[pronunce]

n. 152 del 2006, inoltre, danno attuazione alla Parte II dello stesso decreto legislativo, che si muove nella materia ambientale, pur se i correttivi da inserire, demandati a decreti ministeriali, riguardino modalità di ordine esecutivo e caratteristiche tecniche per le quali si impone una disciplina unitaria a carattere nazionale. A parte il fatto che il potere di emanare regolamenti nelle materie di competenza statale esclusiva, di cui al sesto comma dell'art. 117 Cost., discende direttamente dalla Costituzione (sentenza n. 401 del 2007), sono sussistenti ragioni di unitarietà ed uniformità ordinamentali tali da richiedere l'allocazione a livello statale delle funzioni amministrative in materia, tanto più che la fissazione delle modalità tecniche generali era assegnata allo Stato già dagli artt. 80 e 88 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. 10. – La Regione Toscana e la Regione Marche dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 75, comma 5. Tale disposizione prevede che le Regioni debbano porre in essere azioni dirette all'acquisizione di informazioni finalizzate al controllo e monitoraggio sullo stato di qualità delle acque ed alla trasmissione al Dipartimento tutela acque interne e marine dell'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) dei dati conoscitivi relativi all'attuazione dello stesso decreto legislativo, nonché di quelli prescritti dalla disciplina comunitaria, secondo modalità da indicare con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri competenti, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni: omettendo di destinare le risorse aggiuntive che occorrono a coprire gli oneri conseguenti all'espletamento delle azioni necessarie, la norma violerebbe l'autonomia finanziaria delle Regioni riconosciuta dall'art. 119 Cost. La questione non è fondata. Essa riguarda la divulgazione, da parte delle Regioni, delle informazioni sullo stato di qualità delle acque e la trasmissione al Dipartimento tutela delle acque interne e marine dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) dei dati conoscitivi e delle informazioni relative all'attuazione del d.lgs. n. 152 del 2006, e di quelli prescritti dalla disciplina comunitaria. Va osservato che tali obblighi vanno inquadrati, quanto al primo, nell'ambito della normativa in tema di informazione ambientale, che grava sulla pubblica amministrazione, ed è disciplinato dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale; il secondo rimette le informazioni sullo stato di attuazione della Parte III del Codice dell'ambiente al coordinamento esercitato dallo Stato, non in quanto titolare della potestà legislativa esclusiva in materia ambientale, bensì nell'ambito della tutela del diritto di accesso del pubblico ai documenti amministrativi, riguardo ai quali lo Stato fissa i livelli essenziali delle prestazioni, ma la cui attuazione compete a tutti gli organi di amministrazione (sentenza n. 399 del 2006). Le Regioni ricorrenti non si dolgono di dover rendere le informazioni prescritte, ma sollevano la questione della ricaduta degli oneri economici sul loro bilancio, senza alcuna deduzione sull'attribuzione delle competenze. Va osservato, in primo luogo, che alla raccolta sistematica, alla elaborazione dati e informazioni a livello locale, gli enti sono già tenuti in base alla normativa sopra citata (vedi, in particolare, l'art. 11 del d.lgs. n. 195 del 2005), atteso anche il carattere tecnico del coordinamento esercitato dall'APAT (così la sentenza n. 356 del 1994). I sistemi di diffusione e di trasmissione dei dati e delle informazioni sono stabiliti con decreto ministeriale adottato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, in armonia con il principio della leale collaborazione, tenendo conto del coinvolgimento, nell'attività di informazione e nella rilevazione statistica, di organi sia a livello centrale che a livello locale (sentenza n. 42 del 2006). La necessità di risorse aggiuntive è postulata dall'art. 119 Cost. per perseguire scopi ulteriori rispetto al normale svolgimento di funzioni e tali da comportare rilevanti aggravi di spesa (sentenza n. 145 del 2008), circostanza non allegata, peraltro, dai ricorsi in esame. La questione è da risolvere in base al principio enunciato dalla Corte per l'ipotesi in cui lo Stato si avvalga di uffici regionali: il rispetto dell'autonomia delle Regioni, senza dubbio necessario anche sotto il profilo della provvista di mezzi finanziari per fronteggiare nuovi oneri, è assicurato dalla previsione circa l'attuazione di tale forma di collaborazione previa intesa con gli enti interessati o con gli organismi rappresentativi degli stessi (sentenza n. 408 del 1998). È proprio il caso della norma denunciata, che, come sopra rilevato, demanda le modalità di diffusione e di trasmissione dei dati e delle informazioni ad un decreto ministeriale adottato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano: il decreto, avendo ad oggetto gli aspetti organizzativi, ben potrà regolare i costi delle operazioni. 11. – La Regione Toscana e la Regione Marche dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 77, comma 5, del d.lgs. n. 152 del 2006, che, qualora dovesse attribuire allo Stato la “designazione” del corpo idrico artificiale o fortemente modificato, violerebbe le attribuzioni regionali in materia di “governo del territorio” di cui agli artt. 117 e 118 Cost. o, in subordine, secondo la sola Regione Toscana – configurando un'avocazione da parte dello Stato, per esigenze di unitarietà, delle funzioni amministrative di competenza delle Regioni, nella parte in cui omette di prevedere che la funzione venga amministrata attraverso accordi ed intese con le Regioni – violerebbe il principio di leale collaborazione. Il ricorso è inammissibile, perché le Regioni hanno sollevato la questione in termini ipotetici. 12. – Le Regioni Calabria, Toscana e Marche dubitano della legittimità dell'art. 87, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, ove prevede l'intesa con il Ministero delle politiche agricole e forestali nella designazione, da parte delle Regioni, delle acque marine costiere e salmastre richiedenti protezione e miglioramento per consentire la vita e lo sviluppo di banchi e di popolazioni naturali di molluschi bivalvi e gasteropodi, per contribuire alla buona qualità dei prodotti della molluschicoltura commestibili per l'uomo. Secondo la Regione Calabria, la disposizione violerebbe gli artt. 76, 117 e 118 Cost., trattandosi di competenza già interamente trasferita alle Regioni.