[pronunce]

che in tale pronuncia questa Corte ha fra l'altro sottolineato come al legislatore non è precluso ritenere, nell'ambito della sua discrezionalità, che in rapporto a determinati delitti colposi la "resistenza all'oblio" nella coscienza sociale - su cui si radica la durata della prescrizione - e la complessità dell'accertamento dei fatti siano omologabili a quelle della corrispondente ipotesi dolosa, giustificando, con ciò, la sottoposizione di entrambi ad un identico termine prescrizionale; che un simile apprezzamento - ha puntualizzato la Corte - può legittimamente esprimersi anche attraverso la introduzione di deroghe alla disciplina generale; che corrisponde, infatti, ad un dato di comune esperienza quello secondo cui fattispecie, pure ascrivibili a titolo di colpa - quale la ipotesi colposa di cui all'art. 449 cod. pen. - generino nell'attuale momento storico un allarme sociale particolarmente intenso e richiedano nella generalità dei casi accertamenti complessi, tanto nella fase delle indagini quanto in quella processuale; che analoghi principi sono stati poi ulteriormente ribaditi nella successiva sentenza n. 112 del 2018, con la quale è stata dichiarata non fondata un'analoga questione di legittimità dello stesso art. 157, sesto comma, cod. pen. , con riguardo ai reati di frana colposa e naufragio colposo di cui allo stesso art. 449, in riferimento, rispettivamente, agli artt. 426 e 428 cod. pen. ; che, agli effetti dell'odierno scrutinio, non rilevano, in quanto fra l'altro non ancora in vigore, le modifiche normative introdotte al regime della prescrizione ad opera dell'art. 1, comma 1, lettere d), e), ed f), della legge 9 gennaio 2019, n. 3 (Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici); che la questione proposta, non aggiungendo argomenti nuovi o diversi da quelli già esaminati, deve essere pertanto dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, sesto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Torino, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 febbraio 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 maggio 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA