[pronunce]

la Regione siciliana deduce la violazione dell'art. 2, primo comma, del d.P.R. n. 1074 del 1965, secondo cui «Ai sensi del primo comma dell'articolo 36 dello Statuto della Regione siciliana, spettano alla Regione siciliana, oltre le entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime»; la Regione autonoma Sardegna lamenta il contrasto con l'art. 8, primo comma, dello statuto, alla cui stregua «Le entrate della regione sono costituite: a) dai sette decimi del gettito delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle persone giuridiche riscosse nel territorio della regione; b) dai nove decimi del gettito delle imposte sul bollo, di registro, ipotecarie, sul consumo dell'energia elettrica e delle tasse sulle concessioni governative percette nel territorio della regione; c) dai cinque decimi delle imposte sulle successioni e donazioni riscosse nel territorio della regione; d) dai nove decimi dell'imposta di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della regione; e) dai nove decimi della quota fiscale dell'imposta erariale di consumo relativa ai prodotti dei monopoli dei tabacchi consumati nella regione; f) dai nove decimi del gettito dell'imposta sul valore aggiunto generata sul territorio regionale da determinare sulla base dei consumi regionali delle famiglie rilevati annualmente dall'ISTAT; g) dai canoni per le concessioni idroelettriche; h) da imposte e tasse sul turismo e da altri tributi propri che la regione ha facoltà di istituire con legge in armonia con i princìpi del sistema tributario dello Stato; i) dai redditi derivanti dal proprio patrimonio e dal proprio demanio; l) da contributi straordinari dello Stato per particolari piani di opere pubbliche e di trasformazione fondiaria; m) dai sette decimi di tutte le entrate erariali, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione di quelle di spettanza di altri enti pubblici»; la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia assume la violazione dell'art. 49 dello statuto, secondo cui «Spettano alla Regione le seguenti quote fisse delle sottoindicate entrate tributarie erariali riscosse nel territorio della Regione stessa: 1) sei decimi del gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche; 2) quattro decimi e mezzo del gettito dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche; 3) sei decimi del gettito delle ritenute alla fonte di cui agli artt. 23, 24, 25 e 29 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ed all'art. 25-bis aggiunto allo stesso decreto del Presidente della Repubblica con l'art. 2, primo comma, del D.L. 30 dicembre 1982, n. 953, come modificato con legge di conversione 28 febbraio 1983, n. 53; 4) 9,1 decimi del gettito dell'imposta sul valore aggiunto, esclusa quella relativa all'importazione, al netto dei rimborsi effettuati ai sensi dell'articolo 38-bis del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni; 5) nove decimi del gettito dell'imposta erariale sull'energia elettrica, consumata nella regione; 6) nove decimi del gettito dei canoni per le concessioni idroelettriche; 7) 9,19 decimi del gettito della quota fiscale dell'imposta erariale di consumo relativa ai prodotti dei monopoli dei tabacchi consumati nella regione; 7-bis) il 29,75 per cento del gettito dell'accisa sulle benzine ed il 30,34 per cento del gettito dell'accisa sul gasolio consumati nella regione per uso autotrazione. La devoluzione alla regione Friuli-Venezia Giulia delle quote dei proventi erariali indicati nel presente articolo viene effettuata al netto delle quote devolute ad altri enti ed istituti». Risulterebbe quindi pregiudicata - unilateralmente e senza il rispetto delle procedure di modifica statutaria - l'autonomia finanziaria delle autonomie speciali, chiamate altresì a sopperire al depauperamento delle risorse a disposizione dei Comuni, anche in violazione dei parametri statutari che sottraggono allo Stato la responsabilità della finanza locale, affidata agli enti ad autonomia differenziata. La Regione autonoma Sardegna e la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia censurano il comma 11 anche nella parte in cui, direttamente ed unilateralmente, coinvolge il Comune nell'attività di accertamento e riscossione della quota del tributo riservata allo Stato, attribuendogli il ricavato, al contempo sottratto alla devoluzione impressa dallo statuto. 1.1.4.- La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, inoltre, censura specificamente il comma 14, lettera a), del citato art. 13, in quanto, abrogando l'art. 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 126 - il quale, a fronte dell'esclusione dell'ICI sull'abitazione principale, prevedeva che ai singoli Comuni fosse rimborsato il relativo minor gettito - avrebbe concorso a ridurre le risorse destinate al finanziamento delle funzioni comunali, con pregiudizio dell'autonomia finanziaria regionale ed in contrasto con il cosiddetto principio di neutralità e con quello consensualistico, che presidierebbe ai rapporti tra Stato e Regioni autonome. Queste ultime, inoltre, riceverebbero un trattamento deteriore rispetto a quelle ordinarie, che non perderebbero la compensazione del minor gettito ICI, con conseguente violazione dell'art. 3 Cost. Poiché l'art. 4, comma 5, lettera m), del d.l. n. 16 del 2012 ha ripristinato il rimborso in questione - così come evidenziato dall'Avvocatura generale dello Stato - la ricorrente ritiene essere sopravvenuta la cessazione della materia del contendere. 1.1.5.- Tutte le ricorrenti censurano inoltre il comma 17 del citato art. 13. Esso prevede che il Fondo sperimentale di riequilibrio ed il Fondo perequativo - fondi il cui riparto alimenta i Comuni delle Regioni a statuto ordinario - nonché i trasferimenti erariali dovuti ai Comuni della Regione siciliana e della Regione autonoma Sardegna vengano ridotti in misura corrispondente al maggior gettito IMU ad aliquota di base attribuito ai Comuni medesimi e che, in caso di insufficienza, ciascuno di essi versi all'entrata del bilancio dello Stato le somme residue.