[pronunce]

in proposito la citata sentenza n. 24 del 2022 avrebbe respinto l'impugnazione allora articolata dallo Stato sul presupposto che le opere erano sottoposte a rigorose limitazioni, limitazioni corrispondenti a quelle ora stabilite nell'art. 128 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023. Anche la norma contenuta nel comma 6 trova corrispondenza in una disposizione presente nella legge reg. Sardegna n. 1 del 2021, e avrebbe già superato il vaglio di questa Corte. La previsione, letta in combinato disposto con il successivo comma 7, ammetterebbe i recuperi dei sottotetti con modifiche esterne alle unità immobiliari nelle zone urbanistiche A-centro storico, solo se conformi al piano particolareggiato, adeguato al piano paesaggistico regionale (PPR), rispetto a cui la disposizione non porrebbe alcuna deroga. D'altronde, la necessaria conformità delle opere di ristrutturazione con il piano particolareggiato sarebbe ribadita dall'art. 128, comma 1, lettera g), della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023 anche per zone diverse da quella A. 2.3.2.- La Regione autonoma Sardegna controbatte, poi, alle censure di mancato rispetto degli standard urbanistici per gli interventi relativi ai seminterrati e piani pilotis (art. 124) e agli spazi di grande altezza nella parte in cui non «si considera come cubatura il riutilizzo di sottotetti che precedentemente non costituivano volume urbanistico» (art. 125). Ad avviso della resistente, la violazione da parte di tali norme degli standard e del principio di pianificazione sarebbe stata dedotta genericamente e non terrebbe neppure conto che la normativa censurata deve essere raccordata con le vigenti prescrizioni urbanistico-edilizie statali e regionali. D'altra parte, analoghe censure sarebbero state dichiarate non ammissibili e non fondate dalla citata pronuncia n. 24 del 2022 che ha sindacato le disposizioni in materia di sottotetti, seminterrati, piani pilotis e riuso di spazi di grande altezza, con motivazioni estensibili alla fattispecie in esame. In particolare, è richiamato il passaggio della decisione secondo cui il ricorrente deve indicare con precisione il precetto violato e «approfondire il complesso contenuto della previsione regionale, particolarmente pregnante alla luce del carattere articolato della disposizione statale richiamata e delle successive specificazioni, contenute nel D.M. 1444 del 1968 e nel decreto assessoriale 20 dicembre 1983, n. 2266/U che nel contesto sardo ha recepito la disciplina statale». 2.3.3.- La resistente rafforza la difesa richiamando, ancora una volta, il sopravvenuto art. 4, comma 1, lettera c), numero 2), della legge reg. Sardegna n. 17 del 2023, con cui si è garantito il rispetto degli standard urbanistici relativi a spazi pubblici, verde pubblico e parcheggi. 2.3.4.- La difesa regionale assume poi la non fondatezza della doglianza relativa all'art. 126 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023 - che prevede la possibilità, per le strutture ricettive alberghiere, di chiudere, con elementi amovibili, verande e tettoie coperte già legittimamente autorizzate - per tre diverse ragioni: a) anzitutto, sarebbe erroneamente evocato il parametro interposto, in quanto l'art. 6, comma 1, lettera e-bis), del d.P.R. n. 380 del 2001 riguarda l'edilizia libera, mentre la disposizione regionale censurata riguarderebbe interventi minori sottoposti alla SCIA; b) inoltre, l'art. 6 t.u. edilizia non sarebbe norma fondamentale di riforma economico-sociale; c) infine, anche questa disposizione sarebbe analoga ad altra contenuta nella legge reg. Sardegna n. 1 del 2021, la quale sarebbe stata ritenuta esente dai lamentati vizi di legittimità costituzionale dalla ricordata sentenza n. 24 del 2022. 2.3.5.- Inammissibile e non fondata sarebbe anche la censura dell'art. 127 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023, che consente ampliamenti volumetrici a favore dei portatori di handicap grave, ripetendo disposizioni introdotte nell'ordinamento sardo sin dal 2007. In primo luogo, il motivo estenderebbe del tutto genericamente e immotivatamente le doglianze svolte con riguardo ai precedenti articoli, rispetto a una disposizione edilizia di tipo speciale, rivolta alle abitazioni dei disabili; in secondo luogo, il ricorrente non terrebbe conto che l'intervento consentito è subordinato a precise e rigorose condizioni, tra cui anche un vincolo quinquennale di intrasferibilità dell'immobile e un vincolo di modifica della destinazione d'uso; in terzo luogo, l'incremento volumetrico in parola non comporterebbe né l'aumento del carico insediativo, né modifiche dell'assetto urbanistico, in quanto limitato all'abitazione del soggetto portatore di disabilità. 2.3.6.- A dire della Regione, ancora non fondato sarebbe il vizio di illegittimità costituzionale delle norme contenute nell'art. 128, comma 1, lettere a) e b), della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023. La prima norma escluderebbe legittimamente dall'ammissibilità degli interventi derogatori «non legittimamente realizzati, ovvero non ancora legittimati», consentendoli, per contro, per i cespiti che abbiano preventivamente ottenuto «l'autorizzazione, sotto tutti i profili, delle opere eventualmente realizzate sine titulo». La seconda norma - che limita i disciplinati riutilizzi agli immobili esistenti alla data di entrata in vigore della legge - non contrasterebbe con i parametri evocati, per le medesime ragioni difensive espresse con riguardo alle censure proposte in relazione alle norme che regolano i singoli interventi. 2.3.7.- Ancora, priva di pregio sarebbe la doglianza spiegata nei confronti dell'art. 133 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023, dettata per la valorizzazione degli immobili della borgata di pescatori di Marceddì. Diversamente da quanto sostenuto in ricorso, da un lato, la norma non consentirebbe la sanatoria di immobili abusivi, i quali se non sanabili, saranno destinati ad essere demoliti, secondo l'ordinaria disciplina; dall'altro lato, gli interventi previsti sarebbero subordinati all'approvazione di un atto pianificatorio appositamente previsto dall'art. 40 della legge reg. Sardegna n. 8 del 2015 per la riqualificazione degli ambiti urbani e delle periferie, anche attraverso l'incremento di dotazione degli standard. 2.4.- In ultimo, la Regione si difende sul secondo motivo di ricorso relativo all'art. 131 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023. In via preliminare, il motivo con cui si contesta l'inserimento nell'edilizia libera dell'apposizione delle pergole bioclimatiche sarebbe improcedibile in quanto oggetto di ius superveniens. Infatti, l'art. 4, comma 2, della legge reg.