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da sempre, in effetti, i tanti che hanno subito il fascino del monumento, a lungo studiato, tra gli altri, dalla professoressa Emilia Zinzi, e del contesto in cui s'inserisce, auspicano che lo Stato assuma iniziative atte, sia ad incrementarne le conoscenze, sia a garantirne la persistenza e la fruizione pubblica. Il progetto anticipato ai media sembra, però, contemplare proprio le ipotesi paventate dai più, contrari, sia a sottoporre le rovine ad una vera e propria ricostruzione, sia a consentire una mera cristallizzazione dello stato di fatto; la creazione in loco di un piccolo antiquarium ove riunire gli arredi e le opere d'arte dispersi nelle chiese della diocesi dopo l'abbandono dell'abbazia da parte dei monaci, o di una sala polivalente, comporterebbe la riedificazione di un settore del complesso edilizio, prevista con l'uso di pareti di cristallo e tetto ligneo, ma tra i detrattori più convinti il professor Salvatore Settis, calabrese e membro del Consiglio superiore dei Beni culturali, ha espresso la propria contrarietà affermando che "qualsiasi forma di "completamento" non sarebbe sul versante della tutela, ma della distruzione del valore storico e patrimoniale" ("finestresullarte.info", del 30 settembre 2020); va da sé, d'altro canto, che ogni serio programma di indagine archeologica estensiva, dopo i saggi di scavo puntiformi degli anni '80-'90, che hanno lasciato irrisolti tanti quesiti, sarebbe frustrato da un consolidamento dei ruderi che ad oggi non prevede l'esecuzione di scavi preliminari, tranne un unico saggio nel chiostro. Non così nella chiesa e sotto gli archi dei suoi contrafforti, dove da progetto saranno posizionate pavimentazioni mobili in legno per farne spazi "utilizzabili", dopo la rimozione "del terreno e dei materiali alluvionali"; considerato che: stante la convenzione stipulata tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (SABAP) e il comune di Carlopoli per l'esecuzione del restauro, lodata pubblicamente dall'ex sindaco, perché, non dovendo mettere a bando la progettazione, avrebbe consentito di risparmiare "un bel po' di risorse (?) da destinare ai restauri", il piano dell'intervento sarebbe stato elaborato proprio in seno all'ufficio ministeriale competente per territorio, quello che oggi abbraccia le sole province di Catanzaro e Crotone, avendo da poco perduto Cosenza, e nel merito da un funzionario architetto "anziano", tuttora in servizio in entrambi gli uffici ("ilsole24ore", del 14 agosto 2020); inoltre, "Il Sole 24 Ore", nel suddetto articolo, lo definisce impropriamente "responsabile del patrimonio architettonico della Soprintendenza archeologica per Catanzaro Cosenza e Crotone", ma nella sede cosentina di piazza Valdesi, tuttora condivisa dalle due Soprintendenze ABAP della Calabria centro-settentrionale, la sua iniziativa ha generato non pochi malumori, perché il funzionario avrebbe imposto la propria soluzione progettuale, e sé stesso come direttore tecnico dell'intervento di restauro, benché non ricopra l'incarico di responsabile territoriale per il comune di Carlopoli, di fatto scavalcando i colleghi; nonostante la gratitudine dimostratagli dalla Giunta Mario Talarico, che il 12 agosto 2020 l'ha nominato cittadino onorario (e ha approvato il progetto esecutivo qualche giorno prima di fine mandato), e a dispetto degli osanna della stampa diocesana, arrivata ad attribuirgli il titolo di "architetto florense", fa specie che il soprintendente e, a monte, la Direzione generale ABAP del Ministero in indirizzo lascino alla discrezionalità del professionista in questione ogni decisione sul futuro di un monumento di così alta valenza culturale, in perenne delicatissimo equilibrio con la natura circostante ed elemento di un paesaggio storicizzato, il cui fascino da sempre incanta i visitatori; nel sempre critico bilanciamento tra tutela e promozione di un bene culturale, l'architetto punta alla cristallizzazione dei ruderi di S. Maria di Corazzo come soluzione capace di garantire la messa in sicurezza e al contempo "la valorizzazione di alcuni spazi contigui". Sceglie, così facendo, e sceglie sia a nome dell'ufficio di cui è dipendente, sia della collettività che gli ha delegato l'esercizio dei propri interessi, di sacrificare non solo la possibilità di incrementare le conoscenze sulla storia dell'abbazia e della sua chiesa in particolare, ma di incidere su una parte cospicua del valore paesaggistico del sito, causando un'alterazione irreversibile dei risultati della naturale ruderizzazione, intervenuta negli ultimi due secoli, di un complesso monastico vissuto pienamente per almeno seicento anni. Una scelta, né obbligata, né scontata, da assumere forse collegialmente e senz'altro con estrema cautela, privilegiando una progettazione che non abbia il risparmio quale unico merito, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga di sollecitare gli uffici centrali del dicastero, non solo ad un'attenta verifica della qualità del progetto di restauro dell'abbazia di S. Maria di Corazzo in ordine alla compatibilità con i valori paesaggistici e architettonici del sito, ma anche della correttezza dell' iter amministrativo interno alla SABAP, senza trascurare di approfondire le motivazioni del dirigente o dei dirigenti dell'ufficio, che hanno assentito al descritto percorso. Atto n. 3-01993 CORRADO ANGRISANI PUGLIA CROATTI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che l'ex monastero di S. Nicolò l'Arena, affacciato su piazza Dante nel cuore storico di Catania, al limite occidentale del suo perimetro murato, dopo l'attenta ristrutturazione curata dall'architetto Giancarlo De Carlo, nel 2002 sia stato dichiarato patrimonio UNESCO e inserito nel percorso delle "città tardo barocche del val di Noto (Sicilia Sud-orientale)"; fondato a metà del XVI secolo e ampliato considerevolmente nel XVIII, per estensione è stimato il secondo cenobio benedettino più grande d'Europa dopo quello portoghese di Mafra; la frequentazione quotidiana dei locali da parte di centinaia di persone, legata principalmente alla presenza del Dipartimento di scienze umanistiche (DISUM) dell'università degli studi di Catania, ma anche ai convegni e alle visite guidate consentite giornalmente alle molte testimonianze archeologiche e artistiche che ingloba, è compatibile con le prioritarie necessità di conservazione, ma a patto di osservare le opportune cautele. Sta alla Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali vegliare sul rispetto delle prescrizioni, incrementate dopo il riconoscimento internazionale; considerato che da qualche giorno circolano sul web immagini che attestano come le numerose panchine in legno collocate nei corridoi del Dipartimento per agevolare la sosta dei frequentatori siano state recentemente fissate alle pareti mediante staffe e bulloni metallici, per evitarne lo spostamento, anche laddove le superfici conservano lacerti di colore che si teme, nella peggiore delle ipotesi, che possano appartenere all'apparato decorativo dell'ex convento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra;