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ciò ha permesso ai visitatori più temerari di vedere, oltre all'allestimento permanente, anche alcuni reperti di eccezionale valore, di solito esposti al primo piano, che lo stesso Aversa ha fatto trasferire nelle vetrine non allarmate del piano terra: una decisione quanto meno avventata, a fronte di un impianto di video-sorveglianza solo parzialmente funzionante; peggiore sorte ha avuto il Museo di Capo Colonna, aperto nel 2006 e molto più ampio di quello urbano, dunque potenzialmente meno difficile da mettere in sicurezza seguendo le norme anti-COVID-19; qui, invece di far riattivare dai tecnici la climatizzazione garantita dall'impianto geotermico, fuori uso dai primi dell'anno, la direzione ha preferito negare del tutto la riapertura, nonostante le molte migliaia di presenze di visitatori che il sito conosce ogni estate e specialmente nella presente stagione; ciò ha permesso alla Direzione regionale di spostare, dal 31 luglio 2020, due dipendenti con sede a Capo Colonna e uno con sede a Crotone nella fortezza di Le Castella, in agro di Isola Capo Rizzuto (Crotone), alla quale non è ancora assegnato personale del Ministero e che, pertanto, senza quel "sacrificio" imposto dalla dottoressa Cucciniello alla città pitagorica, non avrebbe potuto aprire i battenti neppure nel mese di massima affluenza; nello stesso spirito, anche uno dei tirocinanti messi a disposizione del Ministero dalla Regione Calabria per coadiuvare il personale ministeriale è stato spostato da Capo Colonna a Le Castella, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della scabrosa situazione dei musei statali di Crotone e Capo Colonna descritta; se non ravvisi nella perdurante chiusura del Museo di Capo Colonna, e di quello soltanto in tutta la Calabria, gli estremi di una immotivata interruzione di pubblico servizio, della quale la Direzione generale Musei dovrebbe seriamente chiedere conto ai direttori regionale e locale, fino a valutare l'ipotesi di un'avocazione dei due istituti da parte del neo-dirigente generale, professor Massimo Osanna; se non ritenga urgente attivarsi per far sì che nei musei statali di tutto il territorio nazionale tornino al più presto ad essere garantiti i livelli minimi di servizio assicurati ai visitatori dalla specifica Carta dei servizi, anche in considerazione dell'aporia tra situazioni come quella calabrese narrata e gli impegni finanziari assunti dal Dicastero verso i musei non statali (50 milioni di euro) per consentire loro di superare indenni la difficile stagione e persino nei confronti degli operatori coinvolti in mostre annullate o rinviate a causa del COVID-19. Atto n. 3-01892 CORRADO TRENTACOSTE LANNUTTI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta all'interrogante che nel giugno 2011 il Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC) avviò un'istruttoria avente ad oggetto "Roma, Municipio XII Ovest, loc. Tenuta La Perna. Progetto di lottizzazione A.T.O Comprensorio Tor de' Cenci Sud. Richiesta nulla osta", allo scopo di valutare una richiesta del Dipartimento programmazione e attuazione urbanistica del Comune, pervenuta agli uffici ministeriali a settembre 2010, concernente la variante al progetto presentato nel 1994; per il suddetto progetto la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma aveva già rilasciato nulla osta con prescrizioni di salvaguardia delle tombe a camera di epoca medio-repubblicana scoperte sulla sponda ovest di un canale di erosione, mentre per le opere di canalizzazione agraria rinvenute era stato ritenuto sufficiente il mero recupero del dato scientifico; ai fini del rilascio del nulla osta relativo al nuovo progetto, comportante un ampliamento della zona interessata dalla lottizzazione, tra ottobre 2010 e aprile 2011 furono eseguite indagini archeologiche preventive, che evidenziarono il proseguimento del citato canale e l'estensione dell'impianto agricolo, dotato di una rete di sistemi di drenaggio e coltivazione presuntivamente attribuita alla tarda Repubblica; nel rispetto delle prescrizioni impartite, furono apportate variazioni al progetto per salvaguardare integralmente la prosecuzione del canale, destinandola a verde, e ad ottobre 2011 il direttore regionale MIBAC, arch. Federica Galloni, espresse parere favorevole con prescrizioni alla realizzazione delle opere previste, imponendo in particolare che fosse "garantita l'assistenza archeologica in corso d'opera", decisione già esplicitata nella nota del 13 settembre 2011 concernente la verifica di assoggettabilità a Valutazione ambientale strategica (VAS); la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per il Comune di Roma aveva tuttavia manifestato un orientamento diverso, osservando: "considerato che l'area in questione risulta una enclave all'interno di un'ampia porzione territoriale di cui alla Riserva Naturale Regionale "Decima-Malafede" sottoposta a tutela paesaggistica (art. 142 lettera f del D.Lgs. 42/04) e conserva ancora le connotazioni di "paesaggio agrario di rilevante valore" (art. 24 delle NTA del P.T.P.R) ritiene che l'area in oggetto debba mantenere la continuità con il paesaggio circostante anche in considerazione dei censiti filari di alberature"; considerato che: la proposta di deliberazione della Giunta Capitolina n. 188/2019 intitolata "Progetto urbanistico dell'Ambito di Trasformazione Ordinaria prevalentemente residenziale R 13 Tor de' Cenci Sud in località Tenuta La Perna approvato ai sensi dell'art. 1-bis comma 1 della Legge Regione Lazio n. 36 del 2.07.1987 e ss.mm.ii. Accettazione delle aree a destinazione pubblica" è basata su un procedimento di autorizzazione preventiva che richiama esplicitamente il prefato parere con prescrizioni della Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio del 25 ottobre 2011, previsto all'art. 142, comma 1, lettera m) del decreto legislativo n. 42 del 2004 per le "zone di interesse archeologico"; l'autorizzazione paesaggistica al Progetto urbanistico in questione rilasciata dalla Regione Lazio il 25 marzo 2014, a valle delle pronunce suddette, deve però ritenersi scaduta, perché rientra nelle fattispecie descritte nell'articolo 146, comma 4, del decreto legislativo n. 42 del 2004, integrato dal decreto-legge n. 83 del 2014, che determina l'efficacia quinquennale dell'autorizzazione paesaggistica legandola a quello dell'efficacia del titolo edilizio, se ottenuto dopo il 1° giugno 2014, data dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 83 del 2014; non può essere invocato a sostegno della validità del parere regionale anteriore al 1° giugno 2014 neppure l'art.3 -quater del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, che statuisce: