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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento di Silvia Romano. Onorevoli Senatori . – Il 20 novembre 2018, Silvia Romano, cooperante, è stata rapita in Kenya, nel villaggio di Chakama, a circa 80 km a ovest di Malindi. Silvia Romano ha 23 anni ed è un'operatrice di una ONG operante in Africa per la cura di bambini. La giovane volontaria italiana, Silvia Romano, lavora per Africa Milele Onlus, con sede a Fano, nelle Marche, una ONG attiva nella zona. Il rapimento sarebbe avvenuto intorno alle ore 20 locali, durante l'attacco di ottanta uomini armati nel mercato di Chakama, nella contea di Kilifi. Nell'attacco altre cinque persone sarebbero rimaste ferite, tra cui due ragazzini di dieci e dodici anni. In ospedale è stato anche ricoverato un ventitreenne, colpito al petto, le cui condizioni sono invece critiche. Il motivo dell'attacco non è ancora chiaro. Nella zona ci sono stati rapimenti di altri stranieri da parte dei fondamentalisti islamici. In data 27 novembre, sette giorni dopo il suo rapimento, James, un ragazzo nigeriano la cui istruzione è sostenuta dalla Onlus per cui lavora Silvia Romano, testimone dei minuti drammatici del rapimento, ha dichiarato all'Ansa: « Silvia piangeva disperata, urlava “aiutatemi” mentre veniva trascinata via dagli uomini armati. Erano almeno in 4, li abbiamo seguiti ma hanno iniziato a sparare per tenerci lontano. Noi avevamo solo i coltelli. Se fossero stati Shabaab somali o estremisti islamici avrebbero potuto fare tranquillamente una strage, uccidendo chiunque si fossero trovati davanti », insiste James. La gran parte degli abitanti si trovava nella « guest house » che sorge di fronte alla struttura, una delle poche non di fango nel villaggio, nella quale per anni sono stati ospitati volontari da tutto il mondo. « Bastava tirare una bomba lì » e non un ordigno a dir poco artigianale che hanno fatto esplodere in mezzo alla strada. Dopo nove giorni dal suo rapimento fonti nella zona hanno riferito all'Ansa che Silvia Romano « è stata costretta a indossare un niqab » che lascia scoperti solo gli occhi e che i rapitori « le mettono sul viso e sulle mani » del fango per non farla riconoscere. Sempre per non farla riconoscere, i sequestratori « le hanno tagliato le treccine » con un coltello, ritrovate domenica scorsa nella foresta a nord di Malindi. In data 11 dicembre la polizia del Kenya ha arrestato uno dei tre rapitori della cooperante italiana. L'hanno riferito diversi media locali, citando il capo della polizia amministrativa, James Akoru. L'uomo si chiama Ibrahim Omar ed è stato arrestato in una abitazione nel villaggio di Bangale, nella contea di Tana River. Nell'abitazione, secondo alcuni media, sono stati trovati un kalashnikov e cento munizioni. Gli investigatori, sulla base di avvistamenti compiuti da alcuni pastori, erano certi che la giovane fosse ancora viva e ritenevano che gli altri autori del sequestro avvenuto a Chakama, nella contea di Kilifi, sarebbero potuti ancora essere nascosti nella foresta o potrebbero aver trovato rifugio in una qualsiasi « manyatta » – le comunità formate da gruppi di capanne – nella vasta regione di Garsen, nella contea del fiume Tana. « I rapitori sono nella contea del fiume Tana, hanno difficoltà a reperire mezzi di trasporto. Due loro motociclette, che sono state recuperate dalla polizia, si sono rotte nella foresta », disse all'epoca un'anonima fonte investigativa al quotidiano The Nation . La procura di Roma indaga per sequestro di persona per finalità di terrorismo: dopo diversi mesi ha ottenuto l'invio alle autorità kenyote di una rogatoria internazionale per conoscere gli sviluppo dell'attività istruttoria. Il Ros dei carabinieri, ad aprile, ha inviato investigatori in Kenya. Non si hanno ancora notizie certe su quale sia il gruppo di appartenenza degli uomini che l'hanno rapita. A marzo il premier Giuseppe Conte aveva detto che « sul rapimento di Silvia Romano non siamo ancora riusciti a venirne a capo ». Appare assolutamente preoccupante il silenzio calato intorno al rapimento, alle cause e sulle condizione di Silvia Romano. Tacciono le autorità del Kenya, si trincerano dietro il riserbo, per non compromettere le indagini, le autorità italiane. Un silenzio, tuttavia, assordante. In data 11 aprile gli organi di informazione hanno riportato la notizia della consegna, da parte degli investigatori kenyani, ai carabinieri del Ros, di un fascicolo con gli atti raccolti fino a quel momento, compresi i verbali dei due sequestrati arrestati pochi giorni dopo il prelevamento della ragazza, dichiarando che Silva era viva. In data 21 giugno, Massimo Alberizzi ha pubblicato su « Il Fatto quotidiano » un'inchiesta giornalistica in cui teorizza la pista del rapimento per vendetta, poiché, pare, che Silvia Romano « aveva denunciato casi di pedofilia ». Nell'elaborato Alberizzi ricostruisce, con tanto di testimonianze a suo dire mai raccolte, gli ultimi giorni di libertà della cooperante. Le dichiarazioni e l'articolo di Alberizzi sono state smentiti da Davide Ciarrapica, un trentunenne di Seregno che gestisce un centro per bambini a Likoni, un villaggio separato da Mombasa da un braccio di mare che si può superare con un traghetto. A nostro parere il silenzio calato su questa vicenda non è più sopportabile e riteniamo urgente che il governo italiano si faccia carico di riportare Silvia Romano a casa dai suoi cari e che venga fatta chiarezza sull'accaduto. Pertanto chiediamo che venga istituita una commissione di inchiesta sul rapimento di Silvia Romano. Nello specifico, l'articolo 1 prevede l'istituzione della Commissione ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione e che la stessa abbia la durata di un anno e il compito di accertare le dinamiche relative al rapimento di Silvia Romano e le motivazioni che hanno portato a tale sequestro, nonché di ricostruire in maniera puntuale le circostanze che hanno portato agli eventi. Si dispone inoltre che la Commissione, al termine dei propri lavori, presenti una relazione alle Camere sul risultato dell'inchiesta. L'articolo 2 stabilisce che la Commissione sia composta da quindici senatori e da quindici deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari e assicurando comunque la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo parlamentare. Inoltre si prevedono i criteri per l'elezione dei membri dell'ufficio di presidenza della Commissione, composto dal presidente, due vicepresidenti e due segretari e i criteri di elezione del presidente. L'articolo 3 definisce i poteri e i limiti della Commissione. Essa procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria, ha facoltà di acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti o relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti da segreto. Per il segreto di Stato e per i segreti di ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti.