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Se la banda ultralarga non arriva nei cosiddetti territori interni, quelli dei Comuni in collina, nell'arco appenninico e nelle Alpi, lasciamo i ragazzi che lì vivono in una condizione di mancato accesso a una forma di istruzione a distanza e, quindi, li impoveriamo. Prima di prevedere dunque tutte le varie agevolazioni, bisognerebbe infrastrutturare il Paese, altrimenti i ragazzi non potranno assolutamente seguire una didattica a distanza, anche se ritengo sia importante. Fatte queste premesse, dico che la didattica a distanza è importante perché la formazione si può confezionare su misura, con riferimento al potenziale di ogni singolo ragazzo. Questo porterebbe in un circuito positivo il rapporto tra la famiglia, il ragazzo che dev'essere formato, i docenti, gli educatori e così via. Dobbiamo ricostruire quindi questo circolo virtuoso, che - ahimè - non si vede assolutamente. Un'ultima osservazione molto breve è la seguente: tutte le discontinuità che abbiamo osservato a seguito delle grandi rivoluzioni industriali non hanno nulla a che vedere con quella forte che stiamo vivendo a seguito di questa crisi e della digitalizzazione. Se non formate il corpo docente, non so dove si possa andare, nonostante con buona volontà - lo ribadisco - vogliate introdurre le tecnologie, con tutto il loro potenziale. Il corpo docente non è pronto a trasmettere il sapere, secondo un modello che non può più essere quello lineare, da chi sa a chi non sa: non è assolutamente ancora in grado di farlo. Se a questo andiamo ad aggiungere il fatto che non conosce come governare queste tecnologie, credetemi: state sprecando i soldi sulle prossime assunzioni, che sono sicuramente importanti per stabilizzare, con tutte le forme che avete individuato, ma che non attribuiranno una qualità formativa alla futura classe dirigente di questo Paese. Le soft skill che stanno al centro di un piano dell'Organizzazione mondiale della sanità e che dovremmo trasmettere ai nostri docenti, perché le trasmettano a loro volta agli allievi (ossia la capacità autocritica, di autocontrollo, di stare insieme, eccetera), non sono assolutamente nelle corde del corpo docente. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Vice ministro, che come Paese non ci siamo trovati preparati all'emergenza penso sia un dato che abbiamo tutti condiviso; che però, a distanza di mesi, ancora non si veda la fine in ordine a come risolvere questo problema è grave, e lo sottolineo. Abbiamo avuto mesi nei quali - ad esempio - si sarebbe potuta fare la manutenzione degli edifici scolastici o avremmo potuto fare formazione per gli insegnanti. Abbiamo lasciato decorrere tutto questo tempo senza avere una visione né una prospettiva. A distanza di mesi, diciamo di non aver visto miglioramenti, ma non abbiamo neanche un obiettivo: non sappiamo cosa succederà a settembre, non ne abbiamo idea. Oltre che da senatore, le parlo anche da padre di tre figli: le famiglie, signor Vice Ministro, sono state lasciate da sole (Applausi) davanti alla didattica a distanza e all'immenso carico di ritrovarsi di fatto l'intera educazione dei figli a gravare integralmente sulle proprie spalle. Sulla didattica a distanza non abbiamo dati ufficiali: quanti studenti sono stati davvero raggiunti? Quanti, invece, sono stati completamente esclusi? Quali sono stati gli effetti della didattica a distanza in termini di crescita umana e formativa degli studenti? Quale deficit resterà nella formazione dei giovani che hanno attraversato questi mesi di crisi? Non abbiamo idea di che cosa accadrà poi, se saranno tutti promossi o tutti bocciati. Al di là di questi aspetti che - se vuole - sono legati alla contingenza, vorrei utilizzare i tre minuti che mi restano per alzare lo sguardo. Signor Sottosegretario, la scuola dovrebbe essere il cantiere del futuro di un Paese: lì abbiamo concentrato i maggiori investimenti per quello che sarà il nostro domani. Qual è, allora, la scuola che vogliamo per il nostro Paese? Perché il Governo non promuove un ampio dibattito su questo aspetto? Lo dico anche al sottosegretario Malpezzi che so vivere e sperimentare queste problematiche. Dobbiamo promuovere un nuovo modo di affrontare la questione educativa; per esempio, ci troviamo a voler concentrare - non si sa per quale motivo - la formazione tecnica dei nostri figli, ma lo sapete che ogni anno in Italia ci sono 3.000 laureati in materie scientifiche, quando in India ce ne sono 500.000 e in Cina oltre tre milioni? Con quale mercato pensiamo di avere a che fare? Qual è la prospettiva per i nostri giovani? Puntiamo tutto sulle scuole tecniche, quando tutto il mondo ci invidia il liceo classico, che forma alla bellezza, alla forza, all'onore, al sacrificio, all'impegno; non solo il liceo classico a dire il vero, ma in generale la scuola dovrebbe formare a questo. Siamo ancora convinti come generazione di avere qualcosa da insegnare alla successiva? I nostri figli infatti - e ho visto i miei - sono più bravi di noi a maneggiare il computer, il tablet, a navigare su Internet, a trovare i filmati su YouTube essendo nativi digitali. Tuttavia, questa preparazione tecnica ci esclude dall'avere ancora qualcosa da insegnare loro? Io sono convinto di no: sono convinto che ci siano valori che possono e devono essere insegnati da una generazione convinta di avere qualcosa da dire ai propri figli. Vorrei fare un ultimo accenno ai 900.000 studenti delle scuole paritarie che, per ragioni ideologiche, questo Governo vuole soffocare. Ripeto che avviene per ragioni ideologiche, perché è chiaro che una scuola unica di Stato controllata verticisticamente fa molto comodo e fa molta gola; invece, lasciare che l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sia applicato anche nel terzo comma, dove si dice che i genitori (e non lo Stato) hanno la priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli, crea un popolo di persone libere che pensano con la loro testa. Mi chiedo però se questo ci interessa, perché poi persone libere che pensano con la loro testa non voteranno tutte per un partito o per un altro. In conclusione, signor Presidente, un salmo dice che i figli sono frecce in mano a un guerriero. La freccia viene scagliata, viene scoccata e, quindi, si allontana dal guerriero, ma dove andrà a colpire quella freccia dipende anche da chi prende la mira. Abbiamo deciso di prendere questa mira, oppure vogliamo o lasciamo che le frecce vadano a cadere dove capita? Io penso che questo Governo, più che prendere la mira, voglia e abbia già deposto le armi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, innanzitutto mi lasci manifestare al nostro Ministro, alla nostra Lucia, tutta la nostra solidarietà per le pesanti e vergognose offese sessiste di cui in questi giorni è stata oggetto e financo per le minacce di morte che oggi la obbligano a girare con la scorta (Applausi). Io credo che questa situazione sia dolorosa per tutto il mondo della scuola, fatto di tanti bravi docenti appassionati che ogni giorno profondono il proprio impegno all'interno dell'istituzione scolastica;