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Il regime sopra descritto non distingue tra i magistrati onorari che, in minima parte, abbiano svolto effettivamente le funzioni in modo occasionale, e gli altri, bensì adotta il criterio meritocratico, attraverso la valutazione rimessa al consiglio giudiziario, stante la frastagliata realtà attuale che presenta zone fuzzy di difficile classificazione ove si volesse determinare la misura oltre la quale il servizio prestato non possa definirsi occasionale, essendo difficile anche l'individuazione dei parametri da adottare. Si pensi, inoltre, ai magistrati onorari che, in passato abbiano svolto le funzioni a tempo pieno, salvo, recentemente, dedicarsi all'attività professionale (la loro esclusione sarebbe ingiusta). L'applicazione del regime transitorio anche ai soggetti che, certamente, si siano impegnati in modo occasionale (in quanto pubblici dipendenti, per esempio), è motivata, comunque, dalle numerose proroghe finora disposte dal legislatore, che, negli anni, abbiano consentito loro (salva la valutazione rimessa al consiglio giudiziario), di maturare comunque un'esperienza professionale che sarebbe irrazionale disperdere. Quanto alle modalità di impiego nell'ufficio per il processo, che di seguito si esporranno, si evidenzia che il regime transitorio prende atto della situazione organizzativa già esistente. Giova, di nuovo, ricordare che il Consiglio Superiore della Magistratura, con la relazione citata, sui moduli organizzativi dell'attività dei giudici onorari di tribunale, ha già delineato il modello organizzativo dell'affiancamento, che altro non è che l'embrione dell'ufficio per il processo, che il disegno dei legge sviluppa prevedendo le modalità di impiego di seguito esposte. Inoltre il disegno di legge prende atto della realtà di fatto creatasi nel tempo negli uffici giudiziari, evoluta rispetto a quella originaria all'entrata in vigore della disciplina sulla magistratura onoraria, contenute nelle lettere ufficiali inviate da autorevoli magistrati con funzioni dirigenziali al Ministro della giustizia. Si fa riferimento, solo per rimanere alle più recenti, alle prese di posizione dei dott. Armando Spataro, Ettore Ferrara e Franco Roberti. Tali prese di posizione sono particolarmente credibili, per la nota qualità di dirigenti di grandi uffici giudiziari degli autori. Peraltro, il dott. Ferrara richiama proprio la citata risoluzione del Consiglio Superiore della magistratura e il dott. Roberti riconosce l'evoluzione dell'impiego dei magistrati onorari verso un modello organizzativo che precorre l'ufficio per il processo. I soggetti interessati dal regime transitorio saranno inseriti, dunque, in modo organico nell'ufficio per il processo. L'articolo 4 comma 2 prevede che essi svolgono le funzioni giurisdizionali per l'esercizio dell'attività di udienza e di quella di seguito indicata delegate dal titolare del potere giurisdizionale, che è e resta, rispettivamente, il presidente del Tribunale e il procuratore della Repubblica secondo le proprie competenze (nonché il magistrato professionale individuato dal legislatore delegato quale titolare dell'ufficio del processo in funzione dell'articolazione organizzativa presso ciascun tribunale e ciascuna procura della Repubblica). L'articolo 4 comma 3 delega il Governo a individuare le attività delegabili ai giudici di pace delegati nell'ambito delle funzioni e attribuzioni di cui all'articolo 43 regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12, secondo i seguenti principi e criteri direttivi: -- prevedere lo svolgimento di atti inerenti all'attività processuale di udienza e di decisione, in conformità ai criteri stabiliti dalla citata risoluzione «sui moduli organizzativi dell'attività dei giudici onorari in tribunale» del Consiglio Superiore della Magistratura del 25 gennaio 2012, e dall'articolo 43- bis comma 3; -- assistenza e collaborazione del titolare dell'ufficio per il compimento di tutti gli atti giudiziari preparatori, necessari o utili per l'esercizio della funzione giurisdizionale; -- l'attività di competenza dei giudici di pace onorari di cui al precedente articolo 3; -- coordinamento dei tirocinanti, dei giudici di pace onorari. L'articolo 4 comma 4 delega il Governo a individuare le attività delegabili ai vice procuratore delegati secondo i seguenti principi e criteri direttivi: a) la funzione di pubblico ministero in tutti i procedimenti penali di cui al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274; b) la funzione di pubblico ministero nelle udienze e nei procedimenti, e secondo i criteri, di cui all'articolo 72 comma 1 e 2 regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12, nonché per i procedimenti davanti al giudice per l'udienza preliminare; c) su delega, controfirmata dal Procuratore Generale, la funzione di pubblico ministero di udienza in tutti i procedimenti penali di appello avverso le sentenze del Tribunale monocratico, secondo i criteri di cui all'articolo 72 comma 2 regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12; d) assistenza dei magistrati designati alla trattazione dei procedimenti di cui alle precedenti lettere a) e b) ai sensi dell'articolo 70 comma 2 regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12, in fase di indagini preliminari ed in fase di udienza, compiendo tutti gli atti preparatori, necessari o utili; e) coordinamento dei tirocinanti e dei vice procuratori onorari. Le disposizioni sopra riportate prevedono, pertanto, una diversa modulazione dell'impiego dei soggetti delegati rispetto ai magistrati onorari in ragione della diversa natura del loro inserimento organico nell'ufficio per il processo, attribuendo compiti più impegnativi. Quanto ai giudici di pace delegati le modalità d'impiego, come si è detto, richiamano il modello attuale cristallizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura nella risoluzione citata. Lo stesso può dirsi con riferimento ai vice procuratori delegati, salvo estendere l'attività delegabile al di fuori dell'udienza, senza mai delegare l'assunzione di provvedimenti, ma solo l'attività di supporto, senza limiti di competenza (che, analogamente a quanto sopra riportato con riferimento all'ufficio per il processo presso il tribunale, può consistere, in via esemplificativa, nello studio dei casi, nella ricerca giurisprudenziale, nell'attività di ricerca dottrinale, predisposizione di minute dei provvedimenti, assistenza in udienza). Innovativa è la previsione che le funzioni di pubblico ministero possono essere svolte dal vice procuratore delegato nei processi di appello e nell'udienza preliminare. La previsione tiene conto della semplicità (da individuarsi caso per caso dal delegante), di molti di questi processi, e del conseguente beneficio derivante dalla possibilità di destinare le energie dei magistrati di carriera alle attività più delicate. Il disegno di legge prevede anche la delega al Governo a disciplinare il trattamento economico e le guarentigie attenendosi ai seguenti principi e criteri direttivi (articolo 4 comma 6):