[pronunce]

Bossi avrebbe inteso fornire una risposta di carattere politico ad un attacco, altrettanto politico, che, a suo giudizio, gli proveniva dalla stampa, in relazione alla diffusione di dati inesatti circa la manifestazione sul fiume Po, sulla quale la conferenza verteva. Le preoccupazioni manifestate dall'on. Bossi in ordine alla gestione del sistema dell'informazione pubblica troverebbero puntuale riscontro in atti tipici posti in essere nella sede parlamentare (specificamente, le interpellanze n. 2/45 del 5 luglio 1994, n. 2/272 del 25 ottobre 1994, n. 2/327 del 4 giugno 1997, n. 2/462 del 23 dicembre 1997; le interrogazioni n. 4/36 del 21 aprile 1994, n. 4/991 del 21 luglio 1994, n. 4/1763 del 14 ottobre 1994, n. 3/386 del 14 dicembre 1994, n. 4/4131 del 27 aprile 1995, n. 4/1196 del 20 giugno 1996, n. 2/2884 dell'8 agosto 1996, n. 4/15021 del 21 gennaio 1998, n. 4/11071 del 26 maggio 1998, n. 4/25871 del 1 ottobre 1999, n. 3RI/4466 del 19 ottobre 1999). La difesa della Camera ha richiamato, inoltre, le interrogazioni n. 2/391 del 10 febbraio 1997, n. 4/8845 del 10 dicembre 1997, n. 3/114 del 21 maggio 1997, n. 3RI/1085 del 15 marzo 1997, a dimostrazione della particolare attenzione riservata dal gruppo Lega Nord alle esigenze della popolazione allocata nella cd. Padania e, più in generale, ad illustrazione delle finalità al tempo perseguite dal partito «nonostante le interferenze anche di apparati pubblici». 4. – In prossimità dell'udienza la parte costituita ha depositato una memoria, nella quale ha ribadito le eccezioni di inammissibilità e improcedibilità precedentemente svolte.1. – Il conflitto di attribuzione sollevato dalla Corte d'appello di Milano, sezione seconda civile, nei confronti della Camera dei deputati investe la deliberazione con cui l'Assemblea, nella seduta del 26 gennaio 2000 (doc. IV-quater n. 102), su conforme proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere, ha dichiarato, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, l'insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare Umberto Bossi il 16 settembre 1996, nel corso di una conferenza stampa presso la sede della Lega Nord, in ordine alle quali pende il giudizio civile per risarcimento danni promosso dalla giornalista Ersilia Carbone. La conferenza stampa concerneva una manifestazione lungo il fiume Po, preludio alla costituzione del cd. “governo della Padania”; il deputato, alla giornalista che gli domandava se nell'occasione avessero dato il voto anche i bambini, rispondeva: «Guardi che la nazione padana non ha molta tolleranza per chi viene dal di fuori a sporcare la nostra gente. Stia attenta all'onestà...ha capito? Ma che giornale radio, cosa vuole giornaleradiare. Lei è lì per motivi politici, perché ha trovato la via giusta che l'ha portata lì. È una leccapiedi del sistema e non è arrivata certo perché era brava, ma perché ha trafficato per arrivare lì. Si vergogni, stia zitta [...]». 2. – Il ricorso è stato dichiarato ammissibile con l'ordinanza n. 194 del 2003, ritualmente notificata e depositata. 3. – La Camera dei deputati ha eccepito, in linea preliminare, l'improcedibilità o l'inammissibilità del ricorso. 3.1 – Secondo la difesa della Camera il potere di sollevare il conflitto si sarebbe consumato con la pronuncia della sentenza di condanna da parte del giudice di primo grado, al quale la deliberazione di insindacabilità era stata comunicata. L'eccezione non è fondata, in quanto il giudice d'appello, in forza dell'effetto devolutivo dell'impugnazione, può affrontare ogni questione non preclusa che ritenga rilevante ai fini del decidere e la legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale) non fissa alcun termine decadenziale per la proposizione del ricorso (sentenze n. 235 del 2005, n. 116 del 2003). 3.2 – In via subordinata, la Camera dei deputati ha prospettato una carente esposizione delle ragioni del conflitto, anche in relazione alla omessa riproduzione delle frasi pronunciate dal parlamentare. Neppure tale eccezione è fondata. È ben vero che nell'atto introduttivo le dichiarazioni in ordine alle quali pende il giudizio civile non sono riportate in modo testuale e che, a colmare la lacuna, non possono soccorrere gli atti del procedimento irritualmente trasmessi dal Tribunale. Tuttavia, la Corte d'appello di Milano, sul punto, ha fatto esplicito richiamo alla relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, ove si rinviene l'integrale descrizione delle opinioni manifestate dal deputato; tale documento è allegato al ricorso. A tal proposito, proprio nell'ordinanza n. 129 del 2005, evocata dalla Camera a sostegno della doglianza, questa Corte, come già in altra occasione (ordinanza n. 264 del 2000), ha affermato che «è nel solo atto introduttivo e negli eventuali documenti ad esso allegati che devono essere rinvenuti gli elementi identificativi della causa petendi e del petitum relativi al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato». Inoltre, ai sensi dell'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, il ricorso di cui all'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, deve contenere l'esposizione sommaria delle ragioni di conflitto. La ricorrente, una volta enucleato il caso concreto, con il riferimento al contesto in cui la vicenda si è consumata ed al carattere meramente denigratorio delle dichiarazioni riprodotte nella relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, ha escluso la sussistenza del nesso funzionale. A conforto di tale assunto, ha citato talune delle pronunce di questa Corte in cui si trova ribadito che la garanzia costituzionale dell'insindacabilità opera solo per quelle manifestazioni verbali che, stante la sostanziale corrispondenza di significato, rappresentino la divulgazione all'esterno di un'opinione già espressa nell'esercizio dell'attività parlamentare. Ne consegue che l'atto introduttivo contiene gli elementi indispensabili per l'identificazione della causa petendi. In senso opposto, non può sostenersi, come vorrebbe la Camera, che la Corte d'appello di Milano ha omesso di motivare compiutamente circa l'inesistenza dell'intento divulgativo di precedente attività parlamentare, tanto più che né nella delibera di insindacabilità, né nella relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere è fatta menzione di atti tipici compiuti dal deputato rispetto ai quali si sarebbe potuto operare una verifica.