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5) ad agevolare il servizio di impollinazione, fondamentale per garantire il mantenimento della produzione e della sussistenza di molte aziende apistiche, specie quelle di più piccole dimensioni, anche attraverso l'adozione di misure di natura fiscale che prevedendo la riduzione al 10 per cento dell'attuale aliquota IVA relativa a tale servizio. Atto n. 1-00352 URSO CIRIANI FAZZOLARI BALBONI BARBARO CALANDRINI DE BERTOLDI DE CARLO DRAGO GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA LA RUSSA MAFFONI NASTRI PETRENGA RAUTI RUSPANDINI TOTARO ZAFFINI - Il Senato, premesso che: ormai tutti si rendono conto, dentro e fuori dell'Unione europea, persino nelle democrazie più orientate al libero mercato, quale conseguenza dell'emergenza sanitaria, sociale ed economica derivante dalla pandemia da COVID-19, come sia diventato prioritario definire nuove regole alla globalizzazione, a salvaguardia dei sistemi sociali economici e produttivi e, quindi, dell'identità di ogni nazione; diversi gruppi multinazionali sono soliti adottare sofisticate tecniche di elusione o pianificazione fiscale, operando quella che si definisce un'"ottimizzazione fiscale", approfittando della mancanza di regole condivise tra i sistemi fiscali nazionali; al contempo numerosi Paesi, anche all'interno dell'Unione europea, usano proprio la leva fiscale per farsi concorrenza nell'"attirare" capitali, offrendo condizioni vantaggiose con l'obiettivo di convincere le aziende a spostare la loro sede legale sul proprio territorio, attuando quel che si chiama " dumping fiscale"; il fenomeno è talmente diffuso che nella principale economia mondiale, gli Stati Uniti, ormai, oltre il 43 per cento dei profitti aziendali americani viene "parcheggiato" principalmente in 5 Paesi: Olanda, Lussemburgo, Svizzera, Irlanda e isole Bermuda, cui seguono altri noti "paradisi fiscali"; destino, questo, comune a tutte le economie avanzate, Italia compresa; è fondamentale che vengano rispettati i principi della libera concorrenza e di un'equa tassazione e al contempo non è più tollerabile consentire che siano accumulati immensi patrimoni senza contribuire alla prosperità dei Paesi in cui sono stati realizzati, fenomeno che crea ulteriori e più ampi divari, tra ricchi e poveri, grandi e piccole imprese, all'interno delle singole nazioni e tra gli Stati della stessa Unione europea; considerato che: fino ad oggi l'attenzione, da parte degli Stati dell'Unione europea, si è concentrata principalmente su interventi in materia di imposte sui servizi digitali nei confronti dei cosiddetti OTT ( over the top ), le multinazionali del web , che per risparmiare sulle imposte spostano il fatturato delle controllate nazionali in Paesi dove le aliquote fiscali sono più basse, continuando a trovare maggiore convenienza nel pagare centinaia di milioni in transazioni anziché fatturare nel Paese in cui avviene il giro d'affari; anche l'Italia con la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), prima e, successivamente, con la legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), ha definito il perimetro normativo della " digital tax ", applicata, nella misura del 3 per cento, sui ricavi derivanti dalla fornitura di servizi digitali nel condivisibile scopo di assoggettare ad un minimo dovuto prelievo fiscale i grandi operatori internet ; questa tassa, prevista anche dalla Francia, ha innescato un aspro scontro tra UE e USA, che aveva portato la precedente amministrazione statunitense addirittura a minacciare dazi sull'importazione di merci europee senza un accordo condiviso in sede OCSE; per questa e altre ragioni l'imposta, che dovrebbe portare alla finanza pubblica italiana un gettito stimato di circa 600 milioni di euro annui, ha subito modifiche e rinvii, con la prima scadenza, relativa agli imponibili realizzati nell'anno 2020, rimandata al 16 maggio 2021, prevedendo inoltre, al pari di quanto fatto in Francia, un sistema di sospensione dell'applicazione delle norme e di compensazione degli importi al momento del raggiungimento di un accordo internazionale in materia; l'Unione europea sta discutendo in merito al modello di mercato creatosi nel settore digitale e riflettendo sui temi della concorrenza e della tassazione delle big tech , con l'obiettivo di revisionare anche il regolamento antitrust europeo oltre a quello di garantire che vengano rispettati i principi della libera concorrenza e di un'equa tassazione; la pandemia da COVID-19 e l'adozione di provvedimenti restrittivi come il lockdown hanno ulteriormente aumentato il divario tra i fatturati delle attività commerciali nazionali, ed in particolare quelle di vicinato, costrette in molti casi alla chiusura, e lo straordinario aumento del volume di affari dei colossi del web che continuano ad incrementare i propri profitti senza neanche corrispondere degli sconti alla clientela, beneficiando di una situazione in cui si registra un maggior ricorso agli acquisti on line e dell'utilizzo di servizi internet , situazione che inevitabilmente pone il problema della concorrenza e della tassazione; Amazon, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 ha triplicato i propri profitti che sono cresciuti del 197 per cento a 6,3 miliardi di dollari, con un aumento delle vendite del 37 per cento superando i 96 miliardi di dollari (i dati riguardano il periodo luglio e settembre e non tengono peraltro conto degli incassi dell'"Amazon prime day " che si è svolto tra il 13 e il 14 ottobre 2020); il gruppo Alphabet, che possiede Google, ha diffuso una trimestrale con un incremento dei ricavi pubblicitari da 33 a 37 miliardi di dollari oltre incassi in crescita per la controllata You Tube (da 3,8 a 5 miliardi) e per i servizi di Google Cloud (da 2,4 a 3,4 miliardi) grazie alla domanda di servizi digitali in aumento per la pandemia; considerato, dunque, che: è necessario porre finalmente regole chiare e condivise alla globalizzazione a salvaguardia dei sistemi sociali economici e produttivi e, quindi, dell'identità di ogni nazione, tanto più all'interno del sistema occidentale che, per la sua natura democratica, vede minacciati i principi fondanti della sua civiltà, basata sui diritti della persona e sulle sue libertà fondamentali; già nel vertice G20 del novembre 2018 a Buenos Aires, in Argentina, Paese allora presidente di turno del foro internazionale, la precedente amministrazione americana aveva posto con forza la necessità di rivedere le norme del WTO al fine di garantire che il commercio globale fosse anche equo e non solo libero, insistendo proprio perché la dichiarazione finale contenesse la formula considerata inedita di "commercio equo e libero", al fine di evitare appunto che la "globalizzazione selvaggia" creasse scompensi sociali e produttivi all'interno degli Stati, con evidenti fenomeni di discriminazione; vi sono finalmente le condizioni per realizzare un sistema di regole condivise ed eque che tutelino i valori delle democrazie occidentali dallo strapotere della finanza segnando la fine dei "paradisi fiscali", non solo per i colossi del web ma per tutte le multinazionali, non essendo più tollerabile che proprio coloro che realizzano i maggiori guadagni non contribuiscano adeguatamente alla prosperità dei Paesi in cui questi vengono realizzati;