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Da tale consapevolezza di complessità nasce anche la mozione scritta. Proprio perché sappiamo che gli autismi non sono tutti uguali, che le prospettive di elaborazione, di vissuto e anche quindi degli interventi abilitativi o riabilitativi che ci sono con questi bambini possono essere molto diversi, abbiamo bisogno di cercare di capire se ci sono strumenti che alla nascita permettono di identificare la diversità degli autismi e la diversità delle prospettive. Sono stata molto felice, nella precedente legislatura, di essere stata relatore della legge sull'autismo, anche perché per la prima volta abbiamo tracciato un quadro composito che non fa più dei 18 anni quello start point per cui un ragazzo esce dalla definizione, dalla diagnosi di autismo, ed entra in una generica e aspecifica diagnosi di psicosi dell'adulto. Oggi noi sappiamo che il bambino autistico, crescendo, conserva molte delle sue difficoltà, ne elabora altre, ne risolve alcune. Questo ci aiuta a riflettere molto anche sui modelli abilitativo riabilitativi che proponiamo a questi bambini. Finché la nostra attenzione è tutta concentrata sul bambino molto piccolo, è chiaro che i metodi, chiamiamoli così, più squisitamente addestrativi, come per esempio l'ABA riescono a ottenere dei risultati a breve termine, ma se io prendo in considerazione il soggetto autistico adolescente o il giovane adulto ben diverso è il lavoro che devo fare, ben diverse sono l'enfasi e l'attenzione che devo mettere alle sue motivazioni, alle sue esigenze e alle sue curiosità. È questa la bellezza di aver ricostituito questa unità del soggetto nella unitarietà della diagnosi, perché ci permette di ripensare i metodi che finora abbiamo utilizzato per aprirci a nuove prospettive che hanno, proprio nella libertà del soggetto di esprimere il potenziale e le sue capacità, tutto quello che è veramente nella testa e nel cuore non solo dei medici, ma degli insegnanti, delle famiglie e anche, in questo momento, di buona politica. Da questo punto di vista, i corsi di formazione e i master che si fanno per seguire questi ragazzi acquistano uno spessore diverso, perché devono calarsi in una logica molto più ampia e più articolata, ma è anche particolarmente interessante pensare alle misure che oggi noi dobbiamo assumere; non sono più solo ed esclusivamente quelle dell'infanzia, anche se - insisto - interventi precoci e sviluppo di modalità predittive sono estremamente utili, ma sono anche interventi che guardano al giovane adulto, al mondo del lavoro, alla possibilità per questi adulti di immaginare il più possibile spazi di vita autonoma, laddove questo - insisto - possa essere possibile. La mozione che presentiamo oggi dà atto ad un cambiamento radicale di prospettiva: non abbiamo più al centro dell'attenzione la patologia, ma siamo riusciti a mettere al centro della nostra attenzione il soggetto autistico nell'arco di tutta la sua vita. Lo prendiamo in considerazione da piccolissimo, per accompagnarlo fino alla fine, non a caso ci sono una serie di riferimenti anche alla legge n. 112 del 2016, sul «dopo di noi». Questa logica che ricostruisce l'unità del soggetto, nella complessità delle relazioni e dei contesti in cui si muove, costituisce per l'intera storia della medicina un punto importantissimo di sviluppo per non restare chiusi a volte in quel meccanismo che fa della diagnosi una specie di corsetto gessato dal quale non si riesce ad uscire. Quella del soggetto autistico è una diagnosi aperta e non può più generare nelle famiglie quel pessimismo cupo del «non c'è niente da fare»: non è vero, c'è sempre qualcosa di più che si può fare; forse non sarà tutto quello che vorremmo fare, ma c'è sempre qualcosa di più. È in questa logica positiva, orientata alla speranza, ma anche, contestualmente, alla ricerca scientifica e ad una documentazione scientificamente fondata, che l'attenzione ai soggetti autistici nell'arco della loro vita e del loro sviluppo ci presenta, che noi oggi guardiamo alla Commissione che chiediamo sia istituita e alla possibilità di andare oltre i pregiudizi e le rigidità mentali che a volte hanno un sapore autistico, non dell'autismo del soggetto e del paziente, ma del nostro autismo. Alle volte siamo noi che mostriamo, nella rigidezza dei nostri modelli relazionali, alcuni tratti di tipo autistico. Ho parlato prima di una buona pagina di storia della medicina e di un'eccellente pagina di storia della politica, per aver lavorato insieme, esserci confrontati punto per punto e aver potuto contare su tutto l'appoggio della maggioranza. Do atto ai colleghi della mia Commissione di essere stati sistematicamente aperti a registrare tutti i possibili miglioramenti perché la mozione, che mi auguro alla fine sarà unitaria, possa davvero esprimere anche alle famiglie di soggetti autistici una risposta che dica «siamo tutti insieme con voi». E questa forse è la maggiore soddisfazione che possiamo dare a persone che troppo spesso si sentono sole e troppo spesso si sentono al centro di una prospettiva conflittuale, competitiva e divisiva. Noi siamo qui oggi a dire che questo lavoro si può fare e si può fare tutti insieme. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S e PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Boldrini per illustrare la mozione n. 106. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, anche io, come i colleghi che hanno partecipato ieri alla giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo, ritengo che sia importante parlare ancora oggi di questa sindrome, perché, come abbiamo sentito, lo spettro dell'autismo è molto ampio e comprende varie sintomatologie. Ieri in Senato abbiamo visto un bellissimo film prodotto dal giornalista Gianluca Nicoletti, che rappresenta uno spaccato della realtà vissuta da genitori che hanno figli con disturbi dello spettro autistico. È stato veramente un filmato che ha toccato molto le sensibilità di tutti noi e soprattutto dei tanti studenti presenti in sala Zuccari, che si sono resi conto di cosa significa potersi confrontare con compagni che possono essere affetti da questa patologia. Ciò al fine di combattere lo stigma della diversità e della disabilità, per non allontanare le persone diverse da noi bensì integrarle. Occorre infatti comprendere il paradigma culturale, secondo cui la disabilità non significa non poter fare le cose, ma significa non sapere come farle e imparare a farle in maniera diversa, significa poter avere le persone affette da disabilità che stanno insieme a tutti gli altri, per poter attuare una vera integrazione. Oggi stiamo discutendo tutti insieme e molti di noi hanno presentato mozioni in questo senso, perché riteniamo che ci voglia uniformità di intenti per mettere in pratica delle azioni positive per la presa in carico delle persone con questa patologia. L'autismo è considerato un disturbo dello sviluppo neurologico, che produce forti limitazioni nelle relazioni umane, con tendenza alla chiusura - lo abbiamo visto ieri nel filmato - alla maniacalità e alla specializzazione ossessiva, fino ad esordire con sofferenze pesanti e a volte anche insostenibili, da parte soprattutto delle famiglie. È fondamentale che la diagnosi sia precoce, perché così si riesce subito ad intervenire su una situazione che si affronta e si tratta soprattutto con le terapie cognitivo-comportamentali. Come è stato detto anche in precedenza, sono già state promulgate leggi nella passata legislatura: