minori che statisticamente incide moltissimo, come da relazione allegata, sulla perdita di un genitore. Si è quindi pensato anche di impedire iscrizioni a scuole e istituti d'infanzia non concordate, per evitare quelle situazioni, troppe, in cui il giudice, posto di fronte al fatto compiuto dell'integrazione del minore a grande distanza dal luogo d'origine, ritiene che sarebbe di troppo disagio mutare ancora la scuola e avalla l'abuso. Inoltre, coerentemente con alcuni indirizzi giurisprudenziali, si è voluto porre fine al paradosso che sul genitore privato della propria genitorialità tramite il trasferimento a distanza dei figli ricada anche l'onere economico, oltre che fisico, per riuscire a mantenere in essere almeno una parvenza di rapporto genitoriale. Spesso, infatti, tale situazione sfocia nell'insostenibilità di affrontare anche le spese di trasporto e soggiorno e nell'abbandono forzato della prole. La soglia di attenzione di otto chilometri per il trasferimento della prole non è assolutamente casuale ma, prendendo spunto da alcuni precedenti giurisprudenziali stranieri, corrisponde per eccesso al diametro medio di un comune nazionale. Nel sostituire l’attuale quarto comma dello stesso articolo 155, infine, si rende ineludibile il mantenimento diretto anche attraverso forme già in uso all'estero (alcuni Stati degli USA e Belgio, per esempio): il conto cointestato, che elimina la posizione del genitore «Bancomat» emarginato, e le somme vincolate al minore (ad esempio su un libretto nominale) come assicurazione che la cifra versata venga correttamente impiegata. All'articolo 8, che modifica l'articolo 155- quater del codice civile, si introducono importanti novità volte sia a tutelare i minori sia a ridurre il conflitto incentrato sulla casa. La prima opzione è, chiaramente, quella del doppio domicilio (o residenza) che ha preso piede in molti Stati progrediti. Se vi fosse disaccordo entrano in gioco altre opzioni quali quella del « nest building », almeno momentaneo: lo stazionamento dei figli nella casa con l'alternanza dei genitori per i compiti di cura. Si tratta di un'opzione non sempre praticabile (richiede o le risorse per mantenere tre case o l'appoggio di nonni e parenti per i periodi da trascorrere fuori della casa già coniugale) ma già in uso, sia pure in maniera non estensiva, in molti Paesi esteri. In un momento in cui ormai tantissimi padri sono diventati homeless (vedi esperienze di padri finiti al dormitorio o in auto pur avendo case coniugali di grande metratura), non si ritiene più possibile eliminare a priori la possibilità di suddivisione dell'immobile se le contingenze, la logistica e le dimensioni, ovviamente, lo consentono. La riforma dell'articolo 155- quater , inoltre, coerentemente con l'orientamento della Corte di cassazione (sentenza n. 26574 del 17 dicembre 2007), stabilisce che il cessato uso della casa familiare come abitazione, o l'introduzione in essa di un soggetto estraneo al nucleo originario, fa venire meno quei requisiti di «nido», di habitat consueto dei figli che in via del tutto eccezionale permette di superare le normali regole di godimento dei beni immobili. Pertanto, a domanda dell'interessato, il giudice accerterà le nuove circostanze e assumerà le varie decisioni che competono alle diverse situazioni di locazione, comodato o proprietà del genitore non assegnatario. Le modifiche delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, infine, tendono a risolvere un annoso problema: mentre è chiaro che il consulente tecnico è chiamato a svolgere un compito legato alle proprie competenze professionali in maniera indipendente, è altresì evidente che il controllo diretto dell'albo e degli incarichi da parte del tribunale committente lede questa autonomia professionale. E questo è tanto più vero in quanto le nuove evidenze scientifiche vanno a scontrarsi con assetti giurisprudenziali consolidati che di scientifico hanno sicuramente poco ma spesso hanno sconfinato in territori di non stretta competenza giuridica (vedi il rifiuto aprioristico dell'affido alternato, sconfessato da studi ed esperienze estere inerenti vaste casistiche). Capita così spesso che il parere tecnico del consulente altro non sia che una sorta di ecolalia che ripete in altri termini e con altro linguaggio il parere giuridico del giudicante committente. Modificando gli articoli in questione si avrà sicuramente un maggior dibattito e uno spostamento verso differenti approcci basati sulle nuove conoscenze. * * * Relazione tecnica Nel mondo occidentale il principio della bigenitorialità viene affermato e applicato a partire dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, promulgata a New York il 20 novembre 1989, ratificata ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176. Nel nostro Paese, tuttavia, solo assai faticosamente, con un lavoro di quattro legislature, si è riusciti a far passare come forma privilegiata l’affidamento condiviso.