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E allora è come se, anche questa volta, ci sia caduta addosso una maledizione, perché abbiamo un problema politico, rappresentato dal fatto che un popolo europeo ha scelto di andare via da un'unione politica europea. Invece, ci dobbiamo occupare di questioni economiche. È l'economia che corre al passo con la politica; è la politica che talvolta, come in questo caso, non riesce nemmeno a gestire i fatti economici. Per questo siamo qui con il provvedimento in esame. Non intendo soffermarmi sui contenuti tecnici del decreto-legge in oggetto, perché sono stati già ampiamente dibattuti e - comunque - questo è un provvedimento necessario e opportuno per mettere in sicurezza i diritti soggettivi e gli interessi legittimi dei nostri cittadini, consumatori e aziende. È con orgoglio che rivendico come l'Italia sia arrivata tra i primi Paesi a difendere giuridicamente gli interessi dei propri cittadini davanti all'evento Brexit. La domanda che intendo porre è un'altra. L'Europa che resta, ha sufficientemente riflettuto sulle ragioni che hanno spinto il popolo inglese a decidere così come ha fatto? Ascoltando il dibattito che c'è stato in Italia, ho sentito dire che la decisione dei britannici è stata di pancia, umorale, d'impeto e ignorante, come se il popolo inglese sia stato colto all'improvviso da un impazzimento di tipo collettivo. In realtà, chi ha osservato da vicino il dibattito inglese sa che gli inglesi hanno ponderato quel voto e quella decisione e che due correnti di pensiero si sono confrontate democraticamente. In realtà, quello che è accaduto, signori, è che abbiamo assistito all'epilogo di un processo di sfiducia che ha colpito una parte della cittadinanza europea fino al punto che questa non è più riuscita a intravedere una prospettiva di crescita. Quello che è successo in Inghilterra è una sorta di condizione di malessere che ha colpito tutte le classi sociali - dalla working class alla middle class - in maniera trasversale, dal benestante al povero. Sarebbe un gravissimo errore considerare il voto britannico come il frutto di una decisione scriteriata. In ogni caso, quelli che hanno deciso di rimanere dentro questa Europa, quale Europa vogliono? Che Europa volete? Ve la siete fatta questa domanda? Volete l'Europa stile Aquisgrana? L'Europa verticale? L'Europa verticistica? L'Europa fatta di assi? L'Europa intergovernativa? Quella che prevede che il Ministro tedesco faccia parte periodicamente del Consiglio dei ministri francese? (Applausi dal Gruppo M5S) . Quella che dice che il Ministro francese può andare a far parte del Consiglio dei ministri tedesco? È questa l'Europa che volete? O volete l'Europa di Visegrád, un modello lontano, freddo, insensibile e incomunicabile? Quel tipo di Europa che dice: «io sto bene a casa mia, quindi non voglio nessun altro»? Questa è la seconda Europa che si prospetta. Colleghi, si tratta di temi importanti, su cui dobbiamo ragionare perché qui si misurano l'eurottimismo o l'euroscetticismo e il confronto tra le diversità di cultura giuridica. Infatti, qui si misura se c'è effettivamente armonia o disarmonia tra i valori, le leggi e le istituzioni. Io non ho intenzione di ritornare sul caso dei trattati internazionali, ma possiamo essere tutti d'accordo che c'è stata una prassi deviante nell'applicazione dei trattati? Penso al fiscal compact , che abbiamo recepito nell'articolo 81 della Costituzione (Applausi dal Gruppo M5S) , che impone l'obbligo del pareggio di bilancio, ma che allo stesso tempo - ma voi tutti l'avete dimenticato - salvaguarda l'ipotesi della potestà parlamentare, che comunque resta espressione della volontà del popolo. Ma questa seconda parte del fiscal compact noi l'abbiamo completamente dimenticata. Per concludere, ad Aquisgrana e a Visegrád c'è solo un modello che può opporsi validamente: è il modello comunitario unitario di Roma. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto) . Di quel modello noi siamo stati l'origine, la sede anagrafica, l'anima vitale. È quel modello che noi, nei prossimi mesi, dovremo difendere davanti ai 27 Paesi che restano e davanti a tutto il mondo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per queste ragioni, signor Presidente, dichiaro, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, con l'amarezza di chi sta salutando un amico, il nostro voto favorevole sul provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto. Congratulazioni). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2019, n. 22, recante misure urgenti per assicurare sicurezza, stabilità finanziaria e integrità dei mercati, nonché tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito, in caso di recesso di quest'ultimo dall'Unione europea». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Presidenza informa che l'Assemblea tornerà a riunirsi domani, alle ore 15, per la discussione del Documento di economia e finanza 2019. Come già convenuto per le vie brevi tra i Gruppi parlamentari, le dichiarazioni di voto avranno luogo alle ore 19, con trasmissione diretta televisiva. Seguirà l'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sui più recenti sviluppi della situazione in Libia. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LEONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, nel prendere la parola non posso celare la mia commozione, oltre che il senso di frustrazione, per quanto capitato nella strada provinciale che collega la ben nota Corleone con Partinico e San Cipirello, nella quale si è consumato l'ennesimo incidente automobilistico. Questa volta la vittima del tragico impatto è Giacoma Randazzo, di cinquantasette anni. Alla famiglia le mie più sentite condoglianze. Un senso di frustrazione in quanto figura istituzionale, ma al contempo un senso di frustrazione in quanto siciliana. Credetemi, non è facile assistere alla moria dei membri della propria comunità e dei Comuni limitrofi nel percorrere la strada - ormai nota tra i miei concittadini - della morte, a seguito del lungo e perverso gioco a rimpiattino di responsabilità tra Regioni ed enti provinciali, distratti nel garantire la semplice manutenzione delle strade provinciali, che sono delle trazzere, delle trappole mortali, ovviamente anche con i riscontri negativi in termini di economia sui Comuni vicini.