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È evidente che, secondo un rigore logico, il fatto che lei abbia dichiarato inammissibile l'emendamento è insindacabile, ma, secondo lo stesso criterio logico, non è detto che ciò che è insindacabile sia giusto. (Applausi) . Non è detto che ciò che è insindacabile sia rispettoso, né che debba essere passivamente accettato. Qui ci troviamo infatti, come i colleghi hanno già ricordato, di fronte a un emendamento, senz'altro controverso, denso e importante - e non capita molto spesso - che però è stato votato all'unanimità, che è un valore della democrazia. Se maggioranza e opposizione compiono uno sforzo, vuol dire che questo ha un senso. (Applausi) . Allora, nel metodo e nel merito, penso - perché me lo hanno insegnato quando andavo a scuola - che il Parlamento sia sovrano. Signor Presidente, ho rispetto per lei, ma qui c'è un problema di rispetto delle prerogative del Parlamento: nessuno, neanche un Ministro della Repubblica, né nessun altro, può permettersi di calpestarle. La domanda allora è la seguente: che cosa lavoriamo a fare? (Applausi) . Che cosa si riunisce a fare a quest'ora della sera, tra un giovedì e un venerdì di fine luglio, una Commissione che si sforza di trovare delle coperture? Vorrei sapere che gioco è questo e come si chiama: è il gioco dell'oca? Che cos'è? Qui non siamo stati eletti per giocare e non veniamo a quest'ora per giocare. Trovo che quello che si sta verificando stanotte - e mi auguro che al di fuori dell'Aula si capisca - è surreale e umilia il Parlamento, le sue funzioni e le sue prerogative. Allora, signor Presidente, rispetto lei, come persona, e la sua figura, ma non posso non dire, come Fratelli d'Italia, che tutto questo è surreale, offensivo e direi anche umiliante e, quando si umilia un'Assemblea parlamentare, si viene meno ad alcuni principi di fondo. Non veniamo qui per lavorare a vuoto ed essere presi in giro. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatrice Rauti, lei ha fatto riferimento a un concetto di democrazia, e ci mancherebbe altro che non venisse rispettato il principio democratico proprio qua dentro, in un Senato che è la culla della democrazia. Tuttavia, ha sovrapposto due aspetti: c'è una volontà politica che va rispettata sempre e comunque, dentro un perimetro di diritto. C'è anche una volontà politica che non entra nel perimetro del diritto, perché la valutazione di estraneità prescinde da una volontà, altrimenti si potrebbe andare avanti e procedere in Parlamento in base a una volontà politica concorde che prescinde dalle regole; potremmo fare a meno anche del Regolamento. Il Regolamento dice che devo stralciare quello che è estraneo per materia. (Commenti) . Non ne sto discutendo la bontà; potrei essere anche d'accordo sul contenuto dell'emendamento e capisco perfettamente le ragioni che spingono a questa protesta. Lo capisco esattamente. Sto dicendo semplicemente che, come ha detto prima il senatore Caliendo, questa volontà politica si può esprimere in un disegno di legge concorde, che può passare con un articolo in sede deliberante; con un solo articolo. (Vive proteste. Applausi) . La invito a fare una riflessione. (Commenti) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, immagino che comprenderà anche lo stato d'animo di quest'Assemblea, per un motivo molto semplice. Ormai è molto tempo che, purtroppo, abbiamo quasi la percezione - non dico la certezza, perché ancora nutriamo qualche speranza - di non esercitare più pienamente il nostro ruolo, nel senso che le nostre prerogative vengono regolarmente calpestate. Signor Presidente, ha fatto bene a richiamare le regole: è vero, la democrazia è fatta innanzi tutto del loro rispetto, ma devono valere per tutti. Anche in relazione ai decreti-legge, le regole debbono essere applicate sempre. Non si può scegliere a un certo punto solo una questione, che, tra l'altro, come hanno sottolineato i miei colleghi, è stata votata all'unanimità, perché rappresenta un'esigenza, e non applicare invece le regole palesemente in altre situazioni. Come avrà sentito nella mia dichiarazione di voto dell'altro giorno sul decreto-legge semplificazioni, non si capisce perché, per esempio, in quel caso - non spettava a lei - le regole non siano state applicate in riferimento all'estraneità di materia e alla disomogeneità. Tutti rispettiamo le regole, ma devono essere chiare - e lo sono - e valere per tutti. Non possono essere applicate in modo unilaterale solo in alcuni casi. (Applausi) . Questo è il problema fondamentale che abbiamo, ha capito? Siamo stati i primi a essere concordi con un'applicazione rigida, ma questo - torno a ripeterlo - deve valere per tutti. Signor Presidente, c'è un problema per il Parlamento ed è serio: siamo ancora o no una democrazia parlamentare? (Applausi) . Me lo sto chiedendo da giorni, da mesi. Il senatore Caliendo ci ha fatto adesso la proposta di una legge di iniziativa parlamentare, ma noi non riusciamo più ad approvare leggi di iniziativa parlamentare! (Applausi) . Siamo qui dalla mattina alla sera solo e unicamente a convertire decreti-legge, senza neanche poterli leggere, com'è successo ieri. Questo è quella a cui siamo ridotti. Non solo: possiamo decidere, lavorare e fare anche con lei, signor Presidente, un grande lavoro sulle ammissibilità e le inammissibilità; poi però, a un certo punto, arriva la Ragioneria dello Stato e decide altro, calpestando completamente le nostre prerogative. (Applausi) . In questo modo non è più possibile, signor Presidente, e non è una mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma è proprio per rispetto a lei. Non possiamo più tollerare - lo dico qui questa sera, come l'abbiamo detto altre volte - che si continui a calpestare così la democrazia parlamentare. Non è più possibile. C'è un problema molto serio in questo Paese. Questa credo che sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché, pur in presenza della volontà reiterata e unanime non solo delle Commissioni, ma di un'Assemblea, si procede in modo diverso. E credo che questo, signor Presidente, quest'Assemblea non lo potrà più tollerare a lungo. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Di Girolamo ha chiesto di intervenire, ma per il suo Gruppo è già intervenuto il senatore Castaldi. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento che recepisce integralmente le proposte emendative approvate dalle Commissioni riunite e interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 2272, di conversione in legge del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, nel testo dichiarato proponibile dalla Presidenza, accogliendo altresì le condizioni formulate nel parere della Commissione bilancio. (Commenti).