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e strumentalmente prevede attività amministrative di supporto mirate, direttamente od indirettamente, a realizzare la finalità dell'occupazione di tali soggetti, anche in ordine all'addestramento ed alla formazione professionale. Questa area di intervento della legge impugnata coinvolge plurime competenze legislative, sia primarie che concorrenti, delle province di Trento e Bolzano previste dallo statuto speciale di autonomia, in tema di ordinamento del personale degli uffici provinciali (art. 8, numero 1), di uffici del collocamento (art. 8, numero 23, e art. 9, numero 5), di addestramento e formazione professionale (art. 8, numero 29). Queste competenze sono però rilevanti non in ragione di una specifica disciplina statale con esse in ipotesi confliggente, bensì sotto il più generale profilo dell'incidenza di una potestà normativa statale secondaria, configurata in termini non omogenei ai criteri cui si ispira il rapporto tra normativa statale e normativa delle Province autonome, posto in particolare dalle disposizioni di attuazione dello statuto speciale di autonomia di cui al d.lgs. n. 266 del 1992. 3. - In relazione alla posizione di autonomia ad esse costituzionalmente garantita, la legge n. 68 del 1999 contiene due espresse disposizioni (gli articoli 19 e 20) specificamente riguardanti (anche) le province autonome di Trento e Bolzano. Da un lato, l'art. 19 fa salve le competenze legislative di tali province (oltre che di tutte le Regioni a statuto speciale), movendosi in linea di continuità con la precedente disciplina di settore (cfr. , in particolare e nella stessa materia, l'art. 9 del d.lgs. 23 dicembre 1997, n. 469, e l'art. 2 della legge 5 febbraio 1992, n. 104). Ma, d'altro lato, siffatto dichiarato rispetto dell'autonomia provinciale è contraddetto dal successivo art. 20, il quale prevede che le province autonome (oltre che le Regioni) si conformano "nell'ambito delle rispettive competenze" alle norme di esecuzione, aventi carattere generale, della legge medesima (norme successivamente poste dal d.P.R. 10 ottobre 2000, n. 333). Orbene, anche se l'art. 20, come propone l'Avvocatura dello Stato, viene letto in coordinamento sistematico con il precedente art. 19, la pur ampia salvezza delle competenze delle province autonome, da quest'ultimo predicata, non può sovrapporsi del tutto al contenuto normativo del primo, al punto di assicurare ad esso la compatibilità con le competenze costituzionalmente garantite alle Province stesse. L'inequivoco tenore testuale della norma censurata mostra infatti che il legislatore ordinario ha inteso introdurre a carico delle province autonome un obbligo di conformazione che, in quanto riferito alla normativa statale secondaria, si pone come diverso ed ulteriore rispetto al meccanismo di adeguamento disegnato nelle norme di attuazione dello statuto (articoli 2 e 3 del d.lgs. 16 marzo 1992, n. 266, la cui valenza integrativa del precetto statutario è stata più volte affermata dalla giurisprudenza di questa Corte: da ultimo sentenza n. 520 del 2000); e risulta perciò con esse contrastante e come tale affetto da illegittimità costituzionale. 4. - Secondo il consolidato orientamento della Corte, un regolamento (governativo o ministeriale) non può contenere norme miranti a limitare la sfera di competenza delle regioni nelle materie loro attribuite, in quanto esse "non sono soggette, in linea di principio, alla disciplina dettata con i regolamenti governativi" (sentenze n. 507 del 2000 e n. 352 del 1998). Infatti "la regola di base nei rapporti fra fonti secondarie statali e fonti regionali è quella della separazione delle competenze, tale da porre le regioni al riparo dalle interferenze dell'esecutivo centrale" (sentenza n. 250 del 1996); e quindi la potestà regolamentare volta ad attuare la legge statale non può disciplinare materie riservate alla competenza regionale (sentenze numeri 420 del 1999, 482 e 333 del 1995, 461 e 97 del 1992). Questi principi valgono anche per le competenze costituzionalmente garantite alle Province autonome, che - al pari delle Regioni - non possono subire interferenze derivanti da atti regolamentari dello Stato (sentenza n. 31 del 2001). 5. - Con particolare riferimento alla speciale posizione di autonomia garantita alle Province autonome di Trento e Bolzano, questa Corte ha già scrutinato altra disposizione (art. 11, comma 1, della legge 4 maggio 1990, n. 107) che, non dissimilmente da quella in esame, prevedeva per tali province un generale obbligo di conformazione alle norme di indirizzo e coordinamento emanate per l'attuazione della legge medesima. E - nell'escludere che, al di là del dato testuale, la disposizione allora censurata si limitasse ad autorizzare in quella fattispecie l'esercizio della funzione governativa di indirizzo e coordinamento - ha ritenuto che essa si riferisse ad una vera e propria fonte normativa secondaria, e, più precisamente, ad una potestà regolamentare volta all'attuazione della legge; la quale però - non potendo concernere materie riservate alle competenze regionali e delle Province autonome - è risultata essere in tale parte costituzionalmente illegittima (sentenza n. 49 del 1991). A maggior ragione l'incostituzionalità sussiste per la disposizione in esame, che non contiene alcun formale riferimento all'esercizio della funzione di indirizzo e coordinamento, bensì esplicitamente configura una fonte normativa secondaria, idonea a far sorgere per le province autonome un obbligo di conformazione. Il vizio è accentuato dal rilievo che - oltre all'obbligo di adeguamento che può discendere da atti legislativi dello Stato, nei limiti previsti dall'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, citato - un vincolo per le province autonome derivante da altre fonti può essere posto solo da atti amministrativi statali di indirizzo e coordinamento emanati dal Governo, limitatamente al conseguimento degli obiettivi e dei risultati in essi stabiliti, così come dispone il successivo art. 3 del medesimo decreto. Il quale inoltre prescrive, come ulteriore salvaguardia dell'autonomia delle province sul piano procedimentale, la previa consultazione, da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, delle province stesse, per quanto attiene alla compatibilità dell'atto con lo statuto di autonomia e con le relative norme di attuazione. Nella fattispecie, per contro, è configurata non già la previsione - pur possibile in via di massima - di un potere di indirizzo e coordinamento volto a porre alle province, previa concertazione, obiettivi e risultati da conseguire, ma una generale potestà normativa secondaria, che, proprio perché autorizzata a far sorgere direttamente a carico di queste un ampio obbligo di conformazione, con indistinto riferimento a (tutto) l'"ambito delle rispettive competenze" pretende di porsi in posizione sovraordinata rispetto alle competenze costituzionalmente garantite delle Province autonome, così alterando il rapporto tra competenze statali e provinciali, a vantaggio delle prime. 6.