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vogliamo o no - anche approfittando del passaggio di oggi - avviare una discussione che dica che si è definitivamente chiusa la stagione nella quale si pensa (e si è pensato in passato), a destra e a sinistra, che un sistema economico, il nostro, nella fattispecie, si risolleva manomettendo le regole del mercato del lavoro? Vogliamo superare questa stagione e dire che un sistema economico - vorrei dire sociale - lo si risolleva soltanto con serie ed efficaci politiche industriali, con politiche di investimenti pubblici nei settori strategici? Ci state a chiudere questa stagione? Perché questo è il tema di fondo, che tocca il tema degli ammortizzatori, cioè l'oggetto della discussione di oggi, e riguarda tutti i temi e le discussioni che informeranno il dibattito pubblico sul lavoro nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Chiudo con una postilla più squisitamente politica, lo dico ai membri della maggioranza per il suo tramite, signor Presidente: bisogna che la smettiate di immaginare uno schema nel quale la maggioranza faccia la parte della destra soprattutto sul terreno dei diritti civili e nella gestione di alcune questioni molto complicate, a partire da quella dell'immigrazione, e faccia la sinistra su altri terreni, magari di politica economica e sociale. Questo gioco non può funzionare a lungo. Noi interloquiremo sulle proposte di merito quando dovessero arrivare, come forse nel caso del decreto dignità, che vadano nella direzione che noi auspichiamo, ma di sicuro non faremo sconti al Governo, perché il tema del lavoro è un tema centrale dell'agenda di questo Paese e riguarda appunto, a maggior ragione, la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il nostro Gruppo esprimerà voto favorevole. La motivazione è identica a quella per il decreto Alitalia. Bisogna tutelare i lavoratori nel passaggio tra due legislature, ma si tratta soprattutto di dare ulteriore tempo per cercare una via d'uscita positiva alle due crisi. La questione industriale è uno dei temi fondamentali dei prossimi anni, è al centro dei grandi dibattiti mondiali, dalla Cina agli Stati Uniti ed è importante che se ne discuta anche in Italia, dove non si tratta solo di gestire le emergenze, ma anche di pensare al modello di Paese. Le politiche di sviluppo industriale richiedono investimenti nella ricerca e nella formazione, attrazione degli investimenti stranieri, strumentazioni e tempi adeguati per chi sceglie la strada dell'innovazione. Purtroppo viviamo in un'epoca in cui la politica è tutta schiacciata sul presente e sulla ricerca costante del consenso. Una delle conseguenze più negative è la messa in secondo piano delle politiche che richiedono tempo, che guardano al futuro. Eppure l'Italia ha bisogno di questo, partendo dalla riconversione delle realtà produttive che versano in uno stato di grave crisi. Chi è stato al MISE in questi anni credo abbia molto da raccontare. Noi che siamo arrivati solo adesso in Senato vediamo i numeri e ci rendiamo conto di quanto grande e delicato sia il lavoro di quel Ministero. Per questo rinnoviamo i nostri auguri di buon lavoro al ministro Di Maio, perché è dal suo Ministero che passano le paure di chi rischia il lavoro. Sono le politiche per lo sviluppo industriale che danno significato alle misure per il lavoro. Ad esempio, il reddito di cittadinanza può essere uno strumento utile a superare un periodo di disoccupazione temporanea o può ridursi a misura assistenzialistica. Così come assumono valore le norme sulle assunzioni, sui licenziamenti, le misure per la riduzione del costo del lavoro. Insomma, si tratta di un discorso che merita di essere affrontato in una logica d'insieme, fuori dagli annunci, nel merito delle questioni. Ed è con questo invito che ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . BERTACCO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, il Gruppo di Fratelli d'Italia voterà a favore di questo provvedimento per un unico motivo: è un decreto-legge che coinvolge migliaia di lavoratori che da anni attendono risposta e questo per loro è dare ulteriore tempo sperando di poter trovare una soluzione. Ancora una volta un provvedimento di assistenza al reddito riguardante la Sardegna. È dal 2007 che la crisi attanaglia la nostra economia e quindi azioni di questo genere, nell'immediatezza, erano giuste, ma purtroppo si sono trasformate nel tempo in consuetudine, riducendosi a puro assistenzialismo. I lavoratori di Alcoa, come tanti altri, stanno aspettando risposte dalla politica, non hanno mai ambito a divenire casi da servizi sociali. Sono venuti più volte qui, a Roma, a manifestare per il loro posto di lavoro. Sono venuti a Roma per chiedere lavoro e non elemosina e alcuni di loro sono ancora sotto processo per delle intemperanze che - badate bene - noi non giustifichiamo, però risulta quanto meno curioso che essi siano sotto processo per aver chiesto un lavoro, mentre i bravi ragazzi dei centri sociali devastano le nostra città costantemente impuniti. (Applausi dal Gruppo FdI) . Chissà se un giorno qualcuno ci spiegherà il perché. Tutti gli italiani hanno la forte volontà di essere padroni del proprio destino, determinati a crescere e camminare con le proprie gambe e fermamente convinti che la loro dignità passi attraverso un lavoro. Chiediamo quindi al Governo di avere, d'ora in avanti, una certa discontinuità rispetto a quelli precedenti. Basta assistenzialismo: occorrono riforme strutturali e riqualificazioni ambientali nelle aree di crisi industriale. Noi voteremo a favore del provvedimento perché, come ho detto all'inizio del mio intervento, ci sono dei lavoratori, dei padri di famiglia, delle persone che stanno soffrendo. Il nostro dovere non è realizzato continuando a prorogare un decreto-legge, dovremmo invece lavorare per il rilancio di queste zone, con scelte coraggiose che aiutino le nostre imprese a innovare, assistendole in progetti di conversione aziendale. Gli italiani fuggono dall'autocommiserazione e chiedono di essere protagonisti delle scelte per aiutare il nostro Paese a ritornare a crescere. Oggi proroghiamo per l'ennesima volta un decreto-legge, ma ci auguriamo per davvero di poter ascoltare a breve dal ministro Di Maio quali sono le proposte del Governo per quanto riguarda la politica industriale. Sinceramente, dal contratto di Governo io non l'ho capito. Sono ancora più curioso di capire quali saranno i prossimi atti per garantire le tante situazioni di crisi italiane (penso a Termini Imerese, Taranto, Gela, Terni, Savona, Piombino, Frosinone e alla Val Vibrata) e ridare speranza a migliaia di uomini e donne che sperano di poter pensare al futuro con maggiore serenità. Nel 2017 le vertenze erano 162 e riguardavano 180.000 lavoratori: un numero altissimo e impressionante di persone che non possono trovare risposte esclusivamente in una deroga.