[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 9, commi 2 e 3, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), promosso dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Trapani con ordinanza del 14 febbraio 2009, iscritta al n. 136 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 20, prima serie speciale, dell’anno 2009. Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 novembre 2009 il Giudice relatore Gaetano Silvestri. Ritenuto che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trapani, con ordinanza del 14 febbraio 2009, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 19 (recte: 13) della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 3, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), nella parte in cui «consente l’arresto al di fuori dei casi di flagranza del reato per violazioni del precetto di vivere onestamente e rispettare le leggi, imposto con [la] misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno»; che il rimettente è investito della richiesta, formulata dal pubblico ministero in data 12 febbraio 2009, di convalida dell’arresto e di contestuale applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di una persona, già sottoposta alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, denunciata da alcuni parenti per avere più volte estorto agli stessi somme di danaro; che l’arresto dell’indagato, secondo quanto riferito dal giudice a quo, sarebbe stato eseguito dalla polizia giudiziaria al di fuori della flagranza, «sul semplice presupposto della denuncia di piccoli fatti estorsivi consumati in ambito familiare», in applicazione della previsione contenuta nell’art. 9, comma 3, della legge n. 1423 del 1956, e ciò in linea con il diritto vivente, secondo il quale «colui che commette un delitto (nella specie, un furto) durante il periodo in cui è soggetto a sorveglianza speciale deve rispondere anche del reato di violazione della prescrizione di vivere onestamente e di rispettare le leggi ex art. 9 L. 27 dicembre 1956, n. 1423» (sono richiamate le sentenze della Corte di cassazione 18 ottobre 2007, n. 39909; 12 maggio 2004, n. 32915; 9 gennaio 1996, n. 1888; 1 ottobre 1981, n. 9356; 8 marzo 1965, n. 384); che in questa prospettiva, osserva il rimettente, la persona sottoposta a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno può essere arrestata «anche a fronte della commissione di delitti di modesta gravità, ed al di fuori della conclamata situazione di colpevolezza costituita dalla flagranza di reato»; che inoltre la temporanea privazione della libertà personale avviene «al di fuori dei casi di urgenza, indicati tassativamente dalla legge, e per la violazione di precetti penali che non consentirebbero l’arresto in flagranza»; che dunque, ritenendo che la previsione censurata si ponga in «palese violazione dei principi costituzionali posti dagli artt. 3 e 19», il rimettente solleva la questione di legittimità costituzionale nei termini sopra indicati, contestualmente sospendendo il procedimento di convalida dell’arresto; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la manifesta infondatezza della questione sollevata in riferimento all’art. 3 Cost. e per l’inammissibilità della questione sollevata con riguardo all’art. 19 Cost.; che, a proposito dell’asserita disparità di trattamento e della conseguente violazione del principio di ragionevolezza, la difesa erariale osserva come la Corte costituzionale abbia più volte precisato che il proprio intervento deve intendersi limitato alla verifica dell’arbitrarietà, contraddittorietà e palese irragionevolezza della disciplina sottoposta a scrutinio; che, nella specie, la normativa in esame prevede un discrimine tra soggetti sottoposti alle misure di prevenzione e soggetti che invece non lo sono, e che da tale distinzione discenderebbe, tra le molteplici conseguenze, anche la prevista possibilità dell’arresto fuori dei casi di flagranza del reato per i soggetti sottoposti alla sorveglianza speciale con obbligo (o divieto) di soggiorno; che la ratio della diversa disciplina si rinviene agevolmente, a parere dell’Avvocatura generale, nella «maggiore ed acclarata (da un tribunale che ha emesso un decreto applicativo della misura in oggetto) pericolosità sociale» della persona sottoposta alla predetta misura, da cui discenderebbe l’esigenza di un «controllo più rigido e attento» del comportamento che questa assume; che pertanto la rilevata diversità di trattamento non sarebbe censurabile in sede di controllo di costituzionalità; che, infine, con riguardo all’asserito contrasto della norma oggetto di censura con l’art. 19 Cost., la difesa dello Stato segnala per un verso l’inconferenza del parametro evocato, giacché il principio di libera professione della fede religiosa non appare in alcun modo investito dalla previsione contenuta nella norma predetta, e, per altro verso, la mancata esplicitazione, da parte del rimettente, delle ragioni dell’asserito contrasto, con la conseguenza che sotto tale profilo la questione risulterebbe inammissibile. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trapani solleva, in riferimento agli artt. 3 e 19 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 3, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), nella parte in cui «consente l’arresto al di fuori dei casi di flagranza del reato per violazioni del precetto di vivere onestamente e rispettare le leggi, imposto con [la] misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno»; che il richiamo operato dal rimettente all’art. 19 Cost., quale parametro asseritamente violato dalla norma censurata, deve in realtà intendersi riferito all’art. 13 Cost., il cui contenuto precettivo è esplicitamente evocato nell’atto introduttivo del presente giudizio; che d’altronde la questione, pur formalmente posta in riferimento all’art. 9, comma 3, della legge n. 1423 del 1956, concerne l’intera disciplina sanzionatoria che il legislatore ha dettato con riguardo alla sorveglianza speciale con obbligo (o divieto) di soggiorno, contenuta nel comma 2 del medesimo articolo;