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Ciò nella misura in cui si potrebbero determinare maggiori oneri ed esigenze finanziarie dello Stato, che per finanziarsi, potrebbe far ricorso ad emissioni di titoli del debito pubblico, con connessi oneri per interessi. È opportuno soffermarsi sulle alterne e a tratti irresponsabili vicissitudini che hanno caratterizzato, da oltre due lustri, la conduzione delle problematiche che hanno investito, purtroppo, la nostra compagnia di bandiera. È doveroso inoltre rammentare che l'attuale Società Aerea Italiana SpA è giunta all'ingloriosa conclusione di essere ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, da ultimo, con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 2 maggio 2017, ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347 (cosiddetta legge Marzano). Con il medesimo decreto è stato nominato il collegio commissariale della società, in un numero di tre componenti, di cui uno già facente parte del precedente organo amministrativo. La documentazione posta a corredo del decreto di ammissione alla procedura straordinaria, resa nota solo recentemente, evidenzia una situazione patrimoniale ampiamente deficitaria. I dati aggiornati alla data del 28 febbraio 2017 mostrano una situazione così strutturata: un deficit patrimoniale rientrante nella fattispecie di cui all'articolo 2447 del codice civile, con capitale proprio al di sotto del minimo di legge, ovvero negativo di 72,8 milioni di euro, dovuto a persistenti perdite economiche conseguite, pari a oltre un miliardo di euro; un manifesto stato di insolvenza derivante da una permanente situazione di squilibrio monetario, con passività correnti, ovvero scadenti entro i dodici mesi, di circa 2,3 miliardi di euro, a fronte di attività correnti disponibili di soli 921 milioni di euro, insufficienti a soddisfare gli impegni assunti; uno squilibrio finanziario strutturale, con una debitoria complessiva di oltre 3,2 miliardi di euro, sbilanciata sul breve termine e indirizzata inspiegabilmente a finanziare, per circa un miliardo di euro, attività finanziarie non produttive, ovvero crediti finanziari e derivati. Sul piano tecnico operativo le cause di questo fallimento annunciato vanno ricercate principalmente nel modello di business adottato, il quale ha privilegiato soprattutto voli di breve raggio, con conseguente irragionevole disimpegno progressivo dell'offerta sui collegamenti intercontinentali. Questo ha esposto Alitalia a subire la crescente concorrenza delle compagnie low cost , con conseguente caduta graduale della redditività. Le scelte strategiche sono state condizionate in parte dalle esigue risorse investite dai soci di Alitalia, insufficienti a sostenere investimenti durevoli e a favorire strategie commerciali maggiormente redditizie dei voli di lungo raggio. In questa errata visione strategica è stata ridotta progressivamente la flotta degli aerei per i collegamenti extraeuropei e sono stati venduti nel 2014 a Etihad, dopo il suo ingresso nella compagine sociale di Alitalia, persino i diritti di decollo e atterraggio, i cosiddetti slot , sull'aeroporto londinese. Su quest'ultima operazione, seppur persistano dubbi sulla convenienza economica dell'operazione in sé, che di fatto ha costretto l'azienda a privarsi di un importante asset strategico, permane, a detta dei commissari, la possibilità di poter riacquistare detti diritti allo stesso prezzo di vendita realizzato. Nel corso della gestione ante-commissariamento hanno inciso sulle menzionate perdite economiche sia la sensibile riduzione dei ricavi operativi, in particolare di quelli attinenti ai passeggeri, sia gli elevati costi della flotta, riconducibili principalmente agli extracosti dei contratti di manutenzione e di leasing , sia gli alti costi del sistema informatico e degli oneri finanziari, tra cui quelli sui derivati per la copertura del rischio di cambio e delle oscillazioni del rialzo del carburante. Questi ultimi sono risultati tanto esosi quanto pleonastici, in un periodo di continua riduzione dei prezzi del petrolio. A seguito dell'ammissione all'amministrazione straordinaria si è assistito ad un vero e proprio vuoto informativo, che inevitabilmente ha accresciuto il clima di sfiducia degli stakeholder e che potrebbe influire sulla stessa procedura di cessione del complesso aziendale tutt'ora in corso. Non risulta infatti redatto ed approvato, ai sensi dell'articolo 2364, secondo comma, del codice civile, il bilancio di esercizio 2016, il quale, come noto, avrebbe dovuto essere deliberato entro il 30 aprile 2017, così come si riscontra l'assenza di documentazione contabile in seno alla richiesta di ammissione alla procedura straordinaria. In sede di indagine conoscitiva, infatti, è emerso che non risulterebbero depositate, presso la cancelleria del tribunale, la situazione patrimoniale aggiornata a non più di trenta giorni dalla richiesta di ammissione alla procedura, il deposito della documentazione contabile e la relazione sulle cause. L'assenza di informazioni contabili è stata in parte riscontrata anche in seno alla medesima gestione commissariale, laddove lo stesso comitato di sorveglianza ha confermato la mancata redazione delle relazioni trimestrali ex articolo 61, comma 2, del decreto legislativo n. 270 del 1999, da presentarsi al Ministero dello sviluppo economico a decorrere dall'inizio della procedura di amministrazione straordinaria. Sempre sul piano informativo, si rileva la non tempestiva comunicazione del Governo italiano alla Commissione europea in merito al prestito concesso, avvenuta solo a gennaio 2018 per l'intera cifra erogata (900 milioni di euro). La notifica ha fatto seguito a una serie di denunce che la Commissione europea ha ricevuto nel 2017, nelle quali si sosteneva che il prestito costituiva un aiuto incompatibile con le vigenti norme europee. Il comunicato stampa della Commissione europea del 23 aprile 2018, che riporta le dichiarazioni della commissaria responsabile per la concorrenza, riferisce che è in corso un'indagine approfondita per valutare se il prestito costituisca un aiuto di Stato e se sia conforme alle norme UE in materia di aiuti alle imprese in difficoltà ( ex articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea). In particolare, la Commissione teme che la durata del prestito superi la durata massima di sei mesi prevista dagli orientamenti per i prestiti di salvataggio e nutre dubbi sul fatto che l'aiuto si limiti al minimo necessario. L'entità del finanziamento concesso, infatti, più che sopperire a un momentaneo stato di necessità, sembra concesso per avviare una ristrutturazione senza che sia stato presentato preventivamente il relativo piano di salvataggio. I dati emersi dalle audizioni hanno comprovato le politiche di risanamento avviate dai commissari, rivolte principalmente a salvaguardare i ricavi operativi e a contenere i costi strettamente di funzionamento. Gli esiti gestionali, però, sono ancora contrastanti. Particolarmente significativi risultano le riduzioni dei costi operativi, così come l'aumento dei ricavi. Però i risultati finali del periodo maggio-dicembre evidenziano ancora un risultato economico negativo di -168 milioni di euro. Ad aggravare il citato quadro economico, va tenuto presente che l'esaminata situazione economica non ha considerato gli aspetti negativi non ricorrenti, nonché l'incidenza degli oneri finanziari.