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Modifiche al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge si inquadra all'interno della riforma del sistema della proprietà industriale prevista dalla Missione 1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (M1C2-4: Entrata in vigore di un decreto legislativo di riforma del codice della proprietà industriale e pertinenti strumenti attuativi, da conseguire entro il terzo trimestre del 2023) e si pone in coerenza con il « Piano di azione sulla proprietà intellettuale per sostenere la ripresa e la resilienza dell'UE », adottato dalla Commissione europea lo scorso 25 novembre. Il nuovo decreto legislativo ( rectius disegno di legge, in quanto si trattava di collegato alla manovra di bilancio 2022) deve modificare il codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, e disciplinare almeno: i) la revisione del quadro normativo per rafforzare la protezione dei diritti di proprietà industriale e semplificare le procedure, ii) il rafforzamento del sostegno alle imprese e agli istituti di ricerca, iii) il miglioramento dello sviluppo di abilità e competenze, iv) l'agevolazione del trasferimento di conoscenze e v) il rafforzamento della promozione dei servizi innovativi. Lo schema di disegno di legge era stato deliberato dal Consiglio dei ministri il 6 aprile del 2022 e corredato di parere favorevole nella Conferenza unificata del 6 luglio 2022, era stato successivamente presentato per l' iter di approvazione al Senato della Repubblica (atto Senato n. 2631 della XVIII legislatura) ma decaduto a seguito del termine della legislatura. Il testo è urgente in quanto è prevista la data del terzo trimestre 2023 come termine di scadenza comprensivo delle procedure attuative. Quindi necessita di una procedura accelerata di esame in Parlamento. Capo I – RAFFORZAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA PAESE E PROTEZIONE DELLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE L'articolo 1, novellando l'articolo 14 del codice della proprietà industriale, introduce il divieto di registrazione di marchi evocativi, usurpativi o imitativi di indicazioni geografiche e denominazioni di origine protette. Infatti, l'articolo 13 del regolamento (UE) n. 1151/2012, l'articolo 103 del regolamento (UE) n. 1308/2013, l'articolo 20 del regolamento (UE) n. 251/2014 e l'articolo 39 del regolamento (UE) 2019/787 individuano le casistiche contro le quali le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche sono protette in « qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione ». Tali disposizioni vanno lette alla luce delle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, partendo dalla sentenza C-87/97 fino alla recente C-783/19, in cui la protezione delle denominazioni d'origine e delle indicazioni geografiche, registrate ai sensi della legislazione dell'Unione si estende anche ai servizi. Per effetto, inoltre, del rinvio all'articolo 14, coma 1, lettera b) , ad opera dell'articolo 184- bis , comma 3, lettera a) , risulta esperibile, a fronte di tali fattispecie, anche il procedimento amministrativo di nullità. L'articolo 2 inserisce nel codice della proprietà industriale un apposito articolo 34- bis , che riconosce la protezione temporanea dei disegni e modelli esposti in fiere nazionali o internazionali, in modo da far risalire la protezione giuridica degli stessi alla data di esposizione, come oggi analogamente previsto dall'articolo 18 del codice per i marchi, dando attuazione all'articolo 11 della Convenzione di Parigi sulla protezione della proprietà industriale del 1883. L'articolo 3 introduce, in analogia con quanto previsto nella maggioranza dei Paesi dell'Unione europea, il ribaltamento dell'approccio previsto dall'attuale versione dell'articolo 65 del codice (cosiddetto Professor privilege ), portando la titolarità delle invenzioni realizzate dal personale di ricerca, in prima battuta, alla struttura di appartenenza e, solo in caso di inerzia di quest'ultima, al ricercatore. Ai fini della determinazione della titolarità dell'invenzione industriale, viene in rilievo, diversamente da quanto previsto dall'attuale formulazione dell'articolo 65, la finalità del rapporto di lavoro intercorrente tra il soggetto e la struttura di appartenenza, specificando che i diritti nascenti dall'invenzione spettano alla struttura di appartenenza (università o enti pubblici di ricerca), nell'ipotesi in cui l'invenzione sia fatta nell'esecuzione o nell'adempimento di un contratto, di un rapporto di lavoro o d'impiego, anche se a tempo determinato, con un'università o un ente pubblico di ricerca, nonché nel quadro di una convenzione tra i medesimi soggetti, in analogia a quanto previsto dall'articolo 64 del codice. Per quanto riguarda il perimetro istituzionale di applicazione della disciplina normativa, l'articolo 3 del disegno di legge estende l'ambito di applicazione soggettivo: mentre, infatti, l'articolo 65 vigente si applica alle università e alle pubbliche amministrazioni, la proposta di modifica dell'articolo 65 in discorso ricomprende, oltre alle università statali e agli enti pubblici di ricerca, anche le università non statali legalmente riconosciute, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) e gli organismi che svolgono attività di ricerca e di promozione delle competenze tecnico-scientifiche senza scopo di lucro (articolo 65, commi 1 e 2, come modificati dalla presente proposta). Si prevede, pertanto, una diversa e più specifica definizione del perimetro della disposizione, ricomprendendo anche gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico, che sono oggetto anche di una particolare disciplina di mobilità con gli enti pubblici di ricerca (articolo 21, comma 5, del decreto legislativo 4 giungo 2003, n. 127), e circoscrivendo l'ambito della nuova disciplina ai soli organismi di ricerca senza finalità di lucro che perseguano la promozione delle conoscenze tecnico-scientifiche, nella consapevolezza che gli altri soggetti privati rientrino già nelle previsioni dell'articolo 64. Si precisa, inoltre, che nel caso in cui la titolarità dell'invenzione industriale sia imputabile a più autori, i diritti derivanti dalla stessa appartengono a tutti i soggetti interessati in parti uguali, salva diversa pattuizione. Tale formulazione differisce dall'attuale disposizione, la quale specifica che gli autori debbono essere dipendenti delle università, delle pubbliche amministrazioni di appartenenza ovvero di altre pubbliche amministrazioni. Il comma 4 dell'articolo 65 stabilisce, poi, che, nel caso in cui la struttura di appartenenza non proceda a depositare la domanda di brevetto o a comunicare l'esistenza di eventuali condizioni ostative per procedere entro il termine di sei mesi dalla comunicazione dell'invenzione, l'inventore potrà procedere a depositare la domanda di brevetto a propria titolarità, previa informativa scritta alla struttura stessa.