[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 176, promosso dal Giudice dell'esecuzione presso il Tribunale ordinario di Treviso nel procedimento vertente tra il Condominio A. P. A. e L. B., con ordinanza del 18 marzo 2021, iscritta al n. 90 del registro ordinanze 2021 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 25, prima serie speciale, dell'anno 2021. Udito nella camera di consiglio del 9 marzo 2022 il Giudice relatore Giovanni Amoroso; deliberato nella camera di consiglio del 9 marzo 2022.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza in data 18 marzo 2021, iscritta al numero 90 del relativo registro dell'anno 2021, il Giudice dell'esecuzione presso il Tribunale ordinario di Treviso ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 176, nella parte in cui prevede che «È inefficace ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all'articolo 555 del codice di procedura civile, che abbia ad oggetto l'abitazione principale del debitore, effettuata dal 25 ottobre 2020 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto», ossia al 25 dicembre 2020. In punto di fatto e di rilevanza, il giudice rimettente riferisce che, a fronte del deposito dell'istanza di vendita da parte del creditore procedente, rilevato che il pignoramento era stato notificato in data 4 novembre 2020 e ricevuto dagli esecutati all'indirizzo corrispondente a quello dell'immobile oggetto dello stesso, in applicazione della norma censurata, aveva assegnato al creditore un termine per depositare istanza di prosecuzione della procedura esecutiva (ipotesi nella quale sarebbe stato nominato il custode anche ai fini della verifica dell'occupazione del bene da parte dei debitori), istanza in difetto della quale sarebbe stata dichiarata l'inefficacia del pignoramento e l'estinzione della procedura stessa. Riferisce il giudice a quo che il creditore procedente aveva depositato, a fronte di tale richiesta, istanza per la discussione sulla questione della portata da attribuirsi al predetto art. 4, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 137 del 2020, come convertito, assumendo che un'interpretazione costituzionalmente orientata, alla luce dell'art. 24 Cost., avrebbe consentito di intendere la norma non come volta a impedire, nel periodo indicato, il compimento dell'atto di pignoramento, così rischiando di pregiudicare irreparabilmente i diritti dei creditori chirografari, bensì solo l'effettuazione degli atti processuali successivi, anche se diversi da quelli volti a privare il debitore della disponibilità della propria abitazione. Il Giudice dell'esecuzione presso il Tribunale ordinario di Treviso, ritenendo non percorribile la soluzione prospettata dal creditore procedente, ha evidenziato che, poiché nella fattispecie concreta l'immobile era effettivamente abitato dagli esecutati e il pignoramento era stato compiuto nell'intervallo di tempo previsto dalla disposizione censurata, in applicazione di tale disposizione avrebbe dovuto dichiarare l'inefficacia del pignoramento. Il giudice rimettente dubita della compatibilità di una siffatta disciplina con gli artt. 3 e 24 Cost. In punto di non manifesta infondatezza, evidenzia, in particolare, che la norma censurata determina un'irragionevole disparità di trattamento tra i creditori che hanno notificato il pignoramento sugli immobili adibiti ad abitazione principale del debitore tra il 25 ottobre e il 24 dicembre 2020, che subirebbero la «sanzione» dell'inefficacia dell'atto, e quelli che hanno notificato lo stesso in una data precedente o successiva a quelle indicate. Assume, inoltre, il giudice a quo una possibile violazione dell'art. 24 Cost., in quanto l'impossibilità, nel predetto periodo, di pignorare l'abitazione del debitore potrebbe pregiudicare irreparabilmente la garanzia del credito e la conseguente possibilità di agire in sede esecutiva, atteso che non potrebbe così prodursi l'effetto di indisponibilità nei confronti del creditore procedente correlato al pignoramento. Il Giudice dell'esecuzione presso il Tribunale di Treviso sottolinea, inoltre, che, anche ove si volesse intendere la disposizione censurata nel senso che non precluderebbe la notifica del pignoramento, ma solo il compimento degli atti successivi nelle procedure esecutive sulla casa di abitazione dell'esecutato, la stessa sarebbe comunque irragionevole - così ponendosi in contrasto con l'art. 3 Cost. - in quanto nel medesimo periodo la relativa tutela era già adeguatamente assicurata dall'art. 54-ter del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27 e successivamente prorogato dallo stesso art. 4 del d.l. n. 137 del 2020, come convertito. 2.- Nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale non è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri.1.- Con ordinanza in data 18 marzo 2021, il Giudice dell'esecuzione presso il Tribunale ordinario di Treviso ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 176, nella parte in cui prevede che «È inefficace ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare di cui all'articolo 555 del codice di procedura civile, che abbia ad oggetto l'abitazione principale del debitore, effettuata dal 25 ottobre 2020 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto», ossia al 25 dicembre 2020.