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È stata avanzata, inoltre, una proposta di incremento del fondo, orientata alla riduzione dei fattori di disagio specifici delle stesse, chiedendo, peraltro, che l'individuazione delle risorse dello stesso Fondo di sviluppo non fosse frutto di una decisione autonoma, ma decisa con il coinvolgimento della Conferenza unificata, organo rappresentante degli enti locali interessati. Infine, abbiamo ritenuto doveroso rinvigorire il nostro impegno nei confronti della tutela dell'ambiente proponendo l'introduzione di nuovi strumenti a contrasto dell'inquinamento del suolo e, soprattutto, delle acque. Ma come già anticipato, però, nostro malgrado, le difficoltà emerse nel reperire le risorse adeguate a rendere operativa la risposta alle legittime esigenze delle comunità delle isole minori impediscono un sufficiente raggiungimento degli obiettivi, nonostante questi fossero ampiamente apprezzati e condivisi. Soprattutto sulla base di queste complicazioni, è stato ritenuto opportuno chiedere di approfondire l'esame del disegno di legge ed estenderne la discussione all'intera Assemblea per sollecitare l'attenzione di tutti sul tema, confidando nella sensibilità di ciascuno dei presenti, anche per dare risposte al documento inviatoci dai sindaci dell'ANCI che chiedono un incontro urgente al Governo. A partire da oggi, siamo tutti investiti della responsabilità di dare alle comunità risposte vere e concrete ai problemi che ogni giorno turbano ingiustamente la loro lecita aspettativa di godere - al pari di tutti gli altri - di diritti e opportunità costituzionalmente garantiti. Questo, signor Presidente, onorevoli colleghi, per il bene dell'ambiente, per il bene della salute umana, per la salubrità del mare e, soprattutto, per la condivisione di princìpi e di valori che rappresentano fonte di bellezza che tutti noi dobbiamo meritarci e proteggere. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, potremmo definire il disegno di legge che sta per essere approvato «vorrei ma non posso». Riguarda le isole minori che, come o forse più delle isole maggiori, pagano il prezzo di essere, appunto, isolate dal Continente. Oltre ai tagli operati sui trasferimenti dallo Stato ai Comuni di riferimento, infatti, gli stessi subiscono le riduzioni dei trasferimenti da parte delle Regioni di cui fanno parte. Non esiste un premio a essere isole. I 7 milioni di isolani non hanno alcun vantaggio evidente, ancor meno i 400.000 abitanti che vivono nelle isole minori in Italia. Manca la continuità territoriale, mancano le economie su scala che si possono realizzare per qualsiasi servizio erogabile sul continente. Mancano i servizi pubblici, spesso inadeguati, e spesso anche la possibilità di fare i turni nei presidi sanitari delle isole più piccole. Tutto è misurato al numero minimo di residenti, che è quello del periodo invernale e non ai periodi di massimo afflusso. Quindi, la vita normale dei residenti è misurata su parametri diversi da quelli dei cittadini italiani. Oltre a questo, va affermato che, nonostante la legge individui bene - elencandoli - i settori maggiormente penalizzati, non individua le strade e le risorse necessarie a risolvere il problema, quindi con riferimento alla sanità, alla scuola, al dissesto idrogeologico: tutto viene fatto utilizzando le risorse umane, finanziarie e strumentali già a disposizione o comunque compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente. Il disegno di legge, con riduzioni continue di passaggio in passaggio, dagli iniziali 100 milioni previsti per le isole minori è arrivato a 20 milioni per il 2019, che diventano 20 più 10 dal 2020, ma solo fino al 2024. Non costituisce, pertanto, una soluzione strutturale di cui questo problema avrebbe bisogno. Aiuti temporanei, e persino l'istituzione di zone franche limitate ad alcune parti del territorio non ha aiutato nessuna isola a uscire da un ritardo evidente, che dura da anni. Vorrei solo esprimere la necessità di affrontare il divario delle isole in modo permanente, in modo che non si debba ricorrere a misure temporanee come questa. Detto meglio, la scorsa settimana abbiamo presentato un disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare per inserire nella nostra Costituzione - o sarebbe meglio dire per reinserire, visto che era stato tolto nel 2001 - il principio di insularità. La proposta prevede di modificare l'articolo 119 della Carta fondamentale e di inserire, dopo il quinto comma, un nuovo periodo secondo cui: «Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall'insularità e dispone le misure necessarie a garantire un'effettiva parità ed un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili». Questo era presente in Costituzione e chiediamo che venga reinserito. Le firme su questa proposta sono arrivate a 100.000 - mi pare che il numero necessario sia 50.000 - e sono state grosso modo verificate dagli Uffici del Senato, che ringrazio personalmente in quest'Aula. Ripeto che le firme sono più del doppio di quelle necessarie per la presentazione dei disegni di legge di iniziativa popolare e non sono state raccolte in Sardegna, Sicilia o in altre isole minori. No: sono state raccolte dappertutto, anche nei Comuni del continente, non escluse Genova, Milano e Roma. Sono stati fatti dei banchetti dove la gente spontaneamente si è recata e ha firmato, conscia, una volta conosciuto il tema, di dover mettere la propria firma. L'importanza di questa proposta sta proprio nel fatto che il beneficio maggiore del riconoscimento dello svantaggio derivante dall'essere isole sarebbe riconosciuto a isole che si trovano in Regioni a Statuto ordinario. Infatti, la Sardegna e la Sicilia potrebbero anche proporre modifiche alle norme che regolano i propri Statuti e chiedere più risorse rispetto a quelle già assegnate con legge costituzionale. Pertanto, l'intervento nella Costituzione è centrato per la Sardegna e la Sicilia, ma soprattutto per le isole minori. La modifica costituzionale è volta a inserire nella nostra Costituzione il principio per cui l'insularità è uno svantaggio evidente, tangibile e permanente. La facilitazione che noi chiediamo per le isole non è una questione tout court , ma è un obbligo che lo Stato italiano dovrebbe sentire verso i territori che soffrono di disagi permanenti. Mi preme sottolineare due aspetti. In primo luogo, esprimo apprezzamento per il lavoro fatto dagli uffici sul dossier del Servizio studi sull'Atto Senato 497. Prego veramente tutti di leggere le prime quattro pagine del dossier , dove si sottolinea l'assenza di una determinazione importante che parte dal nostro Stato verso l'Europa, la quale si dimostra sensibile a questo problema, all'agenda digitale, all'approvvigionamento energetico, alla mobilità, alla politica marittima, agli scambi commerciali resi difficili, al turismo, alle risorse idriche e all'istruzione.