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Essi, invece, insieme alla protezione dei loro difensori sono fondamentali, perché ci parlano della nostra libertà di esprimere le nostre idee, di essere come vogliamo e di essere felici come siamo. Queste libertà ci toccano tutti, direttamente o indirettamente. Chi, infatti, non ha un figlio, un fratello, un fidanzato o un marito studente, ricercatore o difensore di questi diritti? È importante allora essere qui oggi e aver portato in quest'Aula il caso di Patrick Zaki, che è uno studente e un ricercatore, come lo era Giulio Regeni. Si tratta di un caso paradigmatico del pericolo e della deriva che stiamo vivendo a livello internazionale sulla libertà di essere studenti e ricercatori, di perseguire liberamente i propri filoni di ricerca e le proprie idee e di fare liberamente le proprie battaglie. Potrebbe dunque essere un nostro figlio, un nostro fratello o un nostro fidanzato a trovarsi oggi o domani, nelle condizioni di Patrick Zaki; oppure noi potremmo ritrovarci nelle condizioni dei genitori di Giulio Regeni. È perciò importante portare in Aula questi temi fondamentali e queste questioni, che siamo chiamati non solo ad affrontare, ma a risolvere. La libertà di ricerca è importante, ma lo è anche la mobilità degli studenti, perché i nostri studenti e i nostri ricercatori sono incubatori di idee e di cambiamento come solo i giovani studenti e i giovani ricercatori sanno essere. E quegli incubatori di cambiamento e di idee non possono che portare beneficio anche a tutti noi e alla nostra società, perché di quei cambiamenti positivi beneficeremo tutti noi, non solo chi li avrà prodotti. (Applausi) . Perciò è importante essere qui oggi a difendere un cittadino egiziano studente di un'istituzione prestigiosa come l'Università di Bologna. Grazie all'università per tutta la mobilitazione e a tutti i Comuni d'Italia che hanno voluto riconoscere la cittadinanza onoraria a Patrick, nonché a tutta la società civile che si è messa in moto. (Applausi) . Patrick è da quasi quindici mesi in detenzione cautelare, in attesa di avere un processo per i capi di accusa che gli sono contestati; è in attesa di avere un processo. In una lettera del dicembre 2020, Patrick già lamentava condizioni psicofisiche molto deteriorate e anche recentemente abbiamo notizia della sua vita faticosa all'interno di un carcere di massima sicurezza, dove sono incarcerate altre persone come lui, con gli stessi capi d'accusa, anch'esse in attesa di un processo. Vede, signor Presidente, il riconoscimento della cittadinanza italiana a Patrick è un gesto di alto valore simbolico nei confronti di questo ragazzo e di tutte le persone che si trovano nella sua condizione. La situazione di Patrick va inquadrata in un contesto internazionale e globale di deriva nei confronti dei diritti umani e delle libertà civili, ma noi ci siamo voluti spingere un po' oltre: innanzitutto, dobbiamo batterci e chiedere, come sta facendo la nostra diplomazia, che sia ripristinato il monitoraggio processuale internazionale, al quale l'Egitto non può sottrarsi. Poi dobbiamo spingerci oltre e chiedere che sia valutata la possibilità di utilizzare tutti gli strumenti messi in campo dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984. Questa è la via procedurale e giuridica per intraprendere un percorso pacifico e arrivare a una soluzione del problema attraverso una negoziazione. È inoltre molto importante un altro impegno che abbiamo chiesto di inserire e che è confluito in quest'ordine del giorno (e ringrazio il senatore Verducci, la senatrice a vita Liliana Segre e tutte le forze politiche che lo hanno voluto sottoscrivere): l'Italia si faccia promotrice di un dibattito e di una riflessione all'interno di consessi internazionali come il G7. Ricordiamo che l'Italia lo presiederà e tra i suoi assi prioritari c'è il seguente motto: persone, pianeta e prosperità. I diritti umani e le libertà individuali, in questa prospettiva, non sono dunque negoziabili e l'Italia dev'essere promotrice di una riflessione sul rispetto dei diritti umani in questo consesso, che nasce nel segno di tali principi e obiettivi. Ricordiamolo di nuovo: persone, pianeta e prosperità. (Applausi) . Signor Presidente, a chi ancora si dovesse chiedere, dopo questo mio intervento, perché siamo qui oggi, ricordo una frase estratta dal film «Milk»: «Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo». Oggi perciò votiamo a favore di quest'ordine del giorno, che - lo ricordo al senatore Balboni - contiene il punto sulla Convenzione dell'ONU, e dunque, se il senatore volesse anche cambiare la sua opinione sul voto in merito e unirsi a noi ne saremmo tutti contenti. (Applausi) . Concludo con un messaggio per Patrick; signor Presidente, me lo conceda, da cittadina di Bologna ed ex studente dell'Università di Bologna. Patrick in questi giorni ha consegnato all'interno di un romanzo, che è un monumento della letteratura mondiale, «Cent'anni di solitudine» di Márquez, un messaggio scritto in un italiano un po' zoppicante: «Anchora resetendo. grazie Per il supporto tutti tutti». Patrick, noi oggi siamo qui, il Parlamento è qui, la tua Bologna è qui, la tua università è qui, io sono qui e non ci sposteremo di un millimetro fino alla tua liberazione. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Verducci, Segre, Montevecchi, Alfieri, Malpezzi, Bernini, De Petris, Faraone, Unterberger, Saponara e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Si è così conclusa la discussione sulle mozioni sulla concessione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki e sulle iniziative per la sua liberazione. I lavori dell'Assemblea riprenderanno alle ore 15,30. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 13,19, è ripresa alle ore 15,35) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Colleghi, siccome la ripresa dei lavori coincide con l'orario di convocazione della Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta per mezz'ora: non più di mezz'ora e poi riprendiamo i lavori. (Commenti del senatore Perilli). Senatore, la seduta è sospesa. Tra l'altro, mi sono presa la libertà di indicare trenta minuti di sospensione perché, anche se la Conferenza dei Capigruppo proseguisse, io comunque rientrerò per riprendere i lavori. Le verrà data la parola immediatamente alla ripresa - mi impegno personalmente - prima di proseguire con l'ordine del giorno. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 15,36, è ripresa alle ore 16,01) . Come concordato, do la parola senatore Perilli che l'aveva chiesta poco prima della sospensione dei lavori. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, intervengo in quest'Aula per denunciare un fatto gravissimo, una vera e propria vergogna, e invito i colleghi a intervenire dopo di me.