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da allora, a distanza di più di 7 anni, il riferimento all' hub olandese non è stato rivisto; l'elemento che sta determinando maggiormente l'aumento delle bollette del gas naturale per il mercato tutelato è il Title transfer facility (TTF), la media ponderata con i volumi dei prezzi delle transazioni spot di gas a diverse scadenze, quotato all'Ice endex di Amsterdam e gestito da Gasunie, la società statale olandese che si occupa del trasporto del gas; a partire dalla seconda metà del 2021 le variazioni fatte registrare dal TTF sono sensibilmente superiori a quelle dei prezzi dei flussi doganali, che sono maggiormente corrispondenti all'andamento del mercato reale, anche considerando che gli operatori sottoscrivono contratti pluriennali, non soggetti a fluttuazioni di breve periodo, impegna il Governo ad intraprendere ogni azione utile, finalizzata a calmierare le tariffe del gas naturale per le utenze domestiche del mercato tutelato, dando immediata applicazione al paragrafo 6.1 del TIVG o mediante altro provvedimento che riveda le modalità di calcolo della componente CMEM legata al prezzo della materia prima e, in particolare, della componente PFOR nella parte in cui prende a riferimento il TTF. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03175 MARINO CARBONE CUCCA EVANGELISTA GARAVINI GINETTI MAGORNO SBROLLINI Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico Premesso che: l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, e le conseguenze che da essa derivano, l'incremento, ormai duraturo, dei prezzi delle materie prime ed il nuovo mercato dell'energia hanno cambiato radicalmente lo scenario mondiale geopolitico e macroeconomico, contribuendo ad accelerare una crisi già in atto: la crisi energetica; in Italia, così come nell'Unione europea ed in molte altre regioni del mondo, si è registrata un'impennata nei prezzi dell'energia, fonte di grande preoccupazione per i cittadini, le imprese, le istituzioni ed i governi, che richiede nuove politiche al fine di accelerare drasticamente la transizione verso l'energia pulita e l'indipendenza energetica dell'Unione europea; nonostante la strada già intrapresa verso la transizione verde richieda un passaggio definitivo verso le energie rinnovabili, la situazione geopolitica e macroeconomica che si è creata ha messo in luce le criticità del sistema di approvvigionamento italiano (ed europeo) di combustibili fossili, in particolare del gas naturale; le scelte degli Stati di perseguire obiettivi di lungo termine, come la decarbonizzazione dei sistemi produttivi e la mitigazione del surriscaldamento globale, da un lato hanno favorito gli investimenti nella generazione di energia da fonti rinnovabili e dall'altro hanno disincentivato gli investimenti nella produzione di energia da altre fonti fossili, portando quindi alla necessità di interruzioni e riqualificazioni di infrastrutture chiave del gas; considerato che: la mancanza di forniture di gas verso l'Unione europea ha posto in rilievo le problematiche strutturali legate alla dipendenza esterna, evidenziando come in Italia solo il 6 per cento di gas utilizzato è di produzione nazionale, contro il 94 per cento che arriva dall'estero, soprattutto dalla Russia, dai Paesi del nord, dalla Libia e Algeria; sebbene l'Italia abbia un potenziale minerario notevole e grandi giacimenti di gas naturale che consentirebbero di produrre oltre 30 miliardi di metri cubi di gas in un anno, nel 2021 sono stati estratti solo 3,34 miliardi di metri cubi, contro i 17 miliardi che si estraevano nel 2000 ed i 70 che vengono consumati mediamente in Italia in un anno, stando ai dati del Ministero dello sviluppo economico. Invero, di 1.298 punti di estrazione del gas, nel mar Adriatico, in Romagna, nelle Marche, Abruzzo così come nella laguna di Venezia ed in Sicilia, vi sono 752 pozzi completamente inattivi o produttivi ma non eroganti. Gran parte della produzione complessiva di gas nazionale registrata nel 2020 è ascrivibile alle 17 concessioni più produttive che hanno realizzato circa l'81 per cento della produzione nazionale. Questo dimostra come la produzione di gas nazionale sia concentrata solo in ridotta percentuale delle concessioni attive: circa il 9 per cento delle concessioni attive fornisce oltre l'80 per cento della produzione nazionale; tuttavia, per riprendere ad estrarre, vi sono procedure burocratiche che richiederebbero mesi, se non anni, per riattivare i siti inutilizzati, con la conseguente necessità di ingenti investimenti, sapendo che non si raddoppia o triplica la produzione nel giro di qualche mese. Invero, in Italia mancano le infrastrutture per lo stoccaggio del gas, e questo permette di avere una capacità minima di immagazzinamento. Inoltre, alcuni giacimenti, in particolare quelli nella laguna di Venezia, comportano dei rischi ambientali e di conseguenza sono da anni bloccati; considerato, inoltre, che, all'indomani dell'invasione dell'Ucraina, ipotizzare quali saranno gli equilibri futuri significa sapere se conviene riprendere ad utilizzare i giacimenti italiani o meno. Non è più una scelta economica, quanto strategica, in quanto da questo condizionerebbe la possibilità di continuare a dipendere, per una fonte primaria come il gas, da altri Paesi o aumentare le capacità di produzione e le scorte. Tuttavia, la strategia che va messa in campo dovrebbe mirare ad una riconversione energetica nel medio e lungo termine, che miri ad una transizione verso fonti rinnovabili che ci consentirebbero di avere una sovranità energetica, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle questioni esposte e quali iniziative intendano adottare al fine di garantire una sovranità energetica che riesca a combinare un aumento della capacità di estrazione del gas da giacimenti nazionali con una transizione verso il sempre maggior utilizzo di fonti rinnovabili. Atto n. 3-03176 MANTERO LA MURA NUGNES Al Ministro della difesa Premesso che: da quanto si è appreso da numerose fonti giornalistiche il giorno 12 marzo 2022 la presunta spedizione di un carico di armi verso l'Ucraina dall'aeroporto "Galileo Galilei" di Pisa ha causato la protesta dei lavoratori dello scalo; sembrerebbe che gli operai, una volta scoperto che il carico di un volo in partenza non era costituito da "materiale umanitario" ma da casse di armi destinate al conflitto in Ucraina, hanno interrotto le operazioni rifiutandosi di caricare il materiale, rivolgendosi all'Unione sindacale di base che ha denunciato pubblicamente il fatto; tra il 1° e il 13 marzo 2022 ci sono stati almeno 27 voli militari dell'Aeronautica militare italiana partiti dagli aeroporti di Pisa, Pratica di mare (Roma) e Grosseto e diretti in Polonia, alla base NATO di Rzeszów. Tutti hanno evitato di sorvolare lo spazio aereo dell'Ungheria, che non permette il passaggio di carichi militari verso l'Ucraina dal proprio territorio; l'Italia ha promesso l'invio di armi e munizioni all'Ucraina dopo che, il 28 febbraio, il Governo italiano ha approvato all'unanimità il decreto-legge n. 16, che introduce ulteriori misure urgenti sulla crisi in Ucraina;