[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 183, comma 1, lettera n), quarto periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), promosso con ordinanza del 20 settembre 2006 dal Tribunale di Venezia, sezione distaccata di Dolo, iscritta al n. 123 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti l'atto di costituzione di P.S. nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 27 febbraio 2008 il Giudice relatore Gaetano Silvestri. Ritenuto che il Tribunale di Venezia, sezione distaccata di Dolo, con ordinanza del 20 settembre 2006, ha sollevato, in riferimento agli artt. 11 e 117, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 183, comma 1, lettera n), quarto periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui qualifica le ceneri di pirite come sottoprodotto non soggetto alla disciplina sui rifiuti, a prescindere dalle caratteristiche indicate dalla giurisprudenza comunitaria per la nozione di sottoprodotto; che il rimettente riferisce di essere chiamato a giudicare, nell'ambito di un procedimento iniziato in data 22 marzo 2002 con il sequestro preventivo di un deposito di ceneri di pirite in località Gambarare di Mira, due imputati nei cui confronti è stato emesso decreto di citazione diretta per la violazione, tra l'altro, degli artt. 51, commi 1 e 5, e 51-bis, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio); che il giudice a quo prende in esame i mutamenti del quadro normativo interno verificatisi dopo la commissione dei fatti di reato contestati, avuto riguardo all'entrata in vigore, in data 29 aprile 2006, del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale ha proceduto al riordino della materia ambientale, con espressa abrogazione del d.lgs. n. 22 del 1997; che il rimettente evidenzia come i fatti di reato in esame siano in parte sussumibili sotto le nuove disposizioni sanzionatorie previste dal d.lgs. n. 152 del 2006, ritenendo che vi sia coincidenza tra il disposto dell'art. 256, commi 1 e 5, del citato decreto, e quello dell'art. 51, commi 1 e 5, del previgente d.lgs. n. 22 del 1997, ma non anche tra la fattispecie delineata nell'art. 51-bis del d.lgs. n. 22 del 1997 e quella prevista nell'art. 257 del d.lgs. n. 152 del 2006, atteso che quest'ultima prevede, come ulteriore elemento costitutivo del reato, il superamento delle concentrazioni soglia di rischio; che inoltre, avuto riguardo al quadro normativo comunitario, il giudice a quo richiama la direttiva 2006/12/CE – entrata in vigore il 27 aprile 2006, che sostituisce ed abroga la precedente direttiva 75/442/CEE e tutte le modifiche alla stessa apportate – ritenendo che essa costituisca il «nuovo punto di riferimento normativo per il trattamento dei rifiuti nell'ambito dell'Unione Europea»; che il Tribunale rimettente pone a raffronto la nozione di rifiuto contenuta nella direttiva 2006/12/CE e quella presente nel d.lgs. n. 152 del 2006, evidenziandone la sostanziale analogia; che il rimettente rileva come il citato art. 183 del d.lgs. n. 152 del 2006, al comma 1, lettera n), contenga altresì la definizione di «sottoprodotto», riguardante «i prodotti dell'attività dell'impresa che, pur non costituendo l'oggetto dell'attività principale, scaturiscono in via continuativa dal processo industriale dell'impresa stessa e sono destinati ad un ulteriore impiego o consumo», e stabilisca che non sono soggetti alle disposizioni penali contenute nella parte quarta del d.lgs. n. 152 del 2006 «i sottoprodotti di cui l'impresa non si disfi, non sia obbligata a disfarsi e non abbia deciso di disfarsi ed in particolare i sottoprodotti impiegati direttamente dall'impresa che li produce o commercializzati a condizioni economicamente favorevoli per l'impresa stessa direttamente per il consumo o per l'impiego, senza la necessità di operare trasformazioni preliminari in un successivo processo produttivo. L'utilizzo del sottoprodotto non deve comportare per l'ambiente o per la salute condizioni peggiorative rispetto a quelle delle normali attività produttive»; che, in riferimento al quadro normativo comunitario, il rimettente osserva come la nozione di sottoprodotto, di cui non si rinviene traccia nella direttiva 2006/12/CE, sia stata enucleata dalla giurisprudenza comunitaria, la quale ha ritenuto possibile, in presenza di particolari condizioni, escludere i «residui di produzione» dal novero dei rifiuti (Corte di giustizia, sentenza 18 aprile 2002, in causa C-9/00; sentenza 11 settembre 2003, in causa C-114/01; sentenza 11 novembre 2004, in causa C-457/02; sentenza 8 settembre 2005, in causa C-416/02; ordinanza del 15 aprile 2004, in causa C-235/02); che il giudice a quo non si sofferma sulla nozione interna di sottoprodotto, dettata dal richiamato art. 183, lettera n), del d.lgs. n. 152 del 2006, limitandosi in proposito a richiamare quanto affermato dalla Corte costituzionale nell'ordinanza n. 288 del 2006, secondo cui la disposizione citata ripropone, seppure in termini più precisi e puntuali, l'art. 14 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138 (Interventi urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di contenimento della spesa farmaceutica e per il sostegno delle aree svantaggiate), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178; che, infatti, oggetto di censura da parte del rimettente è la norma contenuta nel medesimo art. 183, comma 1, lettera n), quarto periodo, che qualifica in termini di sottoprodotto le ceneri di pirite, individuate come «polveri di ossido di ferro, provenienti dal processo di arrostimento del minerale noto come pirite o solfuro di ferro per la produzione di acido solforico e ossido di ferro, depositate presso stabilimenti di produzione dimessi, aree industriali e non, anche se sottoposte al procedimento di bonifica o ripristino ambientale»;