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La Commissione ha precisato altresì che le disposizioni di cui al presente decreto sono applicabili nelle Regioni a Statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. Infine, l'articolo 9 dispone che il decreto-legge in esame entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale . (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, il provvedimento in discussione sicuramente entra a far parte di tutti quegli atti necessari per consentire una migliore gestione delle pratiche per la tutela ambientale. E introduce alcuni elementi importanti per il contrasto alla lotta degli incendi: penso - ad esempio - all'introduzione di maggiori risorse per l'acquisto di mezzi necessari per lo spegnimento degli incendi; penso all' inasprimento delle pene per chi provoca gli incendi. Il provvedimento introduce altresì un Piano nazionale di prevenzione che entra come elemento coordinatore nella legislazione fra le competenze Stato-Regioni. Osservando più attentamente il provvedimento, però, vogliamo segnalare come a nostro avviso si rischi di non facilitare, ma anzi di complicare per alcuni versi, la stesura del Piano. Penso - ad esempio - alla composizione del tavolo tecnico e alla elevata presenza di rappresentanti dei vari Ministeri, che rischia una non facile mediazione tra tutte le posizioni. Occorre quindi velocizzare le capacità di azione del comitato tecnico, da una parte pensando a una riduzione della stessa composizione, ma dall'altra coinvolgendo le associazioni agricole (perlomeno quelle più rappresentative a livello nazionale. Nel contempo occorre fare attenzione ad assicurare un efficace coordinamento tra il Piano nazionale antincendio e i piani - ad esempio - di gestione forestale o delle filiere forestali regionali. Bisogna fare attenzione anche alle modalità di emanazione del Piano nazionale, che - come sappiamo - è legato a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare - come dicevo poc'anzi - a un tavolo con troppi Ministeri, che ne potrebbero ritardare l'adozione. Soprattutto, vorrei sottolineare come dall'analisi del provvedimento emerge che si parla sì di prevenzione, ma in termini non del tutto adeguati e non del tutto risolutivi. Colleghi, la prevenzione - come sappiamo - è una cosa diversa dal controllo e dall'intervento. Faccio degli esempi: le linee tagliafuoco, la maggiore manutenzione delle strade forestali e rurali possono rappresentare una piccola parte della prevenzione, che non può però essere sufficiente. La vera prevenzione, colleghi, si fa ribaltando un paradigma fino a oggi introdotto - lo dico con chiarezza - da un'ideologia ambientalista che vuole una gestione della natura completamente autogestita dalla stessa; quella stessa ideologia che si è formata nei salotti buoni di quella lobby ambientalista - dico lobby con precisione - che ama passeggiare sui sentieri, ma poco o niente sa cosa significa vivere e lavorare in montagna o nei boschi, e per la quale niente si deve fare perché vuole lasciare tutto semplicemente alla gestione della natura. Non è così, colleghi: dobbiamo riflettere su questo aspetto. La prevenzione si fa soprattutto permettendo l'intervento dell'uomo, come hanno fatto per secoli i nostri avi, chi ci ha preceduto. La gestione del bosco deve partire dal suo uso consapevole e sostenibile. Sto per dirvi - ad esempio - qualcosa che potrà sembrare banale: il bosco va tagliato e pulito, non può essere lasciato a se stesso. I vincoli regionali e comunali spesso impediscono una corretta gestione del bosco, senza pensare poi a tutti i vincoli della soprintendenza che spesso blocca tutto a prescindere. Tutto questo sta provocando un abbandono sempre più importante da parte delle aziende che praticano la selvicoltura. I nostri boscaioli sono sempre più strangolati da una burocrazia asfissiante che non permette loro di svolgere un lavoro già di per sé duro. Occorre quindi rendere il loro lavoro più semplice, per permettere loro di sopravvivere. Il loro lavoro fa prevenzione: non scordiamoci che il loro lavoro è prevenzione. Così come prevenzione viene fatta dalle imprese agricole di coltivazione e di allevamento. Se non permettiamo a tali aziende di sopravvivere - e sottolineo sopravvivere - ci saranno sempre più terreni abbandonati, zone incolte e soggette ad incendi. Ritornando allora al ragionamento e al paradigma da invertire, significa proprio permettere ai nostri boscaioli, agricoltori e allevatori di svolgere il loro lavoro non solo in quanto tale, ma proprio come primi guardiani ambientali del territorio, soprattutto in territori difficili come quelli montani e boschivi. Tutto questo manca purtroppo nel provvedimento al nostro esame; mancano in esso i riferimenti precisi che possono individuare, soprattutto nei soggetti produttivi, i primi attori della prevenzione. Vorrei però fare un'ulteriore riflessione, aggiungendo come ci sia un atteggiamento sbagliato sulla gestione della fauna selvatica, che si basa anch'esso su una visione integralista dell'ambiente. Non è possibile imporre il divieto di caccia nei Comuni limitrofi ai territori dove si è sviluppato l'incendio in maniera netta e incondizionata, come si voleva fare nel dispositivo di legge. Se da una parte possiamo anche capire il divieto nelle zone coinvolte nell'incendio, non si capisce perché si debba interrompere la gestione della fauna selvatica in altri territori, andando di fatto ad aumentarne la presenza spesso nociva per l'agricoltura e per l'ambiente stesso. (Applausi) . Anche questo denota un atteggiamento sbagliato. In sostanza, colleghi, pur apprezzando un provvedimento che introduce - come dicevo all'inizio del mio intervento - elementi sicuramente positivi (le risorse, l'inasprimento delle pene e un maggiore coordinamento), manca comunque una visione della gestione complessiva ambientale, che tenga presente l'apporto positivo che solo l'attività dell'uomo può dare a territori difficili, soprattutto montani e boschivi nel loro complesso. Il problema è proprio questo, Presidente, e concludo: nonostante le belle parole di cui il centrosinistra e il MoVimento 5 Stelle si riempiono la bocca per l'ambiente, per l'ambientalismo, non c'è in realtà una visione complessiva. Al di là degli slogan , manca una pianificazione vera e integrata della gestione dell'ambiente e dell'uomo che - ricordo a tutti noi - fa parte anch'essa del sistema ambientale. Molto probabilmente, anche questa volta, abbiamo perso un'occasione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, esponenti di Governo, colleghi senatori. la problematica legata agli incendi boschivi è questione di cui il Parlamento già in passato si è occupato.