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Quanto al debito pubblico, la stima preliminare del Governo per il 2020 prevede un rapporto debito-PIL al 158 per cento (il DEF lo stimava al 151,8 per cento) nello scenario tendenziale e al 155,7 per cento nello scenario inclusivo delle nuove politiche. Come già prefigurato dal Governo nel DEF, per l'anno 2019 la regola del debito non viene rispettata in nessuna delle tre configurazioni definite dal patto di stabilità e crescita; sulla scorta delle previsioni, il Governo sostiene che la regola non la rispetterà neanche per 2020 a causa della crisi economica conseguente alla pandemia. Il rapporto debito-PIL programmatico del 2020 sarà superiore di circa 30 punti percentuali rispetto alla soglia del criterio retrospettivo, di 12,3 punti rispetto alla soglia di quello prospettico e di 15 punti rispetto alla soglia determinata dal criterio del debito corretto per il ciclo. La NADEF pertanto conferma l'approccio già avanzato nel DEF, volto a ridurre il rapporto debito-PIL verso la media dei Paesi dell'area euro nel prossimo decennio, attraverso una strategia basata sul conseguimento di avanzi primari di bilancio in un contesto di rilancio degli investimenti pubblici e privati, ottenuto anche con le risorse dello strumento europeo Next generation EU, i cui effetti non sono tuttavia, per motivi prudenziali, incorporati nelle stime della finanza pubblica. PRESIDENTE . La relatrice di minoranza, senatrice Ferrero, rinuncia ad intervenire. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, commi 3 e 5, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza l'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio periodo è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. Pertanto, l'esame del documento si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo, relativo alla relazione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, da votare a maggioranza assoluta; il secondo, relativo alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, da votare a maggioranza semplice. Le proposte di risoluzione a entrambi i documenti dovranno essere presentate entro la fine della discussione. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, membri del Governo, per valutare in maniera adeguata la Nota di aggiornamento al DEF ora più che mai non si può prescindere dal contesto, sia generale sia politico, in cui stiamo vivendo. A livello generale, è di tutta evidenza che il prossimo anno - e forse anche i successivi - sarà caratterizzato dall'andamento della pandemia da coronavirus sia a livello mondiale che a livello nazionale, con tutte le conseguenze sanitarie, sociali ed economiche che questo implica. Dal punto di vista politico, in Italia risulta chiaro come la pandemia sia diventata anche un alibi con cui l'Esecutivo, per far fronte alla propria debolezza politica, si è autolegittimato e si autolegittima a legiferare a colpi di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di decreti-legge e di circolari. La Nota di aggiornamento al DEF in discussione ci prospetta un certo ottimismo per la crescita del PIL già a partire dal prossimo anno; ottimismo che il ministro Gualtieri ha manifestato pubblicamente in più occasioni. L'Ufficio parlamentare di bilancio, se avalla seppure con criticità il rimbalzo del 2021, non approva però le previsioni per il biennio successivo. D'altronde, secondo l'OCSE, sulle prospettive di ripresa globali persiste ancora una considerevole incertezza legata all'evolversi della pandemia, per cui una recrudescenza del virus o misure di contenimento più rigorose potrebbero portare ad una riduzione della crescita del PIL globale, con una disoccupazione più elevata e un periodo più prolungato di investimenti deboli. Nella NADEF si tiene conto dello sviluppo della pandemia, ma si tiene anche conto della possibilità di avere un vaccino a disposizione già in primavera, cosa che tutti ci auguriamo ma che non è per nulla scontata. Su questo quadro si innestano le politiche e le riforme che il Governo va ad attuare. La proroga dello stato di emergenza, le misure di restrizione adottate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ma anche tutti gli innumerevoli annunci che infieriscono psicologicamente sugli imprenditori e sui consumatori influiscono negativamente sugli andamenti dell'economia e mettono in discussione le previsioni del Governo. Quello che emerge dalla NADEF è che l'Esecutivo, in attesa dei fondi europei che non si sa quando verranno e a fronte della scelta di non accedere al MES, ha bisogno impellente di reperire risorse per poter proseguire le proprie politiche sostanzialmente assistenzialiste. Su che cosa ci si basa? Solo ed esclusivamente sul recupero dell'evasione fiscale. Già partite ben 9 milioni di cartelle esattoriali, il 90 per cento delle quali - è già stato ricordato - sotto i 5.000 euro. Ma vi sembra tutto sommerso? Possibile che si senta solo parlare di recupero dell'evasione, identificandolo esclusivamente con il sommerso, e che non si senta mai - ripeto, mai - che il Governo imponga alla pubblica amministrazione di saldare i propri debiti commerciali nei confronti delle imprese (Applausi) , stimati attualmente in circa 53 miliardi di euro? Il paradosso arriva al culmine quando si legge nella NADEF che verrà istituito un fondo dove confluiranno i proventi recuperati dall'evasione, le maggiori entrate per la minore decontribuzione, le tasse dell'industria della plastica e gli effetti della compliance del contribuente. Con questo fondo sarà finanziata la riforma fiscale. Della serie: pagare sicuramente di più adesso per forse pagare meno poi. Un'assurdità. Consideriamo poi che l'ammontare dell'evasione, stimata in più di 110 miliardi, è almeno pari - e da alcuni valutata ben inferiore - al costo della burocrazia. Ma il Governo anche nel provvedimento in discussione non fa nessun accenno ad alcun intervento veramente significativo di sburocratizzazione. I costi della cattiva burocrazia e i mancati pagamenti della pubblica amministrazione costano alle imprese - questo dobbiamo ricordarlo -, secondo una stima della CGIA di Mestre, circa 100 miliardi all'anno. (Applausi) . A conferma di quanto detto, una delle tante riforme attese ed annunciata sia dal presidente Conte che dal ministro Gualtieri, la riforma fiscale, è proposta come legge delega, ma tutti conosciamo i tempi biblici di tale provvedimento e i decreti legislativi che implica; altro che pronta a breve: ci vorranno anni. È evidente che intervenire sulla revisione del sistema fiscale, sullo snellimento e sulla riduzione delle tasse che incidono per il 48,2 per cento non è proprio nelle priorità di questo Governo. Per le imprese non si fa proprio nulla, e ricordiamo che la diminuzione del cuneo fiscale è solo per i lavoratori dipendenti. I commercialisti hanno lamentato - proprio in questi giorni - che, esattamente un anno fa, insieme a Confindustria, avevano presentato al legislatore e all'amministrazione finanziaria un corposo documento con le proposte di semplificazione fiscale e di riforma del sistema tributario del Paese. E poi? Nessun cenno di riscontro in merito.