[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 34 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 (Disciplina delle agevolazioni tributarie), promosso con ordinanza dell'11 ottobre 2004 dalla Commissione tributaria di primo grado di Trento, nella controversia tributaria vertente tra Attilio Murru e l'Agenzia delle entrate – Ufficio di Trento, iscritta al n. 1038 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 14 dicembre 2005 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, nel corso di un giudizio promosso da un maresciallo maggiore aiutante dell'Esercito in congedo nei confronti dell'Ufficio di Trento dell'Agenzia delle entrate ed avente ad oggetto l'impugnazione del diniego di rimborso delle ritenute operate ai fini dell'IRPEF sulla pensione privilegiata ordinaria “militare comune” percepita dal contribuente, la Commissione tributaria di primo grado di Trento ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 (Disciplina delle agevolazioni tributarie), «nella parte in cui non prevede, tra le agevolazioni ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche anche le somme corrisposte a titolo di trattamento pensionistico privilegiato, in aumento della pensione normale, specialmente quando, per effetto del cumulo, le stesse determinano, per il beneficiario, un decremento, anziché un incremento di reddito»; che la Commissione riferisce, in punto di fatto: a) che il contribuente, a fronte di un importo di lire 232.416 percepito a titolo di detta pensione privilegiata, aveva chiesto alla competente sezione distaccata della Direzione delle entrate il rimborso di lire 304.440, quali ritenute effettuate su tale pensione ai fini dell'IRPEF dal 1° ottobre 1995 al 31 gennaio 1996, ed aveva per tale ragione invocato l'esenzione dall'imposta di cui al citato art. 34 del d.P.R. n. 601 del 1973; b) che l'istanza di rimborso era stata respinta dall'Ufficio finanziario in base al rilievo che l'esenzione era prevista soltanto per le pensioni privilegiate ordinarie cosiddette “militari tabellari”, di natura risarcitoria, e non anche per quelle privilegiate ordinarie “militari comuni” di cui all'art. 67 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), di natura pacificamente reddituale; c) che lo stesso contribuente, nell'impugnare il provvedimento di diniego, aveva chiesto, in via principale, la dichiarazione di esenzione dall'IRPEF della pensione privilegiata, con condanna dell'Amministrazione finanziaria al rimborso delle suddette ritenute, e, in subordine, la dichiarazione di esenzione dall'imposta degli «assegni connessi» a detta pensione, con condanna dell'Amministrazione resistente al rimborso delle ritenute effettuate sugli assegni stessi dal 1° ottobre 1995 al «31.10.1996» (recte: 31 gennaio 1996); d) che la resistente Agenzia delle entrate aveva ribadito in giudizio l'inapplicabilità alla fattispecie dell'invocata esenzione di cui all'art. 34 del d.P.R. n. 601 del 1973, estesa alla sola categoria delle pensioni privilegiate ordinarie “militari tabellari” dalla sentenza della Corte costituzionale n. 387 del 1989; che il giudice rimettente afferma, in punto di diritto: a) che «non par dubbio che l'assegno corrisposto al ricorrente “a titolo di trattamento pensionistico privilegiato” […] abbia natura risarcitoria», in quanto il diritto a pensione privilegiata, ai sensi dell'art. 64 del citato d.P.R. n. 1092 del 1973, deriva da una lesione o da una infermità, dipendenti da causa di servizio, che abbiano reso il soggetto inabile alle mansioni proprie della qualifica posseduta ed esercitate alla data del collocamento a riposo, qualunque sia stato il motivo formale della cessazione dal servizio; b) che, secondo l'orientamento della giurisprudenza di legittimità, «la natura di pensione privilegiata dell'aumento in questione, tuttavia, non è sufficiente ai fini della sua assimilazione alle pensioni di guerra», esenti dall'IRPEF ai sensi del citato art. 34, primo comma, del d.P.R. n. 601 del 1973; c) che, «nella specie, l'aumento in questione è stato concesso “a titolo di trattamento pensionistico privilegiato” e non di assegno connesso a tale pensione», espressamente esentato dall'IRPEF in forza del medesimo art. 34, primo comma; d) che, pertanto, «a differenza degli assegni ad esse connessi, le pensioni privilegiate ordinarie non sono sottratte all'imposta sul reddito delle persone fisiche»; che, sulla base di tali premesse, il giudice a quo ritiene che l'esclusione «dell'aumento in parola» dall'agevolazione fiscale di cui al menzionato art. 34 del d.P.R. n. 601 del 1973 comporti, in conseguenza del «cumulo» di tale «aumento» con gli altri redditi del contribuente, la violazione degli evocati parametri costituzionali, sotto quattro profili; che in primo luogo, «già, in via di principio, il cumulo dei redditi in capo al medesimo percettore» sarebbe costituzionalmente illegittimo, in quanto, «attraverso il meccanismo dell'aliquota progressiva», determinerebbe «una evidente disparità di trattamento tra famiglie composte da più percettori di reddito e famiglie composte da un percettore di reddito», minando perciò, «all'interno, specialmente, dei nuclei familiari il principio di eguaglianza sostanziale»; che, in secondo luogo, il suddetto «aumento» potrebbe trasformarsi, per effetto del cumulo e dell'aliquota di imposta sui redditi cumulati, in uno strumento di decremento del reddito del contribuente, «come, nella specie, sembra essere avvenuto, laddove (come deduce il ricorrente) a fronte di un riconosciuto e concesso incremento della pensione di L. 232.416, l'importo sottratto a titolo di IRPEF è stato di L. 304.440»; che, in terzo luogo, «detto cumulo» contrasterebbe con l'art. 53 Cost., in quanto nella «previsione della capacità contributiva» non potrebbero «farsi rientrare somme (peraltro generalmente modeste), riconosciute e corrisposte a titolo di infermità subite dal contribuente nell'espletamento di un servizio reso a vantaggio della collettività (qual è il servizio militare anche se non di leva) ed inidonee persino a compensare le perdite che, sia pure a livello di mera potenzialità, il titolare avrebbe potuto conseguire in difetto delle subite infermità»;