[resaula]

Mi auguro - avviandomi alla conclusione - che i nostri militari impegnati ad Herat come in Libano, in Libia piuttosto che in Iraq, abbiano spento la televisione quando si è svolto il dibattito sul loro impegno, altrimenti non avranno sicuramente ricevuto un'impressione favorevole da un Parlamento che in questa occasione, più che in altre, forse dovrebbe affrontare nel merito la questione, quella cioè del posizionamento del nostro Paese, a cominciare da ciò che si sta effettuando con le missioni internazionali nel nostro Mediterraneo. A tal proposito, noi come Gruppo abbiamo presentato un ordine del giorno, che sarà poi votato insieme agli altri, anche in riferimento alle parole del Ministro dell'interno che proprio poche ore fa ha ipotizzato l'impiego della Marina militare per un blocco navale a difesa dei porti italiani. Mi auguro che si vada fino in fondo su questa strada, come noi abbiamo chiesto ripetutamente in quest'Aula in ogni dibattito attinente alla materia, e si realizzi davvero un blocco navale non a valle, cioè a difesa dei porti italiani, ma a monte, cioè sulla frontiera libica. Sarebbe anche un monito rispetto ai gruppi fondamentalisti e terroristi che si stanno dilaniando alle porte di Tripoli, oltre che per fermare la migrazione clandestina e ristabilire l'autorevolezza del nostro Paese nel Mediterraneo, teatro di interesse strategico nazionale, come penso sia chiaro a tutti, ma non altrettanto conseguente nei comportamenti. Noi di Fratelli d'Italia voteremo sì, non guardando a quest'Assemblea ma ai nostri militari all'estero. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romani. Ne ha facoltà. ROMANI (FI-BP) . Signor Presidente, cercherò di riportare il dibattito al merito di questo provvedimento, che immagino sia atteso dai tanti militari e dalle Forze armate impegnati in ben 45 missioni. Penso che dovremmo anche ricordare in quest'Aula che dietro ogni missione ci sono stati dei caduti. Non so quanti in quest'Aula ricordino che in Afghanistan sono morti 54 ragazzi italiani e 250 sono rimasti feriti; è una domanda che mi piacerebbe fare ad ognuno dei colleghi presenti in Aula per sapere quanti di questi colleghi ricordano quello che è accaduto quando noi abbiamo contrastato il terrorismo talebano, quando abbiamo cercato, con la responsabilità di RC-West di Herat, di contrastare il terrorismo dei talebani. Quello che mi sorprende in questo provvedimento è la lista lunghissima e il mancato approfondimento di alcuni punti. Faccio un esempio: al punto 9 si parla di Eunavfor Med (operazione Sophia). Forse alcuni colleghi ricorderanno che l'operazione Sophia incominciò nel 2015, ma essa nella sua determinazione iniziale era suddivisa in quattro fasi: la prima fu fatta; la seconda fu fatta a metà; la terza non fu mai fatta; della quarta non se ne parlò nemmeno. E la cosa più sorprendente è ciò che nelle lettere allegate fornite - immagino - dal Governo, c'è scritto. La missione Sophia prevede il blocco dell'attività navale: non ci sono più navi che vanno in giro, ma ci sono 590 militari che non si sa bene cosa facciano; non ci sono più navi, bensì solamente due aeroplani. Ebbene, nella relazione allegata c'è scritto che la missione prevede l'adozione di «misure sistematiche per individuare, fermare ed eliminare imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai passatori o dai trafficanti». Non è vero. Non è vero, perché la seconda metà della seconda fase di Eunavfor Med, che dovrebbe consentire un'attività non solo in alto mare, che è attualmente in corso (o perlomeno lo era all'inizio), ma anche in acque territoriali libiche, non è mai avvenuta. Non si è mai aperta nemmeno la terza fase, che è quella «volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche» - guarda caso, c'è una similitudine rispetto alla relazione che ho appena letto - «usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra» - ripeto, a terra - «e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell'impegnarsi in ulteriori attività criminali». Il che vuol dire che questo Governo finanzia una missione inesistente e non si pone nemmeno il problema in sede internazionale di attivare le vere fasi che potrebbero contrastare il traffico di esseri umani. Su quest'ipocrisia abbiamo viaggiato negli anni scorsi e stranamente continua a viaggiare anche questo Governo. Forse il Governo non lo sa o non ha mai letto le quattro fasi di Eunavfor Med, ma mi auguro che il ministro Trenta lo abbia fatto e che qualcuno che presidia al Governo il problema della sicurezza - secondo i sondaggi, con l'appoggio del 68 per cento degli italiani - si ponga anche il problema di risolverlo in sede internazionale. Bisogna passare dal Consiglio di sicurezza dell'ONU e comunque attraverso il silenzio-assenso e il consenso dello Stato - o presunto tale - che c'è in Libia. Questo, però, non è mai avvenuto. Un altro aspetto che mi sorprende di questo provvedimento sono i 12 milioni spesi per l'installazione di missili terra-aria in Turchia. Qualcuno mi deve spiegare a cosa servano: la Turchia ha invaso la Siria (se qualcuno non lo sa, glielo dico); sta foraggiando bande turcomanne di jihadisti e quindi non ha alcun problema di difesa antiaerea; e non c'è nessuno che abbia intenzione di bombardarla. Nonostante questo, in nome della colleganza NATO con la Turchia, finanziamo l'installazione di batterie di missili antiaerei a pochi chilometri dai confini con la Siria per difendere la Turchia da non si sa bene quale nemico. C'è dall'altro, però: si parla di finanziamento di una missione nel Niger. Ricordo che l'ex ministro Minniti in quest'Aula ci spiegò in più di un'occasione che esistevano due colli di bottiglia: quello che partiva dalle coste libiche, che andava stretto per evitare le partenze, e quello che al confine tra Niger e Libia impediva gli arrivi di coloro che venivano dai Paesi del sub-Sahel. Questa missione non si è mai attivata, perché i francesi non hanno voluto che si attivasse; pur tuttavia, in questo documento c'è scritto che finanziamo una missione di 250 militari che non andranno mai nel Niger e nessuno al Governo si pone il problema di spiegarci, se mai andranno, quali contatti sono stati presi con il Governo del Niger o se c'è ancora la verifica della possibilità di chiudere quel percorso di altrettanti trafficanti di esseri umani che, invece dei canotti, usano i camion strapieni di poveri disgraziati che vengono dai Paesi dell'Africa centrale. Concludo con l'Afghanistan: non so quanti di voi conoscano la situazione in quel Paese, ma ho ricordato all'inizio quante vite italiane abbiamo perso in quella sede per difendere dai talebani il Governo legittimo che la comunità internazionale ha riconosciuto (allora di Karzai, oggi di Ghali). Lo abbiamo difeso con la forza delle armi e con il sangue dei ragazzi italiani: oggi siamo chiusi con mille persone in Camp Arena; non facciamo nemmeno più l'addestramento delle Forze di polizia e dell'esercito nazionale afghano;