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Più nel dettaglio, il disegno di legge intende contribuire: al risanamento dell'ecosistema marino; alla promozione dell'economia circolare; alla sensibilizzazione della collettività per incentivare comportamenti virtuosi volti a prevenire l'abbandono di rifiuti; alla corretta gestione dei rifiuti. Quanto alle definizioni, sono di particolare rilievo quelle di rifiuti accidentalmente pescati (cosiddetto RAP) e di rifiuti volontariamente raccolti (cosiddetto RVR) , con le quali si fa rispettivamente riferimento: ai «rifiuti raccolti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune dalle reti durante le operazioni di pesca e quelli raccolti occasionalmente in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune con qualunque mezzo»; e ai «rifiuti raccolti mediante sistemi di cattura degli stessi, purché non interferiscano con le funzioni ecosistemiche dei corpi idrici, e nel corso delle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune». L'articolo 2 si occupa delle modalità di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati. Questa è una norma molto importante nell'ottica di incentivare al recupero dei rifiuti accidentalmente pescati e al loro conferimento agli impianti di raccolta, in quanto consente a chi recupera questi rifiuti di portarli a terra senza il rischio di incorrere in sanzioni. Il comandante della nave o il conducente della nave conferisce all'impianto portuale di raccolta i rifiuti accidentalmente pescati, separatamente e previa pesatura. Il conferimento è gratuito e i costi di gestione sono a carico della collettività sotto forma di componente che si aggiunge alla tassa o tariffa sui rifiuti, perché la salute del mare è un interesse di tutti. Si rimetta all'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) il compito di stabilire i criteri e le modalità di definizione di tale componente, precisando che la stessa deve essere indicata distintamente dalle altre voci negli avvisi di pagamento, per ovvie ragioni di trasparenza. I rifiuti accidentalmente pescati e i rifiuti volontariamente raccolti sono inclusi nella definizione di rifiuti urbani, sempre con lo scopo di favorirne il conferimento, e si prevedono misure premiali nei confronti di chi conferisce. La collaborazione di tutti e, in particolare, dei pescatori è fondamentale per la salute dei nostri mari. Lo ha ribadito anche il Parlamento europeo in una risoluzione del 16 settembre 2021 , in cui si legge che «i pescatori sono sempre più coinvolti nella raccolta di tutti i rifiuti marini, comprese tra l'altro le attrezzature da pesca perdute o abbandonate, e che il loro contributo ecologico in tal senso dovrebbe essere riconosciuto, incoraggiato e debitamente ricompensato». L'articolo 3 disciplina le campagne di pulizia. Più nel dettaglio, la norma rimette ad un decreto la definizione delle relative modalità di svolgimento e detta alcune regole in attesa di tale disciplina. La categoria dei soggetti promotori è ampia: comprende - ad esempio - i gestori delle aree protette, le associazioni ambientaliste, le associazioni dei pescatori, le cooperative e le imprese di pesca. Inoltre, si prevede per gli enti gestori delle aree protette la possibilità di realizzare, anche di concerto con gli organismi rappresentativi degli imprenditori ittici, iniziative di comunicazione pubblica e di educazione ambientale per la promozione delle campagne di pulizia. Infine, la norma precisa che ai rifiuti volontariamente raccolti si applica l'articolo 2. L'articolo 4, rubricato "Promozione dell'economia circolare", rinvia ad un decreto del Ministro della transizione ecologica per la definizione dei criteri e delle modalità con cui i rifiuti accidentalmente pescati e quelli volontariamente raccolti cessano di essere qualificati di rifiuti. L'articolo 5 reca disposizioni in tema di gestione delle biomasse vegetali spiaggiate. L'articolo 6 prevede misure per la raccolta dei rifiuti galleggianti nei fiumi. La norma è stata introdotta in Commissione ambiente per ridurre l'impatto dell'inquinamento marino derivante dai fiumi. Un recente studio, a cui hanno partecipato anche il CNR e ISPRA, rivela che ogni anno dai fiumi europei finiscono in mare più di 600 milioni di macrorifiuti galleggianti (maggiori di 2,5 cm), e che otto oggetti su dieci sono di plastica, incluso il monouso, ed il 40 per cento degli oggetti arriva al mare già frammentato. È evidente che occorre intercettare questi rifiuti prima che arrivino a mare, ma con strumenti che non interferiscono con le funzioni ecosistemiche dei corpi idrici e che tengono conto della continuità fluviale, dei naturali processi di trasporto di sedimenti e di materiale organico, nonché delle migrazioni degli organismi acquatici, e che siano in linea con la pianificazione vigente nazionale ed europea in materia di tutela e gestione integrata delle acque e della mitigazione del rischio idraulico, nonché con le recenti iniziative del ripristino di funzionalità e connettività dei corsi d'acqua. Per queste ragioni in Commissione abbiamo inserito la previsione in oggetto che consente alle Autorità di bacino distrettuale di introdurre nei propri atti di pianificazione misure sperimentali nei corsi d'acqua dirette alla cattura dei rifiuti galleggianti, compatibili con le esigenze idrauliche e di tutela degli ecosistemi. E abbiamo previsto un programma triennale di recupero delle plastiche nei fiumi più interessati da questa forma di inquinamento, anche con la messa in opera di strumenti galleggianti. L'articolo 7 si occupa delle attività di monitoraggio e controllo dell'ambiente marino e, in particolare, prevede che le attività tecnico-scientifiche funzionali alla protezione dell'ambiente marino che comportano l'immersione subacquea in mare al di fuori degli ambiti portuali si conformano alle linee guida operative adottate con decreto del Ministro della transizione ecologica, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili. L'articolo 8, rubricato "campagne di sensibilizzazione", è stato modificato nel corso dell'esame in Commissione ambiente con lo scopo di assicurare un'adeguata informazione ai pescatori e agli operatori del settore circa le modalità di conferimento dei rifiuti. Infatti, si prevede che le Autorità del sistema portuale o i Comuni garantiscano adeguate forme di pubblicità e sensibilizzazione. È previsto anche il ricorso a protocolli tecnici per assicurare la mappatura e la pubblicità delle aree adibite alla raccolta e la massima semplificazione per i pescatori e gli operatori del settore. L'articolo 9 reca disposizioni in tema di educazione ambientale nelle scuole per la salvaguardia dell'ambiente. Nelle scuole di ogni ordine e grado si promuove la realizzazione di attività per rendere gli alunni consapevoli dell'importanza della conservazione dell'ambiente e, in particolare, del mare e delle acque interne, nonché delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti. Inoltre, si promuovono le corrette pratiche di conferimento dei rifiuti, sul recupero e riuso dei beni e dei prodotti a fine ciclo, anche con riferimento alla riduzione della plastica, sui sistemi di riutilizzo disponibili.