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Al visitatore si offrono perciò, come corollario alla straordinaria Città dei Sassi, una miriade di siti naturalistici e archeologici, tra cui scegliere, e alcune città d'arte che chiamerò minori solo perché inevitabilmente perdenti nel confronto con Matera. Mi soffermo però su Venosa, patria del poeta latino Orazio. Ignorando il celebre carpe diem , essa rischia di mancare l'appuntamento con quell'irripetibile opportunità di promozione del suo patrimonio culturale e la causa, paradossalmente, sta nell'abnorme quantità e qualità di beni superstiti meritevoli di tutela e fruizione. Troppi e troppo importanti: dallo straordinario parco paleolitico di Notarchirico alla Venusia romana e tardoantica, con l'abitato e i relativi sepolcreti, comprese le catacombe (ebraiche, pagane e cristiane) scavate nel Colle della Maddalena, fino al borgo medievale e rinascimentale sovrapposto alla civitas e dominato dalla mole del Castello. Ancora: dai resti della cattedrale paleocristiana alla Santissima Trinità, scelta dal duca normanno Roberto il Guiscardo quale mausoleo familiare, fino all'attigua Incompiuta, luogo di suggestione indicibile. Venosa ha decine di beni culturali comunali e statali, oltre che ecclesiastici. Tralasciando questi ultimi, quasi sempre stolidamente chiusi al pubblico, i demeriti dell'amministrazione in scadenza e l'inanità del polo museale comunale saranno presto un ricordo, mi auguro. I beni statali soffrono invece di una gestione troppo frammentata: oggi, infatti, il Polo museale della Basilicata, che la riforma Franceschini ha votato alla sola valorizzazione, gestisce esclusivamente museo e parco archeologico, mentre alla soprintendenza ABAP, deputata alla sola tutela, spettano le catacombe e il Parco paleolitico. Con apposita dispensa, anche questi sono aperti al pubblico ma solo on demand e solo grazie alla buona volontà di funzionari e assistenti amministrativi, senza la garanzia di servizi essenziali come la biglietteria e le toilette . Domenica scorsa ero a Venosa e, in rappresentanza della Commissione cultura, mi è stato chiesto di farmi promotrice, con il senatore venosino Lomuti e la deputata materana Liuzzi, di un tavolo tecnico permanente che unisca tutti gli attori del panorama culturale locale, idea che cinque anni or sono i consiglieri del MoVimento 5 Stelle lanciarono all'assessore alla cultura, ma che fu respinta al mittente. Mi sento di farla mia, mentre confido che, dopo la sua recente visita a Venosa, il ministro Bonisoli in persona concretizzi la sensibilità dimostrata in loco , favorendo interventi mirati a superare le odierne carenze organizzative e gestionali. Il recupero dell'ex Convento di San Domenico è ancora di là da venire, ad esempio, mentre Venosa manca di un palazzo di città adeguato all'importanza del suo patrimonio culturale. Sono solo alcuni spunti, il futuro dei beni culturali venosini è tutto da scrivere e la prossima amministrazione, che mi auguro pentastellata, avrà un ruolo decisivo. (Applausi dal Gruppo M5S). CASTALDI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTALDI (M5S) . Signor Presidente, torno a sollecitare, come ho già fatto il 21 marzo, una risposta degna della connotazione di urgenza all'interrogazione 3-00722 , indirizzata al Ministero della giustizia, al quale chiedo se si vuole scongiurare la soppressione del tribunale di Vasto e garantire alla collettività e ai territori interessati la permanenza di uffici a presidio di diritti e garanzie irrinunciabili. La riforma della geografia giudiziaria ha provocato molti danni ovunque: anche in Abruzzo, come già accaduto nel resto del Paese, la riforma ha previsto la soppressione di tutte le sezioni distaccate di tribunale. La riorganizzazione degli uffici prospettata dalla riforma, messa a punto dal precedente Esecutivo, priva di fatto i territori e i cittadini del basso Abruzzo di fondamentali presidi di legalità. Credo quindi che ci sia bisogno di una risposta urgente e la ringrazio - come ho fatto nell'ultima occasione, ringraziando chi presiedeva in quel momento - per un'eventuale intercessione della Presidenza del Senato per una risposta veloce all'interrogazione a risposta urgente. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . La Presidenza prende atto della sua richiesta e si attiverà in tal senso. EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, proprio ieri alla Camera è stato approvato in prima lettura il codice rosso, una legge che inasprisce le pene per i crimini come il femminicidio, mentre al Senato abbiamo approvato - ed è ormai legge dello Stato - la norma che vieta il giudizio abbreviato per i reati puniti con la pena dell'ergastolo, tra i quali appunto l'omicidio aggravato. Ebbene, due enormi risposte a fatti cruenti, a vere e proprie tragedie, come quella che domenica ha colpito in Sardegna la mia piccola città, Nuoro. Romina, una donna, una mamma, che voleva costruirsi una nuova vita sentimentale, è stata trucidata dal suo ex marito, che dopo aver sfondato la porta di casa a pistolettate, è entrato e ha ucciso Romina, morta sul colpo, mentre il suo nuovo compagno, Gabriele, è stato ferito ed ora versa in condizioni gravissime presso il reparto di rianimazione dell'ospedale San Francesco di Nuoro. Non bastano più soltanto misure repressive. Occorre implementare anche le misure di prevenzione per reati così cruenti. Sono vicina come donna e come istituzione a tutta la famiglia di Romina, alla famiglia di Gabriele e anche alla famiglia dell'ex marito. (Applausi dal Gruppo M5S) . VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, oggi noi del Partito Democratico insieme a tutti i Gruppi dell'opposizione abbiamo presentato una mozione per Radio Radicale, per impedire che i tagli del Governo la condannino alla chiusura. Lo abbiamo fatto, signor Presidente, non per tornaconto di partito, ma perché crediamo nella democrazia, nella sostanza della democrazia che è innanzitutto pluralismo, informazione e conoscenza, che formano un'opinione pubblica libera perché è matura e consapevole. Del resto, conoscere per deliberare, il motto di Luigi Einaudi, è lo stesso che campeggia nel logo di Radio Radicale ed è l'essenza della democrazia liberale e l'antitesi di autoritarismo, di totalitarismo, che invece si nutrono e si fondano sul nascondere, sull'oscurare. All'opposto, in tutti questi anni Radio Radicale ha trasmesso e trasmette senza tagli, senza mediazioni, integralmente, senza selezionare i lavori di Camera e Senato, i processi giudiziari, i congressi e le manifestazioni di tutti i partiti, dei movimenti, delle associazioni e svolge un servizio pubblico che colma una lacuna. Per questo Radio Radicale deve vivere e forse per questo la vogliono chiudere: è la radio più politica e per questo deve vivere e forse per questo la vogliono chiudere.