[pronunce]

in particolare la pretesa natura espropriativa della norma sospettata di illegittimità costituzionale e l'auspicata affermazione del principio dell'indennizzabilità del pregiudizio prodotto dalla riduzione dell'efficacia temporale dei CCP convaliderebbero l'assunto della giustiziabilità della pretesa di Schering innanzi al giudice ordinario. L'Avvocatura, inoltre, insiste sia sulla perfetta compatibilità con i principî dell'affidamento e della ragionevolezza della normativa impugnata che, accorciando i tempi del riallineamento dell'efficacia dei certificati rilasciati in base alla legge nazionale a quella dei certificati comunitari (secondo un'opzione non imposta, ma neppure esclusa dal regolamento CEE n. 1768 del 1992), riduce in maniera moderata e graduale nel tempo – e senza operarne alcuna ablazione – una protezione percepita come non più rispondente a criteri di equità, sia sulla stretta inerenza tra tutela del diritto alla salute e facilitazione all'acquisto di farmaci generici, meno costosi di quelli coperti da brevetto. Rileva anche che ogni considerazione in ordine alla maggiore o minore onerosità di questi ultimi, a seconda che essi siano o meno branded generics, esula dagli elementi scrutinabili dalla Corte in sede di verifica del parametro della ragionevolezza. Evidenzia infine che in molti casi la normativa contenuta nella legge n. 349 del 1991 ha di fatto prolungato la copertura brevettuale già esistente per alcuni farmaci. 7. – Eli Lilly and Company, F. Hoffmann La Roche A.G. e Sanofi-Synthelabo s.a. osservano nelle loro memorie che negli ultimi anni si è affermata la tendenza all'estensione temporale dei diritti di esclusiva: da un lato, l'art. 63 della Convenzione sul brevetto europeo è stato integrato con un Atto di revisione del 17 dicembre 1991 (entrato in vigore il 4 luglio 1997), volto a consentire agli Stati contraenti di prolungare il periodo di protezione assicurato dalla normativa pattizia o di concedere una privativa aggiuntiva per i prodotti o i processi di fabbricazione la cui immissione sul mercato sia sottoposta a procedura amministrativa di autorizzazione, e, dall'altro lato, nell'art. 33 dell'accordo TRIPs (Trade–Related Aspects of Intellectual Property Rights, firmato a Marrakech il 15 aprile 1994) è stato sancito il principio che la durata della protezione assicurata dal brevetto non può cessare prima della scadenza di un periodo di venti anni dalla data del deposito, implicitamente consentendone l'estensione oltre il suddetto termine. Quanto all'ammissibilità del loro intervento, le deducenti, ricordato che la Corte ha posto significative eccezioni alla regola generale della limitazione del contraddittorio nel giudizio di costituzionalità alle sole parti del giudizio a quo, segnalano che un indice ermeneutico particolarmente significativo si ricava dal regolamento dei giudizi innanzi alla Corte costituzionale, nella formulazione scaturita dalla delibera del 10 giugno 2004: non può invero essere privo di rilievo il fatto che l'art. 4 disciplini ora le modalità di «eventuali interventi» di soggetti diversi dalle parti necessarie, così venendo ad ammetterne tout court la legittimità, almeno tutte le volte in cui l'interveniente sia titolare di una situazione giuridica qualificata e individuale lesa (o favorita) in via immediata e diretta dalla norma oggetto del sindacato di costituzionalità. Ribadiscono quindi che, stante la natura «reale e proprietaria del diritto di esclusiva» – sancita, oltre che dal già menzionato accordo TRIPs, dall'art. 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, firmata a Nizza il 7 dicembre 2000, con norma trasposta nel Titolo II della Costituzione per l'Europa –, la garanzia di cui all'art. 42 della Costituzione si applica in pieno alla esclusiva brevettuale, la quale, peraltro, come elemento e insieme risultato dell'attività economica organizzata in forma di impresa, rientra altresì nell'ambito della tutela accordata dall'art. 41 alla libertà di iniziativa economica privata. Quanto all'interesse per il contenimento della spesa, esso ben può essere soddisfatto attraverso strumenti diversi dalla mortificazione della tutela brevettale, e non è comunque tale da giustificare una compromissione della predetta libertà non essendo funzionale alla salvaguardia della salute pubblica. Ribadiscono che il bilanciamento tra gli interessi connessi alla posizione dei titolari dei certificati complementari di protezione – tutela della salute, della ricerca scientifica e della libertà di iniziativa economica privata – e l'interesse sotteso all'emanazione della norma impugnata – contenimento della spesa pubblica – non fa emergere quelle esigenze inderogabili che, sole, possono giustificare l'incisione del principio dell'affidamento nell'ambito dei rapporti di durata. Quanto poi alle eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura, Eli Lilly and Company, F. Hoffmann La Roche A.G. e Sanofi-Synthelabo s.a. ricordano l'autonomia del giudizio di costituzionalità rispetto al giudizio a quo, autonomia preclusiva di ogni rivalutazione, da parte della Corte, dei prerequisiti processuali antecedenti all'incardinamento del primo, col solo limite del difetto di giurisdizione emergente ictu oculi dalla stessa ordinanza di rimessione. Sostengono quindi che nella fattispecie, lungi dal ricorrere un'ipotesi di tal fatta, la competenza della Commissione a decidere sull'impugnativa proposta da Schering deriva dagli artt. 35, primo comma, e 71, primo comma del r.d. n. 1127 del 1939, trattandosi di provvedimento adottato dall'Ufficio brevetti che si risolve in una reiezione parziale dell'originaria domanda di certificato complementare di protezione. Destituita di fondamento è altresì, a giudizio delle comparenti, l'asserita insufficienza di motivazione dell'ordinanza di rimessione in punto di non manifesta infondatezza del prospettato dubbio di costituzionalità, non vertendosi, nella specie, nell'ipotesi di un giudice a quo che si era limitato a riportare le argomentazioni svolte dalla parte, senza esplicitare la propria opinione in merito a esse, bensì di un rimettente che chiarisce di non poter escludere con certezza la fondatezza del dubbio e dunque, valutato positivamente il fumus boni iuris della questione, la sua scrutinabilità ad opera della Corte costituzionale. 8.– In buona parte sovrapponibili a quelle testé riportate sono le argomentazioni difensive svolte da Menarini International Operations Luxembourg s.a., Malesci Istituto Farmacobiologico s.p.a. e F.I.R.M.A. – Fabbrica Italiana Ritrovati Medicinali e Affini s.r.l., le quali, tuttavia, precisano di essere licenziatarie o sublicenziatarie di due brevetti europei e relativi certificati complementari di protezione, di essere intervenute nel giudizio a quo, sia pure successivamente alla pronuncia dell'ordinanza di rimessione, e di essere state riconosciute legittimate all'intervento, con provvedimento n. 2046 del 20 gennaio 2004 della Commissione, che ha disposto la trasmissione del relativo fascicolo alla Corte costituzionale.