[pronunce]

nn. 773 e 774 del 2004), Torino (r.o. n. 823 del 2004), Verolanuova (r.o. n. 834 del 2004), Erba (r.o. n. 888 del 2004), Milano (r.o. n. 932 del 2004), Arcidosso (r.o. n. 963 del 2004), Palermo (r.o. n. 982 del 2004), Cervignano del Friuli (r.o. n. 1005 del 2004) e Portogruaro (r.o. n. 1020 del 2004); che argomentazioni a sé stanti sono quelle svolte dai rimettenti di Rimini (r.o. n. 875 del 2004) – il quale lamenta una disparità di trattamento tra i proprietari muniti di patente italiana e quelli titolari, invece, di analogo documento rilasciato all'estero –, di Castel di Sangro (r.o. n. 876 del 2004) e Cesena (r.o. n. 964 del 2004), i quali si dolgono, invece, dell'ingiusta penalizzazione che subirebbero i proprietari che non comunichino (o non siano non in grado di comunicare) i dati personali e della patente del conducente; che, in secondo luogo, la violazione dell'art. 3 della Costituzione è ipotizzata – con differenti argomentazioni – sotto il profilo del difetto di ragionevolezza che connoterebbe la disposizione impugnata; che, innanzitutto, si deduce – in base ad una opzione ermeneutica opposta a quella sopra illustrata (la quale, come sopra evidenziato, esclude l'operatività della decurtazione del punteggio dalla patente in caso di infrazioni stradali commesse a mezzo di veicoli di proprietà di persone giuridiche) – che, appunto nell'ipotesi in cui la violazione amministrativa sia stata commessa mediante un veicolo di proprietà di un ente, la misura de qua graverebbe, irragionevolmente, sul legale rappresentante, ovvero su altri soggetti, individuati secondo criteri del tutto casuali o arbitrari; che a tale profilo di illegittimità costituzionale – sostanzialmente comune ai rimettenti di Porretta Terme (r.o. n. 825 del 2004), Guastalla (r.o. n. 880 del 2004), Cesena (r.o. n. 963 del 2004), Pisa (r.o. n. 966 del 2004) e Bologna (r.o. n. 1036 del 2004) – si sovrappone, poi, la denunciata irrazionalità dell'applicazione della misura de qua, giacché destinata ad operare pur «quando il proprietario provi che la circolazione del mezzo è avvenuta contro la sua volontà» – tale è la censura del Giudice di pace di Castel di Sangro (r.o. n. 876 del 2004) – ovvero perché collegata – è l'assunto, invece, del rimettente di Guastalla (r.o. n. 880 del 2004) – ad «un obbligo impossibile da ottemperare»; che, invece, secondo il rimettente modenese (r.o. n. 820 del 2004) la norma de qua porrebbe irragionevolmente sullo stesso piano (assoggettando, invero, entrambi alla medesima sanzione) il proprietario del veicolo non in grado di adempiere l'obbligo di comunicazione e «chi abbia commesso infrazioni immediatamente contestate», determinando inoltre risultati paradossali – a dire del già menzionato Giudice di pace di Guastalla (r.o. n. 880 del 2004) – in caso di comproprietà del veicolo, dovendosi escludere che, in tale ipotesi, «si possa fare luogo alla decurtazione a carico di tutti i soggetti» comproprietari, ciò equivalendo altrimenti ad applicarla anche «a soggetti materialmente impossibilitati alla violazione, dal momento che è impossibile che un veicolo sia condotto contemporaneamente da più di una persona»; che, infine, l'irragionevolezza dell'impugnato art. 126-bis, comma 2, del codice della strada consisterebbe nel fatto – il rilievo è del rimettente di Codogno (r.o. n. 968 del 2004) – di porsi «in chiaro contrasto con il principio della personalità della sanzione amministrativa», sancito dall'art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), creando così «un diverso criterio valutativo» in ordine «alle violazioni che comportano la detrazione dei punti dalla patente di guida rispetto alle altre violazioni del codice stradale»; che i Giudici di pace di Chiavenna (r.o. nn . 873 e 874 del 2004) e Cerignola (r.o. nn. 1002 e 1037 del 2004) ipotizzano, inoltre, il contrasto tra l'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada e l'articolo 13 della Costituzione, il primo in particolare evidenziando che la norma costituzionale suddetta «tutela (…) incondizionatamente la libertà personale ed esclude quindi che un cittadino possa trovarsi, al momento di operare una scelta, ad essere in qualunque misura coartato»; il secondo, invece, sottolineando come, a causa della norma impugnata, risulti compressa «la libertà del cittadino, costretto a subire una sanzione amministrativa personale autodenunciandosi o, in difetto, a subire una sanzione pecuniaria ove mai non fosse in grado di indicare la persona del conducente al momento della violazione»; che sono, invece, i rimettenti di Olbia (r.o. n. 762 del 2004) e Montepulciano (r.o. n. 1004 del 2004) a prospettare la violazione anche dell'art. 16 Cost., senza peraltro meglio specificare la portata di tale censura; che il parametro costituzionale di cui all'art. 23 della Carta fondamentale è evocato dal solo Giudice di pace di Guastalla (r.o. n. 880 del 2004), secondo cui l'applicazione, a carico del proprietario del veicolo che non sia pure il responsabile dell'infrazione stradale, della misura della decurtazione dei punti dalla patente «oltrepassa comunque i limiti di esigibilità e di legittimità nell'esercizio del potere impositivo attribuito allo Stato proprio dal parametro in parola»; che è, invece, la quasi totalità dei rimettenti – eccezion fatta per quelli di Vergato (r.o. n. 764 del 2004), Modena (r.o. n. 820 del 2004), Lugo (r.o. nn. 877 e 879 del 2004), Codogno (r.o. n. 968 del 2004) ed Urbino (r.o. n. 1022 del 2004) – ad ipotizzare, seppur attraverso l'impiego di argomenti non sempre coincidenti, il contrasto con l'art. 24 della Costituzione; che censurano, difatti, la violazione del diritto di difesa, derivante dal difetto di contestazione immediata dell'infrazione stradale alla quale è ricollegata la misura della decurtazione del punteggio dalla patente di guida, i Giudici di pace di Parma (r.o. n. 745 del 2004), Legnago (r.o. n. 751 del 2004), Olbia (r.o. n. 762 del 2004), Porretta Terme (r.o. n. 825 del 2004), Palermo (r.o. n. 982 del 2004), Cerignola (r.o. nn. 1002 e 1037 del 2004) e Massa (r.o. n. 1017 del 2004) ;