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Tale intervento, proprio perché di supplenza dell'autorità amministrativa, si è ritenuto dovesse essere coordinato con gli interventi propri di detta autorità e, pertanto, «la demolizione non potrà essere ordinata quando l'opera sia stata acquisita dal Comune con deliberazione del consiglio che dichiari la sussistenza di prevalenti interessi pubblici, mentre dovrà essere ordinata quando l'opera sia stata acquisita dal Comune e in assenza di detta delibera non sia stata demolita e, a maggior ragione, quando nessun provvedimento sia stato adottato, sia stata, cioè, inerte non solo l'autorità comunale ma anche quella regionale competente a sostituirsi ad essa». Tale orientamento è stato progressivamente superato in favore di una visione dell'autorità giudiziaria come «garante del rispetto delle regole edilizie da parte dei privati» (Cass. pen. sez. unite, sentenza 19 giugno 1996, n. 15, Monterisi; in senso conforme, Cass. pen. sez. III, n. 37120 dell'8 luglio 2003; n. 26149 del 9 giugno 2005; n. 37120 dell'11 maggio 2005). Secondo tale impostazione il potere conferito al giudice in materia non è omologabile ai poteri di governo del territorio e di controllo delle trasformazioni urbanistiche di spettanza delle regioni, delle province e dei comuni; il giudice penale ha quindi solo il potere di ordinare misure a tutela di un interesse correlato a quello di giustizia, a ristoro cioè dell'offesa del territorio e, pertanto, di impartire un ordine accessivo alla condanna principale. Inoltre essendo il titolo esecutivo costituito dalla sentenza irrevocabile, comprensiva dell'ordine di demolizione, l'organo promotore dell'esecuzione deve essere identificato nel pubblico ministero. Tali principi sono stati da ultimo ripresi anche dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 5324 del 24 novembre 2015, nella quale il Supremo giudice amministrativo, nel precisare che non è ipotizzabile che l'esecuzione di un provvedimento adottato dal giudice venga affidata alla pubblica amministrazione, salvo che la legge non disponga altrimenti in modo espresso e che pertanto l’organo promotore dell'esecuzione non può che essere il pubblico ministero, con connessa parallela funzione del giudice dell'esecuzione penale, ha annullato, per carenza di potere da parte del comune, i provvedimenti amministrativi con i quali l'ente locale aveva dato esecuzione all'ordine di demolizione impartito dal giudice penale. Nonostante tali pronunce non sono mancate nella prassi soluzioni difformi, dovute alla difficoltà per l'autorità giudiziaria di reperire le risorse necessarie – essendo in base alla normativa vigente solo i comuni abilitati a richiedere anticipazioni a valere sul Fondo per la demolizione delle opere abusive istituito presso la Cassa depositi e prestiti spa per l'esecuzione delle demolizioni, anche quando alla demolizione deve provvedere l'autorità giudiziaria - per effettuare le demolizioni e all'assenza di una procedura in grado di individuare nell'esecuzione delle demolizioni puntuali criteri di priorità. Anche a tali problematiche, in assenza di una «parola chiara» del legislatore, ha cercato di sopperire, attraverso best practises , l'autorità giudiziaria, in particolare con riguardo al primo aspetto, subordinando la concessione dei benefici alla previa demolizione del manufatto abusivo, incentivando quindi l'autodemolizione, e dall'altro con riguardo alla razionalizzazione delle procedure di demolizione promuovendo la sottoscrizione di protocolli di intesa fra procure ed enti locali. Altrettanto dibattuta a livello giurisprudenziale è la questione relativa ai rapporti tra l'ordine giudiziale di demolizione e l'acquisizione gratuita della res abusiva al patrimonio comunale. Secondo l'orientamento prevalente della Suprema corte, può ravvisarsi un'ipotesi di incompatibilità soltanto se la deliberazione consiliare abbia statuito di non dover demolire l'opera acquisita ravvisando l'esistenza di prevalenti interessi pubblici alla sua conservazione (ex plurimi s, Cass. , Sez. III, n. 37120 dell'8 luglio 2003; n. 26149 del 9 giugno 2005; n. 37120 dell'l1 maggio 2005). In questo complesso quadro normativo e giurisprudenziale il disegno di legge si propone di chiarire in via legislativa, in linea con la giurisprudenza prevalente (della Cassazione e del Consiglio di Stato), la titolarità della competenza in sede di esecuzione in ordine alla demolizione di edifici abusivi in ottemperanza a sentenze di condanna penale. Il chiarimento sembra necessario anche per la circostanza che, nonostante il consolidamento dell'orientamento prevalente, non sono mancate sentenze dei giudici di prime cure (si veda per tutti da ultimo TAR Abruzzo, sentenza 15 ottobre 2014, n. 412) che hanno continuato a riconoscere tale competenza in capo ai comuni, nonostante le indubbie difficoltà di natura economica e finanziaria incontrate dagli enti locali per farvi fronte e il fatto che, come è emerso nell'inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni agli amministratori locali, proprio all'esecuzione degli ordini di demolizione di immobili abusivi si ricollegano episodi intimidatori nei confronti dei sindaci coinvolti. L'articolo unico del provvedimento in esame aggiunge quindi all'articolo 98 del TUE un ulteriore comma, nel quale si rinvia per l'esecuzione degli ordini di demolizione di immobili abusivi impartiti con decisione del giudice penale a quanto previsto dai titoli II e III del libro X del codice di procedura penale relativi per l'appunto all'esecuzione delle sentenze penali. In tal modo si riconosce esplicitamente al pubblico ministero l'iniziativa dell'esecuzione e la competenza al giudice dell'esecuzione penale.. 1 1 All'articolo 98 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 3 -bis. Per l'esecuzione delle decisioni di condanna si applicano le disposizioni di cui ai titoli II e III del libro X del codice di procedura penale».