[pronunce]

A seguito di tale sentenza - prosegue il rimettente - la legge n. 238 del 1997 ha previsto la corresponsione di un assegno una tantum a favore di coloro che hanno subito le lesioni considerate dalla legge n. 210 del 1992, pari al trenta per cento dell'indennizzo in essa previsto, per ciascuno degli anni intercorsi tra l'evento dannoso e l'entrata in vigore della stessa legge n. 210. Con la sentenza n. 27 del 1998, infine, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge n. 210 del 1992, nella parte in cui non prevedeva il diritto all'indennizzo di coloro che siano stati vaccinati contro la poliomielite nel periodo in cui era in vigore la legge 30 luglio 1959, n. 695 (Provvedimenti per rendere integrale la vaccinazione antipoliomielitica), cioè quando la vaccinazione, benché incentivata, non era ancora obbligatoria. Concludendo la sua ricostruzione del quadro normativo e giurisprudenziale, il rimettente rileva che, allo stato attuale, la legislazione esclude la possibilità di corrispondere, ai soggetti i quali abbiano subito danni permanenti e irreversibili a seguito di vaccinazione obbligatoria antipolio, l'assegno di "superinvalidità", previsto - dalla tabella E allegata al d.P.R. n. 834 del 1981 - soltanto a favore degli invalidi per cause belliche o di servizio connesso alla guerra. 1.5. - Di questa mancata possibilità il rimettente si duole, in relazione agli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione. In primo luogo il quadro normativo descritto produrrebbe "una disparità trattamentale tra situazioni tutt'affatto consimili" non giustificata da ragioni prevalenti di tutela della collettività. L'art. 32 della Costituzione - ricorda il rimettente - tutela la salute, prima che come interesse della collettività, come diritto "assoluto e primario" dell'individuo: da ciò dovrebbe desumersi, anche alla luce del principio solidaristico (art. 2 della Costituzione), la necessità della tutela della salute individuale anche quando dal trattamento del singolo la collettività non tragga un immediato beneficio. Le citate disposizioni costituzionali escludono, ad avviso del giudice a quo, che la collettività possa richiedere all'individuo di esporre a rischio la propria salute senza farsi carico delle eventuali conseguenze negative: pur prevedendo trattamenti sanitari imposti per legge a beneficio dell'interesse collettivo alla salute, l'art. 32 della Costituzione "non postula il sacrificio della salute individuale a quella collettiva". Ne consegue che, a fronte dell'assunzione da parte del singolo del rischio di lesioni alla salute, l'art. 2 della Costituzione impone allo Stato di corrispondere, nel caso che l'evento dannoso si produca, "una protezione specifica consistente in una "equa indennità ". In base alla ricostruzione esposta, poi, non sarebbe ragionevole commisurare l'equa indennità al fattore di rischio - "inteso come più o meno rilevante possibilità di verificarsi di un evento dannoso" - anziché all'entità del danno che l'individuo ha effettivamente subito in conseguenza dell'adempimento di un obbligo imposto dalla legge; né la censurata disparità di trattamento potrebbe trovare giustificazione nella considerazione che a determinate situazioni corrisponda una maggiore probabilità di compromissione del bene della salute perché, se così fosse, lo Stato dovrebbe attribuire un'indennità proporzionata al rischio a favore di tutti coloro che vi si espongono, indipendentemente dal verificarsi dell'evento. La ratio della legislazione in materia sarebbe invece da rinvenire nel favore verso il "risarcimento solidale" da parte della collettività, nel cui interesse il singolo si è esposto al fattore di rischio, in caso di evento che abbia causato un danno grave ed irreversibile alla salute dell'individuo. 2. - Si è costituita in giudizio la parte privata M.C., depositando una memoria nella quale si richiamano, condividendole, le argomentazioni svolte nell'ordinanza di rimessione. La difesa della parte aggiunge, ai fini del profilo di sostenibilità finanziaria, che i cittadini attualmente indennizzati per vaccinazioni obbligatorie non sarebbero più di cinquecento, e sollecita la Corte costituzionale ad acquisire, con ordinanza istruttoria, i relativi dati presso il Ministero della sanità. Rispetto agli indennizzati, coloro che hanno contratto una pluralità di patologie sarebbero "una esigua minoranza", che si ridurrebbe ulteriormente con riferimento ai soggetti affetti da patologie comprese nell'allegato E del d.P.R. n. 834 del 1981; non varrebbero quindi, in senso contrario all'accoglimento della questione, neppure esigenze di salvaguardia del bilancio. 3. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio così promosso, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o infondata. In una memoria depositata in prossimità dell'udienza l'interveniente premette che la questione, "pur nella consapevolezza della rilevanza dei profili sociali" ad essa attinenti "e con comprensione per la particolare situazione soggettiva", deve essere considerata in un quadro complessivo che tenga conto della giurisprudenza costituzionale in materia. In primo luogo l'Avvocatura ritiene che il giudice rimettente abbia confuso i presupposti dei diversi istituti del risarcimento del danno e dell'indennizzo: contrariamente a quanto ritenuto dal rimettente, la funzione di integrale ed effettivo ristoro del danno appartiene all'istituto del risarcimento, mentre l'indennizzo avrebbe funzione integrativa "là dove si avverte pressante l'esigenza del ristoro di un pregiudizio, pur in presenza della impossibilità o estrema difficoltà di assicurarlo nella sua integralità". A tale proposito, l'interveniente richiama la giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 307 del 1990 e n. 118 del 1996) in cui si afferma che il riconoscimento dell'indennizzo per lesioni derivanti dalla vaccinazione antipolio si inserisce nel sistema di sicurezza sociale e non nel contesto della responsabilità civile. La Corte costituzionale, nelle decisioni richiamate, avrebbe perseguito "scopi di giustizia sostanziale" nell'assicurare il ristoro del danno per casi che sono comunque "assolutamente rari", tali perciò da non alterare gli esiti della politica sanitaria. In quei casi lo Stato, in considerazione della rilevanza degli interessi coinvolti, come si accolla il costo della vaccinazione così affronta il costo derivante dal contagio, in seguito a una valutazione che ritiene - per la collettività - minori i costi connessi agli eventuali "esiti infausti" della vaccinazione rispetto ai costi che si dovrebbero sostenere per evitarli. L'inquadramento dell'indennizzo nel sistema di sicurezza sociale comporta innanzitutto che esso è regolato da strumenti di diritto pubblico e inoltre che per esso è disponibile "un numero modesto e limitato di risorse economiche", insufficienti a garantire l'integrale risarcimento del danno che appartiene all'ambito proprio della responsabilità civile.