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L'accesso ai percorsi abilitanti è selettivo e il numero viene deciso annualmente sulla base del fabbisogno di docenti. Il percorso consentirà il conseguimento di 60 crediti formativi universitari (CFU), che permetteranno di accedere ai concorsi a cattedra. La frequenza di questi corsi sarà obbligatoria e in presenza; quest'ultimo criterio potrà essere derogato di un massimo del 20 per cento. Tutto perfetto, un mondo nuovo, ma un legislatore che può dirsi tale non può ignorare il mondo imperfetto che esiste attualmente e deve cercare di contemperare le legittime aspettative dei nuovi insegnanti con i diritti che rivendicano i docenti che hanno consentito alla scuola di operare in questi anni. Ad esempio, è stato elemento di forte polemica il tema dei 24 CFU. Il testo licenziato dal Governo poche settimane fa, infatti, non riportava alcuna specifica su quello che fino a oggi è un requisito per accedere ai concorsi ordinari per docenti. La legislazione scolastica deve avere continuità; non si può, fino al giorno prima, prevedere un meccanismo, e il giorno dopo rivoluzionarlo senza prevedere regimi transitori. A questo, fortunatamente, i senatori hanno posto riparo. Un plauso va alla maggioranza, che in questo e in altri momenti ha lavorato compatta e determinata per migliorare un testo troppo drastico in molti aspetti, per usare un eufemismo. (Applausi) . Anche sul fronte delle coperture finanziarie la lotta è stata dura: coprire le voci di spesa del nuovo meccanismo di formazione con le risorse della carta del docente appariva davvero indigesto e anche su questo aspetto, fortunatamente, si è registrato un cambio di passo. Rimangono incertezze sul taglio delle cattedre previste in 10.000 nel testo iniziale, ora ridotte sulla base del criterio del calo demografico e del turnover del 2026. Altri aggiustamenti sono stati approvati in Senato: l'accesso per i primi tre cicli del percorso di formazione iniziale di chi è in servizio nella scuola statale o paritaria nei limiti della riserva dei posti indicata; la remissione alla contrattazione nazionale dell'incentivo; il ritorno nell'alveo della contrattazione della definizione del numero di ore aggiuntive; l'accesso alla specializzazione su sostegno per chi ha svolto già tre anni nell'attività. Avremmo gradito una maggiore considerazione delle migliaia di precari utilizzati da anni nella scuola che non si sono potuti abilitare per la mancanza dei percorsi dedicati; si sarebbero potuti prevedere, però, percorsi abilitanti per tutte le categorie di insegnanti; prevedere l'allungamento della fase transitoria per poter assorbire il precariato storico (il 2024 è un tempo troppo limitato). Si sarebbe dovuto insistere di più e non piegarsi troppo ai Diktat europei. Utile sarebbe stata anche la riapertura delle graduatorie di merito degli idonei nei concorsi. Infine, è triste pensare - entro il termine del 2024, ovvero quello fissato per l'ipotetico riassorbimento dei precari - l'accesso alla prima prova a risposta aperta; possa essere questa subordinata con DPCM al superamento di una prova preselettiva. Provengo dal mondo della scuola, lo sapete, sono una docente: è un ruolo professionale che mi ha permesso di stare vicino alle famiglie e agli alunni in un clima di profonda collaborazione e crescita, soprattutto attraverso l'ascolto attivo anche sui territori di tutto il personale scolastico, i dirigenti, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), i direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA), i docenti; di riflesso, gli alunni e le famiglie. La scuola, oltre ad essere un servizio educativo alle persone, rappresenta un potente fattore strategico per lo sviluppo sociale ed economico di ogni Paese: dalla scuola dipendono la formazione culturale e professionale delle nuove generazioni, le vere leve del nostro futuro. Insieme a tutto questo, la scuola funge ancora da ascensore sociale, facendo crescere e valorizzare i talenti e cambiando i destini. Il settore istruzione rappresenta il vero pilastro della nostra società, il motore per la ripresa socioeconomica del nostro Paese in questo momento di grandi difficoltà provocate dalla crisi pandemica e dalle conseguenze della guerra in Ucraina. Credo e mi auguro che queste mie riflessioni dettate anche dall'esperienza professionale siano condivise da tutti. Inoltre, a fronte di quanto premesso da molti e da ultimo anche dal presidente Draghi, la politica nelle sedi istituzionali deve rispondere in modo deciso e concreto: la scuola deve tornare ad essere al centro dell'impegno di ogni Governo e noi in questi giorni lo abbiamo dimostrato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Bisogna avere il coraggio di fare un cambio di marcia, investire più risorse economiche nel settore e intraprendere percorsi di formazione obbligatoria che non favoriscano le diseguaglianze, ma che puntino esclusivamente a favorire la crescita professionale dei docenti. Tutti i docenti hanno bisogno di essere valorizzati e possono esserlo se motivati e soddisfatti dal proprio lavoro, necessitano di una maggiore dignità economica proprio per la loro importante funzione e meritano rispetto dal momento del reclutamento fino a quando sono immessi in ruolo. Il reclutamento dei docenti non può essere tradotto in un quiz a crocette: occorre selezionare docenti per la loro capacità di trasmettere amore per il sapere, per la loro capacità di fare didattica innovativa e inclusiva. Il vero reclutamento è sul campo e parte da quello spirito che gli insegnanti hanno dimostrato con dedizione e coraggio durante la pandemia, improvvisando piattaforme e nuove metodologie didattiche per amore dei propri alunni, per non far perdere loro i percorsi educativi. Investiamo adesso con un'azione decisa della politica. Il rinnovamento della scuola esige un percorso condiviso, ascoltando chi quel mondo lo vive quotidianamente. Concludo il mio intervento ringraziando relatori, i membri delle Commissioni, i Sottosegretari, i Capigruppo, in particolare ovviamente le senatrici Saponara e Pirovano, che ci hanno seguito in questo percorso difficile e complesso, dal quale è emersa una maggioranza parlamentare coesa e decisa a raggiungere obiettivi comuni per l'istruzione, dimostrando quel senso di responsabilità che auspico si riproponga nelle azioni del Governo; quel senso di responsabilità che, in un momento di crisi economica e sociale, di guerra, di pandemia, di incertezza come questo, in cui i cittadini cercano risposte concrete ed efficaci da chi li governa, dovrebbe fungere da faro della nostra azione politica e del nostro lavoro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il mio intervento verte prevalentemente sull'articolo 27, relativo all'istituzione del Sistema nazionale prevenzione salute, anche se noi riteniamo più corretto parlare di protezione della salute, dal momento che la salute è un bene che si tutela e si protegge e non che si previene. Si prevengono le malattie e le condizioni che possono alterare lo stato di salute; spiace sinceramente che il Ministero della salute non abbia voluto accogliere questa razionale e logica modifica che volevamo apportare con un nostro emendamento a prima firma del mio collega Giuseppe Pisani.