[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge della Regione Veneto 28 dicembre 1999, n. 62 (Individuazione dei Comuni a prevalente economia turistica e delle città d'arte ai fini delle deroghe agli orari di vendita), promosso con ordinanza del 14 maggio 2003 dal Tribunale amministrativo regionale per il Veneto sui ricorsi riuniti proposti da Consorzio Operatori Grand'Affi Shopping Center ed altri contro la Provincia di Verona, iscritta al n. 678 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione del Consorzio Operatori Grand'Affi Shopping Center ed altra e del Comune di Affi ed altri, nonché l'atto di intervento della Regione Veneto; udito nell'udienza pubblica dell'8 marzo 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick; uditi gli avvocati Luigi Manzi per il Consorzio Operatori Grand'Affi Shopping Center ed altra, Mario Bertolissi e Andrea Manzi per la Regione Veneto e Giovanni Sala per il Comune di Affi ed altri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale amministrativo regionale del Veneto ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 97 e 117 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge della Regione Veneto 28 dicembre 1999, n. 62 (Individuazione dei Comuni a prevalente economia turistica e delle città d'arte ai fini delle deroghe agli orari di vendita), che stabiliscono i criteri ed i requisiti per la individuazione – da parte delle province, cui l'art. 1 della stessa legge attribuisce tale funzione – rispettivamente dei Comuni «a prevalente economia turistica» e delle «città d'arte», ai fini delle deroghe agli orari degli esercizi commerciali previste dall'art. 12 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59). Il giudice a quo premette di essere investito dei ricorsi – riuniti – proposti dai Comuni di Affi, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Costernano, Pastrengo e Rivoli Veronese, nonché da numerosi operatori commerciali, aventi ad oggetto la richiesta di annullamento della deliberazione della Giunta provinciale di Verona con la quale, sulla base delle norme impugnate, erano stati fissati i «criteri per l'applicazione delle deroghe agli orari di vendita per i Comuni a economia prevalentemente turistica e città d'arte»; nonché della determinazione dirigenziale della medesima Provincia, con cui era stato negato ai Comuni ricorrenti il riconoscimento della qualità di Comuni «a prevalente economia turistica»: riconoscimento che avrebbe comportato la possibilità, per gli esercizi commerciali ubicati nel territorio dei predetti Comuni, di effettuare l'apertura per la vendita – nel periodo dal 15 marzo al 4 novembre – anche nei giorni domenicali e festivi. A fondamento del ricorso, i ricorrenti avevano in particolare dedotto che i territori dei Comuni interessati risultavano posti a breve distanza dal lago di Garda, in zona divenuta punto di passaggio obbligato per grandi masse di turisti diretti verso quel comprensorio; e che i medesimi territori erano già stati riconosciuti «località ad economia turistica» con deliberazione del Presidente della Giunta regionale del 1983, sulla base della disciplina vigente anteriormente all'entrata in vigore della legge regionale del Veneto n. 62 del 1999. Il rimettente riferisce, altresì, di aver già sollevato, nell'ambito del medesimo giudizio, analoga questione di legittimità costituzionale, con riferimento, tra l'altro, all'originario testo dell'art. 117 Cost.: questione in relazione alla quale, peraltro, questa Corte aveva disposto la restituzione degli atti al giudice a quo, a fronte delle modifiche apportate al titolo V della Parte II della Costituzione dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e della conseguente necessità di un nuovo esame della questione alla luce del sopravvenuto mutamento del quadro normativo. Riassunto il giudizio da alcuni dei ricorrenti, la difesa di questi ultimi aveva nuovamente proposto eccezione di illegittimità costituzionale, anche in riferimento al nuovo testo dell'art. 117 Cost. introdotto dalla citata legge di riforma costituzionale: questione che il giudice a quo ritiene rilevante e non manifestamente infondata. Al riguardo, il rimettente muove dalla considerazione che la legge costituzionale n. 3 del 2001, riscrivendo – tra gli altri – gli artt. 117 e 118 Cost., ha impostato su basi del tutto diverse, rispetto all'assetto previgente, la distribuzione delle potestà tra Stato e Regioni, in particolare affidando alla competenza legislativa residuale — e, dunque, esclusiva — delle seconde la materia del commercio (art. 117, quarto comma, Cost.). L'attuale riparto di competenze — che pure sembrerebbe «legittimare ex post» il potere legislativo esercitato con la legge regionale n. 62 del 1999, la quale era stata sospettata di incostituzionalità, con l'originaria censura, sotto il profilo della carenza della potestà legislativa regionale nella predetta materia – non escluderebbe, peraltro, l'insorgenza di nuovi e diversi dubbi di legittimità costituzionale della medesima legge in riferimento all'art. 117 Cost.: e ciò segnatamente in rapporto all'invasione da parte del legislatore regionale di un ambito – quello della tutela della concorrenza – che la novellata norma costituzionale riserva alla potestà esclusiva dello Stato. Porre regole e limiti in tema di orari e giorni di apertura degli esercizi commerciali significherebbe, difatti, incidere sulla libertà di iniziativa economica: libertà che risulterebbe ampliata per gli esercizi situati nei Comuni riconosciuti «a prevalente economia turistica»; e ristretta, invece, per altri soggetti che – pure operanti nel settore commerciale, e dunque concorrenti – non possono godere delle medesime deroghe. In proposito, ad avviso del rimettente, l'assunto secondo cui la tutela della concorrenza comunque rileva, allorquando venga in considerazione la libertà di iniziativa economica, si fonda sul presupposto che la tutela della concorrenza «è materia soltanto da un punto di vista trasversale», nel senso che essa riguarda «diverse altre materie in senso proprio, disciplinate da specifici assiemi normativi». Il giudice a quo aggiunge, tuttavia, che detta tesi «parrebbe provare troppo», in quanto, ragionando in tal modo, l'ambito della competenza legislativa esclusiva delle Regioni verrebbe notevolmente ristretto, «così riprendendosi il sistema buona parte di quello che aveva concesso». Nonostante ciò, la questione non potrebbe dirsi manifestamente infondata, tenuto conto segnatamente dell'innegabile esigenza di «tracciare i confini tra le varie materie concernenti il riparto della potestà legislativa fra Stato e Regioni»;