[pronunce]

2.2.5.2.- Sotto il secondo profilo, la norma impugnata, consentendo di esercitare le azioni revocatorie fallimentari, attribuisce alle imprese sottoposte alla procedura in questione un ingiustificato privilegio rispetto alle altre imprese e determina, così, un effetto distorsivo della concorrenza, in quanto permette ad imprese insolventi di restare sul mercato, usufruendo di una sorta di “finanziamento forzoso” a carico di terzi. 2.2.6.- Credito siciliano s.p.a. svolge argomentazioni analoghe a quelle di Bipop Carire s.p.a. 2.2.6.1.- Aggiunge che l'azione revocatoria di cui all'art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2003 «nulla ha da vedere con il pagamento dei creditori», i quali vengono soddisfatti, ai sensi dell'art. 4-bis del medesimo decreto-legge, mediante l'assegnazione di azioni della società assuntrice del concordato (la “nuova” Parmalat s.p.a.), società alla quale sono trasferite, insieme con le attività del debitore insolvente, le azioni revocatorie già proposte dal commissario straordinario. Nella logica del citato decreto-legge «l'azione revocatoria non serve, dunque, a ricostituire la garanzia patrimoniale dell'articolo 2740 cod. civ. », essendo, invece, rivolta ad accrescere il patrimonio di un soggetto – la società assuntrice – diverso dal debitore insolvente. «Ma tale scopo è del tutto incompatibile con la natura e le caratteristiche della revocatoria fallimentare» e, perciò, non può giustificare il sacrificio dell'interesse dei terzi alla stabilità dei rapporti giuridici. 2.2.6.2.- La deducente osserva, ancora, che, ai sensi del precitato art. 4-bis, comma 1, lettera c-bis), anche i convenuti eventualmente soccombenti in revocatoria potranno vedere soddisfatti i loro crediti secondo le modalità della “falcidia” concordataria, ossia con attribuzione di azioni della società assuntrice, nonostante, a differenza degli altri creditori, non abbiano avuto modo di esprimere il loro consenso. 2.2.7.- Si sono, altresì, costituite nel giudizio di costituzionalità Parmalat s.p.a., in persona del suo presidente e legale rappresentante, e Parmalat s.p.a. in amministrazione straordinaria, in persona del commissario straordinario, le quali – premesso che la Parmalat s.p.a. è stata sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria in data 24 dicembre 2003; che il commissario straordinario ha adottato un programma di ristrutturazione che prevede la soddisfazione dei creditori mediante un concordato; che tale concordato è stato approvato dai creditori e omologato dal Tribunale ordinario di Parma in data 1° ottobre 2005; che, in forza del medesimo concordato, le azioni revocatorie promosse dal commissario straordinario sono state trasferite all'assuntore – chiedono che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile per irrilevanza o, comunque, infondata. 2.2.8.- È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per chiedere, sulla base di considerazioni identiche a quelle riferite in precedenza sub 1.2, che la questione sia dichiarata inammissibile o, in subordine, infondata. 2.2.9.- Sono, altresì, intervenute Sanpaolo-IMI s.p.a. e UBS Limited, società non convenute nel giudizio a quo, ma in altri analoghi giudizi pendenti dinanzi al Tribunale ordinario di Parma, promossi anch'essi dal commissario straordinario di Parmalat s.p.a. in amministrazione straordinaria, nei quali sono state sollevate identiche questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2003. Entrambe le intervenienti chiedono che sia dichiarata l'incostituzionalità della norma denunciata, osservando, in ordine all'ammissibilità dell'intervento, di essere portatrici di un interesse diretto e attuale alla relativa pronuncia, poiché da questa dipende, in via pregiudiziale, anche la decisione delle cause (così come di altre analoghe) delle quali esse sono parti, e che di tali cause è stata disposta la sospensione, non già solo in attesa della decisione della Corte, bensì a seguito del promovimento di identica questione di costituzionalità. 3.- In prossimità dell'udienza pubblica hanno depositato memorie, nel giudizio di cui all'ordinanza n. 1 r.o. del 2006, il Presidente del Consiglio dei ministri, Parmalat s.p.a. in amministrazione straordinaria, Parmalat s.p.a. e HSBC. 3.1.- La difesa erariale sottolinea che il concordato disciplinato dal decreto-legge n. 347 del 2003 realizza lo “spossessamento” definitivo dell'imprenditore insolvente, determinando la falcidia dei crediti, e che tanto rende ragione dell'ammissibilità dell'azione revocatoria. A suo avviso, l'ordinanza di rimessione è viziata da due errori: il primo consiste nel ritenere che il programma di ristrutturazione menzionato dalla norma impugnata debba essere soltanto quello previsto dall'art. 27, comma 2, lettera b), del d.lgs. n. 270 del 1999; il secondo risiede nel ritenere che il concordato sia una mera modalità di attuazione del piano di ristrutturazione. Infatti, il Tribunale non si è avveduto della circostanza che, nell'impossibilità di realizzare il risanamento soggettivo dell'impresa ed il ritorno in bonis dell'imprenditore, è stato necessario procedere allo “spossessamento” dell'imprenditore sottoposto alla procedura concorsuale e soddisfare non integralmente i creditori. Per questa considerazione, la questione è irrilevante nella parte in cui è impugnato l'art. 6, comma 1, del decreto-legge n. 347 del 2003 e non il comma 1-bis, che è, invece, la disposizione applicabile nella specie. Inoltre, è errata la comparazione con la fattispecie disciplinata dall'art. 27, comma 2, lettera b), del d.lgs. n. 270 del 1999, perché in quest'ultima la circostanza che l'imprenditore insolvente continua l'attività e non è spossessato dei beni giustifica l'inammissibilità dell'azione revocatoria fallimentare. Relativamente al parametro dell'art. 41 Cost., una volta ritenuta la legittimità della norma che rende ammissibile l'azione revocatoria fallimentare, l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale è evidente. 3.2.- Parmalat s.p.a. e Parmalat s.p.a. in amministrazione straordinaria hanno depositato due distinte memorie, di contenuto sostanzialmente coincidente, allegando la proposta di concordato e la sentenza di omologazione del concordato stesso. 3.2.1.- La Parmalat s.p.a. deduce che, in quanto assuntore del concordato e cessionaria delle azioni revocatorie, è titolare di un interesse qualificato che legittima l'intervento spiegato nel giudizio di costituzionalità.