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Signor Ministro, lei sa bene, come dovrebbero saperlo tutti i colleghi che dicono no al MES, che quelle risorse possono essere destinate a spese dirette e indirette. Quando parlo di spese dirette faccio riferimento proprio a quelle misure che ho citato poco fa: tamponi, vaccini, necessità immediate, dispositivi di protezione individuale e possibilità di misurare la temperatura con il termometro in tutte le scuole. Di questo parliamo quando discutiamo del MES. Poi ci sono anche le spese indirette, che sono destinate alla realizzazione di ospedali, alle specializzazioni mediche e alle misure più strutturali. Tuttavia, le risorse per spese indirette le potremo utilizzare domani. Quindi, a meno che nella testa del Governo non ci sia la volontà di disporre un ulteriore scostamento di bilancio per gestire questa fase sanitaria con misure che servono al Paese, dal momento che i fenomeni in questione sono destinati a incrementarsi, ci dovete spiegare dove prendiamo le risorse per gestire quest'emergenza sanitaria, la cui esistenza riconosciamo anche noi. Signor Ministro, condividiamo con lei che l'emergenza sanitaria c'è. Rispetto ai temi che lei ha posto, dobbiamo però capire come fronteggiarla tenendo conto della situazione attuale e di quella che può verificarsi se, ove mai debba accadere quanto si sta registrando in altri Paesi europei, i numeri dovessero diventare più preoccupanti. Per questo motivo, insistiamo sul MES: non per una volontà ideologica, né per mettere in difficoltà alcuno, ma semplicemente perché siamo convinti che serva al Paese. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Pregherei i colleghi di non creare assembramenti in Aula. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, adoro ascoltare gli interventi del collega Faraone, sia perché, avendo lavorato vent'anni al Banco di Sicilia, mi ricorda lo slang , sia - soprattutto - per la sua grande capacità di dire una cosa all'inizio dell'intervento e chiudere con l'esatto contrario. È proprio un campione nel dimostrare tutto e il contrario di tutto. Dopodiché, ci dice anche che abbiamo finalmente conquistato le libertà costituzionali. E meno male che abbiamo finalmente conquistato la normalità di un Parlamento che agisce nella pienezza dei suoi poteri e nel rispetto della divisione dei poteri! Signor Ministro, lei ha dedicato metà del suo intervento a una disamina su quanto sta accadendo in Europa e in Italia; tutte vicende che noi - chi più, chi meno - apprendiamo dalla stampa specializzata, dai giornali e dalle televisioni. È ovvio che stiamo parlando del tema del giorno e, quindi, tutti disponiamo della narrazione. In questo momento, oltre alla disamina dei nove mesi trascorsi, che non sono pochi, ci aspettiamo dal Ministro soprattutto le soluzioni da mettere in campo in termini di prevenzione e contrasto di un fenomeno che, come noi avevamo tutti più o meno previsto, sta rimontando in Italia (sia pure molto meno rispetto ad altri Paesi) in virtù di tanti elementi che si incrociano. Ora, rispetto ai mesi del lockdown , registriamo due differenze: la prima è che non è più un pezzo di Paese quello coinvolto; la seconda è che non è più un pezzo di società quello coinvolto, perché questa volta sono coinvolti tutti, a principiare dai ragazzi. Rispetto a questo lei ci dice che in tutta Europa si ritorna a misure restrittive. Ebbene, Ministro, noi abbiamo adottato veramente misure restrittive, mentre altri Paesi europei non l'hanno fatto. Quella che oggi è la differenza fra noi e loro è esattamente questo: il lockdown che noi abbiamo adottato, la blindatura di tutte le attività e di tutti gli italiani nelle proprie abitazioni, non è stato fatto da nessun altro Paese e questa circostanza oggi - vorrei dire vivaddio - torna utile in un diverso andamento della curva epidemiologica. Non poteva essere diversamente, perché oggi gli altri stanno facendo quello che noi abbiamo fatto a marzo, aprile e maggio. Era inevitabile che a Parigi chiudessero le brasserie , era assolutamente inevitabile che prima o poi lo facessero. Loro non l'hanno fatto prima; i nostri danni sul PIL, il -12 per cento gli altri non l'avranno o perlomeno non l'avranno per effetto del lockdown di marzo e aprile; noi sì. Rispetto a tutto questo, continuiamo a raccontarci, colleghi, una mezza favoletta: siamo stati bravi e tutti ci fanno i complimenti. Ebbene, ricordo al collega Pisani che tutti quelli che ci fanno i complimenti non votano in Italia, ma votano quelli che in Italia giudicano quello che sta facendo il Governo. Allora, se voi siete sicuri, regalateci un Governo legittimo, portateci a votare un Governo legittimo e legittimato. Vedete, colleghi, uno dei motivi che soggiace al fallimento dell'indagine sierologica e anche al fallimento dell' app Immuni è che questo Governo non è riconosciuto dalla gente. La gente non si fida di quello che gli racconta questo Governo. È del tutto evidente che questo è il motivo per cui la app Immuni non viene scaricata; non è un complotto pluto-giudaico, è che non si fidano dell' app , perché non siete capaci di raccontarla, oltre a spendere un mare di danaro più di quello che andava a speso. Rispetto a tutto questo oggi prorogare lo stato d'emergenza a un anno è un ossimoro, costituzionalmente parlando, perché lo stato d'emergenza c'è, è stato proclamato, anche a volte di oltre un anno, ma su circostanze precise, su pezzi di territorio circoscritti e non su tutto il territorio nazionale e su tematiche così general-generiche. Quindi, oggi non siamo assolutamente favorevoli a prorogare lo stato d'emergenza, che significa sostanzialmente tenere gli italiani in posizione prona. Gli italiani si devono rialzare, potendo fare affidamento su un Governo che li mette in sicurezza. Peraltro, Ministro, apprezzo sempre la possibilità di parlare con lei, come lei sa, ma su un tema come questo a noi piacerebbe avere in Aula il Presidente del Consiglio, perché parliamo di prorogare lo stato d'emergenza e di continuare a condizionare le libertà costituzionali. Pertanto, se il Presidente del Consiglio trova la possibilità di andare ad Assisi e pronunciare la sua enciclica, andare a Venezia e prendersi i meriti, non suoi, della prima apertura delle paratie del MOSE, deve trovare anche il tempo per venire qui, Presidente, a raccontarci quello che preferisce raccontare in televisione e senza contraddittorio. Deve venire qui a spiegarci quello che dobbiamo fare. Allora, cosa dobbiamo fare? Vede, Ministro, noi, a dieci mesi dall'emergenza, non ci sentiamo di continuare a condividere formalmente questi provvedimenti perché fino ad oggi abbiamo fatto leva solo su metà dei doveri che spettano a un Governo, la metà che attiene al richiamare i cittadini ai loro doveri. Abbiamo abbondato in questa metà, coprendola ampiamente; abbiamo martellato i cittadini con la stampa, la televisione, i regolamenti, i Vigili urbani e, adesso, con l'Esercito. Abbiamo riempito la metà e ora la misura è colma per quello che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere ai cittadini. Questi ultimi, da par loro, essendo un grande popolo e incarnando grandi storie, sono stati eccezionali, molto più di noi. È lo Stato che oggi deve rispondere;