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"Le disposizioni contenute nel precedente articolo non si applicano nell'ipotesi di reato di porto d'armi abusivo per mancanza di validità della licenza di porto d'armi anche per uso di caccia conseguente all'omesso pagamento della tassa di concessione governativa"]. "Art. 1. - Chiunque senza licenza dell'autorità fabbrica o introduce nello Stato o pone in vendita o cede a qualsiasi titolo armi da guerra o tipo guerra, o parti di esse, atte all'impiego, munizioni di guerra, esplosivi di ogni genere, aggressivi chimici o altri congegni micidiali, ovvero ne fa raccolta, è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da lire ottocentomila a lire quattro milioni". [La multa è stata così raddoppiata dall'art. 113 della legge 24 novembre 1981, n. 689]. "Art. 2. - Chiunque illegalmente detiene a qualsiasi titolo le armi o parti di esse, le munizioni, gli esplosivi, gli aggressivi chimici e i congegni indicati nell'articolo precedente è punito con la reclusione da uno a otto anni e con la multa da lire quattrocentomila a lire tre milioni". [La multa è stata così raddoppiata dall'art. 113 della legge 24 novembre 1981, n. 689]. "Art. 4. - Chiunque illegalmente porta in luogo pubblico o aperto al pubblico le armi o parti di esse, le munizioni, gli esplosivi, gli aggressivi chimici e i congegni indicati nell'art. 1, è punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da lire quattrocentomila a lire quattro milioni. [La multa è stata così raddoppiata dall'art. 113 della legge 24 novembre 1981, n. 689]. La pena è aumentata se il fatto è commesso da due o più persone o in luogo in cui sia concorso o adunanza di persone o di notte in luogo abitato". "Art. 5. - Le pene stabilite negli articoli precedenti possono essere diminuite in misura non eccedente i due terzi quando per la quantità o per la qualità delle armi, delle munizioni, esplosivi o aggressivi chimici, il fatto debba ritenersi di lieve entità. In ogni caso, la reclusione non può essere inferiore a sei mesi". Nota all'art. 1, comma 1, lettera f): Il comma terzo dell'art. 23 della legge n. 110/1975 e i commi sesto, ottavo e decimo dell'art. 10 della medesima legge così dispongono: "Art. 23, comma terzo. - Chiunque detiene armi o canne clandestine è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da lire duecentomila a lire due milioni". [La multa è stata così raddoppiata dall'art. 113 della legge 24 novembre 1981, n. 689]. "Art. 10, comma sesto. - La detenzione di armi comuni da sparo per fini diversi da quelli previsti dall'art. 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, è consentita nel numero di due per le armi comuni da sparo, di sei per le armi da caccia previste dall'art. 9, primo e secondo comma, della legge 27 dicembre 1977, n. 968, e di sei per le armi per uso sportivo. La detenzione di armi comuni da sparo in misura superiore è subordinata al rilascio di apposita licenza di collezione da parte del questore, nel limite di un esemplare per ogni modello del catalogo nazionale; il limite di un esemplare per ogni modello non si applica ai fucili da caccia ad anima liscia ed alle repliche di armi ad avancarica". [Comma così sostituito dalla legge 16 luglio 1982, n. 452; il primo periodo dello stesso comma è stato poi ulteriormente così modificato dall'art. 1 della legge 25 marzo 1986, n. 85]. Il testo dell'art. 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e dei primi due commi dell'art. 9 della legge n. 968/1977 sulla protezione e la tutela della fauna e sulla disciplina della caccia, citati nel comma soprariportato, è il seguente: "Art. 31 R.D. n. 773/1931. - Salvo quanto è disposto per le armi da guerra all'art. 28, non si possono fabbricare altre armi, introdurle nello Stato, esportarle, farne raccolta per ragioni di commercio o di industria, o porle comunque in vendita, senza licenza del questore. La licenza è necessaria anche per le collezioni delle armi artistiche, rare od antiche". "Art. 9 legge n. 968/1977, primo e secondo comma. - La caccia è consentita con l'uso di fucile: con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, limitato con apposito accorgimento tecnico all'uso di non più di tre colpi, di calibro non superiore a 12, nonché della carabina a canna rigata di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a 40 millimetri. È consentito, altresì, l'uso del fucile a due o tre canne (combinato), di cui una o due ad anima liscia di calibro non superiore al 12 ed una o due a canna rigata di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a 40 millimetri. La caccia è altresì consentita con l'uso dei falchi e con l'arco". "Art. 10, comma ottavo. - La richiesta della licenza al questore deve essere effettuata da parti di coloro che già detengono armi comuni da sparo in quantità superiore a quelle indicate nel sesto comma entro il termine di centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge". Art. 10, decimo comma. - Chiunque non osserva gli obblighi o i divieti di cui al sesto, ottavo e nono comma è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da lire quattrocentomila a lire due milioni". [La multa è stata così raddoppiata dall'art. 113 della legge 24 novembre 1981, n. 689]. Note all'art. 1, comma 1, lettera g): - I reati previsti dagli articoli 337 e 610 del codice penale sono, rispettivamente, la resistenza a un pubblico ufficiale e la violenza privata. - L'art. 1 del D.L. n. 66/1948 (Norme per assicurare la libera circolazione sulle strade ferrate ed ordinarie e la libera navigazione) prevede che: "Chiunque, al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione, depone o abbandona congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ferrata od ordinaria o comunque ostruisce od ingombra, allo stesso fine, la strada stessa, è punito con la reclusione da uno a sei anni. Si applica la pena anzidetta anche quando il fatto è commesso in una zona portuale o nelle acque di fiumi, canali o laghi, al fine di impedire od ostacolare la libera navigazione. La pena è raddoppiata se il fatto è commesso da più persone, anche non riunite, ovvero se è commesso usando violenza o minaccia alle persone o violenza sulle cose". - Il testo dell'art. 61 del codice penale è il seguente: "Art. 61. (Circostanze aggravanti comuni).