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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 91 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 8,45. PROCEDURE INFORMATIVE Interrogazione Il presidente PETROCELLI ricorda che il primo punto all'ordine del giorno dell'odierna seduta reca l'interrogazione n. 3-01933, presentata dal senatore Alfieri, sul rilascio di permessi di soggiorno per i cittadini italiani residenti nel territorio del Canton Ticino. Si tratta di un'interrogazione a risposta orale assegnata alla Commissione Affari esteri, ai sensi dell'articolo 147 del Regolamento del Senato. Per il Governo è stato chiamato a rispondere il vice ministro Marina Sereni. Ricorda all'interrogante che, secondo l'articolo 149 del Regolamento, dopo la dichiarazione del rappresentante del Governo, può replicare per dichiarare se sia o no soddisfatto per un tempo complessivo che non può eccedere i cinque minuti. Il vice ministro Marina SERENI informa preliminarmente che gli italiani iscritti all'anagrafe del Consolato Generale di Lugano sono 123.000, con una leggera tendenza alla diminuzione. Inoltre, le varie tipologie di permesso di soggiorno più diffusamente utilizzate dagli italiani in Svizzera vengono rilasciate dall'Ufficio degli stranieri, subordinato al Dipartimento delle Istituzioni, il Ministero cantonale attualmente diretto da Norman Gobbi, esponente della Lega dei Ticinesi. La trasmissione di approfondimento della Radiotelevisione svizzera italiana richiamata dall'interrogante ha qualificato l'allontanamento di cittadini stranieri ritenuti non graditi, tra i quali anche molti italiani, come una politica delle autorità del Canton Ticino. La trasmissione ha, in particolare, evidenziato le difficoltà riscontrate nell'ottenere e rinnovare il permesso di lavoro di tipo G e il permesso di residenza di tipo B. I due motivi più frequentemente alla base del diniego sarebbero i precedenti penali e le residenze fittizie, in merito alle quali gli stranieri vengono sottoposti ad approfonditi controlli da parte della polizia elvetica per verificare che il loro "centro di interessi" sia effettivamente in Ticino. Per analizzare la questione nel suo complesso, secondo il Vice Ministro, bisogna ricordare che le Autorità del Canton Ticino applicano norme interne svizzere. Anche se i connazionali sono la prima comunità straniera residente in Ticino, esse vengono applicate non solo nei confronti degli italiani. In proposito, l'oratore conferma quanto il senatore interrogante scrive nella sua premessa, ossia che i tribunali svizzeri rivedono spesso le decisioni amministrative a favore degli italiani del Ticino, tant'è che nel 2019 il Tribunale cantonale ha accolto circa la metà dei ricorsi presentati a fronte di diniego di permessi da parte delle Autorità cantonali. Sulla base di quanto riferito dall'Ambasciata a Berna, il Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Confederazione Elvetica non condivide l'impostazione delle Autorità amministrative del Canton Ticino, e, in particolare, la linea del direttore Gobbi, il quale sembra agire - secondo molti osservatori - in ottica principalmente elettorale, legittima in qualità di esponente politico, ma controversa per il suo ruolo istituzionale. A seguito delle polemiche suscitate dalla trasmissione della Radiotelevisione svizzera italiana e di alcune dichiarazioni di Gobbi nel corso della stessa trasmissione, il Partito Socialista ticinese ha, infatti, richiesto al Presidente del Gran Consiglio, il parlamento del Canton Ticino, di attivare l'Alta Vigilanza sul Consiglio di Stato, l'esecutivo ticinese, per far luce sull'attività del Dipartimento delle Istituzioni e sul suo Direttore. Tutta la politica ticinese si è, di conseguenza, schierata sulla questione. Il partito "La Sinistra" e il Partito Liberale Radicale appaiono i più critici. Il Partito Popolare e l'Unione Democratica di Centro si trovano, invece, su posizioni moderate. La "Lega dei Ticinesi" sostiene, da parte sua, la linea di Gobbi. Non partecipando alle riunioni sull'argomento, i suoi rappresentanti a Lugano stanno, infatti, al momento bloccando la finalizzazione dei processi di acquisizione della cittadinanza svizzera da parte di cittadini stranieri. Per meglio evidenziare il clima politico, il rappresentante del Governo ricorda che, il 27 settembre scorso, l'elettorato svizzero è stato chiamato a pronunciarsi su cinque quesiti referendari, tra cui uno riguardante l'"Iniziativa popolare federale per un'immigrazione moderata". L'iniziativa proponeva di imporre la sola disciplina svizzera in materia migratoria, escludendo la conclusione di nuovi trattati internazionali o l'assunzione di nuovi obblighi internazionali "che accordino una libera circolazione delle persone a cittadini stranieri". I risultati hanno confermato le previsioni della vigilia e la proposta è stata respinta dal 62 per cento dei votanti. La Svizzera ha dato così un segnale chiaramente favorevole sia alla presenza di cittadini e lavoratori stranieri, sia al rafforzamento di rapporti costruttivi con l'Unione europea. Peraltro, la presidente Sommaruga e il consigliere federale agli Esteri Cassis si erano decisamente schierati contro l'iniziativa. L'attuale criticità nel rilascio dei permessi di soggiorno sembra, quindi, dipendere non tanto dalle regole vigenti quanto dal modo in cui queste sono applicate dalle Autorità locali in una logica di consenso elettorale. Se a questo si aggiunge la tendenza del Tribunale cantonale a esprimersi in favore dei ricorrenti contro il diniego di permesso di soggiorno, non appare, al momento, opportuno e utile presentare proposte per la conclusione di ulteriori accordi bilaterali con la Confederazione Elvetica in materia di permessi di soggiorno. Conclude sottolineando che il Governo continuerà, naturalmente, a seguire con attenzione la questione, in particolare gli esiti della richiesta di attivazione dell'Alta vigilanza del Gran Consiglio, e a prestare la massima assistenza agli italiani in Svizzera. Il senatore ALFIERI ( PD ) si dichiara soddisfatto delle argomentazioni illustrare dal rappresentante del Governo e, al contempo, evidenzia criticamente come l'atteggiamento assunto dal Canton Ticino rischi di riverberarsi in modo negativo sui connazionali lavoratori transfrontalieri, i quali sono soggetti ad evidenti difficoltà nei loro spostamenti quotidiani. Peraltro, al Governo italiano si offre la possibilità di impiegare la leva di moral suasion rappresentata dal raggiungimento, atteso da tempo, di un accordo fiscale tra l'Italia e la Confederazione svizzera, suscettibile di apportare effetti positivi soprattutto per il Canton Ticino, dove, purtroppo, agiscono, in particolare, due partiti politici che hanno imperniato la propria iniziativa politica sull'approccio restrittivo della libera circolazione dei lavoratori stranieri. Il presidente PETROCELLI dichiara, quindi, conclusa la procedura informativa all'ordine del giorno. IN SEDE CONSULTIVA Atto n. 572 Proposta di 'Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza' Doc 572 Proposta di "Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (Parere alle Commissioni 5 a e 14 a riunite. Esame.