[pronunce]

Il ricorso contiene l'impugnazione dell'art. 12 nella sua interezza; le censure, tuttavia, vertono esclusivamente sul comma 1, ed è a questa disposizione, pertanto, che va circoscritto il thema decidendum. 3.- Ai sensi del richiamato art. 12, comma 1, la spesa per prestazioni di specialistica ambulatoriale, assistenza ospedaliera e assistenza riabilitativa da privato accreditato, sostenuta dalle aziende sanitarie locali negli anni 2015 e 2016, non può essere superiore al costo consuntivato sostenuto nell'anno 2013, al netto della mobilità sanitaria attiva. Il ricorrente ritiene che tale disposizione sia in contrasto con l'art. 15, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, il quale prevede che la spesa per le richiamate prestazioni, a decorrere dal 2014, debba essere tagliata nella misura fissa del 2 per cento, rispetto a quella consuntivata per il 2011 e al lordo della mobilità attiva. 4.- Nelle more del giudizio, è sopraggiunto l'art. 4 della legge della Regione Basilicata 13 agosto 2015, n. 36 (Norme in materia di sanità), rubricato «Modifica del comma 1 dell'art. 12 della legge regionale 27 gennaio 2015, n. 5». L'art. 4 modifica l'impugnato art. 12, comma 1, sostituendo il riferimento «al costo consuntivato sostenuto nell'anno 2013» con quello «alla spesa di competenza consuntivata sostenuta nell'anno 2011 ridotta del 2%». Il Presidente del Consiglio dei ministri, con successiva memoria, ha rinunciato parzialmente al ricorso, in riferimento all'art. 12, comma 1, esclusivamente per la parte di questa disposizione oggetto delle richiamate modifiche. Tale rinuncia, in mancanza di costituzione della Regione, comporta l'estinzione del processo, in parte qua, senza necessità di accettazione della rinuncia medesima (ex plurimis, sentenze n. 32 del 2012 e n. 217 del 2011). 5.- Resta pertanto da decidere la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, comma 1, della legge reg. Basilicata n. 5 del 2015, in riferimento agli artt. 81, terzo comma, e 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui prevede la nettizzazione della mobilità sanitaria attiva dal tetto di spesa per l'acquisto delle suindicate prestazioni da privato. 6.- Nel merito, la questione è fondata. L'art. 15, comma 14, del d.l. n. 95 del 2012 fissa un generale obiettivo di riduzione della spesa relativa all'«acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati per l'assistenza specialistica ambulatoriale e per l'assistenza ospedaliera», precisando che la riduzione è «determinata dalla Regione». Tale disposizione, dunque, può considerarsi espressione di un principio fondamentale in materia di «coordinamento della finanza pubblica», poiché riguarda «non già una minuta voce di dettaglio, ma un importante aggregato della spesa di parte corrente» (ex plurimis, sentenze n. 218 e n. 153 del 2015, n. 289 del 2013, n. 69 del 2011) e lascia «ciascuna Regione [...] libera di darvi attuazione [...] in modo graduato e differenziato, purché il risultato complessivo sia pari a quello indicato nella legge statale» (ex plurimis, sentenza n. 211 del 2012). Nel caso in esame, la Regione non ha dato un'attuazione graduata e differenziata della riduzione di spesa che le viene richiesta, in ipotesi modulando diversamente tale riduzione a seconda del tipo di prestazione o del soggetto erogatore, pur nel rispetto del «risultato complessivo» indicato dal legislatore statale. Essa, al contrario, escludendo dal tetto di spesa per tali prestazioni la quota riferita a quelle erogate in favore dei cittadini non residenti in Basilicata, non ha conseguito quel risparmio complessivo, ponendosi così in contrasto con l'art. 15, comma 4, del d.l. n. 95 del 2012, che non le consentiva di operare una simile esclusione. Di conseguenza, l'art. 12, comma 1, della legge regionale n. 5 del 2015, deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui prevede che la spesa per l'acquisto delle prestazioni sanitarie da privato debba essere calcolata al netto della mobilità sanitaria attiva. 7.- Restano assorbiti gli ulteriori profili di censura. 8.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha altresì impugnato, nella sua interezza, l'art. 16 della legge reg. Basilicata n. 5 del 2015, ma le censure riguardano il solo comma 3, il quale prevede che le tariffe da riconoscere per le prestazioni sanitarie erogate nei confronti dei residenti fuori Regione siano quelle stabilite dal tavolo nazionale della mobilità sanitaria interregionale. È esclusivamente a questa disposizione, dunque, che il ricorso va delimitato. 9.- Nelle more del giudizio, l'impugnato art. 16, comma 3, è stato abrogato dall'art. 5 della legge regionale n. 36 del 2015. Il Presidente del Consiglio dei ministri, nella già richiamata memoria, ha rinunciato parzialmente al ricorso anche limitatamente a tale norma. Pertanto, in mancanza di costituzione della Regione, deve essere dichiarata l'estinzione del processo, in riferimento all'art. 16, comma 3, senza necessità di accettazione della rinuncia medesima (ex plurimis, sentenze n. 32 del 2012 e n. 217 del 2011). 10.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 27 della legge regionale n. 5 del 2015, in riferimento all'art. 81, comma terzo, Cost., è fondata. L'art. 27 sostituisce il comma 4 dell'art. 19 della legge della Regione Basilicata 30 aprile 2014, n. 8 (Legge di Stabilità regionale 2014), disponendo che la Regione, a partire dall'anno 2014, riconosca ai Comuni che promuovono assunzioni in ruolo dei lavoratori impiegati in attività socialmente utili, nonché in lavori di pubblica utilità, un contributo pari ad euro 10.000,00. A tal fine stabilisce lo stanziamento annuo, per il triennio 2015-2017, di euro 100.000,00. Tuttavia, per l'anno 2016 il bilancio di previsione 2015, Missione 12, Programma 2, prevede uno stanziamento pari ad euro 40.000,00. Per l'anno 2017, invece, la posta risulta del tutto priva di stanziamento.