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l'introduzione del "reddito di cittadinanza", con il decreto-legge 28 gennaio 2019, n.4, previsto come misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale, rappresenta solo la certezza che la stessa viene stabilizzata, codificata ed estesa perennemente alle fasce più deboli della società, con un aggravio insostenibile per quel ceto medio su cui ricadrebbe il maggior peso fiscale del finanziamento del reddito di cittadinanza, qualora il ricorso al deficit non fosse più praticabile; sarebbe stato più sensato, a giudizio degli interroganti, utilizzare le risorse stanziate, per mettere le imprese in condizione di assumere e creare quel circolo virtuoso che solo la crescita della produttività può consentire e garantire. Gli stessi incentivi previsti dal decreto citato hanno contribuito a realizzare un aumento dell'occupazione, perché riconosciuti solo in caso di assunzioni a tempo indeterminato per la platea di disoccupati di più lunga durata, più distanti quindi dal mercato del lavoro, per i quali dovrebbe essere più importante determinare processi di riattivazione nella ricerca di lavoro e di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro anche con contratti a termine di durata congrua; negli ultimi mesi sono stati denunciati numerosi casi di illegittimi percettori del reddito di cittadinanza (di recente sono state individuate più di 500 persone), tra i quali pericolosi mafiosi e 'ndranghetisti (gli ultimi 37 l'11 giugno 2020); anche la parte del provvedimento relativa alle "politiche attive" del lavoro ha confermato le pesanti lacune, considerato che, ad oggi, non si hanno notizie della "app", che dovrebbe fare da cerniera tra domanda e offerta di lavoro, promossa dal presidente dell'ANPAL, professor Parisi; le Regioni, competenti sulle politiche attive, hanno rilevato che non vi possono essere nuove applicazioni, se non in coerenza con gli strumenti operativi regionali, e che, in ogni caso, gli stessi non possono essere vincolanti; a suo tempo il Governo ha stanziato circa 25 milioni per la piattaforma e a distanza di oltre un anno dall'approvazione, non si hanno aggiornamenti sullo stato dell' iter della misura e su tutto quanto riguarda la realizzazione della stessa; gli scarsi risultati raggiunti, certificati anche dalla Corte dei conti, non possono rimanere senza spiegazione, anche in considerazione delle ingenti risorse impegnate per i "navigator" e per stabilizzare i dipendenti Anpal Servizi dedicati al RdC, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda fornire gli opportuni chiarimenti relativi allo stato dell' iter della misura citata, al piano industriale 2020-2022 di ANPAL Servizi (già bocciato per problemi sulla stabilizzazione dei precari dell'Agenzia) e all'utilizzo dei fondi da parte del presidente Parisi, oggetto di rilievi da parte di dirigenti di ANPAL e dell'Autorità di gestione dei fondi FSE dell'Agenzia. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03691 NUGNES ROMANO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nel 2015 il dottor Ernesto Maria Ruffini è stato nominato amministratore delegato di Equitalia; nell'anno successivo presidente della stessa e, a seguito dell'entrata in vigore nel 2016 della normativa che ha previsto il superamento di Equitalia e la creazione del nuovo ente pubblico "Agenzia delle entrate-riscossione", nel 2017 è stato scelto dal Governo Gentiloni come direttore dell'Agenzia fino al 4 settembre 2018 quando è stato sostituito dal generale Antonino Maggiore; ad inizio 2020 il dottor Ruffini è stato prescelto dal Governo Conte II per guidare di nuovo l'Agenzia delle Entrate-riscossione; considerato che, da quanto si apprende dalla testata "La voce delle voci" in un'inchiesta di Andrea Cinquegrani del 22 maggio 2020 il dottor Ruffini, nel tempo intercorso tra i due incarichi al vertice dell'Agenzia delle entrate, ha ripreso la sua attività di difensore patrocinando, in giudizio contro l'ente da lui stesso diretto fino a poco tempo prima, gli interessi, tra gli altri, della società AMIFIN e nell'anno successivo della Banca di Viterbo credito cooperativo, vincendo una vertenza contro la medesima Agenzia delle entrate; considerato altresì che: la Federazione del pubblico impiego "Dirpubblica" ha ritenuto che il dottor Ruffini, durante il suo mandato, abbia posto in essere una serie di atti amministrativi di conferimento di incarichi dirigenziali in violazione del disposto del decreto-legge n. 78 del 2015 che, all'articolo 4- bis , imponeva l'assunzione di dirigenti mediante concorsi per soli esami da bandire entro il 31 dicembre 2016, in conformità alle norme del decreto legislativo n. 165 del 2001 e sulla base di un decreto ministeriale che avrebbe dovuto essere tempestivamente adottato; la stessa norma prevedeva che fino alla conclusione di quei concorsi, le agenzie fiscali potessero conferire deleghe di funzioni dirigenziali in favore dei funzionari, con un trattamento economico parametrato a quello previsto per le posizioni organizzative speciali, istituite con decreto-legge n. 95 del 2012 (cosiddetta spending review ), analogo a quello previsto per i dirigenti con incarico livello retributivo più basso; l'Agenzia delle entrate, pur essendosi avvalsa della facoltà di conferire le predette deleghe di funzione dirigenziali, non ha mai bandito i concorsi previsti dal decreto-legge n. 78 del 2015, nonostante l'annullamento di un concorso per 403 dirigenti bandito nel 2014 a seguito della sentenza del TAR n. 9846/2016; nel frattempo, Dirpubblica ha impugnato gli atti organizzativi adottati dall'Agenzia delle entrate in base ai quali sono state conferite le deleghe di funzioni dirigenziali e, di recente, il Tar del Lazio, con riferimento ad analogo contenzioso avviato da Dirpubblica contro l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della norma con la quale sono state previste le predette deleghe di funzioni (ordinanza n. 8253/2018); nel contempo, Dirpubblica ha proposto ricorso sul silenzio mantenuto dall'Agenzia delle entrate sulla richiesta dalla stessa avanzata di bandire un concorso per 403 dirigenti persone esami ai sensi dell'articolo 4- bis del decreto-legge n. 78 del 2015, così da risolvere, in maniera definitiva, la problematica della dirigenza dell'Agenzia delle entrate; il TAR del Lazio, con sentenza n. 8990 del 16 agosto 2018, ha accolto il ricorso ed ha obbligato l'Agenzia delle entrate a bandire il predetto concorso per 403 posti da dirigente da concludere entro il 31 dicembre 2018, nel termine cioè da ultimo prorogato dalla legge n. 205 del 2017. Tuttavia, con quella stessa legge, sempre con finalità che agli interroganti appaiono elusive della sentenza della Corte costituzionale del 2015, sono state introdotte le posizioni organizzative di elevata responsabilità (POER), le quali altro non sono che posizioni dirigenziali diversamente denominate; in ogni caso, nel perdurante silenzio dell'Agenzia delle entrate sull'indizione del concorso per 403 dirigenti che gli era stato ordinato dal TAR, Dirpubblica ha chiesto al giudice amministrativo di nominare un commissario ad acta ;