[pronunce]

che si è costituita in giudizio la società per azioni contribuente, la quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile, per difetto di rilevanza, ovvero infondata; che la parte privata contesta la premessa interpretativa dalla quale muove l'ordinanza di rimessione e afferma che, ai fini della fruizione della esenzione, è sufficiente, ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 504 del 1992, la natura di ente non commerciale dell'utilizzatore diretto dell'immobile; che, per la contribuente, la disposizione censurata costituirebbe una norma che attribuisce ai Comuni «la facoltà di restringere […] l'area dell'esenzione», consentendo loro di accordare o negare in via regolamentare esenzioni tributarie; che in ogni caso, osserva la difesa della parte privata, la questione è irrilevante, in quanto ha ad oggetto una norma inapplicabile nel periodo di imposta cui si riferisce l'avviso di rettifica impugnato; che, con atto illustrato da successiva memoria, è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata; che, in particolare, anche la difesa erariale nega la natura interpretativa e l'efficacia retroattiva della norma censurata, perché questa si limiterebbe a consentire agli enti locali di applicare l'esenzione, per il futuro, ai soli fabbricati e, per il resto, a confermare la condizione, già richiesta dal diritto vivente, che i fabbricati stessi, oltre che utilizzati, siano anche posseduti dall'ente non commerciale utilizzatore; che l'Avvocatura generale dello Stato eccepisce, inoltre, l'inammissibilità della questione, perché l'esenzione non potrebbe mai essere applicata in relazione ad immobili di proprietà, come nella specie, di una società per azioni; che, nel merito, la stessa Avvocatura contesta la fondatezza della questione in riferimento a tutti i parametri evocati: a) quanto agli artt. 3 e 53 Cost., perché il presupposto dell'imposizione rimane pur sempre il possesso dell'immobile a titolo di proprietà o di altro diritto reale di godimento e, comunque, perché la valutazione del legislatore sottesa al mutato apprezzamento delle modalità di utilizzo del bene non è sindacabile; b) quanto agli artt. 76 e 77 Cost., perché l'art. 3, comma 149, della legge n. 662 del 1996 contiene un'ampia delega alla revisione di tutte le fonti delle entrate locali; c) quanto all'art. 23 Cost., perché il potere delegato agli enti locali è comunque assoggettato a rigidi limiti. Considerato che la Corte di cassazione dubita, in riferimento agli artt. 3, 23, 53, 76 e 77 della Costituzione, della legittimità dell'art. 59, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), in relazione all'art. 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge 23 ottobre 1991, n. 421); che, ad avviso del giudice a quo, il dubbio di legittimità deriva dal fatto che il censurato art. 59, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 446 del 1997, nel prevedere la facoltà per i Comuni di stabilire che l'esenzione di cui all'art. 7, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 504 del 1992 «si applica soltanto ai fabbricati e a condizione che gli stessi, oltre che utilizzati, siano anche posseduti dall'ente non commerciale utilizzatore», imporrebbe di mutare l'interpretazione precedentemente data dalla stessa Corte di cassazione al citato art. 7, secondo la quale l'esenzione spetta solo se il soggetto passivo di imposta abbia natura non commerciale e utilizzi direttamente l'immobile in una delle attività previste dal medesimo articolo (attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché attività di cui all'art. 16, lettera a, della legge 20 maggio 1985, n. 222); che infatti, secondo la Corte rimettente, tale interpretazione restrittiva sarebbe impedita dall'art. 59, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 446 del 1997, il quale avrebbe natura di interpretazione autentica della suddetta disposizione agevolativa e, quindi, imporrebbe di intendere quest'ultima, nel senso che, per i periodi di imposta anteriori all'entrata in vigore della norma interpretativa, l'esenzione spetta al soggetto passivo d'imposta alla sola condizione che l'immobile sia direttamente utilizzato da un ente non commerciale per lo svolgimento delle attività di cui al citato art. 7 e, pertanto, anche nel caso in cui – come nella specie – il soggetto passivo d'imposta (sia esso un ente commerciale o no) abbia locato l'immobile ad un ente non commerciale per lo svolgimento di dette attività; che, sempre secondo il giudice a quo, l'art. 7 del d.lgs. n. 504 del 1992, così autenticamente interpretato dal sopravvenuto art. 59, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 446 del 1997, violerebbe gli artt. 3 e 53 Cost., perché, nel caso di locazione del bene, l'esenzione dall'ICI viene attribuita al proprietario dell'immobile sulla base di requisiti che egli non possiede, in quanto non solo non espleta direttamente una delle attività ritenute meritorie dalla norma di esenzione, ma percepisce anche un canone dal conduttore e cosí manifesta una specifica capacità contributiva; che inoltre l'art. 59, comma 1, lettera c), attribuendo ai Comuni il potere «di restringere o ampliare la portata delle esenzioni dall'imposta», violerebbe la riserva di legge in materia di prestazioni imposte prevista dall'art. 23 Cost., nonché gli artt. 76 e 77 Cost. per eccesso di delega, perché con l'art. 3, comma 143, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, il Governo era stato delegato a semplificare e razionalizzare gli adempimenti dei contribuenti nonché a regolamentare le fonti delle entrate locali, per quanto attiene alle fattispecie imponibili e ai soggetti passivi, ma non anche a dettare deroghe all'applicazione dell'ICI; che, preliminarmente, deve escludersi la necessità di restituire gli atti al giudice rimettente per lo ius superveniens costituito dagli interventi normativi che, successivamente all'ordinanza di rimessione, hanno interessato l'art. 7, comma 1, lettera i), del d.lgs.