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Il disegno di legge costituzionale interviene, inoltre, sotto due punti di vista: il numero di firme richiesto, volto ad attestare che la proposta popolare sia avvertita come rilevante dalla pubblica opinione, e la previsione di tempi certi per la discussione e la deliberazione in Assemblea, per restituire finalmente importanza e dignità istituzionale alle proposte dei cittadini. La modifica proposta all'articolo 71 delinea poi con chiarezza i limiti posti all'iniziativa legislativa popolare, prevedendo infatti, espressamente, che essa non sia ammissibile «se la proposta non rispetta i diritti e i princìpi fondamentali garantiti dalla Costituzione nonché i vincoli europei e internazionali, se non ha contenuto omogeneo e se non provvede ai mezzi per far fronte a nuovi o maggiori oneri». L'istituto dunque incontra alcuni limiti. Esplicitamente esso è escluso per le proposte di revisione costituzionale essendo limitato alla «legge ordinaria». Allo stesso modo esso non è ammissibile se è in contrasto con «i princìpi e i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione» nell'accezione lata usata dalla Corte costituzionale che va ben oltre i «princìpi fondamentali» di cui agli articoli da 1 a 12. Sempre in armonia con la giurisprudenza costituzionale in materia di referendum , anche il nuovo istituto deve considerarsi escluso altresì laddove la Costituzione prevede procedure legislative speciali, come ad esempio con riguardo alle leggi di cui all'articolo 8, di amnistia e indulto e anche di attuazione dell'articolo 116, terzo comma, in materia autonomia differenziata, o nelle ipotesi ove sia prevista una iniziativa legislativa riservata come nel caso della legge di bilancio. Quanto alle leggi di autorizzazione alla ratifica dei Trattati, è evidente che il nuovo strumento è inutilizzabile sia per i Trattati già ratificati (perché la loro abrogazione resterebbe vietata dall'articolo 75) che ovviamente per i Trattati non ancora conclusi. Resta una sola ipotesi residua, quella cioè di Trattati già conclusi ma non ancora ratificati. In questo caso sarebbe ammessa l'iniziativa popolare, la quale si chiuderebbe peraltro senza referendum , laddove il Parlamento approvasse la legge di autorizzazione alla ratifica. In particolare, sull'ammissibilità del referendum viene previsto che decida la Corte costituzionale su istanza dei promotori anche prima della presentazione della proposta popolare alle Camere, purché siano state raccolte almeno centomila firme. Tale previsione consente di anticipare il controllo sull'ammissibilità del referendum al momento in cui i promotori abbiano raccolto almeno centomila firme, consentendone lo svolgimento in parallelo con la prosecuzione della raccolta delle firme. Ciò perché si ritiene che attendere la raccolta di tutte le firme prima di addivenire al controllo della Corte possa comportare uno «spreco» di mobilitazione civile; mentre, viceversa, anticipare troppo il controllo rischierebbe di «ingolfare» la Corte costituzionale. Si tratta, pertanto, di un giudizio di ammissibilità, così escludendo l'introduzione di un controllo di costituzionalità preventivo, estraneo al nostro sistema di accertamento dell'incostituzionalità della legge. Il controllo della Corte costituzionale dovrà estendersi non solo a una verifica della compatibilità della proposta con i diritti e i princìpi fondamentali protetti e garantiti dalla Costituzione ma anche con gli obblighi europei ed internazionali. La Corte dovrà vagliare altresì che la proposta abbia contenuto omogeneo, che essa cioè si presti ad essere valutata con un sì o con un no da parte degli elettori, secondo uno schema che essa già impiega in relazione all'ammissibilità del referendum abrogativo. Un tema particolarmente delicato è costituito dalle iniziative legislative che comportino nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. È esclusa l'ammissibilità di un simile istituto quando la proposta popolare non provveda alla relativa copertura finanziaria. Si dispone, poi, che la proposta sottoposta a referendum è approvata se ottiene la maggioranza dei voti validi. Particolarmente rilevante, nella prospettiva di realizzazione del circuito virtuoso tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, è la previsione, introdotta al penultimo comma, che nel caso le Camere approvino la proposta in un testo diverso da quello presentato dai promotori e questi non vi rinuncino, il referendum sia indetto su entrambe le proposte. Il disegno di legge costituzionale prevede pertanto che, qualora le Camere approvino una proposta che non induca il Comitato promotore a rinunciare al referendum , vengano portati a consultazione entrambi i testi, quello di approvazione parlamentare e quello di iniziativa popolare. In questo modo, si lascia spazio al Parlamento per elaborare una soluzione che potrebbe rivelarsi più meditata ed equilibrata di quella proposta dai promotori, senza che costoro siano posti in una posizione di forza per il solo fatto di aver raccolto il numero di sottoscrizioni prescritto. In via generale, si tratta del sistema adottato nella Confederazione elvetica, sulla base del quale, non a caso, nel 90 per cento dei referendum gli elettori preferiscono la soluzione parlamentare a quella di iniziativa dei promotori, in genere giudicata eccessivamente radicale. Sulla base di questo disegno dell'istituto, in effetti, il Parlamento non sarebbe affatto escluso dalla nuova procedura di democrazia diretta ed, anzi, potrebbe uscirne rafforzato nella sua legittimazione ed autorevolezza. Nelle ipotesi in cui siano sottoposte al referendum sia la proposta dei promotori che quella parlamentare, all'elettore è data la possibilità di esprimersi a favore di entrambe le proposte e, in questo caso, gli è riconosciuta la possibilità di indicare tra le due la proposta preferita. Se tutte e due le proposte ottengono la maggioranza dei voti validi, è approvata quella che ha ottenuto complessivamente più voti. Infine, con l'ultimo comma, si rinvia alla legge ordinaria la determinazione delle modalità di attuazione delle modifiche introdotte.. 1 1 All'articolo 71 della Costituzione sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «Quando una proposta di legge ordinaria è presentata da almeno cinquecentomila elettori e le Camere non l'approvano entro diciotto mesi dalla sua presentazione, è indetto un referendum per deliberarne l'approvazione qualora i promotori non vi rinuncino e la Corte costituzionale lo giudichi ammissibile. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. Il referendum non è ammissibile se la proposta di legge non rispetta i princìpi e i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione nonché i vincoli europei e internazionali, se non ha contenuto omogeneo e se non provvede ai mezzi per far fronte a nuovi o maggiori oneri che essa importi. Sull'ammissibilità del referendum la Corte costituzionale giudica su istanza dei promotori anche prima della presentazione alle Camere della proposta di legge, purché la proposta sia stata sottoscritta da almeno centomila elettori. La proposta di legge sottoposta a referendum è approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi.