[pronunce]

IV-ter, n. 10) ha ritenuto applicabile anche alla fattispecie – con cui è stata dichiarata l'insindacabilità delle dichiarazioni rese dal senatore Roberto Castelli il 18 marzo 2004 nella trasmissione televisiva Rai “Telecamere” nei confronti del querelante deputato Oliviero Diliberto, in relazione alle quali pende procedimento penale per diffamazione. Riferisce il GUP che, secondo la querela, alla domanda rivolta dal deputato Diliberto al senatore Castelli su quali fossero le ragioni della sua presenza ad una manifestazione di giovani padani svoltasi davanti al “Parlamento” (manifestazione nel corso della quale erano state pronunciate le parole «chi non salta italiano è»), quest'ultimo aveva risposto: «Piuttosto che mandare in giro a sprangare come fai tu preferisco saltare». Inoltre, nel corso della stessa trasmissione televisiva, il senatore Castelli aveva sostanzialmente addebitato al querelante «di essere il mandante di azioni delittuose», affermando testualmente: «Fascisti, borghesi, ancora pochi mesi, te lo ricordi? Poi hanno sparato ed i tuoi amici sono in Francia»; e, sempre nel medesimo contesto, il senatore Castelli aveva dichiarato: «Credo sia molto più grave andare a ricevere con gli onori le terroriste che voi avete fatto liberare con l'inganno», con ciò accusando il deputato Diliberto «di aver operato illegalmente per favorire il rientro in Italia di terroristi, allorché aveva svolto l'incarico di Ministro della giustizia nel primo governo D'Alema». Ad avviso del ricorrente, che non condivide la tesi secondo cui la ricerca del nesso funzionale dovrebbe avvenire con criteri diversi in caso di coincidenza della posizione di parlamentare e di ministro, il Senato avrebbe «erroneamente valutato la sussistenza dei presupposti necessari per poter considerare le dichiarazioni rese dal senatore Castelli ricollegabili all'ipotesi prevista dall'art. 68, primo comma, della Costituzione». Posto che «costituiscono opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare quelle manifestate durante il compimento di atti tipici della funzione, nonché quelle che, pur non essendo state manifestate in sede parlamentare, riproducano il contenuto sostanziale delle prime», il GUP ricorrente osserva che le dichiarazioni del senatore Castelli «sono state rese nel corso di una trasmissione televisiva e, quindi, al di fuori dell'esercizio di funzioni parlamentari», non risultando, però, «sostanzialmente riproduttive di un'opinione espressa in sede parlamentare» dallo stesso senatore. Di qui il sollevato conflitto, giacché la deliberazione di insindacabilità adottata dal Senato della Repubblica, proprio perché frutto di «un'erronea valutazione dei presupposti richiesti dall'art. 68 Cost.», interferirebbe illegittimamente «nelle attribuzioni dell'autorità giudiziaria». 2. - Preliminarmente, deve essere confermata l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 24 del 2006. Non può essere accolta, in proposito, l'eccezione, avanzata dalla difesa del Senato della Repubblica, basata sul rilievo che il ricorso, non prendendo in considerazione la coincidenza della posizione di parlamentare e di ministro al momento delle dichiarazioni oggetto del procedimento penale, presenterebbe una lacunosa indicazione delle ragioni del conflitto, enunciate in modo generico ed astratto. Invero, l'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale prescrive che il ricorso deve contenere l'esposizione sommaria delle ragioni del conflitto e l'indicazione delle norme costituzionali che regolano la materia. Entrambe le prescrizioni risultano soddisfatte dall'atto introduttivo. In esso vengono riportate le dichiarazioni rese dal parlamentare, in relazione alle quali è pendente procedimento penale dinanzi al GUP. Inoltre – richiamate le motivazioni a sostegno della proposta della Giunta delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari del 15 giugno 2004 (in cui si assumeva esservi una «sperequazione», sotto il profilo della garanzia prevista dall'art. 68, primo comma, Cost., tra la posizione rivestita da un ministro, «che nel nostro ordinamento costituzionale può anche essere parlamentare ma che non può ovviamente spiegare la sua attività negli atti tipici che questa funzione contempla», e quella del «mero parlamentare») – sono esposte le ragioni che inducono il ricorrente a ritenere non invocabile, nel caso di specie, l'art. 68, primo comma, della Costituzione, e a denunciare la lesione delle attribuzioni dell'autorità giudiziaria. 3. - Nel merito, il ricorso è fondato. 3.1. - Questa Corte ha precisato che l'insindacabilità di cui al primo comma dell'art. 68 della Costituzione copre le opinioni espresse extra moenia dai membri delle Camere solo quando le stesse costituiscano riproduzione sostanziale, ancorché non letterale, di atti tipici nei quali si estrinsecano le diverse funzioni parlamentari. Deve esistere, pertanto, un nesso funzionale tra queste ultime e le dichiarazioni esterne, mentre non è sufficiente una generica comunanza di argomento o di contesto politico (tra le tante, sentenze n. 10 e n. 11 del 2000, n. 164, n. 176 e n. 193 del 2005, n. 249, n. 258, n. 260, n. 317, n. 335, n. 392 e n. 416 del 2006, n. 53, n. 65, n. 96, n. 97, n. 151 e n. 152 del 2007). 3.2. - Nel caso in esame, nella delibera di insindacabilità e nella proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari manca qualsiasi riferimento ad atti tipici del parlamentare, nell'una e nell'altra dandosi atto che le espressioni profferite dal senatore sono espressione di un giudizio politico, avendo egli inteso contrapporre la propria figura e la propria condotta politico-amministrativa di Ministro della giustizia a quella dei suoi predecessori della precedente legislatura. 3.3. - Allo scopo di dimostrare l'esistenza del predetto nesso funzionale, la relazione della Giunta fa leva sul fatto che nel settembre 2001, da poco nominato ministro, il senatore Castelli, udito dinanzi al Comitato paritetico delle Commissioni riunite I Camera e I Senato, aveva esplicitamente criticato con parole molto severe l'operato del suo predecessore, parlando di un «Ministero in cui era stata fatta terra bruciata» e dove «probabilmente, oltre ad esserci la terra bruciata, erano stati avvelenati anche i pozzi». È sufficiente al riguardo rilevare che nella specie sono del tutto carenti sia il requisito della sostanziale corrispondenza di significato tra le opinioni espresse in Parlamento e le dichiarazioni rese nel corso della trasmissione televisiva, ove si consideri che l'addebito al deputato Diliberto di essere il mandante di azioni delittuose e di avere operato illegalmente per favorire il rientro in Italia di terroristi è presente soltanto nelle seconde; sia il requisito della sostanziale contestualità, giacché l'audizione in Parlamento è del settembre 2001, laddove le dichiarazioni extra moenia sono del marzo 2004.