[pronunce]

Parimenti non è necessaria, come ha eccepito l'Avvocatura, la deduzione, da parte della Regione, che le disposizioni impugnate determinano un grave squilibrio economico-finanziario, posto che il giudizio in via principale, avente ad oggetto una legge dello Stato, verte sull'osservanza dei criteri costituzionali di riparto della competenza legislativa (sentenza n. 79 del 2014). 7.- L'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, nel testo attualmente vigente ed oggetto di scrutinio, stabilisce che «Con le procedure previste dall'articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano assicurano un concorso alla finanza pubblica per l'importo complessivo di 600 milioni di euro per l'anno 2012, 1.200 milioni di euro per l'anno 2013 e 1.500 milioni di euro per l'anno 2014 e 1.575 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al predetto articolo 27, l'importo del concorso complessivo di cui al primo periodo del presente comma è annualmente accantonato, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, o, previo accordo tra la Regione richiedente, il Ministero per la coesione territoriale e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a valere sulle risorse destinate alla programmazione regionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione sulla base di apposito accordo sancito tra le medesime autonomie speciali in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e recepito con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze entro il 31 gennaio di ciascun anno. In caso di mancato accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, l'accantonamento è effettuato, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze da emanare entro il 15 febbraio di ciascun anno, in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal SIOPE. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al citato articolo 27, gli obiettivi del patto di stabilità interno delle predette autonomie speciali sono rideterminati tenendo conto degli importi incrementati di 500 milioni di euro annui derivanti dalle predette procedure. In caso di utilizzo delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione per le finalità di cui al presente comma, la Regione interessata propone conseguentemente al CIPE per la presa d'atto, la nuova programmazione nel limite delle disponibilità residue, con priorità per il finanziamento di interventi finalizzati alla promozione dello sviluppo in materia di trasporti, di infrastrutture e di investimenti locali». L'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito la cessazione della materia del contendere, perché per l'anno 2012 (decreto ministeriale 27 novembre 2012) è stato raggiunto l'accordo con le autonomie speciali sulle modalità di riparto del contributo tra di esse. L'eccezione non ha fondamento, dato che concludere un accordo imposto da una norma di legge mentre la si impugna non comporta alcuna acquiescenza nel giudizio in via principale (sentenza n. 98 del 2007). In ogni caso l'accordo non è stato raggiunto né nel 2013 (decreto ministeriale 23 settembre 2013), né nel 2014 (decreto ministeriale 17 giugno 2014). 8.- La Regione autonoma Valle d'Aosta e la Regione siciliana contestano, con riferimento all'art. 16, comma 3, impugnato, e all'art. 1, comma 118, della legge n. 228 del 2012, che la legge dello Stato possa imporre loro una forma di partecipazione alle manovre di risanamento della finanza pubblica senza che essa sia stata precedentemente concordata. Il principio pattizio, infatti, sarebbe desumibile dalle rispettive norme statutarie e di attuazione statutaria. In particolare, le competenze valdostane in materia di ordinamento contabile, di ordinamento degli uffici (viene richiamato l'art. 2, comma 1, lettera a, dello statuto) e di finanze regionali e comunali (art. 3, comma 1, lettera f, dello statuto; artt. 117, terzo comma, e 119 Cost.) sarebbero presidiate dagli artt. 48-bis e 50 dello statuto, che vieterebbero, anche in riferimento al principio di leale collaborazione, interventi statali, in difetto delle particolari procedure previste per modificare lo statuto ed introdurre la normativa di attuazione di esso. Analoga conclusione dovrebbe essere tratta per la Regione siciliana dagli artt. 36 e 43 dello statuto e dal principio di leale collaborazione. Le questioni non sono fondate. Questa Corte ha di recente ribadito, proprio con riguardo alla Regione siciliana (sentenza n. 46 del 2015), che, di regola, i principi di coordinamento della finanza pubblica recati dalla legislazione statale si applicano anche ai soggetti ad autonomia speciale (sentenza n. 36 del 2004; in seguito, sentenze n. 54 del 2014, n. 229 del 2011, n. 169 e n. 82 del 2007, n. 417 del 2005 e n. 353 del 2004). È vero che rispetto a questi ultimi merita di essere privilegiata la via dell'accordo (sentenza n. 353 del 2004), con la quale si esprime un principio generale, desumibile anche dall'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, recante «Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione» (sentenze n. 193 e n. 118 del 2012), ma è anche vero che quel principio, in casi particolari, può essere derogato dal legislatore statale (sentenze n. 46 del 2015, n. 23 del 2014 e n. 193 del 2012). È da aggiungere che, contrariamente a quanto hanno sostenuto le ricorrenti, si tratta di un principio che non è stato recepito dagli statuti di autonomia o dalle norme di attuazione di essi. È per questa ragione che l'art. 27, comma 1, della legge n. 42 del 2009 prevede che le autonomie speciali concorrono al patto di stabilità interno «secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione dei rispettivi statuti», nel presupposto che tali fonti non abbiano ancora provveduto a disciplinare la materia e non abbiano, allo stato, recepito né declinato il principio pattizio nelle forme necessarie a renderlo opponibile al legislatore ordinario.