[pronunce]

che si sono costituiti in giudizio, con atti di identico contenuto, Andrea Baruffaldi, Fulvia Basaglia, Anna Bergamaschi, Annarosa Bernicchia, Michele Carotenuto, Sergio Varotto, Gian Carlo Caulini, Fabrizio Venturi, Gabriele Proietti, Giorgio Bastianoni e Roberto Coli, tutti tecnici laureati dipendenti presso diverse università e tutti in possesso del requisito dello svolgimento triennale di attività scientifica e didattica a norma dell'art. 50 del d.P.R. n. 382 del 1980, intervenuti ad adiuvandum nel giudizio pendente dinanzi al Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna rimettente; che nelle memorie di costituzione in giudizio la difesa delle parti private ha insistito per l'accoglimento della questione sollevata, rilevando che: a) il combinato disposto degli artt. 12 e 16 della legge n. 341 del 1990 avrebbe determinato una "sostanziale equiparazione" tra la figura dei ricercatori universitari e quella dei tecnici laureati (in possesso del più volte ricordato requisito del triennio), in ragione dell'attribuzione agli uni come agli altri dei medesimi compiti, tra cui in particolare gli affidamenti e le supplenze di corsi di insegnamento; b) non sarebbero perciò individuabili mansioni dei ricercatori che possano giustificare una differenziazione rispetto ai tecnici laureati; c) a tale equivalenza di compiti non corrisponde però né lo stesso status né lo stesso trattamento economico, e ciò costituirebbe violazione degli artt. 3 e 36 della Costituzione, anche sotto il profilo dell'immotivato livellamento verso il basso dei tecnici laureati in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge, retribuiti allo stesso modo di coloro che ne sono privi; d) il mancato riconoscimento del trattamento dei ricercatori comporterebbe infine la violazione dell'art. 97 della Costituzione, in quanto la legge n. 341, oltre a sanare situazioni di fatto consolidatesi nel tempo nell'ambito universitario, ha contestualmente delineato misure organizzative in vista del migliore funzionamento dell'attività didattica, in particolare richiedendo il consenso dei tecnici laureati interessati per l'affidamento di corsi o di moduli di insegnamento, consenso che è prevedibile venga negato una volta che all'aggravio di compiti e di responsabilità non segua una corrispondente retribuzione, determinandosi in conclusione lo sviamento rispetto all'obiettivo legislativo. Considerato, preliminarmente, che il Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna, richiamando le argomentazioni della precedente ordinanza di rimessione, ha effettuato, a seguito della restituzione degli atti disposta da questa Corte con l'ordinanza n. 28 del 1999, la richiesta valutazione sulla persistente rilevanza della questione, motivando plausibilmente sul punto, e che pertanto la questione nuovamente sollevata in continuità con la precedente ordinanza può avere ingresso; che il Tribunale amministrativo regionale rimettente dubita, in riferimento agli artt. 3, 36 e 97 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 12 e 16 della legge 19 novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari), che stabiliscono (a) il primo, i compiti dei ricercatori - "a integrazione di quanto previsto dagli articoli 30, 31 e 32 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382" --, nel senso che essi "adempiono ai compiti didattici in tutti i corsi di studio previsti dalla [stessa] legge" n. 341 (comma 1), guidano il processo di formazione dello studente secondo il sistema di tutorato (comma 2), ricevono in affidamento e in supplenza, con il loro consenso, corsi o moduli di insegnamento ulteriori rispetto a quelli attribuiti ai professori ovvero insegnamenti sdoppiati (commi 3, 6 e 7), possono partecipare alle commissioni di esame e possono essere relatori di tesi di laurea (comma 4), e (b) il secondo, che, nella legge n. 341 del 1990, "nelle dizioni "ricercatori o "ricercatori confermati si intendono comprese anche quelle [...] di "tecnici laureati in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, alla data di entrata in vigore del predetto decreto "; che, così disponendo, le suddette norme avrebbero sostanzialmente equiparato le mansioni affidate alle due categorie, ma senza che a detta equiparazione di compiti il legislatore abbia fatto corrispondere la piena assimilazione del rispettivo status giuridico ed economico; che di tale omissione legislativa il rimettente si duole, in riferimento ai principi di uguaglianza e ragionevolezza e di adeguatezza della retribuzione - per la disparità di trattamento economico e giuridico tra le due categorie in discorso e, all'inverso, per la ingiustificata parità tra i tecnici laureati che hanno i requisiti previsti dalla legge n. 341 del 1990 e quelli che non li hanno - e altresì in riferimento al principio di buon andamento dell'amministrazione - poiché la gratuità degli incarichi affidati ai tecnici laureati, subordinati al loro consenso, può vanificare l'intento della legge, sottraendo forze alla didattica universitaria -; che la questione costituzionale si fonda sulla premessa secondo la quale non sarebbero individuabili, "alla luce degli artt. 12, 15 e 16 della legge n. 341 del 1990", mansioni dei ricercatori che differiscano da quelle dei tecnici laureati (in possesso dei requisiti di cui all'art. 50 del d.P.R. n 382 del 1980); che da tale presunta identità di funzioni e compiti assegnati alle due categorie viene fatta discendere la necessità, alla stregua dei parametri costituzionali richiamati, della piena equiparazione sotto il profilo dello status giuridico e del trattamento economico; che l'anzidetta impostazione è contraddetta dal quadro normativo complessivo concernente le due categorie, dei tecnici laureati e dei ricercatori, che il rimettente pone a raffronto; che, in particolare, la categoria dei tecnici laureati, istituita in origine quale ruolo della ex carriera direttiva per sopperire alle esigenze funzionali delle università, in particolare in vista della assegnazione agli istituti dotati di attrezzature scientifico-didattiche di particolare complessità, e assoggettata, quanto alla disciplina di status (accesso, progressione in carriera, trattamento giuridico), alle generali disposizioni concernenti gli impiegati civili dello Stato (artt. 1, 2 e 5 della legge 3 novembre 1961, n. 1255), è stata specificamente disciplinata dall'art. 35 del d.P.R. n. 382 del 1980, che ne ha stabilito l'assegnazione ai "laboratori dotati di attrezzature scientifiche di particolare complessità", con compiti di collaborazione con i docenti per il funzionamento del laboratorio e di direzione dell'attività del personale tecnico assegnato a quest'ultimo e con la connessa responsabilità delle attrezzature scientifiche e didattiche, è stata poi inserita - a seguito degli inquadramenti di cui al d.P.C.m.