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con Letta è salito di 66 miliardi, arrivando a 2.107 nel febbraio 2014; ad aprile 2018 il macigno sul futuro dei giovani è salito di altri 9 miliardi, arrivando a 2.311,7 miliardi dai 2.302 di marzo. Secondo le promesse del ministro Padoan, quel debito sarebbe dovuto diminuire, ma non l'ha fatto: è aumentato di 204 miliardi dal febbraio 2014 (132,6 milioni di euro al giorno, 4,6 miliardi di euro al mese, 95.000 euro a famiglia, 38.000 sulle spalle di ogni abitante). Dal novembre 2012, data di insediamento del senatore Monti, il debito è aumentato di 400 miliardi di euro. E dovremmo accettare lezioni sui parametri europei da rispettare e la mancanza di fondi per il reddito di dignità, unica possibilità in una economia di mercato che falcidia i posti di lavoro con la robotica, l'innovazione tecnologica, l'informatica, l'intelligenza artificiale, per alimentare i cicli di produzione basati sul consumo? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Per quanto riguarda l'inflazione e l'IVA, la tassa sui poveri, dobbiamo fare a meno a tutti i costi di quelle clausole. Voglio ricordare che l'IVA grava completamente sul consumatore finale mentre imprenditori, lavoratori autonomi e commercianti restano neutrali. Ricordo che l'IVA rappresenta un costo solo per chi non ha acquirenti e che l'aumento di 3 punti di maggiore imposta dal 20 al 23 per cento dal primo gennaio 2014, scaglionato in tre fasi (dal 20 al 21 per cento dal 17 settembre 2011; dal 21 al 22 per cento dal primo ottobre 2013; dal 22 al 23 per cento dal primo gennaio 2014 nel cosiddetto decreto salva Italia del dicembre 2011), ha abbattuto i consumi e ridotto le entrate tributarie. L'aumento dell'IVA di un punto dal 20 al 21 per cento, in vigore dal 17 settembre 2011 con il Governo Berlusconi, causò una perdita di gettito IVA di 704,754 milioni di euro nel 2011. Dobbiamo fare il contrario, signor Presidente, gentili colleghi, dell' ex ministro Padoan, che il 29 aprile 2013 dichiarò al «Wall Street Journal», a proposito dei sacrifici imposti al popolo europeo dalle politiche di austerità che «il dolore finalmente paga» e che «la percezione che l'austerità sia inutile è sbagliata». Un cinismo agghiacciante. Onorevoli colleghi, dobbiamo uscire dalle politiche liberiste e monetariste imposte dal Fondo monetario internazionale e dalla cieca austerità della Troika, che hanno distrutto il tessuto sociale del Paese, impoverito grandi masse di cittadini e perfino il ceto medio. Con la testa e con il cuore, pensando ai giovani, agli uomini e donne, al lavoro, alle piccole e medie imprese schiacciate dalla grande crisi iniziata negli Usa nel 2008, con la bolla dei sub-prime . (Applausi dal Gruppo M5S) . Bisogna ripartire da questi dati per un'inversione di tendenza rispetto a Governi meri esecutori di una dottrina totalitaria neoliberista, che invece degli uomini e della dignità del lavoro, ha messo al primo posto l'egemonia del mercato, il globalismo delle povertà, la privatizzazioni delle ricchezze, gli interessi di banchieri, multinazionali, finanza criminale, sul diritto dei popoli e le Costituzioni, tentando di sostituire gli Stati coi Trattati, la Giustizia con gli arbitrati, calpestando ed umiliando con il jobs act i diritti e le conquiste dei lavoratori, la dignità umana. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, vorrei rilevare innanzitutto una curiosità sul giochino, che il collega Lannutti ha ripetuto, di denunciare e allarmare il Paese su una serie di dati, senza accorgersi che è al Governo e, basterebbe, se volesse iniziare in fretta, cominciare con il modificare il DEF già da quest'anno. (Applausi dal Gruppo PD) . Sarebbe bene che vi accorgeste che siete al Governo e non vi potete solo limitare a rappresentare, allarmare e terrorizzare il Paese con una serie di dati, probabilmente anche veri. Prima o poi però vedremo, quando comincerete a lavorare, come ci divertiremo! Mi interessa quindi fare un ragionamento sulle infrastrutture, alla luce di quello che i Governi che hanno preceduto l'attuale hanno fatto per il nostro Paese e anche come richiamo a quel ministro dei costi e dei benefici, il ministro Toninelli, per quello che deve fare piuttosto che quello che sta annunciando in questi giorni. Noi abbiamo lasciato un imponente patrimonio. Credo che mai dalla Seconda guerra mondiale l'Italia abbia conosciuto un volume simile in così poco tempo di risorse per le infrastrutture del nostro Paese: sto parlando di 132,9 miliardi di euro con risorse disponibili per circa 98. Mai dalla Seconda guerra mondiale il Paese ha conosciuto investimenti di questa natura, perché la priorità dei Governi Renzi e Gentiloni Silveri sono sempre state le infrastrutture e attraverso queste, ovviamente, la creazione dei posti di lavoro. Non abbiamo portato avanti un'azione casuale per le infrastrutture: le abbiamo programmate e le abbiamo volute. Abbiamo battuto i pugni anche in altre realtà come l'Europa per ottenere dei finanziamenti. Abbiamo avviato processi di riforma della programmazione partendo da obiettivi chiari e individuato una visione strategica per le infrastrutture al 2030. A tutti gli attori coinvolti, interni ed esterni al nostro Paese, abbiamo garantito la volontà di farle - cosa di non poco conto - regole chiare e certe, tempi certi e risorse adeguate. Da questo punto di vista permettetemi di dire che la volontà del ministro Toninelli - da me ridefinito Ministro dei costi e dei benefici - di rivalutare le infrastrutture per tagliarle - non aggiungerle, ma tagliarle - ritengo sia una sciagura per il nostro Paese. Anziché consentire all'Italia di competere nella globalizzazione, europea anzitutto e poi mondiale, rischia di condannarci a un ruolo di carattere secondario. Se quel Ministro continua a ripetere che alcune opere vanno riviste - e parlo di opere fondamentali come la Torino-Lione o la Brescia-Verona che mi interessa particolarmente - allora dovete dire anche in quale altro modo intendete rendere competitivo il nostro Paese, altrimenti sono dichiarazioni a vuoto. In quale altro modo volete stabilire le connessioni dei servizi di trasporto e della logistica per rendere l'Italia porta del Mediterraneo verso l'Europa? È troppo facile dire che le opere sono da rivedere tutte, ma non c'è una proposta conseguente, se non, appunto, la cancellazione. Connettere l'Italia è il progetto che vi abbiamo lasciato e che ritroverete con risorse imponenti: dovete solo svilupparne le potenzialità. Vi abbiamo anche lasciato lo strumento per farlo: il codice degli appalti. È quella la cornice degli interventi di pianificazione e programmazione. E consentitemi: quando sento che volete ridurre il codice degli appalti e i poteri dell'ANAC, una qualche preoccupazione ce l'ho.