[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 6 febbraio 2003, relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Raffaele Jannuzzi nei confronti della dottoressa Ilda Boccassini, promosso con ricorso del Tribunale di Napoli, sezione prima civile, notificato il 7 dicembre 2004, depositato in cancelleria il 20 dicembre 2004 ed iscritto al n. 32 del registro conflitti 2004. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica; udito nell'udienza pubblica del 10 ottobre 2006 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; udito l'avvocato Giovanni Pitruzzella per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso del 13 ottobre 2003 (pervenuto alla Corte costituzionale il successivo 3 dicembre), il Tribunale di Napoli, sezione prima civile, ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla delibera adottata il 6 febbraio 2003 (documento IV-quater, n. 9), con la quale, in conformità alla proposta della Giunta delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari, approvata, a maggioranza, il 16 ottobre 2002, è stato dichiarato che i fatti oggetto del processo civile, pendente innanzi allo stesso Tribunale, promosso dalla dottoressa Ilda Boccassini nei confronti del senatore Raffaele (detto Lino) Jannuzzi, concernono opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari e sono, quindi, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il Tribunale ricorrente ha premesso che, nel predetto giudizio civile, la dottoressa Boccassini, sostituto procuratore della Repubblica di Milano, aveva chiesto (oltre che al citato parlamentare, anche alla Arnoldo Mondadori Editore S.p. A. e a Carlo Rossella, direttore della rivista settimanale «Panorama») il risarcimento dei danni subiti a seguito della pubblicazione nel settimanale di due articoli a firma Jannuzzi, ritenendoli diffamatori e gravemente lesivi della sua immagine e reputazione di magistrato. Il primo articolo (nel numero della rivista del 20 dicembre 2001), intitolato «Il gioco dei quattro congiurati» e recante il sottotitolo «Un summit a Lugano tra pm italiani, svizzeri e spagnoli. Obiettivo: come incastrare Berlusconi», conteneva una foto riproducente la dottoressa Boccassini e la dottoressa Carla Del Ponte e nel corpo del testo riferiva che in un albergo di Lugano, nel corso della settimana precedente, avevano avuto un incontro la dottoressa Boccassini, la dottoressa Paciotti, parlamentare europeo, la dottoressa Del Ponte e il dottor Castresana, procuratore capo della Procura della Repubblica di Madrid, aggiungendo che «è scontato che i quattro di Lugano collaborano per trovare il modo di arrestare Berlusconi». Nel secondo articolo (nel numero successivo del settimanale), a seguito delle smentite dell'incontro, il senatore Jannuzzi affermava che l'incontro di Lugano era solo un dettaglio perché comunque esiste in Europa «una lobby giudiziaria per incastrare Berlusconi». Ha precisato il Tribunale che il senatore aveva prodotto la delibera del Senato del 6 febbraio 2003, relativa alla insindacabilità delle opinioni da lui espresse, chiedendo lo stralcio della propria posizione, e che l'attrice invocava invece una pronuncia di merito anche nei confronti dello stesso senatore, sostenendo che, pur in presenza della delibera, il giudice potrebbe ritenere non sussistenti i presupposti per l'applicabilità dell'art. 68, primo comma, Cost., salvo il potere del Senato di sollevare conflitto dinanzi alla Corte costituzionale. Si legge nell'atto introduttivo del giudizio che costituisce ius receptum (sentenze della Corte Costituzionale n. 375 del 1997 e della Cassazione, Sezioni unite civili, n. 153 del 1999) il principio secondo cui, in presenza della pronuncia del Parlamento in ordine all'insindacabilità, il giudice può solo adeguarsi o sollevare conflitto qualora ravvisi dei vizi nell'esercizio del potere. Ciò posto, il Tribunale ha sostenuto che il Senato avrebbe erroneamente valutato le condizioni e i presupposti richiesti dall'art. 68, primo comma, Cost., così menomando le attribuzioni dell'autorità giudiziaria. In particolare, ha precisato che, nel caso di specie, oltre a non sussistere alcun atto tipico della funzione parlamentare, mancava il collegamento funzionale con la relativa attività, pur alla luce dell'art. 3 della legge n. 140 del 2003, che ha accolto una concezione non restrittiva del nesso funzionale, estendendo l'applicabilità della prerogativa ad atti di divulgazione, di critica e di denuncia politica compiuti anche fuori dal Parlamento. Infatti, ha aggiunto il Tribunale, le dichiarazioni in questione erano state rese dal senatore Jannuzzi nell'esercizio dell'attività di giornalista da lui svolta per la rivista “Panorama”, e senza che le stesse avessero alcun legame con la sua funzione parlamentare. In tale qualità, egli aveva fornito la notizia del summit di Lugano, e non si era limitato a riportare la sua opinione, con la conseguenza che non avrebbe potuto sottrarsi alla verifica della verità o meno della notizia fornita. Né il Senato avrebbe potuto esprimere un giudizio di insindacabilità, attinente all'interpretazione e non alla narrazione fattuale di una vicenda. Quanto, poi, all'innesto, sulla notizia, di un discorso valutativo – contenuto sempre nell'articolo – sul “mandato di cattura internazionale” (recte: mandato di arresto europeo), non è dato comprendere, ha precisato il Tribunale, il collegamento tra il dibattito politico su detto istituto e l'accusa rivolta dal senatore ai predetti pubblici ministeri di essersi riuniti al fine di «congiurare per incastrare l'Onorevole Berlusconi», così come non è dato sapere quale attività parlamentare prodromica o coeva avesse svolto il senatore per sostenere la tesi contraria all'introduzione del mandato di cattura internazionale. Per tali ragioni, il Tribunale ha chiesto l'annullamento della citata delibera del Senato, disponendo con separata ordinanza la prosecuzione del giudizio nei confronti delle altre parti. 2. – Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza di questa Corte n. 356 del 2004, depositata il 25 novembre 2004. Il Tribunale di Roma ha provveduto a notificare tale ordinanza, unitamente all'atto introduttivo del giudizio innanzi a questa Corte, al Senato della Repubblica, in data 7 dicembre 2004, e li ha, quindi, depositati il 9 dicembre 2004. 3. – Si è costituito in giudizio, con memoria depositata il 22 dicembre 2004, il Senato della Repubblica, che ha chiesto che la Corte affermi che spettava allo stesso Senato il potere di dichiarare la insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Jannuzzi.