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devono rispettare le condizioni di cui all'articolo 47, paragrafi da 1 a 6, del regolamento (UE) n. 651/2014 GBER, come modificato dal regolamento UE 2021/1237, nella misura in cui sono finalizzati alla gestione dei rifiuti prodotti da altre imprese; non sono in ogni caso ammissibili al finanziamento gli interventi che hanno ad oggetto investimenti in discariche, in impianti di trattamento meccanico biologico o meccanico (TMB, TBM, TM, STIR, eccetera) o inceneritori o combustibili derivati da rifiuti, nel rispetto del principio DNSH, o l'acquisto di veicoli per la raccolta dei rifiuti; il decreto riporterebbe un'interpretazione restrittiva delle regole europee rispetto ai bandi di altri Stati dell'Unione europea, in particolare il suddetto articolo 47 del regolamento europeo, in quanto consentirebbe di finanziare solo le proposte progettuali che superino il tradizionale processo di riciclo dei rifiuti e che siano espressione di "innovazione tecnologica", escludendo dunque i progetti che puntano a migliorare l'efficienza produttiva dei processi tradizionali, cioè i progetti di revamping degli impianti già esistenti; considerato infine che: le imprese del riciclo sono parte importante per la costruzione della filiera inversa in una strategia circolare; le imprese italiane del settore sono meritevoli di supporto, in quanto hanno dimostrato un'eccellente risultato in termini di percentuali di riciclo di rifiuti rispetto al resto dell'Europa, quindi bisogna evitare che perdano competitività sul mercato europeo; Paesi come Francia e Inghilterra sono stati meno rigidi nella lettura dei due commi del citato articolo 47, e hanno considerato l'innovazione anche di processo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire per rivedere le condizioni richieste per l'ammissibilità ai bandi includendo i progetti di revamping , e armonizzando i bandi in conformità con quanto previsto dagli altri Paesi dell'Unione europea. Atto n. 4-06706 FLORIS BERNINI Ai Ministri dello sviluppo economico e della transizione ecologica Premesso che: il conflitto russo-ucraino ha sconvolto i mercati internazionali delle materie prime energetiche e rischia fortemente di penalizzare l'economia e le famiglie italiane; in particolare in Italia si impone un ripensamento delle fonti energetiche; vanno evidenziate le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri Draghi sul possibile mantenimento in vita delle 7 centrali a carbone presenti in Italia, tra cui quelle di Fiumesanto e Portovesme in Sardegna; con la decisione definitiva C(2014) 6836 della Commissione europea del 1° ottobre 2014 sull'aiuto di Stato n. S.A. 20867 (ex 2012/NN), il Governo italiano ha assecondato l'avvio del piano di chiusura della miniera di Monte Sinni, ultima miniera di carbone in attività in Italia, attività che si concluderà nel 2027; il 31 dicembre 2018 si è conclusa l'estrazione estrazione del carbone dalla miniera nel Sulcis-Iglesiente, di proprietà della Regione autonoma della Sardegna e gestita dalla società partecipata Carbosulcis; la Carbosulcis non ha ancora concluso l'attività di chiusura della miniera e la stessa ha potenziali estrattivi di immediata lavorazione per circa 25 milioni di tonnellate, con potenzialità successive di coltivazione fino a 100 milioni; va evidenziato l'interesse strategico che può assumere in questo momento l'ultima miniera di carbone in Italia per garantire al nostro Paese una riserva certa di prodotto di base necessario alla produzione energetica attraverso le centrali a carbone, si chiede di sapere: se si stia considerando la disponibilità del sito carbonifero in località Monte Sinni nel Sulcis-Iglesiente, gestito dalla partecipata regionale Carbosulcis, quale possibile sito strategico per l'approvvigionamento di carbone entro i confini nazionali; se si intenda intervenire presso la Commissione europea per richiedere la revisione del piano di chiusura, che coinvolge il sito e la Carbosulcis, e il conseguente mantenimento in sicurezza e ripristino delle potenzialità estrattive limitatamente all'area di Nuraxi Figus; se il Governo intenda considerare l'ipotesi di riconoscere alla miniera lo status di riserva carbonifera strategica del Paese; se si intenda valutare la possibilità di fissare in 20 anni la verifica sull'opportunità del prolungamento in vita dell'attività estrattiva e di riconoscere la gestione delle strutture minerarie di interesse pubblico, predisponendo un piano di dettaglio che determini potenzialità estrattive nel breve, medio e lungo termine, da attivare in caso di necessità, e un piano di addestramento del personale necessario, con individuazione delle attrezzature necessarie, determinando sul bilancio dello Stato un apposito stanziamento a copertura dei costi. Atto n. 4-06707 PAVANELLI MONTEVECCHI DE LUCIA VANIN COLTORTI GAUDIANO TRENTACOSTE CROATTI LANZI PUGLIA DONNO Al Ministro della salute Premesso che: nel 2014, lo studio di Oddone et alii "Occupational brain cancer risks in Umbria Italy with a particular focus on steel foundry workers" pubblicato online ha trovato un'incidenza tra il numero elevato di tumori al cervello nella provincia di Terni e i lavoratori delle acciaierie tra i 35 e 74 anni; nello stesso studio si nota come i rischi per tumore al cervello aumentano fortemente dopo solo un anno di lavoro in un'acciaieria di Terni; sempre nel 2014, lo studio Sentieri ha evidenziato un eccesso nella mortalità di uomini per tutti i tumori all'apparato urinario, nella mortalità di donne per malattie circolatorie e per entrambi i sessi per l'apparato digerente, nel comune di Terni Papigno; a Terni Papigno sono presenti un sito siderurgico di 150 ettari e una discarica di seconda categoria tipo B di rifiuti speciali; nel periodo 2006-2013 sono stati rilevati 94 casi di tumori maligni in età tra 0 e 29 anni, dei quali 18 in età pediatrica e 2 nel primo anno di vita; il numero di ricoverati nello stesso periodo è in eccesso, specificatamente in età tra 0 e 19 anni per tumori al sistema nervoso centrale, tra 0 e 14 anni per tumori linfoemopoietici e i linfomi, e tra i 20 e 29 anni per tutti i tumori, oltre ad un eccesso di ricoverati per condizioni morbose di origine perinatale; considerato che: la Regione Umbria ha interrotto il registro dei tumori regionale e dal 2016 non viene aggiornato nonostante la convenzione sia ancora in essere; oltre all'area SIN di Terni ci sono altri comuni con industrie insalubri di prima classe nei pressi delle abitazioni al contrario di quello che prevede il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265; la Camera ha approvato il 22 marzo 2019 la legge n. 29, "Istituzione dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione", entrata in vigore il 20 aprile 2019, la legge di bilancio per il 2020 ha stanziato un milione di euro annui per l'attuazione della rete e per il referto epidemiologico, nell'ambito di tale norma sono stati stanziati 32.104,49 euro per la Regione Umbria;