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I problemi restano, vanno affrontati e risolti e, quando vi chiederete chi potrà darvi una mano ad affrontare quei problemi - se lo chiederà anche il primo ministro Draghi - saprete che da questa parte dell'emiciclo troverete molta più lealtà di quella che troverete in tante altre parti dell'emiciclo e della maggioranza che sostiene il Governo, perché noi purtroppo siamo fatti così: abbiamo una parola sola e, quando la diamo, sicuramente non facciamo passi indietro. Avremmo chiesto negli emendamenti una proroga della validità del DURC (documento unico di regolarità contributiva), perché mi pare evidente che chiunque sia in difficoltà oggi non potrà avere un DURC che gli consenta di accedere a certi tipi di iniziative. Quanto al rinvio delle cartelle esattoriali, vedo regolarmente forze politiche con slogan e vignette che fanno riferimento al rinvio delle cartelle esattoriali: bastava votare un emendamento che abbiamo presentato alla Camera e anche qui in Senato e sarebbe stato facile farlo. Mancano tre giorni - avviso ai distratti - al 28 febbraio. Abbiamo chiesto la proroga del superbonus del 110 per cento; vi abbiamo fornito lo strumento per intercettare e risolvere i problemi delle grandi industrie. Prima il senatore Urso ha parlato di golden power , dando la possibilità al ministro Giorgetti di avere ancora quello strumento per intercettare le crisi e salvare le aziende, soprattutto nei settori agroalimentare e siderurgico. Nulla, però, non ne abbiamo potuto discuterne perché gli emendamenti (solo 100) in Aula non sono mai arrivati. Insieme a queste ci sono tante altre cose che invece abbiamo portato a casa, grazie al lavoro del Gruppo parlamentare della Camera, al lavoro dell'onorevole Trancassini sull'editoria e a quello sugli impianti a fune e sul terremoto. Vi stiamo dimostrando plasticamente come sia utile avere una forza politica che presidi quell'ala del dibattito, perché oggi ci siamo noi a presidiare quella zona in cui il dissenso, il dibattito e l'idea diversa sono strozzati, ma domani ci potrà essere una qualsiasi altra forza politica: ebbene, anche per quella forza politica, ma soprattutto per gli italiani, oggi rimaniamo fieramente all'opposizione e voteremo no alla fiducia posta dal Governo su questo provvedimento. (Applausi) . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, il succedersi di Governi parlamentari, cioè di Governi che non nascono per l'espressione dell'esito delle urne (per ricordare a chi mi ha preceduto cosa c'è scritto nella Costituzione), è iniziato ormai dal novembre del 2011 e fa sì che molti tra noi, intesi come afferenti a forze politiche presenti in Parlamento, hanno avuto modo di intervenire, sia per difendere che per stigmatizzare il decreto milleproroghe. Questo Governo parlamentare, però, ha un largo sostegno, perché è chiara l'emergenza che il Paese deve affrontare. Vorrei ragionare, in questa occasione, di come il decreto milleproroghe contenga tanti aspetti che segnalano la drammaticità del momento che stiamo vivendo, ma anche le questioni di fondo che siamo chiamati ad affrontare. Il decreto milleproroghe si occupa, inevitabilmente, dell'emergenza Covid-19: da una parte, sul versante amministrativo pubblico, per quel che riguarda la capacità delle amministrazioni pubbliche di affrontare l'emergenza con strumenti straordinari; dall'altra, sul versante del rapporto tra l'impresa e il sistema pubblico, in un momento in cui dobbiamo sostenere tanti settori che sono in difficoltà e che non possono vedere sommare, ai problemi economici, anche le difficoltà burocratiche; da un'altra parte, ancora, questioni che attengono ai rapporti tra privati, che coinvolgono persone e famiglie in difficoltà. Quindi, in questo decreto milleproroghe ci sono quegli interventi che l'emergenza sanitaria, l'emergenza economica, l'emergenza sociale, che il presidente della Repubblica Mattarella ha indicato come problemi da affrontare e risolvere attraverso l'azione di questo Governo, devono essere, in questo momento, neutralizzati riguardo a scadenze che concernono l'attività della pubblica amministrazione e dei mondi produttivi. Spesso abbiamo ascoltato il refrain che l'Italia è un Paese che governa sempre in emergenza, un Paese che non esce mai dall'emergenza o dalle varie emergenze che si succedono, che poi sono fatti e problemi che, molte volte, ci viene comodo etichettare come emergenze. La particolarità di questo frangente, però, è che il nostro Paese è chiamato, più che in altre occasioni, ad affrontare le emergenze con progettualità. Non è la progettualità dei tagli; è la progettualità del nuovo sviluppo, che riguarda il nuovo sviluppo e il nuovo futuro che vogliamo dare al Paese, all'interno di un più vasto futuro che l'Unione europea si vuole dare, quest'ultima non solo intesa come Stati, ma come comunità di persone e di cittadini. Noi capiamo, allora, che affrontare l'emergenza con progettualità è il modo con cui si tiene insieme la tempestività dell'azione e la visione del futuro. Quanto ho appena detto è scritto all'articolo 21 del decreto milleproroghe, l'articolo cioè che dà esecuzione alla decisione dell'Unione europea che stabilisce il sistema delle risorse proprie dell'Unione per il prossimo settennato e che contiene, nei fatti, la visione che l'Europa nel suo insieme, cioè tutti insieme gli Stati europei, sono disponibili a finanziare; utilizzando ma direi diversamente, un termine per me più proprio, quella visione dell'Europa sulla quale, tutti insieme, gli Stati sono disponibili a investire. Io sono uno di quelli che non dimentica gli anni passati e, se mi posso permettere, la storia la semplifico così: io sono grato a Merkel e Macron, perché, nel momento in cui la Spagna votava ogni sei mesi (ed è durato due anni), la Gran Bretagna alimentava con forza la sua decisione di uscire dall'Unione europea, i Paesi di Visegrád ponevano sempre maggiori distinzioni sul futuro dell'Unione, in Italia nasceva il più grande Governo euroscettico del continente, Trump alimentava scenari di disgregazione dell'Europa e Putin e Erdogan iniziavano politiche, anche militari, protese a sviluppare un'egemonia nel Mediterraneo, in questo contesto Merkel e Macron, non altri, tenevano la barra dritta e salda sui valori dell'Europa. Condizione che ha consentito, da una parte, di gestire con forza e senza sudditanze la Brexit e, dall'altra, di recuperare il senso di un vero europeismo che oggi ci consente di affrontare, senza disperazione, la pandemia e le sue conseguenze. Onorevoli colleghi, il decreto milleproroghe è sempre stato il termometro delle inefficienze del nostro sistema, delle discrasie tra i livelli istituzionali, delle incapacità di venire a capo di questioni e di gestioni che si trascinano da anni.