[ddlpres]

a) istituire lo “Sportello unico del whistleblower ” presso ciascuna prefettura, per raccogliere e gestire le segnalazioni e le denunce pervenute a livello provinciale da dipendenti pubblici e privati relative a comportamenti illeciti nei rispettivi ambiti lavorativi, riferendo trimestralmente all'UDW sull'attività svolta; b) istituire e gestire l'anagrafe delle segnalazioni e denunce dei whistleblowers , da inserire su apposita piattaforma informatica, anche sulla base dei dati forniti trimestralmente, con la relativa relazione illustrativa, dall'ANAC, dalle prefetture, dalle amministrazioni pubbliche e da enti privati; c) adottare misure sanzionatorie nei confronti di amministrazioni o di enti privati che attuato misure discriminatorie o ritorsive nei confronti del whistleblower ; d) svolgere attività di monitoraggio sugli sviluppi amministrativi e giudiziari delle denunce, anche in funzione di uno scambio di informazioni tra Presidenza del Consiglio dei ministri e Ministro della giustizia, in materia di tutela del whistleblower ; e) proporre alla Presidenza del Consiglio dei ministri le iniziative necessarie o opportune per far fronte ai comportamenti illeciti eventualmente accertati. 2 . I dati raccolti sono finalizzati al monitoraggio del buon andamento della pubblica amministrazione e all'adozione di buone pratiche sugli esiti delle segnalazioni e delle denunce, nonché ad attività di studio, ricerca e rilevazioni statistiche in un'ottica di prevenzione. Il mancato o intempestivo aggiornamento trimestrale dell'anagrafe delle segnalazioni e delle denunce da parte delle amministrazioni pubbliche e degli enti privati costituisce omissione di atti d'ufficio e comporta per il responsabile l'applicazione, da parte dell'UDW, di una sanzione amministrativa da euro 15.000 a euro 50.000, che non può essere oggetto di assicurazione professionale. L'UDW può avvalersi della polizia giudiziaria ad esso assegnata. 3 . Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono approvati i criteri organizzativi dell'UDW e le modalità di trasferimento ad esso delle competenze in atto svolte dall'ANAC in materia di tutela del whistleblower . Sino alla data di effettiva costituzione dell'UDW, l'ANAC continua a svolgere le funzioni ad essa attribuite dalla legge 30 novembre 2017, n. 179 ». 2 1 Dopo l'articolo 54- bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è inserito il seguente: « Art. 54- ter. – ( Tutela del dipendente pubblico o del collaboratore che segnala illeciti) – 1 . Il pubblico dipendente o il collaboratore di cui all'articolo 14, comma 2, può segnalare all'UDW, al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) di cui all'articolo 1, comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190, o all'ANAC condotte illecite rilevate nell'ambito della propria amministrazione. Resta ferma, per il dipendente o il collaboratore, la facoltà anche di denunciare l'illecito all'autorità giudiziaria ordinaria o alla Corte dei conti. La segnalazione costituisce uno strumento di controllo diffuso, ai sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, nel quadro delle misure anticorruzione previste dalla legge 6 novembre 2012, n. 190, che operano nell'interesse oggettivo della legalità dell'attività amministrativa. 2. Ai fini del presente articolo, per dipendente pubblico si intende il dipendente delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, ivi compreso il dipendente di cui all'articolo 3, il dipendente di un ente pubblico economico, nonché il dipendente di un ente di diritto privato sottoposto a controllo pubblico ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile. Rientrano altresì nelle tutele previste dal presente articolo i dipendenti delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), nonché quelli delle aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP) o delle fondazioni derivanti dalle trasformazioni delle IPAB. La disciplina del presente articolo si applica anche ai lavoratori e ai collaboratori delle imprese fornitrici di beni e servizi che realizzano opere in favore dell'amministrazione pubblica. 3 . L'identità del segnalante non può essere rivelata. Nell'ambito del processo penale l'identità del segnalante è coperta dal segreto nei modi e nei limiti previsti dall'articolo 329 del codice di procedura penale. Nell'ambito del procedimento dinanzi alla Corte dei conti, l'identità del segnalante non può essere rivelata fino alla chiusura della fase istruttoria. Nell'ambito del procedimento disciplinare l'identità del segnalante non può essere rivelata ove la contestazione dell'addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione, anche se conseguenti alla stessa. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione e la conoscenza dell'identità del segnalante sia indispensabile per la difesa dell'incolpato, la segnalazione è utilizzabile ai fini del procedimento disciplinare solo in presenza del consenso del segnalante alla rivelazione della sua identità. 4 . La segnalazione è sottratta all'accesso previsto dagli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241. 5 . L'ANAC, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, adotta apposite linee guida relative all'attuazione del presente articolo e dell'articolo 54- bis , nonché alle procedure per la presentazione e la gestione delle segnalazioni. Le linee guida prevedono l'utilizzo di modalità anche informatiche e promuovono il ricorso a strumenti in crittografia per garantire la riservatezza dell'identità del segnalante, del contenuto delle segnalazioni e della relativa documentazione. Le linee guida dell'ANAC sono vincolanti per tutti gli enti di cui al comma 2. 6 . Il RPCT o l'ANAC, entro tre mesi dalla segnalazione di condotte illecite, se ritengono la segnalazione manifestamente infondata la archiviano; negli altri casi la inoltrano, previa istruttoria, all'UDW, alla procura della Repubblica e all'Ispettorato per la funzione pubblica, nonché, nei casi di danno erariale diretto, alla competente procura della Corte dei conti. 7 . Le amministrazioni di cui al comma 2 non possono imporre limitazioni soggettive od oggettive all'attività del segnalante, né possono adottare misure ritorsive o discriminatorie nei confronti del segnalante, che non può pertanto essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle sue condizioni lavorative. Ai fini della presente legge, si considera “licenziamento” qualsiasi allontanamento del segnalante dalla propria amministrazione, accompagnato da interruzione dell'erogazione della retribuzione, anche se attuato attraverso delibere di nullità o annullamento di atti inerenti al concorso alla base del contratto di lavoro del segnalante. Gli atti dell'amministrazione che impongono le suindicate limitazioni o che hanno carattere discriminatorio o ritorsivo costituiscono abuso d'ufficio e sono nulli e privi di qualsiasi effetto.