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Codice dei rapporti di lavoro. Modifiche al Libro V del codice civile. Onorevoli Senatori. -- Il disegno di legge che segue si propone -- riprendendo e aggiornando il disegno di legge 11 novembre 2009 n. 1873 e dando seguito alla mozione approvata quasi all'unanimità dal Senato il 10 novembre 2010, che a quel progetto si riferiva -- di realizzare l'obiettivo di una disciplina legislativa del lavoro più semplice e al tempo stesso capace di essere più universale e inclusiva. Una disciplina, dunque, che fissi innanzitutto, secondo gli standard stabiliti dalle fonti europee e sovranazionali, le protezioni fondamentali proprie del lavoro in qualsiasi sua forma (tutela della salute e sicurezza, assicurazioni antinfortunistica e pensionistica, retribuzione minima oraria, divieto di discriminazioni), poi le protezioni specificamente necessarie per il lavoro svolto in posizione di dipendenza dall'azienda, parzialmente diverse a seconda che la prestazione sia caratterizzata dalla subordinazione in senso tecnico oppure soltanto dai caratteri della continuità e monocommittenza, sia vincolata circa il luogo e il tempo di svolgimento oppure no (telelavoro, lavoro a domicilio), abbia come contropartita soltanto la retribuzione oppure anche addestramento e formazione (apprendistato nelle sue varie possibili forme), abbia carattere professionale o sia svolta fuori mercato e fuori standard nell'ambito di programmi locali di servizio alla persona o alla comunità (collaborazioni di pubblica utilità). Semplificazione e ricodificazione del diritto del lavoro, per la sua universalizzazione e l'ampliamento del suo campo di applicazione effettivo Passaggio obbligato per realizzare l'obiettivo di cui si è detto è la drastica semplificazione del dettato legislativo nel quale consiste oggi il nostro diritto del lavoro, al fine di renderlo al tempo stesso facilmente leggibile e comprensibile da parte delle decine di milioni di cittadini che devono farlo vivere concretamente nel tessuto produttivo, ma anche davvero suscettibile di applicazione universale: suscettibile cioè di essere lo strumento per il superamento dei dualismi che caratterizzano il nostro mercato del lavoro attuale: quelli che separano nettamente i protetti dai poco o per nulla protetti, i regolari dagli irregolari, i dipendenti delle imprese medio-grandi da quelli delle piccole, i lavoratori del centro-nord da quelli del mezzogiorno. In coerenza con questo obiettivo fondamentale, il disegno di legge ha l'ambizione di ridurre le migliaia di pagine oggi necessarie per contenere la normativa giuslavoristica -- sparsa disordinatamente in numerosissime leggi vigenti -- a soli 71 articoli, collocati nella posizione originariamente propria di altrettanti articoli che disciplinavano il rapporto di lavoro nel codice civile; e collocati il più possibile secondo la stessa sequenza, in modo da ridurre al minimo il «costo di aggiornamento» per gli esperti della materia. È ben vero che a questo «codice del lavoro» ridotto all'essenziale non potranno non aggiungersi alcune norme speciali, soprattutto per il recepimento delle direttive comunitarie più complesse; ma numerose (e sovente voluminosissime) altre leggi speciali potranno invece essere utilmente abrogate, senza che con ciò l'efficacia protettiva complessiva dell'ordinamento si riduca: essa anzi ne uscirà ampliata e rafforzata, proprio per effetto della semplificazione. Come è stato sottolineato nel Decalogue for Smart Regulation emanato dallo High Level Group of Independent Stakeholders on Administrative Burdens (Stoccolma, 12 novembre 2009), la semplicità e leggibilità del testo legislativo non è soltanto un dato formale, un fatto di stile del linguaggio giuridico. Dalla semplicità e leggibilità dipende la diffusione della conoscenza della norma, quindi l'ampiezza del suo campo di applicazione reale e il suo tasso di effettività. Ogni oscurità della formulazione di una disposizione, ogni difficoltà di lettura, ogni prolissità inutile, ogni rinvio che impedisce l'immediata comprensione e richiede la ricerca di altre fonti, ogni dispersione o ripetizione della disciplina di una materia in provvedimenti diversi, ognuno di questi ostacoli aumenta i costi di transazione imposti a coloro che intendono negoziare nel rispetto della legge, riducendone il numero e incrementando il ceto dei consulenti. Per fare solo due esempi, i 57 articoli che nel Testo unico sulla maternità e paternità (decreto legislativo n. 151/2001) sono dedicati alle materie della protezione della gravidanza e puerperio, dei permessi e dei congedi parentali, possono agevolmente essere riassunti in un solo articolo -- il 2111, in questo disegno di legge -- composto di undici commi; e le 37 leggi, oggi tutte in vigore, che disciplinano la Cassa integrazione guadagni possono essere sostituite da un solo articolo -- il 2116, in questo disegno di legge -- composto di cinque commi. L'insieme delle norme legislative che disciplinano il rapporto di lavoro in Italia è divenuto, nel corso degli ultimi quattro decenni, così voluminoso e complesso, da renderne pressoché impossibile una compiuta conoscenza in tutti i suoi risvolti non soltanto per i milioni di imprenditori e lavoratori che quotidianamente devono applicarlo, ma anche per gli stessi avvocati e consulenti del lavoro cui è quotidianamente affidata l'assistenza professionale in questo campo. E persino per i giudici del lavoro che si scoprono sovente a ignorare l'esistenza stessa di una disposizione nascosta in uno dei cento e cento commi di un articolo di una legge finanziaria, o nella legge di conversione di un «decreto mille proroghe». Rispetto a questa situazione di patologica ipertrofia, che caratterizza il nostro ordinamento giuslavoristico non soltanto nei confronti di quelli di common law , ma anche nei confronti di quelli dei maggiori Paesi europeo-continentali, occorre con urgenza che voltiamo pagina. Le cause dell'ipertrofia del sistema protettivo. Si può individuare una delle cause di questa ipertrofia e complessità del nostro ordinamento giuslavoristico in un difetto di funzionamento del sistema italiano delle relazioni industriali: abbandonato il vecchio modello, nel quale alla legge si affidava soltanto il compito di generalizzare i contenuti più rilevanti della contrattazione collettiva, la legge ha finito col sostituire in molti campi la contrattazione stessa. Il processo politico di produzione normativa ha visto così alternarsi, nell'ultimo quarantennio, fasi in cui un legislatore pro-labour accoglieva le istanze di parte sindacale, sovente in rappresentanza di interessi di categorie particolari di lavoratori, a fasi nelle quali un legislatore pro-business accoglieva istanze opposte di parte imprenditoriale, anch'esse sovente proposte in funzione di interessi particolari. La stratificazione alluvionale e disordinata di interventi normativi di segno via via diverso è particolarmente evidente nel capitolo tormentatissimo del contratto a termine (oggi regolato da una legge del 2001 composta da 12 articoli, cui se ne sono aggiunti numerosi altri negli anni seguenti, fino a pochi giorni or sono; nel disegno di legge che qui presentiamo la materia è regolata da un solo articolo -- il 2097 -- composto di 8 commi). Un fenomeno non dissimile si osserva, del resto, anche nella disciplina del lavoro a tempo parziale, in quella del lavoro intermittente, in quella del trasferimento d'azienda, o in quella degli appalti.