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La recente adesione di "Fridays for future" al coordinamento per il parco nazionale di Portofino ha confermato che è necessario porre maggiore attenzione alle generazioni future e condividere il loro naturale entusiasmo; anche le associazioni ambientaliste del territorio stanno cercando di coinvolgere direttamente i 22 Comuni potenzialmente interessati, spingendo questo progetto che, se realizzato, ridisegnerebbe l'approccio paesaggistico e turistico del lembo della Liguria, che da Bogliasco arriva a punta Manara, estendendosi anche alla Fontanabuona; il parco nazionale rappresenterebbe un'occasione imperdibile, sia per la difesa del paesaggio e la migrazione dovuta ai cambiamenti climatici, sia per i risvolti economici e turistici; altresì, l'istituzione del grande parco nazionale di Portofino, come promosso dall'ISPRA e dal Ministero dell'ambiente, delinea un'opportunità, non solo di tutela e recupero delle risorse ambientali, ma anche di crescita economica attraverso progetti di sviluppo sostenibile da ricercare anche presso la Comunità europea; considerato infine che la Liguria sta attraversando una difficile condizione di fragilità territoriale, di consumo di suolo, di opportunità lavorative per i giovani e di spopolamento, sia dei centri urbani costieri sia di quelli dell'entroterra, che mette seriamente a rischio il futuro delle giovani generazioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda agire con iniziative di competenza, laddove la politica locale ostacoli, e, comunque, rapportarsi con le amministrazioni regionali e locali, al fine di concludere nel modo più opportuno e condiviso la realizzazione del parco nazionale di Portofino. Atto n. 4-03010 LANNUTTI LANZI CORRADO ROMANO PRESUTTO PAVANELLI TRENTACOSTE DELL'OLIO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: un articolo pubblicato il 7 febbraio 2020 su "Lettera43", dal titolo "Coni, la Bestia di Malagò costa 5 milioni", mette in luce le "allegre" uscite «dell'ufficio Rapporti con i media di circa 2,2 milioni di euro, fino agli 1,4 milioni per "pubblicità e promozione" e i 700.000 euro in "servizi di catering". La comunicazione del Comitato vale il 10 per cento della somma ricevuta dal Governo per svolgere l'attività olimpica»; si legge: «"Non è una riforma, è un'occupazione del Coni". Così lamentava Giovanni Malagò attaccando frontalmente il governo Lega-M5s sulla riforma dello sport italiano. Un affondo, condito da riferimenti al fascismo, che i più non avevano compreso, soprattutto tra i presidenti delle Federazioni che vedevano viceversa rafforzata la loro autonomia. Oggi, a distanza di un anno, alla luce del contratto di servizio che Malagò ha stipulato con la società governativa Sport e Salute, le cose sono molto più chiare. Mentre, da una parte, il presidente del Coni si recava a Palazzo Chigi - prima da Giancarlo Giorgetti, ora con il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora - a chiedere soldi per evitare che il glorioso Coni si riducesse a una "bellissima agenzia di viaggi", dall'altra parte non lesinava risorse (2,2 milioni di euro) per assicurarsi tramite Sport e Salute un ufficio stampa di una decina di persone, circa il doppio di quelle usate dal premier Giuseppe Conte per intenderci, con stipendi non esattamente da minimo sindacale. Il tutto al netto di una nutrita serie di altre spese che comunque possono essere ricondotte alla promozione e alla comunicazione. Il dato emerge analizzando il bilancio consuntivo del Coni 2018 in cui, alla pagina 9 dell'Allegato relativo ai rapporti economico finanziari con Sport e Salute, si legge che l'ufficio Rapporti con i media è costato circa 2,2 milioni di euro. (...) Dall'analisi del documento si evincono altri dati interessanti, ovvero che il Coni completava l'azione comunicativa spesso imperniata sulle gesta del suo presidente, spendendo ulteriori 1,4 milioni per una non meglio identificata "pubblicità e promozione", circa 700 mila euro in "servizi di catering", evidentemente accessori alla grancassa mediatica, e circa mezzo milione di euro per "servizi fotografici e riprese video", che quando non sono doppioni dei servizi fatti dalle Federazioni ritraggono Malagò in tutte le sue uscite pubbliche, seminari, convegni e ospitate varie. "Dal documento emerge inoltre che gli uffici di segreteria del presidente e del segretario generale del Coni sono costati nel 2018 altri 3,5 milioni"»; considerato che: secondo quanto stabilito dalla legge n. 145 del 2018 al comma 630 dell'art. 1, ogni anno sono devoluti al Coni ben 40 milioni di euro, destinati anche al "supporto della delegazione italiana" alle olimpiadi. Altri comitati olimpici nazionali dispongono di risorse di gran lunga inferiori (ad esempio 22 milioni di dollari l'Australia, 16 milioni di euro la Germania, 5 milioni la Spagna); il Coni avrebbe chiesto allo Stato ulteriori 16 milioni di euro per la prossima trasferta olimpica a Tokyo; nel conto economico del Coni al 31 dicembre 2018 (ultimo bilancio disponibile) risultano lievitate le spese per viaggi e trasporti (da 3,4 milioni di euro del 2017 a 5,6 del 2018); perizie, consulenze e prestazioni professionali (da 6,9 a 8,9 milioni); pubblicità e promozione (da 0,7 a 1,3 milioni di euro); il settimanale "Panorama", il 28 novembre 2018, ha pubblicato la prima autobiografia non autorizzata di Giovanni Malagò, attuale presidente del Coni, dove Giacomo Amadori e Simone Di Meo raccontano la "vita spericolata" di Malagò e del suo passato con alcuni eventi mai del tutto chiariti: un incidente stradale mortale, in cui investì due ragazzi a bordo di un'auto sportiva; una casa in Svizzera, pagata parzialmente in nero; tre esami universitari falsificati. Soprannominato "il Grande Gatsby di Roma nord" per via delle numerose feste organizzate nella sua abitazione nel quartiere Parioli, il servizio giornalistico gli attribuisce numerose relazioni, e, come si legge su un articolo pubblicato da "Lumsa News" lo stesso giorno, «si sofferma anche su avvenimenti più recenti come il contrasto con il Governo Conte, chiedendosi se questa controversia gli consentirà di arrivare alla fine del suo mandato come presidente del Coni, atteso per il 2021», si chiede di sapere: se sia vero che l'ufficio stampa di Malagò costi ben 5 milioni di euro all'anno; se corrisponda al vero che il Coni abbia speso nel 2018 ben 700.000 euro per servizi di catering , 1,4 milioni di euro per spese di promozione e pubblicità, circa 500.000 euro per servizi fotografici e video; 3,5 milioni di euro per le segreterie del presidente e del segretario generale;