[pronunce]

- L'ultima eccezione di inammissibilità attiene alla mancata delimitazione temporale dell'ambito «dei fatti rilevanti», risultando dal capo di imputazione la seguente indicazione: «In Verona in un periodo ricompreso tra giugno e settembre 1996 e anche successivamente». Ad avviso della Camera, posto che la valutazione sul nesso funzionale «è condizionata alla sussistenza di un rapporto di “sostanziale contestualità” tra le opinioni manifestate extra moenia e quelle manifestate negli atti parlamentari tipici» e considerata la possibilità, riconosciuta dalla giurisprudenza (sent. n. 221 del 2006) , di utilizzare a tal fine anche atti funzionali che seguono le dichiarazioni extra moenia, non sarebbe possibile «identificare compiutamente l'ambito degli atti rilevanti al fine della determinazione dell'esistenza o meno del nesso funzionale», con conseguente compromissione del diritto di difesa della controparte. 3.5. - Tanto premesso, la Camera dei deputati argomenta diffusamente sull'infondatezza nel merito del ricorso, sostenendo che tutti i parlamentari imputati «hanno adottato atti tipici di funzione nei quali sono state manifestate le medesime opinioni che, rese anche all'esterno, sono ora oggetto di contestazione». In tal senso, si precisa, anzitutto, che «tutti i deputati in questione sono stati iscritti al Gruppo Lega Nord della Camera, che ha assunto nella XIII Legislatura la denominazione “Lega Nord – per l'indipendenza della Padania”, con ciò esplicitandosi anche formalmente l'adesione ad un programma politico volto al conseguimento di forme assai accentuate di indipendenza/autonomia». La difesa della Camera, al fine di corroborare tale assunto, richiama (ed allega) numerosi atti parlamentari relativi ad interventi, interrogazioni, interpellanze, mozioni, risoluzioni e ordini del giorno riconducibili ai deputati imputati nel giudizio penale pendente dinanzi al ricorrente. Pertanto, nella memoria difensiva, si sostiene che, dagli atti parlamentari tipici indicati e prodotti, si evincerebbe che i suddetti deputati avrebbero «perorato la causa delle Regioni del Nord e della “Padania”, lamentando l'invadenza dei poteri centrali e reclamando l'esigenza di dare vita a strutture decisionali autonome (come, fra le altre, il “parlamento della Padania”), collegate al partito di appartenenza», sicché, le opinioni esterne, contestate dal giudice ricorrente coinciderebbero «interamente con quelle rinvenibili negli atti parlamentari tipici». Ad avviso della Camera, inoltre, la contestazione ai parlamentari interessati dal capo di imputazione di aver «contribuito a costituire, potenziare e dirigere il gruppo associativo “Camicie Verdi” o “Guardia nazionale padana”, teorizzandone le finalità, coordinando le modalità di impiego degli appartenenti all'associazione, provocando l'adesione di terzi a detta associazione e ai suoi scopi attraverso una “attività di diffusione del programma”, è proprio di condotte verbali e di opinioni, che qui si discute, e quindi di pure proiezioni esterne degli atti tipici del mandato parlamentare». La resistente sostiene, infine, di non voler seguire la tesi della sufficienza della «mera politicità del contenuto delle opinioni di un parlamentare, ovvero l'esistenza di un contesto politico in cui esse si inseriscano», per l'applicabilità dell'art. 68, primo comma, Cost., puntualizzando, però, che, ai fini di una effettività del principio di rappresentatività del mandato parlamentare, deve superarsi «l'imposizione di un “passaggio” parlamentare delle opinioni tale che debba necessariamente sussistere una connessione puntuale tra singoli atti parlamentari e singole opinioni manifestate all'esterno», così da rendere sostanzialmente inoperativi gli artt. 67 e 68 Cost., mentre è necessario ritenere che la “proiezione esterna” dell'attività parlamentare «riguardi i contenuti della politica parlamentare e non quelli del singolo, puntuale atto tipico», giacché «il mandato rappresentativo non si esaurisce nel compimento di atti “tipici”, ma si manifesta nel raccordo costante tra rappresentante e rappresentato, nelle forme della comunicazione democratica che assicurano il rispetto del principio […] di responsività dell'azione dei titolari di cariche rappresentative». 4. - In prossimità dell'udienza, la Camera dei deputati ha depositato memoria illustrativa con la quale, ribadendo le eccezioni e difese avanzate ed illustrate nell'atto di costituzione, insiste nelle conclusioni in precedenza rassegnate.1. - Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Verona ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alle deliberazioni adottate dall'Assemblea nella seduta del 2 maggio 2007 (doc. IV-quater, n. 9), con le quali si è ritenuto che i fatti per i quali è in corso, dinanzi al medesimo GUP, un giudizio penale nei confronti dei deputati Mario Borghezio, Umberto Bossi, Enrico Cavaliere, Giacomo Chiappori, Giancarlo Pagliarini, Luigino Vascon, Roberto Maroni e Roberto Calderoli – per il reato di cui agli artt. 81 del codice penale ed 1 del d.lgs. 14 febbraio 1948, n.43 (Divieto delle associazioni di carattere militare) – concernono opinioni espresse da membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni e sono pertanto insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. - In via preliminare, devono essere respinte le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dalla Camera dei deputati, sia per il fatto che lo stesso giudice confliggente avrebbe affermato che il ricorso costituisce «la riproposizione del conflitto già elevato nei confronti del Senato della Repubblica» e dichiarato inammissibile con l'ordinanza n. 102 del 2007, sia perché non sarebbe stato richiesto «l'annullamento delle deliberazioni della Camera oggetto di contestazione». 2.1. - Quanto alla prima eccezione, essa si fonda su una lettura formalistica del ricorso, giacché si comprende agevolmente dalla lettura complessiva dell'atto che il GUP del Tribunale di Verona ha inteso proporre un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nuovo e diverso rispetto a quello già sollevato contro le delibere di insindacabilità concernenti i fatti ascritti ai senatori Gnutti e Speroni e definito, dapprima, con sentenza n. 267 del 2005, di inammissibilità, e poi, all'esito di riproposizione, con ordinanza n. 102 del 2007, anch'essa di inammissibilità. Ed è, infatti, lo stesso ricorrente ad evidenziare che il presente conflitto attiene ad ulteriori delibere di insindacabilità provenienti da un differente organo costituzionale (appunto, la Camera dei deputati) e relative a parlamentari diversi da quelli innanzi menzionati. Circostanze, queste, fatte palesi nel ricorso, come, del resto, riconosce la stessa resistente. 2.2. - Anche la seconda eccezione è priva di fondamento, giacché, come affermato da questa Corte (sentenza n. 342 del 2007), soltanto da una valutazione complessiva del ricorso è dato desumere se la mancata richiesta di annullamento della deliberazione di insindacabilità impugnata costituisca una carenza meramente formale e come tale non suscettibile di impedire la delibazione nel merito.