[pronunce]

1.5.- L'art. 3 e l'art. 24 Cost. sarebbero rispettivamente violati per la disparità di trattamento e per l'aggravamento delle condizioni di esercizio del diritto di difesa cui sarebbe assoggettato il creditore del facere o non facere che promuove l'esecuzione forzata, in quanto &laquo;distanziandosi l'oggetto dell'attività giurisdizionale da un vero e proprio accertamento in sede contenziosa delle pretese obbligazioni civili (e non derivanti da attività professionale) verso il magistrato o del magistrato-creditore verso un comune debitore, l'espropriazione forzata è processo che, per definizione, presuppone il titolo esecutivo e, con esso, può prescindere, pur senza divenire attività amministrativa, dal rito ordinario o speciale che contrapponga un terzo al magistrato (e viceversa) nella contestazione in ordine alla affermazione del diritto di credito&raquo;. D'altro canto, &laquo;la relazione processuale fra le “parti” del processo esecutivo&raquo; non risulterebbe &laquo;di regola (ed in particolare nel caso de quo) in alcun modo incisa dalla qualità di magistrato della obbligata, chiamata a subire l'eventuale dictum del g.e. in ragione dell'inadempimento di un obbligo fungibile comune, in cui cioè è assente qualunque riflesso della predetta condizione professionale&raquo; , come sarebbe evidente allorché si tratti di prestazioni a contenuto patrimoniale inerenti allo status di coniuge separato. Sulla premessa che il modo di svolgimento dell'esecuzione forzata - attraverso i poteri ablatori del giudice dell'esecuzione sui beni dell'esecutato, i poteri di intervento coattivo nei luoghi del debitore e la finalizzazione satisfattiva degli atti - comporta il rispetto &laquo;di norme che, nel modo più celere possibile, dunque davanti al giudice naturale precostituito per legge ex art. 25 Cost., consentano al creditore il soddisfacimento della propria pretesa&raquo; , il rimettente sostiene che &laquo;da questo punto di vista&raquo; l'applicazione della norma censurata all'esecuzione forzata &laquo;altererebbe in modo rilevante il corretto e tempestivo incardinamento del processo&raquo;. 1.6. - In base a tali argomentazioni, il rimettente assume che l'applicazione dell'art. 30-bis e lo spostamento della competenza comporterebbe &laquo;un aggravio della condizioni difensive del creditore ed un costo ulteriore, quantomeno da un punto di vista temporale, circa il realizzo del credito stesso (volendo, evidentemente, alludere al creditore non magistrato) con … violazione degli artt. 3, 24 e 25 Cost.&raquo;. Con riferimento all'esecuzione degli obblighi di fare e non fare questo rilievo apparirebbe ancora più evidente, in quanto il distanziamento del giudice dell'esecuzione dal luogo in cui l'obbligo andrebbe attuato, &laquo;per migrare al luogo legislativamente distante dall'area geografica di operatività del magistrato&raquo; coinvolto, comporterebbe che non si possa assicurare celerità ed economia al processo esecutivo, in quanto governato da un giudice di altro distretto rispetto al luogo di attuazione del titolo esecutivo, con conseguente lesione anche dell'art. 111 della Costituzione. La lesione degli indicati parametri costituzionali si verificherebbe anche a carico del debitore magistrato, trattato irrazionalmente in modo deteriore rispetto al debitore comune, potendo partecipare al processo ed esercitare le sue difese solo spostandosi in altro distretto, in un luogo diverso da quello in cui si trovano i beni aggrediti o deve essere attuato l'obbligo inevaso, nonché a carico del creditore magistrato, l'esercizio del cui diritto di credito subirebbe una compressione del tutto speculare. Inoltre, l'applicazione dell'art. 30-bis comporterebbe anche un cattivo funzionamento dell'amministrazione della giustizia, rilevante ex art. 97 Cost., tenuto conto che il giudice dell'esecuzione dovrebbe svolgere la sua funzione in un sito distante da quello al quale sarebbe di norma ancorata la competenza, secondo scelte che, in ragione delle varie specie di esecuzione, sono individuate con riguardo all'attività materiale con la quale dovrà svolgersi l'esecuzione (lex rei sitae per l'espropriazione mobiliare ed immobiliare, luogo di residenza del debitore per l'espropriazione presso terzi). Nel caso dell'esecuzione ex art. 612 cod. proc. civ. , l'incaricato del giudice dell'esecuzione, cioè l'ufficiale giudiziario, dovrebbe recarsi a Gorizia per sovrintendere ai lavori di cui trattasi oppure per curare l'asporto di taluni beni mobili, mentre le persone nominabili dal giudice dell'esecuzione quali ausiliari dell'ufficiale giudiziario (tecnici, periti, imprese, depositari) dovrebbero essere coordinati da Bologna per attività materiali da compiersi nel distretto triestino. Inoltre, le difficoltà cui fa riferimento l'art. 612 cod. proc. civ. spesso esigono, per essere risolte, sopralluoghi dei tecnici o dello stesso giudice dell'esecuzione. Tutto ciò evidenzierebbe la lesione dell'art. 97 e dell'art. 111 Cost., collidendo con l'efficace e sollecita attuazione del titolo esecutivo e la ragionevole durata del processo, ora recepita anche dalla legge n. 89 del 2001, in ossequio all'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e dell'art. 101 Cost., dovendo il principio di unitarietà della giurisdizione assicurare pari condizioni per la tutela del credito, &laquo;senza ingiustificati allontanamenti dal foro previsto in via generale per una pronta soddisfazione dello stesso in via di esecuzione forzata&raquo; . Infine, il rimettente osserva che l'esigenza di evitare che il magistrato sia parte in un processo affidato al “collega della porta accanto”, per come è stata attuata rivelerebbe una manifesta illogicità, sotto il profilo che il foro di cui alla norma censurata comporta lo spostamento in un altro distretto di corte in ogni caso in cui il magistrato eserciti le funzioni all'interno di esso, pur geograficamente molto vasto. L'applicazione del foro dell'art. 30-bis cod. proc. civ. all'esecuzione forzata sarebbe irragionevole anche per &laquo;la connotazione essenzialmente finalistica e meno (ovvero diversamente e solo sommariamente) accertativa di essa rispetto al comune giudizio civile di cognizione&raquo; , circostanza che sminuirebbe la presunzione di attenuata imparzialità dei giudici del medesimo distretto. Quanto alla rilevanza della questione, il rimettente assume di non poter proseguire nelle attività di giudice preposto all'esecuzione senza la sua risoluzione. 2. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che ha depositato memoria, nella quale ha sostenuto che la questione sarebbe inammissibile e comunque infondata. Dai parametri evocati dal rimettente non sarebbe possibile inferire l'esistenza di un vincolo per il legislatore a limitare la portata della disposizione censurata nel senso voluto dallo stesso rimettente.