[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 34 del codice di procedura penale, promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Macerata, nel procedimento penale a carico di S. R., con ordinanza del 23 maggio 2022, iscritta al n. 121 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 43, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 21 giugno 2023 il Giudice relatore Franco Modugno; deliberato nella camera di consiglio del 21 giugno 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 23 maggio 2022 (reg. ord. n. 121del 2022), il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Macerata ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede, tra le cause di incompatibilità, quella del giudice che ha emesso la pronuncia nel merito a decidere l'incidente di esecuzione che contesti la correttezza delle decisioni in tale sede assunte. Il rimettente premette che, con decreto, disponeva l'archiviazione per intervenuta oblazione del procedimento riguardante i reati di cui agli artt. 697 e 703 del codice penale, nonché 17 e 38 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza); nello stesso decreto disponeva la confisca delle armi e munizioni oggetto di trasferimento non denunciato, in ossequio al costante orientamento giurisprudenziale per cui la confisca ex art. 6 della legge 22 maggio 1975, n. 152 (Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico) è obbligatoria, per questi illeciti, anche in caso di estinzione del reato per oblazione. La difesa dell'indagato proponeva incidente di esecuzione avverso il decreto, per chiedere la revoca della confisca, sostenendo che quest'ultima non dovrebbe ritenersi obbligatoria nell'ipotesi della sola mancata denuncia dello spostamento delle armi. Questa considerazione è stata alla base dell'ordinanza di rimessione che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale proprio sull'automatismo della confisca per i reati concernenti le armi (questione, in quel momento, ancora pendente e, successivamente, decisa con la sentenza n. 5 del 2023). Senonché, lo stesso GIP chiedeva di potersi astenere, ritenendo che gli venisse domandato di «rivisitare le proprie determinazioni già assunte in sede di archiviazione solo sulla base di considerazioni in diritto» e che l'istanza fosse «sostanzialmente impugnatoria». Dinanzi al rigetto della richiesta di astensione - motivata sulla base della giurisprudenza di legittimità che esclude l'incompatibilità del giudice a decidere le questioni sull'esecuzione del provvedimento previamente adottato (è citata Corte di cassazione, sezione sesta penale, sentenza 15 luglio-10 agosto 2009, n. 32419) - il giudice promuove l'odierno incidente di costituzionalità. 1.1.- Ad avviso del giudice a quo, infatti, se è condivisibile che non vi sia incompatibilità quando nell'esecuzione si debba solo garantire che si attui il giudicato - «qui il giudice attua e conferma la propria precedente pronuncia» -, non potrebbe essersi della stessa opinione se l'incidente di esecuzione si riveli vòlto a contestare il merito delle decisioni assunte in sede di cognizione. Riporta, a seguire, ampi stralci della sentenza di questa Corte n. 7 del 2022, ove si rammentano le condizioni che determinano l'incompatibilità del giudice, sia in senso "verticale", sia in senso "orizzontale". Afferma che sarebbe pregiudicata la propria imparzialità nel decidere poiché: si sarebbe pronunciato «in fase differente del procedimento (fase di merito - fase esecutiva)»; avrebbe svolto valutazioni non formali, ma di contenuto, aderendo all'orientamento giurisprudenziale che ritiene applicabile la confisca anche in caso di estinzione del reato, senza ravvisarvi profili d'illegittimità costituzionale. Il giudice a quo pone, inoltre, in evidenza che si troverebbe a decidere sull'istanza in parola solo perché ha disposto l'archiviazione, mentre nell'ipotesi in cui l'estinzione del reato e la confisca fossero state decise in primo grado la difesa avrebbe promosso l'appello, e nel giudizio d'appello egli sarebbe stato incompatibile: trova ingiusto che per un «[u]guale petitum» si abbiano «diverse discipline di incompatibilità». La norma censurata contrasterebbe, dunque, con l'art. 3, primo comma, Cost., perché vi sarebbe un'«ingiustificata disparità di trattamento tra le fasi della cognizione e dell'esecuzione»; con l'art. 111, secondo comma, Cost., perché la mancata previsione dell'incompatibilità nel caso considerato violerebbe il principio di imparzialità e terzietà del giudice. In conclusione - precisando che «[l]a questione appare: - ammissibile in quanto inerente attività pacificamente di natura giurisdizionale; - rilevante, inerendo la individuazione della persona fisica del giudice chiamato a decidere dell'incidente di esecuzione» - chiede di dichiarare costituzionalmente illegittimo l'art. 34 cod. proc. pen. «ove non prevede tra le cause di incompatibilità la incompatibilità del giudice che ha emesso pronunzia nel merito a decidere incidente di esecuzione che contesti la correttezza delle decisioni in tale sede assunte». 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'inammissibilità e la non fondatezza delle questioni. 2.1.- Esse sarebbero inammissibili perché il giudice rimettente avrebbe identificato in modo inesatto le norme oggetto di censura: non comparirebbe, infatti, insieme all'art. 34 cod. proc. pen. , l'art. 665 cod. proc. pen. , il quale stabilisce che, nel procedimento penale, competente a conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato. Pure nell'ipotesi di accoglimento delle doglianze, si afferma, rimarrebbe in vigore tale regola generale di competenza fissata nell'art. 665 cod. proc. pen. (regola che, peraltro, sarebbe giustamente motivata dall'esigenza di non disperdere quanto già appreso dal giudice della cognizione quando si tratti di eseguire il provvedimento).