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3 All'articolo 2 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali, dai beni paesaggistici e dalla lingua italiana ». 4 La Repubblica, in attuazione degli articoli 2, 3 e 6 della Costituzione, rimuove le barriere linguistiche che limitano la partecipazione dei cittadini italiani alla vita collettiva. 5 La Repubblica garantisce l'uso della lingua italiana in tutti i rapporti tra la pubblica amministrazione e il cittadino, nonché in ogni sede giurisdizionale, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 111, comma 3, della Costituzione. 2 (Utilizzo della lingua italiana nella fruizione di beni e servizi) 1 La lingua italiana è obbligatoria per la promozione e la fruizione di beni e servizi pubblici nel territorio nazionale. 2 Gli enti pubblici e privati sono tenuti a presentare in lingua italiana qualsiasi descrizione, informazione, avvertenza e documentazione, relativa ai beni materiali e immateriali, prodotti e distribuiti sul territorio nazionale. 3 È vietato l'uso di parole estranee alla lingua italiana per indicare prodotti tipici, specialità e aree geografiche di denominazione italiana. La Repubblica promuove con ogni mezzo la tutela delle denominazioni italiane negli Stati esteri. 3 (Utilizzo della lingua italiana nell'informazione e nella comunicazione) 1 Ogni tipo e forma di comunicazione o informazione presente in luogo pubblico o in luogo aperto al pubblico, ovvero derivante da fondi pubblici e destinata alla pubblica utilità, è diffusa in lingua italiana. 2 Per ogni manifestazione, conferenza e riunione pubblica organizzata nel territorio italiano, , nella quale si prevede l'uso di una lingua straniera, è obbligatorio l'utilizzo di strumenti di traduzione e di interpretariato, anche in forma scritta, che garantiscano la perfetta comprensione in lingua italiana dei contenuti dell'evento. 4 (Utilizzo della lingua italiana nelle offerte formative scolastiche e universitarie) 1 Le offerte formative non specificatamente rivolte all'apprendimento delle lingue straniere, degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nonché delle università pubbliche italiane, sono svolte in lingua italiana. Eventuali corsi in lingua straniera sono ammessi solo se già previsti in lingua italiana, salvo eccezioni giustificate dalla presenza di insegnanti o ospiti stranieri. 2 Le scuole straniere o specificatamente destinate ad accogliere alunni di nazionalità straniera, così come gli istituti che dispensano un insegnamento a carattere internazionale, non sono soggetti agli obblighi di cui al comma 1. 5 (Utilizzo della lingua italiana negli enti pubblici e privati) 1 Chiunque ricopra cariche all'interno delle istituzioni italiane, della pubblica amministrazione, di società a maggioranza pubblica e di fondazioni, il cui patrimonio sia costituito da pubbliche donazioni, è tenuto alla conoscenza e alla padronanza scritta e orale della lingua italiana. 2 Gli acronimi e le denominazioni delle funzioni ricoperte nelle aziende che operano nel territorio nazionale devono essere in lingua italiana. Sono consentiti acronimi e denominazioni in lingua straniera in assenza di un corrispettivo in italiano. 3 I regolamenti interni delle aziende che operano nel territorio nazionale debbono essere redatti in italiano. Ogni documento comportante degli obblighi per il dipendente o delle disposizioni la cui conoscenza è necessaria a questi per l'esecuzione del proprio lavoro deve esser redatto in italiano. I suddetti documenti possono essere accompagnati dalla traduzione in una o più lingue straniere. 4 All'articolo 1346 del codice civile, dopo il primo comma è aggiunto il seguente: « Il contratto deve essere stipulato nella lingua italiana. Il contratto è tradotto in lingua straniera qualora una delle parti contraenti sia residente o cittadino in un Paese diverso da quello italiano ». 5 Le disposizioni del presente articolo non sono applicabili ai documenti ricevuti dall'estero o destinati all'estero. 6 (Previsioni per la toponomastica negli ambiti territoriali di tutela delle minoranze linguistiche storiche) 1 Alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, l'articolo 10 è sostituito dal seguente: « Art. 10. – 1. Nei comuni di cui all'articolo 3, in aggiunta ai toponimi ufficiali, i consigli comunali possono deliberare l'adozione di toponimi conformi alle tradizioni e agli usi locali. In nessun caso può essere cancellata, ove esistente, la denominazione italiana di tali toponimi ». 7 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.