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Come fanatici totalitaristi, continuate a pensare che il consenso del 4 marzo sia più forte della realtà e che quindi volere è potere, punto e basta. Il tutto, poi, come sempre, condito da una retorica semplicistica e naïf che solo oggi, o meglio da un paio di giorni, vediamo tenuemente venire sconfessata, in primis proprio dall'avvocato del popolo, il professor Conte, e pur tuttavia non convince nessuno. La sensazione è che l'obiettivo di Salvini e Di Maio sia solo quello di arrivare alle elezioni europee senza sanzioni, puntando ad allungare i tempi della procedura UE di infrazione, che di fatto è già stata avviata. Al tavolo dell'Esecutivo, riuniti a più riprese per discutere sulla manovra, la maggioranza resta sempre più divisa: divisa sulle misure, ma unita nella irresponsabilità, e l'Italia già paga un conto di almeno 300 miliardi di euro. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. STEFANO (PD) . Quel che resta, invece, è il vostro incaponimento nel disegnare una manovra di bilancio espansiva, fatta di voci di spesa corrente e non d'investimenti. Pertanto, se nei prossimi diciotto/ventiquattro mesi dovesse arrivare una recessione internazionale anche lieve - ed è possibile, visto che USA e Germania sono nel nono anno consecutivo di espansione e visti i rischi protezionistici - l'Italia non avrebbe più spazio fiscale per combattere la recessione ed evitare gravi conseguenze su redditi, occupazione e povertà. Signor Ministro, la questione sul tappeto non è da poco. Il quadro di finanza pubblica che si delinea in base alle scelte individuate dal Governo non solo è imprudente, ma non è in linea di principio e in prassi neanche sostenibile, perché le iniziative che avete scelto di finanziare in deficit non sono neanche inserite nella norma. Una su tutte: il reddito di cittadinanza. Affermate che con il reddito di cittadinanza ripartiranno i consumi, ma il modo con cui lo state costruendo è - a voler essere buoni - una scommessa su una promessa insostenibile: attribuite effetti espansivi ad un'iniziativa che di fatto continuerà a non esistere anche quando la manovra sarà legge. Altro che finanza creativa, signor Ministro, qui siamo ben oltre! Fermatevi, forse siamo ancora in tempo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, ho ascoltato i vari interventi e ho seguito con attenzione quello del Ministro, al quale devo dire che da ieri mi chiedevo cosa ci avrebbe detto. Da ieri mi chiedevo come mai oggi, signor Ministro, sarebbe venuto in quest'Aula a parlare di legge di bilancio e a cercare di spiegare qualcosa che tutti noi avevamo e abbiamo letto sui giornali o abbiamo ascoltato dalla radio o dalla televisione. Le debbo dire che probabilmente ho capito che prima di tutto vi è una sua personale soddisfazione dopo settimane: la sua soddisfazione per avere avuto probabilmente ragione di nutrire quella preoccupazione che, nei vari convegni e nei momenti che hanno preceduto l'approvazione da parte del Governo della Nota di aggiornamento al DEF, ricordo infatti che il Governo ha licenziato la Nota di aggiornamento al DEF il 4 ottobre e che l'11 ottobre è stata votata dal Senato e dalla Camera, tentava di illustrare a tutti noi, ai cittadini e ai membri del Governo di cui fa parte. Signor Ministro, cari colleghi, emerge un dato dopo alcune settimane, dopo aver bruciato circa 70 miliardi di euro di capitalizzazioni, dopo che il sistema europeo - non soltanto la Commissione ma anche quanti erano reputati nostri amici all'interno dell'Unione europea - ci ha puntato il dito contro, dopo esser stati richiamati da tutti gli organismi internazionali che guardano con attenzione al sistema economico europeo, dopo aver assistito a manifestazioni di piazza, alla famosa terrazza con gli sventolamenti delle bandiere di fronte a Palazzo Chigi, dopo aver ascoltato in varie occasioni la difesa di questa manovra che doveva essere la soluzione di tanti problemi, dopo che legittimamente le due componenti di questo Governo avevano sostenuto, da una parte, il reddito di cittadinanza come la soluzione ai vari problemi di povertà di questo Paese e che, dall'altra parte, la Lega aveva sostenuto che con quota 100 avremmo risolto i problemi dei pensionati italiani che giustamente dopo l'età di sessantadue anni, o i trentotto/quaranta anni di lavoro dovevano andare legittimamente in pensione. Ebbene, dopo tutto questo, dopo la legittima difesa del rapporto con il proprio elettorato, oggi lei ci dice che questa è una manovra moderatamente espansiva, che la nostra crescita è un punto e mezzo sotto la media europea e che probabilmente il deficit programmato dovrà essere ridotto, altrimenti l'Unione europea ci continuerà ad additare e a mettere sotto la lente di ingrandimento, facendoci pagare questa nostra scelta anche per gli anni futuri. Insomma, lei oggi dice al Senato che il suo punto di vista, ante approvazione della Nota di aggiornamento al DEF, era corretto, e che quello che le dicevano i suoi danti causa era sbagliato. Bene, il tema è proprio questo, e io lo dico agli amici del MoVimento 5 Stelle, lo dico agli amici della Lega: voi oggi prendete atto di una situazione (ed è un problema per gli italiani e non soltanto per voi): quella di non poter portare a casa quegli impegni che vi eravate presi con il cosiddetto contratto di Governo. Questo è il dato. Ma chi ci rimette non siete soltanto voi che - a questo punto emerge effettivamente e plasticamente - non siete in grado di portare a casa gli impegni che avete assunto, ma sono le famiglie e le imprese. Stiamo discutendo in quest'Aula da ieri e in Commissione da settimane del decreto-legge fiscale dove ci sono nuove tassazioni per le imprese, dove sono state cancellate o quasi le detrazioni fiscali e dove non ci sono incentivi per lo sviluppo: il problema è qui. Intestardirsi per andare nella direzione di portare a casa due manovre come quelle che lei ha ricordato oggi, il reddito di cittadinanza e la quota 100, vuol dire impoverire questo Paese. Noi arriveremo ad avere un quasi reddito di cittadinanza, arriveremo ad avere una quasi quota 100, e stiamo arrivando ad avere una quasi legge di bilancio. Guardate che impuntarsi e intestardirsi in questa direzione vuol dire soltanto andare ad impoverire questa nostra Nazione. Noi ci eravamo presi un impegno, e lo dico agli amici che facevano parte della nostra maggioranza eletta dagli elettori il 4 marzo con 12.150.000 voti. Noi avevamo detto che avremmo abbattuto le tasse con una flat tax con aliquota unica; avevamo detto che avremmo previsto un'esenzione per le assunzioni fino a trentacinque anni di età per sei anni; avevamo detto che avremmo dato una soluzione vera alla povertà. Ebbene, oggi, che festeggio i miei primi cinquant'anni (Applausi), avrei voluto avere da parte sua, signor Ministro, un regalo. Lei doveva essere più esplicito, come regalo di compleanno. Lei doveva venir qua e dire: avevo ragione io, il Governo ha sbagliato; stiamo tentando di rientrare in un'impostazione che avevo dato;