[resaula]

Non mi sembra un problema insormontabile, ma va affrontato e risolto. Se ogni volta gli emendamenti si ritengono inammissibili, incompatibili o vengono comunque rinviati a una prossima soluzione che mai arriva, è un problema. Un altro problema ancora più presente e grave, è che noi contiamo tutti di uscire da una pandemia, che ha bloccato anche l'economia. Ci auguriamo tutti che l'economia del nostro Paese possa ripartire, ma oggi abbiamo 350.000 ragazzi in Italia che chiedono di poter svolgere l'esame per ottenere la patente di guida, che non è un capriccio; è l'esigenza da parte dei nostri giovani di poter accedere a una possibilità lavorativa. Noi non stiamo dando risposte. Abbiamo creato un arretrato, che, in verità, non è legato solo alla pandemia perché c'era anche in precedenza. Dobbiamo essere consapevoli che la motorizzazione oggi non è in grado di svolgere questo compito, quindi bisogna trovare una soluzione diversa. Spero che la si trovi il prima possibile perché è un tema che si pone. Arriviamo al paradosso - perdonatemi perché anche in questo caso viene da ridere, ma forse sarebbe più da piangere - di ragazzi che si portano il nonno a fianco con il foglio rosa per poter guidare l'auto e svolgere una serie di lavori. Credo che questo debba essere superato e che si possa evitare. Siamo un Paese che credo abbia ancora a cuore la propria credibilità e la propria economia. Dobbiamo dare soluzioni, quindi, a temi che chiedono risposte immediate. Ripeto che con il Presidente della Commissione e con il sottosegretario Bellanova abbiamo parlato di questi temi, che sono all'ordine del giorno. L'auspicio è che tutto possa essere affrontato il prima possibile. Chiudo con il tema più importante e più invadente del provvedimento, ma allo stesso tempo purtroppo non risolutivo. Mi riferisco alle grandi navi a Venezia e alla portualità. Esiste la proposta affascinante del porto offshore . Non sta a me dire quanto sia realistica e realizzabile, ma certamente non possiamo pensare di legare la portualità e la vocazione alla portualità di Venezia a un sogno, a qualcosa di affascinante, ma purtroppo oggi non concreto. Noi, come parlamentari, abbiamo anche il dovere di rispondere alle istanze dei settori produttivi o amministrativi - in questo caso si tratta degli operatori navali e del Comune di Venezia - che hanno individuato una soluzione molto chiara: basta alle grandi navi nel golfo di San Marco; sì all'approdo a Marghera attraverso un canale che va solo manutenuto e ripulito. (Applausi) . Non possiamo fossilizzarci su questo tema con retro pensieri che non ci portano da nessuna parte. È una richiesta legittima. Noi non possiamo pensare a Venezia senza la sua portualità. Sarebbe da irresponsabili. Vale per i passeggeri e vale per le merci. Dobbiamo dare una risposta. Dopodiché, io credo che il tema del porto offshore , perché non mi arrendo alla modernità - anzi - vada affrontato. Quindi, va bene un concorso di idee; bene la possibilità di capire se e quali progetti avranno le gambe per camminare. Però, nel frattempo, non possiamo pensare di dire che Venezia deve morire, perché Venezia ha un passato, un presente e, tutti ci auguriamo, un futuro che è fatto di portualità. Qui, però, mi fermo. Lo dico perché si capisca, ma credo che non sia complicato: il tema è che c'è il serio rischio che, senza le risposte alternative che dobbiamo dare, le grandi navi possano davvero tornare nel golfo di San Marco e credo che questo non lo vogliamo. Allora, proprio perché non lo vogliamo, dobbiamo però trovare però delle risposte. Insomma, serve un cambio di passo, che sono certo che ci potrà essere, che porti il Governo e il Parlamento a dare le risposte che il Paese chiede. Sul nostro lavoro e sulla nostra disponibilità si potrà sempre contare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, sin dalla sua nascita Venezia e i suoi abitanti hanno mostrato elevate capacità tecnico-creative, di cui sono espressione anche le opere idrauliche ed architettoniche, tanto da rendere la nostra città e la sua laguna uniche al mondo. A ben guardare, l'inserimento della città all'interno delle sue acque lagunari non è altro che il risultato di un processo dinamico di interazione tra l'uomo e l'ecosistema nel suo ambiente naturale. Infatti, fin dalle sue origini, Venezia ha un rapporto decisamente singolare con l'acqua, che ha sempre rappresentato il suo punto di forza e il suo più acerrimo nemico. La norma oggi in discussione rappresenta plasticamente la stessa necessità di trovare un equilibrio, cioè di conciliare le attività umane, come l'importante svolgimento della crocieristica nel territorio di Venezia, con la sicurezza e la salvaguardia dell'unicità e delle eccellenze del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale del territorio. Il porto di Venezia è uno degli snodi principali cardine della nostra portualità, in particolare di quella del Nord Adriatico. È dotato di infrastrutture importanti, con aree operative, portuali e industriali servite da 12 chilometri di banchine, da raccordi stradali e da 45 chilometri di rete ferroviaria di manovra. Al suo interno lavorano 13.000 addetti e ha un traffico merci molto consistente, pari a 26.500 tonnellate nel 2018. Tuttavia, per l'economia della città è giusto trovare velocemente una soluzione sostenibile per il settore crocieristico e per la sua filiera. È evidente, pertanto, quali impatti per l'economia della città e di tutta la Regione hanno avuto le limitazioni imposte dal Governo per contenere e gestire l'emergenza del Covid-19, vista l'importanza strategica che riveste per il territorio il turismo, uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi. È necessario ora più che mai lavorare per conciliare la salvaguardia dell'ambiente e la tutela del paesaggio con la ripartenza e lo sviluppo, consentendo anche la piena ripresa dell'attività crocieristica quale elemento chiave fondamentale per il settore turistico. Dovete sapere che nel 2019, quindi prima della pandemia, grazie alle navi da crociera sono sbarcati a Venezia 1.650.000 turisti, alcuni dei quali anche per soggiornare qualche giorno in città. Si tratta di una filiera e di un indotto in grado di movimentare 259 milioni di euro nella città metropolitana, compresi i rifornimenti agroalimentari. Si contano 1.700 persone coinvolte a vario titolo solo nelle attività di check-in e check-out presso il porto e l'aeroporto, tra cui anche 500 ragazzi e ragazze universitari che fanno gli stagionali a supporto di attività per l'appunto di imbarco e sbarco, mentre la filiera complessiva dell' home port ha un numero rilevante di persone occupate - pensate - circa 15.000. Per l'economia della città metropolitana è giusto trovare velocemente una soluzione sostenibile per il porto e per il settore crocieristico in quanto di fondamentale importanza.