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Voi cancellate questo vincolo in Regioni come le Marche, l'Umbria e l'Abruzzo, i cui cittadini, proprio per l'attaccamento al loro territorio (che è identità), alle regole (che sono identità) e a un comportamento etico (che è identità) quei vincoli mai li hanno superati. Oggi abbiamo un paesaggio che ci è invidiato in tutta Italia, in Europa e nel mondo. Questi vincoli, colleghi della Lega e dei 5 Stelle, se siete intellettualmente onesti, reinseriteli nel decreto. Fatelo per il paesaggio, per il vincolo del 20 per cento e per impedire che questa sanatoria diventi un condono. (Applausi dal Gruppo PD) . Del decreto Genova, in maniera strumentale, avete fatto qualcosa di diverso, facendo di questo provvedimento un insulto a chi aspetta, un insulto a chi ha perso tutto e ai familiari delle vittime. Avete inserito un condono per Ischia che, non a caso, essendo il collegio elettorale del Vice Presidente, è stato chiamato condono Di Maio. Avete inserito delle norme sui fanghi tossici che colpiscono la possibilità di fare agricoltura e la qualità del nostro vivere. Voi ci avvelenate per decreto, colleghi! (Applausi dal Gruppo PD) . Con questo vostro decreto-legge, in cui malamente avete voluto anche inserire queste norme sul Centro Italia, avete cancellato la possibilità che le cose avvengano di intesa con i Presidenti di Regione e quindi con gli enti locali e con i Comuni. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Verducci. VERDUCCI (PD) . Concludendo, Presidente. Avete bocciato ancora una volta tutti gli emendamenti a sostegno delle imprese, dei lavoratori e di chi deve essere protetto per sviluppare un territorio che solo il lavoro e le imprese risolleveranno. A questo decreto-legge ci opporremo con tutte le nostre forze. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vattuone. Ne ha facoltà. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, questo decreto-legge arriva al Senato dopo una lunga gestazione e anche dopo una battaglia, che è stata condotta alla Camera, per tentare di migliorarlo e portare risposte e risorse adeguate a garantire un futuro innanzitutto per Genova, dopo la drammatica ferita subita con il crollo del ponte Morandi lo scorso 14 agosto, data di cui oggi ricorrono i tre mesi. Il crollo del ponte Morandi rappresenta il più grave incidente stradale avvenuto nel nostro Paese: grave per il numero di vittime, che sono state 43 e che qui voglio ricordare con un sentimento di cordoglio alle famiglie, e per il numero di sfollati, che sono 600, con una sofferenza inflitta a tantissime famiglie. Grave anche per l'importanza della struttura crollata, per l'entità del crollo e per le responsabilità che evidentemente presiedono al disastro, oltre che per l'impatto sociale ed economico sul sistema che ruota attorno alla città di Genova, alla Regione Liguria e al sistema economico del Paese. Vorrei essere chiaro almeno su un punto di principio: di fronte a una tragedia come questa, un Paese reagisce unito. Di fronte all'emergenza e alle vittime, le decisioni vengono prese in uno spirito condiviso, perché l'importanza e l'oggettività delle misure da adottare e degli accertamenti da compiere lo consentono e lo pretendono. Noi ci siamo messi, con la nostra parte, a disposizione a tutti i livelli, in più occasioni e a più riprese, ma questo spirito di condivisione, in relazione a questo provvedimento e al dibattito che lo ha preceduto, non c'è stato. Non c'è stato per calcolo politico, ma anche per inadeguatezza di questo Governo: per un'evidente incapacità ma anche per calcolo politico. Invece di gestire questa crisi con gli strumenti del diritto e della politica a disposizione di chi ha la responsabilità istituzionale, avete scelto una volta di più la via della demagogia, della semplificazione e del pressappochismo, con una serie di annunci vari. Abbiamo avuto un esempio del vostro comportamento nelle settimane e nei mesi successivi al crollo: annunci di revoca delle concessioni mai attuate, annunci di nazionalizzazioni, nomina di una commissione ispettiva con immediate revoche e dimissioni dei componenti, bozze del decreto-legge senza cifre, dichiarato perfetto in esordio e poi, fortunatamente, in parte modificato. Basti pensare che avete approfittato dell'emergenza Genova, come è stato detto a più riprese e come ha detto bene il senatore Verducci, per far passare norme di tutt'altro genere. Certo, i genovesi si sono rimboccati le maniche, ma da sola Genova non ce la fa. Ed è stato incoraggiante, invece, che la società di civile, le istituzioni, le associazioni e anche le forze politiche locali abbiano trovato una capacità di collaborazione e una forza propositiva comune nel chiedere al Parlamento e alla politica la ricostruzione e una risposta a tutte le necessità scaturite dal crollo. Ma, cari colleghi, questo provvedimento è un insieme di soluzioni incomplete, insufficienti e slegate l'una dall'altra. Sono passati tre mesi dal 14 agosto e la città di Genova, considerata anche la strategicità del Capoluogo ligure dal punto di vista dei transiti commerciali nazionali e internazionali, con questo decreto-legge non ha risposte adeguate. Innanzitutto, non sappiamo chi farà il ponte e quando verrà realizzato. Ci sono annunci vari sui tempi tali da far rabbrividire, per la superficialità con cui viene gestita questa questione, che è dirimente per la sopravvivenza e per il futuro di Genova e della Liguria. (Applausi della senatrice Garavini). L'impalcatura giuridica della ricostruzione è debolissima, come ha detto bene il senatore Margiotta nella sua relazione di minoranza, con un percorso che riteniamo complicatissimo. Non c'è chiarezza sulla ricostruzione, con un'incertezza preoccupante sui relativi tempi di ricostruzione, e la medesima considerazione vale per i risarcimenti agli sfollati. Il decreto-legge dice, giustamente, perché ci sono delle responsabilità e noi lo abbiamo dichiarato a più riprese, che questi risarcimenti deve erogarli la società Autostrade. È giusto, ma a causa della debolezza giuridica del documento, l'erogazione delle risorse rischia di essere ritardata, se non compromessa, dai ricorsi. Il commissario Bucci, a più riprese, in qualche dichiarazione ha detto che, se Autostrade non pagherà, attingerà dai fondi di garanzia introdotti nel decreto. Ma i fondi di garanzia introdotti nel decreto sono stati messi proprio perché, se Autostrade non paga, intervengono sulla ricostruzione del ponte. Questo dà la misura dell'incertezza. Solo per gli sfollati servono 72 milioni. Il commissario Bucci dice che li attinge dal fondo di garanzia, che serve, però, se Autostrade non paga per il ponte. Non so se sono stato chiaro, ma questo dà la misura dell'incertezza che ruota attorno a questo provvedimento. Se poi si vuole avviare la ricostruzione, è necessario che si attivi anche lo sviluppo economico.