[pronunce]

Considerato che il Tribunale ordinario di Trento dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, 11, 32, 34, 35 e 38 della Costituzione ed all'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), dell'art. 4, comma 3, della legge della Provincia autonoma di Trento 15 giugno 1998, n. 7 (Disciplina degli interventi assistenziali in favore degli invalidi civili, dei ciechi civili e dei sordomuti), come sostituito dall'art. 49, comma 1, della legge della Provincia autonoma di Trento 27 agosto 1999, n. 3 (Misure collegate con l'assestamento del bilancio per l'anno 1999), e modificato dall'art. 87, comma 2, della legge della Provincia autonoma di Trento 19 febbraio 2002, n. 1 (Misure collegate con la manovra di finanza pubblica per l'anno 2002), vigente fino al 29 dicembre 2010 (prima della modifica apportata dall'art. 45 della legge della Provincia autonoma di Trento 27 dicembre 2010, n. 27, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e pluriennale 2011-2013 della Provincia autonoma di Trento - legge finanziaria provinciale 2011»); che, ad avviso del rimettente, tale disposizione contrasterebbe con i parametri evocati in base ai principi espressi da varie sentenze della Corte costituzionale, pronunciate in materia identica, sebbene aventi ad oggetto provvidenze assistenziali disciplinate dalla legge nazionale, dichiarata incostituzionale nella parte in cui subordinava al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato di diversi benefici assistenziali; che, sempre secondo il rimettente, la norma impugnata non sembrerebbe rispettare neppure i limiti imposti, dall'art. 4 del d.P.R. n. 670 del 1972, all'esercizio della competenza legislativa esclusiva spettante alla Provincia autonoma di Trento in materia di assistenza e beneficienza pubblica; che, tuttavia, la motivazione dell'ordinanza di rimessione non contiene indicazioni sufficienti per una completa ricostruzione della fattispecie, necessaria al fine di valutare la rilevanza della questione di legittimità costituzionale; che, in particolare, l'ordinanza non chiarisce le esatte scansioni temporali del procedimento amministrativo avviato per il riconoscimento della provvidenza assistenziale disciplinata dalla norma impugnata, non essendo stato precisato se la domanda amministrativa di concessione dell'assegno, distinta da quella volta all'accertamento del requisito sanitario presupposto, sia stata presentata in data antecedente o successiva all'entrata in vigore della modifica apportata con la legge della Provincia autonoma di Trento n. 27 del 2010; che - alla luce del principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione (sentenza n. 338 del 2011) - tale carenza costituisce motivo di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale (ex plurimis, da ultimo, ordinanza n. 36 del 2015), in quanto preclusiva della valutazione sulla rilevanza (sentenza n. 25 del 2015; ordinanze n. 183 e n. 176 del 2014, n. 93 del 2012), non essendo stati forniti sufficienti elementi che consentano di valutare l'applicabilità della normativa transitoria di cui all'art. 45, comma 8, della legge della Provincia autonoma di Trento n. 27 del 2010; che ulteriore motivo di inammissibilità della sollevata questione si rinviene nelle modalità illustrative sia dei parametri di costituzionalità che si assumono violati, sia delle ragioni della non manifesta infondatezza; che il giudice rimettente, infatti, ha richiamato, riportandone ampi stralci, diverse sentenze di questa Corte, pronunciate in materia identica, sebbene aventi ad oggetto provvidenze assistenziali disciplinate dalla legge nazionale, limitandosi a considerare, del tutto apoditticamente, applicabili «i medesimi principi costituzionali» anche alla norma impugnata, nella formulazione vigente fino al 29 dicembre 2010; che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ai fini del necessario scrutinio sulla rilevanza della questione, nonché dei profili della sua non manifesta infondatezza, il giudice rimettente non può esimersi dal fornire, nell'atto di promovimento, un'esauriente ed autonoma motivazione, dovendosi escludere che il mero recepimento o la semplice prospettazione di argomenti sviluppati dalle parti o rinvenuti nella giurisprudenza (sentenza n. 234 del 2011; ordinanze n. 59 del 2004 e n. 432 del 2000), anche costituzionale, equivalgano a chiarire, per sé stessi, le ragioni per le quali "quel" giudice reputi che la norma applicabile in "quel" processo risulti in contrasto con il dettato costituzionale (nello stesso senso, sentenza n. 22 del 2015); che l'enunciata carenza non appare, nella specie, emendabile neppure attraverso una sorta di "interpretazione contenutistica" dell'ordinanza di rimessione medesima: quanto alle ragioni della prospettata incostituzionalità, infatti, se si esclude uno sbrigativo accenno cumulativo alla violazione degli artt. 2, 3, 10, 11 (parametro, quest'ultimo, mai richiamato negli stralci di motivazione riprodotti nell'ordinanza di rimessione), 32, 35 (parametro, del pari, mai richiamato negli stralci di motivazione riprodotti nell'ordinanza di rimessione), 38 e 117 Cost. (quest'ultimo non indicato, poi, nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione), non risultano indicati, con autonomo apprezzamento, specifici vizi della normativa censurata (giammai oggetto delle sentenze richiamate, che si riferiscono in realtà alla normativa statale in materia assistenziale e per istituti diversi), né risulta operata alcuna autonoma selezione di profili di illegittimità, in riferimento a specifici parametri, rispetto a quelli complessivamente rintracciati nelle sentenze riprodotte per stralcio parziale della parte motiva, e tale da poter essere considerata idonea a circostanziare e a rendere "autosufficiente" la questione proposta; che assolutamente laconica (oltre che espressa in forma dubitativa), infine, appare la prospettata violazione dell'art. 4 del d.P.R. n. 670 del 1972, in quanto, dopo aver ricordato che la competenza legislativa esclusiva spettante alla Provincia autonoma di Trento, in materia di assistenza e beneficienza pubblica, incontra i limiti previsti dal citato art. 4, il giudice rimettente si è limitato ad affermare che tali limiti «per i motivi sopra evidenziati, la legge della Provincia autonoma non sembra aver rispettato», senza alcuna esplicitazione delle ragioni poste alla base di una tale affermazione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .