[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 164, quarto comma, e 168, primo comma, numero 2, del codice penale promosso con ordinanza del 28 giugno 2004 dal Tribunale di Reggio Calabria nel procedimento di esecuzione nei confronti di M.A., iscritta al n. 989 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 giugno 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di Reggio Calabria ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale: a) dell'art. 164, quarto comma, del codice penale, nella parte in cui prevede che la sospensione condizionale della pena non possa essere concessa più di due volte, anche quando il superamento di tale limite numerico sia determinato dalla sopravvenienza di condanne per reati commessi anteriormente alla concessione del beneficio ed a pene che – cumulate alla parte residua della pena sospesa che, ad avviso del giudice, dovrebbe espiarsi, tenuto conto del periodo di sospensione condizionale trascorso e della condotta tenuta in esso dal condannato, avuto riguardo ai parametri di cui all'art. 133 cod. pen. – non superino i limiti indicati dall'art. 163 cod. pen. ; b) dell'art. 168, primo comma, numero 2, cod. pen. , nella parte in cui non prevede che il giudice, investito della richiesta di revoca della sospensione condizionale della pena per sopravvenienza di condanne per fatti commessi anteriormente alla concessione del beneficio, determini – tenuto conto del periodo di sospensione condizionale trascorso e della condotta in esso tenuta dal condannato, avuto riguardo ai parametri di cui all'art. 133 cod. pen. – la misura residua in cui la pena sospesa deve essere eseguita; e che, ove tale pena residua, cumulata alle pene da eseguirsi per effetto delle condanne sopravvenute, non superi i limiti indicati dall'art. 163 cod. pen. , possa rigettare la richiesta di revoca, qualora ritenga che il beneficio resti idoneo a perseguire le sue finalità; che il rimettente riferisce di doversi pronunciare, quale giudice dell'esecuzione, sulla richiesta del pubblico ministero di revoca, ex art. 168, primo comma, numero 2, cod. pen. , della sospensione condizionale della pena concessa ad una persona, in atto detenuta, in relazione a due sentenze di condanna per ricettazione (art. 648 cod. pen.): la prima alla pena di un anno di reclusione, oltre la multa; la seconda alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, oltre la multa; che la richiesta era motivata dalla sopravvenienza, nei confronti della stessa persona, di due ulteriori sentenze di condanna per delitti di ricettazione anteriormente commessi: l'una alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione, oltre la multa; l'altra alla pena di due anni di reclusione, oltre la multa; che il rimettente osserva come, in tale situazione, le norme impugnate imporrebbero una «vincolata e meccanica» revoca del beneficio, basata unicamente sul superamento «astratto» dei limiti di pena e di numero di condanne inflitte: senza tener conto – come sarebbe viceversa imposto dagli artt. 3 e 27 Cost. – dell'impatto che il ripristino dell'esecuzione della pena, per un verso, e la parziale positiva «esecuzione del beneficio della sospensione condizionale», per un altro verso, assumono rispetto al processo rieducativo del reo; che, alla luce della giurisprudenza di legittimità, difatti, l'istituto della sospensione condizionale della pena parteciperebbe – alla stessa stregua delle misure alternative alla detenzione previste dalla legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà) – di una finalità di prevenzione speciale, intesa alla rieducazione del reo: finalità che, peraltro, si realizza non già consentendo al condannato di scontare la pena con modalità più o meno distanti dal comune trattamento carcerario; ma sospendendo la stessa esecuzione della pena, che viene mantenuta solo come «minaccia», per l'ipotesi in cui il condannato tradisca le aspettative insite nella prognosi favorevole riguardo alla sua astensione dalla commissione di nuovi reati; che, in simile prospettiva, i limiti alla possibilità di concessione originaria, di nuova concessione e di mantenimento del beneficio contemplati dagli artt. 163 e 164 cod. pen. – limiti relativi tanto all'entità delle pene inflitte che al numero delle condanne riportate – esprimerebbero una presunzione legislativa di inidoneità della sospensione condizionale a dispiegare la propria finalità di prevenzione speciale: presunzione destinata ad operare anche quando il superamento dei predetti limiti consegua alla sopravvenienza di condanne per fatti anteriormente commessi; che tale disciplina rifletterebbe l'impronta ideologica dell'ordinamento vigente all'epoca di emanazione del codice penale del 1930, che non contemplava alternative al trattamento penitenziario ed attribuiva alla pena una finalità marcatamente retributiva: impronta, peraltro, profondamente alterata dalle successive modifiche legislative, introdotte a fini di adeguamento dell'ordinamento stesso ai principì di personalità della responsabilità penale e della finalità tendenzialmente rieducativa della pena, di cui all'art. 27, primo e terzo comma, Cost.; che, al riguardo, verrebbe soprattutto in rilievo l'avvenuta introduzione, con l'art. 47 della legge n. 354 del 1975, della misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale, la quale – pur comportando limitazioni più o meno penetranti alla libertà del condannato – sottrae quest'ultimo non solo al regime penitenziario ordinario, ma allo stesso regime detentivo; che detta misura affiancherebbe, dunque, la sospensione condizionale della pena, quale istituto che consente di attuare una finalità di prevenzione speciale e rieducativa senza esporre i condannati al contatto col circuito carcerario: potendo l'affidamento in prova essere attualmente concesso anche a chi non abbia subito neppure in parte l'esecuzione della pena nelle forme ordinarie; che l'unica differenza risiederebbe nel fatto che nell'affidamento in prova al servizio sociale la finalità rieducativa non è esclusiva, prevedendo tale misura limitazioni della libertà del condannato che assumono un significato anche solo indirettamente afflittivo e punitivo; mentre lo sarebbe nella sospensione condizionale della pena, dato che essa solo facoltativamente può essere subordinata a determinate condizioni, peraltro non necessariamente limitative della libertà;