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a tal fine, nonostante la proposta emendativa presentata nel corso dell'esame del decreto crescita, volta a modificare profondamente l'impianto normativo relativo all'articolo 10 (che reca modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico), il Governo, malgrado le sollecitazioni rivolte dagli operatori del settore e in particolare dalla CNA, ha disposto che l'impresa esecutrice dei lavori per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza antisismica degli immobili può comunque anticipare al cliente la detrazione sotto forma di sconto in fattura, con la possibilità di recuperarlo in 5 anni; ulteriori criticità nel quadro complessivo delle misure previste dall'articolo 10 che evidentemente penalizzano ulteriormente le piccole e medie imprese del settore artigiano si rilevano anche nella possibilità di un'ulteriore cessione dei crediti a propri fornitori di beni e servizi, che non intacca la complessità delle procedure, mentre lascia inalterati i rischi per artigiani e piccole imprese di restare alla mercé dei grandi fornitori, gli unici nelle condizioni di prendere in carico queste opere per poi assegnarle in una sorta di subappalto; a giudizio degli interroganti, la necessità di riconsiderare interamente le disposizioni contenute nel decreto crescita relativamente agli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e a rischio sismico risulta pertanto urgente e indifferibile, in considerazione del fatto che il rischio reale è che si possa creare uno stallo del mercato che, in questi difficili anni, ha continuato a generare ricchezza e a creare occupazione, si chiede di sapere: quali orientamenti i Ministri in indirizzo intendano esprimere, nell'ambito delle proprie competenze, con riferimento a quanto esposto; se non ritengano come evidenziato a più riprese dalla Confederazione nazionale degli artigiani sugli effetti negativi e penalizzanti che derivano dalle disposizioni contenute nel decreto crescita rischino di agevolare la grande distribuzione ai danni delle piccole imprese che non saranno in grado di sostenere il sistema; quali iniziative urgenti e indifferibili intendano pertanto intraprendere, al fine di riconsiderare profondamente l'intero impianto normativo dell'articolo 10 del decreto-legge n. 34 del 2019, anche attraverso l'introduzione della cessione del credito d'imposta, corrispondente alla detrazione fiscale connessa alla spesa effettuata, direttamente alle banche, al fine di evitare che artigiani e piccole imprese non possano acquisire il credito per carenza di risorse finanziarie o di capienza fiscale, tale da consentire la procedura di compensazione. Atto n. 4-01935 NASTRI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC), istituito con il decreto legislativo n. 250 del 1997, rappresenta l'autorità italiana di regolamentazione tecnica, certificazione e vigilanza nel settore dell'aviazione civile sottoposta al controllo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo, sono organi dell'ENAC il presidente, il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori dei conti e il direttore generale; l'interrogante segnala come l'attuale direttore generale sia stato confermato per il suo incarico, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° luglio 2014, per un ulteriore periodo di 5 anni e con le stesse procedure di nomina previste per il consiglio di amministrazione, come previsto ai sensi dell'articolo 5, che rimane in carica 5 anni con la nomina dei suoi componenti, rinnovabile per una sola volta, come stabilito dall'articolo 3; l'attuale quadro normativo, rappresentato dal decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dal decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, all'art. 16 comma 1, lett. l-quater) , dalla legge n. 190 del 2012, articolo 1, commi 4, lettera e) , 5, lettera b) , e 10, lettera b) , dalle linee di indirizzo del Comitato interministeriale istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 gennaio 2013, dal piano nazionale anticorruzione e dalla delibera ANAC n. 13 del 4 febbraio 2015, delinea una serie di regole e criteri per la rotazione del personale dirigente all'interno della pubblica amministrazione; attualmente, nonostante il secondo mandato dell'attuale direttore generale sia giunto ormai alla scadenza, non risulta alcuna iniziativa da parte del Ministro in indirizzo finalizzata alla scelta di un successore, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, nell'ambito delle sue competenze, al fine di prevedere la nomina del nuovo direttore generale di ENAC, nel rispetto della normativa vigente. Atto n. 4-01936 NASTRI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo quanto risulta da un rapporto pubblicato dalla Cgia di Mestre, circa 17.000 lavoratori (pari al 30 per cento degli occupati) rischiano di perdere il posto di lavoro nel settore dei giochi e delle scommesse, a causa dell'alta tassazione e dei regolamenti recentemente introdotti fortemente stringenti; i dati pubblicati dal dossier evidenziano come in Italia il comparto dei giochi, che ricopre 57.000 occupati tra addetti diretti e indotto, è penalizzato da un forte aumento della tassazione (tra le più alte in Europa), che potrebbe causare una perdita occupazionale di 7.000 posti, ai quali si aggiungerebbero altri 10.000 se anche il resto d'Italia dovesse seguire l'esempio della Regione Piemonte, che negli due ultimi anni ha fortemente inasprito le regole degli slot e del gioco d'azzardo; tali decisioni hanno generato un'ovvia riduzione della raccolta, ma anche una crescita della raccolta di altre tipologie di gioco, nonché il possibile aumento del gioco illegale, con una perdita per l'erario stimabile in circa 80 milioni di euro annui e un taglio di quasi 600 posti di lavoro; tali osservazioni appaiono all'interrogante condivisibili in relazione alla perdita sul piano occupazionale che deriverebbe dall'attuale normativa fiscale, evidentemente penalizzante per il comparto, le cui ripercussioni rischiano di incrementare la già gravissima crisi occupazionale esistente nel nostro Paese, anche a cause delle politiche sulla crescita e del lavoro previste dal Governo Conte, sostanzialmente inesistenti, sin dall'inizio della Legislatura; la necessità di prevedere un piano complessivo volto ad evitare ulteriori inasprimenti fiscali, unitamente ad una programmazione di tutela e salvaguardia dei lavoratori del settore dei giochi e delle scommesse, risulta pertanto ad avviso dell'interrogante urgente ed indifferibile, si chiede di sapere: quali valutazioni i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; se condividano le osservazioni contenute nel documento elaborato dalla Cgia di Mestre e quali iniziative di competenza intendano intraprendere, al fine di tutelare e salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori del settore dei giochi e delle scommesse, anche predisponendo un piano di preventivo in grado di intervenire in caso di necessità in favore dei medesimi soggetti.