[pronunce]

Considerato che, con 57 distinte ordinanze dalla identica motivazione in punto di diritto, il Giudice unico delle pensioni della Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, primo comma, della legge della Regione Siciliana 3 maggio 1979, n. 73 (Soppressione del fondo di quiescenza, previdenza ed assistenza per il personale della Regione siciliana e trasferimento delle competenze alla Presidenza della Regione) e dell'art. 2, secondo comma, della legge della Regione Siciliana 28 maggio 1979, n. 114 (Riconoscimento di servizi al personale dell'Amministrazione regionale), «nella parte in cui nel determinare l'applicazione ai dipendenti regionali ed ai loro aventi diritto delle disposizioni sulla ricongiunzione di periodi assicurativi ai fini pensionistici», previste dalla legge 7 febbraio 1979, n. 29 (Ricongiunzione dei periodi assicurativi dei lavoratori ai fini previdenziali), «impongono l'applicazione dell'aliquota, nella misura del 2 per cento, per la determinazione della riserva matematica prevista dall'art. 2, terzo comma, della legge 7 febbraio 1979, n. 29 e della quota di pensione relativa ai periodi da ricongiungere», così come previsto dall'art. 4, primo comma, della legge 7 luglio 1980, n. 299 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 7 maggio 1980, n. 153, concernente norme per l'attività gestionale e finanziaria degli enti locali per l'anno 1980); che, ad avviso del giudice a quo, le disposizione denunciate violerebbero gli artt. 3 e 81 della Costituzione, «sotto il profilo della ragionevolezza e della copertura della spesa e della tutela dell'equilibrio finanziario del sistema pensionistico regionale»; che, in ragione dell'identità delle questioni sollevate dal medesimo rimettente, i giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che la premessa da cui muove il giudice a quo è che le norme oggetto di censura non possano, in ragione del loro tenore letterale, essere applicate, per determinare la quota di pensione a carico del dipendente regionale ai fini della ricongiunzione dei periodi assicurativi presso l'amministrazione della Regione Siciliana, in base all'orientamento seguito dalla sezione giurisdizionale d'appello per la Regione Siciliana della Corte dei conti, così da rendere operanti, in luogo dell'aliquota del 2% di cui all'art. 4, primo comma, della legge n. 299 del 1980, le aliquote annue del 3,33% sino al 15° anno di servizio e del 2,5% per ogni anno successivo; che, tuttavia, secondo il rimettente, le ragioni addotte dal giudice del gravame a fondamento della predetta soluzione interpretativa sarebbero, comunque, tali da concretare i motivi del dubbio di costituzionalità sulla normativa denunciata, posto che l'aliquota del 2% fissata dalla legge statale non sarebbe coerente con il sistema pensionistico del personale dipendente dalla Regione Siciliana e che, dunque, «l'equilibrio finanziario-contributivo nella Regione Siciliana non si può perseguire mutuando per intero un meccanismo calibrato per un sistema diverso (e meno favorevole)», come quello statale, bensì applicando le predette «percentuali di progressione della pensione regionale in relazione all'anzianità di servizio», ricavabili dall'art. 4 della legge regionale 23 febbraio 1962, n. 2 (Norme per il trattamento di quiescenza, previdenza ed assistenza del personale della Regione), o, comunque, attraverso «l'elaborazione di meccanismi alternativi, la cui determinazione rientra nell'ambito della discrezionalità del legislatore, però idonei a garantire l'equilibrio finanziario del sistema pensionistico della Regione Siciliana»; che proprio siffatta indicazione di plurimi rimedi per ricondurre a legittimità costituzionale la normativa censurata – rimedi che, peraltro, si assumono nella piena discrezionalità del legislatore regionale – rendono anzitutto evidente che il giudice a quo non chiede a questa Corte una pronuncia additiva a contenuto costituzionalmente obbligato, con conseguente manifesta inammissibilità del proposto incidente di costituzionalità (si vedano, da ultimo, ordinanze n. 210 e n. 185 del 2006); che, sotto altro profilo, la complessiva prospettazione della questione, a fronte di un indirizzo giurisprudenziale che interpreta le denunciate disposizioni nel medesimo senso auspicato dal rimettente con la invocata declaratoria di incostituzionalità, non risulta in ogni caso diretta a risolvere un dubbio di legittimità costituzionale, ma appare piuttosto un improprio tentativo di ottenere un avallo a favore di una determinata interpretazione della normativa censurata (tra le altre, ordinanze n. 155 del 2003 e n. 367 del 2001); che, del resto, l'attività interpretativa rimessa al giudice di merito deve svolgersi, come in più occasioni affermato da questa Corte, tenendo presente che «in linea di principio, le leggi non si dichiarano costituzionalmente illegittime perché è possibile darne interpretazioni incostituzionali (e qualche giudice ritenga di darne), ma perché è impossibile darne interpretazioni costituzionali» (così sentenze n. 65 del 1999 e n. 356 del 1996); che, dunque, la questione, così come proposta, deve essere comunque dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 18, primo comma, della legge della Regione Siciliana 3 maggio 1979, n. 73 (Soppressione del fondo di quiescenza, previdenza ed assistenza per il personale della Regione siciliana e trasferimento delle competenze alla Presidenza della Regione) e dell'art. 2, secondo comma, della legge della Regione Siciliana 28 maggio 1979, n. 114 (Riconoscimento di servizi al personale dell'Amministrazione regionale), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 81 della Costituzione, dal Giudice unico delle pensioni della Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA