[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, lettere a) e c), 3, 4 e 9 della legge 17 maggio 1999, n. 144 (Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali), promosso con ricorso della provincia autonoma di Trento, notificato il 21 giugno 1999, depositato in Cancelleria il 28 successivo ed iscritto al n. 21 del registro ricorsi 1999. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 19 giugno 2001 il giudice relatore Massimo Vari; Uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la provincia autonoma di Trento e l'avvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso del 17 giugno 1999, la provincia autonoma di Trento ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, lettere a) e c), 3, 4 e 9 della legge 17 maggio 1999, n. 144 (Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali), per contrasto con gli artt. 8, numeri 1, 5, 9, 10, 17, 18, 20, 21, 23, 28 e 29; 9, numeri 3, 4, 5 e 8; 16 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e con le relative norme di attuazione, in particolare con l'art. 3 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266. La provincia precisa che non intende disconoscere che la disciplina statale censurata ponga principi fondamentali di riforma, al cui rispetto essa si considera tenuta, ovvero il principio di necessaria valutazione tecnica degli investimenti pubblici e quello organizzativo di creazione di un sistema di monitoraggio su scala nazionale. La ricorrente si duole, invece, del fatto che la disposizione denunciata, nell'istituire i nuclei di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, leda la sua autonomia, a causa della previsione, per "un insieme amplissimo e vitale di settori di attività", di "modalità organizzative e di azione uniformi, comuni a tutte le amministrazioni, sia statali che regionali". Secondo il ricorso, anche se il comma 3 dell'articolo censurato affida alle amministrazioni interessate le "attività volte alla costituzione dei nuclei di valutazione e verifica", l'ambito decisionale riservato alle medesime è, comunque, molto ridotto, a causa della necessità di tener conto delle "strutture similari già esistenti", di "evitare duplicazioni" e di provvedere ad elaborare un "programma di attuazione". La ricorrente, nel precisare che, proprio in ossequio al principio del miglioramento del processo di programmazione delle politiche di sviluppo, ha già da tempo istituito organi preposti a valutare "la validità e sostenibilità economico-finanziaria" della realizzazione, e in alcuni casi della gestione, degli investimenti pubblici, ritiene che la lesione della sua autonomia discenda, invece, dalla imposizione, al di là di ogni "possibile interesse nazionale", di un modello organizzativo predeterminato, con l'assoggettamento dei processi decisionali dell'ente ad una "continua interferenza", da parte di un "organismo imposto e operante in raccordo con una struttura centrale dello Stato". 2. - Oltre al già menzionato comma 3, la provincia censura, perciò, anche la disposizione del comma 1 dell'art. 1 della legge n. 144 del 1999, che affida ai nuclei il compito di supporto tecnico "nelle fasi di programmazione, valutazione, attuazione e verifica di piani, programmi e politiche di intervento", come pure quella del comma 2 che ne prevede l'apporto nelle fasi di "programmazione, formulazione e valutazione di documenti di programma, per le analisi di opportunità e fattibilità degli investimenti" e di "valutazione ex ante di progetti e interventi". Nel rilevare che dalla disposizione risulta chiarissimo l'inserimento, nel processo decisionale, di un organismo previsto e disciplinato dalla legge statale e da altri atti statali attuativi, il ricorso osserva che egualmente illegittima deve ritenersi l'attribuzione, ai suddetti nuclei, del potere di compiere una "valutazione di qualità ambientale e di sostenibilità dello sviluppo, nonché della compatibilità ecologica degli investimenti pubblici", in quanto attività interferente "con la normazione provinciale in tema di valutazione di impatto ambientale", e in ogni caso con l'autonomia organizzativa dell'ente, in materia di determinazione degli organi e procedure idonee a verificare detto impatto a fronte degli interventi economici pubblici. Secondo la provincia "non meno illegittimo" sarebbe l'affidamento ai nuclei della competenza a svolgere "attività volta alla graduale estensione delle tecniche proprie dei fondi strutturali all'insieme dei programmi e dei progetti attuati a livello territoriale, con riferimento alle fasi di programmazione, valutazione, monitoraggio e verifica", competendo, invece, al legislatore provinciale di stabilire "se ed in che misura" tali tecniche, oltretutto indicate in modo generico, debbano essere estese all'insieme dei detti programmi e progetti. 3. - La violazione dell'autonomia organizzativa e funzionale della provincia sarebbe ulteriormente aggravata dal comma 4 dell'art. 1, il quale attribuisce allo Stato, e per esso al Presidente del Consiglio dei ministri, "poteri di integrazione normativa", relativamente alla determinazione delle "caratteristiche organizzative comuni dei nuclei" e, in genere, alle modalità e criteri per l'attuazione della disciplina legislativa. Ad avviso della ricorrente, il previsto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sarebbe atto estraneo al sistema dei rapporti tra fonti statali e provinciali, come delineato anche dal decreto legislativo n. 266 del 1992. Esso avrebbe un contenuto solo in parte accostabile all'atto di indirizzo e coordinamento, senza peraltro possederne i requisiti di forma e di procedura, tra i quali, con specifico riferimento alla provincia di Trento, la ricorrente individua il previo parere di compatibilità con lo statuto. 4. - Nell'escludere l'esistenza di un interesse nazionale che possa giustificare l'imposizione del descritto modello organizzativo, il ricorso afferma che, in ogni caso, anche in virtù dei principi di proporzionalità e sussidiarietà, l'impatto sulla autonomia costituzionale dell'ente dovrebbe essere limitato "alla sola fissazione dei principi fondamentali riconoscibili nella normativa, cioè il principio di valutazione tecnico-economica degli investimenti pubblici e il principio del loro monitoraggio nazionale". 5.