[pronunce]

che la razionalità di tale meccanismo e la sua corrispondenza al principio dettato dall'art. 111, quarto e quinto comma, Cost. verrebbero tuttavia meno, in sede esecutiva, per effetto delle disposizioni censurate; che da un lato, infatti, la revoca della sospensione condizionale, da parte del giudice dell'esecuzione, farebbe sì che l'imputato si trovi ad essere stato giudicato in un processo svoltosi in assenza di contraddittorio senza il suo consenso, in quanto questo era condizionato al riconoscimento del beneficio; che, da un altro lato, si determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento fra la fase di cognizione, nella quale il riscontro della non concedibilità del beneficio porta al rigetto della richiesta, ovvero, in sede di impugnazione, all'annullamento dell'intero accordo, «riconducendo il giudizio nei binari ordinari»; e la fase di esecuzione, in cui invece la revoca del solo beneficio non incide sul giudicato relativo all'applicazione della pena; che in entrambi i giudizi di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. Considerato che le ordinanze di rimessione sollevano questioni analoghe, onde i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica decisione; che i giudici rimettenti dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 168, terzo comma, del codice penale, come modificato dall'art. 1 della legge 26 marzo 2001, n. 128 (Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini), nella parte in cui – in correlazione con il disposto dell'art. 674, comma 1-bis, del codice di procedura penale (anch'esso modificato dal citato art. 1 della legge n. 128 del 2001) – prevede la revoca, in sede di esecuzione, della sospensione condizionale della pena concessa «in violazione dell'art. 164, quarto comma,» cod. pen. , «in presenza di cause ostative», anche quando si tratti di beneficio accordato ai sensi del comma 3 dell'art. 444 del codice di procedura penale (e, cioè, a seguito di richiesta di applicazione della pena subordinata alla concessione della sospensione condizionale); che, con riferimento alla questione sollevata dal Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Portoferraio, si deve peraltro osservare come, alla luce dell'indirizzo nettamente maggioritario della giurisprudenza di legittimità, la nuova ipotesi di revoca della sospensione condizionale della pena prevista dall'art. 168, terzo comma, cod. pen. non possa operare in rapporto ai benefici concessi con sentenze divenute definitive prima dell'entrata in vigore dalla legge n. 128 del 2001: e ciò tanto ove si ritenga che la norma impugnata abbia carattere sostanziale (valendo allora il principio di irretroattività della norma penale sfavorevole, di cui all'art. 2 cod. pen.); quanto ove le si attribuisca carattere processuale (valendo allora il principio tempus regit actum, che esclude che le nuove norme possano applicarsi agli atti e fatti “esauriti” sotto l'impero della legge anteriore); che, nel caso di specie – secondo quanto riferito nell'ordinanza di rimessione – si discute della revoca di una sospensione condizionale concessa con sentenza divenuta irrevocabile il 27 novembre 1997, e dunque prima dell'entrata in vigore della legge n. 128 del 2001; senza che, peraltro, il giudice rimettente si ponga affatto il problema di diritto intertemporale dianzi evidenziato; che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza; che, quanto alla questione sollevata dal Tribunale di Nuoro, va rilevato come, con la disposizione di cui al censurato terzo comma dell'art. 168 cod. pen. , il legislatore abbia inteso introdurre uno strumento capace di porre rimedio, a posteriori, alla illegittima reiterazione della sospensione condizionale della pena: e ciò nella precipua ottica di ovviare agli inconvenienti derivanti dal difettoso funzionamento dell'istituto del casellario giudiziale, il quale, a causa dei ritardi negli aggiornamenti, impedisce spesso al giudice di riscontrare, al momento del giudizio, l'esistenza di precedenti condanne a pena sospesa, ostative ad una nuova concessione del beneficio; che, in tale ottica, un indirizzo interpretativo ritiene che – in coerenza col rilevato obiettivo di non far “lucrare” all'imputato vantaggi conseguenti ad errori “invincibili” del giudice, dipendenti dalle disfunzioni di strutture ausiliarie – la possibilità di revoca in executivis della sospensione condizionale debba intendersi limitata, ad onta della indifferenziata lettera della norma, alla sola ipotesi in cui l'elemento ostativo non fosse conoscibile nella fase di cognizione: mentre, in caso contrario – quando, cioè, il giudice della cognizione, pur potendo accorgersi dei precedenti ostativi, abbia egualmente concesso il beneficio a causa di una erronea valutazione – anche la nuova ipotesi di revoca dovrebbe conseguire alla proposizione degli ordinari mezzi di impugnazione; che, a sostegno di tale soluzione, si allega anche l'argomento di ordine sistematico, per cui solo nella prospettiva dianzi indicata la norma non porrebbe problemi di violazione del giudicato – trasformando lo strumento censurato in un nuovo mezzo straordinario di impugnazione contra reum, svincolato da limiti temporali – poiché non si tratterebbe di rivedere una decisione erronea presa in sede di cognizione, ma soltanto di eliminare una violazione di legge commessa in presenza di una situazione oggettiva, non percepita né percepibile dal giudice della cognizione, ma divenuta conoscibile solo ex post; che il rimettente non tiene affatto conto, peraltro, dell'orientamento interpretativo ora ricordato, anche solo per contestarne la validità; che, di conseguenza, il giudice a quo non precisa se, nel caso sottoposto al suo esame, i precedenti ostativi fossero o meno conosciuti o conoscibili dal giudice della cognizione; precisazione che risulterebbe, per contro, tanto più necessaria – nella cornice della tesi interpretativa dianzi ricordata – a fronte del fatto che, secondo quanto si riferisce nell'ordinanza di rimessione, le due precedenti sospensioni condizionali erano state concesse all'imputato con sentenze anteriori, rispettivamente, di ben 19 e 12 anni rispetto a quella di cui si discute nel giudizio a quo: il che potrebbe indurre a dubitare che – pur tenendo conto dei possibili ritardi negli aggiornamenti – le sentenze stesse non figurassero nel certificato del casellario giudiziale al momento della decisione; che, pertanto, anche tale questione va dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .