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È un fenomeno che ha tante forme: dal sessismo di certe affermazioni considerate a torto leggere, alle offese, alle minacce; dall'uso, che purtroppo sta diventando frequente anche nel nostro Paese, dell'acido come forma di sfregio, fino ai troppi casi di femminicidio. Ci sono donne che subiscono quotidianamente maltrattamenti, violenze sessuali e psicologiche, minacce e molestie e non dobbiamo dimenticare che molte delle vittime di omicidio o di lesioni gravi avevano già denunciato episodi di violenza e di maltrattamento. Altre, invece, non avevano mai chiesto aiuto per sfiducia nelle istituzioni, per mancanza di mezzi o per una pericolosa sottovalutazione delle violenze subite. Donne che, trovata finalmente la forza di uscire da situazioni di questo tipo, non incontrano poi il sostegno sociale e istituzionale necessario per ricostruire la propria vita. «Non è normale che sia normale» è uno slogan che rende meglio di ogni altra cosa questa situazione. Per contrastare efficacemente questa deriva ritengo essenziale garantire alle vittime una protezione efficace sin dai primi atti penalmente rilevanti. Già quando le vittime si rivolgono, per esempio, al pronto soccorso c'è un posto di polizia che potrebbe cominciare a capire la situazione. Oppure penso alle associazioni antiviolenza, che possono costituire un osservatorio la cui attività inizia proprio da quei momenti traumatici. Forse si dovrebbe anche incrementare la formazione delle Forze di polizia o istituire sezioni specializzate e sezioni anche nelle procure della Repubblica, come già alcuni uffici di procura fanno. Bisogna consentire di prevenire le offese ulteriori più gravi che, con un crescendo di intensità, spesso culminano nell'omicidio; inoltre, si dovrebbe facilitare l'emersione di sopraffazioni, che in troppi casi vengono tenute nascoste dalle stesse vittime per paura o vergogna. Prendiamo atto che il Governo ha presentato con grande enfasi il cosiddetto disegno di legge "Codice rosso" per le donne vittime di maltrattamenti. Voglio ricordare che un intervento in tal senso esiste già ed è stato approvato nella scorsa legislatura con la legge 15 ottobre 2013, n. 119. Allo stesso modo, ricordo che esiste già l'obbligo per le Forze di polizia che ricevono una denuncia di trasmetterla immediatamente alle procure. Occorre l'impegno a mettere in pratica tutto ciò e non certo i soliti slogan . Iniziate a lavorare per far funzionare le cose. La ratifica della Convenzione di Istanbul segna un progressivo aumento di interventi e norme di grande importanza, trattandosi del primo strumento giuridicamente vincolante che predispone un quadro giuridico completo di protezione contro le violenze. L'innovazione più rilevante consiste nell'individuare nella prevenzione e protezione delle vittime il perno delle strategie di contrasto, anche attraverso azioni preventive nel settore educativo e dell'informazione, nonché misure di sostegno medico e psicologico. Questo obiettivo richiede l'impegno di tutte le forze del Paese per educare e informare i cittadini, a partire dalle scuole, sottraendo le vittime al bisogno economico e sostenendo il miglioramento delle condizioni di vita delle donne e l'uguaglianza giuridica e di fatto. È necessaria una reazione di condanna forte e chiara. Non esistono tolleranza, né giustificazione alcuna per le condotte che ledono i diritti delle donne. La consapevolezza condivisa della gravità del problema, come spesso succede nel campo dei comportamenti sociali, è il presupposto indispensabile perché, un giorno, si realizzi davvero un effettivo e concreto cambiamento, che deve essere anzitutto culturale. Stiamo finalmente mettendo in discussione i nostri antichi modelli di riferimento e, in questo senso, la scuola ha un ruolo decisivo nell'insegnare fin dalla più tenera età che non esiste scusante, non ci sono eccezioni, alibi o giustificazioni a comportamenti che violano la libertà di una donna. Stiamo cercando, finalmente, di far abbandonare la cultura che prevedeva ruoli fissi e immutabili, ma nel profondo - sappiamolo - ci sono ancora stereotipi e gabbie che vanno sradicate. La cronaca è veramente colma di storie dove uomini di tutte le età usano la violenza, nelle sue diverse forme, contro le donne. Quello che desta ancora più allarme è che per ogni storia di cui abbiamo notizia ce ne sono altre, molte altre, in cui il dolore e la violenza vengono a volte dal silenzio, dalla vergogna e, purtroppo, dall'impunità. Fondamentale in questo senso è il sostegno da parte dello Stato, in tutte le sue articolazioni, ai centri antiviolenza, ai centri di ascolto e di accoglienza su tutto il territorio nazionale. Della violenza sulle donne - e mi avvio a concludere - non devono dunque parlare anche gli uomini, ma soprattutto gli uomini. Troppo a lungo si è sbagliato approccio: per anni abbiamo lasciato le donne sole a combattere questa battaglia di civiltà. Oltre ai numeri ci sono le persone: anche un solo episodio è di troppo. Quindi dobbiamo continuare senza sosta a parlarne, per cambiare i comportamenti sbagliati sin da subito. Abbiamo fatto degli enormi passi in avanti, ma siamo ancora molto distanti dalla meta. Non posso non sottolineare in quest'Aula che il testo della mozione a prima firma della senatrice De Petris prevede impegni chiari per il Governo e per la maggioranza. A chi rappresenta i cittadini viene chiesto di essere conseguente nei voti, nelle azioni, nelle decisioni, nei provvedimenti. Essere contro la violenza di genere significa non esporre donne, nello specifico addirittura minorenni, alla gogna dei social, come ha recentemente fatto anche il Ministro dell'interno. Centinaia di commenti indegni si sono riversati su tre giovanissime studentesse senza che il titolare del profilo ne prendesse le distanze. Essere contro la violenza di genere significa aumentare le tutele economiche, lavorative, sociali e familiari nei confronti delle donne, nel contesto familiare e anche nei casi di separazione e di divorzio. Per questo nessun voto e nessuna mozione serviranno, se contestualmente non verrà ritirato il disegno di legge Pillon, bocciato senza alcuna riserva anche dal sottosegretario con delega alle pari opportunità Vincenzo Spadafora, del vostro stesso Governo. (Applausi del Senatore La Forgia) . È con queste motivazioni che annuncio il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali alla mozione a prima firma della senatrice De Petris. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e della senatrice Minuto) . GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, gentili colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore di tutte le mozioni, anche se comprendiamo che all'interno delle stesse si esprimono sensibilità diverse, ma crediamo che quest'Assemblea su una questione così importante qual è la battaglia contro la violenza sulle donne non può e non dovrebbe dividersi. Detto questo, però, colgo l'occasione, perché mi piacerebbe fare un appello a tutte le donne dell'Aula, a tutte le colleghe. Credo che per quanto riguarda la violenza contro le donne la situazione non stia migliorando, anzi sta peggiorando.