[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'intero decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 (Disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, a norma dell'articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42), e in particolare dell'art. «9» [recte: 8] dello stesso decreto, promosso dalla Regione siciliana con ricorso notificato il 19 agosto 2011, depositato in cancelleria il 26 agosto 2011 ed iscritto al n. 84 del registro ricorsi 2011. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 6 marzo 2012 il Giudice relatore Franco Gallo; uditi l'avvocato Paolo Chiapparrone per la Regione siciliana e l'avvocato dello Stato Paolo Gentili per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 19 e depositato il successivo 26 agosto 2011 (reg. ric. n. 84 del 2011) , la Regione siciliana ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'intero decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 (Disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, a norma dell'articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42) , e, in particolare, dell'art. 9 [recte: 8] di detto decreto, in riferimento agli artt. 38 e 43 dello statuto della Regione siciliana (r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, recante «Approvazione dello Statuto della Regione siciliana», convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2). 2.- Il decreto legislativo oggetto di censura, adottato - come dichiara l'art. 1 - «in conformità al quinto comma dell'articolo 119 della Costituzione e in prima attuazione dell'articolo 16» della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), «definisce le modalità per la destinazione e l'utilizzazione di risorse aggiuntive, nonché per l'individuazione e l'effettuazione di interventi speciali, al fine di promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale e territoriale, di rimuovere gli squilibri economici, sociali, istituzionali e amministrativi del Paese e di favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona». La ricorrente muove dalla premessa che il decreto legislativo impugnato sia direttamente applicabile nei suoi confronti, in assenza di una espressa clausola di salvaguardia che ne escluda l'efficacia rispetto alle Regioni ad autonomia differenziata, ed osserva in proposito che la previsione di una siffatta clausola era stata espressamente richiesta in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano e che all'accoglimento di tale richiesta era stata subordinata l'intesa sugli schemi del decreto impugnato. Proprio in quanto applicabile alla ricorrente, il d.lgs. n. 88 del 2011 recherebbe un vulnus alla speciale autonomia finanziaria siciliana, in quanto la materia relativa all'attuazione del quinto comma dell'art. 119 Cost., in ossequio al principio pattizio consacrato nello statuto di autonomia e ribadito dall'art. 27 della citata legge di delegazione n. 42 del 2009, sarebbe affidata alla trattativa con la Regione «nelle forme di rito dell'attuazione degli statuti speciali». In particolare, sarebbe violato l'art. 43 dello statuto di autonomia siciliano, che affida a una Commissione paritetica la competenza a definire le norme di attuazione dello statuto medesimo. Solo questa Commissione rappresenta, infatti, secondo la ricorrente, «la sede appropriata per la individuazione e la quantificazione pattizia delle risorse aggiuntive e degli interventi speciali per la rimozione degli equilibri economici e sociali». Il ricorso alla procedura negoziata prevista dall'art. 43 dello statuto, in particolare, sarebbe necessario anche per la parte concernente la perequazione infrastrutturale, in forza dell'art. 38 del medesimo statuto, indicato come ulteriore parametro. Detto articolo 38 - nel prevedere che lo Stato «verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nell'esecuzione di lavori pubblici», al fine di «bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto alla media nazionale» - disciplina, secondo la ricorrente, interventi statali finalizzati alla perequazione infrastrutturale. L'art. 1, comma 2, dell'impugnato d.lgs. n. 88 del 2011 dispone, a sua volta, che «gli interventi individuati ai sensi del presente decreto sono finalizzati a perseguire anche la perequazione infrastrutturale». In tal modo, ad avviso della Regione siciliana, il predetto decreto avrebbe attuato l'art. 38 dello statuto senza far ricorso allo speciale procedimento previsto dall'art. 43, che, pertanto, risulterebbe violato anche sotto questo profilo. 3.- Con atto depositato il 28 settembre 2011 si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e, comunque, infondato. 3.1.- Quanto ai profili di inammissibilità, la difesa dello Stato premette che la legge 8 giugno 2011, n. 85 (Proroga dei termini per l'esercizio della delega di cui alla legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di federalismo fiscale), con l'art. 1, comma 1, lettera e), ha aggiunto all'art. 16 della legge di delegazione n. 42 del 2009, con effetto dal 18 giugno 2011, il comma 1-bis, il quale recita: «Gli interventi di cui al comma 1 sono riferiti a tutti gli enti territoriali per i quali ricorrano i requisiti di cui all'articolo 119, quinto comma, della Costituzione». Dal tenore letterale risulterebbe chiaro che nell'àmbito applicativo della disposizione ricadono sia gli enti ad autonomia ordinaria sia quelli ad autonomia differenziata. Il decreto legislativo impugnato, in quanto attuativo dell'art. 16 della legge di delega, dovrebbe, quindi, applicarsi direttamente alle Regioni autonome. Assumendo tali premesse, l'Avvocatura dello Stato afferma che la mancata impugnazione della disposizione che, introducendo il comma 1-bis nell'art. 16, lo ha reso applicabile alle autonomie speciali, realizza la conseguenza avversata dalla Regione siciliana e la rende inoppugnabile. Di qui la richiesta di dichiarare inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. 3.2.- Venendo al merito della questione, l'Avvocatura dello Stato osserva che la citata legge n. 42 del 2009 ha previsto due ordini di deleghe: