[pronunce]

il combinato disposto delle norme citate, infatti, istituisce una nuova ipotesi di giurisdizione esclusiva e piena che abbraccia l'intero ambito delle controversie aventi ad oggetto atti, provvedimenti e comportamenti delle amministrazioni in materia urbanistica ed edilizia e cioè un settore suscettivo di tendenziale, ulteriore estensione, in ragione dell'amplissima definizione della materia urbanistica (peraltro non compresa nella delega), posto che questa concerne tutti gli aspetti dell'uso del territorio. Né - argomenta ancora il Supremo Collegio - sulla rilevanza della questione può influire l'entrata in vigore della legge 21 luglio 2000, n. 205, che con l'art. 7 sostituisce l'art. 34 riproducendone il contenuto: la nuova legge invero, in difetto di espressa previsione in tal senso, non ha efficacia retroattiva ma si applica solo ai giudizi instaurati successivamente alla sua entrata in vigore (salvi gli effetti convalidanti per i giudizi già pendenti davanti al giudice amministrativo). 2.- La stessa questione di costituzionalità è stata riproposta dalle sezioni unite con altre due ordinanze, l'una del 21 ottobre e l'altra del 4 novembre 2002 (rispettivamente, r.o. n. 584 del 2002 e n. 47 del 2003), entrambe pronunciate in sede di regolamento preventivo di giurisdizione. Essa è stata inoltre sollevata dai Tribunali di Bologna (r.o. n. 97 del 2002), Cassino (r.o. n. 151 del 2002), Modena (r.o. nn. 175 e 176 del 2002), Parma (r.o. n. 216 del 2002) e Forlì (r.o. n. 381 del 2002), nonché, ma nei riguardi del solo art. 34, dai Tribunali di Verona (r.o. n. 63 del 2002), Vicenza (r.o. n. 79 del 2002), Melfi (r.o. n. 219 del 2002), Lanusei (r.o. n. 520 del 2002), Parma (r.o. n. 312 del 2002), Bassano del Grappa (r.o. n. 341 del 2002) e dalla Corte d'appello di Genova (r.o. n. 310 del 2002). Le argomentazioni, in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza, sostanzialmente ricalcano quelle del Supremo Collegio innanzi esposte, salve le precisazioni che seguono. 2.1.- L'ordinanza delle sezioni unite del 21 ottobre 2002 (r.o. n. 584 del 2002) è intervenuta in relazione al giudizio promosso innanzi al Tribunale di Firenze, con atto di citazione notificato l'11 novembre 1998, da Sirio Cecchi e Carlo Somigli, al fine di ottenere il ristoro dei danni da essi subiti a seguito della perdita del diritto dominicale su alcuni terreni, occupati in via d'urgenza e irreversibilmente acquisiti per la realizzazione di un'opera pubblica, da Ferrovie dello Stato s.p.a., quale proprietaria dell'opera, e da C.I.R. s.r.l., quale capogruppo e mandataria dell'associazione di imprese concessionaria dei lavori. 2.1.1.- In punto di rilevanza la Corte regolatrice chiarisce che il convincimento in ordine all'applicabilità dei commi 1 e 2 dell'art. 34 del decreto legislativo n. 80 del 1998, nella loro originaria formulazione, non è scalfito dai rilievi formulati nelle ordinanze n. 123 del 2002 e n. 340 del 2002, con le quali questa Corte, in relazione a giudizi instaurati dopo il 30 giugno 1998 e prima del 10 agosto 2000, ebbe a dichiarare inammissibili le relative censure, per non essere stata vagliata l'opzione interpretativa secondo cui l'art. 7 della legge n. 205 del 2000, sostituendo il testo degli artt. 33, 34 e 35 del decreto legislativo n. 80 del 1998, non solo avrebbe trasformato la natura delle disposizioni, da legge in senso materiale a legge in senso formale, così affrancandole dal vizio di eccesso di delega, ma avrebbe anche disciplinato la giurisdizione, per i giudizi innanzi indicati, apportando eccezioni al principio sancito dall'art. 5 cod. proc. civ. , attraverso il mantenimento dell'art. 45, comma 18, del d.lgs. n. 80 del 1998, relativo alla devoluzione al giudice amministrativo delle controversie di cui agli artt. 33 e 34, a partire dal 1° luglio 1998. Richiamato l'iter argomentativo già esplicitato nell'ordinanza n. 12198 del 5 luglio 2002, osservano le sezioni unite che la “sostituzione” di una norma di regola esprime una vicenda innovativa con effetti “ex nunc”, posto che essa non comporta l'eliminazione o la modificazione ab origine della disposizione sostituita - della quale viene anzi sottintesa la perdurante validità fino al momento della sostituzione - e che nessuna rilevanza può attribuirsi alla sua appartenenza ad un testo normativo del quale non sia modificata la data di entrata in vigore, trattandosi di elemento logicamente conciliabile con l'intento di conservare la disposizione sostituita fino al momento in cui la sostituzione diventa operativa. 2.1.2.- In questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha dedotto l'inammissibilità per irrilevanza o l'infondatezza della questione proposta, osservando come l'opzione interpretativa seguita dalla Suprema Corte, e posta a fondamento del dubbio di costituzionalità sollevato, non possa essere condivisa, dal momento che essa si basa su criteri di ordine logico, sistematico e storico, laddove l'esegesi delle norme censurate proposta dalla Corte costituzionale con la declaratoria di inammissibilità della questione, contenuta nell'ordinanza n. 123 del 2002, si fonda sul dato letterale, prima regola ermeneutica applicabile - ad esclusione delle altre, ove conduca a risultati appaganti - a norma dell'art. 12 delle preleggi. 2.2.- L'ordinanza del 4 novembre 2002 (r.o. n. 47 del 2003) è stata pronunciata dalle sezioni unite nel corso di un giudizio proposto innanzi al Tribunale di Napoli da Maria Rosaria, Vittorio e Clara Leone che, con atto di citazione notificato il 28 aprile 1999, hanno chiesto la condanna del Comune di Portici al risarcimento dei danni da essi subiti per essere stati, alcuni terreni di loro proprietà, occupati dall'ente convenuto in via d'urgenza ed irreversibilmente impiegati nella realizzazione di opere stradali, in modo asseritamente illegittimo per l'invalidità della dichiarazione di pubblica utilità e dei successivi atti determinativi dell'indennità di esproprio nonché della relativa accettazione in sede di cessione volontaria. 2.2.1.- Anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha dedotto l'inammissibilità per irrilevanza ovvero l'infondatezza della questione proposta sulla base delle medesime argomentazioni svolte nel giudizio di cui all'ordinanza n. 584 del 2002 (sub 2.1.2.).