[pronunce]

Sicché il giudice a quo evidenzia che il legislatore delegante, pur nell'ambito di principi di delega molto dettagliati, non ha contemplato una fase, antecedente all'udienza di prima comparizione, destinata alle verifiche preliminari, che si porrebbe, dunque, quale elemento distonico rispetto all'assetto prefigurato dallo stesso. Il rimettente ritiene di dover pertanto verificare se l'intervento operato, con l'inserimento nel codice di procedura civile dell'art. 171-bis, sia coerente con i principi della delega, meno specifici, che riguardano il processo di cognizione di primo grado. In primis, si interroga sulla coerenza della norma con l'obiettivo di concentrazione dell'attività processuale individuato tra i principi di delega dall'art. 1, comma 5, lettera a), della legge n. 206 del 2021. Osserva, in proposito, che la disposizione censurata realizza detta concentrazione solo nella prima parte del primo comma, laddove impone al giudice di adottare - per quel che rileva nel processo presupposto - un provvedimento integrativo del contraddittorio o di sanatoria dei vizi dell'atto introduttivo, peraltro sacrificando il principio del contraddittorio perché l'emanazione di tale provvedimento avviene inaudita altera parte. Secondo il rimettente non potrebbe del resto prefigurarsi l'applicazione dell'art. 101, secondo comma, cod. proc. civ. , in quanto tale disposizione prevede la concessione alle parti di un termine minimo di giorni venti per interloquire sulle questioni rilevate d'ufficio dal giudice, mentre il decreto di fissazione dell'udienza deve essere pronunciato entro quindici giorni dalla scadenza del termine per la costituzione in causa del convenuto. Alla luce di tali rilievi, lo stesso rimettente dubita della compatibilità della disposizione censurata con gli altri principi generali indicati dallo stesso art. 1, comma 5, lettera a), della legge delega, ossia quelli della semplicità e dell'effettività della tutela, poiché il giudice assume autonomamente le proprie determinazioni sulle questioni rilevate d'ufficio, senza alcuna interlocuzione con le parti all'esito della quale potrebbe adottare una diversa decisione. Di contro, soggiunge il giudice a quo, qualora la norma fosse intesa nel senso del dovere dell'autorità giudiziaria di interloquire previamente con le parti su ciascuna delle questioni rilevate d'ufficio, ciò comporterebbe una dilatazione e non già una contrazione dei tempi processuali, ponendosi comunque in contrasto con le indicazioni generali promananti dal richiamato, generale, principio di delegazione legislativa. Il Tribunale osserva, altresì, che la seconda parte del primo comma dello stesso art. 171-bis cod. proc. civ. , nel prevedere che il giudice invita le parti a interloquire nelle memorie integrative sulle questioni rilevate d'ufficio, assicura il rispetto del principio del contraddittorio, tuttavia sacrificando quello di concentrazione dell'attività processuale. 1.2.- Lo stesso giudice a quo assume, poi, che la disposizione censurata sarebbe incompatibile anche con gli artt. 3 e 24 Cost. 1.2.1.- In particolare, con riferimento all'evocato parametro di cui all'art. 3 Cost., il Tribunale sottolinea che è prevista una decisione inaudita altera parte solo delle questioni rilevate d'ufficio che condizionano l'introduzione del processo o la sua estensione soggettiva, mentre, per tutte le altre, la relativa decisione è differita alla prima udienza, senza che sussista una ragionevole giustificazione per questo diverso trattamento che disvelerebbe, così, una scelta arbitraria, preclusa al legislatore anche in una materia, come quella processuale, nella quale pure gode di ampia discrezionalità. 1.2.2.- D'altra parte, secondo il giudice rimettente, l'art. 171-bis cod. proc. civ. si porrebbe in contrasto con l'art. 24 Cost., laddove consente l'assunzione di provvedimenti di carattere interlocutorio senza alcun preventivo confronto con le parti, ponendosi così in conflitto anche con la relativa regola generale espressa dall'art. 101, secondo comma, cod. proc. civ. , assurta ormai a principio informatore del processo civile. 2.- Con atto depositato in data 12 dicembre 2023, è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ed ha eccepito in via preliminare l'inammissibilità delle questioni sul rilievo che, per un verso, il rimettente avrebbe chiesto a questa Corte di effettuare un sindacato sul merito legislativo in materia processuale, nella quale il legislatore ordinario gode di ampia discrezionalità e, per un altro, non avrebbe considerato l'ampia formulazione dei criteri direttivi previsti dalla legge delega. La difesa dello Stato deduce poi, quanto al merito, la non fondatezza delle questioni. 2.1.- Con riferimento all'evocata violazione degli artt. 76 e 77 Cost., l'Avvocatura generale osserva che, se anche la legge delega non ha previsto espressamente l'emanazione di provvedimenti del giudice antecedenti alla prima udienza, essi sono funzionali ad assicurare la concentrazione processuale indicata tra i generali principi direttivi dall'art. 1, comma 5, lettera a), della legge n. 206 del 2021, nonché a far sì che le memorie depositate dalle parti prima dell'udienza non siano inutili - come peraltro rilevato dallo stesso giudice a quo - ciò che avverrebbe qualora il giudice emanasse all'udienza di trattazione un provvedimento volto alla corretta instaurazione del contraddittorio nei confronti delle parti originarie ovvero disponesse un provvedimento orientato ad estendere detto contraddittorio ad altri soggetti. Nell'indicata prospettiva, secondo la difesa dello Stato, la disposizione censurata consente sia di ridurre la durata del giudizio ordinario di cognizione di primo grado di circa cinquanta/sessanta giorni, sia di assicurare che alla prima udienza si svolga effettivamente l'attività di trattazione della causa che, altrimenti, rischierebbe di essere differita di ulteriori quattro/cinque mesi. Aggiunge inoltre l'Avvocatura generale che, attraverso il controllo operato dal giudice in limine litis con l'emanazione del decreto di fissazione dell'udienza, il legislatore delegato ha voluto superare uno dei problemi che si erano verificati nell'esperienza del processo cosiddetto societario, introdotto dal decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell'articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366), nel quale la fase dinanzi al giudice si realizzava solo dopo la notifica dell'istanza di fissazione dell'udienza, mentre quella preparatoria era rimessa all'esclusiva gestione delle parti, senza alcun controllo da parte dell'autorità giudiziaria. Ciò che aveva comportato non di rado che all'udienza di discussione dinanzi al collegio, dopo lo scambio di memorie, talvolta numerose, tra le parti, venisse rilevata d'ufficio una questione pregiudiziale di rito, con conseguente regressione del procedimento.