[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 157, primo e quinto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), promossi con ordinanze del 1° marzo 2007 dal Giudice di pace di Città di Castello, del 21 maggio 2007 dal Tribunale di Rossano, del 18 maggio 2007 dal Giudice di pace di Cuneo, del 12 luglio 2007 dal Giudice di pace di Foggia, dell'8 maggio 2007 dal Giudice di pace di Napoli Barra, dell'11 gennaio 2007 dal Tribunale di Napoli, del 12 luglio 2007 dal Giudice di pace di Torino, dell'11 luglio 2007 dal Giudice di pace di Bergamo, del 25 settembre 2007 dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, sezione distaccata di Milazzo, del 10 luglio 2007 dal Giudice di pace di Forlì, del 19 settembre 2007 dal Tribunale di Parma, del 7 novembre 2007 dal Giudice di pace di Palermo, del 6 novembre 2007 dal Tribunale di Pavia, del 12 ottobre e del 9 novembre 2007 (numero 2 ordinanze) dal Giudice di pace di Bergamo e del 4 ottobre 2007 dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, sezione distaccata di Milazzo, rispettivamente iscritte ai nn. 738, 767, 777, 788, 791, 816, 826 e 838 del registro ordinanze del 2007 e ai nn. 28, 29, 31, 44, 92, 139, 140, 141 e 148 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 43, 46, 47 e 48, prima serie speciale, dell'anno 2007 e nn. 1, 2, 4, 9, 11, 15, 20 e 21, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 5 novembre 2008 il Giudice relatore Gaetano Silvestri. Ritenuto che il Giudice di pace di Città di Castello, con ordinanza del 1° marzo 2007 (r.o. n. 738 del 2007), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui non dispone che il termine triennale di prescrizione previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria si applichi, inoltre, a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace; che il rimettente ha dichiarato la sospensione del procedimento e disposto la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale immediatamente dopo aver enunciato la questione sollevata; che il Tribunale di Rossano, con ordinanza del 21 maggio 2007 (r.o. n. 767 del 2007), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria; che nel giudizio principale, ove si procede nei confronti di persona accusata del delitto di ingiuria (art. 594 cod. pen.), le parti hanno concordemente sollecitato una declaratoria di estinzione del reato ai sensi dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. ; che il rimettente osserva come la norma censurata, applicandosi ai più gravi tra i reati di competenza del giudice di pace, cioè quelli puniti con le cosiddette sanzioni paradetentive, implichi che il relativo termine prescrizionale sia più breve di quello stabilito per i reati meno gravi, puniti con le sole pene pecuniarie; che peraltro il giudice a quo, con riferimento alla fattispecie contestata in concreto, prosegue rilevando l'applicabilità del più lungo termine prescrizionale di cui al primo comma dell'art. 157 cod. pen. , trattandosi di reato già punito con la pena alternativa della multa o della reclusione fino a sei mesi, e dunque sanzionabile – a norma dell'art. 52 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468) – con la sola pena pecuniaria; che, da tali premesse, il rimettente fa conseguire il rilievo «che l'applicabilità dell'art. 157 comma 5 […] determina una irragionevole disparità di trattamento e lede il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione»; che inoltre, sempre secondo il rimettente, il vulnus recato ai principi costituzionali sarebbe tanto più evidente considerando che spetta al giudice una valutazione discrezionale circa l'applicazione delle sanzioni «paradetentive», il che renderebbe discrezionale anche la determinazione del termine di prescrizione; che il Giudice di pace di Cuneo, con ordinanza del 18 maggio 2007 (r.o. n. 777 del 2007), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui non dispone che il termine triennale di prescrizione previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria si applichi, inoltre, a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace; che nel giudizio principale si procede nei confronti di persone accusate di un delitto di lesioni personali (art. 582 cod. pen.), nonché dei reati non aggravati di ingiuria (art. 594 cod. pen.) e minaccia (art. 612 c.p.); che, secondo il rimettente, nell'ambito dei reati di competenza del giudice di pace, il termine prescrizionale per i reati puniti unicamente con la sanzione pecuniaria sarebbe pari a quattro anni o addirittura a sei (a seconda che si tratti di contravvenzioni o delitti), mentre gli illeciti più gravi, per i quali è applicabile anche (o solo) una sanzione coercitiva della libertà personale (ancorché non detentiva), sarebbero suscettibili di estinzione nell'arco di un triennio;