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b) il giro in 12 anni ha percorso più chilometri nei Paesi Bassi (840) che in Sardegna (575); c) il giro ha praticamente percorso in 12 anni lo stesso numero di chilometri in Basilicata ed in Israele; d) per 7 volte ha terminato il suo percorso a Milano, una a Brescia, una a Torino, una a Trieste, due a Verona ed una a Roma; tale scelta esula da ragioni puramente tecniche, infatti da un confronto dei tracciati del tour de France degli stessi anni emerge che: a) la necessità di avere percorsi di montagna per una competizione a tappe impone una prevalenza dei territori alpini e pirenaici; b) per il resto del Paese, ad eccezione di Parigi che è sempre stata sede della tappa finale della competizione, vige un sostanziale criterio di alternanza, ci sono anni in cui il tour si disputa esclusivamente nel sud del Paese, altri in cui si dedica alle zone settentrionali (fatte salve sempre le tappe alpine e pirenaiche), altri in cui esclude la zona atlantica, altri in cui si svolge in prevalenza nella zona centrale ed orientale nessuna parte del resto del Paese appare quindi discriminata; c) nel giro d'Italia invece il Triveneto non scende mai sotto il 17 per cento dei chilometri totali arrivando al 31 per cento dell'edizione attuale, la Sicilia è stata esclusa per 8 edizioni su 12, mentre l'Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia non lo sono state mai; d) pur tenendo conto dell'innegabile necessità di avere un cospicuo numero di tappe di montagna alpine è inspiegabile come l'alternanza, che in Francia coinvolge tutto il resto del Paese, nel giro coinvolga solo l'Italia dalla "linea gotica" in su; visto il ruolo storico e simbolico del giro d'Italia come fenomeno aggregante e costituente dell'identità nazionale; visto il ruolo di promozione turistica in Italia ed all'estero della competizione, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali iniziative intenda adottare per promuovere un cambio di rotta da parte di RCS nella scelta dei percorsi; se ritenga opportuno mettere in atto strategie per incentivare la scelta di percorsi che coinvolgano maggiormente i territori meridionali. Atto n. 4-05006 PARAGONE Ai Ministri dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali, della difesa e per la pubblica amministrazione Premesso che: con decreto-legge n. 59 del 2008, art. 4, comma 1, lett. g) , punto 3), "le guardie particolari giurate nell'esercizio delle funzioni di custodia e vigilanza dei beni mobili ed immobili cui sono destinate rivestono la qualità di incaricati di un pubblico servizio" in funzione dell'articolo 358 del codice penale ai sensi del quale "Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale"; gli istituti di vigilanza privata in Italia sono 2.386 ed impiegano complessivamente 86.659 addetti; il quadro normativo di riferimento, relativo agli istituti di vigilanza privata e alle guardie particolari giurate, risale al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e relativo regolamento di esecuzione di cui al regio decreto n. 635 del 1940, che, per evidenti ragioni cronologiche, non tengono conto degli sviluppi sociali, culturali e tecnologici intervenuti negli anni. Per tale ragione sarebbe opportuno intervenire sul piano legislativo per assicurare, ad esempio, il riconoscimento della figura di agente ausiliare di pubblica sicurezza, che garantirebbe alle guardie giurate maggiori tutele anche contro casi di violenze e aggressioni verbali, considerati gli ultimi casi di cronaca; in riferimento all'ambito aeroportuale, il decreto ministeriale n. 85 del 1999, recante "Regolamento recante norme di attuazione dell'articolo 5 del decreto-legge 18 gennaio 1992, n. 9, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1992, n. 217, in materia di affidamento in concessione dei servizi di sicurezza", ha attribuito alle guardie particolari giurate le mansioni precedentemente assegnate alle forze dell'ordine. Tuttavia, nonostante l'art. 5, comma 3, assegni loro l'incarico di controllo documentale, carte d'imbarco e verifica dell'identità del passeggero con richiesta delle generalità, è possibile che il soggetto interessato dalla richiesta si rifiuti di fornirle, ai sensi dell'art. 651 del codice penale, non rivestendo le guardie giurate il ruolo di pubblico ufficiale; l'art. 2 del decreto legislativo n. 66 del 2003 non include il settore della vigilanza privata dal quadro di applicazione dello stesso decreto e pertanto l'organizzazione degli orari di lavoro delle guardie giurate, per riposi e pause, trova la propria disciplina esclusivamente nelle fonti contrattuali e non in una norma di rango primario. Per tale ragione all'interrogante risulta che non sarebbero sempre garantite, fra l'altro, le 11 ore di riposo necessarie fra un turno e l'altro, mancando il riferimento sanzionatorio per chi non rispetti tale limite, come denunciato da alcune sigle sindacali. Per le medesime ragioni, sembrerebbero non rispettate neppure le pause giornaliere che, se non fruite, sarebbero difficilmente recuperabili e il limite delle ore lavorabili, fissato dal medesimo decreto in 48 ore, oltre al riposo settimanale di 24 ore che, per lavoratori di questa categoria, sottoposti a stress e concentrazione costante, se mancasse, rischierebbe di inficiarne la necessaria lucidità; stando a quanto si apprende, le condizioni economiche non sarebbero adeguate: la contrattazione collettiva nazionale si riferirebbe alla più bassa paga salariale prevista nell'insieme delle figure presenti nel contratto di pubblico servizio: da 1.072,35 euro (pari a 6,19 euro lordi per ora) di un sesto livello, a 1.694,04 euro (pari a 9,79 euro lordi per ora) di un primo livello. A ciò si aggiunga che le guardie giurate operano con poche tutele legali: infatti, nonostante ai sensi dell'art. 121 del contratto collettivo di lavoro "gli Istituti di Vigilanza garantiscano l'assistenza legale gratuita alle proprie G.P.G. per qualsiasi pendenza inerente ragioni di sevizio [essa] decade in caso di comprovata negligenza di servizio da parte della G.P.G."; la normativa vigente, inoltre, contrariamente a quanto previsto per le forze dell'ordine, non prevede il lavoro in coppia, anche nel caso in cui la guardia particolare giurata debba pattugliare aree ad alto tasso di criminalità, mettendo così in forte pericolo gli operatori; considerato che: