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è risaputo come in moltissimi Comuni i dati catastali siano del tutto distanti dai veri valori di mercato, con il risultato che contribuenti con la stessa capacità contributiva, rappresentata nel caso specifico dal valore di mercato dell'immobile di proprietà, sono tassati su una base imponibile sottostimata, creando un'iniqua distorsione tra valori catastali e di mercato che aumenta al crescere di questi ultimi; il Comune di Padova, grazie ad un continuo processo di rivalutazione dei valori catastali, ha ristabilito una generale equità orizzontale e verticale nel sistema della finanza locale mentre i Comuni che negligentemente non hanno provveduto a farlo paradossalmente hanno decurtazioni inferiori: ne deriva un irragionevole incentivo per i Comuni a non promuovere aggiornamenti catastali e a mantenere l'iniquità fiscale nei territori di riferimento, legittimando un sistema che penalizza i Comuni virtuosi; il Comune di Padova finisce paradossalmente per avere una decurtazione sulle risorse pari a 6.812.703,65 euro; la Corte dei conti, nella "Relazione sulla gestione finanziaria degli enti territoriali 2014", aveva già chiaramente affermato l'insostenibilità dei tagli praticati sul comparto Comuni e aveva evidenziato la necessità che "futuri interventi di contenimento della spesa assicurino mezzi di copertura finanziaria in grado di salvaguardare il corretto adempimento dei livelli essenziali delle prestazioni nonché delle funzioni fondamentali inerenti ai diritti civili e sociali", si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo, anche in ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato, intenda adottare per restituire al Comune di Padova quanto tolto da un'ingiustificata decurtazione, con un danno serio ed irreparabile che comporta il pericolo di una compromissione dei servizi essenziali erogati ai cittadini nell'esercizio delle funzioni fondamentali. Atto n. 4-01519 DE POLI Al Ministro della giustizia Premesso che: il passaggio dai Comuni allo Stato degli oneri di manutenzione degli uffici giudiziari previsto dalla legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014, art. 1, commi da 526 a 530) dal 1° settembre 2015, termine prorogato al 31 dicembre 2018 con legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017), comporta l'obbligo da parte dei Ministero di giustizia di corrispondere le spese per gli uffici giudiziari; fino al 2010 lo Stato ha rimborsato una quota almeno pari all'80 per cento delle spese anticipate dai Comuni, mentre, a partire dal 2011, si è assistito ad una drastica riduzione sia degli stanziamenti di competenza che dei pagamenti; i crediti complessivamente vantati dai Comuni ammonterebbero a circa 750 milioni di euro a fronte di 650 milioni riconosciuti dal Ministero per il periodo 2011-2014; la soluzione adottata dal Governo con la legge di bilancio per il 2017 (legge n. 232 del 2016 commi 433 e 438 dell'art. 1, oggetto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo del 10 marzo 2017) ha stanziato complessivamente 300 milioni di euro, con erogazione rateizzata in 30 anni (2017-2046), stabilendo che ad ogni comune sede di ufficio giudiziario spetterebbe circa il 67 per cento dei costi totali sostenuti e riconosciuti dal Ministero per gli anni dal 2011 al 2014, mentre per le spese sostenute fino al 31 agosto 2015, non sarebbe previsto alcun ristoro; l'erogazione del contributo, inoltre, è vincolata alla rinuncia a qualsiasi azione giurisdizionale da parte dei Comuni, come stabilito dall'art. 3, comma 4, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 marzo 2017, provvedimento oggetto di istanza di sospensione cautelare da parte del Comune di Ascoli Piceno davanti al TAR Lazio che, con ordinanza n. 7687 ha ritenuto di accogliere "limitatamente alla previsione, contenuta nell'art. 3, comma 4, laddove subordina il riconoscimento e la corresponsione delle somme stabilite alla rinuncia al contenzioso pendente, nonché alla nota del Ministero delle giustizie impugnata con il ricorso per motivi aggiunti, considerato che la disposizione appare lesiva del diritto di difesa"; il comune di Padova ha sottoposto la questione della insufficiente erogazione dei contributi per gli uffici giudiziari al Consiglio di Stato, inoltrando istanza; considerato che la soluzione proposta dal Governo di un ristoro complessivo pari a 300 milioni di euro a fronte di spese non coperte per circa 750 milioni, associata ad una rateizzazione trentennale, anche a fronte dei procedimenti in corso presso la giustizia amministrativa, non risulterebbe risolutiva dei problemi economici che affliggono i comuni italiani, si chiede di sapere se non sia nelle intenzioni del Ministro in indirizzo, anche in esecuzione dell'importante pronunciamento del Tar Lazio, dare seguito senza condizioni all'erogazione dei finanziamenti stanziati finora ed intervenire per integrarli, prevedendo anche un accorciamento del periodo di rateizzazione, al fine di non obbligare i Comuni a tagliare servizi necessari ai cittadini per poter far fronte ai costi dei tribunali e degli uffici giudiziari, che svolgono una funzione che è di competenza dello Stato. Atto n. 4-01520 MININNO ANGRISANI CASTIELLO DI MICCO DONNO GALLICCHIO GAUDIANO MORRA ORTIS ROMANO TURCO Al Ministro della difesa Premesso che: ai sensi dell'articolo 1306 del Codice dell'ordinamento militare (C.o.m.), di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la carriera dei militari appartenenti al ruolo dei volontari in servizio permanente delle Forze armate si articola in quattro gradi e una qualifica: primo caporal maggiore, caporal maggiore scelto, caporal maggiore capo, caporal maggiore capo scelto, caporal maggiore capo scelto con qualifica speciale; ai sensi degli articoli 1307 e 1307- bis del C.o.m. , i volontari in servizio permanente, previo giudizio di idoneità, avanzano ad anzianità al grado successivo dopo un anno nel grado di primo caporal maggiore, cinque anni nel grado di caporal maggiore scelto, quattro anni nel grado di caporal maggiore capo e otto anni nel grado di caporal maggiore capo scelto per il conferimento della qualifica speciale; ai sensi dell'articolo 1283, la carriera dei militari appartenenti al ruolo dei sergenti delle Forze armate si articola in tre gradi e una qualifica: sergente, sergente maggiore, sergente maggiore capo, sergente maggiore capo con qualifica speciale; ai sensi degli articoli 1284, 1285 e 1323- bis , gli appartenenti al ruolo sergenti avanzano ad anzianità al grado di sergente maggiore dopo cinque anni, a scelta al grado di sergente maggiore capo dopo quattro anni e, dopo otto anni in quest'ultimo grado, possono ottenere l'attribuzione della qualifica speciale; ai sensi dell'articolo 690, il reclutamento nel ruolo sergenti delle Forze armate avviene mediante concorsi interni riservati agli appartenenti al ruolo dei volontari in servizio permanente;