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'questo deve essere l'atteggiamento perché con loro devi lavorare in maniera tribale, come lavorano loro, tu devi fare il maschio dominante, è quello il concetto, io con loro sono il maschio dominante...è così...io sono il maschio dominante! Ed alla fine non cambia (...) che sono il datore di lavoro, perché se loro capiscono che tu hai gli stessi metodi che son quelli che funzionano (...) posso scrivere un libro, non è che li ho inventati io e sono orgoglioso, sono più orgoglioso di avere inventato Straberry che avere questi metodi coercitivi, chiamiamoli così, nei loro confronti! Ma sono i metodi con i quali bisogna lavorare'"; e poi ancora, in un'altra intercettazione: "il concetto da dirgli è proprio questo, se troviamo una fragola fatta male (...) non è che c'è il perdono, non so se mi spiego". L'obiettivo era quello di fare in modo che tutti sentissero i rimproveri e le minacce e ne avessero timore: 'appena c'è uno che sbaglia mandalo subito a casa, così lo vedono gli altri, capito? (...) se qualcuno dice 'no sette e mezza no sette e mezza no' ok 'tu vai da CAPO subito! ' Non lo fare parlare, perché se lui inizia parlare anche altri sentono, se loro vedono che tu lo mandi subito da capo, gli altri hanno paura di andare da capo dopo! hai capito? '"; fra gli atti prodotti dalle indagini della Guardia di finanza si trovano anche delle testimonianze di alcuni lavoratori: "Non c'era nessun tipo di rispetto nei miei confronti e nei confronti dei miei colleghi. Il Capo Grasso ed Enrico erano molto offensivi, sempre, usavano parole come (...) negro, (...), animali. Queste sono le parole che io mi ricordo anche perché spesso non riuscivo a capire tutto quello che dicevano. Ho spesso pensato che si rivolgessero a me in quel modo in quanto io sono nero, spesso dicevano la parola negro. Capo Grasso insultava spesso, molto più di Enrico. Loro comunque offendevano sempre tutti gli africani"; continuano le testimonianze che descrivono il terrore subito dai lavoratori: "Erano circa le 14:30 ed io non avevo ancora finito, avevo completato due file e mezzo, ed ho chiesto ad Enrico di poter fare la pausa in quanto le 14 erano passate già da un pezzo e avevo bisogno di bere e di mangiare qualcosa. Infatti era dalle otto che stavo lavorando ininterrottamente. Enrico mi ha risposto che dovevo rimanere almeno fino alle 15 per finire la fila che stavo facendo. Poiché avevo davvero molta sete ho chiesto di lasciarmi fermare lo stesso e che sarei tornato a lavorare mentre gli altri facevano la loro pausa ma Enrico mi ha detto di no e quindi, avendo davvero molta sete, ho deciso di fermarmi lo stesso. Enrico però ha insistito dicendomi che se andavo in pausa il Grande Capo mi avrebbe cancellato il contratto perché lui gli avrebbe detto che io lavoravo piano". Cosa che effettivamente si verifica: "Sono andato a bere al rubinetto e sono tornato immediatamente a lavorare, sono stato via circa 15/20 minuti, perché il luogo dove stavamo lavorando era distante circa 10 minuti per andare e tornare, ma quando sono arrivato Enrico mi ha detto 'Abdul il Grande Capo ti vuole in ufficio'. Io gli ho chiesto per favore di farmi continuare a lavorare ma Enrico mi ha detto di andare in ufficio. (...) La sera mi ha mandato un messaggio e mi ha detto che il Capo gli aveva detto che non c'era lavoro per me il giorno dopo. Da quel giorno fino al 24 di giugno non mi hanno più chiamato per andare a lavorare"; la paga oraria dei lavoratori si aggira intorno ai 4,5 euro orari per 9 ore al giorno, anche se risultavano solamente 6 ore e 30 minuti giornalieri di lavoro, quindi al di sotto dei contratti nazionali; considerato che a parere dell'interrogante simili deplorevoli episodi risultano molto gravi e meritano un'ulteriore verifica su tutto il territorio lombardo, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano avviare un'accurata indagine per verificare se il fenomeno del caporalato sia radicato anche in Lombardia e, eventualmente, quali azioni intendano intraprendere per debellarlo. Atto n. 4-04005 AIMI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: da diverse settimane alcuni residenti delle zone intorno alla stazione di Parma lamentano di non riuscire a dormire a causa del rumore provocato da almeno due treni che sostano sui binari della stazione e i cui impianti di condizionamento restano accesi per tutta la notte; la situazione è diventata oggettivamente insostenibile. Peraltro, alcuni residenti, in completa autonomia, hanno deciso di misurare con un fonometro l'entità dell'impatto acustico, registrando un'intensità di 86 decibel nelle vicinanze della stazione e di 67 decibel da una finestra di un'abitazione poco lontano. I treni in questione comincerebbero a generare rumore a partire dalle ore 23; nella zona intorno alla stazione insistono circa 300 unità abitative: le persone coinvolte dai disagi potrebbero essere dunque circa 700; i residenti hanno chiesto ad ARPA Emilia-Romagna una verifica, al fine di controllare i valori rilevati in autonomia. Intanto, sembra che Trenitalia abbia smentito l'esistenza di tali disagi e abbia confermato che non vi sono criticità rilevanti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se risultino segnalazioni inviate a RFI e a Trenitalia in merito alle criticità e di quali elementi conoscitivi si disponga rispetto alla vicenda; se siano stati adottati o si intenda adottare provvedimenti di competenza al fine di risolvere la grave problematica inerente all'inquinamento acustico che da tempo colpisce i residenti della zona della stazione di Parma. Atto n. 4-04006 AUGUSSORI CALDEROLI Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 22 febbraio 2017 il giudice del tribunale ordinario di Milano, Martina Flamini, ha emesso un'ordinanza con cui condannava la Lega Nord, sezione di Saronno, la Lega Nord-Lega lombarda e la Lega Nord federale al pagamento della somma, in solido fra loro, di 10.000 euro, oltre spese legali, per aver utilizzato l'espressione "clandestini" all'interno di manifesti, affissi nell'aprile 2016 a Saronno, "per il carattere discriminatorio e denigratorio"; tale ricorso è stato promosso dall'Associazione degli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI), con la quale il giudice Flamini è da tempo in stretto contatto, avendo partecipato a numerosi convegni su temi attinenti al diritto della protezione internazionale, in particolare nelle date del 21 febbraio e del 18 marzo 2014, del 13 marzo e del 25 novembre 2015, del 7 marzo e del 13 settembre 2016; partecipare, in qualità di relatrice, con continuità, a numerosi convegni organizzati dall'associazione ricorrente pone forti dubbi circa la terzietà del giudice a motivo del potenziale "conflitto di interessi" cui porre rimedio promuovendo l'istanza di astensione, ai sensi dell'articolo 51 del codice di procedura civile; a seguito dell'interrogazione a risposta immediata 3-02838, presentata alla Camera dei deputati dall'on.