[pronunce]

che la stessa misura sanzionatoria sarebbe anche sproporzionata, in quanto dalla mancata adozione di un atto meramente ricognitivo si fanno derivare conseguenze incidenti in senso limitativo sulla capacità di agire del socio pubblico, a detrimento degli interessi pubblici curati per il tramite del veicolo societario; per tali motivi, la norma contestata violerebbe gli artt. 3, 97, 117, quarto comma, e 118 Cost.; che, peraltro, lo stesso regime sanzionatorio si porrebbe anch'esso in contraddizione con il disegno istituzionale della Repubblica italiana che attribuisce pari dignità a tutte le compagini territoriali che la costituiscono, in violazione degli artt. 5 e 114 Cost.; che la ricorrente rileva, conclusivamente, di avere già impugnato l'art. 18, lettere a), b), c), e), i), 1) e m), punti da 1 a 7, della legge 7 agosto 2015, n. 124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche), per violazione degli artt. 5, 117, secondo terzo e quarto comma, 118, 119 e 120 Cost., e che la lesione della competenza costituzionalmente riservata alle regioni in materia di organizzazione ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost., fatta valere nel precedente ricorso, troverebbe concretizzazione nelle disposizioni di legislazione delegata oggetto della sua nuova impugnazione; che il 19 dicembre 2016 si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o comunque infondato nel merito; che il 31 ottobre 2017 il Governo ha depositato una memoria nella quale sostiene che la materia del contendere è in gran parte cessata per effetto delle modifiche apportate al d.lgs. n. 175 del 2016 dal decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 100 (Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, recante testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), emanato in attuazione dell'intesa raggiunta il 16 marzo 2017 in sede di Conferenza unificata; che, con atto spedito per la notifica il 27 ottobre 2017 e depositato il successivo 3 novembre 2017, la Regione Veneto, previa deliberazione della Giunta regionale del 17 ottobre 2017, n. 1644, ha dichiarato di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio di costituzionalità a seguito dell'entrata in vigore del citato d.lgs. n. 100 del 2017, recante modifiche satisfattive delle diposizioni da essa impugnate; che il Presidente del Consiglio dei ministri, con atto depositato il 10 gennaio 2018, giusta delibera del Consiglio dei ministri del 22 novembre 2017, ha accettato la rinuncia. Considerato che nei giudizi di legittimità costituzionale in via principale la rinuncia alla impugnazione della parte ricorrente, accettata dalla parte resistente costituita, determina l'estinzione dei processi ai sensi dell'art. 23 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 aprile 2018. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Daria de PRETIS, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 maggio 2018. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA