[pronunce]

L'art. 51, comma 6, attribuisce, infine, alla Regione il potere di stabilire, con legge, forme di controllo della regolare gestione finanziaria e dell'efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa, previsione questa rispettosa delle norme costituzionali. Ciò in conseguenza della soppressione dei controlli eteronomi realizzata dalla legge cost. n. 3 del 2001, che peraltro non impedisce l'introduzione all'interno di ciascun ente di forme di controllo endogeno dell'efficienza e dell'efficacia dell'azione amministrativa. Dunque, ad avviso della resistente, la norma impugnata sarebbe conforme alla Costituzione ed alla legge statale di attuazione della legge cost. n. 3 del 2001. In realtà, le censure svolte nel ricorso riguarderebbero non già il contenuto della norma, bensì la mera esistenza di una disciplina statutaria in materia e si fonderebbero, con affermazione indimostrata, sul fatto che le linee generali della organizzazione finanziaria e tributaria della Regione non sarebbero riconducibili al concetto di "principi di organizzazione e di funzionamento". L'art. 51 comunque non sarebbe illegittimo, in quanto gli statuti regionali possono arricchirsi di contenuti nuovi ed eventuali, come testimonierebbero le molte disposizioni - non impugnate - contenute nel Titolo I dello statuto concernente i principi fondamentali. 13. - In prossimità dell'udienza, l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria nella quale ha ribadito i rilievi di costituzionalità svolti nel ricorso, innanzi tutto in riferimento all'art. 33 dello statuto della Regione, sostenendo in particolare che la tesi della difesa regionale, secondo la quale ci si troverebbe dinanzi ad una forma di governo diversa da quella della elezione diretta del Presidente regionale, sarebbe inaccettabile, perché la norma censurata stabilirebbe un caso di "nomina vincolata da parte del Consiglio". Inoltre la figura del Vice Presidente non sarebbe prevista dall'art. 121 della Costituzione, mentre, d'altra parte, l'art. 122 della Costituzione prevederebbe solo l'elezione diretta del Presidente. Sul piano delle ragioni sottostanti alla riforma costituzionale del 1999, nella memoria si evidenzia inoltre come una delle scelte fondamentali sia consistita nel "vincolo gravante sulle due coalizioni contrapposte di designare il leader di governo nel momento del voto", attribuendogli adeguati poteri: tale scelta sarebbe stata sostanzialmente - ma chiaramente - elusa dalle disposizioni dello statuto calabrese. Quanto alla tesi subordinata sollevata dalla Regione Calabria, relativa alla pretesa incostituzionalità del terzo comma dell'art. 126 della Costituzione, l'Avvocatura dello Stato sostiene che la questione sarebbe in parte inammissibile, perché tale sindacato dovrebbe prendere a parametro "non già qualsivoglia norma costituzionale, ma solo quelle che esprimono i 'principi supremi dell'ordinamento costituzionale', che sono contenuti, tradizionalmente, nella parte prima della Costituzione". Il riferimento, invece, alla pretesa lesione del principio di ragionevolezza porrebbe una questione manifestamente infondata, dal momento che i poteri presidenziali apparirebbero "mezzo perfettamente congruente con il fine" perseguito, consistente in una maggiore stabilità politica. In relazione al rilievo di costituzionalità relativo alle disposizioni dell'art. 38 in materia elettorale, l'Avvocatura in particolare afferma che la riserva di legge regionale sarebbe violata in quanto la norma statutaria impugnata non costituirebbe parte della disciplina della forma di governo regionale. In ordine al rilievo di costituzionalità concernente l'esercizio della potestà regolamentare da parte del Consiglio regionale, l'Avvocatura dichiara di prendere atto di quanto stabilito dalla sentenza di questa Corte n. 313 del 2003. In relazione alla disposizione relativa alla disciplina contrattuale dei dirigenti regionali, di cui all'art. 50, l'Avvocatura conferma i propri rilievi, che sarebbero rafforzati dalla recente sentenza di questa Corte n. 314 del 2003. L'Avvocatura conferma, infine, il rilievo di costituzionalità relativo all'art. 51 dello statuto calabrese, in particolare sottolineando che la potestà normativa delle Regioni in materia tributaria sarebbe estranea all'art. 123 della Costituzione, il quale delimiterebbe "rigorosamente le materie che formano legittimo oggetto della potestà di regolazione statutaria". 14. - In prossimità dell'udienza anche la Regione Calabria ha presentato una memoria, nella quale ribadisce le proprie argomentazioni a difesa delle disposizioni impugnate. In relazione all'art. 33 dello statuto, la Regione conferma che si è voluta compiere una scelta istituzionale diversa da quella della elezione a suffragio diretto del Presidente ed anzi asserisce che "lo statuto calabrese si muove (...) nell'ambito della forma di governo parlamentare con i correttivi che l'evoluzione recente del sistema politico italiano ha prodotto". Con riferimento all'art. 38, la memoria difensiva afferma in particolare che i contenuti di questo articolo non sarebbero altro che la enunciazione di principi resi necessari dalle scelte che lo statuto compie in tema di forma di governo della Regione. Relativamente alla questione concernente la potestà regolamentare, la memoria difensiva concorda sul fatto che la questione sia da ritenere risolta dalla recente giurisprudenza costituzionale. In relazione al regime contrattuale dei dirigenti, invece, si ribadisce che la materia contrattuale "è distribuita tra il livello statale e il livello regionale, a seconda delle rispettive competenze". Da ultimo, per ciò che concerne l'art. 51, si evidenzia nuovamente che in esso sarebbero "elencati principi del tutto corrispondenti a quelli di cui all'art. 119 della Costituzione".1. - Il Governo ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 33; 34, comma 1, lettera i); 38, comma 1, lettere a) ed e); 43, comma 2; 50, comma 5 e 51 dello statuto della Regione Calabria, approvato in prima deliberazione il 13 maggio 2003 e, in seconda deliberazione, il 31 luglio 2003, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera l); 121, 122, 123, primo comma e 126 della Costituzione, nonché al principio di separazione dei poteri. L'art. 33 viene impugnato perché, disciplinando la elezione del Presidente e del Vice Presidente della Giunta da parte del corpo elettorale e la loro necessaria successiva designazione da parte del Consiglio regionale nella prima seduta, a meno di un automatico scioglimento del Consiglio stesso, nonché prevedendo che il Vice Presidente subentri nella carica al Presidente in caso di dimissioni volontarie, incompatibilità sopravvenuta, rimozione, impedimento permanente o morte, violerebbe gli artt. 122, ultimo comma, e 126, terzo comma, della Costituzione. Ciò in quanto, malgrado un meccanismo di elezione sostanzialmente a suffragio universale e diretto, si verrebbe ad eludere il principio simul stabunt, simul cadent, che è derogabile solo se a livello statutario si operi una scelta istituzionale diversa dalla elezione a suffragio universale e diretto.