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uno strumento fondamentale in un'epoca in cui sentiamo quotidianamente parlare di continui attacchi informatici o tentativi di attacchi informatici alle nostre istituzioni e aziende, sempre più spesso per finalità di tipo criminale, di intelligence o di sottrazione di dati. Il nostro Paese deve porsi l'obiettivo di coniugare progresso tecnologico e difesa dalle minacce esterne; che questo sia un pericolo crescente, lo dimostrano i dati. Il 2018 è stato un anno negativo per la cyber security : l'Associazione italiana per la sicurezza informatica ha registrato un aumento rilevante degli attacchi informatici. Se dal 2011 al 2017 si sono registrati mediamente 88 attacchi mensili, nel 2018 il numero è aumentato addirittura a l29, ed è stimata una media di 150 attacchi mensili nel corso del 2019. Rispetto agli anni passati, nel 2018 è stato registrato un aumento di attacchi gravi con finalità criminali del 43,8 per cento, e per quelli invece riferibili ad attività di spionaggio addirittura del 57,4 per cento. La tecnologia semplifica molti processi e aspetti della vita quotidiana dei cittadini e delle imprese, ma presenta anche una spiccata vulnerabilità, che viene sfruttata da chi vuole attaccare il nostro Paese per compiere furti di informazione e tentare di modificare alcuni processi anche decisionali o condizionare addirittura l'opinione pubblica. Lo sviluppo tecnologico - a cui non intendiamo in alcun modo rinunciare - è gravido di opportunità, ma è anche portatore di minacce, dalle quali abbiamo, invece, il dovere di difenderci. Il provvedimento al nostro esame è una prima risposta a una reale domanda di sicurezza. Ecco perché questo decreto-legge, che necessiterà di una rapida approvazione e della predisposizione di tutti i decreti attuativi - in quantità importante - è comunque un passo rilevante che dobbiamo sostenere e rendere comprensibile ai cittadini all'esterno. Soprattutto dobbiamo far intendere la portata reale in termini di aumento della sicurezza informatica. In virtù di tutto questo, annunciamo il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Collina) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto Comprensivo «Padre Pio» di Sacrofano, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1570 PETRENGA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETRENGA (FdI) . Signor Presidente, il provvedimento sulla sicurezza cibernetica è un atto debole, considerato che viviamo nell'era digitale, nella fase del 5G, dove il rischio dei furti di dati, di identità e di creazione di fake news può essere elevatissimo per la sicurezza della nostra Nazione e delle imprese. L'attuale proposta di legge non è tesa a proteggere la sicurezza nazionale; l'Italia viene messa di fatto in una condizione di protezione passiva, ma è ancora lontana da ciò che i tempi richiederebbero. Se, da una parte, abbiamo apprezzato l'accoglimento alla Camera dei deputati di molti ordini del giorno di Fratelli d'Italia - tra cui quello per l'adozione di un piano straordinario per affrontare le carenze di competenze nel settore cibernetico attraverso specifica formazione e contrasto alla fuga dei cervelli dall'Italia - dall'altra, crediamo che l'unica urgenza nel portare in Aula una legge incompleta è forse la necessità di assegnare i 77 posti di lavoro al Ministero per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, senza criteri e senza adeguata formazione, a coloro che dovrebbero difendere la nostra Nazione. Poiché sull'argomento è intervenuto ampiamente e in maniera puntuale, precisa e scientifica, il senatore Urso, Fratelli d'Italia dichiara il proprio voto di astensione al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FdI) . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, arriviamo all'approvazione del provvedimento in esame dopo l'importante lavoro svolto alla Camera, dove la materia è stata approfondita sicuramente più che al Senato: bisogna dare atto che alla Camera è stato fatto un buon lavoro relativo all'approfondimento e al miglioramento del provvedimento. Pur ascoltando tutti gli interventi che ci sono stati, riconoscendone anche la puntualità nell'affrontare il tema da parte di molti, vorrei comunque parlare di quello che è il contesto nel quale il provvedimento si inserisce. Nell'agosto 2017, un importante impianto petrolchimico in Arabia Saudita ha rischiato di esplodere; due anni fa, 25 ospedali della Gran Bretagna sono rimasti offline , senza possibilità di consultare le cartelle cliniche prima di fare operazioni nelle sale operatorie. Maduro in Venezuela ha accusato un'altra potenza straniera per un grande blackout intervenuto nel Paese che ha messo fuori uso le centrali elettriche. Quando parliamo di sicurezza in un Paese dal punto di vista dei cyberattacchi, ci riferiamo essenzialmente a questo e, cioè, alla messa in sicurezza di un sistema che oggi è sicuramente interconnesso e funziona ormai in modo significativo attraverso le nuove tecnologie, ma che presenta vulnerabilità che possono metterlo in discussione e causare gravi danni per la sicurezza di quel Paese. Tutto ciò si inserisce in un contesto di grande evoluzione del sistema che, per una serie di ragioni cui accenno solo brevemente, sono intervenute nel perimetro europeo. Parlo - per esempio - dei processi di liberalizzazione e di privatizzazione. La liberalizzazione è stato uno degli elementi importanti di sviluppo dell'economia dell'Unione europea e ha interessato anche importanti servizi legati alle telecomunicazioni e allo sviluppo delle reti informatiche. Le privatizzazioni, invece, sono scelte che riguardano i Paesi. L'equilibrio tra questi due aspetti ha rappresentato la dinamica e lo sviluppo di tali tematiche in ciascun Paese europeo e così oggi ci troviamo che alcuni asset in Italia sono privati e in altri Paesi sono pubblici. Quanto abbiamo discusso nel nostro Paese se gli asset di Telecom dovessero essere lasciati in mano a una società che non ha più capitale pubblico? Pur sentendo spesso ragionamenti secondo cui quello non è un problema, altri Paesi si sono tenuti gli asset . Siffatte asimmetrie e tale contesto avanzato tumultuosamente ci fanno capire quali sono gli interessi in gioco e quale sia la delicatezza del tema che stiamo affrontando. Il decreto-legge ha, quindi, un valore strategico. Non è il primo che facciamo: il Governo Gentiloni Silveri aveva già affrontato il tema individuando una cornice che puntualizza determinati elementi; oggi con questo decreto andiamo ad affrontare in modo più significativo le questioni articolando un sistema che ha vari punti sensibili, ma che credo sia anche ben composto in termini di pesi, contrappesi e di gestione dei flussi informativi in un Paese come il nostro che è sicuramente molto complesso. Ci vorrà del tempo per implementare quanto contenuto nel decreto-legge, ma credo che l'impostazione sia positiva.