[pronunce]

che il giudice a quo a seguito della restituzione degli atti da parte di questa Corte, ha integrato la motivazione della precedente ordinanza di rimessione, esponendo le ragioni per cui nel giudizio principale continua a trovare applicazione la disposizione già denunciata, sicché la questione, sotto il profilo della motivazione circa la rilevanza, è ammissibile (v. al riguardo ordinanza n. 209 del 2002); che, nel merito, la disciplina censurata sarebbe priva di ragionevolezza, in quanto le due condotte cui accede la medesima sanzione accessoria sarebbero caratterizzate da profonde differenze sia sul piano oggettivo, sia su quello soggettivo, ed esprimerebbero un diverso grado di lesività o, quantomeno, di messa in pericolo del bene oggetto di tutela; che questa Corte ha costantemente affermato che la determinazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità del legislatore e che lo scrutinio sul merito delle scelte sanzionatorie è ammissibile "soltanto ove l'opzione normativa contrasti in modo manifesto con il canone della ragionevolezza" (cfr., tra le tante, ordinanze n. 136 del 2002, n. 282, n. 278 e n. 33 del 2001, n. 58 del 1999); che nelle situazioni in cui, come quella di specie, la legge prevede una molteplicità di sanzioni, sia pure di tipo diverso, il raffronto fra i trattamenti sanzionatori al fine di valutare eventuali profili di illegittimità costituzionale deve essere condotto tenendo conto della disciplina sanzionatoria complessivamente considerata e, quindi, non solo delle misure accessorie, ma anche delle pene pecuniarie a cui le stesse accedono (v., proprio in relazione a fattispecie previste dal codice della strada, sentenza n. 373 del 1996 e ordinanza n. 235 del 1998); che la disciplina censurata prevede la medesima sanzione accessoria della sospensione della validità della carta di circolazione, ma - come mette in rilievo lo stesso rimettente - le pene amministrative pecuniarie rispettivamente contemplate per l'effettuazione di un trasporto eccezionale senza autorizzazione ovvero in violazione delle prescrizioni stabilite nell'autorizzazione sono sensibilmente diverse, posto che il massimo della pena pecuniaria per il trasporto effettuato in difformità delle prescrizioni è inferiore al minimo della sanzione determinata per il trasporto senza autorizzazione; che, inoltre, la sanzione accessoria della sospensione della carta di circolazione spazia da un minimo di un mese ad un massimo di sei mesi, così che la sua durata può essere graduata in relazione al tipo di prescrizioni imposte ed alla concreta gravità e pericolosità delle relative violazioni; che, tenuto conto della disciplina complessiva, non è suscettibile di essere censurata sotto il profilo della manifesta irragionevolezza la scelta discrezionale del legislatore di applicare la medesima sanzione accessoria per l'effettuazione di un trasporto eccezionale senza autorizzazione ovvero in violazione delle prescrizioni imposte nell'autorizzazione, considerato anche che la pericolosità della violazione di alcune prescrizioni potrebbe essere in concreto equivalente a quella della circolazione in assenza di autorizzazione; che del resto lo stesso legislatore, nel modificare la disciplina censurata (art. 28, comma 1, lettera l della legge n. 472 del 1999), ha preso atto di questa realtà, parificando nel nuovo comma 18 la condotta di trasporto senza autorizzazione a quella di trasporto in violazione di alcune prescrizioni (quali, fra le altre, l'obbligo di scorta e il superamento dei limiti massimi dimensionali e di massa) e così assimilando sul piano sanzionatorio tali fattispecie; che la questione deve pertanto essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 24, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo in vigore prima delle modifiche introdotte dalla legge 7 dicembre 1999, n. 472 (Interventi nel settore dei trasporti), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Genova, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 giugno 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 26 giugno 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola