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la possibilità che si producano situazioni di doppia imposizione internazionale ha indotto i diversi ordinamenti ad individuare, nel tempo, misure idonee a scongiurare questo pericolo; il decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, all'articolo 25, comma 2, stabilisce che: "se i compensi e le altre somme di cui al comma precedente sono corrisposti a soggetti non residenti, deve essere operata una ritenuta a titolo d'imposta nella misura del 30 per cento, anche per le prestazioni effettuate nell'esercizio di imprese. Ne sono esclusi i compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all'estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti"; il decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili, ha modificato all'articolo 39, comma 1, lettera h) , il decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, in materia di imposta sui redditi e valore aggiunto, stabilendo che: " È punito con la reclusione da due a cinque anni chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila"; tuttavia, al netto di tale norma, nel nostro Paese, l'attività di riscossione sulle prestazioni degli artisti e sportivi risulterebbe molto deludente, generando negli anni un mancato incasso per l'erario italiano molto rilevante, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto; quali siano i risultati dell'attività di riscossione nell'ultimo quinquennio relativi alle prestazioni effettuate dagli sportivi residenti all'estero che hanno svolto la propria attività nel nostro Paese; se non ritenga necessario adoperarsi per prevedere un più efficiente modello di recupero delle imposte non incassate dallo Stato. Atto n. 4-04124 QUAGLIARIELLO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il numero delle adozioni internazionali registra un crollo sempre più vertiginoso con una riduzione progressiva e inesorabile giunta al 75 per cento rispetto alle adozioni concluse nell'ultimo decennio (stando agli ultimi dati disponibili nel 2019 la riduzione è del 14,3 per cento rispetto al 2018, con 969 procedure concluse e 1.205 minori adottati); il momento così complesso per la pandemia da COVID-19 ha causato prima uno stallo e, successivamente, forti rallentamenti nello svolgimento delle attività di accompagnamento delle coppie italiane per l'adozione di minorenni all'estero, sia per la parte dei servizi in Italia che per la fase all'estero; la Commissione per le adozioni internazionali (CAI) non si riunisce dalla fine del mese di febbraio 2020; la stessa CAI non ha un direttore generale in funzione dal 1° settembre e, sebbene si auspichi che entri presto in carica il nuovo vice presidente, Vincenzo Starita, recentemente annunciato dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia Bonetti, è evidente la complessità del funzionamento interno dell'autorità centrale che di fatto blocca gli enti nel loro servizio ai bambini e alle famiglie, rischiando di rendere irreversibile il dissesto del settore; il settore delle adozioni internazionali aveva già vissuto nel recente passato diversi anni di difficoltà (in particolare 2013-2017) in conseguenza di malfunzionamenti e di una gestione non trasparente della Commissione per le adozioni internazionali che avevano portato un dissesto di tutto il settore, al punto che sulla vicenda numerosi colleghi di entrambi i rami del Parlamento, attraverso atti di interpellanza e interrogazione, avevano sollevato dubbi e posto varie domande rimaste fino ad oggi sostanzialmente prive di risposte, non essendo state approfonditi né ufficializzati, né le cause, né i rimedi ed eventuali provvedimenti adottati, il che si è tradotto nel collocamento di infanzia e famiglie, per lungo tempo, in una posizione di evidente non priorità da parte del Governo; basta consultare gli archivi informatici del Parlamento per constatare che sono almeno una ventina le proposte di legge presentate dai vari colleghi del Parlamento nelle ultime legislature allo scopo di riformare le procedure di adozione internazionale per renderle più snelle e migliorare il funzionamento del sistema, anche in seguito a specifiche indagini conoscitive nella materia, ma che tutti i disegni di legge sono purtroppo rimasti in attesa di esame; al settore delle adozioni internazionali non è stata sinora dunque riservata adeguata attenzione, se si considera che, in applicazione degli articoli 31 e 117 della Costituzione, con l'insieme dei principi internazionali applicabili sulla centralità dei minorenni e dei loro diritti, e in particolare dell'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dovrebbe al contrario trattarsi di un settore prioritario; in ogni caso tale settore deve essere necessariamente collocato in una posizione di maggiore interesse, se non altro alla luce della centralità dei diritti fondamentali della persona e della questione demografica italiana, si chiede di sapere: quali azioni urgenti si intenda intraprendere affinché la CAI torni ad essere immediatamente funzionante, a beneficio di tutti i bambini che aspettano di essere figli e di coppie che li attendono e quali iniziative, anche normative, si intenda intraprendere per il prossimo futuro per porre l'interesse dei minorenni e il supporto all'adozione internazionale in una posizione prioritaria, e quindi nuova rispetto al recente passato, rendendo possibile un supporto efficiente e strutturale ai diritti dei bambini e alle loro famiglie; se si intenda proseguire speditamente sul percorso intrapreso dalla Commissione nel corso del mese di maggio al fine di definire, con le autorità centrali dei Paesi di origine, nuove procedure per le adozioni internazionali, anche in "modalità da remoto", provando a tracciare nuove procedure adottive, con i Paesi che hanno mostrato di essere propositivi e ricettivi nel lavoro on line . Atto n. 4-04125 TARICCO CIRINNA' FEDELI D'ARIENZO ASTORRE BOLDRINI ROJC PITTELLA VALENTE IORI FERRAZZI D'ALFONSO GIACOBBE VERDUCCI STEFANO Al Ministro della salute Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020, dispone, all'art. 1, comma 6, lettera bb) , che: "Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull'intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure: l'accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione"; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 settembre 2020 sul tema ha prorogato la disposizione fino al 7 ottobre senza apportarvi modificazioni; considerato che: