[pronunce]

In via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), la sentenza ricordata ha dichiarato costituzionalmente illegittimo anche l'art. 23, comma 20-bis, del citato d.l. n. 201 del 2011, che obbligava le Regioni speciali ad adeguare i propri ordinamenti alle disposizioni di cui ai precedenti commi da 14 a 20, nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore del suddetto decreto-legge. La sentenza n. 220 del 2013 ha pertanto dichiarato costituzionalmente illegittime tutte le disposizioni evocate a parametro interposto - contenenti, nella prospettiva del ricorrente, principi di coordinamento della finanza pubblica - la cui asserita lesione, da parte delle disposizioni regionali impugnate, avrebbe infine comportato la violazione dell'art. 117, comma terzo, Cost. 2.2.- All'udienza pubblica del 22 settembre 2015 l'Avvocatura generale dello Stato, pur affermando la permanenza dell'interesse alla decisione del ricorso, non ha fornito alcun argomento utile a contrastare le allegazioni della Regione resistente. Quest'ultima ha correttamente rilevato che, in virtù dell'effetto retroattivo della richiamata sentenza n. 220 del 2013 in relazione alle questioni ancora pendenti, l'impugnazione proposta dal Presidente del Consiglio dei ministri risulta inammissibile, perché priva di alcun parametro sulla cui base effettuare una valutazione di legittimità costituzionale. L'esito conseguente di inammissibilità della questione, in particolare, non è impedito dalla circostanza che, con la legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), è stata introdotta una disciplina ispirata a principi organizzativi che potrebbero essere ritenuti analoghi a quelli che già caratterizzavano le disposizioni del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, elevate a parametro interposto nel ricorso statale. A prescindere da qualunque indagine sull'effettiva corrispondenza tra le disposizioni sopravvenute e quelle originariamente indicate quali norme interposte, nessuna continuità normativa può sussistere tra le disposizioni del d.l. n. 201 del 2011 dichiarate costituzionalmente illegittime e quelle successive della legge n. 56 del 2014, poiché la declaratoria di illegittimità costituzionale delle prime ne ha comportato la rimozione con effetto ex tunc. Neppure ipotizzabile è perciò un eventuale utilizzo delle disposizioni di cui alla legge n. 56 del 2014 quali norme parametro sopravvenute: utilizzo, peraltro, nemmeno prospettato dall'Avvocatura generale dello Stato, e del resto possibile, secondo la giurisprudenza di questa Corte, unicamente laddove le disposizioni di principio evocate a parametro interposto siano state abrogate, nel corso del giudizio, e quindi trasfuse, in pendenza di questo, con contenuto sostanzialmente inalterato, in un successivo atto normativo (sentenze n. 34 del 2012, n. 12 del 2007 e n. 274 del 2003). Nel presente caso, invece, la dichiarata illegittimità costituzionale delle disposizioni del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, la cui violazione ridonderebbe, secondo il ricorrente, in lesione dell'art. 117, terzo comma, Cost., ha inciso radicalmente sui termini della questione proposta, privandola di uno dei suoi requisiti essenziali, così da renderla inammissibile (negli identici termini, sentenza n. 167 del 2004).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 2, della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 9 marzo 2012, n. 3 (Norme urgenti in materia di autonomie locali), promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione e in relazione all'art. 23, commi da 16 a 20-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 settembre 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 ottobre 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI