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aumentiamole e permettiamo al nostro sistema Paese di essere competitivo e presente con le piccole e medie imprese, perché quelle più grandi ce la fanno anche da sole. Ma sa di cosa siamo preoccupati? Siamo preoccupati per un'adesione ad un progetto globale senza un'interlocuzione approfondita con i nostri partner storici all'interno dell'Alleanza atlantica e all'interno della dimensione europea, perché questo non è solo un progetto economico-commerciale, ma è una visione alternativa nella geopolitica e nella costruzione di un nuovo ordine internazionale, in cui la Cina, legittimamente, aspira ad essere punto di riferimento dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi non allineati. Dunque, attenzione: possiamo stare dentro questo progetto, ma prima occorre definire la cornice europea. C'è un vertice, il 9 aprile, tra Unione europea e Asia: definiamo la cornice europea, parliamo con i nostri partner storici dentro l'Alleanza atlantica e poi andiamo avanti su questo percorso. Lo dico perché la Cina ha costruito in quella via marittima una serie di punti strategici che contrastano con il principale alleato che abbiamo dentro il Patto atlantico. Vediamo gli investimenti sugli Stretti principali, a Malacca, nel nuovo porto di Gwadar, in Pakistan (con 60 miliardi di dollari di investimento), nello Sri Lanka e a Gibuti (in cui ha costruito in poco tempo un'enorme base, proprio accanto alla base storica degli Stati Uniti, per presidiare lo stretto di Bab el-Mandeb). C'è dunque la costruzione di una nuova visione geopolitica, che contrasta con il riferimento principe del Patto euro-atlantico. Questo è allora un punto fondamentale: lo abbiamo discusso con i nostri partner storici? Questa è la domanda fondamentale e via via, con le dichiarazioni più ancora che con i fatti concreti, si dà la sensazione che con l'attuale Governo ci si stia allontanando dai riferimenti storici e cioè dall'atlantismo e dall'europeismo. Noi, dall'opposizione, non lo permetteremo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico-commerciale «Francesco Viganò», di Merate, in provincia di Lecco, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio: « Dio è morto, Marx è morto, e anch'io non mi sento molto bene», con queste parole Ionesco constatava, e in qualche modo sdrammatizzava la morte delle ideologie, salutata da molti come l'apertura di spazi di libertà e di azione politica svincolati da schemi concettuali preordinati. In Europa la morte delle ideologie si è tradotta nel considerare ammissibile un'unica ideologia: l'europeismo. La morte delle ideologie sta diventando l'assassinio del pluralismo e l'arma di questo assassinio è la criminalizzazione della propaganda. Di quale propaganda? Ovviamente di quella degli altri, di chi non aderisce all'europeismo liturgico, di maniera, che qui spesso viene celebrato. Questa evidenza si impone alla lettura della JOIN(2018) 36, uno dei documenti in esame al quarto punto dell'ordine del giorno del Consiglio. Lo scopo dichiarato è apparentemente nobile: la lotta alla disinformazione. Chi vorrebbe più disinformazione, così come chi vorrebbe, ad esempio, più inquinamento? Nessuno, naturalmente. Il diavolo però è nei dettagli e mi permetto, Presidente, di attirare l'attenzione sua e dell'Assemblea su alcuni di essi, nonostante vi siano, in questo ordine del giorno, anche ben altre priorità. Ne evidenzio tre: il documento si propone esplicitamente di combattere i cosiddetti contenuti legali di disinformazione, sottovaluta il ruolo dei media tradizionali ed è totalmente opaco sul reclutamento e la valutazione dei cosiddetti fact checker indipendenti, gli alacri funzionari del ministero della verità europeo. Andiamo al primo punto: perché mai si dovrebbero combattere contenuti legali? Nel mondo in cui io e lei siamo cresciuti, i comunisti facevano propaganda per il comunismo, i socialisti per il socialismo e i liberisti per il liberismo, a meno di errori. Un socialista può legittimamente trovare discutibile l'idea che i mercati sanino ogni male del mondo, ma non per questo vorrà considerarla disinformazione: la considererà o una sciocchezza o propaganda. Personalmente sono lieto di essere vissuto in un mondo in cui a nessuno era ancora venuto in mente di criminalizzare la propaganda, che è legittima in un contesto di dialettica politica. Criminalizzare la propaganda per assicurare elezioni democratiche è una contraddizione in termini, una delle tante cui ci ha abituato l'europeismo liturgico. Quanto al ruolo dei media tradizionali non si contano le informazioni fattualmente false propalate dai media tradizionali, cioè giornali e televisioni. Faccio tre esempi: il 13 marzo scorso Massimo Nava, giornalista in un prestigioso giornale, ci diceva che l'Italia è un percettore netto di fondi dell'Unione europea; è un falso, ma sono stati tutti zitti. Il 27 gennaio 2015, durante «Ballarò» un altro giornalista, Massimo Giannini, diceva che il debito pubblico della Grecia era al 125 per cento, poi è salito al 300 per cento, ma con la cura della Troika è sceso al 175 per cento. Peccato che al 300 per cento non ci sia mai arrivato e che quella cura abbia effettivamente portato il debito dal 125 al 175 per cento. Era una fake news sui media tradizionali. Andando ancora indietro, il «Corriere della Sera» del 2 aprile 2014 scriveva che c'erano tanti disoccupati come nel 1977; peccato che nel 1977 i disoccupati erano la metà. La propaganda sui media tradizionali è più e non meno insidiosa di quella condotta sui social per due precisi motivi: intanto perché si ammanta di un'aura di posticcia credibilità (normalmente chi disinforma sui media tradizionali è iscritto a un albo o a qualcosa del genere) e poi perché è indirizzata a fasce di popolazione che sono intrinsecamente più fragili, come ad esempio gli anziani, proprio perché la distanza dal web non consente loro di accedere alle fonti primarie. Passando al punto successivo dobbiamo chiederci chi sono i fact checker. Se il buongiorno si vede dal mattino c'è da rabbrividire. Basta pensare a chi c'è nel comitato di alto livello dell'Unione europea per la lotta alla disinformazione: Gianni Riotta e Federico Fubini, due giornalisti che hanno attivamente promosso una propaganda politica ostile a questa maggioranza, anche con delle cadute nella fake news. Basta pensare a quando Gianni Riotta negava che il secondo comma del primo articolo della Costituzione menzionasse la sovranità popolare, una fake news con l'aggravante dell'odio ideologico. La sollecito quindi, presidente Conte, ad analizzare il tema del contrasto alla disinformazione partendo dalla serena constatazione del fatto che questo compito, il contrasto, viene affidato a persone che hanno attivamente fatto propaganda contro il suo Governo e questo dovrebbe suscitare in lei e in tutto l'Esecutivo una qualche attenzione.