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In quest'ultimo caso, l'ufficiale dello stato civile impone al nato due cognomi, in modo che il cognome non sia in grado di rivelare la condizione della persona. Invece, nel caso in cui il cognome del genitore subisca cambiamenti o modifiche, nei casi previsti dalla legge, il figlio maggiorenne può scegliere, entro un anno, di mantenere il cognome portato precedentemente, a garanzia della tutela del diritto al nome. Le stesse regole si applicano nel caso di un figlio che venga riconosciuto dopo il compimento della maggiore età, che può altresì scegliere di modificare il proprio cognome, assumendo i cognomi dei genitori che lo hanno riconosciuto. Il comma 7 sostituisce nell'articolo 237, secondo comma, punto primo, del codice civile le parole: "del padre" con: "dei genitori". L'articolo elenca i fatti che devono ricorrere per dimostrare la relazione di filiazione e di parentela fra una persona e la famiglia cui essa pretende di appartenere. Il comma 8 interviene in materia di riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, modificando le disposizioni che riguardano il cognome. In particolare, viene sostituito l'articolo 262 del codice civile, prevedendo che il figlio assuma i cognomi del genitore che per primo lo ha riconosciuto, o di entrambi i genitori nel caso il riconoscimento sia effettuato contemporaneamente. Se la filiazione nei confronti di uno dei genitori viene accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte dell'altro, il figlio può assumere anche il cognome del secondo genitore, applicando le disposizioni contenuto dall'articolo 250 del codice civile. Pertanto, fatto salvo il principio che non consente di rifiutare il consenso al riconoscimento se risponde all'interesse del figlio, il figlio che abbia compiuto i quattordici anni dovrà dare personalmente il suo assenso alla modifica del cognome, mentre nel caso abbia un'età inferiore il consenso spetta al genitore che abbia già effettuato il riconoscimento. I commi 9 e 10 intervengono in materia di adozione tra maggiorenni. Il comma 9 sostituisce nell'articolo 294 il riferimento a «marito e moglie», con riferimento al divieto di adozione da parte di più di una persona, salvo che i due adottanti siano marito e moglie, con quello ai «coniugi». Il comma 10, invece, dispone che, in materia di cognome, l'adottato maggiorenne perda uno dei suoi cognomi, a sua scelta, e assuma uno dei cognomi dell'adottante o, se coniugi, degli adottanti. L'adottato deve indicare quale cognome intende assumere, prima di prestare il consenso all'adozione. Il comma 11 modifica il codice di procedura civile, in materia di astensione del giudice, sostituendo all'articolo 51, primo comma, numeri 2) e 3), il riferimento alla moglie con quello al coniuge. L'articolo 3 disciplina la filiazione tra persone dello stesso sesso, favorendo l'interesse del minore ad avere entrambi i genitori e la genitorialità delle persone omosessuali. Il comma 1 aggiunge al titolo VII del primo libro del codice civile, il capo I- bis , composto dal solo articolo 249- bis , che disciplina la filiazione tra persone dello stesso sesso coniugate. L'articolo dispone che il coniuge dello stesso sesso è considerato genitore del figlio dell'altro coniuge fin dal momento del concepimento in costanza di matrimonio, anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata. Il comma 2 consente di risolvere il problema dei numerosi figli già nati facendo ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita da parte di coppie di persone dello stesso sesso coniugate prima dell'entrata in vigore della presente legge. Attualmente, la legge considera che tali figli abbiano solo il genitore biologico, mentre non viene riconosciuta nessuna relazione giuridica parentale con la persona coniugata al genitore naturale. La disposizione tutela l'interesse del figlio ad avere entrambi i genitori e fa salva la scelta di genitorialità condivisa da parte dei coniugi. Il comma 3 è una disposizione transitoria che consente di ovviare alla disparità di trattamento che si produrrebbe nel caso di figli già nati facendo ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita da parte di coppie di persone dello stesso sesso che non abbiano contratto matrimonio prima dell'entrata in vigore della presente legge. Prevede che, analogamente a quanto previsto dal comma 2 il figlio concepito nell'ambito del rapporto di coppia possa essere riconosciuto come figlio dal partner del genitore biologico, qualora il genitore biologico e il partner contraggano matrimonio entro diciotto mesi dall'entrata in vigore della presente legge. Infine, stante la permanenza in vigore della legge n. 40 del 2004, in materia di procreazione medicalmente assistita nei casi di sterilità o infertilità umana, il comma 4 dispone alcune modifiche per consentire l'accesso ad esse, anche in Italia, da parte delle coppie dello stesso sesso e operare un coordinamento. In particolare, l'articolo 3, comma 4, dispone l'abrogazione delle parti della legge 40 che dispongono il divieto di accesso alle tecniche di procreazione assistita da parte delle coppie dello stesso sesso e il divieto di ricorso a tecniche di tipo eterologo. Inoltre, per consentire anche il ricorso alla maternità surrogata. si abroga il divieto di dichiarare la volontà di non essere nominata, imposto alla donna che faccia nascere un figlio a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita. L'articolo 4 contiene le disposizioni finali. Il comma 1 contiene una disposizione generale con la quale si precisa che tutte le disposizioni in materia di matrimonio e adozione, dovunque ricorrano, si applicano indipendentemente dal sesso dei coniugi, tranne che non sia previsto diversamente in maniera espressa. Il comma 2 contiene un'ulteriore disposizione generale con la quale si precisa che le parole marito e moglie, dovunque ricorrano, sono da intendersi riferite ai coniugi, senza distinzione di sesso, ad eccezione di quelle disposizioni espressamente introdotte per eliminare la disparità di trattamento tra uomo e donna. Il comma 3 dispone che le amministrazioni pubbliche procedano a modificare le espressioni marito e moglie in «coniuge» o «coniugi» dovunque ricorrano nella modulistica, nei certificati e nei siti web . Il comma 4 dispone che i matrimoni già contratti all'estero tra persone dello stesso sesso possono essere trascritti in Italia, con efficacia dal momento della loro celebrazione. I commi 5 e 6, infine, contengono disposizioni in materia di cognome. Il comma 5 consente a chi è già nato al momento della data in vigore della presente legge di aggiungere il cognome della madre a quello del padre. Questa disposizione non è transitoria, potendosi in qualsiasi momento avanzare richiesta di modifica del proprio cognome. Tuttavia, per assicurare una necessaria uniformità di applicazione della regola, viene prevista solo la possibilità di aggiungere il cognome della madre a quella del padre e non, ad esempio, il contrario. Il comma 6, invece, contiene una disposizione transitoria, che consente ai coniugi che abbiano contratto matrimonio prima della data di entrata in vigore della presente legge, di dichiarare, entro un anno, la volontà di assumere un cognome comune.