[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino Alto-Adige in materia di demanio idrico, di opere idrauliche e di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, produzione e distribuzione di energia elettrica), promosso con ricorso della Regione Veneto, notificato il 10 gennaio 2000, depositato in cancelleria il 14 successivo ed iscritto al n. 3 del registro ricorsi 2000. Visti, l'atto di costituzione della Provincia di Trento e del Presidente del Consiglio dei ministri, nonché l'atto di intervento della Provincia di Bolzano; Udito nell'udienza pubblica del 10 luglio 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa; Uditi gli avvocati Alfredo Bianchini per la Regione Veneto, Giandomenico Falcon per la Provincia di Trento, Sergio Panunzio per la Provincia di Bolzano e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Regione Veneto, con ricorso notificato il 5 gennaio 2000, ha sollevato, in via principale, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di demanio idrico, di opere idrauliche e di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, produzione e distribuzione di energia elettrica), denunciandone il contrasto con gli artt. 3, 10 (recte: art. 11), 76, 115, 116, 117 e 123 della Costituzione. La norma impugnata reca modificazioni all'art. 5 del d.P.R. 22 marzo 1974, n. 381 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di urbanistica e di opere pubbliche). In particolare, il comma 1, lettera d), dell'art. 2 del decreto legislativo impugnato, nel modificare il comma 3 dell'art. 5 del citato d.P.R. n. 381 del 1974, pone una equipollenza tra piano generale per l'utilizzazione delle acque pubbliche e piano di bacino di rilievo nazionale. Quest'ultimo, secondo l'assunto della Regione ricorrente, è inteso (art. 1, comma 3, della legge 18 maggio 1989, n. 183, recante "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo") come entità territoriale fisico-ambientale unitaria, che costituisce un ambito di studio, di programmazione e di intervento, prescindendo dai confini amministrativi regionali, provinciali o comunali. Vi è, infatti, un'Autorità di bacino, che è un soggetto dotato di personalità giuridica pubblica e di organizzazione propria, cui sono attribuite, ai sensi dei commi 2 e seguenti dell'art. 12 della legge n. 183 del 1989, funzioni di pianificazione e di programmazione. Il piano generale per l'utilizzazione delle acque pubbliche, stabilito d'intesa tra i rappresentanti dello Stato e della Provincia in seno ad un apposito comitato, di cui viene contestata l'equivalenza con il piano di bacino, è menzionato nell'art. 14 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale del Trentino-Alto Adige). L'inammissibilità della pretesa equivalenza - secondo la Regione ricorrente - appare evidente già ad una prima analisi, condotta in base alla gerarchia delle fonti. Orbene, avverte la ricorrente, i decreti legislativi attuativi degli statuti speciali prevedono il trasferimento effettivo di funzioni dallo Stato alle Regioni, integrando, qualora necessario, anche la norma statutaria; tuttavia, l'ambito di azione resta limitato alla sfera di efficacia statutaria. In sostanza, essi mirano a soddisfare esigenze amministrative locali. Un tale assetto della materia, attribuendo al piano generale per l'utilizzazione delle acque pubbliche di una provincia valore di piano di bacino di rilievo nazionale ed introducendo disposizioni che non hanno natura accessoria e funzionale rispetto allo statuto speciale, ma prescrizioni di carattere generale, operanti oltre il limite istituzionale e funzionale della fonte, a giudizio della Regione Veneto, violerebbe l'art. 76 della Costituzione. 2. - Con il secondo motivo il presunto contrasto della norma impugnata viene rilevato, sotto altro profilo, con l'art. 76 insieme agli artt. 3, 115, 116, 117 e 123 della Costituzione, per violazione dei principi generali concernenti l'autonomia statutaria, legislativa ed amministrativa della Regione Veneto. Ed invero, assume la ricorrente, la nuova disciplina introdotta con il decreto legislativo n. 463 del 1999 scardinerebbe l'assetto organico-funzionale, posto a garanzia dell'autonomia regionale e della paritaria partecipazione locale, secondo i criteri previsti dalla legge n. 183 del 1989, giacché i soggetti individuati dalla nuova normativa, in capo ai quali sono attribuite le funzioni di coordinamento e di integrazione dell'attività di pianificazione, sono solo il Ministro dei lavori pubblici ed il Presidente della Provincia interessata, stravolgendo, così, il preesistente sistema normativo, che rispondeva ad una ratio di paritetica partecipazione di amministrazioni statali e locali, finalizzata ad una forma di cooperazione fra Stato, Regioni e Province autonome. 3. - Con un ulteriore motivo, la Regione deduce il contrasto dell'art. 2, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 con l'art. 10 (recte: art. 11) della Costituzione, per violazione dei principi comunitari in relazione al decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernenti il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato da nitrati provenienti da fonti agricole). Assume, in proposito, la Regione che l'equiparazione tra piano generale per l'utilizzazione delle acque pubbliche e piano di bacino di rilievo nazionale impedirebbe l'elaborazione e l'adozione di una corretta ed effettiva pianificazione, in base ai principi comunitari ed, in particolare, in base ai criteri stabiliti dal d.lgs. 11 maggio 1999, n. 152. 4. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la infondatezza della questione, riservandosi di illustrare le sue difese in successive memorie. 5. - Nel giudizio innanzi alla Corte si è costituita la Provincia autonoma di Trento, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, sia rigettato nel merito. 6.