[ddlpres]

Considerato che l'addizionale all'IRES riverbera i suoi effetti per un solo periodo d'imposta, la disposizione non avrà effetto per il calcolo degli acconti da effettuarsi ai fini IRES con riferimento al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014. È inoltre disposta, al comma 4, la proroga per tutti i soggetti IRES del termine di scadenza per il versamento della seconda o unica rata di acconto al 10 dicembre 2013 ovvero, per i soggetti il cui periodo d'imposta non coincide con l'anno solare, al decimo giorno del dodicesimo mese del periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013. Le modifiche della misura degli acconti e del relativo termine di versamento hanno effetto anche ai fini dell'imposta sul reddito delle attività produttive (IRAP). Infatti, ai fini IRAP, per esplicita previsione dell'articolo 30, comma 3, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, gli acconti devono essere versati con le modalità e nei termini stabiliti per le imposte sui redditi. Il comma 5 prevede che, a decorrere dall'anno 2013, i soggetti che applicano l'imposta sostitutiva di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, ai sensi del comma 3 dell'articolo 6 del medesimo decreto legislativo, versino, entro il 16 dicembre di ciascun anno, un importo, a titolo di acconto, pari al 100 per cento dell'ammontare complessivo dei versamenti dovuti nei primi undici mesi dell'anno di riferimento. Il versamento effettuato può essere scomputato, a decorrere dal 1º gennaio dell'anno successivo, dai versamenti della stessa imposta sostitutiva. Il comma 6 interviene modificando la cosiddetta clausola di salvaguardia contenuta nel comma 4 dell'articolo 15 del decreto-legge n. 102 del 2013, prevedendo che, qualora dal monitoraggio sulle entrate di cui alle lettere e) e f) del comma 3 dello stesso articolo 15 emerga un andamento che non consenta il raggiungimento degli obiettivi di maggior gettito indicati alle medesime lettere, il decreto di incremento della misura degli acconti ai fini dell'IRES e dell'IRAP, sia emanato entro il 2 dicembre 2013 e riguardi i due periodi d'imposta 2013 e 2014 nonché l'aumento, a decorrere dal 1º gennaio 2015, delle accise di cui alla direttiva 2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008, in misura tale da assicurare il conseguimento dei predetti. Passando all’articolo 3, il comma 1 è finalizzato al più efficace perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica da attuare attraverso operazioni di dimissione di immobili pubblici. Tali immobili, come è noto, sono caratterizzati da una situazione urbanistica ed edilizia del tutto peculiare, anche in ragione dei regimi giuridici speciali che nel tempo ne hanno consentito l'edificazione e il relativo inserimento nel tessuto urbano. Ciò implica che gli immobili in questione siano normalmente caratterizzati dalla carenza di un titolo edilizio «ordinario» e da una conseguente situazione di non conformità edilizia, secondo i canoni tradizionalmente contemplati dalla normativa vigente. D'altro canto, questa particolare situazione di carenza documentale anche sotto il profilo della regolarità edilizia è ben presente al legislatore, che per consentire la dismissione degli immobili in questione ha introdotto una deroga speciale, che prevede, ai fini della trasferibilità, l'esonero dalla consegna dei documenti relativi, tra l'altro, alla regolarità urbanistico-edilizia. L'obiettivo della disposizione in esame è quello di completare questa previsione derogatoria, consentendo all'acquirente dell'immobile di usufruire della possibilità di sanare le irregolarità edilizie -- ovviamente nei limiti delle previsioni di sanabilità previste dalla normativa vigente -- successivamente al trasferimento. Il riconoscimento di questa possibilità ha un evidente impatto sul valore degli immobili, considerato che un immobile che risulti irregolare dal punto di vista edilizio e non sanabile subisce un notevole deprezzamento sul mercato, che in alcuni casi può giungere anche a un totale azzeramento di detto valore. Sotto questo profilo, la norma appare quindi fondamentale per assicurare che dalle operazioni di dismissione di immobili pubblici si possano ricavare le entrate stimate, in quanto costituisce un presupposto essenziale per mettere sul mercato immobili suscettibili, in un momento successivo, di una reale valorizzazione. La disposizione, peraltro, ripropone una possibilità che il legislatore ha già consentito in passato sempre in relazione ad altre categorie di immobili pubblici, nello specifico per i trasferimenti degli edifici di edilizia residenziale di soggetti pubblici e degli immobili di proprietà di enti di assistenza e previdenza e delle amministrazioni comunali (si veda l’articolo 2, comma 59, della legge 23 dicembre 1996, n. 662). Essa quindi si pone in coerenza con l'esigenza, già in passato recepita, di facilitare il raggiungimento degli obiettivi finanziari delle operazioni di dismissione di immobili pubblici. Alla lettera b) del suddetto comma 1 si prevede altresì un ampliamento dell'originario termine per presentare la domanda di sanatoria (fissato dall'articolo 40, sesto comma, della legge n. 47 del 1985 in centoventi giorni); in ragione della specificità degli immobili pubblici, in genere, di notevoli dimensioni occorre infatti poter beneficiare di un termine più lungo per poter presentare una documentata domanda di sanatoria. Il comma 2 interviene, invece sulle disposizioni che disciplinano il processo di dismissione in blocco di immobili pubblici di cui all'articolo 11- quinquies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, prevedendo, in particolare: a) la possibilità per l'Agenzia del demanio, previa autorizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze, di vendere a trattativa privata, anche in blocco, anche i beni immobili ad uso prevalentemente non abitativo; b) l'estensione espressa di detto meccanismo di dismissione ai beni di proprietà degli enti locali. La precisazione sull'uso prevalentemente non abitativo, di cui alla lettera a) , consente di ovviare ad alcune criticità pratiche emerse nei casi in cui l'immobile da alienare sia adibito ad uso non abitativo ma comprenda ad esempio locali adibiti a custodia o foresteria (si pensi ad esempio alle caserme dismesse presidiate da un addetto alla custodia che vi alloggia). L'estensione del procedimento di dismissione di cui al citato articolo 11- quinquies anche agli enti territoriali è finalizzata a consentire agli stessi di avvalersi dell'operazione di dismissione degli immobili di proprietà statale con effetti che impattano sulla riduzione del deficit dell'ente locale. Le disposizioni contenute nell'articolo in esame non comportano nuovi o maggiori oneri per lo Stato. Gli articoli da 4 a 6 intendono in primo luogo conferire certezza al quadro normativo concernente i partecipanti al capitale della Banca d’Italia, nel rispetto dei principi di autonomia organizzativa e indipendenza riconosciuti alla stessa Banca d'Italia dai Trattati europei, dallo Statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e dall'ordinamento interno.