[pronunce]

La prima disposizione prevede che alla domanda di autorizzazione per la costruzione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile debba essere allegato un atto con il quale il richiedente si impegna, tra l'altro, a costituire prima del rilascio della suddetta autorizzazione, una società di scopo con residenza fiscale nel territorio della Regione Calabria; a sottoscrivere garanzie fideiussorie; a favorire l'imprenditoria calabrese nella fase della realizzazione; a facilitare l'assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di unità lavorative per la gestione dell'impianto; a versare a favore della Regione Calabria la somma di 50 &#8364;cent per ogni KW eolico di potenza elettrica nominale autorizzata (&#8364; 1,5 per le altre tipologie) quali oneri per monitoraggio con relativa dotazione di antinfortunistica e per l'accertamento della regolare esecuzione delle opere. La successiva lettera o) stabilisce che il richiedente l'autorizzazione alleghi alla domanda la ricevuta di avvenuto versamento degli oneri istruttori a favore della Regione Calabria pari ad &#8364; 100 per ogni MW per il quale si richiede l'autorizzazione, con un minimo di &#8364; 300. Dette disposizioni, a parere della difesa erariale, pongono una serie di condizioni per l'avvio del procedimento autorizzatorio estranee all'oggetto dello stesso, che limitano la libertà di iniziativa economica nel settore in esame (prevista espressamente dall'art 1 del d.lgs. n. 79 del 1999) con conseguente mancato rispetto degli obblighi internazionali e comunitari già indicati che impongono l'incremento di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Sarebbe, altresì, violato l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, perché le suddette condizioni comportano dei vantaggi di rilievo economico a favore della Regione espressamente vietati dall'art. 12, comma 5, del d.lgs. n. 387 del 2003. Gli oneri economici previsti dalle indicate disposizioni sarebbero anche in contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto, in modo irragionevole, discriminano gli operatori italiani rispetto a quelli comunitari 2. - Nei giudizi instaurati dal Presidente del Consiglio dei ministri si è costituita la Regione Calabria chiedendo alla Corte di dichiarare, quanto al ricorso iscritto al reg. ric. n. 6 del 2009, la cessazione della materia del contendere e, comunque, l'inammissibilità o l'infondatezza di tutte le questioni sollevate con entrambi i ricorsi. La resistente, in via preliminare, rileva che la politica di promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili può trovare applicazione solo dopo un'adeguata valutazione dell'impatto che i relativi impianti hanno sul territorio e, quindi, un opportuno contemperamento delle diverse competenze che la Costituzione assegna, rispettivamente, alle Regioni e allo Stato. L'esigenza di una congrua programmazione troverebbe il suo fondamento normativo nell'art. 12, comma 10, del d.lgs. n. 387 del 2003, il quale, nel dare attuazione alla direttiva n. 2001/77/CE, prevede l'adozione in sede di Conferenza unificata delle linee guida per lo svolgimento del procedimento di autorizzazione all'installazione e all'esercizio di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile e ciò al fine di assicurare, in particolare per quelli eolici, il loro corretto inserimento nel paesaggio. La Regione Calabria ritiene che la mancata adozione delle indicate linee ha comportato, da un lato, l'impossibilità per le Regioni di rispettare il termine di conclusione dei procedimenti di autorizzazione alla installazione dei suddetti impianti imposto dalle norme statali; dall'altro, il necessario intervento del legislatore regionale che con le leggi oggetto del presente giudizio ha provveduto a colmare la suddetta lacuna normativa. Esemplificativo in tal senso sarebbe l'art. 53 della legge regionale n. 15 del 2008 con il quale la Regione Calabria, in attesa della ripartizione nazionale tra le regioni delle quote di energia derivante da fonti rinnovabili che ognuna di esse si impegna a produrre, e del Piano energetico ambientale regionale, ha disposto la sospensione delle procedure volte al rilascio di nuove autorizzazioni. 2.1 - Fatte queste premesse, la resistente, in via preliminare, ritiene le censure proposte nei confronti dell'art. 1 della legge regionale n. 38 del 2008 inammissibili. Innanzitutto, l'esistenza del presunto contrasto della norma impugnata con gli artt. 3 e 117, secondo comma, lettere e) e s), della Costituzione sarebbe affermato in modo generico ed apodittico. Anche la censura riguardante l'asserita violazione dell'art. 117, primo comma, della Costituzione, sarebbe inammissibile, in quanto nel ricorso non vi sarebbe alcuna motivazione sul perché le disposizioni contenute nel d.lgs. n. 387 del 2003 costituiscano attuazione non derogabile della normativa comunitaria. Secondo la Regione anche la censura riferita all'art. 117, terzo comma, della Costituzione è inammissibile, in quanto la difesa erariale nell'impugnare l'art. 1, non tiene conto del fatto che esso ha ad oggetto due distinte fattispecie: l'una afferente i procedimenti di autorizzazione in corso alla data della sua entrata in vigore; l'altra i lavori non ancora eseguiti di impianti già autorizzati. La diversità della disciplina introdotta dalla norma censurata avrebbe imposto la proposizione di due distinte impugnazioni, poiché l'art 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, richiamato quale principio fondamentale asseritamente violato, si limita a prevedere solo il termine di conclusione del procedimento di autorizzazione, non disponendo nulla relativamente ai tempi di realizzazione degli impianti autorizzati. Infine, la resistente ritiene che sia sopravvenuta la carenza di interesse ad impugnare, in quanto la disciplina in esame è stata radicalmente modificata dalla legge regionale n. 42 del 2008, la quale si applica anche ai procedimenti di autorizzazione non ancora conclusi al momento della sua entrata in vigore, di talché l'eventuale accoglimento della questione di legittimità sollevata non produrrebbe alcun effetto. Nel merito, la Regione Calabria ritiene le censure relative all'art. 1 della legge n. 38 del 2008, comunque, non fondate. La difesa regionale osserva che la norma impugnata attiene a materie attribuite a vario titolo alla competenza legislativa regionale quali la tutela della salute, il governo del territorio, la produzione dell'energia, ponendosi l'obiettivo di garantire un uso equilibrato e omogeneo del territorio regionale senza, peraltro, ledere in alcun modo i diritti degli operatori del settore dell'energia, risultando, pertanto, inconferente il richiamo alla tutela della concorrenza operato dal ricorrente. In particolare, con riferimento alla presunta violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, la Regione ritiene che l'art. 12, comma 4, del d.lgs. n. 387 del 2003 non possa essere considerato principio fondamentale in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia.