[pronunce]

che la questione sollevata si fonda sul presupposto secondo il quale - avendo l'art. 63 del decreto legislativo 10 settembre 1993, n. 360 (Disposizioni correttive ed integrative del codice della strada, approvato con decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285), sostituito la parola “veicolo” con la parola “autoveicolo” nell'art. 125, comma 3, del decreto legislativo n. 285 del 1992 - tale norma non sarebbe più applicabile alla condotta di guida di motociclo con patente inidonea, la quale sarebbe invece punibile in base alla norma relativa alla guida senza patente; che peraltro la disciplina che sanzionava la guida con patente inidonea di un motoveicolo (art. 116, comma 13, del decreto legislativo n. 285 del 1992) allo stesso modo della guida senza patente è già stata censurata da questa Corte, osservando che la guida di motoveicolo con patente inidonea non poteva essere punita (all'epoca, con sanzione penale) allo stesso modo della guida senza patente (sentenza n. 3 del 1997); che la circostanza che, successivamente, la sanzione di cui all'art. 116, comma 13, sia stata depenalizzata (art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 recante “Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205) non comporta certamente la conseguenza secondo la quale dovrebbero ora essere nuovamente assoggettate allo stesso trattamento (sanzione da € 2.618,25 a € 8.676,15) le due ipotesi - guida con patente inidonea e guida senza patente - che già la Corte aveva dichiarato di diversa gravità; che, a conferma dell'esigenza di tenere distinte le due ipotesi, recentemente (con l'art. 2, comma 3, lettera b, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151, recante “Modifiche e integrazioni al codice della strada”, convertito nella legge 1° agosto 2003, n. 214), il legislatore ha espressamente ricondotto l'ipotesi di guida di motociclo con patente inidonea all'ambito di applicazione dell'art. 125, comma 3, sanzionandola, come ogni ipotesi di guida con patente inidonea, con la somma da € 137,55 a € 550,20; che entrambi i remittenti, trascurando il novum costituito dalla richiamata pronuncia di incostituzionalità e assumendo come tuttora presente nell'ordinamento l'assimilazione già censurata da questa Corte, omettono del tutto di esaminare la possibilità di pervenire ad una soluzione diversa - e idonea ad escludere il dubbio di costituzionalità -, attraverso una interpretazione del sistema legislativo tale da ricondurre la disciplina alla sua originaria impostazione; che conseguentemente, sotto questo profilo, entrambe le ordinanze di remissione risultano carenti sul piano della motivazione e le questioni con esse sollevate devono essere dichiarate manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 116, comma 13, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice di pace di Roma e dal Giudice di pace di Sorgono, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 luglio 2004. Il Cancelliere F.to MELATTI