[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 117 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), promosso con ordinanza del 25 luglio 2003 dal Tribunale di Catanzaro, sull'istanza proposta da Galeotta Vincenzo, iscritta al n. 1062 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 luglio 2004 il Giudice relatore Fernanda Contri. Ritenuto che il Tribunale di Catanzaro, con ordinanza emessa il 25 luglio 2003, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 117 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui non prevede che il difensore designato dal giudice in sostituzione del difensore di ufficio non reperito o non comparso possa chiedere la liquidazione di spese ed onorari per l'attività professionale svolta in luogo del difensore sostituito, e ancora nella parte in cui circoscrive alla sola ipotesi di irreperibilità dell'imputato dichiarata ai sensi dell'art. 159 del codice di procedura penale la possibilità di liquidazione di spese ed onorari, senza prevedere il caso dell'imputato non più rintracciabile nei cui confronti le notificazioni vengano eseguite ai sensi dell'art. 161 cod. proc. pen. ; che il rimettente è investito della decisione sull'istanza di liquidazione dei compensi presentata da un difensore che ha prestato la propria opera professionale a favore di una imputata irreperibile, dopo esser stato nominato all'udienza quale sostituto del difensore di ufficio previamente designato, a seguito della constatata assenza di quest'ultimo; che, dopo aver analiticamente riportato lo svolgimento del procedimento a quo, il rimettente osserva che nel caso sottoposto al suo esame non può trovare applicazione l'art. 116 del d.P.R. n. 115 del 2002, espressamente invocato dall'istante, in quanto il difensore non ha esperito, né ha dedotto di aver esperito, alcuna procedura per il recupero del suo credito professionale; che, come osserva il giudice a quo, deve trovare applicazione l'art. 117 del d.P.R. citato, visto che il professionista istante non ha rivestito la qualità di difensore di ufficio dell'imputata, ma quella di “difensore designato ai sensi dell'art. 97 cod. proc. pen. ”, in temporanea sostituzione del difensore originariamente nominato, non intervenuto all'udienza; che, come osserva ancora il rimettente, l'imputata non è mai stata dichiarata formalmente irreperibile, non sussistendo i presupposti e le condizioni previste dall'art. 159 cod. proc. pen. ; che il Tribunale di Catanzaro rileva che, fuori dei casi di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la legge accorda esclusivamente al difensore d'ufficio, «precostituito» ai sensi dell'art. 97, comma 2, cod. proc. pen. , la possibilità di ottenere la liquidazione di onorari e spese a carico dell'erario, non essendo assimilabile a tale figura quella del difensore designato dal giudice, ex art. 97, comma 4, cod. proc. pen. ; che, come aggiunge il rimettente, in tal senso si è espressa la giurisprudenza di legittimità a sezioni unite, che ha affermato il principio secondo il quale vi è l'esigenza di assicurare la continuità dell'assistenza tecnico-giuridica e di garantire la concreta ed efficace tutela dei diritti dell'imputato, con la sostanziale equiparazione della difesa d'ufficio a quella di fiducia, attraverso l'immutabilità del difensore fino all'eventuale dispensa dall'incarico o all'avvenuta nomina fiduciaria (Corte di cassazione - sezioni unite penali, 19 dicembre 1994); che, ad avviso del giudice a quo, a differenza del sostituto nominato dallo stesso difensore ai sensi dell'art. 102 cod. proc. pen. , il quale può certamente chiedere la liquidazione del suo credito avendo agito in virtù del mandato conferitogli dal collega che lo ha delegato, il sostituto designato dal giudice ai sensi dell'art. 97, comma 4, cod. proc. pen. in temporanea e contingente sostituzione del difensore di ufficio, non è legittimato ad avvalersi dell'art. 117 del d.P.R. n. 115 del 2002, in quanto non riveste la qualità di difensore di ufficio né può agire in nome proprio per far valere un diritto altrui, stante il generale divieto di cui all'art. 81 cod. proc. civ. ; che, secondo il rimettente, l'esclusione contrasta con il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost., con l'effettività del diritto di difesa di cui all'art. 24, secondo comma, Cost., con il “principio retributivo del lavoro” di cui all'art. 36, primo comma, Cost. e con quello più generale di tutela del lavoro di cui all'art. 35, primo comma, Cost., poiché la prestazione professionale è identica, così come identica è la difficoltà di essere remunerato dall'imputato irreperibile, sia per il difensore di ufficio che per il difensore designato ex art. 97, comma 4, cod. proc. pen. ; che, ad avviso del giudice a quo, la discriminazione appare del tutto irragionevole e lesiva del principio di eguaglianza, non potendo avere rilievo il dato formale della diversa veste processuale che il professionista assume a seguito delle modalità della sua nomina o designazione; che, come ricorda il rimettente, l'evoluzione costituzionale del diritto di difesa ha comportato il superamento di ogni concezione meramente formale del ministero del difensore e il legislatore ordinario (come dimostrano l'art. 31 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale e l'art. 18 della legge 6 marzo 2001, n. 60, che ha introdotto l'art. 32-bis disp. att. cod. proc. pen. , ora trasfuso nell'art. 117 t.u. cit.) ha dimostrato di cogliere appieno il nesso tra l'effettività della difesa non fiduciaria e l'esigenza di una seria possibilità di remunerazione della stessa; che da ciò consegue, sempre secondo il rimettente, che la mancata remunerazione della prestazione professionale rischia di comprometterne l'effettività e, di conseguenza, di vulnerare il diritto costituzionale di difesa; che ad avviso del Tribunale di Catanzaro, tra il difensore di ufficio titolare ed il difensore designato in sostituzione del primo ex art. 97, comma, 4, cod. proc. pen.