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Lo avete modificato con il cosiddetto decreto semplificazione nel dicembre 2018, lo avete modificato poche settimane dopo con la legge di bilancio, sempre nel dicembre 2018. Poco prima, in ottobre, con il cosiddetto decreto sicurezza avevate fatto altrettanto così come a settembre con il cosiddetto decreto Genova e poi, con la discussione in ottobre, avete provveduto a modificarlo ancora. Questo - lo hanno detto tutti - porta evidentemente a tempi decisionali e di armonizzazione che si allungheranno di anni e ingarbuglierà il lavoro di chi deve sbloccare le opere nel nostro Paese. Passiamo adesso all'altra questione centrale, cioè la questione delle città e delle periferie. Questa maggioranza parla di periferie, parla, giustamente, di aree degradate, perché è così, in tutte le città ci sono aree in profondo degrado, che ormai non sono più periferiche dal punto di vista topografico, ma dal punto di vista sociologico e culturale. Le periferie sono entrate ormai anche nei centri storici e nei centri urbani. Questa è la verità. Pertanto, un vero piano di investimento strutturale per le nostre città è assolutamente necessario perché attraverso lo sviluppo delle nostre città passa il miglioramento della qualità della vita nonché della crescita economica di tutto il Paese. Voi, colleghi, presentate l'articolo 5 che dovrebbe finalmente rimettere in moto l'operazione di rigenerazione e di trasformazione delle nostre città. Si badi bene che nel comma 1 dell'articolo 5 che presentate, definite degli obiettivi audaci e che noi condividiamo fino all'ultima lettera. Dite infatti che bisogna ridurre drasticamente il consumo del suolo, favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, agevolare la riqualificazione delle aree degradate, agevolare la riqualificazione degli edifici dismessi o in via di dismissione, agevolare la rilocalizzazione, favorire lo sviluppo dell'efficienza energetica, favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, assicurare l'adeguamento sismico anche con interventi di demolizione e ricostruzione. Bene, allora continuiamo a leggere l'articolo per capire come si vogliono raggiungere tali fondamentali obiettivi. E poi scopriamo che, con un comma successivo, si modifica la disposizione secondo la quale le Regioni «possono prevedere» disposizioni derogatorie al decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, stabilendo che le Regioni «introducono» disposizioni derogatorie. Colleghi, si tratta del nulla, assolutamente del nulla. Tra l'altro, il decreto ministeriale n. 1444 non parla di rigenerazione urbana e di nessuno dei temi richiamati nel titolo del provvedimento in esame. Evidentemente, a causa della battaglia politica al vostro interno non siete stati capaci di inserire alcunché. Si stabilisce che le Regioni introducono disposizioni derogatorie, ma con quali contenuti e indirizzi ed entro quali termini? E se non lo fanno, quali sono le sanzioni? Il nulla del nulla. Sulle città siete solamente alle chiacchiere - questo è - mentre il tema richiederebbe un vero intervento strutturato. Noi abbiamo presentato degli emendamenti specifici che, in maniera analitica e profonda, vanno a modificare le normative esistenti, dalla legge urbanistica di riferimento, ferma al 1942, alla legge di applicazione (risalente al 1968 che definisce le altezze, le volumetrie, le distanze e le densità urbanistiche), a tutte le leve fiscali e via dicendo. Noi proponiamo un intervento organico, in modo tale che - finalmente - nel nostro Paese si possa fare davvero il bene delle città, delle periferie e dei nostri cittadini. Colleghi, ci sono città che vivono dei grandissimi paradossi ed è quindi grave che voi non facciate nulla in questa direzione. Oggi, mentre occupiamo 30 ettari di terreno vergine, abbandoniamo nei centri storici e urbani quelli che gli urbanisti chiamano i brownfield , cioè le aree già occupate e dismesse che non sappiamo come rigenerare. Abbandoniamo e creiamo buchi neri nei centri storici e urbani e, poiché non sappiamo cosa farne, costruiamo fuori occupando terreno vergine. Continuiamo con una politica urbanistica espansiva nel momento in cui l'80 per cento degli edifici residenziali del nostro Paese è della peggiore classe energetica (ossia la G). E voi non fate nulla con il provvedimento in esame, che pure possiede questo nel titolo. Servono una grande regia pubblica, un grande piano per le città, un piano nazionale e un'agenda per la città posta al centro dell'azione del Governo. La regia pubblica deve poi scendere a livello locale, perché il disegno delle città deve passare attraverso la discussione e la partecipazione pubblica, l'indirizzo dei Consigli comunali e - poi - la capacità di coinvolgimento dei privati. Infatti, in tutto il mondo si fa rigenerazione urbana solamente se c'è la capacità di avere finanziamenti pubblici accanto a quelli privati. Chi dice il contrario non sa ciò di cui parla. Di tutto questo, colleghi e colleghe, non c'è colpevolmente assolutamente nulla nel provvedimento in esame. Domani esamineremo gli emendamenti che abbiamo presentato, che contengono proposte ad hoc . Passo all'ultima questione, signor Presidente. Come poco fa ha già detto molto bene il relatore, l'intervento operato in materia di sisma è assolutamente minoritario e contiene misure secondarie. Noi ne cogliamo, se non altro, la buona volontà e, attraverso la presentazione di una serie di emendamenti, tentiamo di renderle più efficaci a favore dei Comuni, delle città colpite, delle categorie economiche e produttive e - soprattutto - dei cittadini. Ecco quindi le norme sul personale e sulla semplificazione per la ricostruzione, a favore di lavoratori e imprese (ciò con riferimento alle zone dell'Italia centrale colpite dal sisma del 2016, al Molise e all'area etnea e a tutte le Regioni che volete inserire nel provvedimento). Lo stesso dicasi per la questione Genova. Non è possibile, in questo Paese, continuare ad avere la massima attenzione politica e amministrativa solamente nel momento in cui ci sono i fari dell'opinione pubblica. Non è che i problemi di Genova, dopo il disastro, si superano con un colpo di bacchetta magica. Bisogna costantemente seguirli e il Governo deve farlo quotidianamente. Gli emendamenti che abbiamo presentato, in particolare la senatrice Pinotti, vanno nella direzione di supportare le amministrazioni, le imprese, i professionisti e, soprattutto, i cittadini di tutta quell'area. (Applausi del senatore D'Arienzo). PRESIDENTE . Comunico che è stata presentata la questione pregiudiziale QP1. Ha chiesto di intervenire il senatore Astorre per illustrarla. Ne ha facoltà. ASTORRE (PD) . Signor Presidente, premesso che vi sono rilevanti perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale del provvedimento in esame, rileviamo che nel decreto-legge si prevede la moltiplicazione, a discrezione dell'Esecutivo, di figure commissariali straordinarie con poteri in deroga alla legislazione ordinaria e allo stesso codice degli appalti.