[pronunce]

che, inoltre, sussisterebbe violazione degli artt. 3 e 24 Cost., poiché l'ammontare del contributo unificato corrisponde nella maggior parte dei casi all'importo della sanzione prevista dal verbale oggetto di contestazione e quindi costituirebbe un deterrente per il cittadino, soprattutto se economicamente debole, a ricorrere al giudice ordinario, inducendolo così a rinunciare a far valere il proprio diritto; che il giudice a quo richiama la sentenza n. 114 del 2004 con la quale questa Corte ha dichiarato illegittimo, per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., l'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo n. 285 del 1992, introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge del 1° agosto 2003, n. 214, che prevedeva - a carico di chi proponeva ricorso avverso il verbale di contestazione d'infrazione alle regole del codice della strada - l'onere di versare presso la cancelleria del Giudice di pace, a pena di inammissibilità del ricorso, una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall'organo accertatore; che il rimettente afferma che, in tale pronuncia, questa Corte ha stabilito in via definitiva il principio di esenzione da ogni imposizione fiscale e giuridica del giudizio di opposizione a sanzione amministrativa; che nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale chiede che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque infondate; che, ad avviso della difesa dello Stato, le questioni sarebbero inammissibili perché il Giudice di pace di Nola non ha indicato quali sarebbero le conseguenze pregiudizievoli che deriverebbero alla parte privata dal mancato pagamento del contributo unificato; che il richiamo alla sentenza di questa Corte n. 114 del 2004 sarebbe, poi, inconferente, considerata la radicale diversità della fattispecie oggetto di quella pronuncia rispetto a quella oggetto del presente giudizio; che, inoltre, il rimettente avrebbe omesso di verificare la possibilità di pervenire in via interpretativa ad una soluzione conforme a Costituzione; che, riguardo al merito, il Presidente del Consiglio dei ministri sostiene che la norma censurata non prevede l'inammissibilità del ricorso in caso di mancato pagamento del contributo unificato, onde non possono profilarsi conseguenze sul piano della tutela giurisdizionale; che, infine, le questioni - a parere dell'Avvocatura generale - sono prospettate in termini puramente astratti, poiché il giudice a quo non chiarisce come le asserite conseguenze discriminatorie e lesive del diritto di difesa si atteggerebbero rispetto al caso specifico oggetto del suo esame. Considerato che i Giudici di pace di Fasano e di Nola dubitano, in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, e all'art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), della legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 212, lettera b), numero 2), della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010), che ha introdotto il comma 6-bis nell'art. 10 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), nella parte in cui dispone che «nei procedimenti di cui all'articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, nonché delle spese forfetizzate secondo l'importo fissato all'articolo 30 del presente testo unico»; che i due giudizi vanno riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Fasano è manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza, perché il rimettente non ha precisato nella propria ordinanza se il contributo unificato sia stato o meno pagato dalla parte ricorrente e, conseguentemente, la Corte non è in condizione di verificare se effettivamente il giudice a quo debba fare applicazione della norma censurata; che, infatti, come già affermato da questa Corte (ordinanza n. 248 del 2011), se il contributo sia già stato pagato spontaneamente dalla parte, l'asserito vulnus ai principi costituzionali invocati sarebbe, in ipotesi, determinato da una disposizione che il rimettente non deve applicare nel giudizio principale (ordinanze n. 195 e n. 143 del 2011); se, invece, il contributo non sia stato versato, la questione potrebbe essere rilevante solamente se il pagamento del contributo unificato costituisca condizione di ammissibilità o di procedibilità della domanda (ordinanza n. 143 del 2011), ma il rimettente non ha indicato le norme che possano giustificare una simile conclusione; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Nola in riferimento all'art. 23 della legge n. 689 del 1981 è manifestamente inammissibile, poiché il parametro evocato non è una norma di rango costituzionale; che la questione sollevata dallo stesso rimettente in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. è parimenti manifestamente inammissibile, poiché l'ordinanza di rimessione non contiene alcun riferimento all'oggetto del giudizio a quo e, in particolare, in essa non è specificato neppure se si tratti di un procedimento di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, con conseguente difetto di motivazione sulla rilevanza della questione, non potendo la Corte esser certa della necessità per il rimettente di fare applicazione della norma censurata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 212, lettera b), numero 2), della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010), sollevate, nel complesso, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione e all'art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), dai Giudici di pace di Fasano e di Nola con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 marzo 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 marzo 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI