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Questo è gravissimo, perché mi è capitato di chiedere ad alcuni Sottosegretari, ad alcuni amici, anche Vice Ministri, che cosa pensassero dell'argomento e questi non avessero la più pallida idea che il provvedimento sarebbe arrivato in Aula e che l'avremmo votato oggi. A una domanda che facevo, se volete abbastanza scontata, sul perché non stiamo portando, per esempio, avanti il disegno di legge sulle malattie rare, che stiamo discutendo da anni e per il quale c'è un consenso popolare molto forte, e portiamo invece avanti questo disegno de minimis , mi è stato risposto che non sapevano nemmeno che oggi sarebbe arrivato in Aula. Questo vuol dire che anche il Consiglio dei ministri governa proprio per cerchi minimi. È ovvio che a quel punto che domani siano 200 più 400, che possano essere 50 più 100 o anche che ci possano non essere è del tutto irrilevante, perché a tutti quanti si chiederà soltanto di dire sì o no, secondo una logica assolutamente duale e digitale, senza nessuna sfumatura intermedia. Ci sarà una maggioranza che dirà sì qualunque sia la cosa che pensa e ci sarà un'opposizione che dirà no qualunque sia la cosa che pensa, perché ormai siamo incardinati su questa logica che non permette di argomentare un pensiero e di scegliere facendo dei distinguo, cosa che ci dispiace molto. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, ho ascoltato con grande attenzione le motivazioni dei colleghi intervenuti sia questa mattina, sia poco fa. Francamente, però, non ho trovato le ragioni del voto contrario a questo provvedimento, che io ritengo molto importante, ma sono di parte perché esattamente un mese dopo l'inizio di questa legislatura ho depositato come primo firmatario una proposta di legge, poi sostenuta da diversi colleghi che oggi siedono sia tra i banchi del PD, sia tra quelli di Italia Viva. La proposta prevedeva esattamente ed esclusivamente il passaggio dell'età minima per il voto per il Senato ai diciotto anni, in maniera esattamente omogenea alla Camera. L'ho presentata - lo voglio dire in quest'Aula - per due differenti motivi, che si sono costruiti durante la scorsa campagna elettorale. Il primo, che tra l'altro credo possa rassicurare, in parte, la senatrice Binetti appena intervenuta, è stato proprio un impegno nei confronti dei miei elettori e soprattutto di tante ragazze e di tanti ragazzi che ripetutamente, in incontri svoltisi durante la campagna elettorale, mi hanno chiesto di poter presentare questo disegno di legge perché era una loro esigenza e quindi ritenevano importante poter votare anche per il Senato della Repubblica. Mi ero quindi impegnato con loro a presentare il disegno di legge senza nessuna garanzia di poterlo portare a termine (oggi siamo ad un passaggio fondamentale, ma siamo ancora molto lontani dall'obiettivo e tornerò su questo) e quindi ho mantenuto un impegno nei loro confronti. Credo che questo impegno lo dovremmo mantenere insieme, perché non è un impegno solo mio, ma è un'occasione che abbiamo tutti, ogni senatore e ogni senatrice, senza vincolo di mandato, per rispondere a un'esigenza di rappresentanza dei ragazzi e delle ragazze, soprattutto di quelli più impegnati in politica. Non è una colpa essere più impegnati in politica: chi è più attento e più partecipe e manifesta un'esigenza non ha una colpa, ma forse ha bisogno di essere più ascoltato. Il secondo motivo deriva da uno degli incontri più importanti della mia vita politica, che è quello con il professore Luigi Berlinguer. Luigi Berlinguer, ragionando con me dopo l'esito - per quanto mi riguarda nefasto - del referendum costituzionale della scorsa legislatura, mi sottolineò che era sua opinione maturata da tempo - lo ritengo una figura autorevole, io credo nel principio di autorità nella formazione del pensiero - che una volta deciso che il bicameralismo paritario rimanesse in piedi diventasse importante rimettere mano a quella disparità e a quella disomogeneità profonda nel corpo elettorale che forma le due Camere e che tra l'altro si è accentuata - lo dico al senatore Malan - con l'abbassamento della maggiore età, perché sono ancora di più i cittadini italiani che sono rappresentati in un'unica Camera. Per fare un esempio - poi arriveremo anche al tema della fiducia - ogni volta che viene approvato un provvedimento di qualsiasi natura economica, in cui si vota un emendamento che può essere vantaggioso per una parte della popolazione, magari la più anziana, e non per l'altra, è evidente che c'è un vulnus nel passaggio, perché chi è rappresentato in questa Camera ha degli interessi diversi da chi è rappresentato nell'altra Camera, ma votiamo esattamente sullo stesso provvedimento. Anzi, nessun provvedimento italiano può diventare legge se non ottiene il voto delle due Camere. Questo è un vulnus - e non è il solo - che grava totalmente sulle giovani generazioni. Il nostro è un Paese che, rispetto agli impegni economici e alla costruzione del debito, rispetto agli impegni e alla disattenzione climatica e agli investimenti ecologici sul futuro nonché rispetto alla rappresentanza, toglie alle giovani generazioni. Oggi possiamo restituire un pezzetto rilevante; anzi, in democrazia è il più rilevante perché è chiaro che se mi riapproprio della possibilità di scegliere i miei rappresentanti, quindi di condizionarli (compresi i componenti di questa Assemblea) probabilmente avrò qualche possibilità in più che anche quest'Assemblea sia più attenta, ad esempio, al tema dell'indebitamento piuttosto che al cambiamento climatico, con un'attenzione al futuro ecologico di questo Pianeta, che sono temi anche generazionali o dove l'aspetto generazionale non è irrilevante. Naturalmente, c'è da considerare il tema della fiducia perché, nel momento in cui entrambi i rami del Parlamento devono dare la fiducia per la formazione del Governo, non ha alcuna ragion d'essere il fatto che la stessa venga data da platee elettorali disomogenee. Ho ascoltato con grande attenzione - perché li stimo - i colleghi De Falco e Martelli e, ad esempio, la differenza con gli Stati Uniti d'America sta esattamente in questo: è vero che si vota in due momenti diversi, è vero che c'è una grande disomogeneità tra le due Camere, ma non esiste niente come il voto di fiducia, essendo il Presidente degli Stati Uniti eletto con un altro meccanismo, non esattamente in maniera diretta, come si dice sempre, ma con un altro meccanismo. Sono percorsi paralleli perché l'equilibrio e il bilanciamento sono uno dei fondamenti di quella democrazia. Noi oggi viviamo di un disequilibrio. Queste sono tutte ragioni importanti. Come Partito Democratico siamo sempre stati particolarmente convinti che, indipendentemente dall'esito del prossimo referendum , questo fosse un tema su cui mettere mano, ma l'eventuale esito positivo del prossimo referendum rafforzerà a nostro avviso le ragioni per cui era necessario intervenire su questi elementi. Quindi, è vero quello che hanno detto diversi colleghi rispetto al fatto che dovremo necessariamente affrontare un pensiero compiuto in relazione a quello che sarà il nuovo Parlamento italiano che si disegna, ma intanto siamo di fronte a un tema molto semplice e decisamente necessario. E a questo si collega - ed è l'ultimo argomento - il fattore tempo, che non è irrilevante: