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considerato che: la Calabria è una delle regioni definite "zona rossa" dagli ultimi provvedimenti del Governo, volti a fronteggiare la seconda ondata pandemica a cui il Paese è attualmente soggetto; la situazione è oramai fuori controllo, e la necessità di fronteggiare la pandemia con gli strumenti più consoni a garantire una stabile azione sanitaria di contrasto e prevenzione rispetto ad un'ulteriore diffusione dei contagi spinge a richiedere interventi maggiormente mirati e ingenti nei confronti delle strutture sanitarie locali, nonché una revisione della gestione complessiva sino ad ora portata avanti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali ne siano gli orientamenti in merito; quali siano le motivazioni che hanno portato alla grave situazione di criticità in cui versa la sanità calabrese, in particolare alla luce della recente pandemia e dell'estrema carenza di posti di terapia intensiva attualmente disponibili; se non ritengano opportuno adottare iniziative idonee a predisporre il prima possibile un adeguato piano volto a fronteggiare l'emergenza epidemiologica nella regione, e se non ritengano necessario nominare altresì un nuovo commissario ad acta in grado di rispondere efficacemente alle sfide contingenti e non più rinviabili cui è chiamato l'incarico; quali interventi intendano tempestivamente mettere in atto al fine di potenziare radicalmente tutte le strutture sanitarie calabresi, nonché di aumentare i posti di terapia intensiva a livello regionale. Atto n. 3-02072 GRIMANI GINETTI Al Ministro della salute Premesso che: la regione Umbria, a differenza di quanto accaduto in occasione della prima ondata di contagi da COVID-19 durante gli scorsi mesi di marzo e aprile, sta attraversando una fase di estrema criticità nel contrasto all'emergenza epidemiologica, con punte di contagio superiori alle 700 persone giornaliere e con un totale di quasi 9.000 contagiati dall'inizio dell'epidemia; l'Umbria, infatti, si colloca oggi ai primi posti tra le regioni italiane con il più alto tasso di saturazione delle terapie intensive: nella regione il rapporto tra posti letto di rianimazione e popolazione è tra i più bassi d'Italia (7,9 letti per 100.000 abitanti), con soli 76 posti disponibili a fronte dei 70 che esistevano già prima della pandemia. Tutte le terapie intensive degli ospedali italiani sono vicinissime alla soglia del 30 per cento di posti letto occupati da pazienti COVID-19, definita "critica" dal Ministero della salute. La media italiana si attesta al 28 per cento, ma in cima alla classifica si pone la Valle d'Aosta, che ha toccato ormai il 60 per cento di saturazione dei suoi posti letto in rianimazione, seguita dall'Umbria al 47 per cento, e dalla Lombardia. È quanto emerge dai dati, aggiornati al 2 novembre, elaborati dall'AGENAS, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali; avendo contezza di una probabile recrudescenza del virus che si sarebbe verificata durante l'autunno, appare oggi inconcepibile la mancata predisposizione durante i mesi estivi di un piano di potenziamento delle strutture sanitarie da parte della Regione Umbria volto, tra l'altro, ad instaurare un tavolo di confronto tra rappresentanti degli ospedali, sindaci e presidi delle scuole, al fine poter agire in maniera organica e con l'obiettivo di una maggiore efficacia ed efficienza delle scelte assunte; considerato che: il Governo ha messo a disposizione del sistema sanitario umbro 25 milioni di euro per potenziare la rete del sostegno sanitario e per predisporre il rafforzamento della terapia intensiva, prevedendo fino a 70 posti in più per l'intero sistema regionale; tale potenziamento non solo non è stato realizzato, ma non è neanche stata costruita alcuna strategia tesa ad affrontare il rinnovato picco dei contagi, né sono state predisposte strategie di potenziamento dei reparti ospedalieri, di assunzioni stabili di personale e di formazione del personale stesso: tali criticità sono attualmente riscontrabili a partire dai principali nosocomi, come quelli, a titolo di esempio, di Perugia e Terni; il presidente della Regione, Donatella Tesei, con l'ordinanza n. 67 del 2020, ha disposto la "riconversione temporanea e parziale dell'Ospedale di Spoleto in struttura dedicata Covid": alcuni giorni dopo, è stato comunicato dal commissario della USL 2 Umbria, Massimo De Fino, il trasferimento all'ospedale di Spoleto degli anestesisti e del personale di sala operatoria degli ospedali di Narni e Amelia, vicenda motivata dalla difficoltà di reperimento del personale specializzato destinato a gestire la terapia intensiva della struttura ospedaliera spoletina; in ottemperanza all'ordinanza, si è proceduto alla dismissione e riconversione della struttura ospedaliera, con il conseguente provvedimento di chiusura del pronto soccorso e di altri reparti, adottato dal direttore sanitario dottor Camillo Giammartino; è da rilevare, a tal proposito, che il pronto soccorso dell'ospedale di Spoleto è l'unico della zona ed è al servizio anche della Valnerina e dei comuni limitrofi, prestando assistenza ad un'area importantissima dell'Umbria contenente un bacino di 60.000 persone; al fine di rafforzare l'ospedale COVID di Spoleto, si è assistito nondimeno alla trasformazione degli ospedali di Narni e Amelia in RSA, a causa del trasferimento di anestesisti e personale di sala operatoria, con la conseguente perdita delle funzioni ospedaliere residue, tra le quali quelle relative alla somministrazione di cure oncologiche; la totale riorganizzazione del nosocomio di Spoleto, con la chiusura di quasi tutti i reparti ordinari e del pronto soccorso, appare irrazionale e pericolosa per la comunità, oltre ad essere di difficile attuazione, anche in considerazione delle oggettive condizioni della struttura e per la mancanza di personale adeguato; la trasformazione in RSA degli ospedali di Narni e Amelia, inattesa e improvvisamente comunicata, appare il risultato della confusione e dell'assenza di prospettiva a cui le istituzioni regionali hanno condannato le due strutture ospedaliere: ciò rischia di determinare la perdita delle funzioni ospedaliere residue, che potevano restare invece un presidio per l'attività ordinaria, oggi gravemente pregiudicata, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia stato adeguatamente e dettagliatamente informato su ciò che si è verificato a danno della comunità spoletina e narnese-amerina in seguito all'ordinanza della presidente Tesei e ai successivi provvedimenti tesi alla riconversione dell'ospedale di Spoleto in struttura COVID, che ne hanno determinato l'interruzione dei reparti ordinari e la chiusura del pronto soccorso e la trasformazione degli ospedali di Narni e Amelia in RSA; se intenda predisporre tutte le iniziative possibili al fine di interloquire con la Regione Umbria per ripristinare un'adeguata pianificazione dei servizi sanitari volta a conservare un consono equilibrio tra la gestione dell'emergenza e il mantenimento dei servizi sanitari ordinari propri delle comunità umbre, e se non ritenga opportuno attivarsi allo scopo garantire la ripresa della normale attività dell'ospedale di Spoleto e degli ospedali di Narni e Amelia;