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È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, il provvedimento al nostro esame delega il Governo, come hanno avuto modo di esporre anche in maniera molto ampia i relatori, ad adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, i decreti relativi alla disciplina dei contratti pubblici che deve essere adeguata principalmente alla normativa europea. Lo scopo è razionalizzare, riordinare e semplificare. La storia insegna: facendo allora un percorso nel passato più recente, vorrei richiamare diversi provvedimenti che hanno cercato di regolare e normare questo comparto rilevante dell'economia italiana e della regolazione della spesa pubblica, ove pubblico e privato si trovano ad interferire contraendo delle obbligazioni, ognuno per le rispettive competenze e ruoli, per creare sviluppo, costruire infrastrutture, assicurare manutenzioni, servizi e forniture. Fino a un paio di decenni facevamo ancora riferimento al regio decreto n. 350 del 1895, che venne applicato per più di un secolo, abrogato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 554 del 1999. Ricordo ancora la legge n. 55 del 1990, che introduceva delle limitazioni nei subappalti. Si operava secondo il disposto del decreto del Presidente della Repubblica n. 1063 del 1961. Vale la pena ricordare anche la legge n. 109 del 1994, legge quadro sui lavori pubblici, concepita subito dopo un periodo tormentato che fu definito la fine della Prima Repubblica negli anni Novanta. Fu allora varato un nuovo sistema di qualificazione delle imprese che iniziò con il decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000. È opportuno ricordare altre norme significative: dalla legge 1° agosto 2002, n. 166, al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, al decreto del Presidente della Repubblica 5 agosto 2010, n. 207, per arrivare al codice dei contratti pubblici con il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Ci tenevo a fare questa premessa. Mi sono limitato a elencare le principali norme che nei decenni più recenti hanno cercato di riformare e semplificare il sistema dei contratti pubblici e istituito nuove regole di formulazione e gestione di detti contratti, delle procedure e del sistema stesso di qualificazione delle imprese, con cambiamenti anche radicali. Siamo passati dall'Albo nazionale dei costruttori, ai provveditorati e alle società organismi di attestazione (SOA). Parafrasando il codice civile, direi che il contratto pubblico è un atto con il quale una parte (un privato, quasi sempre) assume, con organizzazione dei mezzi necessari e gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o un servizio verso un corrispettivo in denaro (e ciò, in questo caso, per un ente pubblico). È, in senso lato, una prestazione di lavoro autonomo, un'obbligazione a mezzo di impresa. Il contenuto della prestazione è dunque il compimento di un'opera o un servizio per la produzione di un risultato. Per opera intendiamo il risultato di un'attività di elaborazione e trasformazione di materia tale da costruire un nuovo bene, mentre per servizio una produzione di una utilità (quindi il risultato di un lavoro), senza elaborazione e trasformazione di materie. Più semplici sono le forniture, con una semplice cessione di materiali. Essendo il committente un ente pubblico, occorre però mettere in atto dei metodi che garantiscano in primis la trasparenza delle procedure e la concorrenza. L'obiettivo della riforma è principalmente quello di ridurre le norme e razionalizzare il settore dei contratti pubblici, armonizzando la disciplina interna con gli indirizzi comunitari. Ci sono diverse tappe già segnate: dalla revisione del codice dei contratti, al decreto attuativo conseguente, all'entrata in vigore di tutte le leggi, regolamenti e provvedimenti attuati per la revisione del sistema dei contratti pubblici, fino al pieno funzionamento del sistema nazionale dell' e-procurement . Stiamo parlando di una riforma organica che garantisca il confronto competitivo e lo snellimento delle procedure, conditio sine qua non per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Occorrono criteri chiari e inconfutabili per l'aggiudicazione delle commesse. Oggi accade sovente che i tempi relativi alle procedure di gara siano spesso allungati in maniera considerevole a seguito di ricorsi che nascono proprio da criteri riportati nei bandi e nei disciplinari di gara spesso troppo articolati ed esclusivi, piuttosto che inclusivi, e che pertanto si prestano facilmente a essere oggetto di contenzioso, quindi a essere contestati. Oggi l'informatizzazione e la digitalizzazione possono costituire una base solida sulla quale il sistema dei contratti pubblici può essere riformato nel migliore dei modi: un nuovo, più snello e meno oneroso sistema di qualificazione e procedure di aggiudicazione chiare e finanche veloci possono caratterizzare questo nuovo corso storico che ci apprestiamo a intraprendere, pandemia e malaugurati conflitti alle porte d'Europa permettendo. Norme semplici e regolamenti chiari sono alla base di ogni lavoro produttivo (che si tratti di un codice, una circolare, un bando o un disciplinare) e direi anche indispensabili per prevenire ricorsi e contenziosi. E qui occorre insistere anche sulle procedure concernenti l'approvazione dei progetti attraverso lo snellimento di ogni iter che rende cantierabile un progetto: impresa ancora oggi - mi duole dirlo - titanica per alcune tipologie di opere e in alcuni contesti, dove organi stessi dello Stato (centrali e periferici) sovente si contendono pareri e nulla osta. Una buona norma in questo settore è utile a ridurre la spesa improduttiva a carico dello Stato e perfino a ridurre il costo del lavoro, se si tagliano o si riducono dei costi che gravano sulle imprese senza un palese beneficio. Il semplice ritardo in un qualunque programma di investimento è già un costo per l'investitore e per la collettività tutta che beneficia di quel servizio o di quell'opera: stando alla storia più recente devo dire che la vedo dura, soprattutto a certe latitudini, dove occorrerebbe forse creare delle task force dedicate. Se scendiamo nello specifico, a titolo esemplificativo penso all'incentivazione delle procedure di project financing, al potenziamento di meccanismi di rafforzamento delle procedure di risoluzione delle controversie alternative alle cause civili, quindi al ricorso ai tribunali, ma soprattutto alla creazione di albi e di sistemi di qualificazione e criteri di selezione (bandi, disciplinari, procedure) in cui ci si possa avvalere dei nuovi strumenti che oggi le tecnologie informatiche ci offrono. Potrebbe essere il momento giusto ed un metodo ben studiato e concepito potrebbe essere lo strumento adatto per un'autentica e più dinamica modernizzazione di questo Paese e di tutte le sue strutture decisionali ed operative. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lupo. Ne ha facoltà. LUPO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, più di un anno e mezzo fa, al termine di una trattativa davvero estenuante, il presidente Giuseppe Conte riusciva nell'impresa, oserei dire titanica, di rendere possibile ciò che soltanto qualche mese prima sembrava una mera utopia sul fronte delle politiche comunitarie.