[pronunce]

che, con riguardo alla dedotta infondatezza, la difesa erariale osserva che, per consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione (vengono citate le sentenze n. 14418 del 2005 e n. 13186 del 2000), l'intervenuta definizione dei redditi sociali mediante accertamento con adesione da parte delle società di persone costituiva titolo per l'accertamento nei confronti dei soci già prima dell'entrata in vigore della disposizione censurata, la quale si limita ad applicare il principio della tassazione per trasparenza già stabilito dall'art. 5 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, secondo cui, ai fini dell'IRPEF, i redditi prodotti dalle società di persone sono imputati pro quota ai soci sulla presunzione della loro percezione; che inoltre, in ordine alla denunciata impossibilità del socio di opporsi all'accertamento utilizzando scritture contabili della società, in quanto queste potrebbero non essere piú disponibili, l'Avvocatura generale dello Stato obietta che non sussiste lesione del diritto di difesa del socio, perché: a) la definizione dei redditi sociali mediante accertamento con adesione avviene in via forfetaria, prescindendo da quanto attestato dalle scritture contabili, cosí da giustificare il venir meno, per la società, dell'obbligo di legge di conservare documenti e scritture contabili (salvo che per i registri IVA, per i quali, invece, permane tale obbligo); b) la suddetta definizione viene presumibilmente valutata dall'intera compagine sociale, date le peculiarità organizzative delle società di persone; c) la contabilità sociale o «riflette correttamente i fatti gestionali» dichiarati dalla società e, pertanto, «sul piano concreto non potrebbe apportare un valido contributo difensivo», oppure è «scarsamente attendibile» e, pertanto, «eventuali prove a sostegno della posizione del socio sarebbero da ricercare, semmai, in documenti extracontabili». Considerato che la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione staccata di Siracusa, dubita, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, della legittimità dell'art. 9-bis, comma 18, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79 (Misure urgenti per il riequilibrio della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, in quanto applicabile anche alle persone fisiche che sono socie di società le quali abbiano definito con adesione i loro redditi sociali entro il termine del 15 dicembre 1995, fissato dagli artt. 2-bis e 3 del decreto-legge 30 settembre 1994, n. 564 (Disposizioni urgenti in materia fiscale), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1994, n. 656; che, ad avviso del giudice rimettente, la disposizione censurata, ritenuta applicabile anche all'ipotesi in cui la società (come nella specie) abbia definito i redditi sociali anteriormente al 15 dicembre 1995, víola l'art. 24 Cost., perché, mentre pone a carico del socio contribuente l'onere di provare che la società ha prodotto un reddito minore di quello da essa definito, rende nello stesso tempo quasi impossibile l'assolvimento di tale onere, in quanto le uniche prove che il socio può opporre all'accertamento presuntivo compiuto dall'ufficio sono costituite dai documenti e dalle scritture contabili sociali, la conservazione dei quali, però, a séguito dell'intervenuta definizione con adesione, non è piú obbligatoria per la società ai fini fiscali (con l'esclusione dei soli registri IVA), in base al disposto del comma 8 dell'art. 2-bis del decreto-legge n. 564 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 656 del 1994, con la conseguenza che, nella specie, «a distanza di oltre due anni dalla definizione è improbabile che la società abbia conservato la sua contabilità» e, pertanto, la contribuente «si troverebbe […] nell'impossibilità di provare il suo buon diritto»; che la questione è manifestamente inammissibile per motivazione insufficiente sulla rilevanza e contraddittoria sulla non manifesta infondatezza; che in particolare, quanto alla rilevanza, il giudice a quo non precisa, in punto di fatto, se, nella specie: a) si sia effettivamente verificata la circostanza della mancata conservazione delle scritture contabili, da lui prospettata solo come eventuale («è improbabile che la società abbia conservato la sua contabilità»; la contribuente «si troverebbe […] nell'impossibilità di provare il suo buon diritto»); b) manchino i registri IVA della società (la conservazione dei quali resta obbligatoria, ai fini fiscali, anche dopo l'intervenuto concordato tra l'amministrazione finanziaria e la società) ovvero da essi non siano ricavabili (e per quali ragioni) elementi probatori in ordine all'entità dei redditi sociali; che, sempre quanto alla rilevanza, la Commissione tributaria, in punto di diritto: a) non dà conto dell'orientamento giurisprudenziale della Corte di cassazione secondo cui, anche prima dell'entrata in vigore della disposizione denunciata, le norme tributarie erano interpretabili nel senso che la definizione dei redditi mediante accertamento con adesione, da parte della società di persone, costituisce titolo per effettuare un accertamento parziale nei confronti dei soci in ordine al maggior reddito da partecipazione, ai sensi dall'art. 5 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (sentenza n. 14418 del 2005); b) non chiarisce se la denunciata lesione del diritto di difesa derivi dalla disposizione censurata, nella parte in cui, affermando che l'intervenuto accertamento per adesione costituisce titolo per l'accertamento anche nei confronti del socio persona fisica, pone a carico di questo l'onere di provare un reddito sociale minore di quello risultante dall'accertamento con adesione effettuato dalla società; oppure (come sembrerebbe invece doversi logicamente desumere dalle argomentazioni prospettate nell'ordinanza di rimessione) dal non censurato comma 8 dell'art. 2-bis del decreto-legge n. 564 del 1994, quale convertito dalla legge n. 656 del 1994, nella parte in cui fa venir meno, a séguito dell'intervenuta definizione dei redditi sociali mediante accertamento con adesione, l'obbligo per la società di conservare, ai fini fiscali, i documenti e le scritture contabili (fermo, comunque, l'obbligo di conservare i registri IVA); che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice rimettente adduce una motivazione contraddittoria, perché afferma, da un lato, che la disposizione censurata, ove applicabile anche alle persone fisiche che siano socie di società le quali abbiano definito i redditi sociali con adesione entro il termine del 15 dicembre 1995, violerebbe l'art. 24 Cost., dall'altro, che la medesima disposizione, ove invece non fosse applicabile ai soci suddetti (come nel caso di accoglimento della sollevata questione), creerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra i soci, a seconda che la società abbia provveduto o no alla definizione entro il termine indicato.