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Quanto all'individuazione dei centri storici si fa riferimento al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, utilizzato dal decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, per individuare le attività colpite dalla crisi turistica generata dalla pandemia da COVID-19, beneficiarie del contributo « centri storici ». La qualificazione è mantenuta in caso di subentro a condizione che i soggetti subentranti garantiscano la continuità nell'attività dei precedenti esercizi. Inoltre si conserva la qualificazione anche in locale diverso da quello cui era stata originariamente attribuita, qualora l'attività sia gestita da almeno due generazioni consecutive da una medesima famiglia, a condizione che sia mantenuta l'area di insediamento nel centro storico e sia garantita la continuità nell'attività. Il comma 5 definisce le attività commerciali e artigiane quali « botteghe storiche di eccellenza » ove gestite da almeno tre generazioni consecutive da una medesima famiglia che ha svolto nello stesso locale, per almeno settanta anni, un'attività di produzione, somministrazione o vendita al dettaglio dello stesso settore merceologico, mantenendo, se possibile, le originarie caratteristiche o in ogni caso stigliature di qualità superiore. Il comma 6 prevede la possibilità di deroghe alle norme introdotte dalla legge da parte delle regioni a fronte di specifiche esigenze. Ad esempio il comune di Aosta con deliberazione del Consiglio comunale n. 82 del 1° luglio 2004 ha ricompreso nella qualifica di attività storiche anche le attività alberghiere. L'articolo 2 prevede la creazione di Albi regionali e comunali, sulla base di specifiche delibere degli enti territoriali. Le regioni dettano le norme per la creazione degli Albi comunali e raccolgono le iscrizioni nel relativo Albo regionale. Le domande di iscrizione sono valutate da apposita commissione comunale. La volontà, comunicata con lettera raccomandata, di cessazione dell'attività da parte della gestione della stessa, senza subentro, comporta la decadenza dalla qualifica di negozio o bottega storica e i relativi vincoli di subentro di altre attività nei locali da quest'ultima gestiti. L'articolo 3 raccoglie un'istanza più volte rappresentata dai comuni e cioè la necessità di introdurre disposizioni di valenza nazionale idonee ad aumentare le tutele dei negozi e delle botteghe storici. Il comma 1 quindi prevede il diritto di prelazione all'acquisto degli immobili dove tali attività sono insediate. Il comma 2 prevede che le attività « di eccellenza » possano essere classificate come bene culturale, su richiesta dell'interessato. Si dispone quindi una specifica modifica al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. L'articolo 4 rafforza le tutele in favore degli esercizi commerciali nei centri storici, anche al fine di evitare l'acquisizione, a causa della crisi pandemica in corso, di attività commerciali e artigianali che definiscono la natura dell'area. Si modifica l'articolo 31 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (cosiddetto « decreto salva Italia » del Governo Monti), nella parte in cui prevedeva la soppressione del rispetto di distanze minime obbligatorie tra attività commerciali appartenenti alla medesima tipologia di esercizio, ampliando la possibilità offerta ai comuni di prevedere limitazioni all'insediamento di determinate attività produttive e commerciali in talune aree, la tutela di talune tipologie di attività commerciali e delle botteghe artigiane, anche con riferimento alla necessità di preservare caratteristiche storiche e culturali delle aree, ovvero il rispetto di distanze minime obbligatorie tra attività commerciali appartenenti alla medesima tipologia di esercizio, ivi compreso l'esercizio di attività di commercio itinerante su aree pubbliche, fatte salve le fiere e le altre manifestazioni analoghe autorizzate dai comuni. Tali limitazioni fanno riferimento a una serie di motivi connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell'ambiente e dei beni culturali, nonché alla tutela del decoro urbano dei centri storici, dei negozi storici e del presidio urbano e di servizio rappresentato dagli esercizi commerciali (sono queste due le nuove possibilità d'intervento introdotte): – si fa espresso riferimento allo Small Business Act , riprendendo i princìpi illustrati nell'articolo 1; – si riconosce che tali decisioni vanno assunte in concorso con le associazioni degli operatori e senza discriminazioni tra di essi; – sono fatti salvi dalle possibilità di intervento dei comuni i negozi di vicinato, le medie e le grandi strutture regolarmente in attività alla data di entrata in vigore dei provvedimenti di adeguamento alla normativa sopra delineata, che regioni, città metropolitane e comuni dovranno emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della disposizione. Con la norma proposta e con il concetto di « distanza » si intende tutelare i negozi di vicinato dei centri storici dall'invadenza dal commercio ambulante invasivo, rispetto al quale possono essere introdotte misure quali il divieto di insediamento e la previsione di distanze dai negozi di vicinato di analoga tipologia e dal proliferare dei negozi etnici nei centri storici. L'articolo 5 prevede, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy , la creazione dell'Albo nazionale dei negozi e delle botteghe storici, nonché di quelli di eccellenza. Dell'Albo è data adeguata informazione in una specifica sezione del sito internet del suddetto Ministero, nella quale sono contenuti anche i rinvii agli Albi regionali e ai percorsi e itinerari turistici regionali. L'articolo 6, in fine, reca una delega al Governo per la tutela dei negozi e delle botteghe storici iscritti agli Albi regionali e prevede l'emanazione di un decreto legislativo, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano nel quale siano: a) individuate le caratteristiche dell'Albo nazionale; b) definiti i provvedimenti necessari per la tutela delle unità immobiliari che siano sede di attività iscritte all'Albo nazionale; c) individuati percorsi conciliativi che consentano la conclusione di accordi tra gli esercenti iscritti all'Albo nazionale ed i proprietari dei locali; d) introdotte specifiche agevolazioni normative e fiscali o quote di fondi riservate, a sostegno e tutela delle attività iscritte all'Albo nazionale; e) previste modalità di restituzione dei benefici economici e fiscali ricevuti in caso di perdita della qualifica di negozio storico o bottega storica; f) introdotte specifiche misure per le attività di eccellenza; g) individuate le forme di rappresentanza associativa nei confronti delle autorità competenti per territorio e cioè le associazioni territoriali nei confronti degli enti territoriali (comune o regione) e un'eventuale associazione nazionale nei confronti dello Stato; h) promosse attività di valorizzazione e conoscenza rivolte al turismo nazionale e internazionale;