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L'arco temporale della mia esperienza diretta copre trentacinque anni, durante i quali sono successe molte cose. Ci sono stati due terremoti distruttivi che, evidentemente e purtroppo, come tutti sappiamo bene, hanno avuto come conseguenza diretta dei morti e delle vittime, a cui inevitabilmente va il primo pensiero. Le vittime sono state - sì - conseguenza diretta dell'evento, ma anche conseguenza indiretta. Infatti, successivamente alla crisi e alla difficoltà qualcuno ha smesso di lottare e deciso di porre fine alle proprie sofferenze rinunciando addirittura alla propria vita. Questo lo dico perché voglio evidenziare che una delle conseguenze di una crisi purtroppo sono le vittime, anche qualora non fossero vittime dirette. Sappiamo benissimo che i numeri sono impietosi al riguardo e che le vittime dirette sono nell'ordine di centinaia di migliaia, ma oltre alle vittime dirette, in questo caso della pandemia, dobbiamo pensare a coloro che, provati dalla difficoltà di affrontare una situazione così complessa e pesante, non riescono ad andare avanti. Questo succede dopo un terremoto, dopo una pandemia e succede perché spesso non si tiene conto di un elemento che, a differenza di tutti gli altri, è parzialmente nel controllo di tutti noi; mi riferisco al tempo, che se perso e se non investito proficuamente, se non finalizzato ad uscire dalla difficoltà nel minor arco temporale possibile, rischia di diventare quel rimpianto per cui si arriva a fare la cosa giusta, ma non ha l'effetto desiderato, perché la si è fatta troppo tardi. Quindi, colleghi, la prima domanda che mi viene ora è: vogliamo veramente arrivare a rimpiangere il fatto di non essere arrivati in tempo? (Applausi) . Ricordo una barzelletta di tanto tempo fa che diceva: «L'operazione è riuscita perfettamente, ma il paziente è morto». (Applausi) . Noi non vogliamo che il paziente muoia; noi vogliamo che le misure messe in campo, che spesso sono utili, opportune ed efficaci, non siano vanificate dal fattore tempo, che è l'unico che in parte possiamo controllare. Ecco perché la Lega si sta impegnando, ad esempio, per anticipare le riaperture; non perché vogliamo contrapporci all'azione del Governo, ma perché da pragmatici e da persone responsabili abbiamo fatto la valutazione di tutte le alternative. Quindi, riflettendo per alternative e non in termini assoluti e seguendo delle ideologie che inevitabilmente portano fuori strada, abbiamo capito che i rischi limitati che si correrebbero ad ampliare l'orario di apertura delle attività, a ridurre il coprifuoco e ad applicare quelle misure di buon senso che chiediamo, sarebbero di gran lunga inferiori al rischio di non farlo. Noi non vogliamo mitigare le misure di cautela, ma vogliamo evitare che la cautela diventi eccessiva e che le conseguenze della stessa portino a problemi ulteriori. Come dicevo prima, in questo decreto-legge ci sono passi nella giusta direzione. Questo non significa che il percorso si è concluso (lo sappiamo bene noi e lo sa altrettanto bene il Governo, che infatti sta già lavorando al decreto successivo), ma questi passi innegabilmente ci sono. Da marchigiano non posso che essere soddisfatto delle misure a favore delle Regioni colpite da emergenze. Da terremotato non posso che essere soddisfatto per le misure previste per le nostre zone. Da ex sindaco non posso che esprimere soddisfazione per le misure previste a favore dei Comuni e da montanaro esprimo la mia piena soddisfazione per quanto previsto per le attività della montagna. Vengo da un comprensorio sciistico, che è stato colpito duramente prima dal terremoto e poi dal Covid, ma mi ha insegnato quanto sia importante il turismo invernale e quanto siano importanti le stazioni di risalita, non solo per il fatturato diretto che generano, ma anche per tutto l'indotto che per le zone di montagna spesso è vitale. Oltre alle misure che ho poc'anzi indicato, la mia soddisfazione va anche - come ho evidenziato prima - per le partite IVA, categoria a cui mi sono pregiato di appartenere per la stragrande maggioranza della mia vita. Mi riferisco all'esenzione della prima rata IMU, al contributo diretto ai liberi professionisti, sempre e sistematicamente ignorati da tutti, che invece abbiamo riportato prepotentemente all'attenzione di questo Parlamento e del Governo; quei liberi professionisti che costituiscono l'ossatura economica del nostro Paese, che pagano le tasse, che generano milioni di posti di lavoro che non venivano mai considerati. Concludo come avevo iniziato: finalmente gli ignorati, finalmente i dimenticati, finalmente coloro che non avevano mai avuto l'attenzione da parte del Governo sono ritornati prepotentemente sotto ai riflettori come meritavano, chiaramente con un primo passo a cui ne seguiranno altri che - ci impegniamo a garantire - ci saranno. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, purtroppo, l'auspicato cambio di passo annunciato a più riprese da questo Governo non si è verificato e non si è concretizzato nei fatti. Non posso che giudicare insufficienti le risposte che sono state date da questo decreto-legge sostegni, che fanno il paio sia con le misure restrittive sia con le claudicanti riaperture che hanno messo e mettono a rischio la sopravvivenza anche di tante imprese. Non è razionale sostenere che si può salvare un'impresa dandole unicamente aiuti che corrispondono solitamente a una percentuale che va dal 2 al 5 per cento del calo di fatturato. Come Fratelli d'Italia da mesi insistiamo sul fatto che l'unico modo per aiutare e supportare le aziende è intervenire sui costi fissi. Uno degli strumenti importanti, forse l'unico che aveva portato avanti bene questo Governo, era legato al superbonus del 110 per cento. È sicuramente uno strumento importante che serve per aiutare e può essere un volano per la nostra economia nazionale, oltre a rappresentare uno strumento strategico per raggiungere gli obiettivi della rigenerazione urbana. È quindi uno strumento che non deve essere assolutamente perduto, ma è un'occasione che va colta. Come dicevo poc'anzi, deve essere un volano per l'economia nazionale, tanto è vero che abbiamo visto negli ultimi mesi come questo strumento abbia portato a un incremento, settimana dopo settimana. Facciamo qualche esempio: il 19 marzo gli interventi erano circa 6.500 per un ammontare di 733 milioni di euro e, solo dopo dieci giorni, siamo arrivati a un incremento di quasi il 40 per cento, passando a 9.207 interventi, per un valore di oltre un miliardo. Quindi, sicuramente il superbonus rappresenterebbe una misura anticiclica. Fratelli d'Italia ha sempre ritenuto che, per rilanciare l'economia, e soprattutto per sostenere le imprese, fosse necessario incentivare i consumi e anche la produzione. Questa è la logica che di fatto sottende anche al superbonus; ma per poter arrivare a questo sono fondamentali due elementi: il primo è la proroga. È fondamentale una proroga al 2023 perché la scadenza è a giugno 2022, e questo andrebbe sicuramente a disincentivare tutti coloro che vogliono attingere.