[pronunce]

La disposizione censurata prevede, come si è precisato, che le norme contenute nel comma 1 del medesimo articolo - tra le quali vi è quella che ha aggiunto al d.P.R. n. 917 del 1986 l'art. 13-bis (il quale, tra l'altro, ha sottoposto al regime della “detraibilità” gli interessi passivi sui mutui agrari, «nei limiti dei redditi dei terreni dichiarati») - si applichino «a partire dal periodo di imposta in corso alla data dell'8 dicembre 1993». Orbene, nel rimettere all'esame di questa Corte la citata disposizione, il giudice a quo non ha preso in considerazione affatto il mutamento di disciplina intervenuto con il passaggio dell'onere relativo al pagamento degli interessi passivi sui mutui agrari dal regime della “deducibilità” integrale dal reddito complessivo a quello della “detraibilità”, sia pure ridotta, dall'imposta lorda. Il rimettente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della disposizione stessa, limitandosi ad osservare che la norma denunciata, per il suo carattere asseritamente retroattivo, violerebbe l'art. 53 della Costituzione. La retroattività consisterebbe nell'avere previsto l'applicabilità del nuovo regime della “detraibilità” degli interessi passivi per l'anno 1993 e per l'anno 1994, quando per questo ultimo erano già decorsi (all'atto dell'entrata in vigore del decreto-legge in questione) cinque mesi, sicché vi sarebbe stato un assoggettamento a tassazione effettuato sulla base di una capacità contributiva relativa al passato. 4.— Relativamente all'anno fiscale 1994, non correttamente viene richiamato dal rimettente il tema della retroattività delle norme tributarie e il limite di questa rappresentato dalla necessaria coerenza con una capacità contributiva attuale e non pregressa. Nella specie, la norma censurata, nel prevedere una limitazione della facoltà per i contribuenti di portare in detrazione gli interessi sui mutui di miglioramento agrario, pur essendo entrata in vigore quando erano decorsi i primi cinque mesi dell'anno di riferimento fiscale, ha di fatto preso in considerazione una capacità contributiva attuale e non passata (sentenza n. 16 del 2002). L'evenienza della retroattività si sarebbe potuta verificare se la limitazione della detraibilità degli interessi passivi avesse avuto riguardo a rapporti non più espressivi di una capacità contributiva attuale. D'altronde, il periodo d'imposta sul quale commisurare l'IRPEF è indubbiamente quello dell'intero anno solare nel quale si produce il reddito (art. 7 del d.P.R. n. 917 del 1986), per cui sarebbe stata illogica la sottoposizione dei primi cinque mesi dell'anno ad un determinato regime di tassazione diverso da quello applicabile per i sette mesi successivi. L'attualità della capacità contributiva prevista dall'art. 53 della Costituzione va, pertanto, esaminata con riferimento all'anno solare preso in considerazione nel suo complesso dalla norma, sicché neanche viene in rilievo, in senso proprio, un problema di retroattività della disposizione censurata dal rimettente. 5.— Per quanto attiene all'anno d'imposta 1993, sebbene detto periodo sia fuori contestazione nel giudizio a quo, è da osservare che, anche a voler prendere in considerazione la decorrenza del nuovo regime agevolativo dal periodo d'imposta in corso alla data dell'8 dicembre 1993, si perviene egualmente alle medesime conclusioni di cui innanzi in ordine alla inconfigurabilità della retroattività della disciplina censurata. Tale data, infatti, è quella dell'entrata in vigore del primo decreto-legge non convertito (d.l. 6 dicembre 1993, n. 503), i cui effetti e i correlati rapporti giuridici - al pari degli altri due decreti, anch'essi non convertiti, che hanno preceduto il d.l. n. 330 del 1994 che si pone in continuità con i precedenti decreti-legge - sono stati fatti espressamente salvi dalla legge n. 473 del 1994. Consegue da ciò che il nuovo regime agevolativo concernente gli interessi passivi in questione risulta, in definitiva, adottato nello stesso anno di riferimento fiscale preso in considerazione, vale a dire il 1993, sicché non può ritenersi sussistente alcuna sostanziale retroattività delle disposizioni attinenti alla detraibilità dall'imposta lorda dell'onere del pagamento degli interessi sui mutui agrari. Di qui l'inconfigurabilità di una imposizione che abbia fatto riferimento ad una capacità contributiva pregressa e non attuale. A conforto di tale conclusione può essere utilmente richiamata la sentenza n. 143 del 1982, con la quale questa Corte ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 23 del d.P.R. 13 aprile 1977, n. 114 (Modificazioni alla disciplina dell'imposta sul reddito delle persone fisiche), nella parte in cui estendeva la disciplina dell'art. 5, secondo comma, lettera c), alle dichiarazioni dei redditi da presentare nell'anno 1977, relative ai redditi percepiti nell'anno 1976. Anche in quella sede i giudici a quibus avevano dubitato della legittimità costituzionale del citato art. 23 sotto il profilo della violazione degli artt. 3 e 53 della Costituzione. Con tale sentenza questa Corte ha ritenuto che in quella fattispecie non fosse ravvisabile un deterioramento della capacità contributiva dei soggetti interessati, intervenuto tra il momento della nascita del rapporto tributario (anno 1976) e quello della successiva entrata in vigore della norma impugnata (anno 1977), osservando che la brevità del tempo trascorso tra i due momenti suddetti induceva ad escludere che si fosse potuta verificare una siffatta evenienza. 6.— Il giudice a quo ha, inoltre, sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 7, secondo periodo, primo inciso, del d.l. n. 330 del 1994 per violazione dell'art. 77 della Costituzione, sotto il profilo della insussistenza dei presupposti della necessità e dell'urgenza. La questione non è fondata. La giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 6 del 2004, n. 16 del 2002, n. 398 del 1998, n. 330 del 1996 e n. 29 del 1995) ha più volte affermato che il sindacato sull'esistenza dei presupposti della necessità e dell'urgenza, che legittimano il Governo ad emanare decreti-legge, può essere esercitato solo in caso di evidente mancanza dei presupposti stessi. Nella specie - a prescindere dalla valutazione degli effetti prodotti dalla legge n. 473 del 1994 di conversione del predetto decreto-legge - deve ritenersi non sussistente il denunciato vizio. Il rimettente, infatti, si è limitato ad affermare che la circostanza per la quale il d.l. n. 330 del 1994 «si pone a conclusione di una serie di decreti-legge non convertiti (…) dei quali ha riprodotto la disposizione che qui viene in rilievo» renderebbe «manifesta l'insussistenza, al 31 maggio 1994, della straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni concernenti la semplificazione di talune disposizioni in materia tributaria».