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nonostante i contagi denunciati, ormai, in tutti i Paesi dell'Unione europea, l'emergenza non ha cambiato le priorità delle istituzioni comunitarie, che avevano comunque calendarizzato, imprimendo una intempestiva accelerazione, l'approvazione finale del MES per il 16 marzo. Infatti, nelle scorse settimane è proseguito il lavoro tecnico per chiudere tutte le questioni legali ancora aperte. L'Eurogruppo in quella data avrebbe dovuto decidere, all'unanimità, il termine dei lavori e, con il nulla osta dei ministri e dei rappresentanti dei Governi, si sarebbe proceduto a firmare il nuovo Trattato in una riunione successiva. Terminata tale fase potrà poi partire il processo di ratifica dei Parlamento nazionali, che dovrebbe durare circa un anno; l'Italia avrebbe preferito il rinvio dell'Eurogruppo sul MES, ma questo si è tenuto comunque. Tuttavia, nella riunione del 16 marzo 2020 in videoconferenza è stata adottata una dichiarazione sulla risposta di politica economica all'epidemia di Covid-19 volta a proteggere "i nostri cittadini e la nostra valuta, ad ogni costo e con tutti i mezzi a nostra disposizione"; l'interrogante ritiene che l'emergenza Covid-19 cambi qualsiasi priorità in Europa e non consenta che impegni di così grande portata come il MES siano cambiati in modo sbrigativo, mentre il quadro di riferimento muta assai più rapidamente e con un forte potenziale di instabilità. Affrontare e superare l'emergenza è un compito politico prioritario e vitale per tutti gli Stati; la decisione presa dal Consiglio "Economia e finanza" (ECOFIN) dopo lo scoppio dell'epidemia, di anticipare la firma della riforma da aprile a marzo è sconvolgente e per di più non è giustificata da alcuna reale urgenza, visto che il Trattato è comunque operativo. Se ciò fosse avvenuto sarebbero stati esclusi dal circuito decisionale i Parlamenti nazionali, fortemente limitati dalla emergenza sanitaria, in totale disprezzo dello spirito e della lettera dei Trattati. Va ricordato, inoltre, che il Governo italiano si era formalmente impegnato a far esprimere il Parlamento sul testo di questa importante riforma con la risoluzione di maggioranza (n. 6-00087), approvata l'11 dicembre 2019 al Senato. Tra gli impegni del Governo vi era quello di assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento in tutti i passaggi del negoziato di attivazione del MES, con una procedura chiara di coordinamento e di approvazione; il presidente Giuseppe Conte, insieme ad altri otto leader europei della Francia, Spagna, Belgio, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Slovenia, ha diffuso una lettera al Presidente del Consiglio Ue in cui viene auspicata la creazione di uno "strumento di debito comune emesso da un'istituzione dell'UE". "Vi sono valide ragioni per sostenerlo - si legge nella lettera - poiché stiamo tutti affrontando uno choc simmetrico esogeno, di cui non è responsabile alcun Paese, ma le cui conseguenze negative gravano su tutti (...). Dovrà essere di dimensioni sufficienti e a lunga scadenza, per essere efficace e per evitare rischi di rifinanziamento"; il Presidente del Consiglio dei ministri, la scorsa settimana, ha chiesto il coinvolgimento del Meccanismo europeo di stabilità per accedere alle operazioni di acquisti illimitati di titoli di Stato della BCE. L'Italia, tuttavia, ha proposto che tutti i Paesi chiedano accesso alle risorse del MES, ma da usare "senza condizionalità presente e futura". Ma l'ultima riunione dei Ministri delle finanze dell'Eurozona si è conclusa con un nulla di fatto; i Paesi del Nord rigoristi, guidati dall'Olanda, si oppongono a nuovi strumenti e chiedono di mantenere le condizionalità nell'uso delle risorse. L'offerta è che i Paesi che ne abbiano bisogno potranno rivolgersi alle linee di credito precauzionale del MES firmando il memorandum. Secondo il presidente dell'Eurogruppo, Centeno, le condizionalità potrebbero essere "minime" all'inizio, limitandosi a vincolare le risorse all'emergenza Covid-19, ma poi ogni Paese dovrà "rimettersi su un sentiero di sostenibilità", si chiede di sapere: se non sia arrivato il momento di difendere l'Italia da una Europa miope, egoista e vessatoria; se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro in indirizzo non ritengano di dovere esigere nelle sedi europee il più ampio differimento dei termini per la conclusione dell 'iter riguardante il MES e di escludere qualsiasi condizionalità; se non ritengano di dover agire affinché l'Italia non permetta ai Paesi europei finanziariamente più solidi di approfittare del Coronavirus per mettere in ginocchio il nostro Paese, proprio ora che è stato chiesto e ottenuto un aumento del deficit per far fronte alla crisi provocata dal Covid-19; se non ritengano indispensabile che il Parlamento si esprima sul testo di questa importante riforma, quale è il MES, come già assicurato più volte dallo stesso Governo; se non ritengano, che senza solidarietà all'Italia dal nord Europa e senza una risposta economica comune, l'intero progetto europeo sarà destinato a scomparire. Atto n. 4-03069 DE BONIS Al Ministro dell'interno Premesso che la grave emergenza epidemiologica, dovuta al diffondersi dei contagi da Covid-19, ha visto il massiccio utilizzo, oltre che del personale sanitario, anche del personale della Polizia di Stato e di tutte le Forze dell'ordine, compreso l'Esercito; considerato che: il Sindacato Autonomo della Polizia (SAP) ha di recente inviato missive sia al Ministro in indirizzo, sia al Vice ministro Crimi, per sottoporre loro una importante riflessione che riguarda gli arruolamenti per il ripianamento degli organici del personale della Polizia di Stato e affinché siano tenute in dovuta considerazione le legittime aspettative di tanti aspiranti operatori di Polizia che hanno partecipato ai recenti concorsi risultando idonei; il SAP afferma che: "ferma la necessità di continuare a bandire procedure concorsuali per le Forze di Polizia, come nel recente concorso previsto in G.U. del 31 gennaio 2020 per l'assunzione di 1650 allievi agenti della Polizia di Stato, risulta altrettanto evidente la meritevolezza dello scorrimento delle graduatorie ancora vigenti, relative a recenti concorsi già espletati. Sul punto si consideri che i vistosi tagli di organico, prodotti anche dalla c.d. legge Madia, e dalle elevate necessità di turnover previste per il prossimo futuro, a causa dei numerosi pensionamenti in previsione, rischiano di esporre l'apparato a forti criticità"; sarebbe, pertanto, utile valutare la possibilità di scorrimento di tutte le graduatorie ancora vigenti relative ai concorsi banditi per l'assunzione di allievi agenti della Polizia di Stato, sia quelli rivolti al personale civile che quelli riservati ai volontari in ferma prefissata, al fine di evitare eventuali ripercussioni negative e per non minare alla radice il sistema sicurezza; tutti coloro che hanno partecipato alle suddette procedure concorsuali, collocandosi in posizione di idonei e che hanno superato anche le previste selezioni psicoattitudinali, rappresentano un patrimonio dal quale poter attingere per ripianare le gravissime carenze di organico nell'amministrazione di P.S., senza alcun onere ulteriore per il pubblico erario ed in tempi rapidissimi;