[pronunce]

La Commissione solleva, pertanto, la questione di costituzionalità della norma menzionata «nella parte in cui demanda al Presidente del Consiglio dei Ministri l'emanazione dei parametri attuativi della legge stessa e, dunque, da applicare da parte dei competenti Uffici Finanziari negli accertamenti dagli stessi eseguiti, in relazione agli artt. 3, 23, 24 e 53 primo comma, della Costituzione. 2.3.- Costituitosi in giudizio a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri preliminarmente eccepisce l'inammissibilità della questione, avendo omesso il giudice rimettente qualsiasi motivazione circa la sua rilevanza. In particolare, non avrebbe preso posizione in ordine ai motivi di impugnazione dell'avviso di accertamento né avrebbe motivato circa gli effetti che sul giudizio a quo avrebbe l'invocata pronunzia di incostituzionalità. Nel merito, la questione sarebbe infondata in quanto sia la dottrina che la giurisprudenza dominante interpretano il dettato l'art. 23 Cost. nel senso della previsione di una riserva di legge relativa; pertanto, le disposizioni tributarie possono essere legittimamente contenute anche in atti normativi di tipo e forza diversi dalla legge e di rango inferiore purché - secondo l'insegnamento della Corte costituzionale (sentenze n. 47 del 1957, n. 36 del 1959, n. 51 del 1960, n. 129 del 1969, n. 11 del 1997 e n. 215 del 1998). ) - l'imposizione abbia base in una legge che stabilisca criteri idonei a regolare eventuali margini di discrezionalità lasciati alla P.A. nella determinazione in concreto della prestazione e ne determini direttamente l'oggetto (sentenza n. 250 del 1992). Individuati i soggetti obbligati e fissato adeguatamente l'oggetto dell'imposta, nonché il modulo procedimentale per l'emanazione dei relativi provvedimenti amministrativi (sentenze n. 507 del 1988 e n. 34 del 1986), non è necessario che la legge detti la restante disciplina dell'imposizione tributaria. Senza dire, poi, che, ad avviso di larga parte della dottrina, l'art. 23 Cost. riguarderebbe soltanto le norme tributarie c.d. impositive o sostanziali e non anche quelle - tra le quali le norme impugnate - che disciplinano la riscossione e l'accertamento del tributo, le quali ultime attengono al solo momento realizzativo della pretesa tributaria. Nella specie, le norme impugnate delineano ogni aspetto fondamentale dell'accertamento fiscale fondato su parametri presuntivi, definendone la tipologia di accertamento (analitico presuntivo ex art. 39, primo comma, del d.P.R. n. 600 del 1973), l'ambito di applicazione soggettivo ed oggettivo (art. 3, commi 181 e 182), le modalità di determinazione dell'aliquota media ai fini del calcolo della maggiore imposta dovuta (comma 183), i criteri generali di elaborazione dei parametri (comma 184), il procedimento di accertamento (comma 185) e l'ambito temporale di applicazione (comma 189). Stante l'ampia determinazione degli elementi dell'accertamento fiscale ad opera della legge, anche la censura relativa alla presunta violazione dell'art. 3 Cost. sarebbe manifestamente infondata. Inammissibile è infine la questione con riguardo alle denunciate violazioni degli artt. 24 e 53 della Costituzione posto che, alla formale enumerazione dei parametri, non è seguita, ad opera del Giudice a quo, alcuna motivazione.1.- La Commissione tributaria provinciale di Sassari dubita della legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 181, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188 e 189, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 in relazione agli artt. 3 e 53 della Costituzione, in particolare: - laddove (comma 186) non prevede che i parametri per la determinazione dei ricavi, dei compensi e del volume di affari attribuibili al contribuente in base alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, debbano necessariamente essere elaborati tenendo conto delle differenze esistenti tra le imprese operanti nelle diverse regioni e, comunque, a livello territoriale e locale; inoltre, - laddove (comma 181, lettera a) non prevede che, per le imprese ed i professionisti, in contabilità semplificata, i parametri debbano essere applicati solo qualora dal verbale di ispezione, redatto ai sensi dell'art. 33 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, risulti l'inattendibilità della contabilità. A sua volta, la Commissione tributaria provinciale di Catania dubita - nelle quattro ordinanze di cui in epigrafe - della legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 181, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188 e 189, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 in relazione agli artt. 3, 23, 24 e 53, primo comma, della Costituzione, nella parte in cui demanda al Presidente del Consiglio dei ministri l'emanazione dei parametri attuativi della legge stessa e, come tali, applicabili da parte dei competenti uffici finanziari negli accertamenti dagli stessi eseguiti. 2.- L'evidente connessione delle questioni sollevate dalle cinque ordinanze di rimessione impone la loro riunione in unico giudizio. 3.- Entrambe le questioni poste dalla Commissione tributaria provinciale di Sassari sono infondate. 3.1.- Il rimettente censura, in primo luogo, la mancata previsione, ad opera dell'art. 3, comma 186, della legge n. 549 del 1995, di una differenziazione dei parametri in relazione alle diverse realtà territoriali in cui operano le imprese (art. 3 Cost.). In realtà (non già il comma 186, ma) il comma 184 dell'art. 3 cit. , dispone espressamente che i parametri devono essere elaborati «in base alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta». Sul piano operativo, poi, la nota tecnica allegata al d.P.C.m. emanato nel 1996 ai sensi del comma 186 dell'art. 3 cit. , al punto 1 (“Criteri per la costituzione dei parametri”), chiarisce che le tecniche statistiche di elaborazione dei parametri sono finalizzate, tra l'altro, a cogliere… le differenze territoriali e locali» ed al punto 2 (“Applicazione dei parametri all'universo dei contribuenti”) prevede «un fattore di adeguamento personalizzato in modo da tener conto della probabilità di errore nella stima», considerando le «diverse situazioni gestionali e dell'influenza della localizzazione per la parte non colta» dalla stima. In tale quadro, la lamentata assenza di una differenziazione di parametri non è certamente riferibile alla legge oggetto del presente giudizio, ma semmai alle concrete modalità applicative del metodo statistico e dei suoi correttivi; sicché la censura è rivolta, di fatto, avverso disposizioni subprimarie di attuazione, come tali sottratte al controllo di questa Corte, ma sindacabili dal giudice competente per il merito.