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Ho fatto una premessa all'inizio, quando il senatore Paragone non c'era, e quindi la rifaccio: sarebbe così se il green pass non avesse una componente diagnostica importante che ha consentito, a oggi, di tenere i casi intorno ai 5.000-6.000 al giorno quando altri Paesi questa possibilità non hanno avuta. Basta controllare i numeri in Europa: siamo il Paese in cui l'andamento dell'epidemia sta andando meglio e questo è imputabile al green pass, direttamente con la diagnostica e indirettamente grazie a una vaccinazione che, come numeri, è fra le migliori in Europa. (Commenti). PRESIDENTE. Non mi pare sia così raro che, durante un intervento, un senatore faccia un commento. Prosegua, Sottosegretario. (Commenti). Mi pare che gli interventi sull'intervento stiano rallentando più dell'intervento stesso. Prego, sottosegretario Sileri. SILERI , sottosegretario di Stato per la salute . Ho quasi terminato. Aggiungo solo due considerazioni. PRESIDENTE. Faccia pure, ha ancora tempo a sua disposizione. SILERI , sottosegretario di Stato per la salute . Alcuni colleghi hanno invocato il dosaggio degli anticorpi per l'ottenimento del green pass , in alternativa alla vaccinazione, per valutare il titolo anticorpale. Questo scientificamente non è ancora possibile, poiché non necessariamente la presenza degli anticorpi delinea un assetto vantaggioso contro il virus. Vi è una differenza fra l'immunità acquisita con la vaccinazione e l'immunità acquisita con l'incontro del virus. È indubbio che l'immunità ottenuta attraverso la vaccinazione rappresenta uno standard qualitativo sicuramente migliore e molto più omogeneo nella popolazione rispetto all'incontro avuto con il virus e, quindi, all'immunità naturale. Si è detto che l'immunità dopo sei mesi cala e che quindi forse i vaccini non servono, perché dopo sei o otto mesi l'immunità non vi è più. Ma, attenzione, anche in questo caso dipende dalla presentazione dei dati. È evidente che coloro che hanno fatto il vaccino per primi, in caso di non immunocompetenza, possono avere un calo dell'immunità e che i soggetti anziani di natura hanno un sistema immunitario meno forte rispetto ai soggetti giovani. Si è parlato di terza dose, forse in maniera un po' impropria. Quando si parla di terza dose la persona che è a casa e ascolta si chiede se a ottobre dovrà già fare il richiamo. Ma, attenzione: terza dose, innanzitutto quando, per chi e con quale vaccino? Per chi e quando già lo sappiamo: il prima possibile, nelle prossime immediate settimane, già da fine mese e nel mese di ottobre, per coloro nei quali è già dimostrata una riduzione della capacità di risposta, come i pazienti trapiantati e quelli dializzati. Per il resto della popolazione, sono d'accordo: l'articolo che citava adesso il senatore Romeo parla di terza dose, oltre che di vaccino per i giovani, ma è evidente che per tutta la popolazione questo è francamente prematuro. Ma la scienza ci darà le tempistiche. Con quale vaccino? Ad oggi abbiamo questi a disposizione ed è verosimile che l'industria farmaceutica nei prossimi mesi presenterà vaccini 2.0, che saranno magari adattati alle nuove, eventuali varianti che si presenteranno. Per i vaccini ai giovani è ovvio che serve la massima precauzione, ma è pur vero che la scienza ci ha indicato la via con risultati chiari e inequivocabili. Dobbiamo proseguire la vaccinazione anche tra di loro, come nel resto la popolazione. Sono d'accordo, però, con il senatore Romeo quando indica il maggior problema in coloro che hanno più di cinquant'anni o di quarant'anni, cioè in quella fascia di popolazione che è più a rischio. Sono ovviamente d'accordo con la vaccinazione sopra i dodici anni, ma in effetti sono più preoccupato per gli over 50 che ancora non sono vaccinati rispetto ai soggetti più giovani. Tuttavia rispondo a ciò che ha detto il senatore Romeo dicendo che, laddove il virus circola e può replicarsi, lì possono generarsi varianti. Ecco l'importanza di avere una quota alta di popolazione vaccinata. Non sono, invece, d'accordo - perdonatemi - quando si dice che la vaccinazione stessa può determinare una variante: è la replicazione del virus che determina la variante. Sono d'accordo con la discussione sull'obbligo, quando questa deve essere portata fuori dal confine nazionale. Infatti, le varianti ad oggi circolanti sono state importate e - come dicevate poc'anzi - è necessario che anche il resto dei Paesi occidentali e di quelli meno fortunati di noi raggiunga quote alte di persone vaccinate, per raggiungere quella protezione di comunità che garantirà ovviamente protezione anche a coloro che non si sono vaccinati e non desiderano farlo. C'è poi un aspetto che mi tocca particolarmente, relativo all'importanza di raggiungere il 90 per cento di persone vaccinabili vaccinate. Non dimentichiamo infatti che i nostri ospedali, ad oggi, continuano ad essere sul chi va là, in attesa di pazienti Covid-19 che, nel 90 per cento dei casi, sono non vaccinati, rallentando le normali attività. In conclusione, rimango della convinzione che è stato proprio il nostro green pass , nella maniera con la quale è stato disegnato, con la vaccinazione da una parte e con la diagnostica dall'altra, a consentire di avere oggi 4.000 o 5.000 casi e di contenerli. Questo - ripeto - con una diagnostica offerta a coloro che non avrebbero in nessun caso fatto un tampone, che non hanno fatto la vaccinazione, che erano in attesa di vaccinazione, ma che non avrebbero fatto alcun tampone. Noi abbiamo così scovato diversi positivi, che erano parte di catene di contagio che altrimenti non avremmo riscontrato. Rispondendo al senatore Crucioli, ecco perché siamo in grado oggi di contenere il virus: perché l'incidenza su 100.000 abitanti è tenuta bassa proprio grazie a questo green pass . (Applausi) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 13,01) PARAGONE (Misto-I-PVU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto-I-PVU) . Signor Presidente, desidero intervenire sull'ordine dei lavori, ma soltanto per fare i complimenti al sottosegretario Sileri per avere preso tutto il tempo per il suo intervento. Dovevamo aspettare il ministro D'Incà che ponesse la questione di fiducia. Ha neutralizzato così lo spirito del suo intervento, perché vuol dire che il dibattito parlamentare sarà resettato. PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2382, di conversione del decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 105, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.