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i dati rilevati al 30 settembre evidenziano, a livello nazionale, un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, che sono passati da 551 a 581 (con un aumento del 5,4 per cento), sia di quelli occorsi in itinere , in aumento del 16,1 per cento (da 218 a 253); nei primi nove mesi di quest'anno si è registrato un incremento di 67 casi mortali (da 648 a 715) nella gestione industria e servizi e di cinque casi in agricoltura (da 100 a 105), a fronte di un decremento di sette casi nel conto Stato (da 21 a 14); l'aumento dei casi mortali è dovuto soprattutto all'elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto rispetto all'agosto 2017 (109 contro 65), alcuni dei quali causati da incidenti plurimi; nel solo mese di agosto, infatti, si è contato lo stesso numero di vittime (36) in incidenti plurimi dell'intero periodo gennaio-settembre 2017; tra gli eventi del 2018 con il bilancio più tragico si ricordano, in particolare, il crollo del "ponte Morandi" a Genova e gli incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in cui hanno perso la vita numerosi braccianti; allargando l'analisi dei dati ai primi nove mesi, nel 2018 tra gennaio e settembre si sono verificati in totale 18 incidenti plurimi che sono costati la vita a 66 lavoratori, rispetto ai 12 incidenti plurimi del 2017, che hanno causato 36 morti; l'analisi territoriale evidenzia un incremento di 40 casi mortali nel Nordovest (da 183 a 223), di 15 nel Nordest (da 196 a 211) e di 14 al Sud (da 165 a 179); modeste diminuzioni si riscontrano, invece, al Centro (da 158 a 156) e nelle isole (da 67 a 65); a livello regionale spiccano i 20 casi in più del Veneto (da 70 a 90) e i 19 in più della Lombardia (da 94 a 113). Cali significativi si registrano, invece, in Abruzzo (da 38 a 22) e nelle Marche (da 28 a 15); l'aumento rilevato nel confronto tra i primi nove mesi del 2017 e del 2018 è legato prevalentemente alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono stati 64 in più (da 696 a 760), mentre quella femminile ha registrato un decesso in più (da 73 a 74); l'incremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (da 649 a 698), sia quelle dei lavoratori extracomunitari (da 84 a 97) e comunitari (da 36 a 39), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e quali azioni urgenti intendano promuovere affinché il lavoro sicuro possa tornare ad essere un diritto, per evitare che vi siano ulteriori vittime sul luogo di lavoro. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00971 MARSILIO Al Ministro dell'interno Premesso che: il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (decreto legislativo n. 267 del 2000), all'articolo 43, dispone che i consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici del Comune, nonché dalle aziende ed enti dipendenti "tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del proprio mandato"; tale previsione normativa garantisce il "diritto di accesso" e il "diritto di informazione" dei consiglieri in ordine agli atti in possesso dell'amministrazione comunale, estendendo tali diritti a qualsiasi atto ritenuto utile per espletare il mandato ricevuto a tutto tondo e senza limitazione alcuna, financo quella legata all'eventuale natura riservata delle informazioni richieste, essendo il consigliere vincolato al segreto d'ufficio, come ricordato da pronuncia del Consiglio di Stato (sez. V., 4 magio 2004, n. 2716); la commissione per l'accesso ai documenti amministrativi, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri dalla legge n. 241 del 1990, ovvero l'organismo preposto alla vigilanza sull'attuazione del principio della piena conoscibilità e trasparenza dell'attività della pubblica amministrazione, con parere fornito il 9 aprile 2014 che riprende un pronunciamento del Consiglio di Stato (sentenza n. 846 del 2013), ha inoltre sottolineato come l'accesso agli atti da parte di un consigliere non possa essere soggetto ad alcun onere motivazionale, atteso che "diversamente opinando sarebbe introdotto una sorta di controllo dell'ente, attraverso i propri uffici, sull'esercizio del mandato del consigliere comunale"; sempre il Consiglio di Stato, nelle sentenza richiamata, dopo aver ribadito la mancanza di limitazioni alla richiesta di accesso agli atti dei consiglieri comunali, sottolinea come "dette conclusioni si appalesano stringenti ove ad azionare l'istituto siano consiglieri di minoranza, cui i principi fondanti delle democrazie e la legge attribuiscono compiti di controllo dell'operato della maggioranza e, quindi, dell'esecutivo, qui inteso nella sua più larga accezione di apparato politico ed apparato amministrativo"; inoltre, l'articolo 2, comma 9- bis , della legge n. 241 del 1990, così come modificato, dispone che l'organo di governo individui "nell'ambito delle figure apicali dell'amministrazione, il soggetto cui attribuire il potere sostitutivo in caso di inerzia", attribuendolo, in caso di mancata individuazione, a specifiche figure amministrative; non di meno, lo stesso articolo richiama la responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente o del funzionario inadempiente, nel caso di mancata o tardiva emanazione del provvedimento nei termini di legge; risulta all'interrogante che Andrea Marchiella, consigliere comunale di Latina, in data 2 agosto 2018 abbia fatto richiesta di accesso agli atti per ottenere la documentazione relativa alla gestione degli impianti sportivi e delle antenne telefoniche, esercitando in tal modo un suo diritto, come ricordato particolarmente tutelato in quanto consigliere di minoranza; successivamente, in data 19 ottobre 2018, non avendo vista soddisfatta la sua richiesta, lo stesso avrebbe provveduto ad inoltrare richiesta di attivazione dei poteri sostitutivi all'avvocato Iovinella, responsabile anticorruzione del Comune, chiedendo al contempo di sapere se i dirigenti interessati dalla richiesta l'avessero avvisata, a tutela dei suoi diritti e come financo previsto da delibera di Giunta municipale n. 326/2017; ad oggi, a quasi 4 mesi dalla richiesta di accesso agli atti, non è stato ancora consentito al consigliere di minoranza di vedere riconosciute le sue ragioni, in spregio di qualsiasi principio di legalità e con grave lesione dei propri diritti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi per verificare l'operato dell'amministrazione comunale di Latina in merito al caso descritto; quali iniziative, per quanto di sua competenza, intenda adottare per ristabilire il primato delle regole, il rispetto del diritto e la legalità nel Comune di Latina.