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«masticati e sputati» hanno scritto in una lettera aperta i rappresentanti dei dottorati. Secondo le statistiche, oltre il 90 per cento viene tagliato fuori dopo più di dieci anni di precariato, alle soglie dei quarant'anni, un'età difficilissima. Tagli ai finanziamenti e norme sbagliate hanno causato questa voragine, hanno provocato queste distorsioni enormi, con divari sociali e territoriali sempre più ampi. Sottofinanziamento e precariato sono i nemici della ricerca: questo è emerso con nettezza dalle risultanze dell'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca e sul precariato nelle università e nella ricerca, che abbiamo voluto a gran voce all'inizio di questa legislatura, di cui sono stato relatore e nelle cui conclusioni si afferma «la necessità di un intervento normativo che contrasti la dinamica precarizzante indotta dall'attuale sistema». È quello, Presidente, che facciamo oggi con l'approvazione di questo emendamento, che mantiene l'impegno preso con i ricercatori, con le associazioni e le forze sociali, con cui abbiamo lavorato in questi anni. Questo emendamento è una nuova riforma dell'università, a quindici anni dalla legge n. 240 del 2010. (Applausi dal Gruppo PD) . Viene finalmente introdotta un'unica figura di ricercatore, con quel meccanismo che è detto di tenure track , cioè con garanzia e certezza di progressione, della durata complessiva di sei anni, ma che può portare al ruolo di professore già a partire dal quarto anno, non appena superata l'abilitazione scientifica. Può essere - questa - una rivoluzione, per tornare ad avere più docenti e più docenti giovani, riducendo la lunghezza del preruolo attuale. Poi c'è un'altra rivoluzione, forse ancora più importante: vengono finalmente cancellate le figure precarie, sia quella del ricercatore determinato, sia soprattutto quella del cosiddetto assegno di ricerca, figura atipica e intermittente, che in questi anni è stata il grimaldello che ha causato un'insostenibile bolla di precariato, con un uso abnorme, surrettizio, che ha mortificato la professionalità e la vita di migliaia di giovani ricercatori, costretti a lavorare senza diritti e poi costretti a gettare la spugna. Non può essere questa l'università italiana e oggi lo diciamo con forza. (Applausi dal Gruppo PD) . Con il nostro emendamento questa tipologia precaria viene cancellata e al suo posto viene introdotto un vero contratto di ricerca, con tutte le tutele del lavoro subordinato, a partire da quelle più simboliche ed essenziali: malattia e maternità. È un contratto finalmente retribuito secondo gli standard europei più avanzati, che dà dignità e tutele, che finalmente dà attuazione alla carta europea dei ricercatori. Queste norme segnano un nuovo inizio e possono riappassionare alla ricerca tantissimi talenti oggi sfiduciati. È una riforma che non volta le spalle a nessuno; anzi prevede un periodo transitorio che riconosce l'attività svolta da ricercatori a tempo determinato di tipo A (RTDA) e assegnisti (figure che andranno a scomparire), garantendo loro una riserva del 25 per cento. Questo è un punto politico fondamentale, per niente scontato, che aggiunge senso a un provvedimento la cui filosofia è contrastare il precariato. Eppure Presidente - voglio dirlo - è emerso in queste ore un dibattito allucinante, che ha i tratti della reazione, da conservatorismo notabilare, con esimi accademici che si stracciano le vesti e che con cinismo rimpiangono già di non poter utilizzare tipologie contrattuali precarie, che sono state un incubo per migliaia di persone. Apertamente e senza vergogna essi lamentano il costo eccessivo dei nuovi contratti, come se non fosse un dovere retribuire il lavoro, come se non fosse un dovere assicurare finalmente tutele e diritti basilari. Ed è quello che oggi facciamo, dando finalmente valore al lavoro della ricerca. C'è un modo per non diminuire i contratti: continuare ad aumentare i fondi per l'università, come avvenuto in questi anni, già dalla scorsa legislatura, con piani straordinari di reclutamento, che vogliamo dalla prossima legge di bilancio diventino un grande piano strategico pluriennale, che consolidi certezze. Non si può non vedere come questa riforma sia dentro un piano espansivo di investimenti per l'università, con il Fondo ordinario arrivato a quasi 8 miliardi e mezzo e che va ancora incrementato, soprattutto per quello che riguarda la ricerca di base. Presidente, la riforma che oggi approviamo - e concludo - non sarebbe stata possibile senza il ruolo della ministra Messa, che ha voluto con determinazione questo cambiamento e che voglio ringraziare per il lavoro importante che insieme, Parlamento e Governo, stanno dimostrando di poter fare. Questo di oggi è uno degli atti politici più importanti della legislatura. Oggi affermiamo che la ricerca è un lavoro sempre e che come tale va riconosciuto, tutelato e retribuito. Oggi mettiamo al centro la dignità dei giovani ricercatori, costruiamo un progetto in cui anche chi parte da una condizione svantaggiata possa andare avanti e non debba sacrificare la propria vita personale e familiare. Oggi vogliamo costruire un'università più forte, aperta, europea, per tutti e non per pochi privilegiati. E lo facciamo, Presidente, dando risposte alle condizioni materiali ed esistenziali, facendole nostre, dando loro rappresentanza. E lo facciamo con il pensiero ai troppi che in questi anni hanno dovuto rinunciare e con l'impegno che non dovrà accadere ancora. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, Governo, buongiorno. Oggi è una giornata importante, sia per quello che riguarda l'attività che ha svolto il Parlamento, sia per quello che attiene agli obiettivi che stiamo raggiungendo e che abbiamo raggiunto, concernenti il famoso Piano nazionale di ripresa e di resilienza. Sappiamo benissimo che entro il 30 giugno questo Parlamento doveva approvare tre riforme: contratti pubblici, pubblico impiego e reclutamento degli insegnanti. Qualcuno ha parlato di ritardi e di difficoltà; noi in realtà abbiamo fatto un lavoro rilevante, volto al miglioramento del testo. Consentitemi di ringraziare in modo particolare i colleghi di Forza Italia delle Commissioni e il relatore, senatore Cangini. Vorrei ringraziare in modo particolare i colleghi del Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC nelle Commissioni riunite e il relatore, senatore Cangini, per il lavoro sicuramente rilevante, di miglioramento del testo. Vorrei inoltre soffermarmi sulla parte del provvedimento che attiene alla pubblica amministrazione e al pubblico impiego, su cui c'è stata un'opera di miglioramento da parte del Parlamento, ma anche di conferma complessiva dell'impianto del decreto-legge in esame. Sono di Forza Italia da sempre, dal 1994, e ho sempre condotto alcune battaglie classiche di questa formazione politica, una delle quali è quella della semplificazione. L'ho ripetuto in tutte le campagne elettorali ed è comunque un punto fermo. A volte ci sfuggono i punti di fondo e per questo voglio evidenziare che oggi arriviamo ad individuare un portale operativo e una piattaforma unica per il reclutamento nella pubblica amministrazione, che rappresenta un evento importante.