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Le cose ed i beni indicati al comma 6 sono comunque devoluti in conformità allo Statuto. Capo V DISPOSIZIONI VARIE Art. 113. (Richieste di assistenza da parte dell'autorità italiana) 1. Le rogatorie dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero dirette, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, alla Corte penale internazionale per comunicazioni, notificazioni e per attività di acquisizione di elementi di accusa o di prove, sono trasmesse al Ministro della giustizia, il quale provvede all'inoltro nelle forme previste dallo Statuto e dalla presente legge. Art. 114. (Collaborazione in materia di protezione di vittime, testimoni e loro congiunti) 1. Il Ministro della giustizia dà corso alle richieste di collaborazione che la Corte penale internazionale formula ai sensi dell'articolo 68 dello Statuto per la protezione di vittime, testimoni e loro congiunti, trasmettendo le stesse al Ministro dell'interno. 2. Nei confronti delle persone indicate al comma 1 si applicano le misure di protezione e di assistenza previste dalla legge. Art. 115. (Tutela di procedimenti in corso) 1. Nel caso in cui l'esecuzione di una richiesta di cooperazione proveniente dalla Corte penale internazionale possa pregiudicare indagini o procedimenti penali in corso nello Stato italiano, l'autorità giudiziaria competente ai sensi del presente titolo sospende l'esecuzione degli atti richiesti e ne informa il Ministro della giustizia. 2. Il Ministro della giustizia informa senza ritardo la Corte penale internazionale ed assume le opportune iniziative, ai sensi dell'articolo 94 dello Statuto. Art. 116. (Applicazione delle norme del codice di procedura penale) 1. Per quanto non espressamente previsto dalla presente legge si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del libro XI del codice di procedura penale. Art. 117. (Candidature italiane alle cariche di giudice e di Procuratore presso la Corte penale internazionale) 1. Il Ministro della giustizia provvede, con le procedure ritenute opportune, alla ricerca tra il mondo accademico, le magistrature e gli ordini professionali di candidati per le cariche di giudice, Procuratore e cancelliere presso la Corte penale internazionale. 2. Il Governo formula le candidature italiane dopo avere sentito il parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia di giustizia e di affari internazionali. TITOLO VII DISPOSIZIONI FINALI Art. 118. (Abrogazioni e modifiche di disposizioni normative) 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge: a) l'articolo 85 del codice penale militare di guerra è abrogato; b) l'articolo 219 del codice penale militare di guerra è abrogato; c) al terzo comma dell'articolo 245 del codice penale militare di guerra, il numero 2 è abrogato; d) all'articolo 65 della legge di guerra, di cui al regio decreto 8 luglio 1938, n. 1415, le parole: «, salvoché esse possano esserne ritenute solidalmente responsabili» sono soppresse; e) all'articolo 99 della legge di guerra, di cui al regio decreto 8 luglio 1938, n. 1415, il quarto comma è abrogato; f) al comma 1, lettera d) , dell'articolo 5 del codice di procedura penale, le parole: «, dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962» sono soppresse; g) la legge 9 ottobre 1967, n. 962, è abrogata. TITOLO I PRINCÌPI GENERALI Capo I DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1. (Obiettivi) 1. Al fine di promuovere la tutela dei valori e dei beni che sono patrimonio comune dell'umanità, e sui quali si fondano il sistema internazionale di tutela dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario, sono proibite, in ogni tempo e in ogni luogo, le condotte lesive del senso di umanità ovvero costituenti violazione delle regole che stabiliscono i limiti alle modalità di conduzione delle ostilità. 2. La Repubblica assicura la punizione dei responsabili dei delitti previsti dalla presente legge, in conformità alle convenzioni internazionali e in concorso con gli altri Stati e con gli organi della giurisdizione penale internazionale. Art. 2. (Posizione di garanzia) 1. Chiunque riveste o esercita, anche di fatto, una posizione di direzione, di comando o di controllo su civili o su militari ha l'obbligo di assicurare la salvaguardia e il rispetto dei valori di umanità, di tutelare la collettività e le persone, nonché tutti i beni e gli interessi previsti dalla presente legge. Art. 3. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge: a) per «Statuto» si intende lo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, adottato dalla Conferenza diplomatica delle Nazioni Unite a Roma, il 17 luglio 1998, reso esecutivo ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232; b) per «Corte penale internazionale» si intende la Corte istituita con lo Statuto; c) per «elementi costitutivi dei crimini» si intende il testo previsto dall'articolo 9 dello Statuto e approvato dall'Assemblea degli Stati parte riunitasi a New York dal 3 al 10 settembre 2002, ai sensi del medesimo articolo 9; d) per «Stato parte» si intendono gli Stati che hanno firmato e ratificato lo Statuto o che vi hanno aderito; e) per «Convenzioni di Ginevra del 1949» si intendono le Convenzioni internazionali firmate a Ginevra l'8 dicembre 1949, rese esecutive ai sensi della legge 27 ottobre 1951, n. 1739. Art. 4. (Natura non politica dei delitti) 1. Ancorché ispirati da motivazioni politiche, i delitti previsti dalla presente legge, nonché i delitti comunque commessi nelle condizioni di cui all'articolo 43 della presente legge e quelli compiuti contro le persone o contro i beni protetti dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dai relativi protocolli addizionali, resi esecutivi dalla legge 11 dicembre 1985, n. 762, di seguito denominati «protocolli addizionali», non costituiscono delitti politici ai fini dell'applicazione della legge penale e dell'estradizione. Art. 5. (Interpretazione) 1. Nell'interpretazione della presente legge si tiene conto in particolare dell'esigenza di una uniforme applicazione del diritto internazionale penale, con specifico riferimento allo Statuto e agli elementi costitutivi dei crimini. Art. 6. (Responsabilità delle persone giuridiche) 1. Qualora i delitti previsti ai titoli II, III, IV e V della presente legge siano commessi avvalendosi delle attività di enti o associazioni comunque denominati, il cui scopo palese od occulto sia stato la commissione dei delitti medesimi, si applicano le disposizioni dell'articolo 3 della legge 25 gennaio 1982, n. 17. 2. È vietata la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, degli enti e delle associazioni disciolti ai sensi del comma 1. Ai dipendenti pubblici, civili e militari, sottoposti a indagine per alcuno dei delitti previsti ai titoli II, III, IV e V della presente legge si applicano le disposizioni dell'articolo 4 della legge 25 gennaio 1982, n. 17. 3. Nel caso previsto dal comma 1, i beni confiscati sono devoluti alle destinazioni individuate con la sentenza di condanna. 4.