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Il senatore LANIECE ( Aut (SVP-PATT, UV) ) ringrazia la relatrice per aver proposto un tema - quello dell'impatto dei cambiamenti climatici - molto importante sotto tutti gli aspetti e per le sue conseguenze in diversi ambiti, con particolare riferimento ai beni culturali e ambientali. Condivide pienamente la proposta di risoluzione presentata, per la quale si complimenta con la relatrice, sottolineando l'importanza di garantire le risorse necessarie per assicurare la realizzazione dei numerosi impegni formulati. Evidenzia inoltre l'importanza di un coinvolgimento degli enti territoriali nell'implementazione degli impegni stessi, chiedendo se tale aspetto trovi adeguata espressione nel testo della relatrice e se non sia eventualmente possibile un'ulteriore sottolineatura in proposito. Dichiara in ogni caso il voto favorevole sulla proposta di risoluzione. Anche il senatore RAMPI ( PD ) ringrazia la relatrice Montevecchi per aver proposto il deferimento dell'affare assegnato in titolo, per la qualità e completezza del lavoro svolto e per la risoluzione proposta, sulla quale dichiara il voto favorevole del suo Gruppo. La senatrice SBROLLINI ( IV-PSI ) si unisce ai ringraziamenti alla relatrice per aver posto l'accento su un tema, quello dei cambiamenti climatici, sul quale occorre assicurare una maggiore sensibilizzazione. Nell'auspicare che siano stanziate risorse adeguate all'implementazione degli impegni al Governo, dichiara il voto favorevole sulla proposta della relatrice. La relatrice MONTEVECCHI ( M5S ), rispondendo alla sollecitazione del senatore Lanièce, segnala come il capoverso, presente nelle premesse, nel quale si fa riferimento alla pianificazione paesaggistica come scenario entro cui attivare politiche di transizione energetica, contenga il richiamo al fondamentale ruolo degli enti territoriali e in particolare delle Regioni. Prende atto il senatore LANIECE ( Aut (SVP-PATT, UV) ). Il presidente NENCINI ( IV-PSI ) si unisce agli interventi che lo hanno preceduto per complimentarsi con la relatrice Montevecchi per l'ottimo lavoro svolto. Nessun altro chiedendo di intervenire, accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la proposta di risoluzione della relatrice è posta ai voti e approvata. Il PRESIDENTE rileva che la Commissione si è espressa all'unanimità. La seduta termina alle ore 15,35. Allegato SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 808 RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 808 La Commissione, premesso che: · l'espansione demografica e l'impronta delle attività umane registrate nell'ultimo secolo stanno cambiando il clima della Terra in maniera "inequivocabile" e "senza precedenti", tanto da far definire l'attuale epoca geologica Antropocene' (" The Physical Science Basis of Climate Change ", IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change). Studi scientifici affermano, infatti, che a causa della distruzione e degradazione di ecosistemi ricchi di carbonio come foreste e torbiere, della combustione di fonti fossili di energia (carbone, petrolio e gas), e di alcuni processi di produzione industriale, tra cui quello del cemento e acciaio, la concentrazione di anidride carbonica, metano, protossido di azoto e altri gas di origine industriale, responsabili dell'effetto serra, è aumentata del 48 per cento rispetto all'epoca preindustriale passando da 280 a 415 parti per milione. L'aumento delle concentrazioni di questi elementi ha provocato un aumento della temperatura media dell'atmosfera di circa 1,1°C dal 1850 ad oggi, tale da esser sufficiente a produrre effetti tangibili in ogni regione del pianeta: innalzamento del livello dei mari, scioglimento dei ghiacciai polari e alpini, incendi, riscaldamento e acidificazione degli oceani, stress antropici, cicloni tropicali mediterranei, riduzione della produzione agricola e una maggiore frequenza di eventi meteorologici o climatici estremi; · nel contesto italiano non è una rarità che tali eventi climatici diventino prima calamitosi e poi emergenziali. La situazione del nostro Paese è peculiare in quanto presenta un patrimonio culturale e paesaggistico diffusissimo, su di un territorio denso di problematiche poiché sismico e in gran parte già sottoposto a dissesti idrogeologici e frane. In Italia, infatti, come rilevato dal Rapporto dell'Osservatorio di Legambiente Cittàclima (2020), ben 28.483 siti del patrimonio culturale sono esposti ad alluvioni. Per avere un'idea dell'impatto, si pensi a Venezia dove l'innalzamento del livello medio del mare ha un impatto diretto sulla conservazione del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico nel centro storico e nell'ambiente lagunare circostante. Solo nel novembre 2019 la Basilica di San Marco è stata invasa al suo interno da 110 centimetri d'acqua ed è stata allagata la cripta e il nartece, con diversi danni al pavimento musivo, particolarmente soggetto alla corrosione dell'acqua salata. Nello stesso periodo, il centro storico di Matera ha subito un'alluvione che ha provocato allagamenti nei locali ipogei dei Sassi e divelto la pavimentazione di alcune vie centrali. Inoltre, secondo le stime contenute nel suddetto rapporto, solo nel Comune di Roma i beni immobili esposti a rischio alluvioni sarebbero 2.204 con un tempo di ritorno fino a 500 anni in un'area che comprenderebbe anche il centro storico, zona Pantheon, Piazza Navona e Piazza del Popolo. Per il Comune di Firenze i beni immobili esposti a rischio alluvioni con tempo di ritorno fino a 200 anni risultano 1.145, tra cui la Basilica di Santa Croce, la Biblioteca Nazionale, il Battistero e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore; · non ci sono solo i cambiamenti climatici che mettono in pericolo il patrimonio storico, archeologico, artistico e paesaggistico. La scienza, infatti, sostiene che pericoli al patrimonio culturale derivano anche dalla perdita di biodiversità, dal cambiamento d'uso del suolo e dall'alterazione dei cicli biogeochimici; · per far fronte al cambiamento climatico, 197 Stati hanno assunto in base all'Accordo di Parigi - adottato nel 2015 nell'ambito della 21 a sessione della Conferenza dei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione ONU sui cambiamenti climatici (COP21) - l'impegno di ridurre le proprie emissioni in base ai principi di equità e responsabilità comuni e differenziate e di mantenere l'aumento della temperatura media globale "ben al di sotto di 2,0°C rispetto ai livelli preindustriali" e "di proseguire gli sforzi per limitare l'aumento a 1,5°C". Tuttavia la scelta degli strumenti attraverso cui decarbonizzare il sistema energetico  attraverso una transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili  ha sollevato una serie di interrogativi che hanno rievocato la distinzione giuridica tra ambiente', ecosistema' e paesaggio' e dunque i diversi valori-beni-interessi che possono risultare in conflitto tra loro nel momento della realizzazione degli interventi; · la pandemia, che ci ha trovati impreparati, ha rivalutato il ruolo dello Stato e le sue articolazioni, le politiche pubbliche, l'attenzione alle condizioni di precarietà e vulnerabilità, e ha accelerato alcune trasformazioni sociali in corso, tra cui quella ecologica e digitale.