[resaula]

È iscritto a parlare il senatore Lomuti. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi senatori, pensavo di aver visto tutto durante questi primi due anni di legislatura, ma evidentemente mi sono sbagliato. E me ne sono reso conto leggendo il contenuto delle mozioni. Non lo dico per la loro provenienza perché, altrimenti, dovrei concludere l'intervento con un giudizio di inattendibilità, ma lo dico perché oggi ci sono due mozioni contrastanti. Una dice il contrario dell'altra, ma hanno qualcosa in comune, una parola: «ipocrisia». Questo è. (Applausi). L'accusa verso il ministro Bonafede dove è? È per la gestione delle carceri? Le scarcerazioni o le nomine del DAP? Voglio darvi un'informazione: dispone le scarcerazioni con il Ministro della giustizia, ma la magistratura che da sempre rispettiamo. (Applausi). Lo ha fatto in base all'esecuzione di alcune leggi vecchie di decenni: la legge n. 199 del 2010 che il centrodestra ha approvato, che si è sempre chiamata ed è famosa con il nome di svuota carceri. (Applausi). Questa è la vostra storia. Cosa ha fatto il ministro Bonafede? È intervenuto su quella legge con il famoso articolo 123 del cura Italia, che ha limitato l'applicazione dei benefici domiciliari, ha escluso i detenuti che hanno commesso reati gravi e sono stati protagonisti delle sommosse nelle carceri nel mese di marzo e ha aggiunto l'uso del braccialetto elettronico. Questo ha fatto il ministro Bonafede, e non solo! Il ministro Bonafede, qualche giorno fa, ha firmato due decreti che intervengono proprio sulle scarcerazioni possibili future e su quelle passate. Questa è stata l'azione del ministro Bonafede. Poi si viene in questa sede a sindacare le scelte sul DAP. Informiamo che oggi ai vertici del DAP ci sono persone che della lotta alla mafia hanno fatto la loro ragione di vita. Ecco che cosa è stato fatto. (Applausi). È notizia di ieri che un boss molto pericoloso è tornato a essere sottoposto all'articolo 41- bis e, quindi, si iniziano a vedere già gli effetti degli interventi posti in essere. Sulle nomine, però, del DAP e sul famoso episodio del 2018 le opposizioni si sono superate. Hanno fatto sull'intervento Di Matteo una strumentalizzazione senza precedenti. Voglio ricordare a coloro che si sono stracciati le vesti durante le indagini del pubblico ministero Di Matteo sulla trattativa tra Stato e mafia che, se fosse per loro, il popolo italiano non avrebbe mai avuto conoscenza del fatto che lo Stato in passato ha trattato con la mafia. (Applausi). Oggi strumentalizzano il nome del grande magistrato Nino Di Matteo perché fa comodo. D'altronde, fanno così anche con il popolo italiano: fanno finta di amarlo finché non hanno qualcosa da regalare, ma la loro lealtà nei loro confronti finisce proprio quando finiscono di trarne benefici. Questa è la loro storia. La farsa più grande, poi, si legge nella parola «legalità» contenuta nelle mozioni. Noi non accettiamo lezioni di legalità da chi ha iniziato il Governo con un decreto Biondi, con una legge sul legittimo impedimento. (Applausi). Noi non possiamo accettare lezioni di legalità da chi annovera all'interno dei gruppi senatori che sono stati raggiunti da richieste di arresto. E non vogliamo lezioni di legalità nemmeno da Fratelli d'Italia, che in pochi mesi ha avuto cinque consiglieri regionali raggiunti da provvedimenti di arresto. Questo siete voi e oggi venite qui vestiti di una coscienza pulita che vi sta stretta di maniche. Questo è sotto gli occhi di tutti. Quanto alla mozione, invece, della senatrice Bonino, che fa la morale al ministro Bonafede su temi che sono sui tavoli politici da ben trent'anni, e è in politica dagli anni Settanta e ha rivestito ruoli di Governo, essendo stata anche Ministro, le chiederei cosa ha fatto per quei problemi. Con riferimento ai due anni di incarico possiamo giudicare il ministro Bonafede rispetto al piano sull'edilizia penitenziaria e giudiziaria e alla riforma della giustizia civile e penale. Non voglio parlare della legge spazza corrotti, che questo Paese aspettava da trent'anni. (Applausi). Non voglio parlare del DASPO ai corrotti. Non voglio parlare del potenziamento degli strumenti delle indagini. Il discorso è uno: la visione della società parte dalla sua riorganizzazione ed è il motivo per il quale noi oggi, giustifichiamo e motiviamo il nostro no alle mozioni di sfiducia. Se, vogliamo partire da uno Stato di diritto, da uno Stato basato sulla legalità, oggi non possiamo fare altro che rigettare le mozioni di sfiducia nei confronti del ministro Bonafede. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha chiesto di intervenire il ministro della giustizia, onorevole Bonafede. Ne ha facoltà. Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI. BONAFEDE, ministro della giustizia . Signor Presidente, quando si giura sulla Costituzione come Ministro della Repubblica, si decide di essere in tutto e per tutto uomo delle istituzioni. Nelle ultime tre settimane, fuori da qui, si è sviluppato un dibattito gravemente viziato da allusioni e illazioni, ma per rispetto delle istituzioni, piuttosto che alimentare polemiche, ho condiviso fin dall'inizio l'esigenza del Parlamento di un confronto che si è già sviluppato al Senato con quattro interrogazioni a risposta immediata e alla Camera con due interrogazioni a risposta immediata, un'audizione in Commissione giustizia e un'informativa urgente in Aula. Ripercorrerò adesso i punti delle mozioni presentate, le cui ragioni sono praticamente opposte tra di loro, e replicherò alle stesse portando avanti molto semplicemente la forza e l'evidenza dei fatti, tutti qui documentati. Cominciamo con il primo punto, vale a dire l'ormai nota vicenda della nomina del vertice del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) del giugno 2018. La vicenda è stata ormai a dir poco sviscerata in ogni sua parte ed è stata oggetto di dettagliata informativa alla Camera. Sono stati ampiamente sgombrati tutti gli pseudo dubbi che il dibattito politico e mediatico ha volutamente costruito sulle parole pronunciate nel corso di una telefonata a una trasmissione televisiva dal dottor Di Matteo. Parliamo di colloqui informali risalenti a quasi due anni fa e che con una certa fatica mi sono incredibilmente ritrovato a dover ricostruire, ma tant'è. Lunedì 18 giugno 2018 contattai telefonicamente il dottor Di Matteo per proporgli di valutare la possibilità di entrare nella squadra che stavo costruendo per il Ministero della giustizia. Parlammo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) e della Direzione affari penali, evocando quello che era stato il ruolo di Giovanni Falcone. Nel corso della telefonata mi accennò esternazioni di boss mafiosi all'interno del carcere preoccupati di una sua possibile nomina al vertice del DAP, informazione che non mi lasciò sorpreso.