[pronunce]

mancato superamento da parte dell'assistito dell'età di sessantacinque anni nelle fattispecie aventi ad oggetto le provvidenze non riconoscibili dopo tale data) o della palese insussistenza dei requisiti amministrativi (ad esempio, la mancanza dei requisiti contributivi per le prestazioni previdenziali ai sensi della legge n. 222 del 1984; il possesso di redditi superiori a quelli previsti dalla legge per la quasi totalità delle provvidenze di invalidità civile; la riduzione della capacità lavorativa e il mancato svolgimento di attività lavorativa per l'assegno mensile di assistenza, ai sensi dell'art. 13 della legge 30 marzo del 1971, n. 118 recante «Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5, e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili»). In ordine alla prospettata violazione dell'art. 3 Cost. sotto il profilo della irragionevolezza della disciplina di cui all'art. 445-bis cod. proc. civ. , in quanto - a detta della parte privata - per ottenere l'accertamento stabile, ai sensi dell'art. 2909 del codice civile, del diritto in contestazione, si dovrebbe obbligatoriamente fare ricorso alla seconda fase che avrebbe come funzione primaria quella di opposizione alle conclusioni della CTU, l'INPS osserva che: a) se la prima fase si conclude con il decreto di omologa dell'accertamento dello stato sanitario in senso favorevole alla parte privata, questa non ha motivo di passare alla fase successiva, in quanto il requisito sanitario non è più contestabile; b) se, invece, non vi è l'accordo e si passa alla fase successiva, il giudizio di merito di cui al sesto comma dell'art. 445-bis cod. proc. civ. avrà la medesima funzione rivestita in passato dal giudizio di appello e si concluderà con una sentenza avente l'efficacia di cui all'art. 2909 cod. civ. L'INPS ritiene, inoltre, privi di pregio i dubbi di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 Cost., sollevati dalla parte privata in ordine alla assunta duplicazione del termine per il deposito delle osservazioni alla perizia ai sensi dell'art. 195 cod. proc. civ. e di quello di cui al quarto comma dell'art. 445-bis cod. proc. civ. per il deposito della dichiarazione di dissenso (non richiedente né osservazioni né motivazioni), alla dedotta brevità del termine di trenta giorni di cui al sesto comma, per il deposito del ricorso introduttivo del giudizio di merito (tale termine apparirebbe, invece, congruo, su tale oggetto del contendere essendosi già disquisito in sede di ATP), alla specificità dei motivi ai fini dell'ammissibilità del ricorso (tale requisito condiziona anche l'ammissibilità dell'appello in materia di lavoro). Del pari non condivisibili sarebbero, ad avviso dell'INPS, le deduzioni della parte privata in ordine al possibile aggravio degli adempimenti, essendo configurabile, piuttosto, una effettiva deflazione del contenzioso, soprattutto se il procedimento di accertamento sanitario sia avviato dalle parti private solo una volta accertata l'esistenza dei requisiti amministrativi per beneficiare delle prestazioni previdenziali e assistenziali. L'INPS insiste, pertanto, affinché le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 445-bis cod. proc. civ. siano dichiarate non fondate.1.- Il Tribunale ordinario di Roma, in composizione monocratica e in funzione di giudice del lavoro, con ordinanza del 18 gennaio 2013 (r.o. n. 204 del 2013) ha sollevato questioni di legittimità costituzionale: 1) dell'art. 445-bis del codice di procedura civile, rubricato «Accertamento tecnico preventivo obbligatorio», in toto, nonché dell'art. 10, comma 6-bis, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248, comma aggiunto dall'art. 20, comma 5-bis, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e, poi, modificato dall'art. 38, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, in riferimento agli artt. 3, 24, 38 e 111 della Costituzione; 2) dell'art. 445-bis cod. proc. civ. , in toto, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost.; 3) dell'art. 445-bis, quarto, quinto e sesto comma, cod. proc. civ. , in riferimento agli artt. 3, 24 e 38 Cost.; 4) dell'art. 445-bis, settimo comma, cod. proc. civ. , in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost. Il rimettente premette di essere chiamato a pronunciare su un ricorso per accertamento tecnico preventivo (d'ora in avanti, «ATP»), ai sensi dell'art. 445-bis cod. proc. civ. , proposto da R.A. nei confronti dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (d'ora in avanti, «INPS»), per ottenere il pagamento delle provvidenze economiche d'invalidità civile (indennità di accompagnamento). In punto di fatto il Tribunale espone che, nell'atto introduttivo del giudizio a quo, il ricorrente ha affermato di avere inutilmente esperito il procedimento amministrativo e di essere portatore di una invalidità e/o inabilità di grado tale da giustificare la concessione della prestazione richiesta; che, instaurato il contraddittorio, l'INPS ha resistito al ricorso, concludendo per il suo rigetto; che la parte privata ha sollevato questioni di legittimità costituzionale della normativa citata, normativa che è articolata nei seguenti termini. L'art. 445-bis cod. proc. civ. (Accertamento tecnico preventivo obbligatorio), articolo aggiunto dal numero 1 della lettera b), comma 1, dell'art. 38 del d.l. n. 98 del 2011, come modificato dalla relativa legge di conversione, con i termini di applicabilità previsti dal comma 2 dello stesso art. 38, mentre il settimo comma è stato aggiunto dalla lettera f, comma 1, dell'art. 27 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2012), così dispone: