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Ma in questo caso non è un richiamo di maniera, perché le decisioni sono state assunte sulla base di dati di cui noi non abbiamo assolutamente una conoscenza completa; sono state assunte sulla base di un comitato tecnico-scientifico, i cui documenti - almeno da quanto abbiamo letto qualche giorno fa - non sono noti neppure al Vice Ministro della salute. Sono stati assunti una serie di provvedimenti, anche nei rapporti con le Regioni, per cui, da una parte, c'è stata una guerra formale con le Regioni e, dall'altra, sono state redatte delle linee guida che poi sono state oggetto di una trattativa notturna. Tutto questo, senza che il Parlamento toccasse palla. Ci siamo trovati di fronte a criteri ulteriormente oscuri, che sono quelli del monitoraggio, che poi determineranno altri decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, presumo, o comunque altre decisioni più o meno a carico delle Regioni, assunte non si sa bene come. Nell'unico atto in cui ho trovato quantomeno la firma del Vice Ministro, la scorsa settimana, si parificava la Lombardia all'Umbria e al Molise come livello di allarme. Ho detto che la questione pregiudiziale si pone per un motivo politico serio di base, perché questa situazione non è tollerabile. Non è tollerabile perché, a monte, il Parlamento non si è espresso su uno stato di emergenza serio e perché i provvedimenti vengono assunti alla luce di fantomatici pareri (neanche tanto fantomatici) dati da enti, da comitati tecnici o da staff , che non sono verificabili e i cui contenuti non sono neanche noti al Parlamento, per cui la maggior parte delle decisioni viene coperta come parere dei tecnici. Questo non è tollerabile, non è costituzionalmente fondato. Era altresì preoccupante il tentativo di prorogare questo stato di emergenza e per questo motivo noi sosteniamo che la situazione è gravemente incostituzionale. Riteniamo, quindi, che sia assolutamente necessario che il Parlamento prenda consapevolezza di una situazione che travalica i limiti della costituzionalità. Pensate che dall'inizio dell'emergenza sono stati emanati talmente tanti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, nonostante il centrodestra avesse anche chiesto di procedere a un riordino, che si perde il riferimento ai numeri: il 23, il 25 febbraio, il 1°, l'8, il 4, il 9, l'11, il 3, il 22 di marzo, il 10, il 16 di aprile. Tutto questo comprimendo libertà sostanziali sulla base di documentazione che il Parlamento non conosce, senza che il Parlamento si sia espresso né in via preventiva, né a livello di informativa. Per questo motivo noi riteniamo che debba essere approvata la questione pregiudiziale di costituzionalità. (Applausi). PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, siamo in sede di esame della questione pregiudiziale e anticipiamo la nostra posizione sull'ennesimo provvedimento presentato sotto forma di decreto-legge. Dei decreti-legge si discute ampiamente in quest'Aula ormai da anni per una costante prassi che arriva ad abusare di uno strumento che è previsto dalla Costituzione e che ha requisiti e presupposti specifici, quelli della necessità e urgenza, ma che invero viene costantemente utilizzato dal Governo al fine di legiferare esso stesso in luogo di quello che dovrebbe essere il soggetto deputato, vale a dire il legislatore per eccellenza. Ormai i disegni di legge di iniziativa parlamentare sono sempre più ridotti: si assiste sempre più all'iniziativa governativa e all'utilizzo di questo tipo di provvedimento. Mai come in questo periodo sono stati usati i decreti-legge, tra cui il n. 19 di cui stiamo parlando, che si inserisce in una lunga sequenza nel momento di grave crisi emergenziale e sanitaria che stiamo vivendo. Sono decreti-legge che si sovrappongono e si accompagnano ad una lunghissima serie di decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, a decreti ministeriali e a ordinanze regionali, il tutto, cari colleghi, a creare una situazione normativa di grandissima confusione, che ha determinato anche un suo problema di interpretazione e di applicazione delle norme. Anche solo per un fatto di successione delle leggi nel tempo, si tratta di riuscire a incastrare la norma prevista dal decreto-legge e poi magari quella eventualmente modificata nella legge di conversione, contemperandola con la nuova legge, magari con un nuovo decreto-legge che si interseca e si sovrappone negli stessi periodi. È quanto abbiamo visto su alcuni provvedimenti, in particolare in Commissione giustizia, dove anche di recente, in sede di audizione, è stato denunciato che vi è veramente un problema, nonché delle contraddizioni con gli stessi provvedimenti. È inevitabile, però, quando vi è una proliferazione continua, quasi settimanale. Com'è stato rilevato dalla collega Modena e dal collega Augussori che mi hanno preceduto, crea gravi problemi proprio a livello istituzionale, oltre che costituzionale, l'uso dei decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri, norme che arrivano appunto con un provvedimento di natura regolamentare e quindi di rango sicuramente subprimario ad incidere su diritti costituzionali, se non a prevedere, come abbiamo visto tutti, una deroga allo stesso principio costituzionale. È una grandissima confusione quella di cui abbiamo detto, come si evidenzia - voglio sottolineare per la verità un solo un passaggio dell'intero provvedimento, ma che in realtà mette in luce le problematiche a livello costituzionale e istituzionale - all'articolo 2, comma 3, del decreto-legge, che recita: «Sono fatti salvi gli effetti prodotti e gli atti adottati sulla base dei decreti e delle ordinanze emanati ai sensi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, ovvero ai sensi dell'articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833». Di che cosa stiamo parlando qui? Nel momento in cui si prevede questa norma è evidente e trasparente che si stanno cercando di sanare gli effetti prodotti in base ad una norma precedente, con ciò riconoscendo espressamente che in quella norma vi era un vulnus , una problematica, perché altrimenti non sarebbe stata necessaria questa sorta di sanatoria. Ma vi è più di un lettore, più di un interprete che già pone delle grosse problematiche anche su questo punto e vi è fin da ora il dubbio che questa sanatoria possa mettere al riparo le norme e i provvedimenti - anche sanzionatori - emanati in seguito all'applicazione di queste norme, questo a creare una confusione, come dicevo, non solo nell'interprete, ma appunto per il cittadino e per tutto l'assetto istituzionale. In realtà tutti noi dobbiamo ricordare che, all'inizio di tutta la catena del diritto positivo non può che esserci la Costituzione e che solo la Costituzione può dare una legittimazione all'emissione di una serie di provvedimenti normativi con alcune forme e con alcune conseguenze. Tanti si sono posti delle problematiche e hanno fatto riflessioni sulla circostanza che i principi della tutela della salute e del primum vivere possano portare a una deroga dei principi costituzionali.