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Il nostro Governo va avanti; l'obiettivo è sempre quello di dare più servizi ai cittadini. Lo abbiamo promesso e lo stiamo facendo. Annuncio quindi il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la dichiarazione di voto che mi accingo a svolgere riguarderà due provvedimenti: il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2018 e le disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019. Nei primi cinque mesi del 2018 c'è stato un Governo, una maggioranza, mentre per i successivi sette c'è stata un'altra maggioranza con l'attuale Governo, quello legato dal contratto. I dati risultanti dall'esame del rendiconto sono di una ordinarietà spaventosa. Il rendiconto è il documento che restituisce la vera fotografia politica e non è solo un fatto tecnico, perché è l'unico strumento che permette di avere la fotografia di ciò che si è fatto e di ciò che non si è fatto; per questo il rendiconto non si emenda, perché o è giusto, o è sbagliato solo nei numeri, o è totalmente falso, come era successo per i rendiconti di alcuni Paesi europei che intendevano entrare nell'Unione europea, ma speriamo non sia il caso del nostro Paese. Ebbene, in questa situazione completamente piatta, gli investimenti sono bloccati; per il Governo uscente del 2018 ciò avveniva anche con una dichiarazione espressa: bisogna dare atto del fatto che il Documento di economia e finanza dell'aprile 2018 parlava espressamente di mancanza di scelte programmatiche in quanto il risultato elettorale aveva fatto sì che cambiasse la guida del Paese. Nei successivi sette mesi, però, è entrato in carica il nuovo Governo, quello del contratto di programma, e il sistema non è cambiato. Dobbiamo quindi chiederci se non è cambiato per scelta politica o per inefficienza. Vedete, colleghi, la scelta politica probabilmente investe il sistema degli investimenti, perché chiaramente le dichiarazioni governative di fermare, di monitorare (usiamo i termini più appropriati utilizzati dal Ministro) i grandi investimenti nel Paese sono scelte politiche che hanno fermato la spesa per investimenti. Il resto è inefficienza, quella verso cui si punta il dito e che non è responsabilità solo di una parte politica, perché il nostro è un Paese molto difficile, quindi probabilmente l'inefficienza riguarda tutte le parti politiche, riguarda un sistema burocratico che si è accavallato e fa sì che per attivare un investimento nel nostro Paese occorrano anni rispetto al momento del finanziamento: per le grandi opere vent'anni, per quelle medie almeno dieci. Quindi c'è la necessità, anche in questo caso, di mettere mano. La responsabilità è però del Governo e non la si può più dare ai Governi passati. Oggi le azioni le devono fare i nuovi Governi, ovvero chi governa in questo momento. Altro fatto: i crediti sono aumentati di 13 miliardi di euro e i debiti sono aumentati di 55 miliardi di euro. La Corte dei conti ha espresso alcuni dubbi rispetto ad alcune rendicontazioni, nella parificazione, però diamo per buono che possano essere meglio chiariti, anche perché questo è il primo anno in cui si utilizzano le azioni e non più i capitoli. È però un sistema elaborato e confuso, che su un bilancio da 853 miliardi di euro è vero che permette alla maggioranza di vantare un migliore indebitamento netto, o comunque una riduzione dal 2,4 per cento al 2,1 per cento, e un saldo corrente migliore rispetto al 2017, da 19 miliardi di euro a 17 miliardi di euro, e quindi una serie di elementi di positività. Questo vanto è però dovuto a una scelta o all'incapacità di spendere? L'elemento che emerge dal bilancio è infatti stata la non spesa rispetto al bilancio di previsione. Questa non spesa è stata una scelta politica, oppure è dovuta all'incapacità e all'essere fermi, in un Paese che invece ha bisogno di crescere, ha bisogno di attivazione e avrebbe bisogno di spesa produttiva? La spesa produttiva invece non c'è ed ecco qual è la questione di fondo. Ci sono peraltro altri indicatori che ci dicono che sono aumentate le imposte, che c'è un peggioramento del risparmio pubblico e che sono aumentati i residui passivi, che manifestano un'incapacità della parte dello Stato e quindi del Governo di pagare e, dall'altra parte, anche i residui attivi, quindi di incassare. La modifica è piccola, ma c'è. Si tratta di un'entità enorme: discutiamo di pagamenti, ma abbiamo oltre 200 miliardi di euro di residui attivi e oltre 140 miliardi di euro di residui passivi. Sono cifre mostruose: questo è il dato del rendiconto e quindi è la fotografia di questo Paese florido, per come ci è stato descritto da alcuni interventi della maggioranza. Lo stesso vale per il conto del patrimonio. Pensate che ci sono stati 2,5 miliardi di euro di dismissioni nei tre anni 2016, 2017 e 2018 e il DEF, che riguarda il 2019, prevede l'1 per cento del PIL di dismissioni, ovvero 18 miliardi di euro (anzi, 17,5 miliardi di euro, a voler essere rigorosi). È questo il cambiamento? È questa la previsione? Passiamo brevemente all'assestamento, che serve ad aggiornare i dati, essendo un documento politico che aggiorna le previsioni e quindi aggiorna quella confusa manovra del dicembre del 2018, cambiata nel giro di qualche ora notturna, anche con errori tabellari per circa 16 miliardi di euro: non 16.000 euro, ma 16 miliardi di euro. Quindi, l'assestamento serve a questo, oltre che, giuridicamente, ad applicare l'avanzo, il disavanzo e l'aggiornamento dei residui. Quest'assestamento è stato fatto dall'Unione europea. Abbiamo visto favorevolmente il decreto-legge n. 61, la cui conversione in legge è stata approvata la settimana scorsa, perché andava nella direzione che - ahimè - predicavamo da molti mesi e, se fossimo stati ascoltati prima, non avremmo pagato né fatto pagare agli italiani tassi così alti dovuti allo spread molto alto, all'incertezza e alla rissa con l'Unione europea. L'assestamento in questo caso completa la manovra: i miei colleghi Ferro e Fantetti, ma anche altri, hanno già indicato l'entità dell'assestamento (7,6 miliardi), quindi il fatto che si rientri nei parametri del debito e non ci sia la procedura d'infrazione. È un dato positivo, l'averla scongiurata, che deve porci però un'altra condizione: noi siamo sotto sorveglianza dell'Unione europea, quindi, se volete considerare tecnica questa manovra, che tecnica non è, ma politica, l'essere sotto sorveglianza significa che nel Documento di economia e finanza dovrete darci e dirci come intendete fare con le clausole di salvaguardia IVA, come intendete evitare una serie di rischi e sanzioni che potrebbero venire con un'altra procedura d'infrazione e cosa volete fare come passaggio politico per cambiare il Paese.