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Facciamo attenzione anche ad un'altra cosa: oggi si dice che gli sbarchi sono diminuiti. Non è vero, gli sbarchi non sono diminuiti; semplicemente sono cresciuti meno velocemente. È un po' quello che si dice con l'inflazione: si dice che l'inflazione diminuisce quando in realtà cresce meno velocemente. Anche gli sbarchi sono cresciuti meno velocemente, ma sono cresciuti: abbiamo 650.000 clandestini in Italia e dovremmo naturalmente anche incominciare a pensare alle operazioni per il rimpatrio. Il Trattato firmato all'epoca dal presidente Berlusconi aveva addirittura posto fine a un contenzioso annoso con la Libia (ricorderete anche la «giornata della vendetta» all'epoca di Gheddafi). Ebbene, siamo riusciti da quel momento a contribuire in maniera fattiva anche ai respingimenti. Avviandomi alla conclusione, mi permetto di ringraziare i Sottosegretari presenti perché un ordine del giorno a firma mia e dei colleghi Malan, Craxi e Mallegni (cui ha contribuito tutto il Gruppo) ha riconosciuto una parte importante, che riguarda l'articolo 13 del Trattato di amicizia e cooperazione di Bengasi, ovvero la possibilità di risarcire, o meglio ancora di rimborsare, le nostre imprese - e sono più di 100 - che avevano avuto danni per oltre 233 milioni di euro. Ecco, questo è un fatto molto positivo e intendo ringraziare il Governo per aver accolto in Commissione un nostro ordine del giorno in merito. In conclusione, anticipo sin d'ora che esprimeremo un voto favorevole alla conversione in legge di questo decreto-legge. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire è stato accolto positivamente, come abbiamo visto, da tutte le forze politiche sia di maggioranza che di opposizione. D'altra parte, esso si inserisce nell'alveo di una continuità con quanto è stato fatto anche nelle precedenti legislature. È un provvedimento che fornisce un aiuto importante alle diverse strutture libiche - sembra siano almeno tre - che, a vario titolo, sono competenti e responsabili in tema di polizia e soccorso marittimo. In termini generali, però, occorre prendere atto della situazione, secondo me, e riflettere su un punto: bisogna chiedersi se sia opportuno continuare a interloquire con il solo al-Sarraj, o se sia meglio allargare l'interlocuzione ad altri attori. Non è inutile, infatti, ricordare che già nel luglio dello scorso anno il presidente francese Macron aveva invitato a Parigi sia al-Sarraj sia Haftar. Successivamente, nel maggio di quest'anno, la Francia ha convocato una nuova conferenza che ha visto la partecipazione, oltre che di al-Sarraj e di Haftar, anche del presidente della Camera dei rappresentanti Salek e del presidente del Consiglio di Stato al-Mishri. La Francia quindi evidenzia una strategia di ampio respiro rispetto a quella un po' più angusta adottata dall'Italia degli anni recenti, laddove ci si era concentrati soltanto sulla figura - decisiva, sicuramente - di al-Sarraj, trascurando gli altri soggetti che invece potrebbero avere un ruolo importante anche nel contrastare i traffici di coloro che sfruttano la tragedia dei migranti e dei naufragi. Con il decreto-legge in discussione - è stato ricordato - si cedono dieci unità navali costiere da 11 metri e due unità navali da 27 metri. Le dieci piccole unità sono unità di polizia marittima che la Guardia costiera e la Capitaneria di porto utilizzano per la vigilanza e queste possono navigare con mare calmo o mare appena formato, mentre i due pattugliatori d'altura della Finanza sono unità che hanno grande autonomia. È altresì previsto un periodo adeguato e congruo di familiarizzazione degli equipaggi libici per la conduzione di queste motovedette. Le piccole sono sostanzialmente dei motoscafi, quindi non c'è bisogno di una lunga fase di familiarizzazione: ventotto giorni sono più che sufficienti. Le altre unità, quelle grandi, sono del tutto simili a quelle che già hanno in dotazione, e quindi anche in questo caso non c'è bisogno di familiarizzazione specifica. È apprezzabile e verosimile anche quello che dice il Governo sul fatto che la cessione a titolo gratuito di questa unità alla Libia - mi rivolgo ai colleghi che al riguardo prima richiamavano una possibile problematica - non ridurrà l'operatività della Guardia costiera, perché si tratta di unità comunque arrivate sostanzialmente al termine della vita operativa, sicché occorre effettivamente un ripristino prima della cessione. Per queste unità era già prevista la sostituzione. Attualmente, tra l'altro, non sono - tranne forse qualche caso sporadico - impiegate in compiti operativi. Penso che questo ci dovrebbe rassicurare, perché la Guardia costiera non subirà un depotenziamento della propria capacità operativa. Bisogna però tenere conto anche di altri fattori, a mio parere. In primo luogo, abbiamo visto che i migranti vivono nel terrore e nella disperazione dell'eventualità di essere riportati indietro, laddove, come hanno testimoniato inchieste indipendenti, molti di loro hanno subito torture e violenze feroci, come è stato detto... (Richiami del Presidente). DE FALCO (M5S) . Scusi Presidente, ma non ho cinque minuti? PRESIDENTE. Ne ha cinque e quando ne manca uno, come di consueto, lo segnaliamo. DE FALCO (M5S) . Dicevo che molti di loro hanno subito torture e violenze feroci, anche perché la Libia affida la gestione dei soccorsi alle stesse autorità che poi portano i migranti nei famigerati centri di detenzione e quel Paese non offre, com'è stato detto, garanzie per l'incolumità dei migranti intercettati o dei naufraghi salvati in mare, né consente accoglienza e accesso a una procedura d'asilo. Inoltre, sebbene risulti formalmente istituita una zona SAR libica, come veniva ricordato dalla collega, affinché il servizio di soccorso sia effettivo è necessario che lo Stato sia in grado di garantire continua operatività, coordinata ed efficace, dei servizi SAR, che istituisca un centro e sottocentri di soccorso e di coordinamento e che disponga di personale adeguato quantitativamente e qualitativamente (cosa che si sta facendo ma non è ancora completata). Tutto il servizio deve essere integrato in uno specifico contesto normativo, quindi la cessione delle motovedette ai libici è un primo passo cui si deve aggiungere una serie di iniziative e misure volte a creare un flusso - come veniva anche raccomandato - regolato e sicuro di migranti verso l'Europa, al quale si dovranno affiancare corridoi umanitari per i richiedenti asilo. Sotto un altro aspetto, occorre tener presente il dato economico. Va rilevato, cioè, che attualmente le rimesse dei migranti verso i Paesi d'origine superano di gran lunga i contributi allo sviluppo stanziati dall'Europa. Appare quindi necessario invertire questo rapporto. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. DE FALCO (M5S) . Concludo. Solo in questo modo, attraverso il coordinamento della gestione dei flussi delle persone e dei flussi economici sarà possibile ridurre la pressione sulle frontiere marittime e terrestri.