[pronunce]

che è peraltro errato il presupposto, da cui muove il rimettente, in base al quale, ove il pubblico ministero sia assente, il giudice non potrebbe acquisire i documenti prodotti dalla difesa, posto che la giurisprudenza di legittimità ammette la produzione di contributi difensivi, anche documentali, a prescindere dalla partecipazione del pubblico ministero all'udienza di convalida (v. anche art. 38, comma 2-bis disp. att. cod. proc. pen. in vigore al tempo dell'ordinanza di rimessione, e ora art. 391-octies cod. proc. pen. , successivamente introdotto dalla legge 7 dicembre 2000, n. 397); che, infine, le considerazioni dalle quali il giudice fa discendere la violazione dei principi di parità delle parti e di terzietà e imparzialità del giudice in conseguenza della facoltatività della presenza del pubblico ministero appaiono non solo del tutto inconferenti rispetto alla portata che l'art. 111 della Costituzione assegna a tali principi, ma anche estranee al ruolo e alla funzione del giudice della convalida delineati dalle norme processuali; che entrambe le questioni vanno pertanto dichiarate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 390, comma 3-bis e 391 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 21 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola