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ebbene, abbiamo raggiunto i 100 miliardi di prodotti copiati, quindi è evidente che sono in atto, come per il nutri-score, una forma di discriminazione nei confronti dei nostri prodotti e un tentativo di erodere i nostri mercati. È evidente che ci sono mercati dell'agroalimentare italiano non solo protetti per via dell'origine e della qualità, come quello del Prosecco, ma anche notoriamente riconosciuti in tutto il mondo per i loro prodotti assolutamente validi, che quindi battono la concorrenza semplicemente per comparazione: quando c'è un prodotto italiano su uno scaffale, tutto il mondo lo preferisce. Oggi c'è la richiesta di registrazione del nome Prošek per un vino totalmente distante dal Prosecco tradizionale, anche se esiste una versione del Prosecco fermo che non si discosta poi tanto da quel vino: è evidente che i croati, quando avranno ricevuto l'approvazione per il Prošek, tra un anno produrranno un vino con le bollicine; mi sembra talmente evidente che questo non può essere dimenticato. Signor Ministro, siccome siamo un'opposizione patriottica - e lo dimostriamo anche ora - le chiediamo di fare un gruppo di lavoro all'interno del suo Ministero che si occupi di questo tipo di difesa, facendosi aiutare anche dall'avvocatura. Questo è quello che dobbiamo fare sul contingente; attenzione, però, perché come Governo e come Nazione dobbiamo dimostrare - e qui ci troverete al vostro fianco - un'unità di intenti e una compattezza che non ci facciano percepire come la cenerentola d'Europa: oggi accade per il Prosecco, domani accadrà per il nutri-score , dopodomani per qualsiasi altro prodotto che si intenda svilire. Se non lo facciamo, siamo costantemente in difesa. Oggi abbiamo bisogno di un Ministro della difesa della Nazione, perché le è relegato a non poter fare programmazione, in quanto si deve sempre difendere da qualsiasi tipo di attacco. Mi ricorda i sindaci dei piccoli Comuni che non riescono mai a fare programmazione, semplicemente per il fatto che devono perdere tutto il loro tempo a difendersi dalle accuse, dalle responsabilità, a volte da un Governo ostile - dai tanti che lo sono, non solo questo - che vede i piccoli Comuni quasi come il male assoluto. Ecco, vorremmo che fosse liberato da queste incombenze e potesse finalmente occuparsi della pianificazione strategica di un settore primario come l'agricoltura. Non a caso si chiama così: è il settore primario perché per anni è stato trainante per questa Nazione. È il settore che oggi vede i maggiori aumenti nell' export , non sono del vino: da 670 milioni di bottiglie a 370 milioni di export ; il Prosecco da solo vale 2 miliardi, uno dei quali solo per l' export . Signor Ministro, il nostro appello è chiaro: dica all'Europa di mettere giù le mani dal nostro Prosecco e dai prodotti nazionali. Se lo farà, nelle modalità che ci spiegherà, saremo certamente al suo fianco; altrimenti, ci troverete ogni giorno qui a pungolarla sulle questioni che riteniamo aperte e fondamentali per una Nazione che si dice sovrana e che dev'esserlo sia sui propri prodotti sia sulle proprie genti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, mi sembra che dalla discussione di questa mattina stia emergendo in maniera plastica l'importanza della produzione del Prosecco nel nostro Paese. I tre consorzi capofila hanno creato un prodotto di qualità: certo, potremmo anche discutere della qualità differenziata a seconda di dove viene prodotto e della tipologia di produzione, ma certamente di qualità; hanno creato un brand , facendone una bandiera del nostro Paese. Infatti, girando per l'Europa e per il mondo, si vede in maniera evidente come ormai il Prosecco sia assolutamente il vino italiano più consumato, diventando uno dei vini di riferimento. Quando parliamo di questo, sappiamo di cosa stiamo parlando: l'Italia, il cibo, la qualità, il territorio, la passione del territorio e il genius loci sono tutte questioni che creano una ricchezza che va ben oltre il fatturato del Prosecco, ma insieme ad altre componenti creano esattamente quella ricchezza, quella produzione e quel brand Italia che consentono al nostro Paese di essere un punto di riferimento a livello mondiale. I dati che molti colleghi hanno fornito in realtà riguardano solo uno dei tre consorzi, il Prosecco DOC, perché dovremmo poi aggiungere anche gli altri: quello di Conegliano Valdobbiadene e quello di Asolo. La produzione di bottiglie è ormai di più di 600 milioni all'anno e il fatturato è di quasi 3 miliardi di euro all'anno, con l'esportazione che ormai supera di gran lunga l'utilizzo interno. C'è da dire che i produttori, tra l'altro, anche con difficoltà, hanno rimodulato i canali di vendita: è esploso anche l' e-commerce , di cui nell'ultimo anno c'è stato un aumento del 325 per cento; in Giappone c'è stata una crescita del 224 per cento; c'è davvero quella genialità capace di lavorare non solo il prodotto, ma anche il processo e la comunicazione, che sono i tre elementi centrali che fanno di un prodotto un successo a livello mondiale. Signor Ministro, per come la vedo io, il tema non è solo quello di difendere il Prosecco dal Prošek - anche se certamente lo è pure - con questa denominazione tradizionale, che si collega a quella della Dalmazia e che fa riferimento a un vino liquoroso, quindi di tutt'altra tipologia, che naturalmente non è un concorrente diretto. Il nome però è troppo assonante e pertanto la battaglia andrebbe fatta anche solo per questo e per definire tale principio. C'è però un altro pericolo, signor Ministro, cui ha accennato e che ribadiamo, spingendola ad andare in questa direzione. Ciò potrebbe infatti creare un precedente pericoloso nelle menzioni speciali. Mi riferisco, ad esempio, agli altri due grandi produttori di vino al mondo, che, come noto, insieme all'Italia sono la Spagna e la Francia, visto che da soli copriamo più del 50 per cento della produzione mondiale del vino. Cosa potrebbe essere dello Château Lafite o dello Champagne? Cosa potrebbe essere dei vini tradizionali, se si apre la porta a una deriva di questo tipo? Dove vanno la qualità e la tutela dei consumatori, come diceva giustamente il senatore Taricco? Dove va la credibilità dei prodotti, soprattutto italiani, ma anche a livello europeo, dove pure ci sono delle eccellenze? Signor Ministro, la invitiamo davvero a fare squadra con Francia, Spagna e tutti i Paesi che hanno tutto l'interesse a combattere insieme. Qualcuno ha sbandierato l'idea che l'Europa stia svendendo. L'Europa non sta svendendo niente, ma semplicemente ha ricevuto una domanda: deve recepirla, la pubblica e ci sono sessanta giorni di tempo per fare ricorso. Noi faremo ricorso e il Governo si opporrà, come il Ministro ha già detto dapprincipio, e oggi potrà dire di farlo con l'appoggio unanime di tutte le forze politiche, perché la difesa di questo prodotto bandiera per noi è assolutamente centrale. Quindi, signor Ministro, lei e il Governo avrete noi alle spalle, per darvi una mano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.