[pronunce]

e ciò, si legge nel ricorso, anche per una ragione ulteriore: "poiché la norma del quarto comma dell'art. 26 preesisteva alla modifica introdotta dal T.U., non poteva prevedere ipotesi di non soggettività allora inesistenti completamente, ma solo ipotesi di esenzione dall'Irpeg tutte disciplinate dal d.P.R. n. 601 del 1973", coerentemente con le disposizioni della legge di delega per la riforma tributaria n. 825 del 1971, che, opinando diversamente, nel senso poi disposto dalla disposizione censurata, risulterebbe, ad avviso della regione, violata, unitamente all'art. 76 della Costituzione. La ritenuta a titolo d'imposta di cui si tratta appare alla ricorrente ancor più irragionevole in quanto si consideri che i fondi di tesoreria, nel sistema di tesoreria unica di cui alla legge n. 720 del 1984, "non sono depositi bancari". Le somme generatrici degli interessi colpiti dalla ritenuta "concernono risorse che affluiscono alla regione nell'ambito del sistema di tesoreria unica ..., risorse che sono della regione e che nulla hanno a che vedere con il presupposto dell'Irpeg". 2. - Nel giudizio davanti a questa Corte, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri per chiedere la declaratoria di inammissibilità o il rigetto del ricorso della regione Piemonte. Secondo l'Avvocatura, il ricorso sarebbe anzitutto inammissibile in quanto la regione agirebbe "come contribuente", lamentando una lesione di competenze di cui in realtà non dispone. La regione "non ha competenza alcuna in materia di imposizione sul reddito", né "può pensarsi che l'obbligazione di imposta ossia il prelievo a carico di disponibilità finanziarie regionali limiti l'autonomia garantita dall'art. 119 Cost.". Si tratterebbe di un effetto di mero fatto del tutto irrilevante: diversamente, rileva la difesa erariale, "si dovrebbe ritenere che può portarsi sul piano costituzionale ogni rapporto nel quale la regione possa configurarsi come debitore". nel merito, si osserva che "la ritenuta di imposta è una imposizione reale distinta dalla imposizione personale sul reddito, sì che non vi è contraddizione tra non soggezione all'Irpeg e soggezione alla ritenuta". L'art. 26 del d.P.R. n. 600, aggiunge l'Avvocatura, prevede "che alla ritenuta sono tenuti tutti i soggetti (anche lo Stato)" e "solo perché si è aperto sul punto un esteso contenzioso è apparso opportuno emanare una norma interpretativa che è veramente tale". 3. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, la regione Veneto ha sollevato in via principale, in riferimento agli artt. 3, 53, 76, 97, 117, 118 e 119 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dello stesso art. 14 della legge 18 febbraio 1999, n. 28. Nell'atto introduttivo del presente giudizio, la difesa della regione Veneto svolge le medesime deduzioni contenute nel ricorso della regione Piemonte, testé illustrate. 4. - Nel giudizio davanti a questa Corte, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri per chiedere la declaratoria di inammissibilità o il rigetto del ricorso della regione Veneto, sulla scorta degli stessi argomenti già addotti avverso il ricorso della regione Piemonte. 5. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, anche la regione Lombardia ha sollevato in via principale, in riferimento agli artt. 53, 76, 101, secondo comma, 114, 115 e 119 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 della legge 18 febbraio 1999, n. 28. Nei confronti della disciplina impugnata, il ricorso della regione Lombardia prospetta censure in larga misura coincidenti con quelle, già esaminate, contenute nei ricorsi delle regioni Piemonte e Veneto. La ricorrente lamenta innanzi tutto la violazione del combinato disposto degli artt. 114, 115, 119, 53 e 76 della Costituzione, così come attuati dall'art. 88 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 ed in relazione ai principi della legislazione tributaria e ai principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale in materia di leggi interpretative. Sotto quest'ultimo profilo, la difesa della regione, richiamando alcune decisioni costituzionali, censura l'uso distorto - e lesivo dei principi di ragionevolezza e affidamento - dello strumento della legge interpretativa da parte del legislatore statale, escludendo la riconducibilità (del contenuto) della legge denunciata ad uno dei possibili significati della legge interpretata. A questo proposito, si osserva che l'art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973, oggetto della denunciata legge interpretativa, nella parte in cui dispone che le ritenute sono applicate a titolo di imposta nei confronti dei soggetti esenti da Irpeg "ed in ogni altro caso", va interpretato alla luce della legge di delega, la quale, "nel prevedere la ritenuta (a titolo d'acconto o d'imposta) sui redditi di capitale corrisposti esclusivamente a soggetti Irpeg o a soggetti esenti, aveva dimostrato la chiara intenzione di non assoggettare al prelievo alla fonte i soggetti esclusi dal tributo". La regione Lombardia censura la previsione legislativa che assoggetta le regioni alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta, sottolineando altresì che, "in base ai principi propri della legislazione tributaria, la posizione di "contribuente sostituito postula necessariamente la soggettività ai fini dell'imposta: se ne deduce che, in difetto, la ritenuta non può essere applicata". La disciplina impugnata sarebbe d'altro canto in contrasto con l'art. 119 della Costituzione, giacché l'esclusione dall'Irpeg della regione deriverebbe dalla sua natura di ente politico e sarebbe pertanto "direttamente collegata" con il suo grado di autonomia finanziaria costituzionalmente garantita. La difesa della regione osserva poi che l'art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973, oggetto di interpretazione autentica, "deve dettare esclusivamente disposizioni in ordine all'applicazione dell'imposta, non potendo attrarre a tassazione ciò che la disciplina istitutiva esclude"; anche perché, si legge nel ricorso, il d.P.R. n. 600 del 1973 "è stato emanato in attuazione di una delega relativa al solo accertamento e non anche alla potestà impositiva": attraverso una disposizione in materia di riscossione - conclude su questo punto la regione, censurando la "intrinseca contraddittorietà" della disposizione impugnata - si determina "una sostanziale reviviscenza della soggettività tributaria esclusa da una norma di diritto sostanziale". Sulla scorta di ampi richiami di giurisprudenza costituzionale, la difesa della regione si duole poi della lesione dell'art. 101, secondo comma, della Costituzione.