[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 69, quarto comma, del codice penale, come sostituito dall'articolo 3 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), promosso dal Tribunale di Torino nel procedimento penale a carico di A.G. con ordinanza del 7 marzo 2012, iscritta al n. 250 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 45, prima serie speciale, dell'anno 2012. Udito nella camera di consiglio dell'8 maggio 2013 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi. Ritenuto che, con ordinanza del 7 marzo 2012 (r.o. n. 250 del 2012) , il Tribunale di Torino ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 25 e 27 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 69, quarto comma, del codice penale, come sostituito dall'articolo 3 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui esclude che la circostanza attenuante di cui all'articolo 73, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) possa essere dichiarata prevalente sulla recidiva reiterata; che il giudice rimettente procede, in sede di giudizio abbreviato successivo all'instaurazione del giudizio direttissimo, nei confronti di una persona accusata del reato di cui all'art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990 (capi 1 e 2) e di resistenza a un pubblico ufficiale, e la difesa dell'imputato ha eccepito l'illegittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, cod. pen. , per violazione degli artt. 3, 25 e 27 Cost., nella parte in cui esclude che la circostanza attenuante di cui all'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990 possa essere dichiarata prevalente sulla recidiva reiterata; che, secondo il giudice rimettente, la materiale consistenza dei fatti di detenzione illecita di sostanze stupefacenti imporrebbe il riconoscimento della circostanza attenuante di cui al quinto comma del citato art. 73, trattandosi di un banale episodio di "spaccio di strada", concernente quantitativi modesti di stupefacente qualitativamente scadente, venduti a un prezzo irrisorio, a un maggiorenne e con modalità certamente non indicative di particolare scaltrezza; che all'imputato, che ha immediatamente ammesso l'addebito principale, è contestata la recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, avendo subìto quattro condanne, tra l'altro per fatti di cessione illecita di sostanze stupefacenti commessi dal maggio del 2004 all'aprile del 2008; che il giudice rimettente richiama, per un verso, le modifiche apportate agli artt. 69, quarto comma, e 81, quarto comma, cod. pen. dalla legge n. 251 del 2005 e, per altro verso, la giurisprudenza costituzionale (in particolare, la sentenza n. 192 del 2007), che ha prospettato un'interpretazione della nuova disciplina della recidiva, in base alla quale l'unica ipotesi di recidiva obbligatoria è quella delineata dal quinto comma dell'art. 99 cod. pen. , laddove in ogni altro caso di recidiva il giudice conserva il potere discrezionale di escluderla, ovvero di riconoscerla, qualora, in rapporto alla natura e al tempo di commissione dei precedenti, il nuovo episodio delittuoso appaia concretamente indicativo della più accentuata colpevolezza e della maggiore pericolosità del reo; che l'orientamento prospettato dalla Corte costituzionale non sarebbe sufficiente a risolvere il problema in questione, in quanto il riconoscimento o l'esclusione della recidiva reiterata facoltativa sarebbe un'operazione valutativa radicalmente diversa dalla comparazione tra la stessa recidiva e le circostanze attenuanti, sicché, fondandosi su presupposti diversi, le due valutazioni non sarebbero destinate necessariamente a coincidere; che, ripercorsa l'evoluzione normativa e giurisprudenziale dell'istituto di cui all'art. 99 cod. pen. , il rimettente sottolinea come il giudizio sulla sussistenza in concreto della pericolosità qualificata, relativo alla recidiva - e, quindi, sulla sussistenza della relativa circostanza aggravante - sia distinto e logicamente antecedente rispetto al giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti e circostanze attenuanti, sicché esisterebbero situazioni, come quella in esame nel giudizio a quo, in cui una corretta valutazione degli elementi fattuali non consentirebbe di escludere la recidiva reiterata, ma - ove ciò non fosse precluso dalla norma censurata - condurrebbe a ritenere la recidiva stessa soccombente nei confronti della circostanza attenuante di cui all'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990; che il Tribunale di Torino rimarca quindi la peculiarità della disciplina prevista in materia di stupefacenti, una disciplina articolata sulla distinzione tra la condotta del "trafficante di droga" (art. 73, commi 1 e 1-bis, del d.P.R. n. 309 del 1990) e quella del "piccolo spacciatore" (art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990): il legislatore avrebbe tenuto conto della «enorme differenza di tali difformi situazioni», prevedendo, per la seconda, una pena decisamente più mite di quella stabilita per la prima; che, con riguardo alle modifiche introdotte per i recidivi reiterati dalla legge n. 251 del 2005, l'aspetto problematico della disciplina degli stupefacenti consisterebbe nel fatto che, in questa materia, l'ipotesi meno grave non è l'ipotesi base (così come accade, ad esempio, in materia di furto, di rapina e di estorsione), ma solo una circostanza attenuante speciale comportante un minimo sanzionatorio pari ad un sesto dell'ipotesi base, sicché, qualora non si possa escludere la recidiva reiterata, l'impossibilità di valutare come prevalenti le circostanze attenuanti e, in particolare, quella di cui all'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990, condurrebbe all'applicazione, in un caso di modesta gravità oggettiva e semplicemente in ragione del "tipo di autore", di una pena pari a quella che sarebbe irrogata per un'ipotesi concreta decisamente più grave e, dunque, sproporzionata alla gravità del fatto;