[pronunce]

che lo stesso rimettente richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 27 del 2005, la quale, nel sancire «il principio della illegittimità della responsabilità oggettiva a carico del proprietario del veicolo estraneo alla violazione», avrebbe «mutuato e trasposto principi di chiaro riferimento penalistico nel campo delle violazioni amministrative», in particolare chiarendo che la solidarietà cui soggiace il «proprietario della cosa che servì a commettere la violazione» – ai sensi dell'art. 6 della legge n. 689 del 1981, e dell'art. 196, comma 1, del codice della strada – svolgerebbe soltanto una «spiccata funzione di garanzia del credito erariale per il recupero della sanzione amministrativa» pecuniaria; che, conseguentemente, il rimettente reputa che anche in relazione all'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, «laddove è prevista l'applicazione della sanzione accessoria della confisca obbligatoria a carico del proprietario non conducente del ciclomotore o motoveicolo», debbono ravvisarsi profili di incostituzionalità analoghi a quelli accertati con la citata sentenza n. 27 del 2005; che, infine, la norma censurata non si conformerebbe ai «criteri di ragionevolezza e proporzionalità in materia di confisca obbligatoria», determinando «una evidente disparità di trattamento tra il conducente di ciclomotore o motoveicolo adoperato per commettere una delle violazioni di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171» del codice della strada (o «per commettere un reato») ed «il conducente di autoveicolo», giacché, a carico di quest'ultimo, la confisca è disposta solo quando il veicolo costituisca il mezzo per la realizzazione di una fattispecie criminosa, e non in presenza di semplici violazioni amministrative; che inoltre, secondo il giudice a quo, la previsione dell'art. 213, comma 2-sexies, non è conforme al principio di ragionevolezza, se si considera la «gravità della sanzione della confisca obbligatoria rispetto alla modesta entità della sanzione amministrativa principale»; che il Giudice di pace di Comiso – chiamato a decidere, in un giudizio di «opposizione avverso un verbale di contestazione» di infrazione stradale, sulla richiesta di annullamento di un «provvedimento di sequestro amministrativo» – evidenzia «l'incostituzionalità dell'art. 213, commi 2-quinquies e 2-sexies» del codice della strada; che, secondo il rimettente, tale «previsione normativa è contraria all'art. 3 della Costituzione (principio di eguaglianza) atteso che, a fronte di identiche violazioni o di analoga gravità, prevede la confisca solo ed esclusivamente quando la violazione sia commessa utilizzando un ciclomotore o un motociclo, e non anche quando la violazione sia commessa con l'uso di altro tipo di veicolo»; che, in particolare, il giudice a quo pone a raffronto le infrazioni consistenti, rispettivamente, nella guida di un ciclomotore senza allacciare il casco protettivo e nella conduzione di un autoveicolo senza la cintura di sicurezza allacciata, per dedurne che, sebbene in entrambi i casi «la ratio della norma» sia «quella di tutelare l'incolumità fisica del cittadino», si crea «una disparità di trattamento tra motociclisti ed automobilisti», prevedendo la sanzione accessoria della confisca nel primo caso e non nell'altro; che il rimettente, inoltre, deduce la violazione dell'art. 42 della Costituzione, «che tutela la proprietà privata», atteso che la confisca deve ritenersi «giustificata solo in presenza di gravi violazioni amministrative e/o penali», e non nel caso di un'infrazione «punita con un'irrisoria sanzione pecuniaria»; che il Giudice di pace di Torre Annunziata, con due ordinanze, censura – in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 42 e 111 della Costituzione – gli artt. 171, commi 1 e 2, e 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che il giudice a quo premette di dovere giudicare dei ricorsi aventi ad oggetto il verbale di contestazione di un'infrazione stradale consistente nel mancato uso del casco protettivo , e il provvedimento di sequestro di un mezzo appartenente a soggetto diverso dal responsabile dell'accertata infrazione; che, ciò premesso, il rimettente reputa che le norme censurate, ai sensi delle quali è «sempre disposta la confisca in tutti i casi in cui un ciclomotore o un motoveicolo sia stato adoperato per commettere una delle violazioni amministrative di cui agli articoli 169, commi 2 e 7, 170 e 171» del codice della strada, siano in contrasto con gli artt. 2, 3, 24, 42 e 111 della Costituzione; che è dedotta, in primo luogo, la violazione dell'art. 42 della Carta fondamentale, sotto un duplice profilo: da un lato, si assume che «con la sanzione del sequestro, prodromica alla confisca obbligatoria, si sottrae la proprietà del bene al legittimo proprietario e/o possessore, gravandolo inoltre delle spese di custodia senza limite di tempo»; dall'altro, si censura l'applicazione della sanzione anche nel caso «dell'appartenenza del ciclomotore o del motoveicolo a terzo non trasgressore», dando essa luogo ad «una sottrazione immotivata, illegittima, ed, in ultima analisi, illecita del bene», in quanto effettuata nei confronti di un soggetto non responsabile di alcuna delle infrazioni sanzionate dagli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del codice della strada; che è ipotizzata, poi, la violazione degli artt. 2 e 3 della Costituzione; che, in proposito, il rimettente sottolinea, innanzitutto, «la evidente sproporzione tra violazione e sanzione» comminata, giacché, variando «la differenza di valore del singolo ciclomotore o motoveicolo confiscato», si verrebbe, per tale motivo, a punire «in modo diverso il trasgressore rispetto alla medesima violazione», con conseguente lesione dei diritti inviolabili dell'uomo, «tra i quali va compreso il diritto all'eguaglianza»;