[pronunce]

Legge di stabilità regionale), per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, in quanto disposizione ritenuta lesiva della competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile, nonché per violazione degli artt. 3, 97 e 117, secondo comma, Cost. (congiuntamente evocati), in quanto disposizione contrastante con il principio di ragionevolezza «in relazione alla proporzionalità tra misura adottata e situazione contingente da affrontare»; che il rimettente circoscrive specificamente le proprie censure alle parti della disposizione indicata (in specie, i commi 1, 2 e 3) che impongono la riduzione dei canoni di locazione passiva, dovuti dalle amministrazioni regionali, attraverso il meccanismo civilistico dell'inserimento automatico di clausole ai sensi dell'art. 1339 del codice civile; che le questioni sono manifestamente inammissibili per omessa descrizione della fattispecie oggetto del giudizio, come anche eccepito dalla difesa della Regione interveniente; che, invero, il rimettente non ha indicato - oltre ai dati soggettivi ed oggettivi della controversia, quali ad esempio le generalità della parte resistente, la destinazione o l'uso degli immobili locati, l'ammontare dei canoni non versati - neanche gli elementi dai quali desumere i rilevanti dati temporali di vigenza dei rapporti contrattuali dedotti in giudizio (data di loro sottoscrizione, data di scadenza del primo periodo contrattuale pari a sei anni, data in cui si sarebbe verificata la rinnovazione tacita); che tale omissione non consente a questa Corte di valutare se i canoni di locazione debbano o meno essere effettivamente decurtati in applicazione della misura censurata, avuto riguardo sia al momento di conclusione e di avvenuta rinnovazione dei contratti, sia alla sovrapposizione temporale tra la legge regionale censurata e la corrispondente disciplina statale, costituita dall'art. 3, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012, n. 135 (disposizione, quest'ultima, che pure - analogamente alla norma regionale oggetto di scrutinio - prevede un meccanismo di riduzione dei canoni di locazione passiva per le amministrazioni pubbliche); che, per costante giurisprudenza di questa Corte, l'omessa o insufficiente descrizione della fattispecie oggetto del giudizio a quo - non emendabile mediante la diretta lettura degli atti, preclusa dal principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione (ex plurimis, ordinanze n. 242 del 2018 e n. 185 del 2013) - determina l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, in quanto impedisce di verificare la sua effettiva rilevanza (da ultimo, ex plurimis, ordinanze n. 203 e n. 64 del 2019, n. 191 e n. 64 del 2018, n. 210 del 2017); che, peraltro, l'ordinanza di rimessione è carente anche lungo il versante della completa ricostruzione del quadro normativo rilevante poiché non considera la vigenza della corrispondente disciplina statale, quale nel tempo evolutasi con l'art. 24, comma 4, lettere a) e b), del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, nella legge 23 giugno 2014, n. 89, ai fini di valutarne le conseguenze sulla fattispecie dedotta in giudizio; che tale omissione, unita al mancato esame dei profili emergenti dalla disciplina statale indicata, anche solo per negarne rilievo o consistenza, compromette irrimediabilmente l'iter logico argomentativo posto a fondamento delle censure sollevate, ciò che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ne preclude lo scrutinio, incidendo sull'ammissibilità delle questioni (ex plurimis, sentenze n. 150 del 2019, n. 27 del 2015, n. 165 del 2014 e n. 276 del 2013; ordinanze n. 244 del 2017 e n. 194 del 2014); che i richiamati profili assorbono ogni ulteriore ragione di inammissibilità. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 27 della legge della Regione Siciliana 15 maggio 2013, n. 9 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2013. Legge di stabilità regionale), sollevate, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera l), 3, 97 e 117, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Catania con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 maggio 2020. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Silvana SCIARRA, Redattore Filomena PERRONE, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 giugno 2020. Il Cancelliere F.to: Filomena PERRONE