[resaula]

Atto n. 4-05400 LAFORGIA DE PETRIS RUOTOLO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che da notizie di stampa si apprende che nella giornata del 3 maggio 2021 Luana D'Orazio di 22 anni è rimasta intrappolata in un orditoio in una fabbrica tessile di Oste di Montemurlo (Prato). L'incidente, in cui la giovane donna ha perso la vita, è avvenuto poco dopo le ore 11.30 dentro la ditta "Orditura Luana"; considerato che: occorre evidenziare come di fronte a questo scenario si renda assolutamente urgente intervenire per assicurare controlli e incentivi che garantiscano impianti adeguati nelle aziende, anche attraverso l'utilizzo di tecnologie avanzate e di una formazione specifica che aumenti la diffusione di una cultura della sicurezza sul lavoro; uno strumento fondamentale per affrontare questo problema è la prevenzione e la diffusione di una cultura della sicurezza sul lavoro attraverso la formazione, compito che può essere svolto solo con il fattivo coinvolgimento di tutti i soggetti: datori di lavoro, parti sociali e istituzioni, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo per affrontare il problema e in particolare se intenda rifinanziare e incrementare il fondo per la sicurezza nei luoghi di lavoro, e a che punto sia il piano nazionale per la sicurezza; quali misure intenda adottare per favorire un maggiore coordinamento delle azioni ispettive e di vigilanza superando le frammentazioni esistenti, in particolare se intenda aumentare il personale per eseguire i controlli necessari. Atto n. 4-05401 COLLINA Al Ministro della giustizia Premesso che: come tutti gli operatori dell'area giuridico-economica ed i professionisti in genere, anche i notai si sono trovati a fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 conciliando faticosamente da un lato le istanze della clientela, dall'altro il rispetto della normativa emergenziale volta al distanziamento sociale; nel caso del notaio, in particolare, tale sconvolgimento ha avuto pesanti ricadute atteso che l'attività notarile, portatrice di pubblici interessi, ha ad oggetto transazioni di particolare rilevanza, si pensi solo in tal senso alle transazioni immobiliari e societarie; secondo quanto pubblicato già in data 3 marzo 2020 sull' home page del sito del Consiglio nazionale del notariato, a seguito delle disposizioni di contenimento emanate dal Governo per far fronte alla drammatica crisi epidemiologica, "gli studi che costituiscono la sede principale del notaio non possono chiudere, in considerazione della funzione pubblica svolta e del loro radicamento al territorio. Possono, invece, essere chiusi gli uffici secondari. Negli studi notarili aperti è ridotta al minimo la presenza del personale, secondo le indicazioni contenute nei DPCM"; inoltre, si legge ancora: "Nei casi in cui sia necessario procedere alla stipula dell'atto notarile occorre inderogabilmente tener conto delle indicazioni previste dai DPCM relative alle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro; inoltre, l'articolo 142 della legge notarile (legge n. 89 del 1913, e successive modifiche) stabilisce che "È punito con la destituzione (...) il notaio che abbandona la sede in occasione di malattie epidemiche e contagiose". tuttavia, secondo quanto risulta all'interrogante diversi notai sarebbero stati sottoposti a procedimento disciplinare dai diversi consigli notarili distrettuali con l'accusa sia di aver tenuto aperto lo studio notarile sia di aver violato il testo in materia di principi di deontologia professionale dei notai, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 177 del 30 luglio 2008; in particolare, a costoro è stata contestata la mancata presenza fisica in occasione della lettura e della stipula degli atti nei casi in cui medesimi avevano asseritamente provveduto ad adottare sistemi di collegamento tra le diverse stanze degli studi professionali. Un comportamento, come di tutta evidenza, adottato nel rispetto delle norme di distanziamento e al fine di garantire la massima sicurezza anche dei clienti in occasione della stipula di atti notarili, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire, attraverso proprie iniziative, come non costituisca alcuna violazione del testo in materia di principi di deontologia professionale dei notai la stipula di atti mediante l'adozione di strutture audiovisive volte a garantire il rispetto delle norme di distanziamento e la tutela della salute dei clienti nei casi in cui sia stata comunque garantita la presenza fisica del notaio in loco ; se non ritenga, altresì, opportuno chiarire la piena liceità riguardo all'apertura degli studi notarili nel corso del lockdown disposto nella primavera del 2020 al fine di soddisfare le esigenze della clientela. Atto n. 4-05402 DE VECCHIS Al Ministro della salute Premesso che: nei giorni scorsi è stato oggetto di cronaca il caso della dottoressa, dirigente medico dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona "Borgo Roma", che il 25 aprile 2021 sul suo account "Twitter" avrebbe scritto di aver provocato intenzionalmente delle ustioni a un paziente in arresto cardiaco poiché questi aveva sul torace un tatuaggio evocativo del partito fascista; il 19 aprile 2021, la dottoressa, sul medesimo social network , scriveva di aver dato ad alcuni tossicodipendenti presentatisi in pronto soccorso dosi di morfina, affermando di essere nota per somministrare tale sostanza senza fare troppi problemi, in quanto non avrebbe pregiudizi sul punto; la dottoressa non risulta nuova per affermazioni poco appropriate su Twitter; invero, nel 2015, la stessa veniva sospesa dall'ospedale poiché, con un altro account poi chiuso, aveva pubblicato delle foto dei suoi pazienti, che ella derideva poiché sovrappeso o perché portavano indumenti intimi femminili; all'epoca l'azienda ospedaliera sospese il medico e inviò un esposto alla Procura della Repubblica di Verona, segnalando l'accaduto e chiedendo, a tutela dell'immagine e del buon nome dell'azienda, che la magistratura disponesse prontamente gli accertamenti del caso sui possibili reati. Le indagini hanno poi rivelato che la dottoressa aveva pubblicato, in un solo anno, un totale di 2.000 tra foto, video e referti dei pazienti che si trovavano nel reparto; tale vicenda, per il clamore mediatico che comportò, arrivò anche in Parlamento, ove fu presentata un'interrogazione parlamentare all'allora Ministro della salute per chiedere chiarimenti in ordine all'accaduto; nel luglio 2016, la dottoressa veniva prosciolta poiché nelle immagini pubblicate non vi era il nome dei pazienti e dunque non si sarebbe configurato a carico del medico che ha postato dati sensibili sul web alcun reato; considerato che: al momento, la dottoressa non risulterebbe sospesa dall'incarico, in attesa dell' iter di accertamento;