[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 1, nella parte in cui sostituisce i commi 4 e 5, dell'art. 4 della legge della Regione siciliana 1° settembre 1997, n. 33 (Norme per la protezione, la tutela e l'incremento della fauna selvatica e per la regolamentazione del prelievo venatorio. Disposizioni per il settore agricolo e forestale), 2, commi 1, 2 e 3, e 3 della delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 20 gennaio 2006 (disegno di legge n. 1095, stralcio XI), recante «Riproposizione di norme in materia di controllo della fauna selvatica, di personale e di acquisto e forniture di servizi», promosso con ricorso del Commissario dello Stato per la Regione siciliana, notificato il 27 gennaio 2006, depositato in cancelleria il 4 febbraio 2006 ed iscritto al n. 15 del registro ricorsi 2006. Visto l'atto di costituzione della Regione siciliana; udito nell'udienza pubblica del 9 gennaio 2007 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; udito l'avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Commissario dello Stato per la Regione siciliana e gli avvocati Sergio Abbate e Paolo Chiapparone per la Regione siciliana.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — Il Commissario dello Stato per la Regione siciliana, con ricorso notificato il 27 gennaio 2006 e depositato presso la cancelleria della Corte il successivo 4 febbraio, ha promosso questione di legittimità costituzionale della delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 20 gennaio 2006 (disegno di legge n. 1095, stralcio XI), recante «Riproposizione di norme in materia di controllo della fauna selvatica, di personale e di acquisto e forniture di servizi», con riguardo agli artt. 1, nella parte in cui sostituisce i commi 4 e 5, dell'art. 4 della legge della Regione siciliana 1° settembre 1997, n. 33 (Norme per la protezione, la tutela e l'incremento della fauna selvatica e per la regolamentazione del prelievo venatorio. Disposizioni per il settore agricolo e forestale), 2, commi 1, 2 e 3, e 3, per violazione degli articoli 3, 51, 81, quarto comma, 97 e 117, secondo comma, lettera o), della Costituzione. 1.1. — Il ricorrente premette che le disposizioni impugnate erano già contenute nella delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 7 dicembre 2005 (disegno di legge n. 1084) recante «Misure finanziarie urgenti e variazioni al bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2005. Disposizioni varie», che esse avevano costituito oggetto di impugnazione per violazione degli articoli 3, 9, 51, 81, quarto comma, 97 e 117, secondo comma, lettera o), della Costituzione, nonché per interferenza «in materia di diritto penale», e che in ordine alle questioni di costituzionalità così sottoposte all'esame della Corte, è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere, in quanto, successivamente alla proposizione del ricorso, in sede di promulgazione erano state omesse le disposizioni impugnate (ordinanza n. 204 del 2006). 2.— L'art. 1 della impugnata delibera legislativa è ora ritenuto costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui sostituisce i commi 4 e 5, dell'art. 4 della legge della Regione siciliana n. 33 del 1997. Il ricorrente deduce che i predetti commi 4 e 5 consentono «alle ripartizioni faunistico-venatorie di attuare gli interventi di controllo della fauna selvatica compresi quelli di abbattimento, a mezzo anche delle guardie addette ai parchi o alle riserve o avvalendosi dei proprietari e dei conduttori dei fondi, omettendo di prescrivere che essi posseggano la licenza per l'esercizio venatorio». Il Commissario dello Stato ritiene, quindi, che le disposizioni impugnate costituiscono un palese vulnus all'art. 97 della Costituzione, in quanto non tengono in debito conto la tutela dell'incolumità pubblica, laddove affidano la realizzazione dei piani di abbattimento anche a soggetti di cui non sia stato verificato, con il rilascio della licenza per l'esercizio venatorio, il possesso delle conoscenze e delle capacità tecniche per il maneggio delle armi, «contrariamente a quanto disposto dallo stesso quinto comma per le guardie volontarie di associazioni venatorie ed ambientaliste». 2.1.— Anche i commi 1 e 2 dell'art. 2 contengono, secondo il ricorrente, disposizioni inserite nel disegno di legge n. 1084 – art. 19, commi 4 e 25 – già impugnate per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera o), della Costituzione, ed omesse nel testo della delibera legislativa promulgata (v. precedente punto 1.1. ) . Per il Commissario dello Stato, dette norme estendono il regime previdenziale, di cui alla legge della Regione siciliana 9 maggio 1986, n. 21 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 29 ottobre 1985, n. 41, recante “Nuove norme per il personale della Amministrazione regionale” e altre norme per il personale comandato, dell'occupazione giovanile e i precari delle unità sanitarie locali), a nuove categorie di dipendenti, comportando, quindi, un maggiore onere finanziario, allo stato non quantificabile, che maturerà al momento in cui i soggetti interessati si avvarranno del più favorevole trattamento pensionistico che grava interamente sul bilancio della Regione. 2.2. — Il censurato comma 3 dell'art. 2, a sua volta, riproduce la norma di cui all'art. 19, comma 26, del già richiamato disegno di legge n. 1084, anch'essa già impugnata per violazione degli artt. 3, 51, 81, quarto comma, e 97 della Costituzione, ed esclusa dalla delibera legislativa promulgata. Il ricorrente, a sostegno della dedotta illegittimità costituzionale, rinvia alle argomentazioni già svolte con la precedente impugnazione. 2.3. — Da ultimo, il Commissario dello Stato impugna l'art. 3 della delibera legislativa, per violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione. La disposizione denunciata prevede l'eventuale prosecuzione di rapporti contrattuali per la fornitura di beni e servizi, in deroga alle ordinarie procedure stabilite anche in ossequio alla normativa comunitaria, determinandosi così una lesione dei principi di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione. 3.— Con atto depositato il 20 febbraio 2006, la Regione siciliana, costituitasi in giudizio, ha dedotto l'inammissibilità o, comunque, la manifesta infondatezza delle questioni di costituzionalità, osservando che le censure proposte non sono sufficientemente motivate. 3.1.—