[pronunce]

che, nella sua memoria, l'Azienda Energetica s.p.a. - Etschwerke AG rileva che le denunciate violazioni si presterebbero a essere composte vuoi con una pronuncia di accoglimento, che, senza operare alcuna scelta di carattere discrezionale, operi un'addizione secca al dettato normativo, vuoi con una pronuncia che avalli un'interpretazione adeguatrice; che, in punto di violazione degli artt. 2 e 3 Cost., la parte privata, evidenziato che il carattere omnipervasivo del dovere di solidarietà non esclude la sua finalizzazione alla tutela dei diritti inviolabili dell'uomo e della sua personalità, sostiene che la categoria delle imprese alla quale essa appartiene assolverebbe già, e in misura pienamente satisfattiva dei diritti dei beneficiari, il proprio debito solidaristico, posto che le aziende ex municipalizzate del settore energetico non solo sono per contratto obbligate a corrispondere un trattamento di gran lunga più favorevole rispetto a quello previsto dalla legge, ma, sulle retribuzioni corrisposte nei periodi di malattia, versano all'Istituto la stessa contribuzione fissata per la retribuzione in genere, e cioè il 35,84 per cento dell'imponibile, per il personale con iscrizione pensionistica INPS, e il 7,43 per cento, per quello con iscrizione pensionistica INPDAP; che, esclusa ogni dannosa ricaduta sugli equilibri finanziari della gestione previdenziale dell'invocato esonero dalla contribuzione, è innegabile che gli oneri imposti dalla norma impugnata, nella lettura assurta a “diritto vivente”, risulterebbero irragionevoli anche rispetto allo standard di solidarietà imposto dal vigente sistema previdenziale, profondamente inciso da riforme, come quella che ne ha comportato la ristrutturazione in senso binario (decreto legislativo 21 aprile 1993 n. 124, recante “Disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma dell'articolo 3, comma 1, lettera v), della legge 23 ottobre 1992, n. 421”) e quella relativa al calcolo contributivo delle pensioni e all'abolizione dell'istituto dell'integrazione al minimo (legge 8 agosto 1995 n. 335, recante “Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare”), del tutto mortificando il principio di corrispettività, che è regola basilare dell'ordinamento di diritto privato, al quale, ancorché impregnata di elementi pubblicistici, continua ancora ad appartenere la materia delle assicurazioni sociali; che il rapporto previdenziale non potrebbe, almeno sotto il profilo genetico, sottrarsi alla logica della corrispondenza tra oneri e benefici, logica in forza della quale il vincolo dell'assicurazione sociale (e con esso l'obbligo contributivo) può nascere solo laddove il legislatore identifichi un evento generatore di un bisogno socialmente rilevante, mentre nella specie questo è già stato integralmente soddisfatto in forme concordate dalle parti; che la circostanza, per la quale i datori di lavoro che erogano la prestazione di malattia, in forza di legge o di contratto collettivo corporativo, godono dell'esenzione dal pagamento del contributo, è indice della valutazione del legislatore in ordine alla cancellazione de iure del corrispondente obbligo, in assenza di un rischio da assicurare, sicché del tutto irrilevanti a tale fine sono il diverso regime e la diversa forza, rispetto a quelli corporativi, dei contratti collettivi di diritto comune, venendo la clausola pattizia a costituire, ora come allora, solo il «presupposto fattuale» per la produzione di un effetto – l'esonero dal pagamento del contributo – ad esso collegato dall'ordinamento; che l'illegittimità costituzionale della norma risulta anche dalla circostanza che, per circa quarant'anni, l'INAM, il Ministero del lavoro e lo stesso INPS l'avevano interpretata nel senso inopinatamente smentito dalle Sezioni Unite, nonché dal raffronto con la disciplina dettata per i cosiddetti «fondi esonerati», cioè per i fondi aziendali che, ove riconosciuti idonei ad assicurare ai lavoratori dipendenti una tutela almeno equivalente a quella del regime generale obbligatorio, sono liberati dall'obbligo dell'assicurazione sociale; che la disposizione censurata determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra le fattispecie in relazione alle quali essa è destinata ad operare e altre situazioni in cui, sia prima che dopo l'entrata in vigore della Costituzione, l'accollo del rischio della malattia, a carico del datore di lavoro, ne ha comportato la liberazione dall'obbligazione contributiva, come è stato ed è per gli impiegati, per i quadri, per i dirigenti, nonché in ipotesi quali «quelle di cui all'art. 1, legge n. 33 del 1980» (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 30 dicembre 1979, n. 663, concernente provvedimenti per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, per la previdenza,per il contenimento del costo del lavoro e per la proroga dei contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni in base alla L. 1° giugno 1977, n. 285, sull'occupazione giovanile), all'art. 31, comma 5, della legge n. 41 del 1986 e all'art. 14 della legge 23 aprile 1981, n. 155 (Adeguamento delle strutture e delle procedure per la liquidazione urgente delle pensioni e per i trattamenti di disoccupazione, e misure urgenti in materia previdenziale e pensionistica), norme che, disponendo il pagamento dei contributi soltanto «per gli aventi diritto», inequivocabilmente legano col nesso della corrispettività prestazioni e contribuzione; che la circostanza, infine, che le differenziazioni di disciplina attengano a imprese, quali ad esempio l'Enel, operanti nel medesimo settore merceologico della deducente, comporterebbe una alterazione delle regole della concorrenza, e, dunque, una palese violazione anche dell'art. 41 Cost. Considerato che il Tribunale di Bolzano dubita, in riferimento agli articoli 2, 3, 38 e 41 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 6, comma secondo, della legge 11 gennaio 1943, n. 138 (Costituzione dell'Ente «Mutualità fascista - Istituto per l'assistenza di malattia ai lavoratori»), nella parte in cui - secondo l'interpretazione fornitane dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione e costituente “diritto vivente” - non esonera dal pagamento del contributo di malattia il datore di lavoro che si sia obbligato, con contratto collettivo, a continuare a corrispondere la retribuzione durante la malattia del lavoratore; che, avendo ad oggetto la medesima questione, i due giudizi devono essere riuniti; che la questione è manifestamente inammissibile, dal momento che oggetto della censura di illegittimità costituzionale è esclusivamente la norma che si limita ad esonerare l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) dalla prestazione assistenziale alla cui erogazione, altrimenti, sarebbe tenuto, senza nulla disporre quanto all'obbligo contributivo gravante sul datore di lavoro;