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Modifiche all'articolo 71 della Costituzione in materia di iniziativa legislativa popolare. Onorevoli Senatori. – Le istituzioni rappresentative in Italia e, più in generale, nelle democrazie moderne incontrano innumerevoli difficoltà nel rispondere ai bisogni e alle domande dei cittadini. Il senso di sfiducia nelle istituzioni rappresentative, che si riscontra in tutto l'Occidente, non solo si traduce in disaffezione e disimpegno dalla vita politica, ma esprime anche una grande domanda di maggiore e migliore partecipazione e coinvolgimento da parte dei cittadini, che credono nella democrazia intesa come arricchimento dell'individuo e ricerca delle soluzioni più ampiamente condivise per le questioni pubbliche. Per rispondere a queste esigenze occorre potenziare e rendere effettivi gli strumenti di democrazia diretta, in modo da sollecitare una più ampia e reale partecipazione dei cittadini alla vita politica e avvicinare così l'Italia alle esperienze di altri Paesi avanzati. Gli istituti di democrazia diretta rappresentano, infatti, un pilastro importante in altre democrazie, a partire dalla Svizzera dove si parla di «iniziativa popolare» e dagli Stati Uniti dove in molti Stati, come ad esempio la California, « proposition » e « initiative » sono stati accolti e applicati. Non si tratta, quindi, di un fenomeno contingente, se è vero che già da molti anni si registra la tendenza negli Stati democratici a valorizzare gli istituti di democrazia diretta, fra i quali occupano un ruolo centrale il referendum nelle sue svariate forme e l'iniziativa legislativa popolare. L'iniziativa popolare del resto è una componente essenziale dei diritti politici di cui tutti i cittadini dovrebbero godere. Si tratta di quel procedimento di democrazia diretta che consente a un prescritto numero di cittadini di porre la propria proposta all'ordine del giorno delle Camere e di chiederne l'approvazione. Ciò consente ai cittadini di partecipare alle scelte politiche del Paese e conferisce loro un maggiore potere di controllo sulle attività dei rappresentanti. In particolare, favorisce l'interesse e la conoscenza dei cittadini con riguardo alle diverse tematiche politiche e sviluppa un comune e condiviso senso di responsabilità, consentendo loro di acquisire maggior dimestichezza nei confronti dell'attività legislativa. Allo stesso tempo, la democrazia diretta induce i rappresentanti a una maggior trasparenza e contribuisce all'efficienza delle istituzioni, aumentando la loro capacità di dare risposte alle domande che provengono dalla società in tal modo accrescendo l'equità nella gestione del potere politico e persino lo sviluppo della crescita economica del Paese. La democrazia diretta, infine, fa da argine ad alcuni aspetti degenerativi della democrazia rappresentativa: tendenze spartitorie dei partiti; creazione di privilegi a favore dei governanti ; incremento degli apparati burocratici e dipendenza dalle lobby . L'ottica, pertanto, non è quella di una contrapposizione tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, ma quella di un reciproco completamento. Per queste ragioni, il presente disegno di legge costituzionale, nel modificare l'articolo 71 della Costituzione, intende introdurre un'iniziativa legislativa popolare rafforzata dal fatto che ad essa può seguire una consultazione popolare e risponde al duplice obiettivo di promuovere e rafforzare la democrazia diretta e, nel medesimo tempo, di valorizzare il ruolo del Parlamento nella sua capacità di ascolto, di interlocuzione, di elaborazione di proposte in grado di rispondere sempre più efficacemente alle domande che vengono poste, appunto, su iniziativa popolare. Il primo comma del testo vigente dell'articolo 71 della Costituzione riguarda quella che viene definita «iniziativa legislativa istituzionale», poiché individua, direttamente o indirettamente, tutti gli organi dello Stato legittimati a presentare proposte di legge. Prevede, dunque, che «l'iniziativa delle leggi» appartiene «al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale». Il secondo comma dell'articolo 71 stabilisce che «il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli». Questo secondo comma, tuttavia, ha trovato scarsa applicazione, soprattutto per quanto concerne il momento finale, quello dell'approvazione. Molti dei progetti di legge popolari non sono stati nemmeno esaminati dalle Camere e solo in minima parte le proposte sono state trasformate in legge, peraltro grazie al fatto di essere state abbinate a proposte di legge di iniziativa parlamentare. Vale la pena ricordare come, in diverse forme, queste tematiche sono state affrontate nelle proposte della «Commissione Bicamerale D'Alema», nella relazione della Commissione di studio per le riforme istituzionali istituita nel 2013 (presieduta dal Ministro Quagliariello) e nell'ultima riforma costituzionale approvata nella scorsa legislatura. La scelta di fondo a cui si ispira il presente disegno di legge costituzionale è dunque quella di potenziare la disciplina in materia di iniziativa legislativa popolare, dando nuova linfa alla nostra democrazia rilanciando la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese. L'obiettivo è quello di rinnovare il sistema politico potenziando l'apporto diretto dei cittadini alle scelte fondamentali e, nello stesso tempo, valorizzando la capacità del Parlamento di rappresentare le istanze dei cittadini. Nella logica di un rafforzamento dell'iniziativa legislativa popolare, il disegno di legge costituzionale incide sull'istituto, non diversamente da quanto succede in Svizzera anche se, in quel contesto, l'iniziativa popolare ha sempre la forma di una revisione costituzionale, mentre nella presente proposta è limitata a proposte di legge ordinaria. Il disegno di legge costituzionale interviene, pertanto, sull'articolo 71 della Costituzione e aggiunge alcuni nuovi commi dopo il secondo: in particolare, si prevede che l'iniziativa legislativa popolare, qualora supportata da un consistente numero di firme, almeno cinquecentomila elettori, debba necessariamente essere esaminata dalle Camere e approvata entro un termine congruo, previsto in diciotto mesi. Qualora la proposta non venga approvata dalle Camere entro quel termine, su di essa viene indetto un referendum se i promotori non rinunciano alla consultazione popolare e quando la Corte costituzionale lo giudica ammissibile. La proposta popolare sarà quindi sottoposta a referendum nel caso in cui le Camere non la approvino entro il termine ragionevolmente lungo previsto. Tale previsione vuole rappresentare uno strumento di stimolo e impegno per l'attività delle Camere. Inoltre, si intende dare risalto e rilievo al confronto e al rapporto tra cittadini e istituzioni parlamentari: convergere con un accordo su un diverso testo può indurre i promotori a rinunciare alla consultazione popolare, così che il referendum non si tenga nel caso si trovi un'intesa. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati così come previsto dall'articolo 75 della Costituzione in materia di referendum abrogativo.