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Cosa deve fare allora un medico? E’ quel che si chiedono i firmatari della presente proposta. E come si può pensare di non disporre di un registro nazionale, perché un medico possa immediatamente essere a conoscenza di quanto il paziente ha dichiarato in Piemonte o in Calabria, nel caso egli si trovi, magari, a dover intervenire in Puglia? Cosa deve aspettare? Noi dobbiamo rinnovare la patente, dobbiamo rinnovare la carta di identità, dobbiamo rinnovare il passaporto ma, per queste dichiarazioni, basta anche soltanto una registrazione fatta magari tra ragazzi, su un telefonino con dei testimoni, perché esse siano valide quaranta anni dopo, quando uno potrebbe anche averle dimenticate. Sembra veramente una norma concepita molto male. Non parliamo, poi, della disciplina sui minori. Basti ricordare il caso del bambino inglese Charlie Gard: praticamente, nel caso in cui ci sia un'alleanza terapeutica tra la famiglia e i medici nel sostenere la terapia della persona minore, se qualcuno non è d'accordo interviene il giudice e si fa ciò che dice il giudice. È una legge fatta male, che nuocerà alle persone alle quali pur si vorrebbero, pubblicamente, garantire i diritti. Essa stravolge anche i princìpi dell'articolo 13 della Costituzione, in tema di inviolabilità dei diritti della persona, perché è risaputo che, nel fare il proprio lavoro, un medico può trovarsi in contrapposizione coi princìpi dell'articolo 13. Ma cos'è un medico? È un violento? Il suo agire è equiparabile al sequestro di persona? Ci si chiede veramente come ciò sia possibile. Anche per effetto dell'articolo 1, comma 6, della legge, il medico risulta sempre soggetto, potenzialmente, a denunce o azioni di danno senza alcuna garanzia. Se il medico avrà rispettato la volontà del paziente lasciandolo morire, potrà comunque incorrere in denunce penali o azioni civili di familiari che gli contesteranno di non aver praticato le nuove terapie. Se avrà disatteso le DAT praticando al paziente trattamenti sanitari, andrà incontro ad analoghe denunce se in seguito a questi la guarigione non sarà certa al 100 per cento. Non si prevede l'obiezione di coscienza, perché il testo dichiara esplicitamente che qualsiasi persona e struttura sanitaria, pubblica o privata, deve garantire l'attuazione della legge, annullando quindi, di fatto, l'obiezione di coscienza. E’ noto che esiste un codice deontologico per i medici e che questa legge va esattamente nella direzione contraria al giuramento pronunciato dal medico nel momento in cui diventa ufficialmente medico, alla Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, di cui alla legge 28 marzo 2001, n. 145, e a numerose altre convenzioni sulla dignità della persona. In sintesi il presente disegno di legge, composto da due articoli, riscrive interamente la citata legge n. 219 del 2017, sulla base dei princìpi sopra descritti.. 1 (Modifiche alla legge 22 dicembre 2017, n. 219) 1 Gli articoli 1, 2, 3, 4, 5 e 6 della legge 22 dicembre 2017, n. 219, sono sostituiti dai seguenti: «Art. 1. - (Oggetto e finalità) – 1. La presente legge, tenendo conto dei princìpi di cui agli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea: a) riconosce e tutela il diritto alla vita quale inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e nell'ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge; b) riconosce l'attività medica e quella di assistenza alle persone finalizzate esclusivamente alla tutela della vita e della salute nonché all'alleviamento della sofferenza; c) vieta, ai sensi degli articoli 575, 579 e 580 del codice penale, ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio; d) impone l'obbligo al medico di informare il paziente sui trattamenti sanitari più appropriati, salvo quanto previsto dall'articolo 2, comma 4, e sul divieto di qualunque forma di eutanasia; e) riconosce che nessun trattamento sanitario può essere attivato a prescindere dall'espressione del consenso informato ai sensi dell'articolo 2, fermo restando il principio per cui la salute deve essere tutelata come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge e con i limiti imposti dal rispetto della persona umana; f) garantisce che, in caso di pazienti in stato di fine vita o in condizioni di morte prevista come imminente, il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura. 2 . La presente legge garantisce, nell'ambito degli interventi già previsti a legislazione vigente, politiche sociali ed economiche volte alla presa in carico del paziente, e in particolare dei soggetti incapaci di intendere e di volere, siano essi cittadini italiani, stranieri o apolidi, e della loro famiglia. 3 . I pazienti di cui al comma 1, lettera f) , hanno diritto a essere assistiti mediante un'adeguata terapia contro il dolore, secondo quanto previsto dai protocolli per le cure palliative, ai sensi della normativa vigente in materia. Art. 2. - ( Consenso informato ). - 1 . Salvi i casi previsti dalla legge, ogni trattamento sanitario è attivato previo consenso informato esplicito e attuale del paziente, prestato in modo libero e consapevole. 2 . L'espressione del consenso informato è preceduta da corrette informazioni rese dal medico curante al paziente in maniera comprensibile circa diagnosi, prognosi, scopo e natura del trattamento sanitario proposto, benefici e rischi prospettabili, eventuali effetti collaterali nonché circa le possibili alternative e le conseguenze del rifiuto del trattamento. 3 . L'alleanza terapeutica costituitasi all'interno della relazione fra medico e paziente ai sensi del comma 2 si esplicita, se il medico lo ritiene necessario o se il paziente lo richiede, in un documento di consenso informato firmato dal paziente e dal medico. Tale documento è inserito nella cartella clinica su richiesta del medico o del paziente. 4 . È fatto salvo il diritto del paziente di rifiutare in tutto o in parte le informazioni che il medico è tenuto a rendere ai sensi del comma 2. Il rifiuto può intervenire in qualunque momento ed è reso esplicito in un documento sottoscritto dal paziente, che è inserito nella cartella clinica. 5 . Il consenso informato al trattamento sanitario è sempre revocabile, anche parzialmente. La revoca è annotata nella cartella clinica. 6 . Per i soggetti interdetti il consenso informato è prestato dal tutore, che sottoscrive il documento di cui al comma 3. Per i soggetti inabilitati e per i minori emancipati il consenso informato è prestato congiuntamente dal soggetto interessato e dal curatore.