[pronunce]

– In via preliminare osserva l'interveniente che, come ammette lo stesso giudice a quo, la norma impugnata, al pari di tutte le disposizioni che fissano la durata dei titoli di proprietà industriale, contiene una prescrizione immediatamente applicabile nei rapporti tra privati, in relazione alla quale il ricalcolo delle nuove scadenze dei certificati complementari, operato dall'Ufficio italiano brevetti e marchi, pacificamente privo di efficacia costitutiva, è volto a realizzare, attraverso l'aggiornamento delle informazioni che lo stesso ufficio è tenuto a fornire a tutti coloro che vi abbiano interesse, mere esigenze di pubblicità. Peraltro, posto che l'impugnativa contro tale atto non rientra tra quelle espressamente previste dal r.d. n. 1127 del 1939, in relazione al quale soltanto sussiste la giurisdizione della Commissione, a nulla rileva, a giudizio dell'Avvocatura, l'asserita enucleabilità nella fattispecie di un interesse legittimo differenziato dei titolari dei CCP alla correttezza dell'informazione; mentre, ove si accedesse alla tesi secondo cui la riduzione della durata del CCP costituirebbe una forma di espropriazione attuata attraverso la contestata comunicazione dell'Ufficio Brevetti, la relativa controversia rientrerebbe, per espressa previsione normativa, nella giurisdizione del giudice amministrativo ovvero, per quanto concerne il profilo indennitario, del giudice ordinario (art. 65 del r.d. n. 1127 del 1939). Conseguenza ineludibile di tali rilievi è il difetto di giurisdizione della Commissione adìta, difetto che rende manifestamente inammissibile per irrilevanza la proposta questione. 3.2. – L'inammissibilità sarebbe evidente anche sotto altri profili: a ben vedere infatti, il giudice a quo motiva in maniera incongrua e perplessa, perché si limita a riportare nell'ordinanza di rimessione argomenti favorevoli e contrari alla supposta illegittimità della norma denunciata, arrivando a sollevare l'incidente sul rilievo che manca la certezza della manifesta infondatezza del dubbio. A ciò aggiungasi, per quanto attiene alla questione di legittimità dell'art. 3, comma 8, in relazione agli artt. 24 e 113 della Costituzione, che vi è una macroscopica difformità tra dispositivo e motivazione dell'ordinanza, perché la non manifesta infondatezza della questione, in relazione agli enunciati profili, è affermata nel solo dispositivo, in palese contrasto con quanto esposto in motivazione. 3.3. – Quanto al merito, l'Avvocatura dello Stato contesta anzitutto che la norma incisa dal giudizio di costituzionalità costituisca una disposizione retroattiva, posto che essa opera solo per l'avvenire (e cioè a partire dal 1° gennaio 2004), in relazione a periodi di durata dell'efficacia dei certificati complementari futuri rispetto al momento della sua entrata in vigore. Rileva poi come sia estremamente opinabile che la disposizione censurata si presti ad incidere negativamente su scelte imprenditoriali effettuate al momento della domanda (o della concessione) del brevetto, posto che in realtà queste vennero di solito operate ben prima dell'emanazione della stessa legge n. 349 del 1991, la quale estese la durata di brevetti già concessi. È poi da escludere, a giudizio dell'Avvocatura che, nel dettare disposizioni modificative, in senso sfavorevole per i beneficiari, della disciplina di rapporti di durata, il legislatore abbia travalicato dai limiti della ragionevolezza, perché la norma impugnata, lungi dal prevedere un regolamento irrazionale, dispone una riduzione graduale e progressiva della protezione brevettuale complementare dei prodotti farmaceutici, al duplice fine di adeguare il regime nazionale a quello comunitario (perché, nel far salve le legislazioni nazionali vigenti in materia, il regolamento CEE n. 1768 del 1992 non vieta certo il loro adeguamento alla normativa europea) e di favorire la sollecita commercializzazione dei farmaci generici. Peraltro i divisati obbiettivi – e segnatamente le finalità sottese a tale commercializzazione, da ravvisarsi nel contenimento della spesa farmaceutica e in una più pertinente tutela del diritto fondamentale alla salute – hanno uno spiccato carattere sociale, e sono ben compatibili con gli artt. 41 e 42 della Costituzione; e ciò a tacere del fatto che non si vede come una norma entrata in vigore quando le coperture brevettuali assicurate dai certificati di protezione erano già in vigore, possa avere inciso negativamente sulla libertà di iniziativa economica privata delle imprese che ne sono titolari. Neppure è vero – a giudizio dell'Avvocatura – che la riduzione graduale dell'efficacia dei CCP nazionali possa essere ragionevolmente qualificata come vicenda di tipo espropriativo, dal momento che essa non opera l'ablazione di alcun diritto, ma si limita a conformare il regime dei certificati rilasciati in Italia a quelli comunitari. Infine, quanto alla lesione degli artt. 24 e 113 della Costituzione, osserva la deducente che la questione, ferma l'eccezione di inammissibilità, è palesemente infondata, dovendosi escludere ogni natura provvedimentale della norma impugnata. 4.– Nel giudizio sono altresì intervenute: Bristol–Myers Squibb s.r.l.; Eli Lilly and Company; F. Hoffmann La Roche A.G. e Roche Diagnostics GmbH (già Boehringer Mannheim GmbH); GlaxoSmithKline s.p.a.,Glaxo Group Limited, Beecham Group plc e The Wellcome Foundation Limited; Merck Sharp &amp; Dohme Italia s.p.a.; Pfizer Italia s.r.l.; Pharmacia Italia s.p.a.; Sigma–Tau s.p.a.; Sanofi–Synthelabo s.a.; Taisho Pharmaceutical Co. Ltd; Knoll-Ravizza Farmaceutici s.p.a (già denominata Ravizza s.p.a. per l'Industria Chimica e Farmaceutica); Menarini International Operations Luxembourg s.a., Malesci Istituto Farmabiologico s.p.a., F.I.R.M.A. - Fabbrica Italiana Ritrovati Medicinali ed Affini s.r.l. 4.1. – Bristol–Myers Squibb s.r.l., Merck Sharp &amp; Dohme Italia s.p.a., Pfizer Italia s.r.l. e Pharmacia Italia s.p.a., premesso di avere un interesse qualificato alla soluzione della questione di costituzionalità, «tale da potersi riflettere sulla propria posizione giuridica», hanno insistito per il suo accoglimento, svolgendo argomentazioni del tutto sovrapponibili a quelle di Schering Corporation. 4.2. – Eli Lilly and Company, Hoffmann La Roche A.G. e Roche Diagnostics (già Boehringer Mannheim GmbH) – appartenenti al medesimo gruppo multinazionale Roche – nonché Sanofi-Synthelabo s.a. (incorporante per fusione di Syntelabo s.a. e di Sanofi s.a.), dopo aver dedotto di essere titolari di svariati certificati complementari di protezione e di avere anch'esse proposto – «in quanto soggetti lesi in via immediata e diretta dalla norma oggetto del giudizio di costituzionalità» – ricorso innanzi alla Commissione rimettente avverso il ricalcolo operato dall'Ufficio italiano brevetti e marchi, ricordano come in diverse pronunce la Corte costituzionale abbia riconosciuto la legittimazione a intervenire di soggetti diversi dalle parti del giudizio a quo, purché la norma oggetto del sindacato di costituzionalità incida in via immediata e diretta sui loro interessi: