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Ha ribadito questo concetto stamattina e, oggi più che mai, il ruolo del Parlamento diventa centrale, se vogliamo agire nella piena consapevolezza e responsabilità non solo della separazione dei poteri, ma anche del loro bilanciamento, soprattutto in stato di emergenza. Noi parlamentari siamo nei territori, raccogliamo e accogliamo le preoccupazioni, le paure e le speranze delle cittadine e dei cittadini, che abbiamo il dovere istituzionale e morale di portare in queste Aule, prendendo le decisioni giuste con una dialettica positiva con il Governo. Ha ricordato la discussione in 12 a Commissione, in cui ieri abbiamo definito un parere con una dialettica molto costruttiva tra maggioranza e opposizione e altresì che la sanità è trasversale, ad esempio, anche alle altre missioni del recovery fund. Alla fine delle sue comunicazioni in quest'Aula del 2 e del 9 settembre, ho auspicato e sollecitato io stessa la necessità di trovare un terreno comune e uno spazio che consenta la formazione di norme condivise, che evitano a volte una dialettica difficile, distogliendo spesso l'attenzione dalla drammatica portata della gravità del problema, che ha prostrato il mondo intero. Si proroghi quindi lo stato di emergenza nel pieno rispetto dell'equilibrio tra libertà individuale e norme temporanee, non di restrizione, ma di adeguamento razionale, proporzionato ed efficace per la tutela della salute e di tutte le attività. Chiediamo ai cittadini di rispettare le regole e sul punto, signor Ministro, la seguiamo sempre. Non penso che il Governo, come a volte si dice, tragga per sé o per altri alcun vantaggio dalla decretazione d'urgenza o dalla proroga di uno stato di emergenza fine a se stesso. Chi pensa questo dovrebbe valutare anche il rischio di impopolarità di un Governo che si esporrebbe, se non ve ne fossero realmente e storicamente i presupposti, fondate ragioni e rischi per l'intero sistema Paese. I dati che il Ministro ci ha qui portato e la comparazione con la situazione degli altri Paesi che si trovano, come noi o anche peggio, a gestire l'epidemia, ci impongono serietà, responsabilità e consapevolezza dei nostri ruoli. L'ultimo tema è quello del rapporto tra Stato e Regioni. Ho avuto già altre volte occasione di dire che, a mio avviso, va colmato un vuoto nel nostro ordinamento giuridico, prevedendo una norma che decida cosa fare in condizioni di epidemia, come ha fatto la Germania. In conclusione, lo stato di emergenza va bene, temperato però dalla rassicurazione che il Governo e il Parlamento insieme devono dare alla popolazione italiana. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, purtroppo negli ultimi giorni stiamo assistendo con preoccupazione a una crescita nella curva dei contagi, nei ricoveri ordinari, in quelli in terapia intensiva e anche purtroppo nei decessi, come già indicato nei numeri dal Ministro stesso. Il Covid-19, nonostante il tentativo di qualcuno di descriverlo come un virus clinicamente morto, è ancora vivo e continua ad avere un impatto drammatico sulle nostre società, sulle relazioni, sulla nostra vita emotiva e sul lavoro. Chiunque in queste ultime settimane abbia lasciato intendere il contrario è irresponsabile e ha diffuso pericolose menzogne. Per comprendere l'entità del problema è sufficiente guardare al di là dei nostri confini, dove la situazione appare fuori controllo. Penso a Parigi e a Madrid, per esempio. Noi abbiamo un atteggiamento di maggiore prudenza e lungimiranza, che ci ha consentito di diventare un modello nella gestione del virus, un modello seppure imperfetto si intende, ma un modello a livello mondiale. Nessuno infatti può negare che gli effetti dell'ondata di ritorno del Covid-19 hanno ad oggi una dimensione diversa rispetto a quella di molti altri Paesi europei. Non sappiamo certamente se ciò che sta accadendo nel resto del continente possa accadere nelle prossime settimane o mesi anche in Italia, ma sappiamo che la nostra capacità di convivere con il virus è un risultato riconosciuto a livello internazionale. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ci ha messo tra i Paesi a basso rischio. L'OMS ci ha elogiato e la maggior parte della stampa internazionale ha dichiarato che chi ha schernito l'Italia per le difficoltà iniziali nella gestione del virus dovrebbe prendere atto della validità della nostra strategia. Per il « Süddeutsche Zeitung» l'Italia è «un modello, un esempio da seguire per affrontare la pandemia di coronavirus in maniera responsabile». «Responsabilità» è, a mio avviso, la parola chiave per descrivere la validità e l'efficacia delle nostre strategie: responsabili le istituzioni, responsabili i cittadini e responsabile il personale sanitario, che, con un atteggiamento consapevole diffuso, hanno tutti deciso di rispettare le norme anticontagio. Abbiamo compreso meglio di altri che la nostra libertà si misura, non con il grado di anarchia, ma con la capacità di rispettare le minime regole di buon senso. Per una volta possiamo dircelo: siamo stati capaci, siamo stati bravi, in qualche modo. La scelta di un rilascio graduale del lockdown , di prolungare lo stato di emergenza, di continuare a mantenere l'obbligo delle mascherine è stata giusta e - lo sappiamo - non è stato per niente facile. In questo senso dovremmo esprimere la nostra gratitudine al ministro Speranza, che ha tenuto duro nonostante pressioni enormi, rafforzate dalle prese di posizione irresponsabili di alcuni esperti. In Paesi come Francia, Spagna o Regno Unito, infatti, che a quelle pressioni hanno ceduto, stiamo assistendo a una seconda ondata che va assumendo contorni ancora più drammatici della prima, con uno scontro politico tra istituzioni che sta minando la coesione sociale. Guardiamoci allora attorno: la proroga dello stato di emergenza al 31 gennaio è la scelta più saggia e adeguata che si possa fare in questo momento. Ed è molto grave che, in una fase tanto drammatica e su un tema così importante, si sia fatta una insolente propaganda che nulla ha a che vedere con il senso di questa misura. Bisogna dire la verità: qui non si tratta di sospendere le libertà fondamentali o di attribuirsi dei pieni poteri, come qualcuno vuol far credere per fomentare lo scontro e trarne qualche vantaggio politico. La consapevolezza che lo stato di emergenza non si è concluso affatto consente al Governo e alla Protezione civile di usare procedure più snelle e veloci per emanare e fare applicare le misure necessarie per contenere un rischio epidemiologico maggiore. Si tratta dell'unico mezzo a disposizione per agire con tempistiche sufficientemente rapide, per monitorare in modo diffuso e costante, per aumentare quando occorre i posti in terapia intensiva, per dichiarare zone rosse in caso di focolai particolarmente preoccupanti, per garantire l'approvvigionamento del materiale legato al contenimento dell'emergenza e, oltre al versante sanitario, anche per non interrompere il lavoro, per mantenere le modalità di accesso allo smart working , rendendolo più facile per i genitori con figli piccoli, per attivare modalità più agili nell'assegnazione di appalti e coperture economiche speciali legati alla pandemia. Colleghi, un Paese serio si comporta così, perché senza regole non c'è libertà, lo ripeto: