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Atto n. 4-05144 DE BONIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche, in riferimento alla promozione dei prodotti DOP e IGP in Cina, è fortemente preoccupata a causa di una recente richiesta che sembra essere stata avanzata dalle autorità cinesi, in virtù di una legge del 2017 nei confronti delle organizzazioni no profit , tra le quali figurerebbero anche i consorzi di tutela, di dotarsi di un rappresentante legale nella Repubblica popolare cinese per svolgere le normali attività, ovvero, per i consorzi di tutela, l'attività di promozione; tale richiesta sarebbe in contrasto con l'accordo tra l'Unione europea e il Governo della Repubblica popolare cinese sulla cooperazione in materia di indicazioni geografiche e sulla loro protezione, entrato in vigore il 1° marzo 2021, che tutela nel Paese asiatico 100 prodotti DOP e IGP dell'Unione europea, di cui 26 sono specialità made in Italy ; l'accordo tutela dalle imitazioni e dalle usurpazioni circa 200 denominazioni d'origine e indicazioni geografiche europee e cinesi, riferite in gran parte a prodotti agroalimentari. L'Italia, con i suoi 26 prodotti tutelati, è il Paese europeo più rappresentato nell'elenco delle specialità comprese nell'accordo; gli ostacoli che frappone la Cina alla promozione dei prodotti DOP e IGP mettono a rischio l'attività di promozione da parte dei consorzi di tutela italiani, con conseguenti aumenti dei costi; il presidente di "Origin Italia", che appunto promuove le indicazioni geografiche, ha affermato che se dovesse essere confermato questo cambiamento di disciplina i consorzi di tutela rischierebbero di subire un'interruzione repentina delle attività promozionali in territorio cinese, con gravi ripercussioni in termini di visibilità del made in Italy ed esacerbando una situazione già critica a causa dei gravi danni riconducibili alla pandemia da COVID-19, che hanno colpito principalmente le attività promozionali dei consorzi come fiere ed esposizioni, essenziali per la crescita e la tutela delle indicazioni geografiche; tale decisione, oltre ad oberare i consorzi di ulteriori incombenze e costi da sostenere ancora non chiari, potrebbe anche ledere l'autonomia delle iniziative consortili operanti in territorio cinese, allungarne le tempistiche e creare un vuoto nella tutela e nella promozione delle indicazioni geografiche; data la rilevanza della materia, Origin Italia si è attivata sin da subito al fine di ottenere informazioni più dettagliate per vie brevi presso il Ministero politiche agricole alimentari e forestali e presso l'Agenzia ICE, senza tuttavia riuscire ad avere risposte chiare in merito; considerato che: il 17 marzo, in audizione alla 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato, è stato sottolineato e richiesto dal presidente di Origin Italia anche di prevedere un plafond nel piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) dedicato al sistema delle DOP e IGP; un sistema collaudato che sia in grado di sviluppare progetti subito cantierabili per almeno 500 milioni di euro, con ricadute dirette di almeno 20.000 posti di lavoro e conseguenze positive dal punto di vista ambientale nell'ottica di una transizione ecologica del Paese; il sistema delle DOP e IGP, infatti, vale 16,9 miliardi di euro, con 180.000 operatori e 285 consorzi di tutela, per questo è necessario che il PNRR possa procedere in modo spedito, "coerente" negli obiettivi ed "efficace" nella possibilità di coinvolgere in poche settimane le filiere interessate nella progettazione degli interventi, degli investimenti, dei fabbisogni di finanza propria e di quelli di derivazione del piano stesso; grazie alle caratteristiche proprie del sistema delle indicazioni geografiche è possibile programmare la realizzazione di progettualità che possano coinvolgere contemporaneamente più prodotti DOP e IGP, nonché raggruppare sotto la stessa macro-progettualità più obiettivi delle componenti di intervento del piano. In particolare, Origin Italia auspica la pubblicazione di un bando con i criteri di dimensione massima di spesa correlata alla dimensione economica della singola DOP o IGP, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano dare chiarimenti su quanto avanzato dalle autorità cinesi, in evidente contrasto con l'accordo siglato il 21 marzo e quali siano le misure che intendano mettere in atto per modificare la disciplina dei consorzi di tutela delle indicazioni geografiche nella Repubblica popolare cinese; se ritengano utile prevedere uno stanziamento dedicato al sistema delle DOP e IGP nel PNRR, sistema in grado di sviluppare progetti immediatamente cantierabili, con un ritorno notevole per le aziende e l'economia del Paese in termini di infrastrutture, formazione, occupazione, sviluppo rurale ed entrate di natura economica. Atto n. 4-05145 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: i prezzi dei prodotti alimentari nel carrello della spesa, soprattutto in questo periodo di pandemia, crescono con aumenti che arrivano all'1,9 per cento per la verdura, fino al 4 per cento per la frutta. Tuttavia nei campi vi è una speculazione al ribasso, con i carciofi sottopagati nei campi della Puglia, dove non sono stati colpiti solo dal maltempo ma anche dall'invasione di prodotti provenienti da Egitto e Tunisia; le statistiche dell'ISTAT, pur assegnando all'Italia la posizione di leader mondiale nella produzione di carciofi (si coltiva un terzo del totale mondiale), sottolineano le criticità del settore. L'Italia, infatti, è solo quarta tra i Paesi esportatori dietro a Spagna, Egitto e Tunisia e proprio i due Paesi africani stanno aggredendo in modo massiccio il mercato italiano con il loro prodotto. Emerge, così, da dati ISTAT relativi all'andamento dell'inflazione a dicembre, un aumento dei prezzi alimentari dello 0.8 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre si assiste ad una grave speculazione nei campi, dove il prezzo del carciofo brindisino, per esempio, è crollato al di sotto dei 15 centesimi; i carciofi egiziani e tunisini sono facilmente riconoscili perché tutti perfettamente standardizzati, con i gambi della medesima lunghezza, deprivati di foglie e calibro uguale per ogni capolino. Le importazioni di carciofi provenienti da Egitto, Marocco e Tunisia nei porti di Bari, Brindisi, Genova, Gioia Tauro e Manfredonia inquinano il mercato, immettendo prodotto di scarsa qualità a prezzi stracciati e non manca il rischio che gli imprenditori agricoli possano decidere di non provvedere più alla loro raccolta, ritenendo poco remunerativa tale attività; il comparto avrebbe bisogno di una seria programmazione per uscire dal momento di difficoltà e, nel contempo, andrebbe assicurata la possibilità ai consumatori di acquistare prodotto locale che, non essendo soggetto a lunghi tempi di trasporto, è garanzia di freschezza e genuinità uniche.