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Tale chiarimento si rende necessario per superare difficoltà applicative derivanti dalla formulazione fino ad ora vigente che potrebbe creare una ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni di fatto identiche. La novella specifica inoltre che il finanziamento è ammesso anche per i casi in cui le Regioni abbiano adottato la proroga dopo il 31 dicembre 2016, purché essa riguardi trattamenti in scadenza entro quest'ultima data. Resta fermo che la durata della proroga non può superare il limite del 31 dicembre 2017. Ricordo a tal proposito che, ai sensi del citato comma 145, le proroghe potevano essere adottate dalle Regioni per un periodo massimo di dodici mesi al fine del completamento di piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale nel limite massimo del 50 per cento delle risorse assegnate alle Regioni. L'articolo 3 reca l'entrata in vigore. Da ultimo, faccio osservare che, nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, è stata operata solo una riformulazione tecnica del comma 1 dell'articolo 1, al fine di chiarire che lo stanziamento previsto è posto con riferimento all'anno 2018. Ricordo inoltre che il decreto-legge in esame è stato calendarizzato in Aula proprio questa settimana poiché - attenzione - i termini per la conversione in legge scadono domenica 8 luglio. Inoltre, sottolineo che ciascun Gruppo ha espresso il parere favorevole al provvedimento, seppur con proprie motivazioni, e che il Governo si è impegnato ad accogliere diversi ordini del giorno i cui contenuti stanno a cuore anche alla maggioranza. Auspico pertanto una felice propensione al fare, che si concretizzi in un esame rapido del provvedimento presso quest'Assemblea, trattandosi appunto di una proroga di interventi già in essere e, ripeto, unanimemente condivisa da tutti i Gruppi. Signor Presidente, ho terminato la mia relazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la conversione in legge del decreto-legge del 9 maggio 2018 n. 44, recante misure urgenti per interventi di cui all'articolo 1, comma 139, della legge del 27 dicembre 2017, n. 205, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali ci vede impegnati con riferimento al grave problema nelle aree di crisi industriale, uno dei problemi più seri che il mondo del lavoro si trova di nuovo ad affrontare. Oggi questo problema lo affrontiamo entrando nello specifico delle due aree della Sardegna, ma domani potrebbe riguardarne altre con le stesse specificità e problematiche, tutte aree soggette a forte recessione economica e perdita di occupazione che segnano una grande ferita sulla nostra politica industriale non solo per il territorio in considerazione, ma per tutta la nostra Nazione. L'insieme delle imprese, grandi o medie che siano, oggi si trova nuovamente ad affrontare un problema serio che lascia sul campo non solo le stesse imprese interessate, ma anche un numero cospicuo di centinaia di altre realtà ad esse collegate nell'indotto produttivo, che è rilevante e fatto di tante realtà, le cui perdite segnano nel profondo una ferita sempre più difficile da rimarginare proprio per tutto il sistema industriale. Per questi semplici motivi, dal 2015 e negli anni a venire fino all'anno in corso si è data facoltà alle Regioni di richiedere la proroga di questi trattamenti in deroga. Con il presente decreto-legge si vanno, quindi, ad aggiungere ulteriori risorse per rifinanziare queste richieste. Si chiede responsabilmente di stanziare 9 milioni di euro per non lasciare mille famiglie di lavoratori senza lavoro e, quindi, senza un reddito. La riflessione è e deve essere immediata. Qui si parla di un tema molto caro, signori, si parla di lavoro, quel lavoro che necessita di dignità, di garanzie, di attenzione e di una programmazione seria! Per fare questo non servono bacchette magiche o professoroni, serve solo una cosa: la buona volontà. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . La stessa volontà che è mancata ai Governi precedenti, la volontà semplice di fare scelte per ciò che è giusto; la stessa volontà che oggi ci deve portare a riflettere non solo sul tema assistenziale degli ammortizzatori sociali, ma soprattutto sul serio futuro di aziende e lavoratori. Questo nuovo metodo dovrebbe interessare in primis gli amministratori regionali delle aree interessate, che ad oggi dovrebbero sentirsi obbligati a una seria e dignitosa riflessione sul loro operato amministrativo. Di fatto, non ritengo che decreti come quello che stiamo trattando possano risolvere una crisi annosa come quella che sta vivendo la Sardegna oggi, ma ne capisco la necessità. Le risorse già assegnate credo che oggi possano essere solo di aiuto e rappresentare una boccata d'aria immediata all'industria e ai lavoratori sardi. Ci auguriamo, infine, per il bene di tutti i cittadini, che da oggi in poi, con la nostra squadra al Governo e con le nostre idee spese sul campo, in modo responsabile e costruttivo si possa riportare il sistema lavorativo al centro dell'agenda di Governo e il mondo del lavoro verso una vita normale in un Paese normale. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, le misure che ci apprestiamo a votare concorrono alla composizione del quadro di strumenti che il precedente Governo aveva messo in campo per accompagnare ineluttabili processi di transizione industriale finalizzandoli alla ripresa e alla tenuta dell'occupazione. Consentire anche per il 2018 il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, soprattutto nelle aree di crisi industriale complessa come in questo caso, significa infatti aver compreso l'assoluta necessità di creare le condizioni, anche temporali, affinché riconversione e riqualificazione produttiva possano compiersi davvero. Perché solo con presupposti ragionevoli può diventare credibile l'avvio di politiche più strutturali, politiche capaci di lasciare alle spalle l'emergenza e l'eccezionalità dei decreti, politiche che peraltro non possono prescindere da un puntuale monitoraggio degli esiti ottenuti con gli interventi legislativi. È un processo circolare ovvero un processo che dà senso all'espressione comune «chiudere il cerchio». Così il Governo che vi ha preceduto l'aveva pensato e così lo ha tarato, per ridare fiato alle aziende, speranza ai lavoratori e complessivamente una prospettiva di futuro altrimenti inimmaginabile a interi segmenti della nostra economia, in una logica di continuità imprenditoriale e occupazionale che rispondesse a piani ben precisi, ma allo stesso tempo non rischiasse di essere mortificata dalla rigidità delle norme. I numeri del MISE non mentono: sono decine i casi in cui l'Esecutivo a guida PD, soprattutto negli ultimi tre anni, con questo e altri strumenti di governo è stato capace di chiudere il cerchio, nel senso della logica di continuità imprenditoriale e occupazionale di cui vi parlavo.