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5 Per quanto non previsto dalla presente legge si osservano le disposizioni della legge 26 luglio 1975, n. 354, che sono applicate in modo adeguato alla personalità e alle esigenze educative del minorenne e del giovane adulto che ha commesso il reato non oltre il giorno del compimento della maggiore età. 2 (Territorialità dell'esecuzione delle misure penali) 1 Ogni misura penale deve essere eseguita in strutture detentive situate nell'ambito della regione di residenza, in modo da permettere il mantenimento delle relazioni del giovane sottoposto a misura con il contesto di appartenenza. 2 Qualora le misure penali, per rilevanti motivi di opportunità, non possano essere eseguite nella regione di residenza, la struttura detentiva per la loro esecuzione può essere individuata in una delle regioni limitrofe. 3 (Criteri generali di esecuzione) 1 L'esecuzione delle misure penali nei confronti di minori di anni diciotto e di giovani adulti per i reati commessi durante la minore età deve: a essere rispettosa dei princìpi e dei diritti riconosciuti dalla Costituzione, nonché dalle convenzioni e dalle raccomandazioni internazionali; b essere improntata a imparzialità, senza distinzione di sesso, origine etnica, nazionalità, cultura, lingua, religione, opinione politica, condizione personale e sociale; c garantire i processi di socializzazione attraverso validi rapporti educativi; d avviare i processi di maturazione e di responsabilizzazione ai fini della consapevolezza delle conseguenze socialmente negative delle proprie azioni, dell'acquisizione di nuove abilità sociali e dei positivi inserimento e reinserimento; e realizzare percorsi idonei a educare alla legalità e alla gestione dei conflitti; f essere adeguata alle condizioni fisiche e culturali di ogni minorenne ristretto, in relazione alle sue risorse personali, familiari e sociali, alla sua storia e ai suoi bisogni di maturazione psico-fisica e spirituale; g essere attuata con gli apporti degli operatori dei servizi territoriali e della famiglia, opportunamente coordinati tra loro; h essere attenta ad assicurare al minorenne il diritto alla salute fisica e psichica; i essere mirata a mantenere e a favorire i rapporti con le persone con cui esiste un legame familiare e affettivo, quando non vietati dall'autorità giudiziaria competente; l essere seguita e monitorata, nel percorso riabilitativo personalizzato, da un operatore socio-educativo di riferimento, assicurando, per quanto possibile, la continuità del rapporto; m garantire, in caso di convocazione del minorenne davanti all'autorità giudiziaria, l'accompagnamento dell'operatore socio-educativo di riferimento; n orientare gli interventi educativi nei confronti dei minorenni stranieri e italiani a modelli di scambio interculturale per favorire i processi di socializzazione multiculturale; o rispondere ai bisogni che derivano dalle diversità culturali, quando il minorenne sia straniero o appartenente a minoranze etniche, anche attraverso l'intervento del mediatore linguistico-culturale e l'offerta di un adeguato servizio bibliotecario; p prevedere modalità finalizzate a salvaguardare, avviare e rafforzare i processi di maturazione e di socializzazione; q prevedere le modalità delle relazioni con l'esterno per attività culturali, di tempo libero, di studio, di formazione professionale, di orientamento e di inserimento lavorativi, anche durante la fruizione di permessi premio. 2 Al minorenne sottoposto a misura penale è assicurato, prioritariamente, un programma di trattamento individualizzato orientato all'educazione e ai valori della Costituzione. 3 Il programma di trattamento individualizzato deve prevedere, altresì, attività di studio, di formazione professionale, di orientamento e inserimento lavorativi, di socializzazione, sportive, culturali e di tempo libero. A ogni soggetto sottoposto a misura penale, ove richiesto, è assicurato il diritto di praticare, sia individualmente sia in forma comunitaria, il proprio culto religioso. 4 Gli educatori predispongono e seguono nel corso della giornata le attività di cui al comma 3 garantendo la parità di trattamento e favorendo il reciproco rispetto tra i giovani. 5 I direttori dei centri per la giustizia minorile promuovono e realizzano, in conformità alle linee di indirizzo del Dipartimento per la giustizia minorile del Ministero della giustizia, di seguito denominato «Dipartimento»: a accordi con le istituzioni pubbliche e private territorialmente competenti per la realizzazione di centri polifunzionali cogestiti per l'erogazione di servizi integrati; b protocolli d'intesa finalizzati all'attuazione di politiche attive di inclusione sociale e di riduzione della recidiva. II DISPOSIZIONI GENERALI 4 (Individualizzazione del trattamento per i minorenni sottoposti alla misura della custodia cautelare) 1 Nelle strutture detentive per minorenni e per giovani adulti l'osservazione della personalità e il programma di trattamento individualizzato sono predisposti anche nei confronti dei soggetti in custodia cautelare, avendone acquisito il consenso. 5 (Attività educative, di studio e di lavoro all'esterno) 1 I soggetti ristretti nelle strutture detentive per minorenni e per giovani adulti possono essere ammessi, garantendo l'assoluta imparzialità, a frequentare all'esterno corsi di istruzione, tirocini, attività lavorative o altre attività comunque utili all'educazione e al reinserimento sociale. 6 (Comunicazioni dello stato di detenzione e dei trasferimenti) 1 La direzione della struttura detentiva provvede a informare immediatamente, anche attraverso i servizi sociali minorili o dell'ente locale, i genitori, il tutore, gli affidatari e le altre persone eventualmente indicate dal detenuto e ammesse dall'autorità giudiziaria procedente, dell'ingresso in una struttura detentiva o del trasferimento presso un'altra struttura ovvero presso un altro servizio minorile pubblico o del privato sociale. 7 (Perquisizioni personali) 1 La perquisizione personale del minorenne deve essere effettuata nel pieno rispetto della dignità della persona e tenendo conto della particolare vulnerabilità del soggetto in età evolutiva. 8 (Benefìci penitenziari) 1 L'assegnazione al lavoro all'esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione possono essere concessi ai soggetti che hanno commesso un reato durante la minore età senza limitazioni relative al titolo del reato, al momento dell'esecuzione e alla durata della pena irrogata. 9 (Permesso premio speciale) 1 Ai condannati che hanno tenuto regolare condotta e che hanno dato prova di partecipazione al programma di reinserimento sociale e familiare, il magistrato di sorveglianza può concedere, per ogni semestre di carcerazione, un permesso premio speciale di durata non superiore a venti giorni, frazionabili, da trascorrere con i familiari o in luoghi di accoglienza individuati in collaborazione con i servizi sociali minorili o dell'ente locale, per fruire di opportunità relazionali ed educative anche in assenza di riferimenti familiari nel territorio nazionale. 2 Per ragioni di sicurezza il magistrato di sorveglianza può richiedere agli agenti di polizia penitenziaria, appartenenti al contingente minorile, di effettuare controlli sui soggetti in permesso premio speciale, determinandone le modalità. 10 (Colloqui)