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Signor Presidente, siamo ben lontani dall'attribuire allo sport la dignità che esso merita, ma noi di Fratelli d'Italia faremo di tutto perché ciò non avvenga. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, inizierei leggendo dove sta la verità, cioè la fonte normativa, perché questo disegno di legge nasce sulla base di menzogne. La prima cosa che voglio leggere è un estratto dell'articolo 106 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che è prevalente rispetto a qualunque tipo di Regolamento o di circolare che sia stata successivamente emanata e anche a ogni tipo di linea guida contenuta nel PNRR: essendo la fonte primaria, ogni cosa in contrasto ovviamente decade. L'articolo 106 riguarda la qualificazione dei servizi di interesse generale, che possono essere di interesse generale di natura economica (SIEG), di interesse generale e basta (SIG) o di interesse sociale (SIS). Ebbene, l'articolo 106, ex articolo 86 del Trattato sulla Comunità europea, demanda agli Stati membri la qualificazione di ciò che è servizio di interesse generale e fa anche qualche esempio: il trasporto pubblico locale, che è dentro questo disegno di legge, o la gestione dei rifiuti. Quindi, la risposta, nel caso si volesse mettere al riparo la questione servizi pubblici locali, quindi acqua, rifiuti e trasporto pubblico locale, c'era nell'articolo 106. Poi c'è l'articolo 12 della direttiva Bolkestein, che dice che, anche nei casi degli affidamenti delle concessioni, quindi in particolare delle concessioni balneari, è facoltà, rilevata la specificità e comunque il fatto che trattasi di un interesse economico generale, di qualificarli come SIG (Servizi di interesse generale): quindi sono solo dodici anni, nei quali si è cercata la risposta da un'altra parte. Questo per dire che nel momento in cui si afferma che sono state necessarie proroghe o cose di questo tipo, in realtà non si afferma il vero. La seconda premessa, poi procedo ad entrare in medias res , è relativa alla nascita di questo disegno di legge. Noi abbiamo avuto una discussione: da un lato il Presidente "che sconsiglio" che afferma che, se non viene approvato questo disegno di legge, perdiamo i soldi del PNRR, che sono soldi nostri, in parte ridati a stretto giro, in parte prestati a strozzo, e, dall'altro lato, chi invece afferma che è una questione che ci ha imposto l'Unione europea a prescindere. Allora, bisogna mettersi d'accordo. Infatti, se il Presidente ha affermato qualcosa di palesemente falso, allora vuol dire che qualunque norma contenuta nel provvedimento, ove sia possibile invocare l'articolo del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è voluta dalla politica e non è imposta da nessun altro. A questo ricollego ciò che ha detto il collega relatore in Commissione, quando ha affermato che è vero che l'Unione europea non impone di affidare al privato niente, ma siccome noi abbiamo intrapreso la scelta politica di passare ad un altro tipo di gestione del servizio, allora è normale che andiamo avanti così: PD. Questo vuol dire che la scelta è squisitamente politica e non è imposta nessuno. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Allora, parliamo velocemente delle concessioni demaniali, in questo caso chiaramente dei litorali: è stato affermato - e secondo me è anche giusto - che non si potesse continuare con le proroghe, considerando che l'ultima proroga l'ha fatta il Governo giallo-verde, assicurando fino al 2035 la possibilità di andare avanti in regime di prorogatio . Bene, la risposta a tutto il problema, che è stato fatto diventare il problema dei balneari, stava ancora una volta nell'ambito dei trattati dell'Unione "neuropea", perché è solo da "neuro", che permetteva di risolverlo senza farlo diventare un problema. Bastava invocare la clausola di specificità e quindi togliere dal perimetro della necessità di aprire alla concorrenza le concessioni demaniali. Ma non si è fatto; si è andato raccontando ai balneari che ci sarebbero state proroghe perpetue, illudendoli, perché è vero: le proroghe fanno male, però detto da chi poi le ha approvate le proroghe, permettetemi, fa un po' sorridere. Che cosa vedo di grave in tutto ciò? Nei criteri della delega per gli affidamenti sarà scritto che sarà privilegiata anche la capacità o le promesse di investimento del proponente. Allora, un grande gestore, in assenza di vincoli sul frazionamento delle concessioni, può sicuramente fare promesse di investimento superiori a uno piccolo: questo è evidente. Quindi, di fatto, non può esserci una gara alla pari tra l'elefante e la formica, soprattutto se nessuno ha messo una sorta di handicap sull'elefante. Quindi, la questione dei balneari, che poteva essere risolta in altro modo, è stata volutamente lasciata marcire così, fino ad arrivare a partorire questo. Andiamo avanti, parliamo delle concessioni idroelettriche: ne ha parlato abbastanza bene il collega Lanièce. Il problema delle concessioni idroelettriche ve lo metto più semplicemente così: supponiamo che un gestore pubblico, come l'ha CVA (Compagnia valdostana delle acque; continuiamo a parlare di Valle d'Aosta), decide di costruire una nuova grande derivazione, che è o 20 metri cubi medi al secondo, oppure un impianto a bacino; tutto nuovo, specifiche da progetto, condotte forzate perfettamente funzionanti, battente al 100 per cento e nessuna riduzione di capacità di invaso. Ottiene la concessione a venticinque anni e poi la perde. Bene, nel momento in cui l'ha persa, non c'è in questa proposta di legge alcuna garanzia che il subentrante rientri in possesso dell'impianto perfetto, com'era ab origine. Noi adesso siamo in una situazione nella quale il subentrante dovrebbe versare un indennizzo senza sapere bene cosa sta prendendo, perché non c'è una riga su quali siano i criteri che debba soddisfare l'impianto per essere passato di mano. Ad esempio, per quanto riguarda l'efficienza delle condotte, queste rispettano i dettami sulle perdite di carico oppure sono peggiorate le loro qualità? Sulla capacità di invaso, è completa come da progetto o no? È stato sghiaiato? Non c'è nulla, nemmeno sugli organi meccanici, come le turbine o su quelli elettrici. Quindi, tu paghi un indennizzo forfettario, dopodiché ricadi esattamente nello stesso caso nominato precedentemente. Quali investimenti ti puoi permettere per riportare l'opera alla sua piena efficienza originale? Questa è una domanda che rimane e rimarrà sempre. Quindi, una riga o due, che prevedesse che lo Stato, come concessionario, non se ne lavi le mani e controlli l'efficienza di ciò che sta sul demanio ed è dato in forma concessoria ci voleva. Invece no. Quindi, ancora una volta, vedo solo uno scalpo da portare a qualcuno per farci dare i nostri soldi indietro.