[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 28, comma 7, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Disciplina dell'adozione e dell'affidamento del minore), sostituito dall'art. 177, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), promosso con ordinanza del 21 luglio 2004 dal Tribunale per i minorenni di Firenze sul ricorso proposto da G. E., iscritta al n. 1039 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 ottobre 2005 il Giudice relatore Franco Bile.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ordinanza del 21 luglio 2004, il Tribunale per i minorenni di Firenze, nel corso di un procedimento civile introdotto da G.E. ai sensi dell'art. 28 della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), nel testo già sostituito – al momento dell'instaurazione del procedimento – dall'art. 24 della legge 28 marzo 2001, n. 149 (Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell'adozione e dell'affidamento del minore», nonché al titolo VIII del Libro primo del codice civile) e, quindi, ulteriormente sostituito nel corso del procedimento – a decorrere dal 1° gennaio 2004 – dall'art. 177, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), ha sollevato d'ufficio, in riferimento agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del comma 7 del citato art. 28 nel testo da ultimo vigente «nella parte in cui esclude la possibilità di autorizzare l'adottato all'accesso alle informazioni sulle origini senza avere previamente verificato la persistenza della volontà di non volere essere nominato (recte: nominata) da parte della madre biologica». In tal modo il rimettente ha espressamente riproposto una questione che aveva già sollevato con l'ordinanza del 21 febbraio 2002, relativamente al testo del comma 7, vigente ratione temporis al momento della sua pronuncia, e riguardo alla quale questa Corte, con l'ordinanza n. 184 del 2004, dispose la restituzione degli atti, in ragione della sopravvenienza del citato art. 177, comma 2, del d.lgs. n. 196 del 2003. 2. – Riproponendo il testo della precedente ordinanza, il rimettente riferisce che il ricorrente ha esposto di essere stato adottato all'età di pochi mesi dai coniugi S.E. e M.T.L. e che la recente paternità di una bambina avrebbe riacceso in lui un grande desiderio di conoscere le proprie origini, desiderio del quale non voleva, peraltro, venissero a conoscenza i suoi genitori adottivi, ai quali non intendeva cagionare dolore, provando per essi un grande affetto. Nel corso della successiva audizione il ricorrente ha riferito di essere a conoscenza che la sua madre biologica aveva dichiarato, al momento del parto, di non voler essere nominata e, deducendo di chiedersi se, a distanza di trentadue anni, non abbia cambiato idea, ha domandato che la stessa fosse interpellata in proposito. Ciò premesso, il rimettente: a) rileva [riportandone il testo vigente al momento della pronuncia dell'ordinanza] che l'art. 28, comma 5, della legge n. 184 del 1983 consente all'adottato che abbia compiuto 25 anni di accedere alle informazioni riguardanti la propria origine e l'identità dei genitori biologici, previa autorizzazione del Tribunale per i minorenni, ma che, tuttavia, il successivo comma 7, dispone che «l'accesso alle informazioni non è consentito se l'adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato o abbia manifestato il consenso all'adozione a condizione di rimanere anonimo», mentre il comma 8 dispone che «fatto salvo quanto previsto dai commi precedenti, l'autorizzazione non è richiesta per l'adottato maggiore di età quando i genitori sono deceduti o divenuti irreperibili»; b) enuncia, quindi, le ragioni della non manifesta infondatezza della questione, iniziando con il rilevare che studi psicologici e sociologici hanno evidenziato che «nelle persone adottate, insorge il bisogno di conoscere non solo la storia precedente all'adozione, ma anche l'identità dei propri genitori, al fine di ricostruire la propria storia personale e di giungere ad una più completa conoscenza di sé»; c) osserva che la conoscenza delle radici costituirebbe «presupposto indefettibile per l'identità personale dell'adottato», giacché la sua mancanza porterebbe spesso a costruire un'immagine idealizzata dei genitori biologici, cosa che sarebbe d'ostacolo al raggiungimento di quella identità e rileva che l'interesse dell'individuo a preservare la propria identità personale è una posizione di diritto soggettivo, espressiva della rappresentazione che l'individuo ha di se stesso come singolo e all'interno della comunità in cui vive e, quindi, della valutazione complessiva della persona; d) assume ancora che il diritto all'identità personale ed alla ricerca delle proprie radici è tutelato da disposizioni del diritto internazionale pattizio ed in particolare dagli articoli 7 e 8 della Convenzione di New York del 20 novembre 1989 ratificata con la legge 27 maggio 1991, n. 176 (Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989) e dall'art. 30 della Convenzione dell'Aja del 29 maggio 1993, ratificata con la legge 31 dicembre 1998, n. 476 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L'Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri); e) sostiene infine che, quale aspetto del più ampio diritto all'identità personale anche il diritto a conoscere le proprie vere origini, in quanto contribuisce in maniera determinante a delineare la personalità di un essere umano, trova tutela nei principi fissati dall'art. 2 della Costituzione. 2.1.