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il 30 dicembre 2020, così come previsto dall'articolo 27, comma 3, del citato decreto legislativo n. 31 del 2010, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare hanno finalmente dato il proprio nulla osta alla SOGIN per la pubblicazione sul sito internet della CNAPI; il 5 gennaio 2021, la SOGIN ha conseguentemente provveduto a pubblicare sul sito "depositonazionale" la carta nazionale, dove vengono individuate 67 aree che, in base ai criteri di esclusione stabiliti nella guida tecnica n. 29, sono tutte equivalenti tra loro per garanzia di sicurezza, ma presentano differenti gradi di priorità a seconda delle diverse caratteristiche logistiche e territoriali; la pubblicazione della CNAPI ha dato di fatto l'avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all'esito della quale si terrà, nell'arco dei quattro mesi successivi, il seminario nazionale a cui parteciperanno vari soggetti tra cui ISIN, enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università, enti di ricerca, portatori di interesse qualificati; alla luce dello stato di emergenza sanitaria conseguente alla drammatica pandemia da Sars-Cov-2 in atto, tali tempi di consultazione pubblica e di confronto tra i tanti portatori di interesse, previsti dal decreto legislativo n. 31 del 2010, rischiano di risultare inadeguati ed estremamente stretti proprio perché l'attuale stato di emergenza sanitaria sta comportando tra l'altro fortissime restrizioni della normale attività amministrativa, economica, sociale ed individuale, oltre a gravi evidenti ripercussioni sulla salute delle persone, alla tenuta dei posti di lavoro e alla crisi del sistema produttivo; attualmente l' iter prevede un dibattito pubblico e quindi una fase successiva che vedrà la partecipazione di enti territoriali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, per approfondire tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere. Dopo di che saranno necessari almeno 4 anni per costruire il deposito e parco tecnologico; in base alle osservazioni e alla discussione nel seminario nazionale, la SOGIN elaborerà una proposta di CNAI (carta nazionale delle aree idonee). Questa fase prevede che il Ministero dello sviluppo economico approvi, su parere tecnico dell'ente di controllo ISIN, la versione definitiva della CNAI, che sarà il risultato dell'applicazione dei criteri di localizzazione e dei contributi emersi e concordati nelle diverse fasi della consultazione pubblica. Pubblicata la CNAI, la SOGIN provvederà a raccogliere le manifestazioni di interesse da parte delle Regioni e degli enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee; le 67 aree potenzialmente idonee individuate per ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sono situate in diverse province delle regioni Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia, e sono state individuate senza alcuna comunicazione e coinvolgimento delle amministrazioni locali interessate che hanno appreso tutto dalla stampa nazionale. La CNAPI individua 8 aree in Piemonte; 24 aree complessive nelle regioni Toscana e Lazio; 17 nelle regioni Basilicata e Puglia, 14 in Sardegna e 4 aree in Sicilia; vale peraltro la pena chiedersi se, riguardo alle regioni Sardegna e Sicilia, sia stato preso in debita considerazione il rischio connesso al trasferimento via nave delle scorie radioattive; vale ricordare che attualmente il Piemonte, che conta 8 siti potenziali di cui 7 definiti "molto buoni - A1" e 1 definito "buono - A2", due in provincia di Torino e sei in provincia di Alessandria, già oggi è la regione depositaria del maggior numero di scorie radioattive. Se si prendesse come riferimento l'indice di radioattività dei rifiuti (che è alla base delle compensazioni economiche erogate dal CIPE per i Comuni sede e confinanti con impianti di questo tipo e che rappresenta l'indicatore utilizzato a livello internazionale), per il Piemonte la soluzione di un deposito unico nazionale, alla quale corrisponderebbe il completo recupero ambientale e socioeconomico delle aree che attualmente ospitano i rifiuti radioattivi, rappresenterebbe finalmente un importante miglioramento della situazione esistente: da più di 30 anni, infatti, all'interno dei suoi sei depositi sono stoccati rifiuti nucleari che arrivano al 74 per cento rispetto all'indicatore di radioattività (circa 2,3 milioni di gigabequerel, su un totale di circa 3,1 milioni in Italia), quasi totalmente stoccati nell'area Eurex di Saluggia, in una zona esondabile per la contiguità con il letto del fiume Dora Baltea e nei pressi delle falde acquifere che alimentano i pozzi dell'acquedotto del Monferrato (che eroga il servizio idrico a 107 comuni piemontesi, principalmente delle province di Asti e Alessandria, con una piccola quota di comuni della Città metropolitana di Torino); è una situazione precaria e pericolosa che dura da anni, e simile, seppur in misura maggiore, a quelle tante strutture (circa 20) sparse sul territorio nazionale in cui si producono o si stoccano rifiuti radioattivi, a cui solo il deposito nazionale può finalmente porre rimedio. Da qui la necessità ineludibile di realizzare il deposito nazionale per la messa in sicurezza definitiva dei rifiuti radioattivi, oggi stoccati all'interno di decine di depositi temporanei presenti nel Paese, impegna il Governo: 1) a prorogare per lo stretto necessario, alla luce della grave pandemia in atto, i tempi attualmente previsti dalla normativa vigente per le osservazioni, per il dibattito pubblico ed il seminario nazionale, anche valutando di prevedere che detti termini partano dal termine dello stato di emergenza; 2) a garantire, al netto dell'eventuale breve proroga dei termini conseguente all'emergenza sanitaria, il pieno rispetto dei tempi previsti per la realizzazione del deposito unico nazionale e quindi per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, evitando di ripetere l'atteggiamento colpevolmente dilatorio che ha caratterizzato in questi anni i governi che si sono succeduti e che non ha consentito l'avvio dell' iter per la realizzazione del deposito nazionale; 3) a garantire che tutta la documentazione pubblicata sul sito internet sia effettivamente completa ed aggiornata, e comprenda tutta quella disponibile presso le sedi della SOGIN e le altre sedi delle ex centrali nucleari elencate nell'avviso pubblico della SOGIN e pubblicato sul sito depositonazionale; 4) a tenere aggiornate e informare le Commissioni parlamentari competenti sugli sviluppi dell' iter che porterà all'individuazione del sito per il deposito nazionale e del parco tecnologico, nonché riguardo all'individuazione dei previsti benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere; 5) a definire e quantificare le risorse e i benefici economici per gli enti e le comunità residenti nel territorio dove sarà localizzato il deposito nazionale; 6) a garantire un'adeguata indennità per i proprietari dei terreni sui quali sarà realizzato il parco tecnologico a valori di mercato che tengano anche conto della loro destinazione edificatoria e produttiva;