[pronunce]

La ricorrente conclude sottolineando che la disposizione impugnata, così come strutturata, risulterebbe di difficile applicazione, con la conseguenza di paralizzare di fatto il rilascio del nulla osta e di rendere difficoltosa l'effettuazione di quegli interventi silvicolturali necessari per evitare l'ostruzione delle sezioni idrauliche da parte di piante divenute instabili. 1.3.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, premettendo che il decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279 (Interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore delle zone della Regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000), ha costituto la “risposta unitaria ad una grave emergenza idrogeologica determinata e evidenziata da severe turbazioni atmosferiche”; In ordine al lamentato contrasto dell'art. 2 della legge n. 365 del 2000 con gli artt. 3, 97, 117 e 118 della Costituzione, la difesa erariale ha osservato che le censure sono prive di fondamento se rapportate “alle ragioni di fatto” che hanno determinato le modifiche legislative in materia di tutela del suolo. In particolare, si ritiene che: 1) la limitazione di applicazione delle previsioni in esame soltanto alle regioni nelle quali si sono verificate le calamità nell'anno 2000, lungi dal violare il precetto costituzionale di cui all'art. 3, dimostrerebbe la stretta inerenza dell'intervento legislativo alle necessità sopravvenute; 2) l'attribuzione al Sindaco di specifiche competenze in materia di taglio degli alberi risulterebbe necessaria per garantire omogeneità agli interventi di deforestazione del territorio ed un controllo più puntuale in funzione di prevenzione di eventuali ed ulteriori eventi calamitosi; 3) il “rafforzamento” della procedura mediante l'intervento di più soggetti sarebbe “funzionale da un lato al rispetto delle competenze di ciascun ente o organo coinvolto, dall'altro alla ponderazione nella emissione di un provvedimento il cui effetto è in ogni caso un impoverimento delle difese del suolo”. 2.- Con ricorso notificato il 9 gennaio 2001 e depositato il successivo 16 gennaio, la Regione Veneto impugna lo stesso art. 2 della legge 11 dicembre 2000, n. 365, per contrasto con gli artt. 3, 5, 97, 117, 118 della Costituzione e con il principio costituzionale di leale collaborazione; nonché l'art. 6-bis del decreto-legge n. 279 del 2000, nel testo modificato dalla legge di conversione n. 365 del 2000 - nella parte in cui autorizza le autorità di bacino di rilievo nazionale, e non anche le Regioni, a trasformare i rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti di lavoro a tempo indeterminato -, per violazione degli artt. 3, 35, 97 e 117 della Costituzione. 2.1.- Con riferimento al primo ordine di censure - per quanto attiene alla Costituzione - si riprendono sostanzialmente le argomentazioni contenute nel ricorso della Regione Toscana sopra riportate. La ricorrente sottolinea di aver emanato apposite leggi per disciplinare il settore: legge 13 settembre 1978, n. 52 (Legge forestale regionale); legge 15 gennaio 1985, n. 8 (Riorganizzazione delle funzioni forestali); art. 20 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 58 (Provvedimento generale di rifinanziamento e di modifica di leggi regionali in corrispondenza dell'assestamento del bilancio di previsione per l'anno finanziario 1994). Il descritto assetto normativo regionale sarebbe stato, continua la ricorrente, violato dall'art. 2 della legge statale impugnata senza che l'espropriazione delle attribuzioni regionali possa trovare una giustificazione nella sussistenza di un interesse nazionale alla disciplina del settore. Tuttavia - prosegue la ricorrente - “anche a voler per assurdo ammettere che il legislatore statale abbia voluto ravvisare la sussistenza di un interesse nazionale nella norma, una tale qualificazione della norma si pone in violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, essendone evidente l'irragionevolezza nel caso di specie”. 2.2.- L'art. 2 della legge n. 365 del 2000 si porrebbe, inoltre, in contrasto, nella prospettiva della ricorrente, con gli artt. 3, 97, 117 e 118 della Costituzione. Anzitutto, perché i comuni di piccole dimensioni - in cui sono prevalentemente localizzati i boschi - spesso non sono dotati dei necessari mezzi strumentali e delle risorse umane. In secondo luogo, la complessa articolazione del procedimento di rilascio del nulla osta rischierebbe di determinarne, di fatto, la paralisi, con le negative conseguenze già evidenziate dalla Regione Toscana. Infine, si osserva come la norma censurata “appaia manifestamente irragionevole e lesiva delle norme di cui agli artt. 3, 97, 117 e 118 della Costituzione anche per avere attribuito una funzione di primaria rilevanza per la salvaguardia del territorio ad un ente - il comune - le cui dimensioni sono del tutto inidonee a valutare in un'ottica d'insieme le esigenze di tutela idrogeologica”. 2.3.- Con riferimento al secondo ordine di censure, la ricorrente assume l'illegittimità costituzionale dell'art. 6-bis del decreto-legge n. 279 del 2000 per contrasto con gli artt. 3, 35, 97 e 117 della Costituzione. La norma impugnata attribuisce alle Autorità di bacino di rilievo nazionale il potere di trasformare, in via immediata e diretta, i rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati ai sensi del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania) in rapporti a tempo indeterminato. Tale potere non sarebbe stato concesso anche alle Regioni come si desumerebbe dal successivo art. 6-ter che prevede una analoga facoltà di stabilizzazione dei rapporti a termine soltanto per quelli instaurati dalle Regioni interessate dalla crisi sismica del 27 settembre 1997. Da qui l'assunta violazione dell'autonomia costituzionalmente garantita in materia di personale dall'art. 117 della Costituzione alle Regioni. 2.4.- Si ritiene, altresì, che la norma censurata contrasterebbe con gli artt. 3, 9 e 117 della Costituzione, nonché con il principio di leale collaborazione, in quanto la stessa, pur avendo posto a carico delle regioni nuovi adempimenti ed anticipato i termini per la loro esecuzione, le avrebbe, al contempo, private (non consentendo la conversione dei rapporti di lavoro) delle necessarie professionalità per lo svolgimento di tali attività. Se sussistono esigenze di continuità dell'azione amministrativa - prosegue la difesa della ricorrente - “tali da far ritenere necessario introdurre una deroga relativamente alle assunzioni delle autorità di bacino nazionale, le stesse esigenze non possono non sussistere in uguale misura anche per le Regioni”.