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alla regione rimangono esclusivamente le competenze amministrative che attengono alla sua organizzazione e alle esigenze di carattere unitario (secondo l'elencazione di cui all'articolo 10). Le rimanenti funzioni sono devolute al sistema delle autonomie locali. Rimangono in capo alla regione i compiti di programmazione, controllo, vigilanza e coordinamento delle funzioni amministrative conferite nonché di individuazione dei livelli e dei criteri di qualità cui gli enti locali devono attenersi per l'esercizio delle competenze devolute. Al tempo stesso, e anche in ragione del rafforzamento delle competenze legislative della regione, viene nettamente distinto il ruolo del consiglio regionale da quello della giunta. Il presidente della regione non fa infatti parte del consiglio regionale; la giunta ha potere di iniziativa legislativa solo nelle materie di sua stretta competenza e non può, in nessun caso, esercitare né per delega né sulla base di motivi straordinari le prerogative del consiglio regionale. A ulteriore conferma del rafforzamento del ruolo del consiglio regionale sono altresì previste la potestà regolamentare di quest'ultimo e la definizione di termini perentori entro cui la giunta regionale deve rispondere a interrogazioni e a interpellanze. Il sistema delle autonomie Il sistema delle autonomie locali si fonda su tre concetti principali: l'ampliamento dell'autonomia, una nuova distribuzione delle competenze amministrative e la creazione di forti rapporti di coordinamento e di interrelazione tra i diversi livelli territoriali di governo. Come appena accennato, la regione è infatti ridisegnata come un ente con competenze essenzialmente legislative e di supervisione dell'attività degli enti locali; parallelamente le province diventano il livello di governo in cui si concentra gran parte delle funzioni esecutive e amministrative ora poste in capo alla regione, mentre i comuni, che rimangono il perno del sistema delle autonomie locali e il primo ente di riferimento per i cittadini, esercitano tutte le rimanenti competenze amministrative. Queste scelte assumono una rilevanza particolare nel quadro della nuova composizione del consiglio regionale e dei consigli provinciali: a) il consiglio regionale è infatti composto dai consiglieri provinciali che hanno ricevuto il maggiore numero di preferenze personali; b) i consigli provinciali sono composti anche da rappresentanti degli enti locali, che intervengono con diritto di parola, ma non di voto. Inoltre, viene notevolmente rafforzato il ruolo del consiglio delle autonomie (ora assemblea delle autonomie), prevedendo un'ampia sfera di materie in cui esso esprime parere obbligatorio al consiglio regionale: nei casi in cui il parere sia negativo o nel caso in cui esso sia condizionato all'accoglimento di modifiche specifiche, il consiglio regionale può procedere, rispettivamente, all'approvazione dell'atto o alla sua approvazione senza raccoglimento di tali modifiche esclusivamente con il voto dei due terzi dei consiglieri assegnati alla regione. Attraverso lo stretto collegamento fra i diversi livelli di governo, la devoluzione delle competenze amministrative, ora regionali, non produce la moltiplicazione caotica dei centri di decisione e la perdita di una regia unica: i consigli provinciali diventano gli enti che amministrano, coordinano e sovrintendono all'area vasta di rispettiva competenza; il consiglio regionale diventa la sede dove «fare sintesi», al momento della formazione delle leggi regionali. Con riferimento, invece, all'autonomia dei comuni e delle province, un accenno particolare va riservato al sistema di finanziamento. L'autonomia finanziaria di entrata è garantita da una quota fissa di partecipazione ai decimi di compartecipazione regionale, ripartita tra gli enti in misura proporzionale al gettito dei tributi erariali riferibile ai rispettivi territori. Gli enti locali hanno inoltre la possibilità di differenziare autonomamente le aliquote delle addizionali e di applicare tributi propri in armonia con la Costituzione e secondo i princìpi di coordinamento del sistema tributario e della finanza pubblica statale e regionale. Le esigenze dei territori con minore capacità fiscale e quindi con meno servizi sono salvaguardate dall'istituzione di un fondo perequativo che assicura i servizi e gli investimenti essenziali. L'autonomia finanziaria di spesa è invece garantita dall'eliminazione di ogni vincolo di destinazione nei trasferimenti regionali, fatta salva l'assegnazione di finanziamenti vincolati alla realizzazione di accordi di programma di interesse regionale. Il sistema elettorale Queste le caratteristiche principali del nuovo sistema elettorale: a) il territorio è suddiviso in circoscrizioni elettorali e la ripartizione dei seggi avviene in base al numero degli abitanti; sono quindi eliminati i collegi uninominali ora previsti per le elezioni provinciali; b) il presidente della regione, i presidenti delle province, i consiglieri regionali e i consiglieri provinciali sono eletti contemporaneamente e direttamente, con un'unica scheda elettorale; c) ogni lista o ogni coalizione che sostiene un candidato presidente deve presentarsi sia a livello provinciale sia a livello regionale, altrimenti il presidente della regione eletto non rappresenterebbe l'intero territorio; d) è previsto uno sbarramento del 4 per cento calcolato a livello regionale, sia per le coalizioni di liste, sia per ogni lista che si presenti da sola o in coalizione; e) nell'ambito di ciascuna lista o coalizione di liste, la candidatura di presidente della regione è collegata a quella dei rispettivi candidati presidenti di ciascuna provincia, in modo che il voto sia espresso cumulativamente nei confronti del presidente della regione e del presidente di ciascuna provincia; f) non è ammesso il voto disgiunto; g) è eletto rispettivamente, presidente della regione e presidente della provincia il candidato che ha riportato il maggiore numero di voti; h) il numero dei consiglieri nelle province e nel consiglio regionale è determinato con il sistema attuale: premio di maggioranza alla coalizione del presidente vincente e successiva ripartizione proporzionale dei seggi assegnati rispettivamente alla maggioranza e alla minoranza; i) la ripartizione dei seggi tra le liste che compongono una coalizione avviene in proporzione ai voti di lista ricevuti; l) è eletto consigliere provinciale chi ha riportato il maggior numero di preferenze personali, nel limite dei seggi assegnati alla singola lista; m) diventano consiglieri regionali i consiglieri provinciali che hanno avuto più preferenze personali, nell'ambito del numero di consiglieri regionali assegnati alla singola provincia e alla singola lista o coalizione. Con questo sistema si ottengono una serie di vantaggi: 1) riduzione del numero dei consiglieri regionali; 2) ulteriore risparmio di risorse grazie alla parziale coincidenza tra consiglieri regionali e provinciali: chi percepisce l'indennità di consigliere regionale ovviamente non potrà cumularla con quella di consigliere provinciale; inoltre, la contestualità dell'elezione regionale e provinciale rappresenterà anche una semplificazione per il cittadino elettore che da tempo lamenta l'eccessiva frequenza con cui è chiamato alle elezioni; 3) la sovrapposizione del ruolo di consigliere provinciale e consigliere regionale garantirà inoltre un forte radicamento territoriale degli eletti, un'effettiva conoscenza dei problemi che meritano di essere tradotti in norme di legge e una costante verifica dell'efficacia della produzione normativa; 4) elezione diretta del presidente della regione e dei presidenti delle province; 5) esistenza di una maggioranza stabile a livello sia provinciale sia regionale: