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riforma della burocrazia, riforma della giustizia, investimenti in infrastrutture, investimento nel mattone, tutto quello che sanamente fa ripartire la crescita e rilancia il ciclo economico. Signor Presidente del Consiglio, tante citazioni in questo periodo: Churchill e Manzoni, quest'ultimo citatissimo anche per la questione della peste. Manzoni dice nei «Promessi Sposi»: «Verrà un giorno». Ecco, verrà un giorno, signor Presidente del Consiglio, in cui a tutti noi, ma a lei in particolare che è molto esposto, chiederanno conto non solo di quello che ha raccontato, ma di quello che ha seminato. E speriamo che quel giorno venga presto, perché quando quel giorno verrà noi di Forza Italia e tutto il centrodestra unito ci saremo, con nuovi progetti, nuovi entusiasmi e nuova speranza per la nostra amata, amatissima Italia. (Applausi) . *BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, le grandi stanze vuote di solito hanno un'eco persistente. Per qualche strano mistero di acustica politica le grandi frasi vuote del signor Presidente del Consiglio hanno avuto una scarsa eco di applausi, solo in un settore della sua maggioranza. (Applausi) . È risultato particolarmente anecoico - che non è una parolaccia - per qualche motivo il PD, che però si è unito agli applausi quando il Presidente del Consiglio ha fatto un rituale richiamo alla necessità di tenere coinvolto il Parlamento. D'altra parte, me lo ricordo (lui era lì ed io ero là), quando tutta questa meravigliosa avventura è iniziata, a fare un richiamo alla centralità del Parlamento che poi si è un po' persa strada. Avremmo quindi applaudito anche noi naturalmente alla volontà di coinvolgere il Parlamento, se dopo tanti mesi, i sei mesi che ha snocciolato il collega Candiani, non fossimo convinti che questi richiami sono ormai non voglio dire ipocriti, ma senz'altro retorici. Eppure ci sarebbe bisogno di un coinvolgimento del Parlamento, questo è almeno quello che ci dice la retorica dei funzionari europei, dove ci viene raccontato (a me è stato raccontato tante volte in questi lunghi mesi) che quando si arriva al tavolo del negoziato il finlandese, il lettone o l'estone è forte perché il suo Parlamento gli dà un mandato e quindi il negoziatore può porre delle red line perché l'Europa rispetta la democrazia. Allora forse bisognerebbe, se così fosse, venire qui e ragionare su quali siano le nostre red line . Invece di capire quali sono gli ambiti negoziali disponibili e quali sono gli obiettivi che il Governo vuole ottenere, c'è stato snocciolato tutto il prontuario delle frasi fatte, le grandi frasi che non vogliono dire nulla, tutto il sottisier europeo: "uniti si vince", "indietro non si torna", "Piccolo mondo antico", l'Italietta implicita e naturalmente il "fate presto". Fate presto, cioè schnell , che naturalmente gli italiani ormai sanno come funziona, perché dopo il "fate presto", a seconda dei contesti storici, c'è una raffica di austerità o una raffica di machine pistol . Non va mai comunque a finire bene dopo un "fate presto". Dovremmo invece prenderci il tempo di riflettere soprattutto sui dettagli che sono quelli che fanno la delizia dell'intenditore: per esempio, c'è stato detto che le istituzioni europee si sono mostrate sensibili. Io che ho qui di fronte una targa che ci ricorda una frase di Vittorio Emanuele II non posso non pensare a «noi non siamo insensibili al grido di dolore». Quindi, l'Europa non è stata insensibile al grido di dolore degli italiani. Ma che razza di discorso è? Avrebbe forse dovuto essere insensibile? Che cosa ci aspettiamo dalle istituzioni? Hanno fatto il loro dovere, se non sono state insensibili; non è che noi dobbiamo essere sempre proni, riconoscenti e subalterni. Fra l'altro, bisognerebbe anche capire come hanno tradotto questa loro sensibilità in pratica. L'Italia ha contribuito in maniera decisiva: va bene, sarà anche vero e, se le fa piacere, le credo. Le carte, però, non dicono questo e non lo dicono neanche i titoli della stampa internazionale. Il 19 aprile è arrivata la proposta spagnola; il 21 aprile è arrivata la proposta della direzione generale budget della Commissione e il 22 aprile "la mosca cocchiera" italiana ha proceduto con la sua proposta che poi ricalcava di fatto quella della Commissione. In ogni caso, al di là di chi è stato forza propulsiva, abbiamo bisogno di un'operazione di verità. A che cosa ha contribuito l'Italia, visto che ancora non sappiamo come funzionerà il recovery fund ? (Applausi) . Ne vogliamo parlare? Adesso non voglio ritornare sulle cifre e sui numeri, anche perché queste cifre non le ha nessuno. Lei ci ha spiegato che vuole più grant , più sovvenzioni: ma, la vogliamo fare un'operazione di verità? In ogni caso non sono soldi regalati; in ogni caso sono soldi che vanno rimborsati attraverso i contributi al bilancio comunitario, attraverso risorse proprie che sono nuove imposte, che è nuova taxation without representation . Eh, quanto è dura questa propaganda! Peraltro, se voi volete raccontare agli italiani che arriva una pioggia di miliardi, a noi sta anche bene, basta che sia ben chiaro che questo lo raccontate voi, perché quei miliardi non arriveranno. (Applausi) . In questo momento, in particolare, non sono arrivati perché l'Europa, non solo non li ha raccolti, ma non si è neanche messa d'accordo su come raccoglierli. Quindi non capisco veramente di che cosa parlano certe fonti di stampa. Comunque a noi fa piacere sapere che lei in Europa è stato così efficace; ci farebbe piacere perché, se fosse vero, i risultati ottenuti in quella sede - che noi non vediamo, ma che lei vede e noi le vogliamo credere - compenserebbero quelli non ottenuti qui. Vogliamo parlarne? Qui al 6 luglio, da un ufficio del suo Governo, risultavano 30 provvedimenti legislativi del suo Esecutivo che avrebbero richiesto 431 provvedimenti attuativi, di cui finora ne sono stati adottati 73, per cui ne restano da adottare ancora 358, di cui 125 con termine scaduto: in particolare, sono scaduti 26 provvedimenti attuativi dei tre "decretoni" Covid. La strategia dell'annunciare i decreti per poi non farli sta mostrando la corda: per esempio, noi aspettiamo ancora il decreto semplificazioni, perché non va in Gazzetta neanche stasera, come lei saprà e avrà saputo prima di me, giusto? (Applausi) . Al di là di questo, alla fine i decreti si fanno, escono in Gazzetta , le trombe suonano, rullano i tamburi e poi non si fanno i decreti attuativi: per forza che poi la gente i soldi non li vede, se non viene deciso né quanti sono, né soprattutto come darglieli, per cui c'è decisamente qualcosa che non va.