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Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia di pubblica sicurezza, fatto a Roma il 2 dicembre 2013. Onorevoli Senatori. -- L'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia di pubblica sicurezza sancisce l'impegno dei due Paesi a rafforzare e a intensificare la cooperazione, nonché il reciproco scambio di informazioni, esperienze e prassi al fine di prevenire e combattere la criminalità e il terrorismo. L'obiettivo è quello di offrire uno strumento giuridico più attuale e moderno rispetto all'Accordo attualmente in vigore risalente al 2005, con il fine di regolamentare nel miglior modo possibile la collaborazione operativa, intensificando i rapporti tra gli omologhi organismi dei due Paesi. Sotto il profilo tecnico-operativo, l'attuale Accordo si rende necessario per realizzare una cooperazione bilaterale in materia di sicurezza più efficace, volta al contrasto della criminalità in genere nelle sue varie manifestazioni -- tra le quali la criminalità organizzata transnazionale, la produzione e il traffico illecito di sostanze stupefacenti, il traffico illecito di armi, munizioni ed esplosivi, la migrazione illegale, il traffico e la tratta di persone, i reati contro il patrimonio, i reati economici, la criminalità informatica e il terrorismo -- in modo da renderla più aderente alle attuali e reciproche esigenze. L'Atto internazionale individua innanzitutto le autorità competenti preposte alla sua applicazione (articolo 1), che sono: per la Repubblica italiana, il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, e per lo Stato di Israele, il Ministero della pubblica sicurezza. All'articolo 2 il testo definisce l'ambito della cooperazione, precisando che essa dovrà in ogni caso avvenire in conformità con le reciproche legislazioni nazionali, nel rispetto degli obblighi internazionali assunti e, per l'Italia, anche dei vincoli derivanti dall'appartenenza all'Unione europea. L'ambito di tale collaborazione è ampio, essendo prevista per la prevenzione e la repressione della criminalità in genere, nelle sue varie manifestazioni. Tra queste, di particolare e comune interesse, ne vengono espressamente citate alcune: la criminalità organizzata transnazionale; la produzione e il traffico illecito di sostanze stupefacenti, psicotrope e dei loro precursori; il traffico illecito di armi, munizioni ed esplosivi; la migrazione illegale, il traffico e la tratta di persone; i reati contro il patrimonio, compresa la tutela dei beni di valore storico e culturale; i reati economici e il riciclaggio, anche al fine della localizzazione dei patrimoni di provenienza illecita; la criminalità informatica; il terrorismo. L'articolo successivo (articolo 3) individua le forme attraverso le quali le autorità competenti svilupperanno tale collaborazione. Essa avverrà principalmente tramite: a) lo scambio di informazioni su una serie ampia di argomenti e tematiche (tra i quali: i reati, le organizzazioni criminali, il loro modus operandi ; i tipi di stupefacenti, le metodologie del traffico, i sistemi adottati per contrastarlo; gli strumenti legislativi e scientifici utilizzati per combattere il crimine; i metodi impiegati per il contrasto alla migrazione illegale, al traffico e alla tratta di persone; la formazione e l'aggiornamento professionale del personale; altro); b) lo scambio di esperienze in settori di reciproco interesse (metodi adottati nella prevenzione della criminalità; rispettive prassi nel monitoraggio delle infiltrazioni criminali nelle società che partecipano a procedure di appalto per lavori pubblici ; strumenti scientifici e tecnologici applicati nel settore della pubblica sicurezza ; funzionamento delle unità artificieri e metodi/tecnologie impiegate nell'individuazione di ordigni e materiali esplodenti; altro); c) la possibilità di adottare -- in conformità con il rispettivo ordinamento interno -- misure dirette al contrasto del traffico illecito di stupefacenti, comprese le consegne sorvegliate transfrontaliere e le operazioni sottocopertura; d) lo svolgimento di operazioni congiunte. La collaborazione avverrà principalmente previo inoltro di richieste di assistenza da parte di un'autorità competente all'altra. L'accordo stabilisce quali sono le procedure per l'esecuzione di tali richieste, ne individua i requisiti formali e sostanziali, ne definisce le forme di esecuzione (articolo 4) e stabilisce anche i casi e le modalità per eventuali casi di rifiuto da parte dell'autorità investita dalla richiesta (articolo 5). Il testo prevede poi la possibilità di fornire un'assistenza spontanea, ovvero senza una preventiva e formale richiesta da parte dell'altra autorità competente, nel caso in cui le informazioni oggetto dell'assistenza spontanea siano ritenute rilevanti per impedire o reprimere atti penalmente perseguibili (articolo 6). Tra le forme di cooperazione previste vi è poi anche quella relativa alla protezione di testimoni (articolo 7). Il testo si limita ad indicare i criteri generali di tale forma di collaborazione, stabilendo che un'intesa ad hoc tra le autorità competenti disciplinerà caso per caso le modalità pratiche. Viene precisato in ogni caso che le persone da proteggere rimarranno comunque inserite nei programmi di protezione dei rispettivi Paesi. All'articolo 8 l'Accordo contiene le disposizioni relative alla protezione e ai limiti sull'utilizzo dei dati e delle informazioni scambiate nell'ambito della cooperazione. Tali attività dovranno avvenire nel rispetto e conformemente agli ordinamenti giuridici nazionali. Allo scopo di monitorare lo stato di attuazione e la corretta esecuzione dell'Accordo, concordare lo scambio di delegazioni e valutare eventuali ulteriori programmi di cooperazione futuri, il testo prevede l'istituzione di un organismo a composizione bilaterale, denominato Gruppo di lavoro congiunto, che si riunirà alternativamente a Roma e Gerusalemme, d'intesa tra le Parti (articolo 9). Per promuovere e accelerare la cooperazione è prevista la possibilità per le autorità competenti di distaccare per periodi determinati esperti per la sicurezza con funzioni di collegamento (articolo 10). Ai fini della sua attuazione pratica e operativa ed in particolare per definire gli aspetti strettamente amministrativi, l'Accordo prevede che le autorità competenti possano concludere tra loro protocolli di esecuzione e scambiarsi, con successive comunicazioni, dei punti di contatto per l'attuazione pratica a seconda dei diversi ambiti e delle differenti forme di collaborazione previste (articolo 11). Agli articoli finali il testo si occupa, attraverso il ricorso e l'utilizzo di formule diffuse e ampiamente utilizzate in altri analoghi accordi internazionali, delle modalità per la ripartizione dei costi derivanti dall'applicazione dell'accordo (articolo 12), della lingua da usarsi nell'ambito delle attività di collaborazione (articolo 13) e della risoluzione di eventuali controversie interpretative (articolo 14). L'articolo 15 infine stabilisce i criteri circa la durata, l'entrata in vigore, la modifica la denuncia e la sospensione dell'Accordo. Esso è concluso a tempo indeterminato ed entrerà in vigore il primo giorno del terzo mese successivo alla data di ricezione della seconda delle due notifiche, con cui le Parti si comunicheranno l'avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne necessarie per la sua vigenza.