[pronunce]

n. 274 del 2000, nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a celebrare il dibattimento del giudice che abbia adottato il decreto di convocazione delle parti nonostante l'inerzia o il parere contrario del pubblico ministero; che, inoltre, denuncia, in relazione agli artt. 3, 24, 111, primo e terzo comma, della Costituzione, l'art. 27, comma 4, del d. lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui fissa un termine a comparire di soli venti giorni, ritenendo tale termine incongruo ai fini della predisposizione della difesa dell'imputato; che il giudice a quo fonda le proprie censure sul presupposto che egli, non condividendo l'opposizione del pubblico ministero, debba emettere l'atto di vocatio in iudicium, ivi recependo l'addebito descritto dalla persona offesa nel ricorso immediato; che il rimettente non tiene nel debito conto, tuttavia, che, come già rilevato da questa Corte (ordinanze n. 381 e n. 361 del 2005), il giudice di legittimità, per il caso indicato, ha prospettato, in via interpretativa, la diversa opzione, compatibile con i parametri costituzionali evocati, della trasmissione degli atti al pubblico ministero affinchè questi possa procedere nelle forme ordinarie (Cass. , sez. IV pen. , 27 maggio 2004, n. 33675; sez. V pen., 25 ottobre 2005, n. 12; sez. V pen., 17 gennaio 2006, n. 20559); che, inoltre, non considera che l'art. 17, comma 4, del d. lgs. n. 274 del 2000 gli consente comunque di ordinare la formulazione dell'imputazione al pubblico ministero che, dopo la trasmissione degli atti da parte del giudice, abbia avanzato richiesta di archiviazione; che, non essendosi il giudice a quo conformato al canone della sperimentazione dell'interpretazione secundum Constitutionem, le questioni aventi ad oggetto l'art. 27, commi 1 e 3, lettera d), del d. lgs. n. 274 del 2000 sono manifestamente inammissibili; che la ragione dell'inammissibilità delle prime due questioni sollevate dal rimettente comporta altresì l'inammissibilità della terza, per difetto di motivazione in ordine all'applicabilità nel giudizio principale dell'art. 27, comma 4, del d. lgs. n. 274 del 2000 (ordinanza n. 346 del 2006); Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 27, commi 1, 3, lettera d), e 4, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice di pace di Roma con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 febbraio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 febbraio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA