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se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto, e se non ritenga necessario un attento monitoraggio della situazione in cui versa l'intero settore cerealicolo, anche valutando le implicazioni e le interconnessioni con il settore zootecnico, che, a seguito del conflitto tra Russia e Ucraina, sta generando un preoccupante rischio di carenza nei futuri approvvigionamenti di cereali; se non ritenga utile, per valorizzare e sostenere la produzione nazionale ricreando anche condizioni per il recupero produttivo in tante realtà locali, porre in essere alcune iniziative a sostegno del settore cerealicolo, quali, da un lato, la valutazione circa la possibilità di riduzione dei parametri di contaminanti nella catena alimentare, che garantiscano un alto livello di sanità animale e pubblica sia nei mangimi sia negli alimenti, e, dall'altro, la valorizzazione di percorsi di sostegno alla cerealicoltura di eccellenza attraverso accordi di filiera, con impegni pluriennali finalizzati a tutelare la salute del consumatore e le sue scelte, anche mediante etichette di origine del grano duro utilizzato e l'adozione di disciplinari di produzione rivolti al potenziale salutistico dei prodotti. Atto n. 3-03179 BOLDRINI ROJC FERRAZZI GIACOBBE D'ARIENZO PITTELLA FEDELI IORI MARGIOTTA LAUS D'ALFONSO PORTA VATTUONE FERRARI STEFANO MARCUCCI COLLINA TARICCO Al Ministro della salute Premesso che: la cefalea cronica è una malattia che nel nostro Paese colpisce circa 8 milioni di persone, con gravi ripercussioni nella sfera personale e professionale; la legge 14 luglio 2020, n. 81, "Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale", riconosce gli effetti la cefalea cronica come malattia invalidante; stabilisce che "la cefalea primaria cronica, accertata da almeno un anno nel paziente mediante diagnosi effettuata da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee che ne attesti l'effetto invalidante, è riconosciuta come malattia sociale nelle seguenti forme: emicrania cronica e ad alta frequenza; cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici; cefalea a grappolo cronica; emicrania parossistica cronica; cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione; emicrania continua"; la stessa legge dispone che entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore il Ministro della salute deve adottare un decreto "previa intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano" al fine di individuare, senza nuovi o maggiori oneri per le casse dello Stato, progetti specifici il cui scopo è quello di sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea e individuare modi e criteri con cui le regioni attueranno detti progetti; ad oggi, trascorsi i 180 giorni dall'entrata in vigore della legge il decreto non risulta ancora adottato, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di dare attuazione alla legge. Atto n. 3-03180 PORTA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nella città brasiliana di Juiz de Fora, nello Stato di Minas Gerais, di pertinenza del consolato italiano di Belo Horizonte, è tuttora in vita una "Casa d'Italia", realizzata negli anni '30 del secolo scorso per iniziativa della locale comunità italiana e gestita da soggetti associativi di diritto privato (inizialmente "associazione Casa d'Italia" e successivamente "associazione San Francesco di Paola"), che hanno costantemente provveduto ai costi di gestione e di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria; la prima istituzione risale al 1933 ed è stata promossa da due esponenti della comunità italiana (Pantaleone Arcuri e Antonio Passarella) che hanno realizzato la raccolta dei fondi necessari per l'acquisto di un edificio sito in avenida do Rio Branco n. 2.625, integrando le loro liberalità con il contributo volontario di 65 famiglie di connazionali e hanno poi affidato al rappresentante consolare pro tempore il compito di stipulare formalmente l'atto negoziale; la destinazione d'uso della Casa d'Italia risulta in maniera inequivocabile dallo stesso titolo di acquisto, di cui costituisce un elemento sostanziale, dotato di efficacia erga omnes : "l'immobile che viene acquistato è destinato a ospitare una scuola, una biblioteca, un ospedale, un ente di beneficenza e altre istituzioni affini che, nel complesso, costituiscono la 'Casa d'Italia', la quale viene concessa in uso alla collettività italiana domiciliata a Juiz de Fora e ai membri associati della stessa Casa d'Italia"; a distanza di tre anni (1936), per scongiurare l'eventualità di un esproprio dell'edificio da parte delle autorità municipali, si è addivenuti con le stesse ad una permuta consensuale dell'edificio con un'area edificabile situata in zona meno centrale della stessa avenida Rio Branco, precisamente ai numeri 2.577 e 2.585; ancora una volta nella comunità si è sviluppato un generoso concorso di raccolta di fondi, che ha coinvolto una base più estesa di connazionali (147 famiglie e diversi enti gestiti da italiani) e consentito, nel giro di tre anni, di realizzare un più ampio edificio, inaugurato il 5 novembre 1939 come "Casa d'Italia", destinata ad assolvere alle finalità definite nell'atto fondativo e ad ospitare i servizi consolari; anche in questo caso, per i rapporti di immedesimazione esistenti tra la comunità e le autorità consolari e per evitare il peso di eccessivi oneri fiscali a carico dell'associazione promotrice, l'atto di permuta veniva intestato allo Stato italiano e adottato dai suoi legali rappresentanti in loco , nonostante una legge dell'ordinamento brasiliano (legge n. 3.071 del 1° gennaio 1916, art. 20, novellata dal decreto-legge n. 4.657 del 4 settembre 1942, art. 11, comma 2) vietasse a Stati esteri di possedere immobili diversi da quelli strettamente adibiti all'espletamento delle proprie funzioni diplomatico-consolari; sul patrimonio posseduto dallo Stato italiano, con l'entrata in guerra del Brasile nello schieramento alleato, si è abbattuta la legislazione di guerra adottata nel 1942 che ha portato al sequestro degli immobili degli Stati belligeranti, superato solo nel 1950 a seguito dell'accordo bilaterale tra Italia e Brasile, approvato per quanto riguarda lo Stato brasiliano con il decreto n. 28.369 del 12 luglio 1950, cui seguiva nel 1955 il ritorno al possesso effettivo della Casa d'Italia, nuovamente affidata in gestione all'associazione "San Francesco di Paola", che si faceva carico in toto delle spese di gestione e di manutenzione, anche straordinaria, nonché delle tasse comunali sull'immobile che solitamente spettano al proprietario; nel 1985 l'immobile è stato dichiarato di interesse pubblico dal comune di Juiz de Fora;