[massime]

Processo penale - Coimputato nel medesimo reato o imputato di reato connesso - Testimonianza sul fatto altrui - Divieto - Ritenuta irragionevolezza, ingiustificata disparità di trattamento fra accusa e difesa, lesione del diritto di difesa, del principio del contraddittorio nella formazione della prova, del principio di soggezione del giudice soltanto alla legge e del principio della personalità della responsabilità penale - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 197-bis, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, 27, 101, 111 e 112 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che il coimputato nel medesimo reato o l’imputato di un reato connesso a norma dell’art. 12, comma 1, lettera a), cod. proc. pen., "possa essere sentito come testimone nel caso previsto dall’art. 64, comma 3, lettera c)" del medesimo codice. Ed infatti, come già affermato nell'ordinanza n. 485 del 2002, la disciplina oggetto di impugnativa appare frutto di scelte discrezionali, non irragionevolmente esercitate, con cui il legislatore ha individuato – in ossequio al principio 'nemo tenetur se detegere' – situazioni nelle quali il diritto al silenzio, inteso nella sua dimensione di "corollario essenziale dell’inviolabilità del diritto di difesa", va garantito malgrado dal suo esercizio possa conseguire l’impossibilità di formazione della prova testimoniale. – Sul diritto al silenzio dell'imputato inteso nella sua dimensione di "corollario essenziale dell’inviolabilità del diritto di difesa", da garantire malgrado dal suo esercizio possa conseguire l’impossibilità di formazione della prova testimoniale, v. la citata ordinanza n. 485/2002.