[pronunce]

Il giudizio a quo concerne la determinazione del trattamento pensionistico di anzianità di un lavoratore autonomo che ha maturato i requisiti anagrafici e contributivi il 30 novembre 2011, ma ha conseguito il diritto alla decorrenza della pensione diciotto mesi dopo, cioè dal 1° giugno 2013, per effetto della "finestra mobile", introdotta dall'art. 12, comma 2, lettera b), del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Espone il rimettente che il ricorrente nel giudizio principale, pur avendo continuato a prestare attività lavorativa nei diciotto mesi intercorrenti fra la maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi per la pensione e la sua decorrenza, e aver quindi conseguito ulteriore contribuzione, si vedrebbe tuttavia attribuito, a causa della flessione nel reddito conseguito nel predetto periodo, che ha inciso negativamente sulla base di computo del trattamento, un rateo pensionistico inferiore a quello determinabile qualora le settimane da prendere in considerazione siano computate dal conseguimento del requisito anagrafico e contributivo. Il giudice rimettente ritiene che le disposizioni scrutinate siano irragionevoli e, come tali, contrarie all'art. 3 Cost., nel far decorrere dalla data di accesso al pensionamento le settimane coperte da contribuzione cui riferire i redditi da computare, qualora ciò determini, come avvenuto nel caso in esame, un trattamento deteriore rispetto a quello calcolabile al momento del conseguimento del requisito pensionistico, nonostante l'ulteriore attività lavorativa, con correlata contribuzione, espletata nel periodo di attesa imposto dal sistema della "finestra mobile". Ad avviso del rimettente, una volta maturati il requisito anagrafico e quello contributivo previsti dall'ordinamento per accedere al pensionamento di anzianità, il lavoratore, difatti, non potrebbe subire una riduzione del trattamento determinabile a tale data, pur avendo conseguito una ulteriore contribuzione. 2.- La questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Trento va dichiarata inammissibile. 2.1.- Il rimettente evidenzia l'irragionevolezza di una successiva contribuzione, conseguita per l'attività lavorativa espletata durante il periodo della "finestra", che invece di determinare un incremento del trattamento pensionistico calcolabile alla data di maturazione dei suoi requisiti, ne comporta, come nel caso di specie, una riduzione. Tuttavia, l'effetto così segnalato dal rimettente non è determinato dalle disposizioni scrutinate. È, difatti, l'art. 12, comma 2, lettera b), del d.l. n. 78 del 2010, a distinguere tra maturazione dei requisiti e conseguimento del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico, stabilendo che la pensione si consegue «trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti» e, conseguentemente, a porre il reale thema decidendum dell'odierna questione, costituito dal rilievo e dalla qualificazione giuridica del periodo di attesa della cosiddetta "finestra", allorché l'assicurato prosegua l'attività lavorativa e quindi la contribuzione, ai fini della determinazione dell'entità del trattamento pensionistico de quo. In proposito, si rileva che la coincidenza fra momento di maturazione dei requisiti e decorrenza del trattamento è stata ripristinata per i lavoratori che maturino, a decorrere dal 1° gennaio 2012, i requisiti per la pensione anticipata prevista dall'art. 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Difatti, la predetta disposizione, nel sostituire per tali lavoratori l'istituto della pensione di anzianità con quello della pensione anticipata, stabilendo per essa più elevati requisiti, non prevede più (comma 5) per tale nuova forma pensionistica l'applicazione della disciplina della "finestra mobile", di cui all'art. 12, commi 1 e 2, del d.l. n. 78 del 2010, come convertito. Tale circostanza conferma che l'effetto censurato dal rimettente non sarebbe determinato dalle sole disposizioni censurate. 2.2.- Pertanto, va dichiarata la inammissibilità della questione in esame, per non corretta individuazione della norma denunciata (ex plurimis, sentenze n. 85 del 2015, n. 59 del 2013, n. 241 del 2012 e n. 47 del 2008; ordinanza n. 335 del 2010).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi), e dell'art. 1, comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Trento, sezione per le controversie di lavoro, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 gennaio 2018. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Giulio PROSPERETTI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 febbraio 2018. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA