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ciò che gli costa di più lasciare è sua moglie, la signora Maria, alla quale ovviamente vanno le condoglianze di noi tutti. Il maestro Morricone non scrive che gli dispiace lasciare questa vita o le sue opere, ma che gli dispiace abbandonare «l'amore straordinario che ci ha tenuto insieme». Trovo questa cosa bellissima e ci dice della straordinarietà di un uomo, che non può che sposarsi con una straordinaria capacità artistica, con una sensibilità ed una umanità che ha saputo trasmettere grandissime emozioni. Non c'è nel suo necrologio alcun riferimento alle sue composizioni, alle sue capacità, alla sua musica, ai suoi successi e alla sua gloria, ma soltanto alle relazioni e anche in questo credo che il maestro Morricone ci lasci un insegnamento grandissimo e ci trasmetta un'opera straordinaria: il senso della vita sono le relazioni e gli affetti. Credo che quest'uomo mite, semplice, che ha saputo non farsi grande degli straordinari successi che in quest'Aula abbiamo ricordato in molti, quest'uomo autentico e geniale, anche sul punto di morte, ci lasci un dono ed una composizione davvero straordinaria in questo suo necrologio. Resta un grande del nostro tempo: come forse nessun altro ha saputo segnare la musica, attraversando quella popolare, quella leggera, quella sinfonica e le composizioni cinematografiche, come ricordava il Presidente. Egli ha segnato il nostro tempo, lasciando un'impronta indelebile, che sarà ricordata sicuramente per lunghissimo tempo. (Applausi) . CANGINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo per unire la voce di Forza Italia alle parole della Presidenza, nel ricordare un grande italiano che ha reso grande il proprio Paese nel mondo e ha reso grande l'arte musicale, che non sempre si realizza e sboccia in Patria. Purtroppo è tipico del nostro Paese, soprattutto nel mondo della cultura e dell'arte, assistere a grandi talenti nazionali, che fioriscono non in Patria, ma all'estero. Abbiamo commemorato in quest'Aula la figura del maestro Zeffirelli, figura immortale, ma che è stata riconosciuta oltre confine prima ancora che essere riconosciuta in Patria. Non è stato questo il caso del maestro Morricone, che ha avuto la straordinaria genialità di imporsi al mondo utilizzando un canone estero, il western , il film western , declinato però all'italiana e nobilitato attraverso un'attenzione che normalmente il cinema ancora non aveva messo: la colonna sonora come protagonista del film, non come sottofondo o come base musicale in attesa che i protagonisti e gli attori riempiano gli spazi vuoti del silenzio con le loro parole. La musica è diventata protagonista grazie a Morricone, è rimasta protagonista nella cinematografia mondiale ed è stata una musica potente. Questo è stato lo straordinario talento del genio di Morricone: rendere potente la musica cinematografica grazie a un'orchestrazione sinfonica che non aveva precedenti nella storia del cinema, che ha fatto scuola e che è rimasta nella nostra memoria. C'è un po' dell'arte di Ennio Morricone in ciascuno di noi perché nei nostri ricordi c'è sempre qualcosa legato a una pellicola cinematografica e, nella maggior parte delle pellicole cinematografiche che noi ricordiamo e che suscitano in noi qualcosa, c'erano le note di Ennio Morricone. Il suo talento è inarrivabile probabilmente e ha fatto scuola, la potenza sinfonica che ha espresso nella sua vita non aveva un corrispettivo nelle sue qualità umane. Io ricordo, come è stato fatto da altri, le ultime parole destinate al pubblico che ci ha lasciato, quel «non voglio disturbare» nel momento in cui disponeva funerali privati. È una sensibilità, un'attenzione, una dolcezza d'altri tempi, ma è anche un segno di forza, la forza di un uomo che ha sempre messo la propria arte e il proprio talento al centro; non la figura dell'artista, non la propria figura, non la propria immagine, ma la propria arte. Quindi morendo lui, resta l'arte e la figura non schiaccia l'arte. Un grande italiano senz'altro. (Applausi). BORGONZONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BORGONZONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, potrei iniziare questo discorso raccontando quanto Morricone abbia fatto grande il nostro Paese. Penso che non esista Stato o luogo in questo mondo dove non sia conosciuta la sua musica, ma per far questo non bisogna certo essere grandi esperti di musica. Penso altresì che il Presidente ci abbia ben raccontato quanto sia stato grande, poliedrico e cosa abbia fatto nella sua vita. Potrei sicuramente raccontare, come penso ognuno di noi in quest'Aula, quanto abbia pianto, sorriso, mi sia emozionata ascoltando le sue musiche; quanto sicuramente con i suoi film egli ci abbia spiegato come le note e i suoni possano raccontare al pari delle immagini. Penso, ad esempio, alla delicatezza e alla suggestione che ci lasciava in film come «Nuovo Cinema Paradiso». Potrei raccontare tutto questo. Condivido poi totalmente una frase che lui ha ripetuto tantissime volte: «Io penso che quando fra cento, duecento anni, vorranno capire come eravamo, è proprio grazie alla musica da film che lo scopriranno». Penso però che tutto questo sarebbe molto limitativo perché stiamo parlando di un genio. Negli interventi che mi hanno preceduto ho ascoltato qualcuno dire che, nella sua immensità, è andato oltre la musica, oltre il racconto, quello più semplice che magari possiamo fare e che tutti potrebbero fare. Per me ci ha lasciato in eredità anche dei grandi insegnamenti di vita. Io ne voglio citare due in particolare. Uno è rivolto ai più giovani, uno è rivolto a chi governa: chi governa ora, ma chi governa sempre. Sono due grandi insegnamenti e probabilmente dovremmo farne tesoro, perché se oggi in quest'Aula ci limitassimo solo a dire quanto è stato grande sottolineeremmo solamente una cosa che è sotto gli occhi di tutti. Nell'amore, come nell'arte, la costanza è tutto; non so se esiste il colpo di fulmine o l'intuizione soprannaturale; so che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata e la fedeltà. Questa frase dovrebbe essere impressa nella testa dei più giovani (anche in tutti noi, ma sicuramente nei più giovani), perché ci insegna come le scorciatoie non possano bastare. Si può essere geni, magari si può essere grandi in quello che amiamo fare, ma senza la tenacia, senza quella voglia indomita di portare avanti un proprio sogno lavorando notte e giorno, non si può arrivare da nessuna parte. Questo è un grande insegnamento e forse è più grande anche delle magnifiche musiche che ha composto. L'altro grande insegnamento, che per me dovremmo tutti tenere bene in mente, è stato espresso in occasione di un'offerta della Rai, che forse tutti voi in quest'Aula ricordate, quando gli hanno detto: ci sono 10.000 euro per lei e per l'orchestra. Lui ha risposto: ora io posso anche decidere di lavorare gratis per la TV del mio Paese, ma i musicisti vanno rispettati. Incidere una colonna sonora con un'orchestra costa 20.000, 30.000, 40.000 euro, non posso chiedere ai musicisti di suonare a loro spese.