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La prima cosa che onestamente mi dispiace nel vedere le discussioni degli ultimi giorni e settimane è il fatto che lo sport sia diventato terreno di scontro politico; peggio: è diventato terreno di scontro partitico. Questo fa male allo sport e comunque ci saranno delle conseguenze negative, perché il valore dello sport, la forza del movimento sportivo italiano risiede nel fatto che si è sempre mantenuto più o meno lontano dalle ingerenze politiche e partitiche. È anche onesto, però, aggiungere che in questa vicenda è difficile dividere in maniera draconiana il torto e la ragione, perché entrambi gli schieramenti hanno colpe da farsi perdonare. Sicuramente il CONI rivendica il diritto all'autonomia, come anche sancito dalla Carta olimpica; ma è altrettanto giusto dire che, se facciamo un'analisi di come il CONI ha operato negli anni precedenti, qualche pecca, qualche errore e qualche spreco ci sono stati. Il Governo, allora, rivendica il diritto di utilizzare i soldi pubblici - perché di questo si tratta - secondo criteri di trasparenza ed efficienza. Ha il diritto di farlo? Certo che ha diritto di farlo; di più, direi che ha il dovere di agire in questa direzione. Quello che non può fare è strumentalizzare lo sport e trasformare la discussione e anche la riforma, forse necessaria, dello sport in un'occasione di scontro politico e in una guerra di potere. Chi ha avuto la possibilità e - ripeto - il privilegio di fare attività sportiva in prima persona e di frequentare le federazioni e gli eventi sportivi sa che lo sport ha sempre unito e mai diviso. Le amministrazioni locali, anche di colore diverso, si sono sempre unite quando si trattava di valorizzare lo sport. C'è, però, uno sport di cui si parla meno e che rischia di essere schiacciato da questa guerra. Sembra uno scontro tra titani e pagarne le conseguenze rischia di essere lo sport minore, lo sport delle federazioni provinciali, lo sport del volontariato. Coloro che guidano le federazioni e coloro che si danno da fare in periferia non ricevono neanche un euro per il lavoro che svolgono; anzi, spesso devono anticipare di tasca propria i soldi per organizzare una manifestazione o un piccolo campionato. Abbiamo messo al sicuro le pratiche olimpiche e la preparazione degli atleti per le Olimpiadi, ma non c'è atleta olimpico se non ci sono la base dello sport, l'attività giovanile, lo sport minore, la federazione; se non c'è la garanzia di poter continuare ad agire in libertà, come si è fatto fino ad ora. Dico onestamente che ciò che mi preoccupa è che alla fine, nello scontro tra CONI e Governo - tra Malagò e Giorgetti, per semplificare - a pagare le conseguenze siano i volontari che tirano avanti la carretta, che non ricevono un euro neanche dalle loro federazioni, Presidente, colleghi. Ripeto che la nostra sensazione è che si sia agito con troppa rapidità. Probabilmente gli intendimenti erano seri, forse anche condivisibili, ma lo sport è altra cosa; lo sport che, nelle sue attività, si riferisce alla Carta olimpica, ai valori olimpici - è giusto ricordarlo - perché è garanzia del fatto che le finalità dello sport le decide lo sport stesso e non la politica. Le finalità dello sport vengono decise dai dirigenti sportivi, da chi ci capisce; non può essere occasione di qualche speculazione politica o partitica. Quindi, se di riforma si doveva parlare - ed era giusto parlare di riforma - forse i metodi che sono stati adottati sono sbagliati. Aggiungo un'ultima considerazione, Presidente, relativa al fatto che oggi anche noi abbiamo avuto la possibilità di leggere la lettera che il CIO ha inviato al nostro CONI, perché a sua volta ne rendesse edotto il Governo. Abbiamo appreso che la lettera è firmata dal direttore. Non credo che il Comitato olimpico internazionale - si tratta comunque di un'organizzazione molto seria - possa permettere al proprio direttore di scrivere una lettera senza che i vertici ne siano informati e non abbiano avallato il suo contenuto. Probabilmente hanno ragione il senatore Romeo e i colleghi della maggioranza quando hanno garantito che le preoccupazioni esposte nella lettera sono già state oggetto di riflessione da parte del Governo. Ho però la sensazione che così proprio non sia. Infatti, il testo approvato dalla Camera è arrivato al Senato tal quale, senza alcuna modifica e, quindi, la lettera fa riferimento a un testo che non è stato modificato. Certamente il provvedimento ora è all'esame dell'Assemblea, vedremo come andrà a finire; sono stati presentati ordini del giorno, ma temo che la sostanza non verrà modificata. Qualcuno paventa il rischio - sarebbe gravissimo - che l'Italia possa essere esclusa del CIO, e quindi anche delle competizioni internazionali e da quelle olimpioniche; ripeto che sarebbe una tragedia, anche alla luce del fatto che abbiamo appena festeggiato l'assegnazione di una sede per le Olimpiadi invernali. Concludo con la speranza che il Governo e la maggioranza vogliano ragionare perché lo sport italiano ha bisogno soprattutto - e questo riguarda anche il CONI e i suoi vertici romani e nazionali - di dirigenti competenti, appassionati e preparati. Non ha bisogno di funzionari e di politici né di questa né di quella parte politica. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, questa mattina il collega Romeo, l'autorevole presidente del Gruppo parlamentare della Lega, ci ha ricordato che non siamo di fronte a un decreto-legge; siamo di fronte a un disegno di legge di delega. Ebbene, sfido i membri della 7 a Commissione - sede nella quale fino a ieri notte abbiamo discusso i singoli emendamenti di questo provvedimento - membri della maggioranza che si accingono a votarlo in Aula oggi, a spiegarmi e a spiegarci quali siano effettivamente i principi e i criteri direttivi che, secondo l'articolo 76 della Costituzione, il Parlamento, spogliandosi del potere legislativo, delega al Governo trasferendo a quest'ultimo la funzione legislativa. Credo che nessuno sia in grado di spiegare ragionevolmente quali siano tali criteri, poiché questo è un provvedimento piovuto su quest'Assemblea - dopo il passaggio in Commissione - dall'alto blindato. È inutile che ci prendiamo in giro: è in corso uno scontro di potere, dove l'obiettivo del sottosegretario Giorgetti in modo particolare, e immagino di quasi tutta la Lega - dico «quasi» a ragion veduta - sia mettere le mani su un forziere. Molto denaro è stato gestito fino ad oggi dal CONI e si presume che sia nelle loro intenzioni anche la possibilità di creare una rete di consenso, utilizzando le federazioni; insomma, soldi e voti. Non è bello che lo sport, su cui si potrebbe, facendo un po' di retorica, convergere tutti quanti, tirando fuori la parte più nobile e alta di noi, sia così trattato. Immagino che il povero de Coubertin si stia rivoltando nella tomba, ma prendiamo atto che questo è l'approccio del Governo e questo è l'atteggiamento della maggioranza; un atteggiamento evidentemente passivo e remissivo: si prende per buono quel che viene imposto e lo si ratifica, senza nulla eccepire.