[pronunce]

È vero che il testo dell'art. 52-quinquies, comma 2, del d.P.R. n. 327 del 2001 come risultante dall'intervento della disposizione impugnata, affianca - e perciò, apparentemente, distingue - da una parte, le infrastrutture lineari energetiche appartenenti alla rete nazionale dei gasdotti di cui all'art. 9 del d.lgs. n. 164 del 2000, e, dall'altra, i gasdotti di approvvigionamento di gas dall'estero, le operazioni preparatorie necessarie alla redazione dei progetti e le relative opere connesse. Tale separata menzione non vale, tuttavia, a determinare, quale conseguenza, il fatto che per il secondo gruppo di infrastrutture l'atto conclusivo del procedimento non debba essere adottato d'intesa con la Regione interessata, come richiesto dall'art. 52-quinquies, comma 5, del d.P.R. n. 327 del 2001. In primo luogo, mere disarmonie letterali, derivanti dalla sovrapposizione non coordinata di norme, non consentono di trascurare il principio che questa Corte, ragionando dell'appena citata disposizione, ha enucleato dalla disciplina legislativa di settore, letta alla luce della Costituzione. Si è, infatti, osservato che il citato art. 52-quinquies, comma 5, prevede «la cosiddetta intesa "forte" ai fini della localizzazione e realizzazione delle infrastrutture lineari energetiche quale modulo procedimentale necessario per assicurare l'adeguata partecipazione delle regioni allo svolgimento di procedimenti incidenti su una molteplicità di loro competenze» (sentenza n. 182 del 2013). Tale affermazione deve essere ribadita anche in relazione alla disciplina introdotta dall'art. 37, comma 2, del d.l. n. 133 del 2014, come convertito. E l'interpretazione delle disposizioni relative alla localizzazione e alla realizzazione delle infrastrutture introdotte da quest'ultima disposizione non può che svolgersi alla luce dei medesimi principi. In secondo luogo, nell'ambito della rete nazionale dei gasdotti di cui al citato art. 9 del d.lgs. n. 164 del 2000, sono già menzionati i «gasdotti di importazione». Tale definizione sostanzialmente coincide con quella utilizzata dal legislatore all'art. 37, comma 1, del d.l. n. 133 del 2014, come convertito, che ragiona di «gasdotti di importazione di gas dall'estero», attribuendo loro «carattere di interesse strategico». Sicché, a ben vedere, le disposizioni oggetto, in questa sede, di censure non introducono nell'ordinamento una nuova categoria di infrastrutture, ma si riferiscono ad una nozione, giuridica e tecnica, che l'ordinamento stesso già conosce e disciplina. In terzo luogo, per quanto risulti singolare l'utilizzo, da parte del legislatore, di due definizioni parzialmente diverse nel corpo del medesimo art. 37 del d.l. n. 133 del 2014, come convertito, è da ritenere che i «gasdotti di approvvigionamento di gas dall'estero» - che l'art. 37, comma 2, lettera a), introduce nell'art. 52-quinquies, comma 2, del d.P.R. n. 327 del 2001 - non siano infrastrutture diverse rispetto ai «gasdotti di importazione di gas dall'estero», citati al comma 1. Ciò è suggerito anche dal preciso dato letterale che, all'inizio del comma 2 dell'art. 37, collega i contenuti di tale comma alle qualificazioni operate al comma 1 («Per i fini di cui al comma 1»). In definitiva, da una parte, l'interpretazione sistematica della disciplina vigente in tema di infrastrutture lineari energetiche non può che prevalere su eventuali disarmonie di coordinamento dovute alla successione delle discipline; dall'altra, la stessa natura delle cose suggerisce che anche i gasdotti di «approvvigionamento» o di «importazione» di gas dall'estero siano da considerare infrastrutture lineari energetiche, secondo una lettura sulla quale, del resto, all'udienza pubblica del 5 aprile 2016, sia la difesa delle Regioni ricorrenti, sia l'Avvocatura generale dello Stato resistente, hanno esplicitamente affermato di convenire. Essendo da considerare tali, ai «gasdotti di approvvigionamento di gas dall'estero» è pienamente applicabile il disposto dell'art. 52-quinquies, comma 5, del d.P.R. n. 327 del 2001, che prevede l'adozione, d'intesa con le Regioni, dell'atto conclusivo del procedimento di autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di ogni infrastruttura lineare energetica. Ne consegue la non fondatezza delle questioni proposte, in riferimento a tutti i parametri costituzionali evocati. 9.- L'intesa prevista dall'art. 52-quinquies, comma 5, del d.P.R. n. 327 del 2001, infine, non può che riguardare anche «le operazioni preparatorie necessarie alla redazione dei progetti e le relative opere connesse». Anche tale conseguenza deriva dalla lettura sistematica della vigente disciplina in tema di infrastrutture lineari energetiche. Poiché l'atto normativo oggetto delle modifiche introdotte dall'art. 37 del d.l. n. 133 del 2014, come convertito, è il d.P.R. n. 327 del 2001, il significato dei termini «operazioni preparatorie» e «opere connesse» va desunto alla luce delle definizioni contenute nel medesimo d.P.R. e, in particolare, da ciò che è previsto al suo art. 52-bis, comma 1. Ebbene, tale disposizione, nel definire le infrastrutture lineari energetiche ai fini delle procedure espropriative serventi alla loro realizzazione, chiarisce che nell'ambito di tali infrastrutture rientrano tutte «[...] le opere, gli impianti e i servizi accessori connessi o funzionali all'esercizio degli stessi [...]». La disposizione appena riportata contiene, dunque, un univoco riferimento alle opere, agli impianti ed ai servizi connessi, con l'ulteriore specificazione che tali opere, impianti e servizi debbono essere accessori alle infrastrutture lineari energetiche. È, pertanto, da ritenere che la definizione di «operazioni preparatorie necessarie alla redazione dei progetti e le relative opere connesse», introdotta nell'art. 52-quinquies del d.P.R. n. 327 del 2001 dall'impugnato art. 37, comma 2, del d.l. n. 133 del 2014, come convertito, identifichi opere e attività, non solo connesse funzionalmente alle infrastrutture in questione, ma anche strettamente accessorie alle stesse. In quanto tali, esse non possono che risultare soggette al medesimo procedimento autorizzatorio previsto, per le infrastrutture cui si riferiscono, dall'art. 52-quinquies, comma 2, del d.P.R. n. 327 del 2001. Ciò determina, anche per questa parte della disposizione, la non fondatezza, sotto tutti i profili evocati, delle censure proposte dalle ricorrenti.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunce la decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale promosse con i ricorsi indicati in epigrafe; riuniti i giudizi, 1)