[pronunce]

la ratio della previsione della incompatibilità fra le cariche di consigliere regionale e di vice Sindaco o assessore comunale risiederebbe nel potenziale conflitto di interessi tra le due cariche medesime, ma nel nuovo ordinamento costituzionale tale conflitto di interessi dovrebbe escludersi, essendo irragionevole una normativa che, in contrasto col nuovo assetto dei poteri autonomi di Comuni, Province, Città metropolitane e - soprattutto - Regioni, impedisse in radice, con la incompatibilità, una forma di partecipazione di amministratori comunali all'esercizio delle potestà regionali; che nel proprio atto di intervento il Presidente del Consiglio dei ministri ha concluso per il rigetto dei dubbi di legittimità costituzionale, sul rilievo che il novellato art. 122 della Costituzione non precluderebbe l'applicazione della normativa statale vigente là dove la Regione non abbia ancora esercitato la propria potestà legislativa; e perché non sussisterebbe il denunciato vizio di eccesso di delega riguardante l'art. 65 del d.lgs. n. 267 del 2000, dato che la norma si riferirebbe esclusivamente all'ordinamento degli enti locali. Considerato che le sopravvenute dimissioni di Enrico Gasbarra dalla carica di consigliere regionale - a prescindere dalla idoneità delle stesse a rimuovere la denunciata situazione di incompatibilità - non impongono la restituzione degli atti al Tribunale remittente, giacché il giudizio di legittimità costituzionale, una volta iniziato in seguito ad ordinanza di rinvio del giudice a quo, non è suscettibile di essere influenzato da successive vicende di fatto concernenti il rapporto dedotto nel processo che lo ha occasionato (cfr. ordinanza n. 383 del 2002); che questa Corte ha già esaminato identiche questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal medesimo remittente, dichiarando, con l'ordinanza n. 383 del 2002, manifestamente inammissibile per irrilevanza la questione avente ad oggetto l'art. 65 del decreto legislativo n. 267 del 2000 e manifestamente infondata quella concernente l'art. 4 della legge n. 154 del 1981; che, infatti, con riguardo alla prima questione, la Corte ha osservato che la norma del testo unico sull'ordinamento degli enti locali si riferisce alle cause ostative alla carica di Sindaco o di assessore di un Comune compreso nel territorio della Regione, nonché di presidente della Provincia o di assessore provinciale, mentre nel giudizio a quo si controverte di una causa di incompatibilità alla carica di consigliere regionale, ipotesi che continua ad essere disciplinata dall'art. 4 della legge n. 154 del 1981, considerato che l'art. 274, comma 1, lettera l, del citato testo unico, nel disporre l'abrogazione di quest'ultima legge, fa espressamente salve "le disposizioni ivi previste per i consiglieri regionali"; che, in riferimento al dubbio di legittimità costituzionale avente ad oggetto l'art. 4 della legge n. 154 del 1981, nel quale il remittente ritiene non implausibilmente contemplata anche la carica di vice Sindaco, la citata ordinanza n. 383 del 2002 ha rilevato che il nuovo testo dell'art. 122 della Costituzione, come sostituito dalla legge costituzionale n. 1 del 1999 - che riserva alla Regione la competenza legislativa in materia, tra l'altro, di incompatibilità dei consiglieri regionali (con il rispetto dei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica) - dà luogo solo a nuove e diverse possibilità di intervento legislativo della Regione, senza che però venga meno, nel frattempo, in forza del principio di continuità, l'efficacia della normativa statale preesistente conforme al quadro costituzionale in vigore all'epoca della sua emanazione; che, non essendo stati prospettati profili od argomenti nuovi rispetto a quelli già scrutinati dalla Corte, le questioni sollevate devono essere dichiarate, rispettivamente, manifestamente inammissibile e manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara: a) la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 65 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), sollevata, in riferimento agli articoli 5, 76, 122 e 123 della Costituzione, dal Tribunale di Roma con l'ordinanza indicata in epigrafe; b) la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), sollevata, in riferimento agli articoli 5, 122 e 123 della Costituzione, dal Tribunale di Roma con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 luglio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Valerio ONIDA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA