[pronunce]

Così ricostruito il quadro normativo, la difesa della FOM rileva che la scelta del legislatore di scindere l'Ordine creando due distinti soggetti contrasta con quanto disposto dalla XIV disposizione finale della Costituzione, volta a salvaguardare l'Ordine Mauriziano nella sua unitarietà e nell'interdipendenza dei suoi beni patrimoniali integralmente volti alla attuazione di quegli scopi che la Costituzione ha inteso salvaguardare. Peraltro, aggiunge la difesa della FOM, un ulteriore profilo di contrasto con la testé citata disposizione costituzionale è dato ravvisare nel fatto che la trasformazione dell'Ente ospedaliero in Azienda sanitaria è stata effettuata tramite una legge regionale, la n. 39 del 2004, laddove la riserva di legge contenuta nella disposizione di rango costituzionale deve intendersi riferita a legge dello Stato e non solo a fonte di rango primario. Ritiene, peraltro, la FOM che sia violato anche l'art. 42 della Costituzione, in relazione all'art. 1 del primo protocollo della CEDU, in quanto, non essendo dubbia la natura espropriativa del mancato trasferimento ad essa di una rilevante parte del patrimonio già dell'Ordine, questo è stato realizzato in assenza di indennizzo. Torna in rilievo - secondo la FOM - quanto questa Corte ha stabilito, con la sentenza n. 173 del 2006, pronunziata a seguito di ricorso governativo, dichiarativa della illegittimità costituzionale dell'art. 4 della legge regionale n. 39 del 2004, nella parte in cui aveva disposto il trasferimento alla gestione regionale degli Ospedali mauriziani di Lanzo e Valenza. Sebbene in quell'occasione la Corte avesse dichiarato la illegittimità costituzionale delle disposizione regionale in quanto essa aveva violato il limite competenziale dell'ordinamento civile, è degno di nota che né la disposizione allora all'esame della Corte né quelle ora in questione richiamino le ragioni d'interesse generale che, invece, dovrebbero essere alla base del provvedimento ablativo. Quanto alla dedotta violazione del principio di ragionevolezza - argomentata dalla difesa della FOM in relazione, oltre che agli artt. 41 e 42 della Costituzione, anche in relazione agli artt. 24 e 35 della Costituzione, non menzionati dal rimettente - essa risiederebbe nel fatto che, attribuito alla FOM il compito di risanare le passività dell'Ordine Mauriziano, si è poi previsto di sottrarre ad essa una cospicua parte del patrimonio disponibile, senza neppure porsi il problema di un eventuale corrispettivo. 4.- Si è costituita nel giudizio anche la Regione Piemonte, in persona del Presidente della Giunta regionale, concludendo per l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza della questione sollevata dal Tribunale subalpino, ad eccezione del profilo avente ad oggetto la irragionevolezza delle disposizioni censurate. 4.1.- Riguardo al contrasto con la XIV disposizione finale della Costituzione, la difesa regionale, riportandosi alla sentenza della Corte costituzionale n. 355 del 2006, ritiene che il parametro costituzionale evocato non tuteli la unitarietà complessiva dell'Ordine Mauriziano, ma solamente renda intangibili le sue originarie finalità ospedaliere. Quanto alla violazione dell'art. 42 della Costituzione, in relazione all'art. 1 del primo protocollo della CEDU, la Regione ritiene la questione inammissibile in quanto il rimettente omette di esaminare le norme censurate nella loro integralità e non considera che essa non solo ha versato alla FOM la somma di cinquanta milioni di euro quale contributo volto alla definizione dei pregressi rapporti di natura economica fra la Regione medesima e l'Ordine Mauriziano ma ha anche provveduto ad acquistare dalla FOM diversi immobili facenti parte del patrimonio disponibile di questa, corrispondendo, quale controvalore, la somma di altri ottanta milioni di euro. Ciò, afferma la Regione, è riferito onde dimostrare che la acquisizione alla ASOM del complesso immobiliare dell'Ospedale Umberto I si inserisce in un contesto normativo volto, per un verso, a garantire la prosecuzione dell'attività sanitaria, e, per altro verso, a coprire il disavanzo finanziario dell'Ordine Mauriziano, garantendo la sopravvivenza della FOM. Tali compiti non spettano solo alla Regione, la quale si è comunque fatta carico di finanziarie direttamente la neo istituita ASOM, assumendo anche gli oneri della manutenzione del presidio ospedaliero conteso nel giudizio a quo. Relativamente alla dedotta irragionevolezza delle disposizioni censurate, la Regione, rammentato che analoga censura era stata svolta dalla medesima nella propria comparsa di costituzione nel giudizio a quo, ne chiede l'accoglimento nei limiti allora evidenziati. Afferma, infatti, la Regione che la scelta governativa di soddisfare solo parzialmente i creditori dell'Ordine Mauriziano istituendo, per il risanamento della situazione debitoria del medesimo, una Fondazione priva di risorse sufficienti ha già prodotto, a causa dei giudizi promossi dai creditori dell'Ordine Mauriziano direttamente contro la Regione, effetti finanziari "perniciosi" per questa, aggravandone il già pesante debito sanitario. 5.- La difesa della FOM ha depositato, in prossimità della discussione della questione di legittimità costituzionale, una memoria illustrativa nella quale, ampiamente illustrati i termini, normativi, processuali e sostanziali, della questione come emergenti dalla ordinanza di rimessione, osserva, quanto alle singole censure formulate dal Tribunale di Torino, che: a) la violazione della XIV disposizione finale della Costituzione consisterebbe non solo nell'avvenuto scorporo dell'originario Ente Ordine Mauriziano in due distinti soggetti, nessuno dei quali investito del compito di curare le funzioni ulteriori a quelle ospedaliere già svolte dall'Ente e ciascuno attributario solo di una parte dell'intero patrimonio, ma anche nel fatto che l'attuazione concreta della scissione in due soggetti dell'Ente è demandata ad una legge regionale mentre il dettato costituzionale conterrebbe una riserva di legge da intendersi esclusivamente riferita alla legge statale; b) la violazione degli artt. 41 e 42 della Costituzione emergerebbe, per i motivi già illustrati sia nella ordinanza di rimessione che nella memoria di costituzione;