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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 167 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 15,25. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO AG N. 145 - Schema di decreto ministeriale recante regolamento concernente modifiche al decreto ministeriale 12 agosto 2015, n. 144, recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, ai sensi dell&amp;amp;#39;articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 Doc n. 145 Schema di decreto ministeriale recante regolamento concernente modifiche al decreto ministeriale 12 agosto 2015, n. 144, recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, ai sensi dell'articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Parere al Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2012, n. 247. Seguito e conclusione dell'esame. Parere non ostativo con osservazione) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 5 maggio. Il PRESIDENTE dà conto delle proposte pervenute per iscritto dai Gruppi alla relatrice. Dal senatore Dal Mas sono pervenute le seguenti osservazioni in merito al nuovo regolamento per l'istituzione del titolo di avvocato specializzato: «Si ricorda che con la sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 5575/2017, sono state confermate le sentenze del TAR Lazio che avevano in parte annullato il d.m. n 144 del 2015. In particolare, la sentenza del Consiglio di Stato ha confermato le censure del TAR relative all'individuazione dei settori di specializzazione, ritenuta irragionevole, e alla disciplina del colloquio diretto ad accertare la comprovata esperienza, ritenuta carente per genericità e indeterminatezza. Ebbene, le censure di genericità indeterminatezza a suo tempo riscontrate dal Consiglio di Stato permangono tuttora nella nuova bozza di regolamento sicuramente rispetto al ricorso alla formula del colloquio che dovrebbe svolgersi presso la sede del consiglio nazionale forense quale passaggio finale per il conseguimento di tale titolo. Le perplessità sorgono dal rilievo che tale modalità di svolgimento non sia stata prevista espressa dall'articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247. In merito bisogna ricordare che il comma 2 dell'articolo in questione distingue due differenti percorsi per l'ottenimento del titolo stabilendo infatti che: "Il titolo di specialista si può conseguire all'esito positivo di percorsi formativi almeno biennali o per comprovata esperienza nel settore di specializzazione". Il successivo comma 3 in maniera piuttosto chiara pone dei paletti alla attività regolamentare prevedendo infatti che per quanto riguarda il conseguimento del titolo attraverso percorsi formativi biennali: "I percorsi formativi, le cui modalità di svolgimento sono stabilite dal regolamento di cui al comma 1, sono organizzati presso le facoltà di giurisprudenza, con le quali il CNF e i consigli degli ordini territoriali possono stipulare convenzioni per corsi di alta formazione per il conseguimento del titolo di specialista. All'attuazione del presente comma le università provvedono nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica". Al contrario, invece, il quarto comma che si occupa del conseguimento del titolo attraverso il percorso alternativo di tipo esperienziale, lascia un ampio margine decisionale alla potestà regolamentare del governo limitandosi laconicamente a stabilire che: "Il conseguimento del titolo di specialista per comprovata esperienza professionale maturata nel settore oggetto di specializzazione è riservato agli avvocati che abbiano maturato un'anzianità di iscrizione all'albo degli avvocati, ininterrottamente e senza sospensioni, di almeno otto anni e che dimostrino di avere esercitato in modo assiduo, prevalente e continuativo attività professionale in uno dei settori di specializzazione negli ultimi cinque anni". Non c'è quindi alcun espresso riferimento al colloquio presso il consiglio nazionale forense, in altre parole la comprovata esperienza professionale nel settore oggetto di specializzazione potrebbe essere dimostrata anche in maniera differente senza costringere gli avvocati a passare attraverso un colloquio presso il CNF. Il regolamento quindi si presta a future impugnative giurisdizionali per irragionevolezza e violazione del principio di proporzionalità nel momento in cui pone a carico degli avvocati un sacrificio irragionevole consistente nello svolgimento di questo colloquio presso un'unica sede centralizzata in Roma quasi come se si trattasse di un esame abilitativo unico con sede nazionale. In merito poi alle modalità di svolgimento di siffatto colloquio, il regolamento non individua gli opportuni paletti posti al limitare la discrezionalità valutativa della commissione che potrebbe chiaramente godere di un margine altissimo di discrezionalità tecnica praticamente insindacabile. Si tratta di un giudizio di valutazione tecnica che può farsi rientrare negli atti amministrativi a carattere abilitativi lesivi pertanto di situazioni giuridiche qualificate avverso le quali deve essere garantito un qualche rimedio a carattere giurisdizionale o amministrativo (per esempio un ricorso in opposizione allo stesso CNF o giurisdizionale contro la valutazione negativa e quindi il diniego del conseguimento del titolo). Analoghe perplessità suscita il riferimento al concetto di incarico. Che cosa si intende tecnicamente per incarico? Il conferimento del mandato professionale? La prova dell'effettivo svolgimento del medesimo? È ricompresa l'attività giudiziaria o anche quella extragiudiziaria? Ulteriori perplessità sorgono dal riferimento alle materie dal momento che non esistono dei confini tanto netti tra le branche del diritto. Sul punto non si può non richiamare quanto già precisato dal Consiglio di Stato a seguito della già citata sentenza n. 5575/2017 che, pur ritenendo ragionevole e legittima la scelta del colloquio quale strumento per l'attribuzione del titolo di specialista, sottolinea come "tale strumento abbia contorni nebulosi ed indeterminati, anche perché l'attribuzione di competenza in materia al CNF "in via esclusiva" (ai sensi dell'art. 9, comma 5, della legge) non può risolversi in una sorta di delega in bianco". Basterebbe fare riferimento all'esempio dell'avvocato che presenti degli incarichi in materia di diritto fallimentare i quali tuttavia presentino profili di multidisciplinarità incrociando competenze civilistiche e penalistiche. Secondo la formulazione del decreto, la disciplina del diritto della crisi di impresa e dell'insolvenza dovrebbe rientrare nell'ambito del diritto civile (art. 3, comma 3) ma se sono presenti profili penalistici allora si suggerisce di allargare la previsione riservata alle materie del diritto penale ampliando quindi gli ambiti del diritto penale dell'economia e dell'impresa, ricomprendendovi anche il diritto penale fallimentare. Riguardo poi all'ambito del diritto amministrativo non viene ricompreso l'importante settore relativo al diritto sportivo.». Dal Gruppo Lega Salvini Premier della Commissione Giustizia del Senato, invece, è pervenuto il seguente testo: