[pronunce]

In riferimento al secondo degli atti impugnati, la ricorrente deduce che l'anticipazione dell'imposta sul trattamento di fine rapporto (t.f.r.) oggetto dell'atto impugnato non costituirebbe un nuovo tributo, né incrementerebbe l'aliquota di un tributo previgente, sicché illegittimamente la circolare stabilisce che esso debba essere versato all'erario statale. Inoltre, poiché il suo pagamento determina a favore del datore di lavoro un credito di imposta, utilizzabile in occasione del pagamento delle ritenute sul t.f.r. all'atto del collocamento a riposo del dipendente, l'erario regionale subirebbe per due volte una diminuzione delle entrate: la prima, in virtù del mancato incasso dell'anticipazione di imposta; la seconda, a causa dell'incidenza della rivalutazione del credito di imposta al momento del pagamento del saldo. Relativamente al terzo degli atti impugnati, la Regione osserva che l'art. 9-bis, commi da 6 a 11, del d.l. n. 79 del 1997 disciplina la definizione delle liti pendenti dinanzi alle commissioni tributarie alla data del 1° aprile 1996, mediante il pagamento di somme proporzionate al valore della lite. A suo avviso, le direttive contenute nel paragrafo titolato “Somme dovute per la definizione - termine e modalità di versamento - comunicazione”, disponendo che per il loro versamento va utilizzato “il codice 1452, denominato 'chiusura lite fiscale pendente'” e che esse “sono versate per intero all'Erario/Stato, al Capo VI, Capitolo 1180, non articolato”, illegittimamente attribuirebbero allo Stato somme di spettanza della Regione. La definizione delle liti disciplinata da detta norma determinerebbe, infatti, il pagamento di somme relative ad entrate attribuite alla Regione, sia che si tratti di tributi, sia che si tratti di sanzioni, in quanto costituirebbero «cespiti di spettanza regionale ex art. 3» del d.P.R. n. 1074 del 1965, i quali potrebbero anche essere stati già contabilizzati nel bilancio regionale come residui attivi. La Regione Siciliana chiede, quindi, che la Corte annulli i tre atti, limitatamente alle parti ed alle direttive sopra indicati, asseritamente lesivi delle proprie attribuzioni costituzionalmente garantite. 3. — In tutti i giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che i ricorsi siano dichiarati inammissibili e comunque infondati. In tutti gli atti di costituzione la difesa erariale premette che l'art. 14 del d.l. n. 79 del 1997 riserva all'erario statale le entrate tributarie disciplinate da detto decreto e prevede che, con decreto del Ministro delle finanze, emanato di concerto con il Ministro del tesoro, devono essere stabilite le modalità di attuazione della riserva. A suo avviso, i ricorsi sarebbero, quindi, inammissibili, dato che riguarderebbero atti diversi da quello previsto da detta norma, l'unico che, eventualmente, potrebbe vulnerare le attribuzioni costituzionalmente garantite della Regione. Relativamente al primo ricorso, l'Avvocatura sostiene che le “tasse ipotecarie” previste dall'art. 19 del d.lgs. n. 347 del 1990 non sarebbero che gli emolumenti ed i diritti che i conservatori dei registri immobiliari potevano incassare e fare propri ex art. 35 della legge 25 giugno 1943, n. 540. Nonostante la nuova qualificazione come “tassa”, sarebbe rimasta sostanzialmente inalterata la destinazione di questa entrata, che renderebbe irrilevante la mancanza nel d.lgs. n. 347 del 1990 dell'espressa clausola di riserva all'erario dello Stato. Secondo l'Avvocatura, il secondo ricorso sarebbe infondato, sia in quanto le istruzioni riguardanti il versamento dell'anticipo dell'imposta su un determinato capitolo di entrata del bilancio non implicano che le relative somme spettino definitivamente allo Stato, sia in quanto l'anticipazione non costituirebbe un acconto Irpef, dato che il prelievo fiscale è operato su di un credito non ancora esigibile e ciò connoterebbe il tributo del requisito della “novità”. La difesa erariale eccepisce, infine, l'infondatezza del terzo ricorso, deducendo che l'art. 9-bis del d.l. n. 79 del 1997 disciplinerebbe una forma di condono, prevedendo un eccezionale modo di estinzione dell'obbligazione tributaria, in virtù del quale un elemento essenziale dell'obbligazione originaria è sostituito con effetto novativo da uno nuovo, così da configurare anche per questo tributo il requisito della 'novità'. 4. — All'udienza pubblica dell'11 aprile 2000 la Regione Siciliana ed il Presidente del Consiglio dei ministri hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nelle difese scritte. Questa Corte, con ordinanze depositate il 28 luglio 2000, premesso che con sentenza n. 347 del 2000, nel giudizio di legittimità costituzionale principale promosso dalla Regione Siciliana in riferimento all'art. 14, comma 1, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale di detta norma, nella parte in cui, disponendo che le entrate previste da siffatto decreto sono riservate all'erario statale e che le modalità di attuazione della clausola di riserva vanno stabilite con decreto ministeriale, non prevede la partecipazione della Regione Siciliana al relativo procedimento, ha ordinato che le cause fossero chiamate ad una nuova udienza, allo scopo di permettere alle parti di determinarsi alla luce della sopravvenuta sentenza. 5. — In prossimità dell'udienza pubblica del 26 febbraio 2002, la ricorrente, in tutti e tre i giudizi, ha depositato memorie di contenuto pressoché identico. Secondo la Regione, permarrebbe il suo interesse all'annullamento degli atti, sia in quanto, successivamente alla sentenza n. 347 del 2000, essi sono stati mantenuti fermi, sia in quanto, nonostante l'art. 52 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, abbia disposto la cessazione dell'efficacia delle clausole di riserva delle entrate in favore dell'erario dello Stato, questa norma produce effetti esclusivamente per il futuro. 6. — Anche la difesa erariale ha depositato memorie in prossimità dell'udienza pubblica. L'Avvocatura, in riferimento al ricorso avente ad oggetto l'attribuzione della tassa ipotecaria, ha rappresentato «l'intervenuta formazione presso i competenti Organi di atteggiamento recessivo dalla linea opposta, con l'atto di costituzione del 16 luglio 1997, all'assunto della ricorrente Regione».