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Delega al Governo per la regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione delle persone. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge, che ripropone un disegno di legge d’iniziativa del Governo (v. atto Senato n. 1473 della XVI legislatura) ivi inclusa la relazione tecnica riprodotta con le necessarie modifiche, conferisce delega al Governo affinché vengano adottati uno o più decreti legislativi attuativi diretti a realizzare, con riferimento a settori o attività che incidano sul diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione, un migliore e più effettivo contemperamento tra esercizio del diritto di sciopero e salvaguardia dei diritti della persona e della impresa costituzionalmente tutelati. Obiettivo della delega è, dunque, quello di contribuire, sulla scorta delle migliori prassi internazionali, allo sviluppo di un libero e responsabile sistema di buone relazioni industriali e alla canalizzazione dello sciopero attraverso una chiara indicazione delle prerogative sindacali e più affidabili percorsi di prevenzione del conflitto (procedure di raffreddamento, conciliazione e arbitrato) anche in considerazione delle indicazioni contenute nell'accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009 sottoscritto da Governo e parti sociali. Per governare la conflittualità legata al funzionamento delle relazioni industriali e ai negoziati per i rinnovi, il citato accordo del 22 gennaio 2009 ipotizza, infatti, la definizione di specifiche intese o procedure per garantire l'effettività -- attualmente alquanto debole -- del periodo di cosiddetta «tregua sindacale». Sempre al fine di contenere la conflittualità, eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite saranno disciplinate dall'autonomia collettiva con strumenti di conciliazione e arbitrato. Con riferimento ai servizi pubblici locali è anche prevista la possibilità di determinare, per i contratti collettivi di secondo livello, «l'insieme dei sindacati, rappresentativi della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita». Infine, l'accordo del 22 gennaio 2009 prevede che, salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, i successivi accordi di comparto o settore possano definire nuove regole in materia di rappresentanza delle parti valutando le diverse ipotesi che possono essere adottate con accordo, «ivi compresa la certificazione all'INPS dei dati di iscrizione sindacale». L'evoluzione in chiave partecipativa del sistema di relazioni industriali rende, pertanto, opportuna una revisione della attuale disciplina delle prerogative sindacali in materia di esercizio del diritto di sciopero in funzione di prevenzione del conflitto e della libertà di circolazione delle persone che risulta essere uno dei profili di maggiore criticità e ineffettività della attuale regolamentazione. Le relazioni annuali della «Commissione di garanzia dell'attuazione della legge» sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali segnalano, da tempo, una progressiva perdita di effettività delle regole della legge 12 giugno 1990, n. 146. Nella stessa direzione, le periodiche rilevazioni comparate della Fondazione europea di Dublino sui conflitti in Europa (si veda il rapporto Development in industrial action 2003 -- 2007, Dublino, 2008) segnalano un abnorme ricorso al conflitto che, con particolare riferimento al settore dei trasporti, tanto incide, in Italia più che in altri Paesi, sul godimento dei diritti della persona e sulla efficienza del sistema produttivo in generale. Il dato della scarsa effettività della attuale regolamentazione del diritto di sciopero è tuttavia ben noto anche ai cittadini che si imbattono oramai in modo sistematico, soprattutto nel settore dei trasporti, in episodi eclatanti di scioperi selvaggi e senza il rispetto delle regole minime (preavviso, durata, procedure, prestazioni indispensabili), dove il disagio recato alla collettività e agli utenti dei servizi pubblici rappresenta la cassa di risonanza per strategie rivendicative condotte al di fuori di una fisiologica dialettica sindacale. Lo stesso sciopero, del resto, ha assunto nel nostro Paese sempre meno finalità rivendicative nei confronti della controparte datoriale per assumere invece, in un numero consistente di casi e con modalità abnormi che danneggiano i diritti di terzi costituzionalmente tutelati, la finalità di rivendicare spazi di rappresentatività in concorrenza con altre sigle sindacali. Anche al fine di aggirare la frammentazione sindacale e la microconflittualità nei trasporti, il legislatore ha già apportato, sulla scia degli spunti programmatici contenuti nel «Patto dei trasporti» del 1998 (Patto sulle politiche di concertazione e sulle nuove regole delle relazioni sindacali per la trasformazione e l'integrazione europea del sistema dei trasporti), attraverso la novella alla legge n. 146 del 1990 con la legge 11 aprile 2000, n. 83, alcune parziali modifiche all'originario impianto legislativo, alla luce anche delle esperienze applicative maturate nel corso dei primi dieci anni di vigenza della legge. Queste modifiche, come si è avuto modo di evidenziare nel Libro Bianco del 2001: La politica europea dei trasporti fino al 2010 , non sembrano tuttavia essere state adeguatamente valorizzate dalle parti sociali né pare abbia raggiunto gli obiettivi indicati dal legislatore. Il riferimento va, ad esempio, ad istituti quali le procedure di raffreddamento e conciliazione le quali attualmente, nei fatti per le modalità in cui sono regolamentate, non rispondono allo scopo di deflazionare il conflitto e di scongiurare il conseguente ricorso allo sciopero. Esse si concretizzano in un inutile lasso temporale da far obbligatoriamente decorrere, cui le parti si sottopongono sapendo già che non produrrà l'effetto di arrivare ad una costruttiva conciliazione della controversia. Altro profilo di criticità appare essere il principio di intervallo o rarefazione soggettiva ed oggettiva tra proclamazione ed azione o tra azioni di sciopero non dettagliatamente normato dal legislatore del 2000. Così pure l'assenza di attenzione della legge verso il concetto di servizio strumentale alla erogazione del servizio principale e la conseguente mancata previsione di ogni misura volta ad arginare fenomeni di sciopero di segmenti di servizi, quali i controllori di volo nel trasporto aereo, costituiscono altri elementi di perdita di effettività dell'attuale disciplina. Non ultimo, il ruolo della Commissione di garanzia alla quale la legge non attribuisce compiutamente poteri di effettiva conciliazione e mediazione dei conflitti. L'apparato sanzionatorio, poi, appare inadeguato sotto il profilo dell'entità (e delle modalità di applicazione) delle sanzioni pecuniarie/amministrative da irrogare, nonché lacunoso nella parte in cui non prevede la esplicita riconduzione all'interno del modello legislativo dei fenomeni di scioperi cosiddetti «selvaggi» indetti e proclamati da coalizioni spontanee di lavoratori in totale spregio delle norme di legge e accordo collettivo.