[pronunce]

È proprio l'eventualità di un rinnovo della lesione «in assenza di un inoppugnabile chiarimento delle competenze costituzionali», tuttavia, a indurre la Regione autonoma «a rimettersi alla valutazione» di questa Corte circa la possibilità di addivenire comunque a una decisione di merito sul conflitto, ove reputi sussistente «la permanenza di un interesse all'accertamento incontrovertibile circa la spettanza del potere», nelle peculiari circostanze che hanno originato l'odierno giudizio. 3.2.- La Regione autonoma passa poi a prendere in esame gli argomenti addotti nel suo atto di intervento da ASGI. 3.2.1.- La ricorrente precisa, in primo luogo, che la modifica regolamentare cui fa riferimento l'interveniente è stata effettuata solo quale «mero adempimento delle disposizioni dell'Autorità giudiziaria di Udine, ma non da intendersi come acquiescenza alle suddette disposizioni», come indicato nel preambolo del decreto del Presidente della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 1° marzo 2023, n. 045, recante «Regolamento recante modifiche al Regolamento di esecuzione per la disciplina degli incentivi a sostegno alle locazioni a favore dei conduttori meno abbienti nel pagamento del canone di locazione dovuto ai proprietari degli immobili destinati a prima casa, di cui all'articolo 19 della legge regionale 19 febbraio 2016, n. 1 (Riforma organica delle politiche abitative e riordino delle Ater) emanato con D.P.Reg. 15 aprile 2020, n. 066/Pres.». Quanto all'esistenza di altre pronunce analoghe a quella oggetto di conflitto, la difesa regionale rileva che si tratta di pronunce tutte contestate dalla Regione ricorrente e che nessuna di esse è passata in giudicato. Senza dire, poi, che in sede di conflitto non opera l'istituto dell'acquiescenza e che ogni decisione giurisdizionale è idonea a produrre nuovamente la lesione delle attribuzioni regionali. 3.2.2.- L'eccezione di inammissibilità del conflitto sollevata da ASGI, poi, sarebbe non fondata. La Regione autonoma rileva, in proposito, come i «punti focali» del ricorso, che avrebbero tono costituzionale, sono «se il giudice comune abbia il potere di ordinare ad un'amministrazione regionale di modificare un proprio regolamento» e se un ordine del genere possa essere emesso quando determinerebbe l'adozione di un regolamento «in frontale contrapposizione con il disposto di una norma di legge regionale vigente», anche se disapplicata per contrasto con il diritto UE. Secondo ASGI, il ricorso avrebbe lamentato, invece, errores in iudicando del giudice, del quale sarebbe contestata la possibilità di disapplicare la legge regionale per contrasto con il diritto UE. La difesa regionale osserva, tuttavia, di avere pacificamente ammesso il potere di disapplicazione, del quale nell'odierno conflitto non mette in discussione neppure la ricorrenza dei presupposti per esercitarlo. Ciò che si contesta al giudice - ordinario o amministrativo che sia - è di potere ordinare alla Regione autonoma l'uso di poteri normativi, determinandone inoltre il contenuto; contenuto che, per di più, comporterebbe la «sostanziale abrogazione» di norme di legge regionale che dispongano in senso diverso. La circostanza che alcuni dei profili fatti valere nel ricorso siano stati proposti anche nel ricorso in appello, peraltro accolto, non dimostrerebbe affatto che si intendano far valere errores in iudicando: ciò perché, per un verso, l'insussistenza di potere giurisdizionale può ben essere fatto valere «anche nell'ambito delle impugnazioni comuni» e, per un altro, quelle costituzionali sul riparto di competenza sono pur sempre norme giuridiche, la cui violazione può essere conosciuta anche dal giudice comune. ASGI, inoltre, sostiene che nel ricorso si contesterebbe il potere del giudice amministrativo di annullare i regolamenti. La Regione autonoma osserva, al riguardo, che l'interveniente ha travisato il ricorso, in quanto a essere contestato non è detto potere, ma quello di qualsiasi giudice di ordinare la modifica di regolamenti. Neppure, ancora, coglierebbe nel segno l'argomento secondo cui nel ricorso si sarebbe lamentata una errata applicazione dell'art. 28, comma 5, del d.lgs. n. 150 del 2011, del quale semmai, nell'ambito del giudizio comune, si sarebbe dovuta eccepire l'illegittimità costituzionale. A vietare al giudice di potere ordinare la modifica di regolamenti starebbero non tanto detta disposizione, quanto «direttamente le regole costituzionali che delimitano la sfera della giurisdizione in relazione all'esercizio in generale dei poteri normativi»: se la prospettazione del ricorso sia o meno corretta, poi, è questione che attiene al merito del conflitto. D'altra parte, continua la ricorrente sul punto, il conflitto costituisce «proprio lo strumento chiamato a correggere quel particolare tipo di error in iudicando che consiste nell'affermare e nel praticare un potere giurisdizionale inesistente, contrario alle garanzie costituzionali dei poteri normativi regionali e statali, e in particolare del potere legislativo». 3.2.3.- Nel merito, anche rispondendo alle argomentazioni di ASGI, la Regione autonoma insiste per l'accoglimento del ricorso. Nella prospettiva del Tribunale di Udine, la discriminazione trarrebbe la sua origine dalla legge regionale, sicché l'ordine di modifica avrebbe dovuto riguardare quest'ultima prima ancora che il regolamento. Se ciò non è stato fatto è perché «il giudice era consapevole di non averne il potere», ma ordinare la modifica di un regolamento riproduttivo della legge - disapplicata nel caso singolo - darebbe luogo, secondo la ricorrente, «ad un mero sotterfugio giuridico», in quanto intenderebbe comunque privare di effetti l'atto legislativo. L'azione collettiva contro le discriminazioni non può divenire strumento «attraverso il quale la giurisprudenza si fa legislazione», consentendo al giudice di «disapplicare la legge pro futuro e in via generale ed astratta per tutti i casi possibili»: per porre nel nulla la legge è necessario rivolgersi a questa Corte. D'altro canto, conclude la Regione autonoma, la giurisprudenza della Corte di cassazione richiamata nel ricorso - e vanamente interpretata in senso diverso dall'interveniente, tanto è vero che a detta giurisprudenza fa riferimento anche la Corte d'appello di Trieste nel riformare la decisione oggetto del conflitto - sarebbe eloquente nell'individuazione di «limiti ordinamentali» al potere del giudice anche nell'ambito dei giudizi antidiscriminatori. 4.- In prossimità dell'udienza pubblica, ha depositato memoria anche ASGI, con la quale l'interveniente ha insistito nelle conclusioni già rassegnate. 4.1.- Una volta ribadito di avere legittimazione a intervenire nel conflitto, anche in ragione della circostanza che è stata parte pure nel giudizio d'appello avverso l'ordinanza impugnata, ASGI torna ad affermare che, nel caso di specie, la Regione autonoma avrebbe censurato errores in iudicando, con conseguente inammissibilità del conflitto.