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Tale progetto, della durata di due anni, coinvolge una serie di Enti in tre Regioni (Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Puglia) - ARS Toscana, Aress Puglia, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, Rete delle Neuroscienze e Neuroriabilitazione (rete degli IRCCS), Rete Aging (rete degli IRCCS), Associazione Rete Cardiologica (rete degli IRCCS), Università Cattolica del Sacro Cuore. Quanto al terzo quesito in esame, "se intenda sospendere la somministrazione del booster ai minorenni in assenza di ulteriori dati sulle vaccinazioni che supportino tale scelta secondo le indicazioni fornite dall'EMA o, in caso contrario, rendere noti i dati scientifici a supporto della arbitraria scelta italiana di somministrare il booster ai minori", fa presente che la somministrazione della dose "booster" ai minori è tuttora oggetto di attenta valutazione in molti Paesi. La dose "booster" in persone di 16-17 anni e 12-15 anni è stata autorizzata in emergenza per la prima volta dalla Food and Drug Administration americana, rispettivamente, nel mese di dicembre 2021 e nel mese di gennaio 2022. In particolare, per gli adolescenti di 12-15 anni, la decisione è stata presa sulla base del grande aumento del numero di casi riscontrati, della diffusione di Omicron, e dei dati sulla sicurezza provenienti da 6.300 ragazzi di 12-15 anni vaccinati in Israele. Per i ragazzi di 16-17 anni, le evidenze derivano dalla constatazione che in questa fascia di età l'immunità decresce nel tempo analogamente alle età più adulte, e dai dati preliminari di un trial clinico. In Europa, le fasce di età di giovani 16-17 anni sono state valutate tra i "target" della dose "booster" già dal settembre 2021. Questa fascia di età è quella per cui sono disponibili maggiori evidenze. Un recente report del Centro Europeo di prevenzione e Controllo delle malattie diffusive (ECDC), in cui sono state riassunte le evidenze disponibili in data 8 febbraio 2022, cita uno studio di coorte israeliano condotto su ragazzi di 16-18 anni. In questo studio, i ricercatori hanno mostrato come l'efficacia vaccinale della dose "booster" sia del 92 per cento se confrontata con soggetti non vaccinati, e del 73 per cento se confrontata con soggetti vaccinati con il solo ciclo primario. Per le fasce di età 12-15 anni, il numero di studi a disposizione è più limitato. Nonostante ciò, le evidenze disponibili, in particolare provenienti dalle analisi "ad interim" di un trial clinico condotto in Israele, sono state considerate dall'Agenzia europea per i medicinali- European Medicines Agency -EMA sufficienti a chiedere di estendere l'indicazione di somministrare la dose "booster" a partire dai 12 anni. In Italia, la dose di richiamo "booster" è estesa alle persone di 16-17 anni e ai soggetti della fascia di età 12-15 anni con elevata fragilità, motivata da patologie concomitanti/preesistenti, dal 24 dicembre 2021, e a tutti i soggetti di età 12-15 anni a partire dal 5 gennaio 2022. La vaccinazione con la dose "booster" nei minori può essere eseguita solo con il vaccino "Comirnaty" di Pfizer/BioNtech. L'ultimo aggiornamento normativo in materia è stato dato dalla Circolare del Ministero della salute n. 1254 del 5 gennaio 2022, "Estensione della raccomandazione della dose di richiamo ( "booster" ) a tutti i soggetti della fascia di età 12-15 anni, nell'ambito della campagna di vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19", in recepimento del parere della Commissione Tecnico Scientifica (CTS) di AIFA della stessa data. Tramite questa Circolare, viene estesa la possibilità di ricevere una dose "booster" anche ai soggetti di età compresa tra i 12 e i 15 anni, oltre che a quelli di 16-17 anni, ma solo relativamente al vaccino "Comirnaty". Preciso che il vaccino "Spikevax" di Moderna non viene menzionato per la dose "booster" nei minori. Pertanto, le indicazioni promosse in Italia appaiono "in linea" con le raccomandazioni formulate da altri Paesi e dall'EMA in risposta all'evidenza della diminuzione dell'immunità nei giovani e dell'ampia diffusione di Sars-CoV-2, in particolare della variante Omicron, nella popolazione generale. Il senatore ZAFFINI ( FdI ) ringrazia il rappresentante del Governo per l'accuratezza e la puntualità formale della risposta. Fa notare, al contempo, la discordanza tra i pareri emessi dalle Agenzie regolatorie occidentali e dai vari esperti ed organi scientifici che si sono via via pronunciati, che permette di trovare sempre elementi a supporto di una determinata tesi. Non potendosi garantire nel lungo periodo la protezione offerta dal vaccino, critica la campagna di vaccinazione a tappeto della popolazione, ritenendo che debbano essere approfondite le problematiche legate alla dose booster per i più giovani e più in generale le scelte legate alla vaccinazione nella fascia di età fino ai 12 anni. In merito al secondo quesito posto nell'interrogazione, ricorda che le statistiche legate alla mortalità "per" Covid-19 o "con" Covid-19 sono talvolta contraddittorie e segnala che sarebbe opportuno un approfondimento sulla raccolta dei dati ospedalieri. Ricorda infine che la struttura di farmaco-sorveglianza è attualmente sottodimensionata. Nel dare atto dell'attenzione che il sottosegretario Sileri ha posto nella risposta, si dichiara soddisfatto. Il sottosegretario SILERI risponde, quindi, all'interrogazione 3-03179 a prima firma della senatrice Boldrini, sulla cura della cefalea. Premette che il Servizio sanitario nazionale già garantisce l'assistenza sanitaria, la cura e la presa in carico, anche ai fini del monitoraggio dell'evoluzione della malattia, in modo uniforme sul territorio nazionale, anche a beneficio di coloro che sono affetti da cefalea. Con specifico riferimento alle previsioni di cui alla legge 14 luglio 2020, n. 81, recante "Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale", fa presente che si registrano talune criticità di ordine applicativo. In particolare, il riferimento alla "malattia sociale", ivi contenuto ai fini della presa in carico mediante percorsi dedicati, appare non in linea con il vigente ordinamento sanitario: in passato, infatti, l'individuazione di alcune patologie come "malattie sociali" era funzionale - in base al risalente Decreto del Presidente della Repubblica n. 249 del 1961 antecedente all'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale -, alla costituzione di "appositi centri" per la cura delle suddette malattie, da istituirsi e da affidare in gestione "agli enti ospedalieri, ai Consorzi provinciali antitubercolari, e a qualsiasi altro ente idoneo a svolgere azioni di prevenzione e di assistenza di malattie", secondo quanto letteralmente previsto da tale risalente disciplina.