[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 7, secondo periodo, primo inciso, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 330 (Semplificazione di talune disposizioni in materia tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 27 luglio 1994, n. 473, e dell'art. 1 della medesima legge di conversione, promosso con ordinanza del 22 gennaio 2003 dalla Commissione tributaria provinciale di Torino sul ricorso proposto da Borravicchio Luigi contro l'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Rivoli 1, iscritta al n. 1148 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 maggio 2004 il Giudice relatore Alfonso Quaranta.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Con ordinanza pronunciata il 22 gennaio 2003, la Commissione tributaria provinciale di Torino - nel corso di un procedimento conseguente all'impugnazione di una cartella esattoriale, avente ad oggetto, per l'anno d'imposta 1994, il parziale recupero a tassazione degli interessi passivi corrisposti in ragione di un mutuo agrario di miglioramento garantito da ipoteca, stipulato nell'anno 1984, nella parte eccedente i redditi dei terreni dichiarati - ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 53, 77 e 97, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 7, secondo periodo, primo inciso, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 330 (Semplificazione di talune disposizioni in materia tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 27 luglio 1994, n. 473. La disposizione suddetta è impugnata nella parte in cui, nello stabilire che «le altre disposizioni contenute nel comma 1 e quelle dei commi 2 e 6 si applicano a partire dal periodo d'imposta in corso alla data dell'8 dicembre 1993», avrebbe introdotto, retroattivamente, un limite alla detraibilità degli interessi passivi, pagati in dipendenza di un mutuo agrario stipulato prima del 31 dicembre 1989. Ulteriore questione di costituzionalità, sollevata in riferimento agli artt. 3, 53 e 97, primo comma, della Costituzione, investe l'art. 1 della legge 27 luglio 1994, n. 473, nella parte in cui, nel disporre la conversione del già menzionato d.l. n. 330 del 1994, conserva validità agli atti e ai provvedimenti adottati, facendo inoltre salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti-legge non convertiti 6 dicembre 1993, n. 503, 4 febbraio 1994, n. 90, e 31 marzo 1994, n. 222 (tutti recanti il titolo: «Semplificazione di talune disposizioni in materia tributaria»). 2.— In ordine alla prima questione il giudice a quo osserva quanto segue. Il rimettente richiama la sentenza della Corte n. 229 del 1999, che ha affermato che il legislatore ordinario, nel rispetto della previsione dell'art. 25 della Costituzione, limitata alla legge penale, può emanare norme con efficacia retroattiva, a condizione però che la retroattività trovi adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e non si ponga in contrasto con altri valori ed interessi costituzionalmente protetti. Ritiene, quindi, che la disposizione censurata sia irragionevole in quanto interviene, non solo su un periodo di imposta - anno 1994 - già trascorso per cinque mesi al momento della sua adozione, ma pure su un periodo d'imposta - anno 1993 - già concluso, contrastando così con l'art. 53 della Costituzione, poiché incide su una capacità contributiva passata. La Commissione tributaria provinciale di Torino esclude, altresì, che possa trovare applicazione la sentenza della Corte n. 16 del 2002. Tale pronuncia ha ritenuto che il legislatore, disciplinando nel corso dell'anno finanziario l'imposizione tributaria per il medesimo anno, abbia fatto riferimento ad una capacità contributiva attuale e non passata. La deducente, pur richiamando la sentenza della Corte n. 360 del 1996, dubita, altresì, della compatibilità della disposizione in esame con l'art. 77 della Costituzione, anche alla luce del principio di ragionevolezza, in quanto la circostanza che il d.l. n. 330 del 1994 sia stato adottato dopo una serie di decreti-legge (di analogo contenuto), non convertiti, renderebbe manifesta la mancanza dei requisiti della necessità e dell'urgenza che, in casi straordinari, legittimano il Governo ad emettere provvedimenti provvisori con forza di legge. Rileva, quindi, come nessuna straordinaria urgenza di semplificazione sia ravvisabile in ordine alla eliminazione di uno specifico trattamento fiscale, per situazioni ad esaurimento. Infine, la Commissione tributaria provinciale di Torino dubita della legittimità costituzionale della medesima disposizione con riguardo agli artt. 3 e 97, primo comma, della Costituzione. I principi di eguaglianza e di imparzialità sarebbero lesi dalla irragionevole assimilazione, con efficacia retroattiva, delle differenti posizioni dei contribuenti che abbiano stipulato un mutuo fondiario prima del 31 dicembre 1989, contando sulla totale detraibilità, e coloro che, conoscendo i limiti alla detraibilità degli interessi, detta scelta abbiano compiuto dopo tale data. Con analoghe argomentazioni il rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge di conversione n. 473 del 1994, per violazione degli artt. 3, 53 e 97, primo comma, della Costituzione. 3.— Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata. La difesa dello Stato, in ordine alla dedotta irragionevolezza della prevista retroattività, osserva come il periodo d'imposta relativo all'anno 1994 fosse ancora aperto, con la conseguenza che non sarebbe possibile configurare, a favore del contribuente, un'aspettativa giuridicamente tutelata al mantenimento del trattamento fiscale originario. L'Avvocatura generale dello Stato non ritiene fondata la censura mossa con riferimento all'art. 53 della Costituzione, anche in ragione della considerazione che le norme agevolative, avendo ad oggetto un «non-prelievo», non hanno attitudine a ledere il principio costituzionale del rispetto dell'attualità della capacità contributiva. Non conferente ed immotivato appare il riferimento all'art. 97 della Costituzione.