[pronunce]

Il Presidente del Consiglio dei ministri aggiunge che l'art. 37, comma 10, del decreto-legge n. 98 del 2011 non vìola l'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, poiché per «nuova entrata tributaria» non deve necessariamente intendersi un nuovo tributo, essendo sufficiente anche l'incremento di un tributo preesistente, e perché la destinazione delle maggiori entrate derivanti dalle disposizioni sul contributo unificato alla «realizzazione di interventi urgenti in materia civile, amministrativa e tributaria» costituiscono condizioni sufficienti, nell'attuale contesto emergenziale del Paese, a giustificare la riserva allo Stato, la quale, comunque, essendo diretta a coprire spese relative ad interventi sociali di notevole spessore, è destinata a produrre benefici finanziari anche nelle singole Regioni.1.- La Regione siciliana ha promosso, tra l'altro, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 37, comma 10, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 15 luglio 2011, n. 111, in riferimento all'art. 36 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), all'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), e al principio di leale cooperazione tra Stato e Regioni. 1.1.- In particolare, ad avviso della ricorrente, l'art. 37, comma 10, del decreto-legge n. 98 del 2011, nella parte in cui comprende nella riserva a favore del bilancio statale il contributo unificato di iscrizione a ruolo dovuto nei processi tributari, senza farne salva, per quelli celebrati in Sicilia, la spettanza alla Regione nemmeno della quota sostitutiva dell'imposta di bollo, violerebbe l'art. 36 del r.d.lgs. n. 455 del 1946 e l'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, a norma dei quali spettano alla Regione siciliana, oltre alle entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime. 1.2.- Inoltre, lo stesso art. 37, comma 10, nella parte in cui, attribuendo allo Stato il maggior gettito derivante dai nuovi importi fissati per il contributo unificato nel processo civile e nel processo amministrativo, non prevede la partecipazione della Regione siciliana al procedimento di ripartizione tra Stato e Regione dei relativi proventi riscossi in Sicilia, violerebbe il principio di leale cooperazione tra Stato e Regioni. 2.- Riservata a separata pronuncia la decisione sulle questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto altre disposizioni del decreto-legge n. 98 del 2011, va esaminata, in primo luogo, quella relativa all'art. 37, comma 10, nella parte in cui comprende nella riserva a favore del bilancio statale il contributo unificato di iscrizione a ruolo dovuto nei processi tributari. La questione non è fondata. In virtù dell'art. 36 dello statuto di autonomia speciale e dell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, spettano alla Regione siciliana tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio (ad eccezione di alcuni specifici tributi). È possibile per la legge statale prevedere diversamente, attribuendo allo Stato il gettito di determinati tributi, solamente se ricorrono due condizioni: a) che si tratti di una entrata tributaria «nuova» e b) che il relativo gettito sia specificamente destinato dalla legge alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime. Questa Corte ha già affermato che il contributo unificato ha natura di «entrata tributaria erariale» ai sensi dell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 (sentenza n. 73 del 2005). La Regione siciliana, nel caso in esame, si duole dell'insussistenza della prima delle menzionate due condizioni richieste dal predetto art. 2 e, cioè, della «novità» del tributo medesimo. In proposito si deve osservare che «nuova» entrata tributaria (la quale può essere riservata allo Stato, in virtù dell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965) è, però, anche la maggiore entrata derivante da disposizioni legislative che introducono nuovi tributi o aumentano le aliquote di tributi preesistenti e contestualmente dispongono la soppressione di tributi esistenti o la riduzione delle loro aliquote (sentenza n. 348 del 2000). Orbene, con riferimento alle controversie tributarie, le disposizioni contenute nell'art. 37 del decreto-legge n. 98 del 2011 hanno sostituito l'imposta di bollo (in precedenza dovuta dalle parti e rientrante tra i tributi il cui gettito era devoluto alla Regione siciliana) con il contributo unificato e nel contempo, con il comma 10, hanno destinato allo Stato solamente il «maggior gettito» conseguitone in applicazione dei commi 6, 7, 8 e 9. La norma impugnata, quindi, concerne solamente l'incremento di gettito scaturente dalla sostituzione dell'imposta di bollo con il contributo unificato. In fase di applicazione della norma impugnata, lo Stato può sempre sentire la Regione interessata sul riparto. Ove, invece, riservi a sé una quota del gettito derivante dall'applicazione del contributo unificato alle controversie tributarie ritenuta dalla Regione superiore alla differenza tra il gettito totale e quello in precedenza derivante dall'applicazione dell'imposta di bollo, è in quella sede che l'ente regionale può difendere la propria autonomia finanziaria dalla lesione che ne deriverebbe, attraverso gli strumenti appropriati, ivi incluso il conflitto di attribuzioni (sentenze n. 348 e n. 98 del 2000). 3.- Va esaminata, in secondo luogo, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 37, comma 10, del decreto-legge n. 98 del 2011, nella parte in cui riserva allo Stato il maggior gettito derivante dall'incremento dell'importo del contributo unificato dovuto nelle cause civili e amministrative disposto dal precedente comma 6. Anche tale questione non è fondata. La ricorrente si duole del fatto che la norma non prevede la sua partecipazione al procedimento di ripartizione tra Stato e Regione del gettito derivante dall'applicazione del contributo unificato nelle cause che si svolgono in Sicilia.