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Atto n. 4-06183 DE BONIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: nel 1992 il Comune di Tortora (Cosenza) ha rilasciato un'autorizzazione per un impianto privato per il trattamento dei rifiuti liquidi speciali non pericolosi. L'impianto è stato realizzato sulla sponda calabrese del fiume Noce, che divide la Calabria dalla Basilicata, in contrada San Sago; le acque provenienti dall'impianto di trattamento dei rifiuti liquidi sono state convogliate nel fiume Noce e dopo un beve tragitto riversate nel mare Tirreno, interessando sul lato destro la costa del comune di Maratea e su quello sinistro la costa dei comuni di Tortora e Praia a Mare e San Nicola Arcella; l'impianto di depurazione ed il percorso delle sue acque di smaltimento sono al centro di un rilevante ecosistema a valenza comunitaria. Infatti a pochissima distanza dal depuratore insiste il sito di interesse comunitario IT9210265 "valle del Noce". Il sito comprende un tratto del bacino del fiume Noce, nel versante tirrenico della Basilicata fino al confine con la Calabria ; come evidenziato dall'associazione "Italia Nostra", dal comitato per le bonifiche terreni, fiumi e mari della Calabria e dal movimento ambientalista del Tirreno, sulla costa tirrenica, dove giungono le acque dell'impianto sul versante della regione Basilicata, si delinea la frastagliata costiera del comune di Maratea. Sul versante della regione Calabria le ampie spiagge e scogliere dei comuni di Tortora, Praia a Mare e di San Nicola Arcella, aree a forte presenza turistica, di grande pregio ambientale, interessate da rilevanti siti di interesse comunitario. Inoltre, a poco più di un centinaio di metri dalla foce del fiume Noce, in sequenza continua, si estendono i SIC della Basilicata e della Calabria nel comune di Praia a Mare. Insomma una sequenza veramente notevole di habitat , di specie animali e vegetali unici in un tratto di costa di pochi chilometri ed al centro di tale area il fiume Noce che con la qualità delle proprie acque ha condizionato e condiziona fortemente la vita degli organismi marini e del mare; considerato che: già a partire dal 1992 vi è stato un susseguirsi di eventi riguardanti l'impianto di San Sago: moria di pesci nel fiume tra l'impianto ed il mare; un tir sorpreso dai Carabinieri a riversare rifiuti pericolosi su un terreno adiacente il fiume Noce. Con le indagini della Procura di Paola avvengono sequestri di camion per il trasporto di rifiuti; chiusura e riapertura dell'impianto; nuova moria di pesci; smaltimento illegale dei liquami, prodotti in Campania, a Tortora. Anche la Procura di Lagonegro apre un'inchiesta perché non vengono rispettati i limiti massimi giornalieri di smaltimento dei rifiuti liquidi pericolosi. L'attiguo torrente Pizinno viene interessato per gli sversamenti in eccesso e una relazione dell'ingegner Magnanimi denuncia apertamente una serie di attività che avrebbero determinato un disastro ambientale; dagli anni '90 in poi la qualità delle acque marine non è stata più la stessa, lo stato degli habitat marini è stato fortemente compromesso, unitamente alle specie presenti, e tra gli imputati vi è certamente l'inquinamento proveniente dal fiume Noce. Tali risultanze sono la conseguenza diretta di una grave inefficienza depurativa che rappresenta non solo un danno all'ambiente, ma anche all'economia turistica, asset fondamentale, ma anche l'unico della realtà territoriale dell'alto Tirreno cosentino; tenuto conto che: nel febbraio 2009, l'impianto per il trattamento dei rifiuti liquidi di San Sago ha ricevuto l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) con decreto del dirigente generale del dipartimento politiche dell'ambiente dalla Regione Calabria n. 1576. L'AIA è stata sospesa dal dipartimento ambiente della Regione Calabria in data 20 dicembre 2013 e a tutt'oggi l'impianto non è funzionante; l'AIA, necessaria per l'esercizio dell'attività in questione, ha il compito di considerare congiuntamente i diversi danni sull'ambiente causati dall'attività da autorizzare e di verificare che l'esercizio da autorizzare abbia pressioni ambientali limitate relativamente all'inquinamento e ai consumi di risorse ambientali. Ma è innegabile che tale impianto abbia arrecato danno all'ambiente e consumato risorse ambientali, sia relativamente all'area fluviale che a quella marina, e ne sono prova le indagini, i sequestri ed i rinvii a giudizio, la stessa sospensione dell'AIA, lo stato degli habitat e delle specie, per cui si può ben dire che tale impianto possa costituire un vera minaccia per l'ambiente, per la salute dell'uomo, per l'economia di un intero territorio tra i più significativi della Basilicata e della Calabria; già l'associazione, il comitato ed il movimento per l'ambiente richiamati hanno chiesto, a livello regionale, di considerare e valutare i diversi danni sull'ambiente causati dall'attività dell'impianto di San Sago e di revocare l'AIA, rilasciata nel 2009 e successivamente sospesa con chiusura definitiva dell'impianto per le reiterate violazioni che hanno determinato situazioni di pericolo e di danno per l'ambiente, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto relativamente all'impianto di "depurazione" di San Sago nel comune di Tortora, più volte oggetto di attenzione da parte della magistratura; quali incisive iniziative intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, a tutela dell'ambiente, onde evitare che vengano approvati interventi in conflitto con le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario; se non ritenga che l'autorizzazione integrata ambientale vada revocata per impedire la riapertura dell'impianto di smaltimento di rifiuti pericolosi nella località San Sago di Tortora, al fine di tutelare i citati siti di grande valenza naturalistico-ambientale e di importanza comunitaria. Atto n. 4-06184 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: dal 1° gennaio 2022 non vi sarà più l'obbligo di indicare in etichetta l'origine della pasta, o meglio del grano utilizzato per realizzarla. Entrano, infatti, in vigore le norme dell'Unione europea sull'origine dell'ingrediente primario, che potrebbero rivelarsi però svantaggiose per i consumatori: si rischia infatti di non riuscire più a capire con facilità se la pasta è 100 per cento italiana; l'attuale obbligo prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia debbano indicare il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura, e se proviene o è stato macinato in più Paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi non UE, Paesi UE e non UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50 per cento in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si può usare la dicitura: Italia e altri Paesi UE e non UE;