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Avete cercato di metterci una toppa, riscrivendo tutto l'articolo 12 per inserire il Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego, demandandolo tra l'altro ad un ennesimo decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Tutto ciò, però, doveva essere già predisposto e attuato prima dell'avvio, non solo dell'erogazione, ma anche della richiesta stessa, anzi ben prima. Invece non vi è stato un approccio lungimirante, ma abborracciato e, soprattutto, vincolato ai termini della campagna elettorale delle elezioni europee, perché questo è il tema vero. Allo stesso modo, non è stato effettuato un confronto con le Regioni e gli enti preposti nei tempi dovuti, ma solo dopo aver già predisposto il decreto-legge. Vi avevamo anche detto che non si possono prevedere le assunzioni in massa dei cosiddetti navigator da dedicare ai centri per l'impiego in modo approssimativo, senza una progettualità. Ecco allora che le assunzioni sono demandate per un numero dimezzato rispetto a quello inizialmente previsto al 2020, mentre per ulteriori 4.600 unità al 2021. Ritardo negli accordi tra Stato e Regioni, ma anche mancanza di organizzazione e strutturazione, oltre che un'evidente scarsità di risorse. In sede di audizione si è presentato colui che sarebbe dovuto diventare il nuovo presidente di ANPAL e ANPAL Servizi, il professor Parisi, che quindi avrebbe da subito dovuto gestire il processo di ristrutturazione dei centri per l'impiego. Noi abbiamo ascoltato lui e non altri e la sua nomina è stata anche votata in Commissione. Le nomine del nuovo presidente e del nuovo direttore di ANPAL e ANPAL Servizi sono differite nel tempo di centoventi e centottanta giorni. Ci appare quindi evidente che non si abbiano le idee chiare né su come incrementare efficienza ed efficacia dei centri per l'impiego né su chi debba gestirne la riorganizzazione, senza considerare che intanto i tempi si allungano, i percettori di reddito non verranno presi in carico dagli enti preposti, mentre l'erogazione del sussidio proseguirà come puro assistenzialismo e il tutto avverrà in deficit . Non ce lo possiamo dimenticare: tutto in deficit . Altre modifiche apportate dalla Camera dei deputati coinvolgono l'articolo 7, che prevede un incremento di 65 unità del contingente di personale dell'Arma dei carabinieri, e l'articolo 6, che autorizza l'assunzione di 100 ispettori della Guardia di finanza al fine di rafforzare l'attività di contrasto. Signor Presidente, si sono resi conto della necessità di contrastare il lavoro nero che il reddito cittadinanza causerà certamente. Tuttavia, 165 unità fanno veramente ridere rispetto al numero dei percettori del reddito di cittadinanza che dovranno essere controllati. Concludo dicendo che su quota 100 non sono state apportate grandi modifiche. Rimane una finestra limitata per poche persone e anche nel tempo, perché dura solo tre anni. Non è il superamento della legge Fornero. Noi ci aspettavamo di più. Rimane una misura costosa e ricordo che con il blocco dell'indicizzazione si tolgono soldi a quei pensionati che percepisco 1.200 euro al mese di pensione per pagare siffatta misura. Insomma, tutto ciò è molto lontano dai programmi di Forza Italia e del centrodestra che gli italiani hanno votato l'anno scorso; i costi e le ripercussioni sul futuro non li avete considerati. Certo, per voi erano e sono preponderanti gli obiettivi a fini elettorali, ma ricordate che anche e soprattutto dopo il 26 maggio le conseguenze della realizzazione del reddito di cittadinanza e di quota 100 vi metteranno di fronte non solo al vostro elettorato, ma anche all'intero Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La relatrice di minoranza, senatrice Parente, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Parente. PARENTE, relatrice di minoranza . Signor Presidente, siamo giunti alla terza lettura del cosiddetto decretone sul reddito di cittadinanza e quota 100 e le modifiche apportate dalla Camera di cui oggi discutiamo non sono state poche. Tuttavia, nell' iter parlamentare, nonostante le numerose e purtroppo sempre respinte proposte del Partito Democratico, il reddito di cittadinanza non muta nel suo impianto di fondo, confondendo sostegno al lavoro e contrasto alla povertà. In nessun Paese del mondo le due misure sono così confuse, perché il sostegno al lavoro abbisogna, oltre che di un sistema di accompagnamento alle persone, della promozione di un clima imprenditoriale che favorisca gli investimenti e crei nuove opportunità di lavoro, soprattutto nelle aree più deboli del Mezzogiorno. La lotta alla povertà porta con sé l'individuazione reale dei veri poveri, dei senzatetto, di tutti coloro che vivono spesso in famiglie a forte rischio di disagio sociale. Pur con tutti i limiti - lo dico - i Governi della XVII legislatura di Renzi e Gentiloni avevano individuato, da una parte il reddito, d'inclusione e, dall'altra, la costituzione, per la prima volta in maniera strutturale, di un'agenzia nazionale per le politiche attive, con la conseguente impostazione di una nuova impalcatura di diritti come - per esempio - l'assegno di ricollocazione per chi perde il lavoro. Secondo il Partito Democratico andava proseguita e rafforzata la strada intrapresa. Potevate anche chiamarlo reddito di cittadinanza - non ci saremmo soffermati su una questione nominalistica - ma bastava avere una impostazione giusta del reddito di cittadinanza. La confusione, al contrario, recata in questo decreto-legge tra misure di sostegno al lavoro e contrasto alla povertà crea un mostro giuridico e il rischio concreto di non aiutare davvero i poveri veri, le disoccupate e i disoccupati, le persone con disabilità e in molti casi le donne. Fa male, come cittadina, ancor più che come rappresentante dei cittadini, rendersi conto che l'Italia farà un salto nel buio: è probabile che aumenteremo il debito pubblico e i nostri figli si troveranno domani a non poter prendere decisioni economiche perché stretti dalla morsa del debito, com'è già accaduto purtroppo nella nostra storia. C'è un bellissimo libricino di Edmondo Berselli, purtroppo scomparso, che si chiama «L'economia giusta». A fronte dell'aumento del debito il reddito di cittadinanza lascerà indietro molte persone e famiglie davvero bisognose. E quota 100 rappresenta un intervento pensionistico a termine (fino al 2021) che, con la necessità dei due requisiti insieme (sessantadue anni di età e trentotto di contributi), non intercetterà lavoratrici e lavoratori più deboli e con carriere discontinue. Focalizzerò ora alcune modifiche apportate dalla Camera in tema soprattutto di intesa Stato-Regioni, disabilità, assunzioni, controlli, livelli essenziali delle prestazioni. Nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati sono state introdotte molte novità, soprattutto in tema di intesa Stato-Regioni.