[pronunce]

Le disposizioni ora citate non violerebbero l'art. 8, primo comma, numero 1), dello statuto speciale, in forza del quale - come lo stesso ricorrente ricorda - la Provincia autonoma di Bolzano è titolare di competenze legislative esclusive in materia di «ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto», ed è, quindi, pienamente legittimata ad istituire un proprio organo ai fini dell'integrazione sociale degli stranieri. Quanto, poi, all'inclusione di un componente statale nell'organismo, la scelta sarebbe giustificata dal fatto che i compiti assegnati alla Consulta investono molteplici materie, rispetto alle quali le disposizioni dello statuto prescrivono appositi meccanismi di confronto tra organi statali e provinciali: così, ad esempio, gli artt. 21, 22, 87 e 88 dello statuto, quanto alle questioni di ordine pubblico; l'art. 15, riguardo all'utilizzazione degli stanziamenti destinati a scopi assistenziali; o l'art. 19, in merito alle questioni scolastiche. La presenza di un rappresentante statale risponderebbe, altresì, al principio di una leale ed effettiva collaborazione tra Stato e Provincia, conformemente alle indicazioni delle sentenze n. 134 del 2004 e n. 30 del 2006 della Corte costituzionale, assicurando allo Stato un luogo di confronto e uno strumento per l'esercizio delle proprie prerogative, nel rispetto del riparto di competenze stabilite dalla Costituzione e dallo statuto di autonomia. La disciplina censurata non lederebbe, dunque, neppure l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., anche perché la partecipazione del rappresentante dello Stato ai lavori della Consulta avrebbe carattere meramente facoltativo, come si desumerebbe dall'assenza di correlate previsioni a contenuto «sanzionatorio»: sicché, ove lo Stato non intenda collaborare, potrebbe limitarsi a lasciare vacante il posto assegnatogli. 2.2.- Quanto all'art. 10, comma 2, della legge censurata, la Provincia sarebbe legittimata a disciplinare, anche con riferimento alla propria autonomia finanziaria (artt. 69 e seguenti dello statuto speciale, nonché art. 119 Cost.), le prestazioni economiche di assistenza e beneficenza da essa erogate e i relativi limiti, purché nel rispetto dei livelli essenziali di cui all'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., la determinazione dei quali è affidata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. La norma in esame sarebbe, pertanto, pienamente legittima, attenendo a prestazioni assistenziali di natura economica eccedenti quelle essenziali, come emergerebbe dal disposto del comma 4 dello stesso art. 10, che fa espressamente salvi i livelli essenziali delle prestazioni operanti su tutto il territorio nazionale. La previsione di un periodo minimo di cinque anni di residenza e dimora stabile nel territorio provinciale, quale requisito per l'accesso alle prestazioni, non mirerebbe, d'altro canto, ad escludere da tali prestazioni gli stranieri, ma ad introdurre un meccanismo di accesso progressivo, imposto dalle esigenze di risparmio connesse alle misure statali di contenimento della spesa pubblica, le quali avrebbero determinato una continua diminuzione delle risorse disponibili. Ciò, peraltro, in linea con quanto stabilito dalla direttiva 2003/109/CE del Consiglio del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, in forza della quale solo i soggiornanti di lungo periodo - intendendosi per tali i cittadini di Paesi terzi che hanno soggiornato legalmente e ininterrottamente per cinque anni nel territorio degli Stati membri immediatamente prima della domanda (art. 4) - godono dello stesso trattamento dei cittadini nazionali per quanto riguarda le prestazioni sociali e l'assistenza e protezione sociale (art. 11, paragrafo 1, lettera d). La disposizione censurata sarebbe, pertanto, pienamente conforme al diritto dell'Unione europea e non violerebbe né il citato art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., né i limiti della potestà legislativa assegnata alla Provincia dall'art. 8, numero 25), in riferimento all'art. 4 dello statuto. Neppure potrebbe ritenersi violato l'art. 3 Cost., non essendovi alcuna contraddizione tra il principio della uguaglianza di interventi a parità di condizioni di bisogno, sancito dal comma 1 dell'art. 10 della legge provinciale, e l'individuazione di un presupposto per l'accesso alle prestazioni. Il comma 2 dell'art. 10 è volto, infatti, unicamente a prevedere criteri per l'attribuzione del beneficio, il quale, una volta riconosciuto, è garantito, ai sensi del comma 1, conformemente al principio di uguaglianza sostanziale e in modo del tutto svincolato dalla durata dello stato di bisogno. A garantire la tenuta del sistema concorrerebbe, in ogni caso, la clausola di salvaguardia di cui al comma 3 dell'articolo in esame, la quale - consentendo di prevedere periodi inferiori di residenza e dimora con discipline di settore al fine del soddisfacimento dei bisogni fondamentali - sarebbe in grado di assicurare che l'intervento sia sempre proporzionato alla situazione di bisogno e non si verifichino ipotesi di «scollamento» tra la ratio della disciplina e il suo contenuto prescrittivo. 2.3.- Per quel che concerne, poi, l'art. 12, comma 4, tale disposizione - emanata nell'esercizio della potestà legislativa provinciale in materia di governo del territorio, di igiene e sanità e di assistenza e beneficenza pubblica - non lederebbe affatto la competenza legislativa esclusiva stabilita dall'art. 117, secondo comma, lettera b), Cost. Essa non disciplinerebbe, infatti, alcuna «fattispecie di immigrazione», limitandosi a stabilire che le strutture abitative destinate a ospitare la famiglia dello straniero «ricongiunta» devono presentare i medesimi requisiti di salubrità e sicurezza richiesti per i cittadini italiani (e di altri Stati membri dell'Unione europea) residenti sul territorio provinciale e che la situazione economica dello straniero che presenta la domanda deve raggiungere almeno la soglia individuata dalla normativa provinciale in materia di assistenza come idonea a consentire il soddisfacimento dei bisogni primari dell'individuo. Del resto, l'art. 29, comma 3, del d.lgs. n. 286 del 1998 già prevede la disponibilità di un reddito minimo annuo e di un alloggio idoneo quali requisiti del ricongiungimento familiare: la disposizione impugnata ne avrebbe operato solo la parificazione con quelli richiesti ai residenti nel territorio provinciale. 2.4.- La competenza legislativa statale esclusiva in materia di immigrazione non sarebbe lesa neanche dall'art. 13, comma 3, della legge provinciale, il quale si limita a prevedere che la Provincia promuova, sul proprio territorio, l'attuazione della direttiva 2005/71/CE «per quanto di sua competenza».