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Eh sì, la morte ha le chiavi di casa per molte, troppe donne. Dispiace constatare in questi ultimi anni - e non voglio essere tacciato di razzismo o frainteso in questo senso - anche il disprezzo della donna bianca. Purtroppo è una verità che impegna il Governo a non voler più ospitare bestie che uccidono senza pietà e senza paura (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , abituati a riti e culture di un mondo che non ci appartiene. «Ho una bianca da stuprare»; è questa la frase di chi ha picchiato, sprezzato, accoltellato il corpo di una ragazzina di appena sedici anni e che poi l'ha scuoiata, spezzata, giugulata con una tecnica tipica di tradizioni religiose o culturali arretrate, la macellazione. Il nostro sarà quindi un Governo che non accetterà queste bestie e che non vorrà mai dare un premio, una giustificazione o una riduzione della pena. Insegniamo ed obblighiamo al rispetto delle donne. «Amate e rispettate la donna, non cercate, in essa, solamente un conforto ma una forza, un'ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali. Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità, non ne avete alcuna». Sono parole di Giuseppe Mazzini. La donna non è uno strumento di piacere, un gioco, un vizio, un peso. La donna è l'inizio dell'avvenire. La donna siete tutte voi, senatrici che onorate quest'Aula. La donna è Liliana Segre. La donna è Silvia, la nostra volontaria rapita in Kenya; le donne sono Michelle e Giulia della fondazione Doppia difesa; donne sono le nostre madri e le nostre figlie. Noi della Lega, con tutti voi, coscienti delle difficoltà, siamo obbligati a difendere fino alla morte il rispetto morale, culturale, psicologico e fisico di tutte le donne. Per questo chiedo sincera collaborazione per provvedere alle disposizioni della Convenzione di Istanbul: prevenire violenze, proteggere e sostenere le vittime, perseguire i trasgressori, contrastare le violenze. Non sottovaluteremo la volontà di innescare un vero e forte cambiamento, di educare cittadini, di proseguire con la promozione di adeguate campagne d'informazione, rieducare gli uomini maltrattanti, aggiornare le mappature dei centri antiviolenza e aiutare le donne a capire che la sola amica non basta a salvarle. Può essere uno sfogo momentaneo, ma ci si deve affidare alle Forze dell'ordine, che in questi ultimi anni stanno aprendo degli sportelli necessari e importanti per la difesa delle donne. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ieri, il 28 novembre, abbiamo dimostrato l'impegno al rispetto alle donne con l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del codice rosso. Noi, caro PD, non l'abbiamo solamente scritto e lasciato nei meandri del jobs act : abbiamo agito, ad esempio con il braccialetto elettronico nel decreto sicurezza (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non facciamone perciò una gara; evitiamo, anche perché perdereste. Onoriamo l'impegno e lavoriamo piuttosto, come abbiamo fatto la scorsa settimana, quando il nostro Capogruppo della Lega ha organizzato un convegno dove il sottosegretario Borgonzoni, il ministro Bongiorno e il presidente Alberti Casellati sono intervenuti ed in quella sede abbiamo condiviso un solo fine. La Lega oggi, quindi, voterà convintamente sì alle mozioni di nostro interesse. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP . Congratulazioni) . GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, Governo, colleghi e colleghe, innanzitutto ringrazio i colleghi e le colleghe di ogni schieramento per la sensibilità dimostrata sul tema e in particolare - mi si consenta, senza battute - le colleghe del PD per l'immediata condivisione di un percorso che, pur nelle reciproche differenze di impostazione, ci ha visto collaborare fattivamente. Signor Presidente, Governo, cari colleghi e care colleghe, il rispetto della dignità umana e della persona costituisce il bene primario di ogni democrazia e di ogni azione politica. Ogni misura volta a garantirlo e tutelarlo deve essere sostenuta da tutti attraverso la cultura, l'educazione, la legge e la solidarietà. Il rispetto della dignità della donna, però, va anche oltre; rappresenta il più alto grado di civiltà e la forza di un popolo che voglia dirsi veramente e definitivamente civile. La violenza sulle donne, invece, anche nei Paesi più evoluti, tra cui il nostro, ancora insiste nonostante la messa in campo di ogni iniziativa legislativa possibile e, anzi, aumenta. La violenza sulle donne è il fenomeno più democratico che esista e il più cosmopolita. Non si può, quindi, circoscrivere. È un fenomeno subdolo, strisciante, di cui troppo spesso ci si rende conto solo quando viene portato alle estreme conseguenze. La violenza sulle donne ha mille facce: stalking , mobbing , maltrattamenti, percosse, molestie, sfruttamento sessuale, riduzione in schiavitù, discriminazione, coercizione, menomazione, differenze salariali, violazione dei diritti e femminicidio. Ecco, «femminicidio» è un neologismo che riesce sempre a far discutere. Consentitemi un inciso prima di entrare nel merito e nel cuore della questione. Personalmente sono contraria a ogni forma di femminilizzazione dei ruoli perché, secondo me, le funzioni non hanno genere. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Bottici) . Il Presidente del Senato rimane il Presidente, uomo o donna che sia, come il sindaco o il Ministro rimangono il sindaco o il Ministro, uomini o donne che siano. Invece reagisco quando sento polemizzare sul termine «femminicidio» da parte di persone che non riescono a vederne la differenza rispetto all'omicidio in senso lato. In questo caso, la differenza c'è eccome e si manifesta nel momento in cui la violenza estrema contro una donna si compie da parte dell'uomo verso una donna in quanto donna, in quanto femmina, nell'accezione più negativa e sbagliata di oggetto di possesso. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Torniamo alla violenza: alle violenze di ogni genere, fisiche e morali, che avvengono da sempre fuori e - come è stato più volte ricordato ahimè - troppo spesso dentro le mura domestiche e per i motivi più disparati (culturali, religiosi e di ignoranza) là dove ci sia ancora la concezione della donna percepita come sesso debole, nel senso che la debolezza fisica, la maggiore e una diversa sensibilità sono considerati i limiti che in menti grette e ignoranti rendono lecite azioni spregevoli nei loro confronti. E il «là dove» non è purtroppo solo dall'altra parte del mondo, ma anche qui e ora, nella nostra civilissima Europa, nella nostra civilissima Italia, da Nord a Sud senza differenze. Perché oggi siamo ancora qui a sollecitare il Governo con le nostre mozioni? Perché oggi siamo ancora qui a manifestare, a portare testimonianze e a sensibilizzare in ogni modo? Siamo ancora qui perché nonostante tutti gli sforzi, tutte le leggi e tutte le manifestazioni, i numeri diffusi dalle statistiche sono impressionanti: