[pronunce]

4.3.- Infine, sotto altra prospettiva, il Tribunale di Padova dubita che la mancata considerazione dell'incapacità naturale nel processo civile sia conforme tanto all'art. 32 Cost., posto che «la tutela del diritto alla salute dovrebbe avere riflessi anche in ambito processuale», quanto all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione agli artt. 1 e 13 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, che ascrivono l'accesso effettivo alla giustizia al novero dei diritti spettanti a tali persone. 5.- Con atto depositato il 16 dicembre 2022, si è costituito l'INPS, parte del giudizio a quo, il quale ha anzitutto eccepito un difetto di rilevanza delle questioni sollevate, giacché «le ragioni di tutela del soggetto fragile, perché incapace naturale, avrebbero dovuto e potuto trovare composizione all'interno del procedimento per ATP [accertamento tecnico preventivo]». L'INPS ha osservato inoltre che le medesime questioni sono state già decise da questa Corte, che le ha sempre dichiarate non fondate. Simile circostanza, unita all'assenza di nuovi profili di presunta illegittimità costituzionale, dovrebbe condurre a una pronuncia di inammissibilità o comunque di non fondatezza, eventualmente anche manifesta. 6.- In data 19 dicembre 2022, è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili o non fondate. L'interveniente ha eccepito l'inammissibilità delle questioni sollevate, in quanto già «ripetutamente delibat[e] e ritenut[e] infondat[e] dalla giurisprudenza costituzionale». Inoltre, dopo aver ripercorso la giurisprudenza costituzionale e di legittimità in materia, l'Avvocatura generale dello Stato ha sottolineato l'esistenza, nell'ordinamento, di rimedi più che adeguati vòlti a proteggere l'incapace, anche nel corso di un giudizio che lo riguarda. Questo renderebbe insussistente la asserita violazione sia dei parametri costituzionali relativi al processo - costituiti dagli artt. 24, 111, commi primo e secondo, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6 CEDU e agli artt. 1 e 13 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità - sia del diritto alla salute, sancito dall'art. 32 Cost. Quanto alla denunciata violazione dell'art. 3 Cost., per la diversità di trattamento che sarebbe riservata, all'indomani della sentenza di questa Corte n. 220 del 1986, alla persona incapace rispetto alla persona scomparsa, l'interveniente ha rilevato la disomogeneità delle due situazioni, che basterebbe a giustificare il loro differente regime. 7.- Con memoria integrativa del 19 aprile 2023, l'INPS ha reiterato le proprie eccezioni di inammissibilità e di non fondatezza delle questioni sottoposte a questa Corte. 8.- Nell'udienza del 23 maggio 2023, la difesa dell'INPS e l'Avvocatura generale dello Stato hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate negli scritti difensivi.1.- Con ordinanza del 10 ottobre 2022, iscritta al n. 139 del registro ordinanze 2022, il Tribunale ordinario di Padova, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 75, commi primo e secondo, e 300 cod. proc. civ. , nella parte in cui non consentono al giudice, qualora abbia seri e fondati dubbi che la parte persona fisica abbia conferito la procura alle liti in una condizione di incapacità naturale, di disporre l'interruzione del processo e di segnalare il caso al pubblico ministero, affinché promuova il giudizio per la nomina di un amministratore di sostegno o i procedimenti per l'interdizione o per l'inabilitazione. Il rimettente ritiene che le norme censurate contrastino con gli artt. 3, 24, 32, 111, commi primo e secondo, nonché 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6 CEDU e agli artt. 1 e 13 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. 2.- Il giudice a quo riferisce che in un giudizio ex art. 445-bis cod. proc. civ. , introdotto da E. P. al fine di far verificare la sussistenza delle condizioni sanitarie idonee a legittimare il suo diritto all'indennità di accompagnamento, l'INPS ha eccepito l'incapacità del ricorrente a provvedere ai propri interessi e ha ritenuto che, per tale ragione, fosse privo della capacità processuale. Il giudice rimettente riconosce che, secondo il diritto vivente, l'incapacità naturale della parte di un giudizio civile non comporta l'assenza di capacità processuale, né impone la sospensione o l'interruzione del processo. Nondimeno, il Tribunale di Padova sostiene che tale disciplina vìoli i parametri costituzionali sopra indicati e che le questioni di legittimità costituzionale sollevate siano rilevanti e non manifestamente infondate. 2.1.- In particolare, il giudice a quo ritiene che l'omessa previsione nelle norme censurate di un meccanismo interruttivo del processo determinerebbe in danno all'incapace: una compressione del suo diritto di difesa (artt. 3 e 24 Cost.); una lesione dei principi del giusto processo e di un giudizio ad armi pari, delineati dall'art. 111, commi primo e secondo, Cost.; una violazione, per il tramite dell'art. 117, primo comma, Cost., sempre del diritto di difesa e del diritto a un giusto processo, desumibili dall'art. 6 CEDU, nonché una compromissione del diritto a un accesso effettivo alla giustizia, di cui agli artt. 1 e 13 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità; un vulnus al diritto alla salute dell'incapace di intendere o di volere (art. 32 Cost.); e, infine, una irragionevole disparità di trattamento, in contrasto con l'art. 3 Cost., rispetto alla tutela del soggetto scomparso. 3.- Sia la difesa dell'INPS, parte del giudizio a quo, sia l'Avvocatura generale dello Stato hanno chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili o non fondate. 4.- In particolare, l'INPS ha eccepito il difetto di rilevanza sul presupposto che «le ragioni di tutela del soggetto fragile, perché incapace naturale, avrebbero dovuto e potuto trovare composizione all'interno del procedimento per ATP». A tal riguardo, ha rilevato che la conseguenza dell'incapacità di intendere o di volere della parte nel rilasciare la procura è la mera annullabilità dell'atto, ove risulti anche il grave pregiudizio per l'autore. Diversamente, solo nel caso di interdizione o di inabilitazione, il contratto di mandato si estinguerebbe ai sensi dell'art. 1722 del codice civile. 5.- L'eccezione non è fondata. In disparte la possibilità di far valere i rimedi civilistici applicabili alla procura, in quanto atto unilaterale, nonché al contratto di mandato, ai sensi dell'art. 428, commi primo e secondo, cod. civ.