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la chiusura della discarica della Sicula trasporti a Lentini e le normative speciali dovute all'emergenza sanitaria da COVID-19 hanno fatto sì che la Regione autorizzasse un aumento della capacità di conferimento nella discarica di Timpazzo, la quale ha visto incrementare di oltre il 100 per cento la quantità di rifiuti ammissibili su base annua, passando dalle 450 tonnellate previgenti alle 950 attuali. Anche tale aumento si pone in aperto contrasto con la normativa speciale che consente un aumento massimo della capacità di stoccaggio massimo del 50 per cento, come specificato dalla circolare ministeriale recante "Criticità nella gestione dei rifiuti per effetto dell'emergenza COVID 19 del 27 marzo 2020"; a gestione dei rifiuti da parte della Regione si è dimostrata fallimentare sotto tutti i punti di vista, facendo emergere in maniera chiara la totale incapacità di programmazione e gestione dell'ordinario e costringendo la popolazione a vivere in uno stato di costante emergenza; rilevato che: già in anni passati nell'impianto sono state accertate a seguito di controlli delle autorità competenti numerose e ripetute violazioni delle prescrizioni per l'esercizio dell'impianto previste dall'AIA del 2013 con grave danno all'ambiente, ai cittadini gelesi e del comprensorio; l'ampliamento della discarica, inoltre, va a impattare su un territorio già profondamente colpito a livello ambientale dalla presenza del petrolchimico e segnato da una grave crisi economica dovuta alla mancata riconversione economica a seguito della chiusura degli impianti della raffineria di Gela, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; come intenda agire, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare l'ampliamento della discarica sita in contrada Timpazzo e quindi la commissione di azioni palesemente in contrasto con le direttive UE in materia di economia circolare e di protezione della rete ecologica Natura 2000; se non ritenga opportuno attivarsi per assicurare la conservazione di un sito naturalistico di grande importanza per la flora e la fauna che ospita e nell'interesse dei cittadini. Atto n. 3-02840 BRUZZONE BORGHESI Ai Ministri della transizione ecologica e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la Lega per l'abolizione della caccia ha proposto il ricorso al TAR Lombardia su due atti inerenti al calendario venatorio regionale, richiamando i contenuti del parere ISPRA, di cui al prot. n. 18063 del 12 aprile 2021; il TAR Lombardia, con decreto del 21 settembre 2021, n. 00969/2021, ha sospeso in via cautelativa gli atti impugnati e di conseguenza sospeso l'esercizio dell'attività venatoria, sostenendo i motivi cautelari collegati al parere ISPRA per la parte inerente al prelievo venatorio nel mese di settembre; il parere dell'ISPRA appare, a giudizio degli interroganti, di contenuto più pretestuoso che scientifico; viene ad esempio dato parere favorevole al prelievo venatorio da appostamento di alcune specie, escludendo tuttavia da queste il tordo bottaccio, notoriamente in stato di buona salute e senza rischio di dipendenza dei nuovi nati dai genitori; la sospensione della caccia in Lombardia sta comportando gravi problemi di natura sociale, culturale ed anche economica nei confronti di una categoria, che in molte province si identifica con la storia e la tradizione del territorio, verso il quale compie una costante opera di tutela e di conservazione, si chiede di sapere quale sia la posizione dei Ministri in indirizzo in merito al parere espresso dall'ISPRA, il quale si pone in contrapposizione con i contenuti della legge n. 157 del 1992, per la parte relativa al periodo di caccia, e ai molteplici pareri scientifici prodotti da altri istituti riconosciuti, senza tener conto delle normali tempistiche delle fasi riproduttiva e post riproduttiva della specie tordo bottaccio e dell'evidente minimo disturbo alla fauna selvatica arrecato dalla caccia da appostamento. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02839 NATURALE MANTOVANI MARINELLO FERRARA LANZI L'ABBATE VANIN PAVANELLI DONNO AGOSTINELLI TRENTACOSTE GALLICCHIO LOREFICE PELLEGRINI Marco PRESUTTO Ai Ministri dello sviluppo economico e per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale Premesso che: l'area geografica situata nella fascia occidentale della provincia di Foggia, i monti della Daunia, è costituita da una catena montuosa lungo l'orlo orientale dell'Appennino campano, che occupa circa il 31,6 per cento del territorio dell'intera provincia, nel quale sono dislocati 30 comuni di piccole dimensioni; in quest'ampia area montuosa, con pochi abitanti e un numero ridotto di attività economiche, catalogabile fra le aree interne, le infrastrutture per i servizi di telefonia (fissa e mobile), unitamente alla rete di connessione internet , attualmente non sono in grado di offrire una qualità di servizio sufficiente rispetto alle esigenze delle comunità, con inaccettabili e prolungate interruzioni dei servizi di telefonia e di connessione, nonostante in molti dei comuni dei monti Dauni è presente una rete di connessione a banda larga e ultra larga, realizzata dalla TIM, e in altre località è in fase di progettazione o di realizzazione la rete a banda ultra larga di proprietà pubblica, realizzata da Open Fiber; il piano nazionale per la banda ultra larga (modello a concessione) si propone di realizzare un'infrastruttura di rete, di proprietà pubblica, nelle cosiddette aree bianche o aree a fallimento di mercato che comprendono circa 7.000 comuni, nelle quali nessun operatore privato aveva manifestato, in sede di consultazione pubblica, interesse ad investire offrendo servizi di connettività; considerato che: Infratel Italia (Infrastrutture e telecomunicazioni per l'Italia S.p. A.) è una società in house del Ministero dello sviluppo economico e fa parte del gruppo Invitalia. Operativa dal 2005, è il soggetto attuatore dei piani banda larga e ultra larga del Governo; la società Open Fiber è aggiudicataria dei lavori di realizzazione della rete pubblica di banda ultra larga su tutto il territorio italiano compreso nelle "aree bianche", che dovrà manutenere in concessione per 20 anni; a più riprese e da diversi anni ormai le segnalazioni di malfunzionamento inviate da parte degli amministratori locali, sia agli operatori del settore presenti in loco , sia alle autorità pubbliche provinciali e regionali, non hanno ottenuto un sostanziale miglioramento dei servizi; dalla mappa sull'avanzamento dei lavori presente sul sito web banda ultra larga si apprende che l'area dei monti Dauni ha soltanto due comuni con lo stato di lavori in corso, mentre tutti gli altri, dove è previsto l'intervento di Open Fiber, vengono indicati ancora in fase di progettazione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della reale situazione in cui versano i comuni del territorio dei monti Dauni serviti da rete privata oppure facenti parte del piano nazionale per la banda ultra larga;