[pronunce]

, nella parte in cui non consente all'imputato di accedere al rito abbreviato nell'ipotesi considerata: eccezione che il giudice a quo interpreta come «implicita anticipazione» della relativa richiesta; che, proprio in quanto tale, detta eccezione non vale, tuttavia, a rendere attualmente pregiudiziale il quesito di costituzionalità rispetto alla definizione del giudizio a quo: e ciò specie ove si consideri che – essendo l'imputato contumace – il difensore non potrebbe presentare la richiesta di giudizio abbreviato per suo conto, salvo che sia munito di procura speciale (art. 438, comma 3, cod. proc. pen.); evenienza della quale non v'è, peraltro, alcun cenno nell'ordinanza di rimessione; che, pertanto – a prescindere da ogni rilievo riguardo al merito delle censure, e segnatamente quanto alla validità dell'assunto per cui, in rapporto ad una circostanza aggravante quale la recidiva (basata sui meri precedenti penali dell'imputato), la mancata tempestiva richiesta del rito alternativo non comporterebbe la libera assunzione del «rischio» della sua contestazione in dibattimento – la questione va dichiarata manifestamente inammissibile (con riferimento ad analogo quesito, si veda l'ordinanza n. 129 del 2003). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 517 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Roma con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 marzo 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 marzo 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA