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le recenti indagini giudiziarie in corso nella città di Bologna sono l'ultimo segnale di una realtà allarmante di diffusione e consumo di cocaina tra i giovani del nostro Paese; secondo lo studio ESPAD Italia, il 33,6 per cento degli studenti italiani (circa 870.000 ragazzi) ha utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita e il 25,6 per cento ha riferito di averne fatto uso nel corso dell'ultimo anno; l'ordinamento penale in tema di tutela dei minori dispone, tra l'altro, all'art. 80 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, l'aggravante per cui "le pene previste per i delitti di cui all'articolo 73 sono aumentate da un terzo alla metà (? ) nei casi in cui le sostanze stupefacenti o psicotrope sono consegnate o comunque destinate a persona di età minore"; la Corte di cassazione, terza sezione penale, con sentenza n. 49571 del 16 dicembre 2015, ha precisato nelle proprie motivazioni che "l'aggravante della consegna delle sostanze stupefacenti a persona di età minore, prevista dall'articolo 80, comma primo, lett. a), DPR n. 309 del 1990, è configurabile anche nel caso di semplice dazione al minorenne, indipendentemente dalla diversa destinazione che lo stupefacente possa eventualmente avere, in quanto la ragione dell'aggravante risiede proprio nel fatto che un minore entri in possesso dello stupefacente e possa dunque assumerne"; considerato che: nell'ultima relazione annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga emerge che continuano a crescere i decessi e i ricoveri legati al consumo di sostanze stupefacenti; secondo la stessa relazione, la diffusione della cocaina risulta un fenomeno in netta e vertiginosa crescita, rappresentando sempre più il principale business dei maggiori sodalizi criminali nazionali e internazionali e la stessa cocaina risulta essere la sostanza principale per la quale oltre un terzo delle persone inserite nelle comunità terapeutiche del privato sociale ha iniziato un percorso terapeutico-riabilitativo; malgrado le disposizioni e il rigoroso orientamento giurisprudenziale richiamato è percezione diffusa tra le famiglie, i cittadini e gli operatori delle forze dell'ordine quotidianamente impegnati sul territorio di non avere a disposizione norme in grado di assicurare all'effettiva detenzione i soggetti colti a spacciare sostanze stupefacenti ai minori, si chiede di sapere: quali iniziative si intenda intraprendere per rilanciare una campagna di sensibilizzazione sociale sulla nocività dell'uso di cocaina e di altre sostanze psicoattive illegali, ormai purtroppo entrate nella quotidianità in ampie fasce della popolazione, anche giovanile, e accettate come se rientrassero quasi in un'ottica di normalità; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno un provvedimento legislativo che, operando sulle pene edittali attualmente previste per le attività di spaccio, o con ogni altro strumento idoneo, precluda a chi è responsabile di cessione a minori, a qualunque titolo, di stupefacenti ogni possibilità di sottrarsi alla detenzione, in considerazione della gravità di una condotta che, anche in caso di fatti di lieve entità, è in grado di pregiudicare la salute nonché la vita relazionale e sociale di soggetti vulnerabili. Atto n. 3-01910 CIRIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: nel corso dell'estate 2020 il numero di migranti sulle coste italiane è cresciuto esponenzialmente tra sbarchi autonomi, gommoni, barche, motoscafi, senza attendere neanche l'aiuto delle navi delle organizzazioni non governative, mentre la rotta balcanica di nord-est veniva letteralmente presa d'assalto; la situazione è tanto grave che numerosissimi sindaci e amministratori locali, dalla Sicilia al Friuli-Venezia Giulia, hanno invocato lo stato di emergenza, primo fra tutti il sindaco di Lampedusa, l'avamposto dell'accoglienza italiana; la situazione, già di per sé gravissima, è ulteriormente complicata dal rischio dei contagi, come dimostrato dalle cronache estive, che hanno raccontato di numerosissimi casi di migranti arrivati illegalmente in Italia e risultati positivi al COVID-19, per non parlare di quelli che sono fuggiti dalle strutture di accoglienza prima di avere una risposta sulla propria condizione di salute e prima della fine della quarantena obbligatoria, riversandosi nelle strade e nelle città col rischio di diffondere il contagio; il Governo ha sottovalutato enormemente il rischio sanitario connesso alle migrazioni, non ha adeguato le strutture ai rischi connessi alla pandemia, né fornito gli strumenti necessari per la gestione dei numerosi minori non accompagnati che richiedono procedure e trattamenti specifici; appelli sono stati lanciati anche dai sindacati di polizia, che chiedono protocolli per la tutela sanitaria degli operatori delle forze dell'ordine, spazi adeguati per l'accoglienza, rinforzi per presidiare i confini, soprattutto quelli di nord-est, e per bloccare gli ingressi illegali; anche il Ministro in indirizzo ha riconosciuto che "si tratta di flussi incontrollati che creano seri problemi legati alla sicurezza sanitaria nazionale, che si riverberano inevitabilmente sulle comunità locali interessate dai centri di accoglienza, dai quali, tra l'altro, i migranti cercano di allontanarsi in ogni modo prima del termine del periodo di quarantena obbligatorio"; considerato che: domenica 6 settembre, al Forum Ambrosetti, a Cernobbio, come riportato dalla stampa nazionale, lo stesso Ministro ha dichiarato che "gli sbarchi devono essere bloccati dal Paese di partenza, non di arrivo" e altresì che "l'opera di blocco va fatta con il Paese di provenienza"; Fratelli d'Italia ha sempre coerentemente sostenuto, e continua a ritenere, che lo strumento più efficace per contrastare l'immigrazione irregolare e conseguire i risultati auspicati sul versante della sicurezza interna del nostro Paese sia il "blocco navale", sostanzialmente una missione da effettuare in accordo con le autorità libiche, volta ad impedire le partenze dalle coste africane; un intervento, peraltro, ritenuto efficace da alte autorità militari e, in passato, anche da autorevoli esponenti dell'attuale maggioranza parlamentare, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Governo voglia porre in essere, al di là dei meri proclami, per prevenire ulteriori sbarchi sulle coste italiane e bloccare il flusso incessante di migranti sulla rotta balcanica e quali misure tempestive intenda adottare per dare risposta alle richieste avanzate, per ultime nell'incontro dell'8 settembre a Trieste, dal presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, dai sindaci e dagli amministratori locali. Atto n. 3-01911 FARAONE SBROLLINI GARAVINI Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: nei prossimi giorni è prevista la riapertura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, nella consapevolezza che resta inevitabile l'alto rischio di trasmissione del contagio da COVID-19 in ambito scolastico;