[pronunce]

Tale conclusione sarebbe del resto confortata da enunciati di decisioni della Corte costituzionale, come l'ordinanza n. 230 del 1999, che, nel rimettere gli atti al giudice a quo per un riesame della rilevanza della questione, ha affermato essere di spettanza del giudice di merito la valutazione circa il rapporto tra le norme aventi forza di legge e le disposizioni regolamentari che le riproducono in atti di "delegificazione", fuori della materia che la legge ha previsto come suscettibile della delegificazione stessa. 1.4. - Tutto ciò premesso, il rimettente reputa che la disciplina del decreto legislativo n. 285 del 1992, in quanto prescrive la revoca della patente per chi "sia stato" sottoposto a una misura di prevenzione [nella specie, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza] sia incostituzionale, per eccesso di delega, sotto gli stessi profili della dichiarazione di incostituzionalità della previsione della revoca della patente nei confronti di chi "sia stato" sottoposto a una misura di sicurezza (sentenza n. 354 del 1998): la legge di delegazione non autorizzava il Governo a modificare in senso innovativo e restrittivo la disciplina preesistente (artt. 82 e 91 del d.P.R. n. 393 del 1959), che prevedeva una ipotesi di revoca solamente per chi fosse - in atto - sottoposto a una misura di prevenzione, non anche nei riguardi di chi lo "fosse stato" in passato, poiché - come appunto rilevato nella menzionata sentenza n. 354 del 1998 - la delega conferita era rivolta al mero riesame della legislazione preesistente, che rimane la "base di partenza" dell'intervento del legislatore delegato; e nella legge di delega non è dato rinvenire una qualsiasi indicazione che possa giustificare l'innovazione di cui si discute. Pertanto, conclude il tribunale amministrativo, la norma censurata, in quanto viola la legge di delega, contrasta con l'art. 76 della Costituzione. 1.5. - Nel giudizio così promosso si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. L'Avvocatura contesta che possa avere validità l'argomento del rimettente, dell'estensione della medesima ratio della sentenza n. 354 del 1998 concernente la pregressa sottoposizione a una misura di sicurezza. Il nuovo codice della strada si basa, per tale aspetto, sull'art. 2, comma 1, lettera t), della legge di delegazione n. 190 del 1991, che prevedeva il "riesame della disciplina" della revoca della patente di guida: ma "riesame", afferma l'Avvocatura, sarebbe concetto diverso dalla mera riproduzione, nel senso che ammette appunto una revisione secondo il mutare della disciplina cui deve fare di volta in volta riferimento; e mentre la disciplina delle misure di sicurezza è rimasta invariata nel tempo, non altrettanto può dirsi per l'assetto delle misure di prevenzione, che è cambiato, in particolare, per la previsione dell'istituto della riabilitazione, a seguito della legge 3 agosto 1988, n. 327 (art. 15). Per tale innovazione, e per il fatto che le misure di sicurezza si riconnettono sempre a un fatto costituente reato e sono vere e proprie sanzioni criminali, tanto che la riabilitazione ha ad oggetto il reato, non tali misure (artt. 178 e 179 cod. pen.), mentre le misure di prevenzione prescindono dalla commissione di un reato, essendo applicabili sine delicto o ante delictum, si giustificherebbe la differenziazione della disciplina, e non risulterebbe pertinente il precedente invocato dal rimettente. 2.1. - Con ordinanza del 14 luglio 2000 (r.o. 698/2000) il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia - sezione staccata di Brescia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 4, 35 e 76 della Costituzione, questione di costituzionalità dell'art. 120, comma 1, del decreto legislativo n. 285 del 1992 (Nuovo codice della strada), in quanto prescrive la revoca della patente di guida in caso di sottoposizione del relativo titolare alla misura del foglio di via obbligatorio, a norma dell'art. 2 della legge n. 1423 del 1956. 2.2. - Il giudizio principale, riferisce il rimettente, concerne l'impugnazione di un provvedimento prefettizio di revoca della patente di guida adottato in quanto l'interessato è soggetto alla misura del foglio di via obbligatorio, in applicazione dell'art. 120 del codice della strada quale risulta dalla sua sostituzione a opera del d.P.R. n. 575 del 1994: sostituzione, prosegue il giudice a quo che ha tuttavia lasciato sostanzialmente immutata la disciplina relativamente alla parte che interessa, poiché la norma, sia prima che dopo l'intervento di "delegificazione", continua a ritenere privo dei requisiti "morali" per ottenere la patente chi sia sottoposto a misure di sicurezza o a misure di prevenzione, salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi, e continua dunque a prescrivere la revoca del titolo in presenza delle medesime circostanze. Se ne deduce, prosegue sul punto il giudice a quo che, al di là di detto intervento della fonte regolamentare del 1994, la disposizione censurata continua a rivestire valore di legge, per la parte in cui detta le condizioni sostanziali della revoca della patente, trattandosi di materia non passibile di "delegificazione" alla stregua della legge n. 537 del 1993 (art. 2, comma 7) e non essendo perciò operante la clausola abrogativa del testo legislativo originario contenuta nella legge stessa (art. 2, comma 8). Ciò premesso, il giudice a quo osserva che la questione di costituzionalità della norma, oltre che ammissibile per i rilievi sopra detti, è rilevante, perché altrimenti il provvedimento di revoca adottato sarebbe immune da censure. 2.3. - Nel merito, il rimettente individua innanzitutto un profilo di contrasto con l'art. 3 della Costituzione, per l'irragionevolezza della disciplina, che realizzerebbe un bilanciamento improprio tra le esigenze di sicurezza e il sacrificio delle facoltà dell'individuo, in rapporto anche alla sua vita di relazione e alle sue esigenze di lavoro: la scelta legislativa della revoca obbligatoria e indiscriminata appare eccessiva e sproporzionata, essendo sufficiente, ai fini della tutela delle ragioni di sicurezza, la sola misura presupposta. E ugualmente irragionevole sarebbe l'impossibilità di un apprezzamento, in sede di adozione dell'atto di revoca, delle circostanze del caso concreto, secondo un criterio di giudizio di tipo prognostico quale quello che la stessa disposizione ammette invece per chi sia stato condannato in sede penale: la prognosi, cioè, che il mantenimento della patente di guida agevoli le attività illecite del singolo. La norma sarebbe poi lesiva anche del diritto al lavoro (artt. 4 e 35 della Costituzione), rappresentando l'abilitazione alla guida un elemento sovente indispensabile per ottenere un lavoro, o per mantenerlo;