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Interventi urgenti in materia di beni della criminalità organizzata e a favore dell’agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Onorevoli Senatori. -- Le organizzazioni criminali ovunque operanti tendono a trovare i modi più idonei per penetrare il sistema produttivo. Il loro progressivo inserimento nel sistema economico, finanziario e imprenditoriale, fa sì che le organizzazioni delinquenziali arrivino a perdere quei connotati criminogeni che le caratterizzavano originariamente per divenire un vero e proprio potere economico finanziario in grado di competere nel sistema produttivo. Parallelamente i Governi si attivano per introdurre o rafforzare le proprie leggi al fine di prevenire e contrastare la attività della criminalità organizzata nonché per promuovere forme di cooperazione tra Stati. Il nostro ordinamento giuridico, ad esempio, dal secondo dopoguerra, registra l’adozione di provvedimenti legislativi volti a contrastare il fenomeno delle attività illecite e della criminalità organizzata ed anche il recepimento dei contenuti di convenzioni internazionali in materia, e tra esse quelle che discendono dall’Organizzazione delle nazioni unite e dal Consiglio d’Europa. Si rammenta che sul piano giuridico interno la legge 27 dicembre 2006, n. 296, (legge finanziaria 2007) ha ampliato sia i destinatari dei beni immobili confiscati, individuando oltre ai comuni, alle province e alle regioni, quali riceventi i suddetti beni, anche gli utilizzatori finali dei beni confiscati: organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche, università, eccetera, nonostante l’entrata in vigore della predetta legge, per l’anno 2008, le regioni e le province non inoltrarono alcuna richiesta di assegnazione dei beni confiscati ricadenti nel loro territorio). Il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136, contiene specifiche misure di prevenzione patrimoniali, di amministrazione, di gestione e di destinazione dei beni sequestrati e confiscati, nonché disposizioni riguardanti l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Nella trascorsa XVI legislatura un’articolata disamina delle questioni connesse ai beni sottratti alla disponibilità della criminalità organizzata e all’attività svolta dalla succitata Agenzia si ebbe in occasione delle audizioni del 18 e 25 gennaio 2012 del suo direttore, prefetto Giuseppe Caruso, presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. In quella sede furono evidenziate alcune criticità incontrate dall’Agenzia nello svolgimento delle sue funzioni che potrebbero ora trovare soluzione attraverso delle modifiche ed integrazioni legislative. Alcune criticità erano state evidenziate anche dalla Corte dei conti (adunanza del 14 settembre 2010) per ciò che attiene le aziende, precisando che -- «dalla documentazione fornita dall’Agenzia del demanio, è emerso che la gestione delle stesse si è dipanata attraverso numerose e svariate difficoltà, non solo a causa del pericolo di nuove infiltrazioni della criminalità nei suoi quadri dirigenti, ma anche dal punto di vista meramente tecnico: le aziende, spesso, sono gravemente debilitate, strutturalmente ed economicamente e, altrettanto spesso, sono traghettate attraverso procedure concorsuali fino alla cancellazione dal registro delle imprese.». Questo anche perché, prosegue la Corte «l’Amministratore giudiziario opera sovente in una situazione di particolare ostilità ambientale, sia all’interno che all’esterno dell’azienda». L’analisi dei dati consente di rilevare che, in molti casi, sono necessari anni perché i beni immobili confiscati siano effettivamente consegnati e, dunque, fruibili, per ragioni di varia natura che vanno da occupazioni abusive fino a gravami ipotecari, da impugnazioni giudiziarie, fino alla presenza di quote indivise, etc. A premessa di quanto si esporrà in questa relazione si rammenta che la fase giudiziaria relativa a beni mobili o immobili della criminalità organizzata è compresa tra il provvedimento di sequestro e la confisca definitiva. In questa fase si individuano tre interventi: il sequestro, la confisca e la confisca definitiva: -- il sequestro è una misura patrimoniale cautelare adottata con provvedimento urgente dal giudice su impulso dell’organo proponente ed è la fase che precede la confisca. Non si perde la proprietà del mezzo ma questo resta a disposizione dell’Autorità che deciderà in seguito se restituirlo o disporne la confisca; -- la confisca è un provvedimento impugnabile che tuttavia consente di mantenere il sequestro in previsione di una maggiore aspettativa di espropriazione definitiva del bene in considerazione dell’intervenuto contraddittorio. A decorrere dalla confisca, l’amministrazione dei beni è affidata all’Agenzia che assume i compiti che durante il sequestro erano affidati all’amministratore giudiziario nominato dal giudice; -- la confisca definitiva è la sottrazione definitiva del bene non prevedendo una sua restituzione. Il bene è devoluto allo Stato e si apre la fase del procedimento amministrativo. I costi sostenuti per la gestione dei beni confiscati sono di vario tipo: oneri condominiali e spese di manutenzione degli immobili; spese di custodia per beni mobili di varia natura (beni registrati, gioielli e preziosi, etc...), compensi agli amministratori responsabili della gestione, altri oneri relativi alla gestione (spese legali, assicurazioni, spese per l’esecuzione degli sfratti, etc...). Ricordo che marzo 2013 ha segnato come data il terzo anno di attività dell’Agenzia, la cui sede principale è a Reggio Calabria: la città fu allora scelta dal Governo Berlusconi per dare un significato preciso a quella che doveva essere la lotta alla ’ndrangheta , all’indomani di gravi episodi intimidatori che avevano interessato gli uffici giudiziari di quella città. Alla data 7 gennaio 2013 risultano sequestrati 11.238 immobili e 1.708 aziende, per un totale di 12.946 beni: al Nord la regione con il maggior numero di beni sequestrati è la Lombardia (1.186), al centro il Lazio (645) e al Sud sono la Campania (1.918), la Puglia (1.126), la Calabria (1.811) e la Sicilia (5.515). L’Agenzia ha un organico, in forza del provvedimento legislativo che l’ha istituita (decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 31 marzo 2010, n. 50), limitato a 30 persone: fu inoltre concessa all’Agenzia la possibilità di avvalersi di altre unità o provenienti dalla pubblica amministrazione o con contratti di lavoro a tempo determinato che non potevano avere durata superiore al 31 dicembre 2012 (decreto-legge 12 novembre 2010, n. 187, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2010, n. 217).