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Modifica dell'articolo 13- bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di protezione della concorrenza e dei diritti degli utenti nel settore delle prestazioni libero-professionali. Onorevoli Senatori . – L'intervento normativo proposto con questo disegno di legge è mirato: – da un lato, a rendere più incisive e complete le misure dettate dall'articolo 13- bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, introdotto dall'articolo 19- quaterdecies del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, a sostegno della posizione contrattuale dei liberi professionisti, al fine di garantire loro un « equo compenso » quando prestano i loro servizi – direttamente o indirettamente – in favore di grandi imprese, in particolare assicurative o fornitrici di servizi di queste ultime; – dall'altro, a salvaguardare il diritto dell'assicurato e/o beneficiario delle polizze assicurative operanti nel settore della sanità integrativa a ottenere le prestazioni dal professionista di sua fiducia, con la copertura assicurativa in regime di assistenza indiretta, nei limiti di quanto previsto dalla polizza, anche quando il professionista non sia convenzionato con la compagnia assicuratrice per il regime di assistenza diretta. La legge 21 febbraio 1963, n. 244, e il decreto del Presidente della Repubblica 17 febbraio 1992 (pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 128 del 2 giugno 1992) dettavano un tariffario minimo, cui i professionisti iscritti agli ordini erano tenuti ad attenersi, vietando loro di praticare tariffe inferiori per le loro prestazioni. L'articolo 2 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (cosiddetto decreto Bersani), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ha successivamente abrogato queste disposizioni legislative e regolamentari che prevedevano, con riferimento alle attività libero-professionali e intellettuali, l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime. È stata abrogata anche la legge n. 244 del 1963 e i minimi tariffari fissati con il decreto del Presidente della Repubblica 17 febbraio 1992 non sono più in vigore. Pertanto, al momento, i liberi professionisti anche iscritti agli ordini hanno la libertà di praticare sul mercato le tariffe che intendono discrezionalmente applicare ai loro clienti. Non sono consentite intese fra i professionisti, neppure se dettate o governate dall'ordine professionale, tese a imporre alla clientela un tariffario uguale e predefinito, in quanto ciò costituirebbe una condotta anticoncorrenziale, vietata dalla normativa nazionale ed europea in materia di prestazione di servizi professionali (confronta le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea: C 35/99 del 19 febbraio 2002, Arduino, e C 35/96 del 18 giugno 1998, Spedizionieri doganali; e la decisione della Commissione del 5 giugno 1996 relativa ad una procedura d'applicazione dell'articolo 85 del trattato CE (IV/34.983 del 5 giugno 1996/Fenex). Né l'ordine, né altri soggetti hanno il potere di stabilire tariffe predeterminate per le prestazioni libero-professionali imponendole ai propri associati. Eventuali indicazioni in materia tariffaria possono essere fornite solo come meri suggerimenti di comportamento, ma non sono vincolanti in alcun modo per il professionista e per il cittadino. Il legislatore italiano ha, però, dovuto prender atto che quando i liberi professionisti contrattano il loro compenso con grandi imprese si trovano in una posizione di debolezza contrattuale nei confronti di soggetti economicamente molto forti che, non raramente, si trovano in posizioni di monopsonio o di quasi monopsonio, che gli consentono di abusarne imponendo ai professionisti compensi « non equi » e non proporzionati alla difficoltà, alla complessità e alla qualità dell'opera, tenuto conto delle competenze professionali richieste e dei mezzi impiegati allo scopo. L'articolo 13- bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, introdotto dall'articolo 19- quaterdecies del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, ha inteso garantire non solo agli avvocati (come originariamente proposto), ma a tutti i liberi professionisti il diritto all'equo compenso quando intrattengono rapporti contrattuali con imprese in posizione di forza contrattuale. Le integrazioni all'attuale disposto dell'articolo 13- bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, che vengono qui proposte intendono garantire il diritto all'equo compenso del professionista non solo quando il rapporto contrattuale intercorra direttamente tra professionista e impresa, ma anche quando detto rapporto sia solo fattuale e indiretto perché mediato e/o condizionato dal diverso rapporto contrattuale che intercorre tra l'impresa assicurativa o i suoi provider e il terzo soggetto (sia esso l'assicurato stesso o l'azienda datrice di lavoro o un'associazione datoriale) contro il rischio di dover sostenere le spese del compenso del professionista per fruire delle prestazioni di questo. Anche in quest'ultimo caso attraverso le previsioni della polizza assicurativa (in particolare la determinazione dei tariffari delle prestazioni oggetto della copertura e dei massimali, l'obbligo di avvalersi della « assistenza diretta » prestata da professionisti convenzionati o le penalizzazioni nell'avvalersi di diversi professionisti in una « gestione rimborsuale »), l'impresa assicurativa o i suoi provider sono in condizioni da un lato di influenzare la determinazione del compenso del professionista « al ribasso » e dall'altro di limitare o escludere del tutto la libertà di scelta del professionista da parte dell'assicurato e/o beneficiario, se non rinunciando alla copertura assicurativa e tenendo l'intero costo della prestazione a proprio carico. Il problema è divenuto socialmente assai rilevante negli ultimi anni nel settore delle professioni sanitarie e delle polizze assicurative che offrono ai consumatori (lavoratori e cittadini in genere) prestazioni integrative del Servizio sanitario nazionale. Per effetto di una disciplina fiscale fortemente incentivante (articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917), si è notevolmente diffusa la contrattazione aziendale di misure cosiddette di « welfare aziendale », che frequentemente comprendono forme di assistenza sanitaria integrativa a favore dei lavoratori, con copertura del costo della polizza assicurativa sanitaria a carico dell'impresa datrice di lavoro, ottenuta dall'impresa mediante convenzione con una compagnia assicurativa. Il mercato delle polizze assicurative sanitarie ha carattere oligopolistico: cinque compagnie assicurative raccolgono il 75,39 per cento dei premi del mercato italiano (dati anno 2017, fonte: Citoni G., Piperno A. , Terzi paganti privati in sanità: assicurazioni e fondi sanitari , in « Politiche Sanitarie », vol. 20, 1, 2019).