[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale della lettera b) del numero 1) della nota II-bis dell'art. 1 della Parte Prima della Tariffa allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro) - quale richiamata dal numero 21) della Parte II della Tabella A allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto) -, promosso con ordinanza depositata il 16 febbraio 2010 dalla Commissione tributaria provinciale di Milano nel giudizio vertente tra Maria Ricco Galluzzo e l'Agenzia delle entrate, ufficio di Milano 6, iscritta al n. 343 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 45, prima serie speciale, dell'anno 2010. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 maggio 2011 il Giudice relatore Franco Gallo.. Ritenuto che, con ordinanza pronunciata il 20 novembre 2009 e depositata il 16 febbraio 2010, la Commissione tributaria provinciale di Milano - nel corso di un giudizio promosso da una contribuente nei confronti dell'ufficio di Milano 6 dell'Agenzia delle entrate avverso un avviso di liquidazione ed irrogazione di sanzioni, con il quale era stata disconosciuta l'applicabilità dell'aliquota agevolata dell'IVA, pari al 4 per cento, per l'acquisto, nel 2006, della prima casa - ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione ed ai princípi di ragionevolezza, razionalità e non contraddizione, questione di legittimità della lettera b) del numero 1) della nota II-bis dell'art. 1 della Parte Prima della Tariffa allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro) [rectius: quale richiamata dal primo periodo del numero 21) della Parte II della Tabella A allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), relativo all'applicazione dell'aliquota ridotta al 4 per cento dell'IVA]; che in base alla disposizione denunciata, ai fini dell'applicazione delle cosiddette agevolazioni fiscali per la prima casa «agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso e agli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell'usufrutto, dell'uso e dell'abitazione relativi alle stesse, devono ricorrere le seguenti condizioni: [omissis] b) che nell'atto di acquisto l'acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l'immobile da acquistare»; che, secondo quanto riferito, in punto di fatto, dal giudice rimettente: a) la contribuente, nel 2003, aveva acquistato, senza fruire delle agevolazioni fiscali di cui alla disposizione denunciata, la proprietà di un appartamento, successivamente concesso in comodato al figlio maggiorenne con contratto registrato nel gennaio 2006; b) la medesima contribuente, con atto stipulato il 9 febbraio 2006 e registrato il 7 marzo successivo, aveva acquistato la proprietà di un altro appartamento sito nello stesso territorio comunale, chiedendo l'applicazione delle agevolazioni per la prima casa e dichiarando, a tal fine, di non possedere altra casa di abitazione nello stesso Comune; c) l'Agenzia delle entrate, ritenendo mendace la dichiarazione, aveva considerato la contribuente decaduta dall'agevolazione e, di conseguenza, le aveva richiesto con l'atto impugnato il pagamento sia dell'imposta, nella misura ordinaria, sia delle sanzioni, in base a quanto previsto dal numero 4) della citata nota II-bis, in forza del quale, «In caso di dichiarazione mendace», se si tratta «di cessioni soggette all'imposta sul valore aggiunto, l'ufficio dell'Agenzia delle entrate [...] deve recuperare nei confronti degli acquirenti la differenza tra l'imposta calcolata in base all'aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione dell'aliquota agevolata, nonché irrogare la sanzione amministrativa, pari al 30 per cento della differenza medesima» [rectius: numero 4) come richiamato dal secondo periodo del numero 21) della Parte II della Tabella A allegata al d.P.R. n. 633 del 1972, relativo all'aliquota dell'IVA nella misura agevolata del 4 per cento applicabile in caso di acquisto di case di abitazione non di lusso, per il quale «In caso di dichiarazione mendace nell'atto di acquisto [...], si applicano le disposizioni indicate nella predetta nota» II-bis]; d) la contribuente aveva impugnato l'atto impositivo deducendo, tra l'altro, che della lettera b) del numero 1) della nota II-bis occorreva dare una interpretazione «sostanziale e non formale», tenuto conto che l'immobile acquistato nel 2003 era inidoneo a consentire la convivenza della madre con il figlio trentenne; che il medesimo rimettente afferma, in punto di non manifesta infondatezza della questione, che il titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di una casa per la quale non abbia fruito delle suddette agevolazioni fiscali, ove successivamente acquisti un'altra casa di abitazione e vi trasferisca la propria residenza, viene irragionevolmente trattato in modo diverso, a seconda che l'abitazione successivamente acquistata sia ubicata nello stesso Comune o in un Comune diverso; che infatti - prosegue il giudice a quo - l'acquisto della prima casa viene considerato quale circostanza ostativa all'applicazione delle agevolazioni per l'acquisto della seconda casa solo nel caso in cui entrambe le abitazioni siano situate nello stesso territorio comunale (come stabilisce la denunciata lettera b del numero 1 della nota II-bis) e non anche nel caso in cui dette abitazioni siano ubicate in Comuni diversi (come si ricava dalla lettera c dello stesso numero 1 della nota II-bis); che, quanto alla rilevanza della sollevata questione, il rimettente afferma che la disposizione denunciata, dato il suo tenore letterale, non può essere diversamente interpretata e deve essere necessariamente applicata per la definizione della controversia; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la sollevata questione sia dichiarata inammissibile od infondata; che l'inammissibilità è eccepita sotto il profilo della insufficiente motivazione sulla rilevanza e della carente motivazione sulla non manifesta infondatezza, in quanto, per l'Avvocatura generale dello Stato, il rimettente avrebbe omesso di fornire adeguate argomentazioni in ordine: a) alla fondatezza delle ragioni dell'atto impositivo, il quale è basato sull'applicazione del numero 4) della nota II-bis dell'art. 1 della Tariffa, Parte Prima, del d.P.R. n. 131 del 1986, e cioè in ordine alla mendacità della dichiarazione resa dal contribuente nell'atto di acquisto della casa;