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l'infrastruttura ferroviaria storica non è in grado di supportare il traffico ferroviario proveniente dalla direzione di Padova in direzione Trieste (e quindi aeroporto) che eviti la stazione di Mestre né tanto meno quello proveniente dalla direzione di Trieste (aeroporto) verso Padova; l'unico modello di esercizio ferroviario possibile è una navetta Venezia-Mestre-aeroporto e ritorno; il progetto prevede che le acque di emungimento estratte durante la realizzazione della galleria Venezia 1, ricche di arsenico e pari a circa 10.000 metri cubi al giorno, siano sversate nella laguna di Venezia; inoltre il progetto prevede la totale demolizione del borgo storico di Ca' Litomarino, tipico esempio di architettura rurale tradizionale veneta dei territori di bonifica, riportato nelle mappe catastali storiche già nel 1920, e incastonato fra le anse del fiume Dese, area dal rilevante interesse ambientale e paesaggistico tutelata ai sensi dell'art. 142 del decreto legislativo n. 42 del 2004, si chiede di sapere: se sia stato fornito lo studio trasportistico da e per l'aeroporto di Venezia, il numero dei treni sia a lunga percorrenza che regionali previsti in progetto e, nel caso, quali siano le analisi di carattere trasportistico sviluppate; quali siano le motivazioni per cui non è stata adottata la soluzione progettuale ritenuta migliore dall'analisi multicriteria condotta nel 2015; se, stante la circostanza per cui l'unico modello di esercizio ferroviario possibile è una navetta Venezia-Mestre-aeroporto, non sia preferibile un collegamento con stazione terminale di testa a binario multiplo; se la quantità di acque di emungimento, che a seguito della realizzazione del progetto sarà sversata nella laguna di Venezia, sia conciliabile con l'equilibrio idrogeologico della laguna stessa; se si intenda assicurare la conservazione del borgo storico di Ca' Litomarino, in virtù del suo valore storico e paesaggistico. Atto n. 4-03723 IANNONE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il 3 marzo 2020 la moglie del signor M.O.C. residente a Lesa (Novara), incinta al quinto mese, e la figlia di un anno e tre mesi sono partite per la Polonia, paese del quale la donna è originaria; il viaggio era già pianificato e, con l'aumentare dei casi di COVID-19 in Italia, i coniugi avevano deciso che fosse meglio il trasferimento in Polonia visto che la casa della suocera è in un bosco e sufficientemente isolata; dopo alcune settimane, vedendo che le cose non miglioravano, il signor C. ha iniziato ad informarsi sulle possibili soluzioni di rientro della moglie e della piccola; è stato l'inizio di un incubo perché l'ultimo volo di rientro (da Varsavia a Roma) era stato già effettuato; il consolato polacco a Milano ha suggerito al signor C. di ricongiungersi in Polonia, rimanendo bloccato là, oppure far prendere un pullman della "Flixbus" da Cracovia a Berlino alla moglie e la piccola, dopo farle imbarcare su un volo Lufthansa interno con scalo a Monaco, infine su un volo verso Milano (se disponibile) oppure Roma: impossibile per una donna incinta al sesto mese con bimba in piena pandemia; il signor C. ha tentato di parlare con la Farnesina: dopo giorni di telefono sempre occupato riceve una scorbutica quanto inutile risposta cioè di iscriversi sul sito "viaggiare sicuri"; intanto sono peggiorate le condizioni dell'epidemia in Italia mentre in Polonia la situazione sembra più contenuta; in seguito i coniugi sono riusciti a prenotare un volo "Easyjet" per la fine del mese di aprile che viene in seguito cancellato, ne hanno acquistato un altro per il 19 maggio ma anche questo è stato cancellato; non c'erano altre soluzioni, i voli da Cracovia a Milano erano tutti cancellati e solo alcuni rari voli da Varsavia a Roma erano ancora operativi ma trasferirsi da Cracovia a Varsavia non era così agevole; il signor C. ha deciso quindi di raggiungerle in auto e rimanere in Polonia fin dopo il parto: ha pensato di essere in Europa e che il ricongiungimento fosse consentito, peccato che tra la Polonia e l'Italia ci siano Austria, Slovacchia, Repubblica ceca e Svizzera, a seconda del tragitto; a questo punto il signor C. vive un'autentica odissea tra mancate informazioni del sito della Farnesina e delle autorità dei Paesi che dovrebbe attraversare per ricongiungersi alla propria famiglia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda vissuta dal signor C., che a distanza di mesi ancora non è riuscito a riabbracciare la sua famiglia; quali iniziative urgenti intenda adottare per consentire ad un cittadino italiano, che si è sentito abbandonato ed in balia degli eventi, di uscire da un incubo. Atto n. 4-03724 DE BONIS Al Ministro della salute Premesso che: nella fase iniziale dell'epidemia influenzale da SARS-CoV-2 sono giunti nei punti di pronto soccorso pazienti con inizio di trombosi e si sono verificati molti decessi per embolie polmonari massive; sul sito "affaritaliani" del 10 maggio 2020, nell'articolo "Coronavirus, le autopsie non vanno fatte. Ordine del Ministero della salute", si legge: "una svolta nella lotta al Coronavirus è arrivata quando alcuni medici hanno effettuato delle autopsie sui cadaveri dei pazienti deceduti durante la pandemia. Grazie a queste autopsie si è potuto così scoprire che la causa del decesso è la Cid, coagulazione intravascolare disseminata, cioè la formazione di grumi nel sangue e di trombosi. Solo in seguito e nei casi resistenti alle cure antitrombosi arrivava la polmonite interstiziale doppia. Abbiamo così capito che i trattamenti fin lì seguiti negli ospedali, basati sulla ventilazione meccanica nelle terapie intensive, erano controindicati"; la circolare della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute, n. 11285 del 1° aprile 2020, il cui contenuto è stato ribadito sia dalla circolare del Ministero n. 15280 del 2 maggio, sia dalla circolare del Ministero n. 18457 del 28 maggio, avente ad oggetto "Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia COVID-19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione", al paragrafo C, "Esami autoptici e riscontri diagnostici", al punto 1, è riportato: "Per l'intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all'esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio", un invito a non procedere con gli esami autoptici, rafforzato dal punto 2. che così recita: "L'Autorità Giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l'accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l'autopsia non sia strettamente necessaria.