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Le attuali modalità di reclutamento dei medici veterinari dei Dipartimenti veterinari e degli IZS, condizionate dalle restrizioni in essere sul turn over del personale del Servizio sanitario nazionale in combinato disposto con la rigidità dei tetti di spesa storicizzati, presentano come principale criticità quella dell'inserimento in organico del nuovo personale solo a seguito della messa a riposo di dirigenti a fine carriera, determinando in tal modo una discontinuità di competenze e conoscenze che rappresenta un danno indiretto al Servizio sanitario nazionale. Una delle modalità di risoluzione di questa significativa criticità sarebbe quella di prevedere un adeguato ricambio generazionale tramite il coinvolgimento dello specializzando, sin dal primo anno e con la mediazione di un tutor aziendale, nelle attività svolte da veterinari ufficiali, in analogia con quanto avviene già nell'ambito della medicina umana, onde superare la discontinuità di competenze e conoscenze sopra richiamata. Al contempo, con tale soluzione, si avrebbe un impatto positivo sull'efficacia della formazione specialistica veterinaria collocata in un sistema formativo maggiormente integrato e con un più stretto legame tra preparazione teorica e pratica. Parallelamente, dunque, a quanto auspicato per le specialità mediche, si afferma l'ineludibilità di prevedere che anche la medicina veterinaria nelle sue varie articolazioni, con pari dignità legislativa, sia interessata al nuovo percorso di formazione operativa, considerata l'importanza delle relative attività nella prevenzione e promozione della salute e la conseguente necessità di assicurare i migliori e compiuti processi di formazione e le conoscenze professionali dell'intera filiera di programmazione, indirizzo, coordinamento e gestione delle attività di sanità pubblica veterinaria. Di qui la necessità di portare avanti l'esame del modello applicativo contenuto nel disegno di legge AS n. 1106, presentato nella legislatura in corso, riguardante il teaching hospital , estendendolo anche alle specializzazioni dell'area veterinaria, a tale scopo valorizzando, fin dai corsi di laurea e di specializzazione in ambito veterinario, il ruolo degli IZS, già definiti dalla normativa vigente quali enti di formazione e didattica nell'ambito della sicurezza degli alimenti e della sanità animale dove i medici veterinari specializzandi possono svolgere parte della formazione, ai sensi del decreto legislativo 28 giugno 2012, n. 106, e valorizzando, al contempo, anche il ruolo dei Dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie, nei quali gli specializzandi già compiono parte del tirocinio pratico e presso i quali deve essere implementata la formazione sul campo. A tal fine, nel merito, l'articolo 7 prevede che il Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, sentite le regioni e le province autonome, individui le scuole di specializzazione per i medici veterinari di sanità pubblica e il contingente di specializzandi veterinari necessari al fabbisogno delle aree disciplinari di sanità animale, di igiene degli alimenti di origine animale e di igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche. A seguito della summenzionata decretazione, i medici veterinari che, sulla base dei contingenti fissati con le modalità individuate dal decreto stesso, e nel limite numerico degli accessi definiti come di seguito, risultassero in posizione utile nelle graduatorie delle selezioni svolte da ciascuna scuola universitaria, potrebbero quindi accedere alla formazione nelle scuole individuate, previa stipulazione di contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca training field per le specializzazioni veterinarie, istituiti nel successivo articolo, tra IZS e le aziende sanitarie e i candidati utilmente collocati in graduatoria nelle prove per l'accesso alle specializzazioni di cui all'articolo 36 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, che rispondono ai requisiti di cui all'articolo 45, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015 n. 81. L'articolo 8 dispone previsionalmente che tali contratti vengano inseriti nei programmi obiettivo competitività regionale e occupazione, quali progetti finalizzati agli obiettivi sopra citati, con l'equipollenza del titolo rispetto a quelli previsti dal decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368. Prevede, inoltre, che questi siano conteggiati in sovrannumero rispetto alla spesa per il personale già autorizzata e nel limite indicato dalle regioni. In particolare, secondo quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 8, il Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute è tenuto a stipulare, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, protocolli d'intesa con le regioni e le università atti a disciplinare le specifiche del modulo formativo, il numero di accessi, le modalità di frequenza del corso, lo svolgimento della parte teorica presso la sede universitaria e della parte pratica presso le aziende sanitarie locali e gli IZS, valorizzandone le sinergie in punto di collaborazione tecnico-scientifica e in chiave di multidisciplinarietà sul campo. Inoltre, tali contratti possono, in considerazione della possibilità di acquisire personale già specificamente formato, costituire titolo prioritariamente valutabile dagli enti del SSN, nell'ambito delle procedure concorsuali per l'accesso ai ruoli dirigenziali. L'articolo 9 prevede la figura del tutor senior , sotto la cui guida si svolge la formazione pratica degli specializzandi assunti con i contratti training field. Questi sono individuati tra i dirigenti degli IZS e dei Dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali con almeno cinque anni di anzianità di servizio, che, su base volontaria, al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento, decidano di trattenersi in servizio, con lo scopo prevalente di attività di formazione nelle strutture accreditate. Infine, la norma dettata dall'articolo 10 è funzionale a rispondere alle contingenti necessità di assunzione in tempi brevissimi di figure specializzande che possano supplire alla rilevante carenza di professionalità strutturate. Si prevede, infatti, la possibilità di potere assumere specializzandi all'ultimo anno, nei limiti delle risorse di bilancio delle singole strutture. A questo riguardo è bene ricordare come, dopo l'intervento del legislatore nel decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60, si siano ampliate le possibilità di assunzione del comparto sanità da parte delle singole regioni grazie al superamento dell'obbligo di riduzione della spesa per il personale sanitario dell'1,4 per cento rispetto al livello di spesa del 2004. Parallelamente, con il fine di evitare la sovrapposizione tra la figura del controllore e quella del controllato mediante lo stabilizzare nel sistema sanitario nazionale figure che, attualmente, a vario titolo, collaborano con le aziende sanitarie e svolgono, al contempo, anche la libera professione, l'articolo 10, da un lato, istituisce una percentuale minima di controlli che deve essere necessariamente svolta da personale interno e, dall'altro, prevede un meccanismo di premialità sul tetto alla spesa sanitaria (con un incremento del 5 per cento rispetto a quanto previsto dalla legislazione vigente) per le regioni in cui si svolgono complessivamente almeno l'80 per cento delle attività di ispezione e controllo esclusivamente mediante personale dipendente.