[pronunce]

Ciò impedirebbe, pertanto, la realizzazione d'infrastrutture quali oleodotti, gasdotti, elettrodotti, acquedotti, etc., nelle aree interessate da xylella fastidiosa e co.di.r.o. , non trattandosi di opere pubbliche finalizzate alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell'ambiente, ma di opere private, sebbene d'interesse pubblico rilevante. 2.2.- Asserisce altresì l'Avvocatura generale dello Stato che, trattandosi di norme che ricadono nella materia di competenza concorrente della «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia», la potestà legislativa regionale violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost. e, in particolare, i principi dettati dal legislatore statale ai commi 7, lettera g), e 8, lettera b), numero 2), dell'art. 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), che «riservano allo Stato, di intesa con la Conferenza unificata, rispettivamente "l'identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento all'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali energetiche dichiarate di interesse nazionale ai sensi delle leggi vigenti" e "l'individuazione della rete nazionale dei gasdotti"». La previsione regionale, in tal modo, costituirebbe un ostacolo alla realizzazione delle infrastrutture energetiche sul territorio regionale, integrando anche una violazione del principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost., poiché, essendo la materia in oggetto tra quelle a competenza concorrente, la potestà legislativa regionale deve esplicarsi all'interno del quadro di riferimento tracciato dal legislatore nazionale e con spirito di collaborazione. 2.3.- La difesa statale lamenta, poi, la violazione dell'art. 118 Cost., relativo al riparto costituzionale delle competenze amministrative, le quali, con riferimento agli impianti oggetto dell'intervento normativo, sono poste dall'art. 29, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) in capo allo Stato, trattandosi di opere di preminente interesse nazionale per la sicurezza del sistema energetico e degli approvvigionamenti. In tal modo, la competenza statale sarebbe elusa dalla norma regionale, la quale porrebbe un impedimento assoluto all'ottenimento dell'intesa regionale prevista dall'art. 1, comma 8, lettera b), numero 2, della legge n. 239 del 2004, necessaria ai fini della realizzazione delle opere in commento. A tal proposito, la difesa statale richiama le pronunce di questa Corte che hanno dichiarato l'incostituzionalità di norme regionali che prevedevano l'incompatibilità di determinate infrastrutture con specifiche aree del territorio regionale. In particolare, con riferimento alla materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia», è richiamata la giurisprudenza costituzionale che afferma che «la previsione dell'intesa, imposta dal principio di leale collaborazione, implica che non sia legittima una norma contenente una "drastica previsione" della decisività della volontà di una sola parte, in caso di dissenso, ma che siano invece necessarie idonee procedure per consentire reiterate trattative volte a superare le divergenze» (tra le tante, sentenza n. 165 del 2011). La norma regionale, quindi, avrebbe l'effetto d'impedire il rilascio della prevista intesa tra Stato e Regione nell'ambito dei procedimenti di autorizzazione delle infrastrutture, in quanto la Regione Puglia sarebbe tenuta, in applicazione della norma regionale, a negare sempre e comunque l'intesa, anche in caso di convergenza tra interesse statale e interesse regionale nella localizzazione e realizzazione degli impianti. 2.4.- Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, infine, le disposizioni impugnate paleserebbero ulteriori profili d'illegittimità costituzionale, per violazione degli artt. 41, 42 e 43 Cost., i quali tutelano la libera iniziativa economica e la proprietà privata, nonché dei principi comunitari in materia di libera circolazione delle persone e di stabilimento, e in particolare degli artt. 43 e 49 del «Trattato U.E.» [recte: Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE)] e quindi dell'art. 117, primo comma, Cost. 3.- Con memoria depositata in data 22 luglio 2016 si è costituita in giudizio la Regione Puglia, chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza nel merito, delle questioni di legittimità costituzionale sollevate nel ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri. 3.1.- In via preliminare, la Regione eccepisce la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale formulate in riferimento agli artt. 3, 41, 42, 43, 117, primo comma, e 120 Cost. Relativamente all'art. 3 Cost., infatti, la difesa statale si limiterebbe ad enunciare le due categorie di opere che sarebbero disciplinate in modo irragionevolmente diverso dalla norma impugnata, omettendo, però, di spiegare le ragioni di tale illegittima disparità di trattamento. L'Avvocatura generale dello Stato, infatti, assumendo apoditticamente l'irragionevolezza della differente disciplina giuridica dettata dal legislatore regionale per le opere pubbliche, da un lato, e per quelle private (ancorché di interesse pubblico), dall'altro, non indicherebbe le ragioni della ritenuta irragionevolezza della diversità di trattamento, con conseguente inammissibilità della censura per carenza assoluta di motivazione (sono richiamate le sentenze di questa Corte n. 254, n. 233, n. 171 e n. 82 del 2015). Egualmente inammissibili sarebbero le censure relative agli artt. 41, 42 e 43 Cost., nonché all'art. 117, primo comma, Cost., in riferimento ai citati artt. 43 e 49 del TFUE. Si tratterebbe, infatti, di censure del tutto immotivate e, per quanto concerne il richiamo all'art. 43 del TFUE, anche inconferenti, concernendo tale disposizione la politica agricola comune. Inammissibili sarebbero, infine, le censure proposte per violazione dell'art. 120 Cost., data la palese inconferenza del parametro, trattandosi di una disposizione costituzionale volta a disciplinare, al secondo e al terzo comma, i poteri sostitutivi straordinari del Governo. Non si comprenderebbe, pertanto, in che modo la disposizione potrebbe venire in rilievo nel caso di specie. 3.2.- Nel merito, la difesa regionale deduce la manifesta infondatezza della censura relativa all'art. 3 Cost., poiché la deroga al vincolo urbanistico introdotta dalla disposizione impugnata non sarebbe connessa tanto alla natura privatistica o pubblicistica dell'opera da realizzare, quanto all'impossibilità di individuare un sito alternativo e alla necessità della salvaguardia della pubblica incolumità e dell'ambiente, oltre che al rispetto degli ulteriori requisiti individuati dalla legge regionale.