[pronunce]

Umbria n. 5 del 2014 «oltre che [...] dell'art. 21-nonies» della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi); - l'ente locale aveva così fatto «retroattivamente rivivere la deliberazione di adozione» del PRG e sulla base di questa, ai fini tributari, aveva ritenuto sussistente l'edificabilità posta a base degli atti di accertamento impugnati. 1.3.- In punto di rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale, il giudice rimettente afferma che la delibera comunale di sanatoria è diretta applicazione della norma censurata, in difetto della quale l'area di proprietà dei contribuenti sarebbe non edificabile e, dunque, non assoggettabile all'imposta comunale sugli immobili per l'annualità in controversia. Non vi sarebbero, inoltre, fondati motivi di impugnazione con priorità logico-giuridica, avendo in particolare la sentenza di primo grado respinto le doglianze di nullità della notifica degli atti impositivi. Il giudice a quo esclude altresì di poter immediatamente ricorrere al potere di disapplicazione della delibera n. 10 del 2014, quale atto generale presupposto del potere impositivo comunale, secondo quanto previsto dall'art. 7, comma 5, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413): l'atto comunale sarebbe, infatti, strettamente applicativo dell'art. 22 della legge reg. Umbria n. 5 del 2014 di cui il rimettente ritiene pregiudiziale la verifica di legittimità costituzionale, in difetto della possibilità di una lettura costituzionalmente orientata in considerazione dell'univoco tenore letterale. 1.4.- In punto di non manifesta infondatezza, l'ordinanza di rimessione denuncia, in primo luogo, il contrasto dell'art. 22 con l'art. 117, terzo comma, Cost. in relazione all'art. 89 t.u. edilizia. Il giudice a quo deduce che la norma censurata soffre dello stesso profilo di illegittimità costituzionale riscontrato dalla sentenza n. 68 del 2018 di questa Corte in relazione agli artt. 28, comma 10, e 56, comma 3, della legge della Regione Umbria 21 gennaio 2015, n. 1 (Testo unico governo del territorio e materie correlate). Tali disposizioni normative, similmente, prevedevano che il parere di compatibilità sismica sugli strumenti urbanistici generali e attuativi fosse di competenza del comune e ciò in palese violazione del principio fondamentale della materia posto dall'art. 89 t.u. edilizia, secondo cui tale valutazione spetta all'ufficio tecnico regionale. Rammenta, ancora, il rimettente che il Consiglio di Stato, con la recente sentenza della quarta sezione, 2 luglio 2021, n. 5078, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, ancora per contrasto con il suddetto parametro interposto, dell'art. 24, comma 9, della legge reg. Umbria n. 11 del 2005 che similmente attribuisce al comune, e non alla regione, la competenza ad esprimere il parere di compatibilità sismica con riguardo al piano attuativo. La disposizione censurata, inoltre, si discosterebbe dall'art. 89 t.u. edilizia anche in relazione ai tempi di acquisizione del parere, consentendo che sia reso dopo l'approvazione del PRG con efficacia retroattiva. 1.4.1.- L'art. 22 della legge reg. Umbria n. 5 del 2014 vulnererebbe poi gli artt. 24 e 113 Cost. La norma regionale di sanatoria avrebbe solo in apparenza un contenuto generale e astratto, essendo stata piuttosto emanata al fine di sanare la delibera di adozione del PRG del Comune di Spoleto risalente a undici anni prima, con «azzera[mento]» del giudicato di annullamento del giudice amministrativo. Sarebbe, dunque, una legge-provvedimento illegittima per superamento dei limiti, enunciati dalla giurisprudenza costituzionale, della non interferenza con l'esercizio della funzione giurisdizionale e del rispetto del giudicato. 1.4.2.- Ancora, la legge-provvedimento sarebbe arbitraria e manifestamente irragionevole per carenza di valutazione degli elementi afferenti alla situazione concreta sulla quale incide o per incoerenza con l'interesse pubblico perseguito e dunque in spregio ai princìpi di buon andamento e imparzialità dell'attività amministrativa di cui all'art. 97 Cost. 1.4.3.- Infine, l'art. 22 della legge reg. Umbria n. 5 del 2014 contrasterebbe con gli artt. 3 e 97 Cost. nella parte in cui consente l'acquisizione del parere di compatibilità sismica in via successiva all'approvazione dello strumento urbanistico, così realizzando una inversione procedimentale irragionevole rispetto all'interesse pubblico in rilievo, costituito dalla tutela dell'incolumità pubblica, il quale piuttosto esige una preventiva valutazione di compatibilità delle possibili scelte pianificatorie con le caratteristiche del territorio. 2.- Si sono costituiti gli appellanti nel giudizio a quo che hanno chiesto la declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 22 della legge reg. Umbria n. 5 del 2014 negli stessi termini auspicati dal rimettente. La difesa della parte ha illustrato, condiviso e sostenuto le argomentazioni spese dall'ordinanza di rimessione. In particolare, i contribuenti hanno prospettato che: a) la disposizione censurata, in punto di competenza (comunale) e tempo di acquisizione (posteriore alla approvazione) dello strumento urbanistico, si discosta dal principio fondamentale dettato dall'art. 89 t.u. edilizia secondo cui la verifica di compatibilità delle previsioni relative con le condizioni geomorfologiche del territorio deve provenire da un soggetto terzo (l'ufficio tecnico della regione) e antecedere la loro approvazione; b) la legge regionale dell'Umbria sulla pianificazione urbanistica comunale (art. 24 della legge reg. Umbria n. 11 del 2005), prima, e quella sul governo del territorio (artt. 28 e 56 della legge reg. Umbria n. 1 del 2015), dopo, si sono parimenti discostate dal citato principio fondamentale, attribuendo ai comuni il parere di compatibilità sismica; c) la sentenza n. 68 del 2018 di questa Corte, giudicando tali ultime norme, ha affermato che l'art. 89 t.u. edilizia si impone al legislatore regionale non solo nell'attribuzione della competenza in capo all'ufficio tecnico della regione del parere di compatibilità sismica, ma anche nella relativa disciplina di «modalità e [...] tempi» entro cui l'organo regionale deve pronunciarsi; d) successivamente all'ordinanza di rimessione, questa Corte, con la sentenza n. 264 del 2022, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale anche dell'art. 24, comma 9, della legge reg.