[massime]

Sanità pubblica - Servizio sanitario nazionale - Disciplina dell'attività libero-professionale intramuraria - Iniziative volte ad assicurare gli interventi di ristrutturazione edilizia per garantire l'esercizio dell'attività libero-professionale - Ricorso della Regione Lombardia - Denunciata lesione dell'autonomia regionale nella materia concorrente della tutela della salute (ovvero nella materia residuale dell'organizzazione sanitaria) - Esclusione - Non fondatezza della questione.. Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, 3, della legge 3 agosto 2007, n. 120 in riferimento agli artt. 117, terzo e quarto comma, e 118 della Costituzione. Le disposizioni ivi contenute lasciano alla più ampia discrezionalità delle Regioni e delle Province autonome l'assunzione delle iniziative ritenute più idonee ad assicurare l'effettuazione di quegli interventi di ristrutturazione edilizia, presso le strutture sanitarie pubbliche, occorrenti per la predisposizione dei locali da destinare allo svolgimento dell'attività libero-professionale intramuraria. Esse si pongono l'obbiettivo di garantire l'effettività del diritto, spettante ai sanitari che abbiano optato per l'esclusività del rapporto di lavoro, di svolgere la sola tipologia di attività libero-professionale loro consentita e, pertanto, inerendo alla facoltà di scelta tra i due regimi di lavoro dei dirigenti sanitari (esclusivo e non esclusivo), che costituisce espressione di un principio fondamentale (volto a garantire una tendenziale uniformità tra le diverse legislazioni ed i sistemi sanitari delle Regioni e delle Province autonome in ordine ad un profilo qualificante del rapporto tra sanità ed utenti), partecipano del loro stesso carattere di normativa di principio. - Sulla facoltà di scelta dei regimi di lavoro dei dirigenti sanitari v. la cit. sentenza n. 50 del 2007.