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Il decreto-legge che oggi discutiamo persegue il duplice obiettivo di voler limitare l'ormai insostenibile traffico di esseri umani nel Mediterraneo, insostenibile in termini economici ma ancor più in termini di costi umanitari. Basti pensare, a tal proposito, alle migliaia di persone che, con la speranza di trovare migliori condizioni di vita, lasciano il proprio Paese d'origine e non riescono spesso a raggiungere le coste di alcun Paese europeo, perdendo nel peggiore dei casi la propria vita. (Applausi dal Gruppo L-SP) . La cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici che il decreto-legge in esame prevede, ha l'obiettivo di voler finalmente intervenire a favore di un'auspicata e ormai più che necessaria gestione corretta dei flussi migratori, con particolare interesse a quelli provenienti dalla Libia, attribuendo massima rilevanza all'esigenza di contrastare i traffici di esseri umani e alla salvaguardia della vita umana in mare. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Va, a mio avviso, interpretata allo stesso modo la fornitura delle risorse necessarie alla manutenzione di tali mezzi e lo svolgimento di specifiche attività addestrative e di formazione per il personale libico. Tali provvedimenti non sono nuovi e rientrano pienamente nel sentiero tracciato da numerosi e rilevanti accordi intercorsi tra i due Paesi negli ultimi dieci anni. Come ricordato da più colleghi in sede di Commissione, tale decreto prosegue, infatti, quanto già intrapreso dal 2009, anno a partire dal quale, con una serie di accordi bilaterali tra Italia e Libia, si è deciso, agendo con fine di cooperazione, di intervenire per contrastare l'immigrazione incontrollata e il traffico di esseri umani e per garantire in termini di sicurezza la navigazione del Mediterraneo centrale, il tratto di mare più battuto e interessato dai flussi migratori. Con il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Gran Giamahiria araba libica popolare socialista, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, si sono infatti mossi i primi passi in questo senso, manifestando la volontà di porre rimedio, tra le altre cose, proprio all'immigrazione clandestina. La collaborazione tra i due Paesi in tale direzione ha visto, infatti, la promozione di pattugliamenti congiunti delle coste libiche tramite la cessione di motovedette italiane alla Libia già a partire dal 2007, le cui proroghe hanno visto similmente nel 2010 la cessione di quattro unità navali dal Governo italiano al Governo libico. Superata la guerra civile libica, dopo che, tra l'altro, le appena citate unità navali sono rimaste danneggiate, nell'epoca successiva alla morte di Gheddafi, si è proseguito sulla linea della cooperazione e sul rafforzamento del rapporto di amicizia tra Italia e Libia e nel 2012, con la Dichiarazione di Tripoli, il Governo italiano, nella persona del presidente Monti, ha nuovamente sancito la volontà di voler supportare con azioni congiunte e con il proprio sostegno politico il processo di pacificazione interno al Paese. Proseguendo, è con il Memorandum d'intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato di Libia e la Repubblica italiana, firmato dal presidente del Consiglio presidenziale Fayez al-Sarraj e dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri a Roma il 2 febbraio 2017, che si è voluto proseguire su questa linea sancendo il comune impegno alla stabilizzazione del Paese e al Governo dei flussi di migranti clandestini e di contrasto ai traffici illeciti. Questo breve excursus storico, che mi ha visto citare brevemente i punti salienti del rapporto di cooperazione e partenariato che contraddistingue a partire dal 2009 le relazioni tra Italia e Libia, si rende necessario per evidenziare che la conversione del decreto-legge, oggi all'esame dell'Assemblea, ha lo scopo di proseguire nella stessa direzione che i Governi che ci hanno preceduto, seppur in situazioni diverse e con minor vigore, hanno tracciato. Le finalità di tale decreto sussistono, infatti, nel voler fornire ulteriori strumenti per contenere gli ormai incontrollabili flussi migratori, anche in un'ottica di tutela delle frontiere esterne e di prevenzione di potenziali rischi di entrata nel nostro Paese di persone vicine o facenti direttamente parte di organizzazioni terroristiche che potrebbero minare la sicurezza del nostro Paese. Se si vuole perseguire tale obiettivo, che vede la cooperazione come un elemento cardine ed imprescindibile per la risoluzione e il governo dei flussi migratori, non più gestibili per l'Italia, un tale decreto risulta, di fatto, non solo necessario ma d'obbligo. L'attuale flotta a disposizione della guardia costiera libica non risulta in alcun modo sufficiente a garantire un controllo adeguato delle frontiere né un adeguato soccorso nei frequenti casi di necessità, tristemente registrati sempre più frequentemente e che questo Governo vuole assolutamente impedire. Le quattro motovedette cedute dall'Italia e, precisamente, dal Governo Berlusconi e quindi da quello Gentiloni Silveri sono state dismesse. Le dieci imbarcazioni classe 500 che verranno con tale accordo cedute alla Libia, della lunghezza di dieci metri ed in vetroresina, così come le due unità navali classe Corrubia di 27 metri e capaci di raggiungere i 43 nodi e dall'autonomia, a velocità di crociera di 21 nodi, di 800 miglia rappresentano sicuramente dei mezzi necessari per agire con efficienza ed efficacia nel raggiungimento degli obiettivi previsti. Tale provvedimento risulta, poi, ancor più giusto e degno di apprezzamento se si considera che l'Italia andrà così a coadiuvare con un importante contributo il controllo di un confine marittimo che non è solamente italiano ma europeo. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge di cui si dispone la conversione, persegue l'esigenza di incrementare la capacità operativa delle autorità costiere libiche mediante la cessione, a titolo gratuito, di dieci unità navali in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto-Guardia costiera e due in dotazione alla Guardia di finanza, da destinare alle attività di controllo e di sicurezza per il contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani, e alle attività di soccorso e di salvaguardia della vita umana in mare. La complessità delle attuali dinamiche del fenomeno migratorio e la necessità di contenerne la pressione, con particolare riferimento ai flussi provenienti dalla Libia, anche in un'ottica di tutela delle frontiere esterne e di prevenzione di potenziali rischi di infiltrazioni da parte di soggetti contigui alle organizzazioni terroristiche, hanno indotto il Governo ad adottare il presente provvedimento in condizioni di urgenza. La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori che attraverso il Mediterraneo tentano di raggiungere l'Italia e l'Europa.