[pronunce]

Al riguardo, osserva che prima della modifica normativa la disparità di trattamento sanzionatorio non sussisteva, in quanto il furto aggravato da una sola circostanza era punito, nel minimo, con la multa pari a euro 103 e, dunque, con una pena pecuniaria pari alla metà del minimo della multa prevista per il furto pluriaggravato stabilito in euro 206 (e non inciso dalla novella legislativa). Ad avviso del rimettente, dunque, il minimo edittale della multa attualmente previsto per il furto monoaggravato non risulterebbe adeguato rispetto all'effettiva responsabilità penale dell'autore di tale delitto e non svolgerebbe la funzione rieducativa di cui all'art. 27 Cost., risultando sproporzionato rispetto a quello previsto per il furto pluriaggravato. Il rimettente precisa, poi, che l'intervento richiesto a questa Corte non sarebbe quello di sostituirsi alle scelte del legislatore in materia sanzionatoria penale, bensì di emendare le scelte di quest'ultimo in riferimento a grandezze già rinvenibili nell'ordinamento attraverso l'individuazione del tertium comparationis &#8210; da cui evincere la manifesta arbitrarietà e irragionevolezza della norma censurata &#8210; che, nel caso di specie, è dato dall'art. 625, secondo comma, cod. pen. , il quale per un reato oggettivamente più grave prevede un trattamento sanzionatorio meno afflittivo in relazione al minimo della pena pecuniaria. La soluzione conforme ai parametri costituzionali, ad avviso del giudice a quo, sarebbe quella volta a ripristinare il previgente minimo edittale della multa previsto per il delitto di cui all'art. 625, primo comma, cod. pen. stabilito in euro 103. 3.&#8210; Con atto del 17 dicembre 2019, è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano rigettate in ragione della loro infondatezza. In particolare, la difesa dello Stato afferma che il rimettente fonda la comparazione tra il trattamento sanzionatorio minimo previsto per il furto monoaggravato e quello previsto per il furto pluriaggravato solo sulla considerazione del minimo edittale della multa, omettendo di prendere in esame l'altra componente del trattamento sanzionatorio, vale a dire quella costituita dalla pena detentiva. Solo nell'ipotesi in cui il trattamento complessivo minimo contemplato dall'art. 625, secondo comma, cod. pen. per la fattispecie di furto pluriaggravato individuata dal giudice a quo come tertium comparationis fosse inferiore a quello previsto dall'art. 625, primo comma, cod. pen. per il furto monoaggravato, si potrebbe allora denunciare l'irragionevolezza della scelta del legislatore. E, al riguardo, rileva come ciò non accada in quanto l'art. 625, secondo comma, cod. pen. prevede per il furto pluriaggravato una pena detentiva minima superiore di un terzo rispetto al minimo edittale di anni due di reclusione, comminata dal primo comma dell'art. 625 cod. pen. , per il furto monoaggravato; per effetto dell'applicazione degli ordinari criteri di ragguaglio fra pene pecuniarie e pene detentive, previsti dall'art. 135 cod pen. , la pena minima edittale per il delitto di furto monoaggravato risulta essere inferiore di ben undici mesi e 27 giorni di reclusione rispetto a quella minima prevista dall'art. 625, secondo comma, cod. pen. , per il delitto di furto pluriaggravato. Pertanto, ad avviso della difesa dello Stato, la lamentata irragionevolezza e sproporzione del trattamento sanzionatorio, non sussisterebbe.1.&#8210; Il Tribunale ordinario di Siracusa, con ordinanza del 18 luglio 2019, iscritta al n. 208 del registro ordinanze 2019, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, dell'art. 625, primo comma, del codice penale (furto monoaggravato), nella parte in cui stabilisce il minimo edittale della multa in euro 927, ritenuto essere «irragionevolmente eccessivo e sproporzionato» in comparazione con l'art. 625, secondo comma, cod. pen. (furto pluriaggravato), che prevede un minimo edittale della multa di euro 206, ossia in misura notevolmente inferiore pur sanzionando una condotta più grave. 2.&#8210; Il giudice a quo afferma di dover pronunciare una sentenza di condanna, a seguito di giudizio abbreviato, nei confronti di una persona imputata del delitto di furto aggravato dalla sola circostanza di aver usato violenza sulle cose, ai sensi dell'art. 625, primo comma, numero 2), cod. pen. , in relazione al quale è stato arrestato nella flagranza del reato e sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. In ordine alla determinazione della pena, afferma di non poter riconoscere le circostanze attenuanti generiche, mentre ritiene che ricorra la circostanza aggravante della recidiva reiterata specifica infraquinquennale, con la conseguenza che la pena applicabile ai sensi dell'art. 625, primo comma, cod. pen. , a seguito della modifica legislativa introdotta dall'art. l, comma 7, della legge 23 giugno 2017, n. 103 (Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario), sarebbe quella della «reclusione da due a sei anni e della multa da euro 927 a euro 1.500», sulla quale deve essere operato l'aumento per la recidiva, ai sensi dell'art. 63, quarto comma, cod. pen. e, poi, la diminuzione per avere l'imputato scelto di definire il processo con il rito abbreviato. A parere del rimettente, la norma censurata contrasterebbe con gli artt. 3 e 27 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza e proporzionalità e della finalità rieducativa della pena. Egli pone in comparazione la pena prevista per il furto monoaggravato (art. 625, primo comma, cod. pen.) con quella stabilita dal secondo comma della medesima disposizione per il furto pluriaggravato, indicato come tertium comparationis, e rileva un trattamento ingiustificatamente differenziato, irragionevole, nonché sproporzionato in relazione alla diversa gravità delle condotte: entrambe le fattispecie (furto monoaggravato e furto pluriaggravato) sono punite con la pena congiunta della reclusione e della multa. Ma, mentre la reclusione, sia nel minimo che nel massimo, è prevista in misura più elevata per la fattispecie più grave, ciò non è per la pena pecuniaria perché il minimo della multa è stabilito, all'opposto, in misura più elevata (più del quadruplo) per la fattispecie meno grave. Secondo il rimettente, a tali vizi di legittimità costituzionale questa Corte potrebbe porre rimedio attraverso il ripristino del minimo edittale della multa di euro 103, previsto dall'art. 625, primo comma, cod. pen. , prima della modifica introdotta dalla novella legislativa. 3.&#8210;