[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 45, comma 17, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), promosso con ordinanza emessa il 19 luglio 2001 dal Tribunale amministrativo per il Friuli-Venezia Giulia, iscritta al n. 881 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 43, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione della parte privata del giudizio principale e dell'Azienda ospedaliera S. Maria della Misericordia, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 12 marzo 2002 il giudice relatore Carlo Mezzanotte; Uditi gli avvocati Luciano Di Pasquale per la parte privata del giudizio principale, Umberto Di Giovanni per l'Azienda ospedaliera S. Maria della Misericordia e l'avvocato dello Stato Ignazio F. Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, nel corso di un giudizio avente ad oggetto la domanda di una dipendente di un'azienda ospedaliera volta ad ottenere il riconoscimento del proprio diritto alla restitutio in integrum con l'obbligo della corresponsione di tutti gli emolumenti dovuti e della ricostruzione del rapporto, cessato nel 1997, in base alla normativa succedutasi nel tempo, o, in via subordinata, al risarcimento del danno in forma specifica ovvero, in ulteriore subordine, al risarcimento del danno per equivalente, il Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia, con ordinanza in data 19 luglio 2001, ha sollevato, in riferimento agli articoli 76, 77, primo comma, 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 45, comma 17, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59); che la disposizione censurata stabilisce che "sono attribuite al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, le controversie di cui all'articolo 68 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dal presente decreto, relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998. Le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore a tale data restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e debbono essere proposte, a pena di decadenza, entro il 15 settembre 2000"; che il remittente premette che, essendo il ricorso stato notificato il 13 settembre e depositato il 10 ottobre 1998, si sarebbe verificata la decadenza prevista dall'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998, in quanto i giudizi amministrativi, a differenza di quelli civili, iniziano non con la vocatio in ius, ma con la vocatio iudicis, che si verifica con il deposito del ricorso nella segreteria del giudice adito; che il giudice a quo precisa altresì che la formulazione della disposizione censurata non consentirebbe neanche di prendere in considerazione l'interpretazione, talora prospettata, secondo la quale i ricorsi proposti dopo il 15 settembre 2000 potrebbero essere esaminati dal giudice ordinario, sicché, la conseguenza della inosservanza del termine per adire il giudice amministrativo comporterebbe l'estinzione del diritto di agire dinanzi a qualsiasi giudice; da qui la rilevanza della questione; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo deduce, in primo luogo, il contrasto tra la disposizione censurata e gli artt. 76 e 77, comma primo, Cost., in quanto, mentre l'art. 11, comma 4, lettera g), della legge 15 marzo 1997, n. 59, indicava, quale criterio direttivo per l'esercizio della delega, quello di "devolvere, entro il 30 giugno 1998, al giudice ordinario tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni [...] prevedendo misure organizzative e processuali anche di carattere generale atte a prevenire disfunzioni dovute al sovraccarico del contenzioso [...] prevedendo altresì un regime processuale transitorio per i procedimenti pendenti", il legislatore delegato non si sarebbe attenuto a tale criterio, avendo adottato una disposizione che, eccedendo dall'ambito della delega, sembrerebbe finalizzata non a fronteggiare le esigenze del giudice ordinario in vista della devoluzione ad esso delle controversie in materia di pubblico impiego, quanto piuttosto a considerare le esigenze del giudice amministrativo, nella giurisdizione esclusiva del quale rientrano le controversie relative a periodi del rapporto di lavoro anteriori al 30 giugno 1998; che la medesima disposizione contrasterebbe, ad avviso del remittente, anche con l'art. 24 della Costituzione, in quanto il trasferimento della giurisdizione dall'uno all'altro giudice avrebbe dato luogo ad una ingiustificata compressione del diritto di difesa dei dipendenti pubblici, i quali non potrebbero più far valere i propri diritti notificando il ricorso nel termine di prescrizione di cinque anni e depositandolo entro trenta giorni dall'ultima notifica nella segreteria del giudice adito, ma sarebbero esposti alla decadenza dal diritto di agire in giudizio, pur esercitato tempestivamente attraverso la notifica entro il 15 settembre, solo perché la norma in questione stabilisce, per ragioni organizzative, un limite temporale per il deposito; che, prosegue il remittente, alla compressione del diritto di agire in giudizio si accompagnerebbe anche una ingiustificata disparità di trattamento in danno dei dipendenti che debbano far valere diritti relativi a periodi del rapporto di lavoro anteriori al 30 giugno 1998, per i quali soltanto sarebbe previsto un termine di decadenza, mentre per tutti gli altri dipendenti pubblici che debbono agire dinanzi al giudice ordinario ovvero dinanzi al giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 2, comma 4, del d.lgs. n. 29 del 1993, varrebbero gli ordinari termini di prescrizione; che si è costituita la parte privata del giudizio principale, contestando innanzitutto le argomentazioni del Tribunale amministrativo regionale in ordine all'intervenuta decadenza per essere stato il ricorso depositato dopo il 15 settembre 2000, dal momento che nell'ordinamento non si rinverrebbe alcuna disposizione che, stabilendo un termine di decadenza per l'esercizio in giudizio di diritti o interessi, imponga che entro il medesimo termine di decadenza debba essere effettuata, non solo la notifica del ricorso, ma anche il deposito dello stesso;