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Disposizioni concernenti la riforma organica dell'ufficio del giudice di pace. Onorevoli Senatori. -- Ad ormai più di vent'anni dalla legge istitutiva dell'Ufficio del Giudice di Pace è necessario procedere ad una complessiva riforma. Oggi il giudice di pace non risponde più ai caratteri della legge istitutiva, in cui era prevista una funzione quasi esclusivamente conciliativa da parte di un giudice onorario non tecnico. Infatti, anche, a seguito dell'intervento normativo della legge 24 novembre 1999, n. 468, il giudice di pace deve avere dei necessari requisiti di professionalità, posto che si occupa di materie, quali quella penale e dell'immigrazione irregolare, che richiedono tecnicismo ed una approfondita conoscenza delle norme di diritto. A questo, si è accompagnato un regime d'incompatibilità sempre più stringente, ossia, assoluto con riferimento al lavoro dipendente, sia pubblico che privato, e relativo, con riguardo alla professione forense, nonché un maggiore impegno, con turni di presenza e ruoli di udienza, tali da assimilare la sua figura a quella del Pretore. Per questi motivi, è necessaria una riforma, che intervenga, da un lato a garantire il principio dell'autonomia della magistratura, e dall'altro la professionalità del magistrato, che svolge le funzioni di giudice di pace. In questo quadro, appare difficile procedere ad una riforma unitaria delle altre figure di magistrati onorari. Il limite di alcuni progetti di riforma è quello di procedere ad una riforma unitaria di tutte le figure di magistrati onorari, senza considerare le loro ontologiche differenze. Il giudice di pace è titolare esclusivo di una funzione, come giudice monocratico, per un primo grado di giudizio, la cui figura è prevista nella Costituzione, al comma terzo dell'articolo 116. Diversamente, i Vice Procuratori Onorari ed i Giudici Onorari di Tribunale svolgono un'importantissima funzione, ma di sostituzione del magistrato titolare dei procedimenti. A conferma di ciò, vi è un diverso regime d'incompatibilità per le due figure, in quanto per questi ultimi non vi è incompatibilità con il lavoro di dipendente pubblico e privato, come per il giudice di pace, e con riferimento alla libera professione, questa va individuata con l'ufficio e non con l'intero circondario. Ecco quindi la necessità di procedere a due differenti status : uno per il giudice di pace ed un altro per i magistrati onorari di tribunale. Il disegno di legge è composto da 32 articoli. Le novità principali che si vogliono introdurre possono essere così riassunte. Con l'articolo 2 individua i requisiti per la nomina a giudice di pace, sottolineando la necessità di una qualificazione professionale data dall'esercizio pregresso di funzioni giudiziarie o della professione di avvocato per almeno cinque anni. In particolare, il comma 2 disciplina un ordine di preferenza, valorizzando l'esperienza di giudice onorario di tribunale e vice procuratore onorario, ritenuta fondamentale per l'esercizio di funzioni monocratiche di giudice di pace. L'articolo 3 ricalca l'attuale regime d'incompatibilità del giudice di pace, ribadendo l'incompatibilità assoluta con il lavoro dipendente (sia pubblico che privato) e circondariale, con riferimento alla professione forense. Gli articoli da 4 a 10 ribadiscono la necessità che l'accesso alle funzioni giudiziarie avvenga a seguito di procedura concorsuale, unita alla successiva formazione continua. Non si è introdotta alcuna novità rispetto al regime attuale introdotto con legge 24 novembre 1999, n. 468, precisando unicamente alcuni aspetti procedimentali. La novità consiste nella durata dell'incarico di giudice di pace di cui all'articolo 8. Il predetto articolo è funzionale ad una migliore razionalizzazione del giudice di pace, senza tuttavia modificarne lo status giuridico, ed a determinare un notevole risparmio di costi, collegati ai continuativi concorsi e correlati tirocini dei giudici che via via si avvicendano, oltre che alla perdita di professionalità e di formazione acquisita dei giudici in scadenza. Quanto sopra premesso, inoltre, si rende necessario per dare motivazione a chi svolge le funzioni di giudice di pace, garantendogli autonomia ed indipendenza, assicurandone la continuità nella funzione di quattro anni in quattro anni, previa verifica della professionalità e produttività (requisiti questi indispensabili per poter essere confermati nelle funzioni, così come espressamente previsto dal comma 2- bis dell'articolo 7, comma aggiunto dall'articolo 5, comma 3, legge 24 novembre 1999, n. 468) e ciò fino al raggiungimento del settantacinquesimo anno di età. Ciò in ossequio ai principi della buona amministrazione, in ragione della professionalità acquisita, conseguita anche all'impegno economico dello Stato, volto ad assicurare sia la formazione iniziale che quella permanente che, altrimenti, andrebbe dispersa ed anche in virtù della ultima decisione della Corte di Cassazione, la quale, con la sentenza n. 4410 del 23 febbraio 2011, ha riconosciuto la natura «paraconcorsuale» della nomina e delle successive verifiche quadriennali dei giudici di pace, in ossequio al principio dell'articolo 106 della Costituzione. La situazione della temporaneità dell'incarico, così come prevista, sia come regime definitivo che in via transitoria, è gravemente lesiva dell'autonomia della magistratura e si pone in contrasto con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, con la Carta di Strasburgo e con la Raccomandazione del 17 novembre 2010 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa (CM/Ree/2010/12), la quale, al paragrafo 49, afferma che la certezza di permanenza nelle funzioni e l'inamovibilità sono elementi chiave dell'indipendenza dei giudici. Particolare attenzione è stata data alla responsabilità disciplinare ed ai doveri del giudice di pace, equiparandone lo status a quello dei magistrati ordinari, e prevedendo altresì una particolareggiata disciplina delle fattispecie rilevanti ed un procedimento di accertamento dell'illecito disciplinare agli articoli da 11 a 15. È stata prevista una rilevante diminuzione dell'organico dei giudici di pace, da un lato per ovvi motivi di razionalizzazione delle spese e di riduzione degli uffici del giudice di pace, e dall'altro dalla diversa natura e funzione del giudice di pace attuale rispetto a quello del legislatore del 1991, ossia un magistrato tecnico, primo grado di giudizio, rispetto al conciliatore. La riduzione della pianta organica dagli attuali 4.690 a 2.700 porterebbe un risparmio di spesa, pari a circa 14 milioni di euro, derivante dalla mancata retribuzione e dal mancato investimento di fondi per i 1990 giudici in meno, e consentirebbe la copertura finanziaria per la copertura previdenziale e assistenziale di cui alla presente legge. Gli articoli da 18 a 23 disciplinano quella che è un'ulteriore novità, ossia la previsione di una copertura di carattere previdenziale ed assistenziale per il giudice di pace. Trattasi di un'elementare previsione per uno Stato di diritto, la cui carenza appare ancora più grave, per il fatto che è stata omessa con riguardo ad un magistrato della Repubblica.