[pronunce]

che il rimettente - il quale aveva già sollevato la stessa questione di legittimità costituzionale con altra ordinanza - "ritiene di aderire alle argomentazioni poste a base" di essa, ravvisando contrasto con l'art. 3, primo comma, della Costituzione per lesione del principio di parità di trattamento tra cittadini in relazione "alla particolare fattispecie relativa alla corresponsione degli interessi e della rivalutazione monetaria dei crediti di lavoro, qualora liquidi ed esigibili"; con l'art. 36 della Costituzione per lesione del principio di proporzionalità tra retribuzione e prestazione lavorativa, in ragione della natura retributiva delle somme dovute per l'inquadramento; e con l'art. 97 Cost., in quanto la norma consentirebbe alla pubblica amministrazione di eludere l'obbligo di ristorare i dipendenti del ritardo nel pagamento; che anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, depositando memoria, con la quale ha fatto integrale rinvio alle difese svolte nel giudizio introdotto dalla precedente ordinanza ed ha sostenuto l'inammissibilità e comunque la manifesta infondatezza della questione. Considerato che - poiché tanto l'ordinanza n. 673 del 2000 (seppure soltanto nel dispositivo) quanto l'ordinanza n. 101 del 2001 denunciano l'illegittimità costituzionale dell'art. 26, commi 4 e 5, della legge n. 448 del 1998 - i due giudizi possono essere riuniti; che la questione proposta dall'ordinanza n. 673 del 2000 è manifestamente inammissibile; che infatti tale ordinanza, mentre nel dispositivo censura espressamente l'art. 26, commi 4 e 5, della legge n. 448 del 1998, nella motivazione riferisce invece la questione di legittimità costituzionale all'art. 1 comma 5, della legge n. 525 del 1996 e considera la norma menzionata in dispositivo soltanto come oggetto di una (diversa) questione di costituzionalità sollevata dallo stesso giudice con altra ordinanza, la cui motivazione sarebbe idonea a sostenere la questione relativa al citato art. 1, comma 5; che il radicale contrasto fra le due parti del provvedimento non può essere superato privilegiando l'una rispetto all'altra, in quanto nella struttura dell'ordinanza di rimessione, come in ogni ordinanza, la motivazione ed il dispositivo assolvono a distinte e specifiche funzioni, mirando l'una ad indicare le ragioni per cui la questione di legittimità costituzionale sollevata in via incidentale è ritenuta rilevante e non manifestamente infondata, ed il secondo ad individuare formalmente l'oggetto della questione in modo corrispondente a quelle ragioni; che pertanto l'ordinanza, in violazione del principio di autosufficienza del provvedimento di rimessione, è affetta da un radicale difetto di motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza della questione come individuata in dispositivo, con conseguente manifesta inammissibilità; che la questione sollevata dall'ordinanza n. 101 del 2001 è manifestamente inammissibile, in quanto la norma da essa denunciata è stata dichiarata illegittima con la sentenza di questa Corte n. 136 del 2001, onde non è più in vigore. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, commi 4 e 5, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo), sollevata, rispettivamente, in riferimento agli artt. 3, 36 e 97 della Costituzione ed in riferimento agli artt. 3, primo comma, 36, primo comma, e 97, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 gennaio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 30 gennaio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola