[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), disposizione aggiunta dall'art. 7 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1 della legge 22 marzo 2001, n. 85), come modificato dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214, promossi con ordinanze del 12 maggio 2004 dal Giudice di pace di Asola, del 9 luglio 2004 dal Giudice di pace di S. Giovanni in Persiceto, del 2 luglio 2004 dal Giudice di pace di Arcidosso e del 13 settembre 2004 dal Giudice di pace di Livorno, rispettivamente iscritte ai nn. 843, 927, 962 e 1003 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 44, 47 e 48, prima serie speciale, dell'anno 2004 e n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2005. Udito nella camera di consiglio del 6 aprile 2005 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che i Giudici di pace di Asola (r.o. n. 843 del 2004), San Giovanni in Persiceto (r.o. n. 927 del 2004), Arcidosso (r.o. n. 962 del 2004) e Livorno (r.o. n. 1003 del 2004), hanno sollevato questione di legittimità costituzionale – adducendo, nel complesso, la violazione degli artt. 2, 3, 24 e 27 Cost. – dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), norma introdotta dall'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214; che, in particolare, il rimettente di Asola (r.o. n. 843 del 2004) – nel premettere di essere stato adito da una società a responsabilità limitata per l'annullamento di un verbale di contestazione di infrazione stradale – deduce che il predetto art. 126-bis, comma 2, del codice della strada contrasterebbe con l'art. 3 Cost.; che, a suo avviso, l'impugnata disposizione – che pone a carico del proprietario del veicolo a mezzo del quale sia stata commessa la violazione di determinate norme del codice della strada (meglio identificate nella tabella allegata al predetto art. 126-bis) l'obbligo di comunicare, qualora l'autore dell'illecito amministrativo non risulti essere stato identificato al momento della rilevata infrazione, i dati personali e della patente di costui – determinerebbe «una palese disparità di trattamento tra i cittadini», e ciò «sotto un duplice profilo»; che essa, in primo luogo, nel ricollegare all'omessa comunicazione dei dati suddetti l'applicazione, a carico del proprietario del veicolo, della misura della decurtazione dei punti dalla patente, realizzerebbe «una disparità di trattamento tra i soggetti proprietari del veicolo», a seconda che gli stessi siano «muniti di patente», ovvero ne siano privi, «risultando di fatto punibili con la decurtazione della patente» soltanto i primi; che prevedendo, inoltre, la disposizione impugnata, quale ulteriore effetto del mancato adempimento dell'obbligo di comunicazione sopra meglio descritto, «l'automatica applicabilità dell'art. 180», comma 8, del medesimo codice della strada (e quindi della sanzione pecuniaria da esso contemplata), determinerebbe «il sorgere di una situazione di evidente disparità di trattamento tra il cittadino che si sia attivato per collaborare con l'Autorità procedente – anche solo al fine di informarla dell'oggettiva impossibilità di rendere la dichiarazione richiesta – ed il cittadino che, noncurante all'invito, mantenga un comportamento volutamente omissivo, di assoluta inerzia, rifiutando ogni forma di collaborazione»; che, con specifico riferimento a tale secondo profilo di disparità di trattamento, il rimettente rileva come «la ratio sottesa all'art. 180» del codice della strada – secondo quanto evidenziato dalla stessa giurisprudenza di legittimità – sia «quella di sanzionare il rifiuto della condotta collaborativa con l'Autorità»; che, di conseguenza, sarebbe lesivo del principio di eguaglianza «il dettato di una norma di legge che importa l'automatica applicazione di una sanzione amministrativa» sia «al cittadino che non ottemperi all'invito della stessa Autorità di fornire informazioni ai fini dell'accertamento delle violazioni amministrative» (secondo quanto espressamente previsto dal citato art. 180), sia «a quello che tali informazioni fornisca anche se poi in concreto le stesse possano risultare non utili al fine dell'accertamento della violazione»; che, inoltre, secondo il rimettente una ulteriore conferma dell'illegittimità costituzionale della norma de qua, per violazione dell'art. 3 Cost., conseguirebbe dalla valutazione della natura di sanzione accessoria che connota la misura della decurtazione del punteggio dalla patente; che, difatti, ai sensi degli artt. 196 del codice della strada e 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), l'applicazione del principio di solidarietà nei confronti del proprietario del veicolo a mezzo del quale venne commessa l'infrazione stradale (o più in generale qualunque illecito amministrativo, in forza di quanto specificamente disposto dal secondo degli articoli di legge suddetti), opera «con riguardo esclusivo al pagamento della somma dovuta dall'autore della violazione», dovendo per contro escludersi «qualsiasi forma di solidarietà del proprietario stesso per qualsivoglia sanzione avente natura diversa da quella pecuniaria»; che, invero, il carattere «personale» della responsabilità, «per tutte le fattispecie di violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa», costituisce un principio «ulteriormente confermato» dall'art. 3 della citata legge n. 689 del 1981;