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Signor Presidente, con il suo permesso, spenderei qualche istante per rispondere alla collega Nugnes sulla vicenda dei ristoranti. Collega, la sorta di proletariato della ristorazione che lei ci racconta mi fa venire in mente quella frase di Montanelli secondo cui la sinistra ama talmente tanto i poveri che li crea (Applausi) , e continua a crearli senza soluzione di continuità. Faccio notare, al di là della battuta troppo facile, che stiamo andando incontro all'estate e così anche il settore della ristorazione di questo Paese, di tutto il Paese o meglio di tutto il Continente. Pertanto, collega Nugnes, la previsione della riapertura dei ristoranti anche la sera - con le dovute misure di distanziamento e protezione - in primavera ed estate sarebbe consentito a tutti, e quindi, il proletariato della ristorazione sarebbe comunque garantito a chiunque abbia a disposizione un terrazzino, un marciapiede, una piccolissima struttura, un giardino. Non si preoccupi, collega: anche su questo staremo veramente attenti a non penalizzare nessuno. Stia serena. Riguardo al decreto-legge, Presidente, vorrei annunciare fin da subito il nostro voto contrario. Il provvedimento in esame che si compone di due parti - l'ultima parte è lascito del Governo Conte, migliorato, negli intendimenti, integrato, secondo noi semplicemente in linea con la logica di tutti i provvedimenti sin qui adottati, dal primo provvedimento del Governo Draghi che ci troviamo a votare insieme - con tutta evidenza agisce ancora una volta sul versante delle costrizioni, sul fronte della limitazione delle libertà di spostamento individuali, di impresa. Agisce solo e unicamente su quel fronte. Signor Presidente, oggi continuiamo a dire di dosare le misure di restrizione e di contenimento, anche perché - purtroppo è costatazione fin troppo facile - a tredici mesi dal primo lockdown , esse perdono di efficacia, dal momento che nessuno si rassegna al venir meno delle libertà fondamentali. Al di là dei controlli e del terrorismo psicologico, tali misure sono destinate fisiologicamente a perdere di efficacia, per cui rimane abbastanza inutile continuare ad accanirsi con ulteriori misure di contenimento sulla nostra gente, che già è prostrata, pronata e afflitta. Viceversa, quello che dovrebbe accadere è che lo Stato faccia finalmente la sua parte. Tralascio il problema dei tamponi, che continuiamo ancora a fare in misura ridicola, così come tralascio il problema dei protocolli di cura, che ancora non abbiamo. Nonostante il Ministro qui presente abbia detto che abbiamo i protocolli di cura ospedalieri e domiciliari, non è così, come è stato confermato anche dal Presidente dell'AIFA nel corso dell'audizione svolta nella giornata di lunedì scorso dalla Commissione sanità del Senato. Tralasciando tutto ciò, dobbiamo concentrarci sui vaccini. È del tutto evidente che il vaccino resta l'ultimo baluardo per poter uscire dall'incubo. La famosa luce in fondo al tunnel, il famoso sforzo per coprire l'ultimo miglio, in sostanza tutte le baggianate che ci siamo sentiti dire per mesi dal Governo - caro Presidente e cari colleghi - stanno proprio nella capacità del nostro Paese di vaccinare nel minor tempo possibile il maggior numero di cittadini. Rispetto a questo argomento vengono alcune obiezioni. Oggi il ministro Giorgetti - e ne siamo assolutamente felici - dichiara: «C'è la volontà del Governo per un polo pubblico-privato per la ricerca dei vaccini». Vorrei dire meglio tardi che mai. Siamo perfettamente in linea con questa esigenza, tant'è che oggi, signor Presidente, ci chiediamo per quale motivo il nostro Paese si sia contraddistinto per non avere neanche un vaccino in terza fase. La Spagna ha tre vaccini in terza fase, la Germania e la Francia ne hanno due; noi, che abbiamo una comunità scientifica tutt'altro che incapace - ripeto, tutt'altro - abbiamo un vaccino in seconda fase, ma molto lontano dal vedere la luce. Ci dobbiamo chiedere che cosa sia accaduto. Com'è che noi, oltre a registrare il record dei decessi e dell'abbattimento di PIL, registriamo anche il record maledetto di non essere stati capaci a sviluppare un vaccino in terza fase a tredici mesi dall'inizio della pandemia? Inoltre, signor Presidente, a latere di questa singolarità, abbiamo la prima industria farmaceutica d'Europa: ormai da tre anni l'Italia ha superato per fatturato la Germania nella produzione di farmaci. Ebbene, rispetto a questa capacità enorme che abbiamo e che avremmo dovuto poter sfruttare, perché oggi non produciamo vaccini in autonomia? Da giugno circolavano notizie di stampa secondo cui i primi vaccini arrivati a validazione sarebbero stati quelli a RNA messaggero, che vengono prodotti attraverso un percorso tecnologicamente avanzato che prevede la disponibilità dei bioreattori. Considerato ciò ed essendo l'attuale strumentazione occupata per la produzione vigente, era fin troppo facile dire che dovevamo predisporci per una produzione autonoma nazionale su licenza o concessione del brevetto. Ripeto: era fin troppo facile. Se così fosse stato, oggi ci troveremmo in condizioni diverse. Mi chiedo e vi chiedo, colleghi, perché, sul piano interno, non diamo un'autorizzazione alle Regioni laddove dimostrino la capacità di somministrare un certo numero di vaccini al giorno, ma ne ricevono in misura inferiore dalla struttura commissariale? Oggi quasi tutte le Regioni versano in queste condizioni. Fintantoché dura l'emergenza (quindi fino alla fine di marzo, quando - a vostro dire - potrebbero arrivare i famosi 15 milioni di dosi) e non abbiamo il numero di dosi necessarie per coprire le richieste delle Regioni, perché non le autorizziamo in via transitoria ad acquistare sul mercato, da qualunque tipo di fonte di approvvigionamento, i vaccini validati? Perché non lo facciamo? Signor Presidente, mi siano consentite in conclusione due considerazioni. Quanto alla prima, il Ministro della salute è venuto più volte a vantarsi dell'accordo europeo, che per noi è stato invece un accordo capestro che ha penalizzato l'Italia, tanto che alcuni Paesi - è notizia di oggi - ne stanno attualmente uscendo denunciandone i limiti e l'incapacità, nella consapevolezza che, ai ritmi attuali, la nostra campagna vaccinale terminerà nel dicembre 2022. Se volessimo chiudere la nostra campagna vaccinale a settembre 2021 - quindi vaccinando almeno il 70 per cento della popolazione - dovremmo vaccinare 380.000 persone al giorno. Il ritmo attuale dovrebbe aumentare del 59,7 per cento per raggiungere il prossimo obiettivo, ossia la vaccinazione di 6.370.000 persone tra operatori e personale sanitario, ospiti delle RSA e anziani con più di ottanta anni, obiettivo, questo, già programmato lo scorso febbraio. Rispetto a tutto questo, è del tutto evidente che serve il famoso cambio di passo che, al momento, non riusciamo a intravedere in questo provvedimento, né nel prossimo che è stato annunciato. (Applausi) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il giudizio del Partito Democratico sul provvedimento in esame è positivo e annuncio fin d'ora il nostro voto favorevole.