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Ebbene, nonostante il rischio che si scatenino guerre abbia dimensioni planetarie, la regione del pianeta dove maggiori sono le possibilità che gli equilibri militari ed economici si alterino sino a innescare scontri diretti tra le grandi potenze è proprio il territorio del grande gioco, che - lo ripeto - ha oggi un epicentro proprio in Siria. La Siria e la vasta Regione che la circonda sono troppo contigue all'Europa e all'Italia, troppo vicine ed hanno troppi interessi comuni con noi per non destare la nostra preoccupazione e per ben interrogarci su tutto quello che doveva essere fatto o non è stato fatto, chiedendoci in primo luogo se siamo uno degli attori o solo dei semplici spettatori degli eventi internazionali di quell'area. La prima domanda che dobbiamo porci riguarda il popolo curdo. Non solo l'Europa, ma il mondo intero deve ricordarsi che nessuna pace può essere duratura quando si basa sul tradimento e sull'umiliazione di un intero popolo. In questo caso sull'umiliazione e sul tradimento del popolo curdo. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Garavini) . È infatti l'intero popolo curdo che pensa e sa di essere stato tradito. Trump e l'Occidente hanno sollecitato e goduto del determinante aiuto dei valorosi soldati curdi nella lotta all'ISIS. Moltissimi di loro sono morti per la sicurezza dell'Occidente, ma quando Erdogan ha voluto invadere il Nord-Est della Siria con l'obiettivo di distruggere il progetto politico curdo in Rojava, Trump ha ordinato ai suoi uomini di andarsene e lasciar fare alla Turchia, incurante del patto con i curdi e del gran numero degli jihadisti europei sinora custoditi nelle prigioni curde e ormai prossimi alla liberazione per poi spargersi in Occidente e probabilmente, viste le loro origini, in Europa. Incurante dell'emergere, che chiamerei sfacciato, degli interessi russi nel Mediterraneo. L'Italia e l'Europa debbono sentire la loro responsabilità e non abbandonare i curdi. Credo che oggi questo debba essere il primo impegno che l'Italia e l'Europa debbano prendere: sostenere in tutte le sedi la causa curda e richiedere con tutti gli strumenti diplomatici a loro disposizione alla Turchia e alla Siria il rispetto assoluto dei diritti umani di un popolo per il quale oggi potrebbe non essere esagerato temere una vera e propria pulizia etnica. Stiamo attenti, perché questo non è soltanto un imperativo morale, ma un dovere politico e nel nostro interesse. La seconda domanda che dobbiamo farci riguarda la pressoché totale mancanza di peso politico dell'Europa e, quindi, anche dell'Italia, nella soluzione della grande crisi internazionale di cui stiamo dibattendo. La domanda giusta è stata posta oggi dal senatore Romani: quale ruolo vuole svolgere l'Italia? Lo ha chiesto il senatore Romani, ma lo hanno domandato anche la senatrice Bonino e i senatori Casini e Alfieri. Non è questa la sede per riprendere il tema, peraltro fondamentale e centrale, del deficit di unità politica dell'Europa, del grave danno che ci viene dai nazionalismi, dal continuo distinguo, dalla costante precedenza data agli interessi di ciascuno sugli interessi di tutti. Oggi è comparsa però nel nostro vocabolario una parola che dopo il 1945 pensavamo che non avremmo più usato: la parola guerra. Forse l'anno nero per l'Europa è stato il 1954, quando la Francia, al solito, bloccò il progetto di una difesa europea che con grande lungimiranza gli altri Paesi fondatori, tra cui l'Italia, sostenevano. Il punto è che senza strumenti, anche militari, di sostegno alla pace, la pace non sarà mai sicura. Dal 1954 ad oggi sono passati sessantacinque anni, il mondo, gli equilibri e i rapporti di forza sono cambiati e certo non a favore dell'Europa. L'invasione turca dalla Siria, le violenze del confronto tra tutti i Paesi del quadrante mediorientale, la nuova guerra mondiale a pezzi, la denuncia dei trattati di non proliferazione delle armi nucleari, ci dicono che è arrivato il momento di rimettere all'ordine del giorno un completo sistema di difesa europea, non per fare la guerra a qualcuno, ma per l'autorevolezza dell'Europa, per dare un peso alla nostra voce. Dico con molta semplicità al ministro Di Maio - che è andato via, ma avrà modo certamente di leggere il resoconto completo della seduta - di voler volare alto e di farsi portatore di una battaglia forte per sviluppare il processo di unità politica dell'Europa, a partire proprio dalla creazione di una forza militare europea, che oggi non è più soltanto uno dei tanti settori da sviluppare in direzione dell'unità, ma è purtroppo una urgente e vitale necessità per il futuro dell'Europa. (Applausi dai Gruppi PD e M5S). VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ci fa molto dispiacere vedere i banchi del Governo tutti vuoti; addirittura il Sottosegretario parla, i Ministri sono assenti, così come il ministro Di Maio, che ad agosto ha voluto a tutti i costi questo Ministero, come i bambini con il giocattolo. PRESIDENTE. Senatore, per favore, lasci i banchi del Governo e permetta al rappresentante del Governo di ascoltare il collega che sta intervenendo. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Grazie, Presidente. Hanno già deciso. Hanno già detto che voteranno contro la nostra risoluzione, ma io la spiegherò, perché si devono prendere la responsabilità del loro voto contrario. Ognuno di noi decide il proprio destino, ma il Governo decide il destino di un Paese, di una Nazione, di un popolo, ma soprattutto dei valori di quel popolo. Resto allora veramente basito nel constatarne, di nuovo, l'assenza. Ma vediamo i fatti, vediamo che cosa è successo. La Turchia invade la Siria: si chiama guerra. Vi sono omicidi, delle persone vengono uccise. Vediamo cos'è la Turchia, che nega il riconoscimento del genocidio armeno: la Turchia oggi ancora non riconosce il genocidio armeno. Ma che cos'ha avuto la Turchia dall'Unione europea e dall'Europa? Pensate, 30 miliardi di euro di finanziamento dalla Banca centrale europea, 10 miliardi di fondi preadesione. Ma di cosa stiamo parlando? Sentite i miliardi che ha ricevuto la Turchia: 6 miliardi ultimamente, per favorire la Turchia rispetto agli immigrati che stanno entrando sul suo territorio. Qual è la posizione della Turchia su Cipro? La Turchia non riconosce Cipro. Vediamo cosa è successo nel 2018, con atti veramente repressivi all'interno della loro Nazione nei confronti di chi la pensa in modo diverso da chi è oggi al comando. Questo è un mondo che non ci appartiene, che è distante dai nostri valori, un mondo veramente distante dai valori dell'Italia, ma, direi di più, dell'Europa. Come hanno evidenziato altri colleghi in Aula, l'Europa è divisa, ma l'Italia non deve esserlo: l'Italia deve essere unita sui valori, per condannare quello che oggi sta facendo la Turchia. Dobbiamo essere uniti! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) .