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La riposta, a giudizio degli interroganti insoddisfacente e lacunosa, è arrivata sei mesi dopo, il 12 ottobre 2020, dal viceministro degli affari esteri, e ha rivelato che i Russi hanno consegnato all'Italia solamente 521.800 mascherine, 30 ventilatori polmonari, 1.000 tute protettive, 2 macchine per analisi tamponi, 10.000 tamponi rapidi e 100.000 molecolari: numeri troppo esigui, risultati utili solamente per far fronte alle esigenze di una giornata; considerato che: un altro aspetto controverso emerso recentemente è quello legato alle spese sostenute da palazzo Chigi. Invero, risulta che il ponte aereo con Mosca sarebbe stato pagato dal Governo italiano e che sono stati elargiti circa 100.000 euro per ogni volo, per un totale di oltre mezzo milione di euro, e più di 400.000 euro da parte della Regione Lombardia per garantire vitto e alloggio al contingente russo. Si stima che il costo totale dell'operazione sia intorno ai 3 milioni di euro sostenuti dal Governo italiano; inoltre la questione è stata oggetto di una richiesta di informazioni al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e di chiarimenti durante le audizioni del Ministro della difesa e dei direttori dell'AISE e dell'AISI; considerato, inoltre, che, a giudizio degli interroganti: i fatti esposti acquisiscono ora una particolare rilevanza, alla luce della drammatica situazione che sta coinvolgendo l'intero continente europeo a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina, nonché dopo le parole dell'ex console russo a Milano, ora alto funzionario del Ministero degli esteri, Aleksej Vladimirovich Paramonov, che ha minacciato il Governo italiano di pesanti ritorsioni nel caso in cui si continui a perseguire la strada europea delle sanzioni; a distanza di due anni dalla vicenda e dopo l'invasione dell'Ucraina, emergono dubbi e sospetti sulla collaborazione allora offerta dal Cremlino e sui reali obiettivi del contingente russo, composto solo in parte da medici. Questo lascia aperto il mistero sugli accordi stretti in quell'occasione dal Governo italiano e quello russo. Invero, il sospetto emerso in queste settimane è quello che vedrebbe la Russia aver usato la missione con lo scopo di inviare un' intelligence sanitaria in grado di sviluppare un vaccino contro il virus da SARS-CoV-2, il vaccino Sputnik, partendo da un campione di virus prelevato in Italia; in un tweet del 5 marzo 2022 il sindaco di Bergamo Giorgio Gori si chiedeva: "Col senno di poi è inevitabile tornare alla missione russa in Italia della primavera 2020. Sono testimone dell'aiuto prestato a Bergamo dai medici del contingente, ma va ricordato che a Pratica di Mare arrivarono più generali che medici. Fu aiuto, propaganda o intelligence?"; anche nel corso della riunione del COPASIR in data 23 marzo 2022 è stata avanzata la richiesta di audire l'ex presidente Conte sulla missione; se i fatti esposti fossero accertati, si paleserebbe una chiara lesione della politica interna nazionale, tanto più se portata avanti in assenza di un pieno coinvolgimento del Consiglio dei ministri, avendo agito l'ex presidente Conte, ad avviso degli interroganti, tramite iniziative del tutto personali e non condivise con i suoi ministri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, all'epoca dei fatti, abbia coordinato e supervisionato la missione russa nella città di Bergamo; se sia a conoscenza del fatto che la delegazione russa in quei due mesi abbia avuto accesso ai dati sensibili riguardo ai pazienti affetti da COVID presenti nelle strutture sanitarie italiane; se fosse a conoscenza dei contenuti dell'accordo siglato nell'aprile 2021 tra l'istituto "Spallanzani" di Roma e l'istituto "Gamaleya" di Mosca; se siano stati condotti studi e ricerche sul COVID rispettando le regole di sicurezza medico-biologiche vigenti nel nostro Paese. Atto n. 3-03224 UNTERBERGER LANIECE BRESSA CASINI STEGER DURNWALDER Al Ministro della salute Premesso che: secondo il nuovo approccio delineato nell'ambito del " green deal " europeo, la strategia "Farm to fork" promuove un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente, attraverso il minor consumo di carne e la limitazione del trasporto degli animali; l'inchiesta del Parlamento europeo, avviata nel giugno 2020 per indagare sulle denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto UE sul trasporto degli animali, ha recentemente concluso che le norme UE in questo settore, in particolare il regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio, sono obsolete, fuorvianti e, soprattutto, poco applicate all'interno dei Paesi membri; stando a quanto emerge dal documento conclusivo della commissione d'inchiesta sulla protezione degli animali durante il trasporto, le violazioni più evidenti riguardano la non conformità dei mezzi alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1/2005: gli animali sono troppo spesso costretti a viaggiare in condizioni di sovraffollamento, con dispositivi di abbeveraggio insufficienti e senza cibo, esposti a temperature estreme e tempi di percorrenza prolungati; avendo riscontrato gravi carenze nell'applicazione della normativa vigente, la commissione speciale UE ha formulato delle raccomandazioni, chiedendo alla Commissione europea e agli Stati membri, innanzitutto, di intensificare i loro sforzi affinché sia garantito il benessere degli animali durante il trasporto, di favorire il trasporto di carne rispetto a quello di animali vivi, di rivedere il regolamento (CE) n. 1/2005, secondo il vaglio di adeguatezza della legislazione europea e di attribuire una responsabilità più chiara ed esplicita in seno alle istituzioni UE, attraverso la nomina di un commissario UE responsabile del benessere degli animali; per quel che riguarda il trasporto al di fuori dalla UE, la commissione d'inchiesta ha esortato a limitare le esportazioni di animali vivi ai Paesi in grado di garantire e rispettare gli standard europei sul benessere degli animali, in linea con la sentenza del 2015 della Corte di giustizia dell'Unione europea (causa C 424/13), secondo cui la protezione degli animali trasportati non deve limitarsi al territorio degli Stati membri, ma bensì proseguire al di fuori di tale territorio, constatando altresì come il controllo rigoroso del trasporto di animali destinati e provenienti da Paesi terzi possa ridurre la concorrenza sleale a scapito dei produttori della UE e incoraggiare i Paesi terzi a migliorare le loro legislazioni in materia di trasporto di animali; con riferimento, in particolare, ai partner commerciali dell'Unione, il Parlamento europeo si è detto più volte preoccupato per le persistenti segnalazioni di problemi relativi al trasporto di animali vivi in determinati Paesi terzi, dove la macellazione avviene, secondo pratiche ben note agli allevatori e trasportatori europei, che implicano sofferenze estreme e prolungate, in violazione delle norme internazionali previste dall'OIE sul benessere degli animali, invitando la Commissione ad esigere, nei negoziati commerciali bilaterali con i Paesi terzi, il rispetto delle norme UE relative al benessere degli animali e esortando all'introduzione di un divieto di esportazione nei casi più gravi;