[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 72 del codice di procedura penale e dell'art. 150 del codice penale promosso dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Lecce nel procedimento penale a carico di G.R., con ordinanza del 7 dicembre 2010, iscritta al n. 69 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 18, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 5 ottobre 2011 il Giudice relatore Giuseppe Frigo.. Ritenuto che, con ordinanza del 7 dicembre 2010, il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Lecce ha sollevato questioni di legittimità costituzionale: a) dell'art. 72 del codice di procedura penale, per contrasto con gli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione, nella parte in cui non esclude l'applicabilità della disciplina ivi dettata nei casi «in cui sia stato accertato che lo stato mentale dell'imputato ne impedisce in modo permanente la cosciente partecipazione al procedimento»; b) dell'art. 150 del codice penale, per contrasto con l'art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che l'estinzione del reato consegua, oltre che alla morte del reo, «ad uno stato mentale dell'imputato in vita che ne impedisca in modo permanente ed irreversibile la cosciente partecipazione al procedimento»; che il giudice a quo - chiamato a svolgere l'udienza preliminare nei confronti di una persona imputata del reato di omicidio colposo, in cooperazione con altri soggetti - riferisce che, in esito a perizia disposta ai sensi dell'art. 70 cod. proc. pen., l'imputato era risultato permanentemente incapace di partecipare al procedimento in maniera cosciente e attiva, a causa degli esiti cronici di una patologia ischemica; che - disposta la sospensione del processo, a norma dell'art. 71 cod. proc. pen. - si era successivamente proceduto, in ottemperanza all'art. 72 del medesimo codice, a due ulteriori accertamenti peritali sullo stato di mente dell'imputato, i quali avevano confermato la prognosi di irreversibilità della patologia riscontrata; che il rimettente, all'esito dell'ultima perizia espletata, si troverebbe, dunque, a dover confermare il provvedimento di sospensione del processo; che il giudice a quo dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale del citato art. 72 cod. proc. pen. , nella parte in cui non esclude che la disciplina da esso recata si applichi allorché sia stato accertato che lo stato mentale dell'imputato ne impedisce in modo permanente la cosciente partecipazione al procedimento; che la norma censurata prevede, infatti, che - quando il procedimento è stato sospeso ai sensi dell'art. 71 cod. proc. pen. - il giudice deve disporre ulteriori accertamenti peritali sullo stato di mente dell'imputato allo scadere del sesto mese dalla pronuncia dell'ordinanza di sospensione (o anche prima, se ne ravvisi l'esigenza), e così a ogni successiva scadenza del termine semestrale, qualora il procedimento non abbia ripreso il suo corso; che, ad avviso del giudice a quo, tale disciplina - del tutto ragionevole allorché l'incapacità dell'imputato appaia temporanea e reversibile - si rivelerebbe, al contrario, irrazionale - e, dunque, lesiva dell'art. 3 Cost. - quando ci si trovi di fronte a impedimenti a carattere permanente e irreversibile, connessi a patologie croniche; che, in simili evenienze, la sospensione del procedimento - la quale, per sua natura, dovrebbe comportare una stasi solo temporanea delle attività processuali - sarebbe destinata, di fatto, a protrarsi «ad oltranza», per tutta la residua durata della vita dell'imputato, con conseguente compromissione anche del principio di ragionevole durata del processo, sancito dall'art. 111, secondo comma, Cost.; che il rimettente dubita, altresì, della legittimità costituzionale dell'art. 150 cod. pen. , nella parte in cui non prevede che l'estinzione del reato consegua - oltre che alla morte del reo, la quale, secondo quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità, «fa venir meno la prosecuzione del rapporto processuale» - anche «ad uno stato mentale dell'imputato in vita che ne impedisca in modo permanente ed irreversibile la cosciente partecipazione al procedimento», producendo, così, il medesimo effetto di impedire in via definitiva la prosecuzione del rapporto processuale; che la mancata considerazione di tale ipotesi - pienamente assimilabile, sotto il profilo dianzi evidenziato, a quella regolata dalla norma censurata - porrebbe, dunque, quest'ultima in contrasto con l'art. 3 Cost.; che le questioni sarebbero, infine, rilevanti nel giudizio a quo, giacché il loro accoglimento consentirebbe di emettere immediatamente una sentenza di non doversi procedere nei confronti dell'imputato; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate non fondate. Considerato che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Lecce solleva due questioni di legittimità costituzionale distinte, anche se fra loro correlate: una attinente alla norma processuale dell'art. 72 del codice di procedura penale, l'altra alla norma sostanziale dell'art. 150 del codice penale; che, tra le due questioni, risulta peraltro pregiudiziale la seconda: quella intesa, cioè, a trasformare - tramite intervento additivo sull'art. 150 cod. pen. - l'incapacità irreversibile dell'imputato a partecipare in modo cosciente al procedimento in una causa di estinzione del reato; che, ove tale questione fosse accolta, non vi sarebbe, infatti, alcuna necessità di incidere, nei sensi auspicati dal rimettente, anche sull'art. 72 cod. proc. pen.: la prognosi di irreversibilità dell'incapacità dell'imputato imporrebbe, infatti, di pronunciare sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere nei suoi confronti, ai sensi degli artt. 531 o 425, comma 1, cod. proc. pen. ; circostanza che - alla luce dell'espresso disposto, rispettivamente, dell'art. 71, comma 1, ultima parte, e dell'art. 72, comma 2, cod. proc. pen. - renderebbe inoperante la disciplina della sospensione del procedimento, ovvero imporrebbe la revoca della sospensione già disposta, con conseguente venir meno anche del correlato obbligo di verifica periodica sullo stato di mente dell'imputato; che, esaminando, dunque, per prima la questione avente ad oggetto l'art. 150 cod. pen. , il giudice a quo assume che la norma censurata si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza (art. 3 Cost.), nella parte in cui non configura come causa di estinzione del reato - in aggiunta alla «morte del reo, avvenuta prima della condanna» - anche l'incapacità permanente e irreversibile dell'imputato a partecipare in modo cosciente al procedimento;