[pronunce]

In terzo luogo, rileva ancora la difesa provinciale, l'atto impugnato prevederebbe «altri poteri ministeriali, sia normativi che provvedimentali», disponendo, ad esempio, che, con proprio atto (seppur «da sancire in sede di Conferenza Stato-regioni»), il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali «definisce le modalità tecniche ed operative per assicurare l'interoperatività della banca dati canina nazionale con le anagrafi canine regionali» e che «con il medesimo provvedimento individuerà un unico documento di identificazione e registrazione del cane, che dovrà essere adottato in sostituzione dell'attuale certificazione» (art. 3). Sarebbe altresì previsto il potere del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali di registrare i soggetti abilitati alla produzione dei microchip (art. 5, comma 1), nonché di registrare «i produttori e i distributori di microchip», assegnando loro «una serie numerica di codici identificativi elettronici» (art. 5, comma 3). Infine, l'ordinanza detterebbe «una compiuta disciplina della produzione e del commercio dei microchip, creando un mercato chiuso e ponendo regole limitative della concorrenza». Ad avviso della Provincia di Trento, pertanto, l'ordinanza ministeriale impugnata, dettando un siffatto «sistema di regole» in assenza di alcun conferimento di potere» e senza rispettare il «riparto di competenze tra Stato e Regioni» nonché i principi che regolano i rapporti tra fonti statali e fonti della Regione Trentino-Alto Adige/SüdTirol e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, risulterebbe radicalmente illegittimo e lesivo delle proprie competenze. 2.5. – Con il quinto motivo, la Provincia ricorrente deduce l'illegittimità e la lesività della disciplina impugnata anche per violazione del principio di leale collaborazione, posto che l'esercizio dei poteri di emergenza «avrebbe dovuto formare oggetto di coordinamento con le Regioni e Province autonome competenti, attraverso sia una consultazione con le singole realtà territoriali per verificare la situazione locale, sia in sede di Conferenza Stato-Regioni». 2.6. – Alla luce di tali motivazioni, la Provincia autonoma di Trento chiede a questa Corte di dichiarare che non spetta allo Stato, e per esso al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di emanare con effetto nella Provincia di Trento l'ordinanza 6 agosto 2008, recante «Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l'identificazione e la registrazione della popolazione canina» e, conseguentemente, di voler annullare l'impugnata ordinanza con riguardo alla Provincia di Trento. 3. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso proposto dalla Provincia autonoma di Trento sia rigettato. 3.1. – In primo luogo, risulterebbe privo di fondamento il rilievo secondo il quale l'ordinanza impugnata sarebbe stata adottata in assenza di idonea base giuridica. Ad avviso della difesa erariale, infatti, il fondamento giuridico dell'atto in questione andrebbe rinvenuto negli artt. 32 della legge n. 833 del 1978 e 117 del d.lgs. n. 112 del 1998, espressamente richiamati nelle premesse, che consentirebbero di intervenire con ordinanze contingibili ed urgenti «in caso di emergenze di carattere sanitario o di igiene pubblica afferenti più ambiti territoriali regionali». In particolare, le motivazioni di carattere sanitario poste a fondamento del provvedimento, quali «l'incremento del randagismo», il «possibile diffondersi di malattie infettive», «l'aumento degli incidenti stradali», nonché «i recenti e numerosi casi di aggressione di cani rinselvatichiti», rappresenterebbero i validi presupposti in base ai quali il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali avrebbe esercitato detto potere di ordinanza. Tali ragioni infatti, secondo la difesa erariale, avrebbero un'indubbia rilevanza generale, posto che il fenomeno del randagismo investirebbe oggettivamente non soltanto l'originario territorio in cui si manifesta, ma anche ambiti territoriali limitrofi, giustificando un intervento che disponga misure uniformi per tutto il territorio nazionale. Pertanto, secondo la difesa erariale, l'evidenziato fondamento giuridico del potere esercitato con l'atto impugnato escluderebbe la possibilità di qualificare l'ordinanza ministeriale in questione – così come, invece, ipotizzato dalla Provincia ricorrente – in termini di atto avente natura regolamentare, ovvero di atto di indirizzo e coordinamento, ovvero, ancora, come «atto di esercizio di un potere sostitutivo». 3.2. – Quanto all'asserita violazione dell'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, l'Avvocatura generale dello Stato eccepisce che l'atto impugnato risulterebbe adottato nel rispetto del riparto di competenze tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, in quanto introdurrebbe obblighi a cui attenersi «in conformità alle disposizioni adottate dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano» (art. 1, comma 1, dell'ordinanza impugnata). Sotto altro profilo, sempre la difesa erariale osserva che lo stesso art. 2, comma 5, del citato d.lgs. n. 266 del 1992 «fa salvi i poteri di ordinanza diretti a provvedere a situazioni eccezionali di necessità e urgenza nei casi e nei modi previsti dall'ordinamento». 3.3. – Con riferimento alla lamentata violazione del principio di leale collaborazione, la difesa erariale osserva che il potere del ministro di emanare ordinanze contingibili ed urgenti costituirebbe un'eccezione al principio di tipicità dei provvedimenti amministrativi, in ragione dei presupposti che ne legittimano l'esercizio, non potendo, pertanto, «ritenersi ex se lesivo del principio di leale collaborazione». 3.4. – L'Avvocatura generale dello Stato osserva inoltre che, con riferimento alla «necessità di impedire l'aumento degli incidenti stradali» e «di impedire il reiterarsi di fenomeni di aggressione di cani rinselvatichiti nei confronti delle persone», il provvedimento de quo opererebbe nell'ambito della competenza esclusiva statale di cui all'art. 117, comma 2, lettera h), Cost., in materia di ordine pubblico e sicurezza. In particolare, la difesa erariale deduce, al riguardo, che la competenza legislativa esclusiva dello Stato in ordine alla sicurezza della circolazione stradale sarebbe stata riconosciuta già con la decisione di questa Corte n. 428 del 2004. Peraltro, l'Avvocatura generale dello Stato evidenzia che, con la sentenza n. 222 del 2006, «in una fattispecie analoga, in tema di fenomeno di aggressività di alcune razze canine», questa Corte avrebbe «preliminarmente rilevato» che «il provvedimento impugnato regolava fattispecie eterogenee, insistendo su una pluralità di materie, ascrivibili non solo alla potestà legislativa concorrente (“tutela della salute”, compresa la polizia veterinaria), ma anche e soprattutto a quella esclusiva dello Stato (“ordine pubblico e sicurezza”)».