[pronunce]

che, secondo il giudice a quo, la imposizione al proprietario di un maso chiuso, che ne richieda la revoca, della aggregazione delle particelle già facenti parte del maso ad altri masi, determinerebbe (senza alcun collegamento alla funzione sociale dell’istituto del maso chiuso) la violazione dei principi di libertà dell’iniziativa economica (art. 41 Cost.), di libero godimento della proprietà privata (art. 42 Cost.) e di ragionevolezza (in combinato disposto con l’art. 97 Cost.), in quanto: (a) il proprietario del maso svincolato, il quale non «sia proprietario anche di altri masi (il che è la regola), verrebbe costretto ad alienare a terzi (a titolo di compravendita, donazione o altro titolo) tutte le particelle produttive dell’ex maso chiuso»; (b) il maso – «almeno nell’ipotesi che il proprietario non disponesse di altri masi chiusi o non si trovassero terzi proprietari interessati all’acquisto» – rimarrebbe «chiuso» senza averne i presupposti di redditività; (c) la norma apparirebbe «di dubbia attuabilità o addirittura inattuabile, oltre che nel caso della necessità dell’aggregazione delle particelle a masi chiusi di terzi, nel caso – tutt’altro che teorico – che nelle vicinanze non si trovino affatto dei masi chiusi a cui aggregare le particelle»; che, tuttavia – formulate in tali termini le censure (non essendo, peraltro, in alcun modo argomentata l’ulteriore doglianza riferita genericamente all’art. 117 Cost.) – il rimettente omette di precisare se la parte ricorrente sia o meno proprietaria anche di altri masi, se la medesima non abbia reperito terzi proprietari di altri masi interessati all’acquisto, se nelle vicinanze del maso svincolato non si trovino dei masi chiusi a cui aggregare le particelle; che, in tal modo, l’ordinanza di rimessione – in quanto viziata da una carente descrizione della fattispecie, che determina l’insanabile astrattezza della questione (ordinanze n. 398 e n. 12 del 2008) – non consente a questa Corte di valutarne la rilevanza ai fini della definizione del giudizio a quo (ordinanze n. 127 e n. 79 del 2009); che sotto diverso profilo, come ulteriore motivo di inammissibilità, si aggiunge la mancata sperimentazione di una lettura costituzionalmente orientata della norma censurata, o quantomeno la mancata motivazione della impossibilità di pervenire ad essa; che, infatti, il rimettente si limita ad affermare acriticamente che «non appare possibile un’interpretazione costituzionalmente conforme della disposizione, attesa la sua formulazione letteralmente chiara ed apodittica», omettendo completamente di rilevare che lo stesso comma 1 del censurato art. 36 esplicitamente sancisce, nel periodo immediatamente successivo a quello oggetto del presente scrutinio di costituzionalità, che – sebbene «solo in casi eccezionali e debitamente fondati» – «si può prescindere da tale aggregazione»; che, così facendo, il rimettente non si pone il problema della natura e della portata di siffatta clausola derogatoria della regola imposta dalla norma censurata, né della eventuale applicabilità della eccezione al caso concreto, in ragione appunto delle riferite peculiarità degli effetti derivanti dallo specifico atto di revoca del maso chiuso sottoposto al suo giudizio; che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 36, comma 1, della legge provinciale di Bolzano 28 ottobre 2001, n. 17 (Legge sui masi chiusi), come sostituito dall’art. 33, comma 3, della legge provinciale di Bolzano 23 luglio 2007, n. 6 (Modifiche di leggi provinciali in vari settori), sollevata – «per contrasto con gli artt. 3, 41, 42 e 117 della Costituzione e con il principio di ragionevolezza (art. 97 della Costituzione)» – dal Tribunale regionale di giustizia amministrativa - Sezione autonoma per la Provincia di Bolzano, con l’ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 gennaio 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 gennaio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA