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Istituzione della Giornata dell'attesa resiliente. Onorevoli Senatori. – In occasione dell'anniversario della terribile battaglia di Nowo Postojalowka (durante la ritirata di Russia del gennaio 1943), nel gennaio 2018 è stato pubblicato un libro dedicato alle madri, mogli, compagne e figlie dei dispersi in guerra (« L'aspetto ancora con disperata speranza – La guerra delle donne », Paola Scola, edizioni Arabafenice). Una raccolta di storie e testimonianze esemplari e significative di intere generazioni di donne. Durante le presentazioni del volume, in tutto il sud Piemonte, in molteplici occasioni è emerso nitidamente che non risultano esistere, nel nostro Paese, forme di riconoscimento formale, onorificenze, giornate dedicate alle donne (madri, mogli, figlie, sorelle, fidanzate) che, in attesa dei loro uomini in guerra, hanno dovuto sostenere da sole la difficile vita di figli, genitori, persone in difficoltà, in una situazione economicamente e socialmente drammatica sia in città, che nei paesi e nelle vallate. Gli « anelli forti » dei racconti di Nuto Revelli. Hanno cresciuto i figli, mandato avanti attività economiche, accudito i vecchi. E spesso trovandosi anche in situazioni di guerra o comunque di violenza. La guerra ha chiesto un prezzo altissimo, non solo alle staffette partigiane o alle donne sacrificatesi in combattimenti al fronte e in montagna, che per questo hanno giustamente ottenuto riconoscimenti personali, ma lo ha chiesto ad un'intera schiera di donne che ha atteso per anni, lottando e resistendo, il ritorno dei loro uomini, in moltissimi casi non più rientrati. I « dispersi », appunto, una parola dal suono agghiacciante. Una definizione che non restituiva neppure un luogo dove piangere una lacrima o deporre un fiore. Donne a loro volta « disperse » a casa loro, in un presente azzoppato e in un futuro di nebbia gelata. Sono madri e mogli, sorelle e figlie dei soldati italiani dispersi – loro sì nel senso bellico e tecnico – durante la ritirata di Russia. « Non so se piangerlo vivo o pregarlo morto », è la sanguinante sintesi che per settant'anni ha accompagnato Milly, che prima di morire ha chiesto d'essere congiunta nella bara al marito Ennio portando con sé le lettere dal fronte. In alcuni comuni del nostro Paese nei primi decenni dopo la guerra si costruirono monumenti « alle madri e alle mogli di tutti i dispersi », ma ora, con una visione più ampia, completa e distante nel tempo, questo probabilmente non è più sufficiente. Per questo hanno espresso il sostegno a questa iniziativa molte sezioni dell'Associazione nazionale Alpini e il Memoriale della Divisione Alpina Cuneense di Cuneo, Istituti storici della Resistenza e Associazioni nazionale dei combattenti e reduci, per levare una voce corale che ne sostenga il riconoscimento. Chiedere cioè che lo Stato italiano dedichi una giornata alle « Donne, mamme, mogli, figlie dei dispersi », secondo le modalità utilizzate dal Parlamento e dalla Presidenza della Repubblica, e che tale Giornata possa essere abbinata con la tradizionale « Festa della donna » l'8 marzo, che corrisponde anche con l'Adunata nazionale degli Alpini.. 1 1 La Repubblica riconosce il giorno 8 marzo quale « Giornata nazionale dell'attesa resiliente in onore di tutte le donne, mamme, mogli e figlie di dispersi in guerra ». 2 In occasione della Giornata nazionale di cui al comma 1, gli istituti scolastici di ogni ordine e grado promuovono, nell'ambito della propria autonomia e competenza nonché delle risorse disponibili a legislazione vigente, iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore storico, istituzionale, civico e sociale dello straordinario contributo dato, alle loro famiglie e a tutta la comunità, dalle donne che in tempo di guerra hanno « resistito » in attesa di un ritorno dei loro congiunti dal fronte, drammaticamente mai avvenuto. Al fine di conservare, rinnovare e costruire una consapevolezza storica condivisa che rafforzi il senso di riconoscenza e comunitario così importante anche per la tenuta democratica delle istituzioni, possono essere altresì organizzate manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri, momenti comuni di ricordo di storie, di fatti e di riflessione, nonché iniziative finalizzate a non disperdere la memoria di una dedizione generosa, che di fronte alla disastrosa perdita di vite degli ultimi grandi conflitti, ha permesso una più efficace resilienza comunitaria, riducendo per tanti versi i maggiori effetti negativi che il contesto e la situazione avrebbero potuto generare. Le iniziative previste dal presente comma sono organizzate nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 3 La Giornata nazionale di cui al comma 1 non determina gli effetti civili di cui alla legge 27 maggio 1949, n. 260.