[pronunce]

che, al riguardo, basti considerare - sul piano della sistematica legislativa - che l'obbligo di notificazione del decreto in parola è previsto dall'art. 429, comma 4, cod. proc. pen. , ossia da una disposizione collocata non già nel Libro VII (dedicato al «giudizio»), ma nel Libro V (intitolato «indagini preliminari e udienza preliminare»); che, inoltre, l'art. 181 cod. proc. pen. - nel disciplinare i termini per la deduzione delle nullità relative - distingue chiaramente «le nullità concernenti il decreto che dispone il giudizio» (cui è riferimento nel comma 3) dalle nullità verificatesi «nel giudizio» (comma 4); che, d'altro canto, le stesse Sezioni Unite della Corte di cassazione, nella sentenza dianzi citata - concernente una nullità analoga a quella che al presente interessa, in quanto riguardante anch'essa la notifica del decreto che dispone il giudizio e qualificabile come nullità a regime intermedio - hanno specificamente affermato che tale nullità deve essere eccepita nel giudizio di primo grado: e ciò tenuto conto anche dell'esigenza di evitare la lesione dei parametri costituzionali evocati dall'odierno rimettente - sotto il profilo dell'irragionevole prolungamento del processo e della possibile strumentalizzazione del vizio dell'atto da parte dell'imputato - cui darebbe luogo una soluzione di diverso segno; che, pertanto, il risultato concreto che il giudice a quo vorrebbe conseguire sostituendo, in parte qua, la disciplina di cui all'art. 180 cod. proc. pen. con quella di cui all'art. 181, comma 3, dello stesso codice - ossia la declaratoria di inammissibilità, per tardività, dell'eccezione della difesa, così da evitare l'annullamento della sentenza di primo grado - appare, in realtà, già assicurato dal citato art. 180: né, d'altra parte, la Corte rimettente allega alcun argomento che osti ad una simile conclusione, in rapporto a quanto appena sopra evidenziato; che, di conseguenza, le questioni sollevate vanno dichiarate manifestamente inammissibili per difetto di rilevanza. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 179 e 180 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte d'assise d'appello di Venezia con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 aprile 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 aprile 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA