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Brevemente, sarebbero state rilevanti la questione della busta paga pesante, perché era uno strumento attraverso il quale si poteva riequilibrare la situazione di coloro che avevano fatto i versamenti; la questione relativa alla zona franca urbana, perché era necessario ampliarne il periodo temporale, e la questione relativa alla ZES, la zona economica speciale, già descritta dai relatori di minoranza, che riguarda in modo particolare la creazione, per i Comuni colpiti nell'area centrale dell'Italia, di una zona economica speciale, in cui prevedere una serie di vantaggi e incentivi dal punto di vista economico, di tributi e di accesso. Ci colpisce che queste richieste non vengano accolte, perché esse, come sempre, non scaturiscono dalla testa di qualche componente della minoranza di quest'Assemblea o di quella della Camera; sono questioni sottoposte sempre e comunque dalle categorie e dagli operatori, cioè da chi è sul campo e vede, ancora oggi, le macerie per strada e un sisma affrontato a tozzi e bocconi. Non c'è mai l'apertura necessaria per mettere un punto. Francamente credo che, se non ci fossero state le elezioni in Umbria, molto probabilmente il decreto‑legge, in fretta e in furia, tre giorni prima, non sarebbe stato fatto. Questa è la verità. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). E potendo comunque migliorarlo oggi, non è stato fatto come occorreva, per cui presumo che, tra sei o sette mesi, sempre sulla spinta di categorie o sindaci, dovremo rimetterci le mani per l'ennesima volta. Non ho memoria di una situazione tanto protratta nel tempo da un punto di vista legislativo. Quando, purtroppo, ci sono stati altri terremoti, il problema non era quello normativo, ma dei soldi. Qui ci troviamo di fronte all'assurdo che ci sono le contribuzioni, ci sono i fondi, ma l'assetto individuato è tale che - soprattutto nell'ambito delle richieste fatte dai privati - la ricostruzione non cammina. Non va avanti per paura delle responsabilità; non va avanti per il problema della burocrazia e perché si intreccia con l'inefficienza. Credo, allora, che questa sia la grande riflessione sottesa al provvedimento che discutiamo, e ritengo che sia responsabilità politica di tutti - anche delle forze che governano le Regioni - mettere un punto definitivo per non trovarci, fra sei mesi, un altro tozzo o boccone da dover affrontare. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fede. Ne ha facoltà. FEDE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, oggi parliamo del sisma del Centro Italia e di tutti i sismi degli ultimi anni, non solo quindi di quello del 2016 che rappresenta il fulcro di questo provvedimento. Ho sentito parlare di spopolamento delle aree interne, ma è una questione nota grave che esiste e perdura da anni, anche per i problemi che certi territori hanno avuto nel gestire la profonda crisi occupazionale. Sono tutte scelte frutto di situazioni politiche che per decenni, purtroppo, non hanno mai affrontato e risolto i problemi sistemici, primo tra tutti la carenza di infrastrutture fondamentali per la nascita e lo sviluppo degli stessi territori. Parliamo di territori lasciati a lungo in uno stato di isolamento, che sono arrivati ad una condizione pre-sisma già di grande difficoltà, acuita ancor di più dai problemi che conseguono a una calamità naturale. Mi riferisco a tantissime zone d'Italia colpite da terremoti; in particolare parlo della mia zona, del Centro Italia, del sisma del 2016, del più grande cratere mai visto in Italia, che ha interessato tante Regioni e molti Comuni di Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche. Sono zone che conosco benissimo perché ci vivo: le Marche del Sud, del Piceno, la zona da cui provengo. Conoscendo a fondo quei territori, posso testimoniare che una delle principali problematiche è stata la mancanza di infrastrutture o di infrastrutture mai sufficientemente sviluppate. Ho sentito tante critiche da parte dei relatori di minoranza. Partiamo allora dall'analisi dei fatti per capire quali sono i problemi dell'Italia in generale e in particolare delle aree colpite dal sisma. Molto spesso sento parlare delle problematiche legate all'inefficienza del nostro sistema; voglio ricordare che la prima calamità naturale che l'Italia deve fronteggiare è la burocrazia: una burocrazia creata da mancate soluzioni, da scelte mai effettuate in tanti anni; incagli quotidiani che rendono complesse le procedure, a partire dalle problematiche di corruzione che hanno reso sempre più complesse le norme sugli appalti pubblici. Norme che hanno bloccato ulteriormente la ricostruzione. Forse è il caso di ribadire anche i problemi finanziari, perché se la soluzione ai problemi quotidiani è già difficile con un bilancio che è fra i peggiori d'Europa, sicuramente lo è ancora di più in situazioni di emergenza, come lo sono le calamità naturali. Sistemi non adeguati all'ordinario, figuriamoci se possono andare bene per lo straordinario di quello che è diventato oggi il cantiere più grande d'Europa. È proprio qui che vediamo la macchinosità delle procedure di un sistema complesso ed estremamente articolato. È molto difficile dare soluzioni a chi non ha il tempo né la pazienza di attendere, perché parliamo non di gestione ordinaria, di favori o di problemi secondari, ma della necessità di ricostruire le case e le aziende crollate per il sisma, frutto di sacrifici di intere generazioni, che oggi sono da ricostruire immediatamente. Sappiamo bene come questo possa essere - anzi è - sicuramente difficile. Parliamo di problemi creati in venti-trent'anni di mala gestione politica. Oggi coloro che ci consigliano più efficienza, più sviluppo, tagli, sono gli stessi che hanno creato queste condizioni in venti-trent'anni: una politica che si è sempre aggrovigliata su se stessa, che non ha mai dato soluzioni a queste problematiche di cui certamente non siamo noi i responsabili, essendo qui da poco tempo. Noi interveniamo oggi, tra le macerie del sisma, ma soprattutto tra le macerie di una burocrazia che ha bloccato l'Italia in tutti i suoi aspetti, in tutte le sue fonti. Da qui dobbiamo partire. Le prime - le macerie del sisma - hanno colpito i territori; le altre - quelle della burocrazia - hanno colpito l'intera Nazione. Chiaramente la soluzione è complessa e non di istantanea soluzione. Le soluzioni immediate non sono facili da trovare, hai voglia a dire che non si è fatto questo o quest'altro. Serve trovare risorse tagliandole dal bilancio; noi abbiamo messo anche nel decreto-legge per la ricostruzione post- sisma i soldi recuperati da Camera e Senato con i tagli allo spreco della politica. Serve quindi scegliere tra le priorità dei problemi da risolvere, un poco alla volta, con determinazione e solerzia, senza sosta, fino a quando non riusciremo finalmente a far evolvere il nostro Paese. Il decreto-legge al nostro esame agisce proprio in questa direzione. È certamente un tassello importante per il rilancio, un passo in avanti concreto verso la normalità con misure emerse dalla sintesi delle richieste dei cittadini, degli enti locali, dei tecnici e di tutti gli interlocutori che abbiamo ascoltato, tenendo conto ovviamente delle possibilità economiche che viviamo in questo momento e dei limiti anche della burocrazia che abbiamo ereditato.