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La relazione illustrativa del Consiglio dei ministri precisa che la consistenza massima annuale complessiva dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi sarà pari a 7.343 unità. La consistenza media è pari a 6.290 unità, con una piccolissima riduzione (19 unità) rispetto all'anno precedente. Tenendo conto anche della nuova missione in Tunisia, l'onere complessivo è di 1.428 milioni di euro. Di questa cifra la componente maggiore, circa 1.102 milioni di euro, è ovviamente a carico del Ministero della difesa; 296 milioni di euro sono invece a carico del Ministero degli esteri; a carico del Ministero dell'interno sono imputati circa 7.700.000 euro, mentre altri 7 milioni circa sono a carico del MEF (per le attività della Guardia di finanza); infine, 15 milioni sono a carico della Presidenza del Consiglio, per le attività dell'AISE. Una parte di queste risorse (secondo quanto previsto dalla nuova legge di contabilità) è computato nell'esercizio finanziario 2020. Per l'esercizio finanziario 2019 gli oneri totali assommano quindi a 1.020 milioni di euro Segnalo in conclusione - ma è un punto ovviamente molto importante - che, nell'esprimersi favorevolmente alla proroga delle missioni, le Commissioni riunite hanno altresì formulato, nella risoluzione che oggi abbiamo al nostro esame, due impegni al Governo: uno in relazione alla missione Sophia (scheda 9/2019 della deliberazione) e un altro relativo alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica (scheda 23). In relazione alla missione Sophia, si impegna il Governo ad operare nelle opportune sedi dell'Unione europea, affinché vengano modificate le regole che attualmente individuano l'Italia come unico Paese di sbarco delle persone soccorse in mare. Per la missione di assistenza alla Guardia costiera libica, anche tenuto conto del peggioramento della situazione, le Commissioni hanno ritenuto opportuno impegnare il Governo a svolgere costanti azioni di monitoraggio, ove sussistano le condizioni, affinché sulle imbarcazioni fornite dall'Italia alla Libia, venga installata solo la strumentazione utile per le attività di contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, nonché alle attività di soccorso in mare, nel rispetto delle disposizioni internazionali in materia di embargo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Ricordo che eventuali ordini del giorno al testo della risoluzione approvata dalle Commissioni riunite 3 a e 4 a potranno essere presentati entro la conclusione della discussione. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, l'impegno delle missioni internazionali oggi appare ancora più necessario per le nuove instabilità che minacciano il nostro Paese e per la fragilità e fluidità del sistema delle relazioni internazionali. In sintesi, abbiamo una pericolosissima combinazione di instabilità crescenti e perdita di capacità nella gestione delle crisi. C'è un ulteriore elemento di difficoltà, perché la natura delle crisi - è esemplare la questione libica - richiede risposte concertate e multilaterali, mentre la scomposizione del sistema internazionale accentua la diversità di priorità e interessi degli attori, persino se appartenenti a contesti multilaterali comuni come quello dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica. È esattamente per ridurre e contenere le minacce e le crisi in atto e per sostenere il sistema di governance internazionale che il nostro Paese partecipa alle missioni internazionali e agli interventi di cooperazione. Oggi formalizzerà questo impegno anche per il 2019. Proprio in relazione alla procedura e in riferimento all'importanza del voto di oggi, sottolineo da subito - l'abbiamo detto a più riprese anche in Commissione - una grave infrazione del procedimento delineato dalla legge cosiddetta quadro n. 145 del 2016. Oggi è il 9 luglio 2019 e il Senato conclude l' iter di approvazione delle missioni dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, sessione che a norma di legge dovrebbe concludersi entro dicembre 2018. Ma l'autorizzazione del Parlamento ha senso se prima si autorizza e poi proseguono le missioni, non viceversa. È una grave violazione delle prerogative del Parlamento. Abbiamo contribuito insieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle a fare questa legge con fatica, all'unanimità, con un contributo importante anche da parte loro, e alla prima occasione - in realtà non è la prima occasione, perché è accaduto già altre volte - la violiamo in modo veramente palese. È grave soprattutto perché per sei mesi, di fatto, i nostri militari sono impegnati per il nostro Paese in teatri, anche difficili, senza la necessaria copertura giuridica e politica, tra l'altro in una fase molto complessa delle relazioni internazionali a livello europeo e globale. Ne approfitto per ringraziare tutte le Forze armate e i nostri militari, oltre 7.000 come abbiamo detto, impegnati in modo professionale ed efficace in tutto il mondo. (Applausi dal Gruppo PD) . Per quanto riguarda il merito, la richiesta di autorizzazione al Parlamento, com'è evidente, è anche la sede e il momento in cui le scelte compiute dal Governo e le priorità stabilite nella nostra politica estera di difesa debbono forzatamente uscire dalla bolla mediatica a cui assistiamo quotidianamente e dalle improvvisazioni propagandistiche e scendere a patti con la realtà del sistema delle relazioni internazionali di oggi, delle minacce, degli equilibri geopolitici e dei reali interessi del nostro Paese. Quanto emerge dal quadro della nostra proiezione internazionale, che oggi esaminiamo, è in linea di continuità con i Governi precedenti per quanto riguarda le aree dell'Asia, dei Balcani, con le direttrici storiche della nostra proiezione all'estero. Lo leggiamo anche dalla conclusione della relazione; siamo in totale continuità anche rispetto a tutti gli annunci di cambiamento. È un fatto che valutiamo positivamente, salvo osservare una certa contraddizione con i continui attacchi alle istituzioni europee e con le dichiarazioni del tutto avventate del recente passato, come quelle relative alla pianificazione del ritiro dall'Afghanistan, che sono uno spot , visto che si tratta - e il Presidente della Commissione lo ha ricordato - di una progressiva riduzione, peraltro già programmata e impostata con gli alleati dai Governi precedenti. Mi riferisco altresì alle dichiarazioni del vice premier Salvini contro Hezbollah, che hanno suscitato imbarazzo negli ambienti del Ministero della difesa e messo in seria difficoltà l'operato del nostro contingente in Libano. In secondo luogo, però, con riferimento all'area euromediterranea, alla crisi libica e ai flussi migratori di cui si parla, è del tutto evidente l'assenza di una strategia politica e di un progetto di stabilizzazione strategica e politica che possono essere definiti solo con il coinvolgimento degli attori locali, dell'ONU e dell'Unione europea. Non si esce dalla crisi libica di oggi senza una nuova iniziativa multilaterale, perché le condizioni si sono modificate anche rispetto al recente passato. In questa direzione va un ordine del giorno da noi presentato, sul quale si soffermeranno altri miei colleghi. Quindi, come abbiamo detto in questi giorni, a fronte di tale necessità, misure come lo schieramento di navi della nostra Marina a difesa dei porti risultano quasi grottesche, inutili o comunque rischiose per i nostri militari e anche per le persone che si avvicinano ai porti.