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Vorrei concludere con una notazione che considera le parole del presidente Macron, il quale ha detto, qualche giorno fa, che non si possono avere Paesi che beneficiano largamente della solidarietà dell'Unione europea e allo stesso tempo mostrano egoismo quando si parla dei migranti. Sappiamo a chi si riferiva, ma in questo caso ritengo che tali parole siano giuste. Il presidente Macron ha ragione: sì, il comportamento di Francia e Germania è stato davvero inaccettabile ed è il momento di porvi fine. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP e del senatore Buccarella) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, vorrei dire al presidente Conte, con molto rispetto, che non riusciamo ad essere soddisfatti per come il nostro Governo si è mosso in vista del prossimo Consiglio europeo. Un Governo che si dice "del cambiamento" dovrebbe attuare dei cambiamenti tangibili o, quantomeno, creare condizioni favorevoli all'attuazione di cambiamenti tangibili. Ebbene, di cambiamenti non ne abbiamo visti, o meglio ne abbiamo visti pochi e quelli che vediamo non sono positivi. Ci pare evidente che poco o niente sia stato fatto per arrivare a dei cambiamenti positivi. Nel campo della politica estera e di quella migratoria in particolare, le dichiarazioni di principio, le enunciazioni vaghe, alle volte fino ai confini della banalità, hanno un senso e una incisività solo se vengono seguite da risultati concreti. La domanda che dobbiamo porci è questa: stiamo ottenendo dei risultati concreti? Non ci pare. C'è stata un'innovazione di metodo - questo sì - ed è consistita in ciò: il Ministro dell'interno rompe tutto e poi, dopo alcuni giorni o alcune ore, il Presidente del Consiglio prova a riattaccare qualche coccio. È forse questa una sana divisione del lavoro? No, presidente Conte, me lo lasci dire. A parte che sui problemi decisivi non possono esserci nel Governo due voci e due linee - e men che meno tre o quattro voci e linee - questo metodo del politico buono, che arriva a moderare gli eccessi del politico cattivo, rappresenta una garanzia di insuccesso, sulla scena nazionale e su quella internazionale (Applausi dal Gruppo PD) e rende la nostra azione internazionale meno attendibile e meno efficace. È forse più vicina, oggi, la riforma del Regolamento di Dublino - per noi straordinariamente punitivo - approvato da Forza Italia e Lega nel 2003? Possiamo dire di aver fatto passi avanti sul rafforzamento di Frontex e della protezione europea delle frontiere, sulle regole europee per l'asilo, sul superamento delle disparità contributive per gli arrivi che provengono dalla rotta mediterranea in confronto ai contributi che ci sono per gli arrivi che provengono dalla rotta balcanica? Possiamo dire di aver fatto passi avanti sui movimenti secondari, di averli fatti sulle sanzioni per i Paesi che non mostrano solidarietà? Su tutti questi fronti purtroppo finora nessun risultato è arrivato. L'unica cosa avvenuta è la seguente: il nostro Paese da una parte si è prestato all'accusa di realizzare colpi di mano propagandistici sulla pelle di persone inermi, chiudendo i porti a navi impegnate in attività di salvataggio, dall'altra ha acuito le tensioni con i Paesi a noi tradizionalmente più vicini e che erano e restano indispensabili per arrivare a modifiche migliorative del Regolamento di Dublino. Insomma, finora abbiamo visto una politica che combina alta visibilità, scarsa credibilità e assenza di realizzazioni concrete. È paradossale che si pensi di ottenere davvero qualcosa di tangibile sulle politiche di accoglienza, che hanno bisogno di più forti politiche sovranazionali e di condivisione degli oneri tra i vari Stati, facendo il filo all'Ungheria, alla Polonia, alla Repubblica Ceca, alla Slovacchia, al Vice Premier austriaco, al Ministro degli esteri tedesco. Signor presidente Conte, avvertiamo la necessità di rivolgerle un suggerimento: incida di più sul modo di porsi del suo Governo. Finora l'Italia ha fatto notizia, più che per le proposte ragionevoli che avanzato, per le forzature scomposte che ha messo in campo. (Applausi dal Gruppo PD) . Con la politica degli atti simbolici e delle spallate non si va da nessuna parte: si ottengono dei titoli ma non dei risultati. Come dimostra l'operato del Governo che ha preceduto il suo, si può essere allo stesso tempo umani a rigorosi, umani ed efficaci. (Applausi dal Gruppo PD) . Per ora il suo Governo è riuscito nella non invidiabile impresa di apparire allo stesso tempo poco umano e poco efficace; il suo Ministro dell'interno - ed è l'ultima cosa che dico - afferma che oggi siamo più forti e più rispettati, ma purtroppo non è vero: l'Italia è più debole e più isolata. Nei giorni scorsi un osservatore ha spiegato la situazione in termini chiari: pensare di conquistarsi la considerazione dei nostri partner dell'UE urlando di più è controproducente come cercare di farsi rispettare di più dai vicini di casa spingendo al massimo il volume del televisore. Signor Presidente del Consiglio, trovo che questa affermazione contenga una solida e chiara verità; gliela offro garbatamente, la ponderi, la soppesi, la valuti. Spesso alzando la voce si risulta solo più rumorosi, non più autorevoli, e se si ricorre di continuo alle esibizioni muscolari si finisce per apparire non più solidi ma solo più aggressivi. Come è stato suggerito da alcuni analisti, è saggio non anteporre l'ideologia all'interesse nazionale e comprendere che l'interesse nazionale lo si serve in maniera piena cercando in questa fase di essere protagonisti come Italia in un'Europa più forte e non facendo i Pierini in un'Europa più debole. Non è questo che secondo noi oggi serve all'Italia. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Donno. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, siamo alla vigilia dell'approvazione del Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 sulla base della proposta presentata dal presidente Jean Claude Junker all'Europarlamento lo scorso 2 maggio. Abbiamo preso atto di come l'iniziativa della Commissione persegua l'obiettivo di modernizzare il bilancio dell'Unione, rendendolo più flessibile (anche attraverso l'introduzione di strumenti speciali), semplice e trasparente, riducendo gli oneri burocratici per i beneficiari e prestando maggiore attenzione al valore aggiunto europeo degli interventi ammessi al sostegno dell'Unione. Il nuovo bilancio, basato su un rafforzamento del legame tra finanziamenti e rispetto dello stato di diritto, e su un approccio equilibrato nella gestione del disavanzo provocato dalla Brexit, sarà incentrato sulle priorità dell'Unione europea, così individuate: mercato unico; innovazione e agenda digitale; coesione e valori; risorse naturali e ambiente; migrazione e gestione delle frontiere; sicurezza e difesa, vicinato e resto del mondo e pubblica amministrazione europea.