[pronunce]

che, alla stregua delle osservazioni che precedono - e altresì del fatto che le deduzioni del giudice rimettente riferite a parametri costituzionali ulteriori (artt. 13 e 25 della Costituzione) non rivestono autonomo rilievo, essendo invocati anch'essi all'interno della complessiva censura di eccessività e sproporzione della sanzione penale a fronte di una condotta asseritamente "indifferente" -, non essendovi motivo di discostarsi dalle conclusioni raggiunte nelle decisioni richiamate, la questione di costituzionalità sottoposta al giudizio di questa Corte deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 30 e 31 della legge 13 settembre 1982, n. 646 (Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57, e 31 maggio 1965, n. 575. Istituzione di una commissione parlamentare sul fenomeno della mafia), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 13, primo comma, 25 e 27, primo e terzo comma, della Costituzione, dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Caltanissetta, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 18 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola