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«Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l'autorizzazione a procedere debba essere negata», spiegando che «in questo non c'entra la mia persona» (ci mancherebbe). «Innanzitutto il contrasto all'immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico», confondendo contenuti normativi e obiettivi politici, che sono due questioni profondamente diverse, tant'è che il ministro Salvini, nel giustificare il suo cambio di posizione spiega che «la vicenda giudiziaria è strettamente legata all'attività di Ministro dell'interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni della campagna elettorale», che però non possono essere distanti o divergenti da quello che le norme di legge dicono. Il Vice Premier si giustifica affermando che il tribunale dei Ministri di Catania lo accusa per un comportamento che non avrebbe certo potuto commettere da privato cittadino o da leader di partito, e che i giudici infatti lo accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco in virtù del suo ruolo di Ministro dell'interno. E il ministro Salvini, autoassolvendosi, afferma che si tratta di una decisione che non sarebbe mai stata possibile se non avesse rivestito il ruolo di responsabile del Viminale. Ma essere al Governo non significa essere al di sopra della legge. Lo Stato di diritto esiste per limitare la tirannia di chi governa: dove starebbe altrimenti la differenza fra lo Stato di diritto e lo Stato assoluto? (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi, il ministro Salvini voleva farsi processare e raccontare ai giudici la sua verità; inizialmente, con dispiego di proclami video sui social , il Vice Premier era convinto di non dover chiedere che il Senato respingesse l'eventuale autorizzazione a procedere sul caso Diciotti. Così all'inizio diceva di voler fare Matteo Salvini e i suoi compagni di viaggio, del MoVimento 5 Stelle, gli sono andati dietro, ben contenti di sentirgli pronunciare queste parole. La senatrice Fattori: «Dobbiamo dire sì all'autorizzazione per essere coerenti con i nostri principi» (e forse sarà l'unica del MoVimento 5 Stelle che alla fine la voterà); il presidente della Commissione cultura della Camera Luigi Gallo: «Salvini deve essere processato perché la legge è uguale per tutti»; la ex presidente della Commissione giustizia della Camera Giulia Sarti: «La nostra posizione sulle autorizzazioni a procedere credo che sia risaputa»; il ministro Lezzi: «Ok a processo Salvini, lui stesso lo vuole»; il vice premier Di Maio: «Salvini ha detto "io mi voglio far processare" e quindi il MoVimento 5 Stelle non gli farà un dispetto e voterà sì alla richiesta di autorizzazione a procedere»; e infine il giramondo Di Battista: «Salvini rinunci all'immunità». Sono tutte dichiarazioni del 27 e 28 gennaio scorso. Poi, fatto quanto normalmente non fa mai e cioè approfondire le carte, Salvini scopre che probabilmente se andasse davanti ai giudici qualcosa rischierebbe davvero e così cambia avviso e mette nero su bianco che pretende il pieno sostegno di tutta la maggioranza per non essere processato. Ai sensi dell'articolo 9, comma terzo, della legge costituzionale n. 1 del 1989, come è già stato più volte detto, il Senato nega l'autorizzazione «ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo». La valutazione del Senato che noi siamo chiamati a fare è pertanto vincolata all'accertamento di due requisiti (ciascuno dei quali di per sé sufficiente a negare l'autorizzazione): la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante e il perseguimento di un preminente interesse pubblico. La Giunta prima, e l'Aula oggi, sono chiamati a giudicare le azioni di un Ministro, che, come già detto, non può essere sopra la legge. E se oggi siamo chiamati a verificare la sussistenza di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o di un preminente interesse pubblico, l'interrogativo non può che trovare risposta nelle carte che il tribunale dei Ministri ha trasmesso al Senato e nella relazione che il tribunale dei Ministri di Catania ha inviato al Senato sul caso Diciotti si legge: «Nessuno dei soggetti ascoltati da questo tribunale ha riferito (come avvenuto invece per altri sbarchi) di informazioni sulla possibile presenza, tra i soggetti soccorsi, di persone pericolose per la sicurezza e l'ordine pubblico nazionale». In quel passaggio il tribunale argomenta così la tesi che lo sbarco dei 177 migranti a bordo «non potesse costituire un problema cogente di ordine pubblico». Lo scrive il tribunale, nelle carte che ci ha inviato e che abbiamo letto. Dove è dunque l'interesse pubblico che lo stesso Salvini, nella sua lettera al «Corriere della Sera», richiama come elemento sufficiente per non concedere il via libera al processo, autoassolvendosi dopo aver per mesi sbandierato la tesi opposta? Diciamoci la verità: tutta l'azione del Ministro si muove per propaganda. La stessa propaganda che lo sta portando a nascondere gli sbarchi non solo ai cittadini e ai giornalisti, ma anche ai sindaci, che sono ormai quasi inconsapevoli degli sbarchi che avvengono sulle loro coste, che continuano ad avvenire sulle loro coste. Lui continua a fare l'uomo forte. Allora, Ministro che non c'è, continui a fare il forte anche di fronte alla legge. Si sottoponga al giudizio dei magistrati. Vediamo se è realmente più forte anche della legge, la stessa che dovrebbe tutelare le decisioni dei sindaci che quotidianamente si trovano a dover gestire il fenomeno degli sbarchi sulle proprie coste senza gli strumenti giusti. E questo solo perché, per l'interesse propagandistico di quello che vuole apparire come un uomo forte, si stanno sacrificando principi costituzionali sacri per il nostro ordinamento. Il ministro Salvini dimostri all'Aula la sua vera forza. Ne ha la possibilità: mostri al Paese intero il suo coraggio e la sua buona fede. È troppo facile fare il bullo con la divisa delle Forze dell'ordine e poi fuggire di fronte a quella stessa legge che tutti i giorni, combattendo e rischiando la vita, quelle donne e quegli uomini in divisa tentano di far rispettare. (Applausi dal Gruppo PD) . Un Ministro che scappa di fronte ai processi non è degno di indossare una divisa. Un Ministro che è convinto di poter autogiudicare il proprio operato, andando anche oltre il giudizio della magistratura, non è degno di servire questo Stato. Non è degno di sedere su questi banchi e infatti oggi non è qui ad ascoltare questo dibattito che lo riguarda. (Applausi dal Gruppo PD) . Il ministro Salvini ha oggi una grande opportunità. Dimostri la sua forza, così come tutti i giorni le migliaia di operatori, che sono costretti a districarsi nelle assurde norme che questa maggioranza ha scritto. Donne, uomini, volontari, sindaci, Presidenti di Regione, amministratori locali: per tutti loro non c'è alcuna immunità, ma dimostrano giorno dopo giorno, nonostante Salvini, nonostante questo Governo, di essere più forti di qualsiasi cosa.