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Modifiche alla legge 17 ottobre 1967, n. 977, in materia di impiego dei minori nell'ambito delle piattaforme digitali di condivisione di contenuti multimediali, nonché disposizioni sulla diffusione dell'immagine e di contenuti multimediali di minori. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge intende intervenire sui cosiddetti fenomeni dei « baby influencer » e dello « sharenting » che sono accomunati dall'impiego di minori nell'ambito delle piattaforme digitali di condivisione di contenuti multimediali, per finalità di profitto il primo e per mera volontà di condivisione il secondo. Il fenomeno dei « baby influencer » concerne i minori che diventano famosi sul web e la cui presenza nell'ambito delle piattaforme digitali genera introiti: si va dalla pubblicizzazione diretta di prodotti o servizi destinati ai coetanei dei minori medesimi ovvero a situazioni che indirettamente forniscono un sostegno alla pubblicizzazione o sponsorizzazione di prodotti e servizi destinati agli adulti, solitamente i genitori. Su molti social media si assiste quotidianamente alla diffusione di immagini o contenuti video di bambini che, sui profili dei propri genitori o con pagine proprie pubblicizzano ogni sorta di prodotto; spesso, ad alimentare tali contenuti sono soprattutto i genitori che, più o meno consapevolmente, espongono i propri figli ai rischi della rete internet . I baby influencer rappresentano oggi un mercato considerevole che in taluni casi arriva a generare profitti enormi (sulla piattaforma YouTube ci sono bambini che guadagnano anche 17 milioni di dollari), senza che tale mercato sia regolamentato, a tutela dei minori medesimi e dei loro reali interessi. Pochi Paesi nel mondo hanno adottato una disciplina di tale fenomeno. La Francia è il primo Paese ad aver approvato, nell'ottobre 2020, una legge che disciplina lo « sfruttamento commerciale dell'immagine dei minori di sedici anni sulle piattaforme online ». Con questa legge si interviene sul codice del lavoro francese e vengono introdotti limiti all'impiego in rete di minori da parte di imprese e soggetti commerciali e dunque si estendono tutte le tutele previste dal predetto codice anche a questa forma di impiego che si configura a tutti gli effetti come « lavoro minorile ». Ai genitori è anche imposto l'obbligo di versare i guadagni su conti intestati ai minori stessi. L'autorizzazione all'impiego di tali minori è rilasciata dall'autorità pubblica locale, corrispondente sostanzialmente alla direzione provinciale del lavoro italiana, e al minore che, divenuto adulto, voglia cancellare la memoria digitale delle attività svolte viene consentito e agevolato l'oblio digitale ossia il diritto di cancellare dal web ogni traccia dei contenuti multimediali a lui riconducibili. Anche il Regno Unito sta intervenendo sul fenomeno dopo l'emersione di fatti di cronaca sconcertanti che vedono genitori quasi ossessionati nel sollecitare i propri figli a diventare « famosi », spinti dalla possibilità di lauti guadagni, creando drammatici danni psicofisici ai loro figli. Dunque, anche il Regno Unito sta cercando di introdurre un maggior controllo di queste attività affinché i minori siano protetti da queste velleità, non di rado provenienti dagli stessi genitori. Anche nel nostro Paese il fenomeno dei baby influencer si sta diffondendo sempre di più, senza che vi sia una legge che tuteli i minori coinvolti e senza che vi sia una reale consapevolezza sui rischi ad esso connessi, tra cui il pregiudizio per l'identità e la reputazione dei bambini, che possono subire pressioni, critiche, bullismo o molestie da parte degli utenti dei social media o avere difficoltà a gestire la propria immagine e la propria autostima. È importante innanzitutto che si sviluppi a tale riguardo una coscienza individuale e collettiva. È evidente che l'impiego di bambini e lo sfruttamento economico della loro immagine necessitano di essere disciplinati avendo riguardo al ruolo del minore nelle scelte da adottare in ragione della sussistenza o meno della capacità di discernimento, che genera in capo al minore il diritto di essere ascoltato, sia sulle questioni personali che su quelle patrimoniali. D'altronde, non si può non sottolineare come anche nei media tradizionali, ad esempio nella televisione, a tutt'oggi, continui a essere disciplinato l'impiego « lavorativo » di minori. Il punto dal quale partire è proprio la consapevolezza che l'attività dei baby influencer è un vero e proprio lavoro, che, come tale, deve essere disciplinato e retribuito e dunque è necessario un suo inquadramento nel contesto della normativa giuslavoristica. In Italia, il lavoro minorile è disciplinato dalla legge 17 ottobre 1967, n. 977, recante norme sul lavoro dei fanciulli, ossia i minori di anni quindici, e degli adolescenti di età compresa tra quindici e diciotto anni. La capacità giuridica in ambito giuslavoristico è riconosciuta ai soggetti che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età e solo previe visite mediche necessarie ad accertare l'idoneità al lavoro. Le sole deroghe a tale limite di età sono concesse per lo svolgimento di attività lavorative di carattere culturale, artistico, dello spettacolo o pubblicitario. Lo svolgimento di tali attività è permesso alle seguenti condizioni: ottenimento dell'autorizzazione dell'ispettorato del lavoro competente per territorio; al riguardo, si noti che l'autorizzazione è dovuta solo in presenza di un effettivo rapporto di lavoro subordinato, mentre l'obbligo è escluso quando l'attività non rientra in un rapporto di lavoro subordinato; garanzia che la sicurezza, l'integrità psico-fisica e lo sviluppo dei minori, nonché la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento professionale o di formazione non siano compromessi; consenso congiunto di entrambi i genitori per la valida stipula del contratto di lavoro. La citata legge n. 977 del 1967, all'articolo 4, sul quale interviene il presente disegno di legge, vieta di adibire al lavoro i bambini, ossia i minori di anni quindici, salvo quanto disposto dal comma 2 del medesimo articolo 4 secondo cui: « La direzione provinciale del lavoro può autorizzare, previo assenso scritto dei titolari della potestà genitoriale, l'impiego dei minori in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, purché si tratti di attività che non pregiudicano la sicurezza, l'integrità psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o di formazione professionale ». Alla disciplina recata dalla predetta legge si aggiunge poi quella introdotta dal regolamento di cui al decreto del Ministro delle comunicazioni 27 aprile 2006, n. 218, recante disciplina dell'impiego di minori di anni quattordici in programmi televisivi, che prevede che, nell'ambito o al di fuori di un rapporto di lavoro, l'utilizzazione delle immagini o voci dei minorenni deve avvenire con il massimo rispetto della dignità personale, dell'immagine, dell'integrità psicofisica e della privacy .