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Signor Presidente, ministro Franceschini, colleghi senatori, il comparto della cultura, come sappiamo, con il suo milione e mezzo di addetti, è tra quelli che più hanno sofferto le chiusure legate alla pandemia. All'interno di questo comparto, che si compone di filiere diverse, quella dello spettacolo dal vivo è senz'altro quella che ha pagato il prezzo più elevato; un prezzo per molti insostenibile, perché già complessa era la situazione in epoca pre-pandemica. Dalla crisi economico-finanziaria del 2007-2008 è invalsa una retorica che, partendo dall'etimo greco della parola "crisi", ritiene che dalle difficoltà del presente possano derivare opportunità per il futuro. Tendenzialmente è una retorica un po' vacua, perché raramente in effetti questo è accaduto. Stavolta onestamente no, stavolta è diverso; stavolta siamo di fronte a un grande cambiamento, lungamente atteso, che probabilmente ha avuto la propria spinta decisiva proprio nella difficoltà che il settore dello spettacolo dal vivo ha vissuto nell'era pandemica. Questo dobbiamo riconoscerlo, colleghi, e dobbiamo riconoscere che si sta facendo e che stiamo per votare una riforma di sistema, una riforma strutturale, che ha il suo elemento forte nel riconoscimento, come specifico, strutturale e tipico dello spettacolo dal vivo, della discontinuità del lavoro di chi vi opera. È una cosa che fino a oggi era stata lungamente auspicata; ora è norma di legge. Ed è norma di legge che riconosce la specificità del lavoratore dello spettacolo, non considerando l'arte, lo spettacolo dal vivo, il canto e la musica come degli hobby , ma come delle vere e proprie professioni. Altri sono gli elementi che compongono questa delega al Governo, tutti piuttosto significativi e rilevanti: l'introduzione di un registro nazionale per i lavoratori dello spettacolo e per i loro agenti, che per la prima volta vedono giuridicamente formalizzata la loro professione; l'equo compenso per i lavoratori autonomi dello spettacolo dal vivo; il riconoscimento dei periodi di prova come ore di lavoro effettivamente svolto; l'introduzione di un codice dello spettacolo, per dare organicità al settore; il riordino degli ammortizzatori sociali; il riconoscimento dei live club ; il sostegno, ma anche la trasparenza, per le fondazioni lirico-sinfoniche. Si poteva fare di più? Sì, certo, si poteva fare di più, soprattutto per quanto riguarda le dotazioni economiche, ma si farà di più al momento del varo della legge di bilancio. Quello che conta - e non è poco - è che oggi fissiamo un principio: il riconoscimento a livello legislativo - e dunque anche retributivo, previdenziale, del welfare - della peculiarità della professione di artista che si esibisce dal vivo. Era con tutta evidenza un atto dovuto alle migliaia di lavoratori dello spettacolo e come atto dovuto è stato interpretato dai membri delle Commissioni cultura e lavoro di questo ramo del Parlamento. È stato già detto, ma ci tengo a dirlo anch'io: non ho visto, non abbiamo visto, non si sono registrati distinguo, tatticismi, formalismi, posizionamenti, bluff , né logiche di parte o di partito. Abbiamo remato tutti e abbiamo remato tutti nella stessa direzione, convinti di fare la cosa giusta, pur con le diverse sensibilità politiche e culturali. Credo davvero - lo credo sinceramente - che oggi ciascuno di noi, nel momento in cui questa legge delega verrà approvata, dovrà essere orgoglioso. E potrà dirsi orgoglioso per aver contribuito a sanare un'ingiustizia e a sostenere chi lavora in un comparto così evidentemente importante per l'immagine e per lo spirito della Nazione a cui tutti noi apparteniamo. Personalmente, sono anche orgoglioso del fatto che siano stati recepiti alcuni punti di un disegno di legge che avevo presentato e che è stato di fatto in parte assorbito da questa legge delega. Quello a cui tenevo di più, e che sarà a breve norma, è quello che si occupa dell'opera lirica. C'era un'evidente incongruità: così come la musica classica parla italiano, perché italiane sono le parole che la compongono e la definiscono, il melodramma è un'invenzione italiana. Nulla di più italiano dell'opera lirica. È per questo e anche grazie all'opera lirica che l'Italia è celebre nel mondo. Abbiamo una quantità di straordinari interpreti lirici. Ma, se andiamo a vedere i cartelloni delle principali rappresentazioni, dei principali festival e delle principali produzioni delle fondazioni lirico-sinfoniche, noteremo con facilità che molto spesso - non sempre ma molto spesso - prevalgono gli artisti e gli interpreti di origine straniera. È un'anomalia obiettivamente, che non rende onore alla nostra storia, alle nostre caratteristiche e agli straordinari talenti lirici che, anno dopo anno, le nostre scuole, le accademie e la prassi sfornano. C'era bisogno di una legge? Sì, purtroppo c'era bisogno di una legge, perché quello che in altri Paesi, come la Francia o gli Stati Uniti, avviene per prassi, da noi per prassi non avveniva, perché lo strapotere delle grandi agenzie internazionali e le sensibilità dei sovrintendenti stranieri facevano sì che artisti non italiani prevalessero sugli artisti di nazionalità italiana. Quindi, la norma che è stata recepita in questa legge prevede che una parte - l'auspico significativa - dei fondi FUS sia erogata agli enti lirici, ai festival e ai teatri che si occupano di musica lirica se - e solo se - manifesteranno nei loro cartelloni almeno il 75 per cento di interpreti italiani. È un incoraggiamento, uno stimolo e vorrei che fosse un precedente, perché purtroppo è necessario fare per legge quel che altri fanno per prassi. (Applausi) . Non è un cedimento alla retorica sovranista, ma è un modo per rendere il dovuto onore a quanto più ci caratterizza e per aprire quegli spazi necessari ai giovani talenti - la norma è finalizzata ai giovani talenti lirici italiani - che, viceversa, sarebbero costretti ad andare a esercitare la loro arte all'estero; il che, nella patria del melodramma, francamente sarebbe un po' un paradosso. È per queste ragioni che Forza Italia voterà convintamente questa legge, convinta anche che il Governo sarà coerente con gli impegni presi con il Parlamento. (Applausi) . SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, Ministro, quello in discussione oggi in quest'Aula è un provvedimento grandemente atteso dal mondo dello spettacolo, settore fortemente messo in difficoltà dalla pandemia e che proprio per questo ha avuto da parte dei componenti della 7 a Commissione una grande attenzione. Infatti, è dopo aver effettuato varie audizioni dei rappresentanti del settore, proprio nel periodo più triste della pandemia, che la Commissione cultura ha deciso di intervenire al fine di elaborare una normativa che il mondo dello spettacolo attendeva da tempo, per garantire le giuste tutele a un comparto da sempre carente nella salvaguardia dei diritti dei lavoratori e anche per questo messo in ginocchio durante la chiusura dei teatri e dei cinema.