[pronunce]

che il contrasto con l’art. 3 Cost. conseguirebbe all’irrazionalità ed arbitrarietà della norma censurata, la cui applicazione comporterebbe il travolgimento della situazione sostanziale posta in essere da un formale provvedimento amministrativo, adottato in conformità alla disciplina vigente al momento della sua emanazione e «frustrerebbe l’affidamento dell’interessato nella sicurezza giuridica, elemento fondamentale dello stato di diritto», violando, altresì, il principio di uguaglianza; che, inoltre, sarebbero parificati nel trattamento giuridico soggetti titolari di situazioni dissimili, cioè coloro per i quali l’Università di appartenenza non ha ancora adottato alcun provvedimento e coloro per i quali il provvedimento è stato adottato; che, secondo il rimettente, la disposizione censurata viola anche il principio di buon andamento di cui all’art. 97 Cost., in quanto finisce per determinare l’interruzione dei programmi di ricerca intrapresi che, ragionevolmente, il docente contava di concludere nel triennio di fuori ruolo ed «i processi di crescita ed affermazione dei suoi allievi», giacché tra i compiti del professore universitario, oltre all’attività scientifica ed a quella didattica, rientra la formazione di giovani studiosi; che, nei giudizi di costituzionalità, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata, in quanto la norma censurata è riconducibile alla discrezionalità propria del legislatore, il quale ha deciso di limitare il collocamento fuori ruolo dei professori universitari, modificando in senso sfavorevole la disciplina di rapporti di durata nel rispetto del criterio di razionalità; che è stata operata una graduale riduzione del fuori ruolo, fino alla sua totale eliminazione e, per evitare un’evidente disparità di trattamento, basata esclusivamente sull’emanazione del provvedimento di collocamento fuori ruolo, tra docenti in servizio (in relazione ai quali il relativo periodo è abolito) e docenti già in fuori ruolo (in relazione ai quali detto periodo avrebbe durata triennale), è stata prevista la graduale riduzione del periodo stesso per la seconda categoria di professori; che, inoltre, secondo la difesa erariale, la norma non viola il principio del buon andamento della pubblica amministrazione, in quanto i programmi di ricerca potranno certamente essere proseguiti dalla struttura universitaria con altri docenti in ruolo; Considerato che, con le tre ordinanze indicate in epigrafe, il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 434, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Legge finanziaria 2008), nella parte in cui «troverebbe applicazione anche per i professori per i quali sia stato già disposto con formale provvedimento amministrativo il collocamento fuori ruolo»; che i tre giudizi, avendo ad oggetto questioni identiche, devono essere riuniti e decisi con un’unica pronunzia; che, come si desume dalle ordinanze di rimessione, i tre ricorrenti nei giudizi principali hanno già iniziato il periodo di fuori ruolo; che la questione di legittimità costituzionale posta dalle ordinanze in esame è identica a quella in precedenza sollevata e decisa dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 236 del 2009, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della disposizione impugnata, nella parte in cui si applica ai professori universitari per i quali sia stato disposto il collocamento fuori ruolo con formale provvedimento amministrativo e che hanno iniziato il corso del relativo periodo; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile in quanto divenuta priva di oggetto. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 434, della legge 24 dicembre 2007, n.244 (Legge finanziaria 2008), nella parte in cui «troverebbe applicazione anche per i professori per i quali sia stato già disposto con formale provvedimento amministrativo il collocamento fuori ruolo» in relazione agli artt. 3 e 97 della Costituzione, sollevata dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 30 novembre 2009. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 dicembre 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA