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Io non ho, evidentemente, alcuna simpatia per il principio dell'adeguamento della legislazione di uno Stato ai precetti religiosi, ma sono ancora più convinto della necessità di far prevalere i diritti fondamentali della persona rispetto a discussioni che riguardano, per l'appunto, ideologie, posizionamenti etici, confessioni religiose. In particolare, faccio tesoro delle parole della Convezione internazionale sui diritti dell'infanzia, approvata a New York nel 1989, che dovrebbe essere il nostro faro tutte le volte che parliamo di diritti dei bambini e che all'articolo 3 recita: «In tutte le decisioni riguardanti i fanciulli che scaturiscano da istituzioni di assistenza sociale private o pubbliche, tribunali, autorità amministrative o organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve costituire oggetto di primaria considerazione». Il senatore Compagna ci ammoniva a non pensare che una volta garantiti gli interessi dei minori il resto sia irrilevante. È giusto, sono d'accordo, ma il punto non è questo. Il punto è stabilire, come fa appunto la Convenzione di New York, che una volta tutelati gli interessi dei minori, il resto viene dopo. Il resto, per parafrasare la Convenzione di New York, deve essere oggetto di secondaria considerazione. Il tema, quindi, non è il nostro bisogno di qualche bambino in più in una situazione di calo demografico ma il diritto di ognuno di quei bambini di vivere e crescere in serenità e in un ambiente familiare adeguato alle proprie necessità. Tra poco discuteremo di un provvedimento relativo all'adozione da parte di famiglie affidatarie che riguarda un problema analogo, cioè l'armonizzazione di due principi normativi che rischiano di entrare in collisione tra di loro. In quel caso, probabilmente, la nostra discussione sarà più semplice perché si tratta di due norme interne alla nostra stessa legislazione. In questo caso abbiamo una difficoltà in più, perché dobbiamo relazionarci con una norma che non fa parte del nostro ordinamento. Ciò nulla toglie alla necessità che si compia questo sforzo. La politica lamenta spesso che le corti e i tribunali si sostituiscono al legislatore intervenendo su materie che riguardano i diritti delle persone, ma questo è e sarà inevitabile nel momento in cui il legislatore decide di non intervenire. Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 11,16) ( Segue LO GIUDICE). Così si può verificare, come è accaduto nel nostro Paese proprio relativamente alla kafala , che la Corte di cassazione emetta sentenze che variano a seconda del punto di vista con il quale si relazionano con l'altro ordinamento. Nello specifico, da una parte si avrà una decisione che riconosce in sé la possibilità di un affidamento nella forma della kafala e dall'altra - mi riferisco ad una seconda sentenza sempre della nostra Cassazione - una decisione che riconosce un ricongiungimento familiare tra adulti e un bambino affidato nella forma della kafala . Ebbene, in questi casi si arriva ad una legislazione che può apparire discordante in quanto non si inserisce in un quadro normativo organico e definito. Noi, peraltro, oggi ci troviamo nella situazione, come più volte è stato ricordato, di dover affrontare una procedura di infrazione. Va da sé che nel momento in cui ci facciamo carico e siamo consapevoli di voler essere e restare parte attiva, integrante, dinamica, trainante in un processo di costituzione anche politica dell'Unione europea, dobbiamo considerare che nel momento in cui ci troviamo in procedura di infrazione non siamo di fronte ad un soggetto altro che ci sta sanzionando e che ci costringe a fare cose che non vorremmo: noi siamo parte di tale soggetto, l'Unione europea, ne siamo fondatori. In questo caso vi è un soggetto virtuale, cioè la platea degli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione dell'Aja, con i quali abbiamo liberamente deciso di stare e ai cui principi e ai cui impegni abbiamo volutamente e consapevolmente deciso di adeguarci. Quindi siamo noi stessi a metterci sotto procedura di infrazione, quando lo siamo da parte dell'Unione, perché non rispettiamo un principio, un'azione, un impegno che l'Unione europea ritiene necessaria per garantire un diritto fondamentale com'è, in questo caso, il diritto dei minori a stare all'interno di un contesto in cui la responsabilità genitoriale, e tutto quel che ne consegue, siano adeguatamente tutelati. Proprio per questo ritengo che lo stralcio oggi sia necessario, ma sarà molto importante che a tale decisione si accompagni, come previsto nella discussione che abbiamo svolto in Commissione giustizia e negli interventi delle relatrici oltre che, mi auguro, nella consapevolezza dell'intera Aula del Senato, l'impegno a riprendere immediatamente il resto del disegno di legge già approvato dalla Camera dei deputati. È vero, infatti, che le audizioni che abbiamo svolto in Commissione giustizia, insieme alla Commissione affari esteri, hanno mostrato che da parte dei soggetti interessati, istituzionali o associativi, vi è una serie di perplessità rispetto al modo in cui stiamo regolamentando, attraverso questo provvedimento legislativo, l'applicazione effettiva nel nostro ordinamento della Convenzione dell'Aja. È altrettanto vero che le osservazioni che sono state fatte sono tutte nel merito della regolamentazione: nessuna di esse è stata fatta contro il recepimento della Convenzione o contro il recepimento dell'istituto della kafala . Siamo quindi all'interno di un contesto che si è mosso in modo ordinato, mostrando evidentemente la necessità di un ulteriore approfondimento. Procediamo, quindi, e facciamolo subito, anche perché rischiamo di trovarci domani nella situazione ancora più paradossale di aver ratificato la Convenzione e non avere poi gli strumenti effettivi per rendere quella Convenzione operativamente attuabile. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Rinvio il seguito dell'esame del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Discussione del disegno di legge: DDL 1209 Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozioni dei minori da parte delle famiglie affidatarie PUGLISI ed altri - PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1209. La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo alla relatrice se intende integrarla. FILIPPIN, relatrice . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, il disegno di legge n. 1209 della senatrice Puglisi, da cui ha preso le mosse l'esame in Commissione giustizia, reca: «Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozioni dei minori da parte delle famiglie affidatarie». Si tratta di un complesso di norme volte a ridefinire il rapporto tra procedimento di adozione e istituto dell'affidamento familiare. L'istituto dell'affidamento familiare, disciplinato dall'articolo 4 della legge n. 184 del 1983, è stato creato per dare al minore un ambiente il più possibile sereno durante una «situazione di difficoltà temporanea della famiglia d'origine». Per questa sua specifica finalità, l'istituto dell'affidamento è nettamente distinto, sul piano legislativo, da quello dell'adozione.