[massime]

Pubblica amministrazione - Occupazioni acquisitive senza titolo - Aree agricole - Liquidazione del danno ai proprietari - Criteri di determinazione - Lamentato, irragionevole, deteriore trattamento, rispetto al criterio di commisurazione dell’indennità di espropriazione - Erroneità del presupposto interpretativo adottato dal rimettente - Manifesta inammissibilità della questione.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 5-bis, comma 7-bis, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (convertito, con modificazioni, nella legge 8 agosto 1992, n. 359), introdotto dall'art. 3, comma 65, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, questione sollevata in riferimento agli artt. 3, 42 e 97 della Costituzione e riguardante i criteri di liquidazione dell'indennità, in caso di occupazioni illegittime di suoli agricoli, i quali determinerebbero una differenziazione 'in peius' in danno del privato proprietario di aree agricole, che subisca l'occupazione, rispetto a quello che subisca una regolare procedura espropriativa. Infatti il giudice rimettente non motiva in ordine alla scelta interpretativa da lui operata senza tener in alcun conto sia il sopravvenuto indirizzo giurisprudenziale del giudice della legittimità in ordine al differente trattamento, ai fini delle indennità dovuta in caso di espropriazione o di occupazione senza titolo, tra aree edificabili e suoli agricoli o non edificabili, sia le pronunce del giudice costituzionale sulla stessa norma. - V. sulla stessa norma, sentenza n. 148/1999; ordinanze n. 208 e n. 396/1999; per il calcolo dell'indennità espropriativa, v. ordinanza n. 444/2000 (tutte richiamate). - Sul principio dell'onere di una interpretazione adeguatrice, v. ordinanze n. 277/2000; n. 147/1998 e n. 63/1989.