[resaula]

Nulla di nuovo, cari colleghi, nell'uso propagandistico e strumentale dell'antifascismo quale arma impropria di legittimazione del comunismo. Dopo decenni, siamo ancora all' antifaschistischer Schutzwall nella testa di troppi esponenti, eredi del comunismo, anche nella democratica Repubblica italiana. Infatti, socialfascisti furono Nenni, Saragat e persino Craxi e fascisti furono i patrioti ungheresi che nel 1956 si immolarono per la libertà e che oggi Fratelli d'Italia ha celebrato con un importante convegno in sala Nassirya e con una mostra che viene inaugurata in questi minuti presso la fondazione Alleanza Nazionale. Ecco, cari colleghi, è giusto ricordare chi ha lottato e chi si è sacrificato per la libertà ed è giusto ricordare che la democrazia e la libertà non possono avere aggettivi e qualificazioni: o si crede in questi valori o, altrimenti, si fa soltanto sterile propaganda. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Balboni, per il suo appassionato intervento. ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ricorrono trentadue anni da un momento storico che ha cambiato il corso dell'Europa e di tutto il mondo occidentale. Ricordare oggi la caduta del Muro di Berlino vuol dire porre al centro della nostra riflessione la storia del Secolo breve, che - come dice Hobsbawm - ha avuto inizio nel 1914 e si è concluso, appunto, nel 1989, un secolo drammaticamente orgoglioso di se stesso e dei propri orrori. La mia terra, la città di Gorizia nello specifico, è stata lacerata da una rete metallica che ha diviso ciò che è rimasto unito per secoli e secoli. Chi conosce la storia sa che si può intendere un confine come qualcosa di definitivo, una finis terrae , e che la sua caduta può rimettere in discussione punti di vista, ideologie e valori, ma può anche rappresentare il futuro. Winston Churchill ebbe a dire come ci siano luoghi e territori che hanno più storia di quanta ne possano sopportare; è stato così per noi, lungo tutto il confine orientale; è stato così per Gorizia. Oggi, grazie al pensiero, alla forza e alla volontà di personalità di grande spessore umano e politico - tra cui vorrei ricordare il presidente Sergio Mattarella e il presidente Borut Pahor - Gorizia e Nova Gorica sono diventate esempio per il futuro, con l'assegnazione di capitale europea della cultura per il 2025. Questo è un segno per il futuro e per i giovani, una proiezione verso nuovi orizzonti. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,20) ( Segue ROJC). La storia è grande maestra: lo è stata per Gorizia, lo è stata per la Germania e lo è stata per il simbolo che il Muro di Berlino ha rappresentato. Come ebbe a dire nel 1963 John Fitzgerald Kennedy - e come anche noi tutti dovremmo dirci convintamente - « Wir sind Berliner », ricordando i nuovi muri che crescono da altre parti, nel tentativo di arginare il flusso di uomini, di idee e di valori che nessun muro potrà portare al silenzio. Ich bin einer Berlinerin . (Applausi) . PRESIDENTE . La ringrazio, senatrice Rojc, per averci ricordato le basi costituenti della nuova Europa, all'indomani della Seconda guerra mondiale, rifondata sui principi della democrazia, della Costituzione e della libertà. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, anche da parte del Gruppo Forza Italia, così come lo è stato per altri Gruppi, è doveroso intervenire su questa ricorrenza estremamente importante. Celebrata agli inizi, l'11 novembre del 1989 fu una data entusiasmante. Ricordo di aver assistito a quei momenti in televisione, ma erano i tempi in cui si era giovani e molti amici partirono in macchina e andarono a vedere ciò che stava avvenendo. Era la fine del muro della vergogna ed era soprattutto la fine di una divisione, quella tra le due Germanie, la divisione dell'Europa: da una parte, il mondo libero, quello occidentale; dall'altra, il mondo oppresso da una tirannia, quella comunista. Furono pagati un prezzo altissimo e un costo umano elevato: 138 morti, dovuti in gran parte ai Vopos, che, appostati sulle torrette di guardia sparavano a coloro che volevano fuggire verso la libertà. La prima persona a morire fu una donna di una certa età che, cercando di fuggire, si lanciò addirittura dalla finestra. Voglio ricordare in particolare una figura, quella di Jörg Hartmann, che il 14 aprile 1966, all'età di dieci anni, cercò di fuggire e venne ucciso da un cecchino. Ecco, allora c'era una tragedia: quel muro alto 3,60 metri e lungo 154 chilometri era una cosa spettrale, come lo era la vita in quel mondo. Oggi possiamo festeggiare la libertà e possiamo festeggiare quel momento: il Governo Berlusconi - lo voglio ricordare - con l'appoggio di tutto il centrodestra nel 2005 istituì questa giornata come il Giorno della libertà e vogliamo continuare ad onorarla. È vero: il comunismo allora portò tante menzogne, tant'è che avevano raccontato che si trattava di una barriera antifascista. Non era così: nessuno voleva andare dall'altra parte, non abbiamo mai visto qualcuno cercare di oltrepassare quel muro; volevano trovare la libertà. C'è muro e muro, lo voglio dire: ci sono muri che nascono per impedire magari che si arrivi senza documenti o senza alcuna autorizzazione, in maniera clandestina, e ce ne sono altri che invece impediscono al proprio popolo di fuggire. Si tratta di situazioni ovviamente molto diverse. Oggi abbiamo voluto onorare tale ricorrenza in quest'Aula; mi dispiace però che nelle scuole di ogni ordine e grado non ci siano stati lo stesso interesse e soprattutto la stessa rimembranza di un'occasione che andava invece trattata e considerata per l'alto valore spirituale e umano che ha. Concludo ringraziando gli artefici di quella liberazione, che sono stati innanzi tutto Giovanni Paolo II e Ronald Reagan, ma anche Michail Gorbačëv. Grazie, Presidente: ricordiamoci il prossimo anno di dare incarico anche nelle scuole che venga ricordata questa importantissima giornata. (Applausi) . ABATE (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottoporre all'attenzione dell'Assemblea e di tutti la questione della revisione dell'accordo di scambio tra l'Unione europea e gli stati della Comunità per lo sviluppo dell'Africa del Sud in materia di agrumicoltura. A distanza di cinque anni, in questi giorni, tale trattato è in fase di ridiscussione a Bruxelles. La crisi agrumicola dei Paesi europei, in primis dell'Italia, si è purtroppo acuita da quando l'Unione europea ha firmato nel 2016 l'accordo di partenariato economico con i suddetti Stati dell'Africa del Sud.