[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, lett. a), della legge 8 novembre 1991, n. 362 (Norme di riordino del settore farmaceutico), in relazione all'art. 9 della stessa legge [recte: della legge 2 aprile 1968, n. 475 (Norme concernenti il servizio farmaceutico)], promosso con ordinanza del 26 luglio 2002 dal Tribunale amministrativo regionale della Lombardia sul ricorso proposto da Federfarma ed altri contro il Comune di Milano, iscritta al n. 461 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di costituzione della Federfarma ed altri, del Comune di Milano e della GEHE Italia s.p.a., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell' 11 febbraio 2003 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi gli avvocati Lorenzo Acquarone, Agostino Gambino e Massimo Luciani per la Federfarma ed altri, Luca Radicati di Brozolo ed Elisabetta D'Auria per il Comune di Milano, Nicola Alessandri e Costantino Tessarolo per la GEHE Italia s.p.a., nonché l'Avvocato dello Stato Ignazio F. Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, con ordinanza depositata il 26 luglio 2002, ha sollevato, con riferimento agli artt. 3 e 32 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, lett. a), della legge 8 novembre 1991, n. 362 (Norme di riordino del settore farmaceutico), in relazione all'art. 9 della medesima legge [recte: della legge 2 aprile 1968, n. 475 (Norme concernenti il servizio farmaceutico)], nella parte in cui non estende alle società che prendono parte alla gestione delle farmacie comunali il divieto, previsto per i farmacisti privati, di partecipare all'attività di produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco. 2. - Il remittente espone, in fatto, che alcune organizzazioni rappresentative di farmacisti e consumatori, e altri ricorrenti, hanno impugnato gli atti della sequenza procedimentale con la quale il Comune di Milano: 1) ha trasformato l'azienda municipale che gestiva le farmacie di proprietà comunale prima in azienda speciale e poi in società per azioni; 2) ha approvato lo statuto, il contratto di servizio e il piano di fattibilità dell'azienda speciale e della società per azioni; 3) ha fissato le modalità di cessione del pacchetto azionario della società per azioni; 4) ha approvato il bando di gara per la cessione dell'80% del pacchetto azionario della predetta società; 5) ha ceduto alla GEHE Italia s.p.a., società operante nel settore della distribuzione del farmaco, la suddetta quota del pacchetto azionario. In particolare, il giudice a quo rappresenta che i ricorrenti hanno contestato la partecipazione alla predetta gara delle società distributrici di farmaci, eccependo l'illegittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, della legge n. 362 del 1991. 3. - In diritto, il remittente, ritenuta la rilevanza della questione, afferma potersi desumere dalla norma denunciata un principio fondamentale che vieta il contemporaneo esercizio dell'attività di gestione della farmacia privata e dell'attività di produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco. Analogo divieto non sussisterebbe, secondo il giudice a quo, per le società che prendono parte alla gestione delle farmacie comunali, le quali potrebbero, pertanto, contemporaneamente operare nel settore della produzione e della commercializzazione del farmaco. Poiché, tuttavia, il divieto sancito dalla norma censurata è posto, ad avviso del remittente, a tutela dell'interesse generale alla salute, in quanto diretto ad evitare la commistione tra gli interessi correlati alla produzione ed alla commercializzazione del farmaco e quelli relativi alla gestione delle farmacie, la limitazione di esso alle sole farmacie private sarebbe irragionevole, onde il giudice a quo ne invoca l'estensione alle società che partecipano alla gestione delle farmacie comunali. 4. - Con unica memoria dell'11 novembre 2002, si sono costituite, quali parti ricorrenti nel giudizio a quo, la Federfarma nazionale, la Federfarma Lombardia, l'Associazione chimica e farmaceutica lombarda fra titolari di farmacie, l'Unione nazionale consumatori, una farmacista libera professionista e una cittadina milanese. Nella memoria, le parti costituite osservano, in primo luogo, richiamando una sentenza del TAR Lombardia, che la norma censurata è diretta ad impedire, in via generale, il conflitto di interessi derivante dalla sovrapposizione dell'attività di distribuzione del farmaco all'ingrosso all'attività di gestione della farmacia. Essa detta, pertanto, un principio di incompatibilità cui non può sfuggire, per i suoi rilevanti e prevalenti aspetti pubblicistici, neppure la privatizzazione del servizio delle farmacie comunali. Ne consegue che la norma denunciata, ove interpretata nel senso anzidetto, dovrebbe ritenersi legittima. Viceversa, qualora dovesse condividersi l'interpretazione del giudice remittente, nel senso che la disposizione censurata non vieta la partecipazione alla gestione delle farmacie comunali alle società di grande distribuzione del farmaco, essa sarebbe in contrasto, in primo luogo, con l'art. 3 della Costituzione, in quanto irragionevolmente consentirebbe di far gestire le predette farmacie da soggetti cui è precluso l'esercizio delle farmacie private, nonostante la ratio dell'incompatibilità prevista in ordine alle farmacie private sia quella di impedire il conflitto di interessi. Essa violerebbe, inoltre, l'art. 32 della Costituzione, in quanto il conflitto di interessi tra attività di produzione e commercializzazione del farmaco e di gestione delle farmacie si risolverebbe in una minor tutela del bene salute. 5. - Con memoria del novembre 2002 si è costituito il Comune di Milano che ha chiesto dichiararsi l'improcedibilità, l'inammissibilità o comunque l'infondatezza della sollevata questione, con riserva di integrare e sviluppare la propria difesa in sede di memoria illustrativa. 6. - Con memoria del novembre 2002 si è altresì costituita la GEHE Italia s.p.a. la quale, in via preliminare, ha eccepito l'inammissibilità della questione per carenza di motivazione e per irrilevanza. Nel merito, la predetta società ha concluso per la manifesta infondatezza. In particolare, ha osservato, quanto alla asserita violazione dell'art. 3 Cost., che il divieto posto dalla norma denunciata riguarda esclusivamente i farmacisti che siano soci di società di persone e che, pertanto, non sussisterebbe alcuna incompatibilità fra la titolarità individuale di una farmacia privata e l'attività di distribuzione del farmaco.