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Signor Presidente, c'è allora da resistere anche a quelle forze politiche che antepongono la convenienza elettorale alla responsabilità di governo. Purtroppo però, Presidente, c'è da resistere anche verso quelle forze politiche che si definiscono convinti sostenitori del Governo, ma non riescono a fare meno del primo avvocato del popolo che ci spiega che i suoi elettori vorrebbero staccare la spina domani mattina. Questa è la responsabilità che mettono in campo le prime forze politiche del nostro Parlamento. Resista, Presidente, anche a quei partiti che si definiscono europeisti, ma non riescono a fare a meno di alleanze con gli amici di Orban, gli amici di Putin e i nemici di Bruxelles. Così non si va da nessuna parte. Quando rileggeremo questi cinque anni, quando ci allontaneremo da questa legislatura, uniremo i puntini e scopriremo che nell'ambito di quelli che sono stati episodi, dal Presidente del Consiglio che è venuto a spiegarci che al Metropol non era successo nulla tra il suo Ministro dell'interno e un po' di mondi russi, dall'occupazione con l'esercito e i generali russi nel cuore delle nostre istituzioni durante la pandemia fino alle dichiarazioni irresponsabili, a conflitto aperto, sul tema del ruolo della Russia in quella vicenda, c'è una cultura giallo verde. Non è stato l'incidente ad aver generato il primo Governo della legislatura. C'è una cultura pericolosa che non è solo quella populista e sovranista, ma è anche quella che alimenta retroscenismo, ambiguità, paura, diffidenza verso le istituzioni. Su questo, Presidente, noi siamo con lei. Su questo ha tutto il nostro sostegno e lo avrà anche nella giornata di oggi, nella quale, se me lo permette, voglio ringraziare la senatrice Bonino, che anche nelle ultime ore ha dato alla maggioranza un contributo importante proprio sui temi della politica estera. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, autorevoli Ministri e colleghi, sono centoventi giorni di guerra; centoventi giorni che vediamo immagini televisive, riceviamo notizie su vittime civili, su bambini uccisi. Sono centoventi giorni che soldati ucraini e soldati russi muoiono al fronte. Sono centoventi giorni di bombardamenti terribili su città che in questi mesi di guerra sono state distrutte. C'è stato un dibattito in Europa, anche in Italia, al quale però non ci possiamo prestare. Deve essere molto chiaro a tutti noi che c'è chi ha invaso, chi ha occupato territori, chi ha distrutto città, chi ha distrutto famiglie, chi ha messo in ginocchio un Paese; c'è invece chi ha subito questa azione violenta, illegittima. C'è chi ha bombardato la nostra umanità, signor Presidente, e noi questo non lo possiamo accettare mai. È per questo che le siamo grati, è per questo che siamo orgogliosi del nostro Governo, del Presidente del Consiglio, dei nostri Ministri. Siamo orgogliosi della politica che abbiamo portato avanti nell'affrontare le drammatiche questioni internazionali, le complicate implicazioni e conseguenze economiche e sociali. Bene le azioni che stiamo intraprendendo: noi abbiamo bisogno di mettere un tetto al costo del gas, abbiamo bisogno di bloccare la crescita del costo degli idrocarburi, abbiamo la necessità di bloccare la crescita del costo dell'energia. Il caro energia colpisce tutti, colpisce le famiglie, i cittadini, le piccole attività, il turismo e la grande industria. Dobbiamo continuare, signor Presidente, a difendere il potere d'acquisto dei nostri salari e delle nostre pensioni. Dobbiamo continuare a sostenere la competitività del nostro sistema economico e produttivo e lo dobbiamo fare con l'azione che lei sta portando avanti con le istituzioni europee e mondiali, cercando nuovi fornitori, ma cercando anche di avere una politica comune basata sulla solidarietà reciproca e sul necessario aiuto che i Paesi devono dare agli altri Paesi, in particolare nella Comunità europea. Soprattutto, signor Presidente, dobbiamo continuare a difendere le democrazie liberali, l'Europa e le sue istituzioni, l'Europa e la sua storia e cultura. Bisogna continuare a difendere il popolo ucraino con tutti gli strumenti utili e possibili. Siamo dalla parte giusta, signor Presidente, e il Parlamento oggi e domani avrà una grande responsabilità. La sua relazione è stata chiara, profonda e comprensibile a tutti, nel metodo, nell'approccio e negli obiettivi: sosteniamo l'Ucraina semplicemente perché è la cosa giusta da fare, è il nostro dovere e anche il nostro interesse. Inviamo le armi, come molti Paesi della NATO, semplicemente perché l'Ucraina, se noi non lo avessimo fatto, oggi probabilmente non esisterebbe più. Questo noi non ce lo potremmo perdonare nella storia e nei confronti dei nostri figli. (Applausi) . Dobbiamo essere determinati, dobbiamo essere testardi a ricercare la pace. Il suo viaggio in treno, signor Presidente, non può fermarsi. Il suo viaggio in treno, non quello fisico ma quello politico, deve continuare. Abbiamo il dovere di riaprire il dialogo e lei, signor Presidente, è l'uomo che ha la giusta statura morale, la necessaria autorevolezza e la reale convinzione per poterlo fare. Noi saremo al suo fianco e a fianco del nostro Governo. Su questo punto siamo motivati come Partito Democratico, crediamo in quello che stiamo facendo, crediamo nel suo Governo, siamo con gli ucraini, siamo con gli italiani, siamo con i cittadini europei, siamo per i diritti e per il diritto internazionale. Lo sforzo è stato enorme e continuerà a essere enorme. Il Paese ne è cosciente, ma questa è l'unica via che possiamo e dobbiamo perseguire. Io credo che le forze politiche di maggioranza abbiano dato visione a tutto il Paese - ahimè - di quelle che sono le difficoltà della democrazia. Però, signor Presidente questo è comprensibile; in Parlamento si parla, ci si confronta, si cercano accordi e si cerca di unire punti di vista diversi. In queste ore è avvenuto proprio questo, perché c'erano dei dubbi, che secondo noi erano dei dubbi sbagliati. Io sono felice e orgoglioso di aver sottoscritto una risoluzione che ha fugato questi dubbi e che dà pieno mandato a lei e al suo Governo, signor Presidente del Consiglio, di rappresentarci in maniera adeguata e autorevole, per raggiungere la pace a fianco del popolo ucraino. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, la pandemia prima e la guerra oggi hanno determinato uno scenario totalmente inimmaginabile fino a due anni fa. Il conflitto in Ucraina ha ridisegnato i confini geopolitici, per non parlare poi delle ripercussioni sull'economia globale. Di fronte a un tale sconvolgimento dell'ordine politico ed economico non è pensabile che l'Europa possa proseguire sulla strada tracciata prima che l'invasione russa avesse inizio. Appare quantomeno stonato pensare che oggi la priorità sia la transizione energetica. Presidente, non mi fraintenda: