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Poi, - miracoli della vita - con la trattativa lunghissima che ha visto nuovamente la commedia dei continui rinvii delle Commissioni, si diceva solo che si aspettavano le coperture, ma in realtà se le stavano dando di santa ragione (Applausi dal Gruppo FdI), per poi arrivare ai risultati che abbiamo visto con l'emendamento che sostituisce tutto il decreto-legge e sul quale è stata apposta la fiducia. Forse perché riconoscere dei meriti alla destra diventa un problema per cui il parere è negativo sulle nostre proposte e, poi, nella notte si cambiano i pareri. Un'altra cosa che in questi giorni ho sentito dire è che all'interno del provvedimento c'era un emendamento giusto che proponeva di togliere la definizione Ministero della famiglia e della disabilità; un Ministero che il Governo, appena arrivato, ha tolto. Ciò che più mi ha lasciato attonito è che qualcuno, non ricordo chi, ha detto che le associazioni del mondo della disabilità sono contente che non ci sia più questo Ministero. Ho la presunzione di conoscere per tanti motivi il mondo della disabilità e non ho mai trovato nessuno contento perché, quando è stato istituito, molti del mondo della disabilità avevano detto che finalmente un Ministero specifico si sarebbe occupato delle loro problematiche, anche perché, spesso e volentieri, dei disabili ci si ricorda in campagna elettorale, e poi si vedrà. Credo quindi che questo provvedimento sia stato veramente stravolto in alcuni punti perché - ripeto - è stato frutto di una trattativa fra le tante; un decreto-legge che, come ho detto all'inizio, ha posto la maggioranza all'interno del gioco delle distinzioni: questo va bene perché siamo intervenuti noi, ma l'altra parte è stata fatta dal Governo giallo-verde, quindi su quello, per carità, dobbiamo fare diversamente, quindi ne prendiamo le distanze pur votando a favore. Veniamo alle crisi aziendali perché in questi giorni abbiamo parlato solo di Whirlpool e Ilva, ma ci siamo dimenticati degli oltre 160 tavoli aperti; ci siamo dimenticati dei lavoratori della Mercatone Uno, dei lavoratori della Bluetec, appesi alla decisione di nomina di un amministratore straordinario. Ci siamo dimenticati delle tante parole che il ministro Di Maio aveva detto sulla Whirlpool, rassicurando i lavoratori, che dal 1° novembre di fatto sono a casa, accettando quello che oggi il proprietario della Whirlpool ci viene a raccontare, ovvero che il calo degli ordini e della produttività non giustificano lo stabilimento di Napoli, quando sappiamo tutti che nella sede Whirlpool in Slovacchia fanno turni massacranti, compresi sabato e domenica, per tenere a bada la richiesta della produzione. Quindi, l'Europa aiuta tutti i Paesi dell'Est per lo sviluppo industriale; dall'altra parte, noi ne subiamo amaramente le conseguenze. Forse, al di là dell'intervento del ministro Patuanelli - anch'io mi associo alle tante parole di stima di questi giorni - al di là della passione con cui ha esposto la situazione nel suo intervento di ieri, non ho rilevato un'idea di come andremo a finire con le crisi aziendali, ovvero la posizione del Governo nel merito, soprattutto per l'idea di un Paese nuovo che, come è stato ricordato, è composto da una popolazione che ha sempre avuto voglia di lavorare, di emergere, che è sempre stata avanti in termini di creatività e capacità del lavoro. Siamo veramente poco fiduciosi e molto speranzosi che andiate a casa il più presto possibile. Per tutte le motivazioni esposte, chiaramente il Gruppo Fratelli d'Italia non potrà mai votare una fiducia a questo Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . (I senatori del Gruppo FdI espongono cartelli recanti la scritta: «Mai con il PD mai coi 5 Stelle». Il senatore Zuliani esibisce un cartello recante la scritta «Ilva»). PRESIDENTE. Per cortesia, rimuoviamo i cartelli! Gli assistenti intervengano. (Applausi dal Gruppo FdI) . A cartello non si risponde con cartello ma con qualche espulsione, vero, senatore Barbaro? STEFANO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) .Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, vorrei iniziare questo mio intervento cercando di rassicurare i colleghi di Fratelli d'Italia: non corrono questo rischio, perché noi mai con loro oseremo fare alcun Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . Oggi ci troviamo qui e ci accingiamo a votare una fiducia che esprime in modo del tutto speciale - io credo paradigmatico - i caratteri di necessità e urgenza che tengono insieme la nuova maggioranza di Governo. Una maggioranza, la nostra, che si è trovata a operare in un quadro economico fiaccato dal rallentamento della crescita globale e su cui si abbatte la scure che taglia ulteriormente le stime di crescita, se è vero - come è vero - quanto si legge nel documento del Fondo monetario internazionale. Una maggioranza che si trova a fare i conti con una perdita, in un solo anno, di 0,9 punti percentuali di PIL, che si è cementata - lo abbiamo ribadito, ma è giusto ripeterlo - sulla necessità di scongiurare l'aumento dell'IVA e di provare a tirare fuori il Paese dalle secche di una recessione, nonché sull'urgenza di serrare un fronte democratico in risposta agli spasmi becero-sovranisti di chi invocava per sé pieni poteri. Ebbene, si chiude oggi l' iter di conversione del decreto-legge n. 101, che abbiamo ereditato dal precedente Esecutivo, costretto a tempi di esame ridotti perché emanato il 3 settembre scorso, a qualche giorno dal giuramento del nuovo Governo Conte. Esso è dunque rimasto in parte sacrificato nel complesso procedimento di formazione del nuovo Esecutivo. Si tratta di un provvedimento mirato, che reca misure rilevanti, seppur circostanziate, sia a tutela del lavoro (penso alla scottante questione dei rider e, più in generale, dei lavoratori della gig economy ), sia per affrontare situazioni di complessa crisi aziendale, con delicate ricadute su occupazione e produzione industriale. Ma si tratta soprattutto di un provvedimento che ha subito il cambio di passo della nuova maggioranza, raccogliendone la nuova impostazione politica. Sotto tale nuova lente vanno quindi lette le disposizioni introdotte, volte ad esempio a irrobustire le maglie poste a garanzia dei lavoratori in alcune aree di crisi industriale complessa, prevedendo una proroga della cassa integrazione guadagni straordinari, o dei trattamenti di mobilità in deroga (cui anzi si è tentato di attribuire, laddove possibile, anche risorse aggiuntive). Penso anche al potenziamento della struttura di cooperazione tra Ministero dello sviluppo economico e Ministero del lavoro e delle politiche sociali, istituita per il monitoraggio delle politiche volte a contrastare il declino dell'apparato produttivo. Ma non basta. Il provvedimento in esame comincia a tradurre in atti normativi quel green new deal che ci siamo dati come elemento qualificante del programma di Governo.