[pronunce]

- Il giudice rimettente si sofferma ad illustrare analiticamente molteplici profili di incostituzionalità della norma impugnata che - irragionevolmente assoggettando ad una medesima regola di competenza tutte, indistintamente, le cause civili in cui sia parte un magistrato in servizio nel distretto del giudice competente secondo i criteri ordinari - comporterebbe a suo avviso rilevanti limitazioni al diritto di difesa, con ripercussioni anche sulla ragionevole durata del processo, tanto se la qualifica di magistrato sia rivestita dalla parte attrice, quanto se essa riguardi invece la parte convenuta. In realtà che l'indiscriminata estensione a tutte le cause civili del criterio di competenza introdotto dall'art. 11 cod. proc. pen. sia suscettibile di risolversi - con riferimento a singole tipologie di controversie - nel &laquo;sacrificio&raquo; di &laquo;interessi e valori costituzionalmente rilevanti&raquo ; è stato puntualmente avvertito da questa Corte, sia prima dell'introduzione dell'art. 30-bis cod. proc. civ. , sia dopo di essa (rispettivamente, sentenze n. 51 del 1998 e n. 444 del 2002, prima citate). 6. - Peraltro il giudice rimettente - chiamato a decidere una controversia promossa da un magistrato in servizio nel distretto per ottenere da un suo conduttore il pagamento di canoni di locazione e il rimborso di spese condominiali - chiede a questa Corte non una sentenza dichiarativa dell'illegittimità costituzionale della norma impugnata nella parte in cui pone una particolare regola di competenza per le controversie in materia locatizia, bensì una pronuncia additiva che restringa radicalmente l'ambito di applicabilità della regola in esame, limitandola alle sole cause civili conseguenti a procedimenti in cui un magistrato, in servizio nel distretto, abbia assunto effettivamente la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata da un reato. I termini della questione risultano quindi parzialmente coincidenti con quelli prospettati in via subordinata nel caso deciso dalla ricordata sentenza n. 51 del 1998. E perciò la questione - al di là dell'inconferenza del riferimento all'art. 25 della Costituzione - presenta un profilo di inammissibilità non dissimile da quello da tale sentenza ravvisato. 7. - Infatti - pur in presenza di una norma con gli indicati caratteri - non è compito di questa Corte decidere che la ratio di cui all'art. 11 cod. proc. pen. ricorre unicamente per le cause civili conseguenti a procedimenti penali in cui un magistrato (in servizio nel distretto del giudice competente secondo le regole ordinarie) abbia assunto una delle qualità prima indicate. Potrebbero esistere altri casi in cui quella ratio ricorra ugualmente: ma la loro identificazione resta riservata al legislatore, nel rispetto della ragionevolezza e degli altri principi costituzionali. Conseguentemente la questione di legittimità costituzionale - così come è posta - è inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 30-bis del codice di procedura civile, sollevata dal Tribunale di Torino, in riferimento agli articoli 3, 24 e 25 della Costituzione, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 ottobre 2003. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 novembre 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA