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E non sarà qualche dichiarazione, qualche alzata di voce o goliardata a far cambiare opinione al CIO, ma un atteggiamento serio nel considerare le osservazioni, come auspicato dal relatore di maggioranza. Vi chiedo dunque di prendere ancora del tempo, di riflettere, di rivedere il testo e di ripensarlo per non ledere, anzitutto, la democraticità del movimento sportivo, in cui tutti i rappresentanti sono eletti democraticamente e non nominati, e il principio di autonomia. Oggi i fondi vengono distribuiti democraticamente. Se il vostro disegno non verrà emendato, le realtà sportive non parteciperanno più alla distribuzione democratica dei fondi da parte delle giunte regionali CONI, democraticamente elette, ma si vedranno costrette a elemosinare le risorse da un ente, Sport e salute, le cui cariche sono non elettive, ma nominative, quindi di matrice squisitamente politica, assoggettate a logiche che nulla hanno a che vedere con lo sport. Inoltre, su questo disegno non si è pensato di consultare le Regioni, almeno quelle a Statuto speciale, per le quali lo sport è materia di legislazione concorrente. Il provvedimento in esame viene quindi a ledere anche un principio costituzionale. Colleghi, ripensateci, nell'interesse dei cittadini, della società, dell'Italia e della nostra credibilità. Ripensiamolo insieme, anche in virtù dei grandi risultati che i nostri atleti hanno dimostrato sempre, in tutte le sfide. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la discussione sul disegno di legge recante deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione ci permette di ricordare, ancora una volta, come lo sport abbia un'importanza capitale per la salute e il benessere di tutte le fasce della popolazione e quindi come la promozione della pratica sportiva sia sancita, di fatto, dalla nostra Costituzione, laddove riconosce il diritto alla salute a tutti i cittadini. Di qui, la necessità di sviluppare politiche di prevenzione primaria e secondaria delle principali patologie che affliggono la nostra società, proprio attraverso lo sviluppo di una politica che promuova lo sport nelle scuole e presso la popolazione più anziana, abbracciando quindi tutte le fasce della vita. Ma anche la necessità di mettere i giovani, che dell'attività sportiva vogliono fare la loro ragione di vita seguendo un percorso agonistico professionalizzante, nelle condizioni di avere la migliore qualità possibile. È quindi importante cercare di migliorare l'organizzazione degli enti preposti al governo e alla gestione di tutto il mondo sportivo, ma cercando di tutelarne il più possibile la loro dignità e la loro indipendenza istituzionale. Entrando nello specifico del disegno di legge delega, ci sono alcuni punti che riteniamo critici. Anzitutto, tenendo conto di quanto sancito dalla Carta olimpica, ricordata poc'anzi, credo non sia possibile relegare un Comitato olimpico a un semplice organo di governo dell'attività olimpica. Ciò è, infatti, fortemente limitativo dell'ambito di attività del Comitato olimpico stesso. La regola 27 della Carta olimpica attribuisce ai vari comitati compiti e funzioni preposte allo sviluppo dello sport d'alta prestazione (e quindi personalizzante) così come dello sport per tutti. Secondo il CIO, pertanto, il compito di un Comitato olimpico nazionale è quello di occuparsi sia dello sport di alta prestazione che dello sport per tutti. La definizione utilizzata nel disegno di legge in questione pare contrastare con quanto disposto dalla Carta olimpica del CIO in merito al ruolo e alla funzione del Comitato olimpico. Inoltre, l'autonomia dell'ordinamento sportivo nazionale, facendo capo al CONI, in sintonia con le norme dell'ordinamento sportivo internazionale, è espressamente riconosciuta dalla legge n. 280 del 2003. Inoltre, la Carta europea dello sport approvata a Rodi nel 1992 sancisce che il ruolo dei poteri pubblici in ambito sportivo debba essere principalmente complementare all'azione dei movimenti sportivi. Ho, quindi, forti dubbi che il disegno di legge in questione - segnatamente l'articolo 1 - tenga in debito conto il principio di autonomia dello sport riconosciuto ex lege e il principio della specificità dello sport riconosciuto e consacrato dall'ordinamento sovranazionale dell'Unione europea. Sempre in ossequio al principio dell'autonomia e dell'unitarietà dell'ordinamento sportivo e fermo restando il controllo dell'autorità di governo vigilante sull'utilizzo dei contributi assegnati dalla ripetuta società, si ritiene comunque opportuno mantenere in capo al CONI non solo il potere di indirizzo e di controllo di ordine meramente sportivo, ma anche un potere di vigilanza e di controllo sui bilanci delle federazioni, che pertanto non sono costituiti dai contributi pubblici ricevuti, ma anche da altre voci come le affiliazioni, i tesseramenti, eccetera. Un altro argomento che mi è particolarmente caro è l'articolazione territoriale del CONI e l'autonomia di queste articolazioni territoriali. Nel disegno di legge il presidio territoriale è riferito esclusivamente a funzioni di carattere istituzionale e ciò è palesemente contrario a quanto sancisce la carta olimpica del CIO. Per questa ragione, si ritiene opportuno che venga mantenuta la previsione legislativa attuale, che ne costituisce l'articolazione organica e funzionale. Un altro aspetto importante è che, sulla base dei princìpi fondamentali fissati dalla vigente legislazione statale, in ragione dei compiti da questa demandati al CONI, si debba mantenere la competenza legislativa regionale in materia di promozione delle attività sportive e ricreative e di realizzazione degli impianti sportivi. È già stato ricordato prima come nelle Regioni a Statuto speciale ciò sia materia concorrente. Quindi, non possiamo perdere questa importante competenza nel gestire un settore così cruciale per la vita della popolazione. Anch'io, riguardo a questo disegno di legge delega, nutro alcuni grossi dubbi. In particolare, rilevo che ci possano essere un reale depotenziamento del CONI e delle sue articolazioni territoriali e un eccessivo controllo della politica, che peraltro c'è già, ma dal quale il mondo dello sport deve restare il più lontano possibile. Per questo motivo, e soprattutto per il grosso contenzioso e lo scontro tra i vertici del CONI e i vertici politici, ritengo che si debba arrivare a una conciliazione, per trovare un testo su cui entrambi siano concordi. Pertanto, il mio giudizio sul disegno di legge delega in esame è di forte perplessità e preoccupazione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, intervengo non per fare una trattazione nel dettaglio dell'articolato, su cui poi interverremo e su cui si è speso il nostro collega Iannone, che ringrazio anche per l'attività svolta in queste settimane, ma per svolgere delle considerazioni generali da uomo di sport o comunque da persona che ha avuto la fortuna di conoscere e frequentare il mondo delle federazioni sportive e l'organizzazione sportiva nel suo complesso (CONI compreso).