[pronunce]

Sarebbero, infatti, la «"stessa struttura" (sentenza n. 132 del 2018) del "meccanismo normativo" previsto dalla disposizione in oggetto e [la] "sua combinazione" (sentenza n. 166 del 2022) con le previste modalità dirette a dare "piena operatività [a]ll'archivio informatico pubblico nazionale"» a consentire «la possibilità di bloccare per un tempo indefinito il rilascio di nuove autorizzazioni per l'espletamento del servizio di NCC». Ciò che, ha rilevato questa Corte, si è difatti verificato in virtù della perdurante inoperatività, dopo più di cinque anni dall'entrata in vigore del d.l. n. 135 del 2018, come convertito, del registro informatico nazionale. Tanto chiarito, questa Corte, in primo luogo, ha dubitato della conformità dell'art. 10-bis, comma 6, del d.l. n. 135 del 2018, come convertito, all'art. 3 Cost., in riferimento ai principi di ragionevolezza e proporzionalità, sia con riguardo alla sua intrinseca razionalità, alla luce di «un "apprezzamento di conformità tra la regola introdotta e la 'causa' normativa che la deve assistere"», sia in relazione alla «esistenza di una connessione razionale tra il mezzo predisposto dal legislatore e il fine che questi intende perseguire». In secondo luogo, ha dubitato della sua conformità all'art. 41, primo e secondo comma, Cost. La disposizione sospettata, infatti, «per come strutturata», potrebbe dar luogo a «blocchi o sospensioni delle autorizzazioni funzionali all'esercizio di attività economiche» suscettibili di «tradursi in "una indebita barriera all'ingresso nel mercato", ponendosi "in contrasto, altresì, con la libertà formale di accesso al mercato garantita dal primo comma dell'art. 41 Cost." (sentenza n. 7 del 2021)». Inoltre, il divieto da essa recato non sarebbe nemmeno «riconducibile a un motivo di utilità sociale o a un interesse della collettività, apparendo piuttosto rispondere a un'istanza protezionistica», peraltro riferita al mercato del trasporto pubblico non di linea, già caratterizzato da una inadeguata apertura all'ingresso di nuovi soggetti. Ha, infine, dubitato della conformità della disposizione censurata all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 49 TFUE, poiché, proprio in riferimento allo specifico settore del trasporto di persone mediante il servizio di NCC, la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, sezione prima, 8 giugno 2023, in causa C-50/21, Prestige and Limousine SL, ha precisato che restrizioni alla libertà di stabilimento possono essere ammesse solo a condizione, «in primo luogo, di essere giustificate da un motivo imperativo di interesse generale e, in secondo luogo, di rispettare il principio di proporzionalità, il che implica che esse siano idonee a garantire, in modo coerente e sistematico, la realizzazione dell'obiettivo perseguito e non eccedano quanto necessario per conseguirlo». 2.3.- Di conseguenza, questa Corte ha disposto la sospensione del giudizio promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso iscritto al n. 20 reg. ric. 2023. 3.- Nel giudizio introdotto dall'ordinanza iscritta al n. 49 reg. ord. 2024, si è costituita la Regione Calabria, nella persona del Presidente della Giunta regionale pro tempore, che, dopo aver riepilogato le questioni di legittimità costituzionale sollevate da questa Corte, ne ha chiesto l'accoglimento. 4.- Si è costituito in giudizio anche il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo di dichiarare non fondate le questioni di legittimità costituzionale. 4.1.- In ordine alle censure di violazione degli artt. 3 e 41, primo e secondo comma, Cost., la difesa statale osserva che l'istituzione del registro informatico sarebbe funzionale ad avere «un quadro chiaro degli assetti» del mercato del NCC, in modo da consentirne una «efficiente regolazione». Si tratterebbe, in altre parole, di uno strumento preordinato a una corretta «programmazione delle autorizzazioni» rilasciabili. In questa prospettiva, la disposizione sospettata non sarebbe «stata ispirata da istanze protezionistiche», né avrebbe «inteso [...] introdurre un "blocco a regime"» del mercato, mirando «semplicemente [ad] assicurare al sistema un adeguato mezzo di ricognizione generale»: obiettivo, questo, che costituirebbe un motivo di utilità sociale idoneo a giustificare una temporanea sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni. D'altra parte, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe dato impulso, nel mese di febbraio 2024, al confronto con le categorie di settore onde procedere «tempestivamente alla pubblicazione», tra l'altro, di un nuovo «decreto sul registro informatico». In definitiva, dunque, conclude la difesa statale, il vincolo derivante dalla inoperatività del registro de quo sarebbe il frutto di un ragionevole e proporzionato bilanciamento fra lo svolgimento dell'iniziativa economica privata, e quindi l'apertura al mercato, da un lato, e l'utilità sociale, dall'altro. 4.2.- Secondo l'Avvocatura generale, non sarebbe ravvisabile neanche il dedotto contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 49 TFUE. In considerazione della finalità sopra evidenziata, infatti, la preclusione all'ingresso nel mercato di nuovi operatori soddisferebbe l'interesse a una «corretta gestione del trasporto» e tale interesse potrebbe «certamente costituire motivo imperativo di interesse generale» idoneo, secondo la Corte di giustizia UE, a giustificare restrizioni alla libertà di stabilimento garantita dell'evocato parametro interposto. 5.- In qualità di amicus curiae, ha depositato un'opinione scritta - ammessa con decreto del Presidente di questa Corte del 21 maggio 2024 - l'Associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori (ANITRAV), argomentando a sostegno dell'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale e rimarcando la situazione italiana di carenza dell'offerta di autoservizi pubblici di trasporto non di linea. L'opinione precisa, fra l'altro, che non avrebbero «effetti sul presente giudizio» né la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione terza, 27 marzo 2024, n. 6068, che ha annullato il già citato decreto di sospensione n. 86 del 2020, né l'eventuale pubblicazione medio tempore del "nuovo" decreto ministeriale richiamato dalla difesa statale. Non la prima, perché l'annullamento del decreto di sospensione non comporterebbe la «reviviscenza» di quello (istitutivo del registro informatico) sospeso e, pertanto, comunque non consentirebbe ai comuni di rilasciare nuove autorizzazioni. Non la seconda, perché dalla mera istituzione del "nuovo" registro informatico non discenderebbe di per sé anche la sua «piena operatività», cui la disposizione indubbiata subordina il rilascio di nuove autorizzazioni.