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Per l'appunto, la disposizione in commento obbliga i produttori a fornire ai consumatori tutte le notizie utili alla prevenzione dei rischi insiti nell'utilizzo del prodotto (informando quindi circa le caratteristiche del prodotto, fornendo le istruzioni d'uso e le avvertenze sulla pericolosità in relazione ad un utilizzo anche improprio purché prevedibile). Le avvertenze sull'eventuale pericolosità del prodotto, tuttavia, non fanno venir meno obbligo generale di sicurezza. Il produttore ha, inoltre, obblighi di vigilanza, dovendo controllare, anche a campione, i prodotti commercializzati, monitorando gli effetti del loro utilizzo, esaminando gli eventuali reclami al riguardo. A corollario di tale prescrizione, il produttore ha altresì il dovere di intraprendere quelle azioni di prevenzione che siano opportune per evitare i pericoli alla sicurezza ed alla salute consumatori, ivi compresa la diffusione di notizie specifiche sui rischi del prodotto (es. mediante campagne informative) od eventualmente il ritiro od il richiamo del prodotto. Le azioni considerate possono essere assunte spontaneamente dal produttore o per iniziativa delle competenti autorità, come previsto dal successivo articolo 107. Il richiamo deve intendersi quale extrema ratio , ovvero misura adottabile allorché gli altri mezzi di tutela previsti non siano sufficienti a ridurre la pericolosità del prodotto entro la soglia della tollerabilità di cui all'articolo 103. Anche i distributori soggiacciono a doveri inerenti la tutela della sicurezza dei consumatori. Poiché la loro attività non incide sulle caratteristiche del bene, essi non sono direttamente vincolati al dovere di immettere nel mercato solo prodotti sicuri. Pur tuttavia i distributori hanno la possibilità di effettuare un controllo sui beni di cui favoriscono la distribuzione, contribuendo così a garantirne la sicurezza; tale possibilità diviene un obbligo, da ricondursi al generale dovere di diligenza qualificata nei rapporti con i consumatori, che si articola in un obbligo di salvaguardia e protezione dell'altrui interesse. Pertanto, i distributori devono astenersi dal commercializzare prodotti che sanno di essere rischiosi, partecipando ai controlli prescritti ai produttori, informando questi di eventuali rischi connessi all'uso dei prodotti, e comunque conservando la documentazione attestante la provenienza dei prodotti per almeno dieci anni, così da consentirne la rintracciabilità dell'origine e la conoscibilità della filiera commerciale. Sempre il codice del consumo prevede uno specifico obbligo di informativa di produttori e distributori verso le Autorità pubbliche: allorché conoscano o possano conoscere di un rischio contrario all'obbligo generale di sicurezza dei prodotti, devono informarne senza indugio le Autorità di cui all'articolo 106, precisando le cautele eventualmente già attuate per prevenire pregiudizi ai consumatori. Il presente disegno di legge nel modificare l'articolo 104, comma 7, intende prestare ulteriore attenzione alla immissione dei prodotti sul mercato del consumo al fine di rendere sostanziale la tutela della salute dei cittadini. Migliorare il livello di vita dei cittadini rientra anche in una politica di prevenzione sanitaria! Inoltre, la preventiva verifica igienico-sanitaria e di sicurezza dei prodotti nel determinare una selezione delle merci che verranno immesse sul mercato agevolerebbe in modo qualificato il riuso, il riciclaggio e lo smaltimento dei prodotti. Pertanto, le merci importate dall'estero devono rispettare tutti i criteri di cautela e di prevenzione oggi previsti e che fanno capo al sistema produttivo italiano. Al fine di consentire una qualificata tutela dei consumatori finali e di evitare l'immissione sul mercato italiano di prodotti nocivi, il presente provvedimento è volto a introdurre l'obbligo per i produttori e i distributori di richiedere preventivamente ai laboratori di analisi autorizzati l'esecuzione dei test e delle prove sui prodotti per verificare l'assenza di elementi che possano danneggiare il consumatore sotto il profilo igienico-sanitario. L'articolo 112, invece, riprendendo quanto stabilito dall'articolo 11 del decreto legislativo n. 172 del 2004, il quale ha accresciuto le sanzioni previste dal decreto legislativo n. 115 del 1995, prevede le violazioni e le relative sanzioni, anche di tipo pecuniario, per i fatti commessi costituenti reato, facendo distinzione tra le ipotesi in cui sia il solo produttore oppure siano produttore e distributore insieme a commettere un reato. La norma stabilisce pene diverse a seconda della gravità e pericolosità del fatto, anche in relazione alla non ottemperanza dei provvedimenti di cui all'articolo 107, comma 2, lettere b) n. 1 e 2, lettera c) e d) n. 1 e 2, quando qualsiasi prodotto possa presentare rischi in determinate condizioni oppure per determinati soggetti oppure essere un prodotto pericoloso, ed alla non collaborazione al fine di svolgere adeguatamente le attività indicate nell'art. 107, comma 2, lettera a) , da parte del produttore o distributore ed alla violazione delle disposizioni di cui all'articolo 104, commi 2, 3, 5, 7, 8 e 9 da parte del produttore e delle disposizioni di cui all'articolo 104, commi 6, 7, 8 e 9 da parte del distributore. Sull'argomento è intervenuta la Suprema Corte nel 2007 (Cass. Pen. sez. III, 4.12.2007, n. 6787) in materia di messa in circolazione di prodotti pericolosi, secondo la quale doveva ritenersi applicabile la sanzione penale prevista dall'abrogato articolo 10 del decreto legislativo del 17 marzo 1995, n. 115 (oggi contemplata dall'articolo 112 comma 2, decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206 che ha sostituito il precedente articolo 11 comma 2 decreto legislativo 21 maggio 2004 n. 172) al commerciante, anche al minuto, considerato «produttore» di prodotti pericolosi qualora la sua attività potesse influire sulle caratteristiche di sicurezza del prodotto. Sempre la giurisprudenza (Cass. Pen. sez. III, 8.11.2007, n. 46656) in tema di messa in circolazione di prodotti pericolosi, ha considerato configurabile il reato previsto dall'articolo 112, comma 1, decreto legislativo del 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del Consumo), quando ricorra l’inosservanza del provvedimento amministrativo di interdizione in commercio di determinati prodotti, a condizione che siano effettivamente pericolosi; in caso contrario, ove difetti tale provvedimento interdittivo, si configura il reato previsto dall'articolo 112, comma 2 -- il quale punisce il produttore che mette in commercio prodotti pericolosi -- in presenza di una plausibile pericolosità del prodotto, se intrinseca e deducibile da concreti elementi di fatto.