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Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche. Onorevoli Senatori. – Il Senato della Repubblica, il 3 ottobre 2017, ha approvato il disegno di legge «Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche» risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa del senatore De Poli; dei senatori Favero, Maturani, Chiti, Astorre, Amati, Bertuzzi, Caleo, Cirinnà, Cucca, D'Adda, Stefano Esposito, Fabbri, Fattorini, Lumia, Mattesini, Pagliari, Pegorer, Pezzopane, Sollo, Spilabotte, Vattuone e Orrù; dei senatori Pagliari, Amati, Astorre, Caleo, Cuomo, Fornaro, Lai, Margiotta, Mattesini, Moscardelli, Pezzopane, Spilabotte, Valentini, Scalia, Padua, Fucksia, Ricchiuti, Lucherini e Orrù; d'iniziativa del senatore Consiglio e d'iniziativa del senatore Aiello. Il presente disegno di legge riproduce l'identico testo già approvato dal Senato nella precedente legislatura e auspichiamo che possa seguire la procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento. A detta del Consiglio nazionale delle ricerche nell'audizione del 12 aprile 2016 presso la Commissione Affari costituzionali del Senato: «la proposta di legge accoglie con sensibilità le istanze di molte persone sorde, sostiene la battaglia per il riconoscimento della LIS portata avanti da numerosi enti, associazioni, liberi movimenti, persone comuni sorde e udenti e, al di là di ogni incertezza, si prefigge di dare piena attuazione alla Convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità ratificata dall'Italia con legge 3 marzo 2009, n. 18». Sul sito ufficiale dell'Ente nazionale sordi – onlus, a proposito della lingua dei segni italiana (LIS), appare la seguente definizione: «La LIS non è una forma abbreviata di italiano, una mimica, un qualche codice morse o braille , un semplice alfabeto manuale o un supporto all'espressione della lingua parlata, ma una lingua con proprie regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali. Si è evoluta naturalmente, come tutte le lingue, ma con una struttura molto diversa, che utilizza sia componenti manuali (es. la configurazione, la posizione, il movimento delle mani) che non manuali, quali l'espressione facciale, la postura, ecc. Ha meccanismi di dinamica evolutiva e di variazione nello spazio (i “dialetti”), e rappresenta un importante strumento di trasmissione culturale. È una lingua che viaggia sul canale visivo-gestuale, integro nelle persone sorde, e ciò consente loro pari opportunità di accesso alla comunicazione». Sul piano scientifico, tutte le ricerche linguistiche, psicolinguistiche e neurolinguistiche condotte sulla LIS negli ultimi trent'anni documentano ampiamente, sulla base di dati empirici, che la LIS, al pari di tutte le altre lingue dei segni del mondo indagate fino ad oggi, possiede le caratteristiche strutturali proprie di un sistema linguistico. Sappiamo cioè che la LIS non è un generico «linguaggio gestuale» primitivo, né un «metodo riabilitativo», è invece una lingua storico-naturale a tutti gli effetti e come tale va studiata e rispettata, insieme alla particolare comunità di persone che la usa. Un grandissimo numero di pubblicazioni scientifiche altamente qualificate mostra come lo studio delle lingue dei segni sia di eccezionale importanza per comprendere e descrivere in modo più profondo la facoltà di linguaggio e le sue basi cognitive e neurosensoriali. Al di là delle motivazioni scientifiche, ci sembra qui opportuno ribadire il ruolo insostituibile della LIS nella vita di tutte le persone sorde che la utilizzano per esprimersi liberamente e accedere alle informazioni nella modalità visivo-gestuale integra . Va ricordato che in Italia, come in altri Paesi occidentali, l'incidenza di sordità infantili gravi o profonde, congenite o acquisite in epoca precedente allo sviluppo della lingua parlata, è stimata intorno all'1/1000 della popolazione. Una percentuale molto piccola di questi bambini sordi (circa il 5 per cento) ha genitori sordi e di solito impara la LIS in famiglia. La restante grande maggioranza ( circa il 95 per cento) ha genitori udenti che non conoscono la LIS. Questi bambini non hanno un accesso precoce alla LIS, ma vengono esposti quasi sempre unicamente o primariamente all'italiano parlato e scritto. In questo quadro, occorre chiedersi chi sono i sordi che utilizzano la LIS e ne chiedono il riconoscimento. Uno sguardo superficiale potrebbe far pensare che la LIS sia usata soltanto dalla piccola minoranza di sordi con genitori sordi. Ma come è ben noto a chiunque conosca la situazione italiana, la realtà è molto diversa: la grande maggioranza dei sordi segnanti proviene da famiglie udenti e impara la LIS alle età e nelle situazioni più varie, entrando in contatto, nel corso della vita, con altre persone sorde. Non è raro il caso di giovani sordi che, pur possedendo un'ottima padronanza dell'italiano parlato e scritto, scelgono di imparare la LIS e di sviluppare profondi rapporti umani e culturali con altre persone sorde, pur mantenendo rapporti altrettanto intensi con la comunità di udenti da cui provengono. Un'opinione purtroppo ancora diffusa in diversi settori del complesso mondo che ruota intorno alle persone sorde è che la conoscenza della LIS, o anche semplicemente l'uso di forme di gestualità spontanea, possa ostacolare più o meno gravemente l'apprendimento o l'uso della lingua parlata e scritta. I dati forniti da numerose ricerche su questo argomento mostrano che questa opinione non ha alcun fondamento. Ad esempio, uno famoso studio pubblicato nel 2002 da Mayberry e collaboratori su «Nature», una delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo, ha mostrato che l'apprendimento di una lingua dei segni non interferisce negativamente con l'apprendimento della lingua orale, al contrario, le lingue dei segni possono essere un aiuto efficace per apprendere le lingue orali, facilitando in particolare i processi di comprensione linguistica. I risultati di questo studio sono stati recentemente confermati da nuove ricerche realizzate nell'ambito delle neuroscienze cognitive e pubblicate su riviste internazionali di altissimo livello scientifico. Tali evidenze hanno rafforzato l'idea che queste lingue possano venire utilizzate a fini educativi accanto (e mai in sostituzione) alle lingue vocali. Attualmente in molti Paesi europei (ad esempio Danimarca, Francia, Spagna e Svezia) ed extraeuropei (ad esempio Stati Uniti, Canada e Paesi dell'America latina) si è andato affermando un modello di educazione bilingue. In Italia, un'educazione bilingue è in parte resa attuabile grazie alla legge n. 104 del 1992, attraverso la quale le famiglie possono richiedere, dal nido alla scuola superiore, un assistente alla comunicazione che conosca e utilizzi la LIS, mentre, nelle università, è lo studente stesso che può richiedere l'interprete LIS, se lo ritiene necessario (articolo 13, commi 1 e 2).