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2 Il tavolo tecnico è composto da rappresentanti del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, del Ministero della salute, del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, del Ministero delle imprese e del made in Italy , delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, delle organizzazioni professionali e dei sindacati agricoli, delle associazioni, dei consorzi e delle federazioni di settore, di enti operanti nel campo alimentare e della ricerca, dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA), nonché da una rappresentanza delle facoltà universitarie competenti. I rappresentanti di cui al primo periodo durano in carica due anni. 3 Ai partecipanti al tavolo tecnico non spetta alcun compenso, gettone di presenza, indennizzo o rimborso di spese a qualsiasi titolo corrisposto. L'istituzione del tavolo tecnico non deve determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 5 (Piano regionale del tartufo e tutela e gestione degli habitat di produzione del tartufo) 1 Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le associazioni riconosciute a livello regionale di cui all'articolo 2, comma 1, lettera m) , e le organizzazioni professionali agricole, possono redigere il piano regionale del tartufo, previo accertamento della congruità delle risorse di cui all'articolo 22, comma 2. Sulla base delle indicazioni del piano di filiera, il piano regionale del tartufo definisce almeno: a le modalità di individuazione e mappatura delle aree naturali in produzione e delle aree vocate alla produzione di tartufo, l'individuazione delle aree di intervento, il censimento delle tartufaie controllate e coltivate, nonché gli accordi di sorveglianza; b il piano degli interventi di manutenzione delle tartufaie naturali o di ricostituzione del capitale tartufigeno con interventi mirati in bosco o altro habitat in cui il tartufo svolge il suo ciclo biologico. 2 Nell'ambito del piano regionale del tartufo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, altresì: a predispongono, con la collaborazione delle associazioni riconosciute di cui all'articolo 2, comma 1, lettera m) , la cartografia e il censimento dei territori produttivi che sono ad uso esclusivo della regione e del proprio personale tecnico-amministrativo e condividono le informazioni di cui alla lettera a) del comma 1 del presente articolo con il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le aree in produzione non possono essere rese pubbliche; b elaborano, con il concorso dei soggetti di cui all'alinea del comma 1, uno o più piani di intervento; c definiscono, con proprio regolamento, norme di tutela e buone pratiche di gestione degli habitat tartufigeni, con specifica indicazione per terreni privati e territori pubblici, da coordinare con la pianificazione forestale e urbanistica di ciascuna delle regioni e delle province autonome; d elaborano un protocollo da attuare per contrastare l'avvelenamento dei cani da tartufo; e provvedono a definire la percentuale massima del territorio a produzione tartufigena che è possibile sottrarre alla libera ricerca a favore di tartufaie controllate, fondi chiusi e aree a parco nazionale, regionale o comunale e provvedono ad eventuali ridefinizioni della superficie di tartufaie controllate già autorizzate ai fini del rispetto della percentuale individuata. In ogni caso, la percentuale massima di territorio oggetto di autorizzazione per tartufaie controllate, ai fini di nuove autorizzazioni, non può superare il 30 per cento del territorio produttivo calcolato su base comunale, ridotta al 10 per cento qualora si tratti di tartufaie naturali di tartufo bianco pregiato. 3 L'estensione massima di ciascuna nuova tartufaia naturale controllata non può superare i 3 ettari. Tra una nuova tartufaia naturale controllata e un'altra deve esserci una distanza di almeno 500 metri. 4 Il piano regionale del tartufo di cui ai commi 1 e 2 può prevedere deroghe alle limitazioni previste dai commi 2 e 3 per gli imprenditori agricoli professionali, nella forma di società semplice o ditta individuale, e i coltivatori diretti, relativamente a una sola istanza di riconoscimento di tartufaia naturale controllata. 5 La redazione del piano di cui al comma 1 può essere supportata anche da altri portatori di interesse della filiera del tartufo. II CERCA, RACCOLTA E COLTIVAZIONE 6 (Elenco delle specie che possono essere raccolte e destinate al consumo) 1 Possono essere raccolti e destinati al consumo nel territorio nazionale i tartufi appartenenti alle seguenti specie e varietà: a Tuber magnatum Pico , detto volgarmente tartufo bianco pregiato, tartufo bianco del Piemonte o di Alba o tartufo bianco di Acqualagna; b Tuber melanosporum Vitt. , detto volgarmente tartufo nero pregiato o tartufo nero di Norcia o di Spoleto; c Tuber brumale Vitt. , detto volgarmente tartufo nero d'inverno; d Tuber brumale Vitt. varietà moschatum De Ferry , detto volgarmente tartufo moscato; e Tuber aestivum Vitt. varietà aestivum , detto volgarmente tartufo d'estate o scorzone; f Tuber aestivum Vitt. varietà uncinatum Chatin , detto volgarmente tartufo uncinato; g Tuber borchii Vitt. o Tuber albidum Pico , detto volgarmente tartufo bianchetto o marzuolo; h Tuber macrosporum Vitt. , detto volgarmente tartufo nero liscio; i Tuber mesentericum Vitt. , detto volgarmente tartufo nero ordinario. 2 Con decreto del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le caratteristiche delle specie e delle varietà di tartufi di cui al comma 1. 3 Con decreto del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste può essere autorizzato il commercio di specie edibili che sono presenti nei territori dei singoli Stati appartenenti all'Unione europea ma che non sono ricomprese nell'elenco di cui al comma 1. 4 Ulteriori specie edibili non ricomprese nell'elenco di cui al comma 1 né autorizzate ai sensi del comma 3 possono essere commercializzate esclusivamente con le modalità di cui all'articolo 16, comma 2. 5 L'accertamento delle specie può essere fatto a vista dall'operatore durante la cessione del prodotto. In caso di dubbio o contestazione, l'identificazione delle specie deve essere condotta da una delle strutture individuate con decreto del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il Ministero delle imprese e del made in Italy , da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in conformità alle normative dell'Unione europea sull'accreditamento e il controllo ufficiale dei prodotti. 7 (Diritti di proprietà sui tartufi) 1 L'attività di cerca e raccolta dei tartufi è libera nei boschi, nei terreni non coltivati, nelle aree demaniali e lungo i corsi d'acqua.