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Signor Presidente, come hanno detto molti colleghi del Gruppo PD, a cominciare dalla vice presidente Malpezzi, anch'io ritengo giusto ridurre il numero dei parlamentari, un numero troppo elevato che non favorisce l'efficienza né la rappresentatività delle istituzioni, però non siamo ipocriti e lei, senatore Calderoli, certamente non lo è. Il problema dello stato di salute della nostra democrazia non si risolve semplicemente riducendo il numero dei parlamentari. (Applausi dal Gruppo PD) .Altrimenti, prendiamo in giro noi stessi oltre che prendere in giro i cittadini. Occorre fermamente rilanciare la centralità del Parlamento e in questa sede vorrei fare un ragionamento su qualche punto, sperando che sia uno spunto di riflessione comune. In primo luogo, come diceva prima il senatore Errani, tutti abbiamo assistito a come in queste ultime settimane il Senato sia rimasto in ostaggio del Governo sia in occasione della preparazione della legge di bilancio che sul decreto-legge semplificazioni: 315 senatori hanno passato settimane, prima di Natale e a gennaio, ad aspettare di poter votare e discutere in Aula, con convocazioni che venivano spostate di ora in ora. Dico cose che tutti noi abbiamo vissuto. Non desidero fare l'enfasi del Parlamento europeo, però c'è un dato: nel Parlamento europeo si sa un anno prima quando ci sarà la seduta della Commissione x l'anno successivo, quando ci saranno le sedute di Assemblea, non avviene questo film con tempi sempre ritardati che c'è qui in Senato. In secondo luogo, il ricorso alla fiducia (anche questo è un refrain che si ripete sempre) non è sicuramente una responsabilità soltanto di questo Governo, ma anche di tutti gli Esecutivi della Repubblica probabilmente, ma ciò non significa che debba esserlo anche di questo Governo, che è sostenuto da parlamentari che hanno fatto una campagna molto forte contro il voto di fiducia ricorrente. In terzo luogo, per dare funzionalità alle istituzioni occorre superare il bicameralismo perfetto. (Applausi della senatrice Malpezzi). Il mondo cambia, colleghe e colleghi, e lo fa velocemente, non è possibile fare il ping pong, la navetta tra le due istituzioni che fanno la stessa identica cosa. Siamo d'accordo su questo almeno? Se lo siamo, facciamolo insieme. Questa sarebbe una grande e vera riforma, attesa lungamente dai nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo PD) . Facciamolo insieme alla ricostruzione di un rapporto con le Regioni, improntato al principio della solidarietà: qualsiasi federalismo privo del principio della solidarietà non fa tenere insieme il nostro Paese. Sappiamolo, prima di imboccare una strada pericolosa verso un federalismo asolidale. E ancora, per elevare la qualità della nostra democrazia, le risorse che si risparmiano con la riduzione dei parlamentari si destinino ad assumere più personale tecnico al Senato. Ogni Gruppo politico ha solo una manciata di esperti giuridici; i nostri sono bravissimi - e voglio ringraziarli ufficialmente in quest'Aula - ma devono studiare tutto: un'incredibile quantità di materiale legislativo e anche noi senatori abbiamo una grande difficoltà ad assumere staff qualificato. Perché, allora, non dotare i nostri assistenti di risorse finanziarie direttamente, non passando, cioè, attraverso i senatori, ma direttamente sul loro conto corrente, come fa il Parlamento europeo che mette a disposizione di ciascun parlamentare due, tre, quattro assistenti, in modo che quel parlamentare possa svolgere in maniera adeguata il compito cui è chiamato? (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . Non si tratta di aumentare lo stipendio del parlamentare - nessun euro deve transitare dalla tasca del parlamentare - ma di soldi che devono andare direttamente ai nostri assistenti. Se vogliamo fare bene il nostro lavoro, prendiamo lo statuto dell'assistente europeo: il Parlamento europeo si è dotato di uno statuto per gli assistenti parlamentari. (Applausi dal Gruppo PD) . Sarebbe giusto, poi, ridurre l'età del diritto di voto attivo e passivo al Senato: limitare il diritto di voto attivo per il Senato a venticinque anni e quello passivo a quaranta ha l'effetto di limitare il diritto democratico di 4,5 milioni di persone: giovani membri di una generazione già numericamente esigua, che invece avrebbe diritto a una maggiore voce, anche perché qui dentro dovremmo legiferare per il presente, ma soprattutto per il futuro delle nuove generazioni. Vorrei infine fare un ultimo breve ragionamento sul ruolo dei parlamentari, di noi stessi. Chi siamo noi? Siamo semplicemente individui senza un pensiero libero né una cultura critica, a prescindere dal partito di appartenenza, un numero con un vincolo di mandato obbligatorio? Se è così, ha ragione chi dice di sopprimere il Parlamento, perché se il Parlamento è composto da numeri con vincoli obbligatori di mandato è meglio abolirlo e trasformare la democrazia rappresentativa in una democrazia plebiscitaria. Io sono totalmente contrario a questa ipotesi; penso che il ruolo che i Padri costituenti hanno pensato per il Parlamento non sia questo: i Padri costituenti hanno pensato a una istituzione dove c'è una chiara divisione di poteri e le competenze del Governo sono distinte da quelle del Parlamento ed è il Parlamento che controlla il Governo, non il contrario. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, esimi colleghi, intervengo soprattutto per segnalare all'intelligenza del relatore e dei proponenti di questa riforma costituzionale quello che non posso che ritenere un errore materiale nella elaborazione del testo. Mi riferisco all'aver incluso la circoscrizione estero nella riduzione proporzionale del numero dei parlamentari. Come molti di voi sanno, la circoscrizione estero è una conquista istituzionale degli italiani all'estero e degli italiani tutti, che ha portato in questo ramo del Parlamento sei senatori e nella Camera bassa, a Montecitorio, 12 deputati: un numero estremamente ridotto rispetto al totale degli italiani residenti all'estero, quindi con un rapporto già molto discriminatorio nei nostri confronti. Do qualche numero: a fronte di 60 milioni di abitanti italiani, abbiamo attualmente 945 parlamentari, di cui solo 18 della circoscrizione estero. Con l'effetto di questa nuova riforma, avremmo 600 parlamentari, ma solo 12 parlamentari rappresentanti degli italiani all'estero, di cui 8 alla Camera dei deputati e 4 al Senato. Con un rapporto normale di conversione, tali parlamentari sarebbero invece 52, di cui 35 alla Camera dei deputati e 17 al Senato. Faccio notare che quattro senatori in rappresentanza di 5,5 milioni di italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) rappresentano un'aberrazione, che viene ulteriormente esasperata dal fatto che la circoscrizione estero si divide in 4 ripartizioni. Per la ripartizione Europa, in cui sono iscritti 3,3 milioni di italiani registrati all'AIRE, ci sarebbe un solo rappresentante in Senato. Vi segnalo che, nella dottrina internazionale, non c'è nessun criterio, nessuna formula che sia degna di questo nome che permetta un rapporto di questo genere.