[pronunce]

b) tale criterio può subire deroga a favore di altri criteri alternativi previsti e disciplinati da norme di legge a carattere speciale, riguardanti particolari tributi specificamente destinati alla Regione (o agli Enti locali ubicati nella Regione), che per mere ragioni amministrative sono riscossi altrove; c) «il criterio alternativo deve essere comunque certo, obiettivo ed univoco, per assicurare la razionalità e l'efficienza dell'azione amministrativa, per favorire l'immediata individuazione dell'ente titolare dell'attribuzione tributaria e per prevenire l'indefinita serie di conflitti che si originerebbe, qualora la destinazione del gettito debba essere individuata a seguito di complesse indagini e di soggettive valutazioni da svolgere per ogni singolo caso in base alla struttura del tributo». Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, ad uguali risultati si perviene anche ove si prenda in considerazione il luogo in cui si realizza il presupposto delle singole imposte cui il ricorso si riferisce. Per dimostrare tale assunto, la resistente procede all'analisi dettagliata di dette imposte. 2.1. - Quanto all'imposta sulle assicurazioni, la difesa erariale sostiene che l'analisi giuridica della fattispecie impositiva non può essere sostituita «con una analisi di tipo economico», che pretenda «di attribuire rilevanza non al soggetto passivo del tributo (l'assicuratore), ma al soggetto onerato del pagamento dell'imposta in via di rivalsa (l'assicurato)»; e ciò perché «l'assicurato è totalmente estraneo al rapporto giuridico di imposta, in guisa che non appare fondata la pretesa di ricollegare al suo domicilio il luogo in cui si verificherebbe il presupposto del tributo». In particolare, per la difesa erariale, il presupposto del tributo, che è rappresentato «dalla stipula di un contratto di assicurazione e dal pagamento del relativo premio», non deve essere confuso con «una serie di elementi (principali ed accidentali) dei vari tipi di contratto di assicurazione a cui la norma fiscale fa riferimento (soggetto assicurato, ubicazione del bene assicurato, etc.)», i quali non possono fungere da elementi di collegamento tra l'obbligazione tributaria ed il territorio regionale. Sempre secondo la parte resistente, la capacità contributiva che il legislatore ha inteso colpire è rappresentata solo dal pagamento del premio, «indipendentemente sia dalla persona dell'assicurato che dalla tipologia del rischio che dall'ubicazione del bene a cui il contratto si riferisce». Tali elementi del contratto non avrebbero, dunque, nessuna rilevanza al fine di collegare il rapporto fiscale al territorio. Inoltre, i criteri di collegamento rappresentati dal domicilio del contraente, dall'iscrizione dei beni in registri, dall'ubicazione dei beni, dalla localizzazione degli stabilimenti cui sono addette le persone assicurate - ai quali fa riferimento la ricorrente - non sarebbero univoci e potrebbero condurre a risultati contrastanti e contraddittori, come nel caso di «un contratto di assicurazione stipulato da un soggetto non domiciliato in Sicilia, in relazione ad un bene ubicato nel territorio regionale». In conclusione, per la difesa erariale, il luogo della nascita dell'obbligazione tributaria deve essere individuato nel domicilio fiscale dell'assicuratore, unico effettivo soggetto passivo dell'obbligazione, con la conseguenza che il tributo dovrà essere attribuito alla Regione Siciliana nei soli casi in cui tale domicilio sia ubicato all'interno del suo territorio, ed allo Stato in ogni altro caso. 2.2. - Quanto all'IVA dovuta sulle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate nel territorio siciliano, la difesa erariale sostiene che: a) l'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 prevede il criterio del luogo della riscossione, cioè del domicilio fiscale del soggetto passivo e secondo la disciplina propria di tale tributo; b) il luogo in cui si verifica il presupposto impositivo non può essere individuato - come fa la ricorrente - in base all'art. 7 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), perché tale disposizione, la quale definisce l'elemento della territorialità secondo le prescrizioni del diritto comunitario, ha solo la funzione di determinare «i limiti di applicabilità dell'ordinamento interno rispetto agli ordinamenti degli altri Stati, e non sembra estensibile al diverso tema della ripartizione del gettito tributario nell'ambito dell'ordinamento interno»; c) il legislatore, quando ha voluto ripartire il gettito dell'IVA in base al criterio della territorialità del consumo, ha introdotto specifiche modifiche all'autonomia finanziaria delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome (art. 6, comma 6-bis, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 268; art. 8 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, come sostituito dall'art. 1, comma 834, della 1egge 27 dicembre 2006, n. 296). Quanto, in particolare, all'IVA sulle operazioni relative ai generi di monopolio, il Presidente del Consiglio dei ministri osserva preliminarmente che «le materie di competenza dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) sono costituite dai giochi e dai tabacchi lavorati (sigarette, sigari e sigaretti, tabacco da fumo trinciato, tabacco da fiuto e da mastico)». Mentre il settore dei giochi è caratterizzato da un regime di esenzione dall'IVA (art. 10, primo comma, n. 6, del d.P.R. n. 633 del 1972) e dall'applicazione di un'imposta forfetaria o di un prelievo erariale unico, i tabacchi sono invece soggetti all'IVA. In particolare, l'art. 2 delle norme di attuazione dello statuto regionale prevede che competono allo Stato le entrate derivanti dal monopolio dei tabacchi; e la tabella B) ad esse allegata precisa che tali entrate sono costituite da: «1) Imposta sul consumo dei tabacchi; 2) Imposta sul consumo delle cartine e dei tubetti per sigarette; 3) Proventi del monopolio di vendita delle pietrine focaie, della bollatura degli apparecchi di accensione e dell'imposta sulla fabbricazione dei fiammiferi, tasse di licenza e proventi diversi; 4) Entrate eventuali diverse concernenti i monopoli; 5) Quote contravvenzionali spettanti al fondo per la prevenzione e la scoperta del contrabbando fuori degli spazi doganali; 6) Imposta sul consumo dei tabacchi importati direttamente da privati; 7) Proventi della vendita della saccarina di Stato». Per la difesa erariale, la previsione del numero 4) ricomprende tutte le imposte concernenti i tabacchi, compresa l'IVA relativa alle operazioni di vendita, e «non si perverrebbe a diverso risultato neppure se si volesse [...] ritenere - secondo la tesi della Regione ricorrente - che il criterio di collegamento è costituito dal luogo in cui è sorto il presupposto del tributo». La normativa di carattere speciale che regola l'applicazione dell'IVA sui tabacchi impedirebbe, infatti, di affermare che il presupposto del tributo possa intendersi realizzato nel territorio della Regione, sia pure con riferimento alle operazioni di vendita effettuate nel suo àmbito.