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Disposizioni in materia di rappresentanza di interessi presso i decisori pubblici. Onorevoli Senatori. -- La regolamentazione della rappresentanza degli interessi particolari presso i decisori pubblici rappresenta un'esigenza ormai imprescindibile, sempre più spesso infatti il decisore pubblico ha avvertito la necessità di acquisire informazioni e conoscenze da parte dei portatori di interessi particolari, e ciò sopratutto al fine di deliberare su questioni particolarmente complesse. L'attività di rappresentanza di interessi particolari presso i decisori pubblici, ovvero di lobbying , è variamente disciplinata negli ordinamenti di molte democrazie occidentali. Uno dei modelli predominanti è sicuramente quello tipico delle democrazie anglosassoni, nettamente distinto rispetto al costituzionalismo di matrice «giacobina», che risulta invece predominante in gran parte dell'Europa. Il modello nord-americano, che trova nell'ordinamento canadese e in quello statunitense i due archetipi fondamentali, concepisce la regolamentazione del lobbying come «opportunità» per promuovere la responsabilità pubblica dei decisori; al contrario l’impostazione europea tende a configurare la regolamentazione delle lobbies come una «possibilità» per semplificare e razionalizzare l'interazione tra imprenditori e legislatori e promuovere in tal modo lo sviluppo economico. Questa la principale differenza tra il sistema nord-americano e quello europeo. Altra divergenza, ravvisabile analizzando i due principali sistemi di regolamentazlone dell'attività di lobbying, concerne gli obiettivi dei diversi sistemi di regole. La regolamentazione del lobbying , secondo l'impostazione nordamericana, è volta sopratutto a garantire la trasparenza, ridurre la corruzione nel processo di definizione delle politiche e promuovere la responsabilità pubblica dei decisori. Elemento cardine degli attuali sistemi normativi europei è, per contro, il desiderio di facilitare l'interazione tra imprenditori e legislatori, non necessariamente per rafforzare la trasparenza e ridurre la corruzione quanto piuttosto per favorire e sostenere la crescita economica. Una delle principali conseguenze di questa peculiare impostazione è sicuramente il fatto che, per il lobbista europeo, l'iscrizione al registro tende a configurarsi più come una questione di convenienza che un vero e proprio obbligo. Uno dei primi paesi del vecchio continente ad aver introdotto un meccanismo di regolamentazione della rappresentanza di interessi è la Germania che, già nel 1951, ha implementato un proprio registro dei lobbisti, seguita negli anni Novanta dal Parlamento europeo e dalla Commissione nel 2008. Nell'ultimo decennio diversi paesi hanno introdotto normative specifiche per la regolamentazione delle lobbies , tra questi meritano particolare menzione la Lituania (2001), Polonia (2005), Ungheria (2006 e 2013), la Macedonia (2008), in Francia (Z009), in Slovenia (2011) e in Austria (2012). Occorre ricordare che le normative recentemente emanate in Slovenia e in Austria rappresentano un punto di rottura nel panorama europeo, incarnando una tipologia di regolamentazione piuttosto rigida. Entrambi i provvedimenti sono chiaramente orientati verso una maggiore trasparenza e riduzione dei fenomeni di corruzione nel Governo. L'obiettivo della legge approvata in Slovenia nel 2011 è quello di «rafforzare l'integrità e la trasparenza, nonché la prevenzione della corruzione e di evitare e combattere i conflitti di interesse». La registrazione dei lobbisti è obbligatoria per tutti gli individui che lavorano a titolo privato al fine di influenzare la legislazione. Forse, uno degli aspetti che maggiormente caratterizza la legge sul l obbying in Slovenia è l'enfasi posta sulla necessità per i funzionari del Governo di riferire i contatti con i lobbisti, interazioni che saranno poi rese pubbliche sulla pagina web dell'apposita Commissione speciale per la prevenzione della corruzione. Anche l'Austria ha recentemente varato una regolamentazione decisamente rigorosa per il lobbying : la «legge per la trasparenza delle attività di lobbying e advocacy », approvata nel 2012. L'introduzione di norme «severe» è stata indotta dai numerosi scandali susseguitisi negli ultimi anni. Secondo la normativa austriaca tutti gli stakeholders che percepiscono compensi per influenzare le politiche pubbliche, così come i gruppi di interessi che impiegano lobbisti, sono tenuti a registrarsi presso il Registro dei rappresentanti di interessi. All'atto di iscrizione devono essere indicate le informazioni sull'identità dei funzionari del Governo contattati, i dichiaranti devono inoltre impegnarsi a rispettare un codice di condotta, le cui violazioni possono causare una sospensione dell'attività e dei contratti di lavoro in essere. La maggior parte dei dati sono pubblicati e accessibili su internet da parte del pubblico. Come dimostra l'analisi appena illustrata delle normative europee e internazionali concernenti l'attività di lobbying , le variazioni al sistema di regole per disciplinare la rappresentanza di interessi sono potenzialmente infinite. L'eterogeneità e la variabilità delle geometrie normative scaturiscono dal coinvolgimento diretto e dalla costante interazione di tutti i settori produttivi con l'intero arco istituzionale. È dunque un rapporto che risente di un elevato livello di complessità, in quanto caratterizzato dalla presenza di un numero elevatissimo di attori e articolato su più livelli, nonché soggetto a fluttuazioni costanti di natura politica e sociale. È sempre per questo motivo che, a fronte della presenza di una tavola di valori e principi condivisa, orientata alla ricerca di soluzioni normative per il lobbying, nel dibattito subentrano correnti di pensiero molto diverse tra loro. Secondo alcune rilevazioni effettuate nel 2013 le divergenze nell'opinione degli operatori di settore si riscontrano su aspetti solo in apparenza secondari, quali l'obbligo di rendicontazione, l'individuazione dei soggetti cui applicare gli obblighi di trasparenza, l'impianto sanzionatorio e i criteri di accreditamento per accedere all'esercizio della professione di lobbista. Altro dato rilevante sono le abissali divergenze nelle soluzioni suggerite per raggiungere quegli obiettivi. Tale impostazione vale in generale per le grandi democrazie occidentali; spostando l'attenzione sulla situazione italiana emergono numerose peculiarità degne di nota. Occorre innanzitutto rilevare che in Italia mancano regole organiche in materia di rappresentanza degli interessi. Esistono delle disposizioni, in qualche modo riconducibili alla regolamentazione dei gruppi di pressione, «disperse» all'interno di svariati provvedimenti, sicuramente non sufficienti a disciplinare in maniera organica un fenomeno di tale complessità. Le principali decisioni pubbliche assunte a tutti i livelli nel nostro sistema sono il frutto di una negoziazione e compensazione di interessi differenti, la cui sintesi spetta all'istituzione chiamata a formalizzare la decisione. A tal proposito giova ricordare i risultati di un'indagine condotta dall'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica, che ha quantificato in quattordici punti percentuali il beneficio che le regole chiare in tema di rappresentanza di interessi porterebbero al sistema economico italiano. I numerosi tentativi di regolamentare la materia ad oggi hanno tutti avuto esito negativo. La regolamentazione dell'attività di lobbying è sempre stata condizionata da due impulsi contrapposti: