[pronunce]

Inoltre, "a tal fine, nei limiti delle ordinarie risorse finanziarie destinate all'aggiornamento e alla formazione del personale, le amministrazioni pubbliche e le relative Scuole o strutture di formazione, sentite le organizzazioni sindacali, possono anche erogare borse di studio del valore massimo corrispondente all'iscrizione ai suddetti corsi di laurea o provvedere al relativo rimborso". Le "amministrazioni pubbliche" sono quindi espressamente invitate a promuovere le iniziative di alta formazione e autorizzate a erogare borse di studio nei limiti delle ordinarie risorse finanziarie destinate ai suddetti scopi. Tale disposizione si traduce in una norma permissiva nei confronti delle richiamate "amministrazioni pubbliche". Tutto ciò però non è ancora sufficiente per escludere la lesione delle prerogative regionali, in quanto pure una norma permissiva presuppone una rivendicazione di competenza statale, per cui se la norma dovesse trovare applicazione anche nei confronti delle amministrazioni non statali si porrebbe il problema della esorbitanza di essa dall'ambito della disciplina dell'"ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali", riservata in via esclusiva alla legislazione statale. La questione deve peraltro essere risolta sul piano della interpretazione del termine "amministrazioni pubbliche" impiegato nel comma 14 dell'art. 19 della legge n. 448 del 2001. Dalla disposizione censurata la Regione ricorrente ricava la norma per cui anche le "amministrazioni non statali" sarebbero invitate a promuovere iniziative di "alta formazione" del proprio personale impiegando prevalentemente metodologie di formazione a distanza e autorizzate a finanziare, peraltro gravando sulle proprie risorse ordinarie, borse di studio per coprire i costi d'iscrizione del proprio personale ai corsi di laurea, "anche triennali". L'interpretazione della ricorrente può essere tuttavia revocata in dubbio alla luce del contesto normativo - come si dirà più avanti - in cui è utilizzata la locuzione "amministrazioni pubbliche" e, soprattutto, in presenza di un'altra possibile interpretazione che si riveli conforme a Costituzione. Si tratta, in altre parole, di verificare se sia possibile attribuire alla disposizione censurata un significato conforme alle previsioni contenute nel nuovo Titolo V della parte seconda della Costituzione, tenuto anche conto del fatto che essa è inserita nella prima legge finanziaria approvata dopo l'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione) e che il relativo disegno di legge è stato redatto prima dello svolgimento del referendum riguardante le modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione. Ora, con specifico riferimento alla questione sottoposta all'esame di questa Corte, occorre sottolineare che l'art. 19 della legge finanziaria per il 2002, che riguarda le assunzioni di personale, si apre, al comma 1, con un espresso riferimento alle "amministrazioni dello Stato" e si svolge in modo tale da far ritenere che il generico richiamo alle amministrazioni "pubbliche", contenuto nel comma 14, non possa essere letto altro che come sinonimo di "statali". La suddetta possibile interpretazione della locuzione utilizzata nel comma 14 consente di ricavare da esso una norma conforme a Costituzione, in quanto l'art. 117, secondo comma, lettera g), della Costituzione assegna in via esclusiva alla competenza legislativa statale la disciplina dell'"ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali" (cfr . sent. n. 4 del 2004, che ha deciso analoga questione sollevata dalla Regione Basilicata). Così interpretata la disposizione impugnata, risulta infondata la censura formulata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunzie ogni decisione sulle restanti questioni di legittimità costituzionale della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), sollevate dalla Regione Emilia-Romagna con il ricorso in epigrafe; dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 19, comma 14, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), proposta dalla Regione Emilia-Romagna per violazione dell'art. 117 della Costituzione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 18 dicembre 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 gennaio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA