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Istituzione del Comitato per il sostegno della cultura nazionale. Onorevoli Senatori. -- L'attuale situazione economica, caratterizzata da un lungo periodo di recessione, ha posto, con forza, la necessità di analizzare e di trovare nuove vie atte a facilitare la ripresa economica. L'Italia è stata per secoli un punto di riferimento per la cultura europea, in queste terre vi sono le radici della civiltà e della storia moderne. Le stesse divisioni territoriali e storiche tra le popolazioni che hanno dato vita all'Italia rappresentano una risorsa fondamentale, a cui si è aggiunto, nel tempo, il fenomeno dell'emigrazione, che ha permesso di intrecciare le fondamenta della cultura italiana con quella di altri popoli e terre lontani. Purtroppo questo immenso patrimonio sia culturale che storico che abbiamo ereditato rischia di essere abbandonato al proprio destino non producendo quella continuità indispensabile tra passato, presente e futuro che può dare nuova linfa vitale e identità collettiva al Paese oltre che rappresentare una risorsa economica. La discussione sulla necessità di puntare, da un lato alla conservazione del passato e dall'altro all'innovazione, e quindi allo sviluppo della cultura del futuro, è un tema che non appassiona soltanto gli uomini di cultura, ma una realtà con la quale fare i conti e che rappresenta l'attuale sfida da vincere. Il modello italiano presenta alcune caratteristiche particolari che rappresentano la parte fondamentale di qualsiasi progetto di sviluppo che abbia alla base la ricchezza culturale e politica presente nel nostro Paese: a) la varietà delle declinazioni e dei linguaggi. Siamo la terra delle mille città e dei mille borghi liberi e creativi, siamo, inoltre, immersi oggi in una multiculturalità internazionale. In tale contesto anche i piccoli comuni sono custodi di tradizioni locali, di un patrimonio artistico immenso, così come di ricchezze e di energie ancora poco conosciute o valorizzate; b) il valore delle tradizioni. Questo tratto è la risultante di innumerevoli flussi di cultura che, radicati nella realtà del territorio e dei suoi saperi, alimentano un'immagine viva e internazionale. Il territorio è fonte di tradizioni artistiche, di conoscenze tradizionali e di tracce culturali che la creatività reinterpreta e rinnova; c) la creatività per la qualità sociale, ossia lo sviluppo delle attività creative non solo per accrescere le innovazioni tecnologiche, ma anche per migliorare la qualità di vita; d) la crescita di un turismo culturale evoluto. Anche il consumo e la condivisione della nostra cultura hanno cambiato natura a seguito dello sviluppo economico e sociale recente; la fruizione della cultura non appartiene più a fasce sociali privilegiate, ma diventa sempre più un consumo di massa, a cui il nostro Paese non è in grado di dare una risposta adeguata, mancando la rete complessiva del turismo di massa e una struttura adeguata a livello conoscitivo e organizzativo; e) una rete di artisti e di gruppi teatrali locali che cercano, tra mille difficoltà economiche, di tenere viva e di allargare la tradizione artistica e popolare del nostro Paese. La cultura, l'ambiente e l'arte, sono indubbiamente un nostro punto di forza. Con i suoi 47 siti UNESCO, 4.700 musei, 200 siti archeologici e il più grande patrimonio di opere d'arte al mondo l'Italia possiede un tesoro unico. Secondo dati recenti diffusi dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) le famiglie italiane destinano ai consumi culturali in media il 7,3 per cento della spesa complessiva, un trend che non ha subito forti variazioni nell'arco dell'ultimo decennio. Tra le attività culturali quelle che coinvolgono almeno un quarto della popolazione sono le visite a musei e a mostre (il 28 per cento della popolazione dichiara di esserci andata almeno una volta nel corso dell'anno). L'arte è tra i principali fattori di ricchezza sociale per il Paese, capace di produrre un fatturato di oltre 9,4 miliardi di euro attraverso il turismo. Secondo l'Organizzazione mondiale del turismo (OMT) il turismo culturale è ormai consolidato e costantemente in crescita: circa il 45 per cento degli stranieri in visita in Italia ha come meta una città d'arte. E come rileva una recente indagine del CENSIS l'arte non è solo risorsa economica ma anche uno strumento di forza e di identità nazionale capace di rilanciare il Paese. Questo elementare giudizio viene espresso, secondo un sondaggio recente, da una maggioranza di italiani che sono consapevoli dell'enorme risorsa rappresentata dalla nostra cultura e dalla nostra storia. Lo Stato italiano, la cui Costituzione prevede la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico, dovrebbe destinare alla cultura, in funzione delle considerazioni esposte, una notevole quantità di risorse, tali da valorizzare questo importante patrimonio. Queste risorse hanno raggiunto ormai una dimensione inaccettabile, senza confronto in Europa, che rischia ulteriormente di ridursi, rendendo ardua persino qualsiasi manutenzione del patrimonio culturale e paesaggistico e addirittura impossibile la valorizzazione del patrimonio culturale del Paese. Con il presente disegno di legge, consapevoli della difficile crisi economica in cui versa il Paese e della necessità di ridurre la spesa pubblica in linea con le indicazioni concordate in Europa, si definisce un percorso possibile per arrivare a rendere la cultura e la storia di questo Paese un elemento centrale della ripresa produttiva. È evidente, d'altronde, che dobbiamo essere in grado di sperimentare nuove strade, com'è avvenuto in altri Paesi, ad esempio il Brasile, tenendo conto della scarsità delle risorse pubbliche, attivando una fattiva cooperazione tra soggetti pubblici e privati, consapevoli che tale scelta produrrà, nel medio e lungo periodo, enormi vantaggi sia in termini economici che di valoriziazione delle risorse «naturali» del nostro Paese. La cultura non solo è di per se stessa un bene, ma è strettamente collegata a molte attività economiche e, conseguentemente, costituisce un volano per il progresso e lo sviluppo. I numeri recentemente forniti dall'ultimo rapporto della fondazione Symbola sul contributo del settore culturale al prodotto interno lordo (PIL) e all'occupazione nel Paese appaiono «a prova di crisi». Nel 2011 il valore aggiunto del sistema produttivo culturale ammontava a quasi 76 miliardi di euro, pari al 5,4 per cento del totale dell'economia. Un valore in leggera crescita se confrontato con il 5,3 per cento relativo alle analoghe stime effettuate per il 2007. L'occupazione impegnata nelle imprese culturali era pari a circa 1 milione e 390.000 persone, corrispondenti al 5,6 per cento del totale degli occupati del Paese. L'industria culturale sembra dunque rappresentare un'ancora nel maremoto della crisi economica. Con il presente disegno di legge si riconosce la partecipazione delle imprese in progetti finalizzati alla produzione e alla diffusione delle attività culturali, nonché al recupero e al restauro del patrimonio storico e artistico allo scopo di proteggere la cultura nazionale e di favorire l'accesso alle sue fonti. In tale senso, a conferma del forte impegno dello Stato in questo settore, si istituisce (articolo 1) il Comitato per il sostegno della cultura nazionale, definendo con chiarezza le direttive e le aree progettuali sulle quali si dovrà declinare una nuova politica della cultura.