[pronunce]

Questo interesse risulterebbe invece leso dalla norma impugnata, in quanto permette che la gestione degli impianti di cattura sia affidata a soggetti privati "abilitati", qualificando come tali, in primo luogo, "i soggetti già titolari di autorizzazione all'esercizio della cattura di uccelli", ossia gli "ex uccellatori", ai quali riconosce una precedenza nel conseguimento della concessione; in secondo luogo, a coloro che hanno superato un esame finale all'esito di corsi organizzati dalle amministrazioni provinciali d'intesa con l'INFS, che però non gestisce gli esami, essendo anzi previsto che larelativa commissione è composta da cinque membri, dei quali uno solo è designato da detto istituto, mentre due di essi sono nominati dalle associazioni dei "tenditori" o degli "ex uccellatori". Pertanto, conclude il Tribunale amministrativo regionale, la norma realizzerebbe un assetto sbilanciato a favore delle istanze venatorie, in pregiudizio dell'interesse alla tutela della fauna selvatica, in contrasto con i principi recati dall'art. 4 della legge n. 157 del 1992 ed in violazione dei "limiti posti alla potestà legislativa esclusiva dall'art. 4 dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia e, in parallelo, con palese violazione della legislazione statale in materiadi protezione della fauna, che in base all'art. 6 del medesimo statuto, la legge regionale può soltanto attuare o integrare". 3. - Nel giudizio è intervenuto il Presidente della Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata. L'interveniente premette che l'attività di cattura degli uccelli, "per la cessione a fini di richiamo", rientrerebbe nella materia della caccia e che la Regione Friuli-Venezia Giulia è titolare di competenza legislativa di tipo esclusivo in detta materia e di tipo integrativo-attuativo in quella della tutela della fauna (artt. 4, n. 3); 6, n. 3), dello statuto regionale). La regione ricorda che il regolamento di esecuzione della legge regionale emanato con d.P.G.R. del 30 giugno 1994, n. 230 era stato impugnato dal Wwf innanzi al Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia ed annullato, in parte, con sentenza del 17 dicembre 1994, n. 436. Il nuovo e successivo regolamento era stato anch'esso impugnato in un giudizio nel quale il Tribunale amministrativo regionale sollevava questione di legittimità costituzionale della norma ora nuovamente censurata, che però veniva dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di pregiudizialità (ordinanza n. 264 del 1998). La regione, prosegue l'interveniente, emanava quindi i due atti che, unitamente al regolamento di attuazione della legge n. 29 del 1993, sono stati impugnati dal Wwf nel giudizio principale. 3.1. - Secondo l'interveniente, la questione sarebbe irrilevante, in quanto il Wwf avrebbe riproposto i motivi di censura già dichiarati infondati dal Tribunale amministrativo regionale, adito in altro e precedente giudizio. Nel merito, essa sarebbe infondata, anzitutto perché l'art. 4, comma 3, della legge n. 157 del 1992 non prevede che gli impianti debbano essere gestiti esclusivamente da personale dipendente dalle province, in quanto unasiffatta prescrizione avrebbe leso l'autonomia organizzativa di questi enti, onerandoli di nuove competenze, in mancanza dell'attribuzione dei mezzi necessari per adempierle. Inoltre, perché la legge n. 157 del 1992 reca una nuova ed organica disciplina della caccia ed ammette la cattura di uccelli da utilizzare come richiamo, sicché sarebbero vincolanti per il legislatore regionale soltanto le disposizioni che identificano le specie cacciabili ed indicano nelle province i soggetti che possono essere titolari delle autorizzazioni regionali. Non sarebbe, invece, vincolante, la disposizione di dettaglio in virtù della quale gli impianti di cattura devono essere gestiti da personale dipendente dalle province, legittimamente disattesa, allo scopo di adeguare le norme statali alle esigenze ed alle tradizioni locali, stabilendo altresì penetranti controlli nei confronti dei soggetti abilitati alla gestione degli impianti, in grado di assicurarne l'imparzialità. In linea subordinata, ad avviso dell'interveniente, qualora l'attività di cattura venga ricondotta alla materia della tutela della fauna, la regione, in quanto titolare di competenza legislativa di tipo integrativo-attuativo (art. 6, numero 3), dello statuto regionale, avrebbe legittimamente adeguato la norma statale alle particolariesigenze ed agli usi ed alle tradizioni vigenti nel proprio territorio. L'attività in esame costituirebbe "un'antica e profonda tradizione nel territorio", regionale e la scelta del legislatore statale nell'identificazione dei soggetti abilitati ad esercitarla sarebbe derivata dall'impossibilità di fare affidamento, nella gran parte del territorio nazionale, su una professionalità acquisita con l'esperienza. La Regione Friuli-Venezia Giulia avrebbe invece ragionevolmente preferito una differente soluzione, dato che una consolidata tradizione e la pregressa disciplina legislativa avrebbero permesso di avvalersi della professionalità e dell'esperienza di quanti già erano dediti a detta attività, sottoponendoli a penetranti controlli ed evitando la costituzione di una costosa struttura burocratica. 4. - Nel giudizio si è costituito - fuori termine - il Wwf, chiedendo l'accoglimento della questione, sulla scorta di argomentazioni in larga misura coincidenti con quelle svolte dal rimettente e, in particolare, sostenendo che l'art. 4 della legge n. 157 del 1992 sarebbe strumentale rispetto alla realizzazione dell'interesse nazionale alla tutela della fauna selvatica e configurerebbe una norma di grande riforma economico-sociale, vincolante per il legislatore regionale. 5. - Nel giudizio innanzi alla Corte si è costituita altresì l'Associazione friulana migratoristi (AFMI), parte nel processo principale, chiedendo, nell'atto di costituzione e nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata. Secondo l'Associazione, la questione sarebbe irrilevante anzitutto perché i provvedimenti impugnati avrebbero un oggetto diverso da quello della gestione pubblicistica degli impianti di cattura, sicché non dovrebbe farsi applicazione né delle disposizioni del regolamento che la riguardano, né della norma impugnata. Inoltre, perché essa sarebbe stata sollevata in modo perplesso e contraddittorio, dato che il Tribunale amministrativo regionale ha indicato due parametri - artt. 4, n. 3); 6 dello statuto regionale - che, rispettivamente, attribuiscono alla regione competenza di tipo esclusivo nella materia della caccia e di tipo integrativo-attuativo nella materia della tutela della fauna. Pertanto, poiché la norma censurata non può essere contemporaneamente ricondotta nell'ambito di applicazione delle due norme, sussisterebbe "una irreparabile contraddittorietà ed incertezza di parametro quanto alla unica questione sottoposta" al giudizio della Corte.