[ddlpres]

Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Onorevoli Senatori. – La legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio», è nata dalla precisa esigenza di recepire e di attuare le direttive comunitarie sulla tutela dell'avifauna e le convenzioni internazionali adottate in materia, dando finalmente corso agli obblighi internazionali ed europei assunti nel settore dal nostro Paese. Accanto a questo obiettivo di portata generale, la legge si caratterizza per alcuni punti qualificanti, dei quali il più importante è quello della caccia programmata, vero cuore della riforma. La pianificazione faunistica, volta a radicare il cacciatore al territorio e a determinare una stretta osservanza del tipo di caccia prescelta, si articola, poi, in una serie di mete altrettanto ambiziose: evitare la casualità del prelievo venatorio; ridistribuire i cacciatori in relazione alle risorse fruibili; programmare gli interventi allo scopo di sfruttare in modo più razionale la fauna selvatica. E tutto ciò con il diretto contributo del mondo agricolo, il cui coinvolgimento nell'attuazione della legge non è stato di poco rilievo. La complessità degli obiettivi delineati ha pesato, evidentemente, sull'attuazione della normativa, soprattutto a livello regionale. Sono stati, infatti, registrati molti ritardi nel recepimento, da parte delle regioni, dei contenuti della legge, tanto che non si è stati in grado di rispettare la tempistica di attuazione fissata dall'articolo 36 della medesima legge. Oltre a questo problema, altre questioni sono emerse a rendere più complicato l'aspetto operativo-attuativo legato alla nuova disciplina. Si rammentino, ad esempio: la questione delle deroghe introdotte dall'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, il cui recepimento nell'ordinamento nazionale è avvenuto soltanto con la legge 3 ottobre 2002, n. 221; i conflitti di competenza, nella questione delle deroghe, tra Stato e regioni, che hanno determinato l'intervento risolutivo della Corte costituzionale (sentenze n. 272 del 1996 e nn. 168 e 169 del 1999); la modifica delle specie cacciabili, il cui elenco si è dovuto conformare, con successivi provvedimenti (decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 1º aprile 1994, e 21 marzo 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 1997), a quello contenuto nell'allegato II/2 della predetta direttiva; la questione dell'inserimento, tra le specie cacciabili nel nostro Paese, di specie cacciabili in altri Paesi membri dell'Unione europea. La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, modificando il titolo V della parte seconda della Costituzione, ha determinato un diverso riparto delle attribuzioni tra lo Stato e le regioni, rovesciando il precedente criterio di attribuzione delle competenze per materia. Nel nuovo testo dell'articolo 117 della Costituzione, infatti, sono ora espressamente indicate solo le materie riservate alla competenza esclusiva dello Stato, tra le quali «la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema». Alle regioni, pertanto, spetta la potestà legislativa primaria in ogni altra materia non espressamente riservata allo Stato. La modifica costituzionale impone, quindi, una revisione della legge n. 157 del 1992 allo scopo di richiamare esplicitamente e di garantire piena attuazione a quei princìpi di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e di pubblica sicurezza riservati all'esclusiva competenza statale. Tuttavia, trascorsi oltre venticinque anni dalla sua entrata in vigore, le seguenti ulteriori motivazioni suggeriscono di porre mano a una modifica della normativa vigente anche per conseguire i seguenti obiettivi: consentire, pur nel rispetto del principio di impedire il «nomadismo venatorio», una programmata mobilità venatoria nella caccia ai migratori, autorizzando il prelievo venatorio delle specie migratorie in tutto l'ambito regionale; rimodulare il periodo di attività venatoria non solo allo scopo di rispettare tradizioni venatorie millenarie o date e dati di migrazione degli uccelli, ma anche per adeguarsi ad una ormai consolidata tendenza a livello europeo a spostare in avanti la cessazione del prelievo venatorio in relazione ad alcune specie, anche per diluire la pressione venatoria in un arco temporale più ampio; rivedere il pur valido principio della programmazione faunistico-venatoria, consentendo alle regioni la libertà di dimensionare e di gestire, secondo le proprie esigenze, le unità territoriali di gestione in cui si articola il territorio agro-silvo-pastorale. Le motivazioni evidenziate impongono la presentazione di un'iniziativa legislativa che modifichi alcuni aspetti della legge n. 157 del 1992 che, si ritiene, possano costituire una sintesi delle diverse esigenze rappresentate dalle categorie economiche e sociali interessate, nell'ottica di una più corretta tutela, conservazione e gestione delle risorse faunistiche e degli habitat naturali nel nostro Paese. Il testo del disegno di legge, frutto della concertazione con i rappresentanti delle categorie economiche e sociali interessate all'argomento, propone alcune modifiche e integrazioni all'attuale disciplina di settore. L'articolo 1 sostituisce l'articolo 1 della legge n. 157 del 1992, precisandone le finalità, che sono volte ad assicurare sul territorio nazionale la tutela, la conservazione e la gestione degli habitat naturali e delle risorse faunistiche, con particolare riferimento alla fauna selvatica migratoria, considerata risorsa della comunità internazionale. L'articolo 2 reca modifiche all'articolo 4 della legge n. 157 del 1992, conseguenti alle nuove norme introdotte nella legge stessa dagli articoli 3 e 4 del presente disegno di legge. L'articolo 3 modifica l'attuale disciplina dei richiami vivi, contenuta nell'articolo 5 della legge n. 157 del 1992, affidando alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano il compito di gestire il patrimonio dei richiami vivi, sia di cattura sia di allevamento, per l'attività venatoria da appostamento, e abroga le precedenti disposizioni in materia di autorizzazione per gli appostamenti fissi. L'articolo 4 prevede l'istituzione degli istituti regionali per la fauna selvatica. L'articolo 5 modifica l'articolo 10 della legge n. 157 del 1992, intervenendo sui campi di addestramento dei cani. L'articolo 6 reca l'abrogazione dell'articolo 12, comma 5, della legge n. 157 del 1992, in materia di esercizio venatorio praticato in via esclusiva in determinate forme. L'articolo 7, nel modificare l'articolo 14 della legge n. 157 del 1992, prevede una diversa gestione della fauna selvatica stanziale rispetto a quella migratoria e interviene sulle giornate di caccia e sulla mobilità del cacciatore all'interno della provincia e della regione di residenza.