[pronunce]

2.3.- Per quanto attiene alla censure formulate nei confronti del comma 3 dell'art. 13 si esclude che la norma regionale consenta l'uso dei prezziari non aggiornati in relazione a progetti che siano approvati entro una non meglio precisata data dell'anno successivo; per contro, dal raccordo tra il comma 1 ed il comma 3 dell'art. 13 risulterebbe che l'elenco regionale dei prezzi e dei costi per la sicurezza non aggiornato può essere usato per i progetti di livello almeno preliminare approvati prima del 31 dicembre, dato che, in base al comma 1, l'elenco aggiornato è pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione entro il 31 dicembre. Inoltre, si osserva che «la normativa regionale è più rigorosa perché, mentre l'art. 133, comma 8, del d.lgs. n. 163 del 2006 si limita a richiedere che entro giugno avvenga l'approvazione del progetto, l'art. 13, comma 3, richiede anche che entro tale data siano pubblicati o inviati il bando o la lettera di invito». «Quanto alla censura fondata non sul contenuto dell'art. 13, comma 3, ma sull'oggetto in sé (la disciplina dei prezzi contrattuali), essa è infondata perché la norma impugnata non attiene affatto al "tema della esecuzione dei contratti pubblici"». 2.4.- Per quanto attiene al censurato art. 15 la difesa regionale rileva, innanzitutto, come sia stato lo stesso ricorrente a riconoscere che la disciplina del responsabile del procedimento attiene alla materia dell'organizzazione amministrativa. In ogni caso, la disposizione censurata non si discosterebbe da quanto prescritto a livello statale. In particolare, la norma impugnata ribadirebbe il principio dell'unicità del responsabile del procedimento. Si afferma che «il senso della disposizione in parola è (...) quello di garantire che anche nelle amministrazioni di dimensioni medio-grandi - là dove l'amministrazione, da punto di vista organizzativo, sia articolata in uffici separati rispetto a quello del responsabile unico del procedimento che gestisce l'intervento - tale distinti plessi organizzativi rispondono comunque» a tale responsabile. Per quanto attiene, poi, alla rimanente censura si osserva come il riferimento a «dipendenti tecnici di pubbliche amministrazioni» è conforme a quanto stabilito dall'art. 10, comma 5, del d.lgs. n. 163 del 2005. Per quanto attiene, poi, alle «idonee figure professionali», essendo assunte presso le amministrazioni aggiudicatrice, le stesse, contrariamente a quanto affermato nel ricorso, apparterrebbero alla struttura organizzativa. 2.5.- Con riferimento al censurato art. 16 si afferma, in primo luogo, come le parti della legge statale non richiamate dalla legge regionale troverebbero ugualmente applicazione. In secondo luogo, la norma rientrerebbe, per il suo contenuto, nella materia dell'organizzazione amministrativa. Infine, a conferma della infondatezza della questione, si richiama quanto stabilito da questa Corte, con la sentenza n. 401 del 2007, la quale avrebbe chiarito che attiene alla tutela della concorrenza soltanto la disciplina dei criteri di progettazione. 2.6.- In relazione all'impugnato art. 19, comma 1, si argomenta la non fondatezza della questione in ragione del fatto che la legge regionale si sarebbe solo limitata ad indicare una mera preferenza per uno dei due criteri di aggiudicazione, il che non escluderebbe che le amministrazioni possano anche optare per l'altro criterio quello prezzo più basso. 2.7.- Con riguardo al censurato art. 20, comma 3, si deduce come la questione non sia fondata, in quanto il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 4 agosto 2006, n. 248, avrebbe abrogato il parametro interposto. In particolare, l'art. 2, comma 1, lettera a), di tale decreto-legge stabilisce che: «sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono, con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali (...) la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime». 2.8.- Le censure riferite all'art. 22, commi 3 e 4, sarebbero non fondate in quanto sarebbe erroneo il presupposto da cui muove il ricorrente secondo cui la norma impugnata avrebbe previsto una nuova tipologia contrattuale. Ciò in quanto l'art. 154 del d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 (Regolamento di attuazione della legge 11 febbraio 1994, n. 109 "Legge quadro in materia di lavori pubblici", e successive modificazioni) disciplinerebbe tale forma contrattuale. 2.9.- La infondatezza della censura riferita all'art. 28 deriverebbe dal fatto che la disciplina della composizione della commissione di gara rientrerebbe nella materia dell'organizzazione amministrativa di spettanza esclusiva regionale. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria al fine di replicare alle deduzioni contenute nell'atto di costituzione della Regione. In particolare, si deduce con riferimento agli artt. 1 e 2, che sarebbe proprio la «genericità enunciativa delle norme in questione» che si porrebbe in contrasto con gli evocati parametri costituzionali. In relazione all'art. 2, l'Avvocatura sottolinea come «l'ente regionale pretende di disciplinare l'integrale settore della "esecuzione" dei lavori pubblici (...) anche con riguardo a soggetti già contemplati dalla legislazione statale codicistica, e quindi indebitamente rimodulando l'applicabilità soggettiva della inderogabile disciplina nazionale». Per quanto attiene all'art. 13, nella memoria si espone che l'utilizzazione dei prezziari non può che afferire alla fase progettuale di un intervento e non già al momento della indizione della relativa procedura di affidamento. In particolare, si evidenzia come «il tema dell'aggiornamento dei prezziari riguardi invero il tema dell'adeguamento dei prezzi (...) disciplinato dall'articolo 133 del Codice». Con riferimento all'art. 15, la difesa statale ribadisce che la norma impugnata è chiara nel derogare al principio della unicità del responsabile del procedimento. In relazione all'art. 16, si osserva che la norma statale non poteva comunque essere «trascritta» nella norma regionale. Ma proprio «la parzialità della trascrizione della norma statale», si sottolinea, «denuncia che essa potrebbe trovare applicazione, mercé la contrattazione decentrata e l'assunzione delle relative risultanze nel regolamento dell'amministrazione interessata, senza il rispetto degli ulteriori stringenti ed inderogabili criteri fissati dalla norma». Per quanto attiene alle altre disposizioni impugnate, si deduce con riferimento: a) all'art. 19, che i criteri di aggiudicazione rientrerebbero nella materia della tutela della concorrenza; b) all'art. 20, che il decreto legge n. 223 del 2006 non avrebbe abrogato l'art. 92 del d.lgs.