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Abbiamo ascoltato con attenzione la sua informativa sull'orribile mattanza avvenuta il 6 aprile di un anno fa nel reparto Nilo, dove 292 detenuti sono stati vittime di violenze, di una pluralità di azioni contrarie alla dignità e al pudore, degradanti e inumane, inaccettabili per uno Stato di diritto. Quando lei è andata a Santa Maria Capua Vetere si è accorta che mancava l'acqua corrente. Lo Stato deve fare autocritica: lo sa che quel carcere è stato costruito con le aziende della camorra casalese? Così è stata messa in piedi una struttura dello Stato e non sono i retroscena giornalistici, ma ci sono inchieste della magistratura. (Applausi) . Siamo tutti preoccupati, altro che perquisizione straordinaria e generalizzata, è stata davvero una mattanza organizzata nei minimi dettagli e con la copertura evidentemente della catena di comando. Se lei ha ricordato il 21 luglio di vent'anni fa una ragione ci deve essere stata. Per questo, con altri colleghi, con la senatrice Valeria Fedeli e con il senatore Franco Mirabelli chiediamo al Senato, al Presidente e ai Gruppi, l'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare sul sistema del carcere a 360 gradi, perché non c'è ombra di dubbio che i detenuti siano vittime di violenze, ma non c'è ombra di dubbio che anche il personale penitenziari viva in condizioni drammatiche. Ci sono realtà in cui è applicata la funzione rieducativa della pena ed è osservato il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, ma c'è bisogno di risposte immediate alle tante domande che ognuno di noi si pone dopo aver visto quelle immagini scioccanti, che hanno spinto proprio lei ad affermare che è stata tradita la Costituzione. Le scene diffuse nei giorni scorsi si riferivano a quindici mesi fa; nel frattempo in quel penitenziario hanno vissuto insieme gli stessi agenti e gli stessi detenuti, anche se l'allarme era stato lanciato nell'immediatezza, poi abbiamo sentito dell'interrogazione parlamentare. È questo il vulnus. Perché il Ministero, il DAP, non è intervenuto? Certo, poi le immagini sono state sequestrate dalle inchieste della magistratura, c'è il segreto istruttorio, per cui ne siamo venuti a conoscenza un anno dopo perché la magistratura ha i suoi provvedimenti restrittivi. Sappiamo, tuttavia, che in quel carcere, ancora oggi, ci sono agenti che non sono stati identificati che hanno partecipato alla mattanza. Al contempo, sappiamo di detenuti trasferiti per misure di protezione, ma sono stati trasferiti a centinaia di chilometri. In conclusione, voglio ricordare che ci sono stati anche agenti e direttori uccisi per difendere la legalità. (Applausi) . Mi piace ricordare il vice direttore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia, l'agente Pasquale Campanello, l'educatore del carcere di Opera Umberto Mormile. Lei ha parlato di un detenuto con la tua fragilità, la salute mentale, i problemi. Ci sono le questioni sanitarie. Abbiamo bisogno di più agenti perché sono soli, pochi e malpagati. Abbiamo bisogno di formazione, di più educatori, di più assistenti sociali. Mai più fatti come quelli avvenuti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Ministro, colleghi, mi unisco certamente ai ringraziamenti al Ministro sia perché ha avuto la sensibilità di venire alle Camere sia soprattutto per quello che ha detto. Ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi. Vorrei pormi una domanda, che rivolgo collettivamente, ovvero che cosa può fare oggi concretamente il Parlamento per dare delle risposte. Mi sono data anche una risposta perché nelle stesse parole del Ministro c'è una risposta, se volete, pragmatica e concreta. Gli interventi che si possono fare in termini di edilizia giudiziaria sono collegati al recovery , quindi, questo Parlamento, se vuole concretamente fare qualcosa perché si migliorino le nostre carceri, gli edifici, le condizioni di vita, deve assumersi la responsabilità di fare quello che peraltro si è già impegnato a fare, e cioè approvare rapidamente le riforme chieste dall'Unione europea in materia di giustizia. Sappiamo che la prossima settimana la Commissione bilancio del Senato comincerà a dare i pareri sugli emendamenti alla riforma del processo civile. La situazione in relazione al processo penale la conosciamo, è in corso l'esame alla Camera, ma abbiamo il dovere di rispondere con atti concreti, ovvero dare seguito all'impegno che il Governo, e in prima persona il Presidente del Consiglio ha assunto in ordine alle tempistiche di approvazione delle riforme. Questa è la nostra responsabilità collettiva, e questo è quello che dobbiamo fare prima di tutto. Anche perché l'edilizia giudiziaria è nata da un atto di indirizzo del Parlamento. La Commissione giustizia, con i colleghi Mirabelli e Caliendo, nell'atto di indirizzo per il recovery ha indicato espressamente tra le questioni quella dell'edilizia giudiziaria. Mi permetto anche di dare un piccolo contributo, volendo ricordare che gli attori all'interno del carcere sono tanti. Giustamente si è detto che non si deve colpevolizzare la polizia penitenziaria perché fa un lavoro terribile in condizioni terribili, ma non dobbiamo neanche dimenticare l'opera che svolgono i funzionari giuridici pedagogici e gli assistenti sociali, che sono il tramite tra i detenuti e la magistratura, soprattutto quella deputata. Dobbiamo anche ricordare che una riflessione collettiva sull'esecuzione della pena è stata fatta con gli stati generali dell'esecuzione penale. Lo ha ricordato giustamente il Presidente delle camere penali. È stata una riflessione che ha dato una serie di indicazioni su un tema sicuramente scottante e complesso, che andrebbe ripreso, perché i fari richiamati dal Ministro e dai tanti interventi, che dobbiamo sempre tenere presenti, sono, da una parte, le norme costituzionali, ma, dall'altra - permettetemi - il monito del Presidente del Consiglio, il quale, quando ha visitato il carcere di Santa Maria Capua Vetere ha detto: «Noi siamo qui a celebrare un fallimento collettivo». Vorrei dunque che la materia così delicata delle carceri - e chiudo il mio intervento - non fosse più affrontata come un qualcosa che oscilla. Io ho iniziato una legislatura quando il problema era mettere le persone a marcire in galera; successivamente, nel corso della medesima legislatura, è venuto fuori il problema degli agenti penitenziari e allora è oscillato tutto da un'altra parte; poi si è parlato del fatto che dal carcere uscivano i mafiosi e si è oscillato di qua, neanche tra garantismo e non garantismo, ma sull'onda di un'emotività che non centrava i problemi. Il dovere che invece, secondo me, noi abbiamo è proprio quello di centrare i problemi e, siccome per fare questo servono necessariamente le risorse, sappiamo anche che cosa dobbiamo fare per ottenerle. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) .