[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 165, 645 e 647 del codice di procedura civile e dell'art. 71 delle disposizioni di attuazione dello stesso codice, promossi con ordinanze del 28 dicembre 2005 dal Tribunale ordinario di Reggio Emilia nei procedimenti civili riuniti vertenti tra Beltrami Fausto ed altri e Fontanella Luigi e del 9 marzo 2006 dalla Corte di cassazione nel procedimento civile vertente tra la Lidl Italia s.r.l. e la Grotto s.r.l., iscritte ai nn. 96 e 156 del registro ordinanze 2006 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 15 e 22, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visti gli atti di costituzione di Beltrami Fausto ed altri, di Fontanella Luigi e della Lidl Italia s.r.l., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 25 settembre 2007 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; uditi gli avvocati Massimo Ferrari per Beltrami Fausto ed altri, Gian Andrea Chiavegatti e Angelo Anglani per la Lidl Italia s.r.l. e l'avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, nel corso di un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, il Tribunale ordinario di Reggio Emilia ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli articoli 165, 645 e 647 del codice di procedura civile, per violazione degli articoli 3, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione; che il giudice a quo ha premesso che Fausto, Ernesto e Raffaella Beltrami avevano proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dall'avvocato Luigi Fontanella, con atto notificato il 20 luglio 2005, invitandolo a comparire per l'udienza del 20 ottobre 2005 (assegnando un termine di comparizione di 35 giorni liberi, tenuto conto della sospensione feriale); che i predetti Beltrami si erano costituiti in giudizio, nella causa di opposizione, il 27 luglio 2005, depositando l'originale della citazione, il fascicolo di parte e la nota di iscrizione a ruolo; che, all'udienza del 22 dicembre 2005, l'opposto – preliminarmente – aveva chiesto l'immediata discussione della causa, ai sensi dell'articolo 281-sexies cod. proc. civ. , o, in subordine, la concessione della provvisoria esecuzione, sul presupposto del passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo per la tardiva costituzione degli opponenti effettuata oltre il termine di cinque giorni dalla notifica della citazione in opposizione; che, tutto ciò premesso, il Tribunale rimettente, sottolineata la rilevanza della questione sollevata ai fini della decisione sia sulla concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, sia nel merito, e tracciato l'excursus storico della comparizione a udienza fissa, non prevista nell'impianto originario del codice di procedura civile del 1942, ma introdotta con legge 14 luglio 1950 n. 581 (Ratifica del decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 483, contenente modificazioni e aggiunte al Codice di procedura civile), osserva che l'interpretazione costantemente data dalla giurisprudenza di legittimità al combinato disposto degli artt. 165, 645 e 647 cod. proc. civ. – secondo cui «nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la riduzione alla metà del termine di costituzione dell'opponente, ai sensi dell'art. 645, secondo comma, cod. proc. civ. , consegue automaticamente al fatto obiettivo della concessione all'opposto di un termine di comparizione inferiore a sessanta giorni, anche se determinata da errore» ed ancora «la tardiva costituzione dell'opponente determina l'improcedibilità dell'opposizione e legittima la dichiarazione di definitiva esecutività del decreto opposto, non potendo il giudizio di opposizione essere più proseguito» (Cass. 4 settembre 2004, n. 17915) –, nonostante sia stata dettata al fine di preservare i diritti difensivi dell'opposto, risulta eccessivamente e ingiustificatamente gravosa per l'opponente, che rimane obbligato alla costituzione entro cinque giorni dalla notificazione della citazione, a pena dell'improcedibilità stessa dell'opposizione, anche quando assegni al convenuto un termine a comparire superiore a quello minimo di legge, in quanto, in tale ipotesi, il convenuto opposto conserva pur sempre un ragionevole lasso di tempo per predisporre le sue difese; che, prosegue il rimettente, si fa gravare sull'opponente un onere processuale sproporzionato rispetto alle facoltà concesse all'opposto e alle esigenze di spedita definizione dell'intera lite o, quanto meno, della fase iniziale di essa; che l'onere processuale, posto a carico dell'opponente, di costituirsi entro cinque giorni dalla notifica della citazione (dies a quo decorrente, secondo le sentenze n. 154 del 2005 e n. 239 del 2000 della Corte costituzionale, dal giorno della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario) a pena di improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo, appare ridotto ad una mera formalità, priva di qualsiasi ragione processuale, non valendo né a coordinare il termine di costituzione dell'opponente con quello dell'opposto, né a dare al processo un impulso particolare, quanto meno nella sua fase iniziale (in considerazione del raddoppio del termine minimo di comparizione introdotto con la riforma processuale del 1990); che, conclusivamente, secondo il rimettente, il combinato disposto degli articoli 165, 645 e 647 cod. proc. civ. appare in contrasto agli articoli 3, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, in quanto fa gravare sull'opponente a decreto ingiuntivo l'obbligo di compiere un'attività processuale (costituzione): a) in un termine di cinque giorni, in sé eccessivamente breve (vulnus all'articolo 24); b) in un termine irragionevole, posto che, anche assolvendo tale obbligo, non ne consegue la celere definizione della controversia o, quanto meno, della fase iniziale della stessa, tenuto conto dei maggiori termini minimi di comparizione introdotti con la legge 26 novembre 1990, n. 353 (contrasto con gli articoli 3 e 24); c) in un termine irragionevole, dato che solo in caso di assegnazione del termine minimo a comparire sussiste la necessità di coordinare i tempi di costituzione dell'opponente e dell'opposto (violazione degli articoli 3 e 24); d) in un termine eccessivamente breve rispetto a quello di controparte, ponendo così irrazionalmente i soggetti del processo in una posizione di disuguaglianza processuale (contrasto con l'articolo 111, secondo comma, della Costituzione); che nel giudizio di legittimità costituzionale si sono costituiti i predetti Beltrami, che, nel sottolineare l'errore di calcolo del rimettente per avere essi lasciato all'opposto 46 giorni liberi per la comparizione, e non già 35, ne condividono l'assunto;