[pronunce]

che il giudice a quo non ha preso in considerazione che era di sua spettanza il potere di decidere sulla natura delle prescrizioni di massima e, quindi, sugli effetti, rispetto al caso concreto, della mancata c.d. "promulgazione" o comunque degli eventuali vizi procedimentali o del mancato o meno completamento della procedura con le conseguenze della inefficacia ed inoperatività delle stesse, qualora fossero state ritenute rientranti nella previsione statutaria dell'art. 43, quarto comma, dello Statuto della Regione Veneto (legge 22 maggio 1971, n. 340), in riferimento anche alla previsione dell'art. 121 della Costituzione (nel testo originario, che affidava al Consiglio regionale l'esercizio "delle potestà regolamentari attribuite alla Regione", testo anteriore alla sopravvenuta modifica introdotta dalla legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, che ha eliminato l'obbligatorietà della approvazione dei regolamenti da parte del Consiglio regionale o in altri termini ha consentito di fare venire meno la riserva di esclusiva competenza dei Consigli regionali del potere di adottare regolamenti); che lo stesso giudice avrebbe potuto egualmente definire, per la parte che interessa, il giudizio a quo indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale, anche nella ipotesi in cui avesse ritenuto le prescrizioni di massima, nella parte di cui si discute la violazione, prive di contenuto normativo e non aventi natura regolamentare, nel senso, cioè di considerarle quali prescrizioni, quasi esclusivamente tecniche, contenute in atto amministrativo generale, esaminando e risolvendo i vizi procedimentali eventualmente denunciati; che, in ogni caso, il fondamento legislativo della sanzione amministrativa contestata deve rinvenirsi - dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 11 del regio decreto-legge 30 dicembre 1923, n. 3267 (sentenza n. 26 del 1966) - nella legge 9 ottobre 1967, n. 950 (Sanzioni per i trasgressori delle norme di polizia forestale), i cui importi sono stati elevati dall'art. 11 della legge 1° marzo 1975, n. 47, dall'art. 114, secondo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, essendo compito del giudice verificare se e quale prescrizione di massima corrispondente alla violazione addebitata (taglio abusivo di 142 piante di abete rosso) con irrogazione della sanzione amministrativa prevista dalla legge fosse efficace ed operante; che il giudice rimettente non ha preso in considerazione che l'art. 23 della legge della Regione Veneto n. 52 del 1978 (una delle due norme denunciate) era stato integralmente sostituito una prima volta dall'art. 3 della legge regionale 29 luglio 1994, n. 34 e poi dalla legge regionale 27 giugno 1997, n. 25 (Modifica della legge regionale 13 settembre 1978, n. 52, "Legge forestale regionale" e dell'art. 20 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 58, in materia di vincolo idrogeologico), che ha accentuato la funzione pianificatoria nella disciplina della utilizzazione dei boschi; che pertanto risulta la manifesta inammissibilità della questione sollevata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 5 e 23, penultimo comma, della legge della Regione Veneto 13 settembre 1978, n. 52 (Legge forestale regionale), sollevata, in riferimento all'art. 121, quarto comma, della Costituzione, dal pretore di Bassano del Grappa, sezione distaccata di Asiago, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Chieppa Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 30 marzo 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola