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Per la proroga si applicano le disposizioni dell'articolo 2, comma 3- bis, e dei commi 2 e 3 del presente articolo. Il servizio sociale locale al quale sono attribuite la responsabilità del programma di assistenza e la vigilanza durante l'affidamento o il tutore del minore riferiscono senza indugio ogni evento di particolare rilevanza al giudice che ha confermato il provvedimento. Il servizio sociale locale presenta una relazione semestrale sull'andamento del programma di assistenza, sulla situazione del minore, sugli interventi realizzati ai fini del recupero del rapporto con i genitori e del loro rapporto con i figli e sull'evoluzione delle condizioni di difficoltà del nucleo familiare di provenienza. 6. L'affidamento familiare cessa di diritto decorso il termine di cui al comma 5 oppure, con provvedimento del giudice che lo ha disposto, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà temporanea della famiglia d'origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. Si applicano, ove compatibili, le disposizioni del comma 1. Il servizio sociale locale a cui era attribuita l'assistenza sociale richiesta ha l'obbligo di predisporre un programma d'intesa con i genitori e con il minore al fine del reinserimento del minore stesso nella famiglia d'origine. 7. Qualora, durante un prolungato periodo di affidamento, il minore sia dichiarato adottabile ai sensi delle disposizioni del capo II del titolo II e qualora, sussistendo i requisiti previsti dall'articolo 6, la famiglia affidataria chieda di poterlo adottare, il tribunale per i minorenni, nel decidere sull'adozione, tiene conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria. 8. Qualora, a seguito di un periodo di affidamento, il minore faccia ritorno nella famiglia d'origine o sia dato in affidamento a un'altra famiglia o sia adottato da un'altra famiglia, è comunque tutelata, se rispondente all'interesse del minore, la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l'affidamento. 9. Il giudice, ai fini delle decisioni di cui ai commi 7 e 8, tiene conto anche delle valutazioni documentate dei servizi sociali locali, ascoltato il minore che ha compiuto gli anni dodici o anche di età inferiore, se capace di discernimento. 10. Nel caso di minore rimasto privo di un ambiente familiare idoneo a causa della morte o dell'invalidità del genitore, tale da impedirgli di occuparsi del minore stesso, cagionata volontariamente dal coniuge, anche legalmente separato o divorziato, dall'altra parte dell'unione civile, anche se l'unione civile è cessata, dal convivente o da persona legata al genitore stesso, anche in passato, da relazione affettiva, il tribunale per i minorenni competente, eseguiti i necessari accertamenti, provvede privilegiando la continuità delle relazioni affettive consolidatesi tra il minore stesso e i parenti fino al quarto grado. Nel caso in cui vi siano fratelli o sorelle, il tribunale provvede assicurando la continuità delle relazioni affettive tra gli stessi. 11. Su segnalazione del tribunale per i minorenni competente, i servizi sociali locali assicurano ai minori di cui al comma 10 un adeguato sostegno psicologico e l'accesso alle misure di sostegno volte a garantire il diritto allo studio e l'inserimento nell'attività lavorativa. 12. Il tribunale per i minorenni, trascorso il periodo previsto ai sensi del comma 5, ovvero intervenute le circostanze di cui al comma 6, sentiti il servizio sociale locale interessato, il tutore e il minore che ha compiuto gli anni dodici o anche di età inferiore, se capace di discernimento, dispone l'adozione di ulteriori provvedimenti nell'interesse del minore. 13. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nel caso di minori collocati presso comunità di tipo familiare o istituti di assistenza pubblici o privati. 14. I colloqui previsti dalle disposizioni del presente titolo, compresi gli atti di accertamento e di indagine effettuati dal servizio sociale locale con il minore per la predisposizione della relazione sul provvedimento di affidamento, devono essere videoregistrati. I relativi supporti sono messi a disposizione delle parti in tempo utile per l'esercizio del diritto di difesa. 15. Nel caso di segnalazioni relative ai procedimenti di affidamento presentate al servizio sociale locale ovvero all'autorità giudiziaria, l'identità del segnalante non può essere rivelata. Nell'ambito dell'eventuale procedimento penale l'identità del segnalante è coperta dal segreto nei modi e nei limiti previsti dall'articolo 329 del codice di procedura penale »; e dopo l'articolo 4 è inserito il seguente: « Art. 4- bis . – 1. Ai fini della decisione relativa all'affidamento familiare, l'ascolto e la valutazione del minore devono essere effettuati in conformità ai seguenti criteri e princìpi: a) il minore deve essere sentito in contraddittorio il prima possibile. Le sue dichiarazioni devono essere assunte utilizzando protocolli d'intervista o metodi basati sulle indicazioni della letteratura scientifica accreditata, tenendo conto del fatto che l'audizione potrebbe causare modificazioni e alterazioni del ricordo. Le audizioni effettuate o ripetute a una considerevole distanza di tempo devono essere valutate con attenzione a causa della condizione psicologica mutata rispetto all'epoca dei fatti e dei potenziali fattori di alterazione del ricordo; b) l'attività di assistenza psicologica o psicoterapeutica del minore, fatti salvi casi di particolare urgenza e gravità, deve avvenire dopo che questi ha reso testimonianza in sede di incidente probatorio; c) la funzione di esperto incaricato di effettuare l'audizione o una valutazione a fini giudiziari deve essere distinta dall'attività finalizzata al sostegno e al trattamento del minore e deve essere affidata a soggetti diversi. La medesima distinzione deve essere rispettata anche nel caso in cui tali funzioni e attività siano attribuite ai servizi socio-sanitari pubblici. In ogni caso, i dati ottenuti nel corso delle attività di sostegno e di trattamento del minore non possono essere considerati influenti ai fini dell'accertamento dei fatti; d) gli esperti devono avere competenza specifica e documentabile. È diritto delle parti processuali, in occasione del conferimento di ogni incarico di consulente tecnico da parte del giudice, interloquire sull'effettiva competenza dell'esperto e sul contenuto dei quesiti; e) le procedure di audizione devono essere adeguate allo sviluppo cognitivo ed emotivo del minore. L'audizione del minore deve essere effettuata avvalendosi di un esperto ausiliario con funzioni di facilitazione comunicativa, il cui contributo non ha finalità cliniche o di mera assistenza psicologica, ma è finalizzato alla raccolta di elementi utili a chiarire il fatto oggetto di indagine, mitigando il rischio di effetti psicologici negativi derivanti dalle modalità di svolgimento della procedura; f) l'esperto che coadiuva il magistrato nella raccolta della testimonianza del minore deve essere diverso dall'esperto incaricato della verifica dell'idoneità a testimoniare dello stesso minore; g) la raccolta delle dichiarazioni del minore è effettuata attraverso il minor numero possibile di audizioni.