[resaula]

Il comma 4 del presente articolo 3 qualifica come illecito penale, di natura contravvenzionale, il mancato rispetto delle misure di contenimento stabilite dai provvedimenti adottati ai sensi del decreto-legge in esame, prevedendo che, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, si applichi l'articolo 650 del codice penale («Inosservanza dei provvedimenti dell'autorità»). Tale disposizione punisce con l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda fino a 206 euro chiunque non osservi un provvedimento legalmente dato dall'autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o d'ordine pubblico o d'igiene. Ai sensi del successivo comma 5, il prefetto, informando preventivamente il Ministro dell'interno, assicura l'esecuzione delle misure avvalendosi delle Forze di polizia e, ove occorra, delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali. Secondo una disposizione aggiunta dalla Camera, al personale delle Forze armate impiegato, previo provvedimento del prefetto competente, per assicurare l'esecuzione delle misure di contenimento in esame, è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Il comma 6 dispone che, per i provvedimenti emanati in attuazione del presente articolo 3, i termini per il controllo preventivo della Corte dei conti, ivi richiamati, siano dimezzati. Infine, in base alla disciplina dei termini temporali suddetti, gli atti trasmessi alla Corte dei conti per il controllo preventivo di legittimità divengono in ogni caso esecutivi trascorsi sessanta giorni dalla loro ricezione. Concludo con l'articolo 4, che incrementa nella misura di 20 milioni di euro per il 2020 le risorse già stanziate per gli oneri inerenti all'emergenza sanitaria in oggetto con la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020. Chiedo infine di poter consegnare una integrazione al testo scritto del mio intervento, che contiene ulteriori elementi, affinché sia pubblicato nel Resoconto della seduta odierna. (Applausi dai Gruppi PD e M5S). PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, a nome di Fratelli d'Italia e - se mi consentite - a nome di tutta l'Assemblea, credo non si possa aprire questo importante dibattito senza un ringraziamento sincero, di cuore, affettuoso e riconoscente nei confronti del personale sanitario, dei medici, dei paramedici, dei ricercatori, dei tecnici di laboratorio (Applausi) : eroi silenziosi che ogni giorno affrontano, spesso anche con mezzi non perfettamente adeguati, questa emergenza, nell'interesse della salute di tutti noi. Insieme a loro, un ringraziamento altrettanto sincero, affettuoso e riconoscente va alle Forze dell'ordine, alla protezione civile e a tutti coloro che si stanno impegnando per rallentare la diffusione del virus. (Applausi) . Il vero problema che abbiamo, cari colleghi, è infatti il tempo. Abbiamo capito che ormai è impossibile fermare la diffusione del virus, ma è assolutamente necessario rallentarla, come del resto aveva chiesto già due mesi fa Fratelli d'Italia. Noi di Fratelli d'Italia avevamo chiesto non tanto di bloccare i voli dalla Cina, sapendo che era inutile, visto che bastava uno scalo per arrivare comunque in Italia, quanto di mettere in quarantena tutti coloro che arrivavano dalla zona infetta, che allora era localizzata soltanto in un territorio ben delimitato di quel Paese. L'avevamo chiesto perché, di fronte alle misure draconiane della Cina, alla militarizzazione di un intero territorio, alla pena capitale per chi violava le disposizioni del Governo, era chiaro che si trattava non di poco più di un influenza - come minimizzando allora si diceva - ma di un fatto estremamente grave, che andava affrontato fin dall'inizio necessariamente con decisione. Ci avete deriso, ci avete accusato di essere razzisti nel chiedere che chiunque venisse dalla Cina, italiano, cinese o di qualsiasi altra nazionalità, venisse messo in quarantena e oggi la Cina - pensate un po' - fa questo nei nostri confronti. Qualcosa non deve aver funzionato, se siamo a questo punto. Quindi, il problema è il tempo, perché la linea di diffusione del virus è allarmante. I dati di ieri ci dicono che ci sono 2.502 positivi, di cui 79 deceduti, 1.034 ospedalizzati, 229 in terapia intensiva, ovvero il 10 per cento di tutti coloro che sono entrati in contatto col virus, compresi quelli che hanno sintomi piccoli e lievi, paragonabili a una modesta e ordinaria influenza. La Regione Lombardia, la più avanzata d'Italia e d'Europa in tema di sanità, ha oggi l'80 per cento della terapia intensiva già occupata. Sappiamo che in Italia abbiamo poco più di 5.000 posti in terapia intensiva e faccio l'esempio del Lazio, che ha poco più di 500 posti in terapia intensiva. Se la citata misura di crescita dovesse continuare come negli ultimi giorni, con un raddoppio ogni tre giorni, vuol dire che, fra circa otto giorni, avremo 10.000 contagiati, 1.000 persone in terapia intensiva e il nostro sistema sanitario al limite della sopportabilità, perché in terapia intensiva ovviamente ci sono i malati ordinari che già ne occupano gran parte. Ecco perché è assolutamente necessario rallentare la diffusione del virus ed ecco perché, cari colleghi, bisogna adottare misure importanti. Bisogna coinvolgere l'Esercito, i volontari, la Protezione civile. Ci vuole un piano straordinario per aumentare i posti letto e per creare strutture sanitarie dedicate in ogni Regione. Bisogna acquistare apparecchiature per la ventilazione e per la respirazione assistita, perché così si potrà mettere una parte dei pazienti non direttamente in terapia intensiva, ma in reparti dedicati, magari di semi-terapia intensiva. È necessario un piano di disinfestazione quotidiana dei luoghi affollati. Penso ai mezzi di trasporto: è inutile fissare la distanza di una persona dall'altra a un metro o un metro e mezzo, se poi decine di migliaia di pendolari ogni giorno devono prendere treni e mezzi di trasporto dove la distanza tra l'uno e l'altro è di pochi centimetri. Bisogna disinfestare ogni giorno i mezzi di trasporto; occorre un piano straordinario per i pendolari, occorre togliere molte delle limitazioni al traffico e consentire a chiunque lo voglia di poter utilizzare, almeno nelle prossime due settimane, la propria autovettura anche all'interno delle zone a traffico limitato, per poter recarsi al lavoro senza il rischio di contagiare o di essere contagiati. Concludo, cari colleghi, pensando a un tema cui nessuno oggi si dedica. Negli ultimi mesi l'immigrazione clandestina in Italia è aumentata del 1.000 per cento, gli sbarchi sono aumentati del 1.000 per cento. Le ONG continuano a fare da taxi per gli scafisti e per i trafficanti di esseri umani. Nessuno si preoccupa di questo e nessun esponente delle ONG si preoccupa di dare assistenza e contribuire, non dico nelle zone rosse, ma almeno nelle zone gialle, ad aiutare coloro che sono in prima linea nella lotta all'emergenza. Continuano a preoccuparsi dell'invasione di persone che non sono profughi in Italia e sono potenziali pericolosi veicoli di contagio.