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Nella traduzione del Ministero dell'istruzione si parla di eredità perché è immateriale e si specifica, secondo fonti del Ministero, che l'espressione cultural heritage è stata volutamente tradotta come eredità culturale per evitare confusioni e sovrapposizioni con la definizione di patrimonio culturale, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio). Ebbene, oggi scompare di nuovo «eredità» e, nel testo che ci propinate, torna «patrimonio». Tornando alla cicuta che citavo prima, non è che, attaccando sopra la dicitura «veleno» a quella «bevanda dal gusto forte», si cambia la sostanza: si muore lo stesso! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non è che cambiando un termine e facendo i furbi, la sostanza cambia. Questa è la realtà di quello che voi vorreste nascondere e occultare. Parlavo prima di esempi più o meno teorici. Ce n'è un ultimo, però, col quale vorrei chiudere il mio intervento, che risale al 2016, alla visita del presidente iraniano Rohani qui a Roma. Quella visita, nel 2016, si svolse ai Musei Capitolini, con un incontro fra Renzi e il Presidente iraniano. Alcune statue di nudi furono coperte per rispetto, come fu detto. Ma quello non è rispetto. Potrei citare Salvini, ma sarebbe un po' scontato. Io preferisco citare Michele Serra, un'istituzione per la sinistra. Non devo certo venire a dire a voi chi sia. Sapete come commentò quell'azione? Disse che significava occultare noi stessi! Ebbene, approvando quest'atto, occultiamo noi stessi! Mi rivolgo alle colleghe De Petris e Nugnes, che adesso hanno aderito a quella parte politica. All'epoca, una petizione di Sinistra Ecologia e Libertà così diceva: «Chiediamo spiegazioni immediate e ufficiali su una scelta che consideriamo una vergogna e una mortificazione per l'arte e la cultura intese come concetti universali». Con questo voto non fermiamo le barbarie altrove, ma apriamo le porte all'oscurantismo in casa nostra e diamo la possibilità, a chi l'ha chiesto, di pretenderlo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Io mi rivolgo anche al ministro Franceschini che, caso vuole, era Ministro anche allora e disse: «Io e Renzi non ne sapevamo niente. È una scelta incomprensibile». Oggi il ministro Franceschini, che all'epoca diceva di non saperne nulla, può rimediare. Può rimediare perché oggi può decidere di rispettare il senso altrui in maniera diversa. Se si approva la ratifica della Convenzione, si dà il diritto a tutti gli altri di calpestare la nostra storia e la nostra cultura. E lui, che all'epoca disse di non sapere, oggi non può far finta di non saperlo. Un ultimo appello rivolgo a tutti i colleghi. Votare oggi la ratifica significa guadagnarsi un posto fra i traditori della patria di dantesca memoria: significa tradire gli italiani, la nostra storia, la nostra tradizione e la nostra civiltà. (Vivi applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali e sospensive presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. RAMPI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, ho cercato di ascoltare con attenzione e tenterò di replicare con rispetto al collega della Lega, che doveva illustrare le motivazioni di una questione sospensiva. In realtà, ha illustrato - a mio parere pure malamente, e adesso proverò a spiegare perché - le ragioni di un voto contrario. Il primo elemento - e potrei fermarmi qui - è che non ho individuato un solo argomento per cui la contrarietà, che avevamo già compreso nel passato, del Gruppo della Lega Nord alla ratifica della Convenzione di Faro dovrebbe in qualche modo modificarsi se noi, ulteriormente, dopo aver già sospeso inutilmente, per quasi un anno, questa ratifica, dovessimo questa mattina sospenderla ancora. Se noi la sospendessimo, non si capisce perché, miracolosamente, tutte le paure evocate negli ultimi dieci minuti di intervento dovrebbero risolversi. E dico paure non per caso, perché l'intervento - mi dispiace dirlo e lo faccio con rispetto, ma anche per una analisi materiale - era denso di una islamofobia terrorizzante e pericolosa e di una nuova categoria che si aggiunge all'islamofobia, che è la Montifobia. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI. Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . In quest'Aula, ultimamente, per ogni argomento ci si chiede cosa ha fatto il senatore Monti, che francamente è un uomo di straordinaria intelligenza, ma non è la chiave di volta della politica italiana ormai da diverso tempo. (Applausi dal Gruppo PD) . Devo dire che non ho trovato una argomentazione, se non queste due fobie insieme a una terza, e cioè il provincialismo. Abbiamo ascoltato la citazione irrispettosa di un certo numero di Stati europei che probabilmente il collega conosce molto poco e che vengono elencati come se fossero una rappresentazione. Siccome non sono quelli noti, quelli alla moda, quelli dove si va prevalentemente in vacanza, allora non sono importanti, e invece quegli Stati hanno la loro dignità. Tra l'altro, bisognerebbe almeno leggere la Convenzione prima di proporre di sospenderla o non approvarla. Peraltro, non ce lo chiede l'Europa, visto che è una Convenzione promossa dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, che non ha nulla a che fare con l'Unione europea: sono due cose diverse. Dopo un anno e mezzo di sospensione bisognerebbe avere almeno una vaga cognizione dell'argomento di cui stiamo parlando. A riprova di questo, che ci azzeccano - per citare un collega del passato - le statue coperte durante la visita di Rohani, dato che all'epoca la Convenzione di Faro non era neanche stata ratificata? Stiamo dicendo che un evento del passato, quando la Convenzione non era ancora stata ratificata, avrebbe qualcosa a che vedere con quella stessa Convenzione? Magari è esattamente il contrario. Magari dovremmo iniziare a usare la testa e a svolgere il nostro ruolo di grande superpotenza culturale all'interno del Consiglio d'Europa. In tal modo diventeremmo i promotori della ratifica da parte dei grandi Paesi, perché saremmo il primo dei grandi Paesi a ratificare tale Convenzione. Una volta tanto saremmo i primi; non prima gli italiani, ma prima l'Italia a ratificare la Convenzione di Faro. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Nugnes) ; prima l'Italia a svolgere il proprio ruolo di grande superpotenza culturale e il proprio ruolo di Paese che applica e dà il ruolo principale alla diplomazia culturale. Questo è ciò che siamo in grado di fare, quello che siamo nelle condizioni di fare ed è il motivo fondamentale per cui dobbiamo essere primi a ratificare questa Convenzione che si occupa di heritage . Ora, quello delle traduzioni è un tema importante.