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secondo quanto riportato dagli stessi organi di stampa le strutture private risulterebbero essere tra quelle preferite dai minori coinvolti in vicende criminali collaterali alla camorra o provenienti da famiglie con padre o madre con precedente per associazione mafiosa, poiché ritenute meno ligie nell'applicazione delle misure dell'affidamento in prova o altre misure penali esterne disposte dal giudice, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere le opportune iniziative al fine di introdurre, tra i requisiti necessari richiesti alle predette strutture private, la presentazione della certificazione antimafia, così da poter puntualmente verificare la sussistenza di eventuali rapporti di parentela con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata degli amministratori, dei soci e dei dipendenti delle cooperative o anche di altri soggetti imprenditoriali che intendano fornire servizi alternativi per la giustizia minorile; se non ritenga, altresì, di disporre un'ispezione presso il consorzio "Serapide" al fine di verificare la sussistenza di tutti i requisiti necessari, sia di legalità che professionalità del personale, in modo da garantire il pieno recupero e reinserimento sociale dei minori. Atto n. 4-01181 GALLONE FLORIS TOFFANIN TIRABOSCHI PAPATHEU MESSINA Alfredo Ai Ministri dell'interno, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: con la circolare del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 1121 del 21 gennaio 2019 sono state emanate le "Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi"; in tale atto si cita ampiamente il rischio di incendio negli impianti di stoccaggio dei rifiuti; nel 2018 il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco è stato interessato da un numero considerevole di interventi, per ultimo, l'incendio dell'11 dicembre 2018 a Roma, che ha visto una presenza cospicua di personale VVF con tempi di intervento di settimane; nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati della XVII Legislatura, a tale riguardo, è stato evidenziato che le possibili cause dell'aumento dei fenomeni di incendio degli impianti che gestiscono rifiuti possono essere riconducibili anche a: una fragilità degli impianti, spesso non dotati di sistemi adeguati di sorveglianza e controllo; la rarefazione dei controlli sulla gestione che portano a situazioni di sovraccarico e quindi di incrementato pericolo incendio; la possibilità, determinata da congiunture nazionali e internazionali, di sovraccarico di materia non gestibile, che quindi dà luogo a incendi dolosi "liberatori"; questo tipo di incendio impone un'attenzione particolare nei riguardi della sicurezza di tutto il personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, a partire dai nuclei NBCR provinciali, che, come sembrerebbe prevedere la circolare del Ministero dell'ambiente, devono intervenire nei possibili scenari dei rischi di natura chimico-biologica; poiché il fumo da incendio di discarica contiene polveri sottili, vapore acqueo e gas, tra cui monossido di carbonio e anidride carbonica (possono però essere presenti anche altre sostanze, a seconda di ciò che sta bruciando), nocivi alla popolazione e agli operatori che intervengono nell'esercizio delle competenze istituzionali di prevenzione degli incendi, occorre tutelare la popolazione limitrofa agli impianti interessati dagli incendi e la sicurezza dei soccorritori, non lasciando ad altri organi la regolamentazione di interesse e di competenza del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco; tale materia, sul territorio nazionale, deve essere trattata nell'ambito dei CTR (comitati tecnici regionali) con la collaborazione degli uffici di polizia giudiziaria con altri organi di controllo citati nella circolare, al fine di tutelare gli operatori, per migliorare l'applicazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e per garantire un'attenzione particolare agli interventi in presenza di MCA (materiali contenenti amianto), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, non ritengano necessaria l'istituzione di un ufficio dirigenziale ad hoc , preferibilmente nella Direzione centrale della prevenzione e sicurezza tecnica, che collabori con la Direzione centrale per l'emergenza, soccorso pubblico e antincendio boschivo nonché, per quanto riguarda l'aspetto sanitario, l'istituzione di una direzione sanitaria centrale e in ogni direzione regionale un ufficio sanitario regionale, con incremento della pianta organica dei dirigenti medici del Corpo, che si occuperà di questi rischi specifici. Atto n. 4-01182 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: la legge n. 122 del 2010, di conversione del decreto-legge n. 78 del 2010, comportò lo scioglimento dell'IPSEMA e la confluenza delle sue funzioni nell'INAIL; i marittimi vennero privati della struttura previdenziale e assicurativa dedicata; la legge non tenne conto della totale diversità del lavoro marittimo e del luogo della prestazione (la nave) rispetto a quello a terra; con differenti fonti normative e amministrazioni pubbliche di riferimento i marittimi vennero privati, di fatto, dell'unico riferimento di welfare ; con la scomparsa dell'IPSEMA, in controtendenza con il resto dei marittimi europei ed internazionali, oltre al problema delle erogazioni delle prestazioni sanitarie, si è posto anche un problema di natura logistica: la città di Torre del Greco (Napoli), con i suoi 50.000 marittimi prevalentemente stagionali, non ha sul territorio una struttura dedicata, si chiede di sapere: se sia negli indirizzi del Governo promuovere un'iniziativa legislativa per tornare a dotare i marittimi della struttura previdenziale e assicurativa dedicata; se intenda attivarsi con la Regione Campania, affinché a Torre del Greco venga restituito un ufficio dedicato alle esigenze dei marittimi come esistente fino al 2012. Atto n. 4-01183 DE PETRIS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: dalla fine degli anni '90 è attivo presso il Ministero dello sviluppo economico un tavolo di confronto con la società civile sui trattati commerciali, convocato di norma su iniziativa del Ministro o di un suo sottosegretario. Tale tavolo, di natura interlocutoria, ha previsto la presenza di un numero minimo di ONG cresciuto nel corso degli anni, con l'obiettivo di istituire un confronto, qualora emergessero novità nel contesto dei negoziati di natura commerciale; nel corso della XVII Legislatura il tavolo è stato convocato diverse volte per discutere in merito ai trattati di libero scambio TTIP e CETA: nonostante la maggioranza fosse dichiaratamente favorevole all'approvazione dei due accordi, non risultano essere mancate le convocazioni delle associazioni, neanche le più fortemente contrarie, tra cui la Campagna Stop TTIP/CETA, sempre invitata in qualità di interlocutore; il Governo Conte, invece, ha totalmente ignorato il lavoro del tavolo.