[pronunce]

che, in attuazione del principio costituzionale, il citato testo unico garantirebbe il diritto di difesa al cittadino straniero, in particolare assicurandogli l'assistenza tecnica, anche mediante il patrocinio a spese dello Stato, il rientro nel territorio nazionale per assistere al giudizio, la possibilità di ricorrere personalmente contro il provvedimento espulsivo, in modo da ottenere in tempi rapidi un controllo sulla legalità della sua espulsione; che, in definitiva, sarebbe possibile fornire una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione oggetto di censura, anche sulla base della giurisprudenza costituzionale, «che presuppone ineludibile il compito dello Stato di presidiare le proprie frontiere», e «dunque non sarebbero censurabili le previsioni che si caratterizzano in un “automatismo espulsivo” e che, nel rispetto del principio di legalità, assicurano il controllo dei flussi migratori» (è richiamata la sentenza n. 353 del 1997 della Corte costituzionale). Considerato che il Tribunale di Bari ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 24, e 111 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 3-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 12, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), nella parte in cui non consente al giudice della convalida dell'arresto di negare il rilascio del nulla osta all'espulsione del cittadino straniero sottoposto a procedimento penale «per esigenze difensive»; che, con la medesima ordinanza, il Tribunale di Bari ha sollevato inoltre – in riferimento agli artt. 24 e 25 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, aggiunto dall'art. 13, comma 1, della legge n. 189 del 2002 e poi sostituito dall'art. 1, comma 5-bis, del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, nella legge 12 novembre 2004, n. 271, nella parte, tutt'ora vigente, in cui punisce lo straniero che «senza giustificato motivo» si trattiene nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanamento impartito dal questore ai sensi del comma 5-bis del medesimo articolo; che il Tribunale di Castrovillari, con due distinte ordinanze del medesimo tenore, ha sollevato – in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, aggiunto dall'art. 12, comma 1, lettera b), della legge n. 189 del 2002; che le questioni sollevate riguardano, in parte, la stessa norma, prospettando censure analoghe con riferimento ai medesimi parametri costituzionali, cosicché può procedersi alla trattazione congiunta dei relativi giudizi; che la questione riproposta dal Tribunale di Bari, avente ad oggetto il rilascio del nulla osta all'espulsione all'esito del giudizio di convalida dell'arresto, è manifestamente inammissibile in ragione delle gravi carenze che segnano la descrizione della fattispecie sottoposta a giudizio; che il rimettente, il quale aveva già sollevato la questione, nel medesimo processo, all'udienza dell'8 marzo 2003, dopo aver disposto la convalida dell'arresto e la liberazione della straniera inottemperante all'ordine di allontanamento, ripropone il dubbio di costituzionalità, ma non spiega per quali ragioni la disciplina censurata inciderebbe sulla concreta possibilità di celebrare il giudizio nel rispetto del diritto di difesa e del principio del giusto processo; che, in particolare, dal testo dell'ordinanza di rimessione non è dato desumere se, una volta ripristinato il contraddittorio a seguito della restituzione degli atti, l'imputata fosse presente all'udienza in cui è stata sollevata l'odierna questione, nel qual caso sarebbe manifesta l'irrilevanza della questione riguardante il rilascio del nulla osta, perché il processo avrebbe potuto essere immediatamente celebrato; che dall'atto di promovimento neppure risulta se l'imputata avesse richiesto, direttamente o per il tramite del nominato difensore di fiducia, un termine a difesa, concretizzandosi in tal caso una situazione per cui il rilascio del nulla osta all'espulsione sarebbe potuto risultare lesivo del diritto dell'interessata a difendersi partecipando alle fasi ulteriori del processo; che d'altronde, per il caso di assenza dell'imputata all'udienza nel corso della quale è stata sollevata l'odierna questione, il rimettente non ha preso in considerazione l'eventualità che l'espulsione fosse stata già eseguita, per effetto di silenzio-assenso sulla richiesta di rilascio del nulla osta (art. 13, comma 3, ultima parte, del d.lgs. n. 286 del 1998), il cui termine di formazione ha ripreso a decorrere dopo la fine della sospensione del procedimento; che inoltre – sempre per l'eventualità che il processo, a circa tre anni dall'arresto e dalla liberazione dell'interessata, sia ripreso nell'assenza di questa – nessuna informazione è stata fornita dal rimettente circa la fase di verifica della costituzione delle parti, neppure con riguardo alle eventuali indicazioni del difensore dell'imputata, pur investito della funzione di domiciliatario e dunque necessariamente coinvolto negli adempimenti necessari alla regolare integrazione del contraddittorio; che le indicate carenze di descrizione impediscono, ciascuna per il proprio verso, di verificare l'effettiva incidenza del rilascio del nulla osta sulla possibilità di immediata celebrazione del giudizio e dunque determinano la manifesta inammissibilità della questione sollevata (ex multis, ordinanze n. 300 del 2008 e n. 279 del 2007); che anche le questioni proposte dal Tribunale di Castrovillari riguardo alla disciplina del nulla osta sono manifestamente inammissibili, posto che il rimettente si è limitato a denunciare una presunta situazione di contrasto tra detta disciplina e gli evocati parametri costituzionali, senza formulare un petitum specifico e comunque senza precisare quale intervento di questa Corte, tra i molti astrattamente concepibili, potrebbe assicurare la compatibilità di tale disciplina con le norme costituzionali asseritamente violate (ex multis, ordinanze n. 279 e n. 35 del 2007); che l'ulteriore questione posta dal Tribunale di Bari, avente ad oggetto la norma incriminatrice contenuta nell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, limitatamente alla clausola negativa «senza giustificato motivo» che figura nella descrizione dell'ipotesi criminosa, è già stata esaminata da questa Corte, con riferimento agli stessi parametri costituzionali oggi evocati, e dichiarata non fondata dalla sentenza n. 5 del 2004, precedente all'ordinanza di rimessione;