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Disposizioni in materia di eguaglianza nell'accesso al matrimonio e all'adozione per coppie formate da persone dello stesso sesso. Onorevoli Senatori . – Nel 1990 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha derubricato definitivamente l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali, definendola semplicemente come una « variante del comportamento umano » (decisione OMS del 17 maggio 1990). Il « mutamento di paradigma » derivatone ha progressivamente indotto gli ordinamenti dei Paesi occidentali a decriminalizzare le condotte omosessuali e a riconoscere i diritti delle persone omosessuali, declinando la condizione di omosessualità, in ambito giuridico, in tutela dell'orientamento sessuale, intesa come condizione personale rispetto alla quale, al pari della razza, del genere, della lingua, dell'orientamento religioso o delle opinioni politiche, vige il principio di non discriminazione. Su questa base, negli Stati Uniti diverse Corti Supreme si sono richiamate alla pregressa giurisprudenza in tema di discriminazione razziale per accogliere le eccezioni di incostituzionalità al divieto di matrimonio e in alcune Costituzioni nazionali si è recentemente introdotto l'orientamento sessuale tra le « condizioni personali » tutelate dall'ordinamento. In molti Paesi il trend di una maggiore protezione giuridica, realizzata più diffusamente per via legislativa, è proseguito fino a giungere alla parità di trattamento nel diritto di famiglia e all'accesso all'istituto del matrimonio per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Ad oggi, il matrimonio egualitario è riconosciuto in molti Paesi (Andorra, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Cuba, Costa Rica, Danimarca, Ecuador, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Taiwan e Uruguay); esistono poi Paesi che, come l'Italia nel 2016, hanno riconosciuto giuridicamente forme di unione familiare diverse dal matrimonio (Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Liechtenstein, Monaco, Montenegro, Repubblica Ceca, San Marino e Ungheria). Alcuni Paesi (tra cui Danimarca, Belgio, Francia, Germania, Finlandia, Islanda, Irlanda, Svezia, Spagna, Olanda, Norvegia, Regno Unito) riconoscono e disciplinano giuridicamente la genitorialità sociale, intesa come il rapporto di parentela che si consolida emotivamente e legalmente, indipendentemente dal vincolo genetico, tra genitore e prole e che consente l'adozione da parte del partner . Sono sempre più numerosi i Paesi che consentono l'adozione da parte da parte di coppie dello stesso sesso (Andorra, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Croazia, Cuba, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Israele, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America, Sudafrica, Svezia, Svizzera e Uruguay). Uno dei passaggi simbolicamente più significativi di questo processo di sviluppo della civiltà e del diritto, che, ancorché recente, appare inarrestabile, è rappresentato dalla sentenza nel caso Obergefell v. Hodges con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti nel 2015 ha dichiarato l'incostituzionalità delle leggi statali che negavano il riconoscimento del diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Per prevenire il rischio che anche sul matrimonio egualitario, appoggiato unicamente a una sentenza della Corte Suprema, si verificasse quello che è successo sull'aborto, cioè una marcia indietro giurisprudenziale che avrebbe effetti ancora più esplosivi in tema di diritto di famiglia, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge – il Respect for Marriage Act – per tutelare a livello federale i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Questa legge è stata votata in modo trasversale da parlamentari democratici e repubblicani a conferma del fatto che in tutto il mondo il sostegno ai matrimoni egualitari è un patrimonio comune del progressismo e del conservatorismo democratico. Altri esempi sono la legge britannica, che fu introdotta dal governo conservatore di David Cameron e quella tedesca, approvata durante il cancellierato di Angela Merkel. In Italia il dibattito politico su questi temi è rimasto a lungo ancorato a posizioni ideologiche, che non tenevano conto né dell'esperienza, rappresentata da un numero sempre crescente di persone omosessuali che portavano fuori dall'invisibilità giuridica le loro relazioni affettive, le loro famiglie e i loro figli, né dell'elaborazione giurisprudenziale intervenuta a livello nazionale e europeo. Il punto di svolta è stato rappresentato dall'approvazione della legge 20 maggio 2016, n. 76, (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze). Si è così avviato un processo, che però non può certo considerarsi concluso. La vita di coppia è alla base dell'organizzazione della famiglia e, come è emerso negli ultimi anni da pronunce giurisprudenziali sempre più numerose, non costituisce una struttura cristallizzata, ma si modifica di pari passo con le trasformazioni della società, dei costumi e dell'ordinamento giuridico. La famiglia e il matrimonio costituiscono istituti duttili che la sociologia e l'antropologia ci raccontano mutevoli nel tempo e nello spazio. Nella società e nel diritto italiano, famiglia e matrimonio sono cambiate radicalmente nel volgere di pochi decenni, passando attraverso l'affermazione della competenza statale e non religiosa sul matrimonio, l'uguaglianza giuridica dei coniugi, la dissolubilità del vincolo matrimoniale, l'eguaglianza giuridica dei figli nati dentro e fuori il matrimonio... In definitiva, il diritto vigente ha dovuto modificarsi radicalmente per adeguare il matrimonio alle modificazioni nel frattempo determinatesi nella società e nelle relazioni familiari. La duttilità umana e sociale della famiglia italiana è confermata anche dai dati statistici, che descrivono modelli e strutture che sono cambiati e si sono moltiplicati. Si sono diffuse, per esempio, le famiglie senza figli, quelle biparentali e monoparentali, ricostruite, allargate, coniugate oppure di fatto. Si tratta di modelli familiari non irrilevanti o occasionali, ma che sono ricorrenti e hanno spesso carattere di stabilità. Nel rapporto 2022 l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha confermato che le nuove forme familiari continuano a crescere: negli anni 2020-2021 sono 9.400.000 la famiglie costituite da single non vedovi, padri e madri sole non vedove, coppie non coniugate e le famiglie ricostituite coniugate. Vivono in queste famiglie più di 17 milioni di individui, quasi il 30 per cento della popolazione, dato più che raddoppiato in 20 anni. Sono sempre di più i figli nati fuori dal matrimonio. Sono stati 159.453 nel 2021, pari al 38,9 per cento del totale; erano il 10 per cento nel 2001. Le famiglie con figli sono circa un terzo del totale e dovrebbero ridursi a un quarto tra vent'anni.