[pronunce]

Tale evenienza, però, non ricorre nel caso di specie, in quanto il censurato art. 3, comma 2-bis, del decreto-legge n. 245 del 2005, concernente «esclusivamente la impugnativa di atti e provvedimenti emanati da organi statali», si limita a prevedere un criterio speciale di determinazione della competenza dei tribunali amministrativi regionali, senza incidere in alcun modo sulle prerogative costituzionali della ricorrente Provincia autonoma, giacché ad essa – cui pure spetta una potestà di designazione dei giudici del Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento (non incisa, peraltro, dalla disposizione impugnata) – non può riconoscersi alcuna «veste di “garante” dell'assetto della competenza territoriale del Tribunale amministrativo sedente nel suo territorio». Su tali basi, quindi, l'Avvocatura generale dello Stato ha concluso per la declaratoria di inammissibilità del ricorso, non senza sottolinearne, però, anche l'infondatezza, non essendo configurabile la violazione dell'art. 90 dello statuto di autonomia, visto che la norma censurata non incide sulla istituzione, nella Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, di un apposito tribunale regionale di giustizia amministrativa. 2. — La Provincia autonoma di Trento, in data 9 maggio 2007, ha depositato una memoria nella quale ha insistito per l'accoglimento del ricorso. In via preliminare, essa rileva come la linea difensiva dell'Avvocatura generale dello Stato confermi che la disposizione censurata trovi applicazione «non soltanto con riferimento alla specifica realtà campana», avendo «al contrario effetto nei confronti delle competenze di tutti i tribunali amministrativi nazionali». Contesta, inoltre, quanto affermato dalla difesa erariale, e cioè, da un lato, che la norma impugnata riguardi «unicamente provvedimenti emanati da organi statali», e, dall'altro, che sussista «un difetto di legittimazione della scrivente Provincia». Quanto in particolare al primo profilo, osserva che, se la lettera della legge attribuisce formalmente il potere di ordinanza, in materia di protezione civile, ad organi statali, la giurisprudenza costituzionale ha precisato che il suo esercizio deve compiersi in armonia con la «sfera di attribuzioni delle Province autonome» (è citata la sentenza n. 228 del 2003). Inoltre, neppure potrebbe trascurarsi la circostanza che i provvedimenti commissariali non sembrano riducibili unicamente alla sfera statale, potendo essere «nominati commissari di protezione civile anche organi provinciali». Rileva infine, concludendo sul punto, che non sarebbe dato comprendere, poi, quale sia la ragionevolezza della scelta legislativa di sottrarre le controversie de quibus «alla cognizione del giudice territorialmente competente, naturalmente esperto di situazioni locali, per affidarli a un giudice lontano». In ordine, invece, al supposto difetto di legittimazione, rileva come quest'ultima «trovi preciso fondamento nell'art. 98 dello statuto speciale, laddove si attribuisce alla Provincia autonoma il potere di impugnare le leggi e gli atti aventi valore di legge statale in tutti i casi di “violazione del presente statuto”». Su tali basi la ricorrente reputa di essere legittimata ad evocare l'art. 3 del d.P.R. n. 424 del 1984 (cioè il decreto di attuazione della disciplina statutaria) e, dunque, a dolersi del fatto che la contestata disciplina processuale, «con il sottrarre alla cognizione del TRGA controversie aventi ad oggetto provvedimenti emanati da organi provinciali ovvero da organi statali ma con efficacia limitata al territorio della Provincia di Trento, viola la garanzia di un giudizio locale, svolto dal giudice predisposto dallo statuto». In forza di tali rilievi, pertanto, la Provincia autonoma di Trento insiste per l'accoglimento del ricorso, precisando che essa «non rivendica competenze giurisdizionali», bensì «la garanzia statutaria dell'effettiva giurisdizione del giudice statale previsto dallo Statuto, nella composizione definita dalle norme di attuazione, in relazione alle controversie di ambito locale». 2.1.— Anche l'Avvocatura generale dello Stato ha deposito un'ulteriore memoria, insistendo nelle proprie argomentazioni difensive. In particolare, la difesa erariale ha ribadito la preliminare eccezione di inammissibilità della questione. A suo dire, difatti, la Provincia autonoma di Trento non potrebbe evocare, a sostegno della propria iniziativa, né l'art. 90 dello statuto di autonomia, né l'art. 3 del d.P.R. n. 426 del 1984, che ha dato attuazione alla disciplina statutaria. Ed invero, il primo di tali parametri si limita a stabilire che nella Regione Trentino Alto-Adige «è istituito un tribunale regionale di giustizia amministrativa, con una autonoma sezione per la provincia di Bolzano, secondo l'ordinamento che verrà stabilito al riguardo»; orbene, la norma censurata non si pone in contrasto con tale previsione, giacché – osserva la difesa erariale – «non incide sulla statutariamente disposta istituzione del TAR del T.A.A., quale organo speciale di giustizia amministrativa operante nella Regione». Quanto, poi, al secondo dei menzionati parametri, l'Avvocatura dello Stato rileva che la ricorrente si sarebbe limitata ad evidenziare la «contraddizione» tra la disposizione censurata e l'art. 3, commi 1 e 4, del d.P.R. n. 426 del 1984. Orbene, pur presentando tale norma – al pari delle altre attuative dello statuto – «rango non sottordinato a quello delle disposizioni legislative ordinarie», per il carattere «separato e riservato» (sentenza n. 137 del 1998) proprio dei decreti di attuazione statutaria, ciò non implica anche che la stessa non possa essere modificata da fonti pariordinate, purché sia rispettata «l'osservanza del procedimento di consultazione obbligatoria di cui all'art. 107 dello Statuto». Della violazione di tale incombente procedimentale non si duole, però, la ricorrente, lamentando invece l'asserita menomazione della «complessiva autonomia delle istituzioni regionali e provinciali». Su tali basi, pertanto, viene ribadita l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, se è vero che alle Regioni e alle Province autonome sono consentite – osserva conclusivamente la difesa erariale, richiamando in particolare la sentenza n. 196 del 2004 – «solo censure relative ad aspetti potenzialmente idonei a determinare una vulnerazione delle attribuzioni costituzionali degli enti ricorrenti», ciò che, per le ragioni illustrate, deve escludersi nel caso di specie.1. —