[resaula]

Le società pubbliche sono sane o, se meno sane, comunque hanno buone prospettive di miglioramento e migliore risanamento, maggiori dividendi delle società pubbliche per 1.430 milioni di euro, in aggiunta ai 1.800 milioni di euro già previsti. Le ritenute IRPEF sui redditi da lavoro dipendente sono cresciute del 3,8 per cento rispetto all'anno precedente (le previsioni erano dell'1,3 per cento), tutto ciò a causa di un rafforzamento del mercato del lavoro, con una crescita dell'occupazione di 92.000 lavoratori in più rispetto all'anno prima, di cui, fra l'altro, 12.000 sono lavoratori autonomi. Infatti, le misure del decreto dignità hanno portato una progressiva regolarizzazione di posizioni precarie a sfavore di quelle irregolari, (in nero) insieme a quelle della legge di bilancio a favore di occupazione giovanile, femminile, di ultracinquantenni e di giovani in possesso di dottorato di ricerca. Bene, perché sono stati creati nuovi posti di lavoro con regime forfettario per le partite IVA fino a 65.000 (la flat tax ). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Qui colgo l'appello del senatore Calandrini, che mi ha preceduto, e tendo una mano ai colleghi del MoVimento 5 Stelle affinché tutti ci impegniamo ad alzare il tetto che attualmente è di 65.000 euro annui, ma che possiamo alzare perché abbiamo visto che con la misura della flat tax portiamo a un'emersione del lavoro nero e a maggiori posti di lavoro. Abbiamo poi raccolto 300 milioni di euro dalle liti fiscali pendenti e, congelando i risparmi su due misure cardine del Governo - che come è già stato accennato dai miei colleghi sono quota 100 e reddito di cittadinanza - abbiamo evitato la possibile apertura di una procedura di infrazione da parte dell'Unione europea. Ne deriva, quindi, e si attesta che il buonsenso, il nostro buonsenso, abbia prevalso. Va ricordato che vi è una condizione di grande solidità dell'economia italiana; non a caso l'Italia è la terza economia dell'Unione e la seconda manifattura di Europa. L'acceso dibattito politico tra Lega e MoVimento 5 Stelle, le due parti di Governo, anche se talvolta fastidioso per la gente, sta portando buoni frutti: ciascuna parte risulta propositiva e il serrato confronto porta ciascuna parte a controllare l'altra e a migliorare le varie misure. Siamo uno controllore dell'altro, ma comunque dei supervisori, e i benefici li stiamo già vedendo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Anche se sono timidi, li stiamo vedendo. Certo, questo comporta una notevole mole di lavoro, ma siamo pagati per questo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Pellegrini Marco) . Lancio un appello ai colleghi senatori della 5 a Commissione: abbiamo parlato di saldi, di assestamento, di valutazioni economiche. Ricordo che la Commissione bilancio di cui siamo membri è anche la Commissione che prevede la programmazione economica. Lancio, allora, un appello quale membro di quella Commissione: , valutiamo e programmiamo qualsiasi cosa ci venga in mente a sostegno delle vittime di abusi. Abbiamo il dovere di seguire questa tematica, anche promuovendo l'impegno di fondi. Penso ai continui polveroni sollevati da una certa parte politica; il loro unico scopo è il motto «Io sto contro Salvini»; ma siamo in democrazia, e ci sta tutta la loro opinione, quello che risulta evidente, però, è la mancanza di coerenza, Presidente. Manca la coerenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il nostro impegno deve essere indirizzato alle vittime, contro qualsiasi persona di qualunque partito politico si sia macchiata di crimini di questo genere. Serve la coerenza, ragion per cui, Presidente, affermo a gran voce, non come loro «Io sto contro Salvini», ma io sto con i bambini. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, colleghi, Vice Ministro, mi verrebbe da dire «Tanto tuonò che piovve». Dico questo perché il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea del Senato ce lo aspettavamo, lo avevamo previsto, siamo stati facili profeti. Lo avevamo previsto dal momento che, mai come in economia, il ritorno al reale è scontato, ma anche inevitabile. Ci vuole un po' di tempo in economia, ma poi i numeri tornano a parlare chiaro e non fanno sconti. Questo, nonostante il Governo continui ad avere una qualche difficoltà a relazionarsi con quell'elemento fondante che è la realtà. Lo vediamo bene - anzi, lo vediamo troppo bene - anche in questi giorni, ad esempio con il ministro Salvini, , che continua a pubblicare gattini, focacce, coppette di gelato dalla nuvola di Instagram e che si nega, anzi non mette piede, nelle Aule di un Parlamento che lo chiama a chiarire. In un anno di Esecutivo, infatti, questa è la seconda volta che il Governo si trova costretto a darsi una brusca frenata, e frana a terra con l'obbligo di fare i conti con quei numeri che hanno la testa dura e non per aria. Ricordo a me stesso il primo stop, che è diventato un'operazione di grande camouflage (un'accortezza che potrebbe tornare utile magari in qualche viaggio futuro più avveduto in Russia), del deficit passato dal 2,4 per cento al 2,04: non si era mai data lettura del secondo decimale in nessuna Aula, non solo del Parlamento, non solo di una Commissione, ma di un qualsiasi istituto di secondo grado: una vera e propria creatura uscita fuori dalla Casaleggio e associati. Oggi, invece, abbiamo in Aula un pezzo della manovra correttiva che voi, maggioranza, voi, Governo, vi affaticate a non voler chiamare così. Ma è la stagione dei nomi nuovi; l'avete avviata più di un anno fa, quando il Governo inciucio è diventato «contratto di Governo»; quando il Presidente non eletto è diventato «avvocato del popolo»; quando i condoni hanno iniziato a chiamarsi «pace fiscale». Per cui, bando alle polemiche sull'attuale nominalismo. Oggi siamo davanti ad un provvedimento che fa parte di un insieme di misure adottate nell'ambito della negoziazione avviata dal Governo italiano con la Commissione europea in merito al rispetto della regola del debito pubblico e del patto di stabilità e crescita per l'anno 2018 e che, al momento, ci consente di dichiarare come scampata la procedura di infrazione nei nostri confronti per il 2019; mentre è bene ricordare che per il 2020 rimane sulla testa del Governo l'impegno ad una riduzione strutturale del deficit per rispettare le regole del patto di stabilità e di crescita. Ci troviamo, dunque, a votare oggi la conversione in legge di un decreto-legge, e prossimamente un disegno di legge che affondano le loro radici e le loro ragioni nella inesattezza delle previsioni, non solo del quadro macroeconomico ma anche di quello di spesa.