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Modifica all’articolo 80 della Costituzione, in materia di ratifica dei trattati internazionali di natura militare, nonché disposizioni in materia di basi, caserme, installazioni e servitù militari. Onorevoli Senatori. -- Con il presente disegno di legge si intende intervenire sul delicato problema dell'adesione dell'Italia al Trattato Nord Atlantico, soprattutto alla luce delle modifiche introdotte dal Nuovo concetto strategico del 2010, peraltro ancora non ratificato dal nostro Paese. Da tempo è in atto una forte mobilitazione popolare per affermare la pace e i suoi valori, nel tentativo di dare piena attuazione alla lettera e allo spirito dell'articolo 11 della nostra Costituzione, introducendo il concetto e la pratica della neutralità militare dell'Italia nei comportamenti e nelle norme. Nel Paese si va diffondendo sempre più la convinzione, o meglio la consapevolezza, che la vera sicurezza può derivare soltanto dalla crescita della comunicazione sociale e della fiducia collettiva, e non dall'esclusione e dalla marginalizzazione dei «diversi» e degli «altri», dalla difesa armata dei cancelli e dei muri, dalla sottolineatura delle differenze -- di cultura, di religione, di etnia -- e dalla conseguente individuazione dei «nemici» assoluti. L'Italia, a fronte anche della sua storia millenaria basata su una cultura dell'integrazione e dell'accoglienza, deve finalmente prendere atto degli enormi cambiamenti che si sono verificati a livello geopolitico mondiale e sottrarsi a quella logica della guerra permanente. Non va infine trascurato -- come sottolineato dai vari comitati che si battono per la riconversione degli insediamenti militari a usi civili -- l'aspetto della difficile coabitazione di quest'ultimi con le comunità locali, che si vedono ingiustamente espropriate di ampie e bellissime zone e che vivono nella preoccupazione delle conseguenze ambientali e sanitarie delle attività militari. Le lotte delle popolazioni civili (specie in Sardegna) per la chiusura dei poligoni di tiro e contro le esercitazioni militari della NATO, e quelle contro gli ampliamenti delle basi militari e contro l'insediamento di nuove basi (ad esempio, la lotta di Vicenza contro il Dal Molin), contro i siti di stoccaggio di nuovi armamenti (vedi gli Eurofighter a Grosseto, i cacciabombardieri a Cameri), contro la presenza di armamento atomico come le bombe nucleari all'idrogeno B61 nella base di Aviano, e infine le lotte contro l'uso dei nostri porti e ferrovie per il trasporto di macchine da guerra ( trainstopping ) devono trovare un’adeguata risposta. A sessantasei anni dall'adesione al Trattato multilaterale che ha dato vita alla NATO ( North Atlantic Treaty Organization -- Organizzazione del Trattato Nord Atlantico) appare del tutto ragionevole considerare esaurite le motivazioni dell'adesione dell'Italia a tale Trattato e invitare il Governo ad esercitare le proprie prerogative nel senso di revocare l'adesione dell'Italia inoltrando la notifica di disdetta così come espressamente previsto in apposito articolo del Trattato stesso. A tale specifico fine verrà presentata una mozione che affianca e integra le norme contenute nel presente disegno di legge costituzionale e che avrà il seguente tenore: «Il Senato, premesso che: i grandi cambiamenti che si sono verificati nel corso degli ultimi sessantasei anni hanno notevolmente ridimensionato il modello di difesa introdotto dal Trattato Nord Atlantico ( North Atlantic Treaty Organization - Organizzazione del Trattato Nord Atlantico), istitutivo della NATO, incidendo così profondamente sulla sua utilità; l'Italia, insieme con Gran Bretagna, Canada, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Portogallo ha aderito sin dall'inizio a questa struttura di difesa multinazionale, creata nel 1949 in supporto al Patto Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile dello stesso anno; il trattato costitutivo della NATO ha carattere strettamente difensivo e si rifà, in verità impropriamente, all'articolo 51 della Carta dell'ONU, che recita testualmente: "Nessuna disposizione della presente Carta pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Le misure prese da Membri nell'esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere ed il compito spettanti, secondo la presente Carta, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quella azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale"; l'uso della forza da parte di uno Stato è effettivamente prevista dal richiamato articolo 51, a patto che esso sia in funzione auto-difensiva, in prospettiva di un attacco imminente e fino all'attivazione del Consiglio di Sicurezza; nella dottrina di carattere internazionale si è da tempo messo in rilievo come l'articolo 51 preveda l'uso della forza esclusivamente nel caso in cui uno Stato debba difendersi da un attacco armato, e non nel caso in cui l'attacco sia imminente ma non attuale. Tale interpretazione va letta in funzione del ruolo affidato alla NATO nel contesto della cosiddetta "Guerra fredda", fondata sulla contrapposizione strategica tra il blocco delle potenze occidentali e quelle facenti capo all'Unione sovietica, ed inoltre con funzioni di monitoraggio e contenimento del fianco sud-est dell'Alleanza; l'interpretazione sopra riportata è avvalorata dalla circostanza che, nel circa mezzo secolo in cui si è sviluppata la cosiddetta "Guerra fredda", la NATO non è mai intervenuta militarmente in alcuna area, anche laddove si sono, nel tempo, determinate situazioni di crisi, come, ad esempio, nel Mediterraneo; nel frattempo tuttavia, come è opportuno ricordare, oggi nel mondo sono più di 850 le basi militari degli Stati Uniti, centinaia, sia degli Stati Uniti che della NATO, sono insediate in Europa e, di queste, quasi 150 solo in Italia. Da queste stesse basi sono partiti gli attacchi contro l'Iraq e l'Afghanistan, andando così contro il fine meramente difensivo che il Trattato Nord Atlantico si propone e contro lo spirito e la lettera dell'articolo 11 della Costituzione, ai sensi del quale "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"; una presenza militare così capillare e massiccia non può non condizionare in maniera rilevante l'economia delle regioni interessate e determinare i tempi di vita e di lavoro delle popolazioni, alle quali è progressivamente sottratta la ricchezza derivante dall'utilizzo paesaggistico del proprio territorio e soprattutto la salute in conseguenza dell'inquinamento ambientale e dell'esproprio di vaste porzioni di esso, e alle quali spesso è concesso di usufruire dei beni naturali, quali il mare, la spiaggia o il verde, solo in subordine ai tempi di svolgimento delle attività belliche come esercitazioni, manovre militari, o trasporti di armamenti, ovvero, infine, tutte le attività legate al quotidiano, alla vita e alla sussistenza sono scandite dai tempi determinati dalle esigenze militari straniere;