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In Spagna l’affido esclusivo al padre è al 5,3 per cento, in Francia al 7 per cento – percentuale comunque ritenuta discriminatoria dal ministero per gli affari sociali –, in Germania al 13 per cento, in Svizzera al 3,77 per cento, in Slovacchia al 9,36 per cento). Inoltre una ripartizione più equilibrata annullerà di fatto tutta quella moltitudine di ricorsi per i classici recuperi di 2-3 giorni di spettanza del genitore « less involved », tipici dei periodi festivi e che finiscono per ingolfare i Tribunali. Infatti, mentre attualmente 2-3 giorni rappresentano il 30-50 per cento dei giorni di spettanza mensile per il genitore B, con una ripartizione più equilibrata diverranno motivo di conflitto molto più debole. Riequilibrando i tempi di permanenza presso i genitori si otterrà uno stimolo importante per la mediazione (soprattutto quella spontanea pregiudiziale, non suggerita dal magistrato, come ci insegnano Svezia, Norvegia, Belgio), oltre alla riduzione dei contenziosi di natura economica. L’auspicio è poi che il potenziamento spontaneo della mediazione sia rafforzato sul territorio da modelli come quello di Cochem-Zell (Germania) il cui artefice (il magistrato Jurgen Rudolph) è invitato oggi in tutta Europa per spiegare come un sistema multi-integrato e interdisciplinare di mediazione abbia di fatto azzerato i contenziosi circa i cosiddetti diritti di visita (o, meglio, tempi di coabitazione e cura) e ridotto enormemente quelli di natura economica. Analogo discorso facciamo relativamente a quelle forme trattate nel DSM V come quelle problematiche relazionali genitore-figlio che «possono includere attribuzioni negative delle intenzioni dell’altro, ostilità o biasimo dell’altro e sentimenti ingiustificati di estraneamento», o come quelle forme di abuso psicologico definite «atti non accidentali verbali o simbolici di un genitore o caregiver che causano, o hanno la ragionevole probabilità di causare, un significativo danno psicologico al bambino». Ridimensionando la sperequazione temporale tra i due genitori si avrà automaticamente un effetto di prevenzione e di riduzione di queste innegabili e frequenti forme di abuso psicologico e un miglioramento delle relazioni genitore–figlio (...), per cui non si ritiene di inserirle specificamente nell’articolato di un progetto di legge di riforma anche se, evidentemente, debbono essere motivo di confronto costante tra gli specialisti scientifici forensi. È stato osservato, inoltre, che nei Paesi con presunzione giuridica di affido materialmente condiviso si utilizzano con parsimonia la perizia e la consulenza tecnica di ufficio che costituisce spesso altra fonte di stress , di allungamento dei tempi della causa (in Italia mediamente il triplo che negli altri Paesi europei!!) e di dispendio economico per genitori spesso in grave crisi economica. In Belgio, per esempio, il perito è chiamato solo in circostanze specifiche quali il sospetto di malattia psichiatrica di un genitore, grave sofferenza dei minori o rischio di rottura del rapporto genitore-figlio (mai verrebbe chiamato per definire i regimi di visita). Giova poi notare che i Paesi con buon equilibrio genitoriale e con coinvolgimento dei padri nella gestione della prole sono quelli che possono vantare i massimi livelli di emancipazione femminile (Svezia, Norvegia, Belgio, Danimarca, California). In Italia la gestione esclusiva della prole da parte delle madri ha finito spesso per tradursi in una riserva indiana al di fuori della quale si sono ingigantiti molti fattori di svantaggio speculari (tassi di disoccupazione più alti, salari medi più bassi, eccetera), al punto che secondo l’OCSE la donna italiana è tra le meno emancipate d’Europa. Le modifiche dell’articolo 709- ter cpc sono, a giudizio dell’Autore, necessarie per dare una maggiore incisività all’intervento del giudice, proprio come in parecchi Paesi di cultura anglosassone, essendo ormai pacifico dopo oltre sette anni dall’entrata in vigore della legge n. 54 del 2006 che l’ammonizione, anche reiterata, non ha nessun valore pratico e di dissuasione dall’intrattenere comportamenti contrari all’interesse della prole. In un progetto di legge scevro da ipocrisie si dovrebbe pure sottolineare la fattispecie del fenomeno emergente delle false accuse, accresciuto dal buonismo imperante nella aule giudiziarie: per farci un’idea nella casistica di Camerini et al. il 92 per cento delle accuse di abusi su minori in corso di separazione è risultata infondata mentre il danno sui minori indistinguibile tra i due gruppi di bambini (quelli abusati e quelli sottoposti per ragioni infondate ai procedimenti d’accertamento della macchina giudiziaria). Il fenomeno è comune in molti Paesi (in una ricerca istruita da pubblici ministeri in Olanda è risultato falso il 95 per cento delle accuse in corso di separazione) e anche nei Paesi stranieri si stanno studiando dei correttivi. In Spagna una voce chiara e al di fuori di ogni sospetto è stata quella del giudice della Corte provinciale di Barcellona Maria Sanahuja, membro dei Giudici per la democrazia, e della piattaforma Altre voci femministe: nel suo articolo su El Pais , tracciando un bilancio della legge di genere, il magistrato ha onestamente dichiarato senza mezzi termini: «Abbiamo acconsentito alla detenzione di migliaia di uomini che poi, per lo più, sono stati assolti, e probabilmente più di uno di noi ha condannato un innocente, secondo le leggi che, per le norme di procedura penale, hanno attribuito le responsabilità di "aggressore" all’imputato, prima di ogni ricerca finalizzata a determinare la veridicità dei fatti. Nel frattempo, la maggior parte delle donne che subiscono violenza estrema in molti casi la soffrono in modo silenzioso, vedendo che la loro causa ha subito discredito a causa delle azioni di coloro che se ne sono avvalse solo per i propri scopi e le proprie aspirazioni. È tempo di riavviare il dibattito in Parlamento, e di valutare i risultati del percorso intrapreso». Infatti l’osservatorio governativo spagnolo per la violenza di genere ha dichiarato nella sua relazione ufficiale che solo nell’anno 2008 ci sono state 142.125 accuse contro gli uomini e che solo il 12,7 per cento delle accuse fu poi confermato con una condanna. Il giudice Francisco Serrano, del Tribunale della famiglia di Siviglia, ha invece ripetutamente dichiarato che nella sua casistica solo il 97 per cento dei processi si concluse poi con una condanna e che palesemente la maggior parte delle denunce era stata fatta per trarre vantaggio personale da una legge nuova, promulgata in buona fede. In Australia, dove l’affido paritetico si può in pratica evitare solo evocando lo spettro di violenze e abusi, il noto giudice David Collier ha dichiarato all’ Australian Family Law Express News che la falsa denuncia di abusi è la nuova arma giudiziaria emergente.