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Tra questi vi sono le "Comunicazioni" utilizzate per indicare gli orientamenti ufficiali dell'autorità sulla corretta interpretazione ed applicazione della normativa di settore. Questi atti hanno contenuto generale e astratto e si caratterizzano per una quasi normatività. Essi indirizzano i comportamenti degli operatori e assumono un'importante funzione nomofilattica. Si tratta di documenti che, pur se privi di diretta portata precettiva, hanno contenuto esplicativo degli obblighi di legge; la Comunicazione n. 9019104 del 2 marzo 2009 attiene ai principi e alle regole di comportamento dell'intermediario nella distribuzione di prodotti finanziari illiquidi. Il documento contiene indicazioni sugli adempimenti connessi alla distribuzione verso la clientela al dettaglio. La Consob spiega che sono da ritenere prodotti finanziari illiquidi quelli che comportano per l'investitore ostacoli o limitazioni allo smobilizzo entro un tempo ragionevole, a condizioni di prezzo significative. Le azioni non quotate rientrano nella definizione di titoli illiquidi utilizzata nella Comunicazione. Infatti, detto investimento potrà essere smobilizzato solo nell'ambito del mercato non regolamentato che non consente la compravendita in modo istantaneo con immediato accredito dell'operazione sul proprio conto. La Comunicazione Consob chiarisce che la condizione di "liquidità" può essere garantita dall'impegno della banca intermediaria al riacquisto, sulla base di criteri e meccanismi prefissati; l'obbligo di diligenza nella condotta e nell'informativa degli intermediari è sancito dall'art. 21, comma 1, del TUF. In particolare, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori, essi devono "a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, per servire al meglio l'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati; b) acquisire, le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati"; comportarsi con diligenza vuol dire agire in maniera professionalmente adeguata. La correttezza impone condotte leali, modellate e improntate al fine di realizzare l'interesse del cliente. La trasparenza è legata all'informazione e si concreta nel fornire al cliente tutte le informazioni necessarie sul servizio prestato; perciò, l'investitore va anzitutto messo a conoscenza del fatto che le azioni non quotate sono riconducibili alla categoria dei titoli illiquidi; inoltre, secondo la citata Comunicazione Consob, in tema di prodotti finanziari illiquidi, l'obbligo di informazione di cui all'art. 21, comma 1, del TUF impone all'intermediario il dovere di una specifica informativa, si chiede di sapere, alla luce della perdurante crisi economico-finanziaria, se sia possibile imporre agli Istituti di credito che trattengono le azioni, di valutare, laddove i bilanci siano positivi, il riacquisto delle azioni superato un tempo di immobilizzazione ragionevole (30 giorni) per permettere a chi ha investito e sostenuto la propria banca di prossimità di tornare in possesso della propria liquidità ed evitare disagi economici. Atto n. 4-07395 LANNUTTI CORRADO Margherita GRANATO Bianca Laura ANGRISANI Luisa SBRANA Rosellina Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dello sviluppo economico Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: la società Autostrade per l'Italia S.p. A. (ASPI) gestisce 2.857 chilometri di rete autostradale in Italia sulla base della convenzione unica sottoscritta in data 12 ottobre 2007 con l'allora ente concedente ANAS S.p. A. (ruolo oggi attribuito al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili); il 5 maggio 2022 ASPI è passata definitivamente di mano: l'88,06 per cento di Autostrade per l'Italia detenuta da Atlantia S.p. A. (il cui 30,25 per cento è in mano ai Benetton) è stato acquistato per il 51 per cento da holding Reti Autostradali S.p. A. (HRA) partecipato da CDP Equity (la holding di investimenti controllata da Cassa depositi e prestiti), dal fondo Usa Blackstone infrastructure partners (per il 24,5 per cento) e dai fondi gestiti dall'australiana Macquarie asset management (per il 24,5 per cento); la cessione è costata ben 8.198,8 milioni di euro, il che vuol dire che i Benetton intascano dallo Stato circa la stessa cifra che sborsarono nel 2000 (8 miliardi di euro) per aggiudicarsi la concessione delle autostrade. A questi 8.198,8 milioni di euro vanno però aggiunti i circa 8,8 miliardi di euro di debiti che Atlantia ha di fatto lasciato in società Autostrade e 3,4 miliardi di risarcimento danni per il crollo del Ponte Morandi di Genova, che ha provocato 43 morti. Quindi circa 21,3 miliardi di euro. Il tutto, peraltro, al netto dei 10 miliardi di euro di dividendi che Atlantia ha incassato in questi 20 anni; in un articolo del quotidiano "Il Domani", a firma di Giorgio Meletti, uscito il 9 agosto 2022, si fa notare inoltre che "la famiglia Benetton non ha subìto alcun danno patrimoniale" dalla tragedia del Ponte Morandi. "Anzi, ci ha guadagnato", scrive il giornalista, il quale spiega che "il giorno del crollo, il titolo Atlantia valeva in Borsa 25 euro. Oggi ne vale 23. Certo, 23 è meno di 25. Però considerate che nel frattempo c'è stata la pandemia, che ha pesato sulle concessioni autostradali con il crollo del traffico, soprattutto nel 2020. E adesso c'è la guerra in Ucraina, che sta terremotando le borse di tutto il mondo. E sono proprio i numeri della Borsa a dirci quanto è andata bene ai Benetton". In particolare, in riferimento all'inizio della pandemia, "da quel 9 marzo 2020 a oggi l'indice FTSE MIB, che misura l'andamento generale della Borsa di Milano, è cresciuto di circa il tre per cento. Il titolo Atlantia invece è salito di circa il 40 per cento". "Una performance che nessuna grande società italiana ha realizzato nello stesso periodo", commenta Meletti; il giornalista ricostruisce quindi quello che a suo avviso è "uno dei più gravi scandali della storia repubblicana", la cui responsabilità "va divisa equamente tra i tre governi che si sono succeduti in questi quattro anni: Conte I, Conte II e Draghi". Governi che "con una serie di mosse abbastanza stralunate hanno tolto le conseguenze del crollo dal groppone dei Benetton e dei loro soci per traslarlo sulle spalle degli utenti delle autostrade, che lo pagheranno a suon di pedaggi per i prossimi decenni"; considerato che all'indomani del crollo del Ponte Morandi, il partito di maggioranza, il Movimento 5 stelle, era schierato per la revoca della concessione e la Benetton ha ribattuto che la revoca prima del pronunciamento della Cassazione avrebbe messo a repentaglio non solo la sopravvivenza di Atlantia, ma anche la stabilità degli stessi mercati finanziari italiani. La stessa Mediobanca ha sostenuto che la revoca avrebbe potuto dato luogo a un contenzioso legale che sarebbe potuto costare allo Stato 10-11 miliardi di euro di risarcimento; considerato inoltre che: