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Purtroppo, ben 300 milioni all'anno del budget sanitario calabrese vanno a finire in altre Regioni per sopperire alle carenze nella garanzia di un sistema sanitario efficiente della Regione Calabria; sistema sanitario che purtroppo è estremamente carente. Si sono avvicendati diversi commissari governativi per gestire la situazione, gravemente compromessa da troppi anni di malagestione. Non a caso ci ritroviamo ben due ASP commissariate per infiltrazioni mafiose, quella di Reggio Calabria e quella di Catanzaro. Non tutti sapranno o ricorderanno che i bilanci di quattro anni dell'ASP di Reggio Calabria sono spariti e sono stati sostituiti da bilanci orali. Non tutti forse sapranno che il commissariamento governativo ha riguardato solo l'aspetto economico-finanziario, ma quello gestionale è sempre rimasto nelle mani della Regione Calabria, ed i Governatori che si sono susseguiti hanno sempre confermato le stesse persone alla guida delle ASP, così come hanno sempre confermato premialità per tutti i dirigenti che, dopo numerosi anni di questa gestione, hanno portato l'indice dei LEA a 136, ovvero ben 24 punti al di sotto delle soglie di accettabilità. Quali sono le principali cause del dissesto? Bisogna risalire alle cause, e non giudicare gli effetti ed attribuire la responsabilità a chi oggi sta cercando di porre rimedio. Il rapporto malato pubblico-privato, per il quale si faceva ricorso a continui sforamenti del budget destinato a strutture private convenzionate con la compiacenza dei dirigenti sanitari e con conseguente contenzioso e nuovi oneri per il bilancio delle ASP; le forniture spesso inutili ed obsolete, pagate fuori da listini di mercato e liquidate anche più volte; assunzioni clientelari da parte dei politici di turno: tutto ciò ha subito una inevitabile battuta d'arresto con il commissariamento governativo, ma ha anche comportato delle restrizioni non indifferenti sul diritto alla cura dei calabresi, che si sono visti improvvisamente aumentare il costo delle prestazioni della diagnostica ed imporre limitazioni nelle prescrizioni (questo è stato un effetto, purtroppo). Oggi per la seconda volta votiamo un decreto per la sanità calabrese. Abbiamo reso la struttura commissariale più incisiva anche nel merito della gestione del servizio sanitario grazie a un suo potenziamento sotto il profilo amministrativo e sanitario. Le precedenti strutture commissariali hanno sempre operato in una sorta di deserto istituzionale e in contrasto con il Governatore di turno, private di qualsiasi supporto da parte del dipartimento della salute della Regione Calabria. Pertanto, un solo commissario, anche quando supportato tecnicamente da un subcommissario con il precedente decreto Calabria, non è mai stato sufficiente a prestare soccorso al disastrato sistema sanitario calabrese perché ci sono dei vincoli costituzionali entro i quali chiaramente ci dobbiamo muovere grazie alla riforma del Titolo V del 2001. Adesso il commissario sarà supportato da una struttura fino a tre commissari, altri subcommissari, da un contingente minimo messo a disposizione dalla Regione Calabria di altri 25 elementi, più il supporto del personale dell'Agenas. È stata data disponibilità a effettuare un piano assunzionale sanitario e socio-sanitario straordinario per cui è stato stanziato un budget di 12 milioni di euro all'anno a partire dal 2021 da destinarsi alla nostra Regione. Inoltre, per il piano di rientro sono stati stanziati altri 180 milioni per i debiti certificati, ma non so quanti sono quelli non certificati a causa dei bilanci mancanti e speriamo che il commissario adesso venga a capo di questo groviglio inestricabile. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,07) ( Segue GRANATO). Tutto ciò indica quanto sia necessaria la vigilanza dello Stato sui sistemi sanitari regionali e quanto è indispensabile che le dirigenze sanitarie vengano assunte non dalla politica, ma in base a concorso pubblico e a criteri meritocratici e non di affiliazione politica. È anche fondamentale rivedere i parametri di assegnazione dei fondi per il finanziamento dei servizi sanitari regionali sulla base non della popolazione pesata, ma anche in funzione delle comorbilità, che sicuramente comportano costi di gestione più elevati. È fondamentale che il Sistema sanitario nazionale possa essere sostenuto attraverso l'impiego di strutture pubbliche a copertura di tutto il fabbisogno. Le strutture private che hanno gestito male le risorse e che rischiano la chiusura perché hanno operato gonfiando le spese a carico del servizio sanitario regionale, se attualmente indispensabili a garantire la continuità del servizio dell'assistenza per alcune prestazioni sanitarie, devono essere pubblicizzate. Questa è la ricetta per uscire dalla drammatica situazione in cui oggi si trova non solo la sanità calabrese, ma la sanità di tante altre Regioni italiane. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magorno. Ne ha facoltà. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, onorevoli colleghi, signori del Governo, andrò controcorrente dai banchi della maggioranza impegnando solo me stesso nelle cose che dirò sul decreto Calabria. Mai come ora sento l'orgoglio e la responsabilità di essere sindaco e, al contempo, come senatore della Repubblica calabrese, non posso che sentirmi mortificato e deluso da un Governo che, di fatto, sembra aver dimenticato e abbandonato la Calabria, che è sempre più considerata la Cenerentola d'Italia. Ancora una volta, l'Istat ci racconta di un Sud e di una Calabria spogli di servizi in cui gli ultimi continuano a restare ai margini, immersi in una lotta per la sopravvivenza, dove i diritti primari, come quelli al lavoro, alla salute e all'istruzione, non riescono a trovare piena realizzazione. Sono solo uno tra i tanti sindaci calabresi che quotidianamente indossano la fascia tricolore con quella passione e quella determinazione indispensabili per affrontare il difficile percorso amministrativo e che in trincea, giorno e notte, si impegnano al massimo senza le risorse necessarie cui hanno diritto, ma con tutta la forza e l'energia che possiedono, facendo il possibile e anche l'impossibile per i propri cittadini che vedono in loro l'unico, vero e fondamentale punto di riferimento a cui aggrapparsi e rivolgersi per ogni esigenza, specialmente in questo periodo. Oggi più di ieri noi sindaci siamo alle prese con la difficoltà di far quadrare il difficile equilibrio tra domanda dei cittadini e offerta pubblica. Ci misuriamo con piccoli e grandi problemi della nostra gente, ascoltiamo la loro disperazione, cerchiamo di rielaborarla in soluzioni e, soprattutto, non ci voltiamo mai dall'altra parte. Siamo sempre noi ad accogliere le ansie di ogni madre, le preoccupazioni di ogni padre, le inquietudini di ogni ragazzo, le aspirazioni e i progetti di vita di ogni giovane e a raccogliere il grido di aiuto di uomini, donne, anziani, giovani e, purtroppo, bambini, costretti a lasciare la Calabria ed affrontare l'esodo sanitario verso gli ospedali del Centro-Nord, un calvario personale e familiare, per farsi curare da malattie oncologiche, sottoporsi a visite specialistiche e operazioni chirurgiche. Era questo il senso ed il motivo del mio emendamento al cosiddetto decreto Calabria, in cui proponevo di istituire all'interno della struttura commissariale sulla sanità un organo formato da sindaci, con poteri di controllo e di proposta.