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A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti dell'Istituto comprensivo «Alessandro Volta» di Latina, presenti in tribuna. (Applausi). Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. Doc 214 Doc 515 Doc 805 PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, prendo la parola su questo provvedimento perché in Aula era presente il sottosegretario Fraccaro, che però mi dicono essere uscito. Ad ogni modo, rimarrà agli atti ciò che voglio ricordare. In linea generale, tutti coloro che hanno annunciato il taglio del numero dei parlamentari non hanno avuto una grande fortuna politica. Dunque, prima di dire di essere i primi, bisognerebbe forse ricordarsi di quanto accaduto nel Paese. Forza Italia - quando era al Governo, in una compagine di centrodestra, nel 2006 - propose una complessiva riforma costituzionale, in base alla quale erano previsti il taglio del numero dei parlamentari, una forma di Governo forte con elezione diretta del Premier , e una forte valorizzazione delle Regioni e degli enti locali. Quel progetto di legge, che fu votato dall'intero centrodestra in doppia lettura (quindi venne approvato dalle forze politiche), fu, come ricorderete, bocciato nel referendum del 2006; non tanto perché si bocciasse la riduzione del numero dei parlamentari, ma perché era un periodo di avvicendamento politico. Anche l'ipotesi successiva, avanzata dal Governo Renzi nella precedente legislatura, che prevedeva addirittura l'eliminazione di una Camera, ha avuto la stessa sorte, perché al referendum le persone hanno espresso un sì o un no a una politica e non alla questione relativa al numero dei parlamentari. Questo è sicuramente un provvedimento spot ; ma ciò che, a mio avviso, non si può accettare è che si dica che è la prima volta, perché non solo significa non conoscere neanche la storia recente, con riferimento alle due riforme che sono state votate dal Parlamento, dal centrodestra prima e successivamente, in forma un po' diversa, dal centrosinistra, ma anche che nessuno ricorda che nel 2012, sulla base di un accordo complessivo tra le forze politiche che allora sostenevano il Governo Monti e le Regioni, si è dato avvio a un taglio di ben 300 consiglieri regionali. Qualcuno si ricorda che questo Paese è stato capace di approvare il taglio di 300 consiglieri regionali? In tutte le Regioni d'Italia c'è stato un taglio preciso, ossia tutte le forze politiche hanno accettato modifiche statutarie all'interno di assemblee legislative, per cui in alcune Regioni si è passati da 90 a 80 consiglieri regionali, oppure da 70 a 50 o da 30 a 20. Non se lo ricorda nessuno. Nessuno ricorda che quel provvedimento, approvato nel 2012 in accordo con le Regioni (perché il primo, quello fatto da Tremonti, venne contestato e impugnato davanti alla Corte costituzionale), fu votato da noi (se leggete gli atti, c'era anche la dichiarazione di voto favorevole del mio amico Gilberto Pichetto Fratin) e fu invece osteggiato da Garavaglia, che era all'opposizione ed era assolutamente contrario al taglio dei consiglieri regionali. Questo perché era un altro periodo politico. Noi non abbiamo solo approvato la legge Fornero; abbiamo anche dato il nostro voto per il taglio di 300 consiglieri regionali, di cui non si ricorda nessuno, mentre la Lega non ha sicuramente votato a favore di quel provvedimento ed è agli atti. Con ciò voglio dire che Forza Italia è sempre stata favorevole alla riduzione dei cosiddetti costi della politica (ho fatto l'esempio del numero dei consiglieri regionali); ma bisogna anche sapere che, in realtà, non è questo quello che le persone vogliono. Le persone si inquietano e provano rabbia nei confronti della classe politica quando stanno male, quando ritengono che ci siano, a torto o a ragione, dei parlamentari che stanno meglio di loro, che individuano come nemico. Non serve a niente ridurne il numero. Voi avete visto un'elezione regionale vinta o persa perché era stata fatta una riduzione del numero dei consiglieri? No, assolutamente no. Non hanno avuto neanche i titoli dei giornali nazionali: non mi ricordo di averne visto uno su questo tema. Quindi, evidentemente, anche se capisco la furbata demagogica che vuole fare oggi il Governo a tre mesi dalle elezioni europee, per cui ha bisogno della bandierina per affermare che è stata votata la riduzione dei parlamentari, vorrei dire, in primo luogo, che non siete i primi e non penso sarete neanche gli ultimi; in secondo luogo, che l'unica riduzione seria fu quella a seguito del provvedimento del 2012 poiché basata su un accordo complessivo anche sui livelli istituzionali e, infine, che a mio modesto avviso non è questa la risposta che la gente vuole. Si taglieranno i parlamentari ma vedrete che sarà come per i vitalizi: il giorno dopo non se lo ricorderà più nessuno. Le persone vogliono una classe politica che cammini e che funzioni, che sia il simbolo di una democrazia matura - come credo noi siamo - e non il simbolo di una democrazia per slogan , come voi vorreste farla diventare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bini. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, credo che ci sia una coerenza, quindi non mi stupisco del fatto che il relatore, il presidente Calderoli, abbia deciso di non intervenire oggi in quest'Aula su un argomento tanto importante. La sua non è svogliatezza né disinteresse ma semplicemente la riprova, come ci ha dimostrato anche con un esempio banale la stessa escalation della giornata, che dall'inizio di questa legislatura si sia fatto di tutto per dimostrare che il Parlamento non conta più niente: che la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica in questa legislatura devono non contare più niente; quindi il tempo impiegato a discutere in quest'Aula o all'interno delle Commissioni è assolutamente sprecato e quello che si può fare per eliminarlo evidentemente è tutto di guadagnato. Dico questo perché i lavori odierni dell'Assemblea sono iniziati, signor Presidente, con alcuni interventi sull'ordine dei lavori che tendevano a stigmatizzare l'atteggiamento dell'Italia rispetto alla situazione in Venezuela, dopo che il ministro Moavero Milanesi era venuto in quest'Aula la scorsa settimana e dopo che, nonostante quella informativa, esattamente poche ore dopo, ai telegiornali si diceva esattamente l'opposto. La gravità non è tanto la bugia detta all'Assemblea - immagino che probabilmente in quel momento neppure il Ministro sapesse con certezza che si sarebbe rivelato tale - quanto il fatto che ognuno parla su Twitter o su Facebook, e il Parlamento non ha più senso. Qui dentro non si discutono le cose importanti; lo abbiamo visto con la legge di bilancio: ricorderete le immagini dei parlamentari che assediavano l'aula della Commissione per avere un testo un'ora prima di andare in Assemblea, perché non era stato possibile averlo prima. Perché, quindi, spiegare la logica che porta alla riduzione dei parlamentari?