[pronunce]

che la eccezione di inammissibilità relativa alla pendenza di una procedura comunitaria di infrazione concernente la disposizione censurata è sicuramente destituita di fondamento, in quanto detta procedura risulta già definita con decisione del Consiglio dell'Unione europea dell'8 aprile 2003, anteriore all'ordinanza di rimessione; che del tutto erroneo appare, nel merito, il presupposto interpretativo da cui muove il rimettente, secondo il quale la norma impugnata non richiederebbe che la dichiarazione di insolvenza o la messa di liquidazione siano intervenute entro il termine di presentazione della domanda; che tale interpretazione – che, secondo lo stesso rimettente, conduce a risultati contrastanti con il principio di ragionevolezza – sembra fondarsi sul solo dato letterale rappresentato dall'utilizzo, da parte del legislatore, del tempo presente («…si trovino in stato di liquidazione»), in contrapposizione ai tempi storici utilizzati con riferimento al possesso degli altri requisiti («…si trovavano nelle condizioni previste…. », «…abbiano presentato domanda…»); che a siffatto inaffidabile criterio ermeneutico, privilegiato dal rimettente, appare senza dubbio da preferire quello rappresentato dalla compatibilità della norma con il principio di ragionevolezza, alla luce del quale risulta evidente che la ratio della norma stessa è solo quella di ammettere a godere del beneficio (sia pure in via subordinata) i soci delle cooperative e dei consorzi tra cooperative sempre che la dichiarazione di insolvenza di tali enti sia intervenuta dopo la data stabilita dal d.m. 2 febbraio 1994, poi annullato, ma pur sempre prima della presentazione della domanda, e ciò al fine di evitare possibili disparità di trattamento tra i soggetti che avevano presentato tempestiva istanza, derivanti esclusivamente dagli effetti temporaneamente spiegati dal provvedimento illegittimo; che la norma, così interpretata, si sottrae alle censure sollevate dal rimettente; che la questione va perciò dichiarata manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2001), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 45 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA