[pronunce]

– l'art. 76 Cost., atteso che esse si porrebbero in contrasto con i princípi e criteri direttivi della legge n. 308 del 2004, ed in particolare con il suo art. 1, comma 8, il quale prevedeva che il legislatore delegato avrebbe dovuto rispettare il principio di sussidiarietà e le competenze regionali come delineate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 che reca «Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59» (Regione Marche, ric. n. 79 del 2006); – gli artt. 117 e 118 Cost., atteso che verrebbero lese le prerogative riconosciute alle Regioni in materia di governo del territorio e di tutela della salute (Regione Marche, ric. n. 79 del 2006); – gli artt. 117 e 118 Cost., atteso che non sarebbero previste adeguate forme di partecipazione delle Regioni secondo i principi sanciti dalla sentenza n. 303 del 2003 di questa Corte (Regione Toscana, ric. n. 69 del 2006); – «la competenza regionale» atteso che, non venendo in rilievo funzioni amministrative che presuppongono un intervento unitario statale, la competenza per le opere e gli interventi non soggetti ad autorizzazione statale «non può che spettare alle Regioni, anche se si tratti di opere che interessano più Regioni o che comunque recano un impatto su più territori regionali» (Regione Umbria, ric. n. 72 del 2006; in senso analogo Regione Emilia-Romagna, ric. n. 73 del 2006, e Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, ric. n. 71 del 2006). Inoltre, con riferimento al solo art. 25, comma 1, lettera a), la Regione Puglia (ric. n. 76 del 2006) ha dedotto la violazione del principio di leale collaborazione; le Regioni Piemonte (ric. n. 70 del 2006) e Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (ric. n. 71 del 2006) hanno ritenuto, in particolare, leso il principio di sussidiarietà e i criteri dettati dalla legge delega. Con riferimento, invece, al solo art. 42, comma 3, la Regione Puglia ha lamentato la violazione degli articoli 5, 76, 117, 118 Cost. e del principio di leale collaborazione. 12.1.— Le suddette questioni non sono fondate. Fatta eccezione per le Regioni Toscana e Puglia, le quali – con memoria successiva alla proposizione del ricorso – hanno dichiarato di non avere più interesse all'impugnazione ed hanno chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere, per le altre ricorrenti permane l'interesse a coltivare l'impugnazione anche dopo l'abrogazione delle disposizioni stesse, non potendosi escludere che esse abbiano avuto, medio tempore, una qualche applicazione concreta. 12.2. –– Quanto alla dedotta violazione dell'art. 76 Cost., sotto il profilo dell'eccesso di delega, va osservato che, contrariamente all'assunto delle ricorrenti, già l'art. 71, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 112 del 1998, attribuiva alla competenza dello Stato, tra le altre, «le opere ed impianti il cui impatto ambientale investe più Regioni»; ciò a prescindere da quanto ritenuto da questa Corte con la citata sentenza n. 225 del 2009, in ordine alla stessa applicabilità dei contenuti di tale decreto legislativo come criteri direttivi della delega prevista dalla legge n. 308 del 2004. A questo riguardo, non possono assumere rilevanza i successivi atti amministrativi di indirizzo e coordinamento dell'autorità statale in materia, previsti dal comma 2 del citato art. 71, né tantomeno può essere preso in esame il contenuto del d.P.R. 12 aprile 1996 (Atto di indirizzo e coordinamento per l'attuazione dell'art. 40, comma 1, della legge 22 febbraio 1994, n. 146, concernente disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale), richiamati entrambi, in particolare, nella memoria depositata dalla Regione Marche. Ciò in quanto la legge di delega si riferisce certamente al d.lgs. n. 112 del 1998, ma non anche ad atti amministrativi emanati, tra l'altro, prima della novella costituzionale del 2001, che ha innovato il Titolo V della parte seconda della Costituzione (si veda, sia pure con riferimento ad una fattispecie diversa da quella in esame, la sentenza n. 90 del 2006). 12.3. –– In ordine, poi, alla deduzione relativa alla violazione dell'art. 117 Cost., in quanto sarebbero state lese le prerogative regionali in materia di governo del territorio e di tutela della salute, è sufficiente osservare, per riconoscerne la infondatezza, che la materia che viene in rilievo nella normativa sulla valutazione d'impatto ambientale è quella della tutela dell'ambiente, di competenza esclusiva dello Stato ai sensi del medesimo art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Ne consegue che, seppure possono essere presenti ambiti materiali di spettanza regionale, soprattutto nel campo della tutela della salute, deve ritenersi prevalente, in ragione della precipua funzione cui assolve il procedimento in esame disciplinato dalle censurate disposizioni nazionali, il citato titolo di legittimazione statale. Né, come questa Corte ha già più volte affermato, il principio di leale collaborazione può assumere rilievo nel procedimento di formazione degli atti legislativi al di là di quanto lo stesso legislatore delegante abbia espressamente previsto (ex multis, sentenze n. 159 del 2008 e n. 401 del 2007). 12.4. — Del pari infondata è, infine, la censura di violazione dell'art. 118 Cost. Innanzitutto, deve rilevarsi come, vertendosi in materia di competenza esclusiva dello Stato, spetti al legislatore nazionale attribuire le relative funzioni amministrative ai diversi livelli di governo. In secondo luogo, nella specie, l'attribuzione ad organi centrali delle competenze amministrative previste dalle norme censurate si giustifica, alla luce del principio di sussidiarietà, in quanto vengono in rilievo procedimenti amministrativi che, incidendo su più territori regionali, necessitano di una gestione unitaria per assicurare uno svolgimento adeguato delle relative funzioni. Ad ogni buon conto, va osservato che l'art. 35, comma 1, del medesimo Codice ha previsto il coinvolgimento, mediante parere, delle Regioni interessate per le opere e i progetti «localizzati sul territorio di più Regioni o che comunque possono avere impatti rilevanti su più Regioni». In definitiva, sul punto, deve essere dichiarata cessata la materia del contendere in relazione alle censure formulate dalle Regioni Toscana e Puglia, mentre devono ritenersi infondate le doglianze prospettate dalle altre Regioni ricorrenti. 13.— La Regione Emilia-Romagna (ric. n. 73 del 2006)