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Nel caso dell'affidamento la famiglia o la persona che si rende disponibile ad accogliere il minore è ben consapevole di offrirgli una casa e un ambiente affettivo temporanei, in quanto la responsabilità genitoriale permane in capo alla famiglia d'origine - o nell'autorità che ha provveduto al suo provvisorio allontanamento - e l'obiettivo cui si deve puntare è quello di far reintegrare il minore nella sua famiglia: il bambino o la bambina devono tornare a casa. Nel caso dell'adozione, invece, la famiglia che accoglie il minore è consapevole di assumere in tutto e per tutto, al termine del periodo di affidamento preadottivo, la responsabilità genitoriale in maniera definitiva e non reversibile. Nell'applicazione della normativa vigente è divenuto tuttavia evidente che l'affidamento, talvolta, perde nel corso del suo svolgimento il carattere di «soluzione provvisoria e temporanea» che la legge invece gli attribuisce. Nella relazione che accompagna il disegno di legge n. 1209 si cita il rapporto dell'Istituto degli Innocenti su affidamenti familiari e collocamenti in comunità. In conformità con quanto previsto dalla legge, il periodo massimo di affidamento è pari a 24 mesi, prorogabile da parte del tribunale dei minorenni, laddove se ne riscontri l'esigenza: questo termine è quindi la soglia di riferimento sulla quale svolgere un ragionamento circa la durata che dovrebbe avere la permanenza in accoglienza del minore. Ebbene, risulta che i bambini e gli adolescenti in affidamento familiare da oltre due anni, cioè oltre il termine dei 24 mesi, costituiscono la maggioranza degli accolti, ovvero circa il 60 per cento del totale: erano il 62,2 per cento nel 1999, il 57,5 per cento nel 2007, e il 56 per cento nel 2008. Accade dunque che, in un numero elevato di casi, la situazione critica che aveva giustificato l'allontanamento dalla famiglia originaria si risolva negativamente e il minore sia quindi dichiarato adottabile. A questo punto è possibile - e capita non di rado - che un bambino o una bambina, già provati da una prima separazione (quella dalla famiglia d'origine), siano sottoposti ad una seconda dolorosa frattura e trasferiti ad una terza famiglia perché coloro che se ne sono presi cura con grande affetto e dedizione (la famiglia affidataria) non possono, in base alla legislazione vigente, chiedere la sua adozione. Il presente disegno di legge intende dunque introdurre maggiore chiarezza nella normativa vigente, attenuando le difformità applicative nei casi così complessi, delicati e problematici quali quelli che ho appena ricordato. Il comma 1 dell'articolo 1 del disegno di legge introduce, quindi, nella legge n. 184 del 1983 il principio secondo cui, qualora un minore affidato sia dichiarato adottabile, la famiglia o la persona affidataria debba essere considerata preferenzialmente ai fini dell'adozione. Al contempo, tale disposizione chiarisce che l'affidamento diviene premessa potenziale per l'adozione legittimante solo quando, contrariamente alla natura generale dell'istituto, l'affidamento si sia risolto in concreto in un rapporto stabile e duraturo, anche sul piano affettivo, tra la stessa famiglia affidataria e il minore. Al medesimo articolo 1, inoltre, il comma 2 tendeva a risolvere taluni dubbi giurisprudenziali sorti con riferimento all'articolo 44, comma 1, lettera a) , della citata legge del 1983, o alla cosiddetta adozione in casi particolari. L'aspetto qualificante che contraddistingue il disegno di legge nella sua formulazione iniziale risiede, per l'appunto, nel favor per la considerazione positiva dei legami costruiti in ragione dell'affidamento, avendosi cura di specificare che questi hanno rilievo solo ove il rapporto instauratosi abbia di fatto determinato una relazione speciale, proprio sul piano affettivo, tra minore e famiglia affidataria. Su queste premesse, do brevemente conto delle modifiche apportate, in sede di esame in Commissione, al testo presentato dalla senatrice Puglisi. Con riguardo all'articolo 1 si è deciso, per esigenze di coordinamento con la citata legge n. 184 del 1983, di sostituire il rilievo generico al giudice, con la puntuale menzione del tribunale per i minorenni, competente a decidere sull'adozione. La Commissione giustizia ha poi lungamente dibattuto sulle modalità con cui prevedere un collegamento tra l'articolo 4, che disciplina l'affidamento, e la disciplina generale del procedimento d'adozione, giungendo alla definitiva formulazione del nuovo comma 5 -bis del medesimo articolo 4, in cui è ora inserito il richiamo espresso alle disposizioni del capo II del titolo II della legge, ovvero quelle sull'adozione. Il successivo comma 5 -ter , inoltre, è stato modificato inserendo, al fianco del riferimento al caso in cui il minore sia dato in adozione ad altra famiglia, anche l'evenienza che questi sia dichiarato adottabile. Infine, l'ultima modifica apportata all'articolo 1 del disegno di legge concerne il comma 5 -quater , introdotto nel medesimo articolo 4. Vi si prevede l'onere di ascoltare il minore che ha compiuto gli anni dodici (è una disposizione generale di legge) o anche di età inferiore, se è comunque capace di discernimento, ai fini delle decisioni di cui ai commi precedenti. Venendo alle modifiche apportate all'articolo 2, la Commissione, in esito ad un'approfondita disamina, ha ritenuto di introdurre l'onere, a pena di nullità, di convocare l'affidatario nei procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, di affidamento e di adottabilità che abbiano riguardo al minore affidato. Occorre segnalare che tale norma conferma il legame tra l'istituto dell'affidamento e i procedimenti di adottabilità, ma tende a mantenere un equilibrio di fondo, così da non determinare aporie sistematiche nei procedimenti che riguardano questa delicata materia. Infatti, non è l'effettiva presenza in udienza dell'affidatario ad essere richiesta a pena di nullità, ma soltanto la sua convocazione in quanto soggetto interessato al procedimento, cui tuttavia non si può concedere una posizione eccessivamente forte e rigida. La Commissione ha poi deliberato la soppressione dell'intero articolo 3 dell'originario testo, che regolava, nel testo originario del disegno di legge, lo statuto e la natura giuridica delle associazioni familiari che raggruppano le famiglie affidatarie e che svolgono attività tese a favorire il buon andamento degli affidamenti. L'articolo 3 del disegno di legge nel testo proposto dalle Commissioni è stato invece introdotto per completare il riferimento al prolungato periodo di affidamento, i cui effetti sono introdotti dal disegno di legge in esame anche nell'articolo 25 della legge n. 184 del 1983, per completare il richiamo fra la normativa sull'affidamento e la normativa sull'adozione. Infine l'articolo 4, che chiude il testo proposto all'Assemblea, si occupa di confermare il rilievo del rapporto maturato nell'ambito di un prolungato periodo di affidamento anche ai fini dell'articolo 44, comma 1, lettera a) , che - come già illustrato - concerne le adozioni in casi particolari. (Applausi dal Gruppo PD).