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Signor Vice Ministro, sta quindi a lei il compito di trasmettere il fatto che siamo d'accordo perché non siamo d'accordo. Nonostante abbiamo portato in porto il provvedimento rimodulando l'emendamento e cercando di annacquarlo un po', riteniamo che le decisioni le debbano prendere il Governo e il Parlamento e non debba essere un tecnicismo a condizionare le scelte sui lavori pubblici, sugli appalti e sulla vita istituzionale di questo Paese. Non siamo stati d'accordo, ma siamo sicuri che troveremo una soluzione. C'è ancora il passaggio presso la Camera dei deputati, signor Vice Ministro, e quindi chissà cosa succederà. Noi siamo a disposizione per trovare un accomodamento, in ogni caso. Forza Italia vota convintamente il provvedimento in esame perché rispecchia un punto di vista che portiamo avanti da vent'anni e che con questa approvazione probabilmente va nella direzione giusta. Quindi, grazie a tutti e buon lavoro. (Applausi) . FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio anch'io, ovviamente, i relatori, la senatrice Pergreffi e il senatore Cioffi, tutta l'8 a Commissione che si è impegnata in questo provvedimento abbastanza particolare e adesso spiegherò anche il perché. Quella del codice dei contratti è una storia tutta da scrivere ed è una storia infinita. Il codice dei contratti, quello di cui stiamo parlando e di cui parliamo quasi quotidianamente, è riferibile al decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50. Il codice si era reso necessario perché era uno strumento che doveva recepire le direttive europee nn. 23, 24 e 25 del 2014. E l'obiettivo finale era quello di garantire valori fondamentali come la flessibilità, la trasparenza, la prevenzione della corruzione, delle infiltrazioni della criminalità organizzata, introducendo - rispetto alle direttive europee - ulteriori strumenti e anche istituti inediti improntati a un maggior rigore, senza però cadere nel gold plating , la pratica di introdurre livelli di regolazioni superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive. Questo codice, pertanto, andava a sostituire un decreto del Presidente della Repubblica del 2010 che utilizzava un insieme di linee guida chiamate soft law. Questo cambio di approccio aveva lo scopo di garantire una maggiore semplicità e una maggiore snellezza. Era l'obiettivo che doveva essere raggiunto. In effetti, però, questo obiettivo non fu mai raggiunto, perché nel tempo, invece di adattarsi alle direttive europee, il Parlamento riuscì, con una legge del 28 gennaio 2016, la n. 11, recante deleghe al Governo per l'attuazione delle direttive nn. 23, 24 e 25 del 2014, a mettere in campo la legge delega e due mesi dopo partorì il decreto legislativo n. 50 del 18 aprile 2016. Oggi ci troviamo nella stessa identica situazione. Nel 2016 prima di tutto il decreto a priori , quello portante, il decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 venne sostituito con quello del 2016, che doveva recepire queste direttive. Dal 2014, queste direttive non sono ancora state recepite, nonostante ci sia stata un'attività legislativa tesa alla semplificazione e al riallineamento di queste procedure che non è mai avvenuta. Siamo nel 2022 e siamo di nuovo qui con una legge delega che deve recepire le famose direttive del 2014. Questo lo dico per chiarezza, perché qualcuno magari ha una visione del codice come di un compendio normativo finalizzato esclusivamente ad alleggerire, semplificare e rendere chiare le normative che regolano i contratti e gli appalti pubblici. In realtà, noi - e dico noi in generale - avremmo potuto dare attuazione e riallineare tutta la normativa riferibile al tema - riportandoci alla normativa europea rispetto alla quale altri Paesi sono molto più avanti di noi dal 2014 - proponendo, magari, uno strumento che, oltre a recepire, poteva fare un passo in più e arrivare alla condizione di rivedere quello che è il compendio normativo stesso, in modo tale da offrire agli operatori e a coloro che fanno uso quotidianamente di questo codice uno strumento veramente efficace e soprattutto immediato. Perché lo dico, Ministro, ringraziandola per il suo intervento fondamentale? Il lavoro che è stato fatto per questa delega è volto a declinare principi e regole che si trascinano da molti anni. Sono regole che avrebbero dovuto trovare la loro attuazione già precedentemente. Se oggi chiediamo a qualcuno come usa il codice, sa che una parte è stata sospesa per l'intervento del provvedimento sblocca cantieri (solo fino al sotto soglia); poi si è andati in deroga ed è intervenuta un'altra cosa; per cui a spizzichi e bocconi si è smantellato anche l'impianto di questa normativa al punto tale che si è creata una condizione di confusione impressionante. Il provvedimento al nostro esame declina una serie di criteri fondamentali, ma - attenzione! - manca un pezzo, per non trovarsi nella stessa situazione che abbiamo già vissuto. Se, dopo l'approvazione di questo provvedimento, non verranno emanati i decreti attuativi, questo regolamento, con tutto lo sforzo e il lavoro che è stato fatto dalle Commissioni, resterà qui. C'è poco tempo, colleghi, perché i criteri in esso contenuti dovranno andare a supportare il lavoro del PNRR, che sta arrivando. In più, abbiamo da affrontare il caro prezzi delle materie prime; una guerra che è quasi dentro casa, e non più alle porte; una situazione sociale difficilissima; un concetto di pace che si sta allontanando. Se vogliamo essere operativi e veramente diretti - lo chiedo al Governo - non succeda quello che è accaduto nel 2016, quando dovevamo allinearci alle direttive del 2014; non succeda di nuovo. Nel 2022 siamo ancora qui a riallinearci a vecchie situazioni che non sono state prese in considerazione: è l'ultima chance che abbiamo. Dopodiché, le nostre imprese, i nostri operatori, tutti i soggetti interessati da queste misure si troveranno nelle condizioni di non poter essere operativi. E non essere operativi, in costanza di situazioni così drammatiche, significa non dare la possibilità all'Italia di riprendersi e di attuare quello per cui noi abbiamo lavorato tutti insieme, che abbiamo approvato e che comunque rappresenta un «debito» per le nostri future generazioni, ovvero il PNRR. Il lavoro è stato fatto scegliendo un provvedimento diverso, molto più limitante. Ora tocca al Governo recepirlo in breve tempo attraverso l'emanazione dei relativi decreti attuativi e dare la possibilità di allinearci come tutti i Paesi a una normativa di snellimento europea che dovevamo già avere. Questo è fondamentale. Riproponendo i ringraziamenti, dichiariamo il nostro voto favorevole al provvedimento, nella speranza di non dover presentare un'interrogazione o una mozione al riguardo o, peggio ancora, di leggere i giornali per sentirci dire che è una scatola vuota. (Applausi) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,40) SANTILLO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto.