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Si cerca di convincerci che, trattando il dipendente come un possibile delinquente e scaricandogli addosso tutta la responsabilità di una amministrazione pubblica in evidente sofferenza, l'erogazione dei servizi risulterà immediatamente migliorata. Ma come dicevo in premessa, ostilità e diffidenza permeano il disegno di legge fin dal primo articolo, quello che prevede l'istituzione di una maxipattuglia di sceriffi, individuati nell'inspiegabile numero di 53 e denominati Nucleo della concretezza. Pur se incardinati nel Dipartimento della funzione pubblica, i 53 sceriffi opereranno in stretta collaborazione con i prefetti, accentuando molto l'attività di controllo e di intervento da parte del Ministero dell'interno e ponendo di fatto le varie amministrazioni sotto esame in una condizione di commissariamento. Ed è questa forse la sola pericolosa differenza tra il nuovo Nucleo e l'Ispettorato per la funzione pubblica, il quale resterà operante così come altri organismi con funzioni analoghe: ANAC, OIV, ma anche segretari comunali e provinciali, che finiranno per sovrapporsi al ruolo del futuro gruppo di specialisti. Tirata una riga, la duplicazione di soggetti (per una spesa che Confedir ha stimato in circa quattro milioni di euro) porterà a un inevitabile appesantimento burocratico, anche di natura difensiva (si chiama la burocrazia difensiva), che mal si concilia con obiettivi ambiziosi come il recupero di efficienza nella produzione e di qualità nella erogazione dei servizi. Perciò, spogliato il disegno di legge delle sue intenzioni, resta il nulla in termini di capacità politica nell'affrontare la complessità dei problemi che attanagliano il nostro settore pubblico e il nulla nella scelta dell'allocazione delle risorse. Non basterà l'adeguamento della dotazione dei fondi per il salario accessorio, previsto all'articolo 3, per strappare un voto favorevole al Partito Democratico, così come non basterà lo sblocco del turnover indicato all'articolo 4, visto che il Governo si limita a coprire le sole uscite in quiescenza dell'anno precedente. All'articolo 4 manca la visione di insieme, così come accade all'articolo 5, che pone solamente un parziale rimedio agli effetti generati dal fallimento della società emettitrice Qui! Group SpA. Il disegno di legge infatti omette di andare incontro alle legittime aspettative di sostegno avanzate dalle imprese convenzionate con le aziende emettitrici, sulle quali, oltre agli altri soggetti coinvolti, si è abbattuto il danno economico derivante dall'insolvenza dell'aggiudicatario fallito. Si tratta di aziende che, oltre ad aver anticipato i costi relativi all'effettivo svolgimento del servizio sostitutivo di mensa, come il pagamento delle materie prime e la retribuzione dei lavoratori, subiranno gravi ricadute economiche, anche per la natura chirografaria del loro debito. Visione d'insieme e misure strutturali: questa è la concretezza che ci si aspettava da un Governo che si definisce del cambiamento. L'obbligo per le amministrazioni di elaborare il piano dei fabbisogni del personale, scritto come lo ritroviamo nel provvedimento, non avrà alcuna positiva conseguenza senza veri e propri piani industriali, capaci di rendere coerenti nei numeri e nelle competenze le nuove assunzioni. Allo stesso modo, a nulla servirà la crociata per garantire la presenza fisica sul posto di lavoro, senza intervenire su consapevolezza, motivazione e obiettivi, come avviene nelle aziende private. Voglio essere chiaro ancora una volta: nessuna giustificazione - e dico nessuna! - per noi merita chi cerca di truffare la collettività, ma è profondamente miope ritenere che in quel fenomeno risieda l'origine dei mali della pubblica amministrazione, fenomeno estirpato il quale si potranno incrementare le performance . Colleghi, in conclusione vorrei condividere con voi l'avvertimento che Luigi Einaudi affidò alle sue «Lezioni di politica sociale»: «Ricordatevi sempre, quando ascolterete qualcuno il quale vi prometterà, con sicurezza spedita, la certa soluzione di un problema sociale, il quale vi offrirà lo specifico per le malattie sociali (...) ricordatevi che colui il quale così vi parla è, nella ipotesi migliore, un illuso e più probabilmente un ciarlatano e diffidatene». (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio il ministro Bongiorno e il relatore, che hanno fatto chiarezza e che nel merito hanno già fornito parecchie risposte a quanto è stato sollevato strumentalmente. Citando Nanni Moretti, si è detto che «Le parole sono importanti». Noi abbiamo scelto la parola «concretezza» per il provvedimento in esame. Ieri il senatore Errani diceva che bisogna essere umili e cominciare dal basso e noi abbiamo addirittura preso in considerazione persino il problema dei buoni pasto, perché ci interessiamo di quanto avviene quotidianamente (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , non pensando necessariamente alle grandi riforme di sistema. Visto che le parole sono importanti, ricordo che ieri la collega Parente richiamava il buon senso. Ebbene, dopo un disastro come la riforma Madia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) serve forse coraggio per venire a dire certe cose. Non prendiamo infatti lezioni da chi ha approvato una normativa come la riforma Madia. A tal proposito, vorrei ricordare che i decreti attuativi sono stati bocciati dalla Corte costituzionale (Applausi del senatore Airola) , perché si chiedeva il parere alle Regioni e non si prevedeva la necessità di un'intesa e li ha bocciati il Consiglio di Stato (Applausi del senatore Airola) , in alcuni passaggi, per la mancanza di risorse e di sistemi di valutazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az ). Li ha bocciati persino il TAR riconoscendo, a proposito del decreto legislativo, che la pubblica amministrazione digitale era illegittima e irragionevole nei princìpi. Pertanto, sentire il PD dare consigli ad altri, dopo quanto è riuscito a fare, è imbarazzante. Ripeto, serviva molto coraggio anche per quello che ha detto poco fa il senatore Laus. Vorrei proseguire. Ci hanno accusato di controllare invece di motivare i dipendenti. Ebbene, farlo dopo aver previsto nel jobs act il controllo a distanza per i dipendenti privati (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ; farlo dopo aver approvato dei provvedimenti del genere, ritengo che sia per loro veramente imbarazzante. Vorrei anche ricordare che loro, invece che motivare, hanno pensato a licenziare in tronco: basti pensare che Renzi andò fino a Sanremo, il 29 di novembre 2017, a dire che in quarantott'ore chi fosse stato colto in flagranza di reato sarebbe stato licenziato (i furbetti del cartellino). Era il Comune in cui un dipendente andò a marcare il badge in mutande.