[pronunce]

Infatti l'art. 9, comma 2, non disporrebbe direttamente alcunché, né sarebbe in grado di pregiudicare le funzioni statali o del gestore della rete di trasmissione nazionale; esso si limiterebbe soltanto ad indicare agli organi regionali una possibile iniziativa per migliorare la capacità di trasmissione degli elettrodotti: ma tale iniziativa richiederebbe necessariamente il consenso degli enti competenti e dunque, qualora la competenza fosse statale, sarebbe comunque necessario l'accordo del gestore della rete di trasmissione nazionale e l'autorizzazione statale per la realizzazione di qualsiasi intervento. In questi termini, il riferimento agli elettrodotti transfrontalieri anche di potenza superiore a 150 KV, costituirebbe esercizio della potestà legislativa regionale concorrente in materia di energia. Ma, anche a voler prescindere da tale titolo, il miglioramento della rete di trasmissione di energia rappresenterebbe un interesse che può essere perseguito dalla Regione, quale ente esponenziale della comunità regionale, anche al di fuori delle materie di sua competenza, secondo quanto riconosciuto anche dalla giurisprudenza costituzionale. La promozione di accordi non comporterebbe, infatti, l'esercizio di un potere autoritativo, ma costituirebbe solo un'attività di stimolo che rientra nella capacità generale della Regione in quanto ente rappresentativo degli interessi generali della comunità regionale ai sensi dell'art. 5 Cost. Quanto al comma 3 dell'art. 9 impugnato, il quale prevede il rilascio di una autorizzazione unica per la realizzazione delle opere ed infrastrutture connesse alla realizzazione degli interventi di cui al comma 2, la Regione resistente riconosce che esso si riferisce invece ad un potere autoritativo. Tuttavia, ad avviso della difesa regionale, tale norma dovrebbe intendersi riferita soltanto agli elettrodotti di competenza regionale, sia perché mancherebbe qualunque riferimento esplicito a quelli di competenza statale, sia perché in tale direzione condurrebbe comunque un'interpretazione della norma conforme a Costituzione. In merito alla censura concernente l'art. 14, comma 5, nel quale sono sospese le procedure autorizzatorie per la costruzione di nuovi impianti a biomasse, rileva la Regione che tale disposizione è stata sostituita dall'art. 12, comma 3, della legge regionale 30 aprile 2003, n. 12 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2003) non impugnato dallo Stato. La norma attualmente vigente prevede la possibilità di autorizzare la costruzione di nuovi impianti a biomasse, dettandone i criteri e le condizioni. Dal momento che la norma originaria censurata dal Governo sarebbe rimasta in vigore soltanto pochi mesi, ad avviso della Regione, dovrebbe ritenersi cessata la materia del contendere. In ogni caso, sostiene ancora la difesa regionale, la disposizione impugnata avrebbe avuto carattere meramente transitorio, giustificato dalla assenza nella legislazione di un parametro definito in relazione al quale giudicare la possibilità di autorizzare gli impianti. L'art. 14 avrebbe costituito, anzi, legittimo esercizio della competenza regionale in materia ambientale e di governo del territorio, tenuto conto anche del fatto che la legge 9 gennaio 1991, n. 10 (Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia), attribuisce alle Regioni il compito di predisporre il piano regionale per lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e di individuare i bacini territoriali nei quali attuare gli interventi di sviluppo. Insussistente sarebbe infine, secondo la Regione, la violazione dell'art. 2, comma 1, lett. m), del d.lgs. n. 110 del 2002, in quanto la norma impugnata non avrebbe inciso in alcun modo sulle funzioni programmatorie dello Stato.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 9 e dell'art. 14, comma 5, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 19 novembre 2002, n. 30 (Disposizioni in materia di energia). La prima delle due disposizioni impugnate, ad avviso del ricorrente, invaderebbe il campo delle attribuzioni che il decreto legislativo 23 aprile 2002, n. 110 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia concernenti il trasferimento delle funzioni in materia di energia, miniere, risorse geotermiche e incentivi alle imprese) ha riservato allo Stato, tra le quali figurano anche le determinazioni inerenti l'importazione e l'esportazione di energia, nonché le funzioni attinenti alle reti di trasporto di energia elettrica con tensione superiore a 150 KV (art. 2, comma 1, lettere c) e h). In secondo luogo, la citata norma regionale violerebbe l'art. 3, commi 1 e 2, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 (Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica), che attribuisce al gestore della rete di trasmissione nazionale l'attività di trasmissione dell'energia elettrica e la determinazione degli interventi di manutenzione e sviluppo della rete. Da questo punto di vista, la norma impugnata contrasterebbe con l'art. 117, primo comma, Cost., in quanto, attraverso la violazione delle norme statali di attuazione, avrebbe violato la normativa comunitaria dettata dalla direttiva n. 96/92/CE. L'art. 14, comma 5, invece, sarebbe costituzionalmente illegittimo in quanto sospenderebbe sine die la costruzione di nuovi impianti di produzione di energia a biomassa, così precludendo la libertà di iniziativa economica tutelata dall'art. 41 Cost. La disposizione impugnata violerebbe altresì l'art. 2, comma 1, lettera m), del d.lgs. n. 110 del 2002, che riserva allo Stato la definizione degli obiettivi e dei programmi nazionali in materia di fonti rinnovabili e di risparmio energetico, nel cui ambito dovrebbe ritenersi rientrare anche la produzione a biomasse di energia elettrica. 2. - Preliminarmente, deve essere dichiarata la inammissibilità della censura mossa dal ricorrente avverso l'art. 9 della legge regionale impugnata, con riferimento all'art. 3, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 79 del 1999, nonché all'art. 117, primo comma, Cost. Infatti, la Presidenza del Consiglio si limita ad affermare che la violazione delle norme statali di attuazione contenute nel d.lgs. n. 79 del 1999 avrebbe determinato automaticamente la violazione della normativa comunitaria contenuta nella direttiva n. 96/92/CE; di qui l'asserita violazione dell'art. 117, primo comma, Cost. Tuttavia, il ricorrente ha fatto esclusivo riferimento all'art. 117, primo comma, Cost., nel testo modificato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, senza minimamente argomentare per quale ragione non dovesse essere considerato - trattandosi dell'impugnazione di una legge della Regione Friuli-Venezia Giulia - il relativo statuto speciale, le cui disposizioni sono pienamente in vigore.