[pronunce]

15 settembre 1997, n. 342, e oggi trasfusa nell'art. 191, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), non prevede una sanzione a carico dell'amministratore o funzionario che abbia consentito la fornitura, e nemmeno, propriamente, una novazione soggettiva nella titolarità del rapporto obbligatorio, ma si limita a stabilire le condizioni formali (registrazione dell'impegno contabile e attestazione della copertura finanziaria, o, nel caso di lavori di somma urgenza, regolarizzazione contabile entro il termine di trenta giorni) alle quali è subordinata l'efficacia del contratto nei riguardi della pubblica amministrazione, in coerenza con il principio tradizionale secondo cui il contratto stipulato diviene obbligatorio nei confronti della pubblica amministrazione contraente solo a seguito della prescritta approvazione (art. 19 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440): prevedendo che, in mancanza, e per la parte di debito non riconoscibile a posteriori (art. 37, comma 1, lett. e) del d.lgs. n. 77 del 1995, come modificato dall'art. 5 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 342, e oggi trasfuso nell'art. 194, comma 1, lett. e) del d.lgs. n. 267 del 2000), esso produca effetti obbligatori a carico della persona fisica che ha consentito la fornitura; che, peraltro, nel caso di lavori di somma urgenza, è prevista la regolarizzazione dell'ordine a posteriori entro il termine stabilito, e che essa, in presenza dei requisiti sostanziali richiesti per procedere ai lavori medesimi in via di urgenza, non è una mera facoltà dell'amministrazione, ma risponde ad un suo preciso obbligo, la cui eventuale violazione può essere fatta valere non solo dal terzo contraente, in via di responsabilità precontrattuale, ma anche, se del caso, dall'amministratore o dal funzionario che vi abbia interesse; che l'ipotesi, verificatasi nella specie, dello scioglimento del consiglio comunale, intervenuto prima della scadenza del termine per la regolarizzazione, non costituisce oggettivo impedimento alla regolarizzazione medesima, dovendo ad essa procedere l'organo comunale non importa se ordinario o straordinario competente pro tempore ad agire per il comune; che, pertanto, non sussistono né la ingiustificata disparità di trattamento, né la irragionevolezza lamentate dal remittente, onde la questione sollevata si palesa manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 23, comma 4, del decreto legge 2 marzo 1989, n. 66 (Disposizioni urgenti in materia di autonomia impositiva degli enti locali e di finanza locale), convertito dalla legge 24 aprile 1989, n. 144, successivamente sostituito dall'art. 35, comma 4, del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77 (Ordinamento finanziario e contabile degli enti locali), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal tribunale di Rovigo con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 gennaio 2001. . Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Onida Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 febbraio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola