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Probabilmente qualcuno è già in campagna elettorale e di questo noi siamo contenti, ci fa piacere. Anche noi non vediamo l'ora di andare al voto, invece di assistere a questo teatrino impietoso di chi ieri votava la fiducia alla Camera ed oggi, invece, la negherà in questa Aula del Senato. Non è questo il momento delle scenate e dei tristi spettacoli di tristi figuri. Ma del resto, da questo Governo e dalla coalizione che lo sostiene, non potevamo aspettarci nulla di diverso: un miscuglio, un coacervo di forze politiche troppo diverse tra loro per stare insieme era evidentemente destinato a fallire; un compromesso al ribasso che noi abbiamo sempre denunciato. Mentre fuori da questa Aula c'è un Paese che arranca, un Paese in difficoltà che cerca di uscire da questa crisi economica fatta di inflazione, caro energia, caro bolletta, caro carburante, questo Governo e questa maggioranza litigano, pongono veti, discutono del reddito di cittadinanza e di cannabis, dimenticando che questo Paese è in braghe di tela e che sta facendo leva solo sulle proprie braccia per potersi risollevare. Non siete stati capaci di mettervi d'accordo neanche tra di voi. Siete un'armata Brancaleone, legati solo al potere e al tirare a campare. Avete utilizzato la nobiltà dell'emergenza e della solidarietà nazionale per fare interessi di potere soltanto vostri. Avete abbandonato questo Paese a sé stesso in maniera colpevole e strumentale. Siete responsabili, dinanzi agli italiani, di non aver saputo essere classe dirigente nel momento in cui il Paese aveva bisogno di una guida autorevole. Avete trasformato gli aiuti in elemosina. Avete fatto diventare gli italiani dei questuanti. Di questo darete conto al Paese a breve, perché state tirando a campare. È però questione di pochi mesi: siamo arrivati. Il voto è vicinissimo. Noi crediamo che, dopo il voto di oggi, non si possa più parlare di Governo Draghi. La tenuta di questa maggioranza è franata sotto i Diktat di chi ha pensato solo a se stesso e a racimolare qualche consenso politico. Con questo clima di ricatti, di beghe, di liti interne, di tutti contro tutti state tenendo in ostaggio il Paese. Non potevate produrre nulla di buono prima; tantomeno potete farlo oggi, tentando di racimolare qualche voto in più e pensando che fare opposizione a voi stessi vi salvi la faccia e salvi la vostra dignità. Noi ci auguriamo di assistere, tra poche ore, a uno scatto di orgoglio da parte di questa Aula, ad una presa di coscienza di una esperienza che è giunta al capolinea e lo diciamo con tutto il rispetto per il presidente Draghi, la cui autorevolezza, purtroppo, non è stata sufficiente a placare gli appetiti di alcune forze politiche. Oggi, forse, salvo altri clamorosi colpi di teatro, quel famoso e fatidico giorno è arrivato. Mandiamo a casa questo Governo e questa maggioranza fallimentare; basta con i giochi di Palazzo. Confidiamo nella serietà di Draghi, che ha escluso un Draghi- bis , e confidiamo anche nel ruolo del Capo dello Stato, affinché non siano tirati fuori altri conigli dal famoso cilindro. Mentre, infatti, qualcuno pensa al rimpasto pur di tenersi stretta la poltrona, noi diciamo chiaramente che è giunto il momento di voltare pagina e tornare al voto. Torniamo al voto e restituiamo agli italiani l'opportunità di scegliersi un Governo: un Governo forte, che faccia gli interessi della nazione e non gli interessi di qualcuno in particolare. Ognuno di noi oggi potrà votare secondo coscienza, ma state certi che da Fratelli d'Italia non arriverà alcun sostegno, come sempre abbiamo fatto, e che non saremo mai complici di una coalizione tanto deleteria quanto disastrosa per il nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, dire che siamo in un momento particolare di questa legislatura, quasi epigonale, mi pare che sia fuori discussione. Oggi discutiamo o dovremmo discutere di un decreto-legge che comunque finanzia per il 2022, cioè per l'anno in corso, più di 20 miliardi; sono 20 miliardi di aiuti alle persone, alle famiglie e alle imprese. Ci sono provvedimenti che contengono un sostegno a chi percepisce un reddito modesto, ci sono provvedimenti che prevedono un abbattimento del costo del terzo trimestre delle bollette, conseguente al caro energia. Si tratta quindi di un insieme di provvedimenti che trova la propria fonte in circa 6 miliardi e mezzo, che praticamente è il valore complessivo dell'extraprofitto che le imprese produttrici o che gestiscono l'energia hanno ricavato in questo momento dovuto alla particolare, singolare e drammatica vicenda che stiamo vivendo in Europa e nel mondo. Tale vicenda vede un Paese in guerra, un Paese illegittimamente invaso, e vede tutta la drammaticità di ciò che è successo da parte di una non democrazia, di una democratura che si impone con forza e violenza nei confronti di un popolo libero. Bene, che cosa prevediamo? Ci sono degli interventi anche sul superbonus del 110 per cento, ma non risolvono il problema, perché il problema della cessione del credito rimane, soprattutto per chi ha applicato lo sconto in fattura; non se ne viene fuori e c'è il rischio del fallimento di molte imprese. È poi evidente che questa misura sviluppista incontrerà o sta incontrando delle difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la platea più ampia dei condomini, i cui interventi dovrebbero completarsi entro il dicembre del 2023, con problemi non certamente banali, ammesso che ci si riesca. Nessuno mette in dubbio che questa sia stata una misura efficace, però sicuramente è una misura migliorabile; e nessuno mette in dubbio la necessità di evitare le frodi. Bene, veniamo al punctum dolens . Diceva Prezzolini, credo, o Flaiano che nulla in Italia è più definitivo del provvisorio. E il carattere ontologicamente provvisorio è tipico dei bonus, giustificati e giustificabili in un momento di crisi davanti all'emergenza. Il 110 nasce da una misura di sviluppo del Paese, soprattutto per dare rilancio al sistema dell'edilizia, che ben sappiamo essere uno degli elementi trainanti della nostra economia. Ma lì abbiamo anche scoperto la mole ingente delle frodi, così come abbiamo scoperto un'altra cosa. Lo dice uno che non è personalmente contrario al sostegno e che anzi vuole il sostegno nei confronti di chi perde il lavoro, ma che capisce anche che con il reddito di cittadinanza, così come impostato, abbiamo perso quella cultura tipica dell'Italia nelle politiche attive del lavoro. (Applausi) . Non vorrei citare Biagi, perché penso sia scontato. Praticamente abbiamo quasi ipostatizzato il mercato della rinuncia, perché di questo si è trattato. È la cattiva applicazione di una misura solidaristica. Ricordo il bellissimo intervento che fece Calamandrei, credo all'Università degli studi di Firenze, sulla nostra Costituzione, in cui disse che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la libera iniziativa e soprattutto l'uguaglianza nelle condizioni di partenza degli individui, che è il presupposto di uno Stato democratico e liberale: