[pronunce]

- In prossimità dell'udienza del 4 aprile 2000, la difesa della Provincia di Vicenza ha depositato una lettera con la quale il Presidente della stessa rinuncia "al ricorso radicato innanzi alla Corte costituzionale". 2. - A seguito dell'udienza pubblica del 4 aprile 2000, questa Corte ha adottato ordinanza istruttoria 18 aprile-3 maggio 2000, chiedendo al Presidente del Consiglio dei ministri e alla Regione di produrre tutta la documentazione in loro possesso sulla consultazione della ricorrente. 2.1. - La Regione Veneto, a seguito dell'ordinanza istruttoria, ha depositato copia del verbale della seduta della Conferenza Stato-Regioni del 4 marzo 1999, affermando di non essere in grado di produrre documenti più pertinenti, in quanto lo Stato non ha assolto in alcun modo all'obbligo di sentirla in vista della emanazione del decreto legislativo n. 96 del 1999. In tale seduta della Conferenza, rileva la Regione, il Ministro per gli affari regionali ha informato le Regioni sullo stato di attuazione del decreto legislativo n. 112 del 1998, senza far cenno dell'uso del potere sostitutivo. Peraltro, la Conferenza era convocata su un diverso ordine del giorno, e la Regione Veneto non era presente. L'audizione di una Regione che si suppone inadempiente non potrebbe comunque - a detta della ricorrente - essere surrogata da una qualche posizione che essa abbia assunto nell'ambito di un organo collegiale, anche se non è escluso che, eventualmente, la Regione venga sentita "in occasione" della riunione dello stesso organo, visto che la legge n. 59 del 1997 non stabilisce una forma particolare per il parere regionale. Pur muovendo da questo presupposto, il verbale prodotto mostra come la Regione non sia stata sentita in alcun modo. 2.2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato anch'esso copia del verbale della seduta del 4 marzo 1999 della Conferenza Stato-Regioni e della lettera indirizzata dal Ministro per gli affari regionali al Presidente della Regione Veneto il 24 marzo 1999. 3. - In prossimità dell'udienza pubblica del 16 gennaio 2001, hanno depositato memorie sia la Regione Veneto che l'Avvocatura dello Stato. 3.1. - La Regione Veneto, riguardo al denunciato vizio formale, ribadisce di non essere stata sentita: la lettera del Ministro per gli affari regionali del 24 marzo 1999 si limitava, come già rilevato, ad affermare l'intenzione del Governo di procedere alla sostituzione, senza chiedere alcun parere alla Regione. Riguardo alla censura relativa alla violazione dell'art. 119 della Costituzione, in quanto al conferimento di funzioni non si accompagnerebbe il trasferimento di risorse, la Regione rileva che nessuna influenza riveste l'art. 52 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), che prevede il trasferimento di risorse alle Regioni e agli enti locali per lo svolgimento delle funzioni di cui al decreto legislativo n. 112 del 1998, trattandosi di stanziamenti destinati a valere solo per il futuro e non potendo comunque sanare i vizi del decreto legislativo n. 96 del 1999. Lo stesso art. 52 della legge n. 388 del 2000 prende atto del permanere dell'inadempimento statale quanto al trasferimento delle risorse: a fronte di ciò ribadisce la Regione - era impossibile pretendere, invece, l'adempimento regionale. Infine, la memoria riafferma la incostituzionalità della previsione, nella legge n. 59 del 1997, di un potere sostitutivo quale quello esercitato col decreto legislativo impugnato, nonché la possibilità per le Regioni di invocare a parametro, nei giudizi in via principale, l'art. 76 della Costituzione. 3.2. - Anche l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria, sostenendo che l'obbligo, nascente dalla legge n. 59 del 1997, di sentire la Regione Veneto, inadempiente, prima di adottare il decreto legislativo sostitutivo, sarebbe stato regolarmente espletato, alla stregua sia del verbale della seduta del 4 marzo 1999 della Conferenza Stato-Regioni, sia della lettera indirizzata dal Ministro per gli affari regionali al Presidente della Regione il 24 marzo dello stesso anno.1. - La Regione Veneto solleva questione di legittimità costituzionale del decreto legislativo 30 marzo 1999, n. 96 (Intervento sostitutivo del Governo per la ripartizione di funzioni amministrative tra Regioni ed enti locali a norma dell'art. 4, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59), per violazione degli artt. 3, 76, 115, 117, 118, 119, 121, 122 e 123 della Costituzione. Il decreto legislativo indicato, ad avviso della ricorrente, è viziato nella procedura e nel contenuto, costituendo inoltre un esercizio abusivo, in assenza dei presupposti, del potere legislativo delegato al Governo per far fronte all'inerzia di quelle Regioni che non avessero provveduto ad adottare, nel termine previsto, la "legge di puntuale individuazione delle funzioni trasferite o delegate agli enti locali e di quelle mantenute in capo alla regione stessa" (art. 4, comma 5, della legge n. 59 del 1997). Quanto alla forma, sebbene il preambolo del decreto legislativo affermi il contrario - affermi cioè essere state "sentite le regioni inadempienti" -, non si sarebbe proceduto da parte del Governo alla necessaria acquisizione del parere della Regione Veneto, quale Regione ritenuta "inadempiente" alla stregua dell'art. 4, comma 5, prima proposizione, della legge n. 59 del 1997, acquisizione necessaria sulla base della norma legislativa di delegazione (art. 4, comma 5, seconda proposizione, della medesima legge n. 59 del 1997) e, in generale, del principio costituzionale di "leale collaborazione" dello Stato con le Regioni. Quanto al contenuto, la Regione ricorrente contesta la scelta del Governo di adottare, in sostituzione delle Regioni, un testo normativo unico, contenente soluzioni organizzative uniformi, in contrasto con le ragioni della differenziazione che deriverebbero tanto dall'art. 3 della Costituzione quanto dai principi della legge n. 59 del 1997. L'operatività del decreto legislativo impugnato (stabilita dal medesimo, all'art. 49, al 1° luglio 1999: norma a sua volta impugnata per carenza di base giustificativa nella legge di delegazione) comporterebbe inoltre la violazione dell'autonomia finanziaria della Regione, e quindi dell'art. 119 della Costituzione, non essendo stati adottati, al momento, i decreti di trasferimento delle risorse, previsti dall'art. 7 della legge n. 59 del 1997.