[pronunce]

che, ad avviso della società, il principio per cui le sentenze della Corte di giustizia entrano a far parte dell'ordinamento nazionale senza bisogno di ulteriori atti di recepimento deve essere coordinato «con la regola processuale secondo la quale la pronuncia del Giudice amministrativo […] è vincolata ai motivi di ricorso dedotti avverso il provvedimento impugnato» e conseguentemente, non essendo stata prospettata nel ricorso alcuna difformità degli atti impugnati rispetto alla normativa comunitaria, il giudice amministrativo dovrebbe non fare applicazione di tale sentenza, ma decidere solo in base al diritto interno; che pertanto, sempre ad avviso della società, persisterebbe la rilevanza delle sollevate questioni, con conseguente preclusione di una pronuncia di restituzione degli atti al giudice a quo, da parte di questa Corte. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana dubita, in riferimento agli articoli 23 e 120 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo unico della legge 15 luglio 1911, n. 749 (Istituzione di una tassa sui marmi nel Comune di Carrara), come modificato dall'art. 55, comma 18, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), e dell'art. 2, comma 2-ter, del decreto-legge 26 gennaio 1999, n. 8 (Disposizioni transitorie urgenti per la funzionalità di enti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1999, n. 75; che la prima delle norme denunciate, da un lato, istituisce a favore del Comune di Carrara una tassa sui marmi scavati nel suo territorio ed applicata, in base ad apposito regolamento comunale, al momento dell'uscita dei marmi dal Comune e, dall'altro, attribuisce al Consiglio comunale il potere di stabilire annualmente la misura della tassa; che la seconda delle dette norme dispone che la tassa «è determinata in relazione alle esigenze della spesa comunale inerente direttamente o indirettamente alle attività del settore marmifero locale»; che, nelle more del giudizio, la Corte di giustizia delle Comunità europee, con sentenza del 9 settembre 2004, in causa C-72/03, ha statuito che il tributo disciplinato dalle norme censurate costituisce una tassa di effetto equivalente a un dazio doganale all'esportazione, ai sensi dell'art. 23 del Trattato CE, nonostante essa gravi anche sulle merci la cui destinazione finale si trova all'interno dello Stato membro interessato; che con tale sentenza la Corte di giustizia ha anche affermato che «l'art. 23 CE non può essere invocato a sostegno di richieste di rimborso di importi riscossi anteriormente al 16 luglio 1992 a titolo della tassa controversa, salvo dai richiedenti che, prima di tale data, abbiano agito in giudizio o contestato l'imposizione con un'impugnativa equivalente»; che, secondo il costante orientamento di questa Corte, i princìpi enunciati dalla Corte di giustizia, riguardo a norme oggetto di giudizio di legittimità costituzionale, si inseriscono direttamente nell'ordinamento interno con il valore di jus superveniens, condizionando e determinando i limiti in cui quelle norme conservano efficacia e devono essere applicate anche da parte del giudice a quo; che, pertanto, si impone la restituzione degli atti al rimettente, perché valuti l'incidenza della pronuncia della Corte di giustizia sulla decisione del giudizio sottoposto al suo esame e sulla persistente rilevanza della questione di legittimità costituzionale (ordinanze n. 125 del 2004, n. 62 del 2003, n. 255 del 1999); che l'eccezione sollevata nel giudizio di legittimità costituzionale circa l'inefficacia nel giudizio a quo della citata sentenza della Corte di giustizia dovrà anch'essa essere valutata dal giudice cui vanno restituiti gli atti, alla luce del principio, più volte affermato da questa Corte, per cui le sentenze interpretative della Corte di Giustizia sono parificate, quanto agli effetti, alla normativa comunitaria e quindi, come questa, trovano applicazione nel nostro territorio (v. sentenze n. 389 del 1989 e n. 113 del 1985); . . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale per la Toscana. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 giugno 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Franco GALLO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 luglio 2005. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA