[pronunce]

che secondo il Tribunale rimettente, infine, «l'imposizione retroattiva del prelievo supplementare» – indipendentemente dal fatto che sia «qualificata tributo ovvero sanzione amministrativa» – contrasterebbe con la Costituzione, giacché, nel primo caso, «sarebbe violato il principio di capacità contributiva di cui all'art. 53», atteso che la pregressa produzione di latte bovino eccedente un certo quantitativo «nulla dice sul reddito dell'impresa che lo produce», mentre, nella seconda ipotesi, se è certamente vero che «una sanzione amministrativa retroattiva non contrasta di per sé con l'art. 25 Cost.» (sentenza n. 68 del 1984), è pur vero che tale evenienza rimane, nondimeno, «qualcosa di eccezionale», da prevedere «nei soli casi di estrema necessità» (sentenza n. 118 del 1957), ai quali non potrebbe essere ricondotto, però, quello contemplato dalla normativa impugnata; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che la difesa erariale, in via preliminare, contesta il presupposto dal quale muove il giudice rimettente nella propria ricostruzione, e cioè la «natura tardiva o retroattiva della determinazione del quantitativo di riferimento individuale»; che, difatti, i provvedimenti legislativi impugnati «sono stati adottati al fine di accertare, a causa delle contestazioni insorte, la quantità effettiva di latte prodotto e commercializzato nei periodi in questione e la titolarità delle relative quote», di talché, nel caso di specie, non si tratta di «attribuzione di nuove quote, ma dell'accertamento dei quantitativi individuali di riferimento, tenendo conto delle istanze di riesame a suo tempo presentate, dei trasferimenti intervenuti, delle correzioni effettuate, come si evince testualmente dall'art. 2, comma 3, del d.l. n. 411 del 1997, presupposto del successivo d.l. n. 43 del 1999»; che non ricorre, dunque, una «attribuzione tardiva o retroattiva, trattandosi solo di una verifica straordinaria di tutte le quote assegnate (oltre che delle produzioni commercializzate), richiesta dagli interessati, al fine di garantire trasparenza e chiarezza nel settore», verifica svolta sulla base delle risultanze di apposita commissione governativa istituita ad hoc; che, pertanto, «non sussiste violazione dell'art. 41 Cost., non potendo fondarsi aspettative protette sulla base di eventuali pendenti illegittimità», atteso che ogni singolo produttore ben conosceva (o comunque poteva conoscere) «la propria reale situazione di titolarità»; che, del pari, è da escludere – secondo la difesa erariale – la denunciata violazione tanto dell'art 97 Cost., «non incidendo eventuali disfunzioni operative sulla legittimità della legge», quanto quella degli artt. 53 e 25 della Carta fondamentale, «non trattandosi di imposizione tributaria (in realtà il prelievo è la trattenuta del prezzo della cessione), né di sanzione vera e propria»; che su tali basi, pertanto, l'Avvocatura generale dello Stato ha concluso affinché «la Corte dichiari non fondata la questione sollevata», subordinatamente segnalando – atteso che «della medesima problematica è stata investita» la Corte di giustizia delle Comunità europee – l'opportunità di attendere «l'esito del giudizio» appena indicato; che, con memoria depositata nell'imminenza della camera di consiglio, fissata per la discussione della illustrata questione di legittimità costituzionale, l'Avvocatura generale dello Stato ha dato atto delle sopravvenienze normative intervenute nella materia de qua; che, in particolare, ha posto in luce come l'art. 10, comma 47, del citato d.l. n. 49 del 2003 abbia previsto l'abrogazione degli impugnati atti legislativi; che, inoltre, risulta medio tempore sopravvenuta anche l'«attesa statuizione della Corte di giustizia delle Comunità europee, chiamata dal Tar Lazio a pronunciarsi su quesiti riguardanti, in sostanza, se ed in quali limiti dovessero pagare il prelievo supplementare» i produttori di latte che avessero superato il tetto individuale di produzione; che la predetta Corte di giustizia, con tre sentenze di pressoché identico contenuto (pronunciate dalla sez. VI il 25 marzo 2004, rispettivamente, nelle cause riunite C-231/00, C-303/00 e C-451/00, nonché nelle cause riunite C-480/00, C-481/00, C-484/00, C-489/00, C-490/00, C-491/00, C-497/00, C-498/00 e C-499/00, ed infine nella causa C-495/00), ha, in primo luogo, individuato l'esatta interpretazione delle norme comunitarie che costituiscono il suddetto prelievo supplementare e che stabiliscono le sue modalità di applicazione; che, secondo il Giudice comunitario, tali norme vanno interpretate nel senso di non impedire «che a seguito di controlli uno Stato membro rettifichi i quantitativi di riferimento individuali attribuiti ad ogni produttore e conseguentemente ricalcoli, a seguito di rassegnazione dei quantitativi di riferimento inutilizzati, i prelievi supplementari dovuti, successivamente al termine di scadenza del pagamento per la campagna lattiera interessata»; che si è, inoltre, riconosciuto come le predette norme comunitarie debbano essere intese «nel senso che l'assegnazione iniziale dei quantitativi di riferimento individuali», nonché ogni loro «modificazione successiva», siano «comunicate ai produttori interessati dalle autorità nazionali competenti»; che, infine, in relazione a quello che appariva «il punto principale di contrasto» (concernente «i modi e i tempi» della comunicazione suddetta), la Corte di giustizia ha recepito l'opzione ermeneutica proposta dal Governo italiano, affermando che «è sufficiente una pubblicità secondo le norme del diritto interno, purché sia adeguata» (e cioè idonea a porre «in grado gli interessati di conoscere la portata dei loro diritti e dei loro obblighi»), in particolare precisando – con ciò disattendendo le doglianze in proposito formulate dalle aziende produttrici ricorrenti, le quali ipotizzavano una «violazione dei principî generali di proporzionalità e di tutela del legittimo affidamento» – che «non è escluso che una comunicazione dei quantitativi di riferimento individuali a mezzo di una pubblicazione in bollettini, quale quella controversa nella causa principale, possa soddisfare tale condizione»; che alla luce, dunque, di tale mutato quadro normativo e giurisprudenziale, la difesa erariale ha concluso nel senso della sostanziale cessazione della materia del contendere. Considerato che il Tribunale di Pordenone ha sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 41, 25, 53 e 97 Cost. – del decreto-legge 1° dicembre 1997, n. 411 (Misure urgenti per gli accertamenti in materia di produzione lattiera), convertito, con modificazioni, nella legge 27 gennaio 1998, n. 5, e del decreto-legge 1° marzo 1999, n. 43 (Disposizioni urgenti per il settore lattiero-caseario), convertito, con modificazioni, nella legge 27 aprile 1999, n. 118;