[pronunce]

che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che, in via preliminare, eccepisce l'inammissibilità della questione per mancanza di motivazione con riferimento sia alla rilevanza (poiché, sul punto, il rimettente si è limitato a dedurre che sono pendenti numerose istanze di legittimazione non definite in tempi certi per situazioni imputabili alla pubblica amministrazione), sia alla non manifesta infondatezza (perché il giudice a quo non ha motivato sui profili di contrasto delle norme censurate con i parametri costituzionali evocati); che, nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri conclude nel senso dell'infondatezza della questione, sostenendo che la Corte costituzionale l'ha già dichiarata inammissibile con la sentenza n. 46 del 1995 e con le ordinanze n. 117 del 1995 e n. 391 del 1998 e che il rimettente non ha dedotto nuovi profili di illegittimità costituzionale. Considerato che il Tribunale ordinario di Potenza dubita, in riferimento al «principio-valore della certezza del diritto» e agli artt. 2, 3, 24, 28, 42, 97 e 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 9 e 10 della legge 16 giugno 1927, n. 1766 (Conversione in legge del r. decreto 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordinamento degli usi civici nel Regno, del r. decreto 28 agosto 1924, n. 1484, che modifica l'art. 26 del r. decreto 22 maggio 1924, n. 751, e del r. decreto 16 maggio 1926, n. 895, che proroga i termini assegnati dall'art. 2 del r. decreto-legge 22 maggio 1924, n. 751), 25, 26 e 30 del regio decreto 26 febbraio 1928, n. 332 (Approvazione del regolamento per la esecuzione della legge 16 giugno 1927, n. 1766, sul riordinamento degli usi civici del Regno), 8 ed 11 della legge della Regione Basilicata 12 settembre 2000, n. 57 (Usi civici e loro gestione in attuazione della legge n. 1766/1927 e r. d. n. 332/1928), «nella parte in cui non prevedono ulteriori tempi certi ma soprattutto conseguenze determinate di definizione della procedura di legittimazione»; che il giudice a quo ritiene che le predette norme, disciplinanti il procedimento amministrativo di legittimazione delle terre di uso civico, contrastino con gli evocati precetti costituzionali, perché esse non prevedono né termini per la conclusione della procedura, né conseguenze «di definizione» nel caso in cui il procedimento si protragga oltre un certo termine; che il rimettente, non individuando il termine di durata massima del procedimento che sarebbe costituzionalmente imposto, né specificando quali dovrebbero essere le conseguenze della mancata tempestiva adozione del provvedimento conclusivo della procedura da parte dell'amministrazione, non precisa quale intervento della Corte, tra i molti astrattamente concepibili, potrebbe assicurare la compatibilità di tale disciplina con le norme costituzionali evocate; che, sia nell'individuare il termine entro il quale deve essere necessariamente concluso il procedimento amministrativo di legittimazione, sia nello stabilire le conseguenze dell'inerzia dell'amministrazione, il legislatore gode di un'ampia discrezionalità; che la questione è dunque manifestamente inammissibile, sia perché con essa si richiede alla Corte una pronuncia manipolativa non costituzionalmente vincolata in materia riservata alla ragionevole discrezionalità del legislatore, sia per la genericità del petitum. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 9 e 10 della legge 16 giugno 1927, n. 1766 (Conversione in legge del r. decreto 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordinamento degli usi civici nel Regno, del r. decreto 28 agosto 1924, n. 1484, che modifica l'art. 26 del r. decreto 22 maggio 1924, n. 751, e del r. decreto 16 maggio 1926, n. 895, che proroga i termini assegnati dall'art. 2 del r. decreto-legge 22 maggio 1924, n. 751), 25, 26 e 30 del regio decreto 26 febbraio 1928, n. 332 (Approvazione del regolamento per la esecuzione della legge 16 giugno 1927, n. 1766, sul riordinamento degli usi civici del Regno), 8 ed 11 della legge della Regione Basilicata 12 settembre 2000, n. 57 (Usi civici e loro gestione in attuazione della legge n. 1766/1927 e r. d. n. 332/1928), sollevata, in riferimento al «principio-valore della certezza del diritto» e agli artt. 2, 3, 24, 28, 42, 97 e 111 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Potenza con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA