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Il presente disegno di legge intende quindi rappresentare una risposta a parte delle summenzionate diseguaglianze di genere, prevedendo alcune misure finalizzate alla produzione di statistiche specializzate e alla valutazione ex ante ed ex post della legislazione sulle pari opportunità, e non solo, in tutti gli ambiti della regolamentazione pubblica. Consapevoli del contributo delle donne alla vita economica e sociale del Paese, il presente disegno di legge si pone quale obiettivo l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri -- Dipartimento per le pari opportunità, di un Osservatorio consultivo sull'impatto di genere della regolamentazione pubblica e, più in generale, l'introduzione nel nostro ordinamento di un insieme articolato di misure volte ad evitare che decisioni politiche -- apparentemente neutre rispetto al genere -- possano avere un impatto differente, anche se non previsto e non voluto. Nel merito, all'articolo 1 del presente disegno di legge si prevede l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri -- Dipartimento per le pari opportunità, di un Osservatorio consultivo sull'impatto di genere della regolamentazione, composto da rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, dell'ISTAT e da esperti nominati sulla base delle specifiche professionalità nel settore legislativo e degli studi di genere. Sebbene si stabilisca che, quanto all'organizzazione e al funzionamento dell'Osservatorio, si provvede con apposito regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il comma 2 dell'articolo 1 del disegno di legge specifica i compiti e le funzioni spettanti al summenzionato nuovo organismo. L'Osservatorio è quindi tenuto, tra l'altro, ad effettuare ricognizioni della normativa di genere vigente; raccogliere dati comparabili sulla parità tra i generi, nonché statistiche disaggregate in base al sesso; quantificare le ricadute sull'occupazione femminile degli investimenti e delle politiche pubbliche in materia di occupazione e di formazione; assicurare il coordinamento delle amministrazioni in materia di analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR), nonché di verifica dell'impatto della regolamentazione (VIR), per quanto concerne i profili di genere, ai sensi dell'articolo 2 del disegno di legge; formulare proposte per l'armonizzazione degli indicatori e delle metodologie sensibili al genere con quelli utilizzati dalle organizzazioni internazionali; trasmettere al Governo e al Parlamento, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sull'attività svolta e su quella da svolgere nell'anno successivo, recante in allegato i dati statistici e le analisi quantitative, per l'anno di riferimento, sull'impatto di genere della regolamentazione. Per quanto più specificatamente concerne la valutazione dell'impatto di una proposta di legge rispetto al genere, è da sottolineare come questa permetta di effettuare considerazioni, sulla base di specifici criteri rilevanti rispetto al sesso, sia sulla situazione presente che sui prevedibili effetti conseguenti all'introduzione della proposta stessa. Non a caso, nella tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 della Commissione europea (Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 1° marzo 2006), nella parte dedicata al miglioramento della governance sulla parità tra i generi, è stato specificatamente sottolineato che «l'applicazione di metodologie in tema di parità tra donne e uomini, quali la valutazione dell'impatto rispetto al genere e il bilancio di genere (l'integrazione della prospettiva di genere nella procedura di bilancio) favorirà la parità tra donne e uomini e apporterà maggiori trasparenza e affidabilità». Il documento ha previsto in particolare l'intenzione della Commissione di sostenere la valutazione dell'impatto rispetto al genere e il bilancio di genere, rafforzando l'integrazione della prospettiva di genere nella valutazione di impatto delle politiche e della legislazione comunitarie e studiando la possibilità di elaborare il bilancio di genere a livello di Unione europea, in particolare nei fondi strutturali entro i limiti della gestione concorrente; di promuovere il bilancio di genere a livello locale, regionale e nazionale, anche attraverso lo scambio di pratiche ottimali; di potenziare l'efficacia della legislazione. Si ricordano inoltre l'Inghilterra e la Spagna, sia pure con modalità diverse, quali esempi di Paesi che hanno introdotto una legislazione positiva, prevedendo la valutazione equitativa di genere delle innovazioni legislative. Nello specifico, in Inghilterra la valutazione equitativa di genere è stata inserita nell'ambito della Analisi dell'impatto della regolamentazione, che era stata introdotta già a partire dagli anni Ottanta quale metodo valutativo delle politiche pubbliche, in particolare di deregulation. La valutazione di genere si caratterizza quindi come uno strumento per verificare in che modo le opzioni legislative di public policy possono influenzare donne e uomini in modo diverso, anche in quelle politiche e in quei settori in cui l'ineguaglianza non emerge in modo ovvio e palese. Diversamente, nell'ordinamento spagnolo è stata approvata una legge ad hoc (la legge n. 30 del 2003), che prevede che la relazione di impatto di genere sia allegata alle proposte di legge di iniziativa governativa. In questo caso, la valutazione equitativa di genere è stata altresì prevista come strumento valutativo ex ante non solo delle politiche di parità, ma delle politiche pubbliche in generale, nello strumentario decisionale della programmazione di alcuni importanti fondi comunitari. Per quanto quindi concerne la valutazione ex ante ed ex post della regolamentazione in prospettiva di genere nel nostro Paese, l'articolo 2 del presente disegno di legge si propone di modificare l'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246 (legge di semplificazione per il 2005) che, rubricato «Semplificazione della legislazione», ha introdotto, come supporto alle decisioni dell'organo politico di vertice in ordine all'opportunità dell'intervento normativo, l'analisi e la verifica dell'impatto della regolamentazione (AIR e VIR). Mentre con il termine «analisi di impatto della regolamentazione» s'intende una «valutazione preventiva degli effetti di ipotesi di intervento normativo ricadenti sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull'organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni, mediante comparazione di opzioni alternative», con il termine «verifica dell'impatto della regolamentazione» si fa riferimento a quelle attività di verifica periodica da effettuarsi ai fini della verifica del raggiungimento delle finalità, della stima dei costi e degli effetti prodotti dall'intervento legislativo. È all'interno di questo sistema di valutazione, già in vigore nel nostro ordinamento, che l'articolo 2 del presente disegno di legge mira a prevedere che AIR e VIR ricomprendano l'impatto di genere tra i profili di indagine e valutazione. Stante ciò, nella prospettiva di introduzione di strumenti di valutazione ex ante ed ex post della regolamentazione pubblica a livello di genere, è certamente necessario poter contare su aggiornati e specifici dati statistici.