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Signor Ministro, lei oggi ha detto una cosa che condivido appieno, cioè che non basta una comunicazione, seppur fatta autorevolmente dal Presidente del Consiglio, di proroga dell'emergenza al 31 dicembre per discutere di qualcosa che c'è ed è evidente, in quanto sono necessari un passaggio dal Consiglio dei ministri e - lei lo ha detto bene - un passaggio parlamentare. Tuttavia, se ne stiamo discutendo oggi è perché questa proposta è stata fatta. Credo che abbiamo bisogno della garanzia da parte sua e da parte del Governo che qualunque tipo di provvedimento sul tema dell'emergenza abbia un passaggio parlamentare vero e soprattutto dobbiamo riuscire a garantire percorsi che facciano sì che trasmettiamo messaggi diversi al Paese rispetto a quelli che abbiamo trasmesso finora, perché, signor Ministro, la fase è cambiata, è mutata profondamente rispetto a prima. Sono convinto che sia corretto che il Ministro della salute intervenga qui in Parlamento per dire che dobbiamo tenere alta la guardia; fa bene il Ministro della salute a dire che dobbiamo, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che oggi stiamo discutendo, immaginare come evitare che ciò che sta accadendo all'estero possa influenzare la situazione sanitaria nel nostro Paese; il Ministro fa bene a prorogare alcune iniziative che sono state messe in campo, ma commetteremmo un errore se pensassimo che soltanto di questo oggi dobbiamo occuparci. Ricordo, ad esempio, che lei qui oggi è presente come delegato del Presidente del Consiglio rispetto alle comunicazioni che si fanno in Parlamento, su proposte che vengono fatte dal Ministro della salute in materia sanitaria quando si tratta di provvedere a decreti del Presidente del Consiglio dei ministri come quelli che oggi stiamo trattando. Credo però che oggi sarebbe stato un segnale interessante, proprio per dare il senso del cambio di marcia rispetto a quello che abbiamo gestito fino ad ora, che insieme a lei o addirittura al posto suo, delegato per il Presidente il Consiglio potesse essere il ministro Patuanelli o il ministro Gualtieri, proprio perché oggi, seppur con l'atteggiamento di chi deve tenere alta la guardia, dobbiamo capire quali provvedimenti mettere in campo, prendendo atto che la fase è mutata e quindi dobbiamo comprendere come non sosteniamo più soltanto con misure assistenziali l'economia di questo Paese, non ci preoccupiamo più soltanto dell'emergenza sanitaria, che per fortuna attualmente è superata. Diciamolo, Ministro: in questo momento l'emergenza sanitaria che abbiamo attraversato qualche settimana fa, per fortuna, nel nostro Paese è superata. Non bisogna ricascarci, bisogna essere pronti ad arginare eventuali altri focolai, ma è superata e se continuiamo a giocare la stessa partita che giocavamo quando eravamo in piena emergenza, commettiamo un errore. Per questo è sbagliato, anche soltanto in una conferenza stampa, anticipare una proroga al 31 dicembre delle procedure di emergenza e di gestione dell'emergenza sanitaria di questo Paese. Dobbiamo, semmai, dare un segnale diverso al Paese. Se la classe politica, le istituzioni e il Governo continuano a dare segnali difensivi, cosa devono pensare i cittadini? Come devono comportarsi? Credo che da questo punto di vista ancora non abbiamo marcatamente segnato la differenza tra una fase e l'altra e credo che il Governo abbia delle responsabilità precise nel manifestare questo cambio di guardia, di atteggiamento. Lo dico perché abbiamo misure eccezionali, in materia economica, da mettere in campo e dobbiamo anche evitare di essere contraddittori in materia sanitaria, Ministro. Non possiamo dire che c'è l'emergenza, fare l'elenco delle cose che lei ha detto e che io condivido e dopodiché, ad esempio, non prendere in emergenza le risorse del MES, perché o l'emergenza sanitaria c'è e quindi abbiamo bisogno di risorse straordinarie rispetto alla gestione del nostro sistema sanitario, oppure possiamo farne a meno perché il nostro sistema sanitario regge e non c'è bisogno di risorse che ci vengono messe a disposizione dall'Europa per fare assunzioni tra i medici e tra gli infermieri, per migliorare la medicina territoriale, per migliorare le nostre strutture sanitarie, per migliorare tutto ciò che riguarda le terapie intensive. Delle due l'una, ma le due azioni insieme, una contraddittoria rispetto all'altra, non vanno. Credo quindi che da un lato dobbiamo cambiare totalmente e radicalmente verso rispetto alle misure che dobbiamo prendere in materia economica, sfruttando appieno le risorse che speriamo presto ci metterà a disposizione l'Europa. Ricordo che in grossissima parte abbiamo speso gli 80 miliardi di euro per sostenere un Paese che chiudeva. Ora abbiamo bisogno di risorse economiche che sostengano un Paese che riapre: non è la stessa cosa, signor Ministro. Vorrei che su questo ci confrontassimo e vorrei farlo nei quindici giorni che ci separano dalle prossime comunicazioni del Presidente del Consiglio, anche con i Ministri economici, perché il primo cambiamento che dobbiamo manifestare nei confronti degli italiani è che ci stiamo preoccupando della vera emergenza attuale, che è quella economica. Sono convinto, come dice lei, che le due questioni non vadano in contraddizione, però in questo momento cambiano le priorità: sia alta la guardia - ho sentito il senatore Romeo proporre un elenco di questioni e misure che bisogna mettere in campo per prevenire eventuali nuovi focolai - ma, al tempo stesso, costruiamo misure economiche che ci preparino a ripartire. Credo che bisogna confrontarsi su questo, in questo Parlamento, da parte di tutte le forze politiche, perché sinceramente non sono d'accordo con chi, da destra, fa l'elenco e addirittura cita Cassese come guru e personaggio da citare rispetto a chi sostiene che Conte sta prendendo i pieni poteri; mi sembra veramente incredibile che chi ha aspirato ai nuovi poteri possa oggi dire che Cassese è diventato il suo punto di riferimento. Non condivido quello che dice Cassese quando sostiene che Orbán ha iniziato la sua carriera politica come liberale, però, al tempo stesso, è anche vero che nella gestione parlamentare e istituzionale di questa fase dobbiamo cambiare verso, dando un ruolo maggiore al Parlamento e alle istituzioni democratiche. Noi non staremo lì, signor Ministro, ad ascoltare silenti eventuali provvedimenti di chiusura ulteriore del Paese, con proroga delle condizioni di emergenza al 31 dicembre, senza che vi sia stato un coinvolgimento della maggioranza, dell'opposizione e del Parlamento. Credo che su queste misure ci sia bisogno di un coinvolgimento di tutti, che sia possibile mettere in campo azioni che risollevino finalmente il Paese con misure economiche straordinarie e che, al tempo stesso, si possano garantire sicurezza sanitaria, distanziamenti e tutto quello che ha citato, senza però continuare a mettere questa come azione prioritaria, mentre il Paese chiede aiuto rispetto alle misure economiche. Altrimenti, signor Ministro, quando scadrà quel divieto di licenziare, che ad oggi è assegnato a tutti gli imprenditori, che in molti casi non licenziano soltanto perché è fatto loro divieto, non perché non vogliano farlo (e non è che vogliano farlo perché ne hanno voglia, ma perché non ce la fanno), non potremo essere inondati da licenziamenti.