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Nello specifico si fa presente che questo decreto del Presidente della Repubblica non introduce obblighi di controllo delle perdite differenti da quelli previsti dallo stesso regolamento europeo di riferimento, mentre l'obbligo di tenuta dei registri, come specificato dall'articolo 6 (attuato appunto dal Governo), viene ora risolto mediante una procedura di trasmissione online , quindi molto più veloce. Inoltre, tale disposizione normativa, peraltro assoggettata a un lungo negoziato, è stata accolta favorevolmente dalle principali associazioni di settore specifico e da tutti i soggetti interpellati durante la fase di consultazione, per poterlo poi approvare. Essa è stata introdotta in sostituzione di un obbligo già vigente, rappresentato dalla dichiarazione cosiddetta F-gas, la quale aveva ricadute su circa 305.000 operatori. Quindi abbiamo già provveduto con una significativa semplificazione. Con l'introduzione della banca dati e con una frequenza mensile di aggiornamento direttamente tramite questa piattaforma, si è semplificato il suddetto processo. Tale trasposizione ha permesso il passaggio da un sistema di registrazione cartaceo a uno online . Ora, rispetto a quanto lei dice, già abbiamo provveduto a una forte sburocratizzazione e semplificazione. Cionondimeno, mi permetto di aggiungere che, se c'è una necessità supplementare di semplificazione e sburocratizzazione o di migliore interpretazione rispetto al regolamento, che peraltro non è stato osservato dall'Unione europea (lei sa che, quando si applica un decreto di recepimento, questo poi chiaramente va mandato in Europa e l'Europa ci ha detto che andava bene), ma, se si può ancora fare meglio, nella semplificazione e sburocratizzazione a cui di fatto lei faceva riferimento (per diminuirne i costi), le chiedo la cortesia di stabilire un incontro tecnico presso il mio Ministero, per verificare assieme i contenuti. Credo che questo sia il modo migliore per affrontare concretamente la questione. La sua interrogazione mi dà anche agio di rappresentare con orgoglio italiano, che lei sicuramente condividerà, il fatto che proprio oggi a Roma abbiamo inaugurato MOP 31, sul buco nell'ozono. Quindi 198 Paesi al mondo oggi sono ospiti del Governo italiano, per ragionare sul buco nell'ozono e sui gas climalteranti. Noi stiamo recependo l'emendamento Kigali, che è proprio l'elemento di riferimento rispetto ai gas fluorurati a cui lei si riferiva. Lo dico con orgoglio, perché l'Italia in questo è in prima linea; in questo momento noi stiamo lavorando proprio rispetto alla questione che lei ha sollevato. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Steger, per due minuti. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . La ringrazio, signor Ministro, soprattutto per la possibilità che ci darà di vederci presso il Ministero con i suoi collaboratori. A me questa richiesta è stata posta dalla camera di commercio, che ovviamente, come lei sa, rappresenta tutte le aziende, soprattutto le tantissime piccole aziende dei diversi settori. Io seguirò questo invito e la ringrazio per questo. PRESIDENTE . Il senatore Arrigoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01222 sulle iniziative per favorire il riciclo dei materiali plastici, per tre minuti. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, l'industria che lavora la plastica rappresenta uno dei motori trainanti dell'economia del nostro Paese. Il comparto vale nel complesso 40 miliardi, conta 10.000 aziende e 150.000 occupati, di cui 50.000 solo negli imballaggi. Secondo quanto riportato dal Centro studi associazione nazionale di Confindustria, nel 2017 l'industria dei costruttori di macchine per il confezionamento e l'imballaggio di prodotti contava 228 imprese in Emilia-Romagna, 178 in Lombardia e 75 in Veneto. Su un totale di 7 miliardi di fatturato in questo specifico settore, solo l'Emilia-Romagna segna oltre 4,4 miliardi, ovvero il 62 per cento del totale, e un numero di addetti pari a 17.000 persone, quasi tre volte la Lombardia. Oggi diverse aziende perseguono vie innovative e nuove tecnologie in grado di contenere, limitare e ridurre a zero l'impatto ambientale e di creare ricchezza economica dal rifiuto potenzialmente dannoso. Nell'economia circolare, infatti, che è alla base del riciclo e del recupero dei materiali, ogni rifiuto diventa risorsa e fonte di ricchezza (se ci fossero però i decreti ministeriali sull' end of waste , che tardano ad arrivare): questo dimostra che si può fare industria allo stesso tempo tutelando l'ambiente. Molti Paesi europei sono timonieri dell'economia circolare nel campo della plastica: in Germania, ad esempio, si sono adottate da anni vie virtuose, attraverso lo sviluppo e la regolamentazione della partecipazione pubblico-privata, al fine di incentivare economicamente i comportamenti virtuosi dei cittadini nella raccolta dei materiali destinati al riciclo. Il nostro Paese, che da un lato dimostra sempre soggezione verso modelli nordeuropei imposti dalle strutture tecnocratiche di Bruxelles, spesso non adatti alla nostra cultura sociale e giuridica, dall'altro è incapace di recepire le buone pratiche, nei fatti dimostratesi efficienti e come tali riproponibili anche nel nostro ordinamento. Succede che in Italia si adotta sempre la strada più semplice, penalizzando il mondo produttivo e non incentivando i comportamenti virtuosi che i cittadini potrebbero assumere con politiche più lungimiranti. La tassa sulla plastica ne è un palese esempio: per fare cassa (2 miliardi all'anno), non penalizzate i cattivi comportamenti, ma i prodotti, dunque le nostre imprese, i lavoratori e infine i consumatori. In Germania, ad esempio, il riciclo valorizza il vuoto a rendere attraverso la raccolta fatta direttamente dai consumatori, che riconsegnano i contenitori direttamente in punti vendita della grande distribuzione, ricevendo in cambio buoni acquisto spendibili all'interno delle stesse strutture. Quanto sopra, signor Ministro, per chiederle se non ritenga opportuno intervenire per avviare in tempi rapidi uno studio di fattibilità di politiche di contrasto all'inquinamento ambientale, incentivando i comportamenti virtuosi dei cittadini, anche attraverso stipule di convenzioni di partenariato pubblico-privato, volte a mettere in campo un vero sistema che non sanzioni la nostra industria, ma allo stesso tempo sia capace di sviluppare una reale economia circolare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, generale Costa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . La ringrazio, senatore Arrigoni, perché la sua interrogazione mi consente di fare il punto della situazione su argomenti che, oltre a essere all'ordine del giorno, hanno anche una storia collegata alla precedente legge di stabilità, quindi a norme già approvate, sulle quali peraltro, come rammenterà, abbiamo lavorato assieme. Mi riferisco in particolare ai tre decreti attuativi che sono ormai in lavorazione, quota parte dei quali è stata anche lavorata assieme: