[pronunce]

Il terzo scritto, infine, è dedicato a confutare le censure che hanno investito l'art. 18, commi 2 e 4, del medesimo d.lgs. n. 99 del 2004. 3.3.— Con memoria depositata presso la cancelleria della Corte il 21 marzo 2006, la Regione Toscana si è limitata ad insistere nelle proposte censure di illegittimità costituzionale. 4.— Con il ricorso n. 86 del 2004, la Regione Toscana ha inoltre impugnato – in riferimento, nel complesso, agli articoli 76, 117, 118 e 119 Cost. – gli artt. 2, 3, 4, 5, 9, 12, 15, comma 1, 16, 17, 18, 19 e 20 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154 (Modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003, n. 38). 4.1.— La Regione deduce, innanzitutto, l'illegittimità costituzionale di tutte le disposizioni impugnate in base all'assunto che le stesse intervengano in una materia, pesca e acquacoltura, né riservata in via esclusiva allo Stato dall'art. 117, secondo comma, della Costituzione, né rimessa, dal successivo terzo comma, alla potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni. Sussiste, quindi, competenza legislativa di tipo residuale della Regione ex art. 117, quarto comma, Cost., non potendo sostenersi che la competenza legislativa statale sia giustificata dall'esigenza di dare, in materia, attuazione a normative comunitarie, in quanto tale attuazione compete alle Regioni negli ambiti loro attribuiti, secondo quanto disposto dall'art. 117, quinto comma, della Costituzione. Rileva, inoltre, la ricorrente – sempre per escludere l'esistenza della potestà legislativa statale – che se la materia della pesca può avere interferenze con la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, nonché, in parte, con la tutela della concorrenza dei mercati, detta interferenza non può determinare una totale espropriazione della disciplina sostanziale della materia, come si verificherebbe, invece, nel caso di specie. Tutte le disposizioni del d.lgs. n. 154 del 2004, oggetto di impugnazione, sono censurate anche sotto il profilo della violazione dell'art. 118 della Costituzione, in mancanza di esigenze di sussidiarietà che giustifichino lo spostamento della potestà legislativa dal livello regionale a quello statale, e comunque per l'assenza della previsione dell'intesa con le Regioni. Sono, quindi, prospettate alcune specifiche censure in ordine alle singole disposizioni impugnate. È dedotta, in primo luogo, l'illegittimità costituzionale dell'art. 2 per violazione degli artt. 76, 117 e 118 della Costituzione. Detta norma, difatti, prevede l'istituzione del “Tavolo Azzurro” e contrasta con gli artt. 117 e 118, della Costituzione, in quanto pesca e acquacoltura sono materie di competenza regionale. La norma sarebbe in contrasto anche con l'art. 76 della Costituzione, in quanto il “Tavolo Azzurro” è stato istituito non solo per la concertazione permanente tra Stato, Regioni e Province autonome, come previsto dall'art. 1, comma 2, lettera a) della legge delega, ma anche per uno scopo ulteriore, non previsto dalla legge delega, di determinazione degli obiettivi e delle linee generali della politica nazionale in materia. La violazione degli artt. 76, 117 e 118 della Costituzione è prospettata in relazione all'art. 3, norma che, nell'istituire la Commissione consultiva centrale per la pesca e l'acquacoltura composta da soggetti istituzionali e di categoria, riconferma la Commissione già prevista dalle leggi 14 luglio 1965, n. 963 (Disciplina della pesca marittima) e 17 febbraio 1982, n. 41 (Piano per la razionalizzazione e lo sviluppo della pesca marittima), organismo consultivo non più legittimato nell'attuale assetto costituzionale e che appare ultroneo rispetto alle previsioni della legge delega. L'illegittimità costituzionale dell'art. 4 dell'impugnato d.lgs. n. 154 del 2004, per violazione degli stessi parametri costituzionali da ultimo menzionati, si fonda sul rilievo che detto articolo definisce gli obiettivi che il Programma nazionale della pesca e dell'acquacoltura deve perseguire; in prevalenza sono obiettivi non ricollegabili a competenze statali e che pertanto dovrebbero esulare da detto Programma, come sembra evincersi altresì dalla relativa disposizione contenuta nella legge delega. Il successivo articolo 5 è sospettato di violare gli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione; l'impugnata disposizione prevede che il Programma nazionale della pesca e dell'acquacoltura indichi le dotazioni finanziarie nazionali e l'eventuale destinazione di risorse aggiuntive, mentre le Regioni devono indicare nei propri programmi gli interventi di competenza da realizzare con le proprie dotazioni di bilancio. La disposizione si profila, pertanto, illegittima in quanto nelle materie non riservate esclusivamente allo Stato le risorse finanziarie dovrebbero essere trasferite integralmente alle Regioni per la loro successiva erogazione agli aventi diritto, nell'ambito della disciplina della materia. Il contrasto con gli artt. 117 e 118 della Costituzione è ipotizzato relativamente all'art. 9, norma secondo cui il Ministro delle politiche agricole e forestali definisce gli obiettivi della ricerca scientifica in materia di pesca e acquacoltura. La medesima disposizione, inoltre, stabilisce che a tal fine è istituito un Comitato per la ricerca applicata alla pesca e all'acquacoltura di cui fa parte anche un rappresentante delle Regioni a statuto ordinario. La norma non si concilia con le attribuzioni regionali in materia di pesca e acquacoltura, e si pone in contrasto con le competenze regionali in materia di ricerca scientifica, oggetto di potestà legislativa concorrente. Qualora fossero state ravvisate esigenze di sussidiarietà avrebbe dovuto essere prevista l'intesa, che non può essere sostituita dalla partecipazione al Comitato di due rappresentanti designati dalla Conferenza Stato-Regioni. I parametri costituzionali da ultimo menzionati sono assunti a fondamento dell'illegittimità costituzionale dell'art. 12 del citato d.lgs. , che disciplina le misure di conservazione e gestione delle risorse ittiche, allocando le funzioni integralmente in capo allo Stato. L'illegittimità costituzionale dell'art. 15, comma 1, si fonda sull'ipotizzata violazione sempre degli artt. 117 e 118 della Costituzione. La disposizione riguarda la comunicazione nazionale, che riveste un ruolo strategico nel Programma nazionale, attraverso molteplici azioni pubbliche finalizzate alla sicurezza e all'educazione alimentare. Non è stato previsto alcun coinvolgimento delle Regioni, mentre è indubbia l'incidenza che le azioni in questione hanno sulle materie regionali, non solo attinenti alla pesca, ma anche alla tutela della salute e al commercio, posto che le azioni sono finalizzate anche alla sicurezza ed educazione alimentare ed alla valorizzazione della produzione.