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La relazione sulla disciplina per l'utilizzo dei contratti secretati, anche con riferimento al noleggio dei diversi sistemi di intercettazione, ha inteso far luce su una tematica particolarmente rilevante, che ora dispone di un punto di osservazione autorevole come la Sezione speciale della Corte dei conti. Il codice dei contratti pubblici, come modificato dal decreto-legge n. 28 del 2020, prevede che la neocostituita Sezione centrale per il controllo dei contratti secretati, oltre alle funzioni già previste, acquisisce anche il controllo sulla legittimità dei decreti di segretazione delle procedure di gara o di affidamento che comportano l'accesso a informazioni con classifica "riservatissimo" o "superiore". Inoltre, la norma del 2020 è intervenuta sul destinatario dell'obbligo a riferire l'esito delle attività di controllo: non più il Parlamento, bensì il Copasir. Fino al 2021 la relazione inviata al Parlamento non risulta sia mai stata esaminata, come è stato già detto; per la prima volta - lo ribadisco - dunque viene individuato l'organo parlamentare competente nel Copasir; si è potuto adeguatamente esaminare la relazione trasmessa dalla sezione della Corte dei conti. La prima criticità emersa e l'esiguità del numero di autorità che ottemperano agli obblighi di comunicazione alla Corte per sottoporre a controllo i contratti secretati. In particolare, questo dato si presenta fortemente problematico con riferimento ai sistemi di intercettazione e captazione sui quali si è appurato un duplice contrasto: sussiste un contrasto tra l'indirizzo derivante dalle norme europee, assunto giustamente come orientamento da parte del Ministero della giustizia, e la predetta giurisprudenza interna che deve necessariamente essere superata anche per evitare l'infrazione europea cui l'Italia è stata sottoposta. Il Comitato dunque non mancherà di vigilare su tale profilo, proseguendo la proficua relazione instaurata con la specifica sezione insieme alla Corte dei conti e con il Ministero della giustizia. Per quanto riguarda le intercettazioni, il Comitato ha rilevato che, malgrado le rassicurazioni fornite, il Governo non è ancora intervenuto per affrontare le problematiche di questo settore, anche nella direzione di individuare requisiti di base unici a cui gli operatori si debbono attenere, come accade in altri settori per i quali è previsto un processo di qualificazione degli operatori economici. Si rinnova quindi l'auspicio che tale riflessione si concretizzi in tempi brevi. È stata pertanto segnalata l'esigenza di interventi normativi volti a migliorare la disciplina dell'affidamento di tale servizio secondo alcune indispensabili linee direttrici: l'auspicabile superamento della richiamata divergenza interpretativa tra ordinamento interno e comunitario nella direzione di un adeguamento verso quest'ultimo per la protezione dei diritti fondamentali, con particolare riguardo alla privacy , ponendo così termine alla procedura di infrazione che grava sul nostro Paese; la necessità che il controllo sui contratti relativi alla fornitura dei diversi sistemi di intercettazione sia garantito in termini effettivi; l'equilibrata armonizzazione delle tariffe, con le quali sono remunerati i fornitori di tale servizio, al fine di superare l'attuale quadro, che presenta consistenti differenze di costo tra i vari uffici giudiziari, elemento emerso anche in precedenti interlocuzioni del Comitato, nonché la conferma di un indirizzo diretto ad assicurare che aziende che mettono a disposizione tali strumenti rispondano a precisi requisiti di affidabilità, soprattutto con riferimento alla protezione dei dati personali e sensibili, anche alla luce dei ripetuti attacchi ai sistemi informatici pubblici e privati che si sono concretizzati nell'esfiltrazione di informazioni, come peraltro emerso in alcune inchieste giudiziarie sulle quali il Comitato ha richiesto elementi informativi alla magistratura competente. Il Comitato ha deliberato di avviare un'ulteriore indagine conoscitiva sulle modalità per attuare la desecretazione degli atti e migliorarne la conservazione e l'accesso, in modo da dare effettiva attuazione alle direttive emanate dai Presidenti del Consiglio negli ultimi anni: una prima del presidente Prodi nel 2008, che rendeva accessibili i documenti in possesso di magistratura e Commissione di inchiesta sulle stragi relative al rapimento di Aldo Moro; nel 2014, con un'altra direttiva, il presidente Renzi decise di estendere l'accessibilità ai documenti relativi agli eventi del 1969 (Piazza Fontana), del 1984 (rapido 904), che hanno caratterizzato quella che viene definita la stagione delle stragi; nel 2021 il presidente Draghi ha esteso la prescrizione ai documenti relativi a Gladio e alla P2. L'indagine ha preso avvio dalle notizie di stampa della fine del 2021 sull'attentato del 9 ottobre 1982 alla Sinagoga di Roma. Su questo episodio specifico il Comitato si è immediatamente attivato, richiedendo all'autorità delegata ogni chiarimento e documentazione utile al riguardo, in possesso degli organi del comparto e non ancora oggetto di desecretazione e versamento nell'archivio centrale dello Stato, ai sensi della direttiva del Presidente del Consiglio del 2014, anche in relazione al cosiddetto lodo Moro e alla sua possibile incidenza sulle azioni di organizzazioni palestinesi nel periodo compreso tra gli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta. La desecretazione degli atti risponde concretamente alla richiesta avanzata dalle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi per fare piena luce e giustizia, quale contributo indispensabile alla ricostruzione di vicende drammatiche che hanno caratterizzato la storia della Repubblica e all'esigenza di trasparenza, conoscibilità e accessibilità degli atti provenienti dai ricercatori. Queste finalità rappresentano un dovere che deve essere onorato degli apparati dello Stato a vario titolo chiamati in causa. In conclusione, per pervenire al superamento di ogni zona d'ombra su avvenimenti che hanno lacerato la coscienza civile del Paese, la delicatezza e l'estrema articolazione delle questioni trattate e l'obiettivo condiviso di proteggere il bene supremo della sicurezza nazionale si sono accompagnati a un metodo di lavoro nel quale tutte le parti politiche si sono riconosciute con spirito unitario, perché comune deve essere la tutela degli interessi strategici del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, quando Fratelli d'Italia per la prima volta chiese una sessione del Parlamento sulla sicurezza nazionale, la situazione non era ancora precipitata. Purtroppo l'aggressione militare nei confronti dell'Ucraina e la guerra in corso hanno reso il dibattito di oggi ancora più urgente, necessario e drammatico. Quanto sta accadendo dimostra l'importanza, sia della sicurezza della Repubblica, sia di ogni decisione che si prende, non solo nel settore della difesa, ma anche in quelli dell'energia, della tecnologia, dell'economia digitale e delle infrastrutture. Tra i temi rilevanti della relazione ci sono la difesa europea e la sicurezza nazionale, asset che dovrebbero essere centrali in ogni decisione politica.