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Purtroppo - ahimè, purtroppo - né continuità né tanto meno logica sono termini in uso nel vocabolario della formazione gialloverde alla guida del Paese. Tant'è che il ministro Di Maio con una mano si dà pacche sulle spalle per il raggiungimento di risultati non suoi (penso alla TIM, ma, c'è da scommetterci, presto anche per il decreto-legge che stiamo convertendo) e con l'altra mano punta l'indice contro il jobs act , che pure è un tassello di quello stesso quadro di strumenti cui appartiene il provvedimento odierno. Predicatore fervente della discontinuità senza logica, il signor Ministro ha scelto di immolare sull'altare della propaganda il milione di posti di lavoro recuperati dai suoi predecessori, bollandoli come il frutto di una misura "sforna precari", una misura da smantellare e pure in fretta, letteralmente dalla sera al mattino. Così ha detto nelle sue dichiarazioni a corollario dei dati Istat sulla crescita del tasso di occupazione. Smantellare in fretta, perché, se nel frattempo qualcuno da fuori dovesse fargli notare il valore della continuità, soprattutto sul piano imprenditoriale e occupazionale, il signor Ministro sarebbe costretto ad applicare la logica. E la logica vorrebbe che, invece di affannarsi a smantellare, si preoccupasse di trovare il modo per mettere al sicuro quei posti, un modo per stabilizzarli, così da passare alla fase due e invertire progressivamente il rapporto tra lavoro precario e lavoro stabile, una sfida che non si vince con la propaganda, soprattutto quando si governa. Sono anni - ne approfitto perché ghiotta è l'occasione - che il ministro Di Maio e il MoVimento 5 Stelle continuano a leggere agli italiani il famoso dettato dell'articolo 36 della Costituzione, che dà dignità ai lavoratori. E il ministro Di Maio è consapevole che ci sono nel nostro Paese contratti collettivi firmati da organizzazioni sindacali comparativamente e maggiormente più rappresentative, la cui retribuzione oraria è di 4, 5, 6 o 7 euro. E in questi anni... AIROLA (M5S) . Laus, sei tu che lo fai! Vergognati! Ti devi vergognare! LAUS (PD) . Spenga quel signore, lo spenga quel signore. (Commenti del senatore Airola) . PRESIDENTE . La pregherei... Guardi, mi sembrava un intervento pacato, anche se stentoreo. Si accomodi, senatore Airola. (Commenti del senatore Airola) . La richiamo all'ordine, senatore Airola, si accomodi. (Commenti del senatore Airola) . Senatore Airola, la richiamo all'ordine per la seconda volta. FARAONE (PD) . Stai seduto! VOCE DAL GRUPPO PD . Un Tavor per quel signore! (Commenti dei senatori Faraone e Mirabelli). PRESIDENTE. Se insiste, lo espello. Prima, però, va richiamato all'ordine, come da Regolamento. LAUS (PD) . Scusi Presidente, l'ha mandato fuori? PRESIDENTE. Prego senatore Laus, continui. Ha ancora un minuto e le faccio recuperare il tempo che mancava prima dell'interruzione. LAUS (PD) . Devo recuperare e vorrei chiedere scusa al signore, che urlava... PRESIDENTE. Si rivolga all'Assemblea. LAUS (PD) . La ringrazio, Signor Presidente. AIROLA (M5S) . Le scuse... PRESIDENTE. Adesso basta. È anche ridicolo intervenire con le mani a mo' di imbuto. Ma dove siamo? (Commenti dei senatori Laus e Mirabelli) . LAUS (PD) . Ha perso la lucidità! PRESIDENTE. Che devo fare? È uno solo. Andiamo avanti, poi si calma. Prego, concluda senatore Laus. LAUS (PD) . Signor Presidente, lei è stato veramente gentile. Continuo nel ragionamento. Dicevo che hanno sventolato bandiere e hanno spiegato cosa recita l'articolo 36 della Costituzione e oggi, nel cosiddetto decreto dignità, non per errore, ma per atto doloso, il Ministro ben si è guardato di inserire il salario minimo, perché necessita di una copertura finanziaria. Sono tre o quattro i milioni di lavoratori per conto della pubblica amministrazione che prestano dei servizi e, alla fine del mese, la loro retribuzione è inferiore ai famosi 780 euro previsti dal cosiddetto e amato reddito di cittadinanza. Dobbiamo dunque metterci d'accordo su quale significato attribuire alla parola dignità, perché il linguaggio è una convenzione. Il Ministro e il Governo hanno il dovere morale... (Il microfono si disattiva automaticamente) PRESIDENTE. Concluda, senatore. LAUS (PD) ... di dare risposta a quei lavoratori. Questa per me e per il Partito Democratico si chiama dignità. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Senatore Airola, ricordi che adesso fa parte della maggioranza e, quindi, non serve urlare, come da vecchia abitudine. (Commenti del senatore Airola). È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'ordine del giorno prevede la conversione in legge del decreto-legge n. 44, del 9 maggio 2018, recante misure urgenti per l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1... (Commenti del senatore Airola all'indirizzo del Gruppo PD. Vivaci proteste dal Gruppo PD). PRESIDENTE . È uscito dall'Aula. (Commenti dei senatori Faraone, Laus e Mirabelli). Non ho sentito la frase, ma ho visto il gesto. Riferirò al Presidente per eventuali provvedimenti, ove ritenuti necessari. Ripeto, però, che ho visto il gesto, ma non ho sentito la frase. Prego senatrice, riprenda il suo intervento. PIZZOL (L-SP) . ...nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali. Il provvedimento consente di rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga alle aree di crisi industriale complesse, anche per l'anno 2018. Si tratta di aree situate in territori soggetti e recessione economica con perdita occupazionale di rilevanza nazionale e di impatto notevole sulla politica industriale nazionale. La complessità del problema può derivare da crisi di una o più imprese di grande o media dimensione, con effetti sull'indotto, o da gravi crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione sul territorio. In tali aree, l'articolo 44, comma 11- bis , del decreto legislativo n. 148 del 2015 ha previsto la possibilità di concedere un intervento di cassa integrazione guadagni straordinaria, nonché la mobilità in deroga, sulla base di specifici accordi stipulati in sede governativa per il biennio 2016-2017 ed entro il limite di determinate risorse. La legge n. 205 del 2017 ha previsto che le Regioni possano utilizzare nel 2018 le risorse non impiegate nel biennio 2016-2017 e la facoltà di prorogare specifici trattamenti di cassa integrazione guadagni e di mobilità in deroga.