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Non basteranno le risorse, che pure sono notevoli, messe all'interno del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, ma credo che sarà necessario affrontare fino in fondo, in quest'Aula e nelle sedi competenti... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Senatrice De Petris, se vuole può decidere di consegnare il testo del suo intervento. (Commenti della senatrice De Petris) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, credo che questo vada ricordato come un momento importante, ed è tale perché traccia il confine del passaggio da una situazione emergenziale a una situazione che vuole essere di normalizzazione. Lo accogliamo con grande soddisfazione. Credo di non svelare alcun segreto se dico che, all'interno del Consiglio dei ministri, i partiti del centrodestra sono stati quelli che, per primi e con maggiore insistenza, hanno chiesto al presidente Draghi e a tutta la compagine governativa di allargare i cordoni delle restrizioni per consentire un graduale ritorno alla normalità. Questo atteggiamento, questa attività che ha portato a un confronto serrato, molte volte anche ruvido - ma a mio avviso necessario per le finalità che si proponeva - ha dato i suoi risultati, e non possiamo che essere soddisfatti, anche se non possiamo dirci completamente fuori dalla crisi pandemica. L'atteggiamento che i partiti del centrodestra hanno assunto in queste fasi non era irresponsabile, ma voleva concedere ai cittadini quel senso di responsabilità, quel credito che sicuramente hanno diritto di vantare. D'altra parte, non era possibile aspettare la definitiva uscita dalla pandemia per riaprire le attività commerciali, imprenditoriali e lavorative, che hanno visto in questi anni ipotecare, per necessità, il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti con continui scostamenti di bilancio che sono serviti non a risarcire, ma ad alleviare il più possibile i danni e le sofferenze del settore economico. Leggiamo quotidianamente di attività commerciali e di ristorazione, di bar che chiudono, quindi, probabilmente, secondo il nostro punto di vista, avremmo dovuto iniziare prima ad allentare questa situazione di rigidità nei movimenti e nell'esercizio delle attività commerciali. Siamo comunque soddisfatti del fatto che alla fine ciò si è verificato. Prendiamo anche atto di un cambiamento, di un'inversione di tendenza: siamo passati dai DPCM - che praticamente mettevano il Parlamento, ma anche il Capo dello Stato, nella posizione di spettatori inermi delle iniziative del Presidente del Consiglio - alla fase dei decreti-legge, che sono sicuramente frutto di un momento emergenziale, ma che fanno partecipare il Parlamento all' iter di conversione legislativa e, come in questo caso, danno la possibilità di introdurre ulteriori elementi, dal nostro punto di vista anche migliorativi. Dobbiamo continuare su questa strada. Il momento emergenziale terminerà il 31 luglio; leggevo questa mattina della possibilità di prorogarlo fino al 31 dicembre. Credo che questo debba essere un atteggiamento preventivo e, cioè, nella speranza che non ce ne sia bisogno, diamo comunque la possibilità al Governo - fino a quella data - di intervenire in maniera tempestiva su eventuali resipiscenze. La pandemia non è completamente sconfitta; sicuramente le percentuali ci dicono che la campagna di vaccinazione e l'educazione a rispettare le misure minime di sicurezza da parte dei cittadini hanno contribuito moltissimo a ridurre quotidianamente il numero delle infezioni e hanno praticamente portato alla normalità le situazioni dei nostri ospedali che, per un certo periodo, sono stati al limite del collasso. Questo ci deve far riflettere sul fatto che non possiamo e non dobbiamo più trovarci in questa situazione. Noi ci auguriamo che le somme destinate al Piano di ripresa e resilienza siano investite adeguatamente, per consentire di ripagare i sacrifici che abbiamo chiesto alle future generazioni con investimenti per la riaccensione dei motori dell'economia, che possa consentire a tutti di avere una prospettiva di lavoro adeguata. Signor Presidente, sicuramente il Gruppo Forza Italia voterà a favore della conversione del decreto-legge, ma io voglio sollevare una questione di metodo, che è stata accennata da qualche collega dell'opposizione e che io credo abbia diritto di essere ribadita dai rappresentanti della maggioranza. È questa una maggioranza istituzionale, fatta nell'interesse del Paese; ogni partito che sostiene questo Governo ha fatto una scelta di campo: ha preferito le ragioni del Paese piuttosto che gli interessi del proprio partito, non guardando i sondaggi e non parlando alla pancia dei cittadini, che in un momento di difficoltà chiaramente hanno il diritto di protestare. Tuttavia, signor Presidente, non è possibile che un ramo del Parlamento - in questo caso, il Senato della Repubblica - abbia una funzione esclusivamente di ratifica del lavoro svolto dalla Camera dei deputati. Questa cosa non è possibile. Lo dico perché, mentre ci accingiamo a convertire questo decreto-legge, alla Camera dei deputati sono in discussione il decreto-legge sostegni- bis , il decreto-legge sulle semplificazioni, il decreto-legge sull'Agenzia per la cybersecurity : praticamente noi saremo costretti, per i tempi necessari ad approfondire questi provvedimenti in quella sede, a venire nell'Aula del Senato per dare soltanto un tributo di firma a un'attività che altri svolgono, senza coordinamento tra i vari rami del Parlamento, senza che i senatori possano partecipare e intervenire in questo processo di conversione di decreti-legge. Mi auguro quindi che per il futuro ci sia un adeguato bilanciamento e il rispetto delle prerogative legislative del Senato della Repubblica, che non può essere semplice spettatore, né può essere chiamato soltanto a ratificare. La nostra è ancora una Repubblica parlamentare fondata sul bicameralismo perfetto, quindi credo che il Senato abbia le stesse prerogative e gli stessi diritti di affrontare e di intervenire nei processi legislativi. Noi, ad esempio, avremmo modificato questo provvedimento; ci piace, lo voteremo, per noi è già un grande risultato, avendo richiesto da tempo un allentamento delle misure restrittive, ma avremmo inserito altri elementi. Avevamo proposto emendamenti, che poi abbiamo ritirato, che miravano a prevedere che l'inizio dell'anno scolastico fosse sicuramente in presenza e fosse data la possibilità a chi di competenza di organizzarsi per tempo, per mai più tornare a quello che noi abbiamo vissuto sulla pelle dei nostri giovani, dei nostri figli, che hanno praticamente perso due anni di attività didattica in presenza, alla quale avevano diritto. (Applausi) . Ma non abbiamo potuto insistere su questi emendamenti, che - ripeto - per senso di responsabilità abbiamo ritirato. Tutto questo per dire, signor Presidente, che noi ci aspettiamo per il futuro una pari dignità rispetto alla Camera dei deputati. Non capiamo per quale motivo si debba caricare un ramo del Parlamento in maniera così evidente e pressante, lasciando l'altro ramo a occuparsi dell'ordinaria amministrazione e a ratificare i provvedimenti trasmessi dalla Camera dei deputati. Mi auguro che per il futuro anche la signoria vostra voglia tenere in considerazione questa voce, che viene non soltanto dai partiti di opposizione, ma anche da quelli di maggioranza, che chiede di riconoscere la pari dignità al Senato della Repubblica.