[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 409 del codice di procedura penale, promosso dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Taranto, nel procedimento penale a carico di V.A., con ordinanza del 14 ottobre 2011, iscritta al n. 107 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 23, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 ottobre 2012 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi.. Ritenuto che con ordinanza del 14 ottobre 2011 (r.o. n. 107 del 2012) il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Taranto ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 409 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che, anche nel caso di formulazione dell'imputazione su ordine del giudice, in seguito al rigetto della richiesta di archiviazione, il pubblico ministero debba previamente notificare all'indagato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, di cui all'art. 415-bis cod. proc. pen. ; che il giudice rimettente riferisce che, in seguito a un'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto, che aveva ordinato la formulazione dell'imputazione ai sensi dell'art. 409, comma 5, cod. proc. pen. , il pubblico ministero aveva chiesto, in data 23 giugno 2010, il rinvio a giudizio di una persona imputata del reato di omicidio colposo; che, riferisce ancora il giudice a quo, la richiesta non era stata preceduta dalla notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificazione espressamente non prevista dalla norma; che il rimettente rileva una disparità di trattamento tra l'ipotesi prevista dall'art. 409, comma 5, cod. proc. pen. e quella dell'esercizio dell'azione penale nelle forme ordinarie , prevedendo gli artt. 416 e 552, comma 2, cod. proc. pen. , a pena di nullità, l'obbligo del pubblico ministero di notificare l'avviso di conclusione delle indagini e di procedere all'interrogatorio dell'indagato che lo richieda; che all'imputato rinviato a giudizio secondo la procedura prevista dall'art. 409, comma 5, cod. proc. pen. sarebbero precluse le garanzie difensive riconosciute dall'art. 415-bis cod. proc. pen. «in termini di piena discovery degli atti, di esatta e cristallizzata contestazione di un fatto determinato, di diritto a difendersi provando la propria innocenza già nella fase delle indagini preliminari a mezzo di interrogatorio»; che, ad avviso del giudice a quo, l'art. 111 Cost. avrebbe sostanzialmente imposto al legislatore l'anticipazione alla fase procedimentale di una serie di garanzie difensive tipiche della fase processuale, anticipazione realizzata attraverso l'introduzione dell'art. 415-bis cod. proc. pen. ad opera della legge 16 dicembre 1999, n. 479 (Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice di procedura penale. Modifiche al codice penale e all'ordinamento giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente, di indennità spettanti al giudice di pace e di esercizio della professione forense), come emergerebbe dalla contestualità temporale di quest'ultima con la legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 (Inserimento dei principi del giusto processo nell'articolo 111 della Costituzione); che il legislatore avrebbe avvertito l'urgenza di anticipare già nella fase procedimentale le garanzie difensive tipiche di quella processuale e di procedere a un riequilibrio tra accusa e difesa nella fase delle indagini «grazie alla previsione di un maggiore spazio di contraddittorio circa la completezza e la sostanzialità dell'accusa, nonché delle indagini poste a sostegno della stessa»; che l'incompatibilità dell'art. 409, comma 5, cod. proc. pen. con gli artt. 3, 24 e 111 Cost. sarebbe ulteriormente argomentabile per la disparità di trattamento tra il destinatario dell'avviso previsto dall'art. 409, comma 2, cod. proc. pen. e il destinatario dell'avviso ex art. 415-bis cod. proc. pen. , anche alla luce del successivo art. 410 del codice di rito, che attribuisce alla persona offesa dal reato la possibilità di proporre opposizione alla richiesta di archiviazione, imponendole, a pena di inammissibilità, di indicare l'oggetto dell'investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova, laddove tale possibilità propulsiva in chiave difensiva sarebbe di fatto preclusa all'indagato nel procedimento di cui all'art. 409 cod. proc. pen. , «non prevedendo la norma sul punto nessuna possibilità di proposizione di alcun adempimento investigativo»; che, osserva ancora il rimettente, secondo un'interpretazione dottrinale dell'art. 409 cod. proc. pen. , non sarebbe obbligatoria l'audizione della persona sottoposta alle indagini che abbia chiesto di essere interrogata e quindi, sarebbe notevolissima e di immediata percezione la differenza tra le garanzie difensive riconosciute dall'art. 415-bis cod. proc. pen. e quelle riconosciute dall'art. 409 cod. proc. pen.: in quest'ultima ipotesi «il mancato interrogatorio dell'indagato che lo abbia richiesto rimane privo di conseguenze e sfornito di sanzione processuale», mentre per il combinato disposto degli artt. 415-bis e 416 cod. proc. pen. «il mancato interrogatorio dell'indagato che ne abbia fatto richiesta a seguito di notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, inficia di nullità la successiva richiesta di rinvio a giudizio e gli atti ad essa conseguenti»; che all'indagato che richieda invano di essere interrogato verrebbe precluso quel minimum in termini difensivi rappresentato dall'esposizione delle proprie argomentazioni difensive; che il potenziale quanto insindacabile disinteresse da parte del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari nei confronti delle richieste difensive o della richiesta di interrogatorio proposte dall'indagato sarebbe testimoniato dall'assenza di sanzione processuale, sicché «nell'ambito dell'udienza fissata ex art. 409 co. 2 c.p.p. , all'indagato, al di là di una parziale discovery degli atti (non si tralasci che il p.m. può selezionare gli atti di indagine da depositare per l'udienza), altro non rimane se non una pressoché sterile interlocuzione in merito alla fondatezza e sostenibilità di una nebulosa ipotesi accusatoria»; che, in tale fase, come emergerebbe dalla lettura sistematica degli artt. 409 e 410 cod. proc. pen. , verrebbero assicurate più garanzie difensive alla persona offesa che all'indagato; che, sempre in tale fase, l'apporto investigativo dell'indagato sarebbe pressoché nullo, in quanto a norma dell'art. 409, comma 4, cod. proc. pen.