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Disposizioni in materia di ricollocamento dei magistrati candidati, eletti o nominati ad una carica politica e riordino delle disposizioni in materia di eleggibilità dei magistrati alle elezioni amministrative. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è volto ad apportare significative modifiche all'attuale sistema che disciplina la materia delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei magistrati e regola il loro ricollocamento in ruolo, attuando un’effettiva applicazione dei princìpi di imparzialità ed indipendenza della magistratura, secondo i quali -- nella recente lettura della Corte costituzionale (sentenza n. 224 del 17 luglio 2009) -- le funzioni esercitate e la qualifica rivestita dai magistrati non sono indifferenti e prive di effetto per l'ordinamento costituzionale, cosicché la Costituzione, da un lato, assicura una posizione peculiare, dall'altro, correlativamente, comporta l'imposizione di speciali doveri, con la possibilità dell'imposizione di limitazioni sia in termini di incompatibilità nell'elettorato passivo, sia in relazione al possibile ricollocamento in ruolo del magistrato eletto. L'intervento normativo proposto riguarda gli appartenenti ad ogni magistratura (ordinaria, amministrativa, contabile e militare) che esprimano la loro candidatura politica; pacificamente, i suddetti princìpi di indipendenza e di imparzialità trovano infatti applicazione anche nei confronti delle magistrature speciali. D'altra parte, la disciplina oggetto del disegno di legge riguarda i magistrati che siano stati candidati sia per la carica di parlamentare nazionale e di parlamentare europeo che per ricoprire cariche elettive o incarichi amministrativi negli enti locali. La struttura della normativa proposta distingue poi l'ipotesi del magistrato candidato eletto dall'ipotesi del magistrato candidato, ma non eletto. Nel primo caso è radicalmente escluso il ricollocamento in ruolo, con passaggio del magistrato nell'organico dell'Avvocatura dello Stato; nel secondo caso, il ricollocamento in ruolo è consentito con limitazioni territoriali idonee ad evitare che il magistrato sia nuovamente incardinato nell'ufficio di provenienza o sia destinato ad incarichi direttivi o semidirettivi per un periodo di almeno due anni. La tecnica normativa utilizzata nel presente disegno di legge è quella della novellazione dei testi unici delle leggi sulla elezione della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e sull'ordinamento degli enti locali; un intervento additivo è operato sulla legge per l'elezione dei membri del Parlamento europeo. Di seguito viene illustrata la normativa oggetto del disegno di legge nel dettaglio. L'articolo 1 integra l'articolo 8, secondo comma, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, introducendo il limite, della durata minima di due anni, di copertura di incarichi direttivi e semidirettivi per il ricollocamento in ruolo dei magistrati candidati e non eletti (comma 1). In tal modo viene completata e resa maggiormente rigorosa (nel senso della tutela della indipendenza e imparzialità della magistratura) la disciplina vigente, che già esclude il ricollocamento in ruolo del magistrato candidato alla Camera dei deputati nella circoscrizione nel cui ambito si sono svolte le elezioni. Il comma 2 del medesimo articolo 1 inserisce nel citato testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati l'articolo 8- bis , che regola il ricollocamento dei magistrati eletti una volta cessati dal mandato ed anche in caso di scioglimento anticipato della Camera. In ossequio al disposto dell'articolo 51, terzo comma, della Costituzione, ai magistrati è conservato l'impiego, senza tuttavia la possibilità di rientrare nei ruoli di provenienza. È previsto che la conservazione dell'impiego avvenga con il passaggio nei ruoli dell'Avvocatura dello Stato, che è previsto sia regolato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Il testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, è integrato con l'introduzione dell'articolo 5- bis , che richiama la disposizione di cui all'articolo 8- bis del citato testo unico per l'elezione della Camera come introdotto dalla novella proposta. Con ciò si garantisce la piena equiparazione del regime per i magistrati che siano stati componenti dei due rami del Parlamento. L'articolo 2 apporta modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, introducendo ipotesi di ineleggibilità dei magistrati alle elezioni amministrative e regolando il ricollocamento ed il rientro in ruolo. L'ineleggibilità dei magistrati è prevista, per le cariche di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale per l'ipotesi in cui l'ufficio giudiziario di provenienza sia ubicato nella regione ove si trova il comune o la provincia per i quali sono indette elezioni. Recependo un'istanza espressa dallo stesso consiglio superiore della magistratura (risoluzione del 28 aprile 2010), l'eleggibilità alle predette cariche politiche viene condizionata al collocamento in aspettativa del magistrato all'atto dell'accettazione della candidatura. Per quanto riguarda il ricollocamento in ruolo dei magistrati candidati e non eletti, essi sono sì ricollocati nel ruolo di provenienza, ma in regione diversa da quella in cui sono compresi il comune o la provincia per i quali si sono svolte le elezioni. Analogamente a quanto previsto per le elezioni politiche nazionali, una volta ricollocati in ruolo, è interdetto ai magistrati di ricoprire incarichi direttivi o semidirettivi per un periodo di almeno due anni. I magistrati eletti sono invece ricollocati nei ruoli dell'Avvocatura dello Stato. Le medesime condizioni previste per l'elezione alla carica di sindaco o di presidente della provincia o di consigliere comunale o provinciale sono previste (articolo 3) per la nomina di assessore esterno, reputandosi tali cariche portatrici di una valenza politica non meno pregnante dell'ufficio elettivo. È escluso anche in tal caso il ricollocamento nei ruoli della magistratura con conservazione dell'impiego presso l'Avvocatura dello Stato. L'articolo 4 fa acquisire il rango di principi fondamentali, ai sensi del primo comma dell'articolo 122 della Costituzione, alle disposizioni degli articoli 8 e 8- bis del più volte citato testo unico delle leggi per l'elezione della Camera, così determinando l'applicazione delle medesime regole in tema di ineleggibilità e di ricollocamento in ruolo dei magistrati candidati o eletti alle cariche di presidente, componente della giunta e consigliere regionale. Al regime dei magistrati eletti deputati o senatori sono equiparate le posizioni dei magistrati che abbiano ricoperto la carica di Ministro, vice ministro o sottosegretario di Stato (articolo 5). Viene infine disciplinato il regime transitorio (articolo 6) per i magistrati attualmente eletti a cariche politiche, consentendo loro una pluralità di alternative: