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d) in relazione al riconoscimento del VIR (Valore Industriale Residuo) anche alle proprietà pubbliche, si valuti l'opportunità di specificare che lo stesso VIR venga calcolato con i criteri già previsti dal Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 al fine di consentire di iscrivere il valore di questi beni (impianti e reti di distribuzione del gas naturale) a patrimonio con valori già validati anche dalla Corte dei Conti, così evitando sia il rischio insito nell'utilizzo di una metodologia studiata per remunerare i gestori uscenti, adattata alla valorizzazione di beni di proprietà pubblica, e sia le difficoltà già oggi presenti quando si va a comparare il valore a patrimonio con quello calcolato a VIR; e) si valuti l'opportunità di prevedere che i commissari di gara per l'affidamento dei servizi di distribuzione del gas naturale siano nominati dalle Regioni e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano a cui appartengono gli ATEM mediante estrazione da un apposito albo nazionale definito dal Ministero della transizione ecologica da costituire entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge; f) al fine di ridurre l'attuale frammentazione nella gestione del servizio di distribuzione del gas, che oggi vede presenti circa 200 operatori, di cui oltre 100 che insieme coprono solo il 20% circa del mercato, si valuti l'opportunità di favorire ed agevolare le fusioni, le aggregazioni e l'acquisto di società che gestiscono il servizio di distribuzione del gas naturale, riconoscendo in tariffa al soggetto acquirente i costi sostenuti; 4) in merito all'articolo 5, si valuti l'opportunità di: a) prevedere la revisione della normativa attualmente vigente in ottica di ricentralizzazione ed omogenizzazione della disciplina a livello nazionale anche per le Regioni che hanno già emanato leggi in materia, per garantire conformità costituzionale ed evitare parcellizzazioni regionali, disponendo la sospensione delle leggi regionali già approvate nelle more di tale revisione; b) stabilire l'indizione delle gare solo a valle dell'entrata in vigore delle norme nazionali nei vari Stati Membri, dirette a dare attuazione alle disposizioni europee che detteranno tali orientamenti comuni, al fine di creare l'indispensabile level playing field e garantire coerenza nei regimi idroelettrici degli Stati membri, oltre che eliminare le norme che violano i principi costituzionali (ad es. quella relativa alla valorizzazione degli assets in quanto configura espropriazione senza indennizzo); conseguentemente, nelle more di tali revisioni, prevedere la proroga delle concessioni idroelettriche in Italia a fronte di un piano di investimenti da parte dei concessionari per ammodernamento, potenziamento o estensione della vita utile degli impianti; c) specificare che le procedure di riassegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettrica debbano restare regolate dal vigente comma 1- ter dell'articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1990, n.79, sulla base del quale molte regioni hanno già adottato la normativa regionale; d) sostituire alla previsione poco chiara di un "congruo indennizzo" da porre a carico del concessionario subentrante, il riferimento all'attuale disciplina vigente che deve rimanere espressamente conformata ai principi degli artt. 25 e 26 del regio decreto 1775/1933 concernenti il regime giuridico delle "infrastrutture esistenti" distinguendo i beni gratuitamente devolvibili alla P.A. (e quindi senza indennizzo alcuno) dai beni acquistabili dall'eventuale subentrante ad un prezzo pari al valore contabile residuo dedotti gli ammortamenti (per evitare di riconoscere all'uscente un valore economico per un bene già ammortizzato nella contabilità stessa dell'ex concessionario); e) valutare una proroga di un anno rispetto il 31 dicembre 2022, quale termine per l'avvio da parte delle regioni e delle province autonome delle procedure di assegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettriche, decorso il quale vi è l'esercizio "diretto" del potere sostitutivo senza alcuna consultazione delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano e delle Pubbliche Amministrazioni; f) valutare di allineare le scadenze delle concessioni di grande derivazione idroelettrica in Trentino - Alto Adige, come definite a data fissa nella norma statutaria (articolo 13 St.), alle scadenze previste nella legislazione nazionale, come da ultimo prorogate per effetto della pandemia da COVID-19 al 31 luglio 2024, previo preventivo accordo tra le Province autonome e il Governo ai sensi dell'articolo 104 dello Statuto speciale del Trentino - Alto-Adige, che definisce una particolare procedura pattizia per le modifiche delle norme previste dal predetto articolo 13; 5) per quanto concerne l'articolo 6, si valuti l'opportunità di: a) disarticolare progressivamente il legame tra le funzioni regolatorie degli Enti locali e le funzioni di diretta gestione dei servizi, perseguendo l'efficientamento dei servizi pubblici locali anche attraverso la introduzione di termini perentori entro i quali deve perfezionarsi la concessione in gestione dei servizi pubblici locali negli ambiti territoriali ottimali individuati, anche in caso di inerzia degli enti locali. Il fallimento del generico potere sostitutivo previsto dall'art.19 della Legge 5 gennaio 1994, n. 36, è stato solo in parte compensato da una previsione normativa più di dettaglio di cui all'art.172 del decreto legislativo 152/2006 dove i termini ivi scadenziati dal legislatore sono privi della necessaria indicazione testuale della loro perentorietà; b) conseguire un rafforzamento della qualità e dell'efficienza della gestione delle società in house e razionalizzare il ricorso da parte degli enti locali allo strumento dell'affidamento in house , però non ancorato a parametri generici ed astratti, bensì ancorato alla specifica capacità delle società di potere conformarsi al sistema regolatorio specialistico di ciascun settore, così evidenziando come elemento dirimente ai fini della motivazione anticipata da parte dell'Ente locale affidante una capacità gestionale già aderente, in termini di costi efficienti e standard di servizio alle disposizioni delle rispettive autorità regolatorie nazionali di settore e, quindi, ai principi del diritto europeo; c) specificare il concetto che il primato riguardo l'osservanza del potere regolatorio deve sempre ed innanzitutto riferirsi all'Autorità di regolazione nazionale designata per ciascun servizio pubblico locale, sgombrando il campo da equivoci di rimando a poteri concorrenti di Enti generici anche se deputati a forme di controllo; d) nel caso dei rifiuti ed alla gestione del servizio idrico integrato, rimarcare il primato regolatorio dell'ARERA ex legge n. 481/1995 e garantire la promozione della concorrenza e dell'efficienza nei diversi settori, mediante l'azione dell'Autorità diretta, per tutti i settori oggetto di regolazione, ad assicurare la fruibilità e la diffusione dei servizi in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale, a definire adeguati livelli di qualità dei servizi, a predisporre sistemi tariffari certi, trasparenti e basati su criteri predefiniti, a promuovere la tutela degli interessi di utenti e consumatori. Tali funzioni sono svolte armonizzando gli obiettivi economico-finanziari dei soggetti esercenti i servizi con gli obiettivi generali di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse.