[pronunce]

- È intervenuta la Provincia autonoma di Bolzano, la quale, premesso che il ricorso non è stato notificato alla Provincia stessa, ma che, tuttavia, sussiste un interesse rilevante, attuale e concreto alla decisione della questione proposta, sottolinea, in particolare, l'infondatezza, nonché la inammissibilità del primo motivo di ricorso, giacché l'art. 76 della Costituzione invocato non può costituire parametro in un giudizio avente ad oggetto un decreto legislativo delegato contenente norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige, né la violazione di tale parametro può essere invocata in un giudizio di costituzionalità in via principale, in quanto la violazione di per sé non comporta la lesione di una competenza regionale. 7. - Sottolinea, inoltre, la Provincia autonoma di Bolzano, che la disciplina normativa contestata è stata emanata in attuazione degli artt. da 9 a 14 dello statuto speciale di autonomia ed, in particolare, dell'art. 14, comma 3. Tale ultimo articolo prevede che l'utilizzazione delle acque pubbliche da parte dello Stato e della Provincia abbia luogo in base ad un piano generale, con la conseguenza che appare legittima la previsione, per il solo territorio delle Province autonome di Bolzano e di Trento, che il piano per l'utilizzazione delle acque pubbliche valga anche quale piano di bacino di rilievo nazionale. Una ulteriore inammissibilità è ravvisata, sempre in relazione all'art. 76 della Costituzione, nella asserita genericità ed indeterminatezza delle competenze regionali ritenute violate dalla norma impugnata. Lo stesso rilievo è formulato in relazione alle altre norme costituzionali invocate (artt. 115, 116 e 123 della Costituzione). Sottolinea ancora, la Provincia interveniente, che l'equiparazione tra il piano generale per l'utilizzazione delle acque pubbliche ed il piano di bacino di rilievo nazionale - espressamente circoscritta al territorio delle Province autonome di Trento e di Bolzano - e la particolare procedura prevista per il coordinamento sovraprovinciale sono elementi idonei affinché non vengano lese le attribuzioni e le competenze delle altre Regioni né le attribuzioni, conferite dalla legge n. 183 del 1989, agli organi dell'Autorità di bacino, in particolare ai Comitati istituzionali. Viene eccepita la inammissibilità anche del terzo motivo di ricorso, sul rilievo che il decreto legislativo n. 152 del 1999 non può costituire il parametro del giudizio di costituzionalità della norma impugnata; inoltre, risulterebbe improprio il riferimento all'art. 10 (recte: art. 11) della Costituzione, con conseguente mancanza della indicazione di una norma costituzionale di raffronto. Nel merito la Provincia deduce la infondatezza del ricorso, giacché l'attuazione dei principi fondamentali di cui al decreto legislativo n. 152 del 1999 non verrebbe compromessa dalla equiparazione effettuata dalla norma impugnata tra il piano generale per l'utilizzazione delle acque pubbliche ed il piano di bacino di rilievo nazionale. 8. - Nell'imminenza della data fissata per la pubblica udienza, la Regione Veneto ha depositato una memoria, sottolineando la fondatezza dei motivi di ricorso. In particolare pone in evidenza come le disposizioni impugnate non siano circoscritte all'attuazione dello statuto della Regione Trentino-Alto Adige, ma abbiano una efficacia ultraregionale ed incidano in un ambito ordinamentale relativo all'intero territorio nazionale, finalizzato alla difesa ed alla conservazione dinamica del suolo. Ribadisce, infine, che nella gestione delle acque l'impugnata normativa non offre un'adeguata garanzia in ordine all'aspetto quantitativo (sotto il profilo del mantenimento del deflusso minimo vitale dei corsi d'acqua e della sicurezza nei confronti dei fenomeni di piena) ed in ordine all'aspetto della qualità dei corsi d'acqua, in quanto impedirebbe un'efficace azione nell'ambito del bacino idrografico unitariamente considerato. 9. - Anche la difesa della Provincia autonoma di Trento ha depositato una memoria, con cui sottolinea la sua posizione di controinteressato nel giudizio di legittimità e, quindi, il suo diritto di costituirsi quale parte nel giudizio stesso. In subordine, chiede che la sua partecipazione al giudizio sia ammessa a titolo di intervento adesivo ad opponendum al fine di sostenere le ragioni dello Stato in forza di un proprio interesse. Nel merito, chiede che il ricorso sia respinto, in quanto l'equipollenza tra il piano generale per l'utilizzazione delle acque pubbliche ed il piano di bacino posta dalla normativa impugnata non vale per il territorio della Regione Veneto, ma, come dice espressamente la norma, il piano di bacino nazionale vale per il "rispettivo territorio", in altre parole per il territorio di ciascuna Provincia (Trento e Bolzano). Neppure implica una abolizione dell'Autorità di bacino che interessa la Regione Veneto, le cui funzioni rimangono immutate. La nuova norma prevede, invece, procedure di coordinamento e di raccordo tra tale strumento di programmazione, limitato alle Province autonome, ed il rimanente territorio del bacino. Conclude, infine, per la inammissibilità nonché per la infondatezza degli altri motivi di ricorso. 10. - La Provincia autonoma di Bolzano ha presentato una memoria, con la quale ha ribadito le conclusioni già rassegnate, insistendo, altresì, per le inammissibilità eccepite nella memoria di intervento. In particolare, nella memoria si richiama il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), che avrebbe dato alla materia un nuovo assetto. Ed, infatti, con tale decreto è stato effettuato un imponente conferimento di funzioni alle Regioni ed agli enti locali. In particolare, l'art. 89, comma 1, ha fatto slittare a livello regionale tutto il complesso degli usi plurimi delle acque e l'art. 92, comma 2, dello stesso decreto legislativo, ha esplicitamente previsto un riordino degli organismi e delle strutture operanti nel settore della difesa del suolo. Ha effettuato, cioè, un ripensamento del ruolo degli organismi operanti nel settore e, quindi, anche del Comitato istituzionale dell'Autorità del bacino. La norma prevede, tra l'altro, un articolato meccanismo di collaborazione, diretto a fronteggiare i problemi che potrebbero sorgere dalla compresenza, all'interno di un medesimo bacino idrografico di rilievo nazionale, di interessi e competenze che fanno capo ad enti diversi. 11. - La difesa dello Stato ha depositato il 3 luglio 2001 (fuori termine) ulteriore documentazione, rispetto alla quale le altre parti hanno dichiarato in udienza di non opporsi all'acquisizione.1.