[pronunce]

Per la stessa cosa fatta da Confalonieri con il partito comunista non si era aperta l'inchiesta. Il che cosa vuol dire? Vuol dire due pesi e due misure. Vuol dire proteggere il partito comunista e per lo stesso reato non iniziare neanche il procedimento, il quale dopo due anni finisce con il proscioglimento. Ma sono due anni in cui tu sei ritenuto un criminale, in cui sei un inquisito. Ma se hai dato soldi al partito comunista italiano non si apre neanche l'inchiesta. Se tu hai dato soldi al PSI si apre l'inchiesta e se non trovi un giudice coraggioso che archivia, che proscioglie, vieni processato. È una cosa intollerabile. Perché il sospetto e l'accusa per due anni hanno fatto ritenere Confalonieri colpevole di aver dato soldi al PSI che vuol dire partito dei ladri, partito di Craxi. La stessa azione per il partito comunista non ha dato adito neppure all'inizio dell'azione penale: questo è intollerabile. Io qui ho voluto ricordare come un esempio di cattiva giustizia di cui, naturalmente, il magistrato è il pubblico ministero Ielo». A seguito di querela di quest'ultimo era stato instaurato procedimento penale e il deputato era stato condannato dal Tribunale di Brescia. Avendo egli proposto appello ed essendo entrata in vigore la legge n. 140 del 2003, gli atti erano stati trasmessi alla Camera dei deputati che aveva emesso la deliberazione suddetta. Secondo la Corte ricorrente, la delibera costituisce invasione nella propria sfera di attribuzioni costituzionali, in quanto le opinioni del deputato sono state da lui espresse in veste di opinionista e conduttore televisivo e senza alcuna corrispondenza con l'attività parlamentare. 2. –– Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 294 del 2005 che, unitamente al ricorso, è stato notificata alla Camera il 4 agosto 2005 e depositata a mezzo posta il giorno 11 agosto 2005. 3. –– Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati la quale in primo luogo ha eccepito la inammissibilità del ricorso per non essere stato richiesto l'annullamento della delibera d'insindacabilità e per l'insufficienza del richiamo all'art. 68 Cost., e, con la memoria presentata in prossimità dell'udienza, anche l'improcedibilità per tardività del deposito rispetto alla data di consegna degli atti all'ufficiale giudiziario per la notifica. Nel merito, la Camera sostiene l'infondatezza del ricorso per conflitto di attribuzione, in quanto le opinioni manifestate dal deputato durante la trasmissione televisiva costituivano divulgazione di atti parlamentari tipici da lui compiuti, quali l'intervento in aula del 25 ottobre 1995, nonché le interrogazioni nn. 00189, 00190, 00191 presentate il 1° agosto 1994 e l'interrogazione n. 4/10497 del 31 maggio 1995. 4.–– In via preliminare si rileva l'infondatezza delle eccezioni di inammissibilità e improcedibilità. Riguardo alle prime si osserva che dall'atto introduttivo valutato nel suo complesso emerge la denuncia che la delibera d'insindacabilità emessa dalla Camera dei deputati costituisce lesione delle attribuzioni costituzionali proprie dell'organo giurisdizionale e che per porvi rimedio viene sollevato il conflitto di attribuzione, procedimento tipico che necessariamente deve concludersi con la dichiarazione di spettanza o non spettanza del potere in contestazione. Il riferimento alla violazione dell'art. 68 della Costituzione, anche a voler trascurare altre considerazioni, è sufficiente a soddisfare la prescrizione di legge. Si tratta di principi da tempo costantemente applicati e che vanno ribaditi. Parimenti infondata è l'eccezione d'improcedibilità sollevata sull'assunto che il termine per il deposito dovrebbe farsi decorrere dalla data di consegna dell'atto per la notifica. È sufficiente, infatti, osservare che il deposito concerne l'atto con la prova dell'avvenuta notifica e non con la semplice richiesta di notifica. Se, poi, la tesi della difesa della Camera si sostanziasse nell'assunto che comunque il termine per il deposito comincia a decorrere dalla consegna dell'atto per la notifica, anche se il deposito non può avvenire che a notifica eseguita, essa riprodurrebbe, aggravandolo, l'inconveniente consistente nel far ricadere su un soggetto lesioni del proprio diritto di difesa quali conseguenze di inadempienze di altri, inconveniente cui questa Corte ha posto rimedio con le sentenze n. 477 del 2002 e n. 28 del 2004 cui la difesa della Camera dei deputati sembra far implicito, ma non pertinente, riferimento. 5.–– Nel merito, il ricorso è fondato. Nessuno degli atti tipici indicati dalla difesa della Camera dei deputati si riferisce all'episodio oggetto delle dichiarazioni asseritamente diffamatorie, concernente la incriminazione del presidente di una società televisiva, della quale si affermava la pretestuosità. Né il collegamento con un atto parlamentare può essere rinvenuto nella identità del magistrato autore dell'asserito abuso, ritenuto in un atto tipico responsabile anche di altre illegalità. Così come il collegamento non può essere riconosciuto nell'asserita uniformità di manifestazioni avverse alla società televisiva in questione. Infatti, con le opinioni incriminate oggetto della delibera impugnata, il deputato non ha denunciato tale avversione, quanto piuttosto il favore verso un partito politico e l'ostilità verso altro partito tali da condurre un ufficio giudiziario a strumentalizzare i propri poteri differenziandone le modalità di esercizio pur in presenza di condotte analoghe da parte della stessa società televisiva. In realtà, il legame delle opinioni oggetto della delibera con altre espresse in sedi parlamentari concerne una qualche uniformità di temi politici, uniformità che, come questa Corte ha più volte affermato, non è idonea a far ritenere le opinioni manifestate extra moenia come divulgazione di atti parlamentari e quindi legate all'attività parlamentare da nesso funzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dal deputato Vittorio Sgarbi, per le quali è pendente davanti alla Corte di appello di Brescia il procedimento penale per il delitto di diffamazione a mezzo stampa indicato in epigrafe, riguardano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; annulla, per l'effetto, la deliberazione di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 27 ottobre 2004 (doc. IV-quater, n. 77). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 ottobre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 ottobre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA