[pronunce]

Tale regime contrasta inoltre con il secondo comma dell'art. 3, in quanto, considerato che il comune è ente esponenziale della comunità locale, discrimina quest'ultima in relazione ad interessi da essa fortemente avvertiti, quali lo sviluppo economico-occupazionale attraverso l'incremento turistico, l'attrazione di valuta pregiata ed il ripianamento dei bilanci, e favorisce il prosperare di case da gioco clandestine. Il giudice amministrativo censura le norme impugnate anche in riferimento agli artt. 2 e 4 (quest'ultimo citato solo in motivazione) della Costituzione, sostenendo che il riconoscimento dei diritti inviolabili dell'uomo impone ai pubblici poteri di attuare una politica volta all'assorbimento della disoccupazione ed alla creazione e garanzia dei posti di lavoro. A suo avviso, la disciplina derogatoria in esame, precludendo al comune di Taormina lo svolgimento di un'attività volta a promuovere lo sviluppo economico e civile della comunità locale, viola altresì l'art. 5 della Costituzione. Infine, secondo il giudice rimettente, le norme impugnate contrastano con l'art. 41 della Costituzione, in quanto limitano arbitrariamente la libertà di scelta e di svolgimento di un'attività economica, nell'interesse proprio del comune ed in quello della comunità di cui esso è ente esponenziale. 2. - Nel giudizio dinanzi alla Corte, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, sostenendo che il giudice rimettente sarebbe palesemente carente di giurisdizione e che la materia in esame, implicando una scelta tra una pluralità di soluzioni possibili, sarebbe riservata alla discrezionalità del legislatore. Nel merito, la difesa erariale ha richiamato la sentenza n. 152 del 1985, con cui la Corte, in riferimento ad analoga questione, affermò che le deroghe previste dalle norme impugnate sono giustificate dalla particolare situazione dei comuni interessati, e negò che l'esistenza di analoghe situazioni in altri comuni comportasse di per sé la violazione del principio di eguaglianza. 3. - Si è inoltre costituito il comune di Taormina, che si è riportato alla motivazione dell'ordinanza di rimessione ed ha insistito per l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale, osservando in particolare che nella sentenza n. 152 del 1985 la Corte diede atto dell'illegittimità complessiva del sistema normativo riguardante l'esercizio del gioco d'azzardo, ed invitò il legislatore a provvedere in tempi ragionevoli ad una organica revisione. 4. - Si sono altresì costituiti i comuni di Venezia, San Remo e Campione d'Italia, intervenuti ad opponendum nel giudizio principale. I comuni di Venezia e San Remo, con distinte memorie, hanno eccepito anch'essi l'inammissibilità della questione, sulla base di argomentazioni analoghe a quelle svolte dalla difesa dello Stato, sostenendo, nel merito, che è proprio il carattere eccezionale delle norme impugnate a dimostrare che il gioco d'azzardo non è stato affatto recepito dall'ordinamento, ma che, anche quando è ammesso, esso è al massimo tollerato. Per consentire ai comuni in stato di dissesto di risanare i propri bilanci mediante l'esercizio del gioco d'azzardo, occorrerebbe quindi spiegare le ragioni per cui le esigenze sottostanti al divieto di cui all'art. 718 del codice penale devono recedere di fronte a quelle finanziarie dei comuni, che potrebbero essere soddisfatte anche in altro modo. 5. - Il comune di Campione ha sostenuto, a sua volta, che l'art. 2 della Costituzione non esclude le restrizioni della sfera giuridica dei cittadini rese necessarie dalla tutela dell'ordine pubblico, aggiungendo che dal riconoscimento del diritto al lavoro non può dedursi l'interesse alla creazione di posti di lavoro in contrasto con norme imperative; quanto alla denunciata violazione dell'art. 5, ha osservato che agli enti locali non spetta alcuna funzione in materia di esercizio del gioco d'azzardo, mentre, relativamente all'asserita lesione della libertà dell'iniziativa economica privata, ha rilevato che lo stesso art. 41 della Costituzione demanda alla legge ordinaria la determinazione dei programmi e dei controlli opportuni perché l'attività economica possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Il comune ha contestato infine la lamentata violazione del principio di eguaglianza, sottolineando la particolarità della situazione derivante dalla sua collocazione geografica e dal regime tributario e doganale al quale esso è assoggettato. 6. - Hanno spiegato intervento in giudizio, con distinte memorie, anche i comuni di Montecatini Terme, Anzio, Bagni di Lucca e Capri, nonché l'A.N.I.T. - Associazione nazionale per l'incremento turistico - non costituiti nel giudizio principale, i quali hanno svolto argomentazioni analoghe a quelle del comune di Taormina. 7. - È infine intervenuta la Regione Valle d'Aosta, anch'essa non costituita nel giudizio principale, la quale ha eccepito l'inammissibilità della questione, negando la sussistenza dei presupposti per la concessione del provvedimento cautelare, ed osservando che il giudice rimettente invoca una pronuncia a contenuto fortemente manipolativo che, in quanto volta a sostituire una norma generale ed astratta a singole disposizioni aventi carattere derogatorio, in una materia nella quale è configurabile una pluralità di soluzioni possibili, inciderebbe sulla sfera di discrezionalità propria del legislatore, nel caso di specie esercitata in modo non arbitrario. 8. - In prossimità dell'udienza pubblica, la Regione Valle d'Aosta ha depositato una memoria, nella quale insiste per la dichiarazione d'inammissibilità o il rigetto della questione. 9. - Con ordinanza emessa all'udienza pubblica del 22 maggio 2001, è stata dichiarata l'inammissibilità degli interventi dei soggetti non costituiti nel giudizio principale, ad eccezione di quello della Regione Valle d'Aosta, che è stato invece ritenuto ammissibile.1. - La questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha ad oggetto il regio decreto-legge 22 dicembre 1927, n. 2448 convertito nella legge 27 dicembre 1928, n. 3125, il regio decreto-legge 2 marzo 1933, n. 201 convertito nella legge 8 maggio 1933, n. 505, recanti provvedimenti a favore rispettivamente dei comuni di San Remo e di Campione, nonché il regio decreto-legge 16 luglio 1936, n. 1404, convertito nella legge 14 gennaio 1937, n. 62, con cui detti provvedimenti furono estesi al comune di Venezia ed infine le leggi 6 dicembre 1971, n. 1065 e 26 novembre 1981, n. 690 e successive modificazioni.