[pronunce]

Da ultimo, con la sentenza n. 224 del 2004, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 144, quarto comma, della legge fallimentare – nella parte in cui prevede che il termine per la proposizione del reclamo avverso la sentenza che provvede sull'istanza di riabilitazione decorre dalla affissione della sentenza stessa anziché dalla sua comunicazione –, osservando che «questa Corte, scrutinando altre norme della legge fallimentare, ha affermato che la scelta dell'affissione, quale forma di pubblicità idonea a far decorrere il termine per l'impugnazione di un atto, può essere giustificata solo dalla difficoltà di individuare coloro che possono avere interesse a proporre l'impugnazione stessa (sentenze n. 273 del 1987 e n. 153 del 1980), risultando priva, invece, di razionale giustificazione se riferita a soggetti preventivamente individuati dal legislatore (sentenze n. 211 del 2001, n. 152 e n. 151 del 1980, n. 255 del 1974). Ciò in quanto l'affissione determina una mera presunzione legale, peraltro insuperabile, di conoscenza dell'atto ed è quindi compatibile con il diritto di difesa del destinatario nei soli casi in cui l'individuazione di questi, ed il conseguente ricorso a mezzi di comunicazione diretta dell'atto stesso, risultino impossibili o estremamente difficoltosi». Tale pronuncia è a sua volta coerente - e così pure le decisioni da essa richiamate - con i principi enunciati nella sentenza n. 881 del 1988, la quale - nel dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 190, secondo comma, della legge fallimentare, nella parte in cui faceva decorrere dalla data del decreto, anziché dalla sua rituale comunicazione all'interessato, il termine di decadenza di dieci giorni per il reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato di cessazione degli effetti dell'amministrazione controllata - ha precisato quanto segue: «Questa Corte ha già ritenuto (sentenze numeri 255 del 1974; 120 del 1986; 156 del 1986) che del diritto di difesa fa parte integrante il diritto dei soggetti interessati ad impugnare determinati atti processuali di essere posti in grado di averne tempestiva conoscenza, in modo da potere utilizzare, nella loro interezza, i termini legali di decadenza, di volta in volta prestabiliti dalla legge per l'esperimento del gravame. Ha anche affermato che alle stesse esigenze, ora assunte e tutelate a livello costituzionale, è informato il codice di procedura civile che contiene il principio di ordine generale (artt. 133 e 136 cod. proc. civ.) per cui i termini previsti per le impugnazioni decorrono dalla notificazione all'interessato del provvedimento da impugnare e, in determinati casi, dalla sua comunicazione. In altri termini, l'effettivo esercizio del diritto di difesa costituzionalmente garantito (art. 24 Cost.) postula che il termine di decadenza previsto per le impugnazioni decorra solo dal momento in cui l'interessato abbia avuto notizia dell'atto da impugnare o, quanto meno, abbia attinto detta notizia ad un livello di conoscibilità». 4.3.- A ciò si aggiunga che, nella procedura fallimentare, l'art. 110 della legge fallimentare dispone che «tutti i creditori […] siano avvisati» del deposito in cancelleria del progetto di ripartizione e che il giudice delegato stabilisce il riparto e lo rende esecutivo con decreto, dalla comunicazione del quale – come statuito dalla sentenza n. 42 del 1981 – decorre il termine per proporre, ex art. 26 della legge fallimentare, reclamo (al quale per la costante, successiva giurisprudenza, si applica l'art. 739, comma secondo, cod. proc. civ.). 4.4.- La modalità della comunicazione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento è stata prescritta - “integrando” le disposizioni, rispettivamente, degli artt. 98 e 100 della legge fallimentare - dalle sentenze n. 102 del 1986 e n. 538 del 1990 ai fini dell'impugnazione dello stato passivo reso esecutivo e delle ammissioni tardive di crediti, ed è stata estesa al deposito dell'elenco dei crediti ammessi o respinti nella liquidazione coatta amministrativa (sentenze n. 155 del 1980 e n. 201 del 1993) e nell'amministrazione straordinaria (sentenza n. 181 del 1987). 5.- Consegue da quanto esposto che, in materia concorsuale, la legge prevede, attualmente, che sia utilizzata come forma di comunicazione la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (oltre che nell'art. 213, oggetto del presente giudizio) soltanto nell'art. 126 (proposta di concordato fallimentare) e nell'art. 171, comma terzo, della legge fallimentare (proposta di concordato preventivo), e cioè in due casi nei quali non soltanto non è possibile individuare compiutamente i soggetti interessati alla comunicazione delle proposte di concordato, ma anche, e soprattutto, nei quali dalla comunicazione non decorre un termine decadenziale qual è quello per impugnare un provvedimento, altrimenti irretrattabile. 6. – Alla luce dei principi enunciati nella copiosa giurisprudenza, sopra ricordata, di questa Corte, è evidente che la norma censurata sacrifica, tanto gravemente quanto ingiustificatamente, il diritto dei creditori di avere conoscenza del piano di riparto, totale o parziale, per poter proporre tempestivamente le contestazioni del caso avverso di esso: gravemente, in quanto richiede un onere di diligenza inesigibile attesa la necessità di consultare, per tutta la durata (sovente tutt'altro che breve) della procedura, la Gazzetta Ufficiale dalla quale soltanto decorre il termine de quo; ingiustificatamente, perché se l'indeterminatezza dei soggetti interessati può giustificare forme di “informazione” quali quella prevista dalla norma censurata, ciò non può dirsi quando – come nel caso dei creditori ammessi (nel senso chiarito sub 2.1.) – tali soggetti siano non solo individuabili, ma altresì individuati. In tale ipotesi – ricorrente nel caso dei creditori ammessi (e non degli altri, possibili «interessati») – l'onere di diligenza che la norma censurata impone ai creditori è incomparabilmente più gravoso, e gravido di conseguenze pregiudizievoli, di quello cui dovrebbe sottoporsi il commissario ove sia tenuto a dare diretta comunicazione dell'avvenuto deposito del piano di riparto ai creditori (ben individuati, per quanto numerosi essi siano). Peraltro, la sopportabilità da parte del commissario di tale onere è testimoniata inequivocabilmente dalla circostanza che il d.lgs. n. 270 del 1999 prevede espressamente (art. 67, comma 2) – con il richiamo delle norme relative alla procedura fallimentare – che nell'amministrazione straordinaria i creditori ammessi ricevano comunicazione dell'avvenuto deposito del piano di riparto, parziale e finale.