[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 74, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Brescia, nel procedimento penale a carico di A. L. e altri, con ordinanza del 6 novembre 2023, iscritta al n. 1 del registro ordinanze 2024 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 4, prima serie speciale, dell'anno 2024, la cui trattazione è stata fissata per l'adunanza in camera di consiglio del 7 maggio 2024. Visto l'atto d'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 maggio 2024 il Giudice relatore Franco Modugno; deliberato nella camera di consiglio del 9 maggio 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 6 novembre 2023, iscritta al n. 1 del registro ordinanze 2024, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Brescia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), nella parte in cui, al comma 1, punisce chi promuove, costituisce, dirige, organizza o finanzia una associazione finalizzata a commettere più delitti tra quelli previsti dal precedente art. 73 con la reclusione non inferiore agli anni venti, anziché con la reclusione non inferiore agli anni sette; nonché nella parte in cui, al comma 2, punisce chi partecipa all'associazione con la reclusione non inferiore agli anni dieci, anziché con la reclusione non inferiore agli anni cinque. 1.1.- Il giudice a quo riferisce che, con decreto di giudizio immediato emesso dal GIP del Tribunale di Brescia, A. L., J. L., E. L. e E. M. erano stati tratti a giudizio, fra l'altro, per aver preso parte ad una associazione finalizzata a commettere una serie indeterminata di delitti connessi al traffico di stupefacenti (in particolare, cocaina). Ai fratelli A. L. e J. L. e a E. L. era contestata la partecipazione cosiddetta apicale o qualificata (art. 74, comma 1, t.u. stupefacenti), per aver svolto, con le modalità indicate nei capi di imputazione, i primi due, il ruolo di capo, promotore e organizzatore, e il terzo il ruolo di organizzatore. A E. M. era invece contestata la partecipazione cosiddetta semplice (art. 74, comma 2, t.u. stupefacenti), per aver assolto al ruolo di custode della sostanza stupefacente, di «"vedetta" e consigliera» del marito J. L., nonché per avere svolto altre attività funzionali all'operatività dell'organizzazione criminosa. Per tali fatti - oltre che per numerosi episodi di detenzione illecita e spaccio di stupefacenti e di intestazione fittizia di beni - lo stesso GIP aveva applicato ai quattro la misura della custodia cautelare in carcere, riconoscendo il requisito della gravità indiziaria in ordine al reato loro rispettivamente ascritto: misura confermata dal Tribunale del riesame - adito dai difensori di tre degli imputati - il quale aveva condiviso la qualificazione dell'associazione operata dal giudice della cautela, incasellandola nel paradigma di cui ai commi 1 e 2 dell'art. 74, anziché in quello di cui al successivo comma 6. Notificato il decreto, i difensori avevano chiesto, in forza di procura speciale, che nei confronti dei loro assistiti si procedesse nelle forme del giudizio abbreviato. 1.2.- Emergerebbe da ciò - secondo il rimettente - la rilevanza delle questioni, posto che, qualora l'ipotesi accusatoria venisse confermata sulla base delle contestazioni cristallizzate nei capi di imputazione, gli imputati si troverebbero esposti, secondo il loro ruolo, all'applicazione delle pene minime previste dalle norme censurate. Su tali minimi edittali dovrebbero innestarsi i successivi calcoli, e in particolare quello relativo all'eventuale continuazione, essendo la fattispecie associativa il reato in astratto più grave tra quelli contestati agli imputati. 1.3.- Quanto, poi, alla non manifesta infondatezza delle questioni, il giudice a quo rileva che l'art. 74 t.u. stupefacenti punisce con la reclusione non inferiore a venti anni chi promuove, costituisce, dirige, organizza o finanzia una associazione che abbia quale scopo la commissione di una pluralità di reati previsti dal precedente art. 73 (comma 1), mentre la pena della reclusione non inferiore a dieci anni è riservata a coloro che facciano parte del sodalizio, senza rivestire uno dei ruoli dianzi indicati (comma 2). Sono poi previste due circostanze aggravanti ad effetto comune, qualora la compagine sia formata da almeno dieci persone o se tra i sodali vi siano persone dedite all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope (comma 3), o quando le sostanze oggetto dei traffici del sodalizio siano adulterate o commiste ad altre in modo che ne risulti accentuata la potenzialità lesiva (comma 5, in riferimento all'art. 80, comma 1, lettera e), e una aggravante ad effetto speciale, applicabile allorché l'associazione sia armata (comma 4). Tali scelte sanzionatorie, particolarmente severe, sono state compensate con la previsione di una particolare figura associativa, disciplinata dal comma 6 dello stesso art. 74, il quale prevede che «[s]e l'associazione è costituita per commettere i fatti descritti dal comma 5 dell'articolo 73, si applicano il primo e il secondo comma dell'articolo 416 del codice penale». Come precisato dalle sezioni unite penali della Corte di cassazione, tale disposizione delinea una fattispecie autonoma di reato, e non una mera ipotesi attenuata del delitto di cui ai precedenti commi 1 e 2: ciò, alla luce del chiaro dettato normativo, indicativo della volontà del legislatore di riservare all'ipotesi criminosa in questione un regime diverso, in ragione del minore allarme sociale generato dai fatti e della minore pericolosità sociale degli autori (è citata Corte di cassazione, sezioni unite penali, sentenza 23 giugno-22 settembre 2011, n. 34475). La giurisprudenza è, altresì, univoca nel ritenere che la fattispecie associativa prevista dall'art. 74, comma 6, t.u. stupefacenti è configurabile a condizione che i sodali abbiano programmato esclusivamente la commissione di fatti di lieve entità e che, in concreto, l'attività associativa si sia manifestata con condotte rientranti tutte nella previsione dell'art. 73, comma 5.