[pronunce]

Il Giudice di pace di Padova deduce l'incostituzionalità, sempre in riferimento all'art. 3 Cost., del predetto art. 213, comma 2-sexies, «nella parte in cui prevede la sanzione accessoria della confisca obbligatoria del ciclomotore o motoveicolo», nel caso in cui gli stessi siano utilizzati per commettere tanto le infrazioni amministrative previste dagli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del codice della strada, quanto un reato («nella specie guida in stato di ebbrezza»). Difatti, la norma nel prevedere «la confisca obbligatoria del “mezzo”» solo nel caso di ciclomotori o motocicli, «crea una disparità di trattamento tra cittadini, a fronte di violazioni identiche e condotte analoghe», come, nella specie, la «guida in stato di ebbrezza». 1.5. — Infine, anche il Giudice di pace di Belluno – dopo aver premesso di essere investito di un'«opposizione ad ordinanza ingiunzione» ai sensi della legge n. 689 del 1981 – ha chiesto dichiararsi l'illegittimità costituzionale della norma suddetta, in ragione del fatto che essa dà luogo «ad una disciplina difforme di fronte ad identici comportamenti», a seconda che la violazioni contemplate nel testo del medesimo art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada vengano commesse da chi guidi un ciclomotore, un motociclo o (come nel caso sottoposto al suo esame) un quadriciclo, ovvero da «un'automobile o un mezzo più pesante». Orbene, osserva il rimettente, individuata la ratio della norma nella necessità di «punire severamente chi utilizza un ciclomotore o un motociclo per commettere un reato, risulta difficilmente comprensibile la ragione per cui il legislatore abbia ritenuto meno grave un comportamento tenuto, invece, da un automobilista o un camionista», anche in considerazione dei «ben maggiori danni che potrebbero causare», donde l'ipotizzato contrasto con l'art. 3 della Carta fondamentale. 2. — È intervenuto in ciascuno dei giudizi – salvo quello originato dall'ordinanza di rimessione del Giudice di pace di Aosta – il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. La difesa erariale – sul presupposto che il testo della norma censurata risulta modificato dall'art. 2, comma 169, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), nel testo modificato dalla relativa legge di conversione 24 novembre 2006, n. 286 – ha chiesto, in via preliminare, alla Corte costituzionale di disporre la restituzione degli atti ai giudici rimettenti «onde consentire una nuova valutazione della rilevanza della questione alla luce dei sopravenuti mutamenti del quadro normativo». In subordine, quanto alla dedotta «manifesta irragionevolezza» della norma censurata, giacché essa realizzerebbe una «ingiustificata disparità di trattamento rispetto a situazioni analoghe più gravi», l'Avvocatura dello Stato rileva che «la scelta di sanzionare in modo diverso una condotta di guida a secondo del tipo di veicolo guidato non è di per sé irragionevole», rispondendo oltretutto, nella specie, all'esigenza di contenere gli infortuni verificabili con l'uso di motocicli o ciclomotori, in quanto veicoli «dotati evidentemente di minore stabilità e con maggiore difficoltà di controllo».1.— I Giudici di pace di Aosta (r.o. n. 152 del 2006), Urbino (r.o. n. 320 del 2006), Trento (r.o. n. 687 del 2006) , Padova (r.o. n. 697 del 2006) e Belluno (r.o. n. 270 del 2007) hanno sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento all'art. 3 della Costituzione – dell'art. 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui dispone la confisca di ciclomotori e motoveicoli nei casi in cui tali mezzi siano stati adoperati per commettere un reato. I rimettenti – investiti dell'opposizione proposta avverso provvedimenti di sequestro dei suddetti veicoli, tutti adottati, in vista della successiva confisca, in relazione alla contestata violazione dell'art. 186 del codice della strada – lamentano l'assoggettamento di motoveicoli e ciclomotori, in forza del censurato art. 213, comma 2-sexies, del codice, ad un trattamento irragionevolmente più grave di quello previsto per gli altri veicoli, per i quali la confisca non è invece stabilita. 2.— In via preliminare, deve esser disposta la riunione dei diversi giudizi, ai fini di un'unica pronuncia, in ragione della identità delle questioni rimesse all'esame di questa Corte. 3. — Prima di affrontare il merito, occorre esaminare le modificazioni legislative che, successivamente alla pronuncia delle ordinanze di rimessione, hanno interessato sia la disposizione censurata che il contesto normativo in cui essa risulta inserita, e ciò al fine di verificarne l'eventuale incidenza sul presente giudizio. Difatti, dopo che i giudici a quibus hanno sollevato l'indicata questione di costituzionalità, il testo dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada è stato modificato dall'art. 2, comma 169, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286. Tuttavia, anche nella sua attuale formulazione, la norma suddetta continua a prevedere l'applicazione della sanzione accessoria della confisca dei (soli) ciclomotori e motoveicoli nel caso in cui gli stessi siano adoperati per commettere un reato, giacché il citato ius superveniens ha unicamente eliminato la previsione dell'applicazione della sanzione nelle ipotesi di violazioni amministrative di cui agli articoli 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del codice della strada (si tratta delle norme che disciplinano il trasporto, rispettivamente, «di persone, animali e oggetti sui veicoli a motore», quello «di persone e di oggetti sui veicoli a motore a due ruote», nonché l'uso «del casco protettivo per gli utenti di veicoli a due ruote»). Orbene, le fattispecie oggetto dei giudizi principali concernono, invece, proprio la commissione di un reato (segnatamente quello di guida in stato di ebbrezza di cui all'art. 186 del codice della strada), sicché risulta evidente come il citato ius superveniens non possa avere alcuna influenza sull'esito di detti giudizi.