[pronunce]

1.5.4.- Infine, ad avviso del Consiglio di Stato, a legittimare la previsione censurata non potrebbe neppure invocarsi - come fa la Regione resistente - una rinnovata concezione del contributo per attività estrattiva, volto ad addossare agli operatori del settore la compromissione dei valori paesaggistico-ambientali, in quanto una simile opzione di politica legislativa non emergerebbe in alcun modo dal contenuto e dalle finalità della normativa censurata, che ha ad oggetto la manovra finanziaria triennale della Regione. 1.6.- Il rimettente prospetta anche un secondo profilo di illegittimità costituzionale della disposizione regionale, rilevandone il contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. l del Primo Protocollo addizionale alla CEDU (Protezione della proprietà). La disposizione in esame, infatti, non realizzerebbe quei giusti equilibri tra le esigenze imperative di interesse generale e l'imprescindibile garanzia dei diritti fondamentali dell'uomo che, secondo la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, si imporrebbero come limite all'ingerenza dei pubblici poteri. Dall'intervento normativo censurato, infatti, non emergerebbe alcun bilanciamento, essendo esso motivato unicamente da finalità di riequilibrio dei conti pubblici, come si evincerebbe dalla circostanza che l'incremento tariffario sia stato reso operativo già dal 2009, quindi in un anno non compreso nel triennio 2010-2012 coperto dalla manovra finanziaria regionale. 2.- Si è costituita in giudizio la Regione Marche, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata. 2.1.- Ad avviso della Regione, il rimettente muove da un erroneo presupposto interpretativo sia in ordine alla ricostruzione del quadro normativo, sia in ordine alla ricostruzione della ratio della disposizione censurata. 2.1.1.- Sottolinea la Regione come, ad avviso del giudice a quo, la società appellante avrebbe originariamente convenuto con i Comuni di assoggettarsi alle tariffe stabilite nella convenzione, nonché al solo adeguamento ISTAT, in applicazione dell'art. 17, comma 2, della legge regionale n. 71 del 1997. Secondo la difesa regionale, tuttavia, questo dato sarebbe smentito sia dalla disciplina legislativa applicabile - ratione temporis - al momento della stipula delle convenzioni, sia dalle previsioni delle stesse convenzioni. Quanto al primo profilo, l'art. 17 della legge regionale n. 71 del 1997, nella sua formulazione originaria, si limitava, al comma l, ad attribuire alla Giunta regionale il potere di stabilire l'importo delle tariffe, ma non prevedeva alcun vincolo a contenerne gli incrementi entro i limiti ISTAT. Quanto al secondo profilo, si evidenzia che l'art. 17 della convenzione stipulata dalla SIELPA con il Comune di San Severino Marche, dopo aver dettato la disciplina della misura, dei tempi e delle modalità di versamento del contributo, stabiliva testualmente che «la Ditta si impegna altresì a versare eventuali conguagli dei suddetti contributi in caso di aggiornamento delle tariffe stabilite dalla Giunta regionale, nella prima rata successiva alla data di aggiornamento»; e d'altra parte, l'art. 16 della convenzione stipulata con il Comune di Cingoli, a sua volta, sanciva l'impegno della SIELPA «a versare eventuali conguagli dei suddetti contributi in caso di aggiornamento delle aliquote relative al contributo cavatori da parte degli Enti preposti». La Regione ne deduce che le clausole convenzionali impegnano espressamente la parte privata a corrispondere i conguagli che si rendessero dovuti in base a qualsivoglia aggiornamento del contributo originario. Ad avviso della Regione, pertanto, non sarebbe possibile sostenere - come invece fa il rimettente - che la società appellante avesse originariamente convenuto di assoggettarsi al solo adeguamento ISTAT, in applicazione dell'art. 17, comma 2, della legge regionale n. 71 del 1997, e potesse, pertanto, vantare un legittimo affidamento in una modificazione delle tariffe circoscritta ai soli aggiornamenti ISTAT. Infatti, la previsione che «le tariffe sono aggiornate dalla Giunta regionale secondo le variazioni dell'indice ISTAT riferito ai prezzi delle industrie estrattive» è stata introdotta solo in seguito alla novella del 2007, cioè a tre anni di distanza dalla data di stipula delle convenzioni (marzo e dicembre 2004). Tale disposizione, dunque, non poteva determinare il contenuto delle originarie pattuizioni convenute tra i Comuni e la SIELPA, le quali invece, ad avviso della Regione, impegnavano la società a corrispondere la tariffa nella misura derivante da ogni successivo aggiornamento degli importi originariamente stabiliti e non facevano alcun riferimento a limitazioni di tale aggiornamento ai soli indici ISTAT. 2.1.2.- La Regione, inoltre, segnala che, con delibera del 19 settembre 2000, n. 1899-VP/AMB (Art. 17 della L.R. n. 71/1997 &#8210; determinazione tariffe per materiali di cava), la Giunta regionale ha concretamente esercitato il potere di determinazione delle tariffe attribuitole dal richiamato art. 17, comma l, della legge regionale n. 71 del 1997, stabilendo «che le tariffe determinate dal presente atto vengano aggiornate ogni quattro anni in funzione della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi all'ingrosso». Tuttavia, osserva la Regione, di tale previsione non vi è traccia nell'ordinanza di rimessione. Né sarebbe possibile fondare su di essa quell'affidamento della società appellante in un adeguamento tariffario quantitativamente limitato agli indici ISTAT, ciò che il giudice rimettente pone a fondamento delle questioni sollevate. Secondo la Regione, infatti, si tratterebbe della previsione di un adeguamento automatico minimo, che non escluderebbe affatto la perdurante pienezza del potere attribuito alla Giunta - senza alcun vincolo o limite - dall'art. 17, comma l, della legge regionale n. 71 del 1997, se non altro perché l'autodeterminazione della Giunta con propria delibera giammai avrebbe potuto derogare alla disciplina stabilita dal legislatore regionale, stante peraltro l'invarianza di questo dato legislativo al momento della stipula delle convenzioni. 2.2.- Quanto poi all'individuazione della ratio della disposizione censurata, che, secondo il giudice a quo, sarebbe motivata unicamente da finalità di riequilibrio dei conti pubblici, la Regione ne deduce l'erroneità, alla luce del vincolo di destinazione in essa previsto. A questo riguardo, la Regione evidenzia che il 50% del contributo incassato dal Comune debba essere versato alla Regione per attività di recupero e bonifica ambientale di cave dismesse e di aree degradate, nonché, alla luce delle modifiche introdotte dal censurato art. 42 della legge regionale n. 31 del 2009, per «interventi atti a migliorare l'assetto idrogeologico». Secondo la Regione, pertanto, la disciplina censurata non può considerarsi motivata unicamente da finalità di riequilibrio dei conti pubblici, ma sarebbe espressione di una rinnovata concezione del contributo per attività estrattiva, volto ad addossare agli operatori del settore la conseguente compromissione dei valori paesaggistico-ambientali.