[resaula]

le regole Solas sulle persone trasportate, come ricordato, non si applicano nel caso in cui il numero delle persone a bordo ecceda per caso di soccorso. Si tenga a mente, in particolare, l'articolo IV (casi di forza maggiore) lettera b della convenzione, che stabilisce che "le persone che si trovano a bordo di una nave per causa di forza maggiore o in conseguenza dell'obbligo imposto al comandante di trasportare naufraghi o altre persone, non devono essere computate allorché si tratta di verificare l'applicazione alle navi di una qualsiasi prescrizione della presente Convenzione"; non può, poi, esser considerato responsabile in Italia della presunta violazione amministrativa quel soccorritore, chiunque sia, che abbia dato notizia di aver preso a bordo dei naufraghi, informando le autorità competenti. Infatti, a norma dell'articolo 69 del codice navigazione è l'autorità marittima che, informata, deve provvedere immediatamente ai soccorsi, anche mediante l'utilizzo di altre risorse, pubbliche o private che siano, per coordinare al meglio le capacità e gli sforzi delle risorse utilmente disponibili. Anche, se opportuno, mandando altre unità navali incontro alla nave soccorritrice sovraccarica per distribuire le persone salvate su più navi; ma se, come accade sin troppo di frequente, non viene messa in atto alcuna azione di coordinamento con gli sforzi della nave che sta salvando vite umane, e se non viene indicato in tempi rapidi, come prevedono, invece, le convenzioni internazionali, il luogo sicuro di sbarco, è di tutta evidenza che la permanenza a bordo di un "eccessivo numero di persone" (naufraghi) non sia certo dovuta dalla presa a bordo, doverosa, sulla nave soccorritrice; a parere dell'interrogante, il fatto che le navi istituzionali siano state ritirate dal quel tratto di mare dove avviene un gran numero di naufragi, che Frontex vi mandi soltanto velivoli e non navi, che anche la missione IRINI agisca in un tratto di mare lontano dal luogo dove si verificano gli eventi, che le organizzazioni non governative vengano in ogni modo ostacolate e che si consenta ai fiancheggiatori dei trafficanti della "guardia costiera libica" di avere campo libero nelle operazioni di sequestro delle persone in mare sembra essere una strategia pianificata a tavolino e volta evidentemente a rendere sempre più pericolose le traversate dei disperati quasi che si volesse, favorendo la perdita di vite umane, offrire un esempio spaventoso per coloro che vogliano seguire la stessa via, fuggendo da guerra, torture, miseria, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo possano indicare quali norme di diritto internazionale, europeo o interno costituiscano la presunta base giuridica dei fermi amministrativi, posto che le convenzioni internazionali prevedono, innanzitutto, l'obbligo del soccorso in mare e deroghe all'applicazione delle regole convenzionali nel caso in cui una nave trasporti più persone di quelle per cui è certificata a causa dell'attività di soccorso svolta, indipendentemente dalla natura occasionale o sistematica dell'attività di soccorso, che non è elemento di discrimine; se esista, e in caso positivo chi lo abbia emanato, per quali motivi e su quali basi giuridiche, un ordine che imponga a Guardia costiera di effettuare ispezioni e sequestri che sono evidentemente diversi, per frequenza e profondità da quelli ordinariamente espletati in qualità di PSC con l'effetto di mettere a rischio la possibilità di procedere ai soccorsi da parte delle navi e provvedere al loro coordinamento. Atto n. 4-05390 D'ARIENZO FERRAZZI BOLDRINI IORI ALFIERI ASTORRE CIRINNA' COLLINA COMINCINI D'ALFONSO FEDELI GIACOBBE LAUS MARGIOTTA MARILOTTI PITTELLA ROJC STEFANO TARICCO VALENTE VERDUCCI Al Ministro della salute Premesso che: "Azienda Zero", ente del Servizio sanitario regionale veneto, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, di autonomia amministrativa, patrimoniale, organizzativa, tecnica, gestionale e contabile, ha depositato una denuncia per diffamazione nei confronti del dipendente professor Andrea Crisanti in quanto le critiche espresse pubblicamente da quest'ultimo avrebbero screditato le strategie di prevenzione adottate dalla Regione per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19; secondo il professor Crisanti, il Veneto avrebbe fatto affidamento sui tamponi rapidi, invece di quelli molecolari, a fronte del fatto, come dimostrava un suo studio diagnostico, che 3 tamponi rapidi (di prima e seconda generazione, oggi superati) su 10 non avrebbero intercettato i contagiati da varianti del virus; lo studio è stato condotto dal professor Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova, dalla dottoressa Annamaria Cattelan, primario di malattie infettive, con la collaborazione del professor Stefano Toppo e del dottor Vito Cianci, direttore del pronto soccorso in azienda ospedaliera a Padova; dallo studio emerge che le varianti genetiche dell'antigene N SARS-CoV-2 non verrebbero rilevate dai test antigenici. Ciò, quindi, avrebbe compromesso l'affidabilità dei tamponi rapidi, che dal 15 gennaio, su richiesta della Regione Veneto, sono stati conteggiati nel bollettino nazionale dei contagi; se l'ipotesi venisse suffragata sarebbe possibile ipotizzare che l'utilizzo di massa dei tamponi rapidi in Veneto (che ha raggiunto quasi il 68 per cento di tutti i test del tampone per Sars-Cov-2) possa aver involontariamente favorito la diffusione di varianti virali da questi non rilevabili, contribuendo così alla loro libera circolazione e all'inefficacia delle misure di contenimento poste in essere dalla Regione; in proposito, rileverebbe anche il fatto che pare che sia stata inoltrata da parte del professor Crisanti ad Azienda Zero una segnalazione che riportava alcune evidenze già emerse in merito ancora nel mese di ottobre 2020, prima che lo studio venisse completato e reso noto e che di questo non risulterebbero informati né il Comitato tecnico scientifico nazionale né il Ministero della salute; i primi esiti dello studio sono stati resi noti anche pubblicamente dal professor Crisanti con interviste su un giornale locale padovano a fine mese ottobre 2020; da fonti stampa emerge che la Procura della Repubblica di Padova abbia aperto un'inchiesta per appurare se i tamponi rapidi possano avere un'affidabilità molto inferiore a quella dichiarata dalle aziende farmaceutiche produttrici e, quindi, per questa ragione aver potenzialmente favorito la seconda ondata di contagi in Veneto; si ritiene doveroso approfondire il delicato contesto, attese le gravi conseguenze che le scelte operate avrebbero prodotto; considerato che, anziché esaminare lo studio per confutarne le ragioni o per rivalutare le scelte operate, l'Azienda Zero ha preferito adire le vie legali, si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, nell'ambito delle sue competenze, per fare piena chiarezza sulla validità dello studio e se, a tal fine, non ritenga necessario avviare un'urgente indagine ispettiva. Atto n. 4-05391 BOSSI Simone IWOBI CASOLATI LUCIDI BRIZIARELLI PELLEGRINI Emanuele Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: