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In tale contesto, l'apporto delle lobby può risultare prezioso per il legislatore, audiuvandolo nell'opera ricognitiva e di ponderazione degli interessi toccati dai suoi interventi: d'altra parte, così facendo, si dà voce ai gruppi sociali, accrescendone la partecipazione alla vita democratica. Affinchè tale apporto possa utilmente esplicarsi senza gettare ombre sulla correttezza del procedimento normativo, occorre allora superare l'opacità nella quale possono annidarsi le criticità: insomma occorre che il confronto fra le istituzioni e i diversi interessi sia trasparente, aperto e in grado di generare decisioni positive e il più possibile condivise, sin dalla loro genesi, dagli stessi soggetti destinatari dei provvedimenti normativi. In tal senso acquista un valore fondamentale l'individuazione di un percorso che, basandosi su principi etici, di cultura, di professionalità, di trasparenza, di identificazione, caratterizzi l'identità del lobbista. Ad oggi, in Italia, l'attività di lobbying non è regolamentata dal punto di vista normativo e rappresentando, per lo più, un tipo di pressione riconducibile all'esercizio dell'influenza della relazione sociale, si basa soprattutto sui rapporti personali tra i lobbisti e coloro che decidono. Questa peculiarità del sistema di lobby italiane è determinata anche dalla presenza, nel sistema italiano, di altri e diversi corpi sociali che partecipano più apertamente alla formazione dei processi decisionali -- per esempio i sindacati, la Chiesa, i partiti, eccetera Oggi le lobby tendono, però, a divenire parte integrante dello Stato e agiscono in difesa di interessi che, talora, lo Stato, non conosce in profondità. Esse non svolgono un ruolo politico ma partecipano al processo decisionale quali interlocutori che dialogano con il mondo della politica cercando di conseguire, in un quadro ampio di programma, risultati che soddisfino anche le loro richieste particolari. In questo senso le lobby dovrebbero essere ammesse alla formazione dei processi decisionali a pieno titolo e l'attività lobbyistica dovrebbe essere intesa come un bene della democrazia, a condizione che sia regolamentata secondo criteri di trasparenza e di correttezza. La presenza delle lobby , inoltre, potrebbe rappresentare una ulteriore garanzia di apertura e di democratizzazione del processo di elaborazione delle politiche del nostro Paese in quanto consentirebbe una più ampia partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Nelle passate legislature sono state avanzate diverse proposte di legge, tutte rimaste senza alcun esito, aventi come obiettivo la regolamentazione della rappresentanza di interessi e di partecipazione dei gruppi di pressione al processo decisionale pubblico. Alcune regioni, in assenza di una normativa nazionale, hanno adottato, con proprie leggi, specifiche discipline in materia di lobbying : è il caso della regione Toscana, della regione Molise e della regione Abruzzo; altre regioni hanno ancora in corso procedimenti legislativi per normare la rappresentanza degli interessi legata ai rispettivi territori. Recentemente, peraltro, sono stati portati all'attenzione del Parlamento e dell'opinione pubblica sia i temi della trasparenza e della legalità nell'attività delle Pubbliche amministrazioni, necessari princìpi ispiratori anche della regolazione delle attività di lobbying , sia l'improcastinabile necessità che tale regolazione trovi finalmente specifica collocazione all'interno della legislazione nazionale. Guardando alla più recente legislazione nazionale, infatti, con l'ultimo intervento normativo in materia di anticorruzione (legge 6 novembre 2012, n. 190) sono state introdotte più forti misure preventive e repressive contro la corruzione e l'illegalità nella pubblica amministrazione. Tale prevenzione e repressione rappresenta evidentemente uno degli obiettivi che una virtuosa disciplina della lobby deve porsi, attraverso regole ispirate in primo luogo ai princìpi della trasparenza e della legalità, che consentano alla lobby positiva e legittima di emergere e non restare «soffocata» dalla lotta alla corruzione tout court : solo in questo modo è possibile estirpare il -- troppo -- diffuso retropensiero secondo cui dietro l'attività dei lobbisti si celino piuttosto faccendieri e altri oscuri attori di un sistema governato dalla corruzione e finalizzato ad esercitare una influenza negativa sui centri decisionali politici e amministrativi, a tutto discapito degli interessi della collettività. Da ultimo, non bisogna dimenticare che anche all'interno della relazione conclusiva del lavoro dei gruppi di esperti designati dal Presidente della Repubblica è stata evidenziata la necessità di garantire la trasparenza nell'attività dei gruppi di interessi particolari, anche mediante la creazione di appositi Albi, così che il lobbying non rappresenti un mezzo per alterare la concorrenza o condizionare indebitamente le decisioni politiche e legislative. Concludendo tali considerazioni preliminari, non può infine essere sottovalutato anche un ulteriore aspetto che concorre ad accrescere l'interesse «sociale» della disciplina che si propone in questa sede. Appare infatti chiaro che disciplinare il fenomeno delle lobby con regole chiare e trasparenti consentirebbe ai gruppi di interessi particolari di essere il «megafono» anche di quegli interessi e di quelle richieste di tutela provenienti dalle realtà più lontane e silenziose del tessuto sociale ed economico del nostro Paese. Anche la lobby aiuterebbe dunque la politica ad avvicinarsi alle esigenze e alle richieste della società civile. Con l'auspicio che in questa legislatura si possa dar vita a una disciplina organica in materia di lobby e relazioni istituzionali in genere, proponiamo all'attenzione del Parlamento il disegno di legge in oggetto. In particolare, il disegno di legge in oggetto, ispirato a criteri di semplicità e di efficienza, si pone l'obiettivo di facilitare l'accesso all'attività legislativa, normativa, regolatoria e amministrativa dei soggetti pubblici e privati, rappresentati da professionisti accreditati e professionalmente formati, in grado di mettere in campo tutte le attività strategiche, all'interno di regole sancite dalle leggi dello Stato, atte a creare un contesto competitivo per l'azienda o l'impresa o l'ente che rappresentano. Queste figure professionali necessitano, quindi, di una rappresentanza associativa, di una formazione professionale adeguata, di una regolamentazione appropriata e di una definizione legislativa a tutela della loro professionalità. D'altra parte, l'associazionismo è una delle libertà fondamentali, tutelata sia dalla Costituzione italiana che dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Ma non solo! Il presente disegno di legge propone di disciplinare complessivamente sia il riconoscimento e la regolamentazione giuridica dell'attività di lobbying sia gli organismi posti a controllo della stessa. In sostanza con questo disegno di legge si vuole «istituzionalizzare» anche in Italia l'attività esercitata dalle organizzazioni di interessi diffusi in modo chiaro e formale indicando i modi e i mezzi leciti attraverso i quali le diverse influenze e i diversi interessi possono attuarsi nelle diverse fasi dei processi legislativi, amministrativi e normativi. La trasparenza del procedimento normativo, infatti, richiede che, nell'interesse generale, trovino legittimazione anche gli interessi particolari meritevoli di considerazione i quali, interagendo con il sistema istituzionale, possono concorrere a migliorare gli assetti economici, sociali e culturali del nostro Paese.