[pronunce]

che solo con l'entrata in vigore del decreto ministeriale di revisione delle voci di danno e dei premi, è stato possibile determinare l'insorgenza del diritto alla liquidazione del danno biologico; che, proprio riguardo alla concessione di benefici economici e retributivi, è apparso ragionevole graduare la retroattività, al fine di evitare lo sfondamento della copertura finanziaria, non rimediabile con i normali assestamenti di bilancio (sentenze n. 241 del 2000 e n. 202 del 1999); che, peraltro, nella specie, il divario temporale tra l'entrata in vigore del d.lgs. n. 38 del 2000 e del d.m. 12 luglio 2000 è trascurabile, tenendo anche conto che l'infortunio oggetto del giudizio a quo è avvenuto addirittura prima della emanazione della legge delega; che, riguardo alla dedotta incostituzionalità degli artt. 2 e 74 del d.P.R. n. 1124 del 1965, possono richiamarsi le indicazioni della giurisprudenza costituzionale, secondo cui il rafforzamento della tutela del lavoratore necessita di innovazione legislativa, la specificazione delle modalità procedurali e tecniche della quale spetta al legislatore; che i precedenti ascrivono alla sfera di discrezionalità legislativa il potere di stabilire la misura e la variazione dei trattamenti previdenziali, bilanciando l'interesse dei beneficiari con le esigenze finanziarie dello Stato e degli enti previdenziali; che va esclusa la violazione del diritto alla salute, che può venire rafforzandosi con scelte legislative graduali, restando , comunque, compito del legislatore contemperarlo con altri interessi costituzionalmente protetti, tenuto conto dei limiti oggettivi che lo stesso legislatore incontra in relazione alle esigenze organizzative e finanziarie di cui dispone (sentenza n. 247 del 1992); che, sotto il profilo dell'art. 38 della Costituzione, il principio costituzionale dell'adeguatezza della prestazione pensionistica è soddisfatto dalla presenza, nella normativa censurata, del maggior danno indennizzato, per effetto dell'estensione della copertura assicurativa al danno biologico; che indicazioni per la rivalutazione delle situazioni pregresse non provengono dalla legge delega n. 144 del 1999, la quale, ove lo ha voluto, lo ha espressamente previsto (art. 13, rectius: art. 55, comma 1, lettera g), dal momento che, anzi, l'irretroattività è stata prevista implicitamente, laddove si è stabilito che l'attuazione delle deleghe non deve comportare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica (art. 13, rectius: art. 55, comma 3), ed essendosi ottenuta la copertura finanziaria dell'assicurazione del danno biologico, con la maggiorazione dei premi, mentre l'irretroattività degli stessi impedisce che eventuali oneri aggiuntivi siano scaricati sulla finanza pubblica; che, nell'imminenza della pubblica udienza, la difesa del Di Salvo ha depositato memoria al fine di confutare le difese dell'INAIL e del Presidente del Consiglio dei ministri; che la discrezionalità legislativa, in ordine alla copertura assicurativa del danno biologico da infortuni sul lavoro, non toglie che, una volta che il principio della indennizzabilità di tale voce di danno sia affermato, il sindacato di ragionevolezza della disciplina si sposti dalla decorrenza all'ambito soggettivo di applicabilità della stessa e che sotto tale profilo si crei una disparità di trattamento tra i lavoratori infortunatisi dopo l'entrata in vigore del d.m. 12 luglio 2000 e quelli infortunatisi prima; che, con il far dipendere dall'emanazione del decreto ministeriale di disciplina la tabella delle menomazioni e la tabella dei coefficienti, il legislatore delegato ha di fatto rimesso all'amministrazione il potere di stabilire se e quando il danno biologico dei lavoratori dovesse essere indennizzato; che non è sostenibile la correlazione tra la decorrenza della disciplina dell'indennizzo e la copertura finanziaria dello stesso, dal momento che l'indennizzo del danno biologico è diventato operativo dalla data di entrata in vigore del d.m. del 2000, mentre la revisione dei premi è avvenuta solo nel 2003. Considerato che il Tribunale di Trani, sezione lavoro, in composizione monocratica, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a norma dell'articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144), là dove, introducendo l'indennizzabilità del danno biologico conseguito ad infortunio sul lavoro, ne limita l'applicazione agli infortuni verificatisi a decorrere dall'entrata in vigore del decreto ministeriale 12 luglio 2000 (Approvazione di «Tabella delle menomazioni»; «Tabella indennizzo danno biologico»; «Tabella dei coefficienti», relative al danno biologico ai fini della tutela dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), e, cioè, dal 25 luglio 2000, per violazione degli artt. 3 (principio di uguaglianza), 32, primo comma (diritto alla salute), 35, primo comma (tutela del lavoro), 38, secondo comma (diritto alla copertura previdenziale e assicurativa), e 76 (esercizio della funzione legislativa delegata) della Costituzione, e, in via subordinata, degli artt. 2 e 74 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), là dove non prevedono il risarcimento del danno biologico subìto dal lavoratore nello svolgimento e a causa delle proprie mansioni, per violazione degli artt. 3 (principio di uguaglianza), 32, primo comma (diritto alla salute), 35, primo comma (tutela del lavoro), 38, secondo comma (diritto alla copertura previdenziale e assicurativa), della Costituzione; che le questioni prospettate sono manifestamente inammissibili per una duplicità di ragioni, ciascuna sufficiente da sola a sorreggere la pronuncia; che il giudice rimettente prospetta l'incostituzionalità, sia pure in modo subordinato, di norme – l'art. 13, comma 2, del d.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, e gli artt. 2 e 74 del d.P.R. n. 1124 del 1965 – fra le quali non corre il dedotto nesso di subordinazione logico-giuridica, senza esprimere la propria opinione su quale delle due disposizioni sia ratione temporis applicabile alla fattispecie, con ciò rimettendo inammissibilmente a questa Corte l'individuazione del thema decidendum che spetta invece al giudice a quo (v., ex plurimis, ordinanze numeri 209 del 2006, 50 e 192 del 2004);