[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 3, undicesimo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297 (Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica), in relazione agli artt. 21, comma 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 1988), e 3, comma 2-bis del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86 (Norme in materia previdenziale, di occupazione giovanile e di mercato del lavoro, nonché per il potenziamento del sistema informatico del Ministero del lavoro e della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, in legge 20 maggio 1988, n. 160, promossi con due ordinanze emesse il 24 giugno 1999 dal tribunale di Bologna nei procedimenti civili vertenti tra l'Istituto Nazionale per la previdenza sociale (INPS) e Saverio Montella, e tra l'INPS e Luigi Rizzi, iscritte ai numeri 638 e 639 del registro ordinanze 1999 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48, 1ª serie speciale, dell'anno 1999. Visti gli atti di costituzione di Saverio Montella e dell'INPS, nonché gli atti di intervento del presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 6 marzo 2001 il giudice relatore Franco Bile; Uditi l'avvocato Carlo De Angelis per l'INPS e l'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con le due ordinanze indicate in epigrafe il tribunale di Bologna, giudice del lavoro, ha proposto - in riferimento agli artt. 3 e 38, secondo comma, della Costituzione - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, undicesimo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297 (Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica), considerato in relazione all'art. 21, comma 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 1988), come interpretato dall'art. 3, comma 2-bis del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86 (Norme in materia previdenziale, di occupazione giovanile e di mercato del lavoro, nonché per il potenziamento del sistema informatico del Ministero del lavoro e della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, in legge 20 maggio 1988, n. 160. Il sistema introdotto dalla normativa impugnata ha attribuito ai pensionati dell'assicurazione generale obbligatoria, a decorrere dal 1° gennaio 1988, una quota aggiuntiva di pensione calcolata sulla base della retribuzione degli ultimi cinque anni, rivalutata per il periodo intercorrente "tra l'anno solare cui la retribuzione si riferisce e quello precedente la decorrenza della pensione". 2. - L'ordinanza iscritta al n. 638 del 1999 è stata pronunciata nel corso di un giudizio di appello contro la sentenza con la quale il pretore di Bologna aveva accolto la domanda proposta contro l'Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS) da S. M., che era titolare dal 1° settembre 1985 di una pensione di vecchiaia il cui importo era stato calcolato con il sistema del c.d. "tetto pensionabile" ai sensi della legge n. 297 del 1982, ed aveva poi beneficiato della quota aggiuntiva di pensione prevista dall'art. 21, comma 6, della legge n. 67 del 1988, determinata secondo i criteri dalla stessa norma indicati. Ritenendo che la quota aggiuntiva dovesse calcolarsi rivalutando le retribuzioni rilevanti non solo per il quinquennio anteriore alla data di decorrenza della pensione (1° settembre 1985), ma anche per il periodo successivo fino al 1° gennaio 1988, egli aveva chiesto la condanna dell'INPS alla corresponsione delle relative differenze, con interessi e rivalutazione monetaria. Avendo il pretore accolto la domanda, su appello dell'INPS, il tribunale ha sollevato la questione di legittimità costituzionale prima ricordata. Secondo il giudice rimettente, il sistema introdotto dalla normativa impugnata comporta la conseguenza che i titolari di pensioni liquidate anteriormente al 1° gennaio 1988 (fra i quali l'appellato) possono giovarsi della rivalutazione della quota aggiuntiva di pensione per il periodo intercorrente "tra l'anno solare cui la retribuzione si riferisce e quello precedente la decorrenza della pensione" (che nella specie è il 1984), ma non anche della rivalutazione fra questa data e quella di entrata in vigore del nuovo sistema (1° gennaio 1988). Il giudice rimettente ritiene che tale disciplina violi l'art. 3 della Costituzione (essendo irrazionale che coloro che sono andati in pensione prima del 1° gennaio 1988 "siano penalizzati dalla mancata perequazione [rectius, rivalutazione] della retribuzione pensionabile per il periodo intercorrente tra il loro pensionamento originario e la sua successiva riliquidazione"), nonché l'art. 38, secondo comma, della Costituzione (perché "la mancata rivalutazione dei valori monetari relativi alla retribuzione pensionabile si riflette sul trattamento pensionistico, diminuendone il valore economico effettivo e rendendolo non più idoneo a fornire agli interessati quei mezzi adeguati di vita, di cui abbisognano, e che la norma costituzionale vuole siano assicurati"). 3. - La stessa questione è stata posta anche dall'ordinanza iscritta al n. 639 del 1999, pronunziata dal tribunale di Bologna, in sede di appello contro la sentenza con la quale il pretore della città aveva accolto la domanda proposta contro l'INPS da L. R., titolare di una pensione di vecchiaia dal 1° gennaio 1976. A parte la diversa data di decorrenza della pensione, la vicenda processuale e la motivazione dell'ordinanza di remissione sono identiche a quella dell'altro giudizio, prima considerato. 4. - In entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, depositando memorie nelle quali ha sostenuto l'inammissibilità e l'infondatezza della questione. 5. - L'INPS si è costituito in entrambi i giudizi, sostenendo - in quello di cui all'ordinanza n. 638 - l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale e - in quello di cui all'ordinanza n. 639 - l'inammissibilità di essa per difetto di rilevanza. 6. - Nel giudizio di cui alla prima ordinanza si è costituita (fuori termine) la parte privata M., aderendo alle conclusioni del giudice rimettente e sviluppando poi le sue tesi con una memoria illustrativa depositata nell'imminenza dell'udienza odierna.1. - I due giudizi pongono la questione di legittimità costituzionale della stessa norma, e quindi devono essere riuniti. 2.