[pronunce]

b) che le spese sostenute dal CORECOM per l'esercizio delle funzioni delegategli da terzi siano escluse, se coperte dai contributi a tal fine attribuitigli da tali soggetti, dai vincoli di contenimento delle risorse destinate al trattamento economico accessorio del personale imposti dall'art. 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75 (Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a, e 2, lettere b, c, d ed e, e 17, comma 1, lettere a, c, e, f, g, h, l, m, n, o, q, r, s e z, della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche) (comma 2-ter); c) che le risorse acquisite per lo svolgimento delle funzioni delegate possano essere impiegate per incrementare il trattamento economico accessorio del personale adibito esclusivamente a tali funzioni (comma 2-quater). Tali norme regionali derogherebbero alle disposizioni statali dianzi menzionate, nonché a quelle di cui al decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, le quali pongono principi di coordinamento della finanza pubblica: risulterebbe, pertanto, violato l'art. 117, terzo comma, Cost. Poiché i suddetti vincoli di spesa costituirebbero anche una regolamentazione uniforme dei rapporti di lavoro, il loro mancato rispetto si risolverebbe altresì nella invasione della competenza statale esclusiva nella materia «ordinamento civile» (art. 117, secondo comma, lettera l, Cost.) e nella violazione dell'art. 3, primo comma, Cost., determinando una disparità di trattamento rispetto alle altre pubbliche amministrazioni. Sarebbe, inoltre, compromesso il precetto dettato dall'art. 97, primo comma, Cost. 3.- Si è costituita in giudizio la Regione Lombardia, nella persona del Presidente della Giunta regionale, chiedendo il rigetto del ricorso. 3.1.- A suo avviso, l'art. 2, comma 1, lettera a), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019, nella parte in cui aggiunge il comma 5-quaterdecies all'art. 1 della legge reg. Lombardia n. 30 del 2006, si sarebbe limitato a regolare - nell'ambito della competenza residuale nella materia della organizzazione amministrativa regionale - una «modalità di ricognizione preventiva tra le società del sistema regionale in ordine alle risorse umane ivi presenti», in tal modo perseguendo obiettivi di efficienza nella ripartizione delle competenze professionali. Tanto troverebbe conferma, per un verso, nel disposto dell'art. 19, comma 5, del d.lgs. n. 175 del 2016, il quale prevede che le amministrazioni pubbliche socie fissino, con propri provvedimenti, obiettivi specifici sul complesso delle spese di funzionamento, ivi comprese quelle per il personale, delle società controllate; per l'altro, nella stessa norma censurata, secondo cui l'eventuale trasferimento del personale da una società all'altra deve avvenire «nel pieno rispetto delle disposizioni statali sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa nonché delle previsioni della contrattazione collettiva». Del resto, prosegue la resistente, la norma in discorso non è applicabile a qualsiasi società partecipata, ma soltanto a quelle indicate negli Allegati A1 e A2 alla legge stessa, ovvero a quelle società che, ai sensi dell'art. 1, comma 1, della legge reg. Lombardia n. 30 del 2006, fanno parte del «sistema regionale». In particolare, tra tali società rientrerebbero anche quelle in house, le quali costituirebbero una «longa manus» dell'ente pubblico socio, sicché anche sotto tale profilo troverebbe conferma la riconducibilità della disposizione impugnata alla materia di competenza residuale dell'organizzazione amministrativa regionale. 3.2.- Anche la censura afferente all'art. 4, comma 1, lettera e), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019, che aggiunge i commi 8-sexies e 8-septies all'art. 59 della legge reg. Lombardia n. 34 del 1978, sarebbe priva di fondamento. Al riguardo, la Regione evidenzia, segnatamente, da un lato, che il comma 8-sexies consente al dirigente competente di autorizzare il pagamento dei debiti fuori bilancio derivanti da sentenze esecutive solo a condizione che sia stata contestualmente presentata l'iniziativa legislativa per il riconoscimento della loro legittimità; dall'altro, che tale riconoscimento, come affermato dalla Corte dei conti, avrebbe natura meramente ricognitiva, con la conseguenza che il pagamento ben potrebbe intervenire nelle more della relativa delibera consiliare. Le considerazioni appena esposte varrebbero ad escludere la dedotta lesione dell'evocato titolo di competenza statale anche con riferimento alla disposizione transitoria di cui al comma 8-septies. 3.3.- Sarebbero parimenti infondate le censure prospettate in merito all'art. 10, comma 1, lettera d), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019, nella parte in cui aggiunge i commi da 2-bis a 2-quater all'art. 15 della legge reg. Lombardia n. 20 del 2003. Secondo la difesa regionale, le norme interposte evocate dal ricorrente non sarebbero state, infatti, derogate dal legislatore regionale, alla luce di quanto chiarito - con riguardo alle funzioni delegate al CORECOM dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) - dalla Corte dei conti, sezione delle autonomie, nella deliberazione 26 settembre 2017, n. 23 (recte: 28 settembre 2017, n. 23). In questa occasione, il giudice contabile avrebbe affermato che agli oneri sostenuti per l'espletamento da parte del CORECOM delle funzioni delegate, in quanto etero-finanziati mediante l'erogazione di specifici contributi, non sarebbero applicabili i limiti di spesa imposti dal legislatore statale per il personale: poiché le disposizioni impugnate sarebbero sostanzialmente conformi a questo principio, non sarebbe ravvisabile il dedotto vulnus all'art. 117, terzo comma, Cost. 3.4.- Il 30 aprile 2020 la Regione ha depositato una memoria nella quale, da un lato, ha insistito, sulla scorta di argomentazioni sostanzialmente riproduttive di quelle addotte nell'atto di costituzione, sull'infondatezza della questione avente ad oggetto il comma 5-quaterdecies dell'art. 1 della legge reg. Lombardia n. 30 del 2006, introdotto dall'impugnato art. 2, comma 1, lettera a), delle legge reg. Lombardia n. 9 del 2019. Dall'altro, ha chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere con riguardo alle questioni afferenti alle altre norme impugnate.