[resaula]

Ovviamente gli inviti che i colleghi poc'anzi hanno fatto all'intero Parlamento, al Senato, ai nostri colleghi della Camera dei deputati e al Governo, a riacquisire autorevolezza in Europa, onde evitare o limitare le procedure di infrazione ed evitare o lenire la disattenzione agli interessi nazionali, sono ovviamente condivisibili, ma possono riguardare il futuro, da oggi in poi, visto che nel passato il nostro Paese purtroppo non ha mostrato tale sensibilità e volontà politica. Quindi, mi si consenta dire che sono ben strane le accuse che qualche esponente politico oggi ha rivolto al presente Governo. Ciò detto, il disegno di legge in esame recepisce due direttive, dà attuazione a due regolamenti dell'Unione europea: uno riguardante le aste delle quote di emissioni dei gas ad effetto serra - di cui vorrei brevemente parlare - e l'altro riguardante i diritti doganali. Inoltre, esso assicura concreta esecuzione a un accordo internazionale concluso nel quadro delle relazioni esterne dell'Unione europea e dà attuazione alle linee guida della Commissione europea relative alla direttiva n. 36 del 2005 sulle qualifiche professionali. Desidero soffermarmi - come appena detto - sulle previsioni dell'articolo 11, ex articolo 8 del disegno di legge in esame, che contiene disposizioni volte alla piena attuazione del regolamento dell'Unione europea n. 1031 del 2010, che disciplina la materia concernente la vendita all'asta delle quote di emissione dei gas a effetto serra. Il sistema utilizzato per lo scambio di quote di questi gas serra è lo European Union emission trading scheme, che è stato introdotto dall'Unione europea con l'obiettivo importante di ridurre le emissioni in maniera economicamente efficiente e proprio su tale riduzione si basa una parte consistente delle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici dell'Unione. Questo sistema ha creato sostanzialmente il primo e il più esteso mercato mondiale dell'anidride carbonica (CO 2 ), è attivo in 31 Paesi - ossia i 28 dell'Unione europea, a cui si aggiungono l'Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia - e ha lo scopo di limitare le emissioni prodotte da oltre 11.000 impianti ad alto consumo di energia, nonché limitare le emissioni prodotte dalle compagnie aeree che collegano questi Paesi. Tale sistema interessa circa il 45 per cento delle emissioni di gas a effetto serra dell'Unione europea e, quindi, è molto importante. In pratica viene fissato un limite alla quantità totale di alcuni gas serra che possono essere emessi dagli impianti che rientrano nel sistema e questo tetto si riduce nel tempo, in modo che le emissioni totali tenderanno sperabilmente a diminuire. Entro questo limite, le imprese ricevono o acquistano quote di emissione di gas che, se necessario, possono scambiare; poi possono anche acquistare quantità limitate di crediti internazionali da progetti di riduzione delle emissioni di tutti il mondo, e anche questo garantisce che le quote abbiano un valore e, pertanto, siano scambiabili in un mercato. Alla fine di ogni anno le società devono restituire un numero di quote sufficiente a coprire le loro emissioni se non vogliono subire multe. Il sistema in questo momento si trova nella sua terza fase e i cambiamenti rispetto alle fasi precedenti riguardano sostanzialmente il tetto alle emissioni (ora si sta applicando un unico tetto per tutta l'Unione, anziché i limiti nazionali). La vendita all'asta delle quote è ormai il metodo più comune di assegnazione delle quote stesse, mentre quello a titolo gratuito sta diventando residuale. È inoltre contemplato un numero maggiore di settori e di gas serra. La possibilità di comprare o di vendere queste quote, e quindi il fatto che abbia un prezzo non trascurabile, ha come conseguenza quella di favorire gli investimenti in tecnologie pulite e a basso rilascio di CO 2 . I dati sembrano confermare gli auspici iniziali e, infatti, le emissioni degli impianti che partecipano al sistema stanno diminuendo di poco più del 5 per cento rispetto all'inizio della fase 3. Nel 2020 si attende una diminuzione di circa il 21 per cento rispetto al 2005; nel 2030 si stima che le diminuzioni saranno di circa il 43 per cento. Speriamo che sia così. Dal 2013 - come ho accennato - l'assegnazione avviene a titolo oneroso attraverso piattaforme d'aste gestite da mercati regolamentati, ai sensi del regolamento n. 1031 del 2010. Queste aste si svolgono su due mercati: uno ha sede a Lipsia e l'altro a Londra. Il numero di quote che ciascun Stato - per l'Italia se ne occupa il GSE - mette all'asta è determinato prevalentemente sulla base delle emissioni storiche delle installazioni rientranti nello schema e presenti sul proprio territorio nazionale. Almeno la metà dei proventi di queste aste deve essere utilizzata con l'obiettivo di contrastare o ridurre il cambiamento climatico e i suoi effetti. Questo è in breve il meccanismo di funzionamento del sistema. Una novità recente è che dal 3 gennaio 2018 la quota di emissione dei gas serra è classificata come strumento finanziario. Il regolamento a cui facevo cenno prima, il n. 1031 del 2010, all'articolo 18, paragrafo 3, precisa che le banche e le imprese di investimento possono chiedere di essere ammesse a partecipare direttamente all'asta per conto dei loro clienti, purché lo Stato membro in cui essi sono stabiliti abbia adottato una normativa che consenta alle autorità nazionali regolatrici di autorizzare tali soggetti a presentare offerte per conto dei loro clienti. Proprio per dare piena attuazione a tali previsioni, l'articolo 11 disciplina queste previsioni e, al comma 1, lettera a) , introduce nel TUF (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) il nuovo articolo 20- ter, che verte sulla autorizzazione e sulla vigilanza dei soggetti legittimati a presentare domanda di partecipazione al mercato delle aste. Il nuovo comma 1 del nuovo articolo 20- ter attribuisce alla Consob la competenza ad autorizzare i soggetti che beneficiano dell'esenzione prevista dall'articolo 4- terdecies , comma 1, lettera l) , del TUF a presentare offerte nel mercato delle quote di emissioni di gas serra, con conseguente attribuzione alla Consob anche del compito di vigilare sul rispetto, da parte di questi ultimi, delle regole di comportamento stabilite dall'articolo 59 del suddetto regolamento europeo. Il comma 2 dell'articolo 4 attribuisce alla Consob tutti i poteri di vigilanza (informativi, di indagine, ispettivi e di intervento, nonché la potestà di adottare provvedimenti ingiuntivi) nei confronti degli intermediari abilitati. Il comma 3 sancisce che le banche e le imprese di investimento, autorizzate a norma della disciplina bancaria e finanziaria vigente e iscritte nei rispettivi albi, sono altresì autorizzate di diritto a operare nel mercato delle aste delle quote di emissione per conto dei loro clienti, qualora risultino già autorizzate alla prestazione dei servizi di investimento di negoziazione per conto proprio e/o esecuzione di ordini. Il comma 4 specifica che la Consob può dettare disposizioni sia in merito alla procedura di autorizzazione dei soggetti intermediari, sia in merito all'eventuale revoca dell'autorizzazione. È prevista la possibilità di comminare sanzioni amministrative «efficaci, proporzionali e dissuasive» in caso di violazione dei regolamenti.