[pronunce]

Il rimettente sostiene, infatti, da un lato, che le norme censurate determinerebbero un irragionevole meccanismo retroattivo, che inciderebbe sul diritto di agire in giudizio di cui all'art. 24 Cost., tant'è che sono evocati gli orientamenti della giurisprudenza della Corte EDU concernenti l'art. 6 CEDU. Da un altro lato, nel ritenere leso il secondo comma dell'art. 41 Cost., il giudice a quo assume che la validità dei contratti affermata dalle norme censurate, in assenza della disciplina di fonte secondaria che avrebbe dovuto regolamentare l'esercizio dell'attività professionale da parte di soggetti costituiti nelle forme societarie, vìoli i limiti imposti dalla Costituzione all'iniziativa economica privata. 4.- In via preliminare, si rende necessario ripercorrere l'articolata evoluzione del quadro normativo che ha condotto alla introduzione dell'art. 1, commi 148 e 149, della legge n. 124 del 2017. Tali disposizioni si raccordano all'art. 24 della legge n. 266 del 1997, il cui comma 1 ha previsto l'abrogazione del divieto disposto dall'art. 2 della legge n. 1815 del 1939, norma quest'ultima, a sua volta, correlata con l'art. 1 della medesima legge. 4.1.- Occorre, dunque, risalire alla legge n. 1815 del 1939, oggi integralmente abrogata dall'art. 10, comma 11, della legge n. 183 del 2011 (infra, punto 4.5. del Considerato in diritto). 4.1.1.- L'art. 1 della legge n. 1815 del 1939 disciplinava l'ipotesi in cui persone, munite dei necessari titoli di abilitazione professionale, ovvero autorizzate all'esercizio di specifiche attività in forza di particolari disposizioni di legge, «si associa[va]no per l'esercizio delle professioni o delle altre attività per cui sono abilitate o autorizzate». In tal caso, esse dovevano «usare, nella denominazione del loro ufficio e nei rapporti coi terzi, esclusivamente la dizione di "studio tecnico, legale, commerciale, contabile, amministrativo o tributario", seguit[a] dal nome e cognome, coi titoli professionali, dei singoli associati» (primo comma). L'esercizio associato delle professioni o delle altre attività, ai sensi del comma precedente, doveva essere «notificato all'organizzazione sindacale da cui [erano] rappresentati i singoli associati» (secondo comma). L'interpretazione giurisprudenziale dell'art. 1 della legge n. 1815 del 1939 si è orientata nel senso di una limitazione dell'esercizio dell'attività professionale all'ipotesi degli studi associati, «ove ad un contratto associativo con rilevanza interna, si sovrappone[va] il principio della personalità della prestazione professionale nei rapporti con i clienti» (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 3 marzo 1994, n. 2077). Pertanto, anche allorquando i giudici di legittimità hanno ritenuto che gli studi professionali associati, pur privi di personalità giuridica (in tal senso, Corte di cassazione, sezione terza civile, ordinanza 13 luglio 2018, n. 18527), avessero «la capacità di porsi come autonomi centri di imputazione di rapporti giuridici» (Corte di cassazione, sezione terza civile, ordinanza 19 ottobre 2022, n. 30730 e sezione seconda civile, ordinanza 26 gennaio 2022, n. 2332), tale soggettività veniva ammessa al solo scopo di consentire rapporti giuridici non professionali (per garantire, ad esempio, la continuità di un rapporto di locazione dell'ufficio, pur al variare degli associati). Parimenti, il ricorso alla forma delle società di persone veniva riconosciuto per fini meramente strumentali, quali la regolamentazione delle prestazioni del personale ausiliario, delle spese di studio, dell'uso di beni condivisi (Corte di cassazione, sezione quinta civile, sentenza 10 ottobre 2008, n. 24911 ; sezione prima civile, sentenza 13 luglio 1993, n. 7738). 4.1.2.- Così ricostruito il raggio applicativo dell'art. 1 della legge n. 1815 del 1939, veniva correlativamente a definirsi la portata precettiva dell'art. 2 della medesima legge, riferito a soggetti che agissero «sotto qualsiasi forma diversa da quella di cui al precedente articolo». Per tali soggetti il citato art. 2 disponeva il divieto di «costituire, esercire o dirigere [...] società, istituti, uffici, agenzie od enti, i quali abbiano lo scopo di dare, anche gratuitamente, ai propri consociati od ai terzi, prestazioni di assistenza o consulenza in materia tecnica, legale, commerciale, amministrativa, contabile o tributaria». La ratio del divieto risultava inizialmente ispirata soprattutto a finalità di tipo repressivo: inibire ai non professionisti di celi dietro lo schermo di una società. Nel tempo sono state, invece, valorizzate finalità differenti, che questa stessa Corte ha riconosciuto, allorché è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale del divieto: la finalità protezionistica, vale a dire la «tutela degli interessi, non soltanto economici o corporativi, delle categorie professionali», e la finalità protettiva, ossia la «garanzia del corretto esercizio delle professioni intellettuali, nei confronti dei clienti, dei terzi, della collettività in generale, garanzia che si ritiene fornita essenzialmente dalla qualificazione professionale e soprattutto dalla responsabilità personale del professionista» (sentenza n. 17 del 1976 e, di seguito, sentenza n. 54 del 1977, nonché ordinanza n. 71 del 1988). La violazione del divieto, tramite la stipula di contratti d'opera intellettuale con società alle quali era inibito l'esercizio dell'attività professionale, comportava - secondo il diritto vivente - la nullità dei contratti, ai sensi dell'art. 1418, primo comma, cod. civ. , per contrarietà alle norme imperative, di cui agli artt. 2 della legge n. 1815 del 1939 e 2231 cod. civ. , in base al quale «[q]uando l'esercizio di un'attività professionale è condizionato all'iscrizione in un albo o elenco, la prestazione eseguita da chi non è iscritto non gli dà azione per il pagamento della retribuzione» (così Cass. n. 7310 del 2017, che richiama Corte di cassazione, sezione seconda civile, sentenza 29 novembre 2007, n. 24922; sezione prima civile, sentenze 2 ottobre 1999, n. 10937 e 1° ottobre 1999, n. 10872). 4.2.- Il superamento della disciplina del 1939 ha avuto luogo gradualmente attraverso un processo di apertura dell'attività professionale, da parte di soggetti costituiti nelle forme societarie, che ha inizialmente interessato ambiti settoriali. In particolare, con riferimento alle società di ingegneria, si segnalano due gruppi di discipline. 4.2.1.- Dapprima, sono state previste società di ingegneria costituite nelle due forme del commercial e del consulting engineering.