[pronunce]

Osservano le due parti private che, in conseguenza della censurata disposizione, essi hanno ricevuto un trattamento pensionistico inferiore a quello che sarebbe spettato loro tenendo conto dell'effettiva retribuzione giornaliera percepita. Quanto al merito della questione, i due ricorrenti notano che il principio vigente è quello per cui tutta la retribuzione imponibile è valida ai fini del computo del rateo di pensione, «sia pure con le correzioni rese necessarie (in punto rendimento) per coniugare il principio di proporzionalità con quello di solidarietà»; alla luce di simili criteri, appare del tutto irragionevole un sistema che impone il prelievo contributivo fino alla soglia retributiva di un milione di lire ed eroga la pensione su di una retribuzione massima giornaliera di lire 315.000. 5. — Si è costituito in entrambi i giudizi anche l'ENPALS, con due diverse memorie di analogo contenuto – depositando fuori termine quella relativa al giudizio promosso dal Tribunale di Sanremo – chiedendo che la questione venga respinta, in quanto inammissibile ovvero non fondata. Osserva l'ente previdenziale che il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, istituì l'ENPALS rendendolo sostitutivo dell'INPS per una serie di categorie di lavoratori, con una normativa per molti versi più favorevole rispetto a quella degli altri lavoratori dipendenti. Questa Corte, già con l'importante sentenza n. 173 del 1986, si pronunciò favorevolmente in ordine ai cosiddetti “tetti pensionistici”, evidenziando come il passaggio da un sistema di tipo mutualistico ad un sistema di tipo solidaristico dia ragione del fatto che le prestazioni versate dal singolo lavoratore non vanno a vantaggio automatico del singolo contribuente, bensì dell'intera categoria, con particolare attenzione verso i soggetti più deboli. In riferimento alle questioni prospettate dai giudici a quibus, la difesa dell'ente rileva, innanzitutto, la mancanza di chiarezza in ordine al petitum, poiché non sarebbe evidente se si intenda perseguire l'obiettivo della completa eliminazione del tetto pensionabile o, viceversa, della parificazione tra retribuzione soggetta a contribuzione e retribuzione pensionabile; il tutto tenendo presente che la fissazione di un simile tetto spetta alla discrezionalità del legislatore. D'altra parte, i lavoratori ricorrenti hanno versato contributi con aliquote assai basse e non va dimenticato che l'ENPALS assicura anche molte categorie di lavoratori strutturalmente esposte – in considerazione del tipo di attività – alla discontinuità lavorativa. Rammenta inoltre l'ente costituito che le prestazioni previdenziali rispondono all'interesse pubblico e la loro funzione si attenua, se non si esaurisce del tutto, una volta raggiunto un livello adeguato ai sensi dell'art. 38, secondo comma, della Costituzione. L'ENPALS, infine, evidenzia anche il carattere «dirompente» che avrebbe, dal punto di vista finanziario, l'accoglimento della presente questione. 6.— In entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con due memorie di contenuto pressoché identico, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Rileva l'interveniente che entrambe le ordinanze di remissione si fonderebbero su presupposti non dimostrati, ossia quello della parità tra retribuzione soggetta a contribuzione e retribuzione pensionabile e quello della ragionevole proporzionalità tra retribuzione soggetta a prelievo contributivo e pensione. Il legislatore, in realtà, con il sistema oggi contestato «ha inteso salvaguardare l'equilibrio finanziario della gestione», creando un sistema di calcolo delle pensioni nel quale il trattamento meno favorevole delle retribuzioni più elevate «risponde ad un criterio di perequazione tra il sistema a capitalizzazione dei contributi, da porre a base della rendita pensionistica, ed il sistema di trarre la base pensionistica dall'ultima, o dalle ultime retribuzioni». D'altra parte – come più volte questa Corte ha ribadito – l'obiettivo indicato dall'art. 38 Cost. di consentire la conduzione di un'esistenza libera e dignitosa «non vincola il legislatore a garantire una coincidenza tra la pensione e l'ultima retribuzione». Richiamando anche la sentenza costituzionale n. 402 del 1999, l'interveniente evidenzia che l'apporto maggiore che i lavoratori dello spettacolo sono tenuti a versare in favore del Fondo pensionistico gestito dall'ENPALS trova una logica corrispondenza nel fatto che tali lavoratori godono di requisiti ridotti (rispetto a quelli della generalità dei lavoratori dipendenti) per l'accesso ad una serie di prestazioni previdenziali, sicché la presenza di tali requisiti si bilancia col maggiore apporto contributivo da parte dei titolari di retribuzioni più elevate. D'altra parte, con l'entrata in vigore della riforma di cui al d. lgs. n. 182 del 1997 il massimale contributivo è ormai il medesimo fissato per gli altri lavoratori dipendenti, e sull'eccedenza deve essere versato il solo contributo di solidarietà nella misura del cinque per cento. Non sussisterebbe, perciò, alcuna violazione del principio di eguaglianza, stante la diversa organizzazione dei due sistemi previdenziali posti a confronto.1. — Il Tribunale di Sanremo, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, settimo comma, del d.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1420 (Norme in materia di assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti gestita dall'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo), sia nel testo attualmente vigente – formulato dall'art. 1, comma 10, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 182 – sia in quello precedente, la cui vigenza è stata confermata in via transitoria dall'art. 13 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503. Il Tribunale di Torino, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, settimo comma, del d.P.R. n. 1420 del 1971 nel testo attualmente vigente, formulato dall'art. 1, comma 10, del d.lgs. n. 182 del 1997. I giudizi, concernenti la stessa disposizione e questioni analoghe o connesse, devono essere riuniti e decisi con unico provvedimento. 2.— Le questioni sollevate dal Tribunale di Sanremo, sotto il profilo dell'intrinseca irragionevolezza della disposizione censurata, e dal Tribunale di Torino, con accentuazioni diverse, ma con argomentazioni sostanzialmente analoghe, sono inammissibili.