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Si tratta quindi di una scelta per licenziare altre migliaia di dipendenti e chiudere una partita che potrebbe costare veramente cara non solo all'Italia, ma a tutta l'Europa. Infatti, avere la più grande acciaieria d'Europa significa anche essere competitivi rispetto al prezzo: andare a comprare dalle realtà asiatiche e dalla Cina in particolare, ancorché amiche, probabilmente rischia di costare molto più caro, con conseguenze decisamente pesanti sul sistema della nostra economia. Il provvedimento presenta quindi disordine e slogan per la crescita, in un momento in cui dall'altra parte abbiamo il confronto con l'Unione europea, che spero continui a svolgersi secondo le indicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'economia, con la massima serietà e la valutazione complessiva del sistema Italia, scongiurando una nefasta procedura d'infrazione nei nostri confronti. Per evitare tutto ciò, colleghi, oggi avrei preferito trovarmi in quest'Aula a dire di non essere d'accordo con il vostro disegno generale e su cosa ponete come presupposto e attivazione normativa per la vostra politica. In realtà, non è possibile: non c'è un disegno, non c'è un percorso. Vi è una gestione quotidiana, con risposte tramite tweet alle tante emergenze di questo Paese che si manifestano. Con una preoccupazione: il vice ministro Garavaglia - di cui personalmente apprezzo molto l'impegno - ha fatto una considerazione, dicendo che la prima applicazione ai forfettari, una prima flat tax attivata con la manovra finanziaria di dicembre, ha creato l'opportunità perché nascessero molte nuove imprese. Sono due le considerazioni nel merito: la prima è l'invito a stare attenti e a leggere cosa sono le nuove imprese. Stiamo attenti alla terziarizzazione indotta per legge. Noi siamo convintamente a sostegno del libero mercato e siamo i primi fautori della libertà di impresa, ma stiamo attenti alle terziarizzazioni fasulle, che creano imprese che imprese non sono: questa è la realtà che si sta verificando nel Paese. Mi auguro che anche il Governo se ne renda conto - mi rivolgo al Sottosegretario che non sta più scrivendo, quindi posso trasferire il messaggio direttamente al Governo - e ponga la massima attenzione su tutto ciò. Dobbiamo infatti arrivare a ragionare complessivamente. Nel Paese, avere un disegno alternativo significa fare la riforma fiscale complessiva, perché la riforma a pezzi crea danni; significa pensare che abbiamo un sistema sanitario che non tiene più e che rischia di essere solo per i ricchi e per i raccomandati, colleghi, perché la povera gente la mandano a fare la TAC un anno dopo. Probabilmente ai ricchi e ai raccomandati questo non succede. Significa pensare che abbiamo un Paese che non cresce come il resto d'Europa, che però - lo vorrei ricordare - ha le stesse nostre regole, che quindi è bloccato da un qualcosa che dipende da noi e anche da quest'Assemblea: ecco di cosa dobbiamo renderci conto. Abbiamo una scuola che, nonostante il costo e il peso anche notevole sul bilancio dello Stato, continua a scivolare nelle statistiche sui livelli di istruzione (pur con tutte le considerazioni che si possono fare su questi modelli di statistica) a livello mondiale o a livello europeo. Quindi, colleghi, la sostanza è questa: parliamo di crescita e l'Istat ieri ci dice che non cresciamo. Forse con il provvedimento di oggi cambierà completamente la storia e da domani vedremo invertirsi il tutto, ma per misurare questo, colleghi che fra poco voterete la fiducia, vi faccio una domanda: vi fidereste ad accendere un mutuo a tasso variabile oggi pomeriggio? Se avete tanta fiducia, colleghi della maggioranza, vi fidereste a scegliere il tasso variabile oggi pomeriggio? O chiedereste il mutuo a tasso fisso? Io lo chiederei a tasso fisso, ma sono all'opposizione. Ecco qual è la questione ed ecco l'indicatore, perché se uno ci crede, deve crederci fino in fondo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ecco perché non possiamo dirci contenti, non fosse altro perché anche i nostri 200 emendamenti non sono stati presi in considerazione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD e del senatore Steger ). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (PD) . Signor Presidente, membro del Governo, onorevoli colleghi, ci vuole un certo senso del coraggio - che voi avete - e anche un po' di faccia tosta, nel venire qua a parlare di decreto crescita (in sintesi: de-crescita). Ci vuole un po' di coraggio, perché il vostro Governo e la crescita sono due mondi paralleli, destinati a non incontrarsi. Da quando ci siete voi è sparita, la crescita. Ci sono due letture diverse: voi dite che è solo un fatto di sfortuna, noi pensiamo che siate incapaci, ma quello che è certo è che i numeri parlano per voi. (Applausi dal Gruppo PD) . Quando siamo partiti, il Governo Monti e il Governo Letta stavano intorno al meno 2 per cento di crescita del PIL, quindi in decrescita; i nostri Governi sono arrivati poco sotto al più 2 per cento; con voi siamo tornati allo zero. Esplode la cassa integrazione, cresce la pressione fiscale, il Paese va peggio di prima. Il dramma è che avete fatto tutto da soli. Si dice: voi crescevate perché avevate Draghi. Ce lo avete anche voi, ce lo abbiamo anche noi e "meno male che Draghi c'è", si sarebbe detto una volta. (Applausi dal Gruppo PD) . Il punto è che, da quando il Ministro dello sviluppo economico è uscito da quel balcone (deve aver fatto effetto), voi non siete più rientrati in voi stessi. Questo dramma vede l'Italia in difficoltà. Potete manipolare le parole, ma non la realtà. (Commenti dal Gruppo M5S). Qui un tempo era tutto un accusare: « Premier non eletto»; oggi si chiama «avvocato del popolo». (Applausi dal Gruppo PD) . Qui un tempo era tutto «inciucio vecchio stile»; ora si chiama «contratto di Governo». Tra l'altro, ci avevate spiegato, signori della maggioranza, che avreste fatto il contratto di Governo perché almeno non si sarebbe litigato: rispetto a voi, «Beautiful» è il paradiso terrestre, per i litigi costanti dei quali state dando pessima prova. (Applausi dal Gruppo PD) . Qui un tempo era tutto «onestà»; adesso si definisce «49 milioni», si fa prima. Qui un tempo, quando si metteva la fiducia - la numero 13 dall'inizio della legislatura, la quarta al Senato, 9 alla Camera - la vice presidente del Senato attuale, senatrice Paola Taverna, faceva una diretta Facebook e diceva: «Mettono la fiducia: siamo in dittatura». Ora, naturalmente, la senatrice Taverna ha compiuto un percorso che l'ha portata alla vicepresidenza del Senato, dopo una breve esperienza come esperta di vaccini, e noi siamo contenti di questa grande modifica, di questo cambiamento che la riguarda; ma il fatto è che mettete una fiducia al mese ("se potessi avere una fiducia al mese!"). Supremo emblema di questo ragionamento è la sfida olimpica. «Pensionati a rischio povertà, aziende che non rinnovano i contratti e il Governo parla di Olimpiadi»: