[pronunce]

Difettando, in particolare, l'omogeneità del quesito, la volontà dell'elettore, nell'esprimersi sull'abrogazione di una norma, sarebbe condizionata, dovendo pronunciarsi nel medesimo senso (affermativo o negativo) nei confronti delle diverse domande che in effetti vengono poste, le quali potrebbero essere suscettibili, invece, di non coincidenti valutazioni (cfr. ex plurimis sentenza n. 27 del 1982, sentenze n. 39, n. 40 e n. 50 del 2000). Come questa Corte ha di recente affermato, l'elettore dev'essere lasciato libero di esprimere valutazioni autonome ed anche potenzialmente divergenti (v. la sentenza n. 39 del 2000). 4.-- Sotto tale profilo, il referendum è inammissibile. Come si è già sinteticamente esposto, i primi due commi dell'art. 35 della legge n. 300 del 1970, a seguito della modifica introdotta dall'art. 6, comma 1, della legge n. 108 del 1990, concernono i limiti di applicabilità della disciplina dell'attività sindacale all'interno delle imprese industriali, commerciali ed agricole con riguardo alle caratteristiche dimensionali delle loro unità produttive, mentre il terzo comma si riferisce al personale navigante delle imprese di navigazione e, a sua volta, si compone di due parti: la prima concerne la diretta applicabilità di alcune norme del titolo I e del titolo II della legge anche nei riguardi di detto personale; la seconda, invece, dispone che l'applicabilità dei rimanenti principi della stessa legge alle imprese suindicate avvenga per il tramite dei contratti collettivi di lavoro. Il terzo comma trova la sua giustificazione nella specificità del lavoro nautico, nella cui disciplina i diritti dei lavoratori devono contemperarsi sia con le esigenze di sicurezza, di efficienza ed in generale di felice compimento della spedizione marittima o aerea, alle quali non sono estranei interessi di ordine generale, sia con le peculiari circostanze in cui si eseguono le prestazioni lavorative; specificità che negli ultimi decenni è venuta attenuandosi, ma che tuttavia permane, seppure in limiti più circoscritti (v. le sentenze n. 129 del 1976, n. 63 e n. 96 del 1987, n. 41 e n. 364 del 1991, n. 80 del 1994 e n. 72 del 1996). Questa Corte è stata chiamata a pronunciarsi, in sede di giudizio incidentale, sulla legittimità delle norme del codice della navigazione che prevedevano il licenziamento ad nutum del personale navigante delle imprese di navigazione marittima ed aerea, nonché sulle norme limitatrici del licenziamento e sul procedimento di irrogazione delle sanzioni disciplinari per i dipendenti delle imprese industriali e commerciali in quanto non applicabili ai lavoratori naviganti. Mentre con la sentenza n. 129 del 1976 la Corte ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 345 del codice della navigazione, degli artt. 1 e 10 della legge 15 luglio 1966, n. 604 e degli artt. 18 e 35 della legge n. 300 del 1970, con le successive sentenze n. 96 del 1987, n. 41 e n. 364 del 1991 tale orientamento è stato rivisto. La Corte - pur dando atto che la ratio legis è nel senso di ravvisare nel contratto collettivo lo strumento più idoneo per rendere effettivi anche nei confronti dei lavoratori nautici una serie di fondamentali principi dello Statuto dei lavoratori - ha riconosciuto che tale strumento non aveva adeguatamente protetto alcuni diritti fondamentali previsti dalle leggi vigenti in favore dei lavoratori degli altri settori. Essa ha quindi dichiarato l'illegittimità costituzionale di numerose norme (fra le quali quella che oggi si intende sottoporre a referendum) nella parte in cui non erano direttamente applicabili al personale navigante delle imprese di navigazione marittima ed aerea. È da sottolineare che tali sentenze muovono tutte dal presupposto dell'inapplicabilità della disciplina del lavoro ordinario o terrestre al lavoro nautico, e ciò sia per la letterale formulazione di alcune norme (cfr. , in particolare, l'art. 10 della legge n. 604 del 1966) sia soprattutto per ragioni di ordine sistematico inerenti alla gerarchia delle fonti del diritto della navigazione (art. 1 cod. nav.), in virtù della quale deve escludersi anche l'applicabilità della più recente legge n. 108 del 1990 al lavoro nautico (sentenza n. 41 del 1991). 5.-- In conclusione, mentre i primi due commi dell'art. 35 della legge n. 300 del 1970 concernono soltanto la normativa sull'attività sindacale nelle imprese industriali, commerciali ed agricole con esclusivo riguardo alle loro dimensioni, il terzo comma ha un contenuto più ampio ed eterogeneo rispetto a quello dei primi due. Esso, infatti, comprende la diretta applicabilità di alcune disposizioni sul rapporto di lavoro e le modalità (contratti collettivi) con cui gli altri principi della stessa legge vengono introdotti nei confronti del personale navigante cui l'ordinamento ha riservato una disciplina specifica. Ne consegue che la proposta referendaria concentra in un quesito unico disposizioni disomogenee, riguardo alla cui abrogazione gli elettori devono essere lasciati liberi di orientarsi autonomamente ed eventualmente in modo difforme.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione dell'art. 35 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), così come modificato dall'art. 6, comma 1, della legge 11 maggio 1990, n. 108; richiesta dichiarata legittima dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione con l'ordinanza del 9 dicembre 2002. Così deciso in Roma il 30 gennaio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 febbraio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA