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Istituzione del Parco naturale nazionale del fiume Ofanto. Onorevoli Senatori . – Il fiume Ofanto e il territorio circostante sono luoghi molto importanti da un punto di vista ambientale, storico-culturale, turistico ed economico. Il presente disegno di legge intende istituire il Parco naturale nazionale del fiume Ofanto, l'unico corso perenne della regione Puglia che sfocia nel mare Adriatico, benché l'ambito fluviale ofantino abbracci, oltre che la Puglia, anche la Campania e la Basilicata. Ciò crea correlazioni ambientali, socio-culturali ed economiche tra le quattro province interessate: Avellino, Potenza, Foggia e Barletta-Andria-Trani. L'Ofanto, con la sua portata annua di circa 270 milioni di metri cubi di acqua, costituisce un'indispensabile riserva idrica per il territorio ed è dunque una considerevole risorsa per l'agricoltura locale. Lo stato dell'alveo dell'Ofanto si presenta assolutamente disomogeneo, sia per gli aspetti morfologici e litologici, sia a causa del differente utilizzo del territorio all'interno del bacino per la diversità degli interventi di difesa e di regimazione compiuti nel corso degli anni. L'opera idraulica di presa, denominata « Traversa di Santa Venere », in agro di Rocchetta S. Antonio (FG), da circa cinquant'anni costituisce il principale, se non l'unico, grande ripartitore dello « schema Ofanto ». Le sue acque alimentano i sistemi produttivi e irrigui del distretto industriale di San Nicola di Melfi, di Capaciotti e del Locone. L'intero sistema fluviale dell'Ofanto è diviso principalmente in tre zone: la bassa valle, la media valle e l'alta valle. Al fine di ricreare un'unità anche tra tratti fluviali tra loro distinti, è già stato avviato nel 2014, ad Avellino, il contratto di fiume dell'Ofanto, il cosiddetto « Patto Val d'Ofanto », proprio nell'intento di conciliare le diverse istanze provenienti dai territori ofantini e di redistribuire congruamente tra le regioni Puglia, Basilicata e Campania le responsabilità circa la gestione « collettiva » della risorsa naturale. Da un punto di vista storico-culturale, l'importanza del fiume Ofanto e della sua valle risale alla notte dei tempi. I primi insediamenti nella valle ofantina risalgono al IX sec. a.C., ma è alla fine del Neolitico, soprattutto durante la media età del Bronzo, che nelle vicinanze della foce del fiume si rinvengono villaggi preistorici e antichissime grotte. Qui il sottosuolo pulsa di storia e di tesori archeologici: sono state rinvenute circa 200 sepolture di adulti e bambini inumati in posizione fetale accompagnati da ricchi corredi funebri. Il suo corso individuava e segnava, già al tempo dei Romani, la « strada » che univa i popoli sanniti con i Dauni ed era in grado di collegare le regioni interne dei rilievi appenninici con le aree pianeggianti del mare, tanto è vero che i Romani eressero in prossimità di Canosa di Puglia, lungo la direttrice della via Traiana, un ponte sul fiume che, nonostante lo scorrere del tempo, è ancora tangibile testimone della sua importanza. Il fiume Ofanto ha segnato la storia allorquando nel 216 a.C. sul suo greto si svolse l'epica battaglia di Canne, ricordata da tutti i manuali di guerra per il genio militare del condottiero cartaginese Annibale che, con l'epica manovra a tenaglia, riuscì ad accerchiare e distruggere l'esercito romano. Il fiume è menzionato da poeti latini quali Livio, Orazio e Virgilio con il termine Aufidus. L'illustre poeta Orazio, già nelle sue Lodi decantava la bellezza e l'irruenza del corso d'acqua che discendeva dai rilievi dell'Appennino e fecondava la fertile pianura dell'Apulia. Anche in epoca recente, grandi pittori impressionisti del Novecento come Giuseppe De Nittis e Giuseppe Gabbiani ne hanno esaltato la bellezza con opere pittoriche di notevole valore artistico. Durante il secondo conflitto mondiale, infine, il fiume ha vissuto una nuova pagina di storia: all'indomani dell'8 settembre 1943 un manipolo di soldati italiani, attestato in posizione difensiva sul ponte del fiume Ofanto in prossimità di Barletta, cercò di contrastare l'avanzata in città delle truppe tedesche e diede origine a quella che successivamente venne chiamata dai soldati tedeschi in ritirata la « battaglia di Barletta », sicuramente meno cruenta di quella di Canne, ma ugualmente decisiva per le sorti della guerra. Dalla fine dell'800 fino ai primi anni '90 del secolo scorso furono realizzati importanti opere lungo il fiume, quali ad esempio gli invasi di Capacciotti, Locone, Conza, e venne valorizzata la vocazione agricola della valle, si bonificarono le piane alluvionali e si realizzarono infrastrutture puntuali e lineari. Con l'intento di preservare la biodiversità e tutelare il paesaggio, la regione Puglia, con la legge regionale 14 dicembre 2007, n. 37, ha istituito il Parco naturale regionale « Fiume Ofanto », il cui Piano di gestione è però ancora in fase di redazione. Il parco regionale prevede la creazione di un'area naturale protetta tra i comuni di Rocchetta Sant'Antonio, Canosa di Puglia, Minervino Murge, Spinazzola, Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia, Candela, Ascoli Satriano, Cerignola, Margherita di Savoia e Barletta. All'istituzione del Parco naturale regionale, inoltre, sono seguite altre importanti iniziative, quali la stipula, tra il 2007 e il 2008, della Convenzione dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) per l'elaborazione della « Rete ecologica nella pianificazione territoriale interregionale delle valli interne e piane costiere » con l'Agenzia territoriale ambiente, al fine di definire un nuovo paradigma di rete ecologica multifunzionale che elabori una prima rassegna circa il riconoscimento della rete ecologica nella pianificazione di livello provinciale (PTCP) sulle province di Foggia, Bari, Potenza, Avellino e che inserisca la rete ecologica di bacino nel reticolo idrografico superficiale interregionale. Gli appuntamenti per l'elaborazione dei documenti strategici di programmazione regionale 2014-2020 hanno offerto occasioni per l'approfondimento politico circa la necessità di operare in una visione di interregionalità tra Puglia, Campania e Basilicata. Partendo dall'elemento naturale, quale è quello dell'Ofanto, già dal 2006 si è inteso creare connessioni interregionali di tipo ecologico ed economico attraverso la costituzione dell'Asse Sele-Ofanto e dei corridoi Europei I, « Tirrenico », e VIII, « Adriatico ». Il 5 maggio 2014 è stato poi siglato il summenzionato Patto Val d'Ofanto tra amministratori locali e rappresentanti del partenariato pubblico-privato con il precipuo fine di sfruttare i benefici di cui ai programmi europei per gli investimenti strutturali delle regioni per realizzare infrastrutture sui territori della valle e creare occasioni di sviluppo, in un'ottica integrata e secondo un approccio fisiografico e bioregionale.