[pronunce]

Umbria n. 12 del 2015, contrasterebbe con l'art. 117, primo comma, Cost., in quanto, statuendo che, in materia di agricoltura, la Regione favorisce l'offerta di ricerca e a tal fine concede finanziamenti anche per «la diffusione dei risultati della ricerca», prevedrebbe un autonomo finanziamento alla diffusione dei risultati dell'attività di ricerca, in contrasto con l'art. 31, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 702/2014, da cui si evincerebbe, invece, che il finanziamento ricevuto per lo svolgimento dell'attività di ricerca debba coprire anche la diffusione via internet dei relativi risultati; che sarebbe violato l'art. 117, primo comma, Cost., pure dall'art. 43, comma 1, della legge regionale impugnata, che dispone il divieto di coltivazione in pieno campo, anche a fini sperimentali, su tutto il territorio regionale, di piante geneticamente modificate, poiché la direttiva (UE) n. 2015/412 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2015, che «modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio», precluderebbe ad una Regione di poter escludere dal territorio regionale la coltivazione di organismi geneticamente modificati utilizzando un provvedimento normativo che non sia coerente con lo specifico procedimento previsto dalla stessa direttiva, che prevede un imprescindibile coinvolgimento della Commissione europea; che anche l'art. 46 della legge reg. Umbria n. 12 del 2015, che detta norme in tema di ricerche agrarie, contrasterebbe con l'art. 117, primo comma, Cost., perché non conforme alla vigente normativa europea in materia di coesistenza tra coltivazioni di OGM e quelle convenzionali e biologiche, tenuto conto, in particolare, che l'autorità nazionale competente per quanto riguarda le autorizzazioni all'emissione deliberata nell'ambiente di OGM per qualsiasi fine diverso dall'immissione in commercio, ovvero per scopi sperimentali, è il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, secondo la procedura prevista dal Titolo II del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224 (Attuazione della direttiva 2001/18/CE concernente l'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati), mentre il Ministero della salute è l'autorità nazionale competente per quanto riguarda l'impiego confinato di microorganismi geneticamente modificati ai sensi del decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 206 (Attuazione della direttiva 98/81/CE che modifica la direttiva 90/219/CE, concernente l'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati); che l'art. 48 della legge reg. Umbria n. 12 del 2015 - che prevede il divieto di somministrazione di prodotti contenenti organismi geneticamente modificati nei servizi di ristorazione collettiva di asili, scuole, università, ospedali, luoghi di cura, gestiti da enti pubblici o da soggetti privati convenzionati, facendo carico al gestore del servizio sulla base di dichiarazione del fornitore, di verificare l'assenza di OGM o di derivati da OGM negli alimenti somministrati - sarebbe altresì illegittimo in riferimento all'art 117, primo comma, Cost., in relazione al regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, «relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati», che farebbe escludere la potestà della Regione di vietare la somministrazione di prodotti contenenti OGM, il cui uso sia stato consentito da un'autorizzazione europea; che l'art. 64, comma 1, lettera a), della legge regionale impugnata, che prevede contributi economici per l'acquisto e l'uso di ammendanti compostati e/o letame sino ad un massimo di ottanta euro per ettaro per anno, per un periodo di cinque anni, sarebbe altresì illegittimo per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., contrastando con l'art. 107, paragrafo 3, lettera c), del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ove si stabilisce che possono considerarsi compatibili con il mercato interno, tra gli altri, gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, ma non gli aiuti per le cosiddette spese di funzionamento, tra le quali rientrerebbero le spese per l'utilizzo di ammendanti al terreno agricolo; che, riguardo all'art. 81, comma 3, lettere a), b), f) e g), in combinato disposto con l'art. 83, comma 1, lettere a), b), d) ed e), della legge reg. Umbria n. 12 del 2015, ove si stabilisce che, in caso di epidemia della cosiddetta blue-tongue, la Regione possa erogare aiuti agli allevatori anche al fine di coprire taluni danni, quali la morte, gli aborti tardivi , la riduzione della natalità e la riduzione della produzione lattea, derivanti non dalla malattia in sé, ma dalla vaccinazione obbligatoriamente imposta come conseguenza del diffondersi della stessa epidemia, l'Avvocatura Generale dello Stato rileva che tali disposizioni contrasterebbero con il regolamento (UE) n. 702/2014 il quale, all'art. 26, paragrafi 7 e 8, dispone l'ammissibilità di aiuti pubblici solo qualora diretti a finanziare i costi direttamente connessi alle epizoozie, compresa l'esecuzione delle vaccinazioni, ma non i costi volti a compensare i danni che sono conseguenza non della malattia in sé, ma della vaccinazione stessa, violando, dunque, l'art. 117, primo comma, Cost.; che anche l'art. 83, comma 1, lettera c) della legge regionale impugnata violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., poiché, riguardo alla misura degli aiuti in caso di epidemia della blue-tongue, dispone che, nel caso di costi connessi allo smaltimento delle carcasse, l'indennizzo possa essere concesso «nella misura dell'ottanta per cento della spesa effettivamente sostenuta», in contrasto con l'art. 27, comma 1, lettera c), del regolamento (UE) n. 702 del 2014, il quale statuisce che gli aiuti per la distruzione dei capi morti non possono eccedere il 75 per cento dei costi sostenuti; che la difesa statale eccepisce, altresì, la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., da parte dell'art. 95, comma 2, della legge reg. Umbria n. 12 del 2015, il quale, relativamente agli aiuti concessi in materia di apicoltura, riconosce un contributo pubblico, fino al cinquanta per cento della spesa ammissibile, per gli investimenti immobiliari e mobiliari, in contrasto con l'articolo 14, paragrafo 9, lettera d), del regolamento (UE) n. 702/2014 che, per la categoria di Regioni tra cui rientrerebbe l'Umbria, stabilisce un aiuto d'intensità limitata al quaranta per cento dell'importo dei costi ammissibili;