[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 347, 348, 349, 350 e 352, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2005), promosso con ricorso della Regione Friuli-Venezia Giulia notificato il 28 febbraio 2005, depositato in cancelleria il 3 marzo 2005 ed iscritto al n. 28 del registro ricorsi 2005. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 21 febbraio 2006 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Friuli-Venezia Giulia e l'avvocato dello Stato Filippo Arena per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. ¾ La Regione Friuli-Venezia Giulia ha proposto, con ricorso notificato il 28 febbraio 2005 e depositato il successivo 3 marzo, questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2005) e, tra queste, delle disposizioni di cui ai commi 347, 348 (denunciato soltanto nella motivazione del ricorso), 349, 350 e 352 dell'art. 1. La ricorrente esordisce precisando che le disposizioni denunciate sarebbero illegittime e lesive non già per «un elemento intrinseco» ad esse, bensì in ragione del loro rapporto «con il finanziamento della Regione, e precisamente nella inopinata e rilevante riduzione che esse ne determinano, senza accompagnarlo (come avviene invece per lo Stato) con alcuna misura correttiva». Sicché la richiesta rivolta a questa Corte non è quella di «una declaratoria di illegittimità costituzionale delle riduzioni delle imposte dirette, ma una declaratoria di illegittimità nella parte in cui la normativa che le dispone non provvede a riequilibrare le entrate regionali, come avviene invece per quelle statali». 1.1. ¾ Ciò puntualizzato, la Regione Friuli-Venezia Giulia si sofferma sul contenuto delle norme oggetto di censura, muovendo dal comma 347, il quale reca modificazioni alla disciplina dettata dall'art. 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), in riferimento alla determinazione della base imponibile dell'Irap e in particolare: - modifica il comma 1, lettera a), nel senso che sono ammessi in deduzione anche «i costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca e sviluppo, ivi compresi quelli per il predetto personale sostenuti da consorzi tra imprese costituiti per la realizzazione di programmi comuni di ricerca e sviluppo, a condizione che l'attestazione di effettività degli stessi sia rilasciata dal presidente del collegio sindacale ovvero, in mancanza, da un revisore dei conti o da un professionista iscritto negli albi dei revisori dei conti, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o dei consulenti del lavoro, nelle forme previste dall'articolo 13, comma 2, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni, ovvero dal responsabile del centro di assistenza fiscale»; - introduce il comma 4-quater, il quale, tra l'altro, stabilisce che «per i soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettere da a) ad e), che incrementano il numero di lavoratori dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato, rispetto al numero dei lavoratori assunti con il medesimo contratto mediamente occupati nel periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2004, è deducibile il costo del predetto personale per un importo annuale non superiore a 20.000 euro per ciascun nuovo dipendente assunto, e nel limite dell'incremento complessivo del costo del personale classificabile nell'articolo 2425, primo comma, lettera B), numeri 9) e 14), del codice civile»; - introduce, infine, il comma 4-quinquies, secondo cui «nelle aree ammissibili alle deroghe previste dall'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del Trattato che istituisce la Comunità europea, individuate dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006, l'importo deducibile determinato ai sensi del comma 4-quater è raddoppiato». A sua volta, il comma 348 precisa che «le disposizioni del comma 347 si applicano a partire dal periodo d'imposta che inizia successivamente al 31 dicembre 2004», facendo però eccezione per quelle di cui alla lettera d) dello stesso comma 347 (lettera che aggiunge i commi 4-quater e 4-quinquies), che si applicano «a decorrere dal periodo d'imposta in cui interviene l'approvazione da parte della Commissione europea ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea». Il comma 349 modifica invece la disciplina dell'imposta sul reddito (IRE). Esso, tra l'altro, rinumera l'art. 13 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi) in art. 12 e trasforma le detrazioni per carichi di famiglia in «Deduzioni per oneri di famiglia», aumentando gli importi deducibili in misura tale che – secondo la ricorrente – «anche considerando che la somma non sarà più detratta dall'imposta ma dedotta dall'imponibile, il gettito del tributo sarà inferiore». Inoltre, esso aggiunge nel nuovo art. 12 del d.P.R. n. 917 del 1986 il comma 4-bis, che consente di dedurre «fino ad un massimo di 1.820 euro, le spese documentate sostenute dal contribuente per gli addetti alla propria assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana», prevedendo altresì che le medesime spese «sono deducibili anche se sono state sostenute nell'interesse delle persone indicate nell'articolo 433 del codice civile». Da ultimo, il medesimo comma 349 ridefinisce le aliquote (che in precedenza erano le seguenti: fino a 15.000 euro, 23 per cento; oltre 15.000 euro e fino a 29.000 euro, 29 per cento; oltre 29.000 euro e fino a 32.600 euro, 31 per cento; oltre 32.600 euro e fino a 70.000 euro, 39 per cento; oltre 70.000 euro, 45 per cento) così fissandole: fino a 26.000 euro, 23 per cento; oltre 26.000 euro e fino a 33.500 euro, 33 per cento; oltre 33.500 euro, 39 per cento. Peraltro, il comma 350 introduce un contributo di solidarietà del 4 per cento sulla parte di reddito imponibile eccedente l'importo di 100.000 euro.