[pronunce]

Ma, al di là degli intenti enunciati e della formulazione letterale della disposizione, esclude che «possa riconoscersi natura interpretativa, e quindi efficacia retroattiva, ad una disciplina che [...] privilegi un'esegesi precedentemente non consentita alla stregua degli ordinari canoni dell'ermeneutica legislativa» e ritiene pertanto che debba «dubitarsi della costituzionalità di disposizioni legislative [...] laddove esse risultino finalizzate – mediante una ben evidente forzatura letterale – ad attribuire ad una disposizione previgente un significato precettivo da essa obiettivamente non detraibile». Il giudice a quo, sotto tale profilo, contesta la giurisprudenza del Consiglio di Stato, secondo cui l'art. 1, comma 69, della legge n. 239 del 2004 – facendo salva unicamente la facoltà di riscatto stabilita negli atti di affidamento o di concessione, e non anche quella prevista dall'art. 24 del r.d n. 2578 del 1925, ai fini del nuovo affidamento del servizio ad imprese selezionate con apposita gara – costituisce effettivamente norma d'interpretazione dell'art. 15, comma 5, del d. lgs. n. 164 del 2000, disposizione, quest'ultima, che lasciava spazio a differenti opzioni ermeneutiche, in quanto «non affrontava espressamente l'aspetto della reale incidenza dello ius superveniens sui rapporti convenzionali in essere» (Cons. Stato, sez. V, decisione 17 luglio 2005, n. 3817). Egli, infatti, ritiene che non possa concepirsi un riscatto “convenzionale” in modo indipendente dal riscatto contemplato in via generale ed astratta dal più volte citato regio decreto e sostiene che proprio la norma denunciata ha immesso nel “sistema” un «istituto nuovo ed atipico», in alcun modo riconducibile alla volontà espressa dalle parti in sede di stipula delle convenzioni di concessione o di affidamento del servizio. Solleva, quindi, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 69, della legge n. 239 del 2004, il quale, in contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione, avrebbe reintrodotto retroattivamente l'istituto del riscatto «a fini del tutto antitetici rispetto a quelli suoi propri, per di più travisando la stessa funzione della recezione dello stesso nell'ambito dei singoli contratti stipulati tra amministrazioni concedenti e gestori», ledendo altresì i princípi di buon andamento ed imparzialità dell'azione amministrativa, implicanti l'affidamento della parte privata nelle convenzioni da essa stipulate con la pubblica amministrazione. 5. – È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo di dichiarare la questione inammissibile, perché posta dal rimettente con riferimento cumulativo ai parametri evocati, senza una analitica esposizione delle ragioni della dedotta incostituzionalità, o comunque infondata. Nel merito, la difesa erariale sostiene che la norma censurata ha natura interpretativa, essendo intervenuta a chiarire la portata dell'art. 15, comma 5, del d. lgs. n. 164 del 2000, il quale si prestava a diverse letture là dove «non regolava il campo delle possibili interferenze, sul piano intertemporale, tra il principio di esternalizzazione di nuovo corso e quello della tendenziale indifferenza al mutato quadro normativo del diritto potestativo di riscatto, eventualmente concordato in passato tra le parti». 6. – Si è costituita ENEL Rete Gas s.p.a., parte del giudizio a quo, concludendo per la fondatezza della questione in base ad argomenti in larga misura coincidenti con quelli contenuti nell'atto introduttivo del giudizio e deducendo, altresì, profili di censura ulteriori. Così, la società costituita fa derivare dal preteso carattere innovativo della censurata norma, dunque dal suo contenuto dispositivo retroattivo «di ben quattro anni», la violazione, non solo degli artt. 3 e 97, ma anche degli artt. 2 e 41 della Costituzione, sul rilievo che la «possibilità per gli enti di anticipare la cessazione (già ex lege anticipata) delle concessioni in essere al momento dell'entrata in vigore del d. lgs. n. 164 del 2000» pregiudicherebbe le posizioni giuridiche dei concessionari, senza tener conto degli effetti determinati dallo stesso decreto delegato in punto di legittimo affidamento, comprimendo peraltro la libertà d'iniziativa economica «che le imprese esercitano proprio sulla base delle indicazioni date dalla legge». Invero, l'art. 14, comma 1, del d. lgs. n. 164 del 2000, introducendo per il futuro un divieto di affidamento del servizio di distribuzione del gas senza gara pubblica, e l'art. 15, comma 5, del medesimo decreto delegato, imponendo la cessazione anticipata delle concessioni in essere affidate senza gara pubblica, avevano già determinato, secondo la parte costituita, una grave lesione dei diritti e delle consolidate aspettative riposte dai concessionari. In tale ottica, l'art. 15, comma 5, aveva previsto la prosecuzione dei rapporti in essere fino al completamento del periodo transitorio «proprio al fine di bilanciare equamente gli interessi in gioco e di rendere ragionevolmente tollerabile per i concessionari l'anticipata cessazione della gestione del servizio rispetto alla scadenza naturale prevista dalla convenzioni». Inoltre, quanto all'art. 97 della Costituzione, l'introduzione, con effetto retroattivo, della possibilità per gli enti di riscattare il servizio e quindi le strutture ad esso funzionali, anche se finalizzata all'affidamento mediante gara pubblica, implicherebbe un passaggio improvviso della titolarità delle gestioni, perciò inciderebbe negativamente sulla efficacia, sulla efficienza e sulla economicità del servizio medesimo. «In via subordinata», la parte costituita considera che l'art. 1, comma 69, della legge n. 239 del 2004 andrebbe interpretato nel senso che il riscatto può essere esercitato solo se l'ente locale concedente lo abbia «ex ante funzionalizzato» all'espletamento di una procedura di evidenza pubblica, onde consentire il «passaggio del servizio, senza soluzione di continuità, da un concessionario ad un altro».1. – La questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale amministrativo regionale per il Veneto ha ad oggetto l'art. 1, comma 69, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), nella parte in cui prevede che la disposizione di cui all'articolo 15, comma 5, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 (Attuazione della direttiva 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 17 maggio 1999, n. 144), relativa al regime transitorio degli affidamenti e delle concessioni in essere al 21 giugno 2000, data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo, «va interpretata nel senso che è fatta salva la facoltà di riscatto anticipato, durante il periodo transitorio, se stabilita nei relativi atti di affidamento o di concessione. Tale facoltà va esercitata secondo le norme ivi stabilite».