[pronunce]

che, sempre con riferimento ai presupposti soggettivi, si deve osservare che i ricorsi risultano tutti presentati in data successiva a quella di svolgimento dei referendum nei quattro Comuni interessati e che questa Corte, con l'ordinanza n. 69 del 2006, ha già espressamente chiarito che la legislazione vigente in tema di referendum di cui all'art. 132, secondo comma, della Costituzione non riconosce alcun potere al delegato comunale – tanto “effettivo” quanto “supplente” – nella fase della proclamazione dei risultati referendari da parte dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione; che, in ogni caso, presupposto oggettivo per l'esistenza di un conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato ai sensi dell'art. 134 Cost. è che venga prospettata in termini inequivoci una lesione della sfera delle attribuzioni determinate da norme costituzionali, e che l'eventuale ricomprensione di atti legislativi fra gli atti da cui origini il conflitto è subordinata dalla giurisprudenza di questa Corte al fatto che «da essi possano derivare lesioni dirette dell'ordine costituzionale delle competenze» (v. sentenza n. 284 del 2005, ordinanza n. 69 del 2006 e ordinanza n. 343 del 2003); che, in relazione alla decisione del 6 giugno 2005 con cui l'Ufficio centrale per il referendum ha proclamato i risultati del referendum di San Michele al Tagliamento del 29 e 30 maggio 2005, i ricorrenti non prospettano in alcun modo una situazione di conflitto nel quale risulti negata la spettanza di attribuzioni costituzionali o ne sia impedito l'esercizio, limitandosi a contestare la «troppo pedissequa» applicazione della legislazione vigente; che, anche in relazione alle censure rivolte avverso le disposizioni legislative impugnate, i ricorrenti non prospettano una situazione di conflitto tra poteri dello Stato spettante alla giurisdizione di questa Corte, riconoscendo, anzi, espressamente di promuovere una sorta di ricorso diretto per la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme indicate; che, pertanto, i ricorsi in esame non presentano, neppure apparentemente, i requisiti formali e sostanziali necessari alla loro qualificazione in termini di ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, risultando di conseguenza inammissibili.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione indicati in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA