[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 14 maggio 1998, relativa all'insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Paolo Emilio Taviani nei confronti del sen. Massimo Riva, promosso con ricorso della Corte d'appello di Genova, sezione terza civile, notificato il 27 dicembre 2005, depositato in cancelleria il 6 febbraio 2006 ed iscritto al n. 1 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2006, fase di merito. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica; udito nella camera di consiglio del 21 giugno 2006 il Giudice relatore Gaetano Silvestri. Ritenuto che, con ordinanza del 9 aprile 2003, la Corte d'appello di Genova, sezione terza civile, nel corso di un giudizio di impugnazione avverso la sentenza, emessa dal Tribunale di Genova il 5 ottobre 1996, con la quale il senatore Paolo Emilio Taviani era stato condannato al risarcimento dei danni patiti dal dott. Massimo Riva per talune dichiarazioni asseritamente diffamatorie rese in danno di quest'ultimo, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla deliberazione del 14 maggio 1998 con la quale l'Assemblea ha dichiarato che i fatti per i quali è in corso detto procedimento riguardano opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, come tali insindacabili a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; che la Corte ricorrente specifica, quanto ai fatti cui si riferisce il giudizio, che le dichiarazioni asseritamente diffamatorie sarebbero state rese nel febbraio 1992, durante un incontro svoltosi alla presenza della stampa con «i quadri della Democrazia cristiana di Busalla», nel cui ambito il senatore Taviani avrebbe, tra l'altro, affermato che «il caso Gladio è venuto fuori per il complotto di De Benedetti, Scalfari e il miliardario della Sinistra indipendente Riva contro il Presidente Cossiga»; che la ricorrente osserva come l'art. 68 della Costituzione non costituisca «affrancazione indiscriminata del parlamentare dalle responsabilità connesse alla violazione del diritto di terzi, ma solo tutela di uno dei mezzi attraverso i quali si estrinseca il mandato parlamentare», e ritiene che «le frasi pronunciate dal senatore Taviani sembrano collocarsi fuori dal paradigma costituzionale, non apparendo connesse al mandato parlamentare», con la conseguenza che il Senato avrebbe erroneamente valutato i presupposti per l'adozione della delibera di insindacabilità delle espressioni utilizzate dal parlamentare, e che, pertanto, la delibera adottata in data 14 maggio 1998 «incide nell'esercizio del potere riconosciuto dall'art. 24 Cost. e nella funzione giurisdizionale attribuita a questo giudice dall'art. 102 della Costituzione»; che, su tali premesse, la Corte d'appello di Genova solleva conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato chiedendo l'annullamento della citata delibera di insindacabilità; che il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 341 del 2004 - pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 45, prima serie speciale, del 17 novembre 2004 -, con la quale è stata disposta la notifica del ricorso introduttivo del giudizio, unitamente alla predetta ordinanza, al Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente, entro il termine di 60 giorni dalla comunicazione; che la Corte d'appello di Genova ha notificato copia dell'ordinanza ammissiva del conflitto, unitamente al ricorso introduttivo del giudizio, al Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente, in data 27 dicembre 2005, depositando quindi gli atti il successivo 6 febbraio 2006; che, con atto depositato in data 12 gennaio 2006, il Senato della Repubblica ha formalizzato nuovamente la propria costituzione in giudizio, già effettuata con memoria depositata in data 5 gennaio 2005, ed ha eccepito, in via preliminare, l'inammissibilità e l'improcedibilità del conflitto per tardiva notificazione dell'ordinanza di ammissibilità e del ricorso, sul presupposto della natura perentoria del termine per essa stabilito, richiamando in proposito la giurisprudenza consolidata di questa Corte (sentenze n. 88 del 2005 e n. 200 del 2001; ordinanza n. 386 del 1985); che, in via subordinata, la difesa del Senato deduce l'inammissibilità del ricorso, in quanto riproduttivo del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato già sollevato dalla Corte d'appello di Genova (iscritto al n. 199 del registro ammissibilità conflitti del 2001) e dichiarato inammissibile con ordinanza n. 266 del 2002 (è richiamata la sentenza n. 116 del 2003 della Corte costituzionale); che, nel merito, il Senato della Repubblica sollecita il rigetto del ricorso, richiamando la relazione della Giunta delle elezioni e immunità parlamentari, dalla quale si evince, in particolare, che le espressioni pronunciate dal senatore Taviani «riguardavano una riunione tenuta nella sede del suo partito, in una cornice politica, quale la campagna elettorale del 1992, nella quale il senatore a vita interveniva forte del suo ruolo istituzionale», e che il medesimo senatore Taviani «aveva svolto, precedentemente alla riunione di Busalla, alcuni interventi parlamentari sul caso Gladio, nel quale era stato coinvolto il senatore Cossiga, interventi svolti nelle sedi delle Commissioni interparlamentari (Commissione cosiddetta “sulle stragi” e quella sui servizi segreti) che si erano occupate del caso. Tali Commissioni lo avevano infatti ascoltato in quanto egli aveva ricoperto la carica di Ministro della Difesa e di Ministro dell'Interno negli anni in cui veniva costituita la struttura denominata Gladio»; che, pertanto, a parere del Senato, sussisterebbe un evidente collegamento tra le opinioni ascritte al senatore Taviani e l'esercizio delle funzioni parlamentari, tale da giustificare l'applicazione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; che, in data 6 febbraio 2006, la ricorrente Corte d'appello di Genova ha depositato un atto «da valere, in principalità quale memoria nel procedimento nell'ambito del quale la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto ed in subordine, e per quanto d'uopo, quale nuova riproposizione del conflitto medesimo»;