[pronunce]

che, invero, ad ulteriore sviluppo delle ragioni in precedenza addotte, deve, anzitutto, rilevarsi, in via di principio, che il problema della conformità a Costituzione di un sistema previdenziale che non contempli un meccanismo di adeguamento della base di computo del trattamento pensionistico non può prescindere, in ogni caso, dalla considerazione del complessivo quadro normativo in cui la norma censurata si colloca (sentenza n. 457 del 1998) e ciò, segnatamente, quando si tratti di un sistema connotato dall'autofinanziamento delle rispettive gestioni in una visione di mutualità di gruppo o categoriale; che, in particolare, quanto all'asserita lesione degli artt. 38, secondo comma, e 36 della Costituzione, va osservato che, nell'ambito di un regime previdenziale che adotta un sistema retributivo di calcolo della pensione di vecchiaia, qual è quello delineato dalla legge n. 12 del 1973, la garanzia della proporzionalità ed adeguatezza del trattamento pensionistico non esige, tuttavia, un intangibile rapporto di corrispondenza tra contributi versati e pensione (sentenze n. 307 del 1989 e n. 30 del 1976); che, peraltro, contrariamente a quanto reputa il rimettente, non può disconoscersi, ai fini della tutela assicurata dall'art. 38 della Costituzione, e per contrastare gli effetti negativi denunciati dall'ordinanza, il rilievo che assume, nel caso in esame, non solo il già ricordato istituto della contribuzione volontaria, ma, al tempo stesso, quello della perequazione automatica di cui alla disciplina contenuta negli artt. 9 e 10 della legge n. 160 del 1975, resa applicabile, nella specie, dall'art. 1 del d.l. n. 942 del 1977, convertito, con modificazioni, nella legge n. 41 del 1978; che, sempre al fine suddetto, risulta comunque decisiva la circostanza che gli iscritti all'Ente beneficiano del meccanismo della rivalutazione (art. 5, comma 6, della legge n. 233 del 1990 e art. 3 del decreto legislativo n. 503 del 1992) della base di computo del trattamento facente capo alla gestione speciale istituita presso l'INPS in base alla legge 22 luglio 1966, n. 213, che ha attribuito alla pensione ENASARCO natura integrativa del predetto trattamento (art. 29); che, quanto alla dedotta violazione dell'art. 3, primo comma, della Costituzione, non può non rammentarsi il consolidato orientamento della Corte, secondo il quale la comparazione tra regimi previdenziali diversi non vale di per sé a dimostrare la lesione del principio di eguaglianza (tra le molte, sentenza n. 61 del 1999), soprattutto se la prospettazione medesima, come nel caso di specie, si limiti ad evidenziare isolati elementi di disparità di trattamento e manchi di operare una globale comparazione tra i regimi previdenziali stessi (tra le altre, sentenze n. 345 del 1999 e n. 457 del 1998); che, comunque, il tertium comparationis evocato dal rimettente e cioè l'art. 6, ottavo comma, del d.l. 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, nella legge 11 novembre 1983, n. 638 - oltre a non contemplare un vero e proprio meccanismo di rivalutazione della base pensionabile per le gestioni assicurative INPS relative ai lavoratori autonomi, ma un coefficiente di adeguamento della pensione base - è stato abrogato dal comma 3 dell'art. 5 della legge n. 233 del 1990; che, pertanto, alla luce delle ulteriori considerazioni svolte, la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 della legge 2 febbraio 1973, n. 12 (Natura e compiti dell'Ente nazionale di assistenza per gli agenti e rappresentanti di commercio e riordinamento del trattamento pensionistico integrativo a favore degli agenti e rappresentanti di commercio), sollevata, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 36 e 38, secondo comma, della Costituzione, dal tribunale di Ravenna con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 maggio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vari Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 15 maggio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola