[pronunce]

che vi sarebbe un'arbitraria, ingiustificata e «permanente modifica in peius della disciplina dei vitalizi valida per tutti gli assegni diretti ed indiretti, per un intervallo di tempo indeterminato e senza alcuna progressione»; che, infine, gli artt. 2 e 3 della legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014 violerebbero anche l'art. 117 Cost., poiché l'art. 4 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) riserverebbe alla Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol una potestà legislativa limitata alla materia dell'ordinamento degli uffici regionali e del personale ad essi addetto che non comprenderebbe la possibilità di prevedere interventi riduttivi dei trattamenti vitalizi in corso di erogazione, ambito quest'ultimo riservato alla potestà legislativa esclusiva dello Stato; che, con otto diversi atti dal contenuto sostanzialmente identico, depositati il 23 ottobre 2018, si sono costituiti in tutti i giudizi, in quanto parti dei processi a quibus, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e il Consiglio regionale della stessa Regione, per sostenere l'inammissibilità e, nei limiti in cui risultino ammissibili, l'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate; che, ricostruiti i fatti di causa, la Regione e il Consiglio regionale eccepiscono in primo luogo l'inammissibilità, in quanto generiche e indeterminate, di tutte le questioni sollevate, poiché con esse sarebbe chiesta l'eliminazione di un inesistente carattere retroattivo della legge, con correlativa impossibilità di «esercizio del diritto di difesa»; che, in via subordinata, la Regione e il Consiglio regionale eccepiscono l'irrilevanza delle questioni sollevate sull'art. 2 della legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014; che, infatti, il provvedimento contestato nei giudizi a quibus sarebbe «un atto di rideterminazione dell'assegno vitalizio mediante applicazione del limite al cumulo in applicazione dell'art. 3, non mediante la riduzione dell'assegno vitalizio in applicazione dell'art. 2, che è assorbita dalla prima operazione»; che, pertanto, l'applicazione dell'art. 2 «non potrebbe ipotizzarsi che a seguito del venir meno, per qualunque ragione, dell'art. 3: sicché si tratterebbe in ogni caso di vicenda successiva, della quale mancano ad oggi le premesse di fatto e di diritto»; che la Regione e il Consiglio regionale eccepiscono altresì l'inammissibilità della censura sollevata con riferimento all'art. 117 Cost., poiché il remittente non avrebbe chiarito quale sarebbe la competenza statale invasa dalla legge regionale; che, sempre in via preliminare, la Regione e il Consiglio regionale espongono che l'evocazione dell'art. 117, primo comma, Cost., non costituirebbe una vera e propria censura, trattandosi, infatti, di una «violazione meramente "accennata" dal giudice a quo e non formalizzata in una specifica domanda rivolta a codesta Corte»; che, nel merito, la questione sollevata con riferimento agli artt. 2, 3 e 97 Cost. sarebbe infondata, poiché dai principi dell'affidamento e della certezza e stabilità dei rapporti giuridici, «radicati nell'art. 2 e nell'art. 97, secondo comma, Cost.», non deriverebbe alcuna «pretesa alla immutabilità della disciplina legislativa dei rapporti intersoggettivi di durata»; che il principio di ragionevolezza, evocato a sostegno del divieto di regolazione retroattiva, non sarebbe pertinente, poiché nel presente caso non vi sarebbe applicazione retroattiva di norme; che, quand'anche la censura fosse diretta a evidenziare l'irragionevolezza delle disposizioni impugnate poiché volte a prevedere un trattamento peggiorativo su trattamenti di durata, essa sarebbe infondata in quanto la giurisprudenza costituzionale avrebbe costantemente affermato l'inesistenza di un principio di affidamento sulla immutabilità dei medesimi trattamenti, ammettendo la possibilità per il legislatore di modificarli in senso sfavorevole, anche se di natura pensionistica; che, in ogni caso, l'affidamento legittimo del beneficiario del vitalizio «sarebbe comunque limitato alla conservazione di una prestazione ragionevolmente correlata alla sua contribuzione», mentre nei casi dei giudizi a quibus gli assegni vitalizi in godimento resterebbero sovrabbondanti rispetto alla contribuzione, visto che montanti contributivi come quelli versati dagli ex consiglieri regionali, secondo le regole comuni, non potrebbero mai dare seguito ad assegni di importo tanto alto, né l'affidamento potrebbe «estendersi al godimento illimitato di un trattamento privilegiato, di entità "premiale", che è finanziato in massima parte con risorse pubbliche sempre più scarse»; che la discrezionalità del legislatore sarebbe in questo ambito particolarmente estesa, anche alla luce della non assimilabilità dei vitalizi ai trattamenti pensionistici; che, in ogni caso, sussisterebbe a fondamento della scelta legislativa la necessità di conseguire indefettibili esigenze di bilancio e di equità sociale che «rappresentano imperativi costituzionalmente rilevanti», a prescindere dalla situazione finanziaria del bilancio del Consiglio regionale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol; che, con particolare riferimento all'art. 3 della legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014, l'assenza di irragionevolezza si desumerebbe sia dal fatto che tale disposizione si pone in continuità con altre previsioni di legge adottate in passato dalla Regione per porre limiti al cumulo del vitalizio regionale con altri vitalizi pubblici (viene evocato l'art. 4, comma 11, della legge della Regione autonoma Trentino-Alto Adige 26 febbraio 1995, n. 2, recante «Interventi in materia di indennità e previdenza ai consiglieri della Regione autonoma Trentino-Alto Adige»), sia dal fatto che, «a fronte di erogazioni della medesima natura non sussist[o]no ragioni per destinare ulteriori risorse pubbliche alla stessa finalità, essendo tali finalità già integralmente soddisfatte dagli altri assegni vitalizi»; che il tetto massimo mensile fissato dal legislatore regionale in euro 9.000 lordi garantirebbe in ogni caso «una indennità idonea a compensare lo svolgimento di ogni servizio onorario prestato» e soddisferebbe «qualunque forma di esigenza latamente previdenziale»; che, con atti depositati il 23 ottobre 2018, si sono costituiti nel giudizio di costituzionalità E. G., I. D., H. F. e S. B., tutte parti attrici nei processi a quibus;