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Poiché mi piace fare esempi concreti, arriviamo subito al conquibus. Questo decreto-legge, all'articolo 4, comma 3 parla della sospensione delle verifiche di cui all'articolo 48- bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. In buona sostanza, si dice che per questo periodo, dall'inizio della pandemia, le aziende che hanno un debito con l'erario non soltanto si vedono sospesa la procedura di recupero, ma addirittura, contravvenendo a questa norma e in virtù dell'articolo 153 del decreto-legge n. 34 del 2020, hanno diritto di poter incassare i loro crediti. Non soltanto viene sospesa la procedura di recupero, ma con l'articolo 153 del citato decreto-legge possono percepire i crediti, mentre la normativa ordinaria prevede che la pubblica amministrazione prima di erogare debba accertarsi se l'azienda sia debitrice. Ebbene, se così è, non si capisce per quale motivo è stato respinto un emendamento che prevedeva in buona sostanza che lo stesso favore, in virtù di una situazione epidemiologica che ha creato tanti problemi, potesse essere applicato a quelle imprese che hanno partecipato a gare d'appalto avendo un debito magari anche inconsapevolmente con l'erario, ma che lo abbiano pagato prima dell'aggiudicazione. Non vedo qual è il problema per accettare questo emendamento che è stato segnalato dal mio Gruppo, ha ottenuto il parere favorevole della Commissione bilancio, ha ottenuto il parere favorevole del Ministero dell'economia e del Ministero delle attività produttive, ma ha avuto un parere negativo del Ministero delle infrastrutture che in questo provvedimento e in questo emendamento c'entra come il cavolo a merenda. Devo ringraziare il vice ministro Castelli per la pazienza, di cui credo di non aver abusato, perché si è convinta che vi fosse qualcosa che non funzionava. Il primo parere di questo Ministero era che fosse apprezzabile lo sforzo, il tentativo di questo emendamento, ma esprimeva parere sfavorevole perché si viola la par condicio. Chiaramente abbiamo prodotto, sempre grazie alla disponibilità della vice Ministro, la documentazione che dimostrava esattamente il contrario, chiedendo una rivisitazione di quel parere. Ebbene, il secondo parere è stato peggiore del primo, quindi c'è stata una difesa sperticata di una norma che non competeva all'ufficio di diretta collaborazione del Ministro, perché cambiare le norme o decidere se le norme vanno benne o vanno modificate è compito del legislatore e non del burocrate che collabora con questo o con quel Ministro. (Applausi) . Credo che ci sia la necessità di ritornare al primato della politica, lo dico nell'interesse del Parlamento e lo dico anche nell'interesse dell'Esecutivo. L'Esecutivo e il Parlamento non possono essere portati a passeggio dai burocrati ministeriali, ma si devono assumere la responsabilità di decidere e i burocrati si devono fermare un momento prima di quello decisionale. Personalmente, credo al primato della politica e credo anche alla disponibilità; ho percepito l'imbarazzo quando ho parlato con il ministro D'Incà, che ringrazio, sempre cortese e sempre cordiale. Lui ha detto: io sono il Ministro per i rapporti con il Parlamento e non posso non sostenere il parere di un altro Ministero, anche se non voglio entrare nel merito. Probabilmente non si è in tempo per riparare a questo errore, perché il Governo si appresta a presentare domani il maxiemendamento. Mi auguro, però, che nel testo del prossimo decreto sostegni ci sia una rivalutazione della questione. Pertanto, riconsegno alla vice ministro Castelli e alla Sottosegretaria per i rapporti con il Parlamento la documentazione, affinché se ne facciano carico. Ribadisco che il mio auspicio è che nel prossimo decreto sostegni sia fatta giustizia di questa ingiustizia perpetrata in maniera inopportuna per responsabilità burocratiche e non politiche. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, la conversione del decreto-legge sostegni, che vale i famosi 32 miliardi di euro, dovrà contribuire al sostegno delle imprese e delle famiglie italiane e merita sicuramente l'attenzione di questo Parlamento, del Governo e di tutti coloro che avranno a che fare con le misure attuative. A proposito di misure, mi soffermo anzitutto su un importante emendamento, fortemente voluto dal nostro Gruppo, all'articolo 1- bis del provvedimento, in tema di cessione del credito di imposta, il quale rappresenta una svolta nell'utilizzo delle risorse per l'innovazione tecnologica e la transizione 4.0. Il testo iniziale è quello dell'emendamento 5.115. Si prevede che i soggetti beneficiari del credito d'imposta possano rinunciare all'utilizzo diretto e optare per la cessione anche parziale ad altri soggetti, tra cui istituti di credito e intermediari finanziari, anche con facoltà di successive cessioni. Si tratta di un sistema virtuoso che favorirà l'utilizzo dello strumento da parte di centinaia di migliaia di imprese che ce lo chiedevano e lo aspettavano. I crediti di imposta si sono rivelati uno strumento fondamentale, come più volte detto in questo Parlamento, e sono richiamati anche in altre misure importanti. Essi sono, di fatto, una riduzione dell'imposizione fiscale per chi investe in innovazione, green economy , macchinari 4.0 e tecnologie. È compresa una pluralità di settori produttivi, tra cui il comparto agricolo. (Applausi) . L'agricoltura 4.0 è infatti una novità del Piano nazionale di ripresa e resilienza e l'innovazione sarà una parte fondamentale. Si rimanda naturalmente al provvedimento dell'Agenzia delle entrate per le disposizioni attuative. Un altro aspetto positivo in tema di agricoltura è rappresentato dall'emendamento relativo all'accesso delle imprese agricole al conto termico (tema non banale, ma molto importante), che permette utilizzo degli incentivi erogati dal GSE per interventi riguardanti l'incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Sono state estese le produzioni della vertical farming e previste disposizioni in materia di prodotti di quarta gamma. Il provvedimento è importante perché va nella direzione dello sviluppo di un nuovo comparto molto innovativo e che oggi sta crescendo molto. È stata inoltre approvata la possibilità di commercializzare, fino a esaurimento scorte, i prodotti immessi in commercio o etichettati fino al 1° gennaio 2022, seppur privi dei requisiti disposti in materia di etichettatura. Ciò supera in parte le volontà precedenti. Occorrerà comunque intervenire nuovamente per risolvere le numerose questioni aperte relative agli imballaggi di numerosi prodotti (dal vino, all'olio, alle conserve). L'approvazione dell'emendamento rappresenta un elemento positivo in questo periodo di grande difficoltà per le aziende. C'è soddisfazione in tutto il settore anche per l'emendamento che prevede che per accedere agli esoneri contributivi, ex articolo 222 del cosiddetto decreto rilancio, i beneficiari della domanda dichiarino di non aver superato i limiti individuali fissati dal quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato.