[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 18 del decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387 (Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80), promosso con ordinanza emessa il 22 settembre 2000 dal tribunale di Genova nel procedimento civile vertente tra Ingenito Vittorio e il Ministero delle finanze, iscritta al n. 753 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 26 aprile 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 22 settembre 2000 (r.o. n. 753 del 2000) il tribunale di Genova, giudice monocratico del lavoro, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 18 del decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387 (Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80), che ha modificato l'art. 68, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego a norma dell'art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), nella parte in cui ha devoluto al giudice ordinario le controversie concernenti il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali, per l'asserita violazione degli artt. 76 e 77 della Costituzione, per eccesso di delega, con riferimento alla previsione della delega di cui all'art. 11, comma 4, lettera g), della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa), che ha individuato la precisa finalità consistente nel "devolvere, entro il 30 giugno 1998, al giudice ordinario, tenuto conto di quanto previsto dalla lettera a), tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ancorché concernenti in via incidentale atti amministrativi presupposti, ai fini della disapplicazione". L'ordinanza è stata pronunciata nel corso di un giudizio (promosso con ricorso 27 luglio 1999) avente ad oggetto l'impugnazione di un atto di revoca di incarico dirigenziale (decreto ministeriale 20 luglio 1998) proposta da un dipendente del Ministero delle finanze. In particolare, con decreto ministeriale del 20 luglio 1998 era stata revocata nei confronti del ricorrente, con effetto decorrente dal 9 giugno 1997, la reggenza di divisione presso la direzione regionale delle entrate della Liguria (conferita con decreto ministeriale 29 settembre 1993) e, con successivo provvedimento del 27 gennaio 1999, comunicato il 3 marzo 1999, era stata revocata, con la medesima decorrenza, la corrispondente retribuzione di posizione. Il ricorrente con la sua domanda giudiziale chiedeva che fosse dichiarata l'illegittimità dei predetti provvedimenti di revoca, condannando il Ministero a ripristinare a proprio favore il pregresso regime economico. Ritiene il giudice a quo che l'atto di conferimento di un incarico dirigenziale, al pari dell'atto di revoca, abbia natura di provvedimento amministrativo. Questa natura risulterebbe, anzitutto, dalla lettura dell'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, così come modificato dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'art. 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) secondo cui gli incarichi di segretario generale di Ministeri, gli incarichi di direzione di strutture articolate al loro interno in uffici dirigenziali generali e quelli di livello equivalente sono conferiti con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente. La partecipazione delle più elevate cariche dello Stato dimostrerebbe che l'atto di conferimento non può avere mera natura privatistica e che appartiene necessariamente alla figura dell'atto autoritativo. Né argomenti contrari potrebbero - sempre secondo il tribunale - desumersi dal successivo comma 5 del predetto art. 19, che prevede un procedimento più snello per il conferimento dell'incarico dirigenziale di fascia inferiore: anche in questo caso il ruolo assunto dal decreto del dirigente generale sarebbe incompatibile con la qualifica di atto paritetico, poiché le norme del citato testo di legge, nel loro complesso, non consentirebbero di fare una distinzione tra l'uno e l'altro tipo di incarico dirigenziale, al fine di restringere ad una sola figura tra quelle enunciate la connotazione pubblicistica. La natura provvedimentale del conferimento dell'incarico, osserva il giudice rimettente, non è neppure posta in discussione dalla circostanza che ad esso si accompagna un contratto stipulato con il dirigente. Questo fenomeno avrebbe carattere accessorio e la funzione del provvedimento di conferimento resterebbe quella mirata alla specifica considerazione dell'interesse pubblico. Atteso che identica natura di provvedimento amministrativo presenta l'atto di revoca, che oltretutto soggiace al medesimo procedimento di adozione, ne seguirebbe l'estraneità di questo settore aggiuntivo di giurisdizione ai criteri indicati dalla legge delega. Il decreto delegato, dunque, ampliando la giurisdizione del giudice ordinario fino al giudizio sull'impugnazione di siffatto provvedimento, sarebbe andato ben oltre i limiti all'uopo prefissati. Le norme del decreto legislativo n. 29 del 1993, ed in particolare l'art. 68 con riferimento all'art. 2, prevedono che i provvedimenti amministrativi di organizzazione, che si collocano in una fase nettamente anteriore rispetto al momento gestionale, sono conosciuti dal giudice ordinario in via solo incidentale e sono disapplicati se ritenuti illegittimi. Non è dunque prevista alcuna impugnazione, né alcun annullamento del provvedimento amministrativo, ma solo la disapplicazione, in una logica che risulterebbe chiaramente sovvertita con la scelta di affidare al medesimo giudice anche il giudizio sull'impugnazione del conferimento e della revoca degli atti dirigenziali.