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Questo Governo è nato sul taglio dei parlamentari per sua scelta. Il taglio dei parlamentari è la cosa più volgare e lesiva dell'onore della politica e del senso delle istituzioni. È avvenuto in quest'Aula ed è avvenuto, con enfasi ancora maggiore, nell'Aula della Camera. È avvenuto perché si è preteso di giustificare un accordo politico, che era un accordo politico di governo o di potere (ma va bene tutto perché siamo in una democrazia parlamentare) con lo spirito anticasta, con il taglio delle poltrone. Il male che lei denuncia è in parte causato anche da lei stesso. Se non ci liberiamo di questa retorica tutti quanti, se non abbiamo il coraggio di ridare alla politica l'onore e la dignità che anche per colpa di molti politici le è stato sottratto, non usciremo mai da questa vicenda. Senz'altro, quindi, va pensata una riforma di sistema: dare alla politica la possibilità di vivere e quindi di approvvigionarsi di risorse. Dare attuazione all'articolo 49 della Costituzione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Fedeli) . È fondamentale introdurre, ex legge costituzionale, quel metodo democratico che la Carta costituzionale dice e che fino ad oggi è stato ignorato. È necessario fare una legge sulle lobby . Siamo un Paese che ha nei propri palazzi istituzionali gli spazi dedicati all'attività lobbistica e che per ipocrisia non riconosce l'attività lobbistica come una realtà. Dobbiamo uscire dall'ipocrisia, altrimenti, caro senatore Renzi, non usciremo mai da discorsi vuoti e retorici come questi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Fedeli) . FEDELI (PD) . Bravo! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nicola. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi: una Commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti: ben venga e finalmente! (Applausi dal Gruppo M5S) . Ben venga perché avremo modo di vedere come uno strumento nobile che poteva servire alla buona politica sia stato utilizzato per ingannare gli italiani e, a colpi di scandali, per dissipare immense risorse pubbliche dei cittadini. Una storia che comincia nel 1974 e ancora oggi, purtroppo, lascia aperta una questione morale irrisolta che noi, se questo Parlamento vuole essere all'altezza, dobbiamo assolutamente sanare con nuove regole, se servono. Una nuova storia che inizia nel 1974, quando sull'onda del primo scandalo dei petroli, con compagnie e forze di Governo impegnate a scambiarsi facilitazioni sui prezzi con finanziamenti illeciti, i partiti inventano il finanziamento pubblico, dicendo che così almeno non ci sarebbe stata più alcuna scusa per rubare. Abbiamo visto cosa è successo poi, quante altre storie brutte le cronache hanno registrato, a cominciare dallo scandalo Lockheed, miliardi distribuiti per l'acquisto di aerei dalla società americana a Ministri e forze politiche, dalla Democrazia Cristiana al Partito Socialdemocratico, o dallo scandalo del Banco Ambrosiano, con i prestiti facili ai partiti del finanziere Roberto Calvi, per non parlare della vicenda ENI-Petromin. Una via crucis del malaffare, fino a che gli italiani non ne possono più e al referendum del 1993 dicono basta al mercimonio e con il 93 per cento dei consensi chiedono l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Qualcuno venuto da Marte un giorno chiederà: "Problema risolto, dunque?". Macché. Passano pochi mesi e alla faccia degli italiani il finanziamento viene reintrodotto dal Governo Ciampi, semplicemente cambiandogli nome, camuffandolo sotto la voce pomposa "rimborsi elettorali". Da quel momento i poveri cittadini ai partiti che superano il 3 per cento sono costretti a dare 1.600 lire ciascuno, un affarone per i tesorieri dei partiti. Pensate, alle elezioni del 1994, costate 72 miliardi di lire, i partiti ne incassano ben 94, così come altri 94 ne prendono alle elezioni del 1996, nonostante ad essi siano costate meno di 40 miliardi. Proprio così, le elezioni diventano un business con i partiti, la Premiata ditta "partiti SpA", che sul finanziamento pubblico riesce a farci persino una ricca plusvalenza, tanto ricca che un gruppo di galantuomini, tra i quali il compianto Paolo Sylos Labini, attraverso il settimanale «l'Espresso» lanciano una campagna che nel 1996 sfociò nella riforma voluta da Romano Prodi, attraverso il contributo volontario del cosiddetto quattro per mille scalato dalle tasse, ma attenzione, anche qui col trucco, perché ai cittadini non si dava la possibilità di scegliersi il partito da finanziare; semplicemente i soldi finivano in un unico fondo che poi tutti i partiti si spartivano in base ai consensi elettorali ottenuti. Altre proteste, naturalmente, con gli italiani che reclamano un nuovo cambiamento, che arriva nel 1999 quando con Massimo D'Alema Presidente del Consiglio si torna al finanziamento diretto ai partiti, ma con una sorpresina: i costi raddoppiano, non più 1.600 lire ad elettore, ma ben 4.000, un escamotage che tra europee e amministrative porta la mancia a 8.000 lire a elettore e una facilitazione aggiuntiva, si badi bene, cioè che per riscuotere non è più necessario il 3 per cento, ma basta semplicemente l'uno per cento, alla faccia del pronunciamento referendario. Arriva poi l'introduzione dell'euro, la farsa del 2002, dove i partiti si raddoppiano di nuovo il finanziamento pubblico e sapete chi fa questo capolavoro? Lo fanno tutti i segretari e i tesorieri di tutti i partiti presenti allora in Parlamento. Poi è arrivato il momento della richiesta dei controlli. Si è chiesto ai partiti di documentare le spese attraverso i bilanci, ma i bilanci non hanno mai raccontato la verità, perché tutti - fuori ma anche dentro questo Parlamento - sapevano che quei bilanci erano falsi e che cosa abbiamo dovuto aspettare per sapere la verità? Abbiamo dovuto aspettare le inchieste giudiziarie e le inchieste giornalistiche, per appurare che i soldi, quelle risorse pubbliche erano finite in scandali e mazzette. Vogliamo ricordare lo scandalo della Margherita, che vide protagonista Luigi Lusi, l'uomo di fiducia di Francesco Rutelli? La Commissione di inchiesta sarà una buona occasione per fare chiarezza anche su questo, ricordando pure le mazzette incassate dai rivoluzionari padani scesi dalle valle e dalle piane lombarde per radere al suolo "Roma ladrona", e che ora invocano anche i pieni poteri. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ma sì, vogliamo ricordare 200 milioni incassati dalla Montedison dal braccio destro di Umberto Bossi, il mitico Alessandro Patelli, il "pirla" come lo chiamarono loro? O i lingotti d'oro, i diamanti del tesoriere Belsito? O i diplomi, le macchine, le finte lauree per i fedelissimi del Carroccio? (Applausi dal Gruppo M5S) . O i figli del fondatore, la rinoplastica dell'ultimogenito dello stesso Bossi?