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Modifica al decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, in materia di emergenza abitativa e di immediata esecuzione nei comuni colpiti dagli eventi sismici nelle regioni del Centro Italia negli anni 2016 e 2017. Onorevoli Senatori. -- Le regioni dell'Italia centrale sono state colpite, a partire dall'agosto 2016 da eventi sismici che hanno provocato centinaia di morti e la distruzione di interi Paesi registrando danni a oltre 200.000 edifici. Il sisma ha coinvolto, nella sola regione Marche, 131 comuni e una superficie di 3.978 Kmq. e ha provocato l'abbandono della propria abitazione da parte di ben 31.979 persone la maggior parte delle quali (28.750) ha trovato sistemazione autonoma per lo più nei comuni «fuori cratere» o in strutture ricettive della costa; analoghe situazioni si sono verificate nelle altre regioni colpite: Lazio, Umbria e Abruzzo. Sulla base dei dati forniti dalla Protezione civile nel corso dell'audizione in Commissione ambiente della Camera dei deputati il 20 settembre 2017 del Capo del Dipartimento nazionale, dott. Angelo Borrelli, alla data dell'11 settembre erano stati effettuati 203.830 sopralluoghi di cui 2.649 riferiti ad edifici scolastici (il 66 per cento dei quali risultati agibili) e 3.314 ad altri edifici pubblici (con il 49 per cento agibili), la rimanente parte ad edifici privati. Sommando i sopralluoghi effettuati a quelli ancora da effettuare si ottiene il dato complessivo di 215.199, che è davvero significativo se si pensa che rappresenta 2,7 volte il numero di sopralluoghi effettuati in Abruzzo dopo il sisma del 2009 (circa 80.000 verifiche) e 4,8 volte rispetto a quanto effettuato dopo il terremoto dell'Emilia, Veneto e Lombardia del 2012 (circa 45.000 verifiche). I sopralluoghi effettuati alla data del 11 settembre rappresentano il 94,7 per cento del dato complessivo, restituendo un quadro drammatico in quanto degli oltre duecentomila edifici già censiti dalla Protezione civile oltre un terzo è inagibile, con la seguente ripartizione regionale: REGIONI Agibile Non Agibile [“Non utilizzabile” Fast + (B, C, D, E, BF, CF, DF, EF) Aedes] Non Agibile rischio est. [così x Fast + AF] Senza esito Totale schede Abruzzo 20.909 51,1% 12.255 29,9% 1.333 3,3% 6.441 15,7% 40.938 100% Lazio 9.434 40,6% 9.864 42,5% 1.450 6,2% 2.484 10,7% 23.232 100% Marche 38.204 39,6% 42.575 44,2% 2.881 3,0% 12.731 13,2% 96.391 100% Umbria 21.752 50,2% 12.537 29,0% 1.461 3,4% 7.522 17,4% 43.269 100% TOTALE 90.299 44,3% 77.231 37,9% 7.125 3,5% 29.178 14,3% 203.830 100% Dopo la scossa del 24 agosto 2016 erano state allestite dalla Protezione civile 43 aree di accoglienza e, parallelamente, predisposte soluzioni provvisorie in strutture polivalenti già presenti sui territori colpiti, agibili e utilizzabili (palestre, palazzetti). A due mesi dal terremoto, nei giorni precedenti le scosse di fine ottobre, gran parte della popolazione aveva trovato una sistemazione alloggiativa alternativa e sul territorio restava un'unica area di accoglienza ancora aperta. Successivamente, con gli eventi sismici di fine ottobre, la popolazione assistita direttamente dal sistema di protezione civile ha raggiunto, il 7 novembre, un picco di quasi 32.000 persone (31.763) per poi assumere un andamento decrescente sino al 18 gennaio 2017. A tale data infatti, nelle quattro regioni risultava un totale di poco più di 10.000 persone. A seguito delle scosse del 18 gennaio e delle eccezionali condizioni metereologiche che hanno interessato i territori delle regioni colpite, si è evidenziato un nuovo incremento di popolazione assistita. Circa 37.000 i cittadini hanno scelto di beneficiare del C.A.S. (contributo di autonoma sistemazione), provvedendo da sé a trovare idonea soluzione alloggiativa (dato aggiornato al 14 agosto 2017); altri residenti, a fronte di tante avversità e nell'emergenza che si è protratta e aggravata con le scosse che si sono ripetute ad ottobre 2016 e a gennaio 2017, hanno trovato la soluzione di costruire a proprie spese edifici di modeste dimensioni nelle aree di proprietà, in genere prossime a quelle dichiarate inagibili. Una parte dei comuni del cosiddetto «cratere», quelli ricompresi negli Allegati 1, 2 e 2- bis al decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, insiste in tutto o in parte all'interno dei parchi nazionali. Con l'avvio della fase della ricostruzione è emerso il fenomeno nelle aree dei parchi nazionali di edifici costruiti da singoli cittadini a proprie spese per fronteggiare la fase di emergenza e non trasferirsi in luoghi lontani dalla propria residenza; su tali aree generalmente sussiste un vincolo di tutela paesaggistica non integrale e quindi non sono soggette ad assoluta inedificabilità. Quelli realizzati sono prevalentemente modesti moduli abitativi, di proprietà di persone anziane o dei loro stretti congiunti e utilizzati dai primi che non vogliono abbandonare i territori nei quali hanno vissuto da sempre. Il problema ha evidentemente un profilo non solo urbanistico e paesaggistico ma soprattutto sociale: il caso emblematico è quello della «signora Peppina» che, con le figlie, ha costruito un fabbricato in legno nel comune di Fiastra, in un'area edificabile e nel rispetto di tutte i requisiti di tutela ambientale, sismica, sanitaria ecc. previsti dalla legge; l'unico vulnus sta nel fatto che, essendo la costruzione all'interno dei confini del Parco nazionale dei Monti Sibillini, era necessario acquisire in via preventiva il nulla osta paesaggistico ambientale come previsto dall'articolo 146, comma 4, del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Il disposto normativo consente di acquisire l'autorizzazione paesaggistica, atto endoprocedimentale e propedeutico al rilascio del titolo abilitativo, prevista dall'articolo 146 del citato codice dei beni culturali, in via eccezionale in fase postuma all'intervento, previo accertamerto della compatibilità paesaggistica, esclusivamente in tre casi: -- per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati; -- per l'impiego di materiali in difformità dall'autorizzazione paesaggistica;