[resaula]

Credo, quindi, che bisognerà ripensare la funzione di questa importante parte della sanità sul territorio. Quanto al potenziamento della prevenzione primaria, credo che bisogna veramente lanciarsi in una politica di prevenzione primaria lungimirante, per il vero benessere della popolazione. Il potenziamento della sanità sul territorio passa anche per un migliore collegamento tra strutture ospedaliere e territorio. Penso, ad esempio, in modo concreto, alla creazione di dipartimenti che si occupino proprio del collegamento tra i pazienti da dimettere, soprattutto le persone fragili e gli anziani, e le strutture sul territorio, come le residenze sanitarie assistenziali. Credo che queste siano suggestioni importanti, così come - è stato già ricordato da lei e da altri colleghi - lo sviluppo pieno della telemedicina, che soprattutto in zone disagiate, come il mio territorio di montagna, è fondamentale. Non dimentichiamo che la programmazione, la costruzione di scenari e l'attenzione agli effetti collaterali degli interventi sono punti fondamentali per gestire nel prossimo futuro questo momento molto difficile. Prima di concludere, anch'io vorrei ringraziare tutti gli attori delle professioni sanitarie, che in questo periodo hanno lavorato veramente in modo eccezionale per gestire una situazione che, come ha ricordato anche lei, signor Ministro, non ha avuto eguali nel dopoguerra. Con questi auspici, annuncio il voto del Gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) sulla proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le chiedo di intervenire da una postazione diversa dalla sua. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, la seduta odierna è importantissima rispetto alla stesura del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che avverrà nei prossimi giorni, da parte del Consiglio dei ministri e innanzitutto del Presidente del Consiglio. È importante dunque che la si faccia e che le indicazioni che verranno dall'Assemblea vengano realmente ascoltate e inserite nel prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, al di là delle proposte di risoluzione, che naturalmente sono importanti, anche se hanno la caratteristica di dover essere sintetiche. Tra l'altro, saremo chiamati a votare il decreto-legge sulle ripartenze, il cui termine per la presentazione degli emendamenti scade la prossima settimana, e quindi, signor Ministro, si renderà conto di questa contraddizione: oggi discutiamo il nuovo provvedimento e, nel frattempo, presentiamo emendamenti a un decreto che stiamo discutendo. Pertanto è importante la seduta di oggi ed è importante anche prendere atto della realtà nuova, che lei ci ha descritto bene, ma che vorrei sottolineare. Il 18 maggio, quando è entrato in vigore il vecchio decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, i nuovi positivi erano 451 e ieri erano 280; i ricoverati con sintomi erano 10.027 e ieri erano 4.581; i ricoverati in terapia intensiva erano 749, mentre ora sono 263, secondo il dato emerso ieri, quindi poco più di un terzo. Ebbene, in virtù di questi dati, occorre fare un provvedimento nuovo, molto più coraggioso, perché se dovessimo emanare un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che è la fotocopia di quello del 18 maggio, in virtù dei dati che ci mostrano una condizione nettamente migliorata nel Paese, sarebbe un'occasione perduta. Quindi, al di là delle polemiche, che ci sono fra chi dice che la situazione è più o meno pericolosa, credo sia oggettivo che oggi il virus sia meno letale e lo confermano i dati. Dunque, signor Ministro, in rappresentanza dell'intero Governo, le chiediamo di fare un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri più coraggioso. Naturalmente dobbiamo riuscire a far uscire il Paese dalla paura, perché è stato corretto, nella fase del lockdown spinto, che vi fossero messaggi duri anche nei confronti della cittadinanza, ma così come era corretto questo atteggiamento in passato, oggi è un atteggiamento corretto quello di chi dice di fare attenzione, perché può ritornare e ci sono dei rischi, che bisogna garantire le protezioni e i distanziamenti, ma al tempo stesso che possiamo trasmettere quella tranquillità, che consenta agli italiani di svolgere la propria vita nel modo più normale possibile, rispetto alla condizione di emergenza che abbiamo vissuto in passato. Leggevo proprio oggi sul giornale le dichiarazioni di un ristoratore, Bianchini, secondo il quale la paura ha tolto loro il lavoro. Riuscire a trasmettere un messaggio di tranquillità, oltre alle rassicurazioni sul tema delle protezioni, è importante tanto quanto le manovre economiche. Se riusciamo a trasmettere agli italiani il messaggio per cui si può uscire, lo si può fare in sicurezza e si può di nuovo svolgere una vita il più possibile normale, atteso che, come lei ha detto, signor Ministro, dovremo convivere con questo virus fin quando non sarà scoperto il vaccino, oltre alla trasmissione psicologica di un concetto che penso sia corretto, ci potremo anche permettere di investire un po' meno risorse economiche, dando maggior forza a chi sta facendo ripartire la propria attività economica, dopo aver vissuto un momento di grandissima durezza. Semmai dobbiamo prepararci, in virtù dell'esperienza fatta, anche a richiudere, qualora dovesse esplodere un'ulteriore epidemia, anche eventualmente identificando nuove zone rosse. Credo però che ripartire con nettezza e trasmettere serenità e tranquillità agli italiani sia indispensabile, naturalmente nel rispetto di tutte le prescrizioni che servono. Visto che il numero dei casi è inferiore, possiamo potenziare i tamponi e i test virologici. Quindi possiamo agire con strumenti che fino ad ora sono stati a volte poco efficaci, proprio per il grande numero di tamponi o di test da fare cui corrispondeva anche una mancanza di esperienza del nostro Paese nell'utilizzo di questi strumenti. Signor Ministro, tempo fa uscì uno studio pubblicato dal quotidiano «il Fatto Quotidiano», in cui si prevedeva che l'8 giugno, cioè la data di ieri, che ha visto 283 persone ricoverate in terapia intensiva, ci sarebbero stati 151.000 ricoveri in terapia intensiva. Si rende conto, signor Ministro, che, se sono questi i messaggi che passano e se noi non curiamo anche questa forma di comunicazione, che è importante che le istituzioni facciano in maniera corretta, il rischio è che si generi quella condizione di paura di cui parlava il ristoratore cui ho fatto riferimento poco fa? In tutte le prescrizioni bisogna poi evitare di cadere nel ridicolo; mi riferisco alle prescrizioni che sono state fatte dalle Regioni, ma anche alle prescrizioni fatte in ambito nazionale. Credo che dobbiamo uscire dalla condizione per cui ci sono code di due ore per entrare nelle strutture dove si vendono scarpe o vestiti, a causa di prescrizioni eccessivamente restrittive. Dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri mi aspetto una risposta concreta su questo punto. Dobbiamo essere un po' più flessibili anche per quanto riguarda gli NCC e i taxi, ad esempio nello stabilire quanta gente può stare dentro un taxi, perché questi sono settori che rischiano una crisi. Lo stesso discorso riguarda i cinema, dove non si possono vendere bibite e cibo, o gli allenamenti, con spazi piccoli e ingressi spesso contingentati.