[ddlpres]

Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione. Onorevoli Senatori. -- È oggi sempre più diffusa la consapevolezza di come la situazione di grave crisi e di difficoltà nella quale versa il Paese dipenda in modo significativo dalla fragilità del nostro sistema politico-istituzionale, che è risultato progressivamente inadeguato per fronteggiare in modo efficace sia le sfide derivanti dal mutato contesto economico mondiale, sia quelle connesse all'evoluzione del processo di integrazione europea. In sintonia con quanto affermato dal Governo sin dalle dichiarazioni programmatiche sulle quali ha ottenuto la fiducia delle Camere, riteniamo che sia ormai giunto il tempo di promuovere con determinazione una profonda riforma del sistema istituzionale e politico, volta a costruire istituzioni più efficienti e capaci di decidere, oltre che maggiormente vicine ai cittadini, secondo i moderni princìpi di una democrazia governante. In questa prospettiva, il presente disegno di legge costituzionale, che si affianca all'iniziativa legislativa già messa in opera dal Governo in tema di abolizione delle province, intende intervenire su taluni fondamentali profili dell'ordinamento della Repubblica che pregiudicano il corretto funzionamento dei circuiti decisionali e che sono stati più volte posti in evidenza dal mondo accademico e analiticamente esaminati anche dalla Commissione di esperti in tema di riforme nominata dal Governo. Da un lato il testo prevede il rafforzamento del Parlamento attraverso il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, una più completa regolazione dei processi di produzione normativa e, in particolare, una più rigorosa disciplina della decretazione di urgenza; dall'altra, il rafforzamento delle prerogative del Governo in Parlamento, attraverso la fiducia monocamerale, la semplificazione del processo decisionale e l'introduzione del voto a data fissa di disegni di legge. 1. La differenziazione di composizione e funzioni delle Camere Il disegno di legge si pone in primo luogo l'obiettivo del superamento dell'attuale sistema di bicameralismo paritario e simmetrico, che costituisce ormai un unicum nel panorama costituzionale comparato e rappresenta un potente fattore di rallentamento dei processi decisionali e spesso anche di destabilizzazione della forma di governo. Le virtù del bicameralismo perfetto, voluto dall'Assemblea costituente per favorire un sistema nel quale nessuno potesse essere escluso del tutto dall'indirizzo politico, si sono nel tempo trasformate in criticità: due Camere che devono entrambe votare la fiducia al Governo, con sistemi elettorali non coincidenti ed elettorato attivo e passivo differenziato, rendono precaria qualsiasi maggioranza; quasi mille parlamentari che devono votare identici testi normativi rendono possibili defatiganti navette , favorendo il ricorso a un ostruzionismo snervante che impedisce l'approvazione in tempi fisiologici dei provvedimenti. L'anomalia iniziale si è ingigantita a seguito dell'intenso decentramento legislativo determinato nel 2001 dalla modifica del titolo V, che ha amplificato i limiti già impliciti nel sistema costituzionale a causa della mancanza di strumenti di coordinamento e di un'adeguata sede di raccordo politico tra il Governo centrale e il sistema delle autonomie territoriali, mancanza che ha favorito l'emergere di continui veti incrociati che hanno interferito in quasi tutti i processi di riforma, sia statali che regionali, generando anche un grave livello di incertezza del diritto e un enorme contenzioso a livello costituzionale che hanno inciso negativamente sulla competitività del sistema Paese. Negli ultimi anni si è a lungo discusso di riforma del bicameralismo e sempre nella prospettiva di una riforma delle funzioni e della composizione del Senato, mentre rimaneva tutto immutato per quanto concerne la Camera dei deputati. Questo approccio è stato una delle cause dell'insuccesso dei tentativi di riforma sino ad oggi succedutisi, innescando una dinamica competitiva fra Camera e Senato che ha finito per bloccare ogni cosa. Occorre cambiare prospettiva. La sfida che abbiamo davanti è quella di riformare il Parlamento nel suo complesso prevedendo che vi sia un'Assemblea politica, titolare del rapporto fiduciario e delle decisioni legislative finali, ed un'Assemblea rappresentativa dei territori regionali, che collabori al procedimento legislativo e che eserciti le funzioni di raccordo fra lo Stato e le regioni. Ed è in questa prospettiva che il disegno di legge introduce una forma di «bicameralismo differenziato», sia sul piano della composizione degli organi che su quello delle funzioni, nell'ambito del quale si prevedono una Assemblea nazionale, cui spetta in via esclusiva il rapporto fiduciario, e un Senato delle Regioni, rappresentativo delle comunità territoriali, che partecipa all'attività legislativa, con particolare riferimento alle grandi questioni inerenti ai princìpi fondamentali e ai diritti civili e sociali indicati nella parte prima della Costituzione e a quelle connesse ai rapporti tra i diversi livelli di governo, esercitando altresì rilevanti funzioni di raccordo con le autonomie territoriali, di controllo, verifica e valutazione. A questa impostazione di carattere generale rispondono in primo luogo le modifiche proposte all'articolo 55 della Costituzione, in cui si prevede l'inserimento di due nuovi commi: il primo, teso a specificare che l'Assemblea nazionale è titolare del rapporto di fiducia con il Governo, della funzione di indirizzo politico, della funzione legislativa e di quella di controllo dell'operato del Governo, sulla base naturalmente di quanto stabilito dalla Costituzione e dal proprio regolamento; il secondo, volto invece a enunciare la natura del Senato delle Regioni quale organo rappresentativo delle comunità territoriali, che partecipa, secondo le modalità stabilite dalla Costituzione, all'esercizio della funzione legislativa ed esercita altresì le funzioni di raccordo tra lo Stato e le autonomie locali nonché, secondo quanto previsto con legge approvata da entrambe le Camere, di raccordo fra lo Stato e l'Unione europea nelle materie di competenza regionale. Quest'ultima previsione intende qualificare il Senato quale fondamentale organo di raccordo, sia in senso orizzontale sia in senso verticale, dell'attuale sistema integrato di governo multilivello tra Unione europea, Stato e autonomie locali. In particolare, sul versante dei rapporti con la UE le norme in oggetto, oltre a confermare l'attuale funzione del Senato in ordine all'attività preparatoria delle decisioni europee, già disciplinata dal vigente regolamento del Senato e che viene ora costituzionalizzata, prevedono una partecipazione rafforzata del Senato delle Regioni in ordine a quelle decisioni che ineriscono ad atti normativi europei che ricadono nelle materie di competenza delle regioni, le cui modalità di esercizio dovranno essere disciplinate con legge bicamerale.