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la scuola è iniziata in presenza solo perché è attivo un provvedimento come quello che stiamo votando oggi in Assemblea. Sarebbe stato impensabile per i ragazzi tornare nelle classi se il sistema Paese non fosse riuscito - prevalentemente - a costruire un sistema di tutela, che tra l'altro nella scuola ha funzionato, con un'adesione alla vaccinazione degli insegnanti che in termini scientifici rasenta la totalità: ci sono percentuali che si avvicinano molto a quel dato. Ciò non vuol dire che questo debba eliminare la prudenza; mi riferisco ad alcune discussioni oggettivamente fuori luogo, a mio parere, sull'uso della mascherina. Io credo che con i ragazzi e con le ragazze bisognerebbe parlare di più. Come succede anche per l'uso dell'automobile, per le cinture, per l'attraversamento della strada, per il rispetto dei limiti di velocità, tante volte i nostri bambini e le nostre bambine sono più bravi ad insegnarci cosa vuol dire rispettare le regole. E non per un'adesione astratta, teorica, ma perché c'è la comprensione. La scuola serve proprio a questo ed è per questo che noi abbiamo insistito da sempre sulla scuola in presenza. La scuola è una palestra di comunità, di democrazia, è il luogo in cui si impara a stare insieme agli altri nella loro differenza. Il green pass è uno strumento di questo tipo. Noi siamo estremamente rispettosi, vorrei ribadirlo. Il Partito Democratico è estremamente rispettoso di chi ha delle paure. Le persone che hanno paura non vanno maltrattate, non vanno bullizzate, non vanno insultate. Le persone che hanno paura vanno rassicurate. Spesso le paure nascono esattamente dalla carenza di strumenti culturali ed è per questo che noi vogliamo investire di più nella scuola. La carenza di comprensione della scienza, la carenza epistemologica, noi, purtroppo, la sentiamo troppo spesso anche in quest'Aula, nei dibattiti televisivi e nei dibattiti politici. E non si sa, colleghi, se sia una carenza epistemologica sincera - e sarebbe grave - o se sia una comprensione dei dati che viene violentata in maniera strumentale, giocando però sulla pelle delle persone. Si guardi anche alla questione del pronunciamento dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Io ho la fortuna di essere uno dei rappresentanti di questo Parlamento in quell'Assemblea. Io ho votato quella risoluzione, che sento utilizzata e tirata da una parte e dall'altra, purtroppo anche da colleghi di maggioranza e, qualche volta, anche da qualche amico, che prova ad utilizzare il mio voto per raccontare pubblicamente che il Partito Democratico avrebbe dei dubbi che non ha. In realtà, quella risoluzione, che è stata votata praticamente all'unanimità da tutta l'aula del Consiglio d'Europa, tranne che da alcune forze di estrema destra nazionalista (cosa che dovrebbe un pochino orientare) è una risoluzione che invita all'attenzione e alla prudenza. Siamo, infatti, tutti consapevoli che il percorso vaccinale può essere utilizzato, soprattutto in certi Paesi in cui le dinamiche democratiche non sono proprio consolidate, come pretesto per aumentare alcuni strumenti di esclusione e di pressione su gruppi di minoranze. Bisogna capire qual è il contesto in cui si scrive una risoluzione e non bisogna strumentalizzare i fatti. Noi crediamo questo: che oggi la scuola si possa sviluppare in presenza. Ne discutevamo anche poco fa con la mia Capogruppo, che è una sincera appassionata di scuola. Anche qui, noi ci teniamo a dire che non pensiamo che l'esperienza della didattica a distanza sia completamente da gettare. Anzi, essa ha mostrato una grande capacità reattiva della scuola e ci ha consegnato alcuni strumenti di innovazione didattica che noi vogliamo continuare a utilizzare. Però, mentre provavamo a risolvere il problema di non perdere la didattica, pur essendo vietato e impossibilitato l'incontro tra le persone, abbiamo sempre pensato che la presenza fosse un elemento fondamentale. Questo vale per la scuola e vale per tutta la società. Oggi avere un green pass , cioè avere un semaforo verde (la scelta delle parole ha un significato), che attesta che si può andare, significa semplicemente questo. Anche qui, io tante volte ascolto i colleghi. Vedete, con un po' di cultura scientifica si sa che l'incertezza fa parte della vita. Tutti i giorni noi saliamo sui mezzi pubblici. Io oggi sono venuto in Senato in bicicletta. Nel mio caso, io viaggiavo a circa 20 chilometri all'ora, che non penso di aver superato; qualche volta, invece, in auto raggiungiamo i 160 chilometri all'ora. Siamo su un sottile strato di gomma con dentro dell'aria. Se esplode improvvisamente, come minimo ci facciamo molto male. Questo, però, non ci impedisce di utilizzare tutti i giorni l'auto o la bicicletta e di andare, magari esagerando, anche a 160 chilometri all'ora (questo, magari, è inopportuno). Si tratta, dunque, di ricondurre tutto questo nel giusto contesto. È chiaro che ci si può infettare anche dopo aver ricevuto due dosi di vaccino. Io conosco diverse persone cui è successo. Queste persone, però, hanno avuto un giorno di febbre e sono state scarsamente infettive verso gli altri. Questo è il dato di fatto. Noi non abbiamo raccontato e non racconteremo mai che esiste lo scudo di Capitan America con cui il vaccino non tocca più nessuno. Non è così, ma c'è una bella differenza con la condizione in cui eravamo all'inizio di questa pandemia, quando non disponevamo di alcun tipo di strumento per combattere questo virus. Anche relativamente alle persone, all'inizio c'è stato detto che il rischio di contagio riguardava solo quelle con patologie pregresse e le persone anziane. Poi ci siamo accorti che riguardava anche ragazzi e ragazze molto giovani, pure persone in salute, che finivano in terapia intensiva, che rimanevano per giorni in una camera con il respiratore o con il casco dell'ossigeno. Anche qui, mi vengono in mente volti e nomi di amici, che si trascinano tutt'ora dietro le conseguenze di aver attraversato quella vicenda. Oggi siamo in un contesto completamente diverso. La politica, con il suo linguaggio, con il dibattito pubblico ha anche una funzione di orientamento, di esempio per il Paese, deve dare un'indicazione alle persone. Credo che ampliare l'utilizzo del green pass a diverse altre categorie sia un fatto positivo che tra l'altro avrà ricadute anche sul sistema di istruzione e sulla scuola, perché è chiaro che la scuola non è un mondo isolato: i ragazzi vanno a scuola al mattino e tornano a casa la sera e durante la giornata, se possibile, svolgono altre attività, che fortunatamente sono riaperte o stanno riaprendo, perché sono fondamentali e perché in questi mesi abbiamo avuto grandi danni sulla salute dei ragazzi per la chiusura delle strutture sportive. Per far funzionare le strutture sportive, però, soprattutto quelle nelle quali magari è più difficile gestire una pandemia, occorre che tutta la popolazione sia vaccinata e che ci sia un meccanismo di controllo. Tra l'altro, colleghi, pensavo in questi giorni e mi colpisce che tutti noi diamo per scontato il fatto - straordinariamente positivo - che anche il meccanismo informatico del green pass funzioni così bene.