[resaula]

Signor Presidente, colleghi, purtroppo i recenti fatti di cronaca riportano le drammatiche morti causate da incidenti avvenuti nei nostri mari, nei nostri laghi, di fronte ai nostri litorali e confermano la necessità di introdurre nel codice penale il delitto di omicidio nautico come fattispecie autonoma di reato, estendendo la disciplina già prevista per l'omicidio stradale e accorpando i due reati in un unico identico articolo. Nel corso della scorsa legislatura il Parlamento aveva già approvato la legge 23 marzo 2016, n. 41, che ha introdotto nel codice penale i delitti di omicidio stradale e di lesioni personali stradali, entrambi punibili a titolo di colpa. È stata una norma fortemente voluta dalle forze politiche in risposta a dei casi che hanno veramente creato emozione nell'opinione pubblica e un'esigenza di giustizia sociale. Con vari sforzi interpretativi, per il vero i giudici hanno sempre tentato di punire con il massimo delle pene coloro i quali si pongono alla guida sotto effetto di alcol e stupefacenti. Tuttavia, se il legislatore è arrivato a rivedere la politica criminale del fenomeno dell'infortunistica stradale è perché si erano raggiunti livelli di pericolosità non più contrastabili con il quadro normativo antecedente al 2016, basato su fattispecie di illecito penale caratterizzate dall'elemento psicologico della colpa per lo più specifica, in quanto correlata alle violazioni di norme di comportamento del codice della strada. Non esisteva nel nostro ordinamento giuridico un'autonoma considerazione del fenomeno, la cui tutela era affidata soltanto a ipotesi di reato non dolose, sebbene aggravate mediante la previsione di singole circostanze aggravanti. In altre parole, l'omicidio colposo commesso mediante la violazione delle norme del codice della strada rimaneva un'ipotesi aggravata di omicidio colposo, mentre la nuova previsione ha integrato una ipotesi autonoma di reato. Il cuore della costruzione di queste norme è quindi l'individuazione di un corretto inquadramento dell'approccio psicologico di chi, consapevole della pericolosità della propria condotta, ad esempio il mettersi alla guida dopo aver assunto alcol o stupefacenti, ne accetta il rischio in totale dispregio delle possibili conseguenze. Questo secondo le categorie riconosciute dalla dottrina e dalla giurisprudenza che aggravano la responsabilità nei casi di colpa con previsione. Oggi, a distanza di sei anni dall'approvazione di quelle norme, noi torniamo a occuparcene. Il testo che esaminiamo, infatti, estende la disciplina già prevista anche ai casi in cui ci si ponga alla guida di un natante, di un'imbarcazione o di una nave (secondo l'emendamento che è stato appena approvato) e si tratta di una equiparazione a mio avviso più che corretta. Tuttavia è stato ancor più importante sfruttare l'occasione per correggere alcuni aspetti della disciplina introdotta nel 2016, migliorandola. Nel caso di lesioni personali gravi e gravissime colpose, non aggravate dall'aver assunto sostanze stupefacenti o alcoliche, si è ad esempio introdotta la procedibilità a querela della persona offesa, evitando così di dover procedere d'ufficio per i casi meno gravi. Come è stato detto anche dal senatore Balboni, che ha dato forza all'iniziativa con la sua insistenza e pervicacia, l'introduzione della querela favorisce le ipotesi transattive tra le parti e una deflazione del carico giudiziario. Abbiamo quindi approfittato dell'equiparazione dell'omicidio nautico a quello stradale per effettuare queste correzioni che ormai da tempo erano inevitabili e sentite dall'opinione pubblica. È poi importante la modifica della disciplina dell'arresto obbligatorio in flagranza nei casi di omicidio stradale (e, quindi, oggi anche nautico) laddove è stato correttamente specificato che tale forma di arresto obbligatorio non è prevista per quei conducenti che si siano immediatamente fermati adoperandosi per prestare o attivare i soccorsi. La disciplina precedente non prevedeva questo caso. In tal modo si sono distinti i comportamenti di chi si allontana dal luogo dell'evento senza prestare alcun soccorso e che va arrestato obbligatoriamente da quelli di chi, invece, si è allontanato ma solo dopo essersi attivato per soccorrere le vittime dell'incidente. Sono delle situazioni assolutamente diverse, che vanno quindi disciplinate in maniera diversa. Da ultimo, vorrei rivolgere l'apprezzamento che ho già espresso all'iniziativa del senatore Balboni anche al lavoro che si è svolto in Commissione giustizia, anche attraverso il comitato ristretto di cui ho fatto parte. C'è stata una comune volontà e il risultato finale mi sembra essere assolutamente soddisfacente, il che non sempre è scontato. Riteniamo che il provvedimento possa contribuire a una maggiore sicurezza dei cittadini anche nell'ambito dei nostri mari e laghi e che - soprattutto - si possa arrivare a una maggiore informazione ed educazione sul piano del rispetto delle norme non solo stradali, ma anche nautiche. Annuncio pertanto il voto favorevole della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali del Gruppo Misto. (Applausi) . DAL MAS (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, mi associo in linea generale a ciò che è stato detto, ma lo faccio sine ira et studio perché credo che ci siano delle cose sulle quali possiamo e avremmo potuto riflettere, probabilmente in ordine non all'esito finale del disegno di legge, ma alla storia anche recente. Mi riferisco, in modo particolare, alla legge 23 marzo 2016, n. 41, che ha istituito l'omicidio stradale. Allora, nel corso dei lavori parlamentari, si decise di espungere la materia relativa a tutto ciò che accadeva in mare, affidandola al codice della navigazione. Oggi diamo una risposta, ma allora evidentemente il problema c'era. L'articolo 589 del codice penale, al primo comma, afferma che «chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni». Troppo poco. Poi ci sono le circostanze aggravanti e sappiamo che la giurisprudenza, proprio rispetto alle questioni afferenti alla circolazione stradale, ha stabilito che a chi in una condizione di ebbrezza o di assunzione di stupefacenti, si pone alla guida, non si può applicare automaticamente la fattispecie del dolo eventuale, bisogna restare dentro la colpa e l'aggravante prevista dall'originaria formulazione dell'articolo 589. Tale formulazione al massimo poteva prevedere quanto stabilito dal comma 3, dell'articolo 61 del codice penale, e cioè la circostanza aggravante comune dell'aver agito con previsione dell'evento. Tolto questo e tolto l'altro fatto, cioè che si parlava di sinistri o delitti avvenuti in ambito di circolazione stradale, si evitava che la formulazione dell'articolo 589 entrasse nell'alveo delle compensazioni del bilanciamento delle circostanze aggravanti.