[pronunce]

2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 2.1.- L'Avvocatura eccepisce l'inammissibilità del ricorso per tardività, in quanto la deliberazione n. 227 del 2015 impugnata è l'ultimo di una serie di atti, tutti astrattamente idonei a ledere l'autonomia regionale. Al fine di garantire la tempestività del ricorso, la Regione avrebbe dovuto impugnare la precedente deliberazione 5 marzo 2015, n. 147 con cui la sezione aveva formulato osservazioni ai fini della regolarizzazione dei rendiconti e con cui già manifestava l'intendimento di esercitare il potere di controllo. 2.2.- Ancora in via preliminare viene eccepita l'inammissibilità del ricorso per genericità delle censure proposte. Al di là dell'enunciazione delle disposizioni costituzionali inerenti le Regioni in generale, non sarebbero individuabili le specifiche attribuzioni lese dall'atto impugnato. 2.3.- Il ricorso sarebbe poi inammissibile per mancanza di tono costituzionale, poiché riguarderebbe non tanto questioni attinenti al riparto delle attribuzioni costituzionali, ma unicamente una diversa interpretazione delle norme che disciplinano il controllo. 3.- Nel merito, secondo l'Avvocatura, la sezione regionale di controllo avrebbe agito nel pieno rispetto della normativa statale, regionale e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 2012, che, all'art. 1, comma 3, lettera a), richiama il principio della "riconducibilità" delle spese all'attività istituzionale del gruppo. 3.1.- Sulle specifiche contestazioni formulate dalla ricorrente con riferimento alle spese defensionali, fa presente l'Avvocatura generale dello Stato che le spese per contestare giudizialmente la declaratoria di irregolarità nella gestione delle risorse non rientrerebbero in alcuna delle categorie previste dal decreto-legge n. 174 del 2012, come convertito, e dal d.P.C.m. del 21 dicembre 2012. Per le spese per il personale, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, l'art. 1, comma 5, dello stesso d.P.C.m. disporrebbe l'utilizzo del contributo per le spese suddette in conformità alla normativa regionale (art. 52, comma 1, legge della Regione Veneto 31 dicembre 2012, n. 53, recante «Autonomia del Consiglio regionale»); la sezione regionale avrebbe, pertanto, la facoltà di richiedere ulteriore documentazione ai fini dell'espletamento del controllo, per conoscere il risultato atteso dalla collaborazione. 4.- Con memoria depositata il 23 aprile 2016, la Regione Veneto ha riferito che è intervenuto un parziale annullamento della deliberazione n. 227 del 2015, da parte della sentenza n. 61 del 2015 delle sezioni riunite della Corte dei conti in sede giurisdizionale, in speciale composizione. La ricorrente, in seguito a questa pronuncia, ha chiesto alla Corte di dichiarare la cessazione della materia del contendere in parte qua, relativamente alle spese defensionali e a quelle per il personale, a causa dell'esaurimento degli effetti dell'atto gravato, per sopraggiunta modificazione della situazione giuridica in relazione alla quale il conflitto era sorto. A parere della Regione ricorrente, la delibera rimarrebbe efficace solo con riguardo ad alcune spese indicate al n. 5) del modello di rendicontazione, quali le spese di redazione, stampa e spedizione di pubblicazioni o periodici, anche via web. 5.- Con memoria depositata il 14 luglio 2016, il Presidente del Consiglio dei ministri replica alle deduzioni illustrate dalla ricorrente. Secondo la difesa erariale, non sarebbe comprovata la definitività della sentenza n. 61 del 2015, né le avverse deduzioni contenute nella memoria regionale sembrerebbero escludere il permanere di un interesse all'accertamento sulla spettanza del potere di adottare la deliberazione. La difesa dello Stato ribadisce, infine, le eccezioni di inammissibilità e infondatezza illustrate nell'atto di costituzione in giudizio in linea con le decisioni assunte da questa Corte con la sentenza n. 104 del 2016.1.- La Regione Veneto ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri per l'annullamento, previa dichiarazione di non spettanza allo Stato, della deliberazione della Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Veneto, del 22 aprile 2015, n. 227 e di quelle presupposte ed eventualmente adottate medio tempore, con cui è stata dichiarata l'irregolarità dei rendiconti presentati da alcuni gruppi consiliari regionali per l'esercizio finanziario 2014, nei limiti e per gli importi indicati nella deliberazione medesima. 1.1.- Con una prima e ampia censura, la ricorrente si duole che - in violazione della sua autonomia istituzionale, legislativa, amministrativa, contabile e statutaria, dell'autonomia del Consiglio regionale e dei gruppi consiliari, nonché del principio di leale collaborazione - il controllo operato dalla Corte dei conti, invece di essere meramente documentale ed esterno, sarebbe stato esercitato valutando l'inerenza delle spese all'attività istituzionale dei gruppi e sindacando il merito delle loro scelte discrezionali. La sezione avrebbe utilizzato criteri diversi da quelli stabiliti dalla normativa di riferimento, rappresentata dal decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito con modificazioni dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213, nonché dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2012 (Recepimento delle linee guida sul rendiconto di esercizio annuale approvato dai gruppi consiliari dei consigli regionali, ai sensi dell'art. 1, comma 9, del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213). 1.2.- Con una seconda censura la Regione Veneto lamenta che la sezione regionale di controllo della Corte dei conti avrebbe erroneamente dichiarato l'irregolarità delle spese sostenute dai gruppi consiliari per l'instaurazione di giudizi dinanzi al giudice amministrativo, volti a contestare la precedente dichiarazione di irregolarità dei rendiconti adottata dalla medesima sezione regionale. 1.3.- Con una terza censura la ricorrente lamenta l'illegittimità del controllo, in relazione alle spese effettuate per il personale e per i collaboratori, perché fondato su un'erronea interpretazione del quadro normativo di riferimento da parte della sezione regionale. 1.4.- Con una quarta e ultima censura la ricorrente si duole dell'erroneità del controllo sulle spese per consulenze, studi, incarichi e convegni, nonché di quello relativo alle spese per pubblicazioni e stampa anche via web. 1.5.- Con memoria depositata il 23 aprile 2016, la Regione Veneto ha riferito che è nel frattempo intervenuto un parziale annullamento della deliberazione n. 227 del 2015, disposto dalla sentenza n. 61 del 2015 delle sezioni riunite della Corte dei conti.