[pronunce]

2.- Così impostata, la questione è inammissibile per ragioni desumibili dal raffronto tra il tenore della disposizione censurata e gli argomenti spesi dal rimettente. 2.1.- È necessario, in via preliminare, chiarire che il giudice a quo - pur censurando, nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione, l'intero testo dell'art. 4 del d.l. n. 146 del 2013, come convertito, «nella parte in cui si applica ai condannati di età minore» - mira in realtà ad ottenere una pronuncia relativa al solo primo comma della disposizione, trattandosi, nel giudizio principale, dell'applicazione, a un detenuto minorenne (al momento del fatto), della liberazione anticipata speciale in relazione al semestre di esecuzione della pena ricompreso tra l'11 luglio 2014 e il 10 gennaio 2015. 2.2.- Originariamente introdotto con il d.l. n. 146 del 2013, l'istituto della liberazione anticipata speciale si inserisce tra le misure adottate in seguito alla condanna subìta dall'Italia ad opera della Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza 8 gennaio 2013, Torreggiani e altri contro Italia), che ha sanzionato il carattere «strutturale e sistemico» del sovraffollamento delle nostre strutture carcerarie e le conseguenti gravi violazioni all'art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848. La circostanza che tale istituto appartenga alle misure d'emergenza specificamente indirizzate a far cessare la situazione di sovraffollamento (misure sollecitate dal messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica dell'8 ottobre 2013 ed evocate anche dalla sentenza n. 279 del 2013 di questa Corte) può render ragione del suo carattere transitorio (la misura è efficace per due anni dall'entrata in vigore), nonché di altri aspetti della disciplina (è sottolineata, ad esempio, la natura "compensativa" della valenza retroattiva dell'incremento di riduzione, riconosciuta anche a coloro che, alla data del 1° gennaio 2010, abbiano già usufruito della liberazione anticipata "ordinaria", con detrazione applicabile altresì al semestre in corso di espiazione a quella data, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'art. 4 del d.l. n. 146 del 2013, come convertito). Nonostante la peculiare occasione che ha provocato l'intervento normativo d'urgenza, e l'evidente finalizzazione della misura da esso introdotta ad obiettivi di riduzione della popolazione carceraria, la liberazione anticipata speciale si innesta nel solco di quella "ordinaria", disciplinata dall'art. 54 della legge n. 354 del 1975, partecipando quindi delle finalità rieducative di quest'ultima. Ciò è evidente almeno con riferimento all'unica parte della disposizione che in questa sede interessa, ossia l'art. 4, comma 1, del d.l. n. 146 del 2013, come convertito, che non configura alcuna autonomia della liberazione anticipata speciale rispetto a quella "ordinaria", né sotto il profilo delle condizioni per accedervi, né riguardo ad ogni altro aspetto che non consista nell'entità della riduzione di pena. Non a caso, il comma in esame si riferisce direttamente e testualmente alla «detrazione di pena concessa con la liberazione anticipata prevista dall'articolo 54 della legge 26 luglio 1975, n. 354», solo stabilendo che la diminuzione sia pari non più a quarantacinque, ma a settantacinque giorni. Il comma in questione, inoltre, non allude ad una valutazione del giudice, ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta ai sensi del citato art. 54, che riguarda la partecipazione del condannato all'opera di rieducazione (secondo i criteri dettati all'art. 103, comma 2, del d.P.R. 30 giugno 2000, n. 230 - Regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà). Semplicemente, all'eventuale esito positivo di tale valutazione, per un periodo di due anni dall'entrata in vigore della norma, lo sconto di pena è pari (non già, si badi, "può" essere pari) a settantacinque giorni. L'accesso al maggior beneficio - cioè alla detrazione di settantacinque giorni, restando viceversa possibile l'applicazione della riduzione di pena nella misura ordinaria - è precluso ai condannati per taluno dei delitti previsti dall'art. 4-bis della legge n. 354 del 1975, disposizione dedicata al trattamento differenziato dei detenuti dei quali si presume l'elevata pericolosità, identificati sulla base dell'intervenuta condanna per un complesso, eterogeneo e stratificato elenco di reati (sentenza n. 239 del 2014). L'originaria disciplina del d.l. n. 146 del 2013, per la verità, non escludeva in principio l'applicazione del nuovo istituto nei confronti dei detenuti sottoposti al trattamento differenziale: l'art. 4, comma 4, del d.l. citato precisava infatti che la detrazione, nella misura dei settantacinque giorni, poteva essere loro concessa, ma soltanto nel caso in cui avessero «dato prova, nel periodo di detenzione, di un concreto recupero sociale, desumibile da comportamenti rivelatori del positivo evolversi della personalità». In sostanza, quanto ai condannati per delitti "ostativi", l'accesso al maggior beneficio era condizionato ad una ulteriore, specifica valutazione, sulla base di criteri distinti da quelli, prima richiamati, relativi alla concessione della liberazione anticipata "ordinaria". All'esito dei lavori parlamentari, la legge di conversione ha tuttavia soppresso il ricordato comma 4 dell'art. 4 del d.l. n. 146 del 2013, ed ha aggiunto al comma 1 dello stesso articolo la previsione, ora vigente ed applicabile al caso in esame, di esclusione dall'accesso alla maggiore detrazione dei condannati per taluno dei delitti cosiddetti "ostativi". La modifica ha reso così inequivoco il fatto che questi ultimi, per i semestri di detenzione successivi all'entrata in vigore della legge di conversione, possono aspirare al solo beneficio della liberazione anticipata "ordinaria", nella misura e secondo i criteri dettati dall'art. 54 della legge n. 354 del 1975. 2.3.- Dopo la conversione del d.l. n. 146 del 2013, e per quel che in questa sede specificamente interessa, risulta dunque che - a parte la condizione dei condannati per delitti "ostativi" (riguardo ai quali valgono le considerazioni appena esposte) - l'accesso al maggior beneficio non è condizionato ad una ulteriore, distinta, valutazione, ma consegue automaticamente: se il detenuto può accedere al beneficio della liberazione anticipata, valutata secondo i criteri "ordinari", la detrazione sarà non più di quarantacinque, ma di settantacinque giorni per ogni singolo semestre di pena scontata.