[pronunce]

In data 18 marzo 2014, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria, in cui, sottolineate le modifiche apportate alla lettera f) del comma 380 dall'art. 10, comma 4-quater, lettera a), del d.l. n. 35 del 2013, evidenzia come il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 novembre 2013 (Fondo di solidarietà comunale in attuazione dell'articolo 1, comma 380, della legge 24 dicembre 2012, n. 228), abbia espressamente limitato l'applicabilità del fondo sperimentale di riequilibrio ai Comuni delle Regioni ordinarie, della Regione siciliana e della Regione autonoma Sardegna. Il resistente sostiene inoltre che, in un contesto di grave crisi economica, il legislatore possa discostarsi dal modello consensualistico nella determinazione delle modalità di concorso delle autonomie speciali alle manovre di finanza pubblica. 8.5.- In data 21 aprile 2015, la Regione ha depositato un'ulteriore memoria in cui: prende atto di quanto affermato dalla controparte circa l'inapplicabilità alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia della lettera b) del censurato comma 380; sostiene l'ammissibilità della censura rivolta alle successive lettere f) ed h), ribadendo quanto già dedotto ed evidenziando l'intangibilità - neppure mediante accantonamento - della compartecipazione al gettito dei tributi erariali garantita dallo statuto di autonomia; richiama le considerazioni svolte a sostegno dell'impugnativa dell'art. 1, comma 383, della legge n. 228 del 2012. 9.- Con ricorso n. 41 del 2013, la Regione autonoma Sardegna ha impugnato l'art. 1, commi 380 e 387, della legge n. 228 del 2012 in riferimento agli artt. 3, comma 1, lettera b), 7 e 8 dello statuto ed agli artt. 117 e 119 Cost. 9.1.- La Regione impugna l'art. 1, comma 380, della legge n. 228 del 2012 in quanto, seppur modificando il regime precedente, già censurato con il ricorso di cui al reg. ric. n. 47 del 2012, lo confermerebbe. La disposizione violerebbe gli artt. 3, primo comma, lettera b) - che attribuirebbe alla ricorrente competenza esclusiva in materia di finanza locale - 7 e 8 dello statuto - che garantirebbero alla Regione un'adeguata autonomia finanziaria - e 117 e 119 Cost. - che, oltre a confermarla, attribuirebbero alla ricorrente la competenza legislativa concorrente in materia di «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario» - in quanto non lascerebbe alcun margine di autonoma regolamentazione del tributo per adattarlo alle particolarità regionali. La lettera f) del citato comma 380, in particolare, contrasterebbe con l'art. 8, primo comma, lettera m), dello statuto, in quanto prevederebbe una riserva erariale del gettito tributario, per sette decimi spettante alla Regione. Quest'ultima censura altresì il successivo comma 387, in quanto, modificando i criteri di calcolo e le modalità di pagamento e di riscossione della TARES, lascerebbe intatto il meccanismo disciplinato dall'art. 14 del d.l. n. 201 del 2011 - anch'esso impugnato dalla ricorrente con il ricorso iscritto al reg. ric. n. 47 del 2012 - per cui le modifiche non risulterebbero satisfattive. La nuova disposizione violerebbe gli artt. 3, primo comma, lettera b), e 7 dello statuto, in quanto sarebbe dettata in una materia (finanza locale) di competenza esclusiva della Regione, escludendone ogni forma di intervento, e, con riferimento al maggior gettito della TARES, determinerebbe una riduzione nel finanziamento comunale, con riverbero sull'autonomia finanziaria regionale, costretta a far fronte al mancato incremento delle risorse degli enti locali. Infine, risulterebbe altresì violato l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto la disciplina del tributo non lascerebbe alla ricorrente margini di adattamento alle particolarità regionali. 9.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio, chiedendo il rigetto del ricorso con argomentazioni difensive analoghe a quelle formulate con riguardo al ricorso iscritto al reg. ric. n. 24 del 2013 proposto dalla Regione autonoma Valle d'Aosta. Con specifico riferimento al comma 387, il resistente si limita a rilevare come esso non sarebbe oggetto di autonome censure e la competenza legislativa concorrente in materia di «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario» legittimerebbe la norma censurata. 9.3.- In data 18 marzo 2014, la Regione autonoma Sardegna ha depositato una memoria, in cui ribadisce di essere titolare di potestà legislativa esclusiva in materia di finanza locale, sebbene non abbia beneficiato dell'attribuzione di ulteriori spazi di autonomia in detto ambito competenziale, diversamente da altre autonomie speciali. La ricorrente, inoltre, nega che la riserva erariale del gettito IMU derivante dagli immobili produttivi serva a compensare l'esclusione di quella precedentemente prevista dall'art. 13, comma 11, del d.l. n. 201 del 2011, a tal fine essendo stata ridotta la dotazione del Fondo sperimentale di riequilibrio dall'art. 1, comma 119, della legge n. 228 del 2012. Tale riduzione, peraltro, a suo avviso potrebbe pregiudicare anche gli enti locali sardi e, di conseguenza, la Regione autonoma Sardegna - che avrebbe già perso, con la Regione siciliana, i trasferimenti erariali - in quanto nulla escluderebbe che il fondo in questione debba operare anche nei confronti delle autonomie speciali. 9.4.- In data 21 aprile 2015, la Regione autonoma Sardegna ha depositato un'ulteriore memoria dal tenore parzialmente coincidente con quello della memoria depositata in pari data con riferimento all'impugnativa degli artt. 13 e 14 del d.l. n. 201 del 2011, ribadendo altresì gli argomenti già svolti a sostegno delle censure specificamente rivolte all'art. 1, commi 380 e 387, della legge n. 228 del 2012.1.- Con un primo gruppo di ricorsi la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (reg. ric. n. 38 del 2012) , la Regione siciliana (reg. ric. n. 39 del 2012) , la Regione autonoma Sardegna (reg. ric. n. 47 del 2012) e la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia (reg. ric. n. 50 del 2012) hanno impugnato, tra le altre disposizioni, gli artt. 13 e 14, comma 13-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214.