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La Stoppani è stata un'azienda chimica milanese con uno stabilimento ubicato a Cogoleto, in Provincia di Genova, che produceva composti di cromo principalmente esavalente: cromati e bicromati di sodio e potassio, acido cromico e solfato di sodio. Quest'azienda fu fondata nei primi anni del Novecento e durante i tantissimi anni di produzione e di attività, a Cogoleto, a causa dei suoi rifiuti pericolosi e tossici, sono state accertate gravi situazioni di inquinamento di aria, suolo, sottosuolo e sabbie delle spiagge; l'azienda è ubicata direttamente a ridosso del mare in un fondo valle dove c'è anche un torrente che sbuca proprio nel mare antistante. Questi problemi si estendevano a ponente sino a Varazze, nonché nei sedimenti e nella catena alimentare, a iniziare da pesci, molluschi e crostacei, proprio a causa della presenza di cromo esavalente e zinco nella discarica che è situata in località Molinetto. Lo stabilimento ha cessato la sua attività produttiva nel 2003 e dopo la chiusura della fabbrica la Stoppani ha cambiato nome e si è trasformata in Immobiliare Val Lerone. Come dicevo, l'articolo 12 del decreto-legge disciplina una serie di misure volte al completamento degli interventi urgenti necessari a favore dello stabilimento Stoppani, sito a Cogoleto (previsti peraltro nell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 2006) e individuato quale sito di interesse nazionale per le procedure di bonifica ambientale. Con il provvedimento in esame vengono intraprese iniziative, vengono date delle disposizioni importanti per proseguire quell'opera che viene prima della bonifica vera e propria; mi riferisco alla messa in sicurezza che oggi non è ultimata. Durante l'esame alla Camera sono state introdotte diverse modifiche, inerenti anche alla gestione della discarica di Molinetto, ivi incluso anche il personale che si occupa di tali questioni ed è stata aggiunta una spesa straordinaria di cinque milioni di euro per andare nella direzione della bonifica. Il soggetto principale che sarà attuatore di questo percorso è il prefetto, che dovrà collaborare con il Ministero dell'ambiente che ringrazio per l'interesse, anche se leggermente tardivo rispetto alla scadenza del 21 dicembre scorso, rispetto a questa realtà che ha un peso enorme e che da alcuni decenni è oggetto di attività, a iniziare anche da quella della Regione Liguria. Dobbiamo riconoscere che il termine che viene proposto per la bonifica, cioè il 31 dicembre 2021, è molto ambizioso, perché si tratta di una grande opera, che richiede uno sforzo non da poco. Quindi, speriamo che si possa arrivare al 2021 per raggiungere gli obiettivi finali, anche se prima di pervenire alla bonifica vera e propria è necessario concludere il percorso di messa in sicurezza. Lo dico perché il comune di Cogoleto è cambiato moltissimo da quando è stata dismesso questo tipo di attività. Oggi può essere tranquillamente classificato - lo dico per chi non lo conoscesse - come una importante realtà anche di carattere turistico della riviera ligure di ponente. Arrivare in fondo a questo tipo di percorso, però, sicuramente offrirebbe un importante contributo per raggiungere e ridare la dovuta dignità a Cogoleto, così come agli altri Comuni della zona. Io vorrei, però, anche rispetto al provvedimento di cui stiamo discutendo, citare un altro tema, che - ahimè - è stato affrontato soltanto con due ordini del giorno, e non nel merito del decreto. Uno di questi ordini del giorno è del relatore Vallardi, che ringrazio per essersi fatto interprete di questo problema. Perché l'agricoltura ha un'emergenza in questo Paese. Lo dico al Governo e, in modo particolare, al signor Sottosegretario, che sicuramente è stato sollecitato più volte in questa direzione e nei tantissimi momenti di incontro che vi sono stati, non soltanto con le associazioni professionali agricole, ma anche con tutta quella micro agricoltura che sicuramente non è direttamente collegata a un indotto economico forte, ma che esiste nel nostro Paese. Ebbene, quella micro agricoltura, di passione o di tempo libero, che interessa alcuni milioni di cittadini nel nostro Paese, è assoggettata ad un impatto, quello della fauna selvatica, autoctona o alloctona che sia, che, non soltanto provoca dei danni, ma, in alcuni casi, addirittura impedisce lo svolgimento di storiche forme agricole naturali, quelle più naturali e più lineari. Questo problema è spalmato, praticamente, sull'intero Paese. È sufficiente andare a visitare le persone dedite a questo comparto perché tra i primi problemi che pongono sul tavolo c'è verificare proprio quello relativo all'impatto con la fauna selvatica. Giova qui ricordare un problema, in merito al quale io ho anche presentato un disegno di legge: la regolamentazione della gestione della fauna selvatica nel nostro Paese risale a una legge del 1992, quando la fauna selvatica era di natura diversa, quando certe forme di fauna selvatica di impatto sul mondo agricolo non erano presenti. Tale legge deve essere rivista. Lo dico a tutti; lo dico anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che, ripetutamente, hanno dato segnali contrari rispetto alla soluzione di questo tipo di problema. Cito l'ultimo caso, che ha creato un po' di arrabbiature anche all'interno del mondo agricolo, perché la risposta per la gestione della fauna selvatica che reca danni non può passare attraverso l'inasprimento delle sanzioni penali per chi abbatte una nutria piuttosto che uno storno. La soluzione deve essere di altra natura e non può passare attraverso sanzioni penali per chi fa uso di esche per combattere i topi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Sono cose che ho letto recentemente, signor Presidente, in una proposta di legge che va nella direzione opposta rispetto al problema, che mi auguro al più presto possibile venga affrontato con una importante modifica della legge nazionale n. 157 del 1992 che vada in questa direzione, come peraltro auspicato anche dall'ordine del giorno presentato dal relatore Vallardi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciampolillo. Ne ha facoltà. CIAMPOLILLO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il senso del presente intervento è quello di offrire un contributo di chiarezza, anche di natura scientifica, sulla presunta emergenza xylella in Puglia, con il proposito di indurre quest'Assemblea ad una seria e oggettiva riflessione sull'argomento e sulle migliori iniziative da assumere. Un primo aspetto fondamentale da chiarire è quello relativo all'effettiva diffusione del batterio xylella nel territorio meridionale della Puglia. Si parla abitualmente di epidemia xylella, delineando all'esterno l'immagine di un territorio devastato dal batterio, con conseguente gravissimo nocumento per l'agricoltura e l'industria olearia regionale e, ovviamente, per l'immagine di quella meravigliosa area della Puglia. Tale rappresentazione, invero, non trova alcun riscontro nei dati oggettivi e ufficiali pubblicati dalle stesse autorità interessate.