[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 17, 18, 19, 20, 21 e 22, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), promossi dal Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte con due ordinanze dell’8 aprile 2009 e con un’ordinanza del successivo 24 aprile, rispettivamente iscritte ai numeri 194, 195 e 238 del registro ordinanze 2009 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28 e n. 39, prima serie speciale, dell’anno 2009. Visti gli atti di costituzione della comunità montana Antigorio Divedro Formazza, fuori termine, e della comunità montana Alta Valle Susa, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 16 dicembre 2009 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, con tre ordinanze di analogo tenore – rispettivamente iscritte ai numeri 194, 195 e 238 del registro ordinanze dell’anno 2009 – dell’8 e del 24 aprile 2009, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 114, 117, terzo, quarto e sesto comma, 118 e 119 della Costituzione, dell’art. 2, commi 17, 18, 19, 20, 21 e 22 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008); che le suddette disposizioni hanno ad oggetto il riordino delle comunità montane, con finalità di riduzione, a regime, della spesa corrente per il funzionamento di tali enti per un importo pari almeno ad un terzo della quota del fondo ordinario assegnata per l’anno 2007 alle comunità montane presenti nella Regione; che i giudizi a quibus vertono sull’impugnazione, da parte di alcune comunità montane costituite nella Regione Piemonte, della delibera del Consiglio regionale del 3 novembre 2008 n. 217-46169 (Riordino territoriale delle comunità montane. Individuazione delle zone omogenee della Regione Piemonte ai sensi dell’articolo 3 della legge regionale 2 luglio 1999, n. 16 e dell’articolo 34 della legge regionale 1° luglio 2008, n. 19); che il giudice remittente ritiene sussistente la rilevanza delle questioni in quanto il suddetto provvedimento si fonda sulle disposizioni censurate, peraltro già sottoposte al vaglio della Corte costituzionale, in ordine alle quali non potrebbe pervenirsi ad un’interpretazione conforme alla Carta fondamentale; che il TAR afferma, quindi, con motivazioni analoghe per tutte le ordinanze, la sussistenza della non manifesta infondatezza delle questioni «in relazione al riparto di competenze Stato-Regione» disegnato nell’attuale assetto costituzionale; che il giudice a quo premette che, ai sensi dell’art. 3, comma 162, della legge n. 244 del 2007, le disposizioni impugnate integrano norme di coordinamento della finanza pubblica per gli enti territoriali e, pertanto, rientrano nell’ambito della potestà legislativa concorrente nella materia «armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario» di cui all’art. 117, terzo comma, Cost.; che viene dedotto, quindi, che l’art. 2, commi 18 e 19 della legge n. 244 del 2007 «impegna le leggi regionali a tenere conto, ai fini della costituzione delle comunità montane, dei principi fondamentali della riduzione del numero complessivo delle comunità sulla base di indicatori specificati, della riduzione del numero dei componenti degli organi rappresentativi delle stesse e della riduzione delle indennità spettanti ai componenti di questi»; che si rileva come, pertanto, si realizzi un’ingerenza delle disposizioni in questione sull’assetto complessivo delle comunità montane, che non costituisce soltanto l’effetto di una scelta finanziaria; che, in proposito, si richiama la finalità del «riordino della disciplina delle comunità montane, ad integrazione di quanto previsto dall’articolo 27 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267» indicata nell’art. 2, comma 17, della legge n. 244 del 2007; che, secondo il TAR remittente, le norme impugnate appaiono esorbitare dall’ambito della potestà legislativa statale in materia di coordinamento della finanza pubblica; che, in ordine a ciò, nella sola ordinanza di remissione r.o. n. 238 del 2009, è richiamata la giurisprudenza costituzionale sulla nozione di principi fondamentali (sentenza n. 430 del 2007), con particolare riguardo a quelli in materia di coordinamento della finanza pubblica (sentenze n. 120 e n. 159 del 2008); che, per altro verso, vi sarebbe la lesione della potestà legislativa residuale delle Regioni nella materia «comunità montane» (è richiamata la sentenza n. 456 del 2005) e dell’autonomia organizzativa di queste ultime e dei comuni, come delineata dall’art. 4 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), che riconosce alle stesse, oltre che alle unioni di comuni, la stessa potestà normativa statutaria e regolamentare attribuita a comuni, province e città metropolitane; che, in relazione a ciascuna delle questioni sollevate con le ordinanze di remissione r.o. n. 194 e n. 195 del 2009, il Presidente del Consiglio dei ministri è intervenuto, con memorie del 28 luglio 2009, avvalendosi del patrocinio dell’Avvocatura generale dello Stato e prospettando identiche argomentazioni; che, ad avviso della difesa dello Stato, le questioni sarebbero inammissibili in quanto, poiché nel corpo delle ordinanze si fa riferimento alla norma impugnata «al singolare», non sarebbe possibile individuare, tra le disposizioni impugnate, quella in ordine alla quale si appuntano le censure del giudice remittente; che, nel merito, le norme in esame avrebbero natura di principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica, come affermato dalla Corte costituzionale nello scrutinare analoghe disposizioni, contenute nei commi 35 e 36 del suddetto art. 2, relativi ai consorzi tra comuni compresi nei bacini imbriferi montani (è richiamata la sentenza n. 139 del 2009); che, anche in ordine alla questione oggetto dell’ordinanza r.o. n. 238 del 2009, lo Stato è intervenuto per il tramite dell’Avvocatura generale dello Stato; che, in via preliminare, è stata prospettata l’inammissibilità della questione per difetto di rilevanza, in quanto l’atto impugnato dinanzi al TAR avrebbe fondamento in una legge regionale «la cui legittimità costituzionale non è messa in dubbio»;