[pronunce]

Ad avviso del giudice a quo, infatti, un tale assetto normativo risulterebbe incompatibile con la necessità di «tutelare un profilo di riservatezza che quanto maggiore è la consapevolezza della colpa e la conseguente contrizione da parte dell'imputato, tanto più appare meritevole di tutela in linea con il rispetto della persona»; profilo di riservatezza che sarebbe riconducibile allo stesso diritto di difesa, e che dovrebbe garantire all'imputato la «possibilità di accedere a forme processuali che limitino l'esposizione pubblica, soprattutto rispetto ai fatti più infamanti per i quali la scelta del rito camerale può essere indice di contrizione e pentimento». Ciò che varrebbe «a maggior ragione, quando l'imputato ritenga che dagli atti di indagini non risulti dimostrata la sua colpevolezza», in omaggio al principio della presunzione di non colpevolezza di cui all'art. 27, secondo comma, Cost. Di talché la preclusione totale del giudizio abbreviato in queste ipotesi risulterebbe «lesiva [...] del diritto di difesa inteso come rispetto della dignità, ciò anche in relazione alle disparità con tutti gli altri imputati e, quindi, in relazione agli artt. 2 e 3 della Costituzione». 6.5.- La disciplina censurata violerebbe poi il principio del giusto processo di cui all'art. 111, primo comma, Cost. La preclusione ivi stabilita priverebbe infatti l'imputato della possibilità di accedere a un rito che consenta una decisione rapida, laddove la "giustizia" del processo presupporrebbe necessariamente la sua rapidità; ciò che sarebbe particolarmente pregiudizievole nei confronti degli imputati che intendano ottenere una rapida affermazione della propria innocenza, i quali sarebbero così costretti ad affrontare una «esposizione alla udienza pubblica» e gli «ineliminabili tempi lunghi del dibattimento». La violazione dell'invocato parametro costituzionale si coglierebbe anche in conseguenza dell'allargamento dell'area di concreta applicabilità della pena dell'ergastolo, che risulterebbe distonica rispetto ai recenti orientamenti della giurisprudenza costituzionale (è citata estesamente la sentenza n. 149 del 2018). 6.6.- La disposizione in esame sarebbe, infine, incompatibile con l'art. 117, primo comma, Cost. in relazione agli art. 6 e 7 CEDU, privando arbitrariamente gli imputati di taluni reati dei vantaggi connessi alla possibile scelta di «procedure semplificate» (è citata Corte EDU, decisione 8 dicembre 2015, Mihail-Alin Podoleanu contro Italia). 7.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate manifestamente infondate, in ragione della discrezionalità del legislatore nello stabilire preclusioni ai riti abbreviati, non censurabili da questa Corte se non sotto il profilo della loro manifesta irragionevolezza, qui certamente insussistente, anche in considerazione del fatto che i delitti puniti con l'ergastolo sono quelli che si collocano all'apice della scala di gravità dei reati previsti dall'ordinamento penale. 8.- Si è costituito in giudizio anche il difensore dell'imputato nel giudizio a quo, concludendo nel senso della fondatezza delle questioni dopo aver ripercorso in senso adesivo le argomentazioni svolte nell'ordinanza di rimessione. La parte sottolinea inoltre come - a fronte della piena confessione dell'imputato e della compiuta ricostruzione del fatto, come nel caso oggetto del procedimento a quo - la celebrazione di un dibattimento appaia «inutile, dilatoria, dolorosa per le pp.oo. (che saranno costrette a ripercorrere in pubblica udienza i fatti di causa), insomma ingiustificata rispetto al fine dell'accertamento dei fatti, che appaiono evidenti già alla mera lettura degli atti di indagine acquisibili nell'ipotesi di celebrazione del processo nelle forme del rito abbreviato». La scelta legislativa censurata sarebbe, d'altra parte, espressiva dell'unica finalità di sancire l'imprescindibilità dell'inflizione della pena dell'ergastolo rispetto ai reati più gravi, finalità che risulterebbe però in contrasto con la funzione rieducativa della pena di cui all'art. 27 Cost. 9.- In prossimità dell'udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha presentato memoria illustrativa con la quale ha ribadito la richiesta che le questioni sollevate siano dichiarate manifestamente infondate, sulla base dei medesimi argomenti già articolati nella memoria relativa alla causa introdotta dall'ordinanza del GUP del Tribunale della Spezia (supra, punto 5.). 10.- Con ordinanza del 16 luglio 2020 (r.o. n. 127 del 2020), il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Piacenza ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. e dell'art. 3 della legge n. 33 del 2019, in riferimento agli artt. 3, 27, secondo comma, e 111, secondo comma, Cost. 10.1.- Il rimettente è investito della richiesta di giudizio abbreviato formulata da un imputato del delitto di cui agli artt. 575, 577, primo comma, numero 1), cod. pen. , per avere cagionato a coltellate, il 6 maggio 2019, la morte della moglie. Anche in questo caso, il GUP non potrebbe accogliere la richiesta, essendo ormai entrata in vigore la legge n. 33 del 2019, della cui legittimità costituzionale egli tuttavia dubita. 10.2.- Circa la rilevanza delle questioni, il rimettente precisa che - contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa - la preclusione stabilita dal nuovo art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. si dovrebbe ritenere applicabile non solo ai delitti per i quali già la norma incriminatrice della fattispecie base prevede la pena dell'ergastolo, ma anche a quelli - come l'omicidio - per i quali tale pena sia prevista soltanto in conseguenza della sussistenza di una circostanza aggravante a effetto speciale. 10.3.- Quanto alla non manifesta infondatezza delle questioni, il rimettente dubita anzitutto della compatibilità del nuovo comma 1-bis dell'art. 438 cod. proc. pen. con il principio di presunzione di non colpevolezza, di cui all'art. 27, secondo comma, Cost. Ad avviso del giudice a quo, la riforma sarebbe stata attuata «al precipuo scopo di evitare che il meccanismo delle riduzioni sanzionatorie operante in caso di condanna possa provocare effetti in contrasto con la percezione della gravità di certi episodi delittuosi da parte dell'opinione pubblica», e dunque per «soddisfare le istanze punitive da una parte dell'elettorato». In tal modo il legislatore avrebbe però «implicitamente anticipato un'affermazione di colpevolezza dell'accusato, precludendo allo stesso di fruire di una modalità procedurale di accertamento dei fatti e delle responsabilità che non necessariamente deve concludersi con una sentenza di condanna», e che potrebbe svolgersi in modo più celere e snello di quanto consentito da un dibattimento.