[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 64, comma 3-bis, del codice di procedura penale e 26 della legge 1° marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'articolo 111 della Costituzione), promosso con ordinanza del 3 ottobre 2002 dal Tribunale di Bari nel procedimento penale a carico di B.V. ed altri, iscritta al n. 129 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13, prima serie speciale, dell'anno 2003. Udito nella camera di consiglio del 29 ottobre 2003 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che il Tribunale di Bari ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 102 e 111, quinto comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 64, comma 3-bis, del codice di procedura penale e 26 della legge 1° marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'articolo 111 della Costituzione), «nella parte in cui, nella fase del giudizio di merito, in mancanza dell'avvertimento di cui all'art. 64, comma 3, lettera c), cod. proc. pen. , non è consentita la utilizzabilità, ai fini della decisione, delle dichiarazioni rese su fatti che concernono la responsabilità di altri nel corso delle indagini preliminari da chi non si sia mai volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore e che, alla data di entrata in vigore della legge n. 63 del 2001, non siano già state acquisite al fascicolo per il dibattimento, allorquando la relativa prova orale non possa espletarsi in dibattimento per cause obiettive sopravvenute ed imprevedibili nonché della estensione transitoria di una tale normativa ai procedimenti penali in corso»; che il giudice rimettente premette, in punto di fatto, che, nel corso del dibattimento, non si era potuto procedere all'esame ai sensi dell'art. 210 cod. proc. pen. di persona imputata in un procedimento connesso ex art. 12, comma 1, lettera a), del medesimo codice, in quanto l'esame di tale persona - che aveva reso dichiarazioni accusatorie nel corso delle indagini preliminari - era divenuto impossibile per sopravvenuta incapacità fisica e mentale di tale soggetto; che alla richiesta - formulata dal pubblico ministero - di acquisizione delle dichiarazioni precedentemente rese da quella persona si erano peraltro opposti i difensori, facendo leva sulla specifica disciplina al riguardo dettata dall'art. 26 della legge n. 63 del 2001. Trattandosi, infatti, di dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari da un concorrente nel reato; e considerato che ad esse non era stato fatto precedere l'avvertimento prescritto dal terzo comma dell'art. 64, lettera c), del novellato art. 64 del codice di rito, ne derivava la inutilizzabilità erga alios di esse, alla luce del disposto del comma 3-bis della richiamata disposizione: disposizione che, a sua volta, in base all'art. 26 della legge n. 63 del 2001, trovava immediata applicazione nei processi in corso, posto che le deroghe a tale principio stabilite nella anzidetta norma non risultavano pertinenti al caso di specie, trattandosi di dichiarazioni non ancora acquisite al fascicolo per il dibattimento; che, alla stregua di tali premesse, risulterebbe compromesso il canone della ragionevolezza, in quanto l'art. 26 della citata legge n. 63 del 2001 - nel sancire «una regola di esclusione probatoria, quale è quella della inutilizzabilità relativa di cui all'art. 64, comma 3, cod. proc. pen. anche nei processi in corso ed in relazione ad atti legittimamente assunti nel rispetto delle regole processuali all'epoca vigenti» - non prevederebbe alcun rimedio processuale nell'ipotesi di accertata impossibilità oggettiva di ripetizione dell'atto nel dibattimento di primo grado; che la disciplina censurata risulterebbe in contrasto anche con l'art. 111, quinto comma, della Costituzione, in quanto il legislatore ordinario, nel dettare - in attuazione dell'art. 2 della legge costituzionale n. 2 del 1999 - la normativa transitoria prevista dall'art. 26 della legge n. 63 del 2001, avrebbe omesso di prevedere l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento delle dichiarazioni rese erga alios nel corso delle indagini, allorquando «la prova orale sia divenuta oggettivamente irripetibile in dibattimento per cause sopravvenute, senza che il dichiarante si sia mai sottratto all'interrogatorio dell'imputato o del suo difensore»; che l'art. 26 della più volte menzionata legge n. 63 del 2001 violerebbe anche gli artt. 3 e 102 della Costituzione, considerata la irragionevole disparità di trattamento derivante dal diverso regime previsto dal comma 5 per il giudizio davanti alla Corte di cassazione, ed il conseguente «pregiudizio derivante all'esercizio della funzione giurisdizionale, tesa all'accertamento della verità»; che sussisterebbe - sottolinea ancora il giudice rimettente - un ulteriore profilo di irragionevole disparità di trattamento delle dichiarazioni rese in dibattimento dai soggetti di cui all'art. 210 cod. proc. pen. , che risultano «pienamente utilizzabili nei confronti dei concorrenti senza il limite di alcun avvertimento», rispetto alla ipotesi in esame , nella quale la mancanza di avvertimento determina la inutilizzabilità di quelle medesime dichiarazioni, «allorché l'esame ex art. 210 cod. proc. pen. non si possa svolgere, non già per libera scelta del dichiarante, bensì per la sua sopravvenuta morte o, come nel caso di specie, inabilità»; che le disposizioni oggetto di impugnativa si porrebbero in contrasto, ad avviso del giudice rimettente, anche con gli artt. 111 e 24 della Carta fondamentale, sul rilievo che il meccanismo della inutilizzabilità previsto dall'art. 64, comma 3-bis, cod. proc. pen. , esteso alla fase dibattimentale anche in caso di irripetibilità dell'atto, violerebbe il principio del “giusto processo”, non soltanto nei confronti dell'imputato - «che ingiustificatamente avrebbe vantaggio dalla condizione fisica impeditiva del dichiarante» - ma anche con riguardo alla situazione delle persone offese dal reato; queste ultime, infatti, vedrebbero irragionevolmente compromessa «la tutela giurisdizionale delle proprie posizioni soggettive» in dipendenza di un fatto imprevisto ed imprevedibile , con correlativa lesione diritto di difesa;