[pronunce]

che, in questa prospettiva, non può ritenersi dunque irrazionale ed arbitraria la scelta legislativa di non demandare al giudice, nella sede considerata, apprezzamenti che presuppongono una valutazione contenutistica sulle caratteristiche oggettive e soggettive del fatto criminoso e sulla personalità del suo autore: quali sono tipicamente — come lo stesso giudice a quo del resto riconosce, qualificandoli espressamente «indagine di merito» — quelli relativi alla concessione delle attenuanti generiche ed alla comparazione tra circostanze di segno opposto; che tale considerazione vale senz'altro ad escludere l'ingiustificata disparità di trattamento — denunciata dal giudice a quo — fra la fattispecie della prescrizione e talune fra le altre cause di estinzione del reato rilevanti ai fini dell'adozione del provvedimento di archiviazione, la cui verifica da parte del giudice si risolve in un mero riscontro di dati oggettivi, quali la morte del reo e l'oblazione; che neppure ha pregio l'ulteriore argomento del rimettente, basato sul potere — riconosciuto al giudice dall'art. 125 disp. att. cod. proc. pen. — di disporre l'archiviazione allorché gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non appaiano idonei a sostenere l'accusa in giudizio: non potendosi comparare fra loro — al fine di desumerne una disarmonia del sistema — il giudizio prognostico sulla solidità degli elementi probatori, che si risolve in un mero accertamento di superfluità del processo, ed il giudizio prognostico sull'esistenza delle circostanze e sull'esito della loro comparazione, che investe invece, come già rimarcato, proprio il merito dell'imputazione; che per quanto concerne, infine, l'asserita violazione dell'art. 97 Cost., la giurisprudenza di questa Corte è costante nel senso che il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, pur essendo riferibile anche agli organi dell'amministrazione della giustizia, attiene esclusivamente alle leggi concernenti l'ordinamento degli uffici giudiziari ed il loro funzionamento sotto l'aspetto amministrativo, mentre è del tutto estraneo all'esercizio della funzione giurisdizionale, che nella specie viene viceversa in rilievo (cfr., ex plurimis, ordinanze n. 225 del 2003 e n. 408 del 2001); che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 411 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 29 aprile 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 maggio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA