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Modifica all'articolo 12 della Costituzione in materia di riconoscimento dell'italiano quale lingua ufficiale della Repubblica. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge costituzionale intende inserire nella nostra Costituzione il riconoscimento dell'italiano quale lingua ufficiale della Repubblica, nel rispetto delle garanzie che essa e le leggi costituzionali già riconoscono alle minoranze linguistiche. Come si legge nel testo del parere trasmesso dall'Accademia della Crusca, in seguito all’audizione sul tema, presso la I commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, presieduta dall'onorevole Violante, nella XV legislatura, «diversamente da quanto è accaduto negli Stati che, costituitisi come tali per tempo, hanno potuto affiancare e promuovere con azioni politiche il processo di formazione di una lingua nazionale, nel caso italiano è stata proprio l'esistenza costante e indiscussa di una lingua unitaria di robusta cultura che ha preparato la successiva riunificazione politica e ha permesso anche di individuare lo spazio del nuovo Stato». Il tema del riconoscimento della lingua italiana a livello costituzionale è stato già affrontato dalle Camere, che non sono, tuttavia, mai pervenute a un’approvazione definitiva delle iniziative legislative esaminate. Di seguito, un breve excursus sui più recenti precedenti parlamentari. Nel corso della XIII legislatura la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura, il 26 luglio 2000, la proposta di legge costituzionale atto Camera n. 4424 (on. Mitolo ed altri) di modifica dell'articolo 12 della Costituzione. Il progetto, approvato nel testo originario, fu trasmesso al Senato (atto Senato n. 4778), dove, il 19 ottobre dello stesso anno, la commissione affari costituzionali concluse i lavori, senza apportare modifiche al testo e dando mandato alla relatrice, senatrice Pasquali, a riferire favorevolmente sul disegno di legge all'Assemblea. Nella XIV legislatura, per l'esattezza in data 8 marzo 2002, l'Assemblea della Camera ha iniziato la discussione del testo unificato -- elaborato dalla Commissione Affari costituzionali -- di tre proposte di legge costituzionale di iniziativa parlamentare (atto Camera n. 750, on. Angela Napoli, atto Camera n. 1396, on. La Russa ed altri, e atto Camera n. 2289, on. Boato ed altri). L'accoglimento di un emendamento nel corso dell'esame in Assemblea ha portato all'introduzione di un ulteriore comma nell'articolo 12 della Costituzione, ai sensi del quale «la Repubblica valorizza gli idiomi locali». Nel testo così integrato, il progetto di legge costituzionale veniva approvato dalla Camera, in prima deliberazione, e trasmesso al Senato (atto Senato n. 1286). Il richiamo alla valorizzazione degli idiomi locali ha formato oggetto di dibattito e di opinioni diversificate nel corso dell'esame in sede referente presso la 1ª commissione del Senato; quest'ultima tuttavia non ha ritenuto di apportare ulteriori emendamenti al testo, licenziandolo per l'assemblea nella seduta del 3 luglio 2002. Il relatore, senatore Pastore, nella relazione scritta all'assemblea, ha rilevato come la «valorizzazione degli idiomi locali» costituisca «una formulazione che può apparire ambigua, ma deve essere letta come individuazione delle diverse forme della lingua nazionale». Tale formula, infatti, «nonostante le perplessità manifestate nel corso del dibattito, ad una più approfondita analisi lessicale risulta equilibrata, perché consente di individuare esperienze linguistiche locali che, pur non assurgendo al livello di lingue, sono meritevoli di riconoscimento da parte della Repubblica. Si potranno adeguatamente valorizzare, in tal modo, anche realtà artistiche e culturali locali». L'Assemblea del Senato non ha, tuttavia, avviato l'esame del provvedimento. Nella XV legislatura, infine, l'Assemblea della Camera ha avviato la discussione del testo unificato, il 12 dicembre 2006 -- elaborato dalla commissione affari costituzionali -- di quattro proposte di legge costituzionale di iniziativa parlamentare: atto Camera n. 648 (On. Angela Napoli), atto Camera n. 1571 (On. La Russa ed altri), atto Camera n. 1782 (On. Boato) e atto Camera n. 1849 (On. Zaccaria ed altri). Il progetto, approvato il 28 marzo 2007, fu trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza del Senato il 29 marzo 2007 (atto Senato n. 1445) e assegnato alla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) in sede referente il 4 aprile 2007. La Commissione del Senato non ha avviato l'esame del provvedimento. Il presente disegno di legge intende oggi raccogliere le istanze emerse nelle precedenti legislature e le diverse sensibilità maturate in merito a un tema di rinnovata centralità politica: il profilo dell'identità linguistica e culturale del Paese, di cui la lingua è espressione primaria. La lingua è identità. La lingua, prima e più di ogni altra proprietà cognitiva o di altre importanti istituzioni sociali, delimita i confini dell'appartenenza a una determinata comunità. In questa fase storica, valorizzare questo potente e naturale strumento di identificazione e di appartenenza per i membri di una comunità nazionale consentirà di superare localismi anacronistici e imprudenti spinte autonomistiche, che sono contro la storia dei singoli Stati nazionali, così come della costituenda unità politica e culturale degli Stati Uniti d'Europa. Riconoscere il ruolo della lingua italiana quale elemento costitutivo e identificante della comunità nazionale della Repubblica italiana significa, pertanto, dare un importante contributo alla piena realizzazione di questo processo. Si tratta, peraltro, di recuperare la lezione della storia, della nostra storia. Lo Statuto albertino del 1848 contiene un richiamo alla lingua. L'articolo 62 recita: «La lingua italiana è la lingua ufficiale delle Camere. È però facoltativo di servirsi della francese ai membri che appartengono ai paesi in cui questa è in uso e in risposta ai medesimi» e, anche in questo caso, il riferimento alla lingua voleva essere un richiamo ad un elemento integrante di un Parlamento neonato in una nazione neonata. I Costituenti non ritennero di inserire il riconoscimento della lingua ufficiale già nella carta originaria. I motivi sono stati ben chiariti nel succitato parere della Crusca: «La risposta sta nella scarsa urgenza del problema in quel momento, nel carattere incontestato e pacifico dell'affermazione di quanto ora si richiede e anche, si può pensare, nell'opportunità di non marcare troppo un tratto che il nazionalismo linguistico del fascismo aveva esasperato, tant'è vero che si ritenne invece, e opportunamente, di tutelare in Costituzione le minoranze linguistiche. Ciò che allora poté sembrare superfluo o inopportuno, oggi invece appare necessario perché le questioni linguistiche hanno acquistato una centralità prima impensabile e le lingue dei grandi paesi hanno bisogno di acquisire una più precisa riconoscibilità».