[resaula]

sempre per fare un esempio, per coprire le varie esigenze che si creano, si procede a trasferimenti frequenti che, come detto, hanno conseguenze negative non solo per le persone coinvolte, ma anche per la stessa efficacia della pubblica amministrazione, costretta a ricominciare ogni volta da capo con personale che non conosce un territorio e che viene, poi, trasferito non appena acquisita conoscenza del territorio e dimestichezza nelle mansioni assegnate; inoltre, sempre per riempire i vuoti e senza una vera politica di media o lunga scadenza, si devono registrare trasferimenti di personale già alle soglie della pensione. Tale modus operandi comporta conseguenze anche per quel che riguarda l'andamento del lavoro di indagine del personale della Guardia costiera disimpegnato su disposizione della magistratura inquirente. Si tratta di compiti delicati e non è infrequente che appartenenti a quel Corpo vengano trasferiti, dissipando il bagaglio di esperienza e le specifiche acquisizioni sino a quel momento ottenute; considerato che: questa precarietà è sempre maggiore ed è un danno sia per l'amministrazione che per la serenità del personale, il quale non può operare senza avere buona certezza di stabilità, ed essere al contrario esposto a trasferimenti, quasi sempre, a quanto consta all'interrogante, privi di motivazione e talmente irragionevoli da apparire arbitrari; il personale del Corpo è sempre pronto a compiere il proprio dovere, tuttavia il sempre più ampio ricorso alle norme della legge n. 104 del 1992 o la sempre maggiore richiesta di trasferimento all'impiego civile, dove è pacifico che i trasferimenti siano corrispondenti ad esigenze obiettive, ad aspirazioni o necessità soggettive e che devono comunque essere motivati e non arbitrari, certificano che la situazione tratteggiata potrebbe apparire affetta da situazioni patologiche, specie se venissero confermati quegli episodi che possono far pensare a fenomeni di "nepotismo" o comunque a preferenze inspiegabili; ritenuto che: è necessario garantire la maggior stabilità possibile al personale, stante anche l'assetto territoriale analogo a quello delle forze di polizia; per ridurre la precarietà di almeno una parte del personale, secondo l'interrogante, sarebbe opportuno effettuare una diversa dislocazione dei pattugliatori d'altura, che peraltro sono inspiegabilmente inoperativi proprio mentre nel Mediterraneo centrale si susseguono i naufragi e si è persa la conta delle vittime in mare; a quanto risulta all'interrogante le regioni che mostrano una maggiore mobilità in uscita del personale sono Puglia e Campania, si chiede di sapere: quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, anche prevedendo la possibilità di aumentare il numero del personale del Corpo, a partire dai ruoli truppa e sottufficiali, assicurando, così, quella stabilità indispensabile per ottenere i migliori risultati, in particolare nelle attività di polizia giudiziaria e marittima, che richiedono approfondita conoscenza del territorio; se consti quanto esposto relativamente alla situazione di svantaggio a carico della Puglia e della Campania, ed in particolare se possa valutare quanto personale sia passato all'impiego civile provenendo da queste due regioni; se non intenda intraprendere iniziative di sua competenza per favorire l'avvicinamento a casa di quella parte del personale della Guardia costiera che è ormai prossimo alla pensione, in sostituzione di coloro che siano andati in congedo o siano stati trasferiti. Atto n. 4-05444 DE FALCO Al Ministro dell'interno Premesso che: il decreto-legge n. 130 del 2020, sulle disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, eccetera, all'articolo 1, comma 2, istituisce il permesso di soggiorno per protezione speciale che, di fatto, interviene per ripristinare almeno in parte quella protezione umanitaria abrogata dal "decreto sicurezza 1" nel 2018; detta norma modifica l'articolo 19 del testo unico dell'immigrazione (decreto legislativo n. 286 del 1998) inserendo un comma 1.2 che recita: "Nelle ipotesi di rigetto della domanda di protezione internazionale, ove ricorrano i requisiti di cui ai commi 1 e 1.1, la Commissione territoriale trasmette gli atti al Questore per il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale. Nel caso in cui sia presentata una domanda di rilascio di un permesso di soggiorno, ove ricorrano i requisiti di cui ai commi 1 e 1.1, il Questore, previo parere della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, rilascia un permesso di soggiorno per protezione speciale"; secondo la più accreditata giurisprudenza di merito e di legittimità tale intervento ha ricomposto ad unità il quadro normativo previgente la modifica di cui al decreto-legge n. 113 del 2018, rendendo la relativa normativa più armoniosa con la Costituzione, art. 10, nonché con i vincoli di natura internazionale dello Stato italiano, conformemente a quanto in precedenza previsto dall'art. 5, comma 6, del decreto legislativo n. 286 del 1998 con la "protezione umanitaria"; considerato che: quanto sopra, però, resta spesso sulla carta. Infatti, un'indagine effettuata sul campo da numerose associazioni quali "Forum per cambiare le cose", "Grei", "Refugees welcome Italia", fondazione "Migrantes", "Rete EuropAsilo", eccetera, ha rilevato una frequente mancata applicazione delle nuove norme introdotte dal decreto-legge n. 130 del 2020; in particolare, si è osservata una preoccupante tendenza delle amministrazioni periferiche a continuare ad applicare la vecchia normativa, quella prevista dal "sicurezza 1", nonostante essa sia stata superata da quanto prescritto nel decreto-legge n. 130, restando, però, in una prassi che non tutela coloro che hanno diritto a quella protezione speciale che consente poi di lavorare ed integrarsi nel nostro Paese; particolarmente grave, inoltre, quanto previsto dalla circolare prot. n. 23186 del 19 marzo 2021, emanata dal servizio immigrazione della Direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere del Ministero dell'interno, avente per oggetto "permesso di soggiorno per protezione speciale di cui all'art. 19 co. 1.2. T.U.I". , che aggrava ancor di più le procedure per il riconoscimento; infatti, nella circolare si afferma, tra l'altro, che le istanze di rilascio o rinnovo di un permesso di soggiorno per protezione speciale devono essere presentate personalmente dall'interessato nelle forme previste dalla legge (tramite kit postale o direttamente all'ufficio immigrazione competente territorialmente) e che, quindi, non possono essere considerate valide le istanze presentate tramite e-mail , PEC, eccetera. Qualora dovessero pervenire richieste con modalità differenti da quelle previste dalla norma, gli uffici immigrazione interessati avranno cura di rispondere fornendo indicazioni sulle "corrette modalità" di presentazione delle istanze così come previsto dall'art. 5, comma 2, del testo unico dell'immigrazione;