[pronunce]

e, cioè, alla luce della non riferibilità alle sentenze di non luogo a procedere delle rationes che, sulla base dei lavori preparatori della novella, sono alla base della scelta di rendere inappellabili le sentenze di proscioglimento (rationes consistenti nel garantire all'imputato un doppio grado di merito sulla pronuncia di condanna; nell'impossibilità di escludere ogni ragionevole dubbio sulla colpevolezza, dopo una sentenza di proscioglimento; nell'opportunità di evitare che la decisione di proscioglimento emessa da un giudice che ha assistito alla formazione della prova in contraddittorio – quale quello di primo grado – possa essere ribaltata da altro giudice – quello di appello – che ha una cognizione prevalentemente «cartolare» del materiale probatorio); che la prospettiva interpretativa ora ricordata – la quale renderebbe irrilevanti le questioni nei giudizi a quibus – non è stata, peraltro, affatto presa in esame dai giudici rimettenti, anche solo per negarne eventualmente la praticabilità; che, d'altro canto – con riguardo all'autonoma questione sollevata dalla Corte d'appello di Salerno nei confronti dello stesso art. 10, nella parte in cui (con asserita irrazionale dilatazione dei tempi processuali) estenderebbe la disciplina transitoria anche agli appelli anteriormente proposti contro le sentenze di non luogo a procedere – l'omesso esame della soluzione ermeneutica in discorso equivale a mancato adempimento dell'onere, che grava sul giudice rimettente, di verificare preventivamente se la norma impugnata sia suscettibile di interpretazioni alternative, atte ad escludere i dubbi di costituzionalità (ex plurimis, sentenza n. 192 del 2007; ordinanza n. 32 del 2007); che le questioni vanno dichiarate, pertanto, manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 428 del codice di procedura penale, come sostituito dall'art. 4 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento) , e dell'art. 10 delle medesima legge n. 46 del 2006, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 111 e 112 della Costituzione, dalla Corte militare d'appello, sezione distaccata di Verona, e dalla Corte d'appello di Salerno con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 gennaio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 gennaio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA