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In particolare, la pena è aumentata (fino ad un terzo) se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona la quale è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. Il delitto è punito a querela della persona offesa e il termine per proporre la querela è di sei mesi, in considerazione della difficoltà della vittima di tali reati di agire nei confronti del soggetto attivo. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'articolo 612, secondo comma, del codice penale. L'articolo 2 prevede l'istituzione di un corso di formazione in tema di prospettiva di genere finalizzato a sensibilizzare il personale delle Forze armate di ogni livello e grado (comma 1). La definizione delle modalità per l'istituzione e la partecipazione al corso è demandata ad un successivo decreto del Ministro della difesa, da adottarsi - entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge - di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentito il Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. L'articolo 3 reca infine la clausola di invarianza finanziaria. Nell'affrontare le questioni giuridiche sollecitate dai testi, il relatore Grasso dichiara che sarebbe opportuno equiparare il sistema sanzionatorio previsto dal codice penale alle corrispondenti fattispecie da introdurre nel codice penale militare. Nei due disegni di legge a volte si prevede la reclusione comune,a volte quella militare. Occorre scegliere quale delle due è più consona. È poi sconsigliabile inserire il riferimento al "luogo militare" poiché le fattispecie di reati sessuali possono ben ricorrere (e anzi sovente ricorrono) al di fuori dei luoghi militari. Sebbene il concetto penale militare di "luogo militare" si estenda a tutte le situazioni in cui anche all'esterno del reparto si svolgano i servizi militari, le condotte di violenza e di prevaricazione possono verificarsi, e si verificano (come la pratica giudiziaria dimostra), in situazioni che prescindono dal servizio, allorquando ci si trova a diporto, o in locali di svago o entro le mura domestiche o di amici o conoscenti. Dunque, nelle norme si dovrebbe omettere ogni riferimento al luogo militare, dando invece rilevanza al soggetto attivo e passivo delle condotte poste in essere, entrambi militari. Come l'esperienza giudiziaria di questi ultimi quarant'anni ha evidenziato, occorre prevedere anche la necessità di norme di diritto umanitario a protezione delle persone deboli e dei civili in contesti operativi di conflitti armati o comunque di operazioni militari armate all'estero (qualunque sia la cornice funzionale: peace keeping , peace building ecc.). Pertanto, occorrerebbe prevedere una specifica norma che disponga la applicazione di tali norme incriminatrici anche nel caso di violazioni commesse da militari nel corso di operazioni militari armate all'estero nei confronti di popolazione civile o comunque di soggetti non appartenenti alle Forze armate italiane o di altri Paesi, anche qualora si applichi il codice penale militare di pace. Inoltre, occorrerebbe prevedere una specifica aggravante (per la violenza sessuale e la violenza sessuale di gruppo) nel caso i fatti di violenza sessuale siano commessi all'estero o nel corso di operazioni militari armate all'estero. Da più parti, nel corso degli anni, si è poi avanzata la proposta di rivedere la ammissibilità della querela nell'ambito del diritto penale militare. Sul tema, la sentenza n. 42 del 16 marzo 1975 della Corte costituzionale non è mai stata superata, anzi nella sua scia la giurisprudenza costituzionale degli anni successivi è stata costante (ordinanze Corte Cost. 25 febbraio 1988 e 12 novembre 1987; sentenza 18 giugno 1982, n. 114; ordinanze 25 giugno 1981 e 10 maggio 1978; sentenza 22 luglio 1976, n. 189). In essa la Corte ebbe a sancire il principio che il reato militare contiene sempre una lesione di un interesse pubblico rilevante, giacché nei reati militari è sempre insita un'offesa al servizio e alla disciplina (che sono interessi pubblici qualificati e di peculiare valore in ambito militare). Pertanto, la non omogeneità fra gli istituti della querela e della richiesta di procedimento giustificano la sussistenza esclusiva della seconda e la improponibilità della prima. Seppure in prima battuta potrebbe apparire migliore la soluzione riformatrice che vedesse inserita la querela nel diritto penale militare, anche a tutela del militare, forse alcune considerazioni potrebbero far ritenere più esatto il contrario. Da un lato, infatti, la valutazione, ai fini della procedibilità, del fatto da parte del comandante di corpo che ne viene comunque a conoscenza, potrebbe evitare al militare (sia donna che uomo)  spesso in stato di inferiorità psicologica nei confronti dell'oppressore e del superiore che eserciti le indebite pressioni o molestie  di non rappresentare le violenze subìte proprio perché in condizioni di menomazione psicologica. Inoltre, sempre come la pratica e la casistica insegnano, il filtro del comandante di corpo potrebbe svolgere anche un ruolo importante per dirimere in sede disciplinare quelle vicende poco chiare nelle quali la denuncia del militare potrebbe non essere genuina ma dissimulare interessi personali volti ad ottenere vantaggi concreti sfruttando la ambiguità di relazioni sul luogo di servizio non sempre facilmente definibili; ovvero per chiarire quei casi in cui la esagerata rappresentazione di situazioni, pur traendo origine da rapporti gerarchici non consoni fra militari magari per eccesso di confidenza, non trascendono al livello di molestia o violenza. In definitiva, fermo restando che la tutela penale risulta assicurata in tutti i casi gravi attraverso la perseguibilità di ufficio, appare maggiormente indicato al caso il mantenimento del prudente filtro della richiesta di procedimento del comandante di corpo. Eventualmente potrebbe inserirsi una norma che imponga al comandante di corpo di tenere conto della segnalazione dell'offeso, disponendo concreti accertamenti tra i quali sia obbligatorio ascoltare a verbale la persona offesa ed acquisirne le volontà di un'azione punitiva. Il problema della querela, del resto, si pone solo per il reato di molestie sessuali introdotto dal disegno di legge della senatrice Maiorino, che punisce con la reclusione fino a sei mesi il militare che pone in essere, con il dissenso anche non espresso di altro militare, atti, espressioni verbali, gesti a connotazione sessuale o qualsiasi forma di discriminazione basata sul sesso, in modo da offenderne l'onore e la dignità. Il reato è punibile anche a querela della persona offesa. Se si adottasse come testo base il disegno di legge Maiorino, sarebbe tuttavia poco opportuno introdurre una fattispecie che non trova diretto riscontro nel codice penale. Il diritto penale italiano non prevede infatti attualmente per le molestie sessuali una fattispecie ad hoc.