[massime]

Radiotelevisione - Società concessionarie private, costituite in italia e di nazionalità italiana - Maggioranza delle azioni - Divieto di detenzione o di appartenenza da parte di soci di cittadinanza o nazionalità estera - Ritenuta non applicabilità del divieto nei confronti di società concessionarie o controllanti costituite in altri stati della comunità economica europea - Assunta irragionevole disparità di trattamento, in danno delle società italiane, con lesione dell’iniziativa economica e dei principî di imparzialità e buon andamento - Non fondatezza, nei sensi di cui in motivazione, della questione.. I requisiti che debbono essere posseduti dalle Società di altri Stati CE per la prosecuzione nell’esercizio degli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva sono integralmente parificati a quelli prescritti per le società di nazionalità italiana. A tale risultato si può giungere attraverso una interpretazione delle norme che tenga conto della loro ‘ratio’ nonché della necessità di evitare di attribuire loro un significato confliggente con i principi costituzionali e comunitari. Non è pertanto, fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale del comma 1 dell’art. 17 della legge 6 agosto 1990, n. 223 e del comma 3 dell’art. 1 del decreto legge 19 ottobre 1992, n. 407, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 1992, n. 482, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 21, 41 e 97 della Costituzione, basata su una interpretazione che ravvisava una discriminazione fra società italiane e società costituite in altri Stati comunitari.