[pronunce]

La violazione delle attribuzioni provinciali consisterebbe pertanto, ad avviso della ricorrente, nel fatto che, mentre, ai sensi dell'art. 5, commi 2 e 3, della legge n. 386 del 1989, la quota ad essa spettante della integrazione del fondo nazionale per le politiche sociali disposta dalla legge n. 388 del 2000 avrebbe dovuto esserle assegnata senza alcun ulteriore vincolo o disciplina, viceversa, gli articoli 1, 3, 4, 5, 6, 7, 9 e 10 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 13 dicembre 2001, n. 470, si riferirebbero espressamente, nell'individuare i destinatari delle norme, anche alla Provincia autonoma di Trento, disciplinando in modo minuzioso e vincolante non solo i criteri di riparto (oggetto del non impugnato art. 4), ma anche i criteri e le modalità per la concessione e l'erogazione dei finanziamenti da parte della Provincia stessa, nonché le modalità di verifica dell'attuazione delle attività svolte e le ipotesi di revoca dei finanziamenti. La Provincia ricorrente propone, al riguardo, due articolati motivi di doglianza. 1.1. – In primo luogo, viene denunciata l'incostituzionalità ed invasività degli artt. 1, 3, 4, 5, 6, 7, 9 e 10 del decreto ministeriale n. 470 del 2001 per violazione dell'art. 5, commi 2 e 3, della legge n. 386 del 1989 e dell'art. 12, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 268 del 1992. La ricorrente premette che l'articolo 81 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, demanda ad un regolamento ministeriale le disposizioni per la propria attuazione, con la definizione dei criteri e delle modalità di concessione ed erogazione dei finanziamenti e di verifica dell'attuazione delle attività svolte e con l'individuazione delle ipotesi di revoca dei finanziamenti concessi, e osserva che, anche se tale disposizione si pone in contrasto con i principi già vigenti in materia di fonti del diritto prima della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione, non vi è motivo di sollevare in relazione ad essa questione di legittimità costituzionale. Infatti, l'articolo 158 della stessa legge n. 388 del 2000 esclude in ogni caso il potere regolamentare di cui all'art. 81, comma 2, perché prevede esplicitamente la salvaguardia delle prerogative costituzionali della Provincia, nel senso che le disposizioni in essa contenute si applicano alle Province autonome compatibilmente con le norme statutarie. L'inapplicabilità delle norme impugnate sarebbe confermata, secondo la ricorrente, anche dalla disposizione dell'art. 12, comma 1, del d.lgs. n. 268 del 1992, secondo la quale «le disposizioni in ordine alle procedure ed alla destinazione dei fondi di cui all'art. 5 della legge 30 novembre 1989, n. 386, si applicano con riferimento alle leggi statali di intervento previste, anche se le stesse non sono espressamente richiamate». Il comma 2 dello stesso articolo precisa che le disposizioni che vietano allo Stato lo svolgimento di attività amministrativa nelle materie regionali e provinciali non si riferiscono all'attribuzione o alla ripartizione di fondi a favore della Provincia per scopi determinati dalle leggi statali e che «a detti fondi continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'art. 5, comma 2, della legge 30 novembre 1989, n. 386». Secondo la ricostruzione proposta dalla ricorrente, non deriva in sostanza alcun diretto pregiudizio alle competenze provinciali dal disposto dell'art. 81 della legge n. 388 del 2000. La ricorrente lamenta che, al contrario, gli articoli impugnati del decreto ministeriale n. 470 del 2001 si riferiscono espressamente, nell'individuare i destinatari delle norme, anche alla Provincia autonoma di Trento e che essi fissano una dettagliata disciplina di tutti i profili relativi ai finanziamenti in questione, talora perfino “autorizzando” le Regioni e le Province autonome a dettare discipline integrative. Più in particolare, l'art. 1 stabilisce, integrando le disposizioni dell'art. 81 della legge n. 388 del 2000, che le risorse dovranno essere utilizzate «per la realizzazione […] di nuove strutture, destinate al mantenimento e all'assistenza» dei beneficiari e contiene una definizione vincolante di soggetto con handicap grave. L'art. 3 definisce i «soggetti abilitati a presentare la domanda» e, ad avviso della Provincia, individua, «ben oltre quanto disposto dalla legge n. 388, gli organismi abilitati (benché l'elenco del comma 1 si chiuda poi con una clausola che allude genericamente ad “altri soggetti privati”, senza neppure più richiedere l'assenza del fine di lucro), sia ponendo requisiti per il riconoscimento della “esperienza” nel settore dell'assistenza ai soggetti con handicap grave (comma 2)». L'art. 4 riguarda i progetti finanziabili e descrive le caratteristiche che questi devono avere. L'art. 5 disciplina i criteri per l'individuazione dei progetti da finanziare e “autorizza” le Regioni e le Province autonome a stabilire tali criteri «con propri provvedimenti emanati nel rispetto delle norme degli statuti di autonomia», stabilendo che, «al fine di assicurare l'omogeneità qualitativa dei servizi sul territorio nazionale», le Regioni e le Province autonome debbano assegnare le risorse «sulla base della qualità del progetto, dal punto di vista: dei requisiti strutturali e funzionamento; delle attività assistenziali, di tutela, di sostegno psicologico ed educativo; del collegamento del progetto con i servizi sociali di base, con le strutture sanitarie e formative e con altre iniziative, servizi e strutture già esistenti sul territorio». L'art. 6 riguarda i requisiti delle strutture di accoglienza. L'art. 7, pur riferendosi nel titolo alle sole modalità di concessione e di erogazione dei finanziamenti, disciplina invece direttamente la realizzazione delle opere e la contribuzione. L'art. 9 dispone che le Regioni e le Province autonome trasmettano all'amministrazione statale competente relazioni sui criteri utilizzati, sull'elenco dei progetti ammessi al finanziamento, sullo stato di attuazione e sull'efficacia degli interventi. L'invasività di tale ultima previsione consisterebbe, ad avviso della ricorrente, sia nel fatto che l'obbligo di trasmissione non può essere stabilito da un regolamento, sia nel fatto che «tale obbligo, per il suo significato e le sue modalità, non realizza una semplice collaborazione informativa, ma al contrario è disegnato come un momento di mera attuazione, all'interno di un rapporto che si pretende di direzione, come mostra all'evidenza la sanzione della revoca del finanziamento per l'ipotesi di mancata trasmissione delle relazioni». L'art. 10 prevede la revoca dei finanziamenti alle Regioni – senza menzionare espressamente nel primo periodo del primo comma le Province autonome – in tre distinte ipotesi: a) mancata trasmissione delle relazioni di cui all'art. 9; b) segnalazione negativa da parte delle Regioni e delle Province autonome sulle realizzazioni progettuali;