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un elemento di pari importanza risulta essere, infatti, il contributo che il pubblico è in grado di fornire nel corso delle procedure di analisi del rischio, delle potenzialità e della fattibilità dei progetti. In molte occasioni il dibattito instaurato con i cittadini contribuisce in modo significativo a una corretta valutazione circa la reale opportunità di procedere alla realizzazione dell'opera stessa, soprattutto nel caso in cui la partecipazione sia assicurata fin dalle prime fasi di elaborazione. Nella valutazione circa il tipo di istituti da introdurre nel nostro ordinamento per favorire corrette ed effettive forme di partecipazione del pubblico alle decisioni che incidono in modo significativo sull'ambiente e sul territorio, il modello francese è apparso come uno dei più avanzati, soprattutto, sotto il profilo dell'istituzionalizzazione e della giuridicizzazione di tali diritti; si ricorda, infatti, come il procedimento di débat public sia stato introdotto quale strumento di coinvolgimento del pubblico già dal 1995, attraverso la loi Barnier , e riformato in più occasioni con una sostanziale evoluzione dell'organo incaricato di vigilare sui processi decisionali; la Commission nationale du débat public , oggi autorità amministrativa indipendente. Ancora, nel 2005, il percorso di costituzionalizzazione del diritto ambientale, nel nostro Paese non ancora maturo, ha portato all'inserimento dei princìpi di accesso all'informazione e di partecipazione ai processi decisionali ambientali all'interno delle disposizioni di rango costituzionale, attraverso l'articolo 7 della Charte de l'environnement . L'ordinamento italiano si è, invece, mostrato tendenzialmente più rigido verso l'introduzione di effettive forme partecipative, facendo emergere una tradizionale ostilità nei confronti di tali strumenti, spesso percepiti in conflitto cori gli istituti della democrazia rappresentativa. I diritti procedurali sono stati, in Italia, posti quasi sempre sullo stesso piano delle disposizioni della legge sul procedimento amministrativo (legge 7 agosto 1990, n. 241): è stato dunque attraverso l'attività dei tribunali amministrativi, nonché, ovviamente, la legislazione dell'Unione europea, che tali diritti sono stati progressivamente riconosciuti come disciplina speciale, accanto a quella comune dell'accesso agli atti e della partecipazione al procedimento amministrativo. Una realtà complessa come quella attuale necessita, in conclusione, di un ampio coinvolgimento del pubblico nelle scelte collettive, al fine di arrivare a una giusta ponderazione dei vari interessi in gioco; in tal senso, le decisioni di carattere maggiormente complesso, come quelle ambientali (tra cui i progetti di grandi infrastrutture o le attività legate al ciclo dei rifiuti, quali discariche e inceneritori) sono risultate le più adatte all'utilizzo degli strumenti partecipativi. La democrazia partecipativa ambientale può risultare, tra l'altro, uno strumento di particolare rilevanza in questo momento storico: attraverso di essa la struttura istituzionale moderna non viene sottoposta a un'opera di delegittimazione o di impoverimento, ma ne è invece integrata grazie a un reciproco riconoscimento. Essa può in tal modo tornare ad assumere il suo ruolo fondamentale anche in quest'ambito, predisponendo procedure riconosciute attraverso cui i cittadini vengano inclusi nei processi decisionali. Il testo del disegno di legge è largamente ispirato al modello francese, soprattutto per quanto concerne l'organismo indipendente incaricato di vigilare sui meccanismi partecipativi. L'articolo 1 reca la finalità. L'articolo 2 è volto a rendere più incisivo il ruolo dell'accesso all'informazione e della partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia di ambiente, prevedendo la sostituzione dell'articolo 3- sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 -- in conformità alle disposizioni della Convenzione di Aarhus e della normativa dell'Unione europea -- attraverso cui viene specificato come la realizzazione di tali princìpi debba essere resa effettiva fin dalle prime fasi dei progetti, quando tutte le alternative risultino ancora praticabili. Viene inoltre istituita una procedura di dibattito pubblico sul modello dell'ordinamento francese, concernente scelte pubbliche di rilievo in relazione alle opere infrastrutturali e ai servizi pubblici. Nell'articolo viene specificato come lo scopo della partecipazione dei cittadini sia quello di creare scelte condivise, tra cui includere anche la cosiddetta «opzione zero», ossia quella di non procedere alla realizzazione dei progetti in esame. Per ciò che concerne la definizione dei princìpi guida delle procedure di dibattito pubblico, vengono citati la trasparenza, la corretta argomentazione e l'equivalenza nel trattamento delle opinioni. L'articolo 3 è invece dedicato al ruolo della nuova Autorità nazionale per il dibattito pubblico, un'autorità amministrativa indipendente (previsione, questa, volta a garantirne l'autonomia dal controllo politico, come avviene nell'ordinamento francese, dotandola di un potere organizzativo e regolamentare interno e di un certo grado di potestà normativa, sanzionatoria e di risoluzione di conflitti) con il compito di monitorare il rispetto dei princìpi di accesso all'informazione e di partecipazione ai processi decisionali in materia di ambiente, dei quali deve facilitare la corretta applicazione. L'articolo prevede, inoltre, una composizione eterogenea dell'Autorità, al fine di garantire la rappresentanza di una molteplicità di interessi diversi, e impone ai membri della stessa le totali estraneità e assenza di coinvolgimento nei progetti sottoposti all'analisi della stessa Autorità. Al fine, poi, di coadiuvare le amministrazioni pubbliche e i soggetti privati in un settore ancora non particolarmente strutturato nel nostro ordinamento, è previsto che l'Autorità possa svolgere anche un ruolo di consulenza, promuovendo raccomandazioni di carattere generale o metodologico con l'obiettivo di favorire la diffusione e lo sviluppo delle forme di partecipazione dei cittadini e di concertazione pubblica. I documenti e le sedute dell'Autorità sono resi pubblici, sulla base del principio della trasparenza e dell'accesso alle informazioni, anche attraverso l'utilizzo delle tecnologie telematiche. L'articolo 4 concerne l'attivazione della procedura, che può essere, a seconda della tipologia e della rilevanza del progetto, obbligatoria o facoltativa su istanza di alcuni soggetti; l'obbligo è previsto per quelle categorie di opere che rappresentano, ad oggi, le maggiori e più frequenti opere infrastrutturali del nostro Paese. L'articolo 5 entra invece nel merito del procedimento di dibattito pubblico, che può essere diretto dall'Autorità oppure, su sua proposta, da una commissione appositamente istituita. Il procedimento può essere sostituito, in taluni casi, da alternative forme di concertazione con il pubblico. Condicio sine qua non è invece, sempre, la previsione che la partecipazione dei cittadini sia garantita fin dalle prime fasi dei progetti e fino alla loro conclusione. Oltre alle indicazioni sui tempi del dibattito, l'articolo dispone la redazione di due documenti fondamentali: