[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 7 e 22 della legge della Regione Emilia-Romagna del 19 dicembre 2002, n. 37, recante “Disposizioni regionali in materia di espropri”, promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 18 febbraio 2003, depositato in cancelleria il 27 successivo ed iscritto al n. 13 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione della Regione Emilia-Romagna; udito nell'udienza pubblica dell'11 novembre 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Sergio Laporta per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 18 febbraio, e depositato il 27 febbraio 2003 e iscritto al n. 13 del registro ricorsi 2003, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, ha impugnato gli articoli 7 e 22 della legge della Regione Emilia-Romagna 19 dicembre 2002, n. 37 (Disposizioni regionali in materia di espropri) per violazione dell'art. 120, secondo comma, della Costituzione e dell'art. 117, secondo comma, lettere l) e m), e terzo comma, della Costituzione. Il ricorrente premette che la legge regionale impugnata, al fine di armonizzare la legislazione regionale in materia di pianificazione territoriale e urbanistica con la disciplina di cui al d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità), ha dettato un complesso di norme volte a regolare le procedure per l'acquisizione di immobili o di diritti relativi ad immobili per l'esecuzione, nel territorio regionale, di opere ed interventi pubblici o di pubblica utilità. La legge regionale, dopo aver conferito ai Comuni le funzioni amministrative per i procedimenti di espropriazione per la realizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilità di competenza regionale (art. 6), dispone, all'art. 7, che in caso di inerzia dei Comuni nel compimento di un atto loro spettante, la Giunta assegna all'ente un termine per provvedere, non inferiore a 15 giorni e che, trascorso inutilmente tale termine, “la Giunta assume i provvedimenti necessari per il compimento dell'atto, ivi compresa la nomina di un commissario ad acta”. Tale previsione, secondo la difesa erariale, contrasterebbe con l'art. 120 Cost., che riserva al Governo il potere sostitutivo, secondo procedure definite con legge che salvaguardi i principi di sussidiarietà e di leale collaborazione. Ad avviso dell'Avvocatura, se la titolarità del potere sostitutivo è del Governo, la legge cui l'art. 120 Cost. demanda la disciplina delle modalità di esercizio di tale potere non potrebbe che essere una legge statale. Il potere sostitutivo della Regione nei confronti del Comune, pur teoricamente ammissibile, necessiterebbe, dunque, della mediazione di un atto normativo dello Stato. L'art. 7 della legge regionale impugnata, nell'attribuire alla Regione il potere di sostituirsi al Comune, violerebbe la riserva di legge statale posta dalla Costituzione. 2. - L'Avvocatura dello Stato censura inoltre l'art. 22 della legge regionale n. 37 del 2002, la quale - sotto la rubrica “edificabilità di fatto” - dispone che, salva la necessità della edificabilità legale, un'area possiede anche i caratteri della edificabilità di fatto quando sono già presenti o in corso di realizzazione, nell'ambito territoriale cui l'area stessa inerisce, le dotazioni territoriali richieste dalla legge o dagli strumenti urbanistici. Premette la difesa erariale che l'espropriazione per pubblica utilità e il relativo indennizzo atterrebbero al regime costituzionale della proprietà, quale delineato dall'art. 42 Cost., dunque alla materia dell'ordinamento civile, la cui disciplina è riservata alla legislazione esclusiva statale. L'art. 22 sarebbe volto a dare rilevanza, ai fini della determinazione dell'indennità di esproprio, anche alla edificabilità di fatto, in contrasto con il diritto vivente formatosi sull'art. 5-bis del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica), che riconosce alla edificabilità di fatto valore meramente sussidiario, cioè solo in assenza dello strumento urbanistico. Anche laddove l'art. 22 dovesse intendersi nel senso di richiedere la compresenza della edificabilità legale e della edificabilità di fatto, esso contrasterebbe con il diritto vivente che ritiene sufficiente la sola edificabilità legale per conferire ad un'area il carattere della edificabilità. Sotto tale profilo la norma censurata, riconoscendo valore anche alla edificabilità di fatto e dunque introducendo un “tertium genus” nel regime dei suoli, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettere l) e m), della Costituzione, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva a disciplinare l'ordinamento civile (nel cui ambito rientrano la proprietà privata e la qualificazione giuridica dei beni che ne sono oggetto) e le prestazioni concernenti i diritti civili, tra cui rientrerebbe l'uniforme applicazione dei criteri per la determinazione dell'indennità di esproprio. Tali parametri, ed in particolare l'art. 117, secondo comma, lettera m), sarebbero violati anche per il fatto che l'art. 22 individua i requisiti per la edificabilità di fatto. In base alla normativa vigente - art. 5-bis del decreto legge 11 luglio 1992, n. 333 e art. 37, commi 5 e 6, del d.P.R. n. 327 del 2001 - la definizione di tali criteri sarebbe rimessa ad un decreto del Ministro delle infrastrutture, da emanarsi ai sensi dell'art. 17 della legge n. 400 del 1988 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), per esigenze di unificazione della disciplina in tema di determinazione dell'indennità di esproprio. Sostiene infine l'Avvocatura che, anche a voler ritenere che la individuazione dei criteri per la definizione dell'edificabilità di fatto rientri nella materia del “governo del territorio”, l'art. 22 violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto darebbe rilievo alle previsioni degli strumenti urbanistici in dispregio dei principi fondamentali dettati o da desumersi da un atto di normazione statale. 3. - Si è costituita in giudizio la Regione Emilia-Romagna, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e infondato.