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Vedo che lei continua - ha fatto bene e condivido - finalmente a mettere il dito su questo punto, perché immagino, ascoltando il comitato tecnico-scientifico, che da lì siano germinati i punti di crisi più grande. Il rischio che vedo è che la coesione sociale e territoriale possa in qualche modo entrare in una crisi non dico irreversibile, ma che siamo obbligati ad affrontare con armi straordinarie. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, convocando poche ore fa il Consiglio supremo di difesa, un organismo istituzionale autorevolissimo, che si convoca in momenti particolari e lei lo sa bene. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, è evidente che la forte diffusione dei contagi sta mettendo in ginocchio l'intera Europa e molti Governi del continente stanno assumendo provvedimenti duri e dolorosi. Se è chiaro, però, che la pandemia non è colpa dei Governi - e questo deve essere chiaro, se non a qualche bizzarra diciamo minoranza - e non è colpa neanche dei cittadini, dovrebbe essere altrettanto chiaro che i Governi, nel fronteggiare l'emergenza - a mio avviso - dovrebbero dimostrare la stessa responsabilità e diligenza che pretendono dai cittadini. Signor Presidente del Consiglio, da marzo dell'anno scorso l'attività legislativa del suo Governo non ha avuto tregua: un profluvio di decreti-legge, tutti accompagnati da centinaia di decreti legislativi, che non ho capito a che punto stanno - molti di questi sono ancora sospesi - e ben 23 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di cui tre negli ultimi dieci giorni. Non ho l'impressione che il profluvio di questa attività legislativa sia pari all'efficacia. A mio avviso, siete arrivati alla seconda ondata, che qualcuno negava, impreparati. Penso, inoltre, che sia importante ammetterlo in modo onesto. Ad esempio, senza essere grandi esperti, era evidente che i settori più esposti sarebbero stati la sanità, i trasporti e la scuola. Sono i settori dove, secondo me, l'impreparazione si è dimostrata più evidente. È saltato il tracciamento dei contagi, non sono state adeguate le strutture sanitarie territoriali e ospedaliere, a partire da quelle intensive, e abbiamo assistito a ore e ore di code di cittadini per fare un tampone. Tralascio il settore del trasporto pubblico, cui lei ha fatto riferimento. Ho già detto della scuola. Abbiamo speso giorni sui banchi a rotelle sì o banchi a rotelle, mentre, in realtà, mancano i professori e i presidi e le scuole non sono state sanitizzate. Ogni volta che si presenta l'occasione, lei e molti colleghi insistete e invocate il senso di responsabilità per il benessere del Paese, ricordando che siamo tutti nella stessa barca e avanti contando. E io, ogni volta, mi chiedo se questi appelli accorati si rivolgono anche alla sua maggioranza, in particolare al MoVimento 5 Stelle, o se loro, nel loro tetragono, irragionevole e puramente identitario rifiuto del MES, ne siano esentati per non troppe misteriose ragioni. Se, infatti, quei soldi li avessimo presi il primo giugno, forse niente sarebbe al punto in cui si sta. Quindi, è inutile rispondere con arroganza ai lavoratori dello spettacolo che protestano, perché non hanno piena consapevolezza della gravità della crisi - come ha detto un suo autorevole Ministro - perché non è così. Veramente non è così che si può chiamare tutti a quel senso di responsabilità che, a volte, non dimostrate neppure voi. Tralascio il rapporto con le Regioni: chi chiude, chi apre, chi chiude a metà e chi apre a metà. Io penso che il costo dell'impreparazione si aggiunge a quello della pandemia e lo rende più gravoso. Penso anche, presidente Conte, che ammettere di aver fatto errori o sottovalutazioni sia il modo migliore per meritare la fiducia per il nostro comune futuro. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, autorevoli colleghe e colleghi, in questo periodo siamo chiamati spesso a intervenire su temi complessi e difficili per il futuro del nostro Paese e per la salute dei nostri concittadini. Ogni volta ci deve tremare la voce, ogni volta dobbiamo essere preoccupati di usare termini e parole sbagliate. Ho deciso di essere come al solito franco, diretto, e parlare dal nostro punto di vista, quello del Partito Democratico, con grande trasparenza. Lo dico subito: il Partito Democratico, il Gruppo che ho l'onore di rappresentare, nel merito è a favore del decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri e concorda sui contenuti del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che avete varato nelle ultime ore, semplicemente perché il Paese aveva bisogno di questo. Avete dovuto farlo e noi apprezziamo che lo abbiate fatto nel modo migliore possibile. (Applausi). Bisogna inquadrare il contesto, e il contesto in cui si inserisce il DPCM è che molto semplicemente bisognava limitare la circolazione delle persone, i momenti di incontro, le occasioni di scambio del nostro peggior nemico, il virus. Lo avete fatto nei modi che avete ritenuto, seguendo le indicazioni del comitato tecnico-scientifico e sentendo anche i Gruppi di maggioranza e di opposizione. Avete fatto bene e, se a breve servirà un altro decreto del Presidente del Consiglio dei ministri perché la situazione peggiorerà - cosa che non mi auguro - ovviamente vi invitiamo di nuovo a tornare in Parlamento a spiegarcelo, e noi saremo al vostro fianco con un obiettivo: esattamente come si fanno i DPCM per ridurre le libertà individuali, li si possano varare per restituirle non appena le condizioni lo consentiranno. (Applausi). Siamo con lei, signor Presidente del Consiglio, quando ci dice che il Governo e - aggiungo - il Parlamento devono fare di tutto affinché queste misure siano limitate nel tempo, e perché ciò avvenga è necessario che siano incisive. Ho letto prese di posizione, interviste, distinguo di singole personalità, anche scientifiche, in qualche caso consulenti del Governo, di esponenti dei partiti di opposizione e - ahimè - anche della maggioranza, e ho espresso su questo un'opinione che confermo: tutto ciò mi sembra archeologia politica, guardandosi intorno, negli altri Paesi, in tutto il mondo, vedendo cosa sta succedendo. Credo che si debba essere coscienti del quadro che ci è dato vivere oggi e rispettosi della vita anche di ogni singolo cittadino che saremo in grado di salvare con questi provvedimenti. Ho sempre rispetto di chi esprime la propria libera opinione, anche nelle piazze, anche contro quello che sto dicendo io, ovviamente, o quello che sostiene il Governo. Ho, però, anche disprezzo - e sottolineo questo termine - per chi, in un momento come questo, spera di lucrare sulla più grande tragedia che sta vivendo il nostro Pianeta. (Applausi). Signor Presidente, non mi interessa al momento se sono stati fatti errori.