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La decisione politica può essere sopra le leggi? Cito questi indizi perché, secondo me, sono indicativi del tipo e della qualità di democrazia che vuole rappresentare questa maggioranza. Nella Costituzione ci sono pesi e contrappesi. C'è un'attenzione al rapporto tra Esecutivo e Parlamento. E guardate che, chi nel corso della storia, ha detto al Governo "io rappresento il popolo, io sono il popolo", in Italia non ha funzionato granché; non dimentichiamocelo. La democrazia serve. Cosa c'è in mente? C'è un modello plebiscitario? Non vi nascondo che anch'io, come la collega che mi ha preceduto, sono preoccupata di questa discussione parallela; qua stiamo discutendo della riduzione del numero dei parlamentari e alla Camera si parla di una riforma del referendum propositivo. Da tale proposta nascerà di fatto una contrapposizione fortissima fra la funzione legislativa del Parlamento e quello che potrebbe generare questa tipologia di referendum . Da tutti questi indizi, che a me danno molta preoccupazione, deduco forse che non ci sia bisogno di riforme? No, certo; di riforme ne abbiamo bisogno. La Costituzione non è intoccabile; anzi, nella Costituzione stessa sono insiti la modalità e il percorso con cui può essere aggiornata. La discussione sulle riforme parlamentari è, o dovrebbe essere, un momento alto della discussione parlamentare. Come sapete, noi stessi ci siamo impegnati, nella scorsa legislatura, in una riforma costituzionale complessa, con molte questioni aperte; tale riforma poi è stata bocciata nel referendum . Questo per dire che la necessità delle riforme la sentiamo tutta; non è un voler ripudiare questa necessità, non ripudiamo quello che abbiamo fatto. Non abbiamo vinto il referendum ; però noi pensiamo che le riforme costituzionali siano necessarie, così come siamo convinti che la democrazia serva e sia importante. Ma va aggiornata. Fra gli emendamenti che abbiamo presentato e che non sono stati accolti in Commissione c'era nuovamente - perché sapete che è un nostro punto di vista - il superamento del bicameralismo perfetto, perché è necessario che i tempi della democrazia si riducano, che la democrazia diventi efficace e dia risposte in tempi rapidi. Tutti noi sappiamo che la navetta paritetica e identica fra Camera e Senato dei provvedimenti è antistorica e certamente non ci aiuta ad essere credibili come istituzione. Però di questo non è possibile parlare. Così come non si parla di federalismo con principi di solidarietà, non si parla degli equilibri e dei contrappesi fra i poteri oppure dell'eccesso di decretazione d'urgenza, che è un'altra anomalia della situazione; di tutto ciò non c'è traccia nella proposta. Cosa c'è? C'è solo la riduzione del numero dei parlamentari. È uno scalpo ghiotto, lo capisco bene; lo si può brandire molto bene in campagna elettorale. Però non vi ponete dei problemi importanti, perché svuotare la democrazia rappresentativa non apre al potere del popolo, come dite voi, ma apre al rischio che siano le lobby a determinare le scelte; e questo è un grave problema per la democrazia. Certo, sono convinta che questo provvedimento abbia un interesse soprattutto elettorale e per questo non avete messo altro. Ho già quasi nelle orecchie gli slogan con cui potrete dire «ecco, il Partito Democratico si è espresso contro, perché sono il partito della casta, perché sono attaccati alle poltrone» e dico solo questo perché sono una persona in genere moderata, ma mi aspetto molto altro. Ebbene, vi dico oggi in quest'Assemblea, immaginando che brandirete questo scalpo in campagna elettorale: per favore, almeno questa volta non siate così disonesti. Il Partito Democratico è per la riduzione dei parlamentari; non avremmo con forza voluto quella riforma costituzionale, se non fosse così, ma non ci stiamo a fingere un unanimismo di facciata su qualcosa che non è una riforma, ma è semplicemente una mossa forse furba, ma che speriamo i cittadini possano capire e giudicare come tale. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, illustri anche se scarni membri di Governo, colleghi senatori, facendo una classifica e incrociando il dato del numero dei parlamentari con quello della popolazione degli Stati membri, l'Italia si collocherebbe a livello europeo al ventiduesimo posto su 28. Quindi, almeno in questo caso, a differenza del solito, non siamo il fanalino di coda e non siamo l'eccezione esecrabile. Naturalmente si può discutere di tutto e quindi si può discutere anche dell'opportunità di ridurre il numero dei parlamentari. Lo si è fatto tante volte in passato: la prima volta lo si fece nel quadro dei lavori della Commissione presieduta dal liberale Aldo Bozzi (era il 1983), poi vi furono la Commissione Iotti-De Mita, la bicamerale D'Alema, la riforma organica della Costituzione varata dal Governo Berlusconi, bocciata dagli elettori con il referendum del 2006, e la riforma Renzi-Boschi, bocciata dagli elettori nel 2016. I precedenti ci sono, ma sono di seme diverso: in tutti questi casi si trattava, appunto, di riforme organiche della Costituzione, dei poteri dello Stato e della forma di governo all'interno delle quali si discuteva anche dell'opportunità di ridurre il numero dei parlamentari, ma si trattava di una discussione a latere , marginale, quasi irrilevante rispetto alla portata di quelle riforme. In questo caso non è così: il disegno di legge costituzionale di cui parliamo oggi ha come oggetto esclusivamente la riduzione del numero dei parlamentari. Ci si chiede quale sia la logica: è forse quella di rendere più forte e autorevole la politica? È forse quella di rendere più efficace ed efficiente il lavoro del Parlamento o - come si usa dire oggi ed è un bene che lo si dica, anche se spesso lo si fa in malafede - di avvalorare il concetto del primato della politica? Evidentemente no: la logica è quella esattamente opposta, cioè di svilire la politica, perché l'unico argomento per accreditare questa riforma, nella narrazione dei partiti che sostengono il Governo, è quello economico: i soldi tolti alla casta. Ancora con lo spirito anticasta, ancora con la narrazione della politica come una faccenda di crimine, di privilegi e di denari. Ecco, se credete che con questo sistema si possa colmare il vuoto che c'è - e che sarebbe sciocco negare - tra i cittadini e il Parlamento, tra i cittadini e la politica, tra i cittadini e il Palazzo, vi illudete. Se aveste letto qualche libro di storia sapreste che sicuramente l'esito sarà quello opposto: da Robespierre a Matteo Renzi, non hanno fatto una buona fine quelli che hanno inteso giustificare riforme costituzionali o riforme di qualsiasi genere con questa cifra e con questa chiave di lettura. Ancora ce lo ricordiamo: la riforma del Senato - udite, udite - ci consentirà di risparmiare un miliardo, diceva l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. In una difficoltà politica evidente Emmanuel Macron sta cercando di accreditare una riforma analoga sul numero di parlamentari rappresentati all'Eliseo, ma si tratta appunto di piccoli espedienti.