[pronunce]

La parte privata pone in evidenza come, in virtù dell'art. 1 del d.l. n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009, mentre le università "non virtuose" possono assumere i ricercatori - e dunque anche i professori associati e ordinari - risultati vincitori di concorsi espletati alla data di entrata in vigore della legge n. 1 del 2009, senza alcuna percentuale e con il solo limite del non aggravio della spesa pubblica, le università "virtuose" non possono assumere lo stesso personale, se si superano i limiti di spesa prefissati, ancorché l'assunzione non comporti alcun aggravio di spesa. Peraltro, le università "virtuose" sono tenute a destinare le somme a disposizione, per una quota non inferiore al sessanta per cento, all'assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato e per una quota non superiore al dieci per cento all'assunzione di professori ordinari. Da qui l'irragionevolezza della disciplina di cui al comma 3 del citato art. 1, letto in correlazione con quanto previsto dal comma 1 dello stesso articolo. La parte privata evidenzia come la norma censurata determini, infatti, un'evidente disparità di trattamento tra coloro che hanno partecipato a concorsi e/o procedure comparative indette da università in deficit e coloro che hanno partecipato alle stesse procedure indette da università "virtuose". Questi ultimi, risultati vincitori di concorsi e/o procedure comparative, già bandite prima dell'entrata in vigore della legge n. 1 del 2009, verrebbero immotivatamente penalizzati solo perché già dipendenti, seppure con diversa qualifica, presso università "virtuose" anziché presso università con un bilancio deficitario. Conseguentemente, ad avviso della parte privata, la disposizione si manifesterebbe irragionevole anche in riferimento agli obiettivi perseguiti dal legislatore. La prof.ssa P.M. rileva, inoltre, come la norma in questione leda anche il principio di autonomia costituzionalmente riconosciuto alle università, atteso che il divieto di procedere all'«assunzione» di nuovo personale, che non comporta aggravi di spesa pubblica e che, quindi, non determina una riduzione degli stanziamenti di bilancio di cui le università dispongono, inciderebbe, senza ragione, sulla libera scelta della loro destinazione, con violazione dell'art. 33 Cost. Infine, ad avviso della parte privata, la norma censurata violerebbe il canone della ragionevolezza consistente nell'apprezzamento di conformità tra la regola introdotta e la causa normativa che la deve assistere (sentenza n. 211 del 2011). Nel caso di specie, mentre le università in deficit possono assumere il personale vincitore dei precedenti concorsi, qualora ciò non comporti aggravi di spesa, il divieto di assunzione dello stesso personale per le università "virtuose" non appare coerente con la ratio dell'intera disposizione, finalizzata esclusivamente al contenimento dei costi della spesa pubblica e non già alla compressione degli organici delle università. Alla luce delle suddette argomentazioni,la prof.ssa P.M. insiste per l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale prospettate dal collegio rimettente. 5.- In data 21 gennaio 2014, la parte privata ha depositato parere pro veritate del prof. Luigi Ventura a sostegno dell'illegittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3, 33 e 97 Cost., dell'art. 1, comma 3, del d.l. n. 180 del 2008, poi convertito, nonché, in via consequenziale, dell'art. 66, comma 13-bis, del d.l. n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, inserito dall'art. 14, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, norma contenente la disciplina del «blocco delle assunzioni» per il periodo successivo al triennio 2009-2011. Nel parere si sottolinea la completezza della motivazione della ordinanza di rimessione in punto di rilevanza, in quanto, il Consiglio di Stato ha osservato, da un lato, che l'esito del giudizio amministrativo, dipende dall'esito del giudizio di legittimità costituzionale (per essere l'impugnata circolare ministeriale - sulla cui base è stato adottato il provvedimento rettorale di diniego dell'assunzione di P.M. - conforme alla disposizione legislativa censurata) e, dall'altro, che lo ius superveniens non ha comportato il venire meno della rilevanza della sollevata questione, quantomeno ai fini risarcitori, in quanto la legittimità dell'atto amministrativo, adottato sulla base di una norma poi abrogata, deve essere esaminata, in virtù del principio tempus regit actum, con riguardo alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione (sentenze n. 177 del 2012, n. 209 del 2010 e n. 509 del 2000). Inoltre, sempre in punto di ammissibilità della sollevata questione, si osserva che, nell'ordinanza di rimessione, è stata implicitamente esclusa la possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma censurata sulla base del dato letterale del testo di legge che, nel prevedere il limite del cinquanta per cento al vincolo assunzionale, non ammetterebbe alcuna deroga con riguardo ai vincitori di procedure concorsuali in atto. Sotto il profilo dell'ammissibilità, nel parere si rileva, altresì, che il collegio rimettente ha chiarito il petitum, nel senso di una pronuncia additiva, ed, in particolare, di una pronuncia di illegittimità costituzionale del comma 3 dell'art. 1 del d.l. n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009, nella parte in cui prevede che le "università virtuose" siano astrette in modo rigido al vincolo assunzionale del cinquanta per cento, senza riconoscere loro la possibilità di accedere ad una «clausola di salvaguardia», quale quella del completamento delle procedure concorsuali in atto, neanche nel caso in cui ciò possa avvenire senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. In punto di non manifesta infondatezza, si osserva che il principio di eguaglianza in senso soggettivo (art. 3 Cost.), inteso come divieto di trattamento diseguale tra soggetti che versino in condizioni analoghe, non può cedere e, dunque, essere oggetto di bilanciamento con altri principi, anche se di rango costituzionale. Nel caso di specie, il principio di eguaglianza in senso soggettivo (ovvero in senso cosiddetto "forte") sarebbe stato violato in quanto, mentre gli atenei "non virtuosi", in virtù della clausola di salvaguardia e, dunque, in deroga al "blocco delle assunzioni", potrebbero procedere ad assunzioni di un numero considerevole di docenti (ricercatori) già vincitori di concorso, gli atenei "virtuosi", in considerazione del limite assunzionale del cinquanta per cento ed in difetto della suddetta clausola di salvaguardia, sarebbero discriminati nell'assunzione di docenti già vincitori, anche se ciò non comportasse un maggiore onere finanziario a carico dell'amministrazione.