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Sarà anche per questa via, infatti, che l'azione di questa legislatura potrà almeno in parte far sì che all'ideale pratico teso a creare nella società umana una sempre maggiore libertà, sia lasciato lo spazio adeguato, attraverso un intervento quanto più possibile efficace per garantire la sicurezza dei nostri cittadini e le condizioni e i riconoscimenti agli uomini e alle donne che ogni giorno lavorano per rendere il nostro Paese un posto più sicuro, vivibile e migliore. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, membri del Governo, dalle elezioni dello scorso marzo e dalle istanze che ci arrivano ogni giorno, emerge chiaramente come il fattore sicurezza sia uno degli elementi più importanti e prioritari nella percezione degli italiani. Non possiamo e non vogliamo lasciare inascoltata la voce di chi ogni giorno vive con la paura e il timore per l'incolumità propria e dei propri cari. Questo provvedimento oggi in discussione è necessario per mettere alla prova, con mezzi normativi adeguati, la nostra capacità di accoglienza e gestione dei flussi migratori, la possibilità di offrire assistenza, la capacità di assicurare condizioni di dignità e di inclusione essenziali per evitare che povertà e marginalità sociale divengano terreno di coltura per la criminalità, il fondamentalismo e il terrorismo. Non solo. Va ribadito che il tema della sicurezza non può essere scisso da questo contesto legato alle migrazioni. Chi nega che ci sia un problema legato a chi per sostentarsi deve vivere di espedienti nega la realtà dei fatti. Per l'Italia e per l'Europa il tema della gestione dei flussi migratori occupa un posto centrale da molti anni ed è inevitabilmente destinato a coinvolgerci ancora lungo, visti i fattori che a livello globale lo hanno determinato e che continueranno a farlo se le cause (povertà, guerre e carestie) non saranno rimosse. Dunque non solo l'Italia, ma l'Europa deve guardare a questo fenomeno in una prospettiva strategica e, allo stesso tempo, assumersi pienamente (non come si è fatto in passato) la responsabilità di un'emergenza che, se non gestita, rischia di diventare cronica. L'impegno del nostro Paese nel salvare vite umane nel Mediterraneo e garantire protezione a quanti sono costretti a fuggire è ogni giorno più intenso e oneroso; ma ne siamo orgogliosi, perché questo impegno è coerente con i nostri valori di solidarietà e di accoglienza. La nostra storia e le nostre origini sono profondamente ancorate alle migrazioni che da millenni si muovono attraverso il Mediterraneo. Noi italiani siamo figli di quella storia; ma il nostro sforzo non deve essere dato per scontato e tanto più va apprezzato, quanto più si diffondono in Europa sentimenti e orientamenti ostili alla piena attuazione del principio di solidarietà tra gli Stati sancito dai Trattati. L'Italia, come altri Paesi europei, ha scelto di non sottrarsi a questa responsabilità e di lavorare per governare il flusso migratorio dall'Africa e dalle altre aree interessate, nonostante le difficoltà e le ripercussioni a livello sociale e politico nei diversi territori. Stiamo vivendo un momento di grande cambiamento, che necessita di lucidità e pragmatismo a tutti i livelli, locale, nazionale ed europeo. La sfida più delicata, ma cruciale per tutti noi, sta proprio nella capacità di gestire la complessità del fenomeno migratorio, insieme alla sostenibilità sociale delle politiche di accoglienza e di integrazione. Il controllo più serrato di coloro che arrivano nel nostro Paese, per identificare puntualmente chi sia veramente bisognoso di protezione internazionale, credo sia un auspicio per tutti. Spieghiamo con chiarezza agli italiani che la maggior parte dei migranti che sbarcano sulle nostre coste arrivano da Paesi che non sono in guerra e che queste persone non avranno diritto all'asilo politico. Due dei Paesi dai quali provengono più migranti sono la Tunisia e la Nigeria, solo per fare un esempio. Prendo spunto da quest'ultimo Paese per citare alcuni dati del 2016, anno di decine di migliaia di sbarchi. Di 11.340 domande di asilo o protezione, solo 2.955 sono state accolte. Questo trend è lo stesso negli ultimi due anni; e se consideriamo che più di un quinto delle domande provengono da donne, quelle sì spesso vittime di tratta, allora comprendiamo bene come ci siano migliaia di uomini adulti che sono migranti economici. Spesso sentiamo citare nei talk show il dato che evidenzia il rapporto tra rifugiati e popolazione nazionale. Ribadiamolo ad alta voce: questo è un dato che non rispecchia per niente la realtà che viviamo tutti i giorni nelle nostre città. La stessa UNHCR, che cita i migranti residenti in ogni Stato membro dell'Unione europea, certifica anche il numero delle richieste di asilo presentate: in Italia abbiamo quasi il 20 per cento delle richieste di asilo di tutta Europa, oltre 126.000 lo scorso anno. Dato che di questi, come ho già sottolineato, solo una piccola parte ha diritto all'asilo, ecco evidente come siano realmente decine di migliaia le persone, migranti non regolari, da dover gestire. Questo decreto-legge, però, non è solo rivolto ai migranti: inaspriamo le pene per maltrattamenti e stalking con l'utilizzo del braccialetto elettronico, introduciamo norme per il Daspo a potenziali terroristi, controlleremo chi noleggerà veicoli perché la maggior parte degli attacchi terroristici degli ultimi anni sono stati fatti utilizzando veicoli spesso presi a noleggio. Credo di aver ben chiarito come questa maggioranza non voglia sottrarsi all'impegno di gestire questa situazione e che intende farlo con risolutezza. Concludo sottolineando come introdurre certezza di espulsione e revoca della cittadinanza per coloro che si macchiano di gravissimi reati è una garanzia non solo per gli italiani, ma anche per tutti coloro che sono venuti nel nostro Paese, si sono integrati e condividono il clima di insicurezza che ogni giorno viviamo nelle nostre città. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bressa. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, inizio il mio intervento su quello che non definisco un decreto-legge sulla sicurezza, ma un apologo di quello che voi siete realmente. Partiamo dalla Costituzione, dagli articoli 2, 3, 22, 24, che costituiscono il quadro entro cui si inserisce la previsione dell'articolo 10, in particolar modo il comma 3 dell'articolo 10: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». Ma rileggiamo anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione in merito: la sentenza n. 4674 del 1997, che afferma il carattere precettivo della disposizione costituzionale e la sua conseguente immediata operatività, la quale, con sufficiente chiarezza, delinea la fattispecie che fa sorgere in capo allo straniero il diritto di asilo;