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In Consiglio europeo, a cui giorni fa ha partecipato per conto dell'Italia Mario Draghi, si è stabilito infatti che la guerra proseguirà fin quando Putin non lascerà l'Ucraina senza condizioni e non si ripristineranno i confini riconosciuti a livello internazionale, ossia finché le repubbliche del Donbass non torneranno a unificarsi all'Ucraina. "Senza condizioni" significa salvaguardando anche la licenza per gli ucraini di proseguire impunemente le persecuzioni, ufficiali e non, dei filorussi, anche con una dotazione bellica incrementata a spese degli europei e del popolo italiano. Prima che Putin invadesse l'Ucraina, l'Europa ha tollerato le violazioni dei diritti umani dei cittadini filorussi in Donbass senza battere ciglio e ha tollerato che l'Ucraina non rispettasse i Patti di Minsk e che quindi non sciogliesse le truppe irregolari neonaziste armate fino ai denti anche dagli USA ai tempi del colpo di Stato di Maidan. L'Ucraina oltretutto ha ospitato sul suo territorio diversi laboratori finanziati dagli USA che producono armi biologiche e ben tre esercitazioni militari NATO nel 2021 e ha reiteratamente provocato la Russia, nei giorni precedenti l'invasione, intensificando le aggressioni sulle repubbliche del Donbass. Oggi l'Europa e gli USA pongono quindi alla Russia condizioni irricevibili. Intendono promuoverle ad oltranza sottobanco, nonostante le due parti in causa pare si stiano accordando? Oltre l'Atlantico, infatti, non si vuole la pace. Qual è dunque il nobile fine di questa raffinata élite occidentale, che vuole esportare la democrazia? L'isolamento e la destituzione di Putin perché sia sostituito con un fantoccio prono anch'egli agli interessi d'oltreoceano, come d'altronde anche noi europei lo siamo. E il destino desiderabile per un Paese ricco di materie prime e di cultura sarebbe quello di rinunciare alla propria dignità e alla propria autonomia e sovranità in cambio di Netflix e di McDonald's? Non avremmo mai immaginato di vedere un Capo di Governo definirne un altro pubblicamente "macellaio", "dittatore" e "assassino"; non avremmo mai immaginato che il Presidente del Consiglio italiano prendesse le parti di una testata giornalistica che ha inneggiato esplicitamente all'omicidio del Capo di Stato della Federazione Russa. Quella di Europa e USA è una condotta irresponsabile, innanzitutto verso il popolo ucraino usato come carne da cannone; verso i popoli europei, poi, che subiscono tutti i contraccolpi delle sanzioni masochistiche, che sono state volute dagli USA contro la Russia e che si traducono solo in un vantaggio per i nostri alleati atlantici. Non era questa l'Europa che ci aspettavamo. Volevamo l'Europa dei popoli, che forse alternativa, in un mondo multipolare, agli USA, alla Federazione Russa, alla Cina; che fosse rispettosa delle differenze, del principio di autodeterminazione dei popoli; che pretendesse rispetto per le sue peculiarità culturali. E cosa abbiamo ottenuto oggi? Una confederazione di Stati retta da un'oligarchia prona a interessi bancari e finanziari made in USA, in nome dei quali è disposta a cancellare gli interessi delle singole Nazioni e di tutte messe insieme, salvo poi definire oligarchie i consessi che operano nei Paesi degli altri. Fino ad alcuni mesi fa, ci chiedevate di rinunciare alla nostra libertà in cambio della salute e della sicurezza; oggi ci chiedete di mettere a rischio le nostre vite e la nostra sicurezza in cambio della libertà di un altro popolo, affinché continui a disporne anche per opprimere minoranze interne. La vostra politica è schizofrenica e inaccettabile e il popolo italiano non la condivide. Quel popolo vuole che oggi votiate no all'invio di armi in Ucraina. Oggi possiamo dare una svolta alla storia, esercitando in modo responsabile finalmente la nostra funzione. La storia ricorderà i nomi di chi oggi voterà a favore di questo provvedimento, anche... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Concluda, senatrice Granato. GRANATO (Misto) . Dicevo, anche e soprattutto se si procederà con votazione di fiducia. E non sarà clemente. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghi, stiamo esaminando oggi il decreto Ucraina. In questi giorni abbiamo scoperto che l'Ucraina è un Paese a noi molto più vicino di quanto forse immaginassimo e probabilmente è anche questo il motivo per il quale l'Italia è e sarà al fianco dell'Ucraina. Tutti abbiamo delle relazioni con questo Paese: lo abbiamo scoperto forse purtroppo in questi giorni. Che cosa è successo nei mesi precedenti? È andato in crisi un modello al quale abbiamo fatto riferimento per molto tempo, quello del multilateralismo. Negli scorsi anni si percepiva tuttavia il fatto che stava avvenendo una nuova polarizzazione, che si stava determinando un nuovo bipolarismo a livello geopolitico e i segnali anacronistici che arrivavano, per esempio, dalla Corea del Nord ci riportavano indietro di almeno trenta o quarant'anni. Questi segnali secondo me hanno portato ai fatti di ormai trenta giorni fa e a quello che stiamo vivendo in questi giorni. Purtroppo molto spesso in queste settimane abbiamo sentito la parola "scegliere", abbiamo sentire dire che dobbiamo scegliere da che parte stare. L'Italia però ha già scelto e la Lega ha ben chiara la collocazione politica atlantica del Paese. (Applausi) . Credo che il mondo occidentale stia reagendo molto bene, misurando azioni e reazioni; lo stiamo facendo in maniera consapevole e matura ed è per questo che nei giorni scorsi abbiamo chiesto che anche le parole siano misurate nei colloqui con coloro che in questo momento sono avversari e addirittura nemici, perché anche le parole, soprattutto a livello diplomatico, sono fondamentali. Purtroppo in queste ore il dibattito è scaduto ed è stato spostato in maniera secondo me errata e strumentale sul famoso aumento della spesa militare al 2 per cento: lo abbiamo sentito anche poco fa in quest'Aula e lo abbiamo sentito dire in maniera dura ieri in Commissione. Non credo che sia importante affermare che è un argomento che c'entra o che non c'entra. È chiaro che, durante una guerra in corso, uno dei temi principali è quello delle spese militari. È importante sottolineare che quella che è stata fatta sull'aumento della spesa militare al 2 per cento è un'inutile polemica, perché si tratta di un impegno che il Governo ha già preso alla Camera, che il Governo onorerà, quindi non è possibile per nessuno cantare vittoria, se un ordine del giorno verrà o meno ripresentato in quest'Aula, dal momento che, se vale ancora il bicameralismo perfetto, vale anche l'impegno preso alla Camera. La cosa che mi stupisce è che molto spesso coloro che si scagliano contro il mondo militare, degli armamenti e dei sistemi di difesa sono persone - devo dirlo qui dentro - che non sanno assolutamente che cosa siano oggi un'arma, un sistema di difesa o un supporto logistico. Dico questo perché non dobbiamo nasconderci dietro a quella che poi alla fine è la realtà dei fatti.