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Disposizioni per la cessione dei crediti di imposta maturati per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici mediante contratto di sconto con un intermediario finanziario. Onorevoli Senatori. -- Come è noto, la legge 27 dicembre 1997, n. 449, ha introdotto la detrazione fiscale per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, successivamente modificata e prorogata e, infine, resa stabile dal 2011. A regime, la misura della detrazione IRPEF è del 36 per cento per le spese di ristrutturazione edilizia sostenute per un importo non superiore a 48.000 euro per ciascuna unità immobiliare. Con più interventi normativi successivi, da ultimo con la legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 2015) è stata aumentata, fino al 31 dicembre 2016, la misura della detrazione dal 36 per cento al 50 per cento ed innalzato il limite di spesa massima agevolabile da 48.000 a 96.000 euro per unità, immobiliare. La medesima legge di stabilità ha altresì prorogato fino al 31 dicembre 2016 l'agevolazione per la riqualificazione energetica degli edifici, introdotta nel 2011, che consiste nel riconoscimento di detrazioni d'imposta (originariamente del 55 per cento, attualmente del 65 per cento) delle spese sostenute per interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti. Il 12 aprile 2016, al termine della discussione di mozioni sulla stabilizzazione dell’ ecobonus (una delle quali presentata anche dal sottoscritto), l’Assemblea ha approvato un testo di indirizzo unitario che impegna il Governo a stabilizzare l’agevolazione del 65 per cento nel triennio 2017-2019. Le citate detrazioni sono riconosciute in quote costanti in un arco temporale di dieci anni. È necessario sottolineare che il beneficio effettivo in termini finanziari legato alle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per lavori di riqualificazione energetica degli edifici, non è rappresentato esclusivamente dall'ammontare della detrazione riconosciuta, ma è legato anche e, soprattutto, al periodo di tempo in cui il contribuente può usufruirne. Qualora la misura della detrazione si presenti relativamente bassa o i tempi per il recupero relativamente estesi, nella percezione del contribuente potrebbe continuare a rimanere conveniente eseguire i lavori accettando l'offerta, da parte delle imprese realizzatrici delle opere di uno sconto immediato sul costo, anche più basso rispetto la misura complessiva delle detrazione, in cambio della possibilità di non fatturare in parte i lavori, con il conseguente rischio di vanificare il meccanismo del cosiddetto «contrasto di interessi». Sulla base del ragionamento dell'equivalenza finanziaria immediata rispetto alla rendita decennale generata dal riconoscimento delle detrazioni, sarebbe possibile rendere ancora più efficaci entrambe le detrazioni fiscali, rispondendo alle diverse esigenze dei fruitori delle detrazioni, ossia le famiglie e le imprese, come anche quelle dell'Erario riguardo all'emersione dei ricavi e del reddito di quella parte di lavori che ancora oggi sfugge alla tassazione. Sulla scorta di quanto la provincia autonoma di Trento sta mettendo in campo, anche con la collaborazione delle organizzazioni professionali artigianali locali, il presente disegno di legge intende trasformare le detrazioni per lavori edili in credito d'imposta cedibile ad un intermediario finanziario, dietro precisa ed irrevocabile opzione. In tal caso la quota annuale di questo credito di cui si ha diritto per dieci anni, sarà conseguentemente ceduta ad un istituto di credito per ottenere immediatamente parte della provvista finanziaria incentivando in tal modo l'investimento nell'abitazione o nell'impresa anche per coloro che non hanno sufficienti disponibilità finanziarie. A seguito della cessione del credito alla banca, infatti, la medesima, sulla base degli attuali tassi di mercato, riconoscerebbe una somma che abbatterebbe il costo dei lavori edili o di riqualificazione energetica a carico delle famiglie o delle imprese. In questo modo, si riesce a trasformare la rendita decennale in liquidità immediata con l'applicazione di tassi ridotti e pressoché uniformi, dovuti al basso grado di rischio del finanziamento che sarebbe di fatto garantito dallo Stato. Questo sistema che vede la partecipazione attiva di un intermediario finanziario nella procedura di riconoscimento del credito, pertanto oltre a dare una maggiore garanzia all'Erario, riuscirebbe a creare un ulteriore volano per la domanda di servizi di ristrutturazione delle abitazioni o di miglioramento degli edifici sotto il profilo della riqualificazione energetica. È evidente che l'immediata disponibilità della rata decennale del credito d'imposta, generata dal sostenimento della spesa, nei fatti, abbatte effettivamente il prezzo dei servizi, facendo entrare nel mercato tante famiglie ed imprese che, attualmente, non hanno le disponibilità finanziarie necessarie. Altro aspetto importante connesso con la proposta di trasformare la detrazione in credito d'imposta per la contestuale cessione e che porterebbe ad un ulteriore incremento della domanda di servizi edili, riguarda l'aspetto dei cosiddetti «incapienti». L'attuale detrazione fiscale, infatti, può essere usufruita solamente nei limiti delle imposte dovute per ciascun anno d'imposta. Dal momento che la detrazione, trasformata in credito d'imposta viene ceduta ad un istituto di credito, per gli anni avvenire è necessario prevedere la perdita del riferimento alla situazione reddituale del soggetto beneficiario dell'agevolazione che effettua la spesa. Attualmente qualora le imposte dovute siano inferiori alla rata annuale della detrazione riconosciuta, la differenza non può essere recuperata. Nell'ipotesi di un reddito di lavoro dipendente inferiore a 10.000 euro, di un reddito da pensione inferiore a 7.500 euro ovvero di un reddito percepito da un imprenditore in contabilità semplificata, o da un professionista, inferiore a 4.800 euro, le imposte da pagare sarebbero nulle e conseguentemente le citate detrazioni verrebbero perse completamente. La cessione del credito d'imposta al sistema bancario renderebbe effettiva l'agevolazione anche per tutti questi soggetti. Si tratterebbe di circa 5,1 milioni di lavoratori dipendenti, su un totale di 20,4 milioni di soggetti, ossia quasi il 25 per cento e di circa 3,1 milioni di pensionati su quasi 15 milioni totali che dichiarano reddito da pensione, ossia il 21 per cento dei soggetti. La misura che darebbe concreti benefici proprio ai soggetti che hanno redditi bassi potrebbe così generare un ulteriore bacino di domanda di servizi edili ora completamente inespresso, tutto a vantaggio delle imprese del settore dell'edilizia e dell'indotto. In via sperimentale, in attesa di valutarne a distanza di due anni i risultati, il presente disegno di legge fissa a euro mille il limite di importo dell'ammontare della quota annuale del credito cedibile eccedente le imposte dovute con riferimento all'anno per il quale la spesa è effettuata.