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Tale Convenzione, come è noto, costituisce lo strumento giuridico maggiormente applicato in materia di trasferimenti internazionali di detenuti al fine di eseguire condanne definitive. La Convenzione in esame consente che i cittadini di ciascuno dei due Paesi contraenti, condannati e detenuti nell'altro Stato, siano trasferiti nel Paese di origine per ivi scontare la pena residua. La finalità della Convenzione è essenzialmente quella di favorire il reinserimento sociale della persona condannata, facendole scontare la pena nel luogo in cui ha saldi legami sociali e familiari. La Convenzione, che si compone di 22 articoli, prevede che il trasferimento dei detenuti potrà avvenire « in conformità con quanto previsto dagli accordi internazionali vigenti in tale materia » soltanto se il condannato sia cittadino dell'altro Stato, la sentenza di condanna sia passata in giudicato, se la parte della condanna ancora da espiare sia pari almeno ad un anno, se il fatto che ha dato luogo alla condanna costituisca un reato anche per la legge dello Stato in cui il detenuto deve essere trasferito e se lo Stato di condanna e lo Stato di esecuzione siano d'accordo sul trasferimento. Perché si possa provvedere al trasferimento occorre, peraltro, che il detenuto presti il proprio consenso, con piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche che ne derivano (paragrafo 4 dell’articolo 3). La richiesta di trasferimento può essere presentata dal detenuto o da uno degli Stati contraenti (articolo 11). L'articolo 14 individua le Autorità centrali, compenti a ricevere e inoltrare le richieste di trasferimento, nel Ministero della giustizia per il Governo della Repubblica italiana e la Delegazione generale dell'Amministrazione penitenziaria e del reinserimento per il Regno del Marocco. Sono contemplati i motivi facoltativi di rifiuto del trasferimento (articolo 4) nell'ipotesi di doppia cittadinanza del detenuto, di condanna inflitta in relazione alla commissione di un reato militare e di mancato pagamento -- da parte del condannato -- delle spese di giustizia e di risarcimento del danno. La durata della pena nello Stato di esecuzione dovrà corrispondere a quella indicata nella sentenza pronunciata nello Stato richiesto. È peraltro riconosciuto allo Stato di esecuzione di adeguare la pena inflitta nello Stato di condanna con un'altra pena qualora questa non sia prevista nel proprio ordinamento, pena che dovrà corrispondere, per quanto possibile, a quella inflitta con la decisione da eseguire (articolo 5). Le modalità di esecuzione e di cessazione della pena sono disciplinate dalla legge dello Stato di esecuzione, salva la possibilità anche per lo Stato di condanna di accordare la grazia, l'amnistia e l'indulto. Lo Stato di condanna è invece l'unico che può decidere sulle domande di revisione della sentenza (articoli 6, 7 e 8). Lo Stato di esecuzione non potrà processare, arrestare e condannare la persona trasferita per gli stessi fatti che hanno dato luogo alla condanna nello Stato di condanna mentre ha la facoltà di procedere nei confronti della persona condannata per fatti commessi anteriormente a quelli che hanno dato luogo alla condanna, purché -- se si tratti di reati puniti con la pena di morte -- lo Stato di esecuzione applichi la pena prevista dalla legge dello Stato di condanna (articolo 9). La Convenzione detta una disciplina analitica in relazione ai documenti che devono essere presentati da entrambi gli Stati (articolo 12), alla lingua di traduzione degli atti (articolo 15), alle spese (articolo 18), alla modalità di consegna delle persona trasferita (articolo 17). Sono, infine, contenute nella Convenzione le disposizioni relative al transito, finalizzate a facilitare il trasferimento dei detenuti anche nei rapporti con Paesi terzi (articolo 19), nonché le disposizioni «finali» aventi ad oggetto l'ambito di applicazione (articolo 20), la soluzione delle controversie (articolo 21) e le modalità per l'entrata in vigore, la durata e l'eventuale «rescissione» della Convenzione stessa (articolo 22). Non si è proceduto alla redazione dell'AIR poiché la Convenzione in materia di trasferimento delle persone condannate non comporta oneri finanziari. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Accordi: a Accordo aggiuntivo alla Convenzione di reciproca assistenza giudiziaria, di esecuzione delle sentenze e di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco del 12 febbraio 1971, fatto a Rabat il 1º aprile 2014; b Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco sul trasferimento delle persone condannate, fatta a Rabat il 1º aprile 2014. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data agli Accordi di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 11 dell'Accordo di cui all'articolo 1, lettera a) , e dall'articolo 22 della Convenzione di cui all'articolo 1, lettera b) . 3 (Copertura finanziaria) 1 All'onere derivante dalle spese di missione della Convenzione di cui all'articolo 1, lettera b) , valutato in euro 339.760 annui a decorrere dall'anno 2015, e dalle rimanenti spese pari a euro 4.000 a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2 Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro della giustizia provvede al monitoraggio degli oneri di cui al comma 1 e riferisce in merito al Ministro dell'economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro della giustizia, provvede con proprio decreto alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie destinate alle spese di missione nell'ambito del programma «Giustizia civile e penale» e, comunque, della missione «Giustizia» dello stato di previsione del Ministero della giustizia. Si intende corrispondentemente ridotto, per il medesimo anno, di un ammontare pari all'importo dello scostamento, il limite di cui all'articolo 6, comma 12, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni. 3 Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2. 4