[resaula]

Presidente Conte, ci rifletta durante il suo viaggio verso Bruxelles e faccia in modo che il Governo che lei ha l'onore e l'onere di presiedere non sia, come teniamo, l'ennesima delusione per gli italiani. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Zaffini. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giannuzzi. Ne ha facoltà. GIANNUZZI (M5S) . Signor Presidente, presidente Conte, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, non userò i pochi minuti a mia disposizione per declinare i modi di dettaglio con cui chiediamo al Governo di farsi nostro portavoce in Europa. I colleghi che mi hanno preceduto lo hanno già fatto egregiamente. Quello che vorrei consegnarle, Presidente, è un sentimento, nella convinzione che le azioni della politica da questa dimensione necessariamente si dipartono per poter avere direzione e senso. Ebbene, relegati nei ghetti urbani e suburbani delle nostre città, per anni sono state ammassate anime a migliaia, nascoste al nostro sguardo, affinché le nostre coscienze non fossero disturbate, realizzando luoghi in cui nessuno presente in quest'Aula vorrebbe mai vivere, ma neanche trovarsi a passare per caso. È stato realizzato l'inferno in terra alle nostre porte ed è stato chiamato accoglienza. Sono state iniettate indiscriminatamente masse di diseredati in una società già in grande affanno, facendo esplodere disperazione e scontro sociale ed è stata chiamata umanità. Sono state abolite garanzie, estirpate sicurezze ed è stata chiamata flessibilità. È stato massacrato lo Stato sociale, chiamandolo austerità. Le parole sacre, tutte, le parole più sacre della nostra storia, della nostra centenaria cultura della convivenza, che davano un senso al nostro essere popolo, sono state abusate, svuotate, svilite. Oggi giacciono, forse per sempre o per molto, completamente fraintese. Abbiamo bisogno, quindi, di trovarne di nuove o, almeno, che non siano troppo logorate dall'uso pretestuoso e di parte. Perciò oggi mi limito, nella consapevolezza che non è per niente poca cosa, a consegnarle, signor Presidente, un bisogno di civiltà, un bisogno che, fuori dalle parole che sono state bandiere delle parti, può forse aiutarci a parlare senza equivoci della nostra volontà di accedere semplicemente a quelle basilari forme di vita e convivenza che danno senso all'esistenza. Un bisogno che, nel falò delle parole sacre, ci convince, perché fa salva la nostra istintiva attenzione all'uomo, ma declinandola, com'è corretto in una comunità, all'interno del giusto equilibrio dei diritti e dei doveri. La civiltà, infatti, sa accogliere perché è garantita da una società funzionale, non teme l'equivoco dell'abuso. La civiltà sa soccorrere, perché sa di poter condividere il peso che ne deriva con la sua comunità. La civiltà sa garantire il patto sociale - peraltro iscritto nella Costituzione - ai suoi cittadini, sa cioè prendere ma sa anche dare quando è il cittadino ad avere bisogno dello Stato e la civiltà sa trattenere lo splendore delle sue nuove generazioni nella sua disponibilità. Perciò non abbiamo bisogno di altro, le affidiamo con fiducia questo sentimento. Le chiediamo di raccontare all'Europa che il vento è cambiato, che forze popolari fortemente connesse con la realtà, perché fortemente connesse con il tessuto vivo della Nazione, sono oggi le forze che la sostengono convintamente e che queste forze oggi non possono avallare riforme se non nella direzione di maggiore civiltà, cioè unicamente produttive di speranza, lavoro, dignità e che contribuiscano a creare nella Nazione un animo individuale e collettivo pacificato e inclusivo, non più a forza ma convintamente, perché finalmente libero da paure. Abbiamo bisogno, Presidente, di un Paese pacificato per poter anche e soprattutto guardare convintamente oltre i nostri confini. L'Europa, quell'Europa che abbiamo contribuito a fondare, ha in sé tutta la grandezza per comprenderlo. Grazie, buon lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Gasparri e da altri senatori, n. 2, dal senatore Bertacco e da altri senatori, n. 3, dai senatori Romeo e Patuanelli, n. 4, dal senatore Marcucci e da altri senatori, n. 5, dalla senatrice De Petris e da altri senatori, e n. 6, dalla senatrice Bernini e da altri senatori. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. SAVONA, ministro per gli affari europei . Signor Presidente, il Presidente del Consiglio ha già esposte le linee di azione alle quali il Governo si atterrà nel corso del prossimo summit dei Capi di Stato e di Governo europei. Ho seguito attentamente il dibattito, ho letto le sei risoluzioni pervenutami. Prima di esprimere il parere su queste risoluzioni per conto del Governo, desidero aggiungere qualche riflessione sul quadro generale entro cui collocare i problemi contingenti. Anche se può apparire enfatico, ho la certezza che in Europa stiamo conducendo una battaglia civile, stiamo scrivendo una nuova storia. Non operiamo quindi per la cronaca, questa può esserci anche avversa, ma sarà costretta a riflettere sulle iniziative che stiamo intraprendendo per riconciliare l'architettura istituzionale dell'Unione europea con la politica che riteniamo necessaria per un'Europa più forte e più equa, un obiettivo del programma di Governo che la maggioranza ha già approvato all'atto del voto di fiducia. Dobbiamo, perciò, districarci dal contingente delle proposte in discussione nelle sedi comunitarie per integrarle con la nostra visione del futuro sulla quale il Parlamento verrà informato per raccogliere le sue valutazioni e il suo indirizzo. Sono passati oltre trent'anni dall'Atto unico europeo del 1987, che ha gettato le basi per l'attuazione di quell'Unione europea che aveva come obiettivo il raggiungimento dell'unificazione politica sognata dai Padri fondatori dell'Europa postbellica, considerata condizione indispensabile per la pace e il benessere delle popolazioni martoriate da due guerre mondiali. Fin dalla confluenza di questo atto solenne nel Trattato di Maastricht del 1992 è emerso che il clima di reciproca sfiducia fra Stati membri risentiva della pesante eredità del passato e l'accordo raggiunto fu un compromesso, tenuto insieme dalle promesse di benessere materiale (il rapporto Cecchini voluto da Delors) e non dal cemento di un'effettiva volontà di mettere in comune le sorti delle popolazioni europee aderenti agli accordi. Sulla base di previsioni prive di solide basi logiche, fu detto che l'euro avrebbe propiziato l'unione politica. Lo slogan usato allora fu money first , la moneta realizzata prima dell'indispensabile unione politica che avrebbe dovuto reggerla.