[pronunce]

7.2.- A questa originaria previsione si aggiunse, ad opera della legge 6 marzo 1987, n. 74 (Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento di matrimonio), quella di cui all'art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970, che stabiliva l'applicabilità delle «pene previste dall'art. 570 del codice penale» al coniuge che, a seguito della cessazione degli effetti civili del matrimonio, si sottraesse all'obbligo di corresponsione dell'assegno stabilito in sede giudiziale in favore dell'altro coniuge o dei figli. Tale disposizione fu introdotta principalmente per assicurare una tutela penale nei confronti del coniuge beneficiario dell'assegno, atteso che nei suoi confronti la cessazione degli effetti civili del matrimonio comporta l'inapplicabilità dell'art. 570, secondo comma, numero 2), cod. pen. Peraltro, il nuovo art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970 fu largamente applicato dalla giurisprudenza anche nell'ipotesi di omesso versamento dell'assegno divorzile stabilito in favore dei figli minori, eventualmente in concorso con il delitto di cui all'art. 570, secondo comma, numero 2), cod. pen. , quest'ultima disposizione presupponendo - secondo la giurisprudenza - uno stato di bisogno del beneficiario dell'assegno, non necessario invece a integrare l'ipotesi delittuosa di cui all'art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970 (in questo senso, tra le altre, Corte di cassazione, sezione sesta penale, sentenza 14-23 ottobre 2014, n. 44086). Il nuovo delitto fu, inoltre, considerato applicabile dalla giurisprudenza anche all'ipotesi di mancato versamento dell'assegno divorzile stabilito in favore dei figli maggiorenni non «inabili al lavoro» - come richiesto dall'art. 570, secondo comma, numero 2), cod. pen. - ma non ancora autosufficienti (tra le altre, Corte di cassazione, sezione sesta penale, sentenza 13 giugno-6 agosto 2013, n. 34080). 7.3.- L'art. 3 della legge n. 54 del 2006 stabilì quindi l'applicabilità dell'art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970 per il «caso di violazione degli obblighi di natura economica» discendenti dalla sentenza di separazione tra i coniugi, equiparando così integralmente sul piano penale il mancato versamento dell'assegno nei confronti del coniuge e dei figli, stabilito tanto in sede di separazione quanto di divorzio. Il successivo art. 4, comma 2, della legge n. 54 del 2006 - tutt'oggi in vigore - prevede che le disposizioni della legge medesima si applichino «anche in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, nonché ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati». Tale ultimo inciso ha fatto sorgere il dubbio se il delitto previsto dall'art. 3 si applichi anche all'ipotesi di mancato versamento dell'assegno - o comunque di mancato adempimento delle prestazioni di natura economica - stabilite dal tribunale a carico del genitore in favore dei figli nati fuori dal matrimonio. A fronte di un'isolata pronuncia della Corte di cassazione, secondo la quale tale ultimo inciso dell'art. 4, comma 2, della legge n. 54 del 2006 si riferirebbe esclusivamente alla disciplina civilistica dei rapporti tra genitori non coniugati e figli (Corte di cassazione, sezione sesta penale, sentenza 7 dicembre 2016-19 gennaio 2017, n. 2666), varie sentenze successive del giudice di legittimità hanno invece ritenuto che l'inciso in parola si riferisca a tutte le disposizioni previste dalla legge citata, comprese quelle che attengono al diritto penale, e in particolare anche al delitto di cui all'art. 3 (ex multis: Corte di cassazione, sezione sesta penale, sentenza 22 febbraio-30 marzo 2018, n. 14731; sentenza 31 gennaio-16 marzo 2018, n. 12393; sentenza 6 aprile-19 maggio 2017, n. 25267). Tale esito ermeneutico è stato in particolare argomentato in chiave di interpretazione costituzionalmente conforme, posto che la soluzione opposta avrebbe determinato - in violazione dell'art. 30, primo e terzo comma, Cost. - una ingiustificabile disparità di trattamento tra figli legittimi e non, «accordando una più ampia e severa tutela penale ai soli figli di genitori coniugati rispetto a quelli nati fuori dal matrimonio» (così, in particolare, Cass. , n. 25267 del 2017). 7.4.- Su questo ormai consolidato assetto interpretativo sono intervenute le disposizioni oggetto delle odierne censure. L'art. 1, comma 85, lettera q), della legge n. 103 del 2017 aveva delegato il Governo all'«attuazione, sia pure tendenziale, del principio della riserva di codice nella materia penale, al fine di una migliore conoscenza dei precetti e delle sanzioni e quindi dell'effettività della funzione rieducativa della pena, presupposto indispensabile perché l'intero ordinamento penitenziario sia pienamente conforme ai princìpi costituzionali, attraverso l'inserimento nel codice penale di tutte le fattispecie criminose previste da disposizioni di legge in vigore che abbiano a diretto oggetto di tutela beni di rilevanza costituzionale, in particolare i valori della persona umana, e tra questi il principio di uguaglianza, di non discriminazione e di divieto assoluto di ogni forma di sfruttamento a fini di profitto della persona medesima, e i beni della salute, individuale e collettiva, della sicurezza pubblica e dell'ordine pubblico, della salubrità e integrità ambientale, dell'integrità del territorio, della correttezza e trasparenza del sistema economico di mercato». In attuazione di tale criterio di delega, l'art. 2, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 21 del 2018 ha previsto l'inserimento nel codice penale di un nuovo art. 570-bis, rubricato «Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio», che testualmente recita: «[l]e pene previste dall'articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all'obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi o di affidamento condiviso dei figli». Correlativamente, l'art. 7, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 21 del 2018 ha previsto l'abrogazione dell'art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970, mentre la successiva lettera o) del medesimo art. 7, comma 1, ha abrogato l'art. 3 della legge n. 54 del 2006.