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tuttavia, numerose sono state le modifiche intercorse prima che le prescrizioni diventassero efficaci e di fatto, oggi, resta discrezione del singolo allevatore decidere se tenere i visoni in gabbia o adeguarsi all'allevamento a terra. Nella realtà dei fatti, i visoni allevati in Italia continuano a stare richiusi in allevamenti intensivi e dentro gabbie delle dimensioni di 2.550 cmq, ossia di circa 35 cm x 70 cm. A fronte di una evoluzione normativa in materia di etichettatura e commercio sempre più orientata verso la tutela degli animali e dei consumatori, in tema di «allevamento» il benessere degli animali è decisamente trascurato, nonostante le palesi evidenze di quanto la vita in un allevamento intensivo non sia assolutamente idonea ad assicurare il soddisfacimento delle basilari condizioni etologiche per gli animali. In conclusione, quello degli animali da pelliccia è il sistema di allevamento maggiormente controverso, anche perché ha indirizzato il mondo produttivo verso la sola valutazione della performance economica a scapito degli animali e delle loro caratteristiche etologiche. Lo sfruttamento degli animali per la produzione di pellicce ha fatto nascere una forte opposizione nei cittadini e in particolare nelle giovani generazioni con un conseguente inevitabile crollo di questo mercato. Oggi sempre più aziende del settore dell'abbigliamento e della moda stanno inserendo tra gli elementi di Responsabilità Sociale d'Impresa che contraddistingue le loro politiche aziendali, anche la questione del trattamento degli animali; sempre più aziende si pubblicizzano per non commercializzare pellicce animali e sempre più cittadini chiedono di vietare l'allevamento di animali per l'unico e principale scopo di produrre pellicce. L'Italia in questi ultimi anni è stata il Paese guida nella Comunità Europea per la messa al bando di pratiche come il commercio di pellicce di cani e di gatti e come il commercio di prodotti derivati dalla caccia commerciale delle foche; oggi già alcuni Stati membri hanno espressamente vietato la pratica dell'allevamento di animali per la produzione di pellicce, nonostante tale attività avesse avuto una rilevanza economica nettamente maggiore rispetto a quanto ne abbia mai avuta in Italia. è pertanto auspicabile che l'Italia confermi la volontà di proseguire nella costruzione di una società maggiormente attenta alle problematiche di sfruttamento dell'ambiente e degli animali ed è necessario che le Istituzioni rappresentative si facciano interpreti dei valori e delle istanze rivendicate dalla cittadinanza. In armonia con la legislazione nazionale in materia di divieto di maltrattamento degli animali e anche alla luce della facoltà di adottare disposizioni nazionali più severe di quelle previste dalla Direttiva 98/58/CE in materia di «Protezione degli animali negli allevamenti», il presente progetto di legge ha dunque l'obiettivo di delineare un processo di dismissione dell'attività di allevamento di animali finalizzata alla principale produzione di pellicce.. Art. 1. (Finalità) 1. Lo Stato promuove e orienta lo sviluppo di attività economiche e di consumi alternativi a quelli che vertono sull'utilizzo di esseri senzienti in qualità di mezzi e risorse; condanna pertanto la pratica dell'allevamento, della cattura e dell'uccisione di animali allo scopo di utilizzare la loro pelliccia. Art. 2. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge, si intende per: a) «Pelliccia»: una o più spoglie di animali sottoposte ad un trattamento di concia o impregnate in modo tale da conservare inalterata la struttura naturale delle fibre, o articoli con esse fabbricati. b) «Pelle»: prodotti senza pelo ottenuti dalla lavorazione di spoglie di animali sottoposte a trattamenti di concia o impregnate in modo tale da conservare inalterata la struttura naturale delle fibre, nonché agli articoli con esse fabbricati; compresi cuoio e altri nomi derivati o sinonimi. c) «Animale da pelliccia»: Cane procione (Nyctereutes procyonoides) , Capra della Mongolia (Ovis Steatopyga) , Castorino (detto Nutria. -- Myocastor coypus) , Castoro (Castor canadensis) , Cincillà (Chinchilla laniger), Coniglio (detto Lapin. -- Oryctolagus cuniculus) , Coyote (Canis latrans), Donnola (Mustela nivalis) , Ermellino (Mustela erminea), Foca (Phocidae) , Gatto leopardo (Prionailurus bengalensis), Karakul (detto Astrakhan o Agnello Persiano. -- Ovis aries platyura) , Lince (Lynx) , Lontra (Lutra canadensis), Marmotta (Marmota marmota) , Martora (Martes martes), Moffetta (o Skunk), Ocelot (Felis pardalis) , Ondatra (detto Topo Muschiato. -- Ondatra zybethica) , Opossum (Didelphis marsupialis) , Procione (Procyon lotor), Puzzola (Mustela putorius), Scoiattolo (Sciurus carolinensis), Tasso (Meles meles), Visone (Mustela vison) , Volpe (Vulpes vulpes) , Zibellino (Martes zibellina) . Con lo stesso termine s'intendono anche: Coccodrillo (Crocodylia) , Pitone (Python), Varano (Varanus) . d) «Allevamento di animali da pelliccia»: qualsiasi attività, professionale ovvero amatoriale, individuale ovvero collettiva volta alla generazione di animali con la principale finalità di utilizzare la loro pelle o pelliccia. e) «Principale finalità»: si intende l'attività che apporta maggiore guadagno o profitto, determinata in base al criterio di redditività economica, ed ove non vi sia finalità di lucro, in base al criterio di utilità. Art. 3. (Divieti) 1. Sono vietati l'allevamento, la cattura e l'uccisione di animali da pelliccia di cui all'articolo 2, ovvero di animali appartenenti a qualsiasi altra specie per la principale finalità di ottenere pelle o pellicce. 2. è vietato produrre, esportare, sfruttare economicamente, trasportare, cedere o ricevere a qualunque titolo pelli o pellicce, di cui al comma precedente, ricavate da animali appositamente allevati, catturati o uccisi in Italia. Art. 4. (Regime transitorio) 1. Chiunque, all'entrata in vigore del divieto di cui all'articolo 3 comma 1, detenga a qualunque titolo uno o più animali per la principale finalità di produrre pelli o pellicce, avrà tempo fino al 31 marzo 2015 per la dismissione dell'allevamento e, comunque, per l'alienazione degli animali detenuti, purchè ciò non ne comporti la soppressione. 2. A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge è vietato avviare nuove attività di cui all'articolo 2 comma 1 lettera d) . 3. Gli animali presenti negli allevamenti in fase di dismissione, possono essere ceduti ad associazioni o enti individuate con decreto di cui all'articolo 3 della legge 20 luglio 2004, n. 189. 4. Gli animali di cui al comma 1 possono essere reintrodotti in ambienti naturali nell'ambito di progetti concordati di concerto fra il Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare ed il Ministero della salute, anche a seguito della proposta di associazioni o enti di cui al comma 3. 5.