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quanto alle imprese condotte da giovani agricoltori, le aziende agricole guidate da giovani donne sono aumentate del 6,6 per cento dal 2016 al 2017, raggiungendo un totale di quasi 14.000 unità; nel corso degli ultimi anni, si è inoltre assistito all'aumento costante della manodopera femminile nel settore agricolo: non si tratta solo di lavoratrici straniere, ma anche di lavoratrici italiane, purtroppo spesso costrette a impieghi sottopagati, orari di lavoro massacranti, svariate forme di vessazioni, che in alcuni casi sfociano in violenza; le informazioni statistiche, comunque, sembrano risentire di una discrasia tra dati ufficiali e realtà effettiva: il lavoro agricolo svolto dalla donna è sovente considerato, soprattutto laddove svolto a favore di aziende agricole a carattere familiare, al pari del lavoro domestico e, in quanto tale, incapace di assurgere a una sua propria rilevanza; considerato che: le imprenditrici agricole esprimono assolute eccellenze in molti settori, a partire da quello vitivinicolo, che si caratterizzano per la forte propensione alle pratiche biologiche ed ecosostenibili, all'agricoltura sociale, all'innovazione; sta crescendo, a livello nazionale ed internazionale, la creazione di reti ed associazioni di donne del settore attorno alla valorizzazione della biodiversità agricola, lo scambio di esperienze, la cooperazione; tale vivacità ed eccellenza non risultano sempre supportate né rappresentate a sufficienza ai vertici delle organizzazioni di settore, così come nei servizi pubblici e privati al comparto agricolo; la Fao ha stimato che, se le donne avessero lo stesso accesso alle risorse di quello garantito agli uomini, la produzione agricola potrebbe aumentare fino al 30 per cento. E poiché in molti Paesi poveri l'agricoltura è la principale occupazione delle donne, garantire alle donne un equo accesso al credito potrebbe garantire a oltre 150 milioni di persone, nel prossimo futuro, di uscire dalla loro condizione di insicurezza alimentare. È per questo che la Fao individua tra i suoi " global goal " l'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile quale uno dei principali, peraltro tra i più difficili, obiettivi da raggiungere; è stato ampiamente dimostrato che, valorizzando le capacità produttive delle donne a favore di un'agricoltura sostenibile, non solo si lavorerebbe per il futuro ambientale della terra, ma si andrebbe verso la piena fruizione dei loro diritti individuali. Inoltre, quando coinvolte nei processi decisionali sulle questioni climatiche, le donne hanno dimostrato di fare la differenza; grazie alla loro conoscenza ed esperienza nella gestione delle risorse naturali, sono in grado di strutturare una valida risposta ai disastri ambientali sia nella messa in sicurezza della popolazione che nella ricostruzione successiva, nonché nel reperimento di nuove risorse di immediata necessità; considerato altresì che: l'Onu ha messo in campo da anni una serie di azioni, che vanno dal coinvolgimento delle donne nei processi decisionali che possono influire sul clima a livello locale e globale alla promozione finanziaria e tecnologica di iniziative imprenditoriali femminili; numerosi studi ed indagini hanno approfondito, da anni, gli aspetti organizzativi, sociali ed economici dell'agricoltura al femminile, rimarcando strette connessioni tra la presenza di donne attive in agricoltura e l'attenzione per la diversificazione economica aziendale (agriturismo, attività didattiche, vendita diretta, agricoltura sociale e altro) e gli aspetti ambientali (in particolar modo per ciò che concerne lo sviluppo di modelli produttivi sostenibili come l'agricoltura biologica e l'agricoltura familiare), sempre coniugati con un'alta redditività dell'impresa; per quanto riguarda l'agricoltura biologica, ad esempio, come confermato anche dai dati Istat, in Italia le aziende guidate da donne sono aumentate del 20 per cento nel periodo compreso tra i due censimenti sul mondo agricolo; per ciò che concerne l'agricoltura familiare, è stato da più parti evidenziato come le donne siano il perno delle aziende a conduzione familiare e rivestano un ruolo chiave nella sostenibilità economica e sociale della stessa impresa; risulta custodito nella memoria e nella sapiente tradizione artigianale delle donne, inoltre, il patrimonio enogastronomico dei nostri territori ed è fondamentale dare visibilità e riconoscimento a tale cultura, anche in ragione del valore economico che la stessa possiede per l'identificazione dei prodotti agroalimentari made in Italy , individuabili non solo in base alla componente organolettica del prodotto, ma anche in relazione alla specificità delle tecniche di lavorazione; il contributo femminile all'agricoltura è, quindi, fondamentale per lo sviluppo sostenibile dell'agroalimentare italiano, un settore strategico per l'Italia, che ha un giro d'affari di 190 miliardi di euro, pari al 17 per cento del prodotto interno lordo italiano; valutato che: sono riscontrabili tuttora situazioni specifiche che ostacolano la crescita della presenza femminile nel settore, sia sul versante più propriamente imprenditoriale, sia in termini di riconoscimento a livello lavorativo delle prestazioni fornite, sia con riguardo al contesto di riferimento nel quale sono chiamate a svolgere l'attività lavorativa; dal lato imprenditoriale, occorre sostenere la formazione manageriale e professionale delle donne, anche attraverso specifici percorsi di potenziamento del genere femminile nel settore agricolo, di specializzazione nei processi di direzione dell'azienda, di sostegno alle azioni di commercializzazione e di accesso al credito; dal lato del lavoro dipendente, è necessaria una maggiore sensibilizzazione verso questa componente lavorativa, ponendo in essere strumenti correttivi e servizi di tutela volti a superare le discriminazioni di genere (nelle paghe salariali, nell'attribuzione di mansioni, nella tutela della maternità, nella lotta alle molestie sessuali e altro), nonché a sostenere percorsi di crescita professionale; nell'ambito dell'impresa familiare occorre prevedere, come del resto già prefigurato durante la XVII Legislatura nell'ambito delle proposte di legge per il settore ittico, una specifica disposizione che riconosca a livello civilistico la figura del familiare che svolge la propria attività nell'ambito dell'impresa agricola, alla quale riconoscere ogni diritto lavorativo previdenziale ed assistenziale di cui godono gli altri lavoratori; in ordine al contesto, risulta inoltre quanto mai necessario incentivare la creazione di servizi di assistenza nelle aree rurali, legate alla cura dei bambini in età scolare, all'assistenza degli anziani, ai trasporti, all'assistenza sanitaria in ambito rurale, al sostegno al lavoro di cura per la donna impegnata in azienda agricola, e alla realizzazione della banda larga per la copertura di tutto il territorio rurale; risulta altresì necessario che, anche nell'ambito degli enti pubblici chiamati ad operare per il settore agricolo, venga prevista un'adeguata rappresentanza di genere nell'ambito delle cariche direttive, al pari di quanto è stato fatto con la "legge Golfo-Mosca" (di cui alla legge n. 120 del 2011) che ha stabilito una riserva dei posti disponibili al genere femminile negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate (consigli di amministrazione e collegi sindacali);