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2 Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti provvede, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, alla ripartizione dei finanziamenti quantificati dal CIPESS tra le regioni; verifica, con cadenza semestrale, lo stato di attuazione del Piano di cui all'articolo 5 con particolare riguardo all'utilizzazione dei finanziamenti; coordina e supporta l'azione degli enti locali. 3 Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano emanano gli atti di regolamentazione dell'edilizia residenziale sociale sulla base delle disposizioni di cui all'articolo 7; determinano annualmente la quota di finanziamento da ripartire per ambiti sovracomunali o comunali, attribuendo le risorse ai soli comuni che abbiano dimostrato la piena e immediata disponibilità degli immobili, qualora il promotore di edilizia residenziale sociale sia pubblico, o che producano attestati di impegno, validati da polizza fideiussoria e dalla titolarità del possesso degli immobili, qualora il promotore sia privato; stabiliscono periodicamente, nel caso di appalti pubblici, i costi di costruzione massimi ammissibili, articolati per interventi di recupero e nuova costruzione; provvedono all'eventuale integrazione del Piano di cui all'articolo 5 utilizzando finanziamenti stanziati con il bilancio o con altri provvedimenti. 7 (Princìpi per la legislazione regionale e provinciale) 1 Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a regolamentare la materia dell'edilizia residenziale sociale attenendosi ai seguenti princìpi ritenuti sostanziali per qualificarne il carattere sociale: a gli alloggi sono immessi nel mercato in locazione permanente o, in subordine, per una durata non inferiore a venti anni; b il comune è identificato quale soggetto istituzionale che garantisce l'attribuzione degli alloggi ai nuclei familiari richiedenti tramite criteri e modalità generalmente selettivi, potendo anche disporre di apposite riserve in favore di particolari categorie, quali i residenti in alloggi appartenuti all' ex Istituto autonomo case popolari (IACP) con redditi superiori a quelli previsti dalla normativa vigente, gli anziani, i residenti in immobili da rigenerare, i nuclei familiari interessati da procedure di sfratto. 2 I canoni di locazione, differenziati in relazione alle caratteristiche e all'ubicazione degli interventi, sono commisurati ai valori risultanti dall'applicazione del canone concordato, ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, ridotti di una percentuale da definire negli accordi territoriali con la partecipazione anche dei rappresentanti degli operatori, e comunque in misura non inferiore al 20 per cento. 3 Qualora l'edilizia residenziale sociale sia realizzata da operatori privati, sono stabiliti periodi di permanenza crescenti nel comparto della locazione e la riduzione progressiva dell'entità dei canoni, in relazione ai benefici, finanziari o di altra natura, ricevuti da parte pubblica. 4 Nell'emanare proprie normative in materia di riqualificazione e rigenerazione urbana, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano devono altresì prevedere che nei processi di trasformazione aventi rilevanza urbanistica parte delle risorse disponibili, di provenienza pubblica o privata, sia destinata a favorire la realizzazione di edilizia residenziale sociale in modo che risulti componente non secondaria dell'esito finale della trasformazione stessa e ne caratterizzi, unitamente ad altre dotazione per servizi ed infrastrutture, l'interesse pubblico. 8 (Reperimento degli immobili) 1 Per contenere i costi finali dell'edilizia residenziale sociale, i comuni promuovono politiche atte a rendere disponibile un patrimonio di aree in modo tale che l'incidenza del relativo costo sul prodotto edilizio risulti sostenibile con canoni di locazione rapportati alla solvibilità dei beneficiari. 2 In via prioritaria, l'edilizia residenziale sociale deve avvalersi, ai sensi dell'articolo 1, comma 258, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, degli immobili siti nelle aree oggetto di cessione gratuita, in aggiunta a quelli siti nelle aree che rispondono a standard urbanistici, di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, e a tal fine i comuni, in sede di elaborazione degli strumenti urbanistici, ne prevedono il dimensionamento in rapporto al fabbisogno locale e all'entità, nonché al valore della trasformazione. Per la stessa finalità i comuni possono rendere disponibili, all'interno dei piani di zona di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167, aree non ancora assegnate o aree per le quali non sia stato richiesto il titolo abilitativo alla realizzazione dell'intervento per un periodo superiore a due anni dalla data di assegnazione senza la necessità di revoche e di ulteriori procedure amministrative. Possono essere utilizzati per l'edilizia residenziale sociale anche gli immobili con capacità edificatoria trasferiti ai comuni per finalità di interesse pubblico qualora gli strumenti urbanistici generali individuino ambiti da attuare mediante modalità che prevedono il ricorso alla perequazione. Ulteriori immobili da destinare all'edilizia residenziale sociale possono essere reperiti mediante accordi in sede locale con l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. 9 (Determinazione dei canoni e beneficiari degli alloggi) 1 I comuni definiscono per i singoli interventi i canoni di locazione relativi agli alloggi di edilizia residenziale sociale sulla base della regolamentazione regionale e degli accordi territoriali e tenendo comunque conto delle risorse finanziarie e delle altre agevolazioni concesse all'operatore di cui all'articolo 10. In ogni caso, anche qualora l'operatore sia pubblico o abbia una partecipazione pubblica, è garantito l'equilibrio economico e finanziario tra costo dell'intervento e ricavi mediante un piano di rientro con proiezione per un adeguato arco temporale. 2 I comuni, qualora non sussistano motivate ragioni, acquisiscono le richieste dei nuclei familiari interessati ad accedere agli alloggi di edilizia residenziale sociale e procedono a formare una graduatoria unica con riferimento ai parametri definiti dalla regione. Al fine di conoscere la dimensione e i caratteri del disagio abitativo e conseguentemente programmare politiche di contenimento, i comuni, entro ventiquattro mesi, procedono all'unificazione della suddetta graduatoria con quella attualmente in essere per l'edilizia residenziale pubblica garantendone il costante e tempestivo aggiornamento. Ferma restando l'unicità della graduatoria, è inoltre possibile, tenuto anche conto della presenza di tipologie abitative particolari, la formazione di graduatorie speciali riservate a categorie con accentuato disagio abitativo o a residenti in ambiti territoriali circoscritti quali, in particolare, quelli oggetto di interventi di rigenerazione urbana. In ogni caso l'accesso all'edilizia residenziale sociale avviene sulla base della capacità economica del nucleo familiare stabilita tenendo conto dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), le cui soglie sono definite dagli enti erogatori del servizio e gestori dei bandi.