[resaula]

Personalmente auspicavo un filo di continuità con la legge di delega fiscale n. 23 del 2014, una piccola Grundnorm - permettetemi di dirlo - che conferì al Governo una delega per la realizzazione di un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita; una serie di deleghe vennero attuate, tranne cinque (sul catasto, sulla riscossione degli enti locali, sui giochi, sulla fiscalità ambientale e sulla giustizia tributaria; tre di queste sono state al centro dell'attenzione di questa legislatura). In essa si teorizzava il principio del fisco amico: un ossimoro, qualcuno potrebbe dire, ma non è così. Guardate che in Italia, quando si parla di tasse, si assiste a un moto pendolare di vichiana memoria. Da una parte, c'è chi auspica una facile raccolta di consenso con promesse di condoni; ma cosa c'è di meno educativo di un condono, che distoglie dalla volontà di applicare la norma, perché tanto poi si verrà perdonati? Dall'altra, c'è la visione di un fisco "Dracula", che tartassa il cittadino. Si è parlato, proprio in questi giorni, della proposta del segretario Letta sulla tassa di successione e sulla patrimoniale; il Governo Letta è stato proprio quello che ha fatto l'ultimo aumento dell'IVA, nell'ottobre 2013. Noi invece speravamo in un lungo perfezionamento di intuizioni che partivano da lontano. Parlavo del portato innovativo del decreto-legge: sicuramente abbiamo molto apprezzato il tema della digitalizzazione, che crea un secondo tempo per gli effetti positivi nei confronti del contribuente e della digitalizzazione stessa. Ricordiamo, ad esempio, la fatturazione elettronica, considerata più sul lato degli accertamenti e del contrasto al tax gap e meno sotto il profilo del fisco amico e degli adempimenti, al fine di migliorare la qualità della vita del contribuente e di diminuire la sua ansia rispetto ai controlli post-dichiarazione dei redditi, che erano affidati al fisco e dove rischiava di essere sanzionato, anche se non responsabile. Parliamo del cosiddetto work in progress sull'assegno unico, che ha avuto un superamento delle difficoltà di passaggio e di avvio del nuovo assegno familiare in riferimento ai figli con disabilità. Si garantisce parità di risorse per le famiglie che, con l'avvio di questo nuovo strumento, rischiavano di perdere qualcosa. C'è il tema dei rimborsi fiscali più celeri e c'è il passo in avanti verso una disciplina della cedibilità del credito d'imposta per il bonus fiscale del 110 per cento, con cui finalmente speriamo di essere arrivati a un punto fermo, perché gli svariati interventi normativi avevano ingenerato una confusione non più facilmente gestibile, né per i cittadini, né per gli operatori. C'è la norma che consente di sospendere il de minimis per quanto riguarda i crediti d'imposta alle imprese. In altre parole, ci sono varie misure per la semplificazione del rapporto tra fisco e cittadini. Ci sono poi le battaglie che i nostri colleghi di Italia Viva hanno potuto fare alla Camera, in funzione di quello che dicevo prima, e che vanno incontro ai contribuenti, siano essi cittadini o imprese. Si è introdotto il principio della tenuta e conservazione di qualsiasi registro contabile in via telematica e nei sistemi digitali, operando per una dematerializzazione e per una diminuzione della burocrazia. Abbiamo esteso la disciplina dell'F24; abbiamo imposto l'obbligo per l'Agenzia delle entrate di comunicare al contribuente, via SMS o app IO, la fine dell'attività istruttoria. Si è resa immediatamente applicabile una legge, quella che vieta il finanziamento delle imprese che producono mine antipersona agli intermediari finanziari con sede in Italia, che aveva visto il suo percorso nella XVI legislatura, che era stata approvata nella XVII, rinviata alle Camere, riapprovata nella XVIII e adesso diventa finalmente operativa. È stato esteso l'assegno unico universale per i figli di alcune categorie che ne erano rimaste escluse, ad esempio i dipendenti dello Stato residenti all'estero; assegno unico universale che ritengo una grande e felice intuizione realizzata dalla ministra Bonetti. C'è stata poi l'introduzione di una serie di norme per aggiungere consistenza alla riforma del terzo settore, iniziata al tempo del Governo Renzi, e siamo intervenuti per modificare il codice della crisi d'impresa. Tanti piccoli esempi di buona amministrazione: frutto di esperienza, che è un valore aggiunto; frutto del buonsenso, che o lo si ha o non lo si ha; frutto della competenza, svillaneggiata ma più che mai importante; frutto anche della generosità, quella di anteporre agli interessi di parte quelli del Paese. Sono considerazioni che non hanno sicuramente mosso coloro che non hanno votato la fiducia il 20 luglio scorso al presidente Draghi, assumendosi la responsabilità di interrompere un percorso virtuoso, fatto di riforme strutturali, di obiettivi raggiunti e da raggiungere per l'erogazione dei fondi collegati all'attuazione del PNRR. Siamo consci di quale autunno ci aspetta? Abbiamo un aumento dell'inflazione che non è stata mai così alta dagli anni Ottanta del secolo scorso; abbiamo un aumento del costo delle materie prime; abbiamo un aumento dei tassi di interesse che si ribalterà sui mutui e quindi sulle famiglie; abbiamo una diminuzione della domanda interna, in uno scenario geopolitico in cui alla guerra in Ucraina si aggiungono le tensioni tra Serbia e Kosovo e nel Mar Cinese (notizie di questi giorni). Ci salvano parzialmente - questo giustifica gli ultimi dati Istat - le esportazioni e il rapporto mutato del cambio euro-dollaro. Tutte questioni che verranno affrontati dai più con l'occhio rivolto solo alla logica elettorale del tutto e subito o, al massimo, del giorno dopo. Non tutti possiamo aspirare a essere degli statisti che ragionano con l'ottica di lungo periodo del bene delle prossime generazioni, ma da politici non possiamo nemmeno ridurci, in un momento difficile come quello che ci attende, ad essere pseudosondaggisti che ragionano non pensando al bene futuro, ma ad una facile raccolta di consenso basata non su ciò che è bene, ma su quello che si pensa che piaccia. Facendo così, infatti, si governerà non un Paese ma un cumulo figurato di macerie. Come Italia Viva non ragioniamo così: per noi il bene del Paese è un valore prioritario e, come abbiamo dimostrato già in passato sapendo di assumere scelte difficili, risultate nell'immediato impopolari ma riconosciute poi fondamentali per l'Italia, anche questa volta faremo la nostra parte votando questo provvedimento con lo sguardo rivolto al futuro e non alla misera logica del contingente. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, devo dire, purtroppo con una certa consuetudine, che anche questa volta ci siamo trovati di fronte ad una delle caratteristiche meno positive di questa legislatura, cioè al monocameralismo elevato ormai a principio. Ci siamo trovati di fronte a un decreto-legge che nella Commissione competente, la Commissione finanze alla quale ho l'onore di partecipare, non abbiamo avuto nemmeno il tempo di esaminare: è arrivato, ma in pochi minuti abbiamo dovuto licenziarlo per portarlo in Aula quest'oggi.