[pronunce]

Il comma 5 definisce il trattamento economico, prevedendo, tra l'altro, che esso sia pari alla retribuzione dell'analogo personale delle scuole locali o, se più favorevole, ai tre quarti della posizione stipendiale iniziale spettante al personale delle scuole in Italia con le medesime funzioni. Anche relativamente al personale non docente è prevista la possibilità per le scuole italiane all'estero di assumere, previa autorizzazione del MAECI e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, personale «permanentemente residente da almeno due anni nel Paese dove opera la scuola ed avente una conoscenza della lingua italiana adeguata ai rispettivi compiti» (art. 32 del d.lgs. n. 64 del 2017). Infine, l'art. 33 stabilisce che la legge regolatrice dei contratti di cui agli artt. 31 e 32 è quella locale. Di specifico interesse per la tematica in esame è il comma 3, secondo cui «[l]e selezioni del personale di cui alla presente sezione si conformano a principi di imparzialità, pubblicità e trasparenza, e mirano ad accertare la conoscenza della lingua italiana e il possesso delle competenze necessarie ai compiti da svolgere», prevedendo che le modalità delle selezioni siano stabilite con decreto del MAECI, sentito il MIUR. Infine, il comma 4 prescrive che «[è] in ogni caso escluso il transito nei ruoli del personale di cui alla presente sezione». Il quadro regolatorio è stato completato dall'emanazione dei decreti previsti dall'art. 31, comma 2 (decreto MAECI 8 gennaio 2018, prot. n. 3615/2501) , e dall'art. 33, comma 3 (decreto MAECI 4 settembre 2017, prot. n. 1202/1615). In particolare, il decreto MAECI 8 gennaio 2018, prot. n. 3615/2501, individua nell'Allegato A gli specifici insegnamenti, obbligatori secondo l'ordinamento italiano, affidabili da ciascuna scuola a docenti a contratto locale, tra i quali: lingua e cultura inglese, matematica, scienze, tecnologia, arte e immagine, musica, scienze motorie ed educazione fisica. 4.- Gli artt. da 31 a 33 del d.lgs. n. 64 del 2017 configurano, dunque, un disegno di riorganizzazione del sistema di reclutamento da parte delle scuole italiane all'estero del personale, docente e non docente, con contratto di "diritto locale". La più significativa innovazione, come si è rilevato, è proprio quella prevista dall'art. 31, comma 2, che consente il conferimento di incarichi di insegnamento, secondo la normativa locale, anche in materie obbligatorie secondo l'ordinamento italiano, accompagnata dalla previsione che possano essere attribuiti a cittadini stranieri e italiani, a condizione che essi risultino residenti nel paese ospitante da almeno un anno. Si tratta di una innovazione perseguita dal legislatore sin dal tentativo operato nella medesima direzione con le previsioni dettate dal comma 2 dell'art. 9 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101 (Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni), poi espunto in sede di conversione, operata dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125. Le ragioni di tale innovazione possono dunque essere individuate in quelle stesse, di carattere finanziario e gestionale, che erano state poste a fondamento dell'intervento operato con il citato comma 2 dell'art. 9 del d.l. n. 101 del 2013. Nella relazione tecnica, concernente la predetta disposizione, si affermava che l'intervento era volto a fronteggiare la riduzione del personale scolastico di ruolo assegnabile per l'espletamento dell'insegnamento presso le scuole statali all'estero, con consistente riduzione della correlata spesa per effetto dell'applicazione ai docenti assunti con contratto locale di trattamenti retributivi meno onerosi di quelli previsti per i docenti di ruolo provenienti dall'Italia, svolgenti le medesime funzioni. Dalla ricognizione del quadro normativo, in definitiva, emerge che l'esaminata disciplina dettata dall'art. 31, comma 2, del d.lgs. n. 64 del 2017 costituisce, dunque, uno strumento flessibile per ciascuna scuola italiana all'estero volto a soddisfare il fabbisogno di personale docente in funzione di specifiche esigenze locali. In tale prospettiva, vale la pena osservare che le materie concretamente affidate ai docenti a "contratto locale" non ineriscono allo specifico patrimonio storico e culturale italiano. Si intuisce, peraltro, la preoccupazione del legislatore di differenziare nettamente i due ricordati canali di reclutamento del personale delle scuole italiane all'estero, distinguendo lo status giuridico ed economico del "personale locale" da quello del personale di ruolo proveniente dall'Italia, come attestano: la ricordata previsione dell'art. 33, comma 4, che significativamente esclude il transito nei ruoli del personale assunto con contratto locale; la circostanza che si possa prescindere dal periodo minimo di residenza nel paese ospitante solo ove non si possa provvedere diversamente (art. 31, comma 3); la previsione che solo in quest'ultimo caso si possano rimborsare le spese di viaggio. Si tratta, in altre parole, di elementi voluti congiuntamente dal legislatore per connotare in termini di specialità la tipologia di rapporto lavorativo in questione, specialità alla cui luce va valutata la previsione che impone il requisito della previa residenza almeno annuale nel paese ospitante la scuola. Non a caso tale stretta connessione si ripete, come si è avuto modo di rilevare, in tutte le previsioni del d.lgs. n. 64 del 2017, che riguardano il personale locale nelle scuole italiane all'estero sia docente (art. 31, commi 1 e 2), sia non docente (art. 32), per il quale, anzi, la durata della previa residenza nel paese ospitante è elevata a due anni. 5.- La verifica della legittimità costituzionale della disposizione censurata non può dunque prescindere dalla sua contestualizzazione nell'ambito e in funzione del complessivo disegno di revisione della disciplina del reclutamento dei docenti locali con contratto "locale" da parte delle scuole italiane all'estero. In tale prospettiva, il contestato requisito risulta, per quanto si è evidenziato, funzionale alle esigenze gestionali del sistema delle scuole italiane all'estero e, nel contempo, concorre a rafforzare il rapporto della singola scuola e dei suoi alunni con il contesto locale, contribuendo a una loro migliore integrazione. In questo modo, il requisito della previa residenza nel paese ospitante da almeno un anno, previsto dalla disposizione censurata, ottempera alle condizioni individuate da questa Corte per ritenerlo conforme ai principi posti dall'art. 51 Cost., in materia di accesso all'impiego nella pubblica amministrazione, e dall'art. 97 Cost., in tema di miglior andamento delle attività in questione. Ne consegue che la disposizione censurata si sottrae ai dubbi di costituzionalità sollevati dal Collegio rimettente in ordine a tutti i parametri costituzionali evocati..