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Le Regioni e le Province autonome concedono in via prioritaria ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali, di cui al decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, un contributo finanziario per l'acquisto dei materiali necessari alla realizzazione delle misure di prevenzione comprendente anche le spese di messa in opera e realizzazione. Qualora tali soggetti esercitino la propria attività all'interno di un'area naturale protetta, il contributo alla realizzazione delle misure di prevenzione è concesso dal corrispondente ente gestore. 3. Il contributo finanziario di cui al comma 3 deve coprire l'intera spesa sostenuta dall'imprenditore agricolo per l'acquisto dei materiali e la realizzazione delle misure di prevenzione. 4. Il contributo finanziario non è concesso per le misure di prevenzione miranti a proteggere allevamenti o colture i cui prodotti sono destinati all'autoconsumo. 5. Le Regioni e le Province autonome, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, stabiliscono le disposizioni applicative della presente norma. Art. 3. (Misure ordinarie di controllo della fauna selvatica) 1. Le misure ordinarie di controllo della fauna selvatica previste ai sensi del precedente articolo 1, comma 1, lettera b) avvengono nelle seguenti forme: a) contenimento, allontanamento ed eradicamento delle specie di fauna selvatica che, per eccessiva densità o per incompatibilità, comportano una continuità di danni documentata e dimostrabile, anche come probabilità per il futuro, all'attività ed alle strutture delle aziende, nonché rappresentano un concreto pericolo per l'incolumità e la sicurezza delle persone e per la sicurezza della circolazione stradale; b) cattura, o se estremamente necessario, l'abbattimento di singoli animali selvatici o appartenenti alle specie di cui all'articolo 3, comma 3, la cui presenza rappresenta un rischio per l'incolumità e la salute delle persone o per il rischio di propagazione di malattie ad animali della medesima o di diversa specie; c) cattura o abbattimento di singoli animali o di specie che pongono rischi scientificamente dimostrati di ibridazione di specie animali particolarmente protette e tutelate. 2. Gli ambiti territoriali di caccia ed i comprensori alpini, gli organismi di gestione delle aree protette e dei siti della Rete Natura 2000, sono autorizzati ad acquistare e detenere gabbie e reti nonché altri mezzi necessari per la realizzazione degli interventi finalizzati unicamente alle attività di controllo e di contenimento. Art. 4. (Misure straordinarie di controllo della fauna selvatica) 1. Le misure straordinarie di controllo della fauna selvatica previste ai sensi del precedente articolo 1, comma 1, lettera c) , consistono in attività di contenimento numerico, allontanamento o eradicazione necessarie per il soddisfacimento di un interesse pubblico o per la tutela dell'esercizio delle attività agricole nonché di altre attività economiche. 2. In ciascun ambito di competenza, il Prefetto autorizza misure straordinarie di controllo della fauna selvatica per uno dei seguenti motivi: a) nell'interesse della salute e della sicurezza pubblica; b) per prevenire danni rilevanti alle attività agricole e alla economia locale; c) per la protezione della flora e della fauna. 3. Le specie oggetto degli interventi di cui al presente articolo sono le specie di animali selvatici, incluse le forme domestiche di specie selvatiche, nonché le forme inselvatichite di specie domestiche che, per la loro presenza e densità eccessive, provocano danni all'equilibrato sviluppo delle specie vegetali ed animali: all'agricoltura, alla naturale rinnovazione delle risorse forestali ed agli assetti idrogeologici del territorio. 4. Il Prefetto, su richiesta dei Sindaci o di altre autorità locali della Pubblica Amministrazione e, constatata l'inefficacia delle misure di prevenzione dei danni da fauna selvatica, nonché delle misure di gestione ordinaria, autorizza con un'ordinanza, in via straordinaria, le misure di controllo faunistico ai sensi del successivo comma. 5. L'ordinanza deve prevedere un piano d'intervento avente i seguenti contenuti: a) il termine di inizio e di fine dell'attività di controllo; b) i presupposti e le motivazioni anche con l'ausilio del parere espresso dall'ISPRA o di elementi conoscitivi assunti dalle pubbliche amministrazioni; c) l'indicazione delle specie oggetto dell'intervento tra quelle di cui ai commi 1 e 2 e un piano articolato delle quantità di animali che debbono essere catturati o abbattuti, solo se estremamente necessario o se c'è un reale rischio alla salute e all'incolumità pubblica, qualora il piano non preveda il semplice allontanamento degli animali; d) le attività consentite, i mezzi che possono essere utilizzati e i soggetti attuatori degli interventi; e) le attività di monitoraggio e di analisi finale delle attività; f) il soggetto responsabile e delegato alla conduzione ed al coordinamento degli interventi. Art. 5. (Soggetti abilitati ad esercitare il controllo straordinario) 1. Le attività di controllo faunistico di cui al precedente articolo 4 sono esercitate su autorizzazione del Prefetto da: a) agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria dei quali la prefettura tiene apposito elenco; b) proprietari e/o conduttori dei fondi agricoli se in possesso dell'abilitazione all'esercizio dell'attività venatoria; c) cittadini iscritti agli ambiti territoriali di caccia, in possesso del titolo di abilitazione venatoria, che si rendono disponibili per le attività di controllo, scelti in ordine di preferenza con riferimento ai titoli ed alla residenza anagrafica nell'area in cui si svolgono le azioni del piano; 2. I soggetti attuatori degli interventi accettano l'incarico e si impegnano ad esercitare ogni azione in ottemperanza al piano di controllo e secondo le indicazioni del soggetto responsabile e delegato di cui all'articolo precedente. Art. 6. (Disposizioni specifiche per la prevenzione ed il risarcimento dei danni causati da ungulati) 1. Le Regioni e le Province autonome, nell'ambito del piano faunistico venatorio e sentiti gli ambiti territoriali di caccia e i comprensori alpini, le organizzazioni professionali agricole, le associazioni venatorie, le associazioni ambientaliste, previo parere dell'ISPRA, stabiliscono misure specifiche per la prevenzione dei danni causati da ungulati. 2. In merito a quanto stabilito dal comma 1, il piano faunistico venatorio deve prevedere una delimitazione del territorio per aree al fine di individuare le fasce di tolleranza della presenza di ungulati a seconda della destinazione d'uso e della vocazione delle suddette aree. In particolare, le Regioni e le Province autonome individuano: a) aree a prevalente destinazione agricola in cui non è ammessa la presenza di ungulati; b) aree a rilevante compresenza di agricoltura ed ambiente naturali in cui é tollerata una bassa densità di ungulati; c) aree a prevalente destinazione naturalistica caratterizzate dalla presenza di zone boscate in cui è ammessa una densità elevata di ungulati. 3.