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risulta all'interrogante che il dottor Miani non potrebbe percepire più di 240.000 euro anno svolgendo un ruolo pubblico come disposto dal decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66; del pari cospicui appaiono nel complesso tutti gli incentivi elargiti ai dipendenti che si sono occupati, con incarichi rilevanti, dei lavori del MOSE al fine di chiarire l'ammontare delle risorse pubbliche impiegati per tali costi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se il compenso del dottor Massimo Miani sia rispettoso dei limiti fissati dalla normativa vigente; quali iniziative intenda adottare per verificare i compensi del commissario Miani; se non ritenga opportuno altresì avviare delle verifiche sul complesso degli incentivi attribuiti ai dipendenti del Provveditorato. Atto n. 4-07406 MARINO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: la natura giuridica del trattamento di fine rapporto (TFR), o del trattamento di fine servizio (TFS) riferito ai dipendenti pubblici statali assunti prima del 1° gennaio 2001, cosiddetta anche liquidazione o buonuscita, è quella di una retribuzione differita rappresentata da una somma accantonata dal datore di lavoro da corrispondere al dipendente, sia privato che pubblico, alla conclusione del rapporto di lavoro; mentre per i dipendenti privati i tempi previsti per la corresponsione dell'analoga somma dovuta per la fine del rapporto di lavoro sono stabiliti dai relativi contratti e, di solito, questa avviene entro poche settimane dalla data di pensionamento e in unica soluzione, per gli statali sono stabilite modalità di erogazione del TFS o TFR frazionata e posticipata rispetto al momento del collocamento a riposo; invero, per favorire il risanamento dei conti pubblici, aggravato dai ritardi accumulati dall'Inps, che oggi è particolarmente esposta all'erosione dell'inflazione, per i dipendenti pubblici che hanno terminato il servizio e hanno maturato i requisiti pensionistici a partire dal 1° gennaio 2014, l'articolo 1, commi 484-485, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, ha previsto che i primi 50.000 euro dei trattamenti di fine servizio e di fine rapporto vadano versati all'ex lavoratore 12 mesi dopo la data del pensionamento, che una seconda tranche , al massimo di 50.000 euro, vada versata dopo altri 12 mesi e, nel caso vi sia un importo residuo, che sia liquidato 12 mesi dopo; considerato che: ad oggi i dipendenti pubblici si trovano spesso a non aver ancora ricevuto il trattamento di fine rapporto, comunque denominato, anche a distanza di due anni dal pensionamento; ai tempi di ottenimento di per sé già lunghi in via normativa, si aggiungerebbero, infatti, i ritardi legati alla condotta dell'INPS per via della fortissima carenza di personale che possa sbrigarne le pratiche, la quale costituirebbe la causa di ulteriori allungamenti, come dichiarato dallo stesso ente; per ogni giorno di ritardo accumulato scattano gli interessi che verranno corrisposti quando la pratica verrà chiusa, con conseguente danno anche per le casse dello Stato; anche la possibilità prevista dall'articolo 23 del decreto-legge n. 4 del 2019, di richiedere l'anticipo di una quota del TFS o TFR attraverso il finanziamento di una somma pari all'importo dell'indennità di fine servizio maturata, erogabile da banche e intermediari finanziari, con condizioni agevolate fino alla concorrenza di euro 45.000, non sembra essere in grado di arginare il problema. Infatti, oltre ad avere un costo del 2,191 per cento a carico di chi ne fa richiesta (dato aggiornato al mese di maggio del 2022), si basa su un "prospetto di quantificazione del Tfs/Tfr", rilasciato generalmente dallo stesso Inps, e benché il tempo massimo per il suo rilascio sia di 90 giorni dalla richiesta, in circa il cinquanta per cento dei casi, l'Inps non rispetterebbe il predetto termine, ed in altri casi ignorerebbe completamente la richiesta; rilevato che: il TFR/TFS è costituito da liquidità accantonate dal dipendente nel corso della propria vita lavorativa e che il ritardo nell'erogazione dello stesso costituisce dunque un grave danno per il lavoratore stesso; di recente la stessa Corte costituzionale, con la sentenza 159 del 25 giugno 2019, ha affermato che la posticipazione e la rateizzazione del trattamento di fine servizio sono costituzionalmente legittime nel caso in cui riguardino dipendenti pubblici andati in pensione anticipatamente, sottolineando, però, che nei casi di raggiunti limiti di età, per ragioni di servizio o d'ufficio, la dilazione e la rateizzazione del TFR rischiano di compromettere la funzione di "protezione" retributiva e previdenziale alla base dello strumento stesso, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo abbiano assunto e vogliano assumere in via d'urgenza per verificare i ritardi e le inadempienze dell'INPS e per porre rimedio ad una grave situazione di disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati circa i tempi di incasso delle somme dovute in occasione della cessazione del rapporto di lavoro.