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Parimenti, nel caso di retrocessione dell'azienda alla procedura, è previsto che i debiti sorti durante la vigenza dell'affitto o della cessione non siano opponibili alla procedura, sicché i creditori dell'affittuario o del cessionario potranno rivalersi esclusivamente su quest'ultimo; g) all'articolo 41, al fine di eliminare l'obbligo di nomina dell'attestatore, all'uopo prevedendone il ricorso soltanto su proposta l'amministratore giudiziario e previa autorizzazione del giudice delegato. Superando le criticità applicative dell'istituto dell'attestazione nelle imprese sequestrate, viene espressamente previsto che l'attestazione riguarda i dati aziendali riferibili alla gestione dell'amministratore giudiziario e che i costi del professionista incaricato di redigere la relazione sono posti in via principale a carico dell'azienda sequestrata e, in caso di incapienza, a carico dell'Erario ai sensi dell'articolo 42. Inoltre si intende chiarire il regime di ostensione (cosiddetta discovery ) degli atti di gestione, in particolare della relazione di cui all'articolo 41 del codice antimafia, per la quale alle parti è concessa la facoltà della visione e dell'estrazione di copia limitatamente alla parte riguardante la stima di valore del bene aziendale (in simmetria con quanto già previsto dal codice antimafia per la relazione di cui all'articolo 36). Poi, ove siano formulate contestazioni motivate sulla stima dei beni, è prevista l'applicazione di quanto stabilito dal comma 4 dell'articolo 36 del codice antimafia e si interviene per superare l'annosa questione, molto dibattuta in dottrina e giurisprudenza, relativa alla sorte della carica di legale rappresentante di un bene aziendale sequestrato, con particolare riferimento alle imprese individuali e alle società di persone. In particolare è previsto che qualora il sequestro abbia a oggetto imprese individuali o partecipazioni societarie che assicurino all'interno di società di persone o di capitali le maggioranze previste dall'articolo 2359 del codice civile, si applica la sospensione degli organi sociali con il contestuale mantenimento in capo all'amministratore sospeso della rappresentanza dell'impresa nel procedimento, nei confronti dei terzi e verso la pubblica amministrazione. Il tribunale, in ogni caso, anche su istanza dell'amministratore giudiziario, può impartire le direttive sull'eventuale revoca del legale rappresentante del bene aziendale, che può essere nominato, nelle forme previste dal codice civile, anche nella persona dell'amministratore giudiziario; qualora non sia prevista l'assunzione della qualità di amministratore della società, il tribunale determina le modalità di controllo e di esercizio dei poteri da parte dell'amministratore giudiziario. Con un'ulteriore modifica si intende trasporre nella norma la prassi giudiziaria in atto, finalizzata a consentire al giudice delegato, anche su istanza dell'amministratore giudiziario, nei casi del cosiddetto sequestro tombale di bene aziendale (impresa individuale ovvero quote e azienda di società di persone e di capitali), di disporre l'allontanamento del dipendente per motivi di ordine pubblico e la contestuale cessazione del rapporto di lavoro. Avverso il provvedimento di allontanamento e di cessazione del rapporto di lavoro l'interessato può proporre reclamo, nel termine perentorio di quindici giorni dalla data in cui ne ha avuto effettiva conoscenza, al tribunale che ha disposto il sequestro, il quale provvede, entro i dieci giorni successivi, ai sensi dell'articolo 127 del codice di procedura penale. Nel caso di conferma del provvedimento da parte del tribunale che ha disposto il sequestro, si applica il divieto di erogare gli strumenti di sostegno al reddito cui all'articolo 1, comma 5, del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 72, in materia di tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate; h) all'articolo 48, al fine di introdurre nel codice antimafia, per la destinazione dei beni confiscati in via definitiva, l'istituto del partenariato pubblico privato. Con l'espressione partenariato pubblico-privato si fa comunemente riferimento a forme di cooperazione tra poteri pubblici e soggetti privati, con lo scopo di finanziare, costruire e gestire infrastrutture o fornire servizi di interesse pubblico: la legge delega n. 11 del 2016, che detta i principi su cui è costruito il nuovo codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, sposando i principi forniti dalle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE, 2014/25/UE in materia di appalti pubblici, ha recepito detto innovativo istituto all'interno dell'articolo 180 del citato codice e lo ha definito nell'articolo 3, comma 1, lettera eee) , del medesimo codice, come il contratto « a titolo oneroso stipulato per iscritto con il quale una o più stazioni appaltanti conferiscono a uno o più operatori economici per un periodo determinato in funzione della durata dell'ammortamento dell'investimento o delle modalità di finanziamento fissate, un complesso di attività consistenti nella realizzazione, trasformazione, manutenzione e gestione operativa di un'opera in cambio della sua disponibilità, o del suo sfruttamento economico, o della fornitura di un servizio connesso all'utilizzo dell'opera stessa, con assunzione di rischio secondo modalità individuate nel contratto, da parte dell'operatore ». In altri termini, il bene sequestrato o confiscato potrebbe essere formalmente destinato a un ente pubblico (ad esempio ANBSC, Stato o enti territoriali) e valorizzato mediante il supporto imprenditoriale, che interverrebbe nel progetto gestendo il bene, mediante sfruttamento economico, per un periodo di tempo determinato. In questo modo il bene non verrebbe alienato, ma mantenuto al patrimonio dello Stato o dell'ente territoriale mediante la contestuale valorizzazione da parte dell'imprenditoria privata sana, che ne sfrutterebbe le potenzialità economiche per un determinato periodo di tempo stabilito nel contratto. Intervenendo infine sull'articolo 104- bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, si intende colmare una lacuna legislativa creatasi a seguito dell'approvazione del codice della crisi di impresa e dell'insolvenza, di cui al decreto legislativo n. 14 del 2019, giacché – in base alla normativa vigente – nei casi di sequestro penale non finalizzato alla confisca ex articolo 240- bis codice penale trova applicazione soltanto una parte delle norme del codice antimafia (in particolare le disposizioni comprese tra l'articolo 35 e l'articolo 51- bis ) e la disciplina in materia di tutela dei terzi di cui al titolo IV del libro I del codice antimafia, mentre erroneamente non viene prevista l'applicazione della disciplina in materia di competenza dell'ANBSC (che dal secondo grado di giudizio subentra nella gestione e dopo la confisca definitiva provvede alla destinazione dei beni definitivamente confiscati).