[pronunce]

L'esponente conclude, sul punto, affermando che l'attuale situazione prorogherebbe con aggravio la precedente, operando allo stato, sul mercato, sei reti nazionali, di cui due (Tele+ Bianco e Telemarket) "non farebbero informazione". Nella memoria, infine, la parte analizza la questione di legittimità costituzionale alla luce del previsto sistema televisivo digitale, sottolineando come tutte le parti in causa, nonché le due Autorità e il Ministero, direttamente o indirettamente, abbiano ritenuto non realizzabile il passaggio alla nuova tecnica di trasmissione entro la data prefissata della fine dell'anno 2006. Vengono riportati, a tal proposito, alcuni passi della relazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in cui si manifesta la conseguente preoccupazione di una protrazione dell'attuale situazione di sostanziale duopolio con "rilevanti barriere all'ingresso" e "fenomeni collusivi a carattere escludente nei confronti di altri operatori in violazione delle regole di concorrenza". La difesa di Centro Europa 7 s.r.l. indica quale data realistica del passaggio al digitale l'anno 2017, precisando, però, come l'attuale questione di legittimità costituzionale abbia ad oggetto il sistema di trasmissioni televisive in tecnica analogica e non digitale, considerato anche che le concessioni rilasciate nel luglio del 1999 scadranno nel luglio del 2005 e quindi prima della programmata data di cessazione della tecnica analogica del 2006. La società deducente afferma di condividere quanto sostenuto dalla difesa delle società TV Internazionale s.p.a. e Beta Television s.r.l., secondo cui alcune norme della legge n. 66 del 2001 "concorrono anch'esse a perpetuare la situazione di incostituzionalità denunciata dal Tar Lazio, con richiesta di dichiarazione di illegittimità costituzionale in via consequenziale degli artt. 1 e 2-bis del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, per contrasto con gli artt. 3, 21, 41, 42, 97 e 136 della Costituzione". Infine, la difesa della parte deduce che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella propria relazione "si dimentica", nel descrivere il panorama dell'emittenza nazionale, che il piano nazionale di assegnazione delle frequenze del 1998 è stato accantonato, con la conseguente oggettiva impossibilità per la stessa Centro Europa 7 s.r.l. di utilizzare concretamente le frequenze oggetto di concessione. La parte richiama, inoltre, l'affermazione contenuta nella "relazione aggiuntiva" predisposta dall'Autorità citata, secondo cui "la nuova assegnazione delle frequenze ha consentito una copertura di oltre l'80% del territorio nazionale e di tutti i capoluoghi di provincia. La popolazione servita è pari ad oltre il 92 % (...)"; tale asserzione viene contestata in quanto la stessa rischierebbe di creare "pericolosi equivoci", atteso che nessuna "nuova frequenza" è stata assegnata, come, del resto, ammette lo stesso Ministero, laddove nella relazione fa riferimento all'accantonamento del piano. L'esponente, pertanto, chiede che vengano dichiarate incostituzionali le norme censurate, compreso l'art. 3, commi 6 e 7 — qualora non si ritenga che detto articolo sia stato implicitamente abrogato dalla successiva legge 29 marzo 1999, n. 78 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 gennaio 1999, n. 15, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo equilibrato dell'emittenza televisiva e per evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti nel settore radiotelevisivo") — , e le altre norme sopra indicate. 24.— Con memoria anch'essa depositata all'esito dell'istruttoria, l'Adusbef contesta, innanzitutto, la ricostruzione dell'assetto televisivo pubblico e privato svolta dal Ministero nella relazione depositata agli atti, in quanto la stessa farebbe pensare "che lo sviluppo dell'etere sia stato sotto il controllo dello Stato". La difesa della parte ripercorre l'evoluzione legislativa che ha caratterizzato il settore al fine di dimostrare, di converso, la carenza di una normativa organica, rispettosa dei principi costituzionali, sottolineando la nascita di fatto dell'attuale situazione del mercato televisivo e illustrando il contenuto delle sentenze ritenute più significative emanate dalla Corte costituzionale fino alla sentenza n. 420 del 1994, cui non sarebbe stata data "esecuzione". Viene, inoltre, riportato un passo della relazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato in cui verrebbe fotografata, secondo l'Adusbef, l'attuale situazione in contrasto con il principio della concorrenza e del pluralismo. Allo stesso modo, l'esponente richiama parte del contenuto delle relazioni annuali al Parlamento dell'Agcom del 2000 e 2001, in cui si sarebbe rilevata la presenza di un sostanziale duopolio (Rai e Mediaset). La difesa della parte si sofferma, poi, sulla televisione digitale terrestre, ribadendo l'impossibilità dell'avvio di detto sistema entro la data programmata del 2006 e dando atto che lo stesso si trova in uno stadio di sperimentazione che, tra l'altro, la RAI starebbe effettuando esclusivamente sul piano tecnico, senza diffusione al pubblico, in tre località. Nell'ultima parte della memoria, l'Adusbef illustra "il concetto di pluralismo" in tutte le sue manifestazioni, anche alla luce delle esperienze degli altri Paesi, sottolineando lo stato di inattuazione di detto principio nel nostro Paese. La parte dà atto, inoltre, che "l'Autorità Antitrust Europea ha aperto una procedura nei confronti del Governo italiano per la questione ben nota di Centro Europa 7 s.r.l., che ha ottenuto da tre anni la concessione, ma non ha le frequenze in quanto occupate da Rete Quattro". 25.— Con memoria depositata all'esito dell'istruttoria, l'Avvocatura generale dello Stato ha ripreso, ampliandole, le argomentazioni già contenute nel precedente atto di intervento ed ha sottolineato, inoltre, quanto segue. Descrivendo il contesto televisivo digitale alla luce di quanto previsto dal decreto-legge n. 5 del 2001, la difesa erariale ritiene che i tempi non brevi di attuazione del piano analogico di assegnazione delle frequenze finirebbero con il sovrapporsi a "quelli dell'imprescindibile introduzione del digitale" (ritardandone il passaggio), con pesanti ricadute in termini economici per gli operatori, a causa della necessaria duplicazione degli investimenti, e per la stessa utenza, costretta a "risintonizzare gli apparecchi riceventi ed a riorientare le antenne e, successivamente, nuovamente costretta a risintonizzare gli apparecchi e ad acquisire set top box o nuovi televisori digitali". L'Avvocatura aggiunge, inoltre, che la caducazione delle norme censurate non potrebbe condurre all'attuazione del piano analogico di assegnazione, stante "il congelamento della situazione di detenzione attuale" sino all'attuazione del piano digitale di assegnazione delle frequenze di cui al citato decreto-legge n. 5 del 2001.