[pronunce]

che si è costituito il ricorrente nel giudizio a quo, il quale - ricostruite le vicende processuali e riportate le argomentazioni poste a sostegno della affermazione, ivi svolta quale preliminare motivo, di non manifesta infondatezza delle censure mosse alla normativa de qua - ha concluso per l'accoglimento della sollevata questione per contrasto sia con i parametri evocati nell'ordinanza di rimessione (alle cui argomentazioni si riporta condividendole), sia con gli artt. 117, primo e secondo comma, e 118, secondo comma, Cost.; che, in particolare, la parte sottolinea che la censurata situazione di incompatibilità tra le funzioni regolatrici e quelle di gestione del servizio pubblico garantito dalle farmacie comunali, nell'affidare ai Comuni le funzioni di pianificazione delle farmacie sul territorio, si pone in contrasto con le esigenze sottese alla disciplina delle farmacie private, che sono portatrici del medesimo munus publicum; e che ciò comporta altresì l'evidente contrapposizione delle norme censurate con i princìpi comunitari attinenti lo svolgimento di detto servizio anche in termini economici, oltre che con la normativa e la giurisprudenza comunitaria (ampiamente richiamate in atti) sulla tutela della libera concorrenza e sulla repressione dell'abuso di posizioni dominanti, nella logica della sussidiarietà e della proporzionalità, cui non sono sottratte le aziende organizzate in forma di impresa per assicurare un servizio d'interesse economico generale a tutela della salute umana; che la Federazione nazionale unitaria dei titolari di farmacia italiani (Federfarma), rilevato di essere intervenuta ad adiuvandum nel processo principale con atto notificato il 23 luglio 2013, ha depositato atto di costituzione in giudizio, in cui conclude per l'accoglimento della sollevata questione; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità o per l'infondatezza della questione; che l'Avvocatura rileva, in particolare, come - poiché l'intento del legislatore attraverso le norme in esame è quello di far sì che, nell'individuazione dei siti ove allocare le farmacie, prevalga non già il criterio della difesa di un bacino di utenza commerciale, bensì quello dell'equa distribuzione delle farmacie sul territorio, onde assicurare il servizio che esse devono svolgere per i cittadini - l'attribuzione della relativa funzione programmatoria al Comune sia del tutto ragionevole, in quanto l'intero settore delle farmacie è connotato di rilevanti aspetti di pubblico servizio (in senso oggettivo e soggettivo) e la presenza di farmacie "comunali", come pure la riserva generale delle farmacie ai farmacisti, non altera alcuna regola dell'Unione europea; che, d'altronde, l'individuazione, da parte del Comune, delle zone nelle quali collocare le nuove farmacie viene effettuata sulla base di una puntuale verifica della sussistenza dei requisiti di legge, e la relativa scelta deve essere sorretta da adeguata istruttoria; sicché, per l'Avvocatura, le eventuali determinazioni comunali che dovessero presentare "risvolti patologici della discrezionalità", sembrano escludere in concreto i presupposti da cui muove il giudice a quo per incardinare un dubbio di costituzionalità sorretto solo da un astratto richiamo ad un principio di distinzione tra funzione di regolazione e gestione dei pubblici servizi essenziali, che non trova alcuna concreta sanzione nella normativa europea o in quella nazionale; che, ciò premesso, quanto alle censure riferite agli artt. 97 e 41 Cost., la difesa dello Stato rileva la non conferenza di detti parametri, giacché l'esistenza di un possibile conflitto d'interessi dell'amministrazione comunale che sia anche titolare di esercizi farmaceutici (profilo che riguarderebbe l'imparzialità dell'attività amministrativa) e il possibile abuso di una posizione di privilegio (che limiterebbe la libertà d'iniziativa economica) si prospettano, non già come conseguenza necessaria dell'esercizio del potere attribuito al Comune, bensì quale riflesso di un esercizio illegittimo della potestà amministrativa di zonizzazione delle farmacie; che, quanto alla denunciata violazione dell'art. 118, primo comma, Cost., l'Avvocatura osserva che proprio il principio di sussidiarietà enfatizza la posizione dell'ente istituzionale più vicino al tessuto sociale, tanto che, a parità di condizioni, in termini di adeguatezza e sussistendo la necessità di assicurare l'esercizio unitario delle funzioni amministrative, la scelta non può che essere condizionata dal tasso di prossimità, nel senso di una chiara preferenza del dettato costituzionale in favore del Comune; rispetto alla quale sarebbe una diversa soluzione allocativa ad assumere i caratteri di eccezionalità, che obbligherebbero il legislatore ad allegare le puntuali motivazioni a sostegno della scelta operata; che in prossimità dell'udienza, la parte privata costituita e Federfarma hanno depositato memorie, in cui - ribadite le rassegnate conclusioni ed approfondite le tesi difensive sviluppate nell'atto di costituzione - contestano in particolare le argomentazioni svolte dalla Avvocatura dello Stato a sostegno della insussistenza della lesione degli evocati parametri. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto censura l'art. 2, comma 1, secondo periodo, della legge 2 aprile 1968, n. 475 (Norme concernenti il servizio farmaceutico), nel testo introdotto dalla lettera c) del comma 1 dell'art. 11 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), come convertito dall'art. 1, comma 1, della legge 24 marzo 2012, n. 27, nonché l'art. 11, comma 2, del medesimo decreto-legge n. 1 del 2012; che la prima delle due norme sancisce, al secondo periodo del comma 1, che «Al fine di assicurare una maggiore accessibilità al servizio farmaceutico, il comune, sentiti l'azienda sanitaria e l'Ordine provinciale dei farmacisti competente per territorio, identifica le zone nelle quali collocare le nuove farmacie, al fine di assicurare un'equa distribuzione sul territorio, tenendo altresì conto dell'esigenza di garantire l'accessibilità del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate»; che la seconda norma prevede che «Ciascun comune, sulla base dei dati ISTAT sulla popolazione residente al 31 dicembre 2010 e dei parametri di cui al comma 1, individua le nuove sedi farmaceutiche disponibili nel proprio territorio e invia i dati alla regione entro e non oltre trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto»;