[pronunce]

che, in ordine alla rilevanza, il giudice rimettente, ritenuto che, «i noti precedenti giurisprudenziali in materia, non pregiudicano una pronunzia della Corte costituzionale sull'illegittimità della norma censurata nel presente giudizio», afferma che solo l'applicazione dell'art. 63 censurato osta a «ritenere provata la proprietà in capo all'opponente dei beni pignorati e per cui è opposizione laddove, invece, qualora non fossero operanti detti limiti probatori, la prova sarebbe stata già raggiunta mediante la produzione documentale fornita dall'opponente (fatture d'acquisto e scritture contabili), e che l'accoglimento dell'opposizione renderebbe essenziale l'eventuale disapplicazione della norma medesima». Considerato che il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Trieste, dubita - in riferimento agli artt. 3, 24 e 42 della Costituzione - della legittimità costituzionale dell'art. 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), quale sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), nella parte in cui stabilisce che «[l]'ufficiale della riscossione deve astenersi dal pignoramento o desistere dal procedimento quando è dimostrato che i beni appartengano a persona diversa dal debitore iscritto a ruolo, dai coobbligati o dai soggetti indicati dall'articolo 58, comma 3, in virtù di titolo avente data anteriore all'anno cui si riferisce l'entrata iscritta a ruolo. Tale dimostrazione può essere offerta soltanto mediante esibizione di atto pubblico o scrittura privata autenticata, ovvero di sentenza passata in giudicato pronunciata su domanda proposta prima di detto anno»; che, in particolare, il giudice a quo censura la suddetta disposizione in quanto consente al terzo opponente «di provare il titolo di proprietà dei beni sottoposti a pignoramento unicamente a mezzo d'atto pubblico o scrittura privata autenticata ovvero sentenza passata in giudicato pronunziata su domanda proposta prima dell'anno cui si riferisce l'entrata iscritta a ruolo», in tal modo configurando un «regime probatorio estremamente gravatorio rispetto a quello previsto per i procedimenti esecutivi ordinari»; che, secondo il rimettente, la disposizione censurata víola: a) l'art. 3 Cost., «poiché sottopone in modo irragionevole e illegittimo il terzo opponente ad un regime probatorio [...] lesivo [...] del principio di eguaglianza, nella misura in cui impone al terzo opponente di provare il titolo di proprietà dei beni sottoposti a pignoramento unicamente a mezzo d'atto pubblico o scrittura privata autenticata ovvero sentenza passata in giudicato pronunziata su domanda proposta prima dell'anno cui si riferisce l'entrata iscritta a ruolo»; b) l'art. 24 Cost., perché la limitazione probatoria introdotta dalla disposizione impugnata appare «irragionevole e limitativa del diritto di difesa»; c) l'art. 42 Cost., perché la medesima disposizione impugnata «dà vita, quale pratica conseguenza, ad un generalizzato potere ablativo dei diritti soggettivi individuali, prefigurando una concreta espropriazione senza indennizzo»; che le questioni sono manifestamente inammissibili per difetto di motivazione sulla rilevanza; che nella specie, infatti, secondo quanto riferito dal giudice rimettente, la prova dell'acquisto dei beni da parte della opponente deriverebbe da «fatture d'acquisto di tali beni risalenti agli anni 1995 e 1996 (tranneché di uno, acquistato nel 2009), ed un estratto delle scritture contabili dell'opponente, da cui risulta la registrazione delle stesse»; che il rimettente, pertanto, pur censurando i limiti che la disposizione denunciata pone ai terzi opponenti in ordine alla prova della loro proprietà dei beni oggetto di esecuzione esattoriale, non precisa le ragioni per le quali in forza della disciplina ordinaria del processo esecutivo, assunta quale tertium comparationis, tale prova, ove non operassero detti limiti, sarebbe già stata raggiunta nel giudizio a quo; che, infatti, sulla base del diritto vivente è, invece, un «principio già affermato [...] (Cass. , n. 1975/1990; Cass. , n. 3664/1981; Cass. , n. 6190/1979), che la dimostrazione della proprietà, da parte del terzo rivendicante ai sensi dell'art. 619 cod. proc. civ. , può essere fornita anche con le fatture relative all'acquisto dei beni successivamente pignorati, purché, a termini degli articoli 2702 e 2704 cod. civ. , esse risultino sottoscritte dal venditore, accettate dall'acquirente ed abbiano data certa ed anteriore al pignoramento» (Corte di cassazione, sezione terza civile, sentenza 23 febbraio 2006, n. 3999, ove la data certa era costituita dall'avvenuta autenticazione degli estratti dei libri contabili nella parte riferita alle fatture medesime); che, dunque, il giudice rimettente non motiva perché ritiene raggiunta la prova della proprietà dei beni sulla base della disciplina ordinaria evocata quale tertium comparationis; sicché, difettando la motivazione sulla rilevanza, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), sollevate dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Trieste, in riferimento agli artt. 3, 24 e 42 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 febbraio 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Luca ANTONINI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 aprile 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA