[pronunce]

- Procedendo nell'esame delle censure di carattere più generale, mosse con i due atti introduttivi, conviene esaminare il primo motivo del ricorso avverso il decreto legislativo n. 443 del 1999. Con esso la ricorrente lamenta un uso scorretto della delega, di cui all'art. 10 della legge n. 59 del 1997, per la adozione di disposizioni correttive ed integrative dei decreti legislativi di conferimento di funzioni, adottati ai sensi dell'art. 1 della stessa legge; e impugna pertanto, sotto questo profilo, l'intero decreto n. 443. Secondo la ricorrente, la delega in questione potrebbe essere utilizzata solo per far fronte a esigenze e fatti sopravvenuti, e non per eludere il termine della delega principale, come invece si sarebbe fatto con il decreto impugnato. 5. - La questione è infondata. L'art. 10 della legge n. 59 del 1997, come varie altre leggi di delega, conferisce al Governo la possibilità di esercitare nuovamente la potestà delegata, entro un ulteriore termine decorrente dalla entrata in vigore dei decreti legislativi con i quali si è esercitata la delega "principale", ai fini di correggere - cioè di modificare in qualche sua parte - o di integrare la disciplina legislativa delegata, ma pur sempre nell'ambito dello stesso oggetto, nell'osservanza dei medesimi criteri e principi direttivi operanti per detta delega "principale", e con le stesse garanzie procedurali (pareri, intese). Siffatta procedura si presta ad essere utilizzata soprattutto in occasione di deleghe complesse, il cui esercizio può postulare un periodo di verifica, dopo la prima attuazione, e dunque la possibilità di apportare modifiche di dettaglio al corpo delle norme delegate, sulla base anche dell'esperienza o di rilievi ed esigenze avanzate dopo la loro emanazione, senza la necessità di far ricorso ad un nuovo procedimento legislativo parlamentare, quale si renderebbe necessario se la delega fosse ormai completamente esaurita e il relativo termine scaduto. Nulla induce a far ritenere che siffatta potestà delegata possa essere esercitata solo per "fatti sopravvenuti": ciò che conta, invece, è che si intervenga solo in funzione di correzione o integrazione delle norme delegate già emanate, e non già in funzione di un esercizio tardivo, per la prima volta, della delega "principale"; e che si rispettino pienamente i medesimi principi e criteri direttivi già imposti per l'esercizio della medesima delega "principale". Nel suo insieme, il decreto legislativo n. 443 del 1999 non si discosta da questi criteri di utilizzo della delega "correttiva". 6. - Con il secondo e con il terzo motivo del ricorso avverso il decreto legislativo n. 112, la regione censura le disposizioni che, a suo avviso, riserverebbero allo Stato compiti e funzioni che la legge di delega avrebbe invece imposto di conferire alle regioni. Il secondo motivo riguarda materie che la ricorrente asserisce di competenza propria delle regioni, ai sensi dell'art. 117 della Costituzione, e investe gli articoli 13 (artigianato), 44 (turismo e industria alberghiera), 54 (urbanistica e lavori pubblici di interesse regionale), 59 (edilizia residenziale pubblica), 69, comma 2 (protezione della natura e dell'ambiente), 115, 118, 119, 120, 121, comma 1, 124 (assistenza sanitaria e ospedaliera), 129 (servizi sociali, nelle parti concernenti i servizi sociali a favore della generalità dei soggetti), 142 (formazione professionale). Il terzo motivo a sua volta riguarda altre materie, ed investe gli articoli 18 e 29, comma 2 (industria ed energia, per le parti diverse da quelle contemplate dall'art. 1, comma 3, della legge di delega), 33 (miniere e risorse geotermiche), 65 (catasto, servizi geotopografici e conservazione dei registri immobiliari), 85 (gestione dei rifiuti), 93, 98 e 104 (rispettivamente in materia di opere pubbliche, viabilità e trasporti diversi da quelli di interesse regionale), 137 (istruzione scolastica, per la parte non contemplata dall'art. 1, comma 3, lettera q, della legge di delega). Secondo la ricorrente, il decreto legislativo avrebbe preteso di riservare allo Stato compiti ritenuti di "interesse nazionale", anche al di fuori delle materie escluse dal conferimento ai sensi dell'art. 1, comma 3, della legge di delega, e dei compiti esclusi ai sensi dell'art. 1, comma 4, della stessa legge. Le riserve in esame sarebbero estranee alle esclusioni previste dalla delega, e sarebbero in contrasto con i principi di completezza, di responsabilità e di unicità dell'amministrazione, e di omogeneità, sanciti dall'art. 4, comma 3, della legge n. 59 del 1997: onde esse violerebbero i criteri della delega. 7. - Le censure sono inammissibili. La ricorrente afferma genericamente che le disposizioni che riservano compiti e funzioni allo Stato avrebbero per presupposto una lettura erronea della delega, la quale non autorizzerebbe a trattenere in capo allo Stato compiti e funzioni in nome di un non specificato "interesse nazionale", ma solo le funzioni espressamente escluse ai sensi dei commi 3 e 4 dell'art. 1 della legge n. 59 del 1997. Tuttavia la censura non è poi articolata e motivata in relazione alle singole, numerose e disparate disposizioni che vengono impugnate, per argomentare che esse riserverebbero allo Stato compiti e funzioni le quali, secondo i criteri della delega, avrebbero invece dovuto, a giudizio della ricorrente, essere conferiti alle regioni e agli enti locali. In tal modo risulta impossibile valutare la fondatezza della censura in relazione alle singole funzioni riservate allo Stato, specie tenendo conto che molte delle disposizioni impugnate toccano indubbiamente anche materie ed aspetti astrattamente riconducibili proprio agli stessi criteri di esclusione che, come la stessa ricorrente ricorda, sono stati adottati dalla legge di delega: così, ad esempio, ai compiti di rilievo nazionale per la tutela dell'ambiente (art. 1, comma 4, lettera c), della legge n. 59 del 1997), per ciò che riguarda le censurate riserve di funzioni in materia di urbanistica e di protezione della natura e dell'ambiente o di gestione dei rifiuti (artt. 54, 69, comma 2, 85 del decreto); per la tutela della salute (art. 1, comma 4, lettera c), cit.), per quanto riguarda le riserve in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera (artt. 115, 118, 119, 120, 121, comma 1, 124 del decreto); in tema di energia (art. 1, comma 4, lettera c, cit.), per quanto riguarda le riserve di funzioni in materia di energia (artt. 29, comma 2, 33 del decreto); o ancora ai compiti relativi alle grandi reti infrastrutturali di interesse nazionale (art. 1, comma 4, lettera b, della legge n. 59 del 1997), per quanto riguarda le riserve in materia di opere pubbliche e viabilità (artt. 93, 98 del decreto).