[pronunce]

L'ammissione agli ATC avviene di diritto per il cacciatore che ha residenza anagrafica nel Comune ricompreso nell'ATC (o che risulti iscritto all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero), mentre le residue licenze che risultassero disponibili, rispetto a quelle che l'ATC dovrebbe fissare in via di pianificazione, sono assegnate preferendosi nell'ordine i soggetti residenti nella Provincia dove ha sede l'ATC, nelle altre Province della Regione, in altre Regioni. Secondo il ricorrente nel giudizio a quo la suddetta scelta legislativa, implicante una meccanica applicazione del “criterio della residenza”, sarebbe irragionevole, non apparendo ispirata a nessun criterio di equità e ponderazione dei diritti e interessi in gioco. La disposizione contenuta nell'art. 56 della legge regionale n. 23 del 1998 sarebbe pertanto incostituzionale per violazione dei principi di eguaglianza e ragionevolezza. Ulteriore discriminazione soggettiva sarebbe determinata dalla previsione contenuta nell'art. 98, comma 2, della legge regionale, che consente il rinnovo della autorizzazione per l'esercizio della caccia al soggetto residente e non al soggetto “non residente” per il quale è prevista la “sospensione del rinnovo fino alla attivazione degli ATC”. La norma sarebbe irragionevole in quanto i suddetti rinnovi, dei quali l'Amministrazione regionale conosce preventivamente il numero possibile, non possono interferire in alcun modo con l'attività di programmazione, come del resto accade nel caso di rinnovi (consentiti, anzi dovuti) delle autorizzazioni venatorie in favore di soggetti residenti. Peraltro la sospensione dei rinnovi per i soggetti non residenti fino alla attivazione degli ATC sarebbe di fatto sine die, tant'è vero che, nonostante gli artt. 20 e 52 della legge regionale contestata prevedano una precisa scansione temporale del procedimento diretto alla approvazione del piano, ad oggi la Regione Sardegna non risulta aver approvato alcun piano faunistico-venatorio. Difettando di ogni sanzione l'eventuale condotta omissiva delle amministrazioni competenti, la sospensione delle autorizzazioni venatorie, segnatamente in danno dei soggetti “non residenti” che ne chiedano il rinnovo, si sarebbe trasformata in un definitivo quanto arbitrario diniego permanente, con una grave lesione dei diritti individuali dei cacciatori “non residenti”. La norma censurata sarebbe altresì in contrasto con l'art. 120, primo comma, della Costituzione, in quanto la prevista sospensione dei rinnovi, nei termini sopra precisati, accompagnata dall'inerzia, ritenuta non sanzionabile, delle amministrazioni competenti in sede di attivazione dei richiamati ATC, si tradurrebbe in un provvedimento che, di fatto, ostacola la libera circolazione delle persone tra le Regioni, senza alcun ragionevole motivo e senza alcuna valutazione della reale densità di autorizzazioni venatorie per territorio.1. - Viene all'esame della Corte la questione di legittimità costituzionale dell'art. 98, comma 2, della legge della Regione Sardegna 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna), nella parte in cui esclude i cacciatori non residenti nel territorio della Regione dalla possibilità di rinnovare l'autorizzazione venatoria. Tale disposizione, ad avviso del Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna, contrasterebbe con gli artt. 3 e 120, primo comma, della Costituzione, in quanto determinerebbe una ingiustificata differenziazione di trattamento per i cacciatori non residenti in Sardegna, ostacolando, di fatto, la libera circolazione delle persone tra le Regioni. La questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR per la Sardegna trae origine dal diniego opposto dall'Assessorato della difesa dell'ambiente di detta Regione alla richiesta di rinnovo della autorizzazione regionale per l'esercizio della caccia in Sardegna presentata da un cacciatore residente in Toscana, diniego motivato con specifico riferimento alla norma censurata, in base alla quale “il rilascio di nuove autorizzazioni per l'esercizio della caccia, o il rinnovo di quelle scadute a favore dei cacciatori non residenti in Sardegna, è sospeso fino all'attivazione degli ambiti territoriali di caccia previsti dal piano faunistico-venatorio regionale, con determinazione dell'indice di densità venatoria territoriale”. 2. - La questione non è fondata. 2.1 - Va anzitutto precisato che la questione è circoscritta dal giudice a quo all'art. 98, comma 2, della legge n. 23 del 1998 della Regione Sardegna, non venendo pertanto in discussione (nonostante il richiamo operato nell'atto di intervento dal ricorrente nel giudizio a quo) l'art. 56 della medesima legge regionale, che disciplina l'ammissione agli ambiti territoriali di caccia (A.T.C.) sulla base del criterio della residenza e che presuppone il completamento dell'attività di programmazione venatoria. Per comprendere la portata della norma censurata occorre sottolineare che essa è inserita nel Titolo VI della legge regionale, recante disposizioni finali, transitorie e finanziarie, ed è rivolta a disciplinare esclusivamente la fase transitoria che precede l'attivazione degli ambiti territoriali di caccia previsti dal piano faunistico regionale. Al comma 1 dell'art. 98 della legge regionale n. 23 del 1998 si precisa che “le autorizzazioni per l'esercizio della caccia in Sardegna, di cui alla legge regionale n. 32 del 1978, conservano la loro validità fino al naturale termine di scadenza” ovvero, ai sensi dell'art. 22, quinto comma, della legge regionale 28 aprile 1978, n. 32 (Sulla protezione della fauna e sull'esercizio della caccia in Sardegna), fino a sei anni dal rilascio (in quanto “l'autorizzazione regionale per l'esercizio della caccia ha la stessa durata della licenza di porto di fucile anche per uso di caccia e scade con essa”; il che vuol dire, appunto, che ha durata di sei anni, ai sensi dell'art. 22, comma 9, della legge statale 11 febbraio 1992, n. 157, recante “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”). Il comma 2 dell'art. 98 della legge regionale n. 23 del 1998, oggetto di censura, prevede la sospensione del rinnovo delle autorizzazioni già rilasciate ai cacciatori non residenti in Sardegna, ai sensi della legge regionale n. 32 del 1978, che siano nel frattempo scadute. In sostanza, nella fase transitoria che precede l'attivazione degli ATC, l'esercizio della caccia è consentito, anzitutto, ai soggetti, residenti o non residenti, che abbiano ottenuto l'autorizzazione sulla base della legge regionale n. 32 del 1978, fino al naturale termine di scadenza ivi previsto. Ferma restando la sospensione delle nuove autorizzazioni, la possibilità di ottenere il rinnovo di quelle scadute è invece limitata ai soli cacciatori residenti. 2.2.