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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 327 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE ; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,35). Si dia lettura del processo verbale. MONTEVECCHI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 13 maggio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Comunico che nella seduta di domani, mercoledì 19 maggio, alle ore 18,30, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale renderà un'informativa sulla sicurezza nel Mediterraneo alla luce degli ultimi sviluppi. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti. Comunico che, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori è convocata per la sua costituzione giovedì 27 maggio, alle ore 9, presso la sede di palazzo San Macuto. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. In ricordo di Rosario Livatino PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Senatori, desidero invitare quest'Assemblea a stringersi nel solenne ricordo del giudice Rosario Livatino in occasione della sua beatificazione come martire della giustizia e della fede. Nato a Canicattì nel 1952, Rosario Livatino era entrato in magistratura a soli ventisei anni, iniziando immediatamente a occuparsi di criminalità mafiosa. Era un giudice coraggioso, capace, preparato; soprattutto, era un uomo fortemente legato ai valori della fede cattolica: valori vissuti anche attraverso il rigore della dedizione al lavoro, lo sforzo costante nella ricerca della verità in ogni fatto sottoposto al suo giudizio e la concreta attenzione alla persona, alla sua capacità di redimersi nonostante gli errori più gravi. Un giovane magistrato profondamente convinto che la giustizia avesse una funzione sociale imprescindibile e che fosse dovere del giudice applicare la legge con equilibrio e umanità. Una funzione che doveva essere misurata tanto sul piano della coerenza dell'azione giurisdizionale quanto su quello della trasparenza e dell'assoluta terzietà del giudice, condizione in cui egli credeva fermamente ricordando in più occasioni - con parole che acquistano oggi una nuova attualità - come la credibilità esterna della magistratura nel suo insieme e in ciascuno dei suoi componenti rappresenti un valore essenziale in uno Stato democratico. Questo fu Rosario Livatino, un vero servitore dello Stato: autorevole, credibile e trasparente; un uomo innamorato della sua terra e determinato a difenderla, perseguendo instancabilmente verità e giustizia: quella Sicilia che nel pieno degli anni Ottanta viveva la sua notte più buia, lacerata dalle guerre di mafia, dalla corruzione e dalla spietata ferocia di un sistema criminale talmente compenetrato nel tessuto sociale da sembrare quasi impossibile estirpare. Un sistema che Rosario Livatino riuscì a contrastare con grande intelligenza. Fu tra i primi magistrati in Italia a fare ampio ricorso alla confisca dei beni come strumento per colpire al cuore la mafia, per depotenziarla, per dimostrarne la vulnerabilità, per far sì che non fossero più i cittadini a temere la mafia, ma che fosse la mafia ad avere paura dello Stato. E Rosario Livatino faceva paura a quella mafia spietata e vigliacca che la mattina del 21 settembre 1990 gli tolse la vita a colpi di proiettile in un feroce agguato, teso mentre si recava in tribunale senza scorta e a bordo della sua utilitaria. Una morte dolorosa per tutti, destinata a scuotere le coscienze non solo delle istituzioni e dei cittadini, ma di tutto il mondo cristiano. Indimenticabile è ancora nella nostra memoria quel «Convertitevi!», gridato nel ricordo anche di Rosario Livatino ai criminali mafiosi dall'allora pontefice San Giovanni Paolo II, proprio dalla Valle dei templi di Agrigento. La beatificazione - fortemente voluta da Papa Francesco - di Rosario Livatino come martire dei valori della Costituzione, sostenuti dalla forza di un'autentica fede cattolica, apre un nuovo importante capitolo nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata. Un capitolo in cui l'esempio e l'eredità morale di donne e uomini come Rosario Livatino può davvero guidarci verso un futuro sempre più libero dalle mafie, sempre più libero dalla corruzione, sempre più libero dalla violenza. (Applausi) . PILLON (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è un onore per me poter commemorare in quest'Aula il beato Rosario Angelo Livatino. Le sue ultime parole furono «Picciotti, che cosa vi ho fatto?» e poi cadde sotto i colpi dei suoi sicari, e morendo li guardò in viso. Era il 21 settembre del 1990. Nelle sue parole troviamo l'eco delle parole del profeta Michea, che al capitolo 6 fa dire al Messia: «Popolo mio che male ti ho fatto? In che t'ho contristato?». Prima di consegnarsi alla morte, il Giusto chiese conto del male e così facendo restituì il rango di uomini a quelli che non erano diversi da bestie sanguinarie. Una delle cose che più mi ha colpito studiando la memoria di Rosario Livatino è che molti dei suoi sicari si sono convertiti in carcere, hanno abbandonato la mafia e hanno abbracciato la fede cristiana. Come ha già detto lei, signora Presidente, proprio tre anni dopo questo omicidio, il 9 maggio del 1993, in quelle stesse contrade echeggiarono le parole di san Giovanni Paolo II e non a caso il 9 maggio del 2021, quindi nella stessa data, il giudice Rosario Livatino è diventato beato.