[resaula]

È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, illustri membri del Governo, colleghi senatori, credo che nessuno in quest'Aula abbia particolare simpatia per l'Unione europea così com'è; sicuramente non l'abbiamo noi di Forza Italia. Io ho una carriera di giornalista alle spalle e da giornalista ho sempre criticato l'Unione europea, quando ancora andava di moda dirsi europeisti e quando, tra i popoli europei, quello italiano era il più europeista di tutti. Ad aprirmi gli occhi fu il presidente emerito Francesco Cossiga, il quale un giorno (ancora eravamo lontani dall'inizio della crisi economica) mi disse che se le istituzioni europee fossero state prese così come erano e trapiantate nell'assetto costituzionale di uno qualsiasi degli Stati membri, i cittadini di quello Stato sarebbero scesi in piazza per protestare e, se le proteste non avessero ottenuto risultati, sarebbero saliti in montagna. C'è un problema evidente di legittimità democratica delle istituzioni europee. È un problema di mancanza di identità, natura e visione politica e non è un caso, ma una scelta. Jean Monnet, che dell'Europa unita fu il grande e illuminato architetto, negli anni Cinquanta annotò sui suoi diari che l'Europa doveva nascere all'insaputa dei popoli. È evidente che qualcosa che nasce all'insaputa dei popoli non ha né può avere sostanza politica: funziona finché le cose vanno bene, ma ai primi venti di crisi mostra la corda, la propria debolezza. Ci siamo, ci siamo ormai da parecchi anni. Tuttavia, la cura a questa malattia non è l'invettiva, non è la "sbrasata", non è l'esibizione muscolare. La storia recente ci ha insegnato che i Governi che hanno cercato di percorrere questa strada non hanno fatto l'interesse nazionale. La cura a questa malattia si chiama «politica» ed è quella politica che voi giustamente imputate all'Europa come grande assente, che è anche assente dai ranghi del vostro Governo. Purtroppo siete simili ai vostri avversari: non riuscite ad avere un'identità, una cultura, radici politiche e una visione di sviluppo del Paese e questo indebolisce l'interesse nazionale. State commettendo il più classico degli errori, quello che nei manuali di strategia militare viene indicato come il primo degli errori da non commettere: state combattendo una guerra su due fronti. L'Italia ha due problemi sostanziali in quest'epoca: l'immigrazione e l'economia, intesa come mancanza di sviluppo, quindi mancanza di creazione di posti di lavoro. La soluzione di entrambi questi problemi dipende dalla condivisione dell'Unione europea e dei partner europei, ma voi avete dichiarato guerra su entrambi i fronti. Temo che questo metta l'Italia nelle condizioni dell'asino di Buridano: c'è il rischio serio che non riusciate a raggiungere nessun risultato, né sul fronte dell'immigrazione, né sul fronte dei conti pubblici e dell'eventuale sviluppo del Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La vostra manovra è emblematica di questo vizio d'origine che vi portate dietro: manca di visione politica. Il problema non è il 2,4 percento di deficit . Va bene, ha dei costi; questi costi li stiamo già pagando e probabilmente continueremo a pagarli in termini di aumento del costo del denaro e questo ricadrà sulle nostre piccole e medie aziende, ma si può anche accettare di sostenere quei costi, in ragione di una manovra che promuova lo sviluppo economico. Però non è questo il caso: la vostra è una manovra puramente elettorale, un patchwork di misure che nulla hanno a che vedere con l'interesse nazionale. C'è un condono, chiamato pace fiscale. Vi ostinate a chiamare flat tax quella che non è una flat tax , ma è semplicemente un allargamento del regime forfettario per le partite IVA. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non è una flat tax : le aliquote sono tre, dunque smettetela di chiamarla flat tax , perché non ha niente a che vedere con quanto era scritto nel programma del centrodestra. Gli investimenti sono per 3 miliardi: nessuno può ragionevolmente pensare che con 3 miliardi si rimetta in moto l'economia e nessuno può ragionevolmente pensare che l'economia si rimetta in moto con un prelievo forzoso nelle tasche dei pensionati, un esproprio proletario di quelle pensioni che voi stessi giustamente avete detto - fino a ieri e fino a prima di assumere responsabilità di Governo - che servivano non solo a mantenere il pensionato, ma anche a mantenere i figli e i nipoti del pensionato, colpiti dalla crisi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questo è un danno all'interesse nazionale, dovuto alla mancanza di visione politica che vi contraddistingue (e che voi imputate invece all'Unione europea). Il precedente Consiglio europeo, come purtroppo ormai è noto, si è concluso con un fallimento. Vi siete sentiti in dovere di bluffare, accampando risultati che, con tutta evidenza, non avete raggiunto. Nulla è cambiato da allora; anche questo dovrebbe servirvi da lezione. È vero che, come diceva un importante economista, tra le specie animali quella umana è l'unica che non impara mai nulla dai propri errori; ma c'è un limite alla perseveranza (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Continuando a minacciare e a gridare alla luna non avete ottenuto nulla! Il Regolamento di Dublino è ancora lì, i movimenti secondari non sono ancora condizionati agli accordi di riammissione, la frontiera sud dell'Europa è ancora solo la frontiera sud dell'Italia, l'Europa intesa come comunità non esiste e non si fa carico dei problemi. E allora smettetela di urlare, smettetela di cercare nemici, smettetela di indicare capri espiatori e colpevoli: indicate soluzioni, fate politica. Vede, Presidente, noi di Forza Italia non da oggi, ma da sempre abbiamo nel cuore categorie come Nazione, interesse nazionale, Stato, Patria; non ci siamo improvvisati su questo fronte. Ci siamo sempre commossi di fronte al tricolore che sventolava e non lo abbiamo mai vilipeso. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E allora è naturale per noi essere al fianco di un Governo, qualsiasi Governo, che dovesse prendere come bussola l'interesse nazionale e cercare di perseguire questo obiettivo con realismo, perché il realismo è l'unico metodo della buona politica. Non è questo il caso, purtroppo; non è questo il caso. Voi uscite dalla realtà, vivete in una realtà virtuale, condizionata dai social ; vivete in un eterno presente, non avete alcuna prospettiva di futuro e, facendo così, ledete l'interesse nazionale. E allora la supplica è: per carità di Patria, uscite da questo meccanismo e abbandonate l'ossessione del consenso. Ne avete tanto di consenso, tantissimo; usatelo e mettetelo a frutto, fate delle scelte nell'interesse del Paese! Il consenso non è un fine, è un mezzo per risolvere problemi concreti.