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l'Unione europea continua ad erogare fondi comunitari verso un Paese come la Turchia, all'interno del quale si rilevano diverse criticità riguardo il rispetto dello "Stato di diritto", si chiede di sapere quale sia la posizione del Ministro in indirizzo rispetto ai fatti esposti, e quali siano le motivazioni che abbiano portato all'inserimento di questa ulteriore clausola di condizionalità per l'accesso al Next generation EU, anche se non prevista dagli accordi di luglio. Atto n. 4-04509 CANGINI MALAN RIZZOTTI PAGANO GALLIANI MASINI GALLONE PAROLI DAMIANI MINUTO TIRABOSCHI FERRO MOLES BARBONI CALIENDO BERARDI PEROSINO CESARO MODENA BINETTI FLORIS TOFFANIN CALIGIURI AIMI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: la legge n. 205 del 2017 ha istituito, ai sensi dell'art. 1, comma 254, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il "fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare", con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, successivamente incrementata di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 dall'articolo 1, comma 483, della legge n. 145 del 2018; il decreto-legge n. 86 del 2018, convertito, con modificazioni dalla legge n. 97 del 2018, ha successivamente attribuito al Ministro delegato per la famiglia e le disabilità il compito di definire, tramite decreto adottato di concerto con il Ministro del lavoro, sentita la Conferenza unificata, i criteri e le modalità di utilizzo del fondo trasferito alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 settembre 2019, il Ministro per le pari opportunità e la famiglia è stato delegato alle funzioni di indirizzo e coordinamento per l'utilizzo delle risorse del fondo; per quanto risulta agli interroganti, in data 16 ottobre 2020, sulla pagina internet del Dipartimento delle politiche per la famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri veniva pubblicata la nota ufficiale con la quale si dava conto dell'intesa raggiunta sul riparto del "fondo caregiver " a favore delle Regioni; detto riparto è in netta violazione delle finalità del comma 254 richiamato. Nella medesima nota si definivano poi le priorità di destinazione del fondo, ripetendo nuovamente gli errori segnali relativamente all'utilizzo delle parole "disabilità gravissima"; le finalità indicate ai punti 1, 2 e 3 della nota appaiono una palese distrazione del fondo per un uso non consentito, tanto più se erogati alle Regioni e non direttamente ai caregiver familiari; con le parole "disabilità gravissima" si rischia ancora una volta di creare discriminazioni tra persone in condizioni di disabilità; la nota da conto delle risorse trasferite alle Regioni che ammontano a 68.314.662 euro, così suddivisi: per il 2018, 20.000.000 euro, per il 2019, 24.457.899 e per il 2020, 23.856.763, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia al corrente, ed in caso contrario perché, che tra la previsione di legge che dispone, ai sensi dell'art. 1, comma 254, della legge n. 205 del 2017, e dall'articolo 1, comma 483, della legge n. 145 del 2018, specifici trasferimenti di somme dal bilancio dello Stato al capitolo di entrata n. 839 della Presidenza del Consiglio dei ministri intestato al "fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza al caregiver familiare" pari a 70 milioni di euro per il triennio 2018-2020, il saldo attuale sia solo di 68.314.662 euro, mancando in effetti 1.685.338 euro; se abbia disposto impegni di spesa a valere sul fondo per un ammontare complessivo di 1.685.339 euro, ed in caso affermativo per quali finalità, in coerenza al vincolo di destinazione del fondo che è finalizzato alla copertura finanziaria di interventi volti al riconoscimento del valore sociale ed economico dell'attività di cura non professionale del caregiver familiare; se sia a conoscenza delle modalità di spesa del fondo definite con il decreto di riparto alle Regioni dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia che sono in violazione del combinato disposto dei commi 254 e 255 dell'articolo 1 della legge n. 205 del 2019, dell'articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992; se non ritenga opportuno proporre una modifica delle disposizioni vigenti ed avere una responsabilità diretta sulla materia della disabilità al fine di evitare il ripetersi di situazioni che vedono il Governo avallare norme che recano un impatto negativo sulle persone con disabilità, sulle loro famiglie e, in particolare, sui caregiver familiari. Atto n. 4-04510 BERGESIO BOSSI Simone CASOLATI FERRERO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: nel corso della gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, i professionisti che a vario titolo operano nel settore sanitario sono stati coinvolti in prima linea e hanno dovuto sostenere un notevole impegno, oltre a correre il rischio di contrarre il coronavirus; il Governo ha più volte assicurato un riconoscimento dell'impegno e della professionalità di tali professionisti, che si sarebbe dovuto realizzare attraverso un congruo adeguamento economico; ciononostante, nel disegno di legge di bilancio per l'anno 2021, le misure predisposte tendono a premiare solo alcune professioni sanitarie e non altre, con un'evidente ed ingiustificata discriminazione; in particolare, l'articolo 73 del disegno di legge 2970, presentato alla Camera dei deputati, stanzia 500 milioni di euro annui a decorrere dal 2021 al fine di disporre un incremento del 27 per cento delle retribuzioni lorde dei dirigenti del settore medico, veterinario e sanitario operanti con rapporto di lavoro esclusivo presso le strutture del Servizio sanitario nazionale, con decorrenza dal 1° gennaio 2021; l'articolo 74 stanzia altresì 335 milioni di euro annui a decorrere dal 2021 al fine di disporre un'indennità di specificità infermieristica da riconoscere agli infermieri dipendenti dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale quale parte del trattamento economico fondamentale; nonostante le promesse, gli incrementi stipendiali sono stati riservati esclusivamente al personale di livello dirigenziale ed agli infermieri, lasciando quindi fuori tutti i professionisti sanitari appartenenti alla categoria D del contratto collettivo nazionale di lavoro, tra cui le ostetriche, i tecnici sanitari di radiologia, gli assistenti sanitari, i tecnici ortopedici, i tecnici sanitari di laboratorio biomedico e molti altri ancora, tutti professionisti che hanno lavorato duramente per contrastare la pandemia e sono stati esclusi dal provvedimento; gli incrementi stipendiali sono peraltro garantiti immediatamente ai soli dirigenti, mentre per gli infermieri sono affidati ai rinnovi contrattuali da definire in sede di contrattazione collettiva, si chiede di sapere: quali siano le ragioni che hanno indotto a circoscrivere gli incrementi stipendiali richiamati ai soli dirigenti e agli infermieri, escludendo le altre categorie;