[pronunce]

che il beneficio introdotto dalla legge n. 207 del 2003, pur non essendo propriamente una misura alternativa, presenta con questa tipologia alcune affinità, tanto che nessuna meraviglia può destare il fatto che il legislatore ha voluto in sostanza recepire per il nuovo istituto la disciplina già prevista dall'art. 58-quater della legge di ordinamento penitenziario, secondo il quale chi si vede revocata una misura alternativa non può ottenerne una nuova per i successivi tre anni; che secondo l'Avvocatura la questione sollevata, lungi dall'evidenziare profili di legittimità costituzionale, vale solo a confortare un'interpretazione della norma conforme a Costituzione già fatta propria dallo stesso giudice a quo, essendo al contrario manifestamente assurde le conseguenze di una interpretazione opposta a quella offerta; che lo stesso Tribunale di sorveglianza di Bari, con altre nove ordinanze pervenute successivamente alla Corte (r.o. nn. 32, 33, 53, 54, 55, 118, 170, 501 e 502 del 2004), ha nuovamente sollevato, con sostanziale identità di argomenti, la medesima questione; che il Magistrato di sorveglianza di Bari, con ordinanza emessa in data 17 marzo 2004 (r.o. n. 551 del 2004), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, lettera d), della legge 1° agosto 2003, n. 207, nella parte in cui consente l'ammissione al beneficio della sospensione dell'esecuzione della parte finale della pena detentiva di coloro i quali abbiano subito la revoca, per fatto colpevole, di una misura alternativa alla detenzione, per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione; che le motivazioni di tale ordinanza sono in parte analoghe ed in parte del tutto identiche a quelle delle ordinanze del Tribunale di Sorveglianza di Bari; che anche il Magistrato di sorveglianza di Foggia, con nove ordinanze (r.o. nn . 229, 299, 300, 437, 438, 439, 440, 441, 442 del 2004) , ha sollevato la medesima questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, lettera d), della legge n. 207 del 2003, nella parte in cui consente l'ammissione al beneficio della sospensione dell'esecuzione della parte finale della pena detentiva di coloro i quali abbiano subito la revoca, per fatto colpevole, di una misura alternativa alla detenzione, per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost.; che le motivazioni delle ordinanze sono in parte analoghe ed in parte identiche a quelle delle ordinanze del Tribunale di Sorveglianza di Bari e del Magistrato di sorveglianza di Bari; che in tutti i giudizi di legittimità costituzionale così promossi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare tutte le questioni inammissibili e comunque infondate in base ad argomenti del tutto identici a quelli svolti nell'atto di intervento per la questione iscritta al n. 31 del registro ordinanze 2004. Considerato che tutte le ordinanze di rimessione sollevano questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione di legge con motivazioni che sono in parte identiche ed in parte analoghe e che i relativi giudizi debbono perciò essere riuniti per essere decisi con unico provvedimento; che tutti i rimettenti dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, lettera d), della legge 1° agosto 2003, n. 207 (Sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni), per violazione dell'art. 3 della Costituzione, sotto il profilo della ragionevolezza, del medesimo art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di eguaglianza, e dell'art. 27 Cost., sotto il profilo del principio della finalità rieducativa della pena, poiché la norma, mentre preclude la possibilità di accedere al beneficio della sospensione dell'esecuzione della pena a chi, essendo già stato ammesso ad altri benefici penitenziari, non ha commesso violazioni e si presenta quindi come più meritevole, consente invece a chi ha subito la revoca di precedenti misure alternative, e perciò si è rivelato per fatti concludenti poco affidabile, di godere della misura introdotta dalla legge citata; che le ordinanze in esame prendono le mosse da un'interpretazione della disposizione impugnata, dagli stessi giudici a quibus qualificata come conforme a Costituzione, secondo la quale i detenuti che, già ammessi ad una misura alternativa alla detenzione - affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare, semilibertà - hanno subito la revoca delle stesse per fatti loro imputabili, non possono beneficiare (oltre che di nuove misure alternative nel triennio successivo) anche della sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni introdotta dalla legge n. 207 del 2003, detta anche “indultino”; che gli stessi rimettenti, in modo del tutto contraddittorio rispetto alle premesse interpretative da cui prendono le mosse, rimettono la questione a questa Corte chiedendole di dichiarare illegittima la norma censurata se interpretata in modo opposto da quello da essi stessi adottato; che la questione così come viene sollevata, lungi dall'evidenziare profili di illegittimità costituzionale, varrebbe quindi solo a confortare, tra le possibili interpretazioni della norma, quella che gli stessi giudici a quibus, con argomenti non implausibili, ritengono conforme a Costituzione e che potrebbero quindi adottare senza investire questa Corte; che le questioni in tal modo sollevate sono manifestamente inammissibili in quanto, per giurisprudenza costante di questa Corte, il giudice che deve adottare l'interpretazione ritenuta conforme a Costituzione non può proporre questioni meramente interpretative, volte a suffragare, o a far escludere, la legittimità di tesi ermeneutiche diverse da quella fatta propria dallo stesso rimettente (cfr. , fra le più recenti, le ordinanze n. 109 del 2003 e n. 305 del 2004). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, lettera d), della legge 1° agosto 2003, n. 207 (Sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, dal Tribunale di sorveglianza di Bari, dal Magistrato di sorveglianza di Bari e dal Magistrato di sorveglianza di Foggia con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente e Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 marzo 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA