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la reazione degli agenti, in difesa della propria incolumità e in risposta alla violenza dei manifestanti, sembrerebbe essere trascesa in alcuni episodi apparentemente non proporzionati al contesto e all'effettiva necessità; in particolare, durante una carica degli agenti, il giornalista Stefano Origone è stato attinto da colpi di manganello e calci sferrati anche quando lo stesso si trovava ormai a terra; la Procura della Repubblica di Genova ha avviato un'indagine per verificare il reale svolgimento dei fatti e le eventuali responsabilità. Dopo alcuni giorni, in cui è risultato difficile risalire all'identità dei soggetti coinvolti nell'episodio, un gruppo di agenti delle forze dell'ordine si è presentato spontaneamente per collaborare alle indagini; considerato che: già in passato nel nostro Paese si sono verificate situazioni simili, caratterizzate dall'impossibilità di effettuare, ove necessario, l'individuazione degli agenti in tenuta antisommossa; in particolare nel 2001, proprio a Genova, si svolsero i noti eventi legati al G8, durante i quali si verificarono diffusi e ingiustificati casi di violenza anche da parte di alcuni esponenti delle forze dell'ordine, alcuni dei quali rimasero impuniti proprio a causa della mancata identificazione; in data 19 settembre 2001 il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, con raccomandazione REC (2001)10, ha adottato il Codice europeo di etica per la polizia (CEEP), primo strumento sovranazionale in materia di sicurezza emanato da un'istituzione europea; l'articolo 45 recita che, di norma, nel corso di un intervento, il personale di polizia deve essere in condizione di dimostrare il proprio grado e la propria identità professionale, ovvero è necessario che sia sempre identificabile il singolo membro della polizia; nel memorandum esplicativo al CEEP, a commento dell'articolo 45, è indicato che il requisito per cui il personale di polizia deve di norma dimostrare la propria identità professionale prima, durante o dopo un intervento, è strettamente legata alla responsabilità personale degli operatori di polizia per azioni o omissioni (articolo 16). Senza la possibilità di identificare il singolo agente, la responsabilità personale, dal punto di vista dei cittadini, diventa un concetto vuoto. È chiaro che l'implementazione di tale regola deve bilanciare l'interesse del pubblico e la sicurezza del personale di polizia in base ad ogni singolo caso specifico. Va sottolineato che l'identificazione di un membro della polizia non implica necessariamente che ne venga divulgato il nome; il 12 dicembre 2012 il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2010-2011) che al paragrafo 192 riporta che il Parlamento europeo "esprime preoccupazione per il ricorso a una forza sproporzionata da parte della polizia durante eventi pubblici e manifestazioni nell'UE; invita gli Stati membri a provvedere affinché il controllo giuridico e democratico delle autorità incaricate dell'applicazione della legge e del loro personale sia rafforzato, l'assunzione di responsabilità sia garantita e l'immunità non venga concessa in Europa, in particolare per i casi di uso sproporzionato della forza e di torture o trattamenti inumani o degradanti; esorta gli Stati membri a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo"; ad oggi sono già 15 i Paesi dell'Unione europea che si sono adeguati alla risoluzione del 2012, dotando le proprie forze dell'ordine di codici distintivi; considerato infine che: il capitolo 23 denominato "Sicurezza, legalità e forze dell'ordine", a pagina 43 del "contratto per il governo del cambiamento", cita esplicitamente l'introduzione di una videocamera sulla divisa delle forze dell'ordine. Nel quarto capoverso viene infatti riportato che "Si dovranno dotare tutti gli agenti che svolgono compiti di polizia su strada di una videocamera sulla divisa, nell'autovettura e nelle celle di sicurezza, sotto il controllo e la direzione del Garante della privacy , con adozione di un rigido regolamento, per filmare quanto accade durante il servizio, nelle manifestazioni, in piazza e negli stadi"; il 14 giugno 2018, in occasione della cerimonia di chiusura dell'anno accademico della scuola di perfezionamento per le forze di polizia, il Ministro in indirizzo si era dichiarato contrario all'introduzione del codice identificativo ma favorevole all'introduzione delle videocamere sulle divise, ricordando inoltre il sostegno da parte del Sindacato autonomo di Polizia a tale provvedimento, si chiede di sapere quali siano le misure previste, o in programma, per responsabilizzare e identificare gli agenti sulla scorta del paragrafo 192 della risoluzione del Parlamento europeo del 12 dicembre 2012. Atto n. 4-01970 DE PETRIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico Premesso che: si sta verificando un'accelerazione tecnologica in ragione dell'avvento del 5G e ciò avverrà mettendo a repentaglio il rispetto del limite di esposizione della popolazione di 6 volt per metro, posto dal regolamento recante "i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana" (decreto ministeriale n. 381 del 1998, previsto dalla legge n. 249 del 1997) e confermato come limite ambientale dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 199 del 2003) "in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore"; l'individuazione del valore di 6 volt per metro, dovuta a Livio Giuliani, dirigente di ricerca dell'Ispesl ("il padre dei 6 Volt/metro", ex pluribus "la Repubblica - Affari e Finanza" del 20 gennaio 2003), è stata una sfida scientifica e tecnologica che ha governato la costruzione della rete di telefonia cellulare in Italia, GSM, DCS e UMTS, una delle migliori reti mondiali. La rete fu costruita proteggendo la popolazione italiana, con livelli di esposizione massima di un centesimo, per l'UMTS e poi per il 4G, di quelli degli altri Paesi in America e in Europa in cui vige un limite di esposizione pari a 61 volt al metro. Un caso di effettivo sviluppo sostenibile, in equilibrio ottimale tra diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione) e diritto all'intrapresa (art. 41 della Costituzione). In Europa, comunque, ben nove Paesi hanno adottato, sull'esempio dell'Italia, i 6 volt per metro; considerato che: nel 2011, la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il telefono cellulare come possibile fattore cancerogeno per l'uomo per i tumori della testa. Esistono, inoltre, ormai numerosissimi studi sull'esito tumorale dell'esposizione prolungata ai campi elettromagnetici. A fine 2018 il National toxicology program (USA) ha diffuso il rapporto del suo studio con una "chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppano rari tumori delle cellule nervose del cuore" e aggiunge che esistono "evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali". Studi confermati dall'istituto Ramazzini di Bologna;