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Non è più solo una questione di tempistica. C'è l'assoluta necessità di non andare avanti soltanto con provvedimenti che nascono come transitori e precari, per poi magari diventare definitivi. Abbiamo bisogno di mettere in campo una progettualità: cosa deve tenere insieme? È vero che è stato un progetto straordinario la nascita di Venezia, la gestione della Serenissima e la nostra storia. Oggi, però, abbiamo a che fare con un altro problema enorme, che è quello dei cambiamenti climatici, e Venezia è indubbiamente una delle città più esposte, da questo punto di vista. Contemporaneamente, dobbiamo farci carico della tutela dell'ecosistema della laguna, ma tenendo conto di tutto l'impatto che questo provoca sulla struttura stessa della città. Per avere un progetto e una visione credo sia anche necessario mettere in discussione alcune questioni. Faccio alcune domande a me stessa, ma le rivolgo anche ai colleghi: pensate che si possa continuare a sostenere un modello di turismo come quello, che è insostenibile? Dobbiamo fare in modo che le nostre meravigliose città non siano luna park: la cosa riguarda Venezia, perché è una delle situazioni più delicate, ma potrebbe riguardare anche la nostra città eterna, Roma, o altre nostre città. Questo è il problema. È chiaro quindi che, in quanto decisori politici, sta a noi indirizzare modelli di turismo diverso, più sostenibile. Questo significa avere ben chiaro che le città non sopravvivono, se non ci sono i residenti: questo è il problema, a Venezia, come in altre città. Non sono soltanto belle realtà dove si viene, si paga un biglietto, si guarda e si consuma (poco), secondo un'idea consumistica. Dobbiamo riportare la vita all'interno delle città: nel caso di Venezia, questa è una delle priorità, a mio avviso. Per questo penso servano una visione e un progetto complessivo. Salutiamo il decreto-legge al nostro esame indubbiamente con grande favore, perché può effettivamente aprire la strada a una vera trasformazione, se saremo capaci di mettere in campo una visione e un progetto più ampio e complessivo. Non dobbiamo limitarci quindi a gestire solo criticità, quale può essere il transito delle grandi navi. Questo significa fare scelte: si parla di commissario e si prevede la soluzione transitoria di Porto Marghera (purtroppo, il nostro è il Paese in cui non c'è niente più definitivo del provvisorio), ma questo non va bene, e lo diciamo subito. Dobbiamo accelerare per addivenire rapidamente a progetti per cui tutto sia spostato fuori dalla laguna, in tal modo preservandola, con tutte le accortezze che questo comporta, non solo in relazione alle valutazioni di impatto ambientale. A tal proposito, dispiace per l'emendamento del senatore Ferrazzi, che giustamente parlava di monumento nazionale (non sono soltanto le vie d'acqua, ma l' unicum che bisogna tenere presente, così come l'effetto idrogeologico). Occorre quindi tener conto degli argini, dei canali, degli immobili e dei monumenti, perché è l'insieme che dobbiamo tenere tener presente. A proposito del considerare la complessità, dispiace che l'Assemblea abbia bocciato e il Governo abbia espresso parere contrario sull'emendamento 2.30 (testo 4), in cui giustamente si chiedeva al commissario di fare in modo che gli interventi avvenissero nel pieno rispetto della gestione delle acque. È scontato? Non so quanto lo sia; credo che in questo contesto bisogna ribadire anche quello che magari qualcuno può pensare che sia scontato. Da questo punto di vista, oggi verrà licenziato il decreto-legge, ma è necessario che abbiamo chiarezza sui tempi per la realizzazione del porto offshore e sui progetti definitivi, perché Venezia ha aspettato troppo a lungo. Credo che non possiamo assolutamente proseguire con l'idea dell'approssimazione: questo è il punto vero. Torno a ripetere che occorre evitare che queste soluzioni transitorie rimangano definitive, con il rischio di confondere il traffico turistico, quello mercantile e quello industriale e con tutti i rischi che ciò comporta, e soprattutto di non tenere in debito conto l'impatto idrogeologico anche delle soluzioni transitorie, che a quel punto diventerebbero irreversibili. Servono quindi estrema prudenza e attenzione in tutti gli interventi necessari per il miglioramento dell'accessibilità. Penso che forse avremo necessità di altri decreti e interventi, ma da questo punto di vista è fondamentale provare davvero tutti insieme non a contrapporre valori, ma a mettere in campo una capacità progettuale e una visione che tengano conto dell'unicità di Venezia. È evidente che dobbiamo farcene carico in tutte le fasi di transizione (lo diciamo anche per quella verde): perché sia giusta, la transizione deve farsi carico di tutte le questioni sociali e occupazionali. Serviranno quindi altre risorse, ma già è stato fatto un buon primo passo in avanti con le risorse allocate nel decreto-legge in esame per aiutare le imprese e i lavoratori. Annuncio pertanto il voto favorevole dei senatori di Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi) . MALLEGNI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, abbiamo lavorato parecchio sulla questione di Venezia, come hanno ricordato i colleghi sia nella discussione generale sia nelle dichiarazioni di voto. Nelle settimane scorse c'è stato un altro provvedimento che ha interessato le Assemblee di Camera e Senato relativamente allo studio di fattibilità. Parto proprio da questo, dalla questione dell'ipotesi di un porto esterno alla laguna, il cosiddetto porto offshore . A tal proposito, credo che dobbiamo ribadire alcuni di concetti che per noi sono abbastanza chiari e, allo stesso tempo, inalienabili: il porto offshore sicuramente è importante, in particolare per la questione delle merci. Venezia è uno dei cosiddetti porti regolati: ha il Mose e tutta una serie di questioni che limitano la sua attività, come del resto è giusto che sia (più avanti lo vedremo). Avere un porto offshore è essenziale e importante per la questione delle merci. Poco più avanti abbiamo Trieste, che ha caratteristiche opposte a quelle di Venezia: ha tanto fondale e poco retroterra, mentre Venezia ha poco fondale e molto retroterra. L'impegno, da questo punto di vista, per noi è importante. Non vogliamo sentir parlare di un porto offshore che riguardi, per esempio, i passeggeri, altrimenti si entra in una questione che in queste settimane ha tenuto abbastanza banco. Permettetemi la battuta: perché non togliamo tutte le barche moderne da Venezia e torniamo a quelle a remi? Sarebbe una cosa importante. Possiamo poi impedire alle automobili di viaggiare sul Lido di Venezia e tornare ai carri trainati dai cavalli (facendo però comunque attenzione, perché poi c'è la questione dell'animalismo). Probabilmente dovremmo utilizzare qualche volontario che, come in Cina, trascina il carretto, ma anche in questo caso dovremmo stare attenti al tipo di persona da coinvolgere, perché si rischia di entrare in una questione di genere e così saremmo veramente rovinati. Dico questo perché abbiamo provato a trascinare le navi da crociera a remi, ma la collega Toffanin, che è veneta, mi dice che ci sono stati un po' di problemi. Anche in Puglia si è tentato, ma non vi è stata alcuna possibilità.