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Il Piano locale di sviluppo economico e sociale ha una durata pari a sette anni coincidente con la programmazione dei fondi strutturali europei e deve essere approvato con delibera di consiglio comunale entro il termine stabilito per l'approvazione del bilancio di previsione. Il Piano locale di sviluppo economico e sociale ha efficacia dopo l'approvazione da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE). 3 Il Piano locale di sviluppo economico e sociale deve obbligatoriamente indicare: a le circoscrizioni o quartieri della città caratterizzati da un degrado urbano e sociale, così come individuati dai parametri socio-economici rappresentativi dei fenomeni di degrado sociale di cui al comma 10; b le infrastrutture, le opere pubbliche e gli strumenti urbanistici da costruire e da adottare per creare un contesto favorevole allo sviluppo delle attività produttive nelle aree di cui alla lettera a); c le risorse comunali destinate alla sua attuazione; d le modalità di integrazione delle risorse finanziarie disponibili, comprese quelle derivanti dai fondi strutturali europei, ai fini dello sviluppo economico delle attività produttive presenti nel territorio comunale o dell'unione comunale; e la partecipazione ad un Centro di ricerca e innovazione, o ad altri strumenti esistenti volti a favorire l'applicazione industriale della ricerca tecnico-scientifica come individuati con apposito decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministero dello sviluppo economico; f le iniziative volte a semplificare le procedure e ridurre gli oneri amministrativi per l'avvio di una nuova attività produttiva nelle aree di cui alla lettera a); g la disponibilità di beni immobili e mobili appartenenti al patrimonio disponibile che possono essere utilizzati per l'attuazione del Piano; h le possibili azioni da porre in essere per il recupero e lo sfruttamento delle potenzialità produttive dei siti industriali dismessi eventualmente ricompresi nelle aree di cui alla lettera a). 4 I comuni che hanno approvato il Piano locale di sviluppo economico e sociale, previa selezione pubblica, possono concedere ai soggetti disoccupati o inoccupati da oltre dodici mesi che decidono di dar vita, nelle aree comunali di cui al comma 3, lettera a), a una piccola e micro impresa, come individuata dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, le seguenti agevolazioni: a esenzione dalle imposte sui redditi, ad eccezione dell'addizionale comunale all’Irpef di cui al decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, per i primi sette periodi di imposta. Per i periodi di imposta successivi, l'esenzione è limitata per i primi cinque al 50 per cento, per il sesto e settimo al 20 per cento e per l'ottavo e nono al 10 per cento. L'esenzione di cui alla presente lettera spetta fino a concorrenza dell'importo di euro 100.000 del reddito derivante dall'attività svolta b esenzione dall'IRAP, per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di euro 300.000, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta; c nel caso di assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato di soggetti disoccupati o inoccupati da oltre dodici mesi e di età inferiore ai 30 anni, esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, per i primi cinque anni di attività, nei limiti di un massimale di retribuzione definito con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. 5 Per le finalità di cui al comma 4, è istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico un apposito Fondo con una dotazione annua di euro 200.000.000, per il periodo 2014-2020, che provvede al finanziamento dei relativi bandi comunali. 6 Ai fini dell'addizionale comunale all’Irpef, in deroga a quanto stabilito dal comma 3 dell'articolo 1 del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, la variazione dell’aliquota di imposta è pari al 2 per cento della base imponibile di cui al comma 4 del medesimo articolo 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998. 7 Una quota pari allo 0,5 per cento dell'aliquota di imposta dell'addizionale comunale all’Irpef di cui al comma 6 deve essere destinata al finanziamento del Centro di ricerca e innovazione o ad altro strumento esistente volto a favorire l'applicazione industriale della ricerca tecnico-scientifica come individuato con apposito decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, a cui partecipa l'amministrazione comunale o l'unione comunale. 8 Le agevolazioni di cui al comma 7 spettano a partire dal periodo di imposta 2014 e soltanto nei comuni e nelle unioni comunali che hanno approvato il Piano di sviluppo economico locale di cui al comma 2 e che partecipano ad un Centro di ricerca e innovazione o ad altro strumento esistente volto a favorire l'applicazione industriale della ricerca tecnico-scientifica come individuato con apposito decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministero dello sviluppo economico. 9 Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinate le condizioni, i limiti e le modalità di applicazione delle esenzioni fiscali di cui al comma 4. 10 Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), su proposta del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, provvede alla definizione dei criteri per l’individuazione e la selezione dei parametri socio-economici rappresentativi dei fenomeni di degrado sociale di cui al comma 1 avendo riguardo al tasso di disoccupazione, al tasso di occupazione, al tasso di popolazione di età inferiore a 24 anni sul totale degli abitanti e al tasso di scolarizzazione. 11 Le risorse necessarie all'attuazione del presente articolo sono individuate, nei limiti di cui al comma 5, nell'ambito del Programma operativo nazionale relativo all’inclusione sociale di responsabilità del Ministero dello sviluppo economico per il periodo di programmazione 2014-2020, approvato dalla Commissione europea. Le citate risorse cofinanziate sono versate all’entrata del bilancio dello Stato e successivamente riassegnate, per le suddette finalità di spesa, ad apposito programma dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. A tal fine, il Ministero dello sviluppo economico comunica al Fondo di rotazione di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, gli importi comunitari e nazionali riconosciuti ai singoli comuni da versare all'entrata dello Stato. 12 L'efficacia delle disposizioni del presente articolo è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.