[pronunce]

che l'art. 6, comma 2, della legge regionale n. 19 del 2001 determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento «tra ciò che costituisce reato nella regione Campania e ciò che costituisce reato in tutte le altre regioni che non hanno adottato analoghe disposizioni, sicché l'attribuzione alle Regioni del potere di influire indirettamente sulle fattispecie incriminatrici stabilite da leggi dello Stato, implica l'aberrante conseguenza» che la rilevanza penale di una condotta dipenda dal luogo in cui è stata posta in essere, in considerazione delle diverse discipline urbanistiche adottate dalle varie Regioni, in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione; che la norma censurata contrasterebbe inoltre con l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto violerebbe i principî fondamentali in materia di edilizia ed urbanistica stabiliti dalla legislazione statale; lo stesso d.P.R. n. 380 del 2001, «pur non applicabile al caso in esame in quanto non più favorevole all'imputato», stabilirebbe che la normativa regionale in materia urbanistica può svolgersi solo nell'ambito dei principî fondamentali stabiliti dalla legge statale; che, ancora, potrebbe ipotizzarsi la violazione della riserva di legge esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, prevista dall'art. 117, secondo comma, della Costituzione, nella quale, se intesa in senso ampio, rientrerebbe la tutela del territorio; che, infine, la norma censurata contrasterebbe con l'art. 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato la potestà normativa esclusiva in materia penale, in quanto non sarebbe possibile che la Regione, attraverso la modifica della norma extrapenale, incida sulla norma penale, «riempiendo di contenuti diversi nelle diverse Regioni la fattispecie incriminatrice penale»; che, in ordine alla rilevanza della questione, il GIP afferma che nel giudizio a quo verrebbe in considerazione «la realizzazione di parcheggi in aree non di pertinenza del lotto ove insistono gli edifici, da parte di costruttori non proprietari degli edifici, in contrasto con l'art. 9 della legge n. 122 del 1989, ma non con l'art. 6» della legge regionale; che è intervenuta in giudizio la Regione Campania la quale ha chiesto che la questione prospettata sia dichiarata irrilevante o infondata; che, in punto di fatto, la Regione premette che nel giudizio a quo si contesta agli imputati, funzionari del competente ufficio comunale, di avere illegittimamente rilasciato autorizzazioni gratuite per la realizzazione di parcheggi in assenza dei presupposti prescritti dalla legge n. 122 del 1989, cioè l'identità tra il costruttore e il proprietario dell'immobile di cui il parcheggio è pertinenza e la pertinenzialità del parcheggio rispetto all'immobile, nonché il fatto che l'operazione sia stata compiuta a scopi speculativi sia per la qualità di imprenditori rivestita dai destinatari della concessione, non proprietari degli immobili, sia perché gli atti d'obbligo con cui costoro si erano obbligati a vendere i posti auto in regime di pertinenzialità non identificavano le singole unità immobiliari cui i parcheggi dovevano collegarsi; che la difesa regionale ha eccepito, innanzitutto, l'irrilevanza della questione dal momento che l'eventuale dichiarazione di incostituzionalità della legge regionale, in quanto determinerebbe un mutamento sfavorevole per gli imputati delle disposizioni loro applicabili, non potrebbe avere effetti nel giudizio a quo, e pertanto la pronuncia della Corte sarebbe irrilevante nel giudizio ad essi relativo; che, nel merito, la Regione afferma l'erroneità dell'interpretazione data dal rimettente sia della legge statale che della legge regionale, dal momento che la lettura complessiva dell'art. 6 della legge regionale n. 19 del 2001, ed in particolare dei commi 5, 6 e 7, renderebbe chiaro come tale norma, al pari di quella statale, richieda un «riferimento certo e predeterminato» del parcheggio rispetto alla singola unità abitativa, con la conseguenza che la legge regionale non sarebbe idonea a sanare condotte che non si sono conformate al vincolo di pertinenzialità; che la previsione, contenuta nell'art. 6, che legittima a richiedere l'autorizzazione gratuita anche soggetti non proprietari degli immobili, sarebbe specificativa della normativa statale, in quanto comunque volta ad incentivare la realizzazione di parcheggi specificamente collegati alla singola unità immobiliare, così limitando a tali ipotesi la disciplina derogatoria; che, osserva ancora la Regione, le censure sarebbero comunque infondate in quanto, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, la legge regionale sarebbe tenuta a conformarsi solo ai principî fondamentali della materia e sotto tale aspetto l'art. 6 della legge regionale rispetterebbe la ratio della legge n. 122 del 1989, di semplificare l'iter procedimentale per la realizzazione di posti auto; che la difesa regionale richiama l'art. 22, comma 4, del d.P.R. n. 380 del 2001 il quale riconosce alle Regioni, attraverso le proprie leggi, la potestà di ampliare o ridurre l'ambito degli interventi edilizi sottoposti a semplice denuncia di inizio attività (DIA), rispetto a quelli previsti dalla normativa statale, e che sotto tale aspetto, la questione prospettata, oltre ad essere infondata, sarebbe anche irrilevante dal momento che il sopravvenire di una norma regionale di favore renderebbe non sanzionabili condotte ad essa conformi; che infondata sarebbe anche la censura sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal momento che la diversità di trattamento sarebbe una conseguenza delle scelte del legislatore statale che ha configurato l'art. 20 della legge n. 47 del 1985 come norma penale in bianco, la quale «per definizione, si riempie di contenuti» in base a norme extrapenali sia statali, sia regionali; che in prossimità della camera di consiglio la Regione Campania ha depositato una memoria nella quale ribadisce gli argomenti a sostegno della inammissibilità e della infondatezza della questione. Considerato che il rimettente ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge della Regione Campania n. 19 del 2001, in relazione agli articoli 3 e 117 della Costituzione, nella parte in cui richiede l'autorizzazione gratuita, anziché la concessione, per la realizzazione di parcheggi che non abbiano i requisiti ai quali la legge n. 122 del 1989 subordina l'applicazione del regime agevolato da essa previsto; che, in primo luogo, l'ordinanza di rimessione si limita ad affermare che le condotte incriminate nel giudizio a quo consisterebbero nel rilascio di una pluralità di autorizzazioni gratuite per la realizzazione di posti auto privi dei requisiti di cui alla legge n. 122 del 1989, vale a dire “l'essere il costruttore proprietario dell'immobile del quale il parcheggio deve essere pertinenza e, appunto, la pertinenzialità del parcheggio rispetto all'immobile”;