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il citato Davide Gasparotto, nativo di Bassano, è infatti membro del comitato scientifico del museo civico della cittadina veneta, giustamente considerato uno dei principali del Nord Italia, e ha persino ricevuto, quest'anno, il premio Cultura città di Bassano ("Dopo la pala di Sant'Anna, anche le 'quaglie' prendono il volo" su "reteveneta.medianordest"), elementi di fatto che spiegano il risentimento montato nei suoi confronti per quella che è stata definita, metaforicamente, la "migrazione delle quaglie" e che Gasparotto ha cercato di mitigare dichiarando furbescamente che, con il trasferimento de "Il miracolo" al Getty ,"il nome di Bassano ottiene un rilievo internazionale" ("Il miracolo delle quaglie al Getty" su "youtube"); i malumori dei bassanesi, che alle spalle degli israeliti effigiati da Jacopo Da Ponte riconoscono il paesaggio del monte Grappa, nascono dalle esperienze negative che, nell'ultimo biennio, hanno caratterizzato il rapporto della città con le opere del suo artista più celebre. Ha fatto scalpore prima la restituzione alle gallerie dell'accademia di Venezia della pala con "Sant'Anna in trono con la Vergine bambina tra i santi Girolamo e Francesco", esposta nella sezione dapontiana del museo civico di Bassano, grazie ad un comodato, per ben 64 anni ma ritirata di soppiatto a primavera 2020, con il consenso dell'amministrazione comunale, e rimasta a Venezia nonostante la petizione dei cittadini al ministro Franceschini e il tentativo del direttore delle gallerie di calmare le acque con il miraggio di una vantaggiosa convenzione tra i due istituti ("Pala dapontiana traslocata da Bassano a Venezia, dopo le polemiche ramoscello d'ulivo delle Gallerie" su "ilgazzettino"), sia, più tardi, le esitazioni della medesima Giunta Pavan ad accettare la donazione di due volti dipinti da Jacopo Bassano alle condizioni (solo morali) dei mecenati intenzionati a cederli al locale museo ("Dopo la pala, Bassano rischia di perdere due opere di da ponte donate da privati" su "youtube"); valutato che appare paradossale che le gallerie dell'accademia, e per esse lo Stato, volendo dotare Venezia di un capolavoro del Da Ponte al quale affiancare le opere minori già possedute, abbiano costretto il museo civico di Bassano a privarsi della "pala di Sant'Anna", rivendicata nell'occasione anche da Asolo come proprietà di tutto il territorio fra Brenta e Piave ("Guerra tra Asolo e Bassano per la pala di Sant'Anna" titola un articolo su "oggitreviso"), invece di adoperarsi per l'acquisto del "Miracolo delle quaglie", rimasto 20 anni sul mercato antiquario nell'indifferenza generale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, facendosi promotore, ove non l'abbia già fatto, di un'accurata indagine interna, possa fornire informazioni precise sulle valutazioni dell'ufficio esportazione definitiva e del SUE prodromiche al rilascio della licenza di esportazione per il dipinto di Jacopo Bassano "Il miracolo delle quaglie", atto che ha legittimato, contro logica, l'uscita dal territorio nazionale di un'opera il cui interesse culturale particolarmente importante è incontrovertibile; se, davanti all'ennesimo clamoroso errore in tema di esportazione di capolavori italiani all'estero, non ritenga di dover prendere esplicitamente le distanze da quella parte di operatori del mercato antiquario che vorrebbe assimilare reperti archeologici e opere d'arte a qualsiasi altra merce per rivendicarne la libera circolazione, lobby cui a giudizio degli interroganti si è troppo spesso strizzato l'occhio, e farsi invece campione della difesa del patrimonio culturale nazionale, assicurando alle collezioni pubbliche le sue massime espressioni grazie all'intervento dello Stato sul mercato e potenziando il servizio IV della Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio in modo che abbia personale sufficiente e competente non solo per l'organizzazione di mostre ma anche e soprattutto per l'espletamento dei controlli sui beni culturali che attraversano i nostri confini. Atto n. 3-02963 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che a Napoli, nella Villa Roomer poi Bisignano o Palazzo Bisignano Chiaromonte di Sanseverino, sita nel quartiere periferico di Barra (oggi al civico 67 di Corso Sirena), il ricco banchiere e collezionista d'arte fiammingo Gaspare Roomer, mecenate tra i più attivi del pittore Aniello Falcone (1607-1656), commissionò all'artista partenopeo, nel 1647, gli affreschi con scene della vita di Mosè che ornano tuttora le volte, divise in cinque comparti, della "grande galleria" del piano nobile, destinata a biblioteca (si veda "Gli affreschi" su "guidecampania/aniellofalcone"); l'edificio, costruito nel 1500 dai Carafa di Maddaloni e ristrutturato nel secolo successivo, oggi di proprietà comunale e ospitante un plesso scolastico, è censito nell'elenco delle "Ville Vesuviane del XVIII secolo", quelle del celebre "Miglio d'oro", e vincolato con decreto ministeriale del 19 ottobre 1976, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 5 del 7 gennaio 1977; considerato che a distanza di vent'anni dagli ultimi interventi di restauro, condotti nel 1982 (si veda "Villa Bisignano a Barra Napoli" su "storiacity"), su "Il Mattino" del 29 settembre 2002, una lettera del medico e scrittore Achille Della Ragione denunciava la parziale occupazione abusiva della villa e l'impossibilità, perciò, opponendosi gli occupanti, di visionare gli affreschi del Falcone; nel 2012 nulla era mutato (si veda "Salviamo subito Villa Bisignano" su "achillecontedilavian.blogspot") e tuttora non si registrano novità, a leggere l'ultimo scritto di Della Ragione ("Salviamo Villa Bisignano e gli affreschi di Aniello Falcone" su "achillecontedilavian.blogspot"); valutato che la fortuna critica di Aniello Falcone è costantemente in ascesa, tant'è che il 25 ottobre 2021 ha aperto al pubblico, al Museo Diocesano, la mostra "Aniello Falcone, il Velásquez di Napoli", curata da Pierluigi Leone de Castris (si veda "al Diocesano 'Aniello Falcone il Velásquez di Napoli" su "Ansa"), ma le sue opere napoletane di Villa Roomer continuano ad essere sottratte alla fruizione pubblica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di dare informazioni certe e puntuali sia circa lo stato dei locali della villa di Barra occupati abusivamente, con particolare riguardo per il salone affrescato, sia sulle condizioni di conservazione delle pitture di Aniello Falcone ivi esistenti; quali azioni ispettive, e quando, la Soprintendenza ABAP abbia posto in essere e quali richieste abbia eventualmente formulato al Comune per concorrere alla corretta gestione del patrimonio storico-artistico rappresentato dalle ville vesuviane e dai beni culturali in esse contenuti; se il Ministro possa riferire quale progetto la proprietà abbia in cantiere per assicurare la conservazione, garantire la fruizione e valorizzare l'opera di Aniello Falcone con la collaborazione del Ministero.