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Il caso delle aree interne è evidentemente sovrapponibile a quello dei comuni montani e delle piccole isole, posto che nelle prime, così come nei secondi, si versa sovente in situazione di isolamento con collegamenti spesso poco agevoli che rendono oggettivamente difficile la fruizione di servizi scolastici non prossimali. Non si comprende, pertanto, la ragione per la quale le aree interne non rientrano tra le specificità che consentono una deroga ai rigidi limiti fissati dalla norma. Lo stesso deve affermarsi per ciò che riguarda quei contesti urbani nei quali le particolari condizioni socio-economiche determinano una forte propensione all'abbandono scolastico. In Sicilia, ad esempio, secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) relativi al 2021-2022, la dispersione scolastica si attesta al 21,1 per cento, ben oltre la media nazionale che è del 13,5 per cento. È impensabile sguarnire ulteriormente territori socialmente fragili, nei quali la scuola non può essere assente, rappresentando un presidio e un punto di riferimento per un possibile riscatto. La presente proposta mira, dunque, ad apportare gli opportuni correttivi al nuovo assetto delineato con le disposizioni che si intendono modificare, individuando parametri certi che salvaguardino il diritto allo studio dei cittadini residenti nelle isole minori, nelle aree interne, nelle zone montane e nei territori caratterizzati da una maggiore dispersione scolastica. Con riferimento ai profili finanziari si rammenta che, con l'introduzione dell'articolo 1, comma 557, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, il Ministero dell'istruzione e del merito certificava un crescente risparmio di spesa quantificato, nell'anno finanziario 2024, in oltre 5 milioni di euro, fino agli oltre 88 milioni di euro stimati per l'anno finanziario 2032; giacché con la presente proposta non si intende neutralizzare i parametri di dimensionamento già introdotti dalla legge n. 197 del 2022, ma solo individuarli con precisione in via legislativa, gli effetti finanziari relativi ai maggiori oneri discendenti dalla presente proposta si stimano contenuti entro i limiti del predetto risparmio di spesa. Si ritiene che in tal modo saranno meglio garantite l'autonomia scolastica, la prossimità delle istituzioni educative alla popolazione studentesca e il diritto allo studio di tutti i ragazzi, a prescindere dai territori di residenza.. Art. 1. 1. All'articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 5, dopo le parole: « su altre istituzioni scolastiche autonome » sono aggiunte le seguenti: « aventi sede di titolarità ad una distanza massima di 30 chilometri, isole minori escluse »; b) al comma 5- quater , dopo le parole: « delle istituzioni scolastiche situate » sono inserite le seguenti: « nei comuni delle aree interne, in quelli classificati come periferici e ultraperiferici nell'ambito della Strategia nazionale aree interne e nei contesti urbani nei quali le particolari condizioni socio-economiche determinano una forte propensione all'abbandono scolastico, »; c) al comma 5- quinquies , dopo le parole: « sulla base di un coefficiente indicato dal decreto medesimo, » sono inserite le seguenti: « non inferiore a 400 e non superiore a 500 per le istituzioni scolastiche caratterizzate da un tasso di dispersione scolastica superiore al 15 per cento, non inferiore a 200 e non superiore a 300 per le istituzioni scolastiche ricadenti nei comuni montani, in quelli classificati come periferici e ultraperiferici nell'ambito della Strategia nazionale aree interne, nelle isole minori e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche, », dopo le parole: « non inferiore a 900 e non superiore a 1000 » sono inserite le seguenti « per tutte le altre istituzioni scolastiche » e le parole da: « ferma restando la necessità » fino a: « caratterizzate da specialità linguistiche, » sono soppresse.