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Delega al Governo per la modifica della disciplina del periodo di comporto per i lavoratori affetti da malattie oncologiche e cronico-ingravescenti. Onorevoli Senatori. – L ’articolo 2110 del codice civile e i contratti collettivi nazionali di lavoro di settore (CCNL) prevedono che in caso di assenza per malattia sia garantita al lavoratore, oltre alla copertura contributiva e all'indennità di malattia, la conservazione del posto di lavoro per un determinato periodo di tempo, ovvero il periodo di comporto. Occorre preliminarmente specificare che la legge non prevede una disciplina specifica del periodo di comporto per lavoratori affetti da patologie oncologiche e cronico-ingravescenti, rinviando alla contrattazione collettiva la regolamentazione, nonché la previsione di eccezioni rispetto alle regole comuni. Il computo del periodo di comporto è particolarmente svantaggioso in casi di malattie oncologiche per le quali, come è noto, possono facilmente alternarsi periodi di piena abilità al lavoro con altri, solitamente a ridosso di cicli di trattamento terapeutico, in cui è impossibile prestare l'attività lavorativa e risulta necessario assentarsi per malattia. Al riguardo si osserva che se da un lato gli strumenti assistenziali e previdenziali a tutela del lavoratore e della lavoratrice affetti da patologia oncologica appaiono sufficientemente delineati, dall'altro l'attuale quadro normativo a tutela del posto di lavoro dei lavoratori affetti da patologie oncologiche è alquanto generico e lacunoso, ad eccezione delle disposizioni sul part time contenute nella legge 14 febbraio 2003, n. 30, meglio nota come legge Biagi. Sul periodo di comporto, in via generale può rilevarsi che a livello legislativo trova applicazione la normativa che regola le normali assenze per malattia. Disposizioni più dettagliate in favore dei malati oncologici sono invece previste dai contratti collettivi di categoria anche nel settore pubblico. Sul punto si segnala che la circolare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 22 dicembre 2005, n. 40, demanda all'autonomia collettiva «la possibilità di estensione del suddetto periodo nelle particolari ipotesi di malattie lunghe, caratterizzate dalla necessità di cure post-operatorie, terapie salvavita e di una conseguente gestione flessibile dei tempi di lavoro. Tali ipotesi particolari di estensione del periodo di comporto si rivelano particolarmente significative con riferimento a lavoratori affetti da malattie oncologiche, che spesso necessitano di un periodo di comporto più ampio rispetto a quello previsto in via ordinaria». Appare necessario invece che lo Stato disciplini la delicata materia, per varie ragioni: non è corretto che a farlo sia un accordo tra parti; non è garantita l'omogeneità di trattamento tra malati la cui differenza di trattamento – a parità di malattia – dipende dal contratto collettivo di lavoro. È compito dello Stato dare attuazione ai diritti alla salute e al lavoro garantiti dalla carta costituzionale e che devono trovare la giusta realizzazione nel bilanciamento dei tempi di cura e di lavoro. Va osservata altresì la necessità di promuovere nuovi diritti dei malati di cancro a fronte dei nuovi bisogni di riabilitazione espressi dalle persone colpite da neoplasie, in particolare l'inclusione sociale e lavorativa dei soggetti deboli e pertanto la piena valorizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici che incontrano la malattia, favorendo lo sviluppo di un nuovo e più incisivo sistema di ammortizzatori sociali che superi la funzione meramente assistenziale. Non rileva il fatto che questo diritto potrebbe determinare una natura esclusiva rivolta soltanto ai lavoratori affetti da una patologia oncologica e che di conseguenza questa condizione creerebbe differenze di trattamento che apparentemente potrebbero anche dar luogo a situazioni di discriminazione tra questi soggetti e gli altri lavoratori con una patologia cronica. Non rileva per la natura stessa della patologia oncologica che, a differenza di altre patologie gravi e croniche, pur potendo evolvere sempre più frequentemente in guarigione, in ogni caso comporta una grave disabilità temporanea connessa alla fase acuta di malattia, alle terapie antitumorali e ai conseguenti, gravi effetti collaterali il più delle volte totalmente reversibili. Allo stato nel settore pubblico il periodo di comporto è di diciotto mesi nel triennio di cui: – i primi nove mesi di assenza sono interamente retribuiti; – nei successivi tre mesi la retribuzione viene decurtata del 10 per cento; – negli ultimi sei mesi la retribuzione viene decurtata del 50 per cento. Per i successivi diciotto mesi è prevista la conservazione del posto di lavoro senza retribuzione. Va sottolineato che nel settore pubblico il periodo di comporto per patologie oncologiche è disomogeneo tra i vari comparti che lo compongono. Quindi, i dipendenti pubblici possono assentarsi dal lavoro mantenendo il posto di lavoro per un periodo di diciotto mesi nel triennio con la garanzia della retribuzione, sebbene ridotta in base alle assenze. Nei casi particolarmente gravi, possono assentarsi per ulteriori diciotto mesi ma senza retribuzione. Le norme di contrattazione sindacale e regolamentare che tutelano i dipendenti pubblici sono però molto eterogenee. A fronte della parità dei benefici comuni per i dipendenti pubblici per quanto concerne la conservazione del posto di lavoro (come detto, fino ad un massimo di diciotto mesi), corrispondono diverse tutele a seconda dei settori di impiego. Infatti, con riguardo alla determinazione del periodo di comporto in caso di terapie salvavita, ancorché con medesimo impiego pubblico, ai fini del periodo di conservazione del posto per alcuni lavoratori non incidono i giorni di assenza per malattia conseguenti a ricovero ospedaliero o day hospital , nonché i giorni di assenza dovuti alle terapie salvavita (inclusa la chemioterapia), per altri è il contrario (settori scuola, università, ricerca). Differenze inoltre si rilevano con riguardo sia alla decorrenza retroattiva dei benefici (solo comparto sanità e relative aree dirigenziali III e IV) sia alle agevolazioni per particolari esigenze collegate a terapie o visite specialistiche, mediante un'idonea articolazione dell'orario di lavoro (solo Ministeri, Agenzie fiscali, Presidenza del Consiglio dei ministri, enti pubblici non economici, sanità). Anche qui, il riconoscimento pubblico va omogeneizzato tra tutti i settori del pubblico impiego alle condizioni più favorevoli già esistenti, anche se solo per alcuni di essi (articolo 1, comma 1, lettera e) , del presente disegno di legge). Nel settore privato, come detto, il periodo di comporto è regolato dalla contrattazione collettiva ed è disomogeneo tra i vari comparti. In nessun caso è paragonabile al periodo previsto per il settore pubblico. I dipendenti non hanno uguali diritti: per gli impiegati, fatte salve le disposizioni più favorevoli contenute nei contratti collettivi, l'articolo 6, quarto comma, del regio decreto-legge n. 1825 del 1924, convertito dalla legge n. 562 del 1926, dispone la conservazione del posto per un periodo di: a) tre mesi, se l'impiegato ha un'anzianità di servizio non superiore a dieci anni; b) sei mesi, se l'impiegato ha un'anzianità di servizio di oltre dieci anni.