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al riguardo, gli effetti altamente negativi e penalizzanti, causati dalla diffusione del virus nella regione Piemonte, hanno interessato ogni comparto del settore economico, in particolare, il settore delle piccole e medie imprese, del comparto turistico, dei trasporti, del commercio, dell'agricoltura e dell'artigianato, con gravissime conseguenze, sulla domanda e sulla tenuta dei livelli di occupazione; in considerazione delle criticità esposte, a giudizio dell'interrogante, risulta indispensabile introdurre misure, anche di natura emergenziale, finalizzate a sostenere ulteriormente la regione, nonostante gli interventi apprezzabili già introdotti a livello regionale, al fine di stabilire condizioni favorevoli in termini tributari, contributivi, economici, finanziari in grado di consentire il rilancio occupazionale e lo sviluppo delle imprese, si chiede di sapere: quali valutazioni il Governo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa e se in considerazione delle criticità esposte in premessa, non ritenga urgente e opportuno, prevedere l'istituzione di una zona a fiscalità privilegiata denominata Zona economica speciale (ZES), in favore della regione Piemonte, limitatamente al periodo di emergenza epidemiologica, cui si applica la disciplina contenuta nel decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 al fine di garantire la tenuta sociale delle comunità, della storia e della identità del territorio piemontese, colpito dal COVID-19. Atto n. 4-03572 PETRENGA Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la crisi economica determinata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 ha colpito duramente, tra gli altri, anche il settore delle ludoteche e parchi gioco, strutture che offrono a bambini e genitori servizi di intrattenimento, giochi, animazione, « baby parking » e in molti casi anche laboratori ed attività educative; un settore ad elevata valenza sociale, ma di fatto escluso, anche nell'ambito dell'ultimo decreto-legge n. 34 del 2020 (cosiddetto «decreto rilancio»), da qualsiasi prospettiva di intervento e adeguata forma di sostegno; i provvedimenti intrapresi per le piccole e medie imprese risultano infatti insufficienti per tali realtà produttive; guardando ad esempio alla misura prevista dall'articolo 25 del decreto rilancio, vale a dire il «contributo a fondo perduto», è evidente che esso, così come concepito, risulta irrisorio e completamente inadeguato, nella sua consistenza, essendo determinato nella misura del 20 per cento di un solo mese, sebbene tali attività risultino sospese ormai da 4 mesi e senza una data certa per la ripartenza; con il risultato che il contributo proposto, laddove ci siano i presupposti per poterne usufruire, in moltissimi casi non consentirà nemmeno di coprire il costo mensile dell'affitto dei locali; l'articolo 1, lettera c) del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 maggio 2020 precisa: «a decorrere dal 15 giugno 2020 è consentito l'accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all'aria aperta (...) con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida del dipartimento per le politiche della famiglia di cui all'allegato 8»; l'allegato 8, richiamato dallo stesso decreto presidenziale, recante «Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2 dell'emergenza covid-19», diramato dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, dispone chiaramente che è vietato l'accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, consentendo, tuttavia, la sola realizzazione di progetti e attività ludico-ricreative (i centri estivi) per bambini di età superiore ai 3 anni ed adolescenti, con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione, utilizzando le potenzialità di accoglienza di spazi per l'infanzia e delle scuole o altri ambienti similari; l'attività di centro estivo è, tuttavia, un corollario all'attività principale di tali apparati produttivi e, in sé stessa, non consente di ricavare entrate tali da coprire tutte le spese e gli stipendi per i dipendenti rendendo l'attività antieconomica; a maggior ragione, con le ferree linee guida che sono state approvate a livello nazionale, la situazione si complica ulteriormente: da un lato, infatti, il rispetto dei protocolli richiede di abbassare notevolmente il numero di bambini fruitori dei servizi e contestualmente di aumentare quello dei collaboratori e dei dipendenti, per cui si avranno più spese a fronte di meno entrate, mentre dall'altro lato, si consente a queste aziende la riapertura, ma a condizione di svolgere solo tali attività ricreative, perdurando la sospensione per tutte le altre attività contemplate, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dello sviluppo economico non ritengano, ciascuno compatibilmente alle proprie competenze e responsabilità, che le particolari circostanze descritte richiedano un intervento urgente teso a disciplinare, anche attraverso l'emissione di specifici protocolli, il comparto relativo alle ludoteche, parchi gioco e servizi per l'infanzia nell'ottica di una completa ripresa, in piena sicurezza, delle attività e dei servizi forniti alle famiglie; se non considerino necessario prevedere lo stanziamento di specifici contributi, anche a fondo perduto, da riconoscersi mensilmente e in misura commisurata all'intera durata della sospensione delle attività che hanno investito tale comparto. Atto n. 4-03573 PETRENGA Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'istruzione Premesso che: come è noto, a causa dell'emergenza epidemiologica COVID-19 tutte le attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado del Paese sono state sospese, con la contestuale organizzazione delle attività formative nella modalità della «didattica a distanza»; la situazione ha determinato l'emersione di una serie di importanti criticità di ordine sociale, sia nei riguardi dei bambini, che hanno visto drasticamente limitata le loro possibilità di accesso e fruizione del loro diritto, costituzionalmente garantito, all'istruzione, sia nei confronti delle famiglie, che si sono ritrovate a dover di fatto supportare le istituzioni scolastiche nell'erogazione dei servizi scolastici connessi alla didattica a distanza; oltre agli aspetti sociali, l'interrogante desidera evidenziare la preoccupante condizione, sia in termini di lavoro che di produttività, di un comparto strettamente correlato al mondo delle istituzioni scolastiche attualmente in forte sofferenza, vale a dire, quello delle aziende che forniscono il servizio di refezione delle mense scolastiche; tali attività, poiché strettamente correlate alla continuità delle attività scolastiche e formative, hanno subìto un improvviso totale azzeramento dei volumi di prestazioni lavorative, senza tuttavia, ricevere alcunché in termini di ausilio o agevolazioni;