[pronunce]

che tali università avevano infatti carattere non statale, sicché i rapporti di lavoro con il personale erano regolati in base a contratti di diritto privato, di modo che l'inquadramento del personale nei rispettivi livelli non era analogo a quello del personale delle università statali; che dunque, a seguito della statizzazione dei due Atenei, con la correlativa equiparazione dei rapporti di lavoro a quelli delle altre università, restava da soddisfare l'esigenza di omologare i criteri di inquadramento attraverso la verifica degli inquadramenti precedentemente disposti e delle mansioni concretamente esercitate; che, in conclusione, la disposizione censurata risulterebbe del tutto giustificata. Considerato che la legge 11 luglio 1980, n. 312, nel disciplinare il passaggio dal sistema delle carriere a quello delle qualifiche funzionali, ha inquadrato il personale universitario in servizio alla data del 1 luglio 1979 secondo il criterio delle mansioni di fatto svolte (art. 85); che l'art. 1 della legge 21 febbraio 1989, n. 63, ha successivamente disposto l'inquadramento per mansioni in favore di coloro che siano stati assunti o inquadrati dopo il 1 luglio 1979 su posti di ruolo delle carriere previste dal precedente ordinamento o che comunque non abbiano potuto beneficiare dell'inquadramento per mansioni previsto dalla legge n. 312 testé citata; che l'art. 11 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120 - oggetto della questione odierna -, oltre ad estendere la possibilità di inquadramento secondo mansioni al personale assunto su posti di ruolo del sistema per carriere fino al 31 agosto 1992, ha disposto in favore dei dipendenti delle università per stranieri di Perugia e di Siena, nonché dei dipendenti tecnici e amministrativi "precari" assunti in ruolo ai sensi della legge 2 maggio 1984, n. 116, l'inquadramento nei profili professionali delle qualifiche funzionali secondo le mansioni di fatto svolte; che il giudice remittente, assumendo che l'art. 11 citato consenta un "nuovo" inquadramento per mansioni alle categorie di personale sopra enumerate, che ne avrebbero già beneficiato all'atto dell'inquadramento su posti del nuovo ordinamento per qualifiche, denuncia l'irragionevole discriminazione prodotta in danno del restante personale universitario, pur esso inquadrato nei profili professionali delle qualifiche funzionali e tuttavia non ammesso al nuovo inquadramento per mansioni; che proprio tale premessa argomentativa si rivela tuttavia erronea; che deve in primo luogo negarsi che il personale della università per stranieri di Perugia sia stato inquadrato secondo i criteri posti nell'art. 85 della legge n. 312 del 1980; che la Corte dei conti, con la deliberazione della sezione di controllo n. 68 del 27 aprile 1993, muovendo dal presupposto che il rapporto che legava l'università per stranieri di Perugia al proprio personale fosse di natura privatistica, aveva affermato che i dipendenti della suddetta università non erano destinatari della legge n. 312 del 1980 in quanto essi, al tempo dell'entrata in vigore di questa legge, non erano ancora stati inseriti nei ruoli statali, ed aveva aggiunto che nei loro confronti non trovava applicazione neppure la disciplina dettata dall'art. 1 della legge n. 63 del 1989, concludendo che il personale non docente non aveva titolo a conseguire l'inquadramento nella qualifica superiore, in corrispondenza alle mansioni esercitate; che, alla luce di tale indirizzo interpretativo, che trova conferma nella giurisprudenza amministrativa, risulta evidente come al personale non docente dell'università per stranieri di Perugia e di Siena, inquadrato in ruolo in base alla normativa speciale di cui agli artt. 26 e 27 della legge 29 gennaio 1986, n. 23, non sia applicabile la normativa transitoria diretta a governare il passaggio dal sistema delle carriere a quello delle qualifiche funzionali; che del resto l'art. 8 della legge 19 ottobre 1999, n. 370 (Disposizioni in materia di università e di ricerca scientifica e tecnologica), ha chiarito che la disposizione sulla quale si appunta il dubbio di legittimità costituzionale all'esame di questa Corte "si interpreta, per la parte riguardante il personale delle Università per stranieri di Perugia e Siena, nel senso che i benefici di cui all'art. 1 della legge 21 febbraio 1989, n. 63 si applicano al personale tecnico ed amministrativo inquadrato nei ruoli delle predette Università con la sola esclusione di quello che, successivamente all'inquadramento di cui all'art. 27 della legge 29 gennaio 1986, n. 23, abbia già eventualmente usufruito dei benefici di cui all'art. 85 della legge 11 luglio 1980, n. 312"; che dunque il legislatore, in sede di interpretazione autentica, ha inteso inequivocabilmente escludere che la disposizione censurata possa trovare applicazione nei confronti di personale delle università di Perugia e Siena, il quale, dopo la statizzazione dei due atenei ed il conseguente mutamento di regime del rapporto di lavoro, abbia beneficiato di un inquadramento nei profili professionali delle qualifiche funzionali secondo le mansioni di fatto esplicate; che, quanto infine al personale precario assunto ai sensi della legge n. 116 del 1984, il relativo inquadramento è avvenuto a seguito del superamento di un concorso nazionale riservato per l'immissione nelle qualifiche funzionali iniziali per le quali tale personale fosse in possesso dei prescritti requisiti e in quelle per le quali fosse stata conferita la supplenza o che corrispondessero alla relativa carriera (art. 2 legge 2 maggio 1984, n. 116); che anche in tal caso, dunque, l'inquadramento non è avvenuto sulla base delle mansioni effettivamente svolte, che costituivano semmai il presupposto per la partecipazione al concorso nazionale riservato; che pertanto l'art. 11 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, trovando applicazione nei confronti di categorie di personale, che, a vario titolo, non siano state inquadrate nei profili professionali delle qualifiche funzionali secondo il criterio delle mansioni svolte, si sottrae alle censure di costituzionalità ad esso mosse, in quanto appare diretto non già a definire un regime giuridico di favore, bensì a perequare la posizione delle categorie di personale in essa considerate a quella del restante personale tecnico amministrativo delle università, il quale, avvalendosi dell'art. 85 della legge n. 312 del 1980 e, successivamente, dell'art. 1 della legge n. 63 del 1989, aveva già beneficiato di un inquadramento "per mansioni" nei profili professionali delle qualifiche funzionali; che la questione di legittimità costituzionale, formulata sulla scorta di un erroneo presupposto interpretativo, deve essere dichiarata manifestamente infondata; . . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 11 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 1995, n. 236 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l.