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Nonostante l'obiettivo sia quello di migliorare l'efficienza della giustizia tributaria, non mancano però delle perplessità che sono venute fuori anche durante le audizioni, con particolare riferimento agli aspetti di carattere ordinamentale. Se il fatto di istituire una magistratura tributaria professionale è sicuramente una innovazione ed è importante, il fatto però che sia inserita nella struttura del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) crea evidenti perplessità che nascono dalla necessaria interdipendenza che di fatto esiste tra giudici tributari, personale di segreteria e di supporto dal punto di vista amministrativo e MEF. Per assicurare i valori di autonomia e indipendenza, forse sarebbe stato più opportuno ricondurre la gestione sotto il Ministero della giustizia o della Presidenza del Consiglio dei ministri. È stato obiettato che ciò avrebbe comportato dei costi e dei tempi notevoli, quindi prendiamo atto di tutto ciò. Infine, anche per dare una veste formalmente, oltre che sostanzialmente, di innovazione e di riforma alla giurisdizione tributaria, si è cambiata l'originaria denominazione delle commissioni tributarie con quella di "corti di giustizia tributaria di primo e di secondo grado". Per quanto riguarda poi gli aspetti più strettamente connessi alla disciplina del processo tributario, la previsione dell'introduzione della prova testimoniale, certamente utile, appare però sottoposta a stringenti limiti di ammissibilità come la forma scritta e il fatto che debba vertere su circostanze oggettive non attestate da un pubblico ufficiale. Sono inoltre da accogliere con favore le disposizioni che prevedono l'istituzione di un giudice monocratico per cause di valore inferiore a 3.000 euro e il tentativo di conciliazione. Tuttavia, per essere davvero efficace, tale tentativo, seppure affidato a un giudice, avrebbe dovuto essere obbligatorio e quindi divenire una condizione di procedibilità, in modo che senza tentativo l'istanza non sarebbe andata avanti. Nonostante le perplessità citate, considerato - come ho già detto - che la riforma della giustizia tributaria è strettamente connessa al PNRR; considerato che il piano individua per l'attuazione della riforma il termine del quarto trimestre del 2022; soprattutto, considerato che l'obiettivo è quello di rendere più efficace e più rapida l'applicazione e l'attuazione della giurisdizione della legislazione tributaria per ridurre l'elevato numero di ricorsi, annuncio il voto favorevole di Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi) . MISIANI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signora Presidente, questo provvedimento è una delle riforme più significative previste dal PNRR, perché investe un ambito di importanza cruciale per la fiducia degli operatori economici, delle persone fisiche e delle persone giuridiche. Nel PNRR sono scritti in modo chiaro gli obiettivi di questa riforma: la riduzione del numero dei ricorsi pendenti in Cassazione, che a fine 2021 erano oltre 47.000, su 111.000 procedimenti civili pendenti; l'accelerazione della tempistica; il miglioramento della qualità delle decisioni della giurisdizione tributaria, visto che nel 2020 la Cassazione ha annullato il 47 per cento delle decisioni in appello delle commissioni regionali. Ora, Presidente, in Parlamento si è verificata una forte convergenza tra le forze politiche (lo ha ricordato il presidente D'Alfonso). Sono stati presentati sei disegni di legge da vari Gruppi politici, i quali hanno tutti condiviso l'idea di andare verso una professionalizzazione della magistratura tributaria, da selezionare per concorso; tutti hanno sostenuto la necessità di rafforzare l'indipendenza della giustizia tributaria e di istituire una sezione speciale nell'ambito della Corte di cassazione. Questa convergenza è un fatto inedito, perché su altre riforme, una su tutte la legge delega di riforma fiscale, i punti di partenza erano lontanissimi. Oggi noi andiamo ad approvare questa riforma e questo è un dato positivo, anche perché è una riforma legata al PNRR. Invece non approveremo, perché la rinviamo a inizio settembre (e questo è un dato molto negativo), la legge delega di riforma fiscale, che conteneva e contiene misure importanti per i contribuenti italiani, che rimarranno sulla carta. Presidente, a valle di questa iniziativa dei Gruppi parlamentari e del lavoro di due commissioni tecniche, il Governo ha presentato un disegno di legge di riforma, il n. 2636. Noi abbiamo apprezzato la scelta strategica di fondo del disegno di legge del Governo, che va anch'esso verso la professionalizzazione dei giudici tributari, ma lo abbiamo considerato un punto di partenza e non un punto di arrivo, perché a più riprese abbiamo sottolineato tutti, nel dibattito pubblico, la necessità di integrare, di migliorare e di correggere il testo del Governo, raccogliendo le proposte presentate dai Gruppi parlamentari. Io credo che le Commissioni finanze e giustizia del Senato abbiano fatto, da questo punto di vista, un lavoro importante e positivo: l'intenso ciclo di audizioni, che è stato ricordato, e un'attività emendativa che ha migliorato molto il testo del Governo, sotto diversi profili. Nel testo che va in Aula abbiamo la sezione civile specializzata all'interno della Corte di cassazione (che prima non c'era), abbiamo il décalage per il limite di pensionamento, perché un pensionamento da subito ridotto a settant'anni avrebbe prodotto conseguenze molto negative sulla tempistica dei giudizi, abbiamo l'apertura alla laurea in economia e non sono in giurisprudenza per accedere al concorso, abbiamo l'incentivazione economica per il trasferimento dei magistrati dai ruoli ordinari verso il ruolo speciale della giustizia tributaria. Viene rafforzato inoltre il consiglio di presidenza della giustizia tributaria, per accrescere il grado di autonomia, anche se la giurisdizione rimane incardinata al MEF, mentre i disegni di legge presentati dai Gruppi parlamentari erano più coraggiosi da questo punto di vista. Viene introdotta la premialità, con l'esclusione della garanzia fideiussoria, per i contribuenti dotati del cosiddetto bollino blu, i contribuenti ISA, che hanno un track record positivo per quanto riguarda la fedeltà fiscale. C'è un'altra norma interessante e importante: l'abbassamento da 20 a 15 milioni dell'istituto dell'interpello per gli investitori esteri. Gran parte di queste proposte - lo dico a nome del Partito Democratico - le avevamo avanzate anche noi in sede emendativa e siamo molto soddisfatti che siano state accolte tutte. Il testo finale, Presidente, contiene anche una misura per ridurre drasticamente lo stock delle liti pendenti in Cassazione; è l'obiettivo forse più importante che il PNRR indica per questa riforma. La soluzione trovata è equilibrata: una misura deflattiva a valle di una riforma importante e organica della giustizia tributaria, non un condono generalizzato. Questa misura distingue infatti tra gli esiti in primo e in secondo grado, prevede dei tetti massimi differenziati, delle percentuali differenziate: crediamo, insomma, che sia una soluzione utile a conseguire uno degli obiettivi che il PNRR attribuisce a questa riforma.