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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 255 STEFANO La seduta inizia alle ore 15,20. SINDACATO ISPETTIVO Interrogazione Il PRESIDENTE ricorda che le senatrici Garavini e Ginetti hanno presentato l'interrogazione n. 3-02450 sull'uso della lingua italiana nelle sedi procedurali delle Istituzioni europee e dà la parola al sottosegretario Amendola per lo svolgimento della risposta orale. Il rappresentante del GOVERNO, dopo aver ringraziato le senatrici Garavini e Ginetti, ricorda che il Governo italiano adotta da anni una posizione molto netta a difesa della diversità linguistica nell'Unione europea e a sostegno del ruolo della lingua italiana e la sua diffusione a Bruxelles. Su questo terreno è nota la nostra ostilità all'imposizione di un "trilinguismo" de facto (inglese-francese-tedesco), cui continuiamo ad opporci con un'attiva e costante opera di sensibilizzazione a livello diplomatico e  ove necessario  giudiziario nelle sedi competenti. La strategia a difesa dell'italiano in sede UE comporta ogni anno un importante investimento finanziario per il tramite del contributo versato dall'Italia al bilancio UE per le spese di interpretariato. Il contributo  rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi anni nonostante le politiche di austerità e la crisi economica  consente di mantenere l'italiano lingua viva e adoperata nel corso delle riunioni dei comitati tecnici della galassia decisionale brussellese, con indubbio vantaggio per una migliore articolazione e difesa degli interessi negoziali. La nostra azione viene svolta ad ogni livello, a Bruxelles e nelle Capitali, in stretto coordinamento con la Spagna, in maniera costante e incisiva. È un'attività per sua natura poco visibile, ma ha ottenuto successi non scontati. Fra questi, vi è la modalità di svolgimento della fase preselettiva dei concorsi dell'UE gestiti dall'EPSO ( European Personnel Selection Office ), relativamente ai quali, in alcune occasioni, è stato adottato il pentalinguismo in luogo del tradizionale triliguismo. L'Italia ha presentato sistematicamente ricorso alla Corte di Giustizia UE contro il tentativo di limitare le lingue di svolgimento delle prove all'inglese, al francese e al tedesco nella parte più importante della procedura. Il Tribunale e la Corte di Giustizia, in una serie di sentenze che definiscono un corpus giurisprudenziale ormai coeso, inaugurato dalla sentenza della Corte del 27 novembre 2012 (causa C-566/10), hanno accolto le fondate motivazioni italiane, imponendo alla Commissione europea e a EPSO il ripensamento delle modalità organizzative del concorso. Tale favorevole orientamento è stato ancora di recente confermato da due sentenze dello scorso mese di giugno, con le quali il Tribunale dell'Unione europea ha annullato altrettanti bandi in ragione della ritenuta sussistenza di una discriminazione basata sulla lingua. Ugualmente il trilinguismo è stato superato nei Consigli informali, ove l'italiano è sempre interpretato. Riguardo al ruolo della lingua inglese, pur essendo comprensibile che in alcuni contesti di lavoro si utilizzi una sola lingua veicolare, il regolamento n. 1/1958 è molto chiaro a tal proposito e tutte le lingue ufficiali dell'Unione hanno pari dignità. Il Sottosegretario assicura, quindi, che la difesa dell'italiano continuerà a rimanere una costante dell'azione diplomatica italiana a Bruxelles e ricorda che il 19 aprile è stata inaugurata la piattaforma digitale multilingue alla base della Conferenza sul futuro dell'Europa, per cui è stata garantita l'accessibilità in tutte le lingue dell'Unione, incluso l'Italiano. Interviene la senatrice GARAVINI ( IV-PSI ) in replica, esprimendo apprezzamento per l'attenzione e la sensibilità dimostrata dal Governo in merito al ruolo della lingua italiana nelle Istituzioni europee e auspica l'ulteriore perseguimento del più ampio riconoscimento dell'italiano nelle sedi procedurali, in attuazione del principio del multilinguismo. Segnala, infine, l'importanza della pubblicazione di tutti i concorsi europei in tutte le lingue compreso l'italiano e dell'opportunità di aumentare gli stanziamenti per il servizio di interpretariato. Il PRESIDENTE dichiara, quindi, conclusa la procedura di sindacato ispettivo. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA COM(2020) 93 Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi Doc n. COM(2021) 93 definitivo Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi (Seguito e conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea. Approvazione della risoluzione: Doc. XVIII -bis , n. 10, sui profili di conformità ai principi di sussidiarietà e proporzionalità) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 12 maggio. Il senatore NANNICINI ( PD ), relatore, presenta uno schema di risoluzione sulla proposta di direttiva in titolo, ricordando che essa mira a contrastare il persistere di un'applicazione inadeguata del diritto fondamentale alla parità retributiva tra uomini e donne e a garantire il rispetto di tale diritto in tutta l'UE, stabilendo norme in materia di trasparenza retributiva per consentire ai lavoratori di rivendicare il loro diritto alla parità retributiva. Ricorda, quindi, che la 14 a Commissione ha approfondito l'esame la proposta di direttiva, svolgendo le audizioni, il 25 maggio 2021, di rappresentanti delle principali parti sociali, ovvero CGIL, CISL, UIL e Confindustria. Ricorda, inoltre, la relazione del Governo, trasmessa alle Camere ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritiene l'iniziativa legislativa conforme all'interesse nazionale, e che l'11 a Commissione del Senato ha approvato, il 26 maggio 2021, una risoluzione favorevole, in cui si segnala la necessità di specificare in modo più preciso i criteri di valutazione e le metodologie idonee a evitare discriminazioni sul piano della parità salariale, compreso il concetto di lavoratore di riferimento ipotetico, e in cui si auspica di abbassare da 250 a 100 dipendenti (come previsto dalla vigente normativa nazionale) la soglia del numero dei lavoratori oltre la quale è previsto l'obbligo di fornire informazioni sul divario retributivo tra uomini e donne. Al riguardo, il Relatore dà conto della risposta della Commissione europea, del 16 agosto 2021, alla predetta risoluzione, in cui si chiariscono le motivazioni che sottendono le disposizioni oggetto delle osservazioni dell'11 a Commissione e assicurando che tale risoluzione farà parte delle note informative nell'ambito dei negoziati in corso tra i colegislatori e la Commissione ai fini dell'approvazione della proposta.