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Gli insegnanti, anche in tempi di coronavirus, non solo non ci hanno delusi, ma si sono resi finanche parte totalmente proattiva dell'unica soluzione allo stato percorribile, la didattica a distanza per l'appunto, soluzione che continuiamo a voler definire a gran voce momentanea. Va detto infatti che il ricorso deregolamentato a queste tecnologie di rete ha trovato gran parte dei docenti impreparata all'uso della piattaforma didattica, perché non è mai stata dedicata loro una formazione specialistica adeguata e gratuita e perché anche le scuole sono in larga parte impreparate. Eppure è a loro che va tutto il merito di essere rimasti lì, agganciati ai loro alunni, ancorché dietro uno schermo, con libri dematerializzati e tanta buona volontà, pronti a reinventarsi, a scaldare quei cuori che la coperta corta e la didattica a distanza rischiano di raggelare, come abbiamo detto, giorno dopo giorno. La scuola cade a pezzi, ma gli insegnanti italiani resistono e noi siamo dalla loro parte, accanto a tutti gli insegnanti, oggi più che mai, e accanto a tutti quei docenti precari, con anni di servizio e una formazione specifica nella loro valigetta degli attrezzi, creata giorno dopo giorno con lo studio sul campo, a contatto con i ragazzi e le famiglie; insegnanti precari, in attesa di stabilizzazione, sui quali il sistema si è poggiato per troppo tempo. Ebbene, occorreva considerare... (Richiami del Presidente). Non sono otto i minuti? PRESIDENTE. Sono trascorsi, senatrice. Comunque vada avanti, cerco di farla concludere. Le consento un ulteriore minuto. LONARDO (FIBP-UDC) . Grazie. Occorreva riconsiderare la loro posizione, bisognava farlo lontano da slogan di partiti, che propagandano belle parole piene di vuota retorica. Purtroppo, quanto accaduto oggi in Commissione la dice lunga sulla poca attenzione e sulla poca considerazione. Poiché si chiudono le porte all'assunzione per titoli di queste preziose ed essenziali figure, che almeno non lo si faccia invocando la Costituzione. A settembre la scuola deve riaprire. Può suonare come un Diktat ma di fatto lo è: la scuola deve riaprire, per permettere a tutti i bimbi e i ragazzi di ricongiungersi con le emozioni smarrite. La visione prospettica della situazione emergenziale presupponeva un orientamento verso traiettorie di respiro più ampio e più lungimiranti. Per l'anno che verrà ci saranno tantissime cattedre vacanti e questo ci dovrà far tremare; non bastava quanto già stava accadendo. I concorsi preventivati in questa fase di chiusura del Paese, con divieto di assembramenti, sono assurdi da ipotizzare e sarebbero comunque stati mal strutturati e discriminatori. Mal strutturati, perché il concorso straordinario affiderebbe a una crocetta il futuro lavorativo e la stabilità di decine di migliaia di precari della scuola: il quiz si sostituisce all'esperienza maturata sul campo e ai titoli acquisiti negli anni universitari. Discriminatori, perché la legge n. 62 del 2000 equipara le scuole paritarie alle scuole statali: entrambe appartengono al sistema scolastico nazionale e, tra le altre cose, rilasciano titoli di studio aventi valore legale e svolgono servizio pubblico; non esistono quindi differenze tra docenti con servizio pregresso nello Stato e docenti con servizio pregresso nel sistema paritario. Le scuole paritarie sono spesso invisibili e non hanno voce e per loro non si levano che flebili dichiarazioni a favore di telecamere. Noi lottiamo per dare volto a queste centinaia di migliaia di studenti, di genitori, di gestori che in questi mesi, non ultimo in questi giorni, hanno popolato una piazza virtuale senza precedenti per presenza, per spessore culturale, per garbo, per dignità, con lo slogan «Noi siamo invisibili per questo Governo». Bisognava procedere - e chiudo - con la stabilizzazione dei docenti, che significava continuità didattica agli studenti e miglior offerta formativa alle scuole nel loro complesso; appare chiaro come tutti gli attori coinvolti nel processo educativo didattico ne avrebbero tratto giovamento. Il benessere individuale, Presidente, genera benessere sociale; il benessere sociale genera benessere all'intero Paese e a ciascun individuo che in esso abbia radici, innescando un circolo virtuoso totalmente a vantaggio di tutti. Un circolo virtuoso che non ha nulla a che fare con l' austerity , il debito pubblico e il terrore in cui le nostre vite sono state gettate e, invece, ha a che fare con il welfare State e con la salvifica dose di coraggio, dote che da troppo tempo sembra aver abbandonato il palcoscenico della politica che ci governa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Sottosegretario, la vedo particolarmente attento. Sono più di dieci mesi ormai che questa maggioranza tiene la scuola ostaggio delle sue dinamiche perverse. Si era capito subito, dal giorno dell'insediamento di questo Governo, che dei nostri ragazzi, cioè del futuro del nostro Paese, a voi interessa poco o nulla. Si è capito da quando avete deciso, per mere ragioni di spartizione di poltrone, di spacchettare il Ministero dell'istruzione e dell'università in due distinti Ministeri, senza che ve ne fosse alcuna esigenza. (Applausi). Questo è molto importante. Poi le cose sono andate sempre peggio. A regnare per tutta la durata della crisi derivante dalla pandemia è stato il caos : basti pensare a come sono state chiuse le scuole. Sembra un gossip . L'annuncio della chiusura delle scuole è stato battuto dall'agenzia all'ora di pranzo; pochi minuti dopo il Governo ha smentito la decisione, salvo poi confermare la sospensione delle lezioni alle ore 18, gettando migliaia, anzi, scusate, milioni di genitori nel panico. Questa sarebbe l'efficienza in un momento di drammaticità. Il peggio, però, doveva ancora avvenire. Mentre noi abbiamo ascoltato il Ministro (che mi spiace sia oggi assente perché il tema è molto importante e delicato, ma vedo che anche la gran parte della maggioranza non è presente in Aula) vantarsi di aver raggiunto il 94 per cento degli studenti con la didattica a distanza e che l'89 per cento degli istituti ha previsto appositi strumenti per gli alunni con disabilità, l'Istat ci ha raccontato, nel suo ultimo rapporto, un'altra realtà, che poi è la verità: un terzo delle famiglie italiane - a oggi - non possiede neanche un computer ; oltre il 40 per cento dei ragazzi, soprattutto nelle Regioni del Sud, non ha gli strumenti tecnologici sufficienti per seguire una lezione online. Per questa ragione... (Brusio) . Mi scusi, ma se deve parlare si prenoti. (Applausi). Sento che mi stanno parlando nelle orecchie... PRESIDENTE. Senatore, c'è confusione in Aula nella misura in cui intervengono tutti. Se c'è da richiamare un collega, lo faccio io. Prego, vada avanti. Grazie. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . La verità fa sempre male.