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Disposizioni in materia di rottamazione dei ruoli. Onorevoli Senatori. – Sono in costante aumento gli italiani che versano in stato di difficoltà economica a causa della grave e perdurante crisi finanziaria, e che, conseguentemente, non riescono ad onorare i propri tributi nei confronti dello Stato. In tale stato di disagio diffuso, molti operatori economici privilegiano il pagamento delle retribuzioni ai dipendenti e rinviano il pagamento delle imposte a momenti successivi. Purtroppo, accade sovente che questi tardino ad arrivare e sopraggiunge, per contro, il fallimento delle imprese. Sui contribuenti in crisi di liquidità sono, pertanto, meccanicamente ammassati ruoli esattoriali tali da travolgerli senza alcuna possibilità di riscatto. Ebbene, a fronte di una lacerante crisi dei mercati e dei cittadini, lo Stato risponde limitandosi a raddoppiare il debito fiscale in capo al contribuente in difficoltà e somma legittimamente al tributo insoluto le sanzioni, gli interessi e l'aggio, moltiplicando così il proprio credito. Si profilano, di conseguenza, nuove iscrizioni a ruolo e la necessità di chiedere ulteriori rateazioni con relativo aggravio mensile. Lo status di debitore d'imposta del contribuente si sovraccarica di periodo in periodo dando vita ad un circolo vizioso, talvolta fatale per l'impresa, talvolta fatale per l'imprenditore, ma nel lungo periodo rischia di essere fatale per lo Stato. In materia di rateizzazione il cosiddetto «Decreto del fare» – decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, ha esteso da 72 a 120 mesi la durata massima dei piani di ammortamento per aiutare i contribuenti in gravi e comprovate difficoltà finanziarie. Il decreto legislativo n. 159 del 2015 recante «Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell'articolo 3, comma 1, lettera a) , della legge 11 marzo 2014, n. 23», ha abbassato da 8 a 5 il numero di rate non pagate che condizionano la decadenza dal beneficio, consentendo di accedere a un nuovo piano di rateazione anche ove si sia già decaduti dal precedente, a specifiche condizioni. Il decreto-legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 225 del 2016, recante «Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili» – oltre a disporre dal 1º luglio 2017 lo scioglimento di Equitalia (ad eccezione di Equitalia Giustizia) e l'istituzione dell'Agenzia delle entrate-Riscossione, ente pubblico economico sottoposto all'indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell'economia e delle finanze – ha previsto, all'articolo 6, la definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione negli anni compresi tra il 2000 e il 2016, mediante il pagamento delle sole somme iscritte a ruolo a titolo di capitale, di interessi legali e di remunerazione del servizio di riscossione, senza il pagamento di sanzioni, di interessi di mora e di sanzioni e somme aggiuntive gravanti su crediti previdenziali. Il pagamento agevolato è comunque dilazionato in rate, su cui decorrono gli interessi dal 1º agosto 2017, con l'obbligo però di versamento, nell'anno 2017, del 70 per cento delle somme complessivamente dovute e del restante 30 per cento nell'anno 2018, ed è effettuato, per l'importo da versare distintamente in ciascuno dei due anni, in rate di pari ammontare, nel numero massimo di 3 nel 2017 e di 2 nel 2018. Da ultimo, il decreto-legge n. 148 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 172 del 2017, recante «Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili», ha introdotto nuove disposizioni in materia di definizione agevolata dei carichi fiscali: disponendo la proroga al 30 novembre 2017 del termine per il pagamento delle rate, scadenti nei mesi di luglio e di settembre 2017, relative alla definizione agevolata dei carichi fiscali pendenti disciplinata dal su richiamato articolo 6 del decreto-legge n. 193 del 2016; consentendo di accedere alla definizione agevolata anche per i carichi compresi in piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016, ma per i quali il debitore non è stato in precedenza ammesso al beneficio, in quanto non ha pagato tempestivamente le rate scadute al 31 dicembre 2016; consentendo di estinguere con modalità agevolate i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1º gennaio al 30 settembre 2017, riaprendo dunque i termini per accedere al beneficio. La rateizzazione terminale dei debiti fiscali è il tratto distintivo del «fisco della crisi». I vari interventi su tale materia, sopra indicati, non hanno risolto tuttora i problemi dei numerosi cittadini vessati dal fisco, in quanto poche rate giungeranno a regolare compimento e la maggior parte dei contribuenti è destinato a decadere dalle rateizzazioni in corso. La situazione è al collasso. Le somme iscritte a ruolo complessivamente a carico dell'agente della riscossione, al 28 febbraio 2015, ammontavano a 682,2 miliardi di euro. Il dato precedente, risalente al 25 giugno 2013, indicava ruoli non incassati per 527 miliardi di euro. In meno di un biennio, la massa di crediti dello Stato per ruoli è salita di oltre 150 miliardi di euro, ma 580,2 miliardi di essi sono da considerare prudenzialmente inesigibili ed il loro recupero risulta incerto. Secondo i dati forniti dall'allora presidente e amministratore delegato di Equitalia Ernesto Maria Ruffini, ora direttore dell'Agenzia delle entrate, durante l'audizione davanti alla Commissione Finanze della Camera il 6 aprile 2017, l'ammontare del carico fiscale, a tale data, affidato all'agenzia ammontava a 817 miliardi di euro, ma la cifra su cui le azioni di recupero potevano ragionevolmente avere più efficacia, ammontava a soli 51,9 miliardi, poco più del 6 per cento totale. Oltre il 75 per cento della rimanenza, 459,2 miliardi, si riferiva a contribuenti rispetto ai quali Equitalia aveva già tentato invano azioni di riscossione. Risulta, quindi, improcrastinabile un intervento volto a prevenire ulteriori danni alle finanze pubbliche. A suddetti propositi, il presente disegno di legge si prefigge lo scopo, attraverso la previsione del pagamento straordinario a «saldo e stralcio» delle somme iscritte nei ruoli, di fornire al contribuente in crisi una conveniente soluzione per sanare il proprio debito fiscale nei confronti dello Stato. Tale provvedimento consente all'erario di incassare, almeno in parte, somme che rischiano concretamente di essere completamente perdute e concorre a porre fine a quel circolo vizioso della povertà che deriva dalla concomitanza di ruoli insostenibili e nuove imposte correnti in capo al contribuente: darebbe certezza e speranza al Paese, ai contribuenti ed alle imprese. Il presente disegno di legge è composto da 8 articoli.