[resaula]

ai sensi dell'articolo 2, comma 2, le istituzioni scolastiche prevedono nel curricolo di istituto l'insegnamento trasversale dell'educazione civica, specificandone anche, per ciascun anno di corso, l'orario, che non può essere inferiore a 33 ore annue, da svolgersi nell'ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti, per raggiungere il quale gli stessi istituti possono avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo; nelle scuole del primo ciclo, l'insegnamento trasversale dell'educazione civica è affidato in contitolarità utilizzando le risorse dell'organico dell'autonomia, ovvero ai docenti abilitati all'insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche; l'insegnamento trasversale dell'educazione civica è oggetto delle valutazioni periodiche e finali previste dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, e dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, secondo la specifica modalità stabilita all'articolo 2, comma 5, della legge n. 92 del 2019, la quale stabilisce che il docente coordinatore formuli la proposta di voto espresso in decimi, acquisendo elementi conoscitivi dai docenti a cui è affidato l'insegnamento dell'educazione civica; all'articolo 3 della stessa legge è previsto che con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sono definite linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica che individuano, ove non già previsti, specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e obiettivi specifici di apprendimento, assumendo a riferimento le seguenti tematiche molto varie e diversificate: a) Costituzione, istituzioni dello Stato italiano, dell'Unione europea e degli organismi internazionali; b) Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; c) educazione alla cittadinanza digitale; d) elementi fondamentali di diritto; e) educazione ambientale; f) educazione alla legalità e al contrasto delle mafie; g) educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni; h) formazione di base in materia di protezione civile; i) educazione stradale; considerato che: pervengono numerose segnalazioni rispetto alla difficoltà a ricondurre ad unità l'insegnamento stesso e la relativa valutazione da parte del coordinatore unico, in relazione alla frammentazione dei progetti educativi per materia; ancora oggi le scuole di secondo grado, compresi i licei, non forniscono agli alunni adeguata formazione giuridica e civica circa l'organizzazione e il funzionamento della Repubblica; considerato inoltre che: i ragazzi divenuti maggiorenni sono chiamati a partecipare, sia come elettori che come potenziali candidati, al voto per le elezioni dei rappresentanti politici nelle istituzioni nazionali e locali; una cittadinanza responsabile e consapevole richiede la conoscenza dell'ordinamento costituzionale interno ed europeo, come ricordato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni del 2 giugno, festa della Repubblica, il quale, richiamando i valori fondamentali della Costituzione, legalità, giustizia, uguaglianza, ha sottolineato il ruolo fondamentale che un'adeguata istruzione giovanile ha ai fini della costituzione di una cittadinanza democratica, consapevole e responsabile, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno riportare ad un insegnamento autonomo la materia "cultura costituzionale, educazione civica e cittadinanza europea", con monte orario e insegnanti specificatamente assegnati, ovvero, stanti le previsioni di legge vigenti, quali provvedimenti intenda adottare per completare gli organici, al fine di dare concreta attuazione all'insegnamento trasversale dell'educazione civica. Atto n. 4-05635 ALESSANDRINI Al Ministro della salute Premesso che: l'emergenza COVID-19 ha messo a dura prova la tenuta psicologica delle persone, alle prese con una situazione inedita nella sua drammaticità. Secondo fonte ISTAT, i disturbi mentali sono aumentati sensibilmente, la percentuale di popolazione che ha presentato patologie depressive è passata dal 6 per cento nel 2019 al 17,3 per cento nel 2020, così come la percentuale di popolazione che ha riferito di soffrire di ansia, passata dall'11,1 per cento nel 2019 al 20,8 nel 2020; dal 27 aprile al 30 giugno 2020 è stato operativo il numero verde di supporto psicologico 800.833.833, attivato dal Ministero della salute e dal Dipartimento della protezione civile, ove professionisti specializzati, psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti sono stati disponibili tutti i giorni, dalle ore 8 alle 24, rispondendo telefonicamente alle richieste di aiuto al fine di fornire suggerimenti e supporto per aiutare a gestire l'ansia, lo stress e il disagio psicologico legato all'epidemia e all'adozione delle stringenti misure di isolamento sociale; il servizio, ha registrato un alto grado di soddisfazione degli utenti; nel primo mese e mezzo di attività, il 95,5 per cento degli utenti ha ritenuto soddisfatte le aspettative e il 96,5 per cento ha dichiarato di aver ricevuto tutte le informazioni richieste. A chiamare sono stati molti anziani (28,9 per cento), ma è stato significativo anche il numero di studenti (9,8 per cento). L'età media è stata di 49 anni; considerato che: nonostante la fase epidemiologica e le misure restrittive si siano attenuate, essendo oggi circa due terzi dell'Italia in zona bianca, molte persone risultano tuttora fortemente traumatizzate dagli eventi; sulla base delle evidenze ad oggi disponibili (in base a studi condotti in Italia, Cina e Corea), gli esperti stimano che il 96 per cento dei sopravvissuti al virus sperimenti i sintomi della sindrome post traumatica da stress , con rischio concreto di deterioramento cognitivo e psichico. A rischiare maggiormente sono coloro che hanno vissuto l'incubo della ventilazione meccanica nelle unità di terapia intensiva: fino a uno su due (tra il 15 per cento e il 51 per cento) di questi pazienti è a rischio di sviluppare disturbi psichiatrici come la PTSD con allucinazioni, ricordi di panico e ansia che potrebbero persistere anche fino a 5 anni di distanza; anche coloro che non hanno vissuto in prima persona la malattia riscontrano effetti negativi sulla salute mentale a causa dall'isolamento e del distanziamento sociale e della paura per la propria incolumità e quella dei propri cari. Poi, si deve far riferimento a quanti hanno subito dei lutti, e hanno problemi in ordine alla loro elaborazione, non avendo potuto dare l'ultimo saluto al proprio caro in virtù dei protocolli COVID sul punto; il malessere psichico deve essere preso in tempo, prima che possa dilagare in malattia mentale.