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Nei confronti di un parlamentare in carica non può aver luogo, senza l'autorizzazione prevista dal terzo comma dell'articolo 68 della Costituzione, l'intercettazione di comunicazioni o conversazioni tra presenti che si svolgano nella sede di ciascuna delle Camere del Parlamento, neppure ai sensi dell'articolo 226 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. 3. Alle intercettazioni disposte, o comunque svolte, in violazione dei divieti di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo si applica l'articolo 271 del codice di procedura penale. Le attività di intercettazione preventiva illegittimamente disposte, e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere utilizzate né menzionate in atti di indagine né possono costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate». 2. All'articolo 17 della legge 3 agosto 2007, n. 124, il comma 5 è sostituito dal seguente: « 5 . Le condotte di cui al comma l non possono essere effettuate nelle sedi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, della Corte costituzionale, nelle sedi di partiti politici rappresentati in Parlamento o in un'assemblea o consiglio regionale, nelle sedi di organizzazioni sindacali, nel domicilio dei parlamentari ovvero nei confronti di giornalisti professionisti iscritti all'albo». Art. 3. 1. L'articolo 6 della legge 20 giugno 2003, n. 140, è sostituito dal seguente: «Art. 6. -- 1. Le guarentigie di cui al presente articolo si applicano ai seguenti soggetti: a) il Presidente della Repubblica, in attuazione dell'articolo 90 della Costituzione, ad eccezione di colui che, in ragione della sospensione dalla carica, è sottoposto alla procedura di cui all'articolo 7, comma 3, della legge 5 giugno 1989, n. 219; b) il giudice costituzionale, in attuazione dell'articolo 3 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, ad eccezione di colui nei cui confronti è pronunciata l'autorizzazione di cui all'ultimo comma del medesimo articolo 3; c) il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro, in attuazione dell'articolo 10, comma 1, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, ad eccezione di colui che versi in una delle seguenti condizioni: 1) nei suoi confronti si proceda per reato diverso da quelli previsti dall'articolo 96 della Costituzione; 2) nei suoi confronti sia pronunciata l'autorizzazione della Camera competente prevista dal citato articolo 10, comma 1, della legge costituzionale n. 1 del 1989; d) il parlamentare in carica, ad eccezione di colui nei cui confronti è pronunciata l'autorizzazione prevista dal terzo comma dell'articolo 68 della Costituzione. 2 . I soggetti di cui al comma 1 possono comunicare al gestore dell'utenza telefonica o telematica o informatica ad essi intestata o in uso, con dichiarazione resa ai sensi dell'articolo 46 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445: a) l'attuale, esclusiva e personale disponibilità dell'utenza; b) la carica, rispettivamente, di Presidente della Repubblica, di giudice costituzionale, di componente del Consiglio dei ministri ovvero di parlamentare; c) l'impegno a comunicare ogni variazione dello stato d'uso che faccia venir meno le condizioni di cui alla lettera a) o della carica che faccia cessare le condizioni di cui alla lettera b) . 3 . Il gestore di cui al comma 2, ricevuta la dichiarazione ivi prevista e verificata la fondatezza della dichiarazione in riferimento alla lettera b) del medesimo comma, annota sull'anagrafica della rispettiva utenza che essa riguarda un soggetto al quale si applicano le guarentigie di cui al presente articolo. L'amministrazione dell'organo costituzionale o a rilevanza costituzionale competente comunica immediatamente al gestore la cessazione dalla carica, ai fini della rimozione dell'annotazione. Laddove il gestore abbia elementi in ordine alla falsità delle dichiarazioni rese ai sensi del comma 2, li trasmette all'autorità giudiziaria per consentirne la valutazione come notizia di reato di falso ideologico. 4 . Il gestore di cui al comma 2 del presente articolo appresta procedure di immediata evidenza, al fine di segnalare all'operatore di cui all'articolo 268 del codice di procedura penale che al soggetto cui è riferita l'anagrafica annotata, di cui al comma 3 del presente articolo, si applicano le guarentigie di cui al presente articolo. Qualora, nel corso di un'attività autorizzata ai sensi del capo IV del titolo III del libro III del codice di procedura penale, ovvero ai sensi dell'articolo 226 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, l'utenza sottoposta ad intercettazione di comunicazioni o conversazioni, anche per via telematica, venga in contatto con una delle utenze cui si riferisce l'anagrafica annotata di cui al comma 3 del presente articolo, il gestore nega l'accesso all'operatore, ai sensi dell'articolo 51 del codice penale. È fatto salvo il caso di cui all'ultimo periodo del comma 3, nonché il caso di cui al numero 1) della lettera c) del comma l del presente articolo. Si applica il comma 3 dell'articolo 5. 5 . La disposizione di cui al comma 4 si applica anche all'acquisizione dei dati esterni relativi al caso in cui il soggetto cui si riferisce l'anagrafica annotata di cui al comma 3, venga in contatto con l'utenza per la quale è stato autorizzato il tracciamento delle comunicazioni telefoniche e telematiche, nonché all'acquisizione di ogni altra informazione su di esso, anche di localizzazione satellitare, in possesso degli operatori di telecomunicazioni. 6 . Per le utenze ulteriori, che il soggetto di cui al comma 1 abbia in uso ma sulle quali non abbia attivato la procedura di cui al comma 2, resta salva la possibilità di dimostrare la non casualità dell'avvenuto accesso da parte dell'operatore di cui all'articolo 268 del codice di procedura penale. La prova della non casualità grava: a) sul soggetto di cui al comma 1, nel caso di eccezione di inutilizzabilità dell'attività prevista dal capo IV del titolo III del libro III del codice di procedura penale e degli atti conseguenti, sollevata in ogni stato e grado del processo a suo carico; b) sull'organo titolare della competenza autorizzatoria, in caso di ricorso per conflitto di attribuzioni per violazione, rispettivamente, dell'articolo 7, comma 3, della legge 5 giugno 1989, n. 219, dell'articolo 3 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, dell'articolo 10, comma 1, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, ovvero del terzo comma dell'articolo 68 della Costituzione». Art. 4. 1. L'articolo 7 della legge 20 giugno 2003, n. 140, è sostituito dal seguente: «Art. 7. -- 1.