[pronunce]

che, peraltro, la banca, per effetto dell'applicazione retroattiva della nuova normativa, non verrebbe a trovarsi in una situazione deteriore rispetto a quella disciplinata dalla legge anteriore, in quanto essa conserverebbe il proprio credito nella sua interezza e manterrebbe per ciascuna frazione di esso adeguata garanzia sulla corrispondente porzione dell'immobile ipotecato, senza che il diritto alla suddivisione del mutuo e al frazionamento dell'ipoteca incida sulla effettività della garanzia reale; che la scelta del legislatore, nel senso di non estendere retroattivamente l'art. 39 del decreto legislativo n. 385 del 1993 ai rapporti anteriori alla entrata in vigore di esso, «non appare, quindi, ispirata ad alcun criterio di ragionevolezza o di equo contemperamento né bilanciamento degli interessi in gioco», ma, lasciando che detti rapporti continuino ad essere regolati da una disciplina violatrice del dettato costituzionale, si pone, a sua volta, in contrasto con la Costituzione; che si sono costituiti in giudizio i convenuti Domus 75 II società cooperativa edilizia a responsabilità limitata, Claudio Maltempi, Marco Valente ed Elvino Marchini, i quali, tuttavia, nulla hanno dedotto. Considerato che il Tribunale ordinario di Roma dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, comma secondo, 41, comma secondo, e 47 della Costituzione, dell'art. 161, comma 6, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), nella parte in cui «esclude che l'art. 39 dello stesso decreto legislativo si applichi ai rapporti conseguenti a contratti conclusi anteriormente all'entrata in vigore del decreto legislativo medesimo», in quanto non permette di applicare retroattivamente la nuova disposizione, che attua i principi posti dalle richiamate norme costituzionali, e consente, invece, che i predetti rapporti continuino ad essere regolati dalla normativa anteriore violatrice degli stessi principi costituzionali; che la questione è manifestamente inammissibile, essendo oggetto di censura una norma che si limita a dare attuazione al principio (pur non costituzionalizzato) di cui all'art. 11 delle disposizioni preliminari al codice civile, e non già la norma – art. 5, comma 5, della legge 6 giugno 1991, n. 175 (Revisione della normativa in materia di credito fondiario, edilizio ed alle opere pubbliche) – contenente la disciplina ritenuta non conforme a Costituzione, in relazione alla quale, peraltro, il giudice rimettente – pur non essendosi formato un univoco orientamento giurisprudenziale e dottrinale, e tanto meno nel senso che la banca abbia una mera facoltà di aderire alla richiesta del “mutuatario” di frazionamento del mutuo e dell'ipoteca – omette ogni tentativo di fornire una interpretazione idonea a fugare il sollevato dubbio di legittimità costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 161, comma 6, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), sollevata, in riferimento agli articoli 3, comma secondo, 41, comma secondo, e 47 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Roma con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 aprile 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 maggio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA