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Voglio, però, ricordare che nell'ultima legislatura la norma sulla cannabis terapeutica è stata stralciata da una legge che in realtà prevedeva la liberalizzazione dell'uso della cannabis . Soltanto l'idea di ricondurne l'uso all'esclusivo fine terapeutico permise l'approvazione della legge in Aula, altrimenti nel dibattito che ne sarebbe nato l'opposizione sarebbe stata molto forte e molto intensa. Voglio dire che noi qui ne stiamo parlando oggi non perché ci preoccupiamo degli usi, per esempio, come combustibile o per i tessuti: siamo tutti d'accordo che quella filiera agroalimentare possa avere tutta la sua ragione di esistere. Qui stiamo parlando della cannabis perché assumiamo una responsabilità precisa, forte e concreta nei confronti di coloro che, facendo uso di cannabis , in qualche modo restano impigliati nelle maglie di quella che io personalmente continuo a considerare una droga e quindi vanno incontro a conseguenze abbastanza pesanti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Signori, è vero che non tutti coloro che, come si dice in gergo, si fanno uno spinello poi diventano dipendenti; siamo tutti d'accordo, ma è vero anche il contrario: tutti coloro che ne diventano dipendenti hanno cominciato con lo spinello. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Colleghi, vi leggerò qualche dato. Sapete da dove proviene? Dalla relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, - Dipartimento per le politiche antidroga. Voglio ricordare al Governo chi la firma questa relazione: il Ministero dell'interno (non menziono tutte le Direzioni per semplicità), il Ministero della giustizia (con tutta una serie di Direzioni) il Ministero della salute, il Ministero della difesa, il Ministero dell'istruzione, Regioni e Province autonome, la Commissione salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. l'Istituto superiore di sanità, l'Istituto nazionale di statistica, il Consiglio nazionale delle ricerche e una serie di esperti nazionali del Punto focale. Signori, se me lo permettete, poiché è una cosa semplicissima, al termine della seduta spedirò dal mio computer a ciascuno di voi questa relazione perché quello che vi dirò tra qualche minuto sono dati che ho semplicemente copiato da quella relazione. L'autorevolezza di quanto vi dico non deriva da me e neanche, se volete, da un'esperienza maturata in quarant'anni di onesto lavoro come neuropsichiatra infantile. No, deriva dai numeri che diversi Ministeri ci hanno trasmesso nella loro relazione al Parlamento. Sono a disposizione di tutti e sono numeri, cifre, dati che non possono non preoccuparci. ; prima di tutto perché il consumo di cannabis è cresciuto (un ragazzo su tre), e perché è diminuita l'età in cui se ne fa uso. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Quindi, signori, poiché un principio fortemente condiviso da tutti noi è quello del consenso informato, mi chiedo quale informazione abbiano questi minorenni. Quale consenso sono in grado di dare se non hanno chiarezza delle conseguenze cui vanno incontro? La relazione cui faccio riferimento è composta da circa 200 pagine, quindi è un po' pesante ma è importante, e ci dice proprio questo. Ci dice che molto spesso l'uso della droga - anche della cannabis - non è isolato. Spesso chi fa uso di cannabis , nei fine settimana ricorre anche a quella particolare pratica che è l'assunzione dell'alcol in dosi se vogliamo goliardiche, ma tali da portare all'ubriacatura dei minori. Signori, sappiamo perfettamente cosa succede in tante discoteche, non possiamo nasconderci. Sappiamo - si tratta di dati in circolazione in questi giorni - che una forma di cannabis sintetica a bassissimo costo sta arrivando, sta invadendo il territorio ed entra nelle scuole. Sappiamo perfettamente che, dentro le scuole, gli spacciatori sono gli stessi minorenni che si procurano così la loro dose e perché non sono toccabili, per così dire. Sappiamo che c'è una furbizia diabolica che mette queste persone nella condizione di avvicinarsi e approssimarsi sempre di più a questo consumo. Pochi giorni fa è accaduto un fatto. Non mi riferisco soltanto agli incidenti di auto e bus "droga dipendenti" che sono stati citati, o a episodi di violenza, anche tra minori (che possono arrivare fino allo stupro), commessi sotto gli effetti della droga. In questo momento mi riferisco anche a tutte quelle forme di comportamento che presuppongono quell'aggressività sospesa che porta a dire: «Quello è uno che si è fatto». Come dicevo, pochi giorni fa sul «Corriere della Sera» era narrato l'episodio di un padre che era entrato nel famoso boschetto vicino a Rogoredo, a Milano, per cercare suo figlio. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,30) ( Segue BINETTI). L'ha trovato in condizioni talmente disperate e disastrate che ha finito con il passargli i 20 euro necessari per procurarsi la dose: per non vederlo così e portarselo a casa, sperando di fare qualche altra cosa. Sappiamo che è in aumento il numero delle persone che cercano di essere accolte nelle comunità e sappiamo quanto sia difficile, se queste comunità non dispongono di risorse economiche e personale qualificato, che le persone realmente ne escano fuori. Sappiamo inoltre quanto sono frequenti le recidive e quanti sono coloro che si trovano in carcere esattamente per questo motivo. Tale argomentazione porta alcune persone a dire: «Ma allora riduciamo, togliamo, aboliamo, svuotiamo le nostre carceri, mandando questi ragazzi fuori». Sono d'accordo che il carcere non cura e non riabilita. Sono d'accordo che, molto spesso, queste comunità fanno fatica a riabilitare le persone. Noi dobbiamo però lavorare sulla prevenzione e su una certa frangia di persone. Molto spesso neppure i genitori si rendono conto di quando i figli stanno cominciando a consumare più spinelli di quelli che potrebbero sopportare. Due anni fa il primo premio del concorso «Leggi in salute», lanciato da Sanofi e Aventis, fu assegnato a una donna per una bellissima storia, dal titolo «Soffia forte il vento nel cuore di mio figlio», in cui si racconta tutto un itinerario difficile e faticoso, che è non solo quello di un ragazzo, ma di una famiglia, del contagio emotivo. Sappiamo che c'è una sorta di "vampirismo emotivo" - così è definito - che avvicina i ragazzi problematici. Ci sono anche dei test che vengono fatti per individuare quali sono i ragazzi a più alto indice di rischio. Signori, noi stiamo parlando di questo: della proliferazione che c'è stata - io dico a Roma, ma mi si dice in Italia - di negozi in cui è possibile comprare droga teoricamente a bassissima concentrazione. Di fatto, questi negozi si sono moltiplicati e non ci sono adeguati controlli. È sorprendente. Qual è l'elemento più pericoloso di questi negozi? L'idea della facile accessibilità con cui in essi - il collega che mi ha preceduto li ha definiti dei coffee shop - ci si può procurare questo tipo di sostanza (anche sotto forma di caramelle, oltre che di fumo). Questo riduce la dimensione della vigilanza. Come Parlamento dobbiamo assumerci la responsabilità e dobbiamo poter dire cor meum vigilat . Dobbiamo farlo, perché i numeri sono talmente alti che - poi - non sapremo come intervenire successivamente. Quindi, non toglieteci perlomeno il diritto a essere preoccupati.