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Eppure, di queste cose non si parla più, e invece stiamo parlando oggi del green pass , un meccanismo che non deve essere di discriminazione tra le persone, ma deve consentire a chiunque di avere certezza che, nel momento in cui ha a disposizione quello strumento, non è immune dall'infezione, ma certamente ha di fronte a sé una barriera in più rispetto alla circolazione del virus, perché si è vaccinato, perché ha contratto l'infezione e ne è guarito o perché, a seguito del tampone, ha verificato di non esserne infetto. Tutto questo è sfuggito addirittura dal nostro dibattito, arrivando a polarizzare la questione con chi è pro e chi è contro il vaccino: niente di più sbagliato. (Applausi) . Tanto più che in questo momento non parliamo neppure del merito del provvedimento, perché stiamo facendo dichiarazioni di voto sulla fiducia che il Governo ha imposto sul provvedimento, risolvendo qualsiasi discussione e - lo dico anche con dispiacere - impedendo l'approvazione di qualche utile ordine del giorno che avrebbe dato indirizzo politico al Governo, magari impegnandolo a dare spiegazioni ai cittadini. Vede, signor Presidente, c'è un tema che tende a sfuggire dal dibattito, quello dello spiegare, del convincere, del far comprendere la bontà delle scelte prese. Nel caso specifico, passando alla questione specifica del green pass , questo viene percepito alla fine come uno strumento surrettizio per imporre un obbligo vaccinale che, nella realtà dei fatti, per legge non esiste allo stato attuale. Noi dobbiamo arrivare a fare in modo che il green pass , da parte dei nostri concittadini, sia visto come uno strumento utile e di buonsenso, che superi alcune indubbie contraddizioni che si erano create con la prima attuazione quale, ad esempio, quella tra chi sale su un autobus e il lavoratore che guida quell'autobus o tra chi va in un ristorante e chi lavora in quel ristorante. È chiaro che tutto questo produce confusione e noi siamo qui a dire al Governo ancora una volta di fare le cose con buonsenso, perché noi partecipiamo a questa compagine di Governo per dare agli italiani soluzioni di buonsenso, non per creare confusione. Spostandomi volutamente sulla questione del vaccino, che è stata testé toccata da altri colleghi, aggiungo che il Governo deve spiegare l'utilità del sistema vaccinale, l'utilità nell'affrontare la pandemia attraverso il vaccino, superando anche quelle contraddizioni che non sono venute prima dalla politica, ma che sono venute dal mondo dell'informazione, che ha portato in televisione frotte di pseudoscienziati a dire tutto e il contrario di tutto, fino ad arrivare a creare confusione nei nostri concittadini. Non facciamo passare gli italiani come terrapiattisti e come no vax, perché da quelle frange estreme, da cui tutti vogliamo tenerci ben distanti, dobbiamo distinguere anche coloro che non hanno avuto informazione. In effetti, signor Presidente, tranne qualche spot con qualche sportivo o con qualche noto volto televisivo, non abbiamo sentito alcuna informazione convincente per dire ai nostri concittadini di fidarsi del meccanismo creato per difendere gli italiani dall'infezione. Occorre che ci sia impegno a spiegare le cose. Viviamo in una stagione nella quale sembra evaporata la responsabilità, per cui gli atti vengono presi quasi come atti di fede. Ho ascoltato prima l'intervento del collega Errani, che sembrava che fosse in chiesa a predicare, se non fosse che è di estrazione veterocomunista, perché ha fatto solo atti di fede. Ebbene, a me hanno insegnato a scuola - ma penso che qualcuno di voi lo ricordi come me - che la scienza si nutre di dubbi, non mette punti esclamativi, ma punti di domanda e si interroga costantemente. (Applausi) . Chi oggi pretende atti di fede, perché lo ha detto il ministro Speranza, mette francamente sulla cattiva strada anche la più forte speranza dei nostri concittadini. Signor Presidente, noi abbiamo bisogno di sapere che il Governo, attraverso il green pass , darà un'ulteriore spinta alla riduzione del rischio di contagio nel nostro Paese, ma che in parallelo ci sarà una forte azione di comunicazione e di informazione corretta su qual è il valore del sistema vaccinale e il sistema che, attraverso il green pass , impedisce la proliferazione del contagio. Gli atti di fede li lasciamo ovviamente alle religioni e a chi professa e non certamente all'ambiente della scienza. Non invidio per questo chi dubbi non ne ha e chi viene qua dentro a dire: «Le cose vanno fatte così perché è così». Se tutte le cose fossero così certe - bontà di Dio - non avremmo avuto tutte le incertezze che ci sono state finora. Ci ricordiamo tutti, ad esempio, che Astrazeneca andava somministrato fino a una certa età, poi si è indicata un'età diversa, poi è stato tolto dal commercio, con annessi e connessi. Queste cose non possiamo dimenticarle. Se oggi una parte dei nostri concittadini è confusa e non ha ancora fiducia che si verrà a capo dell'infezione pandemica attraverso il meccanismo vaccinale, di cui tutti siamo convinti, dobbiamo porci una domanda e dare delle risposte che non vanno evase ma date, ancora una volta dico, con buonsenso. L'applicazione del green pass deve essere fatta con buonsenso. Non abbiamo bisogno di atti di autorità, ma di autorevolezza. (Applausi) . Se non c'è autorevolezza, qualsiasi provvedimento il Governo dovesse in futuro scegliere troverà certamente diffidenza e contrasto da una parte dei nostri concittadini che, per quanto possa essere minoritaria, abbiamo il dovere di considerare, di rispettare, di ascoltare e di comprendere e far comprendere. Mi spiace, signor Presidente, che questa deriva stia portando un po' a distinguere tra chi è buono e chi è cattivo. Ho sentito anche qualche dibattito televisivo in cui si è arrivati addirittura a distinguere tra chi ha il green pass perché è vaccinato e chi ha il green pass perché ha fatto il tampone, sostenendo che i primi sono buoni e i secondi invece sono dei dubbi scommettitori sulla salute. Non è il metodo giusto. Questo sistema, approvato già qualche mese fa, dando parere favorevole all'Unione europea, non deve discriminare, ma si deve basare essenzialmente sul buon senso. Sono ben felice che a farsi carico di portare queste parole al Governo ci sia il sottosegretario Sileri, che - mi consenta la battuta - non scrive libri, ma si impegna a dare informazioni. Vede però, signor Sottosegretario, lei deve spiegare al suo principale interlocutore, cioè al Ministro della salute, che noi abbiamo bisogno che le autorità sanitarie nazionali facciano chiarezza su alcuni punti che sono rimasti nebulosi. Non esistono ancora protocolli che spieghino bene come ci si deve curare quando si contrae la malattia e si resta a casa. Queste cose vanno chiarite, altrimenti si crea confusione. E magari qualcuno si inserisce in questa confusione, facendo un po' come i venditori di pozioni di serpente nel Far West nel 1800; non abbiamo bisogno di queste persone, non abbiamo bisogno che ci sia uno spazio vuoto riempito da questi soggetti. Sta al Governo la responsabilità di dare spiegazioni ai nostri concittadini e fornire elementi perché si convincano che le azioni messe in campo sono volte alla salvaguardia della salute dei nostri concittadini e non a costringerne e a ridurne i diritti.