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Quella in cui voglio vivere, però, cari colleghi e signor Presidente, è una società in cui la libertà di decidere e di esprimere la propria opinione sia garantita senza altri aggettivi. Non cito qui una marea di giuristi, di costituzionalisti ai quali spesso ci affidiamo in ogni lato di questo Emiciclo per supportare e sostenere le nostre opinioni. Ciò che non può accadere è che un'opinione personale - parlo dell'articolo 4 - venga sottoposta all'arbitrio decisionale di un giudice. Io non voglio che venga invertito un principio liberale, quello che seleziona solo le condotte vietate, mentre tutto il resto è considerato lecito. Il «purché» previsto nell'articolo 4 porta in questa direzione. Sarò ancora più chiaro e concludo: non voglio che si sostituisca una garanzia costituzionale, quella prevista dall'articolo 21 per la manifestazione del pensiero, con una garanzia da legge ordinaria. Abbiamo il tempo e il modo per chiarirlo e, se necessario, per sopprimerlo in Aula. La libertà non può essere sezionata a piacimento. Va bene per la legge Zan e non va bene per la libertà di opinione. (Applausi) . Lo dico soprattutto alla mia destra, ai compagni e agli amici del Partito Democratico, perché, se non riportiamo la libertà in questa fetta dell'emiciclo e la deleghiamo interamente a una destra retriva, veniamo meno a una funzione, che, cari amici e compagni, sarà il tema dei prossimi mesi. (Applausi) . PRESIDENTE. Pregherei il Gruppo Lega di sistemarsi. Senatore Romeo, mi appello a lei. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo abbiamo visto e ascoltato nella presentazione della pregiudiziale e lo abbiamo ribadito nella discussione sulla sospensiva. L'orientamento di Fratelli d'Italia su questo provvedimento è di chiara e netta opposizione a un provvedimento che noi, come Gruppo, riteniamo liberticida. A me spetta l'onore, e in parte anche l'onere perché è una responsabilità importante, di iniziare il lungo elenco degli interventi di Fratelli d'Italia. Anzi, non è un elenco; è la presa di posizione di tutto il Gruppo Fratelli d'Italia, che interverrà per intero. Inizio questa maratona sul provvedimento a cui - ripeto - ci contrapporremo in maniera ferma, decisa e soprattutto motivata. Questo è l'orgoglio che ci permetterà di rappresentare ai nostri elettori e a tutto il popolo italiano la posizione di Fratelli d'Italia sul provvedimento. Nell'iniziare non posso non riferirmi al dettato della nostra Costituzione e, in particolare, all'articolo 3. «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Nel fondamento stesso del nostro ordinamento, dunque, non c'è spazio alcuno per tollerare discriminazioni o, peggio ancora, violenza, basate, tra l'altro, sul sesso dei cittadini o sulle loro condizioni personali. Il diritto vigente punisce ogni condotta penalmente rilevante che tragga origine da un pregiudizio discriminatorio. Vi è davvero un'esigenza concreta, reale e tangibile di legiferare in un campo già largamente disciplinato dalla legge anche penale e che trova richiamo nei principi della nostra Costituzione? Nella propaganda mediatica che accompagna il provvedimento si è usata la formula: "una legge contro l'odio". Ottima scelta comunicativa, ma sicuramente fuorviante, ancorché suggestiva: nessun reato consumato in Italia trova attenuanti o esimenti se motivati dall'odio. Invece, è esattamente vero il contrario. Il nostro ordinamento penale ha già tutti gli strumenti per sanzionare ogni atto tipizzato che sia commesso con intento discriminatorio, abietto e crudele. Incrementare le pene e le aggravanti già previste, come nello spirito del testo in esame, del resto, non rappresenta una risposta legislativa a un fenomeno particolarmente diffuso di delittuosità nei confronti di chi abbia sessualità cangianti, mutevoli o indefinite: tra il 2012 e il 2020 sono stati censiti in Italia 876 episodi di cosiddetta omofobia, come riporta il sito omofobia.org. 876 casi in otto anni rappresentano una media di 110 all'anno e di 9 al mese, a fronte degli oltre i 6.600 reati che vengono commessi e denunciati ogni giorno in Italia, con una media di circa 277 ogni ora. Da notare, peraltro, che di questi 876 episodi non tutti hanno rilevanza penale, in quanto spesso trattasi di accadimenti non denunciati oppure non necessariamente riconducibili a una forma di odio di genere; comunque, di certo non è sufficiente la mera querela per individuare in maniera definitiva la sussistenza di una colpevolezza aggravata dalla discriminazione. Dunque il testo si prefigge di normare ciò che è già normato, al fine di individuare aggravanti rispetto a ciò che è già aggravato, per incrementare la carica repressiva e punitiva di condotte già punite, solo per casi e situazioni di fatto numericamente limitati ed esigui, creando quindi una fattispecie peculiare che rende le vittime omosessuali di atti discriminatori più vittime delle altre. Tra gli elementi caratterizzanti del provvedimento in votazione è prevista la reclusione fino a diciotto mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi commette genericamente atti di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità. È altresì previsto il carcere da sei mesi a quattro anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi o per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. Ancora, per qualsiasi reato commesso per tali finalità di discriminazione e di odio la pena viene aumentata fino alla metà. Francamente, non è comprensibile che il legislatore preveda tali aggravati strumenti sanzionatori in un ordinamento penale come il nostro, che riconosce e tutela tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, sanziona già ogni azione discriminatoria e punisce già severamente ogni condotta violenta, vieppiù se aggravata da motivi di odio, futili o crudeli. Con l'esclusione della richiamata identità di genere, peraltro, ogni altra previsione di discriminazione, odio e violenza è già largamente prevista dall'ordinamento; lascia molto perplessi quindi la genericità del provvedimento, che potrebbe prestarsi a difformi applicazioni da parte dell'interprete, sia nell'individuazione degli atti nella loro indeterminata accezione, sia rispetto al tema, i cui contorni sono ancora fluttuanti, della identità di genere. Ciò premesso, se è pur comprensibile un intervento, anche legislativo, finalizzato a rimuovere gli ostacoli che limitano l'eguaglianza dei cittadini, impedendo la libertà e il pieno sviluppo della persona umana, tale intervento deve appunto trovare la propria genesi nell'applicazione dell'articolo 3 della Costituzione e non nella suggestione emotiva di alcuni accadimenti gravi, che pure sono accaduti e che trovano la nostra più ferma condanna. Compito del legislatore è una produzione normativa, a maggior ragione se penale, sempre ponderata e mai condizionata dalla spinta emozionale.