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Chiedo molto semplicemente di ripensare a ciò che si sta facendo. Ripeto che non basta enunciare i valori che ispirano la democrazia, ma bisogna tradurli nel concreto, nei percorsi e nei passi che si vanno a fare, anche per evitare che quello che stiamo facendo sia un passo falso. Credetemi: leggiamo in modo neutro cosa ci dice il CIO, molto semplicemente. Ci richiama soltanto a non fare errori di cui potremmo pentirci. La normativa al nostro esame ci sta portando a una visione dello sport fuori strada, completamente fuori da tutti gli schemi di riferimento. Non vorrei mai che ciò di cui stiamo parlando sia un'operazione che metterà le mani in tutte le attività sportive, da quelle promozionali a quelle praticate sul territorio, per gestire quella massa di risorse - 300 milioni di euro - in una visione totalmente strumentale e clientelare. Lo sport ha bisogno di autonomia e questa non può essere soltanto enunciata ma deve, a partire dagli assetti istituzionali e di funzionamento, essere messa in atto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. BARBARO, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo molto brevemente perché purtroppo quello che temevo si è avverato. Il dibattito si è schiacciato quasi esclusivamente sull'articolo 1. Non sono emerse grandi novità rispetto all'intendimento del Governo espresso attraverso il provvedimento in esame. E, quindi, mi corre l'obbligo di formulare una puntualizzazione, almeno in merito a quelle che - a mio avviso - sono inesattezze, cosa che sono sicuramente in grado di dimostrare, laddove me ne venisse offerta la possibilità. Quando si parla del CONI, posso dire con estrema tranquillità che nessuno si è ricordato - anzi, l'onorevole Casini si è spinto addirittura a dire che non è vero che era un modello anomalo rispetto a quello degli altri Paesi del mondo - che il Comitato olimpico nazionale italiano era il più potente del mondo, e non perché il CONI gliene avesse attribuito le possibilità, ma perché questo aspetto - mi permetto una piccola digressione di carattere storico - era in qualche modo collegabile, almeno fino a vent'anni fa, alla capacità di autofinanziamento del mondo dello sport attraverso il Totocalcio. Venuta meno questa possibilità, per vent'anni il CONI ha continuato ad avere autonomia politica, ma non ha avuto più autonomia finanziaria. Nel corso degli anni, quindi, lo Stato ha avuto modo di calare ancora di più la propria attenzione rispetto a questo comparto che, fino ad allora, non aveva destato problemi, pur nella sua imperfezione - in ogni caso non aveva prodotto cultura sportiva nel Paese - fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi possiamo permetterci di dire con assoluta certezza, franchezza, sincerità e lucidità che il modello sportivo italiano era unico al mondo e posso anche sottolineare che l'Italia era l'unico Paese in cui lo sport veniva amministrato da un ente pubblico di secondo livello, ciò che è accaduto attraverso il governo sportivo. Ora, al di là di questa precisazione, mi è dispiaciuto che la discussione abbia ignorato gli altri aspetti innovativi del provvedimento, il più importante dei quali è stato da me citato nella relazione: ci sono 60 milioni in più derivati dal gettito fiscale prodotto dallo stesso sport, che verranno assegnati alla macchina amministrativa del mondo dello sport, a prescindere dal fatto che possa essere governata dal CONI precedente piuttosto che da Sport e Salute SpA, società sulla quale, ovviamente, va aperta una riflessione. Siamo in attesa della produzione del piano industriale. Siamo in attesa di capire, dal punto di vista programmatico, come questo nuovo soggetto intenderà porsi all'interno dell'ordinamento sportivo. Su questo, ovviamente, noi della maggioranza nutriamo grande fiducia. Per quello che riguarda, invece, gli aspetti legati alla discussione tenutasi sia in Commissione che oggi in Aula sulla possibilità che il disegno di legge delega al nostro esame - continuo a ricordare che è un disegno di legge delega - possa in qualche modo accogliere tutte le indicazioni emerse sia in Commissione che in Aula, continuo a rimanere fiducioso. Ricordo che il disegno di legge delega al nostro esame è collegato alla legge di bilancio e l'ordine del giorno da me presentato in Commissione, e accolto dal Governo, di per sé è vincolante, o meglio è sicuramente, in termini di indirizzo, più vincolante di quanto possa esserlo un qualsiasi altro ordine del giorno. Esaurita questa premessa sul ruolo del CONI, l'unica altra riflessione che voglio sottoporre all'attenzione dell'Assemblea riguarda un argomento che più volte è risuonato all'interno sia della Commissione che dell'Aula e a proposito del quale temo si possa sfociare nella demagogia. Mi riferisco a un'esigenza avvertita, che è quella della parificazione del mondo professionistico femminile rispetto a quello maschile, che purtroppo può essere affrontata solo nel momento in cui si individuino con estrema precisione - lo dico con grande franchezza - le risorse che potranno essere messe a disposizione per tale parificazione. Non è possibile che esse debbano essere a carico dello Stato, ma devono pervenire dall'interno del mondo dello sport, in un contesto di mutualità, che può essere solo quella riveniente dai diritti televisivi. È evidente che, da questo punto di vista, il Governo può sicuramente produrre un indirizzo, ma il confronto con le parti sportive diventa - oserei dire - fondamentale. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 15,35) ( Segue BARBARO, relatore ). Concludo infine citando il fatto che, nell'ordine del giorno che ho richiamato in precedenza, si faceva riferimento non solo all'armonizzazione dei processi legislativi con l'articolo 27 della Carta olimpica, ma anche alla possibilità di aprire un tavolo di confronto con tutto il mondo dello sport. È vero che siamo stati abituati a delle camere di compensazione, che abbiamo visto prendere forma all'interno degli attuali organi collegiali del CONI e che ancora non è dato sapere quali potranno essere. Il confronto con gli attori, con i protagonisti dell'ordinamento sportivo e con gli organismi sportivi viene però tutelato nel citato ordine del giorno, perché essi potranno avere la possibilità di confrontarsi col Governo e con tutti gli attori che hanno iniziato a calcare la scena del nuovo ordinamento sportivo. Sono certo dunque che da questo confronto uscirà il futuro dello sport italiano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza. SBROLLINI, relatrice di minoranza . Signor Presidente, vorrei sottolineare alcuni aspetti molto critici che sono emersi nel corso della discussione generale da parte non solo del Partito Democratico, ma anche degli altri Gruppi parlamentari, sull'articolo 1 del provvedimento e soprattutto sull'urgenza di questo provvedimento. Non c'era infatti alcuna fretta e tutti hanno messo in evidenza come esso potesse essere approfondito, senza dare una delega al Governo. Sottolineo ancora una volta che siamo di fronte ad un disegno di legge delega amplissimo, con cui verrebbero addirittura assegnate 12 potenziali deleghe legislative - sono tantissime - che riguardano aspetti fondamentali dello sport, a livello nazionale, internazionale e territoriale.