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Disposizioni volte ad agevolare le prospettive di recupero dei crediti in sofferenza e a favorire e accelerare il ritorno in bonis del debitore ceduto. Onorevoli Senatori. – Nel corso della precedente Legislatura il gruppo di Fratelli d'Italia aveva presentato il disegno di legge n. 788, a prima firma del senatore Urso, i cui contenuti vengono qui convintamente riproposti, in quanto attuali nella loro volontà di soluzione di criticità che hanno la forza negativa di incidere sul futuro della nostra economia e del nostro tessuto sociale. L'importanza dell'argomento affrontato, evidenziata dalla scelta di trattazione in sede redigente, stimolò il gruppo di Fratelli d'Italia a presentare costantemente in forma emendativa l'articolato del disegno di legge nei vari provvedimenti di carattere finanziario all'esame del Senato, in particolare in quelli di necessità e di urgenza che avrebbero permesso per la loro natura una rapida entrata in vigore delle disposizioni proposte, qualora accolte. La rilevanza e complessità dell'argomento – quattro disegni di legge in esame – portò alla presentazione di un Testo unificato volto, essenzialmente, a sintetizzare la proposta del senatore Urso, con l'intento di tenere insieme le esigenze del mondo bancario, l'interesse dell'Erario e la tenuta del tessuto sociale ed economico del Paese, in quanto il tema dei crediti deteriorati manteneva la sua attualità nel tempo e sembrava doversi aggravare anche a causa della crisi pandemica, coinvolgendo milioni di famiglie e di imprese. Per una maggiore e più ampia conoscenza della materia si procedette con un ciclo di audizioni informali (tra i soggetti auditi: Banca d'Italia, Associazione bancaria italiana, Ance, Assofin, Unione nazionale imprese a tutela del credito, Federproprietà), nelle quali furono espresse valutazioni e proposte. Il Governo depositò un breve documento-memoria sulla questione dei crediti deteriorati ( Non performing loans - NPL), sulle iniziative e sulle misure poste in essere dall'Unione europea, documento che si concludeva accennando a dei lavori in essere finalizzati all'introduzione di un quadro normativo per le cartolarizzazioni di NPL, per consentire di rimuovere gli ostacoli normativi allo sviluppo del mercato secondario degli NPL e per mantenere o rafforzare la capacità degli istituti bancari di erogazione di prestiti all'economia reale, in particolare alle piccole e medie imprese. Nell'esame in Commissione, fu evidenziato che probabilmente la proiezione di criticità avrebbe riguardato anche l'arco temporale successivo ad ottobre 2021. Il proseguo dell'esame, tuttavia, subì una definitiva sospensione nel novembre 2021, per via delle interlocuzioni con il Governo volte ad individuare le eventuali modifiche da apportare al testo unificato presentato. Dopo anni e malgrado gli interventi finanziari e legislativi, il sistema sociale e produttivo italiano è ancora purtroppo gravato da una pesante zavorra finanziaria e bancaria da cui non riesce a liberarsi, che ne compromette le possibilità di ripresa e consolidamento. Nel 2018 oltre un milione e duecentomila soggetti, famiglie, professionisti, imprese, avevano debiti ormai deteriorati, spesso tartassati da chi intendeva riscuoterli, talvolta con strumenti e pratiche che potremmo definire di « stalking bancario », la cui cronaca purtroppo è zeppa di episodi drammatici. Di contro, vi sono soggetti finanziari, spesso internazionali, che ne hanno approfittato, e ne approfittano, con margini di profitto che potremmo definire da usura, di gran lunga superiori a quelli che si possono realizzare in altri mercati europei. I soggetti in campo sono tre, con ben diversi rapporti di forza: le banche che sono costrette a cedere i crediti deteriorati a prezzi estremamente bassi, pur di rientrare nei limiti determinati dalla Banca centrale europea (BCE); i soggetti debitori, spesso costretti a cedere o cessare la propria attività gravata da debiti non risarcibili, ancorché potrebbe essere « salvata » e riportata in attivo; i soggetti finanziari che lucrano su questa duplice debolezza, con margini di guadagno francamente inaccettabili. Su tutto un sistema produttivo e sociale che non riesce a liberarsi del passato, per riprendere a produrre e a sperare in un solido futuro che rafforzi il tessuto socioeconomico ed eviti un impoverimento dello stesso, già ora sottoposto ad una situazione di « stress » che ha aumentato il numero di persone singole e di famiglie che vivono con risorse economiche insufficienti e che tendono alla povertà. Di questo problema tratta il presente disegno di legge, con l'obiettivo di « liberare dalla schiavitù del debito » chi ha già pagato il prezzo più alto della crisi finanziaria ed economica, appunto oltre un milione di soggetti, famiglie, imprese: una parte significativa della realtà nazionale! La nostra proposta è semplice, di immediata realizzazione ed intende attuare un principio di equità tra le parti in campo, garantendo un giusto ma limitato guadagno a chi ha in mano il debito di famiglie ed imprese e, nel contempo, realizzando una sorta di « sanatoria » dei crediti deteriorati: un vero e proprio riscatto che consenta a famiglie e imprese di liberarsi dall'incubo della schiavitù del debito e ricominciare a vivere e produrre. La proposta riguarda appunto i cosiddetti « NPL », acronimo che esprime la locuzione inglese « Non Performing Loans » (prestiti non performanti), traducibile come crediti deteriorati, con il quale si indicano i crediti la cui riscossione è diventata incerta da parte delle banche. Come è noto, il deterioramento della qualità del credito delle banche è peraltro una delle principali cause di fragilità del sistema finanziario che porta generalmente alle crisi bancarie, il cui costo pagano poi di fatto tutti i cittadini, per le conseguenze nefaste sul sistema produttivo, e non solo azionisti e risparmiatori. Una banca infatti, può essere considerata solida se solidi sono i suoi crediti e sebbene gli NPL possano essere considerati un elemento fisiologico di una banca, è necessario che siano ridotti al minimo, perché se superano un certo livello la banca subirà delle conseguenze che influenzeranno la sua redditività ed il suo patrimonio di vigilanza, che è la quantità di capitale che ogni banca deve detenere per soddisfare i requisiti di vigilanza prudenziale previsti dalla normativa di Basilea 2. La diretta conseguenza sarà una minor disponibilità di capitale da poter impiegare per la concessione di ulteriori prestiti, fenomeno che ha particolarmente colpito il sistema sociale e produttivo italiano in questi dieci anni di crisi. Le banche italiane sono infatti storicamente in stretto collegamento con l'andamento dell'impresa italiana, soprattutto quella di piccola e media dimensione (PMI). A dimostrazione di questo è evidente come il crollo delle PMI abbia coinciso con un aumento delle esposizioni deteriorate delle banche, proprio perché le imprese italiane o sono in stato di insolvenza o non riescono ad onorare i debiti a causa delle avverse difficoltà economiche, e di riflesso questo colpisce le famiglie italiane, anch'esse in difficoltà nel pagare mutui e prestiti bancari. Fenomeno che tra l'altro ha aggravato la crisi del settore edilizio, da sempre volano della economia nazionale. Agli effetti della crisi economica e alle cattive pratiche gestionali di alcune banche si sono sommati quelli legati alla lentezza delle procedure di recupero dei crediti.