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In primo luogo, con riferimento all'ipotesi di incompatibilità tra il singolo professionista in rapporti di amicizia, parentali ovvero di altro tipo con il magistrato addetto all'ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l'incarico, si potrebbe invitare il Governo a valutare l'opportunità - non essendo contemplata nella legge delega una norma di questo tenore - di precisare che l'incompatibilità valga anche in caso del conferimento dell'incarico al collega di studio o al socio del professionista che intrattiene i suddetti rapporti. Infine, appare opportuno sopprimere il comma 4- ter , di cui si propone l'inserimento nell'articolo 35 del codice delle leggi antimafia, in quanto non appare ragionevole diversificare il regime di incompatibilità di cui al comma 4- bis in base all'organizzazione dell'ufficio giudiziario. Infatti, mentre al comma 4- bis si considerano i magistrati addetti all'ufficio giudiziario, al comma 4- ter si fa riferimento alle singole sezioni. Il vice ministro MORANDO precisa che il provvedimento non presenta criticità sotto il profilo della copertura finanziaria. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) ritiene superfluo il riferimento alle convivenze di fatto, in quanto la legge n. 76 del 2016 già richiama il concetto di stabile convivenza. Per quanto riguarda il regime di incompatibilità, ritiene che debba farsi riferimento alla parentela entro il quarto grado, e non entro il terzo, altrimenti rileverebbe il rapporto tra zio e nipote e non anche quello tra cugini. Infine, invita a valutare se sia sufficiente la soppressione del comma 4- ter o non si debba precisare che occorre valutare l'incompatibilità in rapporto ai magistrati dell'ufficio giudiziario nel suo complesso. Il senatore MALAN ( FI-BP ) ritiene preferibile fare riferimento al concetto di stabile convivenza, che risulta già ben definito. Si potrebbe quindi espungere il riferimento alla legge n. 76 del 2016, una norma peraltro molto contrastata dalla sua parte politica, nella scorsa legislatura. Del resto, a suo avviso, la citata legge n. 76 introduce un concetto piuttosto vago di convivenza, riservando al giudice - in assenza di un patto stipulato dal notaio - la possibilità di stabilire ex post i benefici derivanti dalla relazione. Il senatore GRASSI ( M5S ) concorda con la proposta della relatrice. Per una questione di ordine sistematico, appare opportuno il riferimento alla legge n. 76 del 2016, che istituisce le unioni civili e disciplina le convivenze di fatto. Il senatore PITTELLA ( PD ) esprime apprezzamento per la proposta di parere formulata dalla relatrice e annuncia, a nome del proprio Gruppo, un voto favorevole. La relatrice STEFANI ( L-SP ), accogliendo i rilievi dei senatori Caliendo e Malan, ritiene preferibile sopprimere - ovunque ricorra nella proposta di parere - il riferimento alla legge n. 76 del 2016, nella quale comunque è richiamato il concetto di stabile convivenza. Pertanto, propone di espungere la condizione riferita all'articolo 1, comma 1, lettera a) , e di modificare la condizione relativa all'articolo 1, comma 1, lettera b) . Quanto al rilievo circa la valutazione della incompatibilità nel rapporto di parentela entro il quarto grado, osserva che tale considerazione dovrebbe essere rimessa all'apprezzamento del Governo, in quanto il criterio non è incluso tra quelli stabiliti dalla legge delega. La condizione proposta, invece, è volta semplicemente ad armonizzare il contenuto di due norme distinte. Infine, formula come condizione l'osservazione relativa alla soppressione del comma 4- ter , che introduce il riferimento alle sezioni dell'ufficio giudiziario. Il senatore DE BERTOLDI ( FdI ) ritiene opportuno formulare come condizione anche l'osservazione sulla ipotesi di incompatibilità in caso del conferimento dell'incarico al collega di studio o al socio del professionista. La relatrice STEFANI ( L-SP ) sottolinea che anche questa disposizione non è compresa tra i principi e criteri direttivi della legge delega, per cui è preferibile che sia formulata come mera osservazione. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni e osservazioni avanzata dal relatore, pubblicata in allegato. (AG 14) Tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate Doc n. 14 Schema di decreto legislativo recante disposizioni per la tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 34 della legge 17 ottobre 2017, n. 161. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con condizioni e osservazioni) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta pomeridiana del 3 maggio. Il relatore GIARRUSSO ( M5S ) sottolinea, preliminarmente, che sulla materia sono intervenute, anche recentemente, diverse disposizioni di legge, per cui si rende necessario correggere alcuni riferimenti normativi. Si sofferma, quindi, sulle disposizioni più significative che presentano alcune criticità. Il comma 1 dell'articolo 1 prevede la possibilità di richiedere un sostegno al reddito per determinate categorie di soggetti. A tale proposito, appare opportuno chiarire se il riferimento a coniugi, parti dell'unione civile, parenti, affini e conviventi concerna il proposto alle misure di prevenzione o anche i lavoratori indagati, imputati o condannati, di cui al comma 5, lettera a) , del medesimo articolo. L'articolo 2 introduce un'indennità mensile temporanea senza copertura figurativa a favore dei lavoratori dipendenti per i quali il datore di lavoro non abbia adempiuto agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto e che non abbiano i requisiti di anzianità contributiva e lavorativa per accedere al trattamento della Nuova assicurazione sociale per l'impiego, di cui al decreto legislativo n. 22 del 2015. Segnala, tuttavia, che anche i dipendenti per i quali il datore di lavoro abbia adempiuto tutti gli obblighi in materia di lavoro e di legislazione sociale ben possono rientrare nella fattispecie di risoluzione del rapporto di lavoro e di mancanza dei requisiti per il trattamento NASpI. Appare comunque ragionevole e necessario estendere da subito la misura ai casi in cui la risoluzione del rapporto sia operata - anziché dal solo amministratore giudiziario - anche dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e riconoscere l'indennità ai lavoratori in stato di disoccupazione. L'articolo 7 richiama, per la copertura delle misure introdotte, il limite degli stanziamenti già disposti dalla legge di delega, prevedendone la ripartizione tra i vari interventi mediante il successivo decreto. Si stabilisce che le risorse siano gestite secondo l'ordine cronologico di presentazione delle domande o di fruizione del beneficio. Esaurite le risorse assegnate, ulteriori domande non verrebbero prese in considerazione e solo ciò garantirebbe - secondo la relazione tecnica - la sostenibilità finanziaria del meccanismo.