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Signor Presidente, il mio ringraziamento a tutti i Gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, non è di rito, ma è sentito da parte di tutto il Governo, perché in pochissimi giorni il Parlamento si appresta a convertire in legge un decreto che il Governo stesso - senatore Quagliariello - non avrebbe voluto emanare. L'attivazione dei poteri sostitutivi ai sensi dell'articolo 120 è stata spesso richiamata e richiesta, in questi mesi drammatici, e il Governo ha sempre tentato, fino all'ultimo, la mediazione con le Regioni. Lo abbiamo fatto su tanti temi di ordinaria amministrazione e di straordinaria amministrazione, dalla sanità ai trasporti, nei momenti più difficili e drammatici che riguardavano anche l'ordine pubblico, alla fine sempre di comune accordo con le Regioni. E, seguendo il solco che il presidente Mattarella sempre ci ricorda della leale collaborazione, abbiamo trovato una soluzione. Questa volta non è stato possibile - voglio dirlo soprattutto ai colleghi intervenuti dai banchi dell'opposizione - non perché le Regioni non fossero disponibili, perché tutte hanno non solo accolto la mia prima lettera, che a nome del Governo invitava i Consigli regionali restanti ad adeguarsi, ma di fatto hanno anche chiesto indirettamente che l'intervento del Governo fosse conseguente se i Consigli regionali non si fossero adeguati. Voglio ricordare qui in Aula - lo ringrazio tutto - che il Consiglio regionale della Liguria, dopo la diffida, ha adeguato all'unanimità, con un dibattito alla luce del sole, le norme. Questo non è stato possibile in Puglia per dinamiche diverse che non sta a me qui richiamare, ma che - vorrei ricordare - spesso ritroviamo anche nei dibattiti parlamentari: si dicono alcune cose, e poi se ne fanno altre. E, quando si richiama - come è successo purtroppo spesso nella storia recente di quel Consiglio regionale - il voto segreto per rispondere alla necessità di fare chiarezza con la parità di genere, è evidente che il delta che rappresenta la distanza tra le cose che si dichiarano e quelle che poi si fanno è molto alto. Questo infatti è successo; in quel Consiglio non c'erano le condizioni e alla fine siamo intervenuti. E lo abbiamo fatto perché era inevitabile intervenire e lo faremo anche per il Piemonte e per la Calabria. Qualcuno qui in Aula, signor Presidente, ha richiamato la Calabria. Il senatore Calderoli, il cui saluto affettuoso ricambio, e con il quale abbiamo condiviso molti momenti in queste Aule, con la sua nota competenza ha ricordato che il Governo non è intervenuto nello scorso aprile, ma è cambiata la maggioranza - lo dico con grande franchezza - ed è cambiata anche la sensibilità su questi temi. Con il Presidente del Consiglio abbiamo posto un tema chiaro: o si fa, o si diffida. La Regione Liguria l'ha fatto e abbiamo ringraziato il presidente Toti e tutto il Consiglio regionale dal Governo e l'ho fatto personalmente in Conferenza Stato-Regioni. Piemonte e Calabria non lo hanno fatto e, se non lo faranno, interverremo noi con un atto sostitutivo, ma sono sicuro che Piemonte e Calabria lo faranno. La stessa presidente Santelli, che dimostra come una donna possa guidare una Regione del Sud e cambiare il corso della storia e degli eventi, prende atto che sono solo tre le donne presenti nel Consiglio regionale della Regione Calabria. I Comuni, da quando ci sono le norme sulla parità di genere, hanno più che triplicato la presenza delle donne nei Consigli comunali. Ad un certo punto, il Parlamento italiano ha messo davanti alle proprie responsabilità le aziende quotate e penso che abbia molto senso mettere agli atti del nostro Parlamento alcuni passaggi. Quando abbiamo approvato insieme quella norma, che pure passò all'unanimità, sulle quotate e sulle banche, il 97 per cento dei consiglieri di amministrazione era costituita da uomini e alcuni contestarono l'intervento. Grazie a quell'intervento oggi è cambiata la rappresentanza. Non c'erano donne allora? Certo che c'erano, erano all'altezza ed erano anche più brave. Oggi ci sono e guidano quei processi. La storia sarebbe lunga, signor Presidente, ma, siccome il Parlamento con grande senso di responsabilità ha accettato l'intervento fatto dal Governo, ringrazio ancora i Gruppi per i contributi che ci hanno dato in discussione generale e chiedo che venga trasmesso al Senato anche il parere che l'Avvocatura generale dello Stato, su richiesta del Governo, aveva approntato, perché penso che il passaggio che l'Avvocatura generale dello Stato ha fatto sull'unità giuridica e sulla parità di genere sia un grande contributo al nostro dibattito. (Applausi) . PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, dove c'è una discriminazione c'è qualcuno che ne trae un privilegio. È questa la ragione per cui le resistenze a norme come quella in esame sono sempre molto alte. In Puglia la normativa sulla doppia preferenza è stata vittima di una gigantesca ipocrisia, perché il partito contro le donne non conosce colore politico: prima la maggioranza ha calendarizzato il provvedimento l'ultimo giorno utile, lanciando così un chiaro segnale a un consiglio composto al 90 per cento da uomini; poi sono arrivati 2.000 emendamenti ostruzionistici dell'opposizione che hanno creato il terreno ideale per far mancare, nel cuore della notte, il numero legale. In questo modo tutti hanno avuto la possibilità di scaricare la colpa sugli altri, ma in realtà sottobanco potevano festeggiare tutti quanti. La norma era saltata come nel 2015, c'era solo da sperare che il Governo non avrebbe avuto la forza o la volontà per intervenire, invece lo ha fatto. Gli argomenti per giustificare la contrarietà alle azioni positive sono tanti e purtroppo ci sono anche molte donne a sostenere di non essere una specie in pericolo di estinzione, che chi ha le competenze non ha bisogno di aiuto, che le azioni positive sono una umiliazione per il nostro sesso. Purtroppo non è così. Le donne hanno sulle loro spalle secoli di discriminazione e in Italia solo con la Costituzione del 1948 viene inserito per la prima volta il principio di uguaglianza tra i sessi nell'ordinamento giuridico; solo dal 1963 le donne sono state ammesse a tutte le professioni, per esempio al concorso in magistratura, e solo dal 1975, con il nuovo diritto di famiglia, sono stati sanciti uguali diritti per i coniugi; poi, nel 1956, la Corte costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità dello ius corrigendi e nel 1968 quella del trattamento differenziato dell'adulterio; nel 1957 la Comunità europea ha obbligato i suoi membri a introdurre il principio dell'eguaglianza salariale, che tra l'altro è rimasto un principio teorico. Si è dovuto attendere il 1981 per cancellare dal codice penale l'attenuante per i delitti d'onore.