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Il presidente PETROCELLI , in sostituzione del relatore, senatore Lucidi, impossibilitato a prendere parte alla seduta, dà lettura della relazione concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale, su cui la Commissione è chiamata all'esame. Si tratta, spiega il Presidente, di una proposta finalizzata ad istituire lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale presentata nell'ambito del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027, che definisce il contesto normativo per l'istituzione - a decorrere dal 1° gennaio 2021 - dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale, ovvero il mezzo attraverso cui l'Unione europea intende affermare e promuovere i propri valori ed interessi in un mondo in continuo cambiamento. In particolare, il testo definisce gli obiettivi dello strumento, il relativo bilancio per il periodo 2021-2027, le forme di finanziamento dell'Unione e le regole di erogazione dei finanziamenti, oltre ad istituire il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus (EFSD+) e una garanzia per le azioni esterne. La finalità sottesa al provvedimento è quella di costruire, facendo tesoro delle esperienze sin qui maturate dai meccanismi di finanziamento delle politiche messi a punto dal quadro finanziario pluriennale 2014-2020, uno strumento finanziario che, semplificando il quadro normativo e le modalità operative esistenti, si presenti più flessibile ed aggiornato rispetto a quelli attualmente disponibili, contribuendo con maggior efficacia al raggiungimento degli obiettivi e dei principi dell'azione esterna, in linea con quanto espressamente previsto dal Trattato sull'Unione europea (TUE). Lo scenario internazionale contemporaneo appare, infatti, segnato da crescenti fragilità, anche in Paesi vicini territorialmente all'Unione europea e richiede strumenti capaci di offrire immediatezza e duttilità di risposte, anche rispetto alle nuove sfide emergenti. Conflitti regionali, terrorismo, disparità economiche, crescenti pressioni migratorie, cambiamenti climatici, degrado ambientale e il permanere di livelli di povertà, costituiscono altrettante minacce alla stabilità ed alla sicurezza dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, e necessitano di strumenti di intervento adeguati ed aggiornati. Ad oggi, coesistono infatti una pluralità di strumenti finanziari - la maggior parte dei quali destinata a scadenza nel dicembre 2020 - che, nell'ambito del quadro finanziario 2014-2020, concorrono a definire il "ruolo mondiale dell'Europa". Fra di essi il relatore si ricorda lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI) di cui al Regolamento (UE) n. 233 del 2014, lo strumento di partenariato (PI) di cui al Regolamento (UE) n. 234 del 2014, lo strumento europeo di vicinato (ENI) di cui al Regolamento (UE) n. 232 del 2014, lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) di cui al Regolamento (UE) n. 235 del 2014 e lo strumento per contribuire alla stabilità e alla pace, di cui al Regolamento (UE) n. 230 del 2014. Ad essi devono poi aggiungersi anche il Fondo di garanzia per le azioni esterne e il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile. Fondamentale è altresì l'XI Fondo Europeo di Sviluppo, anch'esso prossimo alla scadenza di fine 2020, che, sebbene finanziato al di fuori del bilancio dell'Unione europea, costituisce il principale strumento di cui dispone l'Unione europea per fornire assistenza ai Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico e ai Paesi e territori d'oltremare, potendo contare su una dotazione finanziaria pari a 30,5 miliardi di Euro Come evidenziato dalla relazione sulla revisione intermedia adottata dalla Commissione europea nel 2017 sui principali strumenti di finanziamento esterno, nonché da altre relazioni tecniche in materia di assistenza macrofinanziaria e operazioni di prestito esterno della Banca europea degli investimenti, tali finanziamenti esterni si sono rivelati complessivamente adeguati e hanno concorso positivamente al conseguimento degli obiettivi attesi, ma hanno anche palesato una mancanza di flessibilità finanziaria per fare fronte al rapido mutamento dello scenario internazionale ed all'emergere di nuove priorità che richiedano tempestività di intervento. Secondo quanto indicato poi nella comunicazione sul nuovo quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea per le priorità post -2020 (COM(2018) 92), nonché nella valutazione d'impatto fatta per la Proposta in esame, tutti questi strumenti finanziari dovrebbero essere riuniti in un unico strumento di ampio respiro per il finanziamento esterno, inserendo nel bilancio anche le attività attualmente finanziate dal Fondo europeo di sviluppo, mantenendo, peraltro, inalterati gli elementi di flessibilità attualmente in vigore. Resterebbero al di fuori di tale strumento unicamente l'assistenza macrofinanziaria, utilizzata per il sostegno ai Paesi geograficamente vicini all'Unione europea che abbiano gravi difficoltà nella bilancia dei pagamenti, e una parte dello strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare. Anche la materia degli aiuti umanitari continuerebbe ad essere finanziata sulla base della normativa europea dedicata - Regolamento (CE) n. 1257/1996 -, e dunque al di fuori della cornice del presente Regolamento. In definitiva, la proposta in titolo punta a razionalizzare, riorganizzandoli in un unico strumento finanziario, i meccanismi di finanziamento previsti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, consentendo all'Unione europea di continuare a svolgere un ruolo attivo nella promozione dei diritti umani, nella stabilizzazione delle diverse aree geografiche, nella cooperazione allo sviluppo, nei temi della sicurezza, nell'azione di contrasto alle cause profonde dell'immigrazione irregolare, nella lotta ai cambiamenti climatici e per la tutela dell'ambiente, ma di farlo in modo più efficace. Il nuovo strumento, infatti, dovrebbe consentire una maggiore flessibilità operativa anche per rendere possibile lo spostamento di risorse laddove mutamenti del contesto internazionale lo rendessero necessario. La relazione che accompagna il provvedimento sottolinea come la fusione di tali strumenti di finanziamento contribuirebbe a razionalizzare i sistemi di gestioni e di controllo, riducendo oltretutto l'onere amministrativo per tutte le parti coinvolte. Un sistema di controllo semplificato, permetterebbe inoltre alle istituzioni competenti di avere una visione migliore e più globale della spesa esterna dell'Unione europea. La dotazione finanziaria proposta dalla Commissione europea per l'attuazione di questo strumento nel periodo 2021-2027 sarebbe pari a 89,2 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto al totale dei fondi attualmente a disposizione degli strumenti finanziari già richiamati.