[resaula]

La verità è che il vero spartiacque è stata l'intuizione di Romano Prodi nel 1997: lì sì che sono cambiati i rapporti con la Libia. Per anni ci fu quasi un embargo, anzi un vero e proprio embargo nei confronti di quello che gli Stati Uniti definivano un rogue State , con il quale non dovevamo avere rapporti, tanto che c'erano sanzioni unilaterali degli Stati Uniti e sanzioni multilaterali del sistema delle Nazioni Unite. L'intuizione di Prodi, prima da Presidente del Consiglio e poi da Presidente della Commissione europea, fu di portare quello Stato, che poteva diventare la palestra del terrorismo islamico, il luogo in cui cresceva la proliferazione di armi di distruzione di massa, dentro un dialogo multilaterale, provando a risolvere anche problemi commerciali ed economici, che da anni gli italiani e le nostre stesse imprese chiedevano di risolvere. Diplomazia economica, politica, capacità di riportare la Libia dentro la comunità internazionale e di superare l'episodio tragico di Lockerbie: fu quella l'intuizione vincente. Su quella scia si innestò anche la diplomazia di Berlusconi, certamente con un'impronta più economica. L'errore fu il dissennato intervento in Libia. Pedagogicamente e didatticamente si potrebbe spiegare alla senatrice che è intervenuta prima che esso fu appoggiato dal Governo di centrodestra. Noi allora eravamo all'opposizione ed è bene magari ogni tanto ricordare anche questi passaggi. Poi fu difficile portare avanti questo tipo di lavoro, che fu ripreso dai Governi di centrosinistra, in particolare con il Memorandum Gentiloni Silveri, firmato il 2 febbraio del 2017. Ecco, lì dentro c'è una strategia complessiva e proprio questo è il limite del provvedimento al nostro esame. Si tratta infatti di un provvedimento condivisibile su cui voteremo a favore, ma il suo il limite è il fatto di affrontare solo una parte di un tema più complesso. È evidente che ci vuole una strategia complessiva nei confronti della Libia, che affronti tutti i temi di quel Memorandum. Qui se ne affronta uno: quindi si è parlato di continuità, ma non c'è continuità. Se ci fosse vera continuità, adottereste l'intero Memorandum (Applausi dal Gruppo PD) ,che prevede interventi di cooperazione e di aiuto a quelle comunità che pagano un prezzo altissimo alla tratta di esseri umani. Qui ci soffermiamo solo sulla parte finale, sul pattugliamento delle coste, sull'intervento nel Mediterraneo, ma non sulla cooperazione allo sviluppo e non su una collaborazione per sigillare i confini sud della Libia, che sono maledettamente difficili, perché c'è il deserto. E ricordo ancora una volta che, quando noi abbiamo proposto la missione in Niger, chi oggi sta sui banchi della maggioranza votò contro, mentre al contrario bisognava dare il segnale che quello era il primo momento in cui si affrontava anche il tema della tratta degli esseri umani. Vi è poi la condizione precaria in cui si trovano i centri permanenti in Libia. Nell'ordine del giorno G1.100 - e mi dispiace che abbiano votato contro il nostro emendamento - noi abbiamo chiesto anche un'attenzione alla collaborazione con l'Organizzazione internazionale delle migrazioni e con l'Alto commissariato per i rifugiati, decisivo perché non solo il centro che sta costruendo l'UNHCR ma anche gli altri gestiti dai libici abbiano un controllo delle organizzazioni internazionali, per alzare lo standard e il livello minimo dei diritti umani. È a tal riguardo che manca l'approccio di questo Governo. Diamo le motovedette, e va bene, ci siamo. Tuttavia, nel momento in cui si danno le motovedette, chiediamo che in tutti i centri ci siano anche i rappresentanti delle organizzazioni internazionali legate alle Nazioni Unite. È così che si fa, è una regola semplice. La diplomazia prevede questo: motovedette, ma anche la capacità di innalzare il livello dei diritti umani, la capacità di costruire istituzioni democratiche. È questo il motivo per cui noi voteremo a favore del provvedimento in esame, ma non saremo più disposti in futuro - come abbiamo scritto nel nostro ordine del giorno e nell'emendamento - ad approvare ulteriori provvedimenti che si limitino solo al contrasto dell'immigrazione nel Mediterraneo e non affrontino i temi centrali di come affossare la tratta degli esseri umani, controllare i confini del Sud della Libia e attuare un grande piano complessivo di aiuti alla cooperazione allo sviluppo. Solo se faremo così vinceremo la nostra battaglia in Libia. (Applausi dal Gruppo PD) . SOLINAS (L-SP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SOLINAS (L-SP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, il nostro Gruppo voterà convintamente a favore della conversione in legge del decreto-legge n. 84 del 2018 per almeno tre ordini di ragioni che mi accingo a declinare: sotto il profilo della coerenza programmatica, della ricostruzione di una linea chiara di relazioni internazionali, diplomazia e politica estera del Paese nel quadrante Mediterraneo e non solo, dell'interesse nazionale a ristabilire il ruolo di partner principale politico della Libia nella sua interezza. Il contratto di Governo, su impulso determinante della Lega di Matteo Salvini, ha posto con fermezza l'esigenza di affrontare la gestione dei flussi migratori clandestini con una prospettiva nuova che ponga fine al traffico di esseri umani e al riprovevole business che si è sviluppato attorno allo stesso, senza dimenticare che gli ingenti fondi pubblici stanziati per il sistema della sedicente accoglienza, unitamente ai meccanismi poco trasparenti previsti per la loro gestione, hanno costituito un elemento sicuramente attrattivo per la criminalità organizzata. (Applausi dei Gruppi L-SP e M5S). Non è civilmente né tantomeno umanamente tollerabile assistere passivamente all'azione criminale di scafisti che quotidianamente alimentano una vera e propria tratta, lucrando sulla pelle dei migranti e seminando disordine e morte nei nostri mari. Per andare alla radice del problema, non si può prescindere da una strategia condivisa con la Libia, che in questi anni è stata scelleratamente sprofondata nel caos dall'improvvida decisione di bombardare e destituire il regime al potere senza una seria e concreta alternativa unitaria (Applausi dal Gruppo L-SP) , divenendo così il principale collettore di questi fenomeni. Osservatori indipendenti accreditati hanno stimato che oramai il business del traffico migratorio rappresenta il 30 per cento del PIL, dal quale sempre più ampie porzioni della società libica traggono sostentamento, con il rischio reale che questo modello di economia illegale diventi strutturale e difficilmente riconvertibile in quei territori. Oggi il nostro impegno deve essere il supporto alle ricostituite autorità libiche per sviluppare un'efficace politica di difesa delle proprie frontiere a Sud, specialmente mediante accordi bilaterali con i Paesi centroafricani e del Sahel, ma soprattutto un controllo puntuale del proprio confine lungo la costa settentrionale che guarda all'Italia.