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per quale ragione, comunque, non venga fornito anche il dato numerico disaggregato delle diagnosi positive al COVID-19 dei due diversi insiemi, ossia quello in relazione al numero assoluto della popolazione non vaccinata e quello in relazione al numero assoluto della popolazione vaccinata; se nel numero attuale della popolazione italiana non vaccinata siano inclusi o meno coloro che, in assenza del vaccino, hanno contratto e superato il virus e non sono ancora usciti dallo spazio temporale previsto per accedere alla somministrazione del vaccino dopo la guarigione, nonché coloro che sono vaccinati, ma hanno contratto il COVID-19 entro i 14 giorni dalla somministrazione. Atto n. 4-06314 LANNUTTI ANGRISANI CROATTI ORTIS MANTERO ABATE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 4 novembre 2021 è stato varato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge per la tutela della "concorrenza", ora in corso di esame in Parlamento. Se approvato nell'attuale versione l'intervento normativo renderà quasi impossibile mantenere in mano pubblica la gestione del servizio idrico integrato; la norma, di fatto, punta a rendere residuale la forma di gestione " in house providing ", ossia l'autoproduzione del servizio, compresa la vera e propria gestione pubblica, per cui gli enti locali che opteranno per tale scelta dovranno "giustificare" (letteralmente) il mancato ricorso al mercato (lettera f) dell'art. 6). Al contrario, la scelta dell'opzione della cessione ai privati del servizio non dovrà essere oggetto di alcuna giustificazione e procederà spedita. La scelta dovrà essere sottoposta anche al giudizio dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, oltre a prevedere sistemi di monitoraggio dei costi (lettera h) ). Peraltro il monitoraggio, su un elemento come quello dei costi del servizio che vengono scaricati sui cittadini, non viene previsto in caso di affidamento ai privati. Come una vessazione definitiva degli enti locali interessati a mantenere in mano pubblica il servizio arriva la lettera i) dell'articolo 6, in cui si prevede l'obbligo di revisione periodica delle giustificazioni alla base dell'affidamento in autoproduzione del servizio: un vero e proprio percorso ad ostacoli che non vale per i privati che avranno mano libera nei confronti dei cittadini. La lettera q) prevede la delega al Governo per intervenire addirittura anche sul regime stesso di proprietà delle reti, aprendo la strada alla cessione non solo della gestione, ma anche della proprietà dei beni materiali, come mezzi, tubi, impianti eccetera per ottenere, testualmente, "un'adeguata valorizzazione della proprietà pubblica". In questi decenni la "valorizzazione" ha sancito la svendita del patrimonio dei cittadini. Infine, alla lettera d) si prevedono incentivi per favorire le aggregazioni indicando così chiaramente che il modello prescelto è quello delle grandi società multiservizi quotate in borsa che diventeranno i soggetti monopolisti praticamente a tempo indefinito. Tutto ciò in perfetta continuità con quanto previsto dal piano nazionale di ripresa e resilienza; considerato che: come evidenziato anche dal forum italiano dei movimenti per l'acqua, la logica che muove l'intero disegno di legge, oltremodo evidenziata nell'art. 6, è quella di chiudere il cerchio sul definitivo affidamento al mercato dei servizi pubblici essenziali: un provvedimento che si ritiene ispirato da un'evidente ideologia neoliberista, in cui la supremazia del mercato diviene dogma inconfutabile, nonostante la realtà dei fatti dimostri il fallimento della gestione privatistica, soprattutto nel servizio idrico: aumento delle tariffe, investimenti insufficienti, aumento delle perdite delle reti, aumento dei consumi e dei prelievi, carenza di depurazione, diminuzione dell'occupazione, diminuzione della qualità del servizio; con il combinato disposto di PNRR, disegno di legge "concorrenza" e decreto "semplificazioni" (con i poteri sostitutivi dello Stato previsti) questo Governo potrebbe mettere una pietra tombale sull'esito referendario del 12 giugno 2011, quando 26 milioni di italiani si recarono alle urne per chiedere senza mezzi termini che l'acqua restasse un bene di natura esclusivamente pubblica e che da essa non si traesse profitto. Chiudendo così, ad avviso dell'interrogante, una partita che proprio l'attuale Presidente del Consiglio ha iniziato a giocare 10 anni fa: il 5 agosto 2011, infatti, l'allora governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, insieme al presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet, scrisse una lettera all'allora Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi in cui indicava come necessarie e ineludibili "privatizzazioni su larga scala" in particolare della "fornitura di servizi pubblici locali", una missiva che rappresentava uno schiaffo ai 26 milioni di votanti al referendum . Adesso si è riproposto in maniera esplicita e chiara quella stessa ricetta mediante il disegno di legge "concorrenza"; secondo il documento di 16 pagine di JP Morgan del 28 maggio 2013, per colpa delle "idee socialiste insite nelle costituzioni" non si riescono ad applicare le necessarie misure di austerity : "I sistemi politici e costituzionali del sud presentano esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna) e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)"; i comitati, le associazioni e i forum per l'acqua pubblica nelle ultime settimane si sono mobilitati, manifestando anche in diverse città italiane, per la difesa appunto dell'acqua, dei beni comuni e dei diritti associati e della volontà popolare e per ottenere il ritiro da questo provvedimento dei famigerati intendimenti in esso contenuti, si chiede di sapere: se si ritenga opportuno promuovere la modifica dell'articolo 6 del disegno di legge concorrenza sui servizi pubblici locali, che rappresenta una violazione del vincolo referendario del 2011; se, visto il fallimento della gestione privatistica, soprattutto nel servizio idrico, rappresentato dagli inconfutabili aumenti delle tariffe, dagli investimenti insufficienti, dall'aumento delle perdite delle reti, dall'aumento dei consumi e dei prelievi, dalla carenza di depurazione, dalla diminuzione dell'occupazione, dalla diminuzione della qualità del servizio, non sia il caso di attuare finalmente l'esito del quesito referendario del 2011; quali misure urgenti si intenda promuovere per evitare di dar seguito agli indirizzi contenuti in quel documento di JP Morgan, perfezionando il trasferimento di beni pubblici essenziali, come nel caso di specie, ai voraci prenditori, adusi a pubblicizzare le perdite addossate allo Stato e privatizzare i profitti. Atto n. 4-06315 DE PETRIS Al Ministro della giustizia Premesso che: