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Nella legge del 2013 sul cosiddetto femminicidio era già prevista una corsia preferenziale per tali procedimenti e il disegno di legge intende ora rafforzarli, anche se il termine di tre giorni è meramente ordinatorio e non perentorio, dato che non si prevede alcuna conseguenza legata all'eventuale mancata osservanza del termine. Il provvedimento interviene anche sul codice penale, sul codice procedura, sul cosiddetto codice antimafia e sull'ordinamento penitenziario. I punti principali sono già stati accennati e li salto per essere breve. Mi preme segnalare, invece, che il testo approvato dalla Camera ha assorbito le proposte di legge di analogo tenore, tra cui quella a prima firma della deputata Giusi Bartolozzi, che ha più volte insistito durante l'esame in Commissione giustizia per rimarcare l'impegno profuso sul tema della violenza di genere da diverse parlamentari del Gruppo Forza Italia, a iniziare dalle colleghe Carfagna e Prestigiacomo, che si battono da lungo tempo in difesa delle donne vittime di violenza. Alla maggioranza è stato contestato di volersi intestare una battaglia invece largamente condivisa, come è stato poi dimostrato dal voto in Assemblea sugli emendamenti. È stata contestata anche la scelta compiuta in Commissione di non costituire un comitato ristretto per elaborare un testo unificato e di prendere come base il disegno di legge del Governo. Due buoni risultati sono stati ottenuti comunque dal Gruppo Forza Italia nella lettura presso la Camera dei deputati. Il primo è l'introduzione nel testo del reato del cosiddetto revenge porn , la porno vendetta, proposta sostenuta da Forza Italia. La maggioranza ha dovuto accettare l'intervento per contrastare la diffusione di video o immagini a contenuto sessualmente esplicito destinati a rimanere privati senza il consenso delle persone rappresentate. Il secondo risultato è stato l'introduzione, sempre grazie a due emendamenti a firma della deputata Carfagna, delle norme contro i matrimoni forzati e l'utilizzo del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, per le borse di studio in favore degli orfani di crimini domestici e per misure di sostegno e di aiuto economico in favore delle famiglie affidatarie. Al Senato della Repubblica, in Commissione giustizia, il collega Caliendo ha espresso, a nome del Gruppo Forza Italia, il voto favorevole, criticando il parere contrario su taluni emendamenti costantemente espresso dai relatori, che avrebbero dovuto - a nostro avviso - esprimere valutazioni differenti e determinazioni conseguenti. Lasciando ai miei colleghi firmatari (Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Conzatti) la presentazione più specifica degli emendamenti, segnalo che nel gruppo di quelli già presentati in Commissione - non accolti e ripresentati per l'esame in Assemblea - ve ne sono diversi sottoscritti anche da me in qualità di membro della Commissione di indagine sul fenomeno del femminicidio istituita in questa legislatura. Tali emendamenti sono il frutto dell'esperienza di lavoro maturata in questi mesi dalla Commissione sulla scorta di numerosi incontri e audizioni, ma anche del lavoro egregio compiuto da una simile Commissione nella precedente legislatura. È un peccato, al riguardo, che la maggioranza non abbia ritenuto doveroso o quanto meno opportuno farli propri, forse per la solita fretta di preferire un risultato di immagine su uno di maggiore sostanza giuridica. Presidente, colleghi, nel nostro Paese si sono registrati oltre 600 femminicidi negli ultimi quattro anni. La stragrande maggioranza di essi è stata definita primitiva per le modalità di esecuzione. È ora di dire basta e di dimostrare che la risposta del legislatore non permetterà ulteriormente ad alcuni membri della nostra società di violare fondamentali diritti umani, inalienabili, alla base della vita, della libertà e della sicurezza e, in una parola, attentare con la violenza sulle donne alla stessa umanità del nostro genere. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, voglio intanto partire da una premessa: in questa sede nell'odierna discussione, nel corso della quale proporrò mie poche riflessioni, non interverrò in qualità di Presidente della Commissione di inchiesta del Senato che si occupa della materia in esame. Lo farò per correttezza nei confronti della Commissione e dei commissari, perché abbiamo scelto di mantenere un profilo di trasversalità e continuare a lavorare, nel corso dei mesi che abbiamo davanti, con assoluta serenità. Ci siamo infatti resi conto che sul provvedimento in esame, probabilmente, le nostre posizioni sono abbastanza lontane e divergenti. Interverrò quindi da senatrice del Partito Democratico, ma lo farò - come ovvio - avendo avuto nei vari mesi la possibilità di guardare da un osservatorio privilegiato il fenomeno a 360 gradi, per interloquire con soggetti che al tema in esame dedicano vita, passione e professionalità. Parto da una constatazione semplice: quello in esame è stato un provvedimento molto annunciato dai Ministri competenti, che sono ben cinque; un provvedimento che ha portato una discussione impegnativa alla Camera dei deputati, nel corso della quale si sono registrate convergenze, anche importanti, che hanno portato a modifiche rilevanti del testo. Si tratta di un provvedimento molto ambizioso già nel titolo: «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere». Per coerenza e sincerità devo innanzitutto fare una osservazione: credo che il nostro Paese in questo momento abbia a disposizione un impianto normativo soddisfacente e importante per contrastare il fenomeno della violenza di genere. Credo che tutti dovremmo partire da questo dato, per avere la consapevolezza che qualsiasi intervento a cui stiamo pensando deve essere mirato davvero a modificare quanto ancora può essere migliorato. Lo dico con sincerità e franchezza: penso che sicuramente erano buone le intenzioni di chi ha pensato il provvedimento in esame, al netto del discorso sulla buonafede o sulla malafede. Questa è probabilmente la ragione per la quale abbiamo provato a migliorare il disegno di legge, non ci siamo mai chiusi e mai avvicinati al provvedimento in esame con pregiudizio, ma siamo sempre entrati nel merito. Il provvedimento vuole cambiare il quadro normativo. Vorrei però ricordare a tutti, brevemente, che negli ultimi anni abbiamo modificato molte volte il quadro normativo e lo abbiamo modificato decisamente in meglio. Soltanto negli anni Ottanta avevamo ancora il delitto d'onore e a fine anni Novanta la violenza sessuale era una violenza contro la morale e non contro la persona.