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Regolamentazione del fenomeno della prostituzione. Onorevoli Senatori. -- Cinquantacinque anni dopo l'approvazione della legge Merlin, l'Italia forse riscrive la sua storia. La regolamentazione delle «case chiuse» introdotta in Italia su modello napoleonico, con i decreti di Cavour del 1860, aveva lo scopo di tutelare la salute dei soldati. Nonostante qualche modifica successiva introdotta nel periodo liberale, il sistema di coercizione e di reclusione fu mantenuto sostanzialmente immutato fino al 1958, quando ormai tutti gli altri Stati europei l'avevano da tempo abolito. Come sostenuto da più parti, la legge Merlin (legge 20 febbraio 1958, n. 75) ha segnato la fine della prostituzione «regolamentata», con la chiusura delle cosiddette «case di tolleranza», espressione eufemistica con la quale venivano indicati i luoghi destinati all'organizzazione e allo sfruttamento della prostituzione su licenza dell'autorità di pubblica sicurezza; case che, pertanto, non erano soltanto tollerate, ma erette a sedi di prostituzione dallo Stato e dalla legge. La legge Merlin rappresentò quindi, per tale aspetto, un atto di notevole rilievo nella nostra legislazione, oltre che nel costume del Paese, ma è ormai tempo di porre rimedio alla confusione e alle gravi contraddizioni che la legge stessa presenta. La legge Merlin è stata una normativa molto coraggiosa e aperta per i suoi tempi. Le case chiuse costituivano un'istituzione di sfruttamento delle donne, Merlin pensò addirittura che si potesse arrivare, con la sua legge, alla fine della prostituzione. Non è stato così, ma quel testo legislativo ha rappresentato un passo avanti fondamentale per il rispetto dei diritti delle donne, per l'emancipazione, per la parità. Essa costituisce un punto fermo nel contrasto dello sfrutta- mento legalizzato delle donne nell'esercizio della prostituzione. Un atto di lungimiranza del Parlamento destinato a incidere sul costume e sulla mentalità degli italiani. Un punto da cui non si può tornare indietro. La chiusura delle case di prostituzione ha significato nello stesso tempo: proibizione di ogni attività volta a trarre guadagno dall'esercizio altrui della prostituzione; proibizione di discriminazioni, attraverso schedature, di donne che esercitano la prostituzione; l'affermazione della prostituzione come attività attinente alla sfera privata dei rapporti tra persone, pertanto come attività lecita, non perseguibile né per chi la esercita, né per chi la utilizza. L'esigenza di affrontare questo tema, di ripensare gli strumenti che lo regolamentano, salvaguardando i principi fondamentali affermati dalla legge Merlin, nasce dall'evoluzione che il fenomeno ha conosciuto almeno in Italia negli ultimi anni. Da un lato, un crescente aumento di prostitute straniere, spesso illegali, costrette ad accettare condizioni di lavoro dannose per la loro e per la salute altrui; dall'altro, una crescente presenza della criminalità organizzata nella gestione del business della prostituzione. Due nuove variabili che hanno reso la prostituzione più visibile, ma anche più aggressiva (in termini di marketing ), oltre che più pericolosa per le persone che la esercitano, contro la quale si sono mobilitati comitati di cittadini, decisi a difendere la tranquillità dei loro quartieri. Da queste considerazioni si deve partire, dalla consapevolezza delle molteplici facce che oggi assume la prostituzione: da quella dell'emarginazione di persone tossicodipendenti, a quella coatta di cui sono vittime prevalentemente le donne straniere, alcune anche minorenni, alla prostituzione volontaria dei grandi alberghi e locali di divertimento. In mezzo vi è un'ampia fascia di situazioni che oscillano dalla costrizione alla libera scelta, dalla prostituzione nelle case alla prostituzione di strada, dalla prostituzione sicura e protetta alla prostituzione che mette a rischio salute e incolumità, dalla prostituzione femminile alla prostituzione maschile o di transessuali. Sia la legge, sia il codice penale fingono di ignorare giuridicamente la prostituzione, ma di fatto ne consentono l'esistenza, determinando effetti in larga misura opposti a quelli che la stessa legge Merlin si proponeva e consentono l'esercizio della prostituzione in regime di apparente clandestinità, che però è divenuta di evidente aggressività, al punto da creare anche gravi problemi di ordine pubblico in certe aree urbane o extraurbane. Il fenomeno della prostituzione ora è molto cambiato e ha assunto i caratteri della tratta e dello sfruttamento di esseri umani, le donne coinvolte sono soprattutto extracomunitarie che arrivano in Italia con l'illusione di un lavoro e si ritrovano schiave. Il cambiamento da apportare alla legge Merlin riguarda soprattutto la cancellazione del reato di favoreggiamento della prostituzione in cui può incorrere chi affitta un immobile che viene adibito, a sua insaputa, alla prostituzione. La prostituzione in sé non deve essere ritenuta un reato, e chi decide liberamente di prostituirsi in casa deve poterlo fare. Non bisogna dimenticare che la prostituzione rappresenta una piaga per la nostra società, dalla quale scaturiscono tutta una serie di effetti collaterali. Sono migliaia le schiave del sesso che ogni anno sono costrette a prostituirsi contro la loro volontà. Ragazze giovani, troppo spesso minorenni, che quotidianamente vengono sequestrate con la forza e vendute all'asta per poi approdare sui marciapiedi italiani. Tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione sono aspetti terribili di questo fenomeno che noi intendiamo contrastare fermamente e le statistiche ci dicono che la prostituzione in strada è il loro terreno di coltura privilegiato. Oggi, ad una situazione nella quale donne sospinte da particolari condizioni economiche, culturali, sociali e morali, mercificano il proprio corpo, con una estesa tratta per scopi sessuali di giovani extracomunitarie, si è associata la prostituzione maschile e dei transessuali. Un flusso considerevole di persone, cittadini in prevalenza extracomunitari, è avviato con inganni e con violenza alla prostituzione da una insidiosa criminalità organizzata. Quest'ultima predispone luoghi di abitazione, mezzi di locomozione, false documentazioni di identità, sottraendo a chi si prostituisce oltre il 70-80% del ricavato. Per chi non ha alternativa se non l'espulsione dal Paese, la disoccupazione, l'emarginazione, lo stato di totale e pericolosa clandestinità, la criminalità organizzata è spesso l'unico strumento di sopravvivenza, nella illusoria attesa di un affrancamento e di una riconquista di libertà. Sul piano internazionale, partendo dalla Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata a New York nel 1950 e resa esecutiva in Italia con legge 23 novembre 1966, n. 1173, è necessario, entro una politica mondiale di tutela dei diritti inviolabili della persona e di sviluppo economico, sociale, produttivo dei Paesi del terzo e quarto mondo, definire nuovi e più alti livelli di contrasto della criminalità organizzata a fini di sfruttamento sessuale.