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Atto n. 4-03588 STEFANI Ai Ministri della salute e dello sviluppo economico Premesso che: l'Istituto superiore di sanità, nel suo rapporto n. 25/2020, ha stilato un vademecum indicando le sostanze più adatte a sanificare gli ambienti e quindi ostacolare la diffusione del contagio tramite gli oggetti che vengono toccati: per la maggior parte delle superfici è indicato l'alcol etilico; questo prodotto, alla stregua di igienizzanti per le mani, guanti e mascherine, è diventato difficilmente reperibile sul mercato e i pochi rivenditori applicano prezzi esorbitanti, vendendo il prodotto, in media, con un aumento che va dal 20 al 70 per cento rispetto al prezzo applicato a febbraio; è intollerabile che si approfitti dell'emergenza sanitaria per lucrare sui prodotti ritenuti fondamentali a contrastare il contagio ma è altrettanto inaccettabile che il Governo indichi come indispensabile l'utilizzo dell'alcol etilico per la pulizia e la sanificazione delle superfici delle attività produttive e artigiane (come parrucchieri, estetiste, bar) e non si preoccupi di intervenire per risolvere la problematica che si è venuta a creare sul mercato, si chiede di sapere quali azioni i Ministri in indirizzo intendano mettere in atto per risolvere il problema della totale assenza sul mercato, o comunque dell'alterazione intollerabile di prezzo, di un prodotto, come l'alcol etilico, indicato dall'Istituto superiore di sanità come indispensabile per la sanificazione delle superfici e degli oggetti, problema che sta creando disagi a tutti i cittadini ma che può creare dei veri e propri danni alle piccole imprese che stanno faticosamente cercando di ripartire adattandosi a tutte le disposizioni governative. Atto n. 4-03589 LANNUTTI DI NICOLA DI GIROLAMO PRESUTTO PAVANELLI TRENTACOSTE VANIN ROMAGNOLI PUGLIA Ai Ministri dell'interno, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze Premesso che: anche sul verde e incontaminato Abruzzo, specie quello montano, incombe da tempo l'ombra della criminalità organizzata, a causa della presenza di clan riconducibili a Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra. Da numerosi articoli di stampa si apprende infatti il moltiplicarsi di episodi riconducibili alla "mafia dei pascoli", il fenomeno che vede coinvolti i pascoli delle montagne abruzzesi sfruttati da imprenditori senza scrupoli, con finte transumanze di bestiame, al solo scopo di intascare ingentissimi rimborsi dell'Unione europea, nell'ordine anche di 10.000 euro per ettaro. Un business che vale centinaia di milioni di euro e che riguarda anche le Alpi. Come, pure, l'Abruzzo è stato luogo di smaltimento illegale di rifiuti tossici, che vede protagonista in particolare la zona della Marsica. O di interessi malavitosi sul turismo o, in particolare, sul settore dell'edilizia; a causa della "mafia dei pascoli", l'Abruzzo (come riportato in un articolo del quotidiano "Virtù quotidiane" dal titolo "Mafia dei pascoli, sui terreni abruzzesi le mani dei siciliani" del 15 gennaio 2020) è finito nell'ultima grande operazione della Direzione distrettuale antimafia di Messina, che in Sicilia ha portato all'arresto di 94 persone e al sequestro di 151 imprese agricole nell'ambito di un'inchiesta della mafia dei Nebrodi su presunte frodi ai danni dell'Unione europea attraverso appunto questo meccanismo. È emerso un business colossale per un giro di milioni di euro sottratti "legalmente" alla UE da grosse aziende e cooperative agricole, che affittano gli alpeggi montani, senza poi garantire l'effettiva presenza del bestiame, con capi figuranti di una transumanza inesistente, complici imprenditori, dipendenti dei centri di assistenza agricola e alcuni insospettabili, come il notaio Antonio Pecoraro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, che avrebbe falsificato la titolarità dei terreni che servivano ai malavitosi per chiedere i contributi comunitari; è bene sottolineare, inoltre, che il meccanismo della "mafia dei pascoli" mette in crisi quelle categorie di lavoratori, agricoltori e allevatori onesti, incapaci di competere contro una subdola, pericolosissima infiltrazione malavitosa, portatrice di un degrado socio-economico che alla lunga potrebbe accelerare il progressivo spopolamento dei monti dell'Abruzzo. Inoltre, con la mafia dei pascoli non vi è alcun interesse da parte dei clan per la carne e il latte degli animali, che la legge impone che si pascolino su questi terreni. Ad essere "munti", in questo caso, sarebbero solo i soldi dei contribuenti europei; l'Abruzzo è stato coinvolto anche nello smaltimento illegale di rifiuti, come emerso da un'inchiesta del giornale on line "SITe" dal titolo "Rifiuti-condanne a 3 anni per il rogo Eco X, il filo rosso che porta ad Avezzano". L'inchiesta è partita dall'incendio che ha interessato la società "Eco X" di Pomezia, il cui processo si è concluso da poco con la condanna a tre anni dell'unico imputato, Antonio Buongiovanni, che ha visto costituirsi come parte civile l'associazione antimafia "Antonino Caponnetto". Nella vicenda risulta coinvolta anche la ditta "Caturano" di Maddaloni (Caserta), di Pietro e di suo figlio Antonio Caturano, che secondo l'interdittiva antimafia sarebbe in vario modo accomunata, vicina se non contigua al clan dei Casalesi, i cui tir furono sequestrati dalla Guardia di finanza di Avezzano, mentre erano in sosta sulla superstrada del Liri, con a bordo 27 tonnellate di rifiuti ospedalieri pronti ad essere scaricati illegalmente, su indicazione di un basista locale, in un capannone in disuso appena acquistato all'asta fallimentare nella zona industriale di Avezzano di via Nobel. In passato Antonio Caturano è stato arrestato nell'operazione "Re Mida", condotta dalla DDA di Napoli, che svelò gli intrecci criminali tra imprenditori e il clan dei Casalesi. In quel caso venne coinvolto il cementificio Colacem di Sesto Campano (Isernia) e oggetto dello smaltimento era un carico di rifiuti tossici e radioattivi; altro settore in Abruzzo a forte rischio di infiltrazioni mafiose è quello del turismo, in particolare quello edile legato ai villaggi turistici. Già in passato nella zona della Marsica, tra i comuni di Avezzano, Cappadocia, Sgurgola e Tagliacozzo sono emerse infiltrazioni della banda della Magliana. Come pure è da ricordare il riciclaggio in alcune società abruzzesi da parte di noti personaggi vicini alla mafia siciliana e legati al gruppo mafioso Ciancimino-Lapis, che operava nel quadrilatero Sulmona, Casoli, Tagliacozzo e Avezzano (come raccontato dal "SITe" e il quotidiano "Il Centro" nell'articolo dal titolo "Corleonesi, Camorra, e Magliana sempre in agguato"); considerato inoltre che, a quanto risulta agli interroganti: recentemente è stata segnalata una "anomala concentrazione" di appartamenti nei comuni a forte propensione turistica di Cappadocia e Camporotondo;