[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 186, comma 9-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), aggiunto dall'articolo 33, comma 1, lettera d), della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento nel procedimento penale a carico di N.G. con ordinanza dell'11 giugno 2012, iscritta al n. 193 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 13 febbraio 2013 il Giudice relatore Giuseppe Frigo. Ritenuto che, con ordinanza dell'11 giugno 2012, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 186, comma 9-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), aggiunto dall'art. 33, comma 1, lettera d), della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), nella parte in cui non prevede che anche il giudice dell'esecuzione possa sostituire con il lavoro di pubblica utilità le pene dell'arresto e dell'ammenda inflitte per i reati previsti dal medesimo art. 186, fuori dei casi indicati dal comma 2-bis, quando il condannato ne faccia richiesta prima dell'inizio dell'esecuzione della pena e il punto non abbia già formato oggetto di esame e di decisione da parte del giudice della cognizione; che il rimettente riferisce di essere investito, quale giudice dell'esecuzione, dell'istanza proposta da una persona condannata, con decreto penale divenuto irrevocabile a seguito di rinuncia all'opposizione, alla pena di seimila euro di ammenda (di cui cinquemila in sostituzione di venti giorni di arresto), per il reato di guida sotto l'influenza dell'alcool (art. 186, commi 2, lettera b, e 2-sexies, cod. strada); che il condannato ha chiesto che la pena inflittagli sia sostituita, ai sensi della norma censurata, con la sanzione del lavoro di pubblica utilità, producendo la dichiarazione di disponibilità e il programma di lavoro dell'ente che dovrebbe beneficiare delle proprie prestazioni (indicato nella Lega italiana per la lotta contro l'Aids); che l'istante ha, altresì, precisato di non aver potuto formulare la richiesta di sostituzione nel corso del giudizio di cognizione, per difetto di positivi riscontri da parte degli altri centri di assistenza e di volontariato all'epoca contattati; che, ad avviso del giudice a quo, l'istanza non sarebbe suscettibile di accoglimento, dovendosi escludere, in base all'univoco tenore letterale dell'art. 186, comma 9-bis, cod. strada, che la sostituzione richiesta possa essere disposta dal giudice dell'esecuzione in un momento successivo alla formazione del giudicato; che, per questo verso, la norma denunciata si porrebbe tuttavia in contrasto con gli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost.; che il lavoro di pubblica utilità costituirebbe, infatti, una pena «meno afflittiva, più socialmente utile ed economica, più moralmente accettabile e soprattutto più in linea con la funzione rieducativa» rispetto alle pene tradizionali dell'arresto e dell'ammenda; che la norma censurata riconnette, inoltre, al regolare svolgimento dell'attività lavorativa gratuita in favore della collettività una serie di vantaggi (estinzione del reato, riduzione a metà del periodo di sospensione della patente, revoca della confisca del veicolo), atti a consentire un «più rapido ed agevole reinserimento dei condannati nella normale vita sociale e lavorativa»; che il lavoro sostitutivo e i benefici in questione sarebbero strettamente collegati alla natura dei reati cui afferiscono (i diversi casi di guida sotto l'influenza dell'alcool) e alla personalità dei loro autori; che la misura prevista dalla norma denunciata - al pari di quella analoga delineata dall'art. 187, comma 8-bis, cod. strada per i casi di guida sotto l'influsso di sostanze stupefacenti - si differenzierebbe, dunque, nettamente sia dalle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi, previste dagli artt. 53 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), tra le quali non è compreso il lavoro di pubblica utilità; sia dalle altre ipotesi nelle quali è applicabile il lavoro di pubblica utilità, senza però che vi si colleghino l'estinzione del reato e gli altri vantaggi dianzi ricordati (quali quelle contemplate dall'art. 73, comma 5-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, recante il «Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza»; dall'art. 54 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, recante «Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468»; dall'art. 224-bis cod. strada e dall'art. 1, comma 1-bis, del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, recante «Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa», convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205); che le considerazioni sulla cui base le norme ora indicate - che pure limitano l'applicazione del lavoro di pubblica utilità alla fase di cognizione - sono state ritenute costituzionalmente legittime non sarebbero, pertanto, estensibili alla norma oggi sottoposta a scrutinio; che, per altro verso, sebbene la norma permetta la sostituzione anche senza la richiesta dell'imputato, essendo sufficiente che questi non si opponga, sarebbe, di fatto, improbabile che il giudice si attivi in tale direzione in assenza di una specifica richiesta; che per «provvedere in modo efficace» il giudice dovrebbe, infatti, conoscere l'ente beneficiario delle prestazioni; essere certo della sua disponibilità o dell'esistenza di una convenzione tra esso e il Ministro della giustizia o il presidente del tribunale; sapere dove l'attività lavorativa sarà svolta e la sua natura; assicurarsi, infine, del fatto che l'imputato sia concretamente propenso ad effettuarla; che potrebbe, peraltro, accadere che l'imputato e il suo difensore non chiedano l'applicazione della pena sostitutiva, o perché non consapevoli, al momento del giudizio, della sua convenienza (la legge non prevede un obbligo di informazione al riguardo da parte del giudice), ovvero perché - come dedotto dall'interessato nel caso di specie - non riescano a trovare un ente disposto a fruire della prestazione lavorativa gratuita;