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IMPATTO MACROECONOMICO DEL RDC SUL MERCATO DEL LAVORO In questa sezione si descrive brevemente il possibile impatto macroeconomico del Rdc sia sull'efficienza del mercato del lavoro, in termini di aumento di occupazione e produttività da realizzarsi con il miglioramento dei centri per l'impiego, e la riqualificazione formativa dei lavoratori, nonché attraverso appropriati incentivi, sia su alcuni aspetti macroeconomici che riguardano il moltiplicatore, l’ output gap e il recupero del fiscal stance . Impatto macroeconomico del Reddito di cittadinanza: moltiplicatore, output gap e fiscal stance L'attuazione del Reddito di cittadinanza associata al potenziamento dei centri per l'impiego costituisce una vera e propria riforma strutturale del mercato del lavoro, nella misura in cui può aiutare a reimpiegare parte di quegli oltre tre milioni di scoraggiati (secondo i dati dell'ISTAT 2018) che da anni non cercano più attivamente lavoro. L'afflusso degli scoraggiati presso i centri per l'impiego permetterebbe di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro, che nella metodologia europea contribuisce alla crescita del PIL potenziale. Si aprirebbe così uno spazio fiscale aggiuntivo che può essere utilizzato per aumentare l'occupazione evitando di far crescere il deficit strutturale a livelli passibili di sanzioni. Il meccanismo, che può apparire complesso, riflette semplicemente la natura strutturale e non soltanto ciclica del reddito di cittadinanza cosi come è stato congegnato dal Governo: si aumenta la produttività complessiva del Paese grazie alla ricostruzione delle competenze e del capitale umano di milioni di persone. Questa misura, che prevede, in prospettiva, un finanziamento fino a oltre 8 miliardi di euro, permetterà a chiunque si trovi al di sotto della soglia di povertà (stabilità dall'Eurostat in 9.360 euro di reddito annuale) di ottenere un'integrazione di reddito fino a tale soglia. Gli effetti moltiplicativi di tale misura saranno evidenti, tanto più laddove il sostegno andrà a beneficiari con reddito nullo o molto basso, e quindi con propensione al consumo pari a 1. L'idea di veicolare il sostegno al reddito attraverso un bancomat servirà non solo per la tracciabilità dei consumi, ma anche per innescare incentivi a consumare. Anche la riqualificazione e il potenziamento dei centri per l'impiego, con la destinazione di un miliardo di euro risorse, per l'assunzione di nuove unità operative, avrà effetti moltiplicativi sui consumi, sull'occupazione e sul reddito. Sulla base dell'ammontare della dotazione finanziaria del Fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 1, comma 255, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e con riferimento alle stime relative alle platee potenziali, in base al modello previsionale Memo-It elaborato da ISTAT , l'erogazione del Rdc dovrebbe indurre un effetto moltiplicatore sul PIL reale definito come segue negli anni 2019-2023: Variabile 2019 2020 2021 Moltiplicatori trasferimenti (Memo-It) 0,2 0,4 0,5 Spesa per Rdc (milioni di euro) 6110 7755 8017 Impatto aggiuntivo sul PIL reale (milioni di euro) 1222 3102 4008,5 Impatto aggiuntivo % su PIL reale 0,1% 0,2% 0,2% La stima dell'effetto espansivo è maggiore nel caso in cui l'impatto del Reddito di cittadinanza venga valutato come uno shock diretto sui consumi delle famiglie, con un moltiplicatore che raggiunge il valore di 0,3 nel primo anno di erogazione. L'analisi è effettuata al netto di effetti di trascinamento demand-led legati all'impatto sugli investimenti della variazione di componenti autonome della domanda aggregata nonché degli effetti positivi sull'occupabilità della forza lavoro indotti dalle azioni di potenziamento dei centri per l'impiego. Inoltre, un ulteriore elemento di cui l'analisi non può tenere conto ex ante è il complesso degli incentivi per l'impresa e definiti all'articolo 8 del provvedimento sotto forma di sgravi contributivi, che trasforma parte delle erogazioni dei beneficiari in riduzioni di entrate modificando ex post l'effetto macroeconomico della misura. Inoltre, considerando i moltiplicatori fiscali per l'occupazione diretta di lavoratori e per i trasferimenti sociali espressi dal modello ITEM ( Italian Treasury Econometric Model ), l'impatto macroeconomico congiunto degli interventi di potenziamento dei centri per l'impiego e delle erogazioni per il Rdc per il 2019 è descritto più precisamente come segue: Variabile 2019 Moltiplicatori occupazione diretta 1,2 Spesa per centri per l'impiego (milioni di euro) 1000 Impatto aggiuntivo occupazione diretta rispetto a scenario base (milioni di euro) 1200 Impatto aggiuntivo occupazione diretta (differenza tra tassi di variazione) 0.07% Moltiplicatori trasferimenti 0.3 Spesa per Rdc (milioni di euro) 6110 Impatto aggiuntivo da erogazione Rdc rispetto a scenario base (milioni di euro) 1833 Impatto aggiuntivo da erogazione Rdc (differenza tra tassi di variazioni) 0.11% Impatto aggiuntivo totale rispetto a scenario base (milioni di euro) 3033 Impatto aggiuntivo totale (differenza fra tassi di variazione) 0.18% Effetti dell'attivazione di lavoratori scoraggiati sulla crescita potenziale Il complesso degli interventi di politica attiva definiti a supporto del Rdc può produrre inoltre effetti positivi sul PIL potenziale grazie allo shock di offerta di lavoro generato dalla crescita del tasso di partecipazione, a seguito dell'ingresso di lavoratori scoraggiati all'interno della forza lavoro. Simulazioni effettuate attraverso il metodo della funzione di produzione adottato dall’ Output Gap Working Group della Commissione europea hanno mostrato che l'attivazione di un milione di lavoratori scoraggiati nel 2017 avrebbe prodotto un incremento del PIL potenziale tale da generare un ampliamento dell’ output gap dell'ordine di 1,4 punti . Le stime della Commissione europea, che contemplano per l'Italia un NAWRU pari al 10,3 per cento, hanno prodotto per il 2017 un PIL potenziale di 1605,43 miliardi di euro al cospetto di un PIL effettivo di 1595,9 miliardi di euro (dati AMECO a euro costanti). Il relativo output gap si è attestato a –0,59 e ha permesso di realizzare una correzione di 5,25 miliardi di euro al saldo nominale di bilancio. Qualora fossero stati reinseriti nel mercato del lavoro un milione di individui – ipotesi non irrealistica, dato che le forze di lavoro potenzialmente occupabili (o inattivi « scoraggiati ») erano 3 milioni e 131.000 secondo ISTAT nel 2017 –, il tasso di partecipazione sarebbe stato superiore di due punti e mezzo e avrebbe contribuito ad aumentare la stima del PIL potenziale di 23 miliardi di euro. Il relativo output gap registrato sarebbe stato pari a –1,98: dal maggiore margine di deficit strutturale concesso sarebbe derivata una correzione al saldo nominale di bilancio di circa 17,5 miliardi di euro, ovvero uno spazio fiscale aggiuntivo di oltre 12 miliardi di euro.