[pronunce]

Di conseguenza, sarebbe non fondata la questione sollevata in rapporto all'art. 117, primo comma, Cost. 2.3.2.- Analoga conclusione esprime la Provincia autonoma di Trento riguardo alla seconda questione enucleata dal ricorso, con riferimento al comma 14 dell'art. 8 e all'art. 16 della legge prov. Trento n. 9 del 2020. Dal punto di vista contenutistico, si tratta, per un primo verso, delle norme che prevedono l'esame tecnico dell'offerta e, dopo l'aggiudicazione provvisoria, regolano la procedura utile alla presentazione della domanda di provvedimento unico di aggiudicazione e abilitazione (commi 5-bis e 5-ter dell'art. 1-bis 1 della legge prov. Trento n. 4 del 1998). Per un secondo verso, si tratta delle norme che ripartiscono tra le amministrazioni interessate il compito di istruire la procedura per quanto di rispettiva competenza, prevedendo, infine, la convocazione di una conferenza dei servizi partecipata da tutte le amministrazioni interessate al rilascio dei titoli abilitativi necessari per il provvedimento unico di assegnazione. Osserva la resistente che la nuova disciplina accede a disposizioni preesistenti, mai impugnate dallo Stato, che già affidavano la valutazione delle offerte ad una commissione tecnica indipendente (comma 5 dell'art. 1-bis 1 della legge prov. Trento n. 4 del 1998). D'altro canto, esercitando la competenza legislativa conferita dall'art. 13 dello statuto, la Provincia autonoma ha comunque scorporato, anteponendola all'avvio della procedura di gara, la valutazione di impatto ambientale concernente la derivazione (art. 1-bis, commi 1.1 e seguenti, e comma 2, della citata legge prov. Trento n. 4 del 1998). Anche questa opzione non è stata contestata dallo Stato. Più in generale, sarebbe non fondata la pretesa che la legislazione provinciale debba conformarsi alla direttiva del procedimento unico, come fissata all'art. 12, comma 1-ter, lettera m), del d.lgs. n. 79 del 1999. Tale direttiva, come già sostenuto sul terreno della dedotta inammissibilità, non potrebbe, secondo la Provincia, considerarsi «principio fondamentale dell'ordinamento statale», come tale condizionante per la legislazione provinciale, ma costituirebbe una mera disposizione di dettaglio. Un principio fondamentale, semmai, andrebbe delineato nella direzione opposta, laddove si prescrive che la valutazione tecnica nelle procedure di appalto o concessione sia comunque affidata a commissioni formate da esperti della materia (sono citati i commi 1 e 4 dell'art. 77 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante «Codice dei contratti pubblici»). Altro principio fondamentale concernerebbe la tutela dell'ambiente (art. 4, comma 1, del citato d.lgs. n. 50 del 2016), assicurata nella massima misura da una procedura preventiva di valutazione d'impatto ambientale, conforme anche al disposto dell'art. 16, paragrafo 1, della direttiva 2006/123/UE. Oltretutto - aggiunge la Provincia autonoma di Trento - il ricorso propone una interpretazione opinabile della norma elevata a parametro interposto, che potrebbe anche intendersi quale prescrizione di una procedura unica per la sola fase della instaurazione del rapporto concessorio, e non per quella antecedente di selezione delle offerte. In ogni caso, le amministrazioni diverse e portatrici di competenze proprie sarebbero tutte coinvolte nel processo decisionale, e la struttura tecnica della Provincia avrebbe solo funzioni di coordinamento. La procedura culminerebbe effettivamente in un provvedimento unico della Giunta provinciale, sebbene preparato dall'apporto trasparente e indipendente di ciascuna delle amministrazioni coinvolte. 2.3.3.- La Provincia autonoma di Trento chiede infine sia dichiarata non fondata anche la terza questione sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, relativamente all'art. 10 della legge prov. Trento n. 9 del 2020, e dunque in materia di requisiti opzionali per il bando concernente la concessione di grandi derivazioni. I requisiti obbligatori sarebbero stati fissati dalla legge provinciale, sottraendoli alla discrezionalità della Giunta provinciale, al fine di garantire che concorrano per la concessione solo soggetti che siano in grado - sul piano operativo, tecnico e finanziario - di gestire in sicurezza gli impianti e di assicurare la continuità delle forniture di energia. I requisiti "opzionali", che potrebbero essere inseriti anche solo parzialmente nel bando, varrebbero ad affinare i criteri di selezione in rapporto alle concrete caratteristiche della derivazione da gestire, in modo che possano accedere alla procedura anche soggetti che abbiano fatto esperienza solo con impianti di esercizio o di complessità inferiore, ma senza alcun pregiudizio per l'affidabilità dell'operatore, da garantire anche in rapporto alle specifiche caratteristiche orografiche del territorio trentino. La resistente considera partitamente i requisiti censurati nel ricorso, al fine di dimostrare come ciascuno tra essi sia funzionale all'indicato bilanciamento, e fornisce dati quantitativi e qualitativi concernenti il numero delle derivazioni, delle dighe e degli impianti che la legge provinciale impugnata è chiamata a disciplinare. Dunque, non sussisterebbe alcuna violazione dei criteri di oggettività, necessità e proporzionalità espressi dalle norme dell'Unione europea in materia, a maggior ragione considerando che, al fianco dei parametri indicati dal ricorrente, dovrebbe tenersi conto di quanto stabilito all'art. 12, paragrafo 3, della stessa direttiva 2006/123/CE: cioè che le procedure di selezione attribuiscano rilievo a motivi imperativi di carattere generale, tra i quali la pubblica sicurezza, che comprende l'incolumità pubblica. Ne conseguirebbe, al fine, che la disciplina impugnata non contrasta né con il primo comma dell'art. 117 Cost., né con l'art. 13 dello statuto di autonomia speciale. 3.- In data 9 febbraio 2021 è stata depositata, in applicazione degli artt. 4-ter e 23 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, una opinione scritta nell'interesse della Associazione elettricità futura - Unione delle imprese elettriche italiane (d'ora in poi: Elettricità futura), che ha inteso operare come amicus curiae. L'opinione è stata ammessa con decreto del Presidente della Corte costituzionale in data 17 febbraio 2022. Elettricità futura considera fondate le prime due tra le questioni sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, poiché le norme impugnate violerebbero, rispettivamente, il primo ed il secondo comma dell'art. 117 Cost. Sarebbe invece priva di fondamento la terza questione, concernente i requisiti "opzionali" per i bandi, poiché le misure adottabili dalla Giunta regionale per la selezione tra gli aspiranti alla concessione sarebbero proporzionate ed adeguate allo scopo di garantire capacità operative, tecniche e finanziarie dei gestori di grandi derivazioni idroelettriche.