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La possibilità è prevista a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014, ossia con la presentazione della dichiarazione UNICO 2015. Per determinare la misura del credito d'imposta i soggetti Ires devono applicare l'aliquota del 27,5 per cento all'eccedenza per la quale rinunciano, di fatto, al riporto a nuovo, optando, appunto, per il regime del credito d'imposta. I soggetti Irpef, invece, avuto riguardo alla modalità di calcolo dell'ACE in dichiarazione, devono applicare le aliquote corrispondenti agli scaglioni di reddito previste dall'articolo 11 del TUIR. In sostanza, calcolano il credito d'imposta nello stesso modo in cui si determina l'Irpef ai sensi dell'articolo 11, distribuendo le eccedenze ACE secondo gli scaglioni di reddito previsti ai fini del calcolo dell'imposta. Art. 20. - (Misure di semplificazione a favore della quotazione delle imprese e misure contabili) Nell'ottica di favorire e semplificare l'accesso al mercato dei capitali di rischio -- soprattutto da parte delle piccole e medie imprese -- nel comma 1 sono previste le seguenti modifiche del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria – TUF): si introduce nel TUF una definizione di piccole e medie imprese con azioni quotate («PMI»), rilevante ai fini delle nuove disposizioni che si introducono nello stesso TUF per prevedere un regime agevolato, rispetto a quello applicabile alla generalità delle società quotate, per tali società di minori dimensioni. In particolare, per individuare le PMI con azioni quotate sono stati presi a riferimento i seguenti parametri dimensionali: 1) fatturato; 2) capitalizzazione. Il parametro del fatturato deve essere necessariamente considerato alternativo a quello della capitalizzazione di mercato in quanto esso è più stabile nel tempo (è soggetto a variazioni rilevabili con frequenza almeno annuale) e conosciuto con assoluta certezza dalle società prima dell'inizio della procedura di ammissione a quotazione. Per dare stabilità all'assunzione della qualifica di PMI, si è previsto che la stessa venga meno solo se entrambi i limiti di fatturato e di capitalizzazione siano superati per tre anni consecutivi; al fine di incentivare la quotazione delle piccole e medie imprese a proprietà familiare, si introduce per le PMI la facoltà di modificare in via statutaria, entro un intervallo prestabilito dalla legge, la soglia rilevante per le offerte pubbliche di acquisto («OPA») obbligatorie di cui all'articolo 106, comma 1, del TUF. In particolare, l'obbligo di OPA successiva e totalitaria, previsto dal vigente articolo 106 del TUF, consegue al superamento della soglia fissa del 30 per cento con riferimento a tutte le società quotate indipendentemente dalla dimensione delle stesse. Il sistema a soglia unica per tutte le società può irrigidire, in taluni casi, gli assetti proprietari con evidenti ripercussioni sul piano delle politiche di investimento. Con la modifica dell'articolo 106 del TUF, le società che rientrano nella definizione di PMI possono individuare, con apposita clausola statutaria, la soglia più adeguata alle proprie caratteristiche, individuata in un intervallo prestabilito (tra il 20 per cento e il 40 per cento). Ciò consentirebbe alle singole società la facoltà di diminuire/aumentare la loro contendibilità, in funzione delle specifiche esigenze. Le PMI potrebbero, pertanto, decidere di tutelarsi maggiormente contro il rischio di perdita del controllo attraverso la previsione di una soglia più bassa ovvero individuare una soglia più alta allo scopo di favorire l'ingresso nel capitale di altri soggetti. A tutela delle minoranze azionarie è stato, inoltre, previsto il diritto di recesso per i soci che non abbiano concorso all'adozione della relativa delibera, nelle ipotesi in cui la modifica statutaria per l'introduzione di una nuova soglia OPA intervenga quando i titoli della PMI siano già quotati. Con l'introduzione del nuovo comma 3- quater dell'articolo 106 si interviene anche sulla disciplina dell'OPA da consolidamento delle PMI. L'articolo 106, comma 3, lettera b) , del TUF e la regolamentazione attuativa della Consob prevedono un obbligo di offerta per i soggetti che, detenendo più del 30 per cento e meno del 50 per cento, acquistino più del 5 per cento in un arco temporale di dodici mesi. Tale istituto, anche se non previsto dalla direttiva comunitaria sulle OPA (direttiva 2004/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004), è presente in diversi ordinamenti, peraltro con regimi fortemente differenziati, e risponde alla finalità di garantire un diritto di exit agli azionisti di minoranza, in presenza del rafforzamento dell'influenza esercitata sulla quotata dal socio di controllo che accresce la propria partecipazione, passando da un controllo di fatto ad un controllo di diritto. La necessità di contemperare la posizione dei piccoli azionisti con la possibilità per l'azionista controllante «di fatto» di incrementare la propria posizione mediante ulteriori investimenti nella società, è stata già oggetto di considerazione nella legge 9 aprile 2009, n. 33, con cui è stato convertito il decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5 (cosiddetto «decreto incentivi» per favorire la ripresa economica), la quale ha innalzato la soglia rilevante ai fini dell'OPA da consolidamento dal 3 per cento al 5 per cento del capitale. Con la modifica in commento si prevede una agevolazione per le PMI per un primo periodo successivo alla quotazione: le PMI possono prevedere in via statutaria che nei primi cinque anni dall'inizio della quotazione non sia applicabile la disciplina dell'OPA da consolidamento. In tal modo gli azionisti di controllo possono in fase di offerta pubblica iniziale (IPO) collocare più del 50 per cento del capitale sul mercato, aumentando la liquidità delle azioni; allo stesso tempo mantengono la possibilità di riacquistare la quota di controllo di diritto nell'arco del quinquennio successivo alla quotazione, senza incorrere nell'obbligo di OPA; si modificano gli articoli 113- ter , 114, 122 e 125- bis del TUF, al fine di ridurre gli oneri economici delle società quotate correlati all'adempimento dell'obbligo di pubblicazione delle informazioni regolamentate sulla stampa quotidiana. Oltre ad un eccessivo costo per le società quotate, la pubblicazione sulla stampa non garantisce quella diffusione dell'informazione che oggi è assicurata, in attuazione della normativa europea, dalla immediata pubblicazione nel sito internet della quotata, oltre che dalla trasmissione al sistema di diffusione delle informazioni regolamentate («SDIR»), cui hanno accesso le agenzie di stampa, e al meccanismo di stoccaggio autorizzato dalla Consob, che ne garantisce la memoria storica; si modifica l'articolo 120, comma 2, del TUF per elevare, per le PMI, dal 2 per cento al 5 per cento la soglia delle partecipazioni rilevanti da comunicare alla Consob e alla società partecipata. Ciò può costituire un incentivo all'ingresso nel capitale delle PMI quotate da parte degli investitori professionali, soprattutto esteri;