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L'Unione europea, giustamente impegnata, in questo difficile momento, ad appoggiare l'Ucraina, nel fronte est del continente, non deve, tuttavia, distogliere lo sguardo dal Mediterraneo e dall'Africa. Il rischio instabilità a causa della crisi alimentare innescata dal conflitto è suscettibile infatti di innescare una crisi immigratoria incontrollata, in un quadrante geografico vitale per l'Italia e per l'Europa, che bisogna guardare non solo in termini di sicurezza, ma, anche e soprattutto, di sviluppo condiviso, garantendo così, in quelle regioni, pace e stabilità. Anche l'onorevole Valasek ha espresso l'opinione, condivisa dalla Presidente Craxi, che l'Unione europea addivenga, al più presto, a modifiche dei Trattati tali da consentire decisioni a maggioranza in tema di politica estera e di difesa comuni. Ha, quindi, sottolineato come, nel proprio Paese, ad una prima fase, in cui tutte le forze politiche e la stessa popolazione si sono schierati all'unisono a favore dell'Ucraina e dell'accoglienza dei profughi, sta seguendo ora una fase di "stanchezza", che, probabilmente, si accentuerà nel prossimo autunno. Secondo il suo modo di vedere, risulterà fondamentale che il presidente Putin non approfitti di tale status di minore attenzione, che si sta ingenerando un po' in tutta l'Europa. Per tale motivo, risulterà cruciale che egli non abbia successo nel conflitto in Ucraina: l'Europa, in particolare, non deve permettere che si avveri ciò che Putin pensa nei confronti degli europei, ovvero che siano deboli e pavidi, che sia possibile dividerli dagli Stati Uniti e che, con il mutare delle opinioni pubbliche, sia possibile modificare il sentiment che supporta le ragioni degli ucraini. La presidente Craxi, condividendo tale punto di vista, ha aggiunto, inter alia , che anche la Cina sta osservando attentamente cosa avviene in Ucraina e come l'Occidente sta reagendo. Per tutta questa serie di motivi, bisogna lavorare per una Unione europea che si ponga quale valore aggiunto, quale opportunità per risolvere i problemi dei cittadini, e, di conseguenza, sia meno burocratica e "calata dall'alto". L'ultimo incontro della missione si è tenuto con la Consigliera per gli affari europei del Primo Ministro, Lubica Karvasova, la quale ha concentrato la sua attenzione sulla guerra russo-ucraina, ribadendo la necessità che l'Europa rimanga ferma nell'affermazione dei propri principi ed apprezzando il ruolo giocato dall'Italia nel favorire la candidatura ucraina all'Unione europea. Si è, quindi, soffermata sulla riflessione che gli occidentali dovrebbero svolgere prioritariamente in merito al tipo di rapporto che occorre intrattenere con la Cina, gigante economico e politico che, anche a seguito del conflitto in atto, potrebbe essere tentata a legarsi ancora di più con la Russia. A seguito dell'osservazione della Presidente Craxi, che ha paventato il rischio di un prossimo autunno molto problematico per i Paesi dell'Unione europea, a causa della possibile chiusura, da parte della Russia, delle forniture di gas, la consigliera Karvasova ha espresso il convincimento per cui è assai improbabile che Putin arrivi a chiudere completamente i rubinetti del gas russo, ma che, piuttosto, si esibisca, secondo la ben nota tattica del Cremlino, nella realizzazione di chiusure a singhiozzo delle pipelines verso l'Europa, cercando, in tal modo, di disorientare e dividere i partner europei. A tale ultimo riguardo, ha richiamato l'attenzione sugli evidenti segni di disaffezione che si riscontrano nelle varie opinioni pubbliche e che, come anche da me evidenziato, è suscettibile che si intensificheranno nel periodo invernale. Al termine della missione, l'intera delegazione si è trasferita nella località di Devin, alla confluenza del fiume Morava con il Danubio, per rendere omaggio, mediante la deposizione di una corona di fiori, alla Porta della Libertà, simbolo delle persone che sono morte, durante l'epoca comunista, cercando di fuggire, dall'allora Cecoslovacchia, guadando il fiume verso l'Austria. Dal 12 al 14 luglio scorsi, una delegazione composta dalla stessa Presidente e dai senatori Alessandro Alfieri e Manuel Vescovi, si è recata a Washington per svolgere una visita - organizzata grazie all'apporto dell'Ambasciata d'Italia negli Stati Uniti - di approfondimento delle relazioni parlamentari bilaterali tra i due Paesi. La visita è stata preceduta da una cena offerta alla delegazione senatoriale dall'Ambasciatore Zappia, alla presenza di esponenti della stampa italiana accreditata nella capitale americana, nonché da un briefing di inizio missione. Nella prima giornata di lavoro, i senatori hanno visitato la Holy Rosary Church , luogo di incontro della locale comunità di connazionali, dove, peraltro, hanno avuto l'occasione di confrontarsi con gli studenti italiani vincitori del progetto "Storia e memorie", promosso e patrocinato dalla Commissione per la biblioteca e l'archivio storico del Senato, iniziativa che intende affidare a ragazzi e ragazze provenienti da quattro regioni della penisola (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Liguria e Piemonte) una ricerca sul campo in merito all'emigrazione italiana nel corso del 900. Successivamente, nei locali attigui, si è svolta la visita del Museo nazionale dell'emigrazione italiana. In seguito, i senatori si sono intrattenuti, in una colazione di lavoro, con alcuni membri della National Italian American Foundation (MIAF) , guidati dalla Vice Presidente Anita Bevacqua McBride. Nel pomeriggio si è svolto il primo incontro istituzionale, presso il Dipartimento di Stato, con Karen Sasahara, Deputy assistant secretary per il Nord Africa. In tale occasione, la presidente Craxi ha riassunto le principali problematiche di politica internazionale dell'agenda italiana ed europea, soffermandosi, in particolare, sui pericoli di instabilità che interessano i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, aumentati a causa dell'invasione russa dell'Ucraina, che ha causato, come noto, una crisi alimentare suscettibile di ingenerare cospicui flussi migratori verso i Paesi europei che si affacciano su questo mare, in particolare l'Italia. Ha poi focalizzato l'attenzione sulla Tunisia, dove il presidente Saied non appare in grado di gestire un credibile percorso di pacificazione del Paese che, pur essendo piccolo, riveste una posizione strategica per tutta la regione. Il senatore Alfieri si è concentrato sulla situazione esistente in Libia, sempre più critica e preoccupante, anche alla luce del crescente ruolo assertivo esercitato dalla Russia e dalla Turchia in Cirenaica. A suo modo di vedere, sarebbe importante recuperare una proiezione più attiva degli Stati Uniti in tale Paese, agendo di conserva con gli europei, al fine di stabilizzare l'intera area. La signora Sasahara ha rassicurato che Washington sta seguendo con attenzione e molto da vicino l'evolversi della situazione nei vari Paesi dell'Africa mediterranea, consapevole del potenziale di instabilità che, purtroppo, permane, in diversi gradi, in ognuna di tali realtà nazionali.