[pronunce]

che la sentenza di primo grado, pur qualificando colposo il comportamento dei dipendenti del vettore, non ha precisato il grado della colpa, e che tale omissione non è stata censurata col ricorso per cassazione. 2.9. – Infine, la deducente osserva che non ha valore il richiamo alla legge n. 450 del 1995, relativa al trasporto su strada, considerato che tale trasporto è stato «di diritto monopolizzato, consentendo solo ad una determinata categoria di operatori economici di attuarlo», sicché non poteva giustificarsi per detti operatori una limitazione di responsabilità anche in caso di dolo o colpa grave, anche perché la disciplina dettata da tale legge non prevede la possibilità della dichiarazione di valore delle merci trasportate.1. – La Corte di cassazione dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3 e 41 della Costituzione, dell'art. 423, comma primo, del codice della navigazione (regio decreto 30 marzo 1942, n. 327) – a tenore del quale «il risarcimento dovuto dal vettore non può, per ciascuna unità di carico, essere superiore a lire duecentomila o alla maggior cifra corrispondente al valore dichiarato dal caricatore anteriormente all'imbarco» –, a) nella parte in cui non prevede che il limite della responsabilità del vettore marittimo sia periodicamente aggiornato, ovvero sia comunque fissato in modo da garantire l'effettività del risarcimento dovuto al caricatore per la perdita o l'avaria delle cose trasportate; b) nella parte in cui non esclude il limite del risarcimento dovuto dal vettore marittimo in caso di responsabilità determinata da dolo o colpa grave sua o dei suoi dipendenti o preposti; c) subordinatamente, nella parte in cui non prevede che il limite della responsabilità del vettore marittimo sia periodicamente aggiornato, ovvero sia comunque fissato in modo da garantire la congruità del risarcimento dovuto al caricatore per la perdita o l'avaria delle cose trasportate in caso di responsabilità determinata da dolo o colpa grave sua o dei suoi dipendenti o preposti. 2. – La questione è fondata nei limiti di seguito precisati. 3. – Va premesso che la Corte rimettente indica quale tertium comparationis la disciplina non già del trasporto marittimo internazionale, bensì del trasporto aereo interno, e cioè un parametro che, rispetto alla comunanza dello strumento per mezzo del quale è effettuato il trasporto, privilegia il carattere nazionale della disciplina del trasporto stesso. Non solo questa Corte fin dalla sentenza n. 401 del 1987 ha rilevato la sostanziale “omogeneità” – quanto al tema della responsabilità del vettore – dei problemi relativi al trasporto interno quale che sia il mezzo usato (cfr. anche, a proposito di quello su strada, la sentenza n. 64 del 1993), ma ha anche sottolineato (sentenza n. 71 del 2003) «l'evidente diversità – anche quanto alla fonte della disciplina – delle due situazioni» relative al trasporto internazionale marittimo e a quello interno. È appena il caso di rilevare, infatti, che nel disciplinare la responsabilità del vettore, il legislatore nazionale deve affrontare, quale che sia il mezzo di trasporto, problemi sostanzialmente omogenei di politica economica (contemperamento della tutela degli utenti con il costo del trasporto), laddove la disciplina convenzionale internazionale risente nella sua genesi del peso politico ed economico dei vari Stati e, quindi, della necessità, una volta raggiunto un equilibrio tra le esigenze e gli interessi dei quali i vari Stati sono portatori, che la ricezione della disciplina pattizia sia integrale. L'adozione da parte della Corte rimettente, pertanto, del tertium comparationis costituito dal trasporto aereo interno è conforme a quanto questa Corte ha già avuto modo di statuire – con riguardo al problema del limite del risarcimento – con le sentenze appena ricordate. 4.– Questa Corte è stata ripetutamente investita dei problemi che, in relazione alla Costituzione, pone la limitazione del risarcimento dovuto dal vettore nel trasporto marittimo, ferroviario e su strada. 4.1.1. – In particolare, la sentenza n. 401 del 1987 ha escluso che l'art. 423 cod. nav. contrasti con gli artt. 3 e 42 Cost. a causa dell'esiguità del risarcimento fissato (nel 1954) dalla legge, in quanto tale rigido limite è “equilibrato” dalla facoltà, accordata al caricatore, di dichiarare prima dell'imbarco il valore delle cose da trasportare; la norma sul limite del risarcimento dovuto dal vettore marittimo – «per tanti aspetti omogenea» a quella, in tema di responsabilità del vettore aereo, di cui all'art. 952 cod. nav. – alla pari di quest'ultima «prevede la facoltà del caricatore di ovviare all'applicazione del limite legale del debito del vettore con la dichiarazione di valore, anteriormente alla caricazione». Sotto questo profilo, questa Corte ritenne che «la norma attribuisce un efficace strumento di tutela al soggetto del rapporto considerato più debole (caricatore)» perché «l'operatività del limite è in funzione di un atto di autonomia di uno dei soggetti del rapporto (caricatore), libero di scegliere tra risarcimento non limitato (con maggiorazione del nolo) e risarcimento indicato nella prima parte del primo comma dell'art. 423 cod. nav. (con conseguente minor incidenza del corrispettivo)»; e, pur auspicando un intervento legislativo (analogo a quello che era stato appena operato sull'art. 952 cod. nav.) volto ad adeguare il limite del risarcimento invariato (all'epoca) da oltre trent'anni, la Corte concluse che, poiché «l'entità del risarcimento è in funzione del costo dell'operazione di trasporto», il limite del risarcimento non era in sé costituzionalmente illegittimo. 4.1.2. – Con ordinanza n. 8 del 1991, questa Corte dichiarò manifestamente inammissibile, per carenza di motivazione sulla rilevanza nel giudizio a quo, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 423 cod. nav. sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., con riguardo alla particolare difficoltà per un utente privato occasionale di evitare l'applicazione del limite legale mediante la dichiarazione di valore e, inoltre, con riguardo al trattamento deteriore riservato all'utente dalla disciplina del trasporto interno rispetto a quello della normativa convenzionale uniforme di cui alla Convenzione di Bruxelles del 25 agosto 1924, come modificata dai Protocolli di Visby del 23 febbraio 1968 e di Bruxelles del 21 dicembre 1979. 4.1.3. – Investita della questione di legittimità costituzionale sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., per il deteriore trattamento riservato all'utente privato occasionale dall'art. 423 cod. nav. rispetto a quanto previsto dalla normativa convenzionale uniforme in punto di irrilevanza della colpa grave, di entità del risarcimento e di suo mancato aggiornamento, questa Corte, con la sentenza n. 71 del 2003, l'ha dichiarata non fondata. Esclusa la omogeneità, per la diversità della fonte della disciplina, del trasporto marittimo interno ed internazionale, la Corte ha, altresì, escluso che la colpa rilevante per la normativa internazionale uniforme corrisponda alla colpa grave, la cui assenza nella previsione dell'art. 423 cod. nav. determinerebbe l'incostituzionalità della norma medesima.