[pronunce]

che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata, sulla base di argomentazioni analoghe a quelle già riferite; che, con ordinanza del 15 dicembre 2005, il Magistrato di sorveglianza di Bari (reg. ord. n. 34 del 2006) ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, della legge n. 207 del 2003, nella parte in cui non prevede l'esclusione del beneficio della sospensione condizionata dell'esecuzione della pena nei confronti dei soggetti cui è stata colpevolmente revocata una misura alternativa, per contrasto con gli artt. 3 e 27 della Costituzione; che, secondo il rimettente, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, l'art. 1 della legge n. 207 del 2003, nell'elencare una serie di requisiti per l'accesso alla sospensione condizionata da parte del condannato che ne avanzi istanza, obbliga il giudice, accertata la sussistenza dei medesimi, ad applicare al condannato, in via automatica, il beneficio richiesto, senza poter effettuare una preventiva valutazione di meritevolezza e di idoneità dell'istante in rapporto al peculiare programma trattamentale extramurario da osservare durante l'esecuzione della misura richiesta; mentre gli articoli 2 e 4 della stessa legge delineano una disciplina secondo cui il condannato, dopo essere stato ammesso al beneficio, deve dimostrare di saper e voler osservare le prescrizioni e gli obblighi contenuti nel programma trattamentale a lui personalizzato; che dal quadro normativo testé tratteggiato emerge in modo palese che, mentre la concessione della misura costituisce per il magistrato di sorveglianza un atto cd. dovuto – in presenza dei presupposti tassativamente previsti dalla legge –, la fase esecutiva è peculiarmente strutturata come mezzo di recupero sociale del condannato, nel senso che la legge prevede un autentico programma trattamentale e demanda al Tribunale ed al magistrato di sorveglianza di seguirne lo sviluppo e di verificarne l'osservanza da parte della persona beneficiata, monitorandone la condotta e la conformità della stessa alle prescrizioni ed ai divieti stabiliti; che si tratta di una particolare misura trattamentale volta a creare – per il condannato – un percorso serio ed occasioni reali nella direzione del recupero, dell'allontanamento da mentalità criminose e da circuiti delinquenziali, del reinserimento e dell'integrazione sociale; percorso costantemente verificato dai servizi sociali, dall'autorità di polizia e dalla magistratura di sorveglianza e interrotto nel caso in cui si accerti che il condannato abbia posto in essere condotte inidonee o colpevoli e, cioè, abbia serbato un comportamento sintomatico dell'impraticabilità del trattamento extramurario proprio dell'indultino; che, alla luce di tali rilievi, il rimettente dubita che la disciplina normativa di cui all'art. 1, comma 3, della legge n. 207 del 2003 sia conforme agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, per la palese contraddittorietà tra la disposizione dell'art. 1, relativa ai requisiti per l'accesso alla misura, e la disciplina positiva degli artt. 2 e 4, relativa all'esecuzione della stessa, perché non si riscontra alcuna coerenza razionale tra i presupposti tassativamente previsti per l'accesso ed i successivi sviluppi della misura; che tale incoerenza emerge soprattutto nell'ipotesi in cui il condannato, già ammesso ad una delle misure alternative alla detenzione, revocata ex art. 51-ter della legge n. 354 del 1975 per condotta colpevole, chieda di lì a poco l'applicazione della sospensione condizionata in parola; mentre, in tale evenienza, sarebbe stato coerente prevedere nella legge n. 207 del 2003 il divieto per il condannato, che abbia già dato prova negativa dell'impraticabilità del trattamento extramurario, di accedere al cd. indultino; che, in secondo luogo, la norma censurata appare in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, dal momento che, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 278 del 2005, è ora possibile concedere il c.d. indultino anche a chi usufruisca di misura alternativa alla detenzione in corso; che, tuttavia, il condannato – in caso di revoca della misura alternativa per condotta colpevole ai sensi dell'art. 51-ter della legge n. 354 del 1975 – deve espiare in regime detentivo la pena residua relativa al titolo in esecuzione e non può accedere nuovamente ad altra misura alternativa nei successivi tre anni in virtù del chiaro disposto ostativo dell'art. 58-quater della legge n. 354 del 1975; per converso, il medesimo condannato, benché sia stato attinto da provvedimento di revoca di misura alternativa alla detenzione per condotta colpevole, potrebbe accedere al più ampio e favorevole beneficio trattamentale extramurario introdotto dalla legge n. 207 del 2003, perché questa non prevede alcun divieto di concedere la sospensione condizionata nell'ipotesi testé indicata; che, secondo il giudice a quo, dunque, nel corpus della legge n. 207 del 2003 si rinviene un palese profilo di irragionevolezza, là dove non si è previsto il divieto per il condannato, che ha già dato prova di impraticabilità del trattamento extramurario in virtù della revoca ex art. 51-ter della legge n. 354 del 1975, per condotta colpevole della misura alternativa applicatagli, e che pertanto non può accedere per i successivi tre anni alle misure alternative alla detenzione ai sensi dell'art. 58-quater della legge n. 354 del 1975, di conseguire la sospensione condizionata ex legge n. 207 del 2003, che è certamente una misura trattamentale extramuraria “meno severa e gravosa”, nonché “ben più ampia, blanda e favorevole” di ogni altra misura alternativa alla detenzione; che, infine, l'art. 1 della legge n. 207 del 2003 non sarebbe conforme al principio di cui all'art. 27, terzo comma, della Costituzione, perché, non prevedendo alcun divieto di accesso alla sospensione condizionata per chi sia stato ammesso ad una misura alternativa alla detenzione revocata per condotta colpevole, legittimerebbe la concessione di un beneficio trattamentale extramurario (il c.d. indultino) a chi abbia già dato ampia dimostrazione di non voler intraprendere e portare a termine un programma finalizzato al recupero ed al reinserimento sociale; che, quanto alla rilevanza della questione, osserva il rimettente che il condannato è stato ammesso alla misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale ex art. 47 della legge n. 354 del 1975 in relazione alla pena di anni uno e mesi uno di reclusione (con fine pena in data 2 marzo 2006), e tale misura alternativa gli è stata revocata per condotta colpevole ai sensi dell'art. 51-ter della legge n. 354 del 1975 dal Tribunale di sorveglianza di Bari;