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Sul 2018 pesa inoltre una previsione marginalmente più pessimistica della Commissione in merito al saldo complessivo di bilancio (la Commissione lo stima a meno 1,7 punti di PIL, mentre il Governo lo prevede a meno 1,6 punti), che si riflette anche sulla sua componente strutturale. Sul 2019 incide poi la diversa ipotesi sulle clausole di salvaguardia (cui corrisponde un effetto migliorativo sul saldo di 0,7 punti di PIL incluso nelle previsioni del DEF), che nello scenario della Commissione vengono disattivate senza compensazione; inoltre la Commissione adotta un approccio più cautelativo su altre poste di bilancio, che fa sì che l'indebitamento netto risulti complessivamente più elevato rispetto alle stime del DEF di circa 1 punto di PIL. La terza Sezione del DEF 2018 reca il Programma nazionale di riforma (PNR) che, in stretta relazione con quanto previsto nel programma di stabilità, definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delle finanze pubbliche, in coerenza con gli indirizzi formulati dalle istituzioni europee nell'ambito del cosiddetto semestre europeo. In tale ambito sono indicati lo scenario macroeconomico e i prevedibili effetti delle riforme, l'azione del Governo e lo stato di avanzamento delle riforme avviate, in relazione alle raccomandazioni formulate dal Consiglio dell'Unione europea, ed infine viene esposto il quadro degli interventi ricompresi nelle azioni di policy per le politiche di coesione. Sono altresì riportati l'impatto finanziario delle misure del Programma nazionale di riforma, con riferimento a quanto dettagliato nelle griglie ad esso allegate. Nel Programma nazionale di riforma merita, a nostro avviso, particolare attenzione il paragrafo II.3, che analizza il tema della riduzione dei crediti deteriorati nel sistema bancario. Si rileva positivamente una fisiologica ripresa dello smaltimento, associata alla generale ripresa della crescita economica; riteniamo però che si debba esercitare attenzione nel non impartire un eccessivo impulso a questo processo, in particolare valutando con la opportuna cautela eventuali inviti in tal senso che dovessero giungere da organismi europei. In altre parole, va evitato che uno smaltimento accelerato delle garanzie immobiliari, in uno scenario di crescita che comunque presenta rischi di rallentamento, metta in ulteriore difficoltà l'economia, con criticità rilevate anche dall'Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) nella sua audizione del 15 maggio 2018. Come evidenziato dal primo ministro Giuseppe Conte nell'esporre il programma del Governo alla Camera dei deputati, occorrerà esercitare cautela anche nel procedere con la riforma del credito cooperativo, un settore rispetto al quale non si ravvisano particolari urgenze, avendo dimostrato particolare resilienza nel corso della crisi. Oltre ad una indicazione sulle interlocuzioni istituzionali con Regioni e Province autonome nella preparazione del PNR, completa la sezione un'ultima parte in cui si dà conto dei progressi conseguiti nell'ambito della strategia europea. Dopo l'esercizio sperimentale dello scorso anno, il DEF 2018 è corredato dagli indicatori di benessere equo e sostenibile (il cosiddetto BES): si tratta di 12 indicatori di diverse aree che caratterizzano la qualità della vita dei cittadini relative a disuguaglianza, istruzione, salute, ambiente, sicurezza, eccetera. In esito alla sperimentazione relativa a quattro indicatori, a partire dal 2018 l'Italia è il primo Paese dell'Unione europea e del G7 a dotarsi di un insieme di indicatori di benessere in base ai quali misurare l'impatto delle politiche pubbliche, abitualmente valutato su pochi indicatori macroeconomici e di finanza pubblica, fra i quali ovviamente in primis il PIL. Mi preme rilevare in questo senso che il Senato, attraverso il suo Ufficio valutazione impatto (UVI), propone interessanti approfondimenti metodologici ed estensioni delle analisi proposte dal DEF in merito al BES. Per ogni approfondimento di dettaglio, rinvio alla documentazione predisposta dai Servizi studi e bilancio delle Camere, che sarà di ausilio alla discussione che seguirà. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE . Le proposte di risoluzione relative al Documento in esame dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione. Come preannunciato per le vie brevi, convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo in Sala Pannini. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, componenti del Governo, il DEF è il documento chiave nella programmazione economica. Essendo nato a cavallo tra due legislature, quello che qui discutiamo si astiene dall'indicare elementi di indirizzo e per questo, come immagino, ci sarà una Nota di aggiornamento propedeutica alla legge di bilancio. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,28) ( Segue STEGER). Ad ogni modo, il DEF in discussione consente un'analisi della situazione complessiva: l'Italia cresce in maniera costante, seppure molto lentamente, ed in una situazione di sostanziale controllo dei propri conti. Questa attenzione non deve diventare un ostacolo alla crescita: l'esperienza di questi anni ci insegna che il rigore, da solo, non mette in moto la ripresa economica. Si deve puntare con convinzione sugli elementi di pregio. Infatti, il turismo, il settore produttivo, l'agricoltura, il made in Italy non portano solo a un incremento delle esportazioni, ma anche ad una rinnovata attenzione da parte degli investitori stranieri. Per questo bisogna rimuovere gli ostacoli derivanti da un sistema giudiziario percepito come lento e inefficiente e da una pubblica amministrazione che deve essere all'altezza della sfida. La Commissione europea lo ha detto in maniera chiara: l'Italia non ha solo il problema del debito pubblico, ha anche bisogno di riforme efficaci che aggrediscano tutta una serie di problematiche strutturali. Gli imprenditori lamentano la lentezza e le incertezze nell'assegnazione delle gare, con un alto rischio di ricorsi e blocco dei lavori, problema che il nuovo codice degli appalti sembra aver acuito. Le piccole e medie imprese chiedono invece strumenti più agili per favorire l'incontro tra domanda e offerta occasionale di lavoro, un apposito strumento che sopperisca l'eliminazione dei voucher . Abbiamo bisogno di rendere tutto più leggero, compresa la burocrazia che costituisce una tassa occulta soprattutto per le piccole e le piccolissime imprese. E abbiamo bisogno di rinnovare profondamente il nostro sistema formativo, a cominciare dall'università: tra le prime 150 al mondo non ce n'è neppure una italiana. Certo, non mancano le eccellenze così come non manca un tessuto imprenditoriale che è in grado di guadagnarsi la stima e il rispetto sui grandi mercati mondiali; ma sono risultati - io penso - frutto dell'impegno e dell'ingegno dei singoli, in alcuni casi cresciuti non grazie al sistema Paese ma nonostante il sistema Paese. I prossimi anni saranno quelli della nuova rivoluzione tecnologia, dall'avvento del 5G, all'industria ed all'impresa 4.0. Abbiamo bisogno di professionalità all'altezza, in grado di consentire lo sviluppo di questi settori.