[pronunce]

Viene rimarcato che la circostanza che l'intesa prevista dalla legge statale venga espressa dalla Regione Puglia a seguito di un confronto pubblico non potrebbe in alcun modo costituire una lesione della competenza dell'autorità nazionale, posto che essa non sostituirebbe - ma tutt'al più precederebbe - la procedura di inchiesta pubblica di cui all'art. 24-bis del d.lgs. n. 152 del 2006. La Regione, inoltre, esclude che la realizzazione dell'opera dipenderebbe dall'esito del dibattito pubblico pugliese, in quanto - viene sottolineato ancora una volta - la previsione di cui all'art. 7, comma 12, della legge reg. Puglia n. 28 del 2017 dev'essere inserita nel contesto dell'intera normativa regionale e applicata nei limiti di compatibilità, sanciti dall'art. 19, commi 1 e 2, e dallo stesso art. 7, comma 6, della medesima legge impugnata. Dalla disciplina regionale nel suo complesso emergerebbe chiaramente che la Regione Puglia non potrebbe dichiarare di rinunciare all'opera nazionale ma, nei casi in cui sia chiamata ad esprimersi, potrebbe semplicemente esporre la propria posizione, tenendo conto del risultato dell'iniziativa di partecipazione pubblica preventivamente esperita a livello regionale. Viene comunque ribadito che le modalità per il superamento di eventuali stati di stallo ingenerati dal perdurante dissenso fra le parti resterebbero in ogni caso rimesse al legislatore statale. In via conclusiva, la Regione rileva che la legge censurata, nel prevedere la partecipazione dei cittadini e dei residenti pugliesi al confronto pubblico in merito a opere che - anche se di competenza nazionale - presentino profili di interesse regionale, non contrasterebbe con il principio di buon andamento dell'azione amministrativa, ed anzi potenzierebbe i princìpi di trasparenza e partecipazione. Sottolinea, infine, anche in risposta al paventato rischio di disparità di trattamento sul territorio nazionale, che la Puglia non è l'unica Regione italiana ad aver sentito l'esigenza di assicurare e garantire, nei limiti della propria competenza legislativa, una maggiore informazione e partecipazione alle scelte di interesse regionale da parte della collettività residente sul territorio, e, in proposito, rammenta, in particolare, la legge della Regione Toscana 2 agosto 2013, n. 46 (Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali), la quale ha statuito analoghe ipotesi di dibattito pubblico, con modalità di attuazione di tale istituto (artt. 7 e 8) del tutto simili a quelle introdotte dalla legge regionale pugliese. 4.- In data 18 settembre 2018, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria, ripercorrendo le argomentazioni poste a supporto delle proprie censure nel ricorso. In particolare, in risposta alle osservazioni della Regione, che sostiene una lettura costituzionalmente orientata delle norme impugnate alla luce del contenuto della legge regionale nella sua interezza ed in particolare delle disposizioni che affermano il rispetto della normativa nazionale quale presupposto e limite per l'operatività della disciplina regionale, l'Avvocatura afferma, per tali disposizioni, la natura di «mere affermazioni di stile». Quanto, poi, alla censura relativa all'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., viene segnalato che non sarebbe dirimente l'asserito rafforzamento della tutela da parte della Regione essendo contestata, a monte, l'invasione, ad opera della impugnata legge regionale, dell'ambito relativo al dibattito pubblico sulle cosiddette grandi opere di rilevanza ed interesse nazionale, ambito di competenza esclusiva statale. Tale invasione - viene ancora osservato - sarebbe resa ancor più evidente dalla recente adozione del d.P.C.m. 10 maggio 2018, n. 76 (Regolamento recante modalità di svolgimento, tipologie e soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico), in attuazione dell'art. 22 del d.lgs. n. 50 del 2016, che disciplina le modalità di gestione e svolgimento del dibattito pubblico. 5.- In medesima data, la Regione Puglia ha depositato memoria, con la quale si ribadisce la piena compatibilità della disciplina regionale «con l'indiscussa competenza statale sulle opere regionali». Lo spazio operativo del dibattito pubblico disciplinato dalla legge regionale, infatti, andrebbe individuato nella fase preliminare all'espressione del parere o al rilascio dell'intesa regionale, fase nella quale viene innestato tale istituto di democrazia partecipativa in omaggio «al favor verso istituti di democrazia, di cui all'art. 123 Cost. La Regione rileva che la delimitazione dell'operatività dello strumento partecipativo regionale alle specifiche ipotesi di concertazione previste dalla normativa statale porterebbe ad escludere altresì la paventata violazione degli artt. 117, secondo e terzo comma, e 118 Cost., con specifico riferimento alle trivellazioni a mare. Anche in queste ipotesi - rimarca la Regione - il dibattito regionale si collocherebbe in una fase precedente all'espressione dell'intesa prevista dall'art. 1, comma 7, della legge n. 239 del 2004, considerando, del resto, che il prodotto dell'istituto partecipativo sarebbe un documento di proposta partecipativa privo di carattere prescrittivo. Del resto - rimarca la Regione - la procedura partecipativa costituirebbe attuazione dell'art. 5 Cost., in quanto tesa a consentire alle specifiche peculiarità territoriali di trovare spazio e riconoscimento in una fase di competenza regionale destinata a confluire nei procedimenti di concertazione previsti dalle leggi nazionali. Quanto alla specifica censura relativa al comma 12 dell'impugnato art. 7 con riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera m), e terzo comma, Cost., viene ribadito che il coordinamento con gli ordinamenti comunitario e nazionale porterebbe ad affermare con certezza che, nelle ipotesi di dibattito pubblico su opere nazionale, la Regione, essendo chiamata solo ad esprimere un parere o un'intesa, non potrebbe essere considerata titolare della realizzazione dell'opera e pertanto non potrebbe in alcun modo rinunciare ad essa. Analoghe considerazioni sono mosse con riferimento alla censura relativa all'art. 118 Cost., ribadendo che il dibattito regionale si collocherebbe in una fase preliminare e non inciderebbe su alcuna prerogativa statale, in quanto verrebbe esercitata in una fase precedente alla procedura concertativa statale, di gestione esclusiva della competente autorità nazionale. Vengono, infine, ricordate la clausola di compatibilità della normativa regionale con quella statale e la espressa cedevolezza della prima rispetto alla seconda, nonché la ratio sottesa alla disciplina regionale, la quale avrebbe creato uno strumento di democrazia partecipativa per dare voce alle peculiarità territoriali, anche al fine di prevenire i conflitti e convogliare all'interno del circuito democratico i dissensi extraistituzionali che in svariate ipotesi hanno pesantemente interferito con la realizzazione di opere di interesse nazionale.