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Chiediamo, quindi, che anche le altre Regioni possano rientrare in un tavolo che definisca l'equilibrio complessivo che deve essere mantenuto e che si prevedano fondi perequativi che ci consentano di dare concretamente la possibilità di mantenere l'unità del Paese. Se non vengono date risposte a tutto questo, non siamo di fronte a un bivio tra il federalismo temperato e il rischio di far saltare il Paese, siamo di fronte a un vicolo cieco, che non porterà da nessuna parte nella definizione dell'autonomia e delle richieste di regionalismo differenziato che sono state fatte. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Il senatore Presutto ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00666 sul trasferimento di risorse statali alle Regioni nell'ambito del processo di autonomia differenziata, per tre minuti. PRESUTTO (M5S) . Signor Presidente, nelle attuali tre bozze di intesa Stato-Regioni, ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione, datate 25 febbraio 2019 e pubblicate sul sito del Dipartimento per gli affari regionali, è prevista l'applicazione automatica, dopo tre anni, della spesa media nazionale. Le formule per il trasferimento di risorse al Veneto, alla Lombardia e all'Emilia-Romagna prevedono che, per ciascuna voce, l'ammontare delle risorse assegnate non possa essere inferiore al valore medio nazionale pro capite . Se tale ammontare è inferiore a detto valore pro capite , il relativo importo va innalzato, mentre se è superiore esso deve essere rimanere inalterato. L'applicazione di tale sistema a tutte le Regioni porta matematicamente un aumento della spesa, il che risulta insostenibile per ragioni di bilancio, mentre per le sole Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna comporta una concentrazione della spesa che aumenta i già presenti squilibri economici in favore delle Regioni più ricche. Sul sito del Dicastero per gli affari regionali è pubblicata una tabella con la spesa pro capite per l'istruzione universitaria in alcune Regioni, dove al vertice viene indicata l'Emilia-Romagna, con 163 euro, e in coda la Puglia, con 93 euro. A dispetto delle dichiarazioni del Ministero in indirizzo in merito al rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni, nelle bozze di intesa Stato-Regioni del 25 febbraio scorso non c'è alcun passaggio che leghi il trasferimento di funzione e risorse, né tanto meno il calcolo dei fabbisogni standard , alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni pur citati nel testo. Sul sito del Ministero è stata pubblicata una tabella con i confronti territoriali nella spesa statale, che vedono Lombardia e Veneto in coda alla classifica della spesa pro capite. La fonte è la Ragioneria generale dello Stato, che tuttavia visiona appena un quarto della spesa del settore pubblico, mentre la banca dati dei conti pubblici territoriali, che fa capo al MEF, non è stata considerata in alcun modo nonostante sia stata pensata proprio per verificare l'azione del sistema pubblico nelle Regioni. Considerato che i dati dei conti pubblici territoriali permettono di raffrontare in maniera affidabile la distribuzione della spesa nelle diverse Regioni e dimostrano come la spesa pubblica complessiva sia sensibilmente più elevata per le Regioni del Centro-Nord rispetto a quelle del Mezzogiorno, il rapporto 2018 sui conti pubblici territoriali riporta che la spesa pro capite nel settore pubblico nel suo insieme si attesta a 15.000 euro per le Regioni del Nord contro i 12.000 euro per quelle del Sud. Si chiede, pertanto, di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di pubblicare una tabella di raffronto sulla spesa statale per le Regioni che prenda come riferimento i dati dei conti pubblici territoriali; se la pubblicazione nei confronti di spese relative alle università sia la premessa per una riduzione di risorse destinate agli atenei dell'Emilia-Romagna, in favore in particolare di quelli della Puglia; se non sia opportuno tralasciare l'aggancio automatico alla spesa media pro capite , portatore di ulteriori squilibri nel bilancio statale, in ragione di altre metodologie di calcolo che facciano riferimento a una pur tardiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei fabbisogni standard . (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie, senatrice Stefani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata. STEFANI, ministro per gli affari regionali e le autonomie . Signor Presidente, ringrazio il senatore Presutto per le questioni sollevate, perché dimostrano che la pubblicazione sul sito sia delle bozze della parte generale dell'intesa, che di alcune tabelle esemplificative relative alla spesa statale regionalizzata, ha reso possibile un dibattito che deve essere assolutamente franco sul regionalismo differenziato. Preciso che la bozza pubblicata sul sito del Dipartimento, peraltro condivisa nell'impianto generale con il Ministero dell'economia e delle finanze, rappresenta lo stato della negoziazione in corso ed è dunque soggetta a possibili modifiche, integrazioni e miglioramenti, alla luce dei continui incontri con i vari Ministeri e di quanto risulterà anche dal confronto con il Parlamento. La scheda riportata sul sito fa riferimento alla spesa statale regionalizzata pubblicata dalla Ragioneria generale dello Stato ed è la spesa relativa ad alcune funzioni statali esercitate nelle Regioni. Poiché l'oggetto dell'autonomia differenziata è l'attribuzione alle Regioni di competenze legislative e amministrative dello Stato, il tema della quantificazione delle risorse finanziarie non può che essere strettamente collegato alla spesa attuale dello Stato per l'esercizio delle funzioni da trasferire. Comunque ricordo che, in molti casi, il trasferimento di molte delle competenze di cui si sta trattando non produce alcun effetto dal punto di vista finanziario. I conti pubblici territoriali a cui fa riferimento l'onorevole senatore, pur avendo rilevanza sul tema della spesa nei territori, non hanno una relazione con le funzioni da attribuire alle Regioni in base all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Tali dati riguardano il complesso della spesa pubblica nelle Regioni, comprendendo anche quella degli enti territoriali e delle aziende pubbliche, quindi non inerente al calcolo necessario per determinare le risorse derivanti dall'attribuzione di competenze statali. In realtà, quando queste competenze saranno definite, la quantificazione delle risorse necessarie sarà determinata rilevandole dai bilanci dei Ministeri coinvolti, individuando così le spese che attualmente gli stessi sostengono per lo svolgimento della funzione nel territorio regionale. Il valore, quindi, è un dato oggettivo certo e non avrà, né deve avere, alcun impatto complessivo sul bilancio dello Stato. Ricordo che l'intesa deve essere sottoscritta senza alcun onere a carico del bilancio dello Stato. Per quanto riguarda il riferimento alla spesa universitaria, nella scheda pubblicata sul sito del Dipartimento è stata riportata tale voce solo a titolo esemplificativo. La bozza d'intesa non prevede in alcun modo un ipotetico trasferimento di risorse relative al fondo di finanziamento ordinario. Anche se non sarebbe necessario, ribadisco una cosa scontata: nelle bozze dell'intesa l'autonomia delle università non è assolutamente intaccata.