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Modifiche alla disciplina delle prestazioni di lavoro occasionali. Onorevoli Senatori . – Con il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, emanato in attuazione della legge 14 febbraio 2003, n. 30, conosciuta come « legge Biagi », è stato introdotto nel nostro ordinamento il lavoro occasionale di tipo accessorio, retribuito tramite i cosiddetti « voucher ». Nel tempo l'istituto ha subito importanti modifiche. Con un primo intervento legislativo (articolo 22 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133), nel confermare la possibilità di utilizzare le prestazioni di lavoro accessorio (inteso come attività di natura occasionale) nell'ambito dei lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, delle manifestazioni sportive, culturali o caritatevoli o dei lavori di emergenza o di solidarietà, nell'insegnamento privato supplementare e nell'impresa familiare (limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi), si è estesa l'applicazione di tali prestazioni anche all'agricoltura e al lavoro domestico. Nel settore agricolo, in particolare, sono riconducibili al lavoro accessorio le attività di carattere stagionale svolte da pensionati e studenti con meno di 25 anni e le attività (da chiunque svolte) in favore dei produttori agricoli aventi un volume di affari annuo non superiore a 7.000 euro. Si sono introdotte le attività lavorative rese nei periodi di vacanza da parte di giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l'università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado, secondo l'idea dei tirocini estivi, nonché le attività lavorative rese nell'ambito della consegna porta a porta e della vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica. Inoltre il lavoro accessorio non viene più limitato alle prestazioni occasionali rese dai soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne. Pertanto l'unico settore che rimane « ancorato » all'originaria disciplina sperimentale è il settore agricolo che continua a scontare tutte le iniziali limitazioni, pur avendolo reso uno strumento per l'emersione del lavoro irregolare. È importante evidenziare che nelle regioni nelle quali si è utilizzato il voucher , l'occupazione agricola dipendente a tempo determinato non solo non è diminuita ma in molti casi è aumentata. Il lavoro occasionale, così come era stato pensato, grazie alla sua flessibilità, ha ben risposto anche alle esigenze di « variabilità » proprie delle aziende turistico-ricettive, rispondendo a numerose esigenze: portare regolarità nel lavoro, permettere ai giovani inoccupati di realizzare prime esperienze di lavoro, offrire un complemento di reddito ai lavoratori che percepiscono un sostegno dallo Stato e alle famiglie in modalità compatibili con l'organizzazione familiare; offrire all'impresa quella flessibilità che è necessaria nelle attività a intensità discontinua e in presenza di saltuari segnali di crescita. Tuttavia, l'istituto del lavoro accessorio è stato interessato da una serie di ulteriori interventi normativi tra cui la legge 28 giugno 2012, n. 92 (cosiddetta « legge Fornero »), che, nel quadro di un intervento complessivo volto a limitare l'abuso delle forme contrattuali flessibili, ha ristretto l'ambito di operatività, ridefinendo i limiti di applicazione dell'istituto sulla base del solo criterio dei compensi. La disciplina è stata successivamente modificata con il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, adottato in attuazione della legge delega in materia di lavoro, legge 10 dicembre 2014, n. 183 (cosiddetto Jobs Act ). Tra le modifiche di maggior rilievo vi è l'innalzamento da 5.000 euro a 7.000 euro (annualmente rivalutati) nel corso di un anno civile e con riferimento alla totalità dei committenti, del limite massimo entro cui deve rientrare la retribuzione perché la prestazione possa configurarsi come lavoro accessorio. A poca distanza dall'abrogazione dell'istituto del lavoro accessorio occasionale, ad opera del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, è stata introdotta, con l'articolo 54- bis, una nuova tipologia contrattuale, le cosiddette « prestazioni occasionali ». La nuova disciplina sul lavoro occasionale, introdotta dall'articolo 54- bis del citato decreto-legge n. 50 del 2017, consente a datori di lavoro e persone fisiche di acquisire prestazioni di lavoro temporaneo a carattere occasionale sulla base di un sistema di regole e tutele che tuttavia ne restringe notevolmente il campo di applicazione rispetto alla precedente normativa. Preme evidenziare che, seppur la definizione di occasionalità della prestazione continui ad essere ricondotta a un limite annuo di compenso molto basso, l'accesso è garantito esclusivamente alle imprese di piccole dimensioni. Tale nuovo strumento delle cosiddette « prestazioni occasionali » avrebbe dovuto sostituire quello del voucher , ma di fatto si è rivelato decisamente insoddisfacente, almeno sulla base di una prima lettura dei dati relativi al secondo semestre 2017. Le motivazioni del mancato utilizzo dello strumento da parte delle imprese sono riconducibili tanto a limiti imposti dalla normativa quanto, in parte, alla complicata piattaforma informatica creata dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS). In particolare, in base al comma 1 dell'articolo 54- bis , le attività lavorative occasionali sono costituite da quelle che danno luogo (in un anno civile) a compensi complessivamente non superiori a 5.000 euro, per ciascun prestatore con riferimento alla totalità degli utilizzatori; a 5.000 euro, per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori; a 2.500 euro, per prestazioni rese complessivamente da ogni prestatore in favore dello stesso utilizzatore. In caso di superamento del limite di 2.500 euro, o comunque di durata della prestazione superiore a 280 ore nell'arco dello stesso anno civile, il rapporto di lavoro si trasforma a tempo pieno e indeterminato. È prevista una sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.500 per ogni prestazione lavorativa giornaliera in cui risulta accertata la violazione. Nel portafoglio elettronico della piattaforma informatica dell'INPS sono contemplati i contatori aziendali con riferimento al netto erogato alla totalità dei prestatori, ma non è presente uno specifico contatore aziendale per singolo prestatore/azienda con calcolo del raggiungimento del tetto dei corrispettivi relativi alle prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, né un contatore aziendale per singolo prestatore con calcolo del raggiungimento del tetto temporale annuale previsto, oltretutto variabile per il settore agricolo in base alla tariffa di pagamento. Le criticità sono diverse.