[pronunce]

b) che la ricorrente nel giudizio a quo era risultata interamente soccombente in detto processo presupposto, atteso che lo stesso era stato definito con la sentenza del Giudice di pace di Messina 11 gennaio-1° febbraio 2012, n. 154/12, passata in giudicato il 28 marzo 2013, che aveva rigettato la domanda dell'attrice; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza iscritta al n. 185 del registro ordinanze 2013; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto sostanzialmente analogo a quelle di cui agli atti di intervento nei giudizi iscritti ai numeri 185 e 197 del registro ordinanze 2013; che con «decreto» pronunciato il 22 aprile 2013 e depositato il 26 aprile 2013 (reg. ord. n. 252 del 2013) , la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta dalla parte risultata interamente soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, depositato il 29 marzo 2013, con il quale Martella Giuseppe aveva chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un processo di cui era stato parte e nel quale era risultato interamente soccombente; b) che la decisione con la quale tale processo era stato concluso, emessa il 9 luglio 2012-5 ottobre 2012, era divenuta irrevocabile; c) che la domanda di equa riparazione era ammissibile in quanto proposta entro il termine di sei mesi dal momento di detta irrevocabilità (art. 4 della legge n. 89 del 2001); d) che il processo presupposto aveva avuto una durata di quattro anni, dieci mesi e quattordici giorni in primo grado, tre anni, sei mesi e otto giorni in secondo grado, e tre anni, due mesi e ventisette giorni in Cassazione, con la conseguenza che esso eccedeva di cinque anni, sette mesi e diciotto giorni i termini indicati dai commi 2-bis e 2-ter dell'art 2 della legge n. 89 del 2001; e) le spese dei primi due gradi di tale giudizio presupposto, erano state integralmente compensate tra le parti; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza iscritta al n. 197 del registro ordinanze 2013; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto sostanzialmente analogo a quelle di cui agli atti di intervento nei giudizi iscritti ai numeri 185, 197 e 247 del registro ordinanze 2013; che con ordinanza pronunciata il 12 maggio 2013 e depositata il 16 maggio 2013 (reg. ord. n. 253 del 2013) , la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta dalle parti risultate interamente soccombenti nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 19 aprile 2013 nei confronti del Ministero della giustizia, con il quale A.L.M., G.L.M., M.L.M. e A.G. hanno chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata della controversia civile che era stata promossa dal loro dante causa S.L.M. davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, con atto di citazione notificato l'8 ottobre 1993 al fine di ottenere il risarcimento del danno conseguente all'illegittima occupazione di un fondo situato in Milazzo, condotto in affitto da S.L.M.; b) che i ricorrenti nel giudizio a quo erano risultati interamente soccombenti in detto processo presupposto - nel quale si erano costituiti, nel corso della fase di appello, con comparsa del 9-10 maggio 2011, a séguito del decesso di S.L.M. - atteso che detto giudizio, articolatosi in due gradi, era stato definito con la sentenza della Corte d'appello di Messina n. 334 del 2012 con la quale, in accoglimento dell'impugnazione spiegata dal Comune di Milazzo avverso la sentenza n. 182 del 2007 del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto che aveva accolto la domanda dell'attore, la stessa domanda era stata rigettata, con compensazione delle spese di lite; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nelle ordinanze iscritte ai numeri 185 e 247 del registro ordinanze 2013; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto sostanzialmente analogo a quelle di cui agli atti di intervento nei giudizi iscritti ai numeri 185, 197, 247 e 252 del registro ordinanze 2013; che con ordinanza pronunciata il 24 giugno 2013 (reg.