[massime]

Giusto processo - Equa riparazione per danno non patrimoniale da eccessiva durata del processo - Proposizione della domanda in pendenza del processo presupposto - Preclusione - Eccepita inammissibilità per insufficiente descrizione della fattispecie del giudizio a quo - Eccepita inammissibilità per errata quantificazione della misura dell'indennizzo - Reiezione.. Nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 55, comma 1, lettera d ), del d.l. 22 giugno 2012, n. 83 (convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 134), impugnato, in riferimento agli artt. 3, 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost. (quest'ultimo in relazione all'art. 6, par. 1, CEDU), nella parte in cui - sostituendo l'art. 4 della legge n. 89 del 2001 - preclude la proposizione della domanda di equa riparazione durante la pendenza del procedimento nel cui ambito la violazione della ragionevole durata si assume verificata, sono infondate le eccezioni d'inammissibilità sollevate dalla difesa erariale, per insufficiente descrizione della fattispecie e per errata quantificazione della misura dell'indennizzo. Infatti, nell'ordinanza di rimessione è specificato che la domanda di equa riparazione è stata proposta quando la procedura concorsuale era ancora pendente, mentre la pretesa inaccoglibilità della domanda avanzata nel giudizio principale, in ragione dell'art. 2- bis , comma 3, della legge n. 89 del 2001 - secondo cui la misura dell'indennizzo non può mai superare il valore della causa o, se inferiore, quello del diritto accertato dal giudice - deve essere respinta, atteso che il ricorso potrebbe essere accolto per un importo minore rispetto a quello domandato.