[pronunce]

Ad avviso della difesa regionale, le norme richiamate non chiarirebbero la natura del «parere» statale, cosicché, ove si dovesse riconoscere allo stesso una natura obbligatoria e vincolante, «esso si tradurrebbe in un'indebita ingerenza dello Stato nelle determinazioni regionali finalizzate alla cura di interessi che la Costituzione ha affidato alle Regioni medesime, in relazione al governo del territorio», in violazione dell'art. 117 Cost. Osserva, al riguardo, la ricorrente che «la subordinazione della potestà legislativa o regolamentare regionale ad atti statali di natura amministrativa» non troverebbe riconoscimento in alcuna disposizione costituzionale, risultando, al contrario, «inibita in radice alla fonte secondaria statale la possibilità di vincolare l'esercizio della potestà legislativa» regionale. Le medesime argomentazioni, ad avviso della ricorrente, varrebbero anche per il comma 1 dell'art. 114, nel quale l'attività legislativa regionale risulterebbe indirizzata, oltre che a dettare una disciplina «nell'ambito del “governo del territorio” (uso delle risorse idriche) e nella materia della “tutela ambientale”, anche a tutelare interessi più propriamente attinenti alla materia dell'“agricoltura”», materia, quest'ultima, demandata alla competenza legislativa residuale delle Regioni. Pertanto, secondo la Regione Toscana, la subordinazione della potestà legislativa ad atti di natura amministrativa (tanto più trattandosi di pareri) risulterebbe incompatibile con l'attuale riparto di competenze legislative fra Stato e Regioni. 4.3. – La difesa regionale deduce, altresì, l'illegittimità costituzionale dell'art. 116 del d.lgs. n. 152 del 2006 per violazione degli artt. 117 e 118 Cost. e del principio della leale collaborazione. La ricorrente premette che la disposizione stabilisce l'iter procedurale per l'adozione dei «programmi di misura» e «delle misure supplementari» definite dall'allegato 11 alla parte terza del d.lgs. n. 152 del 2006. In base a tale previsione, rileva la ricorrente, «i programmi di misura sono predisposti dalle Regioni e sottoposti per l'approvazione all'Autorità di bacino (statale). Qualora l'Autorità ritenga le misure previste non sufficienti a garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti, ne individua le cause e indica alle Regioni le modalità per il riesame, invitandole ad apportare le necessarie modifiche». Ad avviso della ricorrente, la procedura in esame, pur prevedendo un coinvolgimento dei livelli di governo regionali, chiamati a predisporre i programmi di misura e le misure supplementari, di fatto attribuirebbe allo Stato, attraverso l'Autorità di bacino, l'approvazione finale dei programmi e delle misure medesime, realizzando in tal modo un'attrazione statale di funzioni amministrative in forza di «meccanismi unilaterali di soluzione dei conflitti», anziché di «modelli concertativi aderenti al principio di leale collaborazione». Pertanto, secondo la Regione Toscana, il citato art. 116, «nella parte in cui prevede l'approvazione dei programmi e delle misure supplementari da parte dell'Autorità di bacino», si porrebbe in contrasto con gli invocati parametri costituzionali. 5. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. 5.1. – In particolare la difesa erariale osserva, quanto alle censure rivolte nei confronti dell'art. 91, commi 2 e 6, che «il procedimento di individuazione è procedura di accertamento e non implica (o non dovrebbe implicare) valutazioni di discrezionalità amministrativa. Il sentire la Conferenza comporta una legittima acquisizione di elementi ed esperienze, il concordare con essa implica invece un inammissibile uso di discrezionalità amministrativa». 5.2. – Quanto alle censure concernenti gli artt. 113, comma 1, e 114 comma 1, ad avviso della difesa erariale, il parere non sarebbe vincolante o lo sarebbe «come tutti gli altri pareri che debbono essere superati da una motivazione stringente». Le disposizioni impugnate si limiterebbero, infatti, «a porre un principio di cautela in settori» (come quelli della disciplina delle acque meteoriche e del recupero delle acque utilizzate per la produzione di elettricità) nei quali, «in rapporto all'importanza degli interessi in gioco, anche di valenza nazionale, ed alla complessità delle soluzioni in astratto adottabili, le potestà regionali debbono essere utilizzate tenendo conto dell'opinione di un organismo centrale». 5.3. – Quanto all'art. 116, l'Avvocatura generale dello Stato osserva che «la sottoposizione dei programmi di misure, soprattutto laddove implicano interventi modificativi dello stato di un corso d'acqua, all'autorità di distretto non è ragionevolmente contestabile». Si tratterebbe, semmai, «di una doglianza “derivata” dalla precedente (contrastata) contestazione della composizione delle autorità di distretto, quasi a voler mantenere da parte della Regione Toscana in ogni settore una sorta di autoreferenzialità nell'ambito della regione stessa». 6. – Con ricorso notificato il 12-27 giugno 2006 e depositato il successivo 15 giugno (registro ricorsi n. 70 del 2006), la Regione Piemonte ha impugnato, fra gli altri, gli artt. 91, commi 2 e 6, 96, 104, comma 1, 113, comma 1, 114, comma 1, e 116 del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 2, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost., nonché del principio di leale collaborazione. 6.1. – La difesa regionale premette che, con riferimento alla sezione II della parte III riguardante la tutela delle acque dall'inquinamento «anche sotto l'aspetto degli strumenti pianificatori e gestionali», sarebbe evidente l'interrelazione esistente fra le materie «tutela dell'ambiente» e «governo del territorio» e di gestione dei vari settori di «attività antropiche» di competenza concorrente e residuale della Regione. Ciò nondimeno, osserva la ricorrente, detto settore di disciplina sarebbe stato oggetto di «significative innovazioni», non giustificate da esigenze di coordinamento ed «anzi apportatrici di elementi di contraddizione […] ed improntate ad un accentramento dei compiti […] nella sede ministeriale», così determinando una «compressione del ruolo delle Regioni e delle autonomie locali». 6.2. – In particolare, i motivi di censura sopra evidenziati andrebbero rivolti, in primo luogo, nei confronti dell'art. 91, commi 2 e 6, nel quale «vengono individuate nuove competenze ministeriali, per il cui esercizio viene genericamente sentita la Conferenza Stato-Regioni», laddove, invece, ad avviso della ricorrente, sarebbe stato appropriato il conseguimento di un'intesa con le Regioni territorialmente interessate. 6.3. – In secondo luogo, l'art. 96 del d.lgs.