[pronunce]

A fronte di tale qualificazione e reputando le intercettazioni necessarie ai fini del giudizio disciplinare, la Sezione ha quindi richiesto alla Camera dei deputati l'autorizzazione al loro utilizzo ai sensi dell'art. 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003, con specifico riferimento alle captazioni effettuate nei giorni 9, 21, 28 e 29 maggio 2019. Con la contestata deliberazione del 12 gennaio 2022, la Camera dei deputati ha negato l'autorizzazione, recependo la proposta della Giunta per le autorizzazioni, secondo la quale l'autorità inquirente, ponendo sotto controllo l'utenza di L. P., avrebbe in realtà inteso sottoporre a intercettazione anche l'on. Ferri e, non avendo chiesto e ottenuto la previa autorizzazione della Camera di appartenenza imposta dall'art. 4 della legge n. 140 del 2003, avrebbe violato l'art. 68, terzo comma, Cost. 1.2.- Ad avviso della Sezione ricorrente, il diniego di autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni «avrebbe conseguenze sulla prosecuzione del giudizio disciplinare». Dalle captazioni emergerebbero, infatti, sia la partecipazione dell'on. Ferri all'incontro svoltosi nella notte tra l'8 e il 9 maggio 2019 presso l'Hotel Champagne di Roma con taluni componenti dell'epoca del CSM, nonché L. P. e L. L., cui si fa riferimento nei capi di incolpazione; sia il comportamento tenuto - secondo l'ipotesi accusatoria - in quella riunione da ciascuno dei partecipanti per influire sulle determinazioni dello stesso Consiglio, relativamente al conferimento degli incarichi direttivi. 1.3.- La Sezione disciplinare ritiene che la Camera dei deputati abbia esercitato in maniera non corretta le proprie attribuzioni, interferendo sulle funzioni giurisdizionali della ricorrente. Rammenta la Sezione medesima che la Camera dei deputati ha fondato il diniego di autorizzazione sull'assunto che si tratti di intercettazioni "indirette", soggette ad autorizzazione preventiva, in quanto sin dall'origine rivolte ad accedere alla sfera comunicativa del parlamentare, anche se disposte a carico di altri soggetti, assunto che la delibera impugnata fonda sui seguenti elementi: a) il nominativo dell'on. Ferri compare già nella richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia di sottoporre a intercettazioni l'utenza di L. P. e nel relativo decreto del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Perugia del 21 e 22 febbraio 2019, poiché in detti atti si faceva riferimento al fatto che l'avvocato P. A., indagato in altri procedimenti presso le autorità giudiziarie di Roma e Messina, aveva operato «riferimenti chiari al Consiglio Superiore della Magistratura», nelle persone di L. P. e dell'on. Ferri; b) nel decreto di autorizzazione alle intercettazioni veniva dato risalto al fatto che L. P. facesse uso del suo pregresso ruolo nel CSM, in particolare per quanto concerne il conferimento degli incarichi direttivi, per ottenere utilità diverse, e analoghe considerazioni venivano svolte nelle successive autorizzazioni del marzo 2019, quando erano già emersi contatti telefonici tra L. P. e l'on. Ferri; c) nella richiesta di proroga delle intercettazioni del 3 aprile 2019 si faceva richiamo a intercettazioni di conversazioni di L. P., tra cui una del 12 marzo 2019 con l'on. Ferri, da cui si trarrebbe come L. P. fosse in grado di orientare le nomine presso diversi uffici giudiziari, così come rimarcato in un decreto del 4 aprile 2019; d) nella richiesta di proroga del 19 aprile 2019 e nel relativo decreto del 20 successivo viene dato atto della stretta frequentazione tra L. P. e l'on. Ferri e di un incontro tra i due in data 12 marzo 2019, affermando che il rapporto tra i predetti magistrati si inseriva in «contesti connotati quanto meno da elementi di opacità»; e) la richiesta di ulteriore proroga del 15 maggio 2019, basata su una nota del Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza del 13 maggio, sottolinea come il rapporto tra l'on. Ferri e L. P. non fosse da ricondurre solo a ragioni associative, ma dovesse essere esteso «ad altri contesti non meglio specificati»; f) la circostanza che la richiesta di proroga del 15 maggio, benché successiva all'incontro presso l'Hotel Champagne, faceva riferimento anche al contenuto di intercettazioni del 17 e 18 aprile 2019, sicché sarebbe inattendibile ricondurre la "casualità" delle captazioni al fatto che la lettura delle trascrizioni di tali intercettazioni e l'ascolto dell'intercettazione telefonica dell'8 maggio 2019 fossero avvenuti solo dopo che l'incontro aveva avuto luogo; g) una nota indirizzata al GICO dal Pubblico ministero di Perugia in data 10 maggio 2019 invitava gli operatori a non attivare le captazioni qualora fosse emerso con certezza un prossimo incontro di L. P. con un parlamentare; h) la risposta del GICO segnalava la registrazione di una conversazione con l'on. Ferri in data 8 maggio 2019, inerente alla programmazione dell'incontro registrato; i) l'esistenza di altre quattro conversazioni indicative della finalità di organizzare l'incontro; l) le irregolarità delle registrazioni, emergenti da alcuni intervalli nei numeri progressivi e dal transito presso server intermedi esposti ad accessi esterni. 1.4.- Ad avviso della ricorrente, la valutazione della Camera dei deputati non sarebbe condivisibile. Infatti, l'on. Ferri non sarebbe stato mai inserito nel perimetro dell'attività investigativa svolta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia nel procedimento penale nei confronti di L. P., nel cui ambito sono state effettuate le captazioni. La conclusione cui è giunta la Camera risulterebbe d'altronde smentita da tutti gli organi giurisdizionali che, a vario titolo, si sono pronunciati sui fatti di cui si tratta, in particolare dalle sezioni unite civili della Corte di cassazione (sono richiamate le sentenze 4 agosto 2021, n. 22302 e 15 gennaio 2020, n. 741), che hanno sempre riconosciuto il carattere "casuale" delle captazioni. 1.5.- Sussisterebbe la materia di un conflitto di attribuzione. Nel qualificare le captazioni come "indirette", la Camera dei deputati non avrebbe correttamente applicato i principi ricavabili dalla giurisprudenza di questa Corte e per di più avrebbe esorbitato dall'ambito delle proprie competenze, reinterpretando il compendio probatorio trasmesso dalla ricorrente, in contrasto con gli elementi di fatto emergenti dagli atti. Peraltro, la Camera dei deputati sembrerebbe avere valutato le intercettazioni come se fossero state effettuate all'interno del procedimento disciplinare o comunque in vista del promovimento di un'azione disciplinare.