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Umberto Eco diceva che ogni traduzione in fondo è un tradimento e sul gioco delle parole delle traduzioni abbiamo sentito un pezzo dell'argomentazione di pochi minuti fa, perché è patrimonio, identità, heritage . Di cosa stiamo discutendo? Il concetto di heritage , in realtà, nella lingua inglese è molto chiaro: non si tratta di mettere un'etichetta o un'altra davanti al testo. Il lavoro prezioso che è stato fatto dalla Commissione affari esteri ha cercato di chiarire il concetto, recependo anche alcune delle osservazioni intelligenti fatte e andando a individuare il punto di equilibrio con la nostra Carta costituzionale, che tra l'altro - è tautologico - rimane superiore a ogni altra normativa e figurarsi alla ratifica di una Convenzione internazionale. Ma questo non dovrei neanche spiegarlo, perché non è mia materia. Il collega Briziarielli ha ricordato di essere umbro, lo sappiamo bene. Ebbene, mi chiedo cosa avrebbe detto San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, delle parole che abbiamo ascoltato. Temo che quella islamofobia sarebbe stata scagliata contro di lui, dato che San Francesco incontrò il Saladino. È vero che il nostro patrimonio culturale è molto precedente e viene da un lungo passato antecedente l'approvazione della Costituzione, ma proprio per questo esso ci spiega quali sono le relazioni profonde che appartengono a un passato antico, che attraversano il Mediterraneo e fanno sì che la cultura greca e romana e lo stesso Aristotele arrivino fino a noi passando attraverso le coste della Libia, della Tunisia e dell'Algeria. Quindi, quando parliamo di tradizione, cultura e difesa dell'identità dobbiamo avere almeno una vaga idea di ciò di cui stiamo parlando. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU) . Infatti, non nasce nel prato di Pontida e sicuramente non indossa gli elmi con le corna. Non so se anche in Umbria hanno iniziato a mettere gli elmi dei vichinghi, oppure si ricordano che sono la terra e la culla di San Francesco d'Assisi, perché qui sta la differenza. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU) . Quindi - me lo faccia dire, collega - il suo intervento è stato straordinario perché ha argomentato molto bene le ragioni per cui non solo non dobbiamo rinviare la ratifica in oggetto, ma è urgente impegnarsi per recuperare il patrimonio culturale dell'Italia e rieducare una parte del Paese e anche di questo Parlamento in merito alla nostra tradizione culturale che è anzitutto dentro ciascuno di noi e che dobbiamo difendere. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, le parole del collega della Lega sono veramente incomprensibili, soprattutto dopo aver ascoltato la relazione del collega Alfieri. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Peraltro, vorrei ricordare al collega della Lega che la Convenzione in esame, fra le altre cose, va proprio a valorizzare le tradizioni culturali degli Stati e anche i dialetti locali, che dovrebbero essere temi cari ai colleghi della Lega. Veniamo ora al merito. Vorrei ringraziare i colleghi Marcucci e Montevecchi e il relatore Alfieri per quello che hanno detto. La Convenzione è uno strumento innovativo che può stabilizzare ancora di più e determinare processi di pace in luoghi che in questo momento non sono troppo tranquilli. Si tratta di uno strumento che va a valorizzare il patrimonio culturale, storico e identitario, nonché la conoscenza e che, quindi, va ad aiutare ancor di più i rapporti tra gli Stati e a sostenere il patrimonio del presente e del futuro. (Brusio). Signor Presidente, faccio veramente fatica a parlare, perché c'è un rumore infernale. PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi: fate un po' di silenzio. Prego, senatrice Sbrollini. SBROLLINI (IV-PSI) . Grazie, signor Presidente. La Convenzione in esame rientra pienamente nell'ambito della tutela dei diritti umani, così come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Ben 18 Nazioni hanno provveduto alla ratifica, mentre molte altre, come noi, purtroppo, cercano di farlo già da un anno e mezzo. Quindi, le motivazioni per procedere finalmente alla ratifica e all'esecuzione della Convenzione in esame ci sono tutte e corrispondono esattamente all'esigenza di valorizzare e promuovere il rapporto di stabilizzazione e pacificazione tra i Paesi. La Convenzione rappresenta un elemento forte per aiutare ad avere rapporti migliori tra gli Stati, alimentando e attivando una diplomazia culturale. Io credo che per tutte queste ragioni sia necessario andare avanti oggi, cercando di superare ideologie e pretesti assolutamente assurdi. Per tali motivi, il Gruppo Italia Viva-PSI ritiene assolutamente utile procedere oggi alla ratifica della Convenzione in esame. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE . Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale, presentata dal senatore Romeo e da altri senatori (QP1). (Segue la votazione). Il Senato non approva. ( v. Allegato B ). Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione sospensiva, presentata dal senatore Romeo e da altri senatori (QS1). (Segue la votazione). Il Senato non approva. ( v. Allegato B ). CORRADO (M5S) . Signor Presidente, fumoso e pasticciato sono i primi due aggettivi che associo al testo della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore dell'eredità culturale per la società, che, firmata dall'Italia nel 2013, oggi questa Camera si appresta a ratificare con il voto favorevole, tra gli altri, del MoVimento 5 Stelle. Fumoso e pasticciato, torno a ripeterlo, colleghi; e aggiungo retorico. Lo penso, nonostante i correttivi di buon senso che la senatrice Montevecchi ha fatto apportare in extremis alla Commissione affari esteri e di cui le va dato merito, a garanzia del lavoro dei professionisti del settore cultura, messo a rischio obiettivamente dall'indiscriminata apertura al volontariato che un'applicazione incauta della Convenzione di Faro potrebbe favorire. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,53) ( Segue CORRADO). Essa impegna infatti lo Stato ad accrescere nel cittadino la consapevolezza del potenziale economico dell'eredità culturale e a servirsene evidentemente in una logica economica. Volontariato - dicevo - che in Italia nel campo dei beni culturali è già oggi abusato, travisato e distorto, in quanto surroga il pubblico invece di coadiuvarlo. Il tema resta dunque spinosissimo e proprio la sua urgenza e delicatezza, poiché la ratifica espone comunque il Paese, a mio avviso, al pericolo concreto di accentuare la problematicità del quadro attuale, mi obbligano a parlare in sostanza in dissenso dal mio Gruppo.