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Noi con estrema serietà e accortezza verificheremo che il decreto legislativo sia coerente non solo con gli indirizzi che abbiamo dato nella delega, ma anche con l'obiettivo che noi tutti dobbiamo avere, che è quello di avere infrastrutture, servizi e forniture che siano a tutela dell'interesse generale, dell'azione dei cittadini e delle piccole e medie imprese che tanto abbiamo voluto tutelare e non di altri interessi e tendano a non far vincere la finanza sull'economia. Noi continueremo a vigilare affinché il Governo lo faccia e siamo sicuri che lo farà. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, dopo una settimana elettorale, dopo un momento che quasi non ci apparteneva più, ossia il confronto con gli elettori, dovremmo aver riscoperto un valore della democrazia, e cioè proprio il confronto con gli elettori, e dovremmo quindi aver appreso anche un patrimonio di rispetto reciproco, che - ci si augurerebbe sempre quando si ha un po' di ottimismo - dovrebbe anche migliorare i lavori parlamentari e ridare dignità al Parlamento, che purtroppo invece non solo l'ha persa, ma ultimamente non cerca neanche di riconquistarla. Spiegherò questo punto. Proprio in un contesto di questo tipo dobbiamo ascoltare nelle ultime ore - mi rivolgo con rispetto ai tanti colleghi stimati del Partito Democratico - le parole non certo di un consigliere comunale, ma di un'importante parlamentare del Partito Democratico, la responsabile esteri, l'onorevole Quartapelle in Martelli, la quale, riferendosi a Fratelli d'Italia e alla sua leader Giorgia Meloni, ha parlato del «rantolo della Meloni». Ricordo che nei dizionari - basta aprirli - con la parola «rantolo» si intende il respiro ansimante di una persona agonizzante. Ha aggiunto addirittura - e magari, se non chiarisce immediatamente, ne risponderà anche di fronte alla legge - che quello considerato oggi il primo partito italiano farebbe parte di una internazionale finanziata dalla Russia. Signor Presidente, io che credo nelle regole democratiche, nel rispetto dei cittadini e degli elettori e nella collaborazione tra le forze politiche, mi attendo immediatamente delle parole da parte del Partito Democratico che chiariscano esattamente se le farneticazioni della signora Lia Quartapelle in Martelli appartengono a lei o al Partito Democratico. PRESIDENTE . Senatore De Bertoldi, perdoni la mia interruzione. Due sono le questioni alle quali desidero richiamarla, fermo restando che ci sono sempre gli interventi non iscritti all'ordine del giorno della seduta. La prima è attenersi all'ordine del giorno; la seconda questione, ferma restando comunque la vis polemica, è che stiamo parlando di una parlamentare, per cui la Presidenza ritiene di doverla richiamare anche sulle sottolineature di rapporti di coniugio. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, io non credo di aver offeso l'onorevole Quartapelle quanto lei ha offeso la destra italiana, Giorgia Meloni e gli elettori di quello che oggi è il primo partito italiano. Quindi, mi scuso se aver nominato il marito dell'onorevole Quartapelle sia stato ritenuto poco consono, per cui lo ritiro e la richiamo Lia Quartapelle, onorevole del Partito Democratico. Mi rivolgo però al Partito Democratico e chiedo un'attestazione di chiarezza nei confronti di Fratelli d'Italia, perché non accettiamo simili atteggiamenti nei nostri confronti. (Commenti). Io parlo in Aula quanto voglio. Mi rivolgo a un partito politico che è rappresentato dall'onorevole Quartapelle. Lei farebbe meglio ad astenersi. PRESIDENTE . Il senatore Airola interviene se gli viene data la parola e sull'ordine dei lavori. Senatore De Bertoldi, lei comunque ha già evidenziato un punto non iscritto all'ordine del giorno, ha, detto quello che intendeva dire e, quindi, adesso le chiederei di attenersi all'argomento all'ordine del giorno. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, certamente, ma costruire un percorso di collaborazione vuol dire anche richiamare il rispetto reciproco delle forze politiche. È per questo che ho voluto sottolineare questo passaggio. PRESIDENTE. Abbiamo inteso. Adesso lei rispetti l'Assemblea attenendosi all'ordine del giorno. DE BERTOLDI (FdI) . Non c'è dubbio. Parliamo di un'ulteriore riforma - così la vogliono chiamare - del cosiddetto Governo dei migliori, che purtroppo e sottolineo purtroppo - è ancora una volta l'ennesima riforma al ribasso. Credo che nessuno nella cosiddetta maggioranza, e tantomeno tra i parlamentari di opposizione, sia soddisfatto delle riforme che abbiamo avuto fino ad oggi - e penso alla cosiddetta riforma della concorrenza, alla riforma fiscale che non sta nemmeno muovendosi, a questa riforma del codice degli appalti e dei contratti pubblici - perché non sono riforme. Sono piccoli compromessi - qualcuno leggermente migliorativo, qualcun altro assolutamente inutile, qualcun altro addirittura dannoso - che non portano nulla al nostro Paese. Io parlo di queste cose con i colleghi professionisti, con le imprese, con coloro che si trovano tutti i giorni a doversi confrontare su temi come il massimo ribasso o l'offerta economicamente più vantaggiosa. Voglio ricordare, ad esempio, che, benché il passaggio dal massimo ribasso all'offerta economicamente più vantaggiosa risalga addirittura al 2016, e quindi a qualche anno fa, il dato di fatto, che è stato ben presentato nei giorni scorsi Inarcassa, ossia dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli architetti e ingegneri, è che ancora oggi gran parte delle commissioni di gara penalizzano il concetto di offerta economicamente più vantaggiosa e, di fatto, si arriva ancora all'aggiudicazione sulla base di ribassi del 40-50 per cento. In termini di punteggio il peso della componente relativa all'offerta economicamente più vantaggiosa è nettamente inferiore al peso specifico del ribasso. Questa era l'occasione per esprimere una parola chiara, per dare dei riscontri chiari su questi passaggi; e invece anche su questo poco o nulla. Quando parliamo di massimo ribasso, penso anche ai numeri. Per citare qualche numero, voglio ricordare che i progetti ultimati in ritardo, quei progetti che tanto ci costano da tutti i punti di vista, quando ci si riferisce alla realtà aggiudicate col "basso" ribasso, sono il 34 per cento; quando invece si hanno con il massimo ribasso, arriviamo al 66 per cento e, quindi, al doppio. Il numero dei contenziosi - e sappiamo cosa ciò significhi anche in termini di costi per le nostre comunità - laddove c'è il massimo ribasso, passa dal 13 all'88 per cento, per cui cresce di quattro o cinque volte. Cosa voglio dire con questo? Avevamo - soprattutto avevate, come maggioranza - l'occasione di incidere pesantemente attraverso questo testo su elementi di questo tipo. Avevate l'occasione di modificare radicalmente, inequivocabilmente e invece continuate su una strada tracciata, che non ha portato grandi risultati, nonostante la "riforma" del 2016.