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Il 4 febbraio scorso, nelle stesse grandi città interessate dai fatti del 28 gennaio (Milano, Torino, Roma, Napoli, così come in altre significative realtà italiane), le manifestazioni studentesche si sono svolte senza generare criticità raffrontabili con quelle su cui oggi ho riferito. Al conseguimento di questo risultato si è giunti grazie a una moderazione del livello di protesta e in virtù di un intenso dialogo tra la componente studentesca e le autorità preposte alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. Nella mia esperienza professionale ho avuto modo di verificare sul campo come flessibilità ed equilibrio siano caratteristiche e qualità di tutte le Forze dell'ordine italiane e sono certa che sapranno farne il più ampio uso ogni volta che la situazione lo richiederà. Ne sono certa e per questo ho fiducia in loro. Allo stesso tempo ho ben chiaro che il livello complessivo di efficacia del loro operato dipende in misura non secondaria dalla qualità delle dotazioni tecniche a loro disposizione, da quelle che hanno come fine la tutela dell'incolumità degli operatori fino ai dispositivi che garantiscono la trasparenza della loro attività e rendono sempre possibile ricostruire l'esatto andamento dei fatti. Mi riferisco qui alle telecamere di cui sono state recentemente dotate le Forze di polizia (la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri), denominate bodycam , che verranno usate dagli operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico. L'utilizzo di tali nuove apparecchiature avverrà nel pieno rispetto delle direttive impartite dal Garante della privacy , che ha definito le procedure di attivazione nonché le regole sull'uso delle registrazioni e la conservazione delle immagini. Credo si tratti di un passo importante, destinato a rinsaldare ulteriormente i sentimenti di vicinanza e affetto che legano i cittadini italiani alle Forze di polizia, garanti della difesa delle libertà civili sancite dalla Costituzione della Repubblica. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Ministro Lamorgese, la responsabilità del sangue e delle teste degli studenti minorenni spaccate dai manganelli della Polizia di Stato ricade integralmente su di lei, senza possibilità di scusa alcuna. Lei dice che tra i manifestanti e tra gli studenti si nascondevano agitatori. Nessun agitatore, se non gli agenti provocatori che sempre più spesso vediamo nelle piazze, noi abbiamo potuto ravvisare; quegli agenti provocatori che sono funzionali, prima, alla repressione dura e sanguigna in piazza e che le consentono, dopo, di adottare i provvedimenti per limitare il dissenso e impedire i cortei. Peraltro, sono gli stessi agenti provocatori che, una volta colti dalle telecamere, lei giustifica con le famose frasi sulle «forze ondulatorie», con cui si è coperta anche di ridicolo. Ministro Lamorgese, il suo operato e l'operato del Governo di cui fa parte si stanno connotando sempre di più per obiettivi, modalità esecutive e propaganda che sono proprie dei regimi autoritari. Pertanto, in questo luogo di rappresentanti del popolo, ho il dovere di farle sentire il peso dello sdegno e del disprezzo che un popolo, che non avrà pace finché non sarete deposti, mi impone di rappresentarle. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (IV-PSI) . Signor Presidente, in primo luogo voglio ringraziare la ministra Lamorgese per essere venuta qui a rendere l'informativa sui gravi fatti degli scorsi giorni. Credo sia indispensabile chiarire i profili di criticità che certamente sono emersi dalla gestione della manifestazione di studenti dei giorni scorsi, indetta per la tragica morte del giovane Lorenzo Parelli. Mi preme fin da subito operare una premessa. Nonostante questi accadimenti, non si può mettere in discussione il ruolo fondamentale che le Forze di polizia rivestono nell'assicurare quotidianamente il pieno svolgimento della democrazia; il loro operato è essenziale e rassicurante per l'intera collettività. La loro dedizione e il loro senso delle istituzioni si sono manifestati in tutta la loro pregnanza anche e soprattutto durante i lunghi anni di emergenza sanitaria. Probabilmente, però, è proprio sulla scorta di questi sentimenti sinceri di gratitudine che noi tutti nutriamo nei confronti delle Forze dell'ordine che stupiscono ancora di più i fatti dei giorni scorsi. Siamo rimasti sgomenti di fronte ai volti dei ragazzi che hanno partecipato alla manifestazione ; ragazzi malmenati e spaventati. Diventa allora difficile capire perché si è avvertita la necessità di reprimere in maniera così violenta manifestazioni spontanee di studenti che, dopo anni difficili di torpore e di asocialità forzata dovuta alla pandemia, sono scesi in piazza per esprimere solidarietà nei confronti di un giovane che ha tragicamente perso la vita durante l'orario scolastico. Mi hanno molto colpito le parole della mamma del giovane Lorenzo, che ha definito come una carezza le manifestazioni dei giovani per suo figlio. Credo che quella carezza non possa e non debba assumere i tratti della violenza. Le misure volte a tutelare l'ordine pubblico, anche se si tratta di misure più stringenti dettate dalle esigenze di contenere la pandemia e dalla salvaguardia della sicurezza pubblica, devono essere sempre bilanciate con la tutela del diritto costituzionalmente garantito alla manifestazione di pensiero. La risposta a tutela dell'ordine pubblico non può che essere sempre proporzionata e guidata da un bilanciamento. Lei, signora Ministra, in questi giorni ha parlato di un cortocircuito del sistema, che è esploso con violenza quando le Forze di polizia si sono trovate di fronte a persone che volevano manifestare in zone non previste. Ovviamente, le singole responsabilità di chi ha fatto un uso sproporzionato e non necessario della violenza saranno accertate. Tuttavia, in questa sede occorre respingere con forza un simile modus operandi . Non possiamo e non dobbiamo permettere che simili episodi possano accadere nuovamente. E non possiamo farlo non solo perché ciò si traduce in una risposta totalmente sproporzionata di fronte alla manifestazione di pensiero, ma anche per la stessa credibilità e serietà delle Forze dell'ordine. Ciò emerge ancora di più nelle manifestazioni studentesche, dove ci sono giovani che desiderano semplicemente far sentire la propria voce. Credo che in questo caso ci sia una valenza ulteriore: i giovani sono stati proprio la categoria generazionale più colpita dalla pandemia. Due anni scolastici in DAD e una socialità fortemente ridotta hanno più che mai mostrato le fragilità e le debolezze dei più giovani, che hanno dovuto costruire un nuovo modo di fare scuola e una nuova modalità di interfacciarsi con gli altri. L'impatto delle violenze dei giorni scorsi diventa allora più assordante se lo caliamo nel contesto attuale. Gli studenti che sono scesi in piazza chiedono una corretta applicazione dell'istituto della alternanza scuola-lavoro e la previsione di regole certe che segnino la fondatezza di quel tempo impiegato altrove rispetto ai banchi di scuola. Ebbene, come rappresentanti delle istituzioni abbiamo il dovere di ascoltare, e non solo per evitare altri episodi di repressione violenta, ma anche e soprattutto perché il nostro compito è dedicarci a quanto accade nel mondo giovanile e raccogliere le loro istanze.