[pronunce]

che, per il giudice a quo, il denunciato art. 1, comma 7, della citata legge della Regione Marche n. 35 del 2001, nello stabilire che l'addizionale regionale all'IRPEF è determinata «a decorrere dall'anno 2002» (e non «limitatamente all'anno 2002»), secondo aliquote fissate in deroga a quanto previsto dall'indicato art. 50, comma 3, del decreto legislativo n. 446 del 1997 (quale modificato dall'art. 3, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, recante «Disposizioni in materia di federalismo fiscale, a norma dell'art. 10 della legge 13 maggio 1999, n. 133»), avrebbe illegittimamente esteso agli anni 2003 e seguenti l'operatività di tale deroga, con ciò violando il citato art. 4, comma 3-bis, del decreto-legge n. 347 del 2001 e, conseguentemente, l'art. 119 Cost.; che in particolare, sempre ad avviso del giudice a quo, il sopravvenuto art. 3, comma 1, lettera a), della legge statale 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), non legittimerebbe le Regioni a mantenere per gli anni successivi al 2002 le suddette maggiorazioni dell'aliquota superiori all'1,4%, eccezionalmente consentite per il solo 2002; e ciò sia perché tale norma sopravvenuta – allo scopo di contenere i livelli tributari di derivazione locale e regionale fino al completamento dell'iter propedeutico alla definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale – si limiterebbe a disporre la temporanea sospensione degli aumenti dell'addizionale regionale all'IRPEF non confermativi delle aliquote in vigore nel 2002 e deliberati dopo il 29 settembre 2002, sia perché, nella specie, la medesima norma non sarebbe comunque applicabile, avendo la Regione Marche disposto in materia solo con la legge regionale n. 35 del 2001, senza aver assunto, perciò, alcuna determinazione in materia di addizionale regionale all'IRPEF nel corso del 2002; che il rimettente, infine, riconosciuta la regolare presentazione da parte dei contribuenti delle istanze di rimborso dell'imposta e la valida instaurazione dei giudizi a quibus, afferma la rilevanza delle sollevate questioni, ritenendo il giudizio di legittimità costituzionale pregiudiziale ai predetti giudizi principali; che la Regione Marche, con memorie depositate il 3 ottobre 2005, si è costituita in ciascuno dei giudizi di legittimità costituzionale, chiedendo dichiararsi la manifesta infondatezza di tutte le questioni; che, quanto alla prima questione, la Regione deduce che è del tutto inconferente il richiamo del giudice a quo all'art. 119, secondo comma, Cost., il quale riguarda i tributi propri delle Regioni e degli enti locali e non anche i tributi erariali, come l'addizionale regionale all'IRPEF; che comunque, secondo la medesima parte pubblica, la norma denunciata non sarebbe in contrasto neppure con i non evocati artt. 23, 53 e 3 Cost., perché: a) il limite del potere legislativo delle Regioni di incrementare l'aliquota dell'addizionale regionale all'IRPEF si desume dai commi 2 e 3 del citato art. 4 del decreto-legge n. 347 del 2001 e consiste nella copertura dei disavanzi di gestione relativi alla spesa sanitaria; b) anche ove si potesse ritenere che la suddetta addizionale rientri nella materia di legislazione concorrente di cui agli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, Cost., neppure in tal caso lo Stato, nel dettare i princípi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario (diretti ad assicurare la razionalità e la coerenza dei singoli istituti tributari e del sistema tributario nel suo complesso), potrebbe fissare la misura massima dei prelievi dei tributi propri delle Regioni, che la Costituzione riserva, invece, all'autonomia delle Regioni; c) la norma denunciata è diretta ad assicurare l'aderenza del prelievo alla capacità contributiva e, quindi, ad attuare l'eguaglianza sostanziale, posto che l'entità del gettito, destinato a coprire il disavanzo di gestione delle spese sanitarie, corrisponde alle diverse scelte delle Regioni in materia di finanza pubblica e, dunque, alla diversa situazione dei residenti nelle varie Regioni; che, quanto alla seconda questione, la Regione deduce che la denunciata progressività delle aliquote dell'addizionale regionale all'IRPEF non víola né l'indicata norma interposta né, conseguentemente, gli evocati parametri costituzionali, perché: a) il termine «aliquota», al singolare, utilizzato dal legislatore nell'art. 50 del d.lgs. n. 446 del 1997, non esclude la facoltà per le Regioni di fissare una pluralità di aliquote per l'addizionale regionale all'IRPEF; b) la progressività (od una maggiore progressività) di un tributo, valorizzando la differenza di capacità contributiva del soggetto passivo d'imposta, comporta soltanto un trattamento diseguale di situazioni diseguali, maggiormente aderente al dettato costituzionale (artt. 3 e 53 Cost.); c) nella specie, le aliquote della denunciata tabella A della legge regionale riproducono, nella sostanza, quelle dell'IRPEF (con l'accorpamento del 3° e del 4° scaglione) e riflettono pertanto, senza incrementarla, la progressività del tributo di base; d) l'eccepita differenza di prelievo tra contribuenti residenti in Regioni diverse non discende dalla legge regionale impugnata, ma dalla stessa legge statale che rimette alle Regioni la determinazione dell'aliquota, secondo la capacità contributiva dei contribuenti e, dunque, in attuazione del principio di uguaglianza; che, quanto alla terza questione (concernente solo i giudizi iscritti ai numeri 448 e 449 del registro ordinanze del 2005), la Regione deduce che la norma denunciata non sarebbe in contrasto con la normativa statale in materia e non avrebbe, perciò, violato l'evocato parametro costituzionale, perché: a) il legislatore statale, dopo aver conferito alle Regioni – con il citato art. 4, comma 3-bis, del decreto-legge n. 347 del 2001 – la facoltà di disporre con legge regionale, limitatamente al 2002, aumenti dell'addizionale regionale all'IRPEF superiori all'1,4%, allo scopo di consentire la copertura dell'eventuale disavanzo di gestione della spesa sanitaria, ha ritenuto, con l'art. 3, comma 1, lettera a), della legge n. 289 del 2002, di dover salvaguardare le misure di copertura del disavanzo già adottate dalle Regioni nel 2002 ed ha, perciò, autorizzato il mantenimento per gli anni successivi delle stesse aliquote relative all'addizionale regionale all'IRPEF fissate per l'anno 2002, anche se superiori all'1,4 %, escludendo, nel contempo, ulteriori aumenti di tale addizionale; b) tale ultima disposizione contiene, infatti, due distinte norme: