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I veicoli elettrici, gli impianti fotovoltaici e i parchi eolici richiedono molti più minerali rispetto alle controparti basate sui combustibili fossili. Rispetto a un'auto convenzionale, un'auto elettrica richiede sei volte gli input di minerali; rispetto ad un impianto a gas, un impianto fotovoltaico richiede sette volte più risorse minerali, un impianto eolico on-shore nove volte e addirittura 15 per l'eolico off-shore. Queste non sono affermazioni della Lega, lo si legge nel recente rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia. (Applausi) . Il passaggio a quello che molti dipingono come un sistema energetico pulito determina un significativo fabbisogno di rame, litio, nichel, cobalto, zinco e terre rare. È inevitabile, dunque, che la richiesta crescente di queste materie prime, vero e proprio monopolio della Cina, che possiede anche molte concessioni minerarie in Africa, determinerà lo spostamento del baricentro della geopolitica mondiale. In Italia e in Europa dovremo certamente realizzare gigafactory per produrre batterie, pannelli fotovoltaici, elettrolizzatori per idrogeno, ma comunque sia ci legheremo mani e piedi al gigante d'Oriente per metalli e minerali. Occorre saperlo. Quello dei minerali non è il solo lato insidioso della corsa dell'Europa alla decarbonizzazione. Il vecchio continente è responsabile solo del 9 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica e l'accelerazione di Bruxelles nel tagliare le emissioni del 55 per cento al 2030 rischia di aumentare le già forti asimmetrie esistenti nel mondo globalizzato. Portare avanti a tappe forzate il green deal europeo senza che le altre potenze economiche facciano lo stesso, come purtroppo il recente G20 dimostra, espone l'Europa ad un forte rischio di catastrofe economica, senza che l'ambiente ne benefici in alcun modo, perché il nostro sforzo verrà vanificato. (Applausi) . Per Pechino, seconda economia mondiale e primo produttore di anidride carbonica (con il 28 per cento), oggi la priorità non è decarbonizzare, ma costruire ancora centrali a carbone per produrre energia elettrica a basso costo, perché l'energia elettrica è un importante fattore di produzione. Per questo in un simile contesto internazionale, in assenza di garanzie e impegni precisi e condivisi da parte di tutti, l'Europa deve essere prudente nel cercare di essere la prima della classe, perché le policy troppo spinte verso la decarbonizzazione stanno determinando forti aumenti di prezzo delle quote di anidride carbonica che hanno portato al recente tremendo aumento delle bollette in Italia: del 10 per cento per la luce e del 15 per cento per il gas (Applausi) . Tali aumenti sono stati contenuti grazie all'intervento del Governo, che ha stanziato 1,2 miliardi (Applausi) , ma ad ottobre, con l'ultimo quadrimestre, che cosa succederà? La corsa al rialzo dei prezzi dell'energia non si fermerà e questo metterà ulteriormente in ginocchio le nostre imprese, già fiaccate dalla emergenza Covid. L'Europa, che di fronte a questi enormi rischi dovrebbe dunque puntare ad una transizione ecologica graduale e condivisa, purtroppo è pervasa da un'ideologia ambientalista, come dimostrato dalla recente proposta della Commissione europea con il pacchetto Fit for 55. L'estensione dell' emission trading scheme (ETS) ad altri settori porterà ulteriori rincari per tutti, mentre la previsione della messa al bando dal 2035 delle auto a combustione interna è pericolosa e inaccettabile. (Applausi) . Abbandonare auto a benzina, a gasolio, a GPL, a metano, anche quelle ibride di ultima generazione, in favore solo di quelle elettriche, molto costose e fuori dalla portata della maggior parte dei cittadini, significa fermare gli investimenti in ricerca e sviluppo, uccidere la nostra filiera dell' automotive e soprattutto quella della raffinazione, che si sta riconvertendo alla produzione di carburanti low carbon. Occorre sfatare il mito delle auto a spina ad emissione zero ed imporre il life cycle assessment per la valutazione del ciclo di vita e degli impatti emissivi del processo che porta produzione, esercizio, manutenzione e demolizione di un prodotto, cioè la macchina a batteria elettrica. (Applausi) . Si scoprirebbe allora che anche un'auto elettrica inquina, e non solo perché è alimentata ad energia elettrica prodotta in gran parte da fonti fossili. Il Governo italiano agisca, dunque, in sede europea per arginare questi diktat. La decarbonizzazione deve essere portata avanti con pragmatismo, applicando il principio della neutralità tecnologica, sapendo che non è possibile elettrificare tutto, a partire dai settori energivori hard to abate, come la siderurgia, la chimica, il cemento, il vetro, la carta e la ceramica, per i quali nella lunga attesa dello sviluppo dell'idrogeno a costi competitivi, il ruolo del gas naturale sarà strategico, almeno fino al 2050. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, per semplificare la normativa, il Governo ha varato un provvedimento, che si è arricchito di ulteriori norme nel passaggio alla Camera, e arriva quindi ricco di ben 222 pagine di norme, che andranno poi in Gazzetta Ufficiale . Può darsi che nel medio termine questo costituirà una semplificazione. Lo vedremo e, sotto alcuni aspetti, sicuramente sarà così, perché il provvedimento contiene molte norme condivisibili. Nel frattempo, però, tutti gli uffici pubblici, gli uffici dei Comuni, i privati e le aziende dovranno studiare 222 pagine di norme. Loro avranno, forse, ancora meno tempo di noi. Queste norme infatti, sono in vigore fin dall'inizio, essendo questo un decreto-legge, e dunque se le sono trovate così, dall'oggi all'indomani. Adesso, poi, arriva anche la valanga di norme introdotte dalle modifiche apportate alla Camera, cui devono adempiere e che devono studiare. E noi, che come senatori dovremmo contribuire a scrivere tali norme di tempo praticamente non ne abbiamo. La discussione di questo provvedimento è iniziata in Commissione alle 13,15 ed è praticamente finita subito, perché non sono stati neanche aperti i termini per la presentazione degli emendamenti, né degli ordini del giorno. Gli ordini del giorno - lo dico per chi è fuori da quest'Aula - sono impegni che si chiede al Governo di assumere nell'attuazione delle norme che vengono approvate. E a questo proposito non mancavano certo le occasioni. In tal modo, i senatori avrebbero almeno avuto modo di fare il loro lavoro, cioè intervenire sull'operato del Governo. Invece, niente di tutto ciò è possibile. A causa di questo ormai sistematico monocameralismo di fatto, il Senato è totalmente esautorato. Per questo, i componenti della maggioranza si troveranno a dover votare norme che neppure loro hanno avuto il tempo di leggere, tantomeno di analizzare, né, comunque, di modificare; norme che, poi, i cittadini si troveranno a dover rispettare. Speriamo che gli errori siano pochi, perché è veramente impensabile che non ce ne siano in una tale mole di norme. Basta vedere i dati statistici.