[pronunce]

L'accentramento e la concentrazione in capo all'agenzia delle funzioni di organismo pagatore e di coordinamento sarebbero contrari alla stessa normativa comunitaria, e segnatamente all'art. 4, paragrafo 1, lettera b), del regolamento CEE 729/1970 poco sopra citato, dal quale sarebbe possibile desumere, in primo luogo, che solo qualora gli organismi pagatori effettivamente istituiti siano più di uno sorgerebbe la necessità di un controllo pubblico e quindi si giustificherebbe la presenza di una autorità centrale con funzione di coordinamento e, secondariamente, che dovrebbe comunque essere interdetta la concentrazione in capo ad uno stesso soggetto dei compiti di organismo pagatore e di organismo di coordinamento. Una ulteriore censura regionale investe i commi 2 e 3 del medesimo art. 3. Il comma 2 demanda al Ministero per le politiche agricole, sentita la Commissione europea e d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, il compito di determinare un limite al numero degli organismi pagatori e di stabilire le modalità e le procedure per il relativo riconoscimento; il comma 3 dispone che gli organismi pagatori debbano essere istituiti dalle regioni e che debbano ottenere il riconoscimento, previa verifica della sussistenza dei requisiti richiesti e sentita l'AGEA. La ricorrente contesta l'attribuzione allo Stato del compito di stabilire discrezionalmente un limite numerico all'istituzione di organismi pagatori, che, in assenza di indici sicuri, ricavabili da norme di rango primario, potrebbe determinare irragionevoli sperequazioni tra regione e regione; inoltre ritiene che i criteri di riconoscimento degli organismi pagatori non dovrebbero essere posti a livello statale, ma che piuttosto ciascuna regione dovrebbe essere messa in condizione di poter dare autonomamente attuazione alla normativa comunitaria, che definirebbe già, in modo sommario, le caratteristiche che gli organismi pagatori devono presentare. È impugnato l'art. 5, comma 3, per violazione degli artt. 3, 5, 11, 115, 117, 118 e 119 della Costituzione. La disposizione censurata, che conferisce all'AGEA la facoltà di avvalersi, in mancanza dell'istituzione o nelle more del riconoscimento degli organismi pagatori e previa intesa con le regioni, degli uffici di queste ultime per lo svolgimento delle funzioni relative alla gestione degli aiuti e degli interventi derivanti dalla politica agricola comune, afferma di porsi in attuazione di quanto prescritto dal regolamento CE n. 1663/1995, punto 4 dell'allegato, ove si afferma che la funzione di autorizzazione dei pagamenti e/o il servizio tecnico "possono essere delegati in tutto o in parte ad altri organismi". Proprio il fatto che in tale disposizione si parli di "delega" e non di mero "avvalimento", secondo la regione ricorrente, varrebbe a dimostrare che la disposizione impugnata ha violato la normativa comunitaria, con lesione mediata dell'art. 11 della Costituzione. Sarebbe stato inoltre consentito all'agenzia di avvalersi degli uffici regionali senza disporre in favore delle regioni il trasferimento dei mezzi finanziari necessari per fronteggiare i nuovi oneri, con pregiudizio della autonomia amministrativa e finanziaria regionale. Del medesimo art. 5 viene impugnato anche, in riferimento agli artt. 3, 5, 11, 115, 117, 118 e 119 della Costituzione, il comma 5, il quale dispone che alle eventuali rettifiche negative apportate dalla Comunità alle spese dichiarate dagli organismi pagatori si faccia fronte mediante assegnazione ad un apposito conto corrente di tesoreria intestato al Ministero del tesoro e che "in caso di correzioni finanziarie negative comunque imputabili agli organismi pagatori istituiti dalle regioni, il Ministro del tesoro, su segnalazione del Ministro per le politiche agricole, stabilisce, in sede di ripartizione dei finanziamenti alle regioni, le somme da detrarre". Con la previsione di un simile meccanismo, secondo la ricorrente, gli "sfondamenti" del tetto di spesa imputabili agli organismi pagatori istituiti a livello regionale dovrebbero essere sopportati dalle regioni stesse, che subirebbero le conseguenze di disfunzioni ed errori che non sono riconducibili ad una loro diretta responsabilità, ma sono piuttosto addebitabili ad organismi sui quali le regioni non sembrerebbero poter esercitare alcuna funzione di controllo. Ulteriore censura è quella relativa all'art. 6, impugnato in riferimento agli artt. 3, 5, 97, 115, 117 e 118 della Costituzione, in quanto dispone il trasferimento alle regioni del personale in servizio presso l'AIMA non confluito nell'AGEA, senza peraltro dotare le regioni medesime delle risorse finanziarie all'uopo necessarie e senza coinvolgerle nel procedimento relativo. È oggetto di impugnativa anche l'art. 11, per violazione degli articoli 3, 5, 97, 115, 117, 118, 119 della Costituzione. Nel designare l'AGEA quale successore universale della soppressa azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo, questa disposizione vulnererebbe l'autonomia finanziaria delle regioni. Trattenere all'AGEA tutti i beni della soppressa AIMA dopo aver trasferito alle regioni il personale dell'AIMA non confluito nell'AGEA, argomenta la ricorrente, significherebbe scaricare sulle regioni i costi del personale eccedentario. La disposizione censurata risulterebbe quindi in contrasto "con il fondamentale principio di adeguatezza delle risorse finanziarie assegnate alle regioni rispetto ai compiti - sia pure esigui - ad esse di fatto affidati". La regione Lombardia denuncia infine la violazione degli articoli 3, 5, 97, 115, 117 e 118 Cost., da parte dell'art. 13, comma 1, il quale affida le funzioni di certificazione dei conti annuali degli organismi pagatori ad un comitato ad hoc istituito presso il Ministero del tesoro, che si avvale di personale regionale designato dalla Conferenza Stato-regioni. Alla ricorrente appare lesivo delle proprie attribuzioni costituzionali che l'individuazione del personale di cui il comitato dovrebbe avvalersi spetti alla Conferenza Stato-Regioni e non alle singole regioni interessate. 2. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o comunque infondato. La difesa erariale, nel replicare alle censure regionali, secondo le quali il decreto n. 165, attraverso l'istituzione dell'AGEA, avrebbe mantenuto allo Stato competenze spettanti alla regione, rileva che l'agenzia opera quale organismo di coordinamento per l'attuazione della normativa comunitaria ed è indicata come rappresentante unico dello Stato italiano nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative al Fondo europeo di orientamento e garanzia in agricoltura. I compiti ad essa affidati dal decreto legislativo impugnato non potrebbero dunque essere esercitati che in forma unitaria e coordinata, al fine di evitare infrazioni di norme comunitarie.