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È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi della maggioranza, che cercano un po' di sminuire la portata del provvedimento in esame, quindi, credo sia il caso di ripercorrerne il percorso in Assemblea. Il presidente del Consiglio Conte è venuto alle Camere il 28 e il 29 luglio ad annunciare che avrebbe richiesto la proroga dello stato di emergenza. Vorrei anche ricordare che aveva pensato di arrivare a fine anno, ma poi, per una serie di proteste scoppiate, si parlò del 31 ottobre per poi planare sul 15 ottobre, che è la data che oggi viene presa in esame. Quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è venuto in Senato, il centrodestra presentò una mozione e credo che la logica della diversità delle posizioni fra gli schieramenti vada riletta guardando quella mozione. Non è una litania - mi dispiace che non sia presente il collega Grimani, ma vi prego di riferirglielo, come anche alla collega Boldrini - il fatto che si dica che c'è un problema di limitazione delle libertà, né è una contrapposizione strumentale. Il centrodestra aveva fatto una richiesta precisa - e alcuni colleghi della Lega nei loro interventi lo hanno ricordato - ossia che al Parlamento fosse portato un piano nazionale di sorveglianza epidemiologica attraverso il quale si potesse monitorare sia il presente che il prosieguo della malattia. A luglio non potevamo certo immaginare quello che poi è successo ad agosto: penso ai contagi scoppiati durante le vacanze, alla questione delle discoteche e quant'altro. Non si tratta di un'emergenza, come lo è - ad esempio - un evento calamitoso, per cui lo stato di emergenza si delibera perché l'evento si è verificato. Si tratta di qualcosa di diverso, perché in questo caso si vogliono prevedere delle urgenze. Il nostro pensiero e la differenza sostanziale li ha specificati molto bene il senatore Malan nel suo intervento e quindi non torno sull'argomento. Il dato di fatto, però, è che esiste una storia quando parliamo del termine del 15 ottobre. Se il Governo avesse almeno presentato un piano chiaro sulla sorveglianza epidemiologica e avesse riferito al Parlamento sullo stato dell'arte della situazione dei vaccini e su come la sanità si è preparata, nel caso di un ritorno della fase acuta dell'epidemia, allora avrebbe un senso questo rapporto basato sulle date che prevedono lo stato di emergenza fino a un certo momento. Così però non ha senso, perché è perlopiù dai programmi televisivi che apprendiamo la situazione relativa ai vaccini o alla preparazione del sistema sanitario. Vengo al punto: l'opposizione non sbandiera la questione della limitazione delle libertà fondamentali attraverso i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, e quindi senza la legittimazione del Parlamento, perché si diverte e pensa che sia un argomento da utilizzare. Pone invece questo problema, che riguarda parecchi articoli della Costituzione (ovvero il 13, il 16, il 17, il 18 e il 19) e le libertà fondamentali dei cittadini, per il semplice motivo che tali libertà sono state compresse, perché il nostro Sistema sanitario non era pronto ad affrontare il numero dei malati e l'emergenza. Abbiamo tenuto un Paese chiuso, anzi siamo stati chiusi, perché non c'era un Sistema sanitario in grado di reggere quell'onda d'urto. Oggi bisogna chiederci se siamo in grado di reggere l'onda d'urto, se ritorna, in modo tale da non limitare le libertà fondamentali dei cittadini. Quando chiediamo il piano epidemiologico; quando chiediamo informazioni sulla questione dei vaccini antinfluenzali; quando chiediamo a che punto è lo stato dell'arte con riferimento alle strutture sanitarie, la domanda che c'è dietro è la seguente: con i soldi investiti, i provvedimenti presi e i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, anche in barba alla Costituzione, siamo pronti, se arriva la famosa seconda, terza o quarta ondata, sia essa di Covid o di qualcos'altro, a non chiudere la gente in casa e a riavere un Sistema sanitario che regge? Se a questa domanda non viene data una risposta, significa che lo stato di emergenza, così come richiesto fino al 15 ottobre - nella speranza che il presidente Conte non torni a chiedere una proroga fino al 31 dicembre - non è giustificato in rapporto alle libertà fondamentali dei cittadini. E, quindi, hanno ragione i costituzionalisti quando ci dicono che siamo fuori dalla Costituzione, perché i limiti delle libertà fondamentali devono essere basati non sul timore di un evento, ma sulla legge, tenuto conto che l'evento si è verificato. Aggiungo che, affinché l'evento non si verifichi di nuovo e non ci si ritrovi quindi con gli ospedali e i reparti di rianimazione pieni, non deve esserci quello che è stato chiamato in occasione di altre vicende e in altri casi un concorso colposo dello Stato, cioè il concorso colposo di un Governo che - a nostro avviso - non ha approntato tutto ciò che era necessario. Abbiamo avuto degli avvisi da questo punto di vista: lo abbiamo visto per la scuola in sei mesi - ma fino all'ultimo momento non si sapeva - per i trasporti, ma non possiamo più vederlo per la sanità. Avendo capito che la pandemia non è più un'ipotesi astratta di scuola, ma è un qualcosa che può comunque colpire - sia che venga causata da questo o da altri virus - il punto sostanziale è che dobbiamo essere pronti ad affrontare la situazione. Non è quindi lo stato di emergenza la questione fondamentale, ma capire se abbiamo ospedali pronti. Su questo deve riferire il Presidente del Consiglio. Questo è ciò che dobbiamo sapere (Applausi) , soprattutto considerando il fatto che su questo provvedimento molto probabilmente sarà posta la questione di fiducia. Al di là del fatto che, ove venisse posta la questione di fiducia, noi voteremo contro, credo che sulla fiducia debba ben riflettere quantomeno chi siede sui banchi della maggioranza, perché significa procedere a scatola chiusa, senza sapere esattamente quale sia la strada e, soprattutto, cosa si sia costruito in questi mesi per non avere più gli ospedali pieni. Compito del Governo e dello Stato, infatti, è non avere più negli ospedali condizioni tali da dover chiudere tutte le persone dentro casa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Senatrice Modena, partirò dalla sua considerazione finale. Ma dove sta scritta e qual è la ragione per la quale il Governo pone la questione di fiducia? Stiamo trattando di un argomento che può essere tranquillamente affrontato in via ordinaria, attraverso una votazione in Parlamento, senza che vi sia - lo dico in maniera precisa - la forte e arrogante imposizione della questione di fiducia. Perché continuare con questo meccanismo che sta sostanzialmente esautorando il Parlamento, ovvero la capacità dei cittadini di reagire nei confronti del Governo? Non è scritto da nessuna parte in Costituzione, né c'è un obbligo di legge che dica che il Governo su situazioni di questo tipo debba imporre la questione fiducia.