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Quindi, se serviva una certificazione per dire quanto questo tema sia stato strumentalizzato, credo che questo fatto possa essere utile a tale scopo. Il principale neo in questo provvedimento, come abbiamo già evidenziato in fase di votazione, è l'articolo 4 sulle quote latte. Credo che su questo tema avremo modo di tornare, perché voglio vedere, alla scadenza, quando il decreto verrà emanato e le norme verranno attuate, quali risultati porteranno. Come ho detto, la nostra netta sensazione è che questo provvedimento serva semplicemente a creare le premesse per poter reimpugnare tutti gli atti amministrativi che verranno emanati e rimandare a babbo morto la riflessione sulla chiusura della partita di questo settore. A tale proposito mi permetto di fare due considerazioni e le voglio fare convintamente, perché il danno che la vicenda delle quote latte ha prodotto all'agricoltura e alla zootecnia in particolare è incommensurabile, dal momento che ha creato una situazione di assoluta e profonda ingiustizia. Ci sono infatti aziende che hanno prodotto senza badare a regole e senza badare a nulla, perché qualcuno ha detto: «vai avanti tranquillo, perché ti proteggiamo noi»; e aziende che si sono attenute al rispetto delle regole. Su questo tema le cose che ho sentito anche in Commissione, e cioè che non ci sono certezze sui quantitativi effettivamente prodotti e che bisogna fare analisi per vedere come sono andate esattamente le cose, hanno trovato una risposta puntuale nella relazione della Corte dei conti del 2012, la quale dice una cosa semplicissima: quali che siano i quantitativi prodotti, se ci fosse stato margine per aumentare la produzione, questa non avrebbe dovuto riguardare soltanto le aziende che non avevano rispettato le regole, ma avrebbe dovuto essere ripartita tra tutti i produttori. Conosco centinaia di aziende che hanno ridotto il loro potenziale produttivo e il loro potenziale di investimenti per stare nelle regole, e conosco decine di aziende che hanno bellamente ignorato tutto quanto ed hanno utilizzato per fare investimenti quelle risorse che gli altri produttori hanno usato per pagare le multe e per acquistare le quote. Ed oggi queste aziende hanno indebitamente un vantaggio significativo nei confronti delle aziende che hanno rispettato le regole. Per questi motivi noi non voteremo contro, perché il provvedimento oggettivamente ha dei contenuti che crediamo siano attesi da mesi dal mondo agricolo. Ma, proprio perché ci sono cose che mancano e cose dal nostro punto di vista sbagliate, non potremo votare a favore. Pertanto, con molto rammarico ci asteniamo con la speranza che gli ordini del giorno approvati aprano lo spazio a risposte nuove maggiormente equilibrate e ponderate che il nostro Paese deve al mondo dell'agricoltura. (Applausi dal Gruppo PD) . BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi senatori, per moltissimo tempo le richieste dei nostri agricoltori, degli allevatori e di tutti coloro che operano nel comparto agricolo italiano sono state via via derubricate a problemi secondari di un settore che dipingevano come se fosse sulla via del tramonto, un settore poco di moda, come se fosse poco incline al lavoro: la Cenerentola del nostro made in Italy . Faceva molto più scena occuparsi di alta finanza, di banche, di spettacolo, farsi i selfie con i cantanti o con gli attori, mentre chi si sporca le mani di terra dalla sera alla mattina rimaneva inascoltato. Per noi gli agricoltori sono da sempre i custodi delle tradizioni e colture del nostro territorio. Con la produzione di eccellenze e con il lavoro straordinario che ogni giorno compiono, possiamo avere sulle nostre tavole prodotti di alta qualità. Gli agricoltori si sono trovati a dover fronteggiare situazioni straordinarie quali i continui cambiamenti climatici, le fitopatie che sempre più attaccano le nostre colture, nonché la concorrenza sleale che viene dai Paesi in primis europei, ma anche extraeuropei, che il più delle volte esportano nel nostro Paese prodotti anche di scarsa qualità. Noi della Lega abbiamo rovesciato questo paradigma. Abbiamo messo queste categorie trascurate per troppi anni al centro della nostra azione politica. Era tanto emergenziale la situazione che il decreto-legge ha preso addirittura il nome di «emergenze in agricoltura». Il testo che approviamo oggi, con un consenso molto largo da quello che ho capito anche dagli interventi precedenti, contiene un insieme di interventi in materia di agricoltura che sono destinati a incidere sui settori olivicolo-oleario e lattiero-caseario, del comparto ovino e caprino e del settore agrumicolo, affrontando così lo stato di crisi nel quale versano. Il testo predisposto dal Governo, un Esecutivo del quale siamo fieri e che ha riservato un'attenzione al comparto agroalimentare che non si era mai conosciuta prima, affronta innanzitutto i problemi che si sono verificati nelle Regioni Puglia e Sardegna: il contagio della xylella e le gelate hanno messo in crisi il settore olivicolo in Puglia e quello ovino e caprino in Sardegna per l'eccessivo ribasso dei prezzi. Per affrontare la prima delle due emergenze, noi non ci siamo fatti travolgere né dalla smania di chi voleva abbattere tutto senza criterio, né da chi era ideologicamente - e lo è ancora - ostile ad eradicare anche solo una pianta malata. Con determinazione ed equilibrio affrontiamo questa fitopatia e facciamo ripartire il settore in Puglia stanziando 300 milioni di euro per la rigenerazione olivicola. Poi diamo immediatamente un contributo di otto milioni a valere sul fondo per lo sviluppo e la coesione per la ripresa produttiva dei frantoi oleari ubicati in Puglia. Diamo un contributo per la copertura totale o parziale dei costi sostenuti per gli interessi dovuti per il 2019, considerate le particolari criticità produttive e soprattutto le necessità di rilancio di una certa produttività, tenendo sempre presente il principio della competitività che c'è anche e soprattutto in questo settore. Della Sardegna, e del problema degli allevatori che ha messo in crisi l'economia dell'isola e stava per tramutarsi - per la gravità della situazione - in un problema di grave ordine pubblico, si sono occupati da subito il vice presidente del Consiglio e ministro Matteo Salvini e il ministro Gian Marco Centinaio ai quali, se mi consentite, vorrei riconoscere oggi, in questa occasione, di aver dato un chiaro e importante segnale di discontinuità rispetto ai loro predecessori. (Applausi dal Gruppo M5S) . I prezzi praticati fino a quel momento sul latte non erano più in grado di garantire l'alimentazione degli animali e costringevano alla chiusura numerose aziende, mettendo a rischio il lavoro, gli animali, le stalle, i prati, i pascoli custoditi da generazioni di questi allevatori. La vita o la morte di molte aziende dipendeva da pochi centesimi di euro per litro di latte. Infatti, se ben ricordate, Ismea, in una valutazione importante di inizio anno, aveva detto che il latte ovino si era orientato ormai a un costo di produzione superiore al prezzo di mercato. Non era più possibile continuare in questo modo.