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5) prevedere in via normativa il principio della «porta aperta», tipico del diritto cooperativo, in relazione a un diritto continuativo di ingresso di nuove sigle e associazioni sindacali nella compagine aziendale; 6) uniformare, seppur con le necessarie distinzioni, ma ai fini di una vera democraticità sindacale, le norme elettorali delle RSU con quelle delle rappresentanze politiche, prevedendo anche l'ausilio di osservatori terzi indipendenti nel caso di contestazioni e di lamentati imbrogli elettorali nonché l'applicazione delle già previste sanzioni penali e civili per gli autori di tali imbrogli; 7) conferire efficacia erga omnes a tutti i contratti collettivi di lavoro sottoscritti maggioritariamente dai sindacati dei quali sia misurabile la rappresentatività e approvati dai lavoratori interessati. Tale obiettivo è giuridicamente raggiungibile nell'immediato limitatamente ai contratti collettivi aziendali, in sintonia con quanto previsto dagli articoli da 2 a 8 del citato accordo interconfederale del 28 giugno 2011, restando insuperabile per i contratti di livello superiore la necessità di una revisione dell'articolo 39, quarto comma, della Costituzione. Ciò non significa, peraltro, che per i contratti collettivi nazionali o territoriali la proposta di legge sia neutra perché, anzi, essa riserva solo a loro l'efficacia inderogabile di cui all'articolo 2077 del codice civile e la possibilità di costituire disciplina di rinvio da parte di norme legislative, nonché punto di riferimento per la determinazione giudiziale della retribuzione ai sensi dell'articolo 36 della Costituzione. In altre parole, contratti collettivi diversi sottoscritti da sindacati minoritari o non validati dall'approvazione dei lavoratori non avrebbero nessuna delle essenziali caratteristiche menzionate. Per altro verso, però, anche l'efficacia erga omnes riconosciuta al contratto collettivo aziendale ai sensi dell'articolo 11 del disegno di legge incontra un limite nella necessità di rispetto e di salvaguardia dei diritti e degli interessi primari del lavoratore, i quali costituiscono una zona « kollektivfreie » non intaccabile dai disposti del contratto collettivo con efficacia generale: per l'elencazione in positivo di tali diritti e interessi, che hanno tipicamente a che fare con profili esistenziali (ad esempio, orario di lavoro, part-time , aspettative professionali eccetera), una precisa elencazione è rinviata alla stessa contrattazione collettiva, chiamata in sostanza a delineare un'autolimitazione dei suoi effetti. L'articolo 1 del presente disegno di legge disciplina la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU). Il comma 1 sancisce il diritto dei lavoratori a costituire le RSU nelle unità produttive che occupano più di quindici dipendenti e nelle unità amministrative individuate dai contratti collettivi stipulati nell'ambito delle pubbliche amministrazioni, così come individuate dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il comma 2 affida alla contrattazione collettiva nazionale la definizione delle modalità per l'elezione di RSU aziendali o interaziendali nelle unità che occupano fino a quindici dipendenti. Qualora le parti sociali non raggiungano un accordo, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro termini prestabiliti, interviene dapprima a sollecitare una disciplina consensuale della materia e poi, persistendo il disaccordo, stabilisce con proprio decreto le modalità di costituzione delle RSU nelle unità che occupano fino a quindici dipendenti. È comunque precisato che le disposizioni del decreto ministeriale si applicano solo fino a quando le parti non stabiliscano una diversa disciplina in sede negoziale. Il comma 3 consente la costituzione di organismi di coordinamento delle RSU, in relazione alle imprese articolate sul territorio nazionale in più unità produttive, mentre il comma 4 attribuisce alle organizzazioni sindacali territorialmente rappresentative la titolarità della contrattazione nelle aree e nei settori nei quali il contratto collettivo nazionale di lavoro prevede la contrattazione territoriale integrativa. L'articolo 2 indica i soggetti ai quali è attribuito il diritto di promuovere la costituzione delle RSU: si tratta delle associazioni sindacali che hanno negoziato e sottoscritto contratti collettivi nazionali o territoriali, nonché le altre organizzazioni sindacali che vantino una determinata presenza associativa nell'unità in cui si svolge l'elezione. Il diritto di promuovere il rinnovo delle RSU è attribuito anche alla rappresentanza uscente, mentre il diritto di presentare liste compete ai soggetti sopra indicati, nonché a forme associative o a comitati di lavoratori cui aderisca una determinata aliquota di lavoratori occupati nell'unità in cui si svolge l'elezione, rispettivamente del 3 per cento nel settore privato e del 2 per cento in quello del pubblico impiego. L'articolo 3 disciplina il procedimento per l'elezione delle RSU, la cui disciplina è demandata alla contrattazione collettiva nazionale o agli accordi interconfederali, nell'ambito dei princìpi indicati al comma 1. Il comma 5 attribuisce al giudice del lavoro la competenza sulle controversie concernenti le elezioni. È stabilito, quale condizione di procedibilità della domanda, il previo ricorso ai comitati paritetici provinciali di cui all'articolo 8, comma 10. Il comma 6 prevede che la pubblicazione dei risultati elettorali sia curata dal CNEL, mentre il comma 7 stabilisce che, dopo diciotto mesi dalla sua costituzione, la RSU debba promuovere una consultazione referendaria sulla proposta di suo rinnovo anticipato. L'articolo 4 stabilisce la composizione delle RSU. Il numero dei componenti è graduato in funzione del numero di addetti dell'unità produttiva o amministrativa di riferimento, da calcolare secondo i criteri indicati al comma 5. I commi 2, 3, 4 e 6 dettano speciali norme per la rappresentanza delle categorie dei quadri, dei dirigenti e dei lavoratori inquadrati con contratti di parasubordinazione. L'articolo 5 indica i diritti che competono alle RSU ed ai loro componenti. In particolare, il comma 1 precisa che alle RSU spetta il diritto alla contrattazione, con l'assistenza delle associazioni sindacali rappresentative che hanno negoziato e sottoscritto i contratti nazionali applicati nelle unità produttive ed amministrative di riferimento. I contratti collettivi nazionali possono stabilire modalità con le quali le RSU esercitano l'attività contrattuale sulle materie rinviate ad accordi decentrati. Il comma 2, facendo salve eventuali condizioni più favorevoli previste dalla contrattazione collettiva, elenca in dettaglio gli altri diritti riconosciuti alle RSU (primo fra tutti, il diritto all'informazione), mentre i commi da 3 a 8 disciplinano la materia dei permessi retribuiti e non retribuiti, sia per le unità produttive che per quelle amministrative, prevedendone una graduazione in funzione delle dimensioni dell'unità di riferimento, dettando i criteri per la ripartizione del monte ore complessivo fra la RSU e le organizzazioni sindacali rappresentative e riconoscendo il diritto ai permessi retribuiti ai componenti gli organi direttivi delle organizzazioni sindacali rappresentative. Il comma 10 legittima la RSU ad esperire l'azione di cui all'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori.