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Come avremmo gestito la situazione in caso di blocco dovuto all'epidemia tra il primo e il secondo turno elettorale? A chi sarebbe stato affidato il compito di amministrare quei Comuni che non avrebbero fatto il ballottaggio? Alle amministrazioni precedenti? Oppure a dei commissari? E svolgere il secondo turno, dopo settimane e settimane, non avrebbe potuto alterare gli equilibri elettorali e inficiarne il voto? Certo, questa è una delle esigenze che con tale provvedimento cerchiamo di risolvere, però sui giornali e in tantissime dichiarazioni si parla sempre solo di una cosa: la data del voto. Colleghe e colleghi, chiariamo che in questo provvedimento non è scritta la data delle elezioni e non si indica l' election day . Si indica una finestra ed è all'interno di questa finestra che è auspicabile, sia per questioni organizzative, sia per questioni di costo, sia per questioni legate all'inizio dell'anno scolastico, che si individui una data condivisa delle elezioni, il cosiddetto election day . Questa, come sapete tutti, potrebbe essere il 20 settembre. Tale data ha destato diversi malumori - l'avete ripetuto tutti - ma sappiamo anche che nessuna data troverà un consenso unanime di tutti gli attori istituzionali, partitici e i comitati referendari coinvolti. Per quanto riguarda in particolare il referendum , è bene ricordare - come ha fatto in Commissione il sottosegretario Variati, che ringrazio per il lavoro svolto - che lo spostamento per la finestra elettorale del referendum era già avvenuto con il decreto-legge cura Italia, e che questo provvedimento non interviene sulla nuova finestra referendaria già stabilita in quella sede. Accorpare questo referendum alle elezioni di Comuni e Regioni non è vietato, peraltro, da alcuna legge; l'unica proibizione continua a riguardare l'accorpamento tra referendum abrogativo ed elezioni politiche. Tuttavia, questa unione - se ci sarà - non deve essere considerata un precedente, ma una scelta dovuta alla situazione attuale di emergenza in cui ci troviamo. Le date previste per le elezioni tengono inoltre necessariamente conto degli orientamenti espressi dal Comitato tecnico-scientifico, il quale, premesso che non si può stabilire se vi sarà o meno una ripresa della virulenza, ha tuttavia rilevato che, essendo il Covid-19 un agente della categoria dei virus influenzali, è ipotizzabile che possa riattivarsi con l'abbassamento delle temperature. Ha reputato perciò opportuno, oltre che estendere le operazioni anche al lunedì, quindi non solo di domenica, che il complesso delle elezioni si esaurisca entro il mese di settembre. La finestra di voto indicata nel decreto-legge va poi già nella direzione, richiesta dalle opposizioni, di spostare più avanti la data delle elezioni. Non vi sono quindi state chiusure a priori verso le opposizioni. C'è anche un'altra esigenza che riguarda la tutela della salute non solo dei cittadini ma anche dei componenti del seggio elettorale. Le persone, infatti, entrano nel seggio, votano, ritirano la tessera elettorale e vanno via, mentre il presidente e gli scrutatori rimangono lì per ore e giorni, in uno spazio normalmente relativamente piccolo, che di solito è un'aula scolastica. C'è, quindi, un rischio oggettivo che va affrontato, ed è per questo che è stata inserita una specifica norma che prevede un protocollo sanitario e di sicurezza, che ovviamente dipenderà anche dall'evoluzione dell'epidemia. Se, infatti, ci ritroveremo - come tutti noi auspichiamo - nel mese di settembre fuori dalla pandemia in tutte le Regioni italiane o quasi, è evidente che si potrà avere un protocollo più semplice, un protocollo più lieve. Se, viceversa, dovessimo trovarci in una situazione più complicata, il protocollo dovrà innalzare il livello di sicurezza per tutelare anzitutto proprio i componenti del seggio. In caso contrario, rischiamo di non trovare le persone disponibili ad andare a fare gli scrutatori e i presidenti di seggio. Infine, c'è un'altra esigenza che il provvedimento affronta, che riguarda la raccolta delle firme. La decisione di ridurre di due terzi le firme per le elezioni amministrative non è in contraddizione con la scelta di posticipare i termini elettorali. Non siamo in una situazione normale per consentire tale attività nella maniera ordinaria anche nell'immediato futuro senza timori o preoccupazioni. La raccolta delle firme è oggettivamente potenzialmente un nucleo di assembramento anche oggi che siamo nella fase 2, e comunque c'è un'attenzione specifica, suggerita dagli scienziati, rispetto agli assembramenti perché è sufficiente un qualsiasi episodio assolutamente non voluto per provocare potenzialmente una ripresa della diffusione. Viviamo in una situazione non ordinaria e all'interno del processo di formazione delle liste, che prevede l'autentica delle firme di sottoscrizione, si deve intervenire in questa direzione In conclusione, Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento che oggi approviamo è un concreto modo di tutelare l'esercizio del diritto di voto, e quindi la nostra democrazia e le nostre istituzioni, in un tempo straordinario quale è quello che stiamo vivendo. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, gentili senatrici, egregi senatori, è la prima volta che mi succede di intervenire nell'Aula del Senato. (Applausi) . Ho trascorso la mia vita per tanti anni nelle amministrazioni locali, affrontando varie campagne elettorali, quindi so cosa vuol dire affrontare una campagna elettorale, raccogliere le firme, compilare le liste. Vi devo dire che ciò che aveva guidato il Governo fin dal decreto che porta la data del 20 aprile scorso è stata l'emergenza. Solo l'emergenza ha potuto consentire al Governo di prorogare di tre mesi i poteri (peraltro, tutti i poteri in quanto quella in corso non è stata e non è una prorogatio , ossia circoscritta a un numero limitato di provvedimenti urgenti e indifferibili, ma è una proroga), mantenendo i pieni poteri degli organi delle Regioni e dei Comuni. Solo una situazione gravissima di emergenza sanitaria nazionale ha potuto far avvenire ciò, sulla falsariga di quanto contenuto nel decreto e del provvedimento in esame (non a caso, è stato prima fatto notare che all'interno di pochissimi articoli la parola Covid si può ritrovare scritta per ben sei volte). Consentitemi di dire che non corrisponde a verità il fatto che il Governo si sia chiuso in un'assenza di dialogo, perché proprio il lavoro lunghissimo alla Camera è stato accompagnato da una volontà di dialogo e convergenza, come in parte avvenuta su alcuni aspetti importanti del provvedimento che ora è all'attenzione del Senato. Purtroppo, però, il tempo è stato troppo lungo e c'è stata anche a un certo punto, in particolare da parte di Fratelli d'Italia alla Camera (loro lo sanno), un'azione ostruzionistica che ha fatto dilatare i tempi. Ricordo che le Regioni avrebbero voluto votare già il 26 luglio.