[resaula]

Il decreto- legge è composto da due articoli, nel primo dei quali si dispone che i componenti continuino a esercitare le proprie funzioni per gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti fino alla nomina dei nuovi componenti la predetta Autorità, non oltre il novantesimo giorno dal giuramento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto e, comunque, non oltre il 30 settembre 2018. Esso stabilisce che durante questa prorogatio l'ARERA trasmetta alle Camere una relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti. Inoltre prevede che, nella prima relazione, vengano esposte le motivazioni degli atti adottati nel periodo intercorso tra l'entrata in vigore del decreto-legge fino alla sua ratifica. L'articolo 2 dispone in ordine all'entrata in vigore del provvedimento. È quasi inutile sottolineare l'importanza che riveste l'Autorità, a cui spetta il compito di definire il quadro regolatorio nell'ambito di settori primari come energia, acqua e rifiuti; ambito regolatorio che va però definito in base a dei principi stabiliti dal Parlamento. Ad essa spetta, in particolare, promuovere una sana concorrenza, l'efficienza e adeguati sistemi tariffari, con l'obiettivo di consolidare in tutto il Paese elevati standard di qualità dei servizi al miglior prezzo possibile per i cittadini. Fino a qui si tratta della parte formale, che abbiamo sentito più volte e anche noi ribadito. Entriamo ora, però, nel merito. Abbiamo detto che l'Autorità deve definire il quadro regolatorio tecnico, ma con dei principi che devono essere ispirati dal Parlamento. Questo però è un ruolo che non sempre è stato rispettato, anzi spesso non è stato rispettato. Molte volte - come ricorderanno i colleghi della scorsa legislatura, il Movimento 5 Stelle ha denunciato in quest'Aula e in altre sedi, con ogni mezzo, il comportamento ritenuto non corretto - e ribadisco non corretto - tenuto dall'Autorità, con l'adozione di alcuni provvedimenti che hanno oltrepassato le sue facoltà; provvedimenti che hanno ostacolato o addirittura si sono posti contro gli indirizzi dettati dalle norme approvate dal Parlamento. Quindi, occorre fare attenzione: stiamo parlando del fatto che l'Autorità ha posto in essere delle cose che il Parlamento non le aveva delegato, ma che erano addirittura contrarie a quanto da esso approvato. Ci riferiamo, ad esempio, alla riforma della tariffa della bolletta per la fornitura di energia elettrica, con il relativo superamento della progressività, che ha comportato l'incremento di quasi 100 euro all'anno della bolletta per milioni di clienti domestici, quelli che consumano poca energia e spesso rappresentano le famiglie più deboli. Il collega prima parlava di scarsi investimenti per efficientare le abitazioni, le industrie, ma questa riforma che ha posto in essere l'Autorità - ce lo dicono gli stakeholder di settore e tutte le associazioni di categoria - ha di fatto trasformato il regime tariffario da progressivo a regressivo e quindi ha scoraggiato gli investimenti per la realizzazione di interventi sia di risparmio energetico e di efficienza energetica, che di autoproduzione e autoconsumo di energia rinnovabile. Viceversa, questa riforma ha favorito la creazione di rendite dei distributori di energia. In questo caso, quindi, l'Autorità ha esercitato un potere che non gli compete e ha determinato l'indirizzo di politica energetica nazionale, politica energetica nazionale che invece spettava e spetta a noi, al Parlamento. Ora è chiaro che, rispetto a qualche mese fa, la composizione parlamentare è cambiata e quindi il Movimento 5 Stelle si augura che il Parlamento si riprenda le proprie prerogative. Ribadisco: ho il massimo rispetto per quelle dell'Autorità, ma il Parlamento deve riprendersi le proprie esclusive prerogative parlamentari, e il termine «esclusive» significa moltissimo. Chiedo la vostra attenzione su questa vicenda perché dobbiamo riprendere un ruolo che il Parlamento nella scorsa legislatura si è lasciato scippare: il Parlamento, cioè, si è svestito del proprio ruolo e lo ha lasciato in mano all'Autorità. Noi, invece, dobbiamo riprenderci questo ruolo perché afferisce a servizi essenziali come acqua, energia e rifiuti. Attenzione, perché dalle regole che l'Autorità determina non dipende solo il rispetto dell'indirizzo politico parlamentare e degli accordi internazionali su clima e energia ma, in soldoni, le opportunità sociali, ambientali ed economiche che l'attuazione di queste politiche crea verso la collettività. Ho detto pochi minuti fa che la riforma della tariffa ha depresso in maniera sostanziale i nuovi investimenti: una regola tecnica, quindi, ha depresso l'economia. Queste opportunità non saranno realizzate se, da una parte, il Parlamento non sarà capace di riassumersi le proprie responsabilità e, dall'altra, l'Autorità non sarà capace di non esondare dalle proprie, svolgendo solo le funzioni che le competono. Questo significa che il ruolo dell'Autorità è importantissimo e può determinare quanto andremo verso nuovi modelli sostenibili decarbonizzati, quanto andremo verso una transizione energetica rinnovabile e verso l'economia circolare, quanto, quindi, avremo benefici interni diretti, capaci di stimolare la domanda interna, la crescita e il progresso economico in settori produttivi nazionali. Ricordo che abbiamo abbondanza di studi che quantificano in mezzo milione - come saldo complessivo, quindi tenendo conto anche delle perdite - i nuovi posti di lavoro che possiamo creare abbracciando efficienza energetica e fonti rinnovabili. Ma, attenzione, questo risultato non lo raggiungiamo se non c'è un'efficace e soprattutto rapida stesura delle regole tecniche. Noi corriamo il serissimo rischio di perdere ulteriori posti di lavoro. Come ricordate tutti, nelle fonti rinnovabili abbiamo perso 120.000 posti di lavoro negli ultimi sette anni; bene, adesso dobbiamo fare attenzione, perché rischiamo di fare, purtroppo, la stessa cosa per quanto riguarda il settore della mobilità, che afferisce a un milione di posti di lavoro. Tutta la filiera estesa della mobilità conta un milione di posti di lavoro. Dobbiamo permettere al mercato delle auto elettriche di circolare a pieno titolo, di entrare nel settore della mobilità, di entrare, soprattutto, nel mercato dei servizi elettrici perché, forse qualcuno non lo sa, negli altri Paesi le auto elettriche sono già nel mercato dei servizi elettrici, mentre in Italia non possono ancora entrare in tale mercato. Nel futuro il ruolo delle auto elettriche sarà centrale, perché il dispacciamento dei servizi ancillari, come lo stoccaggio energetico, sostituirà la produzione come fattore generatore di reddito per gli operatori. Voglio dire che nel futuro gli operatori non faranno più i soldi producendo elettricità, ma con il mercato del dispacciamento. Ora, capisco che sia un argomento un po' tecnico, che, magari, qui non tutti lo conoscono e che non è semplicissimo, ma noi siamo qui per anticipare e regolamentare il futuro, non per farci travolgere dal futuro e subirlo! (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella) . Mentre è quello che stiamo facendo. La situazione politica attuale, ovviamente, non favorisce questo percorso.