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Norme sulla rappresentanza e la rappresentatività sindacali e sull'efficacia dei contratti collettivi di lavoro. Onorevoli Senatori. -- I mutamenti intervenuti negli ultimi due decenni nell'economia, legati alla globalizzazione della concorrenza e alle mutate caratteristiche della produzione, hanno modificato gli schemi di regolazione del lavoro e profondamente cambiato la dinamica delle relazioni industriali. Dinamiche relazionali già stressate, all'esplodere della crisi economica, hanno da un lato aperto uno spazio sempre maggiore al ruolo delle organizzazioni sociali, esaltandone la funzione anche rispetto alle istituzioni ed alla rappresentanza politica, ma dall'altro lato hanno messo in luce le criticità relazionali e regolatorie del sistema delle relazioni industriali nel nostro Paese. Ciò proprio nel momento in cui anche il legislatore si è orientato a valorizzare l'autonomia collettiva, soprattutto nel governo dei processi di trasformazione della realtà produttiva nella tutela dell'occupazione e nella necessità di contemperare tutela dei diritti in ambito di lavoro e istanze di flessibilità indotte dalle mutate dinamiche del mercato. Perciò si rende necessario il conseguimento di un nuovo sistema di regole essenziali e di principio nel settore privato, che possa contribuire a superare le criticità dei rapporti nelle relazioni sindacali e le incertezze degli effetti degli atti negoziali. Sono, infatti, del tutto evidenti le conseguenze negative, sul piano della coesione sociale e della produttività, di relazioni industriali controverse o della reiterazione di accordi separati. Parimenti, le conseguenze dell'inopinata modifica referendaria dell'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, nella parte in cui ammetteva la costituzione di rappresentanze sindacali aziendali (RSA) «nell'ambito delle associazioni aderenti alle Confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale», ha finito per limitare la rappresentanza ai soli sindacati firmatari di contratti collettivi, escludendo dalla rappresentanza organizzazioni sindacali massimamente rappresentative, che non hanno condiviso e sottoscritto un accordo, con ciò producendo un evidente vulnus ai processi della democrazia rappresentativa e la destrutturazione delle relazioni industriali. La combinazione poi di questa situazione con i potenziali effetti di rovesciamento delle gerarchie contrattuali, resa possibile dall'articolo 8 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, rischia di produrre la balcanizzazione o lo stallo, effetti solo apparentemente opposti, delle dinamiche contrattuali indispensabili tanto alla regolazione del mercato quanto alla tutela e alla promozione del lavoro. Nella direzione auspicabile di una regolamentazione pattizia della rappresentanza, del suo ruolo e della conseguente disciplina della contrattazione, fin dall'aprile del 2008, le organizzazioni sindacali hanno convenuto sull'esigenza di addivenire, sulla falsariga di quanto realizzato per il comparto del pubblico impiego, a un sistema di certificazione e di verifica della reale rappresentatività delle diverse sigle sindacali, con un apposito accordo interconfederale. Successivamente, dopo la crisi intervenuta con l'accordo separato sul modello di contrattazione del 22 gennaio 2009, ha avuto rilevanza fondamentale l'intesa sottoscritta il 28 giugno 2011 fra Confindustria, CGIL, CISL e UIL in materia di accordi sindacali con valenza generale. Infine, il 31 maggio 2013, Confindustria, CGIL, CISL e UIL hanno firmato un ulteriore accordo in materia di democrazia e rappresentanza, punto di svolta importante nella regolazione dei rapporti tra le parti, a completamento del quadro di regole previsto nel già citato accordo del 28 giugno 2011. Infatti, con l’intesa del 31 maggio scorso, oltre a definire le modalità con cui misurare la rappresentanza delle organizzazioni sindacali, si determinano le regole con cui validare e rendere esigibili i contratti collettivi nazionali di lavoro. Ai princìpi e criteri sanciti nell’intesa del 28 giugno 2011 e ribaditi in quella del 31 maggio 2013 si ispira il presente disegno di legge, con l’obiettivo di fornire adeguato sostegno normativo alla regolazione concordata tra le parti in una logica di sussidiarietà. L'obiettivo del presente disegno di legge è quello di rafforzare la rappresentanza generale e, quindi, la democrazia sociale, con una legge di impianto universalistico, a partire dall'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 che, oltre ad affrontare il tema della riforma della struttura della contrattazione, traccia un percorso innovativo circa nuove forme di regolamentazione della rappresentanza e della democrazia sindacale. Alla base della presente proposta vi è quindi la volontà di regolare il sistema delle relazioni industriali in modo da renderlo funzionale alla creazione di condizioni di competitività e produttività tali da rafforzare il sistema produttivo, l'occupazione e le retribuzioni. Muoviamo dal presupposto che la contrattazione collettiva rappresenti un valore e debba raggiungere risultati funzionali all'attività delle imprese e alla crescita di un'occupazione stabile e tutelata; in questo senso la contrattazione collettiva deve essere orientata ad una politica di sviluppo adeguata alle differenti necessità produttive delle imprese e che, allo stesso tempo, concili e promuova il rispetto dei diritti e delle esigenze delle persone. Nel pieno rispetto dei principi di libertà sindacale e del pluralismo associativo, vi è l'esigenza generale di contrastare l'eccessiva frantumazione delle rappresentanze sindacali, così come quella di garantire criteri di misurazione dell'effettiva rappresentatività dei sindacati sulla base della consistenza associativa certificata e del consenso elettorale riscosso tra tutti i lavoratori; di assicurare la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) in tutti i luoghi di lavoro, senza provocare conflitti tra la rappresentanza sindacale firmataria dei contratti collettivi nazionali e la rappresentanza sindacale aziendale nella contrattazione di secondo livello; di conferire efficacia « erga omnes » a tutti i contratti di lavoro sottoscritti dai sindacati dei quali sia misurabile la rappresentatività. Ciò al fine di delineare un sistema di relazioni sindacali e contrattuali regolato e, in quanto tale, in grado di dare certezze non solo riguardo ai soggetti titolari della rappresentanza, alle gerarchie e ai livelli della contrattazione collettiva, ma anche relativamente all'affidabilità ed al rispetto delle regole stabilite e degli accordi conseguiti. Una parte fondamentale del presente disegno di legge è dedicata alla contrattazione collettiva di secondo livello. Infatti, fermo restando il ruolo e la sovraordinazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, s'intende favorire lo sviluppo e la diffusione della contrattazione collettiva di secondo livello, per cui vi è la necessità di promuoverne l'effettività e di garantire una maggiore certezza delle scelte operate d'intesa fra aziende e rappresentanze sindacali dei lavoratori.