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Con l'articolo 5 si fa obbligo ai partiti che ogni bene mobiliare o immobiliare venga nominalmente intestato al partito stesso, vietando qualsiasi acquisto di titoli al portatore, anche titoli di Stato, e la intestazione di comodo a terze persone o a società fittizie. All'articolo 6 è fatto obbligo ai candidati di depositare alla cancelleria del Tribunale i rendiconti delle entrate ottenute e delle spese personali sopportate per la campagna elettorale, in base ad un limite prestabilito da non potersi superare senza incorrere nelle penalità previste. Il limite delle spese elettorali di ogni singolo candidato è necessario per evitare che coloro che sono ben forniti di reddito proprio e di amicizie di persone danarose possano largamente usare il denaro per attirare ammirazione, simpatie e voti a danno di coloro che non si trovano nelle stesse condizioni di agiatezza o di ricchezza, a parte coloro che sanno procurarsi larghi concorsi con favori non sempre limpidi e confessabili. Il sistema democratico obbliga a trovare un limite basso, per le poche spese indispensabili a mantenere opportuni contatti col corpo elettorale. È questo il motivo dei limiti di spese personali fissati all'articolo 6. L'articolo 7 attribuisce al cittadino la facoltà di prendere visione degli atti depositati in cancelleria e di fare denunzia al magistrato delle presunte violazioni di legge. Tali violazioni sono punite con una serie di multe tenute sulla linea di equità e di rigore insieme. Una disposizione importante è stata messa all'articolo 8: che i rendiconti presentati siano equiparati ad atti pubblici e l'occultamento della verità per omissione o per variazione di cifre è reputato agli effetti penali come falso in atto pubblico. Occorre ridare fiducia al Paese che la legge dovrà essere osservata e che la moralizzazione della vita pubblica non ammette condiscendenze riguardo la formazione del principale e fondamentale organo statale, il Parlamento, sul quale poggia tutta la struttura politico-giuridica della Repubblica italiana». Il senatore Sturzo così concludeva la sua relazione illustrativa: «Ad illustrare la necessità del provvedimento legislativo da me proposto, aggiungo brevi accenni sulla vigente legislazione estera. Da tempo esistono nei paesi democratici norme riguardanti le spese elettorali, anzitutto per evitare che i candidati forniti di mezzi e disposti a spenderli, potessero prevalere su coloro che non ne dispongono o che reputano sconveniente usarne. A parte le finalità storiche e pratiche delle singole leggi, tutte tendono a normalizzare la lotta elettorale e a regolare l'intervento dello Stato per determinati servizi utili allo scopo. La Gran Bretagna, che in materia di sistema parlamentare fa testo e per il rispetto di tradizioni ultrasecolari e per lo spirito di adattamento ai tempi con le minori scosse possibili, anche in questa materia può dare utili indicazioni. Ogni candidato è obbligato a versare un deposito di centocinquanta lire sterline, che si restituisce se il candidato supera la percentuale dell'ottavo dei voti validi di tutto il collegio, mentre nel caso contrario viene incamerato dall'erario. Ciò serve ad evitare le candidature senza sufficiente base elettorale che rendono meno chiara la designazione popolare e non conferiscono alla formazione di una clear majority . Per lo stesso motivo sono esclusi dal cartello radiofonico e televisivo di propaganda elettorale i partiti che presentano meno di cinquanta candidature in tutto il territorio del Regno Unito. Il criterio di formare una maggioranza efficiente prevale su quello della rappresentanza delle minoranze. Da noi avviene il contrario per la immaturità della nostra esperienza democratica. Inoltre è proibito l'uso di radiostazioni situate al di là dei confini del Regno a scopo elettorale e la violazione del disposto è penalmente perseguibile. La propaganda elettorale è controllata dallo Stato, sia per il numero dei manifesti, che delle stampe permesse e delle spese autorizzate. Le somme che ciascun candidato potrà spendere per la campagna elettorale sono fissate con rapporto alla ampiezza del collegio e al numero degli elettori. In Francia la terza e la quarta Repubblica hanno avuto leggi limitative per la propaganda elettorale a mezzo della fornitura statale della carta a ciascun candidato e con altre limitazioni di legge. Il candidato doveva inoltre versare una cauzione di 20 mila franchi, da essere rimborsata se il candidato otteneva non meno del 5 per cento dei voti validi della circoscrizione, altrimenti andava perduta; inoltre se il candidato non superava il 2,50 per cento doveva rimborsare allo Stato le spese fatte per tale candidatura. Anche l'uso della radio e della televisione è stato fin oggi limitato a quei partiti che presentavano candidati in non meno di trenta dipartimenti. Le penalità per i trasgressori sono state multe e detenzione carceraria secondo i casi. Nella Costituzione tedesca, vi è il disposto analogo a quello italiano; l'articolo 21 suona così: "I partiti politici partecipano alla formazione della volontà politica del popolo. La fondazione di un partito è libera. Il loro ordine interno deve rispondere ai princìpi democratici. Devono rendere conto al popolo dell'origine dei loro mezzi (...)". Dove esiste una legislazione precisa e completa è negli Stati Uniti d'America, sia per il finanziamento dei partiti sia per le spese elettorali. Tanto i candidati che i direttivi dei partiti debbono in tempo dichiarare per iscritto le spese che a tale scopo intendono sopportare. I candidati fanno le dichiarazioni alla segreteria del Senato e i partiti alla segreteria della Camera dei rappresentanti (deputati). La cifra massima per ciascun candidato non può superare i 10 mila dollari; in casi eccezionali di collegi estesi e con elettori numerosi vi può essere un supplemento che non potrà superare complessivamente i 25 mila dollari. Se la spesa sembra eccessiva bisogna pensare quali siano i costi della vita americana e quale altezza abbiano raggiunto gli stipendi professionali e i salari di lavoro. La penalità per i trasgressori, multe fino a 10 mila dollari e detenzioni carcerarie fino a due anni, o l'uno e l'altro insieme, sono applicate secondo la gravità del reato. La stessa pena è comminata al candidato che promette un posto privato o pubblico in compenso dell'appoggio elettorale. Se si domanda un contributo ad impiegati federali, la multa è portata a 15 mila dollari e la detenzione a tre anni. Sono proibite le contribuzioni delle banche, delle corporazioni (società di affari e imprese), dei sindacati operai (unions) con quasi le stesse penalità. La lista continua anche per reati fuori del periodo elettorale e per attività politiche in contrasto alle leggi di sana amministrazione riferentisi a persone singole e associate o a organizzazioni di partiti. Allo scopo di provare che il mio disegno di legge non è nuovo e trova consensi negli Stati democratici più qualificati, basta quanto è stato già scritto; e ogni altra indicazione sarebbe superflua. Spero che la presente iniziativa trovi il Senato disposto ad un approfondito esame, in modo da potere dare al paese una legge che riporti la posizione dei partiti alla lettera e allo spirito della Costituzione e nel binario di sana democrazia, nella quale il Parlamento tenga il suo prestigio intatto e la sua funzione con piena ed efficiente responsabilità».