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In particolare, il parere -- oltre a richiedere una verifica dell'attualità delle richieste formulate con riferimento agli interventi nelle zone colpite dal sisma dell'aprile 2009 -- ha evidenziato l'esigenza di garantire maggiore equilibrio territoriale fra le macroaree del Paese nel perseguimento delle finalità sociali previste dalla legge n. 222 del 1985, nonché un migliore equilibrio fra tali finalità, con particolare riferimento alla finalità «fame nel mondo». Quanto ai beneficiari dei finanziamenti, il parere ha rilevato la necessità di destinare prioritariamente le risorse destinate agli interventi riferiti alla finalità «conservazione dei beni culturali» a progetti presentati da enti locali, nonché l'opportunità di non concentrare i finanziamenti relativi alla finalità «assistenza ai rifugiati» su un unico intervento, in quanto altri progetti ammessi e non finanziati risultavano meritevoli di attenzione. Già nelle premesse del richiamato parere, peraltro, la Commissione bilancio della Camera dei deputati aveva rilevato l'opportunità di un intervento legislativo che precisasse i criteri da seguire nella ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, limitando i margini di discrezionalità attualmente esistenti nella scelta degli interventi da finanziare. Del resto, la stessa Corte dei conti -- nella sua relazione sulla gestione del fondo per l'otto per mille dell'IRPEF da parte dello Stato negli anni 2001-2006 -- ha, tra l'altro, rilevato l'assenza di chiari criteri di ripartizione sia nell'ambito delle quattro tipologie di intervento ammesse a contributo, sia nella distribuzione territoriale degli interventi. Un secondo ordine di criticità deriva, invece, dalla riduzione delle risorse destinate dai contribuenti all'otto per mille dell'IRPEF a diretta gestione statale, che sono state utilizzate per diverse finalità, attinenti prevalentemente alla copertura finanziaria di provvedimenti legislativi diversi. In primo luogo, infatti, con la legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004), era stata disposta in via permanente, a decorrere dall'anno 2004, la riduzione di 80 milioni di euro dell'autorizzazione di spesa relativa alla quota destinata allo Stato a valere sull'otto per mille dell'IRPEF, destinando tale importo al miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Tale disposizione è stata successivamente modificata dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), la quale, ai fini di un parziale ripristino delle risorse dell'otto per mille dell'IRPEF destinate allo Stato, ha limitato la riduzione disposta con la citata legge n. 350 del 2003 a un solo biennio, riducendo altresì a 35 milioni di euro la riduzione operata per il 2007. Un'ulteriore riduzione di 5 milioni di euro grava, a decorrere dall'anno 2006, sulla quota dell'otto per mille dell'IRPEF di pertinenza statale ai sensi del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, disposta a copertura di disposizioni previdenziali concernenti gli iscritti al Fondo speciale di previdenza per il personale di volo dipendente da aziende di navigazione aerea. Con riferimento agli anni 2007-2009, ai sensi della citata legge n. 296 del 2006 è stata accantonata e resa indisponibile una quota delle risorse dell'otto per mille dell'IRPEF di pertinenza statale iscritte in bilancio, mentre per l'anno 2009 tale quota è stata portata in riduzione dello stanziamento di bilancio ai sensi dell'articolo 60, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Il combinato disposto di tali norme, in sostanza, rischia di determinare una grave distorsione dell'intero meccanismo di destinazione dell'otto per mille dell'IRPEF, che si basa sulle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi, limitando l'operatività del meccanismo individuato dalla legge n. 222 del 1985 a una quota, in alcuni casi assai ridotta, delle risorse che dovrebbero essere ripartite. Di fatto, pertanto, la quota dell'otto per mille dell'IRPEF destinata dai contribuenti allo Stato per le finalità sociali indicate dalla legge istitutiva è stata utilizzata -- senza assicurare la dovuta trasparenza nei confronti dei contribuenti stessi -- per scopi molto diversi, anche se meritevoli della massima considerazione. Le modifiche proposte A fronte della situazione descritta, il presente disegno di legge intende delineare una nuova procedura di selezione degli interventi da finanziare, che -- fermo restando il procedimento amministrativo volto a valutare l'ammissibilità delle richieste formulate e la loro fattibilità sotto il profilo tecnico ed economico -- rimetta al Parlamento la decisione finale su quali siano gli interventi da realizzare in via prioritaria. In tale senso, l'articolo 1 del disegno di legge -- innovando rispetto alla disciplina di cui all'articolo 48 della legge n. 222 del 1985 -- prevede che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che opera la ripartizione delle risorse e l'individuazione degli interventi sia adottato non dopo aver acquisito un semplice parere delle Commissioni parlamentari, bensì in conformità a uno specifico atto di indirizzo approvato dalle Commissioni bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. La sede parlamentare, del resto, è quella che meglio di ogni altra garantisce -- attraverso la pubblicità dei lavori -- la trasparenza delle procedure seguite, il coinvolgimento delle opposizioni e, in definitiva, la responsabilità nei confronti dei cittadini e dei contribuenti per le decisioni assunte in ordine agli interventi da finanziare. Il meccanismo individuato riprende modelli più volte utilizzati dal legislatore per la ripartizione di risorse e per l'individuazione di interventi da finanziare: in particolare, il procedimento è analogo a quelli previsti dall'articolo 1, commi 28 e 29, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria 2005), che aveva istituito un fondo per la concessione di contributi statali al finanziamento di interventi diretti a tutelare l'ambiente e i beni culturali, e comunque a promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio -- anche se in seguito tali commi sono stati abrogati -- e dall'articolo 13, comma 3- quater , del citato decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, che ha istituito il Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio. Rispetto a tali disposizioni, tuttavia, il disegno di legge introduce un importante correttivo, finalizzato a garantire la distinzione tra la fase istruttoria sulle richieste di intervento, svolta in via amministrativa, e la decisione politica sugli interventi da finanziare, affidata al Parlamento. In quest'ottica si prevede, quindi, che entro il 15 luglio di ciascun anno la Presidenza del Consiglio dei ministri trasmette alle Camere le domande valutate favorevolmente ai sensi della disciplina regolamentare vigente, unitamente alla documentazione relativa all'istruttoria svolta.