[pronunce]

All'esito della prima fase, il ricorrente ha l'onere di provvedere, nei termini previsti, non solo alla notificazione del ricorso e dell'ordinanza che ammette il conflitto, ma anche, successivamente alla notificazione, al loro deposito, presso la cancelleria della Corte, nel termine - fissato dall'art. 26, terzo comma, delle norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte stessa - di venti giorni dall'ultima notificazione. Secondo il costante orientamento della giurisprudenza costituzionale, il ricordato deposito nel termine indicato costituisce un necessario adempimento affinché si possa dar luogo alla seconda fase del conflitto, relativa alla decisione sul merito; tale termine va, inoltre, ritenuto perentorio, in quanto da esso decorre l'intera catena degli ulteriori termini fissati per la prosecuzione del giudizio (tra le altre, sentenze n. 203, n. 50 e n. 35 del 1999). Nel caso all'esame, il ricorso e l'ordinanza, pur tempestivamente notificati in data 28 dicembre 1999, risultano depositati presso la cancelleria di questa Corte il 24 gennaio 2000 e, dunque, successivamente alla scadenza del termine di venti giorni. Sicché, il mancato rispetto dell'anzidetto termine perentorio per il deposito non consente di procedere allo svolgimento dell'ulteriore fase del giudizio.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara improcedibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal tribunale di Bergamo, sezione seconda penale, nei confronti della Camera dei deputati, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vari Il cancelliere: Fruscella Depositata in cancelleria il 12 luglio 2001. Il cancelliere: Fruscella