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Abbiamo allora aggiunto una precisazione al comma 2 e al comma 3, grazie alla quale appare chiaro che la responsabilità di chi ha compiuto il fatto, nei casi di cui agli articoli 52, commi secondo, terzo e quarto del codice penale, è esclusa; stiamo parlando di responsabilità civile. Giustamente il senatore Grassi dice che siamo forse in una situazione in cui ribadiamo due volte la stessa normativa. Forse la norma poteva essere più precisa; i suggerimenti che ci ha fatto, purtroppo fuori dal tempo massimo, erano forse in punto di diritto più eleganti. Ma qui credo che, anche ribadendo e duplicando la previsione normativa, sia stata chiarita la volontà del legislatore di escludere qualsiasi possibilità di richiesta di risarcimento del danno da parte dei familiari degli aggressori, che non possono, con una sistematica vittimizzazione secondaria, pretendere di mettere nuovamente in croce la vittima. Questo quindi è il quadro nel quale ci apprestiamo a votare. Credo che questo sia davvero un debito di giustizia. Prima si è detto che i procedimenti sono pochi. Ma, fosse anche solo un caso all'anno (a parte il fatto che sappiamo benissimo che nelle procure i procedimenti penali non vengono rubricati sotto l'articolo 52 del codice penale, ma semmai come omicidio, lesioni gravissime o altri titoli, per cui è ben difficile per le procure riuscire poi a dare dati chiari e condivisibili dal punto di vista statistico), noi comunque, per una questione di giustizia sostanziale, dovremmo dire una parola chiara e definitiva sul fatto che la difesa è un diritto, che la difesa è un dovere, che la difesa è sempre legittima. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stancanelli. Ne ha facoltà. STANCANELLI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, il disegno di legge di cui oggi discutiamo è relativo all'istituto della legittima difesa e alla modifica della disciplina di cui all'articolo 52 del codice penale, con interventi anche sull'articolo 55. Come diceva il senatore La Russa, questa è una battaglia storica della destra politica e di Fratelli d'Italia, tant'è vero che anche nella passata legislatura è stato presentato un disegno di legge per pervenire a questa modifica e per far sì che fosse più chiara la portata della norma in relazione alla punibilità o meno. Attualmente la disciplina dell'articolo 52 è tale che per la concretizzazione di quella che viene chiamata una scriminante occorrono i seguenti requisiti: l'esistenza di un diritto da tutelare, proprio o altrui (deve essere accertato e valutato), la necessità della difesa, l'attualità del pericolo, l'ingiustizia dell'offesa e il rapporto di proporzione tra difesa e offesa. Ciò è stato detto già ampiamente dal relatore e ne è stata fatta una disamina completa in Commissione, anche con le notevoli audizioni svolte. Questi requisiti hanno portato ai casi, che il relatore ha voluto sottolineare (come anche il senatore La Russa), di tanti che sono stati costretti non soltanto a subire l'offesa dell'aggressione in casa, ma anche a subire il torto di trovarsi poi non soltanto e semplicemente indagati. Infatti, nessuno che abbia un minimo di conoscenza del diritto può affermare che non ci debba essere un'indagine. Anche questa è una tesi fuorviante: nessuno di noi, tantomeno questo nuovo testo, stabilisce che il giudice non debba indagare. Il problema è un altro: che il giudice, indagando, si deve fermare laddove trova quei requisiti che la nuova norma richiede. Nel 2006, come è stato già ricordato, si è codificata la cosiddetta legittima difesa domiciliare, introdotta per dare la possibilità a chi si difende in casa di poter meglio tutelare non soltanto la propria vita o quella dei propri cari, ma anche la propria posizione processuale in relazione alle indagini. Questo non è bastato, perché l'ampliamento proposto con il testo approvato in Commissione ci mette nelle condizioni di dare più certezza a coloro che si difendono a casa. È questo il motivo per cui Fratelli d'Italia afferma che la difesa è un diritto e la considera sempre legittima in presenza dei requisiti che la legge prevede. Questo faceva parte anche del contratto di Governo Grillo-leghista, dove si dice espressamente: «in considerazione del principio della inviolabilità della proprietà privata, si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa (con riferimento in particolare alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa) che pregiudicano la piena tutela della persona che ha subìto un'intrusione nella propria abitazione e nel proprio luogo di lavoro». Questo è quanto noi sottoscriviamo immediatamente ed è il motivo per il quale poi voteremo a favore di questa proposta di legge. Tuttavia, il testo esitato dalla Commissione ci sembra debole anche nell'applicazione dell'idea del contratto di Governo. Infatti, come ha detto il senatore La Russa, viene lasciato troppo margine di discrezionalità al giudice, cosa che rischia di vanificare la modifica normativa. Nel momento in cui noi stabiliamo che la difesa è un diritto ed è pertanto sempre legittima, dobbiamo ancorare la possibilità che il giudice valuti le modalità dell'ingresso nel domicilio o nel luogo di lavoro, non come ha reagito colui il quale è aggredito. Nel testo della Commissione giustizia, infatti, non viene scalfita la visione del minore pericolo nel quale incorre il cittadino. Se mi trovo un ladro in casa, non posso pensare che sia lì per rubarmi l'argenteria (rischio minore), ma devo avere il diritto di pensare che sia lì per uccidermi o nuocere alla mia famiglia (maggiore rischio). È un concetto pacifico anche in molti altri campi. La discrezionalità eccessiva del giudice resta ancora nel testo della Commissione, laddove non è stato modificato il secondo comma dell'articolo 52 del codice penale, che specifica che la proporzionalità dalla difesa con arma legittimamente detenuta vi è quando non vi sia desistenza e vi sia pericolo di aggressione. Per noi è esattamente il contrario: il nostro emendamento ribalta il concetto, evitando di valutare la desistenza, che apre alla discrezionalità del giudice, puntando solo sul pericolo di aggressione. Questo è il fulcro della debolezza dell'impianto normativo uscito dalla Commissione. Lasciatemi, poi, dire qualcosa sulla dicitura «arma legittimamente detenuta»; noi vogliamo mettere in condizione il cittadino che si vuole difendere a casa di dover valutare, nel momento in cui subisce l'aggressione, se l'arma che detiene è legittima o meno? Risponderà sicuramente dinanzi al giudice per la detenzione abusiva di arma, ma non possiamo imputargli che si è difeso e ha salvato la propria vita o quella dei propri familiari senza pensare se avuto o meno la concessione per detenere le armi. Anche in questo caso abbiamo presentato un emendamento per sopprimere l'espressione «legittimamente detenuta». Il principio base per noi è assoluto: «Se mi entrano in casa, sono in pericolo di vita».