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Modifiche al codice penale e ad altre disposizioni in materia di circonvenzione di persone incapaci e di usura. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge vuol collocare le fattispecie della circonvenzione di persone incapaci e dell'usura tra i reati contro la persona, attesa lesione ai beni della libertà e della dignità della persona che essi comportano nel loro impegnare taluno ad atti o comportamenti dispositivi della propria persona o del proprio patrimonio al di là della sua capacità di auto determinarsi in quanto geneticamente compromessa da fattori di base (la minore età, l'infermità fisica o mentale, il bisogno di denaro, il pregresso vincolo usurario), che rendono il rapporto tra vittima e reo alterato ad initio a favore del secondo, che gode di una posizione di supremazia e ad effetto potestativo sulla prima, posta in posizione di mera soggezione. Tali reati concretizzano, dunque, una lesione genetica della libertà morale quale condizione dell'individuo che è sovrano di sé stesso nel momento di scegliere i percorsi del proprio quotidiano e della propria vita. La ricollocazione delle fattispecie darebbe senso e ragionevolezza al rigorosissimo trattamento sanzionatorio riservato all'usura, che nei casi aggravati è punita fino a venti anni di reclusione, il tutto a sottolineare la lesione di beni supremi della persona, come già presente nello spirito della legislazione di inasprimento del 1996 e del 2005. Tale ricollocazione, infine, determina la sottrazione dei reati in parola al regime dell'esimente, ai sensi dell’articolo 649 del codice penale, con conseguente incondizionata punibilità anche a carico degli stretti familiari e prevalenza della tutela della persona della vittima sulle ragioni dell'insieme familiare cui essa appartiene. Nel reato di circonvenzione è stato riformulato l'abuso a danno del minore, nella prospettiva di tutelare lo stato di minore età in quanto tale: la persona del minore deve essere protetta a tutto tondo, al di là di qualsivoglia verifica circa l'avvenuta o meno strumentalizzazione dei suoi bisogni, o passioni, o inesperienze, in quanto con la minore età la minorata condizione di autodeterminazione deve presumersi in senso assoluto. Il tutto in linea con quell'esegesi costituzionale che considera il minore come «soggetto debole», più che un portatore di diritti quanto un beneficiario di doveri che altri hanno nei suoi riguardi, doveri che, ai sensi degli articoli 29 e seguenti della Costituzione, ricadono sui genitori, sui pubblici poteri e, in ultima analisi, sull'intera collettività. La rimodulazione della fattispecie di usura, invece, conosce quattro figure usurarie, ricondotte a maggior sintesi lessicale e sistematica all'interno della norma penale di riferimento, con un'aggiunta inedita rispetto al passato, vale a dire l'usura a mezzo soggiogamento. Con riguardo alla cosiddetta usura reale (quella degli interessi in concreto sproporzionati) non è stata riproposta la previsione dei due parametri valutativi delle «concrete modalità del fatto» (invero, l'accertamento giudiziale è sempre radicato sul fatto in concreto) e del «tasso medio praticato per operazioni similari» (non ogni sproporzione oltre il «tasso medio» vuol dire usura, mentre l'usura può esservi anche in sproporzioni inferiori) in quanto da ritenersi del tutto superflui ai fini della cognizione giudiziale sul fatto nella sua concreta verificazione. Allora, unico parametro di verifica della natura usuraria o meno della sproporzione in concreto deve essere quello delle «condizioni di difficoltà economica e finanziaria» della vittima, il requisito-spia del rapporto intersoggettivo sperequato tra vittima e strozzino, tra chi lo avvia perché ha bisogno e chi lo compie profittandone e dettando condizioni esose a proprio vantaggio. Il codice penale prevede, accanto alle prime due (usura presunta ed usura in concreto), una terza figura criminosa, quella della mediazione usuraria, che non si discosta, sul piano della condotta incriminata, dalla mediazione prevista dal vigente articolo 644 del codice penale. Lo schema è sempre quello mutuato dalla mediazione civilistica così come prevista dall'articolo 1745 del codice civile. Analoghe considerazioni valgono per qualificare come concretamente usurario (per quello presunto nulla quaestio ) il compenso del mediatore di cui al numero 2) del primo comma del nuovo articolo 613- ter del codice penale che adesso viene ritenuto «compenso usurario nei termini e nelle condizioni indicati nel numero 1)». Quanto all'inedita figura dell'usura a mezzo soggiogamento di cui al numero 3) del primo comma del nuovo articolo 613- ter del codice penale, «soggiogare negozialmente ... chi è già vincolato a prestazione usuraria» va inteso nel senso di piegare ad un atto negoziale lecito od illecito taluno su cui si esercita un'irresistibile influenza per il fatto di averlo già in precedenza legato ad un rapporto debitorio usurario non adempiuto o non ancora adempiuto od impossibile da adempiere. Il soggetto soggiogato non è un soggetto raggirato, né minacciato, in quanto piegato al negozio non per un male ingiunto prospettatogli da altri, ma che egli si autoprospetta (timore/terrore per lo stop ai prestiti di denaro, o per l'esazione forzata e violenta del debito usurario non adempiuto alle scadenze) qualora non aderisca alla proposta fattagli: v'è metus potestatis quale timore che lo strozzino, nel caso di mancata adesione alla sua proposta, possa esercitare il suo potere, di fatto potestativo, di gettare la vittima nel baratro. Non v'è riduzione in schiavitù ai sensi dell’articolo 600 del codice penale, perché l'usuraio non esercita sulla vittima poteri corrispondenti a quelli del diritto dominicale, né la mantiene in uno stato di soggezione continuativa che ne comporti lo sfruttamento permanente attraverso il costringimento ad attività lecite od illecite: il soggiogato viene piegato a una o più determinate prestazioni proprie od a garantire l'effettuazione di date prestazioni altrui. Nel secondo caso lo schema civilistico di riferimento appare essere la promessa del fatto del terzo, ai sensi dell’articolo 1381 del codice civile, consista essa in un atto giuridico (il trasferimento a prezzo congruo del bene altrui, ad esempio della moglie o di un figlio, a favore dell'usuraio) od in un comportamento materiale (prestazioni sessuali od altri servigi da parte dei familiari dell'usurato). Quanto alla nuova aggravante di cui al numero 1) del terzo comma dell’articolo 613 -ter del codice penale (dissipazione), si pensi a chi è stato depauperato prima del suo corredo produttivo, come ad esempio l'azienda di famiglia, e poi dei beni più strettamente personali, come terreni ed altre proprietà immobiliari, fino a conoscere lo spoglio della propria abitazione familiare, da ritenersi propriamente bene della persona, dove è riposta la storia e l'identità affettiva di coloro che vi hanno fino a quel momento vissuto e che adesso vengono a perdere una vera e propria prerogativa vitale ed esistenziale.