[resaula]

Qui ci dovremmo indignare per quella domanda e non per la risposta che quella madre ha dato, costretta, violentata da quella domanda impertinente e fuori luogo. La sfera privata è sfera privata e le scelte personali sono scelte personali (Applausi) e non dovrebbero essere strumentalizzate politicamente né dall'informazione, né dall'avversario politico. Vedete quanti temi oggi dovremmo e potremmo affrontare se avessimo la dignità - e spero che quest'Assemblea dimostri di averla - di affermare che la legge è davvero uguale per tutti, a cominciare dalla nostra Carta costituzionale? (Applausi) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, nell'affrontare oggi una questione particolarmente delicata e, in quanto tale, specialmente esposta a strumentalismi e preconcetti, a mio avviso dobbiamo in primo luogo rispondere a una domanda di fondo: su cosa esattamente siamo chiamati a prendere posizione? In quale perimetro dobbiamo muoverci? Dobbiamo forse schierarci oggi nell'indiscriminato e ormai antico conflitto ideologico tra magistratura e politica, di cui la presente vicenda non sarebbe che un ulteriore episodio? Non dobbiamo fare questo, credo. Sia chiaro, noi riteniamo quello scontro in sé riprovevole, alimentato com'è da tifoserie partitiche e mediatiche contrapposte e da una schiera troppo folta di professionisti dell'esasperazione e dell'esagerazione. Anzi, penso che anche oggi dobbiamo ribadire che quella disputa è stata ed è un danno per il nostro Paese. Non giova alla qualità della nostra democrazia ed ostacola l'encomiabile opera di chiunque voglia realizzare buone riforme della politica e della giustizia; buone riforme che sono estremamente necessarie e delle quali - desidero rimarcarlo - sono un ottimo esempio i provvedimenti che l'attuale maggioranza sta portando avanti, su impulso e coordinamento della ministra Cartabia. (Applausi) . A questo proposito, intendiamo essere assai netti: riteniamo che commetta un censurabilissimo errore chiunque, con i suoi atti e le sue parole, contribuisca ad esacerbare lo scontro e ad alimentare polveroni ideologici. Condanniamo i toni contundenti e da crociata da qualsiasi parte provengano e auspichiamo - sia detto per inciso - che tali toni stiano fuori anche dalla prossima pubblica discussione che concernerà i referendum in materia di giustizia ammessi nei giorni scorsi dalla Consulta. (Applausi) . I nostri concittadini, specialmente in questo momento, desiderano dai propri rappresentanti esempi di compostezza e di sobrietà istituzionale e invece troppo spesso vedono il contrario: smodatezza, mancanza di equilibrio e di senso del limite. La polarizzazione non è un bene, non lo è per nessuno. Oggi - sia chiaro - non siamo nemmeno chiamati a giudicare le ipotesi investigative che stanno alla base di una determinata inchiesta penale - non è compito del Parlamento dare questi giudizi, è un compito dei giudici - e nemmeno siamo chiamati a personalizzare e drammatizzare una questione di principio, anzi dinanzi a questioni di così alto spessore costituzionale penso che il primo dovere del Parlamento sia quello di immettere nella pubblica discussione opinioni saldamente ancorate alla realtà, senza indulgere in generalizzazioni pretestuose ed improprie, senza cedere a tentazioni tribalistiche e ideologizzanti. Il Parlamento deve fare ciò al di fuori di ogni personalizzazione e di ogni drammatizzazione. Tutto ciò detto, risulta evidente che ben altro è il compito che noi siamo chiamati ad assolvere oggi. Quel che ci si richiede è di effettuare una puntuale, documentata e rigorosa valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione che dobbiamo assumere. Dobbiamo svolgere un'analisi mirata, una buona e corretta analisi differenziale, si sarebbe detto in altri tempi. I fatti sottoposti al nostro giudizio ruotano attorno all'articolo 68 della Costituzione, che la Costituente volle a tutela delle prerogative dell'indipendenza dei parlamentari e a protezione della dignità dell'istituzione che essi rappresentano. La Costituente volle ciò per affermare nella maniera più perentoria che tra i poteri dello Stato devono correre linee di confine sicure, chiare e ben presidiate. Questa frontiera è cruciale perché serve a bilanciare valori ed interessi egualmente degni di salvaguardia e che talvolta tendono a collidere. Sono frontiere che servono a dare concretezza al principio della separazione e dell'equilibrio tra i poteri dello Stato, un principio che insieme a quello dello Stato di diritto, e cioè dell'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, costituisce il cuore del nostro ordinamento democratico. La difesa della centralità del Parlamento, del resto, è efficace e credibile solo nella misura in cui non viene messa in campo a corrente alternata. Quando vi è il fondato e ragionevole dubbio che in una specifica circostanza uno dei poteri dello Stato abbia ecceduto, che abbia superato il confine che divide il suo territorio da quello di un altro potere costituzionale, è legittimo chiedere alla più alta Corte di pronunciarsi e di dire se vi è stata o meno una invasione di campo da sanzionare affinché non abbiano a verificarsene altre in futuro. Direi che avanzare questa richiesta è doveroso. Nella vicenda di specie, troviamo ragionevole l'argomento che i messaggi e-mail e WhatsApp coinvolgenti un parlamentare sono una forma di corrispondenza parificabile alle tradizionali comunicazioni scritte di tipo cartaceo, delle quali rappresentano un'evoluzione resa possibile dal progresso tecnologico. Ci pare perciò un'affermazione fondata sostenere che debbano beneficiare dello stesso grado di protezione e che, in quanto tali, ai sensi dell'articolo 68 già citato, esse non siano sequestrabili dall'autorità giudiziaria senza autorizzazione della Camera cui il parlamentare appartiene. Certo, in questa circostanza non possiamo fare a meno di riaffermare la validità di quanto il nostro Gruppo ha asserito in sede di Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari: la posizione che oggi stiamo assumendo e che io sto esponendo è coerente con la condotta tenuta in quell'organismo. In Giunta chiarimmo che le nostre valutazioni avrebbero potuto essere più compiutamente e più precisamente motivate se fosse stata accolta la nostra richiesta di acquisire tutta la documentazione riguardante la genesi dei contestati atti di indagine. (Applausi) . Quella richiesta fu rigettata e rigettarla fu un errore. Vengo alle conclusioni. Investire la Consulta del problema di principio poc'anzi prospettato, chiederle di definire un preciso orientamento in proposito non è né una mancanza di rispetto per l'indipendenza della magistratura - valore per noi massimamente rilevante (Applausi) - né, a maggior ragione, un modo per intralciare l'opera magistratuale di lotta all'illegalità, obiettivo che riveste per noi primaria importanza. (Applausi).