[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 567, secondo comma e quarto comma, del codice di procedura civile promosso con ordinanza del 28 giugno 2004 dal Tribunale di Caltanissetta sull'esecuzione proposta dal Banco di Credito Siciliano s.p.a. contro Pignatone Cosimo ed altra, iscritta al n. 922 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 47, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 giugno 2005 il Giudice relatore Romano Vaccarella.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un processo di espropriazione forzata, iniziato con pignoramento eseguito il 6 maggio 1997 dal Banco di Credito Siciliano S.p. A. su beni immobili, costituiti sia da terreni che da fabbricati urbani, in proprietà di Calogera Burcheri e Cosimo Pignatone, sulla richiesta di vendita depositata dal creditore procedente il successivo 26 giugno 1997, il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Caltanissetta, con ordinanza emessa il 28 giugno 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, – dell'art. 567, secondo comma, del codice di procedura civile, per contrasto con l'art. 3 della Costituzione, «nella parte in cui non prevede che il certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari possa ritenersi sostitutivo soltanto dell'estratto del catasto e dei certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all'immobile pignorato»; – dell'art. 567, quarto comma, del codice di procedura civile, per contrasto con gli artt. 3 e 111 della Costituzione, «nella parte in cui non estende la sanzione dell'estinzione per inattività ex art. 630, secondo comma, c.p.c. , per omesso o ritardato deposito dell'estratto delle mappe censuarie e/o del certificato di destinazione urbanistica ex art. 18, legge 28 febbraio 1985, n. 47, da allegare al ricorso contenente istanza di vendita in caso di tempestivo deposito di completo certificato notarile sostitutivo». 1.1. – Il giudice a quo riferisce, in punto di fatto che, nel termine previsto dal secondo comma dell'art. 567 cod. proc. civ. – come sostituito dall'art. 1 della legge 3 agosto 1998, n. 302 (Norme in tema di espropriazione forzata e di atti affidabili ai notai), e successivamente stabilito in via transitoria dall'art. 13-bis (aggiunto alla medesima legge dall'articolo 4 del decreto-legge 21 settembre 1998, n. 328, convertito dalla legge 19 novembre 1998, n. 399, recante modifiche dei requisiti per la nomina dei giudici onorari aggregati da destinare alle sezioni stralcio istituite dalla legge 22 luglio 1997, n. 276, e modifica dell'articolo 123-bis dell'ordinamento giudiziario, nonché disciplina transitoria della legge 3 agosto 1998, n. 302, in materia di espropriazione forzata), nonché prorogato per effetto di altri numerosi decreti-legge succedutisi nel tempo fino, da ultimo, al 30 giugno 2001 per tutte le procedure nelle quali l'istanza di vendita sia stata depositata entro il 30 aprile 2001 – il creditore procedente aveva depositato il solo certificato notarile, previsto dall'art. 567, secondo comma, cod. proc. civ. , attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari dei beni pignorati e non anche gli estratti autentici delle mappe censuarie ed i certificati di destinazione urbanistica ex art. 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, pure richiesti da quella norma del codice di rito. 1.2. – Con riguardo alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente premette che, nella sua formulazione originaria, l'art. 567 cod. proc. civ. imponeva il deposito, in uno all'istanza di vendita, dell'estratto del catasto e delle mappe censuarie, nonché dei certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all'immobile pignorato e del certificato del tributo diretto verso lo Stato, di modo che, in assenza della previsione di un termine perentorio per compiere tali allegazioni, la pressoché unanime giurisprudenza aveva concluso nel senso che il mancato assolvimento di tale incombente comportasse unicamente la quiescenza della procedura espropriativa fino al momento in cui fossero stati prodotti tutti i documenti necessari per la vendita. Per porre rimedio all'assoggettamento sine die del debitore al vincolo pignoratizio ed alla eccessiva durata del processo esecutivo immobiliare, il legislatore era quindi intervenuto, con la legge n. 302 del 1998, novellando il secondo comma dell'art. 567 cod. proc. civ. , con la previsione di un termine di sessanta giorni, decorrenti dal deposito dell'istanza di vendita, per allegare «l'estratto del catasto e delle mappe censuarie, il certificato di destinazione urbanistica di cui all'art. 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, di data non anteriore a tre mesi dal deposito del ricorso, nonché i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all'immobile pignorato». Questo termine, per tutte le procedure espropriative nelle quali l'istanza di vendita risultava depositata entro il 30 aprile 2001, era stato quindi definitivamente fissato, con la disposizione transitoria dell'art. 13-bis della legge n. 302 del 1998, al 30 giugno 2001. Il giudice a quo – dopo aver puntualizzato che la documentazione richiesta dal novellato art. 567 cod. proc. civ. ha lo scopo di consentire l'esatta individuazione dell'immobile oggetto dell'azione esecutiva nonché l'individuazione dello stato giuridico del bene, con riferimento sia alla effettiva titolarità in capo all'esecutato con correlata inesistenza di diritti di terzi, sia all'esistenza di creditori iscritti aventi diritto alla notificazione dell'avviso ex art. 498 cod. proc. civ. , nonché con riferimento alla destinazione urbanistica dello stesso (ove si tratti di terreno censito al catasto rustico oppure pertinenziale ad immobile censito al catasto fabbricati, ove di estensione superiore a cinquemila metri quadrati) – osserva come il secondo comma della norma in questione, dopo aver disposto che «tale documentazione può essere sostituita da un certificato notarile», di seguito indica il contenuto di questo certificato nell'attestazione delle sole «risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari». In tal modo sarebbe manifesta la volontà del legislatore di ritenere non surrogabili dal notaio né il certificato di destinazione urbanistica, né l'estratto delle mappe censuarie (il quale, fornendo una rappresentazione topografico-catastale del bene pignorato, risulterebbe ontologicamente incompatibile con il possibile oggetto dell'attività certificativa notarile).