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Misure di sicurezza e lotta al cabotaggio illegale in materia di trasporti. Delega al Governo per la predisposizione di incentivi al combustibile ecologico. Onorevoli Senatori. -- La strada è il mezzo di trasporto principale nell'Unione europea, tanto per i passeggeri quanto per le merci. Nell'Unione europea si conta attualmente circa un veicolo ogni due abitanti, e il trasporto di merci su strada rappresenta oltre i due terzi del tonnellaggio totale. Il sistema del trasporto e della logistica riveste un'importanza strategica nelle scelte di politica economica ed ovunque, in Italia come in tutta Europa, è fattore di sviluppo. Il settore dell'autotrasporto impiega nello spazio UE direttamente circa 10 milioni di persone, rappresenta il 4,5 per cento dell'occupazione totale e genera il 4,6 per cento del PIL europeo ponendosi come un ambito vitale per l'economia del nostro Paese, radicato soprattutto nel Nord-Ovest. Il trasporto su strada è giunto ad occupare rispetto al mercato globale circa i tre quarti del totale del traffico merci, mentre il trasporto su rotaie non è mai riuscito a porsi come valida alternativa rispetto al trasporto su ruote, anche per le maggiori difficoltà che questo incontra nel raggiungere tutte le zone della nostra nazione, morfologicamente disomogenea. Nei principali Paesi europei il trasporto di merci su strada è stato prevalentemente a carattere nazionale (pari o superiore al 70 per cento del traffico totale) ma nell'ultimo periodo si avverte un sempre più ampio ricorso al cabotaggio transnazionale. La crisi che ha colpito le economie avanzate negli ultimi anni, abbinata alla accentuata competizione avviata con l'apertura delle frontiere e proseguita con l'intensificarsi degli scambi commerciali transfrontalieri, hanno creato uno scenario di estrema competitività in cui il trasporto merci su strada, per la centralità del ruolo che svolge nelle economie, è posto in evidente difficoltà. La Germania si conferma il primo Paese dell'Unione europea per volumi di merci trasportate su strada (313,1 miliardi di t/km), seguito a distanza da Polonia e Spagna (oltre 210 miliardi di t/km). La Polonia è il Paese che ha sperimentato la crescita maggiore, vicina al 40 per cento, nel periodo 2007-2010, contribuendo, insieme a Bulgaria, Slovenia e Repubblica ceca, a spostare il baricentro del trasporto europeo verso Oriente. In questo scenario, l'Italia, per la sua marginalità geografica e per le caratteristiche strutturali del suo sistema di trasporti, rischia di non reggere la concorrenza sul mercato europeo, e di essere tagliata fuori dalla crescita e dallo sviluppo. Nel 2010 il traffico di merci su strada in rapporto alla popolazione risultava pari a 29 milioni di t/km per diecimila abitanti, poco superiore a quello registrato nel 2010 in Francia (28,1), inferiore a quelli di Spagna (45,6) e Germania (38,3), e superiore a quello del Regno Unito (22,6). Ma l'incremento più rilevante dell'indicatore relativo alla popolazione, nel periodo 2007-2010, si riscontrano negli stessi Paesi a più forte crescita di traffico merci in termini assoluti: Polonia, Bulgaria, Slovenia e Repubblica ceca. L'affacciarsi in modo sempre più massiccio di tali paesi nel mercato su ruota comporta un aumento della concorrenza nel settore dei trasporti con evidente difficoltà delle nostre imprese nazionali nel rimanere competitivi nei confronti di paesi dove i costi ricollegabili all'esercizio dell'attività di trasporto merci per conto terzi risulta di favore rispetto alla normativa nazionale. Il settore del trasporto merci su strada, che attraversava già a partire dal 2008 un periodo di durissima crisi, dovuto, oltre che allo sfavorevole andamento dell'economia globale, anche all'eccessivo costo del lavoro, attraversa un nuovo periodo di grande difficoltà. In Italia, nonostante gli ultimi dati di Federtrasporto evidenzino una lieve ripresa del comparto trasporto di veicoli pesanti pari all'1 per cento in termini tendenziali; tale ripresa comunque non recupera neanche in minima parte il trend negativo del 2012, con un calo del 7,5 per cento, e del 2013 con un decremento, nel solo primo semestre, del 3 per cento e con una flessione complessiva finale del 2 per cento. La crisi nel mondo dell'autotrasporto assume, quindi, contorni emergenziali preoccupanti: le imprese italiane, sotto il peso del continuo aumento dei costi, stanno letteralmente collassando e al loro posto stanno subentrando, con il cabotaggio, imprese dei Paesi dell'Est Europa sempre più agguerrite e con vantaggi competitivi sul costo del lavoro, delle assicurazioni e del carburante assolutamente non comparabili o replicabili dalle nostre imprese. Tale situazione ha costretto molti imprenditori a trasferire l'attività oltre confine per ridurre i costi e recuperare competitività favorendo il fenomeno del dumping sociale. Si assiste ad un vero e proprio stravolgimento della leale concorrenza, in un mercato europeo che dovrebbe essere necessariamente omogeneo in termini di normative fiscali e regole del lavoro. Il dislocamento delle imprese nazionali all'estero ha conseguenze gravissime in termini economici per tutto il Paese sia per il decremento dell'occupazione sia per la mancata contribuzione che ne deriva. Sempre più imprese europee effettuano operazioni di trasporto merci sul territorio nazionale in regime di cabotaggio e, in alcuni casi, anche tramite le molteplici forme di concorrenza sleale. Tra le violazioni più ricorrenti vi sono i superamenti dell'orario di lavoro, il mancato rispetto delle normative sul cabotaggio, l'utilizzo irregolare di manodopera somministrata dall'estero. Le imprese italiane chiudono ad un ritmo incessante e quindi occorre agire immediatamente per salvaguardare le aziende ancora attive, denunciando la concorrenza sleale di vettori stranieri che operano illegalmente sul filo di normative equivoche, utilizzando stabilmente sul nostro territorio lavoratori stranieri. Da semplice fenomeno in espansione, infatti, il cabotaggio si è trasformato in vera emergenza ed è maturata la consapevolezza che ci sia ormai bisogno di un intervento urgente che possa da subito sanare i guasti che pratiche come il distacco transnazionale e la delocalizzazione stanno generando nell'autotrasporto in Italia. Le imprese straniere, attratte dal mercato italiano, organizzano sempre con maggiore frequenza il trasporto merci all'interno del nostro territorio, attuando un dumping senza precedenti. Il costo di un lavoratore straniero è di circa 2.000 euro mensili, contro i 4.000 di un lavoratore italiano. Si consideri inoltre che in quei Paesi non esiste tredicesima, quattordicesima e trattamento di fine rapporto. L'uso sempre maggiore del dislocamento aziendale come anche l'ingresso di vettori stranieri nel nostro territorio a prezzi vantaggiosi non ha solo effetti negativi sull'economia nazionale ma anche sulla sicurezza degli autotrasportatori, obbligati proprio per la lontananza rispetto al luogo di partenza, a dover pernottare all'interno del mezzo di trasporto. Così gli autisti in regime di cabotaggio sono costretti ad effettuare il riposo in cabina anche per lunghi periodi esponendo la merce e, spesso, anche la loro persona, al rischio di sciacallaggio.