[resaula]

ci sono pensieri, riflessioni e parole di persone più o meno sensibili, preparate e attente e più o meno capaci di argomentare un pensiero oggettivamente critico. La scienza e i vaccini hanno da sempre reso un servizio prezioso alla collettività e alla salute pubblica, ma le contraddizioni di alcune misure poste in essere per fronteggiare l'emergenza legata alla diffusione del SARS-CoV-2, che ha a sua volta favorito l'innescarsi di un effetto indotto, non hanno facilitato un dialogo e un confronto realmente persuasivo. Di contro, hanno alimentato antagonismi, contrapposizioni e dispute ideologiche, nel cui solco attecchiscono e si rafforzano la cultura del sospetto, la malafede e l'ignoranza. La pandemia ha prodotto vicende tristi e dolorose in termini non solo sanitari, ma anche economici, e ha preso tutti alla sprovvista. Oggi, però, una maggiore consapevolezza degli eventi ci impone di non essere spettatori inermi e acriticamente passivi rispetto a una realtà che va tenuta distinta dalla spettacolarizzazione mediatica. Traendo insegnamento dall'esperienza vissuta e rendendo merito al sacrificio di tutti coloro che si sono fatti parte attiva in questo difficile percorso comune, la politica ha il dovere di porsi con piglio costantemente critico e responsabile, accogliendo ogni voce, anche quella apparentemente più insensata, con la forza di chi, in maniera equilibrata e mai faziosa, è chiamato a operare nelle scelte con atteggiamento fiducioso, ma non fideistico, perché la stessa scienza ci ha dato prova che nulla può mai essere osservato in modo assoluto. Domando a quest'Assemblea se non sia giunto il tempo di cambiare approccio strategico rispetto a un quadro epidemiologico in favorevole divenire, concentrando ogni sforzo su quella parte di sanità, prima fra tutte la medicina territoriale (vero argine di ogni epidemia infettiva da virus), che richiede interventi strutturali e non più emergenziali, rafforzando i protocolli di sicurezza nei luoghi sovraffollati e negli ambienti di lavoro e, non da ultimo, incentivando il lavoro agile. Il certificato verde - o green pass che dir si voglia - la cui asseverata funzione, in concreto e senza ipocrisia di sorta, è stata ed è fondamentalmente quella di indurre alla vaccinazione le frange più riottose, con qualche imbarazzo sul fronte dei presidi costituzionali, tende a essere ormai percepito come un ingiustificato e pervicace tentativo di continuare ad utilizzare le maniere forti. Tuttavia, in un contesto globale in cui la reale e contingente emergenza è rappresentata da un aumento incontrollato del costo della vita e da un tessuto economico e produttivo ancora troppo fragile, l'eccesso di prudenza può essere scambiato per accanimento ingiustificato, ingenerando ulteriori e pericolose tensioni. Mi pare di capire che sia giunto, infine, il momento di superare, con spedita e non equivoca gradualità, la fase delle restrizioni, guardando con fiducia alle scelte operate anche da altri Paesi e non dimenticando che il lavoro, l'istruzione e la socialità in genere sono diritti che vanno tutelati e garantiti al pari della salute. Dobbiamo evitare di prestare il fianco, con le nostre scelte politiche, ad atteggiamenti anche indirettamente o inconsciamente discriminatori, aggravati o addirittura causati da un approccio non sempre serenamente obiettivo, perché contaminato dall'esigenza di trasformare in spettacolo persino il dibattito scientifico. Non possiamo permetterci di penalizzare la ripresa economica, adottando misure che sono state necessarie, ma che devono rappresentare un estremo rimedio. Il Paese e l'intrapresa economica vanno sostenuti, ma soprattutto hanno bisogno di correre sulle proprie gambe, senza vincoli che non siano davvero giustificati. È opportuno dunque analizzare i dati reali, gestiti in maniera corretta, trasparente e indipendente, senza pressioni o ingerenze sulla scienza e sulla politica per avvantaggiare l'una o l'altra fazione o, peggio, per trarre un indebito profitto. I cittadini vanno stimolati al dialogo e al confronto, non assoggettati all'imposizione e la politica deve saperlo fare, assumendosi le proprie responsabilità, giammai delegando ad altri le decisioni che le competono. Nel rispetto dei canoni di adeguatezza e ragionevolezza, è necessario pertanto riportare con coraggio, determinazione, forza e fiducia il tessuto economico, sociale e produttivo verso la normalità. Solo così si potrà rendere un buon servizio alla collettività, pacificando gli animi e superando ogni insicurezza e timore. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, ci facciamo carico di garantire un minimo di decoro al dibattito che segue questi provvedimenti, che arrivano dal Governo in modo difficile da aggettivare. Per l'ennesima volta, arriviamo a esaminare in Aula un provvedimento importantissimo, che incide sulla vita quotidiana degli italiani in modo stringente e tale da condizionarne non solo gli atteggiamenti, ma anche il vivere quotidiano e persino il mangiare. E chiariremo poi perché dico questo. Ci arriviamo ancora una volta senza relatore e vedremo che cosa accadrà rispetto alla possibilità di discutere in Aula gli emendamenti. Questa mattina in Commissione, ovviamente, per il sovrapporsi degli orari e dei calendari non è stato possibile affrontare gli emendamenti, non abbiamo neanche esaurito l'esame dell'articolo 1. Tutto questo, insomma, sta diventando veramente una prassi sconsiderata e devo dire che fortunatamente c'è il Gruppo Fratelli d'Italia che, come stamattina e come in altre occasioni - vorrei dire come sempre, da quando il Governo si è insediato - garantisce al Parlamento almeno un minimo di decoro. Lo stiamo facendo anche in queste condizioni, sapendo che parliamo a beneficio del Resoconto stenografico. Lo facciamo a prescindere da ogni altra considerazione, perché evidentemente abbiamo ben chiaro quali sono il nostro ruolo e la nostra responsabilità e rispondiamo, come sempre, agli italiani. In questo provvedimento ci sono - come ho detto - numerosi passaggi e mille incongruenze. Moltissimi passaggi, tra l'altro, sono anacronistici. Stiamo infatti convertendo e confermando scadenze superate: in questo provvedimento ci sono scadenze del 28 febbraio che convertiamo oggi, il 2 marzo, e lo facciamo, evidentemente, a beneficio di quello che è accaduto. In una condizione normale, un Governo normale avrebbe invece dovuto cambiare questi provvedimenti e renderli compatibili con la conversione dell'Assemblea, cosa che si è sempre fatta e che evidentemente non trova più spazio negli atteggiamenti e nelle posture - per usare un termine che ho sentito ieri - di questo Governo che si atteggia a ras. Sono quattro i punti che intendo trattare in particolare, perché servirebbe un'ora per trattare tutto quello che è contenuto nel provvedimento. Fra questi quattro, il più importante - a mio avviso - è il riconoscimento della parte alimentare dello stipendio. Ne abbiamo parlato anche in Commissione, perché su questo almeno siamo riusciti a scambiare qualche idea.