[pronunce]

che il richiamo fatto dal rimettente (nella motivazione della propria ordinanza) all'art. 100, quarto comma, dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige - il quale stabilisce che «salvi i casi previsti espressamente [...] è riconosciuto [...] l'uso disgiunto dell'una o dell'altra delle due lingue» - non può condurre a diversa conclusione, giacché, (a) secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, è carattere proprio delle norme di attuazione degli statuti delle regioni ad autonomia differenziata quello di integrare la portata delle norme statutarie, anche per armonizzarle con altre discipline, e non di limitarsi a una mera esecuzione degli statuti stessi (sentenze n. 353 del 2001, n. 160 del 1985, n. 212 del 1984), e (b) la norma impugnata è per l'appunto espressione dell'anzidetto carattere, definendo essa uno di quei «casi previsti espressamente» nei quali, in funzione della garanzia dell'uso della madrelingua nei rapporti con gli organi e uffici pubblici (art. 100, primo comma, dello statuto), non è operante la regola dell'uso disgiunto, indifferentemente, dell'una o dell'altra lingua; che, in ogni caso, la previsione di una ipotesi quale quella richiesta dal giudice a quo comporterebbe una disciplina puntuale, tale da regolare i diversi aspetti che essa implica sia relativamente ai modi, ai tempi e alle formalità della rinuncia - anche quanto alla eventuale previsione delle facoltà da riconoscersi alla parte convenuta -, sia in relazione alle conseguenze, sul piano della validità degli atti, che dalla medesima disciplina dovrebbero derivare in caso di inosservanza di taluna di dette forme; che l'introduzione di una simile articolata disciplina non può che spettare al legislatore, che dispone di una ampia discrezionalità nel dare concreta attuazione, all'interno del processo, alla tutela dell'identità linguistica degli appartenenti a una minoranza riconosciuta (sentenze n. 406 del 1999, n. 62 del 1992 e n. 28 del 1982), anche alla luce della pluralità delle soluzioni possibili circa le varianti da disporre nell'organizzazione del processo e nei poteri spettanti alle parti e al giudice (citata sentenza n. 62 del 1992); che, alla stregua delle osservazioni che precedono, la questione di costituzionalità sottoposta al giudizio di questa Corte deve essere dichiarata manifestamente infondata sotto tutti i profili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del d.P.R. 15 luglio 1988, n. 574 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari), come sostituito dall'art. 8 del decreto legislativo 29 maggio 2001, n. 283 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige concernenti modifiche e integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574, in materia di processo penale e di processo civile, nonché in materia di sedi notarili, e in materia di redazione in doppia lingua delle etichette e degli stampati illustrativi dei farmaci), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 97 e 111, secondo comma, della Costituzione e 100, quarto comma, del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), dal Tribunale di Bolzano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 novembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA