[resaula]

L'eliminazione della prescrizione è un problema che riguarderà ognuno di noi, che deve riguardare ognuno di noi, che deve portare le nostre intelligenze a comprendere l'importanza di un voto negativo su quello che state facendo, perché così veramente - forse aveva ragione la sua collega Bongiorno - avete innescato un ordigno nucleare all'interno del processo penale. Sta a voi in questo momento disinnescarlo. Noi abbiamo fatto il possibile in quest'Aula con gli interventi dei colleghi; facciamolo non solamente per una parte politica, ma in difesa nell'Italia, dei valori che hanno sorretto il nostro ordinamento e soprattutto di quello che dicevo prima: la nostra Italia, culla del diritto. Non stupriamola così, signor Ministro. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, cari colleghi, un tempo si diceva che il diavolo si annida nei particolari e io parlerò di un particolare all'interno del pessimo disegno di legge in discussione e non mi dilungherò sugli altri punti di cui hanno egregiamente parlato i miei colleghi Mirabelli e D'Alfonso. La citata affermazione è particolarmente vera per il particolare di cui desidero parlare nel caso del disegno di legge che stiamo discutendo e lo è ancor di più in relazione all'articolo 6, che estende la speciale causa di non punibilità prevista per gli agenti sotto copertura ai delitti contro la pubblica amministrazione, una misura che in linea di principio non risulta a prima lettura irragionevole, ispirata ad irrobustire le azioni di prevenzione e contrasto a questo tipo di reati. Tuttavia, se ben pensiamo a questa fattispecie, capiamo che, se letta con attenzione, lì si nasconde un pericolo molto serio. Mi riferisco, in particolare, alla saldatura tra l'estensione dell'impiego di agenti infiltrati ai delitti di corruzione e l'applicazione della causa di non punibilità alle attività prodromiche strumentali. Non è una questione di lana caprina, signor Ministro. Per ventidue anni io ho servito la mia città. Ho fatto la consigliera comunale e ho conosciuto a fondo gli uffici di una grande città e di un grande Comune quale quello di Roma e questa non è una questione da prendere sottobanco. C'è una distinzione importante da fare: bisogna fare molta attenzione, cari colleghi, quando si decide di prevenire e reprimere reati facendo ricorso all'opera di agenti infiltrati. È necessario, infatti, tenere ben distinta la figura dell'agente sotto copertura, che interviene quando la condotta criminosa è già definita ed è già in atto. Condotta, come mi insegnava il mio grande maestro di vita e di libertà, Franco Cordero, vuol dire fatto. Ce l'abbiamo, nella fattispecie che specifica il principio del ne bis in idem dell'articolo 90 del codice di procedura penale. Fatto, ma vuol dire che quel fatto è già in itinere , che quella condotta di reato già esiste. Mentre è molto diversa la figura dell'agente provocatore, che interviene, invece, in un momento molto anticipato rispetto a quella condotta e rispetto a quel singolo fatto: quando, appunto, la condotta criminosa non è ancora definita. È lì il vulnus . E mi fa specie, signor Ministro, che lei abbia vestito la toga, così come l'ho vestita io e come l'hanno vestita tanti altri colleghi che hanno esercitato la loro funzione nei tanti tribunali italiani. Questa situazione di condotta criminosa non ancora definita, infatti, induce e può indurre altri a commetterla, magari agendo su base di sospetti o, peggio ancora, di delazioni. Attenzione su questo. La figura dell'agente provocatore contrasta profondamente con l'elementare principio dello Stato di diritto. Penso alla responsabilità penale, che è personale. Lo sappiamo a memoria, tutti noi che abbiamo studiato diritto penale e io che l'ho insegnato per tanti anni. Parlo dell'articolo 2: la responsabilità penale è personale. Ma, più in generale, penso anche al contrasto con il ruolo che uno Stato fiducioso delle proprie capacità deve assumere nella prevenzione e nel contrasto dei reati. Uno Stato serio, signor Ministro, previene, reprime, protegge le vittime del reato e costruisce le condizioni per il reinserimento del reo; non induce i privati cittadini a commettere dei reati. Riflettete su questo. Riflettete su questa situazione. Pensate alle conseguenze aberranti, specie laddove il confine tra lecito e illecito sia di difficile individuazione, sia difficile da cogliere o laddove più alto sia il rischio di delazioni. Ancora, signor Ministro, io la invito a ragionare sulle conseguenze di una simile previsione nelle amministrazioni collocate in territori difficili e particolari. Penso a tanti sindaci e a tanti piccoli Comuni. Ma davvero, signor Ministro, lei cosa vuole? Vuole trasformare gli uffici delle pubbliche amministrazioni in un luogo di spioni, di delatori, di gente che si invidia e si mette l'uno contro l'altro, che instilla chissà quale dubbio, magari solo per invidia di un collega? Attenzione, perché questo è quello che voi perpetrate in ogni atto che fate, sottacendolo, ma manifestandolo poi concretamente: fomentare quell'odio, quel rancore sociale e quell'invidia solo magari perché una persona è arrivata dove un'altra non può o non è riuscita ad arrivare. Sarebbe stato meglio confrontarsi. Guardi, signor Ministro, io sono anziana di esperienza nella Commissione giustizia del Senato; sono molto anziana di esperienza e ho portato in quell'aula, in quelle mura, una legge difficilissima, che ho costruito per due anni (lei lo sa). Invece questa roba in Commissione c'è stata un pomeriggio e una notte. Vedo il collega Caliendo, la collega Modena, il mio capogruppo Cucca; non c'è stata discussione, non c'è stato approfondimento. E ora la fiducia cala come una scure; signor Ministro, questo non va bene. Sarebbe stato meglio confrontarsi, non porre la fiducia. Ma voi l'avete posta per paura; per paura della tenuta della vostra maggioranza. Non a caso i banchi della Lega sono quasi tutti vuoti e ci siete solo voi, che caparbiamente volete questo testo per fare l'ennesimo lavaggio del cervello, utilizzando un lessico che fa sdegno a chi ha insegnato per tanti anni in un'università, come me: spazza corrotti. Ma di cosa stiamo parlando? Ma cosa spazzate? Signor Ministro, lei, che ha rappresentato l'avvocatura in un foro importante come quello di Firenze, dove la lingua italiana è nata e dove ne abbiamo «lavato i panni in Arno» la smetta di usare questi termini offensivi per il Paese dove è nato il diritto. Concludo, signor Presidente, dicendo che sarebbe stato meglio, senza pregiudicare l'estensione dell'uso di agenti sotto copertura anche nel contrasto ai delitti di corruzione, eliminare le attività prodromiche e strumentali alla commissione di reati dalle condotte scriminate, per consentire una migliore delimitazione della fattispecie, tenendo in piedi la tipizzazione già esistente. L'hanno citata i colleghi che hanno parlato prima di me: l'aveva già tipizzata sufficientemente bene la riforma fatta dal ministro Orlando.