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Infatti, anche loro hanno inviato numerose note per rappresentare la grave situazione. La prima lettera è stata inviata nel 19 ottobre 2018, e le altre a seguire: 15 gennaio 2019, 18 gennaio, 24 gennaio, 4 febbraio e 14 febbraio. Credo che non debba aggiungere altro, perché quello che ho detto già parla molto chiaro con riferimento all'attività di questo Ministro a fronte di difficoltà immense. Sono una rappresentante del popolo e i sindacati rappresentano il popolo. Evidentemente questo Governo non ama interagire con il popolo: è quanto devo rilevare. Apprendo anche che il Ministro si sta recando nelle varie strutture di pronto soccorso; la invito quindi formalmente a venire nell'altra Campania, perché Benevento appartiene all'altra Campania (è una città molto accogliente), per poter constatare di persona qual è la situazione. La situazione è gravissima e non arrivano le risposte. A questo punto, non possiamo far altro che insorgere. Lo faccio nei modi che la democrazia mi consente e lo farò evidentemente tutte le volte che ci sarà una seduta d'Aula, se il Ministro non interverrà per prendere dei provvedimenti. Non sto facendo altro che invitarla a prendere visione di una situazione che è molto grave. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La Presidenza si farò carico di inoltrare le sue richieste, senatrice Lonardo. LUCIDI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, ho l'onore di intervenire oggi anche in qualità di neo presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Azerbaijan, per ricordare a quest'Assemblea e al Paese una delle tragedie della storia contemporanea, poco o quasi per nulla conosciuta. Proprio in questi giorni (era il 26 febbraio) ricorre il ventisettesimo anniversario della strage di Khojaly, dove vennero uccisi moltissimi civili di etnia azera durante la guerra del Nagorno Karabakh. Secondo le diverse stime, a morire durante l'attacco dell'esercito dell'Armenia al villaggio di Khojaly furono 613 civili, mentre molti altri vennero fatti prigionieri. Human Rights Watch ha descritto il massacro di Khojaly come «il più grande e orribile massacro del conflitto» del Nagorno Karabakh, tra Armenia e Azerbaijan. Da oltre vent'anni, con l'occupazione militare da parte dell'Armenia dell'area del Nagorno Karabakh, regione dell'Azerbaijan, e delle sette regioni azere circostanti, l'Armenia ha invaso circa il 20 per cento del territorio dell'Azerbaijan. Quando si parla del conflitto tra Armenia e Azerbaijan è importante ricordare che ci sono quattro risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (nn. 822, 853, 874 e 884 del 1993), che chiedono il ritiro delle forze armate dell'Armenia dai territori occupati dell'Azerbaijan. Tali risoluzioni non hanno avuto seguito. Va anche ricordata la risoluzione del Parlamento europeo del 23 ottobre 2013, nella quale si sostiene con forza la risoluzione del conflitto tra Armenia e Azerbaijan attraverso l'applicazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Mi preme ricordare che il contesto è quello della dissoluzione dell'Unione Sovietica e dell'emergere delle molteplici etnie che componevano l'unione e che, all'indomani del crollo del blocco sovietico, si ritrovarono in guerra tra loro. Abbiamo visto purtroppo già nei Balcani quanto le guerre scatenate dai moti indipendentisti delle ex Repubbliche sovietiche crearono dei veri e propri genocidi, che, forse più che in altri contesti, colpirono la popolazione, con l'intento di annientare un'etnia rispetto a un'altra. La guerra del Nagorno Karabakh è in generale poco conosciuta, ma dura tutt'oggi. Durante la scorsa legislatura abbiamo avuto modo di manifestare la nostra preoccupazione per il riemergere del conflitto; infatti, tra il 2 e il 5 aprile 2016, armeni e azeri si sono scontrati ai confini tra le due regioni, con quasi 180 morti tra i militari degli schieramenti in campo. Per questo auspico e auspichiamo una nuova fase di iniziative volte a promuovere il dialogo tra gli attori in campo, tale da risolvere definitivamente un conflitto che si trascina ormai da troppo tempo e che, va detto, influenza pesantemente le società dei Paesi coinvolti, con un continuo stato di guerra latente, di cui, come è evidente, a soffrire sono i cittadini, le regole democratiche e la normale vita del Paese. Per questo, signor Presidente, mi auguro - e lo stimolerò in tal senso - che il nostro Governo del cambiamento voglia prendere l'iniziativa per promuovere il dialogo e arrivare presto a una pace compiuta, in conformità con le risoluzioni dell'ONU, dando finalmente tranquillità a quella martoriata regione e assicurando giustizia alle vittime di guerra, in modo da superare finalmente i postumi della guerra fredda. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti dell'Istituto alberghiero «Domenico Rea» di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MODENA (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, ho chiesto la parola perché volevo portare all'attenzione dell'Aula, visto che si parla molto di indigenza, di povertà e di tutti gli argomenti che attengono agli effetti della crisi che dura da dieci anni nel nostro Paese, alcuni rimedi che esistono, ma che probabilmente hanno avuto una scarsa attenzione da parte del Parlamento per la contingenza temporale. Mi spiego. Oggi, quando parliamo del debito delle famiglie o del debito caricato sulle persone, siamo di fronte a numeri abbastanza importanti. Le ultime rilevazioni danno una media di circa 20.000 euro a testa; non mi riferisco al debito pubblico, ma ai debiti dovuti a mutui o a finanziamenti che le famiglie non riescono a pagare e, in generale, al fatto che le famiglie si trovano in difficoltà perché segnalate dalla CRIF eccetera. Ci troviamo di fronte a persone che pagano con estremo ritardo le rate di questi mutui, con il coinvolgimento di giovani, visto che le fasce di età vanno dai quarantaquattro ai cinquantaquattro anni. C'è peraltro ancora più confusione perché il fatto che in quest'ultima fase i crediti siano stati anche ceduti dalle banche ha determinato che, anche volendo, le famiglie o i singoli, che vogliono provare a capire come fare con la casa mandata all'asta, non hanno più un interlocutore. Questo argomento riguarda il modo in cui nella fase che stiamo attraversando, dove usciamo ed entriamo da una porta girevole in una crisi che ha tanti volti e tante facce, dobbiamo guardare alle macerie che ci siamo lasciati alle spalle in questi dieci anni e a quelle che verranno. Un punto di passaggio fondamentale è la questione relativa al fatto che una persona deve trovare una strada certa dal punto di vista normativo per fare quello che nel caso di fallimento si chiama esdebitazione, pagando cioè quanto può e chiudendo con i debiti.