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-- Se i fatti di cui agli articoli 2621 e 2622 cagionano un grave danno ai soci, ai creditori, ai risparmiatori o alla società, la pena è aumentata fino alla metà». 7 (Modifiche all’articolo 27 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39) 1 All’articolo 27 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, sono apportate le seguenti modificazioni: a il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. I responsabili della revisione legale i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nelle relazioni o in altre comunicazioni consapevolmente attestano il falso od occultano informazioni concernenti la situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, ente o soggetto sottoposto a revisione, in modo idoneo a indurre in errore rilevante per natura o per entità i destinatari delle comunicazioni sulla predetta situazione, sono puniti con la reclusione da un anno a cinque anni.»; b il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. Se la condotta di cui al comma 1 ha cagionato un grave danno alla società, all’ente o al soggetto sottoposto a revisione, ai soci o ai creditori, la pena è aumentata». 8 (Modificazioni al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica) 1 All'articolo 25- ter del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni: a al primo comma, la lettera a) è sostituita dalla seguente: « a) per il delitto di false comunicazioni sociali, previsto dall'articolo 2621 del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a seicento quote»; b al primo comma, la lettera b) è sostituita dalla seguente: « b) per il delitto di false comunicazioni sociali nelle società quotate e nelle società che emettono o garantiscono strumenti finanziari, previsto dall'articolo 2622 del codice civile, la sanzione pecuniaria da quattrocento a ottocento quote»; c al primo comma, le lettere c), d), e), f) e g) sono abrogate; d è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 3 -bis. Nei casi di condanna per i delitti indicati nel comma 1, lettere a), b) e s) si applicano le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2». 2 Dopo l'articolo 25- duodecies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono inseriti i seguenti: «Art. 25- terdecies. - (Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni dei responsabili della revisione legale). -- 1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a) per il delitto di cui all'articolo 27, comma 1, la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a cinquecento quote; b) per i delitti di cui all'articolo 27, commi 2 e 5, la sanzione pecuniaria da trecento a seicento quote. Art. 25- quaterdecies. - (Reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto) . -- 1. In relazione alla commissione dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a) per i delitti di cui agli articoli 4, 5, comma 1, 10- bis e 10- ter , la sanzione pecuniaria fino a trecento quote; b) per i delitti di cui agli articoli 10 e 11, comma 2, la sanzione pecuniaria da duecento a seicento quote; c) per i delitti di cui agli articoli 2, comma 1, 3, 8 e 11, comma 1, la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a settecento quote. 2. Nei casi di condanna per i delitti indicati nel comma 1, lettere b) e c), si applicano le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non superiore ad un anno». III DISPOSIZIONI IN MATERIA DI DELITTI CONTRO L’ORDINE ECONOMICO E FINANZIARIO 9 (Introduzione del capo III- bis nel libro secondo, titolo VIII, del codice penale in materia di riciclaggio e impiego dei proventi di reato da parte dei concorrenti nel medesimo) 1 Nel libro secondo, titolo VIII, del codice penale, dopo il capo III è aggiunto il seguente: «Capo III- bis DEI DELITTI CONTRO L'ORDINE ECONOMICO E FINANZIARIO Art. 518- bis. - (Impiego e riciclaggio di denaro, beni ed altre utilità). -- È punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da 2.500 a 25.000 euro: 1) chiunque impiega in attività economiche e finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo; 2) chiunque sostituisce, trasferisce, attribuisce fittiziamente ad altri la titolarità o la disponibilità di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo; 3) chiunque compie altre operazioni in modo da ostacolare l'identificazione della provenienza di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo. Se il denaro, i beni e le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni le condotte di cui al comma che precede sono punite con la pena della reclusione da uno a sei anni e con la multa da 1.000 a 10.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale, nell'esercizio di attività bancaria, di cambiavalute ovvero di altra attività soggetta ad autorizzazione, licenza, iscrizione in appositi albi o registri o ad altro titolo abilitante, nell'esercizio dell'ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza dell'imprenditore. Le pene previste dai commi che precedono sono diminuite dalla metà ai due terzi per chi si sia efficacemente adoperato per assicurare le prove del reato o l'identificazione dei beni, del denaro e delle utilità oggetto, profitto, prezzo o prodotto del delitto. Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista nel comma che precede e dagli articoli 62, numero 6), 98 e 114, concorrenti con l'aggravante di cui al terzo comma non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e la diminuzione di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall'aumento conseguente alla predetta aggravante. Art. 518- ter. - (Pene accessorie). -- Alla condanna per il delitto di impiego e riciclaggio consegue: 1) l'interdizione da una professione o da un'arte e dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, ai sensi dell'articolo 32- bis per una durata non inferiore ad anni tre; 2) la pubblicazione della sentenza ai sensi dell'articolo 36, commi secondo e terzo; 3) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione ai sensi dell'articolo 32- ter per una durata non inferiore ad anni tre;