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Prevedere invece che « la rappresentanza di una singola categoria (...) non debba superare il limite del 75 per cento dei suoi iscritti », comporta l'impossibilità di iscrizione da parte del personale la cui categoria abbia già raggiunto tale percentuale e implica chiaramente una soppressione della libertà e della volontà di aderire ad uno specifico sindacato, principi peraltro richiamati al comma 5 dell'articolo 1 della stessa legge. Il disegno di legge pertanto propone la soppressione del limite di iscrizione per la singola categoria. Inoltre con la soppressione del divieto di cui alla lettera h) si permette alle associazioni sindacali di stabilire la propria sede o il proprio domicilio sociale presso gli enti militari e con la modifica della lettera i) si ammette la possibilità per i sindacati militari di avere relazioni convenzionali con altri sindacati limitatamente ad attività di assistenza fiscale a favore dei propri iscritti, in quanto si ritiene che esse non sono suscettibili di inficiare il principio di neutralità delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare. L'articolo 5 della legge n. 46 del 2022 stabilisce le competenze dei sindacati militari, riducendole ad un elenco striminzito rispetto alla più ampia portata di tutela dei diritti e degli interessi del lavoratore militare che un sindacato dovrebbe esercitare. Non viene neppure stabilito per quali materie il sindacato ha potere negoziale (i contenuti del rapporto di impiego indicati nel decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195), per quali può formulare osservazioni e proposte (tutte le materie con esclusione di quelle soggette a classifica di segretezza) e quali attività può svolgere liberamente (assistenza fiscale e consulenza previdenziale, vigilanza sulle misure di tutela della salute e sicurezza sul luogo di lavoro). Tra queste ultime, la legge non prevede l'assistenza agli iscritti nei procedimenti disciplinari, attività che senza dubbio rientra nella tutela degli interessi del lavoratore militare, ossia il compito del sindacato. Inoltre, il comma 3 dello stesso articolo della legge esclude dalla competenza dei sindacati militari le materie afferenti all'ordinamento militare, all'addestramento, alle operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico-funzionale e all'impiego del personale in servizio. Che queste non possano essere materie di contrattazione è comprensibile, ma che addirittura sia esclusa la loro « trattazione » equivale a vietare la possibilità per il sindacato di formulare osservazioni e proposte. Il disegno di legge pertanto riscrive l'articolo 5 estendendo le materie di competenza dei sindacati militari e definendone i limiti di intervento. L'articolo 6 della legge n. 46 del 2022 prevede che i sindacati militari possano organizzarsi anche in articolazioni periferiche. Tali articolazioni devono essere di livello regionale o territoriale (comandi intermedi), impedendo, di fatto, che il sindacato possa organizzarsi a livello di singolo reparto. Questa restrizione appare estremamente lesiva della libertà sindacale sancita dall'articolo 39 della Costituzione e rappresenta un'ingiustificata intromissione nell'organizzazione del sindacato che dovrebbe essere definita dallo statuto dell'associazione sindacale e non dalla legge. Riguardo invece alle competenze delle articolazioni periferiche le materie a loro assegnate dalla legge appaiono eccessivamente riduttive e, in alcuni casi, sono previsti meccanismi inutilmente macchinosi. Per esempio, il rappresentante sindacale che rilevi la non corretta applicazione della contrattazione nazionale deve segnalarla al comandante a livello areale e comunque non inferiore al livello regionale, mentre avrebbe più senso segnalarla al proprio datore di lavoro (il comandante dell'ente), che non ha applicato le norme correttamente e che ha l'autorità ad apportare la necessaria correzione. Inoltre, mentre al comma 1 la possibilità di dotarsi di un'organizzazione periferica è prevista per tutti i sindacati militari, al comma 3 si limita l'interlocuzione con l'amministrazione di riferimento ai soli sindacati rappresentativi. Il disegno di legge pertanto, sostituendo l'intero articolo, lascia la libertà alle associazioni sindacali, comprese quelle non rappresentative, di definire nello statuto la propria organizzazione e garantisce alle sezioni periferiche dei sindacati la necessaria interlocuzione con i comandanti a livello territoriale. L'articolo 8 della legge n. 46 del 2022 prevede una serie di limitazioni all'eleggibilità delle cariche sindacali. Queste infatti possono essere ricoperte solo da militari in servizio effettivo che abbiano un'anzianità di servizio almeno pari a cinque anni e da militari in ausiliaria. Inoltre non possono ricoprire cariche sindacali i militari sospesi dall'impiego, che siano in aspettativa, salvo aspettativa sindacale o per infermità temporanea, che abbiano riportato condanne per delitti non colposi o sanzioni disciplinari di stato e gli ufficiali che rivestano l'incarico di comandante di Corpo. Lo stesso articolo disciplina la durata delle cariche, stabilendo che essa debba essere obbligatoriamente di quattro anni (non frazionabili), massimo due mandati consecutivi, con possibilità di rielezione dopo che siano trascorsi tre anni dal secondo mandato. La definizione così stringente di requisiti e durate delle cariche elettive rappresenta un'ingiustificata ingerenza alla libertà dell'organizzazione interna dei sindacati, sancita dall'articolo 39 della Costituzione, che, al contrario, dovrebbe essere regolata dagli statuti e non dalla legge. Per questo il disegno di legge, abrogando i commi 4 e 5, elimina ogni limitazione normativa riguardo alla durata delle cariche e, modificando i commi 1 e 2, riduce le restrizioni alle candidature. In particolare, garantisce la possibilità di candidarsi anche al personale militare punito con una sanzione disciplinare di stato. Infatti, se è ragionevole escludere dalla candidatura i militari che hanno riportato condanne per delitti non colposi, questo non è accettabile per coloro che abbiano riportato sanzioni disciplinari di stato, le quali, in quanto provvedimenti autoritativi e discrezionali, potrebbero essere utilizzate strumentalmente dall'amministrazione per estromettere il rappresentante sindacale non gradito. Inoltre è abrogato il comma 3 che prevede l'esclusione dal diritto sindacale per le cariche di vertice. Tale divieto, come si è già detto, troverebbe migliore collocazione all'articolo 1 che definisce il diritto sindacale piuttosto che all'articolo 8 che invece regola i requisiti delle cariche elettive delle associazioni sindacali. L'articolo 9 della legge n. 46 del 2022 disciplina lo svolgimento dell'attività sindacale. Il comma 2 prevede la possibilità di concedere alle organizzazioni sindacali rappresentative l'uso di un locale comune da adibire a ufficio sindacale, senza oneri per le amministrazioni, nella sede centrale e in quelle periferiche di livello areale e comunque non inferiore al livello regionale.