[pronunce]

Richiamando, in relazione al nuovo decreto impugnato, che esclude la Provincia dai finanziamenti previsti per l'anno 2000-2001, tutte le argomentazioni già svolte nel ricorso contro il primo decreto di riparto, relativo all'anno scolastico precedente, la Provincia conclude affermando che l'esclusione della Provincia stessa dal riparto dei finanziamenti risulta chiaramente illegittima ed arbitraria, per violazione di quanto disposto dall'art. 5 della legge n. 386 del 1989. 6. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo anche in questo caso di dichiarare inammissibile il ricorso, o quanto meno di respingerlo. L'Avvocatura, dopo essersi richiamata a quanto già esposto nell'atto di costituzione relativo al primo decreto, di cui si è dato conto al punto 2, osserva che il combinato disposto dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), il quale dispone che le amministrazioni statali "non possono concedere direttamente o indirettamente finanziamenti o contributi per attività nell'ambito del territorio regionale o provinciale", e dell'art. 12, comma 2, del d.lgs. 16 marzo 1992, n. 268, il quale circoscriverebbe la portata di quell'art. 4, comma 3, prevedendo che esso non concerne "l'attribuzione o la ripartizione di fondi statali a favore della Provincia per scopi determinati da leggi statali", e aggiungendo che a detti fondi "continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'art. 5, comma 2, della legge 30 novembre 1989, n. 386", conduce ad escludere le Province di Trento e Bolzano dall'ambito territoriale di applicazione dei benefici, spettando ad esse l'onere di disporre tali finanziamenti. Secondo le disposizioni vigenti, dunque, il bilancio della provincia autonoma non sarebbe "onnivoro", come vorrebbe la ricorrente, e, comunque, non potrebbe ammettersi a favore della popolazione della provincia una duplicazione di flussi finanziari, pena l'incostituzionalità della legge che la disponesse. 7. - In relazione al conflitto sollevato dalla Provincia autonoma di Bolzano (r. confl. n. 40 del 1999) , in data 3 maggio 2001 il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato memoria, aggiungendo alcune osservazioni a quelle già esposte nell'atto di costituzione. La legge n. 386 del 1989, come esplicitamente enuncia all'art. 12, comma 1, ha mirato ad attuare il coordinamento della disciplina delle entrate tributarie delle Regioni e delle Province autonome mediante l'emanazione, d'intesa con le Regioni e le Province stesse, di norme ordinarie in materia. Essa sarebbe però andata oltre il compito nel suo art. 5, introducendo disposizioni relative non alle entrate tributarie ma alla spesa pubblica statale. I commi 2 e 3 di tale articolo, oltretutto equivoci e produttivi di litigiosità, sarebbero di dubbia legittimità costituzionale, contrastando con entrambi i fondamentali canoni contenuti negli Statuti speciali, e cioè la devoluzione per così dire omnicomprensiva di sostanziose quote di gettito e il principio del riparto delle competenze con attribuzione alle autonomie di competenze anche esclusive. Il fatto che questa Corte abbia considerato "rinforzata" la legge ordinaria n. 386 del 1989 non varrebbe a sottrarre ogni sua disposizione al sindacato di costituzionalità. Se la Corte non volesse sollevare di fronte a se stessa questione di legittimità costituzionale dei commi 2 e 3 dell'art. 5, potrebbe quanto meno darne una interpretazione che li riconducesse a compatibilità con i due menzionati principi statutari. Una indicazione in questo senso dovrebbe trarsi anche dall'art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 266 del 1992: comma introdotto per evitare che attraverso la concessione di finanziamenti o contributi lo Stato abbia ad interferire nelle competenze provinciali, e che la Provincia ricorrente avrebbe potuto invocare qualora l'atto occasione del conflitto avesse incluso tra i beneficiari del finanziamento anche i comuni siti nel territorio provinciale. 8. - In data 11 settembre 2001 il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato una memoria relativa ad entrambi i conflitti sollevati dalla Provincia autonoma di Trento (r. confl. n. 38 del 1999 e n. 46 del 2000), nella quale dichiara di riproporre e confermare solo in via subordinata le considerazioni formulate negli atti di costituzione. Ad esse, infatti, l'Avvocatura oggi antepone una diversa considerazione, ricordando che la legge che provvede al coordinamento della disciplina delle entrate tributarie per il Trentino Alto-Adige, la n. 386 del 1989, a differenza delle leggi che vi provvedono per le altre regioni a statuto speciale, salvo la Sicilia, non disciplina solo la devoluzione di tributi o di quote del gettito fiscale, ma reca anche l'art. 5, relativo all'accesso a taluni flussi di spesa statale, che non concerne il gettito dei tributi. Riprendendo quanto già sostenuto nella memoria relativa al ricorso proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano, di cui si è riferito al punto 7, l'Avvocatura ripete che se la Corte non volesse sollevare di fronte a se stessa questione di legittimità costituzionale dei commi 2 e 3 dell'art. 5, potrebbe quanto meno darne una interpretazione che li riconducesse a compatibilità con i due menzionati principi statutari. Secondo la difesa erariale, i commi 2 e 3 non potrebbero trovare applicazione nelle materie di competenza propria della Regione Trentino Alto-Adige o delle province autonome, in analogia con quanto disposto per la Regione Valle d'Aosta dall'art. 9 della legge 26 novembre 1981, n. 690 (Revisione dell'ordinamento finanziario della Regione Valle d'Aosta). 9. - In prossimità dell'udienza anche la Provincia autonoma di Trento ha presentato due memorie. In relazione al primo dei due ricorsi (r. confl. n. 38 del 1999), la Provincia sostiene di non lamentare una generica illegittimità del regolamento rispetto all'art. 27 della legge n. 448 del 1998, ma la mancata applicazione di specifiche norme statutarie o a queste assimilabili. Se la contestazione di una violazione della legge bastasse a spogliare della giurisdizione la Corte costituzionale, i conflitti Stato-Regioni praticamente non potrebbero esistere, poiché da un lato i provvedimenti amministrativi oggetto del conflitto si basano sempre sulla legge e, dall'altro, se l'atto fosse pienamente conforme alla legge il conflitto sarebbe per ciò stesso inammissibile. Inoltre, la ricorrente afferma che il fatto che l'art. 27 citato attribuisca ai comuni funzioni operative non toglie che alle Regioni siano riconosciute, a titolo di competenza propria, altre funzioni nella medesima materia, cioè quelle di disciplinare le modalità di riparto, di trasmettere i piani di riparto e di erogare le somme ai comuni.