[ddlpres]

Ratifica ed esecuzione del Trattato sul trasferimento delle persone condannate o sottoposte a misure di sicurezza tra la Repubblica italiana e la Repubblica argentina, fatto a Buenos Aires l'8 maggio 2017. Onorevoli Senatori. – I. Il Trattato in esame ha ad oggetto il trasferimento delle persone condannate o sottoposte a misure di sicurezza. La scelta di sottoscrivere una convenzione bilaterale tra l'Italia e l'Argentina è stata dettata dalla mancanza di altro strumento giuridico applicabile al fine suddetto, non avendo detto Paese aderito alla Convenzione promossa dal Consiglio d'Europa sottoscritta a Strasburgo il 21 marzo 1983. L'Accordo consente che i cittadini di ciascuno dei due Paesi contraenti, nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di condanna a pena privativa o restrittiva della libertà personale (« da eseguire effettivamente o la cui esecuzione è sottoposta a condizioni »: articolo 1, lettera a) , ovvero – nel caso di soggetti non imputabili per infermità di mente o ratione aetatis – una sentenza che abbia applicato una misura di sicurezza (articolo 1, lettera d) ), siano trasferiti nel proprio Paese di origine in vista dell'esecuzione di detta sentenza nel luogo che, in ragione dei rapporti personali e degli interessi di varia natura ivi mantenuti, appaia il più idoneo a favorirne la riabilitazione ed il reinserimento sociale. La segnalata applicabilità del Trattato anche alle sentenze di condanna « la cui esecuzione è sottoposta a condizioni » costituisce elemento di novità nel quadro delle Convenzioni bilaterali stipulate dal nostro Paese, generalmente incentrate sul (per così dire, « materiale ») trasferimento di persone attualmente sottoposte a misure privative della libertà personale. Non si tratta, tuttavia, di una novità assoluta per il nostro ordinamento, avendo l'Italia già in passato aderito alla Convenzione Europea per la sorveglianza delle persone condannate o liberate con la condizionale (fatta a Strasburgo il 30 novembre 1964 ed entrata in vigore per l'Italia il 22 agosto 1975) ed essendo stato di recente approvato il decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 38, recante disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2008/947/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze e alle decisioni di sospensione condizionale in vista della sorveglianza delle misure di sospensione condizionale e delle sanzioni sostitutive. È da segnalarsi come anche il Trattato in esame, con riferimento ai provvedimenti di « condanna la cui esecuzione è sottoposta a condizioni », presupponga l'adozione – a seguito del riconoscimento – di « misure di sorveglianza », così venendo a ricomprendere, oltre ai « classici » casi di sospensione condizionale della pena previsti codice penale, anche le più moderne forme di probation . II. L'attuazione del trasferimento richiede, innanzitutto, quali presupposti indefettibili, la concorde volontà sia dei due Stati (indicati nella convenzione come « Stato di Condanna » e « Stato di Esecuzione »), sia del diretto interessato (ovvero, se non imputabile, del suo « rappresentante legale ») . Nel corso dei negoziati, infatti, la delegazione argentina non ha aderito alla proposta di prevedere la possibilità di dar corso al trasferimento anche in assenza del consenso della persona condannata o sottoposta a misura di sicurezza, nelle ipotesi in cui quest'ultima (i) fosse fuggita nel Paese di origine al fine di sottrarsi all'esecuzione della sentenza o (ii) risultasse destinataria dì un provvedimento di rimpatrio emesso nello Stato di Condanna. Conformemente ad altri accordi internazionali stipulati in tale materia dall'Italia, all'articolo 4 il Trattato prevede quali ulteriori condizioni del trasferimento: a) che il condannato risulti, al momento della richiesta, cittadino dello Stato di Esecuzione; b) che la sentenza di condanna sia passata in giudicato; c) che l'entità della pena ancora da espiare sia pari almeno ad un anno (tranne casi eccezionali); d) che il fatto che ha dato luogo alla condanna costituisca un reato anche per la legge dello Stato di Esecuzione. È da notarsi che, tra i presupposti del trasferimento, la disposizione richiede in via generale unicamente che la persona condannata o sottoposta a misura di sicurezza « si trovi nel territorio di una delle Parti », cosi escludendo – sia pur implicitamente – la necessità che la stessa sia attualmente detenuta. . Per quanto appena rilevato, oltre che per la già segnalata ricomprensione nell'ambito applicativo dei provvedimenti di « condanna la cui esecuzione è sottoposta a condizioni », l'oggetto del Trattato deve individuarsi nel trasferimento della esecuzione dei provvedimenti di condanna o di applicazione di misure di sicurezza più che, senz'altro, delle « persone condannate o sottoposte a misure di sicurezza », espressione quest'ultima che nel corso dei negoziati è parso opportuno mantenere unicamente per finalità di semplicità espressiva. III. Si è previsto che le persone cui il Trattato possa essere applicato (o, se del caso, il loro « legale rappresentante ») debbano essere informati dallo Stato di Condanna del contenuto del Trattato medesimo, nonché delle conseguenze giuridiche derivanti dal trasferimento (articolo 5, paragrafo 1). Tra queste ultime, particolare rilievo assume, oltre all'applicazione della legislazione dello Stato di Esecuzione (aspetto su cui si tornerà in seguito), l'inoperatività del principio cosiddetto di specialità (« rule of speciality »), in base al quale – salve limitate eccezioni – allo Stato di Esecuzione sarebbe stato interdetto di procedere nei confronti della persona soggetta al trasferimento per reati diversi ed anteriori rispetto a quelli di cui alla sentenza in esecuzione. Nel corso delle negoziazioni, infatti, il riconoscimento di tale garanzia è parso sostanzialmente superfluo una volta soppresse le ipotesi di trasferimento « non consensuale » (originariamente previste, come detto, per i casi di espulsione e di « fuga » nello Stato di Esecuzione) ed a fronte, comunque, di un'adeguata informativa preventiva sugli effetti giuridici della procedura. Al riguardo, va altresì ricordato come il trattato preveda espressamente che lo Stato di Condanna garantisca che il condannato abbia prestato il consenso al suo trasferimento volontariamente e con la piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche che ne derivano e che lo Stato di Esecuzione debba esser messo in condizione verificare, ove lo richieda, dette circostanze (articolo 9) . Su loro richiesta, i soggetti sopra indicati hanno inoltre diritto a ricevere informazioni scritte circa ogni attività intrapresa dallo Stato di Condanna o dallo Stato di Esecuzione con riferimento alla domanda di trasferimento. Devono essere, infine, in ogni caso messi al corrente della decisione finale assunta da ciascuno Stato (articolo 5, paragrafo 2). IV.