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sarebbe certamente più corretto definirla una tragedia mondiale, che coinvolge tutti, perché i valori democratici con cui siamo cresciuti e che ci guidano nella gestione quotidiana della cosa pubblica sono messi seriamente in crisi, calpestati dalla volontà di un Paese di sovvertire le regole democratiche. È proprio partendo da queste premesse che mi sembra giusto e doveroso ricordare che il provvedimento che ci apprestiamo a votare, così come gli altri che sono stati già varati dal Governo e che saranno adottati a breve, è la naturale conseguenza di una scelta di posizione chiara e netta, di una scelta di campo che il nostro Paese ha assunto fin dall'inizio, ed è la stessa scelta di campo che l'Europa e il mondo occidentale portano avanti e difendono senza esitazioni. È evidente che la guerra porta con sé conseguenze drammatiche, abbiamo detto prima di tutto umanitarie, ma poi ci sono conseguenze di carattere economico: secondo le stime Istat, l'inflazione a marzo ha raggiunto il 6,7 per cento, e a pagarne le conseguenze sono soprattutto le famiglie e le imprese, quelle stesse famiglie e imprese che hanno già dovuto scontare prezzi troppo alti causati dall'emergenza pandemica. Questa forte crescita dell'inflazione preoccupa tutti i Paesi dell'area euro e al momento, però, grazie anche alla compattezza dell'Unione europea, il rischio sembra scongiurato, nonostante le incertezze causate dai diversi fattori politici ed economici. Una cosa, però, è certa e si è dimostrata in maniera lampante: l'insufficienza del mix energetico di questo Paese. Certo, la situazione di affanno creata dalla guerra, enfatizzata anche, però, dalla nostra mancanza di preparazione - non ci siamo mossi per tempo quando ne avevamo la possibilità - ha determinato e sta continuando a determinare, soprattutto in una situazione come quella attuale, una forte limitazione per l'Italia. Ora, il presidente Draghi sta facendo tutto il possibile per correre ai ripari e garantire maggiore stabilità al Paese, ma occorre tener ben presente che il quadro geopolitico nel quale ci muoviamo è caratterizzato da instabilità, e tutto potrebbe cambiare da un momento all'altro; ma proprio per questo è necessario puntare sulle nostre riserve, sulle nostre risorse e sul nostro gas, per non doverci ritrovare in futuro in questa situazione. Ciò che deve certamente cambiare è la politica energetica del nostro Paese. Il conflitto non ha fatto altro che evidenziare un nervo scoperto dell'Italia, ossia la nostra eccessiva e sbilanciata dipendenza da un unico fornitore, la Russia. Siamo tra i Paesi certamente più fragili da questo punto di vista, perché non abbiamo mai immaginato una politica energetica lungimirante di lungo periodo. Certo, qualcuno forse prima ci aveva provato ed era il Governo Renzi: lo sblocca Italia aveva cercato di muoversi in questa direzione, snellendo, ad esempio, l'eccessiva burocratizzazione che paralizza la crescita del Paese, ma anche provando a fornire soluzioni a quelli che già allora costituivano problemi, ad esempio, attraverso investimenti in termovalorizzatori. La strada, però, è stata sempre costellata da numerosi no di certi partiti politici, con la logica conseguenza che lo stallo era praticamente certo; uno stallo dal quale il Governo Draghi sta cercando di farci uscire con interventi mirati, come il provvedimento che oggi voteremo, perché in questo momento la priorità è aiutare le famiglie e le imprese maggiormente colpite dai rincari energetici, gli agricoltori sempre più in difficoltà dalle importazioni di materie prime e fertilizzanti. Dobbiamo, però, avere un'idea chiara e più ampia su dove vogliamo andare. È necessario incentivare sempre di più la produzione di energia da fonti rinnovabili, eliminare gli ostacoli burocratici, che hanno da sempre bloccato le procedure. Dobbiamo immaginare un'Italia diversa, un'Italia che si proietta verso un'autonomia energetica. Il decreto bollette oggi è certamente un primo passo verso questa direzione, ma non possiamo limitarci soltanto a tamponare nell'immediato, se non abbiamo poi una politica di investimenti. Dunque, bene che sia previsto l'azzeramento agli oneri generali di sistema applicati alle utenze domestiche pubbliche nel secondo trimestre del 2022. Sulle fatture di consumo di gas di aprile, maggio e giugno sarà applicata l'IVA al 5 per cento. Il bonus sociale per la fornitura di energia elettrica sarà riconosciuto alle famiglie disagiate e a chi versa in gravi condizioni di salute, mentre alle imprese che hanno subito un incremento del 30 per cento dei costi del gas sarà riconosciuto un contributo per compensare i maggiori costi, attraverso la formula del credito di imposta pari al 15 per cento della spesa sostenuta per il gas consumato nel primo trimestre del 2022. Sulle rinnovabili, poi, il decreto prevede semplificazioni procedurali, a cominciare proprio dagli impianti da installare nelle aziende agricole e da quelle attività che ambiscono ad avere autonomia energetica Queste sono alcune misure previste dal decreto bollette. Noi, come Italia Viva-PSI, abbiamo cercato, con il nostro contributo emendativo, soprattutto grazie ai colleghi della Camera, di favorire la semplificazione delle procedure, proprio per avviare, nel frattempo, quegli impianti che aspettano da troppo tempo l'autorizzazione: nel comparto dell'agricoltura, uno dei settori più segnati dalla crisi, ma anche pensando a tutte quelle aziende e a quelle imprese che stanno subendo dei danni incalcolabili. Penso sia arrivato il momento di fare dei passi in più, di farli in maniera celere. Al di là degli interventi indispensabili, mirati appunto ad aiutare le famiglie e le imprese che sono in difficoltà, è necessario muoversi in maniera compatta su questi temi. Signor Presidente, oltre a dichiarare il nostro voto favorevole su questo provvedimento, pensando anche all'Europa e al ballottaggio di domenica in Francia, noi auspichiamo che finalmente possa vincere l'Italia dei sì, contro i no che abbiamo subito per troppo tempo in questo Paese. (Applausi) . GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo veramente basiti per quanto è successo su questo decreto. Si tratta di una questione di metodo. Come tutti sapete, esso scade il 30 aprile. Pertanto, noi non abbiamo capito come mai il provvedimento sia arrivato dalla Camera ieri, all'ora di pranzo, e questo Governo oggi abbia deciso di mettere la fiducia Ieri in Commissione abbiamo fatto una grande battaglia, era presente anche il Sottosegretario, chiedendo se vi fosse qualche elemento di urgenza che a noi sfuggiva. Non riuscivamo, infatti, a capire come mai, avendo ancora del tempo, non ci venisse data la possibilità di svolgere il lavoro per il quale siamo pagati, di andare in Commissione, presentare gli emendamenti e le osservazioni e votarli. Signor Presidente, a tutto questo non ci è stata data risposta. Noi oggi siamo qui, con l'ennesimo voto di fiducia su un decreto così corposo, composto da 43 articoli, che è il primo provvedimento su un tema dirimente come quello del problema dell'energia.