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Nuove disposizioni in materia di aree naturali protette. Onorevoli Senatori. -- Il sistema delle aree naturali protette terrestri e marine rappresenta oggi un punto di riferimento essenziale per l'assetto del territorio del nostro Paese e costituisce l'esito di un percorso politico e istituzionale complesso e articolato che ha consentito comunque di conservare per le future generazioni alcuni degli ecosistemi più preziosi della regione mediterranea. Un cammino che ha avuto inizio negli anni '20 del secolo scorso, con l'istituzione dei primi due parchi nazionali, e si è sviluppato, con fasi alterne, nei decenni successivi, con l'importante coinvolgimento delle istituzioni regionali, fino all'approvazione della prima legge-quadro, la legge 6 dicembre 1991, n. 394, anche come esito di un forte impulso di partecipazione e di interesse per le problematiche connesse alla protezione della natura. Una legge che ha concepito, per la prima volta, le aree naturali protette come sistema, nel quadro del necessario equilibrio fra le competenze dello Stato e le attribuzioni regionali, e ha fornito la cornice di riferimento per un forte sviluppo del territorio protetto che ha negli ultimi anni superato lo «storico» obiettivo del 10 per cento su base nazionale. Dopo oltre venti anni di applicazione della legge-quadro un bilancio complessivo dell'applicazione di questo provvedimento non può che essere positivo. Ad oggi si contano nel nostro Paese 23 parchi nazionali, 27 aree marine protette, 147 riserve naturali statali, circa 670 tra parchi e riserve naturali regionali, con un totale di superficie terrestre protetta che supera abbondantemente i 3 milioni di ettari, per raggiungere i 6 milioni di ettari con l'inclusione delle aree marine. Al di là della «sfida» quantitativa, il sistema delle aree naturali protette ha fornito un contributo decisivo anche sul fronte dello sviluppo qualitativo del nostro Paese. Basti pensare all'impulso al turismo naturalistico che ha registrato negli ultimi anni una crescita costante delle presenze, con un incremento di quasi cinque milioni di presenze fra il 2006 e il 2010, e alle sinergie, in fase di consolidamento, con la ricettività agrituristica e con le produzioni agricole e agroalimentari tipiche dei territori soggetti a protezione. Il problema che si pone oggi al legislatore è pertanto quello di un aggiornamento e di una «manutenzione» accorta della disciplina vigente, in grado di affrontare alcuni fattori che hanno limitato le potenzialità del sistema e il suo sviluppo, senza mettere in discussione i cardini fondamentali dell'impianto legislativo, a cominciare dall'obiettivo prioritario che deve restare quello della conservazione delle risorse naturali. È evidente peraltro che anche le innovazioni di carattere legislativo possono avere limitata efficacia senza un sostanziale mutamento delle priorità dell'agire politico che ponga il sistema delle aree naturali protette come grande opportunità di questo Paese e ne tragga le dovute conseguenze anche sotto il profilo finanziario. È in questa prospettiva che il presente disegno di legge si propone di revisionare alcuni aspetti della legge 6 dicembre 1991, n. 394, come di seguito riassunto, in sintesi, per problematiche omogenee. 1) Definizione e finanziamento del sistema delle aree naturali protette -- Al fine di collocare correttamente le finalità della legge-quadro, si interviene sull'articolo 1 chiarendo che il riferimento normativo non è, genericamente, agli «accordi internazionali», come nell'attuale formulazione, ma all'attuazione della Convenzione internazionale sulla diversità biologica, ratificata dall'Italia con legge 14 febbraio 1994, n. 124, alla direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e alla direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche; -- viene ridefinito ed ampliato significativamente l'ambito delle politiche di sistema, con la previsione di accordi di programma, promossi dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, finalizzati all'attuazione delle convenzioni internazionali, della disciplina comunitaria di indirizzo e degli atti nazionali di recepimento in materia di tutela della biodiversità e di prevenzione e adattamento al cambiamento climatico. È previsto inoltre un ampliamento dell'ambito di azione del programma triennale per le aree protette, con l'inserimento di azioni di sistema rivolte al monitoraggio e alla conservazione della biodiversità e delle specie di particolare interesse, alla promozione del sistema delle aree protette e all'educazione ambientale, alla diffusione delle buone pratiche di gestione, alla formazione professionale del personale degli enti parco (articoli 1 e 3); -- vengono inseriti organicamente nel sistema delle aree naturali protette i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS) individuati sul territorio nazionale, che costituiscono parte integrante della rete ecologica europea «Natura 2000», ai sensi della direttiva 79/409/CEE e della direttiva 92/43/CEE (articolo 2), per la cui disciplina sono richiamati gli strumenti legislativi attualmente vigenti (decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 e decreto del Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare del 17 ottobre 2007). Viene modificato l'articolo 5, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 per stabilire che la valutazione d'incidenza di piani o interventi che interessano tali siti, qualora ricadenti all'interno di aree protette nazionali o regionali, sia effettuata d'intesa con l'ente gestore; -- è contemplata la definizione dei parchi nazionali con estensione a mare, prevedendo che le aree marine protette e le riserve marine contigue o antistanti i parchi nazionali terrestri siano ricomprese nei parchi stessi, con il recepimento integrale delle perimetrazioni e della disciplina di tutela già vigenti (articolo 2); -- viene introdotta la distinzione fra aree marine protette e riserve marine e impostata una complessiva riforma della disciplina di tali aree, senz'altro la parte più carente e arretrata del quadro legislativo vigente ad oggi, a partire dalle modalità di istituzione, dalla configurazione degli enti gestori e dalla normativa di tutela e pianificazione (articoli 2, 10 e 11); -- è finanziato in forma permanente il programma triennale per le aree naturali protette, evitando in tal modo al settore la costante precarietà derivante dagli alterni «umori» della legge finanziaria annuale, oggi legge di stabilità. Al programma vengono destinati 100 milioni di euro all'anno a decorrere dal 2014, con copertura finanziaria ricavata da un incremento delle accise su carbone, lignite e coke e di quelle sugli oli lubrificanti e sui bitumi di petrolio (articolo 3); -- è finanziato in forma permanente anche il programma triennale per le aree marine protette, con 12 milioni di euro all'anno a decorrere dall'anno 2014.