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L'aumento della temperatura media a livello globale comporta lo scioglimento dei ghiacciai, provocando un innalzamento del livello del mare, che potrebbe giungere a valori particolarmente severi nel giro di pochi decenni, con impatti disastrosi in particolare per le regioni insulari e per quei territori che hanno sviluppato la loro economia e gli insediamenti urbani sulle coste. Nell'ottobre 2018, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha presentato il suo report speciale che, per la prima volta, ha valutato gli impatti del cambiamento climatico sul target di 1,5 gradi centigradi di aumento delle temperature globali. Il documento ha dimostrato che il riscaldamento globale è già aumentato di un grado centigrado rispetto ai livelli preindustriali e che sta crescendo approssimativamente di 0,2 gradi centigradi a decade. Nell'ultima conferenza delle parti, tenutasi nel dicembre 2018 a Katowice, in Polonia, si è avviato quello che viene definito il dialogo facilitativo per promuovere nuovi impegni di riduzione delle emissioni. La conferenza si è conclusa con l'approvazione del manuale operativo per l'attuazione dell'accordo di Parigi. Il manuale operativo ( rulebook ) ha stabilito, fra l'altro, l'utilizzo delle nuove linee guida nella valutazione dei gas climalteranti emessi e la redazione da parte degli Stati membri di un inventario delle emissioni, con scadenza biennale. Occorre considerare che il Governo italiano ha elaborato una proposta di strumento fondamentale per la politica energetica e ambientale del nostro Paese per i prossimi dieci anni, quale il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) sottoposto a consultazione pubblica dal 19 marzo 2019. Inoltre, nell'aprile scorso il Parlamento europeo ha disposto, con un regolamento, che per il settennato 2021-2027 il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo di coesione non possono finanziare investimenti legati ai combustibili inquinanti come il petrolio e gli idrocarburi. Si ritiene che riuscire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico - in particolare i conseguenti impatti sull'ambiente naturale, antropizzato e urbanizzato - e a governarne le cause sia non solo un dovere morale nei confronti delle future generazioni (che tutti i venerdì hanno manifestato nelle nostre piazze), ma anche una priorità strategica per l'economia nazionale italiana. Per tali motivi, nella Giornata mondiale dell'ambiente chiediamo al Governo di assumersi alcuni impegni. Chiediamo di adottare, nell'ambito delle proprie competenze, ogni iniziativa finalizzata alla decarbonizzazione dell'economia, comunque garantendo una sicurezza del sistema energetico del Paese, fissando come obiettivo la strategia a lungo termine dell'Unione europea per la riduzione delle emissioni di gas serra. Mi riferisco alla comunicazione COM(2018) 773 del 28 novembre 2018. Inoltre, chiediamo di attuare ogni misura che favorisca la transizione dalle fonti energetiche fossili alle fonti rinnovabili e dall'economia lineare all'economia circolare, favorendo l'investimento nella ricerca e nelle ecoinnovazioni. Chiediamo altresì di promuovere lo sviluppo di sistemi ecoefficienti di produzione, ricorrendo alla bioeconomia e all'ecodesign. Inoltre, al fine di ridurre gli sprechi energetici, intendiamo impegnare il Governo a potenziare ulteriormente il percorso di ecoefficienza energetica da applicare al patrimonio pubblico e privato, anche attraverso sinergie con il mondo produttivo per una costante formazione degli operatori di tutti i settori. Impegna inoltre il Governo a porre in essere anche ogni iniziativa volta a favorire l'autoproduzione distribuita di energia dalle fonti fossili (quindi il consumatore è anche produttore, un prosumer ); a promuovere, in sinergia con gli enti locali, campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte ai cittadini, sulle buone pratiche ambientali finalizzate alla mitigazione dei cambiamenti climatici, anche mediante l'introduzione dell'educazione ambientale nelle scuole di ogni grado; a promuovere politiche di sviluppo infrastrutturale e interventi finalizzati alla promozione di iniziative virtuose di mobilità urbana ed extraurbana sostenibile, incluso il trasporto intermodale a beneficio diretto dell'ambiente e degli ecosistemi, ma anche della salute e del benessere dell'uomo; a promuovere, di concerto con le Regioni e gli enti locali e le Autorità di bacino distrettuali, nell'ambito delle proprie competenze, interventi finalizzati alla prevenzione del rischio idrogeologico, nonché misure per l'utilizzo responsabile del suolo; ad attuare, nell'ambito delle proprie competenze, tutte le misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi di riduzione di gas ad effetto serra concordate a livello internazionale ed europeo (in particolar modo con il cosiddetto accordo di Parigi), tenendo conto dei benefici ambientali, sociali ed economici connessi alla riduzione delle emissioni. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, vorrei velocemente ricordare un paio di elementi, prima di entrare nel cuore del discorso: i clorofluorocarburi sono stati banditi dal 1988, quindi come gas ad effetto serra non ci sono più da più di trent'anni; il biossido di azoto (NO 2 ) invece non ha alcun potere climalterante, mentre ad averlo è l'ossido di diazoto (N 2 O, chiamato anche protossido di azoto, secondo la vecchia nomenclatura chimica). Detto questo, devo dire di essere rimasto depresso da due aspetti: il primo è stato vedere i presentatori leggere le loro mozioni, come a significare di non avere da dire niente di più di quanto hanno scritto; il secondo è che il dibattito su quest'argomento si è ridotto a due ore, rubate al decreto-legge cosiddetto sblocca cantieri, quando questo è il dibattito, è il tema, mentre tutto il resto sono scorie, sono niente. Il prossimo futuro economico, energetico e climatico è su questo punto: parlando in termini di soldi, le aziende che li faranno in futuro saranno quelle che se ne occuperanno (mentre le altre sono grandi unicorni, come dicono a Wall Street, destinati a scomparire o a diventare marginali). Tanto premesso, da quest'Assemblea - che dovrebbe riunire le migliori teste pensanti per fare il meglio per questa Nazione - mi aspetterei qualcosa di diverso da ricette vecchie di decenni. Quando sento parlare ancora di mobilità sostenibile, economia circolare, mobilità elettrica o promozione delle fonti energetiche rinnovabili in condizione di grid parity solo se convengono, mi sembra di ritornare agli anni '70. È proprio il cambio di mentalità a mancare: quando sentiamo ancora la Commissione europea dire di no alle plastiche monouso, ma le bottigliette dell'acqua continuano ad esserci anche se gli involucri costituiscono il 95 per cento del costo totale, mentre solo il cinque per cento è dovuto all'acqua, mi dico che anche economicamente il cervello è evaporato. Sentiamo ancora parlare di economia circolare nell'accezione di raccolta differenziata e recupero della materia.