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In prima linea, dal primo giorno, e con spirito di assoluta abnegazione nella battaglia contro il contagio e nelle cure agli ammalati, i medici di famiglia e il personale medico ospedaliero, gli infermieri e tutti gli operatori sociosanitari e l'intero Sistema sanitario nazionale, la cui tenuta – messa a dura prova – è stata affidata a tutti coloro che hanno lavorato incessantemente e senza risparmiarsi, in condizioni di emergenza ed estrema difficoltà, rischiando la propria vita per aiutare gli altri e operando anche in carenza dei dispositivi di protezione individuali (DIP). Le drammatiche condizioni lavorative nelle quali hanno operato il personale medico e sociosanitario siano un monito alle istituzioni e alla politica affinché si impegnino a garantire adeguati investimenti nella sanità pubblica, che negli anni ha subìto tagli enormi e rappresenti anche l'occasione per una riconsiderazione e un monitoraggio delle prestazioni offerte dal nostro Sistema nazionale sanitario (SSN) – istituito nel 1978 (con la legge 23 dicembre 1978, n. 833), passato attraverso le riforme degli anni Novanta e la modifica del titolo V della Costituzione (legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) – ispirato al principio fondamentale del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della costituzione italiana. In prima linea con il medesimo senso di responsabilità e di assoluta dedizione alla Nazione e alla popolazione, anche gli appartenenti alle nostre Forze armate e alle Forze dell'ordine; i volontari della Protezione civile e della Croce rossa italiana; i sindaci, i governatori delle regioni, autotrasportatori, magazzinieri, cassieri e tutti coloro che assicurano quotidianamente la fornitura dei beni e dei servizi essenziali, ognuno impegnato – per quanto di competenza – a garantire nei territori la sicurezza pubblica, il soccorso, l'assistenza e ogni necessario supporto. In memoria e in ricordo di chi è caduto combattendo questa battaglia, assolvendo il proprio dovere e sacrificando finanche la propria vita: medici, infermieri, operatori sanitari, tutti i volontari, e i membri delle Forze dell'ordine e delle Forze armate; per chi è stato ucciso dall'epidemia in una corsia di ospedale, in una casa di riposo o tra le mura della propria abitazione; per tutte le migliaia di vittime del COVID-19 – il virus invisibile e assassino – che non hanno potuto ricevere il conforto dei propri cari e neppure essere accompagnati nell'estremo saluto, il presente disegno di legge prevede l'istituzione di una Giornata nazionale. Si propone altresì, in sede di legge istitutiva, di individuare quale data del calendario per la « Giornata nazionale in memoria delle vittime del COVID-19 » quella del 27 marzo; in ricordo del venerdì 27 marzo 2020, giorno in cui Papa Francesco ha pregato sul sagrato della Basilica di San Pietro, davanti ad una piazza vuota, e impartito la benedizione eucaristica urbi et orbi e concesso l'indulgenza plenaria. Un evento eccezionale che ha colpito il cuore dei credenti e l'immaginario collettivo mondiale di cattolici, di cristiani, di non credenti e di fedeli ad altre religioni ed ha unito tutti nella spiritualità e nell'universalità della preghiera contro la pandemia globale. L'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del COVID-19 e la sua celebrazione annuale costituiscono un dovere morale e politico che riguarda le istituzioni e i cittadini, nonché la memoria collettiva e condivisa; e rappresenta altresì un monito a non dimenticare e un momento di riflessione e di raccoglimento nazionali per onorare le vittime e per dimostrare vicinanza alle loro famiglie. Con queste finalità, il presente disegno di legge prevede all'articolo 1, l'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del COVID-19, individuandola nella data del 27 marzo di ogni anno. L'articolo 2 prevede l'indizione di cerimonie religiose e civili e lo svolgimento di iniziative, nazionali e locali, volte a informare e sensibilizzare l'opinione pubblica su temi sanitari e della salute, sugli studi delle malattie epidemiologiche e sulle scienze mediche, stabilendo altresì che la Giornata non è considerata solennità civile.. 1 (Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del COVID-19) 1 La Repubblica riconosce il giorno 27 marzo di ciascun anno quale « Giornata nazionale in memoria delle vittime del COVID-19 » , al fine di conservare la memoria delle vittime di questa grave emergenza sanitaria, nonché di promuovere momenti di riflessione e di raccoglimento da parte della comunità nazionale. 2 (Iniziative celebrative della Giornata) 1 Per celebrare la Giornata di cui all'articolo 1, sono organizzate, su tutto il territorio nazionale, cerimonie commemorative a carattere religioso e a carattere civile, dedicate al ricordo delle vittime, in conformità a quanto disposto dall'articolo 1. A tal fine le istituzioni pubbliche nazionali e locali promuovono, ciascuna per quanto di propria competenza, e eventualmente anche in coordinamento con le associazione nonché con gli enti del Terzo settore, iniziative di informazione sociale e di sensibilizzazione della pubblica opinione su specifici temi legati alla sanità, alla salute, agli studi relativi alle malattie epidemiologiche e alle scienze mediche. 2 La Giornata di cui all'articolo 1 non è considerata solennità civile ai sensi dell'articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260.