[resaula]

"La regione con 300mila abitanti alla fine della prima ondata non arrivava neanche a 30 decessi per Coronavirus e oggi piange 378 persone. Con un Rt puntale a 1,66 e le terapie intensive sature al 54%. Dodici anni di commissariamento, tagli, poco personale a cui si aggiunge un'alta incidenza di variante inglese, sono il mix che ha portato la sanità molisana a piegarsi sotto il peso dell'ultima ondata. A Santa Croce di Magliano, un paesino del Basso Molise a 40 chilometri dalla costa, negli ultimi dieci giorni sono morte dieci persone. Mentre a Termoli, epicentro della nuova ondata, le ambulanze aspettano anche ore prima di riuscire a trovare un posto per i pazienti Covid. L'ospedale Cardarelli di Campobasso, che dovrebbe contenere tutti gli infettati della regione, ha le 12 terapie intensive sature, tanto che le sale operatorie sono state trasformate in posti di rianimazione"; oltre ai ben noti problemi strutturali, su cui l'interrogante è già più volte intervenuto attraverso altri atti di sindacato ispettivo e interlocuzioni coi Ministri in indirizzo, bisognerà pur ricordare anche il fattore umano: il generale Giustini, commissario ad acta , è stato raggiunto 4 giorni fa da un avviso di garanzia; e, al di là di questo, la gestione sua e dell'evanescente subcommissaria Grossi è stata capace soltanto di produrre polemiche interne e, all'esterno, confusione nei cittadini; quanto al presidente di Regione Toma, pur essendo passato un anno dall'inizio dell'emergenza, ancora non è riuscito a realizzare un ospedale dedicato esclusivamente al COVID-19, nonostante i fondi venissero dal Governo centrale. Un triste primato, tutto molisano, che non può non vedere tra i principali responsabili del disastro l'onnipresente, ma solo sui social network , direttore generale dell'ASREM Oreste Florenzano, figura di stretta fiducia del presidente della Regione, si chiede di sapere quali iniziative si abbia intenzione di mettere in atto per porre fine all'indegna crisi molisana, assicurando finalmente il diritto alla salute dei suoi cittadini. Atto n. 4-05047 ROJC Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: la giocatrice professionista di pallavolo Lara Lugli, nella stagione sportiva 2018-2019, era tesserata con la società Volley Pordenone, squadra che militava nel campionato di serie B1; nel marzo 2019 la giocatrice è rimasta incinta e la società ha deciso, unilateralmente, di rescindere il contratto di lavoro; l'8 aprile 2019, Lugli ha perso il bambino per un aborto spontaneo; nel febbraio 2021, Lugli è stata citata per danni dalla società sportiva in risposta a decreto ingiuntivo presentato dalla stessa giocatrice con il quale intendeva ottenere l'ultimo stipendio del mese di febbraio 2019 per il quale aveva interamente lavorato e prestato la propria attività senza riserve; le accuse della società alla giocatrice sono che al momento della stipula del contratto avesse 38 anni e data l'età avrebbe dovuto informare la società di un eventuale desiderio di gravidanza e che la richiesta contrattuale era esorbitante in termini di mercato e, inoltre, che la sua mancata presenza ha portato nocumento al campionato della squadra pordenonese; le è stato anche contestato l'ammontare dell'ingaggio, troppo elevato, anche se dal momento dell'interruzione forzata dell'attività agonistica della Lugli la posizione in classifica del Volley Pordenone è precipitata e gli sponsor non hanno più ritenuto di assolvere ai loro impegni; l'Assist, Associazione nazionale atlete, ha annunciato un intervento al Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, e al presidente del CONI, Giovanni Malagò, per chiedere che cosa intendano fare per mettere fine alla vergognosa situazione per la quale le donne italiane, non avendo di fatto accesso alla legge n. 91 del 1981 sul professionismo sportivo, vengono esposte a casi clamorosi come quello dell'atleta Lara Lugli, si chiede di sapere quale sia la posizione del Governo italiano di fronte ad una situazione anacronistica, di una donna che nel mondo dello sport possa essere citata per danni in quanto incinta, e se non intenda mettere mano con tempestività alla mancanza di una legislazione che di fatto esclude le donne dal professionismo sportivo con le relative tutele. Atto n. 4-05048 NATURALE PELLEGRINI Marco LANZI DONNO ROMANO FEDE TRENTACOSTE CAMPAGNA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: negli ultimi decenni per dare sbocco alla crisi delle industrie automobilistiche si sono avviate diverse fusioni societarie tra noti marchi del settore; in questo processo è stata coinvolta la più grande azienda italiana di automobili, la FIAT, la quale, dopo aver acquisito diversi marchi di settore italiani, si è unita alla statunitense Chrysler formando un nuovo gruppo denominato FCA; il 16 gennaio 2021 un'ulteriore fusione societaria si è prodotta fra FCA e PSA, quest'ultimo costituito da un insieme di marchi francesi di autoveicoli e motoveicoli, che ha visto nascere un'impresa multinazionale denominata Stellantis; com'è noto le fusioni societarie si rendono necessarie quando in un settore produttivo si verifica saturazione di mercato, e, con l'ottimizzazione dei processi aziendali, frequentemente si perdono dei posti di lavoro; l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, ha annunciato e messo in atto un drastico taglio sui costi di produzione che al momento sembra non intaccare la forza lavoro del gruppo, ma, bensì, tutto l'indotto che ruota intorno al polo industriale di San Nicola nel comune di Melfi (Potenza) e di tutti gli stabilimenti italiani appartenenti al gruppo; ISCOT Italia S.p. A. di Torino, specializzata in servizi integrati e pulizie, ha ufficializzato alle organizzazioni sindacali il taglio del 50 per cento delle commesse; considerato che: la forza lavoro coinvolta in queste prestazioni conta circa 183 unità, di cui l'80 per cento in part-time , distribuite su tre regioni, quali Basilicata, Campania e Puglia, quest'ultima rappresentata da un cospicuo numero di lavoratori provenienti dalle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani e Bari; si è concordato di continuare ad utilizzare la cassa integrazione guadagni fin quando è possibile, per poi ricorrere ai contratti di solidarietà, dietro richiesta al Ministero dello sviluppo economico, col rischio che il rigetto di tale richiesta configuri il licenziamento di oltre 90 unità lavorative, per la maggior parte operai; considerato infine che: a quanto risulta agli interroganti, oltre alle citate 90 unità, non sono stati rinnovati servizi di ristorazione e pulizia in somministrazione lavoro che riguardano 44 posti di lavoro dello stabilimento FCA di Melfi; FCA ha fatto richiesta di garanzie statali previste dal "decreto liquidità" per un prestito da 6,3 miliardi di euro, giustificando tale richiesta anche con il mantenimento dei posti di lavoro diretti e dell'indotto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda descritta; se, nell'ambito delle rispettive competenze, ritengano di intervenire per favorire la conservazione dei posti di lavoro, sia della società ISCOT Italia, sia di tutte le imprese dell'indotto FCA, nonché dei dipendenti diretti.