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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 98 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,30). Si dia lettura del processo verbale. PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione delle mozioni nn. 65 (testo 2), 66 (testo 2), 69 e 88 sul TAV Torino-Lione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00065 (testo 2), presentata dal senatore Laus e da altri senatori, 1-00066 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, 1-00069 , presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori, e 1-00088 , presentata dal senatore Romeo e da altri senatori, sul TAV Torino-Lione. Ha facoltà di parlare il senatore Nastri per illustrare la mozione n. 69. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, come è noto da tempo, le reti transeuropee rappresentano un insieme di infrastrutture di trasporto integrate, fondamentali e strategiche previste per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare, soprattutto, la crescita, l'occupazione e la competitività dell'Unione europea. Al riguardo, i nuovi orientamenti dell'Unione europea prevedono la creazione di una rete articolata in pratica in due livelli. Vi sono una rete globale, possibilmente da realizzare entro il 2050, che mira a garantire la piena copertura del territorio dell'Unione europea, e una rete centrale, che sarà realizzata entro il 2030 ed è basata su un approccio di corridoi che dovranno includere almeno tre modalità differenti di trasporto attraverso almeno tre Stati membri e prevedere anche l'accesso ai porti marittimi. In tale contesto, la rete centrale è articolata in nove corridoi principali, quattro dei quali interessano appunto l'Italia. Uno è il corridoio Mediterraneo che attraversa il Nord Italia da Ovest a Est. A tal fine, il completamento delle infrastrutture di collegamento risulta certamente essenziale per ridurre il deficit infrastrutturale italiano, sostenere la competitività delle nostre imprese - come dicevo prima - nonché per garantire l'integrazione dell'Italia nello sviluppo europeo. Il nuovo asse ferroviario tra Italia e Francia - e, più nello specifico, tra Torino e Lione - rientra, come sappiamo, all'interno del corridoio mediterraneo. Noi di Fratelli d'Italia, insieme alla stragrande maggioranza degli italiani, da sempre siamo promotori e anche sostenitori della TAV, i cui principali obiettivi sono di diverso tipo. Vi sono sicuramente obiettivi di tipo economico, per rendere più competitivo il treno per il trasporto di persone e merci; di carattere ambientale, per ridurre il numero di TIR sulle strade; di carattere sociale, per connettere meglio tra loro e valorizzare le diverse aree presenti all'interno del nostro Paese. Tra i principali vantaggi della Torino-Lione occorre aggiungere soprattutto il dimezzamento dei tempi di percorrenza dei passeggeri, l'incremento della capacità nel trasporto merci e la riduzione del numero di camion. Oggi ci sarebbero circa 600.000 camion in meno su strada, tra l'altro anche in considerazione del delicato ambiente alpino. I dati più recenti dimostrano che ogni anno tra Italia e Francia passano circa 3 milioni di mezzi pesanti e, se le previsioni dell'Osservatorio sull'impatto della nuova linea fossero rispettate, dopo otto anni dalla sua apertura si assisterebbe a un trasferimento di 20 milioni di tonnellate da strada a rotaia e di 38 milioni dopo trent'anni. Per quella data, se il flusso di merci tra Italia e Francia rimanesse stabile ai valori odierni, vale a dire intorno ai 40 milioni di tonnellate, potrebbe essere assorbito al 95 per cento dalla ferrovia, determinando così una riduzione di circa 3 milioni di camion che attraversano il confine. Al di là di ogni valutazione legata alle questioni formali, è ben noto che, essendo questo un trattato internazionale, l'adesione dell'Italia al progetto non può essere sicuramente cancellata o modificata con un tratto di penna. Ogni giorno di ritardo penalizza non sono le Regioni del Nord che vengono attraversate dalla linea, ma anche l'Italia intera. Non è nemmeno il caso di ricordare come siano in gioco penali a carico dell'Italia e, soprattutto, è in gioco la credibilità del Paese. Per quanto riguarda le penali, proprio oggi si è parlato di circa 833 milioni di euro. In merito alla credibilità del Paese poi, non può passare a livello internazionale che, ogni volta che cambia il Governo, i trattati possano essere modificati o addirittura sostituiti. Sicuramente l'Italia non ci fa una bella figura. Aggiungo che fonti nazionali e comunitarie hanno stimato in 3,4 miliardi di euro gli oneri a carico dell'Italia in caso di sospensione definitiva della TAV, considerando i costi legati alla rescissione dei contratti, agli appalti già avviati, al ripristino degli scavi; chiaramente, oltre a tutto questo, sarebbero a carico dell'Italia anche le penali, come ho prima detto. La mancata realizzazione imporrebbe, infatti, anche la messa in sicurezza degli oltre 26 chilometri già scavati e l'adeguamento del tracciato del Frejus. Non è nemmeno il caso di ricordare i posti di lavoro in ballo per quanto riguarda quest'opera e il rischio di creare ulteriore disoccupazione: tutto questo creerebbe gravi problemi sociali. Il problema principale, oltre a quelli che ho citato poc'anzi, è che l'Italia resterebbe tagliata fuori dalle vie dello sviluppo europeo, a vantaggio di collegamenti a Nord delle Alpi.