[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 22 della legge della Regione Calabria 26 giugno 2003, n. 8 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario, collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2003 - art. 3, comma 4, della legge regionale n. 8 del 2002), promosso dal Tribunale di Rossano, nel procedimento civile vertente tra l'ASL n. 3 di Rossano e l'Italgas s.p.a., con ordinanza del 15 febbraio 2006, iscritta al n. 239 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 29, prima serie speciale, dell'anno 2006. Udito nella camera di consiglio del 21 febbraio 2007 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Nel corso di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo - emesso il 14 ottobre 2003 per debiti di una disciolta U.S.L. nei confronti della gestione liquidatoria della stessa, in persona del direttore generale della ASL ad essa subentrata - il Tribunale di Rossano, con ordinanza del 15 febbraio 2006, ha sollevato, per contrasto con l'art. 117, terzo comma, della Costituzione (in riferimento al principio contenuto nell'art. 6, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724), questione di legittimità costituzionale dell'art. 22 della legge della Regione Calabria 26 giugno 2003, n. 8 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario, collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2003 - art. 3, comma 4, della legge regionale n. 8 del 2002). Specifica il remittente che la suddetta disposizione, nel sopprimere le gestioni liquidatorie istituite presso le aziende sanitarie della Calabria, stabilisce che le eventuali sopravvivenze attive e passive delle predette gestioni «rimangono di pertinenza delle Aziende Sanitarie competenti e, a tal fine, le disponibilità finanziarie dei predetti conti speciali sono iscritte nel conto "Accantonamento spese ex gestioni liquidatorie"», aggiungendo che la legittimazione attiva e passiva per le controversie inerenti le gestioni liquidatorie «è attribuita alle Aziende Sanitarie competenti per territorio». Conseguentemente, al momento dell'emissione del decreto ingiuntivo il soggetto destinatario dello stesso (ossia la gestione liquidatoria della disciolta USL) non era più esistente, essendo intervenuta una successione ex lege delle aziende sanitarie - e, per tramite di queste, delle Regioni - nelle posizioni di debito e credito delle soppresse USL. Respinta pertanto l'eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dall'opponente, il giudice a quo ricostruisce il quadro normativo che regola la materia. In attuazione della delega contenuta nella legge 23 ottobre 1992, n. 421, è stato emanato il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, che ha sancito la soppressione delle USL ed istituito le ASL, configurate come enti strumentali della Regione dotati di personalità giuridica pubblica e di autonomia di gestione. Successivamente, nel disciplinare i rapporti tra le ASL e le soppresse USL, la legge 23 dicembre 1994, n. 724, ha disposto all'art. 6 che in nessun caso fosse consentito alle Regioni far gravare sulle nuove ASL, né direttamente né indirettamente, i debiti ed i crediti facenti capo alle gestioni pregresse delle USL fino al 31 dicembre 1994, prevedendo contestualmente che le Regioni istituissero apposite gestioni a stralcio, individuando l'ufficio responsabile delle medesime. In seguito l'art. 2, comma 14, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, ha stabilito che, per l'accertamento della situazione debitoria delle USL e delle aziende ospedaliere al 31 dicembre 1994, le Regioni dovessero attribuire ai direttori generali delle istituite ASL le funzioni di commissario liquidatore delle soppresse USL, prevedendo altresì la trasformazione delle precedenti gestioni a stralcio in gestioni liquidatorie, con obbligo per i relativi commissari di accertare, nel termine di tre mesi, la situazione debitoria e di presentarne le risultanze ai competenti organi regionali. Il remittente evidenzia, quindi, come dal suddetto quadro normativo sia ricavabile, anche in conformità alla costante giurisprudenza di legittimità, una successione ex lege delle Regioni nei rapporti di debito e credito già facenti capo alle disciolte USL, caratterizzata da una procedura di liquidazione, con l'ulteriore conseguenza che la legittimazione sostanziale e processuale concernente i pregressi rapporti creditori e debitori delle soppresse USL spetta alle Regioni. Il Tribunale di Rossano richiama, quindi, le sentenze n. 89 del 2000 e n. 437 del 2005 di questa Corte, dalle quali si evince che il legislatore regionale può disporre il subingresso delle ASL nelle posizioni debitorie e creditorie facenti capo alle soppresse USL, ma, per evitare contrasti con l'art. 6, comma 1, della legge n. 724 del 1994 - da considerare come norma di principio, in grado di vincolare la legislazione regionale - e, di conseguenza, con l'art. 117 Cost., è tenuto a prevedere «meccanismi particolari di gestioni distinte e di contabilità separate», idonei ad evitare qualsiasi confusione tra le diverse masse patrimoniali, «così da tutelare i creditori, ma, nello stesso tempo, da escludere ogni responsabilità delle stesse aziende sanitarie in ordine ai predetti debiti delle preesistenti unità sanitarie locali». Alla luce di siffatta ricostruzione, non pare al remittente che il censurato art. 22 abbia creato un meccanismo del suddetto tipo. Infatti la disposizione, da un lato, si limita a prevedere che, per fare fronte alle passività delle gestioni liquidatorie, vengano utilizzate le disponibilità finanziarie dei conti speciali delle predette gestioni «da iscrivere in un conto accantonamento spese ex gestioni liquidatorie senza, peraltro, individuare strumenti alternativi per l'ipotesi di insufficienza dei detti conti speciali ad assicurare l'estinzione dei debiti pregressi» (comma 1) e dall'altro, nello stabilire che le somme già utilizzate per la gestione corrente concorrono all'estinzione dei debiti dell'azienda (comma 2), non precisa quali siano tali debiti, così da rendere evidente il rischio di confusione delle gestioni contabili, con conseguente ricaduta sulle ASL delle passività sorte in capo alle disciolte USL.