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Il titolo IV, «La revocazione», è costituito da sei articoli (articoli 100-105), che preservano, con adeguati aggiornamenti e lievi modifiche, suggerite dall'esperienza dottrinale e giurisprudenziale, la regolamentazione contenuta nel decreto legislativo n. 546 del 1992, che non ha dato luogo a inconvenienti applicativi. 6. Il libro quarto contiene la disciplina dei «Riti speciali». Le norme che ne fanno parte sono ripartite in quattro titoli. Il titolo I, «Esecuzione delle sentenze e giudizio di ottemperanza», è formato da quattro articoli che disciplinano, nell'ordine, la riliquidazione e riscossione a seguito di sentenze (articolo 106), i rimborsi a seguito di sentenza (articolo 107), il rilascio di copia di sentenza in forma esecutiva (articolo 108) e il giudizio di ottemperanza (articolo 109). Si tratta di una disciplina migliorativa di quella vigente, tendente a rendere ancora più funzionale la concreta esecuzione della sentenza, che, soprattutto attraverso il giudizio di ottemperanza, introdotto dal decreto legislativo n. 546 del 1992, ha comunque già dato ottimi risultati. Il titolo II, «Il procedimento cautelare», è composto di otto articoli, con i quali si è uniformizzata e generalizzata la disciplina del procedimento cautelare, attualmente contenuta negli articoli 47 e 47- bis del decreto legislativo n. 546 del 1992 e negli articoli 19, comma 2, e 23, comma 3, del decreto legislativo n. 472 del 1997. In particolare, è stata espressamente estesa la tutela cautelare anche ai giudizi d'appello e di revocazione (articolo 116) e sono stati specificamente regolati i modi e le forme della tutela cautelare in pendenza di ricorso per cassazione (articolo 117). Il titolo III, «Il procedimento di conciliazione in pendenza di giudizio», si compone di quattro articoli (118, 119, 120 e 121), con i quali, in forma autonoma e collocazione volutamente terminale e residuale, si è delineata una nuovissima disciplina del procedimento di conciliazione, espressamente stabilendo che esso possa aver luogo durante la pendenza dell'intero giudizio, nelle forme e con le modalità appositamente studiate in modo da consentire alle parti tutte di addivenire ad una composizione conciliativa delle liti pendenti, superando così opportunamente la grave limitazione della legislazione vigente (articolo 48 del decreto legislativo n. 546 del 1992), che ammette solo in primo grado la conciliazione nel processo tributario. La nuova disciplina dovrebbe consentire la cessazione dell'inutile protrarsi di contenziosi, pur dopo mutati assetti legislativi, costituzionali e giurisprudenziali, così da evitare inutili sprechi di attività giurisdizionale. 7. Dall'analitica rappresentazione dei punti salienti della predisposta normativa, è possibile rilevare come essa adeguatamente si affianchi ratione materiae a quelle che attualmente regolano il processo civile e quello amministrativo, completando in tal modo la disciplina formale delle tre giurisdizioni, civile, amministrativa e tributaria.. PRIMO DISPOSIZIONI GENERALI I DEI GIUDICI TRIBUTARI E DEI LORO AUSILIARI I DELLA GIURISDIZIONE TRIBUTARIA 1 (Gli organi della giurisdizione tributaria) 1 La giurisdizione tributaria è esercitata dai tribunali tributari, dalle corti d'appello tributarie e dalla Sezione tributaria della Corte di cassazione. 2 I giudici tributari applicano le norme processuali di cui al presente codice. 3 Solo per quanto non disposto dal presente codice, anche con l'impiego dell'analogia, e sempre che siano compatibili con esse, i giudici tributari applicano le disposizioni del codice di procedura civile e le disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368. 2 (Ambito della giurisdizione tributaria) 1 Appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, le sovraimposte e le addizionali, le relative sanzioni nonché gli interessi e ogni altro accessorio. 2 Appartengono altresì alla giurisdizione tributaria le controversie promosse dai singoli possessori concernenti l'intestazione, la delimitazione, la figura, l'estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell'estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, nonché le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l'attribuzione della rendita catastale. Appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie attinenti l'imposta e il canone comunale della pubblicità e il diritto alle pubbliche affissioni. 3 Rientrano nella competenza dei giudici tributari tutte le controversie riguardanti gli atti dell'esecuzione forzata tributaria, anche successivi alla notifica della cartella di pagamento, comprese le controversie relative all'avviso di cui all'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, nonché tutte le controversie relative ai fermi amministrativi e alle iscrizioni di ipoteche. 3 (Difetto di giurisdizione del giudice tributario) 1 Il difetto di giurisdizione è rilevabile, anche d'ufficio, soltanto nel primo grado del giudizio. 4 (Regolamento preventivo di giurisdizione) 1 Finché la causa non sia stata decisa in primo grado, ciascuna delle parti può proporre regolamento di giurisdizione a norma degli articoli 41 e 367 del codice di procedura civile. 5 (Trasferimento dell'azione davanti al giudice tributario) 1 Se dalla Corte di cassazione o da altro giudice, con pronuncia passata in giudicato, viene riconosciuta la giurisdizione del giudice tributario, l'azione è trasferita davanti a questo mediante ricorso secondo le modalità e le forme indicate dall'articolo 41. 2 Il ricorso di cui al comma 1 può essere presentato, a pena d'inammissibilità, soltanto dopo il passaggio in giudicato della pronuncia che dichiara la giurisdizione del giudice tributario ed entro il termine perentorio di tre mesi da quando la pronuncia stessa è passata in giudicato. 3 Nel giudizio attivato a norma dei commi 1 e 2, fermi gli effetti sostanziali e processuali che la domanda avrebbe prodotto se inizialmente proposta davanti al giudice tributario, tutte le parti possono rimodulare le rispettive difese, adeguandole a quelle proprie del processo tributario, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute. 4 Le parti, a loro richiesta, sono rimesse in termini in caso di errore scusabile ove ricorrano le condizioni di cui all'articolo 153, secondo comma, del codice di procedura civile. 5 I provvedimenti cautelari emessi nel giudizio davanti al giudice inizialmente adito conservano la loro efficacia, salvo che, su istanza della parte interessata, siano revocati o modificati dal giudice tributario a norma dell'articolo 114. II