[ddlpres]

L'articolo 5 muove in questa direzione, contemplando la soppressione (con relativo accorpamento della struttura e del relativo personale a quella territorialmente più vicina) di quei centri che nell'arco di un anno solare non abbiano collocato/ricollocato almeno una percentuale di lavoratori pari alla media nazionale ridotta dell'1 per cento (comma 1). Parimenti al comma 2 si prevede la perdita dell'accreditamento per le agenzie che nell'arco dell'anno solare non abbiano collocato/ricollocato una percentuale di lavoratori almeno uguale alla media nazionale ridotta dell'1 per cento. Il comma 3 intende potenziare il SIL (sistema informativo lavoro) attribuendogli anche l'informatizzazione e digitalizzazione della stipula del contratto di lavoro. Infine, prevediamo una revisione del meccanismo di finanziamento dei corsi di istruzione e formazione professionale, garantendone la continuità nell'assegnazione solo in presenza di una collocazione/ricollocazione lavorativa di almeno il 50 per cento dei partecipanti al corso entro un anno dal suo termine (comma 4). L'articolo 6 è volto ad armonizzare la disciplina in tema di flessibilità in uscita e tutele del lavorate vigente per il settore privato con il settore pubblico, mentre l'articolo 7 vuole porre fine agli effetti devastanti prodotti dalla cosiddetta Riforma Fornero delle pensioni, prevedendone l'abrogazione e, al contempo, per contemplare anche i casi in cui sia l'azienda che il lavoratore vogliono volontariamente proseguire il rapporto lavorativo oltre il raggiungimento dell'età pensionabile, reintroducendo per il triennio 2015-2018 il cosiddetto «superbonus». Innegabilmente l'aumento dell'età per l'accesso ai benefici previdenziali ha influito fortemente sul drastico aumento della disoccupazione giovanile, poiché è ovvio che in un momento di contrazione dell'offerta lavorativa i lavoratori più anziani, costretti dalla riforma a rimanere nel posto di lavoro per molti più anni, hanno di fatto bloccato l'accesso alle giovani generazioni. Quanto alla reintroduzione del cosiddetto «superbonus Maroni», riteniamo che anche la copertura di tale manovra tenda a riassorbirsi con i minori interventi sociali per chi trova lavoro, con il rilancio del mercato interno in presenza di nuovi soggetti in grado di percepire reddito, nonché con la fine degli stanziamenti a favore dei cosiddetti lavoratori «esodati» (ricordando che ad oggi sono già costati oltre 10 miliardi). lndubitabilmente, per creare nuova occupazione non è sufficiente intervenire sul costo del lavoro e sulla tipologia contrattuale, ma è necessario sostenere le imprese. Perciò, l'articolo 8 introduce a decorrere dal 1º gennaio 2014 un nuovo regime di contabilità a «costi zero» per i lavoratori autonomi e le imprese con meno di cinque dipendenti ed un fatturato inferiore ai 250.000 euro; su questi sarà applicato un pagamento dell'imposta sostitutiva del 10 per cento e niente adempimenti: se i pagamenti sono completamente tracciabili, gli basterà tenere le fatture e gli estratti conto bancari. L'articolo 9 è finalizzato a prevedere la separazione dell'attività bancaria tipica da quella speculativa, attraverso l’incentivo di una tassazione differenziata sul reddito generato dalle banche a seconda che sia prodotto con i prestiti alle imprese ovvero con l'attività speculativa. Il sistema produttivo è la principale vittima del modello di «banca universale» e della crisi finanziaria: il tessuto imprenditoriale, costituito in Italia per più del 95 per cento da piccole e medie imprese, ha risentito e continua a risentire del fenomeno del credit crunch , che sta portando alla chiusura di molte imprese che non ricevono dagli istituti di credito il necessario e, in questo periodo, vitale supporto finanziario per il proprio ciclo produttivo. Per quanto riguarda la coperture finanziarie del presente disegno di legge, riteniamo che le misure di riduzione del costo del lavoro e di sgravi fiscali non necessitino di copertura finanziaria, perché si «auto-compensano» o addirittura in alcuni casi comportano nuovo gettito fiscale. Altre risorse sono rinvenibili dalle misure recate dagli articoli dal 10 al 13. L'articolo 10 interviene sugli sprechi nella pubblica amministrazione, ipotizzando un gettito di 1 miliardo all'anno. L'articolo 11 prevede un aumento della tassazione dei giochi (PREU), stimando un gettito di 800 milioni di euro annui. L'articolo 12 contempla una sanzione aggiuntiva sui cosiddetti «immobili fantasma», per una stima di gettito di circa 1,2 miliardi annui. Infine l'articolo 13 autorizza l'ANAS S.p.a. ad applicare il pedaggio su una serie di autostrade e raccordi autostradali in gestione diretta della stessa ANAS S.p.a. ed oggi escluse. È anche stabilito come, nella predisposizione del piano tariffario, l'ANAS preveda specifiche agevolazioni o esclusioni dall'imposizione dei nuovi pedaggi per i cittadini residenti e per le imprese presenti sul territorio, qualora non esistano strade alternative di percorrenza. Il gettito garantito dalle nuove entrate dovrà poi essere utilizzato dalla società ANAS S.p.a per l'ammodernamento, la manutenzione ordinaria e straordinaria e la messa in sicurezza delle strade e, per una quota pari almeno a 1.000 milioni di euro, per le finalità di cui al presente disegno di legge.. 1 (Clausola di flessicurezza) 1 Al fine di incrementare l'occupazione attraverso soluzioni operative innovative in grado di combinare flessibilità e sicurezza nel mondo del lavoro, nonché al fine di incentivare la conversione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto ovvero a tempo determinato in contratto di lavoro a tempo indeterminato, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è consentita l'apposizione di clausole di flessicurezza nel contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato che attribuiscono al datore di lavoro la facoltà di: a diminuire l'orario di lavoro normale settimanale; b aumentare l'orario di lavoro normale settimanale, ferma restando la durata massima stabilita dall'articolo 4 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni; c modificare le mansioni stabilite dal contratto anche in deroga all'articolo 2103 del codice civile, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 2, comma 3, della presente legge. 2 Le clausole di cui al comma 1 devono risultare da atto scritto. Copia del contratto contenente le clausole è consegnata al lavoratore non oltre il primo giorno di inizio della prestazione lavorativa, a pena di nullità della stessa clausola. 3 Il datore di lavoro può esercitare la facoltà prevista dal comma 1 solo in presenza di comprovate e specifiche esigenze di carattere tecnico, organizzativo o produttivo. 4 Il datore di lavoro, a pena di inefficacia della clausola di cui al presente articolo e fermo restando che alla scadenza di quest'ultima il lavoratore riacquista per intero i diritti maturati fino al momento dell'esercizio della facoltà di cui al medesimo articolo, comunica per iscritto al lavoratore: a le esigenze tecniche, organizzative o produttive che giustificano l'apposizione delle clausole con un preavviso di almeno cinque giorni; b il periodo temporale di durata delle clausole, nel limite massimo della durata di cinque anni.