[pronunce]

Con tale sentenza, è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale, nella parte in cui si applicava alla Regione autonoma Valle d'Aosta (allora ricorrente), dell'art. 1, comma 7, della legge n. 186 del 2014, che attribuisce allo Stato il gettito di quella operazione, per contrasto con le norme sull'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta, che invece assegnano integralmente alla stessa Regione autonoma il gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), dell'imposta sul reddito delle società (IRES), delle relative imposte sostitutive, dell'IVA, nonché, per i nove decimi, quello di tutte le altre entrate tributarie erariali, comunque denominate, percette nel territorio regionale. Con riferimento alle norme qui impugnate, la ricorrente riconosce che esse non contengono una analoga disposizione di riserva espressa allo Stato del gettito recuperato. Tuttavia, sostiene che tale riserva possa essere implicitamente riconosciuta operante, in base a numerosi indici interpretativi. Per tale ragione, la Provincia autonoma di Trento impugna l'art. 7 del d.l. n. 193 del 2016, come convertito, e gli artt. 1, commi da 633 a 636, e 2 della legge n. 232 del 2016, «ove interpretati nel senso di escludere, ovvero nella parte in cui escludono, che il gettito della collaborazione volontaria disciplinata dallo stesso art. 7 del decreto-legge n. 193 del 2016 sia ripartito tra lo Stato e le Province autonome in applicazione dei criteri statutari, disponendone invece l'acquisizione al bilancio dello Stato». 1.1.2.- La ricorrente rileva che l'art. 1, comma 7, della legge n. 186 del 2014 (che tale riserva in favore dello Stato prevede) continua a fare specifico riferimento «alle entrate derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui agli artt. da 5-quater a 5-septies del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167», e non si riferisce, dunque, alle entrate derivanti dal comma 5-octies, introdotto dal d.l. n. 193 del 2016, come convertito. Aggiunge, poi, che l'art. 7, comma 1, del d.l. n. 193 del 2016, come convertito, stabilisce che alle istanze presentate in esecuzione dell'art. 5-octies si applicano gli artt. da 5-quater a 5-septies del d.l. n. 167 del 1990, come convertito e poi modificato dalla legge n. 186 del 2014, nonché l'art. 1, commi da 2 a 5, di quest'ultima legge, senza richiamare, dunque, il successivo comma 7, cioè la disposizione che assegna integralmente allo Stato i proventi dell'operazione. Tuttavia, a giudizio della ricorrente, «[c]iò che non è stabilito da norma espressa sembra tuttavia implicato dalle disposizioni che quantificano il gettito per lo Stato». In particolare, l'art. 1, comma 633, della legge n. 232 del 2016, entrato in vigore successivamente, stabilisce che «[l]e maggiori entrate per l'anno 2017 derivanti dall'art. 7 del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, sono quantificate nell'importo di 1.600 milioni di euro», e i commi da 634 a 636 della stessa legge n. 232 del 2016 prevedono le misure da attuare qualora il monitoraggio delle istanze presentate evidenzi che il gettito atteso dai conseguenti versamenti non consenta di raggiungere l'importo atteso, al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica ed il rispetto del pareggio di bilancio. Da queste norme la ricorrente desume che tale stima riguarda entrate del bilancio dello Stato, come sarebbe confermato dal successivo art. 2 della medesima legge n. 232 del 2016, che, nell'approvare lo stato di previsione dell'entrata, stabilisce che «[l]'ammontare delle entrate previste per l'anno finanziario 2017, relative a imposte, tasse, contributi di ogni specie e ogni altro provento, accertate, riscosse e versate nelle casse dello Stato, in virtù di leggi, decreti, regolamenti e di ogni altro titolo, risulta dall'annesso stato di previsione dell'entrata (Tabella n. 1)». Ulteriore conferma si trarrebbe dalla relazione tecnica al disegno di legge di bilancio per il 2017, da cui emergerebbe che la quantificazione in 1,6 miliardi di euro del gettito stimato della collaborazione volontaria disciplinata dall'art. 7 del d.l. n. 193 del 2016, come convertito, sia stata operata considerando integralmente imputabile allo Stato gli incassi dell'operazione. Nei conteggi richiamati nella relazione tecnica, infatti, non sarebbe stata in alcun modo considerata la componente di imposta devoluta dagli statuti speciali alle Province autonome e ad altri enti ad autonomia differenziata. 1.1.3.- Secondo la ricorrente, dunque, le disposizioni degli artt. 1 e 2 della legge n. 232 del 2016 conferirebbero all'art. 7 del d.l. n. 193 del 2016, come convertito, significato lesivo dell'autonomia finanziaria della Provincia, vincolando l'interprete - «con un effetto analogo a quello della interpretazione autentica» - a considerare imputabile integralmente al bilancio dello Stato il gettito derivante dalla procedura di cui all'appena citato art. 7. Tale interpretazione sarebbe avvalorata anche dalla mancanza, nel d.l. n. 193 del 2016, come convertito, di una generale clausola di salvaguardia delle competenze degli enti ad autonomia differenziata. Non svolgerebbe tale funzione il comma 638 dell'art. 1 della legge n. 232 del 2016, il quale prevede che «[l]e disposizioni della presente legge si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3». Infatti, la norma che quantifica una entrata del bilancio dello Stato (comma 633) e quella che la imputa nello stato di previsione dello stesso bilancio statale (art. 2) non sarebbero di per sé destinate ad «applicarsi» alla Provincia ricorrente. La clausola ricordata, dunque, risulterebbe «incapace di impedire gli effetti riflessi che gli artt. 1, commi 633-636, e 2 hanno sulla destinazione delle risorse generate dall'applicazione dell'art. 7 del decreto-legge n. 193 del 2016». Anzi, osserva ancora la Provincia autonoma di Trento, solo in assenza di tali disposizioni della legge di bilancio per il 2017 sarebbe dovuta prevalere una interpretazione conforme a Costituzione (e, dunque, allo statuto di autonomia), con assegnazione alla ricorrente della dovuta parte del gettito.