[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 314 del codice di procedura penale, promosso, nell'ambito di un procedimento di riparazione per ingiusta detenzione, dalla Corte di cassazione con ordinanza del 17 aprile 2003, iscritta al n. 905 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 45, prima serie speciale, dell'anno 2003. Udito nella camera di consiglio del 9 giugno 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Corte di cassazione ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 24, terzo (recte, quarto) comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 314 del codice di procedura penale, «nella parte in cui, in tema di estradizione passiva, non prevede la riparazione per ingiusta detenzione nel caso di arresto provvisorio e di applicazione provvisoria di misura cautelare custodiale su domanda dello Stato estero che si accerti carente di giurisdizione». La Corte rimettente premette: - che a seguito di richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti d'America nei confronti di persona accusata di violenza sessuale commessa a bordo di una nave da crociera che, per quanto emergeva dall'esposizione dei fatti, si trovava in acque territoriali statunitensi, il sospetto autore del reato era stato tratto in arresto dalla polizia italiana il 19 agosto 1998; - che il Presidente della Corte di appello di Genova aveva convalidato l'arresto e disposto la misura della custodia cautelare in carcere e che il 14 gennaio 1999 l'estradando veniva rimesso in libertà; - che successivamente la Corte di appello di Genova, nel delibare la richiesta di estradizione, aveva accertato che la nave, che batteva bandiera panamense, non si trovava al momento dei fatti in acque territoriali statunitensi, ma in alto mare, ed era quindi soggetta alla giurisdizione dello Stato di bandiera ai sensi dell'art. 6 della Convenzione di Ginevra sull'alto mare del 29 aprile 1958, sottoscritta dall'Italia e dagli Stati Uniti d'America, vincolante anche per lo Stato richiedente; - che pertanto, difettando la giurisdizione dello Stato richiedente, con sentenza del 2 dicembre 1999 la Corte di appello aveva pronunciato sentenza contraria all'estradizione; - che l'interessato aveva formulato richiesta di riparazione per ingiusta detenzione e che la Corte di appello di Genova aveva accolto la domanda, affermando - sulla base di una precedente sentenza di legittimità concernente la carenza di giurisdizione dello Stato richiesto - che «l'esistenza della giurisdizione è un prius rispetto al suo esercizio, di tal che se è riparabile l'ingiusta detenzione conseguente al non corretto esercizio della giurisdizione, a fortiori essa è riparabile quando consegue alla carenza della giurisdizione stessa»; - che avverso tale provvedimento aveva proposto ricorso il Procuratore generale di Genova, sostenendo che la Corte di appello aveva erroneamente interpretato la disposizione in esame, applicandola al di là dei casi espressamente consentiti dalla legge. 2. - La Corte di cassazione rimettente, nel sollevare la questione di costituzionalità, dichiara di non condividere l'interpretazione estensiva dell'art. 314, comma 2, cod. proc. pen. seguita dalla Corte distrettuale, secondo cui lo Stato italiano, in tema di estradizione passiva, mutua la propria giurisdizione dall'ordinamento dello Stato straniero richiedente, in quanto la giurisdizione è potere originario dello Stato e non deriva dall'altrui giurisdizione, ma è espressione del principio di sovranità ed esiste anche in assenza della giurisdizione dello Stato richiedente. Al riguardo, la Corte di cassazione richiama un precedente di legittimità con il quale, in un caso di estradizione passiva, si è affermato che non spetta la riparazione per ingiusta detenzione, in quanto «per l'esplicita esclusione dell'applicazione dei parametri previsti dagli artt. 273 e 280 cod. proc. pen. operata dall'art. 714, comma 2, cod. proc. pen. , l'arresto a fini estradizionali non può dar luogo al diritto alla riparazione per l'ingiusta detenzione, e perciò l'interessato non può conseguire alcun apprezzabile beneficio dall'annullamento del provvedimento». Ritenuta pertanto «non conforme a diritto l'interpretazione estensiva del giudice a quo», la Corte rimettente solleva la questione di legittimità costituzionale per contrasto della disciplina censurata con gli artt. 3, 2 e 13, nonché 24, quarto comma, della Costituzione. 3. - L'art. 3 Cost. sarebbe violato, ad avviso della Corte rimettente, per la irragionevole disparità di trattamento tra chi, privato della libertà personale in forza di una misura emessa, a fini estradizionali, su richiesta di uno Stato estero, non può beneficiare dell'equa riparazione, e chi, privato della libertà in forza di un provvedimento emesso da un giudice dello Stato ma in assenza delle condizioni di applicabilità previste dagli artt. 273 e 280 cod. proc. pen. , può ottenere un'equa riparazione, previo accertamento del difetto delle predette condizioni di applicabilità. Sarebbero violati inoltre gli artt. 2 e 13 Cost., in quanto, come già rilevato dalla Corte costituzionale, la riparazione per l'ingiusta detenzione ha un fondamento squisitamente solidaristico, ed in presenza di una lesione della libertà personale, rivelatasi comunque ingiusta con accertamento ex post, si deve avere riguardo unicamente alla oggettività della lesione stessa. La disciplina censurata contrasterebbe infine con l'art. 24, quarto comma, Cost., che demanda alla legge di determinare le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari, senza delimitare in alcun modo la tipologia degli stessi, dal momento che tale principio ha trovato «il suo logico sviluppo e la conferma», a livello internazionale, nell'art. 5, paragrafo cinque, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che prevede, appunto, che ogni persona vittima di detenzione ingiusta ha diritto a un indennizzo, e a livello nazionale nel preambolo dell'art. 2 della legge delega per l'emanazione del nuovo codice di procedura penale (legge 16 febbraio 1987, n. 81), che prescrive l'adeguamento alle norme delle convenzioni internazionali, e nell'art. 2, n. 100, della medesima legge, che impone al Governo di introdurre la riparazione per l'ingiusta detenzione, senza operare distinzioni di sorta.1. - La Corte di cassazione dubita della legittimità costituzionale dell'art. 314 del codice di procedura penale, «nella parte in cui, in tema di estradizione passiva, non prevede la riparazione per ingiusta detenzione nel caso di arresto provvisorio e di applicazione provvisoria di misura custodiale su domanda dello Stato estero che si accerti carente di giurisdizione».