[resaula]

Il 26 gennaio del 1943 la battaglia di Nikolajewka, tra l'altro magistralmente messa in musica dal maestro Bepi De Marzi, segnò uno dei momenti più tragici delle vicende militari italiane nella Seconda guerra mondiale: una campagna di Russia che ci vedeva dalla parte sbagliata. Eravamo gli aggressori di un popolo e la ritirata dell'Armir fu l'epilogo di tante scelte sbagliate e criminali che coinvolsero anche le divisioni alpine della Julia, della Tridentina, della Cuneense; per noi valdostani fu il famoso battaglione «Monte Cervino» coinvolto, una sorta di reparto speciale ante litteram , che fu impiegato nelle pianure del Don. Partirono 600 alpini e al ritorno, a sfilare sotto l'arco di Augusto di Aosta, furono poco più di 50. Il valore di questi uomini, degli alpini, fu riconosciuto da entrambi gli schieramenti, tant'è vero che l'unica parte di fronte a non essere mai sfondata fu proprio quella tenuta dalle divisioni alpine. Vi fu persino un episodio a ricordare questo particolare: la famosa ditta tedesca che produceva fisarmoniche a bocca, la Hohner, dedicò dopo questi fatti un prodotto che si chiamò «Bravi alpini» e che diventò, appunto, una delle più famose fisarmoniche a bocca. In quest'anno, in cui ricorre anche il centocinquantesimo anno di fondazione del Corpo degli alpini, non posso non ricordare l'impegno enorme degli alpini in armi nel costante mantenimento della pace nelle missioni internazionali, così come la presenza e l'opera instancabile dell'Associazione nazionale alpini con le sue sezioni, fino ai più piccoli gruppi per il bene delle nostre comunità. Quest'anno per noi valdostani ricorre anche il centesimo anniversario della decorazione della bandiera del battaglione «Aosta» con la medaglia d'oro al valor militare per le vicende della prima guerra mondiale, così come avvenne per il battaglione alpini «Monte Cervino» per la campagna di Russia. Signor Presidente, in questi momenti tragici di guerra tra Russia e Ucraina, una vicenda che mai avremmo immaginato e mai avremmo voluto accadesse, il ricordo e il sacrificio degli alpini sia monito perenne per le giovani generazioni della devastazione delle armi. Mai più violenza, mai più brutalità, ma un futuro di pace e di solidarietà tra Nazioni. Viva gli alpini. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, credo che non ci sia modo migliore per compiere un atto di giustizia di quello che facciamo oggi con l'istituzione della Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino, individuandola nella data del 26 gennaio, a ricordo del sacrificio - ne ha già parlato il collega che mi ha preceduto - della battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943. Questo provvedimento raccoglie in sé un duplice significato: uno simbolico e uno decisamente più concreto, e di entrambi parlerò in maniera molto breve. Il primo significato è quello simbolico e dobbiamo partire da un dato oggettivo: il Corpo degli alpini rappresenta davvero un unicum nel mondo militare, non solo italiano ma anche internazionale. Ricordiamo che è stato il primo Corpo armato fondato nel nuovo Stato nazionale italiano, nel 1872, e ancora oggi rappresenta nel mondo militare una assoluta eccellenza dello strumento militare stesso; ha competenze straordinarie, capacità operative esclusive e si sa che sono abituati a lavorare nei terreni più duri, più ardui e più difficili. Nonostante questo, sono sempre presenti nelle missioni all'estero per salvaguardare la sicurezza e l'affermazione dei valori democratici. Se dovessimo cercare solo una peculiarità di questo corpo militare, si potrebbe dire che risiede proprio nella loro capacità di essere differenti. Tra l'altro, quello che colpisce - lo sappiamo tutti e credo che lo sentiamo come intimamente nostro - è il fatto che il Corpo degli alpini sia sempre riuscito a creare un rapporto stretto con il prossimo, con il popolo, con tutta la società civile, al punto da dare corpo a un'integrazione che riteniamo non avere pari al mondo tra i Corpi militari. Gli alpini si sono sempre distinti come forza di pace e di volontariato nelle missioni in Italia e all'estero, e sono davvero un punto di riferimento per tutti, in primo luogo per il loro attaccamento alla tradizione; nonostante questo attaccamento alla tradizione, inoltre, hanno sempre manifestato grande volontà e grande capacità d'innovazione. Da sempre hanno accompagnato le fasi cruciali della crescita del nostro Paese e oggettivamente tutti noi sappiamo di avere familiarità con quella divisa, con quel cappello con la penna, e tutti noi abbiamo una sorta di affezione davvero profonda nei confronti di questa istituzione. Sappiamo che sono sempre stati presenti in tutte le manifestazioni importanti per la Nazione: manifestazioni culturali, del tempo libero, sportive, assistenza ai più fragili e un impegno costante e assiduo per promuovere e sostenere qualsiasi attività a favore delle comunità. Questo è il significato simbolico di questa Giornata. Arriviamo invece al significato più concreto, che credo sia anche quello più importante. In che modo possiamo far sì che i valori di cui gli alpini sono il simbolo, e ai quali guardiamo per i motivi che ho espresso in precedenza, possano dare concretezza alla celebrazione di questa Giornata e fare in modo che non sia, come già successo altre volte, semplicemente l'ennesima ricorrenza senza un significato più profondo? Credo che sia opportuno e necessario concentrarsi sulla seconda parte di questo disegno di legge, cioè sui più giovani. Il mondo oggi ha cambiato volto, è diventato tutto molto più accessibile e per certi versi più semplice; però certi valori si sono forse affievoliti o forse noi non siamo stati sufficientemente capaci di trasmetterli e farli diffondere in mezzo ai più giovani. Credo che l'esempio mostrato dagli alpini possa rappresentare una grande lezione di convivenza, di civiltà, ma anche di dialogo, di confronto e di accoglienza per tutti noi, ma soprattutto per le generazioni più giovani. A mio avviso, non solo è auspicabile, ma è addirittura necessario che questa giornata possa offrire anche in futuro uno spunto di riflessione ai nostri ragazzi, che rappresentano il futuro del Paese e necessitano di recuperare quei valori di cui gli alpini sono i più tenaci depositari, in maniera tale che possano essere trasmessi alle successive generazioni. Pensiamo al lavoro che hanno sempre svolto in soccorso delle popolazioni in occasione di eventi calamitosi: addirittura quando ancora la Protezione civile non esisteva, gli alpini c'erano. Lo spirito alpino, che è fatto di dedizione e volontà di concorrere al bene comune, ha sempre offerto una dimostrazione straordinaria delle sue capacità e della sua generosità, che non sono mai venute meno, anche di recente, perché anche con le tragiche vicende che stiamo vivendo nella quotidianità, che si stanno svolgendo in Ucraina, gli alpini non hanno voluto far mancare il loro supporto, inviando nei giorni scorsi, tramite la Protezione civile dell'Associazione nazionale alpini, diverse ambulanze per concorrere alle operazioni di soccorso delle popolazioni che ne hanno davvero tanto bisogno.