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Tra l'altro, si tratta per lo più di mezzi di colore bianco, come quelli adottati dall'ONU nelle operazioni di peacekeeping , a testimonianza della retorica putiniana di un presunto intervento di pace, che tutto è tranne che un intervento di pace. Ecco che l'Europa e la NATO non possono tollerare provocazioni come queste, anche a costo di rischiare dei contraccolpi economici; un pericolo che dobbiamo accettare di dover correre, come ha fatto - ad esempio - e va apprezzata, la Germania, sospendendo il gasdotto Nord Stream 2 e dimostrando in questo modo che i valori democratici per noi europei non possono venire dopo le logiche economiche e che l'Europa non è ricattabile. (Applausi) . Ecco perché è stata positiva la risposta data nelle ultime settimane con la rigorosa politica della deterrenza - da un lato - e con il mantenimento del dialogo con la Russia, dall'altro; strategia alla quale anche l'Italia molto opportunamente ha contribuito, nel solco della più profonda tradizione atlantista, consapevole anche del rischio che la Russia, accanto all'uso diretto della forza militare, non esiti a ricorrere anche a una guerra ibrida. È un ulteriore pericolo che si unisce al rischio e all'ambizione molto forte di Putin di affermare gli interessi nazionali russi su scala globale, in una sorta di nazionalismo imperialista, reso ancora più problematico dal contemporaneo riavvicinamento della Russia alla Cina. Ecco che, oltre agli effetti disastrosi che il conflitto in corso in Ucraina rischia di avere in termini di costi di vite umane e di distruzioni materiali, resta il gigantesco problema di come gestire la questione degli equilibri internazionali a lungo termine. Si pone cioè la questione di come ripensare una nuova architettura per la sicurezza a livello globale, in cui ci sia posto anche per la Russia laddove Putin si allontani dalle sue ambizioni imperialiste e si renda disponibile a sedersi di nuovo al tavolo del dialogo. In uno scenario di questo tipo l'Italia deve essere protagonista, insieme all'Europa. Anch'io mi unisco alle considerazioni dei colleghi che mi hanno preceduto sulla necessità che, ora più che mai, l'Europa si doti di una difesa comune europea, che ci consenta di operare per la pace e di contrastare anche quei venti di guerra che purtroppo sono a noi così vicini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Ministro, la ringrazio per essere qui in Aula. Noi, come forza di opposizione patriottica, non faremo oggi attacchi pretestuosi, ma proveremo a dare il nostro contributo. La ringrazio se mi ascolterà con attenzione, nonostante la desolazione di un'Aula vuota, mentre si parla di temi come questi, a testimonianza di un Occidente inadeguato a determinate sfide. Prima di ogni cosa voglio rappresentare la vicinanza mia personale e quella di Fratelli d'Italia ai molti ucraini e russi che vivono in Italia e che in questo momento vivono con grande apprensione quello che sta succedendo, a prescindere dalle responsabilità dei relativi Governi. (Applausi) . Un ringraziamento va ai nostri diplomatici e ai nostri funzionari a Kiev e un ringraziamento a lei, Ministro, per aver lasciato aperta l'ambasciata: è un segnale importante di presenza, che si ripete dopo quello già dato in Afghanistan e che dà lustro alla nostra Nazione. Con tutto il rispetto, però, devo dire che avremmo preferito avere un Ministro degli esteri con maggiore esperienza ad affrontare una crisi come questa. Lei ha detto che si è confrontato con il ministro Lavrov, diplomatico da prima che lei nascesse, persona di enorme spessore. Lei è una persona intelligente e preparata e sarà d'accordo con me che, in un contesto come quello, magari sarebbe stato più adeguato un Giulio Terzi Di Sant'Agata o l'ambasciatore Vattani o altri aventi lo stesso standing di Lavrov. Purtroppo il Governo dei migliori, al di là del nome che si è dato, ha scelto le sue caselle in base ad altre logiche e poi lo paghiamo in contesti come questo. L'Italia arriva impreparata e, ancora peggio, arriva impreparata l'Unione europea, ancora una volta gigante burocratico, nano geopolitico e a livello internazionale. Quello che succede in Ucraina è anche figlio della debolezza europea. In questo contesto è importante la chiarezza e, allora, voglio dire subito che Fratelli d'Italia sostiene un'Italia pienamente parte del blocco occidentale, pienamente parte dell'Alleanza atlantica, senza ambiguità. La nostra non è una scelta tattica o di convenienza: è la consapevolezza di far parte di un mondo occidentale dalle comuni radici, dalle comuni visioni filosofiche, figlio delle radici classiche e cristiane europee, che appartengono all'Europa e a tutti i Paesi di cultura europea. Questa è la nostra appartenenza all'Occidente. Non abbiamo mai strizzato l'occhio alla Cina, alle monarchie islamiche del Golfo, alla Russia: la nostra scelta di campo è chiara e netta. Allo stesso modo, da sempre sosteniamo il rispetto del diritto internazionale, consapevoli che è l'unico strumento per impedire lo scoppiare di guerre e conflitti e anche per una ragione di opportunità: il diritto internazionale difende gli Stati meno potenti e, purtroppo, da molto tempo, l'Italia e l'Europa non sono tra le superpotenze di questo pianeta. Quindi, a maggior ragione, l'Italia e l'Europa devono con forza e sempre sostenere il diritto internazionale. Siamo, però, stati facili profeti quando, in occasione della guerra in Serbia per il Kosovo, avevamo detto che stavamo creando un precedente pericoloso. Risolvere una crisi, anche se gravissima e sanguinaria, ridisegnando i confini di uno Stato europeo, sarebbe stato un precedente usato da altri in Europa. Ed è esattamente quanto sta facendo la Russia, citando il caso Kosovo quando si tratta di ridisegnare i confini per risolvere una situazione di conflitto armato. Con la stessa chiarezza, però, noi ci chiediamo se la strada seguita finora da parte della NATO e dell'Occidente sia quella più opportuna. Se si è arrivati dagli accordi di Pratica di Mare del 2002, con una vicinanza tra NATO e Russia, ad una situazione di guerra alle nostre porte, qualcosa si è sbagliato. È un dato di fatto. L'obiettivo, secondo Fratelli d'Italia - ma credo sia obiettivo condiviso da tutti gli europei - è arrivare a una pace definitiva tra l'Europa e la Russia per una serie di motivi. Per raggiungere questo obiettivo ambizioso bisogna riuscire a conciliare due esigenze molto diverse tra loro: da una parte, le esigenze dei Paesi dell'Est europeo, giustamente preoccupati dall'imperialismo russo, che hanno conosciuto sulla loro pelle più e più volte nell'arco della storia e, da ultimo, si sono liberati dal giogo sovietico solamente nel 1990. Da un punto di vista storico, vuol dire ieri. È chiaro, quindi, che tali Paesi sono preoccupati e spaventati. Dovremmo ricordarci del debito che abbiamo nei confronti dei Paesi dell'Est, da noi consegnati alla dittatura comunista in cambio della nostra libertà, quando, con troppa semplicità, attacchiamo la Polonia, l'Ungheria e il blocco di Visegrad.