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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONE SPECIALE PER L'ESAME DEGLI ATTI URGENTI PRESENTATI DAL GOVERNO 12 RIVOLTA La seduta inizia alle ore 15. SULL'ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE N. 297 (DECRETO-LEGGE 30/2018 - MISURE URGENTI ALITALIA) La PRESIDENTE comunica che il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 297 è stato fissato per le ore 15 di lunedì 21 maggio 2018. La Commissione speciale prende atto. AFFARI ASSEGNATI (Doc. LVII, n. 1) Documento di economia e finanza 2018 Doc Doc. LVII, n. 1 Documento di economia e finanza 2018 e connessi allegati (Esame) Il relatore BAGNAI ( L-SP ) riferisce sul Documento di economia e finanza 2018, precisando che, dato il momento di transizione politica, il provvedimento è stato presentato in ritardo rispetto alle scadenze naturali e non contempla alcun impegno per il futuro, bensì si limita alla descrizione dell'evoluzione economico-finanziaria internazionale e all'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l'Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue. Fornirà, quindi, una sintesi dei principali elementi che il Governo propone alla valutazione delle Camere, in base alle sezioni in cui si articola il documento, nonché alcuni limitati spunti di analisi. In particolare, intende evidenziare le principali modifiche sopravvenute rispetto alla Nota di aggiornamento al DEF presentata nel settembre scorso. Per quanto concerne il quadro macroeconomico descritto nel Programma di stabilità, nel periodo di previsione preso in considerazione nel DEF, le stime contemplano una crescita del PIL pari all'1,5 per cento nel 2018 e all'1,4 per cento nel 2019 e una riduzione del tasso di disoccupazione rispettivamente al 10,7 per cento nel 2018 e al 10,2 per cento nel 2019. Il principale mutamento intervenuto rispetto alla Nota di aggiornamento del 2017 è una revisione al rialzo della crescita, rispettivamente di 0,3 e 0,2 punti, in ragione del quadro internazionale più favorevole. Ciò riflette anche gli orientamenti del Fondo monetario internazionale, che fra ottobre 2017 e aprile 2018 ha rivisto al rialzo in misura analoga la crescita reale dell'economia italiana. Dall'analisi delle previsioni demografiche dell'ISTAT, risulta che nel 2021 il PIL pro capite degli italiani sarà pari a circa 27.700 euro, ai prezzi del 2010, ancora al di sotto del massimo antecedente alla crisi, raggiunto nel 2007 con 28.699 euro, e prossimo al valore del 2003, pari a 27.684 euro (fonte AMECO). Il quadro previsionale è stato valutato dall'Ufficio parlamentare di bilancio in conformità al regolamento EU 473/2013 (cosiddetto " Two pack "), che lo ha validato, rilevando tuttavia - nell'audizione del 9 maggio scorso - come le previsioni del Governo siano in prossimità o marginalmente superiori al limite massimo delle previsioni fornite dai valutatori indipendenti. Diversi osservatori, fra cui Confindustria, nell'audizione del 15 maggio scorso, hanno segnalato il rischio di una sovrastima della crescita, legata in particolare al fatto che il quadro previsionale non sconta l'effetto recessivo determinato dall'attivazione delle cosiddette clausole di salvaguardia. Sottolinea, a questo riguardo che, rispetto al momento in cui le previsioni sono state formulate, sono emerse fragilità nella crescita tedesca: l'Ufficio federale di statistica ha dato conto di un rallentamento di 0,3 punti nella crescita dell'ultimo trimestre 2017, in ragione di un rallentamento del commercio mondiale; il Centro Europa Ricerche (CER), uno dei valutatori indipendenti, nella sua nota di aggiornamento del 14 maggio scorso, evidenzia un rallentamento della crescita del secondo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017. Dà atto al Governo di aver compiuto un'analisi di sensitività rispetto ai principali fattori di rischio connessi alle tensioni geopolitiche, commerciali e finanziarie presenti a livello globale, alle quali si è aggiunta la decisione relativa agli accordi sul nucleare iraniano, suscettibili di determinare effetti sull'attività delle aziende italiane operanti in quel Paese. Un primo novero di rischi attiene alla stabilità finanziaria, che potrebbe essere interessata negativamente dall'attuale situazione di elevati corsi azionari, bassi e poco differenziati rendimenti obbligazionari, ridotta volatilità, cui si è abituata la gestione degli investitori, ed elevati livelli di indebitamento pubblico e soprattutto privato di alcuni Paesi emergenti. A ciò deve aggiungersi il possibile fattore di rischio connesso a un eventuale inasprimento delle condizioni dei mercati finanziari derivante dalla prossima fine del quantitative easing , come dichiarato anche da Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia e membro esecutivo del board della Banca centrale europea. Un secondo fattore di rischio attiene alle possibili evoluzioni delle misure protezionistiche avviate dagli Stati Uniti, cui il DEF dedica un apposito focus , articolato secondo due differenti scenari, più intenso il primo e più moderato il secondo. Osserva, tuttavia, che non è stata effettuata un'analisi di sensitività del quadro previsionale rispetto a due variabili cruciali: il cambio euro/dollaro, che potrebbe rivelarsi più alto del previsto in ragione fra l'altro dell'elevatissimo surplus dell'Eurozona, principalmente ascrivibile all'economia tedesca, mal tollerato dagli Stati Uniti, e il prezzo del petrolio, per il quale valgono considerazioni analoghe. Per quanto riguarda la finanza pubblica, il quadro tendenziale prevede una riduzione del deficit all'1,6 per cento del PIL nel 2018 e allo 0,8 per cento nel 2019, con l'avanzo primario in crescita rispettivamente all'1,9 per cento e al 2,7 per cento. Si prevede che il debito pubblico scenda al 130,8 per cento del PIL nell'anno in corso e al 128 per cento l'anno prossimo. La principale modifica intervenuta rispetto al quadro proposto dalla Nota di aggiornamento al DEF 2017 riguarda la contabilizzazione degli interventi a favore del sistema bancario. A tale proposito, ricorda che, con la Relazione al Parlamento presentata alle Camere in data 19 dicembre 2016, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, il Governo chiese l'autorizzazione a emettere titoli di debito pubblico fino ad un massimo di 20 miliardi di euro per l'anno 2017, per l'eventuale adozione di tali provvedimenti. La Nota di aggiornamento precisava che, trattandosi di partite finanziarie, si ipotizzava un impatto nullo sull'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche. Ricorda che la Verifica delle quantificazioni n. 555, realizzata dal Servizio del bilancio della Camera dei deputati in data 6 luglio 2017, aveva evidenziato l'esigenza di ulteriori indagini.