[ddlpres]

Prevedere, cioè, in un unico sistema, specifiche discipline degli interventi per la terza età, per la disabilità, nonché per cecità e sordità. Ciò consentirebbe di migliorare la qualità del sistema tanto per l'assistenza alle persone anziane che per il sostegno all'autonomia delle persone disabili e agli oneri gravanti sulle loro famiglie, con emolumenti comunque da rafforzare e riformare anche alla luce dell'evoluzione dei bisogni assistenziali, in un quadro di integrazione sociale, di autonomia e vita indipendente, di misure per il « dopo di noi » nella nuova rete di servizi ed interventi definiti dalla legge n. 104 del 1992 e dalla riforma dell'assistenza. Tutti i Paesi economicamente avanzati dell'Unione europea, ultima nel 2006 la Spagna, hanno scelto da tempo strade più efficaci, misure di carattere straordinario che spaziano dalla tassa di scopo all'assicurazione obbligatoria pubblica. Quest'ultima, come quarto pilastro del sistema di welfare , che va ad aggiungersi a sanità, previdenza ed assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, è in particolare dal 1995 l'opzione tedesca, alimentata da un prelievo dell'1,9 per cento sulle retribuzioni, per la quale c'è da sottolineare che non solo le imprese, ma anche i lavoratori hanno contribuito significativamente, rinunciando a due giorni di ferie l'anno. Il Fondo garantisce le prestazioni socio-sanitarie necessarie, privilegiando il sostegno alla domiciliarità, avvalendosi di servizi professionali, ma anche della cerchia familiare e di reti territoriali di solidarietà. Che si scelga la via tedesca o quella fiscale, è fuor di dubbio che sia urgente una misura straordinaria per adeguare il sistema di welfare italiano ai nuovi bisogni sociali e, soprattutto, per mettere le famiglie in condizione di affrontare con maggiore serenità il carico assistenziale e gli inevitabili costi che comporta una persona disabile o anziana non autosufficiente. Operazione non semplice ed impegnativa, che va costruita nel più ampio quadro di un confronto con le parti sociali per una rideterminazione degli oneri contributivi e fiscali per i lavoratori e per le imprese. Recenti stime del Ministero della salute e di importanti istituti di ricerca ci dicono che l'avvio di un nuovo e più adeguato sistema di tutela ed assistenza per le persone con gravi disabilità e per gli anziani non autosufficienti richiede risorse consistenti, che ammonterebbero annualmente ad una cifra di poco superiore ai 19 miliardi di euro. Circa 7 in più dei 12,4 miliardi stanziati a legislazione vigente per erogare l'indennità di accompagnamento e le indennità per ciechi, sordi, di frequenza e talassemici. Obiettivo ambizioso, da perseguire nel quadro di una complessiva ridefinizione della gestione delle risorse disponibili, compresi i fondi integrativi, nonché in una rideterminazione delle contribuzioni e della fiscalità sui redditi da lavoro e sulle imprese, nonché sui trattamenti pensionistici, e di una revisione di una serie di agevolazioni a partire dai permessi retribuiti di cui all'articolo 33 della legge n. 104 del 1992. Ed impegnativo, se si considera che, attestandosi il monte nazionale teorico delle retribuzioni di lavoro dipendente, pubblico e privato, autonomo ed in libera professione, oltre i 600 miliardi di euro (dato INPS), nel caso dell'opzione tedesca le risorse necessarie per la sola quota relativa agli ultrasessantacinquenni si attesterebbero qualche decimale sotto un 2 per cento di contribuzione, tenendo conto di tutte le altre forme di lavoro, nonché del necessario contributo di solidarietà che dovrebbe anche gravare su pensionati ad alto reddito e rendite finanziarie. Nel particolare frangente che attraversa l'economia non si può escludere l'ipotesi di avviare l'operazione con gradualità, in un'equilibrata valutazione di costi e benefici per la finanza pubblica e dell'andamento dei conti previdenziali, con la conseguente ridefinizione delle aliquote, ricavandone una specifica per la non autosufficienza e finalizzando al nuovo Fondo i circa 500 milioni di gettito derivante dallo 0,35 per cento di contribuzione già previsto per prestazioni sociali ai dipendenti pubblici. Non escludendo anche l'ipotesi di compensare eventuali maggiori oneri sul costo del lavoro facendo leva, come in Germania, su una ricontrattazione dei giorni di ferie in cambio di nuovi diritti esigibili. Definire un percorso graduale con stanziamenti aggiuntivi, che metta il sistema a regime nell'arco di un triennio, monitorando anche risparmi e maggiori entrate determinati dagli interventi attivati attraverso il Fondo. Promuovere, cioè, una fase di avvio per fissare poi, sulla base dei risultati conseguiti, i termini definitivi di finanziamento. La costituzione di un Fondo nazionale non contrasta con l'assetto istituzionale che è andato delineandosi nel processo di costruzione del federalismo solidale. Purché naturalmente nelle fasi di programmazione, definizione ed erogazione delle prestazioni ci si muova in coerenza con i princìpi generali dettati dal titolo V della parte seconda della Costituzione e dalla legge n. 328 del 2000, che attribuiscono alle regioni competenza esclusiva in materia di servizi sociali. A partire dalla fissazione dei livelli essenziali di assistenza sociale (LIVEAS) e delle relative prestazioni sociali esigibili dai cittadini, in sede di Conferenza Stato-regioni, secondo le modalità previste dall'articolo 22 della legge n. 328 del 2000, che dovranno prevedere i diversi interventi e prestazioni, uniformi su tutto il territorio nazionale. Alla Conferenza Stato-regioni il compito di regolare e controllare la gestione del Fondo. In quella sede andranno, infatti, definiti oltre a prestazioni ed emolumenti da inserire nei LIVEAS, l'entità e le modalità di erogazione di assegni e buoni servizio in relazione ai diversi livelli di dipendenza, nonché i criteri di valutazione medico-legale degli aventi diritto. Alle regioni nei rispettivi territori la responsabilità di definire modelli organizzativi, modalità di utilizzazione dei buoni servizio ed eventuali criteri di accreditamento di reti assistenziali, requisiti ed albi per operatori ed assistenti familiari, modalità di rendicontazione dei buoni servizio, nonché il ruolo dei comuni, in particolare per la definizione dei piani personalizzati di intervento, e dei distretti anche ai fini dell'integrazione con gli interventi sanitari di ASL e dei fondi integrativi. Alle commissioni medico-legali delle ASL, integrate da medici INPS (articolo 20 del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009), il compito di riconoscere il titolo ai diversi emolumenti.