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Dichiarazione di monumento nazionale della Casa Museo Matteotti in Fratta Polesine. Onorevoli Senatori. -- Nel pomeriggio del 10 giugno 1924, il deputato socialista polesano Giacomo Matteotti veniva rapito sul lungotevere Arnaldo da Brescia, mentre si stava recando a Montecitorio. Sono trascorsi più di novant'anni da questo tragico momento: l'assassinio del deputato avrà una risonanza mondiale, segnando l'avvento della dittatura fascista nel nostro Paese. Il fascismo sceglie di colpire proprio un deputato, un giovane deputato di nemmeno quarant'anni, che figura tra i suoi avversari più intransigenti e più intelligenti, un uomo politico, un intellettuale e un riformista coraggioso, che pochi giorni prima di essere rapito e ucciso aveva pronunciato un memorabile discorso in Parlamento, sfidando apertamente Mussolini. Matteotti era nato a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, il 22 maggio 1885. La sua famiglia si era trasferita dal Trentino in Polesine. Egli conservò per tutta la vita un legame molto profondo con la sua casa natale e con il suo territorio -- si leggano, ad esempio, i riferimenti contenuti nel bellissimo epistolario indirizzato da Giacomo alla moglie Velia. Iniziò molto giovane a occuparsi di politica, aderendo al movimento socialista. Esordì come amministratore locale, dirigente di leghe e cooperative, rappresentò Fratta e il Polesine nel Parlamento, ma soprattutto volle mantenere ben salde queste sue radici e seppe poi trasfondere queste sue esperienze giovanili nella battaglia politica per la democrazia e contro il fascismo in Italia e in Europa. Oggi ci proponiamo di dichiarare monumento nazionale la Casa Museo di Matteotti anche per testimoniare una volta di più la continuità politica e ideale tra la battaglia di Giacomo Matteotti in difesa del Parlamento e l'Italia democratica e repubblicana risorta dalla dittatura. Riconoscere come monumento nazionale la Casa Museo di Fratta Polesine rappresenta un omaggio doveroso del Paese e del Parlamento alle radici della nostra democrazia e alla memoria di un protagonista della storia nazionale, la cui statura è destinata a crescere anche perché patrimonio non di un solo partito o movimento, ma della storia italiana ed europea del XX secolo. La Casa Museo è già oggi il tempio laico di un culto della memoria importante per la nostra democrazia, luogo fisico ma anche simbolico in cui si concentrano l'eredità ideale e la vicenda familiare di Giacomo Matteotti. Come per Casa Gramsci a Ghilarza, il binomio Fratta-Matteotti ci parla di un legame profondissimo e inscindibile del luogo con la vita e l'opera della figura storica che continuiamo a celebrare. Ricordare in questo modo il politico socialista significa riportare in primo piano l'attualità di una figura straordinaria, di un parlamentare, ma anche di un amministratore moderno, di un dirigente politico di grande preparazione e di caratura europea, che nel panorama asfittico degli anni Venti, in un vecchio continente ancora pesantemente condizionato dal fardello dei nazionalismi, sceglieva di coltivare rapporti privilegiati con i laburisti inglesi, con i socialisti francesi, tedeschi, austriaci. Così lo ricorda un altro grande martire dell'antifascismo, Piero Gobetti, in un suo mirabile ritratto: «In un partito che si ricorda dei Paesi stranieri soltanto per la frettolosa retorica dei congressi internazionali Matteotti era tra i pochi che conoscessero la Francia, l'Inghilterra, l'Austria, la Svizzera, la Germania (...) e aveva studiato l'inglese per leggere direttamente Shakespeare. Preso nella lotta politica quasi nascondeva quegli istinti di filosofia che non erano troppo vicini allo stile dell'ambiente (...) in cui gli toccava agire. Ma il segreto della vitalità di Matteotti era proprio questo». Matteotti fu un parlamentare attivissimo e molto autorevole. I suoi discorsi -- due volumi, quasi mille pagine -- furono raccolti e fatti pubblicare per la prima volta nel 1970, per volere di Sandro Pertini, allora Presidente della Camera dei deputati. A Roma Matteotti si occupò con estrema competenza dei temi più disparati. La centralità della scuola e dell'educazione ritorna in parecchie circostanze: una scuola che per il giovane deputato significa non soltanto programmazione ministeriale, libri, materie da insegnare, ma anche necessaria attenzione all'edilizia scolastica, alla condizione delle persone, alle strutture materiali che sono a disposizione degli studenti, alla variegata situazione delle realtà locali, nell'ambito di una visione pedagogica più generale in cui il socialismo «riformista» vedeva l'istruzione come opportunità fondamentale per contribuire all'emancipazione delle masse e, soprattutto, di quelle che lui definiva «le plebi agricole del Polesine». Diversi altri temi possono essere menzionati. Matteotti interviene sugli asili, per esempio, e poi sulla riforma dell'università. Viene presto riconosciuto come un esperto di riforma tributaria. Presidia l'Aula della Camera dei deputati, ma anche le Commissioni, con una cura minuziosa dedicata alle proposte di legge che presenta così come alle critiche, spesso aspre, da lui rivolte alle politiche del Governo di allora. Tra le prime proposte di legge che Matteotti firma e porta in Parlamento spicca un'iniziativa legislativa che si pone l'obiettivo di mettere fine a quello che lui stesso definì «un privilegio intollerabile». Egli fu amministratore in diversi comuni della sua provincia. Non solo a Fratta, ma a Villamarzana, Frassinelle, Villanova del Ghebbo, per citarne alcuni, e questo era dovuto anche al fatto che nell'Italia liberale continuava a vigere un sistema elettorale ancora parzialmente censitario: un sistema in base al quale chi possedeva proprietà e beni su un territorio poteva facilmente essere eletto in più comuni, esercitando da più parti contemporaneamente il ruolo di sindaco, assessore e consigliere. Una delle prime cose che Matteotti, siamo nel 1920, propone appena arrivato in Parlamento è di riformare questo sistema, da lui giudicato molto iniquo e non in linea con i princìpi di quel sistema democratico che si sarebbe dovuto costruire e solidificare. Ci sono poi diversi altri argomenti affrontati a più riprese negli interventi tenuti alla Camera dei deputati, che riguardano la pace e i profitti di guerra, le tasse, la burocrazia, la riforma del catasto eccetera, tutti aspetti che rendono conto della profonda serietà di un impegno profuso quotidianamente, senza tregua, e che danno l'idea di un'attività febbrile svolta dentro l'istituzione e, allo stesso tempo, in contatto con il territorio di Fratta e del Polesine, in un dialogo mai veramente interrotto nonostante le traversie. Scrive lo storico Gaetano Arfè: «Due anni di esperienza parlamentare e di continuo contatto coi problemi di governo hanno portato a maturazione tutte le doti di Matteotti, ne hanno fatto un uomo politico esperto in questioni di economia e di finanza, un ottimo conoscitore della macchina statale, un parlamentare abile, hanno sviluppata la sua innata capacità a elaborare e a impostare realisticamente piani di azione politica e programmi di governo, a cogliere e valutare la dimensione internazionale dei fenomeni politici ed economici;