[pronunce]

che la previsione di un accordo transattivo, in forza del quale il contribuente che non sia stato oggetto di accertamento versi una somma che gli consenta di porsi al riparo da eventuali futuri accertamenti, non appare in alcun modo in contrasto con l'art. 53 della Costituzione; che, da ultimo, l'Avvocatura dello Stato osserva come la circostanza che la somma da pagare, per definire la pendenza tributaria, sia predeterminata in funzione del dichiarato esclude anche la possibilità di ravvisare un contrasto con gli artt. 3 e 54 della Costituzione. Considerato che, con ordinanza emessa in data 17 novembre 2004, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona ha sollevato, in riferimento agli artt. 1, 3, 53, 54, 79 e 112 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 9 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2003); che l'art. 9 della legge n. 289 del 2002, nella sua interezza, disciplina il procedimento tributario per la “definizione automatica per gli anni pregressi” di cui possono beneficiare i contribuenti, in relazione a redditi (con la sola esclusione di quelli conseguiti all'estero e di quelli soggetti a tassazione separata) inerenti a tutti i periodi di imposta «per i quali i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni sono scaduti entro il 31 ottobre 2002»; che, tenuto conto delle funzioni esercitate dal giudice a quo, si impone la precisazione secondo cui il thema decidendum deve essere propriamente individuato nelle sole norme contenute nel comma 10, lettera c), del predetto art. 9 della legge n. 289 del 2002, nella parte in cui esse dispongono che il perfezionamento della procedura di definizione automatica delle pendenze tributarie comporta la «esclusione della punibilità», tra l'altro, per i reati tributari di cui agli artt. 2, 3, 4, 5 e 10 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205); che, in particolare, il rimettente riferisce che il procedimento penale nel corso del quale è stata emessa la presente ordinanza «ha ad oggetto il reato tributario di cui all'art. 4 del d.lgs. n. 74 del 2000, con riferimento alla presentazione di una dichiarazione dei redditi infedele, per omessa indicazione di elementi attivi per importo tale che l'imposta evasa è risultata superiore ad euro 103.291,38, e si riferisce quindi a reato non ancora prescritto»; che, dopo questa premessa, il giudice a quo sottolinea che il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione, «avendo l'Agenzia delle entrate segnalato l'avvenuta definizione di quanto oggetto del processo verbale di constatazione ai sensi dell'art. 9 della legge n. 289 del 2002, norma che prevede la sanatoria (…) dei reati tributari di dichiarazione fraudolenta, mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 del d.lgs. n. 74 del 2000), di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi (art. 3), di dichiarazione infedele (art. 4), di omessa dichiarazione (art. 5), di occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10)»; che le suddette indicazioni non risultano adeguate ai fini del giudizio sulla rilevanza della questione sollevata: da un lato, infatti, il rimettente non ha indicato il tempo di assunta commissione del delitto di dichiarazione infedele; dall'altro lato, non viene neanche indicato il periodo di imposta – per il quale il termine per la presentazione della relativa dichiarazione deve essere scaduto entro il 31 ottobre 2002 – cui dovrebbe riferirsi la dichiarazione di definizione automatica; che tali omissioni impediscono di valutare se vi sia effettiva coincidenza tra la fattispecie rilevante sul piano propriamente tributario e quella oggetto del procedimento penale nel corso del quale è stata sollevata la presente questione di legittimità costituzionale; che, in altri termini, non risulta dall'ordinanza di rimessione se la definizione automatica – il cui perfezionamento comporta, in presenza di determinati presupposti, la «esclusione della punibilità», tra l'altro, per il reato, nella specie contestato, di cui all'art. 4 del d.lgs. n. 74 del 2000 – abbia riguardato proprio quest'ultima fattispecie penalmente rilevante. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 10, lettera c), della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2003), sollevata, in riferimento agli artt. 1, 3, 53, 54, 79 e 112 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 gennaio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 gennaio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA