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Il risultato è che non solo sul decreto-legge cura Italia non si è fatto nulla con l'opposizione, non solo non si è recepito praticamente nulla dall'opposizione, ma addirittura si è fatto lavorare la Commissione bilancio per poi comunicare - anche in modo inusuale, durante lo svolgimento dei lavori - che sarebbe stata messa la fiducia, nel disprezzo più totale, più completo delle istituzioni democratiche e della collaborazione che avevate chiesto e che noi vi avevamo offerto. (Applausi dal Gruppo FdI) . Voi invece avete irriso voi stessi, per primi, poi l'opposizione, ma soprattutto avete irriso e state irridendo il popolo italiano, quel popolo che soffre, presidente Pesco, che si aspettava costruttività, propositività, collaborazione e che invece dalla maggioranza vede solamente un autoritarismo egocentrico, che nulla ha a che fare né con la collaborazione, né con la serietà dei rapporti politici. Caro Presidente, questi decreti-legge vengono soprattutto annunciati prima che letti. Noi stiamo continuamente commentando decreti-legge che perlopiù apprendiamo, nei contenuti prospettici, via Facebook e che poi leggiamo qualche giorno dopo, magari anche una settimana dopo, sulla Gazzetta Ufficiale : un altro modo anomalo di interpretare la democrazia, ma forse una parte politica maggioritaria di questo Governo interpreta in questo modo l'operatività delle istituzioni democratiche. Questi decreti, il decreto-legge al nostro esame, così come il decreto-legge che ci è stato annunciato (che, ribadisco, ancora non abbiamo letto, se non in qualche articolo che ogni tanto appare), sono - non ho timore di dirlo e non lo dico in modo provocatorio, ma purtroppo, come ho prima spiegato, in modo oggettivo - cara sottosegretario, professoressa Guerra (e mi dispiace che sia lei, che, come più volte le ho ribadito, stimo molto, a dover ricevere le mie considerazioni sul Governo: vorrei tanto avere qui davanti il presidente Conte per dirlo a lui), una presa in giro e ve lo dimostro. Sono una presa in giro delle opposizioni, per quello che ho detto prima: da una parte avete richiesto collaborazione e dall'altra di fatto non avete voluto nemmeno riflettere sulle proposte che il centrodestra vi ha fatto. Sono una presa in giro, ritengo, verso voi stessi e verso le stesse componenti della vostra maggioranza; mi rivolgo alla mia concittadina, conterranea, onorevole senatrice Conzatti, che qui rappresenta Italia Viva, perché un vostro ex vice ministro e nostro collega, il dottor Zanetti, ha ribadito più volte e continua a ribadire, come un grido di dolore delle professioni e del mondo economico, l'inconsistenza dei vostri provvedimenti. Quindi non sto citando uomini di Fratelli d'Italia, ma esponenti che hanno fatto parte del vostro mondo, del mondo del centrosinistra, che sono stati Vice ministri nel Governo Renzi. Queste stesse persone dichiarano in modo chiaro che quello in esame è un decreto-legge a saldo zero e che si tratta di proposte inconsistenti. Voi stessi lo dite, perché lo sapete. Allora vorrei che, almeno da questa parte della maggioranza, che parrebbe a parole avere un maggior senso di responsabilità, seguissero poi delle azioni concrete, perché non si può essere opposizione e maggioranza allo stesso momento. Signor Presidente, il decreto-legge annunciato - mi sembra giusto collegare questi decreti-legge, visto che fanno parte di un unicum nell'intervento dello Stato - e non letto - lo ribadisco - l'ho definito una presa in giro, per le ragioni espresse dagli stessi esponenti delle categorie professionali. Oggi sono su tutti i giornali le dichiarazioni del presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Miani, che critica pesantemente la realtà di questi provvedimenti, mentre sono sul quotidiano «Il Sole 24 ORE» di oggi le parole dei rappresentanti dell'Associazione bancaria italiana (ABI). Quindi continuo a citare non elementi di parte, ma le istituzioni economiche del nostro Paese, i dottori commercialisti, l'ABI, le categorie professionali: sono loro che sui giornali specializzati stanno evidenziando la vostra l'inconsistenza e quella di un provvedimento, che viene venduto dal premier Conte, con la sua eloquenza, innanzitutto come l'inserimento di 400 miliardi di euro nell'economia. Il cittadino medio, quando sente le parole di Conte, dice: «Finalmente lo Stato, che non aveva neanche un euro, oggi investe 400 miliardi di euro per il nostro futuro!». Magari andava precisato un po' meglio che quei 400 miliardi di euro in realtà sono soldi che saranno a debito e che dovranno essere pagati dalle imprese produttive italiane. Questo però sarebbe nulla. Voi in realtà non avete movimentato neanche 400 miliardi di euro, perché per fare ciò - cito sempre la relazione pubblicata su «Eutekne», l'organo dei dottori commercialisti, dell'ex vice ministro Zanetti - occorrevano dai 25 ai 30 miliardi di euro alla base di questo decreto liquidità. Ebbene, il vostro decreto annunciato - e non letto - di fatto non prevede neanche un euro, perché recupera un miliardo di euro dalla riproposizione del vecchio articolo 49 del decreto-legge n.18 del 2020 e prende un miliardo di euro dai fondi della Sace. Quindi, di fatto, non mette nulla di nuovo e, come spesso accade, quando si vogliono fare le nozze coi fichi secchi, succede quello che è successo e cioè che promettete 400 miliardi di euro, sapendo che queste risorse, con tale decreto, nei fatti non le muoverete mai. Questo è quanto vi stanno ricordando, non un senatore di Fratelli d'Italia, ma i rappresentanti dell'ABI e gli organi tecnici delle istituzioni economiche italiane. Signor Presidente, mi avvio a concludere: visto che avrei tante altre cose da dire, mi conceda almeno un minuto o un minuto e mezzo per cercare di terminare il mio intervento. Nel merito cito due cose, la prima delle quali è ancora negativa, poi cercherò di concludere, per il bene che voglio al Paese e per lo spirito di fiducia che voglio avere ancora in questo Parlamento, con qualcosa di positivo. Per quanto riguarda la critica oggettiva al decreto-legge che stiamo esaminando, voglio citare i 600 euro, che date di fatto a gran parte dei lavoratori a partita IVA. Il problema intanto è che siete iniqui, perché date 600 euro anche a chi di quella cifra non ha bisogno. Ci sono fior di milionari, nel patrimonio e nel reddito, che hanno fatto istanza e che otterranno i 600 euro, quindi con uno sperpero di denaro pubblico. D'altra parte, le persone che hanno bisogno, gli artigiani ridotti alla miseria, prendono gli stessi 600 euro, che prenderanno coloro che hanno macchine e case a iosa. Ecco perché siete iniqui ed inefficienti. Alla fine, siete anche discriminatori un'altra volta, perché a quella categoria che da sempre non vi sta molto simpatica, cioè quella dei liberi professionisti, date - giustamente da un certo punto di vista ma incoerentemente nell'ottica dei 600 euro - i limiti di ricavi. Per questo siete irrazionali, inefficienti e incoerenti. Signor Presidente, mi avvio a terminare, come promesso, con una speranza: le negatività sono tante, troppe, soprattutto il venir meno della fiducia.