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Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1 (testo 2), dai senatori Perilli, Marcucci, Faraone, De Petris e Unterberger, n. 2 (testo 2), dal senatore Calderoli, n. 3, dalla senatrice Bonino e da altri senatori, n. 4, dai senatori Bernini, Ciriani e Romeo, e n. 5, dal senatore Paragone e da altri senatori. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. AMENDOLA, ministro per gli affari europei . Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione n. 1 e parere contrario su tutte le altre. PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor presidente del Consiglio Conte, la reazione iniziale dell'Europa alla crisi Covid non è stata certo delle migliori. Il primo approccio è stato quello di chiudere le frontiere, bloccare le forniture dei dispositivi di protezione a beneficio dei propri cittadini; dopo è arrivato il categorico no ai coronabond e i sovranisti stavano già affilando le loro armi. Poi però è accaduto un mezzo miracolo: la Francia si è fatta portavoce degli interessi degli Stati del Sud Europa e si è seduta al tavolo con la Germania per creare una soluzione, in Germania c'è stata la svolta copernicana con l'abbandono del dogma dell'austerità e a quel tavolo è nata la proposta che nessuno aveva ritenuto possibile, quella di un recovery fund da 500 miliardi di euro, portati poi a 750 dalla Commissione europea. Certo, i negoziati sono ancora in corso e come sappiamo il diavolo si nasconde nei dettagli. Quindi, si parla dell'ammontare dei fondi, della loro tempistica, della divisione tra prestiti e contributi a fondo perduto e su chi deve avere la governance dei piani di rilancio. Tuttavia, la Presidenza e l'impegno della Germania lasciano ben sperare. La cancelliera Merkel, questa grande donna e leader europeo, già nella crisi dell'immigrazione siriana nel 2015 aveva pronunciato le sue parole famose « wir shaffen das » (ce la facciamo), dimostrando grande umanità e solidarietà verso chi era in difficoltà. Adesso, con lo stesso spirito, porta avanti le trattative con gli Stati membri per ricucire la frattura tra Nord e Sud Europa. C'è da trovare un compromesso e per questo bisogna avere la capacità di immaginarsi anche nei panni degli altri leader politici che devono giustificare il proprio operato ai loro cittadini, soprattutto quando hanno al loro interno personaggi di destra come Wilders, grande amico dei sovranisti italiani, che salutando il nostro Presidente del consiglio ha sventolato il famoso cartello. È chiaro che i leader nordeuropei vogliono delle garanzie sul fatto che le ingenti risorse non vengano adoperate per debiti pregressi o per misure assistenzialistiche, ma per fare davvero le riforme necessarie. È giusto che chi condivide un debito sia chiamato anche a sapere come quelle risorse verranno spese: questo è interesse anche dell'Italia, che deve sapere come gli altri Paesi useranno le risorse. Di certo non dovranno andare ad alimentare pratiche fiscali aggressive e scorrette, come l'Europa ha più volte rimproverato all'Olanda, o permettere lo svilimento dei principi dello Stato di diritto come accade nei Paesi di Visegrád. Inoltre, lasciare alle future generazioni un indebitamento ancora maggiore è moralmente lecito solo se sull'altro piatto della bilancia ci saranno interventi in grado di raggiungere gli obiettivi indicati dal presidente Von der Leyen. Il nostro obiettivo deve essere portare a casa un accordo che non snaturi l'impianto solidaristico approvato dalla Commissione. Per riuscirvi abbiamo bisogno di un'Italia che a tutti i livelli mostri il suo volto responsabile e un Premier che possa contare su un Governo stabile. Serve un passo indietro dei singoli partiti che compongono la maggioranza per farne uno in avanti rispetto all'obiettivo comune e serve un'opposizione costruttiva che non abbia come unico scopo di indebolire il Governo, perché con questo indebolisce tutta l'Italia. In ogni caso in queste ultime settimane l'Europa ha dato un forte segnale di vita e ha dimostrato quel lato solidale e inclusivo per la quale è stata fondata. Il cartello di Wilders invece è la rappresentazione plastica che la narrazione dei sovranisti di un'Europa diversa è un fake . Europa e sovranismo nazionale è una contraddizione in sé. (Applausi) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, presidente Conte, permettetemi un inciso prima dell'intervento vero e proprio. Anche oggi abbiamo assistito alla solita scena di lei che fa un intervento composto, moderato e dialogante e il MoVimento 5 Stelle che attacca a testa bassa le opposizioni. Già le avevamo fatto presente che questa era una chiara regia. Oggi alla Camera dei deputati ne abbiamo avuto la prova. Presidente Conte, anche oggi alla Camera abbiamo avuto la prova che tutto questo è una regia scritta nella stanza del suo ufficio stampa, perché lei oggi è intervenuto alla Camera e immediatamente dopo di lei è intervenuta una deputata del MoVimento 5 Stelle con un intervento scritto che riportava dei virgolettati del discorso che lei aveva appena fatto. Quindi, con ogni evidenza, la deputata del MoVimento 5 Stelle aveva prima l'intervento che lei ha fatto e, allora, non prendiamoci in giro, vorremmo che lo stesso tono moderato e pacato, che lei ha abitualmente, lo avessero anche i deputati del MoVimento 5 Stelle. Diventa difficile infatti dialogare con lei che fa il moderato e poi avere il MoVimento 5 Stelle che ci lancia le palate di melma mentre discutiamo in Aula. Passando al tema, sappiamo tutti che la trattativa che andiamo a fare è fondamentale. Non giriamoci attorno, avremmo voluto ben altro Governo e un Premier con una maggiore esperienza. Un po' la fragilità è istituzionale e non può essere imputata certo a lei. Lei avrà davanti la Merkel che è cancelliere da quindici anni, avrà davanti Macron che è un presidente della Repubblica che nessuno può smuovere per cinque anni, e quando sistematicamente l'Italia si presenta con Governi traballanti, purtroppo le trattative diventano più complicate. È uno dei tanti motivi per i quali ribadiamo che una riforma in senso presidenziale dell'Italia sarebbe molto utile in ogni circostanza e, in modo particolare, in questa. Certo, non aiuta avere una maggioranza particolarmente divisa al suo interno, non aiuta purtroppo neanche l'immagine che il Governo ha dato di non avere le idee chiarissime e di fare gli Stati generali a Villa Pamphili per raccogliere idee. Sarebbe stato meglio avere idee chiarissime o quantomeno fingere di avere idee chiarissime perché la trattativa in Europa sarebbe diventata più facile. Proveremo a darle qualche consiglio, lo ha fatto il nostro presidente Giorgia Meloni questa mattina, proverò io, umilmente, a farlo adesso. Lei è una persona capace e valida. Noi non abbiamo nulla di personale contro di lei.