[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito della deliberazione della Giunta provinciale di Bolzano del 14 aprile 2009 n. 1034, concernente nuovi modelli di attestati, diplomi, pagelle e certificazioni per le scuole secondarie di primo e secondo grado in lingua tedesca, italiana e ladina della Provincia, promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 17-22 luglio 2009, depositato in cancelleria il 22 luglio 2009 ed iscritto al n. 5 del registro conflitti tra enti 2009. Visto l'atto di costituzione della Provincia autonoma di Bolzano; udito nell'udienza pubblica del 6 ottobre 2010 il Giudice relatore Giuseppe Frigo, sostituito per la redazione della sentenza dal Giudice Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Gabriella Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Giuseppe Franco Ferrari e Roland Riz per la Provincia autonoma di Bolzano.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 17 luglio 2009 e depositato il successivo 22 luglio, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti della Provincia autonoma di Bolzano in relazione alla deliberazione della Giunta provinciale n. 1034 del 14 aprile 2009, lamentando la violazione degli artt. 33 e 117 della Costituzione, e del «principio di leale collaborazione ai sensi degli articoli 117 e 118 Costituzione», nonché dei diversi limiti statutari in tema di competenze della Provincia autonoma di Bolzano. Il ricorrente espone che la Giunta provinciale, con la delibera impugnata, ha approvato i nuovi modelli degli attestati, dei diplomi e delle certificazioni per le scuole secondarie di primo e secondo grado in lingua tedesca, italiana e delle località ladine della Provincia. Nei nuovi modelli, allegati alla delibera, non figura più l'emblema della Repubblica italiana, ma solo lo stemma della Provincia. A seguito della vasta eco che l'iniziativa ha avuto sulla stampa e anche in ambito politico locale, la Giunta provinciale ha successivamente deciso di sospendere gli effetti della delibera. Ciò non escluderebbe, tuttavia, la sussistenza di un interesse attuale all'impugnativa: la circostanza, infatti, che la delibera non sia stata revocata, ma solo sospesa; l'intento, manifestato pubblicamente dal Presidente della Provincia, di rimandare al prossimo anno la sua attuazione; il fatto che la Giunta provinciale abbia limitato la sospensione alla nuova disciplina riguardante gli emblemi, confermando, per il resto, le disposizioni della delibera impugnata, dimostrerebbero che non vi è stato un «pieno superamento» di quest'ultima, ma solo un differimento della sua concreta operatività. Ciò premesso, il Presidente del Consiglio dei ministri assume che, nel disporre l'eliminazione dell'emblema della Repubblica dai modelli in questione, la Giunta provinciale di Bolzano avrebbe esorbitato dalle competenze statutarie in materia di istruzione. L'art. 9, primo comma, numero 2, dello statuto di autonomia, di cui al d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), attribuisce, infatti, alla Provincia di Bolzano una competenza legislativa concorrente in materia di istruzione elementare e secondaria (media, classica, scientifica, magistrale, tecnica, professionale e artistica). Tale competenza deve essere, pertanto, esercitata nei limiti previsti dall'art. 5 dello statuto, vale a dire nel rispetto dei principi fissati dalla legislazione dello Stato, oltre che in armonia con la Costituzione, i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e nell'osservanza degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. Ai sensi dell'art. 16 dello statuto, che adotta il principio del «parallelismo», anche le competenze amministrative sono sottoposte ad analoghi limiti. Tale quadro normativo risulterebbe confermato, altresì, dalle disposizioni di attuazione. L'art. 1, primo comma, del d.P.R. 10 febbraio 1983, n. 89 (Approvazione del testo unificato dei decreti del Presidente della Repubblica 20 gennaio 1973, n. 116 e 4 dicembre 1981, n. 761, concernenti norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di ordinamento scolastico in provincia di Bolzano) - nel prevedere che «le attribuzioni dello Stato in materia di scuola materna e di istruzione elementare e secondaria (media, classica, scientifica, magistrale, tecnica, professionale e artistica), esercitate sia direttamente dagli organi centrali e periferici dello Stato sia per il tramite di enti e istituti pubblici a carattere nazionale o pluriregionale, sono esercitate, nell'ambito del proprio territorio, dalla provincia di Bolzano» - ribadisce, infatti, l'obbligo di rispetto dei «limiti di cui all'articolo 16 dello statuto» e di «osservanza delle norme del presente decreto». L'art. 3 del medesimo d.P.R. n. 89 del 1983 afferma, inoltre, con chiarezza che «le scuole di istruzione elementare e secondaria della provincia di Bolzano hanno carattere statale» e che «i titoli di studio conseguiti nelle predette scuole sono validi a tutti gli effetti». Permanendo il carattere statale delle scuole della Provincia, esse resterebbero soggette alla normativa statale di ordine generale contenuta nel d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, recante il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (Testo A): normativa destinata ad integrarsi con la disciplina concernente in modo più specifico le caratteristiche e i contenuti dei documenti formati dalle scuole. Fra tali documenti rientrano tanto le cosiddette pagelle, con cui gli istituti scolastici informano le famiglie sul rendimento e la condotta dei discenti; quanto i diplomi, che attestano l'avvenuto conseguimento di un titolo spendibile, in ragione del valore legale attribuitogli dal legislatore nazionale, per l'accesso al ciclo scolastico superiore ovvero all'università, a lavori o professioni e per partecipare a selezioni o concorsi; quanto, infine, le certificazioni integrative per le terze classi degli istituti professionali e per le quinte classi delle scuole secondarie di secondo grado. Dalla specifica valenza dei documenti considerati si desumerebbe che l'emblema della Repubblica italiana - così come la relativa scritta - assumono un rilievo non solo formale, ma anche e soprattutto sostanziale, attestando la provenienza del documento stesso da una scuola che, per essere scuola statale, parificata o legalmente riconosciuta, è autorizzata a rilasciarlo previa verifica del raggiungimento da parte del discente di un certo livello di conoscenze e competenze. In conclusione, dunque, la Provincia non vanta una potestà legislativa esclusiva in materia di istruzione ed è tenuta ad osservare le norme generali dettate in proposito dallo Stato ai sensi dell'art. 33 Cost. e, comunque, a rispettare i principi fondamentali contenuti nella legislazione statale.