[pronunce]

La difesa erariale osserva ancora che la previsione di un obbligatorio procedimento amministrativo (preliminare a quello giurisdizionale), da concludere entro il ragionevole termine di novanta giorni, se, da un lato, posticipa l'azione in giudizio, dall'altro, allorché si conclude con l'accoglimento, totale o parziale, delle richieste del contribuente, consente di ottenere, negli indicati brevi tempi, ciò che sarebbe conseguito solo a una decisione del giudice, con i necessari tempi di attesa della stessa, con conseguente aderenza ai princípi degli artt. 97 e 111 Cost. L'Avvocatura generale dello Stato osserva ancora che «l'esercizio della giurisdizione condizionata a una previa fase amministrativa» è da tempo previsto in campo amministrativo e, in particolare, tributario, e cita, al riguardo, l'art. 21, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, secondo cui: «Il ricorso avverso il rifiuto tacito della restituzione di cui all'articolo 19, comma 1, lettera g), può essere proposto dopo il novantesimo giorno dalla domanda di restituzione». Con riguardo all'utilità di meccanismi deflattivi del contenzioso, la difesa dello Stato richiama infine le sentenze della Corte costituzionale n. 130 del 1970, n. 276 del 2000 e n. 56 del 1995. A proposito di quest'ultima, con la quale la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità dell'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641 (Disciplina delle tasse sulle concessioni governative) - che stabiliva, per le controversie relative all'applicazione delle tasse di concessione governativa, la preclusione della possibilità di esperire l'azione giudiziaria in mancanza dei preventivi ricorsi amministrativi previsti nell'art. 11 dello stesso d.P.R. n. 641 del 1972 - la difesa statale afferma che le considerazioni poste dalla Corte a fondamento di tale pronuncia, cioè la mancanza di una ratio idonea a giustificare il limite imposto dall'art. 12 del d.P.R. n. 641 del 1972 al principio dell'art. 24 Cost., in ragione del fatto che si trattava «di controversie che non implicano accertamenti tecnici in funzione dei quali appaia necessario o opportuno che la fase giudiziaria sia preceduta da un esame in sede amministrativa [...], tanto meno quando, come nella specie, è chiesto il rimborso di tributi indebitamente riscossi dall'amministrazione finanziaria», non si attagliano al caso dell'art. 17-bis del d.lgs. n. 546 del 1992, in cui gli atti impositivi emessi dall'Agenzia delle entrate possono porre (e di norma pongono) la necessità di valutazioni tecniche che abbisognano di un approfondito esame e rendono, perciò, opportuna una previa verifica di fondatezza in sede amministrativa. 2.5.- La difesa dello Stato rileva, conclusivamente, che i primi dati disponibili «sull'efficacia della mediazione tributaria» introdotta dall'art. 17-bis del d.P.R. n. 546 del 1992 paiono confermare l'utilità dell'istituto. Premesso che le controversie relative ad atti emessi dall'Agenzia delle entrate «interessate [a tale] mediazione (quelle cioè di valore fino ad &#8364; 20.000)» sono il 56% del totale, l'Avvocatura dello Stato nota che, nell'àmbito dei 65.545 «reclami» esaminati da detta Agenzia nel periodo dal 3 ottobre 2012 al 31 marzo 2013, «l'esito positivo» ha riguardato il 48,2% delle «posizioni», dato che evidenzia «l'idoneità dell'istituto» ad abbattere il numero dei ricorsi proposti davanti alle commissioni tributarie provinciali, con evidenti vantaggi sia per tale giurisdizione (che vede ridotto il proprio carico di lavoro e, conseguentemente, incrementata la rapidità della trattazione delle cause pendenti davanti a sé) sia per i contribuenti che riescono ad ottenere soddisfazione entro poche settimane. 3.- Con ordinanza pronunciata il 16 aprile 2013 e depositata il 17 aprile 2013 (reg. ord. n. 146 del 2013) , la Commissione tributaria provinciale di Campobasso ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 111 e 113 Cost., questione di legittimità dell'art. 17-bis del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546. 3.1.- Il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto, che: a) la Regione Molise ha proposto ricorso avverso un avviso di irrogazione di sanzioni per il ritardato pagamento della tassa di concessione per il servizio di telefonia mobile in abbonamento emesso dall'Agenzia delle entrate e notificatole il 18 settembre 2012, atto con il quale veniva richiesto il pagamento della somma di &#8364; 13.993,12, oltre a interessi e a spese; b) l'amministrazione finanziaria si è costituita in giudizio eccependo, pregiudizialmente, l'inammissibilità del ricorso per non avere la ricorrente preliminarmente presentato, in violazione dell'art. 17-bis del d.lgs. n. 546 del 1992, il reclamo che tale disposizione obbligatoriamente impone a chi intenda proporre ricorso avverso un atto emesso dall'Agenzia delle entrate con il quale è richiesto il pagamento di sole sanzioni (oltre a interessi e a spese) per un importo inferiore a ventimila euro e che è stato notificato a decorrere dal 1° aprile 2012; c) la ricorrente ha sollevato eccezione di illegittimità costituzionale del menzionato art. 17-bis per violazione degli artt. 3, 24, 25, 111 e 113 Cost. 3.2.- Il giudice rimettente premette poi, in punto di diritto, che il reclamo obbligatorio previsto dall'art. 17-bis del d.lgs. n. 546 del 1992 ha natura amministrativa - come si evince sia dalla collocazione di tale articolo come ultima disposizione del Titolo I di tale decreto legislativo (cioè del Titolo che precede quello contenente la disciplina del processo), sia dal dato testuale dei commi 2 e 9 dello stesso art. 17-bis, i quali distinguono chiaramente il reclamo dal ricorso - e si configura, in particolare, come un rimedio amministrativo di secondo grado, diretto a definire la controversia nell'àmbito dell'amministrazione senza l'intervento del giudice e previsto come filtro obbligatorio del processo tributario la cui omessa attivazione è sanzionata con l'inammissibilità del ricorso rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo. 3.3.- Tanto premesso in via generale, il giudice a quo, in punto di non manifesta infondatezza, si duole anzitutto della previsione, da parte della disposizione impugnata, dell'inammissibilità del ricorso quale sanzione dell'omessa presentazione del reclamo. Secondo la Commissione tributaria rimettente, tale previsione lede, anzitutto, l'art. 24 Cost., che riconosce sia il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti e interessi legittimi sia il diritto di difesa.