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giova evidenziare, infatti, che il contesto pandemico nel quale il contagio da COVID-19 si colloca rende praticamente impossibile stabilire con certezza se la malattia sia stata contratta nell'ambiente lavorativo o sociale o familiare e che tale difficoltà di individuazione è aggravata dalla dimensione della diffusione del contagio; da notizie giunte agli interroganti risulta che, per i motivi esposti, molte aziende hanno ritenuto che non vi siano le condizioni per riavviare l'attività lavorativa, ciò compromettendo ancor di più la sopravvivenza di molte di loro già fortemente penalizzate dalla diffusione dell'epidemia, si chiede di sapere se e quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, intendano assumere per rivedere le disposizioni citate. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03348 VITALI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: l'emergenza COVID-19 ha tra le sue immediate conseguenze una delle maggiori crisi economiche del nostro Paese e non solo. Ad oggi, infatti, le stime di perdita di prodotto interno lordo si assestano in circa il 15 per cento per il 2020, le misure varate sono ancora molto deboli e non possono ritenersi neanche un palliativo per le sofferenze economiche che cittadini e imprese stanno vivendo. Attualmente gli unici scarsi mezzi a disposizione per cercare di superare qualche settimana e tener in vita la propria attività sono stati introdotti con il decreto-legge n. 23 del 2020 per il sostegno alla liquidità delle imprese, in particolare con quanto previsto dall'art. 1 e dal fondo centrale di garanzia PMI di cui all'art. 13; il colonnello Vincenzo Bianchi della Guardia di finanza è intervenuto affermando: "La Gdf si occuperà di individuare i comportamenti illeciti da parte di chiunque li terrà. Le risorse con garanzia statale che le imprese riceveranno con il decreto liquidità per affrontare il calo di fatturato legato al COVID-19, devono essere destinate solo a questo scopo e non a vecchie esposizioni. La legge è chiara: quelle somme vanno riservate a crisi di liquidità derivanti dall'emergenza e la Gdf verificherà andando a recuperare comportamenti illeciti"; quanto affermato è del tutto condivisibile oltre che necessario a tutela delle imprese che lavorano nel rispetto di tutte le indicazioni sanitarie previste. È altrettanto doveroso controllare e perseguire comportamenti distorsivi o di abuso attuati dai beneficiari dei finanziamenti previsti dal "decreto liquidità"; definire con esattezza e precisione quali siano gli utilizzi consentiti nell'idea del legislatore, evitando che essi siano lasciati alla libera interpretazione dei funzionari di banca, in sede di istruttoria, e dei verificatori allorquando si procederà a verificarne gli utilizzi; è necessario definire con esattezza il confine di liceità e i connessi parametri circa l'uso di tale liquidità ad oggi indicati in modo troppo generico dal decreto-legge; in assenza di criteri certi e limiti definiti, la dinamicità degli accadimenti aziendali e delle scelte dell'imprenditore rischiano di non essere ritenute corrette, esponendo il beneficiario a contestazioni o revoche; bisognerebbe porre attenzione alle modalità con le quali le banche hanno approcciato alla questione relativa ai finanziamenti previsti con le tutele del fondo di garanzia e di SACE (società per azioni del gruppo Cassa depositi e prestiti). La cronaca giornalistica delle ultime settimane ha reso di estrema attualità le difficoltà che imprese e professionisti stanno incontrando nella proposizione delle richieste di erogazione dei finanziamenti; contrariamente a quanto annunciato dal Presidente del Consiglio dei ministri, le domande di erogazione del finanziamento garantito stanno incontrando difficoltà dovute alle differenti procedure adottate dagli istituti di credito, che richiedono documentazione aggiuntiva rispetto a quella prevista e adottano modalità operative che rendono estremamente difficoltoso l'accesso al credito; secondo la ricostruzione della Federazione autonoma bancari italiani, la procedura ammonta alla compilazione di 21 moduli o autocertificazioni per ottenere il prestito richiesto. Contrariamente alla procedura snella pubblicizzata, si riscontra un sistema lento e ricco di inutili ostacoli operativi. Forse agli istituti di credito non bisognerebbe chiedere un "atto d'amore" ma un "atto di responsabilità"; la liquidità che arriverà non deve diventare un ulteriore aggravio sul cash flow dei richiedenti, visti i piani di restituzione previsti nel breve periodo: si dovrebbe pensare alla concessione di prestiti con restituzioni attraverso piani di ammortamento e preammortamento a medio e lungo termine; se il recupero previsto del PIL è ipotizzato dagli esperti in 5 anni (e non significa tornare ad un'economia florida, ma ad un PIL riferito a dicembre 2019 di per sé già depresso), è quantomeno preoccupante che le imprese debbano e possano riuscire a restituire i debiti contratti per far fronte all'emergenza in soli 6 anni, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle difficoltà circa l'accesso alla liquidità per le imprese che ne fanno richiesta in base alle più recenti disposizioni di legge e quali provvedimenti intendano adottare per snellire le procedure ancora eccessivamente farraginose poste in essere dagli istituti di credito; se non intendano apportare delle opportune modifiche in merito alla restituzione del debito contratto per far fronte all'emergenza, rendendo i tempi di restituzioni realistici e applicabili per sostenere la sopravvivenza delle imprese. Atto n. 4-03349 FARAONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: da quanto è dato sapere, l'amministrazione comunale di Lampedusa (Agrigento) ha avviato le procedure per la realizzazione, all'interno dello specchio marino del porto a cala Salina, di un viadotto stradale della lunghezza di oltre 130 metri, sostenuto da piloni in calcestruzzo in mezzo al mare, per il collegamento stabile tra il porto vecchio e il porto nuovo, in un'area sottoposta a molteplici vincoli ambientali e paesaggistici; l'infrastruttura insisterebbe nei pressi dell'area di interesse archeologico di "Cala Salina", ove sono presenti le vasche di lavorazione del pesce di epoca romana imperiale, tutelate sin dal 1992 e acquisite al demanio dei beni culturali della Regione Sicilia; l'area, con l'adozione del piano paesaggistico (decreto assessorile n. 18/2013), è sottoposta a tutela integrale per tale tratto di costa, e non sono consentite opere che frammentino la percezione unitaria del paesaggio e impattino sull'ambiente; l'opera insisterebbe, altresì, all'interno della zona di protezione speciale ITA 040013, individuata per motivi naturalistici dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dall'Unione europea per le finalità della direttiva "Uccelli" 79/409/CEE;