[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 26, comma 3, ultimo periodo, della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario), promosso dal Tribunale ordinario di Potenza, sezione civile - giudice del lavoro, nel procedimento vertente tra A. L. M. ed altri e l'Università degli Studi della Basilicata ed altri, con ordinanza del 31 gennaio 2012, iscritta al n. 203 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 aprile 2013 il Giudice relatore Sabino Cassese. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Potenza, sezione civile - giudice del lavoro, con ordinanza del 31 gennaio 2012, depositata nella cancelleria l'11 settembre 2012 (reg. ord. n. 203 del 2012) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 26, comma 3, ultimo periodo, della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario), per violazione degli articoli 3, primo comma, 24, primo e secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione; che l'art. 26, comma 3, della legge n. 240 del 2010 stabilisce quanto segue: «L'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 14 gennaio 2004, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2004, n. 63, si interpreta nel senso che, in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee 26 giugno 2001, nella causa C-212/99, ai collaboratori esperti linguistici, assunti dalle università interessate quali lettori di madrelingua straniera, il trattamento economico corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito, in misura proporzionata all'impegno orario effettivamente assolto, deve essere attribuito con effetto dalla data di prima assunzione quali lettori di madrelingua straniera a norma dell'articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, sino alla data di instaurazione del nuovo rapporto quali collaboratori esperti linguistici, a norma dell'articolo 4 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1995, n. 236. A decorrere da quest'ultima data, a tutela dei diritti maturati nel rapporto di lavoro precedente, i collaboratori esperti linguistici hanno diritto a conservare, quale trattamento retributivo individuale, l'importo corrispondente alla differenza tra l'ultima retribuzione percepita come lettori di madrelingua straniera, computata secondo i criteri dettati dal citato decreto-legge n. 2 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 63 del 2004, e, ove inferiore, la retribuzione complessiva loro spettante secondo le previsioni della contrattazione collettiva di comparto e decentrata applicabile a norma del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1995, n. 236. Sono estinti i giudizi in materia, in corso alla data di entrata in vigore della presente legge»; che la questione di costituzionalità, avente ad oggetto l'ultimo periodo del comma 3 dell'art. 26 («Sono estinti i giudizi in materia, in corso alla data di entrata in vigore della presente legge»), è stata sollevata nel corso di un giudizio che - secondo quanto riferisce il Tribunale rimettente - ha ad oggetto la richiesta, da parte dei ricorrenti, «di ottenere, previa dichiarazione di nullità, annullamento, invalidità o inefficacia dei rispettivi contratti di Collaboratore ed Esperto Linguistico, il riconoscimento del loro diritto ad un rapporto unitario con l'Amministrazione resistente (Università degli studi di Basilicata) con trattamento economico pari alle seguenti opzioni subordinate: trattamento accertato da precedenti giudizi fra le stesse parti (tutti passati in giudicato) e precisamente quantificato nel 70 per cento dello stipendio spettante ad un ricercatore confermato a tempo pieno; quello relativo al Professore associato a tempo definito (corrispondente alle mansioni effettivamente svolte); quello definito ai sensi dell'art. 1» del decreto-legge n. 2 del 2004; che il Tribunale rimettente ritiene che la questione sia rilevante ai fini della definizione del giudizio principale, in quanto la disposizione impugnata «espressamente contiene una clausola di salvaguardia rispetto ai trattamenti migliori in godimento (trattamento che, nel caso dei ricorrenti, rinviene la sua fonte in pronunce giudiziali e, di riflesso, nella contrattazione collettiva di settore) e disciplina proprio i rapporti dei lettori madre lingua»; che, in ordine alla non manifesta infondatezza, il Tribunale rimettente ritiene, innanzi tutto, che la disposizione impugnata - nell'imporre al giudice di estinguere i giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge n. 240 del 2010, senza lasciare «margini di discrezionalità nella dichiarazione di estinzione», e non prevedendo «un corrispondente obbligo» della pubblica amministrazione «di adempiere alla lettera della legge n. 63 del 2004 (così come interpretata autenticamente dalla legge n. 240 del 2010), almeno quale condizione dell'operatività del dovere di estinguere il processo» - violerebbe l'art. 24, primo e secondo comma, Cost., in quanto impedirebbe all'interessato «di agire per la tutela dei propri diritti, arrestando il procedimento in rito, con la conseguenza di frustrare ogni aspettativa ed imponendo al soggetto agente di riproporre la medesima domanda (nel caso l'amministrazione non si sia uniformata al dettato della legge), con aggravio di spese e di oneri non giustificabile in alcun modo»; che, inoltre, secondo il Tribunale rimettente, la norma censurata, disponendo l'estinzione dei giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della legge, determinerebbe una irragionevole disparità di trattamento, ai fini della tutela delle rispettive pretese, inerenti «non solo ad un accertamento del diritto, ma anche alla conseguente condanna patrimoniale» dell'Università resistente, tra quanti abbiano instaurato il giudizio prima dell'entrata in vigore della legge n. 240 del 2010 e quanti lo abbiano promosso dopo quella data, poiché l'effetto estintivo previsto dall'ultimo periodo dell'art. 26, comma 3, si verificherebbe solo nei confronti dei primi, con conseguente violazione dell'art. 3 Cost.; che, infine, ad avviso del Tribunale rimettente, l'art. 26, comma 3, della legge n. 240 del 2010 violerebbe «il disposto di cui all'art. 11 [recte: