[pronunce]

In conclusione, il Presidente del Consiglio dei ministri chiede alla Corte di dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 120, comma 1, lettere a), c), numero 2), d), numero 2), nonché f), per violazione dell'art. 43, secondo comma, dello statuto speciale e dell'art. 133, secondo comma, Cost., «anche con riferimento al parametro interposto» dell'art. 15 t.u. enti locali, «in quanto non è stata sentita la popolazione interessata alle variazioni apportate agli assetti territoriali dalle disposizioni in esame». 2.- La Regione autonoma della Sardegna si è costituita in giudizio con atto depositato il 30 gennaio 2024. In linea generale, la resistente osserva che l'impugnato art. 120 «si limita a precisare alcuni elementi marginali e di dettaglio della fase transitoria»; esso non interverrebbe sull'impianto di fondo della legge reg. Sardegna n. 7 del 2021 (fatta salva dalla sentenza n. 68 del 2022 di questa Corte), non modificando «né il numero, né la consistenza e tantomeno i contenuti delle Province». L'art. 120 rappresenterebbe esercizio della competenza legislativa primaria regionale in materia di «ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni» e non violerebbe l'art. 43, secondo comma, dello statuto speciale, «giacché non si discute certo dell'istituzione, modifica o soppressione di Province» esistenti. L'art. 120 non comporterebbe alcuna novazione normativa, ma disciplinerebbe aspetti marginali, non incidenti sulle prerogative referendarie della collettività. La resistente eccepisce preliminarmente l'inammissibilità del motivo di ricorso sotto diversi profili. In primo luogo, rileva che la delibera di impugnazione del Consiglio dei ministri non farebbe riferimento «alla norma inerente al "funzionamento" delle Province Sarde ed alla fase transitoria concernente la successione tra gli enti interessati» di cui all'impugnato art. 120, comma 1, lettera f); inoltre, sarebbe inammissibile l'invocazione, ad opera del ricorso, dell'art. 3, primo comma, lettera b), dello statuto speciale, in quanto non richiamato nella delibera governativa. In secondo luogo, la Regione osserva che l'art. 120 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023 non determinerebbe alcuna modifica dell'assetto territoriale già definito dalla legge reg. Sardegna n. 7 del 2021. Dunque, il motivo di ricorso sarebbe inammissibile «per inidoneità dell'intervento invocato a garantire la realizzazione del risultato avuto di mira dal ricorrente», cioè la partecipazione della popolazione interessata - attraverso il referendum - alla decisione relativa ai mutamenti territoriali. Infatti, resterebbe comunque in vigore la legge reg. Sardegna n. 7 del 2021, «immune da ogni censura, con le sue variazioni territoriali ormai produttive di effetti giuridici». In terzo luogo, la Regione eccepisce un difetto di motivazione, sotto diversi profili. Il ricorso non spiegherebbe in che modo l'impugnato art. 120 violerebbe l'art. 43, secondo comma, dello statuto speciale, che «si riferisce in concreto ad altra totalmente differente ipotesi rispetto a quella in esame». La norma statutaria, cioè, sarebbe un parametro «non pertinente», dato che l'art. 120 non modificherebbe né le circoscrizioni né le funzioni provinciali. Ancora, il ricorso non conterrebbe «nessuna argomentazione» con riferimento alla violazione dell'art. 133, secondo comma, Cost. e dell'art. 15, comma 1, t.u. enti locali. Infine, il Governo non avrebbe tenuto conto dell'art. 3, primo comma, lettera b), dello statuto reg. Sardegna, che attribuisce alla Regione potestà legislativa primaria in materia di «ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni». Nel merito, la questione sarebbe non fondata. La Regione rileva che l'art. 43, secondo comma, dello statuto speciale non sarebbe violato perché l'art. 120 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023 non introdurrebbe alcuna modifica né delle circoscrizioni né delle funzioni delle province sarde. Sarebbe insussistente anche la violazione dell'art. 133, secondo comma, Cost. e dell'art. 15, comma 1, t.u. enti locali, «in quanto riguardanti la modifica della circoscrizione territoriale dei Comuni e non certo delle Province» e, inoltre, in quanto riferibili alle regioni ordinarie e non alla Regione autonoma della Sardegna. Secondo la resistente, l'art. 120 andrebbe ricondotto all'ambito di applicazione dell'art. 3, primo comma, lettera b), dello statuto speciale e non dell'art. 43, secondo comma, dello statuto stesso. La Regione ricorda la disciplina dettata dalla legge della Regione Sardegna 2 gennaio 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali), e la circostanza che il referendum in materia di modifiche territoriali delle province non è richiesto neppure dalla legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni). Infine, richiama la sentenza di questa Corte n. 230 del 2001, dalla quale la resistente fa discendere che, nel caso di riforma complessiva delle province, il referendum non sarebbe imprescindibile, ma sarebbe sufficiente una «eventuale partecipazione», ad esempio tramite «deliberazione dei Consigli comunali». 3.- Con memoria depositata il 17 aprile 2024, il Presidente del Consiglio dei ministri ha replicato alle eccezioni di inammissibilità sollevate dalla Regione, ribadendo che l'impugnato art. 120 confermerebbe «sostanziali variazioni dell'assetto territoriale», senza il coinvolgimento delle popolazioni interessate.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna diverse disposizioni della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023, fra le quali l'art. 120, che modifica la legge reg. Sardegna n. 7 del 2021. In particolare, il ricorrente censura: a) l'art. 120, comma 1, lettera a), in base al quale «le parole "Provincia del Nord-Est Sardegna", ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: "Provincia della Gallura Nord-Est Sardegna"»; b) l'art. 120, comma 1, lettera c), numero 2), che modifica l'art. 2, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 7 del 2021, stabilendo che «dopo la lettera d) è inserita la seguente: "d bis) è confermata la circoscrizione territoriale della Provincia di Oristano. "»; c) l'art. 120, comma 1, lettera d), numero 2), che modifica l'art. 5 della legge reg. Sardegna n. 7 del 2021, stabilendo che «dopo il comma 2 è inserito il seguente: "2-bis. In attuazione dell'articolo 2, comma 1, lettera d bis) la Provincia di Oristano, avente Capoluogo di provincia Oristano, si compone dei seguenti Comuni: [...]"»; d) l'art. 120, comma 1, lettera f), che sostituisce l'art. 23 della legge reg.