[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q, della legge 23 dicembre 1996, n. 662); dell'art. 13, commi 1 e 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662); degli artt. 44, secondo comma, e 48, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), promosso con ordinanza del 13 febbraio 2006 dalla Commissione tributaria regionale della Liguria nel giudizio vertente tra l'Agenzia delle entrate - Ufficio di Genova 1 e la s.a.s. Arti Grafiche Sobrero di Mauro Sobrero &amp; C., iscritta al n. 591 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 giugno 2007 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, con ordinanza del 13 febbraio 2006, la Commissione tributaria regionale della Liguria – nel corso di un giudizio tributario di appello avverso la sentenza con cui il giudice di primo grado, in accoglimento del ricorso proposto da una contribuente, aveva annullato la cartella di pagamento emessa in relazione alla sanzione inflitta per il ritardo nel pagamento dell'IVA dovuta per il primo trimestre dell'anno 1995 – ha sollevato, in riferimento all'art. 3, primo e secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), e 13, commi 1 e 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662); nonché, «per quanto di ragione», delle disposizioni sanzionatorie «vigenti all'epoca della commessa violazione» contestata alla contribuente con l'impugnata cartella di pagamento, e cioè degli artt. 44, secondo comma, e 48, primo comma, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto); che il giudice rimettente premette che, nella specie, la contribuente ha versato l'IVA trimestrale il 4 maggio 1995, invece del 3 maggio 1995, con il ritardo di un giorno rispetto alla scadenza del termine previsto dalla legge, e che per questa violazione deve applicarsi non già la sanzione ridotta prevista, per il caso di “ravvedimento operoso”, dai denunciati artt. 13, comma 1, del d.lgs. n. 472 del 1997 e 48, primo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972, ma la sanzione inflitta con l'atto impugnato dalla contribuente e prevista, nella misura ordinaria, dall'ugualmente denunciato art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 471 del 1997 (pari al 30 per cento dell'importo non versato); che, ad avviso del giudice a quo, l'applicabilità di tale sanzione nella misura ordinaria deriva dal fatto che la contribuente – pur avendo versato l'imposta entro trenta giorni dalla data della commessa violazione (cioè entro il 3 giugno 1995) e prima della contestazione di questa – non ha avuto la soggettiva consapevolezza di aver commesso una violazione tributaria e, pertanto, non ha provveduto al pagamento, contestualmente a quello del tributo, anche della sanzione ridotta e degli interessi moratori maturati, come richiesto, al fine di beneficiare della riduzione della sanzione, dai citati artt. 13, comma 1, del d.lgs. n. 472 del 1997 e 48, primo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972; che, quanto alla non manifesta infondatezza delle sollevate questioni, la Commissione tributaria regionale afferma che le norme denunciate si pongono in contrasto con l'evocato parametro costituzionale per due aspetti; che, per un primo aspetto, dette norme sarebbero irragionevoli perché stabiliscono l'identica sanzione pecuniaria del 30 per cento dell'importo non versato, senza differenziarla in relazione alle tre diverse ipotesi di violazione previste dall'art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 471 del 1997, e cioè dell'omesso, parziale o ritardato pagamento dell'imposta, pur avendo ciascuna di tali ipotesi una «diversa gravità sia sotto il profilo oggettivo del danno cagionato all'erario, sia sotto quello soggettivo dell'atteggiamento psicologico del contravventore»; che, per un secondo aspetto, le stesse norme, nell'escludere l'applicazione dell'istituto del “ravvedimento operoso” al caso di ritardato pagamento in buona fede dell'imposta, sarebbero parimenti irragionevoli, perché riservano un trattamento sanzionatorio piú sfavorevole nell'ipotesi in cui il ritardo nel pagamento sia contenuto in trenta giorni dalla scadenza del termine e consegua ad un errore commesso in buona fede dal contribuente, rispetto alla piú grave ipotesi in cui il contribuente, pur scientemente ritardando fino a trenta giorni il versamento cui è tenuto, può godere del beneficio della riduzione della sanzione per “ravvedimento operoso”, mediante il contestuale versamento del tributo, della sanzione ridotta e degli interessi moratori; che, quanto alla rilevanza, il giudice a quo osserva che: a) il ritardo di un solo giorno nel pagamento dell'imposta rende plausibile l'allegazione di buona fede da parte della contribuente ed esclude la lesione di un apprezzabile interesse pubblico; b) solo a séguito dell'accoglimento della sollevata questione di legittimità costituzionale potrebbe essere rigettato l'appello proposto dall'ufficio finanziario e confermata (sia pur con diversa motivazione) la sentenza di primo grado, favorevole alla contribuente; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo «che la questione di legittimità costituzionale sollevata sia dichiarata inammissibile ed infondata»; che, a parere della difesa erariale, le questioni sono tutte inammissibili: a) quella relativa all'art. 13 del d.lgs.