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Ho la sensazione che neppure voi, signori del Governo, sappiate con esattezza quanti sono i provvedimenti che avete adottato, vero? Già. A mero titolo informativo per coloro che ascoltano da casa, dall'inizio dell'emergenza sono stati emanati quattordici decreti-legge, altrettanti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e quattro decreti del Consiglio dei ministri. Sarebbe curioso sapere quanti sono stati i provvedimenti adottati in Francia, Germania, Spagna o nel resto d'Europa. (Applausi) , senza dimenticare ovviamente le conferenze stampa quasi giornaliere del nostro bellissimo Presidente, che hanno generato però solo un'immensa confusione. Cosa pensano gli italiani di un Parlamento che non può intervenire, perché utilizzate i decreti del Presidente del Consiglio, e di un Governo che mette la fiducia su ogni decreto-legge? (Applausi). Oggi, forse, è la prima volta che questo non accade: vi sembra che sia il modo di esercitare la democrazia e raccogliere le istanze che arrivano dagli italiani, anche tramite gli emendamenti delle forze politiche di minoranza che sistematicamente bocciate? Adorate dire a voi stessi di essere i primi della classe, a tal punto che i vostri comitati, i vostri esperti e gli stati generali ad oggi non hanno un piano per il rilancio. Non avete idea di cosa fare (Applausi) : è giusto dirlo agli italiani, ammettetelo con onestà, onestà e ancora onestà. Ben dopo otto giorni di stati generali, il Presidente del Consiglio ha proposto - forse - di valutare la riduzione dell'IVA, come in Germania; anzi no, verrà ridotta solo di un punto; aspettate, dipende del MEF; sì, ma in ogni caso solo a tempo determinato. Siete seri? Lo dite davvero? Presidente Conte, bellissimo avvocato del popolo, non c'è più tempo: basta passerelle e conferenze stampa. La Lega le ha fatto proposte concrete, una su tutte la flat tax, già illustrata qui dal nostro leader Matteo Salvini: la applichi e abbassi il cuneo fiscale - oltre alla Lega lo chiedono gli italiani - e vedrà che l'Italia si rimetterà in piedi da sola. Sull'ennesimo decreto-legge oggi all'esame dell'Assemblea avete fatto solo piccoli aggiustamenti e continuate a vivacchiare così. Per quanto tempo ancora durerà questa presa in giro? Avete ingessato l'Italia e gli italiani l'hanno capito. Avete di fatto limitato libertà fondamentali, costituzionalmente garantite, attraverso un uso politicamente vergognoso dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Chissà cosa penserebbe un qualsiasi professore universitario, se un suo studente sostenesse l'ammissibilità di questo vostro malcostume istituzionale? (Applausi) Ormai state annaspando, è sotto gli occhi di tutti: salvatevi, siete ancora in tempo. Nel decreto-legge in esame tutte le responsabilità legate alle riaperture sono scaricate su Regioni ed enti locali; si tratta di un giochino di basso profilo, ma vi informo che i nostri governatori e sindaci sono molto più vicini di voi ai cittadini e non hanno paura di assumersene la responsabilità, perché l'Italia deve ripartire. Nel provvedimento è previsto che le attività economiche, produttive e sociali si svolgano nel rispetto di protocolli e linee guida idonei a prevenire e ridurre il contagio. Questi protocolli devono essere assunti sulla base di evidenze scientifiche chiare ed univoche: basta, non abbiamo bisogno di ulteriore confusione, ma di poche regole certe, che permettano agli italiani di lavorare e all'economia di ripartire subito. Emerge ancora una volta in modo evidente l'assenza del tema relativo alla scuola: avete perso l'ennesima occasione (Applausi). Ci teniamo molto, perché si tratta del futuro dei nostri giovani, della competitività del nostro Paese: lo volete capire? Avete visioni diverse anche tra di voi, ma nell'interesse degli studenti e delle famiglie, vi chiediamo di accogliere il nostro emendamento e di adottare modalità idonee a garantire l'insegnamento tramite la didattica reale, empatica, in presenza e formativa in tutte le scuole, pubbliche e paritarie, adottando tutte le misure per garantire la sicurezza degli studenti, senza dimenticarvi dei minori disabili e degli insegnanti. Nelle ultime ore sta girando una bozza per la riapertura delle scuole, in cui sono previsti ancora tavoli e ancora concertazione: ve lo chiedo davvero con tutto il cuore: abbiate amore per questo Paese, siete già troppo in ritardo (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ormai in quest'Aula è diventato un luogo comune ricordare, come ha fatto prima la collega Fregolent, la rincorsa di provvedimenti ognuno dei quali in qualche modo costituisce presumibilmente un passo avanti rispetto al precedente, ma anche una negazione di ciò che il precedente aveva stabilito. Anche noi oggi ci troviamo in imbarazzo, nel dover intervenire su quella che è oggettivamente la struttura di un decreto-legge che diventa attuativo subito, ma viene poi approvato dal Parlamento entro sessanta giorni e ci si trova a fare i conti con cose che sono già nella prassi. Il decreto-legge che oggi stiamo per approvare contiene norme che vanno a mitigare e moderare una serie di limiti forti che il decreto-legge precedente aveva posto alle libertà che potremmo definire civili, limiti che peraltro cozzano con l'articolo 16 della Costituzione (la libertà di movimento dei cittadini all'interno del proprio Paese) e toccano tutte le altre libertà di cui abbiamo fatto esperienza nei giorni precedenti al 16 maggio, come la possibilità dei ragazzi di andare a scuola. Mi riferisco a tutto l'insieme delle problematiche legate alla didattica a distanza, a un mondo economico bloccato e alle funzioni religiose: tutta una serie di temi che oggi non sono più così attuali come quando tali misure erano state approvate. Questo ci dà la misura strutturale di un Governo che rincorre continuamente, attraverso gli apparati normativi di urgenza, situazioni che quando arrivano risultano già superate. Per usare un'immagine della mitologia antica, è come se stessimo guardando sempre con gli occhi dietro a quello che è già successo e non avessimo energia, lucidità e capacità sufficienti per guardare quello che è davanti a noi. Questo ci saremmo aspettati da un decreto-legge, che però evidentemente, così com'è, non ce lo può dare; in compenso, ci si chiede l'approvazione di norme riferite ad una realtà che è già passata. Vorrei soffermarmi su tre punti concreti. Il primo, che mi sta particolarmente a cuore, riguarda la scuola. Faccio riferimento a quello che ha detto la collega Fregolent sulla confusione che anche oggi c'è intorno al tema. Ci accingiamo ad approvare misure che sono superate ed anticipate dalle linee guida che stanno girando su tutti i siti web , ma non abbiamo ancora i documenti in mano né abbiamo idea di come funzionerà. Abbiamo sperimentato il pesante carico della didattica a distanza e sappiamo che l'Italia forse è l'unico Paese in Europa che ancora non ha riaperto le porte agli studenti perché possano rinnovare l'esperienza di convivenza e condivisione.