[pronunce]

Sostiene la Provincia autonoma che la competenza riconosciuta dalle norme denunciate non può essere fatta rientrare nella materia dell'ordinamento civile, di competenza esclusiva dello Stato, né nelle altre materie attribuite alla Provincia dallo statuto, ma, per la parte non compresa nella “tutela e sicurezza del lavoro”, deve ritenersi riconducibile alla competenza residuale generale di cui al quarto comma dell'art. 117 Cost., in base al meccanismo fissato dall'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. Le competenze relative all'instaurazione di regolari rapporti di lavoro degli extracomunitari rientrano, ad avviso della ricorrente, nel complesso delle competenze legislative e amministrative provinciali, precedentemente in parte delegate alla Provincia, ma ormai divenute interamente proprie della stessa, a seguito della citata riforma del titolo V. Tale ricostruzione sarebbe confermata dall'assetto normativo delineato dal comma 1 della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), che ha introdotto nell'art. 22 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), il comma 16, il quale farebbe salve le competenze spettanti alla Provincia autonoma in materia di instaurazione dei rapporti di lavoro dei lavoratori stranieri. La ricorrente sostiene che, proprio per l'esistenza di tali competenze provinciali, i contratti di soggiorno per lavoro subordinato di cui agli articoli 5-bis e 22 del citato d.lgs. n. 286 del 1998 sono sempre stati sottoscritti non presso gli uffici del Commissario del Governo, ma presso gli uffici della Provincia (e, in particolare, presso la Ripartizione XIX – Ufficio del lavoro, le cui competenze sono indicate dal menzionato allegato 1, punto 19, del decreto del Presidente della Giunta provinciale 25 giugno 1996, n. 21). Secondo la Provincia, tale assetto di competenze amministrative è stato illegittimamente modificato dalla normativa statale denunciata, che le ha sottratto le funzioni relative alla stipula dei contratti di lavoro degli extracomunitari in posizione irregolare e le funzioni strettamente connesse. 1.4. – Nella parte finale del ricorso, si osserva, con riferimento al denunciato comma 1 dell'art. 1 del d.l. n. 195 del 2002, che «la legge statale (se competente) avrebbe quanto meno dovuto […] prevedere […] che tali denunce, finalizzate alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro, fossero presentate presso il competente ufficio dell'amministrazione della Provincia». Analoghi rilievi di incostituzionalità, relativi all'attribuzione delle competenze ad uffici statali anziché ad uffici provinciali, sono proposti con riferimento agli altri due commi denunciati. 2. – Si è costituita l'Avvocatura generale dello Stato, per il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo il rigetto del ricorso. Sostiene l'Avvocatura che il decreto-legge n. 195 del 2002 disciplina il lavoro degli extracomunitari con specifico riferimento alla legalizzazione di posizioni irregolari di soggetti immigrati clandestinamente. Ciò è confermato dal fatto che il procedimento di regolarizzazione contiene un subprocedimento di competenza della Questura, per l'accertamento della sussistenza dei requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno (art. 1, comma 4, ultimo periodo), che è condizione essenziale per la stipula del contratto di lavoro (art. 1, comma 5). Non vale, pertanto, ad avviso dell'Avvocatura, il parallelismo richiamato dalla ricorrente fra la disciplina denunciata e l'art. 22 del decreto legislativo n. 286 del 1998, come integrato dalla legge n. 189 del 2002, che si riferisce non alla regolarizzazione dell'immigrazione clandestina, ma semplicemente alla stipula di contratti di lavoro di stranieri già regolarmente residenti in Italia. L'Avvocatura osserva, in conclusione, che le norme oggetto del ricorso devono essere inquadrate nella materia dell'immigrazione, riservata alla potestà legislativa esclusiva dello Stato dall'art. 117, comma secondo, lettera b), Cost. 3. – Con successiva memoria, la stessa Avvocatura precisa che la disciplina censurata rientra anche nella materia della “condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea”, riservata allo Stato dall'art. 117, secondo comma, lettera a) , Cost. 4. – Con memoria depositata nell'imminenza dell'udienza, la Provincia autonoma contesta la riconducibilità della disciplina denunciata alla materia dell'immigrazione. 4.1. – In primo luogo, ad avviso della ricorrente, la finalità del decreto-legge contenente le norme denunciate non è il controllo del fenomeno migratorio, ma la regolarizzazione dei rapporti di lavoro sommersi, per realizzare la massima estensione delle garanzie previste per tutti i lavoratori. Il fatto che il decreto-legge in questione riguardi i lavoratori extracomunitari irregolari non escluderebbe, ma semmai confermerebbe che le norme denunciate debbono essere ricondotte all'àmbito materiale della tutela del lavoro anziché a quello dell'immigrazione, anche in forza dell'applicazione del criterio della prevalenza della finalità perseguita, enunciato da ultimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 50 del 2005. 4.2. – In secondo luogo, la Provincia nega che, ai fini dell'individuazione della materia cui ricondurre la disciplina oggetto di causa, possa avere rilievo la competenza della Questura per il rilascio del permesso di soggiorno, prevista dal denunciato comma 4. Infatti, tale competenza, che non ha a che vedere con la finalità principale del decreto-legge, deve essere ascritta alla materia dell'immigrazione e deve essere esclusa dall'ambito del giudizio di legittimità costituzionale, limitato «ai profili legati all'attività della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo, proprio perché è dall'affidamento ad essa dei compiti legati alla procedura di regolarizzazione del lavoro irregolare degli extracomunitari che discende il vulnus per le competenze provinciali».1. – La Provincia autonoma di Bolzano ha proposto questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, commi 1, 4 e 5, del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 ottobre 2002, n. 222, per violazione delle competenze provinciali di cui agli articoli 9, numeri 4 e 5, 10 e 16 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige (decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, recante “Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige”), alle correlative norme di attuazione di tale statuto (articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 280, recante “Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di disciplina delle commissioni comunali e provinciali per il collocamento al lavoro”;