[pronunce]

«Se il terzo incanto ha esito negativo, il concessionario, nei dieci giorni successivi, chiede al giudice dell'esecuzione l'assegnazione dell'immobile allo Stato per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede, depositando nella cancelleria del giudice dell'esecuzione gli atti del procedimento». La disposizione, applicabile solo «se si procede per entrate tributarie dello Stato» (art. 30, comma 1, del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, recante «Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337»), è denunciata «nella parte in cui prevede che l'assegnazione allo Stato abbia luogo "per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede", anziché "per il prezzo base del terzo incanto"». Secondo i rimettenti, la disposizione denunciata contrasta con: a) gli artt. 3 e 53 della Costituzione, per «violazione dei princípi di ragionevolezza rispetto ai mezzi e allo scopo e di uguaglianza in sé, e in relazione al principio di capacità contributiva»; b) gli artt. 3 e 42 Cost., per l'«irragionevole determinazione del prezzo per l'assegnazione coattiva». 1.1. - Con riferimento agli artt. 3 e 53 Cost., i rimettenti prospettano tre distinti profili di illegittimità costituzionale. Con il primo, deducono che la disposizione denunciata víola gli evocati parametri perché l'entità della «somma per la quale si procede» - cioè del credito tributario posto a base dell'esecuzione - non costituisce un ragionevole prezzo di acquisto di un immobile, ma rappresenta una «variabile indipendente dal valore dell'immobile [...] neppure indirettamente collegata» con esso, e ciò a differenza del «prezzo ribassato che funge da base d'asta del terzo incanto». Con il secondo profilo, deducono l'irragionevolezza della disposizione perché questa, «ceteris paribus, premia l'accumulazione del debito», favorendo il contribuente che ha un debito tributario di ammontare superiore alla base d'asta del terzo incanto e sfavorendo, invece, il contribuente debitore di tributi per un ammontare complessivo inferiore a detta base, il quale, a séguito dell'assegnazione del suo immobile allo Stato, subirebbe, «oltre alla perdita dell'immobile, anche l'ulteriore falcidia rappresentata dalla differenza tra base d'asta e tributo insoluto». Con il terzo profilo, viene dedotto che la disposizione denunciata non trova giustificazione nell'adempimento dell'obbligazione tributaria e, quindi, víola il principio di capacità contributiva, imponendo al contribuente - nell'evenienza, meramente casuale, che il debito tributario sia inferiore al prezzo base del terzo incanto - di subire un sacrificio patrimoniale (in misura pari alla differenza tra la base d'asta del terzo incanto ed il debito tributario) superiore a quello commisurato all'obbligazione tributaria (e relativi accessori) e, quindi, a quello corrispondente alla sua capacità contributiva. 1.2. - Con riferimento agli artt. 3 e 42 Cost., i giudici rimettenti sollevano questioni di legittimità sotto il profilo dell'«irragionevole determinazione del prezzo per l'assegnazione coattiva», in quanto l'assegnazione dell'immobile allo Stato per un prezzo pari all'ammontare del credito tributario e, quindi, inferiore al prezzo base del terzo incanto, non rispetterebbe il principio del «serio ristoro» elaborato dalla giurisprudenza costituzionale per l'indennizzo da corrispondersi in caso di espropriazione per pubblica utilità; principio applicabile - sempre secondo i rimettenti - anche nell'ipotesi del trasferimento coattivo della proprietà privata di cui al caso di specie. 2. - I due giudizi devono essere riuniti e congiuntamente decisi, perché prospettano identiche questioni di legittimità costituzionale. 3. - Va preliminarmente rilevato che i rimettenti, nel sollevare le questioni di legittimità costituzionale, muovono da una non implausibile interpretazione della disposizione denunciata e, piú in generale, della disciplina dell'assegnazione dell'immobile allo Stato dettata dall'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973. I giudici a quibus assumono, in particolare, che: a) il giudice dell'esecuzione, in presenza dei presupposti richiesti dalla legge (cioè la deserzione del terzo incanto, nonché la richiesta del «concessionario» - oggi «agente della riscossione» - di assegnare l'immobile allo Stato per un prezzo pari al minor importo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede), non ha il potere discrezionale di non procedere all'assegnazione dell'immobile né può, quando lo Stato abbia versato il prezzo stabilito nel termine fissato dal giudice, rifiutare l'emissione del decreto di trasferimento; b) l'assegnazione prevista dall'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 ha natura "sostitutiva" della vendita forzata ed il prezzo versato dallo Stato, pari alla minor somma tra la base d'asta del terzo incanto ed il credito tributario per il quale si procede, è acquisito alla massa attiva prevista dall'art. 509 del codice di procedura civile e, a seconda dei casi, è assegnato all'agente della riscossione ovvero distribuito tra tale agente e gli eventuali concorrenti, in ragione delle rispettive cause di prelazione; c) la disposizione censurata esclude sia la corresponsione di conguagli a carico dello Stato sia l'incremento del prezzo di assegnazione nel caso di differenza tra il minore importo del credito tributario e la maggiore base d'asta del terzo incanto; d) ai fini della determinazione del prezzo di assegnazione, rileva il solo credito tributario dello Stato e non anche i diversi crediti eventualmente concorrenti al riparto ed aventi prelazione anteriore a quello erariale. Tale ricostruzione del quadro normativo effettuata dai rimettenti, come anticipato, non è implausibile ed esclude la possibilità di interpretare la disposizione denunciata in modo da superare i prospettati dubbi di legittimità costituzionale. 3.1. - Quanto al punto sub a), la non implausibilità dell'interpretazione che nega il potere discrezionale del giudice dell'esecuzione di rigettare la richiesta di assegnazione discende sia dalla lettera del comma 2 dell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 (il quale prevede, senza consentire alcuna scelta all'autorità giudiziaria, che il giudice dell'esecuzione, dietro richiesta dell'agente della riscossione, «dispone l'assegnazione»); sia dal testo del comma 3 del medesimo art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 (il quale - nel caso in cui lo Stato non abbia versato nel termine il prezzo di assegnazione del bene - attribuisce il potere di richiedere lo svolgimento di un quarto incanto esclusivamente al concessionario, ora agente della riscossione, «su indicazione dell'ufficio che ha formato il ruolo», e quindi non consente al giudice dell'esecuzione di disporre d'ufficio un nuovo incanto).