[pronunce]

che il rimettente, pur rilevando che la modifica normativa «innova la struttura della fattispecie astratta originariamente contestata», omette di fornire qualsiasi indicazione circa la condotta e gli altri elementi costitutivi della fattispecie sottoposta al suo esame, nonché di precisare se, in relazione al fenomeno di successione di leggi penali nel tempo, interessante tale fattispecie, i fatti già contestati prima dell'entrata in vigore della riforma legislativa potevano o meno integrare la 'nuova' fattispecie criminosa; che l'ordinanza di rimessione non contiene infatti alcuna motivazione sulle ragioni per cui, nel caso di ius superveniens in esame, avrebbe dovuto trovare applicazione la disciplina prevista dall'art. 516 cod. proc. pen. ; che pertanto la questione si palesa manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza; che, quanto alla questione sollevata dal Tribunale di Salerno, il rimettente - premesso che il pubblico ministero aveva contestato in dibattimento che l'autovettura oggetto del reato di ricettazione proveniva non da furto, bensì da rapina - ritiene che tale modifica dell'imputazione integri gli estremi di una nuova contestazione ai sensi dell'art. 516, comma 1, cod. proc. pen. , tale da giustificare la richiesta dell'imputato di essere ammesso al rito abbreviato; che il giudice a quo trascura di considerare che, secondo la giurisprudenza di legittimità, ai fini della responsabilità per il delitto di ricettazione non è necessario individuare l'esatta tipologia del delitto presupposto; che nel caso in esame si deve quindi escludere di essere in presenza della contestazione di un fatto diverso ai fini e per gli effetti dell'art. 516 cod. proc. pen. ; che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza; che il Tribunale di Pistoia (r.o. n. 444 del 2004) ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 521-bis, comma 1, cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede la trasmissione degli atti al pubblico ministero quando, a seguito della contestazione di un fatto diverso o di un reato concorrente in relazione a fatti che già risultavano dagli atti di indagine, il reato è attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica; che il rimettente precisa che in esito all'udienza preliminare era stato disposto il rinvio a giudizio dell'imputato davanti al tribunale in composizione monocratica per il reato di bancarotta semplice e che nel corso del dibattimento il pubblico ministero aveva modificato l'imputazione in quella di bancarotta fraudolenta documentale e aveva contestato, a titolo di reato concorrente, il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, in relazione ad un fatto - distrazione di somme di denaro - che già risultava dagli atti delle indagini preliminari; che il giudice a quo vorrebbe estendere il meccanismo dell'art. 521-bis cod. proc. pen. - che prevede la trasmissione degli atti al pubblico ministero per le sole ipotesi in cui a seguito delle nuove contestazioni il reato risulta tra quelli per cui si procede con udienza preliminare e questa non si è tenuta - a tutti i casi in cui per effetto della modifica dell'imputazione il reato è attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica, al fine di consentire all'imputato di accedere nell'udienza preliminare al giudizio abbreviato in relazione alla nuova imputazione; che nell'esaminare una questione di legittimità costituzionale dell'art. 521-bis cod. proc. pen. questa Corte ha avuto occasione di affermare che la soluzione, allora prospettata dal rimettente, di far regredire il procedimento per consentire all'imputato di presentare richiesta di applicazione della pena nell'udienza preliminare è «eccentrica e incongrua rispetto all'attuale sistema», in cui «la ripartizione della competenza a celebrare i riti alternativi tra giudice dell'udienza preliminare e giudice del dibattimento risponde essenzialmente [...] a ragioni di speditezza processuale»; ragioni oggi assistite «dal principio costituzionale della ragionevole durata del processo» (ordinanza n. 486 del 2002); che in tale ordinanza la Corte ha altresì affermato che non possono ritenersi «superate la ratio e la portata» delle sentenze n. 265 del 1994 e n. 530 del 1995, che avevano individuato nella restituzione nel termine per la richiesta di patteggiamento l'istituto più idoneo a eliminare la violazione del diritto di difesa dell'imputato; che nella sentenza n. 265 del 1994 la Corte ha anche dichiarato inammissibile una questione volta a consentire all'imputato l'accesso al giudizio abbreviato in dibattimento in caso di modifica dell'imputazione, sul presupposto che, trattandosi di una «procedura inconciliabile con quella dibattimentale», la trasformazione del rito non poteva ritenersi «scelta costituzionalmente obbligata, allo stato dell'ordinamento processuale»; che, a prescindere dall'attualità di tale soluzione alla luce delle profonde modifiche normative e di alcune recenti decisioni di questa Corte in tema di giudizio abbreviato (v. sentenze n. 169 del 2003 e n. 54 del 2002), è certo che la richiesta dell'attuale rimettente di trasmissione degli atti al pubblico ministero è comunque incongrua rispetto ad un sistema ora complessivamente improntato, per esigenze di speditezza e di economia, all'opposto principio di non regressione del procedimento; che anche la questione sollevata dal Tribunale di Pistoia deve pertanto essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 516 del codice di procedura penale sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Monza e dal Tribunale di Salerno con le ordinanze in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 521-bis, comma 1, del codice di procedura penale sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Pistoia con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 giugno 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 giugno 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA