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nel medesimo periodo la rotta del Mediterraneo centrale (da Libia e altri Paesi del Nord Africa verso l'Italia) ha registrato circa 23.000 sbarchi (sulla base dei dati del Ministero dell'interno, circa la metà dalla Libia); la rotta del Mediterraneo orientale (dalla Turchia alla Grecia) ha coinvolto oltre 31.000 persone, e quella del Mediterraneo occidentale (ovvero i flussi verso la Spagna) ha riguardato circa 55.000 persone, oltre agli sbarchi a Malta e a Cipro (rispettivamente, 1.000 persone e 600 persone); per molti immigrati, approdare in Europa rappresenta la fase finale di un viaggio pericoloso durante il quale sono stati esposti a violenze, torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d'estorsione; secondo il rapporto dell'UNHCR, nel tentativo di attraversare il mar Mediterraneo per raggiungere l'Europa, nel 2018 sono decedute o disperse circa 2.275 persone, ovvero in media circa sei persone al giorno. Il Mediterraneo è allo stato attuale la rotta marittima più letale al mondo. Nonostante la diminuzione degli arrivi, il tasso di mortalità registrato sulle rotte migratorie nel mar Mediterraneo è salito drasticamente nel breve volgere di un anno. Lungo la rotta Libia-Europa si è passati da un decesso ogni 38 arrivi nel 2017 a uno ogni 14 nel 2018. Il bilancio delle vittime è stato altrettanto pesante anche lungo l'altra rotta migratoria del Mediterraneo, quella verso la Spagna, dove il numero dei decessi e dei dispersi è quasi quadruplicato nel 2018 rispetto al 2017; il cambio delle politiche adottate da alcuni Stati europei, secondo il rapporto dell'UNHCR, ha portato a numerosi incidenti in cui un numero elevato di persone è rimasto in mare alla deriva per giorni, in attesa dell'autorizzazione a sbarcare; le navi delle organizzazioni non governative e i membri degli equipaggi hanno subìto crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca e soccorso, tanto che migliaia di persone, sia migranti "politici" sia "economici", sono state ricondotte in Libia, dove hanno dovuto affrontare condizioni terribili nei centri di detenzione; il rapporto ha messo in luce le principali criticità della situazione relativa all'immigrazione verso i Paesi europei, esortando gli Stati europei ad adottare politiche nazionali ed europee condivise ed efficaci, a partire dall'urgente istituzione di un meccanismo regionale, coordinato e prevedibile, per rafforzare le operazioni di soccorso in mare, migliorando la capacità di ricerca e di soccorso nel Mediterraneo centrale ed eliminando anche le restrizioni alle organizzazioni non governative; con particolare riguardo alla situazione della Libia, l'UNHCR sottolinea che gli Stati europei dovrebbero sollecitare le autorità libiche a porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati e migranti intercettati o soccorsi in mare, modificando anche le misure che prevedono i lavori forzati come pena per l'entrata irregolare nel Paese, offrendo una base legale allo sfruttamento di rifugiati e migranti; visto che: il diritto di asilo è sancito solennemente dalla Costituzione italiana; il riconoscimento dello status di rifugiato è entrato nel nostro ordinamento con l'adesione alla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, ratificata nel 1954, e con la Convenzione di Dublino, sulla determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri della Comunità europea; la Carta europea dei diritti dell'uomo sancisce il diritto d'asilo con riferimento ai principi e gli standard della Convenzione di Ginevra e del protocollo del 1967; la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato in più occasioni l'Italia per violazione della Convenzione europea sui diritti dell'uomo in materia d'asilo; dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo pendono migliaia di casi, il che mette in evidenza come sia urgente procedere ad una rivisitazione delle politiche d'asilo dei Paesi dell'Unione europea; le crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca, soccorso e sbarco dei migranti, tenuto conto dei flussi misti di migranti politici e di migranti economici, impedisce di distinguere e di fatto di riconoscere immediato soccorso ai potenziali richiedenti asilo e di garantire la necessaria tutela legale ai minori non accompagnati. Tali restrizioni avvengono in palese contrasto con i contenuti della Carta europea dei diritti dell'uomo, più volte richiamati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo a fondamento delle sentenze di condanna nei confronti dei Paesi chiamati in giudizio; preso atto che: il 4 maggio e il 13 luglio 2016, la Commissione europea ha presentato un insieme di proposte legislative diretto alla riforma del sistema europeo comune di asilo (CEAS), che avrebbe dovuto realizzare il nuovo quadro in cui affrontare e gestire con strumenti più adeguati la complessa questione delle migrazioni; il "pacchetto" del 2016 comprendeva la revisione del regolamento di Dublino, che individua lo Stato membro competente per l'esame della domanda di asilo, e del regolamento Eurodac, il database europeo per il controllo delle impronte per l'applicazione efficace del regolamento di Dublino, assieme a una proposta di regolamento relativo alla creazione dell'Agenzia europea per l'asilo, che andrebbe a sostituire l'attuale Ufficio europeo per l'asilo, una proposta di regolamento che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale nella UE, una proposta di regolamento sulle qualifiche, la rifusione della direttiva sulle condizioni di accoglienza e una proposta di regolamento che istituisce un quadro dell'Unione europea per il reinsediamento; accanto a ciò, nel settembre 2018, la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento volta a potenziare il sistema della guardia di frontiera e costiera europea, con il rafforzamento dell'Agenzia europea e del suo mandato, nonché con la costituzione di un corpo permanente di 10.000 unità operative; inoltre la Commissione ha presentato una proposta di revisione mirata della direttiva rimpatri volta ad accelerare le procedure di rimpatrio e a controllare i movimenti secondari irregolari; alcune delle proposte facenti parte del pacchetto sono giunte ad uno stato avanzato nei rispettivi negoziati (in particolare, l'Agenzia UE per l'asilo, il sistema Eurodac, le condizioni di accoglienza, le qualifiche e lo status , il quadro giuridico per il reinsediamento); tuttavia, nonostante i progressi, la riforma complessiva resta bloccata in particolare perché ancorata alla mancata soluzione e al mancato accordo tra gli Stati membri in merito alla revisione del regolamento di Dublino, assieme al mancato raggiungimento di una posizione comune sulla proposta legislativa per una procedura unica di protezione internazionale; considerato che: il cosiddetto regolamento di Dublino III (regolamento (UE) n. 604/2013), entrato in vigore il 1° gennaio 2014, stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide;