[pronunce]

- Nel costituirsi in giudizio, la Camera dei deputati ha, preliminarmente, eccepito l'inammissibilità del ricorso, per non aver il Tribunale di Treviso rispettato la disciplina sui giudizi aventi ad oggetto i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato e, segnatamente, l'art. 26, primo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. In particolare, la difesa della Camera lamenta che il conflitto non sia stato introdotto con ricorso bensì con ordinanza, senza che, nel caso di specie, sussista neppure quella fungibilità tra i due atti riconosciuta dalla più recente giurisprudenza costituzionale "ove l'ordinanza sia comunque dotata di tutti i requisiti occorrenti, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953 e dell'articolo 26 delle norme integrative". L'ordinanza, comunque, è mancante della sottoscrizione di tutti i componenti del collegio. L'atto di promovimento del conflitto poi ometterebbe la richiesta di non spettanza della valutazione contestata e, comunque, la richiesta di annullamento della deliberazione impugnata. Lo stesso atto sarebbe, infine, privo di una valida sottoscrizione del soggetto ricorrente, e cioè della sottoscrizione di tutti i membri del collegio giudicante, essendo l'ordinanza sottoscritta dal solo presidente. In subordine e nel merito, la Camera dei deputati argomenta diffusamente sull'infondatezza del conflitto, adducendo che le dichiarazioni contestate si inserivano in ben preciso "contesto parlamentare", risultante da atti di interrogazione parlamentare precedentemente presentati alla Camera da altri parlamentari, nonché successivamente dallo stesso on. Turroni 3. - Il ricorso è inammissibile. 3.1. - Premesso che la fase preliminare del giudizio, conclusasi con l'ordinanza n. 81 del 2000, ha comunque lasciato impregiudicata ogni questione, anche in punto di ammissibilità, che ora la Corte è tenuta ad esaminare con cognizione piena e nel contraddittorio delle parti, deve innanzi tutto ribadirsi che l'intitolazione dell'atto come ordinanza non rende l'atto stesso di per sé inidoneo, sotto l'aspetto formale, ad una valida instaurazione del conflitto tra poteri dello Stato (ex plurimis ordinanza n. 150 del 2000). E neppure si richiede la sottoscrizione di tutti i membri del collegio giudicante, essendo sufficiente quella di chi lo rappresenta, ossia del suo presidente (sentenza n. 321 del 2000). Deve però rilevarsi, sotto l'aspetto contenutistico, che, come si evince dalla più recente giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 363 e n. 364 del 2001), l'atto di promovimento del conflitto, per poter soddisfare i requisiti necessari per la valida instaurazione del giudizio, deve comunque esprimere inequivocabilmente la pretesa che la parte ricorrente intende far valere in relazione all'attribuzione costituzionale che si assume menomata o che si voglia rivendicare. Sicché - come questa Corte (sentenza n. 364 del 2001) ha già affermato - deve ribadirsi che sul ricorrente grava l'onere di precisare l'oggetto della propria domanda, quale indicazione necessaria al fine di consentire alla Corte, in base all'art. 38 della legge n. 87 del 1953, di dichiarare, nella risoluzione del conflitto, "il potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione" e di annullare, se del caso, ove emanato, l'atto viziato da incompetenza. 3.2. - Tale necessaria indicazione del petitum è, nella specie, del tutto carente. Infatti la Corte d'appello, con l'atto di promovimento del giudizio che ha la forma dell'ordinanza, si limita a "solleva[re] conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera, adottata il 24 febbraio 1993, con la quale è stata approvata la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di dichiarare che i fatti per i quali Giorgio Zanniboni aveva presentato querela contro il deputato Sauro Turroni riguardano opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost."; ha poi adottato i provvedimenti conseguenti disponendo l'immediata trasmissione degli atti a questa Corte e sospendendo il giudizio in corso. La Corte d'appello quindi ha semplicemente evidenziato l'allegata sussistenza di un conflitto tra poteri dello Stato, ma non ha formulato alcuna richiesta, che neppure può desumersi dalla motivazione dell'ordinanza stessa, dove, pur negandosi la connessione tra le dichiarazioni dell'on. Turroni e gli atti tipici della funzione parlamentare, non si formula alcuna domanda. Ne consegue l'inammissibilità del ricorso, in quanto carente di uno dei suoi requisiti essenziali.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato di cui in epigrafe, proposto dalla Corte d'appello di Bologna nei confronti della Camera dei deputati. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 gennaio 2002. Il Presidente: Vari Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 febbraio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola