[resaula]

Signor Presidente, come faccio spesso, vorrei suddividere il mio intervento fra le cose che mi suscitano soddisfazione con riferimento a quanto previsto nel provvedimento e le cose che invece mi hanno lasciato perplesso. Questo non con l'intento di fare polemica o di lamentarmi, ma solo ed esclusivamente con la speranza di indicare una direzione, di indicare degli obiettivi che secondo me sarebbe importante perseguire al fine di tracciare una linea che ci porti alla conclusione della legislatura. Vista la mia provenienza, evidentemente il primo motivo di soddisfazione è su una soluzione che offriremo ai Comuni inseriti nel perimetro del cratere sismico. Qualcuno potrebbe pensare erroneamente che a quasi sei anni dalla prima scossa le urgenze e le emergenze del cratere siano state superate, ma così non è. Voglio andare oltre i soliti nomi conosciuti da tutti e parlare di Comuni come Ussita o come Castelsantangelo sul Nera, che probabilmente saranno sconosciuti ai più, ma che insieme al Comune di Visso, secondo un calcolo - se ricordo bene - fatto dall'ex responsabile dell'ufficio speciale per la ricostruzione della Regione Marche, ingegner Spuri, da soli rappresentano il 10 per cento dei danni riscontrati nella Provincia di Macerata. Tale Provincia da sola presenta il 65 per cento dei danni della regione Marche, e da sola ha il doppio dei danni delle altre tre Regioni messe insieme. Questo per dire che zone devastate dal terremoto, dove ci sono più danni rispetto a quasi qualunque altra zona del cratere, non hanno ancora nemmeno una gru in centro storico. Dico questo per evidenziare che l'emergenza è tutt'altro che superata e che le necessità di queste zone sono tutt'altro che finite. Ecco perché prevedere il trasferimento delle risorse per le minori entrate della tassa sui rifiuti (Tari) a questi Comuni è importantissimo. Visto che comunque, come dicevo prima, ci avviciniamo alla fine della legislatura, vorrei ricordare non tanto a me o ai colleghi presenti, ma anche e soprattutto a chi poi verrà dopo di noi, perché è fondamentale continuare a prevedere queste risorse. Qualcuno ingenuamente e semplicisticamente potrebbe pensare che essendoci meno persone, il costo per il servizio di nettezza urbana sia minore. Così però non è. Il costo si potrebbe scorporare infatti in due macro-categorie: i costi variabili, legati evidentemente al conferimento e quindi ridotti a causa delle minori presenze, e i costi fissi, del personale che fa i giri di raccolta e dei mezzi. Si tratta di costi che, a prescindere dalla quantità raccolta, comunque sono fissi. Tutte le nostre aree interne mediamente hanno metà circa di seconde case e metà di case dei residenti. Ci sono delle località, però, a particolare vocazione turistica, nelle quali tale rapporto è falsato. Faccio ancora l'esempio di Ussita: se ricordo bene, a Ussita ci sono oltre 2.000 seconde case, con una popolazione residente di circa 400 persone. Indicativamente credo di non essere lontano dal vero sostenendo che circa il 90 per cento delle abitazioni sono seconde case, che contribuiscono alla copertura del costo di raccolta dei rifiuti solidi urbani e che, quindi, essendo state dichiarate per intero inagibili in questo momento contribuiscono per zero alle entrate del Comune. Se consideriamo poi che circa la metà dei residenti è in contributo di autonoma sistemazione, quindi non residente nelle soluzioni abitative in emergenza (SAE), che potrebbero contribuire al pagamento della tassa, ricaviamo che il 5 per cento circa della popolazione residente dovrebbe coprire per intero il costo residuo del servizio che potrebbe essere quantificato in circa l'80-85 per cento del costo ante terremoto. Ecco perché è fondamentale garantire queste risorse, perché altrimenti noi porteremmo quel costo ad aumentare di una misura che ancora non è stata quantificata in maniera esatta da tutti i Comuni, ma che potrebbe essere del triplo o del quadruplo rispetto a quello che era precedentemente al terremoto. (Applausi) . È evidente che questo non è accettabile perché crea una sperequazione enorme nei confronti di chi già è stato così penalizzato. Non è altresì accettabile perché va anche contro l'intento sempre proclamato di evitare lo spopolamento delle aree interne, favorendone, se possibile, addirittura il reinsediamento; intento che, chiaramente, con la sottrazione dei servizi e l'aumento dei costi non perseguiremo mai. È vero che in montagna siamo abituati alla solidarietà al contrario. La solidarietà infatti prevede di solito che chi ha di più possa dare a chi ha di meno. Chi vive quindi in una situazione già di difficoltà, che paga i carburanti di più rispetto a chi vive in città, che paga il riscaldamento molto di più, perché non solo il costo è superiore, ma il fabbisogno è per un periodo più lungo, chi paga i generi di prima necessità già di più rispetto a tutti gli altri, evidentemente fa solidarietà. Sappiamo benissimo, infatti, che oltre la metà del costo dei carburanti è di tasse, quindi se in montagna paghiamo di più i carburanti, evidentemente contribuiamo a quei servizi che lo Stato poi a noi riserva in misura minima e che vanno a vantaggio invece di chi è in altre zone. Siamo abituati quindi alla solidarietà al contrario, però oltre certi limiti non ce la potremmo permettere. Se allora veramente abbiamo l'intento di favorire la permanenza nelle zone interne e l'obiettivo di favorire il reinsediamento in quelle zone, dobbiamo concretamente adottare delle scelte e delle soluzioni che consentano di raggiungere tale obiettivo. Ecco perché devo esprimere rammarico per quello che manca - questo mi dà lo spunto per passare alla seconda parte del mio intervento - soprattutto con l'intento di indicare quello che, a mio avviso, dovremmo fare per rimediare a dei problemi. Avevo presentato degli emendamenti non solo sulla Tari, ma anche sulla possibilità di derogare all'articolo 136 del codice dei beni culturali. Ne avevo presentati due: uno per tutto il territorio nazionale, perché secondo me la sperequazione creatasi tra chi è assoggettato al vincolo previsto nell'articolo 142 e chi invece è assoggettato a quello previsto nell'articolo 136 era ingiustificabile; un altro, invece, è specifico per le aree terremotate. La motivazione per questa duplice ripresentazione è perché i tempi per l'intero territorio nazionale sono ridotti rispetto a quanto invece possibile per le aree terremotate, visto che abbiamo concesso una deroga fino al 2025. Quindi, speravo che, quantomeno per le aree terremotate, l'emendamento venisse accolto, visto che quasi tutti gli edifici dei Comuni da ricostruire ricadono, appunto, nel vincolo dell'articolo 136. Purtroppo ancora non è stato così, ma spero che si possa ottenere. Questo mi consente anche di chiudere l'intervento facendo riferimento alla situazione dei bonus , soprattutto del bonus 110 per cento, che - lo sappiamo bene - ha incontrato numerose difficoltà nella sua attuazione e in questo momento da risorsa sta rischiando di diventare un problema. Il titolo di un articolo di questa mattina parla di quasi 33.000 costruttori falliti per 2 miliardi di bonus congelati; le banche non accettano più i crediti maturati e le aziende artigiane si ritrovano con i cassetti fiscali pieni, ma senza un centesimo di liquidità. Chiudo, evidenziando che l'anno scorso potremmo aver cambiato un paradigma: