[pronunce]

La ratio del differimento previsto per l'esercizio della delega legislativa andava ravvisato nell'esistenza di una situazione di fatto, in ragione degli effetti del sisma del 6 aprile 2009, non compatibile con i tempi generali di esercizio della delega, in ragione del sovraffollamento e sovraccarico degli uffici giudiziari aquilani ancora in attesa del ripristino della loro normale funzionalità. Tale problematica era stata messa in evidenza dai pareri delle Commissioni giustizia della Camera e del Senato, che avevano rappresentato l'esigenza di espungere dal testo del decreto legislativo il riferimento al distretto di Corte d'appello de L'Aquila contenuto nella tabella A allegata al decreto medesimo. Rileva il rimettente che non sana l'anticipato esercizio della delega il previsto differimento dell'acquisto di efficacia, rispetto all'entrata in vigore, del decreto legislativo che ha previsto la soppressione, come poi ulteriormente prorogato. 5.- Il TAR deduce, altresì, che quando anche si dovesse ritenere corretto l'esercizio della delega legislativa, anche rispetto agli uffici abruzzesi, non potrebbe non rilevarsi un'ulteriore violazione di disposizioni di rango costituzionale. Ricorda che l'art. 1, comma 5, della legge n. 148 del 2011, prevede: «Il Governo, con la procedura indicata nel comma 4, entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui al comma 2 e nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati, può adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi medesimi». Il ricondurre l'esercizio della potestà delegata correttiva ad un unico dato temporale, pur in presenza dello sfalsamento dell'acquisto di efficacia del decreto legislativo, violerebbe gli artt. 3 (principio di uguaglianza ) e 97 (buon andamento degli uffici) Cost., in quanto solo gli uffici giudiziari abruzzesi sarebbero sottratti al riesame da parte del legislatore delegato e sottoposti a soppressione "secca", senza possibilità di verifica dell'incidenza effettiva della riforma. 5.1.- Ciò ancor più se si considera che la delega legislativa, nella specie, avrebbe dovuto essere esercitata nei dodici mesi successivi ai tre anni dall'entrata in vigore della legge di delegazione. 6.- Con atto di costituzione del 31 luglio 2015, sono intervenuti nel giudizio incidentale i ricorrenti che hanno promosso il giudizio dinanzi al TAR per l'Abruzzo, chiedendo che la questione sia accolta. Dopo aver richiamato l'ordinanza di rimessione, condividendone le argomentazioni, sia con riguardo all'ammissibilità che alla non manifesta infondatezza, i ricorrenti nel giudizio a quo illustrano quanto segue, precisando che la questione sollevata dal TAR per l'Abruzzo, nei termini anzidetti, non ha costituito oggetto di esame da parte della Corte costituzionale con la sentenza n. 237 del 2013. 6.1.- Nel richiamare la sentenza n. 163 del 1963, ricordano che la giurisprudenza costituzionale attribuisce rilievo sia al termine a quo che al termine ad quem per l'esercizio della delega, sicché la violazione di entrambi può comportare la lesione dell'art. 76 Cost. Il legislatore, come si rileva dalla giurisprudenza costituzionale (sono richiamate le sentenze n. 237 del 2013, n. 119 del 2012, n. 141 e n. 237 del 1993) ha margini di discrezionalità nell'attuazione della delega, sempre che ne rispetti la ratio. Nella specie, sarebbe mancato il rispetto del termine iniziale per l'esercizio della delega, che era stato differito per gli uffici giudiziari in questione per le peculiari condizioni del territorio abruzzese colpito dal sisma verificatosi nel 2009 e le cui conseguenze perduravano ancora, in modo che si potessero effettuare le scelte di riorganizzazione in base a dati aggiornati. Ciò, in ossequio ai principi (sentenza n. 50 del 2014), secondo cui il legislatore delegato deve introdurre disposizioni che costituiscano un coerente sviluppo e un completamento delle indicazioni fornite dal legislatore delegato. Tali esigenze venivano rappresentate nel corso dell'iter di approvazione della legge che introduceva il differimento. Analogamente le Commissioni giustizia della Camera e del Senato, i cui pareri rappresentano uno strumento particolarmente qualificato di interpretazione della delega (sono richiamate le sentenze n. 425 del 2000, n. 343 del 1994 e n. 78 del 1957), avevano rilevato l'opportunità di espungere dal decreto legislativo il riferimento alla Corte d'appello de L'Aquila. Le scelte compiute dal legislatore delegato, con riguardo al Tribunale ordinario di Avezzano, quindi, non potevano essere effettuate perché compiute disattendendo il termine iniziale della delega legislativa. 6.2.- Le parti private condividono anche l'altro profilo di illegittimità costituzionale dedotto dal rimettente, affermando che l'arco temporale previsto per l'adozione dei decreti delegati correttivi, violerebbe gli artt. 3 (principio di uguaglianza) e 97 (buon andamento degli uffici) Cost. 7.- Con atto dell'8 settembre 2015 è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata non fondata. Assume la difesa dello Stato che la delega, ai sensi dell'art. 1, comma 5-bis, è stata esercitata correttamente, perché il legislatore ha solo spostato in avanti, procrastinando il dies ad quem, lo spazio temporale entro cui esercitare la medesima, proprio in ragione delle condizioni in cui versavano le province abruzzesi (sentenza n. 63 del 1998 e ordinanza n. 339 del 1987), senza tuttavia condizionare il momento di esercizio della delega medesima. Tale spostamento non determina un'ingiustificata disparità di trattamento con riguardo al tempo in cui si prevedeva la possibilità di apportare correttivi, né la violazione dell'art. 97 Cost. Ciò tenuto conto che, nel caso di deleghe complesse, l'attività di integrazione e correzione non è dovuta necessariamente a fatti sopravvenuti ma può riguardare anche fatti preesistenti. 8.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria in data 24 agosto 2016, alla quale ha allegato la relazione allo schema del d.lgs. n. 155 del 2011, ribadendo che il differimento del termine finale per l'esercizio della delega non condizionava il momento di attuazione della medesima. 9.-