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successivamente è iniziato un veloce declino che presto potrebbe generare ulteriori scompensi per la maggiore velocità di crescita della popolazione mondiale determinando, inoltre, un grave problema di inquinamento con forti impatti di costo sociale, stimati dalla Stanford University in circa 220 dollari USA per tonnellata di CO 2 immessa nell'atmosfera. Anche alla luce di questo dato è necessario prevedere adeguate misure di valorizzazione per la riduzione dell'impatto ambientale di cui il settore del riuso è socialmente portatore.. I DISPOSIZIONI GENERALI 1 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge sono definiti « beni usati » i beni mobili materiali non registrati, di cui al terzo comma dell'articolo 812 del codice civile, già utilizzati e suscettibili di essere reimpiegati nello stato originario di fatto, previa preparazione per il riutilizzo ai sensi dell'articolo 7, comma 1, della presente legge. Restano salve in ogni caso le disposizioni normative vigenti per specifiche tipologie di beni. 2 Ai fini della presente legge sono definiti « operatori dell'usato » i soggetti la cui attività consiste nella distrazione, raccolta, selezione, riparazione, restauro, preparazione per il riutilizzo, commercializzazione per conto di terzi, all'ingrosso e al dettaglio, di beni usati, nonché nell'organizzazione, sotto forma di organismi collettivi, di fiere e di mercati dell'usato, identificati con un codice per la classificazione delle attività economiche (codice ATECO) specifico per il settore. 2 (Istituzione e compiti del Tavolo di lavoro permanente sul riutilizzo) 1 È istituito, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Tavolo di lavoro permanente sul riutilizzo, di seguito denominato « Tavolo », al quale partecipano rappresentanti del medesimo Ministero e dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) nonché delle associazioni più rappresentative a livello nazionale del settore dell'usato e dei suoi principali operatori, distinti per categoria. 2 Il Tavolo: a promuove la differenziazione nella gestione dei rifiuti favorendo, d'intesa con le pubbliche amministrazioni interessate, la selezione e la diversificazione degli oggetti, in modo da permettere agli operatori dell'usato un più facile accesso ai beni riutilizzabili; b fornisce pareri in materia di riutilizzo, preparazione per il riutilizzo e mercati dell'usato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; c fornisce indicazioni per l'aggiornamento del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, ai sensi dell'articolo 80, comma 1 -bis , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; d predispone e coordina la definizione di accordi di programma con regioni, enti locali, consorzi e aziende municipalizzate nella gestione dei rifiuti, al fine di favorire la valorizzazione dei mercati dell'usato e la creazione di un sistema integrato per la distrazione, il trasporto e lo stoccaggio di rifiuti e di beni destinati alla filiera del riuso; e favorisce il necessario raccordo tra le associazioni di categoria, gli operatori economici e le pubbliche amministrazioni; f favorisce la costruzione e la ristrutturazione di filiere locali dell'usato nonché la costruzione di reti commerciali in grado di assorbire i prodotti degli impianti di preparazione per il riutilizzo o dei centri del riuso accreditati; g organizza, in accordo con lo Stato, le regioni, gli enti locali e le altre pubbliche amministrazioni interessate , campagne dirette a favorire la conoscenza del riuso, favorendo la corretta partecipazione dei cittadini alle attività degli operatori dell'usato; h predispone accordi di programma, iniziative e azioni diretti all'orientamento professionale e alla formazione professionale continua nonché azioni dirette alla comunicazione e all'educazione ambientale. 3 (Modifiche alla disciplina sul commercio) 1 Le attività esercitate dagli operatori dell'usato possono comprendere attività di carattere artigianale, commerciale e di servizi. 2 L'attività di vendita di beni usati è libera e non necessita dell'autorizzazione prevista dall'articolo 28, comma 4, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. Tale autorizzazione è sostituita dalla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241. 3 Nel caso dei mercati dell'usato e di libero scambio, la SCIA è presentata dall'organizzatore del mercato, che deve dichiarare il numero degli operatori presenti durante la manifestazione e trascriverne gli estremi identificativi in appositi registri. Tali registri sono accessibili dalle autorità di pubblica sicurezza in caso di controlli durante i mercati o le manifestazioni e sono conservati per un periodo di cinque anni. In caso di violazione delle disposizioni del presente comma la licenza è revocata. 4 (Obblighi in materia di tracciabilità dei beni usati) 1 Ai fini della prevenzione dei reati di ricettazione e di riciclaggio previsti dagli articoli 648 e 648 -bis del codice penale, gli operatori dell'usato diversi dagli operatori per conto di terzi sono tenuti a raccogliere i dati identificativi, costituiti dal nominativo, dalla data e dal luogo di nascita, dal codice fiscale, dal tipo e dal numero del documento di identità valido, dalla residenza e dal recapito telefonico dei propri danti causa nelle cessioni di beni usati in conto proprio per un valore superiore a 100 euro per ogni singolo bene trattato, eccettuati i soggetti vulnerabili coinvolti nelle aree di libero scambio che devono fornire tali dati per le cessioni di beni usati per un valore superiore a 40 euro. I dati raccolti sono messi a disposizione dell'autorità di pubblica sicurezza, ove richiesto, e sono conservati per un periodo minimo di cinque anni dalla data della transazione. Agli operatori per conto di terzi, compresi i soggetti giuridici diversi dalle persone fisiche, si applica l'obbligo della tracciabilità previsto dall'articolo 115 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. 5 (Mercati dell'usato) 1 Ai fini della presente legge sono definiti « mercati dell'usato »: a i mercati storici, esistenti da almeno cinquanta anni e caratterizzati da una continuità merceologica dell'usato; b le fiere e i mercati caratterizzati da varietà merceologica dell'usato; c le fiere e i mercati del libro, del fumetto, del disco e del design , nonchè le fiere e i mercati caratterizzati dall'unitarietà merceologica dell'usato; d le aree di libero scambio realizzate per consentire l'attività di soggetti vulnerabili che non svolgono attività commerciali, facenti capo agli organismi collettivi di cui all'articolo 1, comma 2. 2 Per svolgere la propria attività nelle aree di libero scambio, i soggetti di cui alla lettera d) del comma 1 certificano, ai sensi della normativa vigente, tramite idonea attestazione, che il loro reddito familiare calcolato ai fini dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non sia superiore a 9.000 euro. 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