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C'è un'arroganza offensiva, ingiusta e pericolosa, conseguenza di accordi ed incapacità del duo "Zinga-Raggi" nei confronti della mia Provincia. Siano, invece, di esempio i molti sindaci ribellatisi al bieco opportunismo e alla riverenza del potere regionale. Sindaci che amano il territorio e non i propri interessi e che, con dignità morale e politica e con vero coraggio, si oppongono a scelte strutturate e veicolate con minuziosa e celata pericolosità. La provincia di Frosinone ha pianto e piange troppi cari per malattie e tumori e per i miei cittadini io pretendo rispetto. (Applausi). EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, il Parlamento italiano ha riconosciuto con legge il 9 maggio, giorno dell'anniversario della morte dell'onorevole Aldo Moro, come giorno della memoria delle vittime di terrorismo interno e internazionale. Ero ancora una bambina ma ricordo perfettamente quel giorno del 1978, quando nella mia scuola elementare si diffuse la notizia, tra lo sconcerto e l'orrore di tutti, del ritrovamento del povero corpo senza vita dell'onorevole Moro. Quel giorno la democrazia italiana fu brutalmente violentata e visse anni di paura. Tutti gli anni della prima Repubblica, dalla fine degli anni Sessanta al 1980, furono caratterizzati da un'attività di terrorismo politico ed eversivo, rosso e nero, da parte di una sinistra estremista e rivoluzionaria e di una destra neofascista di impronta reazionaria. La madre di tutte le stragi in Italia è stata sicuramente quella di Piazza Fontana nel 1969. Come dimenticare le bombe e i 17 morti? Gli innumerevoli processi, ad oggi, hanno consentito di individuare l'ambiente di riferimento neofascista, ma gli esecutori materiali non sono mai stati trovati, nonostante il lavoro encomiabile dei magistrati. Poi la strage di Bologna, con 75 morti, del terrorismo nero. Ricordo ancora le lacrime del Presidente Pertini alla vista dei bambini moribondi. In tutto, fino al 2016, i morti per terrorismo sono stati in Italia 283. Negli anni di piombo, molte sono state anche le vittime del terrorismo all'estero. Ricordiamo anche gli attentati palestinesi all'aeroporto di Fiumicino. Solo nel 1973, 32 morti tra cui una madre e una bambina. Seguirono ben tre attentati: nel 1982, alla Sinagoga di Roma, un terrorista palestinese lancia una granata. Morto anche in questa occasione un bimbo di nove anni, Stefano Taché, la prima vittima della violenza antiebraica in Italia dopo la sconfitta del neofascismo nel 1945. Gli anni Duemila, invece, sono stati caratterizzati da attentati di matrice islamica. Come non ricordare le vittime italiane e italo-americane delle Torri gemelle di New York, ma ricordiamo anche le vittime militari nelle missioni di pace, nei diversi paesi come Somalia, Kosovo e Afghanistan. Ebbene, bisogna rammentare che la normativa italiana non prevede ancora uguale parità di trattamento a livello di benefici economici e indennità da corrispondere tra chi è morto in Italia e chi invece è morto all'estero. Occorre dunque una nuova legge che stabilisca questa parità di trattamento. Ho concluso e ringrazio l'Assemblea tutta. (Applausi) . CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, qualsiasi argomento non abbia diretta attinenza con la pandemia in corso non ha quartiere in questi giorni e genera accuse di insensibilità. Mi assumo il rischio comunque per segnalare a quest'Assemblea che in certi ambienti l'emergenza sembra favorire, sviando l'attenzione, maneggi condotti in danno dell'interesse pubblico. Il campo che mi impegna è come sempre quello relativo all'articolo 9 della Costituzione, dunque del Ministero affidato all'onorevole Franceschini. In tanti abbiamo letto ieri su «Il Fatto quotidiano» la magistrale riflessione di Salvatore Settis sui musei statali. Respingendo il falso mito del museo - impresa che deve vivere dei propri introiti, Settis rimette al centro la domanda cruciale: a cosa servono i musei? E risponde con un appassionato appello alla riflessione istituzionale su quello che chiama il modello italiano della tutela, di fatto già accantonato in molte zone della Penisola e a rischio ovunque. A riprova, è stata appena nominata ad interim alla direzione regionale musei Piemonte, l'ex polo museale, la direttrice dei Musei Reali di Torino, istituto dotato di autonomia speciale, la quale, selezionata benché esterna alla pubblica amministrazione e con formazione diversa da quella tradizionale dei dirigenti Mibact, incarna perfettamente gli orientamenti impressi all'amministrazione dei beni culturali dal Ministro in carica. La nomina soddisfa quanti, ai vertici politico - finanziari della Regione, mal sopportavano il precedente direttore del polo, accusato di eccesso di burocrazia e di insensibilità turistica, evidentemente una nuova fattispecie di reato. I bene informati vi leggono, però, non solo un'esplicita presa di distanza dalla linea del predecessore, ma il compito di traghettare il consorzio delle residenze reali, pubblico-privato creato nel 2017, in una fondazione di partecipazione, naturalmente all'ombra della Compagnia di San Paolo. A Racconigi, intanto, è in corso l'incremento dell'accordo siglato dal Mibact sempre nel 2017 con l'associazione «Le terre dei Savoia», legata alla fondazione CRT, dunque ad Unicredit. La faccio breve: il rischio concreto è che detta impostazione apra la strada ad una interferenza delle fondazioni in quanto erogatrici di finanziamenti anche nella programmazione culturale dei musei statali, nei criteri di gestione e persino nella selezione delle competenze. E non è un'illazione, la mia, ma è realtà, tanto è vero che il Ministero si è fatto partner di un progetto presentato a Torino lo scorso anno perché coinvolgeva, oltre Mantova e Modena, i Musei reali, teso ad elaborare un sistema di misurazione del contributo del museo alla creazione di valore, fondato quindi su un'idea economicistica e mercantile della cultura, tant'è che equipara gli istituti culturali ad aziende e interviene su di essi con gli strumenti propri dell'economia. Ciò allontana definitivamente i musei statali dal modello delineato invece dalla Costituzione, in base al quale il solo reddito che i musei statali dovrebbero impegnarsi a produrre è quello misurabile con la crescita del livello culturale dei cittadini. Non solo per sconfiggere il Covid19 serve dunque un vaccino, ma anche per contrastare efficacemente e far regredire la pandemia del museo-impresa, che Settis dice costretto ad autofinanziarsi con un frenetico "mostrismo" e con un numero sempre più alto di visitatori e che - aggiungo io - dal Nord Italia dilaga in tutto il Paese, con la stolida connivenza del Collegio romano. (Applausi). MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo solo per dire che nell'ultimo voto espresso - succede anche a chi ha una certa esperienza - ho votato contro, ma volevo votare a favore. PRESIDENTE.