[pronunce]

che l'evidenziato sbilanciamento, precludendo che un terzo divenga l'acquirente della partecipazione societaria sulla sola base del prezzo più alto offerto durante l'asta della procedura esecutiva, si rivelerebbe irrazionale in quanto la compresenza dell'aggiudicazione condizionata alla scelta della società implicherebbe un pregiudizio per il diritto del creditore (del socio di società a responsabilità limitata) in quanto egli, riponendo proprio sulla garanzia patrimoniale offerta dal debitore attraverso quel bene la propria aspettativa di realizzazione del credito, sarebbe sfavorito dall'ordinamento rispetto alla maggior tutela offerta alla società; che la clausola di prelazione – pur non impedendo in assoluto la circolazione della quota anche nell'ambito espropriativo, e mantenendo dunque quest'ultima la sua piena qualità di «bene» – impedirebbe la libera formazione del prezzo di mercato del bene stesso; che il debitore esecutato riceverebbe un trattamento ingiustificatamente deteriore – in violazione degli artt. 42 e 3 della Costituzione – rispetto al socio che intenda solo perseguire l'interesse al realizzo dell'investimento: infatti solo nel primo caso la regola della responsabilità patrimoniale di cui all'art. 2740 cod. civ. con tutti i beni subirebbe una compressione; che, nell'ambito del processo esecutivo, quale contesto di organizzazione della difesa dei diritti di credito e di proprietà e di attuazione con il ministero dello Stato della tutela satisfattiva contro l'inadempiente, sarebbe vulnerata l'effettività del diritto di difesa di cui all'art. 24 della Costituzione e del diritto ad un giusto processo di ragionevole durata di cui all'art. 111 della Costituzione; che la permanenza ad ogni incanto della prelazione in favore della società confliggerebbe con un accesso al processo espropriativo ispirato ad una fattibilità in tempi ragionevolmente celeri della fase liquidatoria che, come nella fattispecie concreta, ha richiesto un tempo ben eccedente l'ordinario periodo richiesto per la ricerca degli interessati; che si è costituita la società G.M.G. Group s.r.l., depositando una memoria con la quale chiede che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Considerato che il Giudice dell'esecuzione mobiliare del Tribunale ordinario di Bologna dubita della legittimità costituzionale degli artt. 2471 del codice civile e 538 del codice di procedura civile, nella parte in cui non prevedono – in caso di mancata vendita della quota pignorata di società a responsabilità limitata anche dopo il secondo incanto e in difetto di altri beni del debitore esecutato proprietario della quota – la possibilità per il giudice, nel momento in cui dispone un nuovo incanto ad un prezzo base inferiore di un quinto rispetto a quello precedente, di escludere la facoltà per la società, prevista dall'art. 2471 cod. civ. , di presentare un altro acquirente che offra lo stesso prezzo entro dieci giorni dall'eventuale aggiudicazione (esclusione che consentirebbe di eliminare l'incidenza negativa del diritto di prelazione sul prezzo di realizzo della quota), per violazione: a) degli art. 3, 42 e 24 della Costituzione, per l'irrazionalità della complessiva disciplina, dal momento che la possibilità dell'aggiudicazione condizionata alla scelta della società implica un pregiudizio per il diritto del creditore del socio di società a responsabilità limitata – diritto costituzionalmente riconosciuto dall'art. 42 della Costituzione a livello sostanziale e dall'art. 24 della Costituzione a livello processuale – in quanto egli, riponendo proprio sulla garanzia patrimoniale offerta dal debitore attraverso quel bene la propria aspettativa di realizzo del credito, viene sfavorito rispetto alla società; b) dell'art. 3 della Costituzione, perché situazioni diverse vengono trattate allo stesso modo, dal momento che il socio che voglia autonomamente trasferire inter vivos la quota di partecipazione di una società in cui viga la regola della non libera circolazione della quota intende solo perseguire l'interesse alla realizzazione dell'investimento, mentre il creditore particolare del socio intende far valere la regola della responsabilità patrimoniale del debitore con tutti i suoi beni, regola che subisce una compressione ad opera della prelazione a favore della società; c) dell'art. 111 della Costituzione, perché la permanenza ad ogni incanto della prelazione in favore della società confligge con un accesso al processo espropriativo ispirato ad uno svolgimento in tempi ragionevolmente celeri della fase liquidatoria, dal momento che la prelazione, scoraggiando i potenziali acquirenti, determina un ritardo della procedura espropriativa; che non rileva l'erronea formulazione del petitum, perché, seppure è vero che l'ordinanza investe sia l'art. 2471 cod. civ. che l'art. 538 cod. proc. civ. , il rimettente incentra le sue censure esclusivamente sull'art. 2471 cod. civ. , che è la norma pretesamente incostituzionale, e ciò è sufficiente per superare l'eccezione di inammissibilità sollevata dalla difesa erariale; che il rimettente – di fronte ad una fattispecie normativa che realizza un bilanciamento tra le esigenze dei creditori e quelle della società, stabilendo che la vendita ad incanto della partecipazione nella società a responsabilità limitata, è priva di effetti ove, ai sensi dell'art. 2471, terzo comma, secondo periodo, cod. civ. , entro dieci giorni dall'aggiudicazione, la società presenti un altro acquirente che offra lo stesso prezzo – sollecita a questa Corte, sulla base di una sua personale sensibilità, un diverso criterio di bilanciamento la cui individuazione, nella molteplicità delle soluzioni possibili, è però rimessa alla discrezionalità del legislatore e non è quindi costituzionalmente obbligato; che, attese le considerazioni che precedono e conformemente alla costante giurisprudenza di questa Corte (ordinanze n. 31 del 2008 e n. 393 del 2007), la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 2471 del codice civile e 538 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 42 e 111 della Costituzione, dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Bologna, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 maggio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA