[pronunce]

In ultimo, quanto alla rilevanza della questione, la Corte d'appello ha evidenziato che la declaratoria di illegittimità costituzionale si «riverbererebbe, evidentemente, sulla validità del lodo tempestivamente impugnato» e, quanto alla non manifesta infondatezza, ha ricordato che «la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima una norma del tutto analoga prevista nella legge regionale della Puglia n. 27 del 1985 (sentenza n. 33/1995)». 2.- Con atto depositato il 4 agosto 2015 si è costituito in giudizio il Consorzio "Valle Crati" sostenendo l'illegittimità costituzionale della legge reg. Calabria n. 18 del 1983. In particolare il consorzio, dopo aver proceduto ad una ricostruzione dei fatti precedenti all'instaurazione del giudizio dinanzi alla Corte d'appello di Catanzaro, ha evidenziato che la disposizione, impedendo ad una sola delle parti di nominare un proprio arbitro, determina: a) il venir meno della garanzia di indipendenza del giudice rispetto alle parti con conseguente violazione del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.); b) la violazione del diritto di difesa (art. 24 Cost.); c) la violazione della potestà legislativa statale in materia di «giurisdizione» (art. 117 Cost.); d) l'imposizione di un arbitrato solo apparentemente facoltativo, ma in realtà affidato ad una scelta della sola amministrazione committente (viene invocato come parametro l'art. 102 Cost.). In ultimo, il consorzio ha ricordato che con la sentenza n. 33 del 1995 la Corte Costituzionale ha già dichiarato l'illegittimità costituzionale di una norma dal contenuto analogo prevista dalla legge della Regione Puglia 16 maggio 1985, n. 27 (Testo modificato ed aggiornato di leggi regionali in materia di opere e lavori pubblici).1.- Viene all'esame di questa Corte la questione, sollevata dalla Corte d'appello di Catanzaro nel corso di un giudizio di impugnazione di una sentenza arbitrale, di legittimità costituzionale dell'art. 15 della legge della Regione Calabria 30 maggio 1983, n. 18 (Norme sulla realizzazione di opere pubbliche di interesse regionale e sulla accelerazione delle relative procedure - Delega agli enti locali in materia di espropriazione per pubblica utilità, di occupazione provvisoria e d'urgenza e di circolazione di veicoli eccezionali), in riferimento agli artt. 3, 24, primo e secondo comma, e 117 della Costituzione, nella parte in cui tale norma «nello stabilire che i collegi arbitrali, per la risoluzione delle controversie relative ai lavori pubblici realizzati nel territorio regionale, siano composti da due magistrati, da due funzionari della regione (uno tecnico ed uno amministrativo), nominati dal presidente della regione, e da un libero professionista, nominato dall'appaltatore, determina con tale composizione una evidente disparità di trattamento tra la posizione dell'ente locale committente, quando esso sia diverso dalla regione, rispetto all'altro contraente che può includervi un professionista di propria fiducia». 2.- Nel porre il dubbio di costituzionalità il giudice a quo - ricostruiti i termini della controversia ed affermata l'ammissibilità dell'impugnazione della sentenza arbitrale ai sensi dell'art. 829, primo comma, numero 2, del codice di procedura civile sul rilievo che il vizio attinente alla nomina degli arbitri era stato dedotto nel giudizio arbitrale - fa proprie le ragioni in base alle quali, con la sentenza n. 33 del 1995, questa Corte, in relazione ad una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d'appello di Bari, ebbe a dichiarare «l'illegittimità costituzionale dell'art. 61 della legge della Regione Puglia 16 maggio 1985, n. 27 (Testo modificato ed aggiornato di leggi regionali in materia di opere e lavori pubblici), nella parte in cui non prevede che fra i cinque componenti del collegio arbitrale uno di essi sia nominato dall'ente locale territoriale, diverso dalla regione, che sia parte della controversia». In particolare, la Corte d'appello di Catanzaro, riproponendo l'argomento a suo tempo svolto dalla Corte d'appello di Bari, così come riportato dalla Corte nella richiamata sentenza n. 33 del 1995, osserva «che la norma regionale, nello stabilire che i collegi arbitrali, per la risoluzione delle controversie relative ai lavori pubblici realizzati nel territorio regionale, siano composti da due magistrati, da due funzionari della regione (uno tecnico ed uno amministrativo), nominati dal presidente della regione, e da un libero professionista, nominato dall'appaltatore, determina con tale composizione una evidente disparità di trattamento tra la posizione dell'ente locale committente, quando esso sia diverso dalla regione, "rispetto all'altro contraente che può includervi un professionista di propria fiducia"» (sentenza citata, punto 4 del Considerato in diritto). Ciò, secondo il giudice rimettente, determinerebbe un'alterazione del carattere fondamentale dell'istituto, in violazione degli artt. 3 e 24 Cost. 3.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 15 della legge reg. Calabria n. 18 del 1983, sollevata in riferimento all'art. 117 Cost., è inammissibile. Nel porre il dubbio di costituzionalità la Corte d'appello di Catanzaro ha invocato tale parametro solo nel dispositivo dell'ordinanza, senza motivare la censura. 4.- Rispetto all'art. 3 Cost. la questione è fondata. 4.1.- Questa Corte ha già avuto modo di precisare che «[e]ssendo l'arbitrato un modo di risoluzione di controversie tra i soggetti dell'ordinamento, alternativo alla devoluzione di esse al giudice ordinario su concorde volontà delle parti, una legge, la quale preveda la composizione del collegio arbitrale per la soluzione di controversie fra un soggetto pubblico ed un privato, non può far venir meno la caratteristica fondamentale dell'istituto secondo cui, se è dato ad una delle parti di designare uno o più componenti del collegio che deve decidere la controversia, pari facoltà deve essere concessa all'altra parte. Né [...] tale esigenza può ritenersi soddisfatta con l'attribuzione ad un altro soggetto pubblico, quale la regione, del potere di nomina, in un collegio di cinque componenti, di due di essi da parte del presidente della regione, scelti uno tra i funzionari tecnici e l'altro tra quelli amministrativi della regione stessa» (sentenza n. 33 del 1995, punto 4 del Considerato in diritto). Infatti, quando sia parte della controversia un ente territoriale diverso dalla Regione, non può ritenersi che quest'ultima possa esprimere la volontà di detto ente, in quanto ciò altererebbe «il sistema delle autonomie, che considera assolutamente distinte la soggettività di ciascuno degli enti suddetti e la conseguente attribuzione dei poteri per la cura degli interessi pubblici dei quali essi siano rispettivamente titolari» (sentenza citata, punto 4 del Considerato in diritto). Alla luce di detti principi, dunque, risulta palese che l'art. 15 della legge reg. Calabria n. 18 del 1983, non prevedendo che uno dei componenti del collegio arbitrale sia nominato dall'ente territoriale, diverso dalla Regione, che sia parte della controversia, determina una violazione del principio di eguaglianza.