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Se la presenza e la cura della madre o del padre è importante per i bambini nati prematuri o gravemente immaturi, non può essere negata neppure a quei bambini che nascono a termine, a volte normopeso, ma con handicap gravi, accertati al momento della nascita, e irreversibili, che però, se opportunamente curati, possono essere sicuramente ridotti. Un bambino ha tanto più bisogno di sua madre quanto maggiori sono le sue difficoltà e il divario con bambini normopeso nati a termine. Le donne oggi devono sempre più spesso conciliare il lavoro esterno con quello della famiglia e tendono a delegare all'esterno molti dei compiti prima considerati come irrinunciabili per la valenza strutturale che avevano nel garantire all'intera famiglia e a ciascuno dei suoi membri il benessere a cui ognuno ha diritto ad aspirare. Un bambino nato sottopeso, gravemente immaturo, spesso con handicap di qualunque tipo, assorbe sua madre sottraendola alle sue responsabilità professionali e ha diritto a farlo, perché è in gioco la sua stessa vita. Ma perché la relazione madre-figlio sia positivamente orientata a ridurre il suo disagio è necessario che la madre possa a sua volta considerare un diritto la cura di suo figlio e possa sospendere la sua attività professionale senza alcuna ansia aggiuntiva, per dedicarsi a lui; e inoltre deve, contemporaneamente, poter continuare a contare sulla risorsa del suo stipendio nella misura prevista dalla legge. Il presente disegno di legge risponde all'obiettivo di garantire a un bambino nato in condizioni di esplicito svantaggio di godere di alcune risorse in più rispetto ai suoi coetanei: una particolare attenzione da parte di sua madre che, da un lato, verifica che gli vengano date tutte le cure di cui ha bisogno, comprese quelle di tipo neuro-psico-motorio, e, dall'altro, lo stimola nell'ambito della vita di famiglia per metterlo in condizione di raggiungere la maggiore autonomia possibile, in vista di un suo inserimento nella scuola materna prima, e, poi, nei passaggi successivi caratteristici del suo sviluppo. Ogni bambino ha diritto prima di tutto alla vita, e garantire a un bambino, che presenti alla nascita problemi di qualsiasi tipologia, quanto appena esposto significa tutelare non solo il diritto a vivere, ma anche offrirgli la speranza di poterne godere con la massima dignità possibile. In questa logica rientra la possibilità di ricevere le cure che gli servono per maturare nel modo migliore, a cominciare dalla rimozione delle cause che gli impediscono di raggiungere il suo livello ottimale. Tutto ciò in armonia con quanto già prevede la legge 8 marzo 2000, n. 53, che consente di aumentare il tempo di congedo preparto a una madre a cui siano stati diagnosticati eventuali problemi che il bambino potrebbe presentare alla nascita. Tutelare la maternità prima, durante e dopo il parto significa assumere un punto di vista privilegiato sul valore della vita, rimuovendo anche quei timori e quelle ansie che possono indurre una madre a pensare a un'eventuale interruzione di gravidanza prima, o a chiedere di non rianimare il bambino dopo.. Art. 1. 1. Al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 dell'articolo 33 è sostituito dal seguente: « 1 . La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre di minore nato prematuro o gravemente immaturo ovvero con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, hanno diritto al prolungamento fino al terzo anno di vita del bambino del congedo parentale»; b) il comma 2 dell'articolo 34 è sostituito dal seguente: « 2 . Per i periodi di congedo parentale di cui all'articolo 33, alle lavoratrici e ai lavoratori è dovuta fino al diciottesimo mese di età del bambino un'indennità pari all'80 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i due genitori di quindici mesi. Dal diciannovesimo mese al terzo anno di età del bambino, l'indennità è ridotta al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i due genitori di diciotto mesi».