[pronunce]

– Con ordinanza della quale si è data lettura nell'udienza pubblica, la Corte ha dichiarato inammissibili gli interventi di Bristol Myers Squibb s.r.l., Eli Lilly and Company, F. Hoffman La Roche A.G., Roche Diagnostic (già Boehringer Mannhein Gmbtt), GlaxoSmithKline s.p.a., Glaxo Group Limited, Beecham Group plc, The Wellcome Foundation Limited, Merck Sharp &amp; Dohme Italia s.p.a., Pfizer Italia s.r.l., Pharmacia Italia s.p.a., Sanofi Synthelabo s.a., Taisho Pharmaceutical Co. Ltd. , Knoll-Ravizza Farmaceutici s.p.a. (già Ravizza s.p.a. per l'Industria Chimica e Farmaceutica) ed ammissibili gli interventi di Menarini International Operations Luxembourg s.a., Sigma Tau s.p.a., Malesi Istituto Farmabiologico s.p.a. e F.I.R.M.A. s.r.l.1. – La Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio italiano brevetti e marchi solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 8, del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63 (Disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture), convertito, con modificazioni, nella legge 15 giugno 2002, n. 112, per contrasto «con il principio costituzionale dell'affidamento e con i principî degli articoli 41 e 42 della Costituzione in relazione all'art. 3 della stessa Costituzione, ed infine con i principî degli articoli 24 e 113 della Costituzione». 2. – Preliminarmente deve rilevarsi che l'intervenuta abrogazione della disposizione censurata – ad opera dell'art. 246, comma 1, lettera mm), del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale) – non costituisce impedimento all'esame della questione di legittimità costituzionale sollevata dal rimettente in quanto tale disposizione è stata integralmente trasfusa – ad opera del medesimo decreto legislativo n. 30 del 2005 – nell'art. 61, commi 4 e 5. Pertanto, conformemente alla giurisprudenza di questa Corte (da ultimo, anche in ipotesi di “sostanziale” riproduzione, sentenze n. 135 del 2003 e n. 25 del 2002), il presente giudizio incidentale di legittimità costituzionale deve essere deciso con riferimento alla disposizione di cui all'art. 61, commi 4 e 5, del d.lgs. n. 30 del 2005. 3. – Ancora in via preliminare, va rilevato che deve prescindersi dall'esame della questione sollevata, nel dispositivo, in riferimento agli artt. 24 e 113 della Costituzione, avendo il rimettente escluso nella parte motiva dell'ordinanza di rimessione la sussistenza del requisito della non manifesta infondatezza della questione stessa. 4.– Sempre in via preliminare, va ribadita l'inammissibilità, per le ragioni esposte nell'ordinanza della quale si è data lettura in udienza, degli interventi di Bristol Myers Squibb s.r.l., Eli Lilly and Company, F. Hoffman La Roche A.G., Roche Diagnostic (già Boehringer Mannhein Gmbtt), GlaxoSmithKline s.p.a., Glaxo Group Limited, Beecham Group plc, The Wellcome Foundation Limited, Merck Sharp &amp; Dohme Italia s.p.a., Pfizer Italia s.r.l., Pharmacia Italia s.p.a., Sanofi Synthelabo s.a., Taisho Pharmaceutical Co. Ltd. , Knoll-Ravizza Farmaceutici s.p.a. (già Ravizza s.p.a. per l'Industria Chimica e Farmaceutica). Del pari va ribadita l'ammissibilità degli interventi della Menarini International Operations Luxembourg s.a., Sigma Tau s.p.a., Malesi Istituto Farmabiologico s.p.a. e F.I.R.M.A. s.r.l., in quanto aventi causa – quali licenziatarie le prime due e sublicenziatarie la terza e la quarta – della ricorrente Schering Corporation, e pertanto destinatarie alla pari di quest'ultima degli effetti che la pronuncia di questa Corte (anche, eventualmente, interpretativa di rigetto) è destinata a produrre sul rapporto oggetto del giudizio a quo: rilievo che deve far ritenere non decisiva, ai fini in esame, la circostanza che l'intervento adesivo dipendente avrebbe potuto essere spiegato in quel giudizio prima che venisse sollevata la questione di legittimità costituzionale dal momento che – come rilevato – un effetto ulteriore e diverso, rispetto a quelli prodotti erga omnes, potrebbe per gli aventi causa discendere proprio dall'esito del presente giudizio. 5.– Il Presidente del Consiglio dei ministri, a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, eccepisce l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sotto vari profili: in primo luogo, adducendo la manifesta carenza di giurisdizione del giudice rimettente. L'eccezione è fondata. 5.1. – Le parti private, ricorrente ed intervenute – sottolineato che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale la carenza della giurisdizione del giudice rimettente è rilevabile esclusivamente quando appaia manifesta (sentenze n. 281 del 2004 e n. 98 del 1997; ordinanza n. 348 del 1995) – osservano che, nel caso in esame, la sussistenza di tale presupposto processuale in capo al giudice rimettente si fonderebbe sul disposto degli artt. 35, primo comma, e 70, primo comma, del regio decreto n. 1127 del 29 giugno 1939 (Testo delle disposizioni legislative in materia di brevetti per invenzioni industriali), i quali attribuirebbero alla Commissione ricorsi la competenza a decidere sulle impugnazioni avverso qualsiasi provvedimento adottato dall'Ufficio brevetti senza che rilevi, pertanto, la distinzione tra interessi legittimi e diritti soggettivi alla quale accenna l'ordinanza di rimessione. 5.2. – La Commissione rimettente – la cui natura di giudice speciale, come tale legittimato a sollevare incidenti di costituzionalità, questa Corte ha riconosciuto fin dalla sentenza n. 42 del 1958 – si occupa diffusamente, nell'ordinanza di rimessione, della natura del provvedimento dell'Ufficio brevetti avverso il quale la Schering Corporation ha presentato ricorso e della situazione giuridica soggettiva della quale, nei confronti di tale provvedimento, è titolare la società ricorrente. Quanto al provvedimento, la Commissione, condividendo la tesi dell'Ufficio secondo la quale «la norma non richiede atti di parte» dello stesso, osserva che la disposizione censurata «non (gli) attribuisce alcun compito» e che «il ricalcolo delle nuove date di scadenza dei CCP nazionali è stato compiuto dall'Ufficio unicamente per aggiornare le informazioni che l'Ufficio stesso è tenuto a fornire a tutti coloro che ne abbiano interesse sia mediante la pubblicazione del Bollettino sia mediante l'aggiornamento della banca dati»; quindi, «unicamente in funzione dei compiti che esso è tenuto ad assolvere nella gestione del sistema di pubblicità».