[pronunce]

che, peraltro, il riferimento ai «principi fondamentali di organizzazione e funzionamento» della regione di cui all'art. 123, primo comma, Cost., nel testo novellato dalla riforma del Titolo V, sarebbe da intendere all'amministrazione regionale e non già alla disciplina degli enti locali e, dunque, delle comunità montane; che la Regione Piemonte sottolinea, altresì, la valenza meramente programmatica delle norme invocate quali parametri interposti, trattandosi di principi fondamentali del Titolo I dello statuto regionale; che, infine, la resistente evidenzia come la legge reg. Piemonte n. 11 del 2012 abbia disposto la trasformazione delle comunità montane in unioni montane di comuni al fine di contenimento della spesa pubblica, conformemente alle previsioni di principio della disposizione statale di cui all'art. 19 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, con ordinanza del 16 aprile 2015 (reg. ord. n. 140 del 2015) , dubita della legittimità costituzionale degli artt. 12, 14 e 16 della legge della Regione Piemonte 28 settembre 2012, n. 11 (Disposizioni organiche in materia di enti locali), in riferimento all'art. 123, primo e secondo comma, della Costituzione, in relazione agli artt. 3, 4 e 8 della legge regionale statutaria Piemonte 4 marzo 2005, n. 1 (Statuto della Regione Piemonte); che tali questioni sono state sollevate nel corso di un giudizio avente ad oggetto l'impugnazione da parte della Comunità montana Alpi del Mare degli atti con i quali la Regione Piemonte, sulla base degli artt. 12 e seguenti della legge reg. Piemonte n. 11 del 2012, aveva indetto la procedura selettiva per la nomina dei commissari liquidatori nonché del successivo decreto presidenziale di nomina del commissario F.B.; che, avuto riguardo alla configurazione, alla luce dell'assetto ordinamentale delineato dallo statuto regionale (artt. 3, 4, e 8), delle comunità montane come «enti statutariamente necessari», il rimettente ritiene che le disposizioni censurate, nella parte in cui ne prevedono il commissariamento e la soppressione, siano in contrasto con: 1) l'art. 123, primo comma, Cost., essendo la relativa disciplina riconducibile ai «principi fondamentali di organizzazione e funzionamento» della regione e, dunque, ad una materia coperta dalla cosiddetta riserva di statuto, sottratta alla legislazione regionale ordinaria; 2) l'art. 123, secondo comma, Cost., dovendo la soppressione delle comunità montane essere disposta esclusivamente attraverso il procedimento legislativo rafforzato prescritto per le modifiche statutarie e non già tramite legge regionale ordinaria; che, nel corso del giudizio, è intervenuta la legge regionale statutaria Piemonte 3 maggio 2016, n. 7, recante «Modifiche agli articoli 3, 4, 8 e 97 della legge regionale statutaria 4 marzo 2005, n. 1 (Statuto della Regione Piemonte)» che ha modificato i parametri interposti evocati dal TAR rimettente; che, in particolare, ai sensi dell'art. 1 della legge reg. stat. Piemonte n. 7 del 2016: «Al comma 2 dell'articolo 3 della L.R.Stat. n. 1/2005 (Statuto della Regione Piemonte) le parole "e le Comunità montane" sono sostituite dalle seguenti: "le Unioni montane, le forme associative comunali"»; ai sensi dell'art. 2 della legge reg. stat. Piemonte n. 7 del 2016: « Al comma 2 dell'articolo 4 della L.R.Stat. n. 1/2005 le parole "delle Comunità montane, delle unioni di Comuni collinari" sono sostituite dalle seguenti: "delle Unioni montane, delle forme associative comunali"»; ai sensi dell'art. 3 della legge reg. stat. Piemonte n. 7 del 2016: «Al comma 2 dell'articolo 8 della L.R.Stat. n. 1/2005 le parole "nelle Comunità montane e nelle unioni di Comuni collinari," sono sostituite dalle seguenti: "nelle Unioni montane e nelle forme associative collinari"»; che il richiamato ius superveniens ha modificato il quadro normativo, proprio sotto il profilo in merito al quale è stata ravvisata da parte del rimettente la rilevanza delle questioni descritte, e ha investito specificamente i parametri interposti evocati dal TAR, in relazione all'art. 123, primo e secondo comma, Cost.; che, pertanto, secondo la giurisprudenza costante di questa Corte (ex plurimis, ordinanze n. 102 e n. 35 del 2015), occorre restituire gli atti al giudice a quo affinché questi, a fronte del mutamento del quadro normativo, proceda a un rinnovato esame della rilevanza e dei termini delle questioni.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 febbraio 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 marzo 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA