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2) a incrementare presso la rete consolare in Venezuela le risorse umane necessarie per accogliere le domande di rimpatrio in Italia e accelerare i procedimenti di riconoscimento della cittadinanza in favore dei cittadini venezuelani in possesso dello status civitatis italiano; 3) a concedere il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, ai sensi del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3, ai cittadini venezuelani di ceppo italiano che hanno presentato richiesta di cittadinanza italiana e che sono ancora in attesa di conoscerne l'esito. Atto n. 1-00077 FAZZOLARI DE BERTOLDI LA RUSSA CIRIANI BALBONI GARNERO SANTANCHE' RAUTI LA PIETRA TOTARO RUSPANDINI NASTRI IANNONE BERTACCO - Il Senato, premesso che: l'Italia è il terzo Stato al mondo per consistenza di riserve auree (dopo Stati Uniti e Germania) con 2.451,8 tonnellate di oro, pari, oggi, ad una somma di circa 110 miliardi di euro, che, pur con qualche oscillazione, cresce tendenzialmente di anno in anno; le riserve auree detenute dalla Banca d'Italia, costituite prevalentemente da lingotti (95.493) e, per una parte minore, da monete, sono fra le più cospicue al mondo; questo oro è custodito prevalentemente nei caveau della Banca d'Italia e, in parte, all'estero, presso alcune banche centrali; le riserve auree, in seguito alla sospensione del regime di convertibilità dei biglietti di banca «in oro o, a scelta della banca medesima, in divise su paesi esteri nei quali sia vigente la convertibilità dei biglietti di banca in oro», prevista dal regio decreto-legge 21 dicembre 1927, n. 2325, hanno svolto una funzione essenziale per il governo della bilancia dei pagamenti e, quindi, dell'esposizione dell'Italia verso l'estero e, pertanto, anche di garanzia dell'indipendenza e della sovranità del popolo italiano; sulla base degli studi di alcuni costituzionalisti, l'analisi della normativa sinora vigente induce a ritenere che si tratti di beni pubblici di natura quasi demaniale, destinati ad uso di utilità generale, che la Banca d'Italia non avrebbe più titolo di detenere, essendo la sua funzione monetaria confluita in quella affidata ormai alla Banca centrale europea; a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo l'oro in questione, appartenendo agli italiani, dovrebbe quindi essere restituito allo Stato; il direttore generare della Banca d'Italia, Salvatore Rossi, in un'intervista rilasciata su "La7" ha dichiarato che, con l'ingresso nell'euro, ad avere il potere di stabilire a chi appartenga l'oro della Banca d'Italia è la Banca centrale europea a cui è stata ceduta la sovranità quando è stato creato l'euro; considerato che: l'articolo 127, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che tra i compiti da assolvere tramite il SEBC (sistema europeo di banche centrali) vi siano la detenzione e la gestione delle riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri; le norme europee parlano di detenzione, sia esplicitamente nel titolo dell'articolo 31, sia nella disposizione dell'articolo 31.2, che fa riferimento alle «attività di riserva in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti», con ciò non evidenziando alcuna supponibile ingerenza circa la proprietà e il titolo in forza del quale le banche centrali nazionali detengono tali riserve, ivi comprese quelle auree, lasciando così sul campo del diritto domestico la determinazione della questione; se è vero che le norme relative all'attività di gestione devono interpretarsi nel senso che la Banca d'Italia gestisce e detiene, ad esclusivo titolo di deposito, le riserve auree, rimanendo impregiudicato il diritto di proprietà dello Stato italiano su dette riserve, comprese quelle detenute all'estero, tuttavia esse non appaiono sufficientemente esplicite nell'affermare la permanenza della proprietà dell'oro in questione in capo allo Stato italiano; una specificazione su questo punto si rende necessaria, vista la natura ibrida assunta dalla Banca d'Italia nel corso degli anni, in conseguenza dei numerosi interventi legislativi stratificatisi, impegna il Governo: 1) a valutare la tempestiva adozione di un atto normativo che ribadisca, in maniera esplicita, che le riserve auree sono di proprietà dello Stato italiano e non della Banca d'Italia; 2) ad adottare le iniziative opportune affinché le riserve auree eventualmente ancora detenute all'estero siano fatte rientrare nel territorio nazionale. Interrogazioni Atto n. 3-00580 MISIANI ASTORRE CIRINNA' PARENTE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il 15 gennaio 2019, il Dipartimento delle finanze e della Ragioneria generale dello Stato ha diramato un preoccupante comunicato stampa sull'andamento degli incassi da attività di accertamento e controllo; secondo quanto riportato, nel periodo gennaio-novembre 2018 il gettito relativo agli incassi da attività di accertamento e controllo ha registrato una flessione rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente (748 milioni di euro in meno, pari a 7,3 per cento in meno). Tale decremento è principalmente riconducibile all'andamento delle entrate da accertamento e controllo relativo alle imposte dirette, per le quali il confronto con lo stesso periodo del 2017 risulta non omogeneo, considerando che nel 2017 sono affluite le consistenti entrate della "Definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione (rottamazione)" introdotta dall'articolo 6 del decreto-legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 225 del 2016; da notizie raccolte, anche i 7,4 miliardi di euro del 2017 dovuti all'attività di riscossione dei ruoli da parte dell'Agenzia delle entrate-riscossione, composti da rottamazione e attività ordinaria, sarebbero diminuiti a 5-6 miliardi di euro; nel complesso, rispetto ai 20,1 miliardi di euro di incassi dalla lotta all'evasione registrati nel 2017, si prefigura nel 2018 una diminuzione degli incassi di circa 3 miliardi di euro; le ragioni di tale andamento sono essenzialmente quattro: la prima riguarda l'andamento ordinario del gettito fiscale, che è stato influenzato negativamente dall'annuncio del "condono tombale" e che ha spinto numerosi contribuenti ad evadere; la seconda motivazione riguarda il comportamento dei contribuenti che a fronte dell'accertamento recapitato dall'Agenzia delle entrate hanno preferito non versare quanto dovuto in attesa di aderire al condono; la terza si intreccia con l'interruzione dei pagamenti relativi alle rottamazioni in corso in attesa di aderire alla rottamazione ter ; la quarta motivazione risiede nella fuga dal pagamento di quanto dovuto per la rottamazione dopo la prima rata di pagamento; i dati ufficiali definitivi relativi all'anno 2018 sull'andamento degli incassi derivanti dalla lotta all'evasione non sono stati ancora resi pubblici;