[pronunce]

n. 76 del 2000, se interpretato nel senso ipotizzato dal ricorso, detterebbe in modo analitico norme direttamente vincolanti per l'esercizio dei poteri di bilancio delle Regioni, ponendosi in contrasto con l'ampiezza dei poteri che l'art. 119 Cost. riconosce loro. Quanto alle censure concernenti l'art. 12 della legge regionale impugnata, la Regione Puglia ribadisce che, in mancanza di specifiche argomentazioni, il ricorso sarebbe inammissibile con riguardo alle disposizioni diverse da quelle contenute nei commi 1 e 5. Nel merito, la difesa regionale osserva che l'intesa tra direttore generale dell'azienda ospedaliera e rettore dell'Università cui si riferisce l'art. 5 del d.lgs. n. 517 del 1999, di cui l'Avvocatura lamenta la lesione, sarebbe prevista solo in ordine alla individuazione nominativa dei singoli professori e ricercatori chiamati a svolgere attività assistenziale nelle strutture dell'azienda. Nulla, invece, sarebbe previsto per la diversa fattispecie disciplinata dalla legge regionale che attiene alla autorizzazione ad incrementare la dotazione organica dell'azienda medesima. Il parametro evocato sarebbe, pertanto, inconferente. Nessuna lesione subirebbe poi l'autonomia universitaria di cui all'art. 33 Cost., dal momento che la disposizione regionale non interferirebbe con le prerogative dell'Università alla quale sarebbe rimessa ogni ulteriore determinazione nell'ambito della nuova disponibilità di posti. 6. – Nell'imminenza dell'udienza, la Regione Puglia ha depositato atto di formale accettazione della rinuncia parziale al ricorso.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha proposto ricorso avverso la legge della Regione Puglia 12 agosto 2005, n. 12 (Seconda variazione al bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2005), «con specifico riguardo all'intero titolo II nonché, in modo particolare, agli artt. 12 e 14» della legge, per violazione degli artt. 117, terzo comma, 81 e 120 della Costituzione, e «dei principi fondamentali della legislazione statale nelle materie in essi trattate». In particolare, il ricorrente sottopone a questa Corte le seguenti questioni di legittimità costituzionale: a) se l'intero titolo II della legge della Regione Puglia n. 12 del 2005, recante disposizioni di carattere settoriale «nelle più svariate materie», violi l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali della materia «armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica», ed in particolare con il principio di cui all'art. 16 del d.lgs. 28 marzo 2000, n. 76 (Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e di contabilità delle regioni, in attuazione dell'articolo 1, comma 4, della legge 25 giugno 1999, n. 208), nonché l'art. 81 Cost. b) se l'art. 12 della medesima legge regionale, nella parte in cui autorizza il direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria “Policlinico” di Bari ad incrementare la dotazione organica fino ad un massimo del 12% e nella parte in cui autorizza il direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria (ospedali riuniti) di Foggia ad incrementare la dotazione organica fino al 4%, senza prevedere che tali atti siano adottati d'intesa con il rettore dell'Università, in conformità ai criteri stabiliti nel protocollo d'intesa tra la Regione e l'Università, violi l'art. 117, terzo comma, Cost., poiché contrasterebbe con il principio fondamentale in materia di istruzione e ricerca scientifica posto dall'art. 5 del d.lgs. 21 dicembre 1999, n. 517 (Disciplina dei rapporti fra Servizio sanitario nazionale ed università, a norma dell'articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419), nonché l'art. 33 Cost., che riconosce l'autonomia universitaria, e l'art. 120 Cost.; c) se l'art. 14, commi 2 e 3, della medesima legge regionale, nel fissare una diversa durata del Consiglio di indirizzo e verifica, nonché del direttore scientifico degli IRCCS rispetto a quella stabilita dall'atto di intesa Stato-Regioni del 1° luglio 2004, violi l'art. 117, terzo comma, Cost., in relazione ai principi fondamentali posti dal d.lgs. 16 ottobre 2003, n. 288 (Riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, a norma dell'articolo 42, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3), nonché l'atto di intesa Stato-Regioni del 1° luglio 2004 e il principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost. d) se l'art. 14, commi 4 e 9, della legge regionale impugnata, nel rimettere, rispettivamente, l'approvazione dello schema contrattuale del direttore scientifico e la determinazione del trattamento economico della stessa in capo alla Giunta regionale, violi l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto contrasterebbe con l'art. 5 del d.lgs. n. 288 del 2003, il quale prevede che il direttore scientifico sia nominato dal Ministro della salute, sentita la Regione interessata, e non già dalla stessa Regione. e) se l'art. 14, comma 7, della medesima legge regionale, nello stabilire che la gestione commissariale degli IRCCS regionali termina entro trenta giorni dalla entrata in vigore della legge stessa, violi l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto contrasterebbe con l'art. 19 del d.lgs. n. 288 del 2003, il quale subordina l'applicazione delle disposizioni dello stesso decreto alla conclusione della procedura di riconoscimento del carattere scientifico degli IRCCS che, per i due Istituti regionali, sarebbe ancora in corso di definizione. 2. – In relazione alle censure concernenti l'art. 14 della legge della Regione Puglia n. 12 del 2005, questa Corte prende atto dell'intervenuta rinuncia parziale al ricorso ad opera del ricorrente, alla quale ha fatto seguito la formale accettazione da parte della Regione Puglia, con la conseguenza che, ai sensi dell'art. 25 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, deve essere dichiarata l'estinzione del giudizio in parte qua. 3. – Le questioni sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso l'intero titolo II della legge regionale impugnata sono inammissibili. La censura prospettata genericamente in relazione all'art. 81 Cost. appare assertiva e priva di qualunque, sia pur minima, argomentazione a sostegno. Essa, pertanto, in conformità a quanto più volte chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte, non supera la soglia dell'ammissibilità (cfr. , da ultimo, sentenze n. 51 del 2006 e n. 360 del 2005). Quanto alla censura sollevata in relazione all'art. 117, terzo comma, Cost., l'inammissibilità si rivela sotto più profili.