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Il senatore VITALI ( FIBP-UDC ) esprime perplessità sulla proposta di parere, in quanto anche il provvedimento non è condivisibile, poiché attribuisce una competenza statale preponderante in materia di urbanistica ed edilizia, che invece attualmente rientra nella sfera della potestà legislativa concorrente. Considerato che anche sull'adozione del testo unificato, nella Commissione di merito, non si è registrato un consenso unanime, annuncia, a nome del Gruppo, che si asterrà dalla votazione. Il senatore GRASSI ( L-SP-PSd'Az ) formula osservazioni critiche sia sul merito sia sull'aspetto formale del provvedimento in esame. A suo avviso, sarebbero necessari ulteriori approfondimenti, come rilevato anche dall'Associazione nazionale costruttori edili (ANCE), attraverso l'audizione di tecnici ed esperti in materia edilizia. Il PRESIDENTE osserva che vi sono ancora margini di tempo per un'ulteriore riflessione. È quindi possibile un ulteriore rinvio del seguito dell'esame. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 14. Allegato NUOVO SCHEMA DI PARERE PRESENTATO DALLA RELATRICE SUI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA N. COM (2021) 130 DEFINITIVO E N. COM (2021) 140 DEFINITIVO NUOVO SCHEMA DI PARERE PRESENTATO DALLA RELATRICE SUI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA N. COM (2021) 130 DEFINITIVO E N. COM (2021) 140 DEFINITIVO La 1 a Commissione permanente, esaminate le proposte di regolamento COM(2021) 130 e COM(2021) 140, che stabiliscono un quadro per il rilascio, la verifica e l'accettazione di certificati interoperabili relativi alla vaccinazione, ai test e alla guarigione per agevolare la libera circolazione durante la pandemia da Covid-19 (certificato verde digitale), per i cittadini dell'Unione per i cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti o residenti nel territorio dell'UE; ritenuto che: le proposte introducono non un "passaporto vaccinale" ma un "certificato verde digitale" che può comprendere un "certificato di vaccinazione", un "certificato di test" o un "certificato di guarigione", tutelando le diverse situazioni nelle quali possono trovarsi i cittadini dell'Unione; considerato che: occorre precisare alcuni contenuti del provvedimento, in particolare per quanto riguarda la tutela della riservatezza e la veridicità delle informazioni contenute nel certificato; occorre rimuovere alcuni possibili profili di disparità di trattamento con riferimento a tutte e tre le tipologie di certificato; in particolare, per quanto riguarda il certificato di guarigione, non è contemplata l'ipotesi di quei guariti che non sono mai risultati positivi al test e, perciò, della validità, ai fini del rilascio del certificato, di un test sierologico positivo; non sono contemplati altri aspetti rilevanti, quale la posizione dei minori; preso atto che al momento non esiste la certezza che il soggetto vaccinato non sia in alcun modo contagioso, ma al contempo risulta ampiamente comprovata la minore carica virale con cui il soggetto vaccinato può trasmettere il virus, così come è comprovata la minore aggressività degli effetti del virus su soggetti vaccinati, tanto da alleggerire le strutture ospedaliere da eccessivi interventi di ricovero o di pronto soccorso; tenuto conto degli elementi acquisiti nelle audizioni informali svolte nell'ambito dell'Affare assegnato sui profili costituzionali dell'eventuale introduzione di un "passaporto vaccinale" per i cittadini cui è stato somministrato il vaccino anti SARS-COV-2; pur rilevando che non sono ancora pervenute le relazioni del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012; preso atto che il Governo, con il decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, ha istituito delle "Certificazioni verdi COVID-19", che anticipano l'introduzione, nell'ordinamento italiano, dei certificati europei e preso altresì atto del Provvedimento di avvertimento adottato al riguardo dal Garante per la protezione dei dati personali in data 23 aprile 2021, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni: a) sotto il profilo della tutela della riservatezza: - occorre precisare se le informazioni contenute nel certificato sono rese accessibili in eguale misura a tutti i soggetti che devono utilizzarle, indipendentemente dalla loro natura pubblica o privata; - in ogni caso occorrerebbe che le informazioni fossero accessibili a un numero ristretto di soggetti, in omaggio al principio del "need to know" e che fosse privilegiato l'accesso alla prova della veridicità delle informazioni rispetto all'accesso alle informazioni stesse, attraverso il collegamento ad una autorità di certificazione; - occorre precisare che le informazioni contenute nel certificato siano sottoposte ad u na dimostrazione a conoscenza zero ( Zero-Knowledge Proof), un protocollo attraverso cui è possibile facilitare un processo di autorizzazione digitale senza trasmissione di dati personali o sensibili; di conseguenza, nessuna informazione, né dalla parte del titolare del green pass né da quella del verificatore, può essere compromessa in alcun modo; - occorre specificare se la conservazione delle informazioni ha ad oggetto l'ultimo evento utile per la certificazione o a tutte le informazioni sul soggetto cumulate nel tempo; b) sotto il profilo della veridicità delle informazioni: - occorre prevedere misure che prevengano la contraffazione del certificato, e che perciò impediscano all'utente di disporre dei relativi dettagli, che devono restare nell'esclusiva disponibilità dell'autorità che lo emette; - occorre garantire la piena interoperabilità dei certificati tra Stati membri e, a livello nazionale, tra le autorità abilitate ad emetterli; c) quanto al certificato di vaccinazione di cui all'articolo 5 occorre prevedere: - un termine uniforme, successivo alla somministrazione del vaccino, a decorrere dal quale il certificato acquisisce efficacia, specificando, ad esclusione del caso di vaccini monodose, che questo si calcola con riferimento alla seconda dose; - che, in ogni caso, per i soggetti guariti dal COVID-19, il termine si calcola con riferimento alla somministrazione della prima e unica dose di vaccino, al fine di garantire che il protocollo applicato dalle autorità sanitarie italiane sia fonte indiretta di limitazioni alla libera circolazione; d) quanto al certificato di test di cui all'articolo 6 occorre prevedere: - che per i test, così come per i vaccini, sia introdotto un meccanismo di accreditamento europeo; - l'espresso divieto di ritenere validi ai fini del certificato test, autosomministrati dal soggetto interessato, o comunque effettuati da personale non espressamente autorizzato; ciò sia al fine di evitare contraffazioni, sia di non vanificare le finalità del certificato; - che sia frequentemente aggiornata la lista dei test ritenuti validi visto il continuo processo di validazione di nuovi strumenti diagnostici come ad esempio gli attesi test rapidi salivari; e) quanto al certificato di guarigione di cui all'articolo 7: - occorre allineare i sistemi di valutazione per certificare l'avvenuta guarigione, al fine di evitare disparità di trattamento;