[pronunce]

Quest'ultima, poi, è stata nuovamente modificata con la reintroduzione dell'intesa ad opera della legge 9 aprile 2009, n. 33, che ha convertito in legge il decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5 (Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, nonché disposizioni in materia di produzione lattiera e rateizzazione del debito nel settore lattiero-caseario). Nonostante la legge da ultimo citata abbia ripristinato, prima dell'adozione del d.P.C.m. 16 luglio 2009, l'originario testo del comma 1 dell'art. 11 e quindi la previsione dell'intesa in Conferenza unificata, quest'ultimo è stato adottato solo sulla base del parere reso dalla Conferenza unificata il 12 marzo 2009. In merito alla questione relativa all'art. 13, la Regione Emilia-Romagna ribadisce quanto già affermato nel ricorso ed insiste nel chiedere una pronunzia di illegittimità costituzionale delle norme impugnate. 8. - La Regione Veneto ha promosso, con ricorso notificato il 20 ottobre 2008 e depositato il successivo 22 ottobre (reg. ric. n. 70 del 2008), questioni di legittimità costituzionale di numerose disposizioni del d.l. n. 112 del 2008, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 133 del 2008, e, tra queste, degli artt. 11 e 13, in riferimento agli artt. 117, terzo, quarto e sesto comma, 119 e 120 Cost. ed al principio di leale collaborazione. 8.1. - Prima di descrivere le singole censure, la difesa regionale richiama il contenuto della sentenza n. 94 del 2007 ed in particolare l'individuazione dei tre livelli normativi sui quali si estende la materia dell'edilizia residenziale pubblica. Sempre in via preliminare, la ricorrente descrive il contenuto dei diversi commi dell'art. 11 del d.l. n. 112 del 2008, sottolineando come la normativa impugnata riguardi la programmazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica, che, secondo la giurisprudenza costituzionale prima citata, rientra nell'ambito materiale del governo del territorio (art. 117, terzo comma, Cost.). Così individuata la materia di pertinenza, la difesa regionale si duole del fatto che il legislatore statale non si sia limitato a porre i principi fondamentali ma abbia rimesso ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l'intera programmazione degli interventi. D'altra parte, l'autonomia legislativa regionale non sarebbe fatta salva dalla previsione della necessaria intesa in sede di Conferenza unificata (art. 11, comma 1), il cui contenuto sarebbe comunque condizionato dalle specifiche finalità indicate nella norma impugnata. Inoltre, la norma secondo cui il piano nazionale di edilizia abitativa è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri risulterebbe lesiva dell'art. 117, sesto comma, Cost., in quanto rimette ad un atto regolamentare la disciplina di un settore che non rientra nella competenza legislativa statale. In subordine, la Regione Veneto ritiene che le norme di cui all'art. 11 del d.l. n. 112 del 2008 non possano essere "giustificate" facendo ricorso alla cosiddetta attrazione in sussidiarietà. Nell'odierno giudizio, infatti, non sussisterebbero i requisiti richiesti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale per legittimare l'intervento statale in materie di competenza regionale, ed in particolare quello della proporzionalità, dal momento che, con le norme impugnate, lo Stato pretende «di sostituirsi in toto alle Regioni nella pianificazione» degli interventi di edilizia residenziale pubblica. Sarebbe pertanto violato l'art. 120 Cost. ed il principio di leale collaborazione. Siffatta violazione sarebbe ancor più grave con specifico riguardo al comma 4 dell'art. 11, nella parte in cui si prevede che, in caso di mancato raggiungimento dell'intesa in sede di Conferenza unificata entro il termine di novanta giorni, gli accordi di programma siano comunque approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. La norma in questione attribuirebbe al Governo un ruolo preminente, incompatibile con il regime dell'intesa, caratterizzata invece dalla «paritaria codeterminazione dell'atto» (è richiamata la sentenza n. 24 del 2007). La ricorrente lamenta, inoltre, la violazione del principio di autonomia finanziaria derivante dall'istituzione, nel comma 12 dell'art. 11, di un fondo destinato all'attuazione del piano nazionale di edilizia abitativa. La difesa regionale ritiene che, con la norma in questione, il legislatore statale abbia istituito un finanziamento a destinazione vincolata in una materia di potestà legislativa concorrente, con la conseguente violazione dell'art. 119 Cost. Né potrebbe sostenersi che si tratti di un intervento speciale ai sensi dell'art. 119, quinto comma, Cost., dal momento che il finanziamento di cui alla norma impugnata non presenta le caratteristiche richieste dalla norma costituzionale appena citata. Per le ragioni anzidette, la difesa regionale chiede che la Corte dichiari l'illegittimità costituzionale dell'art. 11 del d.l. n. 112 del 2008 per violazione degli artt. 117 e 119 Cost. ed, in subordine, degli artt. 119 e 120 Cost. e del principio di leale collaborazione. 8.2. - La Regione Veneto impugna, altresì, l'art. 13 del d.l. n. 112 del 2008; in particolare, la ricorrente ritiene che la disposizione in questione riproponga il contenuto dei commi 597, 598, 599 e 600 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005, già dichiarati illegittimi con la sentenza n. 94 del 2007. Quanto ai parametri costituzionali violati, la difesa regionale riprende la ricostruzione operata nella citata sentenza n. 94 del 2007 ed evidenzia come anche l'odierno giudizio abbia ad oggetto norme che disciplinano la gestione del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica di proprietà degli IACP, ricadente nella competenza legislativa residuale delle Regioni ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost. In questo modo - precisa la ricorrente - la legge statale avrebbe individuato non solo le scelte politiche di fondo, bensì gli indirizzi e la stessa disciplina specifica che dovrà essere adottata in tema di alienazione e di reinvestimento degli immobili degli IACP. L'art. 13 violerebbe, inoltre, l'autonomia finanziaria e patrimoniale delle Regioni, garantita dall'art. 119 Cost., in quanto porrebbe vincoli alla disposizione del patrimonio immobiliare degli IACP, che sono enti strumentali delle Regioni, ed all'utilizzo dei proventi che derivano dall'alienazione del patrimonio stesso. Lesiva dell'autonomia finanziaria di cui all'art. 119 Cost. sarebbe pure la norma di cui al comma 3-bis dell'art. 13, la quale avrebbe istituito un fondo speciale a destinazione vincolata che incide su un ambito materiale nel quale lo Stato non ha competenza legislativa esclusiva e che non è riconducibile alle «risorse aggiuntive» di cui all'art. 119, quinto comma, Cost. 9.