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Ovviamente di esempi come questo ve ne sono presenti anche in altre parti d'Italia. Le aziende agricole veronesi saranno protagoniste del mercato coperto di Campagna Amica in centro città a Verona nel quartiere Filippini: uno spazio di 700 metri quadrati alimentato con energia da fonti rinnovabili di origine agricola e a km zero. Proporranno i loro prodotti freschi e di stagione a KM0 come ortofrutta, olio, riso e farine, carne e insaccati, pesce di lago, prodotti lattiero-caseari, vino, birra e gastronomia. Inoltre sarà possibile vivere esperienze sensoriali attraverso laboratori, assaggi guidati dai produttori e giornate a tema. Il mercato al coperto sarà un luogo per acquisti e degustazioni di prodotti del territorio, ma anche di sviluppo della cultura del cibo e dell'alimentazione. A bambini e ragazzi, in collaborazione con le scuole, saranno dedicati momenti formativi per avvicinarli ai valori della natura, della biodiversità e del non spreco. Le iniziative dedicate alla degustazione dei prodotti saranno organizzate da Coldiretti Verona con i cuochi contadini degli agriturismi di Terranostra. E ora le dichiarazioni di un sindaco che ha colto al volo le opportunità insieme a Coldiretti e Campagna Amica: «Giornata importantissima per la città e per il quartiere - sottolinea il sindaco Federico Sboarina -. Questo mercato coperto diverrà generatore di nuovi interessi per questa parte della città che, anche con il ritorno dei turisti, tornerà presto ad animarsi di nuova vitalità, come tutta la nostra bellissima città». Il mercato al coperto in centro città offrirà alla cittadinanza e ai turisti la possibilità di conoscere, assaggiare e acquistare le eccellenze agroalimentari del nostro territorio. Il mercato diventerà un punto di riferimento per una spesa consapevole, sicura, di qualità e garantita dai produttori. Inoltre rappresenterà il luogo ideale per assistere a eventi dedicati alla cultura del cibo e a iniziative per la valorizzazione del patrimonio enogastronomico della Provincia. Con questo nuovo progetto intendiamo rafforzare quel "patto con il consumatore" per promuovere la qualità dei prodotti agricoli e la salubrità del cibo del territorio», ha sottolineato di Coldiretti Verona. Un modello virtuoso di educazione alimentare e un modello di salute, perché e con l'educazione. Comunicati usciti oggi attraverso Agenzia ANSA: Nutriscore: a rischio dieci piatti simbolo con i formaggi Dop Afidop lancia campagna per salvare settore da 4 miliardi. A trent'anni esatti dalla nascita del marchio Dop, l'etichetta a semaforo sui formaggi certificati rischia di far sparire dalle tavole tanti piatti simboli del made in Italy , dalla caprese con la mozzarella di bufala campana allo spaghetto al pomodoro con il parmigiano reggiano, al risotto al gorgonzola. È l'allarme di Afidop, l'Associazione dei Formaggi Italiani Dop che, con i Consorzi di tutela, lanciano una campagna social che mette al centro appunto dieci piatti iconici italiani dove il formaggio è l'ingrediente distintivo, settore che vale 4 miliardi di euro alla produzione e occupa 26.000 operatori. È provato, infatti, che il Nutriscore disincentiva il consumo di alimenti raccomandati in una sana alimentazione e fondamentali in menu equilibrati se inseriti all'interno di un corretto stile di vita. La dieta è un comportamento complessivo che si tiene ogni giorno - spiega il nutrizionista e gastroenterologo Luca Piretta - non è fatta solo di un cibo o di un colore verde che dà l'idea di poterne mangiare a volontà o di un colore rosso che fa apparire un determinato alimento come proibito. Sono l'educazione e la consapevolezza nutrizionale a fare la differenza". Ad esempio, spiega l'esperto, la quantità di formaggio aggiunta a una ricetta può essere molto variabile a seconda del tipo utilizzato e dalla pietanza da 10 a 20 grammi; per altri prodotti, come pizza o patate o frutta e verdura, la porzione è solitamente superiore a 100 grammi. Secondo Davide Oldani, chef stellato e ambasciatore della cucina italiana nel mondo, "dietro ogni formaggio Dop c'è un patrimonio enogastronomico fatto di tradizioni, persone, territori e clima unici al mondo per peculiarità. Penalizzando i formaggi certificati, il Nutriscore mette a rischio ricette dove la presenza dell'ingrediente è caratteristica essenziale sia a casa che al ristorante". Netta anche la posizione del presidente di Organizzazione internazionale delle indicazioni geografiche, Riccardo Deserti, secondo il quale "i formaggi Dop sono la spina dorsale dei prodotti di qualità dell'agroalimentare italiano, ma il futuro dell'intero settore è a rischio. Senza il mais e il girasole dell'Ucraina, il mercato globale delle materie prime per la zootecnia è andato in crisi, con ricadute su tutta la filiera lattiero casearia italiana. C'è poi lo spettro della contrazione dei consumi reso ancora più evidente dal caro bollette e petrolio. Ma domani potrebbe arrivare anche il Nutriscore, un sistema di etichettatura nutrizionale fuorviante che va bloccato prima di allontanare ulteriormente il consumatore dai formaggi e da altri simboli della dieta mediterranea". Ben venga quindi la filiera corta, il KM0, dove fra l'altro c'è la possibilità di interloquire con il produttore, l'agricoltore che con tanto amore coltiva i prodotti della terra, quell'amore trasmesso al consumatore che viene educato ad un consumo equilibrato e salutare. Per questi motivi la Lega voterà a favore. Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Trentacoste sul disegno di legge n. 878 L'approvazione di questo disegno di legge è un ulteriore passo in avanti verso un modello agricolo più sostenibile ed ecocompatibile, in linea con le direttive europee di contenimento delle emissioni inquinanti. Il provvedimento rappresenta il recepimento della strategia "Farm to Fork" e si inserisce nel novero delle riforme approntate per rispondere alla necessità di sistemi agroalimentari resilienti e di qualità, nel rispetto del suolo e degli ecosistemi. La filiera a chilometro zero migliora la qualità finale dei prodotti con indubbi aspetti positivi che ricadono sulla freschezza, stagionalità, tipicità del territorio, parlando di alimenti che non hanno avuto bisogno dell'aggiunta di conservanti e altre sostanze chimiche. Il modo in cui viene prodotto e trasformato il cibo è uno dei fattori che contribuisce maggiormente al cambiamento climatico. Scegliendo la filiera corta si abbattono inquinamento e sprechi data l'assenza di costi aggiuntivi nella catena di distribuzione. L'utilizzo dei carburanti, con le conseguenti emissioni di CO 2 nell'atmosfera, è ridotto come quello degli imballaggi e dei relativi costi. Senza intermediari vengono meno le spese di spedizione e trasporto e si favorisce l'eco-sostenibilità finale. Inoltre, la riscoperta dei sapori antichi e delle ricette tradizionali passa attraverso la possibilità di vivere un'esperienza nelle aziende e di avere un filo diretto con il produttore, aggiungendo al concetto di "consumo" anche quello di "valore". Nasce, così, la collaborazione tra produttori e consumatori, il coinvolgimento diretto nelle attività sociali e sviluppo dei rapporti interpersonali.