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Il compito della Commissione è quindi, innanzitutto, indagare sull'efficacia delle norme che abbiamo introdotto, per poi proporre delle modifiche, e verificare l'efficacia o i ritardi nella catena amministrativa, che abbiamo rilevato, nel sostegno delle strutture, dai centri violenza alle case di accoglienza e di rifugio, nei tempi di finanziamento, dal piano nazionale a quello regionale, al riparto negli ambiti territoriali e nei centri operativi. Una delle questioni da esaminare è stata proprio quella relativa al dato di partenza: verificare cioè l'esistenza, per poi chiederne l'istituzione, di una modalità di registrazione di tali uccisioni e violenze, che possano nell'immediatezza essere registrati come reati di genere. Per questo è stato predisposto, con il contributo dei consulenti, un questionario puntuale, che abbiamo sottoposto alle procure. La Commissione ha lavorato molto con l'audizione di oltre 60 esperti, ma anche con sopralluoghi in diverse Regioni, dalla Basilicata al Trentino, dalla Sicilia alla Campania. Abbiamo audito i rappresentanti del mondo accademico e i magistrati, anche per valutare l'esistenza di prassi processuali volte alla protezione delle vittime, al fine di evitare quel fenomeno che viene definito vittimizzazione secondaria. Abbiamo valutato tutte le proposte di integrazione delle norme penali a completamento del sistema attuale, che diventeranno probabilmente proposte concrete, dall'arresto differito del responsabile di violenza all'introduzione di una fattispecie che tuteli i figli, costretti ad assistere a tali maltrattamenti, come dirette vittime di tali condotte, oggi considerate solo aggravanti di reato. Occorre tutelare i figli proprio nel momento della separazione e del divorzio, in relazione alle problematiche del rapporto ancora esistente tra i contesti giurisdizionali, civili e penali, nella connessione tra i processi per reati di violenza e i giudizi civili per l'affidamento dei minori, nella valutazione della potestà genitoriale. L'ambito su cui molto rimane da indagare è quello della prevenzione e della rilevazione del rischio e la conseguente pronta messa in sicurezza della donna. Fattori culturali, omertà, ma anche la formazione degli operatori costituiscono ancora delle barriere importanti. Occorre la formazione dei magistrati, forse con sezioni specializzate, che in alcuni casi esistono, soprattutto nei grandi tribunali, ma anche la formazione degli operatori dei centri di ascolto. Molto interessante può essere la proposta di un confronto con le normative e le prassi instaurate a livello di Unione europea. La Commissione europea ha una banca dati importante, grazie ai programmi pluriennali che già esistono, ovvero Daphne e Rights, equality and citizenship (REC). Purtroppo non siamo soli in questa triste classifica e, anzi, molti Paesi registrano dati ancora più tragici. Di certo gli stereotipi educativi, insieme a un linguaggio denigratorio e offensivo della dignità della donna, rappresentano quantomeno dei sintomi, per cui è necessario un lavoro che richiede ancora impegno. Mi riferisco al linguaggio della strada, ma anche al linguaggio giornalistico, che arriva purtroppo a contaminare persino le motivazioni delle sentenze, rispetto alle circostanze attenuanti, in riferimento a stati emozionali e psicologici del reo. La violenza contro le donne è una questione che richiede dunque un serio intervento culturale per rendere concreta la parità di diritti tra uomo e donna, garantendo il superamento di ostacoli che ancora si frappongono nel rendere i principi costituzionali attuati, dalla parità sul posto di lavoro alla parità negli impegni di cura familiare, alla parità nella rappresentanza politica e societaria privata; parità nelle differenze per modelli culturali ed educativi orientati a una corretta e sana gestione delle relazioni, al riconoscimento e al rispetto reciproco. Per questo il Gruppo Italia Viva-P.S.I. è favorevole alla proposta di proroga dell'attività della Commissione, per poter consegnare riflessioni su cui costruire proposte nelle mani della ministra Bonetti e della sottosegretaria Francesca Puglisi, che ha la specifica delega alle pari opportunità. Tra l'altro, va riconosciuto il lavoro che sta svolgendo la ministra Bonetti che è importante, a partire dallo sblocco dei fondi per gli orfani e dall'avvio della ripartizione delle risorse per il 2020, e soprattutto per aver già lanciato il primo piano strategico nazionale per la parità di genere. È un fenomeno, in conclusione, che chiaramente non può essere un tema di divisione ma, al contrario, deve essere di intervento condiviso; un fenomeno tragico ma anche molto complesso, nella consapevolezza - come ha detto il collega che mi ha preceduto - che le politiche di genere devono essere analizzate e valutate sempre più in modo trasversale. Ogni politica deve avere una valutazione di impatto di genere, in tutte le competenze dei diversi Ministeri, ma senz'altro a partire dalle competenze del Ministero dell'istruzione per l'educazione scolastica. (Applausi dai Gruppi IV-P.S.I., PD e M5S) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal 7 febbraio 2019 la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha svolto la sua attività attraverso indagini, approfondimenti e audizioni. Non voglio sottolineare l'analisi della dimensione quantitativa del fenomeno del femminicidio. Quello che durante i lavori, e anche in questa sede, vorrei evidenziare è l'aspetto direi quasi ontologico, qualitativo che è dietro questo fenomeno diffuso e sommerso. Il femminicidio è l'atto ultimo, finale ed estremo, di una serie reiterata di atti di violenza, perché raramente non è preceduto da una catena ininterrotta di atti violenti. Non voglio parlare solo di dati perché il fenomeno è sommerso e noi ne conosciamo soltanto la punta del classico iceberg , ma soprattutto perché dietro ogni donna che viene uccisa c'è la sua famiglia, ci sono i suoi parenti, ci sono i suoi figli. E proprio su questo aspetto vorrei attirare l'attenzione, ovvero sui cosiddetti orfani di femminicidio e di crimini domestici cui una legge specifica ha destinato un fondo. Voglio rivendicare - lo faccio con orgoglio - che, grazie ad un emendamento di Fratelli d'Italia che è stato accolto dalla maggioranza e dalle opposizioni, quindi da tutti, tale fondo è stato incrementato di un milione di euro. Si tratta di un fondo da destinare in favore degli orfani del femminicidio e delle famiglie affidatarie, spesso lasciate sole nel sostenere quei bambini negli studi e nel ritorno - se è possibile - alla normalità. Dico anche che siamo stati costretti a denunciare l'assenza dei decreti attuativi della legge sugli orfani del femminicidio. Lo abbiamo fatto per mesi, finché nel novembre scorso si è preso l'impegno da parte della maggioranza di arrivare finalmente a tali decreti; prima purtroppo anche questa legge è rimasta inapplicata e i suoi fondi non sono stati distribuiti.