[pronunce]

non potranno riguardare le concessioni demaniali marittime vigenti nel territorio regionale né, pertanto, potranno essere estensibili alla Regione Siciliana gli esiti delle complesse attività che formeranno il contenuto del citato decreto ai sensi dell'art. 1, commi 676 e 677, della legge n. 145 del 2018. Ciò perché le concessioni rilasciate in Sicilia riguarderebbero strutture di dimensioni medio-piccole, di facile rimozione e spesso a carattere stagionale, sì che i relativi investimenti eseguiti dai concessionari sarebbero già ammortizzati o, comunque, ammortizzabili entro il termine di validità delle concessioni. Si aggiunge, inoltre, che la Regione avrebbe già da tempo e autonomamente avviato alcune delle procedure che l'emanando decreto dovrà prevedere, tra le quali: la ricognizione e la mappatura del litorale e del demanio costiero-marittimo; la individuazione della reale consistenza, della tipologia e del numero delle concessioni vigenti nonché la determinazione e la verifica dei relativi canoni; la revisione delle norme connesse alle concessioni demaniali marittime; la revisione e l'aggiornamento dei criteri di determinazione dei canoni demaniali. Su tali basi, la resistente esclude che la norma impugnata si sovrapponga a quella statale, atteso che, a suo avviso, le verifiche operate in ambito nazionale non potranno riguardare le concessioni vigenti nella Regione Siciliana. Si rileva, in particolare, che l'art. 24 non farebbe riferimento a proroghe delle concessioni esistenti e, d'altro canto, prevederebbe in maniera inequivoca procedure di evidenza pubblica per il rilascio delle nuove; sarebbe quindi rispettoso non solo dei principi di trasparenza e di libera concorrenza, ma anche delle prerogative statali di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Secondo la Regione non si comprenderebbero nemmeno i rilievi riferiti alla «chiara individuazione delle leggi applicabili», «stante il costante rinvio operato dalle stesse norme nazionali alle competenze della Regione»; si richiamano quindi le disposizioni statali concernenti il trasferimento alla stessa del demanio marittimo e in particolare: l'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre 1961, n. 1825 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia di demanio e patrimonio), gli artt. 1 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 1° luglio 1977, n. 684 (Norme di attuazione dello statuto della regione siciliana in materia di demanio marittimo) e l'art. 6, comma 7, della legge 8 luglio 2003, n. 172 (Disposizioni per il riordino e il rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico). Pertanto, l'esercizio delle attribuzioni in materia di demanio marittimo non potrebbe «prescindere dalla potestà di regolamentare le relative procedure amministrative», anche in ragione del diverso assetto istituzionale, «e di fissare i criteri di utilizzo dei beni, sia pure nel rispetto dei principi fondamentali determinati dallo Stato». Nel caso di specie, questi non sarebbero in alcun modo violati, nemmeno con riferimento alla tutela della concorrenza, «stante il chiaro rinvio operato dalla norma in questione» alle procedure di evidenza pubblica. 4.4.- Con riferimento alla impugnativa dell'art. 25 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, la resistente sostiene che sarebbero completamente erronei i parametri evocati, in quanto la disposizione in esame appare estranea alla materia del demanio marittimo trattandosi, invece, di una norma tributaria. Essa non conterrebbe alcuna disposizione riconducibile a quanto previsto dalla normativa statale menzionata nel ricorso, ossia l'art. 1, commi da 675 a 684, della legge n. 145 del 2018. Pertanto, risolvendosi «nel mero accostamento» dell'art. 25 al precedente art. 24 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, la censura sarebbe inammissibile. In ogni caso, la resistente chiarisce che con il comma 1 del citato art. 25 il legislatore regionale avrebbe inteso «estendere alla Regione siciliana una disciplina che è già vigente nel territorio nazionale e che per problemi ermeneutici non ha trovato applicazione nella Regione». Infatti, il citato comma 1 farebbe rinvio all'art. 32 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito, con modificazioni, in legge 11 novembre 2014, n. 164, al fine di recepire l'equiparazione, operata dal legislatore statale, tra marina resort e strutture ricettive all'aria aperta e di applicare agli stessi la cosiddetta IVA turistica, di cui alla Tabella A, parte III, n. 120 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto). La resistente richiama poi la sentenza di questa Corte n. 21 del 2016, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale del citato art. 32 del d.l. n. 133 del 2014, come convertito, nella parte in cui non prevede la previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sui requisiti da rispettare per configurare come strutture ricettive all'aria aperta anche le strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all'interno delle proprie unità da diporto ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato. Secondo la resistente, nel periodo successivo alla pubblicazione della citata sentenza l'aliquota IVA applicata dalle Regioni alle strutture marina resort non sarebbe stata uniforme, fino alla emanazione del decreto ministeriale 6 luglio 2016 con cui sono stati individuati i requisiti minimi dei marina resort in presenza dei quali è possibile applicare l'IVA agevolata al 10 per cento alle prestazioni rese ai clienti. Sulla base di tale ricostruzione, la resistente rileva che, prima ancora che non «condivisibile», il ricorso «non appare comprensibile» laddove afferma che le disposizioni regionali si sovrapporrebbero alla disciplina statale citata dal ricorso, discostandosene in maniera sostanziale e generando dubbi interpretativi e incertezze riguardo alla chiara individuazione delle norme di legge applicabili. Anche con riferimento al contenuto del comma 2 dell'art. 25, la resistente esclude ogni possibilità di contrasto «con la legge n. 145 del 2018» richiamata dal ricorso statale. Lo scopo della norma impugnata sarebbe quello di esentare da IMU e TASI le strutture dedicate alla nautica da diporto che rientrano nella «categoria degli imbullonati»; la disposizione regionale si limiterebbe a prendere atto del quadro normativo che ne «disciplina la tassazione», a decorrere dal 1° gennaio 2016, come risultante dall'art. 1, comma 21, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)».