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Il tutto in una città, in un territorio, in una Regione e in una Nazione quale l'Italia, di cui Francesco è patrono, evidentemente unanimemente riconosciuto, che vivono questa realtà e cercano di trasferirla e di tramandarla. Io vengo dall'Umbria e ho vissuto per alcuni anni ad Assisi: colleghi, vi posso testimoniare che, in realtà, in quei luoghi si respira quello che Giovanni Paolo II definiva lo spirito di Assisi; ora, è veramente complicato descrivere come agire per riuscire a materializzarlo nell'utilizzo delle risorse messe a disposizione. L'obiettivo è trovare un aggancio, anche solo in un momento celebrativo, tra un atto dovuto, che noi ovviamente approviamo ed apprezziamo (e anticipo che voteremo a favore), compiuto dal Governo e dallo Stato rispetto alla necessità di mettere a disposizione strutture organizzative ed economico-finanziarie per celebrare degnamente, nell'arco di più anni, l'importantissima ricorrenza e un sistema di valori che, oggi più che mai, risulta assolutamente indispensabile assorbire, trasferire, tramandare e accogliere in pieno nella vita di tutti i giorni, nel governo degli Stati e dei destini delle comunità che si riconoscono negli Stati, ad esempio, oggi d'Europa: è impresa veramente ardua e difficile, che resta in capo a questo comitato, sul quale noi raccomandiamo e chiediamo massima attenzione, signor Presidente, perché avrà l'arduo compito di uscire da una vuota celebrazione degli otto secoli di ricorrenza dalla morte del santo per entrare, invece, in una logica di preservazione e trasferimento di valori indispensabili, in questo momento storico più che mai, oggi più che mai. Non è scontato che ciò accada, colleghi. Non per polemica, ricordo e cito un passaggio (qui c'è la collega Modena, che visse da protagonista quella stagione): quando ero consigliere regionale della Regione Umbria, scrivemmo una riedizione dello statuto regionale, che è una sorta di Costituzione della comunità regionale dell'Umbria (ripeto che lo ricordo non per vis polemica, ma solo per aiutare a capire la difficoltà di trasferire questi valori in modo assolutamente condiviso); ebbene, non riuscimmo a indicare, nell'articolo 1 dello statuto della Regione, quelli rappresentati da Francesco e da Benedetto come valori fondanti della comunità regionale dell'Umbria. Non ci riuscimmo. Noi eravamo all'opposizione e la maggioranza dell'epoca individuò nella figura di Capitini colui che incarnava i valori di pace che la città di Assisi, ma anche tutta la comunità regionale, ovviamente condividono in modo assolutamente diffuso. Bene (ripeto che non lo dico per vis polemica): oggi il nuovo statuto dell'Umbria, in fase di elaborazione, conterrà quella citazione. Credo che questo sia assolutamente necessario e indispensabile, perché i simboli, le figure retoriche, le immagini, le storie e le tradizioni debbono essere citate, tramandate, conosciute e rappresentate alle giovani generazioni, a chi viene dopo. Se la figura di Francesco e i valori che ha rappresentato, che sono esplosi nella loro importanza nel corso dei secoli, oggi assurgono a tale importanza, è perché appunto dobbiamo essere capaci di trasferirli nel condiviso, assolutamente al di fuori dalla dinamica delle discussioni politiche di parte. Mi auguro che tutto questo riesca a farlo questo comitato, a cui sono demandati un programma organizzativo, un sistema di eventi e la necessità di adottare decisioni e provvedimenti utilizzando risorse che, per quanto mi riguarda, mi sembrano congrue e che saranno utili per agire su questi versanti. Sapete, colleghi, per darvi un dato, dove compare per la prima volta la parola «Italia» nell'arte italiana? Nella basilica superiore di Assisi, negli affreschi di Cimabue. Giotto, Simone Martini e Cimabue tramandano questi valori in modo visivo e plastico; allo stesso modo, credo che, con diversi strumenti e con diverse logiche, debba farlo questo comitato, a cui evidentemente presteremo grande attenzione, nel controllare quello che accade e nell'indirizzarne l'attività. Al Governo la raccomandazione di provvedere con grande attenzione alla sua formazione, evitando che possa rappresentare un semplice mezzo di spartizione di incarichi, peraltro non retribuiti, ancorché importanti, e facendo sì che diventi invece un'occasione per contribuire, in modo ampiamente condiviso, alla formulazione di un programma di eventi che possa dare senso alla ricorrenza. Buon lavoro. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, ringrazio tutti i colleghi, il Governo e i relatori. In particolare, voglio dire grazie al Governo e - permettetemi - soprattutto al ministro Franceschini, che ha voluto con forza questo provvedimento, annunciato proprio nei giorni della ricorrenza del santo, lo scorso ottobre, e nato da un incontro e da un ascolto. L'incontro è avvenuto il 17 maggio 2021, tra la sindaca di Assisi Stefania Proietti, che ringrazio e che saluto, e il ministro Franceschini. Da quell'incontro una lettera e da quella lettera un lavoro che oggi approda qui, in quest'Aula, un lavoro importante. Ciò che rende particolarmente significativo questo disegno di legge è la volontà di andare molto oltre la celebrazione di Francesco d'Assisi, a ottocento anni dalla morte, per costruire, intorno alla sua figura, alla vita, all'opera e ai luoghi, un vero programma culturale, che rimanga nel tempo e che duri cinque anni, com'è scritto nella legge, dal 2022 al 2027. Questi sono gli anni, nella ricorrenza del centenario, che scandiscono le fasi salienti della vita di San Francesco. Un programma culturale che resti nel tempo successivo, che permetta la crescita dei tanti territori coinvolti, dando vita a sinergie nuove che tengano insieme le scuole, le università, gli istituti di formazione artistica e musicale e che coinvolgano i centri di studi europei e internazionali. Francesco è infatti figura fondativa della cultura non solo italiana, ma europea. La figura di Francesco appartiene al mondo intero e il suo messaggio è universale e sta nella potenza evocativa della sua vita e del suo esempio, nella testimonianza rivoluzionaria della radicalità del Vangelo e della vita cristiana vissuta. Tutto questo si è nel tempo consolidato in un nome - Francesco - che ha assunto il significato di una scelta di vita e di un pronunciamento di intenti. Ciò è stato dimostrato da Jorge Bergoglio quando, appena salito al soglio pontificio nel marzo 2013, mostrandosi dal balcone di San Pietro, ha detto di aver scelto il nome di Francesco per il suo pontificato: in quella scelta ha enunciato un programma di intenti e una costellazione di valori di riferimento, suscitando una grande emozione in tutto il mondo e non solo nelle comunità cattoliche, perché c'è un sentimento molto diffuso che lega milioni di persone ovunque nel mondo al santo di Assisi. La sua forza sta nella sua attualità, che è l'attualità del Vangelo: costruire comunità, stare dalla parte degli ultimi, degli emarginati e degli esclusi imparare dai "piccoli" e dai "poveri".