[ddlpres]

Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e disposizioni per il contrasto alla violenza domestica. Onorevoli Senatori. – Presso la Direzione centrale della Polizia criminale, il Servizio analisi criminale effettua, attraverso l'estrapolazione di dati statistici, l'analisi di tutti gli episodi delittuosi che integrino fattispecie riconducibili alla violenza contro le donne. Particolare attenzione viene dedicata agli omicidi volontari attraverso lo studio e l'analisi di tutti i dati interforze acquisiti dalla banca dati delle Forze di polizia, che vengono confrontati con le informazioni che pervengono dai presidi territoriali di Polizia di Stato e Arma dei carabinieri. L'esame degli elementi informativi acquisiti, che permette di ricostruire la dinamica dell'evento, l'ambito in cui si è svolto il delitto e le eventuali relazioni di parentela o sentimentali che legavano i soggetti coinvolti, consente l'elaborazione del seguente monitoraggio: nel periodo 1 ° gennaio-7 maggio 2023 sono stati registrati 117 omicidi, con 43 vittime donne, di cui 37 uccise in ambito familiare o affettivo; di queste, 22 hanno trovato la morte per mano del partner o dell'ex partner. Analizzando gli omicidi del periodo sopra indicato rispetto a quello analogo dello scorso anno, si nota un aumento del numero degli eventi che da 116 passano a 117 (+1 per cento), mentre il numero delle vittime di genere femminile mostra un decremento degli episodi che da 46 passano a 43 (-7 per cento). Per quanto attiene ai delitti commessi in ambito familiare e affettivo, si evidenzia un decremento sia nell'andamento generale degli eventi, che passano da 56 a 55, sia nel numero delle vittime di genere femminile, che da 41 diventano 37 (-10 per cento). Risultano, invece, invariati, rispetto allo stesso periodo del 2022, gli omicidi commessi dal partner o ex partner (24), mentre diminuisce il numero delle relative vittime donne, le quali da 24 passano a 22 (-5 per cento). Per una panoramica ancor più completa è utile rammentare i dati raccolti e aggiornati al 2021, pubblicati il 5 maggio 2023, dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), nell'ambito dell'accordo concluso con il Ministero della salute e firmato in data 20 novembre 2019, relativi agli accessi al pronto soccorso o al ricovero ordinario delle donne vittime di violenza: i tassi di accesso al pronto soccorso con indicazione di violenza, pari a 4.4 per 10.000 residenti nel 2021, sono più elevati nelle giovani donne di 18-34 anni (8.8), seguite dalle donne adulte di 35-49 anni (7.2), inferiori alla media per le minorenni e per le donne tra i 50 e i 64 anni (rispettivamente 3.5 e 3.2), più bassi dopo i 65 anni di età (0.8). Gli accessi in pronto soccorso con indicazione di violenza rispetto al totale degli accessi aumentano dal 2017 al 2020 (da 14.1 per 10.000 nel 2017 a 18.5 nel 2020) e rimangono sostanzialmente stabili nel 2021 (18.4). L'incremento è stato più accentuato tra le minorenni (da 10.3 accessi per 10.000 totali nel 2017 a 16.4 nel 2021), ma l'incidenza più elevata è relativa alle donne adulte di 35-49 anni (33.3 nel 2021) e alle giovani donne di 18-34 anni (30.2). Negli uomini il fenomeno risulta distribuito sostanzialmente allo stesso modo ma con valori inferiori rispetto alle donne, concentrato nella classe 18-34 anni e con valori sopra la media per gli adulti di 35-49 anni. I dati, purtroppo, continuano a peggiorare se il fenomeno interessa le donne di cittadinanza diversa da quella italiana: nel biennio 2020-2021 gli accessi al pronto soccorso con indicazione di violenza ogni 10.000 accessi totali tra le donne straniere sono 39.2 a fronte di 16.5 tra le italiane. Il divario è massimo tra le giovani donne di 18-34 anni (classe di età modale per le donne straniere) con valori rispettivamente pari a 47.9 per le straniere e 27.5 per le italiane. Pertanto, i numeri non sono assolutamente incoraggianti e dimostrano la necessità di intervenire nuovamente. Il presente disegno di legge è mirato al contrasto della violenza sulle donne in attuazione della linea di Governo annunciata dal Presidente del Consiglio Meloni, incentrata su tre pilastri di azione: prevenzione, protezione, certezza della pena. Con l'accordo di programma del centrodestra le forze politiche della coalizione hanno sancito la necessità di « azioni più incisive per il contrasto al crescente fenomeno della violenza nei confronti della donna ». Si rende necessario adottare protocolli e migliori pratiche nei tribunali per un'applicazione sempre più efficace della norma sul « codice rosso », per garantire la certezza della pena, per potenziare le misure di protezione delle vittime e rafforzare il ricorso ai braccialetti elettronici, per la formazione specifica degli operatori mirata alla cooperazione tra le diverse figure professionali coinvolte (Forze dell'ordine, magistrati, avvocati, medici, assistenti sociali, docenti e personale sanitario). In particolare, l'articolo 1 interviene sulla disciplina dell'ammonimento di cui al decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, e al decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, al fine di ampliarne e renderne più organica la relativa disciplina. Il comma 1, lettera a) , estende l'applicabilità della misura dell'ammonimento di cui all'articolo 3 del citato decreto-legge n. 93 del 2013, ad ulteriori condotte che possono assumere valenza sintomatica rispetto a situazioni di pericolo per l'integrità psico-fisica delle persone, nel contesto delle relazioni familiari ed affettive. Viene inoltre inserita la commissione degli atti in presenza di minorenni quale ulteriore, autonomo elemento idoneo ad integrare il requisito della violenza domestica. Il comma 1, lettera b) , amplia il novero dei reati ai quali si applicano le misure di cui all'articolo 11, comma 1, del decreto-legge n. 11 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del 2009. Tali misure consistono nell'obbligo – da parte delle Forze dell'ordine, dei presidi sanitari e delle istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia dei reati considerati – di informare la medesima vittima sui centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della stessa nonché metterla in contatto con i centri antiviolenza, ove essa ne faccia espressamente richiesta.