[resaula]

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, innanzitutto un ringraziamento va a lei per la sensibilità con cui ha voluto che il Senato della Repubblica si soffermasse oggi, a cent'anni dalla nascita dell'indimenticabile presidente Emilio Colombo. Le sue parole e quelle del collega Pittella, piene di emozione e di ricordi personali, non meriterebbero altre aggiunte, perché i vostri interventi sono stati assai esaustivi. Ho conosciuto Emilio Colombo più di quarant'anni fa, quando ero nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana, e di lui conservo il ricordo della migliore tradizione della classe dirigente della Prima Repubblica e della Democrazia Cristiana. Il suo nome scorre accanto a quello di Giulio Andreotti, di Amintore Fanfani, di Cossiga, di Marcora, di Bisaglia, di Donat-Cattin: personalità che sapevano ascoltare ed essere sempre in grado di aprirsi, anche e soprattutto al mondo giovanile. E ciò è incredibile per una classe dirigente che è stata dipinta come immutabilmente di Governo: difatti è stato così, perché quella classe dirigente è stata per quaranta o cinquant'anni anni alle più alte vette dello Stato e il presidente Colombo è stato Ministro per 28 volte. Eppure, la loro capacità di dialogo e di ascolto è stata la vera ragione della particolarità di quella stagione. Il senatore Pittella ricordava il rapporto morboso che c'è stato sempre tra Emilio Colombo e la Basilicata. Ricordo che Colombo, ai vertici dello Stato e del Parlamento europeo, di sabato e di domenica non poteva far mancare la sua presenza a Potenza, a Matera, in Basilicata. Il suo rapporto con quella gente era espressione di una classe dirigente che parlava col popolo. Questo è oggi il problema vero che i mass media o Internet non possono in alcun modo surrogare, perché il rapporto vero è quello che si ha guardando in faccia la gente e capendo i problemi della propria realtà. Emilio Colombo lo ha fatto sempre, con grandi sacrifici personali e grande coerenza. Dato che - come sapete - mi occupo prevalentemente di politica internazionale, voglio ricordare che in tre parole c'è la storia della collocazione degasperiana dell'Italia nel nostro dopoguerra: multilateralismo, Europa e Alleanza atlantica. Ebbene, Emilio Colombo ha rappresentato questi tre concetti. Quanto al multilateralismo, ricordo che è stato anche Ministro con delega per i rapporti con le Nazioni Unite. Senza il multilateralismo non c'è soluzione dei problemi contemporanei e questo valeva per il dopoguerra, ma vale anche per il dopo Covid-19: se il multilateralismo viene abbattuto, non c'è la possibilità di difenderci da nemici invisibili che non hanno confini. Il Covid-19 non si ferma alle frontiere italiane, americane, russe o cinesi, ma si propaga nel mondo e il mondo deve essere unito nel contrastare fenomeni del genere, come unito doveva essere - e lo è stato - nel combattere il terrorismo e come unito deve essere per migliorare le condizioni dell'ambiente del nostro pianeta, che sono drammaticamente una minaccia per i nostri figli. Il secondo punto è l'Alleanza atlantica. Oggi possiamo avere idee diverse sul presidente Trump e sull'attuale amministrazione americana: sicuramente le abbiamo e io per primo ho le idee assai diverse dall'attuale amministrazione americana. Ricordate però, colleghi, che i nostri grandi vecchi della prima Repubblica ci hanno insegnato che le amministrazioni cambiano, ma i Paesi rimangono. I Governi cambiano, ma le amicizie tra gli Stati sono scelte che possiamo definire genetiche e per noi l'Alleanza atlantica e l'Occidente sono parole che hanno ancora un valore, di cui non possiamo deprivarle. Il mio modello non può diventare quello cinese o quello russo: lo dico con grande franchezza. Sono contento degli aiuti, voglio essere e sono amico di russi e cinesi, ma la nostra storia, identità, cultura e democrazia sono un'altra cosa. E grandi personalità della Repubblica come Emilio Colombo ce lo hanno dimostrato e insegnato. Infine, in ultimo, vorrei parlare dell'Europa. L'atto Genscher-Colombo che è stato ricordato è stato uno degli atti più importanti di protagonismo dell'Italia nel contesto europeo. Colleghi, noi possiamo lamentarci; lo dico ai miei amici - voglio usare questo termine - della Lega e di Fratelli d'Italia che magari a volte hanno visioni diverse dalle nostre sull'Europa. Non ci piace questa Europa - forse avete ragione - ma senza l'Europa non ci sarà salvezza per l'Italia e senza l'Europa noi non avremo alcuna possibilità di affrontare una crisi più grande di noi. (Applausi dai Gruppi PD, IV-PSI e del senatore Bressa). Se non ci fosse la Banca centrale europea che anche nelle ultime ore compra a mani basse i bassi titoli di Stato italiani, noi non saremmo nelle condizioni di affrontare questa crisi con una qualche serenità. Emilio Colombo ci ha insegnato queste cose. La sua non è una lezione da liquidare o da mettere in ammuffiti libri di storia, con la grande consapevolezza che la storia ci ha insegnato cose che non dobbiamo mai dimenticare. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e IV-PSI) . SACCONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la ringrazio soprattutto perché oggi ci dà la possibilità di commemorare un politico italiano. Di solito, quando si fa questa azione, si tende a raccontare la biografia di un parlamentare, i suoi atti parlamentari oppure la sua attività politica. Io voglio partire dalla sua attività proprio politica all'interno del partito della Democrazia Cristiana. Emilio Colombo è stato un dirigente e un militante di quel partito che lui ha definito, quando fu nominato Presidente del Consiglio, come partito cerniera. Ai suoi occhi questa definizione indicava soprattutto un partito capace di unire il Paese rispetto ai due estremi alla sinistra e alla destra di quel periodo. Tuttavia, signor Presidente, mi permetta di ricordare Emilio Colombo negli anni della sua formazione, ciò che manca alla politica di oggi, non ci si improvvisa politici. Egli si è formato nell'Azione cattolica, un baluardo di tanta classe dirigente che poi è diventata classe dirigente della Repubblica italiana. È importante nella sua vita la tappa di Camaldoli, dove nasce il codice, il concetto di comunità politica, dove la persona umana è al centro dell'impegno sociale e politico. È quello che il suo amico Giulio Alfano definisce la politica come impegno sociale. Questa è stata la formazione di Emilio Colombo, nulla è stato improvvisato e quella formazione ha tratteggiato tutta la sua vita politica, non solamente quella domestica, come è stato ricordato dai presidenti Casini e Pittella. Vorrei ricordare solamente che la legge speciale per lo sfollamento dei Sassi a Matera ha testimoniato la capacità di un politico di dare concretezza a quei valori: grazie a quel provvedimento 14.000 suoi concittadini hanno avuto una casa, mostrando - come ha detto bene il presidente Pittella - il suo legame indissolubile con la Basilicata.