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Siete bocciati anche in matematica. (Applausi) . Non entro nel merito dei controlli su chi ha ricevuto il vaccino e chi no, perché saranno sicuramente l'intransigenza e la trasparenza del commissario Arcuri a definire la questione. Non siete stati neanche in grado di verificare il vaccino, né di fare un piano vaccinale. Signor Presidente, in conclusione, credo che, se non vi togliete quella crosta di ideologia (e meno male che c'era la commemorazione di oggi), non si può continuare. Di ideologia, in questa legislatura, ce n'è stata tanta: adesso si fa riferimento al Covid-19 e alla preoccupazione di farsi vaccinare, ma proprio all'inizio della legislatura in quest'Aula il vaccino era considerato una cosa inutile per la poliomielite, per la pertosse o per il morbillo, malattie ritenute come un semplice raffreddore. Adesso siete andati a casa. Mi auguro che il prossimo Governo non presenti le stesse figure che siamo stati costretti a vedere fino adesso. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, nel commentare o discutere degli effetti e delle conseguenze dei vari provvedimenti adottati in progressiva successione per far fronte al diffondersi della pandemia e delle diverse ondate epidemiche e alla riacutizzazione dei contagi, non si può non rimarcare e non partire da un dato incontrovertibile: la tragedia che stiamo vivendo è la più profonda e deleteria crisi che il mondo stia attraversando dopo la Seconda guerra mondiale, anche e soprattutto in termini di tributo di vite umane, di sofferenze e di stravolgimenti sociali ed economici. In questa tempesta che si è abbattuta sul mondo non vi sono e non vi saranno, alla fine, né vincitori, né vinti. Quello che ognuno di noi deve comprendere è che esiste un unico nemico da combattere tutti insieme: il coronavirus. Occorre mettere da un lato gli interessi di parte e le posizioni troppo personalistiche e cercare di trovare una visione comune e condivisa, evidenziando e focalizzando l'attenzione sulle cose che uniscono e non su quelle che dividono. Occorre spirito di collaborazione da parte di tutti, rimarcando i provvedimenti e le scelte non condivise, com'è giusto che sia, ma avendo anche l'onestà intellettuale e l'obiettività di fornire scelte e soluzioni alternative percorribili, praticabili e realizzabili, motivandole e assumendosi in seguito le responsabilità, qualora esse, alla verifica dei fatti, non ottengano i risultati attesi e sperati. Certamente è molto più semplice giudicare l'operato altrui. È più difficile, all'opposto, operare scelte, assumendosene la responsabilità, in modo chiaro, deciso e in tempi rapidi. Tutti sappiamo come il problema tempo sia fondamentale, perché il virus corre veloce e non aspetta. Occorrono scelte opportune, spesso impegnative, ma da prendere rapidamente, per fronteggiare lo stato attuale, con uno sguardo programmatico rivolto al domani. L'ho ribadito già altre volte: le difficoltà maggiori risiedono, come tutti dobbiamo riconoscere con obiettività, nel trovare il giusto equilibrio tra le aperture e le chiusure, tra misure più elastiche e meno stringenti e misure più restrittive, che ad alcuni possono sembrare sproporzionate e che, pertanto, non sempre sono comprese o condivise. Detto questo, però, se tutti ricordassimo sempre le decine di migliaia di morti che purtroppo la pandemia ha provocato nel nostro Paese e se guardassimo con obiettività alla situazione del mondo e ai tanti provvedimenti restrittivi che tanti Paesi attuano - come le chiusure in risposta all'aggravarsi della loro situazione epidemiologica interna e al loro alto numero di contagi - sicuramente tanti di coloro che attualmente criticano a priori e a prescindere molte delle scelte fatte, probabilmente avrebbero un ripensamento, modificando almeno parzialmente il loro atteggiamento, soprattutto se si fonda non su dati oggettivi, ma su prese di posizione aprioristiche. Sicuramente sono condivisibili le richieste di supporto e di aiuto economico per le oggettive difficoltà e le perdite di fatturato di chi ha subito di più gli effetti economici e le problematiche legate alla pandemia, tanto da non poter proseguire la propria attività lavorativa con continuità. I ristori, gli aiuti pubblici e la cassa integrazione in deroga sono però stati finanziati e assegnati e saranno mantenuti fino a quando sarà necessario. Ognuno deve però anche pensare che la salute del singolo e della collettività sono un bene inalienabile, che viene prima di ogni altra cosa. Le sofferenze e le morti vanno evitate in ogni modo e con ogni mezzo. Ogni singola vita va difesa e occorre cercare in tutti i modi di non metterla a rischio: la salute viene prima di ogni altra cosa! Questa guerra sarà vinta solo con il contributo e la solidarietà da parte di tutti e con il rispetto delle norme emanate, ma anche con l'aiuto determinante della scienza e della progressiva e graduale attuazione dell'immane campagna vaccinale appena iniziata, nel rispetto delle priorità e gratuitamente su tutto il territorio nazionale, non certo rapportandola al PIL, maggiore o minore, di ogni singola Regione o alla fortuna di nascere e vivere in una certa area geografica, come ad esempio la Lombardia. I cittadini delle Regioni meridionali già pagano a caro prezzo, sulla propria pelle, le inefficienze e le carenze strutturali e organizzative dell'assistenza sanitaria, frutto di scelte politiche sbagliate e demagogiche, di connivenze, di corruzione e di decenni di malasanità. Tutti dobbiamo dimostrare, non solo nelle parole, ma nei fatti, di sentire il senso di appartenenza, pur nelle diversità territoriali, a un unico grande Paese. Ognuno, nel proprio ruolo, deve fare la sua parte: questo è lo spirito di solidarietà di una collettività vera e di un'Italia unita. Occorrono verità obiettive e non propaganda. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, c'è sempre una sorta di disagio ad approvare un provvedimento che nei fatti è già scaduto. Il provvedimento in esame, che va sotto il nome di decreto Natale, contiene al suo interno - ad esempio - un passaggio sulla riapertura delle scuole per il periodo compreso tra il 14 e il 20 gennaio. È dunque un decreto che arriva alla nostra approvazione vecchio in alcuni punti importanti, come appunto quelli che riguardano la scuola e una serie di misure. Quando come opposizione chiediamo di poter collaborare nei fatti, ci riferiamo alla possibilità di intervenire nei processi decisionali che contribuiscono a orientare e a riorientare le misure che stiamo attuando. Il decreto ha visto certamente una lunga permanenza - non so realmente quanto lunga - alla Camera dei deputati e arriva a noi in forma blindata, come mi riservo di verificare tra poco, quando voteremo gli emendamenti e capiremo così se è previsto un meccanismo di correzione del modello che ci è stato trasmesso, che richiederebbe poi necessariamente un ritorno alla Camera. Esiste uno spauracchio enorme in questa attiva valorizzazione del sistema bicamerale che rappresentiamo.