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Dal monitoraggio del 2017 è stato evidenziato che i principali gruppi non governativi che utilizzano queste armi risiedono in Afghanistan, India, Iraq, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Siria, Ucraina e Yemen. Per citare il conflitto più cruento e presente nelle nostre cronache quotidiane, cioè quello siriano, i numeri che arrivano sono drammatici: nella Siria nord-orientale il numero delle persone ferite da mine, trappole esplosive e bombe inesplose è raddoppiato dal 2017 a marzo 2018. La metà delle vittime sono bambini che rientrano nelle loro case con le loro famiglie. Nel 2017 in Siria almeno 910 bambini sono stati uccisi e 361 mutilati. Solo nei primi mesi del 2018 sono stati uccisi o feriti 1.000 bambini. In sintesi, le mine antiuomo sono state vietate a livello mondiale con il Trattato di Ottawa, ratificato da centotrentotto Paesi fra cui l'Italia, ma a vent'anni di distanza ancora oltre 7.000 persone hanno trovato la morte a causa di questi ordigni, come riporta il Landmine Report del 2018. Il nostro Paese è fortemente coinvolto in tutte le attività che riguardano il supporto ai Paesi che hanno il problema delle mine e quelle che hanno come obiettivo l'universalizzazione dei trattati. La campagna italiana contro le mine si batte fortemente perché lo scenario disegnato e descritto abbia fine e perché, insieme ad altre mille organizzazioni in tutti i Paesi, venga vietato anche il sostegno indiretto a queste armi. Per questo l'approdo in Aula di questo testo assume grande rilevanza e si ispira ai principi umanitari che sono alla base della nostra Costituzione e che attraverso le convenzioni internazionali sono adottati dai Paesi democratici di varie aree del mondo. Il rinvio del disegno di legge n. 57, approvato nella scorsa legislatura il 3 ottobre 2017, a prima firma della senatrice Amati, avvenuto ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione, è stato motivato da una disposizione del provvedimento che, privando di rilevanza penale il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersone e di bombe a grappolo da parte dei soggetti collocati in posizione di vertice all'interno degli enti intermediari abilitati, sarebbe in evidente contraddizione - e lo era in quel momento - con le dichiarate finalità della stessa proposta di legge approvata dal Parlamento e con l'articolo 117 della Costituzione, che obbliga ad esercitare la funzione legislativa in coerenza con gli obblighi internazionali. In particolare, l'articolo 6, comma 2, della proposta di legge, prevedendo per le condotte dolose di finanziamento poste in essere dai soggetti qualificati un regime punitivo di tipo amministrativo, presenterebbe profili di illegittimità costituzionale. In particolare, le sanzioni penali sono previste dalla Convenzione di Ottawa agli articolo 1 e 9 della stessa. L'aspetto più rilevante della legge è quello che di fatto caratterizzò già il primo disegno di legge in materia presentato nel 2010, ovvero la presenza di un significativo e concreto contributo teso ad evidenziare la necessità di limitare il supporto finanziario alle aziende produttrici, come la legge di ratifica della Convenzione di Oslo (legge n. 95 del 2001) prevede espressamente all'articolo 7. Dopo questa premessa passo velocemente alla trattazione degli articoli. Il disegno di legge in esame è composto da sette articoli. L'articolo 1 introduce il divieto totale al finanziamento di società aventi sede in Italia o all'estero che, direttamente o indirettamente, svolgano attività di costruzione, produzione, sviluppo, assemblaggio, riparazione, conservazione, impiego, utilizzo, immagazzinaggio, stoccaggio, detenzione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione, trasferimento o trasporto delle mine antipersona, delle munizioni o submunizioni cluster . Il comma 3 indica la preclusione alle società di cui al comma 1 di partecipare a bandi o a programmi di finanziamento pubblico. Il comma 4 estende tali divieti a tutti gli intermediari abilitati. In particolare, è stata proposta una modifica del testo al fine di non contrastare le attività di sminamento e distruzione delle mine antiuomo previste dalle convenzioni internazionali. Viene proposto un nuovo comma 2 nel quale si evidenzia che le disposizioni di cui al comma 1 - ossia il divieto a cui facevo riferimento in precedenza - non si applicano alle attività espressamente consentite dalle due Convenzioni di Ottawa e Oslo, ossia quelle tese alla distruzione delle mine antiuomo e più in generale allo sminamento e alla bonifica dei territori dove sono presenti. L'articolo 2 introduce tutte le definizioni previste nell'articolato di legge, specificando chi sono gli intermediari abilitati (società di intermediazione mobiliare, banche, società di gestione del risparmio, SICAV, intermediari finanziari, confidi, banche della UE, banche extracomunitarie, agenti di cambio iscritti nel ruolo unico) e introduce inoltre le definizioni di finanziamento, mina antipersona, mina, munizioni e submunizioni cluster , organismi di vigilanza. L'articolo 3 tratta i compiti degli organismi di vigilanza. L'articolo 4 evidenzia i compiti degli intermediari, che entro novanta giorni devono pubblicare l'elenco di cui all'articolo 3, ossia di quei soggetti che operano nel campo della produzione di mine antiuomo. L'articolo 5 contempla le attività di verifica da parte della Banca d'Italia, che può richiedere notizie, atti e documenti agli intermediari. L'articolo 6, come modificato, contempla le sanzioni previste per gli intermediari abilitati come persone giuridiche; in questo senso è prevista una sanzione pecuniaria da 150.000 ad un milione e mezzo di euro, ove non ricorrano le condizioni secondo quanto previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 231 del 2001, ovvero le responsabilità degli amministratori di società. Al comma 2 prevede invece le sanzioni per le persone fisiche, i soggetti cioè che svolgono funzioni di amministrazione o di direzione degli intermediari abilitati. È del tutto evidente che qui si è inserita la necessità di recepire il messaggio del Presidente della Repubblica introducendo un nuovo comma volto a far sì che salvo che il fatto costituisca reato, permangono le sanzioni amministrative; nel caso in cui invece il fatto costituisca reato, ci sono le sanzioni penali che sono già previste dalle convenzioni che ho precedentemente richiamato. In conclusione, l'articolato viene presentato all'Assemblea nella consapevolezza che l'Italia è stata capace di passare dall'essere uno dei principali Paesi produttori ed esportatori di mine ad essere uno dei Paesi maggiormente impegnato sul fronte umanitario. Si tratta di un testo di legge unitario che rappresenta il completamento di un tragitto in cui è prevalsa l'unità di intenti, che ha contraddistinto l'impegno delle istituzioni, delle rappresentanze politiche e della società civile. Un ringraziamento particolare va alla Commissione finanze, che ha sostenuto il provvedimento votandolo all'unanimità. (Applausi dai Gruppi M5S e PD e del senatore Bagnai) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FI-BP) .