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Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n.533. Introduzione del doppio turno di coalizione per l'elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Onorevoli Senatori. -- Pur nella consapevolezza della necessità di un più ampio disegno di riforma delle istituzioni che consenta di rafforzarne la capacità di dare forma alla volontà politica dei cittadini, è urgente modificare l'attuale legge elettorale. Ciò ci viene richiesto, oltre che dalla voce dei più alti rappresentanti delle nostre istituzioni repubblicane, tra cui il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, da grandissima parte dell'opinione pubblica che ritiene ormai screditato e inutilizzabile il sistema attuale. Una modifica è dunque urgente e necessaria. E tuttavia essa, per evitare di produrre effetti indesiderati, deve tenere conto non solo dell'esigenza di correggere le evidenti distorsioni dell'attuale disciplina, ma anche del dovere di proseguire sulla strada della realizzazione di una compiuta democrazia dell'alternanza che rimane l'obiettivo fondamentale di chi sogna un Paese «normale». Sarebbe, infatti, del tutto irresponsabile intervenire sulla legge elettorale, dopo anni di tentativi naufragati, varando meccanismi che sottraggano ai cittadini il potere di determinare con il proprio voto l'indirizzo politico del governo. Costituirebbe la smentita più clamorosa di una prospettiva riformatrice delle istituzioni condivisa da molti anni da più parti politiche, nonché un colpo mortale assestato al Parlamento, che verrebbe accusato dai cittadini di essere un'assemblea inconcludente, incapace di produrre stabili assetti di governo. In questa direzione si muove il presente disegno di legge che persegue i seguenti obiettivi: (1) correggere gli aspetti problematici segnalati dalla Corte costituzionale; (2) assicurare al tempo stesso la formazione di maggioranze politiche stabili in Parlamento; (3) ricostruire un corretto rapporto tra elettori ed eletti attraverso l'espressione di un voto personale che consenta ai cittadini di esprimere la propria preferenza non solo nei confronti di un partito politico, ma anche nei confronti di un singolo rappresentante. Per quanto riguarda il primo aspetto, la Corte costituzionale ha, come è noto, rilevato la natura problematica del meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza che viene assegnato alla lista o alla coalizione più votata senza la previsione del raggiungimento di soglia minima. In un quadro politico di accentuata frammentazione, può così accadere che la lista o la coalizione vincente consegua la maggioranza di 340 seggi alla Camera dei deputati pur avendo riportato una percentuale di voti non superiore al 30 per cento dei voti o addirittura inferiore a tale valore. In questo modo la lista o la coalizione vincente si troverebbe ad avere in Parlamento un numero di seggi pari al doppio dei seggi spettanti in un meccanismo di riparto proporzionale semplice, il che porta a una insopportabile disparità di trattamento tra il peso dei voti degli elettori della coalizione vincente e quello dei voti delle altre liste. E, pur essendo certamente legittimi sistemi elettorali di tipo maggioritario che contengano un premio (implicito o esplicito) ai maggiori partiti, non è certo pensabile che vi possa essere una distorsione troppo netta. Poiché, è bene ricordarlo, in un sistema democratico, i voti si devono contare e non pesare. È perciò indispensabile introdurre nella legge il requisito del superamento di una soglia minima che consenta di mantenere entro uno scarto accettabile il rapporto voti raccolti/seggi attribuiti tra la coalizione vincente e le altre coalizioni. Tale soglia viene fissata al 40 per cento dei voti validamente espressi su base nazionale. Per quanto riguarda il secondo aspetto è chiaro però che la mera fissazione di una soglia se, da un lato, impedisce uno scarto eccessivo tra voti raccolti e seggi attribuiti, dall'altro non è sufficiente a garantire la formazione di una maggioranza stabile in Parlamento e dunque la possibilità del formarsi di un governo coerente con l'indirizzo politico espresso dai cittadini. Se nessuna delle liste o delle coalizioni concorrenti raggiunge la soglia minima, nessuna di esse potrà contare sulla maggioranza in Parlamento. La formazione di un governo in questo caso dovrà essere affidata alle trattative tra le diverse forze politiche presenti in Parlamento con il rischio evidente di una difformità tra il voto popolare e le successive scelte in Parlamento e con la crescita di instabilità, che rappresenta uno degli elementi più critici della vita politica italiana. Chi dunque non intende rinunciare a riconoscere ai cittadini il potere di indicare attraverso il proprio voto non solo i propri rappresentanti, ma anche l'indirizzo politico di governo, deve ricercare meccanismi alternativi che consentano, in un quadro di frammentazione, di evitare la situazione di stallo. Per questo lo strumento principe è quello del cosiddetto «doppio turno di coalizione», ossia del ballottaggio tra le due liste o coalizioni che hanno conseguito il miglior risultato al primo turno senza aver superato la soglia del 40 per cento. Il voto di ballottaggio consente di attribuire il premio di maggioranza a quella coalizione che, pur non avendo raggiunto la soglia minima al primo turno, risulta comunque vincente in un confronto diretto e ricava da questo la sua legittimità a ottenere la maggioranza dei seggi parlamentari. Per consentire al meccanismo elettorale previsto dalla legge vigente di produrre maggioranze parlamentari stabili è però necessario introdurre un'ulteriore modifica e intervenire sul meccanismo di distribuzione del premio di maggioranza al Senato in modo da renderlo omogeneo a quello della Camera, in attesa di una modifica costituzionale che superi il bicameralismo perfetto e riservi alla sola Camera dei deputati il voto di fiducia al Governo. Ciò significa prevedere che il premio di maggioranza venga attribuito alla lista o alla coalizione più votata sul piano nazionale ma che venga ripartito su base regionale in riferimento ai voti raccolti nelle singole regioni e dunque facendo salva la «base regionale» prevista dall'articolo 57 della Costituzione. La terza criticità dell'attuale disciplina elettorale riguarda le cosiddette liste bloccate lunghissime -- composte cioè da un numero di candidati molto elevato, sino a 47 -- che di fatto impediscono ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, incrinando così la stessa idea di «mandato» parlamentare. Tale mandato, infatti, si può considerare come un conferimento fiduciario da parte del cittadino del proprio potere sovrano a un suo rappresentante che non può essere individuato in una mera entità impersonale, ma ha bisogno di poter essere chiaramente identificato in una persona fisica. L'espressione di un consenso nei confronti di un simbolo e non di una persona indebolisce in modo radicale la responsabilità personale del rappresentante, nonché la possibilità che i cittadini si possano riconoscere nell'agire dei propri rappresentanti, a maggior ragione se i nomi dei candidati non sono pochi -- come nel caso tedesco, per la parte proporzionale, o spagnolo -- ma sono in numero talmente elevato da impedirne il riconoscimento.