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b) nella zona B i provvedimenti relativi all'uso del demanio marittimo sono adottati o rinnovati dalle autorità competenti d'intesa con l'Ente gestore, tenuto conto delle caratteristiche dell'ambiente oggetto della protezione e delle finalità istitutive; c) nelle zone C e D i provvedimenti relativi all'uso del demanio marittimo sono adottati o rinnovati dalle autorità competenti previo parere dell'Ente gestore, tenuto conto delle caratteristiche dell'ambiente oggetto della protezione e delle finalità istitutive. 9. Le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione del presente articolo nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ». Art. 20. (Modifica dell'articolo 19 della legge 6 dicembre 1991, n. 394) 1. L'articolo 19 della legge n. 394 del 1991 è sostituito dal seguente: « Art. 19 – (Gestione delle aree marine protette e dei parchi marini) – 1. Il raggiungimento delle finalità istitutive di ciascuna area marina protetta, parco marino, parco nazionale o regionale con estensione a mare è assicurato dall'Ente gestore. 2 . Qualora un'area marina protetta o parco marino siano istituiti in acque confinanti con un'area protetta terrestre, la gestione è attribuita al soggetto competente per quest'ultima e si applicano, per la parte marina, le disposizioni di legge relative alle aree protette. Il direttore del parco svolge anche le funzioni di direttore dell'area marina protetta. 3. Con il decreto di cui all'articolo 18, comma 1, la gestione dell'area marina protetta e del parco marino sono affidate a un consorzio costituito tra almeno due o più soggetti individuati tra enti locali, enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni di protezione ambientale riconosciute. Il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica cura l'individuazione dei soggetti per il predetto affidamento e definisce, con apposita convenzione, gli obblighi e le modalità per lo svolgimento delle attività di gestione cui deve attenersi l'Ente gestore. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica assicura che la gestione di ogni area marina protetta, anche già istituita, sia effettuata mediante un consorzio con i requisiti di cui al primo periodo. Decorso il triennio inutilmente, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica procede al commissariamento delle aree marine protette istituite e non gestite da consorzi. 4. Con il decreto di cui all'articolo 18, comma 1, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica istituisce altresì l'Ente gestore del parco nazionale marino, che ha personalità di diritto pubblico, sede legale e amministrativa nel territorio contiguo all'area protetta ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica. 5 . Sono organi dell'Ente gestore del parco nazionale marino: a) il presidente; b) il Consiglio direttivo; c) il revisore unico dei conti. Agli organi e al direttore si applicano le norme contenute nell'articolo 9 in quanto compatibili e non altrimenti disposto. 6 . Il Consiglio direttivo del parco nazionale marino è formato dal presidente e da due componenti nominati dal Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di cui uno designato dallo stesso Ministro e scelto tra persone particolarmente qualificate nella conservazione della natura e nella gestione delle aree protette, e l'altro designato dal comune o dai comuni costieri con funzioni di vicepresidente. 7. In presenza di aree marine protette di ridotte dimensioni, o con specifica rilevanza scientifica o didattica, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica può affidare la gestione di un'area marina protetta o di un parco sommerso, anche in forma consortile, a istituzioni culturali, scientifiche o ad associazioni di protezione ambientale riconosciute, con apposita convenzione in cui sono definiti gli obblighi e le modalità per lo svolgimento delle attività di gestione. 8. Qualora le caratteristiche fisiche e geografiche di più aree marine protette o parchi sommersi li rendano assimilabili ad un sistema unitario, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica può affidare a uno stesso soggetto la gestione delle medesime aree marine protette o parchi sommersi. 9 . Entro un anno dall'affidamento della gestione, l'Ente gestore, in considerazione delle peculiarità e delle specifiche esigenze di protezione e salvaguardia delle zone a diverso regime di tutela, formula la proposta di regolamento di organizzazione del parco nazionale marino o dell'area marina protetta, che è approvato con decreto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica. Tale regolamento stabilisce la disciplina di organizzazione e il piano di gestione dell'area, nonché la normativa di dettaglio e le condizioni di esercizio delle attività consentite all'interno dell'area medesima, fermi restando le finalità, la delimitazione, la zonazione e i divieti stabiliti dal decreto istitutivo. 10. La tutela dei valori naturali e ambientali, affidata all'Ente gestore del parco nazionale marino e dell'area marina protetta è perseguita attraverso lo strumento del piano di gestione, adottato con il regolamento di organizzazione di cui al comma 9, che, in particolare, disciplina i seguenti contenuti: a) organizzazione generale dell'area di mare e del demanio marittimo e sua articolazione in aree o parti caratterizzate da forme differenziate di uso, godimento e tutela; b) sistemi di accessibilità a terra e a mare quali corridoi di lancio per la navigazione, campi ormeggio, sentieri subacquei; c) sistemi di attrezzature e servizi, musei, centri visite, uffici informativi; d) indirizzi e criteri per lo svolgimento delle attività consentite, nonché per gli interventi a mare e sul demanio marittimo sulla flora, sulla fauna e sull'ambiente naturale in genere. 11 . Nelle aree marine protette, nei parchi nazionali marini e nelle estensioni a mare dei parchi nazionali e regionali sono vietate le attività che possono alterare le caratteristiche dell'ambiente e comprometterne le finalità istitutive. In particolare, salvo quanto stabilito dal comma 13, sono vietati: a) qualunque attività che possa costituire pericolo o turbamento delle specie vegetali e animali, ivi compresi le immersioni subacquee, la navigazione a motore, l'ancoraggio, l'ormeggio, l'utilizzo di moto d'acqua o acquascooter e mezzi similari, la pratica dello sci nautico e sport acquatici similari, la pesca subacquea, l'immissione di specie alloctone e il ripopolamento attivo; b) qualunque attività di cattura, raccolta e danneggiamento di esemplari delle specie animali e vegetali, ivi comprese la caccia e la pesca; c) qualunque attività di asportazione, anche parziale, e di danneggiamento di reperti archeologici e di formazioni geologiche;