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Come già ribadito dal ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli, con la conversione in legge del decreto, ci saranno misure a sostegno delle imprese che hanno avuto difficoltà economiche a causa del crollo, norme che riguardano la zona portuale e retroportuale e aiuti e sostegni anche sul fronte della tassazione ai cittadini che hanno perso la casa a causa del disastro derivante dal crollo del ponte Morandi. Vengono disposte risorse per il trasporto locale e per gli autotrasportatori colpiti dalla frattura della viabilità. Dunque, non posso negare che sia stato fatto un buon lavoro, soprattutto alla Camera, dove l'elevata qualità del contributo fornito da ciascuna forza politica ha consentito un lavoro a tratti innegabilmente faticoso, ma estremamente produttivo e di notevole miglioramento del testo del decreto. Mi riferisco, evidentemente, ai significativi interventi per la città di Genova, al suo rilancio economico dopo il tragico evento. Non posso, però, non evidenziare la vicenda dell'articolo 41 che reca Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione, sul quale ho presentato alcuni emendamenti ed un ordine del giorno, che spero vivamente vengano accolti. Anzitutto il tema dei fanghi, per la sua complessità e delicatezza, è un tema estraneo al decreto in esame, ma le mie maggiori perplessità sulla novella di cui all'articolo 41 sono legate ai rapporti rispetto alla Carta costituzionale. In attesa di una revisione organica della normativa di settore, occorre prestare molta attenzione affinché questa materia non impatti negativamente sul diritto alla salute tutelato dall'articolo 32 della Costituzione. Mi sono sempre battuto affinché di fronte alla tutela della salute e dell'ambiente, il profitto potesse fare un passo indietro. Il "bene della vita e dell'ambiente" meritano tutela, e l'enorme aumento dei limiti di idrocarburi pesanti C10 e C40 nei fanghi di depurazione, sia civili che produttivi (dunque industriali) che possono essere sparsi sui suoli agricoli, potrebbe rappresentare un grave rischio per l'ambiente e la catena alimentare. Del resto, è la stessa Unione europea che con le sue direttive ci invita alla prudenza e a disciplinare l'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura in modo da evitare effetti nocivi sul suolo, sulla vegetazione, sugli animali e sull'uomo. La terra è sacra e non deve diventare una discarica a cielo aperto, dobbiamo preservarla per le future generazioni. Invece, siamo di fronte ad un aumento che, rapportato ai limiti di idrocarburi previsti per i fanghi industriali tossici da portare in discarica, è almeno dieci volte superiore, ed ecco perché, a livello europeo, è obbligatoria la richiesta di applicare il principio di precauzione al fine di evitare la contaminazione dei cibi. Principio da applicare perché da trent'anni l'Organizzazione mondiale della sanità stabilisce che tutti i composti già previsti dal codice dell'ambiente (13 cancerogeni, 10 probabili cancerogeni, 24 possibili cancerogeni), devono essere evitati. Queste sostanze si accumulano nel suolo, non sono biodegradabili e rischiano di produrre anche una procedura di infrazione per il nostro Paese. Con l'approvazione di questa norma si avrebbe il seguente paradosso: per conferire i fanghi da depurazione in discarica il limite previsto è 500 mg di idrocarburi per chilo mentre, con l'attuale disposizione prevista nel decreto Genova, l'utilizzo dei fanghi sui suoli agricoli consentirebbe lo spargimento di 1000 mg/kg riferiti, però, non alla "sostanza secca" ma al "tal quale". Il che significa un valore che in termini di sostanza secca oscilla da 5000 a 8000 mg/kg. Cioè 10-15 volte il limite che definisce tossico un fango da portare in discarica. Sarebbe più opportuno chiedere a chi produce tali fanghi di ridurre gli inquinanti con processi tecnologici, come succede già in altre parti d'Europa. Voglio ricordare a quest'Aula che in Svizzera, in Austria e in molte altre regioni della Germania, lo spandimento di questi fanghi tossici è vietato. In Francia è possibile smaltire i fanghi da depurazione in agricoltura solo se presentano metalli pesanti. Inoltre, l'articolo 41 non prevede nessun test di fitotossicità, non indica quali siano i suoli idonei allo smaltimento, le condizioni ambientali del suolo (ph, umidità, temperatura, potenziale Redox, età), la reattività dei costituenti del terreno, la distanza dalle strade, da corsi d'acqua e le pendenze dei terreni. La norma dell'articolo 41 serve ovviamente per giungere a una soluzione in emergenza, che non dovrebbe essere definitiva. Pur tuttavia non si assegna un termine per affrontare questa emergenza, né si chiede un parere aggiornato all'Istituto superiore di sanità, in quanto quello precedente del 14 marzo scorso era limitato ai soli parametri microbiologici e non a quelli tossicologici. Si tiene a sottolineare, infine, come non sia specificato il riferimento ai soli fanghi di origine civile e agroalimentare, come affermato da più parti e come sarebbe naturalmente doveroso viste le differenti caratteristiche di pericolosità rispetto a quelli industriali. Spero fortemente, quindi, anche alla luce di quanto previsto dal principio di precauzione, che vengano effettuate le necessarie correzioni sul tema dei fanghi, per evitare la distribuzione di idrocarburi e altre sostanze nocive nei terreni agricoli e mi auguro che venga incaricata al più presto una commissione specifica multidisciplinare di esperti che predisponga una normativa adeguata sul tema, visto il quadro gravissimo che abbiamo di fronte, che mette in serio rischio i nostri suoli, le nostre acque superficiali e sotterranee, il nostro cibo e il made in Italy (che ne sarà dell' export di prosecco, di parmigiano e quant'altro?), la nostra salute. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: DISEGNO DI LEGGE N. 909: sull'emendamento 3.1, il senatore Collina avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli emendamenti 5.5 e 5.6, la senatrice Pirro avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sugli emendamenti 8.5 e 38.1, il senatore Anastasi avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 12.9, la senatrice Pinotti avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 32.1, il senatore Croatti avrebbe voluto esprimere un voto di astensione. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Berardi, Bogo Deledda, Borgonzoni, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Comincini, Crimi, De Poli, Faggi, Fattori, Fusco, Giacobbe, Giammanco, Giarrusso, Merlo, Monti, Napolitano, Ronzulli, Santangelo, Sbrollini, Siri e Vaccaro. È assente per incarico avuto dal Senato la senatrice: Alderisi, per attività del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero.