[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito delle deliberazioni della Camera dei deputati del 27 luglio 2022, che approvano le proposte della Giunta per le autorizzazioni (doc. IV-quater, numeri 3 e 4), promosso dal Tribunale ordinario di Salerno, sezione prima civile, con ricorso notificato il 24 luglio 2023, depositato in cancelleria il 24 luglio 2023, iscritto al n. 2 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2023 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 31, prima serie speciale, dell'anno 2023, fase di merito. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 10 gennaio 2024 il Giudice relatore Filippo Patroni Griffi; udito l'avvocato Marco Cerase per la Camera dei deputati; deliberato nella camera di consiglio del 10 gennaio 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso depositato il 24 luglio 2023 (reg. confl. pot. n. 2 del 2023) , il Tribunale ordinario di Salerno, sezione prima civile, promuove conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in riferimento alle deliberazioni del 27 luglio 2022, con le quali la Camera dei deputati, approvando le proposte della Giunta per le autorizzazioni (doc. IV-quater, numeri 3 e 4), ha affermato che le dichiarazioni dell'on. Giorgio Mulè e dell'on. Roberto Occhiuto, per le quali è in corso un giudizio civile presso il predetto Tribunale, costituiscono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 1.1.- Il Tribunale di Salerno riferisce di essere investito di una richiesta di risarcimento di danni non patrimoniali avanzata da M. M., all'epoca dei fatti Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica del Tribunale ordinario di Cosenza, per le dichiarazioni asseritamente diffamatorie rese dai due deputati. Nell'ambito di una conferenza stampa - convocata in data 13 maggio 2019 presso la sala stampa della Camera dei deputati al «dichiarato scopo», precisa nel proprio atto il ricorrente, di «reagire ad un complotto ordito nei confronti del sindaco di Cosenza Occhiuto Mario», fratello dell'on. Roberto Occhiuto - l'on. Mulè e l'on. Occhiuto avrebbero parlato, «tra l'altro», di «"mala giustizia"» e di «"metodi scorretti"», in tal modo «insinuando il sospetto che M. M. avesse agito sotto le direttive del senatore Morra, al fine di ottenere prestigiosi incarichi dalla Commissione Antimafia». 1.2.- Nel corso del giudizio, i due parlamentari hanno richiesto il rigetto della domanda risarcitoria, in ragione dell'insindacabilità delle proprie opinioni ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. Il Tribunale di Salerno riferisce di aver «sostanzialmente» rigettato tale richiesta, «pur in mancanza di un espresso provvedimento in tal senso», con l'ordinanza del 13 gennaio 2022 con la quale ha disposto la prosecuzione della fase istruttoria (è citata, sul valore di rigetto implicito dell'istanza in caso di silenzio, Corte di cassazione, sezione terza civile, sentenza 5 dicembre 2014, n. 25739). Il ricorrente lamenta che, successivamente, con «delibera» del 27 luglio 2022, come da «nota» fatta pervenire al Tribunale dal suo Presidente, la Camera dei deputati ha deliberato nel senso che le dichiarazioni in relazione alle quali è in corso il giudizio sono da ritenersi insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. Secondo il Tribunale ricorrente, sarebbe dunque «evidente il contrasto tra quanto deliberato dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere ed il contenuto sostanziale della [propria] ordinanza», «dovendosi anzitutto stabilire [...] se sussiste nesso eziologico tra le dichiarazioni rese e la funzione parlamentare svolta». Di qui la conclusione per cui «esiste un conflitto, la cui risoluzione non può che spettare alla Corte Costituzionale», alla quale è in definitiva chiesto di dichiarare l'ammissibilità del ricorso ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), «con tutte le conseguenze di legge». 2.- Con ordinanza n. 154 del 2023, questa Corte ha ritenuto sussistenti i presupposti soggettivi e oggettivi del conflitto e lo ha dichiarato ammissibile, in camera di consiglio e senza contraddittorio, ai sensi dell'art. 37, primo comma, della legge n. 87 del 1953. 3.- In data 7 settembre 2023, si è costituita in giudizio la Camera dei deputati chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità o, comunque sia, la non fondatezza del promosso conflitto. 3.1.- La resistente richiama le frasi oggetto della doglianza in sede civile, espresse dall'on. Occhiuto nella conferenza presso la sala stampa della Camera dei deputati e trasmessa sulla web-tv della medesima, e precisa che secondo l'attrice il loro contenuto, asseritamente diffamatorio, è pienamente condiviso dall'on. Mulè, che aveva introdotto detta conferenza stampa. La difesa della Camera rileva che la Giunta per le autorizzazioni ha deliberato che le dichiarazioni per cui è causa presso il Tribunale di Salerno sono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, in quanto sulla vicenda il 25 giugno 2019 era stata pubblicata un'interpellanza urgente (n. 2-00433), firmata dall'on. Occhiuto e, in data 4 luglio 2019, sottoscritta anche dall'on. Mulè: interpellanza che l'on. Occhiuto avrebbe preannunciato durante la conferenza stampa. La Giunta, peraltro, aveva accertato, per il tramite dei competenti uffici della Camera, che l'atto ispettivo era stato presentato tramite l'applicazione informatica il 12 maggio 2019 - dunque il giorno antecedente la conferenza stampa - ed era stato pubblicato solo il successivo 25 giugno «dopo il vaglio di ammissibilità svolto - come sempre avviene per gli atti del sindacato ispettivo - dal Presidente della Camera». In ragione della circostanza per cui i contenuti dell'interpellanza sono stati sostanzialmente riprodotti nella conferenza stampa, la Giunta ha proposto all'Assemblea di dichiarare l'insindacabilità delle opinioni espresse dagli onorevoli Occhiuto e Mulè, come poi è effettivamente avvenuto con le deliberazioni oggetto del conflitto. 3.2.- Tutto ciò premesso, la difesa della Camera dei deputati ritiene il promosso conflitto «inammissibile per un ventaglio di motivi». 3.2.1.- Il ricorrente, innanzitutto, non avrebbe sufficientemente esposto le ragioni del conflitto, come invece richiesto dall'art. 26 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, il quale non prevede più che l'esposizione delle ragioni del conflitto sia «sommaria».