[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 6, 127 e 166 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali), in relazione all'art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, dal Tribunale di Torino, dal Tribunale di Lecce e dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino con ordinanze in data 8 aprile, 15 marzo e 18 aprile 2002, rispettivamente iscritte al n. 277, al n. 360 e al n. 453 del registro ordinanze 2002 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, n. 34 e n. 41, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 febbraio 2003 il Giudice relatore Guido Neppi Modona. Ritenuto che con ordinanza in data 8 aprile 2002 (r.o. n. 277 del 2002) il Tribunale di Torino, Sezione per le impugnazioni dei provvedimenti cautelari, ha sollevato, in riferimento agli artt. 76 e 77, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 166 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali), «nella parte in cui dispone l'abrogazione degli artt. 3, 4, 5, 6 e 7 della legge 20 novembre 1971, n. 1062, anche per le opere d'arte moderna e contemporanea»; che il giudice rimettente premette: - di essere investito dell'appello avverso il decreto con il quale il pubblico ministero ha respinto la richiesta di restituzione di alcuni dipinti sequestrati dalla polizia giudiziaria nell'abitazione e comunque nella disponibilità di un soggetto imputato per i reati di cui agli artt. 648 e 416 cod. pen. , in relazione all'art. 3 della legge 20 novembre 1971, n. 1062 (Norme penali sulla contraffazione e alterazione di opere d'arte), come modificato dall'art. 127 del decreto legislativo n. 490 del 1999; - che la difesa aveva chiesto la restituzione delle opere sequestrate, sostenendo che, anche ad ammettere la loro contraffazione, tale fatto non è più previsto come reato, in quanto gli artt. 3, 4, 5, 6 e 7 della legge n. 1062 del 1971 sono stati espressamente abrogati dall'art. 166 del decreto legislativo n. 490 del 1999 e l'art. 127 del medesimo decreto non è applicabile alle opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquanta anni; che, al riguardo, il rimettente rileva di avere in precedenza, nell'ambito di procedimenti incidentali de libertate, ritenuto che la disposizione in esame debba essere interpretata, in base ai criteri letterale e logico-sistematico, nel senso che la dottrina e la giurisprudenza avevano attribuito alla legge n. 1062 del 1971, e cioè della punibilità della contraffazione e alterazione delle opere d'arte, a prescindere dall'epoca della loro esecuzione; che il giudice a quo, non condividendo il contrario avviso espresso da una recente sentenza della Corte di cassazione, ribadisce che l'intenzione del legislatore delegato del 1999 era quella di continuare a prevedere la punibilità della contraffazione anche delle opere d'arte di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquant'anni; che peraltro, pur essendo consapevole che tra più «interpretazioni ugualmente possibili di cui una conforme al dettato costituzionale e l'altra che comporta un vizio di legittimità costituzionale, il magistrato ordinario è tenuto a scegliere la prima», di fronte al contrario indirizzo del «diritto vivente» ritiene «doveroso rimettere gli atti alla Corte costituzionale, affinché l'organo cui è affidato il controllo di legittimità costituzionale sugli atti aventi forza di legge, dica se la suddetta interpretazione sia costituzionalmente corretta»; che, preso atto di tale diversa interpretazione, il rimettente, ritenendo che i principi e i criteri direttivi della legge-delega 8 ottobre 1997, n. 352, non autorizzavano il Governo ad abrogare le fattispecie incriminatrici in tema di contraffazione delle opere d'arte moderna e contemporanea, solleva, per contrasto con gli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 166 del predetto decreto; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata avendo la Corte già affermato, con la sentenza n. 173 del 2002, in relazione a una questione analoga e con una condivisibile interpretazione, che le norme incriminatrici relative alla contraffazione, al commercio e alla autenticazione di opere d'arte contraffatte o alterate, contenute nella legge n. 1062 del 1971 e trasfuse nell'art. 127 del decreto legislativo n. 490 del 1999, continuano ad applicarsi anche alle opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquanta anni; che con ordinanza in data 18 aprile 2002 (r.o. n. 453 del 2002) il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino ha sollevato la medesima questione di legittimità costituzionale; che il giudice a quo, investito dal pubblico ministero della richiesta di procedere con le forme dell'incidente probatorio ad una perizia sulla autenticità di numerosi quadri sequestrati, nonché all'esame di alcune persone sottoposte alle indagini sulla responsabilità di altri coindagati, ritiene che l'accertamento in ordine alla configurabilità del fatto-reato sia pregiudiziale alla decisione da adottare sulla ammissibilità della richiesta e sottopone alla Corte la medesima questione già sollevata, nell'ambito dello stesso procedimento, dal Tribunale del riesame, aderendo al percorso argomentativo sviluppato nell'ordinanza del Tribunale, il cui contenuto viene in gran parte riprodotto, con specifico riferimento alle ragioni che consentirebbero di accogliere una interpretazione della disciplina censurata conforme a Costituzione; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata sulla base delle medesime considerazioni svolte in relazione all'ordinanza iscritta al n. 277 del registro ordinanze 2002;