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Gli uffici veterinari per gli adempimenti degli obblighi comunitari (UVAC) e i posti di ispezione frontaliera (PIF) provvedono ai controlli delle chiocciole di importazione, provenienti rispettivamente dagli Stati dell'Unione europea e dagli Stati terzi, per verificare il rispetto degli adempimenti connessi a normative nazionali ed europee, nonché degli adempimenti di cui al comma 5 del presente articolo. Art. 8. (Bava di lumaca) 1. È possibile mettere in commercio esclusivamente la bava di lumaca estratta da chiocciole provenienti da impianti di elicicoltura di cui all'articolo 4, comma 2, lettera b) , attraverso un procedimento corredato da una certificazione dei servizi veterinari dell'azienda sanitaria locale territorialmente competente, che attesti l'assenza di morte per gli animali sottoposti al procedimento e l'assenza di sofferenza degli animali causata da attività di stimolazione di natura meccanica o di esposizione diretta a percentuali superiori al sei per cento di acido citrico o di cloruro di sodio. Art. 9. (Sanzioni) 1. Salvo che il fatto costituisca reato, la violazione del limite di cui all'articolo 3 è punita con sanzione amministrativa pecuniaria da euro 80 a euro 400, maggiorata di 10 euro per ogni capo aggiuntivo rispetto al numero previsto dal medesimo articolo 3. 2. Salvo che il fatto costituisca reato, la violazione, anche non reiterata, degli adempimenti di cui all'articolo 7, comma 5, comporta l'immediato divieto di importare chiocciole e animali di ogni specie per la durata di cinque anni e, in caso di recidiva, per la durata di dieci anni. 3. Salvo che il fatto costituisca reato, la violazione delle norme di cui agli articoli 4, comma 3, 7, comma 4, e 8 comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 5.000 e, nel caso di recidiva, l'immediata esclusione dall'anagrafe di cui all'articolo 4, comma 2, lettera b), per la durata di cinque anni. 4. La competenza a irrogare le sanzioni di cui ai commi da 1 a 3 del presente articolo spetta alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano. 5. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo 1, comma 2, possono introdurre sanzioni amministrative ulteriori rispetto a quelle elencate nel presente articolo. Art. 10. (Luogo di provenienza e disciplinari produttivi) 1. Con decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy e il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sentite le organizzazioni maggiormente rappresentative del settore elicicolo, previo assoggettamento alla procedura di notifica di cui all'articolo 45 del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sono definite le tipologie di prodotto del settore elicicolo per le quali è obbligatoria l'indicazione del luogo di provenienza, anche della materia prima, nonché le modalità attuative della stessa. 2. Con il provvedimento di cui all'articolo 6, comma 4, e con la medesima procedura, sono definiti, altresì, i contenuti minimi dei disciplinari produttivi necessari per autorizzare l'utilizzo del marchio « Made in Italy », di cui all'articolo 16 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2008, n. 166. Art. 11. (Disposizioni finali) 1. Per quanto non previsto dalla presente legge si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 13 dicembre 1996, n. 674.