[pronunce]

, sia in particolare l'attività svolta da altri deputati appartenenti allo stesso gruppo cui è iscritto il deputato Armani.1. - Il conflitto di attribuzione, sul quale questa Corte è chiamata a decidere, è stato promosso dal Tribunale di Roma nei confronti della Camera dei deputati ed investe la deliberazione con cui l'Assemblea, nella seduta del 23 maggio 2000, ha dichiarato che le dichiarazioni oggetto del giudizio civile di risarcimento del danno instaurato dal prof. Romano Prodi nei confronti del deputato Pietro Armani concernono opinioni da questi espresse nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Dal ricorso risulta che le espressioni ritenute diffamatorie erano contenute in un'intervista pubblicata dal quotidiano “Il Giornale” il 30 novembre 1999, nella quale il deputato, già vice-presidente dell'IRI, aveva affermato che il prof. Prodi, nella qualità di presidente dell'Istituto, aveva voluto vendere la SME all'ing. De Benedetti; aveva accettato un prezzo curiosamente basso; aveva trattato segretamente con De Benedetti, fin dal marzo 1985; era stato molto vago nei particolari forniti in data 24 aprile 1985 al Consiglio di Amministrazione dell'IRI e aveva taciuto la circostanza che acquirente era De Benedetti; aveva informato i consiglieri dell'IRI solo per via telefonica; aveva convocato una conferenza stampa per porre il Consiglio di Amministrazione davanti al fatto compiuto; aveva di fatto coartato il Consiglio ad approvare la vendita. 2. - Secondo la Camera, il ricorso sarebbe inammissibile per il mancato deposito, da parte del Tribunale, della deliberazione impugnata. L'eccezione non è fondata. In tema di conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, il ricorso, con l'ordinanza che lo ha dichiarato ammissibile, deve essere notificato agli organi interessati (articolo 37, commi 3 e 4, della legge 11 marzo 1953, n. 87, &laquo;Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale&raquo;) e poi (articolo 26, comma 3, delle &laquo;Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale&raquo;) depositato nella cancelleria della Corte, entro venti giorni dall'ultima notificazione, &laquo;con la prova delle notificazioni eseguite&raquo;. Tale deposito, fatto dal ricorrente, apre - secondo la costante giurisprudenza della Corte - la seconda fase del procedimento, senza ulteriori oneri di attività a suo carico. Del resto, il ricorso del Tribunale ha ampiamente riportato il contenuto della delibera impugnata, ed altrettanto ha fatto la Camera nelle proprie memorie, con le quali sono stati depositati gli atti parlamentari in esse richiamati. 3. - Secondo la Camera, il ricorso sarebbe ulteriormente inammissibile perché in esso mancherebbe la richiesta di una pronunzia della Corte che dichiari la non spettanza alla Camera della &laquo;valutazione contenuta nella deliberazione impugnata e che annulli quest'ultima&raquo;. L'eccezione non è fondata, in quanto nel ricorso il Tribunale afferma che la Corte &laquo;è chiamata a controllare la correttezza sul piano costituzionale della pronunzia di insindacabilità&raquo; e chiede che la Corte &laquo;annulli la deliberazione&raquo; . 4. - Nel merito il ricorso è fondato. Questa Corte ha più volte affermato che il &laquo;nesso funzionale&raquo; tra la dichiarazione resa extra moenia da un parlamentare e l'espletamento delle sue funzioni di membro del Parlamento esiste se ed in quanto la dichiarazione possa essere identificata come &laquo;divulgativa all'esterno di attività parlamentari&raquo; , ossia se ed in quanto esista una sostanziale corrispondenza di significato con opinioni già espresse, o contestualmente espresse, nell'esercizio di funzioni parlamentari tipiche, non essendo sufficiente una mera comunanza di argomenti (da ultimo, sentenza n. 294 del 2002). Nella specie, la Camera dei deputati - a sostegno della tesi secondo cui le dichiarazioni del deputato Armani presenterebbero una sostanziale corrispondenza di significato con opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari tipiche - richiama precedenti dichiarazioni con cui il deputato aveva espresso critiche nei confronti del prof. Prodi, con riferimento alla tentata vendita della SME, nonché numerosi interventi di altri parlamentari sul medesimo tema. Nessuno di tali atti è idoneo a conferire alle dichiarazioni in esame l'insindacabilità garantita dal primo comma dell'articolo 68 della Costituzione. 5. - Quanto agli atti compiuti dal medesimo deputato Armani, l'intervista pubblicata dal quotidiano &laquo;Il Corriere della sera&raquo; il 7 febbraio 1995 (oltre quattro anni prima di quella oggetto del giudizio pendente dinanzi al Tribunale) sicuramente non costituisce &laquo;attività parlamentare tipica&raquo;. Dal canto loro, le dichiarazioni pronunziate in Aula il 21 luglio 1998, in sede di dibattito sulle comunicazioni del Governo, pur presentando tale carattere, hanno con quelle rese nell'intervista del 1999 una mera comunanza di argomento, non certo una sostanziale corrispondenza di significato. In esse infatti il deputato Armani si riferisce al prof. Prodi ed alla tentata vendita della SME, dichiarando che &laquo;in fatto di diritto il presidente Prodi ha dei precedenti all'IRI: ricordo il caso della dismissione della SME, che certamente non rappresenta una medaglia al valore della sua gestione&raquo;. Questa dichiarazione ha un contenuto generico, perché non menziona nessuna delle molte circostanze specificate nell'intervista, concernenti non solo il risultato finale cui l'operazione relativa alla SME tendeva, ma soprattutto il comportamento che sarebbe stato concretamente tenuto dal presidente dell'IRI per incidere sul Consiglio di amministrazione, in vista del raggiungimento di quel risultato. Infine l'interrogazione presentata dal deputato Armani il 3 ottobre 1996 concerne non la SME, ma la società Nomisma, che avrebbe dato luogo a &laquo;forme di distorsione della concorrenza (…) grazie all'influenza del nome del suo fondatore, Prodi&raquo;. 6. - I rimanenti atti parlamentari richiamati dalla Camera non sono stati compiuti dal deputato Armani, ma da altri deputati. A prescindere dal problema se, ai fini dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare possano essere ritenute insindacabili sotto il profilo della loro sostanziale corrispondenza di significato con opinioni espresse da altri parlamentari, appartenenti allo stesso o a diverso gruppo, nessuna delle dichiarazioni evocate dalla Camera dei deputati (quali risultano dalla documentazione in atti) presenta siffatta corrispondenza. Alcuni parlamentari hanno bensì manifestato valutazioni negative circa la convenienza economica dell'operazione relativa alla SME, ma in termini generici e senza enunciare nessuna delle circostanziate affermazioni contenute nell'intervista. Altri deputati si sono limitati a richiamare il contenuto dell'intervista già resa, la quale, quindi, non può avere avuto carattere divulgativo delle loro dichiarazioni.