[pronunce]

che, in secondo luogo, quanto al profilo di diritto processuale, nel formulare il quesito di costituzionalità, il giudice a quo muove dal presupposto, implicito e non dimostrato, che la sentenza di non luogo a procedere per difetto di imputabilità, emessa nei confronti del minore di quattordici anni dal giudice per le indagini preliminari ai sensi dell'art. 26 del d.P.R. n. 448 del 1988 – sentenza con la quale sono state applicate in via provvisoria le misure di sicurezza di cui si discute nel caso di specie – non debba essere preceduta da alcun avviso all'interessato (o a chi legalmente lo rappresenta), né da una qualunque forma di contraddittorio; che il rimettente omette, tuttavia, di sperimentare preventivamente la praticabilità di una interpretazione diversa e conforme a Costituzione del quadro normativo; che, al riguardo, occorre infatti considerare che – come in più occasioni rilevato anche dalla giurisprudenza di legittimità – la sentenza di non luogo a procedere per difetto di imputabilità è idonea a produrre effetti pregiudizievoli per il minore, in quanto comporta l'accertamento del fatto e della sua commissione da parte dell'interessato: e ciò tanto più nel caso in cui il pubblico ministero abbia richiesto, ai sensi dell'art. 37, comma 1, del d.P.R. n. 448 del 1988, l'applicazione di una misura di sicurezza, la quale presuppone, per regola generale (art. 224 cod. pen.), che si accerti che il minore non imputabile abbia commesso il fatto, che non ricorrano cause di giustificazione e che sussista, altresì, il necessario coefficiente psicologico, visto nella particolare situazione del non imputabile; che la sentenza in questione è destinata, in ogni caso, ad essere iscritta, sia pure temporaneamente, nel casellario giudiziale (art. 3, comma 1, lettera f, del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313), potendo in tal modo formare oggetto di valutazione ai fini del giudizio sulla personalità del soggetto in eventuali successive vicende giudiziarie; che, pertanto, il minore infraquattordicenne ha interesse – morale e giuridico – a non vedersi prosciolto da un reato inesistente o che non ha commesso solo in ragione della sua giovanissima età; che, in questa prospettiva, si è, in particolare, sostenuto da una parte degli interpreti che, ai fini della pronuncia della sentenza di cui all'art. 26 del d.P.R. n. 448 del 1988 nella fase delle indagini preliminari, occorra il consenso del minore (almeno in presenza di una richiesta di applicazione provvisoria di misura di sicurezza): e ciò analogamente a quanto stabilito con riguardo alla possibile definizione del processo all'udienza preliminare dall'art. 32, comma 1, del medesimo decreto, nel nuovo testo introdotto dall'art. 22 della legge 1° marzo 2001, n. 63, con l'obbiettivo di adeguamento al principio e alle regole in tema di contraddittorio nella formazione della prova espressi dall'art. 111, quarto e quinto comma, Cost.; dovendosi notare – quanto alla disposizione del citato art. 32, comma 1 – che, pur a seguito della declaratoria di parziale incostituzionalità recata dalla sentenza n. 195 del 2002 di questa Corte, l'esigenza del previo consenso del minore resta applicabile in funzione della pronuncia delle sentenze di non luogo a procedere che presuppongano un accertamento di responsabilità; che, peraltro, anche da parte di coloro che non ritengono praticabile tale soluzione ermeneutica, si è comunque sottolineata l'esigenza di valutare se e quali strumenti offra il sistema processuale per assicurare al minore e a chi legalmente lo rappresenta la possibilità di interloquire preventivamente in vista della pronuncia in parola; che, a tal riguardo, la più recente giurisprudenza di legittimità ha, in effetti, specificamente affermato che la finalità perseguita dal legislatore con la previsione dell'art. 26 del d.P.R. n. 448 del 1988 – quella, cioè, di assicurare la rapida uscita del minore infraquattordicenne dal procedimento, in modo da sottrarlo all'effetto stigmatizzante e traumatizzante che esso comporta – non può travalicare l'interesse difensivo del minore stesso e, dunque, non esclude, ma implica la necessità di adottare «un'interpretazione adeguatrice ai principi del giusto processo, al fine di evitare che sia emessa una pronuncia virtualmente pregiudizievole in quanto non pienamente liberatoria» (Cassazione, 22 maggio 2008, n. 23612); che siffatta interpretazione adeguatrice – non perscrutata dal giudice a quo – oltre a travolgere, nel merito, tutte le censure di ordine processuale dal medesimo formulate, inciderebbe, prima ancora, sulla rilevanza della questione o, quanto meno, sulla adeguatezza della motivazione in ordine alla stessa; che nella prospettiva ermeneutica dianzi indicata, infatti, spetterebbe al giudice a quo appurare se l'eventuale vizio di nullità della sentenza di non luogo a procedere applicativa della misura di sicurezza – in quanto emessa, nel caso di specie, senza alcuna forma di contraddittorio – si riverberi in senso preclusivo sul procedimento di verifica della pericolosità previsto dall'art. 38 del d.P.R. n. 448 del 1988 – che in detta sentenza trova il suo necessario presupposto – privando così di rilievo anche le censure relative ai profili sostanziali della disciplina; che, per costante giurisprudenza di questa Corte, la mancata verifica preliminare da parte del giudice rimettente, nell'esercizio dei poteri ermeneutici riconosciutigli dalla legge, della praticabilità di una soluzione interpretativa diversa da quella posta a base dei dubbi di costituzionalità ipotizzati, e tale da determinare il superamento di tali dubbi, o da renderli comunque non rilevanti nel caso di specie, comporta l'inammissibilità della questione sollevata (ex plurimis, sentenza n. 192 del 2007; ordinanze n. 193 del 2008 e n. 409 del 2007); che sotto entrambi i profili evidenziati la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 206 e 224 del codice penale e degli artt. 37 e 38 del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di minorenni), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, 24, 31 e 111 della Costituzione, dal Tribunale per i minorenni di Sassari con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 aprile 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 aprile 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA