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In particolare la predetta circostanza è suscettibile di incidere sull'operatività transfrontaliera degli intermediari nazionali che, a partire dalla data del recesso, non potranno più accedere al beneficio del passaporto per la prestazione delle proprie attività nel Regno Unito (il cosiddetto passaporto unico). Parimenti, gli effetti della Brexit sono suscettibili di interessare la clientela italiana che intrattiene rapporti con gli operatori britannici, i quali non potranno più svolgere la propria attività sul territorio della Repubblica avvalendosi delle preesistenti abilitazioni. L'assenza di un accordo sul recesso può determinare significative ricadute anche sull'operatività delle sedi di negoziazione italiane, le quali non potranno continuare a consentire l'accesso, in qualità di membri/partecipanti, agli operatori del Regno Unito divenuti soggetti extra -UE, con conseguenti potenziali effetti pregiudizievoli anche in termini di liquidità dei mercati e ordinato svolgimento delle negoziazioni. Analogamente, un eventuale no deal potrebbe impattare sull'accesso degli operatori italiani alle sedi di negoziazione del Regno Unito. Il decreto-legge disciplina pertanto gli effetti del recesso del Regno Unito dall'Unione europea, in mancanza di accordo, sulle attività svolte nel territorio della Repubblica italiana dagli intermediari del Regno Unito operanti nel settore assicurativo, bancario e finanziario, nonché sulle attività poste in essere dagli intermediari italiani nel Regno Unito. Sono inoltre dettate specifiche disposizioni per l'operatività dei gestori delle sedi di negoziazione italiane e del Regno Unito. Al fine di assicurare la stabilità finanziaria, l'integrità dei mercati e la tutela degli investitori e della clientela il decreto-legge prevede un regime transitorio differenziato a seconda della natura dei soggetti e del tipo di attività prestata. Resta inteso che l'efficacia delle iniziative legislative in argomento è condizionata alla mancata conclusione dell'accordo di recesso tra Regno Unito e Unione europea. Nello specifico, alle banche, alle imprese di investimento e alle succursali italiane degli istituti di moneta elettronica (IMEL) aventi sede nel Regno Unito – che alla data del recesso del Regno Unito prestano sul territorio della Repubblica attività ammesse al mutuo riconoscimento sulla base del cosiddetto passaporto unico – viene concessa la possibilità di continuare ad operare per diciotto mesi (vale a dire, nell'ipotesi in cui non vi sia alcuna estensione del termine del 29 marzo per la ratifica dell'accordo, fino a fine settembre 2020) a condizione che notifichino l'intenzione di operare alle autorità competenti entro tre giorni lavorativi prima della data di recesso e presentino, entro il termine massimo di sei mesi dalla data di recesso, l'istanza per l'autorizzazione ad operare in Italia con succursale o in regime di prestazione senza stabilimento, ovvero istanza per la costituzione di un intermediario italiano a cui cedere i rapporti instaurati nell'esercizio della propria attività. Per le banche e le imprese di investimento sopra richiamate che, alla data del presente decreto, siano abilitate alla partecipazione alle aste di titoli di Stato, non è richiesta la presentazione della notifica salvo che per continuare ad esercitare l'attività di raccolta del risparmio. Resta fermo che solo in caso di presentazione dell'istanza di autorizzazione, gli intermediari potranno continuare a esercitare l'attività per l'intero periodo di diciotto mesi dalla data di recesso. Per le banche che operano in modalità di prestazione di servizi senza stabilimento viene peraltro prevista una limitazione alla raccolta del risparmio, attività consentita solo al fine di gestire i rapporti esistenti. Questa limitazione tiene conto della particolare natura di tale attività che richiede presidi rafforzati volti a tutelare i risparmiatori in vista dell'eventuale rilascio dell'autorizzazione a operare come banche di Paese terzo. Le attività svolte da tali soggetti sono sottoposte alla normativa bancaria e finanziaria di derivazione europea e nazionale, inclusa, a titolo esemplificativo, quella in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo, di sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie, di usura, di trasparenza e correttezza nei rapporti con la clientela. Quanto ai poteri esercitabili nei confronti dei predetti operatori, viene espressamente richiamato l'assetto delle attribuzioni proprie delle autorità italiane di settore competenti nei confronti degli intermediari extra -UE. Il riconoscimento della possibilità per le banche e le imprese di investimento del Regno Unito di proseguire la propria operatività – nei casi e alle condizioni previste dalle disposizioni transitorie – rileva altresì ai fini del mantenimento dell'abilitazione a partecipare alle aste di titoli di Stato e della qualifica di specialista in titoli di Stato ai sensi dell'articolo 23 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 216 del 2009 e dei profili di partecipazione alle infrastrutture di post trading . La possibilità di continuare a prestare servizi di investimento – sempre nei limiti previsti dalle disposizioni transitorie – consente altresì di gestire le potenziali ricadute connesse a un no deal per il servicing dei contratti derivati OTC conclusi da intermediari del Regno Unito con soggetti italiani; viene in particolare esclusa una soluzione di continuità per la gestione dei « life-cycle event » che presuppongono la sussistenza di un'autorizzazione alla prestazione di servizi di investimento in capo all'intermediario del Regno Unito (problema noto come di contract continuity ). Il decreto-legge ammette inoltre che gli intermediari italiani – banche e società di intermediazione mobiliare (SIM), istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, gestori di fondi e intermediari finanziari – che alla data di recesso operano nel Regno Unito possano continuare a prestare i servizi e le attività nel periodo transitorio, pur in assenza, nel predetto periodo, delle necessarie autorizzazioni. Resta in ogni caso ferma la necessità di rispettare quanto previsto dalle disposizioni del Regno Unito circa l'operatività degli intermediari nel proprio territorio successivamente alla Brexit . Agli intermediari del Regno Unito ai quali non è consentito di assumere lo status di intermediario di paese extra -UE e quindi di poter operare in Italia con succursale o in regime di prestazione senza stabilimento, è richiesto di procedere alla cessazione dell'attività. Tuttavia, al fine di assicurare un'ordinata chiusura dei rapporti in essere e di prevenire ricadute sfavorevoli nei confronti della clientela, ai soggetti in questione è assicurata la possibilità di compiere nel termine massimo di sei mesi tutte le operazioni necessarie a dismettere in modo ordinato l'attività in precedenza svolta, tra cui, a titolo esemplificativo, la cessione dei rapporti a soggetti autorizzati e lo scioglimento dei contratti nel rispetto dei termini ordinari di preavviso; potranno nel suddetto periodo proseguire le attività precedentemente svolte limitatamente alla gestione dei rapporti esistenti. A ulteriore tutela degli interessi dei risparmiatori, per i finanziamenti eventualmente concessi da tali intermediari nell'ambito delle attività loro riservate viene altresì precisato, a meri fini di chiarezza, che la cessazione non modifica i termini e le modalità di pagamento degli interessi e del rimborso del capitale da parte dei clienti.