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Prima di iniziare la seduta odierna abbiamo avuto conferma del mantenimento della tabella di marcia anche da parte del Governo. In ogni caso, mentre proseguiamo la discussione generale, sentirò anche la Presidenza, ma non ritengo ci siano elementi nuovi per ritenere mutato il calendario anche nella sua scansione temporale, restando ovviamente legittima la sua preoccupazione. Non abbiamo alcun elemento che cambi la tabella di marcia già stabilita, fermo restando che la sua preoccupazione è assolutamente ragionevole. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1883 PRESIDENTE . Proseguiamo dunque la discussione generale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 76 del 2020 in materia di semplificazione. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, il decreto semplificazioni è un provvedimento enorme, che si pone nell'ottica della ripresa economica post Covid-19 e sicuramente investe tantissimi aspetti della vita dei cittadini. Alcuni aspetti vengono affrontati chiaramente con deroghe in tempi ristretti: ad esempio, il termine della sospensione di parte del codice degli appalti era fissato al 31 luglio 2021, poi prorogato. Si tratta comunque di norme che investono aspetti temporali e ciò è effettivamente giustificato dalla situazione emergenziale dal punto di vista economico. Altre norme invece intaccano leggi di rango primario in maniera definitiva. Ecco perché ci si è trovati di fronte ad alcuni articoli che sono stati considerati ostici, perché probabilmente non avrebbe dovuto essere questo lo strumento con cui affrontare argomenti così particolari e delicati in modo definitivo. Per quanto riguarda la Commissione ambiente, siamo stati interessati per oltre 17 articoli. Eppure, l'esame del disegno di legge non è stato assegnato alla Commissione. Ciò è stato comunque molto gravoso per i membri della Commissione, che hanno dovuto partecipare ai lavori come ospiti, chiaramente attivi, ma anche marginali. Per quanto riguarda la tematica ambientale concernente la partecipazione dei cittadini alla valutazione di impatto ambientale e l' iter delle bonifiche, abbiamo avuto riscontro da parte dell'Assemblea parlamentare, che ha voluto ascoltare la visione di una gran parte dei parlamentari, in maniera trasversale, che non rappresentava comunque la maggioranza. Devo dare atto, quindi, per questo e per l'articolo 10, che modifica in modo sostanziale il Testo unico sull'edilizia (decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001), di un lavoro parlamentare di grande respiro che non sempre si vede in queste Aule. Si è quindi riusciti a coniugare punti di vista molto diversi in partenza. Per quanto riguarda il citato decreto del Presidente della Repubblica n. 380, su cui mi soffermerò, devo dire che si è arrivati a un certo miglioramento dello strumento: sono molte le semplificazioni che vengono poste in merito alle procedure, con il fine dichiarato del recupero e della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Questo chiaramente, in un'ottica di rigenerazione edilizia che sposti l'investimento nel settore dal consumo del suolo al recupero del patrimonio edilizio, è estremamente importante e noi ne abbiamo condiviso la ratio . Chiaramente in Commissione ambiente giaceva, da due anni e mezzo, un disegno di legge che si stava occupando di ciò in maniera molto sistematica, con oltre ottanta ore di audizione. Ecco perché in un primo momento abbiamo trovato il provvedimento un tantino invasivo. Quello che deve essere chiaro a tutti, ed è importante sapere, è che è necessario mettere mano alla cattiva edilizia degli anni Settanta e Ottanta che, dal punto di vista energetico, si pone come un colabrodo. È un'edilizia precedente alle norme antisismiche e quindi, anche da questo punto di vista, è assolutamente inadeguata, come è inadeguata molto spesso anche dal punto di vista strutturale. Riqualificare quindi queste aree è assolutamente necessario e indispensabile, ed è dunque doveroso creare incentivi e semplificazioni nelle procedure. Il punto di equilibrio tra questo e la gestione del territorio tramite gli strumenti dell'urbanistica, che - dobbiamo ricordarlo - è una scienza sociale di importanza primaria per il bene comune e per salvaguardare i diritti dei cittadini, è difficile da trovare. È difficile, infatti, tenere in equilibrio la velocità che si vuole dare a questi iter e la tutela di tali diritti. L'urbanistica ha sempre previsto i cosiddetti piani attuativi per poter realizzare delle opere ma nel tempo, in una visione neoliberista e di grande consumo del territorio, abbiamo finito per rinunciare a tali progetti in favore di una urbanistica cosiddetta contrattata che ha dato dei pessimi esempi in Italia, creando una cattivissima cultura architettonica e una deresponsabilizzazione degli enti e anche di chi ha operato. A tale proposito dobbiamo stringere il punto di cucitura, il che non significa far cambiare i piani laddove ci sono. I piani regionali e territoriali - come è stato detto - restano infatti saldi e nessuno sarà costretto a cambiarli. Si è parlato semplicemente dei centri storici e delle aree di particolare pregio storico - non dico artistico e, quindi, non mi riferisco agli edifici vincolati - e cioè di quella stratificazione del nostro vissuto che è il motivo per cui dall'estero i turisti vengono in Italia e non vanno solo in spiaggia, o a Palazzo Pitti o nei grandi musei, ma girano per i nostri luoghi di identità. Ricordo a tale proposito che poche settimane fa il Governo si è assunto un importante impegno che è stato confermato. Mi riferisco alla mozione sui centri storici che è di grandissima importanza. Ricordo, inoltre, tutte le deroghe fatte, partendo da quella alla legge n. 1444 del 1968 che definisce gli standard urbanistici, che poi sono i diritti dei cittadini, i diritti all'aria, alla luce, ad avere comunque una certa dimensione delle cose rapportata al numero dei cittadini, e quindi anche le strade, il verde e le scuole. Tutto quello che riguarda gli standard urbanistici riguarda i diritti dei cittadini. Si comincia, dunque, con una deroga alla legge n. 1444 sulla larghezza del lotto, senza tener conto del dell'area di sedime, ma anche in altezza. Questo significa che, andando in deroga per la larghezza, non solo mi troverò ad aumentare l'altezza e quindi a diminuire il raggio di luce che porta alle abitazioni, ma avrò anche aumenti volumetrici. Tutto questo avverrà senza bisogno d'altro che una SCIA, ma nei centri storici avverrà con dei piani di recupero. Tali piani esistono e sono la cosa più vicina ai piani di rigenerazione urbana di cui tutti ci riempiamo la bocca. La rigenerazione urbana si attua con i piani di recupero, fatti salvi i piani regionali esistenti, perché chiaramente nessuno deve essere costretto a rifare i piani.