[resaula]

la presenza di pozzi di gas nelle adiacenze e vicinanze dell'ITREC non è contemplata dalla guida tecnica n. 29, emanata dall'ISPRA nel 2014, recante "Criteri per la realizzazione di impianti di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività", dove, anche grazie alle indicazioni scaturite dai tavoli della trasparenza sul nucleare in Basilicata, è stato finalmente statuito che le scorie nucleari non possono trovarsi nei luoghi in cui si sfrutta il sottosuolo per coltivare gas naturale o petrolio, immagazzinare anidride carbonica, emungere acqua eccetera; se, anche grazie alle pressioni del movimento "no scorie Trisaia" all'International atomic energy agency (IAEA) di Vienna, a fine ciclo sono stati chiusi due pozzi situati a qualche centinaio di metri dall'ITREC, denominati Nova Siri e Rivolta, un terzo pozzo della concessione Policoro, chiamato Colacello 001, anch'esso trivellato a breve distanza dal recinto della centrale, secondo l'elenco dei pozzi per la coltivazione di idrocarburi stilato su dati del 31 dicembre 2019 (e aggiornato a marzo 2020), pubblicato sul portale UNMIG, sarebbe produttivo ma non erogante; a qualche chilometro di distanza ci sono altri pozzi, alcuni dei quali in fase di caratterizzazione, sotto il controllo di ARPA Basilicata e degli altri enti con competenze ambientali (così lo stesso "Policoro 001 dir bis" a giugno scorso), come il pozzo "Morano", per il quale esistono timori di contaminazione del suolo e dispersione di sostanze pericolose; valutato che: la fascia ionica metapontina (che relativamente alla concessione Policoro, a causa delle franchigie, non ha percepito royality ) è un territorio molto fragile, perché ad elevato rischio idrogeologico, ricchissimo di falde freatiche "galleggianti" su strati geologici sovrapposti ad un'unica grande falda di profondità, con elevata erosione costiera e soggetto a subsidenza, dove nonostante le presenze "ingombranti" descritte, sia il citato abbassamento del suolo sia gli altri impatti (sanitari, ambientali e alimentari) non sono stati finora monitorati pubblicamente; nonostante il quadro estremamente critico, ad oggi, non sono state diffuse informazioni circa l'impatto che tali attività hanno avuto sul territorio, con specifico riferimento alle matrici suolo, aria, acqua, né, del resto, sembrano esistere strutture di monitoraggio adeguate in questa parte della regione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quali siano i motivi per cui in Basilicata si consenta l'estrazione di gas a poca distanza dal centro nucleare ITREC di Rotondella e perché la si consenta in zona agricole, a breve distanza dalle abitazioni e dai campi coltivati, nonché in zone a rischio alluvionale, omettendo costantemente di applicare il principio di precauzione; quali iniziative, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, intendano assumere affinché siano chiarite le ragioni per cui, dopo l'incendio del pozzo "Policoro 001 dir bis", sia mancata un'indagine sullo stato delle falde acquifere infiltrate dal gas, così come una valutazione di impatto sanitario (VIS) per conoscere gli effetti di quell'evento acuto sulla popolazione, e perché si permetta alla società petrolifera di chiedere il rinnovo della concessione in assenza delle verifiche; se non ritengano di stigmatizzare la costante ritrosia degli enti lucani preposti al monitoraggio sanitario e ambientale a fornire informazioni in materia ai cittadini. Atto n. 3-02039 DE BERTOLDI TOTARO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: con il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 ottobre 2020 sulle misure per il contrasto e il contenimento dell'emergenza da COVID-19, che resteranno in vigore fino al prossimo 13 novembre, il Governo ha disposto (fra le numerose misure restrittive) la sospensione delle attività relative alle fiere di comunità, incluse quelle convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza; tale decisione (peraltro inaspettata) ad avviso degli interroganti risulta ambigua e paradossale, valutato che, se, da un lato, si autorizza lo svolgimento delle fiere a valenza nazionale in grado di garantire, la sicurezza sanitaria dei visitatori, non risulta che lo stesso non si possa prevedere anche per i congressi, con le dovute e necessarie autorizzazioni e precauzioni sanitarie anche per tali eventi, in termini di distanziamento e protezione degli individui, la cui attenzione è stata peraltro particolarmente viva da parte dei responsabili del settore, nel corso del recente passato; risulta inoltre discriminante, a giudizio degli interroganti, la disposizione contenuta all'articolo 1 del decreto richiamato, anche nei riguardi del settore turistico-alberghiero, in ragione del fatto che l'attività congressuale risulta storicamente strettamente collegata al comparto convegnistico e congressuale, che a seguito della decisione adottata dal Governo sta già subendo (a partire dallo scorso 19 ottobre) migliaia di disdette di prenotazioni negli alberghi su scala nazionale, si chiede di sapere: quali siano i motivi della decisione del Governo di vietare lo svolgimento delle attività convegnistiche e congressuali, come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 ottobre 2020; se non convenga che tale disposizione rischi di determinare gravissimi effetti sul sistema occupazionale ed economico, il cui indotto diretto e non garantisce importanti livelli occupazionali nel Paese; quali iniziative urgenti e necessarie si intenda infine intraprendere, al fine di garantire adeguati ristori per il settore, poiché la decisione adottata rischia evidentemente di incrementare i livelli di crisi e di disoccupazione nel Paese, causati non soltanto dall'emergenza epidemiologica in corso, ma anche e soprattutto da decisioni adottate in provvedimenti d'emergenza a giudizio degli interroganti insensate e penalizzanti, come quella riportata. Atto n. 3-02040 DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato sul sito internet "Ipsoa" (un servizio telematico d'informazione per i professionisti d'impresa), lo straordinario interesse dimostrato dai contribuenti e dalle imprese del comparto edile verso la misura del cosiddetto superbonus del 110 per cento prevista dall'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, cosiddetto decreto rilancio, rischia di rivelarsi un beneficio in termini economici ad esclusivo vantaggio di grandi gruppi multinazionali (bancari e assicurativi) operanti nel settore della consulenza, a discapito dei liberi professionisti (individuali e studi professionali medio e piccoli) a causa della molteplicità di adempimenti (36 documenti da presentare, per un solo errore, anche formale, si rischia di perdere l'intero beneficio) necessari, al fine di ottenere l'agevolazione fiscale prevista dalla normativa;