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Ricordo inoltre l'annullamento transitorio degli oneri di sistema, il potenziamento del bonus sociale, la riduzione dell'IVA sul gas e l'introduzione di contributi straordinari sotto forma di credito d'imposta: sono le cose che avete visto nelle recenti misure. Cito ancora l'introduzione di interventi a favore del settore dell'autotrasporto, il sostegno alle esigenze di liquidità delle imprese e gli interventi sull'elettricità prodotta da impianti rinnovabili (che godevano di incentivo fisso pre-2010). È chiaro che, come vi dicevo poc'anzi, abbiamo avviato una fittissima discussione a livello europeo con la Commissione, proprio in vista del piano RePower EU. Tenete conto che la direttiva prevede misure per mitigare l'impatto sui prezzi residenziali e per piccole imprese, soprattutto a livello di retail ; regole per aiuti di Stato che consentano di far fronte agli elevati costi energetici per le imprese; misure per la tassazione di extraprofitti per finanziare le misure di supporto. Questo lo prevede il piano RePower EU, quindi tutto quello che stiamo facendo adesso lo stiamo facendo con un occhio a RePower EU, che probabilmente uscirà entro fine mese o nelle prossime settimane, pronti eventualmente a fare anche adeguamenti, se fosse necessario. In questo contesto, vorrei però condividere con voi un punto importante. Abbiamo proposto delle misure strutturali molto importanti all'Europa; le abbiamo presentate al Gabinetto del presidente von der Leyen e sono in questo momento in discussione. La prima misura proposta, che è molto impattante, è un price cap , ossia un prezzo massimo temporaneo a livello europeo sulle transazioni di gas naturale all'ingrosso. Siccome da più parti mi chiedono i nomi, questa sarebbe una contromisura per l'impossibilità di controllare le quotazioni del gas fatte dal TTF e da altre borse. Il price cap , oltre a portare beneficio diretto ai consumatori di gas (perché si dice che l'Europa intera si dovrebbe presentare al mondo con un price cap ), porterebbe anche notevoli benefici ai prezzi del mercato elettrico per quanto vi ho detto prima, perché essi dipendono dal prezzo del gas. C'erano e ci sono tuttora delle obiezioni da parte ovviamente di chi ospita questi mercati, ma anche di alcuni altri Paesi che dicono: se facciamo un prezzo fisso, poi gli esportatori (ossia coloro che vendono il gas) possono dire che il prezzo è basso e non vendiamo il gas. Occorre però fare attenzione: l'Europa compra i tre quarti del gas mondiale in tubazione. C'è quindi un rapporto di domanda e offerta: se l'Europa dovesse dire che non vuole pagare più di tanto, gli esportatori non avrebbero tanti altri mercati grandi come l'Europa dove immettere del gas in tubazione. Qui, purtroppo, l'infrastruttura fisica conta. Noi abbiamo tanti gasdotti e, in un certo qual modo, questa infrastruttura ci lega agli esportatori. Non si può dire facilmente: a te non lo vendo e lo do a un altro, perché se l'altro non ha il gasdotto va trasformato in gas naturale liquido e il mercato è diverso. Ciò avverrà, ma non in un anno. Inoltre, è vero che ci sono dei grandi Paesi rapidi nel realizzare le infrastrutture - mi riferisco in particolare alla Cina - e che la Russia potrebbe quindi vendere gran parte del suo gas alla Cina. Tuttavia, al momento c'è un gasdotto. Per venderne una quantità notevole come quella a cui stiamo pensando, bisognerebbe fare delle infrastrutture e occorre del tempo. In questo tempo noi ci attrezziamo con il nostro energy mix e con tutte le misure necessarie, per esempio le rinnovabili, il risparmio e i futuri energy mix , e avremo tempo di diventare più autonomi. La seconda misura che abbiamo proposto è il disaccoppiamento dei prezzi di vendita dell'energia prodotta dalle tecnologie rinnovabili rispetto alla produzione termoelettrica. Su questa cosa sono stato molto insistente; è veramente un problema di market design . Se produco dell'energia rinnovabile che, oltre ad avere tutti i benefici che conosciamo - e lasciamo perdere - in questo momento è più economica, perché devo pagarla adeguandomi al prezzo dell'energia termoelettrica prodotta con il gas? Questa misura è stata proposta tanti anni fa quando aveva senso perché la rinnovabile costava molto e il gas era molto economico e quindi serviva, grazie agli utili dello Stato, a incentivare l'uso della rinnovabile. Adesso, per una serie di motivi che abbiamo discusso anche con qualche perplessità, il gas costa troppo ed è doppiamente sbagliato agganciare le rinnovabili a quel valore di mercato. Quindi: price cap sul gas uguale per tutta l'Europa (sarebbe una grande notizia) e sganciamento del prezzo dell'elettricità dal prezzo del gas. Sembrano due cose ragionevoli, che ovviamente vanno a incidere enormemente su delle regole di mercato molto consolidate e complesse da cambiare. Concludo con l'andamento dei prezzi del carburante per autotrazione, che è l'ultimo nella catena: gas ed elettricità, parliamo di benzina e diesel. Per quanto riguarda il costo dei carburanti da trazione, dall'inizio dell'anno c'è stato un aumento dei costi del Brent che ha toccato punte di 130 dollari al barile, partendo da 78. Il valore del barile si attesta in questi giorni intorno a 100 dollari. Da questo conseguono in parte gli aumenti dei costi del carburante, che hanno suscitato anche apprensione da parte di numerose categorie produttive. Non dimenticate però quello che dicevamo prima: è proprio il costo dello stesso gas, della stessa energia, che serve nelle raffinerie a trasformare ad impattare sul costo finale. In più gli operatori mi hanno parlato di una diminuzione della disponibilità del diesel, a causa dei problemi con la Russia, di circa l'8 per cento (su questa cosa vado a memoria). Quindi, c'è un'oggettiva diminuzione della disponibilità di diesel. Sulla benzina il problema è meno rilevante dal punto di vista delle quantità. C'è un problema di mercato perché il costo del barile è aumentato e di costi della produzione di questi carburanti finiti che mettiamo nel serbatoio, che si lega a quanto vi ho detto in precedenza. Per mitigare l'incremento del Brent Stati Uniti e Unione europea hanno operato una oil release . Abbiamo aderito a questa proposta contribuendo con 2 milioni di barili nel periodo marzo-settembre, con l'obiettivo di ridurre il picco dei prezzi. Devo anche dire che si tratta di quantità molto piccole; se andiamo a vedere nel complesso, sono state immesse delle piccole quantità. Comunque, so che gli Stati Uniti stanno spingendo per aumentare le quantità da immettere sul mercato. Al fine di contenere l'impatto sui consumatori finali, stiamo valutando l'ipotesi di praticare sui carburanti un'accisa mobile. Poiché c'è stato un maggior gettito IVA, dovuto al fatto che la base è aumentata, tale maggior gettito potrebbe essere utilizzato per ridurre l'accisa corrispondentemente e avere una diminuzione di prezzo alla pompa. Sappiamo benissimo che operare sui carburanti da trazione è molto complesso. In questi giorni avete visto che siamo intorno a 2,30 euro al litro, mentre a dicembre del 2021 eravamo intorno a 1,70 euro;