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Delega al Governo per il codice dello spettacolo (n. 2287- bis ). Onorevoli Senatori. -- Il disegno di legge n. 2287- bis deriva dallo stralcio dell’articolo 34 dal testo originario n. 2287, approvato in sede referente dalla 7ª Commissione nella seduta del 20 luglio 2016 e, successivamente, dall’Assemblea del Senato durante la seduta antimeridiana del 6 ottobre 2016. In quell’occasione, il rappresentante del Governo ha ribadito la volontà dell’esecutivo di confermare la natura di collegato alla manovra di finanza pubblica, ai sensi dell’articolo 126- bis del Regolamento del Senato, «per tutti i provvedimenti normativi che si renderanno necessari per il riordino e il riassetto della disciplina dello spettacolo, preso atto dello stralcio ora votato». Lo stralcio ha consentito alla 7a Commissione di svolgere approfondimenti attraverso numerose audizioni che si sono tenute dal 22 novembre 2016 al 28 marzo 2017. L’esame in Commissione è stato caratterizzato da una dialettica molto positiva tra maggioranza e opposizione. Rispetto al testo base derivante dallo stralcio dal disegno di legge di iniziativa governativa, quello licenziato dalla Commissione presenta significative integrazioni conseguenti alla fase di ascolto e pone le condizioni per dare una risposta legislativa ad un settore che attende una riforma organica da oltre 30 anni. Nella metà degli anni ’80, con la legge 30 aprile 1985, n. 163 (Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo), il legislatore interveniva in materia con l’istituzione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), allo scopo di ricondurre ad un quadro unitario il sostegno statale ai diversi settori dello spettacolo disciplinato da specifiche leggi tra cui, per citare le più importanti, la legge 4 novembre 1965, n. 1213 (Nuovo ordinamento dei provvedimenti a favore della cinematografia) e la legge 14 agosto 1967, n. 800 (Nuovo ordinamento degli enti lirici e delle attività musicali). A questo intervento sarebbe dovuta seguire una riforma organica dei diversi settori prevista dalle stesse disposizioni transitorie dettate dall’articolo 13 che testualmente stabiliva «Fino all’entrata in vigore delle leggi di riforma della musica, del cinema, della prosa, delle attività circensi e dello spettacolo viaggiante, i criteri e le procedure per l'assegnazione dei contributi e dei finanziamenti ai destinatari degli stessi rimangono quelli previsti dalle leggi vigenti per ciascuno dei settori medesimi (...)». Tale riforma, annunciata più di 30 anni fa, non ha avuto luogo. In questa legislatura, onorevoli colleghi, siamo riusciti a riformare il settore del cinema. Un passaggio essenziale ma parziale: la disciplina delle attività di spettacolo ha richiesto approfondimenti che sono stati effettuati ma adesso occorre uno sforzo finale per completare il quadro con l’approvazione della parte del disegno di legge stralciata che disciplina lo spettacolo. Il disegno di legge si compone di sette articoli. L’articolo 1 detta i principi; con l’articolo 2 sono conferite deleghe al Governo per il riordino della normativa e la predisposizione del codice dello spettacolo; l’articolo 3 istituisce il Consiglio superiore dello spettacolo; l’articolo 4 reca disposizioni di natura finanziaria per l’incremento del Fondo unico per lo spettacolo e per misure in favore di attività culturali nei territori colpiti dal terremoto; l’articolo 5 introduce benefici e incentivi fiscali per lo spettacolo; l’articolo 6 prevede la clausola di salvaguardia per le autonomie speciali; e, infine, l’articolo 7 reca disposizioni finali per rimodulare la tempistica del complesso processo di risanamento e rilancio delle attività delle fondazioni lirico-sinfoniche in atto. L'articolo 1 (Principi) riprende i contenuti dell’articolo 1 del disegno di legge n. 2287. Il suo inserimento è strettamente consequenziale allo stralcio. Il comma 1, dopo aver richiamato le disposizioni costituzionali di riferimento e i principali strumenti di diritto internazionale e di diritto dell'Unione europea, precisa, in via programmatica, che la Repubblica promuove e sostiene lo spettacolo, nella pluralità delle sue diverse espressioni, quale fattore indispensabile per lo sviluppo della cultura ed elemento di coesione e di identità nazionale, strumento di diffusione della conoscenza della cultura e dell'arte italiane in Europa e nel mondo, nonché quale componente dell'imprenditoria culturale e creativa e dell'offerta turistica nazionale. Inoltre, specifica che la Repubblica riconosce il valore formativo ed educativo dello spettacolo, anche per favorire l'integrazione e per contrastare il disagio sociale, come riconosce il valore delle professioni artistiche e la loro specificità, assicurando altresì la tutela dei lavoratori del settore. Vi è, infine, il riconoscimento dell’utilità sociale dello spettacolo che consente di inquadrare le attività di spettacolo nella disciplina del terzo settore recentemente riformato in base alla delega conferita con la legge 6 giugno 2016, n. 106 (Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale). Il comma 2 provvede a fornire una definizione generale delle attività di spettacolo che la Repubblica intende promuovere e sostenere, individuandole in quelle svolte in maniera professionale e caratterizzate dalla «compresenza di professionalità artistiche e tecniche e di un pubblico, in un contesto unico non riproducibile». Lo stesso comma fornisce un elenco dei settori di attività che comprendono partizioni già rinvenibili nella legislazione vigente con alcune integrazioni. Oltre alle attività teatrali, liriche, concertistiche, corali, sono esplicitamente riconosciute le attività di musica popolare contemporanea e di danza classica e contemporanea, le attività circensi e di spettacolo viaggiante. Sono altresì inserite le attività artistiche interdisciplinari, nelle quali convergono metodi e approcci di diverse forme espressive e multidisciplinari, caratterizzate dalla presenza di diverse forme espressive nel medesimo contesto artistico. Sono infine considerate e sostenute altre forme espressive di valenza creativa che fanno parte della tradizione e della storia del nostro Paese come le rievocazioni storiche e i carnevali storici; questi ultimi già considerati dalla legislazione vigente (articolo 4- ter del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112). Il comma 3 introduce ulteriori precisazioni relative al riconoscimento del valore delle attività artistiche amatoriali, al riconoscimento del valore delle espressioni artistiche della canzone popolare d’autore, all’apporto degli artisti di strada, alla tradizione dei corpi di ballo italiani, alle peculiarità del linguaggio del teatro di figura e alle attività dei centri di sperimentazione e ricerca, di documentazione e formazione nelle arti dello spettacolo. Il comma 4 declina le finalità dell’intervento pubblico a sostegno delle attività di spettacolo che, nello specifico, favorisce e promuove: la qualità dell'offerta artistica; la pluralità delle espressioni artistiche, i progetti e i processi di lavoro a carattere innovativo; la qualificazione delle competenze artistiche e tecniche;