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EVANGELISTA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (IV-PSI) . Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi con la legge delega in materia di appalti pubblici, che ci apprestiamo a votare in terza lettura al Senato, intendiamo provvedere a una revisione complessiva della materia nell'ottica di armonizzare la normativa nazionale a quella comunitaria. Soprattutto, vogliamo semplificare finalmente la materia al fine di rendere più semplice la partecipazione alle gare d'appalto da parte degli operatori economici e ridurre il contenzioso amministrativo che potrebbe rallentare l'avvio di importanti progetti infrastrutturali del Paese. La legge delega, infatti, vuole armonizzare e superare il decreto legislativo n. 50 del 2016, di fatto immediatamente, nel corso degli anni, spezzettato e modificato, e la successiva normativa emergenziale entrata in vigore in questa legislatura con i decreti semplificazione. Normativa fortemente voluta e appoggiata dal Gruppo Italia Viva, che ha sempre sostenuto la necessità di sbloccare le grandi opere, anche con interventi legislativi mirati. Lo sviluppo economico del Paese passa attraverso le imprese, che se sono sostenute producono posti di lavoro, e non certamente attraverso i sussidi, misura necessaria per chi non può per ragioni oggettive lavorare, ma che non può essere sostitutiva del sistema produttivo Paese. Ricordiamo, inoltre, che il provvedimento che ci apprestiamo a votare costituisce una legge strategica per l'attuazione del PNRR. Il Piano, infatti, ha previsto specifici interventi normativi, pena la mancata erogazione dei finanziamenti comunitari. Più precisamente, il PNRR prevede il raggiungimento dei seguenti obiettivi: approvazione entro giugno 2021 della normativa di semplificazione, obiettivo - come ho detto - raggiunto con il decreto semplificazione bis ; approvazione entro giugno 2022 di questa legge delega; entrata in vigore del decreto legislativo, attuativo della legge delega, entro marzo 2023; infine, entrata in vigore entro giugno 2023 di tutte le leggi, i regolamenti e i provvedimenti attuativi, anche di diritto privato, per la revisione del sistema degli appalti pubblici. Ricordiamo che i criteri stabiliti dalla legge delega al Governo sono ben precisi e che il Governo, quando provvederà a redigere i decreti attuativi, anche con il contributo del Consiglio di Stato, una magistratura altamente specializzata e competente in materia, dovrà comunque tornare alle Commissioni parlamentari per avere l'autorizzazione finale. Passando al merito del provvedimento, ricordo il notevole lavoro svolto da tutti i commissari della Commissione lavori pubblici, in collaborazione con la vice ministra Bellanova, che oggi ringrazio, e proseguito con i deputati della Camera che ringraziamo per aver completato il provvedimento con importanti e ulteriori modifiche. Dal testo finale, arrivato in Aula, si dice che il legislatore, in osservanza dei criteri e principi direttivi della legge delega, dovrà attuare le direttive comunitarie volte ad assicurare l'apertura alla concorrenza e al confronto competitivo tra le imprese; accorpare e riorganizzare le stazioni appaltanti; rafforzare la disciplina in materia di qualificazione; semplificare le procedure dirette ad investimenti in tecnologie verdi; soprattutto, tutelare le piccole e medie imprese, incentivandone l'aggregazione al fine di renderle più competitive; obbligare le stazioni appaltanti alla suddivisione dell'appalto in lotti; imporre la revisione dei prezzi. Una misura cruciale, quest'ultima, in un momento storico come questo, con l'aumento vertiginoso del costo delle materie prime a causa della crisi ucraina; una norma che non avevamo mai scritto in maniera così chiara. Voglio ricordare ancora l'obbligo per le stazioni appaltanti della revisione del costo del lavoro in caso di rinnovi contrattuali e le importantissime clausole sociali volte a tutelare i lavoratori nelle ipotesi di cessione dei contratti di appalto; le premialità previste per i bandi per le imprese che favoriscono occupazione di donne, giovani e disabili; le misure volte a garantire criteri ambientali minimi; il rafforzamento delle funzioni di vigilanza dell'ANAC in materia di contratti pubblici; il divieto di prestazione gratuita di attività professionali - direi finalmente, anche su questo punto un'importante novità - e la riduzione di costi e oneri documentali per gli operatori economici partecipanti alle gare, la digitalizzazione e l'informatizzazione delle procedure. Ancora, è importante - con il contributo di Italia Viva - che, nei contratti di servizio riguardanti la cultura e alcuni servizi come le mense ospedaliere e scolastiche, non sia più soltanto il prezzo a rappresentare l'elemento per vincere l'appalto, ma siano tenuti bene a mente anche altri elementi soprattutto di qualità. In conclusione, Presidente, siamo partiti nel lontano 2019 dicendo che qualcosa doveva cambiare nell'ambito degli appalti pubblici; oggi finalmente abbiamo scritto una pagina nuova, di buona politica. L'auspicio è che il Piano nazionale di ripresa e resilienza venga portato a compimento e che le grandi opere - direi grandi e piccole - siano davvero realizzate entro il 2026. Per tutti questi motivi dichiaro il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-Partito Socialista Italiano. (Applausi) . RUSPANDINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, prima di intervenire in dichiarazione di voto mi corre l'obbligo di fare un appunto al vice ministro Bellanova, sempre così puntuale - l'ho ammirata in Commissione - perché quando ha risposto al senatore Malan ha voluto circoscrivere la questione a un mero atto amministrativo. Lo studio accurato del senatore Malan va, invece, in una direzione completamente diversa: non vorremmo vedere tra dieci anni qualche ragazzo italiano puntare il dito su questa gestione drammatica delle concessioni italiane. La gestione di Autostrade per l'Italia grida vendetta, signora. Stiamo attenti perché credo vi stiate prendendo una responsabilità a non intervenire, mettendo la testa sotto la sabbia, veramente drammatica. Veniamo a noi. Le modifiche approvate al testo dalla Camera sono quelle che conosciamo, le abbiamo lette: favoriscono sicuramente le imprese, snelliscono alcune procedure, certo minime, soprattutto quelle riguardanti le stazioni appaltanti; introducono una serie di fattispecie che ci interessano, come quella del principio di rotazione; favoriscono la realizzazione di investimenti in tecnologie verdi e digitali, sicuramente sì; vanno nella direzione dell'innovazione e della ricerca, che pure serve, ma per noi di Fratelli d'Italia non sono sufficienti. Lo dico perché da anni ormai, quasi come un disco rotto, ripetiamo di voler velocizzare le procedure per gli appalti; discutiamo, narriamo, aspiriamo e auspichiamo una svolta che vada nella direzione di una riforma che davvero gli operatori del settore aspettavano dal presente provvedimento, ma tutto questo sembra sempre non toccare i veri punti nodali del sistema Italia, che va riformato profondamente. Probabilmente, però, dovrà essere un nuovo Governo a farlo, un Governo con un briciolo di coraggio.