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Riguarda, in particolar modo, vicende personali del sottoscritto, per le quali non ho alcuna difficoltà a dire che noi utilizziamo il noto principio giuridico «male non fare, paura non avere». Quindi non è un problema personale, ma se nelle stesse ore della perquisizione, del tutto casualmente, la violazione del segreto d'ufficio porta a pubblicare, non con un giornalismo di inchiesta, ma con un giornalismo a richiesta, i dati sensibili, che soltanto Banca d'Italia o la procura o la Guardia di Finanza hanno, siamo consapevoli che le casualità e le coincidenze esistono, ma c'è un corto circuito tra gli strumenti della comunicazione e gli strumenti della battaglia giuridica? (Applausi dai Gruppi IV-PSI, FIBP-UDC e PD) . Siamo consapevoli che la violazione del segreto d'ufficio, ex articolo 326, non può essere derubricata a reato minore? Si perquisiscono quelli non indagati e non si perquisisce il potenziale autore del reato, perché si dà per scontato, come ha detto qualcuno, che la privacy per un politico non esista. Guardate che questa affermazione è molto importante. Io credo che ci siano delle regole di trasparenza doverose ed è sacrosanto che noi presentiamo tutti i dati relativi alla nostra attività: è uno dei princìpi cardine della democrazia liberale. Ciò che non è sacrosanto, perché corrisponde ai dettami dello Stato etico, è sostenere che tutto possa essere totalmente privo di qualsiasi limite. Io non ci sto nello Stato etico di chi vuole trasformare in un processo princìpi di opportunità politica. Si può dire che si è d'accordo o no, ma non si può trasformare in processo ciò che è elemento di opportunità politica perché, nel processo alle intenzioni, anche se vi credete assolti, siete comunque coinvolti, per utilizzare le espressioni del poeta. Non è soltanto Stato etico, ma diventa addirittura Stato etilico quello di chi dice che i figli del politico non possono avere diritto alla privacy, per cui si fanno le foto dentro le case, dentro le camerette e si sta tutti zitti per mediocrità, paura e pavidità. Non è uno Stato di diritto questo. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, FIBP-UDC, PD e L-SP-PSd'Az). Chi dice poi che la privacy vale soltanto per qualcuno e non per altri, abbia il coraggio di dire che siamo alla barbarie. Signor Presidente, non parlo per me, non parlo per noi. Penso che avere rispetto per la magistratura in questo Paese significhi innanzitutto riconoscere che ci sono donne e uomini che hanno perso la vita per fare i giudici e i magistrati: a loro, a tutti loro, va il sentimento di riconoscenza più grande che la massima espressione della volontà popolare, il Parlamento, deve avere. Noi ci inchiniamo davanti a queste storie e davanti al lavoro straordinariamente perbene di migliaia e migliaia di magistrati e di giudici. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e PD e del senatore Perilli). A chi però oggi volesse immaginare che questo inchino diventa una debolezza del potere legislativo davanti al potere giudiziario, si abbia la forza e il coraggio di dire che dovrà contestarci per le nostre idee, per ciò che abbiamo fatto quando governavamo da soli, per ciò che stiamo facendo governando ora: contestateci per il jobs act e per la battaglia sulle tasse. Ma a chi volesse contestarci o, peggio ancora, eliminarci per via giudiziaria, sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio e la voglia di dire che il diritto e la giustizia sono cosa diversa dal peloso giustizialismo e dalla connessione con certi strumenti di comunicazione e di stampa. ( Applausi dal Gruppi IV-PSI). Italia Viva riconosce il profondo rispetto dovuto alla magistratura. Italia Viva crede che il potere legislativo di questo Paese debba essere difeso innanzitutto da se stesso. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, FIBP-UDC e PD, e dei senatori Casolati e Centinaio. Molte congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, come hanno fatto già coloro che sono intervenuti prima di me, anch'io avverto l'esigenza di ringraziare la Presidenza del Senato e i Capigruppo per aver deciso di promuovere questo dibattito. Credo che, di fronte a una questione di questa rilevanza e complessità, ci sia prima di tutto la necessità di fare un'analisi rigorosa e di evitare di trasformare la nostra discussione su questo tema in un guazzabuglio retorico, nella mescolanza di cose diverse in uno stesso calderone, in una gigantesca opera di distrazione di massa: non renderemmo un servizio a quest'Assemblea e a chi ha deciso, ripeto meritoriamente, di organizzare questo dibattito. Serve pertanto la passione per le distinzioni e la voglia di farle, di farle tutte. La prima distinzione che credo debba essere fatta è quella tra le questioni fondamentali e le questioni accessorie. Penso che la questione fondamentale di fronte alla quale oggi ci troviamo non sia tanto quella del finanziamento alla politica, ma quella della democrazia nelle forze politiche: ritengo, cioè, che le questioni legate alla democraticità con cui le forze politiche si organizzano e partecipano alla vita pubblica sia prioritaria rispetto alla questione di come ottengono risorse per finanziare la loro attività, anzi, direi che non solo è prioritaria, ma la condiziona e la rende possibile. Cerco di spiegarmi con qualche esempio. Ho avuto l'onore di firmare una proposta di legge del Partito Democratico sottoscritta da quasi tutti i colleghi del mio Gruppo - e questo mi fa molto piacere - di attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Credo ci siano cose di cui in un dibattito come quello odierno non possiamo non discutere: i partiti devono o non devono avere personalità giuridica? I partiti, per esempio, debbono o non debbono essere tenuti a pubblicare i loro statuti sulla Gazzetta Ufficiale , ad avere dirigenti che sono massimamente responsabilizzati, che possono arrivare fino a rispondere in tribunale di eventuali violazioni delle cose che in quello statuto sono scritte? I partiti debbono o non debbono avere organi di garanzia che per questa stessa ragione si sentono tenuti ad esercitare il loro lavoro col massimo dello scrupolo? I partiti debbono o non debbono avere procedure di selezione delle candidature regolate per legge? I partiti debbono o non debbono avere piena libertà dei loro iscritti e dei loro eletti? I partiti debbono o non devono avere la caratteristica di una casa di vetro nell'arena pubblica italiana? Questa è la questione di cui dovremmo discutere e di cui purtroppo troppo spesso non si parla. La trasparenza dei partiti, la democrazia dei partiti è importante quanto la democrazia stessa ed è un bene pubblico, che ha bisogno di una tutela pubblica e anche - se di questo si tratta - di un sostegno pubblico, perché non c'è niente di male se lo Stato finanzia l'esercizio della democrazia nei partiti. Questo tema non ha a che fare con il finanziamento pubblico, come semplicisticamente viene detto in molte discussioni mal poste, che ci capita di sentire in quest'Aula e al di fuori della stessa.