[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 391-bis e 395, numero 3, del codice di procedura civile, promosso con ordinanza emessa il 30 marzo 1999 dalla Corte di cassazione, iscritta al n. 278 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 23, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visti l'atto di costituzione della parte ricorrente nel giudizio principale, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 3 luglio 2001 il giudice relatore Carlo Mezzanotte; Uditi l'avvocato Gregorio Iannotta per il ricorrente nel giudizio principale e l'Avvocato dello Stato Gabriella Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che la Corte di cassazione, investita della richiesta di revocazione della sentenza in data 29 gennaio 1997, n. 897, con la quale la medesima Corte aveva dichiarato la inammissibilità di un ricorso per cassazione non avendo il ricorrente provveduto ad integrare il contraddittorio nei confronti di un litisconsorte necessario residente in Germania, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 391-bis e 395, numero 3, del codice di procedura civile, nella parte in cui non consentono la revocazione della sentenza di cassazione dichiarativa dell'inammissibilità del ricorso, quando successivamente sia stato rinvenuto un documento decisivo relativo agli atti interni del giudizio di legittimità, la cui mancata produzione abbia impedito la pronuncia sul merito dell'impugnativa, e che la parte interessata, per causa ad essa non imputabile, non abbia potuto tempestivamente produrre; che la Corte remittente premette in fatto che il ricorrente ha chiesto la revocazione della citata sentenza sul presupposto che il mancato deposito del ricorso notificato ai fini della integrazione del contraddittorio non poteva essergli imputato, in quanto l'ufficio notifiche gli aveva consegnato l'atto, tempestivamente notificato il 4 maggio 1995, solo il 23 luglio 1997, giustificando il ritardo nella restituzione con il fatto che il consolato d'Italia in Germania aveva erroneamente indicato il nominativo di una parte estranea al processo anziché il destinatario dell'atto stesso; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, eccepita dal ricorrente e sostenuta anche dal procuratore generale, la Corte di cassazione rileva che l'art. 391-bis del codice di procedura civile ammette la domanda di revocazione delle sentenze di cassazione nella sola ipotesi di cui all'art. 395, numero 4, del medesimo codice, e cioè per errore di fatto risultante dagli atti di causa, mentre l'art. 395, numero 3, consentirebbe il rimedio straordinario della revocazione per il caso del ritrovamento di un documento relativo a fatti costituenti l'oggetto della controversia e non anche di un documento decisivo per l'ammissibilità del ricorso, la cui mancata produzione abbia in precedenza indotto la Corte a negare l'esame sul merito e ad emettere una pronunzia sul processo; che, prosegue il giudice a quo, si sarebbe in presenza di una limitazione della tutela giudiziale che, alla luce degli artt. 3 e 24 della Costituzione, risulterebbe priva di una ragionevole giustificazione allorché, come nel caso di specie, non si tratti di porre ulteriormente in discussione un ragionamento opinabile, ma di eliminare un vizio esterno ad esso, assolutamente non imputabile a chi abbia adito l'autorità giudiziaria per ottenere tutela e, quindi, una pronuncia sul merito della controversia; che si è costituito il ricorrente nel giudizio a quo, chiedendo che la Corte dichiari la illegittimità costituzionale delle disposizioni censurate; che, osserva la difesa della parte privata, la disciplina della revocazione delle sentenze di cassazione, introdotta dall'art. 391-bis del codice di procedura civile, sarebbe frutto dell'invito rivolto al legislatore da questa Corte nella sentenza n. 17 del 1986, con la quale è stata dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 395, numero 4, cod. proc. civ. , nella parte in cui non prevedeva la revocazione di sentenze rese dalla Corte di cassazione su ricorsi basati sull'art. 360, numero 4, del medesimo codice ed affette dall'errore di cui all'art. 395, numero 4; che, con l'introduzione dell'art. 391-bis, prosegue la difesa privata, il legislatore si sarebbe limitato a recepire quanto deciso da questa Corte e non avrebbe dato seguito alle indicazioni contenute nella citata pronuncia, la quale, ancorché limitata alla ipotesi degli errori in procedendo, l'unica rilevante nel giudizio definito con quella sentenza, conteneva un invito a rivedere l'intero art. 395 cod. proc. civ. alla luce del principio di inviolabilità della difesa in ogni stato e grado del procedimento; che la soluzione legislativa, soggiunge la parte, sarebbe del tutto inappagante, giacché le peculiarità del magistero della Cassazione non rileverebbero nelle ipotesi in cui questa operi una valutazione di fatto, in quanto in tal caso l'indagine non sarebbe diversa da quella del giudice di merito in sede di scrutinio della ritualità degli atti del processo sottoposti al suo esame; che, ad avviso della parte privata, se non può contestarsi che l'esaurimento dei mezzi di impugnazione costituisce uno strumento necessario per far sì che una decisione non possa più essere messa in discussione, siffatta giustificazione non potrebbe valere quando non si tratta di sottoporre a nuovo esame un ragionamento opinabile, quanto piuttosto di eliminare un vizio esterno alla valutazione, vizio che potrebbe consistere non solo nell'errore previsto dall'art. 395, numero 4, ma anche nel fatto che il giudice non ha potuto esaminare un documento preesistente, la cui produzione, non avvenuta per causa di forza maggiore, avrebbe portato a una diversadecisione; che l'esclusione di un vizio siffatto da quelli che legittimano il ricorso alla revocazione, conclude la parte privata, determinerebbe la violazione non solo dell'art. 24 della Costituzione, ma anche del principio della parità di trattamento delle parti che si trovino in tale situazione rispetto alle altre parti che possono richiedere la revocazione delle sentenze di cassazione ai sensi degli artt. 391-bis e 395, numero 4, del codice di procedura civile; che è intervenuto nel presente giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per chiedere che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata; che, osserva l'Avvocatura, la questione sollevata dalla Corte di cassazione presenterebbe una duplice proiezione: l'una, volta alla censura dell'art. 391-bis, tenderebbe a far ricomprendere anche l'ipotesi di cui al successivo art. 395, numero 3, fra i casi di ammissibilità della revocazione delle sentenze della Corte di cassazione; l'altra mirerebbe ad estendere la portata dell'art. 395, numero 3, per includervi anche il caso del rinvenimento di un documento decisivo per l'ammissibilità del ricorso;