[pronunce]

proc. pen. per disporre la sospensione del procedimento, non può non farsi uguale applicazione anche dell'art. 72, comma 2, cod. proc. pen. per revocarla. Deve perciò concludersi che, dopo aver constatato la mancanza di pericolosità attuale, il Tribunale era tenuto a revocare l'ordinanza di sospensione e a rigettare la richiesta di applicazione della misura di prevenzione personale. 5.- Una volta chiarito ciò, occorre stabilire quale debba essere la sorte della richiesta relativa alla confisca. Al riguardo va anzitutto escluso che l'incapacità irreversibile del proposto impedisca l'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, dato che questa prescinde dall'attuale pericolosità della persona, ma ha lo scopo di sottrarre definitivamente i beni «al "circuito economico" di origine, per inserirl[i] in altro, esente dai condizionamenti criminali che caratterizzano il primo» (sentenza n. 335 del 1996). Nel caso della confisca non vi è perciò ragione di rigettare la domanda a causa della infermità mentale del proposto, visto che tale stato è compatibile, sul piano sostanziale, con l'adozione di una misura preventiva di natura patrimoniale. È da aggiungere che, a partire dall'entrata in vigore dell'art. 2-bis, comma 6-bis, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere), introdotto dall'art. 10, comma 1, lettera c), numero 2), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, come sostituito dalla legge di conversione n. 125 del 2008, e modificato dall'art. 2, comma 22, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), la confisca può essere disposta anche a prescindere dalla concomitante applicazione della misura di prevenzione personale e dalla stessa perdurante pericolosità sociale del proposto, al punto che può raggiungere anche gli eredi della persona pericolosa. Inoltre l'irreversibile incapacità del proposto non costituisce un ostacolo alla definizione del procedimento relativo alla misura patrimoniale. Erra infatti il rimettente nel ritenere che la possibilità di una tale definizione sia preclusa dalla normativa vigente e richieda perciò di essere introdotta con una dichiarazione di illegittimità costituzionale. L'errore consiste nella supposta equiparazione tra misura di prevenzione personale e misura di prevenzione reale per quanto concerne l'applicabilità degli artt. 70 e seguenti cod. proc. pen. , in relazione alla sospensione del procedimento per l'incapacità del proposto. 6.- Come è noto, il procedimento di prevenzione è governato dalla normativa relativa all'applicazione delle misure di sicurezza, in quanto applicabile (art. 4 della legge n. 1423 del 1956). L'art. 678 cod. proc. pen. , con riferimento alle misure di sicurezza e per quanto qui interessa, rinvia a sua volta all'art. 666 cod. proc. pen. , relativo al procedimento di esecuzione. L'art. 666, comma 8, cod. proc. pen. stabilisce che, nel caso di infermità mentale dell'interessato, si procede nei confronti del tutore, del curatore o del curatore provvisorio, che deve essere nominato in assenza dei primi. La normativa concernente il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza pertanto esclude che l'incapacità della persona comporti la sospensione del procedimento e impone, al contrario, che esso prosegua anche nei confronti del tutore o del curatore. Compito dell'interprete è decidere se questa normativa sia o no compatibile con la natura e la struttura del procedimento di prevenzione, e quindi se essa sia o no per tale parte ad esso applicabile, sia quando ha ad oggetto misure personali, sia quando ha ad oggetto misure patrimoniali. In caso di incompatibilità troverebbero infatti spazio, in entrambi i casi, gli artt. 70 e seguenti cod. proc. pen. 7.- Questa Corte ha spesso rimarcato che il procedimento di prevenzione è caratterizzato da «profonde differenze» rispetto al processo penale (ordinanza n. 275 del 1996), che consentono al legislatore un ampio spazio di diversificazione della disciplina (sentenza n. 321 del 2004; da ultimo, sentenza n. 106 del 2015). Al contempo, quando viene in gioco il bene supremo della libertà della persona, suscettibile di essere pesantemente inciso da una misura di prevenzione personale, neppure le spiccate peculiarità del procedimento di prevenzione consentono che esso sia sottratto al patrimonio comune delle garanzie normative essenziali, correlate alle diverse caratteristiche procedimentali (sentenze n. 306 del 1997, n. 77 del 1995, n. 160 del 1982 e n. 76 del 1970; ordinanza n. 7 del 1998), se del caso anche attraverso l'applicazione delle regole relative al processo penale (sentenza n. 53 del 1968; in seguito, sentenza n. 306 del 1997). È quanto deve accadere, e nella specie è accaduto, per l'applicazione della misura di prevenzione personale, tenuto conto che il bene sul quale essa opera ha «una propria e particolare rilevanza costituzionale» (sentenza n. 53 del 1968; in seguito, sentenza n. 306 del 1997). È perciò necessario che l'esercizio del diritto di difesa, e di "autodifesa", da parte del proposto sia «consapevole e attivo» (sentenza n. 39 del 2004), cosa che non potrebbe accadere se fosse possibile procedere nonostante lo stato di incapacità. In questo caso, l'art. 666, comma 8, cod. proc. pen. si dimostra pertanto incompatibile con il rito di prevenzione personale, e dunque inapplicabile, mentre adeguata, per quanto qui rileva, appare la disciplina recata dagli artt. 70 e seguenti cod. proc. pen. 8.- A una conclusione diversa si deve invece pervenire con riferimento al procedimento relativo alle misure di prevenzione patrimoniali, perché un conto è l'inviolabilità della libertà personale, altro conto è «la libera disponibilità dei beni, che la legge ben può contemperare in funzione degli interessi collettivi che vengono ad essere coinvolti» (sentenza n. 48 del 1994; in seguito, sentenza n. 21 del 2012; ordinanza n. 216 del 2012). Questa Corte, in particolare, è già stata chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale della scelta legislativa di prevedere che il procedimento di prevenzione per la confisca dei beni possa essere proposto nei confronti dei successori a titolo universale o particolare della persona deceduta. In tale occasione, si è precisato che «l'individuazione, operata dal rimettente, della "presenza fisica dell'interessato" (o almeno della sua "possibilità astratta di partecipare") quale "momento fondamentale del rapporto processuale, che condiziona la correttezza globale del giudizio", in cui si sostanzia il nucleo essenziale della questione, non è giustificata con riferimento a un procedimento finalizzato all'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca».