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del resto, la letteratura scientifica riporta da decenni il suggerimento di uno scienziato (R. Truhaut, tossicologo industriale francese, 1980) secondo cui per questo tipo di veleni, cioè i cancerogeni chimici, si impone il rischio zero. Pertanto, anche il nostro « killer » silenzioso (amianto) non può non far parte di questo gruppo. Altri fenomeni biologici e ambientali possono alterare, in senso peggiorativo, la cancerogenesi dovuta all'amianto. Come è ampiamente illustrato in sede scientifica (professor Ugazio Giancarlo, «Compendio», Minerva Medica, Torino, 2007) sia il sinergismo tossicologico -- che dipende dall'esposizione a diversi agenti nocivi compresenti -- sia il potenziamento tossicologico -- che fa seguito all'induzione degli enzimi metabolizzanti -- provocano un incremento della morbilità (più gente si ammala dopo la stessa esposizione) e un peggioramento della qualità di vita, nonché una riduzione dell'aspettativa di vita. In sintesi: ci si ammala di più e più gravemente e si vive di meno. Al fine di dimostrare la necessità di un intervento legislativo, si considerino i meccanismi di azione basilari dell'amianto quando esso esplica i suoi effetti cancerogeni. Il minerale amianto, costituito da silicati, è generalmente conformato in finissime fibrille, che, tra l'altro, hanno anche la proprietà di poter essere filate e tessute, di non bruciare alla fiamma e di svolgere una funzione di coibentazione del rumore e della temperatura. L'edilizia, nelle costruzioni e nelle ristrutturazioni, è il più severo inquinatore di amianto, sebbene altre attività produttive non siano trascurabili. Come sempre, il materiale nocivo può esporre sia il lavoratore sia la gente comune nell'ambiente extra-lavorativo in tutti i tre momenti della vita del manufatto contenente il minerale killer : 1) la preparazione del manufatto; 2) la fruizione di esso nelle strutture edili; 3) lo smaltimento di esso alla fine del ciclo vitale. Nello specifico, conoscono molto bene i rischi della preparazione della mescola di amianto e di cemento i lavoratori superstiti delle fabbriche di eternit, mentre non sono altrettanto chiaramente noti i rischi dello sfaldamento di una tettoia di eternit, oppure di un pannello di coibentazione in un edificio a struttura metallica, così come di una carrozza ferroviaria, mentre infine è chiaro a tutti, tranne che a coloro che non vogliono «vedere», la pericolosità delle enormi quantità di manufatti disusati e «messi in sicurezza» mediante insaccamento in fragili sacchi neri di cloruro di polivinile (PVC) destinati a rompersi ed a rilasciare nell'ambiente le fibrille del minerale killer , che si diffondono dalle discariche di stoccaggio. La sommatoria finale di tutte queste situazioni porta alla diffusione ubiquitaria delle fibrille di amianto: nell'aria che respiriamo, nei cibi che mangiamo, nell'acqua che beviamo. L'essere umano, analogamente agli animali sinantropici, può inalare, mangiare o bere i microscopici filamenti del minerale. La mucosa dell'apparato respiratorio, nel primo caso, e quella del tubo gastroenterico, per i cibi e per le bevande, sono rispettivamente la porta di ingresso della fibrilla killer nel nostro organismo. Al di là di questa barriera strutturale e funzionale, più o meno facilmente superabile, le fibrille entrano in circolo: quello ematico, proprio del sangue, o quello linfatico, percorso dalla linfa. Grazie alla circolazione le fibrille killer possono spostarsi a distanza dal punto di ingresso e infine localizzarsi casualmente in molti tessuti dell'organismo, in modo assai differente da quello che caratterizza altri veleni inorganici (idrosolubili) od organici (liposolubili) la cui localizzazione può essere condizionata da queste caratteristiche chimico-fisiche. Gli organi in cui si trovano più frequentemente i corpuscoli dell'asbesto, microscopici granulomi che sono espressione della reazione locale contro le fibrille, sono: cervello, polmone, pleura, tiroide, fegato, pancreas, rene, surrene, cuore, milza e prostata. È da notare che la localizzazione a livello del polmone o della pleura non avviene per contiguità dalla porta d'ingresso, ma ad essa s'interpone il trasferimento attraverso il circolo, come rilevato in precedenza. Questi fenomeni biologici sono illustrati in sede scientifica. Un'altra lampante prova della possibilità del viaggio «circolatorio» delle fibrille killer attraverso chilometri di vasi sanguigni grandi e piccoli, è fornita dal fatto che altre membrane sierose dell'organismo, diverse dalla pleura, sono state trovate colpite da mesotelioma. Si tratta del pericardio, del peritoneo e della tunica vaginale del testicolo, ancorché con frequenze decisamente minori della pleura. Una volta localizzata in un tessuto suscettibile di cancerogenesi, la fibrilla di amianto agisce mediante un meccanismo perossidativo, trasformandosi dallo stato di precancerogeno in cancerogeno attivo, quale amianto-epossido. Anche questi fenomeni biologici sono documentati dettagliatamente in sede scientifica. Il momento primordiale della cancerogenesi da amianto, attuato per mezzo di un epossido del minerale killer , potrebbe essere strettamente collegato con l'equilibrio della bilancia perossidativa, tra pro-ossidanti e anti-ossidanti. Per esempio, tra i primi potrebbe trovarsi il ferro inorganico, somministrato per incauta scelta iatrogena a un paziente immaginato o trovato anemico, sotto forma della terapia cosiddetta «marziale», tanto diffusa in questi tempi. La letteratura scientifica dà conto dei danni dovuti al sovradosaggio del ferro inorganico. In secondo luogo, è noto che molti agenti cancerogeni, di natura chimica o fisica, innescano il processo della cancerogenesi aggredendo la molecola del DNA: i primi producono addotti molecolari, i secondi «smagliano» direttamente la doppia elica del DNA. La natura ci ha dotato di due fondamentali meccanismi di difesa contro la cancerogenesi: il primo è costituito dagli enzimi endocellulari riparatori della molecola alterata del DNA, il secondo si basa sulle difese immunitarie che attaccano una cellula già cancerosa come entità biologica non self dopo la trasformazione maligna, in carenza relativa o in assenza della riparazione primaria descritta in precedenza. L'equilibrio di questa bilancia tra eventi favorevoli ed eventi sfavorevoli per la conservazione della salute dipende dalla dose del cancerogeno assunto e dalla durata temporale dell'esposizione. Nel caso dell'amianto, quanto più elevata è la concentrazione delle fibrille nell'aria, nell'acqua o negli alimenti, più l'efficacia degli enzimi riparatori può essere sopraffatta; quanto più lunga è la durata dell'esposizione, a parità di concentrazione, tanto peggiori saranno le possibilità di difesa. Una volta sopraffatta questa prima barriera difensiva naturale di primo intervento, l'organismo mette in campo il sistema immunitario, deputato a «rigettare» il tumore maligno, come farebbe se si trattasse di un tessuto eterologo trapiantato.