[pronunce]

Inoltre, la prassi consolidatasi nel senso di invitare l'ente territoriale interessato a comunicare le modalità attraverso cui provvedere al reintegro testimonierebbe la non applicazione medio tempore della norma impugnata.1.- Con ricorso depositato nella cancelleria di questa Corte in data 11 maggio 2015 e iscritto al n. 51 del registro ricorsi 2015, la Regione Campania ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1 (Disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto), inserito, in sede di conversione, dall'art. 1, comma 1, della legge 4 marzo 2015, n. 20. La disposizione censurata interviene sull'art. 43 della legge 24 dicembre 2012 n. 234 (Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea), il quale disciplina il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di Regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell'Unione europea, introducendo il comma 9-bis, ai sensi del quale, al fine di consentire la tempestiva esecuzione delle sentenze di condanna emesse dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, «il fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, è autorizzato ad anticipare, nei limiti delle proprie disponibilità, gli oneri finanziari derivanti dalle predette sentenze, entro i termini di scadenza fissati dalle Istituzioni europee. Il fondo di rotazione provvede al reintegro delle somme anticipate mediante rivalsa a carico delle amministrazioni responsabili delle violazioni che hanno determinato le sentenze di condanna, sentite le stesse [...]». Le censure insistono, anzitutto, sull'inciso «sentite le stesse», che prefigurerebbe un coinvolgimento degli enti regionali nelle forme dell'intesa "in senso debole" anziché "in senso forte", in violazione del principio di leale collaborazione, di buon andamento della pubblica amministrazione e dell'autonomia finanziaria regionale, complessivamente garantiti dagli artt. 97, 114, secondo comma, 117, terzo comma, 118, primo e secondo comma, 119, 120, 121 e 123 della Costituzione. Inoltre, sarebbe violato l'art. 77 Cost., essendo la modifica stata introdotta in sede di conversione, con un emendamento «del tutto disomogeneo con il contenuto e le finalità» del decreto-legge convertito. 2.- Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri per richiedere che la questione sia dichiarata infondata, affermando, in primo luogo, che l'intervento normativo inerisce alla materia del«coordinamento della finanza pubblica», la definizione dei cui principi spetta alla competenza dello Stato; in secondo luogo, il Governo osserva che, trattandosi di una disciplina che regola un particolare diritto di rivalsa, la disposizione impugnata attiene, altresì, alla materia di «ordinamento civile», di competenza legislativa esclusiva dello Stato. Con riferimento alla lamentata lesione dell'art. 77 Cost., poi, l'Avvocatura contesta l'estraneità della disposizione censurata all'oggetto e alle finalità del d.l. n. 1 del 2015, in quanto con tale provvedimento d'urgenza, destinato a incidere sulla particolare situazione dello stabilimento ILVA s.p.a. di Taranto, «si intendevano anche porre le premesse per corrispondere alle contestazioni formulate dalla Commissione europea nel contesto della procedura di infrazione n. 2177/2013», procedura riferita, appunto, allo stabilimento ILVA. 3.- La questione promossa in riferimento all'art. 77 Cost. è inammissibile. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, «le Regioni possono evocare parametri di legittimità diversi da quelli che sovrintendono al riparto di attribuzioni solo quando la violazione denunciata sia potenzialmente idonea a determinare una lesione delle attribuzioni costituzionali delle Regioni (sentenze n. 8 del 2013 e n. 199 del 2012) e queste abbiano sufficientemente motivato in ordine ai profili di una possibile ridondanza della predetta violazione sul riparto di competenze, assolvendo all'onere di operare la necessaria indicazione della specifica competenza regionale che ne risulterebbe offesa e delle ragioni di tale lesione» (sentenza n. 89 del 2015; nello stesso, sentenze n. 29 del 2016, n. 251 e n. 218 del 2015). Tali condizioni, che legittimerebbero una valutazione nel merito della questione che lamenta la disomogeneità della disposizione censurata rispetto al contenuto e alle finalità del decreto-legge in cui è stata inserita in sede di conversione, non sussistono nel caso di specie, dato che la regione non adduce sufficienti argomentazioni in ordine alle ripercussioni che la asserita violazione dell'art. 77 Cost. potrebbe determinare sull'esercizio delle competenze regionali. In proposito, infatti, la Regione Campania si limita ad affermare che «l'approvazione di una disposizione attraverso la corsia accelerata della legge di conversione pregiudica la possibilità delle regioni di rappresentare le proprie esigenze nel corso del procedimento legislativo». Del tutto silente è il ricorso quanto alla individuazione della specifica competenza regionale che si assume lesa e quanto alle ragioni della lesione. Tali carenze comportano l'inammissibilità della questione. 4.- Con riguardo alle questioni promosse per violazione degli artt. 97, 114, secondo comma, 117, terzo comma, 118, primo e secondo comma, 119, 120, 121 e 123 Cost. deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, come del resto richiesto anche dalle parti nel corso della udienza pubblica del 31 maggio 2016. 4.1.- Nelle more del giudizio, il censurato art. 43, comma 9-bis, della l. n. 234 del 2012, come risultante dall'impugnato art. 4-bis del d.l. n. 1 del 2015, è stato oggetto di modifica. L'art. 9, comma 8, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 (Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2015, n. 125, ha sostituito la formula censurata «sentite» con la formula «d'intesa con» le Regioni. Tale intervento normativo integra le due condizioni che la giurisprudenza costituzionale costantemente richiede perché sia dichiarata la cessazione della materia del contendere: che la nuova disciplina possa ritenersi satisfattiva delle pretese del ricorrente e che le norme previgenti non abbiano ricevuto medio tempore applicazione (ex plurimis, sentenze n. 149 e n. 32 del 2015, n. 165 del 2014). Quanto alla prima condizione, basti osservare che la previsione dell'«intesa» con le amministrazioni responsabili delle violazioni, in luogo della mera consultazione delle stesse, risponde evidentemente alle richieste avanzate dalla difesa regionale.