[pronunce]

a) «In caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno, […] il Presidente del Consiglio dei Ministri […] diffida gli enti locali ad adottare i necessari provvedimenti entro il 31 maggio dell'anno successivo a quello di riferimento» (comma 691, primo periodo); b) «Detti provvedimenti devono essere comunicati al Ministero dell'economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro la medesima data» (comma 691, secondo periodo); c) «Qualora i suddetti enti non adempiano, il sindaco o il presidente della provincia, in qualità di commissari ad acta, adottano entro il 30 giugno i necessari provvedimenti, che devono essere comunicati, entro la medesima data […]» (comma 691, terzo periodo); d) «Allo scopo di assicurare al contribuente l'informazione necessaria per il corretto adempimento degli obblighi tributari, il Ministero dell'economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato cura la pubblicazione sul sito informatico […] degli elenchi contenenti gli enti locali che non hanno rispettato il patto di stabilità interno, di quelli che hanno adottato opportuni provvedimenti nonché di quelli per i quali i commissari ad acta non hanno inviato la prescritta comunicazione» (comma 691, quarto periodo); e) «Decorso inutilmente il termine del 30 giugno previsto dal comma 691: a) nei comuni interessati, con riferimento al periodo di imposta in corso, i contribuenti tenuti al versamento dell'addizionale comunale all'imposta sul reddito delle persone fisiche calcolano l'imposta maggiorando l'aliquota vigente nei comuni stessi dello 0,3 per cento; b) nelle province interessate, con riferimento al periodo di imposta in corso, l'imposta provinciale di trascrizione, per i pagamenti effettuati a decorrere dal 1° luglio, è calcolata applicando un aumento del 5 per cento sulla tariffa vigente nelle province stesse (comma 692, unico periodo); f) «Scaduto il termine del 30 giugno i provvedimenti del commissario ad acta non possono avere ad oggetto i tributi di cui al comma 692» (comma 693, unico periodo). 4.7. – Da ultimo, il comma 7-bis dell'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008, introdotto dalla legge di conversione, stabilisce che «I comuni che abbiano in corso di esecuzione rapporti di concessione del servizio di accertamento e riscossione dell'imposta comunale sugli immobili possono rinegoziare i contratti in essere, ai fini dell'accertamento e della riscossione di altre entrate, compatibilmente con la disciplina comunitaria in materia di prestazione di servizi». 5. – La ricorrente Regione Calabria, dopo aver rilevato che le disposizioni «contenute» nel decreto-legge «sono state trasposte – con alcune modificazioni – nella successiva legge di conversione», deduce, in riferimento alle stesse, due motivi di censura analoghi a quelli già dedotti avverso l'impugnato decreto-legge. 5.1. – In particolare, la ricorrente premette che, con delibera n. 393 del 3 giugno 2008, la propria giunta regionale ha rilevato che: a) con il denunciato decreto-legge «il Governo, nello stabilire, all'art. 1, l'esenzione della corresponsione dell'ICI per la prima casa a decorrere dall'anno 2008, ha previsto, per finanziare l'abbattimento dell'imposta, la sottrazione di fondi destinati alla Regione Calabria e già devoluti […]»; b) al riguardo, «va censurato il disposto dell'art. 5 del succitato decreto-legge, il quale, al fine di assicurare la copertura finanziaria per l'eliminazione dell'ICI, ha disposto la riduzione delle autorizzazioni di spesa di cui all'elenco n. 1, allegato al decreto, e per gli importi ivi individuati, in tal modo operando la riduzione di tutti i fondi già destinati alla Regione Calabria, in specie quelli destinati alle infrastrutture ed alla difesa del suolo, nonché quelli destinati alla forestazione e riforestazione, ai salari dei forestali ed alla stabilizzazione dei lavoratori s.u, e di p.u. » ; c) perciò, «i settori maggiormente colpiti in conseguenza degli interventi previsti per la copertura del minor gettito sono i seguenti: Riconversione degli interventi per opere di infrastrutture pubbliche e logistica in Sicilia e Calabria (1.365,5 ml di euro); Fondo per la promozione e il sostegno dello sviluppo del TPL (353 ml di euro nel triennio 2008-2010); Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale (5 ml di euro nel triennio 2008-2010); Fondo isole minori (60 ml di euro nel triennio 2008-2010); Incentivi trasporto pesante verso trasporto marittimo (231 ml di euro nel triennio); Banda larga (50 ml di euro); Esternalizzazione servizi Asl e ospedalieri (87 ml di euro nel triennio); Recupero centri storici (30 ml di euro nel triennio); Investimenti diretti INAIL»; d) «le risorse sottratte, soprattutto quelle dirette alla realizzazione di importanti e strategiche infrastrutture, comportano gravi ripercussioni sulle programmazioni finanziarie e sul piano politico-istituzionale con effetti deleteri per lo sviluppo della compagine sociale ai fini di una significativa crescita economica dell'intera regione»; e) in una diversa ottica, «il decreto-legge è atto munito di forza di legge, che per sua natura può essere adottato dal Governo soltanto nella ricorrenza di casi straordinari di necessità ed urgenza […] e l'eventuale conversione in legge non può comunque sanare il vizio, che incide sulla separazione tra i poteri dello Stato e non esclusivamente sul rapporto politico fra Parlamento e Governo». 5.2. – La Regione ricorrente deduce, con un primo motivo di censura, la violazione dell'art. 119 Cost., lamentando, nella sostanza, l'avvenuta lesione dell'«autonomia finanziaria regionale e degli EE.LL.». In primo luogo, per la Regione, l'«esenzione dalla imposta comunale sugli immobili dell'unità immobiliare adibita ad “abitazione principale”», determinando «l'acquisizione di una minore imposta, calcolata in un ammontare pari ad 1.700 milioni di €», comporta una «carenza di risorse finanziarie in capo ai comuni» che «si pone – di per sé – in evidente contrasto con la previsione di cui all'art. 119 Cost., commi 2 e 4». In secondo luogo, la medesima ricorrente lamenta che la disposizione impugnata, sospendendo «il potere delle regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato», risulta altresí lesiva dei commi primo, secondo e quarto dell'evocata disposizione costituzionale, perché «lo Stato non può introdurre una disciplina normativa che sia piú restrittiva dei confini di autonomia finanziaria regionale, delineati dal citato art. 119».