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È pur vero che ci sono degli elementi molto apprezzabili, come l'aver introdotto in unico quadro di finanza pubblica sia le risorse nazionali che quelle europee, ed anche l'aver previsto un mix di prestiti - quindi di maggior deficit - e di sovvenzioni, ma la composizione della manovra ci lascia alcune perplessità importanti. La prima è l'ammontare delle misure minori introdotte: facendo una somma, sono quasi 8 miliardi di misure minori. Non tutte sono negative, anzi, ma sono sicuramente frammentarie e disomogenee; qui ancora non si vede la linea strategica e i semi della svolta. Molta parte della manovra è dedicata a ripristinare e a proseguire le risorse tampone dei decreti-legge cura Italia, ristori e agosto: quindi la stessa mentalità, la stessa prospettiva di solo aiuto e di sola sovvenzione anche per il futuro. Ma soprattutto ci sono delle criticità sul futuro: anticipiamo con il Fondo di rotazione le risorse del Next generation EU, e lo facciamo impegnando risorse per una riforma fiscale che ancora non c'è, per una riforma fiscale di cui, non essendoci le misure, non sappiamo valutare l'impatto sulla crescita, tenendo però conto della retroazione fiscale. Attenzione, perché sul Mezzogiorno investiamo 16 miliardi in tre anni per la decontribuzione decidendo di non investire miliardi sul credito d'imposta per gli investimenti, quando tale credito d'imposta avrebbe garantito investimenti reali e per il futuro, mentre il credito di imposta sugli stock esistenti non fa altro che consolidare uno status quo , senza innescare nessun cambiamento e nessuna prospettiva in tal senso. Signor Presidente, in questa fase abbiamo chiesto una verifica per capire se abbiamo chiara in mente la portata della sfida, e vogliamo che il Presidente del Consiglio, il Governo e la maggioranza prendano molto seriamente le riflessioni che abbiamo posto. Sappiamo anche che le riflessioni possono essere risolte: una infatti l'abbiamo risolta, quella della task force . Nella legge di bilancio c'è una cabina di regia incardinata presso la Ragioneria generale dello Stato, che farà monitoraggio e rendicontazione del nostro piano per il futuro. Questo è il modo di procedere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, noi sindaci siamo abituati a una sorta di pragmatismo, soprattutto in momenti come quello che stiamo vivendo, nelle difficoltà, quando i cittadini vengono a bussare alla nostra porta o a tirarci la giacchetta. Al contrario, oggi tanti di noi sono costretti a intervenire in Aula nelle quarantotto ore che, di grazia, voi avete lasciato alla discussione sul provvedimento che ricordo essere il più importante dell'anno, nella Camera più importante, che è la Camera alta. Ripeto: solo quarantotto ore. È un fatto gravissimo, al di là delle scuse che ognuno di voi accampa, probabilmente per giustificare la propria inadeguatezza a svolgere questo ruolo e soprattutto per il fatto di trovarci oggi, al 30 dicembre, senza la possibilità di discutere il provvedimento o di incidere su di esso, dopo che i vostri colleghi nell'altra Camera lo hanno invece riempito di marchette ad hoc , che hanno soddisfatto probabilmente qualche circolo del bridge di casa loro. Noi però cerchiamo di andare avanti e di mettervi davanti alle vostre responsabilità. Due anni fa per molto meno il PD ha inscenato anche qui un teatrino, lamentando i pochi spazi messi a loro disposizione, e addirittura è un ricorso alla Corte. I 5 Stelle nella passata legislatura - ne sono piene le pagine dei giornali - sono saliti addirittura sul tetto della Camera per protestare contro la ormai invasiva richiesta di fiducia posta su ogni provvedimento. Oggi vi do una notizia: siete arrivati probabilmente a 33 richieste di fiducia, con quella odierna, e quindi credo non vi avanzi tempo neppure di discutere di temi come democrazia, trasparenza, temi che avete messo in secondo piano rispetto al mantenimento del vostro status di parlamentari. Queste quarantotto ore non sono piovute dal cielo a caso, ma hanno una precisa responsabilità; non sono determinate dalla situazione e nemmeno da un'opposizione che ha fatto - guarda caso - l'opposizione. Non è così, perché anche alla Camera siamo stati collaborativi; abbiamo cercato di apportare dei miglioramenti, per alcuni versi, e lo ha detto bene il Capogruppo Lollobrigida quando è intervenuto, citando tutto il lavoro fatto e portato a termine in Commissione dai tre commissari Trancassini, Rampelli e Lucaselli. La causa del ritardo risiede piuttosto nella vostra incapacità di presentare un documento il 20 ottobre. Siete arrivati con un mese di ritardo, da cui è seguito un continuo rincorrersi, tra un disegno di legge Zan, che aveva il solo obiettivo di mettere il bavaglio a chi non la pensa come voi, alla revisione della legge sulla sicurezza, ma soprattutto - cari colleghi - cito il balletto per le vostre poltrone. Siete stati impegnati in operazioni tattiche più che strategiche. Peccato che a pagarne il prezzo è questa Nazione di cui noi facciamo orgogliosamente parte e che cerchiamo, proprio nell'interesse collettivo, di migliorare e tenere a galla. Voi invece vi siete lasciati abbindolare da un leader di un partito della maggioranza che - per usare una metafora calcistica, in versione "El Trinche" Carlovich, che qualcuno magari non conosce, ma che vi invito a cercare - vi ha preso in giro, mentre voi eravate attoniti, con la stessa espressione di chi aveva appena subito un tunnel sul campo. Questi sono i motivi del vostro ritardo, che purtroppo però non è neanche eccezionale, e non è vero che è dovuto alla situazione contingente. Vi ricordo che state vivendo questa situazione da un anno e da un anno sapete - anzi lo sapete da quando siete stati eletti - quali sono i tempi necessari per la presentazione della legge di bilancio. Non potete nemmeno addurre motivazioni economiche, perché avete avuto 140 miliardi a disposizione e la nostra paura è che, se ne avrete anche 207 del recovery fund , li userete con la stessa logica spartitoria, inutile e dispersiva con cui li avete usati. Non farete un gran bene a questa Nazione. Temo che l'emergenza sia non la pandemia che ci ha colpiti, ma il fatto che voi non siete in grado di gestirla e quindi la vera fiducia - la citava prima il senatore De Bertoldi - deve essere non quella che chiedete ripetutamente a noi e anche oggi, ma quella che dovreste avere il coraggio di chiedere agli italiani. E allora lì vi accorgereste che forse la percezione che avete qua dentro del lavoro che state facendo non è proprio uguale a quella che hanno le persone fuori da qui. Non si spiegherebbe perché tutte le categorie hanno qualcosa da dire sulla vostra manovra e ciò certamente non dipende dal fatto che sono viziate o abituate a marchette: semplicemente si rendono conto che questa manovra non dà alcuna stabilità a questa Nazione. La manovra, al di là della marchetta, non consente a un imprenditore, abituato a fare pianificazione, di sapere se domani aprirà o meno la sua attività. Penso e cito, non a caso, gli impianti sciistici di risalita: ancora oggi non si sa se il 7 gennaio, il 20 gennaio o il 1° febbraio potranno o no essere aperti.