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I centri dovrebbero essere invece diffusi ovunque sul territorio, con standard omogenei ed essere finanziati in modo da poter offrire servizi all'altezza dello scopo: agli autori di violenza e ai loro familiari che volontariamente vi si rivolgono, ai questori e ai magistrati che procedono agli invii nei centri e anche alle strutture penitenziarie. Tra i centri dedicati, vorrei soffermarmi sul Centro italiano per la promozione della mediazione (CIPM) che nasce a Milano nel 1995 e dal 2018 esiste anche a Cagliari, il Centro italiano per la promozione della mediazione e la giustizia riparativa (CIPM Sardegna), formato da varie professionalità. Il CIPM e il CIPM Sardegna nel 2021 hanno insieme realizzato un progetto: «Interventi rivolti agli autori della violenza di genere e nelle relazioni affettive». A questo proposito esiste anche un numero verde operativo H24 su tutto il territorio regionale, ma questo non basta. I centri in Italia sono veramente pochi. Le risorse devono essere assegnate con accreditamento; occorre creare i centri di prossimità in modo che l'uomo, ai primi segnali di disagio, possa recarsi al centro più vicino. In conclusione, Presidente, sarebbe auspicabile che tutta la normativa in materia sia oggetto di una rapida approvazione e sia inclusa in un titolo specifico di un testo unico, dedicato al contrasto della violenza di genere e alla promozione di una società libera dalla violenza contro le donne. (Applausi). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Salutiamo - e lo faccio con vero piacere, visto che non accadeva da due anni e due mesi - docenti e studenti della scuola secondaria di primo grado «Madre Camilla Gritti» di Carbonia in provincia di Carbonia-Iglesias. (Applausi) . Questo rientro alla normalità ci rincuora, finalmente! Ripresa della discussione del Doc Doc. XXII-bis, n. 8 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, la violenza maschile contro le donne rappresenta un fenomeno sociale diffuso e strutturale con radici culturali profonde che ancora oggi permeano le relazioni tra uomini e donne in tutto il mondo come anche nel nostro Paese. È un fenomeno che ha una dimensione pubblica e non esclusivamente privata, come spesso, invece, viene vissuta dalle vittime e dagli stessi autori della violenza, determinato e alimentato dallo squilibrio nei rapporti di potere tra donne e uomini e che per questo interroga e richiede una risposta decisa e tempestiva dalla politica. Coloro che agiscono con violenza contro le donne tendono ad atti aggressivi sempre più gravi e, in assenza di un intervento, recidivano nell'85 per cento dei casi, per cui coloro che riescono a ritrovare autonomamente, senza aiuti, un equilibrio dopo un primo episodio di violenza, sono, purtroppo, una minoranza esigua. Le conseguenze della violenza sulla vita delle donne vittime sono gravi e hanno effetti sia immediati che a lungo termine; inoltre, si traducono in sofferenze e traumi per i figli. Ad aggravare ulteriormente questa dinamica, il comportamento violento può essere appreso dai figli e replicato anche a distanza di molti anni. Secondo l'Istat emerge che molti degli uomini autori sono stati a loro volta vittime e testimoni di violenza da bambini. Presidente, colleghe e colleghi, la relazione della Commissione di cui mi onoro di far parte, attraverso una complessa attività conoscitiva, sopralluoghi in alcuni centri attivi sul territorio nazionale e un lungo ciclo di audizioni di esperti nazionali e internazionali con competenze diversificate, ha analizzato la problematica connessa al recupero degli uomini autori di violenza alla luce del quadro normativo vigente, con particolare riguardo alla possibile introduzione di percorsi di rieducazione e riabilitazione specifici, e propone ora alcune indicazioni per un intervento strutturato di contrasto alla violenza contro le donne e diretto alla realizzazione di una rete nazionale dei centri che abbia chiara la finalità della propria azione: lavorare sugli autori per accrescere la sicurezza, il supporto e la tutela dei diritti delle vittime. Si è già citata dalla Convenzione di Istanbul, per cui non la riprendo. Mi preme, invece, sottolineare che il panorama internazionale offre una serie di programmi e progetti, rivolti agli uomini autori di violenza, che nascono tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta nei Paesi anglosassoni per poi essere adottati pochi anni dopo anche in alcuni Paesi del Nord Europa, in particolare in Norvegia. Tuttavia, anche nei Paesi in cui per il contrasto alla violenza si opera in attuazione della Convenzione di Istanbul, l'intervento sugli autori della violenza è ancora poco diffuso. Nel corso delle audizioni la presidente dell'associazione Centro di ascolto per uomini maltrattanti di Firenze, nonché la presidente dell'associazione Relive, riferendosi alle realtà presenti in Europa, ha descritto quattro diversi approcci d'intervento. In primo luogo quello avviato direttamente dal sistema giudiziario attraverso la messa alla prova, con programmi sviluppati da operatori istituzionali all'interno delle carceri; in secondo luogo, il modello che si basa su risposte centrate maggiormente sulla famiglia, perché prendono in carico donne, uomini e bambini, cioè l'intero nucleo familiare, e che è diffuso prevalentemente nell'area del Centro e del Nord Europa; in terzo luogo programmi che, invece, si rivolgono direttamente agli uomini attraverso una presa in carico di tipo culturale e sociale e, infine, una risposta maggiormente centrata sulla patologizzazione del problema e che va quindi a individuare più centralmente gli aspetti clinico-medici. Nel complesso si possono comunque rilevare alcuni elementi comuni a tutti gli interventi. C'è infatti una prima fase di valutazione del rischio e delle effettive possibilità di esito positivo del percorso psico-socioeducativo che l'autore di violenza dovrebbe intraprendere. Il partecipante è invitato a sottoscrivere un accordo come assunzione di responsabilità, che stabilisce le regole di comportamento che dovrà rispettare per avere diritto a completare l'intero programma. Come modus operandi viene utilizzato prevalentemente il lavoro di gruppo, che può talvolta essere accompagnato da un ulteriore supporto di sedute individuali. È da sottolineare, peraltro, che nessuno di questi programmi prevede il ricorso a terapie di coppia o a mediazioni familiari. Tali approcci, infatti, sono espressamente esclusi dalla Convenzione di Istanbul, in quanto considerati strumenti non idonei nei casi di violenza domestica e di genere. Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, per schematizzare il ventaglio delle norme presenti nel nostro ordinamento è utile proporre una suddivisione che riguarda i loro destinatari, cioè gli autori della violenza. Un primo gruppo di destinatari è formato dai soggetti condannati, detenuti per reati riconducibili all'alveo della violenza contro le donne.