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se il Ministro in indirizzo, nel perseguire la prioritaria esigenza di mettere in salvo e riportare in patria al più presto i 18 pescatori di Mazara del Vallo, ritenga di poter smentire le notizie di un negoziato tra il nostro Paese e all'autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, per il tramite di mediatori degli Emirati arabi uniti, volto a concordare il rilascio di cittadini libici, condannati in via definitiva in Italia per gravissimi reati lesivi dei diritti umani, a fronte della liberazione dei 18 pescatori; se non ritenga necessario e urgente intervenire, anche promuovendo un'azione coordinata a livello internazionale, per chiarire in modo definitivo la legittimità delle operazioni di pesca e navigazione in un'area unilateralmente ed illegittimamente rivendicata dal Governo libico come zona economica esclusiva in cui la navigazione è interdetta. Atto n. 3-01979 BERNINI MALAN GIAMMANCO PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 1° settembre 2020 due pescherecci di Mazara del Vallo, con 18 pescatori a bordo, sono stati sequestrati dalla marina militare del generale Haftar, a circa 35 miglia a nord di Bengasi, all'interno di una fascia marittima che da tempo la Libia rivendica come propria zona economica esclusiva; i connazionali sono tenuti prigionieri dalla fazione libica del generale Haftar, il pretendente governatore non riconosciuto dalla comunità internazionale, che in cambio dei pescatori italiani chiede la liberazione di 4 scafisti libici (che secondo fonti libiche sono calciatori, in fuga per trovare fortuna in Germania), accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di omicidio plurimo per l'uccisione di dozzine di persone che portavano in Italia come migranti; stando a quanto si apprende dalla stampa, il presidente della commissione affari esteri di Tobruk ha fatto sapere infatti che i pescatori italiani "sono stati fermati perché svolgevano attività di pesca nelle acque territoriali libiche" e che "presto gli equipaggi dei due pescherecci italiani compariranno davanti a un tribunale che dovrà pronunciarsi sul reato da loro commesso"; il Ministro in indirizzo, nello stesso giorno in cui avveniva il sequestro-rapimento, si era recato in Libia, a Tobruk, per incontrare il premier libico riconosciuto dall'ONU, Fayez al-Serraj, e il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, considerato l'uomo nuovo della Cirenaica; tale sequestro umilia l'Italia proprio nella sua ex colonia, mostrando il peso residuale delle nostre istituzioni in politica estera; si susseguono manifestazioni nel territorio siciliano e appelli da tutto il Paese per chiedere a gran voce la liberazione dei connazionali e per tentare di accendere i riflettori su tale grave episodio totalmente sottovalutato dal Governo; alcuni familiari dei sequestrati, nei giorni scorsi, lamentando il fatto di non avere nessuna notizia dalla Farnesina, sono persino arrivati ad incatenarsi davanti a palazzo Montecitorio per focalizzare l'attenzione sulla vicenda e chiedere a gran voce al Governo di riportare a casa i propri familiari; solamente dopo tale atto i familiari sono stati ricevuti prima a palazzo Chigi dal consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio dei ministri, Pietro Benassi, e successivamente dal capo dell'unità di crisi del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ma oltre alle solite rassicurazioni non sono state fornite indicazioni precise; il 9 ottobre, nel giorno in cui padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio sono rientrati in Italia, il Ministro in indirizzo ha dichiarato quanto segue: "Continuiamo a lavorare giorno e notte e in queste ore stiamo concentrando gli sforzi per i nostri connazionali in Libia. Abbiamo attivato tutti i canali internazionali e stiamo lavorando in silenzio e con riserbo come richiesto in queste situazioni per raggiungere il miglior risultato. Siamo in continuo contatto con le famiglie dei pescatori"; preoccupano le parole del Ministro in merito al dialogo intrapreso con il Ministro degli Emirati arabi uniti e il Ministro russo, in quanto "hanno capacità di influenza su quella parte libica", poiché sembrano confermare l'irrilevanza del nostro Paese nella Libia orientale; nel recente passato si sono verificati analoghi episodi, l'ultimo dei quali nel 2019, quando un peschereccio, anche in quel caso di Mazara del Vallo, fu sequestrato con modalità simili; la Libia è ormai, dalla caduta di Gheddafi, un territorio profondamente conteso, guidato dal presidente Fayez al-Sarraj, il cui Governo è stato riconosciuto dall'ONU, ma che contemporaneamente vede gran parte della Cirenaica sotto il controllo dell'esercito del generale Haftar; negli anni l'Italia ha visto ridurre costantemente la propria influenza in Libia e nel Mediterraneo nel suo complesso, nonostante sia evidente l'importanza degli interessi nazionali in quell'area, a partire dalla necessità di controllare il massiccio flusso migratorio che interessa le coste italiane; la Libia rientra tra i Paesi che, pur avendo firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS - United Nations convention on the law of the sea), non hanno ancora proceduto alla sua ratifica, ciò comportando l'inosservanza delle disposizioni ivi contenute relative ai limiti delle varie aree marine identificate, misurate in maniera chiara e definita a partire dalla cosiddetta linea di base; l'atteggiamento unilaterale libico sta generando problemi nell'applicazione della disciplina delle acque internazionali, con gravi ripercussioni sulla gestione dei flussi marittimi, si chiede di sapere: se e quali concrete iniziative il Ministro in indirizzo stia assumendo per garantire l'immediato rilascio dei due pescherecci con 18 membri dell'equipaggio tuttora trattenuti a Bengasi; quali iniziative intenda intraprendere per evitare che episodi simili colpiscano nuovamente la marineria siciliana, al fine di garantire la sicurezza dei marinai nello svolgimento del proprio lavoro; quale sia la strategia italiana in Libia e se intenda o meno smentire l'ipotizzato collegamento fra la sua visita in Libia e il sequestro dei pescherecci; se vi siano state richieste di scambio di prigionieri. Atto n. 3-01980 FARAONE GARAVINI SBROLLINI MAGORNO COMINCINI MARINO GRIMANI VONO SUDANO CUCCA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nella notte tra il 1° ed il 2 settembre 2020, 18 pescatori di Mazara del Vallo, membri degli equipaggi dei due pescherecci "Medinea" e "Antartide", sono stati dapprima fermati e poi successivamente sequestrati ed imprigionati dalle autorità marittime libiche facenti capo al generale Khalifa Haftar, capo delle milizie legate all'autoproclamato Governo della Libia orientale, non riconosciuto dalla comunità internazionale; i fatti sono avvenuti a 38 miglia dalle coste libiche a nord di Bengasi, all'interno del territorio marino da anni rivendicato unilateralmente dalla Libia come parte delle proprie acque di competenza nazionale: secondo quanto dichiarato da alcuni funzionari libici, i pescatori, otto italiani, sei tunisini, due senegalesi e due indonesiani, sarebbero stati indagati e fermati a seguito della violazione della competenza territoriale ed economica delle acque territoriali;