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A seguito della sostituzione del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, con il decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, l'elenco di queste classi sarà modificato e diventerà il seguente, tuttora vigente: classi L-7 (Ingegneria civile e ambientale), L-17 (Scienze dell'architettura), L-21 (Scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale), L-23 (Scienze e tecniche dell'edilizia). Ma la norma rimarrà invariata nella sostanza. Nascevano quindi, almeno in linea di principio, due tipologie di geometri: a) coloro che ottenevano l'abilitazione dopo aver conseguito lo specifico diploma secondario e aver svolto la pratica professionale, ma senza essere laureati; b) coloro che ottenevano l'abilitazione dopo aver conseguito la laurea in una delle tre, poi quattro, classi ammissibili. Lo stesso Consiglio nazionale dei geometri mutò perciò denominazione e diventò l'attuale Consiglio nazionale geometri e geometri laureati. Da notare che le competenze professionali dei geometri erano e sono rimaste però le medesime per le due tipologie, cioè quelle stabilite quasi novant'anni fa dal regio decreto n. 274 del 1929. Il sistema non si è rivelato granché funzionale. I geometri non laureati risultano normalmente ben preparati tecnicamente e professionalmente (dalla scuola media superiore e dal tirocinio professionale) ma spesso non hanno fatto, o potuto fare, il salto culturale e tecnologico imposto dall'avanzamento della società della conoscenza. I geometri laureati hanno una preparazione iniziale generale più ampia e approfondita (dopo tredici anni di scuola e tre di università) ma, se non hanno seguito la specifica scuola secondaria per geometri, sono spesso mancanti degli elementi formativi fondamentali della professione. Così, nella maggior parte dei casi, i geometri laureati sono in realtà geometri diplomati che hanno poi conseguito, per loro scelta formativa, una laurea. Ma, a quel punto, potrebbero anche provare ad essere ammessi, ad esempio, alla sezione B dell'albo degli ingegneri o dell'albo degli architetti, quella riservata ai laureati triennali nelle rispettive discipline. Il risultato è stato quello di una certa confusione e frammentazione, che non giova all'unitarietà di una professione importante come quella dei geometri e agli interessi dei cittadini che utilizzano le loro prestazioni professionali, quindi della società civile ed economica nel suo complesso. Inoltre, contemporaneamente, si è sviluppato il processo di integrazione europea e ciò ha evidenziato o indotto ulteriori problematiche sul tema delle professioni intermedie. In particolare l'importante direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005 relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, recepita nell'ordinamento italiano dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206, ha trattato la questione del riconoscimento delle qualifiche professionali nel passaggio di un professionista da uno Stato all'altro dell'Unione europea, in base al principio della libera mobilità (libertà di stabilimento) dei lavoratori all'interno dell'Unione europea. Nel trattare tale questione è stato necessario classificare i vari livelli di qualifiche professionali, in dipendenza dalla formazione iniziale minima richiesta, in modo da poter redigere le necessarie tabelle di corrispondenza tra i vari Paesi. L'articolo 11 della direttiva 2005/36/CE ha introdotto cinque livelli di qualifica professionale, a seconda che la qualifica si ottenga: a) dopo una formazione generale a livello di insegnamento elementare o secondario; b) dopo il compimento di un ciclo tecnico o professionale di studi secondari; c) dopo una formazione a livello di insegnamento post-secondario di almeno un anno; d) dopo una formazione a livello di insegnamento post-secondario di almeno tre anni (ma non superiore a quattro); e) dopo il compimento di un ciclo di studi post-secondari di almeno quattro anni. Negli ultimi due casi d) ed e) gli studi devono essere svolti presso un'università o un istituto di insegnamento superiore. Si comprende subito che la normativa italiana riguardante la professione di geometra non ricade esattamente in nessuno dei cinque casi, situandosi piuttosto in una posizione intermedia tra b) e c) . Ed infatti proprio il caso dei geometri italiani è incluso nell'allegato II della medesima direttiva 2005/36/CE, al punto 4 (Settore tecnico), in modo da permettere l'applicazione ad essi del comma ii) della lettera c) dell'articolo 11, quindi la loro (giusta) inclusione di diritto nel livello c) . La complessa direttiva 2005/36/CE è stata poi modificata da un'altra direttiva europea, ancora più complessa, la direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, recante modifica della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, recepita nell'ordinamento italiano dal decreto legislativo 28 gennaio 2016, n. 15. Però, ai fini della questione che stiamo trattando, la situazione sostanzialmente non cambia: infatti l'allegato II viene soppresso ma il comma ii) della lettera c) dell'articolo 11 viene completamente riscritto come segue: «una formazione o un'istruzione regolamentata oppure, nel caso delle professioni regolamentate, una formazione professionale a struttura particolare, con competenze che vanno oltre quanto previsto al livello b) , equivalenti al livello di formazione indicato al punto i) , se tale formazione conferisce un analogo livello professionale e prepara a un livello analogo di responsabilità e funzioni, a condizione che detto diploma sia corredato da un certificato dello Stato membro di origine». In questa nuova formulazione si può ritenere che il caso dei geometri italiani rientri direttamente, senza necessità di particolari specifiche o «deroghe» come quelle contenute nell'allegato II della direttiva 2005/36/CE, nel livello europeo c) di qualifica professionale. Si noti però che, dal punto di vista normativo, si è ancora lontani dal livello europeo d) (cioè della laurea triennale), che è quello che sembrerebbe naturale per i geometri del XXI secolo e che, punto fondamentale e cruciale, è già adesso quello di figure professionali equivalenti di altri Paesi, come ad esempio il chartered surveyor britannico, o, in effetti, gli stessi «geometri laureati» italiani introdotti dal citato decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001. Del resto l'evoluzione della normativa europea non lascia spazio ad equivoci: per tutti i liberi professionisti europei sarà in futuro obbligatorio il possesso di un titolo universitario per poter esercitare la professione a livello transnazionale, come, prima o poi, anche a livello nazionale, sulla base dei trattati che reggono l'Unione. Ne è testimonianza inoppugnabile un importante documento politico ufficiale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il 16 luglio 2014, cioè il parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Ruolo e futuro delle libere professioni nella società civile europea del 2020» (2014/C 226/02). In questo documento, molto interessante per l'analisi storico-sociologica e per la visione strategica, si legge testualmente al punto 2.7: