[pronunce]

Nella specie, questi principi sarebbero stati violati dalla totale imprevedibilità dell'introduzione dell'alternativa tra ammortamenti finanziari ed ammortamenti tecnici, in sostituzione del precedente regime di cumulo rimasto in vigore per oltre un ventennio, e inoltre dalla lesione dell'affidamento del contribuente nella sicurezza giuridica, per il retroattivo assoggettamento ad imposta di situazioni non ritenute in precedenza espressioni di capacità contributiva, e dall'accentuazione del carico fiscale sulle imprese. 2. - La difesa del Presidente del Consiglio dei ministri ritiene che la censura di violazione dell'art. 53 della Costituzione riguardi l'art. 1, comma 2, del decreto legge n. 669 del 1996 solo nella parte in cui la norma prevede l'applicabilità del nuovo regime di alternatività fra ammortamenti tecnici e finanziari "a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 1996", e non anche nella rimanente parte secondo cui, ove negli esercizi precedenti siano state calcolate quote di ammortamento tanto finanziario che tecnico, "si considera già ammortizzato l'ammontare delle quote complessivamente dedotte" e "se tale ammontare supera il costo dei beni l'eccedenza concorre a formare il reddito del predetto periodo di imposta". L'eccezione è infondata. La questione investe la complessiva previsione della norma, come rivela la formulazione della domanda di rimborso proposta nel giudizio a quo, la quale (come riferisce la stessa ordinanza) concerneva non soltanto le somme versate nel 1996 in applicazione della nuova regola dell'alternatività degli ammortamenti, ma anche il versamento della parte di imposta riferita all'inerenza al reddito del 1996 dell'eccedenza derivante dalla precedente deduzione cumulativa. 3. - Entrambe le questioni prospettate dal resistente non sono fondate. 4. - Per quanto concerne la censura di violazione dell'art. 77 Cost., secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il sindacato sull'esistenza e sull'adeguatezza dei presupposti della necessità e dell'urgenza che legittimano il Governo ad emanare decreti legge, può essere esercitato - a prescindere dai problemi relativi all'identificazione dei suoi limiti - solo in caso di "evidente mancanza" dei requisiti stessi (sentenze n. 29 e n. 161 del 1995, n. 330 del 1996, n. 398 del 1998, nonché ordinanze n. 432 del 1996 e n. 90 del 1997). In contrasto con tale orientamento, il giudice rimettente ha omesso del tutto di motivare sul punto che, nella specie, i presupposti della decretazione d'urgenza mancano in modo "evidente" e si limita a richiamare, a prova del loro difetto, il collegamento della norma impugnata con la manovra di finanza pubblica per il 1997. Ma - a parte l'opinabilità della tesi del generale difetto di straordinaria necessità e urgenza da cui sarebbero affetti tutti i decreti legge miranti a completare manovre di finanza pubblica - il carattere straordinario della situazione cui si è riferita la manovra finanziaria disposta alla fine del 1996, per adeguare i conti pubblici ai parametri previsti dal Trattato di Maastricht, è già stato posto in rilievo da questa Corte (ordinanza n. 341 del 2000, sentenza n. 155 del 2001). E, considerata l'importanza di tale adeguamento, non può dirsi che la straordinaria necessità e urgenza richiesta dall'art. 77 della Costituzione manchi in modo evidente, onde la questione è infondata. 5. - La censura di violazione dell'art. 53 della Costituzione è formulata - sul presupposto della pretesa retroattività dell'impugnato art. 1, comma 2, del decreto legge n. 669 del 1996 - sotto il profilo di un assoggettamento a tassazione disposto sulla base di capacità contributiva riferita al passato. La questione non è fondata, per erroneità del presupposto interpretativo. L'erroneità riguarda anzitutto il profilo di censura concernente la parte della norma relativa alla decorrenza del regime di alternatività degli ammortamenti dal 1 gennaio 1996: poiché infatti questo regime è intervenuto quando l'anno finanziario 1996 era ancora in corso, ne consegue che il legislatore, disciplinando l'imposizione tributaria per tale anno, ha fatto riferimento ad una capacità contributiva attuale e non passata (ordinanza n. 341 del 2000). 6. - Altrettanto deve dirsi per la parte della norma secondo cui l'eccedenza rispetto al costo dei beni, risultante dall'applicazione del sistema del cumulo delle due tipologie di ammortamento ammesso dal vecchio regime, concorre alla formazione del reddito per il 1996. Neppure questa previsione normativa ha efficacia retroattiva, perché assume come oggetto di imposizione un reddito esistente al momento della propria entrata in vigore. L'ammortamento finanziario - prima cumulabile con l'ammortamento tecnico, ed oggi alternativo ad esso - è stato sovente considerato come una vera e propria agevolazione tributaria, rivolta non tanto all'effettivo ammortamento di costi relativi a beni oggetto di concessione, quanto piuttosto ad alleggerire il carico fiscale sui concessionari; onde le quote annuali di ammortamento finanziario dedotte nel corso della concessione sono state considerate quote di utili esenti da imposta. Tale qualificazione dell'ammortamento finanziario era avvalorata, sul piano normativo, dall'art. 69, comma 4, del d.P.R. n. 917 del 1986 (soppresso dall'art. 1, comma 1, lettera c) n. 3 del decreto legge n. 669 del 1996), secondo cui "l'eventuale differenza tra l'ammontare complessivo delle quote di ammortamento finanziario dedotte durante la concessione e il costo non ammortizzato ai sensi degli articoli 67 e 68 concorre a formare il reddito ... nell'esercizio in cui avviene la devoluzione". Infatti, l'eventualità che, scaduta la concessione, le quote di ammortamento finanziario potessero superare il costo dei beni non ammortizzato con l'ammortamento tecnico, rivela la totale estraneità dell'ammortamento finanziario alle finalità tipiche dell'ammortamento; e, nel contempo, la qualificazione normativa della differenza come reddito discende dal rilievo che, limitatamente ad essa, l'ammortamento finanziario aveva consentito al concessionario di accantonare un utile, e che ad esso potevano attribuirsi i caratteri tipici di sopravvenienza attiva nell'esercizio in cui avveniva la devoluzione. In questa prospettiva, la differenza tra le quote di ammortamento finanziario accantonate fino al 31 dicembre 1995 e il costo dei beni non ammortizzato con ammortamento tecnico ben poteva, una volta soppressa l'agevolazione a decorrere dall'esercizio 1996, essere considerata dal legislatore come idoneo indice di capacità contributiva per quell'esercizio. In conseguenza - correlandosi la scelta legislativa ad una capacità contributiva attuale e non passata - deve escludersi che la norma abbia portata retroattiva. 7. - L'ordinanza di rimessione evoca il parametro dell'art. 53 della Costituzione anche sotto il diverso profilo che l'inopinata soppressione del regime del cumulo, risalente nel tempo, e la sua sostituzione con la nuova regola dell'alternatività avrebbero leso l'affidamento dei contribuenti.