[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione Campania riapprovata il 4 gennaio 2000 (Modifica al terzo comma dell'art. 5 della legge regionale 3 dicembre 1980, n. 75, concernente: "Sistemazione in pianta stabile dei giovani assunti ai sensi della legge sull'occupazione giovanile del 1 luglio 1977 [rectius, 1 giugno 1977], n. 285 e successive modificazioni ed integrazioni"), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 22 gennaio 2000, depositato in cancelleria il 1 febbraio 2000 e iscritto al n. 4 del registro ricorsi 2000. Visto l'atto di costituzione della Regione Campania; Udito nell'udienza pubblica del 9 ottobre 2001 il giudice relatore Gustavo Zagrebelsky; Udito l'avvocato dello Stato Sergio Laporta per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 22 gennaio 2000 e depositato il 1 febbraio 2000, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della delibera legislativa riapprovata dal Consiglio regionale della Regione Campania nella seduta del 4 gennaio 2000 (Modifica al terzo comma dell'art. 5 della legge regionale 3 dicembre 1980, n. 75, concernente: "Sistemazione in pianta stabile dei giovani assunti ai sensi della legge sull'occupazione giovanile del 1 luglio 1977 [rectius, 1 giugno 1977], n. 285 e successive modificazioni ed integrazioni"), in relazione all'art. 117 della Costituzione, all'art. 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), e all'art. 26-septies della legge 29 febbraio 1980, n. 33 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, concernente provvedimenti per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, per la previdenza, per il contenimento del costo del lavoro e per la proroga dei contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni in base alla legge 1 giugno 1977, n. 285, sull'occupazione giovanile) [rectius, all'art. 26-septies del decreto-legge n. 663 del 1979, convertito, con modificazioni, dalla citata legge n. 33 del 1980]; che, secondo quanto si espone nel ricorso, la legge della Regione Campania n. 75 del 1980 ha disposto la progressiva immissione nei ruoli dei giovani assunti ai sensi della legge n. 285 del 1977 (Provvedimenti per l'occupazione giovanile) e delle norme contenute nella legge n. 33 del 1980, aventi, secondo quanto afferma l'art. 26-septies del decreto-legge n. 663 del 1979, "valore di norme di principio e di indirizzo per le regioni"; che, più specificamente, la citata legge n. 75 del 1980 ha prorogato al 31 dicembre di quell'anno i contratti di formazione e lavoro stipulati in base alle citate leggi n. 285 del 1977 e 33 del 1980, ha istituito la graduatoria unica regionale, le modalità della sua formazione e i requisiti di iscrizione ad essa, e ha stabilito che i giovani collocati in graduatoria in seguito al superamento dell'apposito esame continuassero a svolgere fino all'immissione in ruolo la propria attività conservando un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, beneficiando del trattamento giuridico dei dipendenti non di ruolo dello Stato; che - prosegue il ricorrente - il 28 luglio 1998 il Consiglio regionale della Campania ha approvato una delibera legislativa che - nell'intento di rendere omogeneo lo status del personale della Regione Campania assunto in base alla legge n. 285 del 1977 a quello dei dipendenti delle altre regioni - ha modificato il terzo comma dell'art. 5 della legge regionale n. 75 del 1980, prevedendo, in favore di tale categoria di soggetti, l'applicazione del trattamento giuridico dei dipendenti "dell'Ente presso il quale prestano servizio dalla data del superamento dell'esame di idoneità", invece di quello dei dipendenti "civili non di ruolo dello Stato" previsto nel testo originario, che riproduceva letteralmente il disposto dell'art. 26-quater del decreto-legge n. 663 del 1979; che il Governo ha rinviato in data 6 agosto 1998 la delibera al Consiglio regionale, rilevando il contrasto con i principi generali della materia - che non consentirebbero il riconoscimento dell'anzianità giuridica maturata, né durante il rapporto a tempo determinato, né durante il rapporto a tempo indeterminato non di ruolo - della disposta estensione del trattamento giuridico sin dalla data di superamento dell'esame di idoneità; che peraltro il 4 gennaio 2000 il Consiglio regionale della Campania ha riapprovato la legge nel testo rinviato, contro la quale il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso la questione ora in esame; che nel ricorso si ricostruiscono, sulla scorta delle pronunce della giurisprudenza amministrativa e costituzionale, i tratti distintivi del rapporto di impiego dei soggetti assunti in base alle leggi n. 285 del 1977 e n. 33 del 1980, rapporto che sarebbe articolato in tre distinti momenti: il primo, di "impiego pubblico a termine", decorrerebbe dall'assunzione fino all'espletamento degli esami di idoneità; il secondo, di "pubblico impiego non di ruolo" a tempo indeterminato, si costituirebbe con l'iscrizione nella graduatoria riservata agli idonei e terminerebbe con l'immissione nei ruoli; il terzo, di "pubblico impiego di ruolo", si costituirebbe appunto con la chiamata in ruolo a copertura delle disponibilità di organico riservate dalla legge; che, secondo la prospettazione del ricorrente, nessuna disposizione tiene conto, "nel rapporto successivo, dell'anzianità maturata nel precedente o nei precedenti rapporti", opinione questa che sarebbe confortata anche da una decisione del Consiglio di Stato (Ad. Plen. , 7 febbraio 1991, n. 1); che i principi individuati dalla citata decisione del Consiglio di Stato sarebbero, ad avviso del Governo, "manifestamente violati" dalla norma impugnata che, modificando l'art. 5, terzo comma, della legge della Regione Campania n. 75 del 1980, intende riconoscere l'anzianità di servizio sin dall'acquisizione dell'idoneità necessaria per l'iscrizione nella graduatoria, scelta questa che, ad avviso del ricorrente, da un lato non troverebbe giustificazione poiché attualmente le graduatorie in questione sono esaurite, dall'altro non troverebbe legittimazione neppure come tentativo di rimediare alla disparità di trattamento rispetto ad analoghi provvedimenti legislativi adottati da altre regioni, i quali d'altronde sono stati approvati prima della citata sentenza del Consiglio di Stato;