[pronunce]

che, come la Corte costituzionale ha affermato (sentenze n. 224 del 2005 e n. 232 del 2001), l'inviolabilità del diritto all'unità familiare può essere invocato tutte le volte in cui il ricongiungimento riguarda lo straniero ed il coniuge e i figli minori, ma non laddove il ricongiungimento interessi figli maggiorenni e genitori, non essendo irragionevole la scelta del legislatore di limitarlo alle sole ipotesi in cui i figli maggiorenni a carico non possono, per ragioni oggettive, provvedere al proprio sostentamento a causa della loro invalidità totale. Considerato che il Tribunale di Genova, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, 29 e 30 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 19 e 29, comma 1, lettera b-bis), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nella parte in cui, nel disciplinare rispettivamente i divieti di espulsione dello straniero e i casi di ricongiungimento familiare, non prendono in considerazione la posizione dei giovani adulti, titolari del diritto all'unità familiare che, «per ragioni oggettive», vivano a carico dei parenti a loro volta titolari di permesso di soggiorno; che, secondo il rimettente, le norme impugnate sarebbero lesive del diritto all'unità familiare di cui dovrebbe godere anche lo straniero che, seppur maggiorenne, «per ragioni oggettive» si trovi ancora a carico dei propri familiari; che, quanto alla censura relativa all'art. 19 del d.l.gs. n. 286 del 1998, a prescindere dall'impossibilità di invocare il diritto all'unità familiare in tutti i casi di ricongiungimento tra genitori e figli maggiorenni (sentenza n. 224 del 2005) , il giudice a quo nella propria ordinanza si è limitato ad affermare in modo apodittico l'impossibilità per il ricorrente di svolgere attività lavorativa a causa di «ragioni oggettive», cosa che, rendendolo dipendente dal proprio nucleo familiare, giustificherebbe l'estensione in suo favore del divieto di espulsione; che, dalla prospettazione così fornita dal giudice a quo, risulta impossibile ogni valutazione della effettiva rilevanza della questione di costituzionalità, non essendo a tal uopo sufficiente affermare che le richiamate «ragioni oggettive» discendono dal fatto che il ricorrente si trova irregolarmente sul territorio dello Stato; che, quanto alla questione relativa all'art. 29, comma 1, lettera b-bis), del d.lgs. n. 286 del 1998, è sufficiente osservare che il rimettente, in quanto chiamato a giudicare della legittimità dell'impugnato decreto di espulsione, non deve fare applicazione della norma che attiene al procedimento relativo al ricongiungimento familiare; che, difettando, con riferimento ad entrambe le questioni, il requisito della rilevanza, le stesse vanno dichiarate manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 19 e 29, comma 1, lettera b-bis), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, 29 e 30 della Costituzione, dal Tribunale di Genova, in composizione monocratica, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 aprile 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Maria Rita SAULLE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 aprile 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA