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in effetti, la ferrea volontà del Governo di mantenere sottotraccia lo scandalo del fallimento non dichiarato del Regio durante la gestione Fassino (nel 2011 e nel 2013, dice la Corte, se non fosse stato falsato, il bilancio della Fondazione avrebbe certificato perdite per diversi milioni), situazione taciuta poi anche dalla Appendino, emerge chiara nell'ultimo anno: chiudendo, la Fondazione, entro il 25 marzo 2021 il bilancio consuntivo 2020 con un utile di circa mezzo milione (a fronte di una posizione patrimoniale negativa per circa 9 milioni), e presentando un piano di risanamento con tetto massimo 20 milioni (superabile con apposito decreto), la Purchia, rinnovata fino al 9 settembre 2021, ha ottenuto dal Ministero della cultura e dal Ministero dell'economia un finanziamento di 20 milioni di euro da restituire in 30 anni, ad un tasso d'interesse irrisorio, con cui coprire il debito pregresso; altri 14 milioni sono attesi dal Fondo Unico per lo Spettacolo, come nel 2019, e ulteriore denaro dai decreti Ristori; 29 assunzioni a tempo indeterminato sono programmate nel 2022-23 e lavori di ammodernamento per 8,5 milioni, finanziati ancora dal Ministero, si svolgeranno da metà giugno a metà ottobre prossimi (si veda "Teatro Regio torna in utile, ma stato patrimoniale difficile" su "lospiffero"); a marzo 2021, inoltre, il Regio è stato identificato come "Istituzione lirico-sinfonica simbolo della Regione Piemonte", si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo possa giustificare quella che agli interroganti appare come una mancata vigilanza del suo dicastero sulla Fondazione Teatro Regio di Torino negli anni scorsi e come lo sforzo finanziario abnorme profuso oggi per risollevarne le sorti; quali iniziative, inoltre, data l'opacità dei rapporti tra teatri e agenti lirici, ritenga di adottare per risolvere l'annosa questione delle agenzie liriche. Atto n. 3-02608 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 29 maggio 2021, Dario Del Bufalo ha pubblicato un articolo su "Il Giornale dell'Arte" dal titolo "Mentana abbandonata, sparite 20 epigrafi di Zeri"; vi lamenta la sparizione da Mentana (Roma) di una ventina di lastre iscritte appartenenti al lapidario (vincolato nel 2014) della villa progettata dall'architetto Michele Busiri Vici che lo storico dell'arte Federico Zeri (1921-1998) lasciò in eredità alla "Alma Mater studiorum" di Bologna con il testamento del 28 settembre 1998, sulla base di pregressi accordi verbali con il rettore Fabio Roversi Monaco, preferendo l'ateneo felsineo all'Accademia di Francia a Roma; l'auspicio del donante, a tutti noto e già espresso in una lettera al collega Roberto Longhi nel 1965, era che la proprietà diventasse "una sorta di campus di specializzazione per laureati in Storia dell'arte"; i bolognesi, mentre davano vita alla fondazione Federico Zeri dell'università di Bologna (1999) allo scopo dichiarato di tutelare e divulgare l'opera e la figura di Zeri, nonché di conservare e valorizzare il suo lascito, che ammettono avere legato all'ateneo anche la villa di Mentana con il suo lapidario (si veda "Chi siamo" sul sito stesso della fondazione), la svuotarono immediatamente di tutti i beni mobili, trasferendo nella città felsinea sia la biblioteca (circa 80.000 tra volumi e cataloghi) sia la fototeca di opere d'arte (oltre 290.000 immagini), entrambe di straordinario valore, mentre il Ministero oggi della cultura, che avrebbe dovuto vincolare per tempo l'edificio con tutto il suo contenuto, sancendone l'inamovibilità, intervenne tardivamente; lo stato di abbandono in cui versa oggi villa Zeri, proprietà messa in vendita dal demanio nel 2018 (senza esito) (come si legge su "Testamenti e tradimenti" su "ilgiornaledellarte"), ha senz'altro favorito l'opera degli ignoti trafugatori di epigrafi, ai quali è stato sufficiente staccare dalle pareti della casa e del giardino i marmi iscritti di loro interesse per impadronirsene e portarli via indisturbati, come accertato dai Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale; considerato che: il Ministero della cultura, così come il Ministero dell'università e della ricerca, è tra i finanziatori pubblici della fondazione, ente privato di diritto pubblico partecipato al 100 per cento dall'ateneo bolognese, presieduta perciò dal rettore dell'ateneo, e la sovvenziona in relazione a progetti specifici; lo stesso si dica per l'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali dell'Emilia-Romagna (come si legge nel sito della fondazione sotto "Sostenitori pubblici"); ricorrendo nel 2021 il centenario della nascita di Federico Zeri, la fondazione ha promosso una serie di iniziative, genericamente sul portale ("2021 anno zeri"), sotto la denominazione di "Anno Zeri", compreso un "comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Federico Zeri" (istituito dal Ministero della cultura) presieduto dal suo direttore, Andrea Bacchi, che con Daniele Benati, anche lui docente "bolognese" e membro del collegio scientifico della fondazione, compare pure tra gli studiosi coinvolti singolarmente (le istituzioni aggregate sono invece i musei Vaticani, l'accademia Carrara di Bergamo e il museo Poldi Pezzoli di Milano); Giacomo Nerozzi, membro del consiglio di amministrazione e responsabile gestionale della fondazione, vi svolge invece il ruolo di segretario-tesoriere; il Ministero ha accolto il suddetto comitato tra quelli di nuova istituzione e gli ha destinato un contributo di 30.000 euro a valere sulla somma iscritta sul capitolo 2551, pag. 2 e pag. 19, della Direzione generale educazione, ricerca e istituti culturali per l'anno 2020, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire quali provvedimenti intenda assumere per salvaguardare le circa 400 epigrafi del lapidario di villa Zeri, murate nelle strutture della casa e del giardino, ma anche per restituire ai legittimi proprietari i marmi iscritti che risulterebbero provenire da altre collezioni, finiti sul mercato antiquario e da lì nelle mani di Zeri, senza che fosse stata sporta denuncia; se, a distanza di oltre 20 anni dall'acquisizione, la mancata catalogazione e pubblicazione sul portale della fondazione Federico Zeri dell'università di Bologna di circa metà del fondo fotografico originale non renda necessaria e urgente una verifica, da parte del Ministero, istituzionalmente preposto a tutelarla, della sussistenza e delle condizioni di conservazione di quella parte della fototeca;