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3 L’erogazione del contributo è subordinata alla dichiarazione resa dal beneficiario di impegno a proseguire l’attività per almeno cinque anni e a non alienare per lo stesso periodo le attrezzature ammesse a contributo, tranne che per il rinnovo delle stesse. 4 All’acquisto delle attrezzature e delle materie prime di cui alla presente legge provvedono i garanti regionali dei diritti dei detenuti e, laddove non istituiti, le regioni. 4 (Apprendistato e attività formative) 1 La sovvenzione di cui all’articolo 3 è subordinata alla frequenza, da parte del richiedente, di un corso professionale o all’effettuazione di un periodo di apprendistato di durata non inferiore ad un anno o al possesso della qualifica relativa all’attività che si intende svolgere, anche se acquisita mediante esame di idoneità ai sensi della legislazione vigente in materia di inserimento nel mercato del lavoro. 2 I detenuti che frequentano corsi di formazione professionale, che per cause oggettive, non dipendenti dalla loro volontà, non completino il ciclo didattico, possono comunque accedere ad una prova di idoneità, da svolgere a cura del Centro per l’impiego competente per territorio, al fine dell’acquisizione della qualifica. 5 (Procedure) 1 I detenuti interessati ad usufruire delle agevolazioni finanziarie previste dalla presente legge inoltrano istanza al Garante regionale dei diritti dei detenuti o al Presidente della regione o all’assessore regionale competente, corredata dal nulla osta dell’autorità carceraria o, in caso di pena scontata in forma alternativa, dell’autorità comunque competente alla sorveglianza, indicando le proprie generalità, il tipo di attività che si intende svolgere e l’importo presunto delle attrezzature e dei materiali per cui si chiede il beneficio. 2 Il Garante regionale dei diritti dei detenuti o il Presidente della regione o l’assessore regionale competente è autorizzato a nominare, su richiesta del soggetto beneficiario, una o più figure professionali che svolgono attività di assistenza nelle fasi di progettazione, di realizzazione degli interventi e di avviamento delle attività. 3 L’attività di assistenza di cui al comma 2 ha durata annuale ed è rendicontata al Garante regionale dei diritti dei detenuti o al Presidente della regione o all’assessore regionale competente, con cadenza mensile per il primo semestre e bimestrale per il secondo. 4 Le spese relative all’attività di assistenza sono decurtate dal contributo concesso al detenuto, non possono superare il 10 per cento del contributo medesimo e sono rimborsate dietro presentazione di idonea documentazione contabile. 6 (Relazione annuale) 1 Il Garante regionale dei diritti dei detenuti o il Presidente della regione o l’assessore regionale competente invia annualmente al Ministro della giustizia una relazione sullo stato di attuazione della presente legge. 7 (Disposizioni finanziarie) 1 Per le finalità della presente legge è autorizzata la spesa di euro 10.000.000 per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015. 2 Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della giustizia. 2 Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 1 1 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della giustizia, con proprio decreto, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, stabilisce il numero di posti letto regolarmente presenti in ciascuno degli istituti di pena italiani ai fini dell’esecuzione penale sulla base di un conteggio effettuato ai sensi degli standard attualmente in uso, fissati dal decreto del Ministro per la sanità 5 luglio 1975, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 luglio 1975, con riferimento agli ambienti di vita nelle civili abitazioni. 2 Nessuno può essere detenuto per esecuzione di una sentenza in un istituto che non abbia un posto letto regolare disponibile. Qualora non sia possibile l'esecuzione della sentenza di un condannato proveniente dallo stato di libertà nell'istituto a tal fine individuato e non sia possibile individuarne altro idoneo che non contraddica il principio di territorializzazione della pena, previsto dall'articolo 42 della legge 26 luglio 1975, n. 354, la pena è espiata in taluno dei luoghi di cui all’articolo 47- ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, o in altro luogo indicato dallo stesso condannato, con relative eventuali prescrizioni stabilite dal giudice responsabile dell'esecuzione. 3 Il Ministero della giustizia costituisce una lista di coloro che attendono di scontare la pena carceraria. La lista segue l'ordine cronologico dell'emissione delle condanne. Un adeguato numero di posti letto deve essere preservato libero, nonostante la lista di attesa, e riservato all’esecuzione della pena nel caso essa derivi dalla commissione di reati contro la persona ovvero di taluno dei delitti di cui all’articolo 51, commi 3- bis e 3- quinquies , del codice di procedura penale. 4 Il periodo di conversione temporanea dell'ordine di esecuzione in obbligo di permanenza ai sensi del comma 2 è computato al fine della complessiva espiazione della pena al pari della detenzione in carcere. Qualora il soggetto non ottemperi all'obbligo di permanenza nel domicilio e alle eventuali prescrizioni imposte, il computo del complessiva esecuzione della pena viene interrotto. 1 (Modifica dei benefici penitenziari) 1 All'articolo 4- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni: a il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1 . L'assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI possono essere concessi ai detenuti e agli internati per i delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordinamento costituzionale, per delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416- bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, nonché per i delitti di cui agli articoli 416- bis e 630 del codice penale e dall'articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, solo se sono stati acquisiti elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva.