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È vero quello che ha detto il ministro De Micheli alla Camera e alla trasmissione «Porta a Porta», non escludendo un controllo straniero per la compagnia, o è vero quello che ha ribadito il ministro Patuanelli, anche in Commissione al Senato, non escludendo un intervento statale, tanto è importante la compagnia per il nostro Paese? Delle due l'una; andiamo da un estremo all'altro, ma non abbiamo una linea del Governo. Sulla questione non ci è stata data risposta alcuna. In tutta sincerità che si passi da tre commissari al commissario unico di per sé a noi cambia poco. Il problema è che cosa farà questo commissario e né il commissario, né il direttore generale ci hanno tolto alcun dubbio. E non ci venga a dire anche qui oggi la collega Lupo - ce lo risparmi - che è la prima volta che abbiamo in Alitalia qualcuno che capisce di aerei, per due motivi: in primo luogo - è bene dare la dimensione e con tutto il rispetto per Blue Panorama - un conto è una compagnia che fattura 300 milioni, un conto è una compagnia che fattura 3 miliardi; un conto è una compagnia che conta 18 aeromobili; un conto è una compagnia che ne conta 113. In secondo luogo, collega, il direttore generale Zeni è la terza volta che arriva in Alitalia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ; se le altre due sono rimaste così nascoste da dire che è la prima volta che arriva, forse non sono state presenze così incisive e speriamo che lo sia di più la prossima. Non abbiamo avuto risposte sulle alleanze. È innegabile che alcuni esponenti di questa maggioranza abbiano fatto di tutto, anche fuori dagli schemi convenzionali, per tifare Lufthansa invece che Delta, magari dimenticandosi di dire che qui siamo ad autorizzare un prestito ponte di 400 milioni e uscire dall'alleanza atlantica ne costerebbe in un anno 480 di milioni. Oltre che all'esterno, non abbiamo avuto risposte neanche sulla strategia nazionale e interna. È possibile che l'amministratore delegato di Ferrovie Battisti vada in Commissione alla Camera e dica che non l'ha contattato nessuno? È possibile che debba intervenire un Ministro per dire che magari è il caso di coinvolgere Ferrovie e che il commissario Leogrande arrivi tranquillamente a dire che effettivamente l'ha incontrato, anche se non si è capito se ufficialmente o no? Pare abbia detto che, secondo lui, un ragionamento a titolo personale con le Ferrovie dello Stato va fatto. A noi non interessa cosa pensa a titolo personale il commissario; ci interessa conoscere la linea del Governo e la posizione ufficiale dell'azienda. Questo è il punto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . L'opinione personale la può tranquillamente esprimere con quattro amici al bar, ma non può venire a dircela in una Commissione del Senato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Per quanto riguarda il personale, non si gioca con la vita delle persone come si gioca così con le parole. Il direttore Zeni - tre volte gli abbiamo chiesto se esclude gli esuberi, ma è stato più bravo di San Pietro - ha detto una cosa diversa, e vi invito a rileggere il suo intervento: alla luce dei fatti, per come stanno le cose attualmente e non essendo ancora partita l'analisi, esclude i numeri riportati a oggi sui giornali. Un conto è dire che si escludono i numeri ipotizzati ora e un conto è dire che sicuramente non ci saranno esuberi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . A precisa domanda, nessuno ha escluso gli esuberi. Visto che le parole hanno un senso, un conto è dire che si prendono in considerazione i livelli occupazionali e un altro è garantire i livelli occupazionali. Si è detto degli aeromobili e della manutenzione. Certo, se mandiamo gli aeri a fare manutenzione a Singapore o a Dubai, è un problema. Si è detto che le rotte per Santiago del Cile non hanno mai prodotto utili e, allora, va bene rivedere, ma non dismettere. Mi avvio alla conclusione dicendo perché vale la pena insistere. Non è accanimento terapeutico: Alitalia è oggi una società che ha, comunque, aumentato gli utili nel 2018, nel 2019, che li sta ora aumentando e che ha visto aumentare i ricavi sui biglietti venduti on line , che ha rotte come Tokyo passate da meno 25 milioni a più 10 milioni di attivo. Si può fare se ci si crede e non con un atteggiamento rinunciatario come quello - me ne dispiaccio - del ministro Patuanelli. Non accettiamo che dica che sul fronte dei ricavi non si può far nulla. Riteniamo che anche in merito si possa fare. L'unico rammarico è non aver potuto esprimere in detta sede queste considerazioni al premier Conte con le sue pochette. Magari gli avremmo consigliato una spilletta a tema, trattandosi di volo, ma non a forma di nobile aquila - è quella che spesso viene associata al volo - piuttosto a forma di struzzo, che è sempre un uccello, ma più in linea con la politica del suo Governo, perché non spicca il volo e di fronte ai problemi mette la testa sotto la sabbia, come sta facendo il Governo Conte su Alitalia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az . Congratulazioni ). LUPO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUPO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, vorrei iniziare a fare un'analisi e una panoramica del contesto del trasporto aereo. Parliamo di un mercato globale, fortemente competitivo, connotato da alta interdipendenza, con fornitori strategici e figure altamente specializzate e, non ultimo, ovviamente regolamentato. È il settore in cui opera anche Alitalia e non solo. Credo che non serva dirvi, come già anticipato nella premessa principale, che il più grande vettore aereo nazionale, la compagnia di bandiera, nel corso degli ultimi quindici, vent'anni è stato martoriato non solo dalla poca lungimiranza strategica, ma anche da piani costantemente in ritardo con l'evoluzione dei modelli, dall'inesperienza manageriale - quest'ultima non è per niente comprensibile, considerati gli stipendi elargiti - e, in parte, da quella politica; è comprensibile, ma non deve essere dimenticato che la politica è responsabile della regia di sistema. Questo poco edificante quadro ha fatto sì che Alitalia, anziché generare utili in questi anni di profitti record , si sia ritrovata ad affrontare una crisi dopo l'altra, con tutte le conseguenze che conosciamo bene, che riguardano i dipendenti, i gestori aeroportuali, i fornitori, l'intero indotto. E non dimentichiamo ovviamente i cittadini italiani, chiamati, anche loro, a pagare errori altrui, ritrovandosi senza un forte vettore di compagnia di bandiera. Il trasporto aereo è in crescita, sì, ma vede una maggiore e costante competizione. Questa maggiore concorrenza genera - come potrete immaginare - una forte pressione sui proventi, che ammette come uniche strade per sopravvivere una forte disciplina sul lato dei costi e, soprattutto, l'indispensabile presenza di un sistema Paese efficiente ed efficace in termini regolamentari.