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Prendiamo atto dell'istituzione del Ministero della coesione territoriale e del Mezzogiorno, ma ci preoccupano molto, da un lato, l'assenza di un programma per valorizzare tutto il potenziale inespresso del Sud, così come lo scorporo delle competenze turistiche dal MiBACT e, dall'altro, nessuna parola sul carattere culturale e creativo dell'industria dell'eccellenza artigianale italiana, la cui rilevanza non può essere sottostimata (parliamo di un mercato mondiale che vale 1200 miliardi di euro con un tasso di crescita molto importante, del 5 per cento annuo), così come nessuna riflessione su un sistema educativo obsoleto che deprime anziché incoraggiare la crescita culturale, intesa non solo come la conoscenza di Dante e Michelangelo, ma in senso più ampio, quale cultura del cibo, del vino, del buon vivere, dei siti ambientali e architettonici, della quale altri Paesi (cito la vicina Francia) sono orgogliosi ambasciatori nel mondo. Gli Italiani non hanno più consapevolezza della loro eccezionalità storica e culturale, di quell' heritage senza eguali al mondo, il cui vantaggio competitivo, che potremmo definire "endogeno al nostro Paese" va sotto il brand del made in Italy , di cui ho sentito tanto parlare. Ed aggiungo che è il terzo marchio più noto al mondo dopo Coca-Cola e Visa. Un marchio che rappresenta una vera e propria infrastruttura immateriale in grado, sia di proiettare all'estero i sei milioni di piccole e medie industrie italiane, che contribuiscono al PIL nazionale per almeno il 90 per cento e la cui concentrazione non è affatto trascurabile al Sud del nostro Paese, sia di rendere l'Italia attrattiva per i flussi turistici internazionali. È da queste considerazioni che muove l'esigenza di pensare immediatamente ad una strategia per il made in Italy , che potremmo definire olistica e che, senza rivendicare appartenenze politiche, punti a rafforzare l'Italia, quale settima potenza industriale a livello mondiale. Il modello italiano va, però, tutto reingegnerizzato, adattandolo alle complessità delle relazioni contemporanee. Non si può pensare che non vi sia un forte coordinamento politico e che tutti gli attori, differentemente coinvolti, operino senza alcuna regia centralizzata, in un quadro istituzionale spesso instabile politicamente e molto frammentato, beneficiando di risorse pubbliche molto spesso non ben impiegate ai fini di una adeguata promozione a livello mondiale, come invece avviene in altri Paesi e facendo perdere competitività all'Italia. Chiediamo, quindi, al Governo che si impegni su tre fronti: innanzitutto, riorganizzando funzioni e competenze troppo frammentate, non solo per ottenere una riduzione selettiva della spesa pubblica, ma anche per eliminare gli sprechi annidati in norme ed organizzazioni che duplicano attività, spesso inutili e poco efficaci. In secondo luogo, definendo un piano nazionale di valorizzazione del made in Italy che riposizioni verso l'alto tutta l'offerta culturale, creativa, turistica, enogastronomica e, più in generale, quella che definisco l'industria dell'eccellenza italiana, consapevoli che gli estimatori del nostro Paese, coloro che amano il "bello, il buono, il ben fatto e la qualità della vita" sono persone che hanno un potenziale di spesa molto elevato e contribuiscono a sostenere l'industria dell'eccellenza che a livello mondiale vale 1,2 trilioni di euro e che può contare su 400 milioni di consumatori. Infine, istituendo il Ministero del made in Italy che, grazie alle tecnologie digitali, può posizionare l'Italia su una mega piattaforma che aiuterà le imprese che l'hanno fatta grande ad avere il giusto riconoscimento quando all'estero, da sole, promuovono il made in Italy , unico vero driver di una crescita che negli ultimi 25 anni ha continuato a rallentare e che potrebbe, invece, contribuire a migliorare non solo la bilancia commerciale, ma anche il PIL, l'occupazione e le entrate fiscali. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghi, prima di affrontare il quadro macroeconomico del DEF, le sue previsioni tendenziali per il triennio 2019-21, la crescita del PIL stimata dell'1,5 nel 2018 e altri dati, spesso sovrastimati, credo sia utile fornire le indicazioni degli attuali dati economici, ereditati dagli ultimi quattro Governi a partire dal 2011. Quanto alla produzione industriale - questi sono tutti dati ufficiali - l'industria italiana rallenta ad aprile: la produzione segna un calo dell'1,2 rispetto a marzo, con l'indice che torna ai livelli di febbraio 2008. Demografia e denatalità: prosegue nel 2017 la diminuzione della popolazione residente già riscontrata nei due anni precedenti. Al 31 dicembre risiedono in Italia 60,483 milioni di persone, più di cinque milioni dei quali sono cittadini stranieri (pari all'8,5 per cento dei residenti). Nel 2017 la popolazione è diminuita di 105.472 unità rispetto all'anno precedente, e ci sono altri dati: i decessi sono stati quasi 650.000 (34.000 in più rispetto al 2016); la disuguaglianza cresce e mostra una tendenza crescente a seguito della crisi finanziaria ed economica e, dopo un miglioramento e un aumento nel 2015, seguito da una sostanziale stabilizzazione, l'indice di povertà assoluta è peggiorato dall'inizio del 2017, con la sola inversione di tendenza nel 2014. Povertà e condizioni economiche delle famiglie: aumentano i poveri. Questi sono i dati: le famiglie in povertà assoluta sono 1,8 milioni, con un'incidenza del 6,9 per cento. La punta dell' iceberg : secondo il rapporto Coldiretti sulla povertà alimentare e lo spreco, 2,7 milioni di cittadini non mangiano, non possono mangiare. Quanto ai condoni e all'evasione, 131 sono i miliardi di euro incassati in quarantacinque anni. L'evasione fiscale ammonta a 110 miliardi. In merito agli utili delle banche, queste sono state sussidiate con venti miliardi di euro (circa 12 di garanzie statali a Banca Intesa e cinque cash per il regalo delle banche venete): con il concorso di Bankitalia 50.000 famiglie azzerate nei loro risparmi, hanno conseguito 14 miliardi di euro di utili nel 2017, a spese dello Stato e degli espropriati. Secondo la FABI (Federazione autonoma bancari italiani), un sindacato dei bancari, quest'anno le prime dieci banche conseguiranno utili per dieci miliardi. Mercato del lavoro: il primo trimestre 2018 - e questi sono sempre dati ufficiali - si caratterizza per una stazionarietà dell'occupazione; il tasso di occupazione resta sostanzialmente invariato, portandosi al 58,2 per cento. Debito pubblico: siamo lieti che Bankitalia abbia finalmente scoperto il debito pubblico da ridurre, dopo i giochi di prestigio preelettorali del febbraio 2018 e le rettifiche obbligate da Eurostat il 15 aprile 2018 sul trattamento statistico della liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il debito, pari a 1.912 miliardi nel novembre 2011, è aumentato con il Governo Monti di 122 miliardi: 2.041 ad aprile 2013;