[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 1 (recte: unico), della legge della Regione Marche 27 maggio 2008, n. 11 (Interpretazione autentica dell'articolo 2 della legge regionale 29 ottobre 2004, n. 23 “Norme sulla sanatoria degli abusi edilizi”), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 4 e il 6 agosto 2008, depositato in cancelleria il 12 agosto 2008 ed iscritto al n. 44 del registro ricorsi 2008. Visto l'atto di costituzione della Regione Marche; udito nell'udienza pubblica del 6 ottobre 2009 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Sergio Fiorentino per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Stefano Grassi per la Regione Marche.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 4 agosto 2008 e depositato il successivo 12 agosto (reg. ric. n. 44 del 2008) il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questione di legittimità costituzionale della legge della Regione Marche 27 maggio 2008, n. 11 (Interpretazione autentica dell'articolo 2 della legge regionale 29 ottobre 2004, n. 23 “Norme sulla sanatoria degli abusi edilizi”), in riferimento agli artt. 117, primo comma e secondo comma, lettere l) e s), della Costituzione, nonché alla violazione di “norme statali di principio”. La legge impugnata si compone di una sola disposizione, recante “interpretazione autentica” dell'art. 2, comma 1, lettera a), della legge della Regione Marche 29 ottobre 2004, n. 23 (Norme sulla sanatoria degli abusi edilizi), con cui le Marche hanno esercitato la propria potestà legislativa in relazione alla disciplina del c.d. condono edilizio previsto dall'art. 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e a seguito della sentenza n. 196 del 2004 di questa Corte. In particolare, l'art. 2, comma 1, lettera a), della legge regionale n. 23 del 2004 vieta di sanare opere abusive rientranti nelle tipologie indicate dall'Allegato I al decreto-legge n. 269 del 2003 quando esse siano in contrasto con i vincoli comportanti inedificabilità di cui all'art. 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie) e di cui all'art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003, imposti prima della realizzazione delle opere. La disposizione impugnata stabilisce che tale ultima previsione normativa deve essere interpretata nel senso che i vincoli di cui all'art. 33 della legge n. 47 del 1985 ed all'art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003 impediscono la sanatoria delle opere abusive solo qualora comportino inedificabilità assoluta e siano imposti prima delle esecuzione delle opere. 2. – Con la prima censura il ricorrente lamenta la violazione dell'art. 117, primo comma e secondo comma, lettera l), della Costituzione, poiché la disposizione impugnata, pur formalmente indirizzata ad interpretare una norma regionale, in realtà pretenderebbe di imporre un'interpretazione della normativa statale di cui all'art. 33 della legge n. 47 del 1985 e di cui all'art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003. Invece, il potere di interpretare autenticamente una disposizione normativa spetterebbe al solo “soggetto cui risale la disposizione interpretata”. La Regione, esorbitando dalle proprie competenze, avrebbe così anche violato “il limite territoriale”, consentendo che la medesima norma statale possa diversamente venire interpretata da Regione a Regione. Con la seconda censura il ricorrente denuncia la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, e delle norme statali di principio concernenti la materia, poiché la disposizione impugnata avrebbe leso la esclusiva competenza statale in materia di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali e avrebbe ecceduto i limiti della competenza regionale. L'Avvocatura premette che, alla luce della giurisprudenza di questa Corte, non compete alle Regioni la rimozione dei limiti di ampiezza del condono edilizio individuati dal legislatore statale, anche con riguardo alla tipologia di opere abusive non suscettibili di sanatoria: la disposizione impugnata avrebbe, invece, l'effetto di “rendere inapplicabili, nel territorio della Regione” l'insieme dei divieti di sanatoria previsti dall'art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003, con riguardo “ai vincoli di inedificabilità diversi da quelli assoluti”, compromettendo il livello di tutela delle aree vincolate approntato dal legislatore nazionale; sarebbe pertanto “evidente, oltre la violazione di norme statali di principio, l'invasione della sfera di potestà legislativa esclusiva statale”. Né sarebbe richiamabile, in senso contrario, quanto deciso da questa Corte con la sentenza n. 49 del 2006, relativa all'art. 3, comma 1, della legge della Regione Lombardia 3 novembre 2004, n. 31 (Disposizioni regionali in materia di illeciti edilizi), posto che tale ultima disposizione non è stata ritenuta costituzionalmente illegittima, secondo l'Avvocatura, in quanto, diversamente dalla legge della Regione Marche oggetto di ricorso, si sarebbe limitata a ribadire il divieto di sanatoria per i casi di inedificabilità assoluta, senza escludere le ulteriori ipotesi previste dalla legislazione statale. 3. – Si è costituita in giudizio la Regione Marche, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. La Regione osserva, quanto alla censura relativa all'art. 117, primo comma e secondo comma, lettera l), della Costituzione, che la disposizione impugnata, espressiva della competenza regionale in materia di governo del territorio, recherebbe l'interpretazione autentica non già della normativa statale, ma di quella regionale concernente i limiti della sanatoria, affinché la legislazione regionale “non possa essere interpretata in maniera difforme dalle stesse norme statali nella opzione ermeneutica ivi espressamente prevista”. In altri termini, la norma censurata non avrebbe l'effetto di vanificare i limiti alla sanatoria imposti dalla normativa statale, ma si limiterebbe a precisare, in pieno accordo con la legislazione nazionale, che “non si può prescindere dai vincoli imposti dall'art. 33 della legge n. 47 del 1985 che esclude dalla sanatoria le opere abusive in contrasto con i vincoli che comportino inedificabilità assoluta”, escludendo invece il carattere impediente dei vincoli che non comportino tale inedificabilità.