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il quadro di finanza pubblica che si delinea è imprudente e difficilmente sostenibile, anche perché corredato da strumenti di politica economica, finanziati in deficit nonostante siano stati presentati per anni come dotati di adeguata copertura finanziaria, che non solo non sembrano in grado di garantire i previsti risultati di crescita, ma che, per alcune misure qualificanti del programma di Governo, non sono neanche ancora stati definiti nel dettaglio, come nel caso del reddito di cittadinanza e del pensionamento anticipato, per cui il provvedimento si limita unicamente a istituire due fondi; mentre interventi, messi in campo nella precedente legislatura, di fondamentale impulso per la crescita attraverso il sostegno agli investimenti delle imprese e il rafforzamento del tessuto industriale, sono stati depotenziati; il 30 novembre l'Istat ha diramato la nota relativa ai conti economici trimestrali rilevando che nel terzo trimestre del 2018 il Pil è diminuito dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente dopo anni di crescita; rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano diminuzioni, con una riduzione dello 0,1 per cento dei consumi finali nazionali e dell'1,1 per cento degli investimenti; questi dati vanno letti insieme a quelli diffusi sempre dall'Istituto Nazionale di Statistica relativi al calo degli occupati a cui si associa quello dei disoccupati (-2,5 per cento, pari a -70 mila) con un aumento anche degli inattivi (+0,4 per cento, +56 mila) sempre nell'arco dell'ultimo trimestre; rilevato che, per quanto concerne le materie di competenza della Commissione: il mancato inserimento delle risorse da "fondo IMU-Tasi" suscita gravi preoccupazioni. Si tratta di un contributo dovuto, in quanto derivante da modifiche nel regime fiscale locale (abolizione IMU sull'abitazione principale e istituzione della Tasi) che impedivano a un'ampia fascia di Comuni di mantenere il gettito già acquisito nel regime originario; non viene recuperata quella riduzione di risorse disposta per i comuni con il decreto-legge n. 66 del 2014 che aveva una durata temporanea (inizialmente fino al 2016 poi prorogata al 2018). Si tratta di 564 milioni di euro che fin dall'emanazione della norma venivano considerati un sacrificio eccezionale, da abolire una volta superata la fase più critica del risanamento finanziario. A questo riguardo andrebbe integrato il Fondo di solidarietà comunale per il reintegro delle somme dovute; andrebbe introdotta una maggiore gradualità per gli enti locali nell'applicazione delle disposizioni riguardanti l'accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità iscritto nel bilancio di previsione. Le attuali percentuali di accantonamento a FCDE appaiono troppo incisive, anche alla luce delle limitate risorse a disposizione degli enti locali per la chiusura dei bilanci di previsione, a fronte della crescente domanda di servizi da parte dei cittadini. Per assicurare la sostenibilità dell'accantonamento a FCDE nel bilancio di previsione sarebbe necessario graduare ulteriormente il percorso di avvicinamento al completo accantonamento dell'FCDE nel bilancio di previsione; sarebbe necessario prevedere anche per le Province e le Città metropolitane risorse per la messa in sicurezza degli edifici scolastici di loro competenza a valere sul Fondo investimenti per gli enti territoriali come è stato fatto per i Comuni; appare molto preoccupante la previsione di cui al comma 436, che prevede interventi di razionalizzazione del Ministero dell'interno che coinvolgono la gestione dei centri per l'immigrazione e la riduzione del costo giornaliero per l'accoglienza dei migranti, interventi dai quali dovrebbe derivare un risparmio almeno pari a 400 milioni di euro per il 2019, 550 milioni di euro per il 2020 e 650 milioni di euro a decorrere dal 2021; tale disposizione, infatti va letta assieme al de-finanziamento di quasi 4 milioni nella stessa missione operato nella sezione II del Bilancio a carico degli Interventi a favore degli stranieri anche richiedenti asilo; dal combinato disposto della sezione I e della sezione II del disegno di legge di bilancio, il Programma 5.1 Flussi migratori, Interventi per lo sviluppo della Coesione sociale, garanzia dei diritti e rapporti con le confessioni religiose, risulta tagliati di quasi 404 milioni, che rischiano da un lato di incidere fortemente sul numero e la qualità dei servizi offerti dai centri di accoglienza; e dall'altro di prevedere un costo pro-capite per migrante all'interno dei centri di accoglienza talmente basso  per consentire effettivamente i risparmi di spesa sopra indicati  da non essere atto a garantire le condizioni minime per il rispetto dei diritti umani fondamentali; questi tagli pregiudicano in maniera gravissima le politiche di accoglienza e integrazione, in un momento nel quale dovrebbero essere invece fortemente sostenute. Una scelta politica scellerata che consegnando all'irregolarità migliaia di migranti stranieri alimenta di fatto l'insicurezza pubblica, delibera di riferire in senso contrario. Allegato