[pronunce]

A questo proposito la ricorrente richiama la sentenza n. 200 del 2005, ricordando come, nella legislazione sanitaria, dopo l'enunciazione del principio della parificazione e concorrenzialità tra strutture pubbliche e strutture private, si è progressivamente imposto il principio della programmazione, allo scopo di realizzare un contenimento della spesa pubblica ed una razionalizzazione del sistema sanitario. La Regione conclude sul punto osservando che «il contemperamento tra l'interesse alla libera scelta e l'interesse organizzativo e finanziario del servizio pubblico deve ritenersi costituzionalmente imposto, sia con riferimento alla potestà legislativa di cui all'art. 117, terzo e quarto comma, sia con riferimento all'autonomia finanziaria di cui all'art. 119, primo comma». Dunque, l'imposizione in via assoluta della libertà di scelta degli utenti risulterebbe lesiva delle competenze legislative ed amministrative della Regione in materia di tutela della salute e politiche sociali. Con specifico riferimento alle competenze amministrative, la ricorrente sottolinea come la norma statale censurata incida inevitabilmente sull'assetto organizzativo sanitario regionale. Sarebbe, inoltre, violato l'art. 119 Cost., poiché «il principio di libera scelta – imposto in via assoluta – aumenterebbe notevolmente le spese a carico del bilancio regionale», costringendo la Regione «ad aumentare il numero dei convenzionamenti ex art. 8-quinquies d.lgs. n. 502 del 1992 , oppure a non porre tetti massimi di spesa negli accordi stipulati ai sensi della medesima disposizione». 3.3. – La Regione Emilia-Romagna censura l'art. 4-quinquiesdecies anche nella parte in cui modifica il comma 2 dell'art. 116 del d.P.R. n. 309 del 1990. A questo proposito la ricorrente ritiene che non costituiscano «livelli essenziali» ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi, prescritti dalla norma impugnata per l'esercizio di attività sanitaria e socio-sanitaria in favore di soggetti tossicodipendenti. La difesa regionale richiama in tal senso la sentenza n. 120 del 2005, sostenendo che le conclusioni cui la Corte costituzionale è pervenuta nell'occasione possono estendersi al presente giudizio. D'altra parte, a parere della Regione, non potrebbe invocarsi a sostegno della norma impugnata la sentenza n. 134 del 2006 della Corte costituzionale, trattandosi, in quel caso, di standard qualitativi, strutturali e tecnologici delle specifiche prestazioni e non delle strutture. 3.4. – In merito all'art. 4-quaterdecies, la Regione ritiene che esso sia illegittimo nella parte in cui, modificando la lettera b) dell'art. 113 del d.P.R. n. 309 del 1990, richiama i requisiti di cui all'art. 4-quinquiesdecies. Le ragioni di censura sono quelle già indicate al punto 3.3 al quale si rinvia. La norma di cui all'art. 4-quaterdecies, inoltre, estendendo alle stesse strutture pubbliche (SERT) il vincolo al rispetto dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi, prescritti dall'art. 4-quinquiesdecies, sarebbe lesiva delle competenze legislative ed amministrative regionali in materia di tutela della salute (art. 117, terzo comma, Cost.) e di politiche sociali (art. 117, quarto comma, Cost.). Le norme di cui alle lettere a), b), c) e d) risulterebbero a loro volta illegittime in quanto, ribadendo il principio ispiratore della legge impugnata, cioè «la parificazione incondizionata delle strutture pubbliche e di quelle private», violerebbero «le competenze legislative ed amministrative della Regione, nonché la sua autonomia finanziaria, nelle materie della tutela della salute e delle politiche sociali, perché pongono vincoli organizzativi irrazionali». A parere della difesa regionale, inoltre, «il principio della libertà di scelta – ove imposto in via assoluta – aumenterebbe notevolmente le spese a carico del bilancio regionale in uno specifico settore», con conseguente violazione dell'art. 119 Cost. Al riguardo, la ricorrente sottolinea come l'illegittimità costituzionale delle norme impugnate non possa essere esclusa da quanto prescritto all'art. 4-sexiesdecies, secondo cui l'esercizio delle attività di prevenzione, cura, recupero e riabilitazione «è subordinato alla stipula degli accordi contrattuali di cui all'art. 8-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni». In realtà, per assicurare il principio della libertà di scelta, la Regione sarebbe costretta «ad aumentare il numero dei convenzionamenti ex art. 8-quinquies d.lgs. n. 502 del 1992 , oppure a non porre tetti massimi di spesa negli accordi stipulati ai sensi della medesima disposizione, con notevole aumento di spesa»; di qui la violazione dell'autonomia finanziaria regionale e, quindi, dell'art. 119 Cost. 3.5. – Oggetto di specifiche censure è inoltre l'art. 4-quinquiesdecies, nella parte in cui modifica il comma 9 dell'art. 116 del d.P.R. n. 309 del 1990. La norma stabilisce che «Per le finalità indicate nel comma 1 dell'articolo 100 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, le regioni e le province autonome di cui al comma 1 sono abilitate a ricevere erogazioni liberali fatte ai sensi del comma 2, lettera a), del suddetto articolo. Le regioni e le province autonome ripartiscono le somme percepite tra gli enti di cui all'articolo 115, secondo i programmi da questi presentati ed i criteri predeterminati dalle rispettive assemblee». La Regione Emilia-Romagna precisa, al riguardo, che oggetto di impugnazione non è l'intera norma, bensì solo la parte che individua nelle assemblee regionali l'organo competente a stabilire i criteri di riparto. Ad avviso della ricorrente, posto che l'organizzazione regionale, nella misura in cui non è predeterminata dalla Costituzione, «ricade nella esclusiva competenza dello statuto regionale e delle leggi regionali ordinarie», la norma in questione sarebbe illegittima in quanto lesiva dell'autonomia organizzativa regionale, con conseguente violazione dell'art. 117, quarto comma, Cost. 3.6. – In merito all'art. 4-undecies, la ricorrente sostiene che la norma, equiparando le strutture private a quelle pubbliche ai fini del rilascio della certificazione necessaria per l'affidamento in prova al servizio sociale, viola le competenze regionali in materia di tutela della salute e di politiche sociali, in quanto «detta una norma di dettaglio in materia regionale e regola un punto la cui disciplina spetta all'autonomia organizzativa regionale». La stessa norma, inoltre, sarebbe in contrasto con l'art. 118 Cost., nella parte in cui «interferisce con la responsabilità che costituzionalmente spetta alle Regioni di disciplinare la titolarità e l'esercizio dell'azione amministrativa».