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gli interventi richiedono, altresì, delle valutazioni prognostiche sull'andamento del virus legate a numerose variabili, che possono essere prese in considerazione solo in termini probabilistici, valutando altresì l'impatto delle misure progressivamente assunte; il Presidente del Consiglio dei ministri nelle sue comunicazioni al Parlamento del 2 novembre 2020 ha esplicitamente affermato: "Riteniamo necessario pertanto assumere una decisione orientata ai principi di proporzionalità e adeguatezza, che contempli nuovi interventi restrittivi modulati e differenziati sulla base del livello di rischio concretamente rilevato nei territori"; ha aggiunto che: "In Italia è stato elaborato questo sistema di monitoraggio nel corso di questi ultimi mesi, che oggi ci pone in una condizione anche diversa rispetto ad altri Paesi, anche del continente europeo, che non lo possiedono". Ha sostenuto che: "Oggi disponiamo di una struttura di prevenzione e di monitoraggio che non si limita solo a misurare il tasso di contagiosità sui territori, attenzione, quindi non è solo questione di prendere atto e riferire l'Rt, il famoso Rt, ma è un piano che elabora il flusso dei dati provenienti dal territorio sulla base di 21 differenti parametri, di cui ricordo i più significativi: numero di casi sintomatici notificati per mese; numero dei casi con storia di ricovero ospedaliero; numero di strutture residenziali socio-sanitarie che riscontrano almeno una criticità settimanale; percentuale di tamponi positivi; tempo medio tra data di inizio dei sintomi e data di diagnosi; indice di replicabilità; numero di nuovi focolai di trasmissione; e, non ultimo ovviamente per importanza, occupazione di posti letto di area medica o terapia intensiva sulla base dell'effettiva disponibilità della singola struttura ospedaliera e del singolo territorio"; tuttavia, da più parti viene posto in dubbio che questo complesso sistema di monitoraggio, di cui non è dato conoscere nel dettaglio metodologie e base dati utilizzata, sia effettivamente basato su quantità, qualità, dettaglio di informazioni sufficienti a orientare le decisioni; a titolo di autorevole esempio, è qui utile ricordare quanto di recente scritto dal professor Giorgio Parisi, presidente dell'Accademia nazionale dei Lincei: "sarebbe necessario avere informazioni più precise di quelle che ci vengono fornite ogni giorno: servirebbe un grande database nazionale in cui fossero riversate tutte le informazioni disponibili su dove sono avvenuti i contagi, le attività lavorative dei contagiati, l'uso di mezzi pubblici, le attività svolte. Quanto influiscono sui contagi in Italia i ristoranti, le cene in famiglia, le riunioni in ufficio, le convivenze familiari e, le feste? Quali sono le attività più a rischio, oltre ovviamente quelle che già si sanno: la sanità, le celle frigorifere, la preparazione dei salumi, i centri di distribuzione postale? Servono numeri, gli articoli di giornale con casi di cronaca sono del tutto inutili. Sulla scuola, dove le ASL fanno particolari controlli, ci sono dati precisi, che permettono di escludere che fino a questo momento ci sia stata una propagazione sostenuta dell'epidemia dentro le classi, ma abbiamo informazioni molto poco precise su quello che succede in altri contesti: sappiamo il numero dei focolai o poco più. Senza dati precisi come fare a valutare gli effetti positivi o negativi di provvedimenti come la chiusura dei centri commerciali durante il weekend o delle scuole elementari?". Aggiungendo: "Io temo fortemente che in Italia non sia stata fatta una raccolta sistematica delle informazioni cruciali sulle circostanze in cui il virus si è trasmesso: la lettera di Giorgio Alleva e Alberto Zuliani (già Presidenti Istat) al Corriere del 17 ottobre mi conferma in questo timore. 'In tanti mesi - scrivono - non abbiamo investito in un sistema di raccolta di dati che consenta un monitoraggio accurato su probabilità di contagio, dimensioni delle componenti sintomatiche e asintomatiche, collegamento con i rischi successivi, ricoveri e terapie sub-intensive e intensive, letalità. (...) Non è citando insieme, giorno per giorno, il numero di casi positivi e di tamponi effettuati che possiamo capire cosa stia accadendo realmente'", impegna il Governo a mettere al più presto a disposizione del Parlamento, e attraverso di esso a disposizione di studiosi, di semplici cittadini e dell'intero Paese, anche sulla base delle piattaforme già realizzate da Ministero della salute e dal Dipartimento della protezione civile, una base dati pubblica facilmente accessibile, in formato aperto e disaggregato, in cui vengano raccolte tutte le informazioni disponibili, anche a livello di struttura sanitaria e di dati relativi all'andamento della situazione epidemiologica e al monitoraggio del rischio sanitario comunicati giornalmente dalle Regioni al Ministero della salute, all'Istituto superiore di sanità e al comitato tecnico-scientifico, con un livello di dettaglio, fatto salvo il diritto alla privacy di tutte le persone a vario titolo coinvolte, tale da consentire: 1.a) di dare trasparenza alle ragioni che determinano l'assunzione delle determinazioni di competenza e di individuare le necessarie ulteriori informazioni richieste al fine dell'adozione di nuovi provvedimenti; 1.b) la ricostruzione del processo logico che ha portato a ciascuna singola decisione; 1.c) l'individuazione dell'eventuale necessità della raccolta di informazioni ulteriori, in vario modo necessarie per l'assunzione di decisioni più consapevoli. Atto n. 1-00293 MALLEGNI PAROLI BARBONI BARACHINI MASINI BERARDI GALLONE TOFFANIN - Il Senato, premesso che: lo sviluppo infrastrutturale è fondamentale per la crescita del nostro Paese, implicando investimenti in grado, tra l'altro, di attivare tutta l'economia, attraverso l'industria e i servizi della filiera delle costruzioni e dell'indotto. Per tale motivo sono necessarie risorse pubbliche e private per nuove infrastrutture e per mantenere in efficienza quelle esistenti; gli investimenti fissi lordi della pubblica amministrazione in costruzioni (formati per la quasi totalità da spese per opere pubbliche, cioè infrastrutture) hanno mantenuto fino al 2009 un'incidenza sul PIL sostanzialmente vicina al 2 per cento, per diminuire gradualmente fino a valori di poco superiori all'1 per cento negli ultimi anni. Questo perché si sta investendo sempre meno, sia in nuove infrastrutture, che in manutenzione e ristrutturazione del patrimonio infrastrutturale; la competitività dell'Italia è strettamente legata al necessario potenziamento e alla riqualificazione del sistema infrastrutturale ferroviario, viario e aeroportuale, nonché allo sviluppo delle grandi reti di trasporto, integrate con i corridoi multimodali nazionali ed europei; uno degli obiettivi prioritari deve essere quello di connettere tutto il nostro territorio all'Europa, per favorire gli scambi commerciali e colmare i troppi divari territoriali presenti nel nostro Paese; sotto questo aspetto sarà decisivo utilizzare al meglio le risorse del "recovery plan", garantendo la necessaria rapidità nel loro utilizzo. Risorse che potranno essere utilizzate e che andranno a integrare i programmi di spesa già previsti dalla normativa vigente; sarà, altresì, importante individuare e utilizzare le suddette risorse europee distinguendo tra quelle a fondo perduto e quelle concesse come prestiti.