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Io non nego che il green pass , visto da un altro punto di vista, se proprio si vuole, rappresenti un incentivo, un vantaggio alla vaccinazione, ma vi sono aspetti che vanno rilevati con forza. Anzitutto in nessun modo si costringe a vaccinarsi. È possibile accedere al green pass anche attraverso i tamponi e dunque non viene impedito ad alcuno di accedere a un cinema, a un museo o di lavorare. La possibilità di adottare tamponi salivari, peraltro, renderà ancora più facile questa opzione. Dunque, non vi è alcuna compressione incostituzionale delle libertà. Non dobbiamo dimenticarci poi un altro aspetto. Il MoVimento 5 Stelle ha detto che si ricorrerà all'obbligo solo in caso estremo, come extrema ratio . Se ci dovessimo trovare in una condizione di emergenza tale, voglio vedere chi rifiuterà una simile misura. Non ci arriveremo però e non ci arriveremo se ci sarà il dovuto supporto alle strategie preventive. In ogni caso non dobbiamo dimenticarci - e su questo voglio essere netto - che la nostra Costituzione non sancisce solo una condizionata libertà di accettare le cure; condizionata perché - qualcuno lo dimentica - nessuno può essere sottoposto a cure obbligatorie se non per legge. Dunque, in determinate circostanze è la stessa Costituzione a prevederlo. Inoltre, l'articolo 2 della Costituzione «richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» e, quindi, anche la solidarietà intergenerazionale tra giovani che rischiano meno in caso di contagio, gli anziani e le fasce più a rischio. Tradotto in termini concreti significa che un giovane non può alzare spallucce perché ha un rischio limitato di conseguenze gravi, ma deve concorrere a ridurre la circolazione del virus. Lo può fare lavando le mani, usando i disinfettanti, indossando la mascherina dove c'è assembramento e non escludendo la vaccinazione a priori. A chi sostiene che il rischio di decesso nei giovani sia rarissimo, rispondo che anche il rischio da vaccino è davvero eccezionale. E laddove l'età non può essere l'unico parametro, perché sono da considerare anche le persone che un giovane può avere in famiglia, quelle con cui viene a contatto, ci sono le fragilità degli altri o le sue stesse patologie. Dico allora che fintanto il rischio da vaccino è inferiore ai rischi determinati scegliendo di non vaccinarsi, un pensiero lo dovremmo fare. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SILERI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione tutti i colleghi e vorrei sottolineare solo alcuni aspetti. Ho ascoltato affermare delle inesattezze e vorrei allora partire dalla definizione di green pass . Qualcuno crede che il green pass sia un obbligo indiretto verso la vaccinazione. Il green pass ha due gambe: una è chiaramente la vaccinazione, ed è quindi più forte, e in termini non solo di efficacia - da medico credo che l'efficacia sia maggiore - ma anche numerici, avendo 40 milioni di italiani completato il ciclo vaccinale, per cui parlo sotto il profilo della numerosità; l'altra gamba è diagnostica, mediante tampone, test rapidi, eccetera. Quindi, il green pass non è un obbligo vaccinale perché il soggetto ha un'opzione, e mi collego a ciò che ha detto il senatore Malan quando ha parlato di consenso informato, per qualunque atto terapeutico, diagnostico. Certo, il green pass non ha bisogno di un consenso informato, ma offre un'alternativa, e laddove c'è un'alternativa c'è una scelta, e dove c'è una scelta non c'è un obbligo, fino a prova contraria. Vediamo cosa ha portato l'introduzione del green pass in Italia, e faccio un salto indietro di circa due mesi. Tra la fine di giugno e i primi di luglio l'Italia è stata invasa - sotto tutti i punti di vista - dalla variante delta; una variante che è andata a sostituire la variante inglese, che a sua volta aveva sostituito il virus originario provenuto da Wuhan; variante delta che contagia con una rapidità e un'efficacia sicuramente maggiori e che è stata contenuta - direi brillantemente - in Italia, tanto che oggi viaggiamo sui 4.000-5.000-6.000-7.000 casi, quando invece i primi di luglio nel Regno Unito, dove si era diffusa da prima, si registravano circa 60.000 casi al giorno (tra i 45.000 e i 60.000; insomma, numeri dieci volte superiori ai nostri. Faccio due osservazioni: la prima è che siamo stati in grado di contenerla sicuramente grazie a una migliore vaccinazione e intendo dire non tanto come numeri totali di dosi di vaccino somministrato, quanto per la modalità, avendo completato molte più seconde dosi rispetto - ad esempio - al Regno Unito. L'altra forma di contenimento è stato proprio il green pass nella forma della diagnostica grazie ai tamponi che ha consentito di individuare dei positivi non rintracciati mediante catena di contagio; persone che, per ottenere il green pass , si andavano a fare un test. Quindi, si sono scovati positivi che non sarebbero stati individuati e sono stati tolti dal pool dei potenziali donatori di virus. Questo ha contenuto, nei mesi di luglio e agosto, la diffusione della variante delta in Italia. Si tratta, quindi, di un ottimo mezzo diagnostico. La seconda osservazione che voglio fare è sull'efficacia dei vaccini, per cui risponderò non in modo balbuziente, come un senatore ha detto, tutt'altro. Torno al Regno Unito: 60.000 casi al giorno, 85-90 decessi. Vi faccio presente che i giorni 4, 5 e 6 gennaio 2021 il Regno Unito aveva 60.000 contagi e 1.000 morti al giorno. È innegabile l'efficacia dei vaccini. Spero di avere spiegato in maniera più compiuta, e anche semplice, cosa rappresenta il green pass oggi. Poi, si può discutere sulla durata: certo, non ci sarà un green pass per sempre, è evidente; come non ci saranno una mascherina per sempre o un distanziamento interpersonale per sempre. Tuttavia, ho sentito alcuni dire che questa soluzione non va bene, che questo mezzo non va bene, che questa gestione del rischio - amo le parole usate dal senatore Endrizzi - attraverso il green pass non funziona. Va bene, ma chi dice che non funziona indichi un'alternativa. Ce lo dica perché, se c'è un'alternativa, davvero abbiamo fatto una grandissima scoperta. Se davvero esiste un'alternativa al green pass , se davvero esiste un'alternativa al vaccino, se davvero confondiamo il vaccino con la cura, allora qualcosa non va. (Applausi) . E qui mi collego a ciò che ha detto il senatore Romeo, del quale condivido il 98 per cento di ciò che ha affermato. Facciamo un passo indietro, allora, e discutiamo sul green pass . A qualcuno piace e a qualcuno no, qualcuno non vuole l'obbligo e qualcuno vuole l'obbligo. Lo stesso avviene per il vaccino: obbligo subito, obbligo dopo, obbligo sopra i sessanta anni, obbligo sopra i dodici anni. Togliamo tutto, togliamo obbligo e togliamo green pass , allora: