[pronunce]

– Sotto il profilo del rispetto degli obblighi internazionali – da intendersi, secondo la pacifica giurisprudenza della Corte costituzionale, comprensivo anche degli obblighi comunitari –, quale limite statutario all'esercizio della competenza legislativa primaria, la difesa regionale osserva che la disciplina dettata dagli impugnati artt. 3 e 4 della legge regionale non si porrebbe in contrasto con le finalità e gli obiettivi perseguiti dalla direttiva 1999/22/CE, rispettando, sul piano contenutistico, sia le «misure di conservazione», sia il procedimento autorizzatorio previsti per l'esercizio e l'apertura dei giardini zoologici, rispettivamente, dagli artt. 3 e 4 della stessa direttiva comunitaria. 2.4. – Ad avviso della difesa regionale, inoltre, anche il profilo d'illegittimità costituzionale derivante dal dedotto contrasto della richiamata disciplina valdostana in materia di parchi faunistici con la normativa statale di attuazione della direttiva 1999/22/CE, costituita dal d.lgs. n. 73 del 2005, risulterebbe privo di fondamento. Al riguardo, la resistente osserva che la legge regionale n. 34 del 2006 si muoverebbe nell'àmbito delle competenze attribuite alla Regione dallo statuto, coerentemente con la espressa clausola di salvaguardia contenuta all'art. 11, comma 2, del d.lgs. n. 73 del 2005, secondo la quale «le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano provvedono alle finalità del presente decreto nell'àmbito delle competenze ad esse spettanti ai sensi degli statuti speciali e delle relative norme di attuazione». Pertanto, secondo la Regione Valle d'Aosta, non si tratterebbe, come invece affermato dal ricorrente, di una «ridisciplina della materia, ma del corretto esercizio della disciplina attuativa della direttiva spettante alla Regione nell'esercizio di una competenza legislativa primaria che ad essa è attribuita, ratione materiae, dallo Statuto speciale», nel rispetto delle finalità imposte agli Stati membri dalla direttiva medesima. 2.5. – Alla luce di tali considerazioni, emergerebbe, a detta di parte resistente, l'infondatezza delle argomentazioni svolte dal ricorrente in merito ad una «presunta vocazione integrativa» ovvero di «regime specifico» spettante al legislatore regionale in materia di parchi faunistici, posto che la conformità costituzionale delle disposizioni adottate nelle materie attribuite alla competenza legislativa primaria dall'art. 2 dello statuto speciale dovrebbe essere valutata «esclusivamente sul piano del rispetto sostanziale della disciplina comunitaria, e non alla stregua delle cosiddette norme di principio dettate dal decreto legislativo». 2.6. – Quanto allo specifico profilo concernente l'organo competente al rilascio dell'autorizzazione all'apertura e all'esercizio di parchi faunistici, la difesa regionale rileva che la censura rivolta all'art. 4 della legge regionale n. 34 del 2006 risulterebbe infondata anche per un altro ordine di considerazioni. Infatti, in materia di fauna, spetta alla Regione Valle d'Aosta non solo la potestà legislativa primaria ai sensi dell'art. 2, lettera d), dello statuto, ma anche la titolarità delle corrispondenti funzioni amministrative, in virtù dell'art. 4, primo comma, del medesimo statuto, secondo il noto principio del parallelismo delle funzioni. L'attribuzione ad un organo della Regione, in luogo del ministro competente per materia, della funzione amministrativa consistente nel rilascio dell'autorizzazione all'apertura e all'esercizio dei parchi faunistici rappresenterebbe, pertanto, una puntuale applicazione dello statuto di autonomia.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 3 e 4 della legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 29 dicembre 2006, n. 34 (Disposizioni in materia di parchi faunistici), per contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), in relazione all'art. 117, primo comma, della Costituzione, nonché con l'art. 2, lettera d), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), in relazione alla direttiva del Consiglio n. 1999/22/CE del 29 marzo 1999, concernente la custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici, ed al decreto legislativo 21 marzo 2005, n. 73 (Attuazione della direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici). Ad avviso del ricorrente, le disposizioni impugnate – prevedendo sia i requisiti necessari per «l'ottenimento dell'autorizzazione» all'apertura e all'esercizio dei parchi faunistici (art. 3), sia che «l'autorizzazione all'apertura e all'esercizio dei parchi faunistici e alla detenzione in essi di esemplari vivi di fauna selvatica» è rilasciata con decreto dell'assessore regionale competente tenuto conto dei suddetti requisiti (art. 4) – interverrebbero su una materia che «rientra a pieno titolo nella tutela dell'ambiente e dell'ecosistema per qualificazione comunitaria», riservata alla competenza statale ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., senza «alcuna giustificazione correlata alla specifica, puntualmente individuata, situazione ambientale locale». 2. – Le questioni di legittimità costituzionale, così come prospettate dal ricorrente, sono inammissibili. Il ricorrente omette di individuare puntualmente il regime costituzionale di ripartizione delle competenze rispetto al quale risulterebbe illegittima la disciplina di cui agli artt. 3 e 4 della legge regionale n. 34 del 2006, non chiarendo se a parametro delle questioni sollevate debbano ritenersi poste le norme dello statuto speciale di autonomia della Regione Valle d'Aosta (che, all'art. 2, lettera d), attribuisce alla Regione la competenza legislativa primaria in materia di «fauna» e, all'art. 4, stabilisce il principio del parallelismo per la titolarità delle funzioni amministrative), ovvero le norme contenute negli artt. 117 e 118 della Costituzione, relative alle Regioni ordinarie. Tale vizio di prospettazione non ha una valenza meramente formale, giacché – anche a prescindere dal mancato assolvimento dell'onere argomentativo imposto al ricorrente in forza dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione), circa l'applicabilità ad una Regione ad autonomia speciale delle norme costituzionali contenute negli artt. 117 e 118 Cost. – esso impedisce di ricostruire l'esatto perimetro del thema decidendum, a causa del differente regime di riparto delle competenze normative e amministrative stabilito dalla Costituzione rispetto a quello previsto dallo statuto speciale di autonomia. In conseguenza di ciò, deve dichiararsi l'inammissibilità delle questioni proposte con il ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri..