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Modifiche al codice penale e altre disposizioni concernenti i delitti contro la vita e l'incolumità individuale, nonché istituzione del Fondo di garanzia per le vittime di reati. Onorevoli Senatori. – Anche se il panorama dell'incidentalità stradale resta in Italia un panorama di strage, con circa 5.500 morti ogni anno, quindici al giorno, la situazione è migliorata rispetto al 2000 – più di 7.500 morti – grazie alle norme approvate dal Parlamento (casco, cinture, patente a punti eccetera) nelle precedenti legislature. Attuare quelle norme con fermezza sul terreno, migliorandole marginalmente quando necessario, ha costituito un obiettivo di civiltà e di solidarietà verso il quale altri Paesi marciano da tempo con decisione. Non è invece cambiata la situazione delle vittime nel dopo-incidente: mancanza di pene effettive, svilimento delle parti offese, tempi biblici per i processi penali e civili, insufficienza dei risarcimenti e mancanza di assistenza concorrono a formare quella che viene giustamente definita «seconda vittimizzazione» dei colpiti. E non è cambiato nulla perché la cultura e la pratica giuridiche continuano in Italia a preferire l'offensore alla vittima, al punto che nel processo penale appare normale l'attribuzione all'imputato di facoltà ben maggiori di quelle accordate alla parte offesa, come se le due figure essenziali dei reati contro la persona non dovessero avere almeno la stessa dignità. Questo atteggiamento di sbandierata «garanzia» per i presunti colpevoli – e in realtà di umiliazione degli offesi – è soprattutto sostenuto, con motivazioni diverse ma tutte ugualmente corporative, dal rifiuto che dottrina e giurisprudenza oppongono a ogni tentativo di mutare l'ordine delle cose, dagli interessi di alcune lobby forensi e dall'opposizione delle associazioni di consumatori a ogni scelta suscettibile di aumentare il premio per la responsabilità civile degli autoveicoli (RCA). Per le vittime della strada tutto questo significa essere trattate, stante la mancanza di ogni punizione per gli offensori e comunque in ragione della loro posizione processuale, come soggetti di secondo o terz'ordine nel quadro complessivo del reato. Per la brevità dei termini di prescrizione in rapporto alla lunghezza dei processi ciò significa, spesso se non sempre, perdere il diritto all'affermazione penale della colpa. Inoltre significa, nelle cause civili, andare incontro a transazioni infime quando l'estenuazione supera il dolore dell'offesa o comunque a liquidazioni giudiziali incerte – sia nell'individuazione dei superstiti in caso di morte che nell'ammontare per ciascuno di essi – e in ogni caso irrisorie specie per le offese più gravi, stante il calcolo a scalare delle tabelle di risarcimento seguite nella pratica giurisdizionale. Quanto rilevato significa, infine, mancanza anche del risarcimento economico quando – come accade spesso al di fuori delle fattispecie di scontro tra veicoli – il colpevole non è assicurato. Ma soprattutto, e come somma di quanto esposto, significa vedere nei lunghi anni delle carte bollate, dei cavilli e dei rinvii l'iniziale speranza di un ripristino sociale e giuridico delle regole violate trasformarsi nell'attesa di una gratificazione economica priva ormai di ogni collegamento con ciò che o con chi si è perduto. Si tratta, per ciascuna vittima, di una situazione intollerabile, indegna di un Paese civile e più ancora di un Paese, come il nostro, nel quale è invece radicato il sentimento popolare e culturale, cristiano e laico, di profondo amore per la salute e la vita e di rispettosa pietà per chi è stato colpito. La situazione non è diversa per gli offesi dai reati non stradali, colposi e dolosi, contro la vita e l'incolumità individuale, anch'essi privati della loro dignità processuale di fronte agli offensori, soggetti a identiche logoranti attese e per di più spesso privi anche della pur arida prospettiva di un risarcimento solo economico. Si deve riconoscere, allora, che si tratta di una questione di enorme rilievo e quindi di pesantissimo turbamento sociale perché riguarda ogni anno centinaia di migliaia di cittadini vittime di delitti, intenzionali e no, sulla strada e nei cantieri, negli ospedali e nella quotidianità della cronaca nera, tutti ugualmente sottoposti, dopo l'offesa, al calvario della mancata riparazione. E si deve ancora prendere atto che su questo piano della giustizia, a differenza che per la sicurezza – stradale e no – mancano del tutto norme di tutela: le vittime sono abbandonate al loro destino dalla stessa società che ha permesso venissero colpite. Se si vuole far corrispondere la teoria e la pratica del diritto ai princìpi di solidarietà sbandierati in ogni sede e a ogni livello istituzionale, è necessario mettere mano ad una profonda modifica del quadro legislativo che riguardi quanto meno i più gravi tra i delitti previsti e puniti nel capo I del titolo XII del libro secondo del codice penale e che consideri finalmente tali delitti anche dal punto di vista delle vittime e del loro diritto alla riparazione. Per questi motivi sottoponiamo alla vostra attenzione norme idonee ad avviare un nuovo approccio ai più gravi tra i reati predetti. Tale nuovo approccio è pensato, appunto, nell'ottica dei colpiti – sui diversi piani della certezza e dell'effettività delle pene, della rapidità dei processi, della dignità delle parti offese nei processi penali, della liquidazione del danno e della garanzia del risarcimento. I princìpi basilari del presente disegno di legge sono i seguenti: 1) introduzione della fattispecie delle lesioni personali totalmente e permanentemente inabilitanti per la connotazione di particolare gravità, anche rispetto alle lesioni gravissime, insita nella perdita completa dell'autonomia di movimento; 2) valutazione sanzionatoria della predetta perdita totale della salute in termini congrui con la gravissima sofferenza che induce nelle vittime e nelle loro famiglie; 3) unità di disciplina punitiva, quanto alle pene principali, per i reati colposi di omicidio e lesioni personali ovunque commessi, perché è ingiusto e socialmente diseducativo sanzionarli diversamente a seconda del luogo o dell'ambito nel quale sono stati posti in essere, sostituendo alle pene base quelle ora previste per le aggravanti relative alla commissione su strada o nel luogo di lavoro e ovviamente eliminando tali aggravanti; 4) applicazione delle pene accessorie, a prescindere dalla pena principale applicata, per i reati anche colposi di omicidio e lesioni personali totalmente e permanentemente inabilitanti ovunque commessi, con aumento delle stesse pene, in considerazione della gravità dell'offesa, della pericolosità del reo e della turbativa sociale indotta; 5) estensione della garanzia di risarcimento economico oggi prevista solo in favore delle vittime dei reati colposi stradali a quelle dei più gravi reati contro la vita e l'incolumità personale sia dolosi che colposi, perché è contrario ai princìpi costituzionali di parità tra i cittadini garantire il risarcimento del danno soltanto alle prime e perché all'origine di tutte le indicate evenienze delittuose va comunque ravvisata una colpa concorrente dello Stato costituito anche, e appunto, per evitarle;