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Nell'ambito del costante, costruttivo e trasparente confronto con le rappresentanze sindacali, in data 5 luglio 2018 si è tenuto un primo incontro presso la direzione generale dell'Agenzia, durante il quale sono stati forniti alle organizzazioni sindacali nazionali tutti gli elementi informativi di cui ho parlato, successivamente trasmessi alle stesse organizzazioni sindacali. Concludendo, rappresento che sono in itinere le azioni per estendere a tutte le unità produttive dell'Agenzia la certificazione integrata di qualità ambiente già in atto per la direzione generale e per gli stabilimenti di Noceto, Baiano e Fontana Liri, il cui completamento è previsto entro il triennio 2018-2020. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Saponara, per due minuti. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, la ringrazio per la sua risposta esauriente. Penso che questo possa tranquillizzare la comunità di Noceto, che è sempre sicuramente molto in apprensione per quanto accade all'interno dello stabilimento. Io la prego affinché queste notizie possano essere diramate in modo un po' più esplicito, proprio per tranquillizzare maggiormente sia la popolazione che i lavoratori dello stabilimento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Il senatore Mininno ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00212 sul rafforzamento delle strutture e del personale militare nel Mezzogiorno d'Italia, per tre minuti. MININNO (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro della difesa, tra gli impegni sottoscritti nel «contratto per il Governo del cambiamento», al capitolo 9 si stabilisce per la Difesa che: «Al fine di migliorare e rendere più efficiente il settore risulta prioritaria la tutela del personale delle Forze Armate», con esplicito riferimento al tema del «ricongiungimento familiare». Questo tema, profondamente sentito dal personale militare, non è di semplice soluzione, in quanto, a fronte di una massiccia presenza di basi militari nel Nord Italia, circa l'80 per cento del personale proviene dal Meridione e nella maggioranza dei casi, per varie ragioni, ambisce a ritornarvi. Il Parlamento ha il dovere di farsi carico di questo problema. Per questo motivo è stato presentato in Senato, a mia prima firma, un disegno di legge in tema di «congiungimento famigliare», che si propone l'obiettivo di garantire maggiori tutele alla stabilità e serenità della famiglia, diritto fondamentale sancito dall'articolo 29 della Carta costituzionale, tutelando peraltro le amministrazioni stesse, dal momento che le conseguenze della divisione familiare si ripercuotono inevitabilmente anche sul servizio del militare. Questo strumento da solo, però, non è risolutivo; anzi, al contrario, gli effetti di questa norma risulterebbero vanificati dalla carenza di posizioni organiche negli enti dislocati nel Sud Italia. È noto infatti che, in relazione alla sua specificità, lo stato giuridico del personale del comparto difesa è articolato in un complesso di doveri e diritti assolutamente singolare, differente, nella sostanza, rispetto a quello degli altri dipendenti pubblici. Peraltro, il decreto legislativo n. 165 del 2001 stabilisce che il rapporto d'impiego del personale militare resta regolamentato da norme speciali di diritto pubblico, sottraendolo al regime di lavoro subordinato "privatistico" proprio di altre amministrazioni pubbliche. Esiste, pertanto, una inevitabile prevalenza dell'interesse pubblico delle amministrazioni militari rispetto alle legittime richieste ed aspettative del personale con le stellette. La logica conseguenza è che, seppur in possesso di tutti i requisiti per ottenere un trasferimento di sede, il militare si troverà comunque nelle condizioni di non essere movimentato, perché, in caso di automatismo, le amministrazioni militari otterrebbero un eccesso di personale nelle basi del Meridione, con corrispondente riduzione in quelle del Nord, che porterebbe a rendere queste ultime poco o per nulla efficienti. Si richiede, pertanto, ritenendo che sia di competenza governativa, di sapere se il signor Ministro intenda implementare la presenza delle infrastrutture del personale militare nel Mezzogiorno del Paese, con conseguente riduzione di quelle attualmente presenti al Nord, con particolare riferimento a quelle unità i cui compiti non riscontrino una motivazione strategica od operativa per la quale si renda necessaria una specifica allocazione geografica. PRESIDENTE. Il ministro della difesa, professoressa Trenta, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TRENTA, ministro della difesa . Signor Presidente, ringrazio gli interroganti per avermi fornito l'opportunità di esporre, più in dettaglio di quanto non abbia potuto fare sinora, la posizione del Dicastero su un tema che è alla mia personale attenzione sin da quando ho assunto il mio incarico. Come ho sempre affermato, il personale è uno dei protagonisti del processo di cambiamento delle istituzioni; sento, quindi, come un dovere il tutelare al massimo grado le legittime aspettative nutrite da parte di chi serve il Paese, in uniforme o in abiti civili, riguardo alla propria dimensione familiare, che resta la base imprescindibile della nostra serenità e del nostro operare. È vero, come hanno ricordato gli stessi interroganti, che l'interesse pubblico di cui le amministrazioni militari sono espressione, e al quale il personale si conforma consapevolmente con il suo giuramento, implica l'assenza di garanzie di una sede determinata, anche dopo anni di anni di servizio. È un dato oggettivo, peraltro, che gran parte del personale proviene dalle Regioni meridionali della Penisola, mentre l'attuale situazione vede i due terzi delle infrastrutture militari dislocate nel Centro-Nord. Tale disequilibrio - lo dico solo per inciso - sussiste nonostante un importante sforzo di razionalizzazione che ha interessato l'intero territorio nazionale, a seguito del quale sono state inserite in attività di dismissione e razionalizzazione ben 1.800 infrastrutture militari, diminuendo sensibilmente l'impronta immobiliare nelle aree del Nord Italia. Per incidere ulteriormente su tale situazione sono necessari investimenti per la realizzazione di nuove infrastrutture o per potenziare quelle esistenti per accogliere gli enti che vi verrebbero accentrati. È questo un processo articolato, i cui frutti si vedrebbero nel medio-lungo termine, che necessita di una robusta sinergia intergovernativa e, non ultimo, di intense interlocuzioni con le diverse amministrazioni che vedrebbero ridurre la presenza militare sul proprio territorio. Al riguardo, sento il dovere di sottolineare due aspetti. Innanzitutto, se pure tale processo contribuirà ad una distribuzione più omogenea delle infrastrutture sul territorio, esso non potrà comunque risolvere da solo il problema di contemperare la necessaria distribuzione del personale su tutto il territorio nazionale con reclutamenti a prevalenza geografica concentrata solo in alcune Regioni. In secondo luogo, sotto il piano operativo, sarà sempre necessario poter disporre di Forze armate equamente distribuite sul territorio nazionale al fine di potersi disimpegnare rapidamente, e con l'efficacia di sempre, nell'attuazione dei compiti istituzionali correlati a situazioni di emergenza e pubbliche calamità a favore della popolazione, anche in una prospettiva dual use che ci vede sempre più impegnati al servizio del Paese.