[resaula]

Basta pensare al «Faust», in cui Mefistofele si presenta nelle vesti familiari e dimesse di un barboncino smarrito, non certo nel fulgore di tutta la sua infinita maleficenza. Fa simpatia anche lo stimatissimo accademico di provincia, sarà probabilmente innocuo, ma questo ce lo dovrà dire la storia, quella che ancora per qualche anno dovremo agire insieme. Quindi, la prudenza è d'obbligo e le preoccupazioni sono fondate. A chi ci racconta che non succederà mai più, magari perché l'Europa ci ha dato la pace, perché l'Europa ha dimostrato il fallimento degli Stati nazionali, faccio notare che questa rimozione freudiana del passato, questa negazione su cui si fonda il mito regressivo del progressismo è esattamente il motivo per cui il passato poi si ripresenta. «Gli Stati uniti d'Europa equivalgono a un accordo per la spartizione delle colonie, ma in regime capitalistico non è possibile altra base, altro principio di spartizione che la forza». Queste parole del compagno Lenin un tempo vi appartenevano, prima della vostra involuzione culturale; vi invito a rifletterci. A chi blatera di superamento degli Stati nazionali faccio notare che l'Europa intera in questi giorni sta discutendo un'iniziativa franco-tedesca, l'iniziativa di due Nazioni. Non è lo Stato a essere un modello inadeguato; alcuni Stati sono inadeguati per l'incapacità delle proprie élite di interpretare e difendere l'interesse nazionale. (Applausi). A chi considera archiviato il XX secolo, a chi pensa che basti ricordarne le sue tragedie un giorno ogni 365 o, come quest'anno, ogni 366, per scongiurarle, faccio umilmente notare che lo shock economico che stiamo vivendo quantitativamente è il doppio di quello che subimmo nel 1929, con tutte le considerazioni che ne conseguono, dato anche il contesto istituzionale in cui siamo e il contesto europeo in cui le regole ci hanno impedito, in tredici anni, di ritornare al livello del PIL del 2007. Vi confesso, quindi, che ho provato un grande sollievo leggendo, nell'articolo 14 del decreto-legge rilancio, l'inciso «diversi da quello dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio per il Covid-19». Mi piace pensare che questo inciso sia dovuto all'iniziativa del Comitato Rodotà e anche all'alta intercessione del supremo garante della legalità repubblicana, a cui, come sempre, va il nostro rispetto, e in questo caso specifico andrebbe anche la nostra sollevata gratitudine. Questo per quanto concerne il merito. Resta il discorso sul metodo, che svilupperò con un esempio banale, ma significativo, di come questo Governo si adoperi per escludere sistematicamente il Parlamento, espressione della sovranità che appartiene al popolo, dal circuito decisionale della nostra democrazia. (Applausi). Oggi stiamo discutendo la fiducia su un decreto-legge dal contenuto assolutamente opinabile, ma che almeno un merito ce l'ha: quello della concisione. Se non sbaglio, sono mal contati 6 articoli. Su 6 articoli di un provvedimento emesso il 25 marzo scorso, il Governo non è stato in grado di assicurare a questo ramo del Parlamento un esame degno di questo nome e si trova costretto a mettere la fiducia. (Applausi). Consideriamo, allora, un altro provvedimento tanto atteso: il mirabolante decreto-legge rilancio, e parliamone sotto il profilo del metodo, non per quello che darà ai cittadini (poco) ma per quello che ci dice sul modus operandi di questo Governo (molto): un decreto-legge di 266 articoli con cui questo Governo sale sul podio di un triste primato, quello del provvedimento legislativo più complesso e farraginoso della storia parlamentare italiana, battendo se stesso (perché questo record finora era detenuto dal cura Italia). Non so che impressione abbiate voi, però, leggendo l'articolato - in filigrana, 260 pagine - ho come letto il sonetto di un noto poeta autoctono, «Li soprani der Monno vecchio»: «C'era una vorta un Re cche ddar palazzo mannò ffora a li popoli st'editto: "Io sò io, e vvoi... "» Ora non mi ricordo come va a finire, ma forse qualcuno troverà una rima. Correva l'anno 1832. L'editto di questo grazioso sovrano del mondo vecchio era più conciso di quello del nostro attuale autocrate: due endecasillabi invece di 266 articoli, ma una cosa ce l'hanno in comune questi due editti: entrambi sono immodificabili; non è tecnicamente possibile emendare un provvedimento di queste dimensioni. Vi risparmio ovviamente le dotte disquisizioni sul tema dell'omogeneità di materia e sulla giurisprudenza della Suprema corte, che su questo merito è stata piuttosto ondivaga, ma i cittadini devono sapere che emettere un decreto omnibus di 266 articoli significa di fatto impedire alle Commissioni di merito di approfondire i singoli provvedimenti, al netto di qualche mancetta contrattata nel suk della 5 a Commissione per accontentare schegge di maggioranza. (Applausi) . Significa di fatto sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di task force , come diceva "lui" e come fa il marchese del Grillo senza dirlo. Eh già, perché questo Governo, che vive di annunci, si è dimenticato di annunciarci la cosa fondamentale e cioè che avrebbe attuato, senza annunciarlo, quel progetto di aggressione ed esautorazione della democrazia rappresentativa che nella storia italiana ha avuto due culmini: quello del «bivacco di manipoli» e quello dei meetup . Ad un Governo che è opaca espressione di questa ideologia noi non possiamo che negare convintamente la nostra fiducia e naturalmente gli facciamo anche tanti auguri per i suoi progetti che falliranno, ma per simpatia umana e per carità di Patria mi auguro per voi e per il Paese che il fallimento sia meno tragico del precedente. (Applausi) . PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi senatori, rivolgo un saluto all'unico esponente del Governo oggi presente; oggi parlare del decreto n. 19 del 25 marzo sembra quasi parlare di preistoria, perché in due mesi sono accadute talmente tante cose nel nostro Paese e siamo passati dalla fase 1 alla fase 2. Visto che tra l'altro proprio pochi giorni fa è stato approvato un altro decreto-legge, il cosiddetto decreto rilancio, composto da 266 articoli e oltre 450 pagine, mi sembra evidente che il percorso che questo Governo sta portando avanti non sia certo quello della semplificazione, della chiarezza normativa e soprattutto della speditezza e di un ruolo differente che, a nostro giudizio, il Governo dovrebbe svolgere. Voglio però cercare di dimostrare oggi con questa mia dichiarazione di voto che in realtà è attualissimo parlare del decreto-legge n.19. Ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Parrini del PD e ho colto l'aspetto positivo del suo ulteriore invito ad una sorta di concordia nazionale.