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Sicché, il fallimento dell'obiettivo di autofinanziamento dei musei stessi ha indotto il Ministero a destinare a quelle strutture sproporzionati contributi finanziari, a discapito di altre pressanti istanze. Si aggiunga, infine, che, per quanto riguarda la qualità dell'offerta culturale, tali risultati appaiono in diversi casi di livello modesto. Inoltre, preme ancora sottolineare la rispondenza dell'approccio dell'intervento ministeriale ad un modello largamente superato, non solo perché dirigista, ma anche perché incentrato sulla singolarità delle varie collezioni. L'offerta museale, in questa prospettiva, diviene una specie di primum logico, staccando gallerie, scavi e collezioni dai singoli contesti nei quali si trovano e si sono formati e con i quali continuano necessariamente ad interagire. Al fondo di quella concezione si intravede l'allontanarsi da una realtà sicuramente complessa per una schematica ed astratta riduzione del sistema ad offerta economico-museale. L'istituzione della Soprintendenza generale di Roma si pone pertanto nella prospettiva di un superamento di quella antiquata e semplicistica concezione. L'esigenza primaria, infatti, è di porre al centro, del percorso dialettico prima e delle proposte poi, quella complessa realtà che non può essere irregimentata in una formula declinabile per qualsiasi altro territorio, specie in un contesto caratterizzato dalle peculiarità locali quale è, per la sua storia, il nostro Paese. Ciò vuol dire che ambiti territoriali diversi possono non essere regolati, per quanto concerne l'organizzazione e i rapporti tra i soggetti pubblici titolari di potestà nel campo culturale e paesaggistico, da identica disciplina, con il limite della unitaria e inderogabile difesa della tutela e della gestione del patrimonio culturale e paesaggistico. Ulteriore passaggio è costituito dalla necessità di superare, relativamente a questa materia, la sostanziale dicotomia di attribuzioni tra Stato e comuni. Anziché operare nella logica delle divisioni e delle revindiche che generano confusione, incomprensioni e, in definitiva, perdite di tempo e di energie per la talora astiosa disputa sulla definizione dei confini di competenza, sembra utile e necessario (non solo beninteso nel campo dei beni culturali) individuare metodiche organizzative e discipline che assicurino la sinergia e la congruità dello sforzo comune di tutti i soggetti pubblici in campo rispetto al risultato individuato nella norma. Le tematiche e le istanze qui considerate possono teoricamente ricevere molteplici risposte tutte astrattamente idonee. La peculiarità romana consiglia di riversare alla Soprintendenza generale di Roma tutte le competenze e attribuzioni dello Stato, degli enti territoriali e di soggetti pubblici implicati. Il modello, fortemente unitario, è preordinato alla piena realizzazione dei valori presidiati dall'articolo 9 della Costituzione nell' unicum di Roma Capitale (articolo 1). Per conseguire tali finalità, nonché per assicurare ampie economie di gestione e coerenza delle iniziative, utili queste ultime anche per l'offerta turistica, l'ente pubblico in questione diviene titolare in via esclusiva delle relative funzioni. Al contrario, le amministrazioni cedenti (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e Roma Capitale) esercitano sulla nuova Soprintendenza poteri di alta vigilanza e di indirizzo generale sulla gestione (articolo 2). Il che, a ben vedere, riconduce l'attività del Ministero e del comune, liberati dalla preoccupazione organizzativa non sempre foriera di eccellenti scelte, alla più elevata funzione di alta amministrazione modulativa nel quadro delle diverse esigenze presenti nel panorama nazionale. Il complesso delle attribuzioni è elencato nell'articolo 3, una delle norme centrali dell'intero schema. Il nuovo ente non esaurisce le sue funzioni nel semplice subentro in quelle prima assegnate agli enti di riferimento. Anche se ciò costituisce un indubbio miglioramento rispetto alla segmentazione di competenze in atto, la logica fondativa supera il concetto di mera integrazione attributiva per affidare importanti poteri pianificatori, progettuali e regolamentari, nonché di studio e ricerca, indispensabili per poter efficacemente operare sul patrimonio culturale e paesaggistico soggetto a continui e spesso obliqui attacchi. La specialità di Roma impone, cioè, di non esaurire in profili meramente gestionali i compiti che scaturiscono da progettazione e regolamentazione di interventi e procedure atti a garantire la tutela e la valorizzazione dei valori canonizzati nell'articolo 9 della Costituzione. In questa prospettiva la redazione del piano paesaggistico e di quello archeologico e storico dei beni culturali da adottare previa intesa con la regione Lazio e Roma città metropolitana (articolo 3, comma 1, lettera c) , e articolo 6) costituisce una rilevante trasformazione dei modelli sin qui considerati per l'assoluta prevalenza dell'impostazione tecnico-scientifica rispetto a valutazioni di più ampia discrezionalità amministrativa, come oggi avviene, pur con i limiti intrinseci stabiliti dal combinato disposto degli articoli 135 e 143 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Sempre nell'articolo 3 si pone in risalto lo svolgimento e la promozione di attività di ricerca e formazione sia all'interno del sistema Paese sia in ambito europeo, anche attraverso l'assegnazione di borse di studio e di ricerca. È altresì evidente che il subentro nelle attribuzioni del Ministero e di Roma Capitale implica il trasferimento, giusta l'elenco contenuto nel successivo articolo 15, di tutti gli istituti, musei, scavi, parchi archeologici, ville e giardini, gallerie ed enti e organismi pubblici nella rete territoriale della Soprintendenza generale di Roma e la loro conseguente configurazione quali strutture di rete affidate a dirigenti di seconda fascia o a funzionari in ragione del minor rilievo delle stesse (articolo 8). Si crea così un articolato e organico complesso di istituti culturali, le cui attività si svolgono secondo una effettiva e diligente programmazione che può sfruttare al massimo il vincolo collaborativo tra organizzazioni consorelle. Ciò senza dimenticare le rilevanti economie di scala che tale gestione sicuramente determina, con vantaggi economici crescenti. Gli organi della Soprintendenza generale di Roma sono definiti dall'articolo 4. La disciplina delle nomine dei componenti gli organi intende esaltarne al massimo l'alta qualificazione professionale. In questa logica ben si comprende la peculiare metodica che impone per l'investitura delibere e provvedimenti al massimo livello governativo. L'ente pubblico è presieduto dal Soprintendente generale che accede alla carica previo il superamento di una difficilissima procedura selettiva. Compongono il consiglio di amministrazione otto personalità del mondo della cultura designate in numero di tre dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tre da Roma Capitale, una dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e una dalla regione Lazio. È previsto altresì un comitato scientifico con funzioni consultive al quale è preposto un accademico dei Lincei. Completa l'elenco il collegio dei revisori. Le funzioni di segretario sono svolte dal Segretario generale, responsabile della gestione amministrativa e contabile dell'ente.