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Tra le cause dell'ineffettività delle leggi italiane sul lavoro dei decenni successivi va, all'inverso, annoverato in primo luogo il difetto di copertura conoscitiva, tanto più grave quanto più il testo delle leggi stesse era voluminoso, complesso e di difficile lettura: fino al punto attuale, nel quale il tasso di effettività della legislazione lavoristica è sovente ridotto al lumicino anche perché la conoscenza e la comprensione del suo contenuto sono di fatto impossibili al cittadino, senza la costosa assistenza di esperti. La modesta «copertura conoscitiva» offerta dal movimento sindacale e dalle associazioni imprenditoriali è pressoché totalmente vanificata dalle difficoltà di lettura dei testi legislativi, il cui contenuto, così, non può svolgere la funzione di fecondazione diffusa del tessuto sociale e del tessuto produttivo. È indispensabile che d'ora in avanti il legislatore, soprattutto nella materia del lavoro, tenga sempre ben presente la necessità di un buon equilibrio tra le risorse disponibili per la copertura conoscitiva delle nuove norme emanate e la complessità e difficoltà di lettura delle stesse. Superamento del dualismo del sistema. Un effetto assai dannoso di questa legislazione giuslavoristica prolissa, di volta in volta ermetica o ampollosa, sempre ridondante e onnipervasiva, è l'ostacolo agli investimenti stranieri nel nostro Paese: un ostacolo fra i tanti, certo, ma non fra i meno rilevanti. Un effetto forse ancora più pernicioso di questa legislazione, però, è costituito dalla fuga sempre più numerosa di datori e prestatori di lavoro nostrani dal campo della sua applicazione, col conseguente formarsi di un'area sempre più estesa di lavoro sottratto alla disciplina ordinaria, meno costoso non soltanto per la disapplicazione degli standard di trattamento, ma anche perché esentato dal rilevante costo di transazione gravante sul lavoro regolare. Un ordinamento come il nostro attuale inconoscibile dal cittadino comune, i cui misteri sono accessibili soltanto attraverso il ministero di una casta di costosi «sacerdoti» (i consulenti legali e del lavoro, i funzionari delle associazioni imprenditoriali e sindacali), è un ordinamento destinato a non radicarsi nella cultura diffusa della cittadinanza, a essere ignorato da tutti coloro che intendono accordarsi onestamente e senza costi indebiti, semplicemente fidandosi l'un dell'altro; destinato, dunque, a produrre una fuga dal diritto del lavoro in direzione dell'area delle collaborazioni autonome e dei cosiddetti «lavori atipici». La contromisura più efficace e appropriata, di fronte a questo fenomeno, non consiste certo nell'aumentare i costi di transazione anche del lavoro atipico, fuori standard, rendendo questo pure repulsivo, bensì nel ridurre drasticamente i costi di transazione del lavoro regolare, a parità del suo contenuto protettivo. Questo si propone il disegno di legge che segue: riscrivere il nostro diritto del lavoro nel modo più semplice, diretto e facilmente leggibile da parte di tutti i cittadini interessati, rendendone più incisivo e suscettibile di applicazione universale il corpus protettivo essenziale, ma allo stesso tempo sfrondandolo di tutte le ridondanze dannose, eliminando gli adempimenti burocratici il cui costo complessivo per il sistema supera il beneficio della prevenzione di scorrettezze marginali, evitando gli sconfinamenti in aree dove è bene lasciar operare l'autonomia collettiva e il mercato del lavoro endoaziendale. L'obiettivo fondamentale di questo disegno è quello del superamento del dualismo del sistema protettivo. Poiché il bisogno di protezione nel mercato del lavoro nasce essenzialmente non dalla subordinazione (che è fatto essenzialmente tecnico-giuridico) ma dallo squilibrio di potere contrattuale tipico della situazione di dipendenza economica del prestatore dall'impresa, quest'ultima è la situazione che viene assunta nel disegno di legge come fattispecie generale di riferimento del sistema giuslavoristico. In coerenza con questo assunto, il criterio logico fondamentale al quale ci siamo attenuti è il seguente: per un verso, tutte le protezioni che si ritengono inderogabilmente necessarie per i lavoratori subordinati devono essere estese anche agli altri lavoratori operanti in condizioni di effettiva dipendenza economica; per altro verso, le protezioni che si ritengono eccessive per questi ultimi non possono essere considerate inderogabilmente necessarie neppure per i lavoratori subordinati. L'applicazione che abbiamo proposto di questo criterio fondamentale in riferimento ai singoli istituti del rapporto di lavoro dipendente è ovviamente opinabile; ma più che le singole soluzioni proposte interessa qui difendere il criterio seguito: se c'è accordo su quello, non sarà difficile affinare e perfezionare le soluzioni relative ai singoli istituti. Le tecniche normative adottate. a) Novella del codice civile La parte originariamente dedicata alla disciplina del rapporto di lavoro nel libro V del Codice civile constava dei 48 articoli compresi tra il 2087 e il 2134, cui si aggiungevano gli articoli 2240-2246 sul lavoro domestico. Il disegno di legge qui proposto mostra che, se si segue con rigore il criterio della massima semplificazione del dettato legislativo compatibile con la compiutezza del contenuto dispositivo, il Codice del rapporto individuale di lavoro può essere interamente espresso in un testo legislativo di dimensioni pressoché identiche a quella parte originaria del Codice civile. Più precisamente -- per sorprendente che ciò possa apparire -- il disegno di legge mostra che la parte essenziale del nuovo diritto dei rapporti individuali di lavoro, sostitutivo di un ordinamento attualmente affidato a migliaia di pagine e decine di migliaia di articoli, può essere contenuta in soli 55 articoli del Codice civile. D'altra parte, il criterio del massimo risparmio dei costi di aggiornamento della conoscenza giuridica per gli addetti ai lavori suggerisce di rispettare non solo le dimensioni, ma anche, nella misura del possibile, la distribuzione originaria della materia disciplinata tra gli articoli del Codice: così, per esempio, nella riforma qui proposta la materia della sicurezza e igiene del lavoro è ancora oggetto dell'articolo 2087, la definizione del concetto di subordinazione, oltre che di quello di dipendenza economica, è ancora oggetto dell'articolo 2094, la disciplina delle mansioni e dello ius variandi del datore di lavoro si trova ancora nell'articolo 2103, quella delle rinunce e transazioni nell'articolo 2113, quella del licenziamento negli articoli 2118 e 2119, e così via. Segue. b) Applicazione diretta delle norme dell'ordinamento europeo Altra opzione di tecnica normativa utile -- salve alcune precisazioni e distinzioni necessarie in proposito --, in funzione dell'obiettivo della onnicomprensività e semplicità di lettura del Codice del lavoro qui proposto, è l'applicazione diretta delle norme di matrice sovranazionale per gli aspetti del rapporto di lavoro per i quali l'ordinamento dell'Unione Europea detta disposizioni vincolanti per gli Stati membri. La regola dell'applicazione diretta, tuttavia, non consentirà l'eliminazione di tutte le leggi di recepimento delle direttive: si rischierebbe altrimenti, nel tentativo di ridurre la necessità del cittadino di avvalersi di legali e consulenti per l'applicazione dell'ordinamento giuslavoristico nazionale, di aumentare notevolmente la necessità di avvalersi di esperti di diritto comunitario.