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Inoltre, per i pubblici dipendenti, qualora l'iscrizione all'albo dei farmacisti sia richiesta per la qualifica professionale da rivestire, tale requisito deve essere posseduto al momento dell'assunzione e deve permanere per tutta la durata del rapporto di lavoro. L'atto legislativo mira, altresì, ad individuare nuove possibilità occupazionali per i farmacisti, consentendo loro: -- di lavorare presso i laboratori privati di analisi cliniche e di elaborare diete salutari, nonché di curare la loro attuazione (articolo 2); -- di operare presso le case di cura private, al fine di evitare che il farmaco, peraltro in quantità rilevanti, sia gestito da persone non qualificate (articolo 3); -- di inserirsi professionalmente nelle strutture del Servizio sanitario nazionale preposte ai trattamenti dei pazienti tossicodipendenti o affetti da AIDS e, in particolare, nei Servizi per le tossicodipendenze (articolo 4). È prevista, inoltre, l'istituzione del servizio farmaceutico negli istituti penitenziari (articolo 5), al fine di garantire un'adeguata assistenza farmaceutica (con compiti di dispensazione, conservazione e controllo del farmaco nonché di educazione sanitaria) a favore della popolazione ivi residente (tenuto conto anche dell'alta percentuale di tossicodipendenti e di malati di AIDS presenti nelle carceri). L'articolo 6 prevede, altresì, la presenza di dispensari farmaceutici presso gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e le aree di servizio della rete autostradale, quando in pianta organica non sia prevista una sede farmaceutica e qualora non vi siano i presupposti per l'istituzione delle farmacie suppletive ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera b) , del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012. L'articolo 7 stabilisce, invece, che le navi di crociera e i treni a lunga percorrenza siano dotati di un medico e di un farmacista per garantire l'assistenza sanitaria di emergenza ai passeggeri, nonché per assicurare la disponibilità di medicinali di uso comune e di pronto soccorso, già confezionati. Gli articoli 8 e 9 sono finalizzati a valorizzare il ruolo del farmacista nella prevenzione e nella risoluzione delle problematiche connesse agli errori in terapia, al rischio clinico e alla sicurezza dei pazienti. La specializzazione dei farmacisti ospedalieri e territoriali e il loro patrimonio di conoscenze culturali e di competenze professionali possono e devono trovare un’adeguata valorizzazione in ambito clinico, attraverso l'istituzione del farmacista di dipartimento ed il potenziamento dell'attività di corsia e di governo del rischio clinico, con effetti positivi per il miglioramento della qualità delle prestazioni, per la riduzione degli errori terapeutici e per il contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera. Le competenze del farmacista in materia di farmacologia, tecnica farmaceutica, farmacodinamica e farmacocinetica possono rappresentare, infatti, un prezioso contributo all'attività del personale sanitario di ospedali, policlinici universitari e centri di ricovero. Le esperienze di altri Paesi, in cui è stato implementato il ruolo del farmacista in tali dinamiche, confortano la previsione di una necessaria applicazione, anche nelle nostre realtà sanitarie, delle conoscenze specialistiche del farmacista. In tal modo sarà possibile non solo prevenire gli errori legati alla terapia farmacologica, ma anche ottimizzare quest'ultima, in relazione alla correttezza delle dosi, alle vie e agli intervalli di somministrazione. Tra l'altro, come dimostrato dalle sperimentazioni (come il progetto «Farmacista di Dipartimento», condotto dal Ministero della salute in collaborazione con la Società italiana farmacisti ospedalieri e la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, presso gli ospedali Molinette di Torino, Istituto oncologico di Padova, Riuniti di Ancona, Giovanni Paolo II di Bari e San Vincenzo di Taormina), il farmacista, con la propria presenza direttamente nei reparti ospedalieri, sarebbe in grado di ridurre notevolmente, fino a dimezzarli, gli errori legati alle terapie farmacologiche somministrate ai pazienti ricoverati. Errori di tale natura sono, purtroppo, molto frequenti nella realtà sanitaria italiana: a tal fine, l'articolo 8 prevede l'istituzione, presso ogni ospedale, casa di cura e centro di degenza, pubblico, privato e convenzionato, dell'Unità di farmacia per la gestione centralizzata delle esigenze delle suddette strutture con i compiti fissati dai rispettivi atti programmatori e organizzativi. Inoltre è stabilito che presso ogni dipartimento delle suddette strutture sia istituita l'Unità operativa di farmacia per le attività di specifica competenza del dipartimento con gli specifici compiti individuati in materia di farmacovigilanza, monitoraggio dei consumi farmaceutici, nonché di collaborazione interprofessionale. A tali unità deve essere assegnato personale farmacista esclusivamente in possesso della relativa specializzazione. Nella medesima prospettiva si inserisce l'articolo 9, che mira ad introdurre sistemi di segnalazione e monitoraggio che permettano l'identificazione di nuovi e non sospettati rischi, ad esempio complicazioni mai riconosciute associate all'uso di un determinato farmaco, a cui faccia seguito una precisa analisi scientifica dei dati finalizzata all'individuazione delle strategie di azione da seguire. In tal senso, è prevista l'istituzione della Rete nazionale di gestione del rischio clinico, il cui funzionamento è disciplinato, con decreto del Ministero della salute, da adottare d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nonché la creazione di un meccanismo di « reporting » dei dati relativi all'assunzione dei farmaci e la costituzione di un gruppo di esperti che riveda tutti i report , individuando i nuovi possibili rischi al fine di prevenirli. La sicurezza dei pazienti, oltre ad essere uno degli obiettivi prioritari del Servizio sanitario nazionale, infatti, è uno dei fattori determinanti della qualità delle cure. Lo sviluppo di interventi efficaci è strettamente correlato alla comprensione delle criticità dell'organizzazione e dei limiti individuali, essendo necessaria la diffusione di una cultura specifica che promuova l'analisi degli eventi avversi e consenta di raccogliere gli insegnamenti che da questi possono derivare. La sicurezza dei pazienti, quindi, si colloca nell'ambito di un complessivo miglioramento della qualità delle cure e, poiché dipende dall'interazione delle molteplici componenti che agiscono nel sistema, deve essere affrontata attraverso l'adozione di pratiche di governo clinico che pongano al centro della programmazione e della gestione dei servizi sanitari i bisogni dei cittadini, valorizzando nel contempo il ruolo e la responsabilità di tutte le figure professionali che operano in sanità. Con particolare riferimento alla fase successiva alla dimissione ospedaliera del paziente, l'articolo 10, in attuazione di quanto previsto dalla Raccomandazione n. 17 emanata dal Ministero della salute nel 2014, disciplina il ruolo del farmacista nei processi di «ricognizione» e «riconciliazione farmacologica» al fine di garantire l'aderenza alle terapie da parte dei pazienti e, allo stesso tempo, l'ottimizzazione delle risorse economiche, contribuendo ad eliminare sprechi e inefficienze.