[resaula]

Il Mose da solo non basta, perché servono la manutenzione ordinaria e straordinaria, gli scavi dei canali, utili a rendere più operativo anche il porto, consolidare le fondamenta, salvaguardare i centri abitati, investire nella residenza, risollevare le insule e, non ultimo, occorre bonificare Porto Marghera e l'immensa area industriale. Il Governo ha già convocato il comitato per la salvaguardia di Venezia per il 26 novembre e dovrà provvedere non solo a rifinanziare, ma anche ad aggiornare la legge speciale. Spero, anche a nome di tutto il Gruppo Lega-Salvini Premier, che il disastro appena accaduto spinga tutti i soggetti interessati a trovare soluzioni rapide e risorse certe. Sono sicura che l'attenzione di questo consesso va nella direzione giusta per la tutela della mia amata città, nell'approvare le mozioni oggi all'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . CAUSIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, innanzitutto mi sia consentito rivolgere un sentito ringraziamento - credo anche a nome del Parlamento italiano - a tutte le persone che si sono adoperate per l'immediata emergenza, ma anche per le attività dei giorni successivi. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Penso ai tanti volontari, penso alla Protezione civile, penso alle Forze dell'ordine, penso all'amministrazione comunale di Venezia e a tutti coloro che non sono stati fisicamente a Venezia, ma che hanno fatto la propria parte, come ad esempio nel caso del Consiglio dei ministri, che ha deliberato d'urgenza i primi 20 milioni di euro. C'è stata una gara di solidarietà, che non era un fatto scontato; di questo va dato atto e dobbiamo essere grati. Anche se io sono un veneziano di terra, in quanto sono nato e vissuto e tuttora vivo al di qua del ponte, so che le maree a Venezia sono un fatto assolutamente normale e che sono anche prevedibili, perché dipendono da un combinato disposto gravitazionale di sole e luna; esse accadono prevalentemente in alcuni periodi dell'anno. Quello che non è prevedibile, ma che è possibile, come hanno dimostrato i due grandi eventi eccezionali accaduti nell'arco di cinquant'anni (nel 1966 e il 12 novembre 2019), è che il combinato disposto dei venti, in modo particolare dei venti di scirocco, possa causare dei fenomeni devastanti, cioè delle maree eccezionali che portano a sommerge il 100 per cento della città. Non è un fenomeno alluvionale di acqua violenta, ma è l'acqua che spinge dal fondo della città e, in alcune chiese o in alcuni edifici pubblici e privati, causa addirittura un problema di sollevamento del pavimento, legato alla pressione dell'acqua. Quindi è un fenomeno che, se anche dura poco, ha degli effetti devastanti. Questa marea straordinaria secondo me ha avuto anche degli effetti positivi. Uno di questi è che oggi costringe il Parlamento italiano e le istituzioni sono costrette a riflettere finalmente su questo problema, facendo scaturire tre considerazioni. La prima è che assumiamo finalmente consapevolezza - se qualcuno non l'avesse avuta - che Venezia ha un valore sociale, storico culturale e artistico che è unico e che non è un fatto locale, ma italiano, europeo e mondiale. La seconda riflessione che nasce da questo avvenimento è che, se abbiamo a cuore il futuro di Venezia, dobbiamo superare un pregiudizio che io chiamo l'ambientalismo di retroguardia: non si può pensare al futuro di Venezia se non attraverso un intervento antropico. Sapete perché, colleghi? Perché Venezia è nata e vissuta grazie l'intervento dell'uomo. Nel 1330, La Repubblica Serenissima deviò la foce e il corso del fiume Brenta. Pensate cosa accadrebbe se oggi in Italia aprissimo un dibattito per deviare il corso di un fiume: sarebbe impossibile farlo. Eppure, la Serenissima, per salvare la città d'acqua, decise di deviare il corso non solo del Brenta, ma negli anni successivi anche di altri otto fiumi che avevano la foce in laguna e che avrebbero prodotto un effetto per cui oggi noi potremmo parcheggiare la nostra auto in piazza San Marco, cioè l'interramento della laguna. La riflessione sul futuro, dunque, va fatta anche essendo capaci di sdoganare l'intervento antropico, di sdoganare le opere di salvaguardia della città. Il terzo elemento positivo che ha generato questa marea straordinaria è una responsabilità comune della comunità politica italiana e io auspico non solo di questa; una responsabilità che, dal mio punto di vista, si deve sostanziare in alcuni passaggi. Il primo è che vanno bene i 20 milioni stanziati, ma il livello dei danni che ha subito questa volta la città è molto elevato, che si quantificano in circa un miliardo di euro, quindi il tema dei fondi per l' emergenza deve essere affrontato molto seriamente già nella legge di bilancio e nei prossimi provvedimenti. Non è sufficiente dare risposta con 20 milioni di euro. Il secondo passaggio è quello delle dighe mobili. Voglio parlare fuori da ogni ipocrisia, so che il Mose è un argomento che imbarazza la comunità politica ed anche la comunità civile, perché la verità giudiziaria ha toccato gran parte dell'arco costituzionale, le Forze dell'ordine, la magistratura amministrativa e molti di noi sono stati molto distanti dal chiedere conto dello stato dell'avanzamento di quest'opera. Credo però che oggi vi sia una responsabilità comune di riconoscere che sul tema della difesa della città dalle maree alte e straordinarie, che non sono 100, ma possono essere alcune durante l'anno, questa opera di straordinaria ingegneria va completata rapidamente e va messa in funzione perché è l'unico modo per proteggere Venezia da questo fenomeno. Il terzo passaggio è quello della legge speciale. Sono entrato in Consiglio regionale nel 2005 e sono stato consigliere regionale per otto, nei quali ho fatto parte della Commissione speciale per Venezia, che valutava la destinazione dei fondi della legge speciale. Con la legge speciale si è costruito in parte il Mose e si sono fatte molte opere di salvaguardia, che appartengono alla città di Venezia, ma che riguardano anche la messa in sicurezza dei fiumi, della Città metropolitana, il sistema costiero, le città del litorale. La legge speciale per la salvaguardia di Venezia ha conosciuto, attraverso la contrazione della capacità di finanza pubblica, una disponibilità sempre inferiore fino ad arrivare a zero e quindi oggi c'è una legge speciale in vigore per Venezia, ma non ci sono i fondi per attuare le misure che in quella legge sono richieste. Crediamo che la difesa della città vada garantita anche attraverso un rifinanziamento e una novellazione di questa legge. Penso anche all'individuazione di risorse certe che devono venire, ad esempio, anche dalla fiscalità locale, come avviene per tutti gli Statuti speciali (non a caso si chiama speciale), altrimenti rischiamo di trovarci fra qualche anno in questa stessa situazione. Questo significa soldi, ma anche poteri. Farà ridere quest'Assemblea, ma una delle domande che si pone la comunità veneziana è: chi deciderà di alzare le dighe mobili quando ci saranno le emergenze?