[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto), come modificato dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169 (Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell'amianto), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1993, n. 271, promosso con ordinanza emessa il 10 novembre 2000 dal Tribunale di Treviso nel procedimento civile vertente tra Andreazza Giancarlo ed altri e le Ferrovie dello Stato S.p.a. ed altro, iscritta al n. 828 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti gli atti di costituzione di Andreazza Giancarlo ed altri, delle Ferrovie dello Stato S.p.a. e dell'I.N.P.S. nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 18 dicembre 2001 il giudice relatore Massimo Vari; Uditi gli avvocati Michele Miscione per Andreazza Giancarlo ed altri, Roberto Pessi per le Ferrovie dello Stato S.p.a. , Carlo De Angelis per l'I.N.P.S. e l'avvocato dello Stato Giuseppe Stipo per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso di un giudizio promosso da taluni dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a., al fine di ottenere, nei confronti del proprio datore di lavoro e dell'I.N.P.S., l'accertamento del diritto al beneficio previdenziale previsto dall'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto), il Tribunale di Treviso, con ordinanza del 10 novembre 2000, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del menzionato art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, come modificato dall'art. 1, comma 1, del d.l. 5 giugno 1993, n. 169 (Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell'amianto), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1993, n. 271. La norma censurata stabilisce, in favore dei lavoratori esposti all'amianto per un periodo superiore a dieci anni, che "l'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti da esposizione all'amianto, gestita dall'I.N.A.I.L., è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente 1,5". Secondo il rimettente, la "interpretazione letterale" della disposizione induce a ritenere che detto beneficio sia riservato "ai lavoratori dipendenti da aziende private" e "non sia estensibile ai dipendenti delle FF.SS. S.p. A." e ciò "quanto meno per il periodo antecedente al primo gennaio 1996, data in cui la gestione dell'assicurazione contro le malattie per i dipendenti delle FF.SS. passò all'I.N.A.I.L.". In tal senso depone, ad avviso del giudice a quo non solo il riferimento al periodo di lavoro soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie da amianto gestita dall'I.N.A.I.L., "ma anche l'intero contesto dell'articolo in esame", considerato, in particolare, che il successivo comma 10 "impone alle imprese (private) l'obbligo di versare all'I.N.P.S. (gestione di cui all'art. 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88 ...) un contributo per ogni dipendente che abbia fruito del pensionamento anticipato". È da ritenere, pertanto, che la disposizione censurata riguardi esclusivamente i lavoratori iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti gestita dall'I.N.P.S. "e non anche i lavoratori iscritti ad altri fondi pensione e, in particolare, al fondo pensione istituito con legge n. 418 del 1908 per i ferrovieri cui i ricorrenti erano iscritti alla data di entrata in vigore della legge n. 257 del 1992". In virtù di "tale necessaria interpretazione dell'art. 13, comma 8", il giudice a quo reputa vulnerato l'art. 3 della Costituzione, per la "irragionevole disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti di imprese private e lavoratori dipendenti di imprese non private a fronte di una identica situazione di prolungata esposizione all'amianto". Quanto alla rilevanza della questione, essa emerge, secondo l'ordinanza, "dal fatto che la interpretazione letterale e sistematica" della disposizione denunciata "comporta la esclusione dei ricorrenti dal godimento dei benefici contributivi ivi previsti per l'intero periodo lavorativo soggetto all'esposizione all'amianto o, quanto meno, per la gran parte di esso". 2. - Si sono costituiti, fuori termine, Andreazza Giancarlo ed altri, ricorrenti del giudizio a quo. 3. - Si sono, inoltre, costituite le altre parti del giudizio principale e cioè le Ferrovie dello Stato S.p.a. - Società di trasporti e Servizi per Azioni, nonché l'I.N.P.S.. 3.1. - Le Ferrovie dello Stato S.p.a. hanno concluso, in via pregiudiziale, per "la restituzione degli atti al giudice rimettente perché verifichi nuovamente e motivi sulla rilevanza della questione", e, in via subordinata, per "la dichiarazione di inammissibilità o di manifesta infondatezza della questione" medesima. Quanto al merito, la memoria sostiene l'inapplicabilità, già in base al dato letterale, della disposizione ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a. , essendo (come, peraltro, ritenuto in una nota del Ministro del tesoro del 23 gennaio 1996) i benefici previsti dalla legge n. 257 del 1992 riservati ai lavoratori dell'amianto del settore privato, iscritti all'assicurazione generale obbligatoria gestita dall'I.N.P.S.. Ad avviso della parte, si tratta di una interpretazione coerente con la ratio della disposizione denunciata, da ravvisarsi nell'intenzione del legislatore di beneficiare il settore privatistico, "maggiormente esposto al problema amianto proprio per la soppressione di molteplici lavorazioni con gravi conseguenze sui lavoratori"; rischio estraneo al "personale appartenente al settore pubblico, o comunque ad esso connesso in qualche modo", come il personale delle Ferrovie dello Stato, godendo questo di una "maggiore tutela di ricollocazione nel caso di soppressione dell'attività a cui era addetto". Nel rammentare, poi, che il personale dipendente dalle FF.SS. è assicurato all'I.N.A.I.L. soltanto dal 1 gennaio 1996 ed iscritto al Fondo speciale gestito dall'I.N.P.S. a decorrere dall'aprile 2000, la parte costituita ribadisce l'inapplicabilità dell'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 al predetto personale anche in forza di una "esegesi sistematica e complessiva" della medesima norma, il cui comma 10 "fa riferimento ad un meccanismo che coinvolge esclusivamente le imprese del settore privatistico";