[pronunce]

Il TAR Lazio evidenzia che anche a seguito della trasformazione delle graduatorie da permanenti ad esaurimento (per effetto dell'art. 1, comma 605, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007»), la disciplina dell'inserimento e del trasferimento delle graduatorie non subiva cambiamenti. È stato infatti previsto che - per gli anni scolastici 2007/08 e 2008/09 - la richiesta di trasferimento ad altra Provincia avrebbe comportato, automaticamente, il trasferimento di tutte le graduatorie in cui l'aspirante è iscritto e, conseguentemente, la cancellazione da tutte le graduatorie della Provincia da cui lo stesso proviene. Con il successivo d.m. n. 42 dell'8 aprile 2009 è stato invece previsto che l'accettazione di una proposta di assunzione a tempo indeterminato in una Provincia per un posto o classe di concorso comporta la cancellazione, con effetto immediato, dalle graduatorie ad esaurimento per il medesimo posto o classe di concorso di tutte le altre Province, in cui il candidato è iscritto. In definitiva, quindi, il docente che accetti l'incarico di insegnamento a tempo indeterminato non viene cancellato dalle sole graduatorie da cui proviene, ma anche da tutte quelle delle Province verso cui ha chiesto la mobilità, a differenza di quanto accadeva durante il decennio precedente. In sede di conversione in legge del d.l. n. 134 del 2009, viene quindi prevista la cancellazione dalle graduatorie ad esaurimento dei docenti che hanno già stipulato contratto a tempo indeterminato. Ad avviso del TAR rimettente, il comma 4-quinquies, oltre ad introdurre una disciplina illogica ed incongrua con il quadro normativo e giurisprudenziale, determinerebbe lo svilimento delle abilitazioni conseguite dagli interessati anche in più materie. Viene denunciato, in primo luogo, il contrasto con l'art. 3, primo comma, Cost. perché la permanenza dei docenti nella graduatoria ad esaurimento sarebbe condizionata dalla stipula di un contratto a tempo indeterminato, introducendo così una distinzione - tra coloro che non hanno stipulato il contratto e coloro che lo hanno stipulato - alla quale l'ordinamento costituzionale non attribuisce alcun rilievo. La disposizione in esame contrasterebbe, inoltre, con l'art. 51 Cost., in base al quale tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici in condizioni di eguaglianza e secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A questo riguardo, il TAR Lazio evidenzia che il requisito previsto per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento è l'abilitazione, la quale costituisce il risultato di un percorso di studi e di formazione. Essa costituisce l'unico strumento attraverso il quale il docente può esercitare la professione. Ad avviso del giudice a quo, la preclusione della possibilità di spostarsi di graduatoria nell'ambito delle materie nelle quali il docente ha conseguito l'abilitazione pregiudicherebbe le competenze conseguite e l'esperienza professionale maturata, le quali costituiscono le uniche condizioni che consentono l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. La mobilità dei docenti non verrebbe più affidata all'inserimento nella graduatoria in relazione alle classi di materie per le quali essi possiedono le abilitazioni, ma a criteri del tutto aleatori e non rispondenti ai requisiti in base ai quali il docente è inserito nella stessa. In ciò viene ravvisata quindi la violazione degli artt. 3, primo comma, e 51 Cost., nonché dell'art. 4, secondo comma, Cost., il quale individua nel lavoro un diritto-dovere. Esso costituisce il fine cui lo Stato deve tendere ed un dovere morale cui ciascuno deve adempiere, nel rispetto della libertà della persona. La cancellazione indiscriminata da tutte le graduatorie sia per materia, sia per Provincia, impedirebbe la realizzazione del dovere civico di contribuire al progresso della comunità nazionale in relazione alle conoscenze acquisite nel percorso di studi e all'esperienza professionale maturata e comprimerebbe il valore dei titoli abilitativi legittimamente conseguiti. Viene, inoltre, denunciata la violazione dell'art. 35 Cost., in quanto l'impossibilità di utilizzare l'abilitazione conseguita per trasferire le conoscenze con essa acquisite le mortificherebbe o le renderebbe comunque inutili. Sarebbe, inoltre, infondato l'assunto del Ministero dell'istruzione laddove sostiene che l'abilitazione posseduta dagli insegnanti di ruolo che sono stati cancellati non verrebbe affatto vanificata, essendo sempre possibile ricorrere alla mobilità professionale. Osserva il TAR Lazio che, sebbene l'art. 3 del contratto collettivo nazionale del 16 febbraio 2010 consenta la mobilità professionale, si tratterebbe tuttavia di un passaggio di ruolo per il quale è necessario lo svolgimento dell'anno di prova. Inoltre, tale mobilità sarebbe rivolta, con priorità, al personale appartenente a classi di concorso, aree disciplinari, ruoli, aree e profili professionali in situazione di esubero. Pertanto, il docente che abbia ottenuto il posto di lavoro per una determinata materia e che intenda recarsi in un'altra Provincia sarebbe costretto a rimanere in quella Provincia fino a quando non trovino sistemazione i precari in esubero, così vanificandosi la collocazione in graduatoria in base a criteri meritocratici. In conclusione, ad avviso del TAR rimettente, il comma 4-quinquies completa il disegno che era sotteso anche all'art. 4-ter, già dichiarato incostituzionale con la sentenza n. 41 del 2011 e partecipa degli stessi vizi in esso rinvenuti dall'ordinanza con cui è stata sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4-ter, del medesimo d.l. n. 134 del 2009. 3.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile, ovvero infondata. 3.1.- In via preliminare, la difesa statale ha eccepito l'inammissibilità della questione sollevata dal TAR Lazio, evidenziando l'indeterminatezza delle censure, incentrate sull'irragionevolezza della disciplina in questione. 3.2.- Nel merito, con riferimento alla denunciata violazione dell'art. 3 Cost., l'Avvocatura generale dello Stato osserva che la normativa vigente è strutturata sulla base di distinte tipologie di rapporto, caratterizzate da una disciplina differenziata in funzione di situazioni oggettivamente non comparabili. La cancellazione dalle graduatorie è, infatti, prevista solo per i docenti immessi in ruolo diversi dagli insegnanti di religione cattolica. Per questi ultimi la ragionevolezza di una disciplina differenziata è già stata riconosciuta dalla Corte (sentenza n. 146 del 2013), in relazione alla loro diversa ed instabile condizione rispetto agli altri docenti, in quanto solo gli insegnanti di religione sono sottoposti alla condizione del gradimento dell'autorità ecclesiastica: il mantenimento in altra graduatoria - garantito dalla norma ora censurata - consente così agli stessi di poter insegnare altra e diversa materia rispetto a quella eventualmente preclusa a causa del mancato gradimento.