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Accanto ai predetti interventi legislativi, si segnala come la giurisprudenza abbia, in quale modo, segnalato l'opportunità per le società di dotarsi del modello 231, sebbene quest'ultimo non sia di fatto obbligatorio, ma costituisca una scelta imprenditoriale virtuosa e, al contempo, vantaggiosa per la società che l'abbia adottato. A tal riguardo, recentemente, il tribunale di Milano, con la sentenza n. 1774 del 2018, ha riconosciuto uno specifico dovere in capo all'amministratore della società parte di causa all'attivazione di quanto disposto dal decreto legislativo n. 231 del 2001. In virtù di ciò, nel caso de quo , la Corte ha ravvisato una mala gestio , sussistendo pertanto la responsabilità per inadeguata attività amministrativa legittimante un'azione di responsabilità ex articolo 2392 del codice civile e ha per l'effetto riconosciuto l'insorgenza dell'obbligazione risarcitoria in capo al medesimo, poiché «l'amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione è tenuto al risarcimento della sanzione amministrativa di cui all'articolo 10 del decreto legislativo n. 231 del 2001, nell'ipotesi di condanna dell'ente a seguito di reato, qualora non abbia adottato o non abbia proposto di adottare un modello organizzativo...». In definitiva, sulla spinta degli interventi normativi e delle pronunce giurisprudenziali, pur rimanendo ad oggi facoltativo, il modello 231 sta divenendo progressivamente uno strumento necessario per l'efficiente conduzione e controllo dell'attività d'impresa, sia essa di matrice pubblica o privata, la promozione della cultura della legalità e, conseguentemente, per la tutela di patrimonio e attività dell'ente o dell'impresa. Alla luce del quadro attuale, appare pertanto opportuno che il nostro Parlamento, alla luce di quanto esposto, valuti l'adozione di provvedimenti normativi volti a rendere ancor più efficace lo strumento del modello 231, stabilendone l'obbligatorietà di applicazione per le società di capitali. Tale scelta di politica legislativa comporterebbe indubbi vantaggi in termini di diffusione della cultura della legalità, di contrasto alla criminalità, di prevenzione dei fenomeni di corruzione con riduzione degli ingenti costi che questi comportano per l'intero sistema economico e, in generale, in termini di aumento della competitività ed efficienza degli enti e società nazionali. Pertanto, il presente disegno di legge intende introdurre l'obbligatorietà del citato modello 231 e della nomina dell'organismo di vigilanza di cui all'articolo 6, comma 1, lettera b) , del decreto legislativo n. 231 del 2001 a tutte le società di capitali e cooperative che non rientrino nei limiti dimensionali e reddituali previsti dall'articolo 2435- bis , primo comma, numeri 1) e 2), del codice civile, nonché la previsione di sanzioni pecuniarie per le società inadempienti.. 1 (Modifica al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231) 1 All'articolo 1 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 3 - bis . Tutte le società a responsabilità limitata (Srl), le società per azioni (SpA), le società in accomandita per azioni (SApA), le società cooperative (Sooc. Coop.) e le società consortili che anche solo in uno degli ultimi tre esercizi abbiano riportato un totale dell'attivo dello stato patrimoniale non inferiore a 4.400.000 euro, o ricavi delle vendite e delle prestazioni non inferiori ad 8.800.000 euro, nonché le società che controllino ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile una o più Srl, SpA, SApA, Sooc. Coop. e società consortili che superino i predetti limiti, approvano con delibera del consiglio di amministrazione, dell'organo amministrativo o dell'assemblea dei soci il modello di organizzazione e gestione di cui al presente decreto e nominano l'organismo di vigilanza di cui all'articolo 6, comma 1, lettera b) , depositando presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di appartenenza la delibera consiliare o la decisione dell'organo amministrativo o la delibera assembleare di approvazione del modello di organizzazione e gestione e di nomina dell'organismo di vigilanza ai sensi del presente comma entro dieci giorni dall'adozione della stessa». 2 (Sanzioni) 1 A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, le società di cui all'articolo 1, comma 3- bis, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, come introdotto dall'articolo 1 della presente legge, che non ottemperano all'obbligo di deposito presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di appartenenza della delibera consiliare, della decisione dell'organo amministrativo o della delibera assembleare di approvazione del modello di organizzazione e gestione di cui al decreto medesimo sono condannate al pagamento di una sanzione amministrativa di 200.000 euro. La medesima sanzione si applica nei casi in cui le predette società non provvedono alla nomina dell'organismo di vigilanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 231 del 2001. 2 La sanzione amministrativa è applicata alla società per ciascun anno solare in cui permane l'inosservanza degli obblighi di cui al comma 1. 3 Nei casi di deposito tardivo della delibera di cui all'articolo 1, comma 3- bis , del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, come introdotto dall'articolo 1 della presente legge, le società sono condannate al pagamento di una sanzione amministrativa di 50.000 euro. 4 Le sanzioni amministrative di cui ai commi 1 e 3 del presente articolo sono versate sul Fondo Unico Giustizia in conformità alle norme sulla contabilità generale dello Stato. 3 (Norme transitorie) 1 Al fine di consentire l'adeguamento alle disposizioni di cui alla presente legge, le sanzioni amministrative di cui all'articolo 2 sono applicate a decorrere dal 30 ottobre 2019. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .