[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 3, 4, comma 1, lett. a) e comma 2, lett. d), 5, comma 1, ultimo periodo, 7, comma 1, 9, comma 5, e 12, comma 1, lett. e), della legge della Regione Marche 11 dicembre 2001, n. 32 (Sistema regionale di protezione civile), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 15 febbraio 2002, depositato in Cancelleria il 22 successivo ed iscritto al n. 8 del registro ricorsi 2002. Visto l'atto di costituzione della Regione Marche; udito nell'udienza pubblica del 30 settembre 2003 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato dello Stato Ignazio F. Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avv. Stefano Grassi per la Regione Marche.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso depositato il 22 febbraio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato, in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione e alle norme interposte contenute nell'art. 108 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), nell'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile) e nella legge 31 dicembre 1996, n. 675 (Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali), questione di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 3, 4, comma 1, lettera a) e comma 2, lettera d), 5, comma 1, ultimo periodo, 7, comma 1, 9, comma 5, e 12, comma 1, lettera e), della legge della Regione Marche 11 dicembre 2001, n. 32 (Sistema regionale di protezione civile). 1.1. - L'Avvocatura generale dello Stato, premesso che si tratta di legislazione concorrente ai sensi dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, con conseguenti limiti alla potestà legislativa regionale, ritiene che detta legge non abbia rispettato i principi fondamentali posti dalla legislazione statale. In particolare, l'Avvocatura rileva eccesso di competenza legislativa regionale in relazione a quanto segue. 1) L'art. 3, comma 3, della legge, determina il superamento della sfera di competenza regionale stabilito nell'art. 108, comma 1, lettera a), numero 2, del d.lgs. n. 112 del 1998, laddove, con generico riferimento a tutte le attività di protezione civile, consente alle Regioni di avvalersi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, mentre tale possibilità è prevista dal citato art. 108 soltanto per gli interventi urgenti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), della legge 24 febbraio 1992, n. 225 (“eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che per loro natura ed estensione comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria”); 2) l'art. 4, comma 1, lettera a), dispone che la Regione possa esplicare le proprie funzioni per la previsione e la prevenzione delle varie ipotesi di rischio senza precisare che dette funzioni devono essere svolte “sulla base degli indirizzi nazionali”, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione e dell'art. 108, comma 1, lettera a), numero 1, del d.lgs. n. 112 del 1998; 3) l'art. 4, comma 2, lettera d), non delimita l'ambito di competenza regionale per la formulazione degli indirizzi relativi alla predisposizione dei piani comunali, provinciali e speciali di previsione, prevenzione ed emergenza, violando l'art. 108, comma 1, lettera a), numero 3, del d.lgs. n. 112 del 1998, che stabilisce la possibilità per la Regione di dare tali indirizzi solo nel caso degli eventi calamitosi di cui al citato art. 2, comma 1, lettera b), della legge n. 225 del 1992; 4) l'art. 5, comma 1, ultimo periodo, non prevede che i piani regionali devono essere predisposti nel rispetto degli indirizzi nazionali, così come stabilito dall'art. 108 del d.lgs. n. 112 del 1998; 5) l'art. 7, comma 1, nel disporre che il Presidente della Giunta regionale possa individuare le strutture che, anche in deroga all'ordinario assetto delle competenze, sono chiamate ad operare per lo svolgimento degli interventi necessari in caso di eventi calamitosi, eccede la competenza regionale, in quanto, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 225 del 1992, i poteri derogatori in materia di protezione civile rientrano nella competenza statale e possono essere attribuiti al Presidente della Giunta regionale solo a seguito di apposita ordinanza governativa; 6) l'art. 9, comma 5, eccede i limiti di competenza della Regione, in quanto impone a tutte le amministrazioni pubbliche, e quindi anche a quelle statali, l'obbligo di comunicare dati alla struttura regionale di protezione civile, senza specificare la tipologia dei dati e senza alcun riferimento al rispetto della normativa di cui alla legge n. 675 del 1996; 7) l'art. 12, comma 1, lettera e), nell'affidare alle province i compiti relativi all'attivazione degli interventi urgenti nei casi di eventi calamitosi, omette di riferirsi esclusivamente agli eventi di cui all'art. 2, comma 1, lettera b), della legge n. 225 del 1992. 2. - Costituitasi in giudizio, la Regione Marche sostiene che le disposizioni censurate non confliggono con i principi fondamentali stabiliti nella materia dalla legislazione statale. Con specifico riferimento alle singole censure governative, la Regione Marche osserva poi quanto segue. 2.1. - L'art. 3, comma 3, della legge regionale n. 32 del 2001, deve essere inteso nel senso che la facoltà per la Regione di avvalersi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per alcune attività piuttosto che per altre riguarda esclusivamente profili organizzativi da ritenere di pertinenza legislativa regionale. Tale previsione, del resto, appare coerente con i principi fondamentali desumibili dalla legislazione vigente in materia. 2.2. - Pienamente legittimi sul piano costituzionale devono ritenersi gli artt. 4, comma 1, lettera a), e 5, comma 1, ultimo periodo, della legge regionale, in quanto è evidente che l'attribuzione alle Regioni delle funzioni di previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio e di predisposizione dei piani regionali di prevenzione non esclude che lo Stato possa dettare, così come previsto dall'art. 117, terzo comma, della Costituzione, i principi fondamentali della materia. 2.3. - Parimenti legittimo deve ritenersi l'art. 4, comma 2, lettera d), della legge regionale.