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Si tratta di dati inquietanti, tanto più se incrociati con quelli diffusi dall'Eures, secondo il quale nei primi dieci mesi del 2018 in Italia ci sono stati 106 femminicidi, uno ogni tre giorni. I centri forniscono in prevalenza servizi di ascolto e accoglienza, supporto legale, orientamento e accompagnamento ad altri servizi, supporto psicologico, aiuto nel corso di allontanamento dal partner violento, orientamento lavorativo e sostegno all'autonomia: in alcuni casi, il servizio è fornito direttamente dal centro; in altri, in collaborazione con i servizi sul territorio; in altri ancora, il centro assolve la funzione di indirizzamento. Continuando a leggere i dati forniti dalla relazione dell'ISTAT, si scopre che la maggiore parte dei centri (quindi l'85,8 per cento) lavora in rete con altri enti del territorio e che quasi tutti (il 95,3 per cento) aderiscono al numero verde nazionale 1522 contro la violenza e lo stalking . Sono circa 4.400 le operatici che nel 2017 hanno lavorato presso i centri antiviolenza, il 56,1 per cento delle quali è stato impegnato esclusivamente in forma volontaria. Le figure professionali presenti nei centri sono operatrici specificamente formate. Il 93 per cento dei centri antiviolenza prevede una formazione obbligatoria e nell'85 per cento dei casi è il centro stesso ad aver organizzato i corsi di formazione per il personale. I centri antiviolenza sono nati in Italia grazie al lavoro del movimento delle donne e all'esperienza dei consultori che, a supporto della legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, hanno permesso diffusamente alle donne d'incontrarsi tra loro, per prendere parola su corpo, sessualità, relazioni con gli uomini e quindi, di conseguenza, sulla violenza e sugli stupri subiti in famiglia, oltre che nei contesti amicali e lavorativi. Ai centri antiviolenza si rivolgono donne di tutte le provenienze sociali e la classe più rappresentata è quella media. Riguardo alla violenza sulle donne, spesso si dimentica che sono gli uomini ad esserne protagonisti: la violenza è un problema maschile e, a parte alcuni casi sporadici, gli uomini non si sentono direttamente chiamati in causa a discuterne. I centri antiviolenza rappresentano quindi un laboratorio privilegiato per osservare e registrare i cambiamenti nelle relazioni di genere: attuano campagne di educazione al rispetto e alla differenza nelle scuole e con gli adolescenti, secondo la logica di prevenire nei giovanissimi la diffusione di comportamenti violenti e stereotipati. In conclusione, come membro della Commissione per l'infanzia e l'adolescenza, penso che sulle nuove generazioni si debba lavorare, quindi che, ancora una volta, la grande responsabilità ricada sui concetti di educazione e rispetto, partendo dalle basi, dalle nuove generazioni e dalla prevenzione. (Applausi dal Gruppo M5S). Questa frase mi piace dirla con senso di amore: insegniamo ai bambini la delicatezza dei gesti e il garbo dell'anima; insegniamo alle bambine a volersi bene; insegniamo il rispetto con il rispetto, l'amore con l'amore e la non violenza con la non violenza, perché i bambini seguono ciò che facciamo, più di ciò che diciamo. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, come molti hanno già ricordato, secondo le stime più prudenti, milioni di donne hanno subìto almeno un episodio di violenza nel corso della loro vita e, solo in Italia, almeno un milione e mezzo è stata vittima di stupro. Anche se negli ultimi anni le cose fortunatamente stanno migliorando, ancora troppe poche donne denunciano, soprattutto nel caso di violenza domestica. Non lo fanno per paura, per vergogna e probabilmente anche perché non godono di quella autonomia economica che consentirebbe loro la libertà di farlo. Soprattutto, non lo fanno per un malinteso senso del dovere nei confronti della famiglia e dei figli, che troppo spesso trasforma questi episodi di violenza in un' escalation sempre più grave, che giunge fino all'omicidio della donna in quanto tale: è questo il femminicidio, l'ultimo atto di un' escalation che, se prevenuta e fermata in tempo, potrebbe evitare di sfociare in un esito tanto tragico. Per non parlare delle mutilazioni genitali, delle spose bambine, della tratta delle donne straniere importate dai Paesi dell'Est da organizzazioni criminali o dall'Africa dalla mafia nigeriana. Casi di cui si parla troppo poco, in ossequio a un malinteso politicamente corretto e in ossequio a un relativismo culturale che noi denunciamo e condanniamo nel modo più assoluto. Troppe donne, dicevo, non denunciano perché vengono lasciate sole dopo la denuncia; troppe donne vengono uccise dal loro aguzzino perché lasciate sole dallo Stato. È facile, cari colleghi, dire alle donne di denunciare, senza chiedersi perché così poche ancora lo fanno, senza chiedersi perché ancora, persino da parte delle Forze dell'ordine, ci sia una sottovalutazione della violenza contro le donne, soprattutto se questa avviene all'interno delle mura domestiche, e senza chiedersi come mai, anche nel caso in cui la magistratura emetta dei provvedimenti di protezione, questi troppe volte restano grida manzoniane, provvedimenti senza concreta efficacia e senza concreta attuazione. (Applausi dal Gruppo FdI) . Vedete, certe decisioni della magistratura (non tutta, per carità) lasciano molto perplessi. È di pochi giorni fa la decisione di un magistrato che ha escluso l'aggravante dello stupro di gruppo nei confronti dei carnefici di Desirée, soltanto perché - pensate un po' - i suoi carnefici, dopo averla resa incapace di comprendere cosa succedeva e di difendersi, la stupravano a turno anziché tutti insieme. Ecco, sono decisioni come queste, cari colleghi, che allontanano le donne dalla volontà di denunciare. (Applausi dai Gruppi FdI e del senatore Aimi) . E noi dobbiamo avere il coraggio, pur nel rispetto della separazione dei poteri, di stigmatizzare queste decisioni, che così gravemente influiscono sullo stato d'animo delle donne che vogliono affrancarsi dalla loro condizione di soggezione, da loro condizione di sudditanza e dalle violenze che troppo spesso devono subire, non soltanto violenze fisiche, ma anche psicologiche, economiche e sul posto di lavoro. Penso, ad esempio, anche al caso di quel giudice che ha prosciolto quel manifestante che ha sputato addosso a un poliziotto nell'esercizio del suo dovere. Sono decisioni che allontanano l'opinione pubblica e i cittadini dal senso delle istituzioni. Abbiamo sentito ieri l'annuncio del Governo e speriamo che per una volta non ci si fermi soltanto agli annunci. Siamo d'accordo, finalmente, sull'adozione di una corsia preferenziale per certi reati, dai maltrattamenti in famiglia allo stalking , alla violenza sessuale. Siamo soprattutto d'accordo sull'obbligo del pubblico ministero di sentire la vittima di questi reati entro settantadue ore, in modo che le Forze dell'ordine che ricevono le denunce non le mettano in un cassetto, non se ne dimentichino e non le sottovalutino. Ecco perché, cari colleghi, Fratelli d'Italia sostiene con convinzione la mozione che ha presentato come prima firmataria la collega Isabella Rauti.