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Essi sono molto critici riguardo al provvedimento oggi in discussione: sono i lavoratori a dover pagare per scelte scellerate, spesso dettate da burocrati, più che da esperti, che decidono della guida delle nostre fondazioni? Lo scrive a chiare lettere l'autorevolissimo Isotta - del quale spesso non condivido le prese di posizione - chiamandoli «prodigi della natura», capaci di arrivare a un «locupletatissimo» posto pubblico, per il quale mai avrebbero trovato concorrenti peggiori di loro: gente dalla «cultura da wikipedia», personalità che rispondono a logiche che, a loro volta, rispondono ad altro, più che a una richiesta di provata professionalità ed esperienza. Franco Cardini definisce la cultura come capacità e volontà di mettersi in discussione, condizione di coraggio morale ed intellettuale e desiderio di imparare, ascoltare gli altri e portare un contributo alla crescita. Auspico dunque che questo Governo e l'Italia facciano propria la consapevolezza che la cultura debba rimanere terreno di impresa, di diffusione creativa e di spazio educativo e godibile, da definire in sinergia con le singole competenze, per portare avanti un discorso di eccellenza che finora ci ha contraddistinti nel mondo. Dobbiamo uscire dalla propaganda per risolvere concretamente i problemi dei lavoratori dello spettacolo. Ho voluto ricordare in quest'Aula la condizione dei lavoratori dell'Arena di Verona e del Maggio fiorentino, ma sono migliaia i lavoratori dello spettacolo in difficoltà, i quali guardano a questo decreto-legge nella speranza che vengano risolte centinaia di situazioni precarie, che esso però non affronta come dovrebbe. Con la propaganda non si mangia, onorevoli colleghi, ma con la cultura sì, soprattutto in presenza di un'accurata programmazione e di un sostegno preciso. Una politica culturale seria deve dare ai giovani gli strumenti per valutare criticamente ciò che apprendono, dando loro la certezza che, se scelgono il campo dell'arte e della musica, saranno in grado di provvedere a se stessi con dignità, senza rimanere precari a vita. Nella consapevolezza dell'unicità e dell'inestimabile valore del patrimonio culturale italiano, bisogna creare sinergie serie per svilupparlo e prendere coscienza che la cultura riguarda ciascuno in prima persona, ma è la politica a doverne portare la responsabilità. Ho voluto portare questo tema alla vostra attenzione, signor Presidente, onorevoli senatori, affinché finalmente durante questa legislatura si rifletta sul senso della cultura, che è uno dei volani del prestigio dell'Italia nel mondo, che però non può prescindere in alcun modo dalla tutela dei diritti acquisiti, dalla professionalità, dalla dedizione delle centinaia e centinaia di lavoratori del settore, dalla loro dignità e dalla serenità alla quale ambiscono essi stessi e le loro famiglie. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, in generale sono convinto che la promozione dello sviluppo e della cultura e la tutela del patrimonio artistico siano una condizione essenziale per la crescita culturale del nostro Paese, come ricordava il collega Rampi nel suo intervento. Nel merito del provvedimento, rifletterò sulla base dell'esperienza che ho vissuto sul territorio, come amministratore nella Provincia di Verona, dove insiste una delle fondazioni più conosciute in Italia e nel mondo. Prima, però, mi preme una curiosità: la delega di questo provvedimento può essere esercitata entro due anni. Com'è noto, a fine anno scadono i benefici della cosiddetta legge Bray, alla quale aderiscono - nelle sue varie previsioni - nove fondazioni italiane su tutto il territorio. A fine anno quindi, si produrranno effetti che incideranno anche sulle piante organiche, poiché, qualora i bilanci non fossero in ordine, sono previste riduzioni di organico. Visto che la delega dev'essere esercitata entro due anni, non sarebbe sbagliata un'immediata proroga degli obblighi della cosiddetta legge Bray, per conferire serenità al sistema e anche al Governo, che dovrà legiferare in tale direzione. Credo sia più che opportuno rinnovare e qualificare tutte le procedure culturali e non, in modo da conferire un nuovo impulso al sistema delle fondazioni lirico-sinfoniche, che soffrono non poco, soprattutto dal punto di vista economico. Come? Da questo punto di vista, per dare certezza alle fondazioni, non concordo con l'ordine delle priorità e delle gerarchie, ossia sul fatto che l'offerta culturale debba essere subordinata all'ottimizzazione della spesa, per ovvie ragioni, come abbiamo visto, senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Prima è stato detto che con la cultura non si mangia: ebbene, non sempre la produzione culturale riesce a ottenere i risultati economici che tutti vorremmo. Quindi, se non invertiamo l'ordine dei fattori - di cui comprendo ovviamente il delicato equilibrio - dando priorità a un'attenta valutazione dei contenuti, affinché il principio della stabilità finanziaria possa essere integrato e valutato, non ne usciamo; anzi, deprimiamo così l'offerta culturale che le fondazioni in Italia riescono a offrire. Ritengo opportuna una rivisitazione del sistema, che non c'è nella legge di delega. Com'è emerso anche più volte nella relazione del commissario straordinario sulle fondazioni lirico-sinfoniche, la riforma del 1996 ha mostrato tutte le difficoltà insite: la trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato non ha funzionato, né nel rapporto con il territorio, né nell'elargizione attraverso il Fondo unico dello spettacolo; ci sono criticità che il sistema adottato con la riforma del 1996 ha prodotto. Cito le criticità più rilevanti, che ho osservato personalmente e credo siano dappertutto: anzitutto, il fatto che il sindaco del Comune capoluogo sia il presidente del consiglio d'indirizzo, quindi nomini il sovrintendente. Si tratta di una delle più grandi difficoltà riscontrate: poc'anzi la collega Rojc ha fatto riferimento alla restituzione di somme ingenti a carico dei lavoratori della Fondazione Arena di Verona; ebbene, a causa di quelle scelte fatte dal sovraintendente sono stati prodotti anche risultati economici negativi a carico dei lavoratori. Come sovrintendente quindi non sempre viene scelto chi è esperto in un particolare settore, ma a volte è capitato che sia stato scelto un amico, per sentiment politici o vicinanza al sindaco medesimo. Tra le criticità, cito il rapporto difficile tra le fondazioni e il territorio. Colleghi, l'Università degli studi di Verona ha calcolato l'indotto della stagione lirica areniana, conosciuta in tutto il mondo, in circa 400 milioni di euro l'anno, di cui - per fortuna, per il nostro territorio - beneficiano le attività economiche come alberghi e ristoranti: eppure, sul fronte della partecipazione finanziaria, Confindustria, la Camera di commercio, e gli organismi di rappresentanza di queste attività economiche elargiscono all'Arena di Verona poco più un milione di euro all'anno; siamo a cifre di quest'ordine.