[pronunce]

civ.) , e ciò in quanto la parte appellata, ancorché costituitasi tardivamente, potrebbe dedurre nuove prove, sia in via autonoma che di replica, produrre nuovi documenti ovvero ancora riproporre, ai sensi dell'art. 346 cod. proc. civ. , domande ed eccezioni rimaste assorbite in primo grado, articolare nuove domande ammissibili ai sensi dell'art. 345, seconda parte del primo comma, cod. proc. civ. , svolgere "istanze istruttorie nell'ipotesi in cui lo svolgimento del primo giudizio abbia troncato il normale svolgimento del processo per la decisione del giudice, tuttora lecita ex artt. 184 e 187 cod. proc. civ. , indipendentemente dall'accordo delle parti, di rimettere la causa in decisione senza bisogno di assunzione di mezzi di prova"; che, in tutti questi casi, il difensore dell'appellante sarebbe costretto, a giudizio del rimettente, a prendere immediatamente posizione, controdedurre e financo precisare le conclusioni, con lesione del diritto di difesa come sancito, nel suo sostanziale contenuto di effettività, dall'art. 24 della Costituzione, atteso che il grande rilievo dell'atto di precisazione delle conclusioni richiederebbe un esame sereno ed approfondito delle produzioni e deduzioni - magari ponderose o complesse - della controparte, se del caso previa consultazione con il proprio cliente, tanto più che il codice non esige la presenza della parte personalmente all'udienza (a differenza di quanto avviene in primo grado ai sensi dell'art. 183 cod. proc. civ. ) tenuto conto del tenore del terzo comma dell'art. 350 cod. proc. civ; che, in assenza, nel nostro sistema processuale positivo, dell'istituto della sospensione dell'udienza, la Corte rimettente "ritiene quindi che le norme processuali (e, in particolare, gli artt. 350 e 352 cod. proc. civ. , le quali precludono per incompatibilità l'operatività del residuale richiamo di cui all'art. 359 cod. proc. civ. alle norme vigenti per il giudizio di primo grado) impediscano al Giudice di disporre il rinvio della causa ad altra udienza per la precisazione delle conclusioni", accentuando i gravi inconvenienti organizzativi prodotti dal sistema della citazione ad udienza fissa con "l'impossibilità per il giudice di scaglionare e programmare nel tempo la decisione e la motivazione delle controversie, che ha in carico" e pertanto, sul piano giuridico, confliggendo con la previsione dell'art. 3, primo comma, Cost. per il diverso (senza fondamento di ragionevolezza) trattamento delle parti processuali secondo un modello altresì lesivo del diritto di azione e difesa sancito dall'art. 24, secondo comma, Cost. in termini di effettività concreta fondata anche e soprattutto sulla condizione di parità delle parti innanzi al giudice terzo ed imparziale per come stabilito dall'art. 111, secondo comma, Cost.; che, secondo il rimettente, la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 352 cod. proc. civ. "nella parte in cui non prevede, o perlomeno non consente, la fissazione di nuova udienza per la precisazione delle conclusioni" non sconvolgerebbe il sistema, posto che un differimento della precisazione delle conclusioni ad apposita ulteriore udienza non sortirebbe affatto l'effetto di trasformazione del processo da orale a scritto né causerebbe alcun eccessivo ritardo nella definizione del giudizio di secondo grado, trattandosi di un unico rinvio del procedimento; che, la questione, a giudizio del rimettente, sarebbe rilevante nel giudizio a quo, in quanto, essendosi la coerede dell'appellato, Edilde Fortina, legittimamente costituita solo in udienza, eccependo "l'inesistenza" della notificazione del ricorso in riassunzione e del pedissequo decreto presidenziale in quanto perfezionatasi, per un verso fuori dal termine fissato dal Presidente e, per altro verso, oltre il termine di cui all'art. 303, secondo comma, cod. proc. civ. , la parte appellante non ha avuto modo di conoscere in anticipo le difese svolte ma è stata invece"costretta a determinarsi immediatamente in udienza prendendo posizione sull'avversa eccezione e sulle sue conseguenze processuali", e ciò senza un'adeguata riflessione e valutazione circa le proprie strategie processuali dal momento che la fase delle difese scritte non costituisce sede idonea per la formulazione di rituali istanze, ma può servire solamente all'illustrazione di tesi difensive già svolte e di domande già ritualmente esplicate; che nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare la questione inammissibile ovvero infondata; che, ad avviso dell'Avvocatura erariale, la questione - prima ancora che infondata (per l'idoneità della comparsa conclusionale, della memoria di replica e della discussione orale a garantire adeguatamente l'esercizio del diritto di difesa) - sarebbe inammissibile sia in quanto, essendo quella sollevata dall'appellata un'eccezione rilevabile d'ufficio, essa "appartiene al processo indipendentemente dalla proposizione ad opera di una parte", sia in quanto la lettura "rigida" dell'art. 352 cod. proc. civ. operata dal rimettente non è affatto imposta né dalla lettera né dall'interpretazione sistematica della norma impugnata. Considerato che la Corte d'appello di Torino dubita della legittimità costituzionale dell'art. 352 cod. proc. civ. nella parte in cui non prevede, o perlomeno non consente, la fissazione di una nuova udienza per la precisazione delle conclusioni anche nell'ipotesi in cui solo in tale udienza si sia costituita, difendendosi, la parte appellata; che l'art. 352 cod. proc. civ. non si pone, né esplicitamente né implicitamente, in antitesi con il potere di direzione del procedimento conferito al giudice dall'art. 175 cod. proc. civ. e, pertanto, non esprime alcun divieto di fissare una nuova udienza, se necessaria per assicurare "il leale svolgimento del procedimento"; che la mancata considerazione, da parte del rimettente, di ogni ragionevole interpretazione, in relazione al caso di specie, della norma denunciata in senso conforme al sistema processuale complessivamente considerato e, quindi, ai valori costituzionali rende la questione prospettata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 352 del codice di procedura civile, sollevata dalla Corte d'appello di Torino, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vaccarella Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 9 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola