[pronunce]

n. 172 del 2008, nella quale si afferma sussistere «la straordinaria necessità ed urgenza di definire un quadro di adeguate iniziative per consolidare i risultati positivi ottenuti [...] e per il definitivo superamento dell'emergenza» . Ciò renderebbe evidente che la normativa in esame è stata predisposta in un momento nel quale la fase acuta dell'emergenza era ormai superata. Sotto il profilo della rilevanza, il rimettente sottolinea come dall'accoglimento della questione «deriverebbe l'irrilevanza penale del fatto ascritto ai prevenuti e/o la derubricazione in fattispecie avente trattamento sanzionatorio meno grave con riferimento alla contestazione di cui alla lettera d) dell'art. 6 d.l. n. 172 del 2008». 2. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la inammissibilità o, comunque, per la non fondatezza della questione. La difesa dello Stato, dopo aver riepilogato il contenuto dell'ordinanza di rimessione, ripercorre le tappe salienti della situazione verificatasi nella Regione Campania. Nella predetta Regione persiste fin dal 1994 lo stato di emergenza per lo smaltimento dei rifiuti, dichiarato ai sensi dell'art. 5 della legge n. 225 del 1992. Nel 1996 il Presidente della Regione Campania è stato nominato Commissario per il Governo al fine dell'approvazione, tra l'altro, del Piano regionale dei rifiuti, con il compito di individuare un adeguato sistema di gestione dei rifiuti urbani, che garantisse la regolare erogazione di un servizio pubblico essenziale. Il Piano regionale - approvato nel 1997, ed adeguato al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio) - aveva individuato, sulla base della ricognizione dei volumi di rifiuti urbani prodotti, delle caratteristiche merceologiche e della distribuzione sul territorio regionale, un sistema basato sulla termovalorizzazione, previo trattamento in combustibile da rifiuti (CdR). In seguito, «una serie di complicazioni, quali le infiltrazioni malavitose e le problematiche insorte con la popolazione», hanno aggravato il contesto emergenziale e reso ineluttabile il ricorso alla legislazione d'urgenza, attuato con il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90 (Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile) e con il d.l. n. 172 del 2008. In particolare, prosegue la difesa erariale, il d.l. n. 172 del 2008 configura un intervento di carattere straordinario, strumentale a rendere maggiormente efficace la gestione dei rifiuti nella Regione Campania, in un quadro di «perdurante grave crisi emergenziale in atto al momento della emanazione dei provvedimenti normativi in questione». Dopo un'analisi generale dei punti qualificanti il provvedimento legislativo urgente - calibrato sulla situazione esistente in Campania ma applicabile in qualsiasi area del territorio nazionale per la quale, ricorrendone i presupposti, sia dichiarato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti - l'Avvocatura generale procede all'esame delle norme censurate, ed evidenzia come le stesse introducano, per condotte già vietate dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), un trattamento sanzionatorio più severo, qualora le stesse siano poste in essere nel territorio in cui vige lo stato di emergenza. Invero, la fattispecie prevista alla lettera a) dell'art. 6 del d.l. n. 172 del 2008 eleva al rango di illecito penale la condotta prevista dall'art. 255 del d.lgs. n. 152 del 2006, mentre la fattispecie contenuta nella successiva lettera d) trasforma in delitto la contravvenzione prevista dall'art. 256 del richiamato d.lgs. n. 152 del 2006, con conseguente inasprimento delle sanzioni. Il legislatore dell'emergenza è dunque intervenuto a reprimere più severamente condotte già vietate, al fine di tutelare, nel contesto emergenziale, beni di rilevanza costituzionale, quali l'ambiente e la salute dei cittadini, esposti a grave pericolo proprio per effetto di quei comportamenti. Ciò posto, in via preliminare la difesa dello Stato ritiene che le censure prospettate dal giudice a quo siano motivate in modo insufficiente e contraddittorio. In particolare, il rimettente avrebbe contraddetto le sue stesse premesse nell'argomentare sia la pretesa violazione del principio di uguaglianza, sia l'irragionevolezza delle norme censurate. Il difetto di motivazione sarebbe poi evidente, a parere della difesa erariale, con riferimento all'asserita violazione della riserva di legge, posto che il giudice a quo attribuisce alla disposizione contenuta nell'art. 6 citato la natura di norma penale in bianco, limitandosi a rilevare che essa presuppone la vigenza dello stato di emergenza dichiarato dall'Esecutivo. La motivazione sarebbe carente, infine, anche riguardo alla non manifesta infondatezza della questione concernente l'art. 77, secondo comma, Cost., argomentata sulla pretesa «attestazione» della cessata emergenza che risulterebbe dalla premessa del provvedimento legislativo urgente. Nel merito, l'Avvocatura generale evidenzia come, secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale, il principio di uguaglianza trovi piena attuazione quando a situazioni simili corrisponde un trattamento analogo e a situazioni diverse fa riscontro un trattamento differenziato. Sicché, proprio in ossequio al principio di uguaglianza, l'assetto normativo deve essere adeguato alle specifiche contingenze; infatti, la discrezionalità delle scelte legislative «deve trovare idonea spiegazione nella ragionevolezza delle statuizioni dirette a giustificare la disparità di trattamento». In questa prospettiva, a parere della difesa erariale, sarebbe di tutta evidenza che l'art. 6 censurato non viola in alcun modo il principio di uguaglianza, essendo applicabile nei confronti di chiunque ponga in essere le condotte incriminate nell'ambito territoriale interessato dallo stato di emergenza nel settore dei rifiuti. Non sussisterebbe nemmeno la denunciata irragionevolezza della normativa sottoposta a scrutinio: quest'ultima, con riferimento alle aree in cui è dichiarato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti, qualifica come delitti condotte già sanzionate, a titolo di illecito amministrativo o di contravvenzione, dal d.lgs. n. 152 del 2006. Il legislatore ha dunque introdotto norme penali eccezionali, previste e disciplinate dagli artt. 2, quinto comma, cod. pen. e 14 delle disposizioni sulla legge in generale, che trovano giustificazione nella gravità della crisi del settore dei rifiuti in quei territori nei quali è stato dichiarato lo stato di emergenza.