[pronunce]

Dal punto di vista della Regione intervenuta, il giudice rimettente non ha compiutamente ricostruito il quadro normativo regionale in tema di previdenza sostitutiva, che si affianca al sistema pensionistico generale e al sistema puramente privatistico, e ha evocato i parametri costituzionali, senza svolgere argomentazioni sufficienti circa le ragioni del paventato contrasto e senza sperimentare un'interpretazione conforme alla Costituzione. Da tali lacune discenderebbe l'inammissibilità della questione proposta. Nel merito, non sarebbe pertinente il richiamo all'art. 36 Cost., che concerne il diritto alla retribuzione e non il trattamento pensionistico in senso stretto. Quanto alle censure incentrate sulla violazione dell'art. 38 Cost., rientrerebbe nella discrezionalità del legislatore salvaguardare la parte di pensione necessaria a garantire mezzi adeguati alle esigenze di vita e razionalizzare il vigente quadro normativo. La Regione, a tale riguardo, ricorda che la magistratura contabile siciliana, in sede di controllo, ha ricondotto la disciplina a un disegno complessivo, preordinato ad assicurare l'equilibrio delle risorse del bilancio. In tale ottica, oneri continuativi, destinati a protrarsi nel tempo, sarebbero incompatibili con la finalità di spedita definizione dei rapporti facenti capo ai soppressi Consorzi ASI.1.- Il Tribunale ordinario di Gela, in funzione di giudice del lavoro, nell'àmbito di un procedimento d'urgenza (art. 700 del codice di procedura civile), dubita della legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, della legge della Regione siciliana 12 agosto 2014, n. 21 (Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2014. Variazioni al bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 2014 e modifiche alla legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5 "Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014. Legge di stabilità regionale". Disposizioni varie). Il giudice rimettente assume che la disposizione impugnata contrasti con gli artt. 2, 3, 36, primo comma, e 38, secondo, terzo, quarto e quinto comma, della Costituzione, in quanto lederebbe "diritti quesiti", sopprimendoli ex abrupto con scelta irrazionale ed arbitraria (art. 3 Cost.), e pregiudicherebbe il diritto a una retribuzione proporzionata al lavoro svolto e sufficiente a garantire un'esistenza libera e dignitosa (art. 36 Cost.). Secondo il giudice a quo, tale diritto presiede anche all'attuazione del rapporto previdenziale (art. 38 Cost.) e si raccorda, per altro verso, a un diritto inviolabile dell'uomo e all'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale (art. 2 Cost.). Il giudice rimettente, prima di decidere sulla cautela invocata, chiede a questa Corte di dichiarare l'illegittimità costituzionale «dell'art. 8, comma 1, della legge della Regione Sicilia n. 21 del 12 agosto 2014 (Legge di stabilità regionale) in relazione agli articoli 36, comma 1, 38, commi 2, 3, 4 e 5, 3, commi 1 e 2 e 2 della Costituzione, nella parte in cui sancisce il divieto di erogare il trattamento pensionistico, di natura sostitutiva, già maturato e goduto dal lavoratore grazie alla normativa regionale illo tempore applicabile, sino alla emanazione di una legge, statale o regionale, che ne definisca l'ambito di applicazione, i presupposti, l'entità e la relativa copertura a carico dei rispettivi bilanci». 2.- La questione proposta si sottrae alle eccezioni di inammissibilità, formulate dalla Regione siciliana. 2.1.- La ricostruzione del quadro normativo, tratteggiata dal giudice rimettente, non presenta le carenze denunciate dalla difesa della Regione. Il giudice a quo prende le mosse dall'art. 17, lettera f), dello statuto della Regione siciliana (regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 - Approvazione dello statuto della Regione siciliana, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2), che consente all'Assemblea regionale di legiferare in materia di «rapporti di lavoro, previdenza ed assistenza sociale», e si premura di collocare la disposizione censurata all'interno di un quadro evolutivo, che ha interessato i trattamenti pensionistici integrativi e sostitutivi dei dipendenti della Regione siciliana e dei Consorzi per le aree di sviluppo industriale (Consorzi ASI). 2.2.- Anche l'eccezione di genericità delle censure deve essere disattesa. Per ciascuno dei parametri evocati, il giudice rimettente illustra i profili di contrasto con la Carta fondamentale e avvalora tali notazioni con il richiamo alla giurisprudenza di questa Corte, che dagli artt. 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost. enuclea il principio di proporzionalità e di adeguatezza del trattamento previdenziale. 2.3.- Il giudice rimettente ha anche esplorato un'interpretazione conforme al dettato costituzionale. Nel dar conto delle ragioni sottese all'interpretazione prescelta, egli ritiene invalicabile il tenore letterale della disposizione che è chiamato ad applicare e afferma che: «All'esito dell'impugnazione da parte del Commissario regionale della normativa sopra richiamata, il pagamento della pensione del ricorrente è stato integralmente interrotto e, applicandosi l'art. 8 della legge citata al caso di specie, non sussiste alcuna interpretazione, per quanto estensiva essa possa essere, per far dire alla legge l'esatto contrario di quanto essa dice ora (o meglio per interpretarla nel senso delle disposizioni che sono state soppresse nella versione definitiva)». La fondatezza dell'interpretazione privilegiata dal giudice rimettente non si riverbera sull'ammissibilità della questione e attiene piuttosto al merito, che è ora possibile scrutinare, dopo aver sgombrato il campo dalle eccezioni preliminari (sentenza n. 262 del 2015, punto 2.3. del Considerato in diritto). 3.- La questione non è fondata. 3.1.- La legge della Regione siciliana 4 gennaio 1984, n. 1 (Disciplina dei consorzi per le aree di sviluppo industriale e per i nuclei di industrializzazione della Sicilia), nell'alveo delle previsioni dettate dal decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218 (Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno), ha disciplinato le competenze e gli organi dei consorzi per le aree di sviluppo industriale e per i nuclei di industrializzazione della Sicilia (Consorzi ASI), configurandoli come «enti di diritto pubblico non economici sottoposti alla vigilanza e tutela dell'Assessore regionale per l'industria» (art. 2, comma 1), deputati a «favorire l'insediamento di piccole e medie imprese nelle aree attrezzate secondo gli indirizzi stabiliti dagli organi regionali all'uopo preposti» (art. 3, comma 1).