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Questi sono i primi interventi che avrebbe dovuto mettere in campo un Governo serio e sbatterli in faccia all'Europa. Un Esecutivo che avesse voluto avere il plauso dell'Europa, ma prima ancora degli italiani avrebbe dovuto dire: stiamo lavorando per ridare soldi ai Comuni italiani affinché le famiglie non debbano pagare nulla fino alla scuola dell'obbligo. Invece, viene ora introdotto il reddito di cittadinanza, una misura che si muove nell'alveo di un assistenzialismo che noi giudichiamo pericoloso per un Paese che, al contrario, avrebbe necessità di lavoro, aiuto alle imprese e alla produzione nazionale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Prima i nostri Comuni, prima i servizi resi alle nostre comunità, prima gli italiani. Anche il Sud ha una montagna di risorse: più di 50 miliardi che arrivano dall'Europa sono fermi perché i progetti che vengono presentati sono per lo più basati su spesa corrente e, quindi, non vengono accettati dall'Unione europea. Ecco, presidente Conte, le questioni che deve portare in Europa sono quelle relative alla condivisione di un problema gigantesco, quello della sistemazione di 630.000 persone, di cui l'Europa dovrà pure farsi carico. È quindi necessario un piano di rimpatri serio, forte e davvero condiviso da parte dell'Europa su un piano economico e organizzativo, accompagnato da una presenza importante dell'Unione europea in Africa, nei Paesi da dove viene la maggior parte dei migranti partiti da quel continente e giunti in Italia. Lo diciamo bene nella nostra proposta di risoluzione: la Cina ha investito sinora 125 miliardi di euro in Africa; altri 60 miliardi sono previsti nei prossimi tre anni attraverso linee di credito, aiuti e prestiti a tasso zero, fondi per lo sviluppo, e finanziamenti alle importazioni in Africa. L'Europa che si affaccia sul Mediterraneo non può aspettare, Presidente, di essere superata da altre economie quando l'Africa è a portata di mano e quando l'aiuto di quel continente può costare meno dei maggiori oneri sinora sostenuti per far fronte all'arrivo e all'accoglienza dei migranti. L'Africa può essere una gigantesca opportunità, ma vanno fecondati i rapporti economici, non la tratta degli esseri umani. Se pensiamo che lo scorso anno sono stati appostati, solo nel bilancio italiano, quasi 5 miliardi di euro, possiamo immaginare come sarebbero meglio utilizzate queste risorse economiche se messe assieme a quelle degli altri Paesi membri dell'Europa. Insomma, presidente Conte, un'altra chiave per risolvere il problema dell'Africa e della gente che scappa, molto spesso in cerca di migliori condizioni di vita, e mettere in piedi un serio piano di investimenti per l'Africa. Noi, grazie al presidente Tajani, lo abbiamo definito un grande, gigantesco piano Marshall. Ma, la prego, non uno di quei piani alla Junker, con moltiplicatori assurdi e realizzabili che prevedono una leva di 10-11 volte superiore rispetto alle somme effettivamente stanziate. PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. AIMI (FI-BP) . Concludo, Presidente, dicendo che i problemi in campo sono molti, Le chiediamo, presidente Conte, di portare queste istanze in Europa e di invitare i leader europei alla Conferenza di Palermo con uno spirito costruttivo e collaborativo, quello che Forza Italia ha messo in campo con la propria proposta di risoluzione, dettata da forte senso di responsabilità e da amore per la propria Patria. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, i temi all'ordine del giorno del Consiglio europeo, dalle migrazioni alla sicurezza interna, alle relazioni esterne, alla Brexit, sino alle problematiche relative all'unione economica e monetaria, restituiranno ai nostri cittadini l'idea di quale Europa stiamo difendendo. Lo scenario internazionale ed economico nel quale si svolge questo Consiglio è sicuramente condizionato da nuove incertezze, con il diffondersi di politiche protezionistiche, a partire dagli Stati Uniti, con una ripresa economica che stenta ad affermarsi. Tuttavia, in tale quadro, l'Europa resta il mercato unico più grande del mondo, la principale potenza commerciale su scala globale, il primo donatore di aiuti umanitari e allo sviluppo. L'Europa è il più vasto territorio guidato da democrazie. Per questo, crediamo che l'Unione europea non possa rinunciare a giocare un ruolo centrale nel mondo e in un contesto di geopolitica in divenire. Che l'Europa, dunque, torni a fare l'Europa nel quadro internazionale, ma anche nel processo di integrazione interna. In tale orizzonte, negli ultimi anni l'Italia si è posta in prima fila nella battaglia per la democratizzazione della governance e per la modifica sostanziale delle politiche di austerità, riuscendo a ottenere una significativa flessibilità, non solo a vantaggio del Paese Italia ma di tutti i Paesi membri, a sostegno degli investimenti, anche per invertire quel ciclo recessivo dell'economia di cui abbiamo potuto appena apprezzare gli effetti. Al contrario, la stessa vostra manovra economica sembra costituire una sfida alle istituzioni europee, un tentativo di bocciatura dei conti del nostro Paese che rischia di indebolire la stessa credibilità del Paese Italia. Nella stessa direzione vanno le conclusioni del Consiglio europeo di giugno, che hanno indebolito e vanificato nel loro complesso ciò che era stato portato avanti per rendere obbligatori i ricollocamenti dei migranti. Allo stesso modo non avete sostenuto la revisione del Regolamento di Dublino. Siete stati accanto ai Paesi di Visegrád contro gli interessi del nostro Paese nel recente vertice informale di Salisburgo, contro la proposta del potenziamento della guardia di frontiera per salvare l'accordo di Schengen, rafforzando Frontex e il diritto di asilo europeo. Non potete invocare più Europa, ma lavorare per meno Europa. Qual è dunque l'orizzonte verso il quale si state conducendo? Noi vogliamo un'Europa dei diritti, che sappia proteggere, che garantisca maggior sicurezza interna ed esterna, ma anche protezione e sicurezza sociale, prevedendo - e su questo siamo d'accordo - anche strumenti europei di lotta alle disuguaglianze e alle disparità territoriali, come previsto nel pilastro sociale europeo. Pensiamo dunque a un progetto politico per l'Europa che condizioni la dimensione economica; un'Europa che, dopo sessant'anni di pace e sviluppo, sappia stare vicino a quelle paure che caratterizzano anche la generazione di mio figlio. Spostiamo quindi verso la dimensione europea il confine di tali istanze di sviluppo sostenibile, attento al cambiamento climatico, alla sicurezza interna ed esterna, anche a tutela di quella ricchezza culturale e identitaria dell'Europa a salvaguardia delle nostre democrazie liberali e contro le nuove forze della disgregazione sovraniste e nazionaliste. Voi state creando le condizioni per il divorzio dall'Europa. L'Europa non può essere il capro espiatorio dei vostri fallimenti. Ci state portando fuori rotta, assumetevene la responsabilità. Da parte nostra nessun vento contrario ci farà cambiare l'orizzonte verso quell'Europa politica, dei popoli e della democrazia. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). PRESIDENTE.