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Tuttavia, valutando la complessiva azione di gestione della Sacal SpA, sorge il fondato dubbio che la crescita dell'aeroporto di Lamezia, che negli ultimi ha guadagnato oltre mezzo milione di passeggeri, sia avvenuta a scapito degli scali di Reggio Calabria e Crotone, che già Enac ha affidato in convenzione alla Sacal SpA con atti n. 69717 del 7 luglio 2017 e n. 88641 del 4 settembre 2017, autorizzando la stessa società all'anticipata occupazione del sedime aeroportuale, in attesa dell'adozione del decreto interministeriale di affidamento della concessione di gestione totale di durata trentennale; la Sacal SpA avrebbe chiaramente violato i doveri previsti dalla concessione risultando gravemente inadempiente rispetto alle regole della corretta gestione ed in conformità di una concessione trentennale; tale supposizione, che andrebbe verificata, sembra emergere dai dati descritti e dagli accadimenti, evidenziati dalla mancata pubblicazione da parte della stessa società del piano industriale per gli scali di Reggio e Crotone, informazioni richieste più volte invano dall'interrogante, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali azioni intenda assumere per evitare la chiusura degli scali di Reggio Calabria e di Crotone; se intenda non concedere ovvero risolvere, se già disposta, la concessione della Sacal SpA per tutti gli scali calabresi per grave inadempimento della società; se sia disponibile a concedere, in ogni caso, la continuità territoriale sia per lo scalo di Reggio Calabria, come "aeroporto dello Stretto di Messina" con centinaia di migliaia di passeggeri provenienti dalla Sicilia, sia per lo scalo di Crotone in quanto tutto il territorio della provincia non è collegato dalla rete autostradale e ferroviaria, ciò al fine di salvaguardare il potenziale dei luoghi e il personale impiegato, prevedendo il rilancio degli aeroporti e quindi della Calabria. Atto n. 3-00192 SICLARI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che, a giudizio dell'interrogante: gli eventi, purtroppo anche drammatici e tragici, che hanno interessato il nostro Paese nelle ultime settimane (crollo del ponte Morandi a Genova e tragedia delle Gole del Raganello in provincia di Cosenza) devono far riflettere sul sistema di protezione civile. In particolare, appare evidente come in fase di soccorsi post disastri, grazie anche al coraggio, all'abnegazione, alla competenza ed alla professionalità di tutti gli operatori (forze dell'ordine, vigili del fuoco e volontari), il sistema non solo funzioni, ma dia encomiabili risultati in termini di prontezza dell'intervento e di salvataggio di vite umane, letteralmente strappate alla morte. Viceversa e malauguratamente, in fase preventiva, non pare che possa farsi lo stesso discorso: alcune tragedie potrebbero essere evitate e alcuni danni ridimensionati; si riscontrano numerosi ostacoli nel sistema di delega dallo Stato alle Regioni e da queste ai Comuni, in particolare nell'individuazione di responsabilità tra le varie istituzioni e con riferimento al poco efficiente sistema di allertamento spesso ritenuto troppo complesso e farraginoso; oggi il "Sistema di Allertamento regionale per il rischio meteo idrogeologico ed idraulico in Calabria" (ma, da informazioni assunte, in tutto il Paese il sistema è gestito allo steso modo o in modo simile) ha "lo scopo di permettere alle competenti strutture locali di prendere idonei provvedimenti per la salvaguardia di persone e cose"; sebbene si tratti di uno strumento utilissimo, purtroppo, la sua applicazione sul piano pratico presenta notevoli criticità. La Protezione civile regionale, ogni giorno, invia ai Comuni un "SMS", cui segue una "PEC", contenente un messaggio di allertamento unificato. Tale messaggio prevede un colore (verde, giallo, arancione e rosso) che indica il grado di allerta, la fascia oraria di durata dell'allerta e le zone coinvolte. Ricevuto tale messaggio, il Comune deve svolgere tutta una serie di azioni, che ad esempio in caso di allerta "gialla", ricevuta da tutti i Comuni della Calabria per i mesi di giugno, luglio ed agosto, il sindaco deve: informare tutti i soggetti responsabili; attivare il monitoraggio sul territorio; verificare che tutte le procedure di pianificazione e di informazione siano allertati; verificare che tutti i soggetti con funzioni di protezione civile siano allertati; verificare la reperibilità dei componenti del centro operativo comunale (COC); verificare la disponibilità del volontariato comunale; verificare la disponibilità delle risorse logistiche; attivare il centro operativo comunale ("a ragion veduta"); giova evidenziare, altresì, che il sindaco, anche attraverso il responsabile comunale della protezione civile: dispone l'attivazione e la disattivazione delle diverse fasi previste dal piano comunale di emergenza sulla base dei messaggi di allertamento e delle comunicazioni di superamento delle soglie; attiva, a ragion veduta, anche in assenza di piogge previste o in corso che dispongono l'attivazione di una fase operativa, le UTMC (unità tecniche mobili comunali) o le UTMCC (unità tecniche mobili intercomunali) ogniqualvolta abbia motivati timori che sia possibile il verificarsi di fenomeni che possano creare pregiudizio alla pubblica e privata incolumità; cura l'informazione rivolta ai cittadini sui temi di protezione civile prima, durante e dopo il manifestarsi di un evento; i comuni in Calabria sono 404 e di questi solo 33 sono sopra i 10.000 abitanti e, quindi, probabilmente, sono dotati di un'adeguata pianta organica in grado di svolgere tutti i compiti previsti. I restanti 371 (come avviene nel resto del Paese), viste le piccole dimensioni, potrebbero non essere in grado di gestire tutte le incombenze; la progressiva riduzione dei trasferimenti statali, inoltre, non consente di assicurare a tutti i cittadini italiani lo stesso livello di protezione, aumentando i rischi per i residenti nelle piccole municipalità del Meridione rispetto ai cittadini residenti nei grandi centri urbani del Nord Italia; a quanto risulta all'interrogante il sistema presenta delle inefficienze di natura tecnico-operativa. In particolare, in questi ultimi 3 anni si è assistito a due fenomeni opposti, entrambi pericolosi e dannosi: per un verso i sindaci, colti da una sorta di comprensibile "psicosi da allerta", hanno spesso approntato misure cautelari eccessive rispetto all'effettivo rischio (chiusura delle scuole); per altro verso, ed all'opposto, in presenza di giornalieri messaggi di allerta, poco specifici, con zone indicate troppo estese, con fasce orarie troppo ampie e spesso dello stesso tenore di allerta, hanno portano a sottovalutare il rischio, limitando le istituzioni locali a mere comunicazioni alla cittadinanza, senza approntare alcun sistema di monitoraggio ovvero di intervento in situazioni potenzialmente critiche, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza della situazione descritta; se intenda intervenire per migliorare il sistema, massimizzando la funzione preventiva e minimizzando i rischi e le inefficienze;