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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 3ª e 4ª RIUNITE 4ª(Difesa) 7 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 12. IN SEDE REDIGENTE A.S. 1049 Modifiche legge 185/1990, in materia di controllo 'esportazione, 'importazione e transito materiali di armamento DDL 1049 Modifiche alla legge 9 luglio 1990, n. 185, in materia di controllo dell'esportazione, dell'importazione e del transito dei materiali di armamento (Discussione e rimessione all'Assemblea) Il presidente PETROCELLI ( M5S ), relatore per la 3 a Commissione, illustra il disegno di legge in titolo, di iniziativa parlamentare, per le parti di competenza. Evidenzia, in primo luogo, che esso è finalizzato a modificare la legge 9 luglio 1990, n. 185, in materia di controllo dell'esportazione, dell'importazione e del transito dei materiali di armamento. Come noto, la normativa nazionale relativa all'interscambio e transito di materiali d'armamento fissa criteri e procedure per assicurare che tali pratiche avvengano in conformità con il diritto internazionale vigente e con la Costituzione italiana, e si basa su principi cardine che influenzano il novero di Paesi con cui è possibile intraprendere le suddette transazioni. La legge del 1990 è stata, tra l'altro, aggiornata con il decreto legislativo 22 giugno 2012, n. 105, adottato in attuazione della direttiva 2009/43/CE, volta a semplificare le modalità e le condizioni dei trasferimenti di prodotti per la difesa all'interno dell'allora Comunità Europea, come modificata dalle direttive 2010/80/UE e 2012/10/UE, relative all'elenco di prodotti per la difesa coperti dalla legge n. 185 del 1990. Il presente disegno di legge ha, quindi, lo scopo di adattare ai tempi correnti un testo che, risalendo a quasi dieci anni fa, non tiene adeguatamente conto dei cambiamenti intercorsi e delle nuove esigenze emerse nel settore della gestione dei trasferimenti di armamenti. Il coinvolgimento di armamenti italiani in conflitti non considerati legittimi, o non riconosciuti come tali dalla comunità internazionale, ha, in effetti, evidenziato i limiti della legge. Sebbene si sia sostenuto, da più parti, che il trasferimento di materiali sia sempre avvenuto osservando pedissequamente il dettame normativo, è innegabile che alcune transazioni siano avvenute contravvenendo ai principi ispiratori della norma stessa, evidenziando alcune lacune che necessitano di essere colmate. I casi più evidenti, portati anche all'attenzione del Parlamento, sono stati quello del conflitto in Yemen e dell'offensiva turca in Siria. Conseguentemente, il disegno di legge in esame mira ad imporre divieti, controlli e verifiche più stringenti, a rendere più trasparente la relazione annuale del Governo, ad assegnare maggiori poteri di indirizzo e controllo al Parlamento e a responsabilizzare il Governo sulla materia, istituendo nuovamente il Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD), inizialmente previsto dalla norma del 1990 e successivamente soppresso. Il disegno di legge è composto di 2 articoli: l'articolo 1 modifica gli articoli 1, 2, 5, 6, 7 -bis , 10 -bis , 15, 20 -bis , 20 -ter e 27 della legge ed introduce l'articolo 20- quater ; l'articolo 2 reca disposizioni di coordinamento. L'articolo 1, comma 1, lettera a) , inserisce un esplicito riferimento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali ed alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, strumenti fondamentali del diritto internazionale umanitario. L'articolo 1, comma 1, lettera b) , istituisce un fondo per lo sviluppo di progetti di riconversione dei materiali d'armamento e degli impianti di produzione, per la concessione di finanziamenti alle imprese della difesa per progetti volti alla realizzazione di veicoli o sistemi ad uso civile e per la promozione del ruolo dell'Italia nel settore del " dual use ". L'articolo 1, comma 1, lettera c) , amplia i casi in cui l'esportazione di materiali di armamento debba essere vietata. Se il testo prevedeva che non potessero essere esportati materiali ai Paesi coinvolti in conflitti in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite (in materia di autotutela individuale o collettiva degli Stati, o "legittima difesa"), la nuova formulazione impone che le esportazioni possano essere dirette solo a Paesi che, pur coinvolti in conflitto armato, si muovano nel rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite (e che, quindi, partecipino ad eventuali conflitti in ottemperanza alle disposizioni del Capitolo VII della Carta e dietro autorizzazione del Consiglio di Sicurezza). Con questa modifica, si fa riferimento - indirettamente  all'obbligo degli Stati al rispetto del principio di diritto internazionale generalmente riconosciuto di soluzione pacifica delle controversie, codificato dal Capitolo VI della medesima Carta. L'intervento normativo ha lo scopo di meglio definire quali siano i criteri per valutare l'esistenza di violazioni del diritto internazionale che, ai sensi della presente legge, implicherebbero un divieto all'esportazione di armamenti. A tal fine, si prevede che l'accertamento delle violazioni possa avvenire anche tramite documenti non vincolanti  purché votati dagli organi competenti a livello internazionale o adottati dalle organizzazioni con accordo degli Stati membri. Inoltre, si espande il novero delle organizzazioni internazionali dalle quali tali documenti possono essere adottati, non più limitandolo alle Nazioni Unite, all'UE o al Consiglio d'Europa, ma aprendo, ad esempio, all'OSCE ed ai documenti anche non vincolanti del Parlamento Europeo. Si introduce, inoltre, un divieto di esportazione verso i Paesi coinvolti in conflitti armati che non abbiano firmato il Trattato sul Commercio delle Armi del 2013, ratificato in Italia con la legge 4 ottobre 2013, n. 118. Vengono, tuttavia, previste possibilità di deroga previa deliberazione del Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente del Consiglio. Un eventuale abuso di detti poteri viene mitigato dall'obbligo di specificare le motivazioni della deroga, obbligo che inserisce un'importante elemento di responsabilità politica del Consiglio dei Ministri, volto a controbilanciare un potenziale uso indiscriminato dello strumento derogatorio. L'articolo 1, comma 1, lettera g) , introduce il comma 11- bis per assicurare che le operazioni di cui alla presente legge siano svolte in osservanza dei principi del diritto internazionale, con un riferimento esplicito al Trattato sul commercio delle armi, concluso ed entrato in vigore successivamente all'ultima modifica della legge e, quindi, non ancora in essa recepito.