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L'avvio dell'anno scolastico, certamente non esente da problemi e da difficoltà (ma io non ricordo, anche al di là della pandemia, un anno scolastico non contrassegnato da difficoltà e da carenze), è partito, con la capacità da parte del sistema scolastico nel suo complesso di garantire un buon servizio alle famiglie e ai ragazzi e condizioni di sicurezza certamente idonee. La situazione è destinata a migliorare nelle prossime settimane. Credo che dobbiamo migliorare ciò che ancora non va come vorremmo, ma dobbiamo anche riconoscere che si è lavorato con serietà, in un periodo non facile, durante l'estate, con molte scadenze che pressavano i decisori politici e con i dirigenti delle scuole messi sotto pressione da un susseguirsi di polemiche, di proteste e di preoccupazioni, che non sono proprio il massimo per lavorare in sicurezza. Lo stesso mi pare sia avvenuto per l'organizzazione delle elezioni: quante ne abbiamo lette di previsioni non nere, ma nerissime? Si è detto che si sarebbe compromesso l'esercizio di un diritto fondamentale, che avremmo compromesso la possibilità dei cittadini di esprimere democraticamente le proprie idee, che non saremmo stati in grado di garantire un flusso ordinato e in sicurezza ai seggi, che sarebbe successo il finimondo. E' successo invece che l'affluenza è stata, in questo turno di elezioni regionali, una delle più alte degli ultimi tempi. Si è votato in due giorni e si è votato in maniera tranquilla e ordinata, come deve avvenire in un grande Paese, con istituzioni perfettamente in grado di rispondere alle aspettative dei cittadini e di assolvere ai doveri che sono propri di chi è chiamato a far funzionare la democrazia. Penso che di queste cose si debba tenere conto e penso che si debba continuare a lavorare con questa serenità e con questa operosità. Da ultimo, ritengo che, nel corso di una dichiarazione di voto a favore su un provvedimento di questa natura, sia il caso di rivolgere un appello forte a tutti coloro che ricoprono incarichi politici affinché non si presti assolutamente nessun tipo di collaborazione e non si faccia nessun ammiccamento ai fautori del negazionismo. In quel modo, infatti, si arreca un grande danno alla credibilità delle nostre istituzioni e del nostro sistema politico. Tra l'altro, è difficile spiegare che nelle Commissioni parlamentari in sede deliberante, come avviene nella Commissione che ho l'onore di presiedere e come abbiamo deciso oggi, si approvano leggi per i camici bianchi e gli operatori sanitari, che hanno rappresentato la prima linea nella lotta al virus, e per le vittime del Covid-19, e allo stesso tempo per le elezioni regionali si presentano, collegate ad alcuni candidati presidenti, liste che contengono negazionisti del virus, che dicono che in Italia c'è la dittatura sanitaria e che, oltre a questo, servirebbe anche l'Italexit. (Applausi) . Bisogna mettersi d'accordo con se stessi. Lo dico senza voler fare alcuna polemica, altrimenti farei nomi, cognomi ed elenchi e non lo voglio fare; credo che questo debba essere scientificamente evitato, perché si mandano segnali sbagliatissimi ai cittadini e si indebolisce il fronte di una lotta complessiva alla pandemia che deve vederci uniti come Paese e determinati a dare il meglio, come Italia e come italiani. Penso che i dati di questi giorni, che dimostrano che siamo in grado, molto più di tutte le altre grandi democrazie europee, di tenere sotto controllo il ritorno di fiamma del contagio, che sapevamo sarebbe stato tra noi dopo l'estate, ci esortino a continuare su questa strada, con serietà e con spirito costruttivo. (Applausi) . MODENA (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, noi non voteremo, come Gruppo, a favore della questione la fiducia su questo provvedimento e, considerate le parole del che ho ascoltato da parte dei colleghi della maggioranza, vorrei fare alcune valutazioni. La prima questione è la seguente: perché noi siamo particolarmente seccati - lo dico chiaramente in termini politici - dal fatto anche su questo provvedimento sia stata posta la questione di fiducia? Lo siamo perché era nata, subito dopo la fine del cosiddetto lockdown , una sorta di promessa - poi rimangiata nei fatti - di collaborazione e comunque sia di attenzione nei confronti delle istanze e delle proposte che l'opposizione portava avanti. Noi ci siamo quindi attenuti alle parole del Presidente del Consiglio, ma anche delle forze di maggioranza, e alla prova dei fatti, al di là di tutte le questioni di fiducia che sono state messe su provvedimenti che valgono non so bene quante manovre di bilancio, almeno sulla proroga dello stato di emergenza ci saremmo aspettati di poter fare una discussione; contingentata, per carità, con i tempi che si ritenevano necessari, però almeno basata sulla parte relativa agli emendamenti. Per noi è una cosa scontata, ma per i cittadini un po' meno, perché magari non conoscono le questioni relative ai Regolamenti parlamentari e alle modalità della legislazione: porre la questione di fiducia, nella traduzione operativa, significa che il singolo parlamentare non può più discutere il proprio emendamento o il proprio ordine del giorno. È soprattutto da questa discussione, quando i provvedimenti non sono così corposi o complessi dal punto di vista economico e finanziario, che si può dare effettivamente un apporto, perché altrimenti non comprendiamo come le forze di maggioranza, il Governo e il Presidente del Consiglio possano ricevere un apporto dall'opposizione. Ci sembra una cosa che dimostra che in realtà ci sono un po' di teatrini: prima Conte dice che telefona e poi non telefona, dice di voler aprire alle proposte dell'opposizione, purché si faccia tutto insieme, dopodiché non si riesce a venire in realtà a capo di nulla. Io mi auguro, anzi lo dico come monito, che questa scenografia non si ripeta sulla questione del recovery fund , perché fino ad oggi - ho fatto un controllo stamattina e lo vorrei sottolineare, perché è una questione importante - ho visto apparire semplicemente delle pagine colorate in blu, con delle linee che sarebbero un atto, dove non vengono indicate delle cifre neanche a titolo indicativo. Invece ho visto circolare sui giornali delle cifre, con riferimento a determinati settori. Lo dico quindi con molta franchezza: cerchiamo di capire che il cosiddetto apporto lo si può dare, ma lo si può dare nel momento in cui quantomeno abbiamo delle linee guida abbastanza elastiche non supportate da un orientamento preciso. Quindi, l'attuale questione di fiducia è peggiore rispetto alle altre, per il contesto all'interno del quale si è composta, è nata ed è cresciuta, soprattutto perché nasceva da una prima volontà "collaborativa". Vi ricordate quando siamo usciti dal lockdown ? Si era detto che i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri non sarebbero stati più un atto di imperio del Presidente del Consiglio, ma sarebbe passato tutto dal Parlamento, che avrebbe potuto vedere e migliorare questa roba. In realtà ciò è impossibile, per la semplicissima ragione che anche sulla conversione di questo decreto-legge viene posta la questione di fiducia.