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È ormai inderogabile la scelta di soluzioni sostenibili, che riportino al primo posto i reali bisogni delle comunità e la tutela dell'ambiente, scalzando gli interessi di forme imprenditoriali sempre più aggressive. È dunque urgente tornare a pratiche agricole che non debbano essere sostenute dall'uso di pesticidi, privilegiando colture a destinazione alimentare, produzioni commisurate a reali fabbisogni delle comunità, fertilizzanti organici derivati da compostaggio aerobico, tecniche agronomiche che incrementino la fertilità dei suoli, incentivino la biodiversità e preservino la qualità delle acque e degli alimenti; soprattutto interventi che vadano verso la riduzione del consumo dei suoli destinati alla produzione di cibo, provvedimento al quale stiamo già lavorando a livello nazionale nelle Commissioni competenti. Ma ciò non basta: le scelte devono essere fatte a livello mondiale per rimanere al di sotto della soglia di 1,5 gradi centigradi di aumento della temperatura. Per questo bisogna intervenire in modo forte e deciso. I cambiamenti climatici attuali, infatti, per rapidità e caratterizzazione, sono solo ed esclusivamente collegati agli interventi antropici e questa posizione è stata riconosciuta dalle maggiori agenzie scientifiche internazionali. Gli Stati e le organizzazioni sovranazionali devono sanare, in primis , la grande frattura che esiste tra le risultanze scientifiche e il mondo politico e proprio dalla scienza farsi guidare per trovare dei rimedi ai gravi ed irreparabili danni che stiamo arrecando al pianeta e al genere umano. Chiediamo che anche in agricoltura si proceda nella direzione di arrivare alla modifica di tutte quelle pratiche che attualmente favoriscono, determinano e accelerano in modo irreversibile le variazioni climatiche. Bisogna procedere su questa strada, altrimenti si arriverà alla scomparsa del genere umano e alla fine del pianeta. In questo scenario l'Italia può e deve essere parte attiva di tutte queste politiche di protezione del clima e dell'ambiente. Il sistema europeo inizialmente vedeva come unica soluzione alla questione dei cambiamenti climatici quella di ridurre le emissioni di gas serra, di cui anche l'agricoltura è responsabile, in misura pari al 15 per cento. Negli ultimi anni ci siamo resi conto che a queste strategie di mitigazione si devono associare tutta una serie di strategie di adattamento. Bisogna fare in modo che l'agricoltura si possa adattare a queste variazioni climatiche. Ecco perché chiediamo espressamente che nei nuovi Programmi di sviluppo rurale sempre più misure siano legate alla possibilità per gli agricoltori di adattarsi nel breve periodo a queste nuove condizioni climatiche. Contestualmente, però, occorre promuovere una serie di politiche atte a ridurre la percentuale di emissioni di gas serra nell'atmosfera di cui l'agricoltura è responsabile. Presidente Conte, la ringrazio per la sua precisa, puntuale e chiara relazione. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente del Consiglio, nella missione che lei si appresta a compiere giovedì e venerdì prossimi i temi sono certamente di grande rilevanza. Desidero trasmetterle tre messaggi. Il primo ha a che fare con quello che ha detto prima il presidente Monti. Lei, presidente Conte, ha misurato, anche recentemente, nelle sedi europee la diffidenza nei confronti dell'Italia, a volte marcata anche da stereotipi. Non voglio alimentare un dibattito che rischia di essere esagerato, ma quella diffidenza va dissipata, perché attraverso l'Europa passano le sfide principali. Pertanto, il primo invito che vogliamo farle, presidente Conte, è quello di provare faticosamente a ricucire lo strappo che è avvenuto con alcuni Paesi storicamente alleati con noi nelle sfide principali. Se ci sarà un fuori sacco sul Venezuela o si parlerà di Russia, è importante mantenere il consenso europeo, essere compatti e dare l'idea che noi investiamo sulla dimensione comunitaria. È importante perché, se lo facciamo su quei dossier, è più facile affrontare anche il tema della gestione dei flussi migratori. Presidente Conte, l'ho ascoltata con grande attenzione quando ha detto che il problema non è permettere sbarchi senza limiti. Qui nessuno vuole permettere sbarchi senza limiti; qui siamo tutti convinti che in Europa vada trovata una soluzione strutturale. Mi deve però dare una risposta. Il 7 e 8 marzo scorsi, quando a Bruxelles si è discusso di temi importanti quali la riforma del Regolamento di Dublino, il resettlement e la redistribuzione dei rifugiati (laddove in passato noi avevamo ottenuto la redistribuzione obbligatoria, oggi è su base volontaria), dov'era il nostro Ministro dell'interno in questo passaggio fondamentale e importante? Era a fare un comizio a Potenza. (Applausi dal Gruppo PD) . È invece lì che deve andare. Capisco la sua ambizione e questa voglia - legittima - di fare il poliziotto, nell'abbigliamento, nel vestiario e anche nel chiedere di arrestare persone, ma il suo lavoro è un altro: è quello di partecipare ai vertici internazionali. Su sei riunioni del Consiglio giustizia e affari interni, egli ha partecipato solo a uno. Penso che, come Presidente del Consiglio dei ministri, debba essere suo interesse che il Ministro dell'interno partecipi ai consessi dove si discute e si decide in merito a quell'approccio, che noi condividiamo e che lei ha detto prima dover essere strutturale. (Applausi dal Gruppo PD) . Infatti, non può esserci sempre un'emergenza e non è con le prove muscolari che si risolve il problema. Il secondo tema è quello della Brexit . Sono d'accordo con lei: no proroga in bianco, no proroga al buio. Siamo d'accordo. Tuttavia, oltre a dire questo, noi vogliamo sapere in tempi rapidi e chiediamo che il Governo venga a riferire, dopo il Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi (che affronterà il tema dell'estensione dei termini previsti dall'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea), in merito ai possibili piani di emergenza nel caso - che nessuno auspica - in cui la Gran Bretagna decida di uscire senza un accordo. Stiamo parlando di 23 miliardi di export , più del doppio di quanto importiamo dalla Gran Bretagna. Rischiano di scattare le clausole MAC e non ce lo possiamo permettere. Vorremmo capire - so che ci state lavorando - quali sono i piani di emergenza in caso di no deal . Questo è un punto per noi fondamentale. L'altro punto riguarda un monito per i sovranisti e gli euroscettici. Attenzione, quando si urla con gli slogan «prima i nostri», e si fa campagna elettorale bisogna stare attenti, perché il caso del Regno Unito dimostra che - poi - a pagare sono proprio i nostri (Applausi dal Gruppo PD) . Rischierebbero di pagare gli operatori economici e i cittadini che lavorano all'interno del Regno Unito. C'è poi il tema della Cina. Ho sentito le sue parole, presidente Conte. Lei ha addirittura parlato di operazione più lungimirante fatta dal Governo italiano. Le ricordo che negli ultimi anni, proprio grazie ai Governi Renzi e Gentiloni Silveri, si è costituito il business forum Italia-Cina e si è accorciato il deficit commerciale, portandolo sotto i 15 miliardi di euro. Quindi, bene le intese settoriali: