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La Commissione bilancio ha esaminato gli emendamenti, ha preso visione del parere della Ragioneria generale dello Stato e, dove la Ragioneria ha sollevato dei dubbi e delle forti perplessità sull'onerosità dicendo che certe misure costano, non potevamo fare altrimenti: non potevamo dire che quelle misure non costavano più, perché è così. Noi rispettiamo la legge: se la Ragioneria generale dello Stato ci dice che certi interventi costano, per poterli attuare servono le coperture. Se le coperture non ci sono, non possiamo attuare quelle misure: è un discorso semplicissimo. (Applausi) . Abbiamo dato dei pareri di contrarietà, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, su alcuni emendamenti che poi, una volta arrivati in Commissione di merito, sono stati votati e approvati, contrariamente a quanto stabiliscono le regole di bilancio; il che ha comportato che la Ragioneria ha ripreso in mano tutto e ha detto di no perché quegli emendamenti costano e non essendo correttamente e adeguatamente coperti è necessario stralciarli. È semplicissimo. Da qui anche le lungaggini e così via. Per non parlare poi dell' iter in Commissione, visto che sono stato attaccato anche su questo. Il Senato ha una procedura, secondo me legittima, per cui ogni emendamento può essere riformulato più volte. Alla Camera non è così, qui invece si: va bene, ottimo, si può perfezionare l'emendamento. Però, ogni volta che l'emendamento viene perfezionato, viene rivalutato, viene rimesso in discussione e rianalizzato e, se costa, e non ci sono le coperture non si può portare avanti, è una cosa molto semplice, ma purtroppo anche questo non viene apprezzato. (Applausi) . Sono stato accusato anche di lavoro torbido: queste parole sono state usate in Commissione. Ma quale lavoro torbido? Abbiamo dato lettura dei pareri della Ragioneria e addirittura li abbiamo distribuiti per far vedere che non era un lavoro torbido, che non c'era nulla di anomalo, che erano pareri scritti sulla carta; eppure no, eppure abbiamo lavorato male. Che cosa dovremmo fare? (Commenti) . Ce li hanno tutti, colleghi, i vostri Capigruppo ce li hanno. PRESIDENTE . Invito innanzitutto i colleghi della Lega e il presidente della 5 a Commissione a rivolgersi alla Presidenza. In secondo luogo, com'era giusto che fosse, ho consentito interventi anche con la veemenza delle parti che hanno preso la parola, ma adesso consentite al presidente Pesco di concludere. PESCO (M5S) . Ringrazio tutti per il lavoro svolto e che continueremo a fare in Commissione bilancio. Personalmente, lavorerò sempre nella piena e totale trasparenza, nell'interesse di tutti, del Paese, dei cittadini e, soprattutto, dei conti dello Stato. (Applausi) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, dopo una settimana o forse più di attese da parte dell'opposizione per conoscere il parere della maggioranza sul decreto-legge, peraltro in ritardissimo, dopo le risse, i messaggi su twitter, gli avvertimenti, le minacce e gli accordi che poi durano mezza giornata o mezz'ora, perlomeno risparmiateci il vittimismo, perché le vittime sono da questa parte dell'emiciclo: siamo noi che attendiamo da parte della maggioranza di sapere cosa accidenti vuole fare con questo decreto-legge. (Applausi) . La sopportazione e il senso istituzionale che abbiamo dimostrato hanno un limite, presidente Pesco e colleghi della maggioranza. Sono le ore 15,30 ed è da questa mattina che attendiamo di capire cosa c'è scritto all'interno del maxiemendamento. Già ieri, intervenendo, sia io che i colleghi abbiamo denunciato - e lo abbiamo detto anche prima in Conferenza dei Capigruppo - questa stortura inammissibile, inaccettabile, intollerabile, sulla quale spero presto possa dire qualcosa anche il Presidente della Repubblica. Noi abbiamo decreti d'urgenza e solo questi; decreti sui quali viene posta la fiducia in prima lettura per i ritardi, le omissioni e le debolezze della maggioranza. In più, alla vigilia del voto di fiducia, interviene un nuovo caos , per cui non si capisce bene chi comanda all'interno della maggioranza. Se comanda il Governo, signor Ministro, una parola ce la vuole dire oggi? Una parola su quanto sta avvenendo? Ci vuole dire cosa pensa di questo maxiemendamento, del parere della Ragioneria generale? Se il parere della Ragioneria è anche il suo o è soltanto di un organo tecnico? Non sono questioni secondarie. Qui bisogna capire se comanda il Parlamento (non la destra o la sinistra, ma se comanda il Parlamento) o se comanda il signor Biagio Mazzotta, che in questo momento, pro tempore , è il Ragioniere generale dello Stato. Se comanda, infatti, il signor Biagio Mazzotta, possiamo anche rinunciare a venire ogni mattina qui in Parlamento e demandiamo a lui le scelte finali. Rispetto al Regolamento, voglio ricordare che, se non ci fosse la fiducia anche in questa occasione, emendamenti già col parere contrario ai sensi dell'articolo 81, sono stati messi in votazione da parte della Presidenza del Senato. Questo a testimoniare e a certificare il fatto che il Parlamento è supremo. La volontà del Parlamento va oltre la volontà del Ragioniere dello Stato. (Applausi). Quindi, se il Parlamento ha deciso che un emendamento deve passare, passa e la copertura si può trovare anche successivamente. Si può trovare con un altro decreto-legge, con un altro provvedimento successivo, ma è fondamentale ribadire questo aspetto. Dopodiché, non vuol dire che sia giusto, ma certo è che il Ragioniere generale dello Stato non può decidere al posto della maggioranza in questo caso. Noi vogliamo capire se la maggioranza è d'accordo con quello che è avvenuto. Quindi, noi non possiamo tollerare questo stato di cose. Non possiamo, ancora una volta, votare al buio, non sapendo bene se le disposizioni che votiamo sono quelle della maggioranza, del Governo, del Ministro o semplicemente di un organo tecnico che non è stato eletto da nessuno. Se il Ministro, anche in questa occasione, e glielo dico con la massima civiltà possibile, non dirà una sola parola per spiegare qual è la sua posizione, noi dovremo dedurre facilmente che il Ministro della pubblica istruzione non si chiama Lucia Azzolina ma si chiama Biagio Mazzotta. (Applausi). GRANATO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (M5S) . Signor Presidente, intervengo brevemente solo per chiarire che è stata data una rappresentazione fallace dei fatti, perché gli emendamenti dell'opposizione sono stati, con grande disponibilità da parte del Ministero e dello staff del Ministro, riformulati reiterate volte, per consentire a tutti di avere una possibilità di farli passare. Anche un emendamento della relatrice è stato fermato in forza dell'articolo 81. Quindi, se ci fosse stata l'intenzione di intervenire politicamente su quegli emendamenti, ciò non risulta assolutamente dai fatti, perché anche i nostri emendamenti sono stati fermati. Questo per chiarire. Inoltre, far riformulare un emendamento cinque, sei, sette volte, ci ha ovviamente portato a concludere i lavori oggi e, praticamente, a tenere un cantiere aperto per quaranta giorni. (Commenti).