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Nella nostra terra il gruppo linguistico tedesco raggiunge una consistenza pari a circa il 75 per cento e il gruppo linguistico italiano pari a circa il 25 per cento dei cittadini. L'unica soluzione per garantire la corretta rappresentanza dei gruppi linguistici consiste quindi nella previsione di almeno tre collegi uninominali, proprio come previsto oggi dalla legge n. 422 dell'anno 1991. Il disegno di legge costituzionale, grazie a questa importante modifica approvata in Assemblea, mantiene immutata la situazione per il Trentino-Alto Adige/Südtirol e, in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale, parifica le Province autonome alle Regioni. Anche per la Regione Valle D'Aosta, in cui è presente la minoranza di lingua francese, il testo del provvedimento non modifica la situazione attuale, mantenendo immutati gli stessi numeri di rappresentanti sia per il Senato che per la Camera dei deputati. All'appello manca la rappresentanza della minoranza linguistica slovena. A questo proposito, auspichiamo che essa possa essere adeguatamente rappresentata e assicurata nel corso della discussione dell'Atto Senato n. 881, relativo all'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari. Ci auguriamo altresì che, sul disegno di legge n. 881 citato, prossimamente all'esame di quest'Aula, sia prestata la stessa attenzione verso il delicato tema delle minoranze linguistiche consolidate nel nostro Paese. Dichiaro pertanto il voto favorevole al provvedimento da parte della componente delle minoranze linguistiche del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, i senatori del Gruppo Misto-Liberi e Uguali voteranno contro questa proposta di legge di revisione costituzionale, che mira alla riduzione del numero dei parlamentari. Crediamo di aver già ampiamente esposto le motivazioni negli interventi in discussione generale e anche durante l'esame in Commissione. Il criterio guida per questa proposta di riduzione del numero dei parlamentari, come si è capito chiaramente anche nei rarissimi e preziosissimi interventi della maggioranza, è stato solo e unicamente quello dei costi. Questo cosa significa? Per quanto ci riguarda, non è assolutamente accettabile che la questione della democrazia parlamentare sia analizzata soltanto con il parametro dei costi, perché questo vuol dire affermare che la questione della democrazia - sulla quale tornerò in seguito - evidentemente è legata solo al risparmio o all'aumento dei costi. Per questo ho proposto ironicamente di istituire una Commissione costi-benefici della democrazia stessa. Come ben comprenderete, ci troviamo di fronte ad un cambiamento davvero epocale, che sta avvenendo in tutto il mondo e riguarda non solo il nostro Paese, ma anche moltissimi altri. Oggettivamente vi è una crisi della democrazia rappresentativa, che nel nostro Paese abbiamo registrato in modo inesorabile negli ultimi anni, e di un forte allentamento del rapporto tra i cittadini e le istituzioni e con i loro rappresentanti. Alla crisi della democrazia rappresentativa non si può rispondere con meno democrazia o con il parametro dei costi; vi si deve rispondere con più democrazia, a nostro avviso - e sul punto non abbiamo cambiato idea, perché si tratta delle stesse questioni che ponevamo quando ci siamo opposti alla riforma costituzionale Boschi-Renzi - e con la capacità di riformare e intervenire, per rafforzare il sistema della democrazia parlamentare. Questo è il punto: la riduzione del numero dei parlamentari, a vostro avviso, può rendere possibile il rafforzamento del sistema democratico e della democrazia parlamentare? Non credo. Analizzare solo i risparmi e i costi, per assumerli come uniche linee guida, è un modo assolutamente sbagliato di agire. Non avete avuto neanche il coraggio di porre la questione dell'efficienza, mentre sarebbe stato possibile riflettere sull'efficientamento del sistema democratico, per renderlo più rispondente alla necessità di assumere decisioni e responsabilità politiche al fine di ricostruire il rapporto con i cittadini; ma voi su questo non avete dato alcuna risposta. E non vi potete nascondere dietro il fatto che in realtà rafforzate la democrazia, perché nell'altra Camera avete presentato una proposta di riforma costituzionale sull'istituto del referendum propositivo. Questo schema non funziona. Contrapporre gli istituti di democrazia diretta, della democrazia partecipata e del referendum alla democrazia parlamentare è esattamente il contrario di quello che è necessario fare: bisogna rafforzare - e di questo siamo assolutamente convinti - innovare, anche con il referendum propositivo, gli istituti della democrazia diretta, della democrazia partecipata; rafforzare la possibilità dei cittadini di decidere e dare il proprio forte contributo. Contemporaneamente, però, è necessario perseguire il rafforzamento degli istituti della democrazia parlamentare, e non la contrapposizione perché non porta al rafforzamento della democrazia. È una concezione sbagliata. La contrapposizione porta a un'altra idea di democrazia plebiscitaria che forse va di moda in Ungheria e in altri Paesi, ma non è certamente un esempio di democrazia parlamentare. La democrazia parlamentare è il sistema che la Costituzione ci ha consegnato e su cui sono stati costruiti i nostri istituti democratici. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,48) ( Segue DE PETRIS). Che cosa era necessario fare? Lo dico al ministro Fraccaro che è molto distratto in questo momento. Proprio per dare una spinta, per ridare forza alla democrazia parlamentare era necessario rimettere mano al sistema che la Costituzione ci consegna, che prevede l'equilibrio dei poteri, la divisione dei poteri tra legislativo ed esecutivo. Quello che è accaduto negli ultimi anni, inesorabilmente perché ha contraddistinto praticamente tutti i Governi, è stata una sorta di costruzione ancellare del Parlamento nei confronti dell'Esecutivo - questo è ciò che è accaduto - attraverso l'utilizzo continuo e costante della decretazione d'urgenza a sproposito e della fiducia. Questo ha prodotto, di fatto, un indebolimento quasi irreparabile della democrazia parlamentare e del Parlamento nei confronti dell'Esecutivo. Per rafforzare la democrazia parlamentare, anche in vista della riduzione del numero dei parlamentari sarebbe necessario limitare fortemente l'utilizzo della decretazione d'urgenza. È accaduto che i grandi fautori della democrazia, della divisione dei poteri e dell'equilibrio dei poteri - queste erano le istanze che venivano avanzate anche da voi nell'opporvi alla precedente riforma costituzionale - appena sono diventati maggioranza hanno fatto uso e abuso, ancor più dei loro predecessori, della decretazione d'urgenza. Siamo arrivati al punto - come è accaduto per la legge di bilancio - che i parlamentari sono stati messi davvero nelle condizioni di non vedere, di non conoscere e di passare sotto il banco della Presidenza o a votare, senza avere la possibilità di intervenire per modificare il disegno di legge. Questo è ciò che sta accadendo, esattamente il contrario di quanto era necessario.