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Altri 78 miliardi sono invece destinati al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), il cosiddetto secondo pilastro, che finanzia invece, in regime di cofinanziamento, gli investimenti effettuati attraverso le Regioni. A questo insieme di risorse si aggiungono ulteriori 10 miliardi di euro per sostenere bio-economia, sviluppo rurale, attività di ricerca e innovazione ed altro. La proposta della Commissione prevede che gli stanziamenti dei due pilastri possano essere trasferiti dall'uno all'altro fino a un massimo del 15 per cento. Un ulteriore 15 per cento potrà poi essere trasferito dal primo al secondo pilastro per interventi con obiettivi ambientali e climatici. In base alla proposta, l'Italia avrebbe una dotazione complessiva di circa 36,3 miliardi di euro rispetto agli oltre 41 miliardi di euro dello stanziamento PAC 2014-2020. Ebbene, caro Presidente, poiché le Regioni italiane hanno più volte dimostrato scarsa efficienza nella spesa dei fondi destinati ai programmi di sviluppo rurale, sarebbe opportuno considerare una diversa allocazione delle risorse, quindi rivedere il principio del trasferimento. Sappiamo già che molte Regioni sono state inefficienti - penso alla Puglia, che ha visto bloccare i suoi finanziamenti - e, tenuto conto di questa scarsa capacità di spesa di molte amministrazioni (non superiamo il 28 per cento) e della pesante crisi che investe il mondo agricolo e i Comuni rurali, le chiedo, Presidente, se in sede di Consiglio europeo intenda portare avanti quanto appena specificato affinché siano modificate le previsioni della Commissione sui trasferimenti da un pilastro all'altro. Soprattutto, signor Presidente, le chiedo anche di fare una seria riflessione sui controlli che vengono effettuati nella gestione dei fondi comunitari attraverso l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Sembra siano in atto gravi distorsioni nella concorrenza tra i diversi centri di assistenza agricola preposti a intermediare nella gestione dei fascicoli, quindi nell'utilizzo dei fondi comunitari, e su questo aspettiamo delucidazioni in Parlamento da parte del ministro Bellanova. (Applausi della senatrice Nugnes). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ho chiesto di intervenire questa mattina - e ringrazio per questo le colleghe del Gruppo Ginetti e Garavini - per due motivi: il primo è di metodo, il secondo di merito. Quello di metodo è per chiarire a quest'Assemblea che, anche alla luce delle difficoltà della politica interna, della politica nazionale, da parte di Italia Viva non è possibile alcuna divisione sui temi della politica continentale e dell'impegno europeo. In altri termini, pensare che le fibrillazioni interne della politica nazionale possano portare ad una qualche presa di distanza sulle questioni europee sarebbe un atto gravemente sbagliato e contrario all'interesse nazionale. Lei, signor Presidente del Consiglio, ci rappresenta appieno nel Consiglio europeo straordinario, così come rappresenta appieno l'intera comunità nazionale, perché in passato troppo spesso la politica ha fatto delle divisioni interne un elemento di debolezza nella compagine europea. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Il secondo motivo è di merito: il bilancio 2021-2027 non è un fatto tecnico, è un fatto decisivo: ci giochiamo il futuro dell'Europa. Non ho tempo naturalmente di affrontare i vari punti e quindi, con una sintesi che apparirà superficiale (e me ne dolgo), mi limito a evidenziare alcuni elementi. Il rapporto tra Cina e Stati Uniti è sempre più complicato e comunque la vicenda del coronavirus - drammatica naturalmente, in primis per le questioni umane e per la vita delle persone - provocherà un rallentamento significativo della locomotiva cinese. Inoltre, a seguito delle elezioni americane, è lecito immaginare che, dopo dodici anni di crescita costante, possa esservi una forma di rallentamento, forse di recessione, negli Stati Uniti. Ci aspettano mesi molto delicati dal punto di vista economico. Accanto a questo vi sono alcune potenze immediatamente fuori dall'Europa che giocano una partita complicata, che io considero profondamente sbagliata. Mi riferisco chiaramente alla Turchia, la cui scelta strategica di intervenire prima in Kurdistan e poi in Libia, oltre che a Cipro, peraltro in alcuni interventi di diretto interesse italiano, segna un pericolo significativo per l'Unione europea. La Turchia non è un problema italiano, ma europeo in questa fase. La stessa Brexit, può piacere o meno (io sono tra quelli che l'hanno sempre contestata), è un fatto politicamente di grandissimo rilievo, anche perché, lo dico gli europeisti, guai a sottovalutare Boris Johnson - chi lo ha conosciuto, lo ha visto come un leader pragmatico fin dai tempi in cui faceva il sindaco - che sarà capace nei primi mesi di adottare una narrativa totalmente positiva sulla Brexit, anche attraverso shock fiscali e iniziative particolarmente forti. Nel medio periodo, poi, il problema della Brexit diventerà il problema del Regno Unito che si divide, perché Irlanda e Scozia sono due macigni sulla strada del futuro di Londra. Adesso, però, la questione è l'oggettiva presenza di una vitalità che Boris Johnson cercherà di dare al suo Paese, a fronte della quale, e vengo al punto, l'Europa sembra stanca e rassegnata. L'Europa è in crisi per ciò che sta avvenendo in Germania, dove si arriva al cambio di leadership , anche se in Germania è meno frequente che da altre parti. Quando si cambia il cancellierato - quando si cambia la Cancelliera in questo caso - è evidente che qualcosa cambia. A cambiare è anche il business model della Germania, che non può continuare con un surplus commerciale inaccettabile, ancora sopra il 6 per cento, come ha riconosciuto in una lettera recente anche lei, signor Presidente del Consiglio, così come aveva fatto il presidente Monti e, devo dire, tutti i suoi predecessori in questi anni. In questo scenario, onorevoli colleghi, il bilancio europeo non è un fatto tecnico, vale a dire quanto si dà al fondo strutturale «x» e «y» o quanto si spende nella singola Regione: è il modo con il quale concepiamo l'appartenenza europea. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Se, infatti, diciamo soltanto che siamo per l'Europa e non spieghiamo che tipo di investimenti fare, l'Europa è morta, è finita, non ha un futuro e nei prossimi anni segneremo il suo funerale. Per questo - e chiudo - tre sono i punti che vogliamo rappresentarle, signor Presidente del Consiglio. Il primo: sia coraggioso sul quantum . Charles Michel è un grandissimo presidente e un grandissimo amico anche di questo Paese, ma la sua proposta è troppo debole. Non possiamo pensare di attestarci all'1,02 per cento del PIL. Dobbiamo avere il coraggio di dire che mettiamo più soldi, anche perché il venir meno del Regno Unito (che, come noi, è un contribuente attivo, in quanto metteva più soldi di quelli che prendeva) porterà un problema nel budget complessivo dell'Unione. Il rischio, quindi, è che si vada a tagliare su determinate spese.