[ddlpres]

Disposizioni in materia di giustizia riparativa. Onorevoli Senatori . – « Il crimine determina una frattura nelle relazioni sociali. In una società che prenda le distanze dall'idea del capro espiatorio, non dovrebbe il diritto mirare a riparare quella frattura? Da qualche tempo si discute di giustizia riparativa, restaurativa, riconciliativa. Studi sono in corso, promossi anche da raccomandazioni internazionali. Si tratta di una prospettiva nuova e antichissima al tempo stesso che potrebbe modificare profondamente le coordinate con le quali concepiamo il crimine e il criminale: da fatto solitario a fatto sociale; da individuo rigettato dalla società a individuo che ne fa pur sempre parte, pur rappresentandone il lato d'un rapporto patologico ». Partendo dalle parole di Zagrebelsky la giustizia riparativa può essere considerata come un ripensamento del sistema penale, così come lo conosciamo. Occorre un approccio innovativo che restituisca centralità alla vittima. La giustizia riparativa è quanto mai essenziale in una società complessa con un forte pluralismo culturale. Si parla di « ripensamento » in quanto la giustizia riparativa mette in discussione (senza negarli) i presupposti del nostro sistema. Il reato è una lesione altrui e l'obiettivo è, quindi, quello di porre rimedio a tale lesione attraverso la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti alla commissione del delitto. Il fine ultimo è la ricerca di una soluzione che possa essere condivisa fra le parti. Tale ultima caratteristica conferma il punto focale della giustizia riparativa: un sistema partecipativo e inclusivo. L'idea di base non è quella di negare o rinunciare alle fondamenta del sistema penale nazionale, ma quella di provocarne una riflessione, un cambiamento. L'idea è, dunque, quella di stimolare una svolta che ponga al centro l'uomo, facendo sì però che sia sempre all'interno della dimensione giuridica, senza prescinderne. La giustizia riparativa ha come oggetto i danni provocati alla vittima in quanto conseguenza del reato e come obiettivo l'eliminazione di tali conseguenze attraverso l'attività riparatrice intrapresa dall'autore del reato. La giustizia riparativa si inserisce in un quadro normativo caratterizzato, nato anche a seguito di sollecitazioni di natura europea ed internazionale. Fondamento normativo europeo in materia, è la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che ha stabilito norme minime in grado di assicurare alle vittime di reato adeguati livelli di tutela e di assistenza, sia nelle fasi di accesso e partecipazione al procedimento penale, sia al di fuori e indipendentemente da esso. Oltre al rafforzamento del diritto della vittima all'informazione, del diritto di comprendere e di essere compresi, di essere ascoltati nel processo e di usufruire di eventuali misure di protezione, la direttiva (articolo 8) impone agli Stati membri di dare accesso a specifici servizi di assistenza riservati, gratuiti e operanti nell'interesse della vittima, prima, durante e per un congruo periodo di tempo dopo il procedimento penale. La direttiva fornisce la definizione di giustizia riparativa come « qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all'autore del reato di partecipare attivamente, se vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l'aiuto di un terzo imparziale ». La direttiva prevede, inoltre, che gli Stati membri adottino misure che assicurino alla vittima accesso a servizi di giustizia riparativa sicuri e competenti; che gli Stati membri facilitino il rinvio dei casi, se opportuno, ai servizi di giustizia riparativa, anche stabilendo misure che proteggano le vittime dalla vittimizzazione secondaria e ripetuta, dall'intimidazione e dalle ritorsioni, applicabili in caso di ricorso a eventuali servizi di giustizia riparativa. In base alla direttiva, l'accesso a tali servizi deve avvenire almeno in presenza delle seguenti condizioni: a) si ricorre ai servizi di giustizia riparativa soltanto se essi sono nell'interesse della vittima, in base a eventuali considerazioni di sicurezza, e se essi sono basati sul suo consenso libero e informato, che può essere revocato in qualsiasi momento; b) prima di acconsentire a partecipare al procedimento di giustizia riparativa la vittima riceve informazioni complete e obiettive in merito al procedimento stesso e al suo potenziale esito, così come informazioni sulle modalità di controllo dell'esecuzione di un eventuale accordo; c) l'autore del reato ha riconosciuto i fatti essenziali del caso; d) ogni accordo è raggiunto volontariamente e può essere preso in considerazione in ogni eventuale procedimento penale ulteriore; e) discussioni non pubbliche che hanno luogo nell'ambito di procedimenti di giustizia riparativa sono riservate e possono essere successivamente divulgate solo con l'accordo delle parti, o se lo richiede il diritto nazionale, per preminenti motivi di interesse pubblico. Un riconoscimento di tali istituti è tuttavia previsto in diverse disposizioni legislative vigenti. In particolare, la legge sulla competenza penale del giudice di pace (decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274) prevede (articolo 29), nel caso di reato perseguibile a querela, la necessità per il giudice di promuovere la conciliazione tra le parti anche avvalendosi dell'attività di mediazione di strutture pubbliche o sussidiarie presenti sul territorio; se la conciliazione ha successo, è redatto un processo verbale che attesta la remissione della querela (o la rinuncia al ricorso immediato al giudice ex articolo 21) e la relativa accettazione. La rinuncia al ricorso produce gli stessi effetti della remissione della querela. Inoltre la legge 28 aprile 2014, n. 67, recante deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio, estendendo la disciplina della sospensione del processo con messa alla prova nel processo minorile anche agli adulti (imputati per reati sanzionati con pene fino a quattro anni di reclusione), ha previsto che i programmi di trattamento allegati all'istanza di sospensione prevedano, come nel processo minorile (articolo 28 del codice del processo penale minorile, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1998, n. 448), condotte riparatorie e la mediazione con la persona offesa (articolo 4); come noto, l'esito positivo della prova comporta l'estinzione del reato. Generico riferimento alla necessità di mediazione con la vittima è dato anche dalla legge 26 luglio 1975, n. 354 sull'ordinamento penitenziario, che prevede, tra le prescrizioni dell'affidato in prova al servizio sociale, che questi « si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato » (articolo 47); la misura alternativa va adottata sulla base dei risultati della osservazione della personalità.