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Si demanda a provvedimenti di rango secondario, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità, la definizione, tra l'altro, delle modalità di gestione del Fondo, delle modalità e delle condizioni di accesso, inclusi le modalità e i termini per la presentazione delle istanze, delle procedure da esperire che possono anche essere di natura arbitrale, e delle ulteriori disposizioni attuative. In caso di ricorso alla procedura arbitrale le prestazioni del Fondo sono subordinate all'accertamento delle violazioni degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, per quanto riguarda i servizi e le attività di investimento concernenti i predetti strumenti finanziari subordinati. Si affida inoltre a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare sentite le Commissioni parlamentari competenti, la nomina degli arbitri -- i quali devono avere specifici requisiti di imparzialità, indipendenza, professionalità e onorabilità -- cui sono affidate le summenzionate procedure relative al Fondo, ovvero la disciplina dei criteri e delle modalità di nomina degli stessi, nonché quelle di funzionamento del collegio arbitrale. Si fa comunque salvo il diritto al risarcimento del danno, prevedendo la surroga del Fondo nel risarcimento, nel limite delle somme eventualmente corrisposte. La gestione del Fondo è attribuita al Fondo interbancario di tutela dei depositi. Dette disposizioni, tuttavia, non possono essere, per quanto importanti, le uniche risposte ai fatti che hanno coinvolto centinaia di risparmiatori. Per questi motivi riteniamo necessario proporre l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori. Alla Commissione spetta l'importante compito di: a) valutare il funzionamento del sistema di erogazione del credito e di allocazione di prodotti finanziari, soprattutto di quelli ad alto rischio, presso i piccoli risparmiatori e gli investitori non istituzionali; b) verificare l'adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e della gestione delle crisi bancarie; c) verificare l'efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e finanziario, ai fini di cui alla lettera b) , con particolare riguardo alle modalità di applicazione e all'idoneità dei poteri di intervento, dei poteri sanzionatori e degli strumenti di controllo previsti, nonché all'adeguatezza delle modalità di presidio dai rischi; d) verificare l'attività degli organi di gestione degli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto, con particolare riguardo all'osservanza degli obblighi di diligenza, trasparenza e correttezza nell'allocazione di prodotti finanziari, nonché degli obblighi di corretta informazione agli investitori. Ovviamente, secondo lo spirito di leale collaborazione che deve necessariamente improntare i rapporti tra gli organi istituzionali, la Commissione d'inchiesta opererà nel massimo rispetto dell’attività giudiziaria. Il periodo preso come riferimento per le attività di indagine della Commissione di inchiesta è quello dal 1º gennaio 2000 al 31 dicembre 2015, proprio perché i problemi che hanno causato le situazioni di crisi e di dissesto delle banche italiane non nascono con i recenti avvenimenti, ma sono risalenti nel tempo. Nel suo ultimo esercizio di trasparenza sul sistema bancario diffuso nel novembre 2015, l’ European banking authority (Eba) ha affermato che il problema più grande delle banche italiane sono le sofferenze e i crediti deteriorati. Infatti, i prestiti non performing sono in percentuale il triplo rispetto alla media dell'Unione europea: basti pensare che i crediti malati rappresentano il 16,7 per cento del portafoglio totale e il 17,1 per cento del Pil, molto al di sopra della media dell'Unione europea che è, rispettivamente, del 5,6 per cento e del 7,3 per cento. A questo proposito, il 12 febbraio 2015, nel corso di un intervento su banche locali e di credito cooperativo e vigilanza europea, Carmelo Barbagallo, Capo del Dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia, ha dichiarato che «(...) l'aspetto di maggiore vulnerabilità delle banche locali è rappresentato dal marcato deterioramento della qualità dei prestiti, per effetto, innanzitutto, di due pesanti recessioni dell'economia, ma anche di scelte gestionali e allocative rappresentative di un rapporto a volte non equilibrato con il territorio di insediamento. (...) Nelle BCC l'incidenza dei crediti anomali sul totale dei prestiti è salita dal 10 al 17,5 per cento tra giugno 2011 e giugno 2014. L'accelerazione ha riguardato principalmente le sofferenze, più che raddoppiate (dal 4 al 8,4 per cento). La rischiosità dei prestiti delle banche locali, in passato più contenuta nel confronto con le altre banche, ha raggiunto livelli più elevati di quelli relativi all'intero sistema bancario (16,8 per cento), sostanzialmente allineati a quelli delle banche oggetto della recente verifica approfondita degli attivi da parte della BCE (17,4 per cento)». Risalendo indietro nel tempo, basti pensare allo scandalo che investì la Banca popolare di Lodi nel 2004, definito «Bancopoli» o alla più recente vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Alla data del 1° dicembre 2015, secondo quanto riportato dalla Banca d’Italia, sono nove le banche in amministrazione straordinaria. Tutto ciò premesso, appare logicamente consequenziale la necessità di capire fino in fondo ciò che è successo e come sia potuto succedere. Solo così si eviterà il ripetersi di questi eventi e si garantirà il corretto funzionamento del sistema bancario e finanziario, in osservanza dell'obbligo di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, «per servire al meglio l'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati» (come previsto dall'articolo 21 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria), nella consapevolezza che solo l'osservanza delle regole può garantire il funzionamento e l'efficienza di qualsiasi sistema.. 1 (Istituzione e durata della Commissione) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori, di seguito denominata «Commissione». 2 La Commissione conclude i propri lavori entro un anno dalla sua costituzione. Il termine può essere prorogato per una sola volta, per non più di un anno, dai Presidenti delle Camere, su motivata richiesta della Commissione stessa. 3 La Commissione presenta alle Camere una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta. Sono ammesse relazioni di minoranza. Il Presidente della Commissione trasmette alle Camere, dopo sei mesi dalla costituzione della Commissione stessa, una relazione sullo stato dei lavori. 2 (Composizione della Commissione)