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Signor Presidente, illustri ancorché sparuti membri del Governo, colleghi senatori, è del 1999 la legge Bassanini che stabilisce un massimo di dodici Ministeri con portafoglio. Da allora ne abbiamo viste di tutti i colori: Ministeri sono nati e morti, si sono moltiplicati, le deleghe hanno vissuto peregrinazioni anomale. Uno dei casi forse più emblematici è stato quello del Ministero del turismo, soppresso nel 1993 con referendum e poi rinato come delega al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; successivamente si è costituito un Dipartimento a se stante, poi il Dipartimento è stato abrogato e la delega è passata al Ministero per i beni e le attività culturali, per passare ancora al Ministero delle politiche agricole e tornare al Ministero per i beni e le attività culturali. Insomma, come ho detto, ne abbiamo viste letteralmente di tutti i colori. Se la memoria non mi tradisce, non avevamo però mai visto che questi cambiamenti fossero attuati attraverso lo strumento del decreto-legge, non solo perché evidentemente incompatibili con quella necessità e urgenza che l'articolo 77 della Costituzione prevede, ma anche per questioni di forma istituzionale. Viviamo già in un'epoca in cui oltre il 60 per cento delle leggi non nasce nei ranghi del Parlamento, laddove è stato allocato dalla Costituzione il potere legislativo, ma tra i ranghi del Governo attraverso l'abuso della decretazione di urgenza. Questo Governo è più o meno al 60 per cento e di quel 60 per cento, oltre il 50 per cento dei decreti-legge viene approvato con un voto di fiducia; siamo quindi di fronte all'espropriazione del potere legislativo da parte del Governo nei confronti del Parlamento. Questa ormai è una prassi. Soprattutto però rispetto a una materia come questa mi sembra difficilmente sostenibile lo strumento del decreto-legge che è evidentemente in contrasto con il principio elementare della separazione dei poteri. Un Presidente del Consiglio può evidentemente indicare - non nominare - il nome di un nuovo Ministro al Capo dello Stato. Trattandosi della composizione del Governo è difficilmente accettabile che un Presidente del Consiglio possa moltiplicare i Ministeri. Sarebbe, per ovvio buon senso istituzionale, un compito da riservare eventualmente al Parlamento. Ciononostante avete decretato d'urgenza anche su questo tema e anche su questo tema avete spogliato il Parlamento delle proprie funzioni essenziali. Tutto questo perché il precedente Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha ritenuto di rassegnare le proprie dimissioni. Non sto a sindacare perché l'abbia fatto, se è stato un gesto strumentale per costruirsi una nuova identità politica e approfittare delle difficoltà del suo movimento, il MoVimento 5 Stelle, per assumere un ruolo di prima fila; credo alla buona fede delle persone e a quello che viene detto, soprattutto quando viene detto in un luogo istituzionale. La ragione per cui Lorenzo Fioramonti si è dimesso, a detta del medesimo, è che aveva chiesto risorse aggiuntive per l'università e la ricerca, pari a 2 miliardi di euro, se ricordo bene, che non sono stati messi però a disposizione dal Ministero dell'economia e delle finanze. Bene, non è cambiato nulla rispetto ad allora, i miliardi non c'erano prima e non ci sono oggi. Ciò che viene moltiplicato non sono le risorse a favore della scuola, dell'università e della ricerca, e Dio solo sa quanto ce ne sarebbe bisogno, dal momento che eravamo e tuttora siamo il fanalino di coda nell'Europa, secondo dati Eurostat, quanto a stanziamenti per l'istruzione in senso lato. Si moltiplicano però i Ministeri. Perché si moltiplicano? Per ragioni politiche, prevalentemente. Mi sento di fare i complimenti al Partito Democratico che è riuscito ad acquisire una nuova posizione al Governo: hanno acquisito infatti un Ministro che non potevano acquisire prima nella misura in cui prima non esisteva il Ministero dell'università. Hanno creato il Ministero dell'università e lo hanno occupato; benissimo, congratulazioni. Congratulazioni anche all'ufficio marketing di Palazzo Chigi: si parlava, finché questa decisione non è stata assunta, del serio e reale problema dei pochi fondi all'istruzione, all'università e alla ricerca scientifica, nel momento in cui è stato costituito il nuovo Ministero, non si è più parlato della penuria di risorse, ma della straordinaria iniziativa del Governo che aveva dedicato persino un Ministero all'università e alla ricerca scientifica. Il problema è che il portafogli del nuovo Ministro dell'università è vuoto come era vuoto il portafogli del precedente Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Che senso ha allora avuto questa operazione? Qual è l'obiettivo? L'obiettivo è quello di creare una cortina fumogena dietro la quale si sono nascosti gli interessi dei partiti, del Governo, si è neutralizzato di fatto il problema posto dal Ministro dimissionario e si è data l'impressione di una maggiore attenzione al mondo dell'università e della ricerca, che però evidentemente non si sostanzia in nulla. Quindi, riassumendo: avete violato i principi essenziali previsti dalla Costituzione della separazione dei poteri attraverso lo strumento che avete scelto per introdurre questa novità e avete - per ragioni di opportunità politica - fatto una sorta di gioco delle tre carte che nulla ha portato in più a chi le università le frequenta, alle famiglie che mandano i propri figli a scuola e che ha moltiplicato invece gli incarichi ministeriali. Lo avete fatto persino a carico del bilancio pubblico, perché - lo abbiamo letto tutti - nel decreto-legge che prevede lo spacchettamento dei Ministeri si sostiene che questo dovrebbe avvenire senza oneri per lo Stato. Non è così: sono previsti circa 2,5 milioni di euro per l'anno in corso e 3,4 milioni per il prossimo anno e i successivi, con risorse per un totale di circa 12 milioni di euro per costituire e finanziare Gabinetti e uffici. Quindi, a carico dello Stato e del contribuente avete moltiplicato le poltrone senza trovare le risorse di cui avrebbero eventualmente beneficiato i cittadini. Complimenti, non vedo la necessità, né l'urgenza per un'operazione del genere. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quarto. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori e membri del Governo, mezzo secolo di vita trascorsa nell'università mi ha permesso di conoscere luci e ombre dell'istruzione superiore e della ricerca, colonne portanti su cui costruire un solido e armonico sviluppo del Paese. Ebbene, molte ombre sono legate, oltre che all'endemica insufficienza di investimenti, alle inadeguate politiche inerenti al sistema e alle confuse e ondivaghe deleghe ministeriali che in passato hanno mortificato sia la scuola che la ricerca. Infatti, negli ultimi trent'anni il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca non ha avuto pace e ha subito divisioni e riunificazioni che hanno impedito un'indispensabile programmazione a medio-lungo termine dei differenti settori. L'ultimo riaccorpamento, nel 2008, si narrò fosse per una governance più efficiente e meno costosa dei Dicasteri: meno costosa, forse, ma più efficiente proprio no.