[pronunce]

La difesa regionale, inoltre, svolge una articolata disamina della giurisprudenza costituzionale in materia (vengono richiamate le sentenze numeri 307 e 331 del 2003, 336 del 2005, 103 del 2006 e 303 del 2007), rimarcando come non sia affatto precluso alla Regione fissare divieti di localizzazione degli impianti di telefonia in relazione a luoghi diversi da quelli per i quali il legislatore statale fissa i valori di attenzione ai sensi dell'art. 3, comma 1, lettera c), della legge n. 36 del 2001, purché si tratti (non necessariamente di edifici, ma anche) di luoghi sufficientemente delimitati (rientrando, peraltro, in questo ambito anche aree di non piccola dimensione, quali i parchi giochi o i biotopi naturali protetti) e purché si tratti di divieti che non pregiudichino in senso assoluto la realizzazione delle reti di telecomunicazioni.1. - Il Tribunale amministrativo regionale della Regione Marche, nel corso di un giudizio avente ad oggetto l'impugnazione di un permesso a costruire rilasciato dal Comune di Senigallia per la costruzione di un impianto di telefonia mobile, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 7, comma 2, lettera b), della legge della Regione Marche 13 novembre 2001, n. 25 (Disciplina regionale in materia di impianti fissi di radiocomunicazione al fine della tutela ambientale e sanitaria della popolazione), nella parte in cui vieta l'installazione di impianti per la telefonia mobile negli (recte sugli) impianti sportivi. Per il remittente la disposizione impugnata violerebbe l'articolo 117, commi secondo, lettera s), e terzo, della Costituzione, in quanto fisserebbe un divieto generale, generico (stante l'assenza di una definizione di impianto sportivo) e immediatamente applicabile in presenza di ogni impianto sportivo indipendentemente dal contesto di riferimento e sarebbe così idonea a pregiudicare gli interessi alla realizzazione delle reti di telecomunicazione protetti dalla legislazione nazionale e, in particolare, in quanto si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali delle materie "tutela della salute, ordinamento sportivo, governo del territorio e ordinamento della comunicazione" dettati dagli artt. 3, comma 1, lettera c), e 8, comma 1, lettera e), della legge 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici), che, rispettivamente, non contemplano espressamente gli impianti sportivi tra i luoghi sensibili in cui è esclusa l'installazione di siffatta tipologia di impianti e che demandano alla Regione la individuazione di criteri localizzativi e non consentirebbero la introduzione di divieti specifici e indiscriminati, diversi dalle tipologie contemplate dalla legge quadro statale. La disposizione impugnata violerebbe, inoltre, gli artt. 3, 15, 21, 41 Cost., in quanto la previsione di un divieto di installazione di impianti per la telefonia mobile negli impianti sportivi realizzerebbe un bilanciamento irragionevole e non proporzionato tra l'interesse alla protezione della salute e le libertà costituzionalmente garantite di comunicazione e di manifestazione del pensiero degli utenti dei servizi di telefonia e di iniziativa economica delle imprese che gestiscono tali servizi e perché tale divieto nella sua inderogabilità non terrebbe conto delle singole realtà territoriali e dell'effettivo rischio per la salute provocato dagli impianti di telefonia mobile. 2. - Le questioni sono inammissibili per difetto di rilevanza. Il remittente ritiene di dovere fare applicazione della disposizione impugnata sull'assunto che il concetto di impianto sportivo (non definito dalla stessa legge regionale n. 25 del 2001, ma) enucleabile dalla normativa regionale (Regolamento della Regione Marche 28 febbraio 2005, n. 1 recante "Requisiti degli impianti e delle attrezzature per l'esercizio di attività motoria ricreativa, ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale 1° agosto 1997, n. 47") e statale (decreto del Ministro dell'interno 18 marzo 1996, recante "Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio degli impianti sportivi", e le Norme CONI per l'impiantistica sportiva, approvate dalla G.E. del CONI con deliberazione n. 851 del 15 luglio 1999) comprenderebbe, oltre lo spazio destinato allo svolgimento dell'attività sportiva, anche quella parte dei percorsi di accesso esterni alla recinzione dell'impianto stesso, dovendo essere considerati anche questi come spazi di supporto ed accessori. Tale ipotesi interpretativa è del tutto implausibile, dovendosi necessariamente ritenere che la rete esterna di recinzione delimita lo spazio fisico costituente l'impianto, mentre d'altro canto non è possibile considerare come spazio di supporto l'intera rete stradale che conduce all'accesso allo stesso. L'erroneità della lettura del remittente risulta, altresì, palese se, sotto altro profilo, si considera l'interpretazione restrittiva che deve necessariamente darsi ad una norma di divieto, quale è quella in questione. Escluso, pertanto, che il giudice a quo debba fare applicazione della disposizione censurata, le questioni proposte in ordine ad essa risultano irrilevanti e, quindi, inammissibili.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 7, comma 2, lettera b), della legge della Regione Marche novembre 2001, n. 25 (Disciplina regionale in materia di impianti fissi di radiocomunicazione al fine della tutela ambientale e sanitaria della popolazione) sollevate, in relazione agli articoli 3, 15, 21, 41 e 117, commi secondo, lettera s), e terzo, della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Regione Marche con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della consulta, il 7 febbraio 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 febbraio 2011. Il Cancelliere F.to: MELATTI