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Disposizioni in favore delle persone che soffrono di incontinenza. Onorevoli Senatori. -- L'incontinenza, che in Italia coinvolge oltre 5 milioni di persone, consiste nell'emissione involontaria di urine o feci, i cui effetti negativi possono estendersi ad ogni aspetto della personalità e del comportamento dell'individuo che ne è affetto, con il possibile sviluppo di senso di inferiorità, tendenza all'isolamento sociale, rischio di perdita del lavoro, problemi sessuali. Tuttavia, la reazione dei pazienti a questa patologia può essere molto differente: infatti alcune persone considerano insopportabile anche una minima perdita d'urina, mentre altre riescono a tollerare anche perdite abbondanti. L'incontinenza può insorgere in qualsiasi età, pur essendo una patologia prevalentemente diffusa in età avanzata e tra le donne. I fattori di rischio dell'incontinenza sono diversi nelle donne, negli uomini e nei bambini. È da evidenziare che, per le persone affette da incontinenza, l'igiene personale e, particolarmente, il «bagno» sono essenziali e, nei casi in cui sono carenti o igienicamente inadeguati, possono spesso indurre i pazienti a interrompere ogni relazione sociale per il timore di perdere urina o feci in pubblico. È noto che l'incontinenza è un patologia ancora sottostimata ma piuttosto costosa per il Servizio sanitario nazionale. I medici di base, spesso, anziché fornire indicazioni sui percorsi clinico-diagnostici e terapeutici, si limitano a consigliare e prescrivere l'uso del pannolone. L'attuale massiccio utilizzo di pannoloni ha generato tassi di inquinamento consistenti ed elevati costi di smaltimento: per i soli ausili ad assorbenza e per i cateteri la spesa nazionale ammonta a 431.730.778 euro annui (ausili per incontinenza 360.900.109 -- dato 2015, fonte Assobiomedica; cateteri: 70.830.669 euro -- dato 2014, fonte Assobiomedica). A questi vanno aggiunti i costi di spedizione, quelli della filiera distributiva e le spese autonome che i singoli pazienti effettuano nelle sanitarie o nei supermercati. Non sono, infine, trascurabili neanche costi per la cura delle complicanze che l'incontinenza comporta, quali, ad esempio, le piaghe da decubito e le infezioni urinarie. L'« International Continence Society » definisce l'incontinenza urinaria come «perdita involontaria di urina». Nella donna in età adulta i maggiori fattori di rischio possono essere legati, oltre alle condizioni anatomiche che la predispongono maggiormente rispetto al sesso maschile, alla gravidanza e al parto, e, in età successiva, alla menopausa ed all'invecchiamento. La prevalenza media dell'incontinenza nella popolazione femminile in età adulta è stimata attorno al 10-15 per cento e tende ad aumentare sensibilmente con l'età sino a superare il 50 per cento nei soggetti anziani fragili. Negli uomini in età adulta l'incontinenza urinaria è conseguente soprattutto a interventi chirurgici per tumori alla prostata. La prevalenza media nella popolazione maschile in età adulta è di circa la metà rispetto alla popolazione femminile, ma raggiunge gli stessi livelli in età avanzata ed in particolare negli anziani fragili. Indipendentemente dal sesso, l'incontinenza urinaria colpisce i soggetti affetti da malattie croniche quali diabete, morbo di Parkinson , Alzheimer , demenza e, comunque, si manifesta negli anziani anche a causa di un fisiologico indebolimento degli sfinteri o come effetto secondario di taluni farmaci. In particolare nei pazienti neurologici (affetti ad esempio da paraplegia, tetraplegia, sclerosi multipla) l'incontinenza rappresenta l'espressione clinica di una disfunzione urinaria che, se non ben trattata e gestita, può essere causa di gravissime complicanze sino alla morte. Anche per il bambino maggiore di 4 anni l'incontinenza urinaria consiste nella «incapacità di controllare e trattenere l'urina» e si manifesta con perdite di poche gocce o di tutto il contenuto vescicale. Perdite d'urina anche ridotte possono rappresentare un problema igienico serio e, comunque, possono creare anche nei bambini disagi tali da provocare un «malessere» psicologico e traumatico molto forte, che, talvolta, può favorire l'insorgere di fenomeni di bullismo all'interno delle scuole. Molti sono, poi, i bambini che soffrono di enuresi notturna, ovvero di perdita involontaria di urina durante il sonno. Questo tipo di problemi nei bambini è, tuttavia, meno frequente che nell'età adulta. L'incontinenza fecale, ovvero l'incapacità di controllare la fuoriuscita di feci solide o liquide durante la normale attività quotidiana o l'esercizio fisico, è una condizione fortemente invalidante a eziologia multifattoriale, che può comportare un'invalidità fisica e psicologica, con progressivo isolamento dalla vita lavorativa, relazionale e sessuale. In assenza di stime epidemiologiche nazionali, ci si può basare sui dati presenti in letteratura: considerando una popolazione adulta di circa 52 milioni di persone e una prevalenza del 4 per cento, i cittadini italiani affetti da incontinenza fecale potrebbero essere circa 2 milioni. Il 20 per cento di questi sarebbe alla ricerca di una soluzione al problema; nel 50 per cento dei casi l'incontinenza sarebbe moderata o severa e, comunque, non rispondendo ai trattamenti conservativi, sarebbe quindi candidabile per un trattamento specialistico sia riabilitativo che chirurgico. Il Ministero della salute, nel 2006, in virtù di quanto sinteticamente descritto, aveva accolto favorevolmente le sollecitazioni pervenute dalla Federazione italiana incontinenti e disfunzione del pavimento pelvico (FINCOPP), ed aveva istituito la «Giornata nazionale per la prevenzione e la cura dell'incontinenza» (direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 maggio 2006, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 186 dell'11 agosto 2006. La giornata ogni anno si svolge il 28 giugno). La Giornata ha le seguenti finalità: «Nell'ambito di tale giornata, le amministrazioni pubbliche e gli organismi di volontariato si impegnano a promuovere, attraverso idonee iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, quali il contributo di specialisti, che effettueranno controlli medici gratuitamente, l'attenzione e l'informazione sui problemi delle persone incontinenti e di quanti sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nelle loro vicende, al fine di sviluppare politiche pubbliche e private che allarghino le possibilità di guarire dalla malattia, o quantomeno conviverci con dignità». Per affrontare adeguatamente questa patologia è importante istituire le reti regionali di centri per la prevenzione, diagnosi e cura dell'incontinenza suddivisi in primo, secondo e terzo livello, in relazione al grado di intensità e problematicità della patologia. La rete dei centri mira a garantire ai pazienti una omogeneità e accessibilità delle cure e un'adeguata appropriatezza nell'erogazione delle prestazioni a favore delle persone affette da incontinenza. Diverse regioni come Piemonte, Sardegna, Basilicata e Veneto hanno proceduto alla «Istituzione di tavoli tecnici della continenza».