[pronunce]

che mancherebbe del tutto, altresì, la motivazione in ordine all’impugnazione dei commi da 19 a 22, con la conseguente inammissibilità della relativa questione; che, nel merito, l’Avvocatura dello Stato deduce argomentazioni analoghe a quelle prospettate in riferimento alla altre due ordinanze di rimessione in esame; che in data 20 ottobre 2009 si è costituita, fuori termine, la comunità montana Antigorio Divedro Formazza, parte del giudizio a quo nel quale è stata emessa l’ordinanza r.o. n. 194 del 2009; che nella medesima data si è costituita tempestivamente (entro il termine di venti giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’ordinanza di rimessione, avvenuta il 30 settembre 2009), la comunità montana Alta Valle Susa, parte del giudizio a quo nel quale è stata emessa l’ordinanza r. o. n. 238 del 2009; che, in data 24 novembre 2009, la comunità montana Alta Valle Susa ha depositato una memoria; che la suddetta parte ha dato atto della sentenza della Corte n. 237 del 2009 – medio tempore intervenuta – deducendo che quest’ultima non avrebbe assorbito integralmente le censure di illegittimità costituzionale sollevate dall’odierno giudice remittente. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, con tre analoghe ordinanze, rispettivamente dell’8 e del 24 aprile 2009, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 114, 117, terzo, quarto e sesto comma, 118 e 119 della Costituzione, dell’art. 2, commi 17, 18, 19, 20, 21 e 22 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), i quali disciplinano il riordino delle comunità montane in sede regionale; che l’identità delle disposizioni denunciate e l’analogia delle censure prospettate dal Collegio remittente impone la riunione dei suddetti giudizi di legittimità costituzionale, al fine di decidere congiuntamente le sollevate questioni; che, successivamente alla rimessione delle suddette questioni, questa Corte, nel decidere sull’impugnazione, in via principale, delle medesime norme, con la sentenza n. 237 del 2009 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 20, dell’art. 2, comma 21, ultimo periodo, che prevede «gli effetti di cui al comma 20 si producono dalla data di pubblicazione del predetto decreto», nonché dell’art. 2, comma 22, della suddetta legge n. 244 del 2007; che ha, altresì, dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 19, della medesima legge n. 244 del 2007, sollevata in riferimento agli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione, nonché non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 17 e 18, della stessa legge, sollevate in riferimento agli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione; che, tanto premesso, in via preliminare, deve essere dichiarata inammissibile, in quanto tardiva, la costituzione in giudizio della comunità montana Antigorio Divedro Formazza, in quanto il relativo atto è stato depositato oltre il termine perentorio (ex multis, ordinanze n. 100 del 2009 e n. 124 del 2008) stabilito dall’art. 3 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale; che le questioni sollevate in ordine ai commi 19, 20, 21 e 22 dell’art. 2 della legge n. 244 del 2007 sono manifestamente inammissibili; che, infatti, il TAR benché affermi di sottoporre al vaglio di questa Corte l’art. 2, commi da 17 a 22, della legge n. 244 del 2007, invocando rispetto a tutte le suddette disposizioni la lesione degli artt. 114, 117, terzo, quarto e sesto comma, 118 e 119 Cost., prospetta specifiche censure solo in ordine ai commi 17 e 18; che, quanto ai commi da 19 a 22, il giudice remittente si è limitato a indicare le norme denunciate e i parametri costituzionali da esse asseritamente lesi, senza motivare riguardo al suddetto preteso contrasto, sicché le ordinanze di rimessione risultano del tutto carenti di motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza (ordinanza n. 14 del 2008); che, in ogni caso, ancora prima, occorre rilevare che in ordine ai citati commi 20, 21 e 22 è intervenuta, medio tempore, pronuncia di illegittimità costituzionale ad opera della sentenza n. 237 del 2009, con il conseguente venir meno, in ordine alle relative impugnazioni, dell’oggetto dell’odierno giudizio di costituzionalità, cui consegue la manifesta inammissibilità delle relative questioni; che, come la Corte ha già avuto modo di affermare (ex multis, ordinanze n. 22 del 2009 e n. 449 del 2008), l’efficacia ex tunc della dichiarazione di incostituzionalità preclude al giudice a quo una nuova valutazione della perdurante rilevanza delle sollevate questioni, valutazione che sola potrebbe giustificare la restituzione degli atti al giudice rimettente; che, pertanto, da un lato, per la mancanza di specifiche censure, dall’altro, per l’assenza di oggetto, deve essere dichiarata la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 19, 20, 21 e 22, sollevate in riferimento agli artt. 114, 117, terzo, quarto e sesto comma, 118 e 119 Cost.; che, quanto all’art. 2, commi 17 e 18, il TAR remittente sospetta le norme impugnate di illegittimità costituzionale sotto più profili; che, da un lato, le stesse non si limiterebbero a dettare principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica; dall’altro, lederebbero la potestà esclusiva delle Regioni nella materia comunità montane; che, infine, vi sarebbe una violazione dell’autonomia organizzativa delle comunità montane e dei comuni, in quanto l’art. 4 della legge n. 131 del 2003 riconosce a queste ultime, oltre che alle unioni di comuni, la stessa potestà normativa statutaria e regolamentare attribuita a comuni, province e città metropolitane; che le suddette questioni sono manifestamente infondate; che, con riguardo alle norme da ultimo citate, questa Corte, con la sentenza n. 237 del 2009, ha dichiarato non fondate analoghe questioni di costituzionalità; che, in particolare, si è ritenuto che «le disposizioni contenute nel comma 17 in esame costituiscono effettivamente espressione di principi fondamentali della materia del coordinamento della finanza pubblica, proprio per la chiara finalità che, mediante il divisato riordino delle comunità montane, si propongono di raggiungere e per la loro proporzionalità rispetto al fine che intendono perseguire.