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anche su quest'ultima offerta appare opportuno sollecitare la massima attenzione del Governo in ordine alle "manovre" in atto in Italia, per i rischi cui sarebbe esposto il processo di costituzione della società della rete unica nazionale, infrastruttura strategica necessaria per l'accelerazione dello sviluppo digitale dell'Italia, che punta alla nascita di una società costituita mediante la fusione di FiberCop (società comprensiva della rete di accesso primaria e secondaria di TIM), Open Fiber (società dedicata alla fibra ottica e partecipata da Cassa depositi e prestiti e ENEL) e aperta anche ad altri investitori; recenti ricostruzioni riportate da organi di stampa, oltre a portare alla ribalta delle cronache proprio le operazioni in atto in relazione all'offerta avanzata da Macquarie su ENEL per il 50 per cento di Open Fiber, hanno evidenziato tutti i rischi connessi allo scenario che si va delineando, con particolare riguardo alla possibile attuazione anche nel nostro Paese del metodo di gestione consolidato dal fondo e basato su scarsità di investimenti, incremento dei debiti e dei costi per gli utenti, moltiplicazione dei dividendi e rivendite a prezzi raddoppiati; la ulteriore richiesta di Macquarie di coinvolgere altri fondi "alleati" nella sua offerta vincolante fa emergere la particolare condizione negoziale concessa da ENEL al fondo australiano e la necessità di porre particolare attenzione su chi poi realmente avrà il potere decisionale nella società che realizzerà la fibra ottica nel nostro Paese, asset strategico fondamentale per lo sviluppo e la competitività del "sistema Italia"; inoltre, dalle analisi e ricostruzioni giornalistiche sono emersi ulteriori elementi poco chiari in ordine alle "preziose consulenze" pagate a uno studio di ex politici ed ex amministratori pubblici, tra i quali proprio gli ex vertici dei soggetti in causa, che potrebbero far emergere conflitti d'interesse e comunque una contiguità o commistione di interessi pubblici e privati, sulla quale è opportuno adottare ogni possibile approccio prudenziale al fine di scongiurare ogni rischio di esposizione dei nostri asset pubblici strategici nazionali a possibili operazioni speculative, si chiede di sapere: se il Governo, in relazione al processo di costituzione della società della rete unica nazionale necessaria per l'accelerazione dello sviluppo digitale dell'Italia, e alla recente offerta avanzata dal fondo australiano Macquarie a ENEL, abbia svolto o ritenga di svolgere un'attenta valutazione in ordine alla qualità, sicurezza e provenienza degli investimenti in campo e alle finalità e continuità di gestione; se abbia valutato le possibili conseguenze sulla governance di Autostrade della circostanza che i fondi esteri assumerebbero una partecipazione maggioritaria in ASPI, e in tal caso, come pensi di garantire il ruolo guida di Cassa depositi e prestiti, gli investimenti in manutenzione e il costo per gli utenti, anche in relazione alle recenti osservazioni dell'Autorità di settore; quali indispensabili interventi ritenga di adottare al fine di garantire la messa in sicurezza degli asset strategici dello sviluppo economico e infrastrutturale del nostro Paese, ponendoli al riparo da qualsivoglia operazione speculativa internazionale e preservando l'interesse nazionale. Atto n. 4-04479 STEFANI ALESSANDRINI BONGIORNO BORGONZONI CANTU' CASOLATI FAGGI FERRERO FREGOLENT LUNESU MARIN NISINI PERGREFFI PIROVANO PIZZOL PUCCIARELLI RICCARDI RIVOLTA SAPONARA SBRANA TESTOR Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: Nasibe Semsai è un'attivista iraniana per i diritti umani di 36 anni, che ha partecipato alle diverse manifestazioni che nell'inverno del 2018 hanno caratterizzato l'Iran e sono passate alla storia con il nome di "mercoledì bianco"; questo movimento di protesta è nato contro l'imposizione dell' hijab , il velo islamico, obbligatorio nella Repubblica islamica dell'Iran; Nasibe Semsai per aver partecipato a tali proteste è stata condannata a 12 anni di reclusione; considerato che: la giovane attivista è fuggita in Turchia per evitare l'arresto da parte delle autorità iraniane; secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, Nasibe Semsai è stata arrestata pochi giorni fa dalla Polizia turca presso l'aeroporto di Istanbul, mentre era in procinto di imbarcarsi su un volo che l'avrebbe portata in Spagna; secondo le ultime notizie a disposizione, la giovane si troverebbe reclusa in un centro per migranti irregolari a Edirne, nel nord della Turchia, e rischierebbe l'estradizione in Iran, dove l'aspetta il carcere; valutato che: la Turchia, come ribadito più volte da importanti esponenti politici del Governo di Erdogan, continua a ritenere una possibilità l'ingresso in Unione europea, ed è stata negli ultimi anni lautamente finanziata da Bruxelles per la gestione del dossier immigrazione; l'estradizione di Nasibe Semsai sarebbe una condanna certa per la giovane, alla luce del moltiplicarsi di arresti e ingiuste detenzioni che negli ultimi anni hanno coinvolto le attiviste per i diritti umani in Iran, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere, anche in sede europea, per porre attenzione sul tema dei diritti delle donne in Medio oriente, e nello specifico per tutelare la libertà della giovane attivista arrestata in Turchia. Atto n. 4-04480 NUGNES Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 24 ottobre 2020, con la ratifica dell'Honduras, il trattato ONU di proibizione delle armi nucleari (TPNW) ha raggiunto le 50 adesioni indispensabili per la sua entrata in vigore, che vincolerà legalmente i Paesi firmatari e così, finalmente, anche le armi nucleari potranno essere bandite al pari di quelle chimiche e batteriologiche; prima dell'entrata in vigore di questo trattato le armi nucleari erano di fatto escluse dalla lista delle armi di distruzione di massa proibite dal diritto internazionale; sono 50 i Paesi che hanno sottoscritto il trattato, ma tra loro non c'è l'Italia, nonostante l'articolo 11 della nostra Costituzione ("L'Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali") e nonostante 246 deputati e senatori (tra cui il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale) abbiano firmato l'Ican Pledge, impegnandosi così a sostenere il percorso di ratifica del trattato da parte del nostro Paese; lo scorso 6 agosto, in occasione del 75° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica Mattarella ha dichiarato che: "L'Italia sostiene con forza l'obiettivo di un mondo libero da armi nucleari, attraverso un approccio progressivo al disarmo che preveda il responsabile coinvolgimento di ogni Stato. L'agenda internazionale non può prescindere da questo traguardo"; considerato che: