[pronunce]

Caselli. Neppure sarebbe possibile sostenere, secondo la difesa della Camera, l'onere di una più intensa motivazione scaturente dall'utilizzo del mezzo televisivo. La Corte costituzionale non avrebbe mai, nei casi di opinioni espresse attraverso il mezzo televisivo, condotto il proprio scrutinio secondo canoni difformi da quelli utilizzati nelle altre fattispecie sottoposte al suo giudizio; e ciò anche nei casi in cui il parlamentare rivestiva la posizione di conduttore di una trasmissione televisiva. Ancora, la difesa della Camera ricorda che nei recenti sviluppi della giurisprudenza costituzionale il giudizio sui conflitti ex art. 68, primo comma, della Costituzione si configurerebbe quale scrutinio sulla effettiva sussistenza dei presupposti di operatività della disposizione costituzionale, e non già sulla mera esistenza o sufficienza della motivazione camerale. Quanto al collegamento tra le opinioni espresse extra moenia e l'attività "strettamente parlamentare", la Camera osserva che la questione delle interferenze tra potere giudiziario e potere politico, che costituirebbe l'essenziale nucleo critico delle opinioni di cui trattasi, sarebbe stata al centro dell'attività ispettiva posta in essere dal deputato Sgarbi, ad esempio con le interrogazioni n. 3/00187 del 1° agosto 1994 e n. 4/04801 dell'11 novembre 1994. In molti atti ispettivi, inoltre, le posizioni critiche del deputato si sarebbero focalizzate proprio sul modo di operare della Procura di Palermo; in particolare si citano l'interrogazionen. 2/00252 del 21 ottobre 1996 e l'interpellanza n. 2/00592 del 3 luglio 1997 (primo firmatario on. Mancuso, con l'on. Sgarbi come cofirmatario). Gli atti tipici posti in essere dall'on. Sgarbi ruoterebbero intorno ad una questione - quella del differente trattamento accordato, a suo giudizio, dagli organi inquirenti, e in particolare dalla Procura di Palermo, ad uomini politici a seconda della loro area di appartenenza - che coinciderebbe esattamente con quella avuta di mira dalle dichiarazioni incriminate. In definitiva, fra le opinioni espresse, considerate nel loro essenziale contenuto critico, e gli atti tipici posti in essere dal deputato si riscontrerebbe l'identità dei destinatari (la Procura di Palermo e il capo del medesimo ufficio), l'identità della censura (il preteso uso politico, quanto ai tempi e ai modi di svolgimento, delle indagini giudiziarie), e l'identità delle conseguenze istituzionali che se ne fanno discendere (l'asserita grave alterazione delle dinamiche politico-istituzionali). La memoria difensiva ricorda poi che l'atteggiamento di aspro dissenso nei confronti del ruolo politico che avrebbe giocato la magistratura in Italia accomuna diversi deputati e i relativi atti parlamentari, quali le interrogazioni n. 4/01753 del 13 ottobre 1994 (primo firmatario on. Martelli), n. 2/00941 del 3 novembre 1999 (sen. Cossiga) e n. 2/02070 del 16 novembre 2000 (on. Boselli); e riproduce il testo della interrogazione n. 5/01707 del 12 ottobre 1993 (primo firmatario on. Polizio). Quest'ultimo sarebbe un atto ispettivo, antecedente di svariati mesi alle dichiarazioni dell'on. Sgarbi, che investirebbe in via diretta le modalità di indagine da parte della Procura di Palermo sugli "appalti gestiti dalla amministrazione Orlando", e cioè la medesima circostanza fattuale di cui alle dichiarazioni dell'on. Sgarbi. Non potrebbe opporsi che tale corrispondenza non si presenti sotto forma di assoluta identità testuale, perché sarebbe sufficiente la sostanziale corrispondenza di contenuti, richiesta dalla giurisprudenza costituzionale; né che il rapporto di corrispondenza delle opinioni rese extra moenia non possa intercorrere anche con dichiarazioni rese da altri parlamentari nell'esercizio delle loro funzioni. 4. - Nell'imminenza dell'udienza il tribunale di Caltanissetta ha depositato una memoria difensiva, nella quale si insiste per l'accoglimento del ricorso e l'annullamento della deliberazione della Camera dei deputati. La memoria dapprima ricorda i più recenti orientamenti della Corte costituzionale in materia di conflitti ex art. 68, primo comma, della Costituzione, relativi alle opinioni espresse dal parlamentare al di fuori della sede parlamentare, e si sofferma poi particolarmente sulla sentenza n. 58 del 2000, nella quale la Corte ha stabilito che le opinioni espresse dall'on. Sgarbi nei confronti di un magistrato nel corso di una trasmissione televisiva non avevano alcun rilevante collegamento con l'attività parlamentare, e non erano quindi coperte da immunità: secondo il ricorrente il caso affrontato da quella sentenza sarebbe del tutto simile a quello attuale. La difesa del tribunale ricorrente esamina poi partitamente gli atti prodotti dalla difesa della Camera, per concludere che le dichiarazioni rese dal deputato non avrebbero alcuna connessione con l'attività svolta dallo stesso in sede parlamentare: la dichiarazione circa la presunta strumentalizzazione politica del ruolo di Procuratore della Repubblica di Palermo a favore del Sindaco della città Orlando, infatti, non troverebbe alcuna corrispondenza sostanziale negli atti ispettivi, e neppure nell'interrogazione n. 5/01707, presentata dall'on. Polizio, nella quale non si troverebbe alcun riferimento alla vicenda del Teatro Massimo del capoluogo siciliano. Anche le circostanze in cui ha avuto luogo la divulgazione delle dichiarazioni dell'on. Sgarbi trattandosi di valutazioni compiute quale opinionista nel corso di una trasmissione televisiva, senza alcuna specifica connessione con dibattiti parlamentari, interrogazioni, inchieste o discussioni di progetti di legge in cui risulti una partecipazione attiva del medesimo deputato confermerebbero l'estraneità delle stesse all'ambito funzionale. Lo stesso on. Sgarbi, d'altronde, nella discussione in assemblea, avrebbe affermato che i convincimenti espressi non sarebbero neppure di natura politica, bensì osservazioni sul costume. 5. - Anche la Camera dei deputati ha depositato memoria, nella quale si ripropongono, in termini sintetici e riassuntivi, le argomentazioni già dedotte in sede di atto di costituzione, a riprova della legittimità della delibera di insindacabilità.1. - Il tribunale di Caltanissetta ha sollevato conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla delibera di quest'ultima in data 9 luglio 1998 con la quale, respingendo la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere, essa ha deciso che i fatti per i quali è in corso, davanti al predetto tribunale di Caltanissetta, un procedimento penale a carico del deputato Vittorio Sgarbi, per diffamazione a danno del dott. Giancarlo Caselli, all'epoca Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni. La dichiarazione contestata al deputato, resa nel corso di una trasmissione televisiva in data 20 giugno 1994, era del seguente tenore: "Il giudice Caselli si è dimenticato, nel corso di questi mesi, di mandare un avviso di garanzia a Orlando per i famosi 100 miliardi.