[pronunce]

che la scelta del legislatore di riconoscere efficacia giustificativa, per il reato di inottemperanza all'ordine di allontanamento impartito dal questore, a situazioni ostative diverse dalle esimenti di carattere generale, trova fondamento nella peculiarità di tale forma di espulsione, la cui esecuzione è affidata allo straniero medesimo, e la cui adozione è consentita solo quando non sia possibile l'accompagnamento coattivo alla frontiera, eventualmente preceduto dal trattenimento dell'interessato in un centro di identificazione e di espulsione (sentenza n. 5 del 2004); che pertanto, a fronte della peculiarità della fattispecie appena esaminata, richiamata in comparazione, non pare manifestamente irragionevole la scelta legislativa di non attribuire rilievo, nelle diverse fattispecie che incriminano lo straniero già espulso che si sia attivato per fare nuovamente ingresso nel territorio nazionale (artt. 13, commi 13 e 13-bis, e 14, comma 5-quater), a circostanze, soggettive od oggettive, diverse dalle esimenti di carattere generale; che, infatti, la condizione dello straniero già espulso il quale intenda fare rientro nel territorio nazionale è tutelata attraverso le previsioni che, in presenza di particolari motivi, consentono di ottenere la relativa autorizzazione, e che d'altronde, nei casi in cui sussistano ragioni di tale cogenza da non consentire l'attesa connessa al procedimento di autorizzazione, risulterà verosimilmente integrata una delle cause di giustificazione ordinarie, con conseguente esclusione della rilevanza penale della condotta; che alla luce delle considerazioni che precedono va altresì esclusa la violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost., prospettata dal rimettente come conseguenza automatica della presunta irragionevolezza della fattispecie incriminatrice; che, pertanto, la questione sollevata appare, sotto ogni profilo, manifestamente non fondata. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come sostituito dal decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, nella legge 12 novembre 2004, n. 271, sollevata, in riferimento agli att. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Ivrea con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 febbraio 2009. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 febbraio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA