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considerato che: emblematica, rispetto alla questione dell'accesso al protocollo comunale, è la vicenda che ha recentemente coinvolto un consigliere comunale di Monteforte d'Alpone (Verona); dalle segnalazioni giunte all'interrogante, infatti, risulta che, a partire da giugno 2019, il consigliere abbia fatto richiesta al Comune di ottenere le credenziali necessarie per eseguire l'accesso al protocollo comunale da remoto. Nonostante i ripetuti solleciti avanzati nei confronti dell'amministrazione, nonché le richieste di intervento presentate al difensore civico della regione Veneto ed il deposito di reclamo al prefetto di Verona e alla Procura di Verona, ancora oggi, dopo quasi 18 mesi dalla prima segnalazione, l'accesso al protocollo da remoto non sembrerebbe in alcun modo garantito da parte del Comune; episodi analoghi a quello descritto sono frequenti e interessano molti enti locali, non solo veneti (tra i quali, a titolo di esempio, si ricordano i casi dei Comuni di Velo Veronese e Brenzone), ma dell'intero Paese, come testimoniato dalla nutrita giurisprudenza in materia: in tutti questi casi, è fatto direttamente carico ai consiglieri comunali di attivarsi alacremente per vedersi riconosciuto il diritto di accesso al protocollo, e nonostante ciò, molte volte, tale esigenza non viene adeguatamente soddisfatta, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali siano i suoi orientamenti in merito; quali azioni intenda mettere in atto, nello specifico, al fine di consentire ai consiglieri del Comune di Monteforte d'Alpone di accedere con modalità telematiche da remoto al protocollo comunale; se non ritenga opportuno adottare, a tale scopo, adeguate iniziative volte a garantire, da parte di ciascun ente locale situato sul territorio nazionale, il tempestivo accesso al protocollo anche con modalità telematiche da remoto nei confronti dei consiglieri comunali e provinciali, al fine di rendere effettivamente riconosciuto tale diritto, nonché di consentire il corretto esercizio del mandato consiliare. Atto n. 4-04372 GARAVINI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'art. 22 della legge 21 luglio 1965, n. 903, riconosce la pensione ai superstiti, in favore ovvero dei figli che, alla data del decesso del genitore, non abbiano superato il diciottesimo anno di età, ovvero il ventunesimo, qualora frequentino una scuola media professionale e per tutta la durata del corso legale, ma non oltre il ventiseiesimo anno di età, qualora frequentino l'università; con il messaggio n. 4413 del 7 novembre 2017, l'INPS, adeguandosi alla normativa di settore, aveva sancito che, ai fini del riconoscimento della pensione ai superstiti studenti, contestualmente alla domanda di pensione, occorresse allegare esclusivamente l'attestazione di iscrizione e la frequenza del corso universitario prescelto, la dichiarazione di valore ed un recapito e-mail o postale ove ricevere il provvedimento di riconoscimento o di diniego del titolo di studio conseguito all'estero, mentre, per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli di studio di livello non universitario, aveva recepito la nota n. 2787 del 20 aprile 2011 del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che attribuiva agli uffici scolastici regionali il compito di dichiarare a quale percorso dell'ordinamento italiano corrispondesse a quello conseguito all'estero; tuttavia l'INPS, con messaggio n. 2866 del 17 luglio 2018, ha modificato le precedenti istruzioni operative a seguito di criticità segnalate dalle strutture territoriali, disponendo che, ai fini del riconoscimento della pensione ai superstiti, sono gli stessi studenti ad assumere l'onere di acquisire da amministrazioni e istituzioni competenti la dichiarazione attestante il valore in Italia del percorso di studio frequentato all'estero; considerato che: la grave situazione di incertezza in merito alla corretta individuazione delle precise competenze in capo alle istituzioni coinvolte ha causato una condizione di svantaggio a danno sia degli studenti universitari sia degli studenti delle scuole superiori: attualmente, infatti, da una parte l'INPS non accetta le domande di pensione, perché non corredate da documentazione completa, mentre il Ministero, cui secondo l'INPS spetterebbe l'incombenza di provvedere, non fornisce risposte adeguate agli interessati; le istruzioni operative del 2018 rischiano di sollevare dubbi in merito alla loro legittimità, in quanto contrastanti con i principi generali dell'attività amministrativa, di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, che prevede che la pubblica amministrazione non possa aggravare il procedimento, se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria, casistica in cui non appare idoneo ricomprendere le disfunzioni organizzative o strutturali degli uffici dell'INPS, che gravano sugli studenti e che impediscono l'accesso a tutele costituzionalmente garantite; le istruzioni, inoltre, appaiono in contrasto anche con la normativa speciale che regola il riconoscimento dei titoli di studio conferiti all'estero, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 luglio 2009, n. 189, recante il regolamento concernente il riconoscimento dei titoli di studio accademici, a norma dell'articolo 5 della legge 11 luglio 2002, n. 148, che all'articolo 3, comma 1, attribuisce al Ministero la competenza di valutare i titoli di studio ai fini previdenziali, e al comma 2 dispone che siano le amministrazioni interessate per il riconoscimento dei titoli di studio ad inviare al Ministero l'istanza degli interessati, mentre a quest'ultimo, in base al comma 3, spetta l'adozione del provvedimento conclusivo entro 90 giorni dal ricevimento dell'istanza e la relativa comunicazione, sia all'interessato, sia all'amministrazione; il citato art. 3 indica in modo inequivocabile le modalità necessarie per acquisire dal Ministero competente il provvedimento di accoglimento o di diniego del riconoscimento del titolo di studio acquisito all'estero, identificando chiaramente le "amministrazioni interessate" con i soggetti interlocutori dello stesso Ministero; pertanto, poiché il titolo di studio risulta essere un requisito indispensabile per ottenere la pensione spettante ai figli superstiti, l'amministrazione interessata non può che essere identificata nell'INPS, ente preposto alla gestione delle prestazioni di reversibilità; considerato inoltre che: