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l'episodio, giustamente denunciato dai genitori con una lettera inviata a Comune, Provincia e Regione, è l'ennesima dimostrazione del totale abbandono in cui è lasciata la montagna dalle istituzioni nazionali e locali. A parere dell'interrogante vivere sull'Appennino è sempre più difficile e non poter nemmeno garantire il servizio scolastico ai propri figli rappresenta per le famiglie che resistono un colpo terribile e un'ingiustizia insopportabile; la parziale riattivazione di alcune corse dalla località Imbrancamento non risolve la problematica esposta, perché comunque i genitori sono costretti a spostarsi per diversi chilometri per andare a accompagnare e riprendere i figli; appare evidente ed improcrastinabile individuare a livello nazionale un'adeguata soluzione, oltre a necessarie misure che impediscano il verificarsi di ulteriori analoghi episodi, si chiede di sapere: quali azioni possano essere adottate, al fine di addivenire all'individuazione di una doverosa soluzione; quali provvedimenti si intenda adottare affinché, nel futuro, si evitino episodi analoghi. Atto n. 4-04370 FERRAZZI GIACOBBE FEDELI LAUS PITTELLA STEFANO BOLDRINI D'ARIENZO TARICCO ROJC Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 23 ottobre 2020 è stata data notizia della rottura delle trattative tra le organizzazioni sindacali e i vertici dell'azienda "Poligof" (ex Pansac) di Mira (Venezia) a causa del mancato coinvolgimento dei lavoratori in merito ai piani di riorganizzazione del personale dell'azienda, oltre 200 dipendenti; nel settembre scorso i vertici dell'azienda, come ha avuto modo di notare la rappresentanza sindacale unitaria, si erano dichiarati favorevoli alla concertazione per procedere alla riorganizzazione dello stabilimento di Mira. Successivamente, però, l'azienda avrebbe proceduto ad illustrare le proprie scelte ai dipendenti attraverso una semplice lettera, affissa nella bacheca della sede di Mira, nella quale si esponeva l'esigenza di una maggiore flessibilità della forza lavoro, attraverso figure professionali che fossero in grado di operare in tutto lo stabilimento e non soltanto in un solo reparto. La Poligof ha quindi comunicato i termini della riorganizzazione e la data di inizio nel 1° novembre 2020; a nulla sarebbe valso l'incontro tra le parti avvenuto il 22 ottobre, nel corso del quale i sindacati avevano chiesto nuovamente di non essere estromessi dalle decisioni in merito all'utilizzo del personale, mentre l'amministratore delegato dell'azienda avrebbe ventilato la possibilità di aumentare gli investimenti aziendali all'estero, in particolare in Russia e in India, cosa che i sindacati hanno interpretato come una vera e propria minaccia di delocalizzazione; alla rottura delle trattative, i lavoratori, attraverso la rappresentanza unitaria, hanno proclamato il blocco degli straordinari e un'astensione dal lavoro per alcuni giorni, rammentando di aver già molto pagato nel corso degli anni in termini di riduzione del personale, licenziamenti e cassa integrazione; considerato che è necessario agire quanto prima al fine di salvaguardare i livelli occupazionali di un'attività industriale di assoluto rilievo per l'economia locale e regionale; mentre risulta essenziale un coinvolgimento della Giunta e del Consiglio regionale del Veneto, perché si attivino a tali fini, nell'ambito delle loro competenze, così come richiesto in una mozione presentata presso il Consiglio regionale da parte di consiglieri dell'opposizione il 2 novembre scorso, risulta altresì urgente un'attiva iniziativa a livello statale che scongiuri anche il rischio di una possibile delocalizzazione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e quali urgenti iniziative intendano porre in essere, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, al fine di individuare ogni possibile soluzione tesa a salvaguardare i livelli occupazionali di un'attività industriale di tale rilievo, dando altresì una prospettiva certa ai lavoratori e alle loro famiglie; in particolare, se intendano promuovere, in tempi strettissimi, l'istituzione di un tavolo di confronto con i vertici dell'azienda Poligof di Mira e le organizzazioni sindacali, finalizzato a facilitare la composizione del conflitto aperto tra lavoratori e azienda e a scongiurare i timori di delocalizzazione delle attività. Atto n. 4-04371 SBROLLINI Al Ministro dell'interno Premesso che: il diritto di accesso alle notizie e alle informazioni da parte dei consiglieri comunali e provinciali, da sempre uno dei temi di maggior rilievo per quello che attiene all'esercizio del mandato consiliare, acquisisce oggi un'importanza maggiormente marcata, non soltanto alla luce dello sviluppo e della diffusione delle tecnologie informatiche e della comunicazione, ma anche alla luce della recente pandemia, che ha reso il lavoro da remoto una delle formule ordinarie attraverso cui svolgere le proprie mansioni e, tra l'altro, il mandato elettorale; l'articolo 43 del decreto legislativo 18 agosto 200, n. 267 (testo unico degli enti locali), rubricato "Diritti dei consiglieri", al comma 2, recita: "I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge"; l'articolo 2 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (codice dell'amministrazione digitale), rubricato "Finalità e ambito di applicazione", al comma 1, recita: "Lo Stato, le Regioni e le autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione, l'accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell'informazione in modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate e nel modo più adeguato al soddisfacimento degli interessi degli utenti le tecnologie dell'informazione e della comunicazione"; numerose, a tal riguardo, sono le sentenze aventi ad oggetto proprio l'accesso al protocollo comunale da parte dei consiglieri comunali: la giurisprudenza in materia, nello specifico, ha in più casi riconosciuto tale diritto come necessario ai fini dell'esercizio del mandato da parte dei consiglieri, e lo ha correlato al processo di digitalizzazione che permea l'organizzazione dell'intera pubblica amministrazione; la prevalente giurisprudenza amministrativa, nondimeno, ha riconosciuto l'obbligo, posto in capo alle amministrazioni pubbliche, di dotarsi delle apposite modalità organizzative e degli strumenti adatti alla corretta gestione documentale, ricomprendendo anche il protocollo informatico, al quale ogni consigliere comunale deve avere il diritto di accedere anche tramite modalità informatica da remoto, al fine di soddisfare le proprie esigenze conoscitive e di accesso agli atti; tale accesso, per parte della giurisprudenza, può essere riconosciuto anche solo per quanto attiene ai dati di sintesi ricavabili dalla consultazione del protocollo, onde evitare un eccessivo ed indiscriminato accesso alla totalità degli atti dell'ente da parte dei consiglieri;