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L'Italia entro il 19 febbraio 2021 doveva comunicare l'intenzione di proseguire la convergenza interna dei titoli PAC verso un valore medio nazionale, questo non è stato fatto e scegliere oggi di ripartire le risorse dello sviluppo rurale in base a un nuovo criterio senza che vi sia stato un confronto sulle scelte da prendere sul primo pilastro della PAC rischia di creare disparità tra le regioni falsando gli accordi presi fino ad oggi sulla politica agricola nelle diverse regioni; valutato, infine, che: nel corso di un intervento alla Camera il Ministro ha illustrato la nuova soluzione transitoria per sopperire alle perdite delle 6 regioni dovute al nuovo riparto dei FEASR: "Il nuovo criterio di riparto incide su alcune Regioni per 92 milioni di euro circa complessivi nel biennio 2021-2022. Credo però sia giusto che in questo momento nessuna Regione sia costretta a rinunciare a una parte delle risorse, soprattutto per affrontare più serenamente il post-pandemia del settore agricolo. Ecco perché abbiamo deciso di creare un Fondo che metta a disposizione quelle risorse, esattamente 92 milioni di euro, a tutela di quelle Regioni che con il nuovo criterio di riparto prenderebbero meno fondi". Da un lato, quindi, vi è la conferma della proposta di riparto fatta ad aprile scorso: nel primo anno, il 2021, il 90 per cento dei criteri storici e il 10 per cento dei criteri oggettivi. Nel secondo anno, invece, il 70 per cento di criteri storici e il 30 per cento di criteri oggettivi per il riparto. Dall'altro, vi è un fondo che andrà a coprire le risorse mancanti per alcune Regioni (si legga "Nuova soluzione sul riparto dei Fondi FEASR: l'intervento alla Camera del Ministro Patuanelli" su "ruminantia"); nei fatti, però, è stato creato un fondo aggiuntivo per sopperire alle perdite delle 6 regioni suddette ("Feasr, Patuanelli propone fondo per regioni con meno risorse" online su "regioni") contravvenendo alle indicazioni dell'Europa, e il problema rimane per i criteri da definire e in uso dal 2023, si chiede di sapere: che cosa intenda fare per il futuro il Ministro in indirizzo visto che, già con l'attuale ripartizione della PAC, i soldi sono già troppo pochi e sia stravolgendo i parametri attualmente in vigore sia ritoccando la ripartizione dei fondi FEASR del PSR spostandoli dal Sud al Nord ha intrapreso una strada che, come ha già dichiarato il commissario europeo per l'agricoltura, è impraticabile visto che le somme del FEASR sono destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali, cioè tra le 6 regioni più povere che si oppongono alla nuova ripartizione e le altre 15 e che potrebbe, quindi, portare all'apertura una procedura d'infrazione per il mancato recepimento e rispetto di una direttiva europea e, quindi, anche al blocco dei fondi; se si sia reso conto che le riduzioni operate negli ultimi 8 anni hanno creato un notevole gap tra Nord e Sud che non sarà recuperato e le ultime scelte non fanno altro che ampliarlo ancora di più. Se agli agricoltori del Sud non sarà trasferita direttamente una quota maggiore rispetto a prima, i tagli inferti non permetteranno recuperi portando, invece, verso un mega latifondismo a danno dei piccoli produttori. Promuovere questa politica significa non aver capito che la crisi produttiva, collegata alla ripartizione dei fondi, è davvero grave, anche per gli effetti che avrà sul clima e sui prezzi. Atto n. 3-02704 D'ANGELO PIARULLI TRENTACOSTE PAVANELLI PISANI Giuseppe PRESUTTO DONNO Al Ministro della giustizia Premesso che: come dichiarato pochi giorni fa, a mezzo stampa, dal presidente del Tribunale di Messina, Marina Moleti, la grave carenza di organico nelle aule di giustizia del foro di Messina ha dato luogo ad una situazione critica, che incide in modo rilevante sulla domanda di giustizia dei cittadini e sui tempi processuali divenuti inevitabilmente "irragionevoli"; è evidente che la durata dei procedimenti è condizionata dal rapporto tra il numero delle cause e il numero dei magistrati, in considerazione del tempo minimo incomprimibile, necessario per studiare, decidere e redigere un'adeguata sentenza; nelle sezioni civili di Messina sono attualmente impiegati 13,5 giudici e 2 presidenti, con una media di 1.072 cause per giudice, a fronte delle 300 cause per giudice dei tribunali di altre parti d'Italia, soprattutto del Nord; rispetto al totale dei procedimenti civili pendenti, 8.052 sono ultratriennali e, nello specifico, sono ultradecennali 397 cause di prima sezione nella quale la produttività media dei magistrati è pari a 182 sentenze; è emblematico il caso relativo alla richiesta di risarcimento per la morte di 4 componenti della famiglia Carità nel 1998 a seguito di un nubifragio che aveva fatto straripare il torrente Annunziata non adeguatamente messo in sicurezza negli anni precedenti: il procedimento, iscritto a ruolo nell'anno 2013, continua a protrarsi dopo continui rinvii e l'avvicendamento di ben 7 differenti giudici; considerato infine che: al fine di garantire il necessario adattamento delle piante organiche degli uffici giudiziari alle reali situazioni territoriali, negli ultimi anni il Ministero della giustizia ha ispirato la propria azione al principio innovativo rappresentato dalla "revisione permanente" delle piante organiche del personale di magistratura, inteso come esigenza di maggiore dinamicità e di costante revisione temporale delle stesse piante organiche; l'urgenza di assumere provvedimenti idonei a scongiurare l'irragionevolezza dei tempi di giustizia e la necessità di dare una risposta ai cittadini affinché non perdano fiducia nei confronti delle istituzioni impone di valutare interventi correttivi relativamente all'organico del Tribunale civile di Messina, sul rilievo che le attuali unità risultano insufficienti in riferimento alla grande mole di lavoro derivante dal contenzioso, soprattutto civile, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta; se e quali provvedimenti intenda assumere per far fronte alla carenza rilevata e per aumentare la pianta organica del presidio giudiziario di Messina. Atto n. 3-02705 CORTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: come diffusamente riportato dalla stampa locale nel comune di Tagliole (Modena) si segnalano gravi disservizi alla linea telefonica fissa e mobile; il problema, sorto circa due settimane fa, prosegue tuttora e non è dato sapere se e quando verrà risolto, nonostante le pressanti richieste dei cittadini alle compagnie telefoniche, affinché provvedano a normalizzare il servizio; tale situazione crea gravi disagi ai cittadini e alle imprese, che non possono usufruire di un servizio fondamentale per lo svolgimento di un'attività di lavoro o per comunicazioni urgenti con familiari e conoscenti, andando ad incidere sullo sviluppo della qualità della vita dei soggetti coinvolti; la società Telecom è incaricata, ai sensi dell'articolo 58, comma 3, del decreto legislativo n. 259 del 2003, recante "codice delle comunicazioni elettroniche", di fornire il servizio universale telefonico su tutto il territorio nazionale.