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L'articolo 3 riformula l'articolo 30 del decreto-legge n. 133 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014, prevedendo che il Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e le misure per l'attrazione degli investimenti siano integrati al fine di comprendere nelle linee guida e nella definizione delle strategie da mettere in atto, anche misure e proposte volte all'attrazione e al rimpatrio delle aziende italiane precedentemente delocalizzate in altri Paesi. Il Piano quindi va riformulato, mentre il Comitato previsto dal citato articolo 30, vede ampliarsi le sue funzioni. Viene soppressa la cabina di regia per l'internazionalizzazione di cui all'articolo 14, comma 18- bis , del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Le relative funzioni solo attribuite al Comitato. L'articolo 4 prevede che le aziende che intendono far rientrare la propria attività in Italia possano avvalersi dei medesimi accordi preventivi in materia di tassazione cui già possono accedere gli investitori esteri. Attraverso questa misura anche gli imprenditori che hanno intenzione di ricollocare la propria attività in Italia si vedranno garantita maggior certezza circa il regime tributario loro applicabile evitando di rimanere vittime delle imprevedibilità della variabile fiscale tipica del sistema italiano. L'articolo 5 prevede agevolazioni in materia di assunzioni a beneficio delle aziende rimpatriate. In particolare, si inserisce l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un limite massimo di 20.000 euro l'anno per cinque anni a valere sulle nuove assunzioni con contratti a tempo indeterminato. L'articolo 6 promuove l'utilizzo da parte delle imprese che ricollocano la loro produzione in Italia degli strumenti forniti dalla contrattazione di prossimità sia a livello aziendale che territoriale, mentre l'articolo 7 prevede un regime speciale in favore dei lavoratori dipendenti delle aziende rimpatriate che, seguendo il datore di lavoro, si trasferiscano nel nostro Paese. In particolare si concede loro che i redditi da lavoro siano computati ai fini fiscali soltanto per il 50 per cento per la durata di quattro periodi di imposta. L'articolo 8 proroga per un ulteriore anno il credito d'imposta per le spese di formazione 4.0 del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal piano nazionale Impresa 4.0, mentre il successivo articolo 9 propone la proroga del piano nazionale Impresa 4.0 anche per l'anno 2019. L'articolo 10 propone il rifinanziamento della cosiddetta Nuova Sabatini, la misura di sostegno volta alla concessione alle micro, piccole e medie imprese di finanziamenti agevolati per investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature, compresi i cosiddetti investimenti «Industria 4.0»: big data, cloud computing , banda ultralarga, cybersecurity , robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification (RFID). L'articolo 11 inserisce un credito di imposta in favore di coloro che, ricollocando nel nostro Paese le attività produttive o commerciali precedentemente delocalizzate all'estero, effettuino investimenti di riqualificazione o riconversione di aree industriali dismesse al fine di eleggervi la propria sede. Il credito di imposta si applicherà nella misura del 50 per cento sulle spese sostenute per gli interventi fino ad un ammontare massimo di 500.000 euro per ciascuna impresa. L'articolo 12 propone di escludere dal patto di stabilità interno gli investimenti effettuati dagli enti locali qualora siano finalizzati alla riqualificazione di aree industriali dismesse. A tale scopo si chiede di assegnare agli enti locali spazi finanziari nell'ambito dei patti nazionali nella misura di 400 milioni di euro per gli anni 2018, oltre prevederne la continuità per il triennio 2020-2023. L'articolo 13 prevede l'istituzione nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze di un apposito fondo, il Fondo straordinario per il supporto e il rimpatrio delle aziende italiane, a titolo di copertura delle misure contenute nel provvedimento in oggetto.. 1 (Ambito di applicazione) 1 La presente legge, in applicazione degli articoli 32 e 41 della Costituzione, disciplina le misure a sostegno delle imprese italiane, nonché dei lavoratori, al fine di incentivare e favorire il rientro degli investimenti e delle attività produttive o commerciali precedentemente delocalizzati sul territorio di un Paese europeo o extra-europeo. 2 Possono usufruire delle misure agevolative e semplificative di cui alla presente legge le imprese italiane che hanno delocalizzato in tutto o in parte le proprie attività produttive o commerciali, o la propria filiera, in uno Stato europeo o extra-europeo nei cinque anni precedenti alla data di entrata in vigore della presente legge. 3 Le attività produttive o commerciali rilocalizzate di cui al comma 2 devono essere mantenute sul territorio italiano per almeno cinque anni; l'eventuale cessione, anche parziale, prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dalle agevolazioni di cui alla presente legge, nonchè la restituzione dell'importo corrispondente alle agevolazioni usufruite, unitamente agli interessi legali. 2 (Sportello per l'attrazione di investimenti esteri e per il rimpatrio di attività produttive o commerciali delocalizzate) 1 Al fine di incrementare la capacità del sistema Paese di attrarre investimenti, è istituito lo Sportello per l'attrazione di investimenti esteri e per il rimpatrio di attività precedentemente delocalizzate, di seguito denominato «Sportello», con funzioni di soggetto pubblico di coordinamento nazionale, sia per gli investitori esteri sia per le imprese italiane che intendano riportare sul territorio nazionale le proprie attività, manifestando un interesse reale e concreto alla realizzazione in Italia di investimenti di natura non finanziaria, di significativo impatto economico e di interesse per il Paese. 2 Lo Sportello: a costituisce il punto di riferimento operativo per gli investitori e gli imprenditori di cui al comma 1, in relazione a tutte le procedure amministrative e per l'accesso ai benefici previsti dalla presente legge, riguardanti il relativo progetto di investimento o di rimpatrio, fungendo da raccordo fra le attività svolte dall'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) e dall'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa (INVITALIA); b per le finalità di cui alla lettera a) del presente comma, convoca apposite conferenze di servizi di cui agli articoli da 14 a 14- quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, anche ai sensi dell'articolo 27, comma 4, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, al fine altresì di proporre la sostituzione di procedimenti amministrativi con accordi integrativi o sostitutivi dei relativi provvedimenti, ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241; per le finalità di cui alla lettera e) del presente comma può convocare e presiedere conferenze di servizi in ambito regionale o sovraregionale;