[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 18, comma 22-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come successivamente modificato dall'art. 24, comma 31-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214; dell'art. 2, comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 e dell'art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214, promossi dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, con ordinanza del 22 febbraio 2013 e dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Umbria, con ordinanza del 28 marzo 2013, iscritte ai nn. 125 e 133 del registro ordinanze 2013 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 23 e 24, prima serie speciale, dell'anno 2013. Udito nella camera di consiglio del 23 ottobre 2013 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro. Ritenuto che la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, in composizione monocratica, con ordinanza del 22 febbraio 2013, iscritta al reg. ord. n. 125 del 2013, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 53 e 97, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 18, comma 22-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come successivamente modificato dall'art. 24, comma 31-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e dell'art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, nonché, in via subordinata, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sempre in riferimento agli artt. 2, 3, 53 e 97 della Costituzione. ; che, il rimettente premette che i ricorrenti - magistrati ordinari in quiescenza - hanno chiesto il riconoscimento del proprio diritto di percepire il trattamento pensionistico ordinario, privo delle decurtazioni introdotte dall'art. 18, comma 22-bis, del d.l. 6 luglio 2011 n. 98, temporaneamente abrogate dal d.l. 13 agosto 2011, n 138 reintrodotte dall'art. 2, comma 1, legge n. 148 del 2011 e confermate dalla legge n. 214 del 2011 nonché la condanna dell'Amministrazione ai conseguenti pagamenti, con rivalutazione monetaria e interessi. ; che, a giudizio del rimettente, la disposizione impugnata violerebbe gli artt. 2, 3 e 53 della Costituzione, non solo sotto il profilo della sproporzione ed irrazionalità della misura, ma anche specificamente sotto il profilo della disparità di trattamento, in quanto non sarebbero state colpite le altre categorie di pensionati, pur se percettori di elevati trattamenti, e i contribuenti in generale titolari degli stessi redditi; che il prelievo in questione, in definitiva, non solo non sembrerebbe idoneo a garantire risparmi di spesa o introiti tali da realizzare significativamente l'obiettivo di stabilizzazione della finanza pubblica, ma si presenterebbe come irrazionale e discriminatorio, essendo diretto a colpire una limitata categoria di soggetti, anziché la collettività nel suo insieme, nel rispetto del principio di proporzionalità, in violazione quindi sia del principio solidaristico, che di quello di uguaglianza e di assoggettamento al prelievo fiscale in proporzione alla capacità retributiva; che con riguardo alla previsione di cui all'art. 2, comma 1, del d.l. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, il rimettente ritiene che la norma individui decorrenze temporali distinte per le decurtazioni di cui all'art. 9, comma 2, del d.l. n. 98 del 2011 e di cui all'art. 18, comma 22-bis, citato, sicché in via subordinata solleva questione di legittimità costituzionale in riferimento agli artt. 2, 3, 53 e 97, Cost. che con ordinanza del 28 marzo 2013, iscritta al reg. ord. n. 133 del 2013, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Umbria, nel corso di un giudizio avente analogo oggetto, ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 3 e 53, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, comma 22-bis, del d.l. n. 98 del 2011, come successivamente modificato dall'art. 24, comma 31-bis, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 - la cui vigenza è stata solo ribadita, senza nulla innovare, dall'art. 2, comma l, del d.l. n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011; che il rimettente, dopo aver richiamato i principi enucleati nella sentenza di questa Corte n. 223 del 2012, assume che l'impugnato art. 18, comma 22-bis, del d.l. n. 98 del 2011 si pone in contrasto con gli artt. 2, 3 e 53 della Costituzione.