[pronunce]

b) che detto processo era stato definito con la sentenza della Corte d'appello di Messina, sezione lavoro, n. 1221/13, pronunciata il 6 giugno 2013 e depositata il 21 giugno 2013, passata in giudicato, che, accogliendo l'appello proposto dall'INAIL avverso la sentenza del Tribunale ordinario di Messina, sezione lavoro, n. 2711/06, aveva rigettato la domanda di V.L., compensando le spese di entrambi i gradi del giudizio (ad eccezione delle spese per la consulenza tecnica di ufficio, poste a carico dell'INAIL); che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza della stessa Corte del 3 ottobre 2013 iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2014; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014; che con ordinanza del 15 novembre 2013 (r.o. n. 50 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta nei confronti del Ministero della giustizia dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 4 novembre 2013, con il quale S.P.G., in proprio e nella qualità di genitore esercente la potestà sulla minore P.B.L., e P.L., tutti nella qualità di eredi di P.M.A., deceduto il 24 febbraio 2005, avevano chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un processo svoltosi davanti al Tribunale ordinario di Messina; b) che detto processo era stato definito con la sentenza della Corte d'appello di Messina n. 1221/13 del 29 gennaio 2013, passata in giudicato il 10 maggio 2013, «che ha parzialmente riformato &#8210; confermandola nel resto &#8210; la sentenza di primo grado [sentenza n. 999/09 del 7 maggio 2009], condannando S.P.G., n.q. di erede di P.M.A.»; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza della stessa Corte del 3 ottobre 2013 iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2014; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014; che con ordinanza del 28 novembre 2013 (r.o. n. 51 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta nei confronti del Ministero della giustizia dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 13 novembre 2013, con il quale B.T. e B.N., nella qualità di eredi di B.F., avevano chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un processo civile promosso da detto dante causa davanti alla Pretura di Messina, sezione distaccata di Santa Teresa di Riva; b) che detto processo era stato definito con la sentenza della Corte d'appello di Messina, sezione lavoro, n. 797/13 del 17 maggio 2013, che aveva respinto l'appello di B.F., confermando la sentenza di primo grado della Pretura di Messina, sezione distaccata di Santa Teresa di Riva, del 10 marzo 1994, che aveva rigettato la domanda; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza della stessa Corte del 3 ottobre 2013 iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2014; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014;