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Ritengo, tuttavia, che dovrebbe aprirsi una riflessione sulle entrate proprie dell'Unione, che ha che fare, tra l'altro, anche col futuro dell'Unione europea e che in questo momento non è rinviabile. Lo dico nella consapevolezza che, essendo noi contributori netti, ragionare di aumenti del bilancio europeo può aiutarci a risolvere tante contingenze particolari in tutti i settori, anche se sicuramente ci sottopone ad una pressione finanziaria non indifferente. La esorto dunque veramente, signor Presidente del Consiglio, ad avviare una riflessione seria, sia a livello nazionale che a livello europeo, sul tema delle entrate proprie dell'Unione europea, perché credo che lì si giochi, da una parte, la risposta a Paesi come il nostro, che già molto danno a quel bilancio, ma, dall'altra, anche la prospettiva di futuro dell'Unione europea. Se l'Unione europea non avrà mezzi propri da incrementare e non aumenterà la propria potenzialità di manovra, continuerà a rischiare di giocare una partita di sopravvivenza e non di rilancio verso il futuro. Venendo al merito di alcune questioni agricole, credo che i tagli prospettati, sia per quel che riguarda gli aiuti diretti (per intenderci il Fondo europeo agricolo di garanzia) che gli investimenti e l'innovazione (il Fondo europeo di sviluppo regionale), siano dal nostro punto di vista insopportabili e insostenibili. Allo stesso modo credo che il tema della convergenza esterna, citato già dalla collega che ha parlato prima di me, rischi di essere per noi devastante. Noi siamo colpiti continuamente dalla concorrenza di nuovi Paesi entrati nell'Unione europea, che hanno prezzi e costi molto più bassi di produzione, i quali ricevono entrate dell'Unione europea di gran lunga maggiori perché sono in ritardo di competizione. Se dovessimo andare verso una convergenza esterna, che vuol dire dare di più a chi ha di meno e quindi togliere a noi per dare ancora a quei Paesi, il rischio per la nostra competitività sarebbe grandissimo. Per questo e per tanti altri motivi che rendono centrale la scommessa dell'agricoltura, nel ringraziare dell'impegno annunciato, chiedo che a questo impegno sia data sostanza concreta, perché l'agricoltura è molto legata ai destini di questo negoziato. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Naturale) . PRESIDENTE.È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente del Consiglio, occuparsi del quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea non è qualcosa di meramente contabile e matematico, avulso dalla realtà quotidiana: occuparsi di bilancio significa interrogarsi sul futuro dell'Europa e porre le fondamenta delle scelte strategiche dei prossimi decenni. Decidere se investire nell'una o nell'altra direzione, nella ricerca, nella formazione, nella modernizzazione o nel sociale può essere la chiave di svolta per garantire il rilancio e il rafforzamento dell'Unione europea. Viceversa, tagliare risorse e investimenti, rinchiudersi in nazionalismi o in catastrofismi, oggi sempre di più di moda, può segnare l'inizio della fine, tra l'altro in una fase molto delicata nella quale l'uscita della Gran Bretagna rischia di scombussolare fortemente tutta l'Unione, sia dal punto di vista politico e finanziario, che nei rapporti commerciali, negli scambi interculturali e nelle politiche di bilancio. L'uscita della Gran Bretagna va a sottrarre la bellezza di 12 miliardi di euro dalle casse dell'Unione europea, una cifra importante che dovrà essere compensata innanzitutto dagli altri Stati membri, ma che ciononostante non deve precludere nuovi necessari investimenti. Se ragioniamo in questi termini nel dibattito odierno, serve un bilancio dell'Unione europea decisamente più coraggioso, che preveda un piano di risorse pubbliche e di investimenti a lungo termine nel sapere, nei beni pubblici sociali, nella transizione ecologica, nell'energia e nell'intelligenza artificiale, nonché l'introduzione di uno strumento europeo per la lotta alla disoccupazione, oltre che uno strumento per il controllo dei confini esterni dell'Unione europea. Un aumento anche consistente del budget è un obiettivo da perseguire, proprio perché certe sfide del futuro è meglio affrontarle insieme in un'Europa più forte. In tutto questo bisogna garantire una condizione importante: non deve esserci un aumento della pressione fiscale sui cittadini. Servono invece nuovi strumenti europei per finanziare investimenti di lunga durata. Devono contribuire di più coloro che finora non lo hanno fatto: penso alle grandi multinazionali e a quelle aziende che hanno un impatto ambientale negativo. Pertanto, bene pensare a imposte sulle transazioni finanziarie, bene imposte sulle missioni di carbonio e bene tasse sui profitti dei monopoli digitali, combattendo allo stesso tempo evasione, elusione fiscale e il fenomeno dei paradisi fiscali. Signor Presidente, c'è un aspetto che mi preme sottolineare particolarmente. In un mondo in cui aumentano esponenzialmente gli scenari di crisi e viene sempre meno la funzione di scudo protettivo da parte degli Stati Uniti, c'è sempre più bisogno di una difesa europea che sia in grado di garantire sicurezza non soltanto all'Unione in quanto tale e ai singoli Stati membri, ma anche a tutte quelle aree limitrofe in cui vi è necessità di ripristinare stabilità politica e condizioni di pace. Dunque, in particolare, va contrastata la proposta della Presidenza finlandese di dimezzare il Fondo europeo della difesa. Insomma, serve un bilancio più coraggioso e ambizioso. Serve davvero, come lei diceva, signor Presidente, un'Europa che si dia coraggio e che pensi alla salvaguardia della ricerca, del sapere, dell'agricoltura sostenibile, della competitività e del contrasto al crimine organizzato, affinché questi non siano soltanto slogan , in quanto ne va del futuro dell'Europa e del nostro. Servono risorse adeguate e un'Italia che si batta per ottenerle. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, Fratelli d'Italia considera importante quanto detto in quest'Aula, per la prima volta in verità, dal Presidente del Consiglio e da altri autorevoli esponenti della cosiddetta maggioranza di Governo. Riteniamo importante quanto ha detto il Presidente del Consiglio, perché, per la prima volta, ha giudicato assolutamente inadeguata la proposta del presidente del Consiglio europeo Michel, su cui in molti in questa maggioranza avevano fatto affidamento. Tale proposta è però stata condivisa dalla Commissione e ci chiediamo che fine abbia fatto il commissario italiano, che tra l'altro ha una delega in materia economica. Il Presidente del Consiglio, inoltre, ha giudicato non rispondente alle attese quanto è stato proposto, in cui non vi è traccia - o poca - delle ambizioni esposte dal nuovo presidente Ursula Von der Leyen all'atto del suo insediamento. Ricordo a tutti in quest'Aula che questa maggioranza si è realizzata sulla base di quelle promesse e di quell'alibi secondo cui l'Europa cambiava grazie alla maggioranza che aveva eletto Ursula Von der Leyen con il suo progetto e le sue proposte ambiziose, che avrebbero ridato un'anima all'Europa.