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L'unica forma di opposizione ammessa, nell'attuale fase politica, è quella all'interno della maggioranza, mentre non sono garantiti i diritti delle opposizioni, come sarebbe previsto da un confronto democratico. Si tratta di una riforma presentata come una semplificazione o una riduzione dei costi della politica, che di fatto riduce il pluralismo politico, essenza della democrazia, in quanto esprime gli orientamenti diversi del corpo elettorale. È una situazione che non ha lasciato margini di confronto nella discussione sulla modifica della Costituzione che, a fronte della delicata questione della crisi della democrazia rappresentativa, ha proposto soluzioni inadeguate, impedendo un confronto costruttivo e democratico con le opposizioni. Si tratta di un modo di procedere che ci vede totalmente contrari rispetto alla proposta, per la quale abbiamo presentato emendamenti soppressivi e voteremo contro, non per una posizione politica pregiudiziale, ma per il fatto che con questa proposta si avvia la dismissione delle istituzioni democratiche, il che risulta inaccettabile per il Paese. Onorevoli colleghi, richiamo la vostra attenzione sugli effetti specifici di questo processo riformatore, sulle garanzie fondamentali sancite dalla Costituzione e, più specificamente, sugli effetti che, in mancanza dei correttivi, che responsabilmente abbiamo proposto senza successo, si avranno per la minoranza linguistica slovena della Regione a Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia. Tale protezione è diretta espressione dei princìpi fondamentali dettati dagli articoli 2, 3 e 6 della Costituzione. Il particolare contesto territoriale, gli obblighi di derivazione internazionale, il riconoscimento dell'autonomia speciale per la Regione e l'affermazione dei princìpi di salvaguardia delle caratteristiche etniche e culturali dei cittadini, sanciti dall'articolo 3 della legge costituzionale n. 1 del 31 gennaio 1963, di adozione dello Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, sono espressione dei princìpi costituzionali, che hanno trovato una sintesi e una disciplina positiva nella legge n. 38 del 2001 e, più specificamente, nell'articolo 26, contenente disposizioni in materia elettorale. Tale garanzia è stata più volte ribadita dal Governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, sia in campo sia nazionale che internazionale. Voteremo contro il provvedimento in quanto si tratta di un disegno di legge strumentale all'attuazione di una riforma in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione. Le chiusure della maggioranza e l'incapacità di dialogo non hanno consentito di poter discutere soluzioni organiche, per ridefinire gli equilibri della Carta, ma nemmeno un confronto su quei correttivi, che avrebbero evitato l'effetto di incidere negativamente sugli equilibri costituzionali, con riferimento appunto alla protezione della minoranza nazionale autoctona slovena, che insiste nella Regione Friuli-Venezia Giulia. È una situazione che, di fatto, impedirà di rendere effettivi i diritti previsti dalla Costituzione e dalla legislazione speciale di attuazione. Tutto ciò, nonostante la stessa legislazione elettorale mantenga inalterati alcuni speciali princìpi di tutela che, tuttavia, con le nuove proporzioni numeriche, non sarà possibile rendere effettivi. L'articolo 3 del disegno di legge conferisce al Governo la delega legislativa per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali, da ridefinire in relazione alla riduzione del numero dei parlamentari. Per i princìpi e i criteri direttivi, il comma 2 ripropone i princìpi di delega previsti dalla legge n. 165 del 2017, in base ai quali - e cito - «nelle zone in cui siano presenti minoranze linguistiche riconosciute, la delimitazione dei collegi, anche in deroga ai princìpi e criteri direttivi di cui al presente comma, deve tenere conto dell'esigenza di agevolare la loro inclusione nel minor numero possibile di collegi» e, più nello specifico, «nella circoscrizione Friuli-Venezia Giulia uno dei collegi uninominali è costituito in modo da favorire l'accesso alla rappresentanza dei candidati che siano espressione della minoranza linguistica slovena, ai sensi dell'articolo 26 della legge 23 febbraio 2001, n. 38». Contraddizioni insostenibili, quando si decide sul futuro del Paese in una dialettica basata su slogan che vanno dalla riduzione dei costi della politica, a spese della qualità democratica delle istituzioni, all'autonomia territoriale, senza proteggere l'unità della Repubblica e la tutela uniforme dei diritti fondamentali sul territorio nazionale. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo contrari a questo modo di procedere che troviamo pericoloso e superficiale rispetto ai valori in gioco. Siamo determinati, nel caso dovesse entrare in vigore la riforma costituzionale, in un'ottica di riduzione del danno, a vigilare sull'esercizio della delega per la rideterminazione dei collegi, affinché siano utilizzati al massimo gli strumenti derogatori per compensare gli effetti negativi della riforma dovuti all'allargamento della base territoriale dei collegi, puntando ad assicurare la corrispondenza dei collegi con il territorio in cui è tradizionalmente presente la minoranza linguistica slovena. La riduzione della qualità democratica del Parlamento, che le riforme proposte dalla maggioranza portano avanti per esigenze elettorali rifiutando un confronto costruttivo con le opposizioni, è inaccettabile e voteremo contro. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, sull'articolo 3 che riguarda la delega per la determinazione dei collegi segnalo, come proposte su cui soffermarsi, gli emendamenti 3.8 e 3.9 che riguardano in particolare la questione del Friuli-Venezia Giulia - cui la collega Rojc faceva cenno - e il problema della rappresentanza dei candidati espressione della minoranza linguistica slovena. L'emendamento 3.9 impatta direttamente sulla questione delle minoranze linguistiche. Ne abbiamo discusso anche durante l'esame del disegno di legge costituzionale sulla riduzione del numero parlamentari e si tratta di una questione molto seria che è rimasta assolutamente aperta. Quando parlavo di compressione delle minoranze per quanto riguarda le minoranze politiche, ovviamente e indirettamente non potevo non tenere conto dell'altro impatto, che nel caso della minoranza slovena è molto forte, sulle minoranze linguistiche. Non sono arrivate risposte dal relatore né sul disegno di legge costituzionale, né per quanto riguarda il disegno di legge al nostro esame, ma anche questo sarà oggetto - ve lo preannuncio, anche sulla fattispecie che riguarda le minoranze linguistiche - di un ricorso alla Corte costituzionale che stiamo già studiando, perché da questo punto di vista vi è una palese incostituzionalità.