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Istituzione di conti individuali di risparmio (CIR) finalizzati all'acquisto di titoli del debito pubblico da parte dei risparmiatori italiani. Onorevoli Senatori. – L'apertura del mercato dei titoli di Stato e similari a maggiori investimenti domestici, l'introduzione nell'economia reale nazionale di capitale che possa aumentare gli scambi di beni e servizi e, di conseguenza, accrescere il PIL, il connesso gettito fiscale e il benessere dei cittadini, nonché il consolidamento e lo sviluppo delle infrastrutture, della sicurezza e della competitività del Paese rappresentano le principali finalità perseguite attraverso il presente disegno di legge. In ragione di tali finalità occorre, da un lato, ampliare le opportunità di investimento delle persone fisiche rendendole più vantaggiose e, dall'altro, indirizzare il risparmio verso i titoli di Stato e similari, incrementandone così la quota possedutane dai risparmiatori italiani. Quest'opera di bilanciamento tra obiettivi di politica economica ed esigenze di tutela del risparmiatore viene realizzata attraverso la creazione del conto individuale di risparmio (CIR), un innovativo strumento di investimento in titoli di Stato e in titoli similari, a disposizione di qualunque persona fisica residente in Italia. Le caratteristiche sostanziali dei CIR sono individuate negli articoli 1 e 2 del disegno di legge. Nello specifico, i CIR possono essere attivati solo da persone fisiche residenti in Italia al di fuori dell'attività d'impresa (articolo 1, comma 1). I CIR sono istituiti presso intermediari abilitati residenti ovvero non residenti operanti nel territorio dello Stato tramite stabile organizzazione o in regime di libera prestazione di servizi con nomina di un rappresentante fiscale in Italia scelto tra i predetti soggetti, in cui confluiranno i titoli di Stato che intenderà acquistare il risparmiatore e gestiti nel contesto di un rapporto di custodia o amministrazione o di gestione di portafogli (articolo 1, comma 1). Stante la loro finalità di favorire maggiori investimenti domestici, i CIR sono utilizzati allo scopo di investire (i) in titoli di Stato e (ii) in titoli similari a quelli di Stato, come individuati dal Ministero dell'economia e delle finanze (articolo 1, comma 1), purché emessi a partire dalla data di entrata in vigore della legge di cui alla presente proposta (articolo 8, comma 5) e con scadenza non inferiore a cinque anni (articolo 1, comma 2). I titoli di Stato o similari previsti dall'articolo 1, comma 1: – devono essere detenuti dall'emissione ovvero entro due mesi dall'emissione (articolo 1, comma 2) fino alla naturale scadenza per poter godere dei benefici fiscali previsti dal presente disegno di legge (articolo 3, comma 7). – non possono essere oggetto di vendita allo scoperto, prestito, garanzia, contratti di pronti contro termine o di operazioni assimilabili, pena la nullità dell'operazione (articolo 1, comma 4). In altri termini, i titoli di Stato o similari non possono essere utilizzati in alcun modo per speculare sullo spread contro lo Stato italiano. Al fine di evitare comportamenti elusivi, non è consentito l'acquisto di titoli di Stato e similari di cui al comma 1 dell'articolo 1 qualora nei precedenti dodici mesi siano stati ceduti altri titoli di Stato e similari prima della loro naturale scadenza. Un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate stabilirà le modalità di verifica di tale requisito (articolo 1, comma 6). È altresì previsto che i titoli di Stato e similari destinati ai CIR non possono essere emessi per un importo complessivo eccedente i 15 miliardi di euro annui (articolo 1, comma 5). L'importo destinato a ciascun CIR, a prescindere da quali ne siano gli intestatari, non può essere superiore a 10.000 euro annui e complessivamente a 90.000 euro. A fini del raggiungimento dei suddetti limiti non rilevano le somme di denaro che confluiscono nel conto a titolo di interessi e plusvalenze (articolo 1, comma 3). I CIR possono accogliere disponibilità liquide di denaro. Tali disponibilità derivano: – da versamenti diretti dei titolari o di soggetti terzi che intendono fare una donazione a tali titolari; tali versamenti sono naturalmente destinati a investimenti in titoli di Stato e similari; – da proventi sui titoli di Stato e similari. Solo con riferimento alle somme di denaro effettivamente investite in titoli di Stato e similari è riconosciuto il diritto di beneficiare della deduzione di cui all'articolo 3, comma 2. Nell'ottica di incentivare il risparmio familiare si è stabilito, nel comma 1 dell'articolo 2, che i CIR ordinari possano essere intestati ad una o più persone fisiche, purché legate da vincolo matrimoniale, di unione civile o di un altro contratto di convivenza trasmesso al comune di residenza dei conviventi per l'iscrizione all'anagrafe o da vincolo di parentela fino al secondo grado (ovverosia nel rapporto tra fratelli e nonni/nipoti). Tuttavia, la cointestazione del CIR può sussistere solo nell'ipotesi in cui almeno uno dei cointestatari abbia raggiunto la maggiore età; non è, quindi, possibile cointestare un CIR solo a minori. In questi casi, l'operatore presso il quale è costituito il conto, all'atto dell'incarico ovvero dell'ingresso di altri soggetti nel conto, deve acquisire una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, da parte dei titolari, con la quale si attestano i predetti vincoli (articolo 2, comma 4). Il limite del vincolo previsto dal comma 1 dell'articolo 2 non trova applicazione, ai sensi del successivo comma 3, nei casi in cui il CIR sia stato ricevuto per successione mortis causa , circostanza da cui potrebbe discendere la contitolarità del conto tra più eredi. Qualora il CIR pervenga per successione esclusivamente a minori è necessario procedere alla ripartizione tra gli stessi dei titoli e delle somme presenti sul CIR, anche tramite l'attivazione di un CIR per ogni minore. Sono previste significative agevolazioni fiscali al fine di incentivare l'adesione ai CIR, indurre il risparmiatore a mantenere l'investimento nel tempo e permettergli di avere maggiore denaro da immettere nell'economia reale nazionale. Nello specifico è previsto all'articolo 3, comma 1, un regime di non imponibilità sui redditi di capitale derivanti dagli investimenti in un CIR effettuati da persone fisiche al di fuori dello svolgimento di attività di impresa commerciale, siano essi in titoli di Stato o similari. È inoltre previsto dall'articolo 3, comma 2, che, nell'anno di acquisto dei titoli, il titolare del CIR può portare in deduzione dalla base imponibile dell'imposta sul reddito delle persone fisiche un importo pari al 23 per cento delle somme effettivamente investite in titoli di Stato o similari. Nell'ipotesi di cointestazione del conto, il diritto alla deduzione è riconosciuto in parti uguali tra i soggetti titolari, ai quali tuttavia è consentito esercitare l'opzione, al momento della costituzione del conto, per la sua ripartizione in proporzione alle somme versate da ognuno di essi.