[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera b), della legge della Regione Piemonte 17 febbraio 2010, n. 3 (Norme in materia di edilizia sociale), promosso dal Tribunale ordinario di Torino, prima sezione civile, nel procedimento vertente tra Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) aps, Regione Piemonte e Comune di Torino, con ordinanza del 10 novembre 2023, iscritta al n. 162 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2024. Visti gli atti di costituzione della Regione Piemonte e, fuori termine, dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) aps; udito nell'udienza pubblica del 2 luglio 2024 il Giudice relatore Filippo Patroni Griffi; udito l'avvocato Massimo Scisciot per la Regione Piemonte; deliberato nella camera di consiglio del 2 luglio 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale ordinario di Torino, prima sezione civile, con l'ordinanza del 10 novembre 2023 (reg. ord. n. 162 del 2023) , ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dell'art. 3, comma 1, lettera b), della legge della Regione Piemonte 17 febbraio 2010, n. 3 (Norme in materia di edilizia sociale), il quale prevede, come requisito per conseguire l'assegnazione di un alloggio di edilizia sociale, «avere la residenza anagrafica o l'attività lavorativa esclusiva o principale da almeno cinque anni nel territorio regionale, con almeno tre anni, anche non continuativi all'interno dell'ambito di competenza degli enti gestori delle politiche socio-assistenziali o essere iscritti all'AIRE». 1.2.- Il giudice rimettente riferisce di essere chiamato a pronunciarsi, ex art. 28 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69) e artt. 281-decies e seguenti del codice di procedura civile, sulla richiesta dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) aps che si accerti il carattere discriminatorio del regolamento della Regione Piemonte 4 ottobre 2011, n. 9/R, recante «Regolamento del bando di concorso e della graduatoria, in attuazione dell'articolo 5, comma 9, della legge regionale 17 febbraio 2010, n. 3 (Norme in materia di edilizia sociale») e del "bando ERP 2023" del Comune di Torino, i quali richiamano i requisiti di cui all'art. 3, comma 1, lettere b) e c), della legge reg. Piemonte n. 3 del 2010; conseguentemente, si chiede in particolare la rimozione delle relative clausole del bando e la riapertura delle graduatorie per un tempo consono. ASGI sostiene, infatti, che siano costituzionalmente illegittimi tanto il requisito quinquennale di residenza o lavoro (lettera b), quanto quello della impossidenza per i titolari di protezione internazionale (lettera c). 1.2.1.- Il Tribunale di Torino ha ritenuto manifestamente infondati i dubbi di legittimità costituzionale avanzati da ASGI in relazione al requisito di cui all'art. 3, comma 1, lettera c), della legge reg. Piemonte n. 3 del 2010 e ha deciso sulla relativa domanda con altro provvedimento. 1.3.- Per contro, il giudice a quo ritiene rilevante e non manifestamente infondato il dubbio di legittimità costituzionale dei requisiti di cui all'art. 3, comma 1, lettera b), della medesima legge regionale. 1.3.1.- In punto di rilevanza, il Tribunale di Torino - ritenuta la legittimazione attiva di ASGI, del resto non contestata dai convenuti Comune di Torino e Regione Piemonte - osserva che tanto l'art. 3 del regolamento reg. n. 9/R del 2011, quanto l'art. 2 del bando del Comune di Torino richiamano i requisiti di cui alla disposizione censurata, sicché si ha «una piena corrispondenza tra la previsione della legge regionale e la discriminazione fatta valere dall'attrice, anche sotto il profilo della "discriminazione indiretta", in quanto "i requisiti di residenza prolungata costituisc[o]no particolare svantaggio in danno degli stranieri"». Ne consegue che l'art. 3, comma 1, lettera b), della legge reg. Piemonte n. 3 del 2010 «costituisce l'indefettibile presupposto degli atti amministrativi di cui si è chiesto l'accertamento del carattere discriminatorio, con le conseguenti statuizioni ordinatorie e risarcitorie». 1.3.2.- A supporto della non manifesta infondatezza, il giudice rimettente richiama la sentenza n. 44 del 2020 di questa Corte (seguìta dalle sentenze n. 145 e n. 77 del 2023), la quale - nel dichiarare l'illegittimità costituzionale di analogo requisito - ha rilevato che, essendo l'edilizia residenziale pubblica volta a soddisfare un bisogno abitativo, «la condizione di previa residenza protratta dei suoi destinatari non presenta con esso alcuna ragionevole connessione», in quanto non è indice di «alcuna condizione rilevante in funzione del bisogno che il servizio tende a soddisfare»; analogamente, non presenta alcuna connessione «nemmeno la condizione di previa occupazione». Requisiti del genere, si è dunque concluso, si presentano in contrasto con l'art. 3 Cost., sia perché determinano una disparità di trattamento a danno di chi non ne sia in possesso, sia perché contraddicono la funzione sociale propria dell'edilizia residenziale pubblica. La disposizione censurata, peraltro, sarebbe costituzionalmente illegittima anche sotto altro profilo, in quanto esclude dalla necessità di possedere il requisito residenziale o lavorativo chi è iscritto all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), con ciò introducendo «una distinzione priva di giustificazione rispetto alla funzione del servizio». 2.- La Regione Piemonte si è costituita in giudizio con atto depositato il 21 gennaio 2024, al quale è allegata una relazione della Direzione welfare espressamente richiamata, chiedendo il rigetto della questione di legittimità costituzionale. 2.1.- La difesa regionale sostiene che «l'interpretazione sistematica della normativa piemontese in materia di requisiti per l'accesso all'edilizia sociale evidenzia una sua specificità e unicità che vale a differenziarla "strutturalmente" rispetto a quella di altre regioni». La normativa regionale, infatti, verrebbe ad ogni modo a garantire la «"prevalenza" delle situazioni di documentata "emergenza abitativa" su ogni altro criterio di selezione, compreso quello di residenza in loco piuttosto che lo svolgimento di attività lavorativa esclusiva in ambito regionale». E ciò in virtù dell'art. 10, comma 5, della legge reg.