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considerato che: il CEDS nelle conclusioni 2020, da pagina 187 a 195, ha emesso delle decisioni relative all'Italia riguardanti l'interruzione volontaria della gravidanza (IVG), mettendo in evidenza che su tutto il territorio nazionale permangono notevoli disparità d'accesso ai servizi sanitari collegati all'IVG, a livello sia comunale sia regionale, cosa che determina la forte compressione dei diritti all'autodeterminazione e alla libera scelta delle donne; il CEDS ha evidenziato che l'Italia non ha ancora risolto le violazioni rilevate nel 2013 e nel 2015 in merito all'IVG; ha evidenziato che i dati forniti dal Governo non dimostrano che il personale medico specializzato nel fornire il servizio di IVG sia sufficiente a garantire l'attuazione di tale diritto per le donne, chiedendo inoltre al Governo di dimostrare che i medici non obiettori non siano discriminati rispetto agli obiettori per quanto riguarda le condizioni di lavoro e le prospettive di carriera; gli ultimi dati disponibili sull'aborto volontario nel nostro Paese risalgono al 2018, con una relazione governativa presentata in Parlamento il 9 giugno 2020, contrariamente a quanto prevede la legge n. 194 che impone al Ministero della salute di trasmettere il rapporto sull'attuazione delle norme entro il febbraio dell'anno successivo a quello monitorato, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intendano intraprendere per risolvere le criticità riscontrate dal CEDS nel suo rapporto del 2020, considerando iniziative nei confronti dei presidenti di Regione affinché anch'essi, per la parte di loro competenza, lavorino affinché siano rimossi ostacoli, ritardi, inefficienze che impediscano una piena attuazione del diritto all'IVG in sicurezza e riservatezza, specialmente con riferimento alla possibilità di trattamento farmacologico senza ricovero ospedaliero. Atto n. 4-05207 ROMANO CATALFO MATRISCIANO DI PIAZZA GUIDOLIN ROMAGNOLI Ai Ministri per la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze Premesso che: il comma 143 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, testualmente dispone che "Al fine di perseguire la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale appartenente alle aree professionali e del personale dirigenziale dei Ministeri, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze un fondo da ripartire, con dotazione pari a 80 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2021. A decorrere dall'anno 2020, il fondo può essere alimentato con le eventuali somme, da accertarsi con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, che si rendono disponibili a seguito del rinnovo dei contratti del pubblico impiego precedenti al triennio contrattuale 2019-2021, ai sensi dell'articolo 48, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Per l'attuazione di quanto previsto dal precedente periodo, le somme iscritte nel conto dei residui sul fondo da ripartire per l'attuazione dei contratti del personale dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione al fondo di cui al primo periodo. Le risorse del fondo sono destinate, nella misura del 90 per cento, alla graduale armonizzazione delle indennità di amministrazione del personale appartenente alle aree professionali dei Ministeri al fine di ridurne il differenziale e, per la restante parte, all'armonizzazione dei fondi per la retribuzione di posizione e di risultato delle medesime amministrazioni. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e del Ministro dell'economia e delle finanze, si provvede alla ripartizione delle risorse del fondo tra le amministrazioni di cui al primo periodo per il finanziamento del trattamento accessorio di ciascuna di esse, tenendo conto anche del differenziale dei trattamenti di cui al precedente periodo e, in deroga all'articolo 45 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, alla conseguente rideterminazione delle relative indennità di amministrazione. La Presidenza del Consiglio dei ministri, a decorrere dall'esercizio finanziario 2020, incrementa il fondo per le risorse decentrate del personale non dirigenziale di 5 milioni di euro annui e il fondo per la retribuzione di posizione e per la retribuzione di risultato del personale di livello dirigenziale non generale di 2 milioni di euro annui, a valere sulle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente nel proprio bilancio autonomo"; il successivo comma 144 statuisce che "Agli oneri derivanti dal comma 143, primo periodo, pari a 80 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2021, si provvede mediante corrispondente utilizzo del Fondo di parte corrente di cui al comma 5 dell'articolo 34- ter della legge 31 dicembre 2009, n. 196, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio"; considerato che: alla data odierna, nonostante la disponibilità delle somme stanziate a far data dal 1° gennaio 2021, pare che nessuna amministrazione interessata abbia provveduto ad emanare i provvedimenti previsti dalla disposizione al fine di erogare le risorse stanziate ai lavoratori coinvolti; non risulta agli interroganti che siano stati emanati i provvedimenti propedeutici alla ripartizione delle risorse complessive da destinare in quota parte alle amministrazioni interessate, si chiede di sapere se e quali iniziative siano in corso, per la parte di rispettiva competenza, affinché tutti i provvedimenti normativamente previsti siano adottati al fine di realizzare la disposta armonizzazione delle indennità di amministrazione di tutti i Ministeri, con conseguente erogazione delle spettanze dovute ai lavoratori interessati. Atto n. 4-05208 LANNUTTI ANGRISANI CORRADO GIANNUZZI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 24 marzo 2021 con 30 voti favorevoli, 15 contrari e 2 astensioni, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, nell'ambito del 46° periodo di sessioni, ha approvato la risoluzione sulle ripercussioni negative delle misure coercitive unilaterali nel godimento dei diritti umani, che esorta gli Stati ad eliminare o ad interrompere l'adozione, il mantenimento o l'applicazione di tali sanzioni contrarie al diritto internazionale e alla carta delle Nazioni Unite; in particolare, la risoluzione approvata decreta che le misure coercitive unilaterali sono contrarie al diritto internazionale, al diritto internazionale umanitario, alla carta delle Nazioni Unite e alle norme e ai principi che regolano le relazioni pacifiche tra gli Stati, oltre ad essere in totale disaccordo con la natura extraterritoriale di tali misure che minacciano la sovranità degli Stati. Inoltre, la risoluzione invita gli Stati membri e gli organismi competenti delle Nazioni Unite ad adottare misure concrete per mitigare l'impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sull'assistenza umanitaria.