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Ma mi riferisco anche alle limitazioni che questo Governo ha imposto a determinate categorie come bar, ristoranti, alberghi, musei e spettacoli. Ora dobbiamo decidere come indennizzare, e non ristorare, chi è stato colpito duramente ed è in grave difficoltà, senza creare beneficiari di serie A e beneficiari di serie B. (Applausi). L'incapacità di questo Governo nella gestione della crisi si percepisce molto chiaramente, direi quasi a pelle. L'imposizione di normative non chiare ha dimostrato come la tecnica dell'improvvisazione abbia superato ogni credibile limite e, soprattutto, è la dimostrazione di come non si sia utilizzato il tempo estivo per adottare strategie, piani e metodologie di organizzazione. (Applausi) . Personalmente, abitando in un territorio montano, la provincia di Belluno, colgo, parlando e rapportandomi con i cittadini, il sentimento e il dispiacere di come il Governo riesca ogni volta a creare situazioni di discrimine tra zone e categorie. Ancora una volta la non conoscenza del territorio si manifesta. L'Italia, nella sua diversità morfologica, determina modus vivendi eterogenei. Nelle zone montane, per esempio, tutti dovrebbero sapere che la gestione della quotidianità è più complessa perché il costo della vita aumenta mentre i servizi, a volte, sono ridotti all'osso o addirittura mancano. Tuttavia, noi gente di montagna resistiamo a queste difficoltà nella convinzione che abbiamo il diritto di vivere i nostri territori, le nostre tradizioni, ripagati da una genuinità sia di relazione che ambientale, aspetti che al giorno d'oggi sono raccontati sui giornali patinati o in trasmissioni televisive con narrazioni fiabesche ma senza alcuna cognizione di causa. La neve, le foto incantevoli di borghi sono realtà bellissime da vedere ma difficilissime da vivere. L'80 per cento delle persone che abita in questi territori vive grazie alla stagione turistica, soprattutto quella invernale e il fatto che il Governo, senza alcun minimo confronto né spiegazione plausibile o logica, abbia deciso di chiudere gli impianti di risalita e vietare la circolazione tra Comuni i giorni di Natale e Capodanno, è stato per i cittadini un colpo complicato da incassare. Così si uccide un'economia vitale, si umilia la popolazione e si accentua ancora di più il divario tra chi vive quotidianamente e chi la realtà la percepisce a volte con un certo disinteresse. Chiedo pertanto a tutti voi, colleghi della maggioranza, e al Governo di aiutarmi a dare risposte plausibili alle domande che ogni giorno raccolgo. Premetto e sottolineo mille volte che la consapevolezza che la gente di montagna ha verso la lotta al Covid è assolutamente piena. Il cuore di fiaccole della Marmolada lo dimostra. Un cuore che invito tutti a vedere perché simbolo di speranza, di vita e di salute, per la propria terra e per il proprio lavoro. Torno alle domande di cui parlavo prima: i cittadini mi chiedono perché a settembre non era rischioso far salire i ragazzi della scuola su una corriera stipata ed ora invece diventa pericolosissimo anche il trasporto di una singola persona - una alla volta - sui mezzi di mobilità del turismo invernale? (Applausi) . E ancora: perché la stagione estiva è stata, diciamo così, gestita in una certa maniera mentre il Governo non ha voluto nemmeno guardare i piani di sicurezza presentati dalle Regioni per il turismo invernale? Per non parlare, poi, della limitazione degli spostamenti di Natale e Capodanno tra i Comuni. L'Italia non è Roma, Milano e Napoli. L'Italia è anche piccoli centri, Comuni di 1.000 abitanti confinanti con altri Comuni che ne hanno 1.500, dove spesso abitano i componenti delle famiglie. Ma questo Governo sa come è fatto morfologicamente il Paese che dice di governare? Si direbbe proprio di no. E allora credo che sia venuto il tempo di smettere con questo atteggiamento discriminatorio, con l'arroganza gratuita e con cose che non vengono spiegate perché totalmente illogiche. Giorni fa sentivo affermare da membri del Governo, con una certa sicumera, che chiudere gli impianti di risalita equivale alla chiusura di una giostra di Luna Park. La montagna non è un Luna Park. Basta con questi paragoni così superficiali che offendono tutti, chi gestisce l'economia montana e anche chi ha un Luna Park. Non è una categoria, forse, anche chi gestisce i divertimenti? È un parlare continuo in termini di discriminazione e di non conoscenza. Preoccupatevi di capire che questa primavera, con la mancanza di opportuni strumenti, la crisi economica si trasformerà in crisi sociale. Volete l'annientamento dell'Italia che lavora e dei cittadini che si impegnano a costruire qualcosa per loro e per lo Stato, visto che pagano le tasse. Noi montanari non siamo portati alle polemiche, tacciamo, andiamo avanti nelle difficoltà in religioso silenzio, accettiamo, abbiamo un forte senso del rispetto delle regole, ma ciò non significa che si possa prenderci per il naso come fossimo degli stupidi. Voglio anche sottolineare una certa virtuosità che ci caratterizza, portando ad esempio il fatto che durante l'estate la mia Regione, il Veneto, si è organizzata con l'aumento delle terapie intensive in forma preventiva, aumento che poi si è rivelato provvidenziale. Quello che chiediamo è di essere ascoltati, perché non c'è nulla di peggio di un sordo che non vuole sentire. Come diceva un filosofo dell'antica Grecia, la ragione per cui abbiamo due orecchie e una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno, proprio l'esatto contrario di ciò che fa questo Governo con i propri cittadini e con i loro rappresentanti istituzionali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, i tempi che stiamo affrontando sono complicati e le decisioni che prenderemo proietteranno i loro effetti sul futuro del nostro Paese. Il pericolo purtroppo non è ancora alle spalle, ma tanto è stato fatto e tanto altro ci accingiamo a portare a termine. L'impegno di tutti gli italiani è innegabile, lo sforzo e il sacrificio che l'emergenza ha richiesto sono stati gravosi per tutti, nessuno escluso. La scelta del nome del provvedimento non è casuale, nomen omen. Il decreto ristori, infatti, si pone come obiettivo quello di rifondere le categorie più colpite dalle misure di contenimento della pandemia, per risollevare anche psicologicamente tutti quei settori che più hanno patito il peso delle norme restrittive adottate con i DPCM del 24 ottobre e del 3 novembre. Il decreto ristori ha come missione quella di potenziare la rete di protezione intorno alle categorie economiche interessate dalle chiusure e dalle restrizioni. I settori maggiormente interessati, oltre alla ristorazione e al suo indotto, sono stati quelli dello sport, della cultura e del turismo. L'Agenzia delle entrate ci ha recentemente certificato che tra decreto rilancio e pacchetto ristori sono stati finora effettuati più di 3 milioni di bonifici per contributi automatici a beneficio di 2,4 milioni di partite IVA, il tutto per un totale di oltre 9 miliardi di euro. Unici esclusi sono stati coloro i quali hanno attivato la partita IVA dopo il 25 ottobre 2020, per evitare possibili abusi.