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Siamo qui per discutere insieme a voi, ma ovviamente riempiendo di senso il nostro contributo e il valore che vogliamo continuare a dare all'idea di democrazia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vattuone. Ne ha facoltà. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, i colleghi sono già intervenuti quasi tutti, anche in modo esaustivo, e hanno rappresentato bene l'idea e la posizione del Partito Democratico in riferimento al provvedimento in discussione. Anch'io voglio lasciare, pur brevemente, in pochi minuti, traccia di alcune considerazioni, perché le riforme costituzionali - lo hanno già detti tanti miei colleghi - sono all'ordine del giorno in Italia da oltre venticinque anni, anche se non si è mai riusciti a portarle a termine. Quindi sappiamo che il problema c'è e lo condividiamo: anche noi abbiamo tentato. Ma, ad eccezione della revisione del Titolo V della seconda parte della Costituzione, tutti gli altri tentativi sono falliti. Sappiamo pertanto che c'è questa necessità, perché non c'è dubbio che ci sia bisogno di una riforma istituzionale; non c'è dubbio che ci sia un problema di efficienza del Parlamento, così come di stabilità dei Governi; è altrettanto indubbio che ci sia un aumento - è stato detto a più riprese - del bisogno di partecipazione dei cittadini nella vita della nostra società e delle nostre istituzioni. Ma il bisogno di partecipazione dei cittadini e l'esigenza di costruire un sistema politico che sappia meglio interpretare e rappresentare le necessità dei cittadini, non può partire da una menzogna e da una risposta che è solo di facciata. Il punto da introdurre è come si affronta, come si approccia una riforma di un sistema complesso come quello della nostra democrazia. Non si può porre la questione solamente in termini numerici di maggiore o minore efficienza, o in termini di riduzione dei costi, nascondendo un principio elementare, cioè il tema - anche questo è stato ricordato a più riprese - della rappresentatività dei parlamentari. Questo tema investe direttamente la qualità del nostro sistema democratico e, di conseguenza, il principio della sovranità popolare. Quindi già focalizzandoci sul contenuto di questo provvedimento, a fronte delle caratteristiche e le esigenze del nostro ordinamento, ne emerge la pochezza, l'insensatezza e l'arbitrarietà. È una riforma istituzionale che ha ad oggetto esclusivamente la riduzione del numero di senatori e deputati senza ridefinire in alcun modo compiti e funzioni del Parlamento; senza uscire dal bicameralismo perfetto; senza aggiornare la ripartizione di competenza con le Regioni (molto importante), che non tocca in nulla la questione del federalismo, che pure dovrebbe interessare a qualcuno in quest'Aula. Una riforma che non intende migliorare la nostra democrazia, ma ha come scopo unicamente quello di lanciare un messaggio - l'ennesimo per la verità - demagogico, populista e solo in chiave elettorale. Ad esempio, com'è stato giustamente osservato da alcuni colleghi in precedenza in quest'Aula: perché duecento senatori e quattrocento deputati? Con che criterio si è arrivati a questa cifra? Che visione c'è in questa determinazione? Che impatto ha sulla riduzione del lavoro delle Commissioni e del Parlamento sui procedimenti legislativi, sulla rappresentatività anche dei piccoli territori e dei piccoli Comuni? Questo è stato affrontato anche solo in piccola parte? Noi lo abbiamo detto e lo abbiamo anche tentato di fare in passato: non siamo contro la riduzione del numero dei parlamentari. Ma ridurre i parlamentari senza una riforma complessiva della Costituzione è un semplice spot , per usare il termine cui hanno fatto ricorso molti miei colleghi e che rende bene. Non serve alla democrazia e non risolve alcun problema. E l'idea di modificare il nostro sistema democratico riducendo solo qualche seggio in Parlamento è veramente repellente. La scorsa legislatura il Partito Democratico ha proposto una riforma, il cui principio guida era il superamento del bicameralismo paritario. Riteniamo che sia necessario ripartire da questo, ossia dalla necessità di superare un assetto in cui Camera e Senato, eletti con criteri diversi, svolgono le stesse funzioni. Abbiamo presentato degli emendamenti al provvedimento in esame. Discutiamone. Noi vogliamo dare il nostro contributo. Pensiamo che questa sia la prospettiva in grado di permettere una maggiore efficienza e qualità del lavoro delle Camere. Chiedo l'autorizzazione a consegnare la parte restante del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritto a parlare il senatore Galliani. Ne ha facoltà. GALLIANI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, care colleghe e cari colleghi, il Parlamento è l'organo legislativo dello Stato e quindi il luogo più sacro di uno Stato di diritto. Nelle Aule parlamentari nascono le leggi che incidono sulla vita dei cittadini. L'Aula parlamentare è l'essenza più alta della democrazia. Forza Italia è da sempre favorevole alla riduzione del numero dei componenti del Parlamento, ma proprio perché profondamente consapevole dell'importanza fondamentale dell'equilibrio dei poteri all'interno dello Stato di diritto, l'ha sempre concepita in una cornice di riforma complessiva dell'assetto dello Stato. Se si decide di intervenire sul potere legislativo, padre della rappresentanza democratica, lo si deve fare intervenendo, parimenti e nello stesso momento, anche sul potere esecutivo. Ministro Fraccaro, guardo lei perché è a lei che il mio intervento è indirizzato. Ogni tentativo di riforma del Parlamento, sottoposta anche a referendum , aveva previsto una riduzione del numero dei parlamentari. L'ultima, di iniziativa del Governo Renzi, vedeva peraltro un Senato con funzioni diverse dalla Camera e un diverso bilanciamento dei poteri. La riforma precedente, del 2005, anch'essa sottoposta a referendum con esito negativo, fu quella del Governo Berlusconi. Si trattava però di una riforma di vastissima portata, elaborata dopo un lungo e approfondito confronto parlamentare. Un provvedimento di riforma creato attraverso una precisa architettura costituzionale, che sosteneva un mutamento ampio, veramente articolato e complessivo, all'interno del quale la sostanziosa riduzione del numero dei parlamentari trovava una logica compiuta. Ribadisco: noi concordiamo sulla riduzione del numero dei parlamentari, purché ciò avvenga all'interno di un più complessivo disegno, in cui vengano ridefiniti i pesi e i contrappesi che sono alla base delle regole democratiche. Adesso - invece - si sta percorrendo una strada assai originale, ma anche molto rischiosa. Da una parte, in Senato, si approva un disegno di legge costituzionale che riduce il numero dei senatori da 315 a 200 e dei deputati da 630 a 400. Nell'altro ramo del Parlamento si porta avanti una proposta costituzionale in cui si introduce il referendum propositivo, che avrebbe validità, laddove approvato dagli italiani, anche senza un quorum definito. In altre parole, una minoranza attiva potrebbe far prevalere le proprie ragioni sulla maggioranza degli italiani e ciò - secondo me - è la negazione della democrazia.