[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera del 17 giugno 1999 della Camera dei deputati relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Maurizio Gasparri nei confronti del dott. Giancarlo Caselli ed altri, promosso con ricorso del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, notificato il 22 agosto 2000, depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2000 ed iscritto al n. 40 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; Udito nell'udienza pubblica del 15 gennaio 2002 il giudice relatore Giovanni Maria Flick; Udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 19 aprile 2000, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza ha sollevato conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, a seguito della deliberazione adottata dall'Assemblea nella seduta del 17 giugno 1999 (atti Camera, doc. IV-quater, n. 72), con la quale è stata approvata la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere, di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale nei confronti del deputato Maurizio Gasparri concernono opinioni espresse dal parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il procedimento penale nei confronti del deputato Gasparri concerne un'ipotesi di diffamazione a mezzo stampa (artt. 595, primo e terzo comma, cod. pen. , e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47), in relazione a dichiarazioni dal medesimo rese nel corso di una intervista rilasciata ad un quotidiano, ritenute offensive della reputazione di alcuni magistrati della procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo (dott. Giancarlo Caselli, dott. Vittorio Aliquò, dott. Antonio Ingroia, dott. Giovanni Di Leo, dott.ssa Lia Sava), che erano stati impegnati nell'inchiesta relativa al dott. Luigi Lombardini. L'on. Gasparri si sottolinea nell'atto di conflitto avrebbe fra l'altro affermato, nella intervista in questione: "Attenzione i nastri che la Procura di Palermo spedirà al C.S.M. potrebbero venire manipolati ... Mi sembra che l'intera inchiesta sia stata condotta in maniera anche troppo disinvolta. Perché, per esempio, l'avv. Concas si era allontanato dall'ufficio di Lombardini al momento del suicidio? Molti punti devono essere chiariti e solo un attento esame dei nastri potrà darci le risposte che cerchiamo. Ma, visti i precedenti, esiste la possibilità che quelle cassette possano essere ritoccate dalla Procura di Palermo. Potrebbero essere cancellate alcune parti importanti ... È tanto facile riprodurre una cassetta". Ad avviso del giudice ricorrente, la Camera dei deputati non avrebbe legittimamente esercitato il proprio potere valutativo, e ciò a causa della mancanza assoluta di nesso tra le dichiarazioni espresse nel corso della intervista giornalistica e la funzione parlamentare. L'iter argomentativo della relazione della giunta approvata dalla assemblea, si fonda, infatti, sulla circostanza che "le frasi proferite dal deputato costituiscono un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nonché del dibattito politico-parlamentare ciò sia pure in assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, che comunque deve ritenersi implicito, attesa l'ampiezza e la diffusione che ebbe a suo tempo la discussione tanto sugli organi di stampa quanto, in generale, nel dibattito politico". Tale deliberazione darebbe quindi erroneamente per scontato il superamento del problema dell'estensione dell'area di insindacabilità dell'esercizio delle funzioni tipicamente parlamentari o para-parlamentari allo svolgimento di attività politica anche genericamente intesa e non funzionale all'esercizio delle funzioni medesime. Il giudice per le indagini preliminari - dopo aver pertanto escluso che le dichiarazioni rilasciate dall'on. Gasparri siano riferibili all'esercizio delle funzioni ispettive del parlamentare - richiama, a sostegno del conflitto, la giurisprudenza di questa Corte a proposito del requisito della connessione tra le opinioni espresse dal parlamentare e l'esercizio delle relative funzioni, come indefettibile presupposto di legittimità della deliberazione parlamentare di insindacabilità. Dato che la condotta addebitabile all'on. Gasparri non presenterebbe oggettivamente alcun legame con atti parlamentari, essa, ad avviso del ricorrente, dovrebbe rientrare nella cognizione riservata, anche in forza di precetti costituzionali (artt. 24, 101 e 102 Cost.), al sindacato giurisdizionale: "a meno di voler trasformare di fatto la prerogativa di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione da strumento di tutela dell'autonomia delle Camere a privilegio di deputati e senatori". Il ricorrente chiede, quindi, che previa dichiarazione di ammissibilità del conflitto, la Corte dichiari che non spettava alla Camera dei deputati la valutazione della condotta addebitabile all'on. Gasparri, in quanto estranea alla previsione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, ed annulli di conseguenza l'impugnata delibera, ritenuta lesiva della sfera di attribuzioni giurisdizionali, costituzionalmente garantita, del giudice per le indagini preliminari. 2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 387 del 2000. 3. - Si è costituita la Camera dei deputati, contestando la fondatezza delle censure poste a base del conflitto. Al riguardo, si rammenta come, alla luce della giurisprudenza di questa Corte, è necessario che le dichiarazioni extra moenia siano collegate con l'esercizio delle funzioni parlamentari; ma ciò non significa che tale rapporto di inerenza possa concretizzarsi solo laddove il parlamentare abbia cura di citare, nel corso delle proprie dichiarazioni, gli specifici atti parlamentari cui quelle dichiarazioni si riferiscono. Né d'altra parte è possibile ridurre come sembra presupporre la tesi del ricorrente il rapporto di comunicazione politica, fra i parlamentari e l'opinione pubblica, ad un "mero rapporto informativo di tipo formalistico e quasi burocratico"; così come è da respingere la critica rivolta alle motivazioni addotte in sede parlamentare a sostegno della delibera di insindacabilità. Quest'ultima, infatti, in tanto ha ritenuto applicabile alla fattispecie l'art. 68, primo comma, Cost., in quanto ha potuto ravvisare nelle dichiarazioni rese dal parlamentare un collegamento obiettivo con l'attività politicoparlamentare: collegamento testimoniato, peraltro, da numerosi atti tipici di sindacato parlamentare, i quali "hanno come motivo costante pressanti preoccupazioni ed interrogativi in ordine allo svolgimento dell'interrogatorio del dott. Lombardini (ossia l'identico motivo attorno a cui ruotano le preoccupazioni espresse dall'on. Gasparri che hanno dato luogo al presente conflitto)".