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La base di questo provvedimento è l'articolo 120 della Costituzione, ovvero laddove vengano messi a rischio l'unità giuridica del Paese oppure addirittura i livelli essenziali, i cosiddetti LEA - che la doppia preferenza possa rientrare nei LEA mi appare discutibile! - si interviene con il potere sostitutivo. La riforma che contiene l'articolo 120 è datata 2001, cioè diciannove anni fa. Quella che ha modificato l'articolo 51 è del 2003. La legge citata erroneamente, che contiene i princìpi fondamentali a cui si deve far riferimento nelle elezioni regionali, è del 2004, con l'aggiornamento del 2016 rispetto alla promozione della parità di accesso alle cariche elettive. Sono passati diciannove, diciassette, sedici o, nella migliore delle ipotesi, quattro anni; eppure il Governo Conte si sveglia il 23 luglio 2020 scoprendo l'urgenza nel bel mezzo degli esiti della pandemia, con i problemi che abbiamo davanti (sciopero generale per il mancato blocco dei licenziamenti, ripresa dell'attività scolastica, aziende che non si sa se riapriranno o come i bambini andranno a scuola e i lavoratori a lavorare). Il 23 Conte manda una lettera di diffida a Emiliano in cui gli intima entro un congruo tempo (cinque giorni) di adeguare la normativa elettorale; mancando questa, il 31 luglio si vara un decreto-legge. Questo decreto-legge secondo me non solo non si poteva fare, ma è un pericolo rispetto alla regolarità delle elezioni, perché se si interviene sulla modalità di espressione del voto per tutte le altre Regioni, anche a livello di quote di lista, se sto raccogliendo le firme e ho centottanta giorni di tempo per poterle raccogliere, devo andare a modificare una lista per cui stavo raccogliendo già le firme? Quindi, se qualcuno non presenta la lista perché non ha raccolto le firme, può chiedere l'invalidazione delle elezioni perché non è stato messo nelle condizioni di avere i centottanta giorni di tempo per raccogliere le firme? A me sembra un pericolo eccessivo da correre. (Applausi) . Rispetto alle incongruenze voglio ricordare alcuni fatti. A maggio 2019 c'era il governo Conte? Sì. Hanno votato in Regione Piemonte? Sì. La Regione Piemonte ha mai fatto una legge elettorale con la doppia preferenza? Mai; usa la legge statale. Pertanto, laddove è lo Stato che non mette la doppia preferenza nessuno dice niente; se invece accade a livello di una Regione, si ricorre al potere sostitutivo. C'è di più: ora siamo nel mese di agosto del 2020, mentre le elezioni in Puglia avrebbero dovuto svolgersi nel maggio del 2020 e sono state spostate solo in conseguenza del Covid. Perché ad aprile nessuno è intervenuto se era così basilare? A me sembra che sia un bello spot propagandistico, poi cui prodest non so: se è fatto per riuscire a portare anche il MoVimento 5 Stelle a sostegno di Emiliano, per far ritirare la candidatura di Scalfarotto o per dare un bel calcio negli stinchi all'autonomia delle Regioni. Ministro Boccia, non si può dire di voler sostenere l'autonomia differenziata e poi con un decreto-leggere togliere quel poco di autonomia che c'era in capo alle Regioni. (Applausi) . Qualcuno dice che questo è fatto per favorire la parità di accesso. Ve lo dice un umile e modesto conoscitore della materia elettorale: chi la conosce sa che in collegi che hanno a disposizione un numero di candidature che va da due a sette, quindi piuttosto piccolo, la doppia preferenza di genere danneggia il sesso femminile, perché normalmente il maschio è maggiormente infedele della femmina, per cui accanto a una candidatura maschile... PRESIDENTE. Concluda, Presidente. Mi sembra si stia avventurando... CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Concludo. Il maschio solitamente si accoppia con quattro o cinque rappresentanti del gentil sesso, cosa che la donna solitamente non fa. Il risultato è che il maschio si porta i voti di quattro o cinque signore e le signore non vengono elette. Signor Presidente, concludo con un appello e poi mi taccio. Se si aumenta la platea dell'elettorato passivo, frammentando l'espressione delle preferenze, si riduce la possibilità che la donna venga eletta. Le donne si mettano in lista, come abbiamo fatto noi in Umbria eleggendo una donna, così come abbiamo eletto un presidente della Camera e un presidente del Senato donna e in Toscana candidiamo - vivaddio - una donna. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulla questione pregiudiziale avanzata si svolgerà una discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. PARRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, esprimo un ringraziamento e un senso di sorpresa. Il ringraziamento è per come si sono svolti i lavori nella Commissione che ho l'onore di presiedere, dato che ci troviamo di fronte ad una legge che mira ad affermare un'importantissima questione di principio. Nella Commissione non ci sono stati, da parte di alcuna componente delle opposizioni, una contrarietà, un impedimento, qualsiasi iniziativa che costituisse un rallentamento dei nostri lavori e questo ci ha permesso di essere in Aula in tempo utile per prendere questa importante decisione. Non ci sono stati interventi in discussione generale, non ci sono stati emendamenti , non ci sono state da parte delle opposizioni dichiarazioni di voto quando si è trattato di dare mandato al relatore a riferire positivamente in Aula sull'atto stesso. Come Presidente della Commissione, quindi, non posso che ringraziare per lo spirito costruttivo che si è dimostrato. Comprenderete, quindi, con quanta sorpresa ho ricevuto pochi minuti fa la richiesta da parte del mio Gruppo di intervenire su una pregiudiziale di costituzionalità. Diciamo che si è inserito un elemento innovativo nella procedura parlamentare: tutto mi sarei aspettato tranne che una pregiudiziale di costituzionalità, dopo che le cose erano andate in quel modo. Ma tant'è. Al senatore Calderoli, che ha illustrato le ragioni che lo inducono a ritenere incostituzionale questo provvedimento, vorrei dire che tutta la sua dottrina - che è vasta, glielo riconosciamo tutti - andrebbe messa al servizio di battaglie più nobili e più utili. Questa non mi sembra una battaglia né nobile né utile e il suo argomentare mi è sembrato estremamente pretestuoso, a parte il finale dietrologico che confesso di non avere assolutamente capito. Il punto è eminentemente politico: siamo di fronte ad un principio, quello di favorire la parità di accesso alle cariche elettive per le donne, che è fissato in maniera inequivocabile non nel solo articolo 120 della Costituzione, ma nell'articolo 117, al comma 7, e nell'articolo 51.