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Da parte di Forza Italia, mi permetta di associarmi al dolore per tutte le vittime recenti e passate, perché realmente sentiamo che questa è una battaglia di civiltà. Impedire non solo le vittime, i morti, ma anche gli infortuni sul lavoro non credo sia un problema di una sola parte politica in quest'Aula. Ritengo che il lavoro, se viene fatto bene, troverà una larghissima condivisione da parte di tutte le forze politiche qui presenti. Tra le cose che lei ha annunciato e che farà, incontrando i vari rappresentanti del mondo del lavoro, così come del mondo dell'impresa, dell'università e delle varie organizzazioni che sono presenti nel territorio, forse ha dimenticato di dire che noi senatori la aspettiamo: esistono anche una Commissione lavoro e una Commissione industria all'interno del Senato ed esistono anche delle professionalità (esclusa la mia) che potrebbero darle tanti buoni consigli nel suo lavoro. Per cui esiste al di fuori un mondo, al quale anche noi partecipiamo, ma esiste anche questo mondo all'interno, che ha grande voglia di confrontarsi su questo argomento. E ha grande voglia di trovare una riduzione, se non la fine, delle morti e degli incidenti sul lavoro, che avete detto essere tante: circa 300 solo dall'inizio di quest'anno. I numeri sono veramente drammatici: 1.112 morti nel 2017. Chi muore si dà pace, si dice; ma avete pensato a chi rimane? A qual è il destino delle famiglie, soprattutto di quelle giovani che, oltre a un parente e a un genitore, hanno perso anche l'unico reddito? Penso che, tra le persone che dovrete incontrare, fareste bene a prevedere anche i familiari, i tanti familiari (Applausi dal Gruppo FI-BP) , che - credetemi - molte volte sono in uno stato di disperazione totale. Non lo dico perché dovete incontrare tutti i familiari, ma lei, signor Ministro, è nelle condizioni di poter pensare anche a loro (e naturalmente ci sono le organizzazioni che questo devono fare). Poi vorrei dire che è vero che c'è un elevato numero di morti (1.112 si dice nel 2017, non due, ma quasi tre al giorno), ma ci sono anche - come è noto - 1.142 infortuni al giorno, che per fortuna non sono drammatici come quelli mortali. Sono numeri che portano ai circa 417.000 infortuni riconosciuti nel 2017 e ai circa 640.000 denunciati; probabilmente, nella differenza tra denunciati e riconosciuti potrebbe esserci forse anche qualcosa in nero, che si perde nelle statistiche. Quello che ancora è da tener presente sono i numeri: 90 milioni di giornate di lavoro perse, che colpiscono sicuramente la persona che non va a lavorare, ma colpiscono anche le nostre imprese. Pertanto, salvaguardando i lavoratori che hanno un infortunio, noi contribuiamo indirettamente anche a creare quella positività nell'impresa che è assolutamente un obiettivo che chiunque si interessi del suo Dicastero vorrebbe raggiungere. I pilastri su cui mi baserei per trovare una soluzione al problema della sicurezza nel mondo del lavoro sono l'informazione, la formazione, la prevenzione e la protezione. Non posso naturalmente sviluppare in questo intervento i significati contenuti in ognuna di queste parole - vedo che sta già lampeggiando la luce del microfono - però voglio dire una cosa: servono anche le risorse. Signor Ministro, lei ha fatto, non solo oggi in quest'Aula, ma anche precedentemente (cosa assolutamente legittima in una campagna elettorale), una serie di narrazioni nelle quali vedeva una possibilità di creare un mondo diverso rispetto a quello che noi viviamo tutti i giorni. Un mondo che ci ha fatto anche sognare o che ha fatto sognare tanti italiani, visto che in molti vi hanno votato. PRESIDENTE. La invito a concludere il suo intervento, senatore Floris. FLORIS (FI-BP) . Ho terminato. Adesso bisogna vedere quali di queste narrazioni e di questi sogni riuscirà a realizzare. Da cittadino, devo dire che spero che siano tanti, perché oggi la mia vita è nella politica, ma quando esco dall'Aula sono un cittadino. Non siamo qui pertanto ad ostacolare i processi positivi, ma vorremmo esserne parte, ripeto, nel proseguire questa amabile e piacevole chiacchierata nelle nostre Commissioni parlamentari, nelle quali potremo confrontare e sviscerare i temi molto più approfonditamente. E soprattutto, vorremmo capire, oltre ai temi - perché di questo si tratta - quali sono le risorse disponibili, i fondi per poter realizzare questi sogni. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (M5S) . Signor Presidente, l'informativa che il ministro Di Maio ha illustrato rappresenta una volta di più l'incoscienza con cui negli ultimi anni una certa classe dirigente ha trattato il tema del lavoro. Le morti bianche, gli incidenti sul lavoro, il precariato che si fa invisibilità sociale, la disoccupazione, la competizione tra genitori e figli per strappare un contratto sono le caselle avvelenate di un neoliberismo che è diventato prima verbo e poi programma elettorale, laddove un tempo si parlava di socialismo. La parola «dignità», con cui il ministro e vice premier Di Maio impegna il Governo su materie inerenti al lavoro, diventa una parola carica di densità sociale, quindi carica di densità politica; una parola che si aggancia all'eco di quell'articolo 36 della Costituzione che parla proprio della dignità come limite invalicabile della retribuzione a favore del cittadino. Il vice premier Di Maio ha ricordato Salvatore Lombardo, morto in uno stabilimento Fincantieri. Già, Confindustria, che è sempre pronta a fare la maestrina, a indicare sempre le buone ricette, talvolta esponendosi anche a figuracce, come era successo con il suo centro studi allorquando aveva annunciato sciagure e catastrofi nel caso di vittoria del no al referendum (e così non è andata) (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP e FdI) , su questo non ha niente da dire oppure tace, come tace tutte le volte in cui chiediamo trasparenza circa i nomi di quegli imprenditori che hanno preso i soldi dalle banche e non li hanno restituiti, forse per avventurarsi nelle privatizzazioni all'italiana? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). A proposito, colleghi, vi invito a pensare all'idea di ripristinare una Commissione d'inchiesta sul sistema bancario, in modo che facciamo anche luce sugli NPL. Il Ministro ha qui richiamato le aziende partecipate dallo Stato a essere un esempio di sicurezza sul lavoro. Esserlo significa controllare quella filiera di subappalti concessi a soggetti - spesso cooperative - che si trasformano in un vero e proprio campo di battaglia, dove ci si annienta per accaparrarsi un contratto o una paghetta purché sia. E così non va bene. Se permettete, provo un certo imbarazzo nel sentire che proprio dai banchi di sinistra arrivano le critiche sul reddito di cittadinanza, che spazza via il ricatto di quegli imprenditori che continuano a dire: o prendete questo contratto, o vi adeguate a questa paga, oppure fuori c'è la fila di disoccupati pronti a fare ciò che tu oggi non vuoi fare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Magari si tratta di stranieri illegali che sono molto più facili da minacciare.