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tuttavia nemmeno il Piano nazionale di ripresa e resilienza ci rassicura a sufficienza da questo punto di vista. Noi sappiamo che ci sarà un rimbalzo nel 2021 del 4,5 o del 4,8 per cento, ma che già dal 2023 torneremo ad avere un tasso di crescita inferiore al 2 per cento. Io dico che questo tasso di crescita è troppo basso, anche se lo consideriamo prudenziale; è troppo basso per immaginare di ridurre il debito con questo strumento e per dire che il PNRR farà davvero la differenza solo perché ci sono 248 miliardi di euro. Non voglio, certo, fare la pessimista. Anche io sono molto felice di unirmi al coro di coloro che non vedono l'ora di vedere le stelle. Tuttavia, per natura e per attitudine politica, mi piace essere molto realista e mi sento molto rassicurata dal fatto di non essere la sola: ho ascoltato l'altro giorno le parole del ministro Colao, il quale ha detto che i fondi del PNRR sono una condizione, ma non sono certo una garanzia di successo. Ha dato un messaggio a tutti noi in quest'Aula (e quello che è successo solo un paio d'ore fa è particolarmente emblematico): ci ha detto che la vera sfida è la trasformazione dell'Italia; la vera sfida sono le risorse, altrimenti l'Italia non ce la fa. Per fare tutto questo serve coesione in quest'Assemblea, serve lavorare assieme, per dare benzina all'unica cosa che fa davvero la differenza, che sono le conoscenze e le competenze, per usare quel mezzo che può portare a terra il PNRR che è la pubblica amministrazione. Anche la pubblica amministrazione deve affrontare una sfida per essere partner : meno controlli formali ex ante , più controlli ex post . Bisogna lasciare andare avanti le iniziative, gli investimenti. Pertanto, per votare a favore su questo provvedimento di mera spesa, dopo un anno di provvedimenti in deficit , e per non sentirsi particolarmente superficiali, dobbiamo garantirci l'un l'altro in quest'Aula che, d'ora in poi, lavoreremo per riformare, per trasformare, per creare valore, cioè ricchezza, per creare posti di lavoro. (Applausi) . Da questo punto di vista Italia Viva-PSI può garantire il suo massimo impegno, da partito riformista quale è. Ci sono momenti, signor Presidente, in cui vale la pena pensare e agire contro corrente. Come diceva sant'Agostino, giusto è giusto anche se nessuno lo sta facendo, e sbagliato (come accontentarsi di spendere a debito) è sbagliato anche se lo stanno facendo tutti. (Applausi) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, siamo qui quest'oggi per esprimere un voto di fiducia su un provvedimento rispetto al quale Fratelli d'Italia non ha mai nascosto la sua insoddisfazione. Lo dimostra anche l'atteggiamento, che oserei definire vergognoso, che c'è stato in queste ore in Aula, ma anche nelle Commissioni competenti, dove si sono viste cose che in realtà, in questa prima parte di legislatura, non avevo mai notato. Pur sapendo dell'insufficienza di questo decreto-legge, che non ci convince per nessun motivo, come opposizione non abbiamo voluto intralciare il percorso parlamentare a suon di ostruzionismo, ma, da opposizione responsabile quale siamo, sia nella Commissione bilancio che in quella finanze, che hanno lavorato a questo provvedimento, abbiamo dato la massima disponibilità nel tentare di contribuire a migliorare il testo. Siamo soddisfatti che questa nostra correttezza istituzionale ci sia stata riconosciuta in modo bipartisan da tutte le forze politiche presenti in questo Parlamento. Ferma restando la nostra contrarietà su questo decreto-legge, è una contrarietà che vogliamo evidenziare sia nel metodo che nel merito. Questo Parlamento sta diventando talmente irrilevante che addirittura, qualche minuto fa, a conclusione della discussione sul voto di fiducia, si pensava di poter mettere in voto questo provvedimento senza che fosse ancora arrivato il testo alla Presidenza del Senato. Riteniamo che questo decreto-legge sia in totale continuità con i decreti precedenti; quindi il Governo Conte che ci ha preceduto è in continuità con l'attuale Governo Draghi. Quindi, voglio smentire anche i relatori, in particolare il relatore di maggioranza, che hanno esordito dicendo che c'è una netta discontinuità rispetto al passato. Perché dico questo nel metodo? Noi ci eravamo illusi che si potesse arrivare ad un provvedimento, come il Governo aveva anticipato, con tre letture parlamentari e senza voto di fiducia, come ci era stato detto. Ci siamo scontrati invece con l'ennesimo decreto che sarà blindato qui in Senato, su cui è stata posta la questione di fiducia qualche ora fa, e chiaramente anche alla Camera dei deputati. Questa è la conferma che la democrazia parlamentare per questo Governo, come per il precedente, è diventata un optional piuttosto che un dettato costituzionale. Per quanto riguarda il merito, il decreto sostegni, come i vari decreti ristori 1, 2, 3, 4, e 5, non sostiene e non ristora assolutamente nulla, a dispetto del suo nome, e non fa che rinviare la ripresa economica del Paese a sempre futuri decreti in attesa di approvazione. Abbiamo detto fin da subito che questo decreto non bastava alle imprese, stremate da tredici mesi di epidemia e da tante restrizioni. Ma come si può pensare, Presidente, di risarcire un'azienda dandole, nella migliore delle ipotesi, il 5 per cento delle perdite che ha subito in un intero anno? Valeva la pena dare questi contributi, Presidente? Il Parlamento poteva anche eventualmente non darlo questo contributo, perché oggi le imprese ci chiedono la possibilità di riaprire e non di avere l'elemosina che oggi diamo con questo decreto, come hanno detto tanti miei colleghi, che al massimo, quando va bene, arriva a 2.500-3.000 euro per ogni impresa che registra perdite da tredici mesi a questa parte. Altrimenti, con la modalità con cui si sta andando avanti, non solo servirà un decreto sostegni- bis , che come sappiamo la settimana prossima verrà approvato dal Consiglio dei ministri, ma serviranno tanti altri decreti e scostamenti che il Parlamento dovrà fare. E queste vostre restrizioni sono diventate ormai anacronistiche e persino più severe dell'anno appena passato. In pratica, come dicono i proverbi, si stava meglio quando si pensava di stare peggio, perché almeno lo scorso anno - se ce lo ricordiamo - al termine del lockdown , che è stato il 18 maggio 2020 (quindi sarebbe tra un paio di settimane), non c'era il coprifuoco, non c'erano le restrizioni folli dei ristoranti aperti solo negli spazi esterni; non c'era la pretesa di continuare a tenere piscine e palestre chiuse ad oltranza. E sapete cosa è successo alla fine del lockdown prima dell'estate? Nulla. Si andava incontro all'estate, i casi di contagio si erano mantenuti bassi, nonostante non ci fossero le misure restrittive che abbiamo avuto oggi e che tutti conosciamo. Allora ci domandiamo: