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delle disponibilità economiche del detenuto o internato, dei suoi familiari e delle persone a lui collegate, anche attraverso le verifiche fiscali, economiche e patrimoniali di cui all'articolo 79 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dell'intervenuta adozione nei confronti del richiedente di provvedimenti patrimoniali di sequestro e confisca e del loro stato di concreta esecuzione. 3. Grava sul detenuto o internato richiedente i benefici di cui al comma 1 l'onere di allegare specificatamente sia gli elementi che escludono l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata che il pericolo di un loro ripristino. L'esemplare comportamento del detenuto o internato, la mera partecipazione al percorso rieducativo, la dichiarata dissociazione nonché il mero decorso del tempo costituiscono elementi necessari, ma da soli non sufficienti per ritenere accertato il ravvedimento ai sensi dell'articolo 176 del codice penale, né per escludere la capacità di mantenere i collegamenti con la criminalità organizzata terroristica o eversiva nonché il pericolo del ripristino di tali collegamenti. 4. Ai fini della concessione dei benefici del comma 1, il tribunale di sorveglianza acquisisce una relazione del direttore dell'istituto penitenziario dove il condannato è detenuto o internato e i pareri circa gli elementi tali da escludere sia l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, sia il pericolo di un loro ripristino: a) della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, acquisite informazioni per il tramite delle direzioni distrettuali antimafia territorialmente competenti sia in relazione al luogo di emissione della sentenza, sia in relazione al luogo di detenzione o internamento, sia in relazione al luogo di origine e operatività del gruppo criminale di riferimento, nonché in relazione al luogo dove si attua il beneficio richiesto; b) del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, acquisite informazioni per il tramite dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica territorialmente competenti sia in relazione al luogo di emissione della sentenza, sia in relazione al luogo di detenzione o internamento, sia in relazione al luogo di origine ed operatività del gruppo criminale di riferimento, nonché in relazione al luogo dove si attua il beneficio richiesto. 5. I pareri e la relazione devono pervenire entro il termine di trenta giorni dalla richiesta del tribunale, prorogabili una sola volta nei casi di particolare complessità. Trascorsi tali termini, il tribunale di sorveglianza decide anche in assenza dei pareri e della relazione richiesti. Nei casi in cui vi sia un grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, il presidente del tribunale può disporre l'applicazione provvisoria del beneficio, salvo poi acquisire i pareri di cui al presente comma, per confermare o revocare il beneficio. La Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica possono comunicare, anche di propria iniziativa, elementi utili circa l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, o il pericolo di un loro ripristino. 6. Con il provvedimento di concessione dei benefici di cui al comma 1, il giudice può disporre l'obbligo o il divieto di permanenza dell'interessato in uno o più comuni o in un determinato territorio e il divieto di svolgere determinate attività o di avere rapporti personali che possono occasionare il compimento di altri reati o ripristinare rapporti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, nonché può prescrivere che il condannato o l'internato si adoperi in iniziative di contrasto alla criminalità organizzata. 7. Alle udienze del tribunale di sorveglianza le funzioni di pubblico ministero possono essere svolte da un magistrato della direzione distrettuale antimafia. Sono fatte salve le disposizioni degli articoli 16- nonies e 17 -bis del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82. 8. I benefici di cui al comma 1 non possono essere concessi qualora i detenuti siano sottoposti al regime di detenzione di cui all'articolo 41 -bis della presente legge. 9. L'autorità competente può procedere allo scioglimento del cumulo giuridico delle pene solo in relazione ai benefici di cui ai commi 1, che integrino il percorso rieducativo del condannato e che tendano al suo reinserimento sociale. È precluso il divieto di scioglimento del cumulo giuridico delle pene in relazione ai benefici di cui ai commi 1 qualora essi siano svincolati dal percorso rieducativo del condannato e in particolare rispetto a quelli aventi come finalità la riduzione della popolazione carceraria ». 2 Al titolo I, capo I, della legge 26 luglio 1975, n. 354, dopo l'articolo 4- bis è aggiunto il seguente: « Art. 4- ter. - (Divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti). - 1. L'assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti: delitti di cui agli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319 -bis , 319- ter , 319- quater , primo comma, 320, 321, 322, 322- bis , 473, 474, 575, 583- quinquies , 600, 600- bis , 600- ter , 600- quater , 600- quater .1, 600- quinquies , 600- octies , 601, 601- bis , 602, 602- ter , 603, 603- bis , 604, 609- bis , 609- ter , 609- quater , 609- quinquies , 609- octies , 609- undecies , 628, terzo comma, 629, secondo comma, e 630 del codice penale; delitti di cui all'articolo 291- ter del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43; delitti di cui all'articolo 73 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell'articolo 80, comma 2, del medesimo testo unico; delitti previsti dall'articolo 12 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. I benefici di cui al primo periodo sono concessi solo se sia stata fornita la prova dell'assenza dell'attuale pericolosità sociale del condannato e dei rischi connessi al suo reinserimento nel contesto sociale. 2.