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Istituzione di una Commissione Parlamentare per l'indirizzo, la vigilanza e il controllo dell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC). Onorevoli Senatori. – In risposta alla crisi generata dalla pandemia di COVID-19, il Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020, dopo un lungo e difficile negoziato portato avanti con successo dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Conte e dal suo Governo, approvò il bilancio dell'Unione per il settennato 2021-2027. Il bilancio si compone di due parti distinte: il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP o, come è spesso citato, MFF ossia Multiannual Financial Framework ), che, come sempre, è finanziato dagli Stati membri, ma anche un nuovo strumento, detto Next Generation EU (NGEU), che, pensato per favorire la ripresa e la resilienza delle economie nazionali, non reperisce le risorse da contributi degli Stati, ma (e qui sta la novità principale) ottiene denaro in prestito sui mercati finanziari per conto dell'Unione europea, per un totale di 750 miliardi di euro. I 750 miliardi sono composti per 390 miliardi da sovvenzioni e per 360 miliardi da prestiti a lunga scadenza e a tassi agevolati. Di questi 750 miliardi di euro, all'Italia sono stati assegnati poco meno di 209 miliardi. Al fine di accedere ai fondi del Dispositivo di ripresa e resilienza (RRF), nel quadro del NGEU, l'Italia ha quindi predisposto il proprio Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), approvato con decisione di esecuzione del Consiglio del 13 luglio 2021, ovverosia un insieme di azioni e interventi disegnati per superare l'impatto economico e sociale della pandemia e costruire un'Italia nuova, dotandola degli strumenti necessari per affrontare le sfide ambientali, tecnologiche e sociali di oggi e di domani. Come noto, l'erogazione dei finanziamenti è collegata a un meccanismo di tappe e obiettivi intermedi, i cosiddetti milestones , che coinvolge la Commissione europea e gli Stati membri, attraverso il Comitato economico-finanziario in cui siedono i direttori del Tesoro dei 27 Stati membri. In particolare, nel cosiddetto cronoprogramma (da ultimo, con dati aggiornati al 31 dicembre 2023) sono indicate le misure legislative previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, come risultante dalla decisione adottata dal Consiglio dell'Unione europea citato e dal relativo allegato nonché dai successivi operational agreements (dicembre 2021), con i quali sono stabiliti i meccanismi di verifica periodica (validi fino al 2026). Per ogni misura, sono specificati: il termine entro il quale è indicata l'adozione della misura nella decisione del Consiglio; la tipologia di misura (fonte normativa); la missione di appartenenza o la tipologia di riforma; lo stato di attuazione e altri elementi ritenuti utili. Da ultimo, trascorsi i primi tre anni di attuazione, il PNRR è stato oggetto di una revisione complessiva da parte del Governo italiano: l'Esecutivo ha infatti presentato alla Commissione europea, il 7 agosto 2023, una proposta di modifica del proprio PNRR, con la revisione di 144 tra investimenti e riforme nonché l'inserimento del capitolo riguardante l'attuazione dell'iniziativa REPowerEU ; la proposta è stata poi approvata con decisione di esecuzione del Consiglio dell'Unione europea l'8 dicembre 2023. A seguito della revisione del Piano e dell'intervenuta modifica ad opera del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, per finanziare alcune delle richiamate misure, inizialmente del tutto o in parte stralciate dal Piano, sono state dirottate risorse da altri Fondi, principalmente il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) e il Piano nazionale complementare (PNC) al PNRR, oltre al fondo ordinario per gli investimenti dei ministeri. Non va peraltro trascurato che entrambi i fondi, sia il PNC sia il FSC, sono utilizzabili con forti limitazioni: il primo, infatti, ha già creato obbligazioni giuridicamente vincolanti non definanziabili, se non rinunciando ad interventi già previsti per un valore equivalente; il secondo, come noto, impone di concentrare l'80 per cento delle misure nelle regioni del Mezzogiorno; in particolare, desta preoccupazione il fatto che il rifinanziamento previsto sia avvenuto su fondi che non prevedono scadenze e controlli puntuali, come invece previsto per la spesa dei fondi del PNRR, e che l'assenza di adeguati meccanismi di verifica, così come la mancanza della scadenza tassativa del 2026 prevista dal Piano, esponga al concreto rischio di ritardi nella spesa. Sembra pertanto concretarsi il rischio che l'intera operazione di revisione comporti una riduzione degli investimenti pubblici previsti, di per sé negativa sia per l'impatto macroeconomico sia per il miglioramento delle condizioni del Paese per imprese e cittadini. Particolarmente significativi paiono già gli interventi operati sul sistema sanitario, che destano preoccupazione sia per la certezza delle risorse disponibili sia per i tempi di realizzazione, specialmente ove si ricordi che l'intera operazione del Next Generation EU nasce anche come reazione alla pandemia del COVID-19, nonché quelli aventi una ricaduta diretta sui comuni, tra cui quelli per investimenti, messa in sicurezza degli edifici, territori e infrastrutture. In assenza di una base di dati aggiornata su tutti i progetti che saranno realizzati con i fondi del Piano, non è possibile allo stato attuale decifrare con esattezza quali di questi progetti saranno portati a termine con altre fonti di finanziamento e quali invece saranno eliminati del tutto, mentre è di tutta evidenza come sarebbe indispensabile, tanto per le rappresentanze parlamentari, quanto per quelle economico-sociali e territoriali, quanto ancora per tutti i cittadini, poter disporre con urgenza di un documento ufficiale che fornisca una sistematica comparazione del Piano originario e di quello risultante dal processo di revisione, con misure, importi, obiettivi e scadenze. È inoltre di tutta evidenza come il suddetto definanziamento costituisca un grave rischio per i comuni e gli enti pubblici e privati che si sono già visti aggiudicare risorse per interventi di cui sono responsabili e che in diversi casi erano già stati avviati. Allarmanti appaiono inoltre le possibili ricadute sul Mezzogiorno derivanti dello spostamento dei progetti definanziati su altre programmazioni di spesa, senza alcuna certezza circa la capacità di rispettare le scadenze nei tempi stabiliti e con il rischio concreto che non venga rispettata la clausola del 40 per cento delle risorse da destinare al Sud, dal momento che alcuni di questi progetti – nelle intenzioni del Governo – dovrebbero venire rifinanziati con i fondi di coesione. La garanzia dell'allocazione del 40 per cento è divenuta più incerta e preoccupante proprio alla luce della revisione del PNRR. Le analisi disponibili (fonte Svimez) mostrano infatti che senza dubbio la revisione renderà più difficile raggiungere l'obiettivo del 40 per cento.