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Parlamentare per ben sette legislature, dal 1963 al 1992, di cui quattro vissute tra i banchi del Senato, Emanuele Macaluso fu sempre un politico concreto e dialogante, caratterizzato anche da una grande libertà di pensiero e da una visione moderna e riformatrice dell'impegno politico. Fu un uomo di partito apprezzato e stimato anche da chi non ne condivideva le idee. Direttore de «l'Unità» e di altri importanti quotidiani, fondatore di autorevoli riviste di opinione, editorialista di prestigiose testate nazionali, ogni suo articolo era una lezione di politica, di storia e di cultura. Persino durante questi drammatici mesi di pandemia, Emanuele Macaluso non ha mai smesso di interessarsi alle vicende politiche e sociali italiane, di analizzarle e commentarle con incredibile lucidità. Con Emanuele Macaluso ci lascia un autentico protagonista di due secoli di storia nazionale, una delle più incisive coscienze critiche nella costruzione della nostra democrazia e nel consolidamento dei suoi valori. In ricordo del senatore Emanuele Macaluso, invito l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, intervengo solo per aggiungere un omaggio molto sentito, affettuoso e deferente alla memoria di Emanuele Macaluso, una grandissima personalità di questi anni, della fine del Novecento e delle contrapposizioni ideologiche di quel secolo, e un attento osservatore della politica di oggi. Anche dall'alto di un'età veneranda, ha sempre dato giudizi particolarmente acuti, intelligenti e anticonformisti. Le sue odierne parole, signor Presidente del Senato, sono state la testimonianza migliore di quello che tutti noi pensiamo di Emanuele Macaluso. Mi consenta di aggiungere che lei ha interpretato anche quel profondo sentimento di nostalgia che avverto per una politica fatta di passione civile, di grandi cariche di idealità e di scontri, anche duri, ma su principi e valori ritenuti indisponibili. Emanuele Macaluso è stato questo e il fatto che al termine della sua vita, nel tracciare un bilancio sulla sua esistenza, sorvolando su tutte le sue autocritiche più severe, egli si sia voluto scrivere un epitaffio di questo tipo (che mi accingo a leggere) è la dimostrazione più emblematica del suo spessore morale: «Ho speso la mia vita» - scriveva Emanuele Macaluso - «per migliorare le condizioni dei più deboli e una vita spesa così è una vita spesa bene». (Applausi) . So che in questo momento, a nome del Gruppo per le Autonomie, chi vorrebbe commemorare Emanuele Macaluso è stato il suo grande amico, il suo compagno di mille battaglie politiche nel PCI e successivamente nella sinistra italiana: il presidente emerito Giorgio Napolitano. (Applausi) . A lui indirizzo un saluto deferente, perché queste due personalità assieme hanno scritto la storia non solo della sinistra italiana, ma della sua evoluzione. Macaluso ha lottato tra i contadini in Sicilia per i loro diritti; ha lavorato con Togliatti, con Berlinguer e poi con Occhetto nel senso di una direzione riformista per il Partito Comunista Italiano. Ha lavorato in modo anticonformista negli ultimi anni per dare senso alla direzione di marcia di una sinistra che, dopo la caduta del Muro di Berlino, stentava a trovare la via giusta, ma soprattutto si è sempre speso a favore dei diritti di tutti, anche dei suoi avversari politici. Consentitemi, proprio a tal proposito, di terminare leggendo quello che Emanuele Macaluso scriveva, a dimostrazione del suo anticonformismo e della sua libertà individuale rispetto ad un evento che ha segnato la sua generazione, il processo ad Andreotti. Macaluso scriveva: «Quello ad Andreotti e all'andreottismo doveva essere un processo fatto dalla politica, capace di avviare una seria riflessione sui fenomeni che hanno distorto e a volte inquinato la Prima Repubblica. Invece si è celebrato un lungo processo penale che ha trascinato cinquant'anni di storia politica nel chiuso di caserme e procure. Con la conseguenza che, alla fine della giostra, il sipario della prescrizione è calato non solo su Andreotti ma su tutta la Democrazia cristiana, da De Gasperi a Scelba, da Fanfani a Moro fino a Rumor. Un'ingiustizia. ». Emanuele Macaluso, con i suoi ottantanove anni, non si dava pace di questo e si sentiva in dovere morale di riportare sul piano della politica il giudizio che lo contrapponeva ai suoi avversari di prima, cioè alla Democrazia Cristiana, di cui era stato avversario, ma di cui ha sempre rifiutato ogni idea di criminalizzazione. Questo era lo scontro, colleghi (lo dico soprattutto ai più giovani), delle personalità di trenta o quarant'anni fa, che mai avrebbero pensato a scorciatoie di tipo giudiziario o a fatti di slealtà per contrapporsi gli uni agli altri in un dibattito che era invece animato da una grandissima passione civile. Per me Macaluso è stato un esempio, per me che mai ho militato nella sua parte politica, ma mi sento in questo senso di rivolgergli un ringraziamento, perché è stato veramente una personalità da cui soprattutto i più giovani, che si avviano alla politica, devono imparare molto. (Applausi) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, la ringrazio per le sue parole e ringrazio il presidente Casini per le parole che ha appena espresso. Con la morte di Emanuele Macaluso perdiamo un pezzo di storia riformista della sinistra italiana; perdiamo, come è stato già detto, uno spirito anticonformista, un migliorista. Perdiamo una persona che ha dato veramente tutta la sua vita alla politica, prima nel sindacato e nel giornalismo, poi come dirigente del Partito Comunista Italiano; un uomo appassionato e libero nelle sue lucide analisi politiche, fino all'ultimo giorno, fino all'ultimo momento. Ho riletto le ultime interviste che aveva rilasciato di recente; diceva che era difficile vivere in questi tempi di pandemia, che non aveva mai visto un Paese così. Lui, che aveva vissuto gli anni della guerra, i bombardamenti, gli anni del terrorismo, diceva che alla guerra e al terrorismo si può reagire; ma alla pandemia come possiamo reagire? Possiamo solo rimanere chiusi all'interno delle nostre case, separati dagli altri e costretti a combattere la paura restando soli. Questa cancellazione della vita sociale influirà su ognuno di noi, diceva. Come giustamente ha detto in questa recente intervista, sappiamo quanto stiamo soffrendo per questa situazione che ci toglie ogni vita relazionale, la vita sociale cui siamo abituati; ma quella solitudine e quel silenzio di cui Macaluso parlava nelle ultime interviste erano il contrario della sua vita politica, quella di una grande personalità che ha segnato la storia della politica e della sinistra italiana, una coscienza laica e critica. La sua vita e la sua cultura politica hanno accompagnato periodi difficilissimi della storia italiana, quando era difficile essere un migliorista, insieme al suo grande amico Giorgio Napolitano. Macaluso era un uomo scomodo, come è stato prima ricordato, ma era sempre attento e protettivo verso i giovani, verso le nuove generazioni, così come era severo con tutta la classe dirigente e politica attuale.