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l'ex Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi), ora ARERA, che ha previsto di addossare, con la delibera 1° febbraio 2018, n. 50, sulle spalle di famiglie, consumatori e utenti dei servizi elettrici in regola con i pagamenti gli oneri non recuperabili per mancato incasso degli oneri di sistema, quantificati in circa un miliardo di euro su base annua a difesa degli interessi delle imprese inadempienti, tentando di spalmare sugli incolpevoli consumatori e sulle famiglie, già saccheggiate da rincari, balzelli e vincoli imposti dall'Autorità (che ad opinione dell'interrogante sembra tutelare gli interessi delle imprese fornitrici, i cui costi sono tra i più elevati d'Europa), il mancato recupero degli utenti morosi, siano essi allacci di energia elettrica abusivi non pagate o altre fattispecie di consumi non recuperati. A giudizio dell'interrogante l'Agenzia potrebbe riordinare una giungla di tasse gravanti sulle famiglie, offendo così una tangibile tutela dei diritti dei consumatori ed utenti dei servizi elettrici e del gas, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano di intervenire con urgenza, per bloccare il prelevamento dell'Iva sulle accise delle bollette di luce e gas; quali misure urgenti intendano adottare, per evitare che le società erogatrici possano continuare impunemente ad applicare l'Iva anche sulle accise dovute allo Stato (calcolate sulle forniture di gas o energia), in assenza dell'azione collettiva o " class action ", che potrebbe permettere di azionare un unico giudizio per ottenere il risarcimento del danno subito da un gruppo di cittadini danneggiati dal medesimo fatto così riducendo i costi, decongestionando la giustizia, soffocata da milioni di procedimenti giudiziari singoli, e garantendo la certezza del diritto, l'efficacia e l'equità del risultato. Atto n. 4-00122 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: titola «Paga l'auto con l'assegno, maxi multa da 6mila euro. Grosseto, si dimentica la scritta "non trasferibile" quando versa 2.500 euro il ministero delle Finanze gli presenta il super conto»: un articolo su "Il Tirreno" del 6 maggio 2018 firmato da Luca Signorini, raccoglie lamentele ed incredulità degli incolpevoli cittadini, rei di non essere stati informati dalle banche e dalle istituzioni; si legge: «I casi sono diversi ma la reazione è sempre la stessa: incredulità, ira, spavento. La portata del fenomeno è in aumento, alla Ragioneria Generale dello Stato di Firenze, competente per tutta la Toscana, ci sono quattro audizioni al giorno e l'agenda è piena fino a luglio. Appuntamenti a perdita d'occhio. Centinaia di cittadini toscani con lo stesso problema: hanno ricevuto un verbale di contestazione (in gergo giuridico si chiama "oblazione"). Il mittente è per tutto lo stesso: il ministero dell'Economia e delle Finanze. Secondo il Mef queste persone hanno violato il decreto legislativo 90 del 2017: la legge antiriciclaggio. (...) Adusbef Toscana ne segue a decine di persone con sorte simile. Spiega l'avvocato Davide De Gaetano dell'associazione a difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari: "Secondo noi vi è anche una corresponsabilità delle banche, che dovrebbero mettere a conoscenza il cliente e correntista a cosa va incontro con un vecchio blocchetto di titoli di credito". Invece le banche non hanno obbligo di legge in questo senso"; in un altro punto dell'articolo si legge: «In realtà non sono criminali incalliti. Sono cittadini comuni. Il corpo del reato, per tutti, è un assegno superiore a 999,99 euro privo della dicitura "non trasferibile", la clausola che servirebbe anche per contrastare l'evasione. Magari è stato utilizzato per pagare il funerale del nonno, un regalo al figlio, un matrimonio, l'acquisto di un'auto. Nonostante il flusso di denaro sia trasparente e tracciabile, con fatture e contratti come prova, il Mef fin qui non ha sentito ragioni. E per chiudere il contenzioso invia a tutti una proposta di oblazione - il pagamento di una cifra concordata, senza contestazione - dell'importo di 6.000 euro, da versare entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione. (...) Altrimenti scatta la sanzione per truffa e riciclaggio: minimo 3.000, massimo 50.000 euro. Il procedimento è sempre doppio: viene avviato sia per chi emette l'assegno (il soggetto traente) sia per il beneficiario (cioè chi lo incassa). Succede, dunque, come a Gabriella Biserni di San Giovanni Valdarno che per acquistare un'auto si fa compilare l'assegno da 10.900 euro dallo stesso concessionario con il risultato che l'oblazione arriva sia a lei che al rivenditore. "Abbiamo avuto la sensazione di essere tutti un po' rimbambiti - ironizza Gianluigi Aquilini, umbro, promotore del gruppo Facebook "Maxi sanzione per assegno privo del non trasferibile", che oggi ha 2.000 aderenti e 20.000 visitatori al giorno - secondo la legge abbiamo sbagliato, anche se la direttiva europea (la 849 del 2015, ndr) recepita dalla legge italiana non cita mai gli assegni. Comunque questi sono tutti pagamenti fatti in buonafede con vecchi carnet di assegni privi della dicitura "non trasferibile", che andava inserita a mano»; considerato che: il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, recante l'attuazione della direttiva 2005/60/CE sulla prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, è stato da ultimo modificato ed integrato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, il cosiddetto decreto antiriciclaggio, che a sua volta ha attuato la direttiva (UE) 2015/849 di modifica della normativa comunitaria del 2005; la nuova lettera dell'articolo 49, al comma 5, recita che "Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità"; in virtù di questa norma, molti ignari cittadini, che si sono rivolti all'Adusbef, (Associazione difesa utenti dei servizi bancari e finanziari) sono stati ingiustamente accusati di riciclaggio e il Ministero dell'economia e delle finanze sta comminando loro delle pesantissime multe (dai 3.000 ai 50.000 euro), con possibilità di definizione del procedimento solo tramite oblazione (pagamento in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa (circa 16.000 euro) o, se più favorevole, pari al doppio del minimo della sanzione (6.000 euro), come stabilito dall'articolo 65, comma 9. Si rischia, dunque, di dover pagare, per un importo di poco superiore ai 1.000 euro, un'oblazione di 6.000 euro o una sanzione minima di 3.000 euro; il comma 4 dell'articolo 49 stabilisce soltanto che: