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è difficile portarsi a casa un mattone del Colosseo o un reperto storico - lo dico ovviamente con ironia - mentre un salume, un prosciutto o qualsiasi altro prodotto della nostra gastronomia i turisti lo portano a casa volentieri. È un indotto che sta crescendo in maniera enorme. Sappiamo che il settore degli agriturismi in questi ultimi anni sta crescendo di circa il 10 per cento annuo. Stiamo parlando di oltre 23.000 agriturismi in un Paese come il nostro che, con i suoi 8.000 chilometri di coste, non è secondo a nessuno, non solo per i prodotti riguardanti l'agricoltura ma anche per la ricettività balneare e per il settore ittico, rispetto al quale sicuramente abbiamo molto da dire. Cosa ci serve? Bisogna crederci e lavorare nella giusta direzione. Il riordino del Ministero dell'agricoltura e del turismo, di fatto, signor Presidente, lo hanno già messo in pratica i cittadini, i turisti, senza neanche aspettare i lavori di quest'Assemblea. Il PD e Forza Italia, un po' come i bravi di manzoniana memoria, dicono che «questo matrimonio non s'ha da fare». Io invece credo - mi rivolgo al Governo, nello specifico al ministro Centinaio - che dobbiamo andare avanti, perché la strada è quella giusta. Ripeto: agricoltura e turismo di fatto sono già assieme, lo hanno deciso i cittadini. Avanti tutta, quindi, ce lo chiedono gli italiani. Da diversi anni nel nostro Paese l'agricoltura aveva bisogno di idee chiare che, finalmente, sono arrivate con le nuove proposte di questo Governo; sono arrivate con il programma del ministro Centinaio. Noi della Lega lo sosterremo sicuramente e convintamente. Buon lavoro, signor Ministro. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che stiamo discutendo tecnicamente può essere definito semplice, poiché di fatto è un passaggio di competenze da un Ministero a un altro o dalla Presidenza del Consiglio ad altri, con i relativi passaggi di personale e risorse. Il tutto pare - e sottolineo: pare - senza aumento di costi a carico dello Stato. Sottolineo «pare» perché spesso i costi effettivi si misurano dopo l'entrata in vigore dei provvedimenti, anche in termini di efficienza e sprechi, visto che molto spesso questi cambiamenti hanno conseguenze negative maggiori del previsto. Cosa diversa, invece, se andiamo ad analizzare il provvedimento sul piano politico. Faccio una considerazione di carattere generale, partendo dall'analisi dell'articolo 1, che prevede il trasferimento delle competenze sul turismo. A questo proposito non possiamo non sottolineare come il termine «cambiamento», tanto sbandierato dal MoVimento 5 Stelle, proprio alla luce di questo provvedimento, possa essere tradotto in stazionamento, invecchiamento. Chi volesse essere più romantico, potrebbe rinominarlo con il gattopardesco «cambiamo tutto perché nulla cambi»: nulla di diverso dalla vecchia politica. Il granitico contratto di Governo, il nuovo metodo della politica si arrende al manuale Cencelli. Leggo: «Un Paese come l'Italia non può non avere un Ministero del turismo, che non può essere solo una direzione di un altro Ministero». Questo è il testo scritto nel contratto di Governo, tanto sbandierato dal leader dei 5 Stelle, onorevole Di Maio, come la novità del secolo, un nuovo modo di fare politica, la grande svolta, che forse avete approcciato con troppa superficialità e vi ha portato subito fuori strada. Quindi, per ragioni di Realpolitik , si fa esattamente il contrario di quanto scritto. Colleghi, non ci scandalizziamo, ma semplicemente prendiamo atto della nuova situazione che si è creata, e speriamo che da oggi in avanti chi si erge a moralista lo faccia con più attenzione. Voglio comunque sottolineare che, rispetto a quanto enunciato nel contratto, riferendomi specificamente alla parte che vi ho appena citato e all'intero paragrafo relativo al turismo del contratto di Governo, Fratelli d'Italia ha un giudizio complessivamente positivo, perché le varie proposte mirano a combattere la concorrenza sleale, gli abusi e le agenzie straniere che lucrano sul nostro patrimonio. Anche noi siamo favorevoli all'introduzione del Ministero del turismo. Oggi, però, discutiamo un provvedimento che nella sua parte iniziale vuole togliere al Ministero per i beni e le attività culturali le deleghe sul turismo per affidarle al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Certamente all'inizio abbiamo avuto qualche perplessità, anche per un'idea generale del turismo legata fortemente al patrimonio artistico, archeologico e storico di cui il nostro Paese è ricco. Tuttavia, se andiamo ad analizzare quanto sia complesso il sistema turistico nel suo insieme, scopriamo che il turismo culturale è uno dei tanti turismi che il nostro Paese può offrire e quindi non ci scandalizziamo né ci meravigliamo del fatto che ci sia un passaggio di competenze. Pensiamo, ad esempio, al turismo che ogni estate riempie le nostre spiagge di centinaia di migliaia di persone, dove di culturale - consentitemi di dirlo - c'è ben poco, così come al turismo invernale che riempie le nostre montagne di appassionati di sci alpino; pensiamo al turismo termale e del benessere, dove, anche in questo caso, la componente culturale è molto scarsa. Non siamo, dunque, pregiudizialmente contrari al fatto di togliere al Ministero per i beni e le attività politiche le deleghe sul turismo. Nel passaggio al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, anzi, vediamo anche degli aspetti positivi, legati al settore agroalimentare italiano e più in generale al made in Italy . Penso, in particolare, a tutti quei territori che non riescono ad intercettare il flusso turistico delle città d'arte, dove è concentrato il turismo culturale, ma che sono ricchi anch'essi di monumenti e tesori artistici, spesso non conosciuti, e alle tante, tantissime sagre e manifestazioni locali, che hanno al centro i prodotti dell'agroalimentare italiano, che possono diventare meta di molti turisti. D'altra parte, andando indietro con la memoria, il turismo in Italia ha sempre avuto una vita travagliata; penso alla costituzione del Ministero nei primi anni Cinquanta, fino al referendum abrogativo, per poi tornare in auge come delega alla Presidenza del Consiglio, per poi passare sotto il Ministero delle attività produttive e poi ancora al Ministero per i beni e le attività culturali e oggi alle Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Il problema non è, quindi, chi gestisce le deleghe, ma cosa si fa per il turismo. Ad oggi abbiamo un giudizio negativo di quanto fatto precedentemente sul piano della pianificazione turistica, spesso demandata agli enti locali e spesso mal coordinata anche fra i vari enti territoriali. Penso che chi ha gestito fino ad oggi il Ministero per i beni e le attività culturali ha pensato poco alla pianificazione turistica nel suo complesso e ancor meno e male a gestire il nostro patrimonio artistico e monumentale: penso ai nostri musei e siti archeologici.