[pronunce]

che in relazione all'art. 97 della Costituzione il giudice rimettente ritiene che la possibilità concessa alle ferrovie di vigilare sulle loro stesse attività violi il principio di buon andamento e di imparzialità, cui dovrebbe essere improntata l'azione dell'organo di vigilanza; che si è costituito l'imputato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata sulla base del seguente ordine di motivi: innanzi tutto, in riferimento all'assunta violazione degli artt. 101, 109 e 112 della Costituzione, il giudice rimettente avrebbe omesso di prendere in considerazione il contenuto del decreto ministeriale 4 febbraio 1980 [Vigilanza congiunta (ispettori del lavoro e organi ispettivi dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato) sull'applicazione delle norme di prevenzione degli infortuni negli impianti ferroviari]; da tale decreto - che integra il disposto dell'art. 35 della legge n. 191 del 1974 - si desumerebbe la mancanza in capo agli organi ispettivi delle ferrovie dello Stato di qualunque potere di limitazione dell'attività degli Ispettori del lavoro, i quali conserverebbero - nei casi in cui le circostanze lo richiedano - autonomi poteri di vigilanza e di intervento, nonché di denuncia all'autorità giudiziaria di eventuali fatti di rilevanza penale; gli organi ispettivi delle ferrovie, in qualità di pubblici ufficiali, sarebbero, inoltre, anch'essi obbligati a denunziare fatti penalmente rilevanti accertati nell'espletamento delle proprie funzioni, incorrendo in responsabilità penale qualora frapponessero ostacoli nel corso del procedimento ispettivo; che, per quanto attiene alla dedotta violazione dell'art. 3 della Costituzione, la difesa dell'imputato sottolinea che la normativa impugnata si giustificherebbe per l'assoluta specificità del settore ferroviario, essendo inconferente l'osservazione del giudice rimettente secondo cui tale normativa si estenderebbe anche alle attività "che semplicemente si svolgono in ambito ferroviario"; ciò in quanto l'infortunio dal quale è scaturito il procedimento penale è sicuramente avvenuto nell'esercizio dell'attività ferroviaria e, anche a voler prescindere da questo dato, la norma da censurare sarebbe dovuta essere l'art. 1, secondo comma, della legge n. 104 del 1974 (la quale, tra l'altro, non avrebbe comunque "alcuna portata estensiva dell'attività di vigilanza rispetto a quelle stesse attività proprie dell'esercizio ferroviario o ad esso strettamente connesse"); che la difesa dell'imputato rileva, inoltre - sempre in riferimento all'art. 3 della Costituzione - che il regime normativo censurato non determinerebbe alcuna disparità di trattamento rispetto ad altre attività implicanti cognizioni tecniche non rappresentando una normativa di favore e caratterizzandosi, comunque, per la necessità di "mantenere la continuità di una lunga esperienza e tradizione professionale nel settore dei trasporti"; che, sempre secondo la difesa dell'interveniente privato, le disposizioni impugnate non limiterebbero in alcun modo la tutela nell'ambiente di lavoro assicurando, al contrario, un maggiore e più efficace controllo mediante il contributo tecnico fornito dagli organi ispettivi interni; per quanto riguarda l'art. 97 della Costituzione, i dubbi di legittimità costituzionale si fonderebbero esclusivamente sull'erroneo presupposto che le ferrovie dello Stato siano munite di uno specifico potere di influenzare in loro favore l'attività degli Ispettori del lavoro; che in ordine alle censure mosse nei confronti dell'art. 36 della legge n. 191 del 1974, l'interveniente privato sottolinea che tale norma - riservando effettivamente alle ferrovie dello Stato il potere di verifica sulla sicurezza tecnica e personale, affidando al direttore generale il potere di determinare le modalità per esercitare tale potere - non escluderebbe di per sé il controllo esterno degli Ispettori del lavoro; che è intervenuta davanti a questa Corte la Rete ferroviaria italiana s.p.a. chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata, con riserva di illustrare le relative ragioni in successivi atti difensivi; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, rilevando, innanzi tutto, che la scelta attuata dalle norme censurate di attribuire ad un organo composito i poteri di vigilanza sarebbe giustificata da ragioni tecniche e organizzative del sistema ferroviario che impongono necessariamente il possesso di conoscenze specialistiche; che, inoltre, da una analisi complessiva del sistema - che tenga conto anche delle disposizioni contenute nel decreto ministeriale del 4 febbraio 1980 - emergerebbe l'inconsistenza dei timori prospettati dall'ordinanza di rimessione; che, in particolare, - secondo la difesa dello Stato - si devono distinguere, diversamente da quanto ritenuto dal giudice a quo i poteri di vigilanza amministrativa dai compiti di polizia giudiziaria; solo la prescrizione, si aggiunge, "rientra nell'ambito della attività di polizia giudiziaria ma, al momento della prescrizione, l'attività dell'organo misto di vigilanza si è già esaurita essendosi conclusa la funzione di accertamento"; il riconoscimento della esclusiva dipendenza degli Ispettori del lavoro dall'Autorità giudiziaria nello svolgimento dei compiti di polizia giudiziaria sembra ricondurre, conclude l'Avvocatura, la fattispecie in esame alla disciplina contenuta nell'art. 22 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, facendo dubitare della rilevanza ed ammissibilità della questione sollevata; che con un ampia memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica la difesa della Rete ferroviaria italiana s.p.a insiste perché la questione di legittimità costituzionale sollevata sia dichiarata inammissibile o, in subordine, manifestamente infondata, sulla base di una serie di argomentazioni. Considerato che preliminarmente deve essere dichiarata la inammissibilità dell'intervento della Rete ferroviaria italiana s.p.a., che non risulta essere parte nel giudizio a quo davanti al Tribunale di Milano; che l'ordinanza che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale si basa sull'erroneo presupposto che gli artt. 35 e 36 della legge 26 aprile 1974, n. 191 (Prevenzione degli infortuni sul lavoro nei servizi e negli impianti gestiti dall'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato), attribuirebbero la competenza ad emanare l'atto di prescrizione di cui all'art. 20 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758 (Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro), congiuntamente all'Ispettorato del lavoro e ai funzionari delle ferrovie dello Stato s.p.a. (ora soggetti diversi); che la "prescrizione" viene emessa, normalmente senza alcuna discrezionalità, dall'organo cui sono affidati compiti contestuali di prevenzione e repressione delle violazioni comportanti conseguenze rilevanti sul piano penale;