[pronunce]

che, conseguentemente, l'applicazione di tale disposizione, ove non dichiarata costituzionalmente illegittima, comporterebbe la pronuncia di inammissibilità dell'appello medesimo, perché l'appellante non ha adempiuto al prescritto deposito di copia dell'appello nella segreteria del giudice di primo grado; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili; che, quanto alle questioni sollevate in riferimento agli evocati artt. 2 e 24 Cost., l'inammissibilità deriverebbe – secondo la difesa erariale – dal difetto di motivazione sulla non manifesta infondatezza; che, quanto alla questione sollevata in riferimento all'art. 3 Cost., l'inammissibilità deriverebbe dal mancato tentativo esperito dal rimettente di fornire un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione denunciata, la quale, proprio perché priva dell'indicazione del termine entro cui effettuare il deposito dell'appello nella segreteria del giudice di primo grado, dovrebbe essere interpretata – ad avviso della difesa erariale – nel senso che sanziona con l'improcedibilità (e non con l'inammissibilità) dell'appello l'inadempimento del suddetto obbligo di deposito, con la conseguenza che tale deposito sarebbe consentito nelle more del giudizio di appello, «fino al momento in cui la causa viene chiamata in decisione». Considerato che la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione staccata di Caltanissetta, dubita, in riferimento agli artt. 2, 3 e 24 della Costituzione, della legittimità del secondo periodo del comma 2 dell'art. 53 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'articolo 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), il quale, nel disciplinare la proposizione dell'appello innanzi agli organi della giurisdizione tributaria, prevede che «Ove il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, l'appellante deve, a pena di inammissibilità, depositare copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata»; che, come risulta dalla ordinanza di rimessione, il giudizio principale riguarda una controversia sulle sanzioni amministrative inflitte alla ricorrente dall'Agenzia delle entrate per le violazioni delle norme in materia di lavoro irregolare, ai sensi dall'art. 3, comma 3, del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73 (nel testo anteriore alle modificazioni apportate dall'art. 36-bis, comma 7, lettera b, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in vigore dal 12 agosto 2006, che ha trasferito dall'Agenzia delle entrate alla Direzione provinciale del lavoro il potere di irrogare le predette sanzioni); che, successivamente al deposito della suddetta ordinanza di rimessione, questa Corte, con la sentenza n. 130 del 2008, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992, nella parte in cui attribuiva, secondo la lettura datane dal diritto vivente, alla giurisdizione tributaria la cognizione delle controversie sulle sanzioni amministrative di natura non tributaria comunque irrogate da uffici finanziari; che, per effetto di detta sentenza, si è modificato il quadro normativo di riferimento, perché, in relazione al giudizio principale, è venuta meno la giurisdizione del rimettente; che, pertanto, è necessario restituire gli atti al giudice a quo, perché prenda atto di tale mutamento del quadro normativo e delle sue conseguenze in ordine alla rilevanza delle questioni.. . per questi motivi La Corte costituzionale ordina la restituzione degli atti alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione staccata di Caltanissetta, con riguardo alle questioni da essa sollevate con l'ordinanza indicata in epigrafe. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 giugno 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA