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Ma non c'è nemmeno dubbio sul fatto che in questa alleanza - più propriamente è una sorta di associazione a delinquere, un patto veramente criminale - che si crea tra l'uno e l'altro anche il candidato che prende l'iniziativa di andare a cercare i voti non uno a uno, ma mazzetta a mazzetta, pacchetto a pacchetto, è una persona che esprime un sostanziale disprezzo per i suoi elettori. Ciò che mi interessa acquisire alla causa che sostengo è non la singolarità dell'elettore che ho davanti, bensì l'anonimato del gruppo a cui penso di far arrivare una sorta di beneficio e di condizionamento. Questa struttura a volte rende molto difficile capire chi sia davvero il corrotto e chi il corruttore; se il corrotto sia il parlamentare o se il parlamentare sia in qualche modo il corruttore e, viceversa, se l'associazione di tipo mafioso sia quella che soffre, incassando, questa forma di corruzione, o se - in realtà - sia quella che induce un comportamento corrotto nel politico. Quello che è certo è che, da un lato e dall'altro - corrotto e corruttore - ci troviamo davanti a una patologia che possiamo considerare gravissima, sicuramente contagiosa e che - teoricamente - appare quasi incurabile. Esiste quel bellissimo documento, scritto da Papa Francesco quando era ancora l'Arcivescovo di Buenos Aires, intitolato: «Guarire dalla corruzione». Mi chiedo se il disegno di legge in esame, con le modifiche apportate dalla Camera dei deputati, sia uno strumento che aiuta a guarire dalla corruzione, restituendo alla politica la dignità di chi vota e di chi è votato. Tuttavia, in questo guazzabuglio che si è fatto l'unica cosa che emerge è che esiste un sostanziale conflitto di interessi tra gli uni e gli altri e il prezzo più pesante viene pagato proprio dai cittadini. Mi riferisco concretamente a tre aspetti introdotti nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati. Il primo riguarda il fatto che non c'è bisogno che il politico che accetta sappia che colui che gli sta facendo una certa proposta sia mafioso. Nella precedente versione era invece fondamentale quella che potrebbe essere definita una variante del consenso informato. In altre parole, accetto la proposta che mi fai perché sono informato e so che tu che me la stai facendo sei mafioso e, quindi, ho anche gli anticorpi per difendermi (oppure, se non voglio difendermi, ho la consapevolezza di quello che sto per fare). Tutto questo viene meno, perché spetta a lui l'onere di indagare se chi gli sta proponendo una sorta di alleanza preelettorale sia mafioso o meno. Certo, è chiaro che potrebbe essere in grado di identificare l'appartenenza del soggetto che è l'intermediario (si tratta del secondo aspetto su cui si è intervenuti alla Camera dei deputati). Posso sapere se l'intermediario appartiene a una cosca, ne è il portavoce, o - semplicemente - si tratta di un'impressione che fa a titolo personale, come molte volte succede e come tutti noi sappiamo in relazione al millantato credito? Tutti conosciamo persone che ci dicono: non ti preoccupare, io conosco quell'ambiente, quella situazione e quel contesto, da cui si possono ricavare 100, 200, 300, 1.000, 2.000 o 3.000 voti. C'è tanta gente che fa del millantato credito e che, a conti fatti, non è assolutamente in grado di realizzare a scambio zero quel tipo di promesse. Tuttavia, non sai se la persona che ti sta facendo una certa promessa sia effettivamente mafiosa o meno. Sta a te indagare. Sta a te, nell'ambito e nel contesto della complessità delle situazioni che si verificano in una campagna elettorale, sapere chi è l'altro che hai davanti e verificare le situazioni, le circostanze e le condizioni, tenendo conto che ciò può essere molto difficile, a meno che non ci sia effettivamente quella modalità mafiosa e ricattatoria espressamente ed esplicitamente costruita su una realtà per cui tu non puoi non darmi ciò che io ti sto chiedendo. E allora capiamo perfettamente che non si tratta nemmeno di un voto di scambio, ma semplicemente di un'appropriazione della volontà dell'altro, che si deve arrendere a chi non gli promette, ma gli chiede qualcosa (che poi sarebbe l'anima, se avessimo davanti il racconto di Goethe nel «Faust», presente nell'immaginario di tutti, perché di questo si tratta). In questa condizione, il politico che accetta lo scambio sta vendendo la sua anima. Una volta che hai venduto la tua anima, a partire da quel momento in poi, la tua attendibilità è prossima allo zero, perché sarai e resterai costantemente in un clima di condizionamento e ricatto. Ora, l'introduzione di questi due elementi nel disegno di legge in esame aumenta la distanza tra la persona che si candida a una qualunque elezione e il contesto, che non è più la società civile, ma il peggio dell'inciviltà, rappresentato da questa società malata, profondamente aggressiva e violenta; con gli emendamenti, dunque, ciò viene reso più distante. Non c'è più un rapporto diretto, infatti, ma c'è l'intermediario, e c'è non più una conoscenza concreta, ma una mera supposizione e, quindi, anche un obbligo di analisi. Mi sorprendono profondamente questi aspetti, perché nei fatti limitano molto la libertà e la responsabilità e, quindi, la consapevolezza del soggetto rispetto a ciò. Credo che da questo punto di vista - com'è stato spiegato dai colleghi che ci hanno preceduto - il provvedimento in esame, invece di migliorare la possibilità di denunciare una cosa del genere, la rende più fumosa e nebbiosa e, quindi, rende difficile anche soddisfare quel patto di pulcritudine e lealtà che dovrebbe esserci tra un cittadino e i suoi elettori. Questo è il motivo per cui - com'è stato già spiegato con chiarezza anche dai miei colleghi - voteremo contro tutto questo. Mi chiedo però se le misure da intraprendere debbano essere fondate meno sulla dimensione punitiva e più su quella preventiva e se non debba cambiare l'intero clima politico, sempre più avvelenato e condizionato, espressione di un'aggressività mafiosa, anche se non è direttamente dalla mafia che viene, ma da qualcuno che ne ha assunto stili di vita e comportamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nicola. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, il rapporto tra politica e mafia è certamente uno dei fenomeni più allarmanti della storia del nostro Paese. Per questo, è necessario alzare il livello di guardia attraverso provvedimenti legislativi in grado di colpire il fenomeno. Oggi lo stiamo facendo, finalmente, con l'imminente approvazione del provvedimento in esame che considero un segnale importante della determinazione del Parlamento nel contrasto alle nuove mafie. Sull'articolato dico solo che, con la nuova formulazione della fattispecie in materia di scambio elettorale politico-mafioso, andiamo finalmente a colpire il fenomeno, inasprendo la portata sanzionatoria e ponendo l'attenzione sul profilo dei comportamenti del soggetto politico. Sono norme troppo dure, si è detto da qualche parte politica: