[pronunce]

3, 9-bis e 9-ter, della decisione 2002/187/GAI del 28 febbraio 2002 (Decisione del Consiglio che istituisce l'Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità), nel testo modificato dalla decisione 2009/426/GAI del 16 dicembre 2008 (Decisione del Consiglio relativa al rafforzamento dell'Eurojust e che modifica la decisione 2002/187/GAI che istituisce l'Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità) e dall'art. 85 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - risulta «come sia fortemente presente la connotazione giudiziaria» dell'attività del membro nazionale e come egli «sia chiamato a svolgere attività sostanzialmente proprie del magistrato, sia pure nell'ambito di un'organizzazione di cooperazione internazionale». 1.3. - Poste tali premesse, il giudice a quo afferma che dalle disposizioni costituzionali «che vengono maggiormente in rilievo nella fattispecie», cioè dagli artt. 104, primo comma, 105, 107 e 110 Cost., si ricava «che, in ragione del principio di separazione tra i poteri dello Stato, i provvedimenti afferenti allo status dei magistrati [...] spettano necessariamente all'organo di autogoverno [della magistratura], mentre i provvedimenti afferenti all'organizzazione e al funzionamento dei servizi relativi alla giustizia spettano necessariamente all'organo politico, vale a dire al Ministero della giustizia». Poiché il membro nazionale presso l'Eurojust svolge «attività sostanzialmente proprie del magistrato», sia pure nell'àmbito di un organismo sovranazionale, il provvedimento di nomina dello stesso «sembra incidere sullo status del magistrato». Pertanto, «il bilanciamento dei valori costituzionali affermati dagli artt. 105 e 110 della Costituzione dovrebbe portare ad escludere ogni intervento determinante del potere esecutivo sulla deliberazione [di nomina], con conseguente attribuzione del potere di scelta [del membro nazionale] all'organo di autogoverno nel rispetto delle competenze differenziate e nell'ambito di un rapporto di collaborazione tra i due poteri dello Stato, come evidenziato dalla [...] sentenza della Corte costituzionale 30 dicembre 2003, n. 380». Il giudice rimettente afferma, quindi, la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dei commi 1 e 2 dell'art. 2 della legge n. 41 del 2005, «almeno in relazione agli artt. 105 e 110 Cost.», articoli ai quali fa esclusivo riferimento nella parte dispositiva dell'ordinanza. 1.4. - Quanto alla rilevanza, il Tribunale rimettente specifica che, dei due motivi di ricorso avanzati dalla ricorrente - manifesta illogicità e carenza di motivazione della nomina del controinteressato, da un lato, ed illegittimità costituzionale dei commi 2 e 3 dell'art. 2 della legge n. 41 del 2005, dall'altro - il secondo è logicamente prioritario rispetto al primo, «involgendo una questione di competenza all'emanazione del provvedimento impugnato». La dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme censurate, inoltre, comporterebbe «l'illegittimità dell'atto in quanto adottato da un organo incompetente, e [...] la fondatezza del ricorso e il suo accoglimento». 2. - La parte ricorrente nel giudizio principale si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale, riportandosi alle argomentazioni svolte nell'ordinanza di rimessione e chiedendo che la questione sia dichiarata fondata. 3. - Anche il magistrato controinteressato nel giudizio principale si è costituito nel giudizio di costituzionalità, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata. Il suddetto controinteressato fonda tale richiesta su due argomenti. In primo luogo, i parametri evocati dal rimettente - in particolare, l'art. 105 Cost. - non sarebbero applicabili alla fattispecie, dal momento che essi «hanno riguardo esclusivamente ai componenti la magistratura ordinaria» e, sul piano oggettivo, all'«esercizio della funzione giudiziaria o giurisdizionale affidata a tali giudici nell'ambito dell'ordinamento interno» e non anche alle ipotesi nelle quali, come nel caso dell'Eurojust, pur trattandosi della nomina di un magistrato ordinario e dell'esercizio di una funzione giudiziaria, quest'ultima è esercitata nell'ambito «di un organismo [...] dell'Unione europea», «nel quale gli Stati membri sono rappresentati dai Governi». La scelta del membro nazionale dell'Eurojust compete, quindi, al potere esecutivo - che presiede ai rapporti internazionali - e, specificamente, al Ministro della giustizia e non al Consiglio superiore della magistratura, «che non ha potere di rappresentanza "esterna ed internazionale"». In secondo luogo, in base alla legislazione interna e dell'Unione europea antecedente alla decisione 2009/426/GAI (alla quale gli Stati membri devono conformare la propria legislazione, «se necessario», entro il termine, non ancora scaduto, del 4 giugno 2011), l'Eurojust eserciterebbe funzioni amministrative e non giudiziarie. 4. - Si è costituito, altresí, il Consiglio superiore della magistratura, resistente nel giudizio principale, chiedendo che la questione sia dichiarata fondata. Secondo tale parte, gli artt. 104, 105, 107, primo comma, e 110 Cost. riservano al Consiglio superiore della magistratura, a garanzia dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura da ogni altro potere, tutti i provvedimenti di assegnazione e destinazione dei magistrati a qualsivoglia incarico, ufficio o funzione ed escludono che tali provvedimenti possano essere adottati dal Ministro della giustizia. Da tali disposizioni costituzionali e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale (sono citate le sentenze n. 379 del 1992 e n. 380 del 2003) risulterebbe l'illegittimità delle norme censurate, le quali, nel riservare al Ministro della giustizia la scelta del membro nazionale presso l'Eurojust, attribuirebbero all'Esecutivo il potere di nominare un magistrato a un delicato ufficio, con conseguente suo obbligatorio collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura. L'illegittimità costituzionale delle norme censurate, con riferimento agli artt. 105, 110 e 112 Cost. - illegittimità già «palese» alla stregua della decisione 2002/187/GAI, che, sempre secondo il suddetto Consiglio superiore, attribuirebbe all'Eurojust «funzioni strettamente connesse alla giurisdizione» (artt. 6, 7 e 9, commi 3 e 4, nel loro testo originario) - emergerebbe ancora piú chiaramente alla luce dei «caratteri giudiziari (e non solo amministrativi) delle funzioni assolte» dall'Eurojust in forza sia della decisione 2009/426/GAI (modificativa della decisione istitutiva dell'organo) sia dell'art. 85 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (il quale contempla la possibilità che, mediante regolamenti, sia attribuito all'Eurojust il compito di «esercitare direttamente l'azione penale»). 5.