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Io direi Parco della pace e della memoria, per ricordare le tante tragedie del secolo scorso, che hanno avuto non una ma varie matrici ed evoluzioni. La speranza è che la memoria di quello che è stato eviti il ripetersi non solo di tragedie del genere, ma anche di ciò che le determina, e cioè l'odio per altre etnie e popolazioni, che non è assolutamente collegabile all'orgoglio per la propria Nazione. L'orgoglio per la propria Nazione non è assolutamente da collegare al disprezzo e all'odio per le altre. Le guerre che hanno funestato il nostro continente - il mondo in realtà, ma in particolare il nostro Paese - nello scorso secolo non vanno dimenticate. Le scuole, in particolare, che andranno in visita in questo che d'ora in poi sarà monumento nazionale, potranno avere sul posto l'immedesimazione anche visiva, non solo attraverso lo studio, nelle tragedie che hanno funestato il nostro passato ed è dovere di ciascuno fare tutto il possibile perché non si ripetano, neanche in forma minore, in futuro. (Applausi) . SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Servigliano è un piccolo Comune della Provincia marchigiana di Fermo che all'inizio del Primo conflitto mondiale, nel 1915, fu scelto per una serie di caratteristiche strategiche come luogo per ospitare un campo di prigionia. Tre ettari di terreno a Ovest del nucleo centrale del paese furono adibiti all'edificazione di trentadue baracche in legno, ognuna delle quali avrebbe dovuto ospitare 125 prigionieri, 4.000 in tutto. L'intero perimetro dell'area fu delimitato da un muro alto tre metri, sovrastato da filo spinato: un'immagine fortemente e tragicamente evocativa, che non può fare a meno di suscitare sentimenti di ripugnanza. Quel campo seguì le sorti delle vicende storiche della nostra penisola e, se inizialmente vide prigionieri i soldati austro-ungarici, esso fu in seguito adibito a diverse funzioni: da campo di rieducazione per i soldati italiani redenti nel 1919 a deposito militare; da campo di prigionia per militari alleati a campo di internamento per gli ebrei tra il 1943 e il 1944. Dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, fu adibito a campo di addestramento per militari polacchi, poi a campo profughi per slavi e, ancora, a centro di raccolta per profughi giuliano-dalmati. Di questo campo, che dal 1955 iniziò a svuotarsi, oggi restano le mura e due delle trentadue baracche realizzate inizialmente. Con successivi interventi di riqualificazione l'area ospita oggi impianti sportivi ad uso della piccola cittadina marchigiana, che ha visto così nel tempo la trasformazione dell'area da campo di prigionia a Parco della pace. Il cambio di destinazione e l'attuale denominazione dell'area, tuttavia, non possono far dimenticare le brutture che in essa, suo malgrado, sono avvenute nel corso della storia del secolo scorso. È quindi per futura memoria, per un dovere morale e civile, che siamo obbligati a ricordare, affinché non si ripetano le tragedie provocate dalle guerre; provocate dai regimi totalitari di qualsiasi colore politico; provocate dalle deportazioni, con la conseguente negazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Da questa volontà è nato il disegno di legge in esame, condiviso da tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, di fare assurgere il campo di prigionia di Servigliano a monumento nazionale. Quell'area, adibita ora a scopi ludici e ricreativi - del cui utilizzo passato sono state lasciate in modo emblematico due baracche, rispettivamente all'inizio e a conclusione del percorso che porta ai diversi campi sportivi e alla palestra - chiamata ora Parco della pace, avrà da oggi il titolo di monumento nazionale, una sorta di riscatto anche per la piccola comunità di Servigliano, custode di un'importante memoria storica da trasmettere alle future generazioni. Il Gruppo Lega, cofirmatario del disegno di legge in esame, rinnova peraltro l'invito, proposto con un ordine del giorno accolto in Commissione, ad assumere iniziative idonee a mettere in luce anche la presenza e le sofferenze dei profughi eritrei ed etiopi, oltre a quelle summenzionate prima. A conclusione del mio intervento, voglio cogliere l'occasione per esprimere alla senatrice Segre da parte mia e di tutto il Gruppo Lega solidarietà per gli incresciosi insulti di cui è stata vittima alcuni giorni fa. Quanto è accaduto è un'ulteriore conferma che l'approvazione del disegno di legge, che tra poco voteremo, si inserisce in quel contesto di azioni che la classe politica ha l'obbligo di portare avanti affinché si affermi sempre più una cultura di rispetto reciproco e non di discriminazione. Solo la memoria e la testimonianza possono impedire lo sviluppo di questi aberranti comportamenti e il monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano sarà utile proprio a questo. Il Gruppo Lega convintamente voterà a favore. (Applausi) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei riuscire oggi ad esprimere, nel modo migliore possibile, la motivazione più opportuna del perché siamo qui a dichiarare monumento nazionale il campo di Servigliano. Questo campo di prigionia fu collocato in una zona delle Marche dove c'era un piccolo paesino che, nei primi anni del Novecento, non aveva più di 2.700 abitanti. Così nel 1915, con l'entrata in guerra dell'Italia, furono costruite 32 baracche, ognuna delle quali doveva contenere 125 prigionieri, com'è stato già detto da chi mi ha preceduto. Ovviamente ciò ha modificato completamente la storia di quella piccola comunità e tutte le vicende che poi si sono susseguite intorno alla costruzione del campo di prigionia. Dobbiamo ricordare che vi si avvicendarono prima prigionieri austriaci, poi ebrei, greci, maltesi, inglesi e statunitensi e infine i profughi italiani provenienti dall'Istria, dalla Libia e dall'Etiopia. Tre ettari di terreno che hanno sconvolto la storia di quel piccolo centro, scelto soprattutto per la sua posizione ritenuta all'epoca strategica, trovandosi fuori dalla zona di guerra e da importanti nodi stradali, ma comunque ben collegato da un'importante rete ferroviaria. Dal 1955 la struttura rimase in condizioni di abbandono, poi nel 1970 un'amministrazione illuminata di Servigliano iniziò a sviluppare un progetto di recupero del luogo: le baracche furono smantellate e al loro posto vennero realizzati una serie di impianti sportivi; rimase una parte delle mura perimetrali a ricordare la sofferenza di molte generazioni che vi avevano vissuto. Così il campo si riempì finalmente di vita, di giovani, e fu definito «Parco della Pace»; nel 2001 poi nacque l'associazione La casa della memoria, che è stata in grado di dare avvio a un attento lavoro di ricerca, documentazione e divulgazione della memoria di ciò che era accaduto in quel campo, del quale si era quasi persa la memoria nel corso degli anni.