[pronunce]

n. 102 del 2004) contro leggi, rispettivamente, della Regione Marche e della Regione Abruzzo. 2.— Oggetto di esame in questa sede sono soltanto le questioni di costituzionalità prospettate nei suindicati ricorsi con riferimento al riparto delle competenze legislative ed amministrative tra lo Stato e le Regioni in materia di pesca. Vanno, invece, riservate ad altre pronunce le ulteriori questioni di costituzionalità proposte con i ricorsi regionali n. 32 e n. 33 del 2004. 3. — Considerata la sostanziale identità della materia trattata con i quattro ricorsi sopra citati, nonché l'analogia di parte delle questioni prospettate, i giudizi possono essere riuniti – nei limiti sopra precisati – per essere decisi con unica sentenza. 4.— Prima di procedere all'esame delle diverse questioni di costituzionalità prospettate nei ricorsi de quibus, occorre delineare, sia pure succintamente, il quadro normativo, relativo al settore della pesca, precedente alle modifiche apportate al Titolo V della Parte seconda Cost. dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). 4.1.— Il testo originario dell'art. 117 Cost. attribuiva, come è noto, alla potestà legislativa delle Regioni a statuto ordinario la competenza in materia di “pesca nelle acque interne”, nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, semprechè le norme stesse non fossero in contrasto con l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni. In base al testo originario dell'art. 118 Cost. spettavano alle Regioni le funzioni amministrative nella suddetta materia, tranne quelle di interesse esclusivamente locale, che potevano essere attribuite dalle leggi della Repubblica anche alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali. 4.2.— A differenza di quanto disposto per le Regioni a statuto ordinario, sin dalla costituzione delle Regioni a statuto speciale si è avuta l'attribuzione alle medesime (e con riguardo al Trentino-Alto Adige/Südtirol alle Province autonome di Trento e di Bolzano) delle funzioni legislative ed amministrative relative non solo alla “pesca nelle acque interne”, ma anche alla “pesca marittima”, ad eccezione, per quest'ultima, delle Regioni Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e Trentino-Alto Adige/Südtirol, per evidenti ragioni di ordine geografico. Il richiamo per le Regioni ad autonomia speciale del termine “pesca”, senza ulteriori specificazioni (art. 2, comma 1, lettera l, dello “statuto speciale per la Valle d'Aosta”; art. 3, comma 1, lettera i, dello “statuto speciale per la Sardegna”; art. 11, comma 1, numero 15, dello “statuto speciale per il Trentino-Alto Adige”; art. 4, comma 1, numero 3, dello “statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia”; art. 14, comma 1, lettera l, dello “statuto della Regione siciliana”), ha fatto ritenere, fondatamente, che le competenze delle Regioni a statuto speciale, che hanno sbocco sul mare, fossero più ampie di quelle delle Regioni a statuto ordinario, aventi la medesima caratteristica, come attribuite dagli artt. 117 e 118 Cost., nei rispettivi testi originari. 4.3. — Sul punto è opportuno richiamare la giurisprudenza costituzionale di più significativo rilievo. Questa Corte, sin dalla sentenza n. 23 del 1957, ritenne legittime alcune disposizioni normative adottate dalla Regione Sardegna in materia di pesca, che estendevano la propria efficacia anche alle acque del mare territoriale, in ragione della potestà legislativa attribuita dallo statuto speciale «senza limitazione alcuna, salvo le limitazioni delle norme costituzionali». Con la successiva sentenza n. 21 del 1968, anch'essa relativa a norme delle Regione Sardegna, veniva precisato che «le singole competenze regionali debbono intendersi rigorosamente limitate, così da escludere ogni esorbitanza in materie connesse di competenza statale, e senza pregiudizio delle implicazioni di questa competenza, la quale tutela interessi pubblici estranei alla sfera regionale». La pronuncia n. 203 del 1974, quindi, nel delimitare l'ambito della potestà legislativa della Regione Sardegna, affermava che la «“pesca” come materia di competenza regionale, è l'attività diretta, indipendentemente dai mezzi adoperati e dal fine perseguito, a catturare esemplari di specie il cui ambiente abituale o naturale di vita siano date acque. Codesta attività, in sé e finalisticamente considerata, evidenzia determinati interessi tipici, privati e pubblici; e le norme che la disciplinano, proprio di codesti interessi integrano la tutela». Tuttavia, la Corte rilevava che accanto agli stessi vi erano «altri interessi, il cui perseguimento è certamente giovevole alla pesca, ma che ha una ben più ampia o generale portata» (quali la conservazione ed il miglioramento del patrimonio ittico, delle risorse biologiche del mare e dell'ambiente marino in genere), considerati meritevoli di tutela nell'ordinamento interno e sul piano internazionale, e che la disciplina delle relative attività non poteva essere compresa, in modo immediato o meno, nelle competenze statutarie. 4.4. — Nella vigenza dell'originario art. 117 Cost., il settore de quo è stato oggetto di disciplina organica per effetto della legge 14 luglio 1965, n. 963 (Disciplina della pesca marittima), e della legge 17 febbraio 1982, n. 41 (Piano per la razionalizzazione e lo sviluppo della pesca marittima). Proprio la legge n. 41 del 1982 introduceva, con la previsione di un Piano nazionale, una gestione programmata e controllata dell'attività di pesca, allo scopo di promuovere lo sfruttamento razionale e la valorizzazione delle risorse biologiche del mare, attraverso uno sviluppo equilibrato dell'attività considerata. 4.5. — Successivamente, in attuazione della delega legislativa conferita dall'art. 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57 (Disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati), è stato emanato il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 226 (Orientamento e modernizzazione del settore della pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57). Occorre rilevare, in proposito, come l'art. 1, comma 1, del suddetto decreto abbia assunto nella sfera dei principi della sostenibilità e delle responsabilità verso l'ambiente e verso i consumatori, le finalità di sviluppo economico, gestione razionale e valorizzazione delle risorse biologiche del mare. 4.6.— Con riguardo al riparto delle funzioni amministrative tra Stato e Regioni a statuto ordinario, in ordine alla pesca e all'acquacoltura, occorre, in primo luogo, richiamare il significativo nucleo di normazione emanato nell'anno 1972. 4.7. —