[pronunce]

che la difesa erariale, puntualizzato che la questione di legittimità costituzionale sembra concernere non tanto il profilo relativo alla successione della Fondazione Ordine Mauriziano nelle azioni esecutive intraprese contro l'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, quanto quello relativo al divieto di intraprendere azioni esecutive individuali, ritiene che la questione stessa sia inammissibile per difetto di motivazione; che, nel ricostruire il complessivo quadro normativo, la interveniente difesa ricorda che col decreto-legge n. 277 del 2004, mentre l'ente Ordine Mauriziano è stato lasciato in vita come «ente ospedaliero», fu costituita la Fondazione Ordine Mauriziano, cui è stato trasferito l'intero patrimonio del preesistente ente (ad eccezione di quanto necessario per lo svolgimento dell'attività assistenziale) subentrando nelle posizioni debitorie dell'ente stesso; che la difesa pubblica ricorda come al contempo sia stata disposta la moratoria delle esecuzioni forzate, essendo stata prevista una sorta di procedura concorsuale per il soddisfacimento dei creditori (già dell'ente ora) della Fondazione; che è stata, quindi, emanata la legge regionale del Piemonte 24 dicembre 2004, n. 39 (Costituzione dell'Azienda Sanitaria Ospedaliera “Ordine Mauriziano di Torino”), con la quale il predetto ente ospedaliero, inserito nell'ordinamento sanitario regionale, è stato costituito in Azienda sanitaria ospedaliera denominata Ordine Mauriziano di Torino; che detta Azienda non è succeduta nei debiti dell'ente ospedaliero, già trasferiti alla Fondazione, e che quest'ultima, a seguito del d.l. n. 159 del 2007, è stata commissariata, con la contestuale previsione di un'articolata procedura concorsuale, modellata sullo schema della liquidazione coatta amministrativa; che d'altra parte, sempre secondo la ricostruzione dell'Avvocatura, già con la legge finanziaria per il 2007, legge n. 296 del 2006, all'art. 1, comma 1349, dopo che era stato ribadito il passaggio dell'attività assistenziale dall'ente alla Azienda sanitaria istituita con la legge regionale n. 39 del 2004, si era precisato che l'Azienda era estranea alla pregressa situazione debitoria dell'ente, sicché erano inefficaci, nei suoi confronti, i titoli esecutivi riguardanti quest'ultimo, essendo ad esso, invece, succeduta la Fondazione; che, tale essendo il quadro normativo, la difesa erariale ritiene che nulla sia mutato rispetto alla situazione esaminata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 355 del 2006 e con la quale erano state disattese censure definite «del tutto analoghe» a quelle odierne; che, sul punto, la difesa pubblica osserva che, essendo stato previsto un meccanismo di tipo concorsuale per la soddisfazione dei crediti trasferiti alla Fondazione in base al quale la massa attiva veniva ad essere costituita dal ricavato dell'alienazione dei cespiti appartenenti al patrimonio disponibile della Fondazione, era necessario rimuovere i vincoli di destinazione che su tali beni erano stati impressi per effetto di pignoramenti; che, aggiunge l'Avvocatura, la disciplina in questione si è resa necessaria al fine di consentire la «sopravvivenza dell'Ordine Mauriziano» e la prosecuzione della attività sanitaria da esso svolta, così ovviando alla gravissima crisi finanziaria in cui il medesimo si era trovato ed assicurando, al contempo, attraverso la procedura paraconcorsuale, il principio della par condicio creditorum; che, osserva la difesa erariale, analogo procedimento, previsto per gli enti locali in dissesto dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), e, già prima, dall'art. 21 del decreto legge 18 gennaio 1993, n. 8 (Disposizioni urgenti in materia di finanza derivata e di contabilità pubblica), convertito, con modificazioni, con legge 19 marzo 1993, n. 68, è stato positivamente scrutinato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 155 del 1994. Considerato che il Tribunale ordinario di Torino dubita, con riferimento agli artt. 2, 3, 24, 41, 102, 108 e 113 della Costituzione, della legittimità costituzionale del «combinato disposto» degli artt. 1, comma 1349, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), e 30, comma 3, del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159 (Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale), convertito con legge 29 novembre 2007, n. 222; che, ad avviso del rimettente, le predette disposizioni sarebbero incostituzionali in quanto, prevedendo sia la successione ex lege della Fondazione Ordine Mauriziano di Torino nelle azioni esecutive iniziate contro l'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino sia l'impossibilità di iniziare o proseguire ogni azione individuale, esecutiva o cautelare, nei confronti della Fondazione dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 159 del 2007, avrebbero l'effetto di porre nel nulla provvedimenti giurisdizionali esecutivi, così ledendo, per un verso, le prerogative costituzionalmente riservate al potere giudiziario e presidiate dagli artt. 102, 108 e 113 della Costituzione, oltre a minare l'indipendenza stessa della magistratura, e, per altro verso, violando, in asserito contrasto con gli artt. 2 e 24 della Costituzione, gli obblighi imposti all'Italia in tema di tutela del diritto di difesa dagli artt. 6, primo paragrafo, e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché dall'art. 1 del Protocollo addizione n. 1 alla medesima Convenzione, disposizioni che, rispettivamente, garantirebbero la attuazione delle decisioni giudiziarie definitive e tutelerebbero la esigibilità dei crediti; che, per il rimettente, il censurato combinato disposto sarebbe, altresì, lesivo degli artt. 3, 24 e 41 della Costituzione poiché, secondo quanto è dato arguire, pregiudicherebbe il legittimo affidamento che i creditori «dell'Azienda ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino» hanno riposto nella efficacia del positivo svolgimento della attività difensiva svolta in giudizio a tutela dei loro interessi ed in quanto irragionevolmente danneggerebbe gli imprenditori che vantino crediti – «coperti» da favorevoli provvedimenti giudiziari – nei confronti della detta Azienda ospedaliera a vantaggio di quest'ultima, peraltro neppure annoverabile, secondo il diritto comune, fra gli enti assoggettabili a procedura concorsuale; che la questione, come prospettata dal rimettente, presenta plurimi profili di inammissibilità;