[pronunce]

Il comma 3 stabilisce che l'assegno è concesso dai Comuni, i quali devono informare gli interessati invitandoli a certificare il possesso dei requisiti all'atto dell'iscrizione all'anagrafe dei nuovi nati. Il comma 4 precisa che l'assegno, ferma restando la titolarità in capo ai Comuni, è erogato dall'INPS, sulla base dei dati forniti dai Comuni medesimi, secondo modalità da definire nell'ambito dei decreti di cui al successivo comma 5. Il comma 5, a sua volta, dispone che con uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono emanate le necessarie disposizioni per l'attuazione di tale nuova normativa. Il comma 7, infine, prevede la relativa copertura finanziaria. 5. — Quanto alla questione relativa al comma 6 e, parzialmente, al successivo comma 7 dell'impugnato art. 21, la stessa, con ordinanza di questa Corte del 10 giugno 2004, è stata rinviata, su accordo delle parti, all'udienza pubblica del 6 luglio 2004, per essere trattata congiuntamente, per connessione, con quella relativa ai commi 116 e 117 dell'art. 3 della legge 27 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2004), oggetto di separata impugnazione proposta dalla medesima Regione, e già fissata alla suddetta udienza. 6. — La ricorrente censura, innanzi tutto, i commi da 1 a 5 dell'art. 21 del decreto-legge n. 269 del 2003, riguardanti la concessione dell'assegno per il secondo o ulteriore figlio, denunciandone il contrasto con l'art. 3 della Costituzione. Le disposizioni in questione, secondo la ricorrente, darebbero luogo ad una ingiustificata disparità di trattamento, rilevante agli effetti dell'invocato parametro costituzionale, sia per l'attribuzione dell'assegno de quo alle sole donne residenti, cittadine italiane o comunitarie, e non anche alle «famiglie di cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia», sia per la concessione dello stesso indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali delle destinatarie. 7.— La questione è inammissibile. Come questa Corte ha affermato con giurisprudenza costante (sentenze n. 4 del 2004, n. 274 del 2003 e n. 373 del 1997), le Regioni sono legittimate a denunciare la violazione di norme costituzionali, non relative al riparto di competenze con lo Stato, solo quando tale violazione comporti un'incisione diretta o indiretta delle competenze attribuite dalla Costituzione alle Regioni stesse. E poiché la censura in esame è estranea a tale riparto di competenze, la relativa questione deve essere dichiarata inammissibile. 8.— Un secondo profilo di censura investe l'art. 21, commi da 1 a 5 e, parzialmente, comma 7, del decreto-legge n. 269 del 2003, nella parte in cui i citati commi prevedono e disciplinano la concessione del suindicato assegno e fissano le modalità di copertura della relativa spesa. La ricorrente ritiene che tale disposizione sia in contrasto con l'art. 117 della Costituzione, in quanto interverrebbe in una materia, quella dei servizi sociali, affidata alla potestà residuale delle Regioni, nonché con l'art. 119 della Costituzione, in quanto per il finanziamento delle normali funzioni di Regioni ed enti locali lo Stato può erogare solo fondi senza vincoli specifici di destinazione. La questione non è fondata. La censura prospettata dalla Regione si basa sulla riconduzione della provvidenza in questione nell'ambito della materia dei servizi sociali. E poiché tale materia non sarebbe ricompresa in quelle riservate dall'articolo 117, secondo e terzo comma, della Costituzione, alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, la stessa rientrerebbe nella competenza residuale delle Regioni, ai sensi del quarto comma del medesimo articolo. 9.— Occorre, pertanto, stabilire se la misura economica in esame attenga - così come ritenuto dalla ricorrente - «all'assistenza e alla famiglia» e dunque alla materia dei servizi sociali. 10.— Al fine di pervenire ad una delimitazione della nozione di “servizi sociali” è necessario fare riferimento, innanzi tutto, alla legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), la quale, all'art. 1, comma 1, nel fissare i principi generali e la finalità della legge, ha affermato che «la Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione». Il comma 2 del medesimo articolo dispone, inoltre, che per «interventi e servizi sociali si intendono tutte le attività previste dall'articolo 128 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112» (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59). Il richiamato decreto legislativo n. 112 del 1998, agli artt. da 128 a 134, disciplina le funzioni e i compiti amministrativi relativi alla materia dei servizi sociali. In particolare, il comma 2 dell'art. 128 dispone che con tale nozione si intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti e a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno o di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia. 11.— Va, infine, osservato che, analogamente ad altre Regioni, la stessa Regione Emilia-Romagna, con la legge 12 marzo 2003, n. 2 (Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), all'art. 1, comma 2, ha previsto che «gli interventi ed i servizi del sistema integrato di interventi e servizi sociali (…) sono volti a garantire pari opportunità e diritti di cittadinanza sociale, a prevenire, rimuovere o ridurre le condizioni di bisogno e di disagio individuale e familiare derivanti da limitazioni personali e sociali, da condizioni di non autosufficienza, da difficoltà economiche». 12.— Le disposizioni contenute nei provvedimenti legislativi sopra richiamati evidenziano la sussistenza di un nesso funzionale tra i servizi sociali, quali che siano i settori di intervento (ad esempio famiglia, minori, anziani, disabili), e la rimozione o il superamento di situazioni di svantaggio o di bisogno, per la promozione del benessere fisico e psichico della persona. 13. —