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Entrando nel merito, l'articolo 1, come noto, istituisce, nell'ambito di un Fondo di garanzia già esistente per le piccole e medie imprese, una sezione speciale, con una dotazione di 50 milioni di euro, a valere su tale disponibilità, dedicata ad interventi di garanzia in favore delle piccole e medie imprese: il principio a nostro avviso non è sbagliato. Non è sbagliato, infatti, fronteggiare le difficoltà che realmente esistono nel Paese, ma non riteniamo comprensibili alcune delle scelte conseguenti per rispettare questa idea. Evidenzio queste esigenze, ponendo alcune domande, che poi sono state oggetto dei nostri emendamenti: perché per colui che è in difficoltà nella restituzione delle rate di un finanziamento, che ha contratto con un istituto bancario o con una società finanziaria, e che è anche titolare di crediti certificati nei confronti delle pubbliche amministrazioni, si è deciso l'intervento della sezione speciale per rilasciare una garanzia alla banca? Perché questo difficoltoso meccanismo a favore, ovviamente, di coloro che sono in difficoltà? Perché ulteriori orpelli burocratici, il piano di rientro ventennale e i costi relativi, e non invece consentire alle persone e alle piccole e medie imprese in difficoltà di pagare le rate del finanziamento, che ha determinato, peraltro, la sofferenza probabile, con lo stesso credito maturato con la pubblica amministrazione? Non sarebbe stato più lineare? In questo modo si sarebbe anche superata quella che noi riteniamo l'assurda contraddittorietà del sollievo economico che il Governo vuole garantire, ovvero solo fino all'80 per cento del minore tra l'importo del finanziamento non rimborsato dalla piccola e media impresa e l'ammontare del credito certificato. Abbiamo presentato una proposta su questo particolare passaggio ma, com'è noto, non l'avete accolta e l'avete bocciata. La possibilità di accedere alla nuova sezione specializzata del fondo di garanzia è stata limitata alle piccole e medie imprese. È un restringimento che riteniamo ingiustificato perché esclude dal beneficio previsto le microimprese che oggi possono liberamente accedere al fondo di garanzia. Fortunatamente, grazie ad uno degli emendamenti che abbiamo presentato, la maggioranza ha inserito tra i beneficiari anche i professionisti, quindi un correttivo è stato apportato, sebbene non esaustivo rispetto alla platea delle persone e delle imprese in difficoltà. E perché le imprese del settore edile non possono avere accesso alla sezione specializzata del fondo di garanzia? Per quale ragione, a parità di oggetto, che è poi il credito verso la pubblica amministrazione, sono stati decisi trattamenti diversi? Noi avevamo proposto di inserirle tra i beneficiari, ma la cosa non è andata in porto. Altrettanto avete fatto con la qualificazione del fondo: com'è noto, l'assegnazione nella sezione speciale di 50 milioni di euro non copre praticamente nulla. I crediti per le imprese e i debiti per la pubblica amministrazione sono ben altri, quindi il rischio è che non tutti coloro che sono in difficoltà e che hanno crediti nei confronti della pubblica amministrazione potranno aderire alle previsioni favorevoli della sezione speciale del fondo di garanzia. Per questa ragione, avevamo presentato un emendamento per incrementare quel fondo, ma questo emendamento è stato bocciato. Abbiamo posto il tema del dissesto degli enti locali: noi ritenevamo e riteniamo ancora oggi che coloro che hanno crediti nei confronti degli enti locali in dissesto, che sono difficilmente esigibili, debbano avere una priorità nell'accesso alla sezione speciale del fondo di garanzia, ma la nostra proposta non è stata accolta ed è stata bocciata, come pure non è stata accolta la nostra proposta di ridurre o esentare dall'Irap le cooperative sociali. Questo è il pacchetto di proposte emendative dell'articolo 1 che noi abbiamo presentato e che non è stato accolto. Permagono altri due temi, quale quello delle imprese che sono in conclamata difficoltà ma non hanno crediti nei confronti della pubblica amministrazione e sono completamente escluse da qualsiasi tipo di beneficio, come pure quello di tutte le imprese che hanno subappalti nei confronti di imprese, che invece sono in difficoltà economiche e hanno crediti verso la pubblica amministrazione. Queste imprese sono le prime a saltare e infatti purtroppo, nonostante un nostro emendamento in questa direzione, non sono state comprese tra i beneficiari della sezione speciale del fondo di garanzia. Per quanto riguarda Alitalia, di cui si tratta all'articolo 2, il prestito che avevamo deciso noi con il Governo Gentiloni Silveri, prima di 600 milioni di euro e poi di 300 milioni, è certamente servito per rasserenare e consentire la continuità aziendale. Adesso, però, tocca dare seguito a tutte le azioni che allora avevamo immaginato, nel momento in cui è stato concesso quel prestito, per dire che le scelte che bisogna fare su Alitalia bisogna farle in fretta e a breve termine, altrimenti avremo il rischio, tra non molto, di derogare ancora la restituzione del credito. Quindi basta con le proroghe: occorre accelerare la definizione di un percorso che dia un futuro certo alla nostra compagnia di bandiera, ma su questo ci misureremo nei prossimi mesi. Con l'articolo 3, che supera - sopprimendola, purtroppo - la modalità telematica del Libro unico del lavoro presso il Ministero del lavoro è stata compiuta, a nostro modo di vedere, un'oscenità. Ritenere infatti che questa tenuta digitale non sia utile alle attività istituzionali del Ministero del lavoro e dell'Ispettorato nazionale del lavoro, così com'è scritto nella relazione che accompagna il provvedimento, è rinunciare ai compiti che i due enti, Ministero e Ispettorato, devono svolgere. Devo ricordare all'Assemblea che il Libro unico del lavoro aveva sostituito il libro matricola e il libro paga, che ogni datore di lavoro privato doveva tenere: rinunziarvi significa tornare indietro di molti anni e consentire di brindare a coloro che invece di quei libri hanno fatto di tutto, soprattutto perché impegnano lavoratori in nero. Nel settore dell'agricoltura, poi, pare strano che il Governo si sia dedicato solo ad abrogare il libro unico e non anche a prevedere alcune correzioni che comunque sarebbero da apportare in tale delicato segmento economico. Voglio qui ricordare la richiesta di estendere il riconoscimento delle agevolazioni fiscali spettanti ai coltivatori diretti anche ai mezzadri coloni, nonché agli appartenenti ai rispettivi nuclei familiari soggetti all'obbligo di assicurazione per invalidità e vecchiaia. Voglio qui ricordare inoltre la proposta di prorogare l'entrata in vigore della revisione delle macchine agricole, in attesa di conoscere la tipologia delle verifiche da effettuare in sede di revisione, e la definizione di tempi certi, entro i quali l'amministrazione finanziaria deve pronunciarsi sulle istanze di autotutela. Abbiamo presentato anche altre proposte, non valutate dalla Commissione perché formulate in un momento successivo per l'Assemblea, quale la sospensione della famosa ecotassa sulle auto, fintanto che un tavolo tecnico-politico, con la partecipazione di diversi soggetti, che poi vedremo, non definisca linee guida per l'acquisto di veicoli elettrici di nuova fabbricazione.