[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 58 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 23 febbraio 2007, n. 5 (Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio), come sostituito dall'art. 2, comma 13, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 21 ottobre 2008, n. 12, recante «Integrazioni e modifiche alla legge regionale n. 5/2007 (Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio)», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 22-30 dicembre 2008, depositato in cancelleria il 2 gennaio 2009 ed iscritto al n. 1 del registro ricorsi 2009. Visto l'atto di costituzione della Regione Friuli-Venezia Giulia; udito nell'udienza pubblica del 9 febbraio 2010 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano; uditi l'avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Friuli-Venezia Giulia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 22 dicembre 2008 e depositato il successivo 2 gennaio, il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione e 4, 5 e 6 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), dell'art. 2, comma 13, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 21 ottobre 2008, n. 12, recante «Integrazioni e modifiche alla legge regionale n. 5/2007 (Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio)», nella parte in cui prevede che «1. I Comuni competenti, ai sensi dell'articolo 60, al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica provvedono con applicazione della procedura transitoria di cui all'articolo 159 del decreto legislativo 42/2004, sino all'adeguamento dei loro strumenti di pianificazione al piano paesaggistico regionale. 2. I Comuni, a seguito dell'adeguamento degli strumenti di pianificazione al piano paesaggistico regionale, per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica applicano la procedura di cui all'articolo 146 del decreto legislativo 42/2004». 2.- Secondo il ricorrente la norma impugnata, che ha sostituito l'art. 58 della legge regionale 23 febbraio 2007, n. 5 (Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio), costituisce una illegittima proroga del termine per la messa a regime della autorizzazione paesaggistica, prevista dall'art. 159 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), espressione della potestà legislativa esclusiva dello Stato nella materia del paesaggio. In particolare, nella prospettazione del Presidente del Consiglio dei ministri, la norma impugnata estenderebbe sine die l'efficacia della procedura transitoria per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica di cui all'art. 159 del d.lgs. n. 42 del 2004 che, invece, aveva, al momento della presentazione del ricorso, come termine ultimo di efficacia il 31 dicembre 2008 dovendo, dal successivo 1° gennaio 2009, trovare esclusiva applicazione la procedura prevista dall'art. 146 del medesimo d.lgs. n. 42 del 2004. Il ricorrente chiarisce che l'art. 6 dello statuto speciale di autonomia e l'art. 1 del decreto legislativo 2 marzo 2007, n. 34, contenente norme di attuazione dello statuto di autonomia, attribuiscono alla Regione Friuli-Venezia Giulia la facoltà di adeguare alle proprie esigenze, con norme integrative ed attuative, la legislazione statale nella materia della tutela del paesaggio e che, pertanto, la Regione non può differire il termine di entrata a regime della nuova procedura autorizzatoria stabilito dalla legge dello Stato cui spetta la competenza legislativa esclusiva nella materia della tutela del paesaggio. La disposizione in esame, nel rinviare l'entrata in vigore del nuovo regime autorizzatorio a quando i Comuni adegueranno gli strumenti urbanistici al nuovo piano paesaggistico, opera un differimento del termine perentorio del 1° gennaio 2009 (oggi, a seguito delle modifiche legislative intervenute, 1° gennaio 2010) stabilito dall'art. 159 del d.lgs. n. 42 del 2004, in tal modo ponendosi in contrasto con tale ultima disposizione. In conclusione, le norme statali del codice dei beni culturali e del paesaggio richiamate dal ricorrente, in particolare l'art. 146 e l'art. 159 del d.lgs. n. 42 del 2004, sarebbero espressione della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dei beni culturali di cui all'art. 117, comma 2, lettera s), Cost., mentre la norma regionale impugnata eccederebbe la competenza statutaria di cui agli articoli 4, 5 e 6 dello Statuto di autonomia, tanto più in quanto alla Regione Friuli-Venezia Giulia non è attribuita la competenza legislativa primaria in materia di tutela del paesaggio. 3.- Con atto depositato in data 30 gennaio 2009 si è costituita la Regione Friuli-Venezia Giulia, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o di infondatezza del ricorso. La Regione nell'atto di costituzione precisa in primo luogo che il termine previsto originariamente dall'art. 159 del d.lgs. n. 42 del 2004 è stato successivamente differito al 30 giugno 2009 con il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti), convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14. La resistente eccepisce l'inammissibilità della censura avente come parametro l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. perché il ricorrente, da un lato invoca congiuntamente il Titolo V della Costituzione (art. 117, comma 2, lettera s) e lo Statuto speciale e, dall'altro, non spiega perché una norma del Titolo V dovrebbe applicarsi ad una Regione ad autonomia differenziata. Tale censura sarebbe, dunque, inammissibile, in conformità ad una consolidata giurisprudenza costituzionale. La resistente evidenzia che, in virtù dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. non è applicabile alla Regione Friuli-Venezia Giulia dato che non contiene una disciplina più favorevole per la Regione medesima rispetto a quella prevista dallo Statuto. Quanto al merito dell'altra censura, la Regione ritiene che lo jus superveniens sopra citato (d.1. n. 207 del 2008) muti significativamente i termini della questione.