[pronunce]

Infine, a completamento del quadro normativo fatto valere dalla Provincia a tutela delle sue prerogative, vi è da osservare che, in base all'art. 18 dello statuto – il quale recita: «La Regione esercita normalmente le funzioni amministrative delegandole alle Province, ai Comuni e ad altri Enti locali o valendosi dei loro uffici» – la legge regionale 17 aprile 2003, n. 3 (Delega di funzioni amministrative alle Province autonome di Trento e di Bolzano), ha disposto che «A decorrere dal 1° febbraio 2004, sono delegate alla Provincia autonoma di Bolzano le funzioni amministrative della Regione Trentino-Alto Adige in materia di camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; di sviluppo della cooperazione e vigilanza sulle cooperative; di enti di credito fondiario e di credito agrario, di casse di risparmio e di casse rurali, di aziende di credito a carattere regionale». 3.1. – Dalla normativa sopra riportata emerge che la potestà legislativa della Regione deve essere esercitata nell'ambito «dei principi stabiliti dalle leggi dello Stato», e con il «rispetto delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica». Ciò comporta che le valutazioni circa la legittimità costituzionale dell'intervento statale che si manifesta attraverso la pretesa di approvare le modifiche allo statuto della Fondazione Cassa di risparmio di Bolzano, e di non limitarsi ad un apporto di carattere consultivo, dipendono dallo stato delle riforme economico-sociali della Repubblica e dei principi che derivano dalla legislazione statale. 3.2. – È noto che dall'inizio degli anni novanta il settore degli istituti di credito di diritto pubblico, ivi comprese le Casse di risparmio, è stato interessato ad un profondo processo di ristrutturazione. In particolare, per ciò che rileva ai fini del presente conflitto, è stato avviato, con la riforma di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218 (Disposizioni in materia di ristrutturazione e integrazione patrimoniale degli istituti di credito di diritto pubblico), e al decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356 (Disposizioni per la ristrutturazione e per la disciplina del gruppo creditizio), – ai dichiarati fini di adeguare il sistema bancario alla sfida della concorrenza europea e di dare maggiore trasparenza al mercato del credito – un processo di separazione delle aziende di credito gestite dalle Casse di risparmio dagli enti in cui erano incorporate. Questi ultimi avrebbero continuato a svolgere le attività di interesse pubblico e di utilità sociale preminentemente in determinati settori rilevanti, legislativamente indicati, mentre le società risultanti dallo scorporo avrebbero esercitato le attività creditizie loro conferite. Tale evoluzione normativa è poi proseguita – per quanto di interesse ai fini del presente conflitto – con la legge 23 dicembre 1998, n. 461 (Delega al Governo per il riordino della disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti, di cui all'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, e della disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria), e col d.lgs. 17 maggio 1999, n. 153, che hanno completato la separazione tra le fondazioni e le società bancarie conferitarie. Il suddetto processo legislativo ha dato vita, in ciascuna delle sue fasi, ad una riforma economico-sociale della Repubblica, con la conseguenza che la Regione e la Provincia autonoma erano tenute ad adeguarvisi sia nell'esercizio della loro competenza legislativa sia nel parallelo svolgimento dell'attività amministrativa. 3.3. – Del resto è la stessa Regione (la quale ha successivamente delegato tali attribuzioni alla Provincia autonoma di Bolzano con la citata legge regionale n. 3 del 2003) che, sul presupposto che queste normative venissero a realizzare riforme economico-sociali della Repubblica, ha dapprima provveduto a scorporare l'azienda della Cassa di risparmio dal preesistente ente, configurando quest'ultimo come una fondazione, ed ha infine previsto che la legge n. 461 del 1998 e il d.lgs. n. 153 del 1999 disciplinassero il funzionamento della fondazione stessa (art. 2, comma 2, del vigente «Statuto della Fondazione Cassa di risparmio di Bolzano»). 4.1. – Si è già detto che il processo di ristrutturazione del settore degli istituti di diritto pubblico si è svolto per un lungo periodo di tempo (infatti, iniziato, dopo una lunga gestazione, con le modifiche legislative risalenti al principio degli anni '90, si è protratto nel nuovo secolo), con fasi tra di loro non omogenee anche per ciò che concerneva i principi fondamentali che si venivano ad affermare. 4.2. – La sentenza di questa Corte n. 163 del 1995, con la quale si è affermata la competenza regionale in tema di approvazione delle modifiche statutarie della Fondazione Cassa di risparmio di Bolzano, si muove in un quadro legislativo statale di riferimento profondamente diverso dall'attuale, in quanto, con la citata riforma lo scorporo dagli enti pubblici creditizi dell'azienda bancaria e il conferimento di quest'ultima in una società per azioni non faceva però mutare la natura pubblica dell'ente conferente che assumeva altresì la veste di holding sostanziale del gruppo creditizio. In tale decisione si afferma infatti che «gli stessi enti, derivati dagli originari enti pubblici creditizi, possono pur sempre restare collegati da un nesso funzionale con l'impresa bancaria, dal momento che ad essi spetta il compito di amministrare “la partecipazione nella società per azioni conferitaria dell'azienda bancaria finché ne sono titolari”. Compito che, più di ogni altro, tende a connotare la natura dell'ente conferente nella fase di avvio del processo di ristrutturazione». 4.3. – Ma anche le sentenze n. 341 e n. 342 del 2001, che confermano le conclusioni della sentenza n. 163 del 1995, pur decise nella vigenza della legge n. 461 del 1998 e del relativo d.lgs. n. 153 del 1999, fanno riferimento ad una fase non ancora compiuta delle varie trasformazioni previste dalla suddetta normativa. Esse si riferiscono al «periodo transitorio delle operazioni di ristrutturazione bancaria», quello cioè in cui negli enti conferenti «deve ritenersi che permanga la qualificazione di ente creditizio». Nella successiva sentenza n. 300 del 2003 si precisa al riguardo che «Nel periodo transitorio delle operazioni di ristrutturazione bancaria, secondo le citate pronunce, la qualificazione di ente creditizio è stata ritenuta plausibile, in base al mancato venir meno, in concreto, del vincolo genetico e funzionale tra enti conferenti e società bancarie conferitarie». Sempre in tale sentenza si sottolinea che, successivamente, «L'evoluzione legislativa ha spezzato quel “vincolo genetico e funzionale”, di cui parlano le sentenze n. 341 e n. 342 del 2001 di questa Corte, vincolo che in origine legava l'ente pubblico conferente e la società bancaria, e ha trasformato la natura giuridica del primo in quella di persona giuridica privata senza fine di lucro (art. 2, comma 1, del d.lgs.