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L'importante è che siano garantite la sicurezza e la decenza a tutti i cittadini, altrimenti creeremo tante piccole nicchie a seconda di come la si pensa e saremo noi stessi a creare la discriminazione, perché, nel momento in cui disciplineremo i vari settori, le persone si identificheranno in quell'articolo o in quel comma e a seconda di come si definiscono si ritroveranno alla tale pagina o a un'altra. Se il Signore ci avesse voluti così molteplici e così diversi, avrebbe fatto in modo che da soli potessimo cambiare il nostro sesso e il nostro modo di fare. (Applausi) . Invece non siamo così, noi siamo come Dio ci ha fatti e dobbiamo accettarci, non possiamo spingerci oltre, mai spingersi oltre la natura. Va bene aiutarci, disciplinare, ma non andare oltre quello che ci è stato consentito, perché questo significherebbe perdere veramente il concetto di essere umano. La cosa importante è cercare di continuare a considerarci esseri umani, con tutte le nostre sfumature. Ho fatto il sindaco e venivo chiamata "sindaca" e dicevo sempre di chiamarmi "sindaco", perché non è un ruolo di genere, è un ruolo di testa e di cuore e sarà sempre così. (Applausi) . Le dico di più, e lo dico qui con grande orgoglio, a quasi sessant'anni: ho cresciuto una figlia da sola, perché l'uomo - mio marito - che l'ha concepita con me mi ha lasciata che mia figlia aveva sette anni e ce l'ho fatta da sola, con il mio sesso di donna, di madre, senza nessun problema e ne sono orgogliosa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per loro natura, i fratelli più piccoli guardano alle mode, alle frequentazioni e ai costumi di quelli maggiori e così è stato anche nella mia famiglia, nella mia generazione. Ho un fratello che ha vissuto la gioventù negli anni Ottanta, in pratica oltre trent'anni fa, e in qualche modo anche io ho respirato l'aria di un Paese come il nostro, l'Italia, tollerante e brioso, una Nazione che faceva passi da gigante sul versante dei costumi, quasi inconsapevolmente. Si amavano, all'epoca, David Bowie, Lou Reed, Elton John, Freddie Mercury, George Michael e nessuno si poneva la questione di quali fossero i loro orientamenti sessuali. Era una generazione che ascoltava e partecipava in massa ai concerti dei Led Zeppelin, senza porsi alcun problema sui testi che oggi sarebbero stati bollati come sessisti. Quando fu la volta di Boy George e di Annie Lennox, nessuno si chiese se a loro piacesse il maschio, la femmina o entrambi. Ci innamorammo della loro musica e delle loro voci: stop . Non c'erano solerti commissioni censorie o progressisti di professione a giudicare o a fare proseliti. Ci si appassionava alla loro musica, ai personaggi, senza porsi chissà quali questioni. Recentemente abbiamo partecipato commossi alla dipartita di Raffaella Carrà: quanta energia e quanta voglia di emancipazione c'erano nelle sue canzoni e nei sui balli. È stato rimarcato da molti che per la liberalizzazione dei costumi ha fatto più lei che tanti convegni e trattati. La società, insomma, andava avanti in modo ordinato, ma deciso e lo faceva senza la necessità di leggi e leggine inutili o addirittura dannose. La politica, una certa politica, con la proposta che oggi stiamo discutendo ha fatto sensibili passi indietro. I cambiamenti nel costume e nella società avvengono quando sono percepiti come tali dalla cultura del tempo e non certo per un'imposizione normativa. La proposta in oggetto in questo senso segna un deciso arretramento, tanto nel metodo, per come appena detto, quanto nel merito. Le riserve che si possono muovere al disegno di legge Zan nel merito sono molteplici. Il provvedimento è normativamente inadeguato, giuridicamente pericoloso e politicamente avulso dal sentire dei tempi. (Applausi) . Sotto il profilo normativo, le leggi del codice penale che hanno tutelato l'integrità fisica, punendo l'omicidio, le lesioni personali e la violenza privata, al pari di quelle che tutelano la dimensione morale, censurando la diffamazione, l'ingiuria e la calunnia sono pienamente già in vigore e non distinguono il sesso o il genere della vittima; obbediscono coerentemente al principio di uguaglianza dei cittadini sancito nell'articolo 3 della Costituzione. Se l'intento della legge fosse stato quello di tutelare le vittime di discriminazioni sessuali, sarebbe stato sufficiente aggiungere tale necessità alla cosiddetta legge Mancino. Questa aggiunta avrebbe trovato ampio consenso in Parlamento e semplificato l' iter della sua approvazione. Il sospetto è che, però, il provvedimento persegua finalità ideologiche, nemmeno molto velate, quelle cioè di normare l'ideologia genderista, che è il più potente movimento di pensiero creato dall'Occidente negli ultimi trent'anni. (Applausi) . Sotto il profilo giuridico, si sottolineano tre dati. In primo luogo, le definizioni artificiose dell'articolo 1, che distingue tra sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, che sembra una costruzione di pensiero che risponde a una ideologia predefinita piuttosto che a una reale esigenza sociale o giuridica. In secondo luogo, c'è la genericità dell'incriminazione prevista all'articolo 2 del disegni di legge Zan, che non si limita a punire l'ordinaria istigazione, ma anche la propaganda delle idee e così tutto e il contrario di tutto potrebbe essere ritenuto da un giudice propaganda, con buona pace della tassatività quale principio ispiratore di ogni fattispecie penale. In terzo luogo, c'è l'articolo 4 del disegno di legge Zan, che introduce la cosiddetta clausola salva idee: a tal proposito viene in mente, per associazione di idee, un famoso detto latino excusatio non petita, accusatio manifesta . In pratica la norma - consapevolmente o no poco importa - mette a nudo i suoi stessi limiti. Se così non fosse, qual era la necessità di inserire questa disposizione? In sintesi, l'approvazione del provvedimento in esame è inutile, anzi, è giuridicamente pericolosa, proprio perché mette a rischio le più elementari e imprescindibili libertà fondamentali da sempre riconosciute e tutelate dalla Costituzione e dall'ordinamento giuridico italiano. I limiti della disposizione sono insomma giuridici e politici. Relativamente a quest'ultimo profilo si mette in evidenza come i costumi non hanno bisogno di prescrizioni normate; si affermano nella coscienza civile e diventano prassi consolidate e nel tempo, quando è necessario, anche disposizioni di legge. Si vorrebbe imporre un elemento che - si ribadisce - ha un fondamento ideologico ben definito, ma tutt'altro che condivisibile e non ci sembra che lo scopo della politica sia questo; anzi, ritengo che dovrebbe essere tutt'altro. Peraltro, non può non osservarsi un forte sostegno a questo disegno di legge da parte di molti personaggi estranei alla politica e il sostegno è stato dato facendo leva su una comunicazione emotiva; è stata ammantata da cliché strani dal tessuto civile del Paese; un'operazione di non verità di cui proprio non si sentiva il bisogno.