[resaula]

Si era creduto che i venti di guerra e di repressione potessero venire esclusivamente da qualche pericoloso dittatore in Corea del Nord o in Venezuela; si è ritenuto, a torto forse, che la madre di tutti i problemi fosse lo strapotere economico della Cina. Non era stato capito o era stato sottovalutato il messaggio nato dalla fine di alcune egemonie politiche europee che avevano portato alla distruzione, per esempio, della ex Jugoslavia, una realtà federativa che accomunava etnie simili, ma diverse, che al venir meno del collante politico dato dal generale Tito si è trasformato in uno scontro armato senza quartiere, che ha infiammato l'ultimo decennio del secolo scorso. L'Europa e l'Occidente avrebbero dovuto rispondere insieme a queste sfide sistemiche, che sono sfide ai nostri valori, alla nostra cultura e al nostro modo di vivere, esportando un'idea di Europa e di Occidente a tutti i popoli e a tutte le Nazioni di tradizione greco-romana e giudaico-cristiana, anche a quelli liberati dal gioco della dittatura comunista. Per fare questo ci voleva e ci vuole capacità di intermediazione, arte della convergenza e visione strategica. Ci voleva, ci vogliono e ci vorranno interpreti capaci. In altre parole ci vuole leadership e ci vogliono i leader politici che creino le condizioni per la sua realizzazione. Consentitemi qui di dire che è fin troppo facile dire e riconoscere che un solo uomo, un solo leader illuminato e capace ha saputo interpretare questo nodo politico; solo Silvio Berlusconi capì che fra i Paesi della NATO e la Russia si dovevano porre le basi per una convergenza di prospettive e di interessi strategici e nel 2002, a Pratica di Mare, avviò questo processo virtuoso che avrebbe portato un futuro migliore per il mondo, per l'Europa e per l'Italia. Diceva Malcolm X che la storia è la memoria di un popolo e, senza una memoria, l'uomo è ridotto al rango di animale inferiore. Infatti solo chi non ha leadership politica non ne ha memoria. Pensare che le macerie del regime comunista, fatto di oppressione, di invasioni, di repressione, dalla carestia artificiale con la quale Stalin massacrò milioni di ucraini, la spietata repressione della resistenza patriottica anticomunista in Lituania, i carri armati russi a Budapest e a Praga, non segnassero profondamente il sentiment di quei popoli una volta affrancati dalla dittatura non solo verso il sistema comunista, ma verso il Paese con cui il sistema si identificava. Quei popoli che hanno scelto la libertà della democrazia si sono rivolti all'Europa, chiedendo di essere parte della nostra comunità di popoli liberi e noi abbiamo il dovere di essere dalla loro parte, con chi ha aderito all'Alleanza atlantica e con chi, come l'Ucraina, con l'Alleanza atlantica e l'Europa stava costruendo un rapporto di mutualità senza alcun significato ostile verso la Russia. Sull'origine di questo conflitto vi sono, in ogni caso, elementi oggettivi di discussione quali ad esempio le discriminazioni delle minoranze russe in alcune aree dell'Ucraina o il Battaglione Azov con i mercenari che esibiscono le svastiche. Non è nostro compito fare l'esegesi del conflitto; il Governo e il Parlamento hanno il dovere di dare risposte al contesto geopolitico, economico e sociale che questi eventi hanno determinato. L'approvazione di questo decreto-legge, con le prime misure urgenti, sono un segno tangibile della risposta del popolo italiano. La politica ha anche il dovere di impedire che nel terzo millennio vi siano guerre. Esortiamo quindi il Governo ad agire nel solco della mediazione che porti quanto prima ad un cessate il fuoco e ad una soluzione negoziale efficace. Occorre, in ultimo, non per ultimo, ribadire che lì dove ci sono violazioni della sovranità territoriale, lì dove ci sono bombe pseudo intelligenti, lì dove c'è distruzione e morti di civili, senza se e senza ma, Forza Italia nel solco del dettato costituzionale, dello spirito fondante del nostro movimento e nel rispetto dei diritti inalienabili dei cittadini d'Italia e del mondo, è stata, è e sarà sempre dalla parte della libertà e dell'autodeterminazione dei popoli. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, non so se userò tutto il tempo a disposizione, domani la nostra collega Isabella Rauti interverrà sulla dichiarazione di voto in occasione della fiducia e lì entreremo anche nel dettaglio delle tante ragioni che ci spingono a questo passo che avremmo potuto evitare, ma al quale ci avete spinto con la vostra condotta irresponsabile. Vorrei semplicemente ricordare all'Assemblea e ai pochi colleghi che sono rimasti quello che è successo in questi giorni. Ho letto e sentito ricostruzioni surreali di quanto abbiamo vissuto tutti insieme nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa. Sono successe cose incredibili, ma non vuol dire che siano positive, anzi sono sicuramente molto negative, soprattutto per il Paese che ha la sventura di essere amministrato e governato da una maggioranza che ha perso il controllo di sé stessa, in un momento così grave della vita politica internazionale. Dicevo che succedono cose incredibili; succede ad esempio che Fratelli d'Italia presenti un ordine del giorno in Commissione per fare una richiesta molto banale. L'ordine giorno ripete semplicemente cose già accadute, ripete dichiarazioni virgolettate del presidente del Consiglio Draghi su alcuni impegni in ambito internazionale che l'Italia ha sottoscritto più volte negli anni scorsi; ripete quanto già contenuto in un ordine del giorno analogo approvato a larghissima maggioranza alla Camera e chiede semplicemente che quegli impegni che valevano alla Camera una settimana prima, possano valere anche al Senato la settimana successiva. Invece, nel novero delle cose incredibili, succede che il MoVimento 5 Stelle probabilmente voleva utilizzare il nostro ordine del giorno per le sue finalità di carattere politico, per boicottare la maggioranza di cui fa parte. Il Governo, infatti, di fronte a un ordine del giorno talmente lineare e trasparente fa l'unica cosa che poteva fare: lo accoglie. Il Governo, infatti, non può non accogliere un ordine del giorno che riflette la storica posizione di Fratelli d'Italia, che esisteva prima della nascita di questo Esecutivo e di questa legislatura perché faceva parte del nostro programma elettorale già molti anni prima. Il Governo fa quindi una cosa semplice, banale: accoglie l'ordine del giorno che fa affermazioni su cui il Governo si era già espresso positivamente la settimana prima alla Camera. Naturalmente però questo non è sufficiente. Succede che un ex Presidente del Consiglio di questo Paese, in carica per tre anni, va dall'attuale Presidente del Consiglio, che lui almeno formalmente sostiene, e gli dice di non essere d'accordo. Succede che il Presidente del Consiglio si rivolga persino al Presidente della Repubblica per confermare la linea del Paese, in coerenza con gli impegni internazionali sottoscritti. Il giorno seguente tuttavia va in scena tutto un altro film, cioè questo tentativo puerile e ridicolo - lo ripeto: puerile e ridicolo - del MoVimento 5 Stelle, che convince la maggioranza, che è ormai allo sbando, a mettere in scena la seguente trovata geniale. L'ordine del giorno è stato accolto dal Governo. Questa è storia e dalla storia non si può tornare indietro.