[pronunce]

che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto anche nel giudizio r.o. n. 128 del 2007, con atto depositato il 17 aprile 2007, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, manifestamente infondata; che anzitutto il rimettente, ad avviso della difesa erariale, avrebbe omesso ogni descrizione della fattispecie sottoposta al suo giudizio e qualunque argomentazione in ordine alla rilevanza della questione sollevata; che, quanto al merito, l'Avvocatura generale osserva come l'oblazione, nel procedimento penale avanti al giudice di pace, possa essere richiesta anche nella sede dibattimentale, prima che vengano definite le formalità di apertura, in una fase nella quale l'imputato è necessariamente assistito da un difensore tecnico, di talché la mancanza di uno specifico avviso nell'atto di vocatio in iudicium non pregiudicherebbe l'esercizio in tempo utile della relativa facoltà; che dunque sarebbe privo di pertinenza il riferimento alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 555 cod. proc. pen. , posto che nel modello originario del procedimento pretorile la possibilità di accesso all'oblazione si esauriva prima del dibattimento, e dunque prima di una occasione «necessaria» di contatto tra l'imputato ed il difensore; che l'Avvocatura generale ricorda, da ultimo, come la Corte costituzionale abbia già valutato positivamente tali argomenti, dichiarando manifestamente infondata, anche in tempi recenti, una questione analoga a quella sollevata dal rimettente (è citata l'ordinanza n. 27 del 2007). Considerato che il Giudice di pace di Bianco solleva, con le ordinanze indicate in epigrafe, in relazione all'art. 24 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 2, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), nella parte in cui non prevede che il decreto di citazione a giudizio avanti al giudice di pace debba contenere l'avviso per l'imputato della possibilità di proporre domanda di oblazione; che, data l'identità di oggetto delle questioni, può essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che – a prescindere dalle specifiche cause di inammissibilità che segnano alcuni dei provvedimenti in esame – tutte le ordinanze di rimessione mancano di una sufficiente descrizione delle concrete fattispecie sottoposte a giudizio (ex multis, ordinanze nn. 426 e 308 del 2007), ed inoltre difettano di adeguata motivazione sia con riguardo alla rilevanza della questione nei procedimenti a quibus sia in relazione alle ragioni del contrasto tra la disciplina censurata ed il parametro costituzionale invocato (da ultimo, ordinanza n. 14 del 2008); che, pertanto, le questioni sollevate sono manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 2, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevate, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Bianco, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 marzo 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 marzo 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA