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In questo periodo terribile abbiamo sperimentato cosa significa la limitazione della libertà, anche se le nostre madri e i nostri padri costituenti avevano già previsto una limitazione per motivi di sanità all'articolo 16 della nostra Carta costituzionale, a cui si ispirano molti provvedimenti del Governo. Abbiamo sperimentato il forte disagio di una limitazione di libertà che ha impedito di rivedere i propri cari, che magari abitavano in Regioni diverse e quanto sia complicato alzare i muri. Come diceva Calvino nel «Barone rampante», «Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori». Siamo quindi in questa seconda fase, in cui si deve realizzare un difficile equilibrio tra la nostra responsabilità e la nostra libertà. Dobbiamo far tesoro per sempre di questa esperienza, perché la limitazione della libertà è stata un'esperienza unica dal Dopoguerra in poi. La seconda svolta impressa da questo provvedimento è l'autonomia delle Regioni. Molte volte, purtroppo, abbiamo assistito a contenziosi tra Regioni e Governo. Con questo decreto viene data una maggiore autonomia alle Regioni, che devono monitorare ed assicurare il contenimento del contagio, comunicando sempre i dati al Ministero della salute e all'Istituto superiore di sanità, rendendo quindi ampliative o restrittive le misure e subordinandole all'andamento del contagio. Naturalmente, da questo decreto-legge in poi la realtà è andata avanti, nel senso che ci sono state, ad esempio, le linee guida regionali per la riapertura e sono tantissime le riaperture realizzate da questo decreto in poi. Ci sono, come dicevo, le linee guida per la riapertura approvate dalla Conferenza delle Regioni, che comprendono le attività ricreative, quindi nel frattempo abbiamo fatto un passo in più. Mi ha molto colpito la frase del Presidente della Conferenza Stato-Regioni, Stefano Bonaccini, in occasione dell'emanazione di queste linee guida il 9 giugno: «Dobbiamo guardare al futuro con ottimismo e dinamismo, senza mai abbassare la guardia rispetto all'osservanza delle regole indispensabili per la prevenzione». Questa doppia svolta ora ne esige un'altra, epocale, che dobbiamo compiere tutti insieme nel rapporto Governo-Parlamento e nel rapporto maggioranza-opposizione, una svolta dettata anche dalla questione, che alcuni colleghi hanno ricordato prima di me, a volte con accenti polemici. Mi riferisco al fatto che questo decreto dà una cornice giuridica anche a tutti gli interventi normativi fin qui realizzati, da quelli amministrativi ai decreti, riferendosi naturalmente all'articolo 2 del decreto del 19 maggio. Con questo provvedimento si intende che la fonte primaria dev'essere ora il decreto legislativo. Questo sembra un tema formale, ma è un tema sostanziale perché la svolta epocale che dobbiamo imprimere ora è quella delle linee guida di un Paese. Poiché ora si normerà soltanto per fonte primaria, abbiamo ancora di più il dovere di legiferare, semplificando possibilmente, sul tesoro del nostro Paese: scuola, università, economia e lavoro. Il tema della scuola l'avete ricordato in molti. Siamo tutti molto preoccupati per la riapertura delle scuole, sia per il ritardo - il mio Gruppo l'ha detto dall'inizio della pandemia - che abbiamo accumulato nella riapertura, sia per il ritardo delle linee guida, che sono state delineate ieri, ma non ancora confermate (credo che oggi sia prevista una conferenza del Ministro con le Regioni). Credo che dobbiamo approfondire la consapevolezza del tema, di quanto sia importante agire in fretta, stando vicini alla scuola, ad esempio ai presidi. Naturalmente è giusto il principio evocato dalle linee guida dell'autonomia scolastica, anche perché ci sono territori completamente diversi, pensiamo alle zone montane, a come i ragazzi e le ragazze potranno raggiungere le scuole e quindi alla necessità di rivedere i trasporti. Ma noi dobbiamo essere vicini ai presidi, fornire loro delle direttrici, aiutarli, sostenerli; non possiamo rimetterci alla semplice autonomia scolastica in questo momento drammatico. Soprattutto dobbiamo avere la consapevolezza e della perdita sul fronte del capitale umano. I posteri ragioneranno sul danno di questi tre mesi di lockdown , ma credo che noi intanto dobbiamo prendere consapevolezza di questo. Dobbiamo parlare di progetti didattici, non solo di misure di sicurezza. Non si può parlare soltanto di metri; ormai anche un piccolo bar sa quali sono le misure di sicurezza, ma qual è la didattica nell'alternanza eventuale tra distanza e presenza? Qual è il tema didattico dei laboratori, che non mi pare ci sia? Quanto conta l'apprendimento dei ragazzi e delle ragazze in laboratorio? Per questo dobbiamo stare vicino ai presidi e a tutti i docenti. Credo che in questi mesi dobbiamo fare una chiamata alle armi di tutto il Paese affinché la scuola possa riaprire in sicurezza. (Applausi). Tutti insieme. Non possiamo lasciare il tema alla responsabilità dell'autonomia scolastica. Di università si parla poco, secondo me. Ho un figlio al primo anno di università e si sta naturalmente adattando alla didattica a distanza. Mi ha molto colpito l'audizione del Consiglio nazionale degli studenti universitari in Commissione affari costituzionali, proprio in occasione della conversione in legge di questo decreto-legge. I ragazzi rappresentanti del Consiglio nazionale degli studenti universitari lanciano un grido d'allarme: attenzione alla fase di ripartenza, non bisogna lasciare soli gli atenei. È giusta, legittima l'autonomia universitaria, ma non lasciamo soli gli atenei, perché si possono accentuare le disuguaglianze tra atenei e territori. Questo mi consente di passare all'ultimo tema che vorrei trattare in questa sede: le disuguaglianze sociali. Non so quanti di voi hanno occasione in questa fase di visitare le aziende. Nel Paese c'è un clima a volte molto bello. Ho rivisto in alcune aziende un clima di comunità tra lavoratori, operai e imprenditori. Infatti, il tema della cassa integrazione e della liquidità che non arrivano in tempo riguarda la comunità aziendale ed è molto importante e interessante in questa fase di riapertura e di rilancio, in cui spesso i lavoratori e le aziende sono uniti. Certamente anche noi avremmo preferito meno esternazioni, anche da parte del Presidente dell'INPS, su alcuni temi; avremmo preferito vedere accolte alcune proposte di semplificazione, come l'ammortizzatore sociale unico. Ma il tema della comunità, la ripresa di un cammino di comunità deve riguardare un po' tutti, deve essere il nostro filo conduttore: comunità-scuola, comunità-università e comunità-lavoro-azienda. Meno burocrazia: trattiamo gli argomenti in maniera meno amministrativa, ma più col calore di voler risolvere i problemi sociali che abbiamo davanti. (Applausi. Congratulazioni ). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, il provvedimento di conversione in legge del decreto-legge n. 33 del 2020, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica, in discussione oggi, è - diciamolo - un piccolo omnibus , un calderone che ancora una volta conferma l'assenza di una visione di sistema.