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alcune misure di incentivazione degli investimenti di imprese, saranno allocate sulla base delle richieste, mentre, in altre misure, i beneficiari non sono le imprese ma soggetti pubblici. Laddove, invece, non vi sia alcun indirizzo di allocazione territoriale, essa scaturirà dalle decisioni relative al riparto delle risorse effettuate dai decisori pubblici nazionali, incaricati dell'attuazione delle misure. Sarà frequente il ricorso all'utilizzo del bando tra le amministrazioni pubbliche destinatarie finali; il primo, e principale problema, è che è del tutto assente in questi casi un indirizzo politico verso la perequazione delle dotazioni infrastrutturali e della disponibilità dei servizi nelle diverse aree del Paese, in presenza di divari territoriali estremamente ampi. Pertanto, in assenza di indirizzi politici territoriali, l'allocazione dipenderà dai criteri che saranno definiti nei molti bandi. Relativamente a tale ultimo punto, l'esperienza italiana è particolarmente critica e richiederà la massima attenzione; sono infatti molto numerosi i casi in cui i criteri per i bandi hanno penalizzato le regioni più deboli del Paese: criteri apparentemente tecnici, neutrali e invece volti a predeterminare almeno in parte l'esito dei riparti. Per scongiurare tali esiti possono essere sicuramente rilevanti le capacità delle amministrazioni di volta in volta chiamate a concorrere per queste risorse, ma, pur non essendovi evidenze univoche al riguardo, è possibile ipotizzare che proprio nelle aree più deboli del Paese, le amministrazioni possano essere meno attrezzate per tali progettualità; la cifra di più di 80 miliardi di investimenti nel Mezzogiorno indicata nel Piano appare, dunque, come un "totale in cerca di addendi" e l'impatto del PNRR sull'economia e l'occupazione del Mezzogiorno, così come presentato nel Piano, è anch'esso al momento solo una ipotesi: possibile ma non garantita; nel definire il sistema di controllo e monitoraggio sugli interventi, il PNRR ha previsto un ruolo attivo del Parlamento, attraverso la trasmissione di relazioni periodiche da parte del Governo; la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stata definita, con un'articolazione a più livelli, dal decreto-legge del 31 maggio 2021, n. 77, convertito dalla legge 19 luglio 2021, n. 108. La responsabilità di indirizzo del Piano è assegnata alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Viene istituita una Cabina di regia, presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri, alla quale partecipano di volta in volta i Ministri e i Sottosegretari competenti in relazione alle tematiche affrontate in ciascuna seduta. La Cabina di regia esercita poteri di indirizzo, impulso e coordinamento generale sull'attuazione degli interventi del PNRR. La Corte dei Conti esercita il controllo sulla gestione, svolgendo in particolare valutazioni di economicità, efficienza ed efficacia circa l'acquisizione e l'impiego delle risorse finanziarie provenienti dai fondi di cui al PNRR; la Cabina di regia trasmette, anche su richiesta delle Commissioni parlamentari, ogni elemento utile a valutare lo stato di avanzamento degli interventi, l'impatto e l'efficacia rispetto agli obiettivi perseguiti, con particolare riguardo alle politiche di sostegno per l'occupazione e per l'integrazione socio-economica dei giovani, alla parità di genere e alla partecipazione delle donne al lavoro, si chiede di sapere quali iniziative intenda adottare il Governo al fine di garantire che, in sede di definizione delle procedure di attuazione degli interventi del PNRR, almeno il 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente, anche attraverso bandi, sia destinato alle regioni del Mezzogiorno, e di vigilare sul corretto utilizzo delle medesime risorse. Atto n. 3-02791 GRANATO ANGRISANI LA MURA GIARRUSSO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: secondo l'articolo 2 della Costituzione italiana, la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; secondo l'articolo 3 della Costituzione, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (comma 1); è compito della Repubblica, inoltre, rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (comma 2); gli articoli da 13 a 28 della parte prima della Costituzione (Diritti e doveri dei cittadini) sono riservati ai rapporti civili ed ivi trovano luogo, tra gli altri, i diritti di riunione (art. 17) e associazione (art. 18) e le libertà di manifestazione del pensiero (art. 21) e circolazione (art. 16); valutato che: il decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, reca misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l'esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche; il provvedimento, attualmente in fase di conversione in legge, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 23 luglio 2021, n. 175; in particolare, nel testo vigente, l'articolo 3 stabilisce che a far data dal 6 agosto 2021, sia consentito (in zona bianca, gialla, arancione o rossa, sulla base delle condizioni previste per le singole zone) esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19, di cui all'articolo 9, comma 2, del decreto-legge n. 52 del 2021 (il cosiddetto green pass ) l'accesso ai seguenti servizi e attività: "a) servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio, di cui all'articolo 4, per il consumo al tavolo, al chiuso; b) spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi, di cui all'articolo 5; c) musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre, di cui all'articolo 5-bis; d) piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all'interno di strutture ricettive, di cui all'articolo 6, limitatamente alle attività al chiuso; e) sagre e fiere, convegni e congressi di cui all'articolo 7; f) centri termali, parchi tematici e di divertimento; g) centri culturali, centri sociali e ricreativi, di cui all'articolo 8-bis, comma 1, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l'infanzia, compresi i centri estivi, e le relative attività di ristorazione; h) attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò, di cui all'articolo 8-ter; i) concorsi pubblici"; considerato che: