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Conosciamo tutti il caso del disonesto, ormai noto con l'aggettivo "furbetto", che si presenta al mattino giusto per passare il badge e subito se ne va via e si rivede soltanto a fine servizio per timbrare l'uscita; o il caso in cui lascia la tessera a un collega, non prendendosi nemmeno la briga di alzarsi la mattina; sappiamo anche del disonesto che viene sorpreso al casinò, in osteria, oppure a fare shopping, la spesa, in palestra, ovunque, ma non al suo posto, non nel suo ufficio, come se avesse sviluppato una sorta di allergia alla scrivania e al lavoro, lavoro che rappresenta un servizio pubblico necessario alla cittadinanza. Talvolta la truffa è circoscritta a un singolo dipendente; in altre situazioni, invece, più colleghi sono in combutta per una truffa solidale. È successo così all'ufficio delle dogane di Arezzo, dove è partita un'indagine penale che ha coinvolto 8 dipendenti. E ancora: è notizia del 27 novembre la vicenda di una vera e propria banda di 42 soggetti, sgominata a Palermo, all'assessorato della salute. Secondo la procura, gli indagati si aiutavano e coprivano a vicenda: tramite lo scambio di cartellini e l'utilizzo improprio dei PC aziendali riuscivano sistematicamente ad attestare le false presenze. I dipendenti, mentre risultavano in servizio, erano soliti occuparsi di faccende private, come appunto fare la spesa o andare dal parrucchiere. E potrei continuare per ore. È, dunque, impossibile tracciare un identikit unitario del "furbetto" o, meglio, del disonesto del cartellino: da Nord a Sud, dalle più alte istituzioni all'ultimo dei presidi pubblici, dalle università alle agenzie, da chi truffa in solitaria a chi agisce in cordata, con complici. L'assenteismo è un fenomeno odioso, che danneggia fortemente la qualità del servizio pubblico, creando ritardi nell'erogazione delle prestazioni, inutili girovagare in cerca di addetti assenti, comprensibile frustrazione nei cittadini che non si vedono erogare un servizio a cui hanno diritto e hanno diritto che venga effettuato nei modi e nei tempi di un Paese civile. Da qui viene l'idea d'introdurre sistemi di verifica biometrica dell'identità e di videosorveglianza, per evitare che qualcuno strisci il cartellino per altri o che, dopo aver timbrato, se ne vada via. Per quanto riguarda i profili di protezione dei dati personali, il Garante della privacy , con parere favorevole dell'11 ottobre 2018, ne ha ritenuto l'utilizzo ben giustificato dall'esigenza di verificare l'osservanza dell'orario lavorativo. Inoltre, il provvedimento in parola prevede lo sblocco totale dei turnover nel 2019 per le amministrazioni centrali, con l'obbligo di reclutare in via prioritaria figure professionali con elevate competenze in materia di digitalizzazione, razionalizzazione e semplificazione dei processi amministrativi, qualità dei servizi pubblici, gestione dei fondi strutturali e capacità d'investimento, contrattualistica pubblica, controllo di gestione e attività ispettiva. Riteniamo che l'innovazione cominci proprio dalle persone. Le competenze certificate delle risorse umane rappresentano la base della strategia di rinnovamento delle pubbliche amministrazioni. Le tante persone oneste che lavorano alacremente per sopperire alle mancanze dovute ai deplorevoli comportamenti di cui abbiamo parlato poc'anzi hanno diritto di essere sollevate da quest'ingiusto peso e di vedere riequilibrato e redistribuito il carico di lavoro; è giusto che vedano finalmente riconosciuto il loro merito, anche tramite un sistema che le valorizzi, mettendo finalmente uno stop a questi vergognosi fenomeni. Intendiamo lanciare un segnale forte e trasmettere una volontà di cambiamento ben percepibile, che motivi le tante risorse di qualità presenti nel nostro Paese e nella pubblica amministrazione a esprimersi al meglio, in un ambiente stimolante e con l'iniezione di nuove e necessarie competenze. Solo così si potrà avviare un nuovo capitolo della storia delle pubbliche amministrazioni, che ci porterà finalmente al livello degli altri Paesi europei, per un cambiamento non solo teorico, ma finalmente anche concreto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. (Brusio). Invito i colleghi ad abbassare sensibilmente il tono della voce, perché è molto difficile seguire ciò che dice chi interviene. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio per questa richiesta e sarò grata anche ai colleghi che la vorranno accogliere, diminuendo il brusio. Il mio collega, senatore Ruspandini, ha aperto il suo intervento dicendo che il Gruppo Fratelli d'Italia è preoccupato per il disegno di legge in esame; aggiungo la parola «indignazione» alla preoccupazione, e spiegherò brevemente perché. Nell'ambito del disegno di legge n. 920, recante misure per il contrasto dell'assenteismo, intervengo in merito all'articolo 2, che prevede misure biometriche per la rilevazione della presenza dei lavoratori statali. Il provvedimento prevede, infatti, l'utilizzo generalizzato di sistemi d'identificazione biometrica e di videosorveglianza per rilevare le presenze e il rispetto dell'orario. Si tratta quindi - usando un linguaggio non più brutale, ma più diretto e sincero - di impronte digitali per i dipendenti pubblici. Voglio dirlo senza mezzi termini: quest'argomento è offensivo. Si tratta di un strumento regressivo, nella nostra opinione. Premetto che il Gruppo Fratelli d'Italia - è evidente - condivide una dichiarazione di guerra ai cosiddetti furbetti del cartellino, a tutti i «fannulloni» e all'assenteismo, nonché una rilevazione delle presenze, del rispetto degli orari e di una sorta di senso del dovere e civico, oltretutto. Ci sono però sistemi di rilevazione automatica in corso e anche altri strumenti, oltre a quelli proposti che - a nostro avviso - sono offensivi e regressivi. Vorrei anche dire che con questa definizione si indicano sistemi informatici per identificare una persona in base a una o più caratteristiche biologiche e comportamentali - non lo dico io, ma questi sono i princìpi della biometria - e poi i dati vengono confrontati con quelli presenti in un database del sistema. È interessante ricordare che la biometria nasce con Bertillon, alla fine dell'Ottocento, con un metodo di identificazione scientifico, appunto biometrico, inizialmente utilizzato nelle carceri e poi nelle prefetture di Parigi per schedare i detenuti; questa tecnica viene successivamente messa a sistema dalla polizia scientifica per l'identificazione dei criminali. Quando si legge l'articolo 2, vorrei che si pensasse anche all'origine storico-scientifica di questo metodo, perché rientra nella definizione di cui ho parlato di metodo regressivo e offensivo. Oggi, aggiornando la tecnica, si tratta di un sistema computerizzato di riconoscimento, di commisurazione di caratteristiche biologiche. Bene, anzi male: il disegno di legge non reca i numeri per stimare i costi: non si sa quanti apparecchi servirebbero, né quanto personale sarebbe da impiegare;