[pronunce]

che le questioni sono manifestamente infondate, in riferimento a tutti i parametri costituzionali evocati; che questa Corte ha già rilevato come le situazioni poste a raffronto dal rimettente siano eterogenee, così da escludere che possa considerarsi costituzionalmente dovuta una omologazione delle relative discipline (sentenza n. 354 del 1996 e ordinanza n. 67 del 2009); che, infatti, la «infermità mentale» cui si riferiscono le norme censurate preclude all'imputato ogni forma di cosciente partecipazione al processo, compresa quella che potrebbe estrinsecarsi nel consenso alla celebrazione del giudizio in absentia (con vantaggi eventualmente apprezzabili, nei singoli casi concreti, in termini di accertamento del fatto o di decorrenza del termine prescrizionale); che analoghe considerazioni non valgono per gli impedimenti connessi a patologie «fisiche», i quali potrebbero essere del tutto transitori (il rimettente accenna in modo solo generico alle difficoltà di una «prognosi di miglioramento» quale fondamento della comparazione), e comunque non necessariamente precludono all'imputato l'esercizio di diritti diversi dalla personale partecipazione al giudizio; che l'attuale disciplina dell'impedimento, già fondata sulla sospensione del processo (e dei termini prescrizionali) per un periodo di durata circoscritta (sessanta giorni, oltre il tempo di durata dell'infermità), assicura un bilanciamento non manifestamente irragionevole tra le esigenze di celerità del procedimento e la imprescindibile garanzia del diritto di difesa, favorendo una più celere reazione al superamento della situazione patologica, attraverso accertamenti non vincolati nella forma ed attivati solo in caso di allegazione del perdurante impedimento nell'udienza di rinvio; che, proprio alla luce della considerazione appena svolta, risulta palese anche l'infondatezza della censura riferita al secondo comma dell'art. 111 Cost., non potendosi comprendere, per vero, come potrebbe giovare ad un contenimento dei tempi processuali l'introduzione di una nuova causa di sospensione del giudizio, in assenza oltretutto della stringente necessità di salvaguardare interessi contrapposti; che, quand'anche l'estraneità al processo del «segmento temporale» costituito dal periodo di sospensione fosse stata prospettata guardando agli effetti della sospensione medesima sul decorso del termine prescrizionale, l'effetto dell'addizione proposta dal rimettente resterebbe antitetico rispetto allo scopo della ragionevole durata (risolvendosi oltretutto - come già rilevato nella citata sentenza n. 354 del 1996 - in una modifica peggiorativa del trattamento del reo, come tale preclusa a questa Corte); che, ancora, i «tentativi di udienza» eventualmente determinati dal prolungarsi dell'infermità ostativa alla comparizione in giudizio non possono esplicare alcun effetto dilatorio sui tempi di definizione del procedimento, valendo anzi, come accennato, a favorirne la più immediata ripresa; che le disfunzioni create dalla fissazione di una udienza poi non suscettibile di svolgimento, comunque riducibili in grande misura grazie agli opportuni accorgimenti gestionali, potrebbero essere valutate al più nei riflessi sul generale andamento del servizio, come rilevato dallo stesso rimettente; che peraltro, in forza della costante giurisprudenza di questa Corte, il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, pur essendo riferibile anche agli uffici giudiziari, attiene unicamente alle leggi ordinamentali ed a quelle che regolano il funzionamento amministrativo degli uffici medesimi, restando invece estraneo alle norme di esercizio della funzione giurisdizionale (ex plurimis, sentenza n. 272 del 2008 e ordinanza n. 84 del 2011); che anche la questione sollevata in rapporto all'art. 97 Cost., di conseguenza, risulta manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale degli articoli 70 e 71 del codice di procedura penale, sollevate dal Tribunale ordinario di Terni, in riferimento agli articoli 3, 97 e 111, secondo comma, della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 ottobre 2013. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente e Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 ottobre 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI