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in particolare, le società di software a quanto risulta agli interroganti starebbero offrendo alle aziende e ai commercialisti il servizio di fatturazione elettronica al prezzo di 0,50 euro a documento, giustificando tale prezzo sulla base principalmente del costo che esse devono sostenere per la conservazione sostitutiva (pari a 0,15 euro a documento); alcune società di software prevedono già l'acquisizione di un numero significativo di aziende, con un aumento considerevole del fatturato; di contro, si assisterà, inevitabilmente, ad un incremento dei costi per gli studi di commercialisti, e conseguentemente per i clienti; l'eliminazione della conservazione sostitutiva e dell'apposizione della firma digitale farebbe diminuire in modo significativo i costi complessivi ed eviterebbe un business per gli enti certificatori; per le attività di rifornimento di carburante, sono le banche e le società di intermediazione bancaria che si faranno carico dell'emissione della fattura al costo di 0,50 euro a carico del gestore, generando una protesta generalizzata da parte delle associazioni dei gestori dei rifornimenti di carburante, in quanto il ricavo a litro di carburante erogato non consentirebbe la copertura del costo di emissione della fattura; sarebbe invece opportuno a parere degli interroganti che l'Agenzia delle entrate o la Sogei consentissero l'accesso tramite il loro portale per stampare la copia della fattura emessa o ricevuta e che tale documento fosse valido ed opponibile ai terzi; sarebbe, inoltre, opportuno che la fattura elettronica fosse recapitata direttamente alla PEC del cliente e del commercialista delegato al cassetto fiscale, mentre la normativa vigente prevede l'inserimento di qualsiasi indirizzo e, ovviamente, le società di software tendono ad indicare il loro; infine, sarebbe opportuno realizzare un apposito portale dei commercialisti, anche attraverso gara d'appalto, per la gestione di tutto ciò che interessa i nuovi obblighi di fatturazione elettronica tra privati (in particolare, per l'emissione, l'invio e la ricezione delle fatture elettroniche, nonché per l'importazione sui gestionali di contabilità), per evitare l'intermediazione di altri soggetti, che potrebbero far lievitare i costi, come evidenziato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare le necessarie iniziative per modificare la normativa in materia di fatturazione elettronica nei sensi indicati in premessa, soprattutto per quanto concerne l'obbligo della conservazione sostitutiva e dell'apposizione della firma digitale, al fine di evitare il paventato incremento dei costi per gli operatori e per gli studi di commercialisti. Atto n. 4-00161 DE PETRIS Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nel corso della XVII Legislatura sono stati presentati alcuni atti di sindacato ispettivo concernenti l'insostenibile situazione venutasi a creare al conservatorio Santa Cecilia di Roma, ente sottoposto a vigilanza del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a causa della mala gestione del direttore insediatosi nel novembre 2016. Atti che, tuttavia, non risultano aver ricevuto risposta da parte del Ministro; né ha dato risposta alla segnalazione di una grave interferenza del direttore Giuliani, il quale avrebbe minacciato gli studenti del conservatorio affinché non incontrassero la sen. Ricchiuti, che si era interessata alla questione nel corso della Legislatura (si veda l'atto 4-08186); il direttore Giuliani, oltre alla nota questione concernente il master di secondo livello in "Interpretazione della musica contemporanea" per l'anno accademico 2016/2017 (mai attivato, dopo aver ricevuto i pagamenti degli studenti), avrebbe messo in atto comportamenti discutibili nei confronti del personale. In sintesi, il direttore: 1) avrebbe denegato in passato l'accesso agli atti amministrativi a tre unità di personale interno (due docenti e un tecnico-amministrativo), i quali si sono poi rivolti al TAR ottenendo pieno riconoscimento delle loro ragioni. Ciò avrebbe comportato un danno per il conservatorio, che sarebbe stato condannato alle spese per diverse migliaia di euro; 2) avrebbe seriamente compromesso il corso, fiore all'occhiello del conservatorio, di direzione d'orchestra, dissipando un patrimonio didattico e di talenti; 3) avrebbe anche operato in modo che a tre precari del personale tecnico-amministrativo, che avevano diritto di essere inseriti nelle graduatorie d'istituto permanenti utili per le successive procedure di stabilizzazione, non fosse rinnovato, senza motivazione alcuna, il contratto di lavoro. Sono in corso le relative vertenze innanzi al giudice del lavoro di Roma; l'ultimo episodio concerne la contrattazione decentrata all'interno del conservatorio. Come è noto, oltre al contratto collettivo nazionale, il rapporto di lavoro presso gli Istituti dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica italiani è integrato e arricchito dalla contrattazione di istituto ai sensi del l'art. 40- bis del decreto legislativo n. 165 del 2001 e contratto integrativo nazionale di comparto AFAM 12 luglio 2011; le risorse da destinare ai contratti integrativi sono stabilite dal consiglio d'amministrazione del conservatorio sulla base di una programmazione formale e i criteri di distribuzione del montante contrattuale devono essere contrattati con le organizzazioni sindacali in apposito contratto decentrato, sottoposto alla validazione dei revisori dei conti ex artt. 40 e 41 del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001; in data 14 dicembre 2017, i revisori dei conti avrebbero dato un giudizio assai pesante sul contratto decentrato di istituto sottoscritto dal direttore Giuliani e dal presidente per la parte pubblica, da due organizzazioni sindacali non rappresentative in conservatorio e dalla minoranza della rappresentanza sindacale unitaria, muovendo rilievi contabili e gestionali molto significativi; il direttore avrebbe infatti ottenuto dal consiglio d'amministrazione l'approvazione di una delibera che avrebbe destinato al fondo per il contratto decentrato più di 326.000 euro, proponendo poi alle organizzazioni sindacali un contratto dimensionato su tale cifra. Senonché i revisori, già il 7 dicembre 2017, avrebbero espresso su quella determinazione un parere contrario per patente violazione di norma di legge, in particolare dell'art. 23, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 2017; acquisito tale parere negativo, senza il dovuto nuovo passaggio con i sindacati per definire il contratto secondo le indicazioni ricevute dai revisori, il consiglio di amministrazione nella seduta del giorno 11 dicembre, di cui il direttore è componente di diritto, avrebbe unilateralmente determinato il nuovo montante contrattuale; il 14 dicembre i revisori, tornati sull'argomento, avrebbero obiettato che la riduzione del fondo operata in tal modo non era intelligibile, poiché, oltre all'irregolarità procedurale della mancata consultazione con le organizzazioni sindacali, non avrebbe indicato le modalità operative della riduzione. I revisori avrebbero inoltre imputato al conservatorio, di cui il direttore è rappresentante legale, di non aver dato riscontro agli altri rilievi precedentemente resi, tutti rilevanti ai fini del rigoroso rispetto delle norme di legge regolanti la materia;