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Atto n. 4-06557 LANNUTTI ANGRISANI NATURALE BOTTO ABATE PISANI Giuseppe Ai Ministri della salute e per la pubblica amministrazione Premesso che: con l'ultima legge di bilancio per il 2022 (legge n. 234 del 2021) "le aziende del sistema sanitario a partire dal primo luglio 2022 e fino al 31 dicembre 2023, possono assumere a tempo indeterminato, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di personale, il personale del ruolo sanitario e gli operatori socio-sanitari che abbiano maturato alla data del 30 giugno 2022 almeno diciotto mesi di servizio anche non continuativo e di cui almeno sei mesi nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022"; le aziende sanitarie avranno quindi la possibilità di riservare una quota delle assunzioni al personale del ruolo sanitario del comparto e agli operatori sociosanitari che sono stati reclutati, a tempo determinato, con procedure concorsuali. Tutti i precari che hanno lavorato in periodo COVID-19 potranno così trovare la stabilità occupazionale tanto meritata; ancora non c'è una stima ufficiale di quanti rientreranno nella misura, ma si parla di almeno 33.000 sanitari, che potranno finalmente essere assunti a tempo indeterminato; considerato che: da tempo, i sindacati di categoria sollecitano adeguamenti dell'organico, cronicamente insufficiente e stressato da carichi di lavoro eccessivi e dal demansionamento dilagante: situazioni che mettono seriamente a rischio il diritto dei pazienti ad avere le cure migliori possibili; la stabilizzazione del personale precario avrebbe inoltre l'obiettivo di cambiare il paradigma del sistema sanitario, per non perdere un'occasione irripetibile che ha generato sempre più lavoro precario, colpendo in modo particolare le donne, rimettendo al centro dell'azione politico-amministrativa il lavoro buono e quindi la persona, anche per ricostruire un clima di fiducia nei confronti di chi ha e sta affrontando l'emergenza sanitaria da COVID-19; rimetterebbe dunque la sanità pubblica nelle condizioni di rispondere realmente alla tutela della salute dei cittadini, dando finalmente continuità lavorativa e organizzativa al sistema sanitario; considerato inoltre che: oltre alla legge di bilancio per il 2022, la "legge Madia" (legge n. 124 del 2015) prevede il "superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni" per chi abbia maturato almeno 36 mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 8 anni. Un provvedimento che riguarda dunque anche il personale sanitario. Tra proroghe e successive modificazioni, per la stabilizzazione è previsto che si sia conseguito tale requisito entro il 31 dicembre 2021. Purtroppo però, a quanto risulta agli interroganti, ad oggi sono ancora molti coloro che non hanno potuto stabilizzare la propria posizione attraverso questa procedura; è stato approvato un incremento del fondo sanitario nazionale di ulteriori 2 miliardi di euro nel 2022, di 4 miliardi nel 2023 e di 6 nel 2024, portando così il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard in 124,061 miliardi di euro per il 2022, in 126,061 per il 2023 e 128,061 per il 2024; considerato infine che: i sindacati di categoria si stanno adoperando da settimane per segnalare la mancata stabilizzazione del personale sanitario; a Caltanissetta, ad esempio, il sindacato Nursind ha chiesto di attivare subito l' iter per la stabilizzazione degli oltre 250 infermieri, operatori sociosanitari e personale sanitario dell'ASP nissena, che hanno lavorato prima e durante l'emergenza pandemica. Giuseppe Provinzano, segretario territoriale del sindacato, ha chiesto di attivare le procedure a partire dalla ricognizione propedeutica del personale precario dei vari ruoli sanitari e sociosanitari in dotazione attualmente e in aderenza al programma triennale del fabbisogno. In questo modo, infermieri, ostetriche e professionisti sanitari otterrebbero un riconoscimento importante del loro lavoro, spesso sacrificato in questo periodo di emergenza pandemica, finalizzato a garantire la continuità e la qualità che l'ASP nissena deve avere e deve mantenere anche in futuro. "Un momento atteso da tanti infermieri e operatori sanitari in possesso ovviamente dei requisiti di legge", si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti rappresentati; se intenda intervenire per assicurare che le procedure di stabilizzazione del personale sanitario vengano effettuate, poiché sono necessarie non solo a dare stabilità e quindi dignità ai lavoratori, ma sono indispensabili anche per garantire il diritto alla salute dei cittadini e per mantenere i livelli alti di prestazioni sanitarie, le uniche degne di un Paese avanzato. Atto n. 4-06558 DE BONIS PAPATHEU CANGINI BERARDI Ai Ministri dell'università e della ricerca e per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: l'Italia spende per l'istruzione 8.514 euro per studente, il 15 per cento in meno della media delle grandi economie europee. Se si guarda alla spesa pubblica, il nostro Paese investe per scuola e università poco più dell'8 per cento del budget statale a fronte del 9,9 per cento medio registrato nell'Unione europea. La Francia è al 9,6 per cento, la Germania al 9,3 per cento, la Svezia al 14 per cento; anche rispetto al PIL, quella italiana è la spesa più contenuta: 4 per cento contro la media UE del 4,7 per cento. Per tutti i settori scolastici spendono più di noi anche Paesi come il Giappone, gli Stati Uniti, il Canada ed il Brasile e, se è vero che la spesa di uno Stato aumenta al crescere dell'istruzione, è altrettanto evidente che in Europa l'Italia è davanti solo alla Romania in numero di laureati, rapportati all'intera popolazione; ci sono, dunque, numerosi divari da colmare in tema di istruzione e ricerca, non solo rispetto al resto dei Paesi europei e non, ma anche tra il Nord ed il Sud Italia, il cui divario potrà essere colmato solo attraverso il piano nazionale di ripresa e resilienza. Sui 191,5 miliardi di euro assegnati col PNRR dall'Unione al nostro Paese, infatti, il 16 per cento, pari a 30,6 miliardi, sono destinati a istruzione e ricerca ("missione 4"); considerato che: il 25 gennaio 2022 il Ministero dell'università e della ricerca ha pubblicato il bando che stanzia circa 749 milioni di euro, in parte con investimenti del PNRR, per finanziare i progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN) per il 2022. Dei 749 milioni, circa 223 milioni (il 30 per cento del totale) sono destinati a progetti presentati da professori o ricercatori con meno di 40 anni; con questo nuovo bando PRIN il Ministero ha inteso incentivare i giovani a "sviluppare ambiziosi progetti di ricerca di base e gli obiettivi del programma sono promuovere il sistema nazionale della ricerca, rafforzare le interazioni tra università ed enti di ricerca in linea con gli obiettivi tracciati dal Next Generation EU e favorire la partecipazione italiana alle iniziative relative al Programma Quadro di ricerca e innovazione dell'Unione europea. Grazie anche alle risorse del PNRR - ha ribadito il Ministro - saremo in grado di sostenere un numero di progetti mai finanziato fino a oggi"; nel bando, però, il Ministero ha omesso il fatto che il 40 per cento delle risorse del PNRR va riservato al Mezzogiorno.