[pronunce]

Mentre la preferenza, che la rimettente lamenta irragionevolmente accordata ai cittadini di anni superiori ai (65 poi) 67, sarebbe giustificata dal fatto che la vecchiaia costituisce un'autonoma condizione bisognosa di tutela nel disposto dell'art. 38 Cost. 3.2.- Analoghi motivi di infondatezza sussisterebbero, ad avviso dell'INPS, con riguardo alla questione che ha ad oggetto la cosiddetta "integrazione al milione", di cui all'art. 38, comma 4, della legge n. 448 del 2001, trattandosi di «maggiorazione sociale [che] nasce come forma particolare di incremento ed è misura di natura assistenziale autonoma e distinta dalla pensione (quindi non comparabile con l'istituto della integrazione al minimo) la quale continua ad essere regolata e corrisposta in base alla propria normativa». 4.- È altresì intervenuto in questo giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri. L'Avvocatura generale dello Stato, che lo rappresenta e difende, ha nell'ordine eccepito: - l'inammissibilità delle questioni sollevate «per invasione della sfera riservata alla discrezionalità del legislatore»; - l'inammissibilità, per incertezza del petitum (non essendone chiaro il verso caducatorio o manipolativo) e per mancata indicazione del rapporto (di alternatività o di subordinazione) tra le suddette questioni; - l'infondatezza di entrambe le questioni nel merito. 4.1.- Quanto alle censure rivolte alla disposizione relativa alla pensione di inabilità, sostiene, infatti, l'Avvocatura che la rimettente non avrebbe indicato in modo chiaro quale sarebbe l'importo ragionevole ed adeguato di tale emolumento, stante l'incerta ed erronea evocazione di plurimi tertia comparationis, facenti riferimento «all'assegno sociale per gli ultrasessantacinquenni (nel 2019, euro 458 mensili), al nuovo art. 545, comma 7, c.p.c. (che prevede l'impignorabilità delle somme dovute a titolo di pensione, indennità a titolo di pensione o di altri assegni di quiescenza per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale aumentato della metà - quindi all'incirca di euro 687 mensili), all'incremento della stessa pensione di inabilità previsto per gli ultrasessantenni (euro 516,46 per 13 mensilità) o alla maggiorazione al milione [di lire] per i titolari di assegno o pensione sociale giunti al settantesimo anno d'età (per il 2020, euro 648,26 per 13 mensilità)». L'ordinanza di rimessione avrebbe poi, comunque, errato nel porre a raffronto tre misure di carattere assistenziale, quali la pensione di inabilità, l'assegno sociale e la maggiorazione sociale, introdotte per rispondere a distinte situazioni di fragilità sociale non comparabili tra loro. Non avrebbe, inoltre, tenuto conto della globalità delle misure approntate dal legislatore a tutela della disabilità, con la previsione di forme di sostegno, anche non economico, atte a garantire un effettivo diritto al mantenimento e un'assistenza materiale adeguata rispetto alle minime esigenze di vita dei soggetti non autosufficienti. 4.2.- Quanto alla seconda questione, il Presidente del Consiglio sottolinea come il censurato art. 38 della legge n. 448 del 2001 - prevedente, con decorrenza dal primo gennaio 2002, una particolare maggiorazione in favore dei pensionati ultrasettantenni titolari di prestazioni previdenziali e assistenziali di importo inferiore al milione delle vecchie lire - già rechi una disposizione di favore per i soggetti totalmente invalidi, ai quali la maggiorazione può essere concessa con un anticipo di ben 10 anni rispetto a tutti gli altri titolari di prestazioni previdenziali e assistenziali. Andrebbe, infine, adeguatamente considerata l'esigenza di contemperare i valori costituzionali, in tesi incisi, con il principio di bilancio, che costituisce anch'esso un valore costituzionale. Né una simile comparazione potrebbe, in ogni caso, prescindere dall'entità delle risorse che il bilancio riserva alla tutela della disabilità nel suo complesso, ivi incluse tutte le prestazioni di carattere assistenziale e sanitario. 5.- Fuori termine, hanno presentato opinione, a titolo di amici curiae, la formazione sociale senza scopo di lucro ULCES - Unione per la lotta contro l'emarginazione sociale; la Fondazione Promozione sociale onlus; la Federazione italiana Prader - Willi - Sezione Piemonte; La Scintilla - Associazione genitori ragazzi handicappati Collegno e Grugliasco e la redazione della rivista Prospettive assistenziali, edita dall'Associazione promozione sociale Aps. 6.- Nell'imminenza dell'udienza, sia la difesa della parte appellante nel giudizio a quo, sia l'Avvocatura dello Stato hanno depositato ulteriori memorie. 6.1.- Nel contestare partitamente le argomentazioni dell'INPS e del Governo la difesa della disabile, tra l'altro, sostiene che: - non sarebbe condivisibile la tesi dell'asserita diversità della pensione di inabilità rispetto all'assegno sociale, poiché «[c]iò che conta, al fine dello scrutinio di costituzionalità sotto il profilo della ragionevolezza, è che entrambi gli emolumenti sono diretti a soddisfare il bisogno di persone che non sono in grado di procurarsi da sole i mezzi per vivere. È irrilevante, invece, che le rispettive platee dei destinatari siano state eventualmente individuate con diversi criteri reddituali»; - analoghe considerazioni varrebbero per l'integrazione al minimo; - non fondato sarebbe, poi, l'argomento per cui la Convenzione di New York porrebbe obiettivi di risultato ma non mirerebbe a garantire al disabile una propria autonomia economica, non essendo sostenibile che «una pensione (quella di inabilità) manifestamente insufficiente al sostentamento della persona, inferiore agli standard internazionali e per di più sensibilmente inferiore rispetto ad analoghi emolumenti dell'ordinamento nazionale, sia coerente con la tutela del disabile sotto l'aspetto della protezione delle effettive condizioni di esistenza, della dignità e della non discriminazione. L'inadeguatezza della pensione di inabilità lascia il disabile in una miserabile condizione di povertà»; - errata sarebbe anche la tesi per cui il mantenimento del disabile sia a carico della famiglia e, solo in via sussidiaria, a carico dello Stato, poiché «la disabilità non deve essere considerata come una "disgrazia familiare" ma come l'oggetto di un intervento pubblico a tutela di una situazione di inferiorità e bisogno elevata a diritto soggettivo fondamentale». 6.2.- L'Avvocatura dello Stato, a sua volta, ribadisce che «l'intervento additivo richiesto dal rimettente attiene alla sfera della discrezionalità del legislatore perché rientra nell'ambito della generale politica sociale ed esclusivamente ad esso legislatore spetta la scelta delle varie soluzioni possibili». Torna a sottolineare l'erroneità della censura fondata dalla Corte rimettente «solo sull'aspetto quantitativo della prestazione di invalidità civile, [...] perdendo di vista la globalità delle misure approntate dal legislatore a tutela della disabilità».