[pronunce]

2.1.- In linea con le sollecitazioni dell'attore, l'Arbitro unico di Roma prospetta, quindi, la violazione dell'art. 77, secondo comma, Cost., sul rilievo che l'art. 25-undecies, aggiunto al testo del d.l. n. 119 del 2018 in sede di conversione, riguardando la materia edilizia, sarebbe privo di connessione rispetto al contenuto e alle finalità del ridetto decreto-legge recante, invece, disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria. 2.2.- Le disposizioni censurate sarebbero poi costituzionalmente illegittime per contrasto con il principio della tutela dell'affidamento e della certezza dei rapporti giuridici, in quanto, influendo sul consistente contenzioso sorto a seguito della indicata pronuncia della Corte di cassazione, n. 18135 del 2015, si tradurrebbero in un'indebita ingerenza del legislatore nell'esercizio della funzione giurisdizionale e in una violazione del principio della "parità delle armi", stabilito dall'art. 6 CEDU. La portata retroattiva della novella in scrutinio non sarebbe, infatti, giustificata da ragioni imperative di interesse generale, ma perseguirebbe il solo fine di contrastare l'interpretazione giurisprudenziale consolidata per agevolare una delle parti in causa, così interferendo sull'esito dei giudizi in corso. 2.3.- L'Arbitro unico di Roma denuncia, altresì, la violazione del principio di uguaglianza. L'art. 31, comma 49-quater, della legge n. 448 del 1998, stabilendo che, in pendenza della rimozione dei vincoli, il contratto produce effetti limitatamente alla differenza tra il prezzo convenuto e il prezzo vincolato e che la pretesa di rimborso azionata dall'acquirente dell'alloggio di edilizia convenzionata a prezzo di mercato si estingue con l'eliminazione del vincolo, impedirebbe al solvens di agire per la restituzione della differenza, così derogando irragionevolmente a un principio fondamentale dell'ordinamento, quale è quello della ripetizione dell'indebito, e ingenerando una disparità di trattamento tra gli acquirenti di cui si tratta e tutti gli altri soggetti, legittimati ad invocare l'applicazione dell'art. 2033 del codice civile. 2.4.- Ancora, secondo l'ordinanza di rimessione, l'ampliamento della legittimazione all'affrancazione si tradurrebbe nell'attribuzione del potere di modificare unilateralmente il regime giuridico di un bene immobile anche a chi non è più titolare di un diritto reale sullo stesso, paralizzando l'azione restitutoria dell'acquirente, in contrasto con il diritto di proprietà, garantito dall'art. 42 Cost. e dall'art. 1, primo comma, primo Prot. addiz. CEDU. 2.5.- Le disposizioni censurate, inoltre, contrasterebbero con il favor costituzionale, espresso dall'art. 47 Cost., per la destinazione degli immobili di edilizia convenzionata alle esigenze abitative delle categorie sociali meno abbienti, e recherebbero ancora vulnus al principio di uguaglianza. Il comma 49-bis dell'art. 31 della legge n. 448 del 1998 non consentirebbe a tutti i cittadini aventi diritto di accedere alla proprietà dell'abitazione alle condizioni agevolate previste nelle convenzioni di cui all'art. 35 della legge n. 865 del 1971. A giudizio del rimettente, inoltre, la mancanza o la perdita dell'abitazione renderebbe impossibile la pari dignità sociale dei cittadini davanti alla legge ed integrerebbe un ostacolo di ordine economico e sociale alla libertà, al pieno sviluppo della persona umana e all'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 2.6.- Ancora, la novella legislativa osterebbe alla compensazione del sacrificio derivante dall'esproprio delle aree destinate alla realizzazione degli edifici di edilizia economica e popolare con il soddisfacimento del bisogno di abitare e tale vulnus sarebbe aggravato dall'attitudine dell'affrancazione, intervenuta per iniziativa del terzo alienante, a paralizzare la pretesa dell'acquirente di recuperare le somme indebitamente corrisposte. 2.7.- A giudizio dell'arbitro rimettente, sarebbe violato l'art. 42 Cost. anche sotto un ulteriore profilo, in quanto il meccanismo introdotto dalla novella in scrutinio, attribuendo al primo assegnatario dell'alloggio di edilizia convenzionata una sorta di «patente speculativa», vanificherebbe la funzione sociale della proprietà. 2.8.- Infine, le disposizioni in scrutinio si porrebbero in contrasto con la normativa comunitaria di divieto degli aiuti di Stato e, in particolare, con le disposizioni in materia di Servizi di interesse economico generale, come reso evidente dal decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti 22 aprile 2008, recante disposizioni in materia di «Definizione di alloggio sociale ai fini dell'esenzione dall'obbligo di notifica degli aiuti di Stato, ai sensi degli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità europea», e dalla decisione n. 2012/21/UE della Commissione europea in materia di aiuti di Stato. 3.- Si è costituito nel giudizio di legittimità costituzionale A. L., parte attrice nel giudizio a quo, concludendo per la dichiarazione di fondatezza delle questioni sollevate. In punto di rilevanza, la parte deduce che, avendo la controparte presentato istanza di affrancazione ai sensi dell'art. 31, commi 49-bis, 49-ter e 49-quater, della legge n. 448 del 1998, come modificati e integrati dalla legge n. 136 del 2018, alla stregua della nuova normativa, le proprie domande di nullità e di ripetizione di indebito sarebbero destinate a una statuizione di improseguibilità o, comunque, di inammissibilità. Riguardo alla non manifesta infondatezza delle questioni sollevate, A. L. ripropone argomentazioni analoghe a quelle spese nel procedimento a quo, soffermandosi, in merito al prospettato contrasto dell'art. 25-undecies del d.l. n. 119 del 2018, come convertito, con l'art. 77, secondo comma, Cost., sulle indicazioni interpretative rese da questa Corte nella sentenza n. 247 del 2019 e ribadendo, a sostegno della denunciata violazione dell'art. 42 Cost., che le norme in scrutinio permetterebbero la soppressione del vincolo del prezzo massimo di cessione e di locazione dopo soli cinque anni dalla data di prima assegnazione dell'alloggio sociale e per un corrispettivo che, per la sua esiguità, non varrebbe a compensare le agevolazioni concesse dallo Stato, né includerebbe un ristoro per i proprietari dei suoli espropriati per la realizzazione dei programmi di edilizia economica e popolare. Ancora, l'attore nel procedimento a quo opina che le disposizioni indubbiate comporterebbero una discriminazione tra il primo assegnatario, che abbia acquistato l'alloggio a prezzo calmierato, e il successivo acquirente che, invece, per il medesimo immobile abbia versato il corrispettivo di mercato, e confliggerebbero anche con la normativa comunitaria che vieta gli aiuti di Stato.