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Disposizioni in materia di promozione della cultura del saper fare artigiano, di valorizzazione delle eccellenze artigianali e per il sostegno al trasferimento generazionale delle imprese artigiane. Onorevoli Senatori. -- Le imprese artigiane costituiscono da sempre un importante fattore di crescita economica in tutta l'Europa, ed in particolare in Italia. L'evoluzione storica dell'imprenditoria artigiana è, infatti, strettamente legata a quella dello sviluppo dell'industria italiana, con elementi comuni che sono rappresentati dalle capacità del singolo, dalle intuizioni, dalle relazioni tra attori locali e dalla coesione sociale. La nostra economia reale, soprattutto nel settore dell'artigianato, è fatta di tutte quelle piccole e medie imprese, spesso nate all'interno di un unico contesto familiare, che contribuiscono a mantenere vive tradizioni manifatturiere radicate nella storia produttiva del nostro Paese. Tuttavia, se si osserva nei suoi aspetti organizzativi e nelle sue dinamiche imprenditoriali più complesse, il mondo artigiano appare essere un settore dell'economia italiana che non ha mostrato un percorso evolutivo chiaro verso una dimensione imprenditoriale vincente sul mercato. Esiste in Italia un gruppo (ancora ristretto) di imprese artigiane che mostrano di aver intrapreso un percorso di trasformazione verso forme organizzative più dinamiche e strutturate, che trovano attuazione nell'attività su mercati internazionali (si ricorda che circa il 18% delle esportazioni italiane proviene dal mondo dell'artigianato), in collaborazioni con sub-fornitori di primo e secondo livello, in investimenti orientati verso produzioni su fasce qualitative più elevate o ancora in attività di ricerca di nuovi mercati. Tuttavia, ancora oggi non si riescono ad individuare strategie di sviluppo comuni a favore dell'artigianato in seno all'Unione Europea, anche perché solo negli ultimi vent'anni l'importanza dell'artigianato è stata riconosciuta e iscritta nella «Agenda Politica» delle Istituzioni comunitarie. Infatti, solo in seguito ad un lungo processo, alimentato da un vivace dibattito culturale negli anni '70 e '80, l'imprenditoria artigiana ha assunto un ruolo riconosciuto nel tessuto produttivo locale. Tappe fondamentali del processo di tutela e sostegno delle piccole imprese e imprese artigiane sono: la Prima Conferenza dell'Artigianato di Avignone nel 1990, la Seconda Conferenza dell'Artigianato di Berlino nel 1994, la Terza Conferenza di Milano nel 1997 e l'approvazione a Feira nel 2000 della Carta europea per le Piccole Imprese e la Quarta Conferenza di Stoccarda nel 2007. È da sottolineare, infine, che con l'allargamento ad Est sono entrate nel contesto politico ed economico dell'Unione Europea nuove realtà socio-produttive. Da alcune stime elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico -- Direzione Generale PMI e Enti Cooperativi -- emerge che ammontano a circa 5 milioni le imprese artigiane in Europa, pari al 25% dell'universo imprenditoriale. L'Italia si caratterizza per il ruolo di primo piano dell'artigianato, sia in termini di esportazioni, sia in termini di incidenza nella creazione della ricchezza nazionale. L'artigianato rappresenta una realtà estremamente importante e dinamica nel nostro Paese: si contano, infatti, oltre 1.450.000 imprese artigiane attive (ovvero circa il 35% del totale delle imprese italiane extra agricole), in particolare concentrate in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, regioni queste dove è presente comunque un fitto tessuto imprenditoriale. Un primo indicatore è rappresentato dalla vocazione imprenditoriale artigiana, espressa dal rapporto fra la numerosità delle imprese artigiane e la popolazione residente. In Italia tale incidenza si attesta su un valore medio di 24,7 imprese ogni 1.000 abitanti, ma risulta particolarmente elevata in alcune regioni (Emilia Romagna, Marche, Valle d'Aosta, Toscana, Veneto e Piemonte), tutte al di sopra della soglia delle 30 imprese artigiane per 1.000 abitanti. È da notare che si tratta di realtà territoriali del Centro-Nord del Paese. Per contro, le regioni caratterizzate da una densità di imprese artigiane rispetto alla popolazione locale inferiore alla media nazionale, si concentrano quasi tutte nel Mezzogiorno: Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania. Fa eccezione soltanto il Lazio, che si distingue tradizionalmente per una scarsa diffusione dell'imprenditorialità artigiana soprattutto in ragione del peso della vocazione economica della Capitale. L'artigianato, quindi, rappresenta in Italia non soltanto una realtà diffusa in termini di numerosità d'impresa, ma anche una notevole fonte di ricchezza per il Paese nel suo complesso: il contributo del settore artigiano in termini di valore aggiunto sfiora i 150 miliardi di euro, ossia il 12,5% del valore aggiunto nazionale al netto dell'agricoltura; inoltre, circa 58,6 miliardi sono imputabili alle imprese artigiane dell'industria in senso stretto, 35,4 a quelle attive nell'ambito delle costruzioni e 53,9 alle aziende artigiane dei servizi. Il maggior contributo per la creazione di ricchezza derivante dal settore artigiano si riscontra nelle regioni del Nord Ovest (in totale 46,9 miliardi di euro, pari al 31,7% del valore aggiunto artigiano complessivo del Paese ) e del Nord Est (41,6 miliardi, ovvero il 28,1% del totale), mentre l'apporto delle regioni del Centro e del Sud risulta più ridotto: rispettivamente 28 e 31,4 miliardi di euro (ovvero il 18,9% e il 21,2% del totale). Il Mezzogiorno si distingue, invece, per una più consistente creazione di ricchezza per quanto concerne l'artigianato dei servizi: oltre 14,3 miliardi di euro, pari al 26,6% del totale, a fronte del 29,9% del Nord Ovest, del 24% del Nord Est e del 19,5% del Centro Italia. A livello regionale, si distinguono per un'incidenza particolarmente elevata dell'artigianato sul valore aggiunto complessivo regionale le Marche (18,8%), l'Umbria (16,7%) e il Veneto (16,3%), ma si caratterizzano per un ruolo di primo piano dell'artigianato anche l'Emilia Romagna (15,9%), il Trentino Alto Adige (15,4%) e la Toscana (14,9%). Per contro, le regioni «meno artigiane» risultano il Lazio e la Campania, in cui la percentuale del valore aggiunto artigiano sul totale si attesta rispettivamente intorno al 6% e all'8%. Eppure nonostante questo dato piuttosto inquietante e l'imperversare della crisi, l'Italia continua ad essere un paese a vocazione artigianale e resta la «patria» mondiale dell'imprenditoria: 6,6 aziende ogni 100 abitanti: tante piccole e piccolissime imprese spesso sottocapitalizzate. Sempre secondo la confederazione degli artigiani, l'Italia è in testa alla classifica dei Paesi ad economia avanzata con il più alto tasso di imprenditorialità. Al secondo posto la Francia con 4,1 imprese ogni 100 abitanti, seguita dal Regno Unito (2,8 aziende per 100 abitanti). Le imprese artigiane «spiccano» nel primato italiano: