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se risulti vero che la data room non disponesse delle informazioni necessarie; perché sia stata chiusa; con quale criterio siano stati scelti alcuni investitori e esclusi altri. Atto n. 4-06233 LANNUTTI ANGRISANI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: i magistrati della Procura di Firenze, per quanto risulta agli interroganti, il 20 ottobre 2021 hanno concluso le indagini sulla fondazione Open, che hanno coinvolto 11 persone e 4 società. Tra gli indagati vi sono alcuni esponenti politici come già sottolineato dal primo firmatario del presente atto con l'interrogazione 4-06030 del 21 settembre 2021; tra gli 11 indagati figura anche Piero Di Lorenzo, amministratore delegato e presidente di IRBM S.p. A., una società fondata nel 2009 a Pomezia (Roma), operante nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica, che collabora con l'azienda biofarmaceutica AstraZeneca nei test di controllo sul vaccino anti COVID-19. In particolare, Di Lorenzo è indagato per traffico di influenze illecite, in riferimento alla vicenda legata alla nascita di una televisione scientifica, in quanto avrebbe elargito 130.000 euro all'avvocato Bianchi come prezzo della mediazione illecita per l'erogazione di fondi pubblici ai fini di costituire appunto la televisione su piattaforma digitale, a favore del consorzio CNCCS (Collezione nazionale dei composti chimici e centro screening), fondato da Di Lorenzo nel 2010 e di cui l'IRBM detiene il 70 per cento delle quote, mentre le altre sono divise tra l'Istituto superiore della sanità (10 per cento) e il CNR (20 per cento). L'avvocato Bianchi, a sua volta, avrebbe sfruttato, per quanto risulta agli interroganti, la sua conoscenza con l'onorevole Lotti, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e a capo del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE). E proprio quest'ultimo avrebbe finanziato con 9,6 milioni di euro il CNR e quindi la televisione scientifica; in un articolo del quotidiano "Domani" a firma di Nello Trocchia, datato 1° novembre 2021, dal titolo "Il tramonto della Tv scientifica di mister AstraZeneca", sulla vicenda si riportano le dichiarazioni di Vito Mocella, ricercatore e consigliere scientifico del CNR. Nei mesi passati Mocella ha segnalato agli inquirenti che la vicenda dei finanziamenti della televisione scientifica presentava diverse anomalie. Il CNR avrebbe approvato il progetto senza il benestare del consiglio di amministrazione. Non solo. Racconta Mocella: "L'allora presidente del CNR, nominato da Renzi, ci aveva comunicato immediatamente la necessità di fare una convenzione con il consorzio CNCCS per l'attuazione del progetto, ma io avevo palesato le mie perplessità, visto che l'oggetto sociale del consorzio era molto distante da quello richiesto per una Tv scientifica". Fatto sta che lo scorso giugno si è arrivati alla risoluzione della convenzione e alla richiesta di restituzione di 5 milioni di euro. Il progetto della televisione scientifica è quindi naufragato e Di Lorenzo ha dovuto restituire i milioni di euro già versati; considerato infine che: nell'interrogazione 4-03698 del 18 giugno 2020 gli interroganti avevano già evidenziato come il consorzio CNCCS sia stato costituito illegittimamente, e come avrebbe "subappaltato", senza il ricorso a gara pubblica, come richiesto dalla legge, i progetti di ricerca alla IRBM S.p. A. (il cui amministratore delegato lo è anche di CNCCS, la cui sede è ospitata all'interno della stessa IRBM di Pomezia) o altra società controllata dalla medesima IRBM. Nello stesso atto 4-03698 è stato infatti evidenziato come dal 2010 ad oggi il consorzio CNCCS sia riuscito a realizzare con un numero di dipendenti esiguo (2-3 unità di personale, con qualifica ignota), i tanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero dell'università e della ricerca con oltre 60 milioni di euro con appositi decreti a valere sul FOE (fondo ordinario enti di ricerca), nell'ambito della sezione progetti di rilevanza internazionale; gli interroganti ritengono doveroso che ci si attivi per verificare se vi siano altre operazioni intraprese da Di Lorenzo e dalle società a lui risalenti, che potrebbero essere foriere di pregiudizi per la finanza pubblica, e si assumano iniziative per evitarli; gli interroganti ritengono inoltre necessario accertare la catena di relazioni di cui potrebbe aver beneficiato finora l'avvocato Di Lorenzo, visto che, da ex produttore di fiction per la RAI, negli anni è riuscito ad ottenere, per esempio, con la sola IRBM ben 60 milioni di euro di finanziamenti dalla Regione Lazio, dal Ministero e dal CIPE, ed era quasi riuscito ad avviare una televisione scientifica grazie alle proprie relazioni personali, che gli avrebbero permesso di procurarsi un finanziamento, poi sospeso e restituito, di diversi milioni di euro, progetto per il quale ora risulterebbe indagato, si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti rappresentati in premessa. Atto n. 4-06234 LANNUTTI ORTIS MININNO GIANNUZZI GRANATO ANGRISANI LEZZI CRUCIOLI MORRA Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 2 novembre 2021 si sono registrate polemiche e richieste di chiarimento ai vertici del servizio pubblico su quanto affermato nella trasmissione "Report" di RAI3 nel servizio "Non c'è due senza tre", andato in onda il 1° novembre 2021. Nel servizio sono state elencate alcune criticità riguardanti i vaccini anti COVID. A scandalizzare sarebbe stata anche una frase del conduttore Sigfrido Ranucci sulla terza dose, "un business delle case farmaceutiche", che il giornalista ha ripreso da Frank D'Amelio, vice presidente di Pfizer, pronunciata durante una call dell'11 marzo con gli investitori della banca privata Barclays, di cui Report ha dato conto nel corso dell'inchiesta; nella puntata di Report si è cercato in realtà di capire quanto duri davvero la protezione dei vaccini anti COVID e che cosa si sappia sull'utilità e la sicurezza del cosiddetto booster . Nella puntata sono state poi mostrate le interviste fatte ai commissari dell'FDA, l'agenzia regolatoria americana, per raccontare gli interessi economici e le pressioni politiche che ci sono dietro una decisione che dovrebbe essere solo scientifica. Le telecamere del programma di Sigfrido Ranucci sono andate anche in Israele, dove si sostiene che la protezione del vaccino Pfizer sia svanita e per questo si sta immunizzando di nuovo la popolazione; considerato che: la frase pronunciata dal giornalista di Report, che ha suscitato tali polemiche, serviva a sottolineare un concetto assolutamente condivisibile: non è etico che le aziende farmaceutiche preferiscano vendere ai Paesi ricchi la terza dose perché se la fanno pagare di più di quanto si farebbero pagare la prima dai Paesi poveri. A quasi due anni dall'inizio della pandemia ci sono ancora Paesi che non hanno neppure una di dose; come fatto nel servizio di Report, è più che lecito chiedersi se l'AIFA si sia sbagliata a scegliere con troppa fretta di iniettare il vaccino Moderna a dose intera, quando la stessa azienda Moderna sei giorni prima aveva raccomandato metà dose;