[pronunce]

Essa - subordinando l'obbligo di annotazione all'accertamento dell'abbattimento - contrasterebbe con l'art. 12, comma 12-bis, della legge n. 157 del 1992, il quale invece dispone che la fauna selvatica stanziale e migratoria deve essere annotata «subito dopo l'abbattimento», indipendentemente dunque dal suo accertamento. A parere del giudice a quo, la disciplina statale appena descritta avrebbe finalità «statistiche» e di «monitoraggio delle quote massime di esemplari cacciati» e, in questa prospettiva, sarebbe preordinata alla tutela della fauna e dell'ecosistema. Essa integrerebbe, pertanto, quel nucleo minimo di salvaguardia della fauna selvatica il cui rispetto deve essere assicurato sull'intero territorio nazionale e che non può essere ridotto dalle Regioni nell'esercizio della loro potestà legislativa nella materia della caccia. Ciò sarebbe, tuttavia, avvenuto nella specie, in quanto l'art. 38, comma 8, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994, prevedendo che l'abbattimento sia accertato, procrastinerebbe il momento dell'annotazione rispetto a quello dell'abbattimento stesso e, per altro verso, consentirebbe ai cacciatori di omettere la registrazione degli animali «uccisi ma non rintracciati e/o recuperati» a causa di particolari condizioni ambientali o per errore: risulterebbe così frustrata la ratio di «massima tempestività ed accuratezza» dell'obbligo di annotazione posta a fondamento della norma statale. 3.- Si sono costituite l'Associazione Lega per l'abolizione della caccia Onlus e l'Ente nazionale protezione animali - parti ricorrenti nel giudizio principale - chiedendo che le questioni siano accolte sulla scorta di argomentazioni sostanzialmente riproduttive di quelle addotte dal giudice rimettente. 4.- Con memoria depositata il 10 gennaio 2020, si è costituita la Regione Liguria, parte resistente nel giudizio a quo, eccependo l'inammissibilità, per difetto di rilevanza, della questione avente ad oggetto l'art. 34, comma 7-bis, ultimo periodo, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 e sostenendo la manifesta infondatezza della questione afferente all'art. 38, comma 8, della legge appena citata. 5.- Non si sono costituite nel presente giudizio l'Associazione Lega antivivisezione e l'Associazione WWF Italia Onlus, parti ricorrenti nel processo principale; l'Unione Enalcaccia, controinteressato; né, infine, la Federcaccia della Regione Liguria e l'Associazione dei migratoristi italiani per la conservazione dell'ambiente naturale (sede regionale Liguria), intervenute del processo principale.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per la Liguria dubita, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 34, comma 7-bis, ultimo periodo, e 38, comma 8, della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio). La prima delle due norme censurate prevede che «[l]a caccia da appostamento fisso o temporaneo alla selvaggina migratoria è consentita fino a mezz'ora dopo il tramonto». L'altra disposizione denunciata stabilisce che il cacciatore «deve [...] indicare, negli appositi spazi [del tesserino venatorio regionale] relativi alla fauna stanziale e migratoria, la sigla del capo abbattuto subito dopo l'abbattimento accertato». 2.- Preliminarmente, va rilevato che la Regione Liguria, parte resistente nel giudizio a quo, si è costituita con atto depositato il 10 gennaio 2020, dunque ben oltre il termine di venti giorni dalla pubblicazione dell'ordinanza di rimessione nella Gazzetta Ufficiale (art. 3 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale), nella specie avvenuta il 24 aprile 2019. Da tanto deriva l'inammissibilità della costituzione, giacché, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il suddetto termine deve ritenersi perentorio (ex plurimis, sentenze n. 132, n. 126 e n. 6 del 2018). Né rileva, in senso contrario, la circostanza che l'odierno scrutinio verta su una disposizione legislativa adottata dalla Regione, con la conseguenza che il Presidente della Giunta regionale aveva anche facoltà d'intervenire nel presente incidente di costituzionalità: ai sensi dell'art. 4, comma 4, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, difatti, anche il deposito dell'atto di intervento deve essere effettuato non oltre venti giorni dalla pubblicazione nella G.U. dell'atto introduttivo del giudizio e la giurisprudenza costituzionale è costantemente orientata a ritenere la natura perentoria pure di siffatto termine (ex plurimis, sentenze n. 254, n. 239 e n. 106 del 2019). 3.- Le questioni sono rilevanti. 3.1.- Secondo quanto riferito dal rimettente, infatti, da un lato, nel giudizio a quo è stato chiesto l'annullamento anche delle determinazioni contenute nella deliberazione della Giunta della Regione Liguria 23 maggio 2018, n. 355 (Calendario venatorio regionale stagione 2018/19. Art. 34, comma 4, L.R. 29/1994), che, nel disciplinare le modalità di annotazione sul tesserino venatorio dei capi di fauna abbattuti e l'orario giornaliero della caccia, recepiscono i precetti dettati dalle disposizioni regionali denunciate. Dall'altro, le censure mosse al riguardo dai ricorrenti si incentrano proprio su questo aspetto, giacché la disciplina recata da tali disposizioni contrasterebbe con quella statale. Emerge dunque chiaramente che le questioni sollevate investono norme recepite nel provvedimento amministrativo impugnato, in particolare autorizzando, in riferimento agli orari, l'esercizio della caccia «secondo quanto stabilito dalla normativa regionale» - e quindi anche dal denunciato art. 34, comma 7-bis - e disponendo, riguardo all'annotazione sul tesserino venatorio, che questa avvenga secondo quanto previsto dal censurato art. 38. Esse, pertanto, dovendo essere applicate dal TAR Liguria per decidere la controversia della quale è investito, sono rilevanti, alla luce del costante orientamento di questa Corte (ex plurimis, sentenze n. 45 del 2019 e n. 20 del 2018). 3.2.- In proposito, mette conto precisare che la vigenza, e quindi l'applicabilità, in particolare, dell'art. 34, comma 7-bis, ultimo periodo, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 non può essere messa in dubbio sulla scorta della sentenza n. 191 del 2011. In tale occasione, infatti, il contenuto della norma oggetto dell'odierno scrutinio è stato esaminato solo perché richiamato dall'art. 1, comma unico, della legge della Regione Liguria 29 settembre 2010, n. 15, recante «Modifica della legge regionale 6 giugno 2008, n. 12: Calendario venatorio regionale triennale e modifiche alla legge regionale 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio) e sue modificazioni e integrazioni»: