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Sono certamente da apprezzare i riferimenti alla necessità di promuovere uno sviluppo sostenibile, che è un accenno all'economia circolare e alla riqualificazione dell'offerta turistica (ne parlava adesso il collega), alla valorizzazione delle piccole produzioni locali e delle produzioni in agricoltura e dell'artigianato. Certamente c'è stato molto dibattito sia in Commissione che qui in Assemblea su una delle questioni fondamentali: la dotazione dei livelli essenziali dei servizi sanitari. Tuttavia, concordando nell'indicare il diritto degli abitanti ad accedere a quei servizi e quindi a beneficiare di livelli assistenziali perlomeno simili a quelli del continente, non possiamo tacere sulla scarsità di risorse a disposizione. È una questione di fatto che indebolisce e tende a rendere sempre di più veritiera la definizione del provvedimento come la legge manifesto. Certamente alcune novità che sono state introdotte in materia di rappresentanza, anche istituzionale, nella Conferenza Stato-città e nella Conferenza unificata, sono importanti. Vi sono prime avvisaglie di fiscalità di vantaggio: sono un segnale, ma certamente anche qui si poteva fare di più, ad esempio consentendo una maggiore possibilità di interlocuzione. Il senatore Floris oggi nel suo intervento ha giustamente richiamato le possibilità in ambito europeo: c'è la necessità di un ulteriore lavoro sulla parte della fiscalità di vantaggio, così come è stato fatto per moltissime altre isole estere (penso alle Canarie, alle Azzorre e a molte altre), che sono state oggetto di accordi specifici con l'Unione europea. Poi abbiamo un problema più generale che riguarda le isole minori, ma anche quelle maggiori, la Sardegna e la Sicilia. In particolare, in Sardegna c'è il problema della garanzia dei diritti. Pensate alla questione della continuità territoriale e dell'insularità, che molte volte in quest'Aula abbiamo affrontato, ma non risolto. Questo provvedimento è molto simile a quello approvato nella scorsa legislatura sui piccoli Comuni. Anche in quel caso, c'è stato un percorso molto lungo. Si trattava di un legge quadro e di intenti, che è certamente un segnale importante. Io rivolgo un invito a tutti: se vogliamo dare continuità a questo lavoro e non limitarci soltanto a un segnale positivo di attenzione verso le isole, dobbiamo avere la capacità di implementare. Abbiamo già l'occasione della legge di bilancio perché, oltre alle poche risorse finanziarie previste in questo disegno di legge, si possono cominciare a mettere in campo una serie di strumenti che possono dare senso e concretezza a questo testo. Nel dichiarare il voto favorevole dei senatori di Liberi e Uguali, voglio rimarcare un'altra questione che deve stare a cuore a tutti noi e al Governo. Come le isole minori sono una grande risorsa e rappresentano una potenzialità, altrettanto lo sono le aree interne del nostro Paese, che sono aree svantaggiate, che rischiano lo spopolamento e hanno problemi di servizi enormi, ma che hanno una grande ricchezza. Sono la nostra storia e le nostre radici. Hanno una potenzialità su cui investire perché ci sono fenomeni sempre più preoccupanti di abbandono demografico e di declino delle attività produttive. Tutto ciò ha un impatto pesante anche dal punto di vista ambientale. Pensate ai problemi di dissesto che spesso sono legati anche all'abbandono di queste terne. Bisogna, quindi, valorizzare le potenzialità di queste zone. Se il disegno di legge che ci apprestiamo a votare mira alla valorizzazione delle grandi potenzialità e della ricchezza dello straordinario patrimonio costituito dalle isole minori e - come ho detto prima - delle aree interne del nostro Paese, dobbiamo metterci d'accordo perché esso è in contrasto con le scelte che state per compiere con il decreto-legge su Genova. Voglio ricordare che l'articolo 25 del decreto-legge - indipendentemente da ciò che il senatore Puglia ha detto nel suo intervento di oggi - è chiaramente un condono. È stato oggetto di lunghe discussioni in Senato quando si è parlato all'inizio della legislatura del decreto terremoto. Non a caso qui ci si era determinati in modo molto diverso. Non pensate che è, come sempre, una tantum perché questo è il Paese degli una tantum e dei tanti condoni, uno dietro l'altro. Non è questo e poi mai più. È stato un continuo dire che l'unico modo per valorizzare il nostro patrimonio è distruggerlo. Questo voglio evidenziare perché spero che il disegno di legge al nostro esame possa rappresentare un'inversione di tendenza con la bocciatura dell'articolo 25. Per tutti questi motivi, esprimiamo il nostro voto favorevole con l'accortezza e la preghiera a lavorare davvero tutti insieme per implementare le risorse finanziarie che in questo disegno di legge sono molto scarse. Tanti buoni propositi che rischiano di produrre tanta delusione nei cittadini. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, anzitutto, anche per rassicurare tutta l'Assemblea - in particolare i senatori e le senatrici che, legittimamente, non hanno seguito i lavori della Commissione - vorrei chiarire che all'interno di questo disegno di legge non c'è alcun riferimento ad alcun condono. Purtroppo, però, c'è un riferimento molto chiaro al condono all'interno del decreto-legge su Genova, un provvedimento scritto dal ministro Toninelli in due mesi. D'altronde, è comprensibile: è stato scritto con il cuore, come ha detto lo stesso Ministro, e il cuore, naturalmente, ha i propri tempi. Per tagliare la testa al toro e a questa "questioncella", che non è secondaria, visto che ha animato a più riprese la discussione di questa mattina, e per capire quello di cui si parla - che è indirettamente legato al tema della tutela del territorio di cui stiamo discutendo oggi - all'articolo 25 del decreto-legge su Genova si parla di «definizione delle procedure di condono». Non si utilizza nemmeno - mi rivolgo in particolare a senatori e alle senatrici del MoVimento 5 Stelle - l'espressione «pace edilizia» alla stregua di «pace fiscale»; si parla esplicitamente di condono. Il testo dell'articolo 25 stabilisce che i Comuni definiscono le istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 2017, presentate ai sensi delle leggi del 1985, del 1994 e del 2003: i Comuni provvedono ad assicurare la conclusione dei procedimenti volti all'esame delle predette istanze di condono, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Da ultimo, vengono assicurati i contributi. Stiamo parlando, quindi, del tutto evidentemente, di un condono vero e proprio e - cosa assolutamente bizzarra - su questi condoni edilizi c'è addirittura la possibilità, da parte dei cittadini, di avere fino al 100 per cento del finanziamento per la ricostruzione delle case abusive. Di questo stiamo parlando. Il senatore del MoVimento 5 Stelle Puglia, questa mattina, ha parlato di operazione chirurgica: sapete quante sono le domande di sanatoria presentate a Ischia? Sono 28.000 su 64.000 abitanti: alla faccia dell'operazione chirurgica!