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favorire la natalità e la genitorialità e promuovere l'occupazione femminile. Augurandole buon lavoro, dichiaro il voto favorevole dei senatori di Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC. (Applausi) . PILLON (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, credo che i dati del 2020, comunicati dall'Istat in questi giorni, siano agghiaccianti: più che di un inverno demografico dobbiamo parlare di un inferno demografico, come taluno ha definito quello che stiamo davvero fronteggiando. Il problema vero è che il numero dei nati così basso non dipende affatto dal Covid-19, che, come sappiamo, è iniziato nel nostro Paese circa a marzo dell'anno scorso. Stiamo quindi parlando di concepimenti avvenuti comunque in epoca antecedente al Covid-19. Siamo in una situazione di allarme. Ogni anno perdiamo una città grande come Firenze e la prospettiva è anche peggiore. Le conseguenze per la previdenza sociale sono allucinanti e le prospettive per il PIL sono altrettanto preoccupanti. Non dimentichiamoci, signor Presidente, signor Ministro, che il PIL può crescere in due modi: o aumenta il numero delle persone che consumano, oppure aumenta il consumo pro capite. Noi, il consumo pro capite lo abbiamo già portato a quanto di più si poteva fare; ora, se non cominciamo a far crescere il numero delle persone che lavorano, consumano e producono non possiamo fare altro che imboccare e continuare nella triste strada della totale decadenza del nostro Paese. È dagli anni Novanta che demografi, del tutto inascoltati, lanciano l'allarme e rischiamo di essere fuori tempo massimo. I demografici raccontano che la maggioranza dei figli (si parla di oltre il 60 per cento) nasce in coppie sposate; per questo è indispensabile investire sulla famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio. (Applausi) . Questo è il vero perno delle politiche familiari: o torniamo a investire sulla famiglia e sulla sua stabilità o altrimenti possiamo fare tutti i sostegni economici alla natalità che vogliamo, ma non otterremo il risultato. Non si può pensare, signor Presidente, signor Ministro, di affossare la famiglia naturale e, nel contempo, di far crescere la natalità. Non funziona così. Non è un mistero che questa che ci accingiamo a votare non è la legge che avremmo voluto. L'assegno unico è pur sempre una politica assistenzialista; si tratta cioè di prelevare fiscalmente dalle famiglie e poi di restituire sotto forma di assegno, graziosamente in base a quello che stabilisce il potente del momento. A me l'idea di mettere le famiglie con il cappello in mano in fila per avere quello che spetta loro di diritto è comunque qualche cosa che dal punto di vista ideologico non piace (Applausi) . Credo che una vera politica familiare debba modificare il regime fiscale. Attualmente ci sono delle situazioni di fiscalità familiare che sono incostituzionali. L'articolo 30 della Costituzione impone alla famiglia di mantenere, istruire ed educare la prole, ma dall'altra parte l'articolo 53 afferma che tutti devono corrispondere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Non è possibile togliere alle famiglie le risorse che impiegano per adempiere a un preciso dovere, che è quello di mantenere, istruire ed educare la prole. Voi sapete che oggi portare un figlio dal concepimento alla laurea costa cifre impensabili, si parla di 200.000-300.000 euro. Mi chiedo pertanto che senso abbia tassare a sangue le persone e le famiglie e poi dover procedere a una restituzione sotto forma di assegno. Serve una flat tax. Occorre individuare una no tax area per cui non possano essere tassati quei redditi che servono alla famiglia per venire incontro ai carichi familiari. Serve il fattore famiglia. Queste sono le politiche che avremmo voluto trovare. Per ora è stato intrapreso questo che è un primo passo che va nel senso di una razionalizzazione, ma siamo convinti che se non si arriverà a una equità fiscale per la famiglia non otterremo alcuno degli effetti che pure in quest'Aula oggi tutti dicono di voler auspicare. Il nostro ordine del giorno, signor Ministro, è serio e la ringraziamo per averlo accolto. È un ordine del giorno serio e determinante; vigileremo sulla sua attuazione. È ovvio che servono delle risorse, delle coperture, perché non accada, signor Ministro, che le famiglie si trovino a percepire meno di quello che prendono oggi a causa dell'entrata in vigore della legge sull'assegno unico. Sarebbe una beffa trovare famiglie che vengono a prendere meno di quanto prendono oggi e guardate che non è un rischio peregrino, perché, come già anticipavo prima, il presidente dell'Istat ci dice che, ferme restando le cose come sono oggi, più del 30 per cento delle famiglie rischia di ricevere meno di quello che percepisce oggi. Signor Ministro, non deve neanche accadere che non si metta mano alla riforma dell'ISEE. È già stato detto - e mi fa piacere - più volte in quest'Aula che l'ISEE è iniquo, non tiene conto dei carichi familiari, va riformato e ricostruito. Nel disegno di legge ci sono anche delle buone prassi che siamo contenti di votare: in primo luogo il fatto che l'assegno sia riconosciuto anche prima della nascita. È un primo passo verso il riconoscimento dei diritti dei bambini non nati, primo tra tutti - se mi permettete - il diritto di venire al mondo, che già sarebbe qualcosa. È una buona cosa inoltre il fatto che sia previsto un assegno maggiorato per i figli oltre il secondo. Non dimentichiamoci che il terzo figlio è quello che permette al Paese di crescere: fino al secondo figlio si fa semplicemente rinnovamento della coppia genitoriale; dal terzo in poi si permette al Paese di crescere. Investire sulle famiglie numerose non è una spesa, ma un investimento per il futuro del nostro Paese. Ci troviamo perfettamente d'accordo con questa misura. Siamo favorevoli anche a un'altra misura cui accennavo prima e che pure è determinante, ovvero al fatto che i genitori separati possono beneficiare ciascuno al 50 per cento dell'assegno unico. Non ha senso una guerra tra poveri; non ha senso mettere ulteriori questioni divisive sul tavolo delle separazioni e dei divorzi. Spetti a ciascuno il 50 per cento, come previsto dal disegno di legge delega che ci apprestiamo a votare, dell'assegno unico nei casi di separazione con affidamento condiviso della prole. Ministro, tutto ciò non basta. Ho sentito prima il senatore Renzi parlare di speranza. Signor Ministro, è vero; non è un problema di denaro. Le famiglie dei nostri nonni sono vissute in un momento storico in cui la situazione economica e le prospettive del nostro Paese erano ben diverse da quelle attuali; erano molto deteriori rispetto alle nostre. Eppure i nostri nonni si aprivano generosamente alla vita. Perché questo non accade oggi? Non è un problema solo economico. Certo, le misure economiche sono importanti e indispensabili, ma non è lì il problema. La questione è sapere ridare speranza alle giovani generazioni e per fare questo è necessario promuovere una mentalità favorevole alla vita.