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Le vostre promesse rimangono senza riscontro semplicemente perché i soldi per realizzarle non ci sono e, anzi, il Tesoro sarà chiamato a trovare 23 miliardi di euro per evitare l'aumento IVA o tramite il taglio delle tax expenditures di pari ammontare, che equivale poi a un aumento della tassazione diretta, o tramite una maxi operazione di spending review finora mai realizzata, anche perché al Ministero dell'economia e delle finanze ancora non sanno cosa e dove intendono tagliare. Quando l'Esecutivo sarà costretto a mostrare i veri numeri della manovra, già a partire dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, gli italiani capiranno che le promesse faraoniche fatte da questo Governo sono solo una presa in giro. Presidente, colleghi, concludo: l'economia italiana, quella reale, continua ad avere un tasso di crescita pari a zero e a essere fortemente esposta a shock esogeni, come ci ha ricordato anche il Fondo monetario internazionale. Altro che problemi risolti. Senza una decisa azione di contrasto al debito pubblico e di politiche economiche pro crescita, che non sono certo quelle assistenzialistiche fatte finora dal Governo, l'Italia continuerà a rimanere in stagnazione e recessione. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,44) ( Segue FANTETTI). Già da quest'anno il Mezzogiorno dovrebbe tornare alla crescita negativa del PIL, con Confindustria che ha rilevato come al Sud un giovane su due non lavori; un record a livello europeo, effetto anche dello spopolamento dell'industria, al quale si assiste ormai da qualche tempo, e di una totale assenza di politica industriale e dell'ideologia anticapitalista che caratterizza il MoVimento 5 Stelle. Un Governo che litiga ormai su tutto, dalle nomine europee alla flat tax , non può certo fornire la garanzia di stabilità politica necessaria per affrontare la seria riforma del fisco di cui il Paese ha bisogno e il risanamento del bilancio dello Stato. Così, mentre la maggioranza di Governo litiga, l'economia è ferma e le tasse aumentano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo proprio che in questo mio intervento non dovrò essere richiamato sui tempi dal Presidente, e spero di rispettare questo mio intendimento. Ritengo infatti che, per commentare un rendiconto, ma soprattutto la manovra di assestamento del bilancio 2019, sarebbe sufficiente riprendere quello che ebbi modo di dire lo scorso inverno, quando approvammo in Assemblea la legge di bilancio 2019. Ricordo ancora la protesta delle Commissioni che non poterono lavorare sulla legge di bilancio. Ricordo il senso di impotenza che ciascuno di noi, a prescindere dalla collocazione politica, dal partito, dal far parte della maggioranza o dell'opposizione, si trovava ad avere quando una legge così importante, di fatto, non era analizzabile, emendabile e integrabile dalle Commissioni parlamentari. Potrei quindi riprendere pari pari l'intervento che feci a nome di Fratelli d'Italia in quell'occasione e ripeterlo in questo pomeriggio. Voglio comunque dire qualcosa sulla manovra di assestamento 2019 che, di fatto, non è altro che una manovra correttiva; una manovra correttiva che - secondo il Governo del cambiamento - mai sarebbe stata fatta e che, invece, è stata necessariamente fatta per rispondere in modo molto solerte alle raccomandazioni, agli inviti e alle pressioni di Bruxelles, dell'Unione europea che ci ha voluto richiamare, pena la procedura di infrazione. Quindi è una manovra che, di fatto, conta su circa 6,1 miliardi da una parte e 1,5 miliardi dall'altra, i primi derivanti da maggiori entrate perlopiù una tantum e i secondi dal congelamento dei fondi stanziati per quella che era considerata la politica principe di questo Governo, cioè il reddito di cittadinanza. A questo punto, come si può commentare, signor Presidente, se non parlando dell'incoerenza del Governo che prima aveva festeggiato l'abolizione della povertà con l'introduzione del reddito di cittadinanza e che poi, richiamato immediatamente da Bruxelles, non ha fatto altro che prendere una parte di quei fondi, risparmiati perché non richiesti e, invece che destinarli a finalità sociali, a politiche per la famiglia, a politiche per l'impresa, a politiche per la natalità, li ha destinati alla riduzione del deficit , ubbidendo quindi in modo prono e passivo alle richieste provenienti dall'Europa? Quindi un bel passo indietro, cari amici, di chi voleva cambiare le cose e poi, in effetti, non ha fatto altro che seguire la strada che da sempre, da almeno dieci anni, i Parlamenti ed i Governi italiani percorrono, venendo meno alla propria autonomia che è stata sempre più scalfita dai poteri di Bruxelles. Invece, noi di Fratelli d'Italia chiedevamo, nella legge di bilancio dello scorso anno, politiche fiscali, politiche per la crescita, flat tax . Se ne parla di queste cose, però non vengono mai tradotte in atti concreti. La flat tax , le politica per incentivare le nascite, le politiche familiari: ebbene, avremmo voluto vedere - lo ribadisco - prima di tutto nella legge madre che è la legge approvata nel dicembre dello scorso anno, ma magari anche in piccola misura nell'assestamento approvato il mese scorso, qualche segnale in termini di riduzione del cuneo fiscale, in termini di risposte alle politiche sociali ed economiche, delle quali questo Paese ha ampiamente bisogno. Purtroppo non abbiamo notato nulla di tutto ciò. Aggiungo che il momento certamente difficile che il nostro Paese sta vivendo, ma che sta vivendo anche l'intera Europa, richiederebbe peraltro una maggior coerenza, una maggior direzione unitaria del Governo, e quando mi capita di leggere, come la scorsa settimana, un'intervista ad un importante quotidiano nazionale di un Vice Ministro dell'economia, la collega Castelli, che di fatto, cari colleghi, dice che la flat tax non s'ha da fare, che sulle cassette di sicurezza è meglio non perdere tempo - e mi rivolgo agli amici della Lega - ecco, quando leggiamo queste contraddizioni continue sulle politiche fiscali o sugli investimenti, allora mi domando, come cittadino e come professionista prima ancora che come rappresentante di Fratelli d'Italia, che figura stiamo facendo davanti agli investitori e agli imprenditori? La figura di un Governo che con una mano dice una cosa e con l'altra ne dice un'altra. Un Governo che non è capace di avere una linea, giusta o sbagliata che sia, una linea di chiarezza, una linea che sia decisiva sugli investimenti sì o no, che sia decisiva sull'assistenzialismo sì o no. Invece no: ci barcameniamo continuamente da una parte all'altra, cercando di dare un contentino di qua e un contentino di là. Queste sono le politiche di bilancio che devono trasferirsi per la ripresa del Paese, e invece niente di tutto questo accade, anzi, anche le risposte del Governo alle nostre istanze e alle nostre raccomandazioni sono vane, sono negative.