[pronunce]

Nella stessa prospettiva, si deduce che l'art. 2, comma 74, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010), nel richiamare le previsioni di cui ai commi 10 e 13 dell'art. 17 del già citato decreto-legge n. 78 del 2009, stabilisce nuove modalità di valorizzazione dell'esperienza professionale acquisita dal personale non dirigente attraverso l'espletamento di concorsi pubblici con parziale riserva dei posti. Dette norme - nota sempre il ricorrente - fanno esclusivo riferimento al personale precario non dirigenziale delle amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), tra cui sono ricompresi anche gli enti del Servizio sanitario nazionale. Su tali basi si assume la violazione dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione di cui agli artt. 3 e 97 della Costituzione, nonché dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione in materia di coordinamento di finanza pubblica. 1.2.- È dedotta l'illegittimità costituzionale anche dell'art. 43, comma 2, che dispone la proroga dei contratti di servizio pubblico, relativi ai servizi di trasporto pubblico locale, al 31 dicembre 2010, con eventuali rinnovi annuali entro il termine finale previsto dal Regolamento CE del 23 ottobre 2007, n. 1370/2007 (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai servizi pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per ferrovia e che abroga i regolamenti del Consiglio CEE n. 1191/69 e CEE n. 1107/70), articolo 8, comma 2, ovvero il 3 dicembre 2019. Sarebbe, in questo modo, disatteso l'art. 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il quale prevede le modalità ordinarie di affidamento dei servizi pubblici locali (compresi i servizi di trasporto pubblico locale) e, in ogni caso, un regime transitorio per l'affidamento, difforme da quello previsto della normativa regionale in questione. Sussisterebbe, inoltre, un contrasto con l'art. 18 del decreto legislativo del 19 novembre 1997, n. 422 (Conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) che, nell'individuare il termine ultimo entro cui le Regioni possono mantenere gli affidamenti agli attuali concessionari di servizi di trasporto pubblico locale, pone tuttavia «l'obbligo», per tale periodo transitorio, «di affidamento di quote di servizio o di servizi speciali mediante procedure concorsuali», procedure da utilizzare in via esclusiva alla scadenza del periodo transitorio. Su tali basi, quindi, viene ipotizzata la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, avendo la giurisprudenza costituzionale più volte affermato che la «configurazione della tutela della concorrenza ha una portata così ampia da legittimare interventi dello Stato volti sia a promuovere, sia a proteggere l'assetto concorrenziale del mercato» (sentenze n. 320 del 2008, n. 80 del 2006, n. 272 del 2004). Inoltre, il medesimo art. 42, comma 2, «alterando il regime del libero mercato delle prestazioni e dei servizi, in violazione degli obblighi comunitari in materia di affidamento della gestione dei servizi pubblici, derivanti dal Regolamento CEE n.1370/2007 nonché degli artt. 49 e seguenti del Trattato CEE» (recte: artt. 56 e seguenti del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), si pone in contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost. 1.3.- Infine, l'impugnativa statale investe l'art. 46 della legge regionale n. 8 del 2010, secondo cui i componenti del CORECOM Calabria sono rieleggibili per una sola volta. La norma in esame violerebbe i principi fondamentali di cui alla legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo) e l'art. 1, paragrafo A, numero 5), della delibera di tale Autorità, che dispongono il divieto assoluto di rieleggibilità del CORECOM. Di qui l'ipotizzato contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost., in materia di ordinamento delle comunicazioni. 2.- Con memoria il 1° marzo 2011, il Presidente del Consiglio dei ministri insiste per la declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme impugnate. Preliminarmente, peraltro, il ricorrente sottolinea la natura provvedimentale della legge della Regione Calabria n. 8 del 2010, giacché la lettura di alcune delle sue norme - quali, ad esempio, gli artt. 13 e 17 - rivelerebbe la volontà del legislatore di «disciplinare e regolare casi specifici e concreti riguardanti un numero determinato di soggetti ovvero determinati enti o istituzioni», nonché quella «di attribuire a ben precisi soggetti collettivi sovvenzioni in danaro per iniziative e progetti». Ribadisce, per il resto, le censure già proposte avverso gli artt. 32 e 38, commi 1 e 2, della legge impugnata, sottolineando come gli stessi - oltre a contrastare con gli artt. 3 e 97 Cost. - violino la competenza statale concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica, da intendere, più che come una materia in senso stretto, come «una funzione che, a livello nazionale e quanto alla finanza pubblica spetta allo Stato» (sono citate le sentenze della Corte costituzionale n. 17 e n. 4 del 2004).