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Quando nel 1992 si introdusse questo reato, si attuò anche un'integrazione delle finalità tipiche dell'associazione mafiosa e cioè si aggiunse, tra le finalità, il fine tipico dell'associazione mafiosa di impedire o di ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare a sé o ad altri il voto. Quindi, collegando la promessa di voto al raggiungimento di questo fine tipico dell'associazione, si realizza comunque l'ipotesi di voto di scambio, facendo riferimento non tanto alla soggettività del contraente mafioso, quanto all'esistenza di un'organizzazione mafiosa che ha quel fine e con la possibilità di far sì che il voto sia riferibile al clan mafioso nel suo complesso e, come tale, già dotato di una valenza di intimidazione mafiosa. Quindi, con questa modalità attuativa, non c'è la necessità, una volta realizzato e concluso l'accordo, di prendere in esame le modalità attuative del voto, cioè l'eventuale intimidazione o violenza esercitate per procacciare i voti, perché in questo reato quello che viene punito è l'accordo stesso. Quindi si tratta di un'anticipazione della soglia di tutela, giustificata dal grave pericolo del turbamento dell'ordine pubblico e dall'inquinamento del sistema democratico, determinati proprio dai rapporti tra mafia e politica. Quindi, è questo il fine dell'articolo in esame, che punisce il voto di scambio. Nell'emendamento si estende la punibilità a chi si adopera per far ottenere la promessa di voti, figura che corrisponde all'intermediario presente nella proposta del relatore, senatore Giarrusso, e del Governo. In questo caso, appare naturalmente una pattuizione chiara circa la riferibilità dell'accordo all'associazione mafiosa. Secondo me, il far riferimento all'appartenenza soggettiva di un mafioso indebolisce la portata applicativa della norma, perché il mafioso non cammina con un cartello in cui è scritto che è stato condannato, con sentenza definitiva, ai sensi dell'articolo 416 ‑bis del codice penale. L'incontro di un candidato con questo soggetto avrebbe magari potuto far sì che si realizzasse la fattispecie del voto di scambio. Ripeto, quindi, che il prevedere questo elemento come necessario affinché si realizzi la fattispecie del voto di scambio diminuisce grandemente la portata applicativa della norma. (Applausi dei senatori De Petris ed Errani). BUCCARELLA (Misto) . Signor Presidente, illustro brevemente l'emendamento 1.102, volto a limitare o contenere le perplessità e le critiche già sollevate da alcuni esponenti di diversi Gruppi parlamentari. Mi riferisco alle questioni del come poter accertare l'appartenenza a un'associazione mafiosa e - altro aspetto contiguo - della notorietà di queste circostanze di fatto da parte del soggetto favorito dalle promesse di voto. L'emendamento stabilisce un criterio oggettivo, ossia l'accertamento con sentenza di condanna, anche non definitiva, ai sensi dell'articolo 416- bis del codice penale. A mio modo di vedere, questo è un criterio oggettivo: vi è infatti una sentenza, anche non definitiva, che avviene dopo un contraddittorio nel corso del quale un accertamento c'è comunque stato, seppur senza la caratteristica della definitività. Si tratta di un fatto ineliminabile. Allo stesso tempo, il fatto che ci sia stato un processo a cui è seguita una condanna evidentemente è una circostanza di notorietà che, quanto meno in ambito locale, non può sottovalutarsi. Mi rendo conto che questa proposta possa suscitare perplessità legate al rischio di un'eccessiva estensione del campo applicativo della norma che stiamo per approvare. Tuttavia, ritengo che queste perplessità possano essere superate, tanto più che nel cosiddetto decreto sicurezza (lo vedremo quando entreremo nel merito del provvedimento), in tema di gestione dei beni immobili sequestrati alle mafie e di attività che l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata può fare, una sentenza anche non definitiva di condanna ai sensi dell'articolo 416- bis del codice penale è un elemento di fatto valutativo, ancorché a fini diversi da quelli che ci occupano oggi. Ad ogni modo, ritengo che la proposta possa essere accettabile anche dal punto di vista costituzionale e, a mio modestissimo modo di vedere, riuscirebbe a superare le perplessità che questa norma si troverebbe poi ad affrontare, in campo concreto, nelle aule di giustizia. Infine, mi sia consentita una breve osservazione. Anche io, come altri senatori, ho presentato un emendamento soppressivo del comma 3 dell'articolo 416- ter del codice penale, che prevede un aumento della pena della metà in caso di elezione. Non nascondo le perplessità in ordine a un aumento di pena, per altro così considerevole, che si caratterizza come una circostanza a effetto speciale (gli addetti ai lavori sanno a cosa faccio riferimento). Non ho il tempo per illustrare in maniera più chiara le ragioni per cui questo aumento di pena, così rilevante su una pena base già giustamente molto consistente, verrebbe a dipendere da un evento futuro, successivo alla condotta di reato. Esso, inoltre, dipenderebbe non più dalla sola disponibilità della condotta dell'imputato, ma dagli eventi di un'elezione locale o nazionale. Questo elemento, estraneo alla condotta e successivo, potrebbe far ricadere una responsabilità penale tale da poter comportare il rischio - qualcuno prima di me lo ha già detto - di una condanna potenziale fino a ventidue anni e più di reclusione. Tutto ciò mi lascia molto perplesso. Per questo motivo ho proposto tale emendamento soppressivo, al quale segue l'emendamento 1.105, che prevede che in via subordinata, qualora quella norma afflittiva e quella circostanza aggravante debbano rimanere nel testo della norma, quantomeno ci si limiti a un generico aumento della pena, invece di un aumento della metà della pena. Questo ricondurrebbe, a mio modo di vedere, a una maggiore ragionevolezza questa circostanza, seppur futura ed eventuale; la quantità dell'aumento di pena arriverebbe così fino a un terzo rispetto alla pena base erogata ai sensi del primo comma. Mi rendo conto che non c'è stato, neanche da parte di chi sta parlando, il tempo sufficiente per un confronto con la maggioranza e con il Governo e per un'analisi neutrale di questi emendamenti. Invito però alla loro valutazione e, conseguentemente, auspico un parere favorevole. (Applausi dei senatori Martelli e Rampi). CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, ho tre emendamenti da illustrare. Per quanto riguarda il primo, l'emendamento 1.100, faccio notare preliminarmente che è saltata, nella stampa, la consapevolezza dell'appartenenza alle associazioni di cui all'articolo 416- bis : è lo stesso testo che abbiamo discusso e votato in Commissione. Potrei anche non parlare di questo emendamento, perché meglio di me il presidente Grasso e il senatore Buccarella hanno dato spiegazione di qual è la sua necessità. Voi vi assumete una responsabilità, sotto il profilo dell'interpretazione, che legittimerà persone non ancora accertate come appartenenti all'associazione mafiosa. Chi di voi vive nei paesi del Sud, dove io sono nato e sono cresciuto nella mia giovinezza, sa benissimo che esistono associazioni non ancora giudicate ed esistono appartenenti ad associazioni mafiose che non sono stati ancora condannati.