[pronunce]

Considerato che il rimettente dubita, in riferimento agli articoli 3 e 25, primo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 163-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, introdotto dall'art. 217 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado), nella parte in cui non prevede che l'inosservanza delle disposizioni di ordinamento giudiziario relative alla ripartizione, tra sede principale e sezioni distaccate o tra diverse sezioni distaccate, dei procedimenti nei quali il tribunale giudica in composizione monocratica, possa essere rilevata anche dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, qualora prima di tale fase sia stato impossibile per la erronea ed imprecisa indicazione, nel capo di imputazione, del luogo di commissione dei reati a causa della mancanza di accertamenti nella fase delle indagini; che, ad avviso del ricorrente, la applicabilità della norma censurata sarebbe in tal modo, in violazione degli articoli 3 e 25, primo comma, della Costituzione, limitata soltanto alla ipotesi in cui nel decreto di citazione sia ab origine indicato che il fatto sia stato commesso in un luogo non compreso nella circoscrizione del giudice investito del processo, con esclusione di tutte le ipotesi in cui la erronea indicazione del locus commissi delicti emerga solo nel corso dell'istruttoria dibattimentale; che nell'ordinanza di rimessione si precisa che il Presidente del Tribunale, al quale sono stati trasmessi gli atti in applicazione del secondo comma dell'art. 163-bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, ha respinto la richiesta, ritenendola tardiva perché formulata dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento; che, pertanto, la questione di legittimità costituzionale difetta del carattere della pregiudizialità, in quanto il rimettente, nel trasmettere gli atti del procedimento al Presidente del Tribunale, ha esaurito la fase di sua competenza nel sub-procedimento in esame e si è, quindi, precluso la possibilità di sollevare la eccezione stessa (ordinanze n. 331 del 2002; n. 264 del 1998; n. 67 del 1998; n. 300 del 1997); che la questione deve essere quindi dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 163-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, introdotto dall'art. 217 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado), sollevata dal Tribunale di Velletri, sezione distaccata di Albano Laziale, in riferimento agli articoli 3 e 25, primo comma, della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Piero Alberto CAPOTOSTI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 luglio 2004. Il Cancelliere F.to: MELATTI