[pronunce]

Essi dettano una disciplina che, intervenendo in materie di potestà legislativa concorrente (tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica), ha un «carattere estremamente dettagliato», che appare «particolarmente evidente laddove essa determina in una percentuale fissa la riduzione dei trattamenti economici spettanti ai direttori e ai componenti dei collegi sindacali delle aziende sanitarie locali (comma 14)». Ne consegue, ad avviso della ricorrente, la violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost. A ciò si aggiunge anche la violazione dell’art. 119 Cost., perché il comma 14 «introduce un limite puntuale ad una singola voce di spesa», mentre i successivi commi 19, 20 e 21 risultano lesivi dell’autonomia finanziaria regionale sotto il profilo delle entrate, cioè relativamente al «reperimento delle risorse da destinare alla gestione di un settore» quale quello della tutela della salute. Con tali disposizioni, infatti, il legislatore statale pretenderebbe di «imporre alle Regioni i mezzi con i quali realizzare un contenimento della spesa sanitaria», in particolare «imponendo che l’importo di manovra individuato dallo Stato si realizzi mediante misure di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie ad esclusione di ogni altra modalità». 5.2. – Con il secondo ricorso, la Regione Veneto osserva che, in pendenza del precedente reg. ric. n. 70 del 2008, il comma 8 dell’art. 61 è stato abrogato ad opera dell’art. 1, comma 10-quater, del decreto-legge n. 162 del 2008. Successivamente, tuttavia, l’art. 18, comma 4-sexies, del decreto-legge n. 185 del 2008, introdotto in sede di conversione dalla legge n. 2 del 2009, ha sostanzialmente reintrodotto la misura di contenimento della spesa che era stata originariamente prevista dal comma 8 dell’art. 61. Pertanto, «in ragione della sostanziale reintroduzione, nel nuovo comma 7-bis dell’art. 61 del decreto-legge n. 112 del 2008, e quindi in una disposizione formalmente nuova, di una misura già oggetto di ricorso regionale, la Regione Veneto ha ritenuto necessario tornare ad adire» la Corte costituzionale, impugnando il predetto art. 18, comma 4-sexies, del decreto-legge n. 185 del 2008. La Regione ricorrente preliminarmente precisa di voler proporre la questione di legittimità costituzionale sulla base di una interpretazione da essa prospettata come possibile. La Regione Veneto pertanto impugna la disposizione censurata ove quest’ultima dovesse ritenersi applicabile anche alle Regioni e nella parte in cui essa dispone tale applicazione. Nel merito, la Regione Veneto ritiene che la disciplina dettata dalla disposizione censurata si ponga innanzitutto in contrasto con l’art. 117 Cost., dal momento che la disciplina degli incentivi alla progettazione, non rientrando in alcuna delle materie di cui all’art. 117, secondo comma, spetta alla Regione, almeno per quanto attiene alle Regioni che si trovino in posizione di stazione appaltante. Né potrebbe invocarsi, in senso contrario, la competenza legislativa statale in materia di coordinamento della finanza pubblica, dal momento che la norma censurata, prevedendo in modo esaustivo strumenti e modalità per il perseguimento di obiettivi di riequilibrio finanziario, non rispetta le condizioni indicate dalla giurisprudenza costituzionale per potersi qualificare come principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica. La Regione ricorrente lamenta, poi, la violazione della propria autonomia finanziaria, sancita dall’art. 119 Cost. Tale autonomia risulterebbe lesa in quanto la disposizione censurata prevede vincoli «puntualissimi e significativi» alla spesa dei bilanci regionali e, per di più, dispone «unilateralmente che le risorse sottratte alla loro originaria finalità confluiscano in un capitolo del bilancio statale». Si ipotizza, ancora, la violazione del principio di leale collaborazione, in quanto, in un ambito non esclusivamente devoluto alla competenza esclusiva statale, sarebbe mancato il coinvolgimento delle Regioni sia al momento di introdurre l’innovazione legislativa, sia in ordine alla «programmazione della determinazione della destinazione delle risorse sottratte ai corrispettivi e agli incentivi di programmazione». La ricorrente deduce, infine, la violazione dei principi di cui agli artt. 3, 97 e 118 Cost., dal momento che la norma impugnata, riducendo enormemente l’importo dell’incentivo, finisce irragionevolmente per negare la stessa possibilità di realizzare la finalità per cui tale incentivo è stato previsto. Ciò rappresenterebbe, inoltre, una violazione dell’autonomia organizzativo-amministrativa delle Regioni e una turbativa del buon andamento della pubblica amministrazione. 5.3. – Si è costituito in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato. Relativamente al primo ricorso, la difesa erariale ha chiesto che le censure riferite ai commi 8 e 9 dell’art. 61 siano dichiarate inammissibili e le censure relative ai commi 14, 19, 20, lettera b), e 21 siano dichiarate non fondate, per le stesse ragioni esposte dalla difesa erariale con riferimento ai giudizi promossi rispettivamente dalla Regione Piemonte e dalla Regione Emilia-Romagna. Con riguardo al secondo ricorso, la difesa erariale ha chiesto che ne venga dichiarata la non fondatezza, dal momento che la disposizione impugnata, nel modificare il Codice dei contratti pubblici con una «disciplina di carattere generale che impatta su tutti i dipendenti pubblici cui la stessa è applicabile», «non è suscettibile di attuazione differenziata a seconda dei comparti». Essa costituisce un «intervento da ricondurre alla materia ordinamento civile», di competenza legislativa esclusiva statale, e non è attribuibile alla potestà organizzativa delle Regioni. 5.4. – In prossimità dell’udienza, l’Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria a completamento e integrazione di quanto sostenuto nell’atto di costituzione, insistendo circa l’inammissibilità o comunque la non fondatezza del primo ricorso della Regione Veneto. Con riferimento ai commi 8 e 9 dell’art. 61, in particolare, la difesa erariale propone le medesime argomentazioni dedotte nelle memorie presentate per i giudizi promossi dalla Regione Piemonte e dalla Regione Emilia-Romagna. 5.5. – La Regione Veneto, in prossimità dell’udienza, ha depositato due memorie illustrative. La prima si riferisce al giudizio promosso con il secondo ricorso. La Regione, in particolare, sostiene che la tesi dell’Avvocatura generale dello Stato non può essere accolta, poiché, anche se la norma impugnata «intercetta la disciplina del rapporto di lavoro» di dipendenti pubblici, «decurtando una delle voci del loro corrispettivo, il cd. incentivo alla progettazione-direzione, è altrettanto vero che ciò non basta ad escludere una competenza regionale sul punto».