[pronunce]

Nel caso di cui si tratta, la previsione del fondo potrebbe trovare giustificazione, ai sensi dell’art. 118, primo comma, Cost., ma allora la disposizione di cui al comma 2, che richiede il semplice parere della Conferenza unificata per la delibera del CIPE, anziché l’intesa, sarebbe illegittima per violazione del principio di leale collaborazione. Infatti, fin dalla sentenza n. 303 del 2003, è stata affermata la necessità dell’intesa per i casi di chiamata in sussidiarietà e tale esigenza è stata ribadita, proprio per la materia dell’energia, dalla sentenza n. 383 del 2005. A parere della ricorrente, anche il comma 3 della norma censurata risulterebbe in contrasto con il parametro di cui all’art. 119, primo comma, Cost., per la violazione del principio dell’autonomia finanziaria di spesa garantita alle Regioni (sentenza n. 169 del 2007). Tale disposizione afferma che «costituisce un principio fondamentale la concentrazione, da parte delle Regioni, su infrastrutture di interesse strategico regionale delle risorse del Quadro strategico nazionale per il periodo 2007-2013 in sede di predisposizione dei programmi finanziati dal Fondo per le aree sottoutilizzate e di ridefinizione dei programmi finanziati dai Fondi strutturali comunitari». Pur qualificando il proprio contenuto come principio fondamentale, la norma esorbita dai limiti del potere statale di coordinamento della finanza pubblica (art. 117, terzo comma, Cost.), incidendo sulle concrete scelte di investimento effettuate dalle Regioni, in quanto pone un vincolo di destinazione all’uso delle risorse ad esse spettanti. 4. — Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito eccependo l’inammissibilità e comunque l’infondatezza delle censure. Al riguardo, la difesa erariale osserva come la disposizione di cui all’art. 6-quater, finalizzato alla «Concentrazione strategica degli interventi del fondo per le aree sottoutilizzate» mediante unificazione di risorse non ancora impegnate, è stata introdotta in sede di conversione del decreto-legge per imprimere un particolare impulso all’azione di promozione dello sviluppo economico del Paese a fronte della crisi economica internazionale e per ragioni di coesione e di solidarietà sociale, al fine di prevenire l’incremento degli squilibri economici delle aree ex depresse, finalità perseguita in via ordinaria con il fondo alimentato con risorse statali di cui all’art. 61 della legge n. 289 del 2002. Pertanto, la censura sollevata dalla ricorrente, circa la natura di norma di dettaglio della disposizione in esame, non risulta condivisibile. Non si tratta, infatti, di situazione comparabile a quella oggetto della sentenza della Corte n. 159 del 2008, in quanto è evidente che il legislatore nazionale ha ritenuto di fronteggiare la crisi economica evitando la giacenza e l’inutilizzazione di risorse finalizzate proprio a combattere gli squilibri economici, rimodulando il loro impiego ed assegnando alle stesse finalità da concordare con le Regioni, mediante l’intesa con il Comitato permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome. Del resto, non si è mai dubitato che, anche in situazioni ordinarie, competa sempre allo Stato recuperare risorse già assegnate ma non utilizzate, concentrandone l’impiego su interventi di rilevanza strategica nazionale. Del pari inammissibile sarebbe la lamentata violazione del principio di leale collaborazione, in quanto tale principio non può essere invocato in riferimento all’attività legislativa. Quanto alla censura relativa all’inammissibilità del finanziamento statale a destinazione vincolata, sollevata in riferimento al comma 2 dell’art. 6-quinquies, nella parte in cui prevede la ripartizione di risorse del fondo per il potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale con delibere CIPE, sentita la Conferenza unificata, la difesa erariale pone in evidenza come la ripartizione di fondi finalizzati debba avvenire tenendo conto delle finalità perseguite, nell’ambito della destinazione propria del fondo, dalla singola Regione. Da ultimo, la difesa erariale segnala che la ricorrente non ha formulato in sostanza alcuna censura in riferimento al comma 3 del citato articolo 6-quinquies, benché tale comma risulti indicato nella intestazione del ricorso. 5. — In data 18 novembre 2009 la Regione Emilia-Romagna ha depositato una memoria illustrativa, nella quale replica all’intervento dell’Avvocatura dello Stato, ribadendo la fondatezza delle censure già sollevate. Relativamente all’art. 6-quater, la ricorrente contesta l’affermazione dell’Avvocatura circa la diversità tra la norma impugnata e quelle oggetto di censura nella sentenza n. 159 del 2008. La disposizione in oggetto non chiarisce quale margine di discrezionalità residui alle Regioni, una volta che si attui il recupero delle risorse inutilizzate e non menziona neppure l’attività di restituzione che esse dovrebbero compiere. Sarebbe evidente, quindi, che la disposizione non ha un reale contenuto di principio nei confronti delle Regioni, a meno di non ritenere in via interpretativa che l’ente territoriale mantenga una discrezionalità nel modulare il principio della riassegnazione. La norma sarebbe invece ancora più lesiva se venisse interpretata nel senso che le Regioni sono obbligate a revocare anche le assegnazioni di risorse già operate in favore di altri soggetti, qualora le somme non siano state concretamente impegnate o programmate da questi. D’altra parte non pare sufficiente, ad avviso della ricorrente, la previsione dell’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, in quanto la singola Regione non sarebbe più protagonista della rimodulazione e potrebbe non essere d’accordo sui nuovi criteri di riparto “codeliberati” dalla Conferenza. Quanto all’art. 6-quinquies, la ricorrente insiste nella illegittimità costituzionale del comma 2, nella parte in cui non prevede l’intesa, pur riconoscendo la legittimità del Fondo in virtù dell’art. 118, primo comma, Cost. (si richiama sul punto la sentenza n. 124 del 2009), ed evidenzia che la difesa dell’Avvocatura si è limitata a sostenere la legittimità dell’istituzione dello stesso, legittimità non contestata dalla Regione. Inoltre, nelle argomentazioni dell’Avvocatura dello Stato mancherebbe una difesa pertinente in riferimento al comma 3, che incide illegittimamente sulle concrete scelte di investimento effettuate dalle Regioni, anche se le risorse provenienti dal Fondo per l’attuazione del QSN sono destinate ad essere pur sempre investite in infrastrutture strategiche regionali. 6. —