[pronunce]

4.1.- Afferma, anzitutto, la difesa dello Stato l'esigenza di contestualizzare l'esame dell'impugnato art. 5, comma 5, del d.l. n. 78 del 2010 nel quadro del grave momento storico che giustificherebbe l'adozione di norme restrittive volte a tutelare l'equilibrio finanziario e di bilancio. A tal fine risponderebbe la disposizione censurata dalla Provincia autonoma di Bolzano. Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, la Corte costituzionale avrebbe già ricondotto le disposizioni contenute nel d.l. n. 78 del 2010 alla preminente necessità di contenere la spesa pubblica a fini di stabilizzazione finanziaria, senza che ciò contraddica i requisiti di necessità ed urgenza, attese le esigenze di programmazione pluriennale delle politiche di bilancio (sentenza n. 310 del 2013). 4.2.- Sempre in via preliminare, richiamando il contenuto dell'atto di costituzione, l'Avvocatura dello Stato eccepisce inoltre la tardività del ricorso, in quanto proposto avverso disposizioni del d.l. n. 78 del 2010 non modificate in sede di conversione e che, quindi, avrebbero dovuto essere impugnate nel termine di cui all'art. 127, secondo comma, Cost., decorrente dalla data di pubblicazione del decreto-legge. 4.3.- Nel merito, quanto alle singole censure, osserva la difesa dello Stato che, attesa l'eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, l'impugnato art. 5, comma 5, del d.l. n. 78 del 2010, introduce «economie negli Organi costituzionali, di governo e negli apparati politici» - come reca la rubrica dell'articolo censurato - stabilendo: la gratuità di qualsiasi incarico conferito dalla pubblica amministrazione, inclusa la partecipazione ad organi collegiali di qualsiasi tipo, salvo il rimborso delle spese sostenute, e la limitazione a 30 euro di eventuali gettoni di presenza. Afferma il resistente Presidente del Consiglio dei ministri che, in relazione alle richiamate disposizioni, la Provincia autonoma di Bolzano deduce la lesione della propria autonomia statutaria, patrimoniale e finanziaria (Titolo VI dello statuto speciale), nonché della propria autonomia di spesa garantita dall'art. 119 Cost., poiché il legislatore statale avrebbe dettato condizioni e limitazioni di dettaglio, che precluderebbero l'esercizio della potestà legislativa concorrente della Provincia. Al riguardo, la difesa dello Stato controdeduce che la norma impugnata non violerebbe in alcun modo i parametri costituzionali e statutari evocati, atteso che essa risponderebbe ad esigenze di coordinamento della finanza pubblica e di equilibrio di bilancio, rispettivamente tutelate dall'art. 117, terzo comma, Cost. e dall'art. 81, primo comma, Cost. In particolare, la disposizione impugnata riguarderebbe i titolari di cariche elettive, e sarebbe pertanto riconducibile alla «materia dell'ordinamento elettorale, nella specie provinciale, di sicura spettanza legislativa statale (artt. 117 e 122 Cost.; art. 47 d.P.R. n. 670/72)»; né - rileva la difesa erariale - risulta stipulato l'accordo con lo Stato ai sensi dell'art. 79 dello statuto circa il concorso agli obiettivi di finanza pubblica, e pertanto troverebbe applicazione «la normativa costituzionale generale». L'Avvocatura dello Stato richiama infine la sentenza n. 151 del 2012 della Corte costituzionale, che ha espressamente qualificato la norma impugnata come principio fondamentale di«coordinamento della finanza pubblica», dichiarando conseguentemente non fondate le questioni sollevate dalle Regioni Puglia e Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste; da ciò seguirebbe anche l'infondatezza della questione promossa nel presente giudizio. 5.- Con memoria depositata in data 3 marzo 2014 nella cancelleria di questa Corte, la ricorrente Provincia autonoma di Bolzano, richiamando integralmente quanto già esposto in atti, ha ribadito le conclusioni precedentemente rassegnate, insistendo per l'accoglimento del ricorso. 5.1.- In via preliminare, quanto all'eccezione sollevata dalla difesa dello Stato circa l'asserita tardività del ricorso, perché proposto avverso disposizioni non modificate dalla legge di conversione del decreto-legge e quindi, stante la loro immediata lesività, suscettibili di autonoma impugnazione, la ricorrente richiama la giurisprudenza costituzionale che ha ripetutamente affermato l'ammissibilità di questioni concernenti disposizioni contenute in un decreto-legge proposte soltanto successivamente alla conversione in legge (sono menzionate le sentenze n. 215 del 2012, n. 207 e n. 205 del 2011). 5.2.- Nel merito, la Provincia autonoma di Bolzano rileva l'incidenza sull'autonomia di spesa della disposizione impugnata, la quale si porrebbe in contrasto con la giurisprudenza costituzionale che ammette la fissazione di un limite alla spesa delle Regioni, ritenendo che lo stesso sia compatibile con la natura di norma di principio che deve assistere l'espressione della potestà legislativa statale in materia di «coordinamento della finanza pubblica» (sentenze n. 221 del 2013 e n. 262 del 2012). Osserva infatti la ricorrente che, nel caso di specie, non vi sarebbe modo di interpretare la disposizione impugnata come volta a fissare un tetto complessivo di spesa all'interno del quale la Provincia è ammessa a individuare le specifiche misure e i puntuali tagli da effettuare per conseguire gli obiettivi imposti dallo Stato, atteso che il legislatore statale avrebbe già individuato il mezzo mediante cui conseguire il fine del contenimento della spesa, ovvero la gratuità dell'incarico, il quale, escludendo qualunque remunerazione, non consentirebbe alcun intervento specificativo provinciale, violando in tal modo la competenza concorrente della Provincia autonoma. 5.3.- Con un secondo ordine di argomenti, ribadendo quanto dedotto nel ricorso,