[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma secondo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), richiamato dall'art. 1, comma sesto, secondo inciso, del decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26 (Provvedimenti urgenti per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi), convertito, con modificazioni, nella legge 3 aprile 1979, n. 95, promossi con ordinanze del 18 dicembre 2003 dalla Corte d'appello di Ancona, nel procedimento civile vertente tra Diana Ponzetti ved. Belardinelli, ed altri, e SIMA Meccanica Oleodinamica s.p.a. in amministrazione straordinaria, e del 19 aprile 2005 dal Tribunale ordinario di Verona, nel procedimento civile vertente tra Banca Intesa – Banca Commerciale Italiana s.p.a. e Pagana s.r.l. in amministrazione straordinaria, iscritte al n. 237 del registro ordinanze 2004 e al n. 500 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 43 e 41, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di costituzione di Diana Ponzetti ved. Belardinelli ed altri, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 7 marzo 2006 e nella camera di consiglio dell'8 marzo 2006 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi l'avvocato Nicola Sbano per Diana Ponzetti ved. Belardinelli ed altri e l'avvocato dello Stato Antonio Palatiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Nel corso di un giudizio di opposizione al piano di riparto finale di una procedura di amministrazione straordinaria di cui al decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26 (Provvedimenti urgenti per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi), convertito, con modificazioni, nella legge 3 aprile 1979, n. 95, la Corte d'appello di Ancona, con ordinanza del 18 dicembre 2003, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 111 della Costituzione, dell'art. 213 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), nella parte in cui fa decorrere il termine di venti giorni, per la proposizione da parte dei creditori delle contestazioni al piano di riparto finale, dall'inserzione nella Gazzetta Ufficiale dell'avviso dell'avvenuto deposito dell'atto presso la cancelleria del tribunale, anziché dalla ricezione della raccomandata con avviso di ricevimento contenente la notizia dell'avvenuto deposito. 1.1.- Premette la Corte rimettente che un dipendente della SIMA Meccanica Oleodinamica s.p.a. in amministrazione straordinaria, vantando nei confronti di quest'ultima un credito per differenze di trattamento di fine rapporto, aveva impugnato dinanzi al Tribunale ordinario di Ancona il piano di riparto finale redatto a conclusione della procedura concorsuale. La società convenuta, costituitasi in persona del commissario straordinario, aveva eccepito in rito la tardività del ricorso, perché proposto oltre il termine di venti giorni dal compimento delle formalità previste dall'art. 213 del r.d. n. 267 del 1942 (legge fallimentare); nel merito aveva dedotto l'infondatezza della domanda. Con sentenza del 29 giugno 2000 l'adìto Tribunale aveva dichiarato inammissibile il ricorso perché tardivo, osservando che il decreto-legge n. 26 del 1979, disciplinante la procedura cui era sottoposta la SIMA Meccanica Oleodinamica s.p.a., richiama, all'art. 1, sesto comma, le norme del r.d. n. 267 del 1942 relative alla liquidazione coatta amministrativa (artt. 195 e seguenti); sicché la fase di chiusura della procedura di amministrazione straordinaria è regolata dall'art. 213 della legge fallimentare, il quale stabilisce che il piano di riparto tra i creditori dev'essere depositato, previa autorizzazione dell'autorità vigilante, presso la cancelleria del tribunale; che dell'avvenuto deposito è data notizia mediante inserzione nella Gazzetta Ufficiale e che nel termine di venti giorni dall'inserzione gli interessati possono proporre, con ricorso al tribunale, le loro contestazioni. Avverso detta pronuncia aveva proposto appello il Belardinelli, deducendo, fra l'altro, la incostituzionalità del citato art. 213. 1.2.- Affermata la sicura rilevanza della questione di legittimità costituzionale ai fini della decisione sul proposto gravame, la Corte d'appello reputa la questione non manifestamente infondata. La norma impugnata sarebbe discriminatoria e lesiva del diritto di difesa dei creditori ammessi al passivo, laddove impone loro di impugnare il piano di riparto finale nel termine di venti giorni dalla pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale e nei giornali designati dall'autorità che vigila sulla procedura, dell'avviso dell'avvenuto deposito. Osserva il giudice a quo che tale forma di pubblicità presuppone un onere di diligenza eccessivo, insostenibile non solo per qualsiasi privato cittadino, ma anche per qualsiasi organizzazione, pubblica o privata. Occorrerebbe, infatti, sobbarcarsi l'onere della consultazione quotidiana della Gazzetta Ufficiale o di imprecisati giornali scelti dall'organo di vigilanza, per tutta la durata della procedura, la quale può protrarsi per vari anni. Ad avviso della Corte rimettente, invece, i creditori hanno diritto «di ricevere diretta formale comunicazione dall'organo della procedura del deposito dei piani di riparto». La Corte costituzionale, invero, ha già dichiarato la illegittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge fallimentare, che facevano decorrere termini di impugnazione dalla data di deposito o di pubblicazione, ponendo il principio che il termine per la tutela dei diritti decorre dalla data di notifica o di comunicazione dei provvedimenti. In conclusione, secondo il giudice a quo, per effetto della disposizione censurata non troverebbero realizzazione il principio costituzionale del giusto processo, l'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, l'art. 15 (recte: 14) del Patto internazionale di New York sui diritti civili e politici, come pure molte direttive comunitarie. 1.3.- Con atto del 20 gennaio 2004 si sono costituiti nel giudizio incidentale di costituzionalità gli eredi del ricorrente, i quali hanno concluso per l'accoglimento della questione. Osserva, preliminarmente, la parte privata che il termine di venti giorni per opporsi al piano di riparto decorre esclusivamente dall'avvenuta pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della notizia dell'avvenuto deposito, nessun effetto essendo, invece, connesso alla pubblicazione sugli altri organi di stampa designati dalla autorità di vigilanza.