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Semplificazioni e innovazione dell'ordinamento italiano attraverso il ruolo sussidiario delle professioni. Onorevoli Senatori. -- Nel principio di sussidiarietà si colloca oggi una delle cifre del vero riformismo. Formule moderne come quella della Big Society o della New Governance sono costruite sul principio di sussidiarietà. Ma anche la nostra tradizione più autentica ed efficace si è sviluppata sulle coordinate del principio di sussidiarietà: dai distretti industriali alle banche, dalle opere sociali a quelle culturali. Eppure, paradossalmente, proprio in un Paese la cui storia è intrisa di sussidiarietà si sono avuti decenni di legislazione non sussidiaria: nella famiglia, nella scuola, nel sociale; solo negli ultimi anni il principio di sussidiarietà è stato riscoperto. Resta però ancora molto da fare per valorizzare questo principio in tutta la sua potenzialità riformatrice. Il presente disegno di legge intende allora proporre una nuova prospettiva in questa direzione: non per sostituire lo Stato nei suoi compiti essenziali, ma per sgravarlo da quelle funzioni che possono essere efficacemente svolte da soggetti della società civile e permettere agli apparati statali di concentrarsi su una nuova e più efficace azione pubblica. Uno dei problemi che soffoca il nostro Paese è, infatti, l'eccesso di burocrazia, che ci colloca negli ultimi posti nelle graduatorie internazionali sulla libertà economica. I tentativi di cambiare sono stati generosi, portati avanti con intensità e diverse cifre di successo; soprattutto negli ultimi due anni si è fatto molto. Il sistema, tuttavia, non è stato ancora capace di quel salto che i tempi, le imprese e cittadini richiedono. Il sistema italiano è infatti complicato non solo da un'atavica e quasi irremovibile resistenza degli apparati e da un'intricata frammentazione delle competenze (Stato, regioni ed enti locali), cui solo recentemente si stanno prospettando misure correttive efficaci, anche a livello costituzionale (nel recente disegno di legge di revisione della riforma del titolo V della Costituzione). Sebbene quindi siano state anche avviate buone pratiche e siano stati fatti tentativi generosi, spesso i processi e i metodi adottati non sono stati risolutivi; le norme dirette a semplificare si sono infatti spesso strutturate esse stesse come «lenzuola» normative che a loro volta hanno prodotto decreti legislativi torrenziali e dunque ulteriori alluvioni di normative. I risultati sono stati poco soddisfacenti: come i tentacoli dei mostri mitologici, per ogni legge delegificata rinasceva un regolamento, per ogni norma di semplificazione rinascevano una o più norme di complicazione. In sintesi, oggi, per effetto del peso della burocrazia, l'Italia è esclusa dalla classifica dei Paesi dove è più conveniente investire. Le classifiche Doing Business continuano a collocarci alla fine delle graduatorie, nonostante qualche recente progresso. Occorre riflettere sul fatto che spesso ad affossare il sistema è anche e soprattutto una radice ideologica: l'idea base dell'antropologia negativa, stigmatizzata nella formula hobbesiana homo homini lupus , tradotta poi -- siccome in base a quella formula dei singoli e delle loro associazioni non ci può fidare -- nell'assioma per cui «pubblico» è uguale a «morale» e «privato» è uguale a «immorale». Se l'uomo è lupo per l'altro uomo, ci vogliono fiumi di regole per ingabbiarlo, e tutto si risolve in quel paradosso per cui le regole non bastano mai. Così molti italiani si ritrovano nell'esperienza di attendere oltre un anno per ottenere una concessione edilizia, per poi venire a scoprire che nel nostro Paese esisteva un milione di «case fantasma», fatte emergere dalla mappatura aerea effettuata della Agenzia del territorio, confrontando poi i dati catastali. In altre parole: una pesantissima rete di regole e procedure; poi controlli effettivi quasi inesistenti, al punto che le case abusive hanno raggiunto quella dimensione (e una casa non nasce dalla sera alla mattina come un fungo). Non si tratta di negare l'essenziale ruolo dello Stato o del potere pubblico, ma di riconcepirlo in modo che possa essere veramente efficace nel suo ruolo di garanzia. È stato A. De Tocqueville, in La democrazia in America , a scolpire profeticamente la più efficace sintesi del processo che oggi ci troviamo, nonostante tutto, a subire. Considerata la gravità del problema, in termini della necessità di restituire competitività al nostro sistema, considerata inoltre la resistenza che da decenni si è formata su questo aspetto e le barriere talebane che tante amministrazioni pongono sul punto, occorre ipotizzare strade nuove, costruite sul principio di sussidiarietà, cioè su un'antropologia positiva. Da questo punto di vista occorre rivalutare in chiave di sussidiarietà anche il ruolo delle professioni. Si tratta peraltro di potenziare e valorizzare una direzione che nel nostro ordinamento in tempi recenti è già maturata, ma solo parzialmente. L'eccesso di burocrazia si combatte, infatti, anche restituendo alla società civile funzioni oggi svolte dagli apparati pubblici. Per esempio, i notai dal 2003 svolgono quelle funzioni di omologazione degli atti costitutivi delle società che prima erano esercitate dai tribunali: l'esito è che si sono ridotti in maniera significativa sia il carico di lavoro dei tribunali stessi (è rilevante: si pensi all'enorme problema italiano dei tempi della giustizia civile, che costituisce uno dei principali motivi che disincentiva le imprese a investire nel nostro Paese), sia i tempi necessari alle società per poter esercitare la propria attività d'impresa. Nel 2010 è stato altresì affidato ai notai un ruolo di supporto all'Agenzia del territorio nel monitoraggio e accertamento della reale consistenza catastale degli immobili, coinvolgendo così questi professionisti nella lotta all'abusivismo edilizio e quindi nel processo di efficientamento di un sistema dove, nonostante l'eccesso di burocrazia, si erano sviluppate 2 milioni di particelle non accatastate (circa un milione di casa fantasma, come prima ricordato). Valorizzando questa prospettiva si possono conseguire nuovi importanti risultati. Molto si può ancora fare, assumendo come modello quanto avviene in altri Paesi. È lo scopo di questo disegno di legge! Le linee guida di sviluppo possono essere sintetizzate nella prospettiva di sottrarre alcune funzioni ai due grandi sistemi, quella della giurisdizione e quello della amministrazione, che nel tempo sono stati oberati di funzioni, spesso eccedenti il loro specifico ruolo, fino al punto di non essere più in grado di svolgere in tempi rapidi tali funzioni. Il presente disegno di legge ne suggerisce quindi una revisione sulla base del principio di sussidiarietà, che viene declinato secondo altri due corollari: quello della innovazione/semplificazione e quello della ablazione (suggerito in dottrina da Gian Paolo Prandstraller). Sussidiarietà: per rinnovare il sistema occorre delegare quelle funzioni che presentano un carattere tale da poter comunque essere svolte dai soggetti che abbiano caratteristiche di terzietà. Ablazione: oggi i nostri apparati svolgono funzioni che di per sé non attengono alla amministrazione o alla giurisdizione, perché non hanno un carattere decisionale, ma soltanto certificativo, accertativo, o di mero controllo della sussistenza di requisiti.