[pronunce]

- In prossimità dell'udienza, la Regione Veneto ha depositato, in entrambi i giudizi, memorie illustrative con le quali insiste per la declaratoria di incostituzionalità delle disposizioni impugnate, ribadendo le medesime ragioni già esposte nei ricorsi e puntualizzando, quanto al ricorso iscritto al n. 24 del registro ricorsi del 2008, che «alla riduzione dell'imposizione di una radicale riorganizzazione dei consorzi tra i Comuni compresi nei bacini imbriferi montani e dei consorzi di bonifica e miglioramento fondiario alla materia finanziaria», si opporrebbe il fatto che «la comandata riforma viene ad incidere su di un ambito costituzionalmente protetto» dall'art. 44 Cost.1. - La Regione Veneto, con ricorso iscritto al n. 19 del registro ricorsi del 2008, ha proposto distinte questioni di legittimità costituzionale di varie disposizioni della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), e, tra queste, dell'art. 2, commi 35 e 36, denunciandone il contrasto con gli artt. 117 e 118 della Costituzione «e, in via subordinata, per contrasto con il principio di leale collaborazione tra Stato e regione, principio desumibile, in particolare, dagli artt. 5 e 120, secondo comma, della Costituzione e dall'art. 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3». Con successivo ricorso, iscritto al n. 24 del registro ricorsi del 2008, la stessa Regione Veneto ha impugnato l'art. 27 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, prospettandone il contrasto con i suddetti parametri e, inoltre, con l'art. 119 della Costituzione. Le norme denunciate, come reso palese dalla loro formulazione in precedenza trascritta, dispongono, in estrema sintesi, che le Regioni debbano provvedere, in un termine prefissato, alla riduzione del numero dei componenti dei consigli di amministrazione e degli organi esecutivi dei consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario, nonché dei consorzi tra Comuni compresi in bacini imbriferi montani; si prevede, inoltre, che le Regioni possano procedere al riordino, anche mediante accorpamento o eventuale soppressione, di singoli consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario. Secondo la ricorrente, dette disposizioni – sulla premessa che i “consorzi” vadano annoverati tra gli «enti pubblici locali operanti nelle materie di competenza regionale», ovvero tra gli «enti amministrativi dipendenti dalla regione» (sentenza n. 326 del 1998 della Corte costituzionale), e che siano quindi destinati ad operare prevalentemente nell'ambito della materia “agricoltura e foreste”, ricompresa nella potestà residuale delle Regioni – violerebbero, anzitutto, l'art. 117 Cost., «dal momento che, tramite esse, il legislatore statale ha inteso intervenire in un ambito materiale su cui la competenza della regione è esclusiva». Sarebbe poi vulnerato l'art. 118 Cost., giacché, nell'imporre alle Regioni «un drastico taglio dei componenti dei principali organi dei consorzi o, in alternativa, la soppressione o il riordino di questi ultimi», determinerebbero «un'inaccettabile ingerenza nell'autonomia amministrativa-organizzativa regionale». Inoltre, ove si ritenesse di ravvisare la sussistenza della competenza concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., le norme denunciate integrerebbero una lesione del principio di leale collaborazione, non essendo stati predisposti strumenti adeguati di coinvolgimento regionale. Infine, quanto al censurato art. 27 del decreto-legge n. 248 del 2007, sussisterebbe anche la violazione dell'art. 119 Cost., giacché detta disposizione finirebbe «con il vincolare la regione nella scelta sul “se” e “quanto” spendere per i consorzi che si trovano nel proprio territorio», così da vulnerarne l'autonomia finanziaria di spesa. 2. - I giudizi promossi dalla Regione Veneto vanno riuniti e decisi con un'unica pronuncia, giacché i ricorsi che li hanno originati sollevano questioni tra loro connesse, sia sotto il profilo della disciplina recata dalle norme denunciate, che dei profili di censura sviluppati. 2.1. - In via preliminare, quanto alla censura, proposta con il ricorso iscritto al n. 19 del registro ricorsi del 2008, del comma 36 dell'art. 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, concernente la previsione sulla soppressione o sul riordino dei consorzi, deve osservarsi che detta disposizione è stata abrogata dall'art. 27 del d.l. n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 31 del 2008, a sua volta impugnato con il ricorso iscritto al n. 24 del registro ricorsi del 2008. In ragione della mancata attuazione medio tempore della norma impugnata e successivamente abrogata – quale circostanza che trova conforto non solo dall'assenza di rilievi contrari da parte della Regione ricorrente, ma anche, e soprattutto, dal fatto che emanazione ed abrogazione della disposizione censurata si sono prodotte in un lasso di tempo assai ravvicinato – deve dichiararsi cessata la materia del contendere in ordine alla specifica denuncia del citato comma 36 (tra le tante, v. sentenza n. 438 del 2008). 2.2. - Sempre in via preliminare, va altresì rilevato che, successivamente alla proposizione del ricorso iscritto al n. 24 del registro ricorso del 2008 (notificato il 29 aprile 2008 e depositato il successivo 7 maggio), l'art. 27 del d.l. n. 248 del 2007 è stato oggetto di modificazione da parte dell'art. 4-bis, comma 14, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97 (Disposizioni urgenti in materia di monitoraggio e trasparenza dei meccanismi di allocazione della spesa pubblica, nonché in materia fiscale e di proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, che ha provveduto a sostituire il termine del “30 giugno 2008”, posto alle Regioni per procedere al riordino dei consorzi di bonifica, con il termine del “31 dicembre 2008”. Analogo intervento modificativo era stato peraltro disposto in base all'art. 10 del decreto-legge 30 giugno 2008, n. 113, che però non è stato convertito in legge, confluendo le relative disposizioni nel citato art. 4-bis del d.l. n. 97 del 2008. Alla luce di quanto evidenziato in ordine alla rispettiva portata delle anzidette disposizioni succedutesi nel tempo e dovendo, quindi, ravvisarsi una sostanziale identità del contenuto precettivo della norma modificata rispetto a quella che è stata oggetto di modifica, lo scrutinio di costituzionalità deve essere trasferito sulla norma modificata, sebbene essa non sia stata impugnata (tra le altre, v. sentenze nn. 289 e 168 del 2008). 3.