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uno stanziamento pubblico ingente per coprire tutte le garanzie concesse a favore della liquidità per le imprese; un ampliamento della sospensione di tutta una vasta serie di adempimenti fiscali e burocratici; nuovi stanziamenti per pagare alle imprese i debiti della pubblica amministrazione e ulteriori interventi a fondo perduto a beneficio delle imprese che hanno subito un calo del fatturato. Questo è, solo in grandi linee, ciò che il Governo, con il supporto del Parlamento, ha fatto nel combinato disposto di più provvedimenti che si susseguono: il decreto cura Italia, il decreto liquidità e l'imminente decreto maggio. Non vi è chi, responsabilmente, possa negare che si sta mettendo insieme ogni tipo di sforzo per stendere una rete di protezione intorno alla nostra sanità, ai nostri lavoratori, alle nostre famiglie e alle nostre imprese; questo è il nostro obiettivo. Non vi è chi, responsabilmente, possa negare l'estrema complessità della situazione e l'estrema difficoltà nel predisporre misure adattabili alle mutevoli esigenze del Paese. È da irresponsabili mettere ulteriori difficoltà su queste difficoltà oggettive e di natura epidemica. (Applausi dal Gruppo M5S) . Questo Paese si appresta ad affrontare, di conseguenza, uno sforzo finanziario ingente e dovuto, un impegno che apre anche un orizzonte di opportunità che abbiamo l'obbligo di abbracciare. Di fronte a noi abbiamo la prospettiva di un ribaltamento di paradigmi e modelli economici sin qui seguiti, che la crisi sta accelerando. Il Governo sta ampiamente facendo la sua parte sia all'interno del Paese, sia in chiave europea perché tutti ormai abbiamo capito come le due dimensioni siano connesse e vadano gestite in emergenza. Sull'inserimento nel pacchetto delle proposte europee del recovery fund - quindi sul tema dirimente della condivisione degli sforzi - il Governo italiano ha il merito indiscutibile di aver indirizzato il dibattito e aver arricchito un ventaglio di proposte che all'inizio erano apparse come un minimo timide. Siamo consapevoli che è un primo passo e tutti sappiamo anche quanto lavoro ancora dovrà essere fatto per riempire il recovery fund di contenuti e quanto sarà importante che le risorse da esso reperite non vadano agli Stati solo sotto forma di prestito (operazione che andrebbe ad alimentare ulteriore debito). Ma un principio è stato fissato. Non solo, c'è un vincolo anche temporale definito urgente e messo nero su bianco, del quale le istituzioni comunitarie adesso sono chiamate a rispondere. Signor Presidente, colleghi, il richiamo al debito non è casuale. La risposta italiana, come del resto quella di tutti i Paesi, comporterà un ingente aumento del debito pubblico italiano che si appresta a passare, in pratica, dal 133 al 155 per cento del PIL. Sappiamo tutti che il debito pubblico italiano è sostenibile e che il Paese ha fondamentali economici sani, un elevato livello di risparmio privato, un basso debito privato, uno storico - almeno fin qui - avanzo primario, una posizione di creditore esterno netto e un'economia diversificata. Ma un debito pubblico alto è comunque un moloch a cui dobbiamo sacrificare risorse ingenti, sottratte alle nuove generazioni e allo sviluppo del nostro Paese, che ci espone costantemente al solito ricatto delle speculazioni di turno. Siamo consapevoli dei rischi di alcuni rapporti e si lavorerà per migliorarli, facendo però arrivare l'Italia pronta. Nella risposta alla crisi così difficile che stiamo vivendo dobbiamo quindi cogliere l'occasione anche di affrontare il tema del debito. Da questo punto di vista, è fondamentale, e potrà ulteriormente esserlo, la Banca centrale europea. Quindi, concordo su questo punto. La Banca centrale europea ha già potenziato il suo raggio d'azione mettendo sul piatto 750 miliardi di euro aggiuntivi del suo quantitative easing e quindi da qui a fine anno si raggiungerà la cifra di 1.100 miliardi, dando respiro al debito italiano e di altri Paesi europei. In più, la stessa Banca centrale europea ha posto le basi per il superamento di alcune regole che finora ne hanno circoscritto la potenza di fuoco. Mi riferisco alla regola del 33 per cento che impedisce un acquisto di titoli superiore al 33 per cento di una singola emissione obbligazionaria ed alla flessibilità temporanea inserita sul cosiddetto capital key che limita gli acquisti di bond di Stato alla percentuale di capitale della BCE detenuta dalle singole banche centrali. Su quest'ultimo punto, dirimente ai fini di trasmissione della politica monetaria al mercato, ci attendiamo dalla BCE interventi maggiormente incisivi e definitivi e li andremo a chiedere. Ciò non significa sottoporre la BCE alla volontà politica dei vari Paesi, bensì l'opposto. Solo un autorità monetaria indipendente può ignorare i vari egoismi nazionali che purtroppo ancora permangono all'interno dell'Unione europea. Solo una banca centrale autorevole può superare i vincoli statutari autoimposti, frutto di accordi e compromessi al ribasso, ma fatti in passato e non adeguati a un periodo di radicali cambiamenti di paradigma. Riteniamo però altrettanto importante individuare canali autonomi di reperimento di risorse e protezione del nostro debito pubblico. Da questo punto di vista, il MoVimento 5 Stelle ha diverse proposte sul piatto, di cui vado ad estrapolare solo alcuni punti, utili ad aprire spunti di riflessione generale, che spero possano coinvolgere, già domani, tutte le risorse umane del nostro Paese e cogliere tutte le opportunità di cambiamento che l'attuale scenario ci presenta. Ad esempio, dovremmo pensare a un processo naturale migliorativo nell'azione della pubblica amministrazione, per permetterle di gestire con molta più efficienza le risorse pubbliche. Un nuovo modello di misurazione delle performance , più moderno, più al passo con i tempi ed esteso anche alle società pubbliche, è una soluzione da tenere presente. Dovremo, altresì, pensare a meccanismi incentivanti per offrire alle famiglie, su base rigorosamente volontaria, la possibilità di investire in titoli di Stato. Lo diciamo spesso: in Italia c'è una ricchezza finanziaria e immobiliare di circa 10.000 miliardi di euro; di questi, quasi 5000 miliardi sono di ricchezza finanziaria, di cui 1500 circa depositati su conti correnti. Si deve poter pensare a titoli di Stato fiscalmente agevolati, strumenti smart che possano incentivare il possesso stabile fino a scadenza, in un'ottica di risparmio e di investimento a favore delle famiglie mirato ad un incremento reddituale stabile. Allo stesso tempo, dovremmo valutare, ad esempio, la costituzione di una banca pubblica di investimento, una banca che, allo stesso tempo, possa garantire finanziamenti a basso costo per famiglie e imprese e che possa investire nelle grandi infrastrutture del Paese. Come pure si potrebbe valutare la realizzazione di una piattaforma di certificazione dei crediti vantati dai contribuenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, sia di natura commerciale sia di natura fiscale, derivanti da agevolazioni o detrazioni. L'obiettivo sarebbe quello di favorire la circolazione di questi crediti attraverso la loro cessione a banche e a intermediari finanziari, la loro compensazione con i debiti fiscali, la loro cessione a terzi, quale corrispettivo di transazioni commerciali.