[resaula]

Insieme al clima e ai rifiuti, uno dei temi chiave è la biodiversità. Già adesso il complesso degli esseri viventi sul pianeta è costituito per il 30 per cento da uomini, per il 60 per cento da animali da allevamento (o comunque addomesticati al nostro servizio) e solo per il 10 per cento da animali selvatici. Secondo il WWF, i sistemi alimentari provocano l'80 per cento di perdita di biodiversità. Ogni anno nel mondo vengono uccisi 70 miliardi di animali per l'alimentazione e due su tre crescono in allevamenti intensivi. Ogni anno viene abbattuta una foresta pari a metà della Gran Bretagna per allevare animali da tavola. Anche in Italia il 95 per cento dei maiali cresce in queste condizioni. I pascoli sono spariti. Come si conciliano queste condizioni di vita con il Trattato di Lisbona del 2007, che ha riconosciuto gli animali come esseri senzienti? Per il nostro codice civile gli animali sono beni mobili e la tutela penale è non per l'animale in sé, ma per il sentimento che noi uomini abbiamo nei loro confronti. Inaccettabili sono certe pratiche di trattamento, eppure ancora pienamente lecite. Non solo gli allevamenti in strutture troppo piccole, ma anche i trasporti per migliaia di chilometri anche in Paesi senza alcuna forma di tutela, dove gli animali vengono sottoposti ad atroci sofferenze. Pensiamo poi al trattamento dei pulcini maschi, che per il sistema industriale costituiscono uno scarto e che quindi vengono triturati vivi in macchinari a lame rotanti, oppure alla castrazione dei suini senza stordimento. Questi sono tutti temi su cui in Europa c'è un vivo dibattito per cercare forme alternative di allevamento ed evitare a questi animali sofferenze tanto grandi, quanto inutili. In Italia questa discussione pubblica è mancata per troppo tempo, ma la sofferenza degli animali non può essere un costo accessorio dei nostri stili di vita e consumo. Occorre un ripensamento della politica agricola, tale per cui alla quantità sia anteposta la qualità. Giustamente nel green new deal, fortemente voluto dalla Commissione europea, è previsto l'azzeramento quasi totale dei contributi per gli allevamenti intensivi, al fine di salvaguardare il pianeta e il benessere degli animali, ma anche per evitare nuove pandemie. Gli impianti affollati da centinaia di migliaia di animali sono laboratori di mutazioni virali. La mucca pazza si è diffusa dagli allevamenti intensivi dell'Europa; l'influenza aviaria dai campi di sterminio per galline e oche cinesi; l'influenza suina dalle porcilaie industriali messicane; il Sars-CoV-2 dai grandi mercati di carne cinesi. Se non vogliamo che il pianeta si trovi nei prossimi anni a fare i conti con un'altra drammatica emergenza, dobbiamo ripensare tutto e subito. Purtroppo, contro la crisi climatica non esiste un vaccino, come ha sottolineato il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans; non possiamo più vivere contro la natura, ma dobbiamo vivere nel rispetto della natura. Siamo l'unico grande paese dell'Unione europea che di fatto non ha un importante partito ecologista in grado di segnare la strada, eppure non si può essere europeisti senza essere anche convinti ecologisti. Giustamente l'Europa, in cambio del suo aiuto, pretende che investiamo la maggior parte dei soldi nella difesa dell'ambiente e nella trasformazione ecologica della nostra economia. La terra non ci è stata lasciata in eredità dai nostri genitori, ma ci è stata data in prestito dai nostri figli: questo dice un vecchio slogan degli ecologisti (figli come Sophie Baxen). Con la modifica costituzionale in esame troveranno anche in Italia la base giuridica per tutelare i loro diritti. Per tali motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi) . GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, con la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, approvata all'unanimità in Commissione affari costituzionali, si è introdotto un metodo che giudico positivo ed importante per il Parlamento, cioè procedere insieme in una attività di condivisione di modifiche costituzionali, tra l'altro superando una fase in cui il tema delle riforme costituzionali ha dimostrato di essere invece un tema divisivo. Ricordiamo, in questo senso, i percorsi degli anni scorsi, citati anche ieri, delle varie Commissioni bicamerali che si sono succedute in questo Paese, delle grandi riforme Costituzionali approvate dal Parlamento e poi bocciate dai successivi referendum nel 2005 e nel 2016, divenute oggetto di contesa e di contrapposizione politica. In questo modo, invece, si è chiusa la strategia di quelle grandi riforme, che aveva portato a dei fallimenti, e si è aperta una fase di ritocchi alla Costituzione, tra l'altro anche una parte dei principi fondamentali, quindi un aspetto assolutamente da non trascurare, che cambia la valutazione politica della riforma stessa, facendo acquisire una maggiore consapevolezza al Parlamento. In questo sta la differenza rispetto ad alcune modifiche introdotte recentemente, come quella sul pareggio di bilancio, che fu approvata all'unanimità da tutto il Parlamento, ma che poi, come abbiamo visto, è stata difficilmente considerata una riforma attuale, anche considerato che la crisi pandemica ha determinato un progressivo cambiamento degli equilibri del bilancio di questo Paese facendo emergere la necessità di superare il tema del pareggio di bilancio; oppure come la riforma che ha introdotto la riduzione del numero dei parlamentari, elemento sicuramente centrale dell'accordo politico del precedente Governo e sicuramente tema sensibile per l'opinione pubblica, ma approvata senza valutare tutti gli aspetti relativi al tema della rappresentatività e del funzionamento del Parlamento in assenza di nuovi equilibri regolamentari e di valutazioni che, a mio parere, dovevano essere fatte. Occorreva in altri termini valutare come la macchina del Parlamento può rispondere alle esigenze dei cittadini in una situazione attuale riducendo il numero dei parlamentari. Questo, tuttavia, è un tema di cui parleremo in futuro e di cui non si deve parlare ora. Con la modifica della Costituzione al nostro esame, invece, si supera la storia del tema dell'ambiente nella Costituzione italiana. È evidente che la Costituzione, scritta tra il 1946 e il 1947, vide i padri costituenti superare il tema dell'ambiente: quello era chiaramente un momento storico nel quale il tema centrale era rappresentato dalla ricostruzione del Paese in seguito alla Seconda guerra mondiale e dallo sviluppo industriale, pertanto non poteva assolutamente esistere, in quella fase, una presa di coscienza dei danni che l'uomo aveva provocato al patrimonio naturale per gli effetti della guerra stessa. L'articolo 9, nella prima stesura della Costituzione, si limitò quindi a prevedere un impegno della Repubblica a tutela del paesaggio, del patrimonio storico e artistico della Nazione. Con lo sviluppo del diritto comunitario, diritto europeo oggi, e internazionale, il tema ambientale è invece divenuto nel tempo centrale, se non di vitale importanza e anche l'Italia in questo senso ha costruito una legislazione sempre più importante sul tema dell'inquinamento atmosferico, sul tema dell'inquinamento delle acque e sul tema della gestione dei rifiuti.