[pronunce]

Lo stesso rimettente, tuttavia, non sembra riconoscere nella tesi prospettata l'unica praticabile e, per sostenerla, si limita a rilevare che sarebbe difficilmente ipotizzabile un furto che possa avvenire al tempo stesso in un'abitazione e in uno dei luoghi indicati dall'art. 4, cioè in un'armeria, in un deposito o in un altro locale adibito a custodia di armi. Non è questo però un argomento che possa far superare le indicazioni che in senso contrario si traggono dalla chiara lettera della legge. Il comma 3 dell'art. 4 citato stabilisce che la pena prevista dal comma 2 del medesimo articolo si applica ai delitti dell'art. 624-bis cod. pen. aggravati ai sensi del comma 1 e l'interpretazione coordinata delle disposizioni richiamate dall'art. 4, comma 3, della legge n. 533 del 1977 impone la conclusione che, ai fini dell'integrazione della fattispecie de qua, è necessario che il furto sia «commesso su armi, munizioni od esplosivi nelle armerie ovvero in depositi o in altri locali adibiti alla custodia di armi» (art. 4, comma 1, della legge n. 533 del 1977) e «mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa» (art. 624-bis cod. pen . ) . L'interpretazione del giudice rimettente, che amputa la norma dell'elemento previsto - congiuntamente all'indicazione dell'oggetto materiale della condotta - dal primo comma dell'art. 4 della legge n. 533 del 1977, non trova alcun riscontro nel chiaro tenore della disposizione censurata. Né in senso diverso può argomentarsi rilevando, come fa il rimettente, che sarebbero difficilmente ipotizzabili fattispecie concrete riconducibili alla disposizione in questione. Infatti, sono stati prospettati vari esempi in cui la stessa potrebbe trovare applicazione, come quello del locale dell'abitazione di un collezionista destinato alla custodia delle armi collezionate o quello dell'armeria che costituisce anche dimora dell'armiere, o anche quello della introduzione in un luogo di privata dimora per raggiungere un locale adibito alla custodia delle armi; ma, indipendentemente da questo rilievo, è da aggiungere che in nessun caso l'asserita difficoltà potrebbe giustificare un'interpretazione come quella del giudice a quo, che determina un ampliamento della portata della fattispecie circostanziale, incompatibile con l'inequivoca lettera del dettato legislativo. L'erroneità del presupposto interpretativo dal quale muove il rimettente comporta la non fondatezza della questione (ex plurimis, sentenza n. 310 del 2008; ordinanza n. 321 del 2008).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 3, della legge 8 agosto 1977, n. 533 (Disposizioni in materia di ordine pubblico), come sostituito dall'articolo 10, comma 3, della legge 26 marzo 2001, n. 128 (Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2013. F.to: Franco GALLO, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 giugno 2013. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA