[pronunce]

Bolzano n. 6 del 2010, che interviene in materia di «deroghe» ai divieti fissati dalle disposizioni di cui agli artt. 4, comma 5, e 7, comma 4, della medesima legge provinciale, a tutela rispettivamente delle specie animali e vegetali «integralmente protette». In particolare, la disposizione contenuta nel comma 1 attribuisce il potere di concessione delle suddette deroghe al dirigente della Ripartizione provinciale Natura e paesaggio e quella contenuta nel comma 2 prevede che il predetto dirigente trasmetta «ogni due anni alle autorità nazionali competenti una relazione riguardante le deroghe concesse ai sensi del comma 1». Secondo la difesa dello Stato la previsione contenuta nel comma 1 si porrebbe in contrasto con gli artt. 117, secondo comma, lettera s), Cost., 8 del d.P.R. n. 670 del 1972 e 117, primo comma, Cost., in quanto difforme da quella contenuta nell'art. 11, comma 1, del d.P.R. n. 357 del 1997, secondo cui le deroghe ai divieti che tutelano le specie, animali e vegetali, riferibili all'allegato IV alla direttiva 92/43/CEE, ovvero all'allegato D al citato regolamento, devono essere in ogni caso autorizzate dal Ministero dell'ambiente. L'Avvocatura generale evidenzia come la gestione delle deroghe al prelievo debba avvenire a livello statale in ragione della diffusione frammentata, sul territorio nazionale, della popolazione di alcune tra le specie elencate negli allegati sopra richiamati, sicché soltanto la valutazione della situazione complessiva al momento della autorizzazione delle deroghe garantisce la conservazione di tali specie. Quanto alla previsione contenuta nel comma 2, il ricorrente ne rileva il contrasto con gli stessi parametri sopra richiamati, nella parte in cui non prevede che la relazione periodica riguardante le deroghe concesse in ambito provinciale sia corredata dei dati richiesti dall'art. 16 della direttiva 92/43/CEE in riferimento alla relazione biennale, avente ad oggetto le deroghe concesse, che gli Stati membri sono tenuti ad inviare alla Commissione europea. 1.4. - è impugnato altresì l'art. 22, comma 6, della legge prov. Bolzano n. 6 del 2010, riguardante la disciplina della valutazione d'incidenza dei piani e progetti che possano avere ricadute sul sito Natura 2000, istituito dall'art. 4 della direttiva 92/43/CEE. La previsione denunciata prevede specificamente che, in caso di approvazione di piani o progetti che abbiano incidenza sul sito indicato o sulla sua conservazione, i provvedimenti di approvazione dispongano «le misure compensative necessarie per garantire la coerenza globale della rete ecologica europea Natura 2000, di cui è data comunicazione alla Commissione europea». L'Avvocatura generale evidenzia come, ai sensi degli artt. 5, comma 9, 10 e 13 del d.P.R. n. 357 del 1997, richiamati quali norme interposte, le comunicazioni alla predetta Commissione debbano avvenire per il tramite del Ministero dell'ambiente. In tal senso si sarebbe espressa anche la Corte costituzionale, con la sentenza n. 378 del 2007, sulla base del principio sancito dall'art. 117, terzo e quinto comma, Cost., che attribuisce allo Stato la competenza a disciplinare i rapporti delle Regioni e delle Province autonome con l'Unione europea, e a definire le procedure di partecipazione dei predetti enti territoriali, negli ambiti di propria competenza, alla formazione degli atti comunitari. Con riferimento specifico alle materie dell'ambiente e del patrimonio culturale, l'art. 5 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) dispone che spetta allo Stato, e per esso al Ministro dell'ambiente, il potere di rappresentare il Paese davanti agli organismi europei, e quindi il potere di interloquire con la Commissione europea. La disposizione provinciale contrasterebbe comunque con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. e con il parametro statutario evocato, vertendosi nell'ambito materiale della tutela dell'ambiente, di competenza esclusiva statale. 1.5. - Il ricorrente impugna, infine, l'art. 33, comma 3, della legge prov. Bolzano n. 6 del 2010, per violazione degli artt. 117, primo e secondo comma, lettera s), Cost., e 8 del d.P.R. n. 670 del 1972. La disposizione provinciale interviene sul testo della legge della Provincia autonoma di Bolzano 17 luglio 1987, n. 14 (Norme per la protezione della selvaggina e per l'esercizio della caccia), introducendo all'art. 9 il comma 1-bis, che delinea il procedimento per l'abbattimento, all'interno delle oasi di protezione, «di determinate specie di cui all'art. 4, commi 1 e 2, per motivi biologici e igienico-sanitari e per prevenire danni alle colture agricole-forestali ed al patrimonio ittico». In particolare, è stabilito che l'Assessore provinciale competente in materia di caccia possa autorizzare l'abbattimento «sentiti i pareri dell'Osservatorio Faunistico e della Ripartizione provinciale Natura e paesaggio». Tale ultima previsione, in assunto del ricorrente, si porrebbe in contrasto con la normativa statale, contenuta negli artt. 7 e 19 della legge n. 157 del 1992, che richiede, per l'abbattimento delle specie elencate negli allegati II, III e IV della direttiva 92/43/CEE, il parere dell'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica. L'Avvocatura generale osserva come, anche di recente, la giurisprudenza costituzionale abbia ribadito le prerogative statali sulla individuazione delle specie animali oggetto di caccia, anche quando lo statuto regionale o provinciale annoveri la caccia tra le materie di competenza legislativa primaria. È richiamata in particolare la sentenza n. 233 del 2010, nella quale la Corte avrebbe evidenziato la peculiare incidenza della normativa regionale in un ambito attribuito alla competenza esclusiva del legislatore statale, quello della tutela dell'ambiente, come confermato anche dall'art. 7 della direttiva 79/409/CEE, secondo cui «in funzione del loro livello di popolazione, della distribuzione geografica e del tasso di riproduzione in tutta la Comunità le specie elencate nell'allegato II possono essere oggetto di caccia nel quadro della legislazione nazionale». In attuazione della normativa comunitaria, l'art. 18 della legge n. 157 del 1992 elenca le specie cacciabili, i periodi in cui è consentita la caccia ed i procedimenti attraverso cui possono essere modificate le suddette previsioni, fissando in tal modo standard minimi e uniformi di tutela della fauna sull'intero territorio nazionale.