[pronunce]

2.3.- A detta del rimettente, in conclusione, sarebbe maggiormente conforme al principio di ragionevolezza e uguaglianza di cui all'art. 3 Cost. prevedere la sospensione dell'erogazione del reddito o della pensione cittadinanza nei confronti del beneficiario o del richiedente cui è applicata una misura cautelare personale solo per i delitti indicati all'art. 7, comma 3, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito. 3.- Con atto depositato il 10 dicembre 2019 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata. 3.1.- Premette la difesa statale che il reddito di cittadinanza è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell'erogazione del beneficio, di una serie di requisiti elencati nell'art. 2 del d.l. n. 4 del 2019, come convertito. Tra questi requisiti di accesso, il comma l, lettera c-bis), dello stesso art. 2 prevede, per il richiedente, «la mancata sottoposizione a misura cautelare personale, anche adottata a seguito di convalida dell'arresto o del fermo, nonché la mancanza di condanne definitive, intervenute nei dieci anni precedenti la richiesta, per taluno dei delitti indicati all'articolo 7, comma 3». Ai sensi del successivo art. 7-ter, laddove successivamente intervengano le predette misure cautelari, tale erogazione è sospesa. 3.2.- Secondo l'Avvocatura generale dello Stato il tenore letterale delle citate disposizioni legittimerebbe l'interpretazione del giudice rimettente. Tuttavia, da ciò non si ravviserebbero profili d'irragionevolezza, poiché verrebbero in rilievo situazioni diverse, che giustificherebbero un differente trattamento normativo. L'applicazione di misure cautelari personali, infatti, benché fondata sul riconoscimento di gravi indizi di colpevolezza a carico dell'indagato o dell'imputato, e, quindi, su un compendio probatorio inferiore rispetto a quello necessario ai fini della pronuncia di una sentenza di condanna, presuppone la sussistenza di almeno una delle esigenze cautelari di cui all'art. 274 cod. proc. pen. Proprio la ricorrenza di tali esigenze, indicative di situazioni di pericolo che la misura applicata sarebbe destinata a fronteggiare, giustificherebbe la scelta normativa di sospendere il beneficio anche quando detta misura riguardi delitti non rientranti nel catalogo di cui all'art. 7, comma 3, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito. Viceversa, ove non siano ravvisabili esigenze tali da legittimare l'applicazione della misura cautelare personale e non ci sia, quindi, alcuna situazione di pericolo concreto e attuale, la sospensione del beneficio sarebbe giustificata solo in presenza di una sentenza di condanna non definitiva per i più gravi delitti di cui all'art. 7, comma 3. In altri termini, la misura sospensiva sarebbe legittimata dalla ricorrenza di situazioni di pericolo concreto e attuale, che indurrebbero a diffidare del richiedente o beneficiario, oppure dalla particolare tipologia di delitti per i quali egli sia stato ritenuto colpevole in primo grado. Tali delitti, il cui catalogo è stato discrezionalmente individuato dal legislatore, sarebbero di maggiore gravità, o perché connessi al fraudolento conseguimento di erogazioni pubbliche (tra cui rientrerebbe il reddito di cittadinanza), o perché espressione di maggiore riprovevolezza e allarme sociale. Nella maggioranza dei casi si tratterebbe, tra l'altro, di fattispecie che comportano, in caso di condanna, la sanzione accessoria della revoca degli eventuali ammortizzatori sociali a favore del condannato, ai sensi dell'art. 2, comma 58, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita). La disposizione censurata non sarebbe quindi irragionevole, laddove, con riferimento a reati non compresi nel catalogo di cui all'art. 7, comma 3, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito, prevede la sospensione del beneficio a seguito dell'applicazione di misure cautelari personali nei confronti del richiedente o beneficiario e non la prevede, invece, a seguito della intervenuta condanna di tali soggetti. In quest'ultimo caso, infatti, la sospensione del beneficio non si giustificherebbe, né in ragione dell'esigenza di fronteggiare situazioni di pericolo concreto e attuale connesse alla condotta del richiedente o beneficiario, né in ragione della tipologia di reato per il quale sia intervenuta condanna, trattandosi di reato che non concerne erogazioni pubbliche, né appartiene al novero di delitti che, per la loro gravità, sono tali da determinare maggiore allarme sociale. L'ulteriore profilo evidenziato dal giudice a quo - secondo cui la sospensione del beneficio disposta a seguito dell'applicazione della misura cautelare personale per reati non compresi nell'art. 7, comma 3, sarebbe destinata a cessare, con conseguente ripresa dell'erogazione, laddove sopraggiunga una sentenza di condanna definitiva per tali reati, atteso il venir meno del vincolo cautelare in fase di esecuzione della pena - concernerebbe, più specificamente, a ben vedere, la disposizione di cui all'art. 7, comma 3, nella parte in cui prevede la revoca del beneficio, con efficacia retroattiva, solo in caso di condanna definitiva per reati compresi nell'elencazione ivi contenuta. Tale disposizione, nondimeno, esulerebbe dalla questione di legittimità costituzionale.1.- Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Palermo, con ordinanza del 6 settembre 2019, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 7-ter, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 (Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni), convertito, con modificazioni, in legge 28 marzo 2019, n. 26. 2.- Secondo il giudice a quo la disposizione censurata - la quale stabilisce, in relazione all'erogazione del reddito di cittadinanza, che «[n]ei confronti del beneficiario o del richiedente cui è applicata una misura cautelare personale, anche adottata a seguito di convalida dell'arresto o del fermo, nonché del condannato con sentenza non definitiva per taluno dei delitti indicati all'articolo 7, comma 3, l'erogazione del beneficio di cui all'articolo 1 è sospesa» - sarebbe costituzionalmente illegittima nella parte in cui non prevede che la sospensione venga disposta, in caso di applicazione di una misura cautelare personale, solo per i delitti indicati all'art. 7, comma 3, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito.