[pronunce]

che il Presidente del Consiglio dei ministri è intervenuto anche nei giudizi incidentali promossi dal TAR del Piemonte, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata, in quanto il rimettente non avrebbe indicato quali delle norme contenute nell'art. 32 siano censurate; che le questioni, ad avviso della difesa erariale, sarebbero inoltre analoghe a quelle già prospettate dalle Regioni nei propri ricorsi avverso il medesimo art. 32, e tuttavia le censure mosse dal giudice a quo sarebbero generiche e dunque non ammissibili; che il Presidente del Consiglio dei ministri è intervenuto altresì nei giudizi incidentali promossi dal GIP presso il Tribunale di Verona, chiedendo che le questioni siano dichiarate «talune non ammissibili e tutte non fondate», dal momento che alcune di esse sarebbero già sollevate nei ricorsi proposti dalle Regioni avverso l'art. 32 del d.l. n. 269 del 2003 ed inoltre in quanto le ordinanze di rimessione non terrebbero conto dei precedenti insegnamenti della Corte ed in particolare della fondamentale sentenza n. 369 del 1988; che, in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria nei giudizi promossi dal TAR del Piemonte, nella quale sostiene che dall'ambito della questione sollevata dal giudice dovrebbero essere esclusi i casi in cui vi sia un provvedimento amministrativo definitivo o una sentenza penale o amministrativa di condanna passata in giudicato, giacché, in tali ipotesi, sarebbe dubbio che possa trovare applicazione la disciplina del condono; che inoltre, sempre secondo l'Avvocatura, dovrebbero escludersi i casi in cui il procedimento penale non sia ancora iniziato o l'ordinanza di demolizione non sia stata ancora emessa, e nei quali peraltro il condono sarebbe ammissibile, di talché - così delimitato l'ambito della questione - quest'ultima sarebbe in sostanza identica a quelle proposte dalle Regioni avverso l'art. 32 del d.l. n. 269 del 2003; che, in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura ha depositato una memoria anche nel giudizio proposto dal TAR per l'Emilia-Romagna, nella quale sostiene che alla vicenda oggetto del giudizio a quo non si applicherebbe la disciplina del condono, ed inoltre che i parametri evocati da tale giudice (artt. 9, 32 e 97 Cost.) non sarebbero pertinenti alla vertenza al suo esame, la quale concernerebbe solo una violazione di modestissima entità. Considerato che l'identità della normativa impugnata, la parziale coincidenza delle censure proposte e dei parametri costituzionali invocati, nonché delle argomentazioni svolte nelle ordinanze di rimessione, rendono opportuna la riunione dei giudizi; che questa Corte, con sentenza n. 196 resa in data odierna, nel pronunciarsi sui ricorsi proposti da diverse Regioni avverso l'art. 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), nonché sul testo del medesimo art. 32 così come risultante ad opera della conversione in legge intervenuta con la legge 24 novembre 2003, n. 326 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), con cui venivano sollevate questioni in parte analoghe a quelle formulate dai rimettenti, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale parziale della normativa impugnata; che, pertanto, tale sentenza ha sostanzialmente modificato la disciplina dell'art. 32 sul quale i giudici rimettenti hanno sollevato le questioni di legittimità costituzionale oggetto del presente giudizio, rendendo necessario, conseguentemente, un nuovo esame dei termini delle questioni e della loro perdurante rilevanza nei giudizi a quibus (si vedano, analogamente, ordinanze n. 184 del 2003 e n. 67 del 2002); che, alla luce delle predette considerazioni, gli atti devono essere restituiti ai giudici rimettenti.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia-Romagna, sezione di Parma, al Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte e al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 giugno 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 giugno 2004. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA