[pronunce]

Non inciderebbe sulla natura politica dell'atto in questione, secondo la difesa regionale, neppure la presenza di norme di carattere promozionale, come l'art. 51 Cost., o programmatico, come l'art. 117, settimo comma, Cost., o di principio, come appunto viene definito l'art. 46, comma 3, dello statuto regionale. Tali disposizioni non avrebbero la necessaria forza giuridica per degradare l'atto politico in atto di alta amministrazione. Di tali disposizioni, ed in particolare, di quelle di principio, come l'art. 46, comma 3, dello statuto - da cui non sarebbe possibile trarre un contenuto precettivo di carattere vincolato, secondo la difesa regionale - possono farsi interpreti solo gli organi di governo della Regione, senza andar soggetti a giudizio in sede giurisdizionale. Infine, osserva la difesa della Regione, l'atto di nomina della Giunta, sottratto ad ogni forma di sindacato giurisdizionale, non sarebbe comunque indenne da forme di controllo politico e istituzionale, dovendo il Presidente della Giunta rispondere del proprio operato davanti al Consiglio regionale e al corpo elettorale, considerato inoltre che, in casi estremi, si potrebbe persino giungere alla rimozione del Presidente che abbia compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge, ai sensi dell'art. 126, primo comma, della Costituzione. Per le ragioni sopra richiamate, la Regione Campania ha chiesto che venga dichiarato che non spettava allo Stato - per il tramite di un organo giurisdizionale - sindacare la legittimità dell'atto di nomina di un assessore regionale da parte del Presidente della Giunta della Regione Campania e di conseguenza che sia annullata la sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, n. 4502 del 27 luglio 2011. Contestualmente la Regione ricorrente ha depositato istanza di sospensione cautelare dell'atto impugnato, poiché l'esecuzione medio tempore della decisione del Consiglio di Stato concreterebbe un gravissimo vulnus alla continuità dell'azione amministrativa e istituzionale della Regione, esponendola a gravi rischi di interruzioni. 5.- Con atto depositato il 3 novembre 2011, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che venga dichiarata l'inammissibilità o, comunque, rigettato il ricorso, e frattanto respinta l'istanza cautelare, presentata dalla Regione Campania. L'inammissibilità discenderebbe dal fatto che il ricorso lamenta un difetto di interpretazione dell'art. 46, comma 3, dello statuto, dal quale i giudici amministrativi hanno tratto un vincolo giuridico al potere di nomina degli assessori da parte del Presidente della Giunta regionale. L'asserita insindacabilità dell'atto di nomina avrebbe dovuto essere fatta valere da parte della Regione in sede di ricorso per motivi di giurisdizione alle sezioni unite della Corte di cassazione, organo al quale spetta sindacare il difetto assoluto di giurisdizione. Il conflitto proposto dalla Regione davanti alla Corte costituzionale costituirebbe perciò un mezzo improprio di censura del modo di esercizio della funzione giurisdizionale, inammissibile per costante giurisprudenza della Corte costituzionale. Il ricorso risulterebbe inoltre infondato perché l'art. 46, comma 3, dello statuto regionale non si limiterebbe ad affiancare alle norme contenute negli artt. 51, primo comma, e 117, settimo comma, della Costituzione un'altra e del tutto superflua norma di principio ripetitiva delle prime, ma costituirebbe attuazione delle richiamate norme costituzionali, vincolando le scelte del Presidente della Giunta regionale al "pieno rispetto" del principio delle pari opportunità e consentendone di conseguenza il sindacato giurisdizionale che ne verifichi l'eventuale violazione. Ne conseguirebbe che il rispetto della norma statutaria debba essere ritenuta sindacabile in giudizio, senza in alcun modo impingere nella fiduciarietà che caratterizza la scelta degli assessori regionali. In merito all'istanza di sospensione, l'Avvocatura generale dello Stato sostiene che essa non è assistita da imperiose esigenze cautelari, dal momento che i pregiudizi paventati dalla Regione possono essere superati ricorrendo a «meccanismi di sostituzione interinale ovvero attraverso l'esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato, che non produrrebbe effetti irreversibili, tenuto conto del potere di revoca attribuito al Presidente della Giunta dall'art. 122 Costituzione». 6.- In prossimità della camera di consiglio fissata per la trattazione dell'istanza di sospensione ai sensi dell'art. 40 della legge 11 marzo 1953, n. 87 e dell'art 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, la Regione Campania ha depositato una memoria che ribadisce le ragioni già sostenute nel ricorso, insistendo per l'accoglimento dell'istanza cautelare e la sospensione dell'efficacia della sentenza del Consiglio di Stato. Per quanto riguarda il periculum in mora la memoria ribadisce l'urgenza che si riprenda la normale attività di governo della Regione, attività pregiudicata dalla sentenza del Consiglio di Stato. 7.- L'avvocato Annarita Petrone, in qualità di diretta interessata alla decisione che ha provocato il conflitto, ha depositato fuori termine, il 7 novembre 2011, atto di intervento, al fine di resistere al ricorso presentato dalla Regione Campania e di chiederne il rigetto. 8.- Con ordinanza n. 302 del 2011, pronunciata all'esito della camera di consiglio del 9 novembre 2011, nella quale sono stati sentiti i difensori delle parti, e fatta salva ogni valutazione sull'ammissibilità e sul merito del conflitto, questa Corte ha rigettato l'istanza cautelare proposta dalla Regione Campania, in quanto ha giudicato non sussistenti le «gravi ragioni» in presenza delle quali soltanto, ai sensi dell'art. 40 della legge 11 marzo 1953, n. 87, possono essere sospesi gli effetti degli atti che hanno dato origine al conflitto, considerato che, in specie, l'attività della Giunta non risulta in alcun modo esposta a pregiudizio per effetto della sentenza del Consiglio di Stato. 9.- In prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria in gran parte riassuntiva delle deduzioni già svolte in fase cautelare, nella quale si rileva altresì la mancanza del necessario tono costituzionale del conflitto. La memoria ribadisce l'inammissibilità del ricorso, perché la questione introdotta si risolverebbe in un problema puramente interpretativo della norma statutaria, che esula manifestamente dalle competenze della Corte. Il ricorso sarebbe comunque infondato, perché allo statuto regionale è consentito vincolare la scelta degli assessori al rispetto di canoni predeterminati dal legislatore regionale, ivi compreso quello dell'equilibrata presenza di donne e uomini. 10.- In occasione dell'udienza pubblica, la Regione Campania ha depositato un'ulteriore memoria, insistendo per l'accoglimento del ricorso, ulteriormente sviluppando gli argomenti già introdotti con gli interventi precedenti.