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le biomasse legnose (ancora oggi legna e pellet ) rappresentano, con più del 21 per cento, la seconda fonte di riscaldamento delle famiglie del nostro Paese; tali biomasse, da un lato, sono accusate di essere tra le cause di inquinamento e, dall'altro, sono ritenute fondamentali perché rappresentano la prima fonte di energia rinnovabile. In realtà più che le biomasse legnose, ad inquinare è l'utilizzo ancora molto diffuso di apparecchi vecchi; i dati parlano di quasi il 60 per cento di stufe a legna o pellet con oltre 5 anni e il 18 per cento con più di 10 anni. Tutto questo mentre, come ricorda il coordinatore dell'Associazione italiana energie agroforestali, la tecnologia ha fatto passi da gigante: "Rottamare le vecchie stufe a legna e pellet è fondamentale nella lotta all'inquinamento, è come passare da un'auto Euro 0 a un'auto Euro 6"; la sostituzione di energie fossili con energie rinnovabili come le biomasse legnose è e resta una scelta irreversibile; le misure da mettere in atto per il contrasto all'inquinamento atmosferico hanno effetti positivi diretti sulla lotta al cambiamento climatico. Questo impone soluzioni coordinate sia sul piano industriale sia per gli usi civili e richiede modelli di sviluppo nuovi, in grado di affrontare realtà diverse e armonizzarle in direzione di un comune obiettivo di crescita socio-economica e di compatibilità ambientale; per ridurre l'inquinamento dell'aria è altresì necessario accelerare verso un'economia capace di ridurre sempre di più le immissioni in atmosfera valorizzando maggiormente riutilizzo e il riciclo, e implementando fortemente la dotazione di impianti di ciascun ente territoriale indispensabile a consentire la chiusura del ciclo dei rifiuti superando un deficit degli impianti intollerabile; un'inchiesta de "Il Sole-24 ore" mostra come siano più di 200.000 i camion , fra tir e compattatori, necessari ogni anno per trasportare i rifiuti prodotti dalle regioni che non hanno abbastanza impianti per smaltirli, e che per questo motivo li destinano alle discariche o ai termovalorizzatori situati in altre regioni o all'estero; la tassa sull'immondizia aumenta dove mancano i siti di trattamento. Questa quotidiana migrazione di veicoli necessari a esportare l'immondizia e il costo crescente della tassa rifiuti per le famiglie, misurano gli effetti del "no ad ogni costo" alla realizzazione degli impianti necessari a smaltire i rifiuti, impegna il Governo: 1) ad incrementare decisamente le risorse economiche, attualmente insufficienti, finalizzate ad un efficace piano nazionale contro l'inquinamento atmosferico che consenta realmente di finanziare misure strutturali in grado di ridurre sensibilmente le concentrazioni di inquinanti presenti nell'aria; 2) ad incrementare le risorse per accelerare la realizzazione delle infrastrutture e colonnine di ricarica adibite alla ricarica dei veicoli elettrici, con particolare riguardo alle aree urbane; 3) a prevedere l'esenzione dal pagamento della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche qualora in dette aree siano ubicate le medesime colonnine di ricarica elettrica; 4) a favorire realmente una mobilità sostenibile, anche attraverso un improcrastinabile ricambio degli autoveicoli per il trasporto pubblico a disposizione degli enti locali, mediamente ormai troppo vecchio e fortemente inquinante, quale strumento di abbattimento dei livelli di smog sicuramente più efficace dei blocchi sempre più frequenti della circolazione decisi da alcune amministrazioni comunali, e che vedono coinvolti anche autoveicoli di ultima generazione immatricolati nel pieno rispetto delle ultime normative europee in materia di emissioni; 5) a prevedere agevolazioni e misure di vantaggio anche per chi acquista autoveicoli bifuel a gpl e a metano, in quanto in grado di incidere sensibilmente di meno, rispetto alla benzina e al diesel , sui livelli di inquinamento atmosferico; 6) a prevedere un efficace piano di investimenti finalizzato a favorire e ad implementare sensibilmente il trasporto di persone e merci su rotaia; 7) a prevedere ulteriori risorse e benefici fiscali al fine di accelerare la sostituzione degli impianti di riscaldamenti degli edifici pubblici e privati, con quelli di ultima generazione in grado di ridurre le emissioni fino all'80 per cento; 8) ad avviare una campagna informativa volta a far conoscere i benefici fiscali attualmente esistenti connessi alla sostituzione di vecchie caldaie con quelli di ultima generazione e il relativo conseguente risparmio sulla bolletta elettrica; 9) a prevedere le opportune iniziative volte ad aumentare sensibilmente i territori raggiunti dalla rete nazionale dei gasdotti favorendo così la metanizzazione di tante aree non servite e agevolando conseguentemente la sostituzione degli impianti a gasolio con quelli alimentati a metano combustibile decisamente meno inquinante; 10) ad adottare le opportune iniziative volte ad accrescere la dotazione degli impianti di trattamento dei rifiuti, attualmente del tutto inadeguata in troppe aree del nostro Paese, al fine di garantire un'efficace gestione territoriale del ciclo integrale dei rifiuti, consentendo, tra l'altro, una sensibile riduzione del quotidiano trasporto di tonnellate di rifiuti prodotti ma conferiti dai camion in impianti o discariche di altre regioni, con quello che ciò comporta in termini di riduzione di anidride carbonica. Interrogazioni Atto n. 3-01410 TARICCO D'ARIENZO LAUS FEDELI BOLDRINI STEFANO D'ALFONSO ROSSOMANDO IORI ROJC MANCA CIRINNA' FERRAZZI MESSINA Assuntela GIACOBBE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la circolare dell'Inps n. 94 del 20 giugno 2019 è intervenuta sull'inquadramento, ai fini dell'assoggettamento a contribuzione agricola unificata, delle società, delle cooperative e delle organizzazioni di produttori che svolgono, in connessione o meno con l'attività principale, attività diverse dalla coltivazione dei fondi, dalla selvicoltura e dall'allevamento di animali, di cui all'articolo 2135 del codice civile; l'Inps ha dato un'"interpretazione autentica" dell'ambito di applicazione dell'articolo 6 della legge 31 marzo 1979, n. 92, riguardo all'individuazione dei lavoratori agricoli dipendenti ai fini dell'applicazione delle norme di previdenza ed assistenza sociale, ivi comprese quelle relative all'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; secondo il suddetto articolo 6, si considerano lavoratori agricoli dipendenti gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato, da: a) amministrazioni pubbliche per i lavori di forestazione nonché imprese singole o associate appaltatrici o concessionarie dei lavori medesimi; b) consorzi di irrigazione e di miglioramento fondiario, nonché consorzi di bonifica, di sistemazione montana e di rimboschimento, per le attività di manutenzione degli impianti irrigui, di scolo e di somministrazione delle acque ad uso irriguo o per lavori di forestazione;