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È infatti evidente - lei lo ha detto - che ci vorrà molto tempo prima che si possa tornare a vedere il nostro Paese affollato di turisti provenienti da tutto il mondo. Il comparto del turismo è fondamentale sotto tutti gli aspetti per il nostro Paese: occupa circa 4,2 milioni di persone e genera il 13 per cento del nostro PIL, che si può spingere anche fino al 20 per cento, come lei ha ben presente, ben oltre i 232 miliardi di euro di PIL. Definisce l'immagine dell'Italia nel mondo, unendo idealmente il nostro passato, il nostro presente e anche il nostro futuro. Per questo occorre un'azione forte e coraggiosa, in grado di rispondere alle immediate e non più procrastinabili esigenze maturate in queste settimane di blocco completo, di cosiddetto lockdown. Nei giorni scorsi, nell'ambito della discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge cura Italia, il Parlamento ha approvato un ordine del giorno della maggioranza che indica la strada all'Esecutivo sulle misure indispensabili per far fronte alle richieste del settore. Ministro Franceschini, noi ci aspettiamo che, ad esempio, il Governo sia tempestivo ed efficace nell'esonerare le imprese turistico-ricettive in relazione al pagamento delle imposte sugli immobili, nel ridurre i canoni dovuti e prorogare tutti i termini per i versamenti. Sarà importante anche sostenere i lavoratori stagionali, estendendo le tutele nei loro confronti anche attraverso incentivi alle imprese. Da ultimo, credo che l'idea di incoraggiare gli stessi cittadini italiani a passare le vacanze in Italia sia non solo molto utile, ma anche assolutamente realizzabile. Ho apprezzato molto l'attenzione che lei ha dato al fatto di evitare che strutture turistico-alberghiere possano finire nelle mani di chi, italiano o straniero, ha una liquidità di cui non si conoscono le origini. Occorre prestare massima attenzione su questo aspetto, perché è un pericolo che dobbiamo tenere presente. Allo stesso tempo, il nostro Paese ha bisogno più che mai di una strategia che nei prossimi anni accompagni le imprese del turismo, proprio per riprendere quel ruolo importantissimo che hanno avuto fino ad ora, che le renda capaci di incrociare le sfide del futuro. Nonostante le difficoltà - è bene ricordarlo - siamo un Paese con una ricchezza culturale e paesaggistica senza eguali al mondo e mi auguro che insieme potremo essere all'altezza di questa bellezza. Abbiamo molto apprezzato le sue parole di ieri in audizione in Commissione e di oggi in Aula. Sappiamo che ha ben chiari i problemi e le possibili soluzioni; sappiamo che purtroppo il comitato tecnico-scientifico non ha ancora risposto alle sue domande; sappiamo che sarà necessario il sostegno di tutto il Parlamento e pensiamo a qualche passo avanti coraggioso. Per esempio, per me questo sarà un anno particolare con la perdita della stagione del teatro greco di Siracusa, perché da anni e anni non ho mai mancato nessuna delle rappresentazioni, quindi quest'anno sarà ricordato proprio per questa mancanza. Spero che fino all'ultimo si possa cercare di recuperare, ma non lo so. Noi saremo comunque al suo fianco; saremo da sprone se necessario, affinché le sue proposte di oggi siano realtà già a partire dal decreto-legge 55 miliardi, come lo ha definito lei. Io non pensavo che oggi su questi temi in quest'Aula si sentisse parlare nei suoi confronti di omicidio colposo o addirittura preterintenzionale; pensavo che i temi fossero altri, proprio per questo le auguro buon lavoro. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . SignorPresidente, ringrazio il signor Ministro per questa informativa e per il lavoro importante che sta facendo. Noi abbiamo la consapevolezza che l'Italia non potrà ripartire finché non ripartirà la cultura. All'inizio di questa crisi, quando in modo improvviso e drammatico hanno chiuso i cinema, i teatri, le piazze, anche la parola «cultura» rischiava di scomparire dal dibattito e dall'agenda delle priorità e abbiamo evitato che questo avvenisse. Bene ha fatto il Governo a varare un piano a protezione di tutte le nostre filiere; mi riferisco alle misure di sostegno economico, di vantaggio fiscale, di ammortizzatori sociali che lei ha illustrato in questa sede. Noi le chiediamo con forza di implementarle. L'Italia è, innanzitutto, una grande potenza culturale ed è ciò che ci distingue nel mondo e permette al nostro made in Italy di conquistare e di emozionare. Guai, però, a parlare di cultura in astratto, perché la cultura è un moltiplicatore di pensiero, di legami sociali e di prodotto interno lordo. La cultura è soprattutto l'insieme incredibile dei lavoratori, delle professionalità e dei talenti e questo deve essere il nostro punto di vista, quello delle passioni inseguite e costruite tra mille difficoltà. Sappiamo che questa crisi rischia di cancellare intere generazioni di creativi, di tecnici, di artisti, ma nessuno dovrà rinunciare al proprio progetto di vita. Lei lo ha affermato anche qui oggi e noi con forza lo riaffermiamo qui oggi come impegno assoluto. Diciamo che è falso che questa crisi colpisca tutti alla stessa maniera perché - lo sappiamo - c'è il rischio che i forti diventino ancora più forti e che, invece, coloro che già prima rischiavano di essere esclusi oggi rischino di essere cancellati. Questa deve essere la nostra priorità politica: proteggere soprattutto le imprese indipendenti e, in particolare, i lavoratori non garantiti, i lavoratori dello spettacolo dal vivo (che sono stati i primi a chiudere e temiamo saranno gli ultimi a riaprire), i freelance intermittenti, che sono la gran parte di questo mondo eppure - lo sappiamo - non hanno abbastanza tutele perché sono invisibili, perché manca il riconoscimento dello status delle professioni artistiche, perché manca uno statuto del lavoro culturale e creativo che disegni un sistema di diritti che permetta di lavorare con dignità e magari, un giorno, avere anche una pensione. Signor Ministro, colleghi, questo è il tema e questa crisi squaderna tutte le cose che non vanno e le amplifica, diseguaglianze e disparità, e non possiamo non vederle. Per questo dobbiamo intervenire e per questo non basta tamponare l'emergenza, ma serve pensare una riforma radicale perché il nostro è un sistema troppo chiuso e va cambiato. Ci sono troppe storture che alimentano posizioni dominanti, rendite e paratie che impediscono l'accesso a energie nuove, alla sperimentazione di nuovi linguaggi. Un emblema di tutto questo è il Fondo unico per lo spettacolo, che è perno di tutta la nostra produzione culturale, che è uno strumento importante eppure sappiamo che, nonostante il miglioramento che proprio noi abbiamo voluto, i criteri fanno di questo uno strumento conservativo che rischia di escludere, che premia chi c'è già (tradizione e repertorio), ma noi abbiamo bisogno di un sostegno pubblico che allarghi il sistema, che dia occasioni e opportunità a chi non ne ha avute, che riconosca e promuova la produzione indipendente. Dobbiamo avere la forza di imporre una distribuzione più equa delle risorse del diritto d'autore, cosa che oggi la SIAE non fa, di fatto favorendo i grandi network .