[pronunce]

3.- L'identità di materia e l'analogia delle questioni prospettate rendono opportuna, al fine della loro congiunta trattazione e decisione, la riunione dei giudizi relativi alle questioni aventi ad oggetto l'art. 16 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011. 4.- Occorre preliminarmente rilevare che le disposizioni censurate sono state oggetto di numerose modifiche in epoca successiva al promovimento degli odierni giudizi di legittimità costituzionale, per effetto dell'articolo 60-bis del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27; degli articoli 3, comma 16-quinquies, e 3-sexies del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44; e dell'articolo 67, comma 5-quater, lettera b) del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. L'art. 16, commi da 2 a 10, del d.l. n. 201 del 2011, relativo alla tassa sulle unità da diporto, risulta così modificato: il comma 2 è stato integralmente sostituito dall'art. 60-bis, comma 1, lettera a), del d.l. n. 1 del 2012, il quale prevede che tutte le unità da diporto oltre i dieci metri sono assoggettate, a decorrere dal 1° maggio di ogni anno, ad una tassa annuale in misure correlate a dieci categorie di grandezza (in base alla lunghezza dello scafo); i commi 3 e 4 sono stati modificati dall'art. 60-bis, comma 1, lettere b) e c), del d.l. n. 1 del 2012, che ha tra l'altro esteso l'applicazione della tassa anche al periodo di permanenza in rimessaggio dei natanti; gli altri commi sono stati parzialmente modificati dall'art. 60-bis, comma 1, lettere d) e e), del d.l. n. 1 del 2012, che ha, tra l'altro, esteso l'esenzione dalla tassa a talune fattispecie allo scopo di sviluppare la nautica da diporto e ha ampliato la platea dei soggetti passivi della tassa annuale a tutti i possessori di unità da diporto residenti sul territorio dello Stato. Quanto all'imposta sugli aeromobili privati, è stato inserito il comma 10-bis nell'art. 16 del d.l. n. 201 del 2011 dall'art. 3-sexies, comma 1, lettera a), del d.l. n. 16 del 2012, che ha istituito una nuova imposta erariale sui voli dei passeggeri di aerotaxi, a carico del passeggero e versata dal vettore, in misure parametrate a tre categorie di lunghezza dei tragitti. Il comma 11 è stato integralmente sostituito dall'art. 3-sexies, comma 1, lettera b), del d.l. n. 16 del 2012, che ha: ridotto le misure annuali dell'imposta erariale sugli aeromobili di minori dimensioni; ridotto l'imposta sugli elicotteri; escluso gli autogiri dal versamento dell'imposta stessa. Il comma 14 è stato integralmente sostituito dall'art. 3-sexies, comma 1, lettera c), del d.l. n. 16 del 2012, che ha esteso l'esenzione dall'imposta agli aeromobili storici, a quelli di costruzione amatoriale, agli apparecchi per il volo da diporto o sportivo di cui alla legge 25 marzo 1985, n. 106 (Disciplina del volo da diporto o sportivo). L'art. 3-sexies, comma 2, del d.l. n. 16 del 2012 ha, infine, disposto effetti giuridici retroattivi delle modificazioni apportate (a decorrere dall'entrata in vigore dell'originario d.l. n. 201 del 2011), introducendo meccanismi compensativi in favore del soggetto passivo ed escludendo l'applicazione di sanzioni e interessi per i versamenti, eventualmente effettuati in misura inferiore a quella successivamente stabilita, qualora l'eccedenza venga versata entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del d.l. n. 16 del 2012. Alla luce delle sopravvenute modifiche richiamate, occorre valutare la persistenza delle condizioni che rendono necessaria una pronuncia da parte di questa Corte. 5.- L'art. 16, comma 3, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, è impugnato dalla Regione Friuli-Venezia Giulia nella parte in cui prevede una riduzione della tassa di stazionamento per le imbarcazioni utilizzate dai proprietari residenti nei comuni ubicati nelle isole minori e nella laguna di Venezia, senza estendere eguale regime ai comuni ubicati nella laguna di Marano-Grado. In tale previsione, la Regione ricorrente ravvisa una violazione dell'art. 3 Cost., perché il trattamento irragionevolmente differenziato tra situazioni del tutto assimilabili si tradurrebbe in lesione dell'autonomia finanziaria regionale. La questione relativa all'art. 16, comma 3, è inammissibile. Questa Corte ha più volte affermato che, nei giudizi in via principale, le Regioni sono legittimate a censurare le leggi dello Stato esclusivamente in base a parametri relativi al riparto delle rispettive competenze e possono invocare altri parametri soltanto ove la violazione di questi comporti una lesione delle attribuzioni regionali costituzionalmente garantite (ex plurimis, sentenze n. 151 del 2012; n. 341 del 2009; n. 286 del 2004). Tale circostanza non ricorre nel caso di specie, in quanto la violazione del principio di ragionevolezza non incide sulla distribuzione delle competenze costituzionali tra Stato e Regioni. Al riguardo, il richiamo della Regione ricorrente alla sentenza n. 276 del 1991 di questa Corte - che consentirebbe alla Regione di dedurre la violazione del principio di eguaglianza quale ente esponenziale della comunità stanziata sul proprio territorio - appare inconferente, atteso che, in quel giudizio, la violazione dell'art. 3 Cost. da parte della norma statale censurata - una legge volta ad attribuire alla Regione Veneto e al Comune di Venezia una posizione di privilegio rispetto alla scelta di altre città come sede di organismi internazionali - si rifletteva comunque su parametri competenziali e sulla riconosciuta attività di rilievo internazionale delle Regioni. Ne consegue che la censura della Regione ricorrente dedotta in riferimento all'art. 3 Cost. si connota per insufficiente motivazione sulla sua ridondanza sui parametri competenziali della Regione stessa (ex plurimis, sentenza n. 341 del 2009). 6.- Con riguardo alle censure mosse in relazione all'art. 16, commi 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10, relativi alla disciplina della tassa di stazionamento delle unità da diporto, occorre soffermarsi sugli effetti del suddetto ius superveniens sulle disposizioni impugnate.