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Pertanto, non si può affrontare questo tema se prima non si investe in un'operazione volta alla prevenzione e all'educazione. Questa, purtroppo, è la prima mancanza del provvedimento in esame, che pure ci vede favorevoli. Noi, infatti, voteremo a favore, anche in ragione dei suggerimenti che, grazie al lavoro della Commissione, sono stati approvati alla Camera dei deputati. Spero che domani, durante la votazione degli emendamenti, ci sia una riflessione ulteriore su un tema serio che, in quanto tale, non può essere lasciato all'emotività del momento, né agli slogan . Gli interventi che mi hanno preceduto hanno messo in luce ciò che manca affinché il disegno di legge a tutela delle vittime di violenza sia veramente operativo. È stata detta una cosa fondamentale: mi sembra che si sia invertito il paradigma, in quanto noi parliamo della donna, ma il problema è l'uomo maltrattante, che, come tale, dovrebbe essere anzitutto allontanato dalla casa. Non è la donna a dover lasciare la casa e spesso i propri figli (che magari rimangono nella stessa casa del maltrattante), per essere messa in un rifugio protetto. I casi di femminicidio e di maltrattamenti familiari continuano ad essere all'ordine del giorno. Emerge dalle cronache che, nella maggioranza dei casi, un pronto intervento delle Forze dell'ordine, ma soprattutto della tutela giudiziaria - perché le Forze dell'ordine intervengono - potrebbe fare la differenza nella vita delle vittime. Lo dico perché in Italia, soprattutto nei periodi più recenti, abbiamo assistito ad episodi che hanno sconvolto l'intera Nazione. I casi sono innumerevoli, ma voglio ricordare qui le vicende di Desirée Mariottini e di Pamela Mastropietro, le cui famiglie, ancora una volta, vogliamo abbracciare. In particolare, se per il terribile caso di Pamela Mastropietro è stato condannato all'ergastolo un nigeriano, sono stati praticamente assolti gli altri due imputati: non c'è stato un supplemento di indagini. Vediamo come la violenza nei confronti delle donne può essere variegata: nonostante i numeri dicano che è una violenza che si realizza spesso in casa, appunto una violenza domestica, esiste anche una violenza fuori dalle mura domestiche, realizzata da persone che neppure dovevano stare sul nostro territorio. Porto questo esempio perché, quando parliamo di violenza nei confronti delle donne, ci riferiamo al loro volto, ma sono donne che, ancora prima di essere ammazzate da uomini, sono state ammazzate dallo Stato, uno Stato che non ha dimostrato di esserci, uno Stato latitante, che non ha fatto il suo dovere, nonostante le norme ci fossero e questo ci pone di fronte al secondo problema. Prima ho parlato della prevenzione, adesso affronto il tema dell'esecuzione. L'incidenza degli stranieri arrestati per violenza sessuale, ad esempio, è di circa il 42 per cento e, se si vanno a vedere le sentenze, il dato non cambia; peraltro, nonostante nei confronti di molti di costoro fossero già stati adottati provvedimenti di allontanamento, sono rimasti comunque qui. Il caso di cronaca che domenica tutti purtroppo abbiamo avuto modo di conoscere è il lapidario esempio di come ci sia qualcosa che non funziona. Come è già stato detto, Deborah Ballesio aveva paura del suo ex marito, che gli aveva incendiato il locale e l'abitazione. Aveva persino predetto ad un amico quale sarebbe stato il suo futuro: era una prigioniera che non poteva liberarsi dalla paura. Non sono bastate 19 denunce, ma nemmeno il carcere e la reiterazione del reato da parte del suo ex. Forse Deborah non sarebbe uccisa se, ad esempio, i giudici fossero tenuti ad avvertire le vittime quando il loro stalker o il soggetto violento e maltrattante esce dal carcere. Sarebbe molto importante per le vittime essere avvertite: sarebbe importante che, una volta uscite dal carcere, queste persone avessero il braccialetto elettronico e ci fossero dei controlli, dal momento che il divieto di avvicinamento non viene rispettato. Noi pensiamo anche che sarebbe bene mettere qualche paletto ai giudici quando decidono, ad esempio, di dimezzare la pena nei confronti di un uomo accusato di femminicidio, motivando la riduzione con la tempesta emotiva determinata dalla gelosia del partner. Sono ormai troppi i casi in cui la giustizia non riesce a tutelare adeguatamente le donne vittime di violenza. Forse sarebbe il momento di togliere la scorta a qualcuno che non ne ha bisogno e tutelare magari di più le donne su cui sia stata accertata la violenza. Come Forza Italia ci battiamo da anni su questo tema, dal 2009. È stato detto quello che è stato fatto. La cosa che ci lascia molto dispiaciuti è che in Commissione giustizia qui in Senato, come riferito anche dalla senatrice Modena e dal senatore Caliendo, non ci sia stata la possibilità di migliorare il testo rispetto ad incongruenze formali, ma non solo, per cui in effetti cambierà molto poco nella tutela delle vittime. È chiaro che il nostro codice penale deve essere aggiornato, visto che risale a quasi novanta anni fa: ad esempio, non era certo contemplato il crimine del revenge porn , che noi abbiamo fatto introdurre alla Camera, che tiene conto delle nuove armi di distruzione delle donne, armi subdole perché non lasciano impronte digitali, nascondono gli esecutori, incutono enormi sofferenze alla vittima e ai propri congiunti e spesso, come purtroppo è già successo, inducono al suicidio. Il provvedimento, che giudichiamo giusto da un certo punto di vista, forse più mediatico per il fatto che ha molte riserve, non potrà aiutare di certo gli uomini maltrattanti. Io credo che se sia giusto dare una possibilità e un'assistenza all'uomo maltrattante la questione dipenda da caso a caso. Quanto alla tutela psichiatrica, prima di tutto faccio presente che l'uomo maltrattante può accettare o meno, mentre invece dovrebbe avere questo supporto. Dopodiché ci sono sicuramente dei casi - e qui toccherebbe al giudice pronunciarsi - nei quali occorre pensare se valga la pena sprecare dei soldi a tale scopo: penso all'uomo che ha ammazzato in quel modo una donna a Savona, ferendo anche altri presenti, perché in quel caso non so quante possano essere le possibilità di recupero e di ravvedimento. Rispetto al ragionamento per il quale ogni provvedimento, al di là degli slogan , deve trovare un'attuazione concreta nelle aule di tribunale, vanno bene certamente il codice rosso e le misure contenute in questo disegno di legge, anche se i colleghi Modena e Caliendo in Commissione hanno provato a far capire che l'obbligo di sentire la persona offesa entro i tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato è certamente positivo, ma può anche succedere che il giudice dica di non avere sufficientemente tempo. È chiaro che dovrebbe avere una scala di priorità, ma per fare qualcosa di concreto occorre dotare le procure e gli uffici giudiziari di più personale. Non si può ignorare il problema del sottorganico e dire «arrangiatevi, ma in tre giorni ce la dovete fare» senza mettere un euro. Non si può fare una buona legge se non c'è un investimento. Senza oneri finanziari è difficile fare una buona legge. Avrebbe potuto essere un grande segnale anche quello di mettere in contatto il tribunale civile con quello penale: