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Ebbene, credo che questo sia un errore perché, proprio nei confronti dei minori, deve essere invece alta la vigilanza dello Stato e delle istituzioni in linea generale, anche con riferimento ai controlli e alle sanzioni quando si commettono fatti che poi portano a rovinare una vita per sempre. Quindi il voto è favorevole, come quello già espresso in Commissione, ma è un voto che guarda non solo a quello che la Commissione naturalmente farà, ma soprattutto all'articolo 2, secondo comma, del disegno di legge in esame, ove vi è un ragionamento soprattutto di prospettiva. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Vorrei segnalare alla Presidenza che, per un malfunzionamento del dispositivo di votazione, non sono riuscito ad esprimere il mio voto favorevole nelle due precedenti votazioni. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). NENCINI (Misto-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, tra Barbiana e Rossoio c'è una differenza abissale. C'è solo un punto in comune e lo sottolineo, perché ho letto che il signor Fiesoli si paragonava a Don Lorenzo Milani. L'unico punto in comune è la distanza geografica: Barbiana dista da Rossoio pochissimi chilometri, forse nove. Il Comune di Dicomano non è Barberino di Mugello; anzi, una parte della tenuta è a cavallo fra i Comuni di Vicchio e di Dicomano: questo è l'unico punto sul quale possiamo significare una relazione tra questi due nomi. Definirei blasfemia - e lo dico da laico - l'accostare Don Lorenzo Milani accanto alla storia di Fiesoli e degli accoliti di quella che le carte dimostrano essere stata in perfezione una setta. Quelle sono anche le terre di Giotto: Giotto aveva lì una parte delle sue proprietà, ma nulla di ciò che la storia ha raccontato di recente fa sì che possano essere collegate a quella storia artistica. L'unico che può essere citato magari è il genio folle di Bosch quando parliamo della comunità «Il Forteto». Dobbiamo avere la forza di chiedere non solo scusa alle vittime, che ancora oggi sono vittime di una storia tragica; spero che la formazione della Commissione di inchiesta, che la senatrice Bottici ha promosso ormai da molto tempo, sia anche l'occasione, non dico per mettere la parola fine alla verità, ma perlomeno per ricostruirne delle parti, che peraltro sono già state affrontate dalle ottime carte - e invito i colleghi senatori a leggerle, perché è una lettura significativa - che sono state rilasciate dalla commissione di inchiesta del Consiglio regionale della Toscana, qui citate dalla nostra relatrice. I fatti sono di una complessità e di una semplicità esemplare. Si tratta di una sorta di terrificante groviglio nel quale nessuna delle istituzioni può essere considerata o può considerarsi marginale: sto parlando del tribunale per i minorenni, dei servizi pubblici, non soltanto regionali; sto parlando di apparati dello Stato che avrebbero dovuto vigilare e controllare, mentre direi che non lo hanno assolutamente fatto. Non c'è un dato che emerga dall'inchiesta della Regione che possa essere annoverato nel luogo della certezza e della verità: non il lavoro fatto per controllare chi vi lavorava. Siamo di fronte ad uno sfruttamento vero e proprio di chi lavora all'interno di quella cooperativa; siamo di fronte al lavoro nero, al lavoro senza nessun tipo di versamento legato a regime pensionistico e così via. Il termine da usare è «sfruttamento», senza nessun altro tipo di aggettivo. Vi sono poi i conflitti che si sono progressivamente manifestati e sono venuti alla luce tra i diversi livelli giudiziari: sono emersi all'interno dell'inchiesta, nelle carte della magistratura e, non ultimo, nella sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Come sosteneva il collega grillino, non basta parlare di una sorta di adeguamento culturale: qui c'è molto di più. Quello che la Commissione deve fare, signor Presidente - e concludo - oltre all'attività di promozione già prevista nell'articolato, in modo particolare all'articolo 2 del disegno di legge, è spingere affinché non possa essere escluso, con la rapidità che i tempi della tragedia richiedono, un commissariamento di quella struttura. Nonostante le sentenze e nonostante il fatto di essere colpiti e sorpresi dalla circostanza per la quale il capo storico di quella comunità, Fiesoli, si trovi in libertà, ancora oggi in quella cooperativa lavorano fianco a fianco le vittime e chi ha abusato di quelle donne e di quegli uomini. Parlare di commissariamento significa quindi fare una cosa santa e giusta. Dunque, fra le altre attività della Commissione, io suggerirei anche quella di lavorare perché questo obiettivo possa essere raggiunto quanto prima. (Applausi dal Gruppo Misto-PSI e della senatrice Evangelista) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo anni di silenzi, siamo oggi a discutere qui di una vicenda per la quale, se non fosse per la serietà della sede istituzionale in cui siamo, qualcuno potrebbe considerarci dei pazzi. «Il Forteto» è una di quelle storie vere che, se la racconti per strada, al bar o in altri luoghi ordinari frequentati quotidianamente, le persone stentano a credere che sia realmente accaduta. Dunque, cerchiamo di fare un po' d'ordine: c'è un luogo dove per trent'anni sono stati accolti minori in affidamento da famiglie con gravi problemi, dove sono stati commessi gravi abusi sessuali e violenze su minori. Un luogo dove maschi e femmine dormivano in aree separate in nome di una purezza dei rapporti intimi che induceva di fatto all'omosessualità, voluta e predicata da Fiesoli, il pedofilo capo di questa comunità. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,34) ( Segue LA PIETRA).