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così possono essere oggetto di sanzioni penali molte scelte delle persone che sono espressione di libertà protette dalla Costituzione, come quella di religione, di riunione, di associazione, di iniziativa economica ed altre. Molte sono le associazioni aperte solo a persone di uno o dell'altro sesso, che potrebbero veder minata la propria esistenza. Diverse possono essere le valutazioni sulle tematiche oggetto del provvedimento da parte delle confessioni religiose: pensiamo, ad esempio, alla nota della CEI a nome della Chiesa cattolica, ma anche alle scelte delle imprese di pubblicizzare i prodotti con immagini di coppie eterosessuali, e persino alle decisioni di alcuni artisti di non mettere il proprio estro e la propria creatività a servizio di determinate cause che potrebbero essere considerate ostili a qualche altra parte. Peraltro ci sono già esperienze di altri Paesi che hanno norme simili a quella che ora si vuole introdurre in Italia. Negli Stati Uniti un pasticcere è finito in tribunale per non aver voluto preparare una torta per celebrare una unione tra persone dello stesso sesso. Nel Regno Unito alcune associazioni cristiane che promuovevano l'adozione sono state costrette a chiudere perché contrarie alle adozioni da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso, che invece sono ammesse. Per non parlare dei carcerati maschi che hanno chiesto di cambiare istituto penitenziario dichiarandosi di sesso opposto e la questione degli sportivi nati maschi che vogliono gareggiare con le sportive nate femmine. Pericolose appaiono anche le norme che utilizzano la scuola per promuovere ideologie di vario tipo, come quelle di genere, che vengono imposte per legge ai bambini, ai giovani e alle loro famiglie e non invece il rispetto e l'amicizia tra i ragazzi che sono il fondamento della nostra istruzione. La disciplina ora sottoposta all'esame del Senato è anche fondata per molti aspetti su concetti assai ampi e indefiniti e rimette così la scelta dei comportamenti da punire alle valutazioni arbitrarie dei giudici, in contrasto con i principi di legalità, di tassatività e di certezza in materia penale garantiti dalla Costituzione repubblicana. L'articolo 4 del disegno di legge definisce addirittura, per renderli punibili, i comportamenti illegittimi, cioè garantiti dallo stesso ordinamento, qualora essi siano capaci a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori. Di fronte a tanti dubbi e a tante perplessità, anche molto autorevoli, perché sono stati espressi dal mondo accademico, da magistrati, da Presidenti di Consulta, il Senato anziché chiudersi avrebbe dovuto aprire un serio confronto tra le forze politiche e tra queste ultime e tutta la società civile sui temi oggetto del provvedimento. Siamo ancora alla discussione generale, ma l'augurio è che chi adesso si trova fermo ed immutabile sulle proprie posizioni si predisponga al dialogo, all'accoglimento di quelle modifiche che introducano una legge necessaria a tutelare determinati soggetti, ma che sia anche giusta e non discrimini tutti gli altri. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Pietro e Valerio stanno insieme da quindici anni. Mi hanno contattata nel 2016 in occasione dell'approvazione della legge sulle unioni civili, ringraziandomi per avergli restituito i loro diritti e la gioia di poter tornare a vivere nella propria terra, perché proprio grazie alla legge sulle coppie di fatto potevano finalmente scegliere di rientrare in Italia dopo essere stati per anni all'estero, per vivere qui liberamente il loro legame. Alcuni mesi fa, però, quei due ragazzi mi hanno scritto di nuovo raccontandomi che erano in procinto di ripartire perché in Italia non si sentono sicuri, sono stati più volte aggrediti per strada con insulti ed offese da parte di malintenzionati che li hanno assaliti dopo averli sorpresi mentre semplicemente si stavano baciando in pubblico. Purtroppo non sono i soli a subire simili soprusi: solo nell'ultimo anno, una persona LGBT su quattro ha subito minacce, violenze ed abusi omofobi sono aumentati in un anno del 9 per cento, numeri che da soli bastano a far capire quanto sia urgente approvare una legge che tuteli le persone dall'intolleranza, quell'intolleranza di chi non accetta che l'amore sia libero e personale. Solo trent'anni fa l'omosessualità rientrava ancora nell'elenco dell'Organizzazione mondiale della sanità tra le malattie mentali. Oggi l'omosessualità non è più considerata un disturbo, ma le persone LGBT in Italia, vale a dire lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender , sono ancora esposti ad una condizione di vulnerabilità a causa di discriminazioni basate sull'orientamento sessuale; discriminazioni che non solo sono scorrette dal punto di vista etico, ma che sono anche una violazione del principio di uguaglianza tutelato specificatamente dalla nostra Costituzione, che prevede che tutti i cittadini debbano essere messi nelle condizioni di esprimere la propria personalità e di vederla rispettata nel contesto sociale e collettivo. L'autonomia delle persone e la loro espressione nella società sono strettamente legate al rispetto e alla parità di trattamento che ricevono dagli altri ed è compito delle istituzioni, quindi è compito nostro, garantire l'individuo non solo come singolo ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive ed è compito del legislatore lavorare per realizzare una società libera basata sul rispetto dei diritti e sulla valorizzazione delle persone, così da non permettere che l'identità o l'orientamento sessuale siano motivo di aggressioni di nessun tipo. Ecco perché è importante approvare questo disegno di legge, perché fa sì che ognuno sia libero di esprimere liberamente il proprio sé, senza subire limitazioni o violenze ingiuste ed intollerabili. Siamo, infatti, convinti dell'importanza della libertà personale anche nei sentimenti e nelle scelte di vita familiare. Il provvedimento ha inoltre il merito, grazie all'intervento della collega Lisa Noja alla Camera, di considerare atti discriminatori anche tutti quegli attacchi, quelle violenze e quegli atti di bullismo rivolti verso disabili, episodi che troppo spesso, ancora oggi, purtroppo rimangono impuniti. Come Italia Viva, ci preme molto che questo provvedimento venga votato in tutti i passaggi salienti. Sia in Commissione che in Aula, abbiamo sempre sostenuto col nostro voto l'evolversi dell' iter del disegno di legge, ma temiamo che insistere ottusamente per la votazione in Aula, senza un accordo preliminare tra i Gruppi di maggioranza e senza un tentativo di mediazione tra le diverse forze politiche, significhi rischiare che il disegno di legge non vada in porto. Già ieri l'altro, con il voto sulle questioni pregiudiziali, abbiamo visto che il provvedimento è passato con appena 12 voti di scarto; e ieri ancora peggio, con appena un unico fragilissimo voto palese per scongiurare la questione sospensiva. Sono numeri, non supposizioni, che ci dicono che, ad ogni voto segreto, il rischio che il disegno di legge venga affossato sarà molto grande. Ecco perché continuiamo a confidare nel fatto che si possa ancora raggiungere un'intesa.