[pronunce]

L'impossibilità di conciliare simili finalità dimostrerebbe l'intenzione del legislatore di sacrificare la tutela dell'ambiente, della salute e dell'integrità del territorio agli altri scopi, come emergerebbe dal coinvolgimento del Ministero dello sviluppo economico a fronte di un precedente affidamento al Ministero dell'ambiente degli studi sui rischi di subsidenza, al contempo esautorando la Regione e svilendo le sue competenze. Di qui l'irragionevolezza e l'assenza di bilanciamento degli interessi in gioco nonostante le evidenze del fenomeno della subsidenza, con conseguente violazione dell'art. 3 Cost. Un'ulteriore violazione di tali principi deriverebbe dalla possibilità di prorogare il periodo di sperimentazione ove, al termine del periodo di validità dell'autorizzazione (fino a cinque anni) del progetto sperimentale, si accerti che non vi siano stati effetti di subsidenza sulla costa. Non solo il periodo originario sarebbe eccessivo, ma il fatto che sia prevista una verifica ex post dimostrerebbe l'insufficienza dei controlli previsti ex ante al fine di escludere danni ambientali. La norma, inoltre, contrasterebbe con l'art. 191 del TFUE, espressivo del principio di precauzione, come declinato dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, per cui in presenza di incertezze scientifiche in un caso dubbio dovrebbero prevalere le esigenze di protezione dell'ambiente sugli interessi economici. Di qui il contrasto con gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost. Risulterebbero altresì violati gli artt. 9, 32 e 97 Cost. con ridondanza sulle competenze regionali in materia di «tutela della salute», «governo del territorio», «protezione civile», «valorizzazione dei beni culturali e ambientali» e «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia», pregiudicate anche direttamente in quanto la norma prevede che la Regione venga soltanto sentita e non contempla l'intesa, in contrasto con gli artt. 117, terzo e quarto comma, Cost. e con il principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost. Infine, sarebbe violato anche l'art. 119, sesto comma, Cost. per la lesione dell'integrità del demanio regionale. 22.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'infondatezza del ricorso. Anzitutto, con riferimento all'impugnazione dell'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014, la difesa erariale nega che il piano delle aree ivi previsto sia soggetto a VAS, dovendo contenere un mero elenco di aree in cui possono essere svolte le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e le attività di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, senza nessuna ulteriore indicazione da cui possano desumersi potenziali effetti sull'ambiente, secondo la finalità a cui risponderebbe la VAS ai sensi dell'art. 4, comma 4, lettera a), del d.lgs. n. 152 del 2006. Ne discenderebbe l'infondatezza della questione sollevata in riferimento all'art. 117, primo comma, Cost. Quanto alla censura rivolta al successivo comma 3, il resistente evidenzia che, con riguardo alla VIA, l'ambito competenziale in rilievo sarebbe quello della «tutela dell'ambiente», attribuito in via esclusiva al legislatore statale ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Di conseguenza, l'attribuzione in via generale dei nuovi procedimenti di VIA allo Stato così come la disciplina transitoria prevista dall'art. 38, comma 4, del d.l. n. 133 del 2014 costituirebbe esercizio di prerogative costituzionalmente riconosciute al legislatore statale. Tale attribuzione, peraltro, corrisponderebbe agli obbiettivi dichiarati nell'incipit dell'art. 38, legittimando il ricorso a procedure unitarie ed a misure di accelerazione. Peraltro, il comma 6-bis del medesimo articolo prevede che la VIA debba essere effettuata secondo le modalità di cui alla parte seconda del d.lgs. n. 152 del 2006, il cui art. 25, comma 2, assicura il coinvolgimento della Regione interessata attraverso il parere. 23.- È intervenuto in giudizio il WWF Italia, deducendo in via preliminare la propria legittimazione all'intervento e, nel merito, sostenendo l'illegittimità costituzionale delle disposizioni censurate dalla Regione Veneto, argomentando in ordine ai parametri ed ai profili di censura dedotti dalla ricorrente. 24.- Con memoria depositata il 15 marzo 2016 la Regione Veneto, con riguardo alle censure mosse all'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014, ha sostenuto essere sopravvenuta cessazione della materia del contendere a seguito dell'abrogazione della norma da parte dell'art. 1, comma 240, lettera b), della legge n. 208 del 2015. Diversamente, in ordine alle altre disposizioni parimenti impugnate la ricorrente ribadisce le censure ad esse rivolte, producendo altresì documentazione a suffragio della riscontrabilità dell'effetto di subsidenza sulle coste a distanza di molto tempo dal verificarsi della causa determinante, oltre i cinque anni di durata massima dei progetti sperimentali previsti dal comma 10 del citato art. 38. Con memoria depositata il 2 maggio 2017 la Regione Veneto ha ribadito la sopravvenuta cessazione della materia del contendere relativamente alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014, insistendo nelle censure rivolte alle altre disposizioni impugnate, negando rilievo alla previsione dell'intesa da parte dell'art. 1, comma 7, lettera n), della legge n. 239 del 2004 e dell'art. 38, comma 6, del d.l. n. 133 del 2014, peraltro non estesa alle attività in mare, nonostante l'attrazione in sussidiarietà, comunque sprovvista di proporzionalità quanto al censurato comma 10. 25.- Con memoria depositata il 15 marzo 2016 l'Avvocatura generale dello Stato ha anzitutto dedotto l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse quanto alle censure rivolte all'art. 38, commi 1, 1-bis, e 5, del d.l. n. 133 del 2014, alla luce delle modifiche apportate dalla legge n. 208 del 2015. In secondo luogo l'Avvocatura ha ribadito la legittimità dei commi 3, 4 e 6, lettera b), del medesimo art. 38 alla stregua della loro riconducibilità alla materia ambientale di competenza esclusiva statale e dell'adeguato coinvolgimento regionale attraverso parere, salva la necessità dell'intesa per il rilascio del titolo concessorio unico, correttamente circoscritta al caso di attività mineraria sulla terraferma, attesa l'assenza di competenza regionale sul mare. In ragione di quest'ultimo rilievo e della adeguata considerazione degli aspetti ambientali sarebbero altresì infondate le censure rivolte all'art. 38, comma 10, del d.l.