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Il 25 gennaio, quinto anniversario del sequestro di Giulio Regeni, il ministro Di Maio è intervenuto in occasione del Consiglio affari esteri dell'Unione europea per chiedere all'Unione di fare uso degli strumenti a sua disposizione affinché il Cairo compia progressi concreti in tema di diritti fondamentali. In occasione del segmento di alto livello della 46 a sessione del Consiglio per i diritti umani dell'ONU, lo scorso 24 febbraio, il ministro Di Maio ha sollevato nuovamente il caso del giovane richiedendone il rilascio. Abbiamo inoltre sottoscritto la dichiarazione congiunta sull'Egitto e la situazione dei diritti umani nel Paese, pronunciata in Consiglio per i diritti umani l'11 marzo dalla Finlandia, a nome di 31 Paesi tra cui gli Stati Uniti, mentre il 12 marzo, su nostra iniziativa, è stato inserito un riferimento specifico alla vicenda dello studente nel discorso pronunciato dall'Unione europea al Consiglio. È importante sottolineare che l'impegno del Governo non riguarda soltanto il caso di Patrick Zaki, ma il complesso delle questioni relative ai diritti umani nel Paese e non solo. Conduciamo da anni un lavoro coerente e costante a difesa della centralità della persona e della sua tutela, in Egitto così come nel mondo, in linea con le nostre consolidate priorità di politica estera e con i valori su cui esse si fondano: il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello stato di diritto e della tutela dei diritti umani. Sono valori su cui non arretriamo, avendo ben chiaro il quadro complessivo dei rapporti bilaterali. Sebbene le relazioni con Il Cairo restino fortemente compromesse dalla drammatica vicenda del nostro connazionale Regeni e perciò depotenziate fintanto che non sarà fatta piena verità su questo caso, l'Egitto rimane un Paese cruciale su dossier come la stabilizzazione della Libia, il Mediterraneo Orientale, la collaborazione nella lotta al terrorismo e ai traffici illeciti, la gestione dei flussi migratori, come è stato qui ricordato sia dal senatore Casini che dal senatore Ferrara. Ma sui valori non si arretra. Con riferimento all'eventuale attribuzione della cittadinanza italiana a Zaki, si riconosce la portata ideale, simbolica e umanitaria del possibile gesto, al pari delle altre numerose iniziative susseguitesi in questi mesi da parte di enti locali, ONG e associazioni, a testimonianza della sensibilità della società civile italiana su questi temi; una sensibilità in cui l'azione del Governo si rispecchia e di cui si avvale al fine di ribadire la propria fermezza in materia di diritti umani in ogni foro bilaterale e multilaterale. Sottolineo, tuttavia, l'importanza che la mozione oggi in discussione, nel testo da ultimo presentato - testo sul quale approfitto per esprimere fin da ora il parere favorevole del Governo - faccia riferimento anche alla necessità di verifica di tutte le condizioni in vista della possibile concessione della cittadinanza. Vorrei attirare in questa sede l'attenzione sull'esigenza di una valutazione approfondita delle circostanze di contesto in cui tale eventuale riconoscimento andrebbe ad inserirsi. Invito me stessa e tutti noi a riflettere, in particolare, su due punti. In premessa, va considerata la circostanza per cui l'attribuzione della cittadinanza italiana a Zaki si configurerebbe, in definitiva, quale misura simbolica, priva di effetti pratici a tutela dell'interessato. Anche alla luce del diritto e dei principi internazionali, l'Italia incontrerebbe, infatti, notevoli difficoltà a fornire protezione consolare al giovane, essendo egli anche cittadino egiziano, poiché prevarrebbe la cittadinanza originaria, principio applicato peraltro dall'Egitto in maniera particolarmente stringente. Ancor più importante è addirittura il rischio, da valutare, di effetti negativi sull'obiettivo che più ci sta a cuore: ottenere il rilascio di Patrick. In questo senso, la concessione della cittadinanza potrebbe - dico "potrebbe", per questo chiediamo e accettiamo l'idea di una verifica - addirittura rivelarsi controproducente ed è responsabilità di tutti noi fare una riflessione su questo. Il Governo continuerà a seguire il caso Zaki con la massima attenzione, in raccordo con i partner che sostengono numerosi l'azione dell'Italia in questo campo. Porteremo avanti ogni possibile iniziativa di sensibilizzazione sul piano bilaterale nell'ambito del coordinamento europeo e a livello multilaterale, per raggiungere l'obiettivo cui tutti lavoriamo: la liberazione di Patrick. (Applausi) . PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Brusio). PRESIDENTE. Senatrice, mi scusi, ma devo invitare i colleghi impegnati in conversazioni private a mantenere almeno un tono di voce basso. Non riesco a sentire chi interviene. Ha facoltà di intervenire, senatrice Unterberger. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, da più di quattrocento giorni Patrick Zaki è rinchiuso in carcere senza processo. Ben undici volte il tribunale ha prorogato la carcerazione preventiva; eppure 3.000 persone in Egitto sono uscite dal carcere per il Covid-19, ma tra queste non c'è Patrik, nonostante i problemi di salute. Quale sarebbe, allora, l'immane delitto compiuto da questo ragazzo, tanto da essere attenzionato dai Servizi egiziani mentre studiava a Bologna, arrestato non appena atterrato in Egitto, sottoposto ad atroci torture e, infine, trasferito in un carcere di massima sicurezza? Cosa c'è di così grave da rendere le autorità egiziane completamente sorde alle richieste dell'Italia e dell'Europa, alle manifestazioni di protesta, agli appelli delle organizzazioni umanitarie? Niente, se non un regime che già una volta è stato capace - come disse la mamma di Giulio Regeni - di tutto il male del mondo; un regime paranoico che vive come un'intollerabile minaccia ai giovani colti allergici ai pregiudizi e alle ingiustizie. È per questo che, pensando a Patrick, non solo viene in mente Regeni, ma tornano alla memoria anche Antonio Megalizzi, Fabrizia Di Lorenzo e Valeria Solesin. È proprio pensando a loro che Patrick è a tutti gli effetti un cittadino italiano ed europeo. Lo è perché con il suo giovane, ma intenso percorso di vita ha coltivato gli stessi valori fondativi delle nostre società. Abbiamo, quindi, un vincolo morale, come abbiamo un debito molto grande verso Giulio Regeni e la sua famiglia. Come ha scritto Luigi Manconi, qui non è in ballo un utopico idealismo contrapposto al realismo della ragion di Stato. Uno Stato esprime la propria legittimità attraverso pochi, ma chiari elementi e, tra questi, c'è la difesa dell'incolumità dei suoi cittadini e, quindi, nessuna sudditanza psicologica nei confronti di un regime dove i dissidenti vengono torturati e dove gli appelli alla ricerca della verità vengono sistematicamente disattesi. Negli ultimi tempi emergono frammenti di un'aggressività di regimi illiberali verso l'Italia e l'Europa. Penso non solo all'Egitto, ma anche alla vicenda dello spionaggio russo e allo sgarbo di Erdogan.