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La banca, tuttavia, si terrà i 20 euro di tutti gli altri correntisti che non hanno protestato. Colleghi, ma quando la pubblica amministrazione manda in giro le cosiddette cartelle pazze, è la stessa cosa; o quando certe amministrazioni comunali fanno sistematicamente multe infondate, è la stessa cosa; quando si invia un prestampato sempre uguale a chi vuole far ricorso per una multa stradale, è la stessa cosa. Anzi, la pubblica amministrazione, purtroppo, adotta tale pratica più di altri. Il fatto che ci si possa proteggere rispetto al piccolo commerciale e produttore, ma non alla pubblica amministrazione, che è molto, ma molto più potente di tutti i produttori e i commercianti d'Italia, rappresenta un grave vulnus di questo provvedimento, che andrebbe colmato. Sono stati presentati emendamenti, che spero siano accolti, anche se temo di no, perché c'è stata - come sempre - una blindatura da parte della maggioranza, che non accetta suggerimenti. Pare sia accaduto alla Camera, mentre qui non mi pare ci sia stato un pari atteggiamento (anzi, è stato impedito lo svolgimento di doverose audizioni). Noi intanto agiremo, come sempre, nell'interesse degli italiani, che siano consumatori, produttori o commercianti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti del dipartimento di scienze politiche e giuridiche dell'Università degli studi di Messina, presenti in tribuna. (Applausi). Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. Doc 844 Doc 583 PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, care colleghe e cari colleghi, parlare di una normativa sulla class action e del suo spostamento dal codice di consumo all'ordinamento codicistico più in generale rappresenta sicuramente un momento importante per il diritto del nostro Paese. Resta tuttavia aperto un punto, che hanno già ben sottolineato i colleghi che mi hanno preceduto, che non può non sollevare un legislatore attento e corretto (perché questo noi siamo o almeno dovremmo sforzarci di essere in questo momento). Mi riferisco al corretto equilibrio tra diritti e doveri e alla corretta considerazione, al suo interno, dei diritti di tutti gli attori che vengono coinvolti da un provvedimento giuridico (i consumatori, così come gli imprenditori). Equilibrio che mi pare - ma non è un'impressione solo mia, lo ribadisco, perché l'ho appena sentita ripetere in quest'Aula - in questo caso si sia in parte perduto. Chi paga, ad esempio, il danno d'immagine dell'impresa? Tuttavia, i cittadini chiedono al legislatore leggi giuste e come tali esse non possono essere sbilanciate in un senso o nell'altro, perché noi visualizziamo bene la raffigurazione della giustizia che in una mano ha la spada per punire e nell'altra ha però una bilancia che deve essere sempre in perfetto equilibrio. Come dicevo, i cittadini chiedono al legislatore leggi giuste e come tali esse non possono essere sbilanciate in un senso o nell'altro, perché anche chi fa impresa e produce, genera posti di lavoro ed è coraggioso ha diritto, per la sua parte, ad avere leggi che lo garantiscano e che non considerino l'imprenditore, a prescindere, qualcuno che delinque o è in malafede o necessariamente è in dolo e che quindi lo garantiscano e non che, secondo i sentimenti del momento, si propongano come strumenti vessatori o come una spada di Damocle fissata con un crine su chi fa impresa. Mi pare che in questo provvedimento il senso dell'equilibrio tra gli interessi, il senso del giusto rapporto tra le parti, quello che fa di una legge una legge giusta non ci sia. Mi pare che in questa proposta, se noi mettiamo doveri e diritti delle parti sulla bilancia della giustizia, essa penda pesantemente da un lato solo e questo fa di questa proposta una proposta che, partendo da un principio giustissimo, che noi condividiamo (noi siamo stati fra i primi in passato, dal 2005-2006 a invocarlo) si producano, per come è formulato, degli effetti ingiusti. Una legge simile non è una buona legge e non è il prodotto di un buon legislatore. È per questo che, pur condividendone l'elemento ispiratore e anzi essendo disponibili a ragionare all'interno di una proposta che tenga i piatti della bilancia della giustizia in equilibrio (ho detto che saremmo addirittura disponibili a ragionare di danno punitivo) non possiamo, di fronte a questo provvedimento, per come è stato formulato e per come ci viene chiesto di votarlo oggi, esprimere il nostro consenso. Certo, una bella class action di quelle che state introducendo con questo provvedimento i cittadini potrebbero provare a promuoverla, magari i cittadini per i quali non si troveranno i fondi per assumerli come navigator o i molti che sono in graduatoria nei bandi pubblici, oppure i cittadini residenti ad Amatrice o a L'Aquila che attendono gli interventi pubblici, o i cittadini che stanno subendo gli effetti economici dannosi del crollo del ponte Morandi, che tuttavia, invece, saranno felicissimi quando vedranno arrivare i componenti del Governo senza risorse ma su fiammanti auto blu a raccontare le solite storielle; oppure no, perché il Presidente del Consiglio, il premier Conte ha annunciato il decreto di taglio del bando delle auto blu. Sembra però l'ennesima iniziativa simil No TAV. In questo caso, faccio partire la parliamentary action , l'azione parlamentare, ovvero ci dicano i colleghi del MoVimento 5 Stelle quanto costerà in termini di penali una simile operazione, ovvero quanti soldi intendano i Cinque Stelle sprecare per coprire per l'ennesima volta con la demagogia che si sono fatti beccare con le dita nella marmellata. Almeno siano coerenti e coprano il danno rinunciando alle loro indennità fino a concorrenza dell'importo. Non sono loro i primi ad affermare che chi sbaglia debba pagare? Perché governare è responsabilità. Legiferare è responsabilità ma, soprattutto, governare è legiferare facendo leggi buone, leggi giuste, leggi eque, che non siano la traduzione in norme di proclami elettorali, buttate giù in fretta e furia senza considerare tutti gli effetti e i necessari equilibri. Quando una legge comincia a essere scritta male continuerà ad essere scritta male e diventerà una cattiva legge, come per un tema a scuola. Se la brutta copia non mi riesce, è meglio che io la butti nel cestino e ricominci dal foglio bianco. E questo è il caso anche del disegno di legge sulla class action che - mi scuso - fatico a chiamare azione di classe in questo senso, per come viene concepita qui, in quanto evoca più «Il Capitale» di Marx che una norma a tutela dei consumatori. Anche qui, anche nel definire un corpus normativo, si vede l'attenzione del legislatore. Perché non chiamarla azione risarcitoria collettiva o azione collettiva a tutela del consumatore o in altro modo? Non è certo questo il luogo per trovare un nome giusto, ma è sicuramente il luogo per fare qualche considerazione su una definizione che, inserita nel nostro codice, suona proprio male in un Paese che da millenni è la culla del diritto.