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Per quanto concerne il metodo di lavoro, oltre alla tempestività, l'altro elemento cardine che ha ispirato il modo di procedere della Commissione è stato quello della massima apertura all'ascolto e al recepimento delle indicazioni pervenute dagli interlocutori, identificati tra soggetti pubblici e privati con competenze nell'ambito del ciclo dei rifiuti, dal Ministero dell'ambiente a ISPRA, dall'Istituto superiore di sanità al Ministero della salute, dai rappresentanti del mondo associativo delle imprese di settore alla procura generale presso la Corte di cassazione. Con riguardo ai contenuti della relazione, dopo un inquadramento del contesto normativo generale dell'emergenza, il documento si concentra naturalmente sugli interventi in materia di rifiuti, un aspetto sul quale, al di là degli elementi di merito riportati in modo puntuale nella relazione, mi pare utile evidenziare in un'ottica propositiva che, dal punto di vista del metodo, è emerso l'utilizzo di fonti eterogenee, non sempre di natura normativa, nonché modalità e una dialettica di intervento tra Stato e Regioni rispetto alle quali potrebbero essere utili, in futuro, un maggior coordinamento e una minore propensione all'apertura rispetto a norme derogatorie. Passando agli effetti dell'emergenza epidemiologica sulla produzione e sulla gestione dei rifiuti ricostruiti nella relazione, l'emergenza nella sua fase più acuta ha comportato una diminuzione della produzione dei rifiuti in generale, una diminuzione che però non ha alleggerito i deficit strutturali del sistema impiantistico nazionale che, anzi, hanno visto acuirsi gli effetti della carenza di possibili destinazioni per specifiche tipologie di rifiuti attualmente non gestite sul territorio nazionale per l'assenza di una specifica dotazione impiantistica ovvero di una filiera economica del trattamento della materia correttamente costruita. È poi importante sottolineare che, pur non avendo ovviamente alleviato i citati deficit strutturali, l'emergenza non ha prodotto interruzioni o alterazioni significative nella gestione dei rifiuti e le imprese e i lavoratori del settore, nonostante alcune fasi di difficoltà determinate da necessità di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale, hanno concorso positivamente a interventi organizzativi tali da consentire il mantenimento di livelli adeguati di servizio. Gli effetti sulla produzione dei rifiuti e sulla loro gestione hanno dunque riguardato, in primo luogo, l'uso di materiali indotti dalla necessità di contenimento del contagio, suscettibili di produrre, sia un aumento della produzione dei rifiuti derivanti da materiali quali prodotti usa e getta nel commercio, nella ristorazione, nel confezionamento dei prodotti alimentari, sia fenomeni di abbandono diffuso, in particolare di mascherine facciali e guanti. A partire da questi elementi, che qui ho solo tratteggiato e rispetto ai quali rimando alla lettura del testo integrale della relazione, mi pare irrilevante sottolineare che, come in altri settori, per i rifiuti l'emergenza Covid ha rappresentato una sorta di lente di ingrandimento di dinamiche e aspetti strutturalmente presenti prima dell'emergenza e dei quali sarà necessario tener conto in prospettiva per interventi puntuali da parte di diversi soggetti competenti. Come evidenziato, infatti, quello che è emerso dall'inchiesta in termini di utilizzo di fonti eterogenee non sempre di natura normativa, dialettica a livello di intervento tra Stato e Regioni, caratteristiche e ahimè carenze, almeno sotto alcuni aspetti, dell'impiantistica e delle strategie nazionali della gestione dei rifiuti, non è evidentemente qualcosa di nuovo, ma qualcosa che, come anche nel caso del rischio di possibili fenomeni illeciti legati al ciclo dei rifiuti, l'emergenza ha reso e rende più evidente. Rimandando ancora una volta alla lettura del testo integrale, vorrei richiamarne alcuni aspetti di prospettiva, potremmo dire indicazioni di policy , evidenziati nella relazione. Innanzitutto, l'opportunità di considerare l'impatto economico dell'emergenza sulle tariffe e sugli introiti delle imprese e degli enti pubblici, con particolare riguardo alla sospensione della riscossione della Tari. In secondo luogo, la necessità di dedicare attenzione al mantenimento del rispetto dei principi nazionali ed europei in materia di economia circolare e degli obiettivi in questo campo, valutando con attenzione gli scenari attesi, anche in relazione a mutate abitudini di consumo e di organizzazione del lavoro e della produzione. Una necessità cui si è affiancata quella di affrontare il tema dell' end of waste in modo sistematico, rapido, con uno sguardo al futuro. Rilevante è poi l'esigenza di prestare un'attenzione particolare alla raccolta e al trattamento dei rifiuti ospedalieri, attualmente basati su incenerimento e sterilizzazione, che possono evolvere se le valutazioni tecnico-scientifiche sulla chiusura effettiva del ciclo saranno affiancate da adeguati interventi normativi che accompagnino verso soluzioni a minor impatto ambientale complessivo. Non meno rilevante è la necessità di promuovere l'esame scientificamente fondato e assistito dell'attività dei soggetti pubblici con competenze tecniche e scientifiche (Istituto superiore di sanità, ISPRA, SNPA, in primo luogo) dei temi della presenza di virus o materiale generico di virus nelle acque reflue e del rapporto tra emergenza epidemiologica e inquinamento atmosferico. Si tratta di due aspetti che sono stati approfonditi solo in maniera limitata nell'ambito della relazione, ma che certamente hanno significativi tratti di interesse sia per la Commissione sia, più in generale, per i soggetti che si occupano di ambiente e salute. Non possiamo poi dimenticare, come già più volte sottolineato, che le scelte di trattamento dei rifiuti e di chiusura del ciclo dei rifiuti, in relazione alla specificità dell'emergenza e del futuro atteso, dovranno considerare le criticità di segmenti del sistema impiantistico nazionale e la necessità di costruzione di una filiera economica nel trattamento in materia. Inoltre, l'adeguatezza della produzione normativa andrà misurata sulla capacità di integrazione tecnicamente e giuridicamente elevata tra norme statali primarie, norme statali secondarie, normativa regionale, tenendo conto dell'esperienza dell'emergenza epidemiologica e degli scenari futuri attesi, anche sulla base di un monitoraggio, affidato agli enti istituzionali, dell'evoluzione delle situazioni e della loro percezione diffusa. In questo senso, le norme derogatorie statali e le ordinanze derogatorie regionali dovranno essere superate. Ancora, l'emergenza epidemiologica ha amplificato la diffusa richiesta di semplificazione anche in materia di regolazione ambientale. L'accoglimento d'istanza in tal senso che dovesse riguardare i procedimenti amministrativi dovrà essere ponderata e compensata da un'adeguata pianificazione di controllo, che dovrà essere coordinata tra le agenzie di controllo ambientale e di controllo sanitario, polizia giudiziaria, ordinaria e specializzata, per non gravare su imprese e cittadini con controlli su controlli, bensì razionalizzando l'intervento pubblico. Non da ultimo, è bene sottolineare che la reazione a fatti illeciti e a possibili fenomeni illeciti dovrà avvenire sulla base del più ampio scambio di informazioni e di strumenti di coordinamento tra le autorità giudiziarie, nonché tra queste ultime e polizie giudiziarie ed enti di controllo.