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In questo Paese, infatti, per troppo tempo si è intervenuti a fatto compiuto; oggi, invece, ci troviamo in questa sede a votare un provvedimento che introduce una serie di misure volte a creare un perimetro di sicurezza nazionale, al fine di assicurare le reti, i sistemi informativi e i sistemi informatici necessari allo svolgimento di funzioni o alle prestazioni di servizi dalla cui discontinuità possa derivare un pregiudizio alla sicurezza nazionale. Si tratta di un provvedimento che pone, quindi, misure per prevenire possibili futuri attacchi e creare una struttura in grado di garantire maggiore sicurezza nel cyberspazio, non soltanto per le pubbliche amministrazioni, ma anche per soggetti privati che operino in settori di interesse nazionale. (Brusio. Richiami del Presidente). Quando parliamo di cyberspazio ci riferiamo a una tecnologia che coinvolge sistemi di difesa, di fornitura di servizi primari, di telecomunicazioni, servizi finanziari e dispositivi fisici in nostro possesso, tutti potenzialmente soggetti ad attacchi informatici. A tal proposito, voglio ricordare l'attacco hacker che il 12 novembre 2018 ha colpito ben 500.000 caselle di posta elettronica certificata, delle quali circa 98.000 riguardanti magistrati, militari e funzionari del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. L'episodio venne definito allarmante dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, perché aveva interessato infrastrutture fino ad allora considerate sicure. Immediata fu la risposta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con la convocazione di una riunione tecnica del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, la quale diede vita a un gruppo di lavoro per studiare la capacità di tutti i servizi, pubblici e privati, di fronteggiare attacchi informatici. Proprio in questa direzione si muove il provvedimento illustrato dai miei colleghi, del quale voglio sottolineare, visti gli interventi riguardanti lo specifico campo 5G, l'importanza dell'introduzione dalla norma in materia di golden power , che va ad estendere a questa tecnologia l'esercizio dei poteri speciali del Governo nei settori della difesa e della sicurezza nazionale. Ancora, viene introdotta la possibilità per il Presidente del Consiglio, in caso di grave e imminente rischio per la sicurezza nazionale, di disattivare, su deliberazione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, uno o più sistemi informatici colpiti, al fine di garantire una risposta immediata. Il provvedimento che abbiamo esaminato nel suo complesso dota il Paese di strumenti finalmente idonei per affrontare queste nuove minacce; dimostra l'attenzione del Governo verso il corretto funzionamento dei sistemi pubblici e privati, a tutela della sicurezza nazionale, dei cittadini e delle imprese da disservizi e perdite economiche. Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Commemorazione dell'anniversario della caduta del Muro di Berlino LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare la senatrice Rauti per aver chiesto che il Senato ricordasse il trentennale della caduta del Muro di Berlino. Il 9 novembre di trent'anni fa cadeva il Muro di Berlino e veniva riaperta la circolazione tra il mondo libero e il mondo comunista, cessando così una divisione imposta da quel sistema politico. Se leggiamo oggi Wikipedia (non voglio usare parole mie), vi è scritto che il nome ufficiale del Muro di Berlino (in tedesco Berliner Mauer ) è Antifaschistischer Schutzwall, che tradotto in italiano significa Barriera di protezione antifascista. Infatti, la ragione per cui era stato eretto, secondo i comunisti della Germania, era quella di proteggere il mondo comunista da assalti dall'Ovest. Esso è stato considerato simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra le zone controllate da Francia, Regno Unito e Stati Uniti e quella comunista durante la Guerra fredda. Trent'anni fa, sotto la spinta di un popolo che non accettava di essere sottoposto al giogo comunista, per spinta popolare venivano riaperta la frontiera e abbattuto il Muro. Trent'anni fa l'Europa ritornava a essere libera. Per questo motivo, la giornata del 9 di questo mese è stata dichiarata festa nazionale dal Parlamento, anche se nessuno lo ricorda, nelle scuole non se ne parla e anche in quest'Aula, in questo momento, c'è una grande disattenzione, assai diversa dal clima di altre commemorazioni e celebrazioni. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . Forse è la foglia di fico di qualcuno per proteggere il silenzio che da molti anni copre questa data. Persino «la Repubblica» ha rievocato l'evento con un ottimo inserto. Quindi, qualcosa però si muove. Non ho bisogno di ricordare ciò che quel Muro significò: i morti, i feriti, le sofferenze e i tentativi disperati di chi voleva semplicemente attraversare quella cortina di muro, ma anche di odio. Non ho bisogno di dire che ci furono oltre 250 morti, oltre a molti imprigionati, feriti e famiglie divise per trent'anni. Non ho bisogno di ricordare che la caduta di quel muro rappresentò per tutti noi, giovani di allora, che non accettavamo la divisione di Jalta, qualcosa da abbattere spiritualmente prima che materialmente. Dal momento che la mia parte politica potrebbe essere tacciata magari di estremismo verbale nel ricordare il muro di Berlino, non mi dilungherò e utilizzerò invece le parole di una persona al di sopra di ogni sospetto, il cui nome dirò alla fine, se qualcuno di voi non dovesse riconoscerla. Sono parole pronunciate a Berlino due anni dopo che il muro era stato eretto, prima che venisse ulteriormente fortificato, prima che vi fosse un secondo muro, prima che vi fossero sbarre di cemento e di metallo, prima che ci fossero ulteriori morti. In questo discorso questo uomo di Stato dice testualmente: «Ci sono molte persone al mondo che non comprendono, o non sanno, quale sia il grande problema tra il mondo libero e il mondo comunista. Fateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che il comunismo è l'onda del futuro. Fateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che, in Europa e da altre parti, possiamo lavorare con i comunisti. Fateli venire a Berlino! E ci sono anche quei pochi che dicono che è vero che il comunismo è un sistema maligno, ma ci permette di fare progressi economici. Lasst sie nach Berlin kommen ! Fateli venire a Berlino! [..] Tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso di dire: Ich bin ein Berliner ! Sono un berlinese!» Jonh Fitzgerald Kennedy. (Applausi dal Gruppo FdI, della senatrice Bonino e del senatore Pittella) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà.