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il Governo ha l'obbligo di attivarsi tutelando i nostri agricoltori, anello debole della filiera dove troppo spesso a comandare sono i grandi produttori di pasta e i grandi commercianti di cereali, secondo i quali "si ha la necessità di importare grano duro dall'estero perché la produzione italiana non soddisfa la domanda"; viene da chiedersi se si possa essere certi che il grano duro siciliano non verrà miscelato o peggio ancora sostituito, con ulteriori altri carichi e altri sbarchi di navi, con il grano estero, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti descritti, quali misure siano state sinora assunte a tutela degli agricoltori siciliani e se non intenda fornire risposte circa l'arrivo sulle coste italiane di navi con grano estero, chiarendo la provenienza e le relative misure di certificazione della qualità dei prodotti che vengono importati in Italia. Atto n. 4-03546 PAPATHEU Al Ministro dell'istruzione Premesso che: nell'ambito delle misure assunte dal Governo nell'ambito del contrasto alla diffusione dell'emergenza coronavirus, è stata disposta la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, con l'avvio di lezioni effettuato con modalità DAD (didattica a distanza) che proseguiranno sino all'ormai imminente conclusione dell'anno scolastico 2019/2020; nonostante l'attenuarsi della criticità sanitarie, e la conseguente riapertura in atto per quanto concerne tutte le attività pubbliche e private nel Paese, le scuole rimangono chiuse e non si ha al momento nessuna certezza su tempi e modalità in cui verrà posta in essere la ripresa della normale attività scolastica nei vari plessi; se la decisione di prorogare la chiusura delle scuole alle residue ultime settimane del corrente anno scolastico può essere giustificabile al fine di una prudenziale interpretazione degli sviluppi della situazione, a tutela dei bambini e di tutti gli studenti, appare incomprensibile l'inesistenza di date e relative previsioni per una possibile riapertura anche nell'anno scolastico che inizierà a settembre; ripartono attività frequentate dai bambini, come le piscine e le palestre, ma sulla scuola non si ha alcuna certezza; oltretutto non può che suscitare perplessità l'altrettanto incerta situazione concernente l'esame di maturità, sul quale permangono molteplici punti interrogativi su come verrà effettuato in presenza, circa cioè le regole e le distanze; al contrario gli esami di terza media si faranno solo on line con una scelta esattamente opposta; non si può non evidenziare con preoccupazione come particolari disagi stiano interessando, inoltre, gli studenti diversamente abili, che hanno portato di recente all'appello di una madre al Ministro in indirizzo nel quale si chiede: "Bocciate mia figlia affetta da autismo, con la didattica a distanza non è pronta per le superiori"; il caso riguardava una bambina di 15 anni, di terza media, che dovrebbe iniziare a settembre il percorso delle superiori, ma che secondo questa madre non sarebbe pronta. "Dal 5 marzo ogni rapporto e ogni relazione per mia figlia si è interrotta. Come può affrontare una scuola superiore? Le leggi non possono ignorare i singoli casi di studenti con disabilità per i quali il percorso in presenza risulta insostituibile. Per mia figlia la promozione equivarrà a una sostanziale bocciatura", sottolinea la donna; nel complesso si ravvisa una situazione confusa che genera un vulnus nel sistema sociale e culturale del Paese e l'assenza di chiarezza sulle linee guida, in un settore strategico per il Paese che necessiterebbe di una pianificazione delle scelte, con un Governo che sta "navigando a vista"; il virus è un fattore di cui tenere conto ma non può rappresentare la scusa per mascherare l'inadeguatezza nella gestione dell'emergenza; occorre pertanto affrontare la questione educativa e dare risposte certe e immediate su come si articolerà l'anno scolastico 2020/2021 per milioni di studenti che a settembre (si spera) torneranno in classe insieme agli insegnanti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire tempi e modalità in cui ripartirà il nuovo anno scolastico; quali siano le misure previste per il necessario ritorno in aula degli studenti; se non intenda assumere idonee azioni atte alla tutela degli studenti diversamente abili. Atto n. 4-03547 PAPATHEU MALLEGNI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: la tassa di soggiorno è stata introdotta nell'ambito del federalismo fiscale municipale con il decreto legislativo n. 23 del 2011: è stato stabilito che i Comuni possono decidere una tassazione per i turisti che pernottano nel territorio cittadino; negli anni la tassa di soggiorno o tassa turistica, istituita per la promozione del territorio e per sostenere, quindi, il turismo, è diventata (anche in termini impropri evidenziati dalla Corte dei conti) un'entrata che consente ai Comuni italiani di far quadrare i rispettivi bilanci. Tale quantum sarà quest'anno in gran parte ridotto dalla crisi sanitaria ed economica determinata dall'emergenza COVID-19, a seguito della quale sono state chiuse le frontiere tra l'Italia e l'estero e anche in caso di riapertura si avrà nei prossimi mesi un minor gettito da questa imposta; il "decreto rilancio", decreto-legge n. 34 del 2020, recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", prevede, a tal proposito, all'art. 180 il "ristoro ai Comuni per la riduzione di gettito dell'imposta di soggiorno e altre disposizioni in materia", e nello specifico si afferma: "Nell'anno 2020 è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un Fondo, con una dotazione di 100 milioni di euro, per il ristoro parziale dei comuni a fronte delle minori entrate derivanti dalla mancata riscossione dell'imposta di soggiorno o del contributo di sbarco di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, nonché del contributo di soggiorno di cui all'articolo 14, comma 16, lettera e) , del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in conseguenza dell'adozione delle misure di contenimento del COVID-19"; ad oggi, tuttavia, in Italia sono 997 i Comuni dove si paga la tassa di soggiorno (ai quali se ne aggiungono altri 23 che invece applicano la tassa di sbarco) che introitano, stando alle risultanze dell'anno 2019, un gettito complessivo di 600 milioni di euro all'anno, di gran lunga superiore alla dotazione prevista nel decreto rilancio: basti pensare che Roma che da sola incassa 130 milioni di euro (il 27,7 per cento del totale), una cifra superiore all'intero ammontare inserito nel decreto-legge; se a Roma si aggiunge quanto percepito dalle municipalità di Milano, Venezia e Firenze si arriva con soli quattro Comuni al 58 per cento del gettito totale nazionale;