[pronunce]

Il ricorrente si limita ad affermare, apoditticamente, il contrasto fra la norma regionale impugnata e l'art. 15, comma 1, lettera k), del CCNL del 1° aprile 1999, ritenendo che la destinazione delle risorse del fondo per lo sviluppo delle risorse umane e della produttività, istituito dalla Regione, alla copertura degli oneri derivanti dai trattamenti accessori del «personale temporaneamente assegnato ad altre amministrazioni pubbliche sulla base di protocolli o accordi per lo svolgimento di funzioni di interesse regionale» (art. 9, comma 29, della legge regionale n. 17 del 2015), sia diversa e incompatibile con quella delineata dal richiamato art. 15, comma 1, lettera k). Quest'ultimo statuisce che "[p]resso ciascun ente, a decorrere dal 1.1.1999, sono annualmente destinate [...] a sostenere le iniziative rivolte a migliorare la produttività, l'efficienza e l'efficacia dei servizi [...] k) le risorse che specifiche disposizioni di legge finalizzano alla incentivazione di prestazioni o di risultati del personale, da utilizzarsi secondo la disciplina dell'art. 17». 3.1.2.- Tale ultima previsione si inserisce in un tessuto normativo complesso, la cui ricognizione è necessaria al fine di coglierne la portata. Essa trova il suo fondamento nell'art. 45 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), che demanda alla contrattazione collettiva anche la definizione del trattamento economico accessorio dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (comma 1). Il medesimo art. 45 precisa che i «trattamenti economici accessori [sono] collegati: a) alla performance individuale; b) alla performance organizzativa con riferimento all'amministrazione nel suo complesso e alle unità organizzative o aree di responsabilità in cui si articola l'amministrazione; c) all'effettivo svolgimento di attività particolarmente disagiate ovvero pericolose e o dannose per la salute» (comma 3). Infine, «[p]er premiare il merito e il miglioramento della performance dei dipendenti, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge» (comma 3-bis), il medesimo articolo destina, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, apposite risorse nell'ambito di quelle previste per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro. A quest'ultima disposizione si connette il comma 3-bis dell'art. 40 del medesimo d.lgs. n. 165 del 2001, in cui si stabilisce che «[l]e pubbliche amministrazioni attivano autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa [...]». Quest'ultima «assicura adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici, incentivando l'impegno e la qualità della performance, destinandovi, per l'ottimale perseguimento degli obiettivi organizzativi ed individuali, una quota prevalente delle risorse finalizzate ai trattamenti economici accessori», quota «collegata alle risorse variabili determinate per l'anno di riferimento». Tali risorse rientrano fra quelle elencate nell'art. 15 del CCNL del 1° aprile 1999, finalizzate, secondo il successivo art. 17, comma 1, «a promuovere effettivi e significativi miglioramenti nei livelli di efficienza e di efficacia degli enti e delle amministrazioni e di qualità dei servizi istituzionali mediante la realizzazione di piani di attività anche pluriennali e di progetti strumentali e di risultato basati su sistemi di programmazione e di controllo quali-quantitativo dei risultati». Esse sono impiegate anche per «incentivare le specifiche attività e prestazioni correlate alla utilizzazione delle risorse indicate nell'art. 15, comma 1, lett. k» (art. 17, comma 2, lettera g, del medesimo CCNL). Si tratta di risorse che l'art. 31, comma 3, del contratto collettivo nazionale di lavoro del 22 gennaio 2004 - che ha ulteriormente precisato la disciplina contenuta nel CCNL del 1999 - qualifica come "variabili" in quanto corrispondenti a «importi aventi caratteristiche di eventualità e di variabilità», e che derivano dall'applicazione delle discipline contrattuali vigenti, fra le quali c'è, appunto, quella recata dall'art. 15, comma 1, lettera k), del CCNL del 1° aprile 1999 . Tali risorse devono essere quantificate annualmente dagli enti (art. 31, comma 1, CCNL del 22 gennaio 2004), con una preventiva e specifica allocazione nel proprio bilancio (art. 48, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001). Esse, tuttavia, per il loro carattere di incertezza sia nella quantità, sia nel tempo, possono essere utilizzate solo in conformità alle previsioni della contrattazione integrativa, tenuta peraltro a garantire il rispetto dei vincoli di bilancio e di quelli derivanti dall'applicazione delle norme di legge, «con particolare riferimento alle disposizioni inderogabili che incidono sulla misura e sulla corresponsione dei trattamenti accessori» (comma 1 dell'art. 40-bis del d.lgs. n. 165 del 2001) , e solo «per interventi di incentivazione salariale che abbiano le caratteristiche tipiche del salario accessorio e quindi contenuti di variabilità ed eventualità nel tempo, con auspicabile, prioritaria attenzione agli incentivi per la produttività» (ARAN, Possibili contenuti di un contratto decentrato integrativo. Indice ragionato. Comparto Regioni e autonomie locali, Personale non dirigente, Serie Manuali operativi, marzo 2013). 3.1.3.- Anche per la norma regionale impugnata è necessario tener conto del contesto in cui la medesima si colloca. Come emerge dai lavori preparatori, la norma è stata aggiunta al testo dell'art. 9 (rubricato «Disposizioni varie») della legge regionale di stabilità per il 2016 in considerazione del Protocollo d'intesa siglato dalla Regione Lazio il 29 ottobre 2015 con la Corte d'appello di Roma, la Procura generale della Repubblica di Roma, nonché il Ministro della Giustizia, «per l'utilizzo del personale della Regione Lazio presso gli uffici del distretto della Corte d'appello per il "Giubileo straordinario della misericordia"». Con tale accordo la Regione ha inteso «potenziare la formazione professionale del personale dipendente in materie aventi impatto sulla giurisdizione e nel contempo creare [...] opportune sinergie per rafforzare l'efficacia e l'efficienza degli uffici regionali con particolare riferimento al governo del territorio». A tal fine ha attivato una forma di collaborazione interistituzionale in attuazione dell'art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e ha disposto la temporanea assegnazione di personale presso altre pubbliche amministrazioni, «per singoli progetti di interesse specifico dell'amministrazione e con il consenso dell'interessato» (art. 23-bis, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001).