[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 12, secondo comma, della legge 30 aprile 1969, n. 153 (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale), in combinato disposto con l'art. 48 (ora 51), lettera f-bis), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), come modificato dall'art. 13, comma 1, del decreto legislativo 23 dicembre 1999, n. 505 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 2 settembre 1997, n. 314, 21 novembre 1997, n. 461, 18 dicembre 1997, n. 466 e n. 467, in materia di redditi da capitale, di imposta sostitutiva della maggiorazione di conguaglio e di redditi di lavoro dipendente), promosso con ordinanza del 13 luglio 2007 dal Tribunale di Parma nel procedimento civile vertente tra la Chiesi Farmaceutici s.p.a. e l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ed altro, iscritta al n. 845 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 4, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visto l'atto di costituzione dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 23 settembre 2008 il Giudice relatore Luigi Mazzella; uditi l'avvocato Luigi Caliulo per l'INPS e l'avvocato dello Stato Gianna Maria De Socio per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che nel corso di un giudizio promosso davanti al Tribunale di Parma la società Chiesi Farmaceutici s.p.a. chiedeva la dichiarazione di infondatezza di un accertamento ispettivo con il quale l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) le aveva contestato di non aver assoggettato a contribuzione previdenziale le somme da essa erogate ai propri dipendenti a titolo di rimborso delle rette di frequenza delle scuole materne (recte: “scuole dell'infanzia”) dei loro figli; che il Tribunale adìto ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 4 e 31 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 12, secondo comma, della legge 30 aprile 1969, n. 153 (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale), in combinato disposto con l'art. 51 (ex 48), lettera. f-bis), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), come modificato dall'art. 13, comma 1, del decreto legislativo 23 dicembre 1999, n. 505 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 2 settembre 1997, n. 314, 21 novembre 1997, n. 461, 18 dicembre 1997, n. 466 e n. 467, in materia di redditi da capitale, di imposta sostitutiva della maggiorazione di conguaglio e di redditi di lavoro dipendente), nella parte in cui prevede che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente le somme erogate dal datore di lavoro alla generalità dei propri dipendenti o a categorie di dipendenti per la frequenza di asili nido da parte dei familiari indicati dall'art. 12 del medesimo d.P.R. n. 917 del 1986 e successive modificazioni, e non anche le somme che il datore di lavoro eroga alla generalità dei propri dipendenti, o a categorie di dipendenti, per la frequenza delle scuole dell'infanzia; che, secondo il rimettente, le somme erogate dal datore di lavoro per la frequenza di queste ultime scuole, proprio perché non previste dal citato art. 51, lettera f-bis), del d.P.R. n. 917 del 1986, restano soggette al calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza a differenza di quanto avviene per le somme erogate per la frequenza di asili nido; che, premessa la rilevanza della questione, originata dalla pretesa creditoria avanzata dall'INPS in riferimento alle somme erogate dalla società ricorrente al predetto titolo, osserva il rimettente che le due fattispecie sono accomunate da una identica ratio, ravvisabile nella necessità di incentivare l'attribuzione alle famiglie di un sostegno economico per la frequenza, da parte dei figli sin dal terzo mese di vita, di adeguate strutture che, da un lato, consentano la formazione e l'apprendimento dei bambini, e, dall'altro, agevolino i genitori nelle loro necessità di lavoro; che, dopo aver richiamato i principi costituzionali coinvolti nella questione (artt. 3, 4 e 31 Cost.), il Giudice del lavoro di Parma richiama l'allegato A previsto dall'art. 12, comma 2 del d.lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione, a norma dell'articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53), sottolineando che l'art. 1 del suddetto decreto legislativo afferma che la scuola materna contribuisce alla realizzazione del principio di uguaglianza delle opportunità ed alla rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini; che, nel costituirsi in giudizio, l'INPS ha rilevato che il rimettente trascura l'oggettiva diversità delle situazioni poste a confronto, sia in ordine alle modalità di accesso alle strutture, sia in relazione all'età dei bambini interessati, né considera la discrezionalità del legislatore nell'assecondare le esigenze di contenimento delle spese a carico dello Stato; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri – rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato – eccependo l'inammissibilità della questione in quanto il rimettente si limita a contestare la tesi difensiva dell'INPS, senza individuare esattamente la disciplina applicabile alle scuole materne statali, e, quindi, i termini esatti dell'asserita disparità di trattamento, ed eccependo altresì l'assoluta genericità del riferimento operato dal rimettente agli artt. 4 e 31 Cost.; che, in ogni caso - secondo la difesa erariale - anche in riferimento all'art. 3 Cost., la questione sarebbe manifestatamente infondata in quanto le situazioni poste a confronto non sono omogenee; che, infatti, la frequenza delle scuole dell'infanzia (nuova denominazione delle scuole materne, ai sensi dell'art 12 del d.lgs. n. 59 del 2004) è gratuita, il che dimostra come il legislatore abbia predisposto differenti sistemi per la tutela della famiglia, dell'istruzione e del lavoro, proprio in ragione della necessità di differenziare la disciplina con riferimento alla incomparabilità delle esigenze dei bambini compresi fra i tre mesi ed i tre anni di vita rispetto quelli di età superiore; che, in prossimità dell'udienza, l'INPS ha depositato memoria illustrativa ribadendo gli argomenti esposti in precedenza.