[pronunce]

Queste stesse disposizioni violerebbero altresì il principio fondamentale secondo cui spetta all'Autorità per l'energia elettrica e il gas determinare i livelli di qualità della prestazione garantita all'utente, principio espresso dalla norma interposta di cui all'art. 2, comma 12, lettera h), della legge n. 481 del 1995 (Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità). 5.1. – La questione concernente la violazione del principio concessorio è fondata limitatamente all'attività di distribuzione dell'energia. La disposizione impugnata, infatti, è formulata in termini così ampi da consentire alle amministrazioni locali di disciplinare in forma esclusiva il servizio di distribuzione energetica mediante il contratto di servizio, che viene in tal modo non ad accedere alla concessione ma a sostituirla, quale necessario titolo di conferimento dello stesso. Vige, invece, nell'ordinamento il principio fondamentale, espresso ora dall'art. 1, comma 2, lettera c), della legge n. 239 del 2004, secondo cui l'attività distributiva dell'energia è attribuita «in concessione», principio che non è stato scalfito nel passaggio dal d.lgs. n. 79 del 1999 (Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica) (art. 1) a tale testo normativo, pur a fronte del rafforzamento delle competenze regionali, assicurato, in sede di definizione dei criteri generali per le nuove concessioni, dalla necessità della previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali) (art. 1, comma 8, numero 7 della legge n. 239 del 2004, nel testo risultante a seguito della sentenza di questa Corte n. 383 del 2005). Tanto più appare illegittimo il comma 5 della disposizione impugnata, che prevede la possibilità dell'esercizio diretto del servizio, senza espressa menzione del necessario titolo di concessione. Quanto detto si riferisce al servizio di distribuzione, mentre le censure sollevate dal ricorso non possono ritenersi riferite al “servizio di approvvigionamento”, di cui all'art. 1, comma 2, lettera b), della legge n. 239 del 2004, quale che sia la natura ed il contenuto di tale servizio. 6. – Il ricorrente censura l'art. 29 della legge impugnata, nella parte in cui consente di incidere sul regime delle concessioni di distribuzione di energia in vigore, integrandone o sostituendone i «disciplinari», ovvero formulando indicazioni vincolanti per il concessionario, poiché violerebbe il principio fondamentale espresso dalle norme interposte di cui all'art. 1, comma 2, lettera c), e comma 8, lettera a), numero 1, della legge n. 239 del 2004, secondo il quale la concessione di distribuzione dell'energia elettrica ha carattere nazionale. 6.1. – La questione è fondata. L'art. 1, comma 33, della legge n. 239 del 2004 prevede espressamente che «sono fatte salve le concessioni di distribuzione dell'energia elettrica in essere, ivi compresa, per quanto riguarda l'attività di distribuzione, la concessione di cui all'art. 14, comma 1, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359», riservando al Ministro delle attività produttive il potere di «proporre modifiche e variazioni delle clausole contenute nelle relative convenzioni». Questa Corte, con la sentenza n. 383 del 2005, ha dichiarato la infondatezza di alcuni rilievi di costituzionalità sollevati dalla Regione Toscana avverso tale disposizione, rilevando come si tratti «di una norma transitoria relativa alla mera gestione della fase di passaggio dal precedente regime all'attuale», che mira a garantire «la certezza dei rapporti giuridici già instaurati dai concessionari dell'attività di distribuzione dell'energia» e che, comunque, si riferisce a concessioni di distribuzione di energia elettrica «relative ad ambiti territoriali largamente eccedenti quelli delle singole Regioni». Per le medesime ragioni, deve ritenersi precluso alla normativa regionale di incidere sul regime delle concessioni statali di distribuzione già rilasciate, contraddicendo il principio fondamentale accolto dalla legislazione dello Stato circa la salvezza dei titoli concessori «in essere», ferma rimanendo, ovviamente, l'eventuale procedura di revisione delle convenzioni, facente capo al Ministro delle attività produttive e prevista dalla legislazione statale. 7. – Il ricorrente censura l'art. 32 della legge impugnata, il quale prevede che i contratti ed i disciplinari di cui agli articoli 28 e 29 siano stipulati anche a favore dei consumatori, poiché violerebbe il principio fondamentale espresso dalle norme interposte di cui all'art. 1, comma 2, lettera c), e comma 8, lettera a), numero. 1, della legge 23 agosto 2004, n. 239, secondo il quale la concessione di distribuzione dell'energia elettrica ha carattere nazionale. La questione è fondata per l'assorbente motivo che la norma impugnata poggia esclusivamente su disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime dalla presente sentenza. 8. – Il ricorrente censura l'art. 30, comma 1, della legge impugnata, nella parte in cui consente di attribuire la qualifica di «cliente idoneo» ad ogni cliente finale, a partire dal 1° gennaio 2006, dal momento che questa disposizione violerebbe l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto sarebbe in contrasto con il principio fondamentale espresso dall'art. 14, comma 5-quinquies, del d.lgs. n. 79 del 1999, il quale – in attuazione della direttiva 2003/54/CE – fissa, ai fini della attribuzione della predetta qualifica, la data al 1° luglio 2007; la disposizione violerebbe, inoltre, l'art. 117, primo comma, poiché confliggerebbe con la normativa comunitaria in materia. A loro volta, i commi 3 e 4 dell'art. 30 sono censurati sulla base dell'art. 117, secondo comma, lettera e), in quanto, fissando le modalità della prestazione del servizio, inciderebbero sulla struttura del mercato e sul suo carattere concorrenziale. 8.1. – La questione relativa al comma 1 dell'art. 30 è fondata. L'art. 14, comma 5-quinquies, del d.lgs. n. 79 del 1999 (comma aggiunto dal comma 30 dell'art. 1 della legge n. 239 del 2004) stabilisce che alla data del 1° luglio 2007 ogni cliente finale sia «cliente idoneo» (e cioè libero di acquistare energia elettrica dal fornitore di propria scelta); questo termine corrisponde al termine indicato dall'art. 21 della direttiva 2003/54/CE, affinché gli Stati membri provvedano in tal senso.