[pronunce]

Tale locuzione ben può essere riferita alla prestazione, definita «indennità mensile di disoccupazione», fornita dall'ASpI che, «[a] decorrere dal 1° gennaio 2013 e in relazione ai nuovi eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla predetta data» (art. 2, comma 1, della legge n. 92 del 2012), ha sostituito l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria prevista dagli articoli da 73 a 75 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827 (Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 1936, n. 1155. Da ciò l'infondatezza dell'eccezione, atteso che la domanda del ricorrente nel giudizio principale deve intendersi riferita al trattamento di disoccupazione previsto, per il 2013, dalla menzionata disciplina dell'ASpI. 2.5.- In secondo luogo, le questioni sollevate sarebbero altresì inammissibili perché il rimettente avrebbe omesso di esplorare la possibilità di dare un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'impugnato art. 32, primo comma, tale da intendere il requisito per ottenere l'indennità di disoccupazione agricola dell'avere «conseguito nell'anno per il quale è richiesta l'indennità e nell'anno precedente un accredito complessivo di almeno 102 contributi giornalieri», nel senso che tali contributi non debbano essere necessariamente «suddivisi» tra i due anni - come implicitamente ritenuto dal giudice rimettente - ma possano essere accreditati anche in uno solo di essi. L'eccezione non è fondata. L'affermazione del Tribunale ordinario di Potenza, già riportata al punto 1. , secondo cui il ricorrente, per l'anno 2013 (cui la sua richiesta si riferisce), «vedrebbe respinta la domanda per assenza dei contributi» presuppone chiaramente che, secondo lo stesso Tribunale, il censurato art. 32, primo comma, della legge n. 264 del 1949, debba essere interpretato nel senso che i 102 contributi giornalieri complessivamente accreditati non possono essere conseguiti tutti in uno solo dei due anni di riferimento (quello «per il quale è richiesta l'indennità» e quello «precedente») - in tale caso, infatti, il citato ricorrente, ancorché privo di contributi accreditati nell'anno 2013, ben avrebbe potuto conseguire tutti i necessari 102 contributi nell'anno 2012 - ma devono essere necessariamente conseguiti in parte nell'uno e in parte nell'altro dei detti anni. Tuttavia, il fatto che il rimettente abbia consapevolmente reputato che il tenore letterale della disposizione censurata imponga quest'ultima interpretazione e ne impedisca altre, eventualmente conformi a Costituzione, non rileva ai fini del rispetto delle regole del processo costituzionale, dato che - come questa Corte ha già avuto modo di affermare - la verifica dell'esistenza e della legittimità di interpretazioni alternative, che il rimettente abbia ritenuto di non poter fare proprie, è questione che attiene al merito del giudizio e non alla sua ammissibilità (ex plurimis, da ultimo, sentenze n. 69, n. 53 e n. 42 del 2017, n. 95 del 2016). 2.6.- Sempre ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, le questioni sarebbero, infine, inammissibili, per difetto di motivazione sulla rilevanza. Posta la necessità di interpretare la disposizione impugnata nel senso, costituzionalmente orientato, che i 102 contributi giornalieri necessari per ottenere l'indennità di disoccupazione agricola possono essere accreditati anche in uno solo dei due anni «per il quale è richiesta l'indennità» (nella specie, il 2013) e «precedente» (nella specie, il 2012), l'ordinanza di rimessione non indica quanti contributi giornalieri fossero stati accreditati al ricorrente nel giudizio a quo in quest'ultimo anno, l'unico nel quale egli aveva conseguito l'accredito di contributi. Neppure tale eccezione è fondata. Premesso che essa è formulata sul presupposto della necessità di dare dell'impugnato art. 32, primo comma, l'interpretazione costituzionalmente orientata di cui si è detto al precedente punto 2.5. - ed è quindi logicamente dipendente dall'eccezione di inammissibilità, prospettata dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, esaminata in tale punto - deve in ogni caso rammentarsi che il rimettente, nel motivare sulla rilevanza delle questioni, afferma che il ricorrente nel giudizio principale «per l'anno 2012 avrebbe diritto a zero giornate di disoccupazione, essendo stato licenziato il 31.12.2012». Da tale affermazione del giudice a quo si ricava che, avendo il ricorrente nel giudizio principale lavorato per l'intero 2012, gli devono essere stati certamente accreditati contributi giornalieri in numero di «almeno 102». Ne consegue che, ancorché il rimettente non indichi espressamente quanti contributi fossero stati accreditati al ricorrente nell'anno 2012, essendo tale dato implicitamente, ma chiaramente, desumibile dall'ordinanza di rimessione, l'eccezione deve ritenersi infondata. 3.- Nel merito, le questioni non sono fondate per l'erroneità del presupposto interpretativo, a fondamento delle stesse. Come si è detto al punto 1. , il Tribunale rimettente ritiene che il lavoratore ricorrente, per l'anno 2013 (cui la sua richiesta si riferisce), non avrebbe diritto all'indennità di disoccupazione agricola «per assenza dei contributi». Lo stesso rimettente denuncia quindi, in primo luogo, la violazione dell'art. 3, primo comma, Cost., in quanto l'uguale disciplina dell'indennità di disoccupazione agricola dettata dall'impugnato art. 32, primo comma, per i lavoratori agricoli a tempo determinato e per quelli a tempo indeterminato si tradurrebbe in un trattamento incongruo per questi ultimi, che «si trovano a veder lesionato il loro diritto al sostegno previdenziale, nelle ipotesi in cui la cessazione involontaria del loro rapporto di lavoro intervenga a ridosso della conclusione dell'anno di riferimento». Da ciò la violazione anche dell'art. 38, secondo comma, Cost., atteso che, in queste stesse ipotesi, il censurato art. 32, primo comma, non prevedrebbe mezzi adeguati alle esigenze di vita del lavoratore agricolo a tempo indeterminato in caso di sua disoccupazione involontaria. Inoltre, la disposizione denunciata violerebbe l'art. 3, primo comma, Cost., anche sotto il profilo che essa prevedrebbe un trattamento irragionevolmente deteriore dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato rispetto alla generalità degli altri lavoratori a tempo indeterminato, poiché ai primi non spetterebbe alcun trattamento di disoccupazione pur quando «abbia[no] maturato [...] i presupposti che la legge prevede per l'indennità di disoccupazione ordinaria».