[pronunce]

che i medesimi parametri costituzionali testé menzionati sono evocati anche dal Giudice di pace di Scicli; che il rimettente – nel riferire di dover giudicare dell'opposizione proposta avverso un verbale di contestazione dell'infrazione stradale consistente nella guida di un veicolo a due ruote senza aver indossato il casco protettivo – ha sollevato incidente di costituzionalità del predetto comma 2-sexies dell'art. 213 del codice della strada; che egli ipotizza, in primo luogo, la «violazione dell'articolo 3 della Costituzione, per il motivo della irragionevolezza e sproporzionalità» della sanzione prevista dalla norma censurata, in quanto vi sarebbe una ingiustificata «identità di disciplina» sia quando il veicolo «venga usato per commettere un reato, sia nel caso che lo stesso venga adoperato per commettere una di quelle violazioni amministrative» specificamente individuate dalla medesima norma; che lo stesso rimettente deduce, poi, il contrasto di tale norma con l'art. 42 della Costituzione, atteso che la confisca «finisce con assumere aspetti di mero trasferimento coattivo di un bene dal privato allo Stato per finalità squisitamente repressive», al punto da «identificarsi addirittura con l'istituto dell'espropriazione», imponendo il sacrificio del diritto di proprietà del privato per realizzare «un interesse generale non costituzionalmente protetto, quale la prevenzione degli incidenti stradali»; che infine, per il giudice a quo la norma censurata sarebbe viziata da «illogicità» e «ingiustizia manifesta», sia perché assoggetta l'autore dell'infrazione di cui all'art. 171 del codice della strada «a quattro conseguenze negative» (il pagamento della sanzione pecuniaria, la decurtazione del punteggio dalla patente di guida, la confisca obbligatoria del mezzo, l'impossibilità di accedere al pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria), sia perché riserva un più severo trattamento sanzionatorio alle infrazioni da essa contemplate, se poste a confronto con «altre violazioni amministrative» (è il caso, in particolare, di quella prevista dall'art. 148, comma 10, dello stesso codice della strada), le quali «pongono più gravemente in pericolo l'incolumità fisica non solo del conducente»; che anche il Giudice di pace di Caltanissetta censura l'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, in riferimento agli artt. 3 e 42 della Costituzione; che il rimettente – investito dell'opposizione proposta dal proprietario di un ciclomotore avverso i verbali con i quali, da un lato, si contestava al conducente l'infrazione consistente nel mancato uso del casco protettivo, e, dall'altro, si disponeva il sequestro del mezzo – evidenzia come, nella specie, la misura della confisca non sia «giustificata», ponendosi in contrasto «con i parametri, di rango costituzionale, di ragionevolezza, della responsabilità personale, e di riconoscimento e difesa della proprietà privata»; che, in particolare, sostiene il giudice a quo, la confisca del veicolo, pur avendo «natura di sanzione amministrativa accessoria», risulta priva, nella specie, dei «tratti della secondarietà, della marginalità e della complementarietà» che caratterizzano sanzioni siffatte, presentando invece natura sui generis; che, difatti, «nessun provvedimento di confisca obbligatoria» è previsto dal codice della strada «nei casi di danno alle persone» provocati da veicoli a quattro ruote, neppure «se dal fatto colposo o doloso dell'agente sia derivata la morte di una o più persone», ciò che rivelerebbe – a dire del rimettente – l'abnormità e l'iniquità della scelta legislativa di ricollegare la sanzione della confisca a «meri comportamenti irregolari di chi trovasi alla guida di un veicolo a due ruote»; che, inoltre, la norma censurata sarebbe irragionevole, atteso che «la confisca del ciclomotore è applicata in via immediata ed automatica», non consentendosi al proprietario del bene di provare la propria «assoluta estraneità all'illecito amministrativo da altri commesso», violando, così, anche il principio della personalità della responsabilità in tema di illeciti amministrativi, enunciato dall'art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale); che, infine, l'impossibilità di attribuire rilievo – ai fini della non applicazione della confisca – proprio alla circostanza costituita dalla appartenenza del veicolo a terzo estraneo all'illecito amministrativo «si traduce in un'ingiustificata violazione del diritto sul bene confiscato», donde il contrasto con l'art. 42, secondo comma, della Costituzione; che, in senso contrario, non potrebbe richiamarsi – conclude il rimettente – l'affermazione della giurisprudenza costituzionale, secondo cui la responsabilità del proprietario di un veicolo, anche per le violazioni commesse dal conducente, costituisce un principio di ordine generale, giacché essa è stata enunciata con riferimento ad una misura (quella del fermo) del tutto differente dalla confisca, la quale «non si limita a sottrarre all'incolpevole proprietario la disponibilità per un tempo limitato di un bene patrimoniale, e quindi a comprimere le sole facoltà di godimento della res», bensì sottrae «il bene in via definitiva»; che il Giudice di pace di Palermo – chiamato a giudicare dell'opposizione proposta avverso verbale di accertamento, con il quale si è contestata all'opponente la violazione dell'art. 171, commi 1, 2 e 3, del codice della strada e si è operato il sequestro del motociclo dal medesimo condotto – reputa l'art. 213, comma 2-sexies, del medesimo codice in contrasto con gli artt. 3 e 42 della Costituzione; che la norma censurata, infatti, «a fronte di violazioni identiche ed analoghe, commina la sanzione accessoria della confisca obbligatoria del mezzo solo quando la violazione sia commessa utilizzando un ciclomotore o un motociclo», ciò che integra «una disparità di trattamento ed una violazione del principio di eguaglianza»; che il contrasto con gli artt. 3, 27 e 42 della Costituzione – da parte del già citato art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada – è ipotizzato, invece, dal Giudice di pace di Siracusa; che il Giudice di pace di Siracusa denuncia il contrasto dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, con gli artt. 3 e 42 della Costituzione; che il rimettente – investito dell'opposizione proposta dal proprietario di un motociclo avverso i verbali con i quali si contestava, a soggetto diverso dall'opponente, la violazione di cui all'art. 171, comma 1, del codice della strada, e si disponeva il sequestro del mezzo, in vista della successiva confisca – evidenzia come l'applicazione di tale sanzione accessoria «anche a carico del proprietario estraneo alla violazione amministrativa» non sarebbe «ispirata al principio di ragionevolezza»;