[pronunce]

a) « che il giudice, secondo il suo prudente e libero apprezzamento, tenuto conto della documentazione allegata al ricorso (allo stato degli atti)» (ovvero, in alternativa, «previa eventuale acquisizione di documenti o sommarie informazioni») «possa valutare l'insussistenza concreta del periculum in mora e, per l'effetto, esonerare il ricorrente dal versamento della cauzione ovvero ridurne l'ammontare»; b) «che il giudice, a seguito di accertamento delle condizioni economiche del ricorrente, anche contingenti, previa eventuale acquisizione di documenti e sommarie informazioni, possa esonerare i cittadini meno abbienti dal versamento della cauzione, ovvero ridurne l'ammontare»; c) «che il cittadino ammesso al patrocinio a spese dello Stato sia esonerato di diritto dal versamento della cauzione»; che, ciò premesso in ordine all'oggetto delle censure svolte dai rimettenti, in relazione, invece, ai parametri evocati, gli stessi concordano – all'infuori del Giudice di pace di Ivrea (r.o. n. 657 del 2004), che si limita a dedurre la violazione del solo articolo 24 della Carta fondamentale – nel dubitare della legittimità costituzionale della norma suddetta per contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione; che, difatti, tutti i Giudici di pace rimettenti, seppur con diverse argomentazioni, ritengono che la previsione normativa in questione, nel subordinare l'ammissibilità del ricorso giurisdizionale all'adempimento dell'onere economico consistente nel versamento di una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall'organo accertatore, discrimini i soggetti ricorrenti in relazione alle loro differenti condizioni economiche, in particolare precludendo (o comunque rendendo difficoltoso) l'accesso alla tutela giurisdizionale ai soggetti privi di adeguati mezzi economici; che in tutte le ordinanze di rimessione è ipotizzata anche la violazione dell'art. 24 della Costituzione, in base al rilievo che la prestazione imposta dalla norma impugnata ostacoli l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale (per giunta proprio in un settore caratterizzato, come non mancano di rilevare numerosi giudici a quibus, dal fatto di non addossare alcun onere, né economico né tecnico, al cittadino), eliminando, o comunque comprimendo, la tutela per i non abbienti, e rivelando così come la finalità della riforma posta in essere dal legislatore del 2003 sia esclusivamente quella di creare un forte deterrente alla presentazione dei ricorsi al giudice di pace; che i Giudici di pace di Sondrio (r.o. n. 523 del 2004), Mileto (r.o. n. 525 del 2004), Penne (r.o. n. 526 del 2004), Bassano del Grappa (r.o. nn 559 e 696 del 2004), Cesena (r.o. nn. 586, 587, 645 del 2004) e Terracina (r.o. n. 626 del 2004) ipotizzano un contrasto anche con l'art. 2 della Costituzione; che i rimettenti testé menzionati, nel ribadire l'ingiusta (ed irragionevole) discriminazione che la norma impugnata realizzerebbe a carico dei soggetti privi di adeguati mezzi economici, deducono la violazione della norma costituzionale suddetta, atteso che tra i diritti inviolabili dell'uomo rientrerebbe pure quello all'eguaglianza, come valore assoluto della persona umana e diritto fondamentale dell'individuo; che il contrasto, invece, con l'art. 25 della Costituzione è prospettato dal solo Giudice di pace di Lugo (r.o. n. 579 del 2004), il quale ritiene che la preclusione all'esperimento del ricorso giurisdizionale, conseguente all'imposizione del previo pagamento di una cauzione quale condizione per la sua ammissibilità, abbia l'effetto di distogliere dal suo giudice naturale precostituito per legge l'esame dell'impugnazione, proposta avverso il verbale di contestazione dell'infrazione; che viene dedotta, inoltre, la violazione dell'art. 111 della Costituzione dai Giudici di pace di Castellamare di Stabia (r.o. n. 429 del 2004) e Roma (r.o. n. 709 del 2004), secondo i quali l'imposizione di un previo pagamento cauzionale a carico del ricorrente – destinato per di più a convertirsi, in caso di sua soccombenza, in un prelievo (totale o parziale) in favore dell'amministrazione – si tradurrebbe in un “privilegio” per la pubblica autorità, con conseguente violazione del principio della parità delle parti in contraddittorio, di cui all'art. 111 della Costituzione; che, infine, i Giudici di pace di Vasto (r.o. n. 463 del 2004) , Novi Ligure (r.o. n. 482 del 2004), Bassano del Grappa (r.o. nn. 559 e 696 del 2004), Milano (r.o. n. 578 del 2004), Genzano di Roma (r.o. n. 644 del 2004), Cesena (r.o. n. 645 del 2004) e Roma (r.o. n. 709 del 2004) ipotizzano il contrasto con l'art. 113 della Costituzione, evidenziando come la previsione di un onere economico per poter adire le vie giudiziali si risolva in un ingiustificato ostacolo per la tutela in sede giurisdizionale dei diritti contro gli atti della pubblica amministrazione, essendo essa, invece, «sempre» (e quindi, almeno tendenzialmente, in via incondizionata) riservata ad ogni cittadino; che tutti i rimettenti, così variamente motivata la non manifesta infondatezza dei prospettati dubbi di costituzionalità, circa, invece, la loro rilevanza, danno atto del mancato versamento – nei rispettivi giudizi a quibus – della somma prevista dall'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992. Considerato che i Giudici di pace meglio indicati in epigrafe hanno, tutti, sollevato questione di legittimità costituzionale – in relazione agli artt. 2, 3, 24, 25, 111 e 113 della Costituzione – dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), disposizione introdotta dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), aggiunto dalla legge di conversione 1° agosto 2003, n. 214; che i Giudici di pace di Castellammare di Stabia (r.o. n. 429 del 2004) e Roma (r.o. n. 709 del 2004) hanno anche impugnato, l'uno, il comma 5 dell'articolo di legge suddetto, l'altro, i commi 5 e 6; che tutte le questioni sollevate, per la loro evidente connessione, vanno trattate congiuntamente, per cui va disposta la riunione dei relativi giudizi; che questa Corte, investita di analoghe questioni – prospettate con riferimento ai medesimi parametri invocati dagli odierni rimettenti – aventi ad oggetto sempre l'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs.