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Da ultimo, il programma di riforme delineato dal presente «Piano nazionale per l'autonomia e la libertà delle nuove generazioni» è completato da un insieme di misure che, se pure di natura strettamente ordinamentale, devono ritenersi essenziali per introdurre stabilmente il necessario cambiamento di «paradigma» nella decisione legislativa. Si tratta delle misure in materia di valutazione e programmazione della decisione legislativa di cui al capo VII. La prima introduce la cosiddetta «Analisi di impatto generazionale» (AIG). Il Governo, in sede di esercizio dell'iniziativa legislativa ovvero di esercizio della funzione legislativa delegata, è tenuto a sottoporre preventivamente gli schemi di disegno di legge e di decreto legislativo ad un'apposita analisi orientata a valutare la sostenibilità e l'equità intergenerazionale delle singole disposizioni normative, e in particolare: a) gli eventuali oneri materiali e immateriali trasferiti alle generazioni future, anche attraverso la valutazione degli effetti economico-finanziari di medio e lungo periodo delle singole misure e della loro possibile incidenza sul grado e lo stato di conservazione delle risorse naturali, ambientali e paesaggistiche nazionali; b) l'impatto attuale e potenziale sull'occupabilità e sull'occupazione giovanile, con riguardo anche alle condizioni di accesso alle professioni e alle attività di lavoro autonomo e d'impresa; c) gli effetti sulla quantità e qualità dell'offerta di istruzione e formazione, nonché sulle opportunità materiali di accesso alle nuove tecnologie ICT (Tecnologie dell'informazione e della comunicazione) e al web ; d) in generale, gli effetti sulla condizione sociale ed economica dei giovani, con particolare riguardo alle misure a vario titolo incidenti sulle opportunità di emancipazione dalla dipendenza economica dalle famiglie di origine. L'esito di tale analisi è riportato in un'apposita relazione di accompagnamento allegata ai disegni di legge d'iniziativa governativa e agli schemi di decreto legislativo presentati alle Camere. L'altro strumento proposto è il «Bilancio generazionale» (BG). In occasione della presentazione del disegno di legge di approvazione del bilancio di previsione dello Stato, il Governo è tenuto a trasmettere alle Camere, in via sperimentale, una relazione recante una valutazione annuale, svolta secondo il metodo dei conti generazionali, degli effetti prodotti dalle politiche pubbliche sulla condizione sociale ed economica dei giovani, che individui gli obiettivi attesi in termini di sostenibilità ed equità intergenerazionale, anche nel medio e lungo periodo.. Capo I PROMOZIONE DELL'AUTONOMIA FINANZIARIA DEI GIOVANI Art. 1. (Finalità) 1. In attuazione degli articoli 3 e 4 della Costituzione, la presente legge è finalizzata a promuovere l'autonomia e la libertà delle nuove generazioni attraverso la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà di autodeterminazione e di realizzazione personale e professionale dei giovani e ne impediscono la piena e attiva partecipazione alla vita civile, sociale ed economica del Paese. 2. Le regioni e gli enti locali contribuiscono con lo Stato al raggiungimento delle finalità di cui alla presente legge nell'ambito delle rispettive prerogative e competenze, secondo i princìpi di sussidiarietà e di leale collaborazione. Art. 2. (Dote personale di cittadinanza) 1. È istituita, secondo i criteri e le modalità di cui al presente articolo, la Dote personale di cittadinanza di seguito denominata «Dote», quale strumento per la promozione dell'autonomia finanziaria dei giovani, nonché strumento di risparmio agevolato e sostegno su base universalistica al reddito delle famiglie con figli. 2. A ciascun nuovo nato sul territorio nazionale a decorrere dal 1º gennaio 2014 e ai minori di otto anni alla medesima data è riconosciuta la titolarità di un conto individuale vincolato, denominato «Dote personale di cittadinanza», appostato presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), nell'ambito dell'apposita gestione di cui al comma 8. 3. Al conto di cui al comma 2 è imputato, su base annuale, un trasferimento statale figurativo di importo pari a: a) 1.500 euro, se il titolare del conto appartiene a un nucleo familiare con indicatore di situazione economica equivalente (ISEE), come calcolato ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, non superiore a 10.000 euro; b) 1.000 euro, se il titolare del conto appartiene a un nucleo familiare con ISEE superiore a 10.000, ma non a 20.000 euro; c) 1.000 euro, se il titolare del conto appartiene a un nucleo familiare con ISEE superiore a 20.000, ma non a 40.000 euro. In tal caso, il trasferimento figurativo spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 40.000 euro, diminuito del valore dell'ISEE, e 20.000 euro. 4. Con il regolamento di cui al comma 9 possono essere individuati, con esclusivo riferimento alla prestazione di cui al presente articolo, ulteriori maggiorazioni applicabili alla scala di equivalenza ISEE, di cui alla tabella 2 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, e successive modificazioni, in relazione a peculiari e aggiuntive condizioni di svantaggio per il titolare del conto, connesse al livello di scolarizzazione dei genitori e dei fratelli e all'eventuale discontinuità o precarietà dei redditi concorrenti al reddito familiare. 5. Indipendentemente dall'entità dei trasferimenti statali di cui al comma 3, la Dote può essere alimentata, fino al compimento del diciottesimo anno di età del titolare, attraverso le seguenti fonti di finanziamento segnalate con distinta evidenza contabile in sede di emissione annuale dell'estratto conto: a) i versamenti privati, occasionali o periodici, da parte di familiari, tutori o affidatari, nonché di altri soggetti privati a tal fine espressamente autorizzati dagli esercenti la potestà sul minore, entro il limite massimo di 1.500 euro su base annua; b) l'accreditamento, su base opzionale, di assegni o altri contributi pubblici, anche non statali, erogati in relazione a particolari condizioni sociali ed economiche del titolare o del nucleo familiare di appartenenza; c) l'accreditamento, su base opzionale, di borse o assegni di studio riconosciuti al titolare della Dote da istituzioni pubbliche e private, nonché dei contributi pubblici a vario titolo erogati per la tutela del diritto allo studio. 6. I versamenti di cui al comma 5, lettera a), effettuati entro il compimento del diciottesimo anno di età del titolare della Dote, sono deducibili ai fini IRPEF dal reddito del soggetto erogatore ai sensi dell'articolo 10 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni. 7. Agli importi accreditati ai sensi dei commi 3 e 5 si applica un tasso annuo di rivalutazione, come annualmente individuato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, almeno pari al rendimento annuo dei titoli di debito pubblico a medio-lungo termine. 8.