[pronunce]

IV-ter, n. 14), con la quale il Senato della Repubblica ha ritenuto che fossero riconducibili alla prerogativa di insindacabilità, di cui all'art. 68, primo comma, Cost., talune condotte dell'allora senatore Carlo Amedeo Giovanardi, integranti, secondo l'ipotesi accusatoria, i reati previsti dagli artt. 326 (rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio), 336 (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale), 338 (violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti) e 341-bis (oltraggio a pubblico ufficiale) cod. pen. 2.- Giova sinteticamente rievocare la vicenda che ha dato origine al conflitto. 2.1.- Il Tribunale di Modena, chiamato a decidere sui citati capi di imputazione, disponeva, a seguito di apposita eccezione formulata dalla difesa del senatore Giovanardi, la trasmissione di copia degli atti al Presidente del Senato. Nella seduta del 16 febbraio 2022 il Senato della Repubblica deliberava che le condotte contestate al senatore Giovanardi «costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione». A seguito di tale deliberazione, la difesa dell'imputato chiedeva al tribunale di pronunciare sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 129 cod. proc. pen. 2.2.- Il Tribunale di Modena, su richiesta della Procura della Repubblica, sollevava conflitto di attribuzione, sospendendo il processo a carico del senatore Giovanardi. Secondo il ricorrente, i fatti addebitati al senatore Giovanardi esulerebbero «completamente dalla prospettiva di "critica e denuncia politica"» e non presenterebbero «un nesso funzionale con l'attività parlamentare svolta (ma semmai solo di colleganza, per analogia tematica)», trattandosi di condotte rivolte - secondo la tesi accusatoria - «direttamente agli organi competenti o a loro componenti, al fine specifico di ottenere la modifica puntuale di singoli provvedimenti amministrativi in senso favorevole» a due imprese. Su tali premesse, il Tribunale di Modena ha chiesto che questa Corte dichiari che «non spettava al Senato della Repubblica di deliberare nel senso che le condotte ascritte all'imputato Giovanardi nel presente processo rappresentano opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni, coperte dalla guarentigia costituzionale di cui all'art. 68 Costituzione». 3.- Così riepilogati i termini essenziali della vicenda, va anzitutto confermata l'ordinanza n. 1 del 2023, con la quale questa Corte, in camera di consiglio e senza contraddittorio, ai sensi dell'art. 37, primo comma, della legge n. 87 del 1953, ha deliberato l'ammissibilità del conflitto, reputando sussistenti i presupposti sia soggettivi sia oggettivi. 3.1.- In particolare, deve ravvisarsi, anzitutto, la legittimazione a promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in capo al Tribunale di Modena, in quanto organo giurisdizionale, in posizione di indipendenza costituzionalmente garantita, competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene nell'esercizio delle funzioni attribuitegli (ex plurimis, sentenze n. 241 del 2022, n. 110 del 2021 e n. 133 del 2018). Parimenti, va riconosciuta la legittimazione passiva al Senato della Repubblica, quale organo competente a dichiarare in modo definitivo la propria volontà in ordine all'applicazione dell'art. 68, primo comma, Cost. (ex multis, sentenze n. 241 del 2022, n. 133 e n. 59 del 2018). 3.2.- Infine, quanto al requisito oggettivo del conflitto, deve ritenersi che l'asserita insussistenza dei presupposti di cui all'art. 68, primo comma, Cost. e, dunque, la ritenuta incompetenza del Senato a dichiarare l'insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Giovanardi, componente di quel ramo del Parlamento, siano astrattamente idonee a cagionare la lesione della sfera di attribuzione costituzionalmente garantita dell'organo giurisdizionale (ex plurimis, sentenze n. 241 del 2022; n. 133 e n. 59 del 2018 e n. 144 del 2015). 4.- Instaurata la fase di merito, il Senato della Repubblica si è costituito e ha sollevato plurime eccezioni di inammissibilità. 4.1.- Anzitutto, ha contestato al ricorrente di aver denominato l'atto introduttivo «ordinanza» e di aver omesso di chiedere l'annullamento della deliberazione sulla insindacabilità, con la quale il Senato ha ascritto alla prerogativa parlamentare, di cui all'art. 68, primo comma, Cost., le condotte di cui è imputato il senatore Giovanardi. A detta della difesa del Senato, simile omissione tradirebbe una corrispondenza tra il difetto formale dell'atto introduttivo e un vizio sostanziale: l'inidoneità dell'atto a rimuovere la deliberazione del Senato. 4.1.1.- L'eccezione non è fondata. Sotto il primo profilo, la giurisprudenza costituzionale è costante nell'affermare che «[l]a forma dell'ordinanza rivestita dall'atto introduttivo è idonea a instaurare il giudizio ove sussistano, come nel caso di specie, gli estremi sostanziali di un valido ricorso (ex multis, sentenza n. 133 del 2018, nonché ordinanze n. 155 del 2017, n. 139 del 2016 e n. 271 del 2014)» (sentenza n. 110 del 2021). Quanto all'aspetto sostanziale, il potere di annullare la deliberazione sulla insindacabilità deriva a questa Corte non già da una specifica richiesta del ricorrente, bensì direttamente dall'art. 38 della legge n. 87 del 1953, ove si prevede che la «Corte costituzionale risolve il conflitto sottoposto al suo esame dichiarando il potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione e, ove sia stato emanato un atto viziato da incompetenza, lo annulla». Peraltro, pur in assenza di una esplicita richiesta di annullamento, dal tenore complessivo dell'atto introduttivo si evince in maniera inequivoca la volontà del ricorrente di ottenere l'annullamento della deliberazione, che osta all'esercizio della funzione giurisdizionale (in questo senso anche le sentenze n. 342 e n. 97 del 2007; n. 452 e n. 249 del 2006; n. 164, n. 146 e n. 28 del 2005, che hanno valorizzato una lettura complessiva dell'atto introduttivo, superando eccezioni di inammissibilità simili a quella posta nel presente giudizio). 4.2.- Di seguito, la difesa del Senato ha svolto due ulteriori eccezioni che attengono alle motivazioni dell'atto introduttivo e che possono essere unitariamente considerate. Da un lato, viene rilevato che non sarebbero state sufficientemente circostanziate le ragioni del conflitto; da un altro lato, si contesta che le motivazioni addotte si risolverebbero nella denuncia di un «dissenso interpretativo», che non integrerebbe «gli estremi di un vero e proprio conflitto di attribuzioni».