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Se le aziende italiane lavorassero come lo Stato, fallirebbero dopo un giorno. Eppure qualcuno si è anche permesso di ipotizzare di entrare nei consigli di amministrazione, forse per imparare a lavorare, cosa che molti di voi non hanno mai fatto prima di sedere sui banchi del Governo e purtroppo si vede. Un Presidente del Consiglio che ricopre sia il potere legislativo che esecutivo è un precedente pericoloso. Il Parlamento, come abbiamo visto, è stato ignorato e complimenti per le belle scelte. Noi non dimenticheremo quella notte nella stazione di Milano, le mille autocertificazioni, le FAQ del Governo, le sanzioni amministrative da salasso. Per fortuna poi Forza Italia, con l'emendamento Mandelli alla Camera, le ha fatte diminuire. È stato vergognoso vedere i disabili chiusi in casa senza bonus da 600 euro, senza riconoscimento per i caregiver, senza sostegno o assistenza sociale e sanitaria e nello stesso tempo vedere trafficanti di droga e boss mafiosi che avevano gli arresti domiciliari. Ricordo poi che oggi 105 affiliati alla 'ndrangheta calabrese sono stati scoperti, grazie al cielo (ce ne saranno ancora molti), a percepire il reddito di cittadinanza. Beh, fate voi. Di fronte a questa situazione drammatica, il presidente Conte non ha fatto nessun mea culpa e, invece, con arroganza e superficialità, non risponde alle domande scomode dei giornalisti facendo lo spiritoso, affermando: quando lei sarà al mio posto deciderà cosa fare. Beh, ormai chiunque al suo posto saprebbe fare di meglio. Abbiamo dovuto aspettare due mesi prima che venisse emanato il decreto-legge cosiddetto rilancio, senza pensare alla notte della manina o della contromanina: i negozi e le attività dovevano riaprire il giorno seguente e non c'erano ancora le linee guida. Credo che le potenze di fuoco, signori della maggioranza, si stanno spegnendo con le lacrime che ogni giorno vediamo versare agli italiani in difficoltà! Vorrei invece che il nostro Paese potesse accendere un nuovo fuoco, ripartendo dalla speranza e dall'orgoglio di aver superato una fase così critica e il merito di questo è solo dei medici, degli infermieri e degli operatori sanitari che, nonostante questo Governo, sono stati in grado di raggiungere importanti obiettivi ; persone alle quali avete dato 70 euro e tolto forse 1.000 euro di bonus. Penso anche alle autopsie fatte nonostante il divieto del Ministero della salute, che sono state l'unico modo per capire come si poteva combattere il Covid. In Inghilterra è stato condotto uno studio, pubblicato proprio due giorni fa, che ci ringrazia per questo. Penso al professor Crisanti, che si è fatto i reagenti in laboratorio. Al senatore Ciampolillo, che si chiedeva perché il professor De Donno e il suo ospedale sono stati ignorati, rispondo che è avvenuto perché non era amico di nessuno, al contrario dell'ospedale di Pisa, in Toscana, una Regione rossa, ben raccomandata da qualche partito di maggioranza. Per fortuna almeno adesso, grazie alle nostre battaglie e alle nostre interrogazioni, siamo a 56 centri per sperimentare la plasmoterapia, e chi vuole intendere intenda. Concludo, dicendo che certamente quei ribelli, come li avete considerati, hanno dimostrato di saperne di più di chi dava loro delle regole. Anche noi siamo ribelli, avremmo preferito essere maggiormente ascoltati, ma noi continueremo a portare avanti le nostre istanze in nome di tutti i cittadini di questo Paese, perché vogliamo alimentare la speranza che hanno milioni di Italiani di ripartire con cautela, ma di far vincere ancora una volta l'Italia e mandarvi a casa (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, con la delibera del 31 gennaio del 2020 il Consiglio dei Ministri ha dichiarato per sei mesi (quindi fino al 31 luglio 2020) lo stato di emergenza nazionale in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie da agenti virali trasmissibili. La durata di 6 mesi è prorogabile e rinnovabile in caso di necessità per altri sei mesi. Ebbene, in una situazione così drammatica, fin da subito organi costituzionali, politici, con la connivenza di alcuni mezzi d'informazione, hanno alimentato divisioni tra maggioranza e opposizione, dubbi, guerre tra Stato e Regioni, sospetti di sospensione dell'attività del Parlamento, che in realtà non è stato mai chiuso e mai si è fermato. Forse però quella parte politica che con il lockdown ha perso le piazze ha pensato di tornare a lavorare proprio con la crisi sanitaria, occupando inutilmente le aule delle Camere con le stesse modalità degli studenti delle assemblee universitarie. I cittadini però non sono stupidi né disinformati e sanno bene che nulla è stato fatto da questo Governo senza adeguata legittimazione e senza la ratifica del Parlamento. La stessa delibera che ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale non è il frutto dell'azione arbitraria del Presidente del Consiglio, come si è fatto intendere in modo spregiudicato in queste Aule, bensì dell'applicazione di leggi vigenti nel nostro ordinamento. Si tratta anzitutto dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 1 del 2018, cioè il codice della Protezione civile, che prevede addirittura per il Governo la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza nazionale per dodici mesi, prorogabili per non più di altri dodici mesi. La delibera trova però legittimità anche in un'altra norma di rango primario, addirittura precedente, cioè la legge n. 59 del 2012, che statuisce che in caso di calamità naturali, catastrofi o altri eventi, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente, delibera lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale, in stretto riferimento alla qualità e natura degli eventi. Con le stesse modalità si procede all'eventuale revoca al venir meno dei presupposti. Pertanto appare evidente l'infondatezza di tutte le polemiche sorte in questi mesi sull'intenzione del presidente Conte di nascondere l'emergenza o sull'incostituzionalità della delibera e ancor meno di quella del ritardo. Basti ricordare che la dichiarazione di emergenza dell'Organizzazione mondiale della sanità, diffusa pubblicamente sul suo sito Internet è del 30 gennaio 2020 e così anche le raccomandazioni alla comunità da parte di quest'ultima circa la necessità di applicare misure adeguate. È sempre del 30 gennaio il primo caso in Italia di Covid-19, cioè i due turisti cinesi a Milano, poi ricoverati allo Spallanzani di Roma. Senonché immediatamente, dopo la delibera del 31 gennaio, ma prima del lockdown del 9 marzo, il Consiglio dei ministri emanava il decreto-legge n. 6 del 2020, con il quale adottava misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Il famoso decreto-legge da cui è scaturito l'hashtag «io resto a casa».