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Un soggetto, questo, che deve assolvere il delicato compito di dare ordine e regolarità al dibattito, assicurando a tutti eguali possibilità di esprimere il proprio punto di vista, onde non inficiare la valenza sostanziale (piuttosto che formale) del rapporto finale, il quale non sovrappone alcuna decisione autoritativa di stampo autenticamente provvedimentale alle determinazioni dei partecipanti (neppure nel caso in cui sia chiamata ad attestare la congruenza fra esito del dibattito e progetto definitivamente presentato previo adeguamento a detto esito), ma si limita a certificare l'esito del dibattito, ovvero a dare evidenza alle posizioni emerse nel corso dello stesso e ad indicare di conseguenza il livello di consenso raggiunto dalle diverse opzioni realizzative. Si tratta dunque sì di un soggetto pubblico di cui la legge garantisce autonomia e indipendenza di giudizio, ma declinato diversamente, anzitutto nella composizione (oltre che nei poteri, come detto), dal tipico schema di autorità amministrativa indipendente sinora conosciuto dal nostro ordinamento. Ciò perché nel caso di specie non si tratta di creare semplicemente un arbitro imparziale fra mercato e consumatori, bensì un moderatore neutrale che dia regolarità e ordine al confronto, anche dialettico, fra ragioni del mercato, ragioni di politica industriale o ambientale a valenza nazionale e non puramente localistica, e ragioni (legate a istanze costituzionalmente rilevanti quali ambiente, salute, economia, occupazione) dei territori. Non a caso nel modello francese alla procedura di dibattito pubblico sovrintende un apposito organismo, la Commission nationale du débat public , che è autorità amministrativa indipendente composta da ventuno membri, scelti fra parlamentari e rappresentanti di enti locali, giudici appartenenti a diverse magistrature, rappresentanti degli utenti e delle associazioni ambientaliste. La buona prova di sé che il débat public ha dato nell'esperienza francese, da individuare nella sua capacità di superare momenti di conflitto, talora strumentale, tra le parti, conducendo ad esiti il più possibile costruttivi, lo rende, conclusivamente, un dispositivo partecipativo solido, facendone il luogo istituzionale ideale nel quale i soggetti in qualche modo coinvolti nella decisione finale si confrontano per selezionare le opzioni che meglio soddisfano le finalità pubbliche nel senso più alto, e allo stesso tempo più ampio, dell'espressione. È da ritenere che sia per questo che una precisa indicazione sulla necessità di implementare sul punto il nostro ordinamento è contenuta nel documento elaborato dai Saggi insediati dal Presidente della Repubblica nel marzo del 2013. Nel dettaglio, il disegno di legge consta di otto articoli. Ai sensi dell'articolo 1, la finalità del provvedimento è favorire la partecipazione dei soggetti interessati alle decisioni di interesse pubblico, salvaguardando l'imparzialità del confronto. Lo stesso articolo provvede a limitare il campo di applicazione delle procedure di consultazione pubblica ai soli casi in cui sia prevista la realizzazione di infrastrutture o di opere pubbliche aventi rilevanza strategica nazionale o socio-economica o un significativo impatto ambientale. L'articolo 2, comma 1, precisa che sono da considerare infrastrutture ed opere pubbliche di rilevanza strategica nazionale quelle previste dall'articolo 161, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, mentre sono da considerare infrastrutture e opere pubbliche con forte rilevanza socio-economica o impatto significativo gli interventi che prevedono la VIA obbligatoria o il cui valore di investimento sia pari o superiore a 100 milioni di euro e che riguardano un bacino di utenza non inferiore a 250.000 abitanti. Il comma 2 dello stesso articolo elenca puntualmente le categorie di interventi interessate dal disegno di legge. Il comma 3 prevede che, su decisione della Commissione nazionale di garanzia per il dibattito pubblico, istituita ai sensi dell'articolo 6, la procedura di dibattito pubblico possa essere avviata anche per interventi il cui valore di investimento sia inferiore a 100 milioni di euro e che riguardino un bacino di utenza inferiore a 250.000 abitanti. In questo caso la richiesta di dibattito pubblico può pervenire dal proponente, ovvero da un consiglio regionale o da una provincia autonoma o da un numero di consigli comunali o provinciali rappresentativi di almeno 250.000 abitanti, o anche di almeno cinquanta membri della Camera dei deputati o venticinque del Senato della Repubblica, ovvero su richiesta di 250.000 cittadini elettori che risiedano in un luogo che presenti punti di collegamento con quello su cui deve essere realizzato l'intervento. Il comma 4 subordina l'attivazione della procedura di dibattito pubblico relativo ad infrastrutture o opere pubbliche da realizzare su isole con popolazione inferiore ai 35.000 abitanti o in comuni di alta montagna all’esclusiva richiesta proveniente da almeno un terzo degli abitanti. L'articolo 3 traccia le procedure per lo svolgimento di dibattito pubblico. Il comma 1 stabilisce che, almeno centottanta giorni prima della presentazione della domanda di autorizzazione, il proponente trasmetta alla Commissione nazionale una comunicazione contenente l'indicazione chiara e circostanziata degli obiettivi e delle caratteristiche principali dell'intervento, la sua localizzazione, gli impatti ambientali, i tempi e i costi di realizzazione, gli eventuali benefìci per il territorio sul piano ambientale, territoriale, occupazionale e sociale, al fine di svolgere un dibattito pubblico. La comunicazione, a pena di inammissibilità, deve essere predisposta utilizzando il modello adottato dalla Commissione nazionale, con propria delibera, entro novanta giorni dal suo insediamento. Il comma 2 prevede che il livello di approfondimento delle informazioni da fornire alla Commissione nazionale non può essere inferiore, in ogni caso, a quello proprio dello studio di fattibilità dell'intervento. Ove l'avvio del dibattito pubblico sia richiesto su un'opera già dotata di progetto preliminare, il procedimento è avviato prima della convocazione della relativa conferenza di servizi. Il dibattito pubblico non può essere attivato su opere infrastrutturali dotate di progettazione, già approvata, di livello di approfondimento superiore al preliminare. Il comma 3 prevede che la Commissione nazionale, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, ove ravvisi di interesse nazionale l'intervento prospettato nella comunicazione, deliberi l'avvio del dibattito pubblico e nomini un referente. Per una sola volta la Commissione nazionale può richiedere chiarimenti di natura tecnica, il che fa slittare il termine di trenta giorni. Ai sensi del comma 4, è compito della Commissione nazionale fissare con delibera le fasi e la durata del dibattito pubblico, che in ogni caso non potrà essere superiore a sei mesi dalla prima audizione, salvo proroghe che possono essere concesse complessivamente per non più di tre mesi. Al contempo, la Commissione nazionale stabilisce le modalità per garantire la più ampia partecipazione dei cittadini e le forme di trasparenza. Il proponente, ai sensi del comma 5 è tenuto ad indicare il nominativo di un tecnico quale suo rappresentante per tutte le fasi del dibattito pubblico. Ai sensi del comma 6, la delibera di avvio del procedimento è pubblicata nel sito della Commissione nazionale ed in quello del comune, della provincia, della città metropolitana ove costituita e della regione nel cui territorio l'intervento è previsto.