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· evidenziata altresì l'esigenza che vengano predisposte forme flessibili di lavoro, anche nel quadro di una riduzione del costo del lavoro attraverso interventi sul cuneo fiscale, rafforzamento degli incentivi fiscali al welfare contrattuale e promozione della contrattazione decentrata; · ritenuto prioritario l'obiettivo di tutelare il reddito dei lavoratori più fragili attraverso l'irrobustimento della contrattazione collettiva nazionale e delle regole della rappresentanza sindacale, nonché tramite l'introduzione del salario minimo legale, la digitalizzazione dei luoghi di lavoro e la flessibilità oraria, per bilanciare le esigenze produttive delle imprese con i bisogni di conciliazione dei dipendenti; · preso atto con soddisfazione che il Governo prevede il rafforzamento dei percorsi di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro e la riforma dei trattamenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, così da conseguire l'universalità del sostegno ai lavoratori e da legare sempre più il sostegno al reddito a percorsi formativi tali da migliorare le possibilità di impiego, osserva preliminarmente che il Piano, senz'altro animato da forte ambizione e ispirato a una visione di medio-lungo termine, andrebbe tuttavia integrato, a partire dall'indicazione precisa dell'entità dell'investimento che l'Italia è disposta a fare per ridurre al massimo gli effetti più negativi della crisi e rilanciare crescita e benessere per tutte e tutti, attraverso la rimozione, nel concreto, come specificato nell'articolo 3 della Costituzione, degli ostacoli "di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale" senza alcuna distinzione, a cominciare da quella di sesso, che trasversalmente attraversa tutte le altre. Nel merito, la Commissione ritiene dunque fondamentale l'inserimento dei lavori di cura tra le attività cui riconoscere valore sociale ed economico. L'accudimento dei figli piccoli, degli anziani, dei malati, dei disabili gravi e in genere delle persone fragili non sono compiti e responsabilità esclusivamente femminili, ma della società e delle famiglie tutte; di questi compiti, dunque, lo Stato deve prendersi carico per liberare le donne dall'onere di sobbarcarsene tutto il peso e ridurre in tal modo il gap di partecipazione tra donne e uomini al mercato del lavoro. A questo scopo, più che bonus e incentivi, occorrono azioni strutturali per sostenere, attraverso il lavoro, l'autonomia delle donne e quindi anche la possibilità di scegliere di essere madri. Quando una donna rinuncia alla maternità o al lavoro per l'impossibilità o l'eccessiva difficoltà di conciliare attività professionale, domestica e di cura è tutto il Paese a perdere competenze, capacità, sapere e ritorno economico. Dati statistici, a livello sia nazionale che internazionale, dimostrano che, come la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è infatti direttamente proporzionale alla crescita del Pil, altrettanto la crisi demografica e l'ampliarsi dello squilibrio generazionale incidono negativamente sulle prospettive di crescita, sviluppo e coesione sociale del Paese. La Commissione segnala dunque l'esigenza che, per garantire davvero l'efficace perseguimento degli obiettivi dichiarati, il PNRR venga integrato da un programma straordinario per l'occupazione femminile, che risulti strettamente collegato a misure per eliminare la differenza salariale, aumentare la qualificazione del lavoro femminile e garantire condizioni di lavoro dignitose, pari opportunità di carriera e riconoscimento professionale in tutti gli ambiti e settori lavorativi. Parallelamente, evidenzia la necessità di investire nella condivisione delle responsabilità familiari tra donne e uomini e di ripensare gli strumenti di conciliazione, da non intendersi più come politiche di genere, ma come politiche pubbliche di welfare : condizione, questa, indispensabile affinché si realizzi un vantaggio concreto, duraturo, solido per tutta la società, sia da un punto di vista sociale che economico e occupazionale. La Commissione sottolinea la necessità che lo Stato sostenga le aziende che ricercano nuovi modelli di sviluppo senza trascurare il valore del capitale umano, facendosi pertanto carico del conseguimento di obiettivi di natura sociale. La finanza di impatto agisce infatti su tutti i settori e le situazioni (detenuti, disoccupati; housing , degrado sociale). In un'ottica di inclusione sociale e lavorativa dei soggetti con disabilità, la Commissione ritiene inoltre importante che vengano stabili dei percorsi di selezione che tengano conto anche delle disabilità cognitive e risultino pertanto adeguati alle loro capacità. Analogamente, sottolinea la necessità che all'interno delle graduatorie comunque finalizzate risultino valorizzati anche i percorsi formativi e lavorativi effettuati attraverso i servizi sociali. La Commissione ritiene inoltre essenziale che ogni intervento risulti coerente con l'obiettivo fondamentale di sviluppo e potenziamento della cultura della legalità nel campo del contrasto allo sfruttamento dei lavoratori e della tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, anche al fine di preservare il principio della leale concorrenza di impresa. La sensibilizzazione a questi temi deve avvenire, a giudizio della Commissione, anche attraverso iniziative che coinvolgano la scuola e l'università e, più in generale, le istituzioni pubbliche. In questo quadro, sottolinea l'esigenza di prevedere una regia unica con riferimento alla vigilanza in materia di lavoro, legislazione sociale, igiene e sicurezza, nel solco già tracciato dalla legislazione vigente, allo scopo di garantire uniformità di condotta, nonché un impatto efficace, efficiente e non ridondante sul sistema economico-produttivo del Paese. La Commissione ritiene altresì fondamentale ribadire la necessità di tutela del salario e della giusta retribuzione per tutti i lavoratori, che va affrontata in modo omogeneo e coordinato fra tutti i Paesi europei, al fine di garantire la piena attuazione del principio della parità di retribuzione per lo stesso lavoro nello stesso luogo, il contrasto al dumping sociale attraverso la crescita dei salari, il rafforzamento della produttività, l'abbattimento del gap retributivo di genere. Si tratta di uno strumento da definirsi sulla base del dialogo tra le parti sociali e della contrattazione collettiva nazionale di settore, per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei e per il mantenimento della coesione e il conseguimento del progresso sociale. La Commissione ribadisce pertanto che lavoro, welfare e istruzione sono le tre direttrici, tra loro fortemente interconnesse, su cui costruire il cambiamento necessario per uscire dalla crisi scatenata dall'emergenza sanitaria e creare le condizioni per una crescita sostenibile, innovativa, equa, paritaria. Incrementare la diffusione su tutto il territorio nazionale di asili nido e scuole dell'infanzia significa da una parte liberare il tempo delle donne, sostenere la loro partecipazione al mondo del lavoro e incrementare la crescita economica, dall'altra garantire a tutte le bambine e i bambini il diritto a un'educazione e istruzione di qualità fin dai primi mesi di vita come leva fondamentale per il superamento delle disuguaglianze di partenza e la costruzione di un futuro basato su quelle competenze, capacità, saperi necessari alla crescita di tutto il Paese.