[pronunce]

A parere della ricorrente, sulla base di siffatto impianto normativo-giurisprudenziale, si potrebbe concludere che, analogamente alla delibera della Camera, l'atto con cui la Regione interviene a tutela del consigliere regionale abbia un'efficacia inibitoria del procedimento giurisdizionale in corso. Tale ultima soluzione sarebbe necessitata perché: a) gli artt. 122, quarto comma, e 68, primo comma, Cost. hanno il medesimo tenore letterale; b) il principio affermato dalla Corte, secondo il quale «le prerogative parlamentari non possono non implicare un potere dell'organo a tutela del quale sono disposte» ha portata generale applicabile tanto all'assemblea legislativa nazionale che a quella regionale; c) attualmente, tutti i soggetti istituzionali che vengono a costituire la Repubblica godono di pari dignità costituzionale (art. 114 della Costituzione). In ogni caso, sostiene la Regione, le dichiarazioni in oggetto, anche a voler superare tali argomentazioni, sono funzionalmente connesse con l'esercizio della funzione legislativa e di indirizzo e controllo politico oltre che con specifici atti in concreto adottati. La Corte costituzionale più volte ha affermato che l'esonero da responsabilità, previsto dall'art. 122, quarto comma, della Costituzione per la salvaguardia dell'autonomia costituzionalmente riservata al Consiglio regionale, ricomprende tutte quelle attività che costituiscono esplicazione di una funzione affidata a tale organo dalla stessa Costituzione o da altre fonti normative cui questa rinvia. Ha altresì precisato, in via generale, che le funzioni legislative e di indirizzo politico, nonché quelle di controllo e di organizzazione, connotano il livello costituzionale dell'autonomia garantita alle Regioni e che l'esercizio di esse, riservato al Consiglio regionale, non può essere sindacato da organi giudiziari al fine di accertare l'eventuale responsabilità dei soggetti deputati ad adempierle. Le dichiarazioni del Presidente Galan, pertanto, secondo la Regione, non possono ritenersi estranee alle funzioni e al campo di azione del Presidente della Regione. Non solo per il ruolo istituzionale che questi riveste ma anche perché tali dichiarazioni sono correlate con atti espressi formalmente dalla Regione, subito dopo l'attentato dell'11 settembre 2001, quali: 1) la decisione di tenere le bandiere a mezz'asta in segno di lutto; 2) il telegramma e la nota di solidarietà inviati all'ambasciatore americano in Italia; 3) il documento “la Regione del Veneto per la civiltà” approvato dalla Giunta regionale in composizione allargata con i rappresentanti del Consiglio regionale e dei gruppi consiliari con delibera 12 settembre 2001, n. 2322. A parere della ricorrente, inoltre, le dichiarazioni di Galan sono oggettivamente correlabili anche alle competenze tipiche dell'ente che rappresenta, stante la competenza concorrente della Regione in materia di “rapporti internazionali”. 1.5. – In prossimità dell'udienza la Regione ha depositato una memoria con la quale chiede che venga dichiarata la cessazione della materia del contendere in quanto il giudizio che ha originato il conflitto si è concluso con sentenza del Giudice dell'udienza preliminare di non luogo a procedere nei confronti di Giancarlo Galan, in ordine al delitto di diffamazione aggravata ascrittogli in danno del Gallo, per essersi lo stesso estinto per intervenuta remissione di querela.1. – La Regione Veneto ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato per violazione degli artt. 121, 122, quarto comma, e 123 della Costituzione, in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio emessa dalla Procura della Repubblica di Venezia, in data 13 ottobre 2005, nei confronti del dott. Giancarlo Galan e al successivo decreto di fissazione dell'udienza preliminare emesso dal Tribunale di Venezia, ufficio del giudice dell'udienza preliminare, in data 20 ottobre 2005. Ritiene la ricorrente che tali atti siano lesivi della prerogativa di insindacabilità garantita ai componenti del Consiglio regionale dall'art. 122, quarto comma, della Costituzione, nonché, in via mediata, delle attribuzioni regionali in materia di organizzazione e di funzioni degli organi della Regione, riconosciute dagli artt. 121 e 123 della Costituzione. Ciò, in sintesi, sulla base di tre motivi: a) perché il Presidente-consigliere della Regione non può essere sottoposto a giudizio per dichiarazioni, rilasciate alla stampa, costituenti valutazioni e orientamenti sui temi dell'attualità politica, in quanto tali attività sono diretta espressione del munus publicum di cui lo stesso è titolare, e in quanto la partecipazione alla discussione su un tema politico all'ordine del giorno, nella quale viene esternato il punto di vista del Governatore, consigliere del gruppo politico di maggioranza, rientra nelle modalità di esercizio dell'attività politico-istituzionale relativa alla funzione di indirizzo politico, riconducibile alla garanzia sancita dall'art. 122, quarto comma, della Costituzione, anche in relazione agli artt. 121 e 123 della Costituzione; b) perché l'art. 3 della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), al comma 1, avrebbe esteso l'ambito di applicazione dell'art. 68, primo comma, Cost. e, per analogia, dell'art. 122, quarto comma Cost., ad ogni attività di critica e di denuncia politica attinente ai compiti istituzionali, anche se non in connessione con l'attività consiliare tipica, e, al comma 8, ha previsto il cosiddetto “effetto inibitorio” come conseguenza della delibera parlamentare; c) perché, in ogni caso, le dichiarazioni del Presidente della Regione sono, nella specie, inscindibilmente connesse con l'esercizio della funzione legislativa e di indirizzo e controllo politico oltre che con atti tipici in concreto adottati dalla Regione. 2. – Il giudizio avente ad oggetto il conflitto di attribuzione in questione è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. La stessa Regione ricorrente, infatti, chiede che la Corte dichiari cessata la materia del contendere, non avendo più alcun interesse ad ottenere una decisione sul merito del conflitto a seguito della sentenza emessa dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Venezia, in data 21 novembre 2006, di non doversi procedere nei confronti di Giancarlo Galan, in ordine al delitto di diffamazione aggravata ascrittogli in danno del Gallo, per essersi lo stesso estinto per intervenuta remissione di querela. Si deve, pertanto, constatare che, successivamente all'instaurarsi del giudizio, è venuto meno l'interesse delle parti ad avere una pronunzia di merito. La sopravvenuta carenza di interesse alla pronuncia preclude l'esame del merito del ricorso in relazione alla dichiarazione sulla spettanza delle attribuzioni costituzionalmente garantite ai soggetti confliggenti (sentenza n. 204 del 2005).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara improcedibile