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- La Regione siciliana ha sollevato, con riferimento agli artt. 36 e 37 dello Statuto di autonomia regionale (regio decreto 15 maggio 1946, n. 455, recante «Approvazione dello Statuto della Regione siciliana») e all'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 230, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2010), nella parte in cui prevede che le maggiori entrate tributarie derivanti dalla applicazione del comma 229 dello stesso art. 2 della citata legge n. 191 del 2009 «affluiscono al fondo di cui al comma 250 con le modalità ivi previste». 2. - Onde meglio comprendere l'esatta portata della questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione siciliana, è necessario ricostruire, in maniera meno sintetica di quanto fatto nel ricorso introduttivo del giudizio, l'articolato tessuto normativo nel quale si va ad inserire la disposizione oggetto di censura. 2.1. - Con gli artt. 5 e 7 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale pluriennale - Legge finanziaria 2002), il legislatore aveva previsto che, ai fini della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all'art. 67 (già art. 81), comma 1, lettere a), b), c) e c-bis), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), di seguito TUIR, fosse possibile assumere quale valore iniziale - sulla base del quale calcolare, appunto, la plusvalenza o la minusvalenza realizzata all'atto delle cessione dei beni - anziché il costo o il valore di acquisto, rispettivamente, di titoli, quote o diritti non negoziati nei mercati regolamentati, ovvero di terreni edificabili e con destinazione agricola, tutti posseduti al 1° gennaio 2002, quello determinato tramite perizia giurata di stima riferita a tale data. Condizione necessaria per poter accedere a tale meccanismo di calcolo delle plusvalenze - rientranti, in linea di principio, nel novero dei cosiddetti «redditi diversi» soggetti, come tali, a tassazione - (o delle minusvalenze) era il pagamento di un'imposta - sostitutiva di quella che si sarebbe dovuta versare in ragione della plusvalenza in ipotesi successivamente realizzata - pari, nel caso di partecipazioni societarie di cui all'art. 5 della legge n. 448 del 2001, a seconda che la partecipazione fosse o meno qualificata ai sensi delle lettere c) e c-bis) del comma 1 dell'art. 67 del TUIR, al 4 o al 2 per cento del valore di stima, e, nel caso di terreni, edificabili e con destinazione agricola, pari al 4 per cento del valore di stima. Il versamento della imposta sostitutiva, o, quantomeno, della prima delle tre rate in cui il pagamento poteva essere frazionato, doveva avvenire entro il 16 dicembre 2002. Successivamente, i termini temporali di applicazione di tale normativa sono stati più volte differiti: ciò a partire dal decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282 (Disposizioni urgenti in materia di adempimenti comunitari e fiscali, di riscossione e di procedure di contabilità), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 21 febbraio 2003, n. 27, nel quale, all'art. 2, comma 2, si è espressamente previsto che le disposizioni di cui ai ricordati artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001 si applichino con riguardo a partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e terreni edificabili e agricoli detenuti sino al 1° gennaio 2003, prevedendosi altresì il differimento al 16 maggio 2003 del termine sia per la redazione ed il giuramento della perizia di stima che per il pagamento della imposta sostitutiva o della prima rata del suo importo. Come accennato, il legislatore è, quindi, nuovamente intervenuto sui predetti termini, differendoli con ulteriori provvedimenti (che è superfluo elencare analiticamente) per ben otto volte. In tutti questi casi, è opportuno precisare, il legislatore è, peraltro, sempre intervenuto novellando non il testo normativo primigenio, cioè gli artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001, ma quello contenuto nell'art. 2, comma 2, del decreto-legge n. 282 del 2002. L'ultima modifica - che viene censurata dalla Regione siciliana nella parte che ritiene le si applichi - è quella contenuta nel comma 229 della legge n. 191 del 2009, per effetto della quale il metodo di determinazione tramite perizia di stima del valore base su cui calcolare eventuali plusvalenze (o minusvalenze) è applicabile per le partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati o per terreni, edificabili e agricoli, detenuti sino al 1° gennaio 2010 e l'imposta sostitutiva, o la prima rata di essa, può essere versata non oltre il 31 ottobre 2010, data entro la quale deve essere redatta e sottoposta a giuramento anche la ricordata perizia. Come detto, il successivo comma 230 dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009, cioè la disposizione oggetto del giudizio di legittimità costituzionale, prevede che le maggiori entrate realizzate per effetto della applicazione del comma 229, cioè per effetto del pagamento della imposta sostitutiva, affluiscano, con le modalità ivi previste, al fondo di cui all'ulteriore comma 250. 3. - Sulla base dell'assunto interpretativo, non espressamente dichiarato ma logicamente sottinteso, che l'effetto della disposizione censurata sia la destinazione al fondo in discorso dell'integrale importo della imposta sostitutiva come sopra percepita, ricomprendendo in esso anche le somme a tale titolo riscosse nella Regione siciliana, detta Regione lamenta che, in tale modo, sarebbero stati violati i principi costituzionali in tema di finanza regionale, contenuti negli artt. 36 e 37 dello Statuto di autonomia e nell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, in base ai quali, invece, sono di spettanza regionale, salve talune eccezioni che, per quanto di rilevanza, saranno brevemente esaminate in seguito, oltre alle entrate tributarie deliberate dalla Regione stessa e che in questa sede non interessano, anche quelle erariali, dirette ed indirette, comunque denominate, riscosse nell'ambito del suo territorio. 4. - La questione non è fondata nei termini di seguito specificati. L'assunto della Regione non trova - a seguito di una complessiva esegesi della normativa che sia orientata nel senso del rispetto dei principi costituzionali e tenga altresì conto della pacifica esperienza giuridica formatasi attorno alla normativa stessa - nel dato legislativo un adeguato riscontro, tale da farlo ritenere condivisibile. 4.1.