[resaula]

n. 4298 del 24 marzo 2017) che, nonostante le gravi risultanze, inspiegabilmente non ha avuto conseguenze per il direttore; se non pensi di ricorrere ad un'indagine interna anche per chiarire le ragioni della riconferma dell'architetto Malacrino alla guida del museo, avvenuta nonostante i vertici ministeriali fossero perfettamente a conoscenza del contegno del professionista durante il primo mandato, inappropriato al ruolo dirigenziale rivestito e ostile nei confronti degli altri uffici del Ministero, e dunque dell'inattendibilità della sua scheda di valutazione della performance . Atto n. 3-01360 PILLON Al Ministro della giustizia Premesso che: da notizie di stampa si apprende che, in data 1° febbraio 2020, il signor Emilio Vincioni, un genitore separato di Sassoferrato (Ancona), recatosi ad Atene per il quarto compleanno della figlia, è stato prelevato dalla Polizia greca ed arrestato. Trasferito in vari posti di polizia durante la notte, solo il giorno dopo ha saputo che il suo arresto era stato provocato da una denuncia della moglie. Lo accusava di versare solo 400 dei 550 euro stabiliti dal giudice greco per il mantenimento della figlia; è stato liberato dopo un giorno e dovrà presentarsi in tribunale nella capitale greca per essere processato senza avere avuto accesso, né lui, né il suo avvocato greco, alla denuncia e alla documentazione; il signor Vincioni ha quindi lanciato un appello alle autorità italiane, al fine di essere supportato nel far rispettare i suoi diritti di padre e tutelare i minori italiani portati all'estero da genitori stranieri; una storia finita male, quella del signor Vincioni, volato in Grecia per festeggiare il compleanno della figlia, e di una donna greca, incontrata nel 2012 ad un meeting aziendale su un'isola nel Peloponneso. Il colpo di fulmine si concretizzò in un matrimonio il 1° dicembre 2013 e nella decisione della coppia di vivere a Sassoferrato. Dopo quasi due anni di matrimonio viene concepita la loro figlia, che la moglie decide di far nascere in Grecia, per condividere il parto con la sua famiglia, da dove, però, non rientreranno più, né lei, né la neonata. A nulla sono valsi i tentativi bonari del padre di far tornare mamma e bambina in Italia; così il signor Vincioni ha chiesto il rimpatrio della minore ai sensi della Convenzione de L'Aja del 1980 dinanzi al giudice greco che però, in procinto di accogliere il ricorso, ha sospeso la decisione rimettendosi alla Corte di giustizia dell'Unione europea per l'interpretazione del concetto di "residenza abituale" del neonato; e la Corte lo ha interpretato affermando che il centro degli interessi della minore, proprio perché nata in Grecia, fosse quel Paese, a prescindere dall'intento e dal preciso accordo tra i coniugi di vivere in Italia; di conseguenza, il tribunale greco ha negato il rimpatrio della bambina e, mentre il Tribunale di Ancona si dichiarava competente per la separazione tra coniugi, ha affermato che, per difetto di giurisdizione, non poteva decidere sull'affidamento e il mantenimento del minore; la moglie ha ottenuto pertanto dalle autorità giudiziarie greche l'affidamento della figlia e l'obbligo per il padre del suo mantenimento; nonostante a maggio 2019 sia iniziato un processo penale per sottrazione di minore presso il Tribunale di Ancona, la madre è libera di circolare ovunque, anche in Italia, invece il padre è stato arrestato come un soggetto pericoloso; considerato che ad oggi sono 454 i bambini italiani portati all'estero senza il consenso dell'altro genitore, ovvero 454 vittime innocenti della sottrazione internazionale di minori, si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di tutelare i genitori separati e quali soluzioni concrete e definitive ritenga opportuno porre in essere per risolvere la problematica della sottrazione internazionale di minori. Atto n. 3-01361 D'ALFONSO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: nel territorio di Lettomanoppello (Pescara), ubicato sul bordo pedemontano nord occidentale del massiccio della Majella, risultano presenti sia movimenti franosi quali crolli e ribaltamento, dovuti ad una tettonica che ha determinato forti dislivelli topografici e generalizzati incrementi dell'energia predisposti da diffusi sistemi di fratture, joint e clivaggi che interessano i litotipi calcarei, sia scorrimenti e colate in corrispondenza di alternanze di materiali con caratteristiche litoteniche ed idrogeologiche diversificate; il territorio è stato da sempre considerato tra quelli più a rischio non solo dell'Abruzzo, ma dell'Italia intera; numerose sono infatti le segnalazioni di fenomeni franosi verificatisi nel corso degli anni e altrettanto numerosi sono stati gli interventi effettuati; in particolare, l'area del centro storico di Lettomanoppello è interessata da una frana complessa con movimenti di tipo rotazionale e traslativo e con colamenti, più recenti, che hanno interessato la porzione di versante immediatamente a valle del centro abitato fino al sottostante fiume Lavino, come verificabile nella cartografia del piano di assetto idrogeologico e nell'inventario dei fenomeni franosi in Italia (IFFI) con codici 0680008800 - 06800024200, cui deve essere rivolta una doverosa attenzione; già il regio decreto n. 908 del 1921, poi abrogato con decreto legislativo n. 212 del 2010, indicava il comune di Lettomanoppello, allora in provincia di Chieti, come territorio da sottoporre a consolidamento; il successivo decreto del Presidente della Repubblica n. 1285 del 1954, recante "Inclusione dell'abitato di Lettomanoppello, in Provincia di Pescara, fra quelli da trasferire parzialmente a cura ed a spese dello Stato", è stato soltanto in minima parte concretamente eseguito; un'estesa area del territorio comunale di Lettomanoppello ricade oggi, secondo il piano di assetto idrogeologico, in zona a pericolosità idrogeologica molto elevata; l'intero territorio è inoltre classificato, secondo l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 2003, recepita dalla delibera della Giunta regionale dell'Abruzzo n. 438 del 29 marzo 2003, come zona sismica 1; considerato che: l'originario progetto del 1989 finalizzato alla risoluzione del rischio prevedeva la realizzazione di una galleria a ferro di cavallo che, partendo dalle due incisioni, a circa 50-60 metri sotto il centro abitato, avrebbe tagliato le acque provenienti dalla Majella per non rifornire i vari depositi a valle, procedendo contestualmente al riutilizzo dell'acqua captata per fini idroelettrici o irrigui, per un totale complessivo di investimento di circa 36 miliardi di lire; unitamente al principale intervento del tunnel , ritenuto da solo insufficiente ad escludere il rischio di dissesto idrogeologico, vennero previste anche opere di sostegno a ridosso della strada statale finalizzate a proteggere la strada stessa e gli edifici del centro storico dagli effetti prodotti dalla frana, opere di drenaggio efficaci a medio-lungo termine, opere di protezione dall'erosione al piede delle piene del torrente Lavino e opere di regimazione delle acque superficiali;