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In questo quadro, gli impegni assunti dall'Italia in occasione degli importanti appuntamenti internazionali sono sempre stati chiari e netti nella volontà di contribuire a un miglioramento delle condizioni climatiche ed ambientali. È recente, infatti, la notizia che la Commissione europea ha deferito il nostro Paese alla Corte di giustizia dell'Unione europea per la ripetuta violazione dei limiti annuali di biossido di azoto nell'aria delle città e per il mancato adeguamento alle norme UE dei sistemi di trattamento delle acque di scarico di oltre 700 agglomerati e 30 aree sensibili dal punto di vista ambientale. In quest'ottica, bisogna avere ben presente che, senza modificare profondamente l'attuale sistema produttivo, non sarà possibile mitigare il riscaldamento globale. Va da sé che il sistema produttivo si modifica solo con interventi a monte, in primo luogo con una nuova politica energetica che favorisca l'utilizzo di tecnologie e fonti energetiche a basse emissioni di carbonio e definisca una vera e propria road map di decarbonizzazione che riguardi tutti i settori, attraverso investimenti pubblici, incentivi fiscali e semplificazione. Risulta evidente che oggi le fonti fossili costituiscono un problema e tra alcuni decenni bisogna arrivare al loro superamento, rispetto alla semplice riduzione di oggi, per rispettare i livelli di emissioni che sono stati decisi a Parigi. Queste sono scelte di programmazione del territorio volte a favorire uno sviluppo economico in chiave di sostenibilità, in alternativa a un modello basato sui combustibili fossili e su cui l'attuale Governo ha il dovere di dare segnali chiari e coerenti. Un altro grande tema sul quale è importante porre attenzione è una nuova fiscalità ambientale quale imperativo delle prossime politiche economiche. Solo così l'Italia può collocarsi pienamente dentro il processo europeo disegnato con la nuova direttiva sull'economia circolare, spostando la tassazione dal lavoro all'inquinamento dei processi produttivi e dei prodotti dopo e durante il loro uso. Un capitolo fondamentale riguarda, inoltre, la fiscalità ambientale in materia di beni e prodotti. In questo ambito la direzione è quella di una revisione dell'imposta sul valore aggiunto, con l'obiettivo di orientare il mercato verso modi di produzione e consumo sostenibili, prevedendo - ad esempio - un regime dell'imposta agevolato per i manufatti realizzati con una percentuale di materiale riciclato, spostando cioè la tassazione dal lavoro all'inquinamento. L'8 gennaio 2019 è stata resa nota la proposta di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima inviata a Bruxelles dal Ministero dello sviluppo economico in concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Come previsto dal Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea, il documento sarà oggetto di discussione in sede europea nei prossimi mesi per arrivare a una versione definitiva entro la fine del 2019. Il Piano contiene gli obiettivi per l'energia e il clima che gli Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030. Il documento dovrebbe anche indicare gli strumenti (le politiche, le misure e le relative coperture economiche) attraverso i quali - credibilmente - si intende raggiungere tali obiettivi. Cogliere questa possibilità non significa rallentare il processo infrastrutturale e tecnologico - come molti vorrebbero - quanto piuttosto un impegno dinamico finalizzato a concepire gli investimenti in grandi opere, come il treno ad alta velocità e l'ammodernamento della rete ferroviaria, più concorrenziali e più convenienti, sotto il profilo dell'impatto ambientale, del trasporto su gomma, soprattutto per quanto riguarda le merci. L'obiettivo deve essere quello di realizzare un'energia sicura, economica, efficiente e sostenibile; un'economia in espansione e, allo stesso tempo, sempre più decarbonizzata; un approccio neutrale nei confronti di tutte le fonti energetiche, che parta da un'analisi dell'intero ciclo di vita e che premi le fonti effettivamente in grado di assicurare i maggiori vantaggi per l'ambiente, per la salute dei nostri cittadini e per l'economia del nostro Paese. Per ogni chilogrammo di risorsa consumata il nostro Paese genera (a parità di potere d'acquisto) 4 euro di PIL, contro una media europea di 2,2 e valori tra 2,3 e 3,6 di tutte le altre grandi economie continentali, come stima l'Istituto di ricerche ambiente Italia. Il nostro è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani, industriali e così via, inclusi quelli minerari) e questo anche grazie a modalità innovative di gestione dei rifiuti e sistemi avanzati per il loro recupero. Diverse sentenze giurisprudenziali, ultima delle quali la sentenza del Consiglio di Stato n. 1229/2018, hanno fornito un'interpretazione molto restrittiva in relazione alla possibilità per l'autorità competente (Regione o Provincia da questa delegata) di valutare «caso per caso» la sussistenza delle condizioni previste dalla norma. Arrestare questo processo virtuoso, anche attraverso la mancata possibilità di consentire alle Regioni di definire i criteri per la cessazione di qualifica di rifiuto «caso per caso», getta un'ombra di incertezza sulle numerose autorizzazioni ordinarie integrate che oggi abilitano il recupero di rifiuti non disciplinati a livello comunitario e ministeriale. Chiediamo dunque al Governo di impegnarsi a farsi carico, tra i Paesi partecipanti alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, dell'adozione di un codice che esiga un livello elevato di trasparenza, con solide norme vincolanti per tutte le parti al fine di misurare accuratamente i progressi e consolidare la fiducia tra le parti che partecipano al processo internazionale. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. BERUTTI (FI-BP) . Ancora qualche minuto, Presidente. PRESIDENTE. Un minuto, senatore «Qualche» è un po' complicato. Prego, continui. BERUTTI (FI-BP) . La ringrazio. Si impegna altresì il Governo ad adottare con urgenza interventi per favorire la riduzione dei limiti di biossido di azoto, anche per non incorrere in procedure di infrazione da parte dell'Unione europea. Chiediamo, inoltre, al Governo di impegnarsi a proporre con la massima urgenza una norma transitoria nelle more dell'applicazione della direttiva, che consenta agli impianti al momento costruiti ma fermi di funzionare regolarmente onde evitare di destinare ingenti quantità di rifiuti alle discariche; a garantire l'autonomia finanziaria degli enti locali che impegnano le risorse derivanti dalla tassazione alle imprese; a prevedere un piano di investimenti pubblici finalizzato a: promuovere un nuovo modello energetico-ambientale; dotare gli edifici pubblici, a partire dalle scuole, di impianti fotovoltaici e di efficienza energetica; garantire il completamento del capacity marketing , finalizzato a una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento e il sostegno alla fonte idroelettrica rinnovabile e programmabile al tempo stesso. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Giovan Battista Odierna», di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, che stanno assistendo ai nostri lavori.