[pronunce]

In particolare, il comma 321, dopo aver disposto la sostituzione della tabella di cui all'art. 1, comma 2, del decreto del Ministro delle finanze 27 dicembre 1997 (Tariffe delle tasse automobilistiche), si limiterebbe a prevedere la riduzione dei trasferimenti erariali in favore delle Regioni in misura pari al maggior gettito ad esse derivante dal comma medesimo ed il successivo comma 322 a rinviare al decreto ministeriale la regolazione finanziaria delle maggiori entrate nette derivanti dal precedente nonché la definizione di criteri e modalità per la corrispondente riduzione dei trasferimenti spettanti alle Regioni. Sostiene, dunque, la ricorrente che, in mancanza della specifica destinazione richiesta dalle norme di attuazione dello statuto, il maggior gettito riscosso in Sicilia in virtù del comma 321 dovrebbe rientrare nella previsione generale per cui alla Regione siciliana spettano, oltre alle entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte quelle erariali riscosse nel suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate. Ciò risulterebbe confermato dal tenore del citato comma 322 - che per le regolazioni finanziarie delle maggiori entrate rimanda ad una riduzione dei trasferimenti dello Stato, modalità inattuabile per la Regione siciliana (non destinataria di trasferimenti erariali) - e dalla clausola di salvaguardia contenuta nel comma 1363 del medesimo art. 1 della legge n. 296 del 2006, secondo cui quest'ultima sarebbe applicabile alle Regioni a statuto speciale ed alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti e con le relative norme di attuazione. Risulterebbero così violati gli artt. 36, primo comma, dello statuto della Regione siciliana e 2, primo comma, delle norme di attuazione di cui al d.P.R. n. 1074 del 1965. La ricorrente sostiene di essersi astenuta dal proporre impugnazione in via principale delle disposizioni contenute nella legge n. 296 del 2006 proprio confidando in un'interpretazione costituzionalmente orientata delle stesse e nella citata clausola di salvaguardia. 1.3. - Secondo la Regione siciliana, un ulteriore profilo di illegittimità del decreto impugnato deriverebbe dalle modalità stabilite per acquisire l'importo indebitamente posto a suo carico, ossia il versamento spontaneo della somma su un capitolo d'entrata del bilancio dello Stato entro sessanta giorni dalla pubblicazione del decreto medesimo sulla Gazzetta Ufficiale ed, in caso di inottemperanza entro detto termine, la corrispondente riduzione delle somme iscritte sul capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze relativo alla quota statale di finanziamento del Fondo sanitario regionale. Ad avviso della ricorrente, tale decurtazione inciderebbe di fatto sull'entità della partecipazione della Regione alla spesa sanitaria, al contempo mettendo a rischio l'erogazione delle prestazioni sanitarie in Sicilia. Alla luce di tali considerazioni, il decreto violerebbe gli artt. 36, primo comma, dello statuto e 2, primo comma, del d.P.R. n. 1074 del 1965 in combinato disposto con gli artt. 17, lettera c), e 20 dello statuto della Regione siciliana, che attribuiscono al Presidente ed agli Assessori regionali le funzioni esecutive ed amministrative in materia di «assistenza sanitaria». 1.4. - In ragione del pregiudizio derivante dal recupero dell'importo preteso dallo Stato mediante corrispondente riduzione delle somme iscritte sul capitolo 2700 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze - pregiudizio che si riverbererebbe sull'erogazione delle prestazioni sanitarie per effetto della conseguente incapacità di spesa da parte della Regione - quest'ultima ha formulato istanza di sospensione dell'esecuzione dell'atto che ha dato luogo al conflitto, a suo avviso sussistendo le «gravi ragioni» previste dall'art. 40 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale). 1.5. - Rimarcando che il conflitto trarrebbe origine da un atto che si discosterebbe dalle norme che pretende di applicare, la ricorrente chiede che, ove viceversa si ritenesse che il decreto ne faccia corretta applicazione, questa Corte sollevi davanti a sé questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 321 e 322, della legge n. 296 del 2006 in riferimento agli artt. 36, primo comma, dello statuto della Regione siciliana e 2, primo comma, del d.P.R. n. 1074 del 1965. 2. - Con atto depositato il 30 ottobre 2012, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il conflitto sia dichiarato inammissibile o infondato. 2.1. - Il resistente sostiene che il decreto impugnato sarebbe meramente attuativo dell'art. 1, commi 235 e 322, della legge n. 296 del 2006, per cui le censure ad esso mosse investirebbero in realtà le disposizioni normative di cui farebbe applicazione. Il ricorso mirerebbe, pertanto, ad eludere i termini decadenziali previsti per l'impugnativa delle norme di legge su cui si fondano i poteri esercitati con l'atto oggetto del conflitto, rendendo quest'ultimo inammissibile alla stregua della giurisprudenza costituzionale (si cita la sentenza n. 472 del 1995). 2.2. - Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri il conflitto sarebbe infondato anche nel merito. A suo dire, sia il decreto sia le norme che rinviano ad esso quanto a modalità di attuazione si limiterebbero a prevedere un meccanismo di mera regolazione finalizzato ad operare una compensazione tra le minori entrate derivanti alle Regioni ed alle Province autonome dall'introduzione degli ecoincentivi (art. 1, commi da 224 a 234, della legge n. 296 del 2006) e le maggiori entrate derivanti dall'attuazione del comma 321, ossia dall'incremento della tassa automobilistica. Tale meccanismo presupporrebbe proprio la destinazione ai citati enti territoriali del maggior gettito derivante dalla tassa in questione, non essendovi altrimenti - ossia, in caso di riserva del gettito all'erario - necessità di alcuna compensazione. Poiché in generale alla Regione siciliana spetterebbe l'intero gettito dei tributi erariali riscossi nel suo territorio, ad avviso del resistente un'interpretazione delle citate norme conforme allo statuto della Regione siciliana, confortata dal dettato dell'art. 1, comma 1363, della legge n. 296 del 2006, avrebbe imposto la modalità, concretamente adottata dal decreto, del versamento diretto da parte della Regione siciliana del maggior gettito della tassa automobilistica al netto del minor gettito derivante dalle esenzioni per ecoincentivi e, solo in mancanza, la riduzione delle somme iscritte nel capitolo relativo alla spesa sanitaria.