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L'auspicato decremento del novero dei procedimenti penali, che comportano il coinvolgimento di una pluralità di magistrati e una procedura più gravosa, nella misura in cui essi saranno sostituiti da procedure disciplinari, consentirà altresì un significativo risparmio di spese, allo stato non preventivabile con precisione, essendo esso dipendente dalle scelte dei comandanti di corpo. L'opportunità di una modifica dell'articolo 260 del codice penale militare di pace appare vieppiù necessaria per tali illeciti, ove si consideri che, quando essi sono commessi nel corso del servizio da militari appartenenti all'Arma dei carabinieri o al Corpo della guardia di finanza, occorre oggi sempre procedere penalmente, mentre le medesime condotte illecite, se poste in essere da appartenenti alle Forze di polizia ad ordinamento civile, possono integrare illeciti disciplinari, ma giammai penali. Per i procedimenti avviati d'ufficio per quei reati militari interessati dalla riforma, sopra indicati, ma che con le nuove disposizioni sarebbero procedibili solo previa richiesta di procedimento, è stato previsto in via transitoria che l'autorità militare competente possa avanzare la suddetta richiesta entro un mese dalla data di entrata in vigore della legge. Durante la pendenza di tale termine, si applica l'articolo 346 del codice di procedura penale, che consente di espletare atti di indagine e acquisizione di prove urgenti (articolo 2, commi 2 e 3). Con riguardo agli effetti, la possibile riduzione dei carichi processuali, che si verificherà nella misura in cui i comandanti di corpo decideranno di avvalersi della facoltà di procedere disciplinarmente per tali illeciti, sarà ampiamente compensata dall'attribuzione dei reati previsti dall'articolo 37, come modificato. Quanto alle modifiche al codice penale militare di guerra (articolo 3, comma 1, lettere a) e d) ), l'intervento normativo intende innanzi tutto sanare una carenza della legislazione nazionale, allineando il suddetto codice, adottato nel 1941, alle disposizioni delle quattro Convenzioni di Ginevra, sopravvenute nel 1949, e dei Protocolli Addizionali del 1977 e al principio di diritto internazionale oramai universalmente riconosciuto che, con riguardo al perseguimento dei crimini di guerra, fa riferimento per i crimini di guerra all'elemento di contesto della esistenza di un « conflitto armato ». Come è noto, infatti, le disposizioni delle Convenzioni e dei Protocolli addizionali, così come quelle dello Statuto di Roma istitutivo della Corte penale internazionale, sono applicabili non solo in caso di dichiarazione di guerra – attuale postulato di riferimento del codice militare per l'esercizio della giurisdizione militare (articoli 3 e 231), che rimanda a una realtà ormai superata, posto che ormai da decenni le guerre sono di regola intraprese senza alcuna previa formale dichiarazione – ma in ogni caso di conflitto armato, quindi a prescindere dal dato meramente formalistico della dichiarazione di guerra (articolo 2 comune delle Convenzioni di Ginevra: « ... the present Convention shall apply to all cases of declared war or of any other armed conflict which may arise between two or more of the High Contracting Parties, even if the state of war is not recognized by one of them »). In proposito, nell'ordinamento nazionale, l'articolo 103 della Costituzione stabilisce che « I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate ». Anche tale precetto risale a un tempo antecedente alla sottoscrizione delle Convenzioni di Ginevra e al consolidamento del concetto di guerra, di natura sostanzialista, oggi comunemente accettato a livello internazionale come presupposto giuridico ai fini della applicazione del diritto umanitario. Ed invero, la Costituzione – pur disciplinando agli articoli 78 e 87 la procedura e gli effetti della deliberazione e della dichiarazione di guerra – rimette al legislatore comune il potere di definire le nozioni di « stato di guerra » e di « tempo di guerra », in relazione a cui le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute – alle quali l'ordinamento italiano ha l'obbligo di conformarsi ai sensi dell'articolo 10 della Costituzione – riconduce pacificamente la nozione di « conflitto armato ». La modifica degli articoli 3 e 231 del codice penale militare di guerra risponde quindi a questa esigenza di adeguamento e di razionalizzazione dell'ordinamento interno, attribuendo al giudice speciale militare – giudice naturale degli illeciti commessi in occasione degli eventi bellici – la giurisdizione per tali fatti, conformemente a quanto disposto dall'articolo 103, primo periodo, della Costituzione. Con riguardo all'articolo 47 del codice penale militare di guerra, è già stato osservato che esso è stato modificato dalla legge 31 gennaio 2002, n. 6, che ha richiamato i delitti previsti dal codice penale comune, « militarizzandoli », ove commessi da appartenenti alle Forze armate con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti allo stato di militare, o in luogo militare. L'indicazione delle categorie di reato viene integrata con quella dei « delitti contro l'ambiente », a seguito del sopravvenuto inserimento nel codice penale, da parte della legge 22 maggio 2015, n. 68, del titolo VI- bis , comprendente gli articoli da 452- bis a 452- terdecies , che puniscono appunto tali reati (articolo 3, comma 1, lettera b) ). Si prevede infine la modifica dell'articolo 165 del codice penale militare di guerra, riallineando la norma alle altre disposizioni introdotte e ribadendo l'applicabilità delle norme di diritto internazionale umanitario (libro III, titolo IV: Dei reati contro le leggi e gli usi della guerra) non solo nei casi di conflitto armato, ma in tutte le operazioni militari armate svolte all'estero dalle forze armate italiane, in cui si possono verificare situazioni borderline , non riconducibili giuridicamente a un conflitto armato, ma nondimeno rilevanti dal punto di vista dell'uso della forza militare (si pensi a scontri armati avvenuti in alcune operazioni all'estero – Somalia, Iraq, Afghanistan – che sono costate anche la vita a nostri militari) (articolo 3, comma 1, lettera c ) ). In ultimo, è stata apposta la clausola di invarianza finanziaria, in considerazione del fatto che le modifiche oggetto del disegno di legge hanno natura ordinamentale (articolo 6).. Capo I MODIFICHE ALLA DELEGA AL GOVERNO IN MATERIA DI ORDINAMENTO GIUDIZIARIO MILITARE Art. 1. (Modifiche all'articolo 40 della legge 17 giugno 2022, n. 71, che conferisce delega al Governo in materia di ordinamento giudiziario militare) 1. All'articolo 40 della legge 17 giugno 2022, n. 71, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: « entro due anni » sono sostituite dalle seguenti: « entro tre anni »; b) al comma 2: 1) alla lettera a) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « ; prevedere quale ulteriore requisito per l'accesso alla magistratura militare lo stato di militare in servizio o in congedo;