[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 159, comma 3, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), come sostituito dall'art. 26 del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 157 (Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio), promossi con due ordinanze del 5 novembre 2007 dal Consiglio di Stato, sezione sesta giurisdizionale, sui ricorsi proposti dal Ministero per i beni e le attività culturali contro la Rustica Sedes s.r.l. ed altri e il Comune di S. Anastasia, iscritte ai nn. 13 e 14 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 8, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti l'atto di costituzione di Italia Nostra nonché l'atto di intervento, fuori termine, del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 luglio 2008 il Giudice relatore Paolo Maddalena. Ritenuto che, con due ordinanze di identico tenore, pronunciate il 5 novembre 2007 – ed iscritte, rispettivamente, al n. 13 ed al n. 14 del registro ordinanze dell'anno 2008 – il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 76 e 118 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 159, comma 3, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), come sostituito dall'art. 26 del d.lgs. 24 marzo 2006, n. 157 (Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio); che, come emerge dagli atti di promovimento degli incidenti di costituzionalità, nei giudizi a quibus si controverte sugli appelli, proposti dal Ministero per i beni e le attività culturali, avverso le sentenze del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, rese entrambe il 6 dicembre 2006, con le quali sono stati accolti i ricorsi, disgiuntamente proposti dal Comune di S. Anastasia e da altri interessati, avverso il decreto del 13 giugno 2006, n. 11978, con cui la Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Napoli e provincia aveva annullato il nulla osta paesaggistico n. 2265 del 13 gennaio 2006, rilasciato dal Comune medesimo per l'attuazione di un «piano particolareggiato di iniziativa privata»; che, espone il rimettente, il TAR per la Campania, con le predette sentenze, «sulla premessa che l'esame dell'organo statale doveva essere necessariamente ed esclusivamente limitato a motivi di legittimità, non potendo impingere in apprezzamenti di merito», riteneva fondato il profilo di violazione di legge ed eccesso di potere dedotto nel ricorso contro la determinazione tutoria negativa; che, si evidenzia nelle ordinanze di rimessione, negli atti di appello viene dedotta l'erroneità delle sentenze di primo grado in base al rilievo per cui, a seguito dell'entrata in vigore del citato art. 159, comma 3, la Soprintendenza, in sede di verifica dell'autorizzazione paesaggistica, non avrebbe necessità di indicare specifici vizi di violazione di legge da cui sarebbe affetta detta autorizzazione; in definitiva, non sussisterebbe più «il vincolo della delimitazione del potere di cognizione dell'autorizzazione, oggetto del riscontro, ai soli parametri di legittimità, (inclusi peraltro tutti i possibili profili di eccesso di potere), quale affermato costantemente dalla giurisprudenza amministrativa»; che, ad avviso del rimettente, la tesi prospettata dall'appellante risulterebbe «suffragata dalla lettura dello stesso art. 159, comma 3, nel suo testo attuale», giacché il rilievo della “non conformità” alle prescrizioni della legislazione di tutela «implica inevitabilmente il diretto apprezzamento dei fatti rilevanti nel caso concreto, già considerati nell'ambito dell'autorizzazione oggetto di controllo, al fine di esprimere su di essi un giudizio di “valore”», come sarebbe, appunto, quello «ancorato a “concetti indeterminati”, da connotare cioè in base ad apprezzamenti tecnici complessi, alla stregua di regole non giuridiche e proprie delle discipline estetico-ambientali, suscettibili di diversi esiti applicativi: si abbia riguardo ai concetti di “alterazione”, “pregiudizio”, “compatibilità”, “coerenza”, rapportate ai “valori paesaggistici” ed agli “obiettivi di qualità paesaggistica”, in base alla lettera dell'art. 146, commi 1, 4 e 5, del d.lgs. n. 42\2004»; che, ciò premesso sulla portata della denunciata disposizione di cui all'art. 159, comma 3, il giudice a quo motiva sulla rilevanza delle questioni adducendo che, là dove appunto si intenda la disposizione censurata «come estensiva dell'ambito del controllo demandato alla soprintendenza fino agli aspetti c.d. “di merito”», gli appelli dovrebbero trovare accoglimento, con conseguente riforma delle sentenze impugnate; che, in punto di non manifesta infondatezza, il Consiglio di Stato rimettente rammenta che il potere devoluto all'organo statale sull'autorizzazione affidata alla Regione, ed agli organi da essa delegati, era stato configurato, fin dall'emanazione dell'art. 82, comma 9, del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), alla stregua di un “diritto vivente” costituito «da una giurisprudenza amministrativa ormai trentennale», in termini di potere di «annullamento, […] costantemente limitato al solo rilievo di vizi di legittimità»; che, secondo il giudice a quo, dovrebbe dubitarsi, pertanto, che la «innovazione legislativa» costituita dalla norma denunciata, la quale comporta una così rilevante «ridislocazione dei poteri di valutazione “in merito”», possa esser stata prevista nella norma di delega di cui all'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, il cui comma 1 prevede soltanto gli obiettivi «della codificazione, cioé della ricognizione delle norme vigenti, e del riassetto, cioè della razionalizzazione di tale corpo normativo», mentre tra i criteri di attuazione della delega, di cui alla lettera d) del comma 2 dello stesso art. 10, non è presente «alcuna previsione che riguardi l'estensione e le modalità del “controllo” demandato agli organi statali relativamente agli atti autorizzativi qui in rilievo»;