[pronunce]

6.- Sulla base di tali coordinate, l'eccezione di rito concernente la non sufficiente determinatezza dell'atto introduttivo conduce a esiti differenti in relazione alle diverse condotte contestate al senatore Giovanardi. 6.1.- Per quanto concerne l'addebito a titolo di oltraggio (art. 341-bis cod. pen.), l'eccezione di inammissibilità è fondata. Il ricorso del Tribunale di Modena si limita a un fugace riferimento alla circostanza che i pubblici ufficiali, destinatari - secondo l'impianto accusatorio - di minacce dirette a far compiere loro atti contrari al proprio ufficio, sarebbero stati, «nell'occasione, anche oltraggiati». Peraltro, neppure il capo di imputazione allegato fornisce elementi più specifici. L'atto introduttivo offre, dunque, una descrizione del tutto carente delle condotte riferite al senatore Giovanardi, che non consente di operare il vaglio sui presupposti idonei ad accertare la sindacabilità o insindacabilità del comportamento addebitato. Il conflitto di attribuzione, nella parte in cui ha a oggetto i fatti imputati a titolo di oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341-bis cod. pen.), è, pertanto, inammissibile. 6.2.- Differente è, invece, la conclusione cui si deve pervenire con riguardo ai fatti contestati al senatore Giovanardi a titolo di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (art. 336 cod. pen.), di violenza e minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti (art. 338 cod. pen.) e di rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio (art. 326 cod. pen.). Il ricorso opera, in proposito, una descrizione che, per quanto estremamente sintetica, risulta nondimeno sufficiente - se integrata dalla lettura dei capi di imputazione allegati - a consentire a questa Corte di operare il giudizio relativo alla possibilità o meno di ascrivere le condotte imputate al senatore Giovanardi all'espressione di una opinione nell'esercizio dell'attività parlamentare. 6.2.1.- Il Tribunale ricorrente fa riferimento a «minacce sia dirette che indirette, tese: i) a turbare le attività di un Corpo amministrativo (segnatamente, il Prefetto di Modena e il Gruppo Interforze costituito con decreto del Ministero dell'Interno del 14.3.2003); ii) a costringere i pubblici ufficiali destinatari di tali condotte, a compiere atti contrari all'ufficio»; nonché all'aver «adoperato informazioni precise e circostanziate, ancora coperte da segreto, aventi ad oggetto i relativi procedimenti amministrativi», fornite al Senatore «da appartenenti agli uffici di prefettura», coimputati nel processo. Il provvedimento introduttivo del presente giudizio specifica, altresì, che il complesso delle condotte su evocate sarebbe stato posto in essere con l'obiettivo di ottenere la riammissione di due imprese alla white list, vale a dire l'elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all'art. 1, comma 52, della legge n. 190 del 2012. 6.2.2.- La descrizione, così sinteticamente operata nel ricorso, è poi suscettibile di integrazione con gli elementi che si traggono dall'allegato. Da esso si desume che l'indagine è scaturita nell'ambito della «Operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna denominata "Aemilia"». Le due imprese a cui il senatore Giovanardi avrebbe cercato di far conseguire l'ammissione o la riammissione nella white list risultano essere: la B. C. srl, relativamente alla quale il prefetto di Modena aveva emesso un provvedimento di informazione antimafia interdittiva, con conseguente rigetto della domanda di iscrizione nella citata lista, e rispetto alla quale il Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia Romagna nonché il Consiglio di Stato avevano rigettato la richiesta di riesame; e la ditta individuale I. di A. B., la cui iscrizione nella white list era stata parimenti rigettata in data 20 ottobre 2014, avendo i componenti del Gruppo Interforze - in base a quanto riferisce il punto 9 del capo di imputazione n. 216 - ritenuto sussistenti elementi tali da far ritenere acclarato il tentativo dell'azienda di eludere gli effetti dei provvedimenti interdittivi. Sempre nell'allegato si fa riferimento a vari incontri e colloqui del senatore Giovanardi. Si evoca un colloquio tenuto con A. e A. B., nel quale lo stesso senatore Giovanardi comunica di aver incontrato il prefetto e il questore e riporta le parole che avrebbe proferito dinanzi a questi ultimi (punto 4 del capo n. 216). Si dà poi conto di un incontro del senatore con il comandante provinciale dei carabinieri di Modena, colonnello S. S., cui partecipava anche il tenente colonnello D. C., e si riporta il contenuto del colloquio nel quale il senatore avrebbe preteso un cambio della posizione assunta rispetto alle società dei B. (punto 12 del capo di imputazione n. 216 e capo di imputazione n. 220). Infine si espone che il senatore avrebbe tenuto condotte tali da far comprendere al prefetto di Modena «i potenziali rischi cui lo stesso sarebbe andato incontro (non solo reputazionali, ma anche in termini di carriera e di possibile trasferimento)» e sono riportate le dichiarazioni rese dal senatore Giovanardi a tal riguardo (sintesi finale del capo di imputazione n. 216, lettera c). Da ultimo, nell'allegato si fa riferimento: a un «atto ancora segreto» che il senatore avrebbe ricevuto dal prefetto, all'utilizzo «di atti ancora segreti» e al fatto che, nel corso di una Conferenza stampa, il senatore Giovanardi avrebbe rivelato pubblicamente una circostanza ancora segreta (capo di imputazione n. 216, punti n. 4, n. 5 e n. 15). 6.3.- Alla luce di quanto desumibile dall'atto introduttivo e dal relativo allegato, si deve, pertanto, ritenere che la descrizione dei fatti - contestati a titolo di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (art. 336 cod. pen.), di violenza e minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti (art. 338 cod. pen.) e di rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio (art. 326 cod. pen.) - è sufficiente a consentire a questa Corte di valutare se tali condotte siano o meno configurabili alla stregua di opinioni espressive della funzione parlamentare. Con riguardo alle citate censure l'eccezione di inammissibilità per «violazione del principio di completezza e autosufficienza dell'atto introduttivo» è, di conseguenza, non fondata. 7.- Nel merito, il ricorso è, invece, fondato per quanto concerne le condotte addebitate al senatore Giovanardi a titolo di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (art. 336 cod. pen.) e di violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti (338 cod. pen.).