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Prima ho parlato di congegno bulimico, perché questo strumento tecnologico consente di aprire qualsiasi dispositivo e di controllarne il contenuto, consente di controllare l' hardware di un dispositivo, acquisire qualsiasi informazione e anche immettere delle informazioni. È chiaro che non posso intercettare con un trojan , attraverso questo virus di Stato, un computer portatile, perché in quel caso - è vero quello che diceva prima la senatrice Rossomando - posso intercettare il flusso della comunicazione, ma non posso intercettare, perché devo prima disporre la perquisizione e poi il sequestro del dispositivo per poi prenderne il suo contenuto. Se questi sono principi che per fortuna non avete intaccato, nella prassi però la possibilità di abusi è evidente. Non avete previsto, davanti a queste straordinarie - dico straordinarie - ma allo stesso tempo pericolose strumentazioni tecnologiche, il modo di garantire, al di là dell'utilizzo improprio dei dati, se del caso, di rendere responsabile chi diffonde informazioni che devono restare segrete, oltre a dati che devono restare segreti. Su questo poi mi soffermerò sulle parole del Garante della privacy . C'è una sentenza della Cassazione, sezioni unite, caso Scurato, dove la funzione nomofilattica è stata assolutamente chiara e dice che non potete entrare nelle case quando intercettate. Voi avete invece previsto di poterlo fare perché questo strumento è una sorta di intercettazione itinerante che non si sa dove va a finire: non si sa, e quindi il giudice non può saperlo a priori. Tuttavia, la nomofilachia vi ha detto che, per i reati di cui all'articolo 266, primo comma, del codice di procedura penale, non è consentito. Ebbene, voi lo avete esteso, consentendolo ovunque, in ogni tempo, in ogni circostanza di tempo e luogo, per tutti i reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione e, per di più, degli incaricati di pubblico servizio, coloro i quali non sono nemmeno pubblici ufficiali, ma sono semplicemente incaricati di un pubblico servizio, nel senso che non esercitano una funzione amministrativa: può essere anche il tabaccaio, oltre al portalettere; gli esempi sono infiniti nella giurisprudenza. Quindi, la invasività non solo del trojan ma anche del decreto-legge in esame sarà evidente a tutti e il problema fondamentale è la tutela dell'articolo 15 della Costituzione in materia di diritto alla riservatezza, alla segretezza e al riconoscimento della libertà di comunicazione. Nei reati contro la pubblica amministrazione avete già aperto la strada alle intercettazioni a strascico e soprattutto non distinguete tra privata dimora dell'indagato e privata dimora di una qualsiasi altra persona, per cui si può indagare chiunque e dovunque. La mia opinione è che questo Parlamento ha perso un'occasione. Forse sarebbe stato troppo immaginarlo, ma pensavo che all'interno di questa maggioranza ci fossero delle forze politiche in grado di ispirarsi ai principi che informano il garantismo giuridico del nostro Paese. In fin dei conti, le intercettazioni sono dei mezzi di ricerca della prova, e non dei mezzi di prova. E rimane allora il problema che, se sono mezzi di ricerca della prova, in nome del garantismo avreste dovuto stabilire che nessuna forma di intercettazione sarebbe entrata in un fascicolo del dibattimento, nemmeno nella discovery processuale; se la teneva il pubblico ministero e restava lì, senza finire in alcun brogliaccio e, quindi, non sarebbe mai uscita sui giornali, come succede in altri Paesi più all'avanguardia di noi da questo punto di vista sul profilo del garantismo. Andate a vedere cosa fa l'America da anni sotto il profilo delle prove. Recuperiamo ciò che le camere penali in tempi non sospetti avevano detto: già durante l'esame della riforma Orlando vi avevano seriamente invitato a riconsiderare tutto l'impianto del decreto legislativo n. 216 del 2017. In conclusione, signor Presidente, il Garante per la protezione dei dati personali ha ammonito il legislatore, dicendo che il provvedimento in esame deve avere garanzie adeguate per impedire che, in ragione delle «straordinarie potenzialità intrusive», questi strumenti investigativi, «da preziosi ausiliari degli inquirenti, diventino invece mezzi di sorveglianza massiva o (...) fattori di moltiplicazione esponenziale delle vulnerabilità del compendio probatorio». Amici miei, pensateci bene. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge oggi in discussione è senza dubbio un buon testo, che interviene dando risposte alle richieste di tutti gli operatori del diritto e tiene conto delle istanze giunte nel corso delle audizioni da parte sia dei magistrati che degli avvocati e della stampa. Vengono corretti alcuni passaggi tecnici; si delinea la giusta modalità di archiviazione delle registrazioni; si tutela maggiormente il diritto di difesa. Sento il dovere nei confronti di tutti i colleghi senatori di ripercorrere alcuni passaggi della discussione degli ultimi giorni, difficilmente comprensibili non solo a chi è fuori da quest'Aula ma, per certi versi, anche a noi stessi. La sentenza delle sezioni unite della Cassazione resa nota a gennaio, ovvero dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri del decreto-legge oggi in discussione, stabilisce il principio giuridico per cui il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali le stesse siano state autorizzate non opera per i reati connessi e per quelli che prevedono l'arresto in flagranza, sempre che rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge. Com'è ovvio, si tratta di una sentenza interpretativa e il fatto stesso che si sia resa necessaria dimostra che le norme non erano abbastanza chiare e c'erano contrasti giurisprudenziali, tant'è che le sezioni unite sono state chiamate a risolvere tali contrasti e per questo abbiamo deciso e ritenuto necessario intervenire. La proposta che ieri ha bloccato i lavori per un giorno non era una mia iniziativa personale, ma il frutto di un accordo di maggioranza su cui abbiamo lavorato mercoledì scorso negli uffici del Ministero della giustizia fino a notte fonda, alla presenza di rappresentanti di tutti i Gruppi, compresa Italia Viva. L'obiettivo era raggiungere il risultato di prevedere l'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche - badate bene, l'emendamento non riguarda l'utilizzo del trojan , come hanno scritto alcuni giornali - rispettando e chiarendo i limiti di ammissibilità, come stabilito dal codice di procedura penale e dalle sezioni unite della Corte di cassazione, per reati diversi da quelli per cui tali intercettazioni erano state autorizzate. L'importanza di una norma di chiarimento a seguito di quella sentenza era stata prospettata da molti degli auditi, soprattutto magistrati, anche perché non intervenire poteva mettere a rischio decine e decine di processi in corso, dal momento che un principio giuridico può essere utilizzato in qualsiasi fase del processo e annullare l'attività di quanto si era fatto prima. Abbiamo rispettato il principio di diritto prospettato dalla Cassazione per cui, se dalle intercettazioni emerge la prova di un nuovo reato, questa deve sottostare ai limiti di ammissibilità previsti per le intercettazioni. Questo era il principio e questo abbiamo applicato.