[resaula]

Pertanto, pensare a cuor leggero che questo mastodontico mondo si possa fermare è praticamente impossibile, ma lo sport - e il calcio nel nostro Paese è il re tra gli sport per il suo seguito - è soprattutto una fucina di passioni, emozioni, rapporti umani che hanno un impatto straordinario anche sulle nostre vite quotidiane. Porto la mia esperienza personale e mi capirete: vengo da una città, Benevento, la cui squadra di calcio - gestita da una società sana, sanissima e allenata da Pippo Inzaghi - era, fino a quando si è dovuto interrompere il campionato di Serie B in cui milita, prima in classifica, con un forte distacco dalla seconda. Non passa giorno, quindi - lo comprenderete - che non venga fermata dai cittadini o che non riceva e-mail o messaggi in cui mi si chiede quali saranno le sorti della nostra amata squadra giallorossa. Ecco, del lato industriale, ma soprattutto del lato passionale di tutta questa vicenda non possiamo non tenere conto. D'altra parte, però, dobbiamo tenere i piedi ben ancorati per terra: siamo nel mezzo di qualcosa che non è mai accaduto negli ultimi cent'anni, una pandemia che solo in Italia è costata oltre 30.000 morti; ricordiamocelo ogni tanto, quando parliamo di tutto quello che ci sta accadendo intorno: 30.000 morti. Sarebbe da stupidi soltanto pensare che in nome del dio denaro si possa andare avanti con nonchalance e chiudere il campionato. Questo Governo finora si è approcciato alla questione nell'unico modo possibile, mettendo la sicurezza degli atleti e di tutti gli addetti ai lavori al primo posto della sua azione politica. Il ministro Spadafora ritengo predichi prudenza non perché mosso da un approccio sadico, come addirittura ho sentito dire, nei confronti del dorato mondo del calcio, ma perché consapevole che non si può scherzare con la salute di chi dovrà tornare ad allenarsi. Infatti, molti casi ce lo dimostrano, gli stessi giocatori, come è stato anche ricordato negli interventi che mi hanno preceduto, hanno molteplici paure e dei corretti timori. Credo sia fisiologico e umano. Il comitato tecnico-scientifico ci ha dato linee guida chiare, che vanno rispettate alla lettera se vogliamo davvero fare questo tentativo e sperare, tra un mese, di rivedere le partite in televisione. Sappiamo che è impossibile tenere i giocatori in ritiri blindati da qui fino ad agosto, pertanto i controlli, la profilassi, gli accorgimenti da mettere in campo dovranno essere rigorosissimi, perché ci vuole poco a trasformare uno spogliatoio in un potenziale focolaio, è già accaduto del resto. Massimo rigore, quindi, nei confronti di chi sgarra, ma soprattutto va fermato. In questo sarà cruciale il contributo di tutti gli attori in campo. Sappiamo qual è il volere dei presidenti delle società di serie A, che già dovranno fare a meno di un mare di soldi derivanti dagli incassi e in caso di addio definitivo al campionato, cosa che non mi auguro ovviamente, rischiano di veder svanire anche quelli dei diritti televisivi. Patti chiari e amicizia lunga, però: se davvero le società vogliono la ripartenza, devono dare il 120 per cento sul fronte della sicurezza e del rispetto dei protocolli, con l'aiuto massimo tanto della Lega calcio, quanto della federazione che il torneo l'organizza. A questi ultimi soggetti ci permettiamo di dare un consiglio: la speranza di noi tutti è che si possa ripartire, ma nessun accanimento terapeutico. Se i primi di giugno ci si renderà conto che è impossibile proseguire, bisogna avere un piano B per consentire al calcio professionistico di ripartire in autunno e seguire senza recalcitranza le indicazioni che lei, signor Ministro, siamo certi saprà prontamente dare. Il contributo e il sostegno del Governo e del MoVimento 5 Stelle al nostro calcio ci sarà sempre, il pallone è uno spettacolo bellissimo, il più amato dagli italiani per antonomasia. Da una parte vogliamo che riprenda oggi, ma vogliamo anche che sopravviva domani. Soprattutto questo: deve sopravvivere il calcio sano e possibilmente in salute. Mi sono soffermata sul calcio, signor Ministro, ma voglio ringraziarla per l'impegno per lo sport di base che finora ha profuso e per il lavoro costante che il suo Ministero sta mettendo a servizio dell'intero mondo dello sport. La tutela degli atleti, dei disabili, di tutto il personale coinvolto resta la stella polare da seguire in vista di ogni piano di ripartenza. Siamo lieti di condividere con lei questo principio fondamentale, perché la tutela della salute è il modo più forte per dimostrare davvero di amare e rispettare la comunità sportiva e non solo, l'intero Paese. (Applausi). PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro per le politiche giovanili e lo sport, che ringrazio per la disponibilità. Seguito della discussione delle mozioni nn. 227 (testo 3) e 231 sulla parità di genere e il sostegno alle donne lavoratrici (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni 1-00227 (testo 3), presentata dalla senatrice Conzatti e da altri senatori, e 1-00231 , presentata dalla senatrice Stefani e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, sulla parità di genere e il sostegno alle donne lavoratrici. Ricordo che nella seduta di ieri i presentatori hanno illustrato le mozioni e ha avuto luogo la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, prima di esprimere a nome del Governo il parere sulle due mozioni in oggetto, permettetemi di esprimere profonda gratitudine per il dibattito che si è svolto in quest'Aula e per la volontà da parte delle senatrici e dei senatori di porre detta tematica all'attenzione di questa Istituzione e dell'intero Paese. Credo sia importante ricordare in questa occasione il lavoro svolto dalle donne che hanno rappresentato la resistenza dell'Italia nei mesi di pandemia. In queste Aule più volte abbiamo ringraziato l'eroicità di medici, infermieri e operatori socio-sanitari; poche volte ci siamo soffermati nel ricordare che il 70 per cento di questo personale era donna. La resistenza dell'Italia negli ultimi mesi ha avuto principalmente il volto delle donne. Esattamente sessanta anni fa una sentenza rivoluzionaria della Corte costituzionale ha permesso alle donne di fare un passo in avanti, un balzo in avanti nei loro diritti. Quella battaglia aveva il nome e la tenacia di una giovane donna, Rosa Oliva, che voleva diventare prefetto. Credo che oggi il Paese sia chiamato a un nuovo balzo. Ci sono momenti in cui dobbiamo decidere da che parte far andare alla storia, e questo è uno di quei momenti. L'Italia dalla resistenza potrà ripartire solo se capace di mettere in campo strumenti nuovi e non schemi vecchi. Gli strumenti nuovi devono avere il volto e la fattiva partecipazione delle donne, in particolare nel mondo del lavoro e delle istituzioni.