[resaula]

il successivo comma 11, disponendo anche per il futuro, stabilisce che "per tutti i rapporti inerenti ai contratti di cui al presente articolo e instaurati con effetto dall'11 marzo 2020 al 30 settembre 2020 nell'intero territorio nazionale, anche per le prestazioni da rendere all'estero e per le prestazioni in favore di contraenti provenienti dall'estero, quando le prestazioni non siano rese a causa degli effetti derivanti dallo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, la controprestazione già ricevuta può essere restituita mediante un voucher di pari importo valido per un anno dall'emissione"; per quanto rileva, il comma 12 prevede che: "l'emissione dei voucher previsti dal presente articolo assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario"; infine, il comma 13 qualifica le disposizioni dell'articolo in esame quali "norme di applicazione necessaria ai sensi dell'articolo 17 della legge 31 maggio 1995, n. 218, e dell'articolo 9 del regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008"; la rimessione alla totale discrezionalità del vettore della scelta in ordine al rimedio ( voucher o rimborso) da offrire al passeggero è in aperto contrasto con la normativa europea in materia, in virtù della quale, in caso di cancellazione da parte del vettore: i) quest'ultimo deve offrire ai passeggeri la possibilità di scegliere tra un rimborso e un trasporto alternativo; ii) il rimborso del costo completo del biglietto è dovuto entro 7 giorni dalla richiesta del passeggero nei casi di trasporto aereo, marittimo e per vie navigabili interne ed entro 1 mese dalla domanda in caso di trasporto ferroviario; e iii) il rimborso può essere effettuato in denaro o sotto forma di buono, ma tale ultima possibilità è consentita soltanto in caso di accettazione espressa del passeggero; al riguardo, si richiamano l'art. 8, par. 1, lett. a) , in combinato disposto con l'art. 7, par. 3, del regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, l'art. 16, par. 1, lett . a) , in combinato disposto con l'art. 17, par. 2 e 3, del regolamento (CE) n. 1371/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, e l'art. 18, par. 1, lett. b) , del regolamento (UE) n. 1177/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativo ai diritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne; con la comunicazione C (2020) 1830 final del 18 marzo 2020 in tema di orientamenti interpretativi relativi ai regolamenti UE sui diritti dei passeggeri nel contesto dell'evolversi della situazione connessa al COVID-19, la Commissione europea, sulla base della disciplina dettata dai predetti regolamenti, ha osservato quanto segue: "Risulta che diversi vettori offrono buoni ai passeggeri che non intendono più effettuare il viaggio (o ai quali non è più consentito farlo) a causa dell'epidemia di Covid-19. I passeggeri possono utilizzare tali buoni per un altro viaggio con lo stesso vettore entro un periodo di tempo stabilito dal vettore stesso. Questa situazione va distinta da quella in cui il vettore annulla il viaggio e offre solo un buono anziché la possibilità di scegliere tra rimborso e servizio alternativo di trasporto. L'offerta di un buono da parte del vettore non può pregiudicare il diritto del passeggero di optare, in alternativa, per il rimborso"; con la raccomandazione C (2020) 3125 final del 13 maggio 2020, relativa ai buoni offerti a passeggeri e viaggiatori come alternativa al rimborso per pacchetti turistici e servizi di trasporto annullati nel contesto della pandemia di Covid-19, la Commissione europea ha ribadito il necessario carattere alternativo e non obbligatorio di tali buoni, raccomandandosi che gli stessi rivestano determinate caratteristiche (tra cui, quella della rimborsabilità prima che siano trascorsi 12 mesi dall'emissione dei buoni qualora i passeggeri ne facciano richiesta) e concedendo altresì agli Stati membri la facoltà di decidere se introdurre regimi specifici di sostegno agli operatori dei settori dei trasporti per garantire che siano soddisfatte le richieste di rimborso, e ciò a beneficio di tutti i passeggeri ed a prescindere dal loro prestatore di servizi; negli scorsi giorni, la Commissione europea, in persona della vicepresidente esecutiva, Margrethe Vestager, e del Commissario alla giustizia, Didier Reynders, ha annunciato agli organi di stampa l'invio di una lettera formale all'Italia per contestare la contrarietà alla normativa europea dell'art. 88 -bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, nella parte in cui consente ai vettori di non rimborsare ai passeggeri il costo completo del biglietto, lasciando altresì intendere che potrebbe essere instaurata una procedura di infrazione in caso di mancato adeguamento al diritto europeo; la facoltà concessa ai vettori di scegliere, a loro insindacabile giudizio, il rimedio da offrire ai passeggeri in caso di cancellazione del servizio ha, in sostanza, addossato esclusivamente su questi ultimi le difficoltà economiche degli operatori dei settori dei trasporti conseguenti all'emergenza sanitaria, si chiede di sapere: se sia stata effettivamente trasmessa all'Italia la lettera della Commissione europea citata e, nel caso, quale ne sia il contenuto; se e come il Governo intenda adeguare la disciplina dettata dall'art. 88 -bis del decreto-legge n. 18 del 2020 alla normativa europea. Atto n. 4-03571 NASTRI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'emergenza epidemiologica COVID-19, com'è noto, ha colpito pesantemente l'intera area geografica del nord Italia ed in particolare la regione Piemonte, con gravi conseguenze sul tessuto economico e produttivo dell'intera area territoriale; le misure adottate dal Governo, a partire dalla data di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, finalizzate al contenimento della diffusione del virus e alla gestione dell'evolversi della situazione epidemiologica, se da un lato hanno consentito di raggiungere risultati relativamente soddisfacenti, anche grazie all'organizzazione delle strutture e agli sforzi degli operatori sanitari, dall'altro hanno determinato notevole incertezza e disorientamento nei riguardi delle imprese e delle attività economiche, produttive e commerciali in generale, anche per la confusione normativa, venutasi a determinare;