[resaula]

Ora, il nostro Regolamento prevede, con pienissima logica, che, quando un emendamento è interamente sostitutivo di un articolo, votato quell'emendamento non ci sia più il voto sull'articolo. Questo ha senso, perché si vota a favore di quell'articolo scritto così; se si vota contro c'è una contraddizione e, per evitare questo, il Regolamento prevede che non si proceda al voto sull'articolo. Però, in un altro articolo, non congiunto, ma separato, si dice che, quando un disegno di legge è composto da un solo articolo, il voto sull'articolo elimina il voto finale. Allora, se si mettono insieme queste due previsioni (cosa che io ritengo non si dovrebbe fare, tanto più in presenza di un disegno di legge costituzionale), si crea un paradosso, che peraltro si è già verificato, sia pure su un disegno di legge non costituzionale. Il paradosso è che, se qualcuno è contrario al provvedimento nel suo insieme e c'è un emendamento interamente sostitutivo, che riduce la portata, che qualcuno legittimamente ritiene negativa, del provvedimento, pur essendo questi contrario al provvedimento, figura che egli ha votato a favore. Se, infatti, egli vota a favore di quell'emendamento, che sostituisce interamente l'articolo, essendo l'articolo unico, pur volendo votare contro quel provvedimento, alla fine il suo voto risulta favorevole. Questo davvero riduce la possibilità di espressione. Qui non è in gioco il principio della non contraddizione, perché si può benissimo essere a favore di un emendamento e lo si vota in rapporto al testo che c'è. Si vota l'emendamento, non perché sia l'ideale, ma perché è meglio il testo corretto da quell'emendamento piuttosto che il testo originario. Poi, qualcuno può ritenere, invece, che questo emendamento sia la soluzione migliore. Io chiedo alla Presidenza, visto che c'è anche il tempo per farlo, di valutare se non applicare il combinato disposto di due diversi articoli del Regolamento, che sono separati. A mio parere, inoltre, quando sono stati approvati questi due articoli, non si è mai pensato di fare la connessione fra i due. È già successo lo scorso anno che il nostro Gruppo sia stato costretto a figurare come contrario a un provvedimento, che aveva fortemente voluto e di cui era tra i primi firmatari, perché c'era stato un emendamento interamente sostitutivo che ne aveva ridotta, a nostro parere, la qualità (naturalmente, altri avevano un altro parere). In tal modo, siamo risultati contrari a un provvedimento che avevamo fortemente voluto, presentato e sostenuto e del quale avremmo votato anche il testo finale con quella correzione: meglio di nulla, ma noi avremmo voluto un altro testo. Pertanto, votammo contro l'emendamento, ma avremmo voluto volentieri votare a favore del provvedimento. Poiché prevale l'esigenza di mostrare chiaramente chi è a favore e chi è contro delle misure adottate, anche se questo richiede un minuto in più per la votazione, anche nel caso venga approvato l'emendamento interamente sostitutivo (peraltro, ce n'è più di uno, ma, quando un emendamento è presentato dal relatore, è molto facile che questo venga approvato), chiedo che comunque si tenga il voto finale. E lo chiedo in modo che ciascuno si possa esprimere sul testo che risulta dall'esame degli emendamenti, sul quale uno può essere a favore o può essere contrario, così come uno può essere a favore o contro quell'emendamento in quanto riduce o aumenta, a seconda dei casi, la qualità del testo proposto. (Applausi) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, quello posto dal collega Malan in realtà è un tema che esiste. Anche con i nostri uffici abbiamo affrontato in maniera molto puntuale la questione e siamo arrivati alla conclusione opposta, ma concordiamo che sia la Presidenza a farsi carico di una corretta interpretazione del Regolamento, facendoci la gentilezza di comunicarlo a tutti i Gruppi e all'Assemblea alla ripresa dei nostri lavori nel pomeriggio, in modo che nelle dichiarazioni e nel corso del dibattito parlamentare ci si possa regolare. Ci rimettiamo ovviamente all'interpretazione della Presidenza e degli Uffici. La nostra valutazione porta alla conclusione che gli emendamenti vadano votati alla fine e che si possano fare le dichiarazioni di voto prima del voto degli emendamenti, sia il nostro che quello del relatore, perché quel voto è interamente sostitutivo del provvedimento stesso. Ci rimettiamo alla Presidenza, auspicando di conoscere la procedura esatta alla quale ci atterremo prima della ripresa o alla ripresa dei nostri lavori. PRESIDENTE . Premesso che la questione ovviamente è seria e ne abbiamo esaminato le prospettazioni, intanto, proprio in virtù dell'interpretazione che dà la Presidenza alla questione posta, le dichiarazioni di voto sono anticipate esattamente per rispondere a questa esigenza. Vorrei però spiegare il tenore dell'interpretazione e le motivazioni, che mi convincono ancora di più dopo aver seguito attentamente la prospettazione del senatore Malan, laddove il senatore ha citato un esempio che si risolve con un'unica votazione per non creare una contraddizione. È esattamente questo, nel senso che abbiamo un emendamento interamente sostitutivo, talché non c'è una logica istituzionale accettabile che possa, anche soltanto in astratto, prevedere un voto differente su un contenuto che è esattamente sostitutivo e totalmente assorbente rispetto al merito del provvedimento. Quindi, in questo caso, una diversa soluzione prospetterebbe un formalismo che si stacca completamente dal merito delle decisioni dell'Assemblea, il che ritengo che non sia prospettabile. Abbiamo esaminato la questione anche alla luce del Regolamento, che tra l'altro fa un'unica eccezione quando c'è un emendamento soppressivo e non sostitutivo. Quindi, quando è prevista un'eccezione molto specifica, vuol dire che non è possibile prospettarne altri. La Presidenza ritiene che la votazione debba essere unica per questo motivo. C'è un emendamento interamente sostitutivo che diventa quindi il provvedimento per cui non può essere prospettata, neanche in astratto, la possibilità di un voto differente, che avrebbe motivazioni politicamente intuibili, ma che snaturerebbero dal punto di vista istituzionale anche la funzione dell'Assemblea. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . A me dispiace molto, Presidente, pur sapendo che le decisioni della Presidenza sono insindacabili, che abbia immediatamente dato una valutazione senza tener conto di quanto ho detto. Per carità, capisco benissimo, ma a questo punto faccio un esempio al di fuori dell'astrattezza: supponiamo che ci sia una legge che dice che chi parla male del Governo vada in carcere per dieci anni, cosa palesemente contro la Costituzione e contro la libertà. Dico del Governo, ma può essere di qualunque altro soggetto, non ne faccio una questione di destra, sinistra, maggioranza o opposizione. Chiaramente è una cosa odiosa e contro la libertà. C'è un emendamento che dice: non dieci anni, ma solo una multa da 50.000 euro.