[pronunce]

che tale illegittimità, aggiunge il giudice a quo, residuerebbe anche successivamente alla emanazione del d.lgs. n. 284 del 1999, il quale, sebbene abbia disposto l'abrogazione delle disposizioni contenute nei capi V e VI del titolo I del libro III del d.P.R. n. 156 del 1973 (fra le quali è compreso l'art. 173), all'art. 7, comma 3, tuttavia prevede che «i rapporti già in essere (…) continuano ad essere regolati dalle norme anteriori», consentendo così il protrarsi della denunciata disparità di trattamento in danno della tutela del risparmio e dei diritti fondamentali dell'individuo, penalizzando, altresì, il risparmiatore di ieri rispetto a quello di oggi, ancorchè entrambi siano fruitori dei medesimi servizi di risparmio postale; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso, con riserva di meglio argomentare, nel senso della inammissibilità della questione di legittimità costituzionale per difetto di rilevanza nel giudizio a quo; che, nell'imminenza della camera di consiglio, l'interveniente Avvocatura dello Stato ha depositato memoria illustrativa insistendo nelle già rassegnate conclusioni; che, in particolare, la difesa erariale, ribadita la inammissibilità della questione per difetto di rilevanza, rileva che il rimettente, pur avendo evocato a parametro anche gli artt. 43, 47 e 97 della Costituzione, ha motivato le censure esclusivamente con riferimento all'art. 3 della medesima; che, riguardo al solo parametro effettivamente preso a riferimento, l'Avvocatura osserva come sia incongruo richiamare, quale tertium comparationis, il combinato disposto degli artt. 117 e 118 del testo unico in materia bancaria, dato che questo, al momento sia della emissione dei buoni postali de quibus che della adozione del decreto ministeriale con il quale è stato variato il saggio di redditività dei buoni già in circolazione, ancora non era stato emanato, né se ne può ipotizzare l'efficacia retroattiva, sia pure a soli fini di comparazione; che, peraltro, rileva ancora la difesa erariale, la raccolta del risparmio organizzata dalla Cassa depositi e prestiti è sottoposta a disciplina diversificata rispetto a quella bancaria e che, comunque, le norme indicate come parametro di comparazione non prevedono la immutabilità dei tassi di interesse, ma la subordinano a determinate condizioni che, in realtà, non sono molto diverse da quelle previste, al medesimo fine, per i buoni postali fruttiferi; che l'Avvocatura precisa, ancora, che il risparmiatore, il quale si fosse avveduto della variazione in peius del saggio degli interessi, avrebbe potuto immediatamente portare all'incasso i buoni, esercitando in tal modo il diritto di recesso dal rapporto con l'emittente e che, infine, stante la mancanza di una anagrafe dei titolari dei buoni postali, sarebbe stato materialmente impossibile per l'emittente raggiungere personalmente i titolari medesimi onde comunicare loro l'avvenuta variazione dei tassi. Considerato che il giudice di pace di Teano dubita, in relazione agli artt. 3, 43, 47 e 97 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 173 del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), come modificato dal decreto-legge 30 settembre 1974, n. 460 (Modifica dell'articolo 173 del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156), convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1974, n. 588, nonché dell'art. 7, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 284 (Riordino della Cassa depositi e prestiti, a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59); che il rimettente, in sostanza, censura l'art. 173 del d.P.R. n. 156 del 1973, in quanto, a differenza delle previsioni contenute negli artt. 117 e 118 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), riguardo ai consimili rapporti intrattenuti con gli istituti di credito, prevede la possibilità che, a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica di apposito decreto ministeriale, sia unilateralmente diminuito il saggio degli interessi applicabile ai buoni postali fruttiferi già in possesso dei risparmiatori, nonchè l'art. 7, comma 3, del d.lgs. n. 284 del 1999, il quale, pur abrogando l'art. 173 del d.P.R. n. 156 del 1973, prevede che i rapporti già in essere continuino ad essere regolati dalle norme anteriori; che il rimettente non ha assolutamente motivato in ordine alla rilevanza della sollevata questione di legittimità costituzionale ai fini della decisione da assumere nel giudizio a quo; che la motivazione della rilevanza della questione tanto più sarebbe stata necessaria ove si consideri che nel giudizio a quo si controverte sulla effettiva debenza da parte di Poste Italiane Spa di una somma di danaro (euro 1.000,00) il cui importo, secondo quanto riferito dal giudice rimettente, è inferiore non solo al controvalore del buono postale fruttifero calcolato sulla base del saggio degli interessi originariamente previsto (euro 2.525,45) ma anche a quello che risulterebbe dovuto applicando al predetto buono postale il saggio degli interessi diminuito in applicazione delle disposizioni legislative censurate (euro 2.377,83), sicché la definizione del giudizio a quo appare, primo visu, indipendente dalla definizione dell'incidente di costituzionalità sollevato dal rimettente; che, pertanto, la questione, in assenza di motivazione sulla sua rilevanza, va dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .