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Inoltre, essi ci dicono anche che l'Alitalia avrebbe una sua collocazione nel mercato internazionale, se avesse dei velivoli a lungo raggio e quindi, per poterla rendere competitiva, occorrerebbe rinnovare in tempi brevi tutto l'intero parco dei velivoli. Peccato che per rinnovare il parco dei velivoli, secondo quanto emerso nell'indagine conoscitiva, sarebbe necessario un investimento di almeno un miliardo l'anno, per i prossimi anni. Chi ce lo mette questo miliardo l'anno, per i prossimi anni, per rinnovare un parco aereo che è fatto di velivoli vecchi, non a lungo raggio, disomogenei - che appartengono cioè a produttori diversi e quindi creano un costo di manutenzione maggiore - e pochi rispetto alla possibilità che una compagnia possa stare nel mercato? Dunque, mi chiedo: se il Governo efficiente non è riuscito a creare le condizioni perché, in questo anno, l'Alitalia fosse venduta ad un potenziale acquirente che garantisse il vettore nazionale in condizioni di mercato migliori dell'attuale, come può accadere questo nei prossimi mesi estivi? Per questo siamo molto preoccupati, siamo ancora più preoccupati dopo l'indagine conoscitiva e lo siamo ancora di più dopo che, guarda caso, in questi giorni la procura di Civitavecchia ha aperto un'indagine per bancarotta fraudolenta nei confronti dei precedenti amministratori, inviati da colui che ha acquistato l'azienda. (Richiami del Presidente) . Siamo preoccupati - e concludo - anche a fronte del fatto che il bilancio del 2016 non è stato ancora pubblicato, quando è in atto un'azione della procura della Repubblica per bancarotta. Dato che il Presidente, di lungo corso, credo mi abbia richiamato al rispetto dei tempi, concludo dicendo che siamo davvero molto preoccupati che il Governo, in carica soltanto per l'ordinaria amministrazione, ci abbia consegnato questo dossier esplosivo sia rispetto agli aiuti di Stato e dell'Unione europea, sia rispetto ai conti che sono emersi - di fatto, i conti sono già in condizioni tali da non poter restituire il prestito - sia per le condizioni della compagnia aerea, che ha una flotta sempre più antiquata, a fronte di un mercato del petrolio che oggi è ai massimi storici. Nel frattempo, però, per cercare di dare un indirizzo a chi verrà, abbiamo presentato e sono stati recepiti tre ordini del giorno, che hanno un loro preciso significato politico. L'ultimo lo ha esposto il senatore Fazzolari e riguarda il sistema aeroportuale, perché il maggiore impatto - come sostiene l'ENAC - del disastro dell'Alitalia si ha proprio nell'aeroporto di Fiumicino e nel suo mancato decollo. Il secondo ordine del giorno è sulla vendita degli slot. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Urso. URSO (FdI) . Il terzo è sul cosiddetto spezzatino. Abbiamo dato degli indirizzi, che sono stati recepiti e speriamo che il Governo poi li trasmetta ai commissari. Nel frattempo, a fronte della realtà che ci viene consegnata e dello stato di necessità in cui si trova Alitalia, non possiamo che esprimere un'astensione sul provvedimento in esame: si tratta di un'astensione connotata da un approccio molto vigile, come quello che il Paese, l'Alitalia e chi ci crede hanno nei confronti del destino del nostro vettore nazionale. (Applausi dal Gruppo FdI) . MARGIOTTA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, dirò immediatamente in premessa che sul decreto-legge al nostro esame, che, come è stato rilevato dal relatore, sostanzialmente contiene due differimenti tecnici e altrettanto inevitabili, pesa il clima di incertezza politica e, anche se questa frase è stata cassata dal testo dell'ordine del giorno che noi del PD avevamo presentato, è un dato di fatto. È un fatto perché, a tantissimi giorni dal 4 marzo, sarebbe stato importante avere un Governo nel pieno delle sue funzioni; un Governo che potesse finalmente assumere decisioni definitive. Abbiamo concluso i nostri interventi in sede di Commissione speciale auspicando che un Governo, che in quel momento sembrava in predicato di poter essere costituito, potesse assumere decisioni importanti quanto gravi. Adesso ci siamo rituffati in un clima di enorme incertezza politica in cui, minuto dopo minuto, le cose evolvono e non sappiamo quale sarà il punto di arrivo. Quello di Alitalia è uno dei temi più gravi che avrebbero bisogno di governabilità; soprattutto di governabilità fatta in modo serio, con quella stessa serietà con la quale il Governo in carica - ancora per pochi giorni - ha affrontato la questione. Con una metafora più che appropriata, ci è stato detto in Commissione speciale che, mentre discutiamo, rischia di esaurirsi il carburante. Proprio una metafora che è quasi realtà: se le decisioni non saranno prese in tempi brevi, ci ritroveremo in una situazione ante 2 maggio 2017, quando a un certo punto sembrava che gli aerei rimanessero a terra e non potessero più alzarsi in volo, facendo perdere quella fiducia che, com'è stato detto bene ieri dalla senatrice Malpezzi, è uno dei primi fondamenti quando si parla di aerei, di voli, di trasporti di questo tipo. Non mi soffermerò sulla storia degli ultimi anni; bisognerebbe tornare almeno al 2008, quando si individuò nella CAI la soluzione ai problemi di Alitalia: non andò bene. Nel 2014 sembrò che la soluzione offerta da Etihad fosse di assoluto prestigio e valore, anche per l'importanza che sul piano internazionale avevano quegli investitori. Purtroppo, anche in questo caso, le cose non sono andate bene. Il piano industriale fu bocciato nel 2017 perché il consiglio d'amministrazione riteneva vincolante che i lavoratori apprezzassero e approvassero quel piano. Non entro nel merito di quella decisione. Fatto sta che quella decisione ha determinato immediatamente dopo il passaggio all'amministrazione straordinaria. È in quel momento che entra in gioco il Governo, qui rappresentato per il MISE dal viceministro Bellanova, dal viceministro Morando e dal sottosegretario Amici. Un momento drammatico in cui, appunto, le prenotazioni venivano disdette, la gente non sapeva più se potesse fare il biglietto con Alitalia e c'erano in cassa soltanto 74 milioni di euro, con una debitoria di 3 miliardi di euro. Il Governo è intervenuto con un prestito di 600 milioni, necessari a evitare un'interruzione del servizio pubblico. È intervenuto nominando un collegio commissariale che, a parere del PD, ha svolto in maniera assolutamente positiva il suo compito. Il collega Urso si chiedeva perché non ha accettato le offerte che fino a ora sono arrivate: perché sono del tutto insoddisfacenti. Le prime sette offerte, quelle pervenute entro il 15 ottobre 2017, sarebbero state dannose per Alitalia e per il Paese. Sono stati riaperti i termini, ce ne sono tre oggi sul tavolo: Lufthansa, easyJet e Wizz Air.