[pronunce]

La giurisprudenza costituzionale ha poi precisato che la natura erariale di tale imposta non è stata alterata né dalla riqualificazione effettuata dal legislatore con l'art. 17 del d.lgs n. 68 del 2011, che l'ha definita espressamente come «tributo proprio derivato» delle Province, né dall'art. 4, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44, giacché quest'ultimo si limita a richiamare il già citato art. 17 del d.lgs. n. 68 del 2011, per estenderne il campo di applicazione alle Regioni a statuto speciale. Per le ragioni sopra esposte, afferma la citata sentenza, il legislatore statale non può disporre direttamente l'assegnazione alle Province del gettito dei tributi erariali riscossi nel territorio regionale siciliano. Viceversa, il gettito della predetta imposta riscosso sul territorio regionale spetta alla Regione siciliana, la quale provvederà con propria normativa e nell'ambito della propria autonomia a dare attuazione alla legislazione statale, eventualmente devolvendo le somme derivanti da tali entrate alle Province, come già era stato disposto con la legge regionale 26 marzo 2002, n. 2 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2002), in attuazione dell'art. 60 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali). La Regione siciliana, quindi, deduce che la norma impugnata si pone in contrasto con la suddetta sentenza n. 97 del 2013, laddove quest'ultima esclude che il legislatore statale possa disporre direttamente l'assegnazione alle Province del gettito di un tributo erariale riscosso nel territorio regionale siciliano, quale continua ad essere l'imposta per la responsabilità civile automobilistica. Poiché il gettito devoluto alle Province proviene non dallo Stato ma dalla Regione, solo quest'ultima, come ha fatto con la legge regionale n. 2 del 2002 e con la legge regionale 5 dicembre 2013, n. 21 (Disposizioni finanziarie urgenti per l'anno 2013. Disposizioni varie), può disporre quale conseguenza di tale devoluzione, la riduzione dei propri trasferimenti alle Province per un importo pari al gettito riscosso. Tale assunto troverebbe, altresì conferma nella deliberazione n. 3/2014/PAR della Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione siciliana. Diversamente, la norma impugnata, pretendendo di utilizzare le somme spettanti alle Province siciliane relativamente alla imposta in questione in riduzione di propri trasferimenti, altro non fa che riproporre la sottrazione del gettito di cui la Corte costituzionale ha già affermato la spettanza alla Regione. Infine, osserva la Regione ricorrente come nella fattispecie in esame non ricorrano i presupposti perché possa operare l'eccezione contemplata nell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 «nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato», in quanto non si è in presenza di alcun incremento del gettito relativo all'imposta sulle assicurazioni, in esame, e difetta la specifica destinazione del gettito che lo Stato pretende di utilizzare a suo favore. 4.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la inammissibilità o la non fondatezza della questione. Ad avviso della difesa dello Stato, la sentenza n. 97 del 2013, dopo aver chiarito che l'assegnazione alle Province siciliane del gettito in questione è di esclusiva competenza regionale, nulla stabilisce circa le vicende successive alla devoluzione del tributo da parte della Regione siciliana quando il gettito risulta ormai transitato necessariamente nella piena ed esclusiva disponibilità delle Province. La disciplina impugnata inerisce solo alla materia delle regolazioni contabili tra lo Stato e le Province. Lo Stato, per assicurare un'immediata liquidità alle Province, opera assegnazioni di risorse in acconto, prima di determinare in via definitiva le spettanze di ciascuna. Pertanto, può accadere che, al momento del saldo, le Province risultino debitrici di somme, con obbligo di versamento, come accaduto per le Province siciliane. In tali occasioni, lo Stato opera con un sistema di conguagli con assegnazioni di quote del Fondo sperimentale di riequilibrio, seguito da speculari riversamenti delle medesime. In caso di incapienza delle predette quote, i conguagli sono effettuati dall'Amministrazione finanziaria, che attinge alle risorse delle Province, risultanti in giacenza presso i propri uffici, quali appunto, il gettito dell'imposta in esame presso l'Agenzia delle entrate. Dunque, non sono coinvolti dalla suddetta procedura profili di interesse della Regione ricorrente e non risultano ravvisabili profili di illegittimità costituzionale.1.- La Regione siciliana, con ricorso notificato il 3-4 luglio 2014, depositato nella cancelleria di questa Corte il successivo 10 luglio ed iscritto al n. 50 del registro ricorsi 2014, giusta la deliberazione della Giunta regionale n. 150 del 20 giugno 2014, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, nonché del relativo Allegato 1, per la parte che riguarda le Province siciliane, del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 maggio 2014, n. 68, in riferimento all'art. 36 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e all'art. 2, primo comma, del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria). 2.- L'art. 10 del d.l. n. 16 del 2014, prevede al comma 1: «Per l'anno 2014, sono confermate le modalità di riparto alle province del fondo sperimentale di riequilibrio già adottate con decreto del Ministro dell'interno 4 maggio 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 145 del 23 giugno 2012. Alla ricognizione delle risorse da ripartire per l'anno 2014 a ciascuna provincia si provvede con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze.