[pronunce]

La Regione avrebbe, dunque, anticipato la conformazione dell'ordinamento regionale ai principi della legge da ultimo menzionata, che, per altro, concedeva alle Regioni, per l'adeguamento, dodici mesi dalla data della sua entrata in vigore. Tale circostanza - ad avviso della difesa regionale - rafforzerebbe l'impossibilità di utilizzare i principi della legge n. 56 del 2014 quale parametro interposto di legittimità, in sostituzione di quelli espressi nella normativa dichiarata costituzionalmente illegittima con la sentenza n. 220 del 2013. Osserva, infine, la difesa regionale, ancora a sostegno della declaratoria di inammissibilità del ricorso, che la sentenza citata da ultimo ha dichiarato, in via consequenziale, l'illegittimità costituzionale del comma 20-bis dell'art. 23 del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, con la specifica motivazione che esso poneva «un obbligo di adeguamento degli ordinamenti delle Regioni speciali a norme incompatibili con la Costituzione»: venuto meno tale obbligo, non vi sarebbe parametro interposto idoneo a giustificare la declaratoria di incostituzionalità delle disposizioni impugnate, le quali avrebbero semplicemente disposto che le elezioni regionali si svolgessero, nel periodo della sua vigenza, nel solo modo costituzionalmente legittimo, proprio alla luce della decisione sopra citata. 6.- All'udienza pubblica del 22 settembre 2015 l'Avvocatura generale dello Stato, a nome del Presidente del Consiglio dei ministri, ha confermato la permanenza del proprio interesse alla trattazione del ricorso. La Regione autonoma Friuli Venezia-Giulia ha ribadito le argomentazioni contenute negli scritti difensivi.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale, in via principale, dell'art. 1, commi 1 e 2, della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 9 marzo 2012, n. 3 (Norme urgenti in materia di autonomie locali), denunciandone il contrasto con i principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica posti dall'art. 23, commi da 16 a 20-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, e, conseguentemente, con l'art. 117, terzo comma, della Costituzione. La disposizione impugnata interviene in materia di autonomie locali, dettando norme sulla competenza della Regione a proposito di legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali degli enti locali. Al comma 1, essa stabilisce che - in conformità all'art. 4, primo comma, numero 1-bis) della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), e agli artt. 2 e 8 del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni), al fine di valorizzare gli strumenti di autonomia normativa e le forme di rappresentanza delle comunità locali, perseguendo il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica - nella Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia si applica, nelle more dell'attuazione della riforma dell'ente Provincia nell'ambito dell'ordinamento costituzionale, la legislazione regionale in materia elettorale, sugli organi di governo e sulle funzioni fondamentali dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane. Al comma 2, aggiunge che, fino al recepimento nell'ordinamento regionale della riforma costituzionale appena ricordata, sono confermate le vigenti modalità di elezione, la formazione e la composizione degli organi di governo dei Comuni e delle Province del Friuli-Venezia Giulia, nonché le funzioni comunali e provinciali e le relative modalità di esercizio. Attraverso questa disciplina, e in particolare confermando - «nelle more della attuazione della riforma dell'ente Provincia» - l'applicabilità sul territorio regionale delle vigenti modalità di elezione, formazione e composizione degli organi di governo e della legislazione in materia di funzioni comunali e provinciali, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia avrebbe dettato modalità di elezione e di composizione degli organi provinciali difformi da quelle dell'art. 23, commi 16 e 17, del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, i quali prevedevano rispettivamente che il consiglio provinciale fosse «composto da non più di dieci componenti eletti dagli organi elettivi dei Comuni ricadenti nel territorio della Provincia» e che il Presidente della Provincia fosse «eletto dal Consiglio provinciale tra i suoi componenti secondo le modalità stabilite dalla legge statale». A tali disposizioni avrebbe invece dovuto conformarsi anche la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, in quanto il comma 20-bis del richiamato art. 23 prevedeva che le Regioni a statuto speciale adeguassero i propri ordinamenti alle disposizioni summenzionate entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto stesso. In relazione al comma 2 dell'art. 1 della legge reg. Friuli-Venezia Giulia n. 3 del 2012, il ricorrente ha assunto che tale disposizione, determinando una proroga a tempo indeterminato della vigente disciplina regionale, si poneva in contrasto con l'art. 23, comma 20, del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, che disponeva, da un lato, il commissariamento delle Province i cui organi avrebbero dovuto essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 (data entro la quale avrebbe dovuto essere approvata la nuova legge elettorale), e, dall'altro, prevedeva una proroga per i soli organi provinciali che avrebbero dovuto essere rinnovati in data successiva al 31 dicembre 2012. 2.- La questione è inammissibile. 2.1.- La sentenza n. 220 del 2013 di questa Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittimi, per violazione dell'art. 77 Cost., i commi da 14 a 20 dell'art. 23 del d.l. n. 201 del 2011, come convertito. In tale sentenza, in estrema sintesi, questa Corte ha rilevato come le norme citate apportassero radicali modifiche alla disciplina in tema di funzioni delle Province, limitandole al solo indirizzo e coordinamento delle attività dei Comuni, e in tema di organi provinciali, eliminando la Giunta, prevedendo che il Consiglio sia composto da non più di dieci membri eletti dagli organi elettivi dei Comuni e disponendo che il Presidente della Provincia sia eletto dal Consiglio provinciale. E ha osservato che una riforma così ampia di una parte del sistema delle autonomie locali, destinata a ripercuotersi sull'intero assetto degli enti esponenziali delle comunità territoriali, riconosciuti e garantiti dalla Costituzione, risulta incompatibile, logicamente e giuridicamente, con lo strumento della decretazione d'urgenza.