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La disinformazione, venendo da una molteplicità di soggetti statuali e non, richiede un approccio strategico multidimensionale e di ampio respiro, che accanto ad una rafforzata cooperazione internazionale preveda anche un investimento di lungo periodo nella formazione dei giovani e non trascuri, naturalmente, i delicati profili di necessaria garanzia della libertà d'informazione, fondamento essenziale delle nostre democrazie. È proprio la piena tutela della democrazia, anche sul piano del diritto al lavoro, alla sicurezza e al benessere, che rende necessari nei leader europei una visione strategica e un impulso a politiche europee di più ampio respiro. Con questo spirito, il Consiglio europeo potrà affrontare la transizione verso la fase successiva alle elezioni del Parlamento europeo, ponendosi in sintonia con una domanda di cambiamento che - attenzione - attraversa l'intero continente e merita risposte urgenti, che possano realizzare le premesse per un futuro migliore per i nostri cittadini. Vi sono davvero grato per l'attenzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Eventuali proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Prima di dare inizio alla discussione, vorrei salutare a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto statale d'istruzione superiore «Caduti della Direttissima», di Castiglione dei Pepoli, in provincia di Bologna, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente del Consiglio, francamente a me non piace la polemica per la polemica e lei ha fatto una riflessione che, in gran parte del suo discorso, si fa fatica a non condividere. Quando dice, testualmente, che nessuno Stato nazionale, muovendosi in modo isolato, potrà mai assicurarsi una compiuta ed efficace tutela dei propri interessi nazionali, e che in questo senso l'Italia si riconosce pienamente in un approccio europeo come unico foriero di un futuro migliore per i nostri cittadini e per quello dell'intero continente, signor Presidente, il Gruppo per le autonomie, che qui ho l'onore di rappresentare sicuramente sottoscrive in pieno tali dichiarazioni. Ne potrei citare altre, ad esempio lei lamenta, naturalmente, una mancata visione prospettica dell'Europa su alcuni temi: penso che anche questo sia difficilmente non condivisibile. Il punto vero, però, è uno e su questo, se possibile, la vorrei far riflettere: lei dice cose largamente condivisibili, ma la percezione che c'è in Europa e in generale dell'approccio europeo del nostro Governo è totalmente diversa. I casi allora sono due: o lei - legittimamente, come persona ragionevole - si presta in qualche modo a fare una plastica facciale della politica vera del Governo o - seconda ipotesi - è in atto una revisione, che personalmente mi sentirei di auspicare, della politica europea del Governo. In questo periodo, il Governo, con tutti i suoi Ministri, ha mostrato verso l'Europa una faccia feroce a giorni alterni, ma forse oggi gran parte degli stessi Ministri comincia a capire che quest'approccio è sbagliato. Faccio un esempio: sappiamo che Francia e Germania hanno sottoscritto il trattato di cooperazione bilaterale di Aquisgrana. La Francia e la Germania sono sempre state, nel bene e nel male, il motore dell'Europa. Ma il posto dell'Italia dov'è? Il posto dell'Italia è nella critica a questi Paesi o nella condivisione, nella complicità e nella collaborazione con questi Paesi per dare nuovo smalto a un'Europa che certamente ha problemi che non riesce a risolvere? Signor Presidente, noi riteniamo con molta sincerità e speriamo che ci sia una revisione critica della politica del Governo e che l'Italia riprenda il posto che ha sempre avuto. Lei ha detto in gran parte cose condivisibili e, peraltro, noi non abbiamo gli elementi sulla Brexit non perché non ce li fornisca lei o non ce li abbiamo noi, ma perché non li forniscono gli inglesi, perché hanno una situazione molto difficile. Tuttavia, lei ha evidenziato la polemica su One Belt One Road e tutta la polemica che c'è stata sulla Via della Seta, ma, signor Presidente del Consiglio, la polemica che c'è stata è una congiura contro l'Italia o è il frutto di qualcosa di diverso? Mi permetto di dire che nella politica internazionale gli atti, le parole e le polemiche hanno delle conseguenze. Gli Stati Uniti d'America stanno facendo una guerra commerciale, in particolare alla Cina, e vogliono creare una situazione di contrasto proprio per la paura di penetrazioni commerciali, ma il problema vero oggi qual è? È che se si rimette in dubbio la collocazione atlantica dell'Italia - e lei ha fatto benissimo a spiegare che questa collocazione non è in discussione - questo avviene perché ci sono degli antefatti. Noi abbiamo avuto un Ministro della difesa che dal mattino alla sera, senza aver interpellato su questo il Ministro degli esteri che si era dichiarato del tutto ignaro, ha spiegato che l'Italia si ritirava dall'Afganistan; poi abbiamo una polemica altalenante sul tema degli F-35, che è non solo un insieme di commesse negoziate, ma anche un insieme di impegni presi a livello internazionale. Andiamo avanti: sul Venezuela la comunità europea ha preso una posizione assieme agli Stati Uniti e noi, anche in questo caso, ci siamo distinti. Allora, ci sono delle motivazioni che stanno alla base di una diffidenza che sta crescendo nei confronti dell'Italia da parte della comunità internazionale. Lei stesso ha parlato della necessità di un'Europa più unita sotto il profilo dei commerci. Sappiamo che questa è la competenza specifica dell'Unione europea, ma noi auspichiamo che la concertazione che il suo Governo porti al tavolo dei partner europei è di lavorare assieme sul tema della Via della Seta. Non servono fughe in avanti, anche se evidentemente il Governo, in queste ore, ha lavorato per limare i trattati e lei ci può giustamente venire a dire che questo memorandum di intesa non ha impegni giuridicamente vincolanti. Sappiamo bene che gli altri Paesi europei hanno una penetrazione commerciale e rapporti con la Cina più forte di noi. Siamo amici della Cina e crediamo che il Governo faccia benissimo a lavorare per accordi commerciali nella direzione corretta, ma vi chiediamo di essere parte di un disegno europeo perché le fughe in avanti - detto sinceramente - non siamo neanche in grado di farle, perché gli altri, se vogliono, le fanno meglio di noi. Noi siamo il Paese d'Europa più interessato a un'Europa che decolli. Se le sue parole oggi in quest'Aula sono il segno che c'è una revisione rispetto alle scellerate polemiche di questo primo anno contro l'Europa a giorni alterni da parte dei Ministri del suo Governo, non guardiamo al passato. Tra il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno tengo il bicchiere mezzo pieno perché sono un patriota e perché sono interessato a che l'Italia vada nella direzione giusta, indipendentemente da chi governa. I Governi passano, ma l'Italia rimane.