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Il provvedimento darà finalmente respiro a 16 milioni di lavoratrici e lavoratori dipendenti che, grazie a una tanto agognata riduzione del costo del lavoro, vedranno accolta una richiesta di aiuto rimasta fin troppo tempo e a lungo inascoltata. Dal canto nostro, vedremo aumentare non soltanto il netto in tasca dei nostri concittadini, ma anche e soprattutto la loro fiducia nei nostri confronti, avendo finalmente realizzato una delle tante promesse da sempre e da tutti fatte ma finora mai mantenute. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. FENU, relatore . Signor Presidente, sarò sintetico, anche per cercare di portare il provvedimento alla sua approvazione in breve tempo. Vorrei semplicemente fare una considerazione visto che diverse volte nel dibattito si è richiamata (i colleghi dell'opposizione ne hanno parlato più degli altri): la flat tax . Sono d'accordo sul fatto che la pressione fiscale vada ridotta e si debba pensare - e sicuramente lo si farà - anche con i provvedimenti successivi alle partite IVA. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,26) ( Segue FENU, relatore ). Io stesso ho una partita IVA e capisco qual è la difficoltà di chi lavora senza quella che è la tutela tipica dei lavoratori dipendenti. Quello che voglio dire, però, è che la flat tax non è la soluzione e mi dispiace che gli amici della Lega abbiano sposato il tema relativo a tale misura - a mio avviso - senza neanche condividerlo in pieno. Tutti gli studi dicono, infatti, che la flat tax agevola soltanto i redditi più alti (Applausi dal Gruppo M5S) . Senza andare a cercare gli studi di alcune associazioni che tutti conosciamo, anche recentemente abbiamo svolto in Commissione l'audizione di rappresentanti del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, che ci hanno fornito una tabella molto semplice da cui si evince che, con l'applicazione della flat tax - l'abbiamo approvata anche noi e io stesso la condivido per altri aspetti - gli stessi lavoratori autonomi pagano meno tasse a parità di reddito, per i redditi più bassi, dei lavoratori autonomi che applicano la flat tax. Sono dati indicati nella tabella citata. Non solo: per quanto riguarda i redditi medio-bassi, tutti i contribuenti che applicano l'Irpef pagano meno imposte rispetto a chi applica la flat tax . Con tale misura si è quindi voluto rispondere all'esigenza della semplificazione, e ciò è condivisibile. Ma, se vogliamo parlare di ridurre la pressione fiscale, tutti ci dicono che con la flat tax ai redditi medi e bassi non si riduce la pressione fiscale, ma anzi si aumenta. Ed è migliore il sistema di imposizione diretta Irpef e soprattutto - come è auspicabile nel lavoro che il Governo e la maggioranza porteremo avanti - lo è una ridefinizione dell'Irpef in termini di maggiore linearità nella progressività dell'imposta. Non rubo quindi altro tempo ai colleghi. Ci tenevo a fare queste osservazioni. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, vorrei fare alcune osservazioni veloci anch'io. Vorrei sottolineare che quella di cui oggi parliamo è una misura di riduzione della pressione fiscale delle imposte sul reddito su chi oggi ne sostiene l'onere maggiore, che sono appunto i lavoratori dipendenti che, assieme ai pensionati, costituiscono l'85 per cento della base imponibile di questa imposta. Si tratta quindi di un primo passo in direzione di una riforma fiscale, in un'ottica di riequilibrio del prelievo e di maggiore equità. Non è quindi una misura che si propone altre finalità e non deve essere giudicata come misura di tipo assistenziale, ambito per il quale ci sono altri strumenti su cui ancora interverremo. Non è una misura di sostegno alle responsabilità familiari sulle quali - come sapete - il Governo e tutte le forze di maggioranza sono impegnati a fare una riforma di grande respiro. Va giudicata per quello che è, e cioè un intervento di riduzione della pressione fiscale sui redditi dei lavoratori dipendenti. Vorrei anche sottolineare che è sbagliato e pretestuoso cercare di creare un dissapore o un contrasto tra lavoro dipendente e lavoro autonomo perché, di fatto, sappiamo che il lavoro autonomo nel nostro Paese già gode di un regime fiscale agevolato, che non è stato messo in discussione, in analoghe fasce di reddito, dai provvedimenti del Governo. Anzi, è stato confermato e quindi, semmai, c'è stata una misura di riavvicinamento e di riequilibrio tra l'onere fiscale che grava su un tipo di reddito da lavoro e sull'altro. Vorrei anche sottolineare che è sbagliato accusare il Governo di non prestare attenzione al reddito da lavoro autonomo e ai lavoratori autonomi in questo grave momento di difficoltà del nostro Paese. Se leggete infatti con attenzione i primi provvedimenti presi dal Governo per quanto riguarda le zone rosse, vedrete che c'è un intervento del tipo cassa integrazione a favore dei lavoratori autonomi. È ovvio che siamo consapevoli dell'importanza che questo tipo di operatori economici esercitano nel nostro Paese. Si tratta quindi di una misura che sarà il primo passo verso una riforma su cui il Governo si è impegnato; una riforma di equità fondata su un sistema di progressività chiaro e comprensibile, che restituisca razionalità e semplicità a questo sistema e diventi comprensibile, perché non c'è niente di peggiore che dover subire un onere e non capire perché si paga due volte tanto rispetto a un altro che si trova nella stessa situazione economica. L'estensione dell'intervento a favore dei lavoratori dipendenti con redditi fino a 40.000 euro è una chiara indicazione della direzione verso cui ci si muove: la riforma fiscale che abbiamo in mente, cioè, interesserà non i redditi solo bassi, ma anche quelli medi. Segnali importanti vengono quindi da questo nostro primo intervento. Altro segnale importante è che non a caso per il 2020 impegniamo 3 miliardi su questa misura e altrettanti ne abbiamo messi in bilancio per lo stesso anno di recupero dell'evasione fiscale, perché crediamo che la prima fonte di finanziamento della riforma fiscale sia il recupero dell'evasione. Vogliamo recuperare l'evasione fiscale non per aumentare la pressione fiscale, ma per distribuire meglio l'onere e la scelta di due impegni da 3 miliardi è esattamente ciò che abbiamo fatto in modo plastico ed evidente. La terza cosa che voglio dire è la seguente: nelle leggi di bilancio abbiamo compiuto scelte che adesso si mostrano particolarmente lungimiranti nell'attuale momento di forte difficoltà del nostro Paese. Una di queste è stata sicuramente quella di finanziare in modo sostenuto il nostro Sistema sanitario nazionale. Con la legge di bilancio abbiamo messo 2 miliardi di spesa corrente e altrettanti per le apparecchiature, oltre che per l'edilizia sanitaria; abbiamo rafforzato la possibilità di aumentare l'occupazione di medici e infermieri e di stabilizzare i precari; quindi abbiamo rafforzato il nostro Sistema sanitario nazionale, che è la benedizione che abbiamo in questo momento, il nostro elemento di forza di fronte al fenomeno del coronavirus.