[pronunce]

L'art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare sarebbe irragionevole, in primo luogo, per l'ingiustificata disparità di trattamento tra le imprese singole e quelle riunite in un RTI, ove sottoposte a concordato preventivo con continuità aziendale, in quanto consentirebbe la partecipazione alle gare delle seconde solo se rivestono il ruolo di mandanti. La disparità di trattamento non sarebbe fondata su «peculiari e oggettive ragioni insite negli interessi della stazione appaltante o della massa dei creditori». In secondo luogo, l'irragionevolezza deriverebbe dalla illogica disparità di trattamento «tra le due fasi di una commessa pubblica», posto che il concordato preventivo della mandataria che sopravvenisse solo nel corso della fase esecutiva non comporterebbe alcun divieto di prosecuzione del rapporto. Le esigenze di tutela della stazione appaltante sarebbero infatti le stesse in entrambe le fasi. Il citato art. 186-bis, sesto comma, sarebbe poi irragionevole anche per la sovrapposizione di giurisdizioni contrastanti sulla medesima fattispecie, in quanto finirebbe per demandare al giudice amministrativo - per il tramite del controllo giurisdizionale degli atti dell'amministrazione aggiudicatrice - il sindacato sul provvedimento del giudice fallimentare che ha autorizzato la partecipazione alla gara dell'impresa in concordato preventivo, valutandone la compatibilità con gli interessi dei creditori e la sostenibilità finanziaria. Tale sovrapposizione potrebbe comportare esiti diametralmente opposti, con «evidenti influssi deteriori» sulle sorti delle procedure concorsuali. È lamentata inoltre l'irragionevole mancanza di una disciplina che, regolando le fattispecie in cui lo stato di concordato preventivo sopravviene alla presentazione dell'offerta, permetta all'incolpevole operatore economico di adeguarsi al precetto normativo sull'automatica esclusione dalla gara senza incorrere in conseguenze pregiudizievoli, quali l'escussione delle garanzie prestate a titolo di cauzione provvisoria e la segnalazione all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). La disposizione censurata sarebbe infine ulteriormente irragionevole, sotto un profilo connesso al precedente, nella parte in cui consente di sanzionare l'operatore economico con l'esclusione dalla gara e con le altre gravose conseguenze appena indicate indipendentemente dalla sua volontà e in assenza di una condotta fraudolenta o anche solo contraria a divieti normativi. 1.5.- Con atto depositato il 9 aprile 2019 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la non fondatezza delle questioni. La denunciata disparità di trattamento normativo sarebbe giustificata dal regime dei controlli gravanti sull'impresa in concordato preventivo, rispetto al quale risulterebbe «difficilmente declinabile» il modello organizzativo del RTI, che prevede in capo all'impresa mandataria la rappresentanza esclusiva dei mandanti nei confronti della stazione appaltante per tutta la durata del rapporto. Sia nei rapporti interni al raggruppamento, che nei rapporti esterni con la stazione appaltante, la vigilanza del commissario giudiziale e la necessità che i singoli atti dell'impresa mandataria in concordato preventivo siano autorizzati dal tribunale renderebbero lo svolgimento del rapporto, gestito da un rappresentante "sotto tutela", certamente più complicato e tale da minare «il paradigma costituzionale di un'azione amministrativa celere ed efficiente». La vigilanza esercitata sulla sola impresa mandataria dagli organi della procedura concorsuale non consentirebbe di realizzare l'effetto utile, per la stazione appaltante, di sottoporre a verifica anche gli atti gestori degli altri soggetti riuniti nel RTI e obbligati all'esecuzione dell'appalto. L'eventuale espunzione dall'ordinamento della disposizione censurata potrebbe, da un lato, compromettere il rapporto sussistente tra il fine pubblico perseguito dalla stazione appaltante e l'effettività del controllo sugli operatori obbligati ad adempiere alle obbligazioni contrattuale e, dall'altro lato, rendere impossibile la valutazione concreta della possibilità per la mandataria di continuare la propria attività senza l'ausilio delle imprese mandanti in bonis. Diversa sarebbe invece l'ipotesi dell'ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale di un altro operatore economico, in quanto la vigilanza potrebbe in tal caso essere esercitata in modo da garantire, per la stazione appaltante, «maggiori certezze» sulla capacità di adempiere dell'appaltatore. La diversità delle situazioni messe a confronto giustificherebbe, pertanto, l'adozione di una differente disciplina, in ossequio al principio di uguaglianza sostanziale. Non sussisterebbe neppure l'irragionevolezza derivante dalla possibilità di sostituire l'impresa mandataria assoggettata a una procedura concorsuale diversa dal concordato preventivo, prevista all'art. 37, comma 19, del d.lgs. n. 163 del 2006, in quanto tale disposizione si applicherebbe solo alla fase esecutiva del contratto e non a quella della partecipazione alla gara. Quanto alla violazione dell'art. 117, primo comma, lettera a), Cost., l'esclusione dalla gara di un operatore economico ammesso al concordato preventivo non contrasterebbe con il diritto europeo, né tantomeno con i principi cardine cui esso si ispira, come ritenuto dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (è citata la sentenza 28 marzo 2019, in causa C-101/18, Idi srl). Infine, nemmeno la sopravvenuta disciplina della materia, evocata dal giudice a quo, deporrebbe in senso favorevole all'accoglimento delle questioni. L'impianto normativo contestato risulterebbe confermato dai più recenti sviluppi della stessa disciplina, visto che il decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155), modificando l'art. 80, comma 5, del d.lgs. n. 50 del 2016, ne avrebbe attuato il coordinamento, mancante nel testo anteriore, con le disposizioni della legge fallimentare. La nuova formulazione della lettera b) del comma 5, infatti, nel ribadire che l'operatore economico in stato di concordato preventivo, o nei cui confronti sia in corso un procedimento per la dichiarazione di tale situazione, è escluso dalla partecipazione alle procedure d'appalto, mantiene fermo «quanto previsto dall'articolo 95 del codice della crisi di impresa e dell'insolvenza adottato in attuazione della delega di cui all'articolo 1 della legge 19 ottobre 2017, n. 155». Il richiamato art. 95 del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, a sua volta, stabilisce che «l'impresa in concordato può concorrere anche riunita in raggruppamento temporaneo di imprese, purché non rivesta la qualità di mandataria e sempre che nessuna delle altre imprese aderenti al raggruppamento sia assoggettata ad una procedura concorsuale», così ribadendo la causa di esclusione già prevista al censurato art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare. 1.6.