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Signor Ministro, servono più risorse, ma serve anche produrre subito e correggere e rivedere il comma 4 dell'articolo 2, perché beneficiari e dell'assegno unico universale saranno anche le famiglie straniere che sono state o sono residenti in Italia per almeno due anni. Essere stato residente, signor Ministro, non va bene, perché si allarga la maglia in maniera impressionante (Applausi) e non abbiamo una determinazione effettiva della platea a cui saranno destinate queste risorse. Signor Ministro, stiamo per approvare un disegno di legge delega; ora, la declinazione della stessa spetta al Governo, spetta a lei, che deve stabilire gli indicatori di equivalenza economica ISEE per determinare le fasce per l'accesso all'assegno e garantire la massima copertura. Tuttavia, gli indicatori patrimoniali, oggi più che mai, non sono più rispondenti alla reale situazione economica delle famiglie. Stiamo vivendo un periodo di grave crisi, la pandemia ha colpito tutti indistintamente e forse bisogna ricordare che anche essere proprietari di una casa, di un bene, non sempre corrisponde a una capacità di spesa (Applausi) ; anzi, signor Ministro, diventa un onere aggiuntivo. Quindi, bisogna modulare molto attentamente i parametri di accesso all'assegno e nello stesso tempo, però, bisogna stabilire controlli preventivi molto accurati, onde prevenire quelle storture che si sono verificate e che si continuano a verificare con il reddito di cittadinanza. (Applausi). Il punto fondamentale, che dev'essere ben chiaro a tutti, è che l'assegno universale unico è da intendersi come sostegno alla natalità e alla famiglia, non al reddito. (Applausi) . Le nascite in Italia sono in continua diminuzione: solo nel 2019 ne sono state registrate 16.000 in meno rispetto all'anno precedente e si aggrava la situazione con le prospettive nefaste per il futuro ingenerate da questa pandemia. Secondo alcune stime, se alla fine di questo secolo dovessero permanere i trend attuali, la popolazione italiana ammonterebbe a 30 milioni, quindi sarebbe addirittura dimezzata: proiezioni davvero devastanti. È necessario quindi prevedere un intervento shock per favorire la natalità, i cui effetti non necessariamente si potranno sentire o vedere nell'immediato, ma nel medio e lungo termine. Da solo, l'assegno universale non sarà efficace. L'aspetto che la pandemia ha messo maggiormente in rilievo è stata la grande difficoltà, prevalentemente per la donna, di conciliare vita e lavoro, dovendo dedicarsi alla cura dei figli in DAD e degli anziani. L'assegno universale unico, come ben è stato sottolineato, rientra infatti in una serie di misure volte a sostenere la famiglia e a consentire alla donna di accedere al mondo del lavoro, pur mettendo al mondo dei figli. Da solo resterebbe una misura sterile, appunto, un mero sostegno al reddito. Si deve pensare contemporaneamente a incentivare i servizi per l'infanzia; dove non c'è scuola, signor Ministro, non c'è lavoro, soprattutto per una donna. Troppi sono ancora i Comuni sprovvisti di asili nido e di scuole materne; i 13.147 servizi socio-educativi per l'infanzia coprono solo il 24 per cento della domanda. Ora abbiamo una grande opportunità, che si chiama Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR); con questo importante mezzo possiamo intervenire implementando, incrementando i servizi per l'infanzia e offrendo agevolazioni alle donne lavoratrici, siano esse dipendenti o indipendenti. Non ci possiamo fermare dietro alle ideologie di partito. In Italia c'è una buona offerta educativa data dalle scuole paritarie di cui tener conto (Applausi) a integrazione di quella pubblica statale, non solo, signor Ministro, per un'economia di risorse e gestione, ma per una scelta educativa diversa, che la famiglia - visto che di valori di famiglia stiamo parlando - ha il diritto e il dovere di scegliere per i propri figli. Lo Stato deve poter garantire questa scelta, attraverso accordi tra pubblico e privato e l'introduzione dei costi standard per studente. Pertanto, affinché l'assegno unico universale abbia senso, deve rientrare in una logica più ampia di servizi per la famiglia, dove siano anche previsti finalmente gli interventi per il riconoscimento e l'aiuto ai caregiver familiari, alle famiglie numerose e ai genitori separati e in difficoltà. Incentivare il welfare privato è una via perseguibile; lo Stato deve raddoppiare le agevolazioni a chi sostiene, ad esempio, il welfare aziendale; non può pretendere infatti che il privato si accolli completamente ciò che lo Stato dovrebbe garantire ai propri cittadini. Siamo ben lontani da Paesi come la Germania, in cui l'accesso ai benefit per i figli è proprio universale, con l'obiettivo primario di incentivare la natalità. Certo, il provvedimento in esame è un passo in avanti, che speriamo possa agevolare anche un conseguente e indispensabile cambio culturale; servono però più risorse, uno Stato più vicino alle famiglie e servizi che vadano a completamento dell'assegno. Signor Ministro, la vera ricchezza di un Paese sono i figli e un Paese senza figli è senza futuro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor ministro Bonetti, membri del Governo, onorevoli colleghi, spesso i disegni di legge trovano risposta nella Costituzione. L'articolo 29 sancisce che «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». L'articolo 30 recita: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio». L'articolo 31 stabilisce che «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo». Bene, il disegno di legge n. 1892 infatti è disegnato in tali articoli, che per la Lega rappresentano da sempre le fondamenta del programma politico. (Applausi) . Abbiamo sempre preteso la categorica volontà di rispettare e difendere il ruolo della famiglia e, in maniera ancora più decisa, delle famiglie numerose o con figli affetti da disabilità. Abbiamo sostenuto infatti, prima con il ministro Fontana, poi con Locatelli e ora con il ministro Erika Stefani (Applausi) , che le disabilità, con uno specifico Ministero, fossero al centro del programma di Governo. Lo Stato deve essere concretamente presente nel difficile percorso di crescita della famiglia e soprattutto di oggettivo incoraggiamento, quando una famiglia si ritrova ostacoli che sembrano insormontabili, ancor più se ci sono anche impedimenti fisici o intellettuali. Ben venga questo disegno di legge e con esso un segno tangibile, un assegno unico, ovvero inglobante e senza scompensi di tutti i vari bonus o agevolazioni familiari precedenti; universale, ovvero rivolto a tutti i residenti e non, ex residenti, anche se ovviamente in maniera proporzionale alla propria economia familiare.