[pronunce]

Successivamente, l'art. 1, commi 240, 241 e 242, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2016), ha inciso sulle disposizioni oggetto dei menzionati quesiti referendari, sostituendole o abrogandole in tutto o in parte. 4.- Con cinque memorie, depositate il 7 gennaio 2016, una per ciascun giudizio, i Consigli regionali delle Regioni Basilicata, Abruzzo, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto hanno chiesto che venga dichiarato «venuto meno l'oggetto» del primo, del quarto e del quinto quesito referendario in ragione dello ius superveniens ed hanno avanzato istanza di rinvio dell'udienza camerale del 13 gennaio 2013 in attesa delle valutazioni da parte dell'Ufficio centrale per il referendum - convocato in seduta straordinaria proprio per il 7 gennaio 2016 - sugli effetti della sopravvenuta normativa sui residui quesiti. 5.- Con ordinanza del 7 gennaio 2016, l'Ufficio centrale per il referendum, ritenendo che a seguito delle sopracitate modificazioni normative siano state abrogate le disposizioni cui si riferiscono le cinque richieste referendarie in esame, ha disposto, ai sensi dell'art. 39 della legge n. 352 del 1970, che le operazioni concernenti le stesse non abbiano più corso. 6.- Con memorie di analogo contenuto, depositate l'8 gennaio 2016 in ciascuno dei cinque giudizi di ammissibilità, il Governo, in persona del Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha chiesto a questa Corte di adottare «i provvedimenti consequenziali all'ordinanza» adottata dall'Ufficio centrale per il referendum il 7 gennaio 2016. 7.- Il Presidente della Corte costituzionale, con provvedimento dell'11 gennaio 2016, ha rinviato l'udienza camerale al 19 gennaio 2016. 8.- In data 12 gennaio 2016 la Regione Abruzzo ha depositato memorie, di analogo contenuto, in tutti e cinque i giudizi di ammissibilità, invocando, con riferimento a tutte le richieste referendarie, la declaratoria della cessazione dell'oggetto del contendere. 9.- Nel termine di cui all'art. 33 della legge n. 352 del 1970, la difesa dei Consigli regionali richiedenti, dando atto della revoca del mandato difensivo da parte del delegato del Consiglio regionale della Regione Abruzzo e ritenendone l'inefficacia in virtù del principio della cosiddetta perpetuatio dell'ufficio di difensore fino all'intervenuta sostituzione, ha depositato memorie, entrambe in data 15 gennaio 2016, nei soli giudizi di ammissibilità del referendum n. 164 (secondo quesito) e n. 165 (terzo quesito). Nell'una i richiedenti sollecitano questa Corte a sollevare innanzi a sé questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 240, lettera b), della legge n. 208 del 2015, che ha abrogato l'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014, in modo da determinarne la riviviscenza e consentire lo svolgimento delle operazioni referendarie relativamente al secondo quesito; nell'altra i medesimi richiedenti prendono atto della decisione dell'Ufficio centrale per il referendum che le operazioni referendarie non abbiano più corso con riferimento alla terza richiesta, riservandosi la proposizione del conflitto di attribuzione avverso l'ordinanza. In data 15 gennaio 2016 il delegato del Consiglio regionale della Regione Abruzzo, munitosi di nuovo difensore in sostituzione del precedente, ha depositato memorie di analogo contenuto nei cinque giudizi, invocando con riferimento a tutte le richieste referendarie la declaratoria della cessazione dell'oggetto del contendere. Sempre in data 15 gennaio 2016 il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato «memoria integrativa», deducendo l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 240, lettera b), della legge n. 208 del 2015, che questa Corte è stata sollecitata a sollevare, e chiedendo che venga dato atto dell'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum con cui è stato disposto che le operazione referendarie relative ai cinque quesiti non abbiano corso. 10.- Nella camera di consiglio del 19 gennaio 2016 sono stati ascoltati i difensori: a) della Regione Abruzzo; b) dei Consigli regionali delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto; c) del Consiglio regionale della Regione Abruzzo; d) del Governo.1.&#8210; La Corte era stata chiamata, prima della pronuncia dell'Ufficio centrale per il referendum del 7 gennaio 2016, a pronunciarsi sull'ammissibilità di cinque richieste di referendum abrogativo popolare presentate dai Consigli regionali delle Regioni Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise, dichiarate legittime dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione con ordinanza del 26 novembre 2015 ed aventi ad oggetto alcuni frammenti di disposizioni del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive) - convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164 - del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo) - convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 4 aprile 2012, n. 35 - e della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia). Le cinque richieste di referendum, articolate secondo le modalità precedentemente descritte, perseguono finalità, almeno in parte, coincidenti, per cui i giudizi di ammissibilità delle stesse devono essere riuniti per essere congiuntamente trattati e decisi. 2.&#8210; In via preliminare, si deve rilevare che, nella camera di consiglio del 19 gennaio 2016, è stato dato corso all'illustrazione orale delle memorie depositate dai delegati dei Consigli regionali delle Regioni Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise e dal Governo ai sensi dell'art. 33, terzo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo).