[pronunce]

È da aggiungere che dopo circa un mese il condannato ha ottenuto la misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale e che l'esecuzione della pena detentiva è ormai da tempo cessata. Perciò la questione di legittimità costituzionale è ormai priva di rilevanza, sia perché, essendo cessata l'esecuzione, nessuna decisione deve più essere presa sulla sua sospensione, sia perché, se una decisione in proposito dovesse ancora essere presa, il giudice dovrebbe fare applicazione della norma attualmente vigente e non di quella censurata. 3.- Secondo il giudice rimettente la questione continuerebbe però ad essere rilevante anche per la «futura incidenza dell'eventuale pronuncia favorevole ai fini del riconoscimento della riparazione per l'ingiusta detenzione subita dal condannato in attesa della concessione della misura alternativa, per circa un mese». Insomma vi sarebbe ancora un interesse del condannato a far accertare che l'esecuzione andava sospesa e che, in mancanza della sospensione, egli avrebbe subito un periodo di detenzione ingiusta e avrebbe perciò diritto a un'equa riparazione, a norma dell'art. 314 cod. proc. pen. Il giudice rimettente non considera però che secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione il caso in questione non potrebbe dar luogo a una riparazione per ingiusta detenzione. È vero, infatti, che con la sentenza n. 310 del 1996 questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 314 cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede il diritto all'equa riparazione anche per la detenzione ingiustamente patita a causa di erroneo ordine di esecuzione», e ha ampliato così il rimedio che il legislatore aveva riservato solo alle persone ingiustamente sottoposte alla custodia cautelare, ma è altrettanto vero che questo ampliamento non può comportare una pronuncia di illegittimità costituzionale. L'erroneità dell'ordine di esecuzione e la mancanza del provvedimento di sospensione danno luogo a situazioni diverse, che, ai fini della riparazione per l'ingiusta detenzione, non possono ricevere un uguale trattamento. È stato infatti ritenuto dalla Corte di cassazione che, quando è negata la sospensione dell'esecuzione della pena, «l'ordine di esecuzione è del tutto legittimo e la detenzione patita non può certo divenire ingiusta solo perché il condannato non è messo in condizione di usufruire di una misura alternativa» (Corte di cassazione, sezione prima, 19 novembre 2002, n. 42903), e inoltre che la tardiva sospensione dell'esecuzione della pena legittimamente disposta non determina l'ingiustizia della detenzione sofferta fino all'adozione del provvedimento di sospensione e pertanto non costituisce titolo per la domanda di riparazione (Corte di cassazione, sezione quarta, 29 gennaio 2009, n. 7091). Lo stesso dovrebbe dirsi nel caso in esame, in cui, dopo un periodo di detenzione in base a un ordine di carcerazione legittimo, alla mancata sospensione ha fatto seguito l'applicazione di una misura alternativa. In contrasto con la ricordata giurisprudenza il rimettente ritiene invece che la mancata emissione del decreto di sospensione, che ha determinato un periodo di circa un mese di detenzione, potrebbe giustificare una domanda di equa riparazione in favore del condannato. Però l'opinione del giudice rimettente è immotivata, non considera l'opposta conclusione cui è giunta sul punto la Corte di cassazione e non enuncia le ragioni che potrebbero indurre a disattenderla. Perciò l'ordinanza di rimessione è contraddistinta da un difetto di motivazione sull'applicabilità della norma censurata, che si risolve in un difetto di motivazione sulla rilevanza, e anche sotto questo aspetto la questione di legittimità proposta risulta inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2, comma 1, lettera m), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Firenze, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 aprile 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 maggio 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA