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Tali disposizioni, tuttavia, erano già state ritenute parzialmente incostituzionali dalla stessa Corte con una precedente sentenza (n. 285 del 1995) nella parte in cui, per l'effetto della non sottoponibilità ad esecuzione forzata delle somme destinate ai fini ivi indicati, non prevedeva la condizione che l'organo di amministrazione dell'unità sanitaria locale, con deliberazione da adottare per ogni trimestre, quantificasse preventivamente gli importi delle somme innanzi destinate e che dall'adozione della predetta delibera non fossero emessi mandati a titoli diversi da quelli vincolati, se non seguendo l'ordine cronologico delle fatture così come pervenute per il pagamento o, in assenza di prescrizione della fattura, dalla data della deliberazione di impegno da parte dell'ente. Al riguardo, al fine di adeguare l'ordinamento alle citate sentenze della Corte costituzionale e al tempo stesso di garantire, ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione, il diritto fondamentale alla salute, la norma in esame è finalizzata a rendere pienamente operativo il principio, peraltro già affermato dalla stessa Corte, in base al quale a presidio dell'esigenza di assicurare la continuità dell'erogazione delle funzioni essenziali connesse al Servizio sanitario nazionale, si dispone l'obbligo in capo al tesoriere, al momento dell'adozione della delibera trimestrale di impignorabilità, di rendere immediatamente disponibili le somme di spettanza delle aziende sanitarie finalizzate alla tutela dei livelli essenziali di assistenza, senza necessità di previa pronuncia giurisdizionale. Più in particolare, la norma in esame reca modifiche all'articolo 1 del decreto- legge 18 gennaio 1993, n. 9, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 marzo 1993, n. 67, prevedendo in primo luogo che la impignorabilità delle somme dovute agli enti del servizio sanitario, nei limiti e per le finalità previste dalla disposizione, operi previa quantificazione delle somme destinate alle finalità indicate nella norma, contenuta nella deliberazione adottata per ogni trimestre dall'organo amministrativo degli stessi enti, conformemente alle indicazioni contenute nella suindicata sentenza n. 285 del 1995. Al citato articolo 1 è aggiunto, inoltre, il comma 5- bis che persegue due finalità: da un lato, si introduce l'obbligo di comunicare immediatamente la predetta deliberazione all'istituto cui è affidato il servizio di tesoreria o cassa disponendo che quest'ultima debba procedere a rendere immediatamente disponibili le somme di spettanza dell'ente indicate nella deliberazione, anche in caso di notifica di pignoramento o di pendenza di procedura esecutiva e senza necessità di previa pronuncia giurisdizionale -- in modo da assicurare concretamente la necessaria continuità di erogazione delle funzioni essenziali del servizio sanitario; dall'altro, si stabilisce che, dalla data di adozione della delibera, l'ente non possa emettere mandati a titoli diversi da quelli vincolati, se non seguendo l'ordine cronologico delle fatture così come pervenuto per il pagamento o, se non è prescritta fattura, dalla data della deliberazione di impegno, allo scopo di rispettare pienamente le prescrizioni contenute nella citata sentenza n. 285 del 1995. Infine, allo scopo di conformare le predette disposizioni al nuovo assetto degli enti del servizio sanitario, al medesimo articolo 1, comma 5, si prevede la sostituzione delle parole: «unità sanitarie locali» con le parole: «aziende sanitarie locali e ospedaliere». La disposizione recata dal comma 16 modifica l'articolo 7 del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64. Viene previsto, in particolare, che le amministrazioni pubbliche debitrici di somme dovute per somministrazioni, forniture e appalti e per obbligazioni relative a prestazioni professionali comunichino, sulla base dei dati trasmessi dai creditori anche a mezzo fattura elettronica, l'importo dei pagamenti non effettuati relativi ai debiti certi, liquidi ed esigibili in essere alla data della comunicazione. La suddetta comunicazione deve avvenire mediante la piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni ed in caso di superamento del termine di decorrenza degli interessi moratori. Viene altresì prevista un'ulteriore comunicazione, da parte delle medesime pubbliche amministrazioni, entro 15 giorni dal pagamento, dei dati relativi al pagamento delle fatture. Il mancato rispetto degli obblighi di comunicazione entro i termini previsti rileva ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale del dirigente responsabile, comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare ai sensi degli articoli 21 e 55 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e determina inoltre una sanzione pecuniaria. Il comma 17 reca la relativa disposizione di copertura. Il comma 18 dispone che, nelle società non quotate controllate direttamente o indirettamente ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, numero 1), del codice civile da enti locali e nelle aziende speciali, il primo rinnovo dell'organo interno di controllo successivo alla data di entrata in vigore del decreto in esame avvenga, limitatamente ai revisori dei conti nominati su indicazione del soggetto pubblico, tramite estrazione da un apposito elenco nel quale possono essere inseriti, a richiesta, i soggetti appartenenti alle categorie di cui all'articolo 2397, secondo comma, del codice civile. Si demanda inoltre ad un decreto del Ministro dell'interno la definizione dei criteri per l'inserimento degli interessati nell'elenco sopra citato e delle modalità per la loro estrazione, nel rispetto del criterio di proporzionalità tra qualificazione professionale comprovata e complessità degli incarichi nonché degli altri princìpi stabiliti dall'articolo 16, comma 25, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e in modo da assicurare il rispetto del medesimo articolo 2397 del codice civile. Fino all'adozione di tale decreto si rinvia al regolamento di cui al decreto del Ministro dell'interno 15 febbraio 2012, n. 23, in quanto compatibile. La norma di cui al comma 19 è finalizzata a consentire l'accesso all'esercizio dell'attività di revisione legale, nelle more dell'entrata in vigore del regolamento che disciplina le modalità di svolgimento dell'esame di idoneità professionale per l'abilitazione all'esercizio della revisione legale di cui all'articolo 4 del decreto legislativo n. 39 del 2010. Pertanto, fino alla data di entrata in vigore del citato regolamento, l'ammissione all'esame per l'iscrizione al Registro dei revisori legali ed i relativi esoneri restano disciplinati dagli articoli 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 88 del 1992 e dalle relative disposizioni attuative. Resta ferma la necessità di possedere, al momento della presentazione dell'istanza di iscrizione nel Registro dei revisori legali, i requisiti richiesti dal regolamento di cui al decreto ministeriale n. 145 del 2012, attuativo dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 39 del 2010. Comma 20.