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Per noi, che ritenevamo, e riteniamo, il reddito di cittadinanza una misura iniqua e quota 100 una misura da adottare dopo misure più importanti per la crescita, si tratta, quindi, di una buona notizia. Comunque, rileviamo che con il miliardo e mezzo risparmiato il totale delle somme portate a riduzione del deficit è pari a circa 7,6 miliardi. Infatti, il miglioramento dell'indebitamento netto derivante dalle proposte del disegno di legge di assestamento e dalle ulteriori risorse è pari a complessivi 6,1 miliardi. Sicuramente, la riduzione dell'indebitamento netto ha consentito anche di migliorare il valore del rapporto debito-PIL. Quindi, riassumendo, migliora l'indebitamento netto, si riduce il rapporto tra debito e PIL e si liberano risorse per gli anni successivi. Sui numeri dell'assestamento si baseranno la nuova programmazione nella Nota di aggiornamento al DEF, che ci arriverà dopo la prima metà di settembre, e, entro metà di ottobre, le cifre della legge di bilancio per il 2020, purtroppo in un clima di schermaglie politiche quotidiane tra i membri della maggioranza, che non dà garanzie che a settembre sarà in carica un Governo forte. I soldi delle nuove cifre appostate in entrata e in uscita hanno di fatto delineato un quadro in miglioramento dei conti pubblici, che ha ridotto il deficit del 2019 a poco più del 2 per cento (quasi il fatidico 2,04 per cento, valore dell'ultima manovra). Notizie positive provengono anche dal rendiconto per il 2018, che questa volta è la somma dei numeri del Governo Gentiloni Silveri, fino al 31 maggio, e, dal 1° giugno, del Governo Conte. Esso, però, sconta soprattutto le variazioni di bilancio e i numeri dell'assestamento 2018 approvato sotto il Governo attuale. Il risultato è un avanzo della gestione di competenza di quasi 24 miliardi di euro. Si tratta, insomma, di numeri che riportano questo Governo sulla terra e lo devono indurre a fare una manovra volta alla crescita. Non ci si può rassegnare a una crescita dello 0,1 per cento, che ci vede ultimi in Europa, ma anche tra le peggiori performance a livello mondiale. Forza Italia, che con il partito del vice presidente Salvini aveva condiviso il programma economico presentato per la campagna elettorale, aveva evidenziato fin dalla legge di bilancio dello scorso dicembre il rischio di andare incontro a una procedura di infrazione. Soprattutto, aveva evidenziato numeri troppo generosi sulla spesa corrente e un basso impatto sui cantieri, peraltro non modificato dal cosiddetto decreto sblocca cantieri. Vorrei ricordare che ci sono, a oggi, almeno 16 miliardi di euro fermi per opere già cantierabili. Oggi quelle cose le dice anche il Vice Premier e leader della Lega - se ci consentite - con il colpevole ritardo di parecchi mesi. Il cosiddetto decreto crescita ha poi accolto molte delle ricette del centrodestra per gli incentivi alle imprese che investono e innovano, anche se in modo confuso e con stanziamenti finanziari inadeguati - solo 400 milioni di euro - a supportare queste iniziative. Come vedete, il confronto tra i numeri è impietoso: 14 miliardi, ora scesi di 1,5, per le due misure bandiera e 400 milioni per far muovere un Paese che è pressoché fermo; 14 miliardi da una parte e 400 milioni dall'altra. Il dato dello 0,1 per cento di crescita è questo che sta indicare, ossia che il Paese è fermo. I nuovi numeri dell'assettamento, pur essendo migliorati, lasciano intatte le critiche a una manovra economica che non solo non ha fatto nulla per rilanciare l'economia italiana, ma ha anche introdotto misure per rallentarla. E pochissimo è stato fatto per i posti di lavoro: è ormai evidente dai dati INPS che, pur aumentando di qualche migliaio di unità il numero dei lavoratori, è diminuito quello delle ore lavorate, fotografando un'Italia sempre più povera, avendo redditi medi in diminuzione. Oggi vanno apprezzati con favore solo quei numeri che vedono una riduzione della spesa corrente e, soprattutto, va accolta benevolmente la riduzione della spesa per il reddito di cittadinanza, che si dimostrerà - purtroppo - una misura inefficace a inserire beneficiari nel mondo del lavoro. Ci sarà un tasso di sostituzione inferiore sia nel settore pubblico, che in quello privato. Sulla base dei numeri dell'assestamento 2019, si delineano quindi quelli della manovra per il 2020, che già dal 20 settembre dovranno essere monitorati e aggiornati. Toglietevi - togliamoci - dalla testa che solo con i numeri di questo assestamento e delle decisioni per il prossimo anno l'economia potrà ripartire. Il Paese chiede di uscire dal torpore, reclama maggiori certezze e domanda un clima di fiducia e un habitat politico ed economico che faccia tornare i padri di famiglia e le imprese - peraltro in Italia spesso coincidono - a investire nel loro futuro e in quello dei propri figli. Signor Presidente, colleghi, la prossima legge di bilancio imporrà al Governo di effettuare una manovra restrittiva. È in arrivo una stangata da 65 miliardi di euro. La bonaccia che soffia sui rendimenti dei titoli di Stato italiano e sullo spread non deve trarre in inganno. La riduzione dello spread , infatti, è dovuta sia alla decisione della Banca centrale europea di proseguire nel suo percorso di allentamento monetario, magari con un nuovo round di acquisto dei titoli di Stato, sia alla decisione del Governo gialloverde di effettuare la manovra correttiva di cui parliamo, come imposto dalla Commissione europea come primo passo del commissariamento de facto al quale Italia è soggetta. I problemi sul versante dei conti pubblici sono peraltro tutt'altro che risolti. La prossima legge di bilancio, infatti, obbligherà il Governo a effettuare una maximanovra restrittiva che si risolverà nei prossimi tre anni, secondo i calcoli di Unimpresa, in una stangata da 65 miliardi di euro, con le entrate previste che passeranno da 827 a 893 miliardi di euro, pari a un aumento dell'8 per cento. È questo il primo e salatissimo conto che gli italiani dovranno pagare per effetto dell'aumento delle aliquota IVA compreso nelle clausole di salvaguardia, che scatterà dal gennaio 2020. Unimpresa ha calcolato che la pressione fiscale schizzerà oltre il 47 per cento. Vi sarà una crescita del gettito IVA pari a ben 42 miliardi per un aumento pari al 16 per cento. Il risultato sarà un ulteriore aumento della pressione fiscale fino al 47 per cento nel 2020. Unimpresa ha lanciato questo allarme. Il peso delle tasse sui contribuenti italiani è asfissiante. Va immediatamente fermata una tendenza pericolosa. Altro che riduzione della pressione fiscale che le forze di Governo stanno promettendo a suon di proposte di riforma del fisco, dalla flat tax alle tre aliquote, passando per la riduzione del cuneo fiscale; famiglie e imprese sono ormai letteralmente sommerse di tasse e imposte da pagare.