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Signor Presidente, voteremo a favore del disegno di legge in esame e lo dico anche a dispetto di coloro che, quando è stato chiesto di poterlo inserire all'ordine del giorno nella fase finale della legislatura, davanti alla richiesta di poterlo verificare e approfondire, hanno immediatamente gridato allo scandalo, pensando che non volessimo esaminare il provvedimento. Il provvedimento sostanzialmente ha soltanto alcune finalità, la prima delle quali è quella di rimettere in discussione il taglio stabilito durante il Governo Monti, che si sarebbe dovuto verificare entro il 2024, per arrivare a una riduzione delle Forze armate fino a 150.000 unità. Viene dunque posticipato di dieci anni il taglio, che appunto oggi è fissato al 2024, per arrivare al 2034. Chiaramente la filosofia che portò allora alla decisione di quel taglio era molto legata ad una situazione che vedeva riduzioni e tagli in moltissimi settori. Sono nel frattempo cambiate molte cose ed è pertanto assolutamente ragionevole l'idea di posticipare in avanti il taglio che era stato previsto. Il disegno di legge interviene inoltre con una serie di modifiche, sia per la rimodulazione delle dotazioni organiche dei sottufficiali, sia per quanto riguarda le questioni dello stato giuridico, del reclutamento e dell'impiego dei volontari. L'altro elemento interessante è che esso contiene una delega per produrre uno o più decreti legislativi, per la revisione generalizzata dello strumento militare nazionale, con degli obiettivi ben precisi e dei criteri previsti nel disegno di legge in esame. Ciò che mi preme sottolineare è la previsione dell'incremento dell'organico, sempre per 10.000 unità, per una serie di professionalità di altissima specializzazione, che potranno essere anche molto utili per compiti di pace e per il loro utilizzo nel caso in cui ci siano purtroppo delle calamità naturali, come è accaduto. Credo dunque sia assolutamente necessario accrescere questa alta specializzazione. Colgo l'occasione per dire che circa due anni fa avevamo indicato, per la salvaguardia del territorio, la possibilità di utilizzare il genio militare ad esempio per le demolizioni delle opere abusive. Ahimè, nonostante quella norma sia stata approvata, non vi è stata mai la possibilità di vederlo utilizzato. Cito questo esempio per dire che in compiti civili di grande aiuto per il Paese, sia di salvaguardia ambientale sia in caso di emergenze e di calamità naturali, come quelle che purtroppo sono avvenute in tutti questi anni, è evidente che occorre avere anche la capacità di inserire competenze di altissima specializzazione. Penso anche alle professioni sanitarie, un tema a cui il disegno di legge in esame dedica un intervento particolare, ma anche alla revisione della struttura organizzativa e ordinativa del servizio sanitario militare. Infatti, in questo momento in cui, tra l'altro, continuiamo a registrare una forte penuria di medici, soprattutto in alcune specializzazioni, forse può essere interessante prevedere l'integrazione e quindi una revisione del servizio sanitario militare e la possibilità che anche i medici militari possano compiere attività intramuraria sulla base di alcune convenzioni specialistiche. Altre questioni riguardano sempre la formazione dei volontari in ferma prefissata triennale, inoltre si prevede che la riserva ausiliaria non sia superiore alle 10.000 unità. Si dispongono, pertanto, una serie di interventi. Dico con franchezza che non sono tra quanti salutarono come una grande riforma il passaggio dall'esercito di leva all'esercito professionale, perché con tutta onestà ritenevo allora che non fosse esattamente quello lo spirito di adesione alla Costituzione. Sono passati molti anni, oggi in tutti i campi servono altissime specializzazioni, ma nell'annunciare il voto favorevole, rimango sempre convinta che l'investimento sulle Forze armate e sull'esercito debba essere sempre rivolto a compiti di pace e non di guerra. (Applausi) . VATTUONE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, il Senato si accinge ad approvare il provvedimento all'ordine del giorno dopo un esame fortemente compresso, di cui la presidente Pinotti ha spiegato bene le ragioni; cionondimeno è un provvedimento di indubbia rilevanza che riguarda certamente, ma non solo, la specifica materia militare, ma anche l'interesse nazionale del nostro Paese. Questo perché le politiche di sicurezza e difesa hanno assunto già oggi e avranno ancora di più nel prossimo futuro un'importanza centrale. Quando l' iter del provvedimento in esame è iniziato alla Camera, eravamo in tutt'altro scenario internazionale, addirittura possiamo dire in un'altra era storica; tuttavia le ragioni alla base di questo testo erano già forti e costantemente indicate al Parlamento dal Ministro e dai vertici della nostra Difesa durante l'illustrazione delle linee programmatiche rese davanti alle Commissioni difesa della Camera e del Senato. Le sue ragioni nascono dall'esigenza di garantire maggiore efficienza e capacità operativa al nostro strumento militare, intervenendo sulla legge Di Paola, la famosa legge n. 244 del 2012, oggi non più adeguata, come si è detto da più parti, e sul modello di reclutamento. Oggi quelle ragioni sono ancora più forti e l'approvazione di questo disegno di legge si incrocia con le preoccupazioni e le profonde implicazioni e conseguenze dell'aggressione russa contro l'Ucraina, come hanno già detto altri colleghi e la presidente Pinotti nella relazione. I contenuti del disegno di legge sono stati già esaustivamente delineati nella relazione e non li ripeto; sottolineo solo un elemento di novità introdotto dal provvedimento, cioè la delega in base alla quale il Governo è autorizzato a introdurre un incremento in organico di 10.000 unità, oltre la riserva ausiliaria. Si tratta, quindi, di personale destinato a intervenire sulle emergenze nazionali o nelle crisi internazionali. È una misura molto importante, ancorché - ce lo siamo già detti - non risolutiva, che amplia le funzioni delle Forze armate al servizio del Paese. Alle nostre Forze armate abbiamo sempre chiesto molto: dai tradizionali compiti istituzionali di difesa del Paese e della stabilità internazionale, al concorso alle attività di Protezione civile. A questi impegni ne abbiamo aggiunto via via altri: il supporto al controllo del territorio con l'operazione Strade sicure, fino ad arrivare al fondamentale aiuto nel contrasto alla pandemia. Ora l'aggressione russa all'Ucraina ha cambiato gli equilibri globali, portandoci in un mondo più conflittuale e determinando un riposizionamento di alcuni nostri contingenti in linea con gli altri Paesi dell'Alleanza Atlantica. Sappiamo che le tensioni del nostro immediato vicinato (l'area del Mediterraneo allargato) si acuiranno. Nei prossimi anni verranno chiesti alle nostre Forze armate maggiori capacità e più flessibilità, nello sforzo comune dei Paesi democratici di gestire le crisi e le tensioni nei nostri tradizionali ambiti: l'Unione europea, la NATO, di cui si è parlato prima, e l'ONU, la cui voce è attenuata, ma non può essere trascurata. Sono proprio queste sfide e impegni che segnano il nostro orizzonte a chiedere un contributo per riprodurre i correttivi e le innovazioni funzionali alla piena operatività del nostro strumento militare.