[ddlpres]

La stessa svolge compiti di sostegno e di controllo nel corso dell'affido e sarà informata dall'affidatario di eventuali situazioni di pericolo o di difficoltà che necessitino di adozione di misure particolari. L'affidatario deve essere una persona adulta, in buono stato di salute, esente da precedenti o pendenze penali per reati dolosi, che sia stata adeguatamente preparata o che abbia maturato altre esperienze analoghe nel settore sociale. Oltre a essere in grado di relazionare in modo adeguato e sensibile con l'affidato, deve rispettare i termini del piano personalizzato e mantenere i rapporti con le figure di riferimento del predetto e l' equipe tecnica, accettando la verifica della gestione dell'affido. Deve inoltre essere in grado di assumere decisioni in situazioni di urgenza e di pericolo per la salute o la vita dell'affidato, dandone tempestiva comunicazione alla famiglia e all'ente di garanzia. L'affidato deve a sua volta rispettare i termini dell'accordo sottoscritto e mantenere i rapporti con l' equipe tecnica. La continuità di tale appoggio ha lo scopo di sostenere l'affidamento e di prevenire abusi o soprusi, tenuto conto che tale equipe professionale dovrebbe essere composta da un medico, uno psicologo e un'assistente sociale, con la consulenza eventuale di un avvocato per i problemi giuridici. Poiché, come si è detto, tale operato non deve essere troppo invasivo e deve tenere ampiamente conto della volontà delle parti, i suoi componenti devono a loro volta essere formati. L'affido cessa: 1) allo scadere dell'eventuale termine se non vi è necessità o volontà di rinnovo; 2) per recesso dell'affidato o dell'affidatario; 3) per revoca disposta dall'ente di garanzia, previa audizione dei soggetti interessati e consultazione del servizio sociale territoriale, se interessato nel progetto. In caso di recesso esso non opera immediatamente, ma dopo un mese dalla comunicazione per consentire l'adozione di misure alternative di sostegno all'affidato e per consentire all'affidatario, nel caso di convivenza presso l'affidato, di trovare una propria sistemazione. Ribadito che la prestazione dell'affidatario si basa su sentimenti di solidarietà, è giusto prevedere per l'affido di sostegno e per quello in convivenza un emolumento che non costituisce una vera e propria retribuzione, ma compensa le spese sostenute e in parte il compito svolto. Esso va adeguato alle condizioni e alle necessità dell'affidato e al tipo di convivenza eventualmente prevista e va posto a carico dell'affidato (o della sua famiglia) se questi dispone di redditi, o degli enti di assistenza, o di entrambi. Al termine dell'affido, per qualsiasi causa esso sia cessato, nulla è dovuto all'affidatario, salvo quanto previsto, non trattandosi di un rapporto di lavoro. L'ente di garanzia, tuttavia, è tenuto a stipulare un'assicurazione a tutela sia dei danni provocati dall'affidato all'affidatario o a terzi che potrebbero ritenerne responsabile quest'ultimo, sia dei danni procurati all'affidato da negligenze dell'affidatario. Questa disposizione serve a garantire persone che svolgono un'attività di sostegno tanto delicata da dover rispondere di una situazione che certamente comporta molte responsabilità e situazioni di rischio per chi si prende cura di persone in difficoltà, per cui è necessario prevedere che le conseguenze economiche derivanti da una presumibile disattenzione possano ricadere sull'affidato o sull'affidatario. La norma risponde anche a un'esigenza di concretezza e di fattibilità perché è difficile pensare al reperimento di persone disponibili ad aiutare un adulto in difficoltà al quale non sono legate da vincoli di sangue o giuridici senza offrire loro alcuna garanzia in ordine alle conseguenze dell'assunzione di una tale responsabilità.. Art. 1. (Princìpi generali) 1. La persona ha diritto al rispetto della dignità umana, all'autonomia e all'integrazione familiare e sociale a ogni età. 2. Le condizioni di indigenza non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto alla piena integrazione familiare e sociale da parte dell'adulto che per età o per condizioni psico-fisiche menomate non gode di piena autonomia nella gestione della vita quotidiana. 3. Le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze, sostengono i nuclei familiari o parafamiliari in cui sono inserite persone in difficoltà al fine di consentire la permanenza all'interno delle loro famiglie o di vivere nel modo più autonomo possibile mantenendo la propria vita di relazione. 4. Le regioni e gli enti locali promuovono, anche attraverso l'ausilio di enti e di associazioni, iniziative permanenti di formazione dell'opinione pubblica sul diritto dell'anziano di mantenere il proprio ambiente familiare e sociale o di essere inserito in un altro ambiente analogo anche attraverso l'affidamento a nuclei familiari o parafamiliari o a persone diverse dai propri familiari; organizzano corsi di formazione e di preparazione per i soggetti affidatari; stipulano convenzioni con enti e associazioni senza fini di lucro che operano nel campo della tutela della persona e dell'anziano per la realizzazione delle finalità della presente legge. 5. Quando la famiglia non è in grado di provvedere alla cura dell'anziano si applicano gli istituti previsti dalla presente legge. Art. 2. (Affido dell'anziano e della persona in difficoltà) 1. La persona adulta in difficoltà, temporaneamente o permanentemente priva di un ambiente familiare idoneo nonostante gli aiuti di tipo domiciliare, può essere affidata a una famiglia, a un gruppo parafamiliare o a una persona in grado di aiutarla a vivere nel modo più autonomo e integrato possibile. 2. L'affido si basa sull'autodeterminazione dell'anziano e sulla reciproca fiducia con l'affidatario; persegue lo scopo di evitare il ricovero dell'anziano in strutture residenziali e di rimuovere le cause che possono determinare l'isolamento sociale. 3. L'affido può essere utilizzato anche da parte del tutore e dell'amministratore di sostegno in accordo, per quanto possibile, con l'affidato e sentita la famiglia. Art. 3. (Definizioni) 1. Per «piccolo affido» si intende la prestazione di aiuto a persone anziane o in difficoltà, capaci di autogestirsi per le attività della vita quotidiana. 2. Per «affido di supporto» si intende il prendersi cura della persona che, pur essendo in grado di vivere da sola nella propria casa, ha difficoltà a gestirsi. Tale modalità di affido comporta l'assistenza, diretta o per mezzo dei servizi domiciliari pubblici o privati in tutti gli atti della vita quotidiana per i quali vi è necessità di aiuto. 3. Per «affido in convivenza» si intende la prestazione di cure e di assistenza da parte di una famiglia, di un gruppo parafamiliare o di una persona nei confronti dell'anziano attraverso l'accoglienza dell'affidato in casa dell'affidatario o di quest'ultimo in casa dell'affidato. Art. 4. (Perfezionamento dell'affido) 1. L'affido di supporto e l'affido in convivenza si perfezionano con la sottoscrizione di un impegno contrattuale tra affidato e affidatario e l'accettazione da parte di entrambi del piano di intervento personalizzato concordato tra l'anziano e l' equipe dell'ente pubblico o privato convenzionato e accreditato, di seguito denominato «ente di garanzia», che svolge l'attività in tale campo. 2.