[pronunce]

Il comma 1-bis, inserito dal suddetto comma 2 dell’art. 29, a propria volta, eccederebbe la competenza statutaria di cui all’art. 8, primo comma, del d.P.R. n. 670 del 1972, in quanto attiene ad ambiti, quali l’ordinamento civile e la tutela della concorrenza, rimessi alla potestà legislativa esclusiva dello Stato. Analoghe considerazioni sono svolte rispetto al comma 1-ter, il quale dispone l’immediata applicabilità dei commi 4 e 5 dell’art. 46-ter della legge n. 26 del 1993, come sostituito dall’art. 53 della legge prov. n. 10 del 2008, già censurato in quanto lesivo della potestà legislativa statale in materia di ordinamento civile, poiché detterebbe una disciplina economica del rapporto contrattuale. L’art. 29, comma 3, sarebbe incostituzionale in ragione dell’illegittimità dell’art. 112 della legge prov. n. 10 del 2008 (per violazione degli artt. 11, 117, primo e secondo comma, lettere e, l, ed m, della Costituzione, nonché degli artt. 4 e 8 del d.P.R. n. 670 del 1972). Lo stesso sarebbe, altresì, lesivo, autonomamente «delle suddette norme della Costituzione e dello statuto di autonomia». In particolare, la modifica introdotta dall’art. 29, comma 3, consentendo un’ultrattività dell’abrogato art. 9 della legge prov. n. 6 del 1999, risulterebbe autonomamente lesiva della normativa comunitaria di riferimento e, di conseguenza, violerebbe l’art. 8 dello statuto, che impone al legislatore provinciale il rispetto del diritto comunitario, in combinato disposto con l’art. 117, primo comma, della Costituzione. 7.— In data 11 dicembre 2008, si è costituita la Provincia autonoma di Trento che ha chiesto dichiararsi inammissibili o non fondate le questioni in esame. 8.— In data 6 ottobre 2009 la Provincia autonoma di Trento ha depositato memoria, in ordine al ric. n. 62 del 2008, con la quale ha articolato una pluralità di tesi difensive. In premessa, la Provincia ha esposto di aver adottato la legge nella quale sono contenute le disposizioni impugnate nell’esercizio della potestà legislativa di cui all’art. 8, primo comma, n. 17, dello statuto di autonomia ed in adempimento dello specifico obbligo di adeguamento dell’ordinamento provinciale ai principi di riforma e di rispetto degli obblighi comunitari contenuti nel d.lgs. n. 163 del 2006, compito riconosciuto come «incombente» dalla sentenza della Corte costituzionale n. 401 del 2007. Tanto osservato la resistente ha dedotto, in particolare, quanto segue. 8.1.— In primo luogo, è prospettato che la competenza legislativa esercitata da essa Provincia nella fattispecie in esame è stata affermata dalla Corte costituzionale con la citata sentenza n. 401 del 2007. Ed infatti, in detta sede veniva dichiarata inammissibile per difetto di interesse l’impugnazione dell’art. 4, comma 3, del decreto legislativo n. 163 del 2006. Ad avviso della Provincia, la citata sentenza ha stabilito che, in ragione dell’art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, nonché della clausola di salvaguardia contenuta nell’art. 4, comma 5, del d.lgs. n. 163 del 2006, le norme del Codice degli appalti non hanno determinato un’abrogazione di leggi provinciali preesistenti, ma solo un obbligo di adeguamento. 8.2.— In secondo luogo, si rileva che l’identificazione della materia lavori pubblici provinciali e dei suoi confini va effettuata con riferimento alla situazione anteriore alla riforma costituzionale del 2001, in quanto più favorevole rispetto al riparto delle competenze legislative operato in base al nuovo Titolo V della parte II della Costituzione. All’entrata in vigore della novella dettata dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) la competenza di cui all’art. 8, primo comma, n. 17, dello statuto comprendeva, pacificamente, oltre alla programmazione e al finanziamento dell’opera pubblica, anche la fase amministrativa di scelta dell’altro contraente, nonché la disciplina del contenuto della volontà della pubblica amministrazione, anche quando essa si fosse manifestata con o negli strumenti di diritto privato. A sostegno delle proprie argomentazioni, la Provincia ha richiamato le disposizioni legislative che si sono succedute nel tempo (art. 4, comma 4, della legge della Provincia autonoma di Trento 10 settembre 1973, n. 40, che reca “Interventi straordinari per opere pubbliche e norme in materia di lavori pubblici”; legge della Provincia autonoma di Trento 29 luglio 1976, n. 20, che reca “Norme per l’acceleramento delle procedure in materia di opere pubbliche”; artt. 9-11 della legge della Provincia autonoma di Trento 27 gennaio 1978, n. 3, che reca “Integrazioni di programmi di opere pubbliche e nuove procedure amministrative”). La resistente ha ricordato, altresì, che con la legge provinciale 3 gennaio 1983, n. 2 (Norme per l’esecuzione di lavori pubblici di interesse provinciale) è stata adottata una disciplina organica sulla esecuzione dei lavori pubblici. A detta legge si è aggiunta la legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23 (Disciplina dell’attività contrattuale e dell’amministrazione dei beni della Provincia autonoma di Trento). Quindi alla disciplina della citata legge n. 2 del 1983 è subentrata quella dettata dalla legge prov. n. 26 del 1993, modificata dalle disposizioni impugnate. Prima della legge impugnata ha osservato la Provincia, l’esercizio di detta potestà legislativa, intesa come relativa all’intero ciclo della esecuzione dell’opera pubblica, non aveva costituito oggetto di contestazioni. Ciò sarebbe giustificato dalla circostanza che non avrebbe senso l’attribuzione della suddetta competenza se la Provincia non potesse disciplinare la realizzazione dell’opera pubblica dalla prima progettazione alla finale esistenza. A conferma di ciò è richiamato l’art. 19-bis del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 381 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di urbanistica ed opere pubbliche), contenente le disposizioni di attuazione delle previsioni statutarie (è citata la sentenza n. 230 del 2001). Tale ricostruzione del contenuto della materia lavori pubblici provinciali sarebbe, altresì, avallata dalla giurisprudenza costituzionale. La Provincia in proposito richiama le sentenze n. 86 del 1979, n. 214 del 1985 e n. 482 del 1995, ed afferma che dell’ampiezza e della complessità della suddetta materia si ha ulteriore conferma con la sentenza n. 302 del 2003, secondo la quale le norme sulla qualificazione degli esecutori di lavori pubblici ricadono nel settore delle opere pubbliche di interesse provinciale, ma non necessariamente devono essere uniformi, ed è incostituzionale un regolamento dello Stato che pretenda di dettarle.