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L'Europa è un po' come il vecchio partito comunista polacco, incerto tra un vecchio ordine, che non riusciva a difendere, e un nuovo, che non riusciva a costruire e questa drammatica vicenda ha dato all'Europa intorpidita l'opportunità di risvegliarsi. La trattativa che il Governo italiano sta seguendo in sede europea, secondo il Gruppo per le Autonomie è corretta, risponde al mandato del Parlamento, allo spirito europeo e, colleghi, agli interessi nazionali. Nessuno di noi si illude, infatti, che le trattative in seno al Consiglio europeo siano un pranzo di gala: non lo sono, sono contrattazioni dure, a volte esasperate, a volte infinite e questo fa parte delle regole del gioco. Nessuno è così ingenuo da pensare di andare in Europa e ricevere applausi dagli altri partner comunitari. Non c'è dubbio, altresì, che la trattativa - questa è sostanza e non forma - dovrà chiudersi al più presto e la decorrenza dei provvedimenti dovrà materializzarsi a breve scadenza: negoziazioni infinite non sarebbero tollerabili, tempi e modi non sono variabili indipendenti. Concordo altresì con il Presidente del Consiglio che è necessario non stravolgere i criteri di allocazione del next generation EU, che è necessario un equilibrio tra le sovvenzioni garantite dal debito pubblico europeo e i prestiti di cui i singoli Stati potranno usufruire e che la definizione di questo deal andrà declinata insieme al quadro finanziario pluriennale, in cui persistono aree di conservazione di anacronistici privilegi per alcuni Stati. Vorrei essere chiaro su questo punto: dobbiamo sfatare le preoccupazioni dei cosiddetti Paesi frugali. L'ho detto in una passata riunione del Senato: la preoccupazione di saper spendere bene i soldi che riceveremo dall'Europa, deve essere nostra, è la preoccupazione dei nostri figli e non solo dei Paesi frugali. (Applausi) . Non possiamo però accettare lezioni morali da chi elargisce privilegi fiscali, per calamitare allocazioni di imprese e finanze sul proprio territorio nazionale. (Applausi) . Su questo bisogna essere molto chiari: nessuno è più furbo degli altri. Siamo tutti furbi o nessuno è furbo. Diciamo così: siamo tutti abbastanza smaliziati per capire che le lezioni morali sono inaccettabili. Non saranno rose e fiori. Dobbiamo essere chiari: dovremo accettare anche controlli sui nostri progetti. Dunque vorrei fare, in questa sede, due considerazioni. In primo luogo, signor Presidente, vorrei esprimere, dal Senato italiano, apprezzamento per la cancelliera Merkel e per il presidente Macron. Credo che i loro due Paesi, la Germania e la Francia (Applausi) non meritino la facile ironia, che ogni tanto, in modo superficiale, viene loro indirizzata dal nostro Paese, perché stanno spingendo dalla parte giusta. Infine, c'è un problema che riguarda l'Italia, riguarda noi. Lei ha parlato di opportunità che si aprono, ha ragione, ma, colleghi, le opportunità si declinano assieme alle responsabilità, e la responsabilità è tutta nostra: avere progetti chiari, immediatamente esecutibili; non perderci in lungaggini e rinvii; non aprire dibattiti interminabili come quello del MES, che divide maggioranza e opposizione. Vedo infatti che, esattamente come è divisa la maggioranza su questo, è divisa l'opposizione (ma non è una grande soddisfazione perché in questo momento governa la maggioranza, non l'opposizione). È la maggioranza che deve avere la lucidità di non perdersi in discussioni interminabili, con le gabbie ideologiche del passato. Non possiamo vedere il MES come qualcosa che non esiste più, perché le condizionalità che c'erano non ci sono più, perché le lenti ideologiche e le gabbie con cui abbiamo visto questi temi - forse anche giustamente qualche anno fa - oggi non hanno più ragione di esistere. Infine, voglio dire una cosa che riguarda anche lei, presidente Conte, che ho visto che in qualche modo ha anticipato opportunamente con una dichiarazione nei giorni scorsi. Lei ha detto che dopo la pausa estiva presenteremo il nostro piano a Bruxelles: è comprensibile. Credo che spetti a noi, spetta al Parlamento, se vogliamo recuperare la centralità del Parlamento, che tante volte evochiamo a parole: dobbiamo utilizzare la pausa estiva non solo e non tanto per le vacanze, ma soprattutto per esaminare quei provvedimenti che dopo la pausa estiva andranno a Bruxelles, perché il Parlamento, in questo momento di drammatica crisi sociale ed economica, deve dare l'esempio al Paese di essere un passo avanti e non dieci passi indietro. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romano. Ne ha facoltà. ROMANO (M5S) . Signor Presidente, l'uomo può dirsi libero quando non è strumento di altri, ma è autonomo centro di vita. Su questo principio nasceva il sogno europeo, quell'Europa dei popoli, libera e unita nella diversità, che Altiero Spinelli concepiva come pronta a tracciare un percorso di crescita comune e condiviso, in nome di una solidarietà che di tante Nazioni era destinata a fare un unico popolo. In tutta onestà, non so dire se si è trattato di un sogno utopico, ma so che quella nobile ispirazione è stata tradita in nome di logiche che poco - molto poco - hanno a che fare con la solidarietà, e che rispondono sempre più al desiderio di imporre visioni utilitaristiche e regole astratte calate dall'alto. Abbiamo ora l'occasione di recuperare quell'antico spirito, di dimostrare che appartenere all'Europa significa sposarne appieno i principi, con la convinzione di far parte di una casa comune che non sia solamente un luogo, ma una comunità, che condivide difficoltà e gioie, nel rispetto di regole che non rispondono alla volontà di fare di una Nazione lo strumento di altre Nazioni, privandola della propria libertà. Il recovery fund va approvato subito, servono risorse fresche e a fondo perduto, senza condizioni, entro l'anno. Non si possono accettare compromessi al ribasso. Evidentemente queste risorse non possono giungere dal Meccanismo europeo di stabilità (MES): un perverso strumento che, in nome di una presunta frugalità, finirebbe con lo strozzare proprio i Paesi più colpiti dall'emergenza sanitaria ed economica, privandoli di quell'autonomia di cui ogni centro di vita ha bisogno per essere veramente libero. Non facciamo questo errore, signor Presidente del Consiglio. Non cadiamo nella trappola, visto che l'Europa ha messo in campo le risorse necessarie, che tuttavia servono quanto prima per non vanificare gli enormi sacrifici a cui sono stati chiamati i nostri connazionali, che non meritano di essere offesi da Paesi che fanno dell' austerity lo strumento dei propri interessi. Serve un'Europa davvero competitiva. Abbiamo bisogno non di paradisi fiscali, ma di un salario minimo europeo, di un green new deal che dica addio al fossile e di una vera rivoluzione digitale. L'Europa potrà cambiare se tutti quanti avremo avuto coraggio e se lei, signor Presidente del Consiglio, avrà il coraggio. Noi saremo al suo fianco in questo percorso finalizzato a dare dignità all'Europa dei popoli e non delle lobby.