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Legge quadro in materia di valorizzazione della qualità architettonica e disciplina della progettazione. Delega al Governo per la modifica del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge affronta la regolamentazione di una materia particolarmente delicata e complessa. La proposta deve quindi considerarsi aperta ad ogni possibile contributo migliorativo che dovesse intervenire nel corso del dibattito parlamentare. Il disegno di legge ha l'obiettivo primario di introdurre nel nostro ordinamento la nozione di «qualità architettonica». Contestualmente esso detta anche nuove disposizioni di specificazione e attuazione della nozione di «qualità architettonica» applicabile nei diversi ambiti materiali di competenza dello Stato e delle regioni. Non si tratta, a ben vedere, di immettere nell'ordinamento italiano un principio estraneo al quadro costituzionale vigente. Tutt'altro. La previsione dell'articolo 9, secondo comma, della Costituzione -- secondo cui la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» -- non solo legittima l'introduzione di una disciplina specificatamente dedicata alla qualità architettonica, ma per certi versi la impone, configurandosi come un principio generale che necessita di norme di attuazione per inverarsi nell'ordinamento. Per di più l'obbligo costituzionale di promozione della cultura e della ricerca, che grava su tutte le articolazioni della Repubblica (e quindi tanto sullo Stato, quanto su regioni ed enti locali), impone di accogliere e favorire anche quella direttrice primaria della cultura contemporanea che si esprime, in così larga misura, nell'attività di progettazione architettonica. Attività che, quindi, rientra a pieno titolo nell'area di protezione del primo e del secondo comma dell'articolo 9 della Costituzione. Ancor più nettamente, il preciso dovere di tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione posto dall'articolo 9 impone, nel concreto, di promuovere criteri di trasformazione del territorio che non rispondano soltanto ad esigenze di funzionalità e redditività. Ciò che distingue, infatti, un Paese che vuole definirsi civile, avanzato e di grandi tradizioni culturali dovrebbe essere anche la capacità di inserire le opere di trasformazione del territorio, pubbliche e private, in un quadro organico di progresso non solo meramente economico, ma anche culturale e civile della società. In questo senso, gli interventi di modificazione del territorio, rispondendo a criteri stilistici non casuali, possono contribuire ad una riqualificazione dell' habitat umano, cosi realizzando un evidente progresso civile e culturale della società. In taluni casi, poi, è possibile -- anzi desiderabile -- che l'opera da realizzare assuma in sé e per sé i caratteri di bene culturale, venendo così a fruire in modo immediato e diretto della tutela costituzionale di cui all'articolo 9. In definitiva, anche nel nostro Paese il tema del riconoscimento e della valorizzazione del ruolo della progettazione deve considerarsi parte integrante della più generale questione della riqualificazione dell'architettura e dell'urbanistica contemporanee, quali elementi che a loro volta contribuiscono a definire i livelli di salvaguardia dei valori culturali, storici, artistici e paesaggistici che caratterizzano il territorio. È questo, del resto, l'obiettivo della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000, ratificata e resa esecutiva dalla legge 9 gennaio 2006, n. 14, che impone agli Stati sottoscrittori di «stabilire e attuare politiche paesaggistiche volte alla salvaguardia, alla gestione, alla pianificazione dei paesaggi» (articolo 5, lettera b) , della Convenzione), mediante il perseguimento di obiettivi di qualità paesaggistica (articolo 6, lettera d) ). Indipendentemente dalla ratifica della citata Convenzione, un importante aspetto del modello di tutela integrata del paesaggio, ricomprendente, quindi, gli interventi della sua riqualificazione in senso estetico, è già presente nell'articolo 6, comma 1, del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, cosi come modificato dall'articolo 2 del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 157, in tema di «valorizzazione del patrimonio culturale». Tale disposizione, infatti, prevede che «in riferimento ai beni paesaggistici la valorizzazione comprende altresì la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati». La citata formulazione del codice dei beni culturali e del paesaggio offre già una significativa base normativa all'integrazione della qualità architettonica nella tematica della tutela integrata del paesaggio. L'ordinamento vigente resta tuttavia carente di una legislazione quadro che -- in espressa attuazione dell'articolo 9 della Costituzione -- valorizzi e tuteli la qualità architettonica, attraverso uno specifico riconoscimento del valore della progettazione. Il presente disegno di legge intende, dunque, colmare questa lacuna. L'approccio che si è scelto tiene conto dell'esperienza delle legislazioni europee più avanzate e, in primo luogo, della legislazione francese sull'architettura ( Loi sur l'architecture , legge n. 77-2 del 3 gennaio 1977). L'obiettivo di fondo del presente disegno di legge è quello di affermare che la qualità dei progetti di trasformazione del territorio, e quindi di ogni atto riguardante l'inserimento di nuove opere nei diversi ambienti naturali ed urbani (l'utilizzazione del patrimonio edilizio esistente, la conservazione, la tutela e la valorizzazione del paesaggio e dei beni culturali pubblici e privati, la realizzazione e la modernizzazione delle reti infrastrutturali), riveste un interesse pubblico e in quanto tale costituisce oggetto di un diritto dei cittadini. Se lo Stato italiano vuole caratterizzarsi per l'impegno culturale, non può fare a meno di una legislazione che definisca con chiarezza questi principi e dia ad essi adeguata attenzione e regolamentazione. È questa la ragione della qualificazione in termini di «interesse pubblico primario» dell'attività di ideazione e realizzazione architettonica, da parte dell'articolo 1 del presente disegno di legge. L'esplicitazione nel nostro ordinamento della nozione di «qualità architettonica» non può, però, fermarsi alla sua definizione astratta e generale. La «qualità architettonica» si invera, nella nostra società e nel nostro tempo, in una chiara ed esplicita valorizzazione dell'attività di progettazione e in una disciplina seria dell'opera dei professionisti impegnati nel campo dell'urbanistica e dell'edilizia. Anzi, c'è di più. Tutta l'attività di progettazione deve essere finalizzata al perseguimento della qualità architettonica. A questo fine, una scelta qualificante del presente disegno di legge è la riserva dell'attività di progettazione, prevista dall'articolo 3, a favore di professionisti iscritti in albi professionali che ne asseverino la competenza tecnica. Ai professionisti italiani vanno equiparati, secondo i princìpi del diritto europeo, quelli degli altri paesi dell'Unione europea, iscritti ai relativi albi professionali o istituzioni equivalenti.