[pronunce]

che nel corso di due giudizi promossi da altrettanti avvocati avverso l'Agenzia delle entrate di Bologna, per ottenere l'annullamento del silenzio rifiuto in ordine all'istanza di rimborso della maggiore imposta Irpef dichiarata in conseguenza della mancata deduzione dell'importo versato a titolo di Irap dalla base imponibile Irpef, la Commissione tributaria provinciale di Bologna, con due ordinanze di contenuto analogo, ha sollevato, con riferimento agli artt. 3 e 53 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), e dell'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 446 del 1997 (r.o. nn. 36 e 37 del 2008); che la Commissione rimettente riferisce che i ricorrenti invocano l'illegittimità costituzionale delle disposizioni menzionate, affermando che esse violano, in primo luogo, l'art. 53 Cost., in quanto l'imposizione dell'Irap produrrebbe una riduzione del reddito e la mancata deducibilità determinerebbe l'assoggettamento a imposta in assenza di reddito effettivo e di capacità contributiva, e, in secondo luogo, l'art. 3 Cost., per la disparità di trattamento tra le imprese e i lavoratori autonomi, soggetti all'Irap, e i lavoratori dipendenti, non soggetti a essa; che la Commissione riferisce altresì di aver sospeso i due giudizi in attesa della definizione della questione di legittimità costituzionale relativa alle stesse disposizioni, sollevata da essa stessa nel corso di un altro giudizio, e dichiarata inammissibile da questa Corte con l'ordinanza n. 100 del 2007, e che, a seguito di questa ordinanza, i ricorrenti hanno contestato le motivazioni della medesima, ritenendo che la dichiarazione di inammissibilità sia stata basata su «capziose argomentazioni» e chiedendo alla Commissione di sollevare nuovamente la questione di legittimità costituzionale; che la Commissione tributaria rimettente ritiene che la questione sollevata dai ricorrenti sia meritevole di considerazione e non sia manifestamente infondata; che nei due giudizi è intervenuto, con due atti di contenuto analogo, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la manifesta inammissibilità o l'infondatezza della questione; che, in punto di inammissibilità, la difesa erariale osserva che la Commissione tributaria si limita a trascrivere l'eccezione di illegittimità costituzionale così come sollevata dai ricorrenti, senza un'autonoma motivazione sulla non manifesta infondatezza; che, nel merito, l'Avvocatura dello Stato, dopo aver richiamato la giurisprudenza costituzionale secondo cui l'individuazione degli oneri deducibili rientra nella discrezionalità del legislatore, rammenta che in tema di imposte sui redditi la legge ha sempre tendenzialmente escluso la deducibilità di oneri di natura fiscale e che la deduzione di un'imposta dall'imponibile di un'altra attenua, sino alla possibilità di neutralizzarlo, l'effetto economico perseguito con il prelievo, mentre la disparità di trattamento tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti è già stata esclusa dalla sentenza n. 156 del 2001; che nei due giudizi sono intervenuti, con atti di contenuto analogo, i ricorrenti dei giudizi principali, chiedendo che la questione sia dichiarata ammissibile e fondata, argomentando in ordine alla violazione del principio di capacità contributiva derivante dal fatto che l'importo versato a titolo di Irap riduce il reddito e, quindi, la capacità contributiva; che, in prossimità dell'udienza fissata per la trattazione (7 luglio 2009), l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria, relativa a entrambi i giudizi, nella quale, oltre a insistere sull'infondatezza della questione, rileva la sopravvenienza dell'art. 6 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e afferma l'inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza, in considerazione della giurisprudenza secondo cui il reddito dello studio associato è soggetto a Irap a meno che il contribuente dimostri che esso è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati, in quanto le ordinanze di rimessione non fornirebbero alcuna motivazione sulle ragioni per cui i ricorrenti sarebbero assoggettati all'imposta; che anche i ricorrenti nei giudizi principali hanno depositato due memorie, di contenuto analogo, con le quali essi ribadiscono gli argomenti già esposti e ne sviluppano ulteriori, rilevando, tra l'altro, che la Corte deve decidere in base al diritto, senza tener conto degli effetti di un'eventuale pronuncia di accoglimento sul bilancio dello Stato. Considerato che tutte le Commissioni provinciali tributarie rimettenti dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), nella parte in cui esclude la deducibilità dell'Irap dalle imposte sui redditi, con riferimento all'art. 53 Cost., sotto il profilo del principio della capacità contributiva, che la sola Commissione tributaria provinciale di Parma (r.o. nn. 180, 181, 182 e 187 del 2007) ne dubita anche con riferimento al principio di ragionevolezza e che la sola Commissione tributaria provinciale di Bologna dubita, altresì, della legittimità costituzionale dell'art. 10 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), per la stessa ragione e sotto gli stessi profili, nonché sotto il profilo della disparità di trattamento tra le imprese e i lavoratori autonomi, soggetti all'Irap, e i lavoratori dipendenti, non soggetti a essa; che le questioni sollevate dalle ordinanze sono in gran parte coincidenti e, pertanto, i relativi giudizi devono essere riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia; che le questioni sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Parma sono manifestamente inammissibili, in quanto le ordinanze – pur motivando in ordine alla questione sollevata – non contengono nel dispositivo l'indicazione del petitum, e che alcune di esse (r.o. nn. 180, 181, 182 e 183 del 2007, con l'eccezione, quindi, dell'ordinanza di cui al r.o. n. 498) non spiegano a quale titolo i ricorrenti, soci di società in nome collettivo, abbiano chiesto il parziale rimborso di un'imposta da essi pagata personalmente (Irpef), adducendo a motivo della richiesta l'illegittimità dell'indeducibilità dall'Irpef dell'Irap corrisposta dalla società, cioè da un diverso soggetto d'imposta (ordinanze n. 242 e n. 100 del 2007);