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pertanto, le liti tributarie oggetto di pronunce di condanna nei confronti dell'Agenzia delle entrate deliberate, ex art. 36, comma 3, del codice del processo tributario, anche anteriormente all'entrata in vigore del decreto-legge n. 119 del 2018 non rientrano nella definizione di liti pendenti ex art. 1 dello stesso decreto-legge, poiché già tecnicamente definite, ma sono esposte, tuttavia, all'eventuale disapplicazione della deroga di cui al comma 2 dell'art. 6 a seconda della speditezza o del ritardo del procedimento di deposito e di pubblicazione che differenzia l'attività burocratica dei numerosi uffici giudiziari delle commissioni tributarie provinciali e regionali presenti su tutto il territorio nazionale; gli effetti della deflazione del contenzioso tributario nel caso di sentenza di condanna nei confronti dell'Agenzia delle entrate cui tende la norma in esame e la possibilità di accesso allo strumento deflattivo per tutti i cittadini devono essere garantiti dalla legge con l'adozione di criteri obbiettivi ed uniformi su tutto il territorio nazionale, evitando disparità di trattamento in danno dei contribuenti a seconda della celerità del procedimento di deposito e pubblicazione delle segreterie delle commissioni tributarie delle pronunce recanti data certa anteriore; pertanto, è necessario scongiurare, in caso di sentenze di condanna dell'Agenzia delle entrate pronunciate e deliberate con data certa anteriore all'entrata in vigore del decreto-legge n. 119 del 2018 dalle diverse commissioni tributarie regionali e provinciali presenti sul territorio nazionale, ogni disparità di trattamento per i cittadini contribuenti in dipendenza della casuale tempistica di deposito delle stesse, si chiede di sapere quali siano gli intendimenti del Ministro in indirizzo sulla questione e se non ritenga opportuno attivare iniziative per sanare il vulnus normativo descritto. Atto n. 4-01218 BARBARO Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: la commercializzazione e vendita dei "piccoli agrumi", in particolare quella delle clementine, risulta fortemente diminuita soprattutto nell'area più produttiva del Centro-Sud Italia, in particolare in Calabria, dove circa il 30-40 per cento delle clementine non viene raccolto rimanendo, quindi, ferme sulle piante, il che sta comportando una vera e propria crisi del mercato che non consente ai produttori di avere stabilità e crescita economica; negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici e soprattutto a seguito di gelate e alluvioni, si stanno registrando rilevanti difficoltà per il comparto agrumicolo. La crisi che sta attraversando il settore non è occasionale ma sta diventando, purtroppo, strutturale, per cui sarebbe importante intervenire nel lungo periodo per affrontare le sfide del rinnovamento varietale nonché realizzare un ammodernamento della filiera tramite l'innovazione del processo produttivo; ad aggravare la situazione si sono anche le massicce importazioni di agrumi dall'estero che, confondendosi con la produzione italiana, soprattutto calabrese, hanno fatto abbassare i prezzi di vendita al dettaglio e ancor più il prezzo riconosciuto all'agricoltore, che non copre ormai nemmeno i costi di raccolta; un duro colpo alla produzione e alla sopravvivenza delle aziende agrumicole italiane potrebbe venire dal rischio incombente dell'ingresso nell'area mediterranea di malattie e parassiti distruttivi come la malattia della macchia nera degli agrumi (CBS, citrus black spot) e la nota malattia di arance, limoni e pompelmi (HLB, citrus greening desease), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di provvedere al più presto al fine di fronteggiare la crisi del settore agrumicolo, attraverso strumenti adeguati a sostenere gli operatori del comparto, come per esempio l'attuazione di un "fondo agrumi" o l'elaborazione di un "piano di settore pluriennale" per la tutela della produzione; se intenda attivarsi, per quanto di sua competenza, nelle opportune sedi europee al fine di prevedere misure per contrastare l'ingresso nel nostro Paese delle suddette malattie, a tutela delle produzioni agrumicole che sono una vera eccellenza del made in Italy e con qualità organolettiche uniche. Atto n. 4-01219 IANNONE Al Ministro della giustizia Premesso che: il 17 gennaio 2019 "il Fatto Quotidiano" dava notizia di un'indagine da parte della Procura di Salerno, nei confronti di almeno 15 magistrati calabresi, alcuni con ruoli apicali, per vicende e reati diversi, alcuni gravi come il favoreggiamento mafioso, la corruzione in atti giudiziari e la corruzione; riferiva il contenuto dei verbali di audizioni secretate in seno alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, dai quali emerge uno scontro molto forte tra il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e il procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini. Secondo le notizie di stampa a rivolgersi al Csm sarebbe stato il procuratore Gratteri, dopo che il procuratore generale Lupacchini gli avrebbe contestato, con una nota interna, di non rispettare regole di coordinamento con altri uffici giudiziari e di non aver inviato immediatamente alla Procura di Salerno gli elementi di indagine sui magistrati calabresi, ma solo dopo aver fatto delle verifiche; di particolare peso appare il tenore delle parole che, secondo i resoconti della stampa, Lupacchini avrebbe reso al Consiglio superiore della magistratura il 25 luglio 2018 in riferimento al procuratore Gratteri: "Solo lui era il verbo non solo nel distretto di Catanzaro, ma probabilmente in tutta Italia, nell'universo e forse anche in altri siti". "Tutti sono farabutti all'infuori di lui, nessuno capisce nulla, perché il verbo giuridico è lui a possederlo"; ascoltato dalla prima commissione del Csm il 26 luglio, il procuratore Gratteri avrebbe spiegato che non poteva coordinarsi con la Procura di Castrovillari perché c'erano dei sospetti sugli inquirenti e che aveva mandato le carte a Salerno come previsto dal codice; nella stessa audizione, nel riferire al Csm dei rapporti con il procuratore generale, Gratteri avrebbe espresso dei fondati timori: "Vorrei non avere ostile il pg. Non sottovalutate questa cosa. Se esce fuori la notizia che con il pg non ci sono più rapporti, dietro la porta della Procura generale faranno la fila per trovare il tallone d'Achille di Gratteri, per questo ho fatto quell'esposto"; immediatamente dopo la pubblicazione della notizia, come riporta "il Fatto Quotidiano" il 18 gennaio, il presidente della prima commissione Alessio Lanzi ha anticipato che il Csm avrebbe archiviato il fascicolo sullo scontro tra Gratteri e Lupacchini, e che quindi non si sarebbe proceduto ad alcun trasferimento per incompatibilità ambientale. I consiglieri della Prima commissione si sarebbero espressi all'unanimità in tal senso, poiché si sarebbe trattato di un caso circoscritto senza alcuna conseguenza sull'andamento della giustizia; il 24 gennaio lo stesso giornale dà notizia che il plenum del Csm ha effettivamente archiviato il fascicolo come proposto dalla prima commissione, senza avviare pertanto una procedura per incompatibilità ambientale o funzionale;