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Con riferimento alle osservazioni del Ministero dell’economia e finanze relative a tale riformulazione dell’articolo 317, comma 5, si evidenzia che la disposizione ha l’obiettivo di rendere effettiva la possibilità di disporre delle somme derivanti dalla riscossione dei crediti in favore dello Stato per il risarcimento del danno ambientale, stante l’eccessiva farraginosità della precedente disciplina che non ha consentito il raggiungimento di proficui risultati. Quanto al rilievo circa la necessità di una delega legislativa per poter procedere alla modifica del comma 5 dell’articolo 317 del decreto legislativo n. 152 del 2006, si sottolinea preliminarmente che lo stesso comma è già stato modificato con un decreto-legge «salva infrazioni» (seppur in sede di conversione): ci si riferisce in particolare all’articolo 5- bis , comma 1, lettera d) , del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166. A parte ciò, non si rileva la necessità di una delega legislativa essendo la disposizione in oggetto contenuta in una norma primaria. L’articolo 27 reca modifiche alla normativa nazionale in materia di protezione della fauna selvatica omeoterma e di prelievo venatorio (legge 11 febbraio 1992, n. 157), al fine di adeguare la normativa italiana di recepimento della direttiva 2009/147/CE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, alla sentenza di condanna della Corte di giustizia europea del 15 luglio 2010 nella causa C/573/08 (procedura di infrazione 2006/2131). In particolare, le modifiche apportate al decreto legislativo 11 febbraio 1992, n. 157, propongono le seguenti disposizioni correttive: -- modifica dell’articolo 1, comma 5: consente di superare la censura della Commissione secondo la quale la normativa italiana non prevede che, all’atto dell’emanazione dei provvedimenti di cui all’articolo 3 della direttiva 2009/147/CE, le autorità competenti debbano tener conto dei requisiti menzionati all’articolo 2 di quest’ultima. Viene infatti eliminato qualsiasi riferimento alla preferenza ora accordata alle specie di cui all’allegato I della direttiva nell’adozione delle misure necessarie per preservare, mantenere o ristabilire, per tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1, una varietà e una superficie sufficienti di habitat ; -- introduzione, nell’articolo 1, del comma 7.1: consente di superare la censura della Commissione secondo la quale la normativa italiana non ha trasposto l’articolo 7, paragrafo 4, ultima frase, della direttiva 2009/147/CE per la parte che dispone che gli Stati membri trasmettano alla Commissione tutte le informazioni utili sull’applicazione pratica della loro legislazione sulla caccia; -- sostituzione dell’articolo 19- bis : consente di superare la censura della Commissione secondo la quale il sistema di controllo di legittimità delle deroghe emanate a livello regionale, previsto all’articolo 19- bis attualmente in vigore, continua ad essere sostanzialmente inefficace e intempestivo, in violazione dell’articolo 9 della direttiva. Nella rubrica e nel comma 1 sono riportati gli adeguamenti testuali all’attuale numerazione della direttiva uccelli. Il comma 2 dell’articolo 19- bis dispone che le deroghe sono adottate dalle regioni con provvedimento amministrativo. Ciò al fine di impedire che l’adozione delle deroghe con legge regionale renda inutilizzabile il potere di annullamento previsto in capo al Governo, la cui pratica è stata sanzionata dalla Corte costituzionale. Il comma 4 dell’articolo 19- bis è volto a dare risposta al principale profilo di non conformità all’ordinamento comunitario sollevato dalla Commissione nella procedura d’infrazione 2006/2131 e che più di tutti espone l’Italia al rischio concreto di applicazione di sanzioni pecuniarie. La prevista pubblicazione anticipata del provvedimento di deroga sul Bollettino Ufficiale regionale e la relativa comunicazione al Ministero dell’ambiente sono volte a consentire l’esercizio efficace e tempestivo del potere di annullamento. L’articolo 28 abroga il comma 7- quater dell’articolo 36 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, in materia di protezione delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati, con il quale è stato consentito agli agricoltori, per un periodo transitorio di dodici mesi, di cospargere fertilizzanti a base di nitrati in zone ritenute vulnerabili, al pari di quanto era loro consentito fare nelle zone non vulnerabili. L’abrogazione di tale norma si è resa necessaria a seguito dell’avvio da parte della Commissione europea della procedura di infrazione 2013/2032 per violazione dell’articolo 5, in combinato disposto con gli allegati II e III, della direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati (cosiddetta direttiva nitrati). Il Capo VI reca altre disposizioni non riconducibili alle precedenti materie. L’articolo 29 reca modifiche alla normativa nazionale in materia di sicurezza ferroviaria, prevista dal decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162, di recepimento della direttiva 2004/49/CE, con particolare riferimento al tema delle indagini sugli incidenti ferroviari. Nell’ambito del caso EU Pilot 1254/10/MOVE, la Commissione ha rilevato il non corretto recepimento della direttiva da parte degli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162, nella misura in cui tali norme improntano a criteri di subordinazione, anziché di collaborazione, i rapporti tra l’Autorità giudiziaria competente a svolgere indagini in caso di incidenti ferroviari e gli investigatori incaricati di relazionare alla Commissione europea in ordine ai medesimi incidenti. Le novelle legislative, quindi, mirano, a costituire tra tali soggetti un rapporto di stretta collaborazione, secondo l’impegno preso con la Commissione per l’archiviazione del suddetto caso EU Pilot. L’articolo 30 è volto a recepire la direttiva 2012/4/UE, del 22 febbraio 2012, recante modifiche alla direttiva 2008/43/CE relativa all’istituzione, a norma della direttiva 93/15/CEE del Consiglio, di un sistema di identificazione e tracciabilità degli esplosivi per uso civile. Per il mancato recepimento della direttiva entro il 4 aprile 2012, la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione 2012/0433. La direttiva prevede: a) l’esclusione delle micce (comprese quelle di sicurezza) e degli inneschi a percussione dal sistema di identificazione e tracciabilità degli esplosivi per uso civile, in ragione del loro prevalente utilizzo per fini pirotecnici piuttosto che esplosivi e per il loro basso livello di rischio in caso di utilizzo abusivo;