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La posizione di Forza Italia e del Centrodestra è stata improntata alla responsabilità e ha fatto sì che tutti noi abbiamo accettato i primi momenti di emergenza e quindi anche i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ma lo abbiamo fatto solo e soltanto nell'esclusivo interesse nazionale. Questo però non ci esenta dall'evidenziare gli errori, le insufficienze e le fortissime forzature istituzionali di cui il Governo si è reso protagonista, tra l'altro da prima che scoppiasse l'emergenza. Dal 31 gennaio il premier Conte ha agito sempre con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, cioè con atti amministrativi, esautorando il Parlamento: altro che rispetto per l'appello del Presidente della Repubblica alla responsabilità e alla condivisione sulle misure da adottare e adottate. Con il provvedimento in esame il Governo non fa altro che dare legittimità normativa ai sui atti precedenti, quindi anche ai suoi divieti e alle restrizioni che sono già state adottate. Tuttavia, la cosa grave è che con il decreto-legge n. 19 del 2020 il Governo prevede di avere soltanto un obbligo nei confronti del Parlamento, quello cioè di svolgere, prima di fare altro, una semplice illustrazione di ciò che intende fare, alla faccia del rispetto costituzionale e delle funzioni del Parlamento. Quali sono nel decreto-legge in discussione le proposte per ristabilire lo Stato di diritto? Quali sono le proposte per correggere tutte le criticità emerse finora nella gestione dell'emergenza? Non c'è nulla. Anche adesso che il Paese sta lentamente riprendendo la strada verso la normalità e si impone giustamente l'uso della mascherina, con un colpo di genio si decide di imporne il prezzo, con il risultato che tuttora i cittadini hanno difficoltà a trovarle. In aggiunta dobbiamo assistere al protagonismo del commissario straordinario Arcuri, che prima si scaglia contro i liberisti da salotto (forse qualcuno dovrebbe spiegargli cosa significa liberista o liberale), apostrofando con toni demagogici chiunque gli faccia notare i suoi errori; il tutto ovviamente con la solita conferenza stampa senza contraddittorio. In questi mesi noi abbiamo tenuto una condotta responsabile, collaborativa e seria e siamo arrivati all'ultimo passaggio parlamentare di quella che rappresenta una sanatoria dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri proposti da Conte. Forza Italia anche in questa occasione dimostra ancora una volta di mantenere l'impegno di essere in Parlamento, di dare corso e valore all'attività parlamentare, con continuità, fermezza, serietà. È un impegno preso con gli italiani e lo abbiamo fatto nonostante il premier Conte spesso ce lo abbia gentilmente concesso dall'alto del suo potere, che forse considera illimitato e onnicomprensivo. Il problema sta nelle modalità che il premier Conte ha reiteratamente offerto in questi mesi. Stiamo parlando di questioni estremamente rilevanti di democrazia e afferenti alla Costituzione. Abbiamo avuto la sospensione della Costituzione, la spettacolarizzazione dell'uomo al comando: ne sono prova i nove decreti del Presidente del Consiglio dei ministri proposti in questi due mesi (ben nove), le tante conferenze stampa e dirette Facebook di un Premier che, invece di rassicurare gli italiani, li ha lasciati nel panico; ne sono altresì esempio le decisioni liberticide che ci sono state, le scritture di decreti ambigui e incomprensibili, che hanno gettato gli italiani nella discrezionalità, nell'interpretazione, nel doversi muovere nel mare magnum delle frequently asked question (FAQ), nel tentativo di evitare prima condanne penali e poi sanzioni amministrative da salasso, fino ad aberrazioni vergognose come quella di vedere multati di 400 euro dei ristoratori che scendono in piazza rispettando le norme di sicurezza e di distanziamento e indossando le mascherine. (Applausi). Abbiamo assistito a delle cronache che io definisco dell'assurdo: cassa integrazione senza certezze su modi e tempi; sito INPS in tilt , oppure che fa visualizzare le informazioni sensibili dei cittadini; 600.000 mascherine inviate dalla Protezione civile ai medici dei capoluoghi di Regione e poi ritirate perché non adatte all'uso sanitario, il Viminale che autorizza lo jogging e poi lo vieta, poi chiarisce e spiega meglio, mentre magari stava preparando la nuova autocertificazione e ancora, e ancora. Signor Vice Ministro c'è gente che ha scritto a «Chi l'ha visto» per sapere della sorte dei 600 euro e dei 25.000 euro per le imprese. Ci sono stati poi gli affetti stabili a norma del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Nessun mea culpa è stato proposto dal presidente Conte nonostante, come è stato ricordato, il presidente della Corte costituzionale, nonostante un Cassese di turno e nonostante un Baldassarre, che ha sostenuto l'incostituzionalità di limitare le libertà attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. In conclusione, il tutto è stato coperto e giustificato sempre con la scusa del parere dei comitati tecnici, con il numero degli esperti e con le task force , che quasi hanno superato il numero dei contagiati. Un Governo che non ha fatto altro che promettere; 50 miliardi di qua, 70, 120. Sembrava l'estrazione dei numeri al Lotto. Mantiene però poco o nulla. Parole. E allora c'è una sfida, io ho preparato un emendamento al provvedimento, che fa sì che finalmente quanto lo Stato deve a Regioni che sono interessate alle estrazioni petrolifere, come la Basilicata, e lo deve dal 2015, venga finalmente dato a quelle Regioni che lo aspettano. È l'equivalente di tutto ciò che lo Stato non paga a imprese, privati, con i ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni. È una sfida, signor Vice Ministro, è un emendamento; approvatelo, fate vedere che passate... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Concluda, senatore. MOLES (FIBP-UDC) . Mi auguro che a prescindere da quello che si sente per l'ennesima volta, non venga messa la fiducia perché, signor Vice Ministro, mi dispiace che ci sia solo lei, ma più si chiede la fiducia, più un Governo non se la merita. Altrimenti la verità è che questo Governo vale quanto la parola data e, cioè, fino ad ora nulla. (Applausi). PRESIDENTE. Mi fa piacere ricordare che è assolutamente lecito dividere i tempi in sette, otto, nove minuti, ma quando vedo le frazioni dei dieci minuti sono più rigoroso nel richiedere il rispetto dei tempi, perché altrimenti… ci siamo capiti. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dal febbraio 2020 ad oggi sono stati approvati da questo Governo, se non ho fatto male i conti, 11 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, due ordinanze, tre decreti-legge e svariati, ulteriori atti amministrativi. Una congerie di norme in mezzo alla quale avete abilmente mimetizzato alcuni provvedimenti che non esito a definire micidiali, capaci cioè di creare un pericolosissimo scivolamento del nostro ordinamento verso un vivere che non è più definibile come democratico. Ci sono alcuni diritti che, per loro natura, possono essere limitati da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;