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Nuove disposizioni a favore del comparto turistico. Onorevoli Senatori. – Il turismo, da sempre, rappresenta uno dei settori economici che traina la nostra economia. Solo nel 2018 il comparto turistico ha contribuito per il 13,2 per cento del PIL nazionale, pari ad un valore economico di 232,2 miliardi di euro, rappresentando il 14,9 per cento dell'occupazione totale (3,5 milioni di occupati). L'attrattività del nostro Paese a riguardo, nonostante le criticità strutturali, ha continuato a crescere in tempi recenti, se consideriamo il fatto che a partire dal 2017 per la prima volta la quota di turisti stranieri superava quella connazionale, rappresentando circa il 50,6 per cento della totalità. Numeri importanti che purtroppo, a causa dell'avvento dell'emergenza sanitaria ed economica generata dal COVID-19, non riusciremo a riavere almeno nel breve periodo. La consistenza di imprese e lavoratori nel comparto in questione è veramente importante: secondo una recente analisi di Federazione italiana pubblici esercizi (FIPE) – Confcommercio nel 2019 il settore turismo (alberghi, campeggi, bar, ristoranti, stabilimenti balneari, discoteche, agenzie di viaggi e parchi divertimento) contava, in media d'anno, circa un milione e 300.000 lavoratori dipendenti e 200.000 aziende con almeno un dipendente. Purtroppo il coronavirus rischia di minare la grande vitalità dell'intero comparto. Secondo la FIPE l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e i decreti restrittivi recentemente varati dal Governo potrebbero comportare la chiusura di oltre 50.000 imprese legate alla ristorazione e una perdita totale per il 2020 di circa 24 miliardi di euro. Non va meglio di certo alle imprese del settore alberghiero. Sono infatti oltre 6.000 gli alberghi che non hanno riaperto dopo il lockdown . Inoltre, secondo Federalberghi, risultano essere occupate in media solo il 20 per cento delle camere, mentre nel 2019 si viaggiava a una media dell'85 per cento. In ambito ricettivo sono state stimate perdite nelle presenze pari a 245 milioni, circa il 60 per cento rispetto all'anno precedente. Coloro che eroicamente stanno operando nel comparto dei pubblici esercizi, affrontando numerose criticità sulle quali lo Stato avrebbe l'obbligo di intervenire, si misurano con diversi fattori negativi che minano la loro disponibilità di liquidità monetaria e soprattutto la loro sopravvivenza. Fra questi ultimi ritroviamo i costi fissi, come ad esempio gli affitti. Secondo studi di settore la maggior parte di coloro che operano nel settore dei pubblici esercizi lo fanno usufruendo di un immobile mediante contratto di locazione. Al netto di una forte riduzione del fatturato a causa del COVID-19, lo scopo del disegno di legge è quello di garantire una maggiore liquidità alle aziende del comparto turistico (necessaria alla loro sopravvivenza), garantendo ai cosiddetti locatari (affittuari) la possibilità di rinegoziare – in accordo con il locatore (il proprietario dell'immobile) – il canone di locazione mensile. Al contempo la suddetta proposta intende non arrecare danni al cosiddetto locatore prevedendo un ristoro mediante lo strumento del credito d'imposta. Il virtuosismo del disegno di legge, nella ricerca del raggiungimento dell'obiettivo principale prefissato e descritto precedentemente, si ritrova anche nella riduzione degli oneri derivanti dalle tasse derivanti dal consumo di elettricità, introdotta per i locatari che intendono avvalersi della facoltà di rinegoziazione del canone di locazione. Il presente disegno di legge si compone di 6 articoli. L'articolo 1 istituisce la possibilità di rinegoziazione del contratto di locazione in essere fra locatario e locatore per un periodo limitato di tempo. L'articolo 2 disciplina le caratteristiche della rinegoziazione del contratto di locazione e i benefici di cui potranno godere locatario e locatore grazie a tale rinegoziazione. L'articolo 3 introduce la possibilità e le modalità di cessione del credito d'imposta riconosciuto al locatore. L'articolo 4 detta disposizioni che garantiscono ai locatari che rinegoziano il canone di locazione la riduzione degli oneri delle bollette elettriche. L'articolo 5 disciplina le sanzioni e la rescissione susseguente del contratto rinegoziato non rispettato. L'articolo 6 prevede la copertura finanziaria necessaria per garantire l'attuazione del presente disegno di legge.. 1 (Patto di resilienza) 1 Al fine di contenere gli effetti economici negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, è riconosciuta ai soggetti locatari di immobili rientranti nelle categorie catastali C1, C3, D2, D10, nei quali esercitano attività d'impresa, arti e professioni, la possibilità di rinegoziare il canone di locazione mensile, in accordo con il locatore dell'immobile, mediante la stipula di un nuovo contratto sottoscritto presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura competenti per territorio. 2 Ai fini della riduzione di cui all'articolo 4, le camere di commercio industria, artigianato e agricoltura trasmettono all'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) il contratto di cui al comma 1. 3 La possibilità di stipulare un nuovo contratto ai sensi del comma 1 decorre dal 1° gennaio 2021 e la durata del contratto non può eccedere il termine del 31 dicembre 2021. 4 Il contratto di cui al comma 1 sospende, per il periodo di applicazione, il contratto previgente, il quale ritorna a dispiegare i propri effetti dal giorno immediatamente successivo al termine di applicazione della rinegoziazione di cui al comma 1. 2 (Rinegoziazione del contratto di locazione) 1 Ai locatari che si avvalgono della rinegoziazione di cui al comma 1 dell'articolo 1 è riconosciuta, secondo la nuova stipula, la facoltà di corrispondere il 50 per cento del canone di locazione mensile previgente. 2 Ai locatari che si avvalgono della rinegoziazione contrattuale è riconosciuto, per ogni mensilità rinegoziata, un contributo a fondo perduto per un importo pari al 25 per cento del canone di locazione mensile previgente. 3 Il contributo a fondo perduto di cui al comma 2 è riconosciuto nel limite massimo di 900 milioni di euro per l'anno 2021. 4 Ai locatori degli immobili di cui al comma 1 dell'articolo 1 che si avvalgono della facoltà di rinegoziare il canone di locazione è riconosciuto, per l'anno di imposta 2020, un credito d'imposta per un importo pari al 50 per cento del canone di locazione previgente. 5 Il credito d'imposta di cui al comma 4 è riconosciuto nel limite massimo di 1,6 miliardi di euro per l'anno 2021. 6 Il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce le modalità attuative del contributo a fondo perduto di cui al comma 2. 3 (Cessione del credito d'imposta riconosciuto) 1