[ddlpres]

Per quanto riguarda le attività umanitarie, esse si concentreranno in particolare nelle aree orientali del Paese e nella regione del Darfur, per alleviare le sofferenze della popolazione civile in fuga dal conflitto in corso e per garantire la tutela delle categorie più vulnerabili (minori e disabili), la protezione alle donne vittime di violenza sessuale e la fornitura dei servizi di base. Gli interventi verranno realizzati sia con il concorso delle ONG italiane, sia in collaborazione con le Agenzie dell’ONU e con la Croce rossa internazionale. In Sud Sudan , area di crisi classificata al livello 3 dalle Nazioni Unite, le attività umanitarie e di emergenza continueranno ad essere prevalenti, ferma restando la possibilità di intervenire nuovamente con programmi a più lungo termine qualora, grazie anche agli sforzi della Comunità internazionale, ve ne siano le condizioni. L’attenzione dell’Italia si concretizzerà in progetti umanitari che verranno realizzati dalle ONG in continuità con le iniziative avviate nel 2015. Gli interventi saranno volti a favorire il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione colpita dalla crisi attraverso attività volte a rafforzare la sicurezza alimentare, l’assistenza sanitaria e l’igiene, il supporto nutrizionale, la protezione delle categorie vulnerabili e delle donne. Analogo approccio ispirerà la strategia della Cooperazione italiana sul versante multilaterale con interventi da affidare alle Agenzie delle Nazioni Unite, all’OIM ( Organizzazione internazionale per le migrazioni ) o al Comitato internazionale della Croce rossa in settori cruciali quali la protezione, la sicurezza alimentare, la salute e la tutela dell’infanzia. Tali interventi potranno andare a beneficio anche dei numerosi rifugiati sud-sudanesi che hanno trovato riparo nei Paesi limitrofi (Etiopia, Sudan, Kenya ed Uganda). In Etiopia , Paese di origine, transito e destinazione di flussi migratori (è il Paese che ospita il maggior numero di migranti in Africa), si ritiene opportuno dare continuità ad un’iniziativa di emergenza bilaterale avviata nel 2015, con il contributo delle ONG operanti in loco , per fornire assistenza, sostegno e protezione ai migranti, specie le categorie più vulnerabili, al fine di prevenirne la partenza illegale. Il progetto ha carattere multisettoriale e prevede interventi in aree ad alta potenzialità migratoria, per migliorare le condizioni di vita nei campi, fornire informazioni sui rischi connessi all’immigrazione illegale e offrire opportunità occupazionali e forme di sussistenza economica alternative alla partenza. Le finalità dell’iniziativa sono state condivise con le principali organizzazioni umanitarie che si occupano del tema migratorio (OIM, UNHCR e UNICEF), con i rappresentanti dell’Agenzia etiope per i rifugiati e con le numerose ONG italiane attive, ed è in linea con quanto previsto nell'ambito del «Processo di Khartoum». In Mali e nei Paesi della Regione del Sahel i progetti di emergenza avranno per obbiettivo di mitigare le conseguenze dell’instabilità politica, aggravata dagli attacchi di Boko Haram, e le sue ripercussioni sulla sicurezza alimentare in Niger ed in Burkina Faso, e saranno finalizzati al rafforzamento delle attività finora realizzate. Si darà continuità a un’iniziativa a carattere multisettoriale, realizzata a partire dal 2015 sul canale bilaterale e che ha come focus principale il miglioramento delle condizioni di vita delle categorie più vulnerabili dei migranti e delle popolazioni locali attraverso la fornitura di servizi di base (sanità ed istruzione), fornendo assistenza e protezione, nonché promuovendo azioni di informazione sui rischi connessi all'immigrazione illegale. Tra i progetti che l’iniziativa si propone di finanziare, vi sono quelli incentrati sul rafforzamento della «resilienza» e sulla creazione di piccole attività generatrici di reddito a favore delle popolazioni locali e dei potenziali migranti. In Repubblica Centrafricana si darà continuità alla partecipazione italiana al Fondo fiduciario dell’Unione europea « Bekou » («speranza»), strumento finanziario creato dalla Commissione europea nel 2014 con l'obiettivo di lanciare lo sguardo oltre l'immediata emergenza, finanziando progetti in grado di rafforzare la «resilienza» della popolazione e la qualità dei servizi pubblici, nonché promuovendo piccole attività generatrici di reddito. Si verificherà inoltre la possibilità di continuare le attività bilaterali nei settori della sanità, della protezione e della sicurezza alimentare con le nostre ONG presenti nel Paese. La programmazione ed il coordinamento delle linee di azione menzionate rispetto all’evolvere della situazione e ai processi istituzionali di stabilizzazione delle aree di crisi, nonché il monitoraggio finanziario delle iniziative già avviate, richiederanno la collaborazione di risorse umane qualificate con competenze specialistiche. Lo stanziamento previsto dal comma 4 è destinato al rifinanziamento della legge 7 marzo 2001, n. 58, per interventi di sminamento umanitario in esecuzione di obblighi internazionali per la realizzazione di programmi integrati di sminamento umanitario, e dei nuovi impegni derivanti dalla ratifica della Convenzione di Ottawa sulle mine anti-persona di cui alla legge n. 106 del 1999, e di quella di Oslo sulle munizioni a grappolo (« cluster bombs ») di cui alla legge n. 95 del 2011, nonché del Protocollo V della Convenzione CCW (« Convention on Certain Conventional Weapons ») di cui alla legge n. 173 del 2009, e in vista della convocazione della consueta riunione del Comitato nazionale per l'azione umanitaria contro le mine anti-persona. L’ articolo 9 , comma 1 , disciplina gli interventi a sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Tunisia e nei Paesi dell’Africa sub-sahariana e dell’America latina e caraibica. Si prevede di continuare l’attività a favore della riconciliazione nazionale e della transizione democratica in Libia, della stabilizzazione della Siria e dell’Iraq, attraverso iniziative di institution building e di formazione. Per contribuire alla ricostruzione di Afghanistan, Iraq e Siria e per sostenere la Tunisia dopo gli attentati del 2015 al museo del Bardo e nella località turistica di Sousse , e quale risposta al terrorismo, proseguiranno le missioni per la conservazione e la valorizzazione dei siti archeologici di tali Paesi. In Africa sub-sahariana si sosterranno le iniziative di pace e si finanzieranno attività di capacity-building nel settore della sicurezza, nell’America latina e caraibica si fornirà assistenza ai governi nazionali nel contrasto al crimine organizzato ed ai flussi di capitali illeciti. Nell’ambito della partecipazione dell’Italia alle iniziative delle organizzazioni internazionali, si prevedono, al comma 2 , contributi ai fondi fiduciari della NATO e delle Nazioni Unite, al programma promosso dall’ONU (da UNDP e dalla United Nations Support Mission in Libya /UNSMIL) per favorire il dialogo politico intra-libico e dare assistenza al Governo di accordo nazionale, al Tribunale speciale per il Libano e all’Unione per il Mediterraneo.