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Ratifica ed esecuzione della Convenzione istitutiva dell'osservatorio Square Kilometre Array, con Allegati, fatta a Roma il 12 marzo 2019. Onorevoli Senatori . – L'osservatorio Square Kilometre Array (SKA) ha come obiettivo la costruzione e la gestione dell'operatività dello Square Kilometre Array, che, una volta costruito, sarà il più grande radiotelescopio nonché una delle più grandi infrastrutture di ricerca mai realizzati. Il progetto SKA prevede, infatti, la realizzazione di una rete di antenne operanti su diverse frequenze dello spettro radio, geograficamente distribuite nel nord del Sud Africa e nell'ovest dell'Australia e collegate fra loro attraverso un sistema di fibre ottiche in maniera da poter raccogliere ed analizzare i segnali in maniera sincrona come se fossero raccolti da un singolo grande radiotelescopio, la cui superficie di raccolta è appunto delle dimensioni equivalenti ad un kilometro quadrato. Questa infrastruttura, oltre a potenziare di cinquanta volte la capacità massima osservativa dell'Universo oggi esistente nella banda radio, consentirà di effettuare osservazioni simultanee di diverse zone del cielo, grazie alla tecnologia cosiddetta « multi-beam » che, a regime, vedrà grandi applicazioni nel campo della telefonia mobile in quanto consentirà di ottimizzare l'uso della banda radio destinata alle comunicazioni cellulari. Indicato come uno dei progetti più importanti nelle « roadmap » prodotte dall’ European strategy forum on research infrastructures (ESFRI), l'infrastruttura SKA sarà un'avanguardia mondiale ed aprirà la strada allo sviluppo di nuove conoscenze sulle leggi fondamentali che governano l'Universo e di innovazioni tecnologiche potenzialmente ad alto impatto sociale. Il riferimento delle azioni nazionali di governo relative a queste iniziative ad elevato valore strategico è la politica di settore dell'Unione europea, che, su mandato del Consiglio dei ministri per la competitività, ha istituito nel 2002 un forum europeo, l’ European strategy forum for research infrastructures (ESFRI), per definire il fabbisogno in infrastrutture internazionali di ricerca per i prossimi due decenni. La roadmap dell’ ESFRI sulla strategia a medio-lungo termine delle infrastrutture europee identifica quarantaquattro progetti in diversi settori della scienza e della tecnologia, considerati prioritari per l'Europa, con una spesa prevista di circa 20 miliardi di euro nei prossimi dieci - quindici anni, che rappresentano lo 0.8 per cento della spesa totale europea nel settore della ricerca e corrispondono ad un incremento iniziale di spesa del 20 per cento in questo settore. I progetti della citata roadmap si vanno ad aggiungere sia alle infrastrutture internazionali già presenti in Europa, sia alle infrastrutture nazionali che operano già in modo pan-europeo. La roadmap rappresenta uno strumento di riferimento per le comunità scientifiche e per i decisori politici degli Stati membri dell'Unione europea. Gli Stati membri elaborano le roadmap di strategia nazionale per le infrastrutture. In particolare l'Italia, tramite l'Istituto nazionale di astrofisica (INAF), è uno dei primi Stati ad aver preso parte al progetto e ad aver aderito alla fondazione della SKA Organization , la società di diritto inglese alla quale le Agenzie dei diversi Paesi hanno affidato il compito di predisporre gli aspetti tecnici e di design preliminari della infrastruttura. L'Italia ha una notevole tradizione nel campo della radioastronomia, potendo vantare importanti partecipazioni in progetti internazionali, oltre ad una ricca collezione di antenne all'interno dei confini nazionali, come i radiotelescopi « Croce del Nord » di Medicina (Bologna) e di Noto (Siracusa), nonché il recentissimo radiotelescopio Sardinia radio telescope (SRT) di San Basilio (Cagliari); strumenti che, oltre ad osservare le radiosorgenti sparse nell'Universo, sono impegnati in progetti di ricerca internazionali come il Search for extra terrestrial intelligence (SETI) e il Very long baseline interferometry (VLBI) nonché in programmi strategici nazionali come il progetto Space situational tracking (SST) . La comunità scientifica internazionale è concorde nell'affermare che SKA sarà il futuro della radioastronomia e la partecipazione dell'Italia è importante per tutti gli sviluppi scientifici e tecnologici negli anni a venire. Il coinvolgimento dell'INAF nel progetto SKA è stato pensato, sin dai primi anni, come un volano non solo scientifico, ma anche economico e industriale, visto l'ampio coinvolgimento delle industrie italiane nel settore della radioastronomia (con la produzione di ricevitori, pannelli e amplificatori), con importanti conseguenze positive per il nostro Paese. Il progetto porterà risultati a medio-lungo termine e per l'Italia è fondamentale rimanervi agganciati con un ruolo di leadership , quale quello rivestito finora. Molte imprese italiane, provenienti da diverse regioni del Paese sia del nord che del sud, hanno infatti preso parte allo sviluppo del design delle antenne, alcune delle quali con investimenti propri, posizionandosi così in una posizione di vantaggio competitivo rispetto ai ritorni attesi nella fase di costruzione, sia in termini di numero e di volume contratti che di acquisizione ed accesso alle innovazioni generate. Va qui sottolineata la valenza di strumento di politica industriale che assume la partecipazione al progetto, grazie alla quale si potrà consentire all'industria italiana di posizionarsi ed accrescere la propria presenza in aree emergenti del mondo, quali il continente africano, dove andrà a risiedere una parte cospicua delle antenne della infrastruttura, o di consolidare la propria posizione in aree dove vi sono già rapporti commerciali, come nel caso dell'Australia, dove sarà allocata la restante parte dell'impianto. La storia del progetto SKA ha inizio nel settembre 1993, quando l’ International union of radio science (URSI) ha fondato il Large telescope working group per cominciare a lavorare a una nuova generazione di radiotelescopi. Nel 1997 otto istituti provenienti da sei Paesi (Australia, Canada, Cina, India, Paesi Bassi e Stati Uniti) hanno firmato un accordo di cooperazione per studiare la tecnologia che avrebbe portato alla costruzione del più grande radiotelescopio al mondo. L'Italia entra in gioco solo tre anni più tardi, il 10 agosto 2000, quando in occasione della riunione dell'Unione astronomica internazionale a Manchester (Regno Unito) è stato siglato un protocollo d'intesa per istituire il Comitato direttivo internazionale dello Square Kilometre Array (ISSC). Presenti quel giorno i rappresentanti di undici Paesi: Australia, Canada, Cina, Germania, India, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Il primo gennaio 2005 è entrato in vigore un nuovo accordo, la cui validità è stata poi estesa fino al 2007, per estendere la collaborazione a ventuno Paesi (sette per l'Europa, Stati Uniti e il resto del mondo) e costituire l’ International SKA project office . Il rafforzamento del coinvolgimento italiano nel progetto è arrivato con l'adesione, nel 2006, al progetto Square Kilometre Array design studies (SKADS), che includeva ventitre partner da tredici Paesi. Da quel momento in poi il ruolo dell'Italia, anche dal punto vista politico, è andato sempre più crescendo. Il passo successivo è stato quello di aderire, con l'aiuto dei fondi europei, alla Preparatory phase propoal for the Square Kilometre Array (PrepSKA) per la preparazione delle prime fasi organizzative del progetto.