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Signor Presidente, onorevoli senatori, membri del Governo, il 20 e 21 giugno prossimi i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri affronteranno diversi temi d'importanza sostanziale per il futuro dell'Unione europea e diversi sono i nodi rilevanti, a partire dalla definizione del nuovo assetto delle istituzioni europee, soprattutto per quanto riguarda l'adozione della nuova agenda strategica dell'Unione per il prossimo quinquennio e le nomine del futuro ciclo istituzionale. Questo è un punto cruciale, signor Presidente del Consiglio. L'Italia, in quanto Paese fondatore e tra i maggiori contribuenti al bilancio dell'Unione europea, dovrà giocare un ruolo centrale nella determinazione degli equilibri che porteranno alla nomina del nuovo Presidente della Commissione europea e all'attribuzione degli incarichi da commissario europeo. Il Governo è chiamato a costruire il più largo consenso possibile fra i partner europei a sostegno delle candidature che saranno avanzate dall'Italia, assicurando che la presenza italiana ai vertici istituzionali dell'Unione sia adeguata al peso politico del nostro Paese. All'ordine del giorno del Consiglio ci sono anche la politica agricola comune, le politiche di coesione, la politica economica; si tornerà inoltre sulla questione dei cambiamenti climatici, in vista del vertice sull'azione per il clima previsto per il mese di settembre, e si dibatterà delle conclusioni relative alle raccomandazioni specifiche per Paese nel quadro del semestre europeo e della gestione dei flussi migratori. Sono tutti argomenti di rilevanza strategica per il nostro Paese, a partire dalla politica agricola comune. Nonostante un'importante contrazione dei prezzi del comparto agricolo conseguente a fattori macroeconomici, a tensioni geopolitiche, a un mercato globale sempre più competitivo e alla concorrenza non sempre leale dei Paesi terzi, le previsioni per la futura politica agricola comune contemplano una consistente riduzione sia dei pagamenti diretti sia delle dotazioni del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: è una follia, signor Presidente del Consiglio, se pensiamo che circa un terzo del reddito dei nostri agricoltori è sostenuto da questi strumenti. Noi pensiamo che esistano ancora spazi per limitare gli effetti dei tagli previsti in questo settore tradizionale del bilancio europeo, ma questa possibilità non può prescindere da un'Europa solidale che sia in grado, attraverso il mantenimento di adeguate risorse finanziarie, di garantire un equo reddito ai produttori agricoli, di adottare misure di sostegno alla competitività del settore, alla gestione dei rischi legati ai cambiamenti climatici in atto e al rispetto dell'ambiente, tenendo conto del fondamentale contributo della politica agricola comune alle tematiche climatico-ambientali, alla luce degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall'Agenda 2013 e dall'accordo di Parigi. Allo stesso modo, signor Presidente del Consiglio, bisognerà propugnare ogni sforzo per limitare l'impatto dei tagli alle politiche di coesione sul territorio nazionale, riconsiderando i criteri per l'assegnazione dei fondi, che devono certamente tener conto del prodotto interno lordo pro capite, ma non possono prescindere da fattori come la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, perché si possa pervenire ad un quadro legislativo e finanziario il più possibile aderente agli interessi precipui del nostro Paese. Sarà dunque compito del Governo, in sede di definizione del bilancio a lungo termine dell'Unione, adoperarsi per preservare le misure di finanziamento delle politiche tradizionali, soprattutto verso il settore agroalimentare, uno dei pilastri della nostra economia, cui va garantita una prospettiva di sostegno e sviluppo anche in considerazione del ruolo centrale che le politiche agricole detengono nelle sfide della sicurezza alimentare globale e rispetto ai cambiamenti climatici, nonché per il rafforzamento della convergenza economica e sociale all'interno dell'Unione. Presidente, in merito alla politica economica, il rallentamento economico globale impone senza dubbio una risposta di rango europeo a sostegno di riforme coraggiose che stimolino, in particolare, la domanda interna e diano impulso alla crescita attraverso maggiori investimenti. Per affrontare i temi dell'occupazione, della crescita, della competitività, dell'innovazione tecnologica e dell'inclusione abbiamo bisogno di un'Europa che sostenga la coesione e la convergenza, che combatta le disuguaglianze e le significative differenze tra i Paesi membri, che persegua la realizzazione dei diritti sociali, delle pari opportunità e dell'equità del mercato del lavoro, che promuova politiche di sostegno al reddito e di lotta alla povertà, per migliorare la qualità della vita e le condizioni di lavoro dei cittadini. Siamo certi che i nuovi equilibri in seno alla Commissione europea consentiranno al Governo di spingere con più efficacia per l'adozione di politiche economiche veramente espansive che possano stimolare la crescita, tutelare le imprese (con particolare riguardo alle piccole e medie imprese che sono il principale pilastro del tessuto produttivo italiano), e far fronte alla contrazione economica globale. D'altronde, questa è stata la direzione del Governo del cambiamento nella lunga trattativa con la Commissione europea per il raggiungimento della soglia del 2,04 per cento del rapporto deficit -PIL, un risultato che ci ha consentito di attuare politiche moderatamente espansive per rilanciare l'economia e di adottare misure di giustizia sociale. Abbiamo potuto accompagnare con un minimo di sostegno economico chi vive in condizioni di povertà verso una prospettiva di reinserimento nel mercato del lavoro, immettendo nel contempo risorse nell'economia reale per stimolare la domanda interna. Con la cosiddetta quota 100 abbiamo consentito a tanti lavoratori di andare in pensione in un'età più giusta, liberando posti di lavoro per i più giovani. Abbiamo restituito un minimo di giustizia ai truffati delle banche, che otterranno finalmente un ristoro. Nell'ottica della crescita e del rilancio dell'economia, l'azione del Governo del cambiamento ha messo in campo un importante piano di investimenti a livello regionale e comunale. Con il piano proteggi Italia abbiamo investito 11 miliardi per mettere in sicurezza idrogeologica il nostro Paese. Con l'approvazione dello sbloccacantieri partiranno finalmente i lavori per oltre 600 opere pubbliche importanti. Il Governo, dunque, sta facendo tutto il possibile per migliorare la vita degli italiani e dare un impulso forte al rilancio economico e alla crescita. Presidente, per questo motivo siamo certi che l'azione di Governo sarà ancora più determinata, anche per scongiurare l'avvio di una procedura di infrazione per debito eccessivo, nel raggiungere l'obiettivo della riduzione del debito e dell'avvicinamento al pareggio di bilancio puntando sugli investimenti, sulla riconversione ambientale ed energetica e sulla crescita, senza sacrificare la giustizia sociale e la sicurezza sul territorio, in un quadro di progressiva riduzione della pressione fiscale.