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Per curiosità, essendo un filologo d'origine, sono andato a vedere quando è stato approvato l'articolo 2112 del codice civile, che è molto moderno: si parla di trasferimento di azienda, per cui ero convinto che fosse recente. È stato approvato nel 1942: in pratica è rimasto invariato, salvo una piccola modifica di carattere tecnico nel 1990. Oggi il Governo lo cancella, danneggiando i diritti dei lavoratori di Alitalia, e un domani chissà di quante altre aziende, con un provvedimento d'urgenza su cui il Parlamento non può discutere. Seguono i sindacalisti con il foglio di via, che non possono entrare a Roma, pur avendo intenzioni del tutto pacifiche; seguono le manifestazioni vietate, spostate e deviate lontanissimo dal palazzo del Governo, che non deve avere il disturbo di chi reclama e chiede il rispetto dei propri diritti di cittadino e di lavoratore. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, nel tempo a mia disposizione farò due riferimenti: uno alla modalità di approvazione di questo decreto e l'altro ai fatti, alla sostanza. Sulla modalità non posso fare a meno di ripetermi: altre volte sono intervenuta sul punto, su cui anche altri colleghi hanno detto. Ritengo tuttavia assolutamente indispensabile portare all'attenzione anche della cittadinanza e degli italiani la gravissima modifica costituzionale di fatto che negli ultimi decenni si è venuta sempre più a definire e a stabilizzare. Ciò è stato perché la nostra Costituzione ha delle regole molto precise perché possa essere modificata e, quindi, quello costituzionale di approvazione è un difficile iter . C'è l'articolo 138 che, nella precedente legislatura, si cercò anche di eliminare, di modificare, perché poi c'è sempre il pericolo che la riforma costituzionale vada all'attenzione del popolo italiano e sottoposto a referendum . Quindi, è avvenuto che negli ultimi decenni si è messa in atto una modifica costituzionale di fatto. Ieri, in una interessante conferenza stampa promossa dal senatore De Falco, l'avvocato Anna Falcone ha detto in maniera molto semplice - a volte le frasi semplici arrivano più direttamente - che il Parlamento dovrebbe controllare il Governo: ciò è alla base della nostra Costituzione, è l'architettura; più volte ha parlato di «architettura», perché è una costruzione che sta in equilibrio, che si basa sulla divisione dei poteri per stabilire la democrazia; tutte parole di cui noi facciamo amplissimo uso e abuso, perché in realtà il Parlamento non controlla più niente. Le funzioni delle Camere, che dovrebbero sostenere e dare la fiducia, non sono più da tempo quelle del controllore dell'Esecutivo. Ripeto: il Parlamento, ossia coloro che vanno da questa parte dell'Emiciclo fino all'altra dove siedono parlamentari che hanno posizioni di cui non condivido pressoché niente tranne queste affermazioni, rappresenta per il momento quasi tutti gli italiani in quota parte, al netto di tante manipolazioni da parte della propaganda politica. Il Governo invece rappresenta solo una parte e, quindi, va controllato da tutti gli italiani. Ebbene, questo non avviene più. Per qualunque cosa - e vi posso dire a ragione che ciò vale anche per i disegni di legge di iniziativa parlamentare - si cerca sempre e comunque il controllo governativo. Per tutti i pareri che le Commissioni esprimono sugli atti del Governo - adesso ci siamo ridotti a dare dei pareri - ci troviamo a chiedere al Governo se l'espressione che abbiamo usato nel nostro parere sia consona; quindi è il Governo che ci dice cosa gli possiamo dire. Inoltre, con il taglio del numero dei parlamentari e con una legge elettorale proporzionale che non si farà più, questo sarà definitivo. Vorrei aggiungere un'altra cosa e mi scuso, signor Presidente, perché mi sono dilungata. La cosa gravissima che c'è nel provvedimento in esame, che in Commissione abbiamo avuto per quattro ore e nella Commissione competente per quarantotto ore, è l'articolo 7 che - è stato detto, ma lo voglio dire anch'io - riesce ad aggirare l'articolo 2112 del codice civile sulla tutela dei lavoratori e delle relazioni sindacali. Si crea un precedente pericolosissimo, perché liquida uno dei comparti più importanti del nostro Paese - ad oggi i lavoratori Ilva sono circa 8.000 - con l'articolo di un decreto-legge su cui viene posta la fiducia. Si è già pensato più volte di superare il fatto che nella cessione di azienda chi acquisisce deve prendersi anche i contratti dei lavoratori. Ma si è trovato il metodo e l'inganno: si scompongono in singoli beni quelli che sono interi comparti. Quindi, il tentativo di Berlusconi, fermato dalla Corte di giustizia nel 2008, e il tentativo di Renzi, fermato dalla Cassazione, oggi passano con un voto di fiducia. Ciò è enormemente grave ed è anche un'aberrazione che avvantaggia altri Stati stranieri e altri territori, Lufthansa e Linate. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. Passiamo alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2437, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, ancora una volta un ramo del Parlamento si ritrova a dover parlare del lavoro svolto dai colleghi dell'altra Camera senza possibilità alcuna di intervenire sul provvedimento. A me tutto questo continua - lo dico sempre e lo ribadisco - a sembrare assurdo. Se è vero che da qui alla fine dell'anno c'è tanto da fare, non è possibile licenziare provvedimenti di tale importanza in maniera così frettolosa. Anche oggi, l'unica cosa che si può fare è salutare il lavoro dei colleghi della Camera, che hanno apportato migliorie significative a un decreto-legge complesso e ambizioso: complesso perché prevede interventi dal settore autostradale a quello idrico, da quello ferroviario a quello marittimo; ambizioso perché - da un lato - punta a semplificare e - dall'altro - guarda al tema della sicurezza e alla necessità di incentivare la mobilità sostenibile. In questa cornice sono tante le novità degne di nota, dagli interventi sul codice della strada, con l'inasprimento delle sanzioni, a quelli sui parcheggi, con un occhio di riguardo per quelle categorie per cui l'uso dell'automobile, più che una scelta, è una necessità, come le donne in gravidanza, le famiglie con bambini piccoli e i disabili; dall'attenzione per i pedoni ai finanziamenti ai Comuni per la messa in sicurezza della mobilità ciclistica urbana; dalle norme sulla messa in sicurezza della fauna selvatica e degli animali randagi a quelle per il decoro urbano, con la rimozione dei rifiuti abbandonati;