[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorti a seguito delle delibere del 17 e del 16 novembre 1999 della Camera dei deputati relative alla insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Vittorio Sgarbi nei confronti del dott. Lorenzo Matassa, promossi con ricorsi del Tribunale di Caltanissetta, II e I sezione penale, notificati il 18 settembre 2000 e il 24 luglio 2001, depositati in cancelleria il 4 ottobre 2000 e il 24 luglio 2001 e iscritti al n. 44 del registro conflitti 2000 e al n. 23 del registro conflitti 2001. Visti gli atti di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 9 luglio 2002 il Giudice relatore Gustavo Zagrebelsky; uditi l'avv. Adelmo Manna per il Tribunale di Caltanissetta, II sezione penale, e gli avvocati Roberto Nania e Sergio Panunzio per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.1. - Con ordinanza del 23 febbraio 2000, emessa nell'ambito di un procedimento penale per il reato di diffamazione aggravata a carico del deputato Vittorio Sgarbi, il Tribunale di Caltanissetta, II sezione penale, ha promosso ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera, adottata dall'Assemblea il 17 novembre 1999 (atti Camera, doc. IV-quater, n. 88), secondo la quale le dichiarazioni per le quali è in corso il procedimento penale concernono opinioni espresse dal membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, con conseguente insindacabilità, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il processo penale si riferisce a frasi dal contestato carattere diffamatorio che l'on. Sgarbi avrebbe pronunciato nei confronti del dott. Lorenzo Matassa, all'epoca sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, nel corso di più trasmissioni della rete televisiva «Canale 5», denominate «Sgarbi quotidiani», nei giorni 17, 18 e 23 ottobre 1995, e tramite l'agenzia giornalistica ANSA, il 14 ottobre 1995. In particolare, il deputato è stato rinviato a giudizio per avere espresso le seguenti frasi: a) durante la trasmissione televisiva del 17 ottobre 1995, in un contesto di accuse circa l'inerzia dei magistrati inquirenti di Palermo in relazione alla vicenda del suicidio del Maresciallo Lombardo: «... sapete cosa fanno i magistrati di Palermo? E non dimenticate questi nomi, Matassa e Tricoli, due nomi che hanno il peso, anche per come suonano, del loro comportamento rispetto a quanto vi dirò (...) cosa fanno Matassa e Tricoli? Non si preoccupano della mafia, della mafia che uccide Palermo, non si preoccupano di chi ha fatto morire il Maresciallo Lombardo. Si preoccupano di uno dei più grandi uomini di cultura che abbiano lavorato per la Sicilia: Giuseppe Voza»; inoltre, nel corso dell'esposizione di sue opinioni relative all'indagine a carico del dott. Giuseppe Voza e all'attività professionale di quest'ultimo: «... un grande studioso (...) non sa niente di quello che Voza ha fatto. E lo accusa di che cosa? Di quello che ha fatto lui stesso, il magistrato (...) che si arrivi a toccare gli studiosi, a toccare quelli che hanno lavorato, per voi, per i musei, per i vostri figli, per scrivere libri che studierete, questo non è accettabile. Matassa e Tricoli vadano a scuola, leggano i libri di Voza, vadano a vedere i mosaici di Piazza Armerina, che sono violentati da vandali, perché non c'è abbastanza tutela, e non c'è nessuno che trova quello che ha distrutto i mosaici, ma c'è qualcuno che arresta il Sovrintendente che li ha salvati. Questo avviene. Ora, ogni limite è stato superato. Io ero convinto che ci fosse una guerra, che la guerra fosse sommamente ingiusta in molti casi, e parziale e deviante, ma quando si arriva a colpire la cultura (...) no, vogliamo combattere questi magistrati (...) e ricordate che si chiamano Matassa e Tricoli (...) ora spiegatemi se è possibile avere magistrati di questo genere, Matassa e Tricoli. A scuola vadano. Rispettino la cultura. Peggio che i nazisti sono»; b) durante la trasmissione televisiva del 18 ottobre 1995, riferendosi al dott. Voza: «... e chi impedisce a quell'uomo di lavorare è una magistratura cieca e inetta, che non colpisce i delinquenti e i criminali, ma colpisce le persone oneste»; quindi, riferendosi al dott. Antonino Caponnetto e a Leoluca Orlando e, più in generale, a tutti coloro che, a suo dire, hanno fatto la loro fortuna soltanto con il nome della mafia: «... ed è certo che il loro amico e sodale Matassa, e quell'altro Tricoli, i due che hanno arrestato il sovrintendente Voza non conoscono il museo di Siracusa, non lo conoscono»; ancora, dopo aver citato un articolo di giornale che definisce complice il sovrintendente Voza: «... ma i due complici veri - Lorenzo Matassa, che non conosce il museo di Siracusa, che non conosce gli scavi di Castelluccio, che non conosce l'orgoglio di Sicilia - loro, naturalmente complici, hanno deciso di fare questo, di bloccare e di arrestare il Sovrintendente (...) queste opere d'arte sono bloccate in Giappone. Perché? Per colpa di chi? Per colpa di Ordile, per colpa di Voza? No, per colpa del magistrato che ha bloccato i fondi»; c) durante la trasmissione televisiva del 23 ottobre 1995: «... l'Italia distrutta (...) ci sono due, tre, quattro uomini che si fermano così a guardare e riescono ad arrestare il degrado. Ebbene, arriva un giovane magistrato, li guarda e li arresta. Questo è avvenuto»; d) infine, con una dichiarazione diffusa attraverso l'agenzia giornalistica ANSA il 14 ottobre 1995, sempre nel contesto dell'argomento concernente il procedimento penale nei confronti del Sovrintendente Giuseppe Voza: «Quanto è accaduto è aberrante, un vero crimine contro la cultura: hanno arrestato la cultura. Premesso che il magistrato in questione non ha fatto nulla contro la mafia, nulla contro niente, nulla di nulla, ha umiliato un Sovrintendente che ha recuperato centinaia di opere d'arte, promosso scavi importanti e realizzato a Siracusa un museo straordinario. Così anziché rendere onore al Sovrintendente Voza per quello che ha fatto lo vanno ad arrestare per una gita in Giappone. Un fatto intollerabile, una violenza contro la cultura tipica di uno spirito e di una mentalità naziste. Umiliare la cultura è nazismo. Bisogna fermare questi magistrati finché si è in tempo...». Il Tribunale, premesso di essere legittimato a sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, osserva che, se la delibera di insindacabilità non fosse rimossa, dovrebbe essere dichiarata l'improcedibilità dell'azione penale.