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Istituzione in Roma del Museo luogo della memoria per gli internati militari italiani (IMI). Onorevoli Senatori. -- La proposta di dedicare a Roma un luogo della memoria agli -- Internati militari italiani IMI, nasce per non disperdere il patrimonio storico, culturale ed umano legato al grande dramma che, tra l'8 settembre 1943 e il maggio 1945, coinvolse più di 650.000 uomini del Regio esercito italiano; catturati su più fronti dalle truppe tedesche dopo l'armistizio dell'Italia con gli alleati, subirono la deportazione e l'internamento nei lager del Terzo Reich e nei territori da esso controllati. Il regime nazista, dopo averli considerati in un primo tempo prigionieri di guerra, nel disprezzo delle norme di diritto internazionale, modificò il loro status in «internati militari», per utilizzarli come forza lavoro. Da sottolineare come il termine «internato militare» ricorra nel diritto internazionale solo con riferimento ai militari di uno Stato belligerante che si trovino sul territorio, inteso in senso lato, di uno Stato neutrale (articoli 57 e seguenti della Convenzione dell’Aja del 1899 sulle leggi e gli usi della guerra terrestre). Gli IMI sottoposti per venti lunghi mesi ad un trattamento disumano, subirono umiliazioni, fame e le più tremende vessazioni, lavoro coatto. Circa 50.000 non fecero più ritorno. Dopo settanta anni di silenzi sulla deportazione e internamento degli italiani nei lager del Terzo Reich, iniziata con i militari, e dopo annose battaglie morali e giuridiche, promosse dall'Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall'internamento, dalla guerra di liberazione e loro familiari (ANRP), la disavventura degli IMI sembra che abbia finalmente conquistato una collocazione storica. La vicenda è stata oggetto di interesse da parte dei Governi di Italia e Germania in occasione del vertice tenutosi a Trieste nel novembre 2008, quando fu istituita una specifica commissione composta da dieci storici italiani e tedeschi con lo scopo di «occuparsi del passato di guerra italo-tedesco e in particolare del destino degli internati italiani deportati in Germania». La Commissione è stata impegnata in una ricerca al fine di «superare pregiudizi e stereotipi, sulla via della riconciliazione, solidarietà e integrazione» e perseguire una comune cultura della memoria. A conclusione dei suoi lavori, la Commissione ha presentato un'articolato rapporto, il 19 dicembre 2012, presso la Farnesina, alla presenza dei corrispondenti Ministri degli esteri italiano e tedesco (Giulio Terzi di Sant'Agata e Guido Westerwelle). In occasione della presentazione di tale Rapporto, il Ministro degli affari esteri italiano ha evidenziato che: «Italia e Germania vogliono costruire una memoria comune sugli anni delle violenze naziste, in onore delle vittime ma anche per mostrare che da quelle tragedie i nostri Paesi sono riusciti ad uscire e oggi lavorano insieme per il futuro dell'Unione europea». Il Ministro tedesco, dal canto suo, ha sottolineato: «Il governo federale tedesco deplora profondamente le ingiustizie subite dagli internati militari. Ci inchiniamo dinnanzi alle vittime. Riconosciamo interamente che il loro destino deve ricevere il meritato apprezzamento. Anche per le future generazioni devono apprendere quanto accadde loro». Il rapporto dedica un intero capitolo alla drammatica storia degli IMI, segnalando i momenti salienti della complessa vicenda individuale e collettiva. Il racconto degli storici sintetizza situazioni, stati d'animo, cause e concause che determinarono certe scelte, sia da parte dei militari italiani, sia da parte delle autorità del Terzo Reich. Si accenna, in un veloce excursus , alle condizioni di vita e di lavoro, al rapporto con gli organi di controllo, alle violenze fisiche e morali perpetrate verso quanti avevano deciso di non collaborare con il nazionalsocialismo, pronunciando ripetutamente il loro «no!» di fronte alle profferte che avrebbero potuto alleggerire la loro condizione. Ben delineati, inoltre, sono gli interessi economici tedeschi legati all'uso dei militari italiani come forza lavoro e le modalità attraverso le quali, per una politica di sfruttamento, fu conseguente «l'arbitrario» cambiamento di status : da prigionieri di guerra a internati militari e successivamente a lavoratori civili, tra il luglio e il settembre del 1944. Quella elaborata dagli storici italo-tedeschi sugli IMI è una panoramica a tutto tondo che, attraverso il reperimento di documentazione bilaterale, ha cercato di dimostrare la possibilità di tracciare un lineare racconto dei fatti storici, un percorso cronologico degli accadimenti, analizzati prevalentemente dal punto di vista della «storia delle esperienze». Pur non avendo la pretesa di essere esaustiva, la ricerca lascia tuttavia aperta la strada a ulteriori lavori di approfondimento. Particolarmente interessante è la parte conclusiva del rapporto dedicata ad alcune «raccomandazioni per il futuro» presentate, «in conformità al mandato ricevuto», nella consapevolezza, tuttavia, che le iniziative ivi proposte possano venire concretizzate «solo se in Italia e in Germania si affermerà la volontà politica di promuovere in uno spirito europeo l'avvicinamento delle culture della memoria esistenti nei due paesi». La Commissione nelle «Raccomandazioni» ha sottolineato la necessità di istituire: a) in Germania un luogo della memoria per gli internati militari italiani che ricordi il loro singolare destino. La Commissione ha potuto constatare che presso il Berlin-Niederschöneweide, esiste già il campo di lavoro coatto degli italiani, dove furono detenuti anche gli IMI, i cui edifici sono rimasti in gran parte intatti. Questo spazio, arricchito con un monumento creato da un artista, potrebbe costituire un piccolo memoriale, per ricordare la loro vicenda. Nel contempo questo luogo della memoria dovrebbe adempiere in modo permanente a compiti di natura scientifica e storico-didattica; b) a Roma, parallelamente a quello ipotizzato a Berlin-Niederschöneweide, un analogo luogo della memoria. Il progetto museale, previsto nelle «raccomandazioni» della Commissione di storici potrà essere realizzato solo grazie a concreti e formali atti da parte di Italia e Germania. Un impegno peraltro già auspicato dalla Corte internazionale di giustizia, a seguito della decisione del 3 febbraio 2012 sulle immunità giurisdizionali degli Stati, ove si legge: «Le richieste originate dal trattamento degli IMI, insieme ad altre richieste di cittadini italiani finora non regolate, possano essere oggetto di un ulteriore negoziato» tra i due Paesi. Riteniamo sia un dovere imprescindibile, dunque, da parte dei due Stati consentire la realizzazione del progetto, quale iniziativa concreta rivolta alla memoria collettiva, col massimo impegno e la massima urgenza, prima che muoia l'ultimo sopravvissuto agli strazi consumati tra il 1943 e il 1945. In considerazione di tali indicazioni del rapporto, il presente disegno di legge intende dare concreta attuazione alle «raccomandazioni» della Commissione, al fine di realizzare a Roma un Museo luogo della memoria dedicato agli IMI, quale Centro di studi, documentazione e ricerca, esposizione, conservazione e apprendimento, rivolto alla costruzione di una memoria comune e di una cultura condivisa.