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l'attività istruttoria, sia attraverso le audizioni e i documenti acquisiti in tale sede, sia attraverso la missione svolta in Russia, ha permesso di approfondire il quadro politico di riferimento e le problematiche in atto; le audizioni hanno coinvolto rappresentanti di qualificati istituti di ricerca e di riviste di geopolitica quali l'Istituto Affari Internazionali (IAI), il Centro Studi Internazionali (Ce. S.I.), l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), la rivista italiana di geopolitica "Limes", l'Osservatorio sulla "Sicurezza Internazionale" dell'Università LUISS, il think tank "Nodo di Gordio", l'istituto "Triageduepuntozero", il Presidente della Società Italiana per la Organizzazione Internazionale (SIOI), la Federazione italiana diritti umani (FIDU), rappresentanti di importanti realtà produttive e di analisi economica del nostro Paese, quali Confindustria, Eni S.p. A, ICE-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, esperti di questioni geopolitiche, giornalisti ed editorialisti di rilevanti testate nazionali, oltre l'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia e il Vice Presidente del Comitato Affari esteri del Consiglio della Federazione Russa; la missione svolta in Russia, in particolare, oltre a fornire ulteriori e importanti elementi di conoscenza circa la volontà russa di contribuire a superare l'attuale fase di instabilità nelle relazioni internazionali al fine di ripristinare condizioni favorevoli allo sviluppo di un partenariato rafforzato con l'Italia e con la stessa Unione europea, ha confermato l'importanza della diplomazia parlamentare quale strumento di rafforzamento dei rapporti bilaterali e di stimolo alle politiche governative; considerato che: in tema di relazioni istituzionali: l'Italia e la Federazione Russa sono legate da tradizionali sentimenti di vicinanza e di amicizia, che affondano le loro storiche radici anche nel terreno culturale e religioso, e i loro rapporti bilaterali sono sempre stati improntati al dialogo e al reciproco rispetto; i due Paesi hanno sviluppato storicamente un forte legame culturale e istituzionale che si è protratto nel corso dei secoli, superando le complicate dinamiche della politica internazionale e i diversi assetti istituzionali presenti; nel 1711 viene inaugurato il primo consolato russo nella penisola italiana, e il secondo nel mondo, presso la Repubblica di Venezia; nel 1960 l'Italia fu il primo Paese all'interno del blocco occidentale ad inviare il proprio Capo di Stato a Mosca dall'inizio della Guerra Fredda, dando il via a una serie di accordi commerciali di grande importanza strategica; in seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica del 1991, e all'immediato riconoscimento dell'Italia della Federazione Russa come soggetto di pieno diritto internazionale e successore, tra gli altri, dell'Unione Sovietica, i rapporti tra Roma e Mosca si sono sviluppati in maniera costante; nel 1994 è stato firmato il "Trattato di Amicizia e Cooperazione tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana", e nel 1998 il "Piano d'azione nelle relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana"; gli anni '90, dopo aver superato la crisi economica derivante dalla dissoluzione del sistema sovietico, hanno visto la Federazione Russia tornare protagonista sullo scenario internazionale, in particolar modo nei territori del cosiddetto spazio post-sovietico, comprendente l'Europa Orientale e la regione del Caucaso; il ritrovato attivismo politico della Russia coincide con la volontà di tornare ad esercitare la propria influenza sugli Stati del cosiddetto "estero vicino", cioè sui Paesi ex sovietici impegnati in un processo di state building e di transizione verso un'economia di mercato; il timore della perdita di influenza nei confronti degli Stati ex satelliti a vantaggio delle istituzioni atlantiche, unito alle conflittualità emerse all'interno di questi Stati, ha comportato per la Russia l'adozione della strategia conosciuta come "politica dell'instabilità controllata", per implementare il proprio peso nella regione; in questo contesto l'Italia si è sempre contraddistinta per ricercare il coinvolgimento russo nei meccanismi formali di cooperazione con l'Alleanza Atlantica; durante gli anni 2000, la crescente assertività russa sul piano regionale, ha comportato un aumento delle difficoltà di integrazione nelle strutture di sicurezza euro-atlantiche, e conseguentemente un aumento delle tensioni con il blocco occidentale; l'Italia ha continuato a svolgere un ruolo di intermediazione tra la Federazione Russa e l'Alleanza Atlantica, come evidenziato dalla firma dell'atto di istituzione del Consiglio Nato-Russia avvenuta nel nostro Paese, il 28 maggio del 2002, nella base militare di Pratica di Mare; nella seconda metà del primo decennio del 2000, in particolar modo nel 2008, la contrapposizione tra gli interessi atlantici e quelli russi si è palesata in diverse situazioni, da una parte nel processo di indipendenza del Kosovo, fortemente avversato da Mosca, e dall'altra a seguito dell'intervento militare russo in Georgia; l'Italia, nonostante i divergenti interessi geopolitici del caso, e fermo restando il pieno appoggio alla comunità internazionale sia sul riconoscimento del Kosovo sia nella ferma condanna all'azione militare russa in Georgia, ha continuato a ricercare la via del dialogo con Mosca, e l'iniziale politica "di reset" nei confronti della Russia promossa ad inizio del primo mandato da Obama, sembrava favorire una potenziale fase di dialogo e cooperazione; l'instabilità interna in Ucraina nel 2014, con lo scoppio della così conosciuta "Euromaidan", cioè una serie di manifestazioni svoltesi principalmente a Kiev, di carattere fortemente anti governativo, ha causato una nuova frizione nei rapporti tra il blocco occidentale e la Federazione Russa, che aveva nel presidente ucraino Yanukovich uno dei maggiori alleati; alle dimissioni di Yanokovich, la Federazione Russa ha risposto con l'annessione della penisola di Crimea, e con il sostegno a milizie filo-russe nelle regioni di Donetsk e Lugansk, che autoproclamavano la nascita di Repubbliche separatiste che non riconoscevano il nuovo governo di Kiev; le vicende appena descritte provocano una netta frattura tra l'Alleanza Atlantica e l'Unione europea nei confronti della Russia, che comportano la sospensione del Consiglio Nato-Russia e l'implementazione di misure sanzionatorie varate dall'Unione europea contro la Federazione Russa (riguardanti sanzioni diplomatiche ed economiche, misure restrittive personali, restrizioni a relazioni e cooperazione economica), e segnano un nuovo minimo storico tra i rapporti con Mosca dalla fine della Guerra Fredda; alle misure sanzionatorie varate dall'Unione europea, la Federazione Russa ha risposto con un regime di contro-sanzioni, in particolare in tema di settore alimentare, sfavorendo l'importazione di prodotti dall'Unione europea; l'Italia partecipa al regime sanzionatorio varato in sede europea, votando insieme ai partner per la proroga delle sanzioni sino al raggiungimento degli obiettivi dell'accordo di pace di Minsk;