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Spesso il milleproroghe è fatto per non assumere decisioni, ma noi non abbiamo più tempo per non assumere decisioni. Tra l'altro, visto che tutti indicano giustamente gli obiettivi europei e l'Europa, vorrei ricordare a tutti noi che dobbiamo arrivare entro il 2030 a una riduzione del 55 per cento delle emissioni di gas serra. Bisogna, quindi, certamente accompagnare la decisione e non rinviarla più: bisogna assumersene la responsabilità dal momento che questo processo non può più essere frenato né arrestato. Se continuiamo a pensare di andare avanti con i combustibili fossili, credo che non solo non arriveremo alla riduzione del 55 per cento delle emissioni, ma la neutralità climatica entro il 2050 sarà solo un sogno. Questo è ciò che mi premeva dire. Va bene aver più tempo per fare il piano, però dobbiamo assolutamente sapere che l'obiettivo è lo stop definitivo per garantire la decarbonizzazione. Vengo ora a un'altra questione. Per fortuna è stato bocciato un emendamento negativo sulla nota questione della vivisezione. Qualcuno aveva proposto di prorogare addirittura di tre anni l'entrata in vigore del divieto. È rimasto il testo del decreto con la proroga a un anno, però questa norma doveva essere operativa già da molto tempo ed erano state date anche delle indicazioni precise al riguardo. Credo sia arrivato quindi il momento di assumere delle decisioni. Nel decreto milleproroghe al nostro esame sono trattate altre questioni importanti riguardanti la proroga delle graduatorie, gli eventi sismici, l'istruzione e l'università. Come al solito, in conclusione, si tratta di un provvedimento con luci e ombre e siccome ci tocca anche quest'anno annunciamo il nostro voto favorevole. (Applausi) . PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Ministro per i rapporti con il Parlamento, colleghi senatori, oggi la mia dichiarazione di voto per il Gruppo Forza Italia è particolare perché, per la prima volta, ci apprestiamo a esprimere voto favorevole a un provvedimento nato quando non eravamo in maggioranza e che votiamo oggi. Questo provvedimento vive, quindi, una patologia particolare non essendo frutto esattamente del lavoro di questa attuale maggioranza, nata in questi giorni fortunatamente per l'Italia e per gli italiani. E sono ovviamente lieto che la mia formazione politica ampiamente rappresentata anche in questa Camera - parliamo di 52 senatori - possa contribuire a migliorare provvedimenti nati prima che la nostra formazione politica potesse dare un contributo concreto e attivo al provvedimento. Anche il presente decreto-legge in scadenza - ragione per la quale il ministro D'Incà giustamente ha posto la questione di fiducia per conto del Governo visto che il 1° marzo decadrebbero i suoi effetti se non venisse convertito - rientra in una logica di monocameralità sostanziale perché, come è noto, in periodo di emergenza Covid tutti i decreti-legge sono stati approfonditi dalla Camera che ha visto incardinata la decretazione d'urgenza e l'altra, che si trattasse di Camera dei deputati o di Senato della Repubblica, di fatto ha svolto un ruolo di semplice ratifica, direi quasi notarile rispetto all'attività parlamentare svolta della prima Camera. In questo caso, come è noto a tutti noi che amiamo la nostra Costituzione e che ci crediamo profondamente (dico bene, collega Richetti?), è ovvio che il Senato si trovi semplicemente a ratificare quello che è stato fatto altrove. Come ha abilmente illustrato nel suo dotto intervento il collega Vitali, nel corso della discussione generale - complimenti a lei, caro collega - noi cosa potevamo fare? Potevamo contribuire a migliorarlo, sia pure solo sotto l'aspetto dell'invocazione, del desiderio, della volontà di apportare modifiche e migliorare secondo il nostro punto di vista, secondo i valori e i princìpi in cui crediamo. Attraverso quale strumento? Quello dell'ordine del giorno. Così come è stato abilmente affermato nel corso della discussione generale, noi abbiamo migliorato il provvedimento, sia pure sotto l'aspetto della prospettazione futura, della possibilità offerte al Governo di cogliere alcune nostre indicazioni, alcuni suggerimenti estremamente concreti, di cui tra l'altro parlerò tra breve, che nei prossimi provvedimenti legislativi - dico bene collega? - potranno migliorare quel che invece viene frettolosamente approntato in questo decreto-legge, sulla cui conversione noi comunque ci apprestiamo a esprimere un voto favorevole. Mi riferisco ad antichi cavalli di battaglia del nostro movimento politico, al nostro desiderio di stare sempre dalla parte di chi ha ragione e di chi non deve subire le conseguenze di provvedimenti a difesa di qualcuno sulla propria pelle. Porto ad esempio il caso degli sfratti per morosità, che l'amico senatore Vitali ha giustamente evidenziato con enunciazioni che fanno un po' a cazzotti con gli interventi della nostra collega di maggioranza Loredana De Petris - che adesso si sta allontanando dall'Aula - che la vede in modo un po' differente da noi. Non è giusto, infatti, che un proprietario (magari un piccolo proprietario) di appartamento, che vive anche dei proventi dell'affitto di quella casetta, che magari con grande sacrificio ha acquistato con un mutuo, per poi magari concederla successivamente al proprio figlio o alla propria figlia, debba pagare le conseguenze di questo blocco degli sfratti. Non è giusto; che sia almeno lo Stato! (Applausi) . E infatti uno degli ordini del giorno approvato questa mattina dalla 1 a Commissione Affari costituzionali prevede la possibilità che si tenga conto in futuro del fatto che non è giusto che un piccolo proprietario paghi le conseguenze di un blocco degli sfratti che al limite dovrà pesare sulle casse dello Stato. Ad esempio, il nostro ordine del giorno prevede la possibilità di arrivare almeno al 60 per cento del canone di locazione e degli oneri accessori. Ecco, si dia almeno una speranza a questi cittadini, considerati dallo Stato di serie B, che devono venire incontro alle esigenze magari di un disgraziato che vive in quella casa e che non ha la possibilità, perché magari ha perso il lavoro, di pagare il canone d'affitto. Non è giusto che quel canone di affitto sia pagato dal proprietario; che al limite sia lo Stato! (Applausi) . Questo riguarda gli sfratti per morosità, non certamente gli altri. Cerchiamo dunque di restituire un po' di ordine a un Paese che, invece, in questo tempo ha fatto tanta confusione e che, soprattutto, non ha dato la possibilità a tanti cittadini di pensare di essere cittadini italiani come tutti gli altri e non cittadini italiani di serie B! Questo è il problema. (Applausi) . Insieme a questi ordini del giorno, abbiamo allora cercato di migliorare il provvedimento con un'altra serie di valutazioni e di impegni. Ecco, il termine giusto è «impegni» per il futuro da parte del Governo. Parliamo di uno di questi impegni: la riduzione dei contratti a termine e la valorizzazione delle professionalità nei contratti delle pubbliche amministrazioni. Non è giusto che anche in questo periodo si speculi sulle persone che magari lavorano a tempo determinato per una pubblica amministrazione. Occorre che si estenda la possibilità delle pubbliche amministrazioni di agire con contratti a tempo indeterminato.