[pronunce]

Lo stesso giudice non considera, infatti, la funzione del piano programmatico, che secondo il comma 3 dell'art. 64, è finalizzato alla «realizzazione delle finalità previste dal presente articolo», e quindi a dettare le linee programmatiche in tutti gli ambiti nei quali si articola la riforma, nella quale rientra anche la prevista riduzione del personale ATA. La lettura del piano predisposto conferma la necessità di questo collegamento, al fine di una corretta interpretazione delle disposizioni impugnate, dal momento che nel paragrafo introduttivo, dedicato alle «aree di intervento», lo stesso atto chiarisce che «il presente documento programmatico individua una sequenza organica di azioni strettamente correlate e interdipendenti secondo una logica unitaria, riferite alle seguenti macro-aree: 1. Revisione degli ordinamenti didattici; 2. Riorganizzazione della rete scolastica; 3. Razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane delle scuole». E il successivo capitolo dedicato al personale ATA ribadisce queste interdipendenze tra i vari interventi di riforma previsti, disponendo, oltre alle riduzioni di cui al comma 2 dell'art. 64, che «la formulazione del nuovo piano di dimensionamento sopra descritto ridurrà sia il numero delle istituzioni scolastiche che quello delle sezioni distaccate, dei plessi e delle succursali, con conseguente riduzione di fabbisogno di personale ATA». La coerenza interna delle misure di riforma del sistema scolastico, previste dall'art. 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, è confermata dalle argomentazioni contenute nella sentenza n. 283 del 2011, con la quale questa Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 72, comma 1, ultimo periodo, dello stesso decreto-legge n. 112 del 2008, nella parte in cui esclude il personale scolastico dalla possibilità di richiedere l'esonero anticipato dal servizio. Per giustificare tale esclusione, la sentenza afferma che la disposizione censurata «deve essere letta congiuntamente a quanto stabilito dall'art. 64 del predetto decreto-legge, che, con l'obiettivo di "una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente", delinea una serie di interventi e di misure volte a riorganizzare il comparto scolastico e, in particolare, tese ad "incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente" entro l'anno scolastico 2010/2011». In questa pronuncia, si ribadisce che al fine suindicato, «il citato articolo 64 individua un iter complesso», che, oltre al più volte richiamato piano programmatico, prevede «l'adozione di uno o più regolamenti di revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, vincolati al rispetto dei criteri espressamente menzionati dalle lettere da a) ad e) del comma 4 dell'art. 64 del decreto-legge n. 112 del 2008»; e si afferma che «la disposizione di esclusione del personale scolastico dall'area di operatività dell'art. 72 del decreto-legge in questione si presenta in sintonia con il disegno del legislatore, che pur essendo volto a realizzare una riduzione del numero dei dipendenti pubblici, e quindi anche del personale scolastico, per quanto concerne quest'ultima categoria, tiene conto tuttavia della necessità di effettuare una razionale revisione delle dotazioni organiche attraverso il riassetto ordinamentale di cui all'art. 64 del medesimo decreto-legge. Quest'ultima disposizione, perseguendo l'obiettivo di «una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente», delinea una serie di interventi e di misure che sono dirette alla riorganizzazione del comparto scolastico, e, in particolare, ad «incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente" entro l'anno scolastico 2010/2011» (sentenza n. 283 del 2011). Pertanto, la prima questione sollevata nel presente giudizio non è fondata, dal momento che la lettura integrata delle disposizioni impugnate nel contesto complessivo delle norme di cui all'art. 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, consente di ritenere coerente con il disegno di migliore qualificazione del servizio scolastico la prevista riduzione del personale ATA. 5.2.- Anche la questione successiva, sollevata in riferimento alla violazione della riserva di legge di cui all'art. 97 Cost., non è fondata. Innanzitutto, la risalente giurisprudenza di questa Corte ha qualificato come relativa la riserva di legge in esame (ex multis, sentenze n. 229 del 1976 e n. 88 del 1989). In secondo luogo, con riferimento alle disposizioni impugnate, la richiamata sentenza n. 200 del 2009, ha affermato, da un lato, che i regolamenti di delegificazione previsti dalle lettere da a) ad f) del comma 4 dell'art. 64 non intervengono in una materia coperta da riserva assoluta di legge (paragrafo 35.2), e, dall'altro, che «in particolare, a tale proposito, il legislatore - nello stabilire che mediante lo strumento dei regolamenti di delegificazione, si debba provvedere ad una revisione dell'attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, da intendersi riferito, come già rilevato, alle sole modifiche relative alle caratteristiche generali del sistema nazionale dell'istruzione - ha provveduto ad una predeterminazione contenutistica puntuale dei "criteri" cui deve rigorosamente attenersi il Governo nell'esercizio della potestà regolamentare delegata». Ora, pur ammettendosi che tale indagine sull'esistenza di criteri idonei ad orientare la complessiva riforma del sistema dell'istruzione prevista dall'art. 64 è stata condotta da questa Corte, nella sentenza n. 200 del 2009, ai fini della verifica del rispetto del principio di legalità sostanziale di cui all'art. 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), essa può essere integralmente richiamata anche allo scopo di giustificare il rispetto della riserva relativa invocata dal giudice rimettente. Le due condizioni richieste per il ricorso a regolamenti di delegificazione, rispettivamente costituite dalla estraneità della materia alla riserva di legge assoluta e dal rispetto del principio di legalità sostanziale, tendono infatti a coincidere ove si verta in una materia che, come emergerà nel punto successivo, rientra nella competenza esclusiva statale. Nel caso in esame, il rispetto della riserva relativa di legge, nelle disposizioni impugnate, si ricava comunque dall'esame dei principi e criteri contenuti nell'art. 64, commi da 1 a 4, e dagli evidenti collegamenti tra loro istituiti al fine di realizzare la complessiva riforma del sistema scolastico.