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Le nostre maggiori qualità sui valori della democrazia e della libertà si misurano proprio qui, sul terreno, ossia se avremo la capacità di disegnare una prospettiva. Certo, abbiamo fatto bene a non consentire che la Russia conquistasse l'Ucraina in due giorni, ma non è questo il punto. Ne pongo un altro più generale, che riguarda perfino la storia e il tracciato della politica estera di questo Paese, una grande politica estera. Posso dire, senza alcun tipo di sospetto, visto che è la mia cultura di provenienza, che non era esattamente sovrapponibile a quelle che ha costruito questa politica estera. Sto parlando di Moro, di Fanfani e di Alcide De Gasperi, che abbiamo giustamente ricordato oggi, insieme alla figlia, in quest'Aula. C'era poi Andreotti, per quello che riguarda il Medio Oriente; insomma, ci siamo intesi. Questa tensione siamo in grado di riproporla? Alcuni colleghi di Forza Italia giustamente hanno citato, nel corso di altri dibattiti, lo sforzo di Pratica di Mare. Insomma, è questo il terreno grande dell'Europa e non lo dobbiamo dimenticare, soprattutto ora. Lontano da me chiedere alla Repubblica di non onorare gli impegni che assume. Nel 2014 abbiamo preso impegni che nessuno vuole ribaltare: attenzione, però; da allora è successo qualcosa? A me pare di sì. È successo qualcosa di molto serio, colleghe e colleghi. Cos'è che ci pone... (Brusio. Richiami del Presidente) . Grazie, Presidente, ma io vado avanti tranquillamente. PRESIDENTE. Anche se lei prevalentemente ama parlare rivolto verso il Gruppo PD, è giusto che l'ascoltino tutti. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Lei ha ragione. Faccio immediatamente autocritica, Presidente. (Commenti) . Fatemi fare questo ragionamento, che è importante. L'Europa è di fronte a una sfida: la sua politica estera e la difesa europea, che non è e non può essere sovrapposta alla NATO. Il presidente Draghi ha detto che dev'essere complementare e noi siamo d'accordo. A proposito del 2 per cento - lo dico con sincerità - trovo che affrontare una questione così fondamentale con un ordine del giorno sia una semplificazione del tutto inadeguata. Draghi ha detto (ve lo voglio rileggere, perché l'ha detto la settimana scorsa): «La cosa importante, però, è che in questo periodo in cui tutti parlano di difesa, di aumento delle spese militari e alcuni Paesi hanno deciso di aumentare le spese militari in maniera straordinariamente significativa, è importante che questi aumenti vengano annunciati all'interno di una strategia europea e non all'interno di una strategia nazionale. (Applausi) . Capite bene che il rischio di andare avanti con strategie nazionali è piuttosto serio, specialmente in prospettiva (l'abbiamo già visto, tra l'altro)». È questo il quadro su cui dobbiamo discutere e, sulla base di questo, dobbiamo ragionare su come fare un passo in avanti, il più rapidamente possibile, su una politica estera comune e su una politica di difesa comune, razionalizzando le spese e definendo qual è la governance di questa politica di difesa, perché non vorremmo un domani trovarci in situazioni complicate nel gestirla. Questo va chiarito subito. Io sono per la difesa europea; in questo quadro dobbiamo ragionare sulle scelte da fare. Naturalmente, ha ragione il ministro Guerini... PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, senatore Errani, perché è andato due minuti oltre il suo tempo. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . ...con equilibrio e con una capacità di tenere conto dei limiti della finanza pubblica italiana. Questo è un punto sul quale, al di là delle narrazioni sbagliate, dobbiamo dare una risposta ai cittadini italiani, che hanno un loro pensiero autonomo con il quale dobbiamo dialogare assolutamente. (Applausi) . PRESIDENTE. Spero che gli altri colleghi non ne abbiano avuto a male se le ho dato due minuti oltre il tempo che le spettava, presidente Errani. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. Parlavo con Gasparri del suo papà. MODENA (FIBP-UDC) . Lo so, Presidente, perché in quei tempi abbiamo visto insieme la televisione, quando è caduto il muro di Berlino e quando a casa parlavamo del fatto che tutte le popolazioni, che erano sotto la vecchia Unione Sovietica, correvano per venire in Occidente, per avere la nostra economia e la nostra libertà. È per questo motivo che sono rimasta abbastanza colpita dal dibattito surreale che si è venuto a creare intorno a questo decreto-legge e credo che ciò sia dovuto a due motivi sostanziali, il primo dei quali - a cui dedicherò un paio di minuti - riguarda il contenuto e il merito dei provvedimenti. Non si può far passare all'esterno l'idea che stiamo votando un decreto-legge che porta le armi all'Ucraina, perché questo significa fare una specie di operazione per cui si crea un finto problema per montare un finto caso, che in realtà, nei fatti e nelle carte, non esiste. Noi oggi andiamo a votare la conversione di un decreto-legge, tra l'altro già votato alla Camera, con cui si stabiliscono delle cose importanti: la partecipazione del nostro Paese, intanto a difesa dello spazio aereo dell'Alleanza atlantica; la sorveglianza navale; la presenza in Lettonia e solo per sei mesi - quindi c'è anche ottimismo da questo punto di vista - per tutelare un'area che ci interessa, l'area di confine. Questo decreto-legge non parla di mandare armi, parla dei viveri. Vogliamo dare da mangiare, penso, a questi soldati che vanno a fare il lavoro di supporto logistico? O dar loro i giubbotti antiproiettile? Parlo in modo particolare anche dell'autodifesa per i giornalisti, per i reporter , parlo della funzionalità delle ambasciate, dei dispositivi per le unità di crisi, delle misure di sicurezza per quello che riguarda il gas, delle misure per le imprese che hanno subito dei problemi dal punto di vista delle importazioni e nell' export , soprattutto, con l'Ucraina e la Russia. Poi, naturalmente, accogliamo i profughi, con tutto quello che comporta dal punto di vista delle spese e della logistica. Si prevede poi in questo decreto-legge un aiuto all'Ucraina in quelli che sono definiti gli equipaggiamenti e che sarebbero chiamati "equipaggiamenti militari non letali" e poi si specifica chiaramente, sulla base di un atto di indirizzo votato dalle Camere, a stragrande maggioranza dei componenti delle Camere (e per parti separate anche dalla forza di opposizione), la cessione di mezzi materiali ed equipaggiamenti militari. Questa cosa si è trasformata, nell'immaginario collettivo, in un invio di armi, come se noi stessimo mandando delle armi. Invece stiamo cedendo - e speriamo anche di cedere del buon materiale - dei mezzi e degli equipaggiamenti ad un popolo che è stato aggredito militarmente in Europa, vicinissimo a noi. Noi non possiamo essere ingannevoli e dobbiamo imparare a spiegare i provvedimenti nel merito, perché con i finti racconti, con le narrazioni che non hanno né capo né coda, siamo noi per primi i colpevoli della "non conoscenza" delle persone che poi pensano che ci siano complotti o cose di questo genere.