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un recente episodio, avvenuto nella tarda serata di mercoledì 17 marzo 2021 nel comune di Vivaro (Pordenone), ha riguardato il danneggiamento di un capannone sede di un'attività produttiva, in prossimità del centro abitato, oggetto di ingenti danni conseguenti ad un'esercitazione militare. Fortunatamente non ci sono stati danni a persone ma solo a cose, in circostanze a dir poco fortunate. Il sindaco di Vivaro, Mauro Candido, da tempo non manca occasione per portare all'attenzione il tema delle servitù militari per il peso che gli abitanti di quelle zone devono sopportare insistendovi uno dei più grandi poligoni d'Italia, quello di Cellina Meduna, per i disagi conseguenti alle vibrazioni e ai rumori che la popolazione residente deve sopportare; l'articolo 330 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, dispone che "ai Comuni nel cui territorio sono presenti aree appartenenti allo Stato, in uso all'amministrazione militare e destinate a poligoni addestrativi di tiro, è corrisposto un contributo annuo" e ancora che "Alle regioni maggiormente oberate dai vincoli e dalle attività militari, comprese la dimostrazione e la sperimentazione di sistemi d'arma, individuate ogni quinquennio con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Ministro della difesa, lo Stato corrisponde un contributo annuo da destinarsi alla realizzazione di opere pubbliche e servizi sociali nei comuni nei quali le esigenze militari (compresi particolari tipi di insediamenti), incidono maggiormente sull'uso del territorio e sui programmi di sviluppo economico e sociale"; gli enti locali coinvolti lamentano la scarsità delle risorse destinate ai citati contributi di cui all'articolo 330, si chiede di conoscere quali iniziative i Ministri in indirizzo, di intesa con la Regione e gli enti locali, intendano favorire sia per dare attuazione e compimento alla dismissione dei beni militari oggi non più utilizzati ma che gravano sulle singole realtà locali sia in ordine al rifinanziamento degli opportuni indennizzi per il peso che i Comuni interessati, come nel caso di specie, il Comune di Vivaro, devono sopportare per la presenza di un'attività importante e necessaria quale quella attinente allo svolgimento di esercitazioni militari della difesa. Atto n. 4-05139 DE POLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il contributo a fondo perduto, necessario per gli operatori dello sport piegati dal più lungo lockdown del periodo pandemico, concretizzatosi con l'approvazione del decreto "sostegno" (decreto-legge n. 41 del 2021), si rivela insufficiente rispetto all'effettiva necessità di liquidità reclamata dalle ASD (associazioni sportive dilettantistiche) e dalle SSD (società sportive dilettantistiche); in Italia sono 148.000 le società sportive, alle quali affluiscono circa 9,6 milioni di tesserati (solo in Veneto esistono 5.600 società con 490.000 tesserati e 90 operatori); società che vivono di volontariato e di rette e che, nonostante la chiusura dell'attività e la sospensione della riscossione delle rette, hanno dovuto comunque sostenere le spese vive quali affitto, bollette, eccetera; l'articolo 1 del decreto "sostegno" prevede l'erogazione di un contributo a fondo perduto per imprese e professionisti, compresi gli enti non commerciali, purché in possesso di partita IVA, escludendo quindi le ASD e SSD prive di partita IVA che esercitano esclusivamente attività istituzionali; la mancanza di congruo "sostegno" appare come un disconoscimento del servizio sociale svolto dalle ASD premiando, nella sostanza, solo quelle che, in aggiunta all'attività sportiva, esercitano attività "commerciali", quali sponsorizzazioni, gestione di bar o punti di ristoro, affitto campi a soggetti diversi da associati e tesserati, vendita di materiale sportivo, diritti televisivi a discapito di quelle che si finanziano solo con quote associative e di tesseramento ai sensi dell'art. 148, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi (decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modifiche); considerato inoltre che: le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti delle associazioni sportive, così come per le altre categorie di enti indicati nel citato art. 148, comma 3 (associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, di promozione sociale e di formazione extra scolastica della persona), sono considerate "attività commerciali"; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri competente per lo sport Valentina Vezzali il 22 marzo 2021, rispondendo alle domande dei parlamentari in occasione dell'audizione presso le Commissioni riunite VII Camera e 7ª Senato, sui contenuti della proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza, ha dichiarato che "700 milioni dal Recovery Plan non sono sufficienti per il mondo dello sport. L'individuazione di questa cifra risponde a soddisfare le esigenze minime. Tuttavia, è mia intenzione avviare un confronto con il governo per una più equa redistribuzione delle risorse". Quanto alle ASD e SSD che rischiano la chiusura, ha precisato: "è mia intenzione dare il giusto valore ad Asd e Ssd, e seguirò personalmente l'evolversi del decreto, mi sono già attivata con il Mef affinché arrivino le giuste risorse alle società sportive", si chiede di sapere se, in sede di conversione del decreto-legge "sostegno", intenda includere tra i beneficiari di aiuti anche le ASD e le SSD, che hanno subito ingenti danni dalle misure restrittive di chiusura dell'attività e che, fra l'altro, svolgono una funzione sociale di promozione della pratica sportiva come strumento educativo e occasione di aggregazione sociale e crescita. Atto n. 4-05140 FAZZOLARI BALBONI DE BERTOLDI DRAGO GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA MAFFONI PETRENGA RAUTI TOTARO URSO Ai Ministri della salute, dell'interno e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'Ente nazionale per la cinofilia italiana (ENCI), riconosciuto dallo Stato nel 1940, detiene il libro genealogico delle razze canine dal 1882, svolgendo un'attività di rilievo generale nella sua tenuta, secondo quanto previsto dal disciplinare del libro (decreto ministeriale n. 21095 del 1996) e dalle relative norme tecniche (decreto ministeriale n. 21203 del 2005), in armonia con le normative comunitarie e secondo gli indirizzi della Federazione cinologica internazionale (FCI); il pedigree è il certificato di iscrizione a uno dei registri del libro genealogico, viene emesso e stampato esclusivamente nella sede centrale dell'ENCI e garantisce che l'iscrizione del cane sia avvenuta secondo la normativa del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; un cane sprovvisto di pedigree emanato dall'ENCI non può essere considerato un "cane di razza";