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come si può parlare di transizione ecologica e di futuro sostenibile del Paese se, pur di realizzare opere e impianti che possono avere impatti ambientali pesanti, lo si fa senza tener conto di criteri così importanti? Semplificare non significa vanificare gli sforzi profusi dagli enti di controllo deputati alle procedure di verifica e valutazione degli impatti ambientali. Anche su questo tema evidenzio che, con l'articolo 19, si invertono i ruoli tra autorità di controllo e proponente, mettendo in capo a quest'ultimo la possibilità di indicare le condizioni ambientali sulle quali l'autorità di controllo si deve esprimere, al fine di non assoggettare un progetto al procedimento di valutazione di impatto ambientale. Questo significa consentire a chi ha l'interesse economico alla realizzazione dell'opera di proporre all'autorità competente le condizioni ambientali ad hoc per poter sfuggire ad una valutazione ambientale più ampia e approfondita. Inoltre, all'articolo 21 è prevista la riduzione dei tempi per la consultazione pubblica da sessanta a trenta giorni, mortificando di fatto i cittadini e impedendo loro di partecipare per poter decidere sulle sorti del proprio territorio. La consultazione pubblica è un principio mutuato dalla direttiva UE n. 52 del 2014 in materia di VIA e rappresenta uno strumento fondamentale per garantire un confronto moderno, democratico e trasparente. Togliamo un diritto ai cittadini, da una parte, e facciamo un bel regalo ai lobbisti, dall'altra. Lo stesso avviene per il fotovoltaico, all'articolo 31. La norma vigente prima del decreto prevedeva che la realizzazione di impianti fotovoltaici in aree industriali non fosse sottoposta alla verifica di assoggettabilità a VIA per impianti fino a un megawatt. Ebbene, questo limite è stato portato a 10 megawatt e addirittura innalzato a 20 megawatt alla Camera. Questi megaimpianti, che potranno tra l'altro essere realizzati anche in discariche o cave dismesse, non possono non avere ricadute irreversibili sul paesaggio e l'ambiente. Ma voi avete tolto anche la possibilità di verificarlo, impedendo qualsiasi progetto di recupero ambientale. All'articolo 33 avete macchiato una norma buona come il superbonus 110 per cento, concedendo ai proprietari di immobili parzialmente o totalmente abusivi di ricevere gli incentivi, inventandovi una "bella" sanatoria generalizzata. Ovviamente, quegli edifici che stavano per essere demoliti perché abusivi ora resteranno dove sono, perché lo Stato gli dà pure gli incentivi: ottimo messaggio per gli abusivi, complimenti. Gli ultimi due articoli, a cui tengo maggiormente perché sono i peggiori di tutti, sono il 34 e il 35. All'articolo 34 si parla di end of waste e non potete non ricordarvi quanto siamo riusciti, dopo tanto lavoro, ad approvare durante il Governo Conte II: una norma che aggiungeva al testo unico ambientale l'articolo 184- ter ; una norma che aveva sbloccato uno stallo cronico e riformato la normativa sull' end of waste prevedendo che le autorizzazioni per i processi industriali che portano alla cessazione della qualifica di rifiuto potessero essere rilasciate caso per caso dalle Regioni e dalle Province, che si dovevano però attenere a quanto previsto dalla direttiva europea di riferimento (la direttiva CE n. 98 del 2008) e ai requisiti che avevamo inserito nella norma stessa. Ma avevamo anche previsto un sistema di monitoraggio e di controllo da parte dell'ISPRA e delle ARPA regionali che, a campione e post autorizzazione, avrebbero dovuto verificare che negli impianti semplicemente avvenisse ciò per cui erano stati autorizzati, pena il ritiro dell'autorizzazione se non fossero stati in regola. L'articolo 34 del decreto-legge semplificazioni cancella di fatto i commi dell'articolo 184- ter in tema di controlli. Mi chiedo: se questo decreto è stato voluto soprattutto per semplificare e accelerare le procedure delle autorizzazioni, perché cancellare i controlli che invece sono previsti dopo aver avuto l'autorizzazione? Probabilmente chi deve operare nella miscelazione dei rifiuti non voleva essere disturbato e voi lo avete accontentato. Pensate alla responsabilità dei danni alla salute che ne deriveranno e che vi siete assunti. In ultimo, mi soffermo sull'articolo 35 contenente misure di semplificazione per la promozione dell'economia circolare. I commi 2 e 3 non sono altro che un enorme e ingiustificato regalo alle lobby delle cementerie. Consentire la sostituzione dei combustibili tradizionali con combustibile solido secondario (CSS), che altro non è che rifiuto, in impianti o installazioni già autorizzati, senza che ciò rappresenti una modifica o una variante sostanziale dell'autorizzazione, rappresenta un serio pericolo e un affronto ai tanti, tantissimi cittadini e comitati che in questi anni si sono rivolti alle istituzioni con una disperata richiesta di aiuto. Grazie al famigerato decreto Clini, nel 2013, il CSS è diventato magicamente un end of waste . Si è permesso che questi rifiuti venissero bruciati nei cementifici, ma questi sono impianti che, a livello tecnico, non sono dotati di idonei sistemi di abbattimento degli inquinanti contenuti nei fumi e quindi sono addirittura più pericolosi degli inceneritori. Il paradosso ancora più grande è però che la direttiva europea n. 851 del 2018, relativa ai rifiuti, stabilisce che i rifiuti utilizzati come combustibile non sono computati ai fini del conseguimento degli obiettivi di riciclaggio. Quindi, a quale norma di promozione dell'economia circolare si riferisce questo articolo 35? Queste sono solo alcune delle misure nefaste contenute in questo decreto-legge. Ora veniamo al commento politico. Alle altre forze politiche non mi rivolgo, perché da sempre sognavano un decreto di tale portata, ma ai miei ex colleghi del MoVimento 5 Stelle sì. Ricordate nel novembre 2014? Votammo il decreto cosiddetto sblocca Italia di Renzi, nel quale, fra le varie cose, si dichiaravano strategici inceneritori e trivelle. Noi ci opponemmo e per questo molti di noi furono puniti con la sospensione dei lavori di Aula e Commissione per dieci giorni e fummo anche denunciati alla procura della Repubblica per aver rallentato il voto in Aula. Lo sblocca Italia non è niente in confronto a quello che è previsto in questo decreto-legge. Mi chiedo allora come sia possibile che rimaniate in ossequioso silenzio e siate pronti a votare favorevolmente questo decreto che annienta quella che era la nostra prima stella, l'ambiente. La coerenza nei principi e la salvaguardia dell'ambiente era ciò che ci contraddistingueva da tutto il resto. Voi vi siete piegati e vi siete assuefatti al sistema; avete venduto la stella dell'ambiente alla bancarella di Draghi in cambio di che cosa? Questo è un tradimento che gli italiani non vi perdoneranno e di certo neanche io. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) .