[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 3, della legge 8 agosto 1977, n. 533 (Disposizioni in materia di ordine pubblico), come sostituito dall'articolo 10, comma 3, della legge 26 marzo 2001, n. 128 (Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini), promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena nel procedimento penale a carico di M.G. con ordinanza del 18 giugno 2012, iscritta al n. 279 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 aprile 2013 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza depositata il 18 giugno 2012 (r.o. n. 279 del 2012), il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 3, della legge 8 agosto 1977, n. 533 (Disposizioni in materia di ordine pubblico), come sostituito dall'articolo 10, comma 3, della legge 26 marzo 2001, n. 128 (Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini), nella parte in cui prevede l'applicazione della pena della reclusione da cinque a dodici anni e della multa da euro 1.032 a euro 3.098 per i delitti di cui all'articolo 624-bis del codice penale aggravati ai sensi del comma 1 del citato art. 4 della legge n. 533 del 1977. Il giudice rimettente riferisce di procedere, in sede di giudizio abbreviato, nei confronti di una persona accusata del reato di cui agli artt. 624-bis e 625, primo comma, numero 2, cod. pen. e all'art. 4 della legge n. 533 del 1977, per avere sottratto dall'abitazione della persona offesa tre fucili. Ricostruiti gli interventi legislativi che hanno investito la norma censurata e la disciplina codicistica del delitto di furto, il giudice rimettente sottolinea come l'art. 624-bis cod. pen. punisca a titolo di autonoma fattispecie incriminatrice il furto mediante introduzione in luogo destinato ad abitazione, condotta, questa, che in precedenza costituiva un'ipotesi aggravata del furto semplice. La norma tutelerebbe anche l'inviolabilità del domicilio, data l'ampiezza del concetto di privata dimora, secondo l'interpretazione giurisprudenziale, concetto in cui sarebbero ricomprese strutture tali da far ritenere che il titolare della facoltà di disporne intenda garantirsi la riservatezza, con correlata facoltà di esclusione dei terzi (studi professionali, esercizi commerciali e pertinenze dell'abitazione, quali l'autorimessa e la cantina). Secondo il rimettente, l'art. 4 della legge n. 533 del 1977 disciplinerebbe un'ipotesi di aggravante speciale del furto giustificata dalla particolare pericolosità dell'azione in relazione all'oggetto della condotta (armi, munizioni ed esplosivi) e al luogo di svolgimento della stessa; però l'interpretazione del rinvio operato dal terzo comma dell'art. 4 citato sarebbe problematica. Infatti, se interpretato come meramente quoad poenam, il riferimento all'art. 624-bis cod. pen. sarebbe ambiguo, risultando difficilmente ipotizzabile un furto che avvenga in abitazione e, al tempo stesso, anche nei luoghi indicati dal citato art. 4 (armerie, depositi o altri locali adibiti a custodia di armi); perciò, per coerenza di sistema, tale riferimento dovrebbe riguardare solo le cose sottratte (armi, munizioni ed esplosivi), facendo ritenere che «se il furto in abitazione ha ad oggetto - come nel caso in esame - armi munizioni o esplosivi, il trattamento sanzionatorio dovrà essere inasprito in ragione della maggiore pericolosità dell'oggetto della condotta». Ciò posto, secondo il giudice rimettente emergerebbe un profilo di irrazionalità del sistema sanzionatorio, perché il furto di armi in abitazione sarebbe punito allo stesso modo del furto di armi in armeria, «parificando in termini di gravità (aspetto escluso dalla ratio legis del 1977) l'elemento relativo al luogo di svolgimento della condotta». Inoltre, attraverso il richiamo alla pena di cui al secondo comma, operato dal terzo comma dell'art. 4 della legge n. 533 del 1977, si determinerebbe «l'irragionevole asimmetria sanzionatoria», in ragione della quale il furto di armi in abitazione sarebbe punito in misura di gran lunga maggiore del furto di armi in armeria. Nel 2001 il legislatore, enucleando una fattispecie autonoma di reato, avrebbe evidenziato una maggiore gravità della condotta di chi si introduce in un luogo di privata dimora al fine di sottrarre una cosa mobile altrui, ma, nonostante tale modifica nella struttura della fattispecie e nel trattamento sanzionatorio, non si sarebbe potuto dubitare che l'ipotesi di cui all'art. 4 della legge n. 533 del 1977 avesse conservato intatta la ragione giustificatrice di un inasprimento sanzionatorio: «oggetto della condotta e luogo di svolgimento della stessa imponevano ragionevolmente una pena più alta». Secondo il rimettente, l'«improvvido inserimento» del terzo comma dell'art. 4 citato avrebbe irragionevolmente alterato una coerente scala di valori, determinando un trattamento sanzionatorio del furto di armi in appartamento più grave di quello previsto per il furto di armi in armerie. La norma impugnata determinerebbe «una sostanziale disparità di trattamento poiché punisce il furto in abitazione di armi con pena molto più grave della ipotesi di furto di armi in armeria». Tale disparità, osserva ancora il rimettente, assumerebbe maggior ampiezza considerando che, nel caso di specie, sarebbe preclusa l'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche. La norma censurata si porrebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto la rilevante differenza del trattamento sanzionatorio non troverebbe una adeguata giustificazione, perché il bene giuridico protetto è il medesimo e gli elementi differenziali (luogo di svolgimento della condotta e oggetto della stessa) dovrebbero comportare una pena diversa e meno grave rispetto a quella prevista nelle ipotesi del primo e del secondo comma dell'art. 4 della legge n. 533 del 1977. Sarebbe violato anche l'art. 27, terzo comma, Cost., perché «l'irrogazione di pene sproporzionate al grado di effettivo disvalore dei fatti comprometterebbe la finalità rieducativa della pena». 2.- È intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata non fondata.