[pronunce]

3.- In ogni caso, per parte sua, il giudice a quo non contesta il diverso trattamento sanzionatorio così riservato alle due condotte poste in comparazione (la guida in stato di ebbrezza del conducente proprietario e non, cui si riferiscono, rispettivamente, la sospensione "semplice" e quella "raddoppiata"). Riconosce anzi esplicitamente la ragionevolezza della scelta legislativa di punire il conducente non proprietario con una sanzione sospensiva più lunga, non potendo egli essere colpito nel patrimonio, e, difatti, non censura l'art. 186, comma 2, lettera c), del codice della strada. Contesta piuttosto, sul piano comparativo, gli esiti finali determinati dalle diverse previsioni sanzionatorie descritte, laddove intervenga il peculiare meccanismo premiale introdotto dal legislatore al comma 9-bis dell'art. 186 del d.lgs. 285 del 1992, che è, del resto, la disposizione oggetto della presente questione di legittimità costituzionale. Essa prevede, sempre che non si sia verificato un incidente stradale, che il giudice possa sostituire le sanzioni penali dell'ammenda e dell'arresto con la sanzione del lavoro di pubblica utilità di cui all'art. 54 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), che consiste nella prestazione di un'attività non retribuita a favore della collettività, da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell'educazione stradale. La pena è irrogata ragguagliando arresto e ammenda secondo il computo ordinario e poi disponendo un giorno di lavoro per ogni duecentocinquanta euro del valore risultante. Nell'ambito della disciplina in esame, la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con quella del lavoro di pubblica utilità avvia una vera e propria procedura di tipo "premiale". Infatti, il giudice dell'esecuzione (qual è nella specie il rimettente), ad esecuzione della pena ultimata, se il funzionario preposto riferisce in termini positivi della prestazione offerta dall'interessato, fissa un'udienza, in esito alla quale, ove condivida la valutazione, assume una serie di provvedimenti favorevoli al soggetto condannato. Dichiara estinto il reato e, per quel che qui più interessa, dispone la revoca della confisca del veicolo, se disposta, e dimezza la durata della sospensione della patente di guida. Si innesta qui il ragionamento del rimettente a proposito dell'asserita violazione del principio di uguaglianza. Accanto al caso che gli spetta decidere - quello di un conducente non proprietario, per il quale la sospensione della patente sia stata applicata in misura doppia, a norma del descritto comma 2, lettera c), dell'art. 186 del codice della strada - il giudice a quo considera, ed indica specificamente come tertium comparationis, il caso del conducente proprietario, che abbia subìto una più breve sospensione della patente e, però, anche la confisca del mezzo. Considera, inoltre, che entrambi pervengano (come in fatto è pervenuto il condannato nel giudizio principale) ad un esito positivo del lavoro di pubblica utilità. Proprio alla luce ed attraverso la comparazione invocata sarebbe percepibile, ad avviso del rimettente, il difforme trattamento sanzionatorio, non sorretto da una ragionevole giustificazione, indotto dalla disposizione censurata. La situazione all'origine perequata di cui all'art. 186, comma 2, lettera c), del codice della strada (lunga durata della sospensione della patente senza confisca, rispetto a durata dimezzata con confisca), lascerebbe spazio, a seguito della procedura premiale descritta, per il conducente non proprietario, ad un ingiustificato trattamento deteriore rispetto a quello previsto per il conducente proprietario: il primo, infatti, si ritroverebbe comunque con una sospensione di durata raddoppiata, per quanto successivamente dimezzata, rispetto al secondo, il quale peraltro, grazie all'esito positivo del lavoro socialmente utile, si vedrebbe liberato dalla sanzione della confisca. Ad avviso del rimettente, tale difforme trattamento sanzionatorio coglierebbe due condotte identiche, nei profili di gravità oggettiva e soggettiva, entrambi consistenti nell'essersi il soggetto posto alla guida di un veicolo in condizione di intossicazione alcoolica, senza che i profili dell'offensività e della pericolosità siano apprezzabilmente incisi, con efficacia differenziante, dall'elemento, considerato del tutto estrinseco, dell'appartenenza del veicolo utilizzato. Ne discenderebbe perciò una violazione dell'art. 3 Cost., rimediabile solo con la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 186, comma 9-bis, quarto periodo, del codice della strada, nella parte in cui non prevede il potere del giudice, in caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, di ridurre della metà la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, senza tenere conto del raddoppio applicato nella sentenza di condanna, a norma dell'art. 186, comma 2, lettera c), terzo periodo, del codice della strada, per essere il veicolo appartenente a persona estranea al reato. Solo questo intervento additivo, in definitiva, ricondurrebbe alla necessaria parità il trattamento sanzionatorio delle due situazioni. 4.- La questione, così descritta, non è fondata. È anzitutto da osservare che il rimettente opera un non implausibile accostamento tra la posizione del soggetto condannato nel giudizio a quo e quella di un conducente proprietario del veicolo, che abbia a sua volta concluso, pure con esito positivo, il lavoro socialmente utile previsto al comma 9-bis dell'art. 186 del d.lgs. 285 del 1992. Il tertium comparationis è identificato con precisione, e, per costante giurisprudenza, l'omogeneità delle due condotte consente a questa Corte di raffrontare le due fattispecie normative per verificare, ferma la preclusione di interventi in malam partem, la non manifesta irragionevolezza della difforme scelta operata dal legislatore con la disposizione sottoposta a censura (ex multis, sentenze n. 81 del 2014, n. 68 del 2012, n. 161 del 2009; ordinanze n. 240 del 2011, n. 41 del 2009, n. 106 del 2007). Non ha inoltre rilievo la circostanza che il trattamento effettivamente in discussione dipenda, nei due casi posti in comparazione, dalla concorrenza di misure accessorie (la sospensione della patente e la confisca del mezzo) dalla diversa natura, ed entrambe qualificabili come sanzioni amministrative, considerata la capacità afflittiva che esse indubbiamente rivestono e l'attribuzione al giudice penale del potere di infliggere sia l'una che l'altra.