[pronunce]

dall'altro, il giudice – anche su sollecitazione del pubblico ministero – sarebbe tenuto ad esercitare il potere di integrazione probatoria di cui all'art. 441, comma 5, cod. proc. pen. , in modo da dare piena attuazione ai principi costituzionali in tema di giurisdizione, disponendo – in presenza di adeguati, ma non certo eccezionali motivi – anche l'audizione dell'autore della dichiarazione contenuta nell'atto di investigazione difensiva. Considerato, inoltre, che le investigazioni difensive suppliscono ad una attività che, per il principio di completezza delle indagini, sarebbe di competenza del pubblico ministero, e che nel rito abbreviato la pienezza del contraddittorio soffre «qualche limitazione», peraltro giustificata dalle finalità di celerità e deflazione sottese al rito (e, dunque, da valori costituzionali), la prospettata violazione dei principi posti dall'art. 111 Cost. andrebbe esclusa. Né potrebbe sostenersi che la previsione dell'utilizzabilità, nel giudizio abbreviato, degli atti di investigazione difensiva del tipo considerato rappresenti un «corpo estraneo», irragionevolmente immesso nell'istituto. Come puntualizzato, infatti, nell'ordinanza della Corte costituzionale n. 57 del 2005, tutti gli atti di investigazione, formati unilateralmente da una delle parti, hanno una maggiore incidenza nel rito abbreviato che in quello ordinario; e, d'altro canto, sarebbe consono al principio di parità delle armi consentire all'imputato l'utilizzo delle proprie investigazioni, anche perché sussistono poteri del pubblico ministero e del giudice idonei a salvaguardare la garanzia del contraddittorio. Da ultimo, non potrebbe ravvisarsi alcun contrasto logico tra la previsione, da un lato, della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato non condizionato con la produzione di atti di investigazione difensiva del tipo considerato, e, dall'altro, della possibilità di chiedere il giudizio abbreviato condizionato ad una integrazione probatoria. A prescindere, infatti, dal rilievo che quest'ultimo può essere denegato e che non è vero che solo in esso il pubblico ministero può indicare testi a controprova, sarebbe evidente che il rito abbreviato condizionato è destinato a far fronte all'esigenza di introdurre nel giudizio una prova che non ha potuto formare oggetto di investigazione difensiva.1. – Il Tribunale di Fermo dubita della legittimità costituzionale dell'art. 442, comma 1-bis, del codice di procedura penale, «richiamato dall'art. 556, comma 1», del medesimo codice, «nella parte in cui prevede l'utilizzabilità, nel giudizio abbreviato, ai fini della decisione sul merito dell'imputazione – in assenza di situazioni riconducibili ai paradigmi di deroga al contraddittorio dettati dall'art. 111, quinto comma, Cost. – degli atti di investigazione difensiva a contenuto dichiarativo, unilateralmente assunti». Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata violerebbe, in primo luogo, l'art. 111, secondo e quarto comma, Cost., in quanto, in contrasto con il principio del «contraddittorio nella formazione della prova nella parità delle armi», permetterebbe che facciano ingresso nel processo, ai fini della decisione sul merito della res iudicanda, atti formati unilateralmente da uno degli antagonisti: e ciò senza che possa valere, come ragione di deroga al principio, ai sensi del quinto comma dello stesso art. 111, il consenso dell'imputato, giacché tale consenso potrebbe avere ad oggetto solo gli elementi potenzialmente sfavorevoli all'imputato stesso, in quanto raccolti dalle altre parti, e non anche quelli scaturenti da una propria iniziativa d'indagine. La norma denunciata si porrebbe, altresì, in contrasto con l'art. 3 Cost., giacché determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra il giudizio ordinario, nel quale per introdurre elementi probatori formati unilateralmente dall'imputato occorre il consenso delle altre parti, e il giudizio abbreviato, in cui – ad onta del trattamento premiale connesso alla scelta del rito alternativo – tale introduzione costituirebbe espressione di un diritto potestativo dell'imputato stesso. L'art. 3 Cost. risulterebbe leso anche sotto l'ulteriore profilo della incoerenza sistematica con la previsione del giudizio abbreviato «condizionato» (art. 438, comma 5, cod. proc. pen.), nel quale l'imputato che voglia ottenere l'assunzione di un mezzo di prova si espone al rischio del rigetto della richiesta del rito alternativo da parte del giudice ed offre al pubblico ministero il diritto alla prova contraria. Tale istituto rimarrebbe, difatti, privo di significato a fronte del contemporaneo riconoscimento all'imputato del diritto potestativo di raccogliere unilateralmente il materiale probatorio, di selezionare solo quello utile a fini difensivi e di ottenerne, poi, incondizionatamente l'utilizzazione nel giudizio abbreviato «ordinario». 2. – In via preliminare, va disattesa l'eccezione di inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza, formulata dall'Avvocatura generale dello Stato sulla considerazione che il giudice a quo avrebbe omesso di indicare se dagli atti di investigazione, depositati dal difensore, «emergessero fatti capaci di determinare in qualche modo, ove creduti, il giudizio sull'imputazione». Un simile giudizio attiene, infatti, al merito della regiudicanda: laddove, invece, il quesito di costituzionalità investe il profilo preliminare, di ordine processuale, relativo all'utilizzabilità, ai fini della deliberazione, del materiale investigativo prodotto dalla difesa nell'ambito del rito semplificato ; utilizzabilità a fronte della quale il giudice a quo sarebbe tenuto comunque a valutare il suddetto materiale e a motivare, in sede di decisione, sul perché non lo ritenga eventualmente concludente o attendibile. 3. – Nel merito, la questione non è fondata. 3.1. – È necessario anzitutto precisare – quanto al thema decidendum – che la censura di incostituzionalità mira ad estromettere in radice dal materiale utilizzabile ai fini decisori nel giudizio abbreviato tutte quante le risultanze delle indagini difensive, almeno con riguardo agli «atti a contenuto dichiarativo» (limitazione, per vero, non chiarita, trattandosi di atti che costituiscono un momento qualificante di dette indagini, ma non i soli possibili), salve le fattispecie impeditive dell'acquisizione della prova in contraddittorio previste dall'art. 111, quinto comma, Cost. («impossibilità di natura oggettiva» e «provata condotta illecita»). Il quesito viene prospettato, invero, in termini generali, indipendentemente dalle modalità con le quali le investigazioni difensive siano portate alla cognizione del giudice del rito speciale (sono, dunque, comprese nella censura – che ne implicherebbe l'inutilizzabilità – anche quelle la cui documentazione fosse già nel fascicolo presentato dal pubblico ministero ai sensi dell'art. 416, comma 2, cod. proc. pen.). Il rimettente prescinde, poi e in particolare, dall'eventualità, verificatasi nel giudizio a quo, che la documentazione difensiva venga prodotta “a sorpresa” immediatamente prima della richiesta di giudizio abbreviato: