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Chi giunge in Italia giunge in Europa, per questo abbiamo sempre sostenuto la necessità di superare il Regolamento di Dublino e il criterio del primo Paese di sbarco. Per la cronaca, lo dico ai colleghi dell'Aula, l'attuale versione del Regolamento di Dublino è stata sottoscritta dal Governo italiano nel 2013, quando Presidente del Consiglio era Enrico Letta del PD. Quando il Governo Berlusconi lo sottoscrisse per la prima volta non c'erano ancora state le primavere arabe e la destituzione del regime di Gheddafi, su cui noi eravamo fermamente contrari. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Giusto, quindi, rivendicare una maggiore collaborazione da parte dei Paesi dell'Unione facendo leva sulla necessaria e non più rinviabile dimostrazione da parte di tutti di un maggiore spirito solidaristico. Gli oneri dell'accoglienza non possono più ricadere solo sul Paese di primo sbarco e occorre un meccanismo automatico di redistribuzione dei migranti tra tutti i Paesi dell'Unione per salvaguardare i diritti di chi arriva ed evitare problemi di sovraffollamento e inevitabili tensioni sociali. Occorre lavorare per intensificare le relazioni diplomatiche, gli accordi tra Unione europea e Paesi terzi da cui provengono o transitano i flussi migratori. Bisogna aprire centri di identificazione in questi Paesi e far arrivare in modo sicuro in Europa solo chi ne ha diritto perché fugge da guerre o da persecuzioni. Il drammatico traffico degli esseri umani e il successivo business dell'accoglienza devono avere fine. Tra il 2014 e 2017 hanno perso la vita nel Mediterraneo almeno 13.000 persone e l'Unione europea non può più permettere questa carneficina. Seguendo l'esempio dell'accordo con la Turchia che ha chiuso la rotta balcanica, l'Unione europea deve investire almeno sei miliardi di euro per chiudere le rotte del Mediterraneo e seguendo l'esempio della cooperazione tra l'Unione europea e il Niger, dobbiamo cooperare di più con Paesi di transito come Mauritania, Mali, Tunisia, Marocco e Algeria. Serve predisporre, inoltre, un grande piano Marshall a sostegno dei Paesi africani. Abbiamo sempre sostenuto, infatti, la necessità di attivare un piano di aiuti a favore dell'Africa. Da tempo Forza Italia, con il nostro Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ribadisce l'importanza di inserire nel prossimo bilancio europeo aiuti strategici a favore di queste popolazioni che possano metterle nelle condizioni di avere una economia autosufficiente puntando su agricoltura, piccola industria manifatturiera e trasferimento di tecnologie moderne. Ciò detto, presidente Conte, se da una parte crediamo sia sacrosanto rivendicare una maggiore collaborazione e solidarietà da parte dei Paesi membri dell'Unione europea, dall'altra suggeriamo attenzione e minore disinvoltura nell'utilizzo di toni incendiari; attenzione all'uso della retorica fine a se stessa, attenzione al continuo ricorso a prove muscolari con l'Europa che rischiano di portarci a un nulla di fatto o peggio di rivelarsi un boomerang per il nostro Paese, condannandoci all'isolamento. Siamo contrari alla logica della campagna elettorale permanente. Ciò che adesso deve prevalere è la concretezza e il buon senso. Fare la voce grossa finora non ha portato ad alcun risultato concreto. Non basta chiudere i nostri porti alle ONG. Gli arrivi in Italia continuano ancora perché queste organizzazioni si sono fatte furbe: prendono il clandestino, lo depositano su una nave mercantile e lo fanno comunque arrivare a destinazione. La lotta agli scafisti deve proseguire e non si deve limitare alla chiusura dei porti alle ONG perché alcune di queste organizzazioni continuano ad aiutare gli scafisti che speculano sulla disperazione del continente africano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Governare, Presidente, non vuol dire guadagnarsi qualche titolone sui quotidiani ma dare delle risposte concrete ai cittadini portando a casa risultati di lungo termine. La questione immigrazione è un problema epocale e globale. Non possiamo limitarci a subirlo ma dobbiamo affrontarlo con pragmatismo, evitando di trasformare il confronto dialettico in scontro ideologico, tenendo conto che tutti i partiti politici, da sinistra a destra, non possono non ritenere l'argomento centrale per il futuro del nostro Paese e dei nostri figli. Alla propaganda continua che fa leva sul risentimento popolare, ci auguriamo quindi subentri un impegno serio del Governo nei confronti delle aspettative dei cittadini. Vede, Presidente, un segnale concreto in tal senso il suo Governo potrebbe darlo subito abolendo il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, un unicum nell'Unione europea voluto dalla sinistra che non trova applicazione in nessun altro Paese e che consente ai migranti economici di rimanere in Italia. Al tavolo del Consiglio europeo si discuterà anche delle proposte della Commissione europea per il bilancio 2021-2027. Bruxelles propone dei tagli ad agricoltura, pesca e fondi per la politica di coesione, cioè quelli destinati alle aree più depresse del nostro Paese, in primis , naturalmente, quelle del Sud. Se queste proposte si concretizzassero sarebbe una iattura per tutto il nostro Mezzogiorno. Inutile ricordarle, infatti, Presidente, che sarebbe impensabile apportare dei tagli in settori che garantiscono lavoro a moltissimi cittadini del Sud. Ci sono Regioni meridionali che fondano l'80 per cento della loro economia su agricoltura e pesca. Dobbiamo difendere, incentivare e proteggere il lavoro, anziché pensare a misure assistenzialistiche. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . I meridionali vogliono lavorare, non restare a casa ad aspettare i sussidi che lo Stato concede loro. Dobbiamo fare in modo che il Sud Italia possa crescere dentro l'Europa. Vogliamo un'Europa più empatica e vicina alle necessità e ai bisogni dei cittadini. Signor Presidente, capisco che al suo Esecutivo poco importi del Sud, dal momento che il cosiddetto contratto su cui è nato gli dedica solo sette inutili righe. Lo conferma anche il fatto che il Ministro per il Sud e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie guidano dei Ministeri senza portafoglio, quindi senza denari e alcuna possibilità di spesa o di incidere in qualche modo. Mi sorprende constatare che il sedicente Governo del cambiamento sia totalmente miope di fronte al fatto che nessun cambiamento può avere inizio se il nostro Paese è sempre più spaccato, viaggia a due velocità e non ha ancora risolto la questione meridionale. Se Nord e Sud sono due Paesi diversi... (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Presidente, ha concesso più tempo a tutti, quindi lo concederà anche a me, grazie. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Certo, la faccio concludere. GIAMMANCO (FI-BP) . Mi avvio a concludere, Presidente. Parlando della questione meridionale, se Nord e Sud sono due Paesi diversi e il Sud sta tre volte peggio del Nord, se a Bagheria, in Provincia di Palermo, la mia città, un giovane su due non ha un lavoro e si è pure rassegnato a non trovarlo, beh, presidente Conte, forse il cambiamento di cui tanto parlate dovrebbe proprio partire da lì.