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Infatti, per adesso hanno chiuso 37 scuole paritarie, ma se il numero dovesse arrivare ad esempio a 150 (e ricordo che il numero degli studenti delle scuole paritarie è di circa 900.000) dove li metterà? Li vuole ibernare nel plexiglass ? Non lo so, magari questa è una proposta. Credo veramente che il Governo sia connesso più con le varie piattaforme virtuali che non con il mondo reale. L'ultimo esempio dello scollamento tra realtà e burocrazia ministeriale, sempre a danno delle scuole paritarie, è segnalato dall'associazione La nostra famiglia, che dal 1946 si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, soprattutto in età evolutiva, con decine di migliaia di piccoli pazienti provenienti da tutta Italia. Per la formazione a distanza delle educatrici di nido e scuola materna sulle problematiche dei bambini autistici, l'Istituto superiore di sanità ha sviluppato un'apposita piattaforma. Tuttavia, il Ministero dell'istruzione ha messo tale piattaforma a disposizione esclusivamente delle insegnanti delle scuole statali, con il risultato che la maggioranza delle operatrici (visto che il 65 per cento dei servizi per i bambini da zero a sei anni sono erogati dalle scuole paritarie) non ha potuto fare niente, così provocando gravissimi danni ai bambini autistici, visto che la loro piena inclusione sociale comincia proprio nei servizi per l'infanzia. Insomma, io non ho parole e potete sentire ben altre parole andando per le strade e interpellando i lavoratori. Credo che se non darete delle risposte all'emergenza di settembre (quando la gente rincorrerà tutti, e dico tutti, perché avrà fame), parlando di questi temi senza dare risposte, senza un progetto né un programma (che ancora attendiamo e che il Paese attende), la parola che mi viene in mente per concludere è «vergogna!». PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il decreto-legge al nostro esame segna la fine di una fase, di un momento in cui avevamo l'"uomo solo al comando" che ha gestito l'inizio della fase emergenziale con i suoi DPCM - un uomo solo al comando, aggiungerei, anche inconcludente e confusionario - e il passaggio a un'altra epoca. In quei giorni, da sindaco, avevo tirato un sospiro di sollievo; pensavo che con il primo decreto-legge, dopo tanti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ci potesse essere il ritorno alla democrazia e al rispetto delle regole. Purtroppo, non è stato così perché con questi decreti-legge, l'"uomo solo al comando", accompagnato dagli uomini del Governo, ha pensato bene di calpestare sistematicamente il Parlamento, tanto il Senato quanto la Camera. (Applausi) . Nulla è cambiato, e i decreti-legge che hanno seguito questo di cui stiamo discutendo oggi non hanno sortito effetti per gli italiani. Mi riferisco a due su tutti: il decreto-legge liquidità, che di liquidità ha soltanto il nome, non ha sortito un solo aiuto nei confronti degli imprenditori, dei professionisti e delle famiglie; il decreto-legge rilancio, che la stessa maggioranza ha fatto impantanare alla Camera dei deputati. Quale fase, dopo il decreto-legge, si è aperta in concreto per l'Italia? Si è confermato che l'attuale Governo non vuole e non sa ascoltare; rifugge dal confronto, addirittura respinge i tanti suggerimenti che l'opposizione, e in particolare la Lega, ha avanzato ripetutamente, con nomi e cognomi e proposte concrete, e si rinchiude - oggi, quando gli italiani sono in sofferenza, in ginocchio - in un palazzo di lusso per discutersi addosso senza produrre un benché minimo risultato! (Applausi) . Ancora oggi non sappiamo cosa abbiano partorito gli Stati generali, e in tutto questo - diciamocelo, colleghi, e diciamolo agli italiani - che fine ha fatto il piano di rilancio elaborato dalla task force guidata da Colao, che abbiamo pagato con i nostri soldi? (Applausi) . Che fine ha fatto il piano di rilancio? Forse un dubbio lo abbiamo; magari quel piano ha al suo interno diverse proposte che la Lega ha avanzato ripetutamente al presidente Conte e al Governo, quindi questa cosa non è ben accetta, non è ben vista dal Governo. Questa epoca è stata contraddistinta anche dalla conflittualità. Signori del Governo, il presidente Conte non ha fatto altro che lacerare i territori; non ha fatto altro che litigare con i territori. Ha iniziato, nel culmine della fase dell'emergenza sanitaria, litigando con i governatori; lo ha fatto successivamente, quando la Lega chiedeva le riaperture differenziate. La Lega - quel partito che chi vuole offendere dipinge ancora con il partito del Nord - diceva di far ripartire le Regioni del Sud che non avevano contagio e che avevano superato la fase critica. Questo Governo ha litigato con i governatori, impugnando addirittura un'ordinanza del presidente della Calabria. Questo diceva la Lega, di ripartire: che chi avesse le condizioni per ripartire potesse farlo. Voi lo avete impedito e avete anche creato una conflittualità con i sindaci. Oggi i sindaci sono stanchi delle vostre belle parole; i sindaci hanno bisogno di soldi veri, altrimenti i Comuni andranno in default ! Mancanza di ascolto e conflittualità: questa è la fase 2; una fase nella quale avete riaperto, e non tutto. Prima tanti colleghi hanno parlato delle scuole; una fase 2 dove sono accadute delle cose assurde: zero aiuti e tante tasse. Noi avevamo proposto flat tax, anno bianco fiscale e sburocratizzazione. Non avete fatto nulla di tutto questo, nonostante ci siano provvedimenti a costo zero. Che cosa ricordiamo di questa fase 2? Due fermi-immagine che sono tristi per l'Italia: le lacrime della Bellanova che, invece di pensare agli italiani, ha pensato di mettere a posto e regolarizzare i clandestini; e quella frase brutta, che va censurata senza se e senza ma, del presidente dell'INPS, il quale, per cercare di camuffare i suoi fallimenti, ha definito gli imprenditori italiani come opportunisti e pigri, quando in realtà, dopo i medici, gli infermieri e il personale sanitario, sono i veri eroi di questa Italia! (Applausi). Poi c'è un altro problema. So chiediamo troppo, signori del Governo, ma voi quale Italia pensate? Dalle vostre chiacchiere e dai vostri provvedimenti non emerge una prospettiva; non c'è un disegno dell'Italia che sarà da qui ai prossimi anni. Quale Italia volete? Volete l'Italia della speranza o l'Italia dell'ossessione, che ancora oggi in questo momento vi fa mettere in cima alle vostre priorità il cancellare i decreti-legge sicurezza, che hanno tutelato la sicurezza dell'Italia? (Applausi) O volete l'Italia della speranza, l'Italia di Genova, l'Italia che apre i cantieri, l'Italia che vuole rivedere i propri imprenditori sollevare le saracinesche con sorriso e con fiducia? Al momento ci avete consegnato soltanto un'Italia (e lo dico con tristezza e il cuore infranto): l'Italia della macchietta, l'Italia dell'improvvisazione e dell'approssimazione.