[pronunce]

Quanto all'art. 18, la doglianza relativa alla violazione dei principi di concorrenza tra imprese posti dalla normativa europea sarebbe inammissibile, perché essa non potrebbe comunque ridondare in lesione dell'autonomia regionale, mentre quella relativa all'eccesso di delega sarebbe infondata, in quanto il principio direttivo posto dal legislatore delegante sarebbe quello dell'incentivazione del superamento degli assetti monopolistici, costituendo l'art. 18 solo un minimo che ben può essere superato dalle regioni. Riguardo agli artt. 8 e 9, l'Avvocatura afferma che in sede di determinazione delle risorse finanziarie da trasferire alle regioni, ai sensi dell'art. 20 del medesimo decreto, potrà tenersi conto degli oneri conseguenti a tali disposizioni. Infine, infondata sarebbe la censura relativa agli artt. 17 e 19, comma 1, in quanto le "risorse disponibili" che devono coprire l'eventuale disavanzo sono quelle di cui all'art. 20 del decreto legislativo. 7. - La difesa della Regione Puglia, nella memoria, rileva che il fatto di aver dato attuazione con propria normativa al decreto legislativo impugnato non fa venire meno l'interesse regionale al ricorso: l'attuazione è dovuta unicamente alla necessità di evitare l'intervento sostitutivo statale. Né il sopravvenire del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 400 (Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, recante conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale), che ha modificato alcune delle disposizioni impugnate, inciderebbe sul giudizio. In particolare, anche se l'art. 18 sembra essere stato modificato proprio nella parte oggetto del ricorso, con l'abrogazione del comma 2, lettere b) e c), la normativa censurata è stata tuttavia riprodotta nella nuova formulazione del comma 3 e nel comma 3-bis risultando ulteriormente disattesi i principi della delega in ordine al superamento degli assetti monopolistici per tutto il periodo transitorio, ed almeno fino al 1° gennaio 2004. Né, secondo la Regione, potrebbe condividersi l'impostazione dell'Avvocatura dello Stato nella lettura del criterio direttivo, in quanto la delega non prevede solo la mera incentivazione del superamento degli assetti monopolistici, ma prescriverebbe l'introduzione di regole di concorrenzialità. Superati paiono invece alla ricorrente i dubbi relativi all'art. 16, anche alla luce della legge regionale di attuazione, mentre altrettanto non può dirsi dell'art. 19, a meno che le "risorse disponibili" di cui all'art. 19, comma 1, che devono coprire l'eventuale disavanzo, siano quelle di cui all'art. 20, quelle cioè trasferite dallo Stato alle regioni. 8. - Anche la difesa della Regione Lombardia, nella memoria, ha ribadito il permanere dell'interesse regionale all'impugnativa, pur in presenza della legge regionale di attuazione del decreto legislativo n. 422 del 1997. Quanto al sopravvenire del decreto legislativo n. 400 del 1999, correttivo del precedente, la Regione ritiene necessaria l'estensione dei motivi di illegittimità costituzionale sollevati nel ricorso alla disciplina risultante dalle modifiche apportate con il citato decreto legislativo n. 400. Infatti, secondo la Regione, "nel caso di esercizio da parte del governo di poteri correttivi, i motivi di illegittimità costituzionale si estendono necessariamente alle nuove norme emanate dal governo, laddove tale intervento non muti la precedente disciplina, ma finisca per riproporre, solo con una diversa collocazione, gli stessi principi oggetto di censura". In ordine alle censure relative agli artt. 2 e 7, la difesa della Regione Lombardia prende atto del sopravvenire della sentenza n. 408 del 1998, mentre ribadisce quelle sull'art. 3: in particolare si sottolinea ancora una volta che i criteri usati nella individuazione dei servizi di interesse nazionale sono contraddittori, avendo rilievo in alcuni casi l'elemento quantitativo, in altri quello qualitativo; che il trasporto aereo regionale non ha alcuna rilevanza in un contesto come quello italiano; e che, quanto ai servizi di trasporto pubblico interregionali che collegano più di due regioni, la nuova disciplina risulta deteriore rispetto a quella già contenuta nel d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382). Riguardo all'art. 12, si afferma che solo una volta che sia intervenuta la ridistribuzione delle funzioni tra regioni ed enti locali il Governo può essere in grado di ripartire le risorse: pertanto per superare l'incostituzionalità della norma è necessario ritenere che l'intesa debba perfezionarsi a conferimento già avvenuto. Il nodo interpretativo relativo all'art. 16 sarebbe stato sciolto invece dalla sopravvenuta legge regionale della Lombardia. Quanto all'art. 18, la Regione Lombardia utilizza argomentazioni analoghe a quelle contenute nella memoria della Regione Puglia. Immutate, infine, resterebbero anche le censure relative all'art. 8, commi 5 e 6, e all'art. 9, e quelle riguardanti gli artt. 17 e 19, comma 1, a meno di non ritenere, come fa la difesa del resistente, che gli oneri derivanti da tali previsioni debbano ritenersi a carico dello Stato.1. - La Regione Puglia e la Regione Lombardia sollevano questione di legittimità costituzionale di diverse disposizioni del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422 (Conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale, a norma dell'art. 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), in riferimento agli artt. 3, 5, 76, 97, 117, 118, 119 e 128 della Costituzione. In particolare: a) gli artt. 1 e 2, comprendendo nella nozione di "conferimento" funzioni sia delegate che trasferite tanto alle regioni quanto agli enti locali, produrrebbero confusione tra nozioni che hanno da essere tenute distinte, alla stregua degli artt. 117, 118 e 128 della Costituzione; b) l'art. 3, nel definire i servizi pubblici di trasporto di interesse nazionale, si ispirerebbe a criteri non omogenei, violando gli artt. 3, 117 e 118 della Costituzione; c) l'art. 7, comma 2, sul trasferimento di funzioni e compiti in materia di trasporto da parte delle regioni alle province, ai comuni e agli altri enti locali, facendo riferimento al criterio della sussidiarietà, sarebbe del tutto generico e il medesimo articolo, al comma 3, disciplinando il potere sostitutivo statale nei confronti delle regioni che non abbiano provveduto nel termine previsto al conferimento delle funzioni agli enti locali, tenterebbe, in violazione dell'art. 76 della Costituzione, di precisare le condizioni della sostituzione - per ovviare all'asserita incostituzionalità dello stesso art. 4, comma 5, della legge delega n. 59 del 1997 - e conferirebbe al governo un'ulteriore delega, ciò che esula dai poteri propri del legislatore delegato;