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Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1018 (Decreto-legge n. 4, Reddito di cittadinanza e pensioni) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori di maggioranza 45' Relatori di minoranza 45' Governo 30' Votazioni 1 h. Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h. 41' FI-BP 1 h. 10' L-SP-PSd'Az 1 h. 8' PD 1 h. 4' FdI 42' Misto 39' Aut (SVP-PATT, UV) 35' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 1, Banca Carige) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori di maggioranza 30' Relatori di minoranza 30' Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 12' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. Doc 214 Doc 515 Doc 805 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, il disegno di legge costituzionale di cui discutiamo oggi è stato presentato da un decano del Senato (decano non è un offesa, anzi vorrebbe essere un complimento), il quale ovviamente ha vissuto, come lei, Presidente, l'esperienza del 2005, quando il centrodestra, con la Casa delle libertà, presentò il progetto costituzionale che diventò legge e poi, l'anno successivo, venne - purtroppo, a mio avviso - fatto con poca lungimiranza un confronto serrato nel Paese per portare alla disapprovazione del provvedimento approvato dalle Camere. Nel frattempo, sono passati diversi anni da quel momento - quattordici, a questo punto - e, con particolare riferimento all'ultima modifica costituzionale, si è detto che in un Paese come il nostro non si sarebbe più potuto parlare di modifiche costituzionali e che, se la cancellazione del Senato non fosse avvenuta in quel preciso momento, il 4 dicembre del 2016, non avremmo mai più potuto discutere della modifica costituzionale che poteva andare nella direzione che auspicavamo, ossia la riduzione del numero dei parlamentari. Ebbene, dopo appena due anni e mezzo, siamo qua: come sempre, però, non tutte le ciambelle escono col buco. Qui si sarebbe dovuto fare un bel pezzo di strada e avevamo concordato un programma di mandato quinquennale che prevedeva anche la riduzione del numero dei parlamentari, ma prima di tutto, a pagina 1 del programma del centrodestra, avevamo inserito il presidenzialismo. Visto che, quando andiamo a toccare la Costituzione, ci sono da compiere passaggi più impegnativi rispetto all'esame di una legge ordinaria, probabilmente si è persa un'altra occasione. La logica presidenzialista, infatti, è quella che noi - insieme, come centrodestra unito - per le scorse elezioni politiche, quelle del 4 marzo, avevamo concordato con il corpo elettorale, i cittadini italiani. Non voglio che si dimentichi che abbiamo preso 12.147.000 voti, 12.147.000 cittadini che avevano votato per il programma da 103 pagine che il centrodestra, dopo averlo firmato con i propri leader , aveva loro sottoposto; proprio a pagina 1 di quel programma c'era scritto che volevamo una Repubblica presidenziale, per fare in modo che vi fossero un Presidente eletto direttamente dai cittadini e un Parlamento con numerazioni ridotte, ovviamente, come avevamo già proposto nel progetto costituzionale del 2005, approvato dalle Camere. Abbiamo perso quest'occasione, ma anche un'altra, perché non avevamo scritto di voler ridisegnare soltanto l'assetto istituzionale e costituzionale con la presenza di un Presidente eletto direttamente dal popolo. No; avevamo detto anche un'altra cosa, avevamo preso in considerazione la questione delle Province che, a nostro avviso, avrebbero dovuto essere reintrodotte. Anche in questa legislatura abbiamo presentato disegni di legge relativi, convinti che le Province italiane debbano tornare ad avere un Presidente, perché si tratta del primo livello istituzionale di coordinamento serio. Tutte le volte che dico quanto sto per dire, qualche collega della maggioranza mi ricorda in Commissione che l'ho già detto, ma io lo ridico e visto che ho fatto l'amministratore locale per tanti anni e continuo a farlo, ve lo ridirò fino allo sfinimento, perché forse qualcuno di voi, che lo continua a fare, se l'è dimenticato: il livello più importante per un Comune è quello provinciale, perché nella logica provinciale si ragiona sugli assetti delle società partecipate e sulla questione dell'assetto urbanistico. Non esiste un piano regolatore regionale; c'è qualche Regione folle, come la Toscana, che pensa di poter gestire il tutto dall'ambito regionale, quindi fiorentinocentrico, ma è sbagliato. Avevamo detto, avevamo concordato, scritto e firmato questo patto con gli elettori secondo il quale appena fossimo stati forza di Governo, avremmo portato avanti il progetto delle Macroregioni, perché 20 Regioni sono una follia assoluta, e avremmo reistituito le Province con elezione diretta del Presidente del Consiglio provinciale, dando poteri reali ai sindaci e risorse sufficienti per poter portare avanti l'attività sul territorio. Ebbene, l'elefante ha partorito il topolino, perché si poteva fare una battaglia seria, nell'interesse del futuro della nazione, che poteva portare realmente ad una riduzione dei costi, quella sì, perché invece di 20 Regioni ce ne sarebbero state cinque e perché avremmo dato poteri reali al consiglio provinciale che, alla fine, ha gli stessi costi di prima, dato che nel frattempo, nella logica del progetto Delrio da me sempre avversato, sia da amministratore che da parlamentare, le Province non hanno ridotto i loro costi, perché la prospettiva dello spostamento del personale dall'ente provinciale ad altri è clamorosamente fallita. Le Province hanno ancora il personale ma non hanno più le funzioni, hanno ancora i costi ma non hanno gli incassi. Anche in questa occasione, nella legge di bilancio che è stata approvata, col nostro voto orgogliosamente contrario, prima della fine dell'anno, le Province ci avevano chiesto 1,8 miliardi per cercare di fare investimenti sulle scuole e sulle strade e 280 milioni per la parte corrente e abbiamo dato loro zero per il corrente e 280 milioni per gli investimenti (per la serie: ci avete capito poco). Quindi noi oggi stiamo discutendo di una questione sulla quale siamo contrari? Assolutamente no: come potremmo essere contrari! Siamo contrari allo spirito che ci portava sulla strada della modifica costituzionale. Dovevamo fare dieci cose e ne abbiamo fatta mezza. Il Parlamento è stato chiamato prima nelle Commissioni e poi in questi giorni in Aula a discutere ore ed ore di un provvedimento che poteva essere strutturato in maniera presidenzialista, con la riduzione del numero delle Regioni e la riqualificazione delle Province. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 15,04) ( Segue MALLEGNI).