[resaula]

basta valorizzare risorse primarie quali i prodotti agricoli, le bellezze naturali, il grande patrimonio culturale frutto di millenni di storia e tradizioni. Tra l'altro, queste risorse hanno la caratteristica che non possono essere delocalizzate e quindi sono disponibili per attrarre investimenti stranieri che in Italia stentano ad arrivare, principalmente a causa della complessità del nostro sistema burocratico e per la mancanza di certezza del diritto: questioni che oggi vanno affrontate con coraggio e determinazione. Mi permetto ora, Presidente, di parlare di una delle più grandi risorse dell'Italia: il turismo. L'Italia è senza dubbio la destinazione preferita in tutto il mondo. Io che vivo all'estero posso affermare che c'è grande fame di Italia nel mondo e, quando le restrizioni ai viaggi internazionali saranno rimosse, ci sarà una grande massa di persone che ha tanta voglia di viaggiare e visitare anche il nostro Paese. Penso quindi che dobbiamo porci tre obiettivi: il primo è salvaguardare la rete di strutture del settore che ha permesso all'Italia di essere uno dei Paesi più visitati al mondo; dobbiamo aiutare le strutture ricettive, gli operatori turistici e gli enti culturali che oggi sono fra le categorie più colpite dalla crisi economico-finanziaria causata dalla pandemia. Il secondo obiettivo è intercettare una quota sempre maggiore di flussi turistici dall'estero e incoraggiarli a estendere la loro visita dell'Italia a luoghi bellissimi e interessanti che fino ad oggi non hanno fatto parte dei tradizionali itinerari turistici. Mi riferisco ai tantissimi borghi, boschi, spiagge, siti archeologici che rendono il nostro Paese unico al mondo. Occorre orientare i visitatori verso le piccole e medie città d'arte e verso itinerari turistici regionali. Il terzo obiettivo è la promozione dell'Italia nel mondo. In generale, l'Italia si promuove da sé, non abbiamo bisogno di tanta fantasia. Abbiamo invece necessità di far conoscere i piccoli centri anche dell'entroterra, le tipicità, gli usi e i costumi tipici dei luoghi, le manifestazioni culturali proprie di quei posti. Rispetto alle altre Nazioni abbiamo un grande vantaggio: 70 milioni di cittadini italiani e discendenti di cittadini italiani vivono nel mondo. Si tratta di una grande risorsa che dobbiamo valorizzare. Sono i nostri ambasciatori nel mondo, fortemente legati alle loro origini. Non perdono occasione per promuovere il nostro bellissimo Paese nelle comunità in cui vivono. Loro stessi rappresentano una grande risorsa di turismo: il cosiddetto turismo di ritorno. C'è tanta voglia dei nostri figli e nipoti di venire in Italia a riscoprire i luoghi di origine dei loro genitori e nonni. Io penso quindi che dobbiamo puntare su una campagna di promozione all'estero seguendo due direzioni: da un lato, mirare alla diffusione di informazioni attraverso la stampa e i media locali, editi anche in lingua italiana; alla produzione di materiali specifici per turisti che hanno voglia di scoprire nuovi luoghi; alla promozione del territorio attraverso le tantissime agenzie di viaggio specifiche, molto spesso gestite da nostri connazionali. Dall'altro lato, occorre investire in lingua e in cultura: investimento e non spesa. Occorre promuovere l'insegnamento della lingua italiana nelle scuole locali a tutti i livelli, dalle scuole primarie all'università; produrre materiale didattico e informativo che possa essere utilizzato nei corsi di lingua; promuovere iniziative di turismo sociale, gli scambi culturali tra scuola e università; promuovere iniziative culturali in grado di produrre un impatto nelle società locali e rimuovere gli ostacoli all'accesso dei programmi televisivi italiani in streaming . In questo investimento dobbiamo coinvolgere tutto il network degli italiani all'estero, costituito dalla rete delle camere di commercio, dalle istituzioni di rappresentanza, dai media in lingua italiana, dagli operatori turistici. Nello stesso tempo, però, dobbiamo investire in Italia, innanzitutto per migliorare la viabilità interna e locale, che aiuta a raggiungere borghi e piccoli centri che possono sembrare a volte isolati. Occorre costruire nuove strutture ricettive, promuovendo la nascita del cosiddetto albergo diffuso ed ecologico anche nei centri storici, che potrebbero avvantaggiarsi dei finanziamenti dell'ecobonus. Tutto ciò è possibile se si uniscono le energie e gli investimenti degli enti territoriali e nazionali (Stato, Regioni ed enti locali). I nostri concittadini nel mondo, oggi come nel passato, potranno contribuire alla nostra economia con risorse economiche dall'estero: rendiamoli protagonisti di questa nuova rinascita del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto) . Signor Presidente, membri del Governo, gentili colleghe e colleghi, rivolgo innanzitutto un ringraziamento ai Presidenti e ai membri delle Commissioni 5 a e 14 a , che hanno dovuto elaborare in così breve tempo le osservazioni pervenute dalle altre dodici Commissioni; il lavoro di analisi e di sintesi finale di tutte le osservazioni sarà stato di non poco momento. Rivolgo un ringraziamento anche ai funzionari, che spesso dimentichiamo di ringraziare per il loro contributo determinante. Ho davanti a me tre documenti su cui mi piacerebbe spendere i prossimi minuti del mio intervento, che hanno al centro l'interesse verso la questione della transizione energetica, e più precisamente l'analisi dell'indirizzo politico che noi comunicheremo attraverso le risoluzioni che approveremo sulla relazione delle Commissioni riunite, a proposito delle tematiche precipue dell'idrogeno e delle comunità dell'energia. Questi tre documenti sono la relazione stessa, dalla quale ho estratto i passaggi in cui si fa riferimento alle politiche sull'idrogeno e alle comunità dell'energia; l'ultimo documento di provenienza governativa (parlo delle schede tecniche relative al PNRR in lingua inglese, datate all'11 marzo scorso) e le ultime dichiarazioni del ministro Cingolani, che ieri, in occasione di un evento digitale organizzato da «Il Sole 24 Ore», ha esternato i propri pensieri e le proprie considerazioni sulla tematica in oggetto. Devo innanzitutto dire che il contenuto della relazione nelle parti in parola (transizione energetica, idrogeno verde e comunità energetiche) mi sembra sufficientemente confortante - lo vedo veramente con un approccio ottimistico - nel senso che si osserva un'attenzione alla tematica e una volontà di identificare gli obiettivi da raggiungere, come - ad esempio - ridurre la dipendenza dalle materie prime in tema di energia e diversificare le fonti di approvvigionamento; ridurre il costo delle bollette di energia elettrica e gas e così via. Sono tutti obiettivi condivisibili. Fra questi, mi piace richiamare la promozione del ruolo dell'autoconsumo collettivo nei condomini e delle comunità energetiche rinnovabili, anche ai fini sperimentali, in attesa del recepimento della direttiva comunitaria RED II. Ora, se è vero che nei prossimi mesi probabilmente recepiremo completamente la direttiva sulle fonti rinnovabili, è anche vero che fortunatamente il nostro Parlamento ha già adottato misure normative volte all'introduzione della operatività già attuale delle comunità dell'energia e dell'autoconsumo collettivo. Sono normative purtroppo ancora misconosciute, anche da parte dei tecnici, perché approvate nel corso del periodo pandemico e che hanno bisogno di ulteriore approfondimento.