[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera della Camera dei deputati del 5 luglio 2000 relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Vittorio Sgarbi nei confronti del dottor Agostino Cordova, promosso con ricorso del Tribunale di Salerno - I sezione penale, notificato il 20 agosto 2001, depositato in cancelleria il 6 settembre 2001 ed iscritto al n. 31 del registro conflitti 2001. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 9 luglio 2002 il Giudice relatore Carlo Mezzanotte; udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 15 gennaio 2001, emessa nel corso dell'udienza dibattimentale del giudizio penale a carico del deputato onorevole Vittorio Sgarbi per il reato di cui agli articoli 13 e 21 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, in relazione all'art. 30 della legge 6 agosto 1990, n. 223, il Tribunale di Salerno, I sezione penale, in composizione monocratica, ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, chiedendo che sia dichiarato “che non spetta alla Camera dei deputati affermare, secondo quanto dalla stessa deliberato nella seduta del 5 luglio 2000, la insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato on. Vittorio Sgarbi, in quanto estranee alla previsione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione” e, conseguentemente, che venga annullata “la predetta deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 5 luglio 2000 (atti Camera, doc. IV-quater, n. 141)”. Il Tribunale di Salerno premette che i fatti per cui si procede penalmente contro l'on. Sgarbi si concretano - secondo il capo di imputazione - in talune affermazioni ritenute offensive della reputazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, dottor Agostino Cordova, pronunciate nel corso della trasmissione televisiva “Sgarbi quotidiani”, andata in onda il 25 novembre 1995 in prima visione ed il giorno successivo in replica. Nell'atto di promovimento del conflitto sono riportate le seguenti dichiarazioni dell'on. Sgarbi: “va criticata la Procura di Napoli che, per perseguire teoremi e corruzioni di politici e visioni, forse anche fondate in qualche principio logico del Procuratore di Napoli, ha però lasciato, come osserva lo stesso vice Presidente della Camera Violante, non perseguiti i reati comuni e criminalità che porta violenza e morte alle persone! Quindi è omissione in molti casi della giusta attenzione ai reati veri […]”. Il ricorrente - rammentato l'orientamento della giurisprudenza costituzionale, secondo il quale il nesso funzionale tra le opinioni espresse ed il mandato parlamentare consente di estendere l'efficacia della prerogativa di cui all'art. 68 Cost. anche alle opinioni espresse all'esterno della sede istituzionale, purché le stesse si atteggino come atti divulgativi dell'attività parlamentare espletata - osserva che, nel caso di specie, “il contesto in cui le dichiarazioni risultano rese ed il contenuto di apprezzamento critico in cui si risolvono impediscono di condividere le affermazioni difensive circa l'immediata riferibilità delle espressioni in contestazione alle funzioni parlamentari svolte dall'on. Vittorio Sgarbi, riflettendo le stesse giudizi personali espressi dal prevenuto nella veste privatistica di commentatore televisivo”. La impugnata delibera di insindacabilità invece dilaterebbe “la garanzia dell'immunità” sino a “comprendere ogni dichiarazione, giudizio o critica aventi valenza politica espressi da un membro del parlamento”, sì da esaurirne la portata ed il significato “in un contesto meramente personale e soggettivo” e da sovvertire, pertanto, “la prospettiva privilegiata dalla Carta costituzionale, che rapporta le guarentigie in commento alla funzione esercitata e non già alla persona fisica”. Né il “collegamento funzionale” potrebbe ravvisarsi, secondo il Tribunale di Salerno, nei “generici riferimenti contenuti nella relazione della Giunta agli apprezzamenti critici della politica giudiziaria di alcune procure svolti dall'imputato nel corso di non meglio precisati lavori parlamentari”, difettando il richiamo ad atti tipici della funzione svolta dall'on Sgarbi di cui le espressioni in imputazione risulterebbero veicolo di divulgazione e, sotto altro profilo, mancando un riferimento specifico alla vicenda oggetto del giudizio. 2. - Questa Corte, con ordinanza n. 310 del 2001, ha dichiarato ammissibile il conflitto, fissando il termine per i conseguenti adempimenti in rito, tutti puntualmente soddisfatti. 3. - Nel giudizio si è costituita la Camera dei deputati, chiedendo preliminarmente che questa Corte dichiari “irricevibile ovvero inammissibile” il conflitto. La Camera osserva che lo stesso giudice ricorrente avrebbe ammesso che la verifica del collegamento tra le dichiarazioni esterne e gli atti parlamentari postulerebbe una conoscenza dell'attività parlamentare che egli non ha acquisito. Secondo la Camera, con la esplicita affermazione della parzialità ed insufficienza della propria conoscenza, il ricorrente avrebbe proposto un atto introduttivo “sviato dalla funzione processuale che gli è propria”, un atto che assumerebbe carattere perplesso e che sarebbe diretto ad aprire un conflitto in via puramente ipotetica e virtuale Ad avviso della Camera, il conflitto sarebbe comunque infondato. In particolare, la difesa della resistente puntualizza che dalle argomentazioni svolte dalla Giunta in sede di relazione risulterebbe l'intento di sottolineare che nelle ipotesi, come quella in esame, di affermazioni critiche di parlamentari, sebbene esterne, ad alto tasso di generalità e che investano le modalità di funzionamento di uffici pubblici, sarebbe riduttivo ravvisare manifestazioni di pensiero pure e semplici: tali dichiarazioni si caricherebbero di una “valenza istituzionale” che consentirebbe di ricondurle in definitiva all'esercizio - sia pure in forme diverse da quelle canonizzate dall'ordinamento parlamentare - di quell'attività ispettiva che è spettanza dell'organo parlamentare e dei suoi membri, e che con particolare intensità ne qualificherebbe la posizione nel quadro costituzionale rispetto al funzionamento delle amministrazioni dello Stato. La Camera ricorda, a riprova del suo assunto, la vicenda complessiva nella quale le dichiarazioni dell'on. Sgarbi andavano ad iscriversi, con particolare riferimento alle pesanti critiche avanzate dal vice Presidente della Camera, on. Violante, nei riguardi del Procuratore della Repubblica di Napoli nel corso di un'intervista radiofonica. Inoltre - osserva ancora la difesa della Camera - nella relazione della Giunta si era dato conto che l'on. Sgarbi, in numerosissime occasioni, intervenendo nel corso dei lavori parlamentari, aveva criticato alcuni aspetti della politica giudiziaria di alcune procure e aveva posto in rilievo le distorsioni che potevano derivare da un cattivo uso degli strumenti dell'azione penale. La difesa della Camera dei deputati richiama, in particolare, l'interrogazione presentata dall'on.