[resaula]

Passiamo all'esame dell'ordine del giorno riferito all'articolo 22 del decreto-legge, che si intende illustrato, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G22.100. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G22.100. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G22.100 non verrà posto ai voti. Gli emendamenti 22.0.100, 22.0.101 e 22.0.102 sono improponibili. Colleghi, informo che è stata convocata la Conferenza dei Capigruppo, pertanto sospendo la seduta che riprenderà all'esito della stessa. (Applausi ironici dai Gruppi FI-BP e PD) . (La seduta, sospesa alle ore 11,57, è ripresa alle ore 12,21) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA Colleghi, informo che, all'esito della Conferenza dei Capigruppo, si è deciso che la seduta venga sospesa e che riprenderà alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 12,21, è ripresa alle ore 15,01) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . La seduta è ripresa. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, la seduta riprende con la discussione delle mozioni all'ordine del giorno. Seguiranno le dichiarazioni di voto e la votazione finale sul decreto-legge concernente la Banca Carige, anche oltre l'orario di chiusura della seduta stabilita da calendario. Discussione e reiezione della mozione n. 24 sull'istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00024 , presentata dal senatore Giacobbe e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, sull'istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero. Ha facoltà di parlare il senatore Giacobbe per illustrarla. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi ci troviamo a discutere della mozione di cui sono primo firmatario ed a cui hanno aderito tantissimi colleghi di diversi Gruppi parlamentari; stranamente oggi non vedo più le firme dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, che originariamente l'avevano sottoscritta, e questo mi preoccupa, perché oggi rischiamo di prendere una decisione facendo prevalere gli interessi dei partiti, invece di quello del Paese e degli oltre 70 milioni di persone di origine italiana che vivono nel mondo. Il Comitato è stato istituito nel corso delle passate legislature, dalla XIV alla XVII, al Senato e alla Camera dei deputati, con il compito di approfondire condizioni, problemi e aspettative delle collettività italiane residenti all'estero. Alla Camera dei deputati il Comitato è stato recentemente istituito anche per la XVIII legislatura. Non capisco come possiamo non fare lo stesso anche al Senato della Repubblica. Il ruolo rivestito dal Comitato in questi anni è stato di fondamentale importanza sia per il Parlamento che per le nostre comunità all'estero. Sono stati acquisiti elementi conoscitivi su problematiche ed aspettative, valutando come contribuire alla loro soluzione con interventi normativi e contatti con istituzioni italiane ed autorità straniere. Tra i tanti temi esaminati ricordiamo la valorizzazione del contributo economico, culturale e civile delle comunità italiane all'estero, servizi consolari, promozione della lingua e cultura, riforma della legge sulla cittadinanza ed analisi di questioni specifiche come gli effetti della Brexit sulle comunità e sull'Italia. Penso che nessuno di questi temi sia prerogativa di un singolo partito o di una parte del Parlamento. L'elezione dei parlamentari nella circoscrizione Estero ha consentito al Parlamento la possibilità di creare un nuovo rapporto con le comunità italiane nel mondo. In maniera autocritica, però, credo che in questi anni non siamo purtroppo riusciti - mi riferisco agli eletti all'estero - a far capire al Parlamento e al Paese tutto il grande potenziale di una collaborazione attiva con le nostre comunità nel mondo. Il settore portante dell'economia italiana è l' export del made in Italy . Nessuno può mettere in dubbio il ruolo degli italiani nel mondo per aver contribuito a definire lo stile di vita delle comunità ospitanti, facilitando così l'ingresso di beni e servizi italiani. In altre parole sono stati gli ambasciatori non pagati del sistema Paese. Oggi le nostre comunità sono mature ed integrate in moltissime delle società ospitanti; i nostri figli e nipoti ricoprono ruoli ed incarichi importanti in tutti i settori della società. Immaginate la differenza tra operare in mercati dove vi sono persone orgogliose delle proprie origini italiane o cercare di entrare in nuovi mercati dove lingua e cultura italiana sono conosciuti solo tramite libri di testo? Ecco, chiedetelo ai rappresentanti delle tantissime imprese italiane coinvolte in processi di internazionalizzazione perché loro sanno qual è la differenza. Dentro le istituzioni italiane molto spesso non ce ne rendiamo conto, malgrado la presenza dei parlamentari eletti all'estero. Certamente iniziative come l'indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità degli italiani all'estero, recentemente autorizzata alla Commissione affari esteri, emigrazione, costituiscono un valore aggiunto ai lavori del Senato, ma questa da sola non basta e non si può sostituire al Comitato. Si tratta di un'iniziativa specifica che non permette di avere una visione globale e continua sui tanti temi d'interesse e sulle potenzialità delle nostre comunità all'estero per la promozione del sistema Paese. Occorrono scambi di opinioni, idee e metodologie di lavoro per tutta la durata della legislatura, cosa che solo il Comitato è in grado di fare. Tanti sono i temi di attualità sul tappeto, che rischiano di non essere approfonditi e ai quali, senza un organo istituzionale specifico, rischiamo di dare delle risposte legate all'iniziativa personale di chi nel momento si sente più coinvolto, oppure di chi crede di ottenere vantaggi politici. Temi che assumono aspetti diversi, a volte opposti, a seconda delle aree geografiche dove i nostri connazionali si sono stabiliti e continuano a stabilirsi. Tra questi ricordo l'assistenza ai connazionali che vivono nei Paesi in crisi, l'attuazione e la revisione di accordi previdenziali e di assistenza sanitaria, servizi consolari, assistenza alle nuove migrazioni, gli effetti della Brexit, il riconoscimento all'estero di titoli di studio, ed in particolare le qualifiche professionali italiane, la copertura previdenziale per gli italiani che nel mondo globalizzato si muovono da un Paese a un altro, specie in Paesi asiatici, africani e dell'Oceania, dove non esistono sistemi pensionistici di tipo previdenziale. Ci sono poi i temi della promozione del sistema Paese. Nella mia vita accademica e professionale ho imparato che il singolo fattore che contribuisce più di tutti al successo dei processi di internazionalizzazione è la fiducia.