[pronunce]

In ogni caso, il comma 10 dell'art. 28, facendo espresso riferimento alle "operazioni di trasformazione effettuate dalle Regioni e dalle Province autonome" sarebbe coerente con l'art. 117, comma secondo, lettera g), della Costituzione, salvaguardando le competenze specifiche delle autonomie territoriali. Con riferimento alla censura concernente il comma 11, l'Avvocatura dello Stato sostiene che la disposizione avrebbe contenuto meramente facoltizzante, e dunque non potrebbe essere di per sé idonea ad invadere alcuna competenza specifica delle Regioni. 6. - In prossimità dell'udienza, la Regione Campania ha depositato una memoria nella quale confuta l'affermazione della difesa erariale secondo cui nella materia sarebbe senz'altro ravvisabile una competenza concorrente dello Stato "ai fini del coordinamento della finanza pubblica". Secondo la ricorrente, la "specifica e dettagliata" disciplina per la trasformazione e soppressione degli enti pubblici renderebbe evidente l'impossibilità di sostenere un simile assunto e, in ogni caso, confermerebbe la violazione del riparto di competenze con riferimento alla potestà regolamentare. Inoltre, il richiamo dell'Avvocatura dello Stato al comma 10 dell'art. 28 sarebbe del tutto irrilevante, in quanto si limiterebbe a rendere applicabile il comma 7 alle operazioni di trasformazione effettuate dalle Regioni ma non potrebbe costituire in alcun modo una salvaguardia dell'autonomia legislativa regionale. 7. - Nella memoria depositata nell'imminenza dell'udienza, la Regione Emilia-Romagna dà conto delle successive modifiche apportate alla disposizione impugnata, il cui comma 1 è stato prima emendato dall'art. 2 della legge 6 luglio 2002, n. 137 (Delega per la riforma dell'organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché di enti pubblici), e poi sostituito dall'art. 34, comma 23, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2003). Il nuovo testo riferisce l'intera operazione di trasformazione e soppressione (e i relativi poteri regolamentari statali) agli "enti e organismi pubblici, incluse le agenzie, vigilati dallo Stato", e ciò - secondo la stessa ricorrente - sarebbe sufficiente a far venire meno, a partire dall'entrata in vigore della legge finanziaria per il 2003, le ragioni di doglianza contro l'art. 28, commi 1, 5 e 6, "presupponendosi che anche le norme che attualmente attribuiscono allo Stato compiti di vigilanza in relazione ad enti non nazionali (vedi ad esempio l'art. 121, comma 2, del decreto legislativo n. 112 del 1998) siano destinate ad essere adeguate al nuovo quadro costituzionale". Tuttavia, la Regione Emilia-Romagna ritiene ancora sussistente l'interesse alla decisione di questa Corte, in ragione della "sola esistenza della norma invasiva", a prescindere dalla concreta attuazione che la disposizione censurata possa aver avuto. 8. - Quanto alla censura concernente il comma 8 dell'art. 28, la ricorrente Emilia-Romagna osserva che non sarebbe possibile ravvisare incompatibilità tra il riferimento agli enti "vigilati dallo Stato" e l'estensione dell'ambito di applicazione della disciplina agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, dal momento che l'art. 121, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), mantiene allo Stato, in una certa misura, la vigilanza sugli istituti predetti. Peraltro, si fa notare in aggiunta, la materia è stata recentemente ridisciplinata dall'art. 42 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 (Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione), di talché - se questa Corte dovesse ritenere che il comma 8 impugnato sia stato implicitamente abrogato dalla nuova disciplina - permarrebbe comunque l'interesse della Regione ad una pronuncia sulla norma censurata. 9. - Con riferimento al comma 11 dell'art. 28, la Regione Emilia-Romagna dà atto che l'Avvocatura dello Stato ne riconosce il carattere meramente facoltizzante, dunque non innovativo; tuttavia, ribadisce che la lesione della competenza legislativa regionale dovrebbe ritenersi prodotta per il solo fatto che lo Stato non rispetti i confini ad esso assegnati dalla Costituzione, a prescindere dal concreto contenuto della legge statale. Il pregiudizio concreto che la permanenza di una norma statale in una materia regionale determinerebbe, sarebbe quello di creare incertezza negli operatori su quale sia il soggetto competente.1. - La Regione Campania e la Regione Emilia-Romagna, tra le numerose disposizioni impugnate della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), censurano l'art. 28 (Trasformazione e soppressione di enti pubblici) in riferimento all'art. 117 della Costituzione. Per ragioni di omogeneità di materia, la trattazione della questione di costituzionalità indicata viene esaminata separatamente dalle altre, sollevate con i medesimi ricorsi, oggetto di distinte decisioni. 2. - Il comma 1 della disposizione impugnata - nella formulazione considerata nei ricorsi introduttivi del presente giudizio - dispone che "al fine di conseguire gli obiettivi di stabilità e crescita, di ridurre il complesso della spesa di funzionamento delle amministrazioni pubbliche, di incrementarne l'efficienza e di migliorare la qualità dei servizi", il Governo provvede ad emanare "uno o più regolamenti", ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri), con cui individuare gli enti pubblici, le amministrazioni, le agenzie e gli altri organismi ai quali non siano affidati compiti di garanzia di diritti di rilevanza costituzionale, "finanziati direttamente o indirettamente a carico del bilancio dello Stato o di altri enti pubblici, disponendone la trasformazione in società per azioni o in fondazioni di diritto privato, la fusione o l'accorpamento con enti od organismi che svolgono attività analoghe o complementari, ovvero la soppressione e messa in liquidazione". Il comma 2 esclude da tali trasformazioni o soppressioni gli enti che gestiscono a livello di primario interesse nazionale la previdenza sociale, quelli essenziali per le esigenze di difesa o "la cui natura pubblica è garanzia per la sicurezza", ed infine quelli che svolgono funzioni di prevenzione e vigilanza per la salute pubblica. La suddetta trasformazione è peraltro subordinata, dal comma 5, alla verifica che "i servizi siano più proficuamente erogabili al di fuori del settore pubblico".