[pronunce]

Il maggiore onere, economico e organizzativo, imposto agli operatori toscani si porrebbe in contrasto pertanto con il principio di parità concorrenziale, così violando l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. 4.6.- L'art. 18, della legge regionale impugnata, sostituendo l'art. 84, comma 3, della legge reg. n. 28 del 2005, impone il funzionamento contestuale della modalità "servito" e della modalità "self-service" durante l'orario di apertura dell'impianto, in contrasto con quanto stabilito dall'art. 28, comma 7, del citato d.l. n. 98 del 2011. L'onere aggiuntivo, ad avviso della difesa statale, determinerebbe così una violazione della parità concorrenziale ex art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. 5.- Con memoria depositata l'11 luglio 2013, si è costituita la Regione Toscana osservando, in generale, che la legge impugnata si è limitata a correggere errori materiali in cui il legislatore regionale era incorso con la precedente legge, ovvero a disciplinare aspetti di competenza regionale, senza precludere l'entrata di nuovi operatori sul mercato, all'esclusivo fine di tutelare interessi costituzionalmente garantiti, quali la tutela del territorio, dell'ambiente e dei beni culturali, richiamati dalle stesse leggi statali di liberalizzazione dell'economia. 5.1.- In particolare, in relazione all'art. 2 della legge reg. n. 13 del 2013, la Regione ha osservato che i requisiti obbligatori previsti per l'ottenimento dell'autorizzazione commerciale sono stati limitati a quelli sostenuti da motivi imperativi di interesse generale, rappresentati dalla tutela della salute, dei lavoratori, dell'ambiente (anche urbano) e dei beni culturali. I requisiti più stringenti, stabiliti per le grandi strutture di vendita con superficie superiore ai quattromila metri quadri, sono poi dovuti al maggiore impatto sul territorio e sull'ambiente, di tal che la disciplina regionale deve ritenersi limitata all'apposizione di vincoli necessari e proporzionati alla tutela di interessi pubblici. 5.2.- In ordine all'art. 3 della medesima legge regionale, esso ha semplicemente esteso ai centri commerciali, che altro non sarebbero che medie o grandi strutture di vendita, la disciplina delle autorizzazioni da parte del SUAP e della SCIA già stabilita per queste ultime. 5.3.- In merito all'art. 5, la Regione ha evidenziato come l'obbligo di indicare il solo prezzo finale negli "outlet" sia finalizzato ad evitare una concorrenza sleale nei confronti degli esercizi di vendita tradizionali, in connessione al fatto che solo i primi possono effettuare vendite promozionali in tutti i periodi dell'anno. 5.4.- In relazione all'art. 6, la disposizione in punto di distanze tra esercizi sarebbe giustificata dall'esigenza di evitare che, attraverso la realizzazione di strutture a distanza ravvicinata si aggirino le più stringenti disposizioni stabilite per le grandi strutture di vendita. 5.5.- Riguardo all'art. 16, la difesa regionale ha rimarcato che la possibilità di installare apparecchiature "self-service" di distribuzione dei carburanti, con dispositivi di pre-pagamento senza la presenza del gestore anche al di fuori dei centri abitati, avrebbe consentito di installare tali impianti nella quasi totalità del territorio regionale con effetti negativi sull'occupazione e sulle scelte del consumatore, di tal che il legislatore regionale si sarebbe limitato a disciplinare aspetti del commercio finalizzati alla tutela di interessi generali, quali la tutela dell'occupazione e del consumatore e la salvaguardia dell'incolumità pubblica. 5.6.- In relazione all'art. 18, la Regione ha osservato che le previsioni concernenti le modalità di funzionamento dell'impianto durante l'orario di apertura, attengono anche in questo caso alla disciplina del commercio, al fine di conseguire un equilibrato bilanciamento tra l'interesse al libero accesso all'attività di distribuzione di carburanti e altri interessi di rilievo costituzionale, quali la tutela dell'occupazione, del consumatore e dell'incolumità pubblica. 6.- Con memoria integrativa depositata il 12 novembre 2013, la Regione Toscana ha insistito per l'infondatezza delle censure statali. 6.1.- In particolare, quanto ai requisiti obbligatori per le grandi e medie strutture di vendita, la difesa regionale ha rimarcato che sono state mantenute le disposizioni legate agli obiettivi di risparmio energetico e di produzione di energia da fonti rinnovabili (oggetto di obblighi nazionali dettati da normativa comunitaria). Simili previsioni, in quanto relative alla tutela della salute e dell'ambiente, sono consentite, ad avviso della difesa regionale, dalla stessa disposizione statale dell'art. 31, comma 2, del d.l. n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011. Inoltre, in relazione alla previsione di requisiti aggiuntivi per le strutture di vendita con superficie maggiore di quattromila metri quadri, essa è giustificata dall'elevato impatto ambientale connesso alla maggiore superficie di vendita. 6.2.- Quanto all'estensione della disciplina prevista per le grandi e medie strutture di vendita agli esercizi commerciali, la resistente ha evidenziato che si tratta di estensione necessitata dal fatto che i centri commerciali altro non sono che grandi e medie strutture di vendita a seconda delle loro dimensioni. 6.3.- In relazione alla previsione relativa all'indicazione del solo prezzo finale di vendita dei prodotti offerti in "outlet", la resistente ha ritenuto la legittimità della previsione in quanto volta alla tutela del consumatore. 6.4.- Quanto alla disposizione in punto di distanze tra esercizi commerciali, la difesa regionale ha ritenuto infondata la censura statale, in quanto la previsione è giustificata dall'esigenza di evitare che, attraverso la realizzazione di strutture a distanza ravvicinata, si aggirino le più stringenti disposizioni stabilite per le grandi strutture di vendita. 6.5.- In merito all'art. 18 della legge reg. n. 13 del 2013, che ha sostituito il comma 3 dell'art. 84 della legge reg. n. 28 del 2005, concernente la disciplina dell'impianto con modalità "servito" oltre che "self-service" durante gli orari di apertura, la difesa regionale ha rimarcato che si tratta di intervento regionale nella materia del commercio, con la finalità di bilanciare l'interesse al libero accesso ed esercizio dell'attività di distribuzione con altri interessi di rilievo costituzionale, quali la tutela dell'occupazione, la tutela del consumatore e la salvaguardia dell'incolumità pubblica. Stessa finalità, ritenuta tale da legittimare l'intervento regionale, è stata ricondotta dalla resistente alla disposizione di cui all'art. 16 della legge reg. n. 13 del 2013, che ha modificato l'art. 54-bis della legge reg. n. 28 del 2005, la quale ha limitato la possibilità di ubicare gli impianti dotati esclusivamente di impianti "self-service" solo nelle aree montane e insulari, in considerazione dell'incidenza negativa sull'occupazione di dette installazioni. 6.6.- La resistente ha insistito quindi per l'infondatezza delle censure statali sulle disposizioni regionali impugnate.