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É necessario che la pubblica amministrazione rivaluti i propri controlli e la propria funzione. Non si possono svilire i controlli. Non si può prevedere che la gestione delle macerie preveda sempre e solo siti di stoccaggio provvisori, senza creare una filiera urgente anche per la riqualificazione urbana dei nostri territori che preveda una filiera della C&D, ossia di tutti i materiali di costruzione e demolizione, in modo che non finiscano più in discarica. Non si possono svilire neanche il controllo e la progettazione per le zone individuate a bassa e media sismicità e bisogna tener conto, anche nella ricostruzione, dell'esigenza di non aumentare il consumo di suolo. Per fare tutto questo ci vuole conoscenza del patrimonio immobiliare esistente e dello stato dell'arte delle nostre città, per come sono state costruite negli anni, ma di cui non abbiamo assolutamente il controllo. Le pratiche di condono, anche quelle del 1984, sono inevase non solo in Campania ma in tutta Italia. Sono moltissime perché chiaramente l'onere è a carico del soggetto che deve avere l'approvazione dei propri cittadini. E, quindi, tutto langue perché il soggetto eletto non vuole inimicarsi coloro i quali hanno creato l'abuso, e questo non va bene per il bene comune. Gli abbattimenti degli abusi sono sotto il 20 per cento e non c'è assolutamente conoscenza del patrimonio immobiliare. Si parlò tempo fa del libretto del fabbricato. È caduto in disuso anche il termine, non piaceva. Ma sicuramente bisogna arrivare al concetto condiviso che ci vuole una banca dati certa, una conoscenza approfondita, sia per gli interventi di urgenza, sia per gli abbattimenti che per la riqualificazione urbana di cui si parla tanto. È necessario quindi un provvedimento legislativo che tiri fuori un modello capace di dare subito rimedio ai disagi dei cittadini e alla ricostruzione, ma che sia strumento non per fare nuovi danni e nuove speculazioni, ma per migliorare la qualità paesaggistica, strutturale e ambientale dei nostri territori invece di svenderli. Inoltre, c'è bisogno di sicurezza in tutti i sensi: sicurezza strutturale e sicurezza nelle scelte e nella possibilità di fare in modo che quei territori riprendano il loro cammino e non restino inabissati per decenni in pratiche che non trovano mai fine. Dunque - come ho già detto in premessa - dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo al provvedimento al nostro esame, che è assolutamente necessario e urgente. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore Mirabelli) . GINETTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI, mi preme sottolineare come il contributo del dibattito parlamentare alla Camera, confermato qui in Senato, sia facilmente leggibile nell'articolato, arricchito di disposizioni che - senza dubbio - favoriscono l'accelerazione dei tempi della ricostruzione, tra semplificazione e misure di sostegno. Siamo consapevoli, tuttavia, che questo ulteriore intervento normativo non sarà sufficiente a chiudere istanze e proposte di chi - professionisti, imprenditori e cittadini - continua a lottare per rimanere a custodire quei luoghi. La loro lotta non è più contro il terremoto, ma è contro la complessità del sistema, che rischia di allontanare un futuro possibile di rigenerazione e rilancio socioeconomico, spesso di aree interne ferite, ma che non si sono mai arrese; aree ricche di un enorme patrimonio naturalistico, paesaggistico e storico, in attesa di essere valorizzate, ripensando anche a possibili nuove vocazioni con strumenti di sostegno e di vantaggio, quali quelli delle Zone economiche speciali, più volte richiamate nel nostro dibattito. In questo quadro è necessario subito sbloccare le risorse già stanziate, oltre che semplificare il sistema di governance . Credo che la sovrapposizione dei diversi livelli di intervento, tra commissario straordinario, vice commissari, uffici speciali e comuni, non abbia aiutato. Sono convinta infatti dell'utilità di lasciare maggior protagonismo agli enti ai quali l'ordinamento attribuisce già poteri straordinari in caso di emergenza, ovvero ai sindaci; un'emergenza che fa fatica ancora oggi a lasciare spazio al tempo della ricostruzione. Ma forse è ancora più a monte che bisogna lavorare, sul fronte della prevenzione, per la messa in sicurezza di un Paese tanto bello, quanto fragile. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e PD) . FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, stiamo parlando di un provvedimento assolutamente necessario, perché non possiamo lasciare sole tutte le popolazioni che hanno sofferto in questi anni. Voglio ricordare anche l'ultimo terremoto del nostro Paese: pochi giorni fa nel Mugello migliaia di persone sono state ancora una volta colpite da una scossa molto violenta. Voglio quindi rappresentare, a nome - immagino - di tutta quest'Aula, la vicinanza ai sindaci e ai cittadini che stanno lavorando per far fronte all'ennesima emergenza. (Applausi dal Gruppo PD) . È del tutto evidente, Presidente, che non possiamo lasciare soli i cittadini, le imprese e le istituzioni: i cittadini che, nelle regioni che sono state colpite, già vivevano in situazioni di difficoltà, vista anche l'orografia del territorio e le piccole dimensioni dei comuni; le imprese che competono a livello internazionale in una situazione di infrastrutture, sia hardware che software , non sempre all'altezza; le istituzioni, composte fondamentalmente da decine e centinaia di amministratori molto spesso di piccoli comuni, che la mattina si rimboccano le maniche e fanno un servizio di civil servant , cioè di vero volontariato civico. Ebbene, Presidente, è stato molto interessante tutto il percorso che è stato compiuto in Parlamento, il raggiungimento degli obiettivi che abbiamo portato a casa. Voglio ricordare che il provvedimento è stato al vaglio della Camera per ben venticinque settimane ed è stato un lavoro molto più lungo del previsto, proprio perché in quel ramo del Parlamento sono stati presentati 800 emendamenti in Commissione e 500 in Aula, più di cento dei quali sono stati approvati in Aula, tanto che il provvedimento che è arrivato al Senato è passato da 9 a 50 articoli. Questo per dire che il grande lavoro del Parlamento è stato compiuto mostrando grande attenzione all'ascolto dei territori, con audizioni ripetute, che peraltro abbiamo ampliato anche nel lavoro di Commissione del Senato. Gli interventi sono assolutamente importanti e fondamentali. Sono esaustivi? Assolutamente no, perché è del tutto evidente che l'accompagnamento normativo è tale per cui dovremmo ripensare ad altri provvedimenti successivi per proteggere e accompagnare la rinascita di questi territori, che vanno certamente inseriti in una grande legge nazionale sulle emergenze e per le ricostruzioni. Gli interventi contenuti nel provvedimento sono stati già evidenziati dai miei colleghi, che hanno preso la parola prima di questa mia dichiarazione di voto. Certamente il più importante è la proroga dello stato di emergenza. PRESIDENTE.