[pronunce]

Con gli artt. 3, comma 1, lettera a), e 4, comma 1, lettera a), della legge della Regione Lombardia 30 dicembre 2019, n. 23, recante «Disposizioni per l'attuazione della programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell'art. 9-ter della l.r. 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione) - Collegato 2020)», sono stati infatti abrogati, rispettivamente, i commi 8-sexies e 8-septies dell'art. 59 della legge reg. Lombardia n. 34 del 1978 e, per quanto qui interessa, i commi da 2-bis a 2-quater dell'art. 15 della legge reg. Lombardia n. 20 del 2003, introdotti dagli impugnati artt. 4, comma 1, lettera e), e 10, comma 1, lettera d), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019; norme, queste, che d'altra parte non avrebbero nemmeno avuto applicazione medio tempore. 4.- In considerazione dell'intervenuta abrogazione, il Presidente del Consiglio dei ministri, con atto depositato per mezzo posta elettronica certificata (PEC) il 12 giugno 2020, ha dichiarato di rinunciare al ricorso, su conforme delibera assunta dal Consiglio dei ministri nella seduta del 5 giugno 2020, limitatamente agli artt. 4, comma 1, lettera e), e 10, comma 1, lettera d), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019. La Regione, con atto depositato a mezzo PEC il successivo 18 giugno, ha accettato tale rinuncia parziale, giusta delibera della Giunta regionale adottata il 16 giugno 2020.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso - in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, primo comma, 97, primo comma, e 117, commi secondo, lettere e) ed l), e terzo, della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 1, lettera a), 4, comma 1, lettera e), e 10 comma 1, lettera d), della legge della Regione Lombardia 6 giugno 2019, n. 9 (Legge di revisione normativa e di semplificazione 2019). 2.- L'art. 2, comma 1, lettera a), è impugnato nella parte in cui aggiunge all'art. 1 della legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2006, n. 30, recante «Disposizioni legislative per l'attuazione del documento di programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell'articolo 9-ter della legge regionale 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione) - collegato 2007», il comma 5-quaterdecies. Secondo il ricorrente, questa norma lederebbe l'art. 117, comma 2, lettera l), Cost., in relazione alla materia «ordinamento civile»: regolando la mobilità volontaria dei dipendenti delle società partecipate dalla Regione, essa difatti inciderebbe sui relativi rapporti di lavoro, la cui disciplina sarebbe ascrivibile all'evocato ambito di competenza statale. L'art. 4, comma 1, lettera e), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019 aggiunge all'art. 59 della legge della Regione Lombardia 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione), i commi 8-sexies e 8-septies. Queste disposizioni, ad avviso del ricorrente, nel consentire al dirigente competente per materia di autorizzare i pagamenti dei debiti fuori bilancio della Regione derivanti da sentenze esecutive anche prima del riconoscimento della loro legittimità, violerebbero l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., invadendo la competenza legislativa esclusiva statale nella materia «armonizzazione dei bilanci pubblici», e, in particolare, si porrebbero in contrasto con il parametro interposto di cui all'art. 73, comma 4, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42). Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, infine, l'art. 10, comma 1, lettera d), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019, nella parte in cui aggiunge all'art. 15 della legge della Regione Lombardia 28 ottobre 2003, n. 20, recante «Istituzione del Comitato regionale per le comunicazioni (CORECOM)», i commi da 2-bis a 2-quater. Tali disposizioni in sostanza escludono dal calcolo rilevante ai fini del rispetto dei vincoli di contenimento della spesa stabiliti dal legislatore statale gli oneri sostenuti dal CORECOM della Regione Lombardia per le assunzioni e per il trattamento economico accessorio del personale impiegato nell'esercizio delle funzioni delegate al CORECOM stesso. Esse recherebbero un vulnus, in primo luogo, all'art. 117, terzo comma, Cost., ponendosi in contrasto con i principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica evincibili dalle norme interposte di cui all'art. 1, commi 557 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)», al decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), e all'art. 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75 (Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a, e 2, lettere b, c, d ed e, e 17, comma 1, lettere a, c, e, f, g, h, l, m, n, o, q, r, s e z, della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche). Sarebbe, inoltre, leso, a parere del ricorrente, l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in relazione alla materia «ordinamento civile», in quanto i vincoli di spesa derivanti dalle menzionate norme interposte costituirebbero anche una regolamentazione uniforme dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Risulterebbero, infine, violati sia l'art. 3, primo comma, Cost., dal momento che l'introduzione di una disciplina regionale derogatoria rispetto a quella statale determinerebbe una disparità di trattamento rispetto alle altre amministrazioni pubbliche, sia l'art. 97, primo comma, Cost. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri nel corso del giudizio ha rinunciato all'impugnazione degli artt. 4, comma 1, lettera e), e 10, comma 1, lettera d), della legge reg.