[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 2, 3, 14 e 15 della legge 30 marzo 2001, n. 152, recante «Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale», promosso con ricorso della Regione Valle d'Aosta, notificato il 25 maggio 2001, depositato in Cancelleria il 30 successivo ed iscritto al n. 32 del registro ricorsi 2001. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'8 aprile 2003 il Giudice relatore Fernanda Contri; uditi l'avvocato Gustavo Romanelli per la Regione Valle d'Aosta e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri. 1. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, la Regione Valle d'Aosta ha sollevato questione di legittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3, 97 e 116 della Costituzione, nonché degli artt. 3, 4 e 38 dello statuto regionale, della legge 30 marzo 2001, n. 152, recante «Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale», nella sua interezza e con particolare riguardo agli artt. 2, 3, 14 e 15. La ricorrente premette che lo statuto valdostano attribuisce alla Regione competenza legislativa integrativa e di attuazione in materia di “previdenza e assicurazioni sociali” (art. 3, comma 1, lettera h della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 - Statuto speciale per la Valle d'Aosta) e che alla Regione spetta la competenza amministrativa su tutte le materie sulle quali abbia competenza legislativa (art. 4 dello statuto speciale). Nel dettare le norme di attuazione del suddetto statuto in materia di previdenza e assicurazioni sociali, il d. lgs. 28 dicembre 1989, n. 430 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Valle d'Aosta in materia di previdenza e assicurazioni sociali) ha previsto, all'art. 5, comma 1, che nei casi in cui per la formazione degli organi locali degli enti nazionali operanti nella predetta materia sia prevista la rappresentanza di lavoratori designati dalle associazioni sindacali più rappresentative, “il riferimento a detta rappresentatività deve essere inteso con riguardo alle organizzazioni sindacali esistenti in Valle d'Aosta”. Il successivo comma 2 dello stesso art. 5 del d. lgs. n. 430 del 1989 ha precisato che “i diritti riconosciuti da norme di legge alle associazioni sindacali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale nella materia di cui al comma 1, e in particolare, in ordine all'esercizio delle attività di patronato e di assistenza sociale di cui alla legge 29 luglio 1947, n. 804, e successive modificazioni, sono estesi alle associazioni sindacali maggiormente rappresentative operanti nel territorio della Regione per la tutela dei lavoratori dipendenti”. Infine, il terzo comma ha rimesso al Consiglio regionale l'accertamento circa la “maggiore rappresentatività” delle associazioni predette. Così ricostruito il quadro delle competenze normative e delle attribuzioni amministrative della Valle d'Aosta in materia di assistenza sociale, la ricorrente ritiene che la legge 30 marzo 2001, n. 152, nel disciplinare le attività degli istituti di patronato e di assistenza sociale, ignori del tutto la posizione della Valle d'Aosta, privandola integralmente delle proprie competenze. La legge impugnata sarebbe “così venuta ad abrogare - secondo la ricorrente - una disciplina recata da una fonte sovraordinata, qual è quella che reca attuazione di uno statuto di autonomia speciale, senza che vi sia stata alcuna intesa o coordinamento preventivo con la Regione interessata”. In particolare, l'art. 2, comma 1, della legge impugnata, nell'individuare i soggetti che possono costituire e gestire gli istituti di patronato e di assistenza sociale, su iniziativa singola o associata, fa riferimento alle confederazioni e alle associazioni nazionali di lavoratori che, tra l'altro, “abbiano sedi proprie in almeno un terzo delle regioni e in un terzo delle province del territorio nazionale”, facendo venire meno in Valle d'Aosta la possibilità per le organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano regionale di costituire e gestire gli istituti di patronato e di assistenza sociale. Per di più, secondo la ricorrente, la Valle d'Aosta risulterebbe discriminata rispetto alle Province autonome di Trento e Bolzano, per le quali il comma 2 dello stesso art. 2 prevede una deroga espressa dai summenzionati requisiti territoriali. La discriminazione sarebbe confermata e aggravata dall'art. 3 della legge impugnata che riconosce in capo al Ministro del lavoro e della previdenza sociale competenze in ordine al riconoscimento degli istituti di patronato e di assistenza sociale, esonerando le associazioni operanti nelle province autonome di Trento e Bolzano dalla presentazione del progetto, che deve essere allegato alla domanda di costituzione e riconoscimento di detti istituti, nel quale devono essere contenute tutte le indicazioni finanziarie, tecniche e organizzative per l'apertura di sedi in almeno un terzo delle Regioni e in un terzo delle province del territorio nazionale. La suddetta discriminazione non troverebbe alcuna giustificazione, dovendosi anche tenere conto del fatto che in Valle d'Aosta, al contrario di quanto accade in altre Regioni a statuto speciale o province autonome, si ha un bilinguismo perfetto che deve essere garantito anche rispetto ad attività che, pur svolte da soggetti di diritto privato, hanno indubbiamente un grande rilievo pubblicistico, quali sono quelle svolte dagli istituti di patronato. In ordine alle competenze amministrative di cui all'art. 4 dello statuto speciale, la Regione Valle d'Aosta sostiene che la funzione statale di indirizzo e coordinamento, riconosciuta anche nei confronti delle Regioni a statuto speciale, non può estendersi fino al punto da esautorare completamente la Regione dall'esercizio del potere che le è attribuito da una norma di rango costituzionale. Ad ogni modo, non potrebbero essere qualificate come di “indirizzo e coordinamento” le norme che escludono la possibilità, precedentemente ammessa, del riconoscimento di istituti di patronato che possano operare nell'ambito esclusivo della Regione Valle d'Aosta, tenuto conto delle particolarità del territorio e della popolazione regionale, e che, per di più, attribuiscono al Ministro i poteri di riconoscimento, vigilanza e di commissariamento. Il venire meno del riconoscimento delle prerogative regionali sul territorio della Valle d'Aosta, oltre che evidenziare una violazione del principio di eguaglianza rispetto alle Province autonome, finirebbe per riflettersi in maniera negativa sullo stesso andamento della pubblica amministrazione, con la quale gli istituti di patronato, pur soggetti di diritto privato, sono chiamati a collaborare, tanto da essere chiamati dall'art. 1 della legge impugnata a svolgere “un servizio di pubblica utilità”.