[resaula]

a giugno 2016, Stocco inoltrò richiesta formale di studio, richiesta assentita in luglio dal segretario regionale del Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC) Calabria, ma formalmente resa attiva solo a dicembre 2016 (e valida prima un mese, poi un altro mese, poi un anno), cioè dopo che l'archeologo aveva atteso alla relazione finale dello scavo, composto il pacchetto della documentazione allegata, steso la bozza di indice per la pubblicazione e la lista dei componenti della squadra di studio, di alto profilo, parte dei quali indicati dalla Verbicaro; Stocco poté dunque accedere al magazzino dei reperti solo a gennaio 2017 e per molti mesi il gruppo di studio fu impegnato a titolo gratuito, ma con l'onere pieno della responsabilità penale e legale di quanto avveniva, per provvedere al lavaggio dei reperti, alla catalogazione e al riordino dei materiali, nonostante che durante i mesi di scavo persone espressamente indicate dalla funzionaria della SABAP fossero state retribuite dalla ditta per svolgere quei compiti. Inizialmente, inoltre, il gruppo fu incaricato di procedere all'individuazione, al lavaggio e alla ricomposizione di 100 reperti, al fine di consegnarli a un catalogatore esterno nominato e pagato dalla Soprintendenza; solo a maggio 2017 fu espressamente detto allo Stocco, per la prima volta, che la pubblicazione sarebbe stata autorizzata quando, chiuso lo studio e consegnata tutta la documentazione, la SABAP avesse avuto modo di valutare la qualità del lavoro prodotto e, poco tempo dopo, definiti inutili dalla Verbicaro il lavaggio e le stime quantitative dei reperti già effettuati, Stocco e i suoi furono sollecitati a sbrigarsi, perché altri avevano inoltrato richiesta di studio. Inoltre la SABAP avrebbe cercato e creato in almeno due occasioni, in quei mesi, motivi per sostenere l'inaffidabilità e l'inadeguatezza professionale del dottor Stocco, mirando a estrometterlo da ogni ulteriore attività su Gianmartino e dunque a liberarsi, con lui, di tutto il suo gruppo. Al professionista è stata dunque preclusa ogni collaborazione lavorativa e la sua damnatio memoriae, da parte della SABAP, è stata sollecitamente comunicata e imitata in tutti gli ambienti scientifici; la concessione della proroga dell'autorizzazione al lavoro sui reperti, assentita fino a settembre 2018, è costata allo Stocco serrati scambi di PEC con la Soprintendenza e l'assistenza di un ufficio legale; né la SABAP ha desistito dall'azione intimidatoria nei suoi confronti, mentre lo stesso, sempre gratuitamente e coinvolgendo professionalità di altissimo livello del mondo accademico nazionale, proseguiva faticosamente lo studio del contesto e segnalava il degrado di alcune delle strutture in situ , così come di molti reperti depositati in magazzino (intonaci e metalli in primis ); con un, a parere degli interroganti vergognoso, ultimatum telefonico, inoltre, si fece intendere allo Stocco dalla Direzione scientifica che gli sarebbe stata autorizzata la pubblicazione solo se avesse lasciato l'edizione dei capitelli ad un ex funzionario di zona, in pensione, quale riconoscimento del lavoro da lui svolto su Tiriolo. Lavoro che, considerato il ruolo e le somme spese, non appare particolarmente meritorio; a maggio 2019 avveniva la consegna, a mano e subito dopo via e-mail , al Sindaco di Tiriolo, al direttore del Museo archeologico, al soprintendente dottor M. Pagano e al nuovo funzionario di zona, dottoressa S. Morsiani, di una più che esaustiva relazione finale, comprensiva delle schede-tipo utilizzate per la raccolta di tutti i dati e della redazione di sintesi delle ipotesi interpretative. Ciò nonostante, a fine luglio 2019 il soprintendente, con atteggiamento opposto a quello tenuto all'atto della consegna, ha intimato allo Stocco, via PEC, di inviare entro 60 giorni tutta la documentazione prodotta, rilevando l'inadeguatezza di quanto contenuto nella relazione offerta. In aggiunta, la nota del Pagano minacciava che, in caso di mancata consegna, sarebbe stato accordato il permesso di studio ad altri consulenti indicati della Soprintendenza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che, ove l'onere della manutenzione di un sito archeologico spetti al Comune, la Soprintendenza non possa arrogarsi il potere di stabilire chi e quando, oltre che come, debba eseguire detta manutenzione; se reputi che quando, come a Tiriolo, una Soprintendenza disattenda per decenni al compito di rendere adeguatamente noti i risultati delle sue ricerche, non possa poi rivalersi (minacciando, per ritorsione, di passare ad altri il permesso di studio) su un gruppo spontaneo, qualificato ed autofinanziato di professionisti che, per la prima volta, adempiono a quest'obbligo; se non valuti che i depositi archeologici dovrebbero essere un luogo aperto a tanti occhi e al confronto tra gli studiosi, purché paritario, equo e onesto; se, infine, non ritenga che la vicenda Gianmartino, esemplare nella sua negatività, possa essere l'occasione per introdurre norme finalizzate a scardinare finalmente una logica perversa, che si annida in seno alla gestione dell'archeologia pubblica italiana: quella per cui il disegno tecnico della ceramica, le analisi degli impasti, le schede descrittive dei reperti, le analisi autoptiche sulle malte e i rilievi metrici sulle strutture non sono considerati prodotto originale dell'intelletto, dunque proprietà di chi li produce, persino quando lo fa a titolo volontario per assicurare la pubblica fruizione dei dati e dunque la promozione del sito. Atto n. 4-02362 IANNONE Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il 21 ottobre 2019 sono stati vissuti momenti di drammatica tensione al pronto soccorso dell'ospedale "Santa Maria dell'Olmo" di Cava de' Tirreni per una lite degenerata con due feriti da arma da fuoco, scatenatasi dopo il diniego del medico di guardia di ricovero di un 80enne cavese; i protagonisti sono due infermieri, padre e figlio, uno in servizio presso il "Ruggi d'Aragona" e l'altro al 118 che, nel pomeriggio, hanno accompagnato l'anziano parente al pronto soccorso dell'ospedale; i due hanno tentato di scavalcare la fila, cercando di convincere il medico di turno che, però, ha rifiutato: è da qui che è nato un diverbio che, con il passare dei minuti, ha assunto toni sempre più accesi fino a degenerare con l'arrivo del padre del medico, presumibilmente avvisato dall'interessato; un arrivo dal quale è scaturito un nuovo alterco culminato con l'estrazione, da parte del genitore del dottore di turno, di una pistola, puntata direttamente verso le gambe del figlio dell'ottantenne recatosi al pronto soccorso: è stato esploso un colpo che ha ferito l'uomo; in difesa del padre gambizzato è intervenuto il figlio, nipote dell'anziano, che si è scagliato contro il responsabile del gesto: è partita una nuova colluttazione nel corso della quale è stato esploso un secondo colpo che, stavolta, ha raggiunto a un fianco proprio il papà del medico; i due feriti sono stati soccorsi e operati per estrarre i due proiettili, si chiede di sapere: