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Se tutto si esaurisse qui, forse tutta questa discussione non ci sarebbe. Tuttavia, dei dieci articoli di cui è composto, alcuni - e mi riferisco in modo particolare agli articoli 1, 4 e 7 - hanno innescato inevitabilmente un dibattito inesauribile per il semplice fatto che, se da una parte sono concepiti per difendere la libertà di alcuni, dall'altra vanno a invadere e a intaccare la libertà di altri e questo non può essere tollerato né tantomeno concesso. Su alcuni contenuti del testo si è scomodata anche la Santa Sede, dichiarando che questi vanno a ridurre la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3, dell'accordo di revisione del concordato, che assicurano alla Chiesa libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale dall'altra garantiscono ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. È quindi chiaro come non solo la Chiesa in senso stretto si troverebbe con una serie di libertà ridotte, ma anche molti cittadini sarebbero doppiamente vessati, in quanto vedrebbero contraddetto anche ciò che prevede la nostra Costituzione all'articolo 21, cioè che tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Anche per questo sul disegno di legge in discussione, che già a partire dalle definizioni recate dall'articolo 1 contiene molte ambiguità e lascia spazio a dubbi interpretativi, la Lega sta ripetutamente chiedendo un atto di mediazione che, in quanto maggioranza di un Governo di unità nazionale, i cittadini vorrebbero vedere da noi, se non altro a dimostrazione di una certa maturità e responsabilità, in ragione del fatto che forse in quest'Aula sarebbe più opportuno discutere di lavoro, di progetti del PNRR e non di argomenti divisivi che prolungano i tempi di discussione. Inoltre, signor Presidente, mi consenta di dire che, a ben vedere, questo disegno di legge non è altro che il fallimento della nostra struttura sociale, che non sa trasmettere quei valori di rispetto reciproco che dovrebbero essere alla base della nostra convivenza civile e dovrebbero essere trasmessi come da padre in figlio si trasmette il DNA. Ogni legge sancisce un fallimento e questo è chiaro dall'inizio dei tempi; se però una legge non si limita ad arginare e a punire qualcosa, ma arriva addirittura ad ostacolare e invadere la libertà di espressione degli altri, allora significa che è una cattiva legge e questo non può essere tollerato, né tantomeno concesso. (Applausi) . Signor Presidente, mi lasci dire che, come mamma, non vorrei che il presente disegno di legge, se non si lascerà spazio a una mediazione, fosse inteso da qualcuno come opportunità per istigare in maniera autorizzata all'omosessualità o al transgenere. Questo mio timore, insieme a quello che possa diventare un business, nasce dal fatto che sono ben consapevole di quanto sia insito in ognuno di noi il tentativo di convincere gli altri che le nostre idee e il nostro fare siano giusti, per avere non solo un alleato, ma anche qualcuno con cui condividere la stessa esperienza, e non c'è nulla di più facile che cercare di farlo con soggetti facilmente condizionabili, come spesso sono i bambini e gli adolescenti. Ecco perché mi spaventa l'idea che, come già si è cercato di fare, nelle scuole possano essere introdotte linee guida che potrebbero condizionare i giovani in un momento delicato della loro crescita; un momento in cui noi, come adulti, come genitori, come mamme e come papà, abbiamo il compito di rispondere alle loro incertezze, accompagnandoli nella scoperta del loro corpo e della loro sessualità, ma senza condizionamenti e, soprattutto, senza fretta, senza giungere a conclusioni che col tempo possono rivelarsi sbagliate, ma purtroppo anche irreversibili. Questo non può essere né tollerato né tantomeno permesso sulla pelle dei bambini e dei ragazzi. Signor Presidente, questa legge, così com'è, ingabbia in categorie, ghettizzandole, persone che, in quanto tali, vanno semplicemente rispettate. Forse, però, signor Presidente, questo concetto è troppo difficile per una società in decadenza come la nostra, che ha preferito ripudiare valori come la famiglia, che sola può reggerla e che, non essendo più riconosciuta come fondamento, ha bisogno di essere sostituita da leggi come questa, che ne chiamerà altre, complicando sempre più il vivere di ognuno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, autorevoli colleghi, permettetemi di rivolgermi a voi tutti, come parlamentari, come senatori della Repubblica, senza vincolo di mandato, come dice la Costituzione, sottolineando e ricordando a tutti di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando, in quest'Aula, in questo momento, con un passaggio formale molto difficile davanti a noi, di diritti, di libertà individuali e di garanzie; stiamo parlando di dignità delle scelte personali e di difesa dei più deboli. Onorevoli colleghi, anche se non è ancora stato formalizzato, sappiamo che ci sarà un voto delicatissimo, che può bloccare l' iter di questo provvedimento. Sono molti i Paesi europei nei quali leggi come questa sono state approvate, anche da partiti di centrodestra, conservatori, perché sono in linea con l'evoluzione della nostra società e con l'esigenza di modernità, e di accompagnare con un quadro normativo consono comportamenti acquisiti. Relativamente alla volontà di interrompere il processo legislativo, dunque, oggi non stiamo parlando del merito, ma di chi, in realtà, vuole impedire che questo provvedimento diventi legge, proprio nel momento in cui il Partito Democratico, con le parole del suo segretario, apre a un confronto sul merito, dando la disponibilità a discutere degli articoli e delle parti più delicate, certamente rimanendo su un asse ben definito, quello che è stato discusso e che è il risultato dell'attività emendativa che si è svolta alla Camera. Proprio nel momento nel quale viene data quest'apertura, si chiede di interrompere e di affossare definitivamente questo provvedimento. Ho chiesto di intervenire, signor Presidente e cari colleghi, per chiedere a ognuno di voi, sinceramente, con franchezza, ma anche con determinazione, una riflessione su quanto sta accadendo. Siamo vicini al raggiungimento di un obiettivo importante, non per un partito, non per uno schieramento e neanche per alcune categorie, ma per tutta la nostra comunità nazionale. Si tratta di un obiettivo che dovrebbe essere quello di noi tutti parlamentari: avere una legge che tutela i più deboli, mette argine alla violenza e aiuta la nostra società a evolversi con rispetto e con decoro. Questa riflessione dovete farla e mi rivolgo a tutti i parlamentari di quest'Aula, anche ai componenti di quei Gruppi che chiederanno il non passaggio agli articoli. Oggi stiamo discutendo se vogliamo o no una legge che tocca questi temi. Da domani ci siederemo nuovamente, confrontandoci come abbiamo fatto alla Camera, cercando di recepire le istanze legittime da presentare, che noi, tutti insieme, decideremo se meritino di essere inserite nel disegno di legge.