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Peraltro, si è altresì previsto che quelle disposizioni non si applichino quando il giudice ritenga che dalla prosecuzione possa derivare un concreto pericolo per la salute o l'incolumità pubblica, ovvero per la salute o la sicurezza dei lavoratori, non evitabile con alcuna prescrizione. Tuttavia, nella stessa logica del necessario bilanciamento tra beni, che innerva l'intera disciplina in esame, si è previsto che il giudice debba autorizzare la prosecuzione dell'attività se, nell'ambito della procedura di riconoscimento dell'interesse strategico nazionale, sono state adottate misure con le quali si è ritenuto realizzabile il bilanciamento tra le esigenze di continuità dell'attività produttiva e di salvaguardia dell'occupazione e la tutela della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute e dell'ambiente e degli altri eventuali beni giuridici lesi dagli illeciti commessi. In tutti questi casi il provvedimento deve essere immediatamente trasmesso, entro il termine di quarantotto ore, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero delle imprese e del made in Italy e al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica. Rispetto a questo provvedimento, si è intervenuti anche al fine di dettare una disciplina processuale che valorizzi la posizione dei vari soggetti coinvolti e il diverso profilo in gioco, che non è, come usualmente accade, il solo tema del mantenimento del sequestro (di interesse del solo indagato o del soggetto che avrebbe diritto alla restituzione), ma anche la continuità dell'attività, che è interesse dello Stato (tramite i soggetti preposti alla tutela dell'interesse strategico nazionale dello stabilimento, ma anche alla tutela dell'ambiente: Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero delle imprese e del made in Italy e Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica). Il provvedimento in questione, infatti, può essere oggetto di impugnazione ai sensi dell'articolo 322- bis del codice di procedura penale, in ampliamento rispetto al suo tenore ordinario: sono legittimati all'impugnazione (oltre alle parti processuali, al soggetto al quale le cose sono state sequestrate e all'avente diritto alla restituzione) anche la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero delle imprese e del made in Italy e il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica. Nella valutazione in questione assume centralità il bilanciamento tra i valori giuridici protetti dalle norme penali e l'interesse nazionale all'approvvigionamento dei beni e servizi prodotti dall'impresa oggetto di sequestro che riguardano tutto il territorio nazionale: si è ritenuto, pertanto, necessario individuare la competenza sull'impugnazione in capo ad un'unica autorità, individuata nel tribunale di Roma, anche allo scopo di mantenere unitarietà di indirizzi applicativi su tutto il territorio nazionale nonché maturare una specializzazione nella gestione di un profilo di intervento di certo delicato e complesso. Ciò nel rispetto dei principi, costantemente affermati dalla Corte costituzionale, secondo cui è rimessa al legislatore, nella sua discrezionalità – limitata dal rispetto del generale principio di ragionevolezza – l'individuazione del giudice competente alla decisione delle controversie, con l'unica condizione che esso venga precostituito con norma di rango legislativo (si veda, ex multis , sentenza della Corte costituzionale n. 237 del 2013) (articolo 6). Conclusivamente, in ragione del fatto che la prosecuzione dell'attività nei casi predetti è frutto di un bilanciamento complesso e delicato tra l'interesse nazionale sotteso alla produzione industriale strategica e gli altri valori giuridici protetti dall'ordinamento, si è ritenuto necessario inserire una norma di raccordo che assicuri omogeneità di valutazione da parte dell'ordinamento, in omaggio ai principi di razionalità e certezza del diritto, in ordine alle condotte compiute da chi sia incaricato di attuare i provvedimenti giudiziari o amministrativi relativi alla prosecuzione dell'attività d'impresa. Pertanto, viene previsto che chiunque agisca al fine di dare esecuzione ad un provvedimento che autorizza la prosecuzione dell'attività di uno stabilimento industriale o parte di esso dichiarato di interesse strategico nazionale ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231, non è punibile per i fatti che derivano dal rispetto delle prescrizioni dettate dal provvedimento dirette a tutelare i beni giuridici protetti dalle norme incriminatrici, se ha agito in conformità alle medesime prescrizioni. La norma costituisce esplicitazione del principio generale per cui il soggetto che abbia riposto legittimo affidamento in un'autorizzazione amministrativa non risulta rimproverabile per le condotte poste in essere in esecuzione del provvedimento amministrativo, anche in conformità al principio di cui all'articolo 51 del codice penale. Le prescrizioni dell'autorizzazione amministrativa costituiscono, dunque, regole cautelari idonee alla protezione dei beni giuridici oggetto del provvedimento amministrativo, con conseguente non configurabilità – tra l'altro – di condotte omissive penalmente punibili in capo al soggetto che abbia protetto il bene giuridico affidato alla sua tutela eseguendo tutti gli adempimenti prescritti dal provvedimento amministrativo. Il tutto, naturalmente, salvo i casi di concorso dell'agente in eventuali reati commessi in sede di rilascio del provvedimento amministrativo stesso. La norma si applica ai procedimenti in corso in virtù del principio del favor rei (articolo 7). Ciò posto sul piano generale, dal punto di vista del diritto transitorio viene infine confermata l'applicabilità, oltre il termine in essa in origine stabilito, della specifica causa di non punibilità prevista dall'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, riferita al caso specifico delle acciaierie di Taranto, con applicazione estesa fino alla data di perdita di efficacia del Piano ambientale (articolo 8). La norma finale reca la clausola di invarianza finanziaria del provvedimento (articolo 9).. 1 1 È convertito in legge il decreto-legge 5 gennaio 2023, n. 2, recante misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale. 2 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . I DISPOSIZIONI RELATIVE AL SETTORE SIDERURGICO 1 (Modifiche alle misure di rafforzamento patrimoniale) 1 All'articolo 1 del decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 febbraio 2020, n. 5, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1- ter , dopo le parole: « finanziamenti in conto soci, » sono inserite le seguenti: « secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, da convertire in aumento di capitale sociale su richiesta della medesima »; b al comma 1- quinquies , il primo periodo è sostituito dal seguente: « Anche in costanza di provvedimenti di sequestro o confisca degli impianti dello stabilimento siderurgico, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.