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ACEA ATO 2 è la società operativa del gruppo ACEA che gestisce il servizio idrico integrato nell'ambito territoriale ottimale 2 (ATO 2) - Lazio centrale (Roma e altri 111 comuni del Lazio). L'ATO2, con un'estensione territoriale superiore a 5.000 chilometri quadrati, fornisce il servizio idrico integrato a circa 3.600.000 abitanti; considerato che nelle ultime settimane, numerosi cittadini lamentano una serie di disservizi nella gestione del servizio idrico da parte della società ACEA, sia in merito a ripetute interruzioni del flusso idrico, sia in merito a varie perdite d'acqua rilevate in diverse aree del territorio comunale; considerato inoltre che: al referendum sull'acqua del 12 e 13 giugno 2011, 26 milioni di cittadini italiani sancirono che sull'acqua non si sarebbe potuto più fare profitto. E con quel "Sì" tracciato sulla scheda (si trattava del secondo di quattro quesiti su servizio idrico, nucleare e legittimo impedimento) i cittadini decisero di abrogare (parzialmente) una norma relativa alla tariffa dell'acqua che prevedeva l'"adeguata remunerazione del capitale investito". Togliere quel passaggio comportava niente più margini, finanza speculativa o business , semmai un servizio efficiente a fronte di investimenti sulla rete tangibili, ad esempio per ridurre le perdite. Ma quel voto è stato tradito, riscrivendo la formula per calcolare la tariffa. Pertanto, da tempo i profitti della società romana quotata in borsa continuano a salire alle stelle, avendo la società totalmente perso la vocazione, sostanzialmente e formalmente, di ente pubblico, in virtù anche del fatto di essersi quotata in Borsa più di vent'anni fa, aprendo così all'investimento della multinazionale francese Suez; oggi quindi il costo del sistema idrico integrato nella capitale è tra i più alti in Italia, il doppio rispetto a Milano. Forse non è un caso che il costo dell'acqua per i cittadini sia aumentato esponenzialmente dal 2003, anno di affidamento del sistema idrico integrato proprio ad ACEA; considerato infine che: non si può certo dire che la crisi dell'acqua a Roma non sia stata annunciata. Sono anni che, a causa dei mutamenti climatici, piove sempre meno, ma sembra che ben poco sia stato fatto per difendere questo bene essenziale per la vita dell'uomo e per l'ambiente. Innanzitutto sul versante della difesa e dell'uso razionale delle acque. È bene ricordare che è ancora in corso presso il Tribunale di Civitavecchia un procedimento per disastro ambientale contro i vertici di ACEA ATO2 e numerosi privati accusati di aver ridotto drasticamente nel 2017 il livello delle acque del lago di Bracciano con prelievi non autorizzati o addirittura abusivi provocando, come confermato dalla Cassazione, «il deterioramento significativo e misurabile dell'ecosistema del lago, area naturale protetta»; ancora oggi si consente che una notevole parte delle acque immesse negli acquedotti vada dispersa. Secondo i dati di Legambiente del marzo 2021 la Città metropolitana di Roma, con il 38 per cento di acqua persa in rete, ha una dispersione oltre la media nazionale. In proposito, ACEA ha recentemente comunicato che per Roma la dispersione sarebbe stata ridotta adesso al 28 per cento, ma si tratta pur sempre di un assurdo spreco di risorse preziose, cui bisognerebbe rimediare al più presto, si chiede di sapere: se, tenuto conto delle criticità esposte in premessa, i Ministri in indirizzo non intendano svolgere un approfondimento sulla questione, anche al fine di intervenire finalmente a tutela dei cittadini e quindi dell'ambiente; se il Governo non intenda finalmente intervenire per far sì che l'acqua torni ad essere considerato un bene essenziale comune, come sancito anche dalla risoluzione delle Nazioni Unite del 26 luglio 2010, che considera "il diritto all'acqua potabile e sicura ed ai servizi igienici, un diritto umano essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani".