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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti di interesse nazionale. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è volto ad istituire nella XVII legislatura una Commissione parlamentare di inchiesta sulla messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati. L'obbiettivo perseguito è quello di vigilare e controllare le operazioni legate alla bonifica dei siti contaminati attraverso una Commissione di inchiesta ad hoc che si occuperà di raccogliere la documentazione necessaria e di effettuare studi e ricerche sulla messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ricomprendendo in questi ultimi le aree minerarie dismesse, al fine di assicurare la salvaguardia e la tutela della salute pubblica, nonché dei valori naturali, ambientali e paesaggistici. Si definisce sito contaminato, il sito nel quale i valori della concentrazione delle sostanze contaminanti superano la concentrazione massima ammissibile e viene determinato con l'applicazione dell'analisi specifica di rischio sito. La legislazione italiana riconosce quali Siti di interesse nazionale (SIN) quelle aree in cui l'inquinamento di suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee è talmente esteso e grave da costituire un serio pericolo per la salute pubblica. In particolare il decreto legislativo n. 152 del 2006 definisce siti di interesse nazionale «I siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali», nonché a seguito delle modifiche apportate dall'articolo 36- bis del decreto-legge n. 83 del 2012 (decreto crescita), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, «sono in ogni caso individuati quali siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, i siti interessati da attività produttive ed estrattive di amianto». In Italia ci sono 57 SIN, perimetrati dal 1998 in poi sulla base di diverse leggi, ultima delle quali il decreto legislativo n. 152 del 2006. Il principale riferimento normativo sulle bonifiche è il regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 18 settembre 2001, n. 468, che descrive ed aggiorna i SIN, preventivamente definiti dalla legge n. 388 del 2000. Il totale della superficie interessata consiste in 1.800 km 2 di aree marine, lagunari e lacustri e 5.500 km 2 di aree terrestri, per un totale di circa il 3 per cento del territorio nazionale. I comuni inclusi nei SIN sono oltre 300, con circa 9 milioni di abitanti. La procedura di bonifica dei SIN è attribuita al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che può avvalersi anche dell'ISPRA, delle ARPAT, dell'ISS e di altri soggetti. Si tratta di siti che in passato, a causa della poca conoscenza che si aveva relativamente alla pericolosità e agli effetti delle lavorazioni e degli scarti delle attività produttive, hanno visto l'accumularsi di materiali inquinanti e pericolosi, che hanno impregnato il terreno e che in diversi casi hanno intaccato anche le falde acquifere, con potenziale rischio per l'uomo e l'ecosistema. Si è in presenza di vastissime aree il cui degrado rappresenta una vera e propria «emergenza ambientale» per il territorio, per le popolazioni che vivono nelle immediate vicinanze e per i lavoratori, ma al tempo stesso sono una risorsa importante qualora si riuscisse a promuovere la loro bonifica garantendo nel contempo la continuità delle attività produttive, il rilancio e il riutilizzo del territorio. La bonifica dei siti contaminati è contemplata anche dalla Costituzione che, all'articolo 44, stabilisce che la legge «promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive». Ancora, tra le priorità individuate nella recente relazione dei Saggi, presentata al Presidente della Repubblica lo scorso 12 aprile 2013, rientra la protezione dell'ambiente individuato come fattore di crescita, modernizzazione e benessere collettivo. Nella citata relazione si legge infatti che l'Italia è fortemente deficitaria nel rispetto delle regole UE in materia ambientale, individuando da una parte i fattori di principale criticità: «carente interazione fra livello statale, regionale e locale e insufficienti risorse e infrastrutture» e, dall'altra, i «principali inadempimenti: acqua, rifiuti, qualità dell'aria». La normativa di riferimento ha visto negli anni una serie di interventi legislativi; l'ultimo con il decreto-legge n. 5 del 2012, (decreto semplificazioni), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 35 del 2012, che all'articolo 57, comma 9, individua una procedura semplificata, per cui «i sistemi di sicurezza operativa già in atto possono continuare a essere eserciti senza necessità di procedere contestualmente alla bonifica, previa autorizzazione del progetto di riutilizzo delle aree interessate, attestante la non compromissione di eventuali successivi interventi di bonifica, ai sensi dell'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni». Tali norme stabiliscono i metodi per gli interventi di pulizia dei terreni contaminati e delle acque sotterranee dalle più diverse sostanze. Sostanze soprattutto in stato liquido, che rilasciate nei terreni ne alterano le caratteristiche, compromettendone l'uso. In particolare la legge n. 426 del 1998, «Nuovi interventi in campo ambientale», ha previsto l'istituzione del Programma nazionale di bonifica e i primi interventi di interesse nazionale, individuando i primi quindici siti. A questa legge sono seguiti ulteriori provvedimenti legislativi con l'individuazione di ulteriori siti, nonché provvedimenti che hanno invece disposto in tema di risorse finanziarie come il citato regolamento di cui al decreto n. 468 del 2001, «Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale», e il successivo regolamento di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 308 del 2006, «Regolamento recante integrazioni al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 18 settembre 2001, n. 468, concernente il programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati». Successivamente, con il citato regolamento di cui al decreto n. 308 del 2006 è stata prevista, altresì, all'articolo 2, comma 1, la possibilità di ricorrere ad accordi di programma, per favorire la bonifica, il ripristino e la valorizzazione delle aree interessate, da sottoscrivere tra lo Stato, le regioni, gli enti locali territorialmente competenti per l'individuazione dei soggetti beneficiari nonché per le modalità, le condizioni e i termini per l'erogazione dei finanziamenti previsti dal Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale, non disciplinati dalle regioni alla data di entrata in vigore del decreto medesimo.