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In particolare, l'articolo 11 prevede che gli obblighi di trasparenza e rendicontazione in capo a partiti e movimenti politici siano applicati ad associazioni, fondazioni e comitati, la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazione di partiti o movimenti politici, ovvero i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte da membri di organi di partiti o movimenti politici, ovvero da persone che siano o siano state nei dieci anni precedenti membri del Parlamento nazionale o europeo, di assemblee elettive regionali o locali, ovvero che ricoprano, o abbiano ricoperto nei dieci anni precedenti, incarichi di governo a livello nazionale, regionale o locale, ovvero incarichi istituzionali per essere stati eletti o nominati in virtù della loro appartenenza a partiti e movimenti politici. PRESIDENTE. Concluda, senatrice. PIARULLI, relatore . L'articolo 13 contiene la delega al Governo ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore del provvedimento, un decreto legislativo recante un testo unico a scopo di coordinamento normativo fra le varie disposizioni. L'articolo 12 reca le sanzioni amministrative pecuniarie susseguenti alle violazioni delle disposizioni in materia di trasparenza e controllo. L'applicazione della sanzione compete alla Commissione per la trasparenza. Le somme riscosse in applicazione delle sanzioni saranno versate alla cassa delle ammende. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE: I relatori di minoranza, senatori Cucca, Caliendo, Dal Mas e Modena, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Cucca. CUCCA, relatore di minoranza . Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghi senatori, la Commissione giustizia ha approvato questo provvedimento che è stato definito spazza corruzione, ma che oggettivamente spazza ben altro, ovvero i principi elementari del nostro sistema giudiziario. Preliminarmente, occorre sottolineare la disponibilità che il Partito Democratico ha manifestato nell'affrontare il percorso di questo disegno di legge, con spirito aperto, costruttivo, partecipando all' iter del provvedimento sia alla Camera che al Senato. Ebbene, tutto questo è avvenuto in maniera del tutto inutile. Una volta giunto presso questo ramo del Parlamento, la situazione è anche peggiorata - se possibile - in quanto il testo ha subìto una sola modifica per porre rimedio a quella trappola che era stata fatta evidentemente da qualcuno della stessa maggioranza, considerati i numeri, per rafforzare il dispositivo in materia di contrasto al peculato; norma che è stata poi indebolita nel testo proposto dalla Commissione con l'approvazione, tramite votazione segreta, di un emendamento. Quindi, l'unica modifica che abbiamo avuto la possibilità di vedere in questo ramo del Parlamento è intervenuta in tema di peculato. La discussione presso la Commissione giustizia - è triste doverlo dire - è stata del tutto irrispettosa di qualunque prerogativa dell'opposizione, con una maggioranza sorda a qualunque richiesta e a qualsivoglia confronto nel merito del testo e delle disposizioni più critiche che presenta. Eppure il Partito Democratico, come già è stato evidenziato anche in Commissione e in precedenza, ha sempre avuto un atteggiamento costruttivo e responsabile perché è consapevole che la lotta alla corruzione e all'illegalità che si annida nella pubblica amministrazione costituisce una necessità, un obiettivo inesausto della politica in un Paese come il nostro nel quale il fenomeno è ancora tristemente endemico e diffuso. Lo abbiamo fatto perché nel corso della XVII legislatura la lotta alla corruzione è stata la priorità di tutti i Governi a guida del Partito Democratico. Si pensi alla legge n. 69 del 27 maggio 2015 - l'anticorruzione del 2015 - che ha inasprito le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, ha reintrodotto il falso in bilancio che era stato cancellato, ha subordinato la concessione della sospensione condizionale alla restituzione del maltolto. O ancora pensiamo all'introduzione nell'ordinamento del reato di autoriciclaggio, all'istituzione dell'Autorità nazionale anticorruzione che benissimo funziona e che è dotata del personale e delle risorse per operare, al reato di scambio politico-mafioso e, non da ultimo, all'introduzione di quella che era sostanzialmente la denuncia delle violazioni da parte di soggetti appartenenti alla pubblica amministrazione stessa con la previsione della tutela dagli atti ritorsivi nei confronti delle persone che segnalavano questi fatti. Devo dire che questa era stata un'iniziativa dell'opposizione che aveva trovato, però, ampia collaborazione da parte dell'allora maggioranza, il che aveva consentito di approvare un testo che è estremamente importante nel nostro sistema. Il testo che quest'Aula si trova oggi ad esaminare suscita rilevanti perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale. Anzitutto non si può tacere la dubbia legittimità costituzionale dell'articolo 1 che modifica diversi articoli del codice penale. Entrando nel merito, all'articolo 166 del codice penale è aggiunta la previsione in base alla quale per alcuni reati, diversi tra di loro, il giudice possa disporre che la sospensione non estende i suoi effetti alle pene accessorie dell'interdizione dai pubblici uffici e dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. A tale riguardo, si rileva che la misura della durata delle pene accessorie che si prolunga sine die in maniera fissa e ben oltre la durata della pena principale, viola in maniera palese l'articolo 3 della Costituzione, ma questo, ovviamente, sarà oggetto della discussione che avverrà nel corso dell'esame degli emendamenti e quindi non intendo dilungarmi perché di altre cose ben più importanti bisogna parlare. Venendo al merito della riforma introdotta si rileva anche l'introduzione del tema della prescrizione. Ora, si rileva come la prescrizione sia un istituto di particolare rilevanza nella fisionomia del processo penale il cui carattere sostanziale è affermato da sempre in maniera pressoché unanime dalla dottrina penalistica, dalla giurisprudenza comune nonché soprattutto dalla giurisprudenza costituzionale in quanto si lega alla sentenza n. 393 del 23 novembre 2006. La natura sostanziale è affermata sulla base di alcuni indici sistematici e normativi, prima fra tutti la collocazione dell'istituto, non a caso, nel codice penale. Pertanto la natura sostanziale della prescrizione comporta che la stessa ricada sotto l'alveo del principio di legalità penale di cui all'articolo 25, comma 2, della Costituzione e dunque le scelte del termine prescrizionale sulla sua disciplina sono da intendersi attratte nell'orbita delle disposizioni costituzionali, prime fra tutte, com'è noto, il rispetto dell'articolo 111 della Costituzione che prescrive che la decisione definitiva intervenga in tempi, per l'appunto, ragionevoli. Oggi, sostanzialmente, in questa maniera si violano i diritti di tutte le parti del processo. L'imputato, con l'introduzione di questo nuovo sistema della prescrizione, corre il rischio di vedere un processo che si allunga a dismisura.