[resaula]

lo fa sul revenge porn , lo fa sulle lesioni permanenti al viso, come danno a un tratto saliente della propria identità e personalità, e lo fa introducendo un reato per la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese. Lo fa anche, magari in maniera diversa da come lo avremmo fatto noi, sulle procedure che provano ad allineare causa civile e causa penale, fonte spesso di sofferenze quando il processo penale va in un certo modo e c'è una causa di separazione o di affido di minori da un'altra parte. Le nostre critiche, però, sono su dei punti ben specifici: sono sulle risorse, perché non si può pensare di affrontare senza risorse adeguate dei temi innovativi come il corso di formazione per gli operatori, che in maniera trasversale a tutta la pubblica amministrazione e in tutte le istituzioni devono essere preparati e adeguati al compito delicato di trattare soggetti fragili e tematiche certamente delicate o per i corsi di recupero. Tutto questo, evidentemente, questa innovazione che è anche culturale, con la clausola di invarianza come ricordava bene la senatrice Valente nel suo intervento non lo si fa. Abbiamo provato ad avere un confronto all'interno delle Commissioni di merito, in maniera molto concreta e pragmatica, portando le nostre proposte, non certo con l'approccio ideologico che anche con sprezzo del ridicolo e con un certo coraggio ha assunto il senatore Pillon, l'autore di un disegno di legge sull'affido che di aspetti ideologici ne conteneva in quantità. La lezioncina dal senatore Pillon su questo versante è difficile da accettare, anche perché ha una concezione della violenza di genere completamente sbagliata, lasciatemelo dire: come si può pensare che la violenza di genere sia violenza comune? (Applausi dal Gruppo PD) . È una violenza che sta e si inserisce anche in un contesto dove le comunità spesso hanno avuto indifferenza, dove spesso ha prevalso il silenzio, anche negli ambiti familiari, dove quel silenzio è diventato omertà e da omertà è diventata connivenza. Pensare di paragonarla alla violenza comune e ciò che di più sbagliato ci può essere ed è quello che ci divide. Da questo punto di vista, devo dire che si è interrotto, rispetto al passato e al lavoro fatto negli ultimi cinque anni, un approccio multidisciplinare. Pensare di affrontare questo tema solo con politiche securitarie è una scorciatoia che rischia di non portarci a destinazione: quando nel 2013, prima fra i Paesi europei, l'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, l'ha fatto perché da lì non solo partiva l'attuazione di una serie di norme innovative, ma perché c'era un disegno, c'era una visione su come si dovesse affrontare il tema della violenza di genere, c'era l'idea che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani, ed è il motivo per cui noi oggi riusciamo a parlare anche del tema dei matrimoni forzati e lo inseriamo in una legge, così come il tema delle mutilazioni genitali. Non solo questo, ma - l'ha ricordato bene la senatrice Monica Cirinnà nella sua relazione di minoranza - vivere liberi dalla violenza è un diritto e non una concessione e - vero punto della battaglia culturale - l'assenza della parità di genere è correlata alla violenza e quindi il rafforzamento delle prerogative e dei diritti delle donne in tutti i campi della nostra vita hanno a che fare col tema della violenza di genere. Da lì c'è stato un imponente lavoro legislativo, lo ricordava chi è intervenuto prima di me: sul femminicidio, sullo stalking , il piano di azione straordinario, il piano nazionale, le norme sulla tutela degli orfani di femminicidio e le norme sul lavoro - secondo l'idea dell'approccio multidisciplinare - per evitare che chi denuncia molestie sia demansionato o peggio, licenziato. Certo tutto questo non basta, lo dico con la morte nel cuore, lo dico ripensando purtroppo con senso di impotenza all'ennesimo femminicidio a cui abbiamo assistito, quello di Debora a Savona da parte dell'ex marito, che peraltro aveva scontato la pena e aveva anche un divieto di dimora. Debora aveva denunciato l'ex marito diciannove volte, per diciannove volte aveva riposto la propria fiducia nella magistratura e nelle Forze dell'ordine, per diciannove volte aveva dovuto ripetere la propria esperienza davanti alle Forze dell'ordine e in alcuni casi davanti ai magistrati, motivo per cui noi pensiamo, anche per il fatto di dover ripetere più volte l'esperienza, che sui tre giorni forse si poteva riflettere maggiormente per coniugare l'esigenza di celerità e di accelerazione, di una corsia preferenziale, che ci deve essere, con l'esigenza di salvaguardia di un soggetto fragile, colpito nei suoi affetti più profondi, nella sua personalità. Lo dico perché, accanto ai provvedimenti concreti, abbiamo bisogno di adottare misure che accompagnino una grande battaglia culturale che affondi le proprie origini nelle cause più profonde e che combatta il clima di odio e i messaggi sessisti. Nella Convenzione di Istanbul - lo dico al ministro Bongiorno - c'è un articolo che più di altri ha bisogno di essere attuato: mi riferisco all'articolo 17, che tratta il tema dei media e dei social network . Noi avremmo bisogno di un'iniziativa legislativa importante - lo dicevo prima al sottosegretario Spadafora in audizione - per una piena attuazione di quell'articolo. Se non mettiamo in agenda il tema di come affrontare il clima di odio che c'è in quel frullatore di emozioni che sono i social (spesso terreno di coltura dell'odio nei confronti delle donne), rischiamo di non fare passi avanti. Dobbiamo dare l'esempio tutti, a partire dalla politica e dal Ministro dell'interno, che ha lasciato le foto di donne esposte sui propri social , con la bava alla bocca dei propri follower che non hanno rispetto del dolore delle persone. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani) . Dico questo perché la violenza verbale, promossa o tollerata, è spesso terreno di coltura di comportamenti devianti. Per questo motivo, serve una battaglia senza reticenze, per sradicare il clima di odio e i messaggi sessisti, perché altrimenti il rischio che corriamo è quello di consegnare le conquiste legislative, anche le più innovative, alla categoria delle occasioni mancate e questo non possiamo permettercelo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo che quando si parla di violenza (ogni forma di violenza, anche psicologica, come quella che per anni assistenti sociali, con il benestare di giudici minorili, hanno compiuto su minori) sia necessario non soltanto intervenire sull'onda dell'emotività e assumere provvedimenti giusti, ma spesso intempestivi, ma - prima e anzitutto - affrontare la questione da un punto di vista culturale e di prevenzione. Quando leggiamo le pagine di cronaca, scandalizzandoci per determinate violenze subite dalle vittime, arriviamo sempre troppo tardi, a violenza accaduta, per tamponare - se ci arriviamo - una situazione che si è già verificata, facendo vittime, creando sofferenze e squarciando intere vite.