[pronunce]

Pertanto, la difesa statale ribadisce che le norme impugnate rispondono ad esigenze urgenti ed insopprimibili di contenimento della spesa, e non possono rappresentare la sede per doglianze che riguardano un diverso oggetto. 11.- Con memoria depositata in data 29 maggio 2012, la Regione Sardegna ha inteso replicare a parte delle osservazioni espresse nell'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri. Per quanto attiene all'art. 1, comma 9, lettera b), del d.l. n. 138 del 2011, nel testo risultante a seguito della relativa conversione in legge, la ricorrente contesta l'obiezione secondo cui le questioni relative all'attuazione dell'art. 8 dello statuto sarebbero irrilevanti ai fini della valutazione di interventi volti al necessario ed urgente contenimento della spesa pubblica. La Regione Sardegna - si osserva - non intende discutere la necessità della propria partecipazione allo sforzo comune, ma chiede che tale partecipazione sia regolata in corrispondenza effettiva al contenuto della norma statutaria. La necessaria correlazione tra regole del patto di stabilità e concreta attuazione dell'art. 8 dello statuto speciale sarebbe stata, del resto, riconosciuta dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 118 del 2012. In proposito la ricorrente svolge osservazioni analoghe a quelle espresse con la memoria depositata nel giudizio introdotto con il ricorso n. 96 del 2011, alla cui sintesi si rinvia.1.- Le Regioni autonome Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, con quattro distinti ricorsi, hanno promosso questioni di legittimità costituzionale di alcune disposizioni del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 15 luglio 2011, n. 111, sia nel testo risultante a seguito delle modifiche operate dal successivo decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), in corso di conversione al momento della proposizione dei primi due ricorsi (reg. ric. n. 94 e n. 96 del 2011) , sia nel testo vigente dopo la conversione del citato d.l. n. 138 del 2011 ad opera dell'art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148 (reg. ric. n. 139 e n. 160 del 2011) . Tra le disposizioni impugnate dalle due Regioni rileva in questa sede l'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011. In particolare, la Regione Friuli-Venezia Giulia ha impugnato i commi 4 e 5 del menzionato art. 20 (reg. ric. n. 94 del 2011) e l'art. 1, comma 8, del d.l. n. 138 del 2011 (reg. ric. n. 96 del 2011) , recante modifiche al testo originario dell'art. 20, comma 5, del d.l. n. 98 del 2011. La Regione Sardegna ha, invece, impugnato i commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 3, 5 e 17-bis, dell'art. 20 (reg. ric. n. 139 del 2011) e l'art. 1, comma 9, lettera b), del d.l. n. 138 del 2011 (reg. ric. n. 160 del 2011) , recante modifiche al testo originario dell'art. 20, comma 3, del d.l. n. 98 del 2011. Riservata a separate pronunce la decisione sull'impugnazione delle altre disposizioni contenute nei decreti-legge n. 98 e n. 138 del 2011, vengono in esame in questa sede le questioni di legittimità costituzionale relative all'art. 20, commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 3, 4, 5 e 17-bis, del d.l. n. 98, ed all'art. 1, commi 8 e 9, lettera b), del d.l. n. 138. I giudizi, così separati e delimitati, in considerazione della loro connessione oggettiva devono essere riuniti, per essere decisi con un'unica pronuncia. 2.- Le questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto i commi 2, 2-bis, 2-ter e 3 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, e l'art. 1, comma 9, lettera b), del d.l. n. 138 del 2011, possono essere trattate congiuntamente in quanto la Regione Sardegna utilizza, a sostegno della loro fondatezza, le stesse argomentazioni. 2.1.- È opportuna in via preliminare, data la successione degli interventi legislativi sulle norme oggetto di censura, una precisa ricostruzione della disciplina sottoposta dalla ricorrente al vaglio di legittimità di questa Corte. I commi 2, 2-bis, 2-ter e 3 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, sono stati impugnati nel testo risultante a seguito della conversione in legge e delle modifiche operate dal d.l. n. 138 del 2011, prima che quest'ultimo venisse convertito (reg. ric. n. 96 del 2011). Il solo comma 3 dell'art. 20 è stato modificato in sede di conversione in legge del d.l. n. 138 del 2011 , e la Regione Sardegna ha ritenuto di impugnare (reg. ric. n. 160 del 2011) anche la relativa disposizione di modifica (art. 1, comma 9, lettera b, del d.l. n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 148 del 2011). Il comma 2 dell'art. 20, nel testo vigente al momento dell'impugnazione, stabiliva che, al fine di ripartire - tra gli enti del singolo livello di governo - «l'ammontare del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica», fissati dal comma 5 dello stesso art. 20 e dall'art. 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, i predetti enti fossero divisi, con un apposito decreto ministeriale, «in quattro classi» sulla base di alcuni parametri di virtuosità indicati nelle lettere da a) a l). Il comma 2-bis comprende, tra gli anzidetti parametri di virtuosità, «indicatori quantitativi e qualitativi relativi agli output dei servizi resi». Il comma 2-ter, nel testo vigente prima della sua abrogazione, prevedeva che il decreto di cui al comma 2 individuasse «un coefficiente di correzione connesso alla dinamica nel miglioramento conseguito dalle singole amministrazioni». Il comma 3 dispone, tra l'altro, che gli enti collocati nella classe più virtuosa «non concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica».