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l'articolo 44- bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" e noto alle cronache come "decreto Cura Italia", introdotto nel corso dell'esame presso il Senato del relativo disegno di legge di conversione, prevede l'erogazione di un'indennità mensile aggiuntiva di 500 euro per un massimo di tre mesi, attraverso l'INPS, in favore dei collaboratori coordinati e continuativi, dei titolari di rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale e dei lavoratori autonomi o professionisti ivi compresi i titolari di attività di impresa, iscritti all'assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, nonché alla gestione separata INPS, e che svolgono la loro attività lavorativa alla data del 23 febbraio 2020 nei comuni individuati nell'allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, o siano ivi residenti o domiciliati alla medesima data (cosiddetta "zona rossa"); l'indennità mensile è fissata in 500 euro, ma è parametrata all'effettivo periodo di sospensione delle attività; questo aspetto denota una criticità, in quanto per molti professionisti, se non per tutti, le ripercussioni sulla propria attività professionale derivanti dall'emergenza epidemiologica sono state fortemente negative anche in assenza di una effettiva sospensione dell'attività medesima; il disegno di legge di conversione è stato esaminato anche dalla Camera dei deputati ed approvato in via definitiva, in quanto non sono state apportate modificazioni rispetto al testo approvato presso l'altro ramo del Parlamento; la disposizione richiamata riprende testualmente l'articolo 16 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, entrato in vigore nella medesima data, ed è pertanto già in vigore ancorché la legge di conversione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, non sia ancora stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale alla data del 28 aprile 2020; l'erogazione delle indennità si pone come misura necessaria per consentire a moltissimi lavoratori della "zona rossa" di poter superare la difficile fase e prepararsi in vista della crisi economica che sta colpendo il nostro Paese, come testimoniano i dati sul PIL elaborati dal Governo e trasfusi nel Documento di economia e finanza 2020, si chiede di sapere: quali saranno le modalità e le tempistiche di erogazione da parte dell'INPS delle indennità richiamate in premessa, disciplinate ai sensi dell'articolo 44- bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18; quali saranno, in particolare, le modalità attraverso cui l'importo dell'indennità sarà parametrato all'effettivo periodo di sospensione delle attività e se, a tal proposito, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno sollecitare un'interpretazione elastica della disposizione, tale da non penalizzare i soggetti beneficiari che, anche in assenza di una riduzione o sospensione effettiva della propria attività, hanno subito pesanti ripercussioni a causa dell'emergenza epidemiologica. Atto n. 4-03268 ROJC Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: a seguito delle disposizioni sull'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, in tutto il Paese si stanno moltiplicando controlli, in particolare da parte di Carabinieri, Polizia di Stato e di tutte le altre forze dell'ordine; in molti casi, cittadini fermati per regolari controlli, filmano o fotografano, con i propri telefonini, gli agenti mentre compiono regolari atti del loro ufficio, quali chiedere documenti o redigere verbali dopo aver riscontrato eventuali irregolarità ; foto e filmati vengono successivamente postati sui social network dalle persone fermate, allo scopo di ottenere condivisioni e adesioni; considerato che: in più casi, questi filmati "amatoriali" vengono inopinatamente utilizzati dalle TV o radio locali e nazionali, che diffondono immagini con contenuto manipolato e fanno sorgere dubbi sulla legittimità degli atti compiuti dagli agenti, creando imbarazzo sul corretto operato del personale in divisa; lo scopo è quello di intimidire gli stessi agenti e di mettere in cattiva luce l'operato delle forze dell'ordine; i cittadini fermati adducono, secondo molte testimonianze degli stessi agenti e anche confermati dagli stessi video postati sui social , inesistenti violazioni dei diritti fondamentali dell'uomo, citando articoli e atti sbagliati e riferimenti non confermati; è oltremodo riscontrabile che in tali casi i cittadini fermati mantengano un atteggiamento di sfida nei confronti degli agenti, cercando in tutti i modi di intimorirli e anche di ridicolizzare chi invece sta svolgendo con serietà il proprio lavoro; tenuto conto che: vengono ripresi e fotografati anche i verbali dove figurano le generalità degli agenti operanti al fine di innescare vere e proprie campagne d'odio senza che gli interessati possano, come è noto, in alcun modo replicare, pena un eventuale giudizio degli organi di ricorso; pressoché nella totalità dei casi, come documentano gli stessi video, gli operatori di Polizia o gli incaricati di un pubblico servizio, durante l'espletamento della loro attività, mantengono un comportamento volto alla legalità e al rispetto delle norme e regole democratiche; considerato infine che tali comportamenti generano una comprensibilissima situazione di incertezza e mancata sicurezza nell'operato degli agenti, quando sarebbe invece auspicabile che tali funzioni si svolgessero in un clima di fiducia e rispetto reciproco con il cittadino; inoltre gli atteggiamenti intimidatori descritti e la loro impropria diffusione mediatica rischiano di compromettere lo stesso operato del personale di pubblica sicurezza, che non si sente in alcun modo tutelato nel proprio quotidiano esercizio di funzioni, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda prendere al fine di scoraggiare e stigmatizzare la pubblicazione e la trasmissione su emittenti tv nazionali e locali di tali riprese fotografiche e video, specie nei molti casi nei quali queste siano state artatamente manipolate al solo scopo di mettere in cattiva luce l'operato delle forze dell'ordine, rendendo così più difficile il pieno rispetto e l'applicazione delle necessarie misure di sicurezza, volte ad arginare la gravissima situazione di emergenza causata dall'epidemia da COVID-19. Atto n. 4-03269 ROJC Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante, l'azienda sanitaria Giuliano Isontina (ASUGI) ha deciso, con ritardo e molte indecisioni, di avviare nel mese di aprile una campagna di tamponi a tappeto su circa sessanta case di riposo in provincia di Trieste, ricavate all'interno di normali condomini; considerato che: l'ASUGI, più volte sollecitata, fino al 22 aprile 2020 si è a lungo rifiutata di riferire quali siano le strutture oggetto di indagine e quali siano allo stato i risultati ottenuti; al momento risultano effettuati rilievi su 65 delle 94 residenze censite, pari a 904 persone sottoposte a tampone (30 per cento degli ospiti) e di questo campione circa un terzo ha dato esito positivo; tenuto conto che: