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Tale articolo ha avuto anche il merito di istituire un fondo di quasi 40 milioni di euro per l'anno 2022 destinato a interventi di pulizia e di igiene dei seggi. Con gli articoli 6 e 6- bis invece si riduce il numero di firme necessarie per la presentazione delle candidature anche alla Camera e al Senato, seppure a certe condizioni, come l'aver costituito, ad esempio, un gruppo parlamentare in una delle due Camere entro il 2021 o in tutte e due fin dall'inizio della legislatura. È apparsa altresì equilibrata la scelta del Governo di posticipare al 2023 l'introduzione della sperimentazione del voto digitale. Con questo provvedimento ne è stato finanziato lo studio. Siamo però in presenza di un tema molto complesso e delicato soprattutto sul piano della sicurezza da attacchi informatici; la grave situazione internazionale richiede cautela e prudenza. Sono emerse infatti diverse criticità e dunque l'esigenza di procedere ad una più approfondita attività di valutazione dei rischi, che risulta quanto mai opportuna in questo particolare momento storico con la crisi ucraina. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18) ( Segue EVANGELISTA). Certo, sappiamo che il voto digitale risolverebbe il problema del voto degli italiani all'estero, il problema dei giovani che studiano fuori sede, ma anche il problema della partecipazione ai referendum , che abbiamo constatato purtroppo essere molto modesta. Vorrei ricordare infine l'articolo 7 del provvedimento che riguarda proprio il voto degli italiani all'estero. La previgente normativa prevede che tutti gli adempimenti inerenti alle operazioni elettorali siano svolti a cura della corte d'appello di Roma. Ciò comporta oneri non più sostenibili e difficoltà di ordine logistico, visto il cospicuo aumento del numero di italiani che votano all'estero. Si è così ritenuto di distribuire le operazioni di spoglio delle schede elettorali tra più corti d'appello, quali Napoli, Firenze, Bologna e Milano. Resta però un tema di grande attualità anche la revisione del voto per corrispondenza perché, come abbiamo visto proprio nella Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari in Senato, esso non garantisce l'esito e presenta delle storture che andrebbero corrette. Occorre modificare proprio la logica del voto per corrispondenza. Dobbiamo quindi valutare un prossimo intervento sul tema, senza tener conto che tale modalità di svolgimento del voto all'estero appesantisce moltissimo le nostre ambasciate, i nostri consolati, la rete diplomatica ed anche la nostra presenza negli Stati esteri. Concludo, Presidente, con una considerazione più politica: i referendum hanno probabilmente dimostrato, non solo sotto il profilo dell'esito che hanno dato, ma anche sotto il profilo della partecipazione al voto, assai modesta, di essere uno strumento che va assolutamente rivisto. Occorre in particolare abbassare il quorum ; a questo proposito voglio ricordare che già il Gruppo Italia Viva aveva proposto nel 2016 di abbassare il quorum per la validità dei referendum abrogativi al 50 per cento più uno di coloro che hanno partecipato alle ultime elezioni politiche, prendendo appunto come riferimento del corpo elettorale per il calcolo del quorum la partecipazione alle ultime elezioni politiche. Occorre poi incentivare maggiormente la partecipazione al voto (e pensiamo al voto digitale che si andrà a studiare), ma si potrebbe anche consentire ai cittadini di utilizzare lo strumento referendario non solo per abrogare norme, ma anche per proporre soluzioni legislative o per incidere sulle normative oggetto dei quesiti referendari. Per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole al provvedimento in esame del Gruppo Italia Viva-Partito Socialista Italiano e ringrazio l'Assemblea. (Applausi) . MALAN (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, una cosa si può dire con certezza di questo decreto-legge: è stato portato avanti in modo poco serio e la mancanza di serietà su questioni istituzionali è davvero grave. Cominciamo con la sua stesura: questo decreto-legge è del 4 maggio e interviene sulla delicatissima materia elettorale. Non è la prima volta che si scrivono decreti in materia elettorale, ma ricordo che in passato, quando non c'erano Governi che si autodefinivano "dei migliori", con un prestigioso Presidente del Consiglio che il mondo ci invidia (per non parlare poi del Ministro dell'interno e del Ministro della salute che il mondo è ben contento che abbiamo noi e che non vada altrove), i decreti in materia elettorale venivano concordati con tutti, inclusa l'opposizione. Oggi l'opposizione è molto ristretta, è una piccola parte del Senato, una piccola parte del Parlamento, ma dalle dichiarazioni che abbiamo ascoltato durante la campagna sia per le elezioni amministrative, sia per il referendum , dobbiamo dedurre che non c'è stato accordo neppure all'interno delle forze della maggioranza, perché ho sentito delle osservazioni - giustissime peraltro e che abbiamo condiviso perfettamente - da parte di esponenti molto alti sia di Forza Italia sia della Lega, che criticavano una serie di scelte fatte, innanzitutto sulla data di queste consultazioni. Da ciò si deduce che neppure nell'ambito della maggioranza c'è stata la serietà e la correttezza istituzionale di concordare, perlomeno all'interno di questa maggioranza, il contenuto di un provvedimento estremamente delicato, perché intervenire per decreto-legge su norme elettorali, sia pur secondarie, è una questione che in passato è sempre stata affrontata con la dovuta correttezza e cautela. Mi riferisco alle critiche che sono state avanzate al fatto di aver scelto come prima domenica delle consultazioni amministrative e unica domenica della tornata referendaria, la prima domenica con le scuole chiuse in un periodo molto caldo dell'anno, con un grande invito alle persone ad andare altrove, a godersi questa prima domenica di vacanza, senza che i bambini debbano svegliarsi presto il lunedì, e a non andare a votare. È una cosa molto grave, trattandosi di un referendum . In aggiunta, si è ritornati a votare in un giorno solo, dopo che, durante i due anni precedenti di emergenza Covid, si era votato in due giorni. Peraltro, l'emergenza ancora c'è per i sanitari e tante altre categorie o per le mascherine sui mezzi di trasporto; in questo caso, invece, l'emergenza non c'è e si può benissimo votare in un giorno solo, mentre in passato, dal 1946 al 2013, si era sempre votato in due giorni. Questa volta si è votato in un giorno solo, proprio per dire alla gente: state via, che la giustizia non si deve toccare, perché ci è arrivato l'ordine, il che però contrastava con gli intendimenti di alcune forze della maggioranza, tra cui la Lega, che aveva promosso la raccolta delle firme, poi diventata raccolta delle deliberazioni dei Consigli regionali, cui anche Fratelli d'Italia ha partecipato. Ciò però non basta. Il decreto-legge è del 4 maggio e, siccome si è votato il 12 giugno, c'era tutto il tempo di fare come in passato si faceva, cioè di arrivare al momento del voto con un decreto-legge convertito in legge.