[pronunce]

«In caso contrario» – prosegue la medesima lettera e) – «la regione è considerata adempiente solo ove abbia comunque assicurato l'equilibrio economico». 2. – Con ricorso notificato il 22 febbraio 2007, depositato il successivo 28 febbraio ed iscritto al n. 9 del registro ricorsi 2007, la Regione Valle d'Aosta ha promosso questioni di legittimità costituzionale del citato comma 565 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006. 2.1. – Dopo aver affermato che la disposizione impugnata «incide sulla competenza legislativa in materia di “igiene e sanità, assistenza ospedaliera e profilattica” spettante alla regione ai sensi dell'art. 3, lett. l) dello Statuto speciale», la ricorrente deduce, con un primo motivo di censura, la violazione dell'art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione, in combinato disposto con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), in quanto «a seguito della riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione» la citata previsione «delinea forme di autonomia più ampie di quelle già attribuite dallo Statuto». Secondo la Regione, il comma 565, riferendosi ad una specifica voce di spesa (quella riguardante il personale degli enti del Servizio sanitario nazionale), lede la competenza legislativa residuale in materia di «organizzazione dei servizi sanitari», in cui le Regioni, prosegue la ricorrente medesima, ben «possono adottare “una propria disciplina anche sostitutiva di quella statale”» in forza dell'art. 117, quarto comma, Cost. Sempre secondo la ricorrente, «Anche qualora si ritenesse che l'organizzazione dei servizi sanitari non costituisca una materia di competenza residuale regionale ai sensi del quarto comma dell'art. 117 della Costituzione, ma un aspetto rientrante nella materia tutela della salute di competenza concorrente ai senso del terzo comma del medesimo art. 117», la disposizione censurata lederebbe comunque la sfera delle competenze legislative regionali perché detta una disciplina che «esorbita dall'àmbito dei princípi fondamentali» della materia («solo a titolo esemplificativo», la Regione ricorda che la disposizione censurata individua in modo puntuale specifiche voci di spesa, determina l'entità delle riduzioni, stabilisce le tipologie di personale oggetto dell'intervento, fissa le modalità di calcolo della spesa da ridurre). Né potrebbe ritenersi – prosegue la ricorrente – che l'intervenuta «condivisione» degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007-2009 in seno alla Conferenza delle Regioni e delle province autonome possa giustificare dette misure, non concernendo l'assenso dato in quella sede le specifiche modalità attuative contenute nel comma censurato, ma solo gli obiettivi di massima presupposti da queste ultime. Sempre con il primo motivo di censura, la ricorrente deduce altresí la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001. Secondo la Regione, il comma 565 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006 non si limita infatti ad introdurre un vincolo complessivo alla spesa regionale, ma disciplina una specifica voce di spesa, in netto e diretto contrasto con l'art. 119, secondo comma, Cost., che, appunto, «arresta la competenza statale esclusivamente alla determinazione dei princípi di coordinamento e determina l'illegittimità di norme, quali quelle contenute nel comma censurato, che si spingono ben al di là di tale soglia». La ricorrente richiama al riguardo la giurisprudenza di questa Corte secondo cui le norme che fissano vincoli puntuali a singole voci di spesa dei bilanci delle Regioni e degli enti locali non costituiscono princípi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica. Né – secondo la Regione – la lettera e) del comma impugnato (secondo cui «la regione è considerata adempiente solo ove abbia comunque assicurato l'equilibrio economico») consentirebbe di escludere la lamentata violazione dell'autonomia finanziaria regionale. Al riguardo, la ricorrente ritiene che questa disposizione non faccia venire meno gli obblighi (sia di riduzione della spesa, sia di compimento delle relative attività ricognitive ed attuative) comunque gravanti sugli enti del Servizio sanitario nazionale, ma si limiti piuttosto «a prevedere una modalità alternativa di accertamento del raggiungimento di quegli obiettivi». 2.2. – Con un secondo motivo, la ricorrente deduce la violazione dei princípi di leale collaborazione e di ragionevolezza, in quanto la previsione del tetto di spesa per il personale del Servizio sanitario nazionale nel triennio 2007-2009 «non tiene conto delle misure e degli atti» già adottati dalla Regione in ottemperanza a quanto disposto dalle precedenti leggi finanziarie per il triennio 2006-2008, periodo per il quale dette leggi finanziarie fissavano una riduzione della stessa voce di spesa «solo» dell'1 per cento. Detti princípi imporrebbero invece – secondo la Regione – di «non introdurre unilateralmente variazioni, anche di carattere normativo, in grado di determinare un vulnus al legittimo affidamento, sulla base del quale siano stati assunti, dagli altri enti, atti e comportamenti specifici che, in seguito a dette variazioni, si rivelino per esse irrimediabilmente pregiudizievoli». In sostanza, la normativa censurata, proprio perché è in grado di porre ex ante la Regione in una situazione di «irrimediabile inadempimento» rispetto ai nuovi parametri, anche ove essa tenesse d'ora in avanti un comportamento «virtuoso ed ineccepibile», contrasterebbe in modo insanabile con i suindicati princípi. 3. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate. La difesa erariale afferma che le impugnate misure di contenimento della spesa – inerendo ad una «complessiva manovra» volta al rispetto degli obblighi comunitari concernenti il riequilibrio dei conti pubblici – rientrano nell'ambito di materie attribuite alla competenza legislativa esclusiva statale, quali «rapporti dello Stato con l'Unione Europea» e «moneta […] e mercati finanziari» (art. 117, secondo comma, rispettivamente lettere a ed e, Cost.). Inoltre, la difesa erariale afferma che il comma impugnato non introduce vincoli a singole voci di spesa, ma solo «una disciplina di principio, che lascia agli enti territoriali e locali un'ampia autonomia nella gestione della spesa». Anche laddove la disposizione censurata richiede lo svolgimento di specifiche attività (lettera c, numeri 1, 2 e 3), essa – secondo l'Avvocatura generale – riconosce adeguati spazi all'autonomia regionale, stante la clausola di cui alla medesima lettera c), secondo la quale gli enti del Servizio sanitario nazionale provvedono a dette attività «nell'ambito degli indirizzi fissati dalle regioni nella loro autonomia». 4.