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l'emittente mette a disposizione di tutti gli utenti, su internet , la registrazione audiovisiva di tutte le sedute del Senato e della Camera dal novembre 1998, organizzate in modo da rendere possibile una facile fruizione degli interventi specifici a cui si è interessati; ritenuto doveroso, pertanto, consentire la prosecuzione dell'attività del Centro di produzione SpA al fine di garantire la trasmissione radiofonica delle sedute dei lavori parlamentari da parte dell'emittente Radio Radicale, garantita ad oggi solo fino a maggio 2019, impegna il Governo: 1) a reperire le risorse per il rinnovo della convenzione dopo il 21 maggio 2019 e fino alla fine dell'anno, consentendo il completamento della programmazione editoriale della Radio che verrebbe ad interrompersi inopinatamente a metà anno fiscale; 2) a rinnovare, conseguentemente, la convenzione con lo Stato italiano. Atto n. 1-00102 SILERI CASTELLONE PISANI Giuseppe MAUTONE MARINELLO DI MARZIO ENDRIZZI ROMAGNOLI - Il Senato, premesso che: con il regolamento (UE) 2017/745 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2017, relativo ai dispositivi medici, che modifica la direttiva 2001/83/CE, il regolamento (CE) n. 178/2002 e il regolamento (CE) n. 1223/2009 e che abroga le direttive 90/385/CEE e 93/42/CEE del Consiglio, è stata introdotta la possibilità di ricondizionamento dei dispositivi medici monouso; l'articolo 17 del regolamento, al comma 1, dispone che "Il ricondizionamento e l'ulteriore utilizzo dei dispositivi medici monouso è autorizzato solo se consentito dal diritto nazionale e solo a norma del presente articolo"; alcuni Paesi, come il Regno Unito e la Germania, hanno già legiferato in merito, consentendo il remanufactoring dei dispositivi medici monouso e hanno definito le linee guida; altri Paesi, come la Francia, hanno vietato il ricondizionamento, mentre in altri Stati membri non esiste ancora una regolamentazione specifica; considerato che: l'attuale comparto sanitario del monouso è sottoposto a regime transitorio fino al termine ultimo del 26 maggio 2020, data in cui i Paesi che non lo hanno fatto, come ad esempio l'Italia, devono provvedere a legiferare armonizzando le normative nazionali alle prescrizioni previste nel regolamento; all'articolo 24 lascia libera la circolazione dei prodotti conformi al regolamento e non vietati agli Stati membri: "Salvo laddove altrimenti previsto nel presente regolamento, gli Stati membri non rifiutano, vietano o limitano la messa a disposizione sul mercato o la messa in servizio sul loro territorio di dispositivi conformi alle prescrizioni del presente regolamento"; nel corso degli anni si è verificata una coesistenza sul mercato europeo di dispositivi medici monouso e ricondizionati non regolamentata da idonee disposizioni di legge; la disposizione contenuta nell'articolo 24 ha creato dubbi interpretativi per le aziende ospedaliere nazionali se consentire o meno il ricondizionamento dei dispositivi medici; considerato, inoltre, che: il risparmio che le aziende ospedaliere vedrebbero realizzato sarebbe considerevole, acquistando dispositivi medici ricondizionati ad un prezzo sensibilmente inferiore rispetto a quello di vendita delle aziende produttrici; in tema di impatto ambientale, la pratica del ricondizionamento sarebbe particolarmente incisiva per la salvaguardia dell'ambiente, consentendo un minor ricorso alla pratica dello smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri, molto gravosa in termini economici e di inquinamento ambientale, impegna il Governo, nelle more della legge di delegazione europea 2019, ad armonizzare la legislazione nazionale alle prescrizioni presenti nel regolamento, in modo tale da consentire il ricondizionamento dei dispositivi medici usati. Interpellanze Atto n. 2-00030 LANNUTTI PESCO BOTTICI DI NICOLA LEONE TRENTACOSTE ABATE NATURALE MOLLAME PELLEGRINI Marco BOTTO AGOSTINELLI FENU LOMUTI FEDE DI PIAZZA DRAGO GIARRUSSO MORRA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta agli interpellanti: tra il 1997 ed il 2000 Abbey national bank ha commercializzato in Italia migliaia di prodotti denominati "Assimutuo", con uno schema contrattuale che addossava al cliente il pagamento della quota di interessi del mutuo mentre la quota capitale, pure versata dal cliente, veniva utilizzata per pagare il premio di una polizza "Commercial Union" il cui ricavato a scadenza sarebbe stato versato alla banca a saldo del capitale mutuato; nel 2004 Abbey national bank ha ceduto i mutui a Unicredit banca per la casa (nel 2010 incorporata da Unicredit banca), che da quel momento è subentrata nel rapporto coi clienti incamerando la quota di interessi. Non si è modificato invece il rapporto assicurativo con Commercial Union, divenuto poi "Aviva" nel 2006; il prodotto veniva commercializzato al cliente sulla base della comunicazione fraudolenta secondo la quale, a scadenza del mutuo e della polizza, il ricavato di quest'ultima sarebbe servito ad estinguere integralmente la quota capitale del mutuo. Così non è stato per lo scarso rendimento del capitale investito, con conseguente richiesta al mutuatario di importi cospicui assolutamente inattesi; in tali mutui è previsto che la quota di interessi venga pagata alla banca, mentre la quota di capitale viene riscossa mediante una o più polizze assicurative dalla Aviva Life spa, già Commercial Union, con il mutuatario che stipula la polizza aderendo però alla convenzione stipulata tra la banca e l'assicurazione, mediante un collegamento negoziale tra mutuo e convenzione assicurativa; nella convenzione assicurativa è scritto chiaramente che la polizza coprirà quantomeno la quota capitale che al termine del mutuo verrà liquidata alla banca che ne è beneficiaria, e poiché le quote confluiscono nel fondo "Lifin" se le somme saranno superiori al capitale da erogare alla banca la differenza verrà liquidata ai mutuatari: ad avviso degli interpellanti niente di più falso, perché il fondo non riesce a coprire neanche il capitale, pertanto al termine del contratto il mutuatario, che ritiene di avere pagato tutto, si vede recapitare due lettere dalla banca, dove nella prima si richiede documentazione per riscuotere la polizza, ma già si scrive che qualora i conferimenti non siano sufficienti dovrà essere il mutuatario a coprire la differenza (quindi il mutuatario lo viene a sapere per la prima volta con questa lettera). Nella seconda si dice che i conferimenti non sono stati sufficienti, l'assicurazione ha liquidato una parte e pertanto la differenza dovrà pagarla il mutuatario; i consulenti dell'associazione di difesa degli utenti bancari Adusbef hanno già esaminato una serie di questi contratti e hanno evidenziato delle criticità anche dal punto di vista della determinazione ed applicazione del tasso di interesse al rapporto, individuando una serie di possibili azioni ai danni della Unicredit, che sono già al vaglio della magistratura; considerato che: le associazioni dei consumatori hanno ricevuto centinaia di reclami, con richieste alla scadenza dei mutui di somme considerevoli fino ed oltre 30.000 euro ai mutuatari che avevano sottoscritto mutui ventennali di 100.000 euro;