[pronunce]

che, in particolare, la violazione dell'art. 24 Cost. sussisterebbe nella misura in cui dette disposizioni determinerebbero, nelle considerate materie, una incisiva influenza sull'azionabilità in giudizio di situazioni giuridiche e sulla successiva funzione giurisdizionale, su cui lo svolgimento della mediazione variamente influisce, in quanto esse non garantirebbero, mediante un'adeguata conformazione della figura del mediatore, che i privati non subiscano irreversibili pregiudizi derivanti dalla non coincidenza degli elementi loro offerti in valutazione per assentire o rifiutare l'accordo conciliativo, rispetto a quelli suscettibili, nel prosieguo, di essere evocati in giudizio; che, con atto depositato in data 20 luglio 2012, si è costituita nel presente giudizio di legittimità costituzionale l'Unione nazionale dei Giudici di Pace - Unagipa, la quale, riportandosi alle argomentazioni del rimettente, ha chiesto che la questione sia dichiarata fondata; che, con atto depositato il 31 luglio 2012, è intervenuto nel presente giudizio di legittimità costituzionale il Consiglio Nazionale Forense, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata fondata; che il Tribunale ordinario di Firenze, in composizione monocratica, con ordinanza dell'11 maggio 2012, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24, 76 e 77 Cost. , dell'art. 5 del d.lgs. n. 28 del 2010 (r.o. n. 204 del 2012); che il rimettente espone di essere chiamato a giudicare in una causa civile, promossa da F.C. contro F.L., F.A. e P.M., avente ad oggetto impugnazione di testamento e reintegra nella quota di riserva; che, come il giudice a quo riferisce, le convenute, costituitesi tempestivamente, hanno eccepito l'omissione, da parte dell'attore, del tentativo obbligatorio di mediazione stabilito dall'art. 5 del d.lgs. n. 28 del 2010; che, in punto di non manifesta infondatezza, il giudice a quo deduce che la domanda in oggetto rientra nel disposto della norma indicata; che non sussistono le condizioni per la disapplicazione della norma, ai sensi dell'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; che, invece, sussiste il contrasto di detta disposizione con gli artt. 76 e 77 Cost., avendo il legislatore previsto la mediazione come obbligatoria; che, sotto tale profilo, il rimettente osserva che l'art. 60 della legge delega, alla lettera n), prevede, tra i principi e criteri direttivi, il dovere per l'avvocato di informare il cliente della possibilità della conciliazione, e da ciò si dovrebbe trarre la conseguenza che il legislatore non intendeva prevederla come obbligatoria; che il giudice a quo ravvisa, altresì, violazione dell'art. 24 Cost., in relazione all'onerosità della stessa, poiché tale carattere - essendo la mediazione obbligatoria per la parte che voglia agire in giudizio - si porrebbe in contrasto con detto parametro costituzionale, prevedendo un esborso a carico di chi voglia intraprendere un giudizio, ulteriore rispetto al costo di questo; che la norma, inoltre, violerebbe gli artt. 3 e 24 Cost. sotto il profilo della mancata previsione di criteri di competenza territoriale degli organismi di mediazione; che, infatti, la disciplina in esame non conterrebbe alcun criterio per l'individuazione territoriale dell'organismo di mediazione, con la conseguenza che la parte sarebbe libera di scegliere l'organismo stesso e ciò, in considerazione della natura obbligatoria della mediazione, determinerebbe una lesione del principio di uguaglianza e del diritto di difesa, non potendosi considerare tutela sufficiente la possibilità che il giudice valuti "giustificato motivo" la mancata partecipazione ad una mediazione in località lontana o scomoda, essendo incerta una tale possibilità; che, con atto depositato in data 30 ottobre 2012, è intervenuto nel presente giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto alla Corte di dichiarare la non fondatezza della questione; che, in via preliminare, l'Avvocatura dà atto che le questioni in oggetto sono già state trattate dalla Corte costituzionale all'udienza del 23 ottobre 2012 e nella successiva camera di consiglio; che, nel merito, la difesa statale ribadisce le argomentazioni già svolte in relazione alle questioni trattate alle predette udienza pubblica e camera di consiglio; che il Tribunale ordinario di Latina, con le sei ordinanze di analogo tenore indicate in epigrafe (le prime tre in materia di locazione, la quarta in materia di contratti bancari, la quinta in materia di risarcimento danni da responsabilità medica, la sesta ancora in materia di locazione) ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 76 e 77 Cost., questioni di legittimità costituzionale degli artt. 5, 8 e 13 del d.lgs. n. 28 del 2010 e dell'art. 16 del d.m. n.180 del 2010 (r.o. n. 210 del 2012, n. 211 del 2012, n. 212 del 2012, n. 213 del 2012, n. 214 del 2012 e n. 215 del 2012); che, in particolare, il rimettente ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondate: a) in riferimento all'art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 5 del d.lgs. n. 28 del 2010 e 16 del d.m. n. 180 del 2010, nella parte in cui stabiliscono l'onerosità della mediazione obbligatoria; b) in riferimento agli artt. 3, 24, 76, 77 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 del d.lgs. n. 28 del 2010, nella parte in cui prevede che dalla mancata partecipazione, senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio, ai sensi dell'art. 116, comma 2, cod. proc. civ. ; c) in riferimento agli artt. 3, 24, 76, 77 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 13 del d.lgs. n. 28 del 2010 che disciplina le spese di lite; d) in riferimento all'art. 3 Cost., la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 5 del d.lgs. n. 28 del 2010 e 16 del d.m. n. 180 del 2010, nella parte in cui prevedono che soltanto il convenuto possa non aderire al procedimento di mediazione; che nei sei giudizi di legittimità costituzionale, sopra indicati, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate non fondate;