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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Onorevoli Senatori. -- La legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), ai commi 842 e seguenti, ha recepito il contenuto del decreto legge 22 novembre 2015, n. 183, recante disposizioni urgenti per il settore creditizio, attraverso cui sono state applicate in Italia le nuove regole europee per il salvataggio bancario appena recepite con il decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180. Secondo quanto si apprende da accreditate fonti di stampa, la Commissione europea si sarebbe opposta a tutte le diverse soluzioni prospettate dal Governo italiano, mentre avrebbe approvato soltanto la versione del piano che prevedeva un esborso più elevato e che è stata poi trasposta nel decreto-legge. Ognuna delle quattro banche coinvolte è stata divisa in due, separando, nel bilancio, la parte «buona», a cui sono state conferite le attività in bonis , da quella «cattiva», compresi i cespiti patrimoniali deteriorati, ossia le attività in sofferenza, che sono stati accumulati in un'unica bad bank , e a ciascuna banca-ponte sono state conferite tutte le attività diverse dai prestiti in sofferenza. Si prevede quindi la costituzione di quattro nuove banche, denominate rispettivamente Nuova Cassa di risparmio di Ferrara Spa, Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio Spa, Nuova Banca delle Marche Spa e Nuova Cassa di risparmio di Chieti Spa, capitalizzate dalle banche italiane sane per un totale di 3,6 miliardi di euro attraverso il Fondo nazionale di risoluzione, che erogherà due linee di credito, interamente messe a disposizione da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi Banca, a tassi di mercato e con scadenza massima di diciotto mesi. La prima linea di credito verrà rimborsata quando le banche-ponte e i crediti deteriorati troveranno il modo di essere valorizzati sul mercato; la linea di credito a breve termine, invece, sarà risolta entro la fine dell'anno grazie al contributo delle 208 banche partecipanti (tutte le banche italiane, ad eccezione delle banche di credito cooperativo), che anticiperanno non solo i 500 milioni di euro di contributi per il Fondo nazionale di risoluzione previsti per il 2015, ma anche tre annualità straordinarie, per un totale di 2 miliardi di euro. Il Fondo nazionale di risoluzione ha parallelamente ricostituito il capitale delle quattro banche-ponte per un importo pari a 1,8 miliardi di euro, che verranno recuperati con la vendita delle stesse al miglior offerente. Nella relazione governativa al disegno di legge di conversione del citato decreto-legge n. 183 del 2015 si affermava, in relazione alle quattro banche interessate dall'intervento, che «per ognuna di queste la Banca d'Italia ha accertato la ricorrenza dei presupposti della risoluzione: lo stato di dissesto, l'assenza di soluzioni di vigilanza o di mercato, l'interesse pubblico, ossia l'inidoneità della liquidazione coatta amministrativa a garantire l'adeguata tutela dei depositanti, degli investitori e delle attività della clientela e a evitare impatti negativi sulla stabilità finanziaria ed economica»; soprattutto, però, si riporta che «l'adempimento degli obblighi di restituzione delle somme è garantito dalla società Cassa depositi e prestiti Spa». Il Governo e la Banca d'Italia hanno dichiarato che: «La soluzione adottata assicura la continuità operativa delle banche e il loro risanamento, nell'interesse dei territori in cui esse sono insediate; tutela i risparmi di famiglie e imprese investiti nella forma di depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie; preserva tutti i rapporti di lavoro in essere; non utilizza denaro pubblico»: poiché non si fa ricorso al bail-in , e quindi si preservano i titolari di depositi di importo superiore a 100.000 euro, l'intero onere del salvataggio viene -- formalmente -- posto a carico del sistema bancario italiano grazie alla liquidità garantita al Fondo nazionale di risoluzione attraverso le banche Intesa San Paolo, Unicredit e Ubi Banca, a cui si aggiungono gli altri istituti italiani, chiamati a contribuire con una rata annua di 600 milioni di euro (che può essere rinnovata altre tre volte). L'onere ricade però anche sugli azionisti e sui titolari delle obbligazioni subordinate delle quattro banche citate: ciò ha quindi coinvolto circa 140.000 persone, che hanno visto svanire i risparmi di una vita; in loro favore si sono dichiarate le associazioni Federconsumatori e Adusbef, che accusano il Governo di aver messo in campo «un bail-in mascherato per salvare i quattro istituti». Molti risparmiatori affermano, infatti, di non essere stati sufficientemente informati dagli istituti emittenti circa la pericolosità delle azioni e delle obbligazioni che sono stati invitati a sottoscrivere. La sempre maggiore diffusione di comportamenti speculativi altamente aleatori e fortemente indirizzati verso attività ad elevato rischio e, parallelamente, asserite carenze nei controlli da parte della Banca d'Italia, nella sua funzione di autorità nazionale di vigilanza, suggeriscono la necessità di un'inchiesta parlamentare bicamerale al fine di accertare la verità dei fatti che hanno portato le quattro banche sopra menzionate al rischio di inso1venza, anche e soprattutto alla luce dell'ultimo tragico atto del risparmiatore di Civitavecchia che ha deciso di togliersi la vita dopo avere scoperto la perdita dei risparmi accumulati nell'intera vita. Le associazioni Adusbef e Federconsumatori hanno chiesto alla competente procura della Repubblica di aprire un'indagine per verificare se le disposizioni del citato decreto-legge n. 183 del 2015 – trasfuso nella legge di stabilità 2016 ai commi 842 e seguenti – siano compatibili con le norme costituzionali e con le norme penali, mentre l'associazione Codacons, in relazione all'evento drammatico della morte del risparmiatore, ha altresì chiesto di aprire un'indagine per accerta se sussistano responsabilità penali di soggetti privati e pubblici nella possibile fattispecie di istigazione al suicidio ai sensi dell'articolo 580 del codice penale. L'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta si impone, infine, per la responsabilità che l'istituzione parlamentare deve assumersi nella difesa dei valori costituzionali, enunziati in questo caso dall'articolo 47 della Costituzione nella parte in cui prevede la tutela del risparmio in tutte le sue forme e la disciplina e il controllo dell'esercizio del credito, tenuto conto dell'eventualità, ventilata anche in sede europea, che anche altri istituti bancari italiani possano non aver gestito in maniera sana e prudente i propri investimenti, con il rischio di dover attivare ulteriori processi di salvataggio.. 1 (Istituzione e funzioni della Commissione) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, per la durata della XVII legislatura, una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, di seguito denominata «Commissione», con i seguenti compiti: