[pronunce]

Infine, sempre secondo la Regione, risulterebbe infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 28, comma 12, della legge regionale n. 3 del 1994, perché il tesserino venatorio non può essere considerato un atto di concessione relativo al prelievo venatorio, per il quale il cacciatore deve avere l'abilitazione e la licenza di caccia. L'esenzione dall'obbligo di munirsi del tesserino venatorio sarebbe giustificata dalla circostanza che nelle aziende agrituristico venatorie viene cacciata senza limiti giornalieri selvaggina immessa, proveniente da allevamento. Il tesserino venatorio si configurerebbe come «uno strumento per effettuare una modalità di controllo dell'esercizio della caccia», mentre nelle aziende faunistico venatorie il controllo verrebbe esercitato con altre modalità. 3.- Si è costituito in giudizio l'Ente Produttori Selvaggina-Sezione Regionale Toscana (EPS), parte privata nel giudizio principale, e ha chiesto «il rigetto della questione di legittimità costituzionale sollevata, in quanto inammissibile e, comunque, infondata nel merito», adducendo argomenti analoghi a quelli svolti dalla Regione. In particolare, la questione sarebbe infondata perché ai sensi dell'art. 30, comma 1, della legge regionale n. 3 del 1994, la Giunta regionale propone al Consiglio l'approvazione del calendario venatorio, previo parere dell'INFS, che quindi interviene in sede istruttoria nei termini e nelle forme previste dalla normativa statale. Né avrebbe rilevanza la circostanza che analogo parere non sia espressamente richiesto per i calendari venatori provinciali, dato che la normativa regionale e, segnatamente l'art. 7 della legge regionale n. 20 del 2002, attribuisce alle province solo funzioni integrative, in senso restrittivo, del calendario regionale. Con l'art. 11-quaterdecies, comma 5, del decreto-legge n. 203 del 2005, convertito, con modificazioni, in legge n. 248 del 2005, il legislatore statale avrebbe espressamente consentito, per il prelievo degli ungulati, di derogare ai limiti temporali di cui alla legge n. 157 del 1992 e sarebbe perciò priva di fondamento la questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, commi 5 e 6, della legge regionale n. 20 del 2002. Infondata sarebbe anche la questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 5, della citata legge regionale, nella parte in cui consente il prelievo del cinghiale anche su terreno coperto di neve, in quanto si tratterebbe di previsione finalizzata ad assicurare l'attuazione dei piani di gestione faunistico-venatoria degli ungulati, per ridurre e prevenire l'insorgenza dei gravi danni alle coltivazioni ed alla circolazione stradale. L'infondatezza della questione concernente l'art. 28, comma 12, della legge regionale n. 3 del 1994, deriverebbe dal fatto che nelle aziende agrituristico venatorie la selvaggina cacciata è proveniente da allevamento e viene giornalmente annotata su appositi registri e pagata dai cacciatori previo rilascio di apposita ricevuta, senza alcuna compromissione delle finalità cui è collegato l'obbligo del tesserino regionale. 4.- Con memoria pervenuta a questa Corte il 5 marzo 2013, la Regione Toscana ha chiesto che sia pronunciata «ordinanza di remissione degli atti al giudice a quo atteso lo ius superveniens insistente sulle disposizioni oggetto di questione di legittimità costituzionale» e, in via subordinata, che sia «dichiarata infondata la prospettata questione di illegittimità costituzionale» dell'art. 7, commi 5 e 6, della legge regionale n. 20 del 2002 e dell'art. 28, comma 12, della legge regionale n. 3 del 1994. La Regione Toscana inoltre ha dedotto il difetto di rilevanza «della questione di legittimità costituzionale delle disposizioni in oggetto sollevata dal TAR Toscana» a seguito delle modificazioni apportate dalla legge della Regione Toscana 18 giugno 2012, n. 29 (Legge di manutenzione dell'ordinamento regionale 2012), che avrebbe inteso adeguare la legislazione regionale in materia di caccia alla più recente giurisprudenza costituzionale e in particolare alla sentenza della Corte costituzionale n. 105 del 2012. La legge regionale n. 29 del 2012 ha abrogato il comma 12 dell'art. 28 della legge regionale n. 3 del 1994 e il comma 5 dell'art. 7 della legge regionale n. 20 del 2002, entrambi oggetto di impugnazione, mentre ha modificato in modo sostanziale l'art. 7, comma 6, della legge da ultimo citata, esplicitando anche l'obbligo di acquisizione del parere dell'ISPRA per la predisposizione di piani di abbattimento in forma selettiva di ungulati. Secondo la Regione, alla luce del sopravvenuto mutamento del quadro normativo interessato dalle questioni di legittimità costituzionale, si renderebbe necessaria una nuova valutazione circa la rilevanza e la non manifesta infondatezza delle stesse, «atteso che lo ius superveniens risulta di per sé idoneo a superare i dubbi paventati dall'ordinanza di rimessione». Dalle sopravvenute modificazioni normative deriverebbe non solo l'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale, ma anche l'improcedibilità del giudizio a quo per carenza di interesse, perché l'atto impugnato avrebbe esaurito i suoi effetti e le disposizioni regionali che ne avrebbero determinato l'illegittimità sono state abrogate o modificate. Pur consapevole della più recente giurisprudenza costituzionale sullo strumento con cui adottare il calendario venatorio, la Regione ha ribadito gli argomenti già espressi in merito «all'assenza di una specifica declinazione in senso amministrativo dell'intervento regionale nel citato art. 18 della legge n. 157 del 1992». Alla luce della distinzione legislativa tra "calendario venatorio" e "regolamento" e in considerazione della riconducibilità della fattispecie in esame alla materia della caccia, rientrante nella potestà legislativa residuale della Regione, la ricostruzione ermeneutica più ragionevole indurrebbe a ritenere consentita l'approvazione del calendario venatorio con legge. Nel ribadire l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale concernente l'art. 7, nella sua versione antecedente all'intervento della legge regionale n. 29 del 2012, la Regione ha sottolineato che l'articolo in questione recepisce il disposto dell'art. 18 della legge n. 157 del 1992, quanto ai periodi di caccia e alle specie cacciabili, e che le uniche differenze, dettate da esigenze connesse alla situazione ambientale della realtà territoriale toscana, individuerebbero livelli di tutela più elevati rispetto a quelli stabiliti in tale articolo.