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DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, il tema oggetto delle mozioni e dell'ordine del giorno G1 è fondamentale per il nostro sistema agroalimentare. Non è un caso che quasi tutte le mozioni e l'ordine del giorno contengano lo stesso tipo di impegni e finalità, tesi a sottolineare la questione critica della vicenda delle cosiddette etichettature a semaforo. Credo che l'Italia sia stata la prima in Europa, anche in sede di Commissione europea, a porre con forza - da anni - la questione dell'etichettatura. Vorrei ricordarlo perché questo è stato uno degli elementi su cui storicamente anche la posizione del nostro Paese, al di là dei Governi che si sono succeduti, è stata fondamentale. Il motivo, ovviamente, è che un sistema di etichettatura chiara, di informazione seria ai consumatori, una etichettatura che indichi con chiarezza l'origine dei prodotti per le nostre agricolture (perché noi abbiamo un sistema fatto di tante agricolture) è cruciale. Esso significa riconoscere il valore nella catena della filiera, dare la possibilità all'agricoltura e agli agricoltori e non solo all'industria, di ottenere il giusto riconoscimento; significa dare valore ai territori, perché l'agricoltura è soprattutto identità dei territori con il loro valore aggiunto, cioè il paesaggio, le capacità e la sapienza antica dei contadini e del loro lavoro. Quindi, è paradossale che oggi noi ci troviamo di fronte ad un'ipotesi, che in Gran Bretagna ed in Irlanda, purtroppo, è già passata ed è entrata in funzione, e che utilizza quella che è da sempre una nostra battaglia storica: mi riferisco alla questione dell'etichettatura per arrivare a fare un'operazione che, alla fine, si ritorcerà contro il sistema agroalimentare italiano e contro i consumatori. Ecco, io vorrei concentrarmi proprio su questo, che è il contrario di quello che dovrebbe essere fatto per tutelare la salute dei cittadini e, soprattutto, dei ragazzi per una corretta educazione alimentare. Con questo sistema di etichettatura a semaforo che cosa accade, infatti? Mentre passa un'informazione che, paradossalmente, sembra neutra, nel senso che viene fatto il conto di determinati nutrienti considerati critici, come appunto i grassi, per cui, invece, ci troviamo di fronte al paradosso di prodotti, magari provenienti da grassi animali, che hanno un bollino meno penalizzante (rosa, magari, invece che rosso) di quello dell'olio. Infatti uno dei nostri prodotti che rischia di subire l'impatto più negativo con questo tipo di etichettatura è proprio, ad esempio, l'olio d'oliva, vale a dire uno dei brand principali del nostro Paese. E soprattutto, noi siamo preoccupati per l'accelerazione che la questione sta avendo a livello internazionale. È per questi motivi che bisogna adoperarsi in tutti i modi - e il nostro ordine del giorno va in questa direzione - per fare in modo che nei negoziati avviati in sede ONU questa misura sia fermata. Non soltanto perché difendiamo - come è giusto che sia - gli interessi del nostro settore, ma perché si tratta di una misura assolutamente sbagliata dal punto di vista della tutela della salute dei cittadini. È paradossale, infatti, che alla fine i grassi idrogenati possano avere il semaforo verde, o quasi, e che, invece, altri nostri prodotti, che sono già considerati a livello internazionale e a giudizio dei maggiori esperti come prodotti più sani, debbano avere il semaforo rosso. Da questo punto di vista, chiediamo dunque l'impegno del Governo. Faccio, però, una osservazione critica. Anche noi dobbiamo usare la leva fiscale, all'interno del nostro Paese per compiere un'operazione tesa a tutelare la salute dei cittadini e, soprattutto, dei ragazzi. È noto (io lo faccio da molto tempo, ma senza alcun beneficio) il meccanismo di modulare l'IVA per penalizzare, ad esempio, le bibite ad alto contenuto di grassi e gassose, che, tra l'altro, non tutelano il nostro sistema italiano. Quest'ultimo, infatti, verrebbe aiutato da un maggior consumo di prodotto fresco (penso, ad esempio, alle aranciate). Quindi, dobbiamo utilizzare la leva fiscale agevolando l'IVA soprattutto dove è necessario farlo per la salute dei ragazzi, aumentandola invece ed eliminando le agevolazioni per tutti quei prodotti che, invece, sono dannosi per la salute dei cittadini. Credo poi che dovremmo promuovere una grande campagna di educazione alimentare nelle scuole. Si è fatto molto in questo senso, ma bisogna assolutamente continuare. Penso, per esempio, alla questione delle mense scolastiche per favorire ancor di più l'utilizzo di prodotti italiani anche biologici. La cosa più importante, secondo me, è che dobbiamo rilanciare con forza il senso del riconoscimento della dieta mediterranea e quindi, in sede di trattativa, consiglio al Ministro di mettere in campo una serie di iniziative con gli esperti perché la dieta mediterranea sia riconosciuta a livello internazionale come la dieta, e quindi lo stile di vita, più favorevole e adeguato a tutelare la salute dei cittadini. (Applausi del senatore Errani) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, chi mi ha preceduto nell'illustrazione delle varie mozioni ha già detto molto, quindi cercherò di non ripetere molti concetti che sono già stati espressi dai miei colleghi. Cercherò invece di soffermarmi su un altro aspetto più generale: noi siamo fortemente e profondamente convinti che il settore dell'agricoltura e dell'agroalimentare italiano sia da tempo sotto un attacco continuo e su più fronti. Questo comparto, oggi, non è più solo una rappresentanza folcloristica della produzione italiana ma ha delle grandi potenzialità economiche che sono già state sottolineate. Basti pensare che l' export genera circa 40 miliardi di euro di valore e l'intera filiera è stimata intorno ai 130 miliardi di euro. Cifre così alte iniziano a dare fastidio e a rappresentare un problema per molti in campo economico nel settore alimentare: questa è ormai una realtà che non è replicabile e non è esportabile e quindi si cerca semplicemente di ridimensionarla e, se possibile, anche di eliminarla. Ecco perché siamo convinti che siamo sotto attacco. Siamo sotto attacco da parte dell'Europa, e lei credo che sia ben conscio di questo, che continua con le sue norme a decidere quale sia la cosa migliore per la nostra Nazione, senza tener conto delle singole specificità territoriali. Va da sé che le direttive europee, sempre più stringenti, mettono in difficoltà i nostri agricoltori e i nostri produttori che non riescono sempre ad adeguarsi a leggi, divieti e paletti che strangolano la creatività e la specificità dei nostri prodotti; norme basate su una concezione massiva dell'agricoltura, non sulla molteplicità di prodotti tipici come quelli della nostra Nazione. Pensiamo - faccio un esempio, signor Ministro - al settore della pesca che da anni fornisce un contributo importante alle produzioni agroalimentari. Pensiamo alla quantità di leggi europee che hanno reso l'attività della pesca quasi impossibile. Noi viviamo in un Paese che ha più di 8.000 chilometri di coste e solo il 20 per cento del pesce consumato in Italia è pescato nei nostri mari e dai nostri pescatori.