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L'autorità competente alla realizzazione di un'opera pubblica o di pubblica utilità è anche competente all'emanazione degli atti del procedimento espropriativo che si renda necessario (articolo 6). L'articolo 7 disciplina le competenze del comune cui è data la possibilità di espropriare: a) le aree inedificate e quelle su cui vi siano costruzioni in contrasto con la destinazione di zona o abbiano carattere provvisorio, a seguito dell'approvazione del piano regolatore generale; b) l'immobile al quale va incorporata un'area inserita in un piano particolareggiato e non utilizzata, quando il suo proprietario non intenda acquistarla o non comunichi le proprie determinazioni; c) gli immobili necessari per delimitare le aree fabbricabili e per attuare il piano regolatore, nel caso di mancato accordo tra i proprietari del comprensorio; d) le aree inedificate e le costruzioni da trasformare secondo speciali prescrizioni. La facoltà che si propone di introdurre è aggiuntiva rispetto alle fattispecie di espropriazione già previste dall'articolo 7 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità. Nel formulare le nuove disposizioni si è comunque tenuto conto delle esigenze: da un lato, di tutelare il diritto dei proprietari degli immobili, imponendo l'invio di un preavviso e prevedendo un congruo intervallo prima dell'avvio della procedura per la predisposizione e la realizzazione del piano di recupero; dall'altro lato, di evitare che la normativa divenga occasione di spese incontrollate da parte degli enti locali, escludendo in ogni caso che i piani di recupero possano essere finanziati mediante il ricorso al debito. Gli enti locali che non dispongono di sufficienti risorse, potranno comunque affidarne la realizzazione a privati, nelle forme previste dall'ordinamento, anche mediante il trasferimento dell'immobile a soggetti che provvedano alla sua utilizzazione economica: in tale caso, oltre al ristoro delle spese del procedimento espropriativo, dovrà essere assicurato al comune un idoneo corrispettivo. Dal punto di vista contenutistico, il disegno di legge introduce nel testo unico sopra citato un nuovo articolo 7- bis volto a disciplinare l'espropriazione, da parte dei comuni, degli edifici con proprietà parcellizzate tra più soggetti e attraverso precise condizioni e modalità operative. L'articolo 1 del presente disegno di legge integra il testo unico con l'articolo 7- bis , prevedendo la facoltà del comune di espropriare immobili in stato di abbandono da almeno dieci anni e la cui proprietà risulti essere parcellizzata tra venti o più soggetti (comma 1). Lo stato di abbandono ricorre in presenza di due presupposti: il grave deperimento strutturale dell'edificio (anche per omissione dell'esecuzione di obbligo ad eseguire interventi urgenti al fine di prevenire rischi alla pubblica incolumità dei cittadini, derivante da ordinanza adottata dal sindaco del comune); la sua mancata utilizzazione da almeno dieci anni e, dato che gli edifici abbandonati sono spesso oggetto di occupazione abusiva, si esclude espressamente che possa considerarsi come utilizzazione dell'immobile la sua occupazione da parte di soggetti privi di titolo legittimo (comma 2). La procedura propedeutica all'espropriazione si articola nelle seguenti fasi (commi 3 e 4): la giunta comunale può individuare gli immobili di multi-proprietà abbandonati anche su segnalazione di soggetti pubblici o privati; gli uffici comunali accertano la sussistenza dello stato di abbandono; il sindaco, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, notifica ai proprietari dell'immobile che, qualora entro sei mesi dal ricevimento della comunicazione non intraprendano i lavori di recupero dell'immobile, si potrà procedere all'espropriazione; decorsi i sei mesi, il consiglio comunale, su proposta della giunta, può deliberare l'inserimento del piano di recupero dell'immobile in stato di abbandono nel programma triennale dei lavori pubblici, ai sensi dell'articolo 128 del decreto legislativo n. 163 del 2006 (codice dei contratti pubblici); il piano di recupero, predisposto dalla giunta comunale o proposto da altri soggetti pubblici o privati, può prevedere la destinazione dell'immobile a fini di pubblica utilità o la sua utilizzazione economica, anche mediante alienazione o vendita all'asta; la deliberazione adottata è comunicata ai proprietari dell'immobile, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, ed è trascritta senza ritardo presso l'ufficio dei registri immobiliari. Vengono quindi indicate le modalità per il recupero dell'immobile (commi da 5 ad 8) che potrà avvenire anche attraverso il ricorso alla finanza di progetto, disciplinata dall'articolo 152 e seguenti del citato decreto legislativo n. 163 del 2006, salvo il caso in cui il piano stesso preveda il trasferimento della proprietà dell'immobile in favore di un soggetto diverso dal comune per la successiva esecuzione delle opere. L'articolo 2 modifica l'articolo 11, comma 1, del testo unico n. 327 del 2001 e disciplina il termine della comunicazione agli interessati relativa all'avvio del procedimento nella nuova fattispecie introdotta dall'articolo 7- bis . Tale comunicazione, preordinata ad assicurare la partecipazione degli interessati ed aggiuntiva all'avviso già inviato a seguito dell'individuazione dell'immobile abbandonato, dovrà essere eseguita almeno venti giorni prima della data prevista per la delibera del consiglio comunale sul progetto preliminare. L'articolo 3, infine, introduce nel testo unico sopra citato il nuovo articolo 29- bis relativo all'indennità per l'espropriazione degli immobili abbandonati. Viene precisato che essa dovrà essere compensata, anche parzialmente, con gli importi dei tributi spettanti al comune ed esigibili alla data del pagamento dell'indennità stessa, dei quali i proprietari dell'immobile risultano eventualmente debitori. Tale disposizione è volta a consentire una più agevole definizione dei rapporti finanziari tra i soggetti proprietari e l'ente pubblico, in circostanze nelle quali -- a causa dello stato di abbandono degli immobili -- potrebbe essere frequente l'esistenza di debiti tributari formatisi a carico dei proprietari medesimi. Non si è invece ritenuto di proporre una specifica disciplina per la determinazione dell'indennità, in quanto la previsione di forme di stima del valore dell'immobile più favorevoli nei riguardi del soggetto espropriante avrebbe potuto incontrare censure sul piano della costituzionalità: tuttavia, è evidente che nella fissazione dell'indennità di espropriazione dovrà comunque tenersi conto dello stato di abbandono e di deperimento dell'immobile. Il presente disegno di legge non comporta oneri per il bilancio dello Stato e non necessita pertanto di copertura finanziaria.. Art. 1. 1. Al titolo I del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, dopo l'articolo 7 è aggiunto il seguente: «Art. 7- bis . (L) - (Espropriazione di edifici in stato di degrado o di abbandono, esclusi i casi che si verificano a seguito di calamità naturali, la cui proprietà risulta parcellizzata tra più soggetti). -- 1.