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Insomma, c'è da temere che appesantimenti burocratici possano, alla fine, risultare di ulteriore ostacolo a giudizi di bilanciamento basati su una effettiva conoscenza dell'insieme dei dati fattuali rilevanti nei diversi casi concreti. Espressa è la finalità del provvedimento di iniziativa ministeriale di revisionare i provvedimenti di sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per gli imputati di reati di criminalità organizzata, terroristica o eversiva in regime di 41- bis , nell'evidente logica della re peius perpensa . Palese appare una sorta di presunzione di inadeguatezza di provvedimenti già emessi, posto che si richiamano elementi di valutazione che, già precedentemente al decreto-legge, costituivano oggetto di ponderato esame del giudice. Manifesta la logica carcero-centrica ed accusatoria, laddove si demanda al pubblico ministero una verifica che una parte dovrebbe effettuare inaudita altera parte , in palese violazione del contraddittorio sul provvedimento emesso dal giudice. Evidente criticità, laddove trattasi di norma processuale che dispone solo per i provvedimenti già adottati, dimenticando quelli da adottare. Singolare l'interlocuzione del giudice con il Presidente della Giunta regionale al fine di ponderare situazioni sanitarie locali, nel mentre le informazioni provenienti dal DAP costituiscono un ulteriore elemento ridondante, ove già acquisite dal pubblico ministero nella fase di verifica preliminare alla richiesta di ripristino. Superfluo il richiamo alla possibilità per il giudice di disporre accertamenti sulle condizioni di salute dell'imputato, eventualmente anche con perizia, primo eventuale e possibile momento processuale di confronto certo nel contraddittorio con la difesa, fino a questo momento pretermesso. Un Ministro della giustizia silente nel periodo di massima espansione del virus e in piena emergenza epidemiologica, nel concreto rischio di diffusione con effetti devastanti negli istituti penitenziari, ad oggi evitati proprio grazie alle scelte ponderate ed equilibrate di giudici di sorveglianza e di cognizione, destatosi dal torpore al solo fine di cavalcare un'onda alimentata fortuitamente da una trasmissione televisiva . (Applausi). PRESIDENTE. Ricordo che chi ha il testo scritto del proprio intervento, che a quel punto può essere anche più lungo dei dieci minuti, può anche lasciarlo agli atti. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, leggo il titolo del decreto-legge recante «misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario...». A mio avviso, di urgente c'è solo il cambio del Ministro della giustizia. Andrebbe mandato a casa subito. (Applausi). Vi spiego perché. Di urgente c'è questo per il Paese. A mio avviso, ci rendiamo conto di un sistema fallimentare. È sotto gli occhi di tutti: abbiamo visto le rivolte nelle carceri con quasi 6.000 detenuti coinvolti, 40 agenti feriti, molti evasi, che poi per fortuna sono stati ripresi. È una delle pagine più buie del nostro Paese. Sapete come sarà ricordato il Ministro della giustizia? Come il Ministro delle scarcerazioni! (Applausi). Anni e anni di lavoro per poi? Voi eravate quelli che dicevate: «Onestà! Onestà!» Oggi, invece, sarete ricordati come quelli che hanno fatto scarcerare i boss mafiosi, punto. (Applausi). Vengo al dunque. Mi sono preso come riferimento le intercettazioni, la lunghezza dei processi e, soprattutto, l' app di cui all'articolo 6 del decreto. Si è partiti con l'idea geniale di provarla in quattro Regioni strategiche (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia) che hanno pochi contagi rispetto a tutto il resto d'Italia. Il test si fa in queste quattro Regioni. In secondo luogo, c'è la paura che qualche hacker possa entrare. Ricordiamo che, ad oggi, ci sono 2,5 milioni di dati in quella app; secondo i vostri conti, perché questa app possa funzionare ci vogliono almeno 25-30 milioni di cittadini che si registrano, vedremo cosa succederà. La società cui è stata affidata questa app è privata e ci sono anche dei fondi attraverso un contatto di una partecipazione cinese. A me farebbe un po' paura. Per fortuna, non è venezuelana, ma è cinese. C'è poi un motivo geopolitico perché sono dati dei nostri cittadini. La cosa che mi ha stupito di più di questa app , a parte l'aspetto tecnico e la paura di cosa si possa fare di questi dati, della privacy e di come saranno conservati, è che il Ministro degli affari esteri ha detto in una trasmissione che è un' app che serve per capire se chi ti viene vicino è positivo al Covid. Già su questo non vi siete messi d'accordo. Ricordiamo a tutti che l' app non ha questa funzione. Dovreste essere voi come Governo a ricordarlo e non dovreste dare false informazioni ai cittadini. Speriamo veramente - me lo auguro - in un cambio del Ministro della giustizia perché questo Paese si merita ben altro. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, ringrazio i rappresentanti del Governo e anche chi mi ha preceduto rispetto al lavoro istruttorio che stiamo facendo in quest'Aula. Li vorrei ringraziare perché ho colto uno sforzo, anche se a tratti lo sforzo è come se avesse preso di mira un altro argomento e non quello rubricato nel testo del decreto-legge n. 30 del 2020. Sono stato attento a ogni parola usata e a ogni ragionamento sviluppato e mi voglio aiutare con un'immagine che mi regalò un mio bravo professore di scienza della politica. Il professore era il milanese Lorenzo Ornaghi, che è stato a suo tempo Ministro, e ci spiegò la distinzione tra laici e clericali nel dibattito pubblico: si è clericali quando si tiene a mente solo la propria appartenenza ideale, ideologica e culturale, che poi ti porta fuori strada rispetto alla lettura della realtà; si è laici quando si riesce a distinguere, conservando il merito, penetrando le questioni che sono all'ordine del giorno. Noi oggi non abbiamo un dibattito riguardante la riforma della giustizia. Noi oggi abbiamo all'ordine del giorno una questione che, se affrontata con onestà culturale, ci fa capire che dobbiamo consentire la reazione del nostro ordinamento nei confronti della pandemia. Siamo stati colpiti da una rottura di civiltà che non ha escluso nessun settore del vivere individuale e collettivo; tra i settori della vita collettiva c'è la giustizia, che fa riferimento non a un qualsiasi diritto, come sanno gli esperti competenti che hanno parlato prima di me, ma appunto ad aspetti riguardanti i diritti fondamentali del procedere individuale e collettivo nell'economia, nei rapporti con la pubblica amministrazione, nei confronti di questo titano che è la responsabilità contabile. Ma non è questa la sede per scansare e proporzionalizzare la grandezza della responsabilità contabile o gius-penalistica. Adesso noi dobbiamo dare copertura e legittimazione al bisogno dell'ordinamento di reagire rispetto a questa rottura imprevedibile e imprevista.