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In realtà, con tali operazioni, MPS ha finito per vendere i titoli più rischiosi ai valori minimi ed acquistare titoli più sicuri ai valori massimi, subendo in tal modo perdite a catena. La situazione patrimoniale, diventata particolarmente precaria, ha indotto lo Stato ad erogare inopportune misure di sostegno economico, che hanno finito per gravare ulteriormente sulla già instabile condizione del bilancio statale. Il Governo presieduto dal senatore Mario Monti ha, infatti, varato i cosiddetti «Monti- bond » per un importo di 4,071 miliardi di euro, tramite la sottoscrizione di un corrispondente prestito del Ministero dell'economia e delle finanze. Di tale ammontare complessivo 1,9 miliardi di euro sono stati destinati all'integrale sostituzione dei cosiddetti Tremonti Bond , già emessi dalla banca senese nel 2009, mentre 171 milioni di euro, con data di godimento 1º luglio 2013, sono stati emessi a titolo di pagamento anticipato al Ministero dell'economia e delle finanze degli interessi maturati sino al 31 dicembre 2012 sui Tremonti Bond ; la parte restante dei titoli emessi sarebbe finalizzata al rafforzamento del capitale di vigilanza. Si è in presenza, come agevolmente intuibile, di una vicenda dai contorni oscuri che coinvolge uno tra i più importanti istituti bancari del nostro Paese, in cui i rapporti tra la società bancaria, da un lato, e la Fondazione e gli organismi politici locali, dall'altro, hanno raggiunto livelli di invasività non consentiti dal quadro normativo e giurisprudenziale vigente. Inoltre, le suddette operazioni finanziarie, di cui si rende necessario stabilire con chiarezza le cause, i motivi e gli organi che le hanno effettivamente volute, rischiano di arrecare (e/o di aggravare) seri pregiudizi ai piccoli risparmiatori ed a coloro che hanno sottoscritto obbligazioni o acquistato azioni di MPS, oltre ad aver già causato, tramite l'aiuto di Stato varato dal Governo Monti, l'ulteriore aumento del debito pubblico nazionale. Pertanto, se pur la magistratura ha avviato le dovute indagini, occorre parallelamente l'istituzione di una Commissione parlamentare che delinei con chiarezza la corretta ricostruzione dei fatti e le correlate responsabilità poste alla base del grave dissesto finanziario. Detti chiarimenti si rendono necessari anche in chiave di una riforma del sistema bancario italiano, poiché, al fine di prevenire il costante aumento del debito pubblico nazionale e consentirne il graduale riassorbimento dall'aumento del PIL, il sistema italiano, al pari del modello tedesco, dovrebbe dotarsi di una banca pubblica che intervenga nelle aste dei titoli di Stato per calmierare il prezzo e garantire che il tasso d'interesse pagato dallo Stato conservi un valore inferiore al tasso di svalutazione. Considerata la fallimentare esperienza della gestione privata di MPS, la suddetta banca pubblica italiana, dedita a calmierare la vendita dei titoli di Stato, potrebbe individuarsi, attraverso i necessari adeguamenti normativi, nell'istituto MPS, come si propone nel presente disegno di legge.. Art. 1. (Istituzione e poteri della Commissione) 1. È istituita, per la durata della XVII legislatura, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla crisi finanziaria che ha coinvolto la Banca Monte dei Paschi di Siena, di seguito denominata «Commissione», con i seguenti compiti: a) verificare il ruolo svolto dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena nell'ambito delle operazioni che hanno provocato la crisi finanziaria dell'istituto bancario; b) verificare se ai componenti della Fondazione Monte dei Paschi di Siena sono ascrivibili responsabilità nella creazione delle perdite della banca medesima; c) verificare se l'attività posta in essere dal 1995 da parte della Fondazione Monte dei Paschi di Siena rientrasse nelle proprie finalità statutarie; d) accertare e valutare la congruità della normativa vigente in materia di fondazioni bancarie, formulando le proposte di carattere legislativo più idonee a garantire la reciproca ed effettiva indipendenza tra sfera politica ed attività bancaria; e) accertare e valutare l'opportunità del collegamento fra enti locali e fondazioni bancarie; f) verificare l'attuazione, da parte della CONSOB e della Banca d'Italia, degli obblighi di vigilanza previsti dalla normativa vigente; g) verificare e valutare tutte le attività di dismissione e di riorganizzazione operativa poste in essere al fine di fronteggiare le perdite finanziarie ed accertare l'esistenza di eventuali utili maturati dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena in ragione delle predette attività; h) accertare e valutare la correttezza e la convenienza economica del procedimento di acquisizione della Banca Antonveneta e la sussistenza di responsabilità ascrivibili alla Banca, o alla Fondazione Monte dei Paschi o agli organi deputati alla vigilanza ed al controllo; i) verificare e valutare la correttezza del ricorso a prodotti finanziari cosiddetti «derivati»; l) accertare i reali effetti del ricorso a strumenti derivati sull'assetto finanziario dell'istituto bancario; m) verificare la correttezza e la tempestività delle informazioni fornite ai correntisti, agli azionisti ed ai sottoscrittori di obbligazioni da parte della banca Monte dei Paschi di Siena e degli organi di vigilanza e controllo ; n) riferire al Parlamento semestralmente ed ogniqualvolta lo ritenga opportuno e, comunque, all'esito dei lavori della Commissione; o) accertare e valutare la congruità della normativa vigente in materia di istituti bancari, formulando le proposte di carattere legislativo più idonee a regolare un processo di trasformazione della banca Monte dei Paschi di Siena in istituto di credito pubblico con funzioni preminenti di intervento nella vendita dei titoli di Stato. 2. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. La Commissione non può adottare provvedimenti che attengono alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, né provvedimenti attinenti alla libertà personale, fatto salvo l'accompagnamento coattivo di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale. 3. La Commissione può organizzare i propri lavori mediante uno o più gruppi di lavoro, costituiti secondo il regolamento di cui all’articolo 6, comma 1. Art. 2. (Composizione e presidenza della Commissione) 1. La Commissione è composta da quindici senatori e da quindici deputati scelti rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari; è comunque assicurata la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. La nomina dei componenti della Commissione tiene conto della specificità dei compiti ad essa assegnati. I componenti della Commissione non possono comunque trovarsi in posizione di conflitto di interessi rispetto alla materia oggetto dell'indagine. 2. Il Presidente del Senato della Repubblica o il Presidente della Camera dei deputati possono chiedere ai gruppi di appartenenza dei componenti della Commissione di provvedere alla sostituzione del parlamentare oggetto di procedimenti giudiziari nel caso in cui l’eventualità di cui al comma 1 si verificasse successivamente all'insediamento della Commissione. 3.