[pronunce]

L'articolo 4 della legge regionale 11 marzo 2013, n. 6 (Misure urgenti per lo sviluppo del Settore dell'Agricoltura e della Pesca in Abruzzo) è sostituito dal seguente: "Art. 4 (Norma finanziaria) 1. Agli oneri finanziari derivanti dall'attuazione dell'articolo 3, stimati per il solo anno 2013 in euro 428.000,00, si provvede: a) con le risorse iscritte nell'ambito del capitolo di spesa 08.01.016 - 141501, denominato "Aiuti alla marineria pescarese ex art. 34 - commi 32 e 33 - del decreto-legge 18.10.2012, n. 179 convertito, con modifiche, in Legge 17.12.2012, n. 221" di euro 23.498,00; b) con le risorse iscritte sul capitolo di spesa di nuova istituzione 08.01.016 - 141502, da denominare "Intervento straordinario in favore della Marineria di Pescara - Articolo 4 della legge regionale 11.3.2013, n. 6" di euro 404.502,00. 2. Al bilancio di previsione dell'esercizio finanziario 2013 sono apportate le seguenti variazioni in termini di competenza e di cassa: a) lo stanziamento del capitolo di spesa 02.01.009 - 321907, denominato "Oneri derivanti da transazioni, liti passive, procedure esecutive ed interessi passivi in materia di ordinamento del personale" è ridotto di euro 404.502,00; b) lo stanziamento del capitolo di spesa 08.01.016 - 141502 denominato "Intervento straordinario in favore della Marineria di Pescara - articolo 4 della legge regionale 11.3.2013, n. 6" è incrementato di euro 404.502,00"». Secondo il ricorrente, il citato art. 2 prevedrebbe, in violazione dei parametri evocati, che gli oneri derivanti dagli interventi per lo sviluppo dell'agricoltura e della pesca in Abruzzo siano posti a carico del capitolo di bilancio 321907, denominato «Oneri derivanti da transazioni, liti passive, procedure esecutive ed interessi passivi in materia di ordinamento del personale», ricompreso nell'elenco delle spese obbligatorie, allegato al bilancio di previsione 2013 della Regione Abruzzo. La disposizione sarebbe in contrasto con l'art. 27 della legge della Regione Abruzzo 25 marzo 2002, n. 3 (Ordinamento contabile della Regione Abruzzo), laddove prevede che «la copertura finanziaria delle leggi che comportano nuove o maggiori spese ovvero minori entrate è determinata [...] c) a carico o mediante riduzione di disponibilità formatesi nel corso dell'esercizio riguardanti spese di natura non obbligatoria». Detto art. 27, a sua volta, sarebbe conferente con il decreto legislativo 28 marzo 2000, n. 76 (Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e di contabilità delle regioni, in attuazione dell'articolo 1, comma 4, della legge 25 giugno 1999, n. 208), ed in particolare con l'art. 34, comma 1, nella parte in cui dispone che la legge regionale disciplina la formazione e la struttura del bilancio, in conformità ai principi dello stesso decreto legislativo. Dalla lettura coordinata delle norme suddette si ricaverebbe che, nel caso in esame, il trasferimento di risorse da un capitolo di spesa di natura obbligatoria ad uno di natura facoltativa non sarebbe conforme ai precetti contenuti nelle norme costituzionali, come specificati dalla legge di contabilità regionale e dal decreto legislativo. In sostanza, il capitolo denominato «Oneri derivanti da transazioni, liti passive, procedure esecutive ed interessi passivi in materia di ordinamento del personale» sarebbe ricompreso tra le spese obbligatorie ed il prelievo così disposto dalle norme impugnate violerebbe il principio di intrasferibilità di risorse di così diversa natura, che si ricaverebbe dal combinato delle evocate norme di contabilità statale e regionale. Il descritto combinato disposto costituirebbe parametro interposto, integrando la violazione degli artt. «81 quarto comma e 117 terzo comma Cost. [...]; in particolare viola il principio di equilibrio del bilancio, di cui all'art. 81, 4 comma, Cost., nonché l'art. 117, terzo comma della Costituzione, in materia di coordinamento della finanza pubblica». La riduzione del capitolo attinto, «qualora si presentassero spese obbligatorie di quella natura da sostenere comunque, comporterebbe infatti inevitabilmente l'emersione di un passivo di cassa e violerebbe quindi il principio del pareggio di bilancio». La regola «secondo cui non è consentito coprire nuove o maggiori spese mediante capitoli relativi a spese obbligatorie» sarebbe «per quanto sopra illustrato, un principio fondamentale del coordinamento finanziario». Nel corso dell'udienza la difesa erariale ha fatto presente che l'art. 15, comma 1, della legge reg. Abruzzo n. 20 del 2013 ha abrogato l'art. 4, comma 2, della legge reg. Abruzzo n. 6 del 2013. Essendo quest'ultima norma - come modificata dalla disposizione impugnata - la fonte della variazione di bilancio compensativa tra il capitolo n. 321907, finalizzato alla copertura degli oneri derivanti da transazioni e liti passive, e il capitolo n. 141502, finalizzato all'intervento straordinario in favore della Marineria di Pescara, l'abrogazione sarebbe pienamente satisfattiva della pretesa azionata dal Presidente del Consiglio. L'Avvocatura dello Stato, tuttavia, ha insistito per l'accoglimento del ricorso, relativamente al periodo in cui la norma abrogata ha avuto vigenza, non essendovi alcuna prova della sua mancata applicazione nel suddetto arco temporale. 2.- In via preliminare - a seguito della rinunzia parziale al ricorso da parte del Presidente del Consiglio dei ministri e tenuta presente la mancata costituzione della parte convenuta - dev'essere dichiarata, ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, l'estinzione del processo limitatamente alle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 5 e 6 della legge reg. Abruzzo n. 10 del 2013. 3.- Al contrario, non è stata oggetto di rinunzia la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della medesima legge, proposta in riferimento agli artt. 81, quarto comma, e 117, terzo comma, Cost., quest'ultimo con riguardo alla materia del «coordinamento della finanza pubblica». Infatti, pur ritenendo satisfattiva l'intervenuta abrogazione, l'Avvocatura dello Stato chiede l'accoglimento del ricorso per il periodo in cui la norma abrogata ha avuto vigenza, non essendovi alcuna prova della sua mancata applicazione nel suddetto arco temporale.