[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito delle note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Capitaneria di porto di Viareggio, in data 12 e 26 febbraio 2003, delle note dello stesso Ministero, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 31 gennaio e 4 febbraio 2003, nonché del parere della seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato n. 767 del 15 maggio 2002, con le quali si riassumevano in capo allo Stato le competenze in materia di concessioni sui beni del demanio marittimo portuale, con specifico riguardo al porto di Viareggio, promosso con ricorso della Regione Toscana, notificato il 31 marzo 2003, depositato in cancelleria il successivo 8 aprile ed iscritto al n. 14 del registro conflitti 2003. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri, nonché l'atto d'intervento della società Porto Turistico Domiziano. udito nell'udienza pubblica del 24 gennaio 2006 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi l'avvocato Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana, l'avvocato dello Stato Anna Lidia Caputi Iambrenghi per il Presidente del Consigli dei ministri e l'avvocato Michele Costa per la società Porto Turistico Domiziano.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Con ricorso notificato il 31 marzo 2003 e depositato presso la cancelleria della Corte il successivo 8 aprile, la Regione Toscana ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione ai seguenti atti: note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Capitaneria di porto di Viareggio, in data 12 e 26 febbraio 2003; note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 31 gennaio e 4 febbraio 2003. La Regione, altresì, ha elevato conflitto nei confronti del Consiglio di Stato, in ordine al parere reso dalla seconda sezione consultiva in data 15 maggio 2002, n. 767, «per quanto possa occorrere». Premette la ricorrente che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, richiamando le argomentazioni del suddetto parere del Consiglio di Stato, ha ritenuto di riassumere in capo allo Stato le competenze in materia di concessioni sui beni del demanio marittimo portuale, con specifico riguardo al porto di Viareggio, in quanto contemplato nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995. 2.— Con la nota in data 12 febbraio 2003 il Ministero comunicava alla Regione Toscana che la Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna aveva invitato gli uffici periferici «a voler considerare ascritti alla propria competenza i porti iscritti nel d.P.C.m. 21 dicembre 1995», tra i quali risultava inserito il porto di Viareggio. 2.1. — La Direzione in questione, infatti, con le note del 31 gennaio e del 4 febbraio 2003 - nell'esaminare la questione della valenza dell'intervenuta modifica dell'art. 105 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), ai fini del riparto di funzioni tra Stato, Regioni ed enti locali - richiamava il parere n. 767 del 2002 del Consiglio di Stato e affermava che, nelle more dell'adozione della classificazione dei porti ai sensi dell'art. 4 della legge 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale), doveva farsi riferimento al d.P.C.m. 21 dicembre 1995, con la conseguenza di ritenere i porti nello stesso indicati esclusi dal conferimento delle funzioni amministrative alle Regioni. 2.2. — Infine, con la nota del 26 febbraio 2003, il Ministero richiamava i precedenti atti e, riaffermando la competenza statale in ordine ai porti iscritti nel d.P.C.m. 21 dicembre 1995, dichiarava di rimanere in attesa di concordare le modalità per l'acquisizione della documentazione occorrente per l'esercizio delle relative funzioni. 3.— Tanto premesso, la ricorrente deduce che gli atti impugnati sono lesivi delle attribuzioni regionali delineate dagli articoli 117 e 118, «anche in relazione all'art. 5», della Costituzione, venendo in rilievo materie di competenza legislativa concorrente («governo del territorio, porti e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e di navigazione, turismo ed industria alberghiera, lavori pubblici»); chiede, pertanto, che la Corte dichiari che non spetta allo Stato assumere competenze in materia di concessioni sui beni del demanio marittimo portuale in ordine al porto di Viareggio, con il conseguente annullamento dei suddetti atti. 3.1. — La Regione sottolinea che il d.P.C.m. 21 dicembre 1995, emanato in attuazione dell'art. 59, secondo comma, del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), costituisce l'atto con cui sono state individuate le aree demaniali escluse dalla delega di funzioni amministrative conferita alle Regioni dal primo comma del suddetto articolo 59. Tale ultima disposizione presentava, comunque, un'estensione minore rispetto all'art. 105 del d.lgs. n. 112 del 1998, in quanto il trasferimento delle funzioni era limitato alle sole ipotesi di utilizzazione del demanio marittimo, lacuale e fluviale, per finalità turistiche e ricreative. Da ciò la Regione Toscana deduce che gli atti impugnati si inseriscono in un sistema che non corrisponde all'attuale assetto legislativo, caratterizzato da un più articolato trasferimento delle funzioni amministrative, in materia, dallo Stato alle Regioni. 3.2. — Il riparto delle competenze risultante dagli atti impugnati, infatti, non sarebbe conforme ai criteri della delega conferita al Governo dall'art. 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), che indica quale unico limite espresso alla competenza regionale l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica. Analogamente l'art. 105, comma 2, lettera l), del d.lgs. 112 del 1998 esclude dal conferimento i porti finalizzati alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato. Pertanto ogni «altra previsione dell'art. 105 ed, in particolare, il riferimento alle aree di interesse nazionale, deve, dunque, essere interpretata in coerenza con tali previsioni, oltre che con il riparto di competenza Stato-Regioni quale desumibile dall'attuale ordinamento vigente». 3.3.—