[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera b) (sostitutivo dell'art. 19, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 <<Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze della amministrazioni pubbliche>>) e comma 7 della legge 15 luglio 2002, n. 145 (Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l'interazione tra pubblico e privato), promossi con ordinanze del 1° aprile, del 30 aprile, dell'11 maggio e del 14 giugno 2004 dal Tribunale di Roma, rispettivamente iscritte ai numeri 672, 673, 674 e 893 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 33 e 46, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di costituzione di Bruno Salvi, Rossana Rummo, Michele Calascibetta e Eugenio Ceccotti, nonché gli atti di intervento di Vincenza Cesareo Grillo e del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 27 settembre 2005 il Giudice relatore Franco Bile; uditi gli avvocati Claudio Scognamiglio per Bruno Salvi, Amos Andreoni, Vittorio Angiolini e Luisa Torchia per Rossana Rummo, Michele Calascibetta e Eugenio Ceccotti, Massimo Luciani per Vincenza Cesareo Grillo e l'avvocato dello Stato Aldo Linguiti per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Tribunale di Roma – chiamato a decidere, tra le altre, sulla domanda proposta (nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dei trasporti e della navigazione), dall'ex capo del Dipartimento dell'aviazione civile del Ministero dei trasporti e della navigazione, per l'accertamento del proprio diritto alla prosecuzione fino alla scadenza contrattualmente stabilita dell'incarico dirigenziale originariamente conferitogli, revocato in applicazione dell'art. 3, comma 7, della legge 15 luglio 2002, n. 145 (Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l'interazione tra pubblico e privato) – con ordinanza emessa il 1° aprile 2004 (r.o. n. 672 del 2004), ha sollevato questione di legittimità costituzionale del menzionato art. 3, comma 7, della legge n. 145 del 2002, nella parte in cui ha disposto che gli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale e quelli di direttore generale degli enti pubblici vigilati dallo Stato cessano il sessantesimo giorno dall'entrata in vigore della legge; che, secondo il rimettente, la norma impugnata (avente natura retroattiva) viola: a) gli artt. 2, 4 e 41 della Costituzione, che tutelano la libertà negoziale e l'autonomia privata dell'individuo e sono funzionali anche alla realizzazione dei valori della sua personalità, e che, come tali, ammettono interventi da parte di norme eteroformate soltanto nel rispetto della ragionevolezza; b) l'art. 3 Cost., per irragionevole disparità di trattamento dei soggetti cui la norma si applica, rispetto a “tutti gli altri” che hanno stipulato un contratto e che sono assoggettati alla regola fondamentale dell'art. 1372 del codice civile; c) l'art. 97 Cost., poiché lo scioglimento automatico e incondizionato di tutti i contratti, senza la previsione di qualsiasi motivazione costituisce un grave vulnus al principio di imparzialità, atteso che il meccanismo di cessazione automatica degli incarichi potrebbe essere agevolmente utilizzato dall'amministrazione per perseguire finalità ben diverse da quella della cura dell'interesse pubblico; che nel corso di analogo giudizio – proposto (nei confronti del Ministero per i beni e le attività culturali, della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Dipartimento della funzione pubblica e di altro controinteressato) da una dirigente generale, per ottenere tra l'altro il ripristino, fino alla naturale scadenza pattuita, nelle originarie funzioni di direttore della direzione generale per il cinema, da cui era cessata per effetto dell'applicazione della normativa de qua – il Tribunale di Roma, con ordinanza emessa il 30 aprile 2004 (r.o. n. 673 del 2004), ha sollevato congiuntamente questione di legittimità costituzionale del citato art. 3, comma 7, della legge n. 145 del 2002, nella parte in cui ha disposto la cessazione degli incarichi dirigenziali di livello generale al sessantesimo giorno dall'entrata in vigore di detta legge, e dell'art. 3, comma 1, lettera b), della stessa legge nella parte in cui, in relazione al nuovo regime della dirigenza, stabilisce un limite massimo triennale di durata di detti incarichi, in quanto – una volta dichiarata l'incostituzionalità del comma 7 – sarebbe d'ostacolo al ripristino dei rapporti cessati per la maggior durata convenzionale; che, a giudizio del rimettente, entrambe le norme confliggono con: a) l'art. 97 Cost., per lesione del principio di buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione, in quanto, inducendo i dirigenti generali alla ricerca del gradimento politico, li distoglierebbero dal perseguimento di quelle finalità e consentirebbero al Ministro di assumere un ruolo gestionale non bilanciato dall'assunzione delle correlate responsabilità amministrative, contabili e penali; b) l'art. 98 Cost., che esige che i pubblici impiegati siano al servizio della Nazione; c) gli artt. 1, 2, 3, 4, 35, 36 e 97 Cost., poiché l'intervento su rapporti contrattuali in corso e la loro risoluzione senza motivazione ledono i principi di ragionevolezza, buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione e di affidamento, determinando un demansionamento dei dirigenti titolari di tali rapporti; che il solo art. 3, comma 7, della legge n. 145 del 2002 è censurato, altresì, per violazione: d) degli artt. 70 e 97, primo e secondo comma, Cost., in quanto si concreta nell'utilizzo dello strumento legislativo per raggiungere effetti propri di un atto amministrativo, e quindi implica eccesso di potere legislativo; e) dell'art. 3 Cost., per disparità di trattamento a favore dei dirigenti non di livello generale per i quali si è invece prevista la conferma automatica in caso di mancata tempestiva rotazione degli incarichi, debitamente motivata ed alle condizioni previste dal contratto collettivo;