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deve rimanere sotto il suo coordinamento e, al limite, sotto quello del Presidente del Consiglio dei ministri, che è titolare del Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo. Lo dico a livello italiano, perché è interesse nostro che si possa, in qualche modo, valorizzare la nostra politica estera al meglio. E lo dico anche a livello europeo, perché i 500 milioni del fondo Africa si inseriscono in una programmazione che anche l'Europa, sta facendo sull'Africa. Non è possibile che si faccia la cooperazione allo sviluppo del Ministero dell'interno. Qui stiamo sovvertendo tutti le linee tradizionali della politica estera e anche della collaborazione tra i diversi Ministeri. Quindi non possiamo che dichiararci insoddisfatti della risposta. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Il senatore Aimi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01069 sulle politiche di contrasto dei flussi migratori irregolari, per tre minuti. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatori, signor Ministro, che ringrazio per la sua presenza, l'Italia si trova in una situazione un po' particolare e da un certo punto di vista drammatica: da un lato, è prigioniera della sua geografia, con il Nord ricco e il Sud povero ed in mezzo al Mediterraneo; dall'altro, vi è un'utopia che si sta facendo strada, cioè che l'Italia, pur essendo in queste condizioni economiche, non delle migliori ricordiamolo, possa avere una funzione salvifica nei confronti dell'orbe terracqueo o, meglio ancora, della povertà di tutto l'orbe terracqueo. Se vogliamo essere onesti anche sotto il profilo politico, dobbiamo evidenziare che dobbiamo dire grazie al Ministro dell'interno per avere bloccato o, comunque, rallentato l'immigrazione con la chiusura dei porti alle ONG. Ci rendiamo perfettamente conto, tuttavia, che gli sbarchi continuano perché ci sono quelli cosiddetti fantasma. Migliaia e migliaia di persone, di clandestini, continuano ad arrivare sulle coste italiane, principalmente sulle sponde della Sicilia, su quelle della Calabria ma anche quelle della Puglia, perché partono dalla Turchia e dalla Grecia. I nostri confini sono poi vulnerabili. Ce lo ha dimostrato il "capitan Fracassa" delle motovedette, Carola Rackete, che è riuscita a sfondare i nostri confini quando, invece, il nostro compito, signor Ministro, dovrebbe essere proprio quello di proteggerli. Siamo inoltre in una situazione in cui, per la verità, più che delle persone che rischiano di annegare, stiamo aiutando dei trasbordati. Anche questo è un aspetto che noi dobbiamo prendere in attenta considerazione. Quindi, qui abbiamo un punto essenziale: noi non possiamo essere i risolutori dei problemi dell'Africa. In particolare, ci sono 650 milioni di africani in condizione di povertà, molti dei quali puntano a venire qui in Italia; la Germania ce li rimanda sedati e se li sceglie, la Svizzera ce li rimanda legati, la Francia con il manganello e l'Olanda non ne vuol sentir parlare. Nell'interrogazione, signor Ministro, io le ho chiesto quale sia lo stato dei fatti rispetto agli accordi con i Paesi dai quali partono questi clandestini e, ancora, come il Governo intenda affrontare il problema della crescita economica e infrastrutturale dell'Africa, ricordando quello che ha fatto la Cina. Avremo a disposizione il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, quello della Commissione europea, la Banca europea degli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, le casse europee facenti parti del long term investors club . Da ultimo, le ho chiesto quali sono i rapporti diplomatici con il resto d'Europa in tema di immigrazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, professor Moavero Milanesi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. MOAVERO MILANESI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, la materia delle migrazioni è materia estremamente sensibile e delicata, soprattutto perché ci troviamo di fronte a un fenomeno di una magnitudo inusuale sia come numeri sia come impatto direi emotivo e operativo sulle varie realtà nazionali che vi hanno a che fare, sia quelle dei Paesi che vengono lasciati o attraversati, sia quelli di arrivo. Noi pensiamo come Governo che sia una questione, proprio in considerazione di questa magnitudo, di carattere eminentemente europeo, anche perché queste persone cercano, dai loro luoghi di partenza, di raggiungere l'Europa, non di raggiungere una costa italiana, spagnola o maltese, un'isola greca e quant'altro. Abbiamo portato più volte all'attenzione delle varie sedi europee questo punto di vista che - devo dire - da un lato è ampiamente condiviso, dall'altro non si traduce in decisioni operative sufficientemente valide o semplicemente sufficienti. In particolare, i trattati europei prevedono la possibilità di una politica delle migrazioni, ma la normativa europea adottata riguarda solo le procedure per il diritto d'asilo, che riguardano, però, un numero limitato di migranti. Noi abbiamo chiesto, in particolare, da ultimo al Consiglio affari esteri del 15 luglio scorso, raccogliendo intorno al tavolo svariati consensi che adesso vorremmo vedere tradursi in linee operative, quattro cose: la prima è che ci siano ingenti investimenti, come quelli cui lei faceva riferimento, nei Paesi di origine e di transito dei migranti, ma questo significa stanziare le somme necessarie nel bilancio dell'Unione europea, cosa che potrà essere fatta nel corso dell'attuale discussione che è in atto per gli anni dal 2021 al 2027; la seconda è che ci sia un vero contrasto alle reti dei trafficanti lungo tutta la linea; la terza è che si esamini la possibilità di anticipare in Paesi il più vicino possibile a quelli d'origine l'esame delle domande d'asilo, in maniera da poter poi far arrivare, se del caso, in Europa le persone che hanno diritto ad asilo o protezione internazionale attraverso dei cosiddetti corridoi umanitari, quindi farli viaggiare fuori dalle mani dei trafficanti; la quarta, proprio in riferimento agli accordi di rientro nei Paesi d'origine, i cosiddetti accordi di rimpatrio, che ci sia una negoziazione, un'esecuzione e un'assunzione degli oneri relativi sempre da parte dell'Unione europea. C'è molta condivisione intorno a queste idee, aspettiamo di passare dalla condivisione politica ai fatti operativi e normativi. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Aimi, per due minuti. AIMI (FI-BP) . Signor Ministro, la ringrazio per la sua cortese risposta, che mi lascia - e credo di poter parlare anche a nome dei colleghi - parzialmente insoddisfatto. Noi crediamo che l'Europa, per la verità, non impedisca all'Italia di espellere i migranti. Voglio ricordare che nove su dieci di questi non sono nelle condizioni, sotto il profilo della legalità, di permanere sul nostro territorio. Il contratto che avevamo con la Lega e Fratelli d'Italia, con il centrodestra, prevedeva il fatto di espellere circa 600.000 migranti.