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Delega al Governo per la revisione delle norme in materia di gestione del rischio in agricoltura. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge reca una delega al Governo per l'adozione di disposizioni volte alla revisione del quadro normativo di riferimento in merito alla gestione del rischio in agricoltura. I numeri della campagna assicurativa agricola per il 2020 e i primi dati relativi al 2021 che mostrano una sostanziale tenuta del mercato agevolato, relativamente alle coltivazioni vegetali, e anche una quota crescente degli aiuti dell'Unione europea ci consegnano però anche una fotografia territoriale del valore assicurato, sia in valori assoluti, sia in percentuale sul nazionale, sia sul totale del coltivato nei singoli territori ancora molto diseguale. Alla luce di questo quadro, i continui e crescenti eventi calamitosi di questi mesi, con conseguenze devastanti su alcuni territori poco o nulla assicurati e sulla tenuta del sistema, ci consegnano la necessità di una profonda riflessione. Costituisce certamente un dato positivo la crescita degli ultimi anni del mercato assicurativo, sostenuta anche dai dati crescenti di contribuzione pubblica che, grazie anche alla soluzione di alcuni problemi e ritardi - e a un conseguente snellimento burocratico, operato dalla pubblica amministrazione - ha portato a un aumento del tasso di spesa, che nel 2020 si è attestato soprattutto per le colture vegetali. Nelle ultime annualità abbiamo assistito anche all'avanzamento della spesa per la misura 17 del Programma di sviluppo rurale nazionale (PSRN) e nel 2020 hanno anche preso il via alcuni fondi di mutualità e per la stabilizzazione del reddito. Di fronte a questi dati positivi, il numero di aziende assicurate rimane purtroppo ancora troppo contenuto: circa 76.000 unità a fronte di quasi 705.000 aziende agricole beneficiarie di pagamenti della politica agricola comune (PAC), con una limitata distribuzione settoriale e territoriale delle polizze e con il persistere di indesiderati fenomeni di selezione avversa, notoriamente considerati di ostacolo allo sviluppo del mercato assicurativo. La persistente concentrazione territoriale e la limitatezza della base assicurata, in abbinamento al trend sfavorevole dei tassi di sinistrosità per il comparto agricolo, trovano l'inevitabile riflesso nell'aumento progressivo dei tassi praticati dalle compagnie assicurative, con le tariffe medie nazionali che nella campagna 2020 hanno raggiunto il valore record del 9,06 per cento. Un fenomeno, quest'ultimo, che desta particolare preoccupazione se letto congiuntamente alle tendenze del mercato riassicurativo, caratterizzato dal progressivo abbandono del ramo agricolo da parte di diversi player , specie con riferimento ai rischi catastrofali e alle dinamiche meteoclimatiche, che hanno visto il 2020 classificarsi tra i primi tre anni più caldi degli ultimi quaranta, con il manifestarsi sul territorio nazionale di fenomeni di discontinuità pluviometrica, cioè di piogge intense concentrate in alcune fasi dell'anno, alternate a lunghi periodi siccitosi, di gelate tardive, di venti forti e di fenomeni grandinigeni nelle aree più esposte dal punto di vista climatologico, che peraltro si stanno ampliando. Il verificarsi anche quest'anno di gelate tardive dopo una fase di anticipato caldo anomalo e di ulteriori ripetute ondate di gelo ha gravemente danneggiato le produzioni frutticole nel momento di maggiore vulnerabilità, ovvero nelle fasi della fioritura e della germogliazione, compromettendo in diversi ambiti produttivi, da Nord a Sud, anche vigneti, piante orticole e produzioni vivaistiche. Il combinato disposto di questa situazione climatica e del suo impatto sulle colture, e conseguentemente sulle produzioni agricole e sulle attività economiche connesse a monte e a valle con queste, alla luce della parzialissima copertura assicurativa su scala nazionale delle colture, sta producendo in ultima analisi un pesante impatto sulla sostenibilità economica di un settore che è strategico per tanti nostri territori. La parzialità delle coperture assicurative, frutto della segmentazione territoriale, e il susseguirsi negli ultimi anni di reiterate richieste pervenute alle Commissioni agricoltura della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica di deroghe alla previsione del decreto legislativo n. 102 del 2004 - che riserva gli interventi del Fondo di solidarietà nazionale alle colture ammissibili all'assicurazione agevolata - hanno reso evidente che il sistema riesce ad assolvere al compito cui era stato chiamato con sempre maggiori limiti e con sempre maggiore fatica. Tale circostanza evidenzia come la tutela di un settore strategico per il sistema Paese, come quello dell'agroalimentare, e l'implementazione di efficaci politiche di supporto alla resilienza del comparto agricolo nazionale rappresentino una sfida complessa e, viste anche le crescenti difficoltà manifestate dal sistema assicurativo e riassicurativo nel garantire un'adeguata copertura alle aziende agricole, non più fronteggiabile esclusivamente con gli strumenti sin qui adottati. D'altra parte, fenomeni atmosferici considerati sino a ieri eccezionali sono ormai ricorrenti e spiegano anche i considerevoli aumenti delle tariffe assicurative contro i rischi atmosferici, con la conseguenza di una sempre maggiore indeterminatezza dell'effettiva sostenibilità del sistema. Tutto questo nonostante le compagnie, in sinergia con gli organismi di difesa, stiano già operando con condizioni contrattuali più stringenti rispetto al passato, sia in termini di franchigie, sia di massimali di indennizzo, sia di scoperti. La maggiore frequenza degli eventi catastrofali a causa dei cambiamenti climatici ha messo le compagnie di assicurazione di fronte a questioni connesse alla solvency , imponendo requisiti prudenziali di capitale più stringenti, in aggiunta alle riserve tecniche, e presupponendo la conoscenza dei rischi, l'individuazione di soglie di tolleranza e la definizione della massima esposizione ammissibile, tutte problematiche che possono indurre a valutare l'uscita da un ramo assicurativo ad alta volatilità di risultati, con importanti contrazioni di esposizione in termini di capacità assuntive. Di fronte a questo quadro, l'istituzione di un sistema pubblico-privato che condivida il rischio dei danni causati dai cambiamenti climatici abbatterebbe la volatilità del mercato, attraendo capitali esteri. Il Fondo nazionale obbligatorio, costituito nell'ambito della misura 17 del PSRN, dovrà agire in partnership con il sistema assicurativo per rafforzare la tenuta del sistema. Il presente disegno di legge delega pertanto il Governo a una revisione dell'impostazione generale delle politiche di gestione del rischio in agricoltura, mantenendo una politica di attenzione strategica per il sistema agricolo nazionale, con gli obiettivi di estendere a tutto il comparto agricolo una sorta di ombrello minimo di protezione catastrofale, a tutela dei danni causati dai cambiamenti climatici, di migliorare le sinergie tra gli strumenti già previsti dai piani di sviluppo rurali, potenziando la dotazione finanziaria ma mirando nel concreto a ottenere una vera misura universale capace di rafforzare le tutele nel caso di perdite di produzione e di reddito, e al contempo di rafforzare la stabilità e quindi l'affidabilità, anche bancaria, delle imprese agricole.