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Interrogazioni Atto n. 3-00978 PATRIARCA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nel 2016, il Parlamento ha approvato la legge n. 112 del 2016 sul "dopo di noi", uno dei temi più annosi e urgenti in ambito sociale e nel rispetto della dignità di tutte le persone. La legge è stata concepita per favorire e promuovere i principi contenuti nell'articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti dei disabili, che sancisce "il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone"; le risorse stanziate ammontavano a 90 milioni di euro nel 2016, 38,3 milioni di euro nel 2017 e 56,1 milioni per il 2018. La legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017) ha poi definanziato il fondo di 5 milioni per ciascun anno del biennio 2018-2019 portandone la dotazione a 51,1 milioni di euro nei due anni. Dopo numerose polemiche, le risorse sono state riportate a 56,1 milioni grazie alla legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018). Nonostante gli ingenti stanziamenti dallo Stato, in molte Regioni il progetto è fermo, rischiando un grande spreco di denaro. Le risorse ci sono ma molte Regioni non riescono ad erogarle e la disabilità continua ad essere a carico delle famiglie; considerato che: nel 60 per cento delle Regioni i progetti sul "dopo di noi" non sono mai partiti o sono partiti in malo modo. Sono anche poche le Regioni in cui i previsti progetti risultano almeno abbozzati. Casi virtuosi si registrano prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio; dati ufficiali su scala nazionale però non esistono, anche perché non è ancora stata presentata al Parlamento, da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la seconda relazione sullo stato di attuazione della legge. Tra le criticità emerse nell'attuazione, vi è il fatto che molte persone, a differenza di quanto previsto originariamente, sono molto giovani e hanno ancora i genitori in buona salute che pensano a sopperire alle criticità della fase attuativa, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, nelle opportune sedi di rappresentanza e coordinamento nazionali, al fine di dare piena attuazione in tempi rapidi alla legge n. 112 sul "dopo di noi"; quali siano i tempi circa la presentazione al Parlamento della seconda relazione sullo stato di attuazione della legge. Atto n. 3-00979 QUAGLIARIELLO Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo i recenti dati resi noti dal rapporto 2018 stilato dall'associazione "XXI Luglio" sugli insediamenti rom, nel comune di Roma insistono 16 le baraccopoli istituzionali (suddivise in 6 "villaggi attrezzati" e 10 "campi tollerati"), un centro di accoglienza non monoetnico, numerose baraccopoli informali rappresentate da una costellazione di micro-insediamenti estremamente frammentati (meglio conosciuti come "campi abusivi") e innumerevoli situazioni di occupazioni di immobili senza titolo, a loro volta suddivise in "occupazioni miste", gestite e organizzate da movimenti per il diritto all'abitare, e monoetniche; alla fine del 2018 risultavano essere 6.030 i rom e sinti in emergenza abitativa nella città di Roma, pari allo 0,20 per cento della popolazione romana; tra questi 4.080 rom e sinti presenti in 16 insediamenti formali (compresi i "campi tollerati"), circa 1.300 rom e sinti presenti nei circa 300 insediamenti informali, circa 650 rom presenti in un'occupazione monoetnica; considerato che: nonostante l'ordinanza del sindaco di Roma n. 102 del 4 luglio 2017 che istituisce l'ufficio di scopo denominato "Ufficio speciale Rom, Sinti e Caminanti", alle dirette dipendenze del sindaco, non sono reperibili censimenti, statistiche e dati ufficiali; molti di questi rom, secondo le stime dell'associazione XXI Luglio si tratterebbe di almeno 11.000 persone, sono in possesso dei requisiti di cittadinanza o reddituali richiesti dall'attuale normativa per beneficiare del reddito di cittadinanza; è di pochi giorni fa un'ulteriore proposta del Campidoglio, resa pubblica dalla delegata ai Nomadi, Monica Rossi, di incentivare l'abbandono dei campi abusivi attraverso un contributo di 600 euro al mese per sei mesi da garantire ai rom e alle loro famiglie in cambio del loro impegno a trovare una sistemazione alternativa, si chiede di sapere: se i dati pubblicati dall'associazione XXI Luglio siano esaustivi; se sia disponibile un censimento più accurato dei rom presenti a Roma e, in generale, sul territorio nazionale; quante domande per l'accesso al reddito di cittadinanza siano state presentate da parte di cittadini rom residenti presso i campi autorizzati o tollerati, quante di queste siano state accettate e a quanto ammonti il relativo onere per le finanze pubbliche; quali misure urgenti si intenda attuare al fine di riportare ordine, igiene e legalità nei quartieri della capitale in cui insistano i campi autorizzati, nonché quelli tollerati. Atto n. 3-00980 BALBONI FAZZOLARI BERTACCO RAUTI Ai Ministri della giustizia e per la famiglia e le disabilità Premesso che: la normativa vigente prevede che "il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo" sia affidato "ad una famiglia, preferibilmente con figli minori" ovvero, in subordine, "ad una persona singola" in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno, e che, solo ove ciò non sia possibile, "è consentito l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato" (articolo 2, commi 1 e 2, della legge 4 maggio 1983, n. 184); tale ultima forma di affidamento, peraltro, è prevista come misura assolutamente temporanea, da superare mediante affido "ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia" (articolo 2, comma 4); è del tutto evidente, dunque, che la ratio complessiva della disciplina, coerentemente a quanto previsto per l'adozione, sia quella di garantire il diritto effettivo del minore a crescere in una famiglia (come peraltro confermato dal titolo stesso della legge: "Diritto del minore ad una famiglia), e che si ricorra all'affido ad una persona single ovvero ad una comunità solo in via residuale e comunque in casi del tutto eccezionali e motivati (ad esempio in presenza di una persona legata al minore da vincoli di parentela o di amicizia); per quanto risulta agli interroganti, il fenomeno dell'affido familiare a persone single o a strutture comunitarie risulta al contrario in forte espansione soprattutto negli ultimi anni e nonostante la presenza di un elevato numero di famiglie disponibili all'affidamento e all'adozione; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: