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Laghi/invasi senza distinzione di area geografica di appartenenza caratterizzati da valori di conducibilità superiori a 2500 μS/cm 20°C. A.3 Metodologia per l'individuazione dei tipi delle acque marino-costiere A.3.1 Criteri di tipizzazione La caratterizzazione delle acque costiere viene effettuata sulla base delle caratteristiche naturali geomorfologiche ed idrodinamiche che identificano il tipo di tratto costiero, utilizzando i macrodescrittori di cui alla tabella 3.1, in applicazione del sistema B dell'allegato II della Direttiva 2000/60/CE. Tab. 3.1. Criteri per la suddivisione delle acque costiere in diversi tipi LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA APPARTENENZA AD UNA ECOREGIONE (1) DESCRITTORI GEOMORFOLOGICI - morfologia dell'area costiera sommersa (compresa l'area di terraferma adiacente) (2) - natura del substrato DESCRITTORI IDROLOGICI - stabilità verticale della colonna d'acqua (3) (1) l'Italia si trova all'interno dell'ecoregione Mediterranea (2) Nel caso in cui siano presenti substrati differenti, viene indicato il substrato dominante. (3) Per la profondità la distinzione è basata su una profondità di circa 30 m, alla distanza di 1 miglio dalla linea di costa. A.3.1.1 Descrittori Geomorfologici La costa italiana, sulla base dei descrittori geomorfologici, è suddivisa in sei tipologie principali denominate: - rilievi montuosi (A), - terrazzi (B), - pianura litoranea (C), - pianura di fiumara (D), - pianura alluvionale (E), - pianura di dune (F). A.3.1.2 Descrittori idrologici Per la tipizzazione devono essere presi in considerazione anche descrittori idrologici, quali le condizioni prevalenti di stabilità verticale della colonna d'acqua. Tale descrittore è derivato dai parametri di temperatura e salinità in conformità con le disposizioni della Direttiva relativamente ai parametri da considerare per la tipizzazione. La stabilità della colonna d'acqua è un fattore che ben rappresenta gli effetti delle immissioni di acqua dolce di provenienza continentale, correlabili ai numerosi descrittori di pressione antropica che insistono sulla fascia costiera (nutrienti, sostanze contaminati ecc..). La stabilità deve essere misurata ad una profondità di circa 30 m, alla distanza di 1 miglio dalla linea di costa. Procedura per il calcolo della stabilità verticale della colonna d'acqua. Nel caso delle acque marino-costiere, il parametro "stabilità della colonna d'acqua" risulta un ottimo indicatore degli effetti dei contributi di acqua dolce di provenienza continentale, correlabili ai numerosi descrittori di pressione antropica che insistono sulla fascia costiera (nutrienti, sostanze contaminanti quali organo-clorurati, metalli pesanti, ecc.). In conformità con quanto richiesto dalla Direttiva 2000/60/CE, relativamente alle procedure di caratterizzazione dei tipi costieri, la stabilità della colonna d'acqua è un fattore derivato dai parametri di temperatura e salinità. Il quadrato della stabilità deve essere definito nel modo seguente: g dρ N2 = --- ⋅ ---- ρ dz dove: g è l'accelerazione di gravità espressa in m/sec2 , ρ è la densità espressa in kg/m3 , dρ/dz rappresenta il gradiente verticale di densità, con z profondità espressa in metri. Per calcolare, con l'approssimazione richiesta, il gradiente verticale di densità e quindi il coefficiente di stabilità statica N si segue la procedura sotto indicata: 1. per ogni profilo verticale di densità (solitamente espressa come anomalia di densità: σt )(2) e relativo ad una data stazione di misura, si calcola la profondità del picnoclino;(3) 2. il profilo di densità viene quindi suddiviso in due strati: il primo dalla superficie alla profondità del picnoclino (box 1), il secondo dal picnoclino al fondo (box 2); 3. si procede poi al calcolo della differenza fra la densità media nel box 2 e quella nel box 1 e si ottiene dρ; 4. analogamente si calcola la differenza fra la profondità media del box 2 e quella del box 1 ottenendo dz; 5. si divide infine dρ per dz (si calcola cioè il gradiente di densità verticale dρ/dz). Tale gradiente, moltiplicato per g (9.81 m/sec2 ) e diviso per la densità media su tutto il profilo ρ, fornisce il valore di N2 (sec-2 ). La quantità N = √N2 , già definita come coefficiente di stabilità statica, dimensionalmente è una frequenza, meglio nota con il nome di Frequenza di Brunt-Väisälä. La figura 3.1, relativa ad un profilo verticale-tipo di densità, consente di valutare un valore di N pari a 0.15 sec-1 , che deriva dalle seguenti misure: -g = -9.81 m/sec2 , ρ (come sigma-t) =25.72 Kg/m3 , dρ 0.38 Kg/m3 , dz = -6.62 m. ------------------- (2 ) Il parametro di densità più usato in oceanografia è la cosiddetta "sigma-t", cioè la densità sigma ridotta alla pressione atmosferica: σt = (ρ (ρ = 1, T,S)-1) *103 (3 ) Il picnoclino indica la profondità z a cui corrisponde la massima variazione di densità. Parte di provvedimento in formato grafico Figura 3.1 Relazione tra profondità e densità Sulla base della elaborazione dei risultati di cui al programma nazionale di monitoraggio della qualità degli ambienti marini costieri italiani del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, si possono caratterizzare tutte le acque costiere italiane con i relativi valori medi annuali di stabilità verticale, secondo le tre tipologie: - alta stabilità: N ≥ 0.3 - media stabilità: 0.15 < N < 0.3 - bassa stabilità: N ≤ 0.15 L'ICRAM - Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare - fornisce supporto tecnico alle regioni in relazione ai dati di stabilità, ai fini dell'omogeneità di applicazione sul territorio nazionale A.3.2 Definizione dei tipi costieri Integrando le classi di tipologia costiera basate sui descrittori geomorfologici di cui al paragrafo A.3.1.1 con le tre classi di stabilità della colonna d'acqua, vengono identificate i tipi della fascia costiera italiana secondo lo schema riportato in tabella 3.2. Tabella 3.2 - Tipi costieri italiani secondo i criteri geomorfologici e idrologici --------------------------------------------------------------------- Criteri geomorfologici |Criteri idrologici: Stabilità |-------------------------------------------- |(1) alta |(2) media |(3) bassa --------------------------------------------------------------------- (A) Rilievi montuosi |A1 |A2 |A3 --------------------------------------------------------------------- (B) Terrazzi |B1 |B2 |B3 --------------------------------------------------------------------- (C) Pianura litoranea |C1 |C2 |C3 --------------------------------------------------------------------- (D) Pianura di fiumara |D1 |D2 |D3 --------------------------------------------------------------------- (E) Pianura alluvionale |E1 |E2 |E3 --------------------------------------------------------------------- (F) Pianura di dune |F1 |F2 |F3 --------------------------------------------------------------------- A.4 Metodologia per l'individuazione dei tipi delle acque di transizione Il processo da attuare per la tipizzazione delle acque di transizione è costituito dall'applicazione di descrittori prioritari e relative soglie di riferimento definite a livello nazionale dal presente allegato.