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Con l'introduzione del nuovo comma 2- bis si prevede che lo straniero nato in Italia o lo straniero che arriva in Italia entro il compimento del quinto anno di età, che risiede ininterrottamente per dieci anni in Italia e frequenta e supera le classi della scuola dell'obbligo (5 anni elementari, 3 anni di medie, 2 di superiori) può ottenere la cittadinanza italiana (a 16 anni). Finché è minorenne la richiesta deve essere fatta da un genitore. Se il genitore non esercita questa facoltà, il ragazzo potrà chiedere la cittadinanza al compimento del diciottesimo anno. La lettera d) , andando a novellare l'articolo 9- ter della legge n. 91 del 1992, riduce i tempi di attesa, portandoli dagli attuali tre anni (24 mesi prorogabili fino a un massimo di 36 mesi) ad un anno prorogabile di ulteriori 6 mesi (12 mesi prorogabili fino a un massimo di 18 mesi), previsti per dare risposta alle domande di ottenimento della cittadinanza richiesta a seguito di matrimonio, adozione di maggiorenne, residenza (decennale o quadriennale a seconda che il richiedente sia extracomunitario o comunitario) sul territorio italiano. La lettera e) reca una mera disposizione di coordinamento, tramite la modifica dell'articolo 10- bis comma 1 della legge vigente, relativa alla perdita di cittadinanza in caso di condanna definitiva per determinati reati conseguente all'introduzione dell'acquisto della cittadinanza per « Jus Italiae » . L'articolo 2 riconosce ai comuni la facoltà di aumentare a 600 euro il contributo per le pratiche relative al riconoscimento della cittadinanza richiesta dagli oriundi e allo stesso tempo si prevede il medesimo innalzamento a 600 euro del costo della documentazione che deve essere prodotta dai consolati per le medesime richieste di cittadinanza. Prevede altresì 1 anno di tempo per i comuni, per lo smaltimento delle pratiche giacenti. Nel corso degli anni 2022 e 2023 il gettito di questo diritto è stato pari a circa 18 milioni di euro all'anno. Considerando un calo del numero delle richieste legato al raddoppio dell'importo del diritto dovuto (da 300 a 600 euro), si può ipotizzare un gettito di circa 15 milioni annui. Sottraendo il 30 per cento destinato alla riassegnazione in favore dei Consolati, il gettito potrebbe essere pari a circa 10,5 milioni di euro l'anno.. Art. 1. (Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di cittadinanza) 1. Alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 1, dopo il comma 1 è inserito il seguente: « 1-bis. Il comma 1, lettera a) , non si applica al figlio nato all'estero in possesso di altra cittadinanza, i cui ascendenti in linea retta di primo, secondo e terzo grado sono nati all'estero »; b) all'articolo 3, dopo il comma 1 è inserito il seguente: « 1-bis. Il comma 1 non si applica ai nati all'estero, ivi adottati, in possesso di altra cittadinanza, i cui ascendenti adottivi in linea retta di primo, secondo e terzo grado sono nati all'estero »; c) all'articolo 4, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: « 2-bis. Lo straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del quinto anno di età, che ha risieduto legalmente senza interruzioni nel territorio nazionale per almeno dieci anni e che ha frequentato regolarmente per almeno dieci anni e completato con esito positivo i corsi di studio rientranti nell'ambito dell'istruzione obbligatoria, secondo la disciplina vigente, presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dal raggiungimento della maggiore età. Prima del compimento della maggiore età la dichiarazione è resa dal soggetto che esercita la responsabilità genitoriale. Il minore straniero che acquista la cittadinanza ai sensi del presente comma, se in possesso di altra cittadinanza, può rinunziare alla cittadinanza italiana entro un anno dal compimento della maggiore età »; d) all'articolo 9- ter, le parole: « ventiquattro mesi prorogabili fino al massimo di trentasei » sono sostituite dalle seguenti: « dodici mesi prorogabili fino al massimo di diciotto » e) all'articolo 10- bis , comma 1, primo periodo, le parole: « la cittadinanza italiana acquisita ai sensi degli articoli 4, comma 2, » sono sostituite dalle seguenti: « la cittadinanza italiana acquisita ai sensi degli articoli 4, commi 2 e 2- bis , ». 2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono apportate al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 1993, n. 572, le modifiche necessarie ai fini del suo adeguamento alle disposizioni introdotte dal comma 1 del presente articolo. Art. 2. (Contributo per le procedure di riconoscimento della cittadinanza) 1. I comuni possono assoggettare le domande di riconoscimento della cittadinanza italiana presentate ai sensi degli articoli 1, 2, 3 e 14 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, al pagamento di un contributo amministrativo in misura non superiore a euro 600 per ciascun richiedente maggiorenne. Il primo periodo non si applica alle domande presentate per il tramite degli uffici consolari, soggette esclusivamente ai diritti consolari di cui al decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71. 2. I comuni possono assoggettare le richieste di certificati o estratti di stato civile formati da oltre un secolo e relativi a persone diverse dal richiedente ad un contributo amministrativo in misura non superiore a euro 300 per ciascun atto. Per le richieste corredate dall'identificazione esatta dell'anno di formazione dell'atto e del nominativo della persona cui l'atto si riferisce, il contributo può essere ridotto. Non sono assoggettate al contributo di cui al presente comma le richieste presentate da pubbliche amministrazioni. 3. Restano ferme le disposizioni vigenti in materia di imposta di bollo. 4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge i comuni smaltiscono le pratiche giacenti. 5. All'articolo 7- bis della sezione I della tabella dei diritti consolari da riscuotersi dagli uffici diplomatici e consolari, allegata al decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, le parole: « euro 300,00 » sono sostituite dalle seguenti: « euro 600,00 ». 6. All'articolo 1, comma 429, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, le parole: « di 300 euro », ovunque ricorrono, sono soppresse.