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MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Ministro, onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato con grande attenzione la sua relazione e le confesso che avremmo preferito ascoltare parole importanti anche nella sua replica. Purtroppo, il suo silenzio è entrato in sintonia perfino con la risoluzione presentata dalla maggioranza, che mi auguro sia un'assenza cartacea, più che un'assenza di proposte, di idee e di programmi per il futuro di questo Paese. Abbiamo ascoltato con interesse la sua riflessione iniziale sottolineando - e lo voglio dire immediatamente - che la necessaria riapertura di una relazione con l'Europa è sicuramente un passo in avanti, anche se avviene in maniera tardiva, quando le famiglie e le imprese italiane hanno già pagato uno scotto di oltre un miliardo e mezzo a causa dell'instabilità che avete prodotto fin dalla presentazione della Nota di aggiornamento al DEF e più in generale ancora con la presentazione di una manovra che - non dobbiamo dimenticarlo, signor Ministro - si sta discutendo alla Camera dei deputati e probabilmente sarà molto diversa rispetto a quella che verrà approvata, ma ancora oggi non è dato capire quali saranno i nuovi saldi, le nuove prospettive, le nuove proposte che riallineeranno il contesto italiano al contesto necessario per rigenerare stabilità, crescita, affidabilità e serietà nella gestione dei conti pubblici. In sostanza, è stato un capolavoro economico che ha rappresentato un primo enorme fallimento di questa maggioranza e dell'attuale Governo. Infatti, il cuore fondamentale delle parole che lei ha anche introdotto, Ministro (responsabilità nazionale, esigenza di sostenere gli investimenti per il futuro del Paese) è a nostro avviso completamente in contrasto con il contratto di Governo; un contratto che viene venduto e contrabbandato come un investimento importante per il futuro del Paese, ma che in realtà nasconde al suo interno un pericoloso e insidioso ritorno al passato, a politiche che usano il debito per incrementare la spesa, che fanno diventare i sussidi, le mance, i condoni, elementi strutturali che sostituiscono gli enormi investimenti necessari nell'istruzione, nella salute, nell'università e nella ricerca. Insomma, il contratto è un gigantesco ritorno al passato, al cui interno, peraltro, insiste un equivoco strutturale che ritengo inaccettabile: continuare a fare opposizione al passato senza garantire nessuna proposta per il futuro e per lo sviluppo economico di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . Signor Ministro, questo è un elemento artificiale che può essere utile alle elezioni, ma un Governo non nasce esclusivamente per piegare le proprie azioni alle elezioni. Nasce, e apre un ciclo, se è in grado di guardare alle generazioni, al futuro di questo Paese, allo sviluppo economico dello stesso, ai suoi fondamentali elementi di investimento. È un pericoloso ritorno al passato per queste ragioni: perché dovete sempre e comunque ricercare nemici per un consenso elettorale. È stato così con l'Europa, ma è così anche in Italia: si cerca inevitabilmente il nemico, che in questo caso individuate in chi ha governato il Paese negli anni precedenti, peraltro senza mai tener conto delle azioni che ci hanno portato a garantire un recupero della crescita, un recupero di una fase difficile che l'economia globale ha attraversato, invertendo i segni e trasformandoli da negativi in positivi, nel lavoro, nell'occupazione e anche nella riduzione della pressione fiscale e nel rilancio degli investimenti. Ancora più grave è che annunciate l'accusa usando i pilastri fondamentali del Governo precedente. Diciamocelo con chiarezza: i due fondi che stanno paralizzando la manovra sono il reddito di cittadinanza e quota 100. Sarebbe stato molto più semplice se non ci fosse stata la volontà di fare opposizione al passato rafforzando il reddito di inclusione, la prima misura universale che il Governo precedente aveva introdotto per contrastare la povertà. (Applausi dal Gruppo PD) . Forse non eravamo riusciti a contrastarla per intero, ma quella è la prima misura universale sulla quale poggia, peraltro, la vostra propaganda su un reddito di cittadinanza che introduce una misura assistenziale, non utile a contrastare povertà, solitudine e indifferenza, ma utile a mantenere un impegno elettorale nei confronti degli elettori, ma a danno del futuro dello sviluppo economico del Paese. Lo stesso discorso vale per gli investimenti, e mi avvio alla conclusione, Presidente. Nel provvedimento c'è un capitolo importante sul rilancio degli investimenti, ma non troviamo le misure per superare il blocco degli investimenti, perché avete cancellato le strutture di missione utili a generare un nuovo piano nazionale per il contrasto del dissesto idrogeologico. L'Italia ha bisogno di un piano di manutenzione straordinaria, e non lo si fa attraverso una centrale unica né con Sviluppo Italia. Lo si fa se si ridanno ai Comuni le condizioni fondamentali per poter ripartire negli investimenti nella dimensione territoriale. (Applausi dal Gruppo PD) . Pertanto, comunicate un enorme processo di cambiamento, ma in realtà state producendo un ritorno al passato pericoloso, per i contribuenti, per le famiglie, ma soprattutto dannoso per lo sviluppo economico e sociale. State riuscendo a fare il contrario di quanto dovremmo fare se vogliamo avere a cuore l'Italia; quell'Italia che volete rappresentare a parole, ma che nei fatti non riuscite a rappresentare perché mancano le misure fondamentali: manca il cuore di un'idea del futuro del Paese. Per questo voteremo la nostra risoluzione, che abbiamo rappresentato per dare voce alle famiglie e alle imprese italiane che cominciano anche in questi giorni a non trovare nell'azione del Governo le basi fondamentali per costruire sviluppo e crescita. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . SOLINAS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SOLINAS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, il dibattito odierno ci ha consegnato l'immagine piuttosto nitida delle idee e dei valori che si misurano sotto la superficie di una contesa solo apparentemente incardinata su numeri e parametri. Siamo una forza parlamentare responsabile, che conosce bene l'importanza degli obblighi internazionali e l'esigenza di qualificare il Paese nella percezione dei mercati in termini di affidabilità, ma non possiamo né vogliamo rinunciare al ruolo proprio, nobile e alto della politica. Non si governa l'Italia e nemmeno l'Europa contro gli italiani e contro gli europei. Se le regole che si pretende e ci si ostina ad applicare non funzionano, è compito della politica metterle in discussione e, se necessario, cambiarle. Veniamo da due lustri di misure restrittive. I loro effetti li subiscono già oggi - non c'è bisogno di attendere il futuro - sulla propria pelle milioni di italiani sprofondati in stato di povertà; si manifestano in un crescente disagio sociale, nell'aumento della disoccupazione, in una complessiva perdita di competitività del Paese. Questa maggioranza ha scelto una netta inversione di rotta rispetto al passato ed ai suoi esiti.