[pronunce]

2.3.- Nel merito, il ricorso non sarebbe fondato. 2.3.1.- Richiamati i princìpi della giurisprudenza costituzionale sul nesso funzionale (sono citate le sentenze di questa Corte n. 144 del 2015 e n. 371 del 2006), la difesa del Senato rileva che: a) l'interrogazione parlamentare è indubbiamente un atto tipico adottato nell'esercizio delle funzioni, il cui contenuto può essere divulgato extra moenia (è citata la sentenza di questa Corte n. 379 del 2003); b) nel caso di specie, è indubbio che l'intervista del senatore Giarrusso intendesse divulgare le opinioni espresse in sede parlamentare, poiché sin dall'inizio dell'intervista si fa esplicito riferimento all'interrogazione richiamata dalla deliberazione impugnata ; c) l'intervista è di soli dieci giorni successiva all'interrogazione; d) c'è sostanziale corrispondenza di contenuti tra l'intervista e l'interrogazione; e ciò, prendendo in considerazione tutte le dichiarazioni rilasciate dal senatore Giarrusso, comprese quelle non oggetto della richiesta risarcitoria da parte del dott. Basentini. 2.3.2.- Per quel che concerne, in particolare, la corrispondenza di contenuti, la difesa del Senato, riportando integralmente l'interrogazione parlamentare e le doglianze del dott. Basentini nell'atto di citazione, afferma che: a) se pure nell'interrogazione non si usa l'espressione, adoperata invece nell'intervista, «"banda di Palamara"», in essa ad ogni modo si riferisce di «un complessivo legame» del dott. Basentini, e di altri soggetti, con il dott. Palamara, «accomunato da una notazione di specifico disvalore anche in relazione alle funzioni esercitate»; b) tanto nell'interrogazione quanto nell'intervista si parla dell'incontro del dott. Basentini con il detenuto [M. Z.] presso il carcere de L'Aquila, «alla presenza di una persona di identità ignota, presumibilmente appartenente ai servizi segreti»; c) in entrambe è ipotizzato un collegamento tra le rivolte nelle carceri, l'adozione della circolare e la scarcerazione di numerosi condannati per reati di stampo mafioso. La sovrapponibilità delle dichiarazioni dovrebbe comportare il rigetto del ricorso, «stante la piena operatività della garanzia costituzionale di cui all'art. 68, comma 1, Cost., in parte qua». 2.3.3.- La corrispondenza contenutistica, insiste la difesa del Senato, esiste anche tra interrogazione parlamentare e dichiarazioni rese nell'intervista non oggetto di pretesa risarcitoria da parte del dott. Basentini. Il senatore Giarrusso, innanzitutto, mai ha parlato di «una consorteria d'affari volta alla spartizione degli incarichi apicali all'interno del Ministero della Giustizia»: si tratterebbe di «affermazione "confezionata" dal ricorrente, che non trova rispondenza nell'intervista». Il riferimento alla "banda Palamara", invece, si troverebbe anche nell'interrogazione parlamentare, in ragione del già visto riferimento al legame tra il dott. Basentini e il dott. Palamara: ciò tanto più considerando che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, non è necessaria una integrale identità tra le espressioni utilizzate. Il senatore Giarrusso, poi, avrebbe fatto riferimento anche nell'interrogazione parlamentare, oltre che nell'intervista, tanto alla circostanza che la circolare ministeriale sia stata firmata non direttamente dal dott. Basentini, ma da altra dirigente, sia al fatto che essa è stata firmata di sabato. 2.4.- Nel concludere per l'inammissibilità o la non fondatezza del ricorso, il Senato della Repubblica afferma che le conclusioni rassegnate sono «in linea anche con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo richiamata dal Tribunale di Potenza nel ricorso». Nel caso di specie, infatti, sussisterebbe un «legame evidente» tra l'intervista e l'interrogazione parlamentare, che non può essere disconosciuto «da una persona ragionevole». La deliberazione di insindacabilità, ad ogni modo, si porrebbe comunque in rapporto di proporzionalità con il fine perseguito, considerata anche l'attività svolta dal senatore Giarrusso quale componente «in Commissione antimafia e in Commissione Giustizia».1.- Il Tribunale di Potenza, sezione civile, con il ricorso indicato in epigrafe, ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, in riferimento alla deliberazione del 16 febbraio 2022 del Senato della Repubblica, con la quale, approvando la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (doc. IV-quater, n. 3), si è affermato che le dichiarazioni rese al quotidiano «La Verità» l'8 giugno 2020 dall'allora senatore Mario Michele Giarrusso fossero state espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. 1.1.- Il ricorrente riferisce che Mario Michele Giarrusso è convenuto in un giudizio civile dal dott. Francesco Basentini, già capo del DAP, per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni asseritamente patiti a seguito della pubblicazione dell'intervista sopra indicata, reputata diffamatoria. Il Senato della Repubblica - su richiesta del Tribunale ricorrente ai sensi dell'art. 3, comma 4, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato) - il 16 febbraio 2022 ha deliberato che quelle del convenuto sono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. Il Tribunale di Potenza ritiene, per contro, che tali dichiarazioni extra moenia non siano, come richiederebbe la giurisprudenza costituzionale, sostanzialmente né cronologicamente connesse a opinioni espresse in sede istituzionale. In particolare, sarebbe ravvisabile solo una «parziale corrispondenza contenutistica» tra l'intervista e l'interrogazione parlamentare n. 4-03566, del 28 maggio 2020, presentata dal senatore Giarrusso e alla quale ha fatto riferimento la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari nella proposta approvata dal Senato della Repubblica: di qui la richiesta di annullamento della deliberazione impugnata. 2.- In via preliminare, deve essere confermata l'ammissibilità del ricorso per conflitto di attribuzione in relazione alla sussistenza dei presupposti soggettivi e oggettivi, come già delibato da questa Corte con l'ordinanza n. 34 del 2023. Non c'è dubbio, infatti, che il Tribunale di Potenza sia legittimato a promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, trattandosi di organo giurisdizionale, in posizione di indipendenza costituzionalmente garantita, competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene nell'esercizio delle funzioni attribuitegli.