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devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all'ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell'ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore". Da ciò deriva che, essendo la canapa facilmente trasformabile in trinciato e dunque fumabile, se ne ammetterebbe in tal caso la fabbricazione domestica per uso ricreativo, pratica che invece è severamente vietata e perseguita penalmente nel caso del tabacco. A parere degli interroganti, chiara e grave contraddizione; il settore canapicolo italiano presenta un enorme potenziale di sviluppo e, nell'ultimo triennio, secondo le stime riprese dal rapporto Italia Eurispes 2020, le superfici coltivate a canapa in Italia sono passate da 950 a quasi 4.000 ettari; sono nate 800 partite IVA agricole specializzate e 1.500 nuove aziende di trasformazione e distribuzione. Il settore ha suscitato l'interesse anche di investitori esteri, che hanno seminato circa 900 ettari di canapa nel Sud Italia investendo 40 milioni di euro; l'assenza di una normativa chiara di settore sta penalizzando la coltivazione e mettendo a rischio investimenti ed aziende, come testimoniato ad esempio dall'annuncio, condiviso nell'ambito dell'incontro promosso il 4 febbraio 2020 da Federcanapa, che vede una multinazionale canadese lasciare l'Italia per la Bulgaria, dopo aver investito oltre 20 milioni di dollari nelle regioni del Mezzogiorno per nuovi impianti di estrazione; nel corso dell'esame della legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio per il 2020) è stata presentata una proposta emendativa, col parere positivo della 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato e del Governo, che avrebbe consentito di colmare le lacune normative rispetto alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti derivati dalla canapa, identificando i soggetti sottoposti all'obbligo fiscale, garantendo la qualità e la certificazione del prodotto e legittimando gli operatori della filiera coinvolti, si chiede di sapere quali iniziative, nei limiti delle rispettive attribuzioni, i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di dirimere le contraddizioni che affliggono questo settore e colmare il vuoto normativo relativo alla commercializzazione dei prodotti derivati dalla coltivazione e trasformazione della canapa, sostenendo così lo sviluppo di un settore con un forte potenziale sostenibile pienamente coerente con il progetto di "green new deal", proposto dall'Unione europea e ripreso con forte impegno dal Governo. Atto n. 3-01434 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI BRUZZONE Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la fauna selvatica ha ormai acquisito i caratteri di una vera propria emergenza nazionale con la quale gli agricoltori sono costretti a confrontarsi quotidianamente; in molte aree del Paese la presenza di ungulati ha raggiunto numeri preoccupanti. Il proliferare incontrollato di cinghiali selvatici crea danni ingenti per l'agricoltura, rallentandone la crescita; in Italia, negli ultimi 10 anni, il numero dei cinghiali selvatici è più che raddoppiato, si è passati dai 600.000 del 2005 ai 900.000 del 2010; ad oggi la presenza è di oltre un milione di esemplari; i danni all'agricoltura, in termini di raccolti distrutti, bestiame ucciso, cedimenti delle infrastrutture irrigue, perdita di biodiversità dovute alle specie alloctone e soprattutto rischi sanitari, sia per l'uomo che per la zootecnia, sono valutati in oltre 100 milioni di euro all'anno; il cinghiale selvatico è inoltre considerato uno dei principali responsabili, negli ultimi anni, dell'aumento di incidenti stradali causati da fauna selvatica ed un vettore di diffusione di alcune malattie, come la peste suina africana, che è responsabile di ingenti danni alle produzioni zootecniche suine; legge n. 157 del 1992 (recante "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio") non è più adeguata a rispondere con efficacia alle attuali esigenze gestionali del patrimonio faunistico del Paese, profondamente mutato. È necessario, dunque, modificare la legge in vigore, rendendo più incisivi gli strumenti di contenimento delle popolazioni di ungulati selvatici; per far fronte ai danni arrecati alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalla fauna selvatica, ogni Regione ha istituito un fondo con cui viene mediamente coperto circa un terzo delle richieste di risarcimento, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo vogliano assumere iniziative di competenza per la modifica della legge n. 157 del 1992, al fine di rendere più incisive le azioni per il controllo numerico delle popolazioni di ungulati selvatici; quali immediate azioni vogliano intraprendere al fine di ristorare i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche, alle strutture aziendali agricole, agli impianti produttivi e alle infrastrutture agricole, anche prevedendo l'istituzione di un fondo nazionale che vada a coadiuvare i fondi regionali esistenti. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01427 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: la signora L.C., di 72 anni, è stata ricoverata il 16 dicembre 2019 presso l'ospedale "Uboldo" di Cernusco sul Naviglio (Milano), nel reparto di medicina per uno stato febbrile, in condizioni di tipo soporoso; la signora C. era stata ricoverata pochi mesi prima, nel luglio 2019, nell'area internistica dell'ospedale "Campus biomedico" di Roma per un'infezione da "Clostidrium difficilis" recidivante, da cui era stata dimessa in buone condizioni fisiche; in quell'occasione erano emersi i segni iniziali di un decadimento cognitivo, ma ciononostante la paziente era tornata a Cernusco dove viveva sola, mostrando nei fatti un discreto livello di autonomia; durante il ricovero a Cernusco, per escludere che potesse trattarsi di una meningoencefalite, le è stata praticata una rachicentesi, risultata negativa; per cui alla fine i clinici hanno optato per una diagnosi di fase postcritica epilettica, pur in assenza di segni e sintomi di tipo epilettico; è stata trattata con Depakin e Glazidim e.v. ; durante il ricovero a Cernusco i segni del decadimento si sono rapidamente accentuati, è apparso un quadro di ritiro sociale, con difficoltà nella deambulazione e tendenza a trascorrere tempi sempre più lunghi a letto, senza volersi alzare; nel corso della degenza sono comparse vistose ulcere da decubito, incontinenza e una grave disfagia, per cui le è stata praticata nutrizione parenterale;