[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 83 del codice di procedura penale, promossi con ordinanze emesse il 17 novembre 1999 dal tribunale di Termini Imerese nel procedimento penale a carico di G. D., iscritta al n. 96 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 11, 1ª serie speciale, dell'anno 2000 e il 22 maggio 2000 dal tribunale di Alba, sezione distaccata di Bra, nel procedimento penale a carico di M. F., iscritta al n. 498 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39, 1a serie speciale, dell'anno 2000. Udito nella camera di consiglio del 13 dicembre 2000 il giudice relatore Giovanni Maria Flick.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il tribunale di Termini Imerese, con ordinanza emessa il 17 novembre 1999, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 83 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la possibilità per l'imputato, nel caso di costituzione di parte civile, di chiamare, o chiedere l'autorizzazione a chiamare, nel processo, quale responsabile civile, l'esercente l'aeromobile a norma dell'art. 878 del codice della navigazione. Ha premesso in fatto il giudice a quo di essere stato investito a seguito di decreto di citazione emesso nei confronti di una persona imputata del reato previsto dall'art. 589 cod. pen. , per avere, come comandante primo pilota di un velivolo, cagionato per colpa la morte del secondo pilota. Avvenuta la costituzione di parte civile, il giudice ha disposto, su richiesta della difesa dell'imputato, "ai sensi dell'art. 83 c.p.p. come modificato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 112 del 1998" la citazione dei responsabili civili individuati nella società esercente l'aeromobile coinvolto nel sinistro, a norma dell'art. 878 cod. nav. , e nella impresa assicuratrice la quale, ai sensi dell'art. 935 cod. nav. , aveva assunto l'obbligo del risarcimento dei danni cagionati al personale di volo durante l'espletamento del servizio al quale era addetto il velivolo precipitato. Costituitisi in giudizio, entrambi i responsabili civili eccepivano la inammissibilità della loro chiamata su richiesta dell'imputato; il giudice, a sua volta, con separata ordinanza disponeva l'esclusione dal giudizio della impresa assicuratrice, "ritenendo infondata ed irrilevante la questione di legittimità costituzionale prospettata con riferimento all'art. 935 cod. nav. " prospettando al contrario di ufficio il dubbio di costituzionalità nei termini di cui innanzi si è detto, in riferimento alla posizione dell'esercente dell'aeromobile, a norma dell'art. 878 cod. nav. A sostegno della non manifesta infondatezza del quesito, il giudice a quo richiama i princìpi affermati da questa Corte nella sentenza n. 112 del 1998, con la quale - dopo aver premesso che la responsabilità prevista in capo all'assicuratore dalla legge n. 990 del 1969 rientra tra i casi di responsabilità civile ex lege ai quali si riferisce il secondo comma dell'art. 185 cod. pen. - è stata dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 83 cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede che, nel caso di responsabilità civile derivante dalla assicurazione obbligatoria prevista dalla legge n. 990 del 1969, l'assicuratore possa essere citato nel processo penale a richiesta dell'imputato. Ebbene, osserva il rimettente, anche l'art. 878 sancisce ex lege, in via diretta, la responsabilità civile del soggetto che ha assunto l'esercizio dell'aeromobile, sicché pure per tale ipotesi devono ritenersi sussistenti gli stessi profili di illegittimità ravvisati da questa Corte nella richiamata pronuncia. Anche nel caso dell'esercente, infatti, la posizione del convenuto chiamato a rispondere del proprio fatto illecito in autonomo giudizio civile e quella dell'imputato per il quale, in relazione allo stesso tipo di illecito, vi sia costituzione di parte civile, sono identiche. Sicché - deduce il rimettente - proprio in considerazione della identità di posizioni, non sarebbe dato comprendere per quale ragione mentre il danneggiante nel processo civile può chiamare il responsabile civile, analogo potere non sia invece attribuito all'imputato nel processo penale. Il tutto, conclude il giudice a quo non senza rimarcare come nella richiamata sentenza questa Corte abbia già censurato "l'irrazionalità di una disciplina che, deviando - senza alcun plausibile motivo - dallo schema del rapporto processuale civile, priva l'imputato di ogni possibilità di coinvolgere nella pretesa di danno avanzata dalla parte civile il civilmente responsabile". 2. - Il tribunale di Alba, Sezione distaccata di Bra, solleva, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 83 cod. proc. pen. , "come modificato a seguito della pronuncia additiva" di questa Corte n. 112 del 1998, nella parte in cui non prevede che l'imputato possa "citare il proprio assicuratore della responsabilità civile facoltativa". In punto di rilevanza osserva il rimettente che nel procedimento a quo, pendente per il reato di cui all'art. 590 cod. pen. , la norma censurata sarebbe "sicuramente applicabile" in quanto il danneggiato si è costituito parte civile e l'imputato, che aveva stipulato "un contratto di assicurazione della responsabilità civile ... ha manifestato l'intenzione di chiamare in garanzia il proprio assicuratore, essendo a ciò impedito unicamente dal tenore letterale dell'art. 83 cod. proc. pen.". Al lume dei dicta enunciati da questa Corte nella richiamata sentenza n. 112 del 1998, reputa il giudice a quo che la situazione di ingiustificata disparità di trattamento e violazione del diritto di difesa si realizzerebbe anche nella ipotesi in cui l'imputato abbia stipulato liberamente un contratto di assicurazione della responsabilità civile, posto che, anche in questo caso - analogamente a quanto la Corte ha affermato in tema di assicurazione obbligatoria per la circolazione di autoveicoli - l'imputato stesso, ove citato in sede civile, può chiamare in garanzia l'assicuratore a norma dell'art. 106 cod. proc. civ. , mentre tale possibilità gli sarebbe preclusa in sede penale, stante il tenore letterale dell'art. 83 cod. proc. pen. , e l'impossibilità di interpretare estensivamente l'indicata sentenza di questa Corte. 3. - Nei giudizi non ha spiegato atto di intervento il Presidente del Consiglio dei ministri né si sono costituite le parti private.1. - Le ordinanze di rimessione sottopongono all'esame della Corte questioni analoghe, sicché i relativi giudizi devono essere riuniti per essere definiti con un'unica decisione. 2.