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inoltre, liquidare la questione, come ha fatto Colao, parlando semplicemente di "3 volte più alti" non consente di comprendere che l'aumento del limite di campo elettrico comporta un aumento proporzionale del campo magnetico (per questo il limite è espresso in watt al metro quadro). E soprattutto si tace sui 6 volt al metro (0,1 watt al metro quadro) che sostituiscono i limiti nei casi di esposizioni in edifici adibiti a permanenze superiori a 4 ore. Quindi ciò che in realtà sottintende Colao è di portare l' elettrosmog da 6 a ben 61 volt al metro (cioè più 10 volte rispetto ad oggi). Asserire che i limiti italiani sono inferiori solo di tre volte a quelli europei è dunque riduttivo e fuorviante rispetto alla reale entità del cambiamento. L'Italia ha una normativa molto avanzata sotto il punto di vista della tutela della salute. Pertanto sono gli altri Paesi europei che dovrebbero allinearsi a quella italiana e non viceversa; considerato infine che il 5 luglio 2021 è stato presentato un emendamento al disegno di legge che dispone la conversione del decreto-legge del 31 maggio, avente ad oggetto la governance del PNRR e le "prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure". La proposta, in particolare, prevede di inserire un comma che, di fatto, elimina la normativa attuale sui limiti italiani all'elettromagnetismo, andando quindi incontro a quella richiesta di "adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; che cosa intendano fare per mantenere la normativa vigente in Italia in materia di protezione dei cittadini dall'inquinamento elettromagnetico, lasciando la soglia attuale di attenzione di 6 volt al metro per i campi elettrici generati dalle radiofrequenze all'interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a 4 ore giornaliere; se intendano promuovere la realizzazione di ricerche indipendenti, epidemiologiche e sperimentali sugli effetti dell'esposizione a onde centimetriche del 5G a 26 GHz (non ancora studiate in maniera adeguata), al fine di valutare eventuali impatti sulla salute. In Parlamento è stato infatti avviato l' iter per alzare la soglia a 61 volt al metro. Atto n. 4-05767 RICHETTI Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, della cultura e dell'università e della ricerca Premesso che: a Roma, in via del Crocifisso, a pochi metri dall'importante stazione ferroviaria urbana di Roma S. Pietro e dalla Città del Vaticano, si estende un'area di circa 2 ettari occupata da quasi 20 anni da un cantiere che ormai è diventato una permanente area di scavo; il progetto si inseriva in un più ampio accordo di programma per la riqualificazione urbanistica e funzionale di un'area di 5 ettari sottoscritto nel 1997 tra il Comune di Roma, la Regione Lazio, la Provincia, il Ministero per i problemi delle aree urbane, il Ministero dei trasporti e della navigazione e le Ferrovie dello Stato in vista del Giubileo del 2000; in attuazione dell'accordo, nel 2001 è stata stipulata una convenzione urbanistica tra il Comune e la società "Roma 2000 S.r.l. " (gruppo Ferrovie dello Stato) per la realizzazione, entro il 10 dicembre 2006, di un edificio polifunzionale destinato in modo prevalente alla realizzazione di complessi alberghieri e attività commerciali, secondo quanto previsto dal piano di assetto di cui all'accordo di programma; nel 2003, veniva stipulata una convenzione urbanistica integrativa, per il subentro, in luogo della Roma 2000 S.r.l. , della "Euro S.r.l. " (correlata al gruppo BTP), con la contestuale riconferma degli obblighi assunti; nel 2005 inoltre veniva stipulata un'ulteriore integrazione della convenzione urbanistica, che prevedeva una variante all'edificio privato, nonché un aggiornamento degli oneri delle opere urbanistiche e la proroga dei relativi termini di realizzazione sino al 10 dicembre 2008; nel 2005 i lavori, iniziati da poco, sono stati subito interrotti a causa della necessità di bonificare il sito dalla presenza di arsenico. Ben tre anni dopo, una delibera della Giunta comunale ha prorogato i termini della convenzione urbanistica al 28 giugno 2010, per permettere la bonifica del sito; nel 2011, una seconda delibera comunale ha prolungato di ulteriori 51 mesi i termini, fino cioè al 4 ottobre 2015, nonostante la Euro S.r.l. versasse in condizioni di dissesto economico. Essa infatti non consegnava i progetti esecutivi delle opere urbanistiche da eseguire a propria cura, accumulando quindi ulteriori ritardi; la società, nel 2013, ha presentato una proposta di concordato preventivo presso il Tribunale di Prato, a cui ha fatto seguito una nota (prot. n. 140159/2013) dell'Avvocatura di Roma capitale in cui specificava di aver "già precedentemente riferito circa la necessità di dichiarare la decadenza della Convenzione ovvero di escutere le fidejussioni a motivo della perdurante inadempienza del soggetto attuatore"; alla scadenza dei termini nel 2015 non ha fatto seguito alcun atto da parte del Comune di Roma, mentre la Euro S.r.l. ha comunicato la volontà di avvalersi della proroga di 3 anni prevista ai sensi dell'art. 30- bis della legge n. 98 del 2013 ("decreto del fare"), posticipando la scadenza dei termini della convenzione urbanistica al 4 ottobre 2018; l'anno successivo, la società, in fase di scioglimento e liquidazione, ha inoltre presentato una proposta di variante implicante una significativa maggiorazione della superficie destinata ad attività ricettiva e commerciale e una riduzione della destinazione a servizi generali; nel dicembre 2017 la conferenza dei servizi, raccolti i pareri anche dei competenti uffici comunali, si è chiusa con parere favorevole circa la proposta di variante al progetto, sulla base di principi giuridici opinabili in quanto l'accordo di programma già costituiva una deroga al piano regolatore, nonché senza valutare che lo stato di scioglimento e liquidazione della stessa Euro S.r.l. fosse una condizione ostativa all'adempimento degli obblighi di realizzazione delle opere urbanistiche previste dalla convenzione; ad oggi non sono ancora giunte risposte dall'amministrazione capitolina in merito alle iniziative da intraprendere sulla decadenza della convenzione, né sono stati messi in moto atti amministrativi di sorta, al punto che la stessa società in liquidazione nel 2020 ha presentato un ricorso contro il Comune per il suo silenzio in merito alla sua richiesta di rilascio di permesso di costruire e sulla proroga dei termini; su questo ricorso si è pronunciato il TAR del Lazio, con sentenza n. 1312/2021, che ha nominato come commissario ad acta il provveditore alle opere pubbliche per il Lazio, Abruzzo e Sardegna. Dalla sentenza sono passati quasi 5 mesi e ancora nulla pare essersi messo in moto, si chiede di sapere: quali siano il ruolo e la responsabilità delle Ferrovie dello Stato in merito all'area in questione;