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Così, nonostante Società Autostrade per l'Italia abbia goduto di un rendimento annuo del 26,95 per cento, come risulta a pagina 43 dell'allegato alla convenzione stipulata nel 2007 con il Ministro delle infrastrutture del Governo Prodi, solo una piccola parte di quei lauti guadagni è stata reinvestita per migliorare qualità e sicurezza dei viaggiatori. Dopo la tragedia del Ponte Morandi, con le sue 43 vittime, invece di revocare la concessione, il Governo Draghi-Giovannini, maggior nomi prediletti dei signorotti del casello, ha regalato - secondo ricorso al TAR del Lazio depositato in questi giorni contro il Comitato interministeriale per la politica economica estera (CIPES), Presidenza del Consiglio, Ministero dell'economia e delle infrastrutture, firmato dal professor avvocato Daniele Granara, nell'interesse di associazioni, industriali, utenti e consumatori rappresentati dall'Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari (ADUSBEF) - ben 21,3 miliardi di euro ad Autostrade per l'Italia (ASPI) come remunerazione delle infrastrutture fino al 31 dicembre 2038, una finanziaria a favore dei Benetton e dei loro stranoti sodali. Signora Presidente, colleghi, il prezzo d'acquisto delle quote autostrade è pari a 9,1 miliardi (accollo del debito in ASPI: 8,8 miliardi; accollo dei danni provocati nell'atto transattivo: 3,4 miliardi) e i rimborsi e le remunerazioni avverranno secondo quanto deliberato dal CIPES, cui mandai la diffida n. 75, del 22 dicembre 2021, tramite aumento delle tariffe dei pedaggi per far ingrassare un monopolio naturale, la gallina dalle uova d'oro. Secondo quanto scritto e caldeggiato dai più noti ed autorevoli editorialisti embedded del neoliberismo dittatoriale, che non ammette critiche, nei giorni, nei mesi e negli anni successivi a quel 2 giugno 1992 finalmente la parte produttiva del Paese sarebbe stata consegnata dalle inesperte e dissipatrici mani dello Stato alle qualificate, oculate, efficienti e redditizie mani private. I fatti sono sotto gli occhi di tutti e hanno smentito quella sottile propaganda di svendite di Stato, spacciate per privatizzazione dai fiancheggiatori del capitalismo delle relazioni, molto solerti nel socializzare le perdite, dopo aver privatizzato i lauti profitti. Oggi, nell'Italia che è tra i primi posti per corruzione e tra gli ultimi per libertà di stampa e che punisce gli onesti e servitori dello Stato per premiare faccendieri, cricche, ladri, corrotti e i portaborse del potere dei manutengoli, altri scandali attraversano il Paese, con strumenti più raffinati, utilizzati dai collettori di tangenti e di mazzette in tutti i settori della vita pubblica, con mezzi più sofisticati. Mi avvio alla conclusione, signora Presidente e colleghi. Un grande economista come Giulio Sapelli ha affermato: «Dobbiamo finalmente dire a chiare lettere che la mancata crescita di oggi è frutto delle disgraziate privatizzazioni degli anni Novanta. Privatizzazioni fatte per gli amici degli amici»; e ancora: «Di ciò non abbiamo mai chiesto conto a nessuno; intellettualmente e politicamente intendo; anzi, su questa rapina si sono costruite fortune politiche che durano sino ad oggi». Quelle fortune politiche sono state sfruttate da menti raffinatissime per imporre all'Italia, che ripudia la guerra, una dittatura più morbida e soft, con la piramide rovesciata del primato della cleptocrazia sulla politica, che ha imposto al fedele rappresentante della finanza tossica e del denaro dal nulla di espropriare il Parlamento delle proprie funzioni democratiche e umiliare le Commissioni, divenute passacarte delle malefatte di un Esecutivo diventato terza Camera, i cui provvedimenti a raffica come quello attuale a favore delle consuete consorterie, cricche amicali e gruppi di potere, contrastano la Costituzione, il bene comune e i legittimi diritti e interessi del popolo italiano. Voi andate avanti, noi faremo opposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, oggi l'Assemblea del Senato si trova ad approvare un provvedimento che, proprio per il suo ambito, quello della concorrenza, avrebbe dovuto essere di importanza centrale; invece, ci troviamo per l'ennesima volta a discutere un provvedimento debole, ma soprattutto discutibile, frutto di una maggioranza sfilacciata. Il disegno di legge in esame dovrebbe garantire maggior concorrenza e aprire alla competitività, proprio attraverso azioni economiche, i settori della distribuzione ed efficienza energetica e dei servizi pubblici locali. Il passaggio in Senato ha lasciato però soltanto l'amaro in bocca per le opportunità sprecate, anche e soprattutto per il malcontento che tutto questo ha generato. Purtroppo, il Governo fa cose sbagliate e non si ha più notizia delle grandi riforme, come ad esempio quella del fisco; anzi, proprio sulla delega fiscale continuiamo a temere l'ennesima mazzata sugli italiani attraverso la riforma del catasto, la solita patrimoniale che sarà imposta dalla Sinistra, che purtroppo sembra essere il principale azionista di questa maggioranza. L'unica cosa che questo Governo è riuscito a ottenere è l'esproprio di 30.000 aziende italiane, per regalare i nostri stabilimenti balneari alle multinazionali straniere. (Applausi) . Se è a questo che serviva la grande autorevolezza del nostro premier Mario Draghi, allora abbiamo un grosso problema. Un Governo che si fa chiamare «dei migliori» e che dovrebbe essere tale, doveva permettere all'Italia, con il provvedimento in discussione, di sanare ritardi per molti versi incolmabili e garantire il rinnovamento delle infrastrutture, dei trasporti e della rete idrica. Queste erano le cose urgenti da fare. Non sarebbe stata l'occasione, per esempio, per abolire il reddito di cittadinanza, diventato ormai la panacea di tutti i mali del Sud Italia? Vorrei però tornare al tema delle concessioni balneari, cui ho accennato prima. Quello raggiunto dalla maggioranza in merito è un accordo ridicolo e per certi aspetti anche vergognoso. Rimane la questione degli indennizzi, addirittura col rischio più che concreto che tutto questo non venga riconosciuto dalla Commissione europea. Ciò significa lasciare totalmente senza tutela i concessionari attuali, che si troveranno in buona parte espropriati delle loro aziende a favore delle multinazionali straniere. Noi vogliamo denunciare tutto questo, anche perché il Governo ha già ampiamente e chiaramente dimostrato come la pensi sull'argomento, presentando un emendamento che recepisce la forzatura del Consiglio di Stato contro il potere legislativo del Parlamento, addirittura raccontando agli italiani - e questo non è vero - che senza le aste sulle concessioni balneari sarebbero venuti a mancare 19 miliardi di finanziamento del PNRR. Da un Governo del genere e dai decreti attuativi che è chiamato ad emanare non ci aspettiamo altro che la mazzata definitiva nei confronti di decine di migliaia di imprese che rappresentano - non dimentichiamolo - un pezzo fondamentale del nostro comparto turistico. Un tempo andava di moda l'esproprio proletario a vantaggio dello Stato;