[pronunce]

Modificazioni di leggi regionali e altre disposizioni), per quanto qui interessa, il Governo ha inteso rinunciare all'impugnazione dell'art. 78, comma 2, lettera c), della legge reg. Valle d'Aosta n. 8 del 2020: l'art. 3, comma 2, della legge regionale n. 14 del 2020 ha, infatti, modificato il contenuto delle disposizioni in senso satisfattivo delle censure formulate nel ricorso. Per effetto di tali modifiche, sono fatti salvi dalla possibilità degli interventi "in deroga", sia gli edifici classificati come «monumento», sia quelli classificati come «documento» all'interno del piano regolatore generale. Il ricorrente ritiene che sia stata, su questo punto, così ripristinata l'adeguata tutela di ogni bene che ricada nella disciplina della parte seconda del cod. beni culturali. 6.- In prossimità dell'udienza pubblica, la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ha depositato una memoria, in relazione al giudizio iscritto al reg. ric. n. 85 del 2020, con cui ribadisce i profili di inammissibilità e infondatezza del ricorso già articolati nella memoria di costituzione. 6.1.- La difesa regionale ribadisce che l'art. 13, commi 1 e 2, della legge regionale impugnata si riferirebbe al reclutamento di personale sanitario qualificato e che avrebbe solamente derogato al principio di parificazione del francese all'italiano per il periodo dell'emergenza. Precisa che, secondo la giurisprudenza costituzionale, «sin dalla sentenza n. 156/1969», la parificazione delle due lingue comporterebbe che entrambe sarebbero lingue ufficiali in Valle d'Aosta: ciò escluderebbe «che nella Valle sia da attribuire la qualifica di "ufficiale" all'una o all'altra». Le direttive europee richiederebbero «la piena conoscenza della lingua necessaria», perché siano riconosciute le qualifiche professionali, cosa che «in una situazione di pieno bilinguismo può essere alternativamente l'italiano o il francese». Insomma, unica ratio delle disposizioni censurate sarebbe quella di derogare alla vigente normativa regionale sull'accertamento della conoscenza di entrambe le lingue prima dell'assunzione. 6.2.- Anche con riferimento all'impugnazione dell'art. 78 della legge reg. Valle d'Aosta n. 8 del 2020, la difesa della resistente si riporta alle deduzioni sulla inammissibilità e non fondatezza delle censure formulate in precedenza. In particolare, sottolinea come gli interventi individuati all'art. 78, commi 3, 4 e 6, sarebbero da ricomprendersi nelle fattispecie - già esonerate dall'autorizzazione - previste dall'Allegato A al d.P.R. n. 31 del 2017: il legislatore regionale starebbe descrivendo più nel dettaglio quali interventi siano oggi sicuramente esenti dalla necessità di titoli autorizzatori, ma nella sostanza ciò sarebbe pienamente conforme a quanto già contemplato dalla normativa statale. Ribadisce, inoltre, che gli interventi di cui all'art. 78 riguarderebbero aree e immobili di cui all'art. 3 della legge regionale n. 18 del 1994, «e cioè aree e immobili non vincolati». 6.3.- Quanto all'impugnazione dell'art. 81, comma 3, della legge reg. Valle d'Aosta n. 8 del 2020, in ultimo, nella memoria si chiede che si rilevi la sopravvenuta carenza d'interesse a coltivare il ricorso a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 103, comma 2, del d.l. n. 18 del 2020, come modificato dall'art. 3-bis, comma 1, lettera a), del decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125 (Misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID, nonché per l'attuazione della direttiva UE 2020/739 del 3 giugno 2020), convertito, con modificazioni, nella legge 27 novembre 2020, n. 159. L'art. 103, comma 2, come novellato, prevede ora che «[t]utti i certificati, attestati permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, compresi i termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui all'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza. La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche alle segnalazioni certificate di inizio attività, alle segnalazioni certificate di agibilità, nonché alle autorizzazioni paesaggistiche e alle autorizzazioni ambientali comunque denominate». Secondo la difesa regionale, atteso che la stessa normativa statale avrebbe stabilito la proroga delle autorizzazioni ambientali, comprese quelle riguardanti le discariche per rifiuti, per un periodo più lungo rispetto a quello considerato dalla norma impugnata, si dovrebbe concludere che non sussista alcun interesse attuale alle dedotte censure d'illegittimità costituzionale; censure le quali sarebbero, peraltro, non fondate, per le ragioni già esposte nell'atto difensivo previamente depositato. 7.- Anche il ricorrente ha depositato una memoria, in prossimità dell'udienza, che replica alle controdeduzioni della Regione. 7.1.- Quanto all'impugnazione dell'art. 13, commi 1 e 2, della legge valdostana - pur prendendo atto che l'intento della Regione non fosse quello di assumere personale privo delle qualifiche professionali richieste dalla normativa statale - il ricorrente ritiene che le norme parametro evocate nell'atto introduttivo sarebbero pur sempre violate, perché le previsioni regionali consentirebbero di reclutare personale sanitario che non conosca l'italiano, rinviando a un momento successivo all'instaurazione del rapporto di lavoro l'accertamento della sua conoscenza. I parametri evocati, in particolare, assorgerebbero «al rango di principio fondamentale dell'ordinamento e, come tali, si impongono anche alle Regioni ad autonomia speciale». L'assunzione di professionisti che non conoscano la lingua italiana pregiudicherebbe gravemente l'art. 32 Cost. e metterebbe a rischio la sicurezza dei pazienti: in un contesto «che richiede rapidità di decisioni e velocità di intesa, la comprensione della lingua [sarebbe] un requisito fondamentale». 7.2.- L'Avvocatura generale ricorda, inoltre, che le ragioni dell'impugnazione di parte dell'art. 78 della legge reg. Valle d'Aosta n. 8 del 2020 risiederebbero nell'individuazione, da parte delle norme regionali, di interventi sottratti all'autorizzazione prevista agli artt. 21 e 146 cod. beni culturali, in aggiunta o in difformità rispetto a quanto previsto dal d.P.R. n. 31 del 2017. La legislazione regionale non potrebbe, infatti, esentare dall'autorizzazione interventi che non ne siano già esonerati in forza della disciplina statale.