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In conclusione, signor Presidente, come ho già annunciato, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore di tutte le mozioni, ma vogliamo sottolineare a tutti i colleghi di aprire gli occhi e non essere troppo politicamente corretti. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e della senatrice Bonfrisco. Congratulazioni). VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, intanto chiedo a me stessa, anzitutto, e poi a tanti colleghe e colleghi, che immagino condivideranno il mio spirito, di sorvolare su vari passaggi e sul tratto di fondo dell'intervento che mi ha preceduto. (Applausi dal Gruppo PD). Lo dico senza alcuna polemica, perché credo che oggi lo sforzo debba continuare ad essere quello di costruire un clima e una tensione unitari su un tema che abbiamo scelto di affrontare in una maniera che non so se sia solenne o no - e ora mi rivolgo invece al sottosegretario Del Re, che è intervenuto - ma che sicuramente è seria e rigorosa. Vorrei dunque partire, su questa scia, con un ringraziamento alle colleghe e ai colleghi del Gruppo Forza Italia che, insieme a quelli delle forze di opposizione, hanno subito scelto di unire la loro voce alla richiesta del Partito Democratico di inserire questo punto all'ordine del giorno. Il mio grazie va anche alle forze di maggioranza che, senza esitazione, hanno accolto tale richiesta. Vorrei iniziare da qui, perché francamente mi pare il modo più utile ed efficace per onorare la giornata odierna, ma soprattutto per rinnovare con essa un impegno a continuare sul percorso per sconfiggere il drammatico fenomeno della violenza sulle donne. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,04) ( Segue VALENTE). Molte cose sono state dette in quest'Aula oggi; voglio esprimere una parola sincera di apprezzamento per i tanti uomini che sono intervenuti, a partire dal mio collega Alfieri e dalle sue parole. (Applausi dal Gruppo PD) . E molte cose sono state dette in questi giorni alla Camera, nel dibattito che ci ha preceduto, e anche sulla stampa, nel dibattito pubblico. Sarebbe quindi forse davvero superfluo ripetere ancora numeri e statistiche drammatiche e tristi, che ovviamente non vanno mai dimenticate, perché sono un punto essenziale di riferimento e, per quanto drammatiche, hanno un loro portato e una loro forza. Sono numeri però che ci inchiodano tutti a una grande responsabilità: la lotta alla violenza sulle donne e a tutte le forme di violenza sulle donne è e deve continuare a essere una priorità per tutti, da giocare per forza di cose insieme. E allora oggi un impegno credo sia prioritario: niente retorica e niente polemica politica sulla pelle e sul corpo delle donne. Niente, noi ci sottraiamo. (Applausi dal Gruppo PD) . La valutazione però deve essere lucida e attenta della portata enorme di un fenomeno che continua a emergere nella sua atroce drammaticità. Tutti i dati ci raccontano di un fenomeno ampio, diffuso e purtroppo strutturale. Ecco perché - e lo dico in premessa con molta chiarezza - non credo siano state utili e sagge le parole del sottosegretario Spadafora - che conosco anche come persona attenta a questi temi e che mi sarebbe piaciuto vedere qui in Aula stamattina - in occasione della celebrazione del 25 novembre. A lui e al Governo diciamo che gli avversari non siamo noi, non sono le vostre opposizioni. Se questa è la vostra battaglia, noi siamo dalla stessa parte e chiediamo a voi di essere al nostro fianco. Dobbiamo intenderci, però, su quale sia il nostro comune avversario. Per noi è rappresentato - lo dico con chiarezza - da un'organizzazione patriarcale della società, ancora troppo spesso fondata su una profonda, iniqua e ingiusta disparità di poteri tra uomini e donne. È questa disparità che fa da incubatore a rapporti e relazioni squilibrate e malate, che generano sopraffazione e violenza. Voglio ricordare a me stessa e a tutti noi che la violenza è il primo strumento con cui si afferma il dominio fisico e culturale degli uomini sulle donne, quel dominio che in questo secolo è stato messo in discussione, per fortuna, da tante conquiste, da diritti inviolabili e sociali delle donne, che però in nessuna democrazia, una volta raggiunti, possono dirsi raggiunti per sempre. Per questo voglio tornare al nostro ruolo. La nostra qui in Parlamento non può che essere un'alleanza, il nostro deve essere uno sforzo unitario e coeso per stanare tutti i tentativi espliciti e reconditi di difendere o ricostruire modelli di società, per fortuna in gran parte superati, fondati su ruoli profondamente diversi e squilibrati tra uomini e donne. Sono questi gli avversari e i nemici di questa battaglia. Ecco perché il Partito Democratico ha lavorato e sperato di poter costruire una voce condivisa intorno a una mozione unitaria. Dobbiamo riconoscere che questo terreno non è ancora del tutto condiviso; c'è chi ha scelto di mantenere elementi divisivi. Noi però non ci arrendiamo. Noi voteremo a favore di tanti dispositivi e chiediamo di proseguire soprattutto sui punti di convergenza. In questi anni, e non solo negli ultimissimi, tanti risultati sono stati raggiunti, seppure in contesti politici e culturali molto diversi; anche in quelli che potevano apparire più ostici, si è sempre trovato lo spazio per fare passi significativi in avanti. Lo si è fatto da parte del Governo Berlusconi, con i provvedimenti sullo stalking , fino ad arrivare ai nostri ultimi Governi, che hanno impresso una decisa accelerazione a questo percorso. Potrei fare un elenco lunghissimo delle cose fatte: i piani antiviolenza, le case rifugio, i finanziamenti, la Convenzione di Istanbul, i protocolli delle Forze dell'ordine, il ministro Fedeli con il suo lavoro nel settore della formazione, le forze di polizia, anche dentro il percorso del processo. Voi ieri avete fatto un ulteriore passo e noi lo riconosciamo; non abbiamo problemi a riconoscere che anche piccoli passi, come quello compiuto ieri, vanno nella direzione giusta. Ovviamente valuteremo se ci saranno le risorse necessarie per rendere quegli impegni effettivi. Noi non vogliamo che ci venga riconosciuto il merito di tutto quanto fatto, non siamo qui per questo. Non ci vogliamo dividere su questo. Vi chiediamo però una cosa: proseguite sulla strada che abbiamo segnato e, se non la condividete, modificatela e fate altre proposte. Però, nell'uno e nell'altro caso, l'unica cosa che non si può fare è restare fermi, perché restando fermi si rischia di tornare indietro. Questa sarebbe la responsabilità più grave e, perché non avvenga, non dobbiamo perdere più tempo. Non possiamo perdere tempo, perché siamo preoccupati. Siamo preoccupati dal numero ancora troppo alto di comportamenti scorretti, atti persecutori, aggressioni e violenze mortali contro le donne. Molti comportamenti rimangono nascosti o non denunciati. Abbiamo denunciato un problema che riguarda innanzitutto la conoscenza delle situazioni in cui le violenze accadono, facciamo ancora troppa fatica a risalire alle dinamiche che ne sono all'origine.