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una ricchezza occupazionale stimabile in 70.000 addetti, sia nel settore diretto che in quello indiretto, il cosiddetto indotto. È un settore che caratterizza la vita del nostro Paese e dell'Europa nell'ambito delle costruzioni, della meccanica, dell' automotive , degli elettrodomestici. Sul nostro territorio riconosciamo la centralità di tre siti straordinariamente importanti (Taranto, Piombino, Terni), caratterizzati in questa fase da problematiche piuttosto rilevanti, su cui torno tra poco. Il quadro di riferimento è quello di una crisi siderurgica che è avanzata in questi anni pesantemente in Europa prima che in Italia, per effetto della concorrenza molto forte dei Paesi asiatici, degli Stati Uniti e dell'acciaio turco. Si tratta di Paesi che hanno fatto soprattutto della riduzione del costo della manodopera il proprio punto forte. In Italia vi sono problemi relativi alla bassa efficienza energetica e all'elevato impatto inquinante degli impianti, ma soprattutto le nostre produzioni non sono protette dal dumping e dalla forte concorrenza che si determina sul costo del lavoro nel confronto con gli altri Paesi asiatici che ricordavo prima e con gli Stati Uniti. Anche la Corea, tra i Paesi asiatici, è un forte competitor in questa direzione. Per reagire a questa crisi ormai imperante bisogna assolutamente rilanciare un piano di industria sostenibile, come veniva detto prima e come si dice nella riflessione che l'ordine del giorno pone al Parlamento. Innanzitutto ciò dovrà essere fatto puntando sulle risorse del recovery plan. In questo senso, abbiamo visto come quel piano può avere una grande centralità, soprattutto per quanto riguarda le risorse da destinare a tutto il processo di transizione verso una produzione sostenibile. All'interno del piano sono stimati 2 miliardi che sono un punto di partenza dell'azione che deve mettere in campo il Governo. È di grande rilevanza trattare questo tema oggi in Parlamento perché abbiamo tre siti importanti e centrali per la nostra economia che hanno problemi diversi, ma che sono uniti dalla stessa necessità di intervento. Innanzitutto abbiamo l'Ilva sulla quale è aperto un tavolo di confronto tra commissari, sindacati e istituzioni, all'indomani della crisi che c'è stata con ArcelorMittal relativamente a problemi sorti nella gestione del sito e alle questioni concernenti la cancellazione dello scudo penale. Tutti questi temi non possono essere alternativi alla questione centrale della sostenibilità ambientale di quello stabilimento e alla riconversione ambientale dello stesso. Rispetto a questo tema centrale nessuno si può sottrarre, inclusi il Governo e l'Unione europea. Abbiamo il tema di Piombino, un altro dei siti di grande valore strategico per questo Paese, caratterizzato dalla presenza dell'azionariato Jindal, che in questi anni non ha dato l'impressione di voler spingere il polo industriale di Piombino verso un rinnovato sviluppo. È sembrato quasi più un tentativo di limitare la concorrenza di questo stabilimento nel panorama mondiale. Di fatto, Jindal, comprandolo, lo ha sottratto alla concorrenza verso le proprie produzioni con altri siti mondiali. Appare più questo il problema di Piombino piuttosto che questioni che attengono alle valutazioni che invece sono da fare sullo sviluppo di un sito così importante. Da ultima, ma non per importanza, vi è la questione dell'acciaieria ternana, che avverto personalmente come molto importante. È un'acciaieria di grande rilevanza e di grande valore europeo: è il quarto player europeo. L'acciaieria ternana ormai da molti anni è sottoposta a stress - soprattutto i lavoratori - per i continui cambi di assetto societario. L'anno scorso la proprietà attuale, ThyssenKrupp, che l'aveva riacquistata per motivi attinenti all'intervento dell'Europa in tema di antitrust dai finlandesi di Outokumpu, ha annunciato la dismissione dell' inox (ovvero della produzione di acciaio su Terni) e non della produzione negli altri siti di sua proprietà. Anzi, ha dichiarato di mantenere tutti i centri servizi. In questo senso si pone una riflessione che deve coinvolgere necessariamente le istituzioni europee perché, come l'Europa intervenne per bloccare la cessione ai finlandesi di Outokumpu dell'acciaieria ternana per questioni relative alla concentrazione di azionariato all' Antitrust , è del tutto evidente che bisogna chiedersi oggi se le azioni di ThyssenKrupp, relativamente al fatto di cedere soltanto l'inox e non i centri servizi, possano essere sostenute anche in campo europeo. Noi pensiamo di no e quindi il tema deve essere sicuramente posto all'attenzione del commissario europeo per la concorrenza e il Governo deve spingere in questa direzione. Sostanzialmente però non possiamo che esprimere, per le considerazioni che sono state fatte a più livelli, un voto positivo sull'ordine del giorno, soprattutto perché esso mette in evidenza degli impegni che riteniamo sia importante vengano assunti dal Governo, tra cui sostenere dei tavoli europei per la definizione di una politica industriale comune. Questo sicuramente è il primo punto e il più rilevante. Siamo convinti che sia importante adottare un nuovo piano di azione che dia una visione di lungo periodo per quanto riguarda la politica siderurgica in Italia. Pensiamo però che sia fondamentale fare questo attraverso un passaggio che poi è indicato bene negli impegni per il Governo: la soluzione di tutti i tavoli di crisi. Le situazioni dei tre principali stabilimenti (Piombino, Terni e Taranto) sono lì all'attenzione del Governo, insieme a tante altre situazioni di crisi nel campo della meccanica e della siderurgia di questo Paese. È per questo che una politica di sviluppo deve passare anche attraverso la necessità di dare una prospettiva alla soluzione dei tavoli di crisi. Sarà assolutamente fondamentale - come veniva detto poc'anzi - dare sostegno e linfa ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché sono quelli che potranno garantire i necessari passaggi di riconversione ecologica verso una produzione industriale sostenibile, che può dare nuova linfa alla siderurgia italiana. Non abbiamo altrimenti sbocchi di rilancio e che possano portarci a essere concorrenziali con il sistema europeo e mondiale. (Applausi) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, Fratelli d'Italia ha presentato la mozione che ha dato occasione al Parlamento e a quest'Aula di discutere di una questione fondamentale per l'assetto della politica industriale, sociale e ambientale di questo Paese. L'ha fatto con convinzione, in un momento particolarmente delicato per il settore, come dimostra il fatto che il Governo ha convocato i sindacati per domani e il fatto che c'è grande agitazione nelle sedi e negli stabilimenti del settore siderurgico italiano, a Taranto, a Genova, a Piombino, a Terni. Ma, soprattutto, c'è tanta agitazione e preoccupazione nei settori che utilizzano l'acciaio italiano. L'altro giorno un quotidiano importante e certamente non vicino a noi ipotizzava che ci fosse una strategia internazionale di cui gli stabilimenti italiani fossero oggetto per aumentare il prezzo dell'acciaio in Europa, come dimostra l'andamento del prezzo dell'acciaio di questi giorni, facendo uscire fuori dalla competizione proprio gli utilizzatori del settore in Italia, che sono gran parte della nostra industria ferroviaria, automobilistica, degli elettrodomestici e quant'altro.