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5) ferme le previsioni di cui all'articolo 110 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, precisare che la durata degli incarichi ivi disciplinati non può in ogni caso superare la durata del mandato elettivo del sindaco o del presidente della provincia in carica (modifica inserita in accoglimento della proposta formulata dall'ANCI in sede di Conferenza unificata); 6) modificare la disciplina in materia di conferimento degli incarichi ai soggetti estranei alla pubblica amministrazione, assicurandone l'omogeneità nei vari settori anche relativamente alle quote percentuali di dotazione organica, nel rispetto del principio dell'adeguata valorizzazione delle professionalità interne e della conferibilità degli incarichi soltanto laddove non sia possibile rinvenire le occorrenti competenze all'interno dell'amministrazione; 7) implementare la banca dati della dirigenza statale, in modo da consentire, tra l'altro, la consultazione e l'aggiornamento del curriculum vitae del dirigente, l'individuazione dell'incarico attualmente ricoperto, nonché la pubblicazione degli avvisi relativi al conferimento degli incarichi dirigenziali. Relativamente alla disciplina del rapporto di lavoro e del trattamento retributivo dei dirigenti (comma 2, lettera d) ), il disegno di legge prevede i seguenti criteri e princìpi direttivi: 1) conferma del principio di separazione tra vertice politico e amministrativo, circoscrivendo, al fine di evitare possibili incertezze applicative, i rispettivi ambiti decisionali per quanto concerne l'attività amministrativa e la gestione delle risorse; 2) conferma delle previsioni di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001 relativamente alle qualifiche e alle attribuzioni degli uffici dirigenziali, nonché dell'istituzione di ruoli dirigenziali presso ciascuna amministrazione; 3) conferma dell'obbligo dei dirigenti di adeguare la propria prestazione lavorativa nella sede di lavoro alle esigenze dell'organizzazione e dell'incarico dirigenziale svolto, nonché a quelle connesse con la corretta gestione e il necessario coordinamento delle risorse umane, anche mediante la presenza quotidiana nella sede di lavoro; 4) determinazione della retribuzione del personale con qualifica dirigenziale nel rispetto del principio dell'onnicomprensività del trattamento economico riconosciuto e differenziando i trattamenti accessori massimi secondo princìpi di contenimento della spesa, di uniformità, di perequazione e di proporzionalità rispetto al livello di responsabilità attribuito con l'incarico e dei risultati conseguiti nell'attività amministrativa e di gestione. Relativamente alla responsabilità disciplinare e dirigenziale (comma 2, lettera e) ), il disegno di legge prevede: l'elaborazione di un codice di condotta, anche mediante la ricognizione e il coordinamento di tutte le disposizioni in materia, recante la chiara e dettagliata indicazione delle ipotesi di responsabilità disciplinare, dell'entità e della natura della sanzione irrogabile; l'aggiornamento della disciplina delle modalità di accertamento della responsabilità dirigenziale, provvedendo alla specifica individuazione delle ipotesi di responsabilità dirigenziale, anche derivante dall'attività di gestione e coordinamento delle risorse umane, e delle relative conseguenze, nonché al coordinamento della stessa con le ipotesi di responsabilità disciplinare; nei casi di omessa verifica dell'effettiva presenza in servizio del personale assegnato, di scarsa produttività o di inefficiente organizzazione delle risorse a disposizione, la qualificazione di dette condotte come rilevanti sia ai fini dell'accertamento della responsabilità disciplinare, sia ai fini di quella dirigenziale. L'articolo 5 (« Delega in materia di mobilità del personale pubblico ed incarichi ad essi conferibili ») contiene una delega al Governo finalizzata a razionalizzare la disciplina della mobilità dei dipendenti pubblici, nonché la tipologia degli incarichi ad essi conferibili. Nell'esercizio della delega, il Governo dovrà attenersi, preliminarmente, a criteri e princìpi di semplificazione e omogeneizzazione delle procedure di mobilità volontaria anche attraverso l'eventuale eliminazione del nulla osta da parte dell'amministrazione di appartenenza. Tale previsione, nonostante la proposta di espunzione formulata dalle regioni, è stata mantenuta poiché rappresenta un importante strumento di semplificazione e velocizzazione della procedura di mobilità ed assicura, al contempo, la pubblicità e la trasparenza della suddetta procedura (anche mediante la previsione dell'obbligo di pubblicazione nel sito istituzionale dell'amministrazione e di quello del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri). Inoltre, nell'ambito delle procedure di mobilità, viene previsto come principio di delega che, a parità di merito, debba attribuirsi un titolo di preferenza a favore dei soggetti beneficiari delle agevolazioni previste dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104, o da altre disposizioni a tutela dei lavoratori con disabilità, al caregiver familiare di cui all'articolo 1, comma 255, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nonché ai dipendenti con figli di età inferiore ai tre anni. Per il personale in disponibilità, viene prevista come principio di delega la definitiva risoluzione del rapporto di lavoro in caso di mancata accettazione di due proposte di ricollocazione formulate nell'ambito del termine di ventiquattro mesi previsti dall'articolo 33, comma 8, del decreto legislativo n.165 del 2001. Inoltre, stante l'attuale formulazione del comma 6 dell'articolo 34 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, « nell'ambito della programmazione triennale del personale di cui all'articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, l'avvio di procedure concorsuali e le nuove assunzioni a tempo indeterminato o determinato per un periodo superiore a dodici mesi, sono subordinate alla verificata impossibilità di ricollocare il personale in disponibilità iscritto nell'apposito elenco », viene precisato che il divieto ivi previsto non si applica al conferimento di incarichi di cui all'articolo 19, comma 6, del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001. La disposizione prevede, come principio di delega, anche l'aggiornamento e il coordinamento della disciplina in materia di incarichi conferibili ai dipendenti pubblici, con esclusione di quelli in regime di diritto pubblico ai sensi dell'articolo 3 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, riducendo la tipologia di incarichi non soggetti ad autorizzazione da parte dell'amministrazione di appartenenza e prevedendo limiti al numero degli incarichi autorizzabili in ciascun quinquennio differenziati sulla base della loro natura, della loro durata e dell'entità dell'eventuale compenso riconosciuto. Infine, in accoglimento di una proposta emendativa formulata dalle regioni e dall'ANCI in sede di Conferenza unificata, viene prevista l'estensione a tutto il personale, anche di livello non dirigenziale, della disciplina recata dall'articolo 23- bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con possibilità di rinnovare, per una sola volta, il periodo di aspettativa prevista dal comma 4 del medesimo articolo 23- bis in caso di attività prestata presso un soggetto diverso da una pubblica amministrazione.