[pronunce]

In tal senso, il rimettente assume che la norma censurata attribuirebbe all'amministrazione un potere di supremazia, consistente nella facoltà di attribuire la clausola di «riservatezza» a documentazione diversa da quella sulla quale viene apposto il segreto di Stato, senza neppure consentire al giudice del rapporto controverso di valutare l'adeguatezza di tale decisione; di qui la violazione della regola della "parità delle armi", che costituisce emanazione del principio del contraddittorio. 3.3.- Ancora, la norma censurata violerebbe l'art. 24, secondo comma, Cost., determinando la «compressione del diritto di difesa dei ricorrenti [...] sia nella fase di impostazione della causa, non conoscendo [essi] in dettaglio se il quantum erogato dall'amministrazione sia, ed in quale misura, rispondente all'effettivo servizio prestato, sia nel corso del giudizio, atteso che della documentazione comprovante la fondatezza della domanda detti ricorrenti (o i loro difensori) possono solo prendere visione senza estrarre copia». 3.4.- Infine, ed in via consequenziale, sarebbe violato anche il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost., atteso che «al pensionato che ha prestato la propria attività lavorativa negli [OO.I.S.] non è consentita [...] la piena esplicazione del diritto costituzionale di difendere in giudizio i propri legittimi interessi, subendo con ciò una ingiustificata discriminazione rispetto a tutti gli altri pensionati pubblici». 4.- Quanto, poi, alla rilevanza delle questioni, il rimettente afferma che i giudizi promossi dai ricorrenti non possono essere definiti nel merito «se non previa risoluzione della prospettata questione di legittimità costituzionale». 5.- Alcuni dei ricorrenti nei giudizi principali sono intervenuti nei giudizi presso questa Corte con atto depositato in data 8 ottobre 2021, concludendo per l'accoglimento delle questioni sulla base degli stessi argomenti esposti nelle ordinanze di rimessione. Un secondo gruppo di ricorrenti, intervenuto nei giudizi con atto depositato il 12 ottobre 2021, ha invece svolto considerazioni più articolate. Detti ultimi intervenienti, in particolare, hanno sostenuto che la norma censurata sarebbe costituzionalmente illegittima nella parte in cui non consente ai difensori di estrarre copia della documentazione classificata che sia stata consegnata all'autorità giudiziaria; tale divieto, infatti, impedirebbe alle parti di conservare gli atti per le loro esigenze difensive - ad esempio in funzione dell'eventuale rilascio di un nuovo mandato, o dell'avvio di una diversa iniziativa in giudizio - e renderebbe impossibile un esame approfondito dei documenti nel corso dell'istruttoria. La norma, pertanto, sarebbe frutto di un inadeguato bilanciamento fra le esigenze difensive delle parti e la tutela della sicurezza dello Stato; essa andrebbe pertanto dichiarata costituzionalmente illegittima, se del caso con pronunzia additiva che consenta ai difensori delle parti private di estrarre copia del documento classificato adottando le opportune cautele. Tutti i ricorrenti intervenuti hanno ribadito le rispettive posizioni con il deposito di una memoria integrativa in prossimità dell'udienza. 6.- Con memorie depositate in data 12 ottobre 2021 è intervenuto nei giudizi, con atti di contenuto sostanzialmente identico, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. 6.1.- In via preliminare, l'interveniente ha eccepito l'inammissibilità delle questioni per difetto di rilevanza. Al riguardo, ha osservato anzitutto che la norma censurata consente al giudice di ordinare l'esibizione in giudizio dei documenti classificati e di acquisirli a fini probatori; le questioni di legittimità costituzionale, pertanto, sarebbero ininfluenti per la definizione del giudizio. In ogni caso, ha rilevato che la domanda formulata dai ricorrenti nei giudizi principali, volta al computo pensionistico dell'indennità «di funzione» e «operativa», poteva essere definita dal giudice a quo sulla base del quadro normativo di riferimento, con il quale il rimettente non si era confrontato, nonché delle rispettive allegazioni e dei documenti già prodotti. Secondo l'Avvocatura, inoltre, la Corte dei conti non aveva indicato le ragioni per le quali la norma censurata inciderebbe sulla conoscibilità dei documenti da parte del giudice, che resta pienamente abilitato ad acquisirli, nonché sul concreto esercizio del diritto di difesa, ben potendosi surrogare la facoltà di estrarre copia dell'atto con la possibilità, per la parte, di trascriverne il contenuto di suo interesse. 6.2.- Quanto al merito delle questioni, il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto che le stesse siano dichiarate non fondate, evidenziando che, rispetto alla disciplina generale delle prove documentali nel giudizio contabile, la norma censurata differisce soltanto nella parte in cui non consente all'interessato di estrarre copia dell'atto acquisito al fascicolo d'ufficio; e, richiamata la giurisprudenza di questa Corte, ha evidenziato che tale scelta consente un equo contemperamento fra le contrapposte esigenze, entrambe costituzionalmente rilevanti, di tutela della sicurezza della Repubblica e di assicurazione della difesa della parte privata nel giudizio.1.- Con quattro ordinanze di identico contenuto del 3 febbraio 2021, emesse in altrettanti giudizi, rispettivamente iscritte ai numeri 133, 134, 135 e 136 del registro ordinanze 2021, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 42, comma 8, della legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto), in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, 103, secondo comma, e 111 della Costituzione. 2.- La disposizione censurata stabilisce che «[q]ualora l'autorità giudiziaria ordini l'esibizione di documenti classificati per i quali non sia opposto il segreto di Stato, gli atti sono consegnati all'autorità giudiziaria richiedente, che ne cura la conservazione con modalità che ne tutelino la riservatezza, garantendo il diritto delle parti nel procedimento a prenderne visione senza estrarne copia». Di tale disposizione, nei giudizi principali, ha fatto applicazione la Presidenza del Consiglio dei ministri, resistendo al ricorso promosso da alcuni ex dipendenti del comparto degli Organismi di informazioni per la sicurezza (OO.I.S.) per l'accertamento del loro diritto al computo, nel rispettivo trattamento di quiescenza, delle indennità «di funzione» o «operativa» di cui all'art. 18 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 novembre 1980, n. 8, loro corrisposta nel corso del rapporto di impiego. Il giudice a quo, infatti, aveva ordinato all'amministrazione convenuta di produrre in giudizio tutta la documentazione contabile donde risultassero l'effettiva corresponsione di tali indennità e le relative trattenute a fini previdenziali, onde accertarne il complessivo ammontare.