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Disposizioni per la semplificazione amministrativa dei processi di rigenerazione urbana. Onorevoli Senatori. -- Sono circa venti anni che si tenta di modificare la legge n. 1150 del 1942 che detta le norme in tema di urbanistica nazionale in modo da renderla più congrua, efficiente ed agile rispetto alle attuali esigenze. La modifica del titolo V della parte II della nostra Costituzione e l'avvento della legislazione concorrente, in parte rivista nella nuova riforma costituzionale, hanno generato nella materia del governo del territorio una iperlegiferazione da parte delle regioni con evidenti e prevedibili fenomeni di sovrapposizione, incompatibilità e incoerenza. Tale situazione oltre a produrre una irragionevole e insostenibile frammentazione normativa ha impedito di fatto la realizzazione di adeguate politiche urbane e di conseguenti «programmi» e «progetti» dall'orizzonte temporale ampio e di respiro nazionale compiuto. Le azioni sul territorio, più che mai necessarie, debbono essere riordinate secondo criteri che valorizzino gli spazi naturali ed urbani, conservando quelli agricoli e facendo tornare a nuova vita quelli abbandonati e dismessi, promuovendo ogni investimento sul patrimonio edilizio pubblico e privato con finalità di recupero e valorizzazione improntata ad una forte innovazione, sostenibilità, riqualificazione architettonica per far tornare il nostro Paese il Bel Paese, perla dell'Europa e del mondo. Nel nostro Paese ci sono circa 120 milioni di vani abitativi che per l'80 per cento hanno necessità di interventi volti a migliorare la sicurezza statica, l'efficientamento energetico, l'accessibilità e in generale le condizioni di comfort e qualità. C'è necessità di un intervento su questo patrimonio che sia «diffuso» in termini di quantità e «accessibile» per poter permettere gli interventi del singolo cittadino, della grande impresa e dell'amministratore con la stessa semplicità. Occorre lavorare perché la norma e le sue applicazioni siano trasparenti, accessibili, fruibili ed efficaci nel tempo e per fare ciò è necessario interagire con il quadro normativo tradizionale che ha subìto innesti di disposizioni, non sempre organiche e coerenti, rivolte tuttavia a soddisfare obiettivi ben precisi: a) ottimizzare l'impiego delle risorse pubbliche e private; b) rendere più trasparente il ruolo dei diversi soggetti coinvolti nei procedimenti; c) definire gli ambiti della collaborazione tra soggetti pubblici e privati; d) regolamentare l'apporto del capitale privato nella realizzazione di opere pubbliche e di progetti urbani; e) abbreviare i tempi amministrativi delle approvazioni previste da leggi, norme o regolamenti; f) snellire e semplificare le procedure tecnico-amministrative. È importante coniugare, sia in fase di programmazione che di attuazione, il recupero e il riassetto del territorio con la rigenerazione urbana e la realizzazione di opere pubbliche infrastrutturali. Una visione integrata e strategica, che tenga conto contestualmente delle esigenze territoriali, urbane e infrastrutturali, razionalizza e facilita il reperimento e la sostenibilità delle risorse finanziarie necessarie. Il presente disegno di legge vuole indicare in modo chiaro, razionale e armonico procedure snelle ed innovative che nelle more di una riforma urbanistica possano consentire a tutti di attuare processi di rigenerazione urbana, definendo, chiarendo e attuando princìpi che permettano di superare le numerose conflittualità tra direttive europee, leggi nazionali e regionali. Tutto ciò al fine di rendere più agevole l'emanazione delle norme attuative di dettaglio e facilitarne l'interpretazione e l'applicazione sia in sede amministrativa che di contenzioso legale, che verrà comunque a ridursi ab origine . La chiarezza legislativa, la semplificazione, l'armonizzazione e stabilità della norma daranno certezza di diritto e continuità alle politiche di governo, sollevando le imprese, i tecnici e tutti gli operatori coinvolti dallo stress di una legislazione troppo spesso contraddittoria e instabile. Per favorire le trasformazioni urbane, prima di tutto, occorre rivedere in chiave moderna l'attuazione degli strumenti tradizionali di pianificazione (piano regolatore). I programmi complessi e i progetti urbani possono rappresentare gli strumenti attuativi che operano il raccordo tra modelli statici di pianificazione (il piano regolatore generale ed i programmi di intervento) e l'esigenza di snellezza e tempi certi negli interventi di recupero urbano o trasformazione dei territori. Gli strumenti tradizionali, infatti, sia di programmazione che attuativi, tendono a sovrapporsi e a contraddirsi, perché definiti in modi e tempi diversi per criteri ed esigenze. Un argomento chiave di questo processo sono le dotazioni territoriali (gli standard di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici n. 1444 del 1968) e i livelli essenziali delle prestazioni che essi determinano. Occorre passare ad una definizione «qualitativa» degli standard in sostituzione di quella attuale che si basa solo ed esclusivamente sul parametro quantitativo. Le nostre città, sempre di più « smart cities » e basate su «economie digitali» necessitano di nuovi standard di ridefinizione degli spazi pubblici per migliorare la qualità della vita e rendere sostenibile la mobilità (meno automobili, meno parcheggi, più verde). Si deve superare il concetto «bidimensionale» degli standard per favorire politiche di recupero urbano anche attraverso la sovrapposizione degli spazi e delle funzioni. A titolo esemplificativo si pensi ad un parcheggio interrato sopra al quale possa venir realizzato uno spazio verde o una piazza. Anche l'edilizia residenziale sociale deve avere spazio nel ridisegno della città del futuro. Oggi più che mai è necessario rispondere ai bisogni abitativi di una società estremamente più complessa di quanto previsto dalla legge sulla edilizia pubblica (legge n. 167 del 1962). Gli investimenti da parte dello Stato devono essere proiettati verso la ricerca su nuovi modelli di abitazione, su nuove funzioni dell'abitare la città, che favorisca l'inclusione sociale. Si deve intervenire con priorità sulle periferie degradate con dei progetti che prevedano il recupero delle aree attraverso demolizioni e restituzione alla collettività di spazi per riprogettare non solo case, ma importanti parti funzionali della città. Non solo nuove case, ma demolizioni di ecomostri e ricostruzione di modelli sostenibili privilegiando la qualità alla quantità. Questo disegno di legge cerca di sintetizzare e armonizzare le modifiche normative introdotte dal legislatore nazionale ed europeo per quanto riguarda la materia del governo del territorio e le trasformazioni edilizie e vuole essere una risposta al problema dei rallentamenti burocratici e all'assenza, da ormai troppo tempo, di politiche pubbliche territoriali e urbane. L'idea è di coniugare le politiche di trasformazione urbana a un corretto rapporto tra il territorio e l'interesse generale. Tenere insieme le attività di programmazione e quelle di attuazione risponde ai bisogni di una società in continua e rapida trasformazione anche utilizzando contemporaneamente risorse pubbliche e private nella precisa divisione dei ruoli, permettendo al «privato» di intervenire, ma lasciando al soggetto «pubblico», il solo che può garantire «l'interesse generale», le attività di controllo.