[pronunce]

l'art. 38, comma 5, il quale, nel prevedere i casi in cui è possibile alienare gli immobili regionali a trattativa privata con unico interlocutore - in particolare alle lettere a) e c) - si porrebbe in contrasto con quanto dispongono l'art. 3, primo comma, della legge 24 dicembre 1908, n. 783 (Unificazione dei sistemi di alienazione e di amministrazione dei beni immobili patrimonio dello Stato) e il relativo regolamento esecutivo, approvato con regio decreto 17 giugno 1909, n. 454 (ove sono disciplinati i casi di vendita a trattativa privata), violando, in tal modo, l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., che riserva allo Stato la tutela della materia della concorrenza; l'art. 47, in tema di uso particolare dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile, nello stabilire, al comma 9, che le norme in materia di sub-concessione saranno determinate con apposito regolamento, contrasterebbe con l'art. 5, comma 3, del richiamato d.P.R. n. 296 del 2005, violando, dunque, sia la lettera l) del secondo comma dell'art. 117 Cost., che riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di ordinamento civile, sia il terzo comma del medesimo articolo. 2.- La Regione Liguria ha depositato memoria di costituzione con la quale ha chiesto dichiararsi inammissibile o respingersi il ricorso, e di pronunciare, altresì, la cessazione della materia del contendere in riferimento alle norme nel frattempo modificate con discipline successive. La Regione sottolinea innanzi tutto la difficile comprensione del petitum, posto che alcune norme sono menzionate in epigrafe ma non vengono riprodotte nelle conclusioni (in particolare, gli artt. 15, comma 2, e 38, comma 5). L'art. 26 della legge regionale, poi, viene menzionato e censurato nel corpo del ricorso, ma non nella epigrafe né nelle conclusioni dell'atto. L'art. 8, infine, viene menzionato tanto nella epigrafe che nelle conclusioni, ma nel ricorso non viene svolta alcuna censura. Carenze, quelle evidenziate, che non si ritengono sanabili da parte della Corte. Quanto, poi, alla impugnativa della intera legge, con cui esordisce il ricorso facendo riferimento alla sua «impostazione sistematica», la stessa sarebbe inammissibile per genericità. Sul primo motivo di ricorso, che coinvolge in blocco gli artt. 1, 4, 5, 6, 16 e 17, reputati in contrasto con il parametro che riserva allo Stato la materia dell'ordinamento civile, il motivo sarebbe da un lato perplesso e contraddittorio, dall'altro infondato. Per un verso, infatti, non sarebbe chiaro se le doglianze si riferiscano al solo demanio marittimo o se la pretesa violazione derivi dal fatto che la Regione abbia legiferato in materia di demanio e patrimonio, materia che di per sé coinvolgerebbe, secondo il ricorrente, l'ordinamento civile; per altro verso la censura sarebbe infondata, in quanto la legge impugnata «non contiene alcuna disposizione con cui la Regione si arroga poteri di tipo dominicale su beni statali - in generale - e su beni del demanio marittimo ed idrico, in particolare». In ogni caso, a seguito della modifica apportata dall'art. 4, comma 5, della legge regionale 26 aprile 2012, n. 15 (Disposizioni in materia tributaria) - intervenuta in tempi tali da aver reso inapplicata la precedente disciplina - potrebbe «essere dichiarata, sul punto, la cessazione della materia del contendere». Infondata sarebbe la censura riguardante l'art. 7, comma 3, posto che dalla disciplina transitoria della legge regionale (art. 51, comma 5) emerge che la normativa può entrare in funzione solo dopo l'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi del trasferimento dei beni alle Regioni: d'altra parte, le puntualizzazioni introdotte ora con la legge regionale n. 15 del 2012 dovrebbero, anche per tale aspetto, condurre ad una declaratoria di cessazione della materia del contendere. A proposito della censura riferita all'art. 11, si contesta che la norma introduca una deroga rispetto ai divieti di trasferimento statali e si sottolinea che essa espressamente prevede la condizione che i beni appartengano alla Regione: il che «consente di considerare estranei all'elenco regionale proprio i beni esclusi dal trasferimento». Analoghi rilievi riguardano anche le doglianze riferite all'art. 14, posto che l'autotutela è configurata solo in riferimento ai beni regionali. Parimenti errata sarebbe la lettura che lo Stato ha dato dell'art. 15 in tema di sdemanializzazione, giacché, con l'espresso richiamo all'art. 4, comma 1, del d. lgs. n. 85 del 2010, la Regione ha riconosciuto con chiarezza la prevalenza della norma statale che esclude dal trasferimento alle Regioni proprio quei beni appartenenti al demanio marittimo, idrico e aeroportuale, che restano assoggettati al regime previsto dal codice civile e dal codice della navigazione. Quanto all'art. 26, a parte i già evidenziati rilievi in punto di ammissibilità, la doglianza sarebbe infondata nel merito, in quanto la concessione delle acque è disciplinata dall'art. 22, che prevede l'espletamento di una procedura ad evidenza pubblica. A proposito, poi, della mancata previsione di un termine per la gestione temporanea, lo stesso sarebbe raccordato ai tempi procedurali di affidamento della nuova concessione: tempi predeterminati per legge. A proposito dell'art. 38, si osserva che la disposizione non figura nelle conclusioni del ricorso e che comunque essa ha subito modifiche ad opera della legge regionale n. 15 del 2012. L'art. 47, poi, è stato abrogato dalla medesima legge n. 15 del 2012. Per ciò che riguarda l'art. 8, la impugnativa sarebbe inammissibile in quanto - come già detto - nel ricorso non viene spiegata alcuna censura. 3.- Con atto depositato il 14 dicembre 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri, ha presentato, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, sulla base della deliberazione adottata dal Consiglio dei ministri nella seduta del 30 novembre 2012, rinunzia al ricorso limitatamente agli articoli 15, commi 2 e 3; 26, comma 2; 38, comma 5, lettera c), per intervenuto adeguamento della Regione ai rilievi governativi. Ha dichiarato che «permangono ancora validi, invece, gli altri motivi di ricorso». 4.- In vista dell'udienza, il 20 dicembre 2012 la Regione Liguria ha depositato memoria con la quale ha ribadito la richiesta di declaratoria di inammissibilità e/o di infondatezza del ricorso, nonché di estinzione o cessazione della materia del contendere relativamente alle norme impugnate oggetto di sostituzione ad opera delle leggi regionali n. 15, già ricordata, e 9 agosto 2012, n. 29 (Adeguamento di disposizioni di carattere finanziario e modifiche di altre norme regionali). Ha anche precisato che la rinuncia parziale del Governo «è stata accettata da parte del Presidente della Giunta Regionale ligure, con atto depositato unitamente alla delibera autorizzativa» e depositato presso la cancelleria di questa Corte il 14 gennaio 2013.