[massime]

Contenzioso tributario - Giudizi in grado di appello - Divieto di eccezioni nuove non rilevabili d’ufficio - Disposizione transitoria - Inapplicabilità di tale preclusione ai giudizi già pendenti davanti alla commissione di secondo grado - Assunta carenza di principî e criteri direttivi nella delega legislativa - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 79, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, in relazione all'art. 30, comma 1, lettera u), della legge 30 dicembre 1991, n. 413, sollevata, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, nella parte in cui, in preteso contrasto con la legge di delega, dichiarerebbe inapplicabile ai giudizi già pendenti in grado di appello davanti alla Commissione tributaria di secondo grado, la norma (contenuta nello stesso decreto legislativo) che introduce il divieto di proporre nuove eccezioni non rilevabili d'ufficio. Infatti, a) dovendo le norme di delega legislativa essere interpretate conformemente a Costituzione, non può nella specie ignorarsi che qualsiasi disposizione limitativa di facoltà processuali relative alla fase di appello non può - senza incorrere in una palese irragionevolezza e violazione dei diritti di difesa - applicarsi quando la fase procedimentale di primo grado si sia conclusa sulla base di norme processuali che non contenevano la preclusione; b) il principio direttivo contenuto nella legge di delega riguarda fattispecie del tutto differenti da quella considerata, riferendosi tassativamente ai processi pendenti avanti alle Corti d'appello ed alla Commissione centrale tributaria. - Sulla interpretazione delle norme di delega legislativa, v. citate sentenze n. 425/2000 e n. 276/2000.