[pronunce]

In data 27 gennaio 2015, la difesa ricorrente ha depositato - unitamente alla relazione di notificazione al Presidente del Consiglio dei ministri - atto di rinuncia al ricorso indicato in epigrafe, conformemente alla delibera della Giunta provinciale, n. 10 del 12 gennaio 2015 (pure depositata), nella quale si esprime la volontà di rinunciare all'impugnativa, tra gli altri, dell'art. 1, commi 526 e 527, della legge n. 147 del 2013, in ragione dell'accordo raggiunto con lo Stato in data 15 ottobre 2014, in materia di finanza pubblica, recepito nei commi da 406 a 413 dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014. 5.4.- In data 21 aprile 2015, l'Avvocatura generale dello Stato, per conto del Presidente del Consiglio dei ministri, ha depositato atto di accettazione della rinuncia al ricorso, conformemente alla deliberazione del Consiglio dei ministri del 10 febbraio 2015. 6.- La Regione siciliana, con ricorso notificato il 25 febbraio 2014 presso l'Avvocatura generale dello Stato e, in pari data, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, poi depositato il 5 marzo 2014 (reg. ric. n. 17 del 2014) , ha impugnato, tra gli altri, l'art. 1, comma 526, della legge n. 147 del 2013. 6.1.- Ad avviso della ricorrente, la norma impugnata violerebbe gli artt. 36 e 43 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito dall'art. 1, primo comma, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e 2, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), nonché gli artt. 81, 97, primo comma, e 119, primo e sesto comma, Cost., nel testo novellato con legge costituzionale n. 1 del 2012, anche in riferimento all'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. L'art. 1, comma 526, della citata legge è censurato nella parte in cui obbliga la Regione siciliana, per l'anno 2014, a concorrere ulteriormente al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica - per l'importo di 106,161 milioni di euro -, in aggiunta alle riduzioni di risorse imposte dalle manovre finanziarie degli ultimi anni, che avrebbero reso impossibile lo svolgimento delle funzioni regionali, facendo lievitare il contributo complessivo richiesto, e ritenuto insostenibile, fino alla somma di euro 1.053.769.000. La Regione siciliana ha ricordato che, per la copertura di tali oneri, ha fatto ricorso al Fondo per lo sviluppo e la coesione (per circa 641 milioni di euro) nonché al congelamento delle spese indicate nella legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014 - Legge di stabilità regionale), in attesa dell'accordo previsto dal comma 527 dell'art. 1 della citata legge n. 147 del 2013. In tal modo, la Regione siciliana, in mancanza di altre risorse, sarebbe stata costretta a rinunciare all'impiego di fondi per lo sviluppo socio-economico del territorio ed a ridurre «spese (tra le altre) destinate all'ordinaria attività dei propri uffici, scuole, musei, soprintendenze e trasporti, nonché al legittimo diritto del proprio personale alla buonuscita e all'anticipazione della stessa». Secondo la ricorrente, la norma impugnata, nel prevedere «un aggravio dell'onere finanziario a carico della Regione mediante un meccanismo ad essa inapplicabile (quote di compartecipazione ai tributi erariali) e, in assenza dei presupposti previsti dall'art. 2, primo comma, del d.P.R. n. 1074 del 1965 per darsi luogo ad una legittima deroga, le sottrae, come già prospettato, entrate che questa Regione potrebbe destinare a far fronte alle proprie spese», impedendo anche il raggiungimento del pareggio di bilancio. 6.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale, con memoria depositata il 4 aprile 2014, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, infondato. Secondo la difesa statale, la norma impugnata, nell'imporre a carico delle autonomie speciali un ulteriore concorso alla finanza pubblica, sotto forma di accantonamento a valere sulle quote di compartecipazioni erariali e con possibilità di rimodulazione in sede di Conferenza permanente, ad invarianza di concorso complessivo, sarebbe rispettoso dei parametri invocati dalla Regione ricorrente. Il contributo imposto a carico delle autonomie speciali, infatti, sarebbe necessario per il raggiungimento di imprescindibili obiettivi di risanamento della finanza pubblica cui tutti gli enti territoriali, incluse le stesse autonomie speciali, sono tenuti a concorrere, in considerazione degli impegni assunti in ambito europeo per il superamento delle contingenti criticità di ordine economico-finanziario, in ragione dell'appartenenza all'area della finanza pubblica allargata anche delle Regioni a statuto speciale, con conseguenti poteri statali di disciplina generale e di coordinamento, che possono tradursi anche in limitazioni indirette all'autonomia di spesa degli enti, soprattutto alla luce dei cogenti vincoli di carattere sovranazionale e della elevazione al rango costituzionale del principio del necessario concorso al conseguimento degli obiettivi di bilancio, in virtù della legge costituzionale n. 1 del 2012. Infine, sottolinea la difesa erariale, ai sensi del comma 511 del medesimo art. 1 della legge n. 147 del 2013, ogni autonomia speciale ha la possibilità di raggiungere, entro il 30 giugno 2014, specifiche intese con lo Stato in merito all'adozione di interventi diversi, calibrati sulle peculiarità di ciascuna, con conseguente disapplicazione - tra le altre norme - proprio dell'impugnato comma 526, sicché gli effetti finanziari imposti dalla particolare situazione emergenziale possono essere agevolmente «disinnescati» dalle regolazioni pattizie, come costantemente invocato dalle autonomie speciali.1.- Le Regioni autonome Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e Sardegna e le Province autonome di Trento e di Bolzano hanno promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 526 e 527, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2014). La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e la Regione siciliana hanno promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale del solo comma 526 dell'art. 1 della legge n. 147 del 2013.