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La Corte ha invitato il Parlamento a legiferare urgentemente sugli oggetti in questione al fine di prevenire discriminazioni, specificando che l'ordinamento deve garantire piena tutela all'interesse del minore al riconoscimento giuridico da parte di entrambi i componenti della coppia che ne hanno voluto la nascita e che lo hanno poi accudito, esercitando di fatto la responsabilità genitoriale. Il 31 marzo dello stesso anno, la Corte di cassazione si è espressa con pronuncia n. 9006 sul caso di una coppia omossessuale che aveva adottato un bambino negli Stati Uniti, sancendo che entrambi i genitori dovessero essere riconosciuti e il figlio potesse avere la cittadinanza italiana. La Corte ha affermato il principio secondo cui « non contrasta con i princìpi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omo-affettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell'adozione piena o legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo familiare del figlio minore adottivo sia omogenitoriale ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione ». A partire da Torino, nel 2018, molti comuni hanno scelto di agire autonomamente, in mancanza di una legge nazionale che affrontasse la questione, consentendo la registrazione all'anagrafe di figli di coppie omogenitoriali e, dunque, riconoscendo la doppia genitorialità di tali coppie. A seguito di alcuni pronunciamenti di stampo contrario, molte città – tra cui la stessa Torino – hanno interrotto la pratica, lasciando tanti minori senza tutele e sottolineando così un evidente vulnus legislativo. In Italia, secondo un'indagine del 2005 dell'Istituto superiore di sanità, si stima che ci siano circa 100.000 bambini che vivono con almeno un genitore omosessuale, anche se la rilevazione di questi dati è ostacolata dalla presenza di pregiudizi sociali che incidono negativamente sulla libertà e la serenità personale di dichiarare il proprio orientamento sessuale. Alla luce di tutto ciò, la presente proposta di legge raccoglie le istanze portate avanti in tanti anni di battaglie giudiziarie, dal matrimonio egualitario al riconoscimento alla nascita di figli e figlie: battaglie che le famiglie con genitori dello stesso sesso, cosiddette same sex , hanno dovuto condurre per vedere riconosciuti i diritti propri e quelli dei loro bambini e bambine, oggetto di una discriminazione del tutto ingiustificata e contraria ai princìpi costituzionali. Battaglie che tante amministrazioni hanno riconosciuto, colmando il vuoto di una normativa nazionale ed esponendosi a sanzioni e ripercussioni. L'approvazione in via definitiva della presente proposta di legge consentirebbe a questo Parlamento di porsi dalla parte giusta della storia riconoscendo a tutte e tutti pari dignità davanti alla legge. La proposta di legge affronta pertanto quattro temi fondamentali: matrimonio egualitario; riconoscimento alla nascita per i figli e le figlie di coppie dello stesso sesso; accesso alle adozioni per single – a prescindere da orientamento sessuale e identità di genere – e coppie dello stesso sesso; accesso ai percorsi di procreazione medicalmente assistita per donne single e coppie di donne. Il testo della proposta di legge consta di 9 articoli che riguardano i seguenti punti: modifiche al codice civile in materia di matrimonio; modifiche alla legge n. 40 del 2004 in materia di procreazione medicalmente assistita; modifiche alla legge sul diritto internazionale privato; modifiche alla legge sulle adozioni; delega al Governo per l'adeguamento delle disposizioni vigenti; « abolizione » delle unioni civili, con « ultrattività » delle unioni civili già costituite, ma con modifiche all'attuale disciplina. L'articolo 1 indica le finalità della proposta di legge, individuate nella disciplina del diritto alla vita familiare delle coppie formate da persone dello stesso sesso, dello stato giuridico di figli e figlie, dell'accesso all'adozione e alla procreazione medicalmente assistita per le persone di stato libero nonché del riconoscimento ai figli con genitori dello stesso sesso dello stesso stato giuridico e del godimento dei medesimi diritti dei figli di genitori di sesso diverso. L'articolo 2 introduce diverse modifiche al codice civile in materia di matrimonio riguardanti, in particolare, le condizioni necessarie per contrarre matrimonio, la forma della celebrazione, le dichiarazioni degli sposi e delle spose, oltre al necessario adeguamento linguistico. L'articolo 3 introduce le seguenti modifiche alla legge n. 40 del 2004: viene modificata la definizione normativa della condizione di sterilità o di infertilità, consentendo il ricorso alla procreazione medicalmente assistita anche quando la condizione di sterilità o di infertilità di coppia derivi dalla coincidenza di sesso nella coppia formata da due donne o quando sia manifestata la volontà della donna di stato libero di accedervi individualmente; vengono introdotte modifiche di raccordo con la vigente disciplina del consenso informato e modifiche agli articoli 8 e 9 della legge n. 40 del 2004 con un richiamo anche alle coppie unite civilmente e alla procreazione medicalmente assistita compiuta all'estero al fine di precludere le cosiddette « azioni di stato » (« disconoscimento di paternità » e « impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità ») a chi ha prestato il consenso alla procreazione medicalmente assistita, nonché al figlio o alla figlia e agli altri soggetti che ne sarebbero legittimati secondo le attuali disposizioni di legge; vi è infine una previsione specifica per il caso di impiego di gamete proveniente da una delle parti della coppia (tecnica cosiddetta « ROPA »). L'articolo 4 modifica alcuni aspetti della legge 31 maggio 1995, n. 218, in materia di diritto internazionale privato per la tutela dei bambini e delle bambine nati all'estero a seguito di gestazione per altri e per altre, prevedendo la trascrizione immediata e il riconoscimento automatico del rapporto con il genitore o la genitrice d'intenzione, con contestuale trasmissione degli atti al pubblico ministero per la verifica della conformità del riconoscimento all'interesse del bambino o della bambina. L'articolo 5 apporta modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, prevedendo che l'adozione sia consentita alle coppie coniugate, alle coppie unite civilmente, alle coppie di persone conviventi e a persone single . Si prevede inoltre che in « casi particolari » l'adozione potrà essere disposta anche in assenza del consenso di chi è già legalmente genitore o genitrice, nel caso in cui l'adozione risponda all'interesse della persona minorenne, offrendo così tutela soprattutto nei casi di separazioni conflittuali, impedendo strumentalizzazioni, rinviando, per quanto compatibile, alla disciplina del « rifiuto del consenso al riconoscimento » contenuta nel codice civile (ricorso al giudice, anche per provvedimenti provvisori e urgenti). L'articolo 6 contiene una delega al Governo per l'adeguamento delle disposizioni vigenti, anche per assicurare medesimi diritti a figli e figlie, per l'adeguamento delle formule ministeriali.