[pronunce]

Il rimettente riferisce che alcuni tribunali amministrativi regionali (TAR per il Friuli Venezia Giulia, sentenza n. 450 del 2014, e TAR per la Lombardia, sentenza n. 1168 del 2014), pronunciandosi su identiche questioni, avevano riconosciuto il beneficio richiesto; nondimeno, il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5172 del 2014, che costituirebbe attualmente il diritto vivente in materia, ha affermato che l'interpretazione corretta dell'articolo unico della legge n. 1746 del 1962 limiterebbe il beneficio della supervalutazione solamente alle campagne di guerra svoltesi negli anni 1940-1945. Per tali motivi, il giudice a quo solleva d'ufficio la questione di costituzionalità dell'articolo unico della legge n. 1746 del 1962, così come interpretato dal Consiglio di Stato nella predetta decisione, e cioè in quanto esso si riferirebbe unicamente al beneficio previsto per le campagne di guerra della seconda guerra mondiale. A suo avviso l'attività svolta dai militari italiani per conto dell'ONU nelle cosiddette missioni di pace o equiparate si dovrebbe considerare, per le concrete modalità ed i rischi anche mortali, equivalente ad una campagna di guerra vera e propria, anche se le finalità siano ovviamente quelle di mantenere o di ripristinare la pace. Pertanto, la limitazione dei benefici previsti espressamente dalla disposizione impugnata alle sole attività belliche della seconda guerra mondiale costituirebbe una disparità di trattamento di situazioni sostanzialmente identiche e quindi violerebbe il principio di eguaglianza sostanziale di cui all'art. 3 Cost. 2.- Anche il TAR per l'Abruzzo, sezione staccata di Pescara, con ordinanza iscritta al n. 35 del reg. ord. 2016, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo unico della legge n. 1746 del 1962 in riferimento all'art. 3 Cost. . Il giudice a quo espone che i ricorrenti hanno chiesto l'accertamento del loro diritto alla supervalutazione con riferimento al periodo di servizio svolto per conto dell'ONU ed, in via subordinata, hanno eccepito l'incostituzionalità dei limiti applicativi della medesima norma in riferimento agli artt. 3 e 76 Cost. Il TAR riferisce che i ricorrenti sono stati impiegati dall'ONU, in zone operative, per periodi pari o superiori a tre mesi e chiedono l'applicazione, nei loro confronti, dell'articolo unico della legge n. 1746 del 1962, che estende al personale militare, in servizio per conto dell'ONU in località operative, i benefici combattentistici previsti dagli artt. 15 e 24 del d.P.R. n. 1032 del 1973, dall'art. 18 del d.P.R. n. 1092 del 1973, dall'art. 3 della legge n. 360 del 1990, dall'art. 5 del d.lgs. n.165 del 1997 e dall'art. 1, comma 99 della legge n. 662 del 1996. Nondimeno, prosegue il rimettente, tali benefici non sarebbero applicabili ai ricorrenti in quanto la legge n. 1746 del 1962 riguarderebbe solamente coloro che hanno partecipato alle campagne di guerra nel periodo 11 giugno 1940 - 08 maggio 1945, mentre le missioni svolte per conto dell'ONU non sarebbero tali. Il TAR per l'Abruzzo espone che la pretesa non potrebbe essere accolta stante la puntuale previsione del beneficio per le sole «campagne di guerra», cui il legislatore non avrebbe mai equiparato le missioni per conto dell'ONU, che non avrebbero carattere bellico ed operano in tempo di pace. Difetterebbe in proposito lo «stato di guerra» che è una dichiarazione rientrante nelle prerogative del Capo dello Stato (a mente dell'art. 87, nono comma, Cost.) e non dello Stato maggiore della difesa. Inoltre, evidenzia il rimettente, la legge 9 ottobre 1971, n. 824 (Norme di attuazione, modificazione ed integrazione della legge 24 maggio 1970, n. 336, concernente norme a favore dei dipendenti dello Stato ed enti pubblici ex combattenti ed assimilati), esclude espressamente (art. 5, comma 2) il personale di cui alla legge n. 1746 del 1962 e parimenti nel d.P.R. n. 1092 del 1973 sono richiamati gli artt. 19, 20, 21 e 22, ma non anche l'art.18, riferito alla campagne di guerra, che sarebbe quindi inapplicabile alle operazioni in tempo di pace, così come l'art. 1858 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'Ordinamento militare), che richiama tale disposizione. Al riguardo, il giudice a quo rammenta l'orientamento giurisprudenziale espresso dalla decisione del Consiglio di Stato, sezione quarta, n. 5172 del 2014, che confermerebbe l'unilaterale esclusione dai benefici combattentistici per il personale militare che ha operato in "zone d'intervento" ONU. Conclusivamente, il TAR per l'Abruzzo solleva la questione di legittimità costituzionale dell'articolo unico della legge n. 1746 del 1962 «in base all'illustrata discriminazione, posta nell'ambito del settore militare, tra le diverse qualifiche del personale, con violazione dell'art. 3 Costituzione». 3.- I giudizi devono essere riuniti, riguardando la medesima disposizione e potendo essere definiti con un'unica pronuncia. 4.- La questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR per l'Abruzzo, sezione staccata di Pescara, è inammissibile. Il giudice a quo si è limitato ad indicare il parametro costituzionale (art. 3 Cost.) senza minimamente enunciare le ragioni della denunciata discriminazione e quindi i motivi di contrasto tra la norma censurata ed il parametro invocato. 5.- Come disposto con ordinanza letta all'udienza del 4 ottobre 2016 l'intervento dell'Istituto Nazionale della Previdenza sociale (INPS) è ammissibile sebbene lo stesso non fosse parte nei giudizi pendenti davanti al TAR per il Friuli Venezia Giulia. L'INPS difatti, pur non essendo parte del giudizio principale, è portatore di un interesse qualificato, direttamente collegato al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e, conseguentemente, suscettibile di essere inciso dall'esito del processo principale in quanto ente preposto all'erogazione delle prestazioni reclamate dai ricorrenti (sentenza n. 244 del 2014 ed allegata ordinanza emessa all'udienza del 7 ottobre 2014). 6.- Le eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura Generale dello Stato e dall'INPS circa l'insufficiente ricostruzione del quadro normativo da parte dei giudici rimettenti non sono fondate. Ancorché le ordinanze di rimessione non contengano la ricostruzione completa del vastissimo quadro normativo di riferimento dei benefici combattentistici, nondimeno il richiamo alle provvidenze previste dalla partecipazione alle «campagne di guerra» rende sufficiente ed univoco il collegamento tra la legge impugnata e la pretesa equiparazione ai «combattenti». Tale collegamento, tuttavia, è precluso dall'interpretazione adottata dal Consiglio di Stato nella citata sentenza n. 5172 del 2014.