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Auspichiamo che questi impegni siano effettivamente onorati dal Governo, perseguendo con efficacia la finalità di rilancio di un settore in profonda sofferenza, che è propria di questo provvedimento. Per questi motivi, annuncio il voto di astensione del Gruppo Fratelli d'Italia e le chiedo di consentirmi di concludere, signor Presidente, con un appello al Governo, al Ministro e, nello specifico, al Sottosegretario in particolare. Il provvedimento al nostro esame cerca di dare soluzioni ad alcune emergenze, forse le maggiori, ma sicuramente non tutte: sarebbe stato preferibile allargare l'orizzonte d'intervento. Vanno bene gli aiuti e tutto quello che stiamo facendo, perché comunque il comparto agricolo ne ha bisogno; in tutto ciò, però, manca un intervento vero e concreto sulla più grande emergenza che soffoca la nostra agricoltura, ossia la burocrazia, signor Sottosegretario. I nostri coltivatori, allevatori e pescatori e tutta la filiera di trasformazione soffrono continuamente - quasi fosse un'emergenza, al pari degli eventi atmosferici - per una burocrazia asfissiante, che vede le nostre aziende, soprattutto quelle piccole e medie, combattere quotidianamente con un sistema che impedisce loro di produrre e lavorare con tranquillità. Nessuno, sia ben chiaro, vuole sottrarsi al rispetto delle regole, purché siano semplici e comprensibili. Signor Sottosegretario, intervenga con il Governo su quella che è la vera e più grande emergenza del mondo agricolo. (Applausi dal Gruppo FdI). TARICCO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, il provvedimento che ci apprestiamo a votare, come abbiamo già avuto modo di dire sia in Commissione sia negli interventi svolti qui in Aula, è ibrido. Da una parte, infatti, è tardivo, se intendeva essere un provvedimento di emergenza: siamo qui a discutere delle motivazioni che giustificherebbero l'intervento un anno e mezzo dopo che questa si è verificata; quindi, sotto questo profilo, essa si è già verificata. Dall'altra parte, il provvedimento purtroppo ha lasciato fuori troppe questioni fondamentali, che avrebbero dovuto innervarne la struttura, se avessimo voluto prenderci il tempo di varare un provvedimento sostanziale che affrontasse le questioni. Siamo convinti che nel decreto-legge siano presenti interventi volti ad affrontare la crisi del comparto ovino e caprino e quelle conseguenti alle gelate della Puglia e alla xylella, che pure avremmo voluto migliorare (e infatti abbiamo presentato emendamenti anche su questi punti); ugualmente, vi sono pure un abbozzo di risposta sui temi della crisi dell'agrumicoltura e della suinicoltura e un piccolo accenno alla situazione che sta vivendo il settore saccarifero. Di fatto abbiamo però lasciato fuori le crisi settoriali, tra cui quelle del settore cerealicolo, per il mondo vegetale, e del settore cunicolo, per il mondo animale, che avrebbero richiesto almeno altrettanta attenzione. Manca soprattutto una visione strategica complessiva. Cito due questioni. Una concerne il tema delle gelate; ritengo che un provvedimento, che si è preso il tempo di ragionare su tale questione, avrebbe dovuto affrontare il tema delle difficoltà dell'agricoltura nei momenti in cui avvengono le calamità e, quindi, il tema delle assicurazioni. Noi abbiamo un Paese spaccato in due, quanto meno sul fronte delle assicurazioni. Il provvedimento al nostro esame era necessario perché i danni sono stati di entità straordinaria, ma noi opereremo con le regole del Fondo di solidarietà nazionale e, quindi, con interventi che hanno portata molto ridotta sull'effettivo danno che hanno subito le aziende. Affrontare il tema dell'assicurazione, mettendo in condizioni le aziende di avere garantito e assicurato il reddito che si attendono, vuol dire fare tutto un altro tipo di ragionamento. Ragionare di questi temi, ad un anno e passa dagli eventi che si sono verificati, sarebbe stato fondamentale. Avremmo voluto che il tema fosse centrale in un provvedimento di questa natura. Credo che uno dei temi con cui il provvedimento si è confrontato sia proprio la modalità con cui si è affrontata la situazione critica. Ricordo ancora le grandi assemblee di piazza di sei mesi fa, nelle quali il Ministro arrivava, dicendo che ci avrebbe pensato lui, che era tutto risolto e che c'erano soldi per tutto. Credo che questa modalità, da una parte, generi aspettative fuori luogo perché Superman e Mandrake non abitano da queste parti; dall'altra, sappiamo che poi gli strumenti a disposizione non sono in grado di affrontare le problematiche a quel livello di aspettativa. Credo che la questione abbia creato purtroppo le premesse per il provvedimento che abbiamo nelle nostre mani diventato poi, aggiungendo un pezzo per volta, una sorta di omnibus arrivato molto in ritardo. Abbiamo presentato una serie di emendamenti volti a colmare le lacune, introducendo una serie di tematiche, così come hanno fatto colleghi di altri Gruppi parlamentari, con l'ambizione di colmare le lacune nei settori che dovevano essere affrontati. Anche per quel che riguarda le emergenze legate alle vicende climatiche abbiamo proposto di dare risposte di entità largamente inferiore, ugualmente pesanti però per le aziende che le hanno subite, anche per i territori non ricompresi nelle norme del provvedimento. In seconda lettura, visto che abbiamo atteso da inizio anno fino ad oggi, si poteva fare bene, approvando alcune norme integrative, e poi rimandare il provvedimento alla Camera. Non avremmo concluso l'esame prima delle elezione europee, ma credo che il tema non sia portare lo scalpo alle europee, ma dare risposte adeguate alle attese e alle aspettative delle aziende agricole che ci pongono la questione. Gli emendamenti sono stati tutti respinti. Abbiamo presentato una serie di ordini del giorno che hanno una funzione di promemoria. La mancanza di questi temi, Presidente, è legata anche al fatto che gli stessi ordini giorno che abbiamo presentato noi, li ha presentati anche la maggioranza. Una maggioranza che in un passaggio parlamentare si riduce a presentare ordini di giorno che segnalano problemi, rappresenta la certificazione plastica di un fallimento, perché vuol dire che le cose che bisognava fare, nella sostanza non sono state fatte e, quindi, per salvare almeno la faccia, si presenta un ordine del giorno che tenta di affrontare la questione. Sulla questione xylella voglio solo dire due cose: non stiamo decidendo quali e quante piante dovranno essere abbattute. Le norme che noi abbiamo approvato sono in parte condivise anche da noi. Anche qui avremmo voluto fare un ragionamento diverso, ma crediamo che tali norme affrontino il tema di fornire strumenti agli organismi fitopatologici regionali, che dovranno decidere come intervenire. Quindi, da questo punto di vista, non abbiamo abbattuto 10 milioni di alberi, come qualcuno ha asserito in quest'Aula. Sulla validità dei percorsi scientifici mi permetto solo di dire che la stessa procura che ha portato avanti l'inchiesta che aveva rallentato pesantemente i percorsi che in Regione dovevano essere effettuati per contrastare la xylella, a conclusione delle indagini ha chiesto l'archiviazione.