[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera del 9 luglio 1998 della Camera dei deputati relativa all'insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Vittorio Sgarbi nei confronti del dott. Giancarlo Caselli, promosso con ricorso del tribunale di Caltanissetta, sez. II penale, notificato il 18 settembre 2000, depositato in cancelleria il 4 ottobre 2000 ed iscritto al n. 45 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; Udito nell'udienza pubblica del 5 giugno 2001 il giudice relatore Valerio Onida; Uditi l'avvocato Adelmo Manna per il tribunale di Caltanissetta e l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il tribunale di Caltanissetta, sez. II penale, davanti al quale pende un procedimento penale per diffamazione a carico del deputato Vittorio Sgarbi, ha promosso, con atto del 23 febbraio 2000, conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione adottata nella seduta del 9 luglio 1998 con cui l'assemblea, respingendo la difforme proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere (Atti Camera, XIII legislatura, doc. IV-ter, n. 34/A), ha affermato che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni. Il tribunale premette che il processo trae origine dalla querela proposta il 25 luglio 1994 dal dott. Giancarlo Caselli, all'epoca Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo; che l'on. Sgarbi è imputato del reato previsto dall'art. 595, primo e secondo comma, del codice penale, per avere, nel corso della trasmissione televisiva "Sgarbi quotidiani", andata in onda il 20 giugno 1994, offeso la reputazione del dott. Caselli, affermando che "il giudice Caselli si è dimenticato, nel corso di questi mesi, di mandare un avviso di garanzia a Orlando per i famosi 100 miliardi. Ha aspettato ad inviarglielo, il giudice Caselli ... ha aspettato che Orlando fosse eletto parlamentare europeo. Ha consentito, con evidente favoreggiamento, che fosse eletto il suo compagno di presepe per poi mandargli l'avviso di garanzia"; che nel corso del giudizio, svoltosi nella contumacia dell'imputato, il dott. Caselli si è costituito parte civile; che il procedimento era stato sospeso, e copia degli atti, su richiesta dei difensori dell'imputato, era stata trasmessa alla Camera dei deputati; e che la causa di sospensione del procedimento era cessata in seguito alla ricezione della nota del 13 luglio 1998, con la quale il Presidente della Camera dei deputati comunicava che nella seduta del 9 luglio 1998 l'Assemblea aveva deliberato che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni. Richiamando l'orientamento della Corte di cassazione, il tribunale osserva che nel giudicare il conflitto la Corte costituzionale, pur non essendo chiamata a riesaminare nel merito la valutazione compiuta dalla Camera, dovrebbe verificare dall'esterno, entro i limiti dell'arbitrarieta-plausibilità, se l'esercizio del potere di questa non abbia menomato la sfera di attribuzioni dell'autorità giudiziaria, per vizi del procedimento, o per omessa o erronea valutazione dei presupposti della prerogativa da parte della Camera; e afferma che, secondo la stessa giurisprudenza costituzionale, per aversi insindacabilità sarebbe necessaria una corrispondenza sostanziale di contenuti tra le opinioni incriminate e l'atto parlamentare, rimanendo escluse dalla prerogativa in questione le dichiarazioni genericamente ricollegabili all'attività politica del deputato che non trovino rispondenza, contenutistica e sostanziale, in specifici atti parlamentari. Alla luce di questi principi, il ricorrente sostiene che nel caso in esame la Camera avrebbe fatto un uso distorto del potere attribuitole, non avendo dato conto del motivo per cui ha ritenuto che le dichiarazioni dell'on. Sgarbi fossero connesse ad attività parlamentari tipiche o, comunque, ad iniziative parlamentari vere e proprie; e non avendo esaminato se sussistesse quella corrispondenza sostanziale tra il contenuto delle opinioni espresse dal parlamentare e atti parlamentari, che la giurisprudenza costituzionale ritiene indefettibile presupposto per l'operatività della prerogativa. Il tribunale afferma che la prospettazione dell'assoluta mancanza di qualsivoglia connessione con la funzione parlamentare si profilerebbe invece del tutto ragionevole, poiché le opinioni espresse dal deputato risultano pronunciate nel corso di una trasmissione televisiva non preceduta da un dibattito parlamentare specifico e non ricollegabili nemmeno lato sensu ad una iniziativa parlamentare di analogo contenuto. La mancanza di motivazione vizierebbe dunque irrimediabilmente la delibera parlamentare, la quale sarebbe espressione di un uso arbitrario e comunque distorto del potere attribuito alla Camera. Inoltre, secondo il tribunale, l'utilizzazione del mezzo televisivo, per la sua ampia diffusività, avrebbe reso assolutamente necessario, nel caso in esame, che la delibera parlamentare facesse concreti riferimenti alla connessione delle opinioni rispetto all'attività garantita, in modo da giustificare il prevalere della funzione parlamentare sul diritto della parte offesa. 2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile, in sede di delibazione ai sensi dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge n. 87 del 1953, con ordinanza di questa Corte n. 354 del 2000; l'atto introduttivo e l'ordinanza sono stati successivamente, nei termini assegnati, notificati alla Camera dei deputati e depositati con la prova dell'avvenuta notifica. 3. - Si è costituita la Camera dei deputati, chiedendo che sia dichiarato che spettava alla Camera affermare l'insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi, e depositando alcuni documenti. Quanto alla censura relativa al difetto di motivazione della delibera assembleare, la difesa della Camera assume in primo luogo che, nonostante l'assemblea non abbia aderito alla conclusione proposta dalla giunta per le autorizzazioni a procedere, non per questo se ne deve dedurre che la relativa relazione sia insuscettibile, almeno per una sua parte, di integrare la motivazione della delibera assembleare. Proprio nella relazione della giunta, infatti, si darebbe atto che non si è "posto in discussione il fatto che l'on. Sgarbi svolgesse nella situazione ricordata una funzione parlamentare": a tale parte della relazione l'assemblea avrebbe inteso aderire, recependone i contenuti argomentativi e assumendoli, appunto, come motivazione della delibera d'insindacabilità. In secondo luogo, il voto in assemblea sarebbe stato preceduto da un intenso dibattito relativo sia alle incongruenze insite nelle proposte della giunta, sia al rapporto di continuità esistente tra le opinioni e l'attività politico-parlamentare dell'on. Sgarbi nel quadro dell'aspra polemica apertasi nei confronti del dott.