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Restano risorse in questo capitolo dell'emergenza che verranno utilizzate per fare in modo che nessun soggetto, nessun artista, nessun musicista, anche il più sconosciuto e il più indifeso, venga lasciato solo in questo attraversamento del deserto, perché purtroppo per alcuni settori sarà un attraversamento del deserto. È facile immaginare che alcuni settori potranno ripartire (per esempio stiamo ragionando sulla ripartenza dei musei dal 18 maggio) ed è chiaro che anche in questo caso arriveranno presto le indicazioni del Comitato scientifico e in un museo sarà organizzato il contingentamento degli ingressi, le distanze, si eviteranno le file e saranno obbligatori mascherine e sanificazione. Ma quando si parla di luoghi affollati il problema diventa più complicato; mentre è infatti sempre complicato in platea (parlo di luoghi chiusi in questo caso) il distanziamento e gli ingressi dilazionati in entrata e in uscita per far sì che la gente non si incontri (forse non devo dirlo io, ma dovrà dircelo il Comitato), in altri casi il problema è complicato anche sul palcoscenico, perché capite che non è facile cantare nel coro di una grande opera italiana con la mascherina o suonare l'orchestra o fare un concerto rispettando le distanze di sicurezza. Quindi è probabile - e lo vedremo - che ci sia una differenziazione nelle misure che abbiamo chiesto tra grandi eventi ed eventi più piccoli, tra eventi al chiuso ed eventi all'aperto. Ad esempio mi pare difficile immaginare - non voglio anticiparlo - che i grandi concerti quest'estate si possano fare, perché c'è un tema che non è soltanto legato all'affollamento di persone nello stesso luogo, che si può comunque risolvere in parte col distanziamento o con l'obbligo di star seduti anche se si è all'aperto, ma è legato al fatto che, quando si è sopra un certo numero di persone, c'è anche il problema dei trasporti, degli accessi, delle entrate e delle uscite. Noi dobbiamo fare in modo che il più possibile ripartano le attività. Anche per questo credo, come misura di carattere generale, che gli interventi al momento adottati per tutti i tipi di imprese o di attività, che sono state chiuse con le ordinanze e i DPCM, possano gradualmente ridursi per chi riparte con la sua attività, ma debbano prolungarsi per quei settori che, per regole generali, dovranno restare chiusi per un tempo più lungo, dal punto di vista sia degli ammortizzatori sociali sia del sostegno diretto da parte dello Stato. Questo è un criterio generale. Non a caso, nel prossimo decreto-legge sto proponendo misure per tutta quella parte della cultura non pubblica (concerti, grandi eventi, mostre, tutta la filiera del libro, i musei privati e gli eventi) affinché siano previsti interventi di sostegno fino a quando non potranno ripartire e tornare a lavorare. Dobbiamo dare certezze. Per questo - non appena mi saranno arrivate le indicazioni - mi attiverò perché vengano date certezze, e non soltanto per quelli che potranno ripartire il 18 maggio, ma anche per quelli che potranno ripartire più avanti o che non potranno ripartire. C'è bisogno di certezze soprattutto perché parliamo di imprese che hanno bisogno di attraversare questo periodo di deserto. Vorrei dire altre cose ma mi fermo perché altrimenti parlo troppo. Uno strumento su cui stiamo lavorando è l'idea di una piattaforma digitale pubblica - stiamo ragionando con Cassa depositi e prestiti; siamo sondando la RAI - che consenta di mettere on line a pagamento - ho parlato di un Netflix della cultura italiana, per capirci - una piattaforma per gli spettacoli che non potranno avere il pubblico in sala o che non avranno pubblico sufficiente in sala per avere redditività. D'altra parte, se hai una sala da 1.000 posti, ma puoi occuparne 150 per le misure di distanziamento, non riesci a reggere nel tuo bilancio. Si potrebbe allora prevedere la possibilità di vendere biglietti in modo che una parte segua il concerto piuttosto che lo spettacolo di prosa in sala, e l'altra possa comprare il biglietto on line . Può darsi che questa modalità di integrazione continui anche dopo e che quindi un giorno sarà possibile vederci la Prima della Scala pagando il biglietto seduto in platea, quando saremo tornati alla normalità, mentre un'altra persona, magari da Catania, guarderà la Prima della Scala senza bisogno di andare fisicamente nel luogo in cui lo spettacolo viene messo in scena. Questo per capire. Stiamo ragionando con Cassa depositi e prestiti - è stato sollecitato anche da un dibattito pubblico molto forte - su due fondi strategici (uno sul turismo e l'altro sulla cultura) che consentano di avere risorse pubbliche e di raccogliere investimenti privati per chi vuole sostenere o investire in questi settori o salvare alcune delle attività di questi settori. Per esempio, credo che dobbiamo stare molto attenti - mi è stato fatto presente anche ieri in Commissione qui al Senato - al fatto che un albergo in crisi, ma che per la sua posizione o la sua storia tornerà ad essere assolutamente un produttore di reddito una volta superata la crisi - in un momento di difficoltà venga acquistato da stranieri o magari venga acquistato con fondi non troppo trasparenti. Parliamo, quindi, di uno strumento pubblico che eviti questo tipo di rischi. Del resto, cultura e turismo insieme fanno quasi il 20 per cento del PIL. La prima volta che sono diventato Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ho detto che mi sentivo chiamato a guidare il Ministero economico più importante del Paese. Ebbene, ho ancora questa convinzione. Qui c'è un grande investimento, che non è soltanto per le anime, per le persone, per la sensibilità di ognuno di noi, ma è anche un grande strumento di crescita economica che non dobbiamo perdere e che quindi dobbiamo assolutamente proteggere. Questo è quanto volevo dire, Presidente. Mi fa molto piacere ascoltare il dibattito che seguirà, anche perché credo che non manchino i temi che vedono un dibattito animato nella maggioranza e altrettanti temi in cui c'è uno scontro fisiologico tra maggioranza e opposizione. Credo che in questo settore - come è avvenuto su molti provvedimenti della passata legislatura e di quella attuale - si possa cercare di mettere virtuosamente insieme le idee e le posizioni per fare in modo che cultura e turismo escano più forti da questa drammatica crisi in cui sono precipitati. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, e IV-PSI). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, credo che il messaggio che lei ha dato oggi con le sue parole sia quello che il Governo, le istituzioni e il Parlamento devono trasmettere a tanti lavoratori e a tanti operatori; cioè che vi è la piena consapevolezza dell'importanza per il Paese e per l'economia di questo settore e che vi è altresì la piena consapevolezza della dimensione della crisi che esso sta vivendo. Il turismo, a seconda dei settori incardinati, vale il 6 per cento o addirittura il 13 per cento della nostra economia. Le strutture ricettive fatturano 25 miliardi, i servizi delle agenzie di viaggio 12 miliardi.