[pronunce]

Al riguardo, viene riprodotto un ampio passo della motivazione della sentenza di questa Corte n. 7 del 1999, nel quale, facendo riferimento alle sentenze della stessa Corte n. 45 del 1963 e n. 157 del 1969, si è fra l'altro precisato che la Costituzione non vieta di imporre prestazioni fiscali in stretta e razionale correlazione con il processo, sia che configurino vere e proprie tasse giudiziarie, sia che abbiano riguardo all'uso di documenti necessari alla pronuncia del giudice, nonché che l'interesse alla riscossione dei tributi è dall'art. 53 Cost. posto sullo stesso piano di ogni diritto individuale. Proprio la costituzionalizzazione di tale ultimo interesse, secondo l'interveniente, giustificherebbe una disposizione come l'art. 66, comma 1, del d.P.R. n. 131 del 1986. D'altro canto, il rimettente non avrebbe considerato che tale d.P.R. prevede delle deroghe al principio espresso da detta norma, &laquo;consentendo in alcuni eccezionali casi di evitare il pagamento dell'imposta di registro&raquo; , come nell'ipotesi - prevista dall'art. 59, comma 1, del d.P.R. - di registrazione a debito delle sentenze emesse nei confronti di soggetti ammessi al gratuito patrocinio, ai sensi del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3282 (Approvazione del testo di legge sul gratuito patrocinio), nonché ai sensi degli articoli 15-bis e seguenti della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), nel testo introdotto dall'art. 13 della legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifiche alla L. 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), nonché in quella di cui al punto d) del medesimo art. 59, concernente le sentenze che condannano al risarcimento del danno prodotto da fatti costituenti reato. In questi due casi il legislatore, nell'esercizio della sua discrezionalità, avrebbe individuato due fattispecie nelle quali l'interesse alla riscossione delle imposte non può prevalere di fronte a situazioni particolari, in cui, rispettivamente, la situazione di indigenza del soggetto sia tale per cui il pagamento del tributo si rivelerebbe un ostacolo insormontabile all'esercizio dell'azione, e l'esercizio dell'azione è finalizzato al ripristino di una situazione patrimoniale lesa da un illecito penale. Altre deroghe, &laquo;però al solo rilascio di copia autentica della sentenza previo pagamento dell'imposta&raquo; , sarebbero contenute, inoltre, nello stesso comma 2 dell'art. 66. Al di fuori dei casi previsti, l'interesse alla riscossione dovrebbe, invece, prevalere e, del resto, non potrebbe ammettersi che la Corte possa introdurne altri. La lesione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento, sarebbe insussistente, essendosene il legislatore fatto carico con la disciplina del gratuito patrocinio. Quella dell'art. 24 Cost. a sua volta sarebbe insussistente, alla stregua di quanto affermato da questa Corte nell'ord. n. 215 del 2000, osservando che &laquo;il rischio per l'attore vittorioso di dover pagare l'imposta di registro, se rientra nel generale calcolo di convenienza sull'esercizio dell'azione giudiziaria, non si traduce, per ciò solo, in un impedimento alla tutela giurisdizionale dei propri diritti&raquo;. 3.- Si è costituita la parte privata Olga D'Aiello, depositando memoria, nella quale, preliminarmente, specifica ulteriormente la vicenda oggetto del giudizio a quo precisando: a) di essere stata costretta a convenire in giudizio l'avvocato Galli a fronte del suo rifiuto di restituirle la somma affidatagli perché ne curasse l'amministrazione e provvedesse ad investirla; b) di avere ottenuto sequestro conservativo dallo stesso Tribunale di Roma fino a concorrenza della somma di lire 2.600.000.000 e di averlo eseguito mediante trascrizione del provvedimento cautelare su beni immobili di proprietà del suddetto avvocato; c) che, tuttavia, nel corso del giudizio di merito erano state eseguite sui beni sequestrati alcune procedure esecutive immobiliari nelle quali erano intervenuti numerosi creditori dell'avvocato Galli, con la conseguenza che in sede di ripartizione del ricavo della vendita dei beni verrebbe assegnata ad essa deducente &laquo;una somma molto inferiore rispetto all'importo del suo credito&raquo; ; d) che per tale ragione si era indotta a richiedere il rilascio della copia esecutiva della sentenza di merito &laquo;al fine di intraprendere ulteriori azioni esecutive nei confronti dell'avvocato Galli&raquo;. Nel merito della questione si riprendono gli argomenti dell'ordinanza di rimessione, con il richiamo di un passo della sentenza di questa Corte n. 21 del 1961. Nell'imminenza dell'udienza pubblica, la parte privata ha depositato una memoria illustrativa, nella quale richiama il passo della sentenza di questa Corte n. 80 del 1966, in cui, per risolvere il problema della compatibilità degli oneri fiscali con il diritto di azione, si era distinto fra gli oneri ricollegati alla pretesa dedotta in giudizio allo scopo di assicurare uno svolgimento del processo conforme alla sua funzione, da ritenersi consentiti, e quelli che tendono a soddisfare interessi del tutto estranei a tale finalità, che invece incorrerebbero in incostituzionalità. Sulla base di tale principio, si sostiene che la questione di costituzionalità sollevata dal Presidente del Tribunale di Roma sarebbe fondata, in quanto il divieto di rilascio della copia esecutiva sarebbe funzionale ad un onere fiscale &laquo;estraneo al giudizio in se stesso&raquo; , poiché l'unico onere fiscale razionalmente collegato al giudizio da promuovere sarebbe quello relativo al pagamento del c.d. contributo unificato per le spese degli atti giudiziari, di cui all'art. 9 della legge 23 dicembre 1999, n. 488. Vengono citati, quindi, passi delle sentenze n. 61 del 1970 e n. 157 del 1969, nei quali si sottolineò che il diritto di azione va contemperato con l'interesse generale alla riscossione dei tributi, e si osserva che nel caso di specie non è in contestazione la costituzionalità dell'imposta di registro sulle sentenze, ma solo quella della norma impositiva del divieto di rilascio della copia esecutiva. Si rileva, quindi, che l'interesse pubblico alla riscossione dei tributi, ove la questione fosse accolta, resterebbe impregiudicato, &laquo;potendo l'amministrazione in ogni momento procedere contro il contribuente moroso, intervenendo, se del caso, anche nella stessa procedura esecutiva instaurata in base alla sentenza di cui il creditore avrà ottenuto la copia senza procedere al preventivo pagamento dell'imposta&raquo;. Si richiama ancora un passo della sentenza di questa Corte n. 111 del 1971, rilevando che in essa si ritenne di restringere la sospensione del giudizio in attesa della presentazione della denuncia di successione entro limiti che non comportassero difficoltà od incompatibilità dell'esplicazione del diritto.1.