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Una grande conquista è la nascita del tribunale della famiglia, dove finalmente giudici specializzati si occuperanno di tutta la materia, ponendo fine all'esistenza di due binari paralleli con un complicato sistema di attribuzione delle competenze. È significativo che la proposta sia giunta da tutti i Gruppi parlamentari e che l'emendamento sia stato approvato all'unanimità. Sono state poi previste importanti misure per le donne vittime di violenza che vanno dall'abbreviazione dei termini processuali al rafforzamento delle misure di protezione, ex articolo 342 del codice civile, fino al divieto di imporre la mediazione a chi allega episodi di violenza. È nuova nel nostro ordinamento la disposizione che fa sì che gli episodi di violenza abbiano una ricaduta sui diritti di visita dei genitori violenti. In particolare, se il figlio rifiuta di incontrare il genitore violento, il giudice sarà tenuto ad ascoltarlo con urgenza per accertare che le ragioni del rifiuto stiano nell'aver assistito a episodi di violenza. Tengo a sottolineare con forza questa disposizione in una giurisprudenza che per troppo tempo è stata orientata dalla malsana idea che sia meglio un padre violento che nessun padre. Va dato merito al tenace impegno della collega Valente, presidente della Commissione d'inchiesta sul femminicidio. C'è poi un'altra norma che rappresenta una rivoluzione copernicana rispetto all'orientamento prevalente della famiglia come isola che il mare del diritto deve solo lambire. D'ora in avanti, per risolvere una diatriba davanti a un giudice in costanza di matrimonio, non servirà più la richiesta di entrambi i coniugi, ma basterà quella di una parte sola. In particolare un coniuge potrà chiedere al giudice il riconoscimento di una quota del reddito del congiunto se, per occuparsi della famiglia, ha rinunciato al lavoro. Questa disposizione riguarda tutte quelle casalinghe in totale dipendenza economica dal coniuge e senza possibilità alcuna di reclamare una parte dei propri introiti se non nell'ambito di una separazione. Sono previste importanti novità anche per i padri separati, su cui molto si è speso il collega Pillon. Per quelli che lamentano forme di preclusione nel rapporto con i figli è previsto un tempestivo intervento del giudice che, una volta accertato il fatto, potrà fissare sanzioni pecuniarie per ogni giorno di mancato rispetto della disposizione. Prima di concludere, Presidente, vorrei ringraziare tutti i componenti della Commissione, il Presidente, le colleghe relatrici per le discussioni talvolta intense, ma quasi sempre costruttive. Ringrazio naturalmente i funzionari per l'impegno e la grande professionalità con cui hanno supportato i nostri lavori. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Rossomando. ROSSOMANDO, relatrice . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, vorrei fare alcune considerazioni, che sono facilitate dagli interventi delle colleghe correlatrici, per rendere partecipe l'Assemblea di un lavoro che è stato davvero molto intenso per la complessità della materia e anche perché sentiamo di trasferire un po' a tutti la grande responsabilità di portare a termine interventi di riforma sulla giustizia civile, che non sempre è così al centro delle cronache, mentre in realtà è un punto nevralgico del rapporto tra cittadino e Stato. E lo è ancora di più all'uscita da questa tremenda pandemia che sicuramente cambierà anche il modo di fare impresa e i rapporti economici. C'è davvero bisogno di un sistema che funzioni per sostenere la ripresa e per la certezza del diritto nei rapporti economici, anche a proposito di tanti diritti soggettivi: lo dimentichiamo spesso, ma c'è una tutela dei diritti della persona che fortunatamente sta maggioritariamente nel processo civile e non nel processo penale, il quale giunge invece quando la situazione è ormai drammatizzata. Era dunque molto importante intervenire e sentiamo una grande responsabilità, anche perché questo tema si inserisce nel rapporto di fiducia con i partner europei per l'ottenimento dei fondi sui quali riponiamo molte speranze e tanti progetti in cui c'è uno sforzo di elaborazione innovativa. Dobbiamo premettere che il grande lavoro - credo forse maggioritario - sarà in una innovazione organizzativa e degli uffici, in un grande impiego di risorse e in una modernizzazione del sistema giustizia, che in gran parte non può essere riposto - diciamolo per chiarezza - nelle riforme della procedura civile. Questo ha guidato l'intervento sia del Governo sia della Commissione. Tali norme vanno quindi viste in questo processo di riorganizzazione. Veniamo al dunque: ci sono tre assi fondamentali. Il primo consiste in un intervento mirato - come è stato esposto dalla collega Modena - sulla prima udienza del civile, che è uno snodo dello svolgimento del futuro del processo e che, nel lavoro della Commissione, ha subito importanti cambiamenti e innovazioni. E ciò avviene tenendo salva l'impostazione di rendere la prima udienza effettiva, utile e importante, mettendo il giudice nelle condizioni di determinare un celere sviluppo del procedimento e di avere a disposizione tutte le conoscenze in modo che sia anche il responsabile dello sviluppo del procedimento. Avremmo voluto anche una scansione temporale più precisa e netta. Oggi abbiamo il calendario del processo, ma si introduce un principio su cui penso che avremo modo di lavorare anche in altri provvedimenti. Dobbiamo però precisare che non ci sono più le preclusioni e le sanzioni, e non c'è più la penalizzazione della non presenza (tecnicamente, la contumacia), che in processi di questo tipo rischiava di penalizzare le parti più inesperte. Parliamo di un processo con un livello di tecnicismo molto alto e vorrei dire che, anche insieme al Gruppo cui sono iscritta, mi sento particolarmente sensibile a un sistema che non sia discriminatorio per le parti più deboli, che possono esserlo perché economicamente più deboli ma non solo: chiunque, infatti, può trovarsi in una situazione di debolezza e il processo civile rischia, se non attenzionato, di avvantaggiare chi è economicamente più forte. E mi verrebbe da chiedere, all'uscita della pandemia, oggi chi sia più economicamente più forte. Sul principio di rendere la prima udienza utile siamo molto intervenuti: l'abbiamo mantenuto insieme alla Commissione, ma abbiamo anche raccolto le critiche e le perplessità dando delle soluzioni che devono stare - com'è ovvio - nello spirito della riforma. Il secondo pilastro è rappresentato dalle soluzioni alternative, le alternative dispute resolution (ADR). Anche a questo riguardo credo sia stata imboccata un'importante direzione, non punitiva, non premiale per chi è già forte, ma di incentivazione. Pertanto, per esempio sulla mediazione, su cui il Governo ha sicuramente scelto di investire di più, (ci sono gli incentivi fiscali), si è pensato di incoraggiare questa scelta dando la possibilità di accedervi. Nella Commissione ci siamo battuti e abbiamo lavorato anche sulle altre due parti: sulla negoziazione assistita con un incremento degli incentivi per gli operatori di giustizia e sull'arbitrato, facendo progetti anche per il futuro (sono stati presentati disegni di legge, e anche il collega Caliendo su questo argomento ha dato importanti contributi) per renderlo meno costoso. Si deve ricorrere all'arbitrato, non perché si appartiene a un circuito privilegiato ed elitario, ma perché si sceglie questo strumento anche per l'abbattimento dei costi. Per ora siamo sicuramente riusciti a disciplinarlo meglio stabilendo incompatibilità, garanzie di imparzialità e una disciplina più dettagliata.