[pronunce]

Tale verifica condurrebbe ad esito positivo in quanto l'intento perseguito con la soppressione del vincolo in materia di chiusura domenicale e festiva per le imprese di panificazione è proprio quello di «favorire l'apertura del mercato alla concorrenza» garantendo i mercati ed i soggetti che in essi operano e a tali norme dovrebbe essere riconosciuto quell'effetto di ampliare «l'area di libera scelta sia dei cittadini che delle imprese». Secondo la difesa statale, dunque, sussisterebbero le condizioni per la qualificazione della norma nell'ambito della materia «tutela della concorrenza». 2.3.- In relazione alla censura relativa all'art. 41 del d.l. n. 5 del 2012 recante «semplificazioni in materia di alimenti e bevande», preliminarmente l'Avvocatura dello Stato evidenzia che la Regione Veneto fa riferimento alla stesura originaria dell'articolo nonostante che nel corso dell'iter legislativo di conversione la norma sia stata oggetto di rilevanti modifiche. In particolare, la nuova formulazione prevede che «L'attività temporanea di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di sagre, fiere, manifestazioni religiose, tradizionali e culturali o eventi locali straordinari, è avviata previa segnalazione certificata di inizio attività priva di dichiarazioni asseverate ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e non è soggetta al possesso dei requisiti previsti dal comma 6 dell'articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59». Ne consegue, per la difesa dello Stato, che i requisiti non più richiesti, per l'esercizio dell'attività temporanea di somministrazione di alimenti e bevande, sono solo quelli di cui al citato art. 71, comma 6, ovvero i «requisiti professionali». Ciò premesso, l'Avvocatura dello Stato ritiene che la disposizione in esame si inserisca nell'ambito degli interventi pro-concorrenziali di competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. nel solco delle direttive di liberalizzazione intraprese dal Governo in attuazione anche della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno. Inoltre, la stessa disposizione, nel semplificare gli adempimenti necessari per la somministrazione temporanea di alimenti e bevande, si collocherebbe in un quadro di norme volte a ridurre l'incidenza degli oneri amministrativi sul fatturato, anche al fine di favorire l'avvio dell'attività economica, a fronte della crescente crisi internazionale e dei costi della burocrazia sempre più gravosi per le imprese. Si tratterebbe, dunque, di norme coerenti con il principio costituzionale di libertà dell'iniziativa economica di cui all'art. 41 Cost., che legittima il legislatore nazionale a porre in essere gli interventi ritenuti più opportuni per il coordinamento dell'attività economica pubblica o privata a fini sociali e per favorire la crescita dell'economia nazionale. 2.4.- Con riferimento alla censura relativa all'art. 50 del d.l. n. 5 del 2012, la difesa statale evidenzia che, al contrario di quanto sostenuto dalla ricorrente, la norma in questione non inciderebbe sulle prerogative regionali, essendo finalizzata a consolidare e sviluppare l'autonomia delle istituzioni scolastiche, potenziandone l'autonomia gestionale secondo criteri di flessibilità e valorizzando la responsabilità e la professionalità del personale della scuola. La difesa statale richiama la sentenza n. 147 del 2012, ove si è affermato che compete allo Stato definire i requisiti che connotano l'autonomia scolastica, per gli aspetti concernenti le modalità di regolamentazione e il grado di autonomia delle istituzioni rispetto alle amministrazioni, sia statale che regionale. Inoltre, la medesima sentenza, nel dichiarare la legittimità costituzionale di disposizioni volte a ridurre il numero dei dirigenti scolastici attraverso nuovi criteri per la loro assegnazione nella copertura dei posti di dirigenza, ha definito chiaramente il riparto di competenze tra Stato e Regioni in materia di organici delle istituzioni scolastiche. Infatti, le norme, come quella in esame, concernenti gli organici delle istituzioni scolastiche - costituiti da dipendenti pubblici statali e non regionali, come risulta sia dal loro reclutamento che dal loro complessivo status giuridico - rientrano nella competenza esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost. (ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali), assumendo un peso prevalente rispetto alla competenza concorrente prevista in materia di istruzione dal medesimo art. 117, terzo comma, Cost. 2.5.- Quanto al censurato art. 53, comma 7, il resistente afferma che esso sarebbe da collocare nell'ambito delle previsioni dirette a ridurre gli oneri per le imprese, migliorarne la competitività e semplificare gli adempimenti, assicurando anche la coerenza con gli standard comunitari. Si tratterebbe, dunque, di disposizioni coerenti con quanto previsto dall'art. 117. primo comma, Cost. che impone allo Stato e alle Regioni il rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Peraltro, del tutto insussistente sarebbe la dedotta violazione del principio di leale collaborazione, dal momento che il decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca dovrà essere adottato previo parere della Conferenza unificata. 2.6.- L'ultima delle norme impugnate dalla Regione Veneto è l'art. 60 del d.l. n. 5 del 2012. L'Avvocatura dello Stato ritiene che la nuova previsione legislativa non differisce nella sostanza da quanto stabilito con l'art. 81, comma 29 e seguenti, del d.l. n. 112 del 2008, quanto a contesto e finalità, e che non vi è alcun mutamento della natura dello strumento introdotto, ma solo un tentativo di collocarlo in un più vasto contesto di collaborazione interistituzionale con i comuni. Inoltre, rileva che la situazione di crisi finanziaria posta a base della normativa sulla social card purtroppo non è cessata e solo al termine della fase di sperimentazione, unitamente all'auspicata cessazione della situazione di emergenza, si potranno recuperare gli strumenti concertativi. Conclude nel senso che l'attribuzione allo Stato della competenza esclusiva in materia di «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale» di cui all'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., deve intendersi riferita alla fissazione dei livelli strutturali e qualitativi di prestazioni che, riguardando il soddisfacimento di diritti civili e sociali, devono essere garantiti, con carattere di generalità, a tutti gli aventi diritto. Si tratterebbe, quindi, di una competenza trasversale, idonea ad investire tutte le materie, rispetto alle quali il legislatore statale deve poter predisporre le misure necessarie per attribuire a tutti i destinatari sull'intero territorio nazionale il godimento di prestazioni garantite che costituiscono il contenuto essenziale di tali diritti, senza che la legislazione regionale possa limitarle o condizionarle.