[pronunce]

non avrebbe peraltro nemmeno sciolto il nodo interpretativo circa il carattere vincolato o meno dell'autorizzazione giudiziale alla prosecuzione dell'attività produttiva, in presenza delle misure di bilanciamento di cui all'art. 104-bis, comma 1-bis.1, quinto periodo. Le questioni sarebbero, peraltro, inammissibili, che si prescelga l'una o l'altra opzione interpretativa. E invero, nella prima ipotesi, esse sarebbero irrilevanti, potendo il giudice scegliere se accordare o meno l'autorizzazione in questione. Nella seconda, a venire in contestazione non sarebbe «la previsione del bilanciamento in sé quanto la relativa attuazione mediante atti amministrativi». La relativa censura sarebbe, tuttavia, inammissibile, avendo il GIP escluso la violazione degli artt. 76, 77 e 101 Cost. e riconosciuto l'ammissibilità di un intervento fondato sulla «combinazione tra atto normativo e amministrativo», secondo quanto affermato dalla sentenza n. 85 del 2013 di questa Corte. 4.1.6.- Le questioni sarebbero inoltre affette da «difetto di motivazione e contraddittorietà assoluta sui requisiti di non manifesta infondatezza»: il rimettente avrebbe escluso il vulnus agli artt. 76, 77 e 101, secondo comma, Cost. paventato dalla Procura della Repubblica - mostrando dunque di non ritenersi vincolato dalle valutazioni dell'autorità amministrativa in ordine alla prosecuzione dell'attività produttiva - salvo poi contraddittoriamente lamentare che l'art. 104-bis, comma 1-bis.1, gli imponga di autorizzare tale prosecuzione, in presenza delle misure di bilanciamento adottate nell'ambito della procedura di riconoscimento dell'interesse strategico. 4.2.- Nel merito, le questioni sarebbero comunque non fondate. 4.2.1.- Esse riposerebbero anzitutto su una valutazione di inidoneità dell'impianto di depurazione gestito da IAS spa al trattamento dei reflui industriali e di sussistenza di un pericolo per l'ambiente e la salute dei lavoratori e della popolazione. Tali assunti sarebbero tuttavia smentiti da una pluralità di dati documentali (segnatamente, da una relazione tecnica trasmessa dall'amministratore giudiziario all'ARTA, dai risultati delle analisi effettuate dallo stesso amministratore nel mese aprile 2023 e dalla documentazione pubblicata dalla Regione Siciliana sul portale «Valutazioni Ambientali», da cui risulterebbe che IAS spa «rispetta certamente» i limiti previsti dalla legge per lo scarico in mare). 4.2.2.- Non sarebbe poi ravvisabile alcun vulnus all'art. 41, secondo comma, Cost. Dalla complessiva lettura dell'art. 104-bis, comma 1-bis.1, norme att. cod. proc. pen. risulterebbe che «presupposto dell'autorizzazione alla prosecuzione dell'attività» è la sussistenza di «un effettivo bilanciamento tra i diversi interessi (continuità dell'attività produttiva versus salvaguardia dell'occupazione, tutela della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute e dell'ambiente)», sicché il giudice che non ritenga corretto tale bilanciamento potrebbe negare l'autorizzazione oppure dettare «le prescrizioni necessarie tenendo anche conto del contenuto dei provvedimenti amministrativi a tal fine adottati dalle competenti autorità», emettendo anche provvedimenti di segno negativo. Il legislatore non avrebbe dunque dato prevalenza all'interesse alla continuazione dell'attività produttiva, avendo semmai «chiaramente indicato che in caso di pericolo prevalgono gli altri diritti (salute sicurezza e ambiente)». 4.2.3.- Parimenti insussistenti sarebbero le allegate violazioni degli artt. 2, 32 e 9 Cost., essendo la disciplina censurata addirittura più restrittiva di quella recata dal d.lgs. n. 152 del 2006. Prima dell'adozione del d.interm. 12 settembre 2023, infatti, i grandi utenti industriali avrebbero conferito i reflui della propria attività - in forza di contratti di utenza basati sull'effettiva capacità di depurazione dell'impianto consortile - mediante una fognatura cosiddetta di seconda categoria, a norma della legge della Regione Siciliana 15 maggio 1986, n. 27 (Disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature e degli scarichi degli insediamenti civili che non recapitano nelle pubbliche fognature e modifiche alla legge regionale 18 giugno 1977, n. 39 e successive modificazioni ed integrazioni). In via cautelativa, il d.interm. 12 settembre 2023 avrebbe considerato, quali limiti al conferimento di reflui da parte di ISAB srl e Priolo Servizi scpa, quelli relativi allo scarico nelle pubbliche fognature cosiddette di prima categoria regolamentate dalla legge reg. Siciliana n. 27 del 1986 e previsto altresì l'introduzione di limiti massici annuali, non contemplati dal d.lgs. n. 152 del 2006. Quest'ultimo, peraltro, consentirebbe la fissazione di «limiti diversi sia per quanto attiene ai valori riportati in Tabella 3 dell'Allegato 5 alla Parte Terza del D. Lgs. 152/2006 sia per quanto attiene ai valori di Tabella 5 (fatta eccezione per i parametri inderogabili di cui alla nota 2 della stessa Tabella 5)». L'ISPRA, dal canto suo, non avrebbe espresso alcun parere negativo sul sistema di monitoraggio dell'impianto di depurazione preconizzato dal decreto interministeriale, avendo invece rilevato che lo stesso «appare utile a garantire la definizione di una disciplina più organica sulla materia». I grandi utenti industriali dell'impianto disporrebbero poi di «campionatori in continuo dei propri scarichi» tali da consentire agli enti competenti di effettuare in qualsiasi momento le necessarie verifiche. La Regione Siciliana avrebbe rilasciato un'AIA per la gestione dell'impianto di depurazione consortile, e sarebbero oggetto di riesame, proprio ai sensi della disciplina in contestazione, le AIA dei grandi utenti industriali che conferiscono i propri reflui nell'impianto in questione, in vista di «una ridefinizione di tutto l'assetto degli scarichi» di tali impianti industriali. Contrariamente a quanto apoditticamente asserito dal rimettente, le prescrizioni dell'AIA rilasciata dalla Regione Siciliana sarebbero pienamente attuabili, tanto che la Regione stessa, a fronte dell'inerzia dell'amministratore giudiziario nell'ottemperarle, avrebbe nominato un Commissario per la realizzazione dei necessari interventi. L'intervento normativo contestato, in definitiva, rispetterebbe i criteri di necessità, sufficienza e proporzionalità ritraibili dalla giurisprudenza di questa Corte, contemperando in modo equilibrato la tutela dell'ambiente, della salute, della libertà di iniziativa economica e del lavoro, in un sistema che prevedrebbe un «fattivo coinvolgimento del [Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica] nel riesame di tutti i provvedimenti di AIA» e «l'effettuazione di controlli da parte di ISPRA», non derogando, comunque, ai limiti di legge per lo scarico di reflui. 5.- Si è infine costituita in giudizio Versalis spa. 5.1.- In punto di fatto, la parte rappresenta: