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Siamo d'accordo e sosterremo l'iniziativa del Governo di andare ancora avanti nel sostegno ai centri per l'impiego, siamo d'accordo nel proseguire in questo impegno, ma bisogna capire dalla maggioranza come intende regolare il rapporto con le Regioni, da cui dipendono ora, e con l'attuale assetto costituzionale, visto che le due forze di maggioranza si sono opposte a una riforma che prevedeva per la prima volta l'introduzione delle politiche attive del lavoro come materia costituzionale. Sul contrasto alla povertà è già intervenuto il mio collega Misiani, ci sono Comuni che stanno attuando la misura (ci sono più di due miliardi), ci sono famiglie che ne stanno beneficiando, ci sono associazioni che aiutano enti locali e persone, ma bisogna dare certezza di cosa succederà. PRESIDENTE. La invito a concludere. PARENTE (PD) . Va bene, signor Presidente. Le chiedo allora l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento. PRESIDENTE. È autorizzata. PARENTE (PD) . Un'ultima questione, che ho sentito citare dalla senatrice L'Abbate, è quella del BES. L'indicatore del benessere equo e sostenibile è stato introdotto per la prima volta due anni fa e il nostro è il primo Paese in Europa ad averlo introdotto. Si tratta di una questione importante, che ci consente di riflettere su dati importanti che vanno oltre il PIL e impariamo anche a leggere il DEF di quest'anno: ci sono alcuni indicatori, fra i dodici, come la conciliazione lavoro-famiglia e il tasso di partecipazione al lavoro, soprattutto delle donne, che indicano un trend positivo. Andiamo in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Montani. Ne ha facoltà. MONTANI (L-SP) Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il DEF, Documento di economia e finanza, costituisce il principale documento di programmazione della politica economica nazionale, nel rispetto del Patto di stabilità europeo, come richiesto dai regolamenti UE. II DEF si compone di tre sezioni. La prima sezione tratta del Programma di stabilità, ovvero degli obiettivi di politica economica per ridurre il debito pubblico. La seconda sezione è intitolata: «Analisi e tendenze della finanza pubblica», cioè l'analisi del conto economico e del conto di cassa e le previsioni principali delle fonti di spesa, in particolare la pubblica amministrazione. La terza sezione reca il Programma nazionale di riforma e definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, di produttività, di occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova Strategia europea 2020, che sono, nell'ordine: lo stato di avanzamento delle riforme avviate, gli squilibri macroeconomici nazionali, le priorità del Paese con le principali riforme da attuare e gli effetti delle riforme. Nel dettaglio, le riforme che dobbiamo attuare sono la flat tax , l'abolizione dell'inversione dell'onere della prova in materia tributaria, la pace fiscale, gli studi di settore, il contenzioso tributario, il contenimento dell'evasione fiscale e la verifica tributaria. Il mio intervento, colleghi, oggi vorrebbe mettere al centro della nostra attenzione le piccole imprese, cioè quelle attività che devono attendere ancora un anno per la riduzione del carico fiscale. Su di esse grava pesantemente ancora oggi la maggiore pressione fiscale, in quanto si sono premiate fiscalmente solo le medie e grandi imprese. Dagli studi della CGIA - Associazione Artigiani Piccole Imprese - di Mestre si evince, infatti, che se il taglio dell'imposta sui redditi delle società di capitali (IRES) consente alle società di risparmiare 3,9 miliardi di euro di tasse all'anno, alle piccole e micro imprese, invece, lo slittamento dell'introduzione dell'imposta sui redditi (IRI) non consente il risparmio. In particolare, si è registrato un vantaggio fiscale per le grandi società che operano nel settore energetico e minerario, ma la stragrande maggioranza delle microimprese che non pagano l'IRES non ha goduto di alcun beneficio. Il Governo Renzi, insomma, non ha trovato i fondi per alleggerire il carico fiscale delle piccole imprese, quelle formate da persone fisiche, in nome collettivo, società semplici, eccetera, benché l'IRI, introdotta nel 2017, lo prevedesse. Tutto, purtroppo, è slittato al 2018. Rammentiamo che la copertura ammontava a 1,2 miliardi di euro, una cifra non inarrivabile. Un'altra misura che ha danneggiato le piccole imprese - e penso al nostro artigianato, alla pesca e all'agricoltura e quant'altro - è l'Aiuto di crescita economica, misura nata per premiare le imprese che si capitalizzavano, un ridimensionamento per la contrazione dell'IRES. L'impatto economico negativo di questo intervento è di 1,7 miliardi di euro. Pertanto, agli effetti positivi del taglio dell'IRES di 3,9 miliardi va sottratto il ridimensionamento dell'Aiuto di crescita economica (ACE), che consente, comunque, alle società di capitali di guadagnare 2,2 miliardi all'anno. L'unica novità fiscale positiva per le piccole aziende è l'addio agli studi di settore, che verranno sostituiti dagli indicatori di affidabilità economica. Lo Stato non ha il diritto di entrare in merito all'andamento dell'attività economica del contribuente. La sua dichiarazione deve essere ritenuta attendibile, salvo accertamento dimostrante il contrario da parte dell'Agenzia delle entrate in sede di verifica fiscale. Un provvedimento incluso nel nostro programma, che aiuterà i contribuenti e le piccole imprese, è la pace fiscale, una manovra che porterebbe nelle casse dello Stato del denaro che altrimenti con le procedure attuali resterebbe irrecuperabile. Equitalia ha accumulato crediti per 1.058 miliardi di euro verso 21 milioni di contribuenti; 138 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti; 78 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate e per 28 milioni di euro la riscossione è sospesa per forme di autotutela; 314 miliardi sono richiesti a soggetti nullatenenti. Quindi, volendo escludere i nullatenenti, restano 650 miliardi di euro che potrebbero essere riscossi, a condizione che le modalità siano effettivamente percorribili. Noi proponiamo per tutti coloro che si trovano in situazioni di disagio economico di poter chiudere per sempre la loro posizione con il fisco e poter tornare ad essere attivi nella società. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Questi contribuenti potranno pagare, a seconda della situazione in cui versano, da un minimo del 6 per cento ad un massimo del 25 per cento del dovuto, con un'aliquota intermedia del 10 per cento. Un provvedimento che potrebbe portare nelle casse dello Stato 60 miliardi di extragettito in due anni e che esclude i grandi contribuenti: sarà efficace solo per coloro che a causa della pesante recessione economica non hanno potuto pagare in tutto o in parte le imposte fino ad un tetto massimo di 200.000 euro comprensivo di sanzioni, interessi e more.