[pronunce]

che, con la seconda ordinanza (r.o. n. 509 del 2006), il medesimo rimettente nisseno – chiamato a giudicare del ricorso proposto dal proprietario di un ciclomotore, in relazione all'accertata infrazione dell'art. 170, comma 2, del codice della strada, commessa non personalmente dal ricorrente, ma dal di lui figlio – reputa, del pari, il predetto art. 213, comma 2-sexies, del d.lgs. n. 285 del 1992 in contrasto «con i parametri, di rango costituzionale, della eguaglianza, della ragionevolezza e proporzionalità della pena, della responsabilità personale e del riconoscimento e difesa della proprietà privata», donde l'ipotizzata violazione degli artt. 3 e 42 Cost.; che, in particolare, il giudice a quo – oltre a ribadire che la confisca, sebbene configurata come «sanzione amministrativa accessoria», risulterebbe priva dei «tratti della secondarietà, della marginalità e della complementarietà», caratteristici di tale tipo di sanzione – evidenzia che le esigenze protette dalla previsione di detta misura, cioè «la salvaguardia dell'incolumità degli stessi contravvenzionati e l'interesse della sicurezza stradale in genere», si porrebbero in contrasto con «i principi di adeguatezza e ragionevolezza» di cui all'art. 3 Cost.; che, infine, «un ulteriore vulnus all'impianto costituzionale» sarebbe costituito dalla circostanza che la confisca viene disposta a carico del proprietario «pur essendo l'antigiuridicità della condotta ascrivibile ad altri», realizzandosi, così, una violazione del principio della responsabilità amministrativa sancito dall'art. 3 della legge n. 689 del 1981; che anche il Giudice di pace di Recanati ipotizza l'illegittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies (peraltro indicato, per un evidente lapsus calami, quale «comma sexies»), del codice della strada, assumendo la violazione degli artt. 3 e 27 Cost.; che il giudice a quo premettere di essere investito – al pari degli altri giudici rimettenti sopra menzionati – dell'esame del ricorso proposto dal proprietario di un veicolo a due ruote colpito da provvedimento di confisca, per essere stata accertata a carico del conducente (il figlio del ricorrente) la violazione dell'art. 170, comma 2, del codice della strada; che la norma suddetta è censurata sia «sotto il profilo della ragionevolezza che della proporzionalità», in quanto essa, a fronte di violazioni non meno gravi, suscettibili di essere commesse tramite veicoli a quattro ruote, «commina la sanzione della confisca obbligatoria solo ove la violazione commessa riguardi un ciclomotore o motociclo», realizzando così una disparità di trattamento tra il cittadino motociclista e il cittadino automobilista; che il rimettente deduce, inoltre, il difetto di proporzionalità del trattamento sanzionatorio, attesa «l'incongruità tra la sanzione pecuniaria principale fissata in misura modesta» e «una sanzione accessoria notevolmente penalizzante per la libertà del cittadino»; che, con due ordinanze di contenuto pressoché identico (r.o. nn. 554 e 555 del 2006), il Giudice di pace di Modica – premettendo di dover giudicare due ricorsi proposti avverso altrettanti verbali con i quali, contestata (nel primo caso direttamente al ricorrente, nel secondo caso al di lui figlio) l'infrazione consistente nella guida di un veicolo a due ruote senza l'uso del casco protettivo, era stata disposta la confisca dei mezzi in questione, ciascuno di proprietà dei ricorrenti – censura il predetto art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, ipotizzando la violazione degli artt. 3 e 27 Cost.; che, secondo il rimettente, «se il legislatore può discrezionalmente stabilire le condotte punibili e determinare, per esse, la sanzione ritenuta più opportuna, tuttavia tale potere non può confliggere in modo manifesto con il canone della ragionevolezza», segnatamente «nei suoi aspetti della adeguatezza e della proporzionalità della sanzione»; che detta evenienza si sarebbe, invece, verificata nell'ipotesi in esame, stante la «evidente sproporzione tra la prevista sanzione della confisca obbligatoria del motoveicolo o del ciclomotore a fronte di condotte senz'altro di esigua rilevanza quali l'uso di un casco non allacciato o la seduta non corretta del guidatore»; che rileverebbe, inoltre, la violazione anche del principio costituzionale della parità di trattamento, in quanto la previsione della sanzione accessoria della confisca, «per i soli ciclomotori e motoveicoli», avrebbe introdotto «un ben più grave trattamento sanzionatorio per il solo fatto che la medesima violazione del precetto sia perpetrata con una determinata species di veicoli»; che, infine, altro profilo di incostituzionalità deriverebbe dal fatto che detta sanzione «colpisce direttamente il proprietario» del mezzo, «indipendentemente dalla circostanza che sia lui o meno a commettere la violazione», in contrasto con il principio della personalità della responsabilità amministrativa di cui all'art. 3 della legge n. 689 del 1981, il quale ammette deroghe – ai sensi dell'art. 6 della medesima legge, nonché (quanto allo specifico settore delle infrazioni stradali) dell'art. 196 del codice della strada – soltanto per le sanzioni pecuniarie, e non per quelle, come nella specie, «in cui assume rilievo preponderante il carattere schiettamente personale»; che i medesimi parametri – artt. 3 e 27 Cost. – sono evocati anche dal Giudice di pace di Locri, nel sollevare incidente di costituzionalità avente ad oggetto sempre l'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che, investito del ricorso proposto dal conducente di un motociclo a carico del quale era stata accertata l'infrazione consistente nel mancato uso del casco protettivo, il giudice a quo rileva che, per effetto della censurata disposizione, risulta comminata al ricorrente anche la sanzione accessoria della confisca del veicolo, ciò che costituisce violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione; che, difatti, nella specie risulterebbe disatteso quanto affermato dalla Corte costituzionale (sono citate le sentenze numeri 349 e 435 del 1997), la quale ha sancito la necessità di «rimodellare il sistema della confisca, stabilendo alcuni canoni essenziali al fine di evitare che l'applicazione giudiziale della sanzione amministrativa produca disparità di trattamento»; che la norma censurata determinerebbe, altresì, disparità di trattamento tra il soggetto resosi responsabile dell'infrazione consistente nell'alterazione delle condizioni meccaniche del motociclo e quello che, come nella specie, abbia omesso di indossare il casco protettivo, atteso che solo nella prima ipotesi ricorre «un grave pericolo per gli utenti della strada», e dunque una circostanza idonea a giustificare l'irrogazione della sanzione;