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Signor Presidente, questo è però sintomatico di tutta la situazione. Come dicevo, siamo qui in procinto di esprimere un voto di fiducia su un provvedimento che doveva essere centrale, ma l'attenzione è pari a zero. Nel frattempo, il presidente Conte sta facendo altre promesse alla Camera dei deputati. È tutto veramente molto fastidioso. Non capisco come ai colleghi tutto questo possa andare bene. Cosa è stato tutto questo? La voglia di totalitarismo di Conte? Siamo davanti a una nuova forma di golpe in guanti bianchi e pochette ? No, è tutto molto più terra terra. Conte e il Governo hanno tratto un enorme vantaggio dallo scoppio dell'epidemia. Qualche osservatore un po' distratto ci dice che il Governo e Conte hanno agito bene, tanto è vero che gli indici di gradimento nei confronti dell'Esecutivo salgono. Voglio consigliare a delle persone di leggere gli scritti del politologo americano John Mueller sulla teoria dello stringersi attorno alla bandiera durante la crisi. Durante tutte le crisi si consolida il potere dei governanti. Dopo l'11 settembre il consenso per Bush arrivò al 90 per cento e attualmente quello della Merkel è pari all'80 per cento. Ciò ovviamente favorisce anche Conte, il quale ha deciso di adoperare appieno questo vantaggio, sotto il consiglio di Rocco Casalino, il suo Rasputin. Ognuno ha il Rasputin che si merita. (Applausi). Il Governo sta continuando ad adoperare in modo cinico questa posizione di vantaggio, che potremmo chiamare abuso di posizione dominante. È chiaro che le conferenze stampa fatte sistematicamente in prima serata, a ridosso del telegiornale, nelle quali il Presidente del Consiglio comunica ai cittadini quali diritti hanno o meno e attribuiscono un enorme vantaggio in termini di visibilità. Agli osservatori spesso distratti consiglio di vedere l'andamento del profilo Facebook del presidente Conte, che per lungo tempo è rimasto stabile a circa un milione di follower. A partire dallo scoppio dell'emergenza ad oggi - quindi in poco più di sessanta giorni - i follower sono aumentati a 2 milioni, un fatto mai visto. Il Governo è consapevole di ciò e continua a utilizzare la situazione con grande sapienza. Non so se quest'Assemblea si è accorta che, in realtà, oggi stiamo solamente perdendo tempo, chiacchierando del nulla. Vi comunico che, qualora mai il Senato dovesse avere un sussulto di dignità e non convertire il decreto-legge in discussione, il Governo ha già adottato un nuovo provvedimento (il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33) che lo reitera. Non solo lo reitera, ma - vi invito a leggere il testo - lo cita espressamente e ne richiama gli articoli, ma nella versione scritta dal Governo e non in quella modificata dalle Camere. Pertanto, vi comunico che è totalmente indifferente cosa voterà oggi il Senato: se anche non convertissimo il decreto-legge in esame, il Governo ne ha già varato uno nuovo in cui dice che se ne frega del Parlamento. Cari colleghi, non so se vi imbarazza o no farvi prendere a pesci in faccia dal Governo... PRESIDENTE. Senatore Fazzolari, la invito a concludere. FAZZOLARI (FdI) . Noi non abbiamo questa abitudine. Il Gruppo di Fratelli d'Italia ha sempre combattuto l'arroganza del Palazzo contro il popolo. Ci troverete sempre dalla parte della libertà contro ogni forma di sopruso e anche per questo il 2 giugno saremo in piazza per dare voce a quegli italiani che vorreste in ginocchio. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, trovo incredibili le ricostruzioni che vengono fatte di tutto ciò che è accaduto, anche della parte che ha un impatto sulla nostra legislazione e delle nostre norme, pure costituzionali, e del modo in cui queste ultime si rapportano con le decisioni assunte dal Governo. Le trovo incredibili perché - come si evince anche dall'ultimo intervento che abbiamo ascoltato del collega del Gruppo Fratelli d'Italia - è come se ci fosse stata una sorta di tsunami o di uragano - e all'inizio è stato così, in effetti, e non lo può negare nessuno - ma poi il Governo ci avrebbe preso gusto. E, quindi, avrebbe utilizzato artatamente i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e la possibilità di avere un potere non controllato dal Parlamento per assumere decisioni o fare dirette Facebook, perché ne sarebbero derivati vantaggi elettorali e consenso. Ecco, francamente, pur non negando che ci sono stati sicuramente dei problemi legati al rapporto tra l'utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio e le norme costituzionali, reputo assolutamente incredibile che si voglia portare avanti - trovando addirittura le pezze di appoggio - una tesi quasi complottista, pensando che in questa situazione il Governo si sia mosso unicamente al fine di avere un ritorno elettorale. Noi continuiamo, evidentemente, forse perché si è aperta la fase 2, a non renderci conto di ciò che è accaduto e del fatto che ci troviamo ancora in una situazione molto delicata. Sono ripartiti gli appelli. Conosciamo - ad esempio - i problemi che ci sono stati lunedì scorso in alcune città perché i ragazzi avevano voglia di uscire. Siamo ancora in una situazione in cui bisogna applicare la massima precauzione. E voglio ricordare tutto ciò perché la pandemia e quanto il Paese si è trovato a dover improvvisamente fronteggiare non era certamente codificato. Torno quindi al punto sostanziale: altri ordinamenti, come quello tedesco, spagnolo o francese, individuano casistiche e ambiti connessi agli stati emergenziali ben precisi in seguito ai quali si può intervenire anche con la compressione dei diritti individuali e prevedendo la derogabilità delle disposizioni costituzionali. La Costituzione italiana invece è diversa, come è noto. Vorrei ricordare da dove viene e quando è stata approvata. È evidente che, venendo dopo la dittatura fascista e dopo tutto ciò che questa aveva comportato, la nostra Costituzione non ha proprio voluto toccare l'ipotesi di codificare gli stati di emergenza. Questa è la storia, perché la Costituzione viene appunto da quel percorso. Quindi ci siamo trovati, e il Governo si è sicuramente trovato, in una situazione nuova, non avendo dei punti di riferimento di carattere generale per capire come governare l'emergenza dal punto di vista normativo. Non esiste infatti una disciplina costituzionale emergenziale per quanto riguarda ciò che sta molto a cuore a quest'Assemblea e a tutti noi, cioè la limitazione dei diritti e delle libertà personali a causa dell'epidemia. È evidente che è stato utilizzato lo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per quanto riguarda la pandemia. Ma sull'utilizzo di questo strumento, anche in altri campi e per altri motivi, ci sono dei pronunciamenti della Consulta (come insegna il presidente Grasso); si tratta quindi di uno strumento che non viene usato solo adesso, ma che già in passato era stato un po' abusato, per certi versi. Il Governo, nel mettere in campo strumenti efficaci per poter immediatamente disporre una serie di norme e di divieti, si è trovato di fronte alla necessità di intervenire anche in campi dove era chiara la riserva di legge. Però - questo è il punto - tutto è dipeso dalla proclamazione dello stato di emergenza;