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Tutte queste previsioni sono molto importanti, ma l'altra parte significativa era la casa e il superbonus per permettere di migliorare le condizioni di molte abitazioni da un punto di vista energetico, ma anche da un punto di vista più generale. Si è fatto ancora di più e lo abbiamo consentito noi con tutte le nostre proposte: abbiamo introdotto nelle categorie del superbonus anche le RSA e le ONLUS. È quindi una norma assolutamente importante. Un'attenzione grandissima è stata data anche a una realtà che purtroppo è in grandissima crescita: mi riferisco al fenomeno dell'autismo. Penso che tutti i Gruppi, negli ultimi grandi provvedimenti, abbiano dedicato attenzione a questo tema: è stato fatto anche questa volta, perché riuscire a coinvolgere queste persone, renderle più autonome possibili, vuol dire permetter loro di pensare ad un progetto di vita più sereno, avere un progetto lavorativo e di famiglia. Ciò vuol dire che la nostra comunità progredisce, ma non dobbiamo dimenticarci, purtroppo, dei 3 milioni di poveri che ci sono in Italia. È incredibilmente straziante pensare che ci siano così tanti bambini sotto i sei anni che vivono nella povertà. Saremo più civili quando riusciremo a migliorare la vita anche di queste fasce così deboli e troppo spesso misere non soltanto per mancanza di beni e di denari ma anche di valori che sono in una situazione di grande fragilità. Abbiamo affrontato tanti di questi aspetti e penso abbiamo fatto un bel lavoro insieme. Sarò felice di ascoltare, insieme ai colleghi relatori, i contributi che i nostri colleghi e le nostre colleghe vorranno darci. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Errani. ERRANI, relatore . Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei partire con un dato di verità: è stato un lavoro molto difficile per tante ragioni, a cominciare dal fatto che il disegno di legge di bilancio è arrivato con oltre un mese di ritardo, per la scelta del Governo di mettere emendamenti pesanti dentro la legge di bilancio e perché la maggioranza si avvicina sempre di più alla scadenza presidenziale. Sono tutti elementi che ci hanno messi di fronte a un quadro forse più impegnativo del solito. Siamo riusciti a realizzare un obiettivo, certamente non senza limiti o difficoltà. Abbiamo cercato di impostare il nostro lavoro sulla correttezza e sul dialogo, che si è sviluppato tra i relatori, il Governo e i diversi Gruppi, compresi i Gruppi della opposizione, che per la loro disponibilità a costruire questo dialogo credo sia giusto ringraziare. Abbiamo cercato di migliorare una manovra già espansiva. Il presidente Pesco ha spiegato i dati più ampi di macroeconomia: il disegno di legge di bilancio si colloca in una fase delicata di crescita che - non dovremo mai dimenticare - è inaspettata anche per noi e non solo per gli analisti, che spesso non fanno previsioni corrette. Anche per noi, comunque, è stata una notizia abbastanza inaspettata. La ripresa, comunque, fa i conti ancora con una pandemia e, a mio parere, con un progressivo disagio sociale e psicologico di cui non sempre riusciamo a cogliere la profondità. Non di rado siamo autoreferenziali e pensiamo che la bandierina su questa o quella questione possa rappresentare parte di una risposta al Paese. Io credo, invece, che siamo di fronte alla necessità di fare un salto di qualità nella capacità - e in questo il PNRR è importantissimo - non semplicemente di fare le opere, non semplicemente di investire le straordinarie risorse contenute nel PNRR, ma di definire un profilo nuovo di questo Paese. Noi siamo di fronte a cambiamenti inediti, che mutano l'antropologia di questo Paese. Il Covid-19, per me, ha certamente cambiato l'antropologia di questo Paese e dobbiamo fare i conti con sfide inedite per ampiezza e profondità, come la transizione ecologica, la crisi climatica, la rivoluzione tecnologica che produce sempre nuove forme di analfabetismo, di separazione e di frantumazione della società. Su questi spunti di riflessione, non di analisi, se ci domandiamo che risposte dia il disegno di legge di bilancio, io credo che due scelte le abbia fatte: prima nella proposta del Governo, ma poi, con modestia e sensibilità possiamo sottolinearlo, anche grazie al lavoro che abbiamo svolto in Commissione, scegliendo alcuni temi. La prima scelta è quella di continuare a pensare che il superbonus non sia semplicemente un intervento per aiutare le famiglie, per le ristrutturazioni e per la riqualificazione energetica, ma sia uno strumento per interpretare quella sfida. Per questo abbiamo fatto alcune scelte importanti, come, ad esempio, la scelta irrinunciabile del fotovoltaico, senza perdere di vista che le ONLUS o le RSA avevano diritto a entrare in questo processo. La scelta più significativa che, per quel che riguardava la disponibilità del Parlamento, abbiamo realizzato è stata quella di dire che la transizione ecologica non è una scelta reversibile e che, anzi, dobbiamo costruire molto di più perché essa non sia reversibile. Abbiamo inoltre fatto scelte importanti sul sociale, perché non esiste transizione ecologica senza rivoluzione industriale, nel senso dell'industria che diventa protagonista di una nuova impresa: ne parliamo poco, troppo poco. Parliamo troppo di incentivi e troppo poco del nuovo progetto industriale di questo Paese. Forse questo è un limite di questo disegno di legge di bilancio, che o si incrocia con le strategie del PNRR, che guardano e vanno in questa direzione, o su questo avrebbe un respiro troppo corto. Il Governo ha fatto anche i conti con il problema fiscale. Noi, su questo, non siamo intervenuti sostanzialmente. A tale proposito voglio esprimere una opinione strettamente personale che non riguarda in nessun modo gli altri relatori, che ringrazio per il lavoro importantissimo che hanno svolto. Devo dire che l'intervento è significativo, è di 8 miliardi; il cosiddetto mini maxiemendamento parla complessivamente di 12 miliardi, ma ci vuole molto più coraggio per interpretare la riforma fiscale in questo Paese. Rimaniamo un Paese che paga un prezzo alto, Banca d'Italia parla di 109 miliardi di evasione fiscale, ma è difficile trovare un evasore, non perché non lo si trovi, ma perché nessuno pensa di esserlo: la stragrande maggioranza pensa di essere vessato dalle tasse. A mio parere a questo proposito c'è un problema culturale assai significativo. Lo so che questa discussione è difficile, ma in fondo la politica è anche destinata a tracciare un futuro, a dare un indirizzo al Paese, a spiegare perché non siamo sempre dalla stessa parte, perché c'è una parte e perché ce n'è un'altra, in relazione alla strategia, alla visione, a dove si vuole portare questo Paese e i suoi cittadini, né sopra, né contro di loro, ma neanche alla ricerca di un consenso effimero, giocato sul solleticare tutte le forme di egoismo. Su questo bisogna dunque riflettere, perché le disuguaglianze in questo Paese crescono e non calano. Mi chiedo allora come interpretiamo in forme moderne la redistribuzione, dentro a una inedita dinamica di accumulazione delle ricchezze. Io credo che nemmeno in epoche lontane l'accumulazione di ricchezza fosse così significativa come oggi, ma questi temi fanno parte anche della dialettica politica.