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Questi ragazzi e queste ragazze non sono stati in vacanza in questi tre mesi; tutti quanti noi abbiamo visto quanto è stato difficile, anche dal punto di vista psicologico, e quanto è stata sofferta questa chiusura. I ragazzi sono stati in vacanza e, quindi, francamente caricarli anche di un elemento punitivo sarebbe davvero incredibile. È giusto, secondo me, immaginare questo tipo di conclusione e anche di poter fare in sicurezza l'esame di maturità in quel modo. È giusto immaginare la riapertura come il ritorno in classe nella situazione in cui stiamo dicendo. Infine, non escludo e non evito di parlarne. Penso che da questo punto di vista dobbiamo avere grande trasparenza e grande onestà anche quando, come è accaduto all'interno del Governo, si discute e anche quando si è portatori di punti di vista non identici. Non c'è dubbio, c'è stata una discussione molto serrata in queste settimane sul punto molto importante riguardante il reclutamento. È un punto serio. L'ho detto poco fa: se pensiamo che c'è un grande problema nel Paese e, cioè, che abbiamo contesti sociali molto diversi tra di loro e scuole molto diverse tra i contesti sociali, il tema della qualità dell'insegnamento è molto serio. Se non c'è la qualità dell'insegnamento, l'ascensore sociale non si sblocca. Non c'è nulla da fare. Se sei un ragazzino o una ragazzina che viene da un contesto più difficile, più fragile, più disagiato e, quindi, non hai una famiglia alle spalle che ti dà una mano, devi avere la fortuna di incontrare lungo la tua strada un professore, un insegnante o un docente che ti fa da maestro nel vero senso della parola e, cioè, che ti porta in un nuovo percorso di vita. Deve avere, però, qualità per farlo e, quindi, esiste il tema della qualità dell'insegnamento. Non è una sciocchezza; è un tema serio perché è esattamente ciò che serve anche per modificare un elemento di cristallizzazione. Il tema è stato capire come questo elemento serissimo della qualità dell'insegnamento trovasse un elemento di sintesi con un'altra questione seria che abbiamo in Italia da molti anni. Mi riferisco al precariato. Riguarda docenti che stanno in classe da molti anni facendo supplenze. Possiamo ringraziare da quest'Aula tutti i docenti precari e non, di ruolo e non di questo Paese? Facciamo loro un applauso anche per il lavoro che hanno fatto in queste settimane. (Applausi). Hanno fatto un lavoro straordinario; si sono comunque fatti carico della didattica a distanza, che non era semplice nemmeno per loro. Sono stati fatti dei percorsi, ma non sono nemmeno formatissimi e, come sappiamo, non sono nemmeno giovanissimi perché in Italia l'età media dei docenti non è bassa. È più alta che in altri Paesi europei. Penso che si sono caricati di un grande elemento di difficoltà onestamente in queste settimane e, quindi, credo che li dobbiamo ringraziare molto per il lavoro fatto. Non voglio assolutamente eludere il tema e torno alla vicenda del precariato, su cui si trattava di trovare un'idea che potesse tenere in vita i due elementi della qualità dell'insegnamento - che qualcuno riassume con la parola «merito» - e della necessità di produrre un avanzamento che potesse mettere in campo degli elementi di maggiore stabilizzazione e di progressivo ingresso in una dimensione non più precaria. Non era semplice. A parole è facile dire queste due cose, ma quando le devi incrociare in una norma e far diventare un decreto o un testo di legge non è semplicissimo. All'interno del Governo si partiva - non è un mistero - da posizioni che non erano simili. Io stesso, come forse sapete, ho più volte detto la mia opinione in tutte queste settimane. Ho sempre pensato che non si potesse fare il concorso straordinario adesso, che i quiz non fossero un adeguato meccanismo di selezione, che bisognasse ragionare in un altro modo. Naturalmente, un elemento di sintesi è una mediazione tra differenti opzioni politiche, ma credo sia un ragionevole punto di equilibrio. Penso che tenga in qualche modo presente i punti di partenza differenti, e penso anche che in questa situazione non dobbiamo nemmeno dimenticare tutta la parte molto significativa sulla quale potremo ragionare oggi. Comunque faremo 78.000 assunzioni, com'è stato ricordato. Non è una cosa che si fa tutti gli anni; ripeto, faremo 78.000 assunzioni nel mondo della scuola. Erano 24.000 al concorso straordinario, 24.000 al concorso ordinario e 13.000 alla scuola di infanzia e alla primaria. Siamo riusciti, anche all'interno della discussione politica che c'è stata tra le forze di maggioranza, a migliorare ancora questo elemento: abbiamo raggiunto e ottenuto altre 16.000 assunzioni; abbiamo un significativo numero di assunzioni che adesso possiamo mettere in campo. Si riduce il precariato? Certamente sì. Lo si risolve? Certamente no. Sicuramente dovremo ancora lavorare nel corso dei mesi e degli anni a venire per sistematizzare la grande questione del reclutamento. L'ho detto più volte in quest'Aula: pur avendo accumulato negli anni una qualche esperienza politica, non vengo dal mondo della scuola, non facevo il docente o il preside. Niente di tutto ciò. Prima di diventare Sottosegretario di Stato per l'istruzione facevo a livello politico il parlamentare, quindi non mi occupavo di questo ambito. Devo dire - ve lo riporto apertamente perché è un tema su cui, secondo me, dobbiamo riflettere - che una cosa che mi ha colpito molto quando ho cominciato ad approfondire e quando sono diventato Sottosegretario è stato vedere come nel corso di questi anni è come se si fossero accumulati e stratificati una serie di elementi anche molto diversi tra di loro. Norme fatte una dopo l'altra si sono accumulate e stratificate, e rendono anche un tema come quello del reclutamento molto complesso. Io penso - lo dico ai senatori e alle senatrici - che dovrà arrivare il giorno in cui in questo Paese diremo: per diventare insegnanti il sistema è questo (Applausi) , questo e basta, non altri. Dovrà arrivare quel giorno in cui, quando ci si iscrive all'università o a qualunque scuola, si sa già qual è la strada da percorrere per diventare insegnante? Penso che dobbiamo fare così; dobbiamo arrivare a quel giorno. Naturalmente dobbiamo sapere, che nel frattempo dobbiamo cercare il più possibile di intervenire sul mondo del precariato, facendolo emergere da quella condizione - naturalmente richiedendo gli elementi di merito - per arrivare a una qualche forma un po' più compiuta che ci consenta effettivamente di fare un passo in avanti. Altrimenti saremo sempre in questo tipo di situazione. Diversamente, anno dopo anno arriverà un nuovo Governo che cambierà di nuovo le norme, si accumuleranno ancora di più stratificazioni, si diventerà insegnanti in cento modi diversi. (Brusìo. Commenti). Ho finito, penso che sto parlando di una cosa che ci dovrebbe interessare: stiamo parlando di scuola. PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo sta parlando per il tempo che il Regolamento gli consente di parlare. Credo che l'argomento sia interessante e che sia opportuno ascoltare, vista la discussione accesa sull'argomento. (Brusio. Commenti). Il Governo ha un tempo stabilito dal Regolamento e quello gli viene concesso - ripeto - sulla base del Regolamento. Quindi credo che ogni polemica sia superflua. (Brusio). Chi chiede una certa celerità può far terminare il Sottosegretario?