[pronunce]

3.4.- Sul rilievo che la facoltà di astensione dal deporre accordata ai prossimi congiunti trova fondamento nella tutela del sentimento familiare, avendo il legislatore presupposto che i prossimi congiunti, indicati sulla base di tipici rapporti giuridici, siano portatori - secondo l'id quod plerumque accidit - di interessi privati ancorati a tale sentimento, prevalenti su quello pubblico all'accertamento dei reati, il rimettente rileva che la disposizione che contempla la facoltà di astensione dei prossimi congiunti dà attuazione all'art. 29 Cost. ed all'art. 8 CEDU. Parametri, questi, che risulterebbero, tuttavia, violati per la irragionevole esclusione di tale facoltà in favore del prossimo congiunto che sia anche persona offesa dal reato. 3.5.- La ratio che priva di rilievo il rapporto familiare fra le parti, ai fini dell'obbligo di deporre, per il solo fatto che il congiunto sia offeso dal reato, appare al rimettente non rispettosa della presunzione di innocenza dell'imputato, di cui all'art. 27, secondo comma, Cost., operando la disposizione censurata sulla base di una mera ipotesi accusatoria a carico dell'imputato. 3.6.- In via subordinata, il Tribunale di Firenze chiede che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. , nella parte in cui priva della facoltà di astenersi dal deporre il prossimo congiunto, che sia persona offesa dal reato, anche nell'ipotesi in cui la sua deposizione non sia assolutamente necessaria per l'accertamento dei fatti, e quindi tanto meno si giustificherebbe il sacrificio del diritto del testimone di salvaguardare il proprio rapporto familiare. 4.- Va disattesa l'eccezione di inammissibilità delle questioni per difetto di rilevanza, formulata dal Presidente del Consiglio dei ministri nell'atto di intervento in giudizio. Il Tribunale di Firenze spiega, tra l'altro, che l'invocata declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. avrebbe tuttora rilievo nel giudizio a quo, e ciò al fine di ravvisare, o meno, gli indizi del reato previsto dall'art. 372 cod. pen. e informarne il pubblico ministero trasmettendogli i relativi atti, adempimento cui occorre provvedere in sede di decisione della fase processuale in cui la testimone ha deposto. Invero, ai sensi del comma 2 dell'art. 207 cod. proc. pen. , se ravvisa gli indizi del reato di falsa testimonianza, il giudice ne informa il pubblico ministero, trasmettendogli gli atti, «[c]on la decisione che definisce la fase processuale in cui il testimone ha prestato il suo ufficio». Con il richiamare questo profilo di incidentalità, l'ordinanza di rimessione supera il controllo "esterno" in punto di rilevanza delle questioni attraverso una motivazione non implausibile del percorso logico compiuto e delle ragioni per le quali il giudice rimettente afferma di dover applicare la disposizione censurata nel giudizio principale (tra le tante, sentenze n. 148 del 2024, n. 94 del 2023 e n. 237 del 2022). 5.- Nel merito, le questioni di legittimità costituzionale non sono fondate. 6.- L'art. 199 cod. proc. pen. detta la disciplina dello ius tacendi riconosciuto dall'ordinamento ai prossimi congiunti dell'imputato, disponendo che gli stessi non sono obbligati a deporre e perciò il giudice, a pena di nullità, deve avvisarli della facoltà di astenersi e chiedere loro se intendono avvalersene. Questa Corte già con le sentenze n. 179 del 1994 e n. 6 del 1977 ha esaminato le ragioni e i limiti della facoltà di non deporre nel processo penale riconosciuta dal legislatore ai prossimi congiunti dell'imputato. Dal suo canto, la giurisprudenza di legittimità intende che la ratio della facoltà di astensione attribuita ai prossimi congiunti stia, da un lato, nella finalità di prevenire situazioni nelle quali l'eventuale falsa testimonianza sarebbe scriminata dall'art. 384 cod. pen. e, dunque, nel preservare la genuinità della prova (Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 21 marzo-15 ottobre 2019, n. 42337 e sezione sesta penale, sentenza 27 maggio-3 luglio 2008, n. 27060); dall'altro, nella necessità di tutela del vincolo e del correlato sentimento familiare, allo scopo di evitare che colui il quale è chiamato a testimoniare si trovi nell'alternativa di mentire oppure di nuocere al congiunto (Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 29 marzo-19 maggio 1999, n. 6294 e sezione sesta penale, sentenza 26 marzo-9 luglio 1993, n. 6849). 7.- è, comunque, censurata in questa sede l'ultima parte del comma 1 dell'art. 199 cod. proc. pen. , secondo cui non possono avvalersi della facoltà di astenersi dal deporre i prossimi congiunti dell'imputato che siano offesi dal reato (o prossimi congiunti altresì degli offesi dal reato). In ciò differenziandosi dall'art. 350 cod. proc. pen. del 1930, la disposizione censurata ha equiparato, agli effetti dell'obbligo a deporre, la persona offesa dal reato a coloro che abbiano presentato denuncia, querela o istanza, precludendole la possibilità di avvalersi della facoltà di astensione, sul presupposto che, proprio per effetto della condotta dell'imputato, sia venuto meno il legame affettivo che sorregge detta facoltà. La deroga riguardante l'obbligo di testimoniare imposto alla persona offesa, peraltro, opera anche come forma di protezione per la vittima, avendo il legislatore in tal modo pensato di prevenire le eventuali intimidazioni che sovente accompagnano i reati maturati in ambito familiare, al fine di indurre il teste a non deporre. 8.- L'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. , nel dettare le regole di rilevanza del cosiddetto "segreto familiare" nell'ambito del processo penale, ha attuato un complesso bilanciamento fra gli interessi pubblici all'accertamento della verità materiale dei fatti, i quali implicano l'esigenza di non disperdere una fonte primaria di notizie, quale può rivelarsi il prossimo congiunto dell'imputato, e gli interessi privati implicati dal rispetto della sfera di affetto e di fiducia che connota le relazioni familiari. Per dirimere il conflitto interiore tra deporre il falso o nuocere al congiunto in cui versa il testimone, il legislatore ha adottato la regola generale della prevalenza delle relazioni affettive familiari sull'interesse della collettività alla punizione dei reati, riconoscendo al componente della famiglia la facoltà (che egli può esercitare sulla base del proprio personale apprezzamento) di astenersi. 8.1.- Una delle eccezioni poste a tale regola di prevalenza è però quella del prossimo congiunto che sia offeso dal reato.