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L'articolo 15 (Ripartizione della quota dell'otto per mille del gettito IRPEF) consente all'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » di concorrere alla ripartizione della quota dell'otto per mille del gettito IRPEF per quanto riguarda sia le scelte espresse dai contribuenti, sia quelle non espresse. Tali somme sono destinate, oltre che ai fini di cui all'articolo 14, anche al mantenimento dei ministri di culto, alla realizzazione e manutenzione degli edifici di culto e dei monasteri, a scopi filantropici, assistenziali e culturali, da realizzarsi anche in Paesi esteri. I rendiconti sull'utilizzazione delle somme percepite devono essere trasmessi annualmente al Ministero dell'interno e, da questo, inviati con propria relazione al Ministro dell'economia e delle finanze. Con l'approvazione dell'intesa è esteso all'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » il sistema dei rapporti finanziari tra lo Stato e le Confessioni religiose delineato dalla legge 20 maggio 1985, n. 222, recante disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi, e dalle leggi vigenti di approvazione delle intese. L'articolo 16 (Commissione paritetica) prevede che, su richiesta di una delle Parti, sia sottoposta a un'apposita Commissione paritetica la verifica dell'attuazione del sistema descritto dagli articoli p14 e 15, anche al fine di apportare modifiche. L'articolo 17 (Assegni ai ministri di culto) specifica che gli assegni corrisposti dall'Associazione « Chiesa d'Inghilterra », dalle cappellanie e dalle congregazioni per il sostentamento totale o parziale dei ministri di culto sono equiparati, ai soli fini fiscali, al reddito da lavoro dipendente. L'articolo 18 (Matrimonio) riconosce gli effetti civili ai matrimoni celebrati in Italia, secondo il rito anglicano, davanti a ministri di culto della Chiesa d'Inghilterra in possesso della cittadinanza italiana e residenti o domiciliati in Italia, previe pubblicazioni nella casa comunale, nulla osta dell'ufficiale dello stato civile e a condizione che il relativo atto sia trascritto nei registri dello stato civile. Nel corso della celebrazione è data lettura degli articoli del codice civile che regolano i diritti e i doveri dei coniugi. L'articolo 19 (Normativa sui culti ammessi e norme contrastanti) sancisce che con l'entrata in vigore della legge di approvazione dell'intesa cesseranno di avere efficacia ed applicabilità, nei riguardi dell'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » e degli enti confessionali che ne fanno parte, la legge 24 giugno 1929, n. 1159, recante disposizioni sull'esercizio dei culti ammessi nello Stato, e il relativo regolamento di attuazione approvato con regio decreto 28 febbraio 1930, n. 289. L'articolo 20 (Ulteriori intese) prevede che in caso di modifiche al testo dell'intesa le Parti provvederanno alla stipulazione di una nuova intesa, ai sensi del terzo comma dell'articolo 8 della Costituzione. Qualora siano presentate iniziative legislative concernenti le materie disciplinate dall'intesa, saranno promosse nuove intese. L'articolo 21 (Modifiche statutarie) stabilisce che ogni eventuale modifica dello statuto dell'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » sia tempestivamente comunicata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell'interno. Infine, l'articolo 22 (Copertura finanziaria) prevede la copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla presente legge.. 1 (Rapporti tra lo Stato e l'Associazione « Chiesa d'Inghilterra ») 1 I rapporti tra lo Stato e l'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » sono regolati dalle disposizioni della presente legge, sulla base dell'allegata intesa stipulata il 30 luglio 2019. 2 (Autonomia e libertà confessionale) 1 La Repubblica, in conformità ai principi della Costituzione, riconosce che le nomine dei ministri di culto effettuate secondo lo statuto dell'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » (presbiteri, cappellani e diaconi), l'esercizio del culto, l'organizzazione ecclesiastica e gli atti in materia spirituale e disciplinare si svolgono senza alcuna ingerenza statale. 2 È garantita ai singoli fedeli e alle organizzazioni e associazioni in Italia appartenenti all'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » piena libertà di professione e pratica religiosa, di propaganda e di esercizio del culto in pubblico e in privato, nonché di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. 3 Le affissioni e la distribuzione di pubblicazioni e stampati relativi alla vita confessionale dell'Associazione « Chiesa d'Inghilterra », effettuate all'interno ed all'ingresso dei luoghi di culto, nonché le collette ai fini ecclesiastici, avvengono senza autorizzazione né altra ingerenza da parte degli organi dello Stato. 3 (Ministri di culto) 1 I ministri di culto, liberamente nominati in base allo statuto dell'Associazione « Chiesa d'Inghilterra », compresi in un elenco comunicato al Ministero dell'interno, godono del libero esercizio del loro ministero. 2 Essi non sono tenuti a dare ai magistrati o altre autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero. 3 Nel caso di ripristino del servizio obbligatorio di leva, i ministri di culto hanno diritto, su loro richiesta, ad essere esonerati dal servizio militare o, nel rispetto delle norme sull'obiezione di coscienza, a essere assegnati al servizio civile. 4 Ai fini dell'applicazione del presente articolo e degli articoli 4 e 18 della presente legge il rappresentante legale dell'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » rilascia apposita certificazione della qualifica dei ministri di culto. 5 Ai soli fini dell'applicazione dell'articolo 4 della presente legge il rappresentante legale dell'Associazione « Chiesa d'Inghilterra » rilascia apposita certificazione della qualifica dei religiosi. 4 (Assistenza spirituale) 1 L'appartenenza alle Forze armate, alle Forze di polizia o ad altri servizi assimilati, la degenza in strutture sanitarie, socio-sanitarie e sociali, la permanenza negli istituti penitenziari non possono dar luogo ad alcun impedimento in ordine alla fruizione dell'assistenza spirituale. In caso di decesso di un fedele che si trovi in una delle summenzionate situazioni, le autorità competenti assicurano, laddove possibile, su richiesta di un familiare o su una dichiarazione del deceduto, l'officiatura o la presenza alle esequie di un ministro di culto della Chiesa d'Inghilterra. 2 I militari italiani fedeli della Chiesa d'Inghilterra hanno diritto di partecipare, nel rispetto delle esigenze di servizio, alle attività religiose che si svolgono nelle località dove si trovano per ragioni del summenzionato servizio; in mancanza di chiese nelle predette località, potranno comunque ottenere il permesso di frequentare la chiesa più vicina, compatibilmente con le ragioni di servizio.