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Il libro spesso è frutto di un innamoramento: un libro magari ci ha cambiato la vita e noi lo portiamo nel nostro cuore, negli anni, nella nostra formazione e nella nostra identità. Non c'è nessuna contrapposizione tra libri digitali e libri cartacei, le due cose devono stare insieme, sono complementari. Bisogna aiutare sicuramente tutta l'editoria e bisogna aiutare le librerie, valorizzare le biblioteche. Pensate a quante piccole librerie sono state chiuse in questi anni. Diceva bene prima il Ministro: una libreria in un territorio, in un Comune, è un presidio di sicurezza, di aggregazione, è un presidio culturale fondamentale per la crescita di una comunità. Occorre pertanto favorire provvedimenti che abbiano la capacità e la forza di fare quello che vogliamo fare con questa legge, pensando anche alle detrazioni fiscali per le famiglie nell'acquisto dei libri, alla carta del docente, alla 18app, all'implementazione del tax credit per le librerie e a un mercato che, inevitabilmente, sempre più complesso e complicato, necessita del mantenimento di un pluralismo distributivo. Leggere, quindi, è tutto questo e, soprattutto, non ci rende soli. Non porta alla solitudine; non porta all'individualismo. È un patto anche generazionale. Ci sono poi anche delle bellissime buone pratiche e iniziative, che stanno nascendo in tanti piccoli Comuni. Di qualche settimana fa è l'iniziativa di quel sindaco che ha pensato, per esempio, di non far pagare le tasse comunali a chi apre una libreria nel suo Comune; penso che questa sia una delle tante belle iniziative, proprio perché la lettura e il libro sono cura della mente. Bene, quindi, un piano nazionale di azione per la promozione della lettura anche nella scuola. Incentivi fiscali, dunque, e patti locali per la lettura; ogni anno una Capitale del libro per incentivare i nostri Comuni; digitalizzazione per assicurare l'accesso più ampio possibile al patrimonio culturale e alla sua libera fruizione: sono solo alcuni punti principali, che però riteniamo davvero importanti anche nelle modifiche che necessariamente si devono adottare alla legge Levi, che ormai è del 2011, perché evidentemente il Paese e soprattutto il mercato sono cambiati. C'è poi un altro aspetto non secondario: così come abbiamo fatto con la donazione del cibo, possiamo fare, attraverso questa legge, anche la donazione dei libri. Penso, ad esempio, a donare i testi alle biblioteche delle carceri - anche questo è un modo di fare inclusione sociale - e a tante altre promozioni importanti che si adotteranno con questo piano, come per esempio la scontistica, ovviamente non nel mese di dicembre, ma negli altri mesi, allorquando le case editrici potranno offrire degli sconti sui libri. Insomma, è un primo passo che noi consideriamo importante, in una società che ha bisogno di ritrovare unità e ha bisogno di essere meno divisa, meno frammentata; soprattutto, ha bisogno di buona cultura e di memoria storica, perché questo è un Paese che necessita di ritrovare le sue radici, che lo hanno fatto sempre essere grande nel mondo. Quindi, ben venga questa legge e ben venga che, anche dal Senato, possa esserci un voto unitario su una legge che davvero può aiutare tutti nella promozione della lettura e, quindi, della cultura. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Steger) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, noi di Fratelli d'Italia siamo sempre stati particolarmente sensibili e preoccupati dalla disoccupazione intellettuale che, purtroppo, attanaglia soprattutto i nostri giovani. Non vorrei scomodare monsieur Lapalisse dicendo che la lettura è uno strumento straordinario per conseguire la conoscenza, ma i dati che ci vengono dall'indagine Istat ci forniscono un quadro assolutamente disastroso, molto preoccupante, che ci lascia pensare che sconteremo gravi danni, soprattutto per il futuro, in termini di qualità della nostra società. Per questi motivi, sin dall'inizio della legislatura abbiamo depositato una proposta di legge. Voglio in merito ringraziare i colleghi della Camera, gli onorevoli Paola Frassinetti e Federico Mollicone, perché molti dei contenuti che oggi noi ritroviamo in questo testo erano già presenti in quanto auspicato in quella proposta di legge. Lo dicevano i colleghi che mi hanno preceduto: i dati sono veramente molto preoccupanti, perché tradiscono un ritardo della nostra Nazione rispetto alle altre realtà europee. Addirittura, negli ultimi vent'anni abbiamo conosciuto un ulteriore arretramento giungendo al dato del 60 per cento di italiani che non legge libri. Se andiamo ad approfondire questo rapporto, troviamo ulteriori motivi di preoccupazione, come il fatto che anche per quanto riguarda questo aspetto c'è un divario notevole tra il Mezzogiorno (dove legge libri appena un cittadino su tre) rispetto al Nord-Est del Paese (dove legge libri un cittadino su due). Il dato che il consumo culturale è appannaggio principalmente dei ceti abbienti è un altro motivo che deve porre all'attenzione di chi si ritiene classe dirigente di una Nazione il tema dell'accesso al consumo culturale. I lettori che dichiarano di leggere più di tre libri all'anno sono appena l'85 per cento, mentre soltanto il 13 per cento legge più di un libro al mese, i cosiddetti lettori forti, che sono rappresentati principalmente dagli uomini con un'età superiore ai cinquantacinque anni e - ulteriore nota di merito per le donne - dalle donne di tutte le età. L'Italia vive quindi questa situazione che crea mancanza di consapevolezza nel vivere le sfide della contemporaneità, circostanza che si ripercuote anche nella qualità della nostra democrazia. Necessita fortemente una politica culturale per allargare il perimetro sociale dei lettori ampliando un mercato in cui editori e librai possano prosperare. Nel 2017 gli editori attivi erano 1.459, divisi in piccoli, medi e grandi: l'85 per cento di tali editori pubblica meno di 85 opere all'anno; il 31 per cento sono medi editori, cioè coloro che pubblicano dalle undici alle cinquanta opere l'anno; appena il 15 per cento è costituito da grandi editori. Noi di Fratelli d'Italia ci sentiamo particolarmente vicini ai piccoli e medi editori, alle librerie indipendenti, ai librai, cioè a tutti quei soggetti il cui fatturato è soprattutto il risultato di una passione: passione per la cultura, che è quel frammento di eternità che ci aiuta a vivere. Pertanto, così come abbiamo fatto nelle votazioni che riguardavano gli articoli del provvedimento, ci riteniamo particolarmente soddisfatti delle misure che vengono individuate. Penso per esempio al Piano nazionale di azione per la promozione della lettura, ai patti locali per la lettura, al conferimento del titolo di Capitale italiana del libro ogni anno ad una città, alla promozione della lettura nelle scuole, alle misure per il contrasto alla povertà educativa e culturale, all'esclusione dell'IVA dalle cessioni gratuite di libri, a quanto previsto in materia di prezzi e alla creazione dell'albo delle librerie di qualità.