[pronunce]

Poiché, poi, ai sensi dell'art. 7, comma 3, della legge n. 59 del 1997, il regolamento di riordino avrebbe dovuto essere adottato “con le modalità ed i criteri di cui al comma 4-bis dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 […] entro novanta giorni dall'adozione di ciascun decreto di attuazione”, il decreto impugnato violerebbe anche il citato art. 7, comma 3, in quanto quel regolamento, a distanza di quasi due anni dalla entrata in vigore del d.lgs. n. 112 del 1998, non sarebbe stato adottato. 1.5. - Ad avviso della Regione Toscana, le violazioni dell'art. 157 del d.lgs. n. 112 del 1998 e dell'art. 7, comma 3, della legge n. 59 del 1997, determinerebbero una lesione delle attribuzioni regionali nel settore dello sport, così come delineate nella legislazione richiamata. Le Regioni, infatti, pur titolari delle competenze volte ad organizzare e programmare rilevanti interventi di promozione di attività sportive, che implicano l'acquisizione di notevoli risorse finanziarie, si vedrebbero del tutto estromesse, in violazione del comma 4 del citato art. 157, dall'organismo preposto a decidere in concreto come e a favore di chi ripartire i finanziamenti. Si determinerebbe, di conseguenza, un illegittimo utilizzo del potere dello Stato che verrebbe a menomare la sfera di attribuzioni costituzionalmente garantite alle Regioni in materia di sport. In effetti, secondo la ricorrente, il d.lgs. n. 112 del 1998, come già il precedente d.P.R. n. 616 del 1977, sarebbe qualificabile come legge fondamentale di riforma, giacché detta nuovi criteri di riparto di competenze tra Stato e Regioni. Si tratterebbe, quindi, di una disciplina organica attuativa di norme costituzionali sulle competenze che sarebbe, perciò, idonea a fungere da parametro interposto nei conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni. 1.6. - Secondo la Regione Toscana, nella fattispecie sarebbe stato violato anche il principio della leale cooperazione. Il Governo, infatti, pur avendo a disposizione quasi due anni per adottare il regolamento di riordino dell'Istituto per il credito sportivo e pur avendolo già tecnicamente predisposto, avrebbe omesso di approvarlo nonostante l'allora imminente scadenza del consiglio di amministrazione dell'ente, che avrebbe imposto una tempestiva approvazione della riforma per evitare che il nuovo consiglio di amministrazione fosse ricostituito sulla base dei vecchi criteri. Si lamenta inoltre nel ricorso che il Ministro per gli affari regionali, in sede di Conferenza unificata, avrebbe assicurato l'adozione del nuovo regolamento entro la scadenza del 25 novembre 1999 o, in alternativa, la nomina di un commissario, mentre, senza alcuna informazione preventiva e senza motivazione, sarebbe poi stato adottato il decreto impugnato. 2. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e comunque infondato. L'Avvocatura premette che, ai sensi del decreto interministeriale 2 novembre 1959 e successive modificazioni, recante l'attuale statuto dell'Istituto per il credito sportivo, il precedente consiglio di amministrazione dell'ente (costituito con decreto in data 11 ottobre 1995) cessava dalla carica in data 11 ottobre 1999, sicché - in vista della scadenza del regime di prorogatio e per non paralizzare l'attività dell'ente - era stato necessario provvedere alla sua ricostituzione con il decreto 27 novembre 1999, impugnato dalla Regione Toscana. La difesa erariale - rilevato che la ricorrente àncora l'asserita lesione delle proprie attribuzioni costituzionalmente garantite nel settore dello sport alla violazione dell'art. 157 del d.lgs. n. 112 del 1998 - osserva che questa disposizione in realtà, dopo avere previsto il trasferimento alle Regioni delle competenze in materia di programmi degli interventi aventi ad oggetto impianti sportivi (comma 1) e dopo avere riservato allo Stato le funzioni di vigilanza sull'Istituto di credito sportivo (comma 3), dispone che si proceda al riordino di tale ente “con regolamento ai sensi dell'art. 7, comma 3, della legge 15 marzo 1997, n. 59 […] anche garantendo una adeguata presenza nell'organo di amministrazione di rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali” (comma 4). Ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, sarebbe priva di fondamento l'affermazione della ricorrente, secondo cui il provvedimento di riordino non sarebbe ancora stato emanato nonostante l'avvenuto decorso del termine di novanta giorni di cui al comma 3 dell'art. 7 della legge n. 59 del 1997, in quanto detto termine decorrerebbe non dall'entrata in vigore del d.lgs. n. 112 del 1998, ma dall'adozione di “ciascun decreto di attuazione di cui al comma 1 del medesimo art. 7”; decreto, quest'ultimo, che farebbe decorrere l'esercizio delle funzioni conferite alle Regioni dalla data di trasferimento dei beni e delle risorse all'uopo necessarie. Su queste premesse la difesa dello Stato conclude che l'adozione del contestato decreto di ricostituzione del consiglio di amministrazione dell'Istituto per il credito sportivo sarebbe, nell'attuale mancanza del citato regolamento di riordino, pienamente legittima e non potrebbe configurare una indebita interferenza o una negativa incidenza sulla sfera di attribuzioni costituzionalmente garantita alla Regione Toscana, neppure sotto il profilo della inosservanza del principio della leale cooperazione. 3. - Nell'imminenza dell'udienza pubblica del 9 ottobre 2001, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria illustrativa, nella quale ribadisce che il decreto impugnato è stato adottato perchè il consiglio di amministrazione dell'Istituto era scaduto e che, non essendo decorso il termine per l'adozione del regolamento di riordino, il rinnovo del consiglio di amministrazione non avrebbe potuto essere effettuato se non sulla base delle disposizioni dello statuto dell'ente allora vigente. Quanto alla violazione del principio di leale collaborazione che discenderebbe dal deliberato ritardo nella emanazione del regolamento, la difesa erariale ne contesta la sussistenza, ricordando che le Regioni erano a conoscenza della prevedibile e necessaria emanazione del decreto di ricostituzione del consiglio di amministrazione dell'Istituto secondo le “vecchie” regole, nel caso (in effetti verificatosi) di mancata emanazione del regolamento di riordino entro il 25 novembre 1999. 4. - Con ordinanza in data 13 dicembre 2001, la Corte disponeva il rinvio a nuovo ruolo del ricorso oggetto del presente conflitto, il quale veniva successivamente discusso all'udienza pubblica del 5 novembre 2002.1.