[pronunce]

La scelta di ricomprendere il delitto di cui all'art. 291-ter, comma 1, del d.P.R. n. 43 del 1973 nel novero dei reati ostativi alla concessione della sospensione dell'esecuzione della pena, in quanto rientrante nella "seconda fascia" dell'art. 4-bis ordin. penit. , non rivelerebbe i vizi lamentati dal Tribunale di Napoli, in considerazione dell'ipotesi aggravata di contrabbando. L'atto di intervento richiama la sentenza n. 216 del 2019 di questa Corte.1.- Il Tribunale ordinario di Napoli, con ordinanza del 19 marzo 2020 (reg. ord. n. 189 del 2020), ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui stabilisce che la sospensione dell'esecuzione di cui al comma 5 della medesima norma non può essere disposta nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'art. 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), con riferimento al delitto di cui all'art. 291-ter, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale), per contrasto con gli artt. 3 (recte: art. 3, primo comma) e 27 (recte: art. 27, terzo comma) della Costituzione. 1.1.- Il procedimento a quo concerne l'istanza di revoca dell'ordine di esecuzione della pena di anni uno e mesi quattro di reclusione, irrogata per il delitto di trasporto di tabacchi lavorati esteri del peso di chilogrammi 195,2, occultati all'interno di un autoveicolo, con l'aggravante di aver adoperato mezzi di trasporto appartenenti a persone estranee al reato e con recidiva reiterata specifica. L'accoglimento di detta istanza di revoca sarebbe precluso dalla norma censurata, la quale vieta di disporre la sospensione dell'esecuzione della pena detentiva nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'art. 4-bis ordin. penit. , tra i quali è compreso il delitto di contrabbando di tabacchi lavorati esteri aggravato. Secondo l'ordinanza di rimessione, l'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. comporterebbe un più grave trattamento esecutivo della pena della reclusione non superiore a quattro anni e impedirebbe al condannato di accedere "da libero", come previsto dall'art. 656, comma 5, cod. proc. pen. , alle misure alternative, salve le valutazioni di merito del tribunale di sorveglianza. Il Tribunale di Napoli dubita, quindi, della compatibilità dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. con gli artt. 3, primo comma, e 27, terzo comma, Cost. 1.2.- Ad avviso del rimettente, l'ipotesi aggravata del delitto di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, prevista dal comma 1 dell'art. 291-ter del d.P.R. n. 43 del 1973, dovrebbe differenziarsi nelle modalità di esecuzione della pena dalle ipotesi contemplate nel comma 2 dello stesso articolo, che costituiscono aggravanti ad effetto speciale, riferite all'uso di armi, alla presenza di più persone e agli ostacoli o violenza opposta agli organi di polizia giudiziaria, nonché al collegamento con reati contro la fede pubblica o contro la pubblica amministrazione o a circuiti finanziari e societari dediti al riciclaggio. Tenuto conto della diversità delle condotte e del correlato allarme sociale dei reati di contrabbando, il giudice a quo evidenzia che il delitto di cui all'art. 291-ter, comma 1, del d.P.R. n. 43 del 1973 non richiede necessariamente l'esistenza di una stabile organizzazione criminale, ma può essere realizzato anche con condotte estemporanee, di limitato impatto, ed è ben diverso da quei reati che sacrificano il patrimonio, la libertà e la vita delle vittime, pure ricompresi nella "seconda fascia" dell'art. 4-bis ordin. penit. La norma censurata determinerebbe altresì un ingiustificato deteriore trattamento tra le diverse fattispecie di detenzione e trasporto di tabacchi lavorati esteri di contrabbando, nonché rispetto ad altre più gravi fattispecie, quali la detenzione e lo spaccio di droghe pesanti, non interessate dal divieto (se non aggravate dall'ingente quantità ex art. 80, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, recante «Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza»), o i delitti di rapina ed estorsione, parimenti non interessati - nelle forme non aggravate - dal divieto di sospensione dell'esecuzione. Il Tribunale di Napoli sostiene che la norma censurata si fonderebbe su di una aprioristica presunzione di pericolosità, oltrepassando il limite della non manifesta irragionevolezza delle scelte legislative, giacché colpisce anche chi abbia commesso un reato di modesta gravità e abbia riportato condanna a una pena detentiva breve, come il soggetto condannato nel giudizio a quo. Nella specie, la presunzione del collegamento con organizzazioni criminali dovrebbe ritenersi esclusa in quanto l'aggravante comune è stata elisa dal giudice del merito in sede di bilanciamento con le attenuanti generiche. 1.3.- Secondo l'ordinanza di rimessione, la disposizione in parola violerebbe anche l'art. 27, terzo comma, Cost., poiché sarebbe irragionevole applicare la modalità esecutiva carceraria a prescindere da ogni valutazione in concreto del percorso di emenda intrapreso, dovendosi tener presente che il giudice di merito ha irrogato la pena considerando l'entità della condotta e valutando condizioni soggettive e oggettive; la prognosi di pericolosità di recidiva, del resto, era stata già compiuta nella fase cautelare con l'applicazione della misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 2.- Le questioni non sono fondate. 3.- L'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. ha già in più occasioni formato oggetto di esame da parte di questa Corte. 3.1.- L'ordinanza n. 166 del 2010 ha rilevato che la disposizione, nella parte in cui prevede che la sospensione dell'esecuzione delle pene detentive brevi, secondo la regola fissata dal comma 5 del medesimo art. 656, non possa essere disposta «nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'art. 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni», costituisce un vincolo per l'attività del pubblico ministero, posto «in funzione della presunzione di pericolosità che concerne i condannati per i delitti compresi nel catalogo appena citato». La medesima ordinanza ha tuttavia precisato che spetta poi al tribunale di sorveglianza «la valutazione delle istanze di condannati, i quali, dopo l'ordine di carcerazione e l'eventuale provvedimento sospensivo che può accompagnarlo, chiedano l'accesso a forme alternative di esecuzione della pena».