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Per tutti coloro che sono contrari al disegno di legge Zan, il testo è ideologico, lesivo della libertà di espressione garantita dall'articolo 21 della Costituzione, perché non definisce con la determinatezza propria della legge penale quali siano gli atti discriminatori e, di conseguenza, quali opinioni vadano considerate reato perché idonee a determinare il concreto pericolo di un loro compimento. Anche questa è una clamorosa falsità. Innanzitutto il disegno di legge Zan non introduce una nuova fattispecie di reato, piuttosto estende i delitti già previsti contro l'eguaglianza, aggiungendo alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi quelle fondate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità. Quindi, quanti sostengono che si tratti di una proposta di legge repressiva della libertà di espressione dovrebbero per coerenza estendere la loro accusa di incostituzionalità all'intera disciplina in materia, la cosiddetta legge Reale-Mancino, che oggi è trasfusa nell'articolo 604- bis del codice penale, e dunque invocare sempre e comunque libertà di parola anche in materia razziale, etnica, nazionale o religiosa. Non lo fate perché qualche cognizione giurisprudenziale l'avete e sapete di avere contro tutta la giurisprudenza costituzionale, di Cassazione penale e quant'altro. Non è la propaganda di idee, ma l'istigazione a commettere atti discriminatori: tra i due concetti c'è, giuridicamente parlando, un abisso. Non deve trattarsi di semplici opinioni, ma di parole che, per portata istigativa, rischiano di tradursi o si sono tradotte in concreto in azioni discriminatorie, secondo uno stretto, diretto e consequenziale nesso di causalità. Ad essere punite non sono dunque le idee o le opinioni in sé, ma solo se in grado di trasformarsi in azione violenta e lesiva in concreto di un bene costituzionalmente protetto. Pertanto, occorre sempre «valutare la concreta ed intrinseca capacità della condotta a determinare altri a compiere un'azione violenta con riferimento al contesto specifico e alle modalità del fatto» (Corte di cassazione penale, sentenza del 2015). I reati di istigazione a compiere atti discriminatori non si pongono dunque in contrasto con la libertà di espressione, perché «l'incitamento ha un contenuto fattivo di istigazione ad una condotta, quanto meno intesa come comportamento generale, e realizza un quid pluris rispetto ad una manifestazione di opinioni, ragionamenti o convincimenti personali» (Corte di cassazione penale, sentenza del 2001). Perdonatemi se ho citato tutta questa serie di sentenze e di citazioni giurisprudenziali, ma credo sia l'unico modo, l'unico argomento convincente per dimostrare quanto giuridicamente infondati siano, sotto questo profilo, i timori espressi contro il disegno di legge Zan e come gli argomenti critici sollevati contro di esso, per loro valenza, dovrebbero indurre a rimettere in discussione l'intera legislazione penale contro i cosiddetti diritti contro l'eguaglianza e ovviamente questa è una cosa impensabile. Non ci sono argomenti costituzionali giuridici fondati; solo una presa di posizione politica, legittima, ma completamente fuorviante e profondamente sbagliata. In altre parole, le ragioni della propaganda politica vorrebbero avere la meglio sulla ragionevolezza, sull'idea di eguaglianza e libertà costituzionalmente garantite. No, non si può proprio fare e non si può accettare. Per questo voteremo no alla questione sospensiva. (Applausi) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ribadiamo il nostro voto favorevole sulla questione sospensiva e ringraziamo sia la senatrice Malpezzi che il senatore Bressa perché ci hanno evidenziato tutta una serie di questioni molto complesse, sentenze della Corte costituzionale, della Corte di cassazione, il POF e quant'altro, avvalorando la tesi che, essendo un tema molto complesso, il posto migliore per poterlo discutere è proprio la Commissione. (Applausi) . RONZULLI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RONZULLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per ristabilire la verità su quello che ha appena detto l'onorevole Malpezzi. L'articolo 4 - giusto perché dobbiamo dare degli elementi di verità - ex articolo 3 alla Camera, è stato effettivamente proposto dall'onorevole Costa ma non perché fosse la soluzione del problema, bensì semplicemente per ridurre il danno. Una norma era sbagliata e continuiamo a dire che era sbagliata; quella fu una proposta di riduzione del danno e non era volta a trovare una soluzione. Comunque ricordo a quest'Assemblea esattamente come votammo noi di Forza Italia quel giorno: la votazione finale sull'articolo 4 (ex articolo 3 alla Camera) fu una votazione di 242 a favore contro 171 contrari, quindi non proprio all'unanimità, come si dice. (Applausi) . Punto secondo: Forza Italia, con il capogruppo dell'epoca Gelmini e il vice capogruppo vicario Occhiuto diedero indicazione di votare contro quell'articolo (è tutto nel resoconto dei lavori). Quindi i colleghi votarono contro, tranne qualcuno che volle votare in dissenso dal Gruppo ed espresse voto favorevole, secondo la propria coscienza. Quei pochi di Forza Italia che votarono a favore lo fecero proprio in virtù di quella riduzione del danno che aveva pensato l'onorevole Costa, sebbene noi continuiamo a dire che tale norma fosse comunque dannosa. Questo solo per ristabilire la verità. Aggiungo anche, se posso, che nella passata legislatura la senatrice Cirinnà affossò il disegno di legge Scalfarotto perché ritenne in Commissione che quella non fosse una legge giusta. Peccato che a noi sia stata tolta la possibilità di pensare, di rivedere in Commissione al Senato e di migliorare questo testo. Se era giusto allora, perché non è giusto oggi, senatrice Cirinnà? Ce lo spieghi. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 6, del Regolamento... (Commenti) . Non ho capito. (Commenti) . No, l'ordine dei lavori l'abbiamo abbandonato da un pezzo. Passiamo alla votazione della questione sospensiva. Faccio presente che l'articolo 93 del Regolamento è stato modificato. In tale articolo si parla di una votazione unica sulla questione sospensiva, ma successivamente si dice anche che il Senato è chiamato a pronunciarsi prima sulla sospensione e poi, se questa è approvata, sulla durata della sospensione stessa. Aggiunge inoltre, perché questo fa parte del petitum di almeno due proposte di questione sospensiva, che ciascun Gruppo può presentare anche la richiesta di rinvio in Commissione. Questa è una novità dell'articolo 93, comma 6. Dunque procederemo anzitutto con la votazione sulla questione sospensiva in seguito alla quale, in base all'esito, saranno prese le conseguenti deliberazioni.