[pronunce]

la «[v]iolazione dell'art. 3 della Costituzione e dunque [il] contrasto con il principio e canone di ragionevolezza poiché la situazione di eccezionalità che poteva giustificare, nell'immediatezza dell'entrata in vigore della disciplina di riforma, la proroga originariamente disposta nel 2016, non [può] essere una valida ragione giustificativa delle successive numerose proroghe che si sono susseguite in un arco temporale di nove anni»; la «[v]iolazione degli artt. 5 e 114 della Costituzione in quanto l'autonomia e la rappresentatività degli enti de quibus sono svuotate da un commissariamento sine die». Richiamata diffusamente la sentenza n. 136 del 2023 di questa Corte, la parte osserva che con la legge reg. Siciliana n. 6 del 2023 sarebbero stati «palesemente riprodotti i medesimi vizi di incostituzionalità in cui è già incorso il legislatore regionale nelle precedenti formazioni della medesima disciplina della materia in questione». Quanto alla circostanza che tale legge regionale sia stata emanata «[n]elle more dell'approvazione della legge regionale di riordino dei liberi Consorzi comunali e delle Città metropolitane, finalizzata all'introduzione dell'elezione a suffragio universale e diretto degli organi dei predetti enti di area vasta» (art. 1, comma 1, primo periodo), il Comune di Enna osserva che il d.d.l. n. 319-97 del 2023, volto a reintrodurre l'elezione diretta degli organi degli enti di area vasta, è stato «bocciato dall'Assemblea regionale siciliana in ultimo nella seduta del 7 febbraio 2024», sul rilievo che una tale disciplina sarebbe contraria alla legge n. 56 del 2014, la quale contiene norme di riforma economico-sociale vincolanti per la Regione Siciliana. Benché a livello statale siano state presentate proposte di legge volte alla reintroduzione dell'elezione diretta degli organi degli enti di area vasta, «l'attesa di provvedimenti legislativi - in ambito statale come regionale - futuri ed incerti» non potrebbe giustificare «il rinvio sine die delle elezioni per la formazione degli organi di governo dell'ente intermedio», in violazione degli artt. 1, 3, 5 e 114 Cost. e della sentenza n. 136 del 2023 di questa Corte. 4.- È intervenuto ad adiuvandum nel giudizio avanti a questa Corte F.M. D. L'interveniente osserva che la propria legittimazione all'intervento deriverebbe: a) dalla propria qualità di cittadino elettore iscritto nelle liste del Comune di Aci Castello e quindi «interessato alla conformazione delle strutture istituzionali in cui si esprime il circuito della rappresentanza e della responsabilità politica in tutti i livelli di governo, a partire da quello locale» (è citata la sentenza di questa Corte n. 1 del 2014); b) dall'avere egli instaurato, con ricorso di accertamento del proprio diritto di partecipare alla costituzione dell'organo di vertice della Città metropolitana di Catania, il giudizio nel corso del quale sono state sollevate le questioni di legittimità costituzionale della legge reg. Siciliana n. 15 del 2015 e della legge n. 56 del 2014 vagliate da questa Corte con la sentenza n. 240 del 2021; c) dall'avere egli spiegato, in data 22 marzo 2024, atto di intervento nell'odierno giudizio a quo. L'intervento dovrebbe poi considerarsi ammissibile alla luce della giurisprudenza sia costituzionale (è citata la sentenza n. 294 del 2011, che nel Ritenuto in fatto dà conto dell'intervento, innanzi a questa Corte, della parte di un giudizio diverso dal giudizio a quo), sia della Corte europea dei diritti dell'uomo (è richiamata la sentenza 23 giugno 1993, Ruiz-Mateos contro Spagna). 5.- In prossimità della pubblica udienza, la Regione Siciliana ha depositato memoria illustrativa, nella quale rileva che l'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023, censurato dal rimettente, è stato abrogato dall'art. 1, comma 2, della legge della Regione Siciliana 8 agosto 2024, n. 24 (Rinvio delle elezioni degli organi degli enti di area vasta). Tale nuova disposizione, «in aderenza alle contestazioni sollevate», avrebbe «perimetrato, contenendolo entro un range ancora più chiaro e strettamente contingentato, il nuovo termine di rinvio delle elezioni». La Regione chiede, pertanto, la restituzione degli atti al giudice a quo per una nuova valutazione sulla rilevanza delle questioni sollevate. 6.- Ha altresì depositato memoria illustrativa il Comune di Enna, il quale, pur dando atto dell'entrata in vigore della legge reg. Siciliana n. 24 del 2024, ritiene che essa non abbia ottemperato al monito contenuto nella sentenza n. 136 del 2023, né posto rimedio ai vulnera denunciati dal rimettente nel presente giudizio. Il novum normativo avrebbe anzi confermato il già censurato rinvio delle elezioni al 2024, manifestando così la «volontà del legislatore siciliano di continuare nei commissariamenti dei LCC e non procedere alle elezioni indirette». 7.- Ha depositato memoria illustrativa anche F.M. D., ribadendo la propria legittimazione a intervenire nel giudizio costituzionale per le ragioni già svolte nell'atto di intervento e aggiungendo che «l'azione popolare riconosciuta a tutti i cittadini-elettori in materia elettorale è un vero e proprio principio generale del nostro ordinamento, espressione a sua volta di valori assolutamente caratterizzanti l'assetto costituzionale, come quello di sovranità popolare e di partecipazione all'"organizzazione politica" del Paese». 8.- Sempre in prossimità dell'udienza pubblica, sia la Regione Siciliana, sia F.M. D. hanno prodotto in giudizio il decreto del Presidente della Regione Siciliana 1° ottobre 2024, n. 551, che indice per il giorno 15 dicembre 2024 le elezioni dei Presidenti e dei Consigli dei Liberi consorzi comunali di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani nonché dei Consigli metropolitani di Palermo, Catania e Messina. 9.- All'udienza del 15 ottobre 2024, F.M. D. ha reiterato le deduzioni in ordine all'ammissibilità del proprio intervento, aggiungendo di trovarsi in situazione analoga a quella del contumace che decida di costituirsi tardivamente in giudizio, o di chi intervenga nel giudizio di merito nel quale è stato promosso regolamento di giurisdizione.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il TAR Sicilia, sezione prima, ha censurato l'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023, denunciandone il contrasto con gli artt. 1, 3, 5 e 114 Cost. La disposizione censurata, modificando gli artt. 6, comma 2, 14-bis, comma 7, e 51, comma 1, della legge reg.