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Il comma 2 modifica il comma 4- bis dell’articolo 306 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, prevedendo un sistema di rimodulazione delle sanzioni e pene pecuniarie in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro per effetto del quale il loro ammontare, a garanzia della loro concreta afflittività, viene incrementato con decreto del Direttore generale della Direzione generale per l’attività ispettiva del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, tenendo conto dell’aumento degli indici Istat, ogni quinquennio. In sede di prima applicazione la rivalutazione avviene ex lege , a decorrere dal 1º luglio 2013, nella misura del 9,6 per cento. Le maggiorazioni derivanti dall’applicazione di tale disposizione sono destinate, per la metà del loro ammontare, al finanziamento di iniziative di vigilanza nonché di prevenzione e promozione in materia di salute e sicurezza del lavoro effettuate dalle Direzioni territoriali del lavoro. Il comma 3 introduce una disposizione all’articolo 3 del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167 (testo unico dell’apprendistato) prevedendo che successivamente al conseguimento della qualifica professionale o diploma professionale ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.226, è possibile la trasformazione del contratto in apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere. La durata massima dei due periodi di apprendistato non può comunque eccedere quella individuata dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o regionale. Il comma 4 integra la disposizione di cui all’articolo 8, comma 2-bis, del decreto-legge n. 138 del 2011, prevedendo che affinché i contratti collettivi aziendali possano derogare dalla disciplina legale e contrattuale collettiva in molte materie di diritto del lavoro (ad esempio: orario di lavoro, appalti, contratti a termine, lavoro a progetto, eccetera), tali contratti debbono essere depositati presso la Direzione territoriale del lavoro competente per territorio. Il comma 5 supera, attraverso una norma di interpretazione autentica, alcune problematiche legate alla applicabilità del principio della cosiddetta pluriefficacia delle comunicazioni obbligatorie nei confronti dei lavoratori. Il comma 6 integra l’articolo 7, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 2 marzo 2012, n. 24, prevedendo che ai lavoratori dipendenti dal somministratore si applicano integralmente le disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. La disposizione di cui al comma 7 è volta a modificare l’articolo 22, commi 2 e 4, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) e successive modificazioni e integrazioni, al fine di verificare la presenza di un lavoratore disponibile sul territorio nazionale prima ancora che venga avviato il processo di istruttoria per il rilascio del «nulla osta al lavoro subordinato», finalizzato all’ingresso dall’estero di un lavoratore non comunitario evitando, al contempo, l’attesa di venti giorni prevista dal medesimo comma 4 che viene abrogato. La previsione in tal senso modificata consentirebbe ai datori di lavoro di reperire sul mercato nazionale il lavoratore di cui essi necessitano, senza iniziare il procedimento amministrativo suddetto e non comporta nessun aggravio finanziario e amministrativo, in quanto le procedure sono già in uso presso i centri per l’impiego e lo sportello unico per l’immigrazione attraverso la cooperazione applicativa garantita dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. La modifica della norma vigente è volta ad anticipare, per il datore di lavoro (o Agenzia autorizzata) che voglia assumere dall’estero un cittadino extracomunitario, il momento della verifica presso il Centro per l’impiego della eventuale disponibilità di lavoratori -- già residenti sul territorio italiano -- a ricoprire quella qualifica, così che tale riscontro sia effettuato prima dell’inoltro della richiesta di nulla osta al lavoro allo sportello unico per l’immigrazione. Ciò consentirebbe di rendere più efficace e stringente la verifica della salvaguardia dei soggetti -- italiani o stranieri -- in cerca di lavoro già presenti sul territorio. Con la disposizione di cui al comma 8 si intende modificare la procedura di cui all’articolo 44- bis , comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive modificazioni. La disposizione è volta a superare le difficoltà finora riscontrate in sede applicativa che hanno comportato negli anni passati ripetute discontinuità nelle procedure di rilascio dei visti per studio e formazione professionale, da parte del Ministero degli affari esteri, tale da compromettere le iniziative formative promosse da vari soggetti che hanno impegnato risorse nell’organizzazione dei corsi. In tal senso si prevede l’emanazione di un decreto a cadenza triennale, considerato altresì che il contingente fissato annualmente rimane quasi sempre sottoutilizzato per l’esiguo numero dei visti di ingresso rilasciati dalle rappresentanze diplomatico-consolari italiane all’estero. La disposizione di cui al comma 9 è finalizzata a far confluire nel Fondo per l’accoglienza dei minori stranieri di cui all’articolo 23, comma 11, della legge n. 135 del 2012 i residui maturandi dalla gestione emergenziale di cui alle ordinanze di protezione civile riguardanti lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale, in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai paesi del Nord Africa nonché per il contrasto e la gestione dell’afflusso di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea. Tale fondo, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, risulta per l’anno corrente privo di disponibilità finanziarie. Pertanto, tale riassegnazione di somme consentirebbe di far fronte, almeno parzialmente, alle esigenze finanziarie degli enti locali mantenendo peraltro inalterata la finalità di destinazione delle medesime somme. In tal senso la proposta normativa di cui al comma 3 è ad invarianza di spesa, in quanto comporta un mero trasferimento di una parte delle risorse residue derivanti dalla gestione emergenziale dal Dipartimento della protezione civile al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, senza modificare l’impianto procedurale previsto dall’ordinanza di protezione civile n. 33 del 2012. La disposizione di cui al comma 10 mira a snellire il procedimento di emersione di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 16 luglio 2012, n. 109 (Attuazione della direttiva 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi, il cui soggiorno è irregolare), tenendo conto della necessità di concludere celermente la procedura e non lasciare in sospeso la posizione dei lavoratori stranieri interessati, la cui situazione giuridica è particolarmente esposta. Le previsioni ivi contenute sono volte altresì ad evitare l’insorgere di eventuali contenziosi che in situazioni analoghe la giustizia amministrativa (TAR Liguria, sentenza n. 755 del 7 maggio 2013) ha risolto in favore della parte debole del rapporto di lavoro sommerso (lavoratore), che resterebbe esposta alle mutevoli determinazioni del suo datore di lavoro.