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Nelle scuole si è verificata però una violazione dei dati gestiti dalla piattaforma attraverso la quale i dirigenti hanno accesso all'elenco del personale e possono verificare in qualsiasi momento se costoro dispongano o meno di un certificato valido; ciò significa che, quando i dipendenti sono assenti, i certificati non validi forniscono implicitamente informazioni che il Regolamento (UE) 2021/953 impedisce di condividere, in particolare quelle inerenti allo stato di vaccinazione. Infatti gli insegnanti, quando hanno i loro giorni di riposo, è probabile che non siano muniti di un certificato valido e attivo, se ricorrono all'uso di tamponi, invece di essere vaccinati o guariti. La prima settimana in cui tali informazioni sono disponibili potrebbe solo significare, indifferentemente, che la durata della validità della vaccinazione o della guarigione è terminata. Quando però ciò si ripete nella settimana successiva, non c'è dubbio che questa persona non sia stata vaccinata. Ai sensi del regolamento (UE) 2021/953, il certificato non deve fornire lo stato di vaccinazione e ciò vale anche quando il certificato UE è utilizzato per scopi domestici (estratto da allegata lettera della Commissione europea, Direzione generale giustizia e consumatori). In questo contesto, gli Stati membri possono effettivamente utilizzare il certificato Covid digitale dell'UE per scopi nazionali, ma sono tenuti a fornire una base giuridica nel diritto nazionale. Tale diritto nazionale deve rispettare quello dell'Unione in materia di protezione dei dati e i principi di effettività, necessità e proporzionalità. Altro problema è il rischio che la piattaforma possa memorizzare dati, pratica vietata dal regolamento (UE) 2021/953, che autorizza esclusivamente le applicazioni di modalità di sola lettura del QR code . Si ricorda infatti che la piattaforma verifica lo stato di validità del certificato dei lavoratori attraverso il loro codice fiscale o la tessera sanitaria ed è pertanto inverosimile che tale processo non finisca per raccogliere e conservare dati. Inoltre, non è chiaro dove siano collocati i server della predetta piattaforma, chi li gestisca e a quali informazioni tali soggetti avrebbero accesso. Se un dirigente scolastico può presumibilmente vedere l'interfaccia solo nella misura in cui ciò sia necessario per il controllo dei dipendenti della scuola, i programmatori e i gestori di software che leggono la tessera sanitaria possono invece avere accesso a molte informazioni sensibili, senza rispettare alcuno dei requisiti di cui agli articoli 6 e 9 del regolamento (UE) 2016/679 in materia di trattamento dei dati personali. Come anticipato dalla lettera della Commissione europea, Direzione giustizia e consumatori, è chiaro che l'uso domestico dei certificati Covid è consentito esclusivamente se conforme al regolamento generale sulla protezione dei dati. Qualora si sia verificata una violazione di quest'ultimo alla quale non sia più possibile porre rimedio (e i dirigenti scolastici sono ora perfettamente a conoscenza di quali dipendenti sono vaccinati e quali no), l'utilizzo delle certificazioni Covid in modalità non conformi al regolamento (UE) 2016/679 dev'essere immediatamente interrotto, in ragione della violazione occorsa, ormai non più rimediabile. È possibile che la Commissione europea, già edotta dell'accaduto riguardo il data breach nelle scuole e tenuto conto delle necessità del rispetto della General data protection regulation (GDPR), impedisca l'ulteriore utilizzo della piattaforma. Se tale modalità di controllo non è legittima, neppure è consentito discutere e convertire un decreto-legge che autorizzi l'uso di tali tecnologie, le quali finirebbero inevitabilmente per avallare una modalità di raccolta dati in contrasto con le norme in materia. Per queste ragioni, con la proposta di questione pregiudiziale in esame, si chiede che il Senato non proceda all'esame del decreto-legge n. 111 del 2021. PRESIDENTE . Poiché nessuno chiede di intervenire, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale QP1, presentata dai senatori Ciampolillo e Martelli. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, gentili colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, partirò da una considerazione su cosa si ritiene essere il green pass . Nella comunicazione... (Brusìo). PRESIDENTE . Colleghi, è in corso la discussione generale. Vi prego di osservare un determinato contegno e un volume di voce che consenta a tutti di parlare e di ascoltare. È naturalmente possibile anche non presenziare alla discussione. Vi prego quindi di prendere posto e anche di evitare gli assembramenti davanti ai banchi del Governo. Senatore Castaldi, per favore, stiamo richiamando i colleghi a prendere posto e quindi richiamo anche lei, perché so che è un punto di riferimento per l'Assemblea. La Presidenza ha già richiamato più volte i senatori presso i banchi del Governo, che sono però sempre tutti presenti ugualmente, senza assolutamente accoglierne i consigli e i suggerimenti. La senatrice Drago svolgerà il suo intervento e la Presidenza penserà a come dirigere i lavori dell'Assemblea. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, quando il Governo ascolterà ... PRESIDENTE. Senatore Marcucci, la prego di lasciare liberi i banchi del Governo. Senatrice Drago, forse potrebbe essere portatrice dell'invito anche ai colleghi del suo Gruppo a consentirle di svolgere l'intervento. Prego, senatrice, continui. DRAGO (FdI) . I colleghi me l'hanno consentito, anzi, li ringrazio pubblicamente per l'intervento. Come dicevo, vorrei partire dalla considerazione su cosa l'opinione pubblica ritenga essere il green pass o, meglio, su quando viene rilasciato. Erroneamente viene utilizzato come sinonimo di vaccino: vaccino sì o vaccino no. In realtà, le opzioni sono tre: aver concluso il ciclo vaccinale; essere stati positivi al Covid, con una vaccinazione a completamento; verificare di essere stati sottoposti al tampone. Essendo il nostro un sistema democratico, così come viene concessa la vaccinazione gratis, lo stesso dovrebbe essere sicuramente concesso a chi, anche per scelta, decida di non sottoporsi al vaccino. Il decreto-legge in discussione tratta ad esempio del settore della scuola, ma con una certa difficoltà di lettura. Ho avuto modo di valutare il decreto-legge n. 111 in Commissione bicamerale sulle questioni regionali, dove abbiamo espresso il nostro parere, e anche in quella sede ho manifestato le mie resistenze. Addirittura, questo testo è stato integrato alla Camera anche dal decreto-legge n. 122, che pertanto apporta modifiche. Fatta questa considerazione in premessa, ciò che mi preme sottolineare è come sia assolutamente discutibile l'imposizione del green pass non solo nel contesto scolastico, ma in generale. Addirittura, un limite di cinque giorni viene concesso ai docenti per mettersi in regola, magari con la presentazione del green pass dopo essersi sottoposti a un tampone di qualsiasi natura. La conseguenza per il lavoratore è la sospensione dal lavoro. Ho visto che nella versione adesso giunta a noi si pone il limite dei quindici giorni come termine di preavviso addirittura per la sostituzione del docente.