[pronunce]

che la richiamata normativa, subordinando l'esercizio dell'azione giudiziale all'esperimento obbligatorio del tentativo preventivo di conciliazione, determinerebbe un illegittimo allungamento dei tempi della “pretesa giustizia”, sottrarrebbe al giudice l'esame di un giudizio che solo al giudice compete e realizzerebbe una disparità di trattamento fra utenti dei servizi di telecomunicazioni ed utenti di altri servizi quali, ad esempio, quelli inerenti all'erogazione del gas o dell'energia elettrica. Considerato che in entrambe le ordinanze di rimessione è censurato l'art. 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo), nella parte in cui stabilisce l'obbligatorietà della proposizione del tentativo di conciliazione quale condizione di procedibilità per le controversie tra utenti o categorie di utenti e soggetti autorizzati o destinatari di licenze, anche sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento che detta norma determinerebbe fra utenti dei servizi di telecomunicazioni ed utenti di altri servizi, legittimati invece ad adire direttamente e senza differimento l'autorità giudiziaria; che, pertanto, stante l'identità della norma impugnata e delle censure prospettate in riferimento ad uno dei parametri invocati, i giudizi vanno riuniti; che il Tribunale di Bolzano ritiene che l'art. 1, comma 11, della legge n. 249 del 1997 determini una disparità di trattamento fra utenti dei servizi di telecomunicazioni – ed associazioni rappresentative dei medesimi alle quali la norma impugnata si applicherebbe in quanto norma speciale rispetto all'art. 3 della legge n. 281 del 1998 – costretti ad espletare il tentativo preventivo di conciliazione nelle controversie con organismi di telecomunicazioni, ed utenti di altri servizi – e relative associazioni rappresentative –, cui è riconosciuta dal predetto art. 3 della legge n. 281 del 1998 la mera facoltà e non l'obbligo del tentativo preventivo di conciliazione nelle controversie con organismi erogatori dei rispettivi servizi; che, anteriormente all'ordinanza di rimessione, è entrato in vigore l'art. 146 del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo, a norma dell'art. 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229), che ha espressamente abrogato l'intera legge n. 281 del 1998 e quindi anche il citato art. 3, invocato dal rimettente come tertium; che il predetto d.lgs. n. 206 del 2005 ha dettato una nuova disciplina in tema di legittimazione ad agire delle associazioni di consumatori ed utenti (artt. 139-141) ed ha espressamente stabilito, all'art. 140, comma 12, che «restano salve le procedure conciliative di competenza per l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di cui all'art. 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249»; che, nella specie, il Tribunale di Bolzano non ha tenuto conto dell'intervenuta modifica normativa e non ha quindi motivato in ordine all'eventuale incidenza della medesima sulla fattispecie all'esame, ai fini della prospettazione della questione e, in particolare, della valutazione della perdurante rilevanza della stessa; che, pertanto, la questione sollevata con ordinanza del 3 novembre 2005 dal Tribunale di Bolzano è manifestamente inammissibile per carente motivazione sulla rilevanza, in relazione al mutamento del quadro normativo intervenuto nel corso del giudizio principale (ordinanze n. 74 del 2006, n. 337 del 2003, n. 200 del 2003); che nell'ordinanza di rimessione del Giudice di pace di Roma manca del tutto la descrizione della fattispecie oggetto del giudizio principale; che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, allorché sia carente o manchi la descrizione della fattispecie oggetto del giudizio a quo, vi è l'impossibilità di vagliare l'effettiva applicabilità della norma censurata al caso dedotto (ordinanza n. 126 del 2006, n. 123 del 2006, n. 472 del 2005); che, pertanto, la questione sollevata dal Giudice di pace di Roma, con ordinanza del 5 maggio 2005, deve essere dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo), sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Bolzano e, in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 102 della Costituzione, dal Giudice di pace di Roma, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 giugno 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA