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2) in mancanza di copertura non è possibile né l'approvazione del progetto definitivo né tanto meno l'avvio delle procedure di appalto dei lavori; 3) due giorni prima della citata approvazione, il 5 settembre 2017, il direttore generale per la Vigilanza sulle concessioni autostradali del Dipartimento per le infrastrutture, sistemi informativi e statistici del Ministero aveva inviato a tutte le concessionarie autostradali una lettera comunicando che, "in ottemperanza all'articolo 215, comma 3 del D. Lgs. 50/2016 ed all'articolo 127, comma 1 del D. Lgs. 56/2017, i progetti definitivi (esecutivi) di competenza" di quella direzione "vengono trasmessi per l'obbligatorio preventivo parere al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ed ai Provveditorati competenti"; eppure tale procedura non risulterebbe essere stata attuata per l'approvazione della gronda di Genova avvenuta subito dopo; 4) tale omissione non sarebbe certo un fatto solo procedurale, ma comporterebbe l'impossibilità di qualunque controllo, quale quello sulla congruità della cifra prevista per la realizzazione dell'opera; l'interrogazione è peraltro rimasta senza risposta; dalla primavera del 2018 non è più dato sapere di alcun passo avanti nella realizzazione della Gronda, nonostante un'opera che ne svolga la funzione sia più che mai necessaria a seguito del tragico crollo del Ponte Morandi, si chiede di sapere: quali siano gli intendimenti del Ministro in indirizzo riguardo alla realizzazione della Gronda o di un'opera che ne svolga le funzioni a costi più contenuti; quando sia prevedibile l'avvio della procedura competitiva per assegnare i lavori o le ragioni per cui si intenda seguire un'altra strada, tenendo presente che la proroga delle concessioni autostradali, oltre a non essere conveniente all'utenza, perché cancella ogni tipo di competizione, è esplicitamente vietata dalla legge italiana. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01194 FARAONE VONO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: con il decreto legislativo n. 250 del 1997 è stato istituito l'ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile) quale ente regolatore del sistema aereo italiano; sono organi dell'ENAC, così come recita l'art. 4, comma 1, del citato decreto legislativo: il presidente, il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori dei conti e il direttore; lo stesso articolo recita: "il Presidente (...) nominato con Decreto del Presidente della Repubblica (...) rimane in carica cinque anni ed è rinnovabile per due mandati consecutivi. Il Consiglio di Amministrazione è composto da quattro membri nominati su proposta del Ministro dei Trasporti. Il Consiglio rimane in carica cinque anni e la nomina dei suoi consiglieri è rinnovabile una sola volta (...). Il Direttore Generale è nominato, per la durata di cinque anni, con le stesse procedure del Consiglio di Amministrazione (...)"; la citata norma è stata successivamente modificata con decreto del Presidente della Repubblica n. 188 del 2010, che, tuttavia in particolare per i criteri di nomina del consiglio di amministrazione e del direttore è rimasta invariata, mantenendo nella sostanza assolutamente identici i criteri di nomina del consiglio con quelli della direzione generale; identicamente a quanto disposto dalla vigente normativa anche lo statuto dell'ente, approvato con decreto del Ministero dei trasporti in data 19 gennaio 2015, ribadisce uguali criteri di nomina del CdA e del DG e solo per due mandati consecutivi; considerato che secondo quanto risulta agli interroganti: l'attuale direttore generale è stato nominato per la prima volta nell'aprile 2009, poi è stato confermato, per un ulteriore periodo di cinque anni con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri nel luglio 2014 e, in data 26 giugno 2019, è stato rinominato, erroneamente, per la terza volta consecutivamente direttore generale; il legislatore con la limitazione ai due mandati consecutivi relativi alla nomina, sia del consiglio di amministrazione, sia del direttore generale, ha voluto porre una clausola di inconferibilità temporanea dell'incarico, con la quale prescrizione nella buona sostanza non vuole stabilire un limite decennale nella titolarità di direttore generale, quanto piuttosto vietare assolutamente due rinnovi consecutivi e dunque vietare un terzo mandato consecutivo; varie norme dello Stato hanno puntualizzato (si veda il decreto legislativo n. 267 del 2000) che l'esclusione della possibilità di una terza rinomina o rielezione dovesse essere limitata alla sola ipotesi di consecutività dei tre incarichi, come nel caso dell'attuale direttore generale ENAC; le norme istitutive dell'ENAC (legge n. 250 del 1997 e legge n. 188 del 2010), hanno voluto limitare i criteri di rinomina del mandato alla sola ipotesi di consecutività dei tre incarichi e non ad altra fattispecie. Unico caso, espressamente specificato e già citato, di rinomina per un terzo mandato consecutivo, riguarda il solo presidente dell'ente; fattispecie che il legislatore ha voluto puntualizzare, escludendo il direttore generale; la possibilità di una terza nomina per il direttore generale, così come per il consiglio di amministrazione, è ritenuta possibile dal punto di vista normativo, solo con l'interruzione della consecutività, circostanza che non ricorre nel caso in specie del direttore generale ENAC; la legge n. 190 del 2012, cosiddetta legge anticorruzione, ha voluto porre nuovi obblighi e adempimenti per le amministrazioni pubbliche, in particolare, all'articolo 1 comma 4, definisce categoricamente i criteri relativi ad una obbligatoria rotazione dei dirigenti pubblici sia interni sia esterni; sulla stessa direzione sono le linee di indirizzo del Comitato interministeriale istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il 16 gennaio 2013, nonché il Piano nazionale anticorruzione, il quale individua nella rotazione dei dirigenti la fondamentale misura di prevenzione all'interno della pubblica amministrazione; l'attuale direttore generale Enac è stato nominato non tenendo assolutamente conto delle norme e dei decreti citati; è stato nominato direttamente senza prevedere, come avviene in molte le altre pubbliche amministrazioni, un atto di interpello, sia interno all'ente, sia esterno, si chiede di sapere: se il Governo non intenda dichiarare immediatamente nullo il decreto di nomina del direttore generale Enac, revocando il decreto di nomina approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2019; se intenda assumere eventuali provvedimenti di propria competenza a carattere sospensivo nei riguardi dell'attuale direttore generale nelle more della definizione della revoca, onde evitare di dovere dichiarare nulli tutti gli atti posti in essere nell'esercizio delle sue funzioni. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02324 GINETTI GRIMANI LUCIDI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: