[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 57 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto); dell'art. 43 del d.P.R. 26 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi); dell'art. 17 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come modificato dall'art. 6 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'art. 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), e dell'art. 25 del medesimo d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall'art. 1, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 27 aprile 2001, n. 193 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 26 febbraio 1999, n. 46 e 13 aprile 1999, n. 112, in materia di riordino della disciplina relativa alla riscossione), promosso con ordinanza dell'8 febbraio 2005 dalla Commissione tributaria provinciale di Caserta sul ricorso proposto dalla Ditta Cecere Ferdinando contro l'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Caserta ed altra, iscritta al n. 226 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 6 luglio 2005 il Giudice relatore Romano Vaccarella. Ritenuto che con ordinanza dell'8 febbraio 2005, pronunciata nel corso di un processo tributario, intrapreso dalla ditta Cecere Ferdinando, per ottenere l'annullamento di una cartella esattoriale emessa dalla ESABAN S.p. A. - Concessionario governativo del Servizio nazionale di riscossione per la Provincia di Caserta - e notificata il 17 febbraio 2004 per la riscossione del complessivo carico di euro 30.641,99 a titolo di IRAP, IRPEF, Ritenuta alla fonte, Imposta sul valore aggiunto, interessi e sanzioni, richiesti - relativamente all'anno 1999, per conto dell'Agenzia delle Entrate di Caserta -, la Commissione tributaria provinciale di Caserta, Sezione 18, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, per asserito contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, degli articoli 57 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto); 43 del d.P.R. 26 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi); 17 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come modificato dall'art. 6 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337) e, infine, 25 del medesimo d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall'art. 1, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 27 aprile 2001, n. 193 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 26 febbraio 1999, n. 46, e 13 aprile 1999, n. 112, in materia di riordino della disciplina relativa alla riscossione); che, in punto di fatto, il giudice a quo - riferito che il ricorrente ha eccepito la illegittimità costituzionale dell'art. 17 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (nel testo risultante dalla modifica operata dall'art. 6 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46), applicabile anche all'IVA, per contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui non prevede alcun termine decadenziale per la notifica al contribuente del ruolo ovvero della cartella esattoriale - osserva che l'art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, a seguito della modifica apportata con d.lgs. 27 aprile 2001, n. 193, non prevede più alcun termine per effettuare la notifica della cartella di pagamento, con ciò non apprestando più alcuna tutela per il contribuente, che rimarrebbe esposto al debito fiscale per un periodo indefinito; che, a giudizio del rimettente, anche l'art. 17 del d.P.R. n. 602 del 1973 (come modificato, con decorrenza dal 1° luglio 1999, dall'art. 6 del d.lgs. n. 46 del 1999) , mentre stabilisce che la riscossione sia effettuata mediante ruoli resi esecutivi a pena di decadenza entro termini certi, non prevede invece alcun termine per la notifica al contribuente della cartella esattoriale, con conseguente violazione degli articoli 3 e 24 Cost.; che è intervenuto, con la rappresentanza dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri il quale ha concluso per la declaratoria di manifesta inammissibilità o, comunque, di manifesta infondatezza della questione; che, quanto alla inammissibilità, questa sarebbe manifesta in quanto il giudice a quo: a) non specificando il titolo della pretesa, non avrebbe compiutamente descritto la fattispecie sub judice; b) non avrebbe fornito una congrua motivazione sulla rilevanza della questione; c) avrebbe censurato disposizioni varie e non ben determinate; d) operando un sintetico richiamo agli artt. 3 e 24 Cost., non avrebbe adeguatamente esplicitato i profili di illegittimità costituzionale; e) non avrebbe assolto al doveroso tentativo di ricercare un'interpretazione adeguatrice del testo di legge denunciato, non tenendo, ad esempio, in alcun conto quell'orientamento giurisprudenziale secondo cui non esiste copertura costituzionale per un diritto o interesse a che ogni attività impositiva sia esercitata a pena di decadenza entro un determinato arco di tempo e, più in generale, a che i termini previsti per il compimento delle attività dell'Amministrazione abbiano tutti carattere perentorio; f) avrebbe invocato una pronuncia additiva la quale, costituendo il frutto di una valutazione discrezionale, potrebbe conseguire esclusivamente da scelte del legislatore; che, nel merito, l'Avvocatura osserva che, secondo il «diritto vivente», quale fissato dalla Corte di cassazione a sezioni unite nella sentenza 12 novembre 2004, n. 21498, la notificazione della cartella esattoriale entro un termine certo è necessaria solo ove l'iscrizione a ruolo costituisca l'atto con cui, per la prima volta, la pretesa ad una maggiore imposta viene resa nota al contribuente, il quale, fino ad allora, ignorava la pretesa dell'amministrazione nei suoi confronti;