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Infatti dovremmo piuttosto pensare alla differenziazione delle competenze. Mi chiedo se 200 senatori saranno sufficienti per coprire tutto il lavoro delle Commissioni. Mi domando ancora se non sia poi opportuno prevedere una differenziazione delle competenze delle Camere. Questi sono gli aspetti, anche critici, che ci permettiamo di segnalare all'Assemblea, pur essendo favorevoli, naturalmente, ad una razionalizzazione della spesa e ad una diminuzione del numero dei parlamentari. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . GRIMANI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo oggi a parlare di un tema cruciale per il Parlamento; un tema che in queste Aule è stato affrontato molte volte negli ultimi trent'anni e che quindi non spaventa, ma affascina e che poniamo al centro della nostra riflessione politica. A nostro avviso, però, il disegno di legge della maggioranza scaturisce da un'eccessiva semplificazione del quadro politico e del ragionamento politico-istituzionale. Ciò non sorprende, perché se andiamo a vedere alcune dichiarazioni della scorsa estate, soprattutto quelle del leader dei 5 Stelle Grillo e della figura di riferimento del Movimento, cioè Casaleggio, notiamo il vostro punto di vista, la vostra idea circa la democrazia rappresentativa. Nel luglio dello scorso anno Casaleggio diceva che il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile: oggi grazie alla Rete e alla tecnologia esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Beppe Grillo, relativamente al sorteggio dei parlamentari, diceva che il più grande inganno della politica è farci credere che servano i politici; sembra assurdo, ma pensateci un attimo: la selezione (quella del sorteggio) dovrebbe essere equa e rappresentativa del Paese, sarebbe un microcosmo della società. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,34) ( Segue GRIMANI). Di fronte a questi presupposti non è per noi una sorpresa un disegno di legge così stringato, che tratta il tema istituzionale solo dal punto di vista della riduzione del numero dei parlamentari. Come ho già detto prima, questo tema non ci spaventa. Negli anni passati siamo stati interpreti di tentativi di riforma. Negli ultimi trent'anni il Parlamento è stato protagonista di vari tentativi: ce ne sono stati circa sette, tutti andati a vuoto. Non abbiamo quindi alcuna difficoltà a parlare di questi temi; d'altronde la storia della sinistra italiana è stata caratterizzata da correnti di pensiero molto forti rispetto al tema della riforma istituzionale. Io guardavo un libro, che è stato ristampato in questi anni, scritto nel 1985 dal presidente della Camera Ingrao (Presidente negli anni dal 1976 al 1979) con Norberto Bobbio proprio sulla crisi del Parlamento. In quel testo già allora (parliamo del 1985) si poneva il tema della riforma istituzionale, di un Parlamento che stava perdendo la capacità di essere centro della democrazia rappresentativa, che era in una fase di decadimento dell'etica pubblica; eppure già in quegli anni si poneva il tema della riforma istituzionale, della riduzione del numero dei parlamentari, del rafforzamento dei poteri del Parlamento sul lato del controllo, del collegamento maggiore delle istituzioni parlamentari con quelle europee e regionali. Quindi, il tema della riforma per noi è centrale, ma non lo è trattarlo esclusivamente in relazione alla riduzione dei costi di funzionamento delle istituzioni. Utilizzare termini di confronto di questa natura ha una portata troppo ridotta e noi che siamo classe dirigente (e ancor più voi che oggi siete al Governo) dobbiamo porci il tema di come le istituzioni devono funzionare meglio e di come rispondono alle esigenze e alle domande dei cittadini. Io credo che la democrazia rappresentativa non sia superata e considero un errore concepirla come un ingombro o uno strumento logoro. La rappresentanza è la struttura portante delle democrazie moderne, in cui prevale la necessità di comporre gli spazi di libertà sociale. Questo è compito dei partiti politici: lo prevede la Costituzione all'articolo 49, che non va liquidato. Mi rivolgo soprattutto ai senatori del MoVimento 5 Stelle: invece di fare emergere le vostre contraddizioni rispetto all'essere o no un partito, preferite scaricare sulle istituzioni questo dubbio e non affrontarlo per quello che in realtà è. E allora pensate che la struttura della democrazia debba essere diretta, senza mediazioni, senza sintesi né coesioni. Se veramente, invece, volete interpretare la missione del cambiamento - che tanto decantate - dovete porvi un obiettivo più alto, ovvero pensare a una riforma istituzionale più completa, e allora trattare temi quali l'equilibrio tra il potere legislativo e quello esecutivo; il bicameralismo paritario; l'eccessivo utilizzo della decretazione d'urgenza, e la necessità di ripensare magari questo ramo del Parlamento come una Camera delle autonomie e delle garanzie. In questo senso avevamo avviato un percorso di riforma, bocciato dagli elettori - ci mancherebbe altro, decide il Paese reale - e voi in quella fase, dove questi temi erano posti all'attenzione del Parlamento e dei cittadini, avete preferito condurre una battaglia politica contro chi proponeva quella riforma piuttosto che guardare all'interesse generale contemplato nei contenuti della stessa. Per questo oggi il Parlamento, secondo me, deve affrontare questo passaggio con maturità. La continua denigrazione delle istituzioni non porta da nessuna parte, ma solo alla morte della democrazia. Oggi voi che siete al Governo non potete più giocare a fare la battaglia contro l' establishment : siete voi establishment . (Applausi dal Gruppo PD) . Questa battaglia non regge più; dovete avere la responsabilità di affrontare i temi perché siete forza di Governo, e questo compito vi spetta perché ve lo hanno attribuito gli elettori. Noi non ci sottraiamo al confronto; avrete il nostro contributo, come lo avete avuto nella Commissione affari costituzionali, ma chiediamo che la riforma delle istituzioni sia affrontata in maniera compiuta. La riduzione dei parlamentari può andare di pari passo soltanto con altri temi, se gli emendamenti che abbiamo proposto verranno considerati come centrali in un percorso di riforma. Penso al tema dell'elettorato passivo del Senato, consentendo a chi ha compiuto venticinque anni di candidarsi, alla possibilità del Senato come Camera delle autonomie, di Camera delle Regioni, magari facendo sì che i Presidenti di Regione possano partecipare alla discussione dei temi rientranti nelle competenze regionali secondo gli articoli 116 e seguenti; e potrei continuare con altri aspetti che abbiamo posto all'attenzione del Parlamento con i nostri emendamenti. Quello che vi chiedo è di interrompere - perché faremmo un servizio alla democrazia - il cortocircuito tra funzionamento delle istituzioni e risparmio finanziario. Se avete a cuore questi temi, il problema dei costi della politica non si risolve guardando solo alla riduzione dei parlamentari. Avete fatto delle scelte - mi riferisco al MoVimento 5 Stelle - in cui non mi pare che quella del risparmio sia stata la stella polare: