[pronunce]

Osserva la Corte d'assise resistente che il ricorso della Camera dei deputati, ove accolto, avrebbe l'effetto non già di ripristinare il corretto svolgimento della funzione che in forza delle norme costituzionali esercita l'odierna ricorrente, bensì quello di ribaltare la posizione processuale dell'imputato. Si tratterebbe di una finalità del tutto estranea allo strumento del conflitto, che peraltro porrebbe il deputato sottoposto a procedimento penale in una condizione di vero e proprio privilegio, potendo costui usufruire di un rimedio ulteriore per reagire ai provvedimenti giurisdizionali che lo riguardano rispetto a quelli a disposizione dei comuni imputati. Nel merito, la difesa della Corte d'assise condivide la tesi, sostenuta dalla Camera ricorrente, secondo cui l'impedimento parlamentare deve essere considerato assoluto ed insuperabile solo nel caso in cui attenga alla partecipazione a votazioni dell'Assemblea, e non anche quando attenga a diverse attività dei deputati. Ma proprio applicando la regola proposta dalla ricorrente al caso in questione, si dovrebbe concludere che la Corte d'assise abbia correttamente esercitato il proprio potere. All'udienza del 16 novembre 1998, infatti, la difesa dell'on. Matacena chiedeva di giustificare l'assenza dell'imputato all'udienza medesima, motivando detta richiesta sulla base di un telegramma proveniente dalla Presidenza della Camera dei deputati, nel quale si faceva riferimento a semplici e generici lavori parlamentari previsti per quello stesso giorno. Né d'altra parte potrebbe essere fatta valere la circostanza che in effetti in data 16 novembre 1998 si sono svolte concrete attività di votazione: sia perché “il presente giudizio non può che prendere in considerazione le modalità con le quali è stato esercitato il potere da parte della Corte d'assise, e dunque il modo in cui è stato calibrato il potere stesso in relazione agli elementi che il giudice poteva utilizzare nel momento in cui il potere è stato esercitato", sia perché l'onere di provare la sussistenza delle circostanze che costituiscono valida causa di giustificazione dell'assenza incombe sull'imputato, non potendo addossarsi alla Corte d'assise l'onere di verificare se, per caso, tra i generici “lavori parlamentari" indicati nel telegramma proveniente dalla Presidenza della Camera vi fossero anche votazioni. 4.- Si è costituito innanzi a questa Corte anche il Senato della Repubblica, il quale ha concluso chiedendo che la Corte riconosca la fondatezza dei principi affermati nel ricorso della Camera dei deputati, in particolare del principio di leale collaborazione fra i poteri titolari della funzione giurisdizionale e i poteri titolari della funzione parlamentare, nelle ipotesi in cui la presenza fisica di un singolo parlamentare sia necessaria al corretto esercizio di entrambe le funzioni, e, conseguentemente, dichiari l'annullamento dell'ordinanza 16 novembre 1998 della Corte di assise di primo grado di Reggio Calabria. In particolare, il Senato afferma il proprio interesse alla definizione del presente giudizio per conflitto di attribuzione. Sostiene al riguardo che la Corte di assise, a fronte della richiesta di rinvio dell'udienza presentata dalla difesa dell'on. Matacena, avvalorata da un telegramma del Presidente della Camera dei deputati attestante la concomitanza di lavori parlamentari, si è limitata, dopo una brevissima camera di consiglio, a rilevare l'assenza di qualunque specificazione in ordine sia alla effettiva partecipazione del deputato ai lavori della Camera di appartenenza sia al carattere di “indispensabilità" di quella partecipazione. In tal modo, però, il giudice di Reggio Calabria avrebbe direttamente e unilateralmente negato la posizione di autonomia costituzionale della Camera di appartenenza del parlamentare inquisito, determinando una grave e indebita interferenza sul corretto esercizio delle funzioni degli organi parlamentari, almeno da tre diversi punti di vista: per l'erroneo presupposto che si possano e si debbano distinguere attività degli organi parlamentari in cui la presenza dei componenti l'organo sia “indispensabile" rispetto ad attività in cui tale presenza “indispensabile" non sia; per l'assoluta prevalenza data ai valori costituzionali collegati con l'esercizio della funzione giurisdizionale rispetto ai valori attinenti alla funzione parlamentare, con integrale sacrificio dei secondi; per la mancata ricerca del necessario coordinamento con gli organi della Camera dei deputati (e, in particolare, con la Presidenza che si era appositamente attivata inviando il telegramma), al fine di acquisire le ulteriori informazioni e specificazioni ritenute assenti nell'istanza di rinvio presentata dalla difesa del deputato. 5.- In prossimità dell'udienza hanno depositato memorie la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica. 5.1.- Replicando alle eccezioni sollevate dalla Corte di assise nell'atto di costituzione, la Camera dei deputati esclude che il ricorso presenti alcun profilo di inammissibilità. Quanto alla pretesa tardività del ricorso, si osserva che nei conflitti di attribuzione fra poteri dello Stato vi è (al contrario di quanto accade per i conflitti tra Stato e Regione) completa assenza di un termine di decadenza per la promozione del conflitto. Ciò significa che il conflitto può essere proposto quando il soggetto leso lo ritiene opportuno, senza che il fluire del tempo possa minimamente condizionare tale decisione. La decisione della Camera dei deputati in ordine al quando, pertanto, non sarebbe sindacabile né censurabile, ma costituirebbe esercizio di quella discrezionalità che i Costituenti hanno, consapevolmente, inteso conferire ai protagonisti dei (possibili) conflitti interorganici. Né potrebbe sostenersi che l'interesse al ricorso abbia perduto la propria attualità, in ragione della perdita della qualità di deputato dell'on. Matacena, non riconfermato alle elezioni politiche del 13 maggio 2001. Infatti, il conflitto è strumento funzionalizzato alla tutela delle attribuzioni dei poteri dello Stato, non certo dei singoli loro componenti, sicché le vicende personali di costoro non inciderebbero minimamente sul vulnus inferto alle loro prerogative, né sull'interesse a restaurare il corretto rapporto tra i poteri. La Camera esclude altresì che il conflitto sia stato impiegato per contestare il modo in cui l'autorità giurisdizionale ha conformato il diritto di difesa nel singolo procedimento giurisdizionale. Al riguardo, la ricorrente osserva che la Corte, con la sentenza n. 225 del 2001, avrebbe definitivamente chiarito che, mentre per quanto riguarda un singolo parlamentare, “le posizioni giuridiche protette nella sua qualità di imputato … e i correlati diritti di impugnazione e di difesa, restano sempre suscettibili di essere fatti valere con gli ordinari strumenti processuali", le prerogative della Camera di appartenenza, invece, possono essere salvaguardate solo con lo strumento del ricorso per conflitto di attribuzione. Priva di rilievo sarebbe infine l'eccezione che fa leva sul fatto che “l'on. Matacena ha regolarmente partecipato ai lavori parlamentari svoltisi in data 16 novembre 1998".