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Con il decreto-legge n. 19 del 2020 è stata - ad esempio - prevista la possibilità, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, di gestire la complessa fase dell'emergenza sanitaria ammettendo di fatto - tramite una fonte primaria - che il Capo dell'Esecutivo possa intervenire attraverso una fonte secondaria, arrivando a stabilire limitazioni della libertà personale, per la cui disciplina vige una riserva di legge assoluta. Sulla base di tale postulato della gerarchia delle fonti - lo si ricorda - una fonte subordinata non può incidere su limitazioni della libertà personale. Al contrario, già da tempo, nell'attuale fase emergenziale, si assiste ad interventi normativi su questa materia, attraverso decreti del Presidente del Consiglio, che di certo non sono ascrivibili al livello di fonte primaria. Su questo tema il Parlamento, come abbiamo già osservato in Commissione affari costituzionali, dovrebbe compiere una riflessione approfondita, magari per ipotizzare una riforma del sistema, perché si pone una questione di peso: come può il Parlamento, in sede emendativa, modificare una fonte subordinata quale è quella contenuta in un DPCM, quando la fonte non è pedissequamente trascritta nel decreto-legge? In più occasioni, emendamenti che cercavano di modificare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono stati dichiarati inammissibili, perché modificativi di una fonte subordinata alla legge. Si assiste cioè ad un'inedita e pericolosa modalità di produzione normativa: prima si ha l'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che solo successivamente trova collocazione in un decreto-legge, che, entro sessanta giorni, il Parlamento è chiamato a convertire. Poi però le parti estranee al decreto-legge, ma contenute nel DPCM, rimangono precluse dall'esame, perché non allineate sul piano della gerarchia delle fonti. In sostanza si tratta di un doppio vulnus al ruolo del Parlamento, sempre più spettatore rispetto alla gestione emergenziale. Per questo motivo, il Gruppo Italia Viva non può che sollevare forti perplessità in merito a questa modalità di produzione normativa. Chiediamo dunque che ci sia una riforma del sistema, che veda un ruolo più centrale del Parlamento nella gestione dell'emergenza e annuncio quindi un voto di astensione, a nome del Gruppo. (Applausi) . BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, noi crediamo invece che la questione pregiudiziale al nostro esame parta da considerazioni profondamente errate e pretestuose, laddove dice che: «il Governo deve dimostrare di essere in grado di gestire la situazione d'emergenza nel Paese con gli strumenti ordinari e non con leggi speciali, né con editti che estromettono (...) il Parlamento». Ricordo però che il ministro Speranza è venuto anche la scorsa settimana, il 13 gennaio, a spiegarci tutto il DPCM. A nostro avviso, dunque, il Governo ha sempre agito e continua ad agire nel rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento e della gerarchia delle fonti del diritto. Sulla proroga dello stato di emergenza, infatti, il decreto-legge in conversione si limita, correttamente, ad adeguare il quadro delle fonti primarie, che già disciplinano le misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica, alle specifiche esigenze che hanno condotto a tale proroga. Tutti conosciamo le esigenze che hanno condotto a tale proroga, con l'epidemia ancora in corso, non solo da noi, ma anche negli altri Paesi. Non voglio necessariamente ricorrere all'esempio degli altri Paesi, ma va ricordato che tanti altri Paesi sono ricorsi ad un lockdown completo, che noi stiamo cercando di evitare il più possibile. Inoltre il Governo, attraverso il ministro Speranza, ha previamente illustrato al Parlamento le ragioni per le quali si è reso necessario prorogare lo stato di emergenza, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, secondo il quale: «il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato illustra preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare (...), al fine di tener conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati». Ricordo quindi che in quell'occasione abbiamo presentato una risoluzione di maggioranza, in cui erano contenute delle indicazioni, che poi abbiamo visto nel DPCM, tra cui quella di «favorire la piena ripresa dell'attività didattica in presenza» (avete visto infatti che, pian pianino, le scuole stanno riprendendo), e di «approntare, d'intesa con le Regioni e le Province autonome, un adeguato piano dei trasporti» (potete vedere quante riunioni si stanno facendo, insieme alle Regioni, alla Conferenza Stato- Regioni e al Ministro per gli affari regionali e le autonomie in materia). Ricordo però all'Assemblea che tanti altri decreti li avevamo già tradotti in legge e ricordo anche che, per quel che riguarda il piano dei trasporti, le Regioni avrebbero già dovuto prendere dei provvedimenti, acquistando ulteriori autobus e pullman o facendo convenzioni con gli operatori privati e tante Regioni lo hanno già fatto. Quindi il vulnus non è prettamente del Governo. Bisogna anche prestare attenzione, perché una parte delle cose che devono essere fatte - occorre ricordarlo - sono a carico anche di altri enti. In più questa risoluzione è servita anche per poter inserire nel decreto-legge che dovremo convertire un'iniziativa tesa ad assicurare la più celere attuazione del piano strategico per i vaccini. Avete visto infatti come continui ad essere importante ed impellente la questione vaccinale. Tornando a quanto si dice nella questione pregiudiziale, la proroga dello stato di emergenza stabilisce il termine del 30 aprile, visto l'andamento preoccupante dell'emergenza epidemiologica da Covid e nel rispetto di quanto previsto dal codice della Protezione civile; ricordo ai colleghi che per quanto riguarda la Protezione civile il medesimo codice è stato utilizzato in occasione dei terremoti, proprio per poter continuare a prorogare lo stato di emergenza, se non sono state fatte tutte le attività necessarie per mettere al sicuro le persone. Analogamente si è prorogato lo stato di emergenza epidemiologica, facendo ricorso al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, a conferma del fatto che lo stato di emergenza non è una regola: in effetti è stato prorogato fino al 30 aprile, non per sempre, come da voi sostenuto nella questione pregiudiziale. Questo fatto è superato. Pertanto, il quadro normativo primario è stato rispettato e nessuna censura di ordine costituzionale può essere mossa all'operato del Governo. Il decreto-legge non è una legge speciale, né un editto, così come il decreto-legge 14 gennaio 2021, n.2, quello che stiamo trasformando in legge, che trova la sua legittimazione in una fonte di rango primario. Non si ravvisa davvero alcuna ragione per definire atti normativi illegittimi i provvedimenti adottati fino a questo momento nell'assoluto rispetto del ruolo del Parlamento. In effetti, il ministro Speranza è venuto più e più volte a raccontarci qual è la situazione epidemiologica e quali provvedimenti avrebbero dovuto prendere, ovviamente sempre in sintonia piena con quello che dice la scienza.