[pronunce]

E ciò analogamente a quando, nel 1980, la stessa CRI fu oggetto di una trasformazione da associazione di diritto privato a «ente privato di diritto pubblico, sotto l'alto patrocinio del Presidente della Repubblica». In quell'occasione, «benché i criteri direttivi della legge di delegazione 23 dicembre 1978, n. 833 [...] nulla specificassero al riguardo, il legislatore delegato si è [...] ritenuto autorizzato [...] a ritirare la personalità di diritto pubblico e a riconoscere contestualmente l'ente come ente di diritto privato (art. 1 d.P.R. n. 613 del 1980)». Lo stesso sarebbe avvenuto anche in altri casi (su tutti, si richiama il «trasferimento alle Regioni delle funzioni esercitate da enti pubblici nazionali e interregionali, disposto dalla legge di delegazione legislativa 22 luglio 1975, n. 382»). 10.6.- L'infondatezza della questione di legittimità in riferimento all'art. 76 Cost. emergerebbe anche sotto un altro profilo, tramite cui si dimostrerebbe come l'intervento governativo abbia trovato in realtà «legittimazione e copertura, anche costituzionale, nelle leggi successive». Il decreto legislativo censurato dal TAR Lazio sarebbe - secondo l'Avvocatura - il frutto di una serie di novelle disposte dal legislatore ordinario (intervenuto, in materia, con il decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante «Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni», convertito, con modificazioni, nella legge 30 ottobre 2013, n. 125, e con il decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192, recante «Proroga di termini previsti da disposizioni legislative», convertito, con modificazioni, nella legge 27 febbraio 2015, n. 11). Tali atti hanno differito il termine entro il quale sarebbe dovuto avvenire il trasferimento delle funzioni dell'associazione della CRI - persona giuridica di diritto pubblico - alla costituenda persona giuridica di diritto privato (dapprima disposto al 1° gennaio 2015 e, poi, al 1° gennaio 2016). In tal modo, il Parlamento avrebbe così manifestato «una volontà che non può essere logicamente limitata al solo differimento del termine entro il quale avrebbe dovuto aver luogo il trasferimento [...], ma che deve logicamente intendersi estesa al fatto, in sé e per sé considerato, del trasferimento delle funzioni dal precedente ente pubblico alla associazione privata». 10.7.- Parimenti prive di fondamento vengono ritenute anche le censure che l'ordinanza di rinvio muove all'intero testo del decreto legislativo (ad eccezione dell'art. 7), sotto il profilo dell'insufficienza dei mezzi apprestati per l'esercizio delle funzioni trasferite all'associazione di diritto privato. In primo luogo l'Avvocatura denuncia la possibile inammissibilità di una simile censura, considerando che l'ordinanza, rivolgendosi all'intero testo dell'atto e dolendosi per l'omissione di un contenuto normativo costituzionalmente necessario, non indicherebbe i termini dell'addizione richiesta. Inoltre, si chiederebbe così a questa Corte di compiere scelte ritenute tipicamente riservate alla discrezionalità del legislatore. Ad avviso dell'Avvocatura, il giudice a quo, quando afferma che il d.lgs. n. 178 del 2012 non contiene alcuna specifica disposizione a tutela dell'assegnazione a regime di risorse sufficienti all'Associazione Croce Rossa Italiana, non spiega la ragione di tale inadeguatezza ai fini dell'assolvimento delle funzioni attribuite alla stessa, né viene formalmente contestato come la smobilitazione delle risorse di gran parte del personale abbia compromesso la prosecuzione della CRI. Fermo restando che, secondo l'Avvocatura, non vi sarebbero insufficienti risorse per la CRI, la totale infondatezza della censura sarebbe dimostrata dalle molteplici attività di interesse pubblico poste in essere dalla neoistituita Associazione, riepilogate in un documento che viene allegato alla memoria, denominato «Appunto relativo alle attività svolte dall'Associazione Croce Rossa italiana a seguito dell'attuazione del d.lgs. 28 settembre 2018, n. 28». Da questo emergerebbe «in modo assolutamente evidente ed inconfutabile il fatto che dopo la sua privatizzazione, l'Associazione della Croce Rossa italiana ha aumentato il numero complessivo dei servizi garantiti, a fronte di una riduzione dei costi e di un incremento dell'efficienza delle attività di pubblico interesse svolte per legge, senza alcuna soluzione di continuità rispetto al pregresso». 10.8.- L'Avvocatura contesta, infine, la fondatezza delle autonome censure rivolte agli artt. 5 e 6 del d.lgs. n. 178 del 2012. 10.9.- Quanto al processo di smilitarizzazione e di ridefinizione del trattamento economico del personale militare in servizio, attuato asseritamente in deroga al cod. ordinamento militare, la difesa dell'interveniente contesta la ricostruzione data dall'ordinanza di rimessione. Sin dal regio decreto 10 febbraio 1936, n. 484 (Norme per disciplinare lo stato giuridico, il reclutamento, l'avanzamento ed il trattamento economico ed amministrativo del personale della Croce Rossa Italiana), era stabilito (art. 1) che «[p]er il funzionamento dei suoi servizi del tempo di pace e del tempo di guerra la Croce rossa italiana» arruolasse un proprio personale direttivo (ufficiali) e di assistenza (sottufficiali e truppa), che costituisse «un corpo speciale volontario, ausiliario delle forze armate dello Stato». In virtù di tale disciplina (ora ricalcata dal cod. ordinamento militare) si prevedevano appositi ruoli di anzianità nei quali il personale volontario della Croce Rossa veniva iscritto e dai quali erano tratti i nominativi di coloro che venivano chiamati in servizio per lo svolgimento delle funzioni dell'associazione. Le chiamate, secondo la disciplina del 1936, rimasta in vigore sino all'entrata in vigore del d.lgs. n. 66 del 2010, erano disposte con precetto autorizzato dal «presidente Generale» (art. 29 del r.d. n. 484 del 1936, oggi ricalcato dall'art. 1668 del d.lgs. n. 66 del 2010). L'Avvocatura generale dello Stato illustra come, nella logica del personale ausiliario, alla chiamata in servizio corrispondesse, al venire meno delle esigenze che l'avevano giustificata, il collocamento in congedo con corresponsione della retribuzione limitata al tempo dell'effettivo servizio. È però avvenuto che, a fronte di casi di servizio prolungato, si siano succedute una serie di leggi che hanno condotto «ad una consistenza del Corpo militare della Croce Rossa di più di 800 unità in servizio continuativo». Si spiegherebbe allora il motivo dell'intervento del legislatore delegato, che ha voluto ripristinare il carattere originario dell'apporto del Corpo militare fondato sul principio della chiamata in servizio in dipendenza e in funzione delle contingenti esigenze di soccorso e di aiuto umanitario.