[pronunce]

Per la Regione Toscana e la Regione Marche la norma violerebbe la potestà legislativa regionale esclusiva in materia di “agricoltura”, di cui all'art. 117, quarto comma, Cost., o, in subordine, secondo la sola Regione Toscana, la potestà amministrativa regionale, di cui all'art. 118, primo comma, Cost., finalizzata ad un esercizio unitario della funzioni amministrative in materie di competenza concorrente (“tutela della salute e dell'alimentazione”). Le ricorrenti deducono che si tratta di competenza già interamente trasferita alle Regioni con l'art. 14 d.lgs. n. 152 del 1999, che viene abrogato dal decreto legislativo oggetto di impugnazione (art. 175), imponendo invece l'art. 1, comma 8, della legge delega n. 308 del 2004 il rispetto delle competenze attribuite alle Regioni dal d.lgs. n. 112 del 1998, e in virtù della prevalenza della materia “agricoltura”. Anche ove si ravvisi interferenza di materie concorrenti (tutela della salute e dell'alimentazione) – argomentano Toscana e Marche – allo Stato competerebbe la sola fissazione dei principi fondamentali e non anche determinazioni di dettaglio. Difettano inoltre le condizioni di proporzionalità e ragionevolezza per un'attrazione in sussidiarietà, giacché, pur contemplando la norma una concertazione tra livello regionale e statale, non è ravvisabile un ragionevole fondamento tale da giustificare l'esigenza di un esercizio unitario della stessa, anche attesa la diversa disciplina riguardo alle acque dolci, in cui la “designazione” è regionale in via esclusiva. Aggiunge la Regione Marche in memoria che, ove la funzione sia stata allocata a livello inferiore, mancano per definizione le esigenze unitarie e non sussiste alcuna istanza collaborativa del livello statale: se vi fossero state esigenze unitarie, la funzione avrebbe dovuto essere attribuita allo Stato. La questione non è fondata. Si osserva che l'art. 87, nell'ambito del Capo II della Sezione II, dedicato alle acque a specifica destinazione, ha ad oggetto le acque marine e costiere, ed è per questo che, a differenza delle acque dolci interne, che hanno un preciso collegamento al bacino territoriale di riferimento, in cui si configura la competenza regionale, coinvolgono interessi cui sovrintendono organi statali: questo dovrebbe spiegare, semmai, le ragioni per le quali è prevista l'intesa con l'organo statale. La molluschicoltura deve essere ascritta all'ambito materiale della pesca, come si desume dall'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 26 maggio 2004 n. 153 (Attuazione della legge 7 marzo 2003, n. 38, in materia di pesca marittima): «la pesca marittima è l'attività diretta alla cattura o alla raccolta di organismi acquatici in mare». La disciplina è, dunque, estranea alla materia dell'agricoltura, come pure è da escludere che sia riconducibile sic et simpliciter alla materia dell'ambiente (limitato all'aspetto dell'introduzione di specie animali, anche acquatiche, a fini di ripopolamento: sentenza n. 30 del 2009). La pesca è materia di competenza legislativa residuale delle Regioni (sentenza n. 81 del 2007). Concorrono, però, con essa anche competenze statali, connesse principalmente, ma non esclusivamente, alla tutela dell'ecosistema e competenze concorrenti (sentenza n. 213 del 2006: tutela della salute, alimentazione, tutela e sicurezza del lavoro, commercio con l'estero, ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione delle imprese per il settore produttivo della pesca, porti, previdenza complementare e integrativa, governo del territorio). Occorre applicare il principio di leale collaborazione, postulandosi la necessità di intese a livello attuativo, nell'individuazione degli ambienti marini in cui tutelare le popolazioni naturali di molluschi e garantire la buona qualità dei prodotti della molluschicoltura. È evidente dalla stessa disciplina in esame che la concorrenza della pesca con la competenza statale non riguarda la materia ambientale, come evidenziato dal fatto che l'intesa è prevista con il Ministero delle politiche agricole e forestali, e non con quello dell'ambiente. L'intervento statale è concepito dall'art. 87, comma 1, come fine ultimo, per garantire la buona qualità dei molluschi commestibili. La stessa «attività amministrativa legata alla vigilanza e controllo sulla pesca marittima, è esercitata dal Ministero delle politiche agricole e forestali che si avvale del Corpo delle capitanerie di porto, e dalle Regioni, province e comuni, nel rispetto dei princìpi di cui all'articolo 118 della Costituzione» (art. 7 del d.lgs. n. 153 del 2004). Peraltro, la necessità di meccanismi di leale collaborazione nello svolgimento dell'attività amministrativa inerente al settore della pesca e dell'acquacoltura è confermata dall'art. 21 del d.lgs. 26 maggio 2004 n. 154 (Modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, della L. 7 marzo 2003, n. 38), in tema di modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, «in considerazione delle specifiche esigenze di unitarietà della regolamentazione del settore dell'economia ittica, del principio di leale collaborazione tra lo Stato e le regioni e dei princìpi di cui all'articolo 118, primo comma, della Costituzione». Ulteriori strumenti di collaborazione sono previsti dal decreto legislativo 4 agosto 2008 n. 148 (Attuazione della direttiva 2006/88/CE relativa alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle specie animali d'acquacoltura e ai relativi prodotti, nonché alla prevenzione di talune malattie degli animali acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie). La concorrenza significativa con la materia “pesca” è dunque quella della “tutela dell'alimentazione”, di potestà legislativa concorrente: ciò che giustifica la collaborazione della Regione con lo Stato, quindi con il competente Ministero delle politiche agricole e forestali. L'art. 87, comma 1, è censurato dalla Regione Calabria anche sotto il profilo della violazione dell'art. 76 Cost., trattandosi di competenza già interamente trasferita alle Regioni (l'art. 14 del d.lgs. n. 152 del 1999, che viene abrogato dal decreto legislativo oggetto di impugnazione, prevedeva la competenza regionale nella designazione delle acque idonee alla vita dei molluschi, senza contemplare l'intesa con organi dello Stato): l'art. 1, comma 8, della legge delega impone al legislatore delegato il rispetto delle competenze già attribuite alle Regioni dal d.lgs. n. 112 del 1998 , e, quindi, si prospetta il vizio di eccesso di delega. La censura è ammissibile, per la possibilità delle Regioni di invocare parametri diversi da quelli del Titolo V della Parte II della Costituzione, purché la violazione ridondi a pregiudizio delle competenze regionali. E la violazione dei criteri e principi della legge delega ben può sortire questo effetto, ove la delega sia finalizzata al riordino delle competenze, sicché la modifica procedurale, penalizzante per la Regione, rispetto ad una sistemazione precedente, potrebbe essere illegittima.