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È conferito, dunque, per legge la possibilità di irrogare una sanzione, qualora sia stata effettuata ad opera di una banca un'erronea segnalazione alla centrale rischi. Si tenga presente che nel seno della circolare viene utilizzato il termine «può» e non si da invece per certo che commesso l'errore la banca debba essere punita. La circolare dunque pone l'esercizio del potere sanzionatorio come facoltativo e non doveroso. Ma vediamo quale è la disciplina sanzionatoria prevista dagli articoli 144 e 145 del testo unico. Attesa la sua farraginosa compilazione, siamo costretti a dover estrapolare quello che interessa ai nostri fini. Cosi è scritto nel primo troncone dell'articolo: «Nei confronti delle banche, degli intermediari finanziari, delle rispettive capogruppo, degli istituti di moneta elettronica, degli istituti di pagamento e dei soggetti ai quali sono state esternalizzate funzioni aziendali essenziali o importanti, nonché di quelli incaricati della revisione legale dei conti, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 30.000 fino al 10 per cento del fatturato, per le seguenti violazioni». Quello che ci riguarda è la violazione dell'articolo 51 e dell'articolo 53 del testo unico. Quanto all'articolo 51 ha scritto un autorevole Magistrato: «l'articolo 51 del testo unico bancario pone a carico delle banche l'obbligo di inviare alla Banca di Italia, per l'espletamento della funzione di vigilanza informativa, le segnalazioni periodiche, nonché ogni altro dato o documento richiesto. Le banche perciò sono tenute ad eseguire mensilmente alla centrale rischi le segnalazioni della propria esposizione creditizia verso ogni cliente. In pratica la centrale rischi è allora strumento essenziale attraverso il quale la Banca di Italia esercita la sua attività di controllo sulle funzioni degli istituti bancari di raccolta di risparmio e di erogazione del credito. L'organo di vigilanza svolge all'uopo un'attività di interesse pubblico, raccogliendo le segnalazioni dei rapporti bancari in sofferenza e comunicando le stesse agli istituti creditizi, onde consentire a questi la valutazione di solvibilità dei soggetti richiedenti il credito. Sulla scorta delle segnalazioni provenienti dalle aziende di credito delle esposizioni creditizie della clientela che superano i limiti di censimento, la Banca di Italia avverte così le banche sulla posizione globale di rischio di ogni singolo nominativo, per il quale abbia ricevuto una comunicazione di concessione di fido. Inoltre la Banca di Italia fornisce, sulla base dei nominativi censiti nella centrale rischi, anche il cosiddetto servizio di prima informazione per tutte le finalità connesse all'attività di assunzione del rischio. Perciò il diritto di informazione delle banche sulla solvibilità della clientela finisce per prevalere sul diritto di riservatezza degli utenti, in relazione ai rapporti che intrattengono con gli istituti di credito» (Antonio Scarpa e Giuseppe Fortunato: Banche e responsabilità civile Giuffrè Editore 2008 pagine 85 e seguenti). Quanto all'articolo 53 occorre fare una premessa, che attiene alla nascita della centrale rischi. Sgombriamo il campo da un equivoco: da un punto di vista storico la centrale rischi non nasce, come spesso si ritiene, con il testo unico bancario del 1993. Infatti sorge già con il testo unico del 1936, che all'articolo 32 recitava: «le aziende di credito, soggette alle disposizioni della presente legge, dovranno attenersi alle istruzioni che l'ispettorato comunicherà, conformemente alle deliberazioni del comitato dei ministri, relativamente alle cautele per evitare gli aggravamenti di rischio derivanti dal cumulo dei fidi». È in questa espressione, «cautele per evitare gli aggravamenti di rischi derivanti dal cumulo dei fidi» che si vede quale sia la funzione e la finalità della centrale rischi. Era quella, già intesa nel pensiero del legislatore del 1936, di concedere affidamenti solo ad imprenditori solvibili. Era perciò necessario predisporre delle cautele e dei mezzi per scongiurare l'aggravamento del rischio, derivante dal cumulo dei fidi, dal fatto che un imprenditore, avendo più linee di credito, potesse trovarsi nelle condizioni di non restituire il dovuto alle banche. L'istituto della centrale dei rischi è stato introdotto, nella maniera più esaustiva, nel nostro ordinamento giuridico con delibera del CICR del 16 maggio 1962, nella quale si era stabilito che il servizio di centralizzazione dei rischi era affidato alla Banca d'Italia. La disciplina della centrale rischi è stata successivamente regolamentata dalla delibera del CICR del 29 marzo 1994. Quest'ultima segue l'emanazione del testo unico bancario che, come ben noto si è avuta nel 1993, con l'abrogazione di quello in vigore già dal 1936. Nel 1993, rispetto al vecchio testo unico del 1936, il problema si poneva in una logica diversa per il rispetto delle direttive comunitarie: l'articolo 53 dell'attuale testo unico, che rientra nel titolo III, capo I (quello che tratta sulla vigilanza delle banche), è indicato dal legislatore come vigilanza regolamentare. Si pone la questione in modo netto e preciso: la Banca d'Italia, in conformità alla deliberazione del comitato interministeriale del credito risparmi (CICR), rimanda a disposizioni di carattere generale che hanno come finalità il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni. Dunque la centrale rischi, come la definisce il legislatore all'articolo 53, è un mezzo necessario per il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni. Il troncone dell'articolo 53 che ci riguarda ha questa testuale formulazione: «la Banca di Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR emana disposizioni di carattere generale aventi ad oggetto il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni». Dopo la delibera del CICR del 29 marzo 1994 la materia è stata novellata ed integrata, dato che la Banca d'Italia ha emanato, in data 14 novembre 2001, istruzioni per gli intermediari finanziari, implementando così la fondamentale circolare dell'11 febbraio 1991. Uno degli ultimi aggiornamenti di quest'ultima risale alle circolari del 4 marzo 2010 e del 24 aprile 2011. La centrale rischi è dunque uno strumento informatico, al quale le banche e società finanziarie autorizzate, fanno pervenire un flusso di informazioni, che raccolga tutti i dati sulle posizioni di credito di un imprenditore. C'è una preliminare questione da dirimere: tra il rispetto dell'interesse alla privacy , circa le informazioni sul conto di un imprenditore e quello pubblico per la tutela, lo sviluppo e la cura del credito e del risparmio, che rappresenta la finalità di natura costituzionale degli istituti di credito (articolo 47 della Costituzione), quale tra i capi dell'alternativa prevale? Per il legislatore, quest'ultimo, dal momento che è un beneficio per l'economia nazionale aver al cospetto imprese sane e solvibili. La centrale rischi diventa dunque un sistema informativo sulla posizione debitoria individuale del soggetto affidato; partecipano alla centrale rischi le banche iscritte all'albo di cui all'articolo 13 del testo unico bancario (tutte le società che sono autorizzate a concedere finanziamenti).