[pronunce]

Non risulta inoltre essere mai stato approvato il piano per il parco, che, ai sensi dell'art. 25 della legge n. 394 del 1991, costituisce uno degli strumenti di attuazione delle finalità del parco naturale regionale, unitamente al piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle attività compatibili. Il piano per il parco è adottato dall'organismo di gestione del parco ed è approvato dalla regione. 1.3.- Tornando alle ragioni di impugnativa, il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene che l'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021 - che, al comma 1, prevede una nuova perimetrazione del parco naturale regionale Sirente Velino e rinvia per la definizione dei nuovi confini alla cartografia allegata alla stessa legge (Allegato 1) - violi plurimi parametri costituzionali e altrettante norme interposte, statali e dell'Unione europea. Le censure mosse dal ricorrente investono l'art. 2, sia «sotto il profilo della tutela ambientale», sia «sotto il profilo della tutela paesaggistica», e riguardano, sia l'aspetto contenutistico-sostanziale delle modifiche apportate dal legislatore regionale, sia quello più propriamente procedimentale, dal quale, per la sua priorità logica, conviene prendere le mosse. La difesa erariale lamenta, in particolare, il mancato rispetto del procedimento previsto dagli artt. 22, comma 1, lettere a) e c), e 23, comma 1, della legge n. 394 del 1991, ritenendo che la variazione dei confini operata dalla norma impugnata, che riduce l'estensione dell'area protetta, sia avvenuta senza la partecipazione degli enti locali interessati, in violazione del principio procedimentale del necessario coinvolgimento delle autonomie locali, stabilito dai citati artt. 22 e 23 della legge quadro. Come si deduce dalla sintesi delle ragioni di impugnativa, ad essere oggetto delle odierne questioni di legittimità costituzionale non è l'insieme delle disposizioni recate dal citato art. 2 ma sono esclusivamente i suoi commi 1 e 2, recanti, appunto, la nuova definizione dei confini del parco naturale regionale Sirente Velino per il tramite del rinvio alla cartografia allegata alla legge (comma 1) e la conseguente individuazione dei Comuni sul cui territorio insiste l'area del parco (comma 2). Si deve ritenere, dunque, che, nonostante il ricorso investa genericamente l'intero art. 2, l'esame di questa Corte non riguardi i commi 3, 4 e 5 dell'art. 2, che disciplinano altri profili. 1.3.1.- Così circoscritta, la censura è fondata nella parte in cui contesta l'inosservanza, nel procedimento di formazione della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, di quanto previsto all'art. 22, comma 1, lettera a), della legge n. 394 del 1991. Occorre chiarire, innanzitutto, che l'intervento di riperimetrazione, effettuato dalla Regione Abruzzo con la disposizione contestata, deve essere correttamente qualificato nei termini di una riperimetrazione provvisoria, ossia come intervento di modifica della perimetrazione provvisoria, a suo tempo operata in sede di istituzione del parco ai sensi dell'art. 23, comma 1, della legge n. 394 del 1991. Come esposto sopra ripercorrendone le vicende istitutive e i successivi sviluppi, invero , il parco naturale regionale Sirente Velino non risulta ancora dotato di piano del parco - strumento di attuazione delle finalità del parco, giusta quanto previsto all'art. 25 della legge n. 394 del 1991 - e dunque nemmeno di una perimetrazione definitiva. Pertanto, la disciplina procedimentale di riferimento per il caso di specie non è quella propria della modifica del perimetro (definitivo) individuato dal piano del parco. Ipotesi, questa, cui si riferisce la giurisprudenza costituzionale citata dalla difesa erariale, secondo la quale anche una legge provvedimento regionale può modificare la perimetrazione di piano a condizione che sia garantita la partecipazione degli enti locali interessati (sentenze n. 221 e n. 115 del 2022, n. 276 e n. 134 del 2020). Nel caso in esame, si tratta invece della diversa ipotesi della modifica di un elemento della legge istitutiva dell'area protetta regionale non ancora pianificata, con la conseguenza che, in virtù del principio del contrarius actus, trova applicazione per esso la medesima disciplina - contenuta all'art. 23 della legge n. 394 del 1991 e, per il rinvio ad opera di quest'ultimo, segnatamente al comma 1, lettera a), del precedente art. 22 - che regola il procedimento istitutivo del parco. Deve essere quindi condivisa l'affermazione della difesa regionale secondo cui la scelta dell'atto legislativo come strumento per la riperimetrazione del parco costituiva un percorso obbligato, giacché, mancando il piano e non essendo in discussione la sua adozione, non vi è dubbio che la riperimetrazione stessa non poteva che avvenire tramite legge regionale. Ciò che tuttavia non risulta rispettato, nel procedimento che ha condotto all'approvazione della previsione regionale impugnata, è l'obbligo di partecipazione "qualificata" delle province, delle comunità montane e dei comuni previsto dalla citata lettera a) del comma 1 dell'art. 22, secondo cui «[t]ale partecipazione si realizza [...] attraverso conferenze per la redazione di un documento di indirizzo relativo all'analisi territoriale dell'area da destinare a protezione, alla perimetrazione provvisoria, all'individuazione degli obiettivi da perseguire, alla valutazione degli effetti dell'istituzione dell'area protetta». Un coinvolgimento "rinforzato", dunque, che non si esaurisce nella semplice «partecipazione degli enti locali interessati», prevista dalla lettera c) del comma 1 dell'art. 22 della legge n. 394 del 1991 per la «gestione dell'area protetta», ma esige il rispetto di tutte le specifiche condizioni e modalità di partecipazione analiticamente individuate alla detta lettera a) del comma 1 dell'art. 22. Più precisamente, non risulta che siano state effettuate le prescritte «conferenze per la redazione di un documento di indirizzo relativo all'analisi territoriale dell'area da destinare a protezione», né che tale documento d'indirizzo sia stato predisposto, né ancora che siano state operate l'«analisi territoriale», l'«individuazione degli obiettivi da perseguire» e la «valutazione degli effetti dell'istituzione dell'area protetta sul territorio», sulla cui base espressamente «si realizza» la partecipazione, secondo quello che la legge quadro statale sulle aree protette qualifica espressamente come principio fondamentale per la disciplina delle aree naturali protette regionali. La difesa regionale ha dimostrato, attraverso la produzione delle delibere dei Consigli comunali, dei verbali delle riunioni della Comunità del parco e di altri atti idonei a tale scopo, che, in effetti, un coinvolgimento degli enti sui cui territori insiste l'area del parco vi è stato.