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Eppure, cari colleghi, molti di voi, soprattutto coloro che oggi fanno parte della minoranza della maggioranza, quando uscivano i DPCM di Conte gridavano, - cita autorevoli esponenti dei partiti che sono entrati nella nuova maggioranza - parlavano di golpe giuridico, di dittatura sanitaria, di strumento discutibile, di usurpazione dei poteri, di scandalo incostituzionale, di Costituzione calpestata e di limitazione delle libertà coi DPCM che esautorano il Parlamento. Queste sono soltanto alcune delle citazioni di coloro che prima gridavano allo scandalo e oggi si sono completamente silenziati, accettando quindi questi strumenti che rappresentano - a nostro giudizio - non il nuovo che avanza, ma semplicemente una continuità assoluta con il vecchio Governo Conte II, che potremmo tranquillamente chiamare, anziché Governo Draghi, Governo Conte- ter. Non devo ricordare a voi gli allarmi lanciati da autorevoli costituzionalisti come Sabino Cassese, che ha dichiarato recentemente che prima o poi anche la Consulta boccerà le misure anti-Covid e ha messo in rilievo che con questi DPCM si invade un campo riservato all'azione legislativa, tra l'altro in modo parossistico, creando confusione tra i cittadini. E non vi devo ricordare nemmeno la recente pronuncia del tribunale di Roma del 16 dicembre dell'anno scorso, la quale ha stabilito che il DPCM è un atto amministrativo che non può restringere le libertà fondamentali, nemmeno - si badi bene - se a legittimarlo è un atto che ha forma di legge. Di tutto questo, il nuovo DPCM del Governo, che abbiamo potuto leggere ieri, ha fatto semplicemente carta straccia. Cari colleghi, noi non siamo contrari al fatto che si adottino misure per contenere la calamità che ha colpito l'Italia e il mondo intero - ci mancherebbe altro - ma riteniamo che queste misure che incidono sulle libertà fondamentali sancite dalla nostra Costituzione debbano essere discusse nella sede opportuna e appropriata, che è il Parlamento. E mi riferisco anche all'alto richiamo del Presidente del Senato di poche settimane fa: questa è la sede in cui si devono discutere misure che incidono sulla libertà personale, sulla libertà di movimento, sulla libertà di iniziativa economica, sulla libertà di poter vivere una vita degna di questo nome. Qui si deve decidere soprattutto in modo ragionevole come si può intervenire su quella che non è più un'emergenza come poteva esserlo un anno fa, perché emergenza vuol dire una circostanza imprevista e imprevedibile. La seconda ondata non solo non era imprevista né imprevedibile, ma era addirittura annunciata. Eppure, il Governo precedente, di cui facevano parte più della metà dei Ministri del nuovo Governo, non ha fatto assolutamente nulla per affrontare la seconda andata. Oggi non siamo più, purtroppo, in un'emergenza, ma siamo in una situazione che è a tutti nota ed era prevista. Dobbiamo immaginare che non si può chiudere sempre e soltanto tutto, tra l'altro colpevolizzando soltanto alcune determinate categorie. Non ha senso continuare a sostenere che i ristoranti possono rimanere aperti a pranzo, ma devono chiudere la sera: che senso ha? Se il virus circola a pranzo, circola ugualmente anche la sera. Occorre stabilire delle regole, occorrono dei protocolli, come si era anche immaginato di poter fare. Tutte le attività economiche - bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre e impianti sportivi - che si adeguano a tali protocolli (distanziamento, uso delle mascherine, sanificazioni, tutte le cautele di questo mondo) e alle prescrizioni per la tutela della salute devono poter continuare e riprendere la loro attività. Questo è quello che diciamo noi di Fratelli d'Italia. Certo, vorremmo che le mascherine fossero vere e non farlocche, come quelle che ha comprato l'ex - per fortuna - commissario Arcuri. (Applausi) . Certo, vorremmo che ci fossero dei controlli sugli acquisti che facciamo per le protezioni che destiniamo ai nostri sanitari e a tutti i cittadini. Ma vorremmo anche che ci si interrogasse - ad esempio - sul trasporto pubblico, perché è chiaro che il contagio è lì; ma lì non si interviene. E vorremmo anche che ci si interrogasse sul perché otto - dico otto - esponenti di Fratelli d'Italia che in sicurezza fanno una conferenza stampa vengono multati e, nello stesso tempo, assistiamo a spettacoli incredibili di centinaia e centinaia di migranti ammassati, nei confronti dei quali nessuno interviene. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, devo dire che la sensazione di spaesamento che molti colleghi hanno registrato nel passaggio dal Conte- bis al nuovo Governo Draghi anche io l'ho fortissima. Mi sembra - secondo una famosa frase di uno dei romanzi più noti d'Italia - che tutto cambi perché in realtà nulla cambi. Questa sensazione è cominciata la settimana scorsa con la fiducia; davanti a una maggioranza così allargata, non si capiva quale necessità ci fosse della fiducia. (Brusio) . PRESIDENTE. Posso chiedere ai colleghi che sono vicini alla senatrice Binetti di abbassare il tono della voce, cortesemente? Vi ringrazio. Prego, senatrice Binetti. BINETTI (FIBP-UDC) . Grazie a lei, Presidente: è un gentile omaggio alle donne anche questo. Vorrei sottolineare che questa sorpresa - potremmo quasi definirla una mancanza di sorpresa, perché tutto prosegue nello stesso modo - l'ho avuta anche quando, proprio a proposito del decreto-legge che ci apprestiamo a convertire, abbiamo assistito a un'operazione molto ambigua: un decreto-legge che è stato emanato successivamente è stato declassato a emendamento, con tempi così veloci che le Commissioni non hanno avuto il tempo né studiarlo, né di affrontarlo, né di subemendarlo. Ci siamo trovati davanti a un vero e proprio blitz . Se questa operazione fosse stata messa in atto dal Governo precedente, l'avremmo data per acquisita come una delle classiche manovre per cui il Parlamento viene decisamente sottovalutato dal Governo. Ma da questo Governo noi ci aspettiamo qualcosa di più: una delle cose che ci aspettiamo veramente tutti è una maggiore valorizzazione del Parlamento, e cioè del ruolo di ognuno di noi, positivo, concreto, incisivo. Questa cosa è mancata nel Conte- bis e speravamo tutti potesse farsi realtà nel Governo Draghi. Detto questo, un'altra cosa che mi interessa sottolineare è che in realtà, poi, questo decreto-legge non è altro che una mappa a colori, in cui magari sussiste una maggiore precisione chirurgica nel definire i contorni delle varie zone. Abbiamo visto apparire, tra i tanti colori (il giallo, l'arancione e il rosso), anche l'arancione rafforzato, che pone vincoli, che in qualche modo limita le libertà e rende a noi più difficile capire esattamente cosa si possa o no fare. Siamo, quindi, in una fase di stordimento, che non rende possibile al Parlamento distribuire chiarezza, serenità e sicurezza nei diversi territori. E poi il dialogo frammentato tra Esecutivo e Parlamento non consente al Parlamento stesso di avere un confronto con i territori più limpido, più sereno, più sicuro.