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Si sono sperimentate e funzionano molto bene le convivenze tra due o tre utenti, perché scatta la messa in comune delle risorse, il profumo della libertà, la cintura di sicurezza di non essere soli e altro ancora. E oltre alle convivenze, vi sono gli appartamenti a cosiddetta « bassissima protezione », gli affidi a famiglie disponibili, le convivenze in alloggi da condividere con studenti universitari o rifugiati politici e altro ancora. Tutte soluzioni che offrono risultati di alta qualità relazionale e garantiscono risparmi importanti da reinvestire in attività territoriali che peraltro oggi scontano gravi mancanze di risorse, una scelta anche per ridare fiato e qualità ai servizi di salute mentale italiani. Una necessità che passa attraverso il superamento di troppe strutture a cosiddetta alta protezione, costosissime, spesso poco efficaci e gestite con logiche neomanicomiali. Sul fronte del lavoro l'impegno si gioca in collaborazione « con » le agenzie esterne per cercare, anche in questi tempi di crisi, ogni possibile spazio per inserimenti in realtà dove il lavoro sia vero e presente. Usando le leggi nazionali che esistono, quelle regionali, le clausole sociali dei grandi appalti, le cooperative e altro ancora. E poi usando la fantasia per trovare, anche dentro i servizi di salute mentale, e con partner disponibili, nicchie di lavoro, e perciò di mercato, a partire da chi sta peggio e quelle altre piste non può percorrerle. Per realizzare prodotti belli e vendibili, che servano a fare reddito e a far ritrovare abilità e competenze a chi credeva di averle perdute per sempre. Naturalmente questi dieci punti non esauriscono quanto necessario per migliorare la qualità delle cure dei servizi di salute mentale nel nostro Paese. Sono in ogni caso un contributo importante per definirne una base e una cornice solida e, al tempo stesso, ricca di spunti positivi e innovativi, su cui costruire pratiche di buona quotidianità prestazionale, fortemente condivise e radicate nelle nostre comunità. Lo spirito e i contenuti di questo disegno di legge mettono al centro quel « fare assieme » più volte richiamato, nella valorizzazione del sapere esperienziale di operatori, utenti e familiari, nel convincimento che tutti siamo portatori di risorse e nel credere nella dimensione del cambiamento sempre possibile, che è diventato il nostro riferimento ideale, anche nei meandri più bui della malattia mentale. Siamo consapevoli che dire tutto questo, che affermare di voler fare le cose assieme pur essendo importante e bello non sia sufficiente. Oltre a crederci fermamente è necessario comportarsi di conseguenza. Solo in questo modo il disagio psichico e la malattia mentale ritrovano posto e dignità nel quotidiano di tutti noi, in una comunità in cui ciascuno è un po' più responsabile per tutti.. I PRINCÌPI GENERALI 1 (Finalità) 1 La presente legge, in continuità e in coerenza con i princìpi della legge 13 maggio 1978, n. 180, degli articoli 34, 35 e 36 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, del progetto obiettivo « Tutela salute mentale 1998-2000 » di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 22 novembre 1999, del Libro verde « Migliorare la salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per l'Unione europea », di cui alla comunicazione della Commissione europea COM(2005) 484 definitivo, del 14 ottobre 2005, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18, del Piano di azioni nazionale per la salute mentale approvato dalla Conferenza unificata il 24 gennaio 2013, del Piano d'azione per la salute mentale 2013-2020 dell'Organizzazione mondiale della sanità, nonché dei livelli essenziali di assistenza (LEA) per l'anno 2016, nel reciproco rispetto delle competenze statali e regionali persegue le seguenti finalità: a rimuovere qualsiasi forma di discriminazione, stigmatizzazione ed esclusione nei confronti delle persone affette da disagio o disturbo mentali, tutelare i diritti umani e promuovere l'esercizio dei diritti di cittadinanza; b valorizzare le attività e le iniziative volte a promuovere la prevenzione del disagio e del disturbo mentali, con particolare riferimento allo stile di vita, alla famiglia, al lavoro, alla scuola, alla comunità e alla società nel suo complesso; c garantire equità di accesso ai servizi deputati alla salute mentale a tutte le persone affette da disagio o disturbo mentali, indipendentemente da età, sesso, situazione socio-economica, razza e orientamento sessuale, secondo il principio di uguaglianza, al fine di avviare al meglio percorsi di cura e di recupero per raggiungere la migliore condizione possibile di salute psichica e fisica e di qualità della vita; d garantire interventi e supporti assistenziali nel normale ambiente di vita della persona affetta da disagio o disturbo mentali, con particolare riguardo alle fasi critiche della malattia e alle situazioni di urgenza, secondo il principio della massima prossimità e accessibilità degli stessi; e promuovere la collaborazione e l'integrazione dei settori pubblici della sanità, dell'istruzione, del lavoro, della giustizia, dell'abitazione e dell'assistenza sociale con le organizzazioni e associazioni che perseguono le medesime finalità; f garantire, con continuità nel tempo, l'attuazione di percorsi di cura integrati e personalizzati volti al miglioramento della qualità dell'assistenza alla malattia mentale, attraverso l'erogazione di prestazioni efficaci, appropriate, basate su prove di evidenza scientifica, sicure e centrate sull'utente dei servizi di salute mentale e sul suo ambito relazionale e realizzate prioritariamente nel suo contesto di vita sociale; g definire linee guida volte ad assicurare un'organizzazione degli interventi e delle prestazioni che mettano al centro l'utente e i familiari; h riconoscere valore fondamentale alla promozione di percorsi di cura, nel contesto di vita, fondati sulla condivisione tra utenti, familiari e operatori; i riconoscere valore fondamentale al reinserimento abitativo, lavorativo e sociale dell'utente e dei familiari; l ridefinire gli indirizzi in materia di personale, di qualità e di formazione nel settore della salute mentale, attraverso la riqualificazione delle strutture, la garanzia di adeguati standard di personale qualificato e di appropriate risorse finanziarie; m emancipare e responsabilizzare le persone affette da disagio o disturbo mentale, al fine di rafforzarne il coinvolgimento nel patrocinare i propri diritti nelle politiche di salute mentale; n predisporre percorsi di cura con livelli di complessità crescente, omogenei nel territorio nazionale e definiti all'interno dei LEA, da attuare nel piano generale di riorganizzazione dei dipartimenti di salute mentale. 2 (Obiettivi) 1 Fermi restando gli obiettivi di cui all'articolo 2 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, il Servizio sanitario nazionale, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto delle finalità di cui all'articolo 1 della presente legge, in accordo tra loro, perseguono i seguenti obiettivi: