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Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche. Onorevoli Senatori. -- Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo cambiamento nel modo di intendere la disabilità tanto che sul tema è intervenuta la legislazione nazionale ed internazionale. Con particolare riguardo alla sordità, notevoli sono stati i passi realizzati in campo medico e tecnologico che hanno contribuito in maniera significativa all'integrazione nella società delle persone che ne sono affette. Ai fini di una concreta integrazione si impone però necessario anche un intervento specifico mirato a facilitare l'accesso di queste persone all'informazione, ai servizi ed in generale alle risorse che la società mette a disposizione di tutti i cittadini. Tale accesso può essere loro garantito innanzitutto consentendogli di esercitare quella «capacità di comunicare» da «tutti» posseduta e che si traduce principalmente nell'uso del «linguaggio» di cui, si ricorda, la «vocalità» non è requisito indispensabile tant'è ché i segni linguistici sono realizzati graficamente. Per la maggioranza delle persone sorde e dei loro figli, quella capacità di comunicare è rappresentata dalla «lingua dei segni», loro strumento di espressione principale ed in quanto tale «indispensabile» per la rimozione delle barriere della comunicazione. Tanto è vero che «le lingue dei segni» sono richiamate da diverse norme sia nazionali che internazionali. In merito si ricordano: la legge 5 febbraio 1992, n. 104; la Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18; i princìpi di cui agli articoli 3 e 6 della Costituzione; la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, adottata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 5 novembre 1992, ed in ottemperanza alle risoluzioni del Parlamento europeo del 17 giugno 1988, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C187 del 18 luglio 1988, e del 18 novembre 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C379 del 7 dicembre 1998. Ancora la risoluzione dell'ONU n. 48/96, del 20 dicembre 1993, alla regola 5, lettera b) , numero 7, in concreto riconosce «l'uso della lingua dei segni nell'educazione dei bambini sordi, così come nelle loro famiglie e comunità. Alla stessa maniera, devono prestarsi servizi di interpretariato nella lingua dei segni per facilitare la comunicazione fra le persone sorde e le altre persone». Allo stesso tempo, al numero 6, si stabilisce l'obbligo degli Stati di utilizzare «tecnologie appropriate per dare l'accesso all'informazione orale alle persone con disabilità uditiva». Anche il Consiglio dei ministri del Consiglio d'europa ha elaborato una raccomandazione sulla protezione della lingua dei segni negli Stati membri del Consiglio d'europa (raccomandazione n. 9738 del 17 marzo 2003), riconoscendo la lingua dei segni come mezzo di comunicazione naturale e completo con capacità di promuovere l'integrazione delle persone con limitazioni uditive nella società e per facilitare il loro acceso all'educazione, all'impiego e alla giustizia. Sulla stessa linea, la raccomandazione n. 1492 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa del 2001 sui diritti delle minoranze nazionali ha raccomandato agli Stati membri che riconoscano ufficialmente la lingua dei segni. Allo stesso modo, e nello stesso senso, la dichiarazione del Parlamento europeo n. 1 del 2004 sui diritti delle persone sordo-cieche indica che «le persone sordo-cieche devono avere gli stessi diritti come tutti gli altri cittadini dell'Unione europea e che questi diritti devono essere garantiti mediante una legislazione adeguata in ogni Stato membro». Del resto tanto l'Unione europea, attraverso la Carta dei diritti fondamentali, che il Consiglio d'Europa, attraverso il Trattato europeo per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, riconoscono il diritto di tutte le persone di fronte alla legge e alla protezione contro la discriminazione. L'Unione europea riconosce infatti il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure che garantiscano la loro autonomia, la loro integrazione sociale, e la loro partecipazione alla vita nella comunità. Infine, l'Agenzia europea per le esigenze educative speciali, nel Documento del 2003 sui princìpi fondamentali dell'educazione di esigenze speciali, raccomanda agli Stati un quadro legislativo e politico che appoggi l'integrazione con dotazione di mezzi che amplifichino lo sviluppo e i processi che operano per l'inclusione. In Italia, in virtù della ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità sono stati emanati diversi provvedimenti legislativi che riconoscono la lingua dei segni italiana a livello regionale nonché azioni a tutela dei diritti delle persone sorde e che ne promuovono l'inclusione sociale. Ai sensi della legge 24 giugno 2010, n. 107, recante misure per il riconoscimento dei diritti delle persone sordo-cieche, la sordo-cecità è definita come disabilità specifica unica, sulla base degli indirizzi contenuti nella dichiarazione scritta sui diritti delle persone sordo-cieche del Parlamento europeo del 1° aprile 2004. In una società formata da una maggioranza di persone udenti e normodotate, le persone affette da sordità incontrano, in ogni ambito della vita quotidiana, difficoltà tali da costituire vere e proprie barriere alla loro integrazione. Doveroso e necessario si impone quindi un intervento legislativo specifico finalizzato alla rimozione, prima di tutto, delle barriere della comunicazione che inficiano la libertà di espressione e conseguentemente il diritto di inclusione. Del resto, uno Stato democratico che non consente a tutti i suoi cittadini uguale accesso all'informazione ed uguale espressione delle idee attraverso l'uso di una lingua, di fatto non permette una partecipazione civica efficace, diretta e libera. Il presente disegno di legge ha quindi l'obiettivo di individuare gli strumenti primari per rimuovere tali barriere, gravi e invalidanti quanto quelle architettoniche, e promuovere l'accesso all'informazione e alla comunicazione per le persone sorde, sordo-cieche e con problemi uditivi in genere. Vuole inoltre avallare lo sviluppo delle capacità individuali delle persone sorde, sordo-cieche e disabili dell'udito, nel rispetto della dignità umana, sulla base delle differenti esigenze in relazione allo specifico percorso di vita, al deficit uditivo, a scelte personali garantendo loro piena libertà di optare tra la comunicazione attraverso la lingua dei segni, l'utilizzo di strumenti che potenzino e rendano possibile la comunicazione orale (protesizzazione, sottotitolazione), comunicazione mista. Al fine di consentire l'esercizio concreto della libertà di scegliere, è doveroso sostenere, tutelare e diffondere tutti quegli strumenti di comunicazione, ausili e metodologie idonei a garantire azioni di prevenzione e cura, integrazione e autonomia: