[pronunce]

- Si è costituita altresì la società S.S.I.T., parte controinteressata nel giudizio a quo, concludendo anch'essa per la inammissibilità o comunque per la infondatezza della questione. Essa sarebbe inammissibile per la stessa ragione indicata dalla provincia di Perugia: d'altro canto, ad avviso di questa parte, non sarebbe ipotizzabile che da un'eventuale pronuncia di illegittimità costituzionale possa venire l'indicazione di una norma, da osservare in via transitoria, diversa da quelle dettate dal legislatore regionale. 5. - È intervenuta nel giudizio, depositando alcuni documenti, la regione Umbria, la quale conclude chiedendo di dichiarare l'inammissibilità della questione, o di restituire gli atti al giudice a quo, relativamente all'art. 13, comma 1, della legge regionale n. 10 del 1995, in quanto abrogato dall'art. 35 della legge regionale n. 37 del 1998; e di dichiarare l'infondatezza della stessa, per quanto riguarda l'art. 13-bis della legge regionale n. 10 del 1995 e l'art. 7 della legge regionale n. 42 del 1997. L'interveniente ricorda l'evoluzione della legislazione regionale in materia, dalla legge regionale n. 4 del 1984, che adottava, per l'erogazione dei contributi di esercizio, il sistema del computo del "costo standardizzato" dei servizi, alla legge regionale n. 10 del 1995, che prevedeva nuovi criteri di riparto dei finanziamenti, la istituzione dell'"Osservatorio della mobilità", e la ripartizione dei contributi fra le imprese ad opera delle province, dopo avere acquisito le indicazioni dei piani di bacino e dei piani urbani del traffico, e con il parere del predetto Osservatorio della mobilità. L'art. 13 della legge regionale n. 10 del 1995 si poneva come norma transitoria in attesa di potere applicare i nuovi criteri. Il riferimento, in questo ambito, all'anno 1991 era dovuto, secondo l'interveniente, al fatto che dopo il 1990 molte aziende avevano applicato i piani di risanamento, con riduzione dei contributi, e in molti casi erano state autorizzate maggiori percorrenze solo a favore di alcune aziende: tale riferimento, ricorda la regione, era stato suggerito dalle stesse aziende in sede di incontro con la commissione consiliare che esaminò il progetto poi sfociato nella legge regionale n. 10 del 1995. La necessità di protrarre poi ulteriormente l'applicazione della disciplina transitoria, secondo l'interveniente, era derivata dal mancato compimento dei presupposti e delle condizioni richiesti per l'applicazione dei nuovi criteri, e successivamente anche dal fatto che , a seguito dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 422 del 1997, di conferimento di funzioni a Regioni ed enti locali in materia di trasporti, si rendeva necessario varare una nuova legge regionale (che sarebbe poi stata la legge regionale n. 37 del 1998), nelle more della cui approvazione si sarebbe resa opportuna una ulteriore normativa transitoria. In definitiva, secondo la regione, la disciplina impugnata sarebbe ragionevolmente giustificata, e la questione sollevata dal remittente si risolverebbe in una inammissibile censura di merito all'apprezzamento politico del legislatore regionale. 6. - In vista dell'udienza hanno depositato memorie la provincia di Perugia, allegando alcuni documenti, la società S.S.I.T. e la regione Umbria. Tutte le memorie riprendono ed approfondiscono gli argomenti già svolti negli atti di costituzione e di intervento, insistendo nelle medesime conclusioni già formulate.1. - La questione sollevata investe tre disposizioni di leggi regionali dell'Umbria, le quali stabiliscono che le somme attribuite dalla regione alle province per l'erogazione dei contributi di esercizio a favore delle imprese che esercitano autolinee in concessione di trasporto pubblico locale siano, in via transitoria, ripartite fra le imprese aventi titolo nella stessa proporzione delle assegnazioni relative all'anno 1991, e quindi senza tenere conto delle percorrenze autorizzate ed effettuate dopo il 1991. Secondo il Tribunale amministrativo regionale dell'Umbria, tali disposizioni sarebbero costituzionalmente illegittime perché in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, in quanto - una volta assunto il criterio di attribuzione dei contributi fondato sulla proporzione con le percorrenze effettuate - non sarebbe giustificato tenere conto delle percorrenze di un anno precedente anziché di quelle dell'anno di riferimento; e in quanto dette norme opererebbero una discriminazione ingiustificata fra le imprese che possono far valere tutte le percorrenze effettuate, e quelle che ne potrebbero far valere solo una parte, in quanto un'altra parte delle percorrenze sono state autorizzate ed effettuate solo dopo il 1991. 2. - Non può essere accolta l'eccezione di inammissibilità della questione, sollevata dalla provincia di Perugia e dalla società controinteressata nel giudizio a quo e fatta propria dalla memoria della regione, sull'assunto che essa risulterebbe priva di rilevanza in quanto dal suo eventuale accoglimento non deriverebbe la possibilità di applicare un diverso criterio di ripartizione dei contributi, ma solo una situazione di vuoto normativo. Ai fini della rilevanza, è sufficiente infatti la dimostrazione, che il tribunale remittente ha plausibilmente offerto, della necessità di applicare le norme denunciate per definire la controversia, senza che sia necessario stabilire quale diversa normativa risulterebbe applicabile nel caso di accoglimento della questione. Parimenti non può essere condivisa l'eccezione di inammissibilità della questione sollevata, per quanto riguarda l'art. 13, comma 1, della legge regionale n. 10 del 1995, dalla regione Umbria, motivata dalla intervenuta abrogazione della norma stessa ad opera dell'art. 35 della legge regionale n. 37 del 1998. Nel giudizio a quo, che concerne i contributi di esercizio per gli anni 1997 e 1998, l'art. 13, comma 1, della legge regionale n. 10 del 1995 viene, infatti, in considerazione indirettamente, in quanto è ad esso che risale il "congelamento" dei criteri di riparto dei contributi alla situazione del 1991, "congelamento" poi confermato per gli anni 1997 e 1998 dalle altre due disposizioni censurate, che rinviano, la prima (art. 13-bis della legge regionale n. 10 del 1995, aggiunto dall'art. 1 della legge regionale n. 2 del 1997), ai criteri di riparto seguiti nel 1995, la seconda (art. 7 della legge regionale n. 42 del 1997) alle disposizioni della predetta legge regionale n. 2 del 1997. 3. - Nel merito, la questione non è fondata. La legislazione regionale dell'Umbria, anteriore alla legge regionale n. 10 del 1995, fondava i criteri per la corresponsione dei contributi di esercizio, intesi, secondo i principi della legge statale 10 aprile 1981, n. 151 (Legge quadro per l'ordinamento, la ristrutturazione ed il potenziamento dei trasporti pubblici locali.