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In questa sede menzioniamo, a mero titolo esemplificativo, da un lato la poesia della scuola poetica siciliana, che nell'Italia del Duecento smosse gli animi dei letterati di tutto il Paese spingendoli allo sviluppo della letteratura in volgare, tra i quali troviamo Dante Alighieri, primo a conoscere e riconoscere l'esistenza di diversi profili linguistici nell'Italia del suo tempo, e che non solo ebbe l'intelletto di preparare la strada per la nostra lingua unitaria, oggi patrimonio comune della nostra Nazione, ma che addirittura sognava e sperava, e in qualche modo prospettava, la futura unità nazionale diversi secoli prima che questa avesse effettivamente luogo; dall'altro, decine di termini internazionali che tutto il mondo ascrive alla lingua italiana, prima che fossero parte di questa, sono sorte nel solco della lingua veneta, come il saluto « ciao », oggi una delle forme di saluto più diffuso al mondo. La stessa Gazzetta Ufficiale sulla quale da sempre questa Repubblica rende note le sue leggi prende nome dalla « gazeta » veneta, un conio della monetazione veneziana che corrispondeva al costo dei primissimi giornali notiziali che la Serenissima stampava per tenere informata la popolazione su questioni e provvedimenti di interesse pubblico. Entrambe le lingue, siciliana e veneta, furono tra le prime lingue romanze in Europa a sviluppare un ampio corpus linguistico dotato di fiorente letteratura propria. E se per abbondanza di meriti esse danno lustro alla cultura italiana, come potremmo ritenere insufficiente la loro caratura visto che tra le più preclare tradizioni letterarie, per quantità, qualità e varietà, dopo quella toscana-italiana vi sono senza dubbio la veneta e la siciliana? Se queste due lingue tanto hanno conferito al valore di internazionalità della lingua italiana, com'è possibile pensare che esse stesse non partecipino di quel medesimo respiro? Persino nelle primissime fasi del periodo fascista il veneto si dotò, conformemente ai programmi ministeriali, di un sussidiario di lingua italiana per le elementari ( El parlar de la mama , 1923) che partiva dalla modernissima idea di insegnare l'italiano a partire da testi e componimenti in lingua storica locale. Per una singolare ricorrenza del fato nella realtà, quel volume fu stampato proprio a Palermo, giacché ivi si programmavano collane di testi scolastici che ebbero anche le edizioni siciliane curate da Di Giovanni, da Di Mino e da Fiandaca tra quelle stampate a Palermo, e da De Franco e da Di Giacomo tra quelle stampate rispettivamente a Torino e a Firenze, tutti nel 1924. Non può essere, insomma, che si ritengano mancanti tasselli fondamentali per comprovare lo status di lingua di veneto e siciliano, non foss'altro perchè tra i primi documenti della letteratura volgare in Italia riscontriamo, proprio in area veneta, il Ritmo Bellunese (un brano di epica medievale in decasillabi di area veneta, fine XII secolo d.C.) e il di poco successivo Pir meu cori alligrari (una lirica di tema amoroso con un'articolata struttura metrica, di area siciliana, prima metà del XIII secolo d.C.). Sarebbe spazialmente dispendioso e comunque odiosamente limitante elencare qui, anche solo per sommi capi, quale e quanta sia la originale produzione linguistica del siciliano e del veneto in molteplici settori, periodi e luoghi. Ci si soddisfi con formula piena del fatto che è agilmente comprovabile quanto presto e bene nei secoli questi due idiomi si siano dotati di tutto quanto poteva servire per essere lingua, anche sul piano giuridico, scientifico e istituzionale – non sarebbe altrimenti spiegabile la loro vivace persistenza fino ai giorni nostri. E ne sia testimonianza la tenacia con la quale ai giorni nostri esse, per tramite dei loro autori e studiosi, si sono ben date da fare autonomamente e pure in assenza di riconoscimenti formali al fine di potersi tramandare. Tutto questo zelo in favore di veneto e siciliano è un fenomeno che ha radici profonde e muove da motivazioni non contingenti, essendo rispondenti necessariamente a dei bisogni profondi delle relative comunità, ossia delle persone come singoli e come collettività costituenti e costitutive d'Italia. Entrambe queste lingue sono giunte per vie proprie, eppur con diverse intensità e maturazione, a una spontanea codificazione linguistica per merito di iniziative private, ivi compresa la fondazione delle relative « Accademie », con la realizzazione di corsi di apprendimento della lingua e di consolidamento della scrittura codificata moderna, attraendo peraltro ben più di un semplice interesse da parte del mondo universitario, scolastico e della ricerca. Di fronte alle evidenze di compartecipazione da parte di docenti, studenti e ricercatori, il semplice interesse si dovrà correttamente chiamare vero impegno civico. Un impegno non certo casuale o inspiegabile. Si converrà certamente quanto sia raro assai il caso di una lingua storica locale che venga riconosciuta come lingua coufficiale dall'altra parte dell'Oceano, come è accaduto al veneto, riconosciuto ufficialmente come lingua (nella variante veneto-brasiliana) dalla federazione brasiliana nel novembre 2014 e come patrimonio linguistico dalla Repubblica di Slovenia (per la varietà istroveneta) nel marzo 2019. Per il siciliano si converrà altrettanto certamente che non è poca cosa l'essere utilizzato regolarmente in campo musicale, teatrale e pure, com'è ben noto, cinematografico e televisivo. Sono proprio queste straordinarie particolarità che sempre di più attirano l'interesse degli studiosi. Non dev'essere un caso che proprio in questi ultimi anni il veneto sia stato capace di dotarsi del primo manuale universitario in lingua veneta, I Sete Tamizi (prodotto dall'Università di Francoforte nel 2016 in collaborazione con l'Academia de ła Bona Creansa – Academia de ła Łengua Veneta), di tenere nel 2017 il primo Convegno internazionale sulla lingua veneta (con l'intervento di vari docenti di diverse importanti università europee nonché di due delegati dell'UNESCO, molti dei quali sottoscrissero un documento di intenti a favore del riconoscimento della lingua) e di realizzare corsi per adulti e percorsi scolastici sulla lingua veneta attivati presso i plessi scolastici di diversi comuni venetofoni, peraltro rilanciando simili iniziative anche in Brasile e in Croazia nelle zone in cui è presente la lingua veneta. D'altronde, le regioni variamente toccate dal fenomeno linguistico qui descritto spesso legiferano a favore di un suo sostegno, come fece la regione Veneto con la legge regionale 14 gennaio 2003, n. 3, o con la più specifica legge regionale 13 aprile 2007, n. 8, o istituendo in base ad essa, come avvenuto nel 2010, una commissione regionale di esperti chiamati a determinare la grafia internazionale del veneto moderno, peraltro approvata di recente; ma come dimostrò anche la regione Friuli-Venezia Giulia che con la legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5, volle sostenere le parlate venete presenti sul suo territorio. Parimenti, per il siciliano si è attivata la Regione siciliana, presso la quale sono state depositate nella corrente legislatura regionale due proposte di legge per il riconoscimento del valore del patrimonio linguistico isolano almeno a livello regionale.