[pronunce]

che la norma denunciata – ad avviso del giudice rimettente – si pone inoltre in contrasto con gli artt. 24 e 113 Cost., in quanto, da un lato, rende oltremodo difficoltosa la tutela giurisdizionale del pubblico dipendente, specie con riferimento a situazioni in cui i presupposti necessari per una tutela giurisdizionale si completino e si consolidino in epoca successiva al 30 giugno 1998, e in quanto, dall'altro lato e in generale, l'imposizione di un termine di decadenza così ristretto non trova giustificazione in alcun generale interesse dell'ordinamento; che, ancora, la norma denunciata contrasterebbe con l'art. 76 Cost., in quanto la legge di delega n. 59 del 1997, «ai cui contenuti deve riportarsi anche il d.lgs. n. 165 del 2001», demandava al Governo di adottare «misure organizzative e processuali anche di carattere generale atte a prevenire disfunzioni dovute al sovraccarico del contenzioso» –art. 11, comma 4, lettera g) –, e l'imposizione di un termine di decadenza per agire dinanzi al giudice amministrativo non costituisce misura processuale (e, comunque, avrebbe potuto riferirsi solo alle controversie trasferite al giudice ordinario, non anche a quelle rimaste al giudice amministrativo); che, intervenuto nei quattro giudizi a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto, con atti di identico contenuto, che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata, sulla base di argomentazioni del tutto analoghe a quelle svolte nell'atto di intervento nel giudizio promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Friuli-Venezia Giulia (n. 522 r.o. del 2004) ; che si è ritualmente costituita nel giudizio, di cui all'ordinanza di rimessione n. 710 r.o. del 2004, la resistente Regione Calabria, la quale ha concluso per l'infondatezza della questione, in quanto tra le «misure organizzative e processuali», che il Governo era stato abilitato ad adottare, ben potevano rientrare sia la conservazione della giurisdizione amministrativa per le controversie attinenti al periodo anteriore al 30 giugno 1998, sia la fissazione di un termine di decadenza per la proposizione di tali controversie, volto ad evitare il «sovraccarico del contenzioso» non solo per le controversie trasferite al giudice ordinario, ma anche per quelle rimaste al giudice amministrativo; che, richiamata una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha ritenuto manifestamente infondata la questione dell'eccesso di delega, la Regione Calabria osserva che la questione sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 113 Cost., è inammissibile, in quanto, una volta acclarato che la norma censurata costituisce corretta attuazione della legge di delega, la questione avrebbe dovuto coinvolgere anche il criterio direttivo stabilito dalla stessa legge di delega, non essendo censurato il modo in cui il legislatore delegato ha esercitato la delega, ma la stessa previsione della decadenza sostanziale; che, successivamente, la Di Bartolomeo e l'Azienda ospedaliera “S. Maria della Misericordia” nel giudizio n. 522 del 2004, e la Regione Calabria nel giudizio n. 710 del 2004, hanno depositato memorie nelle quali illustrano ulteriormente le conclusioni di cui ai rispettivi atti di costituzione in giudizio. Considerato che sia il Tribunale amministrativo regionale per il Friuli-Venezia Giulia (ordinanza n. 522 r.o. del 2004) sia il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria - sezione staccata di Reggio Calabria (ordinanze numeri 542, 622, 625, 710 r.o. del 2004) dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), nella parte in cui – riproducendo sostanzialmente l'art. 45, comma 17, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) – stabilisce il termine di decadenza del 15 settembre 2000 per la proposizione, davanti al giudice amministrativo, delle controversie riguardanti rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni (con esclusione dei rapporti non “privatizzati”), purché relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore alla data del 30 giugno 1998, in riferimento: a) all'art. 76 Cost., per avere travalicato i limiti della delega, conferita con la legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), la quale non consentiva l'introduzione di un termine decadenziale; b) all'art. 24 Cost., in quanto rende più gravoso, per meri motivi organizzativi, al pubblico dipendente far valere i propri diritti patrimoniali, se sorti prima del 30 giugno 1998; c) all'art. 3 Cost., in quanto detta una disciplina irragionevolmente differenziata e vessatoria per i pubblici dipendenti i cui diritti sono sorti prima del 30 giugno 1998 rispetto agli altri pubblici dipendenti (TAR per il Friuli-Venezia Giulia) ovvero rispetto ai dipendenti privati (TAR per la Calabria); che le questioni sollevate dai due Tribunali – pur se divergenti nell'individuazione del tertium comparationis, quanto al punto c), e pur se la prima ordinanza indica quale parametro costituzionale ulteriore l'art. 77, primo comma, Cost., quanto al punto a), e le altre ordinanze indicano anche l'art. 113 Cost., quanto al punto b) – sono sostanzialmente identiche, e, pertanto, devono essere riuniti i relativi giudizi; che correttamente entrambi i Tribunali rimettenti individuano nell'art. 69, comma 7, del d.lgs.