[pronunce]

– Nel corso di un processo di opposizione all'espropriazione forzata presso terzi di una pensione erogata, ad un ex notaio, dalla Cassa nazionale del notariato, avendo l'opponente invocato l'impignorabilità assoluta dei relativi ratei, il Tribunale di Roma, con ordinanza del 3 marzo 2005, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 del regio decreto-legge 27 maggio 1923, n. 1324, convertito dalla legge 17 aprile 1925, n. 473, per contrasto con l'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui esclude la pignorabilità delle pensioni dei notai se non per crediti alimentari, anziché prevedere la pignorabilità per qualsiasi credito, nei limiti di cui agli artt. 1 e 2 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180 (Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche Amministrazioni), come previsto per le altre categorie di pensioni. 2.1. – Quanto alla rilevanza della questione, il giudice rimettente osserva che il giudizio di opposizione pendente innanzi a lui, basato sulla impignorabilità del bene per non avere i creditori azionato un credito di natura alimentare, non può essere deciso se non attraverso l'applicazione della norma impugnata, la quale dispone che «le quote di integrazione, nonché le pensioni e gli assegni sui fondi della cassa nazionale del notariato non sono cedibili né soggetti a sequestro o pignoramento». Con riguardo alla non manifesta infondatezza, il rimettente – premesso che la Corte costituzionale aveva già dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma impugnata nella parte in cui, creando una irragionevole disparità rispetto alla posizione dei pubblici dipendenti regolata dagli artt. 1 e 2 del d.P.R. n. 180 del 1950, non consentiva il pignoramento per crediti alimentari dell'assegno integrativo (sentenza n. 105 del 1977) o della pensione (sentenza n. 155 del 1987) erogati in favore dei notai – ha osservato come, a seguito della sentenza n. 506 del 2002, sono oggi pignorabili, per la parte che eccede il minimo necessario al sostentamento, ed a prescindere dalla natura del credito azionato, sia le pensioni pubbliche che quelle erogate dall'INPS. In conseguenza di questo ultimo intervento, il giudice a quo ritiene evidente la disparità di trattamento esistente tra le pensioni dei notai, pignorabili solo per crediti di natura alimentare, e quelle degli altri dipendenti, pubblici e privati, aggredibili esecutivamente, nei limiti di legge, per ogni tipo di credito. Secondo il rimettente, inoltre, la violazione del criterio di ragionevolezza, di cui all'art. 3 della Costituzione, risulterebbe a maggior ragione dopo che la Corte costituzionale ha chiarito, con la sentenza n. 506 del 2002, che l'interesse del pensionato ad avere assicurati mezzi «adeguati alle sue esigenze di vita» deve necessariamente essere contemperato con quello di «non imporre ai terzi, oltre il ragionevole limite appena indicato, un sacrificio dei loro crediti, negando alla intera pensione la qualità di bene sul quale possano soddisfarsi».1. – Il Tribunale di Roma – con due ordinanze – dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 12 del regio decreto-legge 27 maggio 1923, n. 1324 (Modificazioni al regio decreto-legge 9 novembre 1919, n. 2239), convertito dalla legge 17 aprile 1925, n. 473, nella parte in cui esclude la pignorabilità della pensione erogata ai notai dalla Cassa nazionale del notariato per crediti diversi da quelli aventi natura alimentare. 2. – I giudizi devono essere riuniti in quanto la questione di legittimità costituzionale sollevata dalle ordinanze di rimessione è sostanzialmente identica. 3. – La questione è fondata. 3.1. – Entrambe le ordinanze – pur se una di esse (ordinanza n. 238 del 2004) fa cenno, quale norma interposta, anche all'art. 545, comma quarto, del codice di procedura civile, il quale, tuttavia, ha ad oggetto le retribuzioni e non già le pensioni – denunciano come lesiva del principio di eguaglianza e (solo l'ordinanza n. 238) come intrinsecamente irragionevole l'assoluta impignorabilità delle pensioni erogate ai notai, sancita dall'art. 12 del r.d.l. n. 1324 del 1923, a fronte di quanto – a seguito della sentenza n. 506 del 2002 di questa Corte – è previsto, per le pensioni erogate dall'INPS, dall'art. 128 del r.d.l. 4 ottobre 1935, n. 1827 (Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale), e, per le pensioni dei dipendenti da pubbliche amministrazioni, dagli artt. 1 e 2, primo comma, del d.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180 (Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche Amministrazioni). Non è dubbio che lo status giuridico dei notai non è idoneo – come ha già osservato questa Corte quando ha esteso a tali pensioni la pignorabilità per crediti alimentari (sentenza n. 155 del 1987) – a giustificare il differenziato trattamento riservato alle pensioni erogate dalla Cassa nazionale del notariato rispetto a quello previsto per le pensioni dei dipendenti sia pubblici che privati: è evidente, infatti, che, in quanto l'impignorabilità si risolve in una limitazione della garanzia patrimoniale (art. 2740 del codice civile) e in una compressione del diritto dei creditori, nessuna differenza sussiste tra le pensioni spettanti all'una o all'altra categoria di beneficiari sotto il profilo – l'unico rilevante nel presente giudizio – della loro assoggettabilità ad esecuzione forzata. Deve pertanto – in armonia con quanto questa Corte ha statuito, riguardo alle pensioni erogate dall'INPS ed ai dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, con la sentenza n. 506 del 2002 – dichiararsi l'illegittimità costituzionale della norma censurata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui esclude del tutto la pignorabilità delle pensioni erogate ai notai, anziché prevedere l'impignorabilità, con le eccezioni previste dalla legge per crediti qualificati, della sola parte della pensione necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita e la pignorabilità nei limiti del quinto della residua parte..