[sommcomm]

All'articolo 7 viene riconosciuta la competenza concorrente, sebbene sussidiaria, delle autorità dello Stato di cui l'adulto possiede la nazionalità. Le autorità dello Stato competenti, ai sensi degli articoli 5 o 6, potranno, nell'interesse dell'adulto, di propria iniziativa o su richiesta dell'autorità di un altro Stato contraente, chiedere l'adozione di misure tendenti alla protezione della persona o dei beni dell'adulto. L'articolo 9 riguarda le misure di protezione adottate dallo Stato in cui si trovino i beni dell'adulto. Le autorità dello Stato, nel cui territorio si trova l'adulto o i beni a lui appartenenti, sono competenti ad adottare misure di emergenza o misure provvisorie di protezione della persona con efficacia territoriale limitata (articoli 10 e 11). Il capitolo III (articoli 13-21) ha per oggetto la legge applicabile. L'articolo 13, in particolare, stabilisce che, nell'esercizio della competenza loro attribuita, le autorità degli Stati applicano generalmente la propria legge (paragrafo 1); quando, tuttavia, la protezione della persona o dei beni dell'adulto lo richieda, esse potranno applicare eccezionalmente la legge di un altro Stato con il quale la situazione presenti uno stretto legame (paragrafo 2). Il capitolo IV (articoli 22-27) disciplina il riconoscimento e l'esecuzione in uno Stato contraente di misure di protezione adottate in un altro Stato contraente, operando una chiara distinzione tra il riconoscimento, la dichiarazione di esecutività o la registrazione ai fini dell'esecuzione, e l'esecuzione effettiva. L'articolo 22, in particolare, sancisce che le misure volte alla protezione dell'adulto adottate in uno Stato contraente sono riconosciute di pieno diritto in tutti gli altri Stati contraenti; la norma individua, altresì, alcuni limitati casi in cui il riconoscimento può essere negato. Gli articoli 25, 26 e 27 riguardano l'esecuzione di tali misure. Il capitolo V (articoli 28-37) è relativo alla cooperazione fra Stati contraenti, mentre il capitolo VI (articoli 38-52) reca disposizioni generali, destinate ad agevolare l'attuazione e il monitoraggio della Convenzione, nonché a proteggere la riservatezza dei dati e delle informazioni raccolti in conformità con la stessa. Da ultimo, il capitolo VII (articoli 53-59) contiene le clausole finali del testo convenzionale. La Convenzione - come rimarcato dall'analisi tecnico-normativa che accompagnava la relazione al disegno di legge di iniziativa governativa della scorsa legislatura - non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Prosegue il relatore per la 2 a Commissione, senatore URRARO ( L-SP-PSd'Az ) che, passando al merito, ricorda come il disegno di legge n. 2331 - composto da 5 articoli - autorizza il Presidente della Repubblica alla ratifica della Convenzione dell'Aja del 2000 sulla protezione internazionale degli adulti (articolo 1), cui è data piena esecuzione dalla data di entrata in vigore della Convenzione stessa (articolo 2). Ai sensi di quanto previsto dall'articolo 57 della stessa Convenzione, questa vincolerà il nostro Paese a far data dal primo giorno successivo allo scadere di tre mesi dal deposito dello strumento di ratifica. L'articolo 3 del provvedimento, conformemente a quanto richiesto dal già ricordato articolo 28 della Convenzione, individua il Ministero della Giustizia come Autorità centrale incaricata di adempiere gli obblighi convenzionali relativi alla protezione internazionale degli adulti. Una modifica di adeguamento del quadro normativo nazionale è introdotta con riguardo alla legge 31 maggio 1995, n. 218 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato). L'articolo 4, oltre a modificare le rubriche degli articoli 43 (Protezione dei maggiori d'età) e 44 (Giurisdizione in materia di protezione dei maggiori d'età) con il riferimento agli "adulti", novella lo stesso articolo 43, che attualmente individua nella legge nazionale dell'incapace quella che regola i presupposti e gli effetti delle misure di protezione degli incapaci maggiorenni, così come i rapporti fra l'incapace e chi ne ha la cura. La Convenzione non definisce in maniera esaustiva la nozione di «incapace», anche in relazione alle diverse interpretazioni che di tale nozione danno i singoli ordinamenti giuridici. Tale nozione si riferisce più concretamente agli adulti che necessitano di tutela, individuandoli nelle persone con più di 18 anni (articolo 2 della Convenzione) che "a causa di una alterazione o di un'insufficienza delle facoltà personali" non sia in grado di provvedere ai propri interessi di natura personale o patrimoniale (articolo 1, paragrafo 1 della Convenzione). In base all'articolo 43 della citata legge n. 218 del 1995, nella sua formulazione vigente, al cittadino italiano all'estero è applicabile la disciplina nazionale in materia di tutela dell'incapace; è appena il caso di ricordare che la disciplina nazionale sulla tutela delle persone incapaci a provvedere ai propri interessi è prevista dalla legge 9 gennaio 2004, n. 6 che ha introdotto nel codice civile (articoli 404-413) l'istituto dell'amministrazione di sostegno, che si affianca all'interdizione e all'inabilitazione. Le misure di tutela previste dalla legge italiana, quindi, non possono essere applicate allo straniero che si trovi sul territorio nazionale. L'adozione delle suddette misure da parte del giudice nazionale è possibile - sempre in base al vigente articolo 43 della legge n. 218 - solo in via provvisoria e d'urgenza, quando ciò sia necessario per proteggere la persona o i beni dell'incapace. Tale tipo di competenza "urgente" è ribadita dall'articolo 44 della legge n. 218/1995, relativa alla sussistenza della giurisdizione italiana in materia di protezione dei maggiori d'età. L'articolo 4 del disegno di legge sostituisce, quindi, l'articolo 43 della legge n. 218/1995 prevedendo, per l'adozione delle misure di protezione degli adulti incapaci, l'applicazione della disciplina della Convenzione dell'Aja del 2000, compresa quella relativa alla loro rappresentanza. In particolare, le autorità (giudiziarie e amministrative) competenti per l'adozione delle misure di tutela sono quelle dello Stato di residenza abituale dell'incapace (articolo 5 della Convenzione). Avere una cittadinanza diversa da quella dello Stato di residenza non rende più applicabile all'incapace una legge diversa da quella del foro, fatte salve le eccezioni previste dalla stessa Convenzione, con particolare riferimento alla competenza sussidiaria prevista dalla Convenzione (articolo 7 della Convenzione). L'articolo 5 riguarda l'entrata in vigore del provvedimento il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 10,40.