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Modifiche al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detrazione delle spese sostenute per l'assistenza personale nei casi di non autosufficienza, e al decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403, in materia di prestazioni economiche dell'assicurazione contro le malattie nei confronti dei lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari. Onorevoli Senatori . – L'assistenza alle persone non autosufficienti costituisce una delle sfide più importanti che il nostro Paese è chiamato ad affrontare. La definizione di una politica nazionale rivolta alle persone non autosufficienti deve diventare una grande priorità dell'agenda pubblica, con l'obiettivo di determinare i livelli essenziali delle prestazioni da garantire e di definire una strategia organica di rafforzamento del sistema di sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza è stata prevista la Riforma 1.1 (nella Missione 5 « Inclusione e Coesione », Componente 2 « Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore »), che prevede una legge di delegazione riguardante tutte le persone con disabilità, ed ha il suo fulcro nel progetto di vita personalizzato e partecipato, diretto a consentire alle persone con disabilità di essere protagoniste della propria vita e di realizzare una effettiva inclusione nella società. La legge 22 dicembre 2021, n. 227, approvata il 20 dicembre 2021, reca effettivamente tale delega, che tuttavia non è ancora stata esercitata. Nelle more, il presente disegno di legge, che ripropone una proposta presentata nel corso della XVIII legislatura (atto Senato n. 238), intende rafforzare gli strumenti di agevolazione fiscale a favore delle famiglie che si avvalgono della collaborazione di un'addetta all'assistenza personale (cosiddetta badante) o che acquistano il servizio da imprese che ne organizzano la fornitura (come l'operatore di aiuto) nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, contribuendo anche all'emersione di forme di irregolarità nella conduzione dei rapporti di lavoro. Sulla base dei dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), oltre 3,1 milioni di persone hanno limitazioni funzionali gravi, di cui 1,5 milioni sono anziani over 75. Il fenomeno degli anziani non autosufficienti è destinato a crescere in connessione al progressivo invecchiamento della popolazione. In base ai dati ISTAT, al 1° gennaio 2022 gli ultrasessantacinquenni erano il 23,8 per cento della popolazione, pari a 14 milioni e 46.000 contro gli 11,7 milioni del 2007. L'ISTAT prevede che nel 2042 saranno quasi 19 milioni, il 34 per cento della popolazione totale. La forte presenza tra gli anziani di patologie cronico-degenerative e il dolore fisico che spesso le accompagna condizionano notevolmente le normali attività quotidiane comportando una progressiva riduzione nell'autonomia. Secondo il report ISTAT sulle condizioni di salute della popolazione in Italia per il 2019, prima della crisi pandemica, il 10,1 per cento degli anziani (1 milione e 400.000 persone) riferisce una forte riduzione di autonomia nelle attività essenziali della vita quotidiana. La scarsa autonomia in almeno un'attività di cura personale riguarda quasi un quinto degli anziani di 75 anni e più (18,3 per cento) e oltre un terzo degli ultraottantacinquenni (37,2 per cento). Per quanto riguarda le attività quotidiane strumentali di tipo domestico, l'ISTAT stima che complessivamente il 28,4 per cento degli anziani (circa 3 milioni e 800.000 anziani) ha gravi difficoltà a svolgerle. Gli anziani con bisogno di assistenza o ausili perché non autonomi nella cura della persona sono oltre 1 milione di persone. In questo contesto, come evidenzia il 7° Rapporto del Network non autosufficienza (NNA) sull'assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia, il sistema di interventi pubblici di Long-Term Care (LTC) è insufficiente e la pandemia da Covid-19 ha ulteriormente aggravato il quadro, in particolar modo per quanto attiene all'assistenza portata nelle residenze per anziani, rendendo altresì evidente la necessità di investire maggiormente in soluzioni domiciliari ed intermedie. Il Rapporto nota che è opinione condivisa che i servizi domiciliari in Italia siano complessivamente deboli, pur con notevoli eccezioni disseminate nella penisola. In merito all'esiguità dell'investimento pubblico non sussistono dubbi, come ci ricorda il confronto internazionale: per l'assistenza agli anziani, la spesa pubblica è del 20 per cento circa inferiore alla media del continente; e ai servizi domiciliari destiniamo una quota assai più modesta dei fondi disponibili – solo il 17,7 per cento di questo già contenuto budget arriva alla domiciliarità, rispetto al 52,3 per cento dell'indennità di accompagnamento e al 30 per cento delle strutture residenziali (Ragioneria generale dello Stato, 2020). La pandemia ha dimostrato inoltre che in molte aree del Paese una maggior presenza del welfare pubblico nel territorio avrebbe consentito di meglio contrastare il Covid-19; è così maturato un rinnovato interesse sia nei confronti del ruolo fondamentale che i servizi territoriali dovrebbero svolgere in un moderno sistema di protezione sociale, sia verso la necessità di un loro deciso rafforzamento in Italia. Buona parte dell'assistenza agli anziani non autosufficienti è delegata di fatto ai pazienti stessi e alle loro famiglie, attraverso il ricorso all'assistenza informale dei familiari (caregiver) o al pagamento di servizi privati di cura (assistenti familiari cosiddette badanti e servizi di assistenza privati out-of-pocket) . L'ISTAT, nella sua indagine sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, ha stimato in 2,8 milioni le persone tra i 18 e i 64 anni che assistono regolarmente familiari non autosufficienti, in quanto anziani, malati o disabili (dati 2018). È una responsabilità di cura che grava in particolare sulle donne, ed in parte da caregiver familiari con più di 65 anni. Il numero dei caregiver familiari è in progressiva diminuzione, anche in relazione ai mutamenti nella struttura delle famiglie e della società (sempre ISTAT, dati 2020, stimava il numero di caregiver in 3,3 milioni di persone). Più complessa è la quantificazione del fenomeno delle assistenti familiari. Secondo l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), le persone regolarmente occupate come badanti in Italia erano 407.000 alla fine del 2019, di cui il 92 per cento donne e per tre quarti straniere. Le stime più recenti ( www.qualificare.info ; Pasquinelli e Rusmini, 2013) valutano che le badanti regolarmente assunte (anche se dichiarando ore inferiori a quelle effettivamente prestate) rappresentino circa il 40 per cento del totale. Si delinea pertanto un insieme di altre 600.000 persone impegnate senza un contratto per un totale di circa 1 milione di addetti si può stimare che in Italia più di un anziano su tre con problemi di autosufficienza (di vario livello) si avvale di un'assistente familiare. La diffusa irregolarità è legata a una reciproca convenienza: le famiglie pagano meno e sono libere da vincoli, mentre le badanti rinunciano a garanzie e tutele in cambio di paghe più elevate.