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Modifiche all'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, e altre disposizioni in materia di destinazione dei magistrati ordinari a incarichi diversi da quelli giudiziari nonché in materia di ineleggibilità dei magistrati ordinari. Onorevoli Senatori. -- Con il presente disegno di legge, alla cui stesura ha collaborato l'Unione delle camere penali, si intende stabilire che l'esercizio delle funzioni giudiziarie ha carattere esclusivo. La peculiarità della funzione giudiziaria non deve consentire situazioni di impropria presenza di magistrati nelle istituzioni politiche e amministrative dello Stato, nelle istituzioni del potere legislativo, nelle autorità amministrative indipendenti, nelle rappresentanze nazionali presso organismi internazionali o comunque all'estero che non siano propriamente inerenti all'esercizio di una funzione giudiziaria e neppure all'interno di altri organi costituzionali di garanzia (quale è la Corte costituzionale), che devono essere caratterizzati dalla neutralità e dall'estraneità rispetto a tutti i poteri dello Stato. Va anche regolamentata, tenuto conto del principio dell'esclusività delle funzioni giudiziarie, la materia degli incarichi extragiudiziari, che consente, oggi, ai magistrati ordinari la possibilità di esercizio di funzioni diverse da quelle giudiziarie in regime di part-time . Gli incarichi extragiudiziari dovranno essere circoscritti al solo contributo nella didattica e nella formazione in ossequio al valore della circolazione del sapere sulla base delle diverse esperienze professionali e di conoscenza. La presente proposta, pertanto, partendo da queste considerazioni, vuole limitare la destinazione di magistrati a incarichi diversi da quelli giudiziari ai soli casi in cui la legge espressamente prevede, in ragione della particolarità dell'incarico, che questo debba necessariamente, nei limiti di seguito stabiliti, essere svolto da magistrati ordinari (articoli 7 e 7- bis della legge 24 marzo 1958, n. 195, recante norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura; articoli 6, comma 2, e 17- ter decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, recante norme sull'istituzione della Scuola superiore della magistratura; articolo 1 della legge 12 agosto 1962, n. 1311, recante norme sull'organizzazione e sul funzionamento dell'ispettorato generale presso il Ministero di grazia e giustizia) , ovvero nei casi in cui in forza di accordi internazionali -- particolarmente nell'ambito dell'Unione europea -- l'incarico abbia specificatamente funzioni giudiziarie e sia espressamente richiesto che debba essere svolto da magistrati ordinari (si pensi ai magistrati di collegamento previsti dall'azione comune 96/277/GAI del Consiglio, del 22 aprile 1996, in materia di scambio di magistrati di collegamento per la cooperazione giudiziaria nell'ambito comunitario). Peraltro, anche riguardo alle disposizioni citate, occorre intervenire al fine di ridurre, per un verso, il numero dei magistrati destinati a svolgere le funzioni in esse previste e, per altro verso, di introdurre la presenza di figure professionali provenienti da diverse esperienze professionali e culturali (università, avvocatura dello Stato, avvocatura) in misura più o meno paritaria rispetto alla presenza dei magistrati. Rimane in vigore l'articolo 210 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, sia pure modificato, con la possibilità di affidare in situazioni particolari incarichi speciali, non previsti dalla legge o da regolamenti, a magistrati ordinari. Si pensi, in particolare, agli incarichi di consigliere presso la Presidenza della Repubblica. Il numero dei magistrati da destinare eventualmente a incarichi speciali è fissato in otto, un numero che appare del tutto sufficiente ad affrontare qualsiasi situazione particolare. In forza delle disposizioni contenute nella presente proposta il numero di magistrati destinati a incarichi diversi da quelli giudiziari si riduce a meno di venti unità, compresi quelli che saranno destinati presso istituzioni giudiziarie internazionali (a fronte delle attuali duecentoventotto). Va aggiunto che nel numero stabilito non è stato tenuto conto dei magistrati collocati fuori ruolo perché componenti del Consiglio superiore della magistratura (sedici), di quelli attualmente in aspettativa per mandato parlamentare, regionale, provinciale e comunale, di quello in aspettativa per le elezioni europee, e di quelli in aspettativa per motivi diversi. Alla luce di tali cifre più di duecento magistrati potranno, già all'entrata in vigore della legge, essere riassegnati alle funzioni giudiziarie. Altra importante questione che deve essere risolta è quella del trattamento economico dei magistrati fuori ruolo. Oggi si è di fronte ad una vera e propria «giungla» di retribuzioni e di emolumenti accessori che creano enormi disparità di trattamento non solo tra coloro che sono chiamati a svolgere funzioni diverse da quelle giudiziarie e che sono collocati fuori ruolo della magistratura e i loro colleghi che continuano a svolgere le ordinarie funzioni giudiziarie, ma tra gli stessi magistrati collocati fuori ruolo a seconda dell'organismo o dell'istituzione nella quale sono chiamati a svolgere tali funzioni. Le retribuzioni e gli emolumenti accessori (oltre al trattamento economico proprio che essi continuano a mantenere) possono variare, oggi, da circa 50.000 euro (per gli assistenti dei giudici della Corte costituzionale) a 100.000 euro circa e fino a oltre 300.000 euro per i più gratificati destinati ai diversi Ministeri. A fronte di una tale situazione sembra congruo che sia fissato per legge un criterio unico che preveda, in dipendenza della natura e dell'importanza dell'incarico, un trattamento economico aggiuntivo non inferiore al 20 per cento e non superiore al 60 per cento della retribuzione fondamentale propria del magistrato destinatario del provvedimento. Il presente disegno di legge intende anche disciplinare la partecipazione dei magistrati ordinari alla vita politica del Paese a tutela dell'autonomia, dell'indipendenza e dell'imparzialità della funzione giudiziaria. Sono previste, conseguentemente, disposizioni che disciplinano l'eleggibilità dei magistrati ordinari in servizio in tutte le cariche elettive dello Stato, delle regioni e delle autonomie locali, nonché la partecipazione alle rispettive istituzioni di governo. Le scelte operate vanno nel senso di prevedere che debba intercorrere un lasso di tempo di sei mesi tra la cessazione dal servizio del magistrato e la sua candidatura a una delle cariche indicate (salvo il caso di elezioni suppletive o di anticipata fine della legislatura o della consiliatura) al fine di contrastare forme di uso strumentale della funzione posto che, con la candidatura, con l'elezione o con l'assunzione di una carica di governo, il magistrato ha fatto una pubblica scelta di tipo politico incompatibile istituzionalmente con l'autonomia, con l'indipendenza e con l'imparzialità dello stesso anche sotto il profilo «dell'apparenza».. Art. 1. (Modifica dell'articolo 196 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12) 1.