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Il fatto che fino a oggi alle persone omosessuali sia stato impedito l'accesso al matrimonio ha prodotto e produce effetti negativi che si riverberano su tutti i beni e i bisogni essenziali delle loro vite, dal momento che i diritti fondamentali hanno la caratteristica di essere indivisibili e la privazione di uno solo di essi costituisce una minaccia e comporta la violazione di tutti gli altri. La presente proposta di legge rende il matrimonio accessibile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso, nel solco di una mutata coscienza sociale e, soprattutto, dei princìpi della Costituzione, che affermano l'uguaglianza e la pari dignità, il divieto di discriminazione e la promozione e la tutela dei diritti fondamentali della persona in tutte le formazioni sociali in cui svolge la sua personalità. È importante sottolineare che questa diversità di trattamento giuridico è stabilita unicamente in base a una caratteristica personale, qual è l'orientamento sessuale, che l'articolo 3 della Costituzione impedisce di prendere come elemento di discriminazione normativa tra le persone. Non operare questa apertura avrebbe il significato di tollerare il pregiudizio e la discriminazione in relazione a un diritto, quello di sposarsi, che la Costituzione e le convenzioni internazionali inseriscono tra quelli fondamentali. La libertà di contrarre matrimonio costituisce un diritto fondamentale della persona riconosciuto dall'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, adottata a Parigi il 10 dicembre 1948, dall'articolo 12 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, e dall'articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, del 12 dicembre 2009. Non esiste dunque alcuna ragione per non equiparare le famiglie composte da persone dello stesso sesso a quelle composte da persone di sesso diverso, in ordine al diritto all'adozione. Per portare alla piena uguaglianza di tutte le persone, al di là dell'orientamento sessuale, di fronte alla legge e, nello specifico, al diritto di famiglia, una volta assicurato l'accesso al diritto al matrimonio per le coppie composte da persone dello stesso sesso, non ha senso prevedere la permanenza di una regolamentazione speciale per le sole unioni omosessuali. Dunque, proprio in una logica antidiscriminatoria, la presente proposta di legge prevede che la piena equiparazione rispetto al diritto al matrimonio di persone eterosessuali e omosessuali porti alla contestuale abrogazione della disciplina delle unioni civili introdotta dall'articolo 1, commi da 1 a 35, della legge n. 76 del 2016 e disciplinata con i decreti legislativi 19 gennaio 2017, numeri 5, 6 e 7. Allo stesso tempo, anche in questo caso su di un piano di perfetta uguaglianza, è previsto che sia alle coppie omosessuali che alle coppie eterosessuali continuino ad applicarsi le norme in materia di convivenze di fatto, di cui all'articolo 1, commi 36 e seguenti, della medesima legge n. 76 del 2016.. Art. 1. (Matrimonio egualitario) 1. Dopo l'articolo 90 del codice civile è inserito il seguente: « Art. 90- bis . – (Matrimonio egualitario) – Il matrimonio può essere contratto da persone di sesso diverso o dello stesso sesso con i medesimi requisiti ed effetti ». Art. 2. (Modifiche al codice civile) 1. Al codice civile sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 107, primo comma, le parole: « rispettivamente in marito e in moglie » sono sostituite dalle seguenti: « reciprocamente come coniugi »; b) all'articolo 108, primo comma, le parole: « rispettivamente in marito e in moglie » sono sostituite dalle seguenti: « reciprocamente come coniugi »; c) all'articolo 143, primo comma, le parole: « il marito e la moglie » sono sostituite dalle seguenti: « i coniugi indipendentemente dal sesso »; d) l'articolo 143- bis è sostituito dal seguente: « Art. 143- bis . – (Cognome dei coniugi) – I coniugi possono conservare i propri cognomi o adottare un cognome comune formato dall'unione di uno dei cognomi dell'uno con uno dei cognomi dell'altro. Ciascuno dei coniugi conserva il cognome comune durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze. Il cognome comune si perde in caso di divorzio »; e) l'articolo 156- bis è sostituito dal seguente: « Art. 156- bis . – (Cognome del coniuge) – Il giudice può vietare al coniuge l'uso del cognome dell'altro coniuge o del cognome comune quando tale uso sia per lo stesso gravemente pregiudizievole ». Art. 3. (Adozione da parte di coppie dello stesso sesso) 1. Ai fini della legge 4 maggio 1983, n. 184, i matrimoni tra persone dello stesso sesso di cui all'articolo 90- bis del codice civile, introdotto dall'articolo 1 della presente legge, e le unioni civili di cui legge 20 maggio 2016, n. 76, sono equiparati al matrimonio tra persone di sesso diverso. Art. 4. (Modifica al codice di procedura civile) 1. All'articolo 51, primo comma, numeri 2) e 3), del codice di procedura civile, le parole: « o la moglie » sono sostituite dalle seguenti: « o il coniuge ». Art. 5. (Abrogazioni) 1. Sono abrogati: a) i commi da 1 a 35 dell'articolo 1 della legge 20 maggio 2016, n. 76; b) il decreto legislativo 19 gennaio 2017, n. 5; c) il decreto legislativo 19 gennaio 2017, n. 6; d) il decreto legislativo 19 gennaio 2017, n. 7. 2. Restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base delle disposizioni abrogate ai sensi del comma 1. Art. 6. (Disposizioni transitorie e finali) 1. Le disposizioni vigenti in materia di matrimonio e di adozione, dovunque contenute in leggi, decreti e regolamenti, si applicano indipendentemente dal sesso dei coniugi, ove non diversamente stabilito. 2. Fatto salvo quanto disposto dalle disposizioni di cui all'articolo 2, le parole: « marito e moglie », ovunque ricorrano in leggi, decreti e regolamenti, si intendono riferite ai coniugi, senza distinzione di sesso, a esclusione delle disposizioni che dispongono la parità di trattamento tra uomo e donna. 3. Le amministrazioni pubbliche procedono a modificare le espressioni « marito e moglie » in « coniuge » o « coniugi » ovunque ricorrano in atti, certificati, modulistica e siti internet istituzionali. 4. Possono essere trascritti in Italia i matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso, anche se celebrati prima della data di entrata in vigore della presente legge. Gli effetti di questi ultimi sono fatti salvi dal momento della celebrazione. 5. Possono essere convertite in matrimonio le unioni civili di cui alla legge 20 maggio 2016, n. 76, contratte in Italia, tra persone dello stesso sesso, prima della data di entrata in vigore della presente legge.