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Nuove norme in materia di separazione e affidamento dei figli. Onorevoli Senatori. – Il diritto di famiglia è fra le materie che più di frequente sono state oggetto di modifiche legislative. Alla riforma del 2006 (legge 8 febbraio 2006, n. 54) ha fatto seguito un lungo periodo di applicazione che ha sollevato numerose perplessità, tanto che già nella XVI legislatura il Parlamento ha ritenuto di dover formulare nuove proposte di legge. Com'è noto la legge n. 54 del 2006 ha introdotto l'affidamento condiviso dei minori, partendo dalla ragionevole considerazione che il bambino ha bisogno di una relazione continuativa con entrambi i genitori pur quando la famiglia si dissolve come comunione di vita. Il modello teorico deve tuttavia confrontarsi con le questioni reali e concrete che ogni separazione reca con sé e tale mediazione tra fattispecie astratte è svolta (e non potrebbe essere diversamente) dalla magistratura. Sebbene sarebbe lecito aspettarsi dalla casistica una varietà di soluzioni diverse ed eterogenee, in realtà, le modalità paritetiche di affidamento condiviso risultano essere nella prassi una soluzione minoritaria. Essenzialmente, se si prescinde dalla terminologia, in ogni aspetto di natura sostanziale si è rimasti vincolati all'antico modello monogenitoriale di affidamento, con un genitore (tipicamente la madre) che vive con i figli nella casa familiare e deve provvedere ad ogni loro bisogno, ricevendo dall'altro (tipicamente il padre) il denaro necessario per farlo. Un sistema, pertanto, che facilita e premia i padri, che non avvertono, se non altro, il dovere di svolgere compiutamente la funzione educativa nei confronti dei figli. Da più parti si è avvertita allora la necessità di un intervento legislativo che, nel solco della riforma del 2006, induca ad un uso più ampio dell'affidamento condiviso, sulla base dell'ipotesi che taluni casi, se meglio valutati alla luce di modelli più adeguati allo sviluppo del bambino, avrebbero potuto vedere l'applicazione di tale modalità di organizzazione della vita del minore. Il dibattito, tuttavia, si è ben presto raccolto intorno a due contrapposte posizioni. Secondo alcuni studi, infatti, l'affidamento condiviso, articolato nella sua massima espressione quale «residenza alternata», sarebbe oggettivamente superiore agli altri modelli e dovrebbe essere la modalità generale di affido. Altri invece, più prudentemente, affermano che l'affidamento condiviso inteso come residenza alternata (diverse sono le formule, sebbene equipollenti, adoperate in vai ordinamenti: Joint Physical Custody; Shared Care; Shared Custody; Shared Parenting; Shared Residence ) «non è una soluzione semplice e che la reazione dei bambini è altamente individuale» (così S. Steinman, The Experience of Children in a Joint-Custody Arrangement: A Report of a Study, in American Journal of Orthopsychiatry , July 1981. Per un'ampia panoramica delle diverse posizioni: Abarbanel 1979; Luepnitz 1986; Underwood 1989; Neugebauer 1989; Poussin, 1999; Smart et al. 2001; Bauserman, 2002; Luecken, 2003; Fabricius, 2007; Melli & Brown 2008; Haugen 2010; Luftensteiner 2010, Bjarnason et al. 2012; Bergström 2012; Suenderhauf 2013; Nielsen 2014 e 2018; Framsson 2017; Warshak 2018. Richiamando, dunque, le ragioni che hanno fatto ritenere indispensabile un nuovo intervento sulle regole dell'affidamento, occorre anzitutto rammentare che i risultati delle ricerche sopra citate hanno indotto, a livello internazionale, il Consiglio d'Europa ad adottare la risoluzione n. 2079 (2015) del 2 ottobre 2015, la quale ha invitato gli Stati membri ad assicurare l'effettiva uguaglianza tra genitori nei confronti dei propri figli (5.3), a eliminare dalla loro legislazione qualsiasi differenza tra i genitori a prescindere dal rapporto di coppia (5.4) e a promuovere la shared residence , definita come «quella forma di affidamento in cui il minore vive con ogni genitore per un tempo che viene regolato in base ai bisogni e agli interessi del bambino» (5.5). A dieci anni dalla riforma del 2006 l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha fornito una valutazione dell'impatto del nuovo testo sulle separazioni. Nel report del 14 novembre 2016 rileva che «a partire dal 2006, in concomitanza con l'introduzione della nuova legge, la quota di affidamenti concessi alla madre si è fortemente ridotta a vantaggio dell'affido condiviso. Il “sorpasso” vero e proprio è avvenuto nel 2007 (72,1 per cento di separazioni con figli in affido condiviso contro il 25,6 per cento di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre), per poi consolidarsi ulteriormente. Già nel 2010 si assiste a una drastica riduzione della percentuale dei figli affidati esclusivamente alla madre, pari al 9,0 per cento, tendenza che si consolida negli anni successivi». In ordine alle conseguenze economiche l'ISTAT osserva però che non sono sopravvenuti significativi cambiamenti: l'assegnazione della casa coniugale alle mogli è oggetto di un lieve incremento; il mantenimento continua ad essere disposto tramite assegno in luogo della corresponsione diretta per capitoli di spesa. Sul secondo profilo vi è però da osservare che l'ISTAT ha dato per ius receptum il mantenimento diretto, mentre esso non emerge con evidenza dall'attuale normativa, ed è, laddove disposto, il frutto di ricostruzioni interpretative (si veda, ad esempio, il decreto 28 giugno 2017 del tribunale di Salerno). Gli interventi della letteratura giuridica sul punto rivolgono così la loro attenzione proprio al profilo economico (si veda, ad esempio, quanto scrive Giuseppe Buffone, già giudice della sezione IX del tribunale di Milano, in Dall'affidamento condiviso all'«affidamento paritario»: proposta per una revisione delle norme in materia di diritto di famiglia, in Altalex, http://www.altalex.com/documents/news/2015/07/07/da-affidamento-condiviso-a-affidamento-paritario. Più concretamente, un numero crescente di tribunali sta proponendo modelli alternativi, il cui obiettivo è quello di assicurare al minore una bilanciata frequentazione di entrambi i genitori, unitamente con una similare distribuzione delle responsabilità quotidiane. Appare allora evidente — se si vuole evitare un'applicazione disomogenea delle medesime norme – la necessità di chiarire le prescrizioni di legge nel rispetto dello spirito della precedente riforma. Sul punto è bene sottolineare che molti paesi (Francia, Spagna, numerosi Stati americani, Australia, Svezia) hanno già sperimentato l'affidamento condiviso in forma di residenza alternata (come obiettivo tendenziale) e che da queste esperienze sono stati tratti degli studi all'esito del monitoraggio degli affidamenti. Il dato principale comune è la raccomandazione che il modello di joint custody sia adottato in modo flessibile.