[pronunce]

Il comma 595 chiarisce che, nei piani concernenti le dotazioni strumentali, «sono altresí indicate le misure dirette a circoscrivere l'assegnazione di apparecchiature di telefonia mobile ai soli casi in cui il personale debba assicurare, per esigenze di servizio, pronta e costante reperibilità e limitatamente al periodo necessario allo svolgimento delle particolari attività che ne richiedono l'uso, individuando, nel rispetto della normativa sulla tutela della riservatezza dei dati personali, forme di verifica, anche a campione, circa il corretto utilizzo delle relative utenze». In dipendenza dell'adozione dei piani medesimi, gli ulteriori commi indicati: a) dettano disposizioni inerenti alla documentazione che deve corredare la dismissione delle dotazioni strumentali (comma 596); b) prevedono la trasmissione di una relazione agli organi di controllo interno ed alla sezione regionale della Corte dei conti competente (comma 597); c) disciplinano la pubblicità di detti piani triennali (comma 598) e d) introducono specifici obblighi di comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze dei dati relativi ai beni immobili ad uso abitativo o di servizio su cui i soggetti destinatari della misura medesima vantino a qualunque titolo diritti reali – o comunque dei quali abbiano a qualunque titolo la disponibilità – distinguendo tali beni in base al relativo titolo (comma 599). Il comma 601 riduce da quattro a due il numero dei componenti del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, che è un organo collegiale che opera, in forza dell'art. 4, comma 1, del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39 (Norme in materia di sistemi informativi automatizzati delle amministrazioni pubbliche, a norma dell'art. 2, comma 1, lettera mm, della L. 23 ottobre 1992, n. 421), presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Il comma 602 detta infine una disciplina transitoria – applicabile fino «al 2 agosto 2009» – per la composizione di detto organo collegiale. 2.2. – Al riguardo, la ricorrente deduce, con un primo motivo di censura, che la disposizione denunciata, nel rendere applicabili anche alle Regioni «i princípi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica desumibili dai commi da 588 a 602», incide illegittimamente sulla competenza legislativa residuale regionale in materia di «organizzazione amministrativa interna della regione e degli enti pubblici regionali». Pertanto – conclude la Regione – detta disposizione víola «l'art. 117, quarto comma, Cost. e, conseguentemente, gli artt. 118 e 119 Cost.». Con un secondo motivo di censura, dedotto in via subordinata, la ricorrente – sulla base: a) della sentenza della Corte costituzionale n. 282 del 2002; b) dell'art. 1, comma 3, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), il quale prevede che «Nelle materie appartenenti alla legislazione concorrente, le Regioni esercitano la potestà legislativa nell'ambito dei princípi fondamentali espressamente determinati dallo Stato o, in difetto, quali desumibili dalle leggi statali vigenti»; nonché c) dell'art. 1, comma 4, della medesima legge n. 131 del 2003 – rileva che, anche qualora si ammettesse che la disposizione impugnata debba essere inquadrata nella materia «armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario», detta disposizione violerebbe comunque l'art. 117, terzo comma, Cost. perché, nel caso di specie, «lo Stato non ha affatto fissato i princípi fondamentali» della materia in modo “espresso”, «ma ha rimesso alla regione l'individuazione degli stessi a partire dalle norme di cui ai commi dal 588 al 602 dell'art. 2 della legge finanziaria per il 2008», in «palese violazione» dell'evocata disposizione costituzionale. Con un terzo motivo di censura, dedotto in via ulteriormente gradata, la Regione Veneto afferma che la disposizione denunciata víola gli artt. 117, terzo comma, e 119 Cost., come costantemente interpretati dalla Corte costituzionale (nel ricorso vengono richiamate le sentenze n. 36 e n. 390 del 2004; n. 417 e n. 449 del 2005; n. 88 del 2006; n. 169 del 2007), in quanto detta disposizione introduce un limite puntuale a singole voci di spesa e non lascia alla Regione alcuna libertà in ordine all'allocazione delle risorse fra i diversi possibili ambiti e obiettivi di spesa. Da ciò, sempre secondo la ricorrente, consegue, «de plano, la violazione dell'art. 118 Cost. sull'autonomia amministrativa». 3. – Il comma 162 dell'art. 3 della legge n. 244 del 2007 stabilisce invece che le disposizioni della legge n. 244 del 2007 «costituiscono norme di coordinamento della finanza pubblica per gli enti territoriali». 3.1. – La ricorrente – dopo aver affermato, sia pure «in via generale ed introduttiva», che «non può certamente rivestire alcun significato una norma come quella di cui all'art. 3, comma 162»; e ciò perché non è «sufficiente etichettare una norma (rectius tutte le norme della legge finanziaria per l'anno 2008) come di coordinamento della finanza pubblica perché questa (o queste) assuma(no) effettivamente tale carattere» – deduce che la disposizione denunciata víola l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto «lo Stato, nella materia “armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”, deve limitarsi a determinare i soli princípi fondamentali regolatori della materia», mentre «le norme contenute nella legge finanziaria per l'anno 2008 non possono certamente dirsi tutte norme di principio». 4. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni promosse dalla Regione Veneto siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. 4.1. – In particolare, la difesa erariale ha chiesto, quanto alle censure aventi ad oggetto l'art. 2, comma 600, della legge n. 244 del 2007, che dette questioni siano dichiarate infondate, perché volte nella sostanza a denunciare una disposizione «che si limita a disciplinare le modalità di attuazione di norme che rappresentano, e sono per la loro intrinseca natura, veri e propri princípi fondamentali» della materia «armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario», e cioè di una materia che rientra, in forza dell'art. 117, terzo comma, Cost., nell'ambito della potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni. Nello specifico, tale qualificazione si evince, secondo la medesima difesa erariale, dal fatto che la disposizione denunciata affida alle regioni, alle province autonome ed agli enti del Servizio sanitario nazionale il «compito di adottare, secondo i propri ordinamenti, gli atti di rispettiva competenza per l'attuazione dei princípi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica» desumibili dai commi da 588 a 602. 4.2.