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Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, ho seguito il dibattito devo dire con un qualche stupore in alcuni passaggi, per l'eterogeneità delle argomentazioni addotte fino a quando la maggioranza è intervenuta. Avrei ascoltato con molto piacere le argomentazioni del presidente Calderoli in qualità di relatore, perché lo apprezzo e conosco la sua capacità di argomentazione, ma soprattutto perché avrei sperato di capire qual è la ratio del provvedimento. Sono sicuro che non mancherà occasione, durante la replica. Ho allora seguito le indicazioni che lui ci aveva dato e sono andato a leggermi la relazione cui ci aveva rimandato. Quando leggo che «nel corso dei dibattiti sviluppatisi negli ultimi venti anni intorno alla revisione dell'assetto costituzionale dello Stato, da più parti si è invocata la necessità di ridurre il numero dei parlamentari», permettetemi di dire che lo trovo un po' riduttivo. Ma poi, se continuo e leggo «con il duplice obiettivo di aumentare l'efficienza e la produttività delle Camere e, al contempo, di razionalizzare la spesa pubblica», ecco, qui mi sembra che si stia un po' esagerando. Se mi posso permettere un suggerimento, io penso che, per migliorare il funzionamento delle Camere, dovremmo cominciare ad applicare il Regolamento del Senato che abbiamo approvato il 20 dicembre della scorsa legislatura e che ancora non abbiamo posto in essere. Già un primo risultato potremmo ottenerlo, perché attuare principi come quello della programmazione penso che sarebbe un qualche cosa che migliorerebbe la qualità della vita tutti quanti noi. Sono dieci anni che sono indegnamente in questo Senato e devo dire che non ho mai lavorato così male come dall'inizio di questa legislatura, in cui la programmazione non c'è stata assolutamente. (Applausi dal Gruppo PD) . La seconda affermazione invece, quella relativa alla razionalizzazione della spesa pubblica, la ritengo un po' riduttiva e mi limito a quello che hanno già detto gli altri colleghi parlando della differenza fra i costi della politica e i costi della democrazia, che ritengo assolutamente fondamentali. Tutto questo però significa non essere contrario alla diminuzione del numero dei parlamentari, ma voler capire che cos'è e all'interno di quale progetto questa riforma è inscritta. Cambia molto, dal mio punto di vista; anzi, direi che cambia quasi tutto. Cambia avere in testa un modello di Stato oppure cercare di accontentare l'opinione pubblica. Nella riforma del 2005 - che io non condividevo - e in quella del 2016 - che condividevo - c'era una riforma di Stato. Qui mi sembra che ci sia semplicemente un tentativo di scagliarsi acriticamente e in maniera non neutra contro i simboli delle istituzioni, perché all'orizzonte ci sono le elezioni europee. E, siccome la situazione in Italia peggiora, siamo in recessione - possiamo utilizzare questa parola? - a causa delle politiche sbagliate del Governo e gli indicatori economici sono preoccupanti, allora noi ci occupiamo della riduzione dei parlamentari. Non vedo un progetto, ma vedo tanta confusione. Ancora peggio la vedo, se la pongo in relazione, alzando lo sguardo, all'intervento che si sta facendo alla Camera dei deputati sul referendum propositivo: la difficoltà di attuazione di questo referendum è veramente grande (a me capitò di occuparmene da presidente del consiglio comunale a Torino) e, soprattutto, un referendum propositivo finisce per limitare i poteri dell'organo assembleare, in questo caso del Parlamento. Vedo il combinato disposto di queste due norme con preoccupazione, soprattutto perché, in un momento difficile come l'attuale, penso che questi comportamenti finiscano per minare in maniera significativa l'essenza stessa della democrazia. Norberto Bobbio scriveva nel libro «Il futuro della democrazia», un simpatico pamphlet edito da Einaudi, che la democrazia non è il sistema perfetto, ma il sistema migliore, perché permette di stabilire chi assume decisioni sulle basi di quelle regole. Allora, personalmente, vedo nell'attacco al Parlamento un attacco - permettetemi - alla stessa democrazia. Ma questo, perché capita? Dall'inizio della grande crisi, oggettivamente, è aumentato il numero di cittadini che hanno la sensazione di aver perso il controllo del proprio destino. C'è un forte senso di insicurezza che parte dalla dimensione economica e si allarga alla visione sociale della persona. La risposta non può essere la banalizzazione populista del «riduciamo il numero dei parlamentari». Vi dico però che dietro questo progetto intravedo o penso di intravedere qualcosa, ma se così fosse mi piacerebbe che affrontassimo il tema, sentendo anche le voci della maggioranza, per evitare di sfogliare la margherita o, meglio ancora, il carciofo. Quello che vedo, comprendo e intuisco è che dietro di ciò ci sono le teorizzazioni di Michel Houellebecq, filosofo citato da diversi esponenti del MoVimento 5 Stelle, che sostiene la fine della democrazia come l'abbiamo conosciuta finora: «Io non voglio essere rappresentato. Voglio essere consultato, di continuo, su ogni argomento». Questo è un auspicio di democrazia diretta che si scontra con i principi della democrazia rappresentativa e la democrazia parlamentare è una sottospecie di democrazia rappresentativa. Allora, se il confronto è su questi temi, accettiamo a viso aperto il confronto su questi temi, ma non mistifichiamo la realtà. Si ritiene addirittura che sia antidemocratica l'affermazione per cui c'è una presunta incompetenza dei cittadini. No, quello che viene proposto è la teoria dell'onniscienza. Adesso c'è la tecnologia che permette di consultare le persone in maniera precisa e puntuale. Non ho il tempo per farlo, ma per cultura generale vi rinvio, come lettura, a Tom Nichols, «La conoscenza e i suoi nemici. L'era dell'incompetenza e i rischi per la democrazia». (Applausi dal Gruppo PD) . Ci sarebbe molto da discuterne all'interno di questo Parlamento. Questo è il futuro che prefigurate? La falsa promessa che fate agli elettori di restituire loro il controllo su tutto? Penso che questa sia una cosa estremamente difficile. Tutto questo non è la mia visione riformista del futuro del Paese. So che non è facile, a me viene in mente un libro molto bello di Federico Caffè, «La solitudine del riformista», di cui consiglio la lettura, anche questo per cultura generale, ma voglio declinare quei concetti alla mia maniera. È per questo che chiudo dicendo quella che per noi è la profonda differenza fra noi e voi di fronte a un problema: i populisti cercano un colpevole, oggi sono i parlamentari, domani saranno i magistrati o i giornalisti; i riformisti cercano una soluzione e noi siamo orgogliosamente riformisti. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, definirò il mio voto dopo le decisioni dell'assemblea del mio Gruppo e lo dico solo per premettere che questo mio intervento avrà un carattere esclusivamente politico, che però è naturale, perché la natura di questo provvedimento è certamente politica. Nella passata legislatura ho presentato un disegno di legge che prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari nella stessa misura della proposta che stiamo discutendo e verso la quale non ho quindi alcun pregiudizio negativo.