[pronunce]

che, di conseguenza, da un lato, ove tale esigenza si presenti tra la conclusione delle indagini e l'inizio dell'udienza preliminare, "non potrebbe non essere assicurata alle parti, anche in tale fase, la facoltà di richiedere l'assunzione della prova in via di incidente; dall'altro sarebbe palesemente incongruo differire la vocatio in ius per l'assunzione di una prova per la quale non sia ravvisabile alcun pericolo nel ritardo"; che il caso oggi all'esame della Corte si riferisce ad una perizia che dovrebbe essere assunta ex art. 392, comma 2, cod. proc. pen. , in quanto, se disposta nel dibattimento, ne determinerebbe presumibilmente una sospensione superiore a sessanta giorni; che la prova che il rimettente vorrebbe assumere con incidente probatorio non è tra quelle suscettibili di essere esposte al rischio di irrimediabile dispersione, mentre è esclusivamente in considerazione di tale rischio che questa Corte ha ravvisato l'esigenza di "garantire l'effettività del diritto delle parti alla prova", a sua volta espressione del diritto di difesa; che consentire l'assunzione mediante incidente probatorio di prove non esposte al rischio di irrimediabile dispersione anche dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari comporterebbe una profonda alterazione dei rapporti tra tale fase e il giudizio e una irragionevole dilatazione della durata delle indagini e, quindi, dei tempi del procedimento; che, in assenza del pericolo di perdita irrimediabile della prova, anche le censure prospettate dal rimettente in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost. si rivelano prive di fondamento; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata in riferimento a tutti i parametri evocati dal rimettente. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 392 e 393 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 18 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola