[resaula]

È nell'ottica distorta del mercato che i beni culturali sono sacrificabili e sacrificati oggi dalla stessa amministrazione che la Costituzione chiama per tutelare e valorizzare l'intero ed enorme patrimonio artistico e paesaggistico italiano di cui siamo coeredi, insieme al resto dell'umanità vivente e, soprattutto, alle generazioni future, e, dunque, anche custodi. A divorare quei beni è un turismo incentivato tutt'ora nella prospettiva pre-Covid, sperando cioè che possa tornare a consumare le città d'arte, con milioni di frettolosi avventori affamati di cibo e di emozioni, addestrati a reagire agli stimoli condizionanti del clamoroso - che clamoroso non è - del misterioso - che misterioso non è - e dell'irripetibile, che tuttavia si ripete a comando per i fortunati clienti. Il fatto è che si stenta anche in Parlamento e al Governo, qualsiasi esso sia, a riconoscere centralità alla conoscenza e valore strategico alla cultura. Sarà forse anche per questo che, tra i cinque senatori che la settimana scorsa nell'assemblea dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno affidato a un collega della Camera il compito di esprimere una posizione condivisa che chiede un cambio di passo al movimento, quattro sono membri della Commissione cultura? Aggiungo che sono - siamo - tutte e quattro donne. Anche questo è significativo. Sarebbe un delitto ignorare il campanello d'allarme che da quel mondo impazza da ben prima dell'avvio della pandemia. Non a caso esso rimprovera oggi al MoVimento di aver marciato, nel 2016 insieme a chi si opponeva al "sistema Franceschini" di gestione del patrimonio, per poi farsene complice. Sarebbe un delitto anche continuare a disincentivare l'educazione, e cioè a investire nell'ignoranza - e sto parlando di scuola e università - nonché alimentare la retorica deresponsabilizzante della bellezza che salverà il mondo. La bellezza salva il mondo solo se produce nuova bellezza. Allo stesso modo, la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura - parlo dell'articolo 9 - per nessun'altra ragione se non perché essa generi nuova cultura. Ben vengano allora gli otto miliardi del PNRR, ma ben vengano, soprattutto, per stabilire quanto spetti alla cultura e quali iniziative debbano essere finanziate. Ben venga la riaffermazione dei principi in nome dei quali si erogano tali risorse, strumenti per raggiungere uno scopo più alto. Vogliamo chiamarlo bellezza? Sia pure, ma ricordiamoci che non... (Il microfono si disattiva automaticamente). ( Applausi) . PRESIDENTE. Senatrice Corrado, la Presidenza l'autorizza a consegnare la restante parte del suo intervento. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, gentili colleghi, rappresentanti del Governo, ancora una volta quest'Assemblea si appresta ad autorizzare un'importante scostamento di bilancio. Con i 32 miliardi di oggi arriviamo a toccare quota 155 miliardi, una cifra imponente, commisurata tuttavia alla risposta che siamo chiamati a dare al Paese in un momento così difficile. Ancora oggi la discussione tra noi e nel Paese risente indubbiamente della crisi politica che stiamo vivendo, ma su questi temi - signor Presidente, cari colleghi - sul futuro del Paese e delle future generazioni non c'è crisi politica che tenga. Di fronte a queste scelte ognuno di noi è chiamato al più alto senso di responsabilità. Certo, dovremo accompagnare questa responsabilità con la capacità reciproca di saperci ascoltare e far diventare questo luogo non soltanto uno spazio nel quale ciascuno pone i propri «si deve», ma dove ognuno ascolta le posizioni degli altri. Per questo motivo - e mi rivolgo al Governo - vorrei che sentiste forte la responsabilità della quale quest'Assemblea e il Parlamento tutto vi stanno ancora una volta investendo. Stiamo decidendo di utilizzare risorse che non abbiamo, facendo altro debito; un debito che peserà enormemente sulle nuove generazioni, ma che siamo chiamati a fare per rispondere alle tante istanze che arrivano dai cittadini, dalle continue richieste di aiuto, di sostegno, dall'emergenza e dall'esigenza di dimostrare che lo Stato c'è, soprattutto nei momenti difficili. Stiamo parlando di un debito che non è quello buono cui l'ex presidente della BCE, Mario Draghi, ci ha chiesto di prestare attenzione. È per questo che Italia Viva in questi mesi ha sempre insistito affinché si vada a toccare il nodo centrale della crescita per il nostro Paese, in modo tale che l'ingente debito che oggi stiamo producendo per dare risposte ai bisogni immediati dei cittadini possa essere ripagato con una maggiore crescita. Le due chiavi che Italia Viva da tempo sostiene essere necessarie per poter portare il Paese ad una crescita stabile e sostenibile sono quelle della riforma dell'Irpef e dell'uso strategico delle risorse del recovery plan ; quindi un uso di risorse distribuito non su tanti progetti vecchi nei cassetti, ma su un'idea di sviluppo del Paese che sia frutto di una visione che permetta di avere una grande riforma industriale della nostra Nazione. Le risorse di questo scostamento serviranno - così come il Governo ha indicato - per nuovi interventi a tutela del lavoro, per il sistema dei trasporti pubblici e per le Forze dell'ordine. Stanziamenti aggiuntivi sono previsti per il settore sanitario, anche in relazione alle necessità legate all'acquisto, alla conservazione logistica dei vaccini e dei farmaci anti-Covid. Per quanto riguarda il sostegno alle imprese, Italia Viva invita a superare la logica dei codici Ateco e a introdurre un meccanismo perequativo, con il rimborso anche di parte dei costi fissi, con ristori anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti, prestando attenzione a quei settori - quello del turismo, quello montano, soprattutto con riguardo al turismo invernale - che risultano essere enormemente schiacciati in questa crisi. Appare inoltre evidente che saremo chiamati a gestire un'importante campagna vaccinale, dovendo ancora una volta far fronte agli aspetti straordinari ed emergenziali legati alla pandemia. Proprio per questo, cari colleghi, avevamo più volte sottolineato la necessità di aprire una discussione seria in quest'Aula non solo sul recovery fund , ma in generale sul futuro del nostro Paese; una discussione franca e non ideologica anche su uno strumento come il Meccanismo europeo di stabilità (MES), che ci avrebbe permesso di poter contare su più risorse per il nostro Sistema sanitario, pagando peraltro meno interessi e che avrebbe liberato ulteriori risorse per altri comparti, al fine di sostenere imprese e famiglie. Proprio facendo riferimento a quello che dicevo all'inizio, cioè che in quest'Aula non ci si parli soltanto addosso, ma ci si ascolti e si argomentino le ragioni per le quali si dice sì o no, nutro ancora la speranza che ci possa essere una possibilità per superare la crisi che stiamo vivendo, che la si voglia affrontare e si voglia aprire una discussione seria e reale, magari anche aspra, che tenga conto del rispetto delle posizioni di ognuno e della necessità di fare sintesi su una posizione comune.