[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 34 del codice di procedura penale, promosso con ordinanza emessa il 31 ottobre 2001 dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Torre Annunziata nel procedimento penale a carico di F. R. e altro, iscritta al n. 54 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 7, 1ª serie speciale, dell'anno 2002. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 5 giugno 2002 il giudice relatore Gustavo Zagrebelsky.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Torre Annunziata ha sollevato, con ordinanza del 31 ottobre 2001, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 del codice di procedura penale, in riferimento all'art. 111, secondo comma, della Costituzione. Il giudice a quo riferisce di avere disposto il rinvio a giudizio di taluni imputati con un decreto che è stato annullato dal giudice del dibattimento, a norma dell'art. 429, comma 2, cod. proc. pen. , in relazione al comma 1, lettera c), dello stesso art. 429, per genericità della formulazione del capo di imputazione. A seguito dell'annullamento, il procedimento è ritornato allo stesso giudice, che si trova ora a dovere trattare nuovamente l'udienza preliminare nei confronti degli stessi imputati. Il rimettente rileva quindi di essersi già pronunciato, disponendo la prima citazione a giudizio, sia sulla esistenza di fonti di prova della responsabilità degli imputati, idonee a sorreggere l'accusa in giudizio, sia sulla mancanza dei presupposti per una pronuncia di non luogo a procedere (art. 425 cod. proc. pen.); reputa, pertanto, che la ripetizione della stessa udienza preliminare da parte del medesimo giudice-persona fisica a seguito di un annullamento del decreto che dispone il giudizio, per una causa di nullità "formale" - nella specie per la genericità del capo di imputazione - "concernente il diritto di difesa, non già per difetti relativi al decreto" medesimo, possa fare apparire il giudice non imparziale, appunto per la convinzione già manifestata in precedenza circa l'esistenza di elementi di responsabilità degli imputati e altresì che, dal punto di vista di questi ultimi, l'ulteriore udienza preliminare possa apparire "del tutto inutile", perché iterativa della precedente. Sotto questo profilo, la mancata previsione di una causa di incompatibilità alla funzione di trattazione dell'udienza preliminare in una ipotesi come quella anzidetta appare al rimettente in contrasto con il principio di imparzialità del giudice, posto dall'art. 111, secondo comma, della Costituzione (nonché, secondo un riferimento contenuto nella sola motivazione dell'ordinanza, tutelato dall'art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dall'art. 14, paragrafo 1, del Patto internazionale sui diritti civili e politici); da ciò la sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. , in relazione al parametro costituzionale anzidetto, "nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del giudice dell'udienza preliminare che abbia pronunciato il decreto che dispone il giudizio a celebrare l'udienza preliminare dello stesso procedimento a seguito di regressione in conseguenza della dichiarazione di nullità del decreto che dispone il giudizio ad opera del giudice del dibattimento", questione la cui rilevanza - conclude il rimettente - è di tutta evidenza, non esistendo, allo stato della legislazione, né un obbligo di astensione né una possibilità di ricusazione del giudice. 2. - Nel giudizio così promosso è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che, sul rilievo dell'analogia tra la questione sollevata e altra già rimessa all'esame della Corte (r.o. n. 345 del 2000), ha fatto rinvio per relationem allegandolo, all'atto di intervento depositato nel relativo giudizio: in detto atto, l'Avvocatura, alla stregua della consolidata giurisprudenza costituzionale circa la non configurabilità come "giudizio" - inteso quale pieno apprezzamento del merito dell'accusa - della funzione di trattazione dell'udienza preliminare, aveva concluso per una declaratoria di infondatezza della questione sollevata.1. - Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Torre Annunziata dubita della legittimità costituzionale dell'art. 34 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede, come caso di incompatibilità all'esercizio di funzioni giudiziarie, quello del magistrato che nell'udienza preliminare ha pronunciato il decreto che dispone il giudizio e che, a seguito di dichiarazione di nullità del decreto stesso a norma dell'art. 429, commi 2 e 1, lettera c), cod. proc. pen. , si trova nuovamente a celebrare nello stesso procedimento l'udienza preliminare, con poteri di cognizione e decisione identici a quelli già esercitati nella precedente circostanza. Ad avviso del giudice rimettente, in questo caso si determinerebbe una violazione del principio di imparzialità del giudice, di cui all'art. 111, secondo comma, della Costituzione (nonché agli artt. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e 14, paragrafo 1, del Patto internazionale sui diritti civili e politici, evocati nella motivazione dell'ordinanza), in quanto la mancata previsione dell'anzidetta causa di incompatibilità consente la seconda celebrazione dell'udienza preliminare da parte di un giudice che, avendo celebrato la prima ed essendo pervenuto alla decisione di disporre il giudizio, non può considerarsi imparziale. 2. - La questione non è fondata, alla stregua dell'interpretazione che segue. 2.1. - L'incompatibilità all'esercizio di funzioni giudicanti vale a proteggere l'imparzialità del giudice, impedendo che quest'ultimo possa pronunciarsi due volte sulla medesima res iudicanda. Dal primo giudizio, infatti, potrebbero derivare convinzioni precostituite sulla materia controversa, determinandosi così, propriamente, un "pregiudizio" contrastante con l'esigenza costituzionale che la funzione del giudicare sia svolta da un soggetto "terzo", non solo scevro da interessi propri che possano fare velo alla rigorosa applicazione del diritto, ma anche sgombro da convinzioni formatesi in occasione dell'esercizio di funzioni giudicanti in altre fasi del giudizio (sentenza n. 155 del 1996). L'udienza preliminare disciplinata dal titolo IX del libro V del codice di procedura penale, secondo la sua originaria configurazione, era caratterizzata principalmente dalla funzione di verifica della domanda di giudizio formulata dal pubblico ministero, relativamente all'inesistenza di alcuna delle ragioni del "non luogo a procedere" previste dall'art. 425 dello stesso codice.