[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 7, comma 2, della legge 17 aprile 1985, n. 141 (Perequazione dei trattamenti pensionistici in atto dei pubblici dipendenti), promossi con ordinanze dell'8 gennaio 2004 e del 29 dicembre 2003 dalla Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, sui ricorsi proposti da Masi Caterina ed altri contro il Provveditorato agli studi di Bari ed altri e da Palamà Ercole ed altri contro il Provveditorato agli studi di Lecce ed altri, rispettivamente iscritte ai numeri 263 e 405 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, n. 15 e n. 20, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 17 novembre 2004 il Giudice relatore Paolo Maddalena.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — Con due ordinanze di identico contenuto, iscritte ai numeri 263 e 405 del registro ordinanze 2004, la Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Puglia ha sollevato, in riferimento all'articolo 3, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 7, comma 2, della legge 17 aprile 1985, n. 141 (Perequazione dei trattamenti pensionistici in atto dei pubblici dipendenti), “nella parte in cui stabilisce che i benefici previsti dal presente articolo sono attribuiti ai dipendenti della scuola collocati a riposo nel periodo tra il 1° giugno 1977 ed il 1° aprile 1979 in ragione del 50 per cento a decorrere dal 1° gennaio 1986 ed interamente dal 1° gennaio 1987, anziché interamente dal 1° febbraio 1981”. 2.1 — In punto di fatto il remittente precisa di dovere decidere vari ricorsi proposti da dipendenti in quiescenza del settore scuola, cessati dal servizio nel periodo 1° giugno 1977 – 31 marzo 1979, i quali hanno richiesto la riliquidazione del trattamento di quiescenza con valutazione dell'intera anzianità a decorrere dal 1° febbraio 1981. 2.2. — In punto di rilevanza il giudice a quo rileva che l'impugnato articolo 7, comma 2, della legge n. 141 del 1985 attribuisce ai suddetti dipendenti la valutazione dell'anzianità in ragione del 50 per cento a decorrere dal 1° gennaio 1986 ed interamente dal 1° gennaio 1987, mentre l'art. 8 del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 255 (Copertura finanziaria dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti la corresponsione di miglioramenti economici al personale della scuola di ogni ordine e grado, compresa l'università), convertito, con modificazioni, nella legge 24 luglio 1981, n. 391, riconosce alla medesima categoria di dipendenti, ma cessati dal servizio dopo il 1° aprile 1979, la valutazione dell'intera anzianità a decorrere dal 1° febbraio 1981. Il remittente richiama la sentenza n. 504 del 1988 di questa Corte, la quale ha dichiarato la incostituzionalità dell'art. 8 del citato decreto-legge n. 255 del 1981, “nella parte in cui non prevede l'estensione ai dipendenti della scuola collocati in quiescenza nel periodo tra il 1° giugno 1977 ed il 1° aprile 1979 dei benefici concessi ai dipendenti cessati dal servizio dopo quest'ultima data”, e sostiene che dalla caducazione dell'impugnato art. 7, comma 2, della legge n. 141 del 1985 deriverebbe l'accoglimento delle domande avanti a sé proposte, le quali andrebbero, altrimenti, respinte. 2.3. — In ordine alla non manifesta infondatezza il remittente ricorda, anzitutto, l'art. 152 della legge 11 luglio 1980, n. 312 (Nuovo assetto retributivo-funzionale del personale civile e militare dello Stato), con il quale il legislatore si è assunto l'impegno di “correggere” le disparità di trattamento derivanti dall'applicazione del criterio del c.d. maturato economico (criterio prescelto per il reinquadramento del personale nelle nuove qualifiche funzionali), prevedendo espressamente il recupero della maggiore anzianità di servizio nei livelli retributivi precedentemente maturati, a cominciare dal triennio contrattuale 1979-1981, con priorità per il personale che avesse già maturato il diritto al trattamento di quiescenza. Il giudice a quo richiama, ancora, la citata sentenza n. 504 del 1988 di questa Corte, che ha ritenuto “irragionevole la decisione del legislatore di estendere retroattivamente il beneficio del riconoscimento integrale dell'anzianità di servizio limitatamente al solo personale cessato dal servizio dal 1° aprile 1979, negando tale estensione a coloro i quali, nonostante il loro collocamento a riposo risalisse ad un'epoca anteriore al 1° aprile 1979, avevano tuttavia ottenuto l'inquadramento nelle qualifiche retributive funzionali perché al 1° giugno 1977” (data di entrata in vigore, per il personale della scuola, delle qualifiche funzionali, introdotte dalla legge n. 312 del 1980) “erano ancora in servizio”. Per il remittente l'art. 7, comma 2, della legge n. 141 del 1985, nel prevedere, per il personale della scuola collocato in quiescenza tra il 1° giugno 1977 ed il 31 marzo 1979, la valutazione della anzianità in ragione della metà a decorrere dall'anno 1986 ed interamente dall'anno 1987, avrebbe solo limitato, ma non eliminato la grave e discriminatoria sperequazione rilevata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 504 del 1988, e, alla luce di questa sentenza e per le medesime ragioni, dovrebbe essere dichiarato costituzionalmente illegittimo. 3. — È intervenuto in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per l'infondatezza delle questioni. L'Avvocatura sostiene che “dalla irragionevolezza”, riscontrata dalla sentenza n. 504 del 1988 di questa Corte, “della originaria scelta di estendere il beneficio integrale della anzianità di servizio al solo personale cessato dal servizio dal 1° aprile 1979 e non a quello cessato in precedenza, non scaturisce, in via automatica, quella dal giudice a quo ipotizzata, ed asseritamente incentrata sulla diversificazione della misura e della decorrenza economica della riliquidazione in questione”.