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Disposizioni concernenti la disciplina della pesca dei pesci pelagici nonché in materia di titoli professionali marittimi. Onorevoli Senatori. -- La politica comune della pesca mira a instaurare un corretto equilibrio tra l'offerta e la domanda nell'interesse dei pescatori e dei consumatori europei e per garantire la protezione degli stock ittici dallo sfruttamento eccessivo. Dopo circa venti anni di politica comune della pesca le risorse ittiche sono diminuite e la pesca illegale è aumentata, a danno dei pescatori professionali rispettosi della legge, che hanno pagato con i minori profitti propri e dell'equipaggio il rispetto delle norme. Il settore della pesca nel Mediterraneo è stato oggetto di continui controlli e restrizioni, che si sono concretizzati in un eccessivo proibizionismo che ha limitato la diversificazione dello sforzo di pesca. Non sono stati effettuati i dovuti studi scientifici sul reale impatto ambientale degli attrezzi da pesca messi al bando ed è necessario armonizzare i regolamenti in vigore, per garantire il reale interesse alla tutela biologica degli stock e la difesa del lavoro degli operatori del settore della pesca, tenendo conto che è logico e incontrovertibile che la diversificazione dello sforzo di pesca e il contenimento dei costi sono elementi indispensabili per la tutela biologica degli stock . Prima delle pesanti restrizioni imposte dalle istituzioni internazionali, europee, nazionali e, financo, regionali, la flotta peschereccia artigianale operava con piena e autonoma consapevolezza della necessità di assicurare insieme la tutela dell'ambiente e del lavoro in mare, tramite una naturale diversificazione dello sforzo di pesca, realizzata alternando le catture con attrezzi diversificati che, a seconda dei periodi di pesca, permettevano un'attività di pesca economicamente redditizia. Si realizzava un naturale mantenimento dei prezzi del pescato, in quanto la diversificazione degli attrezzi e delle tipologie di pesca, operata naturalmente dagli operatori del settore, determinava il contenimento del prezzo di vendita, perché le catture diversificate venivano sbarcate in tempi e modi diversi, mantenendo il valore aggiunto del pesce fresco e permettendo una redditizia attività, che si tramutava automaticamente e naturalmente in un minore sforzo di pesca, facendo quindi raggiungere al pescatore il risultato economico del mantenimento dell'impresa mediante minori catture, essendo ottimale il rapporto tra costi e ricavi, da una parte, e peso e prezzo, dall'altra, come impone la migliore gestione delle attività economiche. Oggi, dopo un ventennio di restrizioni e limitazioni che hanno annullato la diversificazione dell'attività di pesca e aggravato i costi di esercizio e di mantenimento delle imbarcazioni, si è invertito il rapporto tra costi e ricavi e tra peso e prezzo, in quanto i costi e gli adempimenti a carico delle imprese sono smisuratamente aumentati ( blue box , logbook elettronico, gasolio eccetera), mentre i prezzi di vendita del pescato sono diminuiti (a causa delle restrizioni relative agli attrezzi utilizzabili e ai periodi in cui è consentita la pesca, all'introduzione delle quote relative al tonno, al divieto delle catture accidentali, alle norme sui rigetti in mare). Le imbarcazioni, forzatamente dedite quasi tutte alla stessa tipologia di pesca nello stesso periodo, sbarcano contemporaneamente il pescato determinando la diminuzione del prezzo di vendita, anche a causa delle grosse partite di pesce d'importazione congelato che provengono dai Paesi terzi non interessati da alcuna limitazione. Gli attrezzi da pesca più pesantemente colpiti dalle limitazioni sono stati il palangaro (il cui utilizzo è principalmente mirato alla cattura di tonnidi e pesce spada, e che i pescatori, nel naturale esercizio della propria attività di pesca del pesce spada, del tonno rosso e del tonno bianco, hanno da sempre utilizzato garantendo una diversificazione delle catture delle diverse specie a seconda dei periodi dell'anno, attuando una spontanea diversificazione dello sforzo di pesca per ragioni di tutela ambientale ed economica) e la ferrettara (che fin dal 1995 è stata utilizzata nei mesi estivi quale valida alternativa al palangaro e che, pur comportando catture più modeste, a fronte di un considerevole investimento iniziale consentiva di mantenere bassi i costi di gestione, rendendo di fatto economicamente redditizia l'attività a tutto vantaggio della diversificazione dell'attività di pesca e della tutela ambientale). Le diposizioni del presente disegno di legge mirano ad armonizzare le regole europee, garantendo il mantenimento del delicato equilibrio tra sfruttamento della risorsa e sostenibilità, al fine di rendere praticabile ed ecosostenibile la pesca dei pesci pelagici e grandi migratori ed evitando i rigetti in mare. L'articolo 1 opera una redistribuzione delle quote per la pesca del tonno rosso, assegnando una percentuale maggiore alla pesca con il palangaro, in coerenza con l'orientamento europeo che nel 2010 ha disposto una diminuzione (da 49 a 12) delle unità italiane autorizzate a praticare il sistema detto «circuizione», senza invece limitare il numero delle imbarcazioni autorizzate all'utilizzo del palangaro. Tale ultimo sistema non comporta la cattura del tonno rosso durante la fase della riproduzione, in quanto è scientificamente provato che in tale fase il tonno rosso perde l'appetito. L'aumento della quota destinata alla pesca con il palangaro, soprattutto, si giustifica in considerazione del fatto che l'attribuzione di ogni nuova quota a tale sistema di pesca determina una ricaduta occupazionale nettamente superiore rispetto a quella che deriva dalla circuizione, con un rapporto di 1 a 7 in termini di marittimi dipendenti imbarcati, come si evince dalla seguente tabella esemplificativa: Sistema di pesca N. imbarcazioni autorizzate Quota complessivamente assegnata anno 2012 Marittimi dipendenti presunti Circuizione 12 Tonn. 1.377,60 120 Palangaro 30 Tonn. 196,67 120 Considerando quindi, a titolo puramente esemplificativo, che ogni imbarcazione autorizzata alla circuizione impieghi 10 marittimi dipendenti e ogni imbarcazione autorizzata all’utilizzo del palangaro ne impieghi 4, il rapporto quota/lavoratori è maggiore di 1 a 7 a vantaggio del sistema del palangaro, con una ricaduta occupazionale non paragonabile, anche in considerazione del fatto non marginale che le quote assegnate alle 30 imbarcazioni autorizzate all'utilizzo del palangaro per l'anno 2012 sono state assolutamente inconsistenti, in quanto le 12 imbarcazioni autorizzate al sistema della circuizione detengono il 77,051 per cento del contingente nazionale, mentre il restante 22,949 per cento è diviso tra le altre 5 voci autorizzative, tra cui il palangaro. Introducendo una quota minima prevista per legge si assicura la redditività della pesca autorizzata, consentendo una proficua campagna di pesca a tutte le imbarcazioni. L'articolo introduce altresì il principio che il contingente di quote di tonno rosso attribuito all'Italia dall'Unione europea è un bene pubblico temporaneamente assegnato per l'utilizzo a ben determinate imbarcazioni. Al proposito, è bene sottolineare che in passato si è assistito al trasferimento di quote di tonno rosso tra imbarcazioni a seguito di accordi tra privati, senza che fosse stabilito di fatto alcun criterio oggettivo di assegnazione, ma, al contrario, in base alla mera discrezionalità di alcuni soggetti privati.