[pronunce]

Considerato che la Corte dei conti, in persona del suo Presidente, sulla base della deliberazione n. 96 del 12 ottobre 2000 della Sezione del controllo, ha proposto ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato nei confronti del Governo, in relazione all'art. 9, comma 7, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303 (Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59), al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2000 (Ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei ministri) e al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 settembre 2000 (Modifiche all'art. 6 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2000, recante ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei ministri), per violazione degli artt. 76 e 100, secondo comma, della Costituzione, in relazione alla legge 14 gennaio 1994, n. 20 (art. 3), e alla legge 15 marzo 1997, n. 59 (artt. 11, comma 1, lettera a) e 12, comma 2); che, nella presente fase del giudizio, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, questa Corte è chiamata a deliberare senza contraddittorio sull'ammissibilità del ricorso sotto il profilo dell'esistenza della "materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza"; che, dal punto di vista dei presupposti soggettivi, alla Corte dei conti, nell'esercizio della sua funzione di controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, spetta la legittimazione a proporre conflitto costituzionale di attribuzioni a norma dell'art. 134 della Costituzione, in quanto tale funzione, sia pure di natura ausiliare, è caratterizzata, oltre che dalla sua previsione nell'art. 100, secondo comma, della Costituzione, dalla posizione di piena indipendenza dell'organo chiamato a esercitarla (sentenze nn. 406 del 1989 e 302 del 1995); che, con riferimento ai presupposti oggettivi, il ricorso è indirizzato alla garanzia della sfera di attribuzioni determinata da norme costituzionali, in quanto la lesione lamentata concerne competenze della Corte dei conti configurate dalla legge 14 gennaio 1994, n. 20, riconducibili alla previsione dell'art. 100, secondo comma, della Costituzione; che, circa il profilo dell'idoneità a determinare conflitto di atti aventi natura legislativa, quali il decreto legislativo n. 303 del 1999 in questione, questa Corte ha già dato una risposta affermativa (sentenza n. 457 del 1999; ordinanze nn. 573, 280 e 23 del 2000, 323 del 1999); che dal ricorso è dato ricavare le ragioni del conflitto e le norme costituzionali che regolano la materia, secondo quanto prescrive l'art. 26, primo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale; che pertanto il ricorso deve essere dichiarato ammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara ammissibile, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, nei confronti del Governo della Repubblica, il conflitto di attribuzioni proposto dalla Corte dei conti con il ricorso indicato in epigrafe; Dispone: a) che la cancelleria di questa Corte dia immediata comunicazione della presente ordinanza all'organo ricorrente; b) che, a cura del ricorrente, il ricorso e la presente ordinanza siano notificati al Governo della Repubblica, in persona del Presidente del Consiglio dei ministri, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui sub a), per essere successivamente depositati presso la cancelleria di questa Corte entro il termine fissato dall'art. 26, terzo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 febbraio 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 14 febbraio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola