[pronunce]

criteri - che non tengono conto del valore delle prestazioni ineseguite - applicabili ai soli contratti stipulati dalla SdM. Dal che, appunto, il vulnus, che ne risulterebbe arrecato, all'art. 3 Cost. - sotto i profili della irragionevolezza, dell'effetto discriminatorio e della violazione dell'affidamento riposto dal contraente (Parsons) nella previgente disciplina - e all'art. 97 Cost., quanto al canone della imparzialità, riferibile anche all'attività iure privatorum della pubblica amministrazione, di cui costituirebbe articolazione la SdM. 2.- Della questione così sollevata ritiene preliminarmente l'Avvocatura generale dello Stato che il Tribunale non abbia adeguatamente motivato la rilevanza. Questa eccezione non è fondata. Il rimettente ha, infatti, ben chiarito come l'esito del giudizio principale dipenda da quello della questione proposta, poiché la caducazione della normativa denunciata «comporterebbe l'applicazione del criterio di liquidazione dell'indennizzo previsto dalla normativa sugli appalti pubblici e, di conseguenza, l'accoglimento della domanda con cui la Parsons ha chiesto il pagamento di una indennità in misura superiore». 3.- È viceversa fondata la successiva eccezione, con cui la stessa Avvocatura denuncia carenze di motivazione in punto di non manifesta infondatezza della questione stessa. L'evocazione della disciplina degli appalti di lavori pubblici - sia come tertium comparationis (rispetto al trattamento che si assume discriminatorio, in tema di indennizzo da recesso della PA, introdotto dalla norma denunciata per i soli contraenti con SdM), sia come disciplina che avrebbe ingenerato l'affidamento di Parsons sulla sua applicazione al contratto da essa concluso - si fonda, infatti, su una duplice premessa, da cui poi muove l'iter argomentativo dell'ordinanza di rimessione. Premessa che attiene propriamente al piano dell'esegesi negoziale e, per un verso, si traduce nella qualificazione del contratto stipulato nel 2006 tra la SdM e Parsons come appalto di lavori pubblici e, per altro verso, si risolve nella ritenuta riconducibilità della vicenda caducatoria attivata dal d.l. n. 187 del 2012 alla fattispecie del «[r]ecesso del committente», prevista dall'art. 25 del contratto stesso. In ordine al primo profilo, il rimettente non spiega adeguatamente, però, come un contratto (quello appunto tra SdM e Parsons) espressamente definito di «affidamento di servizi» e prevedente sostanzialmente un'attività di controllo dell'operato del contraente generale (cui era affidata la progettazione e l'esecuzione dell'opera "ponte sullo Stretto di Messina") sia ritenuto attinente propriamente anche esso all'esecuzione di lavori pubblici. Quanto al secondo profilo, del pari non esaurientemente motivato è il percorso logico che conduce il rimettente a ritenere che la caducazione del contratto Parsons, conseguente alla mancata stipula dell'atto aggiuntivo, tra SdM e contraente generale, previsto dall'art. 1 del d.l. n. 187 del 2012, sia riconducibile alla fattispecie del «[r]ecesso del committente», di cui all'art. 25 del contratto Parsons, e non alla «[s]pecific[a] ipotesi di risoluzione», prevista dal precedente art. 24 del contratto stesso, «in caso di risoluzione del contratto [principale] concluso tra contraente Generale e Committente, determinata da qualsivoglia causa o motivo» e «in ogni altro caso in cui venga meno il rapporto tra contraente Generale e Committente». Ipotesi, queste ultime, prevedenti un indennizzo per l'appaltatore sostanzialmente corrispondente a quello stabilito dalla norma censurata. Non sufficientemente motivato è, infine, l'"affidamento", che si presuppone riposto dalla Parsons in ordine all'applicabilità della disciplina del recesso del committente in appalto di lavori pubblici al contratto, pur definito di appalto di servizi, stipulato tra SdM ed essa Parsons e pur recante le ricordate clausole sub suo art. 24. Le rilevate carenze di motivazione comportano, appunto, l'inammissibilità della questione in esame. Resta assorbita l'ulteriore eccezione di omesso esperimento del previo tentativo di interpretazione costituzionalmente adeguata della disposizione denunciata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 3 e 8, del decreto-legge 2 novembre 2012, n. 187 (Misure urgenti per la ridefinizione dei rapporti contrattuali con la Società Stretto di Messina S.p. A. ed in materia di trasporto pubblico locale) , poi trasfuso nell'art. 34-decies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), inserito dalla legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Roma, sezione specializzata in materia di impresa, in composizione collegiale, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 novembre 2019. F.to: Aldo CAROSI, Presidente Mario Rosario MORELLI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 dicembre 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA