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Norme per la riduzione dei termini di pagamento nelle transazioni commerciali e per il recupero dei crediti, nonché istituzione di un fondo rotativo presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la cessione dei crediti delle imprese. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge individua soluzioni efficaci al problema dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali che vede l'Italia al di sotto della media tra i Paesi europei. I ritardi di pagamento incidono negativamente sull'attività delle imprese, in particolare su quelle di piccole dimensioni, già messe in difficoltà dallo sfavorevole contesto economico e dal razionamento del credito. Le lunghe attese per incassare quanto fatturato riducono la liquidità aziendale e gli investimenti e impediscono il buon finanziamento del mercato interno, frenando la crescita e la competitività. Nel 2009 l'effetto della crisi economica e finanziaria si è riflesso sia nella diminuzione degli ordinativi sia nel peggioramento delle condizioni di pagamento. In particolare, nelle transazioni commerciali con clienti italiani quasi la metà delle imprese ha accusato una dilazione dei tempi di incasso. Ancora più ritardataria si conferma la pubblica amministrazione, malgrado siano pochissime le imprese manifatturiere che intrattengono rapporti di fornitura con gli enti pubblici. Il sistema imprenditoriale italiano è già di per sé afflitto da altri endemici problemi legati alla perdita di competitività dei prodotti e dei servizi offerti, le cui cause vanno ricercate nell'eccessiva imposizione fiscale, in gran parte dovuta al debito pubblico italiano e ai vincoli europei di stabilità, nonché nell'affermazione di concorrenti estremamente aggressivi sul piano dei costi di produzione dei prodotti. Va da sé, quindi, che in un simile contesto economico negativo i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali finiscono per acuire tale stato di sofferenza delle imprese alle prese con il progressivo razionamento del credito da parte delle banche per mancanza di liquidità. Oltre a danneggiare le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, le dilazioni nei pagamenti, limitando le stesse transazioni commerciali, frenano il buon funzionamento del mercato interno, ostacolandone la crescita e la concorrenzialità. A ciò si aggiunga il fatto che i termini di pagamento nelle transazioni commerciali in Italia sono ben più lunghi di quelli della media europea. Recenti stime, infatti, confermano tale situazione negativa: si va da una media di circa 32 giorni nei Paesi scandinavi a 78 giorni nel sud dell'Europa. Il periodo di tempo concesso per il pagamento dipende da diversi fattori: le penali applicate per il ritardo, considerando che i Paesi con i termini di pagamento più brevi fanno uso di penali molte rigide e dissuasive; i mezzi di pagamento, effettuati rapidamente tramite bonifico e meno velocemente tramite assegno o cambiale; i fattori culturali, che portano a stipulare contratti anche oralmente e con pratiche commerciali diverse tra i vari Paesi. Rispetto alla media europea, in Italia occorre più tempo per essere pagati, il ritardo medio è di 28 giorni (era di 23,9 giorni nel 2007). Il periodo medio di pagamento è di 57 giorni per i privati, di 88 giorni per le imprese e di ben 135 per la pubblica amministrazione. Va inoltre ricordato che le piccole e medie imprese (PMI) italiane hanno normalmente una dotazione insufficiente di capitale proprio, oltre a difficoltà oggettive di accesso al credito. Tale debolezza è accentuata dalla cultura dei pagamenti tardivi, favorita dalla difficoltà e dalla lentezza con le quali il creditore riesce a ottenere la relativa tutela giudiziaria nei confronti del debitore insolvente. Per porre un freno a questo stato di cose e per attivare un circuito virtuoso capace di incidere sulla cattiva pratica del ritardo dei pagamenti il disegno di legge individua strumenti giuridici ulteriori rispetto a quelli in vigore, strumenti che, almeno in parte, consentano alle imprese di recuperare la liquidità connessa al credito nei confronti dei terzi debitori con minore sforzo economico e diano loro più certezze nella programmazione economica e finanziaria. In Italia la materia è attualmente disciplinata dal decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, che dà attuazione alla direttiva 2000/35/CE per i contratti conclusi prima del 16 marzo 2013 e dal decreto legislativo n. 192 del 2012, che recepisce la direttiva 2011/7/UE. Nonostante alcuni miglioramenti registrati fino al 2007, tuttavia, la recente crisi economica ha messo in luce gli aspetti di criticità della menzionata legislazione italiana in materia e, primi tra tutti, la lentezza del processo civile e l'inefficacia delle sanzioni, senza considerare la difficoltà che hanno le aziende creditrici nell'accesso a un ulteriore credito presso le banche e nella cessione dei crediti medesimi a queste ultime. La soluzione potrebbe essere individuata nell'introduzione di due strumenti giuridici che, se coordinati tra loro, renderebbero estremamente svantaggioso per le aziende ritardare i pagamenti a scapito delle imprese che si comportano correttamente nel mercato, creando così un circuito virtuoso in grado sia di accorciare i tempi di pagamento nell'immediato sia di capovolgere la cattiva cultura delle morosità in prospettiva. Allo scopo si potrebbe prevedere l'individuazione di termini certi e inderogabili di pagamento con modalità di entrata in vigore scaglionata nel tempo e con un periodo transitorio stabiliti dalle singole camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA) per l'entrata a regime entro il termine massimo di un anno dalla data di entrata in vigore della legge -- mutuando al riguardo quanto espressamente previsto nella legislazione francese e precisamente all'articolo L 441-6 del code de commerce , modificato dalla legge sulla modernizzazione dell'economia (LME) n. 776 del 4 agosto 2008, e quindi, trenta giorni dalla data di ricezione della merce o di esecuzione della prestazione richiesta, termine derogabile concordemente dalle parti ma che comunque non può superare i quarantacinque giorni successivi alla fine del mese in cui è avvenuta l'operazione o sessanta giorni a partire dalla data di emissione della fattura. La legge prevede inoltre la sanzione di un'ammenda per i trasgressori dei limiti massimi o per coloro che abbiano fissato un tasso o delle condizioni di esigibilità secondo modalità non conformi alle disposizioni della legge o degli accordi di applicazione. Il disegno di legge fissa dunque, salvo diversa disposizione pattuita fra le parti, nel trentesimo giorno dalla data di consegna o di spedizione della merce o dalla data di esecuzione della prestazione, il termine di pagamento nelle transazioni commerciali. In caso di superamento dei previsti termini di pagamento si attivano i seguenti meccanismi giuridici: a) l'automatica iscrizione del debitore moroso nel registro informatico dei protesti tenuto dalle CCIAA territorialmente competenti. Tale iscrizione avrebbe certamente un effetto deterrente per l'azienda debitrice impossibilitata ad accedere al credito presso le banche ma, al contempo, avrebbe anche un effetto acceleratorio del pagamento del debito: piuttosto che rimanere iscritto negli elenchi dei protesti il debitore sarà incentivato a saldare il debito e a pagare la mora e la sanzione per il ritardo, ove ciò comportasse la cancellazione dall'elenco; b) l'istituzione di un fondo rotativo presso le CCIAA.