[pronunce]

Giudica quindi come meramente apparente tale contrapposizione, essendo pacifico che proprio l'amministrazione entrante avrebbe approvato il rendiconto generale per l'esercizio 2018 in ritardo rispetto ai termini fissati dall'art. 18 del d.lgs. n. 118 del 2011, con la conseguente «corretta applicazione nel caso di specie del principio applicato 9.2.28 dell'Allegato 4/2» del citato decreto, dal quale discenderebbe l'obbligo di applicare la quota del disavanzo 2018 per intero all'esercizio 2021. Proprio «il mancato rispetto della tempistica» del rientro dal disavanzo giustificherebbe, quindi, nel caso concreto l'applicazione del suddetto principio contabile anziché del principio di gradualità addotto dalla resistente, la quale, consapevole di ciò, avrebbe avanzato la istanza di autorimessione. In altri termini, non sarebbe consentito il ricorso a procedimenti di approvazione difformi dalle previsioni del d.lgs. n. 118 del 2011, «stante l'evidente rischio che una diversa prassi contabile porti nella pratica a ritenere non più vincolante il termine annuale di presentazione della rendicontazione». 6.- Anche la Regione Basilicata ha depositato una memoria di identico tenore in entrambi i giudizi, dando conto anzitutto della sostituzione dell'Allegato O2 - del quale il ricorrente lamentava, tra l'altro, la non conforme compilazione - con l'Allegato O della legge della Regione Basilicata 6 maggio 2021, n. 20 (Bilancio di previsione finanziario per il triennio 2021-2023), ai sensi dell'art. 1, comma 3, della stessa. Sanato il refuso oggetto delle censure statali, queste risulterebbero quindi superate. 6.1.- Quanto alle doglianze sulla previsione della durata del ripiano dei disavanzi fino agli esercizi 2023 e 2024, la difesa regionale richiama a conferma dei propri argomenti la sentenza di questa Corte n. 80 del 2021, affermando che «i rischi paventati» dalla stessa - con riguardo alle soluzioni normative che prescrivono il riassorbimento dei disavanzi in archi temporali lunghi e differenziati, ben oltre il ciclo di bilancio ordinario - non riguarderebbero le norme regionali impugnate. Il ripiano in questione, infatti, non sarebbe né lungo né differenziato né eccederebbe la scadenza del mandato elettorale; pertanto sarebbe «pienamente legittimo, essendo previsto in via gradata nel caso in cui al deficit non si possa porre rimedio entro l'esercizio successivo». Le norme regionali impugnate, fondandosi su un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 42 del d.lgs. n. 118 del 2011, avrebbero dunque ripianato «il disavanzo in 5 anni ma comunque entro la legislatura in corso», così consentendo, da un lato, agli amministratori eligendi di presentarsi agli elettori scevri da oneri pregressi e, dall'altro, a quelli uscenti di essere valutati per i risultati raggiunti. 6.2.- La memoria confuta poi la censura relativa alla mancata contestuale adozione della delibera consiliare avente ad oggetto il piano di rientro dal disavanzo, affermando che a ciò avrebbe provveduto la delibera del Consiglio regionale 13 luglio 2021, n. 276. Al riguardo, andrebbe escluso che nella specie «l'approvazione del suddetto piano non sia da considerarsi "contestuale" all'approvazione del bilancio di previsione». Secondo la difesa della Regione, infatti, per un verso, la deliberazione in questione - atto consiliare non legislativo - avrebbe «una sua propria autonomia formale» che ne consentirebbe l'allegazione soltanto successivamente alla sua approvazione; per altro verso, tale sequenza sarebbe coerente con il principio di gerarchia degli atti, ossia che «l'atto legislativo debba precedere l'atto non legislativo». La delibera consiliare andrebbe perciò approvata nella prima seduta consiliare utile successiva, per poi essere allegata ai bilanci e ai rendiconti riferibili agli esercizi considerati dal piano stesso. Questa conclusione sarebbe avvalorata, ad avviso della difesa regionale, dal principio contabile di cui al paragrafo 9.2 dell'Allegato 4/1 del d.lgs. n. 118 del 2011, che disciplinerebbe in tali termini il rapporto tra l'approvazione del bilancio, da parte del Consiglio regionale, e quella del documento tecnico di accompagnamento, da parte della Giunta regionale, di cui è richiesta la contestualità. Infatti, poiché il piano di rientro deve essere sottoposto al preventivo parere del collegio dei revisori, l'approvazione del medesimo, analogamente a quanto previsto dal menzionato paragrafo 9.2, non potrebbe che avvenire nella prima seduta consiliare successiva al ricevimento del detto parere. A questo criterio si sarebbe attenuta la Regione Basilicata adottando la delibera nella seduta del 13 luglio 2021, come si evincerebbe dai documenti allegati alla memoria.1.- Con il ricorso indicato in epigrafe (reg. ric. n. 7 del 2021) il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato l'art. 4 e l'Allegato O2 della legge della Regione Basilicata 9 dicembre 2020, n. 40 (Prima variazione al Bilancio di previsione pluriennale 2020-2022 della Regione Basilicata), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione. In base al disposto del suddetto art. 4, «[i]l disavanzo di amministrazione presunto riveniente dagli esercizi precedenti viene ripianato secondo quanto previsto nell'allegato O2» che, nei due prospetti da cui è composto, contiene l'analisi del disavanzo presunto al 31 dicembre 2019 - distinguendo le quote originate rispettivamente nell'esercizio 2018 e in quello 2019 - e le modalità di copertura dello stesso. In particolare, il recupero di entrambe le componenti del disavanzo presunto è modulato negli esercizi dal 2020 al 2024, concentrando la maggior parte del ripiano negli ultimi esercizi. 1.1.- Il ricorso premette che il rendiconto dell'esercizio 2018 non è stato ancora approvato dalla Regione Basilicata e che la quantificazione del disavanzo presunto derivante dalla gestione dello stesso esercizio 2018 avrebbe considerato i rilievi della sezione regionale di controllo della Corte dei conti nella decisione di parificazione del relativo rendiconto e, in particolare - come esplicitato dalla nota integrativa allegata alla legge regionale impugnata - la «necessità di prevedere, nel risultato di amministrazione 2018 definitivo, una serie di accantonamenti e poste vincolate» non considerati nel rendiconto inizialmente approvato dalla Giunta regionale. Tuttavia, sul presupposto della tardiva approvazione del rendiconto dell'esercizio 2018, l'atto introduttivo richiama il contenuto di due principi contabili applicati contenuti nell'Allegato 4/2 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42).