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Nel merito, un dato riassume perfettamente il valore di questo provvedimento: quello 0,05 per cento in più di PIL atteso, che stride col nome di un provvedimento che per settimane è stato raccontato come un punto di svolta. Sicuramente la crescita non viene fatta dal Parlamento o dal Governo, ma dalle aziende e dai loro collaboratori, ma il Governo e il Parlamento sono chiamati a togliere di mezzo gli ostacoli contro la possibilità di crescere per le aziende stesse. A questo riguardo noto un punto dolente del provvedimento: mi riferisco all'articolo 10 che danneggia le piccole e medie imprese. Sulla carta è positiva l'idea di dare uno sconto immediato a chi dispone un intervento di efficientamento energetico, tuttavia in assenza di un sistema bancario che riconosca alle imprese il credito d'imposta maturato col fisco, a pagare il costo delle operazioni saranno le imprese, in particolare quelle medie e piccole, che non dispongono della liquidità necessaria per farvi fronte. Con degli emendamenti avevamo chiesto la soppressione di tale misura o quantomeno di attutirne l'impatto, inoltre avevamo presentato altre proposte per chiedere di rimandare l'entrata in vigore delle sanzioni per mancata applicazione delle norme sulla fatturazione elettronica. Per il resto non ci convince l'approccio assistenzialistico che accompagna le misure per i Comuni a rischio di dissesto economico, quelle per l'Alitalia, l'improvviso cambio di regole sulla gestione dell'Ilva. Parliamo di un pozzo di soldi erogati senza un piano che spinga i Comuni in difficoltà a correggere la rotta o che sia risolutivo sulla questione Alitalia. Su Ilva, al di là del merito, siamo davanti a un cambio di regole in corso d'opera e alla solita assenza di certezza del diritto, che è il motivo principale per cui molti investitori stranieri si tengono a debita distanza dall'Italia. Sul Piano industria 4.0 registriamo con favore la correzione di linea rispetto alla legge di bilancio, con la parziale reintroduzione delle vecchie misure: è l'ammissione implicita che tutto quello che viene fatto dagli altri non è sempre da buttare, così come gli interventi per le banche non nascono per tutelare i banchieri, ma i risparmiatori e la stabilità del sistema, visto che il provvedimento reca diverse misure al riguardo. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 11,27) ( Segue STEGER). Positiva anche, nel suo piccolo, la proroga dell'entrata in vigore del registro unico delle bande che però resta poco più di un gesto di attenzione verso un ambito importante del terzo settore che richiede semplicità burocratica e maggiori aiuti fiscali per la funzione di crescita e coesione sociale che esprime nei territori. Se si vogliono rafforzare i territori, il terzo settore va rafforzato e queste espressioni culturali vanno rafforzate. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi della Lega. Per concludere, Presidente, questo provvedimento ci era stato presentato come una misura chiave. L'avevamo atteso con ansia, perché un decreto che si chiama crescita, in un Paese dove la stagnazione economica la fa da padrona, merita sempre grande rispetto e attenzione. Nel testo ci sono misure che, prese singolarmente, sono sicuramente positive ma manca una visione di insieme, una strategia complessiva sul modello di crescita. Per questo le singole misure hanno un impatto "omeopatico", cioè tranquillizzano ma non costruiscono la strada. E allora di crescita rimane solo il nome. La verità è che stiamo per votare l'ennesimo decreto omnibus che è il frutto della profonda diversità di idee, per non dire della grande confusione, che aleggia tra le forze di maggioranza. Questo Governo è in carica da più di un anno, un anno nel quale il nostro Gruppo vi ha sempre sollecitato a mettere in campo una politica chiara e concreta per la crescita e lo sviluppo, quella che è mancata con la legge di bilancio e che ha esposto l'Italia ad una procedura di infrazione. Il reddito di cittadinanza non ha dato alcun impulso ai consumi e altissima è ancora la confusione sui centri per l'impiego. Ma la campagna elettorale è finita da più di un mese. È caduto, quindi, anche l'ultimo alibi agli occhi degli elettori e del Parlamento. I dati ISTAT di ieri dicono che la pressione fiscale è cresciuta. La Corte dei conti ha ben spiegato i rischi di un altro ingrossamento del debito pubblico. La verità è che non avete un'idea chiara su dove va portato questo Paese, su quella che deve essere la sua collocazione in Europa e nel mondo. È solo un procedere giorno per giorno, ma non è così che si governa una delle più importanti economie del mondo. Per tutte queste ragioni, colleghi, il Gruppo per le Autonomie voterà contro questo provvedimento e quindi voterà contro la fiducia al Governo. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD). DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, il Vice Ministro, oggi, ci ha dato un esempio, forse ideologico, del cosiddetto pragmatismo padano dicendo che in fondo è normale che i provvedimenti vengano esaminati soltanto da una Camera. Non lo facciamo, evidentemente, per spirito critico o perché siamo dei conservatori della Costituzione; il fatto è che non possiamo assolutamente continuare a rassegnarci, anche se in un anno questa è diventata la regola, come, purtroppo, in qualche modo si è dimostrato anche nelle legislature precedenti. Il senso del bicameralismo è molto serio e ha permesso a questo Paese, in tempi che dovremmo forse rimpiangere, di discutere i provvedimenti non solo nel rispetto formale delle due Camere, dando a ciascuno davvero la possibilità di modificarli e dando alle opposizioni e alla maggioranza la possibilità di offrire il proprio apporto. Francamente, non possiamo accettare questo modo di fare sbrigativo, irrispettoso e anticostituzionale che ormai pervade il lavoro di quest'Assemblea e nemmeno il modo in cui il Governo si rapporta al Parlamento. Questo vale per il Senato come, ovviamente, può valere per la Camera. Qui siamo arrivati all'estremo: abbiamo già visto cos'è accaduto con la legge di bilancio e ora ci troviamo di fronte a un provvedimento che, nelle Commissioni competenti, è stato discusso pochissime ore, e arrivo al punto. Lo chiamate decreto-legge crescita, ma parliamoci chiaro: vi ripeto che questo è un insieme di norme - in 120 articoli - micro o medie, raffazzonate tra di loro, che chiamate «crescita» per puro spirito di propaganda, ma che avranno un'influenza assolutamente marginale sulla possibilità di ripresa del Paese. Il punto è sempre lo stesso e ve lo ripetiamo: i 120 articoli del provvedimento contengono una serie di misure, alcune delle quali anche utili, ma sempre in modo marginale, mentre altre molto dannose - aspetto sul quale tornerò - perché sono il frutto del vostro modo di governare, fatto di eterna mediazione, un po' qua e un po' là; una volta il 20 per cento ai 5 Stelle, una volta l'80 alla Lega - e tendenzialmente è sempre così - e lo ricordo agli stessi colleghi del MoVimento 5 Stelle.