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Durante la prima ondata criticammo l'idea che tutto il Paese fosse chiuso in blocco, nonostante la pressione del contagio fosse molto più alta in alcune Regioni del Nord piuttosto che al Sud; oggi può andare bene che vi sia una modulazione e una differenziazione in base a questi coefficienti, in particolare al cosiddetto indice RT. Ma siamo tutti preoccupati per il fatto che siamo in una fase di grande offensiva del virus. Siamo preoccupati per il fatto che purtroppo ancora non si vede l'alba, che i posti in terapia intensiva si riducono sempre più e che il nostro sistema sanitario è sempre più in un momento difficile. Cosa vogliamo fare? Vogliamo smetterla con la storia del rimpallo. Il collega Moles poco fa ha detto che gli sembra una partita a tennis: noi che critichiamo, la maggioranza che ci rimbalza quanto diciamo, le Regioni che criticano i sindaci, il Governo nazionale che ha uno scontro con le Regioni. Tutto questo caos istituzionale non premia. Ripetiamo ancora una volta una proposta di Forza Italia. La collega Bini, se non ricordo male, ha detto: «Fate delle proposte». Noi le abbiamo fatte: già da maggio scorso abbiamo depositato un disegno di legge per istituire una sede propria di dialogo vero e concreto, di discussione vera tra Parlamento e Governo, tra il Parlamento e i comitati tecnici-scientifici o comunque gli organismi tecnici che collaborano con il Governo. Noi abbiamo individuato la sede propria in una Commissione bicamerale. Sappiamo che non tutti sono d'accordo su questa proposta, però - guarda caso - i costituzionalisti che in questi giorni vengono ascoltati in Commissione affari costituzionali sono tutti univoci, fino ad oggi, nell'affermare che l'unica vera risposta che abbia forza e valore costituzionale e che dia davvero voce al Parlamento è l'istituzione di una Commissione bicamerale. D'altro canto, secondo la Costituzione, nel nostro Paese vige un bicameralismo paritario, quindi non è pensabile una Commissione monocamerale. Concludo invitando a passare dalle parole ai fatti. Forza Italia insiste nell'avere un approccio costruttivo e collaborativo. Il presidente Berlusconi in questi giorni lo sta continuando ad evocare e a rammentare. Facciamo un passo in avanti, non facciamolo dire soltanto al presidente della Repubblica Mattarella. Facciamo, tutte le forze politiche, a cominciare da quelle di maggioranza, un passo avanti, per poter dire finalmente che il Parlamento esiste ed è centrale: in una situazione di emergenza nazionale come questa forse, una volta tanto, comincerà a dare risposte vere e a restituire un po' più di serenità e di prospettiva futura ai cittadini italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo in questa discussione generale su un provvedimento rispetto al quale la Commissione cui appartengo non ha una competenza prevalente ma solo incidentale per i motivi che presto vi dirò. Come ella sa, signor Presidente, sono attualmente impegnato nella saga del decreto ristori. C'è stato l'episodio 1 «Il ristoro fantasma», l'episodio 2 «L'attacco alle partite IVA» e adesso aspettiamo, pare, l'episodio 3 «La vendetta degli Ateco». Andiamo avanti con questo modo di legiferare un po' estemporaneo. (Applausi) . Qui viene il primo punto, che fa un po' crollare la retorica dell'afflato cooperativo. Io sono qui perché un provvedimento, un decreto che prorogava l'invio delle cartelle esattoriali, è stato inserito come emendamento all'interno di un provvedimento che si occupava di tutt'altro. A beneficio di chi sta fuori da quest'Aula, ricordo che questo è un modus operandi assolutamente lecito ma che non favorisce l'intervento delle Commissioni di merito e non rende molto facile per l'opposizione leggere i provvedimenti. Adesso, nel decreto ristori, arriveremo a livelli di virtuosismo che non riesco neanche ad immaginare. È stato detto che questa è una guerra. Io apprezzo molto questa maggioranza, che mi affascina perché è caratterizzata da un certo strabismo: ci sono dei momenti in cui pare che abbiamo a che fare con un cataclisma epocale, come in effetti è. Siamo in una guerra, che tra l'altro è atroce, perché a differenza delle altre guerre ha una strana asimmetria. Io guardo le statistiche dell'Istituto superiore di sanità: sotto i cinquant'anni si situa l'1,1 per cento delle vittime, il che significa che questa guerra sta cancellando la memoria storica di intere comunità, sta cancellando le generazioni dei nostri genitori e dei nostri nonni e questo è un fatto estremamente grave. Ma se siamo immersi in una situazione così grave, perché poi, quando andiamo in Europa a contrattare sugli aiuti di Stato, non andiamo ad eccepire la calamità naturale come esimente dalle regole sugli aiuti di Stato? Oggi c'è un interessante articolo su «La Verità», che contesta al Governo il modus operandi nel contrattare il cosiddetto quadro temporaneo in Europa e da lì temo che avremo delle tristi conseguenze. Vorrei quindi parlare delle risorse. Il discorso sul metodo l'ho fatto: è inutile continuare con questo accavallarsi di decreti. Ricordo quando a marzo, mentre - forse involontariamente - ci prendeva in giro dicendoci che nel decreto aprile avremmo avuto spazio emendativo, il ministro Gualtieri diceva che con il decreto aprile poi si sarebbe andati diretti alla legge di bilancio. Sapete anche voi che adesso i decreti si accavallano all'interno della stessa settimana; è chiaro che siamo tutti in confusione. Parliamo delle risorse, che si dividono in due tipi: quelle che ci sono e quelle che non ci sono. Quelle che ci sono non vengono spese e quindi bisognerebbe chiedere al Governo, come ha fatto l'onorevole Garavaglia alla Camera, di farci una lista dei decreti attuativi che non sono stati emessi e quindi di quante risorse effettivamente residuino rispetto a quelle che sono state annunciate. Questo è un tema, perché poi dopo in Commissione ci viene detto che non abbiamo spazio per emendare, ma sappiamo che, come ricordava il collega Zaffini, i soldi raccolti sui mercati restano nelle casse del Tesoro. Parliamo allora delle risorse che non ci sono. Vorrei portare all'attenzione di questa Assemblea un episodio piuttosto grave, che apparentemente non ha un'attinenza diretta con questo provvedimento e forse non ce l'ha, ma che è indicativo della situazione in cui abbiamo messo il nostro Paese. Due giorni fa Mersch, che è un rappresentante del direttorio della Banca centrale europea, ha detto che se gli Stati membri non accetteranno di indebitarsi con la Commissione, prendendo fondi o dal Sure o dal MES, o dal recovery fund , la Banca centrale europea potrà rifiutarsi di acquistare i loro titoli. Con questo voglio dire che, come è evidente, la Banca centrale europea sta facendo politica e che le istituzioni europee stanno sfruttando questo momento, questa grave pandemia, per portare avanti il progetto politico con la loro solita logica, quella del ricatto.