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Ed è evidente che, proprio per questa natura, l'appuntamento del referendum non può essere collegato ad altre rappresentazioni elettorali di tutt'altra natura e di espressione politica, tanto è vero che - conclude la Suprema Corte - «grazie ai tempi, alle modalità, alle fasi in cui è articolato il referendum , carica la scelta politica del massimo di razionalità di cui, per parte sua, è capace, e tende a ridurre il rischio che tale scelta sia legata a situazioni contingenti». Peraltro, l'affluenza alle urne è asimmetrica, per l'ovvia ragione che si vota in sei Regioni italiane, non in tutte, per complessivi 18 milioni di elettori. Quindi, voglio sottolineare l'aspetto che non lo dice solo il senatore Pagano; lo dice la Corte costituzionale: un appuntamento referendario non può essere inquinato da situazioni contingenti collegate ad altri appuntamenti di natura politica. È evidente a tutti noi che, se si vota nello stesso giorno in sei Regioni e non in tutta Italia - e si vota, quindi, in modo asimmetrico rispetto alla rimanente parte del territorio nazionale, per 18 milioni di italiani - si influenza, si droga in modo spudorato l'affluenza alle urne per il referendum costituzionale, tenuto conto della natura assolutamente unica di questo tipo di referendum . Quest'ultimo, infatti, deve intervenire - badate bene - non su una legge qualunque, non su una legge ordinaria, ma sulla nostra Carta costituzionale. Allora, dobbiamo stare attenti: non basta l'emergenza sanitaria per giustificare un provvedimento chiaramente viziato da incostituzionalità. Concludo, affermando anche un altro aspetto di cui ho parlato questa mattina in Commissione. Quando il sottosegretario Variati ha dichiarato che bisognava mettere tutto insieme perché lo suggeriva il Comitato tecnico-scientifico, gli ho ricordato che esistono oltre 5 milioni di elettori italiani che vivono all'estero. (Applausi) . Molti di questi italiani vivono in Paesi dove il virus Covid-19 è in questo momento particolarmente acuto. Leggevo poco fa la notizia che nel solo Brasile, nella giornata di ieri (quindi soltanto in ventiquattr'ore), sono stati conteggiati oltre 35.000 nuovi contagi. Il Covid-19 è inoltre in crescita negli Stati Uniti d'America, in Cile e in tantissimi altri Paesi del Nord e Sud America. È evidente che questo tipo di contagio non è diffuso in modo pianificato su tutto il Pianeta. Quindi, interferire sulla campagna referendaria degli italiani che vivono all'estero (che sono elettori italiani come tutti noi e che hanno i nostri stessi diritti costituzionali di espressione del voto) vizia vieppiù - rispetto alle condizioni e agli elementi di cui ho parlato prima - questo provvedimento sul piano della legittimità costituzionale. Stiamo parlando della volontà di far esprimere gli italiani, a prescindere se votino sì o no (non è questo, cari colleghi, l'argomento di cui stiamo trattando). Ripeto, si tratta esclusivamente del diritto di far esprimere gli italiani in modo assolutamente regolare. Siccome la volontà di far svolgere questo referendum è non di un certo senatore, ma di oltre 70 senatori appartenenti a tutti i Gruppi politici presenti in Parlamento, credo che sia un diritto di tutti evidenziare questo aspetto e, pertanto, invito tutti ad essere coerenti con la loro richiesta di referendum . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Ciriani per illustrare la questione pregiudiziale QP2. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, per illustrare il significato, inevitabilmente anche politico, della nostra questione pregiudiziale credo sia necessario inquadrare in termini non solo politici la situazione che contraddistingue l'attività del Parlamento e, in particolare, del Senato. Il decreto-legge che dovremmo votare da qui a qualche ora è l'ennesimo provvedimento che arriva in Senato senza la possibilità di una vera, franca e fattiva discussione che possa produrre dei risultati nel confronto tra maggioranza e opposizione. D'altra parte, il Parlamento serve a questo: a confrontare le posizioni e, se possibile, trovare una sintesi tra i diversi orientamenti in campo. Quello in esame è invece l'ennesimo decreto-legge su cui poi inevitabilmente verrà posta la fiducia. Si tratta di un decreto-legge che arriva a pochissime ore dalla scadenza dei sessanta giorni e che si inserisce, anche se con piccole diversità rispetto agli altri, nel solco dei ripetuti decreti-legge che arrivano e sostituiscono integralmente l'attività parlamentare. Ricordo, infatti, che a due anni dall'insediamento del Governo non abbiamo visto nemmeno una legge di iniziativa parlamentare. I decreti-legge vengono convertiti con la fiducia e c'è anche di peggio: spesso la fiducia viene posta non in seconda, ma addirittura in prima lettura. Quindi, l'attuale Governo ha trasformato il nostro bicameralismo perfetto in un monocameralismo intermittente a corrente alternata, cioè funziona una volta la Camera e una volta il Senato. Spesso la Camera dei deputati si occupa di leggi aventi impatto finanziario, mentre al Senato viene «riservata» soltanto la possibilità di occuparsi di norme di carattere ordinamentale che non hanno impatto finanziario (o che magari ce l'hanno, ma essendo preclusa la discussione è come se non ce l'avessero). Tutto questo avviene in sessanta giorni. C'è poi un'altra novità fantastica del nuovo modo di legiferare. Il decreto spesso assorbe un altro decreto - così diventando un maxidecreto - perché, con un emendamento approvato in Commissione, un decreto successivo viene inglobato nel decreto precedente, creando la necessità di un'ulteriore... (Brusio). Signor Presidente, così è veramente difficile parlare. PRESIDENTE. Colleghi, mi rivolgo soprattutto a coloro che appartengono addirittura allo stesso Gruppo dell'oratore e che continuano imperterriti, a parlare; per cortesia abbassate il tono della voce. CIRIANI (FdI) . Come dicevo, Presidente, c'è anche questa novità per cui i decreti assorbono altri decreti con la necessità politica di accelerare i tempi per cui tutto diventa davvero impossibile. Questo monocameralismo intermittente, a corrente alternata, secondo me è in spregio al Parlamento. Oggi, leggendo velocemente la rassegna stampa, ho constatato che un'importante notista politico, facendo il riassunto della giornata di ieri, ha scritto che il Parlamento è stato umiliato. Se a tutto ciò che ho detto aggiungiamo il fatto, signor Presidente e colleghi, che ieri il Presidente Conte ha voluto fare, in quest'Aula, una semplice informativa anziché una comunicazione, come per legge è previsto, allora lei capisce che dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che ancora residuano all'opposizione per farci sentire, per la dignità del ruolo che assumiamo entrando in questa Camera. Infatti la dignità del Parlamento, dei parlamentari e dell'opposizione si esprime anche con le pregiudiziali per far capire al Governo, che ha la testa dura, che le opposizioni non sono un soprammobile e che vanno rispettate, che vanno ascoltate, e che il Parlamento tutto va rispettato e ascoltato. Ieri sera - l'ho ascoltato solo stamattina in replica - il presidente Conte, con toni ironici e beffardi, ha detto di aver invitato le opposizioni a Villa Pamphili - beato lui - e che non si sarebbero presentate.