[pronunce]

che, in particolare, alla luce degli artt. 3 e 97 della Costituzione, la fissazione del termine oggetto di censura sarebbe riservata alla discrezionalità del legislatore e apparirebbe in concreto congrua, in riferimento «ad evidenti esigenze organizzative della Amministrazione, specie nelle zone urbane ovvero ad elevata densità di popolazione», ove i ricorsi amministrativi sono particolarmente numerosi, e ove complessi possono essere gli «adempimenti relativi alla individuazione della residenza o della sede del trasgressore», ai fini della notifica; che, infine, non solo sarebbe inconferente il richiamo dell'art. 111 della Costituzione, in relazione ad un procedimento amministrativo, ma in ogni caso il diritto di difesa dell'opponente sarebbe assicurato dalla facoltà di agire immediatamente innanzi al Giudice di pace, omettendo il ricorso amministrativo al Prefetto. Considerato che il Giudice di pace di Torino dubita della legittimità costituzionale dell'art. 204, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nella parte in cui vi viene fissato in 150 giorni il termine assegnato all'Amministrazione per notificare al trasgressore l'ordinanza-ingiunzione, con cui è stato rigettato il ricorso amministrativo proposto avverso l'inflizione di una sanzione amministrativa pecuniaria; che il giudice a quo formula espressamente il proprio dubbio di costituzionalità in relazione alla previsione del predetto termine, «anziché di quello previsto dall'art. 2, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241 per la conclusione dei procedimenti amministrativi in genere»; che in tal modo il remittente sollecita una soluzione additiva, che non è costituzionalmente obbligata, dato che non vi è ragione per ritenere imposta dalla Costituzione l'osservanza del termine (fissato al diverso fine di concludere il procedimento amministrativo, e non di notificarne l'atto conclusivo) indicato dall'art. 2, comma 3, della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni; che, viceversa, la rideterminazione del termine congruo ai fini della notifica dell'ordinanza-ingiunzione, ove fosse ritenuto costituzionalmente illegittimo quello stabilito dalla norma denunciata, non potrebbe che ricadere nella sfera di discrezionalità legislativa; che, non essendo prospettata a questa Corte una soluzione additiva costituzionalmente obbligata, la questione è manifestamente inammissibile (da ultimo, ordinanze n. 299 e n. 210 del 2006).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 204, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111 e 113 della Costituzione, dal Giudice di pace di Torino con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 giugno 2007. Il Cancelliere F.to: MILANA