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oppure, se semplificare per voi è dire: «Avessi studiato, sarei anch'io un morto di fame, fossi pure un notaio» e non proporre meritocrazia, ebbene, dal decreto semplificazioni non ci si poteva aspettare di più. In ogni caso, non solo non avete voluto dare retta a noi, ma nemmeno ad AGID (Agenzia per l'Italia digitale), per cui c'è assenza di finanziamenti per la gestione degli elenchi IPA (indice delle pubbliche amministrazioni) e INAD (indice dei domicili digitali delle persone fisiche, dei professionisti e degli altri enti di diritto privato non tenuti all'iscrizione in albi, elenchi o registri professionali o nel registro delle imprese). Per l'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI), i sindaci dovrebbero essere i commissari speciali, per accelerare appalti e opere strategiche sul proprio territorio, e non c'è costo zero per una trasformazione digitale. Per l'Associazione nazionale piccoli Comuni d'Italia (ANPCI), negli uffici comunali c'è poco personale e dove il sindaco è anche responsabile unico del procedimento (RUP) lavorerebbe con una spada di Damocle sul capo. (Applausi) . Per Confagricoltura occorrono modulistiche standard tra Comuni e Regioni, coordinate con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF). Occorre difendere i prodotti italiani, ma abbiamo trovato invece qualche emendamento che semplificava i prodotti esteri: li abbiamo bloccati, colleghi, e ve li abbiamo anche spiegati. Per l'Unione Province d'Italia (UPI), nonostante i bilanci fragili e la carenza di personale, si continua a pretendere e nelle Province è del tutto assente la promozione digitale della pubblica amministrazione. Per il WWF la qualità del lavoro è paragone per la qualità del costruito: è vero e perciò occorrono la lotta al lavoro nero e il suo controllo. Sappiamo ormai che la linea del Governo è quella di premiare i clandestini e sanare chi lavora in nero, magari con un reddito di cittadinanza in tasca. Dove sono la semplificazione e il dare lavoro? (Applausi) . Anche nel decreto-legge al nostro esame c'è il condizionamento del previo accordo con le maggiori sigle sindacali, a complicare le potenzialità lavorative. Voglio capire, la prossima volta che un piccolo partito si lamenta, perché non vengono mai inserite le piccole sigle sindacali, come anche in questo caso. Semplificare non significa spulciare, per pretendere di trovare il cavillo e multare famiglie e piccole e medie imprese. Occorre invece colmare sperperi, sprechi e inefficienze della pubblica amministrazione, che valgono il doppio dell'evasione fiscale: 200 miliardi di euro contro 100 miliardi di euro all'anno. La Lega ha mostrato maturità, lealtà, senso del dovere e una collaborazione di indubbia disponibilità alla scrittura di un decreto che semplifichi veramente, e ha emendato con un'attenzione concreta verso le comunità terremotate e verso i disabili, anche se sono stranamente stati cassati degli emendamenti, che spero vengano accolti in un ordine del giorno. Abbiamo contribuito in maniera evidente e lo abbiamo voluto con forza e senza chiedere o pretendere nulla. I nostri emendamenti li formuliamo e li difendiamo perché nascono dalla strada, tra la gente, nell'ascoltare le persone e stringendo loro le mani. Quanto a questo Governo, sapevamo che l'unica semplificazione era quella di non complicare la maniera di rimanere attaccati alle poltrone, ma vi invito a strutturare gli articoli del prossimo decreto agosto uscendo dalle stanze dei palazzi, perché l'Italia non tollera e non merita più i vostri giochetti e le vostre pretese immeritate. La Lega c'è e ci sarà sempre, per il bene dei nostri figli, oggi all'opposizione, ma presto - molto presto - al Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruotolo. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, ho chiesto la parola perché in questi giorni, con le colleghe e i colleghi della 1 a e dell'8 a Commissioni permanenti, abbiamo lavorato insieme sul decreto semplificazioni, con quasi 2.800 emendamenti, più di 1.000 proposte emendative ritenute inammissibili e sedute protratte in notturna, ad aspettare i pareri dei Ministeri interessati. Alla fine ce l'abbiamo fatta, con un lavoro enorme, per un provvedimento, definito dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, come «una vera e propria rivoluzione culturale per la pubblica amministrazione, che potrà operare in un regime di maggiore certezza giuridica e con un'ottica sempre più orientata al risultato». Ci siamo riusciti? Abbiamo da approvare in Aula un decreto rivoluzionario? Dobbiamo ancora renderci conto fino in fondo se siamo riusciti, con l'approvazione degli emendamenti, a migliorare il testo del decreto-legge. Sappiamo tutti che la vera rivoluzione nella pubblica amministrazione sarebbero le assunzioni di personale, lo svecchiamento della burocrazia e la digitalizzazione, che del provvedimento al nostro esame costituisce una parte molto qualificante. Penso comunque che, rispetto a com'è giunto in Senato, il decreto-legge sia stato migliorato. Certamente avevamo addosso la tegola dell'articolo 81 della Costituzione, per il quale sono stati bocciati emendamenti per noi importanti, perché quello che a prima vista può sembrare un costo, in realtà, è spesso un investimento. Occorre dunque fare presto, che non vuol dire «liberi tutti». L'analisi della Banca d'Italia ci dice che i tempi medi dell'intero ciclo di realizzazione delle opere pubbliche considerate sono stimati in circa 4,9 anni. La fase di progettazione ha una durata mediana di circa 2,1 anni, ma il decreto-legge accelera i tempi della fase di selezione del contraente, attraverso la previsione di termini massimi per lo svolgimento delle procedure, ben inferiori a quelli oggi registrati dalla maggior parte delle stazioni appaltanti: due mesi per l'affidamento diretto, quattro per la procedura negoziata sotto soglia e sei per le procedure sopra soglia. I tempi di gara inciderebbero solo per circa il 10 per cento, mentre - come avete visto - di gran lunga superiore è la durata delle fasi di progettazione ed esecuzione. Abbiamo bisogno di ripartire, ma quel crinale sul quale ci siamo mossi - accelerazione dei tempi e deroghe - non può e non dev'essere interpretato come un liberi tutti. Diventa perciò centrale il tema dei controlli, soprattutto di quelli di legalità. Giovanni Falcone diceva «Segui i soldi e troverai la mafia». Sia chiaro: non voglio essere equivocato con questa citazione. Abbiamo bisogno delle risorse e dei soldi pubblici per uscire dal lockdown sanitario ed economico, ma Giovanni Falcone ci dice una cosa attuale: attenzione, l'unico scopo delle organizzazioni criminali è fare soldi in maniera illecita, infiltrandosi anche nell'economia legale. Ecco perché abbiamo sottolineato l'importanza dell'articolo 3 del decreto-legge, quello delle verifiche antimafia e dei protocolli di legalità. La scommessa è stata la seguente: è possibile accelerare i tempi di affidamento dei lavori, senza correre il rischio che le imprese mafiose partecipino all'aggiudicazione degli appalti?