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Ci precisò che eravamo in un momento politico particolare e il nostro obiettivo primario era la DC. Che le azioni "antifasciste" non avevano senso in quel contesto. Ci chiedemmo il perché di quella riunione. Ognuno disse la propria, convenendo che si trattava di una cosa incomprensibile, che oltre tutto avrebbe alzato il livello di scontro con la destra ed esposto a ritorsioni i militanti dell'organizzazione. Si trattava di un gesto molto eclatante, dato che un altro militante di destra era stato ucciso da un carabiniere nel corso dei disordini successivi. Avremmo potuto anche subire ripercussioni come perquisizioni, pedinamenti, ecc. mettendo a rischio l'azione in via Fani». Etro sostiene che la strage del Tuscolano sia stata opera da elementi provenienti da Potere operaio, in parte confluiti nelle BR e in parte operanti nell'area dell'Autonomia operaia: «Io credo che fu opera di militanti delle BR che decisero di agire al di fuori dell'organizzazione ma con le armi, e gli strumenti dell'organizzazione. Quindi furono sicuramente ex militanti di Potere operaio confluiti nelle BR magari anche con il supporto di altri militanti di Roma sud. Quella era una zona particolare dove ad esempio operavano anche brigatisti come Piccioni. A Roma nord nessuno di noi avrebbe pensato di fare un'azione del genere». Una tesi analoga è stata formulata più volte in ambito storiografico ma sinora non ha mai trovato riscontro ad opera della magistratura. Secondo l'ex brigatista tale vuoto investigativo avrebbe una spiegazione inquietante. Esisterebbe, a suo parere, un vero e proprio patto del silenzio rimasto inviolato sino ad oggi. La strage di Acca Larentia viene oggi ritenuta un momento tra i più tragici della storia italiana, che contribuì a un'ulteriore degenerazione della violenza politica e dell'odio ideologico tra le opposte fazioni estremiste in quegli anni, spingendo molti altri giovani verso posizioni politiche e gesti estremi. Per molti militanti neofascisti le cose cambieranno totalmente dopo quel 7 gennaio 1978 e alcuni hanno dichiarato che proprio dopo gli avvenimenti di quel giorno decisero di intraprendere il percorso della lotta armata. Lo storico Giorgio Galli ha avanzato l'ipotesi che l'agguato fosse stato «commissionato» da elementi esterni al terrorismo politico, proprio con la finalità di elevare il livello dello scontro ideologico di piazza. Il presente disegno di legge è volto a istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta per cercare di fare luce sui tragici fatti di via Acca Larentia e su tanti altri delitti di quegli anni rimasti senza colpevoli; per cercare di capire come mai le indagini non abbiano portato a nulla, per riaprire uno spiraglio su quelle vicende che possa permettere alle vittime e alle loro famiglie di trovare finalmente un po’ di pace.. 1 (Istituzione e compiti) 1 Ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione è istituita una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla violenza politica negli anni tra il 1970 e il 1989, di seguito denominata «Commissione», con il compito di: a accertare le ragioni che hanno impedito l'individuazione dei responsabili dei crimini di violenza politica ancora insoluti; b ricostruire le vicende storiche e politiche che hanno determinato i crimini di cui alla lettera a) e individuare eventuali connivenze tra gli autori degli stessi crimini e istituzioni e partiti politici; c svolgere indagini e approfondimenti in merito a possibili nuovi elementi che possano integrare le risultanze delle indagini giudiziarie svolte. 2 La Commissione conclude i propri lavori entro diciotto mesi dalla sua costituzione, presentando alle Camere una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta. Sono ammesse relazioni di minoranza. 2 (Composizione e funzionamento) 1 La Commissione è composta da venti senatori e da venti deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascuna componente politica costituita in gruppo in almeno un ramo del Parlamento. 2 In caso di dimissioni dalla Commissione o di cessazione del mandato parlamentare si provvede alla sostituzione del componente nel rispetto dei criteri indicati al comma 1. 3 L'ufficio di presidenza della Commissione è composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari ed è eletto a scrutinio segreto dalla Commissione stessa tra i suoi componenti. Nell'elezione del presidente, se nessuno riporta la maggioranza assoluta dei voti, si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti, è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. 4 Per l'elezione, rispettivamente, dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti, si procede ai sensi del comma 3. 5 La Commissione approva, prima dell'inizio dell'attività d'inchiesta, un regolamento interno per il proprio funzionamento. 6 Le spese per il funzionamento della Commissione, pari a 50.000 euro, sono poste per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati e per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica. 3 (Attività di indagine) 1 La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le medesime limitazioni dell'autorità giudiziaria. Per le audizioni a testimonianza davanti alla Commissione si applicano le disposizioni degli articoli 366 e 372 del codice penale. 2 Alla Commissione, limitatamente all'oggetto delle indagini di sua competenza, non può essere opposto il segreto d'ufficio. Per il segreto di Stato si applica quanto previsto dalla legge 3 agosto 2007, n. 124. Per i segreti professionale e bancario si applicano le norme vigenti. È sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato. 3 La Commissione può avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e delle collaborazioni che ritenga necessarie e può richiedere informazioni e documenti a tutte le amministrazioni coinvolte. 4 La Commissione può ottenere, anche in deroga a quanto stabilito dall'articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti o documenti relativi a procedimenti o inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti. L'autorità giudiziaria provvede tempestivamente e può ritardare, con decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria, la trasmissione di copie degli atti e documenti richiesti. Il decreto ha efficacia per trenta giorni e può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l'autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto. 5 Tutte le volte che lo ritenga opportuno la Commissione può riunirsi in seduta segreta. 6 La Commissione, a maggioranza assoluta dei propri componenti, decide quali atti e documenti possono essere divulgati. Devono comunque essere coperti da segreto i nomi, gli atti, i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari. 4 (Obbligo del segreto)