[pronunce]

che, nel corso di un giudizio risarcitorio analogo a quelli precedenti, introdotto con atto di citazione notificato il 23 gennaio 2003, il Giudice di pace di San Severino Marche, con ordinanza del 2 aprile 2003 (r.o. n. 555 del 2003), ha sollevato identica questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 del d.l. n. 18 del 2003, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 41, 77, 101, 102 e 104 Cost., negli stessi termini di quella sollevata dal Giudice di pace di Lecce; che si è costituita la parte convenuta del giudizio principale Winthertur assicurazioni s.p.a., facendo integrale rinvio alla memoria depositata, per la s.p.a. Lloyd Adriatico, nel giudizio di cui all'ordinanza iscritta al n. 374 del registro 2003; che, nel corso di un giudizio risarcitorio analogo a quelli precedenti, introdotto con atto di citazione notificato il 18 gennaio 2003, il Giudice di pace di Bari, con ordinanza del 20 marzo 2003 (r.o. n. 589 del 2003), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 del d.l. n. 18 del 2003, in riferimento all'art. 24, terzo comma, Cost., insistendo particolarmente sugli effetti penalizzanti che gravano sui contraenti a causa dell'introduzione del grado di appello; che si è costituita in questo giudizio la Fondiaria-SAI s.p.a., chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata; che nel corso di un giudizio del quale non viene data alcuna concreta indicazione il Giudice di pace di Bari, con ordinanza del 20 maggio 2003 (r.o. n. 659 del 2003), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 del d.l. n. 18 del 2003, in riferimento all'art. 24 Cost.; che la motivazione, ancorché proveniente dalla persona fisica di un giudice diverso da quello dell'ordinanza di cui al r.o. n. 589 del 2003, è di contenuto sostanzialmente coincidente con quest'ultima; che, nel corso di un giudizio risarcitorio analogo a quelli precedenti, introdotto con atto di citazione notificato il 7 febbraio 2003, il Giudice di pace di Putignano, con ordinanza del 20 giugno 2003 (r.o. n. 842 del 2003), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 del d.l. n. 18 del 2003, in riferimento agli artt. 3 e 77 Cost.; che il giudice a quo, dopo aver riportato alcune considerazioni in tutto coincidenti con quelle di cui alla precedente ordinanza del Giudice di pace di Lecce, osserva come la norma impugnata violi il principio di razionalità (perché differenzia senza motivo le cause di risarcimento danni rispetto alle altre di competenza del medesimo giudice, rendendo più difficoltoso l'accesso alla giustizia in virtù dell'introduzione del grado di appello davanti al tribunale) nonché l'art. 77 Cost., per mancanza delle condizioni legittimanti la decretazione d'urgenza; che si è costituita la Assitalia s.p.a., convenuta nel giudizio principale, chiedendo, con ampia e articolata memoria, che la questione venga dichiarata manifestamente inammissibile e comunque infondata; che, nel corso di un giudizio riguardo al quale non viene data alcuna concreta indicazione, il Giudice di pace di Milazzo, con ordinanza del 18 aprile 2003 (r.o. n. 1122 del 2003), ha sollevato questione di legittimità costituzionale del più volte citato art. 1 del d.l. n. 18 del 2003, in riferimento agli artt. 3, 11, 24, 41, 77, 101, 102 e 104 Cost.; che il giudice a quo – dopo aver osservato come l'art. 153 (ex art. 129 A) del Trattato dell'Unione europea riconosca ai consumatori una posizione di pari importanza rispetto a quella delle imprese controparti nei c.d. contratti “di massa”, tanto che la legislazione italiana ha provveduto, in tale materia, a dare attuazione a numerose direttive comunitarie – contestualmente alla remissione della presente questione a questa Corte, ha sollevato anche una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia delle Comunità europee, ai sensi dell'art. 234 del Trattato istitutivo, del medesimo art. 1 del d.l. n. 18 del 2003; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atti di contenuto identico, preliminarmente eccependo l'inammissibilità della questione in ragione dell'inapplicabilità della norma denunciata nei giudizi a quibus e sostenendo, nel merito, la non fondatezza delle censure; che, infine, con due ordinanze di identico contenuto – depositate in data 16 settembre 2003 (r.o. n. 171 e n. 172 del 2004), in relazione a due giudizi risarcitori proposti nei confronti della s.p.a. Lloyd Adriatico ed introdotti entrambi con citazione per l'udienza del 31 marzo 2003 – il Giudice di pace di Genzano di Roma ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., dell'art. 1 della legge 7 aprile 2003, n. 63 (recte: dell'art. 1 del d.l. n. 18 del 2003, convertito con modificazioni nella legge 7 aprile 2003, n. 63); che, secondo il remittente, la possibilità di ottenere una decisione secondo equità nelle cause di valore non superiore al milione di lire – nelle quali, non a caso, l'art. 82, primo comma, cod. proc. civ. , consente alla parte di stare in giudizio personalmente – è una delle particolari configurazioni del diritto di difesa costituzionalmente garantito e quindi l'introduzione del giudizio di appello (in conseguenza dell'eliminazione del giudizio di equità) andrebbe, secondo il remittente, a vanificare la tutela costituzionale del diritto di difesa; che anche in questi giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità, trattandosi di giudizi nei quali la parte privata è assistita da un avvocato, ovvero per la manifesta infondatezza della questione, in quanto sarebbe erronea l'equazione istituita dal giudice remittente tra causa di modico valore e causa del non abbiente, così come del tutto ipotetiche sarebbero le critiche relative a maggiori esborsi conseguenti alla proposizione di un giudizio di appello. Considerato che i Giudici di pace di Palestrina, Lecce, San Severino Marche, Bari, Putignano e Milazzo dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 1 del decreto-legge 8 febbraio 2003, n. 18 (Disposizioni urgenti in materia di giudizio necessario secondo equità), nella parte in cui sottrae al giudizio secondo equità le controversie relative ai c.d. contratti di massa di cui all'art. 1342 cod. civ. ;