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Ci attende una sfida che certamente deve promuovere la presenza femminile, ma ci attende una sfida anche nel rimuovere tutti gli ostacoli che di fatto la impediscono. Ecco perché io credo che il dibattito che si è svolto in quest'Aula sia importante: la stessa tenacia di sessanta anni fa oggi è presente non solo nelle donne di questa Istituzione, ma in tutto il Paese. Noi siamo pronti, il Paese è pronto: ci aspetta adesso solo la responsabilità di dare corpo alla nostra tenacia. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 13,07) ( Segue BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia ). Per quanto riguarda il parere del Governo sulle due mozioni, il parere è favorevole alla mozione n. 227, a prima firma della senatrice Conzatti, condizionato però alla riformulazione del paragrafo 11 della premessa e degli impegni di cui ai punti 4), 6), 13) e 16). Per quanto riguarda la premessa, al paragrafo 11, si chiede la soppressione delle parole «generatrici di vita». Per quanto riguarda gli impegni, il parere è favorevole all'impegno 4), condizionato alla seguente riformulazione: «a tutelare il lavoro di cura e quindi la figura del caregiver familiare, che spesso è rivestita dalle donne attraverso il riconoscimento del suo valore per la società e a valutare l'opportunità di prevedere e proporre un sistema di premialità fiscale per consentire la deduzione delle spese sostenute per il lavoro di cura». Per quanto riguarda l'impegno 6), si chiede la seguente riformulazione: «a rafforzare e implementare misure volte a superare le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere in ambito lavorativo e professionale per donne lesbiche e transgender , nonché misure volte a sostenere l'inserimento lavorativo di donne vittime di abusi e di violenza, delle donne vittime di tratta e delle vittime del mercato della prostituzione». Si chiede poi la seguente riformulazione dell'impegno 13): «a prevedere di valorizzare le donne nei prossimi piani di stabilizzazione del lavoro precario nell'ambito della sanità, nonché della ricerca biomedica». Si chiede infine la riformulazione delle prime righe dell'impegno 16) come segue: «a istituire l'osservatorio istituzionale presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio per la valutazione dell'impatto» e, poi, a seguire. Per quanto riguarda invece la mozione n. 231, a prima firma della senatrice Stefani, il parere del Governo è contrario, anche in considerazione del superamento di un impegno, ricordando che il Presidente del Consiglio dei ministri nella giornata di ieri ha integrato il comitato di esperti di sua nomina con cinque donne e, analogamente, su sua indicazione, il capo della Protezione civile ha integrato il Comitato tecnico-scientifico con sei figure femminili. (Applausi). PRESIDENTE . Senatrice Conzatti, accetta le riformulazioni proposte dal Governo? CONZATTI (IV-PSI) . Sì, signor Presidente, accettiamo le riformulazioni proposte. PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni. CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, abbiamo detto tutto ieri, in discussione generale, sul perché sia così importante che il nostro Paese si doti di un riequilibrio nel mercato del lavoro, nel welfare , nelle libertà e quindi anche nel rispetto reciproco. L'abbiamo detto forte con la nostra mozione, la cui stesura è stata impegnativa, nella sua terza riformulazione, ma che ha visto la coesione di tutta la maggioranza e anche il sostegno della senatrice Bonino. Si tratta quindi di un grande risultato e di un grande messaggio al Paese. Naturalmente invitiamo tutte le donne e tutti gli uomini che condividono la nostra mozione ad appoggiarla, perché la riteniamo positiva per il Paese. Abbiamo discusso, ieri, parlando di tutto. Abbiamo - ad esempio - parlato dei trattati, spiegando tutta la storia che ha portato a dare valore alla parità. Abbiamo parlato della dottrina, di quanto i sociologi e gli economisti diano importanza alla nuova visione dell'economia e della società. Abbiamo analizzato i dati, più e più volte: quelli del World Economic Forum, a livello internazionale, quelli dell'Unione europea per il raffronto tra l'andamento del gender gap tra gli Stati membri e, a livello nazionale, abbiamo analizzato i dati dell'Istat e della Banca d'Italia. Quindi tutti, uomini e donne, siamo perfettamente consapevoli del valore di questa scelta. Si tratta di una scelta logica e scontata, eppure - signor Presidente e colleghi - ciò non accade. Tutta la teoria è a favore, così come lo sono il nostro atteggiamento ideale e il nostro impianto normativo, ma ciò non accade. Non è accaduto in particolare in questi ultimi due mesi, in cui le donne hanno perso il lavoro e sono state private di alcune libertà fondamentali, come quelle di intrapresa e di poter chiedere aiuto, se in difficoltà. Tutto è avvenuto nel silenzio generale, come se la presenza delle donne fosse una gentile concessione e come se quella presenza non fosse così indispensabile, tanto da essere considerata sacrificabile. Solo l'azione delle donne - anche di alcuni uomini, per la verità, ma soprattutto delle donne - nella società e in Parlamento ha fatto sì che ci fosse un dibattito etico su una scelta scontata e ovvia. Tutto questo è paradossale. La visione dell'Aula durante la discussione di oggi e di ieri rende ancora più paradossale questa decisione, questa scelta, perché ancora una volta siamo divisi tra chi ignora e vuole ignorare il tema e chi, con coraggio ed efficacia, lo porta avanti. Nel preparare questo intervento, mi sembrava importante cercare di capire perché siamo così e perché, quando discutiamo di temi del parere, l'Aula si svuota della componente maschile e il dibattito non è ritenuto prioritario quanto i dibattiti sul Meccanismo europeo di stabilità (MES), sul Recovery fund o sul saldo netto da finanziare del bilancio. Eppure, stiamo parlando della ricaduta economica sul nostro Paese, delle donne nel mondo del lavoro, delle donne che in Italia lavorano in meno del 50 per cento dei casi, con un gap del 16 per cento rispetto alle donne europee e un gap del 18 per cento rispetto agli uomini italiani. Quindi stiamo parlando di una scelta che coinvolgerebbe, se portata a regime, 2 milioni di donne. Potremmo generare e fare a meno di prendere a debito moltissime risorse, se mettessimo il nostro Paese in grado di dotarsi di un sistema moderno, attuale e anche giusto nei diritti. Eppure no: lo spettacolo è quello che vi ho descritto. Mi sono dunque permessa di rivolgere un messaggio agli uomini, tramite lei, signor Presidente: occuparsi dei diritti delle donne e occuparsi delle donne nel mondo del lavoro non vuol dire odiare gli uomini. Quindi, non è necessario che gli uomini fuggano da quest'Aula, spaventati, nella speranza di sottrarsi a qualche critica, o che lo faccia la maggior parte di loro. Non è necessario: possiamo tranquillamente discuterne, parlarne e ascoltarci.