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Accanto a questa riflessione, dobbiamo capire quali sono gli altri atti da affiancare a un provvedimento del genere; in caso di no deal , infatti, sarebbero notevoli le difficoltà che il nostro sistema imprenditoriale potrebbe incontrare. Ricordo che l' export dell'Italia verso il Regno Unito vale 23 miliardi di euro, mentre l' import ne vale 11: è uno di quei Paesi in cui abbiamo la più ampia differenza nella bilancia commerciale. Cosa succederebbe il giorno dopo? Varrebbe la clausola della nazione più favorita? Varrebbero le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio? Cosa facciamo noi per garantire e tutelare il sistema economico imprenditoriale? Se andiamo a vedere la media, si parla di un 5,7 per cento in più di dazi: le nostre merci in media costerebbero il 5,7 per cento in più. Ma se analizziamo il nostro export verso il Regno Unito, scopriamo che è composto dalla meccanica strumentale, dal chimico e dall'agroalimentare. Proprio sui prodotti non agricoli della meccanica non strumentale i dazi sono addirittura oltre il 10 per cento, per non parlare dell'agroalimentare, che è sopra il 12 per cento. Nell'ambito dei prodotti caseari (molti dei prodotti che esportiamo), il prodotto principe, ad esempio, ha il 35 per cento dei dazi. Se non si interviene anche da questo punto di vista, se non ci si muove in sede di Organizzazione mondiale del commercio, rischiamo di mettere in difficoltà una parte importante del nostro sistema economico e imprenditoriale. Questo vale anche per le barriere non tariffarie: molto spesso noi sottovalutiamo cosa significhi, perché ormai è entrato nel nostro modo di essere e di muoverci, nel nostro modo di fare impresa all'interno dell'Unione europea. Verrebbero inserite le barriere non tariffarie e questo vorrebbe dire le dogane; comporterebbe grandi ostacoli dal punto di vista burocratico per il nostro sistema imprenditoriale; questioni che non ci ponevamo più e che oggi, invece, ci troveremmo ad affrontare nuovamente. Tutto ciò vale anche per i cittadini italiani che si muovono per lavoro, per studio, che vanno a studiare all'estero o fanno una breve esperienza professionale. È chiaro che per molti non sarà più possibile perché per circa 700.000 persone - un numero enorme - quello è il principale punto d'approdo: per i nostri giovani che vogliono andare all'estero, e non solo per un'esperienza lavorativa. Solo la metà si registra all'AIRE perché molti vanno per un breve periodo, per un'esperienza formativa oltre che professionale: imparano una lingua, e in questa flessibilità, nella capacità di muoversi dentro uno spazio unico europeo che garantisce queste libertà, lo possono fare. In futuro non sarà così perché ci vorranno regole molto più complicate per poter lavorare, per studiare, per andare a formarsi, e questo - se non c'è un'azione importante da parte del nostro Governo - sarà difficile. Vedo in maniera anche positiva il fatto che siamo riusciti ad allargare in parte le maglie sui permessi di soggiorno e sul tema delle assenze, perché se siamo più aperti costringiamo, dentro un sistema di reciprocità, anche il partner del Regno Unito - in caso di non accordo - a dare questo tipo di garanzie. Concludo con un appello: questo non sia solo un provvedimento tecnico, ma sia affiancato da un dibattito e da una discussione seria perché la Brexit rischia di essere un boomerang per quei partiti e soggetti populisti che parlano di «prima i nostri». Alla fine, con questi tipi di politica, le promesse che fanno all'elettorato nel momento della campagna elettorale rischiano di ritorcersi proprio su coloro che sono maggiormente in difficoltà e più esposti. «Prima i nostri» rischia di significare che saranno i nostri i primi a pagare le scelte scellerate dei partiti populisti. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Conzatti) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saviane. Ne ha facoltà. SAVIANE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, siamo qui a discutere del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 22 del 25 marzo 2019, che reca misure urgenti per assicurare sicurezza, stabilità finanziaria e integrità dei mercati, nonché tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito, in caso di recesso di quest'ultimo dall'Unione europea. Lo abbiamo detto a più riprese sia come maggioranza parlamentare che di Governo: l'Italia si farà trovare pronta in caso di uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Abbiamo mantenuto la promessa, e ringrazio per questo i membri del Governo coinvolti e i miei colleghi in Commissione per il prezioso lavoro svolto. La ricerca della stabilità, della tutela e della sicurezza degli interessi italiani rimangono per noi l'obiettivo centrale della nostra azione politica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vado brevemente a illustrare i contenuti del provvedimento in esame, che introduce, come detto, misure urgenti per garantire la stabilità finanziaria e l'integrità dei mercati e ha l'obiettivo di rafforzare la tutela dei depositanti, degli investitori e degli assicurati, alla luce della rapida evoluzione del contesto internazionale e della situazione relativa al Regno Unito. Il decreto-legge, in particolare, reca disposizioni che disciplinano diversi ambiti specifici, come ad esempio l'esercizio dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica, misure dirette a disciplinare le conseguenze del possibile recesso del Regno Unito dall'Unione europea e da ultimo, il mantenimento, con alcune necessarie modifiche, dello schema di concessione della garanzia dello Stato sulla cartolarizzazione di sofferenze. Il provvedimento si componeva originariamente di 24 articoli, poi integrati da alcune modifiche inserite durante il lavoro di Commissione, che hanno apportato miglioramenti al testo in esame. Nella prima parte del provvedimento si trovano le disposizioni in materia di quei poteri speciali relativi ai servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G. Vengono inseriti tra le attività di rilevanza strategica, e quindi soggette al golden power del Governo, i servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati su tecnologia 5G. Una modifica importante, che tiene conto dell'evoluzione del contesto internazionale (ed ecco il perché dell'inserimento in questo decreto-legge) che tutela l'integrità e la sicurezza delle reti e dei dati che vi transitano, riconoscendo l'importanza strategica di tale settore. Nella seconda parte del provvedimento vengono trattate una serie di misure volte a garantire la stabilità finanziaria. A riprova della lungimiranza del Governo, che ha scelto di arrivare preparato a un'ipotesi di no deal , un'intera sezione riguarda esclusivamente misure in caso di uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza un accordo. In particolare, tale sezione, reca norme in tema di prestazione dei servizi e delle attività in Italia da parte di soggetti del settore bancario del Regno Unito dopo la data di recesso, con particolare riguardo al periodo transitorio. Reca, inoltre, norme volte a garantire l'operatività dei gestori italiani di sedi di negoziazione del Regno Unito durante il periodo transitorio.