[pronunce]

Considerato che tutte le ordinanze fin qui descritte sollevano questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come sostituito dall'art. 1 della legge 12 novembre 2004, n. 271 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 14 settembre 2004, n. 241, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione), nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene, impartitogli dal questore a norma del precedente comma 5-bis; che la norma viene censurata per i valori asseritamente troppo elevati della pena edittale, con riferimento generalizzato all'art. 3 della Costituzione e con riguardo anche, per alcuni dei rimettenti, agli artt. 16 e 27, terzo comma, Cost.; che i giudici a quibus – dopo aver ricordato che la pena originariamente prevista per il reato di indebito trattenimento consisteva nell'arresto da sei mesi ad un anno, e che, a séguito delle modifiche recate dalla legge n. 271 del 2004, la medesima condotta è oggi punita con la reclusione da uno a quattro anni – rilevano nel complesso che l'inasprimento sarebbe stato attuato senza alcuna sostanziale modifica del fenomeno criminoso sottostante, e per ciò stesso in violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità della pena; che le pene comminate dalla norma censurata sarebbero palesemente sproporzionate per eccesso rispetto alla gravità effettiva del fatto incriminato – che consisterebbe in un reato di pericolo, non sintomatico per sé di pericolosità sociale – e non assicurerebbero un adeguato bilanciamento tra il sacrificio della libertà personale del condannato ed i vantaggi che ne derivano in termini di tutela degli interessi protetti dalla previsione incriminatrice; che, inoltre, la pena minima attualmente prevista dalla norma censurata, data la sua entità, non consentirebbe di modulare il trattamento sanzionatorio per le varie ed eterogenee fattispecie riconducibili alla previsione astratta, così determinando una violazione del principio di uguaglianza (in particolare, r.o . nn. 519 e 520 del 2005) ; che, nel complesso, i rimettenti pongono in comparazione il trattamento sanzionatorio dell'indebito trattenimento e quello, assai più mite, previsto da disposizioni ritenute assimilabili, perché concernenti a loro volta condotte di inottemperanza a provvedimenti adottati dall'autorità amministrativa per ragioni di sicurezza e di ordine pubblico, evocando in particolare: l'art. 650 del codice penale (recante la rubrica «Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità»), che prevede l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda fino ad euro 206; l'art. 2 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza), relativo alla contravvenzione al foglio di via obbligatorio, punita con l'arresto da uno a sei mesi; l'art. 14, comma 5-ter, seconda parte, del d.lgs. n. 286 del 1998, relativo allo straniero espulso per non aver chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno in precedenza ottenuto, punito con l'arresto da sei mesi ad un anno; l'art. 6, comma 6, della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive), relativo alla contravvenzione ai provvedimenti di divieto ed obbligo finalizzati a prevenire atti di violenza nel corso di manifestazioni sportive, punita con la multa o con la reclusione da tre a diciotto mesi (in particolare, per l'ultima fattispecie, r.o. nn. 519 e 520 del 2005) ; che i giudici a quibus istituiscono anche una comparazione tra la norma censurata e talune previsioni incriminatrici caratterizzate da analoghi livelli sanzionatori, asseritamente riguardanti condotte assai più gravi, evocando in particolare varie figure di indebito reingresso dello straniero nel territorio dello Stato (art. 13, comma 13-bis, primo e secondo periodo, e art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998); che tutte le ordinanze di rimessione, tranne due (r.o. nn. 352 e 353 del 2005), prospettano il contrasto tra la norma censurata ed il terzo comma dell'art. 27 Cost., in quanto la relativa previsione sanzionatoria, essendo priva di proporzionalità rispetto al fatto incriminato, non potrebbe assolvere alla necessaria funzione rieducativa della pena; che il Tribunale di Milano prospetta anche la violazione dell'art. 16 Cost., in quanto la previsione di pene irragionevoli per il reato di indebito trattenimento comporterebbe una illecita compressione del diritto di libera circolazione delle persone (r.o. nn. 519 e 520 del 2005); che il Tribunale di Torino, con alcune delle ordinanze in epigrafe, solleva anche questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quinquies, ultimo periodo, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede l'arresto obbligatorio dello straniero che si trattenga nel territorio dello Stato in violazione del precedente comma 5-ter, primo periodo (r.o. nn. 352 e 353 del 2005); che, ad avviso del rimettente, la disposizione censurata violerebbe gli artt. 3 e 13 Cost., poiché la previsione dell'arresto, una volta stabilita l'illegittimità della pena edittale pari nel massimo a quattro anni di reclusione, contrasterebbe con i princìpi di ragionevolezza e inviolabilità della libertà personale, secondo quanto già stabilito da questa Corte con la sentenza n. 223 del 2004; che, data la pertinenza di tutte le questioni sollevate al trattamento sanzionatorio e processuale del reato previsto dall'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del d.lgs. n. 286 del 1998, può essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che, preliminarmente, va disattesa l'eccezione di inammissibilità sollevata dall'Avvocatura dello Stato riguardo alle questioni concernenti l'arresto dello straniero accusato del reato di indebito trattenimento (ordinanze nn. 352 e 353 del 2005), in quanto i «dubbi» manifestati dal rimettente in ordine alla convalida del provvedimento non riguardano la ricorrenza dei relativi presupposti, ma soltanto, e propriamente, la legittimità della norma applicata per operare l'arresto; che le questioni di legittimità costituzionale concernenti l'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del d.lgs.