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Vorrei però sgomberare il campo da quanti pensano e ritengono che Forza Italia non abbia combattuto una battaglia vera, forte e seria nei confronti della criminalità organizzata: lo abbiamo fatto nei confronti della mafia, della 'ndrangheta, della sacra corona unita, di tutte le organizzazioni malavitose, come stanno a testimoniare gli atti parlamentari e soprattutto i provvedimenti presi dal Governo Berlusconi. Vorrei ricordare che il primo Governo Berlusconi, che venne insediato nel maggio del 1994, fece come primo provvedimento nel giugno dello stesso anno la confisca dei beni ai mafiosi e all'epoca si trattava di una confisca allargata. Poi si è proseguito ancora - come ha indicato il collega Causin - con l'inserimento dell'articolo 41- bis nell'ordinamento penitenziario sul carcere duro nei confronti dei mafiosi e con gli accordi internazionali che si sono succeduti per consentire l'estradizione; e aggiungo il rafforzamento delle misure di prevenzione. Potrei continuare a lungo su questo punto, ma mi soffermo semplicemente nell'evidenziare che noi ovviamente non siamo d'accordo - sarebbe folle se così fosse - con un indebolimento delle norme sul voto di scambio elettorale politico-mafioso, ma non possiamo nasconderci dietro a un impianto che - come ricordavo - deve essere tutelato, e cioè quello del nostro codice penale. Manifesto pertanto un pacato sdegno nei confronti di questo modo di legiferare. Mi viene da pensare a quello che disse il presidente Conte nel suo primo discorso durante il suo insediamento, quando in tema di giustizia parlò - forse commise un lapsus - di presunzione di colpevolezza da parte dei cittadini. Se questo è il punto dal quale parte questa legislazione, credo che noi non possiamo essere d'accordo, perché Forza Italia ma anche altre forze politiche sono un baluardo a difesa dei principi di garanzia del nostro ordinamento. Siamo qui a criticare questo impianto perché a ben vedere, se prendiamo in considerazione gli articoli 416- bis e 416- ter nell'ipotesi aggravata, ci rendiamo immediatamente conto che il politico che commette questa ipotesi di reato - o si presume che l'abbia commessa - rischia una pena infinitamente superiore, vale a dire fino a ventidue anni e mezzo di reclusione, rispetto a quanti appartengono all'organizzazione malavitosa. Basterebbe questo per chiedere all'Assemblea un attimo di riflessione e soprattutto di considerare i principi che sovrintendono al nostro ordinamento, perché veramente stiamo assistendo a un impazzimento del nostro sistema. L'ipotesi di cui all'articolo 416- ter non può quindi prevedere una pena superiore a quella prevista dall'articolo 416- bis . Siamo veramente alla follia. Questo modo di legiferare si spiega con quanto appare in un video che tutti abbiamo visto e che impazza su YouTube nel corso del quale un deputato dei 5 Stelle evidenzia che la norma deve essere vaga. La norma non deve essere tassativa e non deve rispondere ai principi fondamentali: è una cosa assolutamente ridicola; se c'è una cosa che deve qualificare la norma penale e che soprattutto deve essere evidente è proprio il suo indirizzo ben chiaro e preciso. La conseguenza di questo modo di legiferare è avere di fronte un provvedimento assolutamente inaccettabile. Vorrei infatti ricordare che ci troviamo di fronte a una norma incriminatrice e, quando una norma è tale - lo dico ai colleghi - deve rispondere non solo ai principi di cui agli articoli 1, 42 e 43 del codice penale, ma anche ai principi costituzionali. Vorrei ricordare molto rapidamente che cosa prevedono questi articoli. Se vogliamo legiferare dobbiamo anche avere la capacità di farlo e non possiamo dimenticarci dei principi generali. L'articolo 1 del codice penale recita: «Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite». L'articolo 42 recita: «Nessuno può essere punito per un'azione od omissione preveduta dalla legge come reato, se non l'ha commessa con coscienza e volontà». L'articolo 43 riguarda invece l'elemento soggettivo del reato: principi di legalità, di tassatività e di determinatezza della norma penale. Se non vogliamo trattare dell'elemento soggettivo del reato o di quello rieducativo previsto dalla nostra Costituzione, nel momento in cui andiamo a legiferare dovremmo rimanere all'interno di questo binario; in caso contrario - consentitemi di dire - facciamo altro: operiamo in modo sloganistico, operiamo spot e atomizziamo una norma del codice penale, la estrapoliamo dal codice stesso, la modifichiamo e immaginiamo che cosa un codice così fatto può diventare. Se prendiamo una norma e aumentiamo la pena non rechiamo un vantaggio all'intero sistema del nostro codice penale, che in tal caso rischia di diventare geneticamente modificato. Questo non fa bene al nostro al nostro sistema. Quando assistiamo a questo tipo di operazioni ci viene in mente quel medico che faceva certi esperimenti con i corpi umani: attaccava le braccia, poi le gambe, poi un occhio. Rischiamo di tramutare questa Assemblea in una sorta di dottor Frankenstein del codice penale: operando al di fuori dei principi fondamentali rischiamo di diventarlo. Anzi, per la vis comica che ho sentito e ho avvertito anche negli ultimi articoli che sono stati pubblicati sui giornali - tutti voi li avete letti - mi viene da pensare che non si tratti nemmeno del dottor Frankenstein di Mary Shelley, ma del dottor Frankenstin di Mel Brooks, perché siamo veramente al ridicolo. Operando in questo modo siamo al di fuori dei principi di civiltà che caratterizzano il nostro ordinamento. È questa la ragione per la quale voteremo contro il provvedimento in esame ed è la ragione per cui resteremo un baluardo a difesa delle garanzie del processo e anche a garanzia della legislazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, non credo sia possibile a nessuno, signor Presidente, membri del Governo, negare che il voto di scambio sia uno dei vulnus più gravi della nostra democrazia, perché altera profondamente quel diritto al voto che costituisce una conquista difficile, ma che ormai è diventata davvero patrimonio di tutti. Non basta poter votare per dire che la democrazia è compiuta, ma occorre poter votare liberamente. E non c'è dubbio che dietro il voto di scambio vi siano - così come lo presenta il provvedimento in esame - tutto il ricatto, la persuasione e la seduzione che derivano dalle strutture delle organizzazioni di tipo mafioso. Abbiamo un interlocutore molto pericoloso, qualcuno che si presenta a un soggetto indubbiamente più debole e che si percepisce come inadeguato a raggiungere l'obiettivo che definisce il suo ruolo di parlamentare, e cioè la capacità di ottenere consenso tra i suoi potenziali elettori. Il soggetto pericoloso gli suggerisce una scorciatoia: lo fa e lo può fare evidentemente perché l'altro pensa di non essere in grado di provvedere da sé al consenso di cui ha bisogno. Lo fa quindi con un'operazione di manipolazione con cui individua il soggetto debole per poi proporgli quello che potrebbe essere la realizzazione del suo desiderio: il pacchetto di voti di scambio.