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il reddito derivante in misura prevalente dalle prestazioni lavorative rese nel settore. Viene inoltre prevista la determinazione dei criteri di calcolo dell'indennità giornaliera, la sua entità massima su base giornaliera e il numero massimo di giornate oggetto di indennizzo e di tutela previdenziale. Anche questo è molto importante. Voglio ribadire ancora in quest'Aula che sappiamo che c'è stato un primo finanziamento all'interno della legge di bilancio per un fondo destinato all'indennità di discontinuità. Quello che è importante che avvenga nella prossima legge di bilancio è che vi sia un ulteriore stanziamento in modo tale da rendere effettiva e strutturale dal 2023 in poi. All'articolo 11 viene inserita un'altra importante norma che va ad elevare da 100 a 120 euro il limite massimo di importo giornaliero per la contribuzione e la base di calcolo relativa ai trattamenti di malattia, di maternità o di paternità dei lavoratori dello spettacolo. Ho concluso il mio intervento e lascio la parola al mio collega, relatore Rampi, con cui ho avuto il piacere di portare avanti questo provvedimento. Ringrazio ancora tutti coloro che hanno contribuito e lo hanno fatto davvero tutti: è stato un grande lavoro di squadra e sono stata molto contenta di poterlo portare avanti e di poter ottenere questo importantissimo risultato insieme al Parlamento e al Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Rampi. RAMPI, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio anzitutto il signor Ministro per la sua presenza. Credo che le parole appena pronunciate della correlatrice, senatrice Catalfo, abbiano trasmesso il clima che ha attraversato i mesi di lavoro sul provvedimento in esame e che, dal punto di vista del nostro ruolo di relatori, va restituito all'Assemblea e soprattutto a tutte quelle colleghe e quei colleghi che, essendo impegnati in altre Commissioni, non hanno misurato il percorso del provvedimento. Il disegno di legge in oggetto nasce da molte iniziative parlamentari di diversi colleghi parlamentari di quasi tutti - se non tutti - i Gruppi politici sia alla Camera, che al Senato, che sin dall'inizio di questa legislatura hanno cercato di trovare delle soluzioni per garantire un principio che, per noi della Commissione istruzione pubblica, beni culturali, è fondamentale e avanzato. Noi siamo normalmente impegnati a promuovere molte iniziative e a stanziare risorse il più possibile in crescita, ma sempre insufficienti, dedicate a iniziative, attività e beni culturali. Con il provvedimento in esame si sancisce un principio che potrebbe sembrare ovvio, ma che tale non è, ossia che la cultura la fanno le persone che lavorano nella cultura. Il lavoro nella cultura deve pertanto funzionare ed essere a tutti gli effetti garantito, tutelato, continuativo e degno di essere tale. Deve essere un lavoro che non deve portare le persone a scegliere se farlo per una parte della vita o per un'altra a causa della mancanza di risorse per continuare a esercitarlo e degli inevitabili vuoti che, per le sue caratteristiche, questo tipo di lavoro presenta. Questo è il punto. A differenza di tutti gli altri, questo lavoro viene a volte sospeso ma non per mancanza di attività o di domanda, bensì perché è fatto così. Il momento che noi vediamo in scena è solo una piccola parte del lavoro in questo settore, il quale prevede prima una preparazione e momenti di concentrazione, approfondimento e arricchimento. Partendo da tante iniziative legislative di tanti parlamentari, abbiamo cercato un modo per garantire, in maniera veramente innovativa, da parte dello Stato italiano, una continuità nella discontinuità, una forma di ordine nel disordine necessario che sta alla base della creatività. Infatti, la creatività ha bisogno di elementi di disordine, movimento e discontinuità. Questa è l'innovazione. Il provvedimento (lo sanno i colleghi che lo hanno seguito nello specifico) ha in realtà origini molto lontane, in quanto nasce forse addirittura dodici anni fa, ma sicuramente nove anni fa quando i due rami del Parlamento furono impegnati nell'esame di un altro provvedimento che poi venne votato nel 2017. All'epoca lavorammo con i colleghi Verducci e Montevecchi: io ero nell'altro ramo del Parlamento e ci conoscemmo proprio per provare ad arrivare un provvedimento che avesse già, nei criteri di delega, alcune di queste vocazioni. Da allora abbiamo fatto molta strada. Il provvedimento in esame contiene risultati importanti. Penso, ad esempio, al tema degli osservatori, che è tutto figlio del lavoro di una collega dell'altro ramo del Parlamento, onorevole Carbonaro, che ha dedicato una parte importante della sua attività parlamentare in questa legislatura a questo tema e di cui abbiamo fatto tesoro. Credo che questo sia un modo di procedere virtuoso del bicameralismo italiano. C'è poi il tema fondamentale, di cui credo parlerà di più la collega Montevecchi, dei live club , che mi sta molto a cuore. Anche in questo caso abbiamo provato tante volte a ragionare con loro sul pieno riconoscimento della loro funzione come spazi di cultura, forse non tradizionali come altri (anche se ormai sono ampiamente tradizionali). Certo, il teatro ha più di 2.500 anni di storia, ma, come mi è capitato di dire in una di queste iniziative, il live club c'è da sempre, perché forse il primo live club c'è stato quando gli uomini si sono trovati attorno a un fuoco e hanno iniziato a cantare delle canzoni per passare la notte e non cedere alla paura. È questa l'origine dell'aggregazione che viene creata dalla musica e dal trovarsi attorno a essa. Noi ci stiamo occupando di questo, ossia di ciò che è fondamentale per essere umani e per essere democrazia. Per garantire tutto questo bisogna assicurare delle iniziative di legge che funzionino. Si è partito da iniziative parlamentari e c'è poi stata un'iniziativa del Governo che ne ha fatto tesoro. C'è stato uno scambio veramente importante e significativo tra le due Camere, tra Parlamento e Governo e tra Parlamento e tante voci fuori dal Parlamento, che sono state ascoltate, la relatrice le ha citate. Ricordo che, come relatori, abbiamo anche raccolto l'iniziativa di un "parlamento degli artisti" nato al Piccolo Teatro di Milano, che proprio nel corso della pandemia aveva fatto un lavoro veramente di tipo parlamentare per contribuire a questa iniziativa di legge e in questo provvedimento c'è un pezzo proprio di quel lavoro. La pandemia ha fatto esplodere qualcosa che conoscevamo tutti e ha fatto capire che questo settore così fragile e così discontinuo, se succede qualcosa che muove l'equilibrio che già è precario, rischia di crollare. I Governi ed i Ministri che hanno gestito la pandemia, compresa la senatrice Catalfo, che è seduta accanto a me, hanno cercato in tutti i modi - ci sentivamo telefonicamente in quelle sere - di inventarsi qualche cosa per soccorrere velocemente, urgentemente ed in maniera innovativa queste persone, per fare in modo di non perderle innanzitutto all'attività lavorativa, per fare in modo che le loro professioni non si spegnessero. In quell'occasione abbiamo inventato delle misure e abbiamo capito quanto sia fragile il meccanismo, ma anche quanto in realtà probabilmente, qualora venga generato un volano virtuoso, questo sistema possa stare in piedi da solo.