[pronunce]

Il collegamento alla attività di parlamentare sarebbe dimostrato dalla circostanza che il senatore Iannuzzi fu il primo firmatario della proposta di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione di coloro che collaborano con la giustizia, atto comunicato alla Presidenza del Senato il 19 febbraio 2004, la cui relazione di accompagnamento recava la menzione di vari episodi di un uso se non distorto quanto meno dubbio del ruolo dei collaboratori di giustizia. Ad avviso del Senato della Repubblica, il conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato che si articoli intorno alla previsione di cui all'art. 68, primo comma, Cost. postula che il confine tra i due distinti valori confliggenti - l'autonomia delle Camere e la legalità della giurisdizione - sia posto sotto il controllo della Corte costituzionale, la quale può essere adita dal potere che si ritenga leso o menomato dall'attività dell'altro, in quanto garante di un equilibrio razionale e misurato tra le istanze dello Stato di diritto, che tendono ad esaltare i valori connessi all'esercizio della giurisdizione, e la salvaguardia di ambiti di autonomia parlamentare sottratti al diritto comune che valgono a conservare alla rappresentanza politica un suo indefettibile spazio di libertà (sono citate le sentenze di questa Corte n. 379 del 1996 e n. 329 del 1999).1. - Il Tribunale ordinario di Monza, sezione distaccata di Desio, contesta che spettasse al Senato della Repubblica deliberare, nella seduta del 19 febbraio 2009 (doc. IV-ter, n. 10), che i fatti per i quali è in corso il processo penale nei confronti di Raffaele Lino Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti, imputato del reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa in danno del magistrato Giancarlo Caselli, riguardavano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle funzioni parlamentari ed erano pertanto insindacabili ai sensi del primo comma dell'art. 68 della Costituzione. 2. - Deve, preliminarmente, essere ribadita l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già deciso da questa Corte con l'ordinanza n. 289 del 2009. Sempre in via preliminare, questa Corte riconosce che l'odierno ricorrente ha assolto all'onere di una enunciazione esaustiva della condotta contestata all'imputato, consentendo in tal modo la valutazione circa la sussistenza, nel caso di specie, delle condizioni per l'operatività della prerogativa di cui all'art. 68, primo comma, Cost. 3. - Nel merito, il ricorso è fondato. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, per l'esistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare e l'espletamento delle sue funzioni di membro del Parlamento - al quale è subordinata la prerogativa dell'insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, Cost. - è necessario che tali dichiarazioni possano essere identificate come espressione dell'esercizio di attività parlamentare (tra le molte, sentenze n. 301 del 2010, n. 420, n. 410, n. 134 e n. 171 del 2008, n. 11 e n. 10 del 2000). Nel caso in esame, il solo atto parlamentare riferibile al senatore, e richiamato dalla difesa del Senato della Repubblica, è la proposta di istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dei collaboratori di giustizia, comunicata alla Presidenza del Senato il 19 febbraio 2004. Occorre, tuttavia, rilevare l'assoluta mancanza di corrispondenza di significato tra le dichiarazioni esterne e le opinioni espresse nella sede parlamentare - in specie, nella relazione all'atto richiamato - ove si consideri che in quest'ultima i parlamentari, primo firmatario lo Iannuzzi, nell'esporre le ragioni della proposta, non menzionano in alcun modo né la vicenda relativa al mancato interrogatorio dibattimentale di Gaetano Badalamenti, nel processo che lo vedeva coimputato con il senatore Giulio Andreotti, né l'episodio del suicidio del maresciallo dei carabinieri Antonio Lombardo. Più precisamente, nella relazione che accompagna l'atto parlamentare manca qualsiasi riferimento all'accusa, rivolta con l'articolo di stampa alla Procura di Palermo e a chi la dirigeva, di avere, «con una serie di cavilli, impedito a Gaetano Badalamenti di essere sottoposto ad interrogatorio dibattimentale», né vi è alcun interrogativo «intorno alla tragica vicenda del suicidio del maresciallo dei carabinieri Antonio Lombardo». In definitiva, fa difetto, nella presente fattispecie, il nesso funzionale tra le affermazioni formulate dal parlamentare nell'articolo di stampa e l'atto, compiuto nella sede parlamentare, richiamato dalla difesa del Senato a sostegno della legittimità della impugnata deliberazione di insindacabilità. Il mero riferimento all'attività parlamentare o comunque all'inerenza a temi di rilievo generale (pur anche dibattuti in Parlamento), entro cui le dichiarazioni si possano collocare, non vale in sé a connotarle quali espressive della funzione. Esse infatti, non costituendo la sostanziale riproduzione di specifiche opinioni manifestate dal parlamentare nell'esercizio delle proprie attribuzioni, sono non già il riflesso del peculiare contributo che ciascun deputato e ciascun senatore apportano alla vita parlamentare mediante le proprie opinioni e i propri voti (come tale coperto dall'insindacabilità, a garanzia delle prerogative delle Camere e non di un «privilegio personale [...] conseguente alla mera "qualità" di parlamentare»: sentenza n. 120 del 2004), bensì un'ulteriore e diversa articolazione di siffatto contributo, elaborata ed offerta alla pubblica opinione nell'esercizio della libera manifestazione del pensiero assicurata a tutti dall'art. 21 Cost. (sentenze n. 301 del 2010, n. 330 e n. 135 del 2008, n. 302, n. 166 e n. 152 del 2007). Conclusivamente, la delibera del Senato della Repubblica ha violato l'art. 68, primo comma, Cost., ledendo le attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente, e deve essere pertanto annullata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava al Senato della Repubblica affermare che le dichiarazioni rese da Raffaele Lino Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti, per le quali pende un processo penale dinanzi al Tribunale ordinario di Monza, sezione distaccata di Desio, di cui al ricorso in epigrafe, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; annulla, per l'effetto, la delibera di insindacabilità adottata dal Senato della Repubblica nella seduta del 19 febbraio 2009 (doc. IV-ter, n. 10). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 marzo 2011. Il Cancelliere F.to: MELATTI