[pronunce]

- Anche nel presente giudizio si è costituito l'I.N.P.D.A.P., resistente nel procedimento principale, concludendo per la non fondatezza della sollevata questione in base ad argomentazioni identiche a quelle sviluppate nell'atto di costituzione nel giudizio iscritto al r.o. n. 387 del 2007. 2.3. - È altresì intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la proposta questione venga dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata. La difesa erariale sostiene, anzitutto, che non sarebbe invocabile, nella specie, la giurisprudenza della Corte dei conti sull'art. 15, comma 5, della legge n. 724 del 1994, in quanto la disposizione è stata abrogata dall'art. 1, comma 776, della legge n. 296 del 2006, che il rimettente non ha denunciato. Inoltre, l'Avvocatura, richiamata la giurisprudenza costituzionale sul principio dell'affidamento in presenza di leggi retroattive (sentenze n. 416, n. 229 e n. 211 del 1999; n. 390 del 1995), assume che il rapporto controverso è di natura pensionistica e di durata, «inserito in un processo di omogeneizzazione del calcolo dei trattamenti pensionistici, ai superstiti tra dipendenti pubblici e privati, contenuto nella legge n. 335 del 1995 e ribadito proprio dal comma 774 cit. , al fine di poter superare un consistente contenzioso presso il giudice delle pensioni», quale fattore che renderebbe evidente «non tanto le divergenze sulla interpretazione delle disposizioni» interessate dalla questione, «quanto la circostanza che l'affidamento non trova radicamento nella legge, bensì in un non condiviso indirizzo giurisprudenziale sul quale il legislatore è intervenuto». La parte pubblica intervenuta, ravvisata la ragionevolezza della disposizione denunciata nell'obiettivo del conseguimento di un equilibrio tra profili propri del regime pensionistico ai superstiti ed esigenze di tendenziale equilibrio delle gestioni, sostiene, quindi, che il legislatore avrebbe composto “opposti interessi” con norma di interpretazione «di un risalente indirizzo legislativo, che aveva trovato una non del tutto condivisibile lettura» da parte della giurisprudenza.1. - Con due distinte ordinanze (r.o. nn. 387 e 388 del 2007), la prima del Giudice unico delle pensioni della Sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana della Corte dei conti e la seconda del Giudice unico delle pensioni della Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia della Corte dei conti, è stata sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 774, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007). Il comma 774 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006 così dispone: «L'estensione della disciplina del trattamento pensionistico a favore dei superstiti di assicurato e pensionato vigente nell'ambito del regime dell'assicurazione generale obbligatoria a tutte le forme esclusive e sostitutive di detto regime prevista dall'articolo 1, comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335, si interpreta nel senso che per le pensioni di reversibilità sorte a decorrere dall'entrata in vigore della legge 8 agosto 1995, n. 335, indipendentemente dalla data di decorrenza della pensione diretta, l'indennità integrativa speciale già in godimento da parte del dante causa, parte integrante del complessivo trattamento pensionistico percepito, è attribuita nella misura percentuale prevista per il trattamento di reversibilità. » Entrambi i rimettenti muovono dalla premessa che dalla giurisprudenza della Corte dei conti, antecedente all'entrata in vigore della disposizione denunciata, si desumerebbe un orientamento del tutto «pacifico» circa il diritto alla pensione di reversibilità nel caso di decesso di titolare di pensione diretta liquidata entro il 31 dicembre 1994; diritto al trattamento di reversibilità che deve essere liquidato secondo le norme di cui all'art. 15, comma 5, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), indipendentemente dalla data della morte del dante causa, atteso che l'art. 1, comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), non ha abrogato il richiamato comma 5 dell'art. 15 della legge n. 724 del 1994. 1.1. - Ad avviso dei rimettenti, l'orientamento giurisprudenziale consolidato in materia sarebbe stato smentito però dal comma 774 della legge n. 296 del 2006, il quale, con una norma di interpretazione autentica, avrebbe imposto «un'esegesi diametralmente opposta a quella sin qui praticata da questa Corte e l'applicazione di tale norma interpretativa condurrebbe, come conseguenza, al rigetto del ricorso». Sennonché, il comma 774 denunciato si presterebbe a dubbi di costituzionalità. Per la Sezione giurisdizionale della Regione Siciliana (r.o. n. 387 del 2007) , la norma censurata violerebbe l'art. 3 della Costituzione, in quanto il legislatore, con un'operazione di «inequivoca irrazionalità», ha utilizzato «l'interpretazione autentica, al di là della funzione che le è propria». Ne sarebbe prova – secondo il rimettente – l'«insanabile contrasto logico-giuridico tra l'asserita natura interpretativa del citato comma 774 e la disposizione di cui al successivo comma 776», abrogativa dell'art. 15, comma 5, della legge n. 724 del 1994, e sarebbe evidente «che con il combinato disposto di cui ai commi 774 e 776 dell'art. l della legge n. 296/2006 il legislatore ha notevolmente modificato (in pejus per i pensionati) la disciplina precedente, illegittimamente disponendo peraltro che quello era il significato della normativa preesistente». Nella specie, il legislatore avrebbe «arbitrariamente distorto la tipica funzione dell'interpretazione autentica (alla quale si deve far ricorso con attenta e responsabile moderazione) con il connaturato effetto retroattivo». Secondo il giudice a quo, ciò contrasterebbe con l'esigenza di certezza dei rapporti giuridici, considerato che l'irretroattività «rappresenta pur sempre una regola essenziale del sistema a cui, salva un'effettiva e grave causa giustificatrice, il legislatore deve ragionevolmente attenersi», soprattutto ove si incida «su situazioni di diritto soggettivo come il trattamento di quiescenza già in godimento». 1.2.