[pronunce]

Tali ragioni giustificherebbero l'assoggettamento ad imposta di consumo in misura analoga a quella prevista per i tabacchi lavorati. 4.3.- Con riferimento alle censure relative alla violazione degli artt. 23 e 97 Cost., l'Avvocatura generale dello Stato ritiene che l'art. 62-quater impugnato non disponga alcuna delegificazione in materia fiscale. La norma di fonte primaria sarebbe infatti autosufficiente e non necessiterebbe di alcuna integrazione in sede attuativa. All'autorità amministrativa non sarebbe lasciata alcuna possibilità di ampliare arbitrariamente l'oggetto dell'imposta. Pertanto, anche la paventata violazione dell'art. 97 Cost. sarebbe infondata. 4.4.- In riferimento all'art. 41 Cost., la determinatezza della norma censurata escluderebbe qualsivoglia violazione della libertà d'iniziativa economica privata. Data la chiarezza del quadro normativo, per gli imprenditori sarebbe piena la facoltà di pianificazione della loro attività nel settore. 5.- Nel giudizio relativo all'ordinanza di rimessione n. 165 del 2014, con memoria depositata il 28 ottobre 2014, si sono costituite le parti ricorrenti nel giudizio a quo, le quali hanno chiesto che sia dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 62-quater del d.lgs. n. 504 del 1995. 5.1.- Viene dedotta, in primo luogo, la violazione degli artt. 3, 11, 53 e 117 Cost., attesa l'irragionevolezza dell'equiparazione tra tabacchi e sigarette elettroniche sul piano della disciplina autorizzatoria e fiscale. Infatti, mentre il regime fiscale dell'accisa sui tabacchi sarebbe giustificato dal disfavore nei confronti di un bene universalmente riconosciuto come gravemente nocivo per la salute e del quale si cerca di scoraggiare il consumo, l'inesistenza di un tale presupposto in relazione alle sigarette elettroniche renderebbe manifestamente inapplicabile il medesimo regime amministrativo e tributario a beni che con il consumo del tabacco non hanno nulla in comune. L'irragionevolezza sarebbe evidenziata anche dal contrasto con la direttiva 2014/40/UE, adottata il 3 aprile 2014, la quale ha consentito l'assoggettamento della sigaretta elettronica alle disposizioni previste per la lavorazione, presentazione e vendita dei prodotti del tabacco solo nel caso in cui la sigaretta elettronica comporti consumo di nicotina. 5.1.1.- Viene, inoltre, dedotto che, in realtà, la disposizione in esame non opera un intervento perequativo - volto cioè ad equiparare il trattamento fiscale della sigaretta tradizionale e di quella elettronica - ma un intervento assolutamente peggiorativo rispetto a quello riservato alle sigarette tradizionali. Tale conclusione discenderebbe da un duplice ordine di considerazioni. Da un lato, l'accisa del 58,5 per cento incide non solo sul quantitativo dei liquidi contenenti nicotina immessi in commercio, ma - indiscriminatamente - su tutto il complesso di beni (liquidi vaporizzabili, dispositivi elettronici e relativi accessori) che, nel loro insieme, costituiscono il kit comunemente denominato sigaretta elettronica. Dall'altro lato, l'imposta sui tabacchi lavorati è comunque strutturata in modo da garantire un sistema di aliquote differenziate per ciascuna tipologia di prodotto (sigarette, sigari e sigaretti, tabacco da fumo trinciato, tabacco da fiuto e da mastico). Viceversa, l'attuale imposta sulle sigarette elettroniche prevede l'applicazione di un'aliquota proporzionale, unica ed indifferenziata, pari al 58,5 per cento. 5.2.- Con riferimento alla denunciata violazione del principio della capacità contributiva di cui all'art. 53 Cost., si sottolinea che lo stesso, secondo la giurisprudenza della Corte, debba «essere inteso come espressione dell'esigenza che ogni prelievo tributario abbia causa giustificatrice in indici concretamente rivelatori di ricchezza» (è richiamata la sentenza n. 120 del 1972). Viceversa, nel caso in esame, non si comprenderebbe quale sia il fatto indice di capacità contributiva considerato dal legislatore quale presupposto dell'imposta. Il vulnus sarebbe aggravato, inoltre, dalla duplicazione impositiva derivante dall'applicazione dell'aliquota sul prezzo di vendita dei prodotti al pubblico e, quindi, in riferimento ad un importo al lordo dell'IVA. Si osserva, d'altra parte, che la sigaretta elettronica rappresenta un valido strumento per la lotta contro il fumo e non sarebbe, pertanto, neppure invocabile un principio di precauzione, che giustifichi l'introduzione dell'imposta in funzione della finalità extrafiscale di ostacolare la produzione ed il consumo delle sigarette elettroniche. L'imposta sarebbe, inoltre, sproporzionata in relazione alla capacità contributiva delle singole aziende sulle quali grava, poiché la stessa si attesterebbe su un importo superiore all'intero utile aziendale di ciascuna annualità, essendo calcolata sul prezzo di vendita dal dettagliante al consumatore (e non già sul prezzo di vendita dal produttore al grossista). Il tributo non sarebbe commisurato ad alcun indice di capacità economica del produttore, ossia del soggetto passivo dell'imposta, in relazione al quale va valutato il rispetto del principio costituzionale di capacità contributiva. 5.3.- Sotto un diverso profilo, la difesa delle parti private costituite ha, inoltre, denunciato la violazione del principio di riserva di legge in materia tributaria, di cui all'art. 23 Cost., del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, di cui all'art. 97 Cost., e del principio di certezza del diritto, di cui all'art. 3 Cost. Viene rilevato che l'ambito applicativo dell'art. 62-quater del d.lgs. n. 504 del 1995 sarebbe così ampio da non consentire una predeterminazione legislativa della concreta imposizione fiscale applicabile alle singole fattispecie, lasciando all'amministrazione, la decisione in ordine alla determinazione della base imponibile, in violazione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, di cui all'art. 97 Cost., atteso che quest'ultima non sarebbe posta nelle condizioni di operare legittimamente per il perseguimento degli interessi pubblici sottesi alla sua azione. L'indeterminatezza del precetto normativo comporterebbe inoltre l'impossibilità - per gli operatori economici - di comprendere quale sia la base imponibile, con conseguente violazione dei principi del legittimo affidamento e della certezza del diritto, il cui fondamento è individuato nell'art. 3 Cost. 5.4.- Viene, inoltre, denunciata la violazione del diritto alla salute di cui all'art. 32 Cost., poiché la normativa censurata, equiparando ai fini impositivi le sigarette tradizionali alle sigarette elettroniche, i liquidi e gli accessori alle stesse destinati, a prescindere dal loro contenuto, finirebbe per favorire il settore dei tabacchi tradizionali, concorrendo al suo sviluppo e proteggendolo dalle "turbative" determinate dalla diffusione delle sigarette elettroniche. 5.5.- La difesa delle parti private denuncia infine la violazione del principio di libertà economica, di cui all'art. 41 Cost.; del principio della tutela del lavoro, di cui all'art. 35 Cost.;