[resaula]

Vogliamo evitare di assistere a quel carnevale di contraddizioni che, nella sostanza, serve a mantenere le cose come stanno. La questione planetaria è ancora di supremazia, dominio e spartizione dei ruoli tra Nord e Sud del pianeta, tra Est e Ovest, tra economie mature fino all'opulenza ed economie emergenti sempre più aggressive. Lo scontro del momento, quello sui dazi, altro non è che un capitolo della stessa commedia e per troppi aspetti anche le politiche di salvaguardia dell'ambiente globale sono giocate e scambiate sullo stesso tavolo di una partita che, talvolta, ha il sapore di essere smaccatamente truccata. La Cina, prima potenza economica del mondo, non ritiene di dover assumere impegni nel risparmio di combustibili fossili, nell'abbattimento delle emissioni in atmosfera e nella correzione del suo modello di sviluppo da riorientare in senso più rispettoso degli equilibri naturali. Eppure, quell'economia, insieme a quella del continente europeo, è la massima responsabile delle alterazioni climatiche degli ultimi due secoli. Se il modello di successo - quello che ha stabilito il primato dell'Occidente e garantito benessere a quasi un miliardo di persone - continua a essere quello che ha rotto gli equilibri naturali, depauperato e sperperato le risorse primarie, inquinato, desertificato e antropizzato crescenti porzioni di terra, come sarà possibile negare gli stessi benefici a quei popoli delle economie in sviluppo, che quello stesso modello hanno adottato e vogliono perseguire? Non saranno di certo solenni paternali ambientaliste a dissuadere quei popoli dal ricercare il proprio benessere. La vita sul pianeta - globalizzazione o no - è irrimediabilmente interdipendente. Non sarà il muro ungherese a evitare che le piogge acide cadano su Budapest e non sarà la muraglia messicana a evitare l'innalzamento degli oceani sulle coste americane. Così come l'Occidente ha battezzato e nutrito quel vecchio modello di sviluppo, di cui ora viviamo tutte le nefaste conseguenze, ora tocca allo stesso inaugurare un nuovo inizio, creare fiducia in un diverso sviluppo e offrire la speranza del benessere in un pianeta che avrà futuro per l'umanità e tutte le specie viventi. Il Protocollo di Kyoto, padre di tutte le intese per la salvaguardia dell'ecosistema planetario, ha quasi trent'anni. Non pare proprio che sia riuscito negli intenti, se guardiamo agli allarmi attuali e allo stato del pianeta. Tuttavia, non esiste alternativa all'impegno incessante, quotidiano e risoluto di persuasione, convincimento e responsabilizzazione. Non esiste alternativa al dover decidere, ora e qui, quali misure adottare, quali azioni innescare, quali progetti e quali strategie inverare. L'inerzia sarebbe una colpa imperdonabile. Le scorciatoie e le furbizie potrebbero forse tacitare sul momento la coscienza più approssimativa, ma rivelerebbero presto la loro fragilità. Dichiarare lo stato di emergenza climatica, come ha fatto il Regno Unito, rinviando al 2050 il conseguimento di tangibili risultati di mitigazione degli effetti devastanti procurati dal sistema produttivo di quel Paese, assomiglia molto a una perfida promessa da marinaio. Sarebbe molto incoraggiante apprendere invece che, ad esempio, il Governo britannico ha vietato l'esportazione di rifiuti urbani che per milioni di tonnellate e da quasi dieci anni solcano il Mare del Nord per essere inceneriti in tutti i Paesi europei. Se il Regno Unito volesse davvero proporsi come pioniera dell'economia circolare, proprio nella gestione dei suoi rifiuti urbani troverebbe davvero una grande occasione di dimostrare una leadership . Mi permetto poi di osservare che noi italiani conosciamo bene lo stato d'emergenza, soprattutto per i danni che ci hanno lasciato gli innumerevoli stati di emergenza proclamati dopo terremoti, alluvioni, incendi, siccità e pure per la gestione dei rifiuti. Ognuno di essi ci ha lasciato un conto di miliardi di euro spesi in deroga alle leggi ordinarie, con provvedimenti straordinari spesso obliqui e inefficaci, con lobby e cricche che hanno pascolato bellamente sulle rovine (peraltro rimaste intonse alla fine dello stato d'emergenza). Non è questa la strada, non è questo il modo e non è più questo il tempo della straordinarietà: è il tempo della cocciuta, ostinata e tenace mobilitazione quotidiana per cambiare davvero le cose nel concreto e nel profondo. Ecco perché la mozione quest'oggi in discussione, presentata dal MoVimento 5 Stelle e da tutto il Gruppo di maggioranza, vuole formalmente impegnare il Governo a mettere in campo azioni serie e concrete, finalizzate alla decarbonizzazione dell'economia, fissando come obiettivo la strategia per un'economia moderna e climaticamente neutra, contenuta nella comunicazione della Commissione europea COM(2018) 773 del 28 novembre 2018. Proprio sulla decarbonizzazione ieri il ministro dell'ambiente Sergio Costa, al quale va riconosciuta senza alcun dubbio un'azione seria, concreta e incisiva, ha sottoscritto con la Commissione europea, i Comuni e le Regioni italiane il Piano d'azione per il miglioramento della qualità dell'aria, che prevede azioni concrete in tema di razionalizzazione dei sussidi ambientalmente dannosi, abbattimento delle emissioni da biomassa, micromobilità cittadina, limitazioni per gli impianti di riscaldamento inquinanti e a gasolio e molto altro. Tutto questo verrà fatto coinvolgendo gli enti territoriali e verranno investiti 400 milioni di euro l'anno. I Comuni avranno dunque anche la copertura economica per svolgere queste azioni. Signor Presidente, la mozione risponde con fermezza e pragmatismo al richiamo della Commissione europea che impegna tutti gli Stati membri ad attuare una profonda trasformazione economica, energetica e sociale, allo scopo di soddisfare efficacemente gli obiettivi di contenimento della temperatura concordati durante la Conferenza sul clima di Parigi COP21 nel dicembre 2015. Essa invita inoltre i Parlamenti nazionali a individuare le componenti strategiche che consentano di raggiungere l'obiettivo di un'Europa climaticamente neutra entro il 2050. Non sarà una mozione a rendere migliore domani mattina la qualità della nostra vita, ma certo è che quella in discussione, ancorata ad obiettivi condivisi in Europa e nei consessi internazionali, incalza e promuove in maniera precisa e puntuale l'adozione di norme e azioni cogenti, che domani mattina potrebbero cominciare a migliorare la qualità della nostra vita quotidiana. In conclusione, signor Presidente, oggi affidiamo forse uno dei compiti più ardui della legislatura a questo Governo, che siamo certi vorrà rispettarlo, perché qui non si tratta di questioni politiche di parte ma della vita dei nostri figli e del futuro delle prossime generazioni. Dichiaro pertanto a nome del MoVimento 5 Stelle il voto favorevole alla nostra mozione a prima firma L'Abbate e contrario a tutte altre. (Applausi dal Gruppo M5S). BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signori colleghi, al di là della mozione della maggioranza, che non mi trova d'accordo, desidero solo annunciare il mio voto di astensione su tutte le altre: