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Questa riforma, che è già contemplata fra gli obiettivi del PNRR, coinvolge sia gli istituti pubblici che quelli privati. Come tutti sappiamo, questi istituti rappresentano una punta di diamante della nostra organizzazione sanitaria e vanno a confrontarsi con i migliori centri europei di ricerca avanzata e di assistenza di alta qualità e professionalità, per le tante ed eterogenee patologie trattate, che hanno un rilevante impatto clinico, diagnostico e terapeutico per i cittadini e per i pazienti. Punti qualificanti e caratterizzanti degli istituti di carattere scientifico sono, appunto, la loro precisa identificazione e il loro riconoscimento giuridico come enti a rilevanza nazionale e i loro particolari standard di eccellenza sempre di altissima qualità. Essi sono dotati di autonomia gestionale e personalità giuridica. Base imprescindibile dell'attività di questi istituti è il loro fare ricerca: una ricerca avanzata, perfettamente collegata però all'applicazione clinica. Ecco, appunto, la ricerca traslazionale collegata in modo consequenziale e continuativo alla diagnostica clinica e alla terapia; favorire la ricerca di qualità, utilizzandone al meglio i risultati raggiunti e applicarli alla cura del malato, migliorando in modo oggettivamente constatabile gli standard delle prestazioni diagnostiche, cliniche e terapeutiche, non dimenticando - appunto - l'assistenza e i ricoveri sempre di alta o altissima specialità. È indispensabile trovare le modalità più adeguate e le condizioni migliori (questo è un invito forte al Governo) per la loro riorganizzazione e il loro ulteriore potenziamento, riconoscendone il loro ruolo insostituibile e trainante. Gli istituti rappresentano e dovranno sempre di più rappresentare, ciascuno per il proprio campo d'azione, veri e propri fiori all'occhiello della nostra struttura sanitaria. Altro punto che ritengo importante sottolineare è l'implementazione della mobilità del personale per la ricerca sanitaria tra gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico, le università e gli enti pubblici di ricerca. Il confronto, lo scambio di esperienze scientifiche, la loro valorizzazione e il loro innesto con le altre realtà scientifiche e di ricerca non possono che arricchire il patrimonio di conoscenze e permettere il raggiungimento di obiettivi sempre più prestigiosi per la ricerca italiana. Nella ricerca medica, come in tante altre realtà, si fa di più cooperando e lavorando insieme per raggiungere obiettivi e risultati che siano utili e risolutivi per patologie complesse e spesso con scarse possibilità di cura per i pazienti che ne sono affetti. Fondamentale sarà una più attenta e omogenea distribuzione di questi istituti su tutto il territorio nazionale, con una loro più razionale collocazione nelle strutture delle reti sanitarie regionali e nazionali. Infatti, la distribuzione attuale di questi istituti evidenzia una netta prevalenza in alcune aree del nostro Paese, penalizzando altre realtà regionali. A tal proposito, ho presentato un ordine del giorno, recepito dal Governo, che prevede il riordino della rete di questi istituti e che ciò sia effettuato nel rispetto di una distribuzione più omogenea su tutto il territorio nazionale, garantendo la presenza di almeno un centro di eccellenza in ogni singola Regione. Ho inoltre previsto nello stesso ordine del giorno l'istituzione di nuovi istituti di ricovero e cura a carattere scientifico nell'area materno-infantile, al fine di garantire l'attività di ricerca traslazionale, di cura e di promozione dell'eccellenza clinica in ambito pediatrico. Tutto ciò va nella giusta direzione di dare maggiore attenzione alle complesse problematiche dell'area materno-infantile, in cui tanti passi avanti sono stati fatti, ma tanto cammino resta ancora da fare. Riorganizzare e potenziare questi istituti - mi avvio a concludere, signor Presidente - rappresenta un dovere delle Istituzioni e della politica (quella con la p maiuscola) e un diritto dei cittadini italiani. La nostra ricerca applicata alla clinica può e deve diventare un tratto caratterizzante della nostra organizzazione e della nostra struttura sanitaria. La nostra sanità necessita di strutture trainanti e qualificanti, come appunto devono essere - e sono - gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Su provvedimenti come questi, che elevano e potenziano la ricerca italiana e migliorano le prestazioni fornite ai cittadini, il Gruppo Insieme per il Futuro-Centro Democratico, darà convintamente il suo appoggio e il suo voto favorevole. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, a dispetto delle apparenze, questo è un provvedimento di grande importanza: attiene al riordino e ai nuovi criteri di finanziamento di una parte importante della nostra assistenza sanitaria, del nostro Servizio sanitario nazionale, sia quello erogato da strutture pubbliche sia quello, nel caso degli IRCCS, peraltro maggioritario, erogato dalle strutture private. Nel nostro Paese gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico sono 51: 31 sono quelli cosiddetti privati, tra i quali ci sono centri di eccellenza come il San Raffaele, il Bambin Gesù - parlare di privati, in questo caso, è evidentemente un eufemismo - e 20 sono pubblici, facenti riferimento direttamente al Servizio sanitario nazionale. Abbiamo esaminato con attenzione questo testo e, se devo essere sincero, collega Sileri, ci ha preoccupato di più qualche mese fa, quando lo abbiamo letto e abbiamo seguito i lavori nell'altro ramo del Parlamento. Quello che è accaduto ci tranquillizza in parte, posto che la legge delega spetterà verosimilmente al centrodestra, che sarà chiamato a governare anche le sorti della sanità nazionale. Quindi, da questo punto di vista, siamo un pochettino meno preoccupati (ma ovviamente facciamo tutti gli scongiuri!). Qual è però il senso di questo ragionamento? L'idea di fondo della costituzione di questi poli di assistenza e ricerca era la traslazione delle conoscenze tra la ricerca e l'assistenza: sembra una banalità, ma nessuno ci dice - ancora oggi - qual è il risultato raggiunto dopo quasi quarant'anni dalla legge istitutiva e dopo vent'anni dalla più sostanziale riforma del 2003. Quali sono gli esiti e i risultati rispetto alle risorse copiose indirizzate a questi istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (definiti con l'acronimo IRCCS), per quanto riguarda l'assistenza e in termini, ad esempio, di impact factor per quello che riguarda la ricerca? Quanto sono stati arricchiti questi istituti in termini di bagaglio di innovazione, reti innovative e capacità di adesione ai bisogni di cura e di assistenza, rispetto alle risorse indirizzate? Questi soldi, collega Sileri, sono stati spesi o investiti? Questo è il tema che manca nel testo. Non si può non partire da un'analisi di quello che è accaduto negli ultimi venti, trenta o quarant'anni per agire in termini di riordino di questi istituti. Peraltro, sappiamo che il tutto si inserisce - come giustamente è stato fatto osservare dalla Presidente della nostra Commissione - in un quadro di riordino della missione 6 del PNRR, quindi nel grande tema del riordino dell'assistenza territoriale, ma anche di quella ospedaliera, quindi tutto questo rimane da fare. Ripeto che ci saremmo preoccupati al 100 per cento;