[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 511, 514, 525 del codice di procedura penale, promossi con ordinanze del 15 novembre 2001 dal Tribunale di Sala Consilina, del 3 febbraio 2005 dal Tribunale di Latina, del 23 e del 30 novembre 2005 dal Tribunale di Genova, rispettivamente iscritte al n. 232 del registro ordinanze 2005 e ai nn. 209, 299 e 300 del registro ordinanze 2006, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 18, prima serie speciale, dell'anno 2005 e numeri 28 e 37 prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di costituzione di Z.L. nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 10 gennaio 2007 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che, con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale di Sala Consilina ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 25, 101 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 511, 514 e 525, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui - secondo l'interpretazione delle sezioni unite della Corte di Cassazione - «non prevedono che nel caso di mutamento totale o parziale dell'organo giudicante, le dichiarazioni assunte innanzi a giudice, totalmente o parzialmente diverso, siano utilizzabili per la decisione mediante lettura, dopo l'applicazione degli artt. 190 e 190-bis cod. proc. pen. , a prescindere dal consenso o dal dissenso delle parti»; che il rimettente riferisce che nel giudizio a quo era stata disposta la rinnovazione del dibattimento, a fronte del mutamento di uno dei componenti del collegio giudicante, trasferito presso altro ufficio giudiziario; e che la difesa degli imputati aveva chiesto il riesame dei testi già escussi, opponendosi alla lettura dei verbali delle dichiarazioni rese davanti al collegio in diversa composizione; che – secondo quanto affermato dalle sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza 15 gennaio 1999, n. 1 (recte: n. 2) – alla luce del disposto degli artt. 511, 514 e 525, comma 2, cod. proc. pen. , nel caso di rinnovazione del dibattimento a causa del mutamento della persona del giudice monocratico o della composizione del giudice collegiale, la testimonianza precedentemente raccolta non è utilizzabile ai fini della decisione mediante semplice lettura, senza ripetere l'esame del dichiarante, qualora questo possa avere luogo e sia stato richiesto da una delle parti; che, ad avviso del giudice a quo, l'imposizione del riesame dei testi, anche quando la relativa richiesta non risulti sorretta da «specifiche e valutabili giustificazioni», porrebbe le norme censurate in contrasto con l'art. 3 Cost., facendo irrazionalmente dipendere l'acquisizione di prove, assunte nella pienezza del contraddittorio, dal mero arbitrio di una delle parti; che ne deriverebbe, altresì, una ingiustificata disparità di trattamento rispetto ad ipotesi similari, la cui disciplina privilegerebbe, per contro, il principio di conservazione degli atti processuali; che fra tali ipotesi rientrerebbe, anzitutto, quella prevista dall'art. 1, comma 2, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 553 (Disposizioni in tema di incompatibilità dei magistrati e di proroga dell'utilizzazione per finalità di detenzione degli istituti penitenziari di Pianosa e dell'Asinara), convertito, con modificazioni, nella legge 23 dicembre 1996, n. 652, in forza del quale - ove occorra rinnovare il dibattimento a causa della sopravvenuta incompatibilità di taluno dei componenti del collegio giudicante - il nuovo giudice può utilizzare gli atti anteriormente compiuti «mediante la sola lettura», salvo che «ritenga necessario rinnovarli in tutto o in parte»; che, nella medesima ottica, verrebbero altresì in rilievo l'art. 26 cod. proc. pen. , secondo cui le prove assunte davanti al giudice incompetente restano efficaci; e l'art. 33-nonies cod. proc. pen. , aggiunto dall'art. 170 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado), il quale stabilisce che l'inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale non determina l'inutilizzabilità delle prove già acquisite; che risulterebbe compromesso, per altro verso, il bene dell'efficienza del processo — enucleabile dalle norme costituzionali che regolano l'esercizio della funzione giurisdizionale (artt. 25 e 101 Cost.) — avuto riguardo, in specie, al principio di «non dispersione dei mezzi di prova», che permea il processo penale in quanto finalizzato all'accertamento della verità; che, nell'interpretazione dianzi ricordata, le norme denunciate contrasterebbero, infine, con il principio di ragionevole durata del processo (art. 111, secondo comma, Cost.), in quanto consentirebbero a ciascuna delle parti di provocare, tramite richieste del tutto pretestuose, la rinnovazione di attività già espletate, con conseguente dilatazione dei tempi processuali; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata manifestamente infondata; che, con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale di Latina in composizione monocratica ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 27 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 511, comma 2, e 514, comma 1, cod. proc. pen. , nella parte in cui non consentono al giudice - il quale debba rinnovare il dibattimento ai sensi dell'art. 525, comma 2, cod. proc. pen. - di dare lettura delle dichiarazioni precedentemente rese nel medesimo dibattimento, nelle forme previste dagli artt. 498 e 499 cod. proc. pen. e alla presenza dell'imputato o del suo difensore, davanti a magistrato o collegio in tutto o in parte diverso; che l'ordinanza premette, in punto di fatto, che - essendo stata disposta la rinnovazione del dibattimento a causa del mutamento della persona fisica del giudice - il difensore della parte civile aveva chiesto di esaminare due testi già sentiti dal giudice poi sostituito, la cui deposizione risultava rilevante ai fini della decisione; che tale richiesta impedirebbe di utilizzare direttamente i verbali delle dichiarazioni rese dai testi in questione, giacché, ai sensi dell'art. 511, comma 2, e 514, comma 1, cod. proc. pen. - come interpretati dalla giurisprudenza di legittimità - nel caso di rinnovazione del dibattimento a seguito del mutamento della persona del giudice, non può essere data diretta lettura delle dichiarazioni testimoniali rese nel medesimo dibattimento davanti al diverso giudice, ove la parte che ha indicato i testi ne chieda nuovamente l'esame; che tale divieto di lettura risulterebbe, tuttavia, privo di razionale giustificazione e lesivo del principio di eguaglianza;