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Ciò che occorrerebbe, invece, più che la definizione rigorosa degli aspetti statutari, è prevedere la costituzionalizzazione del divieto di passaggio ai privati delle quote della SpA, al fine di impedire che perda di significato prioritario la citata proposta di legge Daga, oltre che per mettere in sicurezza il concetto che l'acqua è un bene demaniale e quindi pubblico, con finalità pubblica e non lucrative che sono proprie di una SpA. Occorre quindi una disposizione che impedisca ai privati di entrare nella SpA e questo è possibile solo con una norma di rango costituzionale. Il concetto di acqua quale bene pubblico deve essere inserito nella Costituzione, in modo che valga per tutti gli enti di gestione delle acque. Mi riprometto a breve di presentare un disegno di legge costituzionale in tal senso. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE.È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, quando è arrivata la notizia che il Governo voleva presentare il cosiddetto decreto crescita, l'abbiamo accolta con grande soddisfazione, perché la nostra esigenza è proprio di intervenire sulla crescita di questo Paese. Purtroppo poi è arrivato in forma scritta e abbiamo potuto leggere i 110 articoli del quale è composto e ci siamo resi conto che, fatta eccezione per il titolo che sicuramente incarna i bisogni degli italiani e dell'Italia, di crescita non c'era assolutamente niente. Oltretutto abbiamo fatto un'altra considerazione: il Governo, presentando questo decreto crescita, di fatto smentisce se stesso, perché - ricordo a quest'Assemblea, ma credo che tutti i colleghi lo abbiano ben presente - il Governo fino a un mese fa ha sostenuto che tutte le misure previste nella legge di bilancio e che sono state difese da tutto l'Esecutivo, direi con ancora maggiore passione dal Ministro competente, garantivano una crescita pari all'1 per cento del PIL. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo sempre saputo che questo non era possibile. Nessuno di noi credeva che le misure contenute nella legge di bilancio potessero far crescere la nostra Nazione dell'1 per cento. Adesso con il decreto crescita - come vi dicevo prima - il Governo si è smentito, perché ha capito che aveva bisogno di fare ben altro per sostenere la crescita, ma anche questa volta ha perso una grande occasione. Infatti, che il decreto crescita sia deludente non lo diciamo soltanto noi di Fratelli d'Italia o altre opposizioni, ma è lo stesso DEF che lo certifica, prevedendo che il provvedimento, insieme al decreto sblocca cantieri, contribuirà alla crescita del PIL per l'anno in corso per lo 0,1 per cento. Che cosa significa questo? Significa che, sommato alle previsioni di crescita a legislazione vigente che sono dello 0,1, l'Italia nel 2019 dovrebbe registrare un incremento complessivo del PIL pari appena allo 0,2 per cento del PIL. Questo vuol dire che le previsioni che aveva fatto il Governo e la magnifica - come ci hanno raccontato - legge di bilancio portano a una crescita dello 0,2 per cento. Che cosa comporterà questo per la nostra Nazione? Continuerà a far rimanere l'Italia fanalino di coda di crescita di tutta l'Europa. Il grande Governo del cambiamento dunque ha di fatto riprodotto nelle sembianze le ricette economiche del passato: fare più spesa corrente e soprattutto farla in deficit . Noi abbiamo sempre detto che il deficit non ci preoccupa così tanto, ma ci preoccupa per quale motivo i soldi si spendono in deficit. Faccio un paragone da madre di famiglia: se io domani mi indebito perché voglio mandare mio figlio in un'università a seguire un master , quello che contraggo è un giusto debito; se invece mi indebitassi per mandare mio figlio in vacanza, credo che non sarei una buona madre. È un paragone semplice, che mi serve però per far capire l'atteggiamento che ha questo Governo. L'Italia avrebbe bisogno di tutt'altro per ripartire, perché nel decreto-legge in esame non c'è niente di quello che servirebbe. Fratelli d'Italia ha sempre detto di che cosa c'è bisogno per far ripartire questa Nazione: prima di tutto ha bisogno di un grande choc fiscale, cosa di cui per adesso non vediamo traccia. Oggi siamo soddisfatti perché è stato accolto un ordine del giorno di Fratelli d'Italia, di cui mi auguro il Governo tenga conto, sulla flat tax incrementale. Si tratta di un ordine del giorno che non comporta costi perché prevede, per chi l'anno scorso ha presentato una dichiarazione dei redditi di 50.000 euro e quest'anno una di 70.000 euro, di pagare sui 20.000 euro la tassa piatta del 15 per cento. Di questo siamo contenti, anche se non si tratta di quello choc fiscale che - ricordo - era il primo punto del programma elettorale di tutto il centrodestra, compresa la Lega, per le elezioni politiche. Non c'era differenza tra noi e la Lega, perché anche per la Lega era uno dei punti qualificanti con i quali si è presentata di fronte agli italiani per poter avere i voti. Vedremo se prima o poi la flat tax o tassa piatta arriverà e se sarà deludente come questo decreto crescita. Mancano assolutamente, in questo provvedimento, anche tutti quegli investimenti materiali e immateriali per modernizzare l'Italia. Ricordo che a tutti noi e a tutti i cittadini italiani il fatto di avere infrastrutture antiquate e di non averle ammodernate comporta un costo di circa 70 miliardi di euro all'anno. Nel decreto crescita, che invece avrebbe contribuito veramente alla crescita della nostra Nazione, non c'è alcuna misura volta alla riduzione della burocrazia e sappiamo bene che essa è uno di quegli elementi che bloccano più di altri proprio la crescita dell'Italia e, oltretutto, scoraggia moltissimo tutti coloro che vogliono fare impresa nel nostro Paese. Vorrei poi fare riferimento oggi a un tema che ha visto una grande discussione nelle Commissioni riunite 6 a e 10 a , ovvero l'Ilva. Voglio tirare fuori nuovamente questo argomento perché dimostra la mancanza di visione di una politica industriale della nostra Nazione. L'Ilva è la rappresentazione plastica del perché imprenditori, imprese, aziende importanti del resto del mondo non possono venire a investire nella nostra Nazione. Ricordo che non c'è solo l'Ilva: in Commissione industria abbiamo circa 180 crisi industriali aperte e qual è la visione del ministro Di Maio? È una visione che fa cadere le braccia, una visione assistenzialista come quella del reddito di cittadinanza. La sua ricetta per risolvere le crisi industriali si chiama ammortizzatori sociali. Questo lascia basito chi appartiene al Paese reale. Come può un Ministro avere la visione di un piano industriale se parla solo ed esclusivamente di ammortizzatori sociali? Questo ci preoccupa moltissimo, ma un altro fatto ci desta preoccupazioni nella stessa misura. Ieri abbiamo visto che il motivo per il quale molte aziende non investono nella nostra Nazione è la mancanza della certezza del diritto: i contratti che firmano le aziende che vengono nel nostro Paese per portare i soldi, per investire, diventano carta straccia. Quindi, tutto quello che è in un contratto viene smentito. Si fanno delle leggi retroattive. Si toglie ciò che era importante nella definizione dell'acquisizione di quell'industria come se nulla fosse.