[ddlpres]

In questo senso, infatti, si muove la Commissione europea che, nel piano per la rivoluzione verde dell'Europa, il cosiddetto « Green New Deal », ha messo in campo un piano di azione a « inquinamento zero », che prevede la salvaguardia della biodiversità nelle acque superficiali, nonché la riduzione dell'inquinamento delle acque da nutrienti, microplastiche, farmaci e contaminanti emergenti, tra cui figura, per quel che qui rileva, la direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, che, dal prossimo 12 gennaio 2023, sostituirà la precedente direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, in Italia attuata dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31. In attuazione della normativa europea di cui alla direttiva (UE) 2020/2184, il presente disegno di legge introduce disposizioni di modifica della parte terza del codice dell'ambiente, in particolare modifica la attuale disciplina del monitoraggio della qualità dell'acqua, dettata dalla direttiva 98/83/CE, e introduce i parametri più stringenti di cui all'allegato I della direttiva (UE) 2020/2184, che entrerà in vigore dal 2023. In particolare la direttiva (UE) 2020/2184: stabilisce i requisiti minimi di igiene per materiali, oggetti, reagenti chimici e mezzi di filtrazione e trattamento che entrano in contatto con le acque potabili; migliora l'accesso di tutti alle acque destinate al consumo umano, in particolare assicurandone l'accesso ai gruppi vulnerabili ed emarginati e garantendo standard di qualità dell'approvvigionamento idrico acquedottistico; introduce la valutazione e la gestione del rischio dei bacini idrografici per i punti di estrazione di acqua potabile e dei sistemi di fornitura; introduce la valutazione del rischio dei sistemi di distribuzione domestica; migliora la trasparenza sulle questioni relative alle risorse idriche e ne garantisce ai consumatori l'aggiornamento delle informazioni. Il nostro legislatore, infatti, non ha sempre introdotto tempestivamente la normativa europea in materia di tutela delle acque e per questo è spesso incorso in procedure di infrazione. Per la mancata applicazione della direttiva quadro acque e per l'indiscriminato sfruttamento delle acque a scopo idroelettrico, infatti, sono in corso, da parte della Commissione europea, procedure istruttorie Eu Pilot nei confronti del nostro Paese per la violazione del diritto dell'Unione europea. Tra le leggi di attuazione della normativa europea in materia di tutela delle acque si ricordano: la legge del 25 febbraio 2010, n. 36, che modifica l'articolo 137, comma 5, del cosiddetto codice dell'ambiente, e prevede sanzioni penali in caso di violazione delle norme che regolano lo scarico delle acque reflue industriali; il decreto legislativo 10 dicembre 2010, n. 219, di recepimento della direttiva 2008/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque e della direttiva 2009/90/CE della Commissione, del 31 luglio 2009, sull'analisi chimica e il monitoraggio dello stato delle acque, che ha novellato alcuni articoli e allegati del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e, in particolare, quelli relativi alla tutela delle acque dall'inquinamento contenuti nella sezione II della parte terza del citato codice; il decreto legislativo 13 ottobre 2015, n. 172, recante attuazione della direttiva 2013/39/UE, che modifica la direttiva 2000/60/CE per quanto riguarda le sostanze prioritarie nel settore della politica delle acque; il decreto legislativo 16 marzo 2009, n. 30, che, oltre al recepimento della direttiva 2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento, ha fornito alle amministrazioni regionali elementi tecnici più puntuali per impostare una corretta attività conoscitiva del territorio e dello stato delle acque sotterranee e le ha raccolte in un unico corpus normativo; l'articolo 8- quinquies del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, di modifica dell'articolo 243, comma 1, del codice dell'ambiente che, intervenendo sulla disciplina riguardante la bonifica dei siti inquinati, ha esteso agli interventi di messa in sicurezza dei siti la possibilità di scarico delle acque di falda emunte dalle falde sotterranee, direttamente o dopo essere state utilizzate in cicli produttivi in esercizio nel sito stesso, nel rispetto dei limiti di emissione di acque reflue industriali in acque superficiali; da ultimo, l'articolo 36, commi 7- ter e 7- quater (quest'ultimo poi abrogato), del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, che ha dettato norme per l'aggiornamento delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola – anche sulla base dei criteri contenuti nell'Accordo sull'applicazione della direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. Con riferimento all'inquinamento delle acque, studi condotti dal Ministero della salute affermano che le stesse vengono inquinate da contaminanti chimici di origine naturale oppure da contaminanti chimici di origine antropica. Tra questi ultimi vi sono fenomeni di contaminazione riconducibili ad attività industriali o insediamenti umani, contaminanti chimici legati ad attività agricole oppure contaminanti chimici riferibili al trattamento e alla distribuzione delle acque stesse. Tra i contaminanti chimici di origine naturale figurano principalmente composti chimici inorganici presenti nella composizione geologica delle rocce serbatoio degli acquiferi – come arsenico, boro, fluoro, vanadio, uranio – trasferiti alle acque per fenomeni naturali di rilascio. La gestione di tali fenomeni di contaminazione richiede in molti casi strategie complesse, considerevoli risorse e tempi prolungati. In considerazione di ciò è stato frequente in Italia il ricorso allo strumento normativo della « deroga ai parametri europei », sulla base di un processo di valutazione dei rischi connessi all'ingestione delle acque, funzionale a garantire in sicurezza l'approvvigionamento idrico alla popolazione, con la contestuale implementazione, da parte del gestore idrico, di misure che garantiscano il ripristino del valore del parametro nei limiti di legge. L'applicazione delle deroghe in Italia ha in generale consentito di superare criticità per le quali non esistevano soluzioni alternative. Un caso di contaminazione alquanto raro ha riguardato la presenza di tallio in ristrette circostanze territoriali della Toscana: l'elemento, costituente della crosta terrestre con diffusione ubiquitaria, è stato rilasciato negli acquiferi in concentrazioni relativamente elevate a seguito di fenomeni di estrazione mineraria operati nel passato.