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Persino il canto lirico, invenzione e vanto assoluto dell'Italia, arriva quest'anno alla candidatura quale elemento del patrimonio immateriale riconosciuto dall'UNESCO solo a prezzo di indicibili contrattazioni sottobanco, con grave scorno di chi, pur avendo offerto di più in termini finanziari (perché le candidature si comprano e si vendono, evidentemente), non risponde a pieno alle necessità tattiche degli attuali gestori di quella gallina dalle uova d'oro che è il nostro patrimonio immateriale, nuova frontiera delle ambizioni di molti. A mezza strada, per così dire, tra beni materiali e immateriali, tra tangibile e intangibile, sta il grande affare dei cammini e dei sentieri e della loro presunta valorizzazione, sui quali si va consumando una lotta senza quartiere tra chi ancora gestisce insieme (malamente) i beni e le attività culturali, ragionando però come se gestisse anche il turismo, e chi, gestendo il turismo, rivendica naturalmente i propri spazi di manovra rispetto a iniziative che sono in effetti eminentemente turistiche, con una connotazione culturale variabile (religiosa, storica, letteraria, naturalistica o altro). Il ritorno elettorale sperabile dal favorire questo o quel Comune, questo o quel territorio, questo o quell'operatore economico, magari sotto il mantello del terzo settore, fa gola a tutti gli instancabili cacciatori di voti. Tuttavia, detto di un'interrogazione sul sommerso musicale, problema drammatico che non viene affrontato seriamente neanche in questa occasione, torno allo spettacolo, citando un altro atto di sindacato ispettivo che affrontava il tema spinoso della direzione del Teatro dell'Opera di Roma e accennando alle conseguenze in fieri delle ulteriori segnalazioni attendibili arrivate più di recente dalla Fondazione Teatro di Cagliari. In diversi casi, il contenuto degli atti di sindacato ispettivo o la segnalazione stessa si sono tradotti in esposti alle procure territorialmente competenti. Sempre - prestate attenzione, colleghi - il malfunzionamento della macchina evidenziato dai segnalanti (veri e propri whistleblower che, in mancanza di garanzie di tutela dell'anonimato, non denunciano la pubblica amministrazione) rinvia alle scelte errate di quello che nell'ultimo decennio è stato ed è il vertice politico del Ministero oggi della cultura, quello che tutte le forze politiche presenti in quest'Aula hanno avallato, nonostante l'evidenza del danno irreparabile già arrecato al Paese fin dalla prima stagione. Quello stesso vertice ora si intesta la proposta e chiede al Parlamento la delega per intervenire in tutta la complessa materia delle attività di spettacolo e culturali in genere. Qual è però lo spirito, qual è la prospettiva e quali sono i principi in base ai quali il Governo dei migliori interverrà su tutto questo? Al di là delle intenzioni proclamate, sono i fatti a parlare e i cittadini sanno leggerli perfettamente. La finzione è scoperta, colleghi: il Governo dei migliori, al cui Ministero della cultura la Corte dei conti lo scorso febbraio, a proposito delle esternalizzazioni, ha contestato la potenziale violazione di ben tre articoli della Costituzione (non un regolamento di condominio, con tutto il rispetto), ha la sfrontatezza di chiederci una delega in bianco per agire sulla voce cultura, ovvero sull'anima stessa del Paese, sul passato e dunque sul futuro dell'Italia. La risposta è no, colleghi, perché nell'acronimo CAL del Gruppo di opposizione cui appartengo la «C» iniziale sta per «Costituzione» e la nostra Carta costituzionale ci chiama tutti - chiamerebbe anche voi, se solo aveste orecchie per intendere, ma specialmente le istituzioni - ad agire in nome e nell'interesse dello Stato-collettività. (Applausi) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, Governo, colleghe e colleghi, la giornata di oggi segna una tappa fondamentale sulla strada della costituzione di un nuovo quadro normativo a tutela degli operatori dello spettacolo, ai quali, grazie a una serie di strumenti, potrà essere riconosciuto e garantito finalmente il giusto sostegno. Voglio ringraziare anche il lavoro prezioso di tutti i gruppi parlamentari e, in modo particolare, del Gruppo a cui appartengo, Italia Viva-PSI. Con l'approvazione del provvedimento al nostro esame, le migliaia di professionisti della musica, del teatro, del cinema, della danza e di tutte le arti, potranno contare su nuove garanzie, grazie ad una complessiva riforma del settore. I lavoratori del mondo dello spettacolo avranno oggi le prime risposte alle richieste di maggiori tutele che hanno avanzato nei mesi scorsi, a fronte di una precarietà che per troppo tempo ha caratterizzato il mondo delle arti. È un primo passo che arriva peraltro dopo anni molto difficili e complessi per tutti certamente, ma soprattutto per i lavoratori del mondo dello spettacolo, che sono stati tra quelli maggiormente colpiti dalle misure di contenimento della pandemia. Abbiamo oggi finalmente una bella occasione per costruire la cornice di settore all'interno della quale ci si dovrà muovere nei prossimi anni per costruire tasselli ulteriori. Anche questo è un segno di cambiamento grazie ad un Governo nuovo, guidato da una persona autorevole come il presidente Draghi, a cui ancora una volta va il nostro ringraziamento. Abbiamo visto in questi due anni di pandemia cos'ha significato vivere senza i luoghi della cultura e perdere emozioni e passione. Abbiamo visto anche come ha reagito il mondo della cultura di fronte alle tragedie quotidiane che stiamo vivendo con una guerra alle nostre porte. Il messaggio universale della cultura parla infatti non solo alla testa, ma anche al cuore, a quei sentimenti e a quei valori positivi che fanno parte e sono patrimonio del nostro Paese, che è basato soprattutto sulla cultura. Non voglio soffermarmi nello specifico sui singoli ambiti nei quali il disegno di legge si muove, cercando invece di ripercorrere brevemente le principali novità. La riapertura della delega al Governo in materia di riordino delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spettacolo segna prima di tutto il riordino e la revisione degli ammortizzatori e delle indennità per l'introduzione di un'indennità di discontinuità quale indennità strutturale e permanente. Penso poi al riconoscimento della professione di agente dello spettacolo dal vivo, ma anche al rafforzamento e all'ampliamento delle funzioni dell'osservatorio dello spettacolo e all'istituzione del tavolo permanente di questo settore, così come all'istituzione di uno sportello unico per lo spettacolo, finalizzato a garantire maggiori tutele a questi lavoratori. Si tratta certamente di novità di rilievo, in particolare su due aspetti che vengono presi in considerazione dal disegno di legge: da un lato, il riconoscimento del ruolo sociale dei lavoratori e dei professionisti dello spettacolo quale fattore indispensabile per lo sviluppo della cultura e delle arti nel nostro Paese e nel mondo; dall'altro, il riconoscimento di specificità quali la flessibilità, ma anche la discontinuità che caratterizzano le prestazioni nel mondo dello spettacolo. Potrebbe esserci quasi un'antitesi tra questi due aspetti, ossia il riconoscimento di un ruolo e di un'utilità sociale, ma anche quasi delle debolezze intrinseche a questo lavoro.