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Basato su prove e dati scientifici, il documento ha dimostrato che il riscaldamento globale indotto dall'uomo ha già raggiunto un grado centigrado sopra rispetto ai livelli preindustriali e che sta crescendo, approssimativamente, di 0,2 gradi centigradi a decade. L'IPCC ha confermato che, fermandosi ad un aumento di un grado, circa il 4 per cento dei territori globali potrebbe subire dei cambiamenti radicali nell'ecosistema. Tale cifra è destinata a più che triplicare (13 per cento) nel caso di un incremento di temperatura pari a 2 gradi centigradi; la conferenza si è conclusa con l'approvazione del manuale operativo per l'attuazione dell'Accordo di Parigi, il " rulebook ", che ha stabilito, fra l'altro, l'utilizzo delle nuove linee guida nella valutazione dei gas climalteranti prodotti e la redazione da parte degli Stati membri di un inventario delle emissioni, con scadenza biennale; considerato che: con il climate change , i ghiacciai si stanno sciogliendo, provocando un innalzamento del livello del mare, che potrebbe giungere fino a 7 metri. Gli italiani non possono che essere fortemente preoccupati, immaginando gli impatti potenzialmente apocalittici e disastrosi per le regioni insulari, la Sicilia, la Sardegna, e per quelle come la Puglia che hanno sviluppato la loro economia e gli insediamenti urbani sulle coste. Tutto il Mediterraneo è a forte rischio, è già noto l'aumento della fascia di desertificazione dovuto al cambiamento climatico, che attraversa ben 10 Paesi africani, e del corridoio di siccità del sud America, e le conseguenze che ne derivano; ci saranno inoltre effetti sulle risorse idriche, sul territorio e sugli ecosistemi. Vi sono già state eccezionali gelate che hanno devastato l'agricoltura pugliese. L'innalzamento delle temperature medie e massime sommato agli squilibri meteorologici influenzeranno la geografia delle colture e delle tecniche agricole, causando l'abbandono di crescenti porzioni di territorio, divenute oramai incoltivabili; entro il 2030 è possibile prevedere in Italia un calo del 30 per cento del fabbisogno energetico legato al riscaldamento e un aumento del 72 per cento legato alla climatizzazione e alla refrigerazione; il rischio idrogeologico è destinato ad aumentare a causa del riscaldamento globale. Periodi prolungati di siccità, riducono la capacità di assorbimento del terreno, trasformando i fenomeni meteorologici più violenti in vere e proprie catastrofi naturali. Attualmente, i costi correlati al dissesto idrogeologico del territorio italiano sono stimati in circa 2,5 miliardi di euro all'anno, ma la cifra è destinata a lievitare nel corso dei prossimi decenni come anche i costi legati al contenimento degli incendi e alla messa in sicurezza dei territori; ritenuto che riuscire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e a governarne le cause non sia solo un dovere morale nei confronti delle future generazioni, ma anche una priorità strategica per l'economia nazionale italiana, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare o abbia già adottato sul piano nazionale ed internazionale per contrastare le conseguenze del riscaldamento globale; quali politiche di mitigazione finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas-serra, e politiche di adattamento, volte alla minimizzazione degli impatti derivanti dai mutamenti del clima, intenda adottare; quale tipo di strategia intenda adottare o abbia già adottato al fine di garantire la decarbonizzazione del sistema energetico nazionale, obiettivo inserito nel piano nazionale integrato energia e clima. Atto n. 3-00586 BELLANOVA MARCUCCI VALENTE CUCCA D'ALFONSO FARAONE FEDELI MAGORNO MARGIOTTA MESSINA Assuntela PITTELLA STEFANO SUDANO Al Ministro per il Sud Premesso che: il contratto di Governo Lega-M5S ha dedicato al Sud poche righe nelle quali le parti contraenti hanno deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure per il "Mezzogiorno". I primi otto mesi di Governo hanno confermato gli indirizzi contenuti nel contratto, evidenziando l'assenza di nuove iniziative e di provvedimenti dedicati al sostegno e al rilancio delle aree territoriali del Mezzogiorno. Il piano nazionale delle riforme, allegato alla Nota di aggiornamento al DEF 2018, diversamente da quanto accaduto in passato, non ha dedicato passaggi programmatici al Mezzogiorno; nella legge di bilancio per il 2019 non sono state introdotte misure specifiche per il Mezzogiorno, salvo la proroga dell'incentivo all'occupazione nel Sud Italia introdotto dal precedente Governo e l'agevolazione fiscale per i pensionati da fonte estera che trasferiscono la loro residenza nel Mezzogiorno. Al contrario su Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia graveranno consistenti tagli di spesa, resi necessari per coprire interventi onerosi come il reddito di cittadinanza, che andranno a colpire le risorse nazionali destinate ai cofinanziamenti per le politiche comunitarie (850 milioni di euro nel 2019), e il Fondo sviluppo e coesione (800 milioni di euro). A questi si aggiunge l'abrogazione del credito di imposta relativo alle deduzioni forfettarie in materia di Irap, riconosciute in favore di chi impiega lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, e la mancata proroga del credito d'imposta per investimenti in beni strumentali riconosciuto ad imprese con strutture produttive nel Mezzogiorno (300 milioni di euro); le misure relative al bonus-malus per l'acquisto di automobili nuove stanno danneggiando il comparto automotive italiano e in particolare le produzioni di automobili negli stabilimenti dislocati al Sud (in particolare gli stabilimenti di Cassino, Melfi e Pomigliano d'Arco). Le altre misure contenute nella legge di bilancio per il 2019 e negli altri provvedimenti si limitano a confermare o rimodulare interventi già adottati nella XVII Legislatura; considerato che: colmare il divario tra Nord e Sud e garantire uguali opportunità nelle diverse aree del Paese è la condizione indispensabile per una ripresa duratura dello sviluppo non solo del Mezzogiorno ma per l'intero Paese. Nel corso degli ultimi 4 anni, sono state adottate politiche che hanno configurato una strategia coerente per ricostruire e allargare la base produttiva: dagli investimenti pubblici in infrastrutture, ambiente e cultura contenuti nei patti per il Sud fino al credito d'imposta per i nuovi investimenti (4 miliardi di euro di investimenti generati nel 2017), dal sostegno all'imprenditorialità giovanile ("Resto al Sud") e innovativa, ai grandi contratti di sviluppo, dal prolungamento degli sgravi contributivi per le nuove assunzioni all'istituzione delle zone economiche speciali nelle principali realtà portuali e retroportuali, senza dimenticare gli strumenti di "Industria 4.0", potenziati per le aree del Mezzogiorno; l'adozione di tali provvedimenti ha innescato una dinamica positiva, testimoniata dal miglioramento di vari indicatori economici evidenziati dall'Istat e dall'ultimo rapporto annuale dello Svimez: in particolare è cresciuta nel Mezzogiorno la capacità degli investimenti pubblici di generare reddito e occupazione.