[pronunce]

Il comma 2 - impugnato dalle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna - impone, "per le medesime finalità e nei limiti stabiliti dal comma 1", un limite, per il 2002, al complesso degli impegni per spese correnti di ogni ente, al netto degli interessi passivi e di quelle finanziate da programmi comunitari: essi non possono superare quelli assunti nel 2000, aumentati del 6 per cento. Il comma 3 - impugnato dalla sola Regione Emilia-Romagna - specifica che sono escluse da tale computo le spese correnti connesse all'esercizio di funzioni trasferite o delegate sulla base di modificazioni legislative intervenute nel 2000 o successivamente, nei limiti dei corrispondenti finanziamenti statali o regionali. Il comma 4 estende il vincolo al complesso dei pagamenti per spese correnti, che a loro volta non possono crescere oltre il 6 per cento rispetto al 2000: esso è impugnato dalle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna. Il comma 5, non impugnato, prescriveva un ulteriore intervento di riduzione del disavanzo, ma è stato successivamente abrogato dall'art. 29, comma 9, della legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria per il 2003). Il comma 6, impugnato dalla sola Regione Basilicata, stabilisce che "per l'acquisto di beni e servizi le province, i comuni, le comunità montane e i consorzi di enti locali possono aderire alle convenzioni" stipulate dal Ministero dell'economia e per conto dello stesso dalla CONSIP s.p.a. o da aggregazioni di enti promosse dallo stesso Ministero; che "in ogni caso per procedere ad acquisti in maniera autonoma i citati enti adottano i prezzi delle convenzioni di cui sopra come base d'asta al ribasso"; che gli atti relativi sono trasmessi agli organi di revisione contabile degli enti. A sua volta il comma 7, impugnato dalla medesima Regione, prevede che gli enti locali emanano direttive affinché gli amministratori da essi designati negli enti ed aziende promuovano l'adesione alle stesse convenzioni o l'attuazione delle procedure previste dal comma 6 per gli acquisti autonomi. Il comma 8, anch'esso impugnato dalla sola Regione Basilicata, stabilisce che gli enti locali e le aziende i cui amministratori sono designati dagli stessi "devono promuovere opportune azioni dirette ad attuare l'esternalizzazione dei servizi al fine di realizzare economie di spesa e migliorare l'efficienza gestionale". Il comma 9, impugnato dalle Regioni Toscana e Basilicata, stabilisce che, "in correlazione alle disposizioni di cui ai commi da 1 a 8", i trasferimenti erariali spettanti ai Comuni e alle Province, per gli anni 2002, 2003 e 2004, a valere sui fondi previsti dall'art. 34 del d.lgs. n. 504 del 1992 (fondo ordinario, fondo consolidato, fondo perequativo), sono ridotti di una percentuale dell'1 per cento nel primo anno, del 2 per cento nel secondo e del 3 per cento nel terzo anno del triennio. Il comma proseguiva stabilendo una ulteriore riduzione dei trasferimenti per il 2002 a carico degli enti che non rispettassero il limite alla crescita dei pagamenti per spese correnti o che non trasmettessero al Ministero dell'economia le informazioni concernenti il rispetto di detto obiettivo: tale previsione è stata però successivamente soppressa dall'art. 29, comma 9, della legge n. 289 del 2002. Non sono impugnati invece i commi 10 (sull'obbligo delle Regioni, delle Province e dei Comuni con oltre 60.000 abitanti di trasmettere al Ministero dell'economia le informazioni sugli incassi e i pagamenti effettuati), 11 (sull'analogo obbligo per quanto riguarda gli impegni assunti), 12 (sull'obbligo per le Province ed i Comuni con oltre 60.000 abitanti di trasmettere anche informazioni sulle operazioni finanziarie effettuate con istituti di credito e non registrate nel conto di tesoreria) e 14 (concernente le Province autonome di Trento e di Bolzano). La sola Regione Emilia-Romagna impugna però il comma 13, secondo cui il prospetto contenente le informazioni di cui ai commi 10, 11 e 12 e le modalità della sua trasmissione sono definiti con decreto del Ministero dell'economia di concerto con quello dell'interno (concerto oggi non più richiesto, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, del decreto legge n. 13 del 2002, convertito dalla legge n. 75 del 2002). 3. - A parte quest'ultima censura, le questioni possono essere divise in due gruppi: a) quelle relative ai limiti posti dalle norme impugnate alla crescita della spesa corrente degli enti locali, in termini di impegni e di pagamenti, e ai relativi meccanismi sanzionatori (commi 2, 3, 4 e 9, periodi dal secondo al quarto); b) quelle relative alle convenzioni sugli acquisti di beni e servizi e alle altre economie di spesa (commi 6, 7 e 8). La censura mossa dalla Regione Basilicata al comma 9 nel suo complesso, e quindi anche al primo periodo, si pone, per così dire, a cavallo dei due gruppi di questioni. Quanto al primo aspetto (vincoli alla crescita della spesa corrente), le Regioni ricorrenti lamentano in sostanza che lo Stato abbia posto norme di dettaglio in una materia - il coordinamento della finanza pubblica - che l'art. 117 Cost. assegna alla competenza concorrente delle Regioni (Regioni Toscana e Basilicata); che la legge comprima indebitamente l'autonomia delle Regioni ai fini della allocazione delle funzioni amministrative in capo agli enti locali, in quanto i vincoli alla spesa comprometterebbero l'efficienza di questi ultimi nell'esercizio delle funzioni disciplinate dalle leggi regionali (Regioni Toscana ed Emilia-Romagna) e leda la competenza regionale per l'attuazione degli obblighi comunitari (Regione Basilicata); che la legge imponga, senza bilanciare adeguatamente gli interessi potenzialmente concorrenti della stabilità finanziaria e dell'autonomia degli enti, vincoli eccessivi, irragionevolmente rigidi e uniformi, che non tengono conto della concreta situazione finanziaria degli enti e della loro capacità fiscale, e che sono irragionevolmente parametrati sulla spesa dell'anno 2000 (Regioni Basilicata ed Emilia-Romagna); che essa trascuri il nuovo sistema di finanziamento degli enti locali, voluto dall'art. 119 Cost., e non più, fondamentalmente, basato sui trasferimenti dal bilancio dello Stato (Regione Basilicata). Il comma 9 è censurato dalla Regione Toscana non in relazione alla prevista riduzione dei trasferimenti in sé, disposta in misura fissa dal primo periodo "in correlazione alle disposizioni di cui ai commi da 1 a 8", ma in relazione alle ulteriori riduzioni, previste dai periodi successivi, a carico degli enti che non rispettino il vincolo alla crescita dei pagamenti. La Regione Basilicata censura invece genericamente il comma in relazione a tutte le disposizioni in esso contenute, sia pure riferendosi poi in particolare alle ulteriori riduzioni di cui si è detto: e in questo senso il ricorso di quest'ultima Regione, che formalmente non investe i commi 2, 3 e 4, li coinvolge indirettamente.