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Pensavamo di fare una transizione verso le energie rinnovabili, che impegneranno molto l'ambiente in termini di impatto ambientale, a causa del consumo di ulteriore suolo terrestre, ma le energie fossili ancora una volta diventano protagoniste, giocando sul tempo per accaparrarsi lo spazio marittimo a discapito delle altre attività commerciali e degli habitat che dovranno essere protetti in futuro e che oggi saranno distrutti. Quindi, il mio appello è di far sì che la zona economica esclusiva possa significare ripartire da capo e cercare di essere coerenti con quello che abbiamo detto ieri tutti noi, celebrando la Giornata mondiale degli oceani, affinché si possa non distruggere l'ambiente, gli habitat e gli ecosistemi ma creare un'economia blu sostenibile. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, sottosegretario Di Stefano, colleghi, il provvedimento oggi all'esame del Senato arriva dopo un passaggio sostanzialmente indolore alla Camera, poiché c'è stato un voto sostanzialmente alla unanimità, e autorizza l'istituzione di una zona economica esclusiva italiana oltre il limite esterno delle famose 12 miglia delle acque territoriali, in conformità peraltro con quanto previsto dal diritto internazionale pattizio. I limiti verranno poi determinati sulla base di accordi con gli Stati adiacenti e con quelli che fiancheggiano l'Italia e, quindi, ovviamente con il territorio italiano. Nell'area del Mediterraneo però - ce lo dobbiamo dire, Sottosegretario - abbiamo una situazione dinamica in senso geopolitico. Ci sono state infatti scosse di assestamento e direi anche qualche tsunami ultimamente per quello che sta accadendo e per il cambio rapido avvenuto. Anche gli spazi marittimi hanno assunto un'importanza che il nostro Paese, pur avendo ratificato le convenzioni internazionali - mi riferisco a quella di Montego Bay, sin dal 1994 - purtroppo però aveva a lungo sottovalutato; si pensi, ad esempio, ai recenti accordi che ci sono stati tra la Libia e la Turchia, tra la Grecia e l'Egitto. L'Italia, tuttavia, sino ad oggi si è limitata a istituire zone di protezione ecologica, entro le quali poter applicare misure per la tutela dell'ambiente, degli ecosistemi marini e del patrimonio culturale subacqueo. Il nostro Paese sta cercando di trovare un'intesa con la Croazia per definire le nostre aree di influenza e anche questa è una novità. In tale contesto si inserisce l'accordo che abbiamo approvato pochi giorni fa relativo alla delimitazione delle rispettive zone marittime tra l'Italia e la Repubblica ellenica. In un mare chiuso come il Mediterraneo, signor Sottosegretario, si pone il problema serio della sovrapposizione dei confini marittimi. Non è possibile che la massima estensione della zona economica esclusiva, e cioè le 200 miglia sulla linea di base, sia garantita senza un preventivo accordo. Nel bacino del Mediterraneo, con l'obiettivo di preservare le proprie risorse ittiche o per tutelare le proprie coste dai rischi di inquinamento, numerosi Stati hanno provveduto a istituire zone economiche esclusive spesso convertendo preesistenti zone di protezione ecologica. La prima è stata la Tunisia, che lo ha fatto nel 2003, poi è seguita la Libia, poi ancora la Francia, la Spagna, ma anche Cipro ed Egitto; possiamo continuare ricordando Israele, Libano, Marocco, il Principato di Monaco, Siria e Turchia. L'Algeria, invece, ha istituito una zona economica esclusiva nel marzo del 2018 senza un accordo preliminare con gli Stati frontisti e confinanti, contrariamente a quanto previsto dalle norme del diritto internazionale e dalle norme del diritto internazionale pattizio. Evidentemente questo ha creato dei problemi, perché così abbiamo un'area che risulta sovrapposta per 70 miglia ad ovest della Sardegna dalla zona di protezione ecologica appunto istituita dall'Italia nel 2011, oltre alla zona economica esclusiva proclamata la Spagna nel 2013. A questo punto l'Italia si è trovata in una situazione paradossale e ha dovuto contestare tale decisione, proponendo l'avvio di negoziati per il raggiungimento di un accordo di soddisfazione reciproca secondo i principi stabiliti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. I due Paesi hanno sottoscritto lo scorso mese di marzo un'intesa per istituire una commissione tecnica congiunta, col compito di delimitare le rispettive aree marittime d'interesse esclusivo. La territorializzazione degli spazi marini, infatti, è diventata sempre più cruciale, dal punto di vista sia politico che economico, ed è per questo motivo che gli Stati cercano di limitare il più possibile le cosiddette acque internazionali, rivendicando acque inizialmente estranee alla sovranità statale. La tutela dei diritti della marineria italiana nelle acque del Mediterraneo è imprescindibile per noi di Forza Italia: dobbiamo guardare anche agli interessi della pesca della marineria italiana, nonché agli accordi di natura internazionale. In particolare, quanto accaduto ai pescatori di Mazara del Vallo non deve più ripetersi. (Applausi) . Il tentativo di abbordaggio dei nostri pescherecci partito dalle coste della Cirenaica e l'aggressione con armi da fuoco del maggio scorso contro i pescherecci di Mazara del Vallo da parte delle motovedette di Misurata sono tragedie sfiorate che sono state scongiurate solo grazie all'intervento rispettivamente della fregata Alpino e della fregata Libeccio della Marina militare italiana, per non parlare del sequestro dei marinai italiani ricondotti in Patria solo dopo una lunga prigionia. Sono episodi che ledono l'immagine dell'Italia e - mi si consenta di dire - anche dell'Europa. Forse a questo punto sarebbe opportuno trovare un'intesa diplomatica, naturalmente e primariamente con la Libia, per concordare un confine provvisorio accompagnato dal riconoscimento da parte della stessa Libia della tradizionale attività dei pescatori italiani. Dico tutto questo perché credo che solo un'azione diplomatica convincente potrà tutelare i nostri interessi nel Mediterraneo, che - voglio ripeterlo - sono non solamente nazionali, ma anche europei. Le dichiarazioni rilasciate dal Premier libico nei giorni scorsi riconoscono l'Italia come partner migliore per la ricostruzione della Libia e l'Eni come il partner più grande per il petrolio. Sono parole che incoraggiano anche la ripresa degli scambi commerciali tra i due Paesi. Questa è una circostanza che noi consideriamo di buon auspicio, signor Sottosegretario, perché vorremmo riportare il Mediterraneo a quella sua vocazione di mare di pace e di traffico di merci internazionali e non vederlo ridotto, come in questo momento, anche per il traffico di migranti, purtroppo tragicamente ad un obitorio a cielo aperto. (Applausi) . I nostri interessi non possono prescindere dai temi energetici e voglio ricordare che l'Eni controlla circa il 45 per cento della produzione libica di petrolio e di gas e, insieme a Snam, è un importante partner dell'Algeria, con cui condivide il gasdotto denominato Transmed, che fa arrivare il gas algerino attraverso la Tunisia in Italia e in Europa.