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Nel corso dell’audizione del 18 gennaio 2012 il direttore dell’Agenzia precisava che per «i beni immobili confiscati, si registrano criticità, per oltre l’80 per cento dell’ammontare degli stessi. Il 65 per cento, statisticamente, consiste nelle ipoteche, nei gravami ipotecari che hanno questi immobili». Per tale motivo il Direttore aveva «avanzato all’Avvocatura dello Stato delle varie regioni oltre 200 istanze finalizzate a chiedere immediatamente l’accertamento della buona o mala fede degli istituti di credito, che a suo tempo hanno concesso al mafioso il credito da porre sull’immobile». Inoltre segnalava che «Oltre a questo numero di gravami ipotecari che insiste sui beni immobili, vi sono tante altre situazioni problematiche che ci creano grossi problemi di tempistica per poter assegnare i beni» (beni pro quota, beni occupati o in affitto, beni impossibili da amministrare, ad esempio a motivo della loro ubicazione) e che «Altre criticità riguardano la gestione degli amministratori giudiziari che tendono ad una gestione conservativa del bene». Tali criticità in effetti recano danno diminuendo o scoraggiando un interesse fattivo da parte delle pubbliche amministrazioni centrali o periferiche ad acquisire il bene in quanto rappresenta da subito un onere di spesa, a volte molto consistente. Di particolare interesse per le finalità del disegno di legge da noi proposto sono le successive puntualizzazioni: -- «dal momento del sequestro del bene fino alla confisca definitiva -- parliamo di diversi anni, anche dieci [.... ]»; -- «siccome compito dell’Agenzia è avere una gestione non solo conservativa, ma anche produttiva dell’azienda, abbiamo una difficoltà di gestione e una difficoltà relativa alla professionalità e managerialità che, dal momento del sequestro, posso individuare e affiancare all’amministratore giudiziario designato dal giudice. In tal modo, quando dal sequestro si passerà alla confisca di primo grado, sarà possibile ottenere reddito da quella azienda. Questo perché, a proposito dei beni aziendali, la legge dice che, in questo caso posso o vendere, o affittare, o liquidare»; -- «un problema che, spesso mediaticamente viene sollevato e che io ritengo essere un falso problema riguarda la vendita dei beni confiscati. Di immobili confiscati ad ora non si è fatto alcunché. [....] materialmente e giuridicamente non si può fare alcunché. La legge -- forse è sfuggito a qualcuno -- stabilisce che si può procedere alla vendita solo dopo che un’Amministrazione statale venutane a conoscenza non ne ha richiesto l’utilizzo a fini governativi. Dopo questo passaggio, vi devono essere gli enti territoriali -- in ordine, i comuni, le province e le regioni -- a non ritenere di utilizzare il bene. Malgrado ciò, la vendita è resa possibile solamente nei confronti di enti pubblici con finalità economiche, fondazioni bancarie e associazioni di categoria, quindi, non ai privati»; -- «per quanto riguarda i beni mobili registrati, ricordo che la magistratura -- in fase di sequestro -- e l’Agenzia -- in fase di confisca -- possono decidere di destinarli alle Forze dell’Ordine, di rottamarli, di venderli, ma non possono essere assegnati ad un Ente territoriale» (il punto evidenziato è stato risolto con l’articolo 1, comma 189, lettera c) , n. 2), della legge 24 dicembre 2012, n. 228). Con riferimento ai gravami ipotecari venne inoltre evidenziato che l’Agenzia si attiva per transigere con gli istituti di credito: vi sono casi in cui si decide di assegnare il bene con gravame ad un Ente pubblico che lo patrimonializza per sgravarlo dall’ipoteca, ed altri in cui l’Ente pubblico stanzia delle risorse a fondo perduto per poter rendere utilizzabile il bene. La procedura per liberare il bene da questo peso comunque allunga la tempistica di assegnazione dello stesso causando quindi deterioramento, e perdite di valore (il punto evidenziato è stato risolto con l’articolo 1, commi da 194 a 200, della legge 24 dicembre 2012, n. 228). Le precisazioni del direttore dell’Agenzia ribadiscono quindi quanto sia importante che emerga il ruolo positivo e costruttivo dello Stato ed il suo successo nel contrasto alla criminalità organizzata e quanto sia necessario giungere ad un’accelerazione nell’utilizzo dei beni sottratti, con le cautele dovute per evitare che possano, nell’assegnazione, ritornare ad essere utilizzate nuovamente dalla criminalità o non siano utilizzate in maniera appropriata. Su questo ultimo punto si rammenta che l’Agenzia ha la possibilità di chiedere all’ente assegnatario, trascorso un anno dall’assegnazione del bene, di dare conto e motivare la destinazione dello stesso e qualora il bene non sia utilizzato per scopi sociali di revocare l’assegnazione. Il direttore (resoconto stenografico della seduta del 25 gennaio 2012) elencava anche alcune sue valutazioni volte a migliorare l’attuale impianto legislativo di riferimento: -- includere i privati nella platea dei possibili acquirenti dei beni sequestrati; -- individuare un menager e non una amministratore giudiziario per garantire la prosecuzione effettiva delle attività aziendali in sequestro (e quindi ora in uno stato di legalità) e per prevenire una loro liquidazione (sia perché il lasso temporale che intercorre tra il sequestro e la confisca è lungo, sia perché l’amministratore giudiziario ha una funzione più conservativa che gestionale dell’azienda e ciò può mettere a rischio negli anni i livelli occupazionali). La mancanza infatti di una gestione aziendale competente e interessata alla continuazione dell’attività conducono a un forte indebolimento e, più generalmente, al fallimento delle imprese, le quali quando arrivano in gestione all’Agenzia sono spesso in una situazione che preannuncia il fallimento; -- non equiparare le aziende ai beni immobili. L’attuale iter giudiziario è uguale per entrambi e questo non è compatibile con le esigenze di un impresa che intende proseguire l’attività produttiva e non può conseguentemente reggere situazioni di stallo, crisi od incertezza; -- con riferimento alla buona fede degli istituti bancari e creditizi sull’accensione di ipoteche sui beni rivelatisi collegati alla criminalità organizzata, prevedere il caso dell’incauto affidamento. Si precisa infatti che può accadere che le stesse banche cha hanno concesso mutui e prestiti agli ex proprietari rivelatisi legati alla criminalità organizzata, rallentano, in sede di confisca, la destinazione dei beni, per via dei gravami ipotecari pendenti. Si rammenta che per quanto riguarda i beni aziendali, l’articolo 48, comma 8, del già ricordato codice delle leggi antimafia di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, prevede che questi sono mantenuti al patrimonio dello Stato e destinati, con provvedimento dell’Agenzia che ne disciplina le modalità operative: a) all’affitto, quando vi siano fondate prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività produttiva, a titolo oneroso, a società e ad imprese pubbliche o private, ovvero a titolo gratuito, senza oneri a carico dello Stato, a cooperative di lavoratori dipendenti dell’impresa confiscata. Nella scelta dell’affittuario sono privilegiate le soluzioni che garantiscono il mantenimento dei livelli occupazionali;