[pronunce]

A sostegno delle proprie argomentazioni, la Corte d'Appello ricorda come, in ambito sanitario, dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) per la razionalizzazione e la revisione del sistema sanitario, attraverso la soppressione delle Unità sanitarie locali e l'istituzione delle Aziende sanitarie locali, l'articolo 6 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) abbia disposto che in nessun caso è consentito alle Regioni far gravare sulle nuove aziende, né direttamente, né indirettamente, i debiti e i crediti facenti capo alle gestioni pregresse delle unità sanitarie locali. Non sarebbe, pertanto, legittima la successione di un ente locale ad un altro che non contempli le modalità attraverso le quali procedere all'estinzione dei rapporti giuridici pendenti, attesa l'impossibilità per l'ente delegato, in virtù del principio generale stabilito dall'art. 118, secondo comma, Cost., di sottrarsi alle competenze attribuitegli, ovvero di accettarle con "beneficio d'inventario", senza rispondere dei debiti della precedente gestione. Ad avviso del giudice remittente, non sarebbe possibile, alla stregua della scarna disciplina positiva ed in assenza di una specifica previsione di bilancio, un'interpretazione costituzionalmente orientata della legge regionale n. 23 del 1992, che, a fronte del trasferimento alla Provincia dei rapporti giuridici ed economici in atto presso il Consorzio, imponga comunque l'adempimento, ad iniziativa della Regione, delle obbligazioni precedentemente contratte dall'ente delegato, tramite l'attività liquidatoria effettuata dal Commissario. Infine, la Corte d'Appello deduce di condividere, sotto il profilo della non manifesta infondatezza, le censure di incostituzionalità degli articoli 2 e 4 della legge regionale n. 23 del 1992, mosse dall'appellante per contrasto con l'art. 128 Cost. all'epoca vigente, ovvero, laddove ne sia ritenuta l'applicabilità, con l'art. 119 Cost. nell'attuale formulazione. Ed infatti, sarebbe del tutto evidente che per effetto dell'imposizione di oneri economici già gravanti sul disciolto Consorzio, la Regione ha inevitabilmente finito con il disporre di risorse dell'ente successivamente delegato e con il lederne conseguenzialmente le scelte programmatiche, ossia la facoltà di spesa; ciò attraverso l'indiretta imposizione di oneri per il raggiungimento di scopi estranei a quelli perseguiti dalla Provincia, chiamata a rispondere nei confronti di terzi per obbligazioni contratte da altro ente nella gestione di competenze regionali. Il tutto, con violazione dei principi di autonomia amministrativa e finanziaria riconosciuti sia dall'art. 128 Cost., sia dal novellato art. 119 Cost. 3.- In data 27 aprile 2010 si è costituita la Regione Basilicata, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile per mancanza di rilevanza e comunque non fondata. In ordine al difetto di rilevanza, la Regione osserva che l'accertamento se essa debba o meno rimborsare la Provincia dell'onere sostenuto non può farsi dipendere dalla verifica di conformità alle norme costituzionali di una legge che, nella prospettazione del giudice remittente, avrebbe dovuto garantire le risorse per ripianare debiti derivati non dall'esercizio delle funzioni delegate, «ma da condotte illecite del Consorzio perpetuate dalla Provincia». La resistente deduce, nel merito, la non fondatezza delle censure di violazione degli articoli 3 e 97 Cost. Per un verso, la normativa in questione non realizzerebbe alcuna forma di discriminazione fra soggetti che si trovino nella medesima condizione; né alcuna disparità potrebbe ravvisarsi nell'assenza di previsioni che individuino fonti di finanziamento aggiuntive per sanare situazioni debitorie pregresse, determinate da illeciti comportamenti del delegato, perché ciò equivarrebbe a legittimare quegli stessi comportamenti, accollando alla Regione oneri che essa non aveva concorso a determinare. Per altro verso, sarebbe esclusa la lesione dell'art. 97 Cost., in quanto la legge impugnata contiene un rinvio alle norme delle leggi regionali n. 19 del 1979, e 21 dicembre 1981, n. 56 (Modifiche alla legge regionale 12 maggio 1978, n. 19), disciplinatrici della delega al Consorzio. Ad avviso della difesa regionale, infine, non vi sarebbe alcuna violazione dell'autonomia della Provincia costituzionalmente garantita, ma solo un conferimento di ulteriori competenze, in aggiunta a quelle alle quali la stessa era istituzionalmente deputata, nel rispetto dei principi costituzionali. 4.- Successivamente, il 24 maggio 2010 si è costituita, fuori termine, la Provincia di Matera. Non sono state depositate memorie.1.- La Corte d'Appello di Potenza, con ordinanza emessa il 24 dicembre 2009 nell'ambito di un giudizio vertente tra la Provincia di Matera e la Regione Basilicata, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli articoli 2 e 4 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 23 (Soppressione del Consorzio dei comuni non montani del Materano - Delega delle funzioni all'Amministrazione provinciale di Matera), in riferimento agli articoli 3, 97, 119 e 128 (vecchio testo) della Costituzione, «nella parte in cui, delegando all'Amministrazione provinciale di Matera le funzioni amministrative regionali già delegate al Consorzio dei comuni non montani del Materano con le leggi regionali 20 giugno 1979, n. 19 e 21 dicembre 1981, n. 56 e procedendo alla nomina di un Commissario liquidatore per il trasferimento di ogni rapporto giuridico ed economico in atto presso il Consorzio entro novanta giorni, non ha previsto modalità di estinzione dei suddetti pregressi rapporti che non comportassero oneri economici a carico dell'ente delegato, anche mediante l'attribuzione al nuovo ente delegato delle risorse finanziarie necessarie per l'adempimento delle obbligazioni contratte dal Consorzio». 2.- In via preliminare, occorre ricordare che, ai sensi dell'articolo 3 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, la costituzione delle parti deve essere effettuata nel termine di venti giorni dalla pubblicazione dell'ordinanza di rimessione sulla Gazzetta ufficiale, che nella specie è intervenuta il 7 aprile 2010 (G.U. n. 14 del 2010). Pertanto, deve essere dichiarata inammissibile, in quanto tardiva, la costituzione in giudizio della Provincia di Matera, poiché il relativo atto è stato depositato oltre il termine perentorio (ex multis, ordinanze n. 11 del 2010, n. 100 del 2009 e n. 124 del 2008) stabilito dal citato art. 3. 3.- L'esame della questione sottoposta all'esame della Corte richiede un breve riepilogo del quadro normativo in cui le disposizioni censurate si inseriscono.