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Nel caso in cui vi siano fratelli o sorelle, il tribunale provvede assicurando, per quanto possibile, la continuità affettiva tra gli stessi. Su segnalazione del tribunale competente, i servizi sociali assicurano ai minori un adeguato sostegno psicologico e l'accesso alle misure di sostegno volte a garantire il diritto allo studio e l'inserimento nell'attività lavorativa (articolo 10); la decadenza dall'alloggio di edilizia residenziale pubblica per il coniuge, il partner o il compagno condannato, ferma restando la possibilità delle altre persone conviventi di subentrare nel contratto (articolo 12); la facoltà di chiedere la modificazione del proprio cognome, ove coincidente con quello del genitore condannato in via definitiva. Attualmente l'incremento della dotazione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell'usura e dei reati intenzionali violenti nonché agli orfani per crimini domestici disposto dall'articolo 11 della legge n. 4 del 2018 non è sufficiente a garantire gli interventi previsti per i soggetti di cui al presente disegno di legge. In considerazione dell'esiguità delle attuali risorse, procedere all'applicazione di tale Fondo anche ai figli minori di vittime di reati di violenza domestica o di genere finirebbe per depauperare ulteriormente le risorse destinate agli orfani per crimini domestici. Da qui la necessità del presente disegno di legge, finalizzata a estendere ai figli minori delle vittime di crimini domestici diversi dall'omicidio del genitore le tutele di cui alla legge n. 4 del 2018 e al contempo a prevedere la copertura economica degli interventi previsti attraverso l'istituzione di un nuovo Fondo che preveda un indennizzo per la tutela dei figli minori di vittime di reati di violenza domestica e di genere. L'intervento normativo è conforme alle disposizioni della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, attuata con il decreto legislativo 15 dicembre 2015, n. 212, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e dà piena attuazione a quanto previsto dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, firmata a Istanbul l'11 maggio 2011, ratificata dall'Italia ai sensi della legge 27 giugno 2013, n. 77. Come rilevato nel preambolo della Convenzione di Istanbul, la violenza domestica colpisce le donne in modo sproporzionato e anche gli uomini possono essere vittime di violenza domestica; ciò che purtroppo e assai spesso consegue a tale fenomeno è che i minori cresciuti in questi contesti sono vittime di violenza domestica anche in quanto testimoni di violenze all'interno della famiglia.. Art. 1. (Finalità) 1. La presente legge, in conformità ai princìpi, ai programmi e alla normativa dell'Unione europea e, in particolare, alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 giugno 2013, n. 77, nel rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione e in attuazione della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, e della legge 11 gennaio 2018, n. 4, reca disposizioni per la tutela dei figli minori delle vittime di reati di violenza domestica e di genere, diversi dall'omicidio del genitore, commessi nell'ambito della famiglia o di relazioni di convivenza. Art. 2. (Disposizioni per la tutela dei figli di vittime di reati di violenza domestica o di genere diversi dall'omicidio) 1. Al comma 5- quinquies dell'articolo 4 della legge 4 maggio 1983, n. 184, dopo le parole: « da relazione affettiva, » sono inserite le seguenti: « ovvero a causa di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609- bis , 609- ter , 609- quater , 609- quinquies , 609- octies e 612- bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2), 5) e 5.1), e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice, ». 2. Al comma 4- quater dell'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dopo le parole: « commesso in danno dello stesso genitore dal coniuge » sono inserite le seguenti: « nonché i figli minori di vittime di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609- bis , 609- ter , 609- quater , 609- quinquies , 609- octies e 612- bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2), 5) e 5.1), e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice commesso in danno dello stesso genitore dal coniuge ». 3. Le disposizioni dell'articolo 3- bis del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, si applicano anche ai figli minori di vittime di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609- bis , 609- ter , 609- quater , 609- quinquies , 609- octies e 612- bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2), 5) e 5.1), e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice. 4. Al comma 1- bis dell'articolo 316 del codice di procedura penale, dopo le parole: « Quando procede per il delitto di omicidio » sono inserite le seguenti: « nonché per uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609- bis , 609- ter , 609- quater , 609- quinquies , 609- octies e 612- bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2), 5) e 5.1), e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice, ». 5. Al comma 2- bis dell'articolo 539 del codice di procedura penale, dopo le parole: « Nel caso di cui al comma 1, quando si procede per l'omicidio del coniuge » sono inserite le seguenti: