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Modifiche al codice civile e delega al Governo in materia di filiazione. Onorevoli Senatori. -- Da tempo, nei vari Paesi membri dell'Unione europea, la tendenza è verso una completa equiparazione tra tutti i figli, senza ulteriori qualificazioni. Convenzioni europee sui diritti dell'uomo e del fanciullo, raccomandazioni dell'Unione europea, interventi in tale materia della Corte europea dei diritti dell'uomo si susseguono senza sosta, disegnando un unico quadro rispetto al quale l'Italia presenta alcuni tratti divergenti, nonostante la percentuale dei figli nati fuori dal matrimonio sia superiore al 18 per cento, essendo più che raddoppiata in dieci anni. Una proposta di legge che voglia affrontare le tematiche connesse con la filiazione non può prescindere da una riflessione sulla famiglia e sulla complessa rete di modalità relazionali che oggi ruotano intorno al più tradizionale dei modelli, quello previsto dalla Costituzione all'articolo 29, con le puntualizzazioni contenute all'articolo 30 proprio in relazione ai figli nati fuori dal matrimonio. Occorre pensare la famiglia assumendo un'ottica generazionale, ossia strettamente relazionale, per mettere in evidenza come ogni generazione ipotechi il futuro delle generazioni successive, proprio attraverso i modelli di generatività, che includono la generazione di legami, di valori, di affetti di attese, di speranze e di timori. In altri termini, dal modo in cui una persona si sente generata dai propri genitori e si percepisce inserita nella propria famiglia dipenderà in gran parte la sua maggiore o minore apertura alla generatività. Le capacità generative sono condizionate dalla percezione del clima e dello stile generativo in cui è nata e cresciuta. La famiglia, in altri termini, può essere considerata come generatore e organizzatore di relazioni umane, all'interno di una serie di differenze specifiche che riguardano l'identità di genere (uomo-donna), l'identità di ruolo (genitori-figli) e la specificità di appartenenza (la stirpe e il ceppo familiare). Ogni famiglia capace di affrontare e di risolvere i propri problemi rappresenta una specie di ammortizzatore sociale rispetto ai fenomeni del malessere coniugale e genitoriale, se è capace di innescare delle vere e proprie relazioni di auto-aiuto. Il «family for family» rispetto al disagio, che sperimentano alcune famiglie, presenta una serie di implicazioni positive, in chiave sia preventiva che riparativa. E questo potrebbe essere un motivo in più a sostegno di politiche volte a dare solidità ai legami intra e interfamiliari. Attualmente è possibile che intorno a un nucleo familiare ruotino figli con condizioni diverse tra loro, sia sotto il profilo della relazione genitoriale che sotto quello della relazione di fraternità. Figli nati prima del matrimonio da relazioni diverse da quelle che poi si realizzano nel matrimonio; figli che nascono da successive relazioni che seguono a una separazione o a un divorzio eccetera. I rapporti di fraternità si giocano spesso più sulla base di affinità affettive e caratterologiche che non sulla base di un effettivo vincolo generativo. Le famiglie ricostituite dopo esperienze di dolorose separazioni mentre risolvono una serie di problemi ne aprono degli altri proprio nei rapporti con i figli e nel rapporto tra i figli. Di tutto questo una proposta di legge non può tenere conto con il dovuto rispetto della complessità dei vincoli che si intrecciano, ma può almeno sancire un principio di giustizia e di correttezza nei rapporti tra genitore e figlio e nel rapporto tra fratello e fratello. Senza mai perdere di vista che si tratta di rapporti strutturalmente più fragili rispetto a quelli che si danno nel modello previsto dalla Costituzione, proprio perché i genitori che interagiscono con il figlio hanno a loro volta generato altri nuclei familiari e i fratelli condividono la loro relazione di fraternità facendo riferimento solo a uno dei genitori che li ha generati. La legge può solo cercare di ricreare ex post condizioni di equità, ma non può perdere di vista che le conseguenze che scaturiscono da condizioni familiari variamente articolate non rendono facile prendere le diverse decisioni sotto il profilo economico e sotto il profilo della reciprocità, come quando si tratta di prendersi cura dei genitori nel caso di loro malattia, indigenza disabilità o altro. Le relazioni interne ed esterne alla famiglia costituiscono una trama di rapporti, di affetti, di valori e di convinzioni in cui si generano e si rigenerano, oppure degenerano, i modelli familiari che caratterizzano i diversi approcci genitoriali. Quando questa trama si sfilaccia e si impoverisce, perdendo di consistenza, si creano matrici relazionali sofferenti, che si trasmettono di generazione in generazione. Minando il senso di appartenenza, si generano insicurezza e timore davanti alla possibile assunzione di responsabilità nei confronti degli altri, anche dei propri figli. Le decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo tratteggiano la famiglia come un organismo che presuppone lo sviluppo della personalità dei suoi componenti, sulla base dei princìpi di pari dignità, di libertà, di eguaglianza e di solidarietà. Da qui discende una serie di corollari, tra i quali si possono sicuramente menzionare quelli relativi alla tutela dei figli per se stessi, cioè in quanto individui nati, e alla pari dignità dei figli naturali rispetto ai figli legittimi. Non minore importanza può assumere, anche per quanto attiene al nostro ordinamento, la posizione della Corte europea dei diritti dell'uomo in ordine alla parentela naturale. Relativamente ai rapporti tra i figli naturali, è noto come la Corte costituzionale, intervenendo a margine della parziale incostituzionalità dell'articolo 565 del codice civile, abbia dichiarato doversi considerare nella categoria dei chiamati alla successione legittima, in mancanza di altri successibili, e prima dello Stato, i fratelli e le sorelle naturali, riconosciuti o dichiarati. Già nella sentenza n. 55 del 1979 veniva affermato dalla Consulta che «(...) appare contrastante con il principio di eguaglianza e di pari dignità sociale un regime successorio che escluda che i fratelli (o le sorelle) naturali possano succedere ai propri fratelli (o sorelle) naturali (...)». Ciò nonostante, il legislatore non è intervenuto. Nel nostro ordinamento, l'articolo 2 della Costituzione appresta la chiave di lettura del fondamento che la Costituzione stessa offre alla famiglia attraverso gli articoli 29, 30 e 31. La parificazione di tutte le forme di filiazione, quale che sia la fonte di costituzione del legame giuridico, è conseguenza diretta dell'impianto costituzionale. Del resto, l'articolo 30 della Costituzione si esprime assai chiaramente in proposito, quando discorre di diritti e di doveri dei genitori: qui non vi è spazio per alcuna forma di discriminazione. Va tenuto sempre presente che l'articolo 30, terzo comma, della Costituzione assicura ogni tutela ai figli nati fuori del matrimonio, purché compatibile con la garanzia della famiglia legittima. Il criterio della compatibilità non può tuttavia comportare il sacrificio dei diritti inviolabili della persona: se c'è conflitto, occorre trovare il punto di equilibrio.