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Questi dati non esauriscono ovviamente i casi in cui si verificano incidenti in cui sono coinvolti animali selvatici: è evidente infatti che gli incidenti nei quali muore o rimane ferito solo l'animale, con danni ai soli mezzi e non alle persone, sono diverse migliaia ogni anno e risultano di difficile calcolo perché in molti casi gli automobilisti coinvolti non denunciano il sinistro sapendo che difficilmente verranno rimborsati i danni; rilevato che: l'analisi dei danni all'agricoltura causati dalle specie carnivore, richiede una particolare attenzione, mentre infatti per quanto riguarda l'orso il problema appare minore, ma non da sottovalutare, per il lupo è necessario effettuare un esame più articolato ed approfondito; in particolare, anche in assenza di dati certi e comparabili sulla consistenza della attuale popolazione dei lupi in Italia, e stante la difficoltà di reperire informazioni complessive sulle predazioni da lupi certificate da personale qualificato, il fenomeno risulta comunque particolarmente grave e diffuso soprattutto in alcune aree del Paese; in Italia il lupo sta riprendendo possesso dei territori dai quali era stato cacciato, rischiando l'estinzione, negli anni settanta del secolo scorso. I dati provenienti da vari territori porterebbero a pensare che il Lupo (Canis lupus) in Europa non sia più da considerare, almeno globalmente, specie a rischio di estinzione, né in pericolo. Dai dati dei progetti di monitoraggio della presenza del lupo e dalle denunce degli allevatori di ovini , caprini e bovini, specie quelli che operano nell'arco alpino risulterebbe che nel corso degli ultimi anni sarebbero significativamente cresciuti gli attacchi dei lupi e canidi al loro bestiame, ma anche ai loro cani sia conduttori che guardiani. Oggi possiamo affermare che le cronache riferiscono di attacchi di lupi al bestiame soprattutto in alcune regioni italiane come il Piemonte, Lombardia e il Triveneto, ma potremmo aggiungere anche la Toscana, il Lazio e l'Abruzzo e la Puglia. I danni riportati dagli allevatori sono costantemente in crescita esponenziale, anche se molti di loro si sono rassegnati dal denunciare i fatti a causa della sfiducia nel sistema degli indennizzi oggi vigente; a livello europeo si stanno cercando le migliori soluzioni ad una pacifica convivenza fra lupi e attività umane, e nel 2018 è stato innalzato al 100% il valore del rimborso che lo Stato può erogare agli agricoltori per l'acquisto di sistemi di prevenzione, insieme al risarcimento per le perdite dovute a eventi di predazione senza considerarlo aiuto di stato. Va segnalato che nella pratica sono meno richiesti i rimborsi per gli investimenti in prevenzione rispetto a quelli per le predazioni; nel caso del lupo il tema della prevenzione assume un rilievo centrale. Le soluzioni di protezione del bestiame come recinti, cani da guardia o supervisione umana, se pur positivi, non sempre hanno però dato gli esiti sperati, e purtroppo in alcunicasi hanno generato effetti collaterali dannosi (si pensi alla capacità dei lupi di saltare oltre i recinti elettrici o ai cani guardiani che in alcune occasioni hanno azzannato turisti ed escursionisti). Il conflitto tra comunità umane e i lupi, in atto già da anni, sta purtroppoconoscendo una rapida escalation e l'incidenza dei danni è in costante crescita. Inoltre, a causa delle preoccupazioni aggiuntive provocate dalla presenza del predatore, si verificano ricadute negative sulla qualità della vita da parte degli abitanti nelle valli, compromettendo la stessa permanenza di agricoltori e allevatori in territori molto fragili, già provati dalla crisi globale e dai cambiamenti climatici, che necessitano della presenza costante dell'uomo. E' necessario attivare e coordinare un programma di interventi a sostegno dell'allevamento e della pastorizia per limitare la disaffezione ed i danni da lupo o canidi che potrebbero generare ripercussioni non solo socio-economiche, ma anche con forte impatto sulla biodiversità. Inoltre l'abbandono dei piccoli e medi allevamenti, con mancanza di ricambio generazionale, pregiudica irrimediabilmente la cura e salvaguardia del territorio , interessato tra l'altro dal grave rischio idrogeologico, specie nelle fasce altitudinali medio-basse. Va inoltre contrastato il pericoloso fenomeno dell'ibridizzazione lupo-cane, anche con la predisposizione di norme che permettano di affrontare efficacemente la situazione anche nell'ottica della stessa tutela della specie; rilevato in conclusione che: per quanto concerne il risarcimento dei danni causati dagli animali selvatici alle colture ed agli allevamenti, la materia è stata delegata alle Regioni e da queste in molti casi alle proprie strutture decentrate. Sul tema si registra una grande disomogeneità a livello nazionale rispetto alle modalità con cui si procede alla perizia dei danni (con l'utilizzo di diversi parametri), ai soggetti preposti allo svolgimento delle relative procedure, alle modalità di quantificazione e risarcimento dei danni nonché ai tempi impiegati per l'erogazione dei conseguenti ristori. In linea generale il ristoro dei danni copre solo una parte del danno diretto ed indiretto effettivamente causato dalla fauna selvatica, ai sensi dell'articolo 26 della legge n. 157 del 1992, a causa della carenza di risorse pubbliche destinate a tale scopo; un passaggio necessario alla gestione del fenomeno risulterebbe la costruzione, presso ISPRA, di una banca dati con parametri condivisi ed univoci tra tutte le regioni che permetta il monitoraggio di una evoluzione comparabile e articolata nel tempo; l'analisi Eurispes, risalente all'ormai lontano 2007, evidenziava che il danno era già all'epoca superiore ai 70 milioni di euro; dallo stesso rapporto si evinceva inoltre che già allora si era registrata la quasi decuplicazione del numero degli animali selvatici sul territorio nazionale; tutto ciò premesso, considerato, valutato e rilevato, impegna il Governo: 1- ad affrontare e risolvere definitivamente il problema dello squilibrio della fauna selvatica nel nostro territorio e dei danni da essa generati per la sicurezza e la salute pubblica, nonché per la salvaguardia della biodiversità, anche sviluppando strategie emergenziali per ridurre i conflitti e facilitando l'accesso alle informazioni sui potenziali effetti negativi delle interazioni uomo-specie problematiche; 2- ad attivare urgentemente con il coinvolgimento del Ministero della Transizione Ecologica ed il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con il coinvolgimento delle regioni e delle province autonome, delle associazioni di categoria agricole e della pesca, venatorie, ecologiste e le associazioni scientifiche, una cabina di regia per definire un programma di interventi e le necessarie modifiche normative necessarie alla sua attuazione; 3- a valorizzare nelle Regioni e Province Autonome istituti regionali per la fauna selvatica, dotati di autonomia tecnico-scientifica e organizzativa, i quali operano in raccordo con ISPRA, per permettere una omogenea raccolta dei dati a supporto delle azioni di governo e programmazione delle regioni;