[ddlpres]

Disposizioni in materia di azionariato popolare e diffuso nello sport professionistico e dilettantistico, nonché delega al Governo per la modifica al sistema del calcio al fine di favorire l'ingresso e la crescita di atleti di formazione italiana. Onorevoli Senatori . – Il calcio in Italia è lo sport più rappresentativo, un asset di fondamentale importanza all'interno del Sistema Paese, in grado di coinvolgere 4,6 milioni di praticanti, con circa 1,4 milioni di tesserati per la FIGC, di cui 833.000 calciatori tesserati nell'ambito dell'attività giovanile (circa il 20 per cento della popolazione italiana maschile tra i 5 e i 16 anni risulta tesserato per la Federcalcio). Ogni anno, in Italia, si disputano circa 570.000 partite ufficiali, vale a dire 1.600 partite al giorno (una ogni 55 secondi): dati e trend che testimoniano quanto il calcio rappresenti il principale sistema sportivo italiano, se si considera anche il fatto che la FIGC, da sola, incide per circa il 24 per cento degli atleti tesserati per le 44 Federazioni sportive nazionali affiliate al CONI. Questi dati, a cui si aggiungono, ovviamente, quelli prodotti dai diritti televisivi, si traducono in milioni di posti di lavoro e punti di prodotto interno lordo; infatti, il fatturato diretto generato dal settore calcio è stimabile in 4,7 miliardi di euro. In pratica, circa il 12 per cento del PIL del calcio mondiale viene prodotto nel nostro Paese. Tuttavia, questo sport sta attraversando, ormai da dieci anni, momenti di grande criticità. Il calcio professionistico evidenzia, infatti, un profilo estremamente preoccupante dal punto di vista della sostenibilità economico-finanziaria, a fronte di uno squilibrio strutturale che già prima della pandemia risultava particolarmente accentuato: nei dodici anni analizzati prima dell'impatto del COVID-19 (dal 2007/2008 al 2018-2019), infatti, il calcio professionistico italiano ha prodotto un rosso aggregato pari a circa 4,1 miliardi di euro (quasi un milione di euro al giorno). In particolare, il fatturato aggregato dei club di serie A, B e C ha raggiunto nel periodo pre-COVID-19 i quasi 3,9 miliardi di euro, con un aumento di 1,5 miliardi rispetto a dodici anni prima, ma quasi il 90 per cento della crescita dei ricavi tra il 2007/2008 e il 2018/2019 è stata utilizzata per coprire l'aumento degli stipendi e degli ammortamenti/svalutazioni. Autorevoli esponenti della FIGC, anche sulla base dei dati indicati e di quelli che emergono da report di studio focalizzati sul benessere del calcio in Italia, confermano la necessità di avviare un programma di sviluppo sostenibile che parta dalla responsabilità e dalla credibilità delle società che oggi promuovono questo sport. Risulta, pertanto, urgente intervenire sotto il punto di vista della governance , a livello economico-finanziario, nonché promuovere investimenti nei settori giovanili e nelle infrastrutture, al fine di assicurarsi nuova linfa per questo sport, soprattutto favorendo la crescita e il passaggio dai vivai alla serie A di atleti che abbiano una formazione calcistica italiana. Sono queste le priorità perseguite dalla presente iniziativa legislativa, la quale intende trovare soluzioni per salvaguardare questo importante settore sportivo che sta vedendo, anche a causa della pandemia, una sostanziale diminuzione dei tesseramenti e del livello di attività sportiva (con importanti ripercussioni socio-economiche sul territorio). L'impatto più significativo ha riguardato il settore giovanile e scolastico: nel 2020/2021 sono andati persi quasi il 30 per cento dei tesserati, in diminuzione di circa 200.000 rispetto al pre-COVID-19. Il primo intervento posto in essere dalla presente legge è quello, dunque, di introdurre nell'ordinamento degli strumenti in grado di coinvolgere i tifosi e di renderli direttamente responsabili rispetto alla proprietà e all'organizzazione delle società sportive professionistiche e dilettantistiche. In pratica, si vogliono sviluppare forme e condizioni di azionariato popolare per le società sportive professionistiche e dilettantistiche, come avviene già, peraltro, in altri Paesi europei. Alcune società calcistiche della massima serie, soprattutto quelle di vertice, per coprire le spese di gestione, in aumento e in gran parte assorbite dagli stipendi dei giocatori, a fronte della notevole diminuzione delle entrate durante il lungo periodo di chiusura degli stadi a causa della pandemia, sono state costrette a ricorrere a consistenti prestiti bancari con alti tassi di interesse che gravano sui bilanci per decine di milioni l'anno. Pertanto, l'iniezione di capitale, stabile e non gravato da interessi, nelle casse delle società calcistiche da parte dei tifosi, nella veste di soci investitori mediante l'azionariato popolare e diffuso, si rende necessaria per ridurre l'esposizione debitoria delle stesse società e garantire loro stabilità e solidità finanziaria nel lungo periodo. In particolare, l'articolo 1 enuncia le finalità del disegno di legge, richiamando l'articolo 41 della Costituzione ed evidenziando come l'iniziativa economica privata, soprattutto in settori strategici come quello del calcio, possa essere « indirizzata » per favorire un interesse pubblico, rappresentato in questo caso dalla necessità di ristrutturare il sistema calcistico. Le disposizioni di questo articolo favoriscono appunto l'azionariato diffuso nelle società sportive professionistiche, allo scopo di promuovere il ruolo dei sostenitori sportivi nella gestione delle stesse e di limitare la concentrazione di quote o di azioni societarie in capo a una sola persona. A tal fine, l'articolo 2 sancisce l'obbligo per le società sportive professionistiche e dilettantistiche di costituirsi in forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, pena la nomina di un commissario che provvederà a espletare in sostituzione tale adempimento. L'articolo 3 individua i soggetti giuridici destinatari di tale obbligo e il successivo articolo 4 definisce i contenuti minimi e obbligatori che gli statuti delle società devono prevedere. L'articolo 5 reca una delega al Governo, al fine di perseguire l'obiettivo di promuovere una riforma del sistema che incentivi la creazione di vivai per le giovani promesse e favorisca la presenza di atleti di formazione italiana nelle squadre del campionato nazionale, fermo restando il rispetto della normativa europea sulla libera circolazione dei lavoratori. L'articolo 6, subordinatamente all'autorizzazione della Commissione europea in materia di aiuti di Stato, prevede la modifica dell'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introducendo agevolazioni fiscali per la promozione dell'azionariato diffuso nelle società sportive professionistiche o dilettantistiche. In particolare: a) si riconosce una detrazione dall'imposta sui redditi delle persone fisiche pari al 30 per cento dell'ammontare complessivo dell'investimento sostenuto (per un importo massimo di 50.000 euro e per un periodo pari almeno a tre anni) per la sottoscrizione di quote o azioni di società sportive professionistiche e dilettantistiche;