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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 292 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 14,45. IN SEDE REFERENTE 2595 - Ordinamento giudiziario e CSM DDL 2595 Deleghe al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura DDL 2119 Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (Seguito dell'esame e rinvio) - e delle petizioni nn. 170, 181, 585 e 652 ad essi attinenti Prosegue l'esame, sospeso nella seduta di ieri. La senatrice ROSSOMANDO ( PD ) interviene in discussione generale sottolineando la grande attesa che circonda questo disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario, le connessioni di tale riforma con le vicende del piano nazionale di ripresa e resilienza, l'impatto che i noti fatti di cronaca hanno avuto sul dibattito parlamentare; il travagliato iter iniziato alla Camera dei Deputati - con una serie di emendamenti presentati oltre un anno fa al disegno di legge di provenienza governativa - è stato seguìto da un fitto dibattito pubblico e politico, su una materia particolarmente delicata, destinata ad impattare in modo sostanziale sull'ordinamento statale. Esprime il suo giudizio negativo sul correntismo: è prassi che va contrastata e sradicata, in nome di un maggiore pluralismo cui questa legge di riforma si ispira adottando - per quanto riguarda il criterio di elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura (CSM) - un correttivo in senso proporzionale. Merita anche condivisione l'introduzione del principio della parità di genere nel metodo di elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura; esprime soddisfazione sul fatto che si sia accantonato il discusso criterio del sorteggio dei membri del CSM, evidenziando come si sia cercata - in ogni occasione - la sintesi politica su questioni tecniche particolarmente spinose. Difende l'aumento del numero dei membri del Consiglio superiore della magistratura, motivato dalla necessità di separare le composizioni della commissione che si occupa di procedimenti disciplinari e da quella delle commissioni che si occupano della nomina degli uffici giudiziari; condivide l'adozione di criteri di valutazione della professionalità e della produttività del magistrato seppur raccomandando, sul punto, che il Parlamento vigili al momento dell'attuazione dei decreti delegati. Merita anche condivisione l'introduzione del voto in favore degli avvocati nei consigli giudiziari: è metodologia utile a realizzare una maggiore apertura, in un mondo che finora è stato chiuso e autoreferenziale e che, altrimenti, rischierebbe di restare vittima delle incrostazioni di potere. Giusta è poi l'impostazione del disegno di legge sulla questione delle "porte girevoli", perché agisce distinguendo tra la posizione dei magistrati che accedono ai ruoli elettivi e quella dei magistrati che accedono ai ruoli tecnici di vertice. Interviene poi sul tema spinoso dei "fuori ruolo", di cui evidenzia la necessità di una riduzione quanto alla durata e quanto al numero dei magistrati interessati. Nel complesso va sottolineato l'impianto innovativo della nuova legge e l'importanza di riconoscere l'imparzialità della magistratura; tale legge non deve avere una funzione punitiva né deve rappresentare l'occasione per un conflitto tra politica e magistratura. Dopo le molte discussioni e gli approfondimenti, che hanno portato alla ricerca di punti di equilibrio di non facile raggiungimento sui diversi temi oggetto del dibattito, è giunto il momento di approvare tempestivamente una riforma che non può più essere ulteriormente rinviata. Il senatore DAL MAS ( FIBP-UDC ) evidenzia le criticità del disegno di legge frutto, a suo dire, del tentativo compromissorio di accontentare molti finendo con lo scontentare tutti: ciò a cominciare dai magistrati stessi, che si sono espressi negativamente nei confronti della riforma con uno sciopero legittimo ma inefficace, per via della scarsa adesione numerica. Si sofferma poi sul tema dell'elettorato passivo dei magistrati, su cui si interviene attraverso l'introduzione di cause di ineleggibilità; ritiene tuttavia che l'impianto della riforma sia complessivamente debole. Soltanto una modifica radicale del sistema elettorale, che passi necessariamente attraverso la separazione delle carriere, potrebbe evitare il ripetersi degli episodi, verificatisi in passato, di pubblici ministeri che - grazie a inchieste fumose e basate su arditi teoremi accusatori, conclusisi spesso con un nulla di fatto sul piano processuale - hanno acquisito visibilità in ambito nazionale: la medesima visibilità che ha consentito loro, poi, di tradurre la popolarità acquisita in carriere politiche. Il "fuori ruolo" è anch'essa prassi ormai abusata, che ha portato ad una occupazione sistematica - da parte dei magistrati più vicini alla politica - dei posti di maggior prestigio ai vertici del Ministero della giustizia: tutto ciò ha un deleterio impatto sull'organizzazione della giustizia, facendo sì che siano gli stessi magistrati, seppur nella veste di tecnici, ad orientare le più importanti scelte dei vertici politici; condivide quindi sul punto le considerazioni espresse nell'intervento del senatore Balboni. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) individua nell'egemonia gramsciana il modello comportamentale con cui una ben precisa parte politica, nel nostro Paese, ha cercato ampie sponde nella magistratura, o in altre istituzioni culturali quali per esempio l'università o l'editoria: ciò è avvenuto per legittimare una visione dei rapporti tra Stato e cittadino che egli non ha mai condiviso e che, anche in questa sede, intende risolutamente contrastare. Denuncia ancora una volta l'uso politico della magistratura: il problema dei magistrati, che si pongono come interfaccia della sovranità popolare, assume icastico rilievo tutte le volte in cui essi siedono nei tavoli tecnici del Ministero della giustizia per discutere con i parlamentari le proposte di legge di riforma; segnala come, su tali connessioni tra magistratura e politica, non si sia intervenuto radicalmente come invece sarebbe stato, a suo dire, necessario. Esprime una consistente disapprovazione sull'impianto della riforma, che non tocca gli aspetti più cari al cittadino quali la responsabilità civile dei magistrati: non è entrata nel disegno di legge ed è stata esclusa dalla possibilità di essere oggetto dei quesiti referendari sulla giustizia che si terranno il 12 giugno prossimo. Grave è la mancanza di un serio dibattito sul tema della specializzazione dei magistrati, sull'obbligatorietà dell'azione penale e sulla separazione delle carriere; va poi denunciata l'inadeguatezza della riforma elettorale del CSM, nata per combattere il correntismo ma che - in realtà - finirà per incoraggiarlo: