[resaula]

l'obiettivo è accompagnare la ripresa guardando a scenari futuri. Questo piano non è una scatola chiusa ed ermetica, ma aperta a suggerimenti e a contributi da parte di tutte le rappresentanze. Vogliamo che si inneschi un dialogo positivo, non strumentale a critiche sterili e viziato da preconcetti (Applausi) . Dagli imprenditori arrivano quotidianamente stimoli a supportare la ripresa con interventi sul costo del lavoro ed è proprio nell'interesse del Paese una riforma strutturale che riduca la tassazione sul lavoro e che incida positivamente sui redditi medi, da sempre la fascia più ampia della popolazione lavorativa, senza però dimenticare anche tutti coloro che invece hanno redditi più bassi e sono stati duramente colpiti dalla crisi. Sappiamo bene che il settore industriale può essere la vera locomotiva della ripresa occupazionale, ma è certo che, seppure il Governo fornirà il propellente per avviare questo motore, poi saranno gli imprenditori stessi ad avere l'onere di non tenere il freno a mano tirato, come troppo spesso è successo in passato. Si prospetta anche una manovra di bilancio imponente, intorno ai 40 miliardi, con un rapporto di finanziamento in deficit di oltre 22 miliardi di euro, cui si affiancherà però una scrupolosa gestione della finanza pubblica volta a ridurre l'indebitamento netto della pubblica amministrazione, compatibilmente con la riduzione del rapporto debito-PIL. Si stima infatti, a fronte quest'anno di una contrazione del prodotto interno lordo reale pari al 9 per cento, una crescita programmatica già nel 2021 pari al 6 per cento, che si attesterà al 3,8 per cento nel 2022 e al 2,5 per cento nel 2023. Si delinea così un piano progressivo di rientro, tale da ricondurre il debito della pubblica amministrazione al di sotto del livello pre-Covid-19 entro la fine del decennio. Gli indicatori congiunturali ci danno ragione, segnalando nel complesso un andamento positivo e di graduale ripresa dell'economia, che speriamo si traduca in una maggiore fiducia delle famiglie e del settore produttivo, nonché nell'aumento della domanda globale. La fiducia si guadagna lentamente, passo dopo passo, mattone dopo mattone; non l'abbiamo mai data per scontata, e sappiamo molto bene che basta una piccola crepa per rovinare tutto in un istante. Ma il lavoro, se buono, è giusto che venga messo in risalto senza preconcetti, con l'auspicio di una rigogliosa rinascita dopo questo rigido inverno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, membri del Governo, ora che siamo di fronte a un crocevia importante con la NADEF e con gli altri provvedimenti che ci aspettano, mi preme ricordare a questa Assemblea alcuni aspetti che riguardano la base del successo del recovery fund. Qui, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo ribadito in maniera netta e decisa che a fare la differenza saranno i settori di intervento. Il grido di dolore del nostro tessuto produttivo continua a farsi sentire in questo difficilissimo 2020, segnato in maniera durissima dal coronavirus e che ci è costato tantissimo in termini di PIL e di economia reale. Per questo, tutti i nostri comparti produttivi ci chiedono uno sforzo mai visto per dare loro non solo risposte decise inerenti all'emergenza, ma anche tutti quegli accorgimenti strutturali che le nostre piccole e medie imprese attendono da anni. A tal fine, già le linee guida sul recovery plan che abbiamo tracciato parlano chiarissimo. Le stelle polari da seguire sono quelle della digitalizzazione e dell'innovazione, dell'istruzione e della formazione, della rivoluzione green e della transizione ecologica, della mobilità buona e dell'equità sociale, della tutela della salute e di una sanità pubblica che abbia le risorse che merita, e non i rimasugli delle diverse leggi di bilancio, come accaduto per almeno due decenni. Sforzi da parte della politica, quindi, ma anche buona volontà ad esempio da parte dei nostri amici di Confindustria. Io stesso in prima persona ho fatto mie delle proposte legislative che trovo necessarie per supportare comparti industriali strategici per il nostro Paese. Ma quello che non vedo nella presidenza attuale è la volontà di collaborare costruttivamente. Il Governo e il Parlamento hanno certamente il dovere di supportare la ripresa con strumenti legislativi, ma è altrettanto necessario superare la storica resistenza degli imprenditori italiani agli investimenti in risorse umane e in ricerca e sviluppo; investimenti che non seguiranno tra tre o quattro anni, poiché servono subito. Per le nostre imprese lo sforzo che serve è suppletivo. Da questa pandemia il nostro tessuto produttivo dovrà uscire rinfrancato e consapevole che lo Stato non è un nemico dell'iniziativa privata, ma un prezioso alleato pronto a concorrere perché il nostro Paese, seconda manifattura d'Europa, torni ai livelli produttivi che merita. È mossa da questo obiettivo una misura epocale come il superbonus al 110 per cento: un meccanismo fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle per produrre un vero e proprio shock in un comparto cruciale per la nostra economia e ad altissimo moltiplicatore economico come quello dell'edilizia. Un'edilizia che vogliamo diversa: più sostenibile, virtuosa e all'avanguardia. Inserito nel decreto-legge rilancio, già nel cosiddetto decreto-legge agosto il superbonus è stato perfezionato e ne è stata ampliata nei fatti la platea; ora va ulteriormente consolidato, perché si tratta di un ampio piano di interventi di ristrutturazioni energetiche ed antisismiche che, a detta di tutte le principali associazioni imprenditoriali, da Confindustria all'ABI, da Unioncamere all'ANCE, passando per le associazioni professionali, è in grado di imprimere una netta inversione di tendenza a un settore che ha tribolato molto, ma che va sostenuto e aiutato. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 14,44) ( Segue LANZI). Questa novità può creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Non è un nostro pronostico, ma il risultato di proiezioni concrete. Non solo il superbonus è da irrobustire, ma come maggioranza abbiamo convenuto sulla necessità di arrivare alla stabilizzazione - almeno su base triennale - di transizione 4.0, da noi già trasformata e semplificata nella scorsa legge di bilancio. Potenziare queste misure è quanto di più ragionevole si possa fare per dare davvero un contributo concreto alla nostra industria. In questo caso, facciamo riferimento a quel massiccio pacchetto di incentivi fiscali, già oggi del valore di 7 miliardi di euro l'anno, che permetteranno alle imprese di investire in beni strumentali, macchinari, beni tecnologici, software e tutto ciò che consentirà loro di competere al meglio sui mercati interni e internazionali. C'è poi un capitolo a parte che va affrontato, in cui si fa riferimento al tessuto produttivo del nostro Paese, che riguarda la valorizzazione della capacità produttiva del Meridione. È fondamentale arrivare infatti alla proroga della contribuzione del 30 per cento per le imprese del Sud: misura introdotta dal recente decreto-legge agosto.