[pronunce]

Inoltre, le parti diverse dai ricorrenti sarebbero irragionevolmente costrette a impugnare l'ordinanza cautelare in ipotesi a loro favorevole che abbia implicitamente ritenuto la competenza, onde evitare «la definitiva eliminazione in entrambi i gradi del giudizio» della facoltà processuale «costituzionalmente tutelata di far valere la propria posizione giuridica nella sede di competenza del giudice precostituito per legge». Ciò in quanto sarebbe preclusa finanche la possibilità di riproporre la questione in appello, poiché la statuizione sulla competenza - per quanto non contenuta in alcun capo della pronuncia impugnata, come richiede l'art. 15, comma 1, secondo periodo, cod. proc. amm. - deriverebbe, in modo implicito, da un'ordinanza cautelare ormai non più impugnabile. 1.3.1.- Sarebbero altresì violati gli artt. 76 e 77 Cost., per eccesso di delega. Il legislatore delegato avrebbe innovato il regime di rilevabilità del difetto di competenza nel silenzio del legislatore delegante e in contrasto con gli indirizzi generali stabiliti dall'art. 44, comma 2, lettera a), della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile), secondo cui il nuovo codice del processo amministrativo deve assicurare la «effettività della tutela». Nessun criterio e principio direttivo della legge delega avrebbe abilitato il legislatore delegato a riformare l'istituto della competenza, rendendo quella per territorio sempre inderogabile, pur a fronte della sua totale derogabilità nel sistema vigente sin dal 1971, e a creare una «inusitata interferenza tra fase cautelare e rilievo definitivo dell'incompetenza», prima inesistente. Né la ratio sottesa alla legge delega giustificherebbe una simile scelta, in quanto l'opzione per l'inderogabilità della competenza territoriale sin dalla fase cautelare e l'articolazione di complessi e diversificati rimedi per far valere l'incompetenza non solo non troverebbero riferimenti nel sistema previgente, ma avrebbero irrigidito la risposta di giustizia, in contrasto con la principale finalità perseguita dalla delega di snellire l'attività giurisdizionale e ridurne i tempi, attraverso un riassetto del processo. La scelta, non autorizzata, del legislatore delegato comprimerebbe il diritto di difesa della parte resistente, privandola, nel caso in cui sia proposta istanza cautelare, della possibilità di ottenere l'esame specifico dell'eccezione sollevata. Con la distonica conseguenza che, per il particolare meccanismo delle impugnazioni introdotto dagli artt. 15 e 16 cod. proc. amm., la medesima parte sarebbe costretta, come visto, a impugnare anche una pronuncia cautelare a sé favorevole. 1.4.- Quanto alla rilevanza delle questioni, l'applicazione dell'art. 15, commi 1, 2 e 3, cod. proc. amm. , così interpretato, precluderebbe al giudice a quo di pronunciarsi sull'eccezione di incompetenza territoriale tempestivamente sollevata dall'amministrazione resistente. Tale eccezione sarebbe astrattamente idonea a definire la controversia, poiché il Consiglio di Stato, con orientamento costante, ritiene che in casi come quello di specie, avente per oggetto l'impugnazione di un atto adottato da un'amministrazione centrale con effetti non limitati alla sola Regione Lombardia e ai soli ricorrenti, ma disciplinanti lo status di plurimi soggetti «sparsi su tutto il territorio nazionale», sia applicabile il comma 1, anziché il comma 2, dell'art. 13 cod. proc. amm., con la conseguenza che, escluso il criterio del "foro del pubblico impiego", sarebbe competente il TAR Lazio, sede di Roma. 1.5.- Una pronuncia ablativa delle parole «[i]n ogni caso», al comma 2 dell'art. 15, cod. proc. amm., realizzerebbe l'obiettivo di consentire al giudice di decidere sull'eccezione di incompetenza territoriale anche nella fase di merito, poiché l'eliminazione dell'inciso renderebbe applicabile alla fattispecie, secondo un'interpretazione costituzionalmente «adeguata», il comma 1 dello stesso art. 15, alla cui stregua, come visto, il difetto di competenza è rilevato d'ufficio finché la causa non è decisa in primo grado. 2.- Con atto depositato il 2 marzo 2021 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità e comunque per la non fondatezza delle questioni. 2.1.- Esse, in primo luogo, sarebbero inammissibili per difetto di rilevanza. Il giudice a quo avrebbe omesso di interpretare le norme censurate in senso conforme a Costituzione, limitandosi a richiamare, definendola come consolidata, una giurisprudenza non aderente al dettato normativo. La lettura combinata dei commi 1 e 2 dell'art. 15 cod. proc. amm. condurrebbe infatti alla conclusione che il giudice può decidere d'ufficio della questione di competenza nella fase di merito, ma che tale esame è possibile «in ogni caso», sempre d'ufficio, anche nella fase cautelare. In definitiva, il giudice adito potrebbe esaminare la questione di competenza in ogni fase del giudizio. Nella fase cautelare non si formerebbe dunque alcuna preclusione sia perché il provvedimento cautelare ha, per sua natura, carattere interinale, sia perché l'art. 15, comma 1, prevede espressamente che la competenza territoriale sia esaminata prima dell'esame del merito del ricorso, quindi anche dopo la (eventuale) fase cautelare. Il principio desumibile dagli artt. 15, comma 2, e 55, comma 13, cod. proc. amm., secondo cui l'esame della domanda cautelare è subordinato alla verifica della competenza del giudice adito, andrebbe confrontato non solo con la già vista regola generale della rilevabilità officiosa dell'incompetenza sino alla decisione di primo grado (art. 15, comma 1), ma anche con quanto dispone l'art. 92, comma 5, dello stesso codice (norma ignorata dal rimettente), alla cui stregua «[n]on costituiscono decisione implicita sulla competenza [...] le ordinanze [...] che disattendono l'istanza cautelare senza riferimento espresso alla questione di competenza». Inoltre, qualora l'ordinanza cautelare ometta di statuire sulla competenza, le parti che abbiano interesse a eccepirne il difetto ben potrebbero farlo ai sensi dell'art. 15, comma 3, cod. proc. amm., in pendenza dei relativi termini, senza necessità di proporre regolamento di competenza o appello cautelare. Sarebbe pertanto assurdo ritenere che il giudice possa pronunciare sull'eccezione ma non rilevare d'ufficio il difetto di competenza ai sensi dell'art. 15, comma 1, cod. proc. amm., perché vincolato dalla precedente decisione implicita resa in sede cautelare. La ratio sottesa alla norma che obbliga il giudice a interrogarsi sulla propria competenza prima di esaminare l'istanza cautelare non sarebbe di paralizzare il meccanismo di rilevabilità dell'incompetenza, ma di attuare la regola dell'inderogabilità della competenza sancita dagli artt. 13 e 14 cod. proc. amm.