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relativamente alle numerose note divulgate a mezzo stampa, sull'uso probabilmente improprio del bonus da parte di taluni esercenti convenzionati, con la connivenza dell'intestatario del bonus stesso e viceversa, si evidenzia l'articolo pubblicato in data 29 giugno 2017 sul quotidiano "Il Sole-24 ore", intitolato "Truffe sul bonus cultura: soldi al posto di libri"; inoltre la stampa riporta di 800 ragazzi indagati per aver usato il bonus cultura, pari a 500 euro, per l'acquisto di smartphone e personal computer anziché spenderli per cinema, musica, concerti ed eventi culturali, come si apprende da un articolo di "tp24" del 6 agosto 2018; il servizio della trasmissione televisiva "Striscia la Notizia" dell'ottobre 2017 avrebbe scoperto la truffa dei 500 euro del bonus "carta docente" che deve essere speso dai docenti per la propria formazione o aggiornamento professionale o per l'acquisto di un computer . In particolare, ha svelato l'inefficacia di questo sistema: in molti negozi, infatti, ai beneficiari del bonus insegnanti è consentito l'acquisto di elettrodomestici vari, come lavatrici, ferri da stiro e televisioni; considerato infine che, a parere degli interroganti: il problema si riscontrerebbe, sostanzialmente, nel sistema di fatturazione elettronica prevista e cioè a causa dell'impossibilità, da parte dell'esercente convenzionato, dell'inserimento della dettagliata descrizione dell'oggetto acquistato tra le righe della fattura che deve emettere nei confronti dei Ministeri competenti per il rimborso della spesa. Tale sistema precluderebbe la totale possibilità di avviare alcun tipo di controllo incrociato da parte degli enti preposti alla verifica, anche a campione, della regolarità delle compravendite; tale condizione potrebbe configurare un uso improprio e fraudolento di fondi statali che, sulla scorta della proroga e dell'ampliamento nel prossimo futuro del bonus 18App, non può protrarsi nel tempo, si chiede di sapere quali iniziative di competenza intendano adottare i Ministri in indirizzo al fine di migliorare il sistema di fatturazione prevedendo l'obbligo, per l'esercente convenzionato, di inserire in fattura la descrizione dettagliata del prodotto oggetto di compravendita e valutando l'inserimento di codici univoci per l'identificazione dei prodotti. Atto n. 4-00497 VACCARO RICCARDI PIARULLI LOMUTI ANASTASI AGOSTINELLI BOTTO EVANGELISTA LICHERI DI MICCO TRENTACOSTE ORTOLANI LANZI CASTALDI PARAGONE GIROTTO D'ANGELO ANGRISANI CROATTI L'ABBATE MAUTONE ABATE QUARTO DE BONIS PUGLIA MATRISCIANO MORONESE PRESUTTO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia Premesso che il 7 agosto 2016 un operaio di 31 anni dipendente di Trenitalia, Vincenzo Viola, di Volla (Napoli), addetto alla manutenzione degli ETR 500 Frecciarossa nell'impianto di Trenitalia a Napoli Gianturco, è morto all'una di notte, durante il proprio turno di lavoro, mentre riparava il pantografo, lo strumento che collega i vagoni del treno con i cavi dell'alta tensione, rimanendo folgorato dalla corrente elettrica, alla tensione di 3.000 volt; considerato che: gli impianti di manutenzione ETR di Napoli e Milano rientrano nella medesima unità produttiva "esercizio Frecciarossa" di Trenitalia; essendo uguali anche le attività di manutenzione che si svolgono ai pantografi e sul tetto dei convogli ETR 500 Frecciarossa, al fine di conoscere la dinamica e le cause del descritto infortunio mortale, con lettere del 22 agosto e del 24 settembre 2016 il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell'impianto di manutenzione ETR di Milano ha chiesto alla società Trenitalia di partecipare, a titolo gratuito, ai lavori della commissione interna istituita; altresì, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza richiedeva a Trenitalia le dovute informazioni, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, lettera e) , del decreto legislativo n. 81 del 2008, relativamente alla dinamica e alle cause del citato infortunio mortale; le operazioni di manutenzione dei convogli ETR, alimentati ad alta tensione, presentano un altissimo grado di rischio folgorazione e le procedure specificatamente pensate per salvaguardare l'incolumità dei lavoratori, anche in caso di errori o distrazioni, si rivelano molto spesso insufficienti; la vicenda descritta è stata oggetto di un precedente atto di sindacato ispettivo (4-14828), presentato alla Camera dei deputati dall'on. Paola Carinelli, in data 23 novembre 2016, nella seduta n. 708, che non ha ricevuto risposta; considerato inoltre che, risulta all'interrogante: la violenta morte per folgorazione, a distanza di quasi due anni, non ha ricevuto risposta investigativa, né chiarimenti in ordine al processo causale, nonostante le sollecitazioni provenienti dalle persone offese; nella immediatezza del fatto, più precisamente in data 9 agosto 2016, il Pubblico Ministero di turno disponeva perizia autoptica dando incarico ai consulenti medici di accertare le cause del decesso, con obbligo di deposito nei successivi 60 giorni; la relazione di consulenza veniva depositata soltanto il 13 giugno 2017, ovvero a distanza di ben 10 mesi dall'incidente, quindi ben oltre il termine di 6 mesi previsto dal codice di rito per lo svolgimento delle indagini preliminari, peraltro, nel caso, nemmeno prorogato; sempre nella immediatezza dell'evento, veniva disposto il sequestro della vettura ferroviaria, omettendo tuttavia di nominare un consulente tecnico o un esperto della materia deputato a descrivere la dinamica dell'infortunio mortale (atto abituale e minimale nei processi penali per morte sul lavoro), circoscrivendo le attività di indagine agli accertamenti della Polizia giudiziaria e degli operatori in loco . Alla mancata nomina del consulente seguiva il dissequestro del locomotore, senza che su di esso venisse effettuato alcun accertamento; a nulla è valso l'accertamento successivo del 17 marzo 2017 (a distanza di 6 mesi dal fatto) con cui si è disposta l'acquisizione del "registratore di eventi ferroviari" (scatola nera) presente sul locomotore, essendo le tracce oramai cancellate, avendo circolato per ben sei mesi, così come testualmente certificato nella stessa consulenza; considerato infine che: continue sono state le istanze investigative e richieste probatorie depositate dai familiari del deceduto per il tramite del difensore, succedutesi nel tempo e certificate; anche la Procura generale è stata debitamente allertata con espressa richiesta di avocazione delle indagini, depositata allo scadere del termine delle indagini preliminari e sollecitata a più riprese; a distanza di oltre due anni dal fatto, non sono state ancora concluse le indagini e delineate ipotesi di responsabilità, si chiede di sapere: se alla luce di quanto esposto, si ritenga opportuno assumere iniziative volte a fare chiarezza sulla dinamica e sulle procedure, a giudizio degli interroganti, apparentemente opache;