[pronunce]

Del resto, come riferisce lo stesso rimettente, soltanto per un caso fortunato l'attentato non aveva provocato danni alle persone e aveva cagionato limitati danni alle cose. In relazione al profilo di inammissibilità sub b), la difesa statale evidenzia che vi sarebbe una motivazione apparente e tautologica anche in relazione alla prevalenza dell'attenuante di cui all'art. 311 cod. pen. rispetto alla recidiva reiterata. L'ordinanza di rimessione non specificherebbe perché, ove non vi fosse il divieto di prevalenza della circostanza attenuante sulla recidiva di cui all'art. 69, quarto comma, cod. pen. , l'attenuante della lieve entità di cui all'art. 311 cod. pen. possa ritenersi prevalente sull'aggravante costituita dalla recidiva reiterata di cui all'art. 99, quarto comma, cod. pen. Quanto all'ulteriore profilo di inammissibilità sub c), l'Avvocatura dello Stato sottolinea che difetterebbe, nell'ordinanza di rimessione, l'indicazione in merito alle ragioni della ritenuta prevalenza dell'attenuante (anche) rispetto all'aggravante di cui all'art. 61, numero 10), cod. pen. Infine, quanto al profilo sub d), si sostiene, in radice, l'inapplicabilità dell'attenuante di cui all'art. 311 cod. pen. al reato di cui all'art. 285 cod. pen. Secondo l'Avvocatura dello Stato, l'applicazione dell'attenuante di cui all'art. 311 cod. pen. porterebbe alla sostanziale eliminazione del reato di cui all'art. 285 cod. pen. per trasformarlo in altra e diversa fattispecie di reato di evento o di pericolo concreto. Tale esito potrebbe configurarsi solo là dove oggetto della pronuncia di illegittimità costituzionale fosse stata direttamente la fattispecie di reato in questione, ma non già ove si intenda pervenire al medesimo effetto mediante la via surrettizia della declaratoria di illegittimità costituzionale della diversa norma di cui all'art. 69, quarto comma, cod. pen. Vi sarebbe, invece, una incompatibilità strutturale dell'attenuante rispetto al reato di cui all'art. 285 cod. pen. Tale fattispecie di reato prevede una anticipazione della tutela del bene protetto, sicché integra il reato già il solo fatto diretto a compiere la strage. Ipotizzare una strage di "lieve entità" in relazione ad una condotta in sé poco lesiva è una contraddizione logica prima ancora che giuridica: se un atto non è idoneo a compiere una strage, non può ricorrere l'ipotesi della "strage lieve", ma semplicemente non si configura il delitto di strage. 2.2.- Quanto al merito delle sollevate questioni di legittimità costituzionale, l'Avvocatura sostiene che le pronunce di questa Corte, indicate dal giudice rimettente per suffragare la necessità di addivenire al superamento del divieto del giudizio di bilanciamento delle circostanze attenuanti, anche per il delitto di strage di cui all'art. 285 cod. pen. , in realtà non sarebbero pertinenti perché attengono a diverse fattispecie, non di pericolo presunto, né di previsione della pena fissa dell'ergastolo. A tal riguardo, l'Avvocatura rileva che le dichiarazioni di parziale illegittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, cod. pen. , sono relative a fattispecie di reato punite con una pena edittale non fissa, con possibilità per il giudice di graduare la severità della sanzione in relazione alla gravità del fatto; ipotesi del tutto esclusa, invece, per il delitto di cui all'art. 285 cod. pen. , in cui il legislatore, prevedendo la pena edittale fissa dell'ergastolo, ha dato un segnale chiaro e inequivocabile circa la gravità della condotta. Le citate pronunce non hanno censurato il divieto di bilanciamento previsto dall'art. 69, quarto comma, cod. pen. , in sé e per sé considerato, ma hanno sempre valutato la legittimità di tale meccanismo in relazione a singole fattispecie di reato, come avvenuto nelle sentenze n. 117 del 2021 e n. 88 del 2019. Anche nel caso del reato di cui all'art. 285 cod. pen. , sarebbe evidente come la significativa e rilevante gravità della fattispecie di reato contestata (dal punto di vista della carica di offensività che essa manifesta e del valore del bene giuridico tutelato, confermato dalla previsione edittale della pena dell'ergastolo) venga a saldarsi - in maniera meritevole di particolare rilievo - con la specifica e pervicace pericolosità criminale che connota il soggetto agente (evidentemente attestata dal riconoscimento dell'aggravante della recidiva reiterata di cui all'art. 99, quarto comma, cod. pen.), in tal modo rendendo ragionevole la scelta del legislatore di apprestare una tutela rafforzata del bene giuridico protetto dalla norma e di escludere - mediante la limitazione del giudizio di bilanciamento - la piena esplicazione dell'efficacia attenuante della circostanza di cui all'art. 311 cod. pen. Ad avviso della difesa statale, l'attuale configurazione della norma è coerente con i principi di proporzionalità della pena e di rieducazione del condannato. L'estrema severità della pena comminata, la pena fissa dell'ergastolo, è conseguente alla particolare gravità del fatto, anche quando, come nella specie, per circostanze "fortunate", non si sono determinate le conseguenze drammatiche in realtà perseguite dal responsabile. Inoltre, sarebbe ragionevole la deroga al bilanciamento delle circostanze nell'ipotesi di recidiva reiterata, per il reato di cui all'art. 285 cod. pen. che prevede la pena fissa dell'ergastolo, in quanto il trattamento sanzionatorio è improntato alla massima gravità imposta dalla legge, che, come pena principale (e non come ipotesi aggravata) si riscontra nel codice penale italiano solo nelle fattispecie di cui agli artt. 242 e 276 cod. pen. ; di cui all'art. 284 cod. pen. , primo comma (per chi promuove e/o dirige l'insurrezione armata); nella fattispecie di cui all'art. 286 cod. pen. , e infine nella fattispecie di cui all'art. 438 cod. pen. In definitiva, l'Avvocatura osserva che proprio la previsione della pena fissa dell'ergastolo, senza possibilità di graduazione della pena a seconda della gravità del fatto o dell'evento previsto dalla fattispecie, dimostra la volontà del legislatore di escludere un giudizio di valutazione da parte del giudice circa l'intensità della gravità e quindi della colpevolezza del reo. 3.- Con atto del 23 febbraio 2023, si è costituito in giudizio A. C., chiedendo che le questioni siano dichiarate fondate. In particolare, la difesa della parte, dopo aver indicato numerose pronunce di questa Corte, rileva che il loro tratto comune è costituito dal rilievo di circostanze attenuanti che esprimono l'esigenza di calibrare il trattamento sanzionatorio rispetto alla concreta portata offensiva di determinate condotte, in ossequio ai principi di uguaglianza, di offensività e di proporzionalità della risposta sanzionatoria penale in ottica rieducativa.