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Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, in primo luogo voglio anch'io nel mio piccolo onorare il 4 novembre, giorno delle Forze armate. Ho chiesto di intervenire sulla fiducia perché voglio far presente non tanto ai pochi colleghi che sostanzialmente stanno pensando ai fatti propri, ma perché possa rimanere agli atti del Parlamento che alla fine anche su questo provvedimento si è posta la fiducia. Fin qui nulla di nuovo, ma in questo provvedimento c'è qualcosa di particolare. Si sta affermando, infatti, un principio devastante in ordine alla formazione delle leggi. Colleghi, si sta dicendo che alcune norme di questo provvedimento devono essere convertite in legge con la fiducia perché e benché gli atti presupposti siano secretati. Presidente, mi riferisco all'articolo 7 del decreto infrastrutture. Tale articolo fa un richiamo a una decisione della Commissione europea che la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno chiesto di leggere. Il Governo alla 8 a Commissione del Senato ha risposto tramite il proprio Sottosegretario ai trasporti che il Parlamento non può vedere e non può conoscere quell'atto. Colleghi, stiamo trasformando in legge un atto sulla base di un presupposto che non possiamo conoscere. L'articolo 7 nel merito non è innocente. Con esso si compie, infatti, l'aggiramento dell'articolo 2112 del codice civile. Si dice sostanzialmente che, anche quando si vende un'azienda, i lavoratori non passano all'imprenditore cessionario se questa vendita d'azienda la chiamiamo diversamente, ovvero la chiamiamo vendita di parti, vendita di compendio, vendita di parti del compendio. In sostanza, fingiamo che sia la vendita di parti e non di un'azienda e, quindi, evitiamo che passi anche il contratto del lavoratore dipendente dell'azienda. Sembra poco o inutile, ma in questa maniera si mortifica totalmente il diritto del lavoratore; si annullano le relazioni sindacali. Questo è un paradigma che stanno inserendo nel nostro ordinamento attraverso una nota che traduce in legge un atto segreto. È ignobile; è una violazione della Costituzione nella formazione della legge ed è una violazione dei diritti fondamentali del lavoratore in essere. È un paradigma che si crea e che si estenderà domani al ramo di azienda handling , dopodomani alla manutenzione e poi, evidentemente, a tutti i rapporti di lavoro. Così torneremo all'Ottocento, quando il lavoratore era solo e nudo, con le proprie esigenze, la propria famiglia e i propri bisogni, davanti ad un datore di lavoro padrone, che può imporre le peggiori condizioni, secondo il proprio libero arbitrio. Quel che è peggio è che oggi, in questo caso, l'imprenditore è lo Stato italiano, che non consente più neanche a 30 persone di manifestare dinanzi ai luoghi del potere, davanti a Montecitorio. (Richiami del Presidente) . Signor Presidente, mi sto avviando a concludere. C'è un piccolissimo numero di lavoratori Alitalia qui, al quale è stato detto di andare a manifestare in 30 a piazza San Giovanni, perché non possono venire qui o a Montecitorio. Vedete dunque qual è il quadro di insieme e il contesto dato dalla violazione della Costituzione, dalla violazione dei diritti fondamentali del lavoro e dalla violazione del diritto di manifestazione. Chiedo dunque ai colleghi di riflettere seriamente su quello che stiamo facendo. Voterò contro la fiducia, per tutti questi motivi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, nel mio intervento richiamerò quanto ho già espresso nella seduta di ieri, ma in maniera un po' più approfondita. Premetto però il mio profondo dispiacere per quanto è stato già dichiarato dai colleghi, a proposito dell'impossibilità di esercitare la democrazia, tanto decantata. Purtroppo nella quotidianità spesso non si rilevano i fatti che man mano diventano sempre più critici, proprio in virtù della loro quotidianità. In realtà ci sono degli avvenimenti, che stanno accadendo in questi giorni, che lasciano veramente perplessi, come il provvedimento opposto al manifestante triestino, che con molta garbatezza ha posto alcune questioni ed è stato anche il catalizzatore dell'attenzione e del malessere comune: anche questo passa però in sordina. Con l'odierna posizione della questione di fiducia sul decreto-legge in esame viene confermata la leggerezza del Governo: entrerò subito nel merito, per spiegare e far comprendere a cosa faccio riferimento. Tra gli emendamenti depositati all'articolo 16, che riguarda la proroga della struttura e la funzione dei commissari straordinari per la ricostruzione post-sisma, ce n'è uno in particolare, che era già stato presentato alla Camera dei deputati dai colleghi Varchi, Trancassini e Prisco, che è stato presentato in questa sede da Fratelli d'Italia, con la firma dei senatori Ruspandini e Totaro e della sottoscritta. Tale emendamento riguarda in particolar modo l'estensione della normativa utilizzata nel Centro Italia per la ricostruzione post-sisma anche ad altri territori d'Italia. L'emendamento fa riferimento al comma 2 dell'articolo 11 del decreto-legge n. 76 del 2020 intitolato, testualmente: «Accelerazione e semplificazione della ricostruzione pubblica nelle aree colpite da eventi sismici». La scelta di non approvare gli emendamenti già alla Camera dei deputati e adesso di reiterare questo atteggiamento, manda indirettamente il messaggio che i sismi sono differenti e l'intervento che deve essere fatto in Italia e che dovrebbe essere univoco in realtà viene differenziato in base alle aree geografiche. Non solo; un terremoto è un terremoto o dipende dall'estensione geografica del danno? È necessario che vi siano delle vittime sacrificali per ritenerlo tale e quindi richiedere un intervento immediato? Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12) ( Segue DRAGO). Se voi andaste a vedere il citato articolo del decreto-legge n. 76, come impostato, disciplinando i poteri dei commissari straordinari, prevede la possibilità anche di nominare dei sub commissari. È come se rispondesse a quello che era l'obiettivo posto ad inizio legislatura anche dall'attuale capo della Protezione civile nazionale che si era allora occupato del tavolo tecnico per la ricostruzione post-sisma del dipartimento Casa Italia, costituito nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri. L'obiettivo era quello di fare una legge quadro, quindi una legge di intervento da adattare a tutto il territorio nazionale. Ripeto però che così come formulato, il testo fa differenza. Si parla infatti di «territori maggiormente colpiti» quando si sarebbe potuto semplicemente parlare di territori colpiti dal sisma. Al di là del rapporto personale, arrivo al merito della questione che è proprio politica. Il MoVimento 5 Stelle che, ad esempio, su Catania e provincia ha nominato il commissario alla ricostruzione, perché non permette a Catania la ricostruzione post-sisma in maniera accelerata? Perché non permette la sua estensione? Oggi votando il provvedimento che stiamo discutendo si farà corresponsabile della situazione e dovrà assumersene tutte le responsabilità. È veramente un rammarico, ma anche la conferma - scusate se passo sul piano personale - di aver fatto la scelta giusta, Presidente, e di essere passata all'opposizione con cognizione di causa.