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circa 60 anni fa, concretamente l'11 aprile 1963, papa Giovanni XXIII nella sua ultima enciclica "Pacem in terris", affermava: "Le comunità politiche, le une rispetto alle altre, sono soggetti di diritti e di doveri; per cui anche i loro rapporti vanno regolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante, nella libertà. La stessa legge morale, che regola i rapporti fra i singoli esseri umani, regola pure i rapporti tra le rispettive comunità politiche"; il presente appello mostra la piena adesione di tutti i cristiani, ma non solo dei cristiani, alle accorate preghiere per la pace, che papa Francesco chiede, e che rivolge in particolare all'Unione europea, per chiederne la sottoscrizione da parte di tutta la società civile, estendendo l'invito al mondo intero; i cristiani impegnati in politica, davanti alla minaccia di una possibile guerra atomica, ritengono indifferibile ed immediato un nuovo e totale disarmo nucleare. Nello spirito della cultura, che in politica ha guidato la ricostruzione dell'Italia dopo la II guerra mondiale e ha contribuito in modo significativo a fondare l'Unione europea, riaffermano il ripudio della guerra nel mondo intero; i cristiani impegnati in politica chiedono alla Russia che desista immediatamente dal proseguire nelle operazioni militari, in modo da risparmiare tante vite umane e dare la possibilità alla nazione ucraina di concentrare tutto il suo sforzo difensivo nel negoziato di pace e nella ricostruzione di un Paese colpito nei suoi punti nevralgici. Allo stato attuale delle cose, solo avviando un'immediata inversione di rotta si potrà evitare l'immanente rischio di guerra nucleare e una possibile ecatombe dell'umanità, resa verosimile dalle recenti minacce di Putin; è necessario compiere ogni possibile sforzo diplomatico per promuovere progetti di pace e di sviluppo dei popoli, per cui risulta indifferibile l'esigenza di un processo di ridimensionamento della corsa agli armamenti e la conversione degli arsenali nucleari in impieghi di pace, con la rinuncia definitiva agli armamenti chimici e batteriologici di ogni tipo; l'Unione europea deve assumere il ruolo di promotore mondiale di pace, proponendo, da subito, l'avvio di un progressivo disarmo nucleare globale, a cominciare dalle potenze che si confrontano sul nostro continente, per evitare in ogni modo il rischio di una terza guerra mondiale. L'apocalisse nucleare può avvenire in qualunque prossimo frangente: solo con il disarmo e con l'effettiva riconversione delle armi nucleari in energia di pace, si potrebbe rimuovere definitivamente questa incombente minaccia; la UE dovrebbe portare il conseguente piano di disarmo nucleare già nella prossima conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), la decima, affinché sia tenuto in debita considerazione nelle conferenze sul disarmo. Il TPN è un trattato internazionale sulle armi nucleari che si basa su tre principi: disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare; la conversione degli arsenali nucleari può avvenire secondo quanto già ampiamente realizzato con successo con l'eliminazione delle prime 20.000 testate nucleari nel piano Usa-Russia "Megatons to Megawatts", in modo che le risorse risparmiate e gli utili prodotti possano favorire lo sviluppo sostenibile anche nei Paesi poveri, come evidenziato dalle analisi economiche al riguardo; considerato che i principi esposti sono stati condivisi anche da tutti i comitati cristiani, che fanno riferimento al Comitato per una civiltà dell'amore ("nuclearforpeace"), impegna il Governo: 1) a formalizzare richiesta alla UE affinché si istituzionalizzi quanto prima il "tavolo di lavoro permanente sul disarmo nucleare", in osservanza dell'art. VI del TNP, che richiede non solo l'accordo progressivo dei Paesi nucleari, ma anche degli altri, onde evitare la proliferazione delle armi atomiche; 2) ad assumere iniziative volte a inserire nell'agenda dei lavori della suddetta conferenza la conversione degli arsenali nucleari in risorse a beneficio di tutti e, in particolare, dei Paesi in via di sviluppo. Interrogazioni Atto n. 3-03165 CIRINNA' ASTORRE BOLDRINI COMINCINI D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MANCA MARILOTTI PORTA ROJC ROSSOMANDO STEFANO VERDUCCI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: negli ultimi due anni, in conseguenza dell'emergenza sanitaria prima e, poi, dell'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime e, in ultimo, dello scoppio della guerra in Ucraina, la situazione economica dei produttori di latte si è nuovamente aggravata; in particolare, il prezzo che attualmente viene corrisposto ai produttori per un litro di latte, in stalla, si aggira attorno a 0,40 euro; esso dovrebbe coprire, possibilmente assicurando un ragionevole margine di guadagno, costi di produzione ingenti, il cui peso si aggrava di giorno in giorno in conseguenza delle contingenze interne e internazionali; i costi riguardano anzitutto l'approvvigionamento degli alimenti per gli animali, il cui costo, già significativo, è in costante aumento (si va dai 45 euro al quintale per la farina di mais, agli 80 euro al quintale per la soia) e sconta altresì la difficoltà di reperire foraggi, a causa della perdurante siccità in numerose zone del Paese; deve essere inoltre considerato il prezzo del gasolio agricolo che, in costante vertiginoso aumento, si attesta attorno a 1,50 euro al litro (con un aumento di quasi 50 centesimi nelle prime due settimane di marzo 2022); tali costi, d'altra parte, non possono ritenersi compensati da premi e incentivi previsti, ad esempio, per il benessere animale, i quali devono necessariamente essere reinvestiti per il miglioramento delle condizioni di vita del bestiame; la determinazione del prezzo di vendita dal produttore è il risultato di un complesso di fattori, che include anche l'intervento delle istituzioni; in particolare, al fine di prevenire e contrastare la vendita sottocosto di prodotti alimentari, l'articolo 7, comma 3, del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 198, prevede che il prezzo pattuito possa essere sostituito da quello "calcolato sulla base dei costi medi di produzione rilevati dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare - ISMEA"; tale prezzo è attualmente calcolato, per il latte, nella misura di 0,46 euro; questo prezzo, già di per sé superiore all'attuale prezzo di vendita in stalla, è calcolato sulla base dei costi medi di produzione per il 2021; esso, dunque, non tiene conto dell'aumento dei costi di produzione delle ultime settimane ed è di conseguenza inferiore a quello che sarebbe necessario per sostenere i medesimi e che, ragionevolmente, dovrebbe aumentare almeno a 0,55 euro al litro;