[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito del decreto del Questore della Provincia autonoma di Bolzano del 28 settembre 2007 n. 11-A/A.S./2007, recante sospensione per cinque giorni della licenza di esercizio n. 1.4/73.09684/07BA/f, rilasciata in data 12 aprile 2007 dalla Provincia autonoma di Bolzano alla sig.ra Ida Rosa Karlegger, legale rappresentante della “Riva GmbH/Srl”, promosso con ricorso della Provincia autonoma di Bolzano notificato il 27 novembre 2007, depositato in cancelleria il 14 dicembre 2007 ed iscritto al n. 9 del registro conflitti tra enti 2007. Udito nell'udienza pubblica del 20 maggio 2008 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro; uditi gli avvocati Giuseppe Franco Ferrari e Roland Riz per la Provincia autonoma di Bolzano.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 27 novembre 2007 e depositato il 14 dicembre 2007, la Provincia autonoma di Bolzano ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione al decreto del Questore di detta Provincia del 28 settembre 2007, n. 11-A/A.S./2007, che ha disposto la sospensione per cinque giorni, con effetto immediato a decorrere dalla data di notificazione del decreto medesimo, della licenza di esercizio n. 1.4/73.09684/07BA/f, avente ad oggetto la gestione di una sala da ballo. 2. – La ricorrente, nell'atto introduttivo e nella memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, deduce che l'atto impugnato sarebbe stato adottato allo scopo di intervenire tempestivamente, in via cautelare, per evitare il verificarsi di situazioni atte a turbare l'ordine pubblico e la sicurezza, e richiama «nelle proprie premesse una serie di vicende avvenute in prossimità o all'interno dei locali della sala da ballo, che hanno reso necessario l'intervento della Polizia di Stato nei mesi precedenti l'adozione del decreto medesimo, per tentare di costruire un quadro fattuale idoneo a giustificare l'intervento del Questore». A suo avviso, il decreto violerebbe gli articoli 9, numero 7, 16 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) , l'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1973, n. 686 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige concernente esercizi pubblici e spettacoli pubblici) , l'articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 19 novembre 1987, n. 526 (Estensione alla regione Trentino-Alto Adige ed alle province autonome di Trento e Bolzano delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616), anche in riferimento all'art. 59 della legge della Provincia autonoma di Bolzano 14 dicembre 1988, n. 58 (Norme in materia di esercizi pubblici). L'atto realizzerebbe una illegittima invasione delle competenze provinciali in materia di «esercizi pubblici», in quanto l'art. 9, numero 7, dello statuto speciale attribuisce alla competenza legislativa di tipo concorrente della Provincia la materia degli esercizi pubblici, ad eccezione dei «poteri di vigilanza dello Stato ai fini della pubblica sicurezza», riservando al Ministero dell'interno il potere di «annullare d'ufficio, ai sensi della legislazione vigente, i provvedimenti adottati nella materia, anche se definitivi». L'art. 16 dello statuto speciale stabilisce poi che «nelle materie e nei limiti entro cui la regione o la provincia può emanare norme legislative, le relative potestà amministrative, che in base all'ordinamento preesistente erano attribuite allo Stato, sono esercitate rispettivamente dalla regione e dalla provincia». Ad avviso della ricorrente, nella materia «esercizi pubblici» l'art. 20 dello statuto speciale conferisce al Presidente della Provincia poteri di pubblica sicurezza, disponendo che questi esercita «le attribuzioni spettanti all'autorità di pubblica sicurezza, previste dalle leggi vigenti, in materia [...] di esercizi pubblici» (primo comma) e che, ai fini dell'esercizio di siffatte attribuzioni, si avvale degli organi di polizia statale, ovvero della polizia locale, urbana e rurale (secondo comma). I poteri di pubblica sicurezza spettanti agli organi statali sarebbero limitati e di natura residuale: l'art. 20, terzo comma, dello statuto di autonomia conferisce al questore le «altre attribuzioni» (concernenti materie diverse da quelle elencate nel primo comma dello stesso articolo) che le leggi di pubblica sicurezza demandano al prefetto, come risulterebbe confermato dall'art. 4 del d.P.R. n. 686 del 1973. Questa norma, nella lettera b), per quanto riguarda le attribuzioni dell'autorità locale di pubblica sicurezza, attribuisce, infatti, ai questori, nelle Province di Trento e Bolzano, le sole materie non di competenza di detti enti, diverse da quelle indicate nel primo comma del citato art. 20 dello statuto. Nella Provincia di Bolzano il riparto di competenze non sussisterebbe soltanto in riferimento alla bipartizione tra funzioni di polizia amministrativa e funzioni di pubblica sicurezza, ma interesserebbe anche quest'ultimo settore, al cui interno occorrerebbe distinguere tra le diverse competenze a questo riconducibili, come risulterebbe dall'art. 3, primo comma, del d.P.R. n. 686 del 1973, secondo il quale «nelle materie di cui all'art. 20, primo comma, dello statuto, i provvedimenti che le leggi attribuiscono all'autorità di pubblica sicurezza sono adottati, nell'ambito del rispettivo territorio, dal presidente della giunta provinciale». La limitazione ed il carattere tassativo delle funzioni riservate allo Stato sarebbero confortati dall'art. 7 del d.P.R. n. 686 del 1973, nella parte in cui stabilisce che i poteri di vigilanza dello Stato di cui al citato art. 9, numero 7, dello statuto speciale vanno intesi in senso stretto, come poteri di accesso nei locali. In definitiva, il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano costituirebbe l'Autorità di pubblica sicurezza, titolare del potere di adottare i provvedimenti necessari a garantire l'ordinato svolgersi della vita civile.