[resaula]

Le ZEE - come diceva bene il relatore - si estendono fino a 200 miglia marine al largo della costa di uno Stato. Da un punto di vista giuridico rappresentano la territorializzazione del mare, cioè consentono lo sfruttamento delle risorse naturali sia sul fondale marino sia nella colonna d'acqua sovrastante, consentendo allo Stato che la rivendica di consolidare la propria sovranità. Ecco che l'istituzione della ZEE costituisce un tassello importante per il nostro Paese dal punto di vista sia economico sia politico nei rapporti con i vari Paesi del Mediterraneo. Lo abbiamo sperimentato giusto poche settimane fa, con la tragica aggressione da parte della Guardia costiera libica ai nostri pescherecci. In quell'occasione si è visto in modo plastico quanto sia importante poter contare sulla definizione di confini marittimi chiari e condivisi, in modo da far valere i propri diritti a livello internazionale e, allo stesso tempo, poter respingere gli attacchi altrui. Nel bacino del Mediterraneo la distanza tra le coste opposte è spesso inferiore a 400 miglia. Molti Stati - penso a Croazia, Francia, Spagna, Tunisia, Libia, ma anche Cipro, Egitto, Israele, Libano, Marocco, Monaco, Siria e Turchia - hanno già istituito da tempo le loro rispettive ZEE anche allo scopo di tutelare le proprie risorse ittiche dal continuo depauperamento messo in atto da flotte pescherecce rivali, spesso provenienti dall'Estremo Oriente. Fino ad oggi l'Italia è rimasta estranea a questo processo: un atteggiamento in parte incomprensibile, visto che il nostro Paese, ancor prima che si affermasse il principio della ZEE, aveva già definito la maggior parte dei confini della sua piattaforma continentale attraverso specifici accordi bilaterali con diversi Paesi (confini che risultano validi anche per la ZEE). L'Italia è stato il primo degli Stati del Mediterraneo ad avviare negoziati per la conclusione di accordi di delimitazione della piattaforma continentale; poi, però, siamo rimasti indietro sull'istituzione della zona economica. Si tratta di un paradosso che oggi andiamo a colmare con il disegno di legge in esame. L'istituzione della ZEE nei mari italiani rappresenta quindi una novità positiva, perché così anche il nostro Paese beneficerà di un diritto sovrano all'esplorazione, allo sfruttamento, alla conservazione e alla gestione delle risorse naturali biologiche e minerali che si trovano nelle acque e sopra il fondo del mare, così come sul fondo e nel relativo sottosuolo. È importante preservare e tutelare il nostro mare perché è una risorsa dalla quale possiamo ricavare grandi benefici anche economici, ad esempio implementando le nuove forme di produzione di energia e sostenendo le attività di pesca, che sono l'oggetto principale della sovranità economica dello Stato costiero. In sostanza, l'approvazione del provvedimento in esame fornisce all'Italia uno strumento necessario, così da recuperare il tempo perduto finora, garantendo la sovranità nazionale sul nostro mare in termini sia di sicurezza che di beneficio economico, e facendo sì che la centralità del Mediterraneo sia sempre più prioritaria nell'agenda della nostra politica estera. Signor Presidente, per tali motivi annuncio il voto favorevole del mio Gruppo. (Brusio) . PRESIDENTE . Colleghi, non vorrei dover richiamare singolarmente al rispetto di un minimo di silenzio. Capisco che oggi l'attenzione è un obiettivo lontano, ma consentiamo ai colleghi almeno di poter svolgere il proprio intervento. ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole del Partito Democratico e ringraziare il rappresentante del Governo che, nel suo intervento, ha centrato il punto, ossia la necessità di andare oltre la logica delle zone di protezione ecologica e della pesca. Vediamo oggi come la delimitazione delle acque territoriali e delle zone economiche esclusive sia un tema di geopolitica, perché la Convenzione di Montego Bay e tutte le altre in ambito Nazioni Unite sono state pensate soprattutto per gli oceani, dove il limite di 200 miglia da una parte e dall'altra non portano a scontri particolarmente complicati da risolvere. È chiaro che nel territorio, invece, dove nessun Paese costiero arriva a poter esercitare completamente la sua - chiamiamola così - sovranità limitata su un ambito di 200 miglia, perché le distanze sono molto più corte, tutto ciò ha creato dissidi, contese, problemi. Come sappiamo, la zona economica esclusiva si estende su temi delicati, decisivi anche per le economie dei Paesi rivieraschi. Pensiamo al tema dell'energia, alle questioni riguardanti le installazioni per la ricerca scientifica e, in particolare, al tema delicato della pesca. È chiaro che le convenzioni internazionali regolano anche la possibilità di utilizzo e sfruttamento di queste risorse anche da parte di Stati lontani che non incidono su quelle zone, che non avrebbero diritti, ma riguardano soprattutto l'Italia, che è immersa nel Mediterraneo e fino ad oggi non ha definito uno strumento per individuare una zona economica esclusiva e diventa decisiva. Il caso dell'Algeria citato è un esempio eclatante dei problemi che abbiamo avuto nel momento in cui ha individuato e costruito una propria zona che andava a lambire direttamente le acque territoriali sarde e, quindi, italiane. Dall'altra parte, abbiamo visto in maniera evidente come il fatto di non avere individuato una zona economica esclusiva - ad esempio - con la Libia ha causato problemi enormi in termini di tutela anche dell'attività della pesca dei nostri connazionali, soprattutto siciliani; e ci sono stati accordi informali come quelli fatti da Federpesca - ad esempio - direttamente con Haftar non riconosciuti, ma tollerati: il Ministero degli esteri invitava alla cautela e segnalava che si stava commettendo un errore, eppure quelle cose venivano fatte. Penso che vada tutto riportato nell'alveo della legalità. L'individuazione della zona economica esclusiva permette di aprire - penso che il Ministero degli esteri lo farà - poi successivamente ad una commissione mista per arrivare a un accordo sulla pesca fra Libia e Italia, che non è più rinviabile per la sicurezza e la tutela dei nostri lavoratori e dei nostri pescatori. Tra l'altro, sappiamo che alcuni Paesi come la Libia non sono in grado di sfruttare tutto il patrimonio ittico che sta nelle proprie acque territoriali e nelle acque di pertinenza di un'ipotetica zona economica esclusiva e, quindi, ci sono tutte le condizioni per arrivare ad un accordo. È chiaro che la zona economica esclusiva sia nei confronti della Francia, ma - come mi sembra di capire sia stato annunciato dal rappresentante del Governo - anche nei confronti della Libia potrebbe aiutarci a risolvere questi problemi. Considero ciò un passo in avanti importante per trovare le condizioni e il terreno fertile per affrontare temi aperti da tempo, che hanno portato ad eventi che solo la paziente opera della diplomazia e della Difesa italiana con la Marina sul posto ha evitato che si trasformassero in tragedia. (Applausi) . LA MURA (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) .