[pronunce]

che, infine, il giudice a quo ricorda come egli stesso si sia già espresso relativamente al requisito della rilevanza nelle ipotesi di leggi-provvedimento (sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione I, 21 aprile 2008, n. 3356), ritenendo che la tutela dei diritti del cittadino, nell'ipotesi di leggi-provvedimento, segue la natura giuridica dell'atto contestato, così da poter essere sindacato dal suo giudice naturale (la Corte costituzionale), rendendo peraltro necessaria l'intermediazione del giudice amministrativo; che, relativamente, quindi, alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo ritiene che le norme regionali denunciate violerebbero l'art. 117, commi primo e secondo, lettera s), Cost., ovvero, rispettivamente, il principio che la potestà legislativa è esercitata dalle Regioni nel rispetto «dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario» e la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema; che, ricorda al proposito il giudice rimettente, con la sentenza n. 150 (recte: 250) del 2008 questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge della Regione Lombardia 5 febbraio 2007, n. 2 (Legge quadro sul prelievo in deroga), ritenendo tali norme in contrasto sia con l'art. 9 della direttiva 74/409/CEE, sia con l'art. 19-bis della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), poichè «l'autorizzazione del prelievo in deroga con legge preclude l'esercizio del potere di annullamento da parte del Presidente del Consiglio dei ministri dei provvedimenti derogatori adottati dalle Regioni che risultino in contrasto con la direttiva comunitaria 79/409/CEE e con la legge n. 157 del 1992; potere di annullamento finalizzato a garantire una uniforme ed adeguata protezione della fauna selvatica su tutto il territorio nazionale»; che tale conclusione, secondo il rimettente, dovrebbe essere estesa anche al caso di specie, nel quale l'attivazione del regime derogatorio con norme-provvedimento non consentirebbe al Presidente del Consiglio dei ministri di esercitare il potere di annullamento introdotto per garantire il rispetto della normativa di riferimento; che, ad ulteriore sostegno di quanto affermato, il TAR rimettente ricorda anche la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (sentenza 8 giugno 2006, causa C-60/05), con la quale tale Corte - nell'ambito di una controversia, pendente innanzi al TAR della Lombardia ed avente ad oggetto il prelievo venatorio per la stagione 2003-2004 - in merito alla conformità del meccanismo introdotto dall'art. 19-bis della normativa in questione con l'art. 9 della direttiva 74/409/CEE, ha affermato: a) «che "gli Stati membri sono tenuti a garantire che, indipendentemente dal numero e dall'identità delle autorità incaricate, nel loro ambito, di dare attuazione" all'art. 9 cit. , "il totale dei prelievi venatori autorizzati [...] non superi il tetto, conforme alla limitazione di tali prelievi a `piccole quantità', fissato [...] per tutto il territorio nazionale" (punto 41); b) che tale obbligo "esige che i procedimenti amministrativi previsti siano organizzati in modo tale che tanto le decisioni delle autorità competenti di autorizzazione dei prelievi in deroga, quanto le modalità di applicazione di tali decisioni siano assoggettate ad un controllo efficace effettuato tempestivamente" (punto 47)»; che, inoltre, per il rimettente, le norme regionali censurate violerebbero anche gli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., sotto il profilo della mancata osservanza dell'obbligo di motivare in modo congruo la scelta di attivare le deroghe (ex art. 9, comma 1, lettera c, della direttiva 79/1409/CEE e art.19-bis, della 1egge n. 157 del 1992); che, poi, per il TAR Lazio, la legge regionale della Lombardia sarebbe del tutto priva di motivazione, mentre la legge regionale del Veneto addurrebbe una motivazione di mero stile e risulterebbe, peraltro, illogica nella parte in cui afferma che l'attivazione del regime derogatorio consentirebbe «una tendenziale diminuzione della pressione venatoria sulle specie "ordinariamente cacciabili"», dal momento che la caccia in deroga (come, del resto, rilevato anche dalle Regioni), viene eccezionalmente ad aggiungersi e non a sostituirsi al regime ordinario di cacciabilità; che, altresì, al TAR Lazio non appare chiaro se sia stato effettuato un accertamento in ordine ai requisiti sostanziali per consentire l'attivazione del regime derogatorio, e, in particolare, se si siano operate valutazioni sull'«assenza di altre soluzioni soddisfacenti» o sul trend demografico delle specie interessate, né detto giudice percepisce le ragioni per le quali i pareri tecnici resi dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS) alle Regioni Veneto e Lombardia il 25 marzo 2008 siano stati disattesi; che, infine, il solo art. 4 della legge regionale lombarda n. 24 del 2008 violerebbe l'art.137, terzo comma, Cost., in quanto tale norma sarebbe in contrasto con il giudicato formatosi a seguito della sentenza n. 250 del 2008, resa, a detta del TAR del Lazio, tra le stesse parti (Regione Lombardia e Stato), su un thema decidendum analogo a quello oggetto dell'attuale giudizio a quo; che, nel giudizio davanti alla Corte, si sono costituite l'Associazione Lega per l'Abolizione della Caccia Onlus e l'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature Ong Onlus, già ricorrenti nel giudizio a quo, le quali hanno svolto difese uniformi, che possono essere unitariamente trattate; che, ricostruito il quadro normativo di riferimento, la difesa delle associazioni ricorrenti ha, preliminarmente, negato l'inammissibilità della questione sotto il profilo della carenza di rilevanza, sostenuta dalla difesa della Regione Lombardia, avendo il rimettente ampiamente argomentato al riguardo; che ugualmente da disattendere sarebbe l'eccezione di carenza di incidentalità della questione per inammissibilità del ricorso avanti al TAR del Lazio, in quanto - secondo la costante giurisprudenza costituzionale - tale questione è «devoluta alla cognizione piena del giudice a quo, che peraltro ha già ritenuto ammissibile l'impugnativa, con ampia e perspicua motivazione»; che, quanto al merito, la difesa delle associazioni ha concluso per la fondatezza delle questioni, sostanzialmente associandosi ai rilievi del rimettente; che si è costituita in giudizio la Regione Lombardia eccependo l'inammisibilità e, comunque, l'infondatezza della questione; che la difesa regionale ritiene la questione inammissibile sotto diversi profili: