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che c'è una diretta correlazione tra il numero di morti e l'azione dei Governi (ed è falso); che qualcuno stia traendo un vantaggio politico dallo stato di emergenza (ed è falso). Per me queste tre teorie sono francamente inaccettabili, quindi sono liberi i colleghi di Fratelli d'Italia di pensarla così, è assolutamente legittimo, ma qui c'è il vero discrimine tra il significato di essere parte della maggioranza che sostiene il governo Draghi e scegliere di essere all'opposizione. Non so se sono stato sufficientemente chiaro. Detto questo, entro rapidamente nelle proposte di merito che il Partito Democratico intende formulare al Governo per i prossimi passi. Penso che l'ordine del giorno di maggioranza sia una buona sintesi e voglio evidenziare in particolare alcune cose, soprattutto in vista dell'importante e delicata cabina di regia di lunedì 17 maggio. In tutti i passaggi abbiamo lavorato partendo da un assunto di fondo. Prima l'approccio era progressivo e proporzionale, dove per progressività non si intendeva lentezza e unilateralità, ma pronti e veloci a maggiori restrizioni, se la situazione lo richiede, ma altrettanto pronti ad allentarle. Oggi, grazie ai vaccini, la situazione è: si devono progressivamente completare le aperture affinché siano irreversibili. Questo è il primo punto. In secondo luogo, se le riaperture devono tendere all'irreversibilità, occorre che si cambi il metodo di calcolo del rischio. Noi lo abbiamo proposto in diverse riunioni di maggioranza già da qualche giorno ed è bene che il Governo stia dando conferme in questo senso. È evidente che gli indicatori dell'andamento della pandemia, da cui dipende la zonizzazione delle Regioni, devono essere messi in correlazione con l'andamento della campagna vaccinale e con il carico sulle strutture sanitarie. Altrimenti, può succedere banalmente che, da una parte, diciamo che il Paese da qui in avanti può solo aprire e, dall'altra può accadere che da un certo lunedì una Regione torni ad essere ancora arancione e, quindi, che debba richiudere. Deve essere chiaro che ciò non può accadere, salvo ovviamente risvolti importanti e imprevisti. Vengo al terzo punto. È ormai consapevolezza di tutti - lo si è detto anche nel dibattito fino ad ora, seppur con toni diversi - che il cosiddetto coprifuoco debba essere allentato. Aggiungo che mi auguro che lunedì ci sia una risposta chiara rispetto a qual è la dimensione dell'allentamento e qual è la sequenza con cui avverranno le riaperture. Occorrono, inoltre, tempi certi - anche per questo confido in ciò che accadrà lunedì - per alcune riaperture che riteniamo essenziali - lo abbiamo scritto negli ordini del giorno - come quelle dei centri commerciali, del settore delle cerimonie e degli eventi, dei luoghi della cultura e dello sport, della ristorazione e dei parchi tematici. Il quinto e ultimo tema richiede un'attenzione particolare e il Partito Democratico ha chiesto un impegno specifico nell'ordine del giorno e lo aveva già scritto in maniera molto evidente nelle proprie mozioni. Tra poche settimane apre la stagione turistica. È superfluo ricordare quanto il turismo in Italia sia importante e il suo peso sul PIL sia vicino al 13 per cento. È del tutto evidente quanto una parte significativa di questo 13 per cento dipenda proprio dalla stagionalità estiva. Penso quindi che dobbiamo mettere rigorosamente in sicurezza il turismo. Ciò vuol dire che non può esserci sicurezza a macchia di leopardo sulle nostre coste, sulle nostre montagne, nelle nostre città d'arte e in altri luoghi di attrazione. Ciò vale anche per un'eventuale correzione della campagna vaccinale. Se a un certo punto ci rendiamo conto che il ritmo della campagna vaccinale non mette in piena sicurezza questi luoghi, penso che tra qualche settimana dobbiamo essere pronti a fare delle correzioni specifiche, come per esempio, alla fine di maggio, in un altro momento di verifica importante, avere una parola definitiva sul green pass , che è un altro elemento determinante perché il turismo porti all'Italia quel contributo strategico che sappiamo. In questo caso ci giochiamo molto sia verso i nostri connazionali, cui diamo una dimostrazione di far partire un pezzo di economia fondamentale, sia perché quella è la faccia con cui ci presentiamo al resto del mondo, che, come sempre, guarda all'Italia come a una grande meta da raggiungere. Checché ne dica qualcuno, è chiaro che l'ultimo miglio di questa pandemia nasconde ancora insidie, richiede prudenza, responsabilità e ancora più determinazione, per assurdo. I nostri cittadini sono stanchi; nessuno lo nasconde, come nessuno nasconde che hanno il desiderio di tornare pienamente alle proprie vite. Quindi, non posso che dire, come feci già ad ottobre scorso, nel corso di comunicazioni dell'allora presidente del Consiglio Conte, che tutto ciò che ci resta da fare è ancora molto difficile, ma è possibile e doveroso. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, io ritengo onesto riconoscere che i dati di regressione della pandemia sono collegati a due fattori fondamentali: il primo è la politica difficile e dolorosa delle chiusure e delle limitazioni. Ho sentito dire che siamo il Paese che ha chiuso di più. Non è così. Vi ricordo che il Regno Unito ha riaperto i pub poche settimane fa, avendo raggiunto oltre il 60 per cento di vaccinazioni. Ma è vero che è come per la Nazionale di calcio: quando si parla di questi argomenti, ciascuno dice le cose a suo modo. Io non voglio, però, polemizzare. Credo sia corretto riconoscere questo, perché è così nei fatti; perché i dati sulle terapie intensive e sui ricoveri sono legati al fatto che siamo riusciti ad abbassare la curva e, contemporaneamente, abbiamo aumentato la capacità vaccinale, che è l'altro elemento strategico. Fatemi dire una cosa, anche al sottosegretario Sileri. Ho apprezzato il lavoro che si sta facendo sulle vaccinazioni. Apprezzerei meno disponibilità comunicativa; apprezzerei uno sforzo per dare più certezza agli italiani. A volte, infatti, c'è il rischio di non capire bene da che parte si va. Lo dico in modo costruttivo e apprezzando il lavoro che si sta facendo. Detto questo, il virus non è sconfitto. È una banalità. Dobbiamo mantenere l'attenzione. C'è il problema delle varianti e c'è un'altra questione, che forse stiamo sottovalutando, ma che per me è essenziale. Nel momento in cui si riducono i numeri dell'infezione, bisogna riprendere strategicamente il tracciamento che, insieme alla vaccinazione, è lo strumento che può dare certezze agli italiani in relazione al governo e alla gestione piena della questione del virus. Veniamo adesso agli aspetti politici. Voglio tranquillizzare gli amici della Lega. Io non ho mai pensato di proporre la chiusura di attività per fare un dispetto a Salvini o alla Lega. Potete avere l'opinione che volete, ma non siamo così folli. Per favore, non usiamo questi argomenti. Ricordate che avete usato, anche in altri momenti, argomenti secondo i quali noi dicevamo che c'era la pandemia per tenere in vita il Governo Conte. Superiamo e andiamo avanti.