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Si tratta di un disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare, modificato in sede emendativa nel corso dell'esame in Commissione, volto a introdurre un comma aggiuntivo all'articolo 119 della Costituzione, ai sensi del quale la Repubblica riconosce le peculiarità delle isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità. Alla luce dell'articolato ciclo di audizioni informali di costituzionalisti, rappresentanti di enti territoriali insulari, esponenti di associazioni e comitati, sono infatti state apportate modificazioni al testo originario, con l'obiettivo di evitare che il termine «insularità» in Costituzione sia considerato una mera fonte di svantaggio e di conseguenti ristori di tipo economico e finanziario. Per questa ragione, essendo tra l'altro sarda e conoscendo in prima persona le particolarità di un territorio così geograficamente eterogeneo e singolare, ma strettamente legato alla propria storia, è stato inserito un riferimento al riconoscimento della peculiarità delle isole, espressione che, se intesa in un'accezione ampia, inclusiva della promozione delle specificità, e non legata a una mera presa d'atto, sottende a una valorizzazione delle specificità di carattere culturale, storico e naturalistico di tali territori. Più nello specifico, la Costituzione del 1948 contemplava, al terzo comma dell'articolo 119, un puntuale riferimento all'insularità: le isole, percepite come realtà svantaggiate dal punto di vista geografico, economico e sociale, erano infatti destinatarie di contributi speciali da parte dello Stato centrale. Tuttavia, con la riforma del Titolo V, avvenuta nel 2001, tale riferimento costituzionale è stato eliminato e, con la modifica all'articolo 119, è stato inserito il principio del federalismo fiscale, con l'obiettivo di creare uno stretto legame tra le decisioni di spesa e di prelievo diretto ad avvicinare i cittadini alle istituzioni, nel senso di favorire un'allocazione delle risorse pubbliche in termini di beni e servizi più rispondenti alle preferenze di coloro che sono chiamati a sostenerne il costo. Il processo di attuazione dell'articolo 119 ha preso avvio con la legge delega del 2009, approvata, quindi, a distanza di circa otto anni dalla riforma costituzionale del Titolo V, che ha portato il Governo ad adottare una serie di decreti legislativi delegati e che recava - tra i principi e i criteri direttivi - la necessità di tener conto delle specificità delle realtà territoriali, con particolare riguardo alla realtà socio-economica, al deficit infrastrutturale, ai diritti della persona, alla collocazione geografica degli enti, alla loro prossimità al confine con altri Stati o con Regioni a statuto speciale, ai territori montani, alle isole minori, all'esigenza di tutela del patrimonio storico e artistico ai fini della promozione dello sviluppo economico e sociale. Il riconoscimento dell'esigenza di un intervento pubblico in relazione ai disagi connessi all'insularità è contenuto anche in interventi legislativi successivi alla legge n. 42 del 2009, che sono stati diretti a specifiche realtà insulari quali la Sicilia e la Sardegna e non al complesso delle isole italiane. Mi riferisco, ad esempio, all'attribuzione di fondi alla Sardegna per garantire un completo ed efficace sistema di collegamenti aerei che consenta la riduzione dei disagi derivanti dalla condizione di insularità e che assicuri la continuità del diritto alla mobilità anche ai passeggeri non residenti, così come previsto dal decreto-legge n. 185 del 2015. Penso anche all'istituzione di un comitato istruttore paritetico tra Stato e Regione nella legge di bilancio del 2018, per l'attuazione della procedura di riconoscimento alla Sardegna dello status di Regione insulare, fnalizzato alla definizione di sistemi di aiuto già previsti per le Regioni ultra-periferiche di altri Stati membri dell'Unione europea, individuate nel Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a cui sono riservate condizioni speciali nell'applicazione dei trattati. Inoltre la legge di bilancio del 2020 è intervenuta nell'ambito del recepimento dell'accordo in materia di finanza pubblica del 7 novembre 2019 tra il Governo e la Regione Sardegna, rinviando ad una sede ad hoc la definizione della questione della compensazione dei costi dell'insularità. Cito poi il decreto fiscale, attualmente all'esame delle Commissioni riunite finanze e tesoro e lavoro, previdenza sociale del Senato, che attribuisce al comma 4 dell'articolo 14 finanziamenti da destinare alla compensazione degli svantaggi strutturali derivanti dalla condizione di insularità. È un dato di fatto che le isole presentino intrinseche situazioni di svantaggio, che riguardano i trasporti e la connessione con la terraferma, l'ambiente e diversi ecosistemi fragili, esposti a costanti cambiamenti climatici, oppure la ridotta attività economica, comprensiva di turismo stagionale, pesca e agricoltura. È però al contempo impossibile negare il loro ruolo essenziale, leva per l'economia e la storia del nostro Paese. In altri termini, data l'incidenza della condizione di insularità nello sviluppo di territori strategici come Sardegna e Sicilia, che determina maggiori costi di trasporto aereo, marittimo e terrestre di persone e merci, un problema al quale il Parlamento europeo ha già cercato di dare una risposta nel 2016, con la risoluzione 2015/3014 sulla condizione di insularità, diversi comitati di cittadini il 7 aprile 2018 hanno iniziato il processo di raccolta firme, volto a favorire la presentazione, all'interno del Parlamento italiano, di un disegno di legge costituzionale finalizzato a riportare il tema dell'insularità e delle pari opportunità dei cittadini residenti nelle isole al centro del dibattito nazionale. È un invito che dobbiamo accettare tutti, oggi, in questa Assemblea e che io stessa ho fatto mio, proprio per le mie origini sarde, anche con la presentazione di un disegno di legge a mia prima firma, volto ad istituire, per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, la circoscrizione elettorale della Sardegna. Signor Presidente, concludo ribadendo che oggi dobbiamo ripartire dal riconoscimento effettivo della condizione di insularità, che deve passare dalla previsione costituzionale, per poi arrivare all'applicazione pratica delle politiche dell'Unione europea e di quelle nazionali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Ne ha facoltà. PAPATHEU (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, in Assemblea torniamo a parlare di un tema che riguarda il Sud e in particolare le isole, dopo che abbiamo iniziato il nostro percorso, nella XVIII legislatura, parlando delle isole minori. Ora stiamo discutendo di un tema che riguarda la Sicilia e la Sardegna, i cui problemi sono sicuramente macroscopici. Ho preparato un intervento, che leggerò e che è tarato sul livello intellettuale dei miei colleghi, ma voglio fare una piccola introduzione.