[pronunce]

- La difesa erariale, premesso che la questione deve intendersi trasferita nei confronti dell'art. 96 del d.lgs. 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), pur entrato in vigore prima dell'ordinanza di rimessione, si sofferma sulle ragioni dell'inammissibilità, sotto il profilo del difetto di rilevanza, sostenendo che la questione non presenta il carattere di pregiudizialità necessaria ai fini della decisione da assumere nel procedimento pendente innanzi al giudice rimettente. Il Tribunale di sorveglianza, precisa l'Avvocatura, collega la rilevanza alla valutazione del fumus boni iuris del ricorso per cassazione e, con la questione proposta, tende a far venir meno il fumus, riconosciuto esistente, nella prospettiva dell'eliminazione di un vizio del provvedimento impugnato in Cassazione - attraverso l'espunzione dall'ordinamento della norma comminatrice della nullità - al fine di negare la richiesta sospensione. In sostanza, la questione sollevata non è funzionale all'interesse dell'istante nel procedimento cautelare - che potrebbe subire effetti irreparabili nelle more del gravame data anche la breve durata della pena da espiare - ma alla salvaguardia del provvedimento emanato dallo stesso Tribunale e impugnato in Cassazione dall'interessato, ed è strumentale non alla decisione sul procedimento cautelare ma alla decisione che dovrà adottare la Cassazione in ordine alla validità del provvedimento impugnato davanti ad essa. In conclusione, il giudizio di rilevanza oltre che contraddittorio - in quanto pur riconoscendo un periculm in mora per l'istante solleva la questione di costituzionalità su di una norma che è di ostacolo non all'accoglimento ma al rigetto dell'istanza cautelare - è falsato, avendo ad oggetto una norma della quale non deve fare applicazione il giudice remittente, ma la Cassazione. 2.3. - Nel merito, l'Avvocatura - premesso che l'effettività del diritto di difesa e la parità delle parti ha assunto carattere prioritario con le modifiche dell'art. 111 della Costituzione - sottolinea che la scelta della nullità da parte del legislatore risponde all'esigenza di non privare l'imputato dell'assistenza difensiva, nel periodo necessario all'accertamento della veridicità delle condizioni economiche dichiarate, evitando inerzie nell'attività difensiva. Aggiunge che la scelta non appare irragionevole, essendo volta ad un procedimento celere e ad evitare ostacoli o ritardi nell'attuazione della garanzia costituzionale prevista dall'art. 24, comma 3, della Costituzione, i cui valori trascendono la portata soggettiva e sottendono un ampio interesse generale, soprattutto per il patrocinio in materia penale, perché solo se al non abbiente sono assicurati i mezzi per difendersi trova ordinata esplicazione la potestà punitiva statale (sentenza n. 144 del 1992).1. - Il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha dichiarato, con ordinanza, non estinta la pena residua (tre mesi di reclusione) a seguito dell'esito negativo dell'affidamento in prova al servizio sociale, senza decidere, nel termine di dieci giorni dal deposito, sulla richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Avverso questo provvedimento, il condannato ha proposto, da un lato, ricorso per cassazione deducendo, fra l'altro, la nullità assoluta dello stesso per omessa decisione sulla richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato e, dall'altro, istanza di sospensione, ai sensi dell'art. 666, comma 7, c.p.p., dell'esecutività della ordinanza allo stesso Tribunale di sorveglianza di Palermo. Nel corso di questo secondo giudizio il giudice adito ha sollevato, in riferimento all'articolo 3, comma 1, della Costituzione, sotto il profilo del difetto di ragionevolezza, questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1, della legge 30 luglio 1990, n. 217, (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), come modificato dall'art. 6, comma 1, della legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifiche alla legge 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), nella parte in cui sanziona con la nullità assoluta ed insanabile la mancata decisione, da parte del giudice adito, sull'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato entro i dieci giorni dalla sua presentazione fuori udienza. 2. - Va preliminarmente esaminata l'eccezione di inammissibilità del ricorso, sotto il profilo del difetto di rilevanza, sollevata dalla difesa erariale per il fatto che la questione non presenta il carattere di pregiudizialità necessaria ai fini della decisione da assumere nel procedimento pendente innanzi al giudice rimettente. 2. 1. - L'eccezione è infondata. In presenza di impugnazione, con ricorso per cassazione, dell'ordinanza di rigetto dell'istanza di estinzione della pena e di richiesta al giudice a quo di sospensione dell'esecuzione dell'ordinanza stessa, quest'ultimo deve accertare il fumus boni iuris del ricorso proposto in sede di legittimità. Pertanto, ove con tale ricorso si denunzi la violazione della norma che impone al giudice di provvedere, a pena di nullità assoluta, nei dieci giorni dalla presentazione dell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la valutazione della costituzionalità della norma violata - con l'esercizio del potere-dovere di investire la Corte costituzionale della cognizione di tale questione, qualora ritenga la questione di costituzionalità non manifestamente infondata - non attiene alla fondatezza del ricorso proposto innanzi alla Corte di cassazione, ma alla sussistenza o meno di uno dei requisiti, cui è sottoposto il provvedimento di sospensione richiesto. È, poi, evidente che l'eventuale accoglimento dell'eccezione di costituzionalità, facendo venire meno il fumus boni iuris, influisce sulla decisione relativa alla sospensione, mentre è irrilevante che la pronuncia del giudice delle leggi finisca per incidere anche sul giudizio di legittimità. 3. - Il giudice rimettente deduce il contrasto della norma denunciata con l'art. 3 della Costituzione, sotto il profilo del canone della ragionevolezza, in quanto, mentre la norma costituzionale preclude al legislatore arbitrarie assimilazioni tra situazioni diverse, viene equiparata - quanto alla sanzione di nullità - quella che, al più, è una irregolarità del processo, ad ipotesi che si riferiscono a gravi lesioni di diritti costituzionalmente garantiti (ad esempio, quelle previste dagli artt. 179, comma 1, c.p.p., 604, comma 1, c.p.p. e 525 c.p.p.).