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Disposizioni in favore delle vittime dell'incuria nella gestione di infrastrutture e servizi di trasporto. Onorevoli Senatori . – Il 14 agosto 2018 alle ore 11:36 crolla il Ponte Morandi. Quel giorno a Genova non è crollato solo un ponte, ma anche la fiducia nell'integrità delle infrastrutture italiane e nella responsabilità dello Stato di garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Quel giorno, quarantatré persone hanno perso la vita, in quello che non fu solo un disastro strutturale, ma anche un fallimento istituzionale. Le quarantatré vite innocenti portate via sono un monito doloroso alla negligenza e all'incuria che hanno permesso che una struttura così critica arrivasse a un punto così tragico. Le famiglie delle vittime e l'intera Nazione chiedono giustizia e risposte; eppure sono lasciate a fare i conti con un vuoto inspiegabile e un senso di abbandono da parte di coloro che avrebbero dovuto proteggerli. In questo tragico episodio, la responsabilità dello Stato non è solo una questione tecnica o burocratica, ma un impegno etico e morale irrisolto nei confronti di coloro che continuano a soffrire le conseguenze di tale negligenza. PARTE 1 – L'INIZIATIVA 1. La ratio del disegno di legge Il presente disegno di legge prende spunto dalla versione proposta dal Comitato ricordo vittime Ponte Morandi e contiene disposizioni che prevedono il riconoscimento legislativo di uno status giuridico di cui godrebbero le vittime di eventi dannosi derivanti dall'incuria legata alla gestione di infrastrutture o servizi di trasporto. A queste persone dovrebbero essere riconosciuti alcuni benefici individuati sulla scorta dell'esperienza concretamente vissuta dai familiari delle vittime del crollo del Ponte Morandi, attingendo marginalmente ad alcune delle misure che già oggi si applicano ad altre categorie di vittime, quali quelle del terrorismo, della criminalità organizzata e le vittime del dovere. Alla base di tale iniziativa legislativa risiede una valutazione di carattere storico: nel passato del nostro Paese si sono verificati fenomeni, quali il terrorismo e la criminalità organizzata, che hanno scosso profondamente la collettività che ha assistito ad eventi dannosi nell'ambito dei quali cittadini inermi e incolpevoli sono rimasti vittime, andando incontro alla morte o a gravi lesioni permanenti. Proprio in ragione di tale diffusa sensibilità nell'opinione pubblica lo Stato ha ritenuto corretto intervenire a tutela delle vittime. Per quanto riguarda i soggetti colpiti da tali avvenimenti e i relativi familiari, lo Stato è intervenuto, a più riprese, prevedendo la creazione di status giuridici ad hoc – le vittime del dovere, le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata – che approntano una tutela mediante l'erogazione di benefici in termini economici e previdenziali, nonché agevolazioni sotto il profilo dell'accesso all'istruzione, dell'erogazione delle prestazioni sanitarie e dell'assunzione alle dipendenze della pubblica amministrazione. Il principio su cui tali interventi si fondano è quello della solidarietà sociale, secondo il quale l'intervento dello Stato–sotto forma di sostegno alle vittime – costituisce una misura di civiltà sociale e giuridica necessaria e coerente con la diffusa percezione che quel tipo di eventi, nel colpire i diretti interessati, offende l'intera comunità civile, che ritiene doveroso fare sentire alle vittime il proprio abbraccio e la propria tutela. Negli ultimi vent'anni in Italia si è purtroppo avuto modo di assistere a svariati tragici eventi collegati all'incuria di beni contraddistinti dalle caratteristiche di cui sopra, ovverosia una connessione con l'erogazione di servizi pubblici o di interesse economico generale, soprattutto nel settore dei trasporti. Tali eventi hanno suscitato nel Paese un senso di unità e di co-responsabilità che è in qualche modo accostabile a ciò che in passato accadeva di fronte ai tragici attacchi del terrorismo o della criminalità organizzata. A titolo meramente esemplificativo, oltre al crollo del Ponte Morandi si ricordino la tragedia ferroviaria di Viareggio, l'incidente del pullman di Avellino. Questi fatti, per le caratteristiche presentate, chiamano in causa lo Stato (a prescindere dalla qualificazione giuridica) nella gestione delle proprie infrastrutture di trasporto nei confronti della collettività, duramente colpita sia in termini di perdite di vite umane, sia dal punto di vista del venir meno di punti di riferimento istituzionali che fungano da garanzia per la sicurezza dei cittadini. Analogamente, devono essere ricomprese nel suddetto novero le ipotesi in cui si verifichi un evento dannoso – arrecante danni alla comunità dei consociati – conseguente all'incuria su edifici quali ospedali, scuole, università, tribunali o qualunque struttura collegata all'erogazione di un servizio pubblico o di interesse economico generale. Si ricordi a tal proposito, ad esempio, il crollo di alcune strutture scolastiche e universitarie avvenuto negli ultimi anni. Ebbene, in tutti questi casi l'opinione pubblica si è sentita, in maniera autentica, direttamente colpita. L'intervento dello Stato si rende allora necessario e doveroso, dal momento che sono individuabili alcune caratteristiche comuni: tali infrastrutture e servizi sono infatti funzionali all'erogazione – diretta o tramite un concessionario – di servizi pubblici o di interesse economico generale, mediante i quali si assolve al soddisfacimento di utilità essenziali per la comunità dei cittadini quali il trasporto espressione della libertà di movimento. I cittadini, a loro volta, nella fruizione di tali servizi fanno affidamento (direttamente o indirettamente) nello Stato, rimettendo ad esso la propria incolumità: così accade nel momento in cui ci si mette alla guida della propria automobile e si attraversano strade, ponti e gallerie; così accade quando si sale su un treno o un autobus per un viaggio o comunque per godere della propria libertà di circolazione. Si tratta sempre di beni strumentali all'esercizio di diritti fondamentali riconosciuti dalla nostra Carta costituzionale e dalle convenzioni internazionali di cui l'Italia è Paese firmatario. Eventi dannosi collegati a circostanze come quelle sopra citate possono legittimamente – prescindendo da quelle che sono le responsabilità accertate e i risarcimenti previsti in sede giudiziale – configurare un intervento da parte dello Stato quale depositario di una posizione – non tanto giuridica quanto simbolica (nel senso etimologico del termine) – di gestione, controllo e garanzia della sicurezza e del benessere dei consociati, che come tale ha il dovere morale e istituzionale di farsi carico delle conseguenze negative di eventi tragici connessi all'erogazione di tali servizi pubblici. È quindi innanzitutto una questione di civiltà quella che impone all'ordinamento giuridico di far sentire la propria vicinanza alle vittime innocenti di eventi dannosi come quelli descritti e fare sì che esse possano veder ufficialmente riconosciuta la propria posizione e, seppur in maniera insufficiente, trovare un ristoro per le perdite subite. 2.