[resaula]

Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, sarebbe come la mediocre e scarna scenografia di un film di fantascienza, se non fosse che l'invasione contro il genere umano, neanche marziana, è reale e cadono nella solitudine i nostri cari, che hanno le difese immunitarie provate dagli anni o più deboli. Sono vuote e spettrali le nostre città. È stata usata sovente la metafora della guerra, analogia certamente calzante e condivisibile: la differenza è che oggi, in questa guerra mondiale, l'umanità sta schierata tutta dalla medesima parte, anche se temo ci sia chi non l'ha capito o fa finta di non capirlo. Credo che nella storia dell'umanità mai si sia vissuta una calamità naturale di simile portata planetaria, imprevedibile e inimmaginabile fino a un paio di mesi fa. Nei secoli, le patologie di tipo epidemico nascevano e si esaurivano in contesti locali; oggi, per effetto della globalizzazione, anche i virus viaggiano in aereo, transitano negli hub e in poche ore raggiungono tutte le destinazioni in tutti e cinque i continenti. È toccato a noi italiani il triste ruolo di avanguardia in Europa, trovandoci ad affrontare per primi, come Paese del mondo occidentale e Repubblica parlamentare, uno misconosciuto, terribile e imprevedibile nemico. L'hanno fatto e lo stanno facendo in tanti, rischiando e pagando anche con la loro vita: i nostri medici, i nostri infermieri e gli operatori sanitari tutti, che lavorano in trincea e in prima linea. E l'ha fatto il nostro Governo, che ha agito con tempestività, metodo, giusta ponderazione ed equilibrio, commisurati alla sconosciuta interazione di codesta entità biologica con il genere umano. L'ha fatto con misure eccezionali, nel rispetto del dettato costituzionale, e l'hanno fatto e lo stanno facendo gli italiani tutti, chi stando a casa, chi continuando a lavorare per garantire tutti i servizi essenziali. Penso agli addetti alla distribuzione dei generi alimentari, agli autotrasportatori, alle aziende del comparto agricolo, agli agenti di tutte le Forze dell'ordine e ai lavoratori di tutti gli opifici, che non si sono fermati. Parafrasando le definizioni del nostro diritto privato, direi che il Governo si è occupato e si sta occupando in primis delle persone fisiche, quali esseri umani, anche più deboli; poscia e senza sosta alcuna è passato a occuparsi delle persone giuridiche, quel complesso organizzato di persone e strumenti che sono le nostre aziende - piccole, medie e grandi - che costituiscono la struttura sociale ed economica del nostro Paese (con l'immediato potenziamento del Servizio sanitario nazionale e il sostegno economico ai lavoratori, la cassa integrazione, il contributo ai liberi professionisti e le garanzie per le imprese). Tutto ciò il nostro Governo l'ha fatto e lo sta facendo confrontandosi con dignità e schiena dritta con le istituzioni europee. È già accaduto nella storia, in periodi di crisi o di eventi bellici, che sia nata una contesa fra il sistema politico e quello monetario e bancario finanziario. Motivazioni umanitarie di tipo planetario possono e devono spingere i due sistemi verso un obiettivo comune e oggi più che mai è il momento della solidarietà. Non vorrei essere retorico, né ridondante, ma, ricordandoci la nostra storia, si racconta di una frase pronunciata centosessanta anni fa. In un panorama assai più ampio - consentitemi - chissà che non sia il momento oggi di dire: «Qui si fa l'Europa o si muore», nel senso della prosecuzione di quel percorso che ci dovrebbe portare a una più autentica Europa dei popoli. Un riferimento quanto mai attuale alla questione salute va fatto anche nel merito di quella che definirei solidarietà nazionale: quando si affronta un ciclone di simile portata serve compattezza e unità. Cerchiamo in un prossimo futuro di riflettere e rivedere il tema vitale della nostra salute senza regionalismi differenziati. Chiudo ricordando quello che mi ha detto un medico una decina di giorni fa. Nel mio Comune d'origine, Partinico per l'esattezza, è stata attrezzato in quarantott'ore un Covid hospital e, mentre cercavamo mascherine, presidi e protezioni, un medico diceva a me, quale rappresentante delle istituzioni: «Non fateci sentire soli». Oggi resta ancora questo il nostro compito più importante. Ce la faremo, supereremo l'imprevedibile: ci sono ancora vite umane da salvare e ci prepareremo ancora a sostenere le nostre aziende. Rimbocchiamoci le maniche, non aspettiamoci manna dal cielo. Al triste primato cui facevo cenno stiamo reagendo tempestivamente, con determinazione, buon senso e solidarietà e per primi ne usciremo, facendo ognuno la nostra parte e il nostro lavoro. Non dimentichiamo che oggi tanto sta nelle mani di numerosi operatori di ogni livello del sistema bancario. Ecco, vigiliamo con cura e cerchiamo di essere di positivo sprone. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, signor Vice Ministro, avrei difficoltà oggi a entrare nel merito di un decreto-legge così complesso e così articolato e allora ho pensato di partire da una fotografia. Se avessimo la possibilità di fare una fotografia del Paese in questi trenta giorni di pandemia, sarebbe impietosa. Il Paese ne esce fuori assolutamente male: è un Paese lento, soggiogato dalla burocrazia; un Paese che ha dimostrato che il Palazzo è distante dalle concrete esigenze del quotidiano del nostro popolo; un Paese - mi permetta di dire, signor Vice Ministro - che ha alcuni esponenti del Governo che hanno speso più tempo nei talk che seduti con il loro gabinetto a delineare i provvedimenti utili al popolo italiano. A questa fiera del pressappochismo - mi si permetta ancora di dire - si sono uniti anche alcuni scienziati, che avevano cominciato con delle affermazioni per poi smentirle un minuto dopo, magari via Twitter o Facebook. In questo tritacarne della vanità, purtroppo, la classe dirigente del Paese non ha dato dimostrazione, almeno inizialmente, di essere all'altezza della sfida. Forza Italia non è il partito del "ci vuole ben altro". È composto da persone consapevoli delle difficoltà cui va incontro il Governo. Peraltro, se questa fotografia potessimo estenderla anche all'Unione europea, potremmo dire che anche l'Unione europea sta dimostrando la sua totale inadeguatezza. L'Unione europea è nata in verità per la lungimiranza dei Padri fondatori su due grandi pilastri: da un lato, unire le paure per costruire una speranza che era l'Unione europea e quindi abbattere la diffidenza, nonostante le macerie; l'altro pilastro, signor Vice Ministro, si chiama solidarietà e qui l'appello è al popolo tedesco. Vede, alla fine degli anni Ottanta, l'Unione europea, nonostante lo scetticismo di tanti leader europei, cedette alla solidarietà concedendo a Helmut Kohl la possibilità di riunificare la sua Germania. Quello fu un atto di lungimiranza - a mio modo di vedere - nonostante l'atteggiamento della Germania degli ultimi giorni. L'appello che, allora, rivolgo al popolo tedesco è di dimostrare che quella fu una scelta saggia e non sbagliata.