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Forse è il caso che la politica, collaborando, confrontandosi, aiutandosi, abbandoni la cultura del sospetto, che ha portato a vedere sempre delle negatività, dei rischi, dei nemici, addirittura dei delinquenti nelle controparti e, quindi, ha appesantito la burocrazia, nonché il lavoro dei sindaci e degli amministratori, rendendo quasi impossibile prendere decisioni senza la paura di essere poi incriminati. Abbiamo creato le condizioni perché i lavori non si facciano e gli appalti rappresentino un passaggio difficile, alle volte impraticabile e oltremodo rischioso per chi deve sovraintenderli. Noi avremmo voluto che su questi argomenti ci fosse stata maggiore attenzione da parte della Governo e della maggioranza. Mi soffermo brevemente su un altro passaggio che ritengo importante, sottolineato anch'esso nel recente convegno di Inarcassa, che ricordo essere la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza degli ingegneri e architetti, ossia di coloro che sono parte attiva di siffatti percorsi. Mi riferisco all'equo compenso negli appalti e nelle gare, quel tema che anche in ambito parlamentare rimane sospeso, perché non lo vogliamo portare a termine. Anche all'interno degli appalti per i lavori pubblici dovrebbe diventare un riferimento puntuale e preciso, perché equo compenso significa prestazione di qualità. E invece non è così. Come non vogliamo approvare dopo anni la legge sull'equo compenso, cosa che si potrebbe fare in poche settimane in questo ramo del Parlamento, ugualmente in materia di appalti non abbiamo voluto precisare al meglio che l'equo compenso deve essere un diritto dei professionisti che va a vantaggio non solo di chi lavora, ma anche di quei cittadini che pretendono opere di valore, lavori e progetti fatti da tecnici preparati e, quindi, ben pagati in modo corretto ed equo. C'è un altro tema che vorrei ricordare e che non è stato attuato. Mi rivolgo a quanti di voi hanno pratica di imprese artigiane, manifatturiere e di imprese di servizi che operano nel mondo degli appalti: quante imprese, magari creditrici della pubblica amministrazione, vengono escluse da bandi di gara per delle irregolarità fiscali o previdenziali? Parliamo di imprese che avrebbero tutti i requisiti per poter partecipare a bandi pubblici e vengono invece escluse non per colpa loro, ma per il fatto che magari hanno pagato in ritardo 5.000 o 10.000 euro di IVA e, quindi, hanno un'irregolarità, anche se non per colpa loro - ripeto - ma perché sono alcune tra le migliaia di imprese creditrici nei confronti dello Stato, delle Regioni e dei Comuni, cioè della pubblica amministrazione. Quindi, la pubblica amministrazione che le esclude dalle gare è la causa stessa dell'irregolarità nella quale esse sono incorse. In conclusione, signora Presidente, questa è la ragione per cui noi di Fratelli d'Italia - e mi richiamo alla parte iniziale del mio intervento - vorremmo maggiore collaborazione, vorremmo essere ascoltati e poterci confrontare sulla base del rispetto e della fiducia dell'intero Paese, della nostra comunità. Vorremmo, cioè, che si risolvessero assieme i problemi del nostro Paese e della nostra economia. Invece, purtroppo, a volte si preferisce fare polemica insulsa e inutile piuttosto che andare a confrontarsi nel merito che - come ho detto - è sempre importante, basilare e fondamentale... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore De Bertoldi, le ho comunque restituito il minuto che le avevo sottratto poco fa con la mia interlocuzione. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signora Presidente, siamo qui oggi a discutere nuovamente per la terza volta questo disegno di legge. Devo dire che è anche un evento, perché dopo quattro anni di legislatura avere in terza lettura un provvedimento è una grande cosa. Fortunatamente la prima lettura è stata fatta qui in Senato, in 8 a Commissione, lavori pubblici, dove - e ringrazio per questo i relatori Pergreffi e Cioffi - abbiamo avuto delle interlocuzioni serrate con il Governo, in particolare con la vice ministro Bellanova, alla quale pure va il mio ringraziamento, portando a casa un provvedimento importantissimo per le imprese. Abbiamo fissato degli obiettivi unici. Ovviamente c'è la questione dei prezzi; peraltro, dalla prima lettura a oggi, le cose sono precipitate ancora di più e, quindi, aver fatto una tale scelta all'interno di questa legge delega è stato estremamente importante. L'altra questione rilevantissima è quella riguardante il territorio. Mi riferisco a quello che sapientemente il collega Cioffi ha tradotto, lo small business act , che all'interno di questo provvedimento tiene in considerazione il fatto che le imprese e i territori abbiano una valutazione importante per non essere esclusi, come spesso purtroppo ancora oggi accade. Questi sono due passaggi estremamente significativi che hanno reso questo un atto necessario. Auspico che il Governo sia pronto e immediato nella redazione della norma. Conoscendo la vice ministra Bellanova, sono convinto che si sia già portata avanti con il lavoro e auspico che il provvedimento - che poi è la legge che il Parlamento chiede al Governo di fare all'interno dei binari che abbiamo assegnato - sia rapidissimo. Ancora oggi nel nostro Paese, con tutte le problematiche che si sono affastellate relative al caro prezzi, al caro energia, alle difficoltà di accesso agli appalti, al rapporto con gli enti locali, alla difficoltà della progettazione eccetera, seppure il PNRR segue un'altra strada, è difficoltoso investire e spendere le risorse nella disponibilità dello Stato e degli enti locali. Noi abbiamo cercato di dare un contributo e abbiamo lavorato per la semplificazione. Oggi uno dei temi, che ci viene peraltro contestato anche dal livello superiore che è l'Europa, è l'eccesso di burocratizzazione nel sistema Paese Italia: ci è stato segnalato relativamente al codice degli appalti e alla giustizia. Perdonatemi, ma abbiamo perso una grande occasione con questo referendum , anche se i cittadini si sono espressi chiaramente su cosa avrebbero voluto che la giustizia facesse. Ebbene, l'approvazione oggi in via definitiva del provvedimento al nostro esame impone al Governo rapidità di azione. Mi piacerebbe anche conoscere i tempi previsti dal Governo per portare a casa questo provvedimento che per noi è essenziale. Potevamo fare di più? Sicuramente sì. Nessuno si offenda se dico che, se ci fosse stata una maggioranza diversa, una maggioranza di centro-destra, probabilmente avremmo potuto osare di più, ma, come spesso siamo abituati a dire, stare al Governo è sicuramente un sacrificio, anche dal punto di vista del consenso, ma è necessario e indispensabile, altrimenti avremmo una maggioranza diversa, tutta orientata dall'altra parte, che probabilmente terrebbe meno in considerazione le reali esigenze delle imprese, dello sviluppo, del lavoro e della produzione. Quindi, noi come Forza Italia siamo soddisfatti del lavoro che abbiamo condotto in porto, sosteniamo questo provvedimento e saremo estremamente attenti e vigili a che questa norma sia rapidamente licenziata dal Governo e possa vedere la luce per dare una risposta concreta, seria, precisa, puntuale e immediata alle imprese, al territorio e allo sviluppo economico del Paese.