[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 22, 26, comma 4, 27, 31, comma 1, lettera d), della legge della Regione Marche 31 ottobre 2011, n. 20 (Assestamento del bilancio 2011), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 5-10 gennaio 2012, depositato in cancelleria il 12 gennaio 2012 ed iscritto al n. 5 del registro ricorsi 2012. Visto l'atto di costituzione della Regione Marche; udito nell'udienza pubblica del 9 ottobre 2012 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo; uditi l'avvocato dello Stato Paolo Marchini per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Stefano Grassi per la Regione Marche.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 5 gennaio 2012, depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale il 12 gennaio 2012 (r.r. n. 5 del 2012), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato gli articoli 22, 26, comma 4, 27 e 31, comma 1, lettera d), della legge della Regione Marche 31 ottobre 2011, n. 20 (Assestamento del Bilancio 2011), pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regionale dell' 8 novembre 2011, n. 7. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha prospettato: 1) in relazione all'art. 22 (comma 1) della legge regionale sopra citata, la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere e) e i) (recte: l), della Costituzione; 2) in relazione all'art. 26, comma 4, della medesima legge regionale, la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nella materia a legislazione concorrente del «coordinamento della finanza pubblica»; 3) in relazione all'art. 27 della legge regionale impugnata, la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.; 4) in relazione all'art. 31, comma 1, lettera d), della medesima legge regionale, la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nella materia di legislazione concorrente relativa ai «porti». 1.1.- Il ricorrente riporta, in primo luogo, il disposto dell'art. 22 della legge della Regione Marche n. 20 del 2011, che modifica il comma 4 e abroga il comma 5 dell'art. 2 della legge della stessa Regione 4 aprile 2011, n. 4 (Criteri di premialità connessi alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle procedure di aggiudicazione di lavori od opere pubblici di interesse regionale), disposizioni già impugnate dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso n. 60 del 2011, discusso all'udienza pubblica del 21 febbraio 2012. Egli precisa, al riguardo, che l'art. 22 citato, nella parte in cui modifica il comma 4 dell'art. 2 della legge regionale n. 4 del 2011, dispone che «Negli atti posti a base delle procedure di aggiudicazione le stazioni appaltanti considerano in via prioritaria la possibilità di prevedere una soglia minima di ammissibilità delle offerte relativamente all'elemento o agli elementi di valutazione connessi con la tutela della salute e della sicurezza nel cantiere». Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, tale disposizione consentirebbe di introdurre nelle procedure di aggiudicazione una soglia di sbarramento, rappresentata dalla valutazione della tutela della salute e sicurezza nel cantiere, non presente nel decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18 CE), e successive modificazioni, che attribuisce alla competenza esclusiva dello Stato una serie di materie le quali, come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 401 del 2007, sono riconducibili alla «tutela della concorrenza» e all'«ordinamento civile», così da richiedere una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale, non derogabile dai legislatori regionali. In particolare, ad avviso del ricorrente, il citato art. 22 (comma 1) contrasterebbe con l'art. 73 del cosiddetto Codice dei contratti pubblici - in base al quale sono le stazioni appaltanti a determinare e richiedere gli elementi prescritti dal bando e quelli necessari o utili per operare la selezione degli operatori da invitare - e con l'art. 83 del medesimo codice che riserva al bando di gara la previsione dei criteri di ammissibilità dell'offerta. Né la lesione delle prerogative dello Stato sarebbe mitigata dalla circostanza che la disposizione prevede una mera «possibilità», poiché siffatta previsione risulta smentita da altra e precedente statuizione normativa secondo la quale quella «possibilità» andrebbe considerata dalle stazioni appaltanti «in via prioritaria», cioè quale sorta di precondizione nella determinazione della soglia di ammissibilità, sconosciuta alla normativa dello Stato recettiva di quella sovranazionale della Unione Europea. Alla luce delle suddette argomentazioni, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, il citato art. 22 (comma 1) risulterebbe invasivo delle attribuzioni legislative dello Stato nelle materie di cui all'art. 117, secondo comma, lettere e) e i) (recte: l) Cost. 1.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri riporta, in secondo luogo, il contenuto dell'art. 26, comma 4, della legge della Regione Marche n. 20 del 2011, che dispone «un aumento del salario accessorio del personale del comparto CCNL 22 gennaio 2004 addetto all'assemblea legislativa, nonché un aumento della retribuzione di posizione e di risultato del personale dirigente» di detta assemblea. Secondo il ricorrente, con la citata norma il legislatore regionale avrebbe neutralizzato gli effetti delle riduzioni disposte dalla manovra di finanza pubblica del 2010, aumentando ex post le retribuzioni spettanti al personale addetto all'Assemblea legislativa. Il ricorrente, pertanto, ritiene tale disposizione in contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto eluderebbe il principio fondamentale di riduzione della spesa pubblica dettato dallo Stato con la manovra del 2010, nella materia di legislazione concorrente relativa al «coordinamento della finanza pubblica». 1.3.- La Presidenza del Consiglio dei ministri riporta, poi, il dettato dell'art. 27 della legge della Regione Marche n. 20 del 2011, che, aggiungendo il comma 5-bis nell'art. 10 della legge regionale 11 dicembre 2001, n. 32 (Sistema regionale di protezione civile), prevede l'obbligo del personale di protezione civile, il quale svolge funzioni anche di supporto tecnico-amministrativo, di effettuare prestazioni lavorative anche in regime di turnazioni diurne e notturne, in deroga ai vigenti contratti collettivi nazionali.