[ddlpres]

L'obiettivo è infatti di depositare lo strumento di ratifica presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York in occasione del UN Treaty Event (24-26 settembre 2013), come avvenne per la Convenzione sulle Munizioni Cluster, consentendo all'Italia di essere tra i 50 paesi che attraverso la propria legge di ratifica contribuisce all'entrata in vigore di questo storico Trattato. Già dal Preambolo emerge la particolare vocazione del Trattato, che intende porsi alla confluenza tra le agende internazionali della pace e sicurezza, della legalità, dei diritti umani e dello sviluppo. Il Preambolo richiama innanzitutto l'articolo 26 della Carta delle Nazioni Unite, relativo alla promozione dello stabilimento e del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, con il minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti. Nel Preambolo, è inoltre riconosciuto che il commercio illecito e non regolato di armi convenzionali ha conseguenze dirette non solo sul piano umanitario, ma anche sociale, economico e di sicurezza. I principi contenuti nell'ATT tengono conto del fatto che le aree in conflitto sono quelle in cui i diritti umani subiscono le più gravi violazioni, prevenire le quali è però possibile solo con un'efficace opera di contrasto del traffico illecito di armi. Un approccio che per altro si ritrova anche nella nostra partecipazione alle missioni di pace, dove la dimensione militare è strettamente connessa alle componenti della cooperazione e agli strumenti di stabilizzazione di natura civile. Il Trattato recepisce la nostra tradizionale linea a tutela delle donne e dei minori, obiettivi più vulnerabili nei teatri di guerra, riconoscendo l'esigenza di un sostegno alla riabilitazione e all'inclusione economica e sociale delle vittime dei conflitti armati. Un'apposita sezione è poi dedicata a identificare alcuni principi connessi al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, contemplati dalla Carta delle Nazioni Unite, tra cui: il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva degli Stati, ai sensi dell'articolo 51 della Carta ONU; l'obbligo di risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici, in modo che la pace, la sicurezza internazionale e la giustizia, non siano messe in pericolo (articolo 23 della Carta ONU); l'obbligo per gli Stati di astenersi nelle relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite (articolo 24 della Carta). Nel riconoscere la responsabilità di tutti gli Stati di regolare efficacemente il commercio internazionale delle armi convenzionali, il Trattato riafferma il rispetto degli interessi legittimi degli Stati di acquistare armi convenzionali per esercitare il loro diritto di autotutela e per le operazioni di mantenimento della pace («peacekeeping operations»), di produrre, esportare, importare e trasferire armi convenzionali. Il Preambolo riconosce inoltre il diritto sovrano degli Stati a regolamentare i trasferimenti interni di armi e fa salva la possibilità di adozione da parte degli Stati parte di misure più restrittive rispetto a quelle fissate nello stesso ATT. Quest'ultima previsione si ritiene di particolare importanza, alla luce del processo di adattamento della legge n. 185 del 1990, inerente le movimentazioni di materiali di armamento, alla Direttiva europea n. 43 del 2009: la legge n. 185 del 1990 si conferma infatti, a più di venti anni dalla sua adozione, una delle normative più stringenti in materia a livello europeo e internazionale. Il Trattato si applica a 8 categorie di armamenti: le sette previste dal Registro per le Armi Convenzionali delle Nazioni Unite ( Battle tanks, Armoured combat vehicles, Large-calibre artillery systems, Combat aircraft, Attack helicopters, Warships, Missiles and missile launchers ) , più le Small Arms and Light Weapons (Art. 21 «Scope» ). Le munizioni non sono incluse come categoria a sé stante, ma l'articolo 3 prevede che ciascuno Stato firmatario stabilisca un sistema nazionale di controllo per disciplinarne l'esportazione in relazione alle categorie di armi regolate dal Trattato. L'ATT si applica anche all'esportazioni delle parti e componenti (articolo 4) nella misura in cui queste possano consentire l'assemblaggio di armi ricomprese nella categorie sopra citate. In considerazione delle finalità del Trattato, pensato quale strumento di contrasto al traffico illecito di armamenti convenzionali, sono escluse dal suo ambito di applicazione le armi sportive e da caccia. La più significativa innovazione introdotta dal Trattato è la cosiddetta « golden rule »: si tratta della previsione, all'articolo 6, dell'automatico diniego al trasferimento nel caso in cui esso: -- violi gli obblighi dello Stato parte del Trattato derivanti da Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e in particolare embarghi sulle armi (articolo 61); -- sia in contrasto con gli obblighi internazionali cui lo Stato è vincolato, e in particolare quelli relativi al contrasto di traffici illeciti di armi convenzionali (articolo 62); -- se in fase di valutazione della richiesta di autorizzazione al trasferimento vi sia conoscenza che i materiali potrebbero essere utilizzati per commettere crimini internazionali (63). L'articolo 7 prevede inoltre che le autorità nazionali competenti per l'autorizzazione delle esportazioni tengano in considerazione una serie di fattori per valutare il potenziale impatto di ogni trasferimento di armamenti, quali il potenziale rischio che il trasferimento contribuisca a mettere in pericolo la pace e la sicurezza o che le armi possano essere usate per commettere o facilitare gravi violazioni di diritto internazionale umanitario o diritti umani, ovvero la commissione di atti di terrorismo o di criminalità organizzata quali definiti da convenzioni internazionali di cui lo Stato esportatore è parte. L'ATT introduce, all'articolo 13, un importante posso avanti sul fronte della trasparenza prevedendo che, a un anno dalla sua entrata in vigore, ogni Stato parte fornisca alle Nazioni Unite un rapporto iniziale sulle misure intraprese per l'attuazione del Trattato stesso (leggi, liste nazionali di controllo, discipline amministrative); tale rapporto andrà aggiornato a seguito di eventuali modifiche alla normativa nazionale in vigore. Entro il 31 maggio di ogni anno, inoltre, ogni Stato parte trasmetterà all'ONU un rapporto sulle esportazioni e importazioni delle categorie di armi convenzionali coperte dal Trattato nell'anno precedente. Alla luce del quadro disomogeneo degli standards giuridici di regolamentazione del commercio di armi, caratterizzato in molti Paesi dall'assenza di normative nazionali di controllo delle esportazioni e delle importazioni di materiali di armamento o dalla mancanza di un'efficace autorità attuativa, fra gli obiettivi perseguiti dall'articolo 13 vi è quello di promuovere l'adozione di normative nazionali che consentano un commercio internazionale di armi conforme al Trattato. Quanto al presente disegno di legge, esso all'articolo 1 autorizza la ratifica al Trattato sul commercio delle armi adottato a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013, di seguito denominato Trattato.