[pronunce]

In ragione di tali premesse, l'interveniente sottolinea come la Regione Marche abbia vietato, con la citata legge regionale n. 5 del 2004, la coltivazione di OGM sul proprio territorio; posto che il ricorso dello Stato avverso tale legge è stato dichiarato inammissibile da questa Corte con la sentenza n. 150 del 2005, «dovrebbe concludersi nel senso della radicale inapplicabilità della disciplina statale introdotta dal decreto legge impugnato», poiché la Regione avrebbe già esercitato la propria potestà legislativa nella materia «agricoltura». 5. – Nell'imminenza dell'udienza, la Regione Marche ha depositato memoria, insistendo per l'accoglimento del ricorso. Dopo avere replicato alle deduzioni dell'Avvocatura dello Stato, la ricorrente ribadisce che «la immissione nella specificità territoriale della coltura e delle tecniche di produzione transgeniche» non potrebbe «non essere classificata all'interno della materia “agricoltura”», oggetto di potestà legislativa residuale della Regione, tenendo conto della «specificità territoriale» e corrispondendo ai «differenti bisogni delle agricolture nazionali». Viene altresì sostenuto nuovamente che l'intervento legislativo statale porrebbe norme di dettaglio in materia oggetto di competenza concorrente (tutela della salute), precludendo alla Regione la individuazione di uno standard di tutela più rigoroso, anche a presidio dell'ambiente. Tale potestà regionale sarebbe inoltre conseguente al principio comunitario di precauzione, il quale comporterebbe «l'illegittimità di una normativa comunitaria che imponga ai singoli Stati il divieto di misure precauzionali più rigide» e la garanzia che «le finalità ambientali possono essere realizzate dalla normativa regionale in materia di competenza propria o concorrente proprio al fine di una maggiore protezione dell'ambiente». In attuazione di tale principio, prosegue la Regione Marche, sono intervenute numerose leggi regionali, non impugnate dallo Stato. La ricorrente insiste anche sulla già denunciata violazione dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione, poiché lo Stato, tramite gli artt. 3, comma 1, 4, comma 3-bis, 7, comma 2, 7, comma 4, dell'impugnato decreto-legge n. 279 del 2004, avrebbe inteso disciplinare materia di competenza regionale, mediante un atto normativo «di rango sublegislativo», seppure artatamente qualificato quale «non regolamentare», allo scopo di eludere la previsione costituzionale. In conclusione, la Regione Marche insiste nelle censure già svolte e conclude nuovamente affinché le norme impugnate siano dichiarate costituzionalmente illegittime.1. – La Regione Marche ha impugnato gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, commi 3 e 4, 6, 7 e 8 del decreto-legge 22 novembre 2004, n. 279 (Disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica), nel testo convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2005, n. 5, per violazione degli artt. 117, commi primo, secondo, lettera s), terzo, quarto, quinto e sesto, e 118 della Costituzione, anche in relazione agli artt. 9, 32, 33, 72, 76 e 77 della Costituzione. La ricorrente afferma, anzitutto, la «assenza palese dei presupposti di straordinaria necessità ed urgenza» richiesti dall'art. 77 della Costituzione, posto il carattere non vincolante della raccomandazione 2003/556/CE e la necessità, invece, sulla base della normativa comunitaria ed internazionale, di realizzare in materia forme di «consultazione e di dibattito ampio e condiviso»: da ciò la violazione degli articoli 117, terzo e quarto comma, della Costituzione, con riferimento agli artt. 72, 76, 77 e 117, primo comma, della Costituzione. Tutte le norme impugnate sarebbero altresì in contrasto con l'art. 117, commi secondo, lettera s), terzo, quarto e quinto della Costituzione, con riferimento all'art. 117, primo comma, della Costituzione, poiché pregiudicherebbero interventi regionali a tutela dell'ambiente e della salute umana, animale e vegetale, secondo i principi di prevenzione e precauzione. Inoltre, tutte le norme censurate violerebbero l'art. 117, quarto comma, della Costituzione, giacché recherebbero una disciplina vertente nella materia “agricoltura”, oggetto di potestà legislativa residuale: la minuziosa disciplina contenuta, in particolare, negli articoli 2, 3, 4, 5, commi 3 e 4, 7 e 8 del decreto-legge impugnato, sottrarrebbe in modo palese alle Regioni il controllo del settore agricolo relativo agli OGM. La natura dettagliata di tali norme le renderebbe anche illegittime con riferimento alle materie oggetto di potestà legislativa concorrente dell' “alimentazione” e della “tutela della salute”. Né lo Stato potrebbe appellarsi ad obblighi di attuazione della normativa comunitaria al di fuori delle materie indicate dall'art. 117, secondo comma, della Costituzione, se non violando anche l'art. 117, quinto comma, della Costituzione. Inoltre, premesso che la tutela dell'ambiente non potrebbe essere prerogativa esclusiva dello Stato, laddove incida su interessi di competenza regionale, le disposizioni impugnate lederebbero l'articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione “anche in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera s), e agli artt. 9, 32 e 33 della Costituzione”. Gli articoli 3, comma 1, 4, comma 3-bis, e 7, commi 2 e 4, del decreto-legge impugnato violerebbero anche il sesto comma dell'art. 117 della Costituzione, poiché tali disposizioni disciplinerebbero l'adozione di “atti normativi di rango sublegislativo” in una materia che è oggetto di potestà legislativa residuale della Regione. Qualora, invece, si ritenesse che tali atti abbiano carattere primario, sarebbe leso l'art. 76 della Costituzione. Gli artt. 5, commi 3 e 4, e 7 del decreto-legge impugnato violerebbero anche gli articoli 117, sesto comma, e 118 della Costituzione, poiché disciplinerebbero funzioni amministrative di spettanza regionale, in difetto dei presupposti per allocare tali competenze a livello centrale. L'art. 6 del decreto-legge impugnato, a sua volta, violerebbe il principio del parallelismo tra competenza a disciplinare una determinata materia ed introduzione di sanzioni amministrative pecuniarie vertenti sulla medesima. Infine, illegittimamente gli articoli 3 e 4 del decreto-legge impugnato imporrebbero l'adozione dei piani di coesistenza mediante “provvedimento”, anziché mediante legge regionale. 2.