[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 33-sexies del codice di procedura penale, promosso con ordinanza del 26 giugno 2002 dal Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardò nel procedimento penale a carico di P.G., iscritta al n. 437 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 aprile 2003 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che il Tribunale di Lecce ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 33-sexies del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede — nell'ipotesi in cui il giudice dell'udienza preliminare abbia erroneamente disposto il rinvio a giudizio, omettendo di rilevare che per il reato contestato doveva procedersi con citazione diretta — la rimessione in termini dell'imputato per la richiesta di applicazione della pena o di giudizio abbreviato; che l'ordinanza premette, in punto di fatto, che l'imputato nel processo a quo era stato rinviato a giudizio con decreto del giudice dell'udienza preliminare per rispondere del reato «di cui agli artt. 624 e 625 cod. pen. , vigenti all'epoca e poi sostituiti dall'art. 624-bis cpv. cod. pen.»; che in sede dibattimentale, l'imputato aveva chiesto di essere rimesso in termini al fine di proporre istanza di applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 cod. proc. pen. , sull'assunto che, essendo stato seguito un rito diverso da quello previsto per l'ipotesi di reato contestata, egli si era visto applicare degli sbarramenti temporali nei quali non sarebbe incorso qualora si fosse proceduto nel modo corretto; che, al riguardo, il rimettente rileva come l'art. 624-bis cod. pen. , aggiunto dalla legge 26 marzo 2001, n. 128, abbia introdotto un'autonoma disciplina del furto con destrezza (rectius: con strappo), già regolato dall'art. 625, numero 4), cod. pen. , prevedendo un regime sanzionatorio più severo, in particolare per quanto attiene al minimo edittale: con la conseguenza che, nel caso di specie, in base all'art. 2, terzo comma, cod. pen. , dovrebbe essere applicata la norma abrogata, in quanto più favorevole al reo; che nei confronti dell'imputato avrebbe dovuto pertanto procedersi con citazione diretta a giudizio, risultando la fattispecie di cui all'art. 625, numero 4), cod. pen. inclusa — a differenza di quella, pur identica, di cui al nuovo art. 624-bis cod. pen. — nell'elenco dei reati che, ai sensi dell'art. 550 cod. proc. pen. , sono giudicati dal tribunale in composizione monocratica con detta procedura; che il pubblico ministero, invece, aveva esercitato l'azione penale mediante richiesta di rinvio a giudizio: richiesta che il giudice dell'udienza preliminare aveva accolto, omettendo di fare applicazione dell'art. 33-sexies cod. proc. pen. , che, nell'ipotesi in questione, consente al giudice di rilevare d'ufficio l'errore, disponendo la trasmissione degli atti al pubblico ministero per l'emissione del decreto di citazione a giudizio; che la legge processuale — prosegue il rimettente — disciplina il caso in cui il pubblico ministero eserciti l'azione penale con citazione diretta per un reato per il quale è prevista l'udienza preliminare, stabilendo, all'art. 550, comma 3, cod. proc. pen. , che tale violazione debba essere eccepita entro il termine di esaurimento delle questioni preliminari; ma non regola, invece, l'ipotesi in cui il giudice dell'udienza preliminare disponga erroneamente il rinvio a giudizio per un reato per il quale è prevista la citazione diretta; che l'imputato avrebbe peraltro interesse a dolersi di tale errore, giacché se, per certi versi, il rito con citazione diretta offre minori garanzie; sotto altri profili, sarebbe invece l'udienza preliminare a penalizzare l'imputato stesso, costringendolo a decidere in tempi molto più brevi la propria linea difensiva; che la normativa processuale vigente prevede, infatti, una serie di «rigidissimi sbarramenti» legati alla celebrazione dell'udienza preliminare, segnatamente in materia di applicazione della pena su richiesta delle parti e di giudizio abbreviato; mentre, invece, nei casi di citazione diretta a giudizio l'imputato gode di un termine a comparire di sessanta giorni per predisporre la sua difesa e per adire, quindi, i predetti riti alternativi, l'accesso ai quali risulterebbe così più agevole; che si spiegherebbe proprio in tale prospettiva, ad avviso del rimettente, la circostanza che la legge, nell'ipotesi di cui all'art. 33-sexies cod. proc. pen. , preveda la rilevabilità d'ufficio del vizio, privilegiando il corretto svolgimento dell'azione penale a scapito dell'economia processuale; e richieda, per contro, l'eccezione di parte, con un rigido limite temporale — regime, questo, solitamente riservato ai vizi meno gravi — nell'ipotesi opposta di mancata celebrazione dell'udienza preliminare in rapporto ad un reato per il quale essa è prevista; che nell'ipotesi in questione, d'altro canto, non potrebbe neppure addebitarsi alla parte di non aver sollevato eccezione nell'udienza preliminare, proprio perché il vizio avrebbe dovuto essere rilevato d'ufficio dal giudice; che in tale ottica, l'art. 33-sexies cod. proc. pen. — omettendo di prevedere, nell'ipotesi considerata, la rimessione in termini dell'imputato per la richiesta di applicazione della pena o di giudizio abbreviato — si porrebbe dunque in contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 Cost., determinando una disparità di trattamento tra gli imputati giudicati «con errore di procedura» e tutti gli altri imputati dello stesso reato per i quali sia stata osservata la procedura corretta; con conseguente pregiudizio del diritto dei primi a fruire della «migliore delle difese in giudizio», disponendo «del tempo e delle condizioni necessarie» a tal fine; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata. Considerato che il giudice rimettente dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., dell'art. 33-sexies cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede la restituzione in termini dell'imputato per la richiesta di applicazione della pena o di giudizio abbreviato, avuto riguardo all'ipotesi in cui il giudice dell'udienza preliminare abbia erroneamente disposto il rinvio a giudizio in rapporto ad un reato per il quale doveva procedersi con citazione diretta;