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Accanto alle figure appena descritte, nell'università italiana sono molti i tipi contrattuali differenti con finalità di collaborazione alle attività di ricerca: le borse di studio e di ricerca per i laureati, i contratti di prestazione autonoma per programmi di ricerca, i contratti di formazione specialistica dell'area sanitaria, i partecipanti a progetti o gruppi di ricerca, i tecnologi e gli assegni di ricerca. Questi, in particolare, rappresentano la categoria principale che, pur non rientrando nel personale docente, costituisce una risorsa fondamentale nel sistema accademico, come emerge con chiarezza dai dati disponibili: nel 2017 vi sono stati 14.108 assegnisti, che corrispondono a più del doppio dei RTD, ovvero 3 assegnisti ogni 10 docenti. La legge n. 240 del 2010 ha stabilito che la durata dell'assegno è compresa tra uno e tre anni, ed è rinnovabile ma non per un periodo superiore a quattro anni. Il tutto all'interno di un periodo di « precariato » che non può superare per la singola persona l'arco dei dodici anni. Tuttavia, la prassi e il minor costo dell'assegno, rispetto a un contratto RTD, hanno fatto sì che le università bandissero assegni prevalentemente della durata di un anno, precarizzando l'attività iniziale del ricercatore e caricandola di enormi incertezze, giacché rappresentano una prerogativa dei giovani ad inizio carriera (anche se, e in controtendenza rispetto agli altri Paesi OCSE, l'età media si sia alzata, attestandosi nel 2017 sul valore dei 34,5 anni). Risulta allora evidente come uno dei nodi che restringono il sistema risieda proprio nella prima fase, quella propedeutica all'accesso al ruolo. Occorre capovolgere i paradigmi creati dalla legge n. 240 del 2010 ed assicurare soluzioni più eque per il governo del pre-ruolo, che contemplino le esigenze di una giusta selezione negli ingressi e di una corretta valutazione delle attività dei docenti selezionati, con le garanzie di stabilità e continuità lavorativa per i singoli e per il sistema nel suo insieme. La riforma contenuta nella legge n. 240 del 2010, modificando la struttura della docenza nella sua fase iniziale, ha pesantemente influito sulla lunghezza del percorso antecedente all'immissione in ruolo, portandone l'età media di ingresso in una stima cautelativa che si aggira intorno ai 40 anni (con un periodo massimo di pre-ruolo di 12 anni, successivamente – si badi – al conseguimento del dottorato di ricerca). Questa emergenza della docenza corrisponde anche ad una urgenza generazionale, che rischia di « bruciare » intere generazioni di giovani studiosi. Precarietà ed incertezza sono in netto contrasto con le pratiche degli altri Stati europei e con i princìpi comunitari sanciti dalla Carta europea dei ricercatori, la quale, rispetto ai datori di lavoro (compresi i soggetti pubblici), richiama a « garantire che le prestazioni dei ricercatori non risentano dell'instabilità dei contratti di lavoro » invitando gli stessi a migliorarne le condizioni, attuando e rispettando quelle stabilite nella normativa europea sul lavoro a tempo determinato. Obiettivo del presente disegno di legge è quindi superare la forma contrattuale ordinaria dell'assegno di ricerca e del ricercatore a tempo determinato di tipo A, in favore di un unico contratto pre-ruolo da ricercatore a tempo determinato in tenure track. L'articolo 1 ispira il disegno di legge ai princìpi sanciti dall'articolo 33 della Costituzione e della Carta europea dei ricercatori, nonché ne definisce l'ambito di applicazione all'interno delle modifiche da apportare alla legge n. 240 del 2010. L'articolo 2 stabilisce che l'importo minimo nazionale della borsa di dottorato debba essere allineato al minimale contributivo INPS, in maniera tale da garantire a tutti i dottorandi una anzianità contributiva corrispondente al periodo effettivo di formazione. L'articolo 3 abolisce la tassazione a tutti i dottorandi. L'articolo 4, recependo la Carta europea dei ricercatori, riconosce i dottorandi come professionisti della ricerca e, nell'ambito della pubblica amministrazione, concede alle università di bandire ulteriori borse di dottorato riservate a dipendenti della pubblica amministrazione, valorizza il possesso del dottorato nelle progressioni economiche e prevede di valutare il titolo di dottore di ricerca nelle selezioni concorsuali. L'articolo 5, abrogando l'assegno di ricerca così come previsto dall'articolo 22 della legge 240 del 2010, ne acconsente a un uso residuale, nell'ambito di determinati e specifici progetti di ricerca. L'articolo 6 elimina la figura del ricercatore a tempo determinato di tipo a) , prevista dall'articolo 24 della legge n. 240 del 2010, e trasforma quella di tipo b) nell'unica modalità di accesso al pre-ruolo. La nuova tipologia di ricercatore così individuata è definita in tenure track : la posizione iniziale è quella del ricercatore junior (durata: 3 anni) e, previa valutazione positiva da parte del Dipartimento, si accede al Senior (durata: 2 anni). In questo modo agli attuali due o tre anni di assegno di ricerca, più cinque di RTDa, più tre di RTDb, ovvero circa dieci anni di precariato, si sostituisce un periodo pari alla metà. Alla fine del periodo, qualora il titolare del contratto abbia conseguito l'abilitazione scientifica nazionale, l'università ne valuta la chiamata al ruolo di professore associato. L'articolo inoltre equipara il ricercatore in tenure track ai professori associati quanto alle prerogative concernenti lo svolgimento delle attività di didattica integrativa e di servizio agli studenti nonché delle attività di ricerca, può assumere la responsabilità di progetti di ricerca nazionali ed internazionali, è membro effettivo del Consiglio di dipartimento, ha l'elettorato attivo alle cariche accademiche e può assumere incarichi didattici e organizzativi. Infine, l'articolo 6, nell'ambito della pubblica amministrazione, prevede la possibilità di richiedere, tra i requisiti previsti per specifici profili o livelli di inquadramento, il possesso del titolo di ricercatore senior , che deve comunque essere valutato, ove pertinente, tra i titoli rilevanti ai fini dei concorsi. L'articolo 7 stabilisce le modalità di transizione per gli attuali titolari di un contratto di ricercatore di tipo a) e titolari di assegni di ricerca per una durata complessiva di almeno tre anni: le suddette tipologie accedono ai contratti di ricercatore a tempo determinato senior mediante procedure pubbliche selettive e riservate, a cadenza annuale. Mentre, per gli RTDa che non hanno fatto ingresso al loro terzo anno di attività, stabilisce la possibilità di chiedere la trasformazione del proprio contratto in un contratto da ricercatore junior , così come normato dall'articolo 6. L'articolo 8 prevede una procedura concorsuale pubblica per il ruolo di ricercatore a tempo determinato junior , riservata ai titolari di assegni di ricerca, che tuttavia non abbiano nel frattempo conseguito l'abilitazione scientifica nazionale.