[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 149 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali ed ambientali, a norma dell'art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352), e dell'art. 14 della legge della Regione Siciliana 30 aprile 1991, n. 10 (Disposizioni per i procedimenti amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e la migliore funzionalità dell'attività amministrativa), promossi con 13 ordinanze emesse il 24 gennaio 2002 dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia - sezione staccata di Catania, rispettivamente iscritte dal n. 191 al n. 203 del registro ordinanze 2002 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 18, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di costituzione della Meligunte s.r.l., dei Comuni di Leni e Lipari e di Legambiente nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri e della Regione Siciliana; udito nell'udienza pubblica del 24 settembre 2002 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi gli avvocati Carlo Malinconico per la Meligunte s.r.l. , Claudio Rugolo per i Comuni di Leni e Lipari, Corrado Giuliano per Legambiente e l'avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri e per la Regione Siciliana.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con tredici ordinanze, tutte depositate in data 24 gennaio 2002, emesse in altrettanti procedimenti, il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia - sezione staccata di Catania ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 149 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali ed ambientali, a norma dell'art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352), e dell'articolo 14 della legge della Regione Siciliana 30 aprile 1991, n.10 (Disposizioni per i procedimenti amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e la migliore funzionalità dell'attività amministrativa). I procedimenti a quibus traggono origine da ricorsi promossi da soggetti privati e da due Comuni (Leni e Lipari) avverso il decreto dell'Assessore del territorio e ambiente della Regione Siciliana del 23 febbraio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 11 del 16 marzo 2001, con il quale veniva approvato il Piano territoriale paesistico delle Isole Eolie ed i relativi regimi normativi. Il rimettente osserva, con identici argomenti in tutte le ordinanze, che, nel giudizio sulla legittimità del decreto di approvazione del Piano paesistico delle Isole Eolie, assume rilevanza la questione di legittimità dell'art. 149 del d.lgs. n. 490 del 1999, nella parte in cui non prevede la partecipazione degli enti locali nel procedimento di formazione di detto Piano, nonché dell'art. 14 della legge della Regione Siciliana n. 10 del 1991, nella parte in cui stabilisce che le disposizioni in tema di partecipazione degli enti locali ai procedimenti non si applicano nei confronti degli atti di pianificazione (salva l'applicazione di norme speciali). Tali norme si porrebbero in contrasto con gli artt.5 e 128 della Costituzione, in quanto lesive dell'autonomia riservata ai Comuni in materia di pianificazione urbanistica. 2. - Il TAR rimettente premette che il Piano paesistico territoriale, già disciplinato dall'art. 5 della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e, successivamente, dall'art. 149 del d.lgs. n. 490 del 1999, ha per oggetto la pianificazione delle aree di particolare interesse paesaggistico, con la finalità di “programmare la salvaguardia (…) di tali zone con strumenti idonei ad assicurare il superamento della episodicità, inevitabilmente connessa a semplici interventi autorizzatori”. Tenuto conto della giurisprudenza costituzionale sul punto, il giudice a quo osserva che gli artt. 5 e 128 della Costituzione presupporrebbero una posizione di autonomia dei Comuni che le leggi regionali non possono mai comprimere fino a negare, anche se tale autonomia non equivale ad “una riserva intangibile di funzioni”. Ciò posto, ad avviso del rimettente, sia la normativa statale che quella regionale, omettendo la previsione della necessaria partecipazione dei Comuni interessati al procedimento di approvazione del Piano paesistico regionale, si porrebbero in contrasto con gli artt.5 e 128 della Costituzione in quanto lesive dell'autonomia riservata ai Comuni in materia di pianificazione urbanistica. 3. - Nel giudizio sono intervenuti il Presidente del Consiglio dei ministri e la Regione Siciliana, rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la dichiarazione di inammissibilità e comunque per l'infondatezza delle questioni prospettate. Sotto il primo profilo, l'Avvocatura ha evidenziato che, al momento della pronuncia delle ordinanze di rimessione, era già entrata in vigore la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (recante modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), la quale, com'è noto, ha abrogato l'art. 128 della Costituzione. Conseguentemente, la questione prospettata dal TAR della Regione Siciliana sarebbe inammissibile in quanto avente come parametro tale articolo; in alternativa, si imporrebbe, quanto meno, la restituzione degli atti al giudice a quo perché integri la motivazione in relazione ad “un parametro costituzionale attuale”. Sotto il secondo profilo, l'Avvocatura osserva, in primis, che il legislatore nazionale non avrebbe avuto alcun potere di intervento sulla disciplina delle modalità di formazione ed approvazione dei piani paesistici, dal momento che tale potestà, insieme con le funzioni amministrative in materia urbanistica, è stata trasferita alle Regioni, ai sensi dell'art. 1 del d.P.R. 15 gennaio 1972, n.8. In secondo luogo, un potere di intervento sostanziale dei Comuni, tale da condizionare le scelte della Regione, può riconoscersi solo nel settore della pianificazione urbanistica in senso stretto, mentre, al contrario, esso non sussiste allorché la pianificazione rivesta finalità diverse, come nel caso dei piani paesistici territoriali, essendo l'ente locale tenuto ad adeguarsi alle scelte statali e regionali e potendo al più imporre limiti più rigorosi e aggiuntivi. Quanto alla norma regionale impugnata, l'Avvocatura osserva come essa si sia limitata a riprodurre, le prescrizioni contenute nella legge n. 241 del 1990, laddove esclude l'applicazione delle regole sulla partecipazione dei privati alla formazione dei piani, esclusione motivata dalla indeterminatezza e generalità dei destinatari degli effetti degli atti.