[pronunce]

che, nel caso in esame, la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Melfi è, dunque, ammissibile, perché il procedimento cautelare è ancora in corso ed il giudice a quo non ha esaurito la propria potestas iudicandi (sentenze n. 172 del 2012 e n. 161 del 2008; ordinanza n. 307 del 2011); che tuttavia la motivazione dell'ordinanza di rimessione risulta carente sotto il profilo della rilevanza della questione di legittimità costituzionale della norma regionale censurata rispetto alla fattispecie sottoposta all'esame del giudice rimettente; che invero, nel caso portato all'attenzione del Tribunale di Melfi, il provvedimento di rilascio di cui si contesta l'efficacia esecutiva è stato emesso dal Sindaco del Comune di Melfi, mentre l'art. 34 della legge regionale n. 24 del 2007 si riferisce espressamente al provvedimento emesso dal legale rappresentante dell'«Ente gestore» del patrimonio di edilizia residenziale pubblica; che non può essere condiviso l'assunto, sotteso alla prospettazione del Tribunale rimettente, relativo ad una sostanziale equivalenza dei due ambiti soggettivi (quello dell'Ente gestore e quello del Comune), dovendo escludersi che nella nozione di «Ente gestore» di cui all'art. 34 in esame rientri anche il Comune; che, infatti, tale interpretazione contrasta con il tenore letterale di altre disposizioni del medesimo testo normativo (v. articoli 4, 7, 9, 10, 13, 14, 15, 17, 20, 22, 32, 33 e 42), le quali distinguono chiaramente le rispettive attribuzioni di ciascuno dei due soggetti, così evidenziando - anche attraverso un trattamento giuridico differenziato - il diverso ambito soggettivo e la diversità delle rispettive funzioni; che la norma in esame è inserita nella materia dell'edilizia residenziale pubblica, la quale - come riconosciuto da questa Corte - sebbene non espressamente contemplata dall'art. 117 Cost., «si estende su tre livelli normativi», il terzo dei quali, «rientrante nel quarto comma dell'art. 117 Cost., riguarda la gestione del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari o degli altri enti che a questi sono stati sostituiti ad opera della legislazione regionale» (sentenze n. 121 del 2010 e n. 94 del 2007); che già in attuazione delle disposizioni previste dagli artt. 19 e 93 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), con legge regionale 24 giugno 1996, n. 29 (Riordino degli enti di edilizia residenziale pubblica), la Regione Basilicata ha disciplinato il nuovo ordinamento degli enti regionali operanti nel settore dell'edilizia residenziale pubblica, disponendo la trasformazione degli stessi enti in Aziende territoriali per l'edilizia residenziale pubblica (A.T.E.R.), con il compito di provvedere «a gestire il patrimonio proprio e quello ad essi affidati da altri Enti pubblici nonché a svolgere ogni altra attività di edilizia residenziale pubblica rientrante nei fini istituzionali e conforme alla normativa statale e regionale» (art. 4, primo comma, lettera d, della legge regionale n. 29 del 1996); che, all'esito di tale evoluzione normativa, sussiste piena coincidenza soggettiva tra l'attuale Ente gestore, previsto dalla norma regionale impugnata quale soggetto legittimato all'emissione dell'ordine di rilascio, e il (precedente) Istituto autonomo case popolari, legittimato all'emissione di ordini di rilascio aventi efficacia esecutiva ai sensi dell'art. 11, dodicesimo comma, del d.P.R. n. 1035 del 1972; che, pertanto, la norma censurata - in quanto espressamente riferita agli ordini di rilascio emessi dall'Ente gestore del patrimonio di edilizia residenziale pubblica - non è applicabile a provvedimenti emessi da soggetti diversi, ed in particolare dal Comune, come è avvenuto nel caso esaminato dal Tribunale di Melfi; che la mancata considerazione, nell'ambito dell'ordinanza di rimessione, dei profili sopra evidenziati si risolve nel difetto di una plausibile motivazione in ordine alla rilevanza della questione, con conseguente manifesta inammissibilità della stessa (ordinanze n. 269 e n. 173 del 2013). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 34, secondo comma, della legge della Regione Basilicata 18 dicembre 2007, n. 24 (Norme per l'assegnazione e la gestione e la determinazione dei canoni di locazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica), sollevata, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettera l), Cost., dal Tribunale di Melfi, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 dicembre 2013. F.to: Luigi MAZZELLA, Presidente Giuliano AMATO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 dicembre 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI