[resaula]

le Regioni che hanno normato la materia hanno escluso tipi d'impianti in tali zone come atto pregiudiziale e la stessa Giunta regionale della Campania, con delibera n. 5447 del 7 novembre 2002, ha classificato il Comune di Sassinoro come area di prima categoria; in un corridoio ecologico, il sito di importanza comunitaria (Sic) dista dal fiume Tammaro meno di 300 metri, su di una rete di acque (sotto il capannone si contano sei scoli di acqua), sulla cui direttrice ci sono aziende di acquacoltura con certificazione europea e a vocazione alimentare che con ogni probabilità saranno costrette a chiudere; alcuni studi di settore commissionati da comitati civici del territorio del Sannio hanno dato per quasi certo l'inquinamento di quelle acque dovuto ad una permeabilità del cemento del pavimento dell'azienda, attraverso microfessurazioni fisiologiche; il capannone è posto su di promontorio che diventa un acceleratore di acque, facendole arrivare immediatamente all'interno dell'invaso di Morcone-Campolattaro, che dista solo poche centinaia di metri; queste acque diventeranno potabili e sono già stati stanziati dalla Regione Campania 250 milioni di euro per portare l'acqua nelle case dei beneventani; a pochi metri è presente un geosito, che potrebbe essere d'importanza nazionale, emerso da una perizia idrogeologica; l'impianto si trova con molta probabilità sopra la "via Francigena", percorso di pellegrinaggio religioso al vaglio di studi e di un progetto europeo e che la stessa Regione ha riconosciuto con delibera n. 886 del 29 dicembre 2015; il capannone è posto a 60 metri da abitazioni (secondo le linee guida della stessa Regione Campania non deve essere inferiore ai 200 metri), a 700 metri in linea d'aria da asili (ci sono sentenze di Tar in materia, in cui si segnalano distanze minime a un chilometro), e a 2 chilometri in linea d'aria dal confine con il Molise; nel progetto presentato dalla ditta appaltatrice New Vision Srl si commenta l'impatto odorigeno con annessa rosa dei venti superiore a 4 chilometri, impatto di cui non si è tenuto conto, trascurando la valutazione d'impatto ambientale (VIA) e non convocando la Regione confinante, il Molise, per un'attenta disamina che avrebbe di sicuro comportato il diniego dell'autorizzazione; l'area sorge nel parco nazionale del Matese e, come recitano i vincoli escludenti, questi insediamenti non possono sorgere in parchi e riserve naturali; nonostante tutte queste motivazioni, il progetto è stato dichiarato non assoggettabile alla VIA alla VI (valutazione d'incidenza) e alla VAS (valutazione ambientale strategica); questo progetto è stato autorizzato utilizzando l'AUA (autorizzazione unica ambientale) appartenente ad altro progetto, situazione al momento al vaglio della Procura della Repubblica; al momento è in atto un ricorso al Tribunale amministrativo regionale da parte del Comune di Morcone, ( adiuvandum : portatori d'interesse, ditte dell'area, Comunità montana) con sentenza prevista l'8 gennaio 2019; nell'impianto dove saranno convogliate 22.000 tonnellate di rifiuti organici, saranno processati anche fanghi industriali e ceneri ed il materiale prodotto probabilmente non sarà compost di qualità atto all'agricoltura biologica; secondo il decreto dirigenziale citato, il materiale prodotto potrà essere utilizzato in agricoltura, con il rischio concreto di inquinare permanentemente le falde acquifere; il Matese è il serbatoio di acqua potabile più grande del Centro-Sud, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda disporre gli opportuni accertamenti in ordine a quanto esposto, verificando le circostanze che hanno condotto al mancato assoggettamento del progetto alla valutazione d'impatto ambientale, alla valutazione d'incidenza ed alla valutazione ambientale strategica e l'opportunità di provvedere alle stesse. Atto n. 4-00866 LEONE MONTEVECCHI FENU CRUCIOLI ABATE AGOSTINELLI CAMPAGNA GAUDIANO DRAGO DI PIAZZA D'ANGELO RICCARDI TRENTACOSTE BOTTO CROATTI L'ABBATE ACCOTO Marco PELLEGRINI MARINELLO MAUTONE CORBETTA RICCIARDI ORTOLANI DE LUCIA CORRADO RUSSO GRANATO PRESUTTO LANZI LANNUTTI CATALFO FLORIDIA Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: l'art. 9 della Costituzione della Repubblica italiana sancisce che "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", delineando i parametri della "Costituzione culturale", la quale si fonda su due principi fondamentali: la promozione e lo sviluppo della cultura e della ricerca, che impegnano lo Stato italiano a preservare, valorizzare ed incentivare il progresso culturale, scientifico e tecnico della nazione; la tutela del paesaggio e dei beni culturali ed ambientali; la tutela del paesaggio consiste nella regolazione cosciente degli interventi e nella scelta tra i diversi interessi e tra le diverse possibilità d'uso e di destinazione del nostro patrimonio culturale; la Repubblica si impegna a preservare l'integrità fisica dei beni culturali e la loro valorizzazione intesa come massima fruibilità per il singolo e per le formazioni sociali; la tutela dell'ambiente rientra nella competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell'art. 117 della Costituzione, comma secondo, lettera s) , mentre la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali è di competenza concorrente tra Stato e Regioni così come statuito al successivo comma terzo; preso atto che: con la sentenza della Corte costituzionale n. 172 del 2018 è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 48 della legge regionale siciliana n. 16 del 2017, evidenziando il suo contrasto con le norme di grande riforma economico-sociale contenute negli artt. 143 e 146 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio), per eccesso di competenze rispetto a quelle attribuite alla Regione Siciliana dall'art. 14, lettera n) , dello statuto, in materia di tutela del paesaggio, evidenziando ancora una volta come la stessa Regione sia incline alla violazione delle ripartizioni delle competenze tra Stato e Regioni espressamente sancite all'art. 117 della Costituzione; la Sicilia, pur essendo detentrice di un patrimonio di alto valore storico e culturale, è costretta a subire ingenti danni erariali, oltre ad assistere inerte all'emigrazione dei suoi giovani ed alla crisi economica che da anni la tiene in ostaggio; considerato che: lo stato di abbandono dei parchi archeologici in Sicilia, ed in particolare lo stato di degrado del parco archeologico di monte Jato (Palermo), ridotto ad appendice del museo "Salinas" di Palermo, può essere considerato come l'emblema della mala gestio che negli anni i vari governi regionali che si sono succeduti hanno attuato a dispetto dei più elementari principi di tutela culturale ed ambientale garantiti dalla nostra Costituzione;