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ce ne sono altri che possono essere limitati solo con atti aventi forza di legge, ma altri diritti ancora sono intangibili, sono diritti che non possono in alcun modo essere limitati. Questi provvedimenti pesantemente limitativi della libertà hanno avuto una vittima in comune, un bersaglio in comune e questo bersaglio è la famiglia. Compito del Governo non era conculcare diritti, ma trovare il modo di conciliare l'esercizio di quei diritti con la situazione sanitaria, che si è venuta a creare nel nostro Paese. Avete preferito invece eliminare alla radice i diritti anziché trovare il modo di permetterne l'esercizio sicuro. A causa di questo in tre mesi 20.000 matrimoni non sono stati celebrati, sono saltati; nella civiltà dei Lari e dei Penati, 90.000 morti sono stati lasciati senza funerale, moltissimi di questi sono stati cremati contro la volontà espressa in vita. Le piccole imprese familiari, la linfa vitale del nostro Paese, sono state lasciate sole. I bambini sono stati privati, in alcuni casi, della presenza dei loro genitori, specialmente nelle famiglie separate o i bambini nelle case famiglia, che addirittura sono stati costretti a vedere i genitori su Skype. I bambini, in generale, sono stati costretti in casa - per più di due mesi - come polli, e solo oggi in sede di conversione vi ricordate dei bambini autistici, che non hanno la possibilità di restare chiusi in casa, se non pagando un prezzo pesantissimo per la loro salute. (Applausi). Le famiglie sono state divise, i nonni separati dai nipoti e i media di Stato in tutto questo tempo non hanno trovato niente di meglio da fare che insistere ossessivamente sulla violenza in famiglia, come se la famiglia fosse il covo di ogni violenza. Ogni violenza è anche troppa, e anche solo una è di troppo. Ma non dimentichiamoci, per piacere, che di fronte a un caso di violenza ci sono milioni di famiglie che ogni giorno fanno - e bene - il loro lavoro. Di queste ci dobbiamo preoccupare. Le famiglie sono state lasciate senza soldi, senza supporto. Sono state lasciate da sole davanti a questa fantomatica didattica a distanza che ha ridotto i genitori a umili servitori della scuola di Stato. Per non parlare delle scuole paritarie, che sono state portate fino alla fame. (Applausi). Tutto questo non è stato fatto per caso, e non potete neanche dire che sia stato fatto perché non c'erano i soldi, perché abbiamo votato uno scostamento di bilancio da 55 miliardi, che è forse il più cospicuo dal Dopoguerra a oggi. La verità è che tutto ciò è stato fatto per una precisa ragione ideologica: la famiglia andava colpita; andava ridotta alla distruzione. Questo è emerso con estrema chiarezza sul sito di «openDemocracy», un think tank molto vicino alla Open Society di George Soros, nel quale si è letto in questo periodo una serie di articoli che riportano parole semplicemente sbalorditive: meritiamo di meglio della famiglia e il tempo del Coronavirus è il momento perfetto per abolirla. Ancora, la maternità è un edificio ideologico molto potente che va scardinato; l'abolizione della famiglia non significa porre fine all'amore e alla cura, ma anzi serve per estenderli a tutti. Vi siete profittati di questa situazione per fare il servizio che vi chiedeva una lobby globalista anziché mettervi al servizio di chi vi paga gli stipendi, e cioè le famiglie italiane. (Applausi). La presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia ha parlato in maniera assolutamente chiara: la Costituzione non contempla un diritto speciale per tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole del legislatore costituente, ma offre la bussola anche per navigare nell'alto mare aperto nei tempi di crisi, a cominciare proprio dalla leale collaborazione tra le istituzioni. Colleghi, quel signor Orban - ho concluso, Presidente - rispetto al quale tutti si sono stracciate le vesti perché aveva chiesto pieni poteri, ha già rimesso i suoi poteri, mentre qui ancora non si vede la fine di questo sostanziale esproprio di democrazia da parte di questo Governo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, questo è il mio primo intervento nella fase 2, quindi voglio cominciare ringraziando tutti coloro che hanno garantito nel lockdown i servizi essenziali. Voglio anche ringraziare tutti gli italiani - donne e uomini - che hanno assunto una condotta molto seria e responsabile in questa fase emergenziale. Ringrazio le famiglie, grande forza italiana, che hanno assorbito tutte le attività di welfare , di servizi alla persona, di didattica a distanza, insieme allo smart working , e in particolare le donne. Pertanto, ringrazio quelle famiglie che hanno tenuto insieme la società in questo periodo di emergenza. Quindi grazie all'Italia che ha riaperto da lunedì, nonostante il ritardo delle comunicazioni, nonostante la confusione, l'assenza di aiuti mirati settore per settore, attività per attività, perché in realtà le direttive che sono arrivate non guardavano alle persone e alle esigenze differenziate ma guardavano agli Ateco in blocco, trattando situazioni molto diverse. Rivolgo un pensiero anche a chi è rimasto senza lavoro, a chi è rimasto senza nessun aiuto, a chi non ha potuto riaprire e forse non riaprirà mai. Grazie Italia per la forza che hai dimostrato nel rialzare la testa ancora una volta. Veniamo ora al provvedimento al nostro esame, la conversione in legge del decreto-legge n. 19. Sostanzialmente, come è stato già anticipato, stiamo parlando di una sanatoria di decreti del Presidente del Consiglio precedenti, quindi atti amministrativi. Parliamo di sanatoria perché è il termine che meglio si lega al concetto di abuso, perché è proprio questo quanto è avvenuto. Tutto ha origine dal decreto-legge n. 6 del 23 febbraio 2019, votato anche da noi, nel quale sono contenute due parole: «altre misure». Si fa risalire a quelle due parole ogni decreto del Presidente del Consiglio successivo, quindi quel decreto-legge è stato brandito come una spada per compiere continui atti abusivi attraverso i decreti del Presidente del Consiglio. Abbiamo votato a favore del suddetto decreto-legge perché tifiamo sempre per l'Italia, perché eravamo in una situazione di emergenza. Noi ci siamo sempre stati. Abbiamo garantito il contingentamento delle presenze in Aula, abbiamo garantito anche il contingentamento dei tempi di dibattito, abbiamo partecipato a tutte le riunioni di maggioranza e opposizione, portando, inutilmente peraltro, le nostre proposte. Abbiamo anche votato a favore degli sforamenti di bilancio, con senso di responsabilità, e abbiamo richiamato sin da subito la necessità di tenere aperto il Parlamento, di farlo funzionare e vivere. Giorgia Meloni per prima ha proposto una cabina di regia e, rivolgendosi al Parlamento, ha parlato di porte aperte del Palazzo. Insomma, ci siamo stati, con responsabilità, e abbiamo difeso il ruolo del Parlamento e l'efficacia ad esso connessa del sistema democratico perché l'Istituzione, purtroppo, è stata scavalcata, è stata esautorata ed il Presidente del Consiglio ha assunto - lasciatemelo dire - atteggiamenti arroganti e prepotenti parlando di concessioni al Parlamento.