[pronunce]

che sarebbe, pertanto, evidente che la nuova normativa avrebbe abrogato il procedimento in contraddittorio tra le parti precedentemente previsto avverso la revoca del provvedimento di ammissione, ora non più richiamato neppure implicitamente, determinando una sostanziale modifica del previgente sistema, che, secondo il rimettente, non sarebbe autorizzato dal legislatore delegante, in contrasto con l'art. 77, primo comma, Cost.; che la questione sarebbe infine rilevante per la definizione del giudizio a quo, perché, vertendosi in materia processuale, sarebbe stata fatta applicazione del principio tempus regit actum tenuto conto che la richiesta di revoca dell'Agenzia delle entrate è dell'8 gennaio 2003; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata, dal momento che la delega conferita al Governo dall'art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, costituisce altresì legge di semplificazione annuale e, dunque, si ispira alle disposizioni della legge 15 marzo 1997, n. 59, che concerne proprio le deleghe contenute nelle leggi di semplificazione, e il cui art. 20 stabilisce che l'esercizio delle deleghe di cui alle leggi di semplificazione attiene a principi di semplificazione e snellimento procedurale; che tali principi si affiancherebbero a quelli di cui alla legge n. 50 del 1999 che, secondo la prospettazione del rimettente, legittimerebbe solo interventi di coordinamento formale; che, secondo l'Avvocatura, l'interpretazione riduttiva della legge di delega sarebbe in contrasto con le sentenze della Corte costituzionale n. 52 e n. 54 del 2005, dal momento che la sentenza n. 52 del 2005 legittima il legislatore ad operare interventi idonei al raggiungimento dell'obiettivo del riordino logico e sistematico della materia, e che la sentenza n. 54 del 2005, confermando l'esperibilità del ricorso per cassazione in caso di revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, comporterebbe che la denunciata abrogazione del procedimento in contraddittorio sarebbe compensata dalla predisposizione di un rimedio di più ampia e completa tutela nei confronti del provvedimento emesso de plano. Considerato che la Corte di cassazione dubita della legittimità costituzionale dell'art. 112, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A), in tema di patrocinio a spese dello Stato, nella parte in cui prevede che, in caso di richiesta proveniente dall'Ufficio finanziario competente, il magistrato provvede alla revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato con decreto emesso de plano, per violazione dell'art. 77, primo comma, della Costituzione, per essere stata la norma impugnata emanata in assenza di delega legislativa, in quanto la delega stessa si limiterebbe a permettere un coordinamento meramente formale di norme preesistenti, mentre la norma impugnata sarebbe fortemente innovativa rispetto al sistema della precedente legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), abrogata dal d.P.R. n. 115 del 2002, che prevedeva, all'art. 10, comma 2, nelle ipotesi di revoca o modifica del provvedimento di ammissione su richiesta dell'ufficio finanziario, l'applicabilità della procedura di cui all'art. 6, comma 4, che rinviava, a sua volta, all'art. 29 della legge 13 giugno 1942, n. 794, e cioè ad una disposizione che dettava una disciplina ispirata a garantire il principio del contraddittorio; che questa Corte – proprio con riferimento al decreto legislativo impugnato – ha affermato che, tra i criteri direttivi individuati nella delega, assume rilievo quello previsto dalla lettera d), comma 2, dell'art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50 (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1998), come modificato dall'art. 1 della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1999) concernente il «coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti apportando, nei limiti di detto coordinamento, le modifiche necessarie per garantire la coerenza logica e sistematica della normativa anche al fine di adeguare e semplificare il linguaggio normativo», aggiungendo che «se l'obiettivo è quello della coerenza logica e sistematica della normativa, il coordinamento non può essere solo formale, come non ha mancato di sottolineare il Consiglio di Stato nel parere espresso nel corso della procedura di approvazione del testo unico» e che, «se l'obiettivo è quello di ricondurre a sistema una disciplina stratificata negli anni, con la conseguenza che i principî sono quelli già posti dal legislatore, non è necessario che – come vorrebbe il rimettente – sia espressamente enunciato nella delega il principio già presente nell'ordinamento, essendo sufficiente il criterio del riordino di una materia delimitata», con la conseguenza che «entro questi limiti il testo unico poteva innovare per raggiungere la coerenza logica e sistematica» (sentenza n. 52 del 2005); che, del resto, nonostante un difetto di coordinamento normativo delle disposizioni trasfuse nel testo unico ed in parte novellate, si può ricavare dal sistema la possibilità di una interpretazione adeguatrice secondo la quale è sempre esperibile, nei confronti dei provvedimenti di revoca della ammissione al patrocinio a spese dello Stato emessi dal giudice competente, il ricorso al Presidente del tribunale o della corte di appello, i cui provvedimenti sono ricorribili per cassazione ovvero, in caso di revoca richiesta dall'ufficio finanziario, direttamente il ricorso per cassazione; che, come già affermato da questa Corte, «per “diritto vivente”, come espresso in numerose pronunce della Corte di cassazione, confermato dalla recente sentenza delle sezioni unite penali del 14 luglio 2004, n. 36168, tutti i provvedimenti che dispongono in ordine alla ammissione al patrocinio a spese dell'erario, compresi quelli di revoca di un precedente provvedimento, sono impugnabili negli stessi termini e con i medesimi rimedi stabiliti dall'art. 99 del d.P.R. n. 115 del 2002, non avendo il testo unico abrogato i diritti e le garanzie difensive previsti dalla previgente disciplina» (sentenza n. 54 del 2005); che il rimettente è partito quindi da un presupposto interpretativo erroneo e da una incompleta ricostruzione del quadro normativo e giurisprudenziale, con conseguente manifesta infondatezza della questione sollevata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .