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durante il 2018 tali episodi si sono verificati in misura crescente, coinvolgendo soggetti come, tra gli altri, la Asl Napoli 1, gli "Spedali civili" di Brescia, l'Agenzia della tutela della salute di Pavia, l'azienda ospedaliera di Perugia, la Asl di Catanzaro; nel giugno 2018 la Commissione europea ha inviato un parere motivato all'Italia a causa della persistente non conformità della legislazione nazionale alla direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento, che fa seguito alla decisione del dicembre 2017 di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea a causa di ritardi sistemici nei pagamenti da parte delle autorità pubbliche italiane nelle transazioni commerciali, violando così le norme UE sulle modalità di pagamento; ad avviso degli interroganti il rifiuto di cessione del credito aggira gli obblighi imposti dalla direttiva richiamata e ne ostacola la corretta applicazione, nella misura in cui si consente alle pubbliche amministrazioni di impedire la libera cessione a terzi dei crediti commerciali vantati dai creditori nei confronti delle stesse pubbliche amministrazioni, generando di fatto un impatto distorsivo sulla finanza pubblica e sull'intero sistema economico. Da un lato, infatti, il meccanismo crea un importante squilibrio nel potere negoziale tra i fornitori e l'ente pubblico, a favore di quest'ultimo: le imprese che non sono pagate in tempo, infatti, non possono trasferire o cedere i loro crediti, essendo costrette in alcuni casi a dover rinunciare agli interessi e a parte del capitale per riscuotere il loro credito; in molti casi, inoltre, le aziende fornitrici, non potendo proteggersi dal rischio derivante dai ritardi dei pagamenti e dall'impossibilità di cedere il credito, applicano listini più cari o non partecipano alle gare pubbliche, riducendo la concorrenza e comportando un aumento dei costi sostenuti dal settore pubblico; la normativa vigente in materia di rifiuto della cessione risulta oggi inadeguata, poiché frammentata e per certi versi obsoleta: il riconoscimento del diritto potestativo della pubblica amministrazione di opporsi alla cessione dei crediti risale addirittura alla legge sul contenzioso amministrativo n. 2248 del 1865. La disciplina è stata modificata varie volte a partire dal regio decreto n. 2240 del 1923, sino ad essere più recentemente rivista con le disposizioni contenute all'art. 106, comma 13, del decreto legislativo n. 50 del 2016 (codice dei contratti pubblici); il quadro delineato risulta fortemente penalizzante per le imprese creditrici della pubblica amministrazione e, per diversi profili e la ratio delle norme, oggi privo di fondamento, oltre che in palese contrasto con le disposizioni contenute nella normativa europea. Il rifiuto di pagare il nuovo legittimo titolare del credito in base alla cessione espone inoltre la pubblica amministrazione a un rischio di ripetizione dei pagamenti eseguiti, creando un danno anche all'erario; considerato che: con l'obiettivo di porre rimedio a una situazione al limite dell'insostenibile per le imprese, il Governo ha istituito, nell'ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, una sezione speciale dedicata a interventi di garanzia in favore delle piccole medie imprese che sono in difficoltà nella restituzione delle rate di finanziamenti già contratti con banche e intermediari finanziari e sono titolari di crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni (art. 1 del decreto-legge n. 135 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12 del 2019); tale situazione comporta enormi costi in termini di gestione del contenzioso amministrativo. La mole di contenzioso generata in questi mesi, infatti, rappresenta un altro pesante ostacolo al buon andamento nell'amministrazione della giustizia nel nostro Paese, e incrementa i tempi di ricezione dei pagamenti dalla pubblica amministrazione alle imprese, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, specie per quanto riguarda le aziende sanitarie locali; se non ritengano opportuno adottare iniziative di competenza volte a prevedere l'abolizione del diritto potestativo di diniego di cessioni del credito in capo alle pubbliche amministrazioni, nonché a proibire loro l'inserimento di clausole di divieto di cessione e, al contempo, intervenire per realizzare una profonda semplificazione procedurale e normativa della disciplina. Atto n. 4-01732 MANTOVANI CASTALDI RICCARDI LANNUTTI RICCIARDI FEDE MONTEVECCHI GALLICCHIO VANIN NATURALE CORRADO ANGRISANI DONNO CASTELLONE Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: da notizie a mezzo stampa, si apprende che nel mese di gennaio 2019 si è svolta presso la nuova fiera di Roma la prova preselettiva di un corso concorso finalizzato al reclutamento di dirigenti dello Stato che, secondo alcuni partecipanti, è stata caratterizzata da gravi anomalie, secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera" del 14 aprile 2019; il concorso, bandito con decreto n. 181 del 2018 del presidente della Scuola nazionale dell'amministrazione (SNA), è finalizzato all'ammissione di 148 allievi al corso concorso selettivo di formazione dirigenziale per il reclutamento di 123 dirigenti nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non economici; ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera a) , del decreto, il concorso è stato riservato a "soggetti muniti di laurea specialistica o magistrale (...) nonché di dottorato di ricerca, o di master di secondo livello, o di diploma di specializzazione [...]" ovvero a "dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni, muniti di laurea specialistica o magistrale oppure del diploma di laurea (...) che hanno compiuto almeno cinque anni di servizio, svolti in posizioni funzionali per l'accesso alle quali è richiesto il possesso della laurea"; come previsto dall'articolo 5, poiché il numero di domande di partecipazione è stato "pari o superiore a tre volte il numero dei posti messi a concorso", si è svolta la prova preselettiva per determinare l'ammissione dei candidati alle prove scritte consistita in un "test composto da 60 quesiti a risposta multipla, di cui 24 quesiti di ragionamento logico e 36 quesiti diretti a verificare il possesso di conoscenze nelle seguenti materie"; la prova preselettiva si è svolta nei giorni 22, 23 e 24 gennaio 2019 in 6 differenti sessioni, mattina e pomeriggio, con candidati suddivisi in base all'iniziale del cognome; considerato che, per quanto risulta: alcuni candidati, non ammessi alle prove scritte, hanno presentato il 12 marzo 2019 un ricorso presso il Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro la SNA per procedere all'annullamento del bando, di ogni atto relativo allo svolgimento della procedura preselettiva e degli altri atti consequenziali; i ricorrenti denunciano il numero esiguo degli ammessi alle prove scritte (452 candidati a fronte di 7.000 partecipanti) considerando il numero dei posti a disposizione (148) e gli anni di attesa dall'ultimo concorso indetto nel 2012;