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Nuova disciplina per le attività circensi. Delega al Governo per la determinazione dei princìpi fondamentali in materia. Onorevoli Senatori. -- Quello del circo è in genere il primo spettacolo dal vivo a cui assiste un individuo. La sua ricchezza di valori è stata nel corso dei secoli tra le più fertili fonti di ispirazioni per poeti, pittori, cineasti. Il circo italiano ha dato origine alle più grandi tradizioni del mondo, con le sue dinastie le cui tracce affondano nella Commedia d'Arte, creando i primi circhi in Russia, Francia, America e sempre generando nei secoli talenti riconosciuti mondialmente. Dal 1968, anno di emanazione in Italia della prima legge al mondo sul circo, -- legge 18 marzo 1968, n. 337 -- tale settore ha avuto uno sviluppo considerevole. La qualità ed il prestigio dei maggiori circhi italiani si sono notevolmente accresciuti; le industrie e le professionalità del nostro Paese legate ai supporti per il settore (attrezzature, consulenze) sono diventate leader in campo mondiale; la fondazione dell'Accademia del Circo ha introdotto la nozione di formazione circense; un protocollo tra circensi e animalisti, l'attenzione recente del mondo intellettuale verso la sperimentazione del «nuovo circo» e le arti di strada ha riscoperto, in linea con le nuove tendenze internazionali, il circo come soggetto di arte e cultura anche nel mondo mediatico. Tuttavia, sono aumentati anche i problemi, dovuti principalmente a due cause: le enormi difficoltà di disciplina di un settore, quello circense, per sua cultura non integrato nella società e non sempre in condizione di rispetto delle regole. A ciò ha contribuito non poco la necessità di continuare a misurarsi con la suddetta legge, appesantita anche dall'ormai inadeguata commistione con lo «spettacolo viaggiante» (ovvero l'ormai distante mondo delle giostre). L'aggiornamento di tale legge è urgenza impellente da cui dipende la sopravvivenza del settore stesso. I problemi del circo italiano sono numerosi. La scarsa professionalità di parecchie imprese, aumentate in modo eccessivo anche grazie alla liberalizzazione delle licenze (con insegne ingannevoli e una preoccupante decadenza degli spettacoli); la difficilissima reperibilità di aree adeguate e, qualora individuate, la necessità di misurarsi quasi settimanalmente con commissioni di sicurezza sempre diverse in ogni città; la campagna di disinformazione di alcuni movimenti animalisti e i regolamenti di alcuni comuni che, pur in contrasto con le leggi vigenti (e perciò sempre smentiti dal tribunali) negano l'attività a priori ai circhi con animali. Per questa somma di motivi, i circhi italiani più importanti scelgono da ormai un decennio di trascorrere la maggior parte dell'anno in Paesi stranieri, dove sono apprezzatissimi, o di non agire affatto. Tra i principali obiettivi della nuova legge c'è la necessità di maggior controllo da parte delle istituzioni e delle autorità. Il mondo infantile, pubblico privilegiato del circo, è in particolare il più vulnerabile e da tutelare. Una cattiva esperienza da bambini, può creare disaffezione verso lo spettacolo dal vivo in generale. Si pensa perciò di offrire alle autorità maggiori strumenti di tutela, a cominciare da criteri di suddivisione delle categorie circensi. Vengono in primo luogo individuati i circhi di «interesse storico e nazionale», che tramite la rispondenza ad appositi criteri (tra i quali la regolarità nel tempo dei propri doveri fiscali) avranno una sorta di «denominazione controllata» a beneficio delle amministrazioni comunali che dovranno ospitarli e del loro pubblico. S'impongono dunque criteri di selezione a danno dei peggiori e a favore dei migliori. Una innovazione, resasi urgente, è quella dell'istituzione della «denominazione dei circhi». È ormai rapportabile a decine di imprese il fenomeno fraudolento dell'abuso, tramite sotterfugi, di cognomi di dinastie famose o di pretestuose insegne esotiche ed estere in circhi dal valore in realtà mediocre. Di importanza ancora maggiore è l'istituzione di un elenco dei complessi circensi con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali di concerto con il Ministro dell'interno, e del «libretto tecnico». Due strumenti, rinnovati annualmente, per facilitare il controllo e il monitoraggio di un'attività dalla natura spesso fuggevole, e che costituiscono un aiuto di base per i rapporti con i comuni. Lo spostamento continuo di una impresa circense non consente possibilità d'investimento sul territorio, ma anzi espone al rischio di responsabilità degli effetti negativi causati da circhi di qualità cattiva passati precedentemente in una data località. Tra le prime necessità vi è dunque quella di un rapporto fra l'amministrazione dello Stato e gli enti locali per un'assegnazione regolare e dignitosa delle aree, attraverso precise norme: obbligo di stesura di un elenco delle aree disponibili, e possibili contributi a quelle amministrazioni che riterranno necessario attrezzare aree per la sosta del circhi. Vanno inoltre introdotte definitive soluzioni normative nella circuitazione degli spettacoli. Come infatti è ormai in uso quasi ovunque in Europa, è necessaria sia ai circhi che alle città una regolarità degli spettacoli in determinati periodi dell'anno e secondo precisi livelli qualitativi. Per ottenere tali risultati va aggiunta la necessità di offrire agevolazioni necessarie ad un settore basato sull'itineranza. Va con urgenza inserita una disposizione perché, come in Francia o in Germania, un solo controllo annuale valido sull'intero territorio sostituisca le locali commissioni di collaudo. Impensabile è poi la sopravvivenza del mondo circense senza speciali riduzioni sull'energia elettrica per uso industriale, riduzioni nelle imposte sui vari supporti pubblicitari. Sempre in sintonia con gli attuali parametri europei, è urgente una maggiore flessibilità nelle normative sulla circolazione, da parte del Ministero per i beni e le attività culturali di concerto col Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, soprattutto per lo spazio necessario al trasporto degli animali con misure eccezionali per la lunghezza dei rimorchi. Il circo è, ovviamente, un fatto prima di tutto artistico. In Italia questo settore è l'unico a non aver ancora norme e supporti per la ricerca e la sperimentazione. Con l'attenzione verso progetti di «circhi sperimentali e di ricerca», si incoraggia la conquista di un nuovo pubblico con iniziative non provenienti necessariamente dalla tradizione circense e legati alla simbiosi con altre arti contemporanee, e le ormai ricche reti di creazione e circuitazione culturale internazionale da cui solo l'Italia è assente. Necessità parallela, è quella di modernizzare la formazione circense uniformandola al livello e alle scelte dei principali paesi del mondo. Serve ripensare il concetto di Accademia del Circo, modernizzandone la struttura didattica favorendo, come ormai in tutta Europa, l'istruzione superiore e lo scambio con le altre arti. Ma è anche utile strutturare una pluralità dell'insegnamento con le autonomie locali. Ad enti quali regioni, province e comuni verranno dati gli strumenti per iniziative di formazione e aggiornamento professionale nel vari campi della professionalità circense, artistica e imprenditoriale. Infine, gli aspetti legati alla presenza degli animali nel circo.