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Le nuove disposizioni prevedono che i redditi derivati dalla raccolta occasionale dei suddetti prodotti da parte di privati (autorizzati dalla regione a tale attività) siano assoggettati ad un'imposta sostitutiva dell'IRPEF dal pagamento del quale sono esclusi coloro i quali effettuano la raccolta solo per autoconsumo. La raccolta è considerata occasionale se i redditi derivati dalla vendita dei prodotti raccolti non superano i 7.000 euro annui. Si prevedono inoltre semplificazioni documentali e contabili per i raccoglitori occasionali. Viene previsto che per i tartufi, nei limiti della quantità standard di produzione prevista con decreto, si applichi l'aliquota IVA ridotta. Infine, si consente ai produttori agricoli di prodotti selvatici non legnosi di applicare un regime fiscale semplificato. L'articolo 22 del presente disegno di legge stabilisce le disposizioni finanziarie volte ad introdurre un « contributo ambientale » regionale finalizzato a mantenere i territori idonei e disponibili alla cerca e raccolta del tartufo e alla ricerca scientifica volta alla conservazione, al recupero e al monitoraggio degli ambienti naturali di sviluppo del tartufo. Tale contributo regionale indicativamente non può essere inferiore ai 100 euro all'anno ed è obbligatorio per la raccolta del tartufo in boschi e terreni non coltivati. Tale contributo deve essere pagato in ogni regione nella quale il raccoglitore si reca per esercitare la raccolta. L'articolo 23 lascia alle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano la gestione del patrimonio tartufigeno attraverso le entrate di cui all'articolo 22. Il capo VII relativo ai marchi collettivi di qualità e alle disposizioni transitorie e finali comprende gli articoli dal 24 al 27. L'articolo 24 riguarda l'istituzione da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, d'intesa con le regioni, di un marchio finalizzato a certificare il rispetto di standard di qualità nella filiera del tartufo. L'articolo 25 introduce la clausola di mutuo riconoscimento mentre l'articolo 26 prevede l'adeguamento alla presente legge da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Infine l'articolo 27 contempla l'abrogazione della legge 16 dicembre 1985, n. 752.. I DISPOSIZIONI GENERALI 1 (Ambito di applicazione) 1 La presente legge disciplina i seguenti aspetti della filiera del tartufo: a la cerca, la raccolta e la coltivazione; b la commercializzazione dei tartufi freschi o trasformati destinati al consumo umano; c l'attività vivaistica di produzione, la commercializzazione e la vendita delle piante micorrizate con tartufo; d la gestione del patrimonio tartufigeno nazionale; e i controlli e le sanzioni; f le disposizioni finanziarie. 2 La presente legge si pone come finalità la tutela del patrimonio tartufigeno nazionale, riconoscendo il suo elevato valore culturale, socioeconomico ed ambientale, attraverso la gestione degli ambienti naturali in grado di produrre il tartufo, lo sviluppo della sua coltivazione, nonché l'adeguato sostegno alla sua valorizzazione, tutelando il consumatore. 3 L'attività di cerca e raccolta del tartufo è riconosciuta come patrimonio culturale nazionale. 4 Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano con propria legge le modalità di cerca, raccolta, coltivazione dei tartufi e gestione degli ambienti tartufigeni, nel rispetto dei princìpi e criteri stabiliti dalla presente legge. 2 (Definizioni) 1 Ai fini dell'applicazione della presente legge si intende per: a « cerca »: l'attività di ricerca del tartufo mediante l'ausilio del cane addestrato; b « produttore di tartufo »: il tartufaio e il tartuficoltore che utilizzano il proprio raccolto per autoconsumo o per fini commerciali; c « tartufaio » o « raccoglitore di tartufo »: colui che è abilitato alla cerca e raccolta del tartufo spontaneo o comunque non coltivato; d « tartuficoltore » o « coltivatore di tartufo »: il conduttore di una « tartufaia » di cui detiene la proprietà o altro diritto sul fondo e che coltiva per la produzione di tartufo; le tartufaie condotte possono essere coltivate o naturali controllate; e « tartufaia naturale »: qualsiasi superficie con una o più piante che producono tartufo in modo spontaneo, come boschi, siepi, filari e singoli alberi in cui cresce il tartufo; f « tartufaia naturale controllata »: tartufaia naturale in cui avviene la produzione spontanea del tartufo e in cui è verificata la manutenzione effettuata dal conduttore attraverso un piano di gestione basato sull'adozione di tecniche colturali atte al mantenimento o miglioramento della produzione del tartufo in situ ; g « tartufaia coltivata »: una coltura agraria convertibile in cui sono messe a dimora piante micorrizate con tartufo in un terreno nudo con lo scopo di produrre il tartufo attraverso l'adozione di specifiche tecniche colturali; h « tartufi coltivati »: i corpi fruttiferi ricavati dalle tartufaie coltivate; i « raccolta controllata »: l'insieme delle operazioni che comprendono la cerca e la raccolta dei corpi fruttiferi dei tartufi, nonché il trasporto degli stessi nelle e dalle tartufaie naturali; la raccolta controllata è consentita nel rispetto delle disposizioni della presente legge. 2 Sono fatte salve le altre definizioni di cui alle pertinenti normative dell'Unione europea e nazionali vigenti. 3 (Piano nazionale della filiera del tartufo) 1 Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è adottato il piano nazionale della filiera del tartufo, di seguito denominato « piano di filiera », previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 2 Il piano di filiera, tra gli altri aspetti, individua gli interventi prioritari volti a migliorare le condizioni di sostenibilità della cerca, raccolta e coltivazione del tartufo, a incentivare lo sviluppo di una filiera integrata dal punto di vista ambientale nonché a realizzare un coordinamento della ricerca scientifica nel settore. 3 Il piano di filiera è lo strumento programmatico strategico del settore destinato a fornire alle regioni un indirizzo sulle misure di interesse da inserire nei singoli piani di sviluppo rurale. 4 All'attuazione del presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. 4 (Tavolo tecnico del settore del tartufo) 1 Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo è istituito il Tavolo tecnico del settore del tartufo, di seguito denominato « Tavolo tecnico », con compiti consultivi, di indirizzo tecnico-scientifico e di monitoraggio in materia di tartufo. I componenti del Tavolo tecnico durano in carica tre anni.