[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 52, comma 17, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2002", promossi con ricorsi delle Regioni Marche, Toscana, Emilia-Romagna e Umbria, notificati il 22, il 27 e il 26 febbraio 2002, depositati in cancelleria il 28 febbraio, il 1° e l'8 marzo successivi ed iscritti ai nn. 10, 12, 23 e 24 del registro ricorsi 2002. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 17 giugno 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi gli avvocati Stefano Grassi per la Regione Marche, Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana, Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna e Umbria e l'avvocato dello Stato Paolo Casentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 22 febbraio 2002, depositato il 28 febbraio 2002 e iscritto al registro ricorsi n. 10 del 2002, la Regione Marche ha sollevato - tra le altre - questione di legittimità costituzionale dell'art. 52, comma 17, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002) pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2001, per violazione dell'art. 117, quarto comma, della Costituzione. La Regione Marche, nel proprio ricorso, lamenta che l'art. 52, comma 17, della legge n. 448 del 2001, prevedendo l'esclusione dell'applicabilità "delle disposizioni di cui alla legge 11 giugno 1971, n. 426 e successive modificazioni" alle sagre, fiere e manifestazioni a carattere religioso, benefico o politico, lederebbe la sfera delle competenze costituzionalmente riconosciute alle Regioni dall'art. 117, quarto comma, della Costituzione, in quanto limiterebbe l'ambito di applicabilità di una normativa vigente in relazione ad una materia, quella del commercio, attribuita - almeno per i profili non inerenti alla tutela della concorrenza - alla competenza legislativa residuale delle Regioni. La normativa statale vigente, pertanto, ad avviso della ricorrente, resterebbe valida ed applicabile finché le Regioni non dettino una propria disciplina nell'esercizio della potestà loro conferita dall'art. 117, quarto comma, della Costituzione, mentre lo Stato non sarebbe più legittimato ad intervenire sulla materia, non rientrando il commercio negli elenchi contenuti nei commi secondo e terzo dell'art. 117 della Costituzione. 2. - Anche la Regione Toscana (con ricorso notificato il 22 febbraio 2002, depositato il 1° marzo 2002 e iscritto al registro ricorsi n. 12 del 2002), la Regione Emilia-Romagna (con ricorso notificato il 27 febbraio 2002, depositato l'8 marzo 2002 e iscritto al registro ricorsi n. 23 del 2002) e Regione Umbria (con ricorso notificato il 26 febbraio 2002, depositato l'8 marzo 2002 e iscritto al registro ricorsi n. 24 del 2002) hanno impugnato, tra le altre norme, l'art. 52, comma 17, della legge n. 448 del 2001 per violazione dell'art. 117, quarto comma della Costituzione. Le ricorrenti sostengono che la norma censurata concernerebbe la materia delle fiere, ricompresa tra le attribuzioni esclusive regionali, riservate integralmente all'autonomia delle Regioni e nelle quali sarebbe precluso ogni intervento del legislatore statale. 3. - Le Regioni Emilia-Romagna ed Umbria, con analoghe argomentazioni, lamentano inoltre che la norma impugnata contrasterebbe con il principio di certezza del diritto. Essa infatti derogherebbe ad una disciplina già abrogata dal d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'art. 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59). L'abrogazione operata da tale decreto legislativo riguarderebbe non solo la legge 11 giugno 1971, n. 426 (Disciplina del commercio), ma anche le "successive modificazioni" a tale legge. Tra queste modificazioni non potrebbe infatti ricomprendersi anche lo stesso decreto legislativo n. 114 del 1998, dal momento che esso conterrebbe una disciplina delle attività commerciali in termini tali da escludere la sua riferibilità al tipo di manifestazioni cui si riferisce la norma censurata. 4. - Il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito nei relativi giudizi, tramite l'Avvocatura generale dello Stato. La difesa erariale sostiene la conformità a Costituzione dell'art. 52, comma 17, della legge n. 448 del 2001, sulla base dell'argomento secondo cui la disposizione impugnata sarebbe stata dettata dallo Stato nell'esercizio della propria competenza esclusiva di cui all'art. 117, secondo comma, lettere c) ed f), della Costituzione, in tema di confessioni religiose e di rapporti politici. La norma censurata, pertanto, non detterebbe norme in materia di fiere tout court, ma in materia di fiere "a carattere religioso, benefico e politico" che non rientrerebbero, per la particolare finalità, nell'ambito delle attribuzioni esclusive delle Regioni. 5. - In prossimità dell'udienza le Regioni Marche, Emilia-Romagna e Umbria hanno depositato memorie integrative. La Regione Marche ribadisce che la disciplina dettata dalla norma impugnata ricadrebbe nella materia del commercio, oggetto di potestà legislativa residuale regionale, con la conseguenza che le Regioni potrebbero legiferare in tale ambito senza rispettare i principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, potendo, ad esempio, riformulare autonomamente il d.lgs. n. 114 del 1998. Ad avviso della Regione, inoltre, la materia non potrebbe essere più oggetto di nuovi interventi normativi da parte dello Stato, almeno per tutti i profili non relativi alla tutela della concorrenza. 6. - Le Regioni Emilia-Romagna e Umbria, oltre a ribadire tutti i propri argomenti, hanno osservato - con riferimento alle considerazioni dell'Avvocatura in ordine alle peculiari finalità delle manifestazioni disciplinate dall'art. 52, comma 17 - che ciò che caratterizzerebbe una fiera sarebbe la natura dell'attività e non la sua finalità; di talché, data la competenza generale residuale delle Regioni, il "carattere religioso, benefico o politico" delle sagre, fiere e manifestazioni non potrebbe portare le stesse nell'ambito della competenza statale. Lo Stato non disporrebbe in materia di alcun titolo di competenza e, pertanto, non potrebbe che spettare al legislatore regionale la decisione sulla applicabilità o meno a tali attività della disciplina ordinaria prevista per le attività commerciali in genere.