[pronunce]

che le questioni sarebbero inammissibili, altresì, in quanto il rimettente avrebbe dovuto esplorare «[...] la possibilità di escludere l'applicazione della norma sospettata di incostituzionalità in eventuale presenza di un fatto reato», costituito dall'ipotizzato pactum sceleris tra l'autore delle elargizioni e il partito di appartenenza; che, nel merito, la norma censurata non sarebbe irragionevole, considerata la natura ampiamente discrezionale delle scelte legislative concernenti le progressive modalità di attuazione della riforma, in un certo senso "anticipata", per il periodo precedente alla sua entrata in vigore, dalla disposizione derogatoria del comma 4-bis; che l'interveniente ribadisce, inoltre, le ragioni già illustrate sulla ragionevolezza della collocazione della norma al di fuori del TUIR e sull'insussistenza della violazione degli artt. 24, 53 e 79 Cost. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Biella dubita della legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 4-bis, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149 (Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, secondo il quale «[a] partire dall'anno di imposta 2007 le erogazioni in denaro effettuate a favore di partiti politici, esclusivamente tramite bonifico bancario o postale e tracciabili secondo la vigente normativa antiriciclaggio, devono comunque considerarsi detraibili ai sensi dell'articolo 15, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917»; che le questioni sono sorte nel corso di un giudizio avente ad oggetto l'impugnazione di avvisi di accertamento relativi agli anni dal 2008 al 2011, con i quali l'Agenzia delle entrate - direzione provinciale di Biella ha negato la detraibilità, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, di erogazioni in denaro compiute dal ricorrente, negli stessi anni, a favore del partito di appartenenza; che gli accertamenti tributari si fondano sulla mancanza del carattere «liberale» delle erogazioni, previsto dall'art. 15, comma 1-bis, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito: TUIR), in quanto esse sarebbero invece il corrispettivo del «"patto" di candidatura stipulato dal ricorrente per l'inserimento nelle liste dei candidati alle elezioni di quel partito politico»; che il giudice a quo evidenzia il carattere retroattivo dell'art. 11, comma 4-bis, del d.l. n. 149 del 2013, nel testo inserito dalla legge di conversione, invocato dal ricorrente nel processo principale, e osserva che non può essere accolta l'interpretazione proposta dall'Agenzia delle entrate, secondo la quale l'espressione «[...] devono comunque considerarsi detraibili [...]» andrebbe intesa nel senso che la detrazione spetta solo se sono osservati i requisiti previsti dall'art. 15, comma 1-bis, del TUIR, compreso il carattere «liberale» delle erogazioni, poiché tale interpretazione forzerebbe la lettera della norma, in quanto l'avverbio «comunque» non potrebbe avere altro significato se non quello di ammettere in ogni caso la detraibilità delle erogazioni in esame; che, ad avviso del rimettente, l'art. 11, comma 4-bis, del d.l. n. 149 del 2013 violerebbe l'art. 3 della Costituzione, per lesione dei principi di ragionevolezza e di uguaglianza, nonché gli artt. 24, 53 e 79 Cost.; che le questioni sarebbero rilevanti, poiché qualora l'art. 11, comma 4-bis, del d.l. n. 149 del 2013 non fosse dichiarato illegittimo, il ricorso del contribuente dovrebbe essere accolto, in applicazione della norma censurata; che il ricorrente nel processo principale, costituitosi nel giudizio costituzionale, ha eccepito l'inammissibilità delle questioni sotto diversi profili, lamentando in primo luogo che il giudice a quo avrebbe considerato in modo incompleto il quadro normativo, facendo esclusivo riferimento al primo periodo del comma 4-bis dell'art. 11, inserito dalla legge di conversione del d.l. n. 149 del 2013, e ignorando del tutto il secondo periodo del medesimo comma, introdotto dall'art. 1, comma 141, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)», a tenore del quale «[l]e medesime erogazioni continuano a considerarsi detraibili ai sensi del citato articolo 15, comma 1-bis, ovvero ai sensi del presente articolo, anche quando i relativi versamenti sono effettuati, anche in forma di donazione, dai candidati e dagli eletti alle cariche pubbliche in conformità a previsioni regolamentari o statutarie deliberate dai partiti o movimenti politici beneficiari delle erogazioni medesime»; che tale circostanza inciderebbe sull'ammissibilità, in quanto renderebbe indeterminato il petitum, impedendo di comprendere se il giudice a quo chieda l'annullamento del solo primo periodo (l'unica parte della disposizione citata nell'ordinanza) oppure dell'intero comma 4-bis (che nella versione attuale include il secondo periodo, ignorato dal rimettente); che, inoltre, qualora si ritenesse che il petitum sia riferito solo al primo periodo, difetterebbe la rilevanza delle questioni, perché la fattispecie oggetto della controversia continuerebbe a essere regolata dal secondo periodo del comma 4-bis, rendendo il petitum inidoneo a ripianare l'incostituzionalità nel senso prefigurato dal rimettente, mentre qualora nondimeno si ritenesse - erroneamente - che il petitum sia riferito all'intero comma 4-bis, sussisterebbe un'insanabile contraddizione tra il petitum stesso e la motivazione, perché a fronte di censure rivolte a una sola parte della disposizione se ne chiederebbe poi, immotivatamente, l'annullamento integrale; che il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto nel giudizio costituzionale, ha sollevato un'analoga eccezione di inammissibilità, osservando che le questioni sarebbero inammissibili per difetto di rilevanza o di adeguata motivazione su di essa, in quanto, se i contributi versati fossero conformi allo statuto o ai regolamenti del partito, la loro detraibilità fiscale non deriverebbe dalla disposizione derogatoria introdotta in sede di conversione, sulla quale si incentrano i dubbi di costituzionalità, ma da quella introdotta dalla legge n. 190 del 2014, non censurata; che tali eccezioni sono fondate, nei sensi di seguito esposti; che il rimettente mostra di non considerare l'intero comma 4-bis, ma soltanto l'attuale primo periodo, in quanto non solo riproduce esclusivamente il testo di quest'ultimo nell'indicare la norma censurata, ma non spende alcun argomento, nemmeno per implicito, a specifica censura della disposizione introdotta sì successivamente, ma pur sempre prima della pronuncia dell'ordinanza;