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Nuove norme in materia di affidamento condiviso dei figli e di mediazione familiare. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge riprende, aggiornandolo, il lavoro fatto dalla Commissione Giustizia del Senato nella precedente legislatura, in particolare tenendo conto delle modifiche introdotte nel codice civile -- non solo per la terminologia e la numerazione degli articoli, ma anche sotto profili sostanziali -- relativamente alla separazione e all'affidamento dei figli, dal decreto legislativo n. 154 del 2013, entrato in vigore il 7 febbraio 2014. Le motivazioni, i presupposti e gli intenti sono i medesimi -- ovvero resta fermo lo scopo di assicurare ai minori una piena e certa tutela del loro diritto alla bi-genitorialità -- ma si è anche colta l'occasione per aggiornare ulteriormente la normativa, alla luce delle più recenti segnalazioni e tendenze, in ambito sia nazionale che estero, sulla base degli studi condotti dall'associazione nazionale Crescere Insieme. Si segnalano, in particolare, tra le novità del testo: la tutela al momento del parto della donna non coniugata; la riscrittura delle norme contro i maltrattamenti in famiglia; la tutela dei figli nati da seconde unioni di genitori già con figli; l'attribuzione ai figli minori di spazi decisionali in merito all'ascolto; l'introduzione del difensore del minore in caso di conflitto di interesse con uno dei genitori o entrambi; l'introduzione come prassi e non come eccezione dell'esercizio disgiunto della responsabilità genitoriale nella gestione della vita quotidiana dei figli. Già da tempo era stata individuata la necessità di raccogliere le istanze provenienti dalla società civile, che vede mal risolte le problematiche legate alla separazione e all'affidamento dei figli e che pertanto insiste nel sollecitare il Parlamento affinché siano corrette le modalità di applicazione della legge n. 54 del 2006. È stato questo, infatti, il punto di partenza che nella precedente legislatura ha dato il via al sopra accennato percorso di riforma affidato alla Commissione Giustizia del Senato, portato avanti fino ad un livello altamente evoluto di analisi attraverso numerosissime audizioni di esperti -- rappresentativi di tutte le principali categorie interessate --, l'individuazione di un testo base, la presentazione di emendamenti ad esso e il voto sui medesimi. Tale impegnativa attività merita, dunque, di essere completata ed è ciò che intende fare il presente disegno di legge, a maggior ragione dopo che in materia di affidamento sono stati compiuti rilevanti interventi fuori del normale dibattito parlamentare, secondo una modalità di formazione delle leggi di cui il Governo può disporre solo in via del tutto eccezionale, ove ricorrano particolari circostanze di urgenza e non sia indispensabile procedere con cautela e ponderatezza, come per il delicatissimo argomento che ci occupa. Non a caso, infatti, il decreto legislativo n. 154 del 2013 avrebbe dovuto limitarsi a dare attuazione alla legge n. 219 del 2012 su filiazione e adozione, e non a caso il decreto è già stato oggetto di segnalazioni alla Consulta per eccesso di delega (tribunale minorenni Bologna, ordinanza 2-5 maggio 2014), di interrogazioni al Ministro della giustizia (Atto Camera 4-03235, Marroni e Gozi, seduta n. 156 del 21 gennaio 2014; Atto Camera 5-01943, Bonafede, Businarolo, Colletti e Turco, seduta del 22 gennaio 2014) e di analisi critiche in dottrina (ad esempio Maglietta, Guida al Diritto, (6), 1° febbraio 2014, pagine 70-73): proprio relativamente alla parte che riguarda i procedimenti di separazione e affidamento dei figli. Sarà, pertanto, dedicata nel seguito particolare attenzione alle modifiche introdotte dal decreto. Il presente intervento, comunque, si fonda come in precedenza sull'osservazione della giurisprudenza che ha seguito la riforma del 2006 (M. Maglietta, L'affidamento condiviso. Come è, come sarà, Milano, F. Angeli, 2010). Il testo della proposta non si limita ad accogliere numerose osservazioni e richieste già presenti in precedenti progetti di legge, ma tiene in somma considerazione i risultati dell'indagine conoscitiva disposta dalla Commissione Giustizia del Senato nel 2011, dedicando particolare attenzione alle posizioni espresse dalle donne separate (in prima linea storicamente nel riorganizzare la famiglia dopo la tempesta della separazione, ma non rassegnate a sopportarne da sole il peso), dai maggiori esperti delle negative ripercussioni che questa ha sui figli e sulle più efficaci scelte per renderle minime e soprattutto dagli stessi figli di genitori separati ormai adulti. Entrando nel merito, è noto che, a dispetto del costante avanzare nel mondo occidentale del principio della bigenitorialità, in Italia solo assai faticosamente, con un lavoro di quattro legislature, si è riusciti a far passare come forma privilegiata l'affidamento condiviso. Allo stesso modo, la sua concreta applicazione continua ad incontrare sensibili ostacoli essenzialmente a causa di resistenze culturali degli operatori del diritto, peraltro favorite per alcuni aspetti dalla formulazione del testo, che nell' iter precedente al 2006 ha sofferto di gravi manipolazioni, che lo hanno qua e là privato di una esplicita e inequivocabile prescrittività. Una prescrittività resa necessaria dalla vera rivoluzione della scala delle priorità, che l'affidamento condiviso aveva inteso ribaltare, rispetto ai criteri adottati per decenni nei tribunali italiani, nei quali l'affidamento a un solo genitore era considerato come la forma da privilegiare, perché più adatta a limitare i danni che i figli subiscono dalla separazione dei genitori: adatta, in particolare, al contenimento della conflittualità, una delle principali condizioni per realizzare davvero l'«interesse del minore». Un concetto che i fautori dell'affidamento condiviso hanno recisamente contestato, ritenendo, al contrario, che fosse proprio l'affidamento esclusivo (praticato come scelta del genitore «più idoneo» tra due entrambi idonei) a non poter essere stabilito quando il conflitto è acceso, sia per la grave discriminazione che introduce tra le parti, ciascuna delle quali già tende a prevalere sull'altra, sia per la natura stessa dei suoi contenuti, prevedendo che le decisioni del quotidiano siano assunte dal genitore affidatario anche quando i figli si trovano presso l'altro: nulla di più provocatorio e intrinsecamente adatto a creare rancori, anche dove non ve ne fossero. Tuttavia tale radicato pregiudizio comportò a suo tempo l'ostracismo della giurisprudenza nei confronti delle forme bigenitoriali di affidamento (congiunto, alternato), per cui il legislatore del 2006 volle anzitutto, intelligentemente, spazzare via il preconcetto secondo il quale se non c'è collaborazione è necessario ricorrere all'affidamento esclusivo, introducendo la possibilità di un esercizio separato della potestà per le decisioni ordinarie, che elimina ogni preoccupazione proprio per i casi di elevata conflittualità. Tuttavia il lungo periodo trascorso dalla sua introduzione ha dimostrato una sordità alla riforma largamente prevalente da parte degli addetti ai lavori, quanto meno per ciò che riguarda gli aspetti sostanziali dei provvedimenti, non potendosi certamente l'utenza accontentare di un cambiamento puramente nominalistico, quand'anche disposto.