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Modifiche alla legge 21 novembre 1991, n. 374, e altre disposizioni concernenti l'ordinamento e la competenza del giudice di pace, nonché delega al Governo in materia di tutela previdenziale dei medesimi giudici. Onorevoli Senatori. -- Gli uffici del giudice di pace, dopo un lungo dibattito della dottrina e delle forze politiche, sono stati istituiti con la legge 21 novembre 1991, n. 374, e hanno iniziato la loro attività il 2 maggio 2005. Tali uffici sono stati istituiti per venire incontro alle esigenze della giustizia del quotidiano e di prossimità ai cittadini; erroneamente si parlò della figura del giudice di pace quale erede del vecchio conciliatore, e comunque di un giudice secondo equità. In realtà il giudice di pace esercita a tempo pieno la funzione giudiziaria secondo diritto ed è stato impegnato per dirimere cause civili per oltre 278.000 unità, nonché decreti ingiuntivi per oltre 504.000 atti, già dall'anno 1996. Successivamente il legislatore, avendo avvertito la positività e l'affidabilità di tale ufficio giudiziario, già nel 1999 ha modificato in vari aspetti la legge istitutiva ed ha attribuito a tali uffici competenze penali e sui ricorsi avverso le sanzioni amministrative; successivamente è stata aumentata la competenza per valore nelle cause civili. Ad oggi il giudice di pace tratta: 1) tutte le cause civili su beni mobili fino a 5.000 euro e fino a 20.000 euro per quanto riguarda le cause di risarcimento danni da circolazione stradale; 2) decreti ingiuntivi per importi fino a 5.000 euro; 3) la totalità delle opposizioni a sanzioni amministrative (violazioni al codice della strada, di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992, e altre), salvo alcune materie di competenza dei tribunali (lavoro, urbanistica e igiene); 4) buona parte dei reati procedibili a querela (minacce, diffamazioni, lesioni colpose eccetera); 5) provvedimenti in materia di immigrazione. La legge n. 374 del 1991, solo in parte modificata nel 1999, prevede uno status dei giudici di pace chiaramente in contrasto con la funzione che questi hanno assunto, con la stessa Carta costituzionale, nonché con le normative europee, in particolare con la raccomandazione del 17 novembre 2010 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, che prescrive condizioni e trattamenti di tutti i giudici professionali e onorari in relazione all'esigenza di assicurare autonomia ed indipendenza a chi esercita la funzione giurisdizionale. Ne discende l'esigenza di adeguamento dello status giuridico del giudice di pace alla funzione svolta, esigenza avvertita sia dalle forze parlamentari, sia dallo stesso Governo che nel 2000 pensò di riparare a tale anomala condizione con l'istituzione della commissione di studio «Acone» per la riforma della magistratura onoraria. In sintesi, i giudici di pace: 1) sono selezionati e nominati a seguito di pubblico concorso per titoli, che dà luogo a una prima selezione con ammissione al tirocinio; a seguito del tirocinio semestrale si opera una seconda selezione per l'attribuzione dei posti disponibili in organico; 2) i giudici di pace sono sottoposti, come qualsiasi pubblico funzionario e giudice professionale, a controlli periodici sull'attività svolta e a procedimenti disciplinari, previo parere dei consigli giudiziari distrettuali e delibera del Consiglio superiore della magistratura (CSM); 3) gli uffici del giudice di pace sono sottoposti alla vigilanza dei presidenti dei tribunali; 4) il trattamento economico dei giudici di pace è rappresentato da l'indennità fissa forfettaria mensile di euro 258, da un'indennità di euro 36 per ciascuna udienza tenuta nel limite di 110 udienze all'anno, da un'indennità di 10 euro per ciascun decreto ingiuntivo emesso, nonché da un indennità di euro 56 per ogni processo ordinario definito; indennità minori (per lo più pari ad euro 10 per ogni provvedimento emesso) sono previste in materia penale e di immigrazione; il complessivo trattamento dei giudici di pace è sottoposto alle detrazioni fiscali, quali reddito da lavoro dipendente e non può comunque superare 72.000 euro lordi l'anno; 5) i giudici di pace non godono di alcuna forma di tutela assistenziale e previdenziale; 6) in particolare, oltre a non maturare il diritto alla pensione, i giudici di pace non godono di tutela alcuna per la salute, la gravidanza e il puerperio, la famiglia e gli infortuni sul lavoro; né è previsto un trattamento di fine rapporto; 7) il giudice di pace dura in carica quattro anni e può essere riconfermato solo per altri due mandati a seguito di un esame accurato dell'attività dallo stesso svolta (sentenze emesse, verbali d'udienza, tempi e quantità di processi definiti, comportamento deontologico) da parte dei consigli giudiziari e del CSM; 8) nei procedimenti disciplinari, il giudice di pace è chiamato a difendersi solo in occasione del giudizio davanti al consiglio giudiziario competente, mentre non gli è consentita alcuna difesa nel successivo e definitivo giudizio davanti al CSM; 9) in occasione della valutazione per la conferma il giudice di pace non ha alcuna possibilità di difesa, sia davanti al consiglio giudiziario, sia davanti al CSM; 10) l'organico complessivo dei giudici di pace previsto dalla legge è di 4.700 unità, numero eccessivo per le esigenze degli uffici e mai di fatto raggiunto. Evidente è l'anomalia di un trattamento giuridico e ordinamentale assolutamente inadeguato rispetto all'importanza della funzione svolta e la necessità di garantire ai giudici di pace alcune garanzie giuslavoristiche al fine di assicurare professionalità, indipendenza e imparzialità. Il presente disegno di legge intende quindi porre riparo alle maggiori anomalie presenti nella disciplina attuale che peraltro hanno creato gravi e reiterate contestazioni della categoria e danni al servizio giustizia. In particolare, si propone la modifica di alcuni istituti fondamentali della legge n. 374 del 1991: 1) nomina dei giudici di pace: stante l'importanza assunta da tali giudici, si propone che la loro nomina sia subordinata a un concorso pubblico per esami riservato ad avvocati che abbiano esercitato almeno per cinque anni la professione, oltre ai magistrati professionali e agli avvocati dello Stato che hanno cessato le funzioni; 2) durata dell'incarico: la durata dell'incarico resta quadriennale, ma è prevista la possibilità di rinnovi degli incarichi quadriennali senza alcuna limitazione fino al raggiungimento del settantacinquesimo anno di età, previa verifica di professionalità, efficienza, imparzialità e deontologia da parte del CSM; 3) tutela previdenziale e assistenziale: al riguardo è prevista una delega al Governo, con princìpi e criteri direttivi semplici ma esaustivi; 4) garanzia dell'indipendenza e autonomia del giudice: è garantito il diritto di difesa del giudice di pace in occasione dei procedimenti disciplinari e di conferma sia dinanzi al consiglio giudiziario sia dinanzi al CSM;