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Chi di voi non guarda Netflix? Guardate le produzioni e quale futuro hanno immaginato per noi i grandi potenti di questo mondo, per cui l'ordine è inginocchiarsi al Black lives matter . Lo abbiamo visto nella finale dei campionati europei di calcio, in cui addirittura, più delle bandiere degli Stati nazionali, è diventata fondamentale quella arcobaleno: gli stadi devono essere colorati della bandiera arcobaleno; se non lo fai, sei un retrogrado, solo perché pensi che magari per un bambino sia opportuno avere un padre e una madre di sesso diverso. (Commenti). PRESIDENTE. Per cortesia, senatore Ruspandini, come sa, richiamo chiunque. Senatore, in questo momento la sua voce sta sovrastando quella del collega che sta intervenendo, quindi, innanzitutto per rispetto al suo collega e all'Assemblea, la invito anche a non gesticolare, perché non è rispettoso, né tanto meno gradito. Prego, senatore Ruspandini, prosegua il suo intervento. RUSPANDINI (FdI) . Oltre a ridicolizzare e punire chi, per esempio, pensa che per un bambino sia opportuno avere un padre e una madre di sesso diverso, l'ordine dei campioni del globalismo e del progressismo più estremista (gli influencer, i cantanti, i calciatori e tutto lo star system : conosciamo bene lo schema, perché è già "accaduto" negli Stati Uniti d'America) è quello di ghettizzare tutti coloro che la pensano in maniera diversa, a cominciare dall'Est della nostra Europa: i barbari di Orbàn e quegli Stati canaglia che hanno soltanto una visione più tradizionalista della vita sono da punire, però nessuno dice una parola sui milioni di musulmani che fate entrare in Europa, che vengono da Paesi dove l'omosessualità, quando va bene, viene vista come una malattia, e, quando va male, viene punita con la pena di morte. (Applausi) . Invece di parlare di Orbàn, vedete chi state facendo entrare in questo momento dalle nostre frontiere. (Applausi) . Ve la prendete con noi, quando, come sapete, si stanno organizzando i campionati mondiali di calcio nel Qatar; quindi, le multinazionali prima hanno preso i soldi e adesso organizzano i mondiali in Qatar, dimenticando un dettaglio: in quel Paese Qatar si sta discutendo se le donne siano all'altezza di entrare a vedere la partita! (Applausi) . Dove sono le multinazionali del pensiero unico? (Applausi) . Dove sono le sirene del buon senso e della civiltà, nonché le bandiere arcobaleno nelle scuole? Dove sono? Prima vengono i soldi, poi è chiaro che ci stanno i diritti. Prima il dio denaro. Insomma, potrei parlare per ore. Altri colleghi hanno voluto concentrarsi sulle questioni di diritto che il disegno di legge mette in campo, ma l'ipocrisia che sottintende questa proposta è sotto gli occhi di tutti. Pretendono di pianificare una società in cui non esistono principi non negoziabili, si allargano diritti e si distruggono, si disintegrano e si stravolgono le identità, senza pensare che, sgretolando le radici, si fa un danno a tutte le persone, soprattutto a quelle più deboli. Il vero rischio, com'è stato già detto, è che questo megaesperimento sociale, che è alla base dei fenomeni che gestiscono come grandi burattinai questo mondo, in realtà, dietro una finta promozione dell'amore, nasconda una propaganda di odio, di violenza e, quello sì, di vera discriminazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, ci sono momenti nella storia di un Paese che segnano passaggi epocali. Sono momenti importanti, in cui si comincia a costruire il percorso che porterà la società a salti culturali, ad acquisire nuovi diritti e doveri, a creare nuove sensibilità e a rafforzarne di consolidate e a renderci più democratici e civili. Si tratta di momenti così importanti che chi ne è protagonista in prima persona dovrebbe sentire forte la responsabilità che porta, ponendosi nella migliore disposizione rispetto all'apertura di dialogo, al confronto e alla mediazione, per giungere a un risultato di partenza condiviso. È il caso del momento segnato dalla discussione del disegno di legge recante misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità. Partiamo da un presupposto essenziale, innanzitutto, quello del profilo procedurale e poi di merito. Siamo il Senato della Repubblica, uno dei due rami del Parlamento, con pari poteri, doveri e dignità: va bene che noi siamo modesti e generosi, ma perché tanto clamore e tanta fretta di chiudere un provvedimento così delicato e volerlo lasciare così com'è, quando alla Camera ci è rimasto per più di un anno? Sono convinta che tutto il can-can mediatico e social , l'ideologizzazione selvaggia, l'intransigenza e il muro alzato contro ogni mediazione, per poter piantare una bandierina partitica, siano quanto di più sbagliato per affrontare un tema come quello dei diritti LGBTQ e dell'istigazione alla discriminazione e all'odio, che dovrebbe essere, invece, trattato in maniera seria, alta, trasversale e profonda, trattandosi di una materia di civiltà, che dovrebbe unire e renderci più forti e non dividere. Il disegno di legge in esame, nascendo a tutela dei diritti e del rispetto della persona e della libertà individuale, proprio da questi principi imprescindibili dovrebbe essere retto. Si tratta di un provvedimento che non avrebbe dovuto neanche avere un cognome e che dovrebbe segnare una svolta nel sistema culturale e sociale di una Nazione, che dovrebbe trovare un punto di incontro e non punti divisivi, che lascerebbero aperto uno scontro che non dovrebbe mai più esistere. Invece, il padre del disegno di legge cosa afferma? Cosa dice? Dice che non si media sulla pelle delle persone. Cosa vorrebbe sottendere quest'affermazione? Che deve semplicemente vincere il più forte? Che ce la dobbiamo giocare a braccio di ferro e chi butta il braccio dell'altro sul tavolino vince? Che ci dovremmo dividere in buoni e cattivi? Non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo essere semplicemente spettatori. Le poltrone di quest'Aula non sono quelle di un cinema e noi non siamo, non vogliamo e non possiamo essere spettatori passivi. Siamo i rappresentanti del popolo, di tutto il popolo, e una legge equa e giusta deve trovare un punto di incontro e non di scontro, non creare spaccature sociali. Qui rischiamo di snaturare il ruolo altissimo del Parlamento, e sottolineo del Parlamento, non di un social o di un dibattito al bar. Una legge di civiltà, di evoluzione culturale, dovrebbe essere una legge di pacificazione, non di divisione; dovrebbe trovare un punto ideale di mediazione per diventare davvero un momento di evoluzione e non di involuzione. Non dovrebbe, nel corso della discussione, avere fuori dal palazzo la polizia per paura di scontri; non è possibile che una legge contro l'odio generi odio a tal punto da aver creato due tifoserie contrapposte. Questo non è buono. È la base.