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il comma 2 prevede la costituzione di un apposito fondo, alimentato con risorse finanziarie in misura non superiore al 2 per cento, modulate sull'importo dei lavori, servizi e forniture, posti a base di gara per le funzioni tecniche svolte dai dipendenti delle amministrazioni esclusivamente per le attività di programmazione della spesa per investimenti, di valutazione preventiva dei progetti, di predisposizione e di controllo delle procedure di gara e di esecuzione dei contratti pubblici, di responsabile unico del procedimento, di direzione dei lavori ovvero direzione dell'esecuzione e di collaudo tecnico-amministrativo ovvero di verifica di conformità, di collaudo statico (ove necessario) per consentire l'esecuzione del contratto nel rispetto dei documenti a base di gara, del progetto, dei tempi e costi prestabiliti; da diversi anni il personale tecnico sia dell'amministrazione penitenziaria che dell'amministrazione giudiziaria attende un provvedimento che valorizzi la stessa categoria e che riconosca attraverso un maggiore incentivo economico le mansioni svolte; non sono mai stati accolti gli appelli rivolti, in questi anni, sia dalle associazioni di categoria che dalle organizzazioni sindacali che hanno sottolineato più volte il profondo malessere del personale; c'è stato anche un intervento da parte dell'associazione "TechnePa", costituita legalmente da tecnici del Ministero della giustizia, al fine di dar voce allo stato di profondo disagio della stessa categoria; la figura dei tecnici, sia nell'amministrazione penitenziaria che nell'amministrazione giudiziaria, deve invece essere valorizzata e non mortificata, e si deve puntare sulla professionalità e sull'esperienza del personale interno all'amministrazione, riconoscendone il valore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intenda adottare al fine di dare un segnale di riconoscimento economico al personale tecnico del suo dicastero. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01972 ANGRISANI DI MICCO GIANNUZZI GAUDIANO LOREFICE MAUTONE MARINELLO SANTILLO ORTOLANI DE LUCIA CORRADO GRANATO VACCARO CROATTI ANASTASI CASTIELLO GALLICCHIO LA MURA PRESUTTO GARRUTI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e della salute Premesso che: in data 16 maggio 2012 il Comune di Sarno (Salerno) rilasciava due "permessi di costruire", n. 1633 e n. 1634 dell'apposito registro comunale, che riguardavano la realizzazione di due impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da biogas; l'energia prodotta dalle biomasse agricole dovrebbe generare una potenza di 999 KW da utilizzare nel territorio comunale di Sarno, precisamente nella "zona foce" del fiume Sarno in via Muro d'Arce; il 6 febbraio e il 22 febbraio 2013, la Regione Campania rilasciava i decreti dirigenziali che autorizzavano l'esecuzione dei lavori di costruzione di due linee a 20 KV in cavo interrato, cabine di consegne e relativa connessione alla rete Enel, che dovevano servire i due impianti di produzione da biogas; considerato che: gli impianti ricevevano il 16 gennaio (prot. 421) e il 10 dicembre 2013 (prot. 182) il nulla osta provvisorio alla costruzione da parte del Ministero dello sviluppo economico e dell'Ispettorato territoriale della Campania; in data 8 luglio 2019 circa 150 cittadini di Sarno hanno presentato un esposto indirizzandolo al nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Salerno e alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, in cui si segnalano gravi disagi alla salute pubblica causati da emissioni nauseabonde persistenti; più volte gli interroganti hanno appreso, sia da notizie di stampa che da incontri avuti con associazioni di cittadini, che gli impianti di biogas ubicati in via Muro D'Arce emanano esalazioni maleodoranti, dovuti presumibilmente alla fuga di gas dai contenitori di captazione o comunque ad una non corretta conduzione e manutenzione degli impianti o dei materiali stoccati; numerosi cittadini hanno riportato i disagi di cui sono vittime, che non si limitano alla percezione olfattiva ma che determinano significativi effetti sullo stato psicofisico procurando un complessivo peggioramento della qualità della vita; in data 15 luglio 2019 un consigliere regionale della Campania del Movimento 5 Stelle ha inoltrato al Comune di Sarno, alla ASL territorialmente competente, all'ARPAC e alla Procura della Repubblica una segnalazione dettagliata e specifica per emissioni fetide moleste persistenti ex art. 674 del codice penale, si chiede di sapere quali misure i Ministri in indirizzo intendano porre in essere al fine di accertare la lamentata situazione di disagio della popolazione e valutare, per quanto di competenza, oltre alla legittimità delle autorizzazioni amministrative concesse, anche se il livello delle emissioni fetide sia eccedente rispetto agli standard e i parametri predisposti dalle norme in materia risulti tossico. Atto n. 4-01973 DE BERTOLDI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019), al comma 1030 e seguenti dell'articolo 1, prevede misure compensative per il rilascio delle frequenze, attualmente esercitate in luogo delle prossime gare per l'assegnazione di nuovi diritti d'uso, nei confronti degli operatori di rete sia in ambito nazionale, che locale; tali interventi sono dettati dalla considerazione che attualmente, per le televisioni locali, in particolare del Trentino Alto-Adige sono previste 10 frequenze, mentre con il nuovo PNAF (piano nazionale di assegnazione delle frequenze) approvato con delibera 39/19/CONS dall'Agcom in data 7 febbraio 2019, saranno invece programmate soltanto pari a 4, fra l'altro tutte di primo livello; l'interrogante evidenzia che lo stanziamento di contributi per il passaggio della tecnologia prevista, la cui metodologia utilizzata per i criteri di riparto risulta poco chiara (con riferimento al passato i metodi di riparto sono sempre stati sulla base della popolazione dei bacini di riferimento delle regioni); l'interrogante evidenzia altresì che a giudizio degli operatori del settore televisivo della provincia di Trento la definizione dei criteri di assegnazione delle frequenze appare altrettanto ambigua e confusa, in considerazione del rischio di potenziali discriminazioni nei confronti di numerose emittenti, le quali spesso operano in zone territoriali oggettivamente complesse all'interno della regione; è noto che l'investimento per l'infrastruttura televisiva (così come quella radiofonica) in zone montane sia maggiormente oneroso rispetto alle zone di pianura, come dimostrato da quanto riporta l'allegato A alla delibera n. 413/15/CONS dell'Agcom; conseguentemente si evince chiaramente anche quali siano le differenze fra le diverse regioni italiane per la capacità trasmissiva in DVB-T, che saranno le medesime anche per il DVB-T2;