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se non ritenga che il vincolo di spesa per il personale del sistema sanitario nazionale, introdotto nel 2009, sia del tutto illogico, sganciato dall'organizzazione del lavoro e dalle reali esigenze del servizio sanitario che, negli anni, ha portato al depauperamento dei servizi e a carichi di lavoro insopportabili per tanta parte delle lavoratrici e dei lavoratori; se non sia del parere che lo sblocco, dal 2019, del tetto di spesa per il personale sanitario, ad invarianza di spesa pubblica, sia insufficiente ad affrontare la vera e propria emergenza occupazionale in sanità e che, a tal proposito, occorra scongiurare qualsiasi previsione di taglio dei fondi per consentire al servizio sanitario regionale di garantire con serenità l'erogazione dei LEA, per i quali le aziende sanitarie lucane sono impegnate in un processo di miglioramento qualitativo delle prestazioni; se non ritenga, per quanto di competenza, di adottare misure per restituire credibilità e affidabilità alla sanità lucana, scongiurando una deriva irreversibile per il sistema sanitario pubblico regionale, già mortificato da anni di tagli a livello nazionale che hanno, di fatto, negato il diritto alla salute e alla cura di tutti i cittadini. Atto n. 4-02046 RAMPI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo l'ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale), con uno studio a cura di Giovanni Carboni sui rifugiati nel continente africano, la quota di immigrazioni, e quindi anche di rifugiati intra-africani, è molto più rilevante di quella che cerca di bussare alle porte dell'Europa. In Africa i rifugiati sono 6,3 milioni. Secondo l'agenzia "Nigrizia" sono 70,8 milioni le persone costrette a lasciare la loro casa per guerre, persecuzioni e conflitti, 2,3 milioni in più rispetto all'anno scorso e il doppio rispetto a 20 anni fa. Il numero più alto mai registrato ogni giorno registra una media di 37.000 persone che si muovono quindi e la cifra complessiva 41,3 milioni sono sfollati e circa 30 milioni di rifugiati richiedenti asilo. I Paesi ricchi ospitano solo il 16 per cento dei rifugiati globali; i Paesi che ne ospitano il maggior numero sono la Turchia con 3,7 milioni, il Pakistan con 1,4 milioni, l'Uganda con 1,2 milioni e il Sudan con un milione. Si tratta del 19 per cento in più rispetto al 2018. In Africa i rifugiati sono 6,3 milioni rispetto a 6,2 milioni del 2017. L'Etiopia è allo stremo con 3,2 milioni di persone sfollate per conflitti interni e siccità, oltre ad ospitare più di 900.000 rifugiati provenienti principalmente da Sud Sudan, Somalia ed Eritrea; un nuovo rapporto presentato il 7 luglio da "Oxfam" e "Open Polis" sull'aiuto allo sviluppo intitolato "Aiuto allo sviluppo in caduta. Manca all'appello quasi un miliardo dal Ministero dell'Interno" denuncia il taglio di oltre un quinto degli aiuti nel 2018, secondo gli ultimi dati OCSE. Quasi un miliardo di euro teoricamente stanziato e di competenza del Ministero dell'interno manca all'appello, nonostante le promesse del Governo. L'aiuto pubblico allo sviluppo italiano crolla: un misero 0,24 per cento del reddito nazionale lordo rende impossibile raggiungere lo 0,30 per cento nel 2020, impegno confermato da Luigi Di Maio a metà maggio 2019; considerato che: secondo Francesco Petrelli, senior policy officer di Oxfam Italia, dopo anni di aumento costante dal 2012 del volume di aiuto pubblico, nel 2017 l'Italia aveva raggiunto lo stanziamento dello 0,30 per cento in rapporto al PIL; stando a quanto previsto dal Governo pro tempore Gentiloni nell'approvazione della legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017), sarebbero dovuti essere erogati 5,02 miliardi di euro, pari allo 0,28 per cento. Tuttavia, i dati OCSE raccontano una storia diversa, cioè che lo stanziamento italiano per gli aiuti allo sviluppo l'anno scorso si è fermato a 4,2 miliardi di euro; non è noto dove sia finito circa un miliardo di euro destinato all'accoglienza dei migranti. Oltre alle ingenti riduzioni dell'aiuto pubblico a livello di destinazione dei fondi allocati, mancherebbe all'appello un miliardo di euro come differenza tra gli importi destinati per il 2018 al Ministero dell'interno per l'accoglienza migranti e quelli rendicontati dall'OCSE. Il report prodotto da Oxfam e Open Polis pone, quindi, un'importante questione rispetto all'effettivo utilizzo dei fondi destinati al Ministero dell'interno nel 2018 per l'accoglienza migranti; tenuto conto che: nonostante il numero degli sbarchi di migranti sulle coste italiane sia calato, tornando nel 2018 sotto il livello del 2012, e confermando un trend generale anche per il 2019, gli stanziamenti al Ministero dell'interno per l'accoglienza nel 2018 sono rimasti alti senza però che i fondi fossero reindirizzati, ad esempio verso la cooperazione allo sviluppo nei Paesi poveri da cui originano i flussi migratori; non si è registrato nessun miglioramento in termini di accoglienza sul nostro territorio, visti i recenti tagli al sistema di accoglienza che stanno aumentando l'insicurezza per migliaia di richiedenti asilo che si trovano in una situazione di vulnerabilità, si chiede di sapere: dove siano stati assegnati i fondi destinati, in origine, al Ministero dell'interno per l'accoglienza dei migranti nel 2018 e per quale motivo non siano stati utilizzati per altri settori della cooperazione, ossia per l'obiettivo per il quale erano stati stanziati; per quale motivo, alla luce della drastica riduzione del numero di migranti e richiedenti asilo che approdano nel nostro Paese, nella legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) si sia comunque deciso di destinare al Ministero dell'interno, in ambito di cooperazione, quasi 1,7 miliardi di euro per l'accoglienza dei immigrati, ovvero una somma di poco inferiore a quanto destinato dalla legge di bilancio per il 2017, quando il fenomeno era di ben altra entità. Atto n. 4-02047 DE PETRIS Ai Ministri della giustizia e dell'interno Premesso che la legge n. 3 del 2019 al comma 14 dell'art. 1 prevede testualmente che "i partiti e i movimenti politici, nonché le liste di cui al comma 11, primo periodo, hanno l'obbligo di pubblicare nel proprio sito internet ovvero per le liste di cui al comma 11, nel sito internet del partito o del movimento politico sotto il cui contrassegno si sono presentate nella competizione elettorale, il curriculum vitae fornito dai loro candidati e il relativo certificato penale rilasciato dal casellario giudiziale non oltre novanta giorni prima della data fissata per la consultazione elettorale. Ai fini dell'ottemperanza agli obblighi di pubblicazione nel sito internet di cui al presente comma non è richiesto il consenso espresso degli interessati"; considerato che, a giudizio dell'interrogante: