[pronunce]

In alcune occasioni la Corte ha esaminato questo tipo di censura anche se associata alla violazione dell'art. 97 Cost., nel caso le norme impugnate riguardassero il funzionamento di pubbliche amministrazioni (sentenza n. 402 del 2007). Al fine di valutare l'esistenza del prospettato vizio di eccesso di potere legislativo, sotto il profilo della intrinseca contraddittorietà tra ratio e contenuto normativo della disposizione impugnata, è necessario procedere ad una lettura integrale, e non parziale, delle norme impugnate, come emerge dalla richiamata giurisprudenza di questa Corte (ex multis, sentenza n. 402 del 2007), ovvero ad una lettura «dell'intero quadro normativo» di riferimento del settore legislativo nel quale si inseriscono le stesse norme (sentenza n. 172 del 2006). All'esito di questo esame complessivo, può infatti valutarsi l'eventuale esistenza del vizio in questione, con particolare riferimento alla ratio dell'intervento legislativo ed alla sua eventuale irragionevolezza o contraddittorietà, ed allo sviamento della funzione legislativa. Anche nel presente giudizio, deve seguirsi tale procedimento logico e interpretativo. 5.1.- Il quadro normativo di cui all'art. 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, nel quale si inseriscono le disposizioni qui impugnate, è stato già esaminato da questa Corte nelle sentenze n. 200 del 2009, n. 92 e n. 283 del 2011. Nella prima pronuncia, nella quale sono state valutate censure direttamente riferite anche alle disposizioni impugnate nel presente giudizio, la Corte ha affermato che «l'articolo richiamato, nel suo complesso, reca norme in materia di organizzazione scolastica nazionale», ed ha descritto in modo articolato «l'iter complesso» individuato dalla norma (si veda anche la sentenza n. 283 del 2011), che comprende: l'indicazione dei fini di migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione dei docenti (comma 1); gli interventi volti ad incrementare gradualmente di un punto il rapporto alunni/docente e ad avvicinare tale rapporto agli standard europei, nonché a procedere alla revisione dei criteri e dei parametri fissati per le dotazioni organiche «in modo da consentire, nel triennio 2009-2011, una riduzione complessiva del 17 per cento della dotazione organica determinata per l'anno scolastico 2007-2008; con decremento annuo non inferiore ad un terzo della riduzione complessiva da conseguire» (comma 2); l'indicazione dello strumento di programmazione degli interventi, costituito da un piano programmatico di interventi «volti ad una maggiore razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico» (comma 3); e «dei criteri che debbono orientare tale razionalizzazione, per l'attuazione della quale è prevista l'adozione di regolamenti governativi» (sentenza n. 200 del 2009, paragrafo 29). In particolare, in relazione all'art. 64, comma 4, questa Corte ha affermato che «è necessario sottolineare che il comma 4, nel suo incipit, dispone che, ai fini dell'attuazione del piano programmatico previsto al comma 3, si provvede con regolamenti di delegificazione "a una revisione dell'attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico" attenendosi ai criteri indicati nelle lettere che seguono nel comma stesso. Sul punto è indispensabile precisare che la disposizione in questione, correttamente interpretata, deve essere intesa nel senso che oggetto di revisione sono "le caratteristiche basilari" dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico. Ciò in coerenza con la natura di norma generale che deve essere riconosciuta alla disposizione stessa e proprio perché essa è diretta, nel suo insieme, ad assicurare unitarietà ed uniformità nell'intero territorio nazionale all'ordinamento scolastico» (sentenza n. 200 del 2009, paragrafo 32). Sulla base di queste argomentazioni, la Corte ha dichiarato non fondate le questioni sollevate in riferimento agli articoli 117, 118 Cost., anche in relazione al principio di leale collaborazione, e riferite alle lettere da a) ad f) del comma 4 dell'art. 64 in questione, e quindi anche alla lettera e), oggetto del presente giudizio. Sul punto, la sentenza n. 200 del 2009 afferma che «sotto un profilo d'ordine sostanzialistico», le disposizioni previste dal predetto comma 4, lettere da a) ad f) «possano essere senz'altro qualificate come "norme generali sull'istruzione", dal momento che, per evidenti ragioni di necessaria unità ed uniformità della disciplina in materia scolastica, sono preordinate ad introdurre una normativa operante sull'intero territorio nazionale in tema: di razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, al fine di garantire una maggiore flessibilità nell'impiego di docenti: di ridefinizione dei "curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola" attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e degli orari; di revisione dei criteri di formazione delle classi; di rimodulazione dell'organizzazione didattica delle scuole primarie; di revisione di criteri e parametri per la determinazione complessiva degli organici; di ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di formazione per gli adulti. Si tratta, dunque, di disposizioni che contribuiscono a delineare la struttura di base del sistema di istruzione: esse non necessitano di un'ulteriore normazione a livello regionale, e dunque non possono essere qualificate come espressive di principi fondamentali della materia dell'istruzione» (sentenza n. 200 del 2009, paragrafi n. 33 e n. 34). Da queste affermazioni può già desumersi che la Corte ha identificato il razionale obiettivo delle norme impugnate, inserendole nel contesto di «una serie di interventi e di misure che sono dirette alla riorganizzazione del comparto scolastico e, in particolare, ad incrementare gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente entro l'anno scolastico 2010/2011»: un rinnovato scrutinio di tale contesto normativo, al fine di esaminare la censura prospettata nel presente giudizio, conduce allo stesso risultato. In tal senso, sono condivisibili le argomentazioni dell'Avvocatura, che nel ribadire la necessità di una lettura integrata delle disposizioni impugnate nel contesto complessivo delle norme contenute nell'art. 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, sostiene che quelle sulla riduzione del personale ATA si inseriscono in un insieme di criteri direttivi, quali l'accorpamento delle classi e la razionalizzazione dei piani di studio e del rapporto alunni/docente secondo standard europei, coerenti con il fine dichiarato di riorganizzazione del servizio scolastico. La considerazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 4, lettera e), in modo avulso dalla valutazione complessiva della riforma, prevista dall'art. 64 in questione, nel quale sono inserite, conduce il giudice rimettente a ritenere la revisione dell'organico del personale ATA un'operazione non collegata al riassetto del sistema dell'istruzione, identificato da questa Corte nelle pronunce richiamate.