[pronunce]

, viene censurato attribuendogli una portata prescrittiva che la disposizione non possiede, giacché si assume che esso richieda “la verifica positiva di tempestività delle nuove contestazioni cautelari anche fuori dei casi in cui sia intervenuto provvedimento che dispone il giudizio relativamente ai fatti oggetto di più remota contestazione”; che per superare i dubbi circa l'esatta consistenza del quesito si potrebbe ipotizzare che, essendo il dispositivo delle ordinanze in esame modulato alla stregua di quello della ordinanza che ha introdotto il giudizio di legittimità costituzionale deciso con la sentenza n. 89 del 1996, il Tribunale di Torino abbia voluto riproporre, nella sostanza, la medesima questione, e in questo senso potrebbero essere lette le critiche che a quella sentenza vengono mosse; che tuttavia a chiarire l'intendimento del remittente non soccorrono le argomentazioni della parte motiva delle ordinanze, nelle quali, per un verso, ci si duole del fatto che la non desumibilità dagli atti della più recente contestazione, prima che sia intervenuto il provvedimento di rinvio a giudizio, non sarebbe di facile accertamento in quanto, in molti casi, sarebbero necessarie complesse valutazioni, non riducibili alla mera rilevazione di una notitia criminis, per poter pervenire alla richiesta della misura cautelare; per altro verso, si invoca l'esigenza di certezza del termine massimo di custodia cautelare a garanzia della effettività della prescrizione contenuta nell'ultimo comma dell'art. 13 Cost.; certezza che non può aversi, o comunque è contraddittorio invocare, quando si intenda valorizzare la complessità di quegli accertamenti ai fini della desumibilità o meno dagli atti, poiché in questa prospettiva l'incertezza deriverebbe proprio dal fatto di dover distinguere i casi di intempestività della contestazione dovuti a inerzia o trascuratezza da quelli derivanti dall'obiettiva difficoltà delle indagini; che se invece, nonostante le evidenziate incertezze e contraddizioni nella motivazione, il remittente avesse inteso ribadire l'enunciazione della sentenza n. 89 del 1996, ispirata all'esigenza di certezza dei termini di custodia cautelare (come porterebbe a ritenere la circostanza che sia formalmente evocato a parametro il solo ultimo comma dell'art. 13 della Costituzione), a fronte di temperamenti operati dalla giurisprudenza di legittimità, di cui si riferisce nella motivazione stessa, non vi sarebbe stata alcuna necessità di sollevare questione di legittimità costituzionale, giacché l'interpretazione della legge in conformità alla Costituzione non è certo preclusa ai giudici comuni; che pertanto la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 297, comma 3, del codice di procedura penale, come modificato dall'articolo 12 della legge 8 agosto 1995, n. 332 (Modifiche al codice di procedura penale in tema di semplificazione dei procedimenti, di misure cautelari e di diritto di difesa), sollevata, in riferimento all'articolo 13, ultimo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Torino, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 30 giugno 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Carlo MEZZANOTTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA