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A tal fine, è stato novellato l'articolo 3, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, che nel testo vigente prevede l'inconferibilità nei confronti di coloro che sono stati condannati per i richiamati reati di incarichi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali, integrando tale disposizione con il riferimento anche agli incarichi di vertice negli enti di diritto privato in controllo pubblico. L'articolo 2, mediante una novella all'articolo 196, comma 1, del TUEL esclude i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti dal novero degli enti locali che sono tenuti ad applicare il controllo di gestione. L'articolo 3 novella l'articolo 51 del TUEL, che disciplina la durata del mandato del sindaco, del Presidente della Provincia e dei Consigli e dispone in materia di limitazione dei mandati. In particolare, dispone che i sindaci che abbiano svolto un numero di mandati consecutivi superiore al limite previsto non sono ricandidabili, mentre nel testo vigente dell'articolo 51, comma 2, del TUEL essi sono considerati non rieleggibili. Stabilisce, inoltre, che i sindaci dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti possano svolgere fino a tre mandati consecutivi, con conseguente intervento di coordinamento. Esso prevede infine l'abrogazione dell'articolo 1, comma 138, della legge n. 56 del 2014, che attualmente riserva solo ai sindaci di Comuni fino a 3.000 abitanti la possibilità di essere rieletti per un terzo mandato. Come è stato giustamente rilevato in sede di prima lettura, questa norma riguarda circa 70.000 amministratori locali, eletti nei piccoli Comuni, e la semplificazione della loro attività amministrativa. Voglio ricordare che, in occasione della trentottesima assemblea annuale dei Comuni italiani, il presidente della Repubblica Mattarella ha sottolineato la valenza di tale ruolo, affermando che «amministrare una istituzione locale richiede oggi, accanto alla cura quotidiana della gestione dei servizi, un'accresciuta capacità di previsione e di lungimiranza». Il provvedimento in esame fa il paio con quello che ha giustamente aggiornato le indennità degli amministratori locali, nel presupposto che la gestione della cosa pubblica non possa più essere svolta nei ritagli di tempo della propria attività lavorativa, e che abbia bisogno di una dedizione e di un impegno costanti. Certamente la galassia delle problematiche degli amministratori locali è ben più ampia, ma con il provvedimento in esame si dà voce ad una delle tante richieste esistenti. Avremmo voluto meglio approfondire e, per quanto mi riguarda, anche allargare la possibilità del terzo mandato, ma è prevalsa la volontà di rendere questa norma immediatamente esecutiva sin dalle prossime elezioni amministrative. Diversamente, con matematica certezza, se avessimo cambiato anche una virgola, ciò non sarebbe stato possibile, ma il dibattito comunque è aperto e l'esame delle norme di modifica del TUEL messe in campo dal Governo sarà il prossimo banco di prova. Consentitemi però ora, alla fine dell'intervento, ringraziare innanzitutto l'opposizione, che con senso di responsabilità ha ritirato gli unici emendamenti presentati, il presidente Parrini, i colleghi tutti della 1 a Commissione, il rappresentante del Governo e gli Uffici, per la preziosa opera di collaborazione. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, siamo in fase di discussione generale su uno dei pochi disegni di legge di iniziativa parlamentare, che purtroppo è composto di soli tre articoli e che sarebbe potuto essere molto più ampio. Il disegno di legge è stato proposto alla Camera dei deputati, con la volontà di dare un contributo fondamentale agli amministratori comunali e purtroppo, nonostante ci siano stati due anni di interlocuzioni, nonostante le tantissime audizioni, dal disegno di legge originario composto di 36 articoli, il disegno di legge attuale si è ridotto a tre articoli. Per carità, si tratta di tre articoli importanti, ma sicuramente non risolutivi delle problematiche che ci troviamo ad affrontare su un tema fondamentale per le basi e le fondamenta delle nostre istituzioni, ovvero i Comuni. Quando si parla di Comuni, bisogna tener conto delle responsabilità che sono in capo ai sindaci. Oggi essere sindaco significa essere operativo ventiquattro ore su ventiquattro, mettere da parte il proprio lavoro e la propria famiglia e mettere davanti a tutto una comunità, che ha bisogno e diritto di avere risposte, che devono essere di ampio raggio. Pensiamo infatti ai servizi sociali, all'urbanistica e alla sicurezza del territorio, tematiche su cui i sindaci rispondono sempre in prima persona. Si tratta quindi di un impegno molto importante, per cui il legislatore deve fornire gli strumenti necessari affinché vi si possa ottemperare al meglio. Obiettivamente in questi periodi tante persone vorrebbero avvicinarsi all'amministrazione, ma sono spaventate da tutte le responsabilità, dal taglio delle risorse e dalla mancanza di personale, quest'ultima dovuta ai tagli fatti nel corso degli anni. Proprio per questo motivo è importante l'articolo 3 di questo disegno di legge, che concede la possibilità di un terzo mandato ai sindaci dei Comuni fino a 5.000 abitanti. Oltre a questo, c'è anche ciò di cui parlava prima il relatore. Il presidente della Repubblica Mattarella ha detto che i sindaci devono avere visione e lungimiranza. Spesso però i progetti necessitano di tanto tempo, soprattutto a causa dei tempi della burocrazia. Quindi è importante che un sindaco possa vedere realizzati i suoi progetti e proprio per questo motivo è importante il terzo mandato, anche se la speranza è che i progetti vengano terminati nel più breve tempo possibile. Spesso alcuni progetti, avendo una visione ampia, si vanno a intersecare con progetti più piccoli. Normalmente, quando si insedia una nuova amministrazione (purtroppo questo è un brutto difetto italiano, ma penso anche estero), questa tende a cancellare tutto quello che ha fatto la vecchia amministrazione. Invece, anche per un risparmio di tempo e di denaro, bisognerebbe proseguire con i progetti già avviati. Concludo, visto che il mio tempo è terminato, sperando che venga messa in essere la legge delega che ha annunciato il sottosegretario Scalfarotto, per una riforma del testo unico degli enti locali che sia completa e che dia risposta ai nostri sindaci, che spesso sono indicati come degli eroi. Noi dobbiamo dare loro gli strumenti necessari per poter amministrare al meglio le nostre comunità, che sono il baluardo della nostra Nazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor presidente Calderoli, mi fa piacere che presieda proprio lei, non per farle dei complimenti, ma perché lei è uno di quei parlamentari che ha veramente a cuore gli enti locali. La vita delle nostre amministrazioni locali e dei nostri municipi è la vera ossatura di questo Paese.