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Una piena applicazione della mediazione familiare potrebbe innumerevoli benefici alla qualità della vita delle persone coinvolte nelle dinamiche della crisi familiare e consentirebbe di: -- migliorare la comunicazione tra i membri della famiglia al fine di ridurre i conflitti familiari ed intergenerazionali; -- promuovere capacità e competenze relazionali e negoziali per il raggiungimento di accordi amichevoli e responsabilmente condivisi; -- garantire la continuità delle relazioni tra genitori e figli promuovendo un effettivo diritto alla bigenitoria e diritto dei figli di godere delle cure di entrambi i genitori; -- favorire lo sviluppo di un sistema di servizi alla persona ed alla famiglia, di qualità e con costi sostenibili; -- rendere sostenibile un più equo sistema di servizi a favore dell'infanzia e dell'adolescenza attraverso la responsabilizzazione, il coinvolgimento e la valorizzazione di tutti i soggetti pubblici e privati del settore sociale e delle imprese capaci di mobilitare risorse ed opportunità; -- ridurre i tempi necessari alla gestione e risoluzione del conflitto in ambito familiare, abbattendo i costi sociali ed economici della separazione e del divorzio per le parti, per lo Stato e gli altri enti pubblici. Il presente disegno di legge, pertanto, dà una definizione della mediazione familiare e delle sue finalità. Delinea, in modo rigoroso, un percorso di formazione necessario all'espletamento del ruolo di mediatore familiare, professione che non può essere improvvisata, ma che necessita di una formazione approfondita. La mediazione viene a rappresentare un elemento imprescindibile per affrontare una crisi familiare con la previsione che, nel caso si voglia dare avvio a procedimenti giudiziali o extragiudiziali finalizzati ad ottenere la separazione o il divorzio o provvedimenti relativi ai figli, si debba preventivamente partecipare ad un incontro informativo sulla mediazione familiare. Tale incontro si configura, quindi, come condizione di esperibilità delle azioni successive. Il presente disegno di legge, infine, reca un intervento di coordinamento e chiarificazione normativa relativamente all'articolo 337- octies del codice civile, qualificando i soggetti cui il giudice può rivolgersi prima di adottare provvedimenti relativi ai figli della coppia come mediatori familiari e aggiungendo il riferimento all'incontro informativo obbligatorio nella disciplina delle procedure extragiudiziali disciplinate dal predetto decreto-legge n. 132 del 2014.. 1 (Finalità) 1 In attuazione di quanto previsto dagli articoli 30 e 31 della Costituzione, in coerenza con quanto disposto dall'articolo 9, paragrafo 3, della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, di cui alla legge 27 maggio 1991, n. 176, dall'articolo 24, paragrafo 3, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000, dall'articolo 13 della Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli, fatta a Strasburgo il 25 gennaio 1996, di cui alla legge 20 marzo 2003, n. 77, e vista la raccomandazione R(98)1 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, del 21 gennaio 1998, con la presente legge è istituita e regolamentata la figura professionale del mediatore familiare. 2 La Repubblica riconosce e promuove la rilevanza pubblica e la funzione sociale della mediazione familiare, condotta da un mediatore familiare professionista e intesa come percorso volontario che sostiene e facilita la riorganizzazione delle relazioni familiari nei casi di cessazione di un rapporto di coppia a qualsiasi titolo costituito e in altri casi di conflitti familiari e parentali, definendone gli ambiti operativi e favorendone la diffusione sul territorio nazionale. 2 (Finalità dell'esercizio dell'attività di mediatore familiare) 1 L'attività di mediazione familiare è esercitata nel settore pubblico o in quello privato, anche in regime di libera professione, da un professionista qualificato e in possesso delle competenze di cui all’articolo 3, terzo rispetto alle parti in disaccordo, neutrale, indipendente ed equidistante dalle parti, che sollecitato dalle stesse o a seguito di segnalazione del giudice o dei servizi sociali comunali o dei consultori familiari si adopera, nella garanzia del segreto professionale e in un contesto strutturato autonomo dall'ambito giudiziario, affinché i genitori elaborino personalmente un progetto di separazione finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari, in previsione ovvero a seguito della decisione irreversibile di interrompere il rapporto di coniugio o di convivenza, soddisfacente per loro e per i figli, nel quale siano chiaramente indicati i termini della cura, dell'educazione e della responsabilità verso i figli minori. 2 Il mediatore familiare, sia al di fuori del sistema giudiziario sia nell'ambito dello stesso nei casi previsti dall'articolo 337- octies , secondo comma, del codice civile, favorisca il raggiungimento di un’intesa tra le parti in disaccordo, allo scopo di promuovere e garantire la reale condivisione della responsabilità genitoriale e di regolamentare gli interessi, anche di natura economico-patrimoniale, nel rispetto dei diritti indisponibili dei minori. L’accordo è rimesso completamente alla responsabile volontà delle parti, poste su un piano di parità dinanzi alla figura del mediatore. 3 (Requisiti per l'esercizio dell'attività di mediatore familiare e relativo albo) 1 L'abilitazione all'esercizio della professione di mediatore familiare è subordinata al possesso dei seguenti requisiti: a possesso di un diploma di laurea di durata almeno quadriennale conseguito secondo il vecchio ordinamento universitario, ovvero di laurea magistrale o specialistica conseguita secondo il nuovo ordinamento universitario, in discipline sociali, psicologiche, giuridiche, sanitarie, sociologiche e pedagogiche, nelle classi di laurea magistrale definite ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istituzione, dell’università della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, individuate con apposito decreto del Ministero della giustizia, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge; b superamento di un percorso formativo avente le seguenti caratteristiche: 1 durata almeno biennale; 2 formazione in aula non inferiore alle 240 ore; 3 svolgimento di un tirocinio di durata non inferiore a sei mesi presso un ente accreditato allo svolgimento delle attività di mediazione familiare, ai sensi del comma 2; 4 superamento di un esame finale di abilitazione, composto da una prova scritta da una prova orale e da una prova pratica, incentrate sulle competenze acquisite sia durante la formazione in aula sia durante lo svolgimento del tirocinio. La prova pratica consiste nel superamento di un caso simulato di mediazione. 2 Con apposito decreto emanato dal Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell'istruzione, dell’università e della ricerca, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge sono individuati gli enti abilitati allo svolgimento del percorso formativo, nonché gli enti presso cui svolgere il tirocinio di cui al comma 1.