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quando eravate incendiari, mentre oggi - come dice una bella canzone - siete diventati dei pompieri, affermavate che lo strumento della fiducia strozzava la democrazia, impedendo la libertà di opinione all'interno dei Gruppi. Oggi, che siete diventate dei pompieri, lo strumento della fiducia vi occorre per nascondere le vostre divisioni. E allora noi avremmo votato con estrema attenzione e convinzione il decreto-legge al nostro esame. Abbiamo però dei dubbi e mi rivolgo soprattutto agli amici della Lega. Il decreto-legge raccoglie infatti le istanze di due forze politiche diametralmente opposte tra di loro. Il compromesso che si è individuato è pertanto certamente al ribasso. Abbiamo dei dubbi e dei quesiti che purtroppo rimangono e permangono: come mandiamo via i 600.000 clandestini che i Governi guidati dal Partito Democratico hanno fatto entrare negli anni scorsi? Il provvedimento non ci dà una risposta. Vi è poi il tema delle espulsioni: come li mandiamo a casa? Ieri sera la trasmissione televisiva «Le Iene» ha fotografato in modo esemplare e quasi paradossale il caso di un ragazzo nigeriano che è entrato clandestinamente, ha commesso dei reati, è stato accusato, ha avuto una sentenza di condanna, si è fatto forse un giorno di galera e il giorno dopo è stato buttato fuori. Lui vuole tornare nel suo Paese e chiede aiuto a una trasmissione televisiva per poter essere rimpatriato. Siamo a questi paradossi. Purtroppo vediamo che questa incapacità giuridica di dare risposte ancora rimane. Signor Presidente, nella parte finale del mio intervento vorrei concentrarmi su un emendamento che abbiamo presentato in Commissione affari costituzionali e devo dire che il presidente Borghesi con grande cortesia lo ha letto e analizzato e spero che la fiducia non cancelli tutto questo lavoro e questo contributo. L'emendamento riguarda il termine ordinatorio che oggi vige nel nostro sistema giudiziario. Porto l'esempio di un'interrogazione che ho rivolto al tribunale di Cassino, riguardo al caso di una bambina di quattro anni, sospetta di abuso sessuale in famiglia, per il quale il gip ha convocato l'incidente probatorio a sei mesi di distanza da quell'evento. Voi capite che l'incidente probatorio a distanza di sei mesi, soprattutto per i reati di violenza sessuale sui minori, perde totalmente la sua efficacia. Noi abbiamo quindi presentato un emendamento che commuta il termine ordinatorio in perentorio, almeno sui reati di violenza sessuale sui minori. Speriamo che il Governo abbia il coraggio di avere un confronto franco, anche accogliendo il contributo di chi oggi non è in questa maggioranza, e non si nasconda dietro la fiducia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della scuola secondaria di primo grado «Guido Novello» di Ravenna, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 840 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il provvedimento in discussione definisce in modo più stringente le disposizioni in materia di permesso di soggiorno per motivi umanitari e la disciplina di quello temporaneo, proponendosi di superare formule troppo generiche, soggette a interpretazioni che hanno causato incertezza e difficoltà a rendere effettivo il contrasto dell'immigrazione clandestina. Il fenomeno dell'immigrazione ci rimanda tuttavia a temi che non possono essere affrontati soltanto con misure amministrative o di polizia. Occorre una visione storica e prospettica che metta in gioco conoscenze economiche, geoclimatiche, politiche e culturali, in una parola una visione d'insieme. Da alcuni anni, per la prima volta nella storia dell'umanità, la popolazione residente nelle città e metropoli del mondo ha superato il numero di quella che vive negli immensi spazi rimanenti. È un dato da cogliere con preoccupazione per i mutamenti culturali e antropologici che ingenera, il primo dei quali è certamente la spinta migratoria. Occorrerebbe un ripensamento globale dei modelli di sviluppo e di società, ma mi rendo conto che non è questa oggi la sede in cui parlarne. Affrontare in modo unitario il fenomeno delle migrazioni ci consente di fare un bilancio e scoprire che il saldo per il nostro Paese è sostanzialmente in pareggio: dall'Unità d'Italia ad oggi sono emigrati 30 milioni di italiani e solo un terzo è rientrato; vi sono circa 80 milioni di oriundi italiani nel mondo, molti dei quali mantengono un rapporto con il nostro Paese e potrebbero essere, se supportati da una politica attiva e dinamica, i primi ambasciatori per l'attrazione di capitali nel nostro Paese, per il made in Italy , per l'influenza della nostra cultura nelle varie contrade. A conti fatti, dei circa 10 milioni di stranieri arrivati in Italia dagli anni Settanta, i residenti sono 5 milioni, a cui va aggiunto un milione e mezzo di cittadini italiani di origine straniera. Lo stesso discorso può essere fatto oggi a proposito degli expat : sono poco meno di 300.000 gli italiani, soprattutto giovani, che ogni anno emigrano alla ricerca di un futuro, che qui viene loro negato. Lo stesso numero è all'incirca quello dei movimenti reali ed effettivi di immigrati nel nostro Paese. Certamente questo flusso va gestito e l'Unione europea ci ha lasciato soli di fronte a questa emergenza. Eppure, siamo parte integrante e non secondaria della costruzione europea. Siamo un Paese mediterraneo e dobbiamo rivendicare con forza che il polmone dell'Europa non può respirare solo a Nord e a Nord-Est. Dobbiamo chiedere all'Unione europea, ma anche ai Governi che si sono susseguiti in questi anni, che fine hanno fatto le politiche euromediterranee, il partenariato euromediterraneo, i forum civili, la cooperazione decentralizzata e il grande progetto di realizzare una vasta area di libero scambio nell'area mediterranea entro il 2020, nella prospettiva di creare le basi di una cooperazione con l'Africa subsahariana. Noi sappiamo benissimo che fine ha fatto il sogno avviato con la conferenza di Barcellona del 1995: si è infranto dopo l'11 settembre del 2001 con i venti di guerra e con i mutamenti geopolitici, che hanno fortemente depresso tutti i nostri partner della sponda Sud del Mediterraneo. Questi mutamenti hanno avuto l'effetto di deprimere altresì il Mezzogiorno d'Italia, isole comprese. Tutti i dati socio-economici dell'ultimo decennio ci raccontano di una perdita di competitività del Mezzogiorno, dove è ripreso il dramma dell'emigrazione e da terra accogliente, inclusivista, multietnica e fiera di esserlo, anche nel Mezzogiorno emergono sconforto e paura. Noi gente del Sud apparteniamo a una koinè mediterranea, che si declina in vari modi e in tanti linguaggi, che sono parte di un unico paesaggio culturale. Abbiamo bisogno di dialogo e di cooperazione, per una crescita comune, con i nostri dirimpettai.