[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 10, comma 5, della legge 23 marzo 2001, n. 93 (Disposizioni in campo ambientale), promosso con ricorso della Regione Veneto notificato il 3 maggio 2001, depositato in cancelleria il 9 successivo ed iscritto al n. 26 del registro ricorsi 2001. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 17 dicembre 2002 il Giudice relatore Carlo Mezzanotte; uditi l'avvocato Salvatore Di Mattia per la Regione Veneto e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso ritualmente notificato e depositato, la Regione Veneto ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'articolo 10, comma 5, della legge 23 marzo 2001, n. 93 (Disposizioni in campo ambientale), nella parte in cui “impone alle Province di istituire degli osservatori provinciali sui rifiuti, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica”, denunciandone il contrasto con gli artt. 117, primo comma, 118, primo comma e 97, primo comma, della Costituzione. La ricorrente premette che con la legge regionale 21 gennaio 2000, n. 3 (Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti), adottata in seguito al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), ha istituito, presso l'Agenzia regionale di prevenzione dell'ambiente del Veneto (ARPAV) - sezione di Castelfranco veneto, una struttura denominata “Osservatorio regionale sui rifiuti”. Tale struttura, il cui funzionamento ha richiesto e richiede notevoli oneri in termini finanziari e di risorse umane, provvede ad una pluralità di compiti, tra i quali quelli di gestione della sezione regionale del catasto di cui all'art. 11, comma 2, del d.lgs. n. 22 del 1997, di organizzazione della raccolta e dell'elaborazione dei dati sulla gestione dei rifiuti urbani e speciali, nonché di collaborazione con gli enti locali per l'organizzazione e l'elaborazione della “banca dati regionale”. Ciò nonostante - osserva la ricorrente - è intervenuto il denunciato art. 10, comma 5, della legge n. 93 del 2001, che ha imposto alle Province l'istituzione, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, di “Osservatori Provinciali sui rifiuti”. Ad avviso della difesa regionale la norma censurata contrasterebbe, in primo luogo, con gli artt. 117, primo comma, e 118, primo comma, Cost., giacché “lo Stato non ha la potestà legislativa di imporre l'istituzione di Osservatori Provinciali sui rifiuti, in quanto si tratta di normativa di dettaglio”. Secondo la ricorrente non potrebbe dubitarsi, alla luce della normativa vigente e degli orientamenti espressi dalla giurisprudenza costituzionale, che la materia della tutela dell'ambiente dagli inquinamenti rientri nell'elenco dell'art. 117, terzo comma, Cost. e che, dunque, spetti alle Regioni una potestà legislativa concorrente, in relazione alla quale lo Stato potrebbe formulare solo i principî generali. Nella specie, prosegue la ricorrente, la disciplina statale che impone l'istituzione di osservatori provinciali sui rifiuti costituirebbe normativa di dettaglio, come sarebbe comprovato dal fatto che con essa non si viene soltanto a configurare, in astratto, un obbligo di raccogliere dati sui rifiuti e di trasmetterli all'osservatorio nazionale di cui all'art. 26 del d.lgs. n. 22 del 1997 , ma si perviene anche a “scegliere la Provincia quale ente pubblico obbligato ed il territorio provinciale quale ambito territoriale ottimale di riferimento dei dati”. L'ulteriore riprova che lo Stato non avrebbe la potestà legislativa di imporre l'istituzione di osservatori provinciali sui rifiuti - prosegue la ricorrente - si ricaverebbe dalla circostanza che l'art. 85 del d.lgs. n. 112 del 1998, nel settore della tutela del suolo dai rifiuti, ha riservato allo stesso le sole funzioni amministrative già attribuitegli dal d.lgs. n. 22 del 1997, e tra queste figurerebbero unicamente le funzioni e gli uffici - suscettibili di essere disciplinati in dettaglio dallo Stato - dell'osservatorio nazionale di cui all'art. 26 del medesimo decreto. La ricorrente lamenta altresì la violazione del principio fondamentale, di cui all'art. 118, primo coma, Cost., che consente di attribuire direttamente agli enti locali le sole funzioni di interesse esclusivamente locale, tra le quali non potrebbero ritenersi incluse quelle dell'osservatorio provinciale. Precisa al riguardo la Regione che l'espressione “interesse esclusivamente locale” utilizzata dall'art. 118 Cost., in virtù di una interpretazione sistematica condotta in riferimento alla dimensione della popolazione, del territorio e della struttura organizzativa degli enti locali e desumibile da una pluralità di norme, indurrebbe a reputare che lo Stato possa attribuire a detti enti soltanto funzioni e uffici, da un lato, preordinati al perseguimento di interessi pubblici affidati esclusivamente agli enti locali stessi e, dall'altro, esercitabili - proprio in ragione delle dimensioni della popolazione, del territorio e della struttura organizzativa - con sufficiente razionalità ed efficienza. Con ciò si sostiene che, in riferimento agli osservatori provinciali sui rifiuti, l'attività di raccolta ed elaborazione dati sarebbe volta a soddisfare interessi pubblici affidati anche ad enti diversi dalla Provincia e principalmente alla Regione per l'esercizio delle funzioni programmatorie concernenti l'intero territorio regionale. Inoltre, le dimensioni della popolazione, del territorio e della struttura organizzativa delle Province, assume la Regione Veneto, non sarebbero tali da garantire uno svolgimento razionale ed efficiente dell'attività di raccolta dati sui rifiuti, non fosse altro perché alle medesime viene imposto di reperire le relative risorse finanziarie “all'interno delle entrate attuali, già insufficienti ed inadeguate addirittura per i tradizionali compiti dell'Ente”. Peraltro, che la dimensione regionale sia quella più idonea a garantire la razionalità ed efficienza nell'attività di raccolta ed elaborazione dati sui rifiuti sarebbe confermato, secondo la ricorrente, nell'art. 11 del d.lgs. n. 22 del 1997, che ha imposto l'istituzione di sezioni regionali del Catasto nazionale dei rifiuti. La Regione si duole infine della violazione del principio fondamentale, di cui all'art. 97, primo comma, Cost., del buon andamento dell'attività amministrativa, sotto i profili della razionalità, efficienza ed economicità, quali obiettivi che, in riferimento alle funzioni e agli uffici di osservatorio sui rifiuti, solo la Regione sarebbe in grado di assicurare.