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come posso rilanciare le politiche per la natalità, come posso rilanciare le politiche per l'istruzione, per l'educazione e per lo sviluppo di capacità e competenze? Nonostante le 5.000 pagine del documento, a noi sembra francamente miope, privo di obiettivo-tendenza e di priorità. Noi ci saremmo immaginati, non solo l'indice dei capitoli, ma una piccola premessa all'inizio, quello che in inglese si chiama summary , che dicesse: Attenzione, gli obiettivi principali sono A, B e C. Non ci sono. Tutto è messo sullo stesso piano. L'ultimo punto su cui voglio intervenire, signor Presidente, è il seguente. Noi sogniamo l'Europa della salute. Noi sogniamo davvero che questa nostra grande ricchezza, sensibilità e cultura, che ha fatto grande l'Europa, trovi nell'obiettivo salute l'obiettivo forte di convergenza. Non lo troverà sul MES, non lo troverà sul recovery fund , ma sulla salute può trovare il suo obiettivo convergenza. Per questo motivo, immaginavamo un'azione coordinata tra tutti per identificare che cos'è oggi la salute pubblica. Questo significa, per noi, un investimento nel ripensamento della formazione dei medici. Lo sappiamo tutti che la facoltà di medicina italiana è fortemente sbilanciata in senso ospedalocentrico, ma molto pochi, pochissimi, sono i crediti dedicati alla salute pubblica. Immaginavamo un ripensamento reale delle figure dei medici di medicina generale e non c'è in questo senso. Terzo e ultimo punto: immaginavamo un concetto di salute che tendesse a valorizzare la cronicità, per lo stesso motivo della piramide rovesciata di cui dicevo, e, quindi, la disabilità. Non c'è niente di tutto questo e noi ce ne addoloriamo. Non riusciamo ad arrabbiarci, come alcuni dei nostri colleghi, e a lanciare le nostre invettive. Non è nel nostro carattere, ma riusciamo ad addolorarci e a vedere, in questo veramente ciò che dicevano gli antichi: mala tempora currunt . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la discussione in corso è una discussione sulla fiducia. Io avrei voluto argomentare, quindi, del perché non ci fidiamo. Adesso non so più che cosa dirvi, perché lo ha spiegato talmente bene il collega Siri che dovrò inventarmi qualche cosa, con grande sforzo. Ci proverò, però. Rammento rapidamente l'argomento del collega Siri. Noi, ai quali il popolo (o, almeno, una parte di esso, che i sondaggi dicono essere piuttosto consistente) si rivolge, non riusciamo a fidarci di questo Governo, perché questo Governo non si fida del suo popolo e non si fida neanche di noi. Che il Governo non si fidi di noi, che siamo i rappresentanti del popolo, è abbastanza evidente nel modus operandi . Qui c'è un discorso di metodo, che è stato sollevato da tanti per cui, quindi, basta un accenno estremamente succinto. Stiamo andando avanti, appunto, a colpi di questioni di fiducia su provvedimenti tecnicamente ingestibili da parte del nostro Parlamento. I Regolamenti parlamentari non consentono di fare una lettura accurata, neanche in una sola Camera, di un di un decreto che, allegramente, veleggia oltre i 250 articoli. E per quanto noi, qui, alla Camera cosiddetta alta, sentiamo leso il diritto di dare una lettura approfondita del testo, al tempo stesso, forse, almeno noi della Lega dovremmo qui ricordare l'eccellente lavoro che è stato fatto dal presidente Borghi alla Camera dei deputati. Egli è riuscito, comunque, a portare in Aula il lavoro emendativo che era stato fatto; un lavoro emendativo attraverso il quale, grazie all'impegno della Lega, in particolare dell'onorevole Garavaglia e dell'onorevole Comaroli, la Lega ha cercato di arginare alcuni temi che con l'emergenza non c'entravano tantissimo, comunque la si pensi in merito. Mi riferisco al solito tema della cannabis. Come pure ha cercato di occuparsi invece di questioni di cui c'era oggettivamente bisogno, anche se sono viste come un potenziale nemico ideologico dall'attuale maggioranza; e in questo caso mi riferisco al tema delle scuole paritarie. Resta il punto che però in questo ramo del Parlamento abbiamo avuto cinque giorni per occuparci del ponderoso tomo e secondo me questo modo di fare riflette una deriva antidemocratica. Ve l'ho già detto e ve lo ripeto. Ci sono però tante cose da fare, quindi è normale che i provvedimenti siano estremamente complessi. Certo, io ringrazio sempre chi avvicina me, che come è noto sono un professorino anche un po' saccente (questo si sa), alla complessità del reale. Essere qua dentro è una cosa bellissima e ci si avvicina alla complessità del reale in infiniti modi, però fa parte della complessità del reale, per esempio, anche la lettera che ho appena ricevuto: "Caro senatore, salve, sono un operaio artigiano di Torino di quarantasette anni, in cassa integrazione dal 15 marzo. Ad oggi non ho ricevuto ancora nulla da parte dell'ente predisposto al pagamento, come molte altre persone. Siete consapevoli della grave situazione di alcune persone? Trovarsi a quest'età a dover chiedere aiuto a parenti e amici, pur avendo un lavoro, ma non ricevendo nulla da parecchi mesi è umiliante è preoccupante. Le chiedo solo una cortesia: se può fare o dire qualcosa a chi di dovere lo faccia". Qui chi di dovere c'è e l'ho fatto. È chiaro che il plurale di «aneddoto» non è «dati» e questo, se vogliamo, è un aneddoto, è la vita di una persona disperata e umiliata, ma ciò non è necessariamente colpa di questo Esecutivo, può essere anche colpa delle circostanze. Però, oltre a questo aneddoto, abbiamo anche dei dati sui gravi ritardi con cui i provvedimenti stanno intervenendo. Forse, allora, anziché immaginarsi dei modi barocchi per provvedere liquidità al sistema delle imprese, c'erano alcune cose che potevano essere fatte e che secondo me - io mi rileggo sempre con attenzione i Resoconti stenografici per vedere se ho detto quello che pensavo - derivano da un'iniziale sottovalutazione da parte del Governo di quello che sarebbe successo e che quindi sta succedendo. Scusate, non voglio citare me stesso - cosa inelegante - ma insomma, ricordiamo tutti quando a inizio marzo ebbi l'opportunità (e ne approfittai) di suggerire al Governo che, date le circostanze eccezionali, sarebbe stato opportuno fare un deficit estremamente alto, uno scostamento estremamente alto, e intervenire in modo estremamente incisivo, perché questo avrebbe permesso di fare poche cose risolutive. Io questo lo dissi prima che la Commissione europea applicasse la general escape clause, perché nella riflessione del nostro partito era assolutamente chiaro che quello sarebbe successo. Adesso non voglio dire che noi siamo quelli bravi, perché chiaramente essere professorino, oltre a essere saccente, aiuta anche un pochino a vedere quello che succederà; infatti, non è mica la prima volta che in Europa le regole vengono cambiate, quindi si è in grado di capire quando si andrà in una certa direzione.