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A tal riguardo è utile segnalare il ruolo fondamentale dei monitoraggi quali-quantitativi dei corpi idrici superficiali e sotterranei (indispensabili per stimare accuratamente la risorsa disponibile), che si distinguono dai monitoraggi sulle reti e sulle utenze (che servono invece ad identificare le perdite e quantificare usi e consumi). Allo stato attuale, i monitoraggi dei corpi idrici, vengono demandati prevalentemente ai piani di tutela delle acque, i quali differiscono sostanzialmente da regione a regione, rendendo lo strumento più importante ai fini dei bilanci idrologici e idrogeologici, disomogeneo e frammentario su scala di distretto idrografico. Il monitoraggio quali-quantitativo delle acque, oltre a rappresentare uno strumento conoscitivo fondamentale per la costruzione di bilanci affidabili ed in linea con le rinnovate esigenze dettate dagli effetti dei cambiamenti climatici, risulta basilare per il rilascio del parere di compatibilità ambientale ex ante (parere obbligatorio ai fini del rilascio delle concessioni di utilizzo della risorsa). Inoltre, mancano misure che prevedano una revisione sui sistemi di captazioni che alimentano la rete acquedottistica, rivisitati e razionalizzati sulla base di conoscenze (idrologiche ed idrogeologiche) aggiornate, che consentano di ottimizzare il servizio (convertendo, ove possibile, gli impianti di sollevamento per quelli a gravità) e mitigare eventuali deficit quantitativi o qualitativi futuri. In tema di digitalizzazione, appare necessario investire sulla costruzione di sistemi informativi innovativi all'interno dei quali convogliare le banche dati esistenti, aggiornandole ed implementandole, con le conoscenze dettate anche dai sopra richiamati piani di monitoraggio continui dei corpi idrici, e uniformandole a standard europei con informazioni armonizzate sulla dinamica e la qualità delle acque sotterranee, compresa la valutazione delle capacità di stoccaggio temporaneo per valutare la resilienza delle acque sotterranee all'aumento temporale del pompaggio per l'identificazione di risorse strategiche per gestire e adattarsi alla siccità, che può aggravarsi in caso di cambiamento climatico. Nel nostro Paese ad esempio, l'approvvigionamento idrico per gli usi civili, industriali ed agricoli proviene per oltre l'80 per cento dalle acque sotterranee presenti nelle falde acquifere, ma, a fronte di questa realtà, non esiste ad oggi un sistema cartografico omogeneo e aggiornato che individui i « serbatoi sotterranei », ovvero gli acquiferi, che contengono la risorsa, né il suo monitoraggio organico, omogenizzato e centralizzato che possa garantire un controllo e quindi una tutela quantitativa e qualitativa in tempo reale della stessa. Tutelare la preziosa risorsa è un dovere collettivo legato al concetto di « equità intergenerazionale » e « sviluppo sostenibile », che necessita di ancorarsi armonicamente alla domanda crescente. L'acqua pulita è un presupposto per la vita e svolge un ruolo fondamentale nel ciclo di regolazione del clima. La protezione delle risorse idriche per uso potabile e igienico-sanitario, nonché per il mantenimento di ecosistemi sani di acqua dolce e salata, è uno dei capisaldi della protezione ambientale in tutta Europa. In effetti, le acque sotterranee sono il perno di collegamento più importante tra il sottosuolo e « l'ambiente » nelle definizioni o nei concetti comuni (che in genere non includono il sottosuolo). Oltre che una risorsa, è anche un agente di trasporto di inquinanti, nella misura in cui l'inquinamento del suolo e l'inquinamento delle acque sotterranee sono fortemente collegati, ricordando che il suolo e il primo sottosuolo svolgono un ruolo di primo piano nel potenziale di degradazione dei contaminanti. Le pressioni antropiche soprattutto sul sottosuolo poco profondo (uso intensivo del suolo sia in ambiente agricolo che urbano, nonché gli impatti dei cambiamenti climatici) sono previste in forte aumento nei prossimi decenni. Si può sostenere che le sfide affrontate da questa « transizione sotto la superficie » possono essere grandi quanto quelle delle transizioni energetiche e climatiche. Il rischio è quello che in mancanza di adeguati elementi conoscitivi sullo stato della risorsa idrica, si possa operare verso una limitazione cautelativa con conseguenze su un tessuto economico già fortemente provato e che necessita, invece, di una repentina ripartenza. Al contrario, se le impellenti esigenze di ripresa dovessero prevalere in un quadro di incertezza, si rischierebbe di danneggiare lo stato quali-quantitativo del prezioso bene. Pertanto, riteniamo sia necessario prevedere risorse appositamente dedicate, in grado di rafforzare adeguatamente il carattere conoscitivo della risorsa, elemento essenziale per il raggiungimento di un livello di governance e pianificazione all'altezza di cogliere le sfide future legate allo sviluppo sostenibile dei comparti strategici nazionali. Questa proposta legislativa, dunque, intende contribuire alla transizione verde e alla realizzazione dei summenzionati obiettivi di cui al PNRR, promuovendo un uso più efficiente e sostenibile delle risorse idriche nonché azioni di prevenzione contro i rischi associati ai cambiamenti climatici, con speciale attenzione alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi naturali. Alla luce di tutto quanto sopra esposto, è dunque del tutto prioritaria l'introduzione di modifiche alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il cosiddetto « codice dell'ambiente », che prevedano una nuova disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano e delle zone di protezione dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica degli acquiferi. Il presente disegno di legge si compone di sette articoli, per la modifica della parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. In particolare, l'articolo 1 integra e modifica l'articolo 53 del codice dell'ambiente, inserendo tra le finalità dell'articolo 53, e dunque della parte terza del codice dell'ambiente, la protezione della salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle matrici ambientali, in attuazione dell'orientamento sovranazionale e nazionale che ormai riconoscono il diritto alla salute come strettamente correlato al diritto all'ambiente – in coerenza con l'approccio « One Health » , sancendo espressamente il diritto ad un ambiente salubre come diritto universale dell'uomo. Inoltre, si inserisce, all'articolo 53, il comma 1- bis , disponendo che le disposizioni di cui alla parte terza sono volte altresì a promuovere lo sviluppo sostenibile e la tutela dell'ambiente e delle sue componenti, in particolare delle acque dolci e delle falde idriche destinate al consumo umano da fattori inquinanti, a salvaguardare gli equilibri ecosistemici e idrogeologici delle acque, nonché a perseguire il miglioramento dell'accesso alle acque destinate al consumo umano, anche attraverso la digitalizzazione dei processi ai fini ambientali e gli investimenti intersettoriali nel campo dello studio e della pianificazione territoriale. L'articolo 2 integra l'articolo 55 del codice dell'ambiente, disponendo ulteriori attività per la conoscenza del territorio.