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Disposizioni in materia di lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari. Onorevoli Senatori . – L'assistenza alle persone non autosufficienti costituisce una delle sfide più importanti che il nostro Paese è chiamato ad affrontare. La definizione di una politica nazionale rivolta alle persone non autosufficienti deve diventare una grande priorità dell'agenda pubblica, con l'obiettivo di determinare i livelli essenziali delle prestazioni da garantire e di definire una strategia organica di rafforzamento del sistema di sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie. Il presente disegno di legge intende rafforzare gli strumenti di agevolazione fiscale a favore delle famiglie che si avvalgono della collaborazione di un'addetta all'assistenza personale (cosiddetta « badante ») o che acquistano il servizio da imprese che ne organizzano la fornitura (come l'operatore di aiuto) nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, contribuendo anche all'emersione di forme di irregolarità nella conduzione dei rapporti di lavoro. Il fenomeno degli anziani non autosufficienti è destinato a crescere in connessione al progressivo invecchiamento della popolazione. Secondo l'ISTAT, al 1° gennaio 2017 gli ultrasessantacinquenni erano il 22,3 per cento della popolazione, pari a 13 milioni e mezzo contro gli 11,7 milioni del 2007, con un incremento del 15,6 per cento. L'ISTAT prevede che nel 2030 gli italiani over 65 saranno 16,3 milioni (il 27,1 per cento della popolazione totale). La forte presenza tra gli anziani di patologie cronico-degenerative e il dolore fisico che spesso le accompagna condizionano notevolmente le normali attività quotidiane comportando una progressiva riduzione nell'autonomia. Secondo l'indagine dell'ISTAT sulle condizioni di salute degli anziani (dati 2015) l'11,2 per cento degli anziani (1.400.000 persone) riferisce gravi difficoltà in almeno un'attività di cura della persona. Si tratta in gran parte di ultrasettantacinquenni (1.200.000): in questa fascia di età un anziano su cinque ha tali difficoltà. Per quanto riguarda le attività quotidiane strumentali di tipo domestico, l'ISTAT stima che complessivamente il 30,3 per cento degli anziani (circa 4 milioni) ha gravi difficoltà a svolgerle, una percentuale che sale al 47,1 per cento dopo i 75 anni. In questo contesto, come evidenzia il sesto rapporto del Network non autosufficienza (NNA) sull'assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia, il sistema di interventi pubblici di Long-Term Care (LTC ) è largamente insufficiente e la spesa è in diminuzione (dall'1,28 per cento del prodotto interno lordo nel 2011 all'1,13 per cento nel 2016). La copertura dell'assistenza domiciliare integrata è in lieve aumento ma con un limitato numero di ore di assistenza per utente; il servizio di assistenza domiciliare è in declino già da diversi anni e anche l'assistenza in presìdi residenziali è in diminuzione. È invece in crescita la spesa dei comuni per servizi sociali destinati agli anziani. Buona parte dell'assistenza agli anziani non autosufficienti è delegata di fatto ai pazienti stessi e alle loro famiglie, attraverso il ricorso all'assistenza informale dei familiari ( caregiver ) o al pagamento di servizi privati di cura (assistenti familiari cosiddette badanti e servizi di assistenza privati out-of-pocket ). L'ISTAT, nella sua indagine sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, ha stimato in 3,3 milioni le persone tra i 15 e i 64 anni che si prendono cura di adulti, inclusi anziani, malati e disabili (dati del 2010). Tra queste, il 63,4 per cento sono donne. Il numero dei caregiver familiari è in progressiva diminuzione, in relazione ai mutamenti nella struttura delle famiglie e della società. Più complessa è la quantificazione del fenomeno delle assistenti familiari. Secondo l'Osservatorio sui lavoratori domestici dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), nel 2016 le badanti regolari erano 379.046 (23,1 per cento rispetto al 2011), per il 92,8 per cento donne e per l'80,2 per cento di cittadinanza straniera. Le stime più recenti dell'intero universo delle badanti lo valutano in 830.000 unità, di cui il 90 per cento straniere e solo il 43,5 per cento in regola dal punto di vista contrattuale (ma in sei casi su dieci dichiarando ore inferiori a quelle effettivamente prestate). La diffusa irregolarità è legata a una reciproca convenienza: le famiglie pagano meno e sono libere da vincoli, mentre le badanti rinunciano a garanzie e tutele in cambio di paghe più elevate. I costi di questo welfare informale sono molto onerosi per i bilanci familiari. Attualmente a fronte delle ingenti spese sostenute per il lavoro di cura privato le agevolazioni fiscali previste per le famiglie sono assai limitate. Il costo annuo di un'assistente familiare non formato per persone non autosufficienti, assunta secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro per il lavoro domestico, livello C super per 54 ore settimanali, è pari a 15.904 euro, contributi sociali compresi. A questo ammontare vanno aggiunte le spese per vitto e alloggio. Attualmente tutti i contribuenti hanno diritto a dedurre dal reddito imponibile ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) i contributi obbligatori previdenziali e assistenziali per le assistenti familiari fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. Dal 2007 è inoltre prevista – ai sensi dell'articolo 15, comma 1, lettera i-septies), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 – per i contribuenti il cui reddito complessivo non ecceda 40.000 euro la detrazione dall'IRPEF del 19 per cento dall'imposta lorda di un importo non superiore a 2.100 euro delle spese sostenute per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana. Il rafforzamento della detrazione dall'IRPEF per le badanti ridurrebbe i rilevanti oneri che oggi gravano sulle famiglie, destinati a crescere in relazione all'invecchiamento della popolazione; comporterebbe una significativa emersione del lavoro irregolare, la creazione di occupazione aggiuntiva e l'innalzamento del livello di professionalità del settore; amplierebbe la partecipazione al mercato del lavoro delle donne, che oggi sostengono gran parte dell'impegno di assistenza informale ai familiari anziani, malati e disabili. Per tutte le motivazioni esposte è necessario ampliare la portata dell'agevolazione dell'IRPEF, aumentando: a) la spesa detraibile da 2.100 a 15.000 euro (un livello simile alla retribuzione lorda contrattuale di una badante a tempo pieno); b) l'aliquota della detrazione dal 19 al 30 per cento; c) il limite di reddito da 40.000 a 55.000 euro (la soglia massima del terzo scaglione dell'IRPEF). Infine per garantire uno standard di competenze e di formazione, si istituiscono dei corsi obbligatori propedeutici all'iscrizione nei registri regionali.