[pronunce]

Più in generale, ad avviso della difesa di A.B., l'art. 19, comma 1, del decreto-legge n. 185 del 2008 determina una lesione della libertà sindacale protetta dagli artt. 18 e 39 Cost. che aggrava la violazione degli artt. 3, 4 e 38 Cost. evocati dal rimettente. Per quanto concerne specificatamente l'art. 38 Cost., la parte privata deduce che esso è violato sotto un triplice profilo: perché, in mancanza di intervento dell'ente bilaterale, il lavoratore, oltre a non aver diritto al trattamento di disoccupazione, rischia di non accedere all'integrazione salariale e all'indennità di mobilità in deroga; per contrasto con il principio della universalità dei trattamenti previdenziali finanziati da risorse pubbliche; perché l'art. 38, quinto comma, Cost., considera la previdenza privata solamente come eventuale ed aggiuntiva rispetto all'intervento dello Stato e non come condizionante quest'ultimo. 3.- Si è costituito anche l'INPS, il quale chiede che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata. L'ente sostiene che la norma censurata non determina alcuna situazione di svantaggio né per i lavoratori dipendenti di un datore di lavoro che non sia obbligato al versamento di contributi all'ente bilaterale o che applichi un contratto collettivo che non prevede un simile ente, né per i lavoratori che aderiscano ad un'associazione sindacale priva di tale ente. Infatti, in mancanza dell'intervento degli enti bilaterali, l'art. 19, comma 1-bis, del decreto-legge n. 185 del 2008 prevede che le domande di concessione dell'indennità di disoccupazione debbono essere considerate come domande di accesso ai trattamenti di cassa interazione guadagni e di mobilità in deroga. Pertanto, in linea generale, il lavoratore non resta privo di tutela, perché accede agli ammortizzatori sociali in deroga se previsti dalla sua Regione di residenza. Se, poi, come nel caso oggetto del giudizio a quo, la Regione non abbia attivato l'indennità di mobilità in deroga, nessun lavoratore licenziato può usufruire di quella prestazione eccezionale. Inoltre, ad avviso della difesa dell'ente previdenziale, occorre considerare anche che le risorse stanziate per le particolari misure di sostegno del reddito previste dalla norma censurata, se non completamente impegnate, vanno ad integrare quelle destinate agli ammortizzatori sociali in deroga. L'INPS contesta, poi, che sia ravvisabile un'irragionevole discriminazione a danno dei lavoratori che, a parità di altre condizioni, non possono accedere alla provvidenza prevista dall'art. 19, comma 1, lettera c), del decreto-legge n. 185 del 2008 a causa dell'inesistenza o dell'inapplicabilità di un contratto collettivo che preveda un ente bilaterale. Infatti il legislatore ha inteso promuovere e incentivare l'intervento di tali enti, ai quali viene offerta la possibilità di aggiungere una nuova forma di sostegno del reddito a favore di categorie di lavoratori (come gli apprendisti sospesi o licenziati) che in precedenza ne erano prive. In questa prospettiva, la quota di trattamento a carico dello Stato ha la funzione di integrare il sostegno al reddito eventualmente previsto ed erogato dall'ente bilaterale. In definitiva, sostiene l'INPS, il vero intervento dello Stato è costituito dall'integrazione salariale e dall'indennità di mobilità in deroga, mentre, rispetto alla disoccupazione (come nel caso della sospensione o del licenziamento dei lavoratori apprendisti), l'intervento di sostegno al reddito si configura come misura solo eventuale e a carico delle parti sociali, con il concorso dell'aiuto pubblico. In altri termini, l'adesione agli enti bilaterali costituisce un onere per le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori per poter godere dell'intervento, in via sussidiaria, dello Stato. 4.- Nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale chiede che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata. Ad avviso della difesa dello Stato, la questione è inammissibile per erronea individuazione della norma censurata, perché, nella parte dedicata alla rilevanza, l'ordinanza del Tribunale di Lucca riporta il testo sia del comma 1, sia del comma 1-bis (il quale, invece, è estraneo alla questione sollevata), dell'art. 19 del decreto-legge n. 185 del 2008. Inoltre il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che la genericità della motivazione sulla rilevanza non consente di delibare se, nella fattispecie, l'accoglimento della questione incida sulla decisione della controversia. L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce, poi, che l'unico, tra i parametri costituzionali evocati, rispetto al quale sia pertinente la motivazione sulla non manifesta infondatezza, è l'art. 3 della Costituzione. Nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce che il legislatore ha inteso coinvolgere più parti, pubbliche e private, nella realizzazione dell'ampliamento della platea di lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali, arricchendo al contempo la stessa categoria degli ammortizzatori sociali con un ulteriore strumento di sostegno del reddito. L'intervento dell'ente bilaterale, pertanto, non comporta soltanto un'erogazione aggiuntiva a quella a carico dell'ente stesso, ma costituisce il presupposto in mancanza del quale i lavoratori non potrebbero beneficiare delle prestazioni sociali previste. La difesa dello Stato aggiunge che, in ogni caso, in difetto dell'intervento integrativo a carico dell'ente bilaterale, i lavoratori non restano sforniti di tutela. Questa, infatti, è garantita attraverso l'accesso diretto ai trattamenti in deroga alla normativa vigente, come previsto dall'art. 19, comma 1-bis, del decreto-legge n. 185 del 2008. A tale stregua, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, è logica la scelta discrezionale del legislatore di subordinare il riconoscimento dell'indennità di disoccupazione di cui trattasi all'intervento degli enti bilaterali. 5.- In prossimità dell'udienza pubblica A.B. ha depositato una memoria nella quale insiste affinché la Corte dichiari fondata la questione. La difesa della parte privata, oltre a ribadire gli argomenti già svolti nell'atto di costituzione, contesta la ricostruzione sostenuta dall'INPS e dal Presidente del Consiglio dei ministri, secondo la quale l'intervento previsto dall'art. 19, comma 1, del decreto-legge n. 185 del 2008 dovrebbe essere considerato come una misura a sostegno del sistema degli enti bilaterali. Questi ultimi, infatti, sono enti privati, frutto della libera scelta delle parti sociali, onde non sarebbe possibile per il legislatore forzarli ad intervenire utilizzando risorse che tali enti attingono dalle imprese e dai lavoratori. Né, sempre ad avviso del ricorrente nel giudizio principale, è corretto configurare, a carico delle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, un onere di adesione agli enti bilaterali dal cui assolvimento dovrebbe dipendere l'erogazione dell'aiuto pubblico;