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Alla vittima della violenza o delle molestie che abbia rassegnato le dimissioni per giusta causa ai sensi dell'articolo 2119, primo comma, del codice civile, compete l'indennità omnicomprensiva a titolo di risarcimento del danno compresa tra un minimo di sei mensilità e un massimo di trentasei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri di cui al comma 2 del presente articolo, fatto salvo il risarcimento del maggior danno eventualmente patito e l'irrogazione delle sanzioni civili in ogni caso applicate ai sensi del presente articolo. 8 (Protezione della vittima, dei testimoni e degli informatori) 1 Sono nulli il licenziamento, il mutamento di mansioni ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile, le sanzioni disciplinari, i mutamenti del luogo di lavoro e ogni altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro dei lavoratori o delle lavoratrici che abbiano segnalato, denunciato o promosso un'azione giudiziaria per l'accertamento della violenza o delle molestie. In caso di controversie legate all'irrogazione di sanzioni disciplinari o a demansionamenti, licenziamenti, mutamenti del luogo di lavoro o sottoposizione del lavoratore o della lavoratrice ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, successivi alla segnalazione, alla denuncia o all'azione giudiziaria, spetta al datore e alle datrici di lavoro dimostrare che tali misure siano fondate su ragioni estranee alla segnalazione, alla denuncia o all'azione giudiziaria stessa. Le tutele di cui al presente comma non sono garantite nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del lavoratore o della lavoratrice per il reato di calunnia o diffamazione ovvero l'infondatezza nel merito della segnalazione, della denuncia o dell'azione giudiziaria promossa. 2 Sono nulli il licenziamento, il mutamento di mansioni ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile, le sanzioni disciplinari, i mutamenti del luogo di lavoro e ogni altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro dei lavoratori o delle lavoratrici che abbiano testimoniato o reso sommarie informazioni a favore della vittima nei procedimenti per l'accertamento della violenza o delle molestie di cui alla presente legge. In caso di controversie legate all'irrogazione di sanzioni disciplinari, o a demansionamenti, licenziamenti, mutamenti del luogo di lavoro o sottoposizione del lavoratore o della lavoratrice ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, successivi alla testimonianza o alle sommarie informazioni rese, spetta al datore e alle datrici di lavoro dimostrare che tali misure siano fondate su ragioni estranee alla testimonianza o alle sommarie informazioni stesse. Le tutele di cui al presente comma non sono garantite nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del testimone per il reato di falsa testimonianza o dell'informatore per il reato di false informazioni al pubblico ministero ovvero l'infondatezza nel merito della segnalazione, della denuncia o dell'azione giudiziaria per cui si è resa la sua testimonianza o le sommarie informazioni. 9 (Responsabilità disciplinare e pubblicità del provvedimento del giudice) 1 Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nei confronti di coloro che pongono in essere la violenza o le molestie di cui all'articolo 3 della presente legge o che sono oggetto di ammonimento ai sensi dell'articolo 10 della presente legge è disposta, da parte del datore o della datrice di lavoro, pubblico o privato, una sanzione disciplinare stabilita in sede di contrattazione collettiva. 2 Nel caso di violazione del comma 1 il giudice, nel provvedimento con cui liquida la sanzione civile di cui all'articolo 7, commi 2 e 3, della presente legge, aumenta di un terzo la sanzione in concreto applicata nei confronti del datore o della datrice di lavoro, pubblico o privato, convenuti in giudizio e accertati quali responsabili della violenza o delle molestie. 3 Su richiesta della parte interessata, il giudice dispone che del provvedimento di accoglimento o di rigetto adottato ai sensi dell'articolo 6 sia data informazione, a cura del datore o della datrice di lavoro o del committente, mediante comunicazione scritta a tutti i lavoratori e alle lavoratrici dello stesso datore o della stessa datrice di lavoro o del committente, omettendo il nominativo della persona che ha denunciato la violenza o le molestie. 4 Quando accoglie la domanda proposta, il giudice può ordinare la pubblicazione del provvedimento, a spese del convenuto soccombente, su due quotidiani a diffusione nazionale, omettendo il nominativo della vittima della violenza o delle molestie. 10 (Disposizioni amministrative) 1 Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612- bis del codice penale, la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando la richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore. 2 Il questore, assunte se necessario le informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l'ammonimento e al soggetto ammonito ed è comunicato al datore o alla datrice di lavoro, al Comitato unico di garanzia di cui all'articolo 57 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al responsabile per la sicurezza aziendale e alle organizzazioni sindacali aziendali per i provvedimenti e le iniziative di competenza. Il questore adotta i provvedimenti in materia di armi e munizioni. La pena per il delitto di cui all'articolo 612- bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo. La sanzione civile prevista dall'articolo 7, commi 2 e 3, della presente legge è aumentata di un terzo se posta in essere da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo. 3 Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612- bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo. 4 Alle persone informate dei fatti sentite dal questore ai fini del procedimento di ammonimento si applicano le disposizioni di cui all'articolo 8, comma 2. 11 (Ispettorato del lavoro. Consigliere e consiglieri di parità) 1 I compiti, le funzioni e le attività di vigilanza, ispezione, prevenzione, protezione e conciliazione affidati agli Ispettorati del lavoro ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, sono estesi in quanto compatibili anche all'osservanza e all'applicazione delle disposizioni di cui alla presente legge.