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le comunità "Jonathan" e "Oliver" sono operatori sociali che da circa 30 anni sono impegnati nel difficile compito di creare condizioni di vita diverse per tanti ragazzi in conflitto con la giustizia, seguendoli in percorsi di recupero e di reinserimento sociale, comunità che operano in un territorio complesso e problematico come quello della Campania; le comunità Jonathan e Oliver lavorano per essere anticipatrici di risposte a bisogni complessi in un territorio ostaggio di devastanti e crescenti disuguaglianze, di vecchie e nuove povertà educative, della pressione del reclutamento criminale e della perdurante potenza della criminalità organizzata; le due comunità nella loro storia e nella pratica quotidiana dell'accoglienza si muovono con grande rispetto per il ruolo istituzionale pubblico di controllo e di programmazione strategica svolto dal centro giustizia minorile della Campania, ma si interrogano sulle responsabilità pubbliche nella programmazione e nel governo del "bene comune" perché siano garantite fino in fondo, con la loro ricerca di sempre nuova e adeguata professionalità, proprio quelle istituzioni che credono autenticamente nelle storiche relazioni di accoglienza delle comunità; perché questo avvenga, pubblico e privato sociale, ognuno con le proprie responsabilità, devono lavorare in sinergia; diverse strutture come queste comunità sono sull'orlo della chiusura a causa dei ritardi del centro giustizia minorile della Campania nei pagamenti delle fatture per l'accoglienza dei minori dell'area penale: ritardi che si protraggono fino a 7 o 8 mesi, insopportabili per piccole organizzazioni come le comunità Jonathan e Oliver. Tali strutture vengono silenziosamente abbandonate sulla frontiera della "presa in carico" senza garanzie da parte delle istituzioni: è un po' come se il destino sociale di queste comunità dovesse essere simile a quello dei ragazzi che vengono accolti ogni giorno, ossia un destino di esclusione e di fragilità economica e sociale; considerato che le comunità dell'area penale non hanno facile accesso a fonti alternative di finanziamento, oltre a farsi carico del costo dei permessi accordati ai ragazzi, che "sono parte integrante del progetto educativo individualizzato", ma che non vengono conteggiati dal centro di giustizia minorile e restano quindi a carico delle comunità, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e se, per quanto di sua competenza, non ritenga opportuno intervenire affinché vengano elargiti senza ritardo gli emolumenti destinati al terzo settore che garantiscono la sopravvivenza stessa delle comunità di recupero e di reinserimento sociale. Atto n. 4-07222 MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il 28 giugno 2022, in conseguenza di un abbassamento strutturale di 15-18 centimetri, e per ragioni ancora da capire, è stato chiuso il ponte di San Donnino sulla statale 445 della Garfagnana, a Piazza al Serchio (Lucca), un'infrastruttura a tre campate in cemento armato; conseguentemente tutta la tratta è stata chiusa immediatamente alla circolazione stradale, che è stata deviata sul tratto interno di San Donnino; il ponte, di costruzione abbastanza recente, rappresenta un importante snodo nei collegamenti stradali nell'area della Garfagnana e in direzione della confinante Lunigiana; a seguito del cedimento strutturale, i vigili del fuoco del distaccamento di Castelnuovo Garfagnana, insieme ai tecnici, stanno compiendo fin dalle prime ore una verifica sulla stabilità dell'intera struttura; il cedimento del ponte di San Donnino è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di una sequenza lunga e interminabile di infrastrutture a rischio o che comunque dimostrano la necessità di manutenzione, messa in sicurezza e di un costante monitoraggio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda, per quanto di competenza, e d'intesa con gli entri territoriali interessati, avviare tutte le iniziative immediate utili a capire le cause dell'abbassamento strutturale, i tempi per la messa in sicurezza e il ripristino funzionale del ponte, ed eventuali responsabilità legate al cedimento dell'importante infrastruttura. Atto n. 4-07223 LANNUTTI Al Ministro della giustizia Premesso che: dopo numerosi rinvii, dal 1° aprile 2022 tutti coloro i quali si iscriveranno al registro dei praticanti avvocati dovranno sostenere con profitto, al fine di poter accedere all'esame di abilitazione, un corso obbligatorio da affiancare agli usuali 18 mesi di pratica forense; tale novità è stata introdotta dall'art. 43 della legge 31 dicembre 2012 n. 247, la cui disciplina è stata definita con decreto del ministro della Giustizia 9 febbraio 2018, n. 17; in particolare, si tratta di un corso di durata minima non inferiore a 160 ore distribuite in maniera omogenea nell'arco dei 18 mesi di tirocinio, secondo modalità ed orari idonei a consentire l'effettivo svolgimento del tirocinio professionale, senza pregiudicare l'assistenza alle udienze; sono previste due verifiche intermedie ed una finale, mediante test a risposta multipla. L'accesso alla verifica finale è consentito solo a coloro i quali hanno frequentato almeno l'80 per cento delle lezioni di ogni semestre e superato le due verifiche intermedie. Il mancato superamento della verifica finale impedisce il rilascio del certificato di compiuto tirocinio di cui all'art. 45 della legge professionale e richiede la ripetizione dell'ultimo ciclo semestrale di formazione seguito e della relativa verifica; all'art. 6 del decreto ministeriale n. 17 del 2018 si legge che "i soggetti di cui all'articolo 2, comma 1, del presente regolamento possono prevedere la corresponsione di una quota di iscrizione, destinata alla copertura delle spese di organizzazione e degli eventuali compensi ai docenti"; inoltre, nel successivo art. 7 si legge che "i soggetti di cui all'articolo 2, comma 1, del presente regolamento possono programmare il numero delle iscrizioni a ciascun corso"; considerato che: in primo luogo, non si comprende come sia possibile conciliare un tirocinio obbligatorio, già di per sé difficile ed impegnativo, come quello dell'aspirante avvocato, con ulteriori adempimenti ed obblighi imposti dall'alto mediante legge. Ci si chiede quale sia lo scopo di una tale imposizione nei confronti dei tirocinanti avvocati. Infatti, la suddetta manovra è totalmente incoerente con i recenti interventi da parte di questo Parlamento nei confronti degli altri tirocini o abilitazioni che, invece, sono state semplificate per consentire un più rapido inserimento dei giovani nel mondo del lavoro; in particolare, ci si riferisce ai titoli di studio di psicologia, farmacia, medicina veterinaria ed odontoiatria, nonché al concorso in magistratura che, con la legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario (approvata dalla Camera in prima lettura il 26 aprile 2022), all'art. 4, esclude il requisito alternativo dei 18 mesi di tirocinio presso la scuola di specializzazione per le professioni legali, prevedendo invece la possibilità di accesso immediato al concorso a seguito dell'ottenimento della laurea;