[resaula]

Partecipiamo anche noi ai negoziati e alle istituzioni che fissano le regole ed è lì che va esposto il nostro punto di vista, senza scadere nel lamento, ormai quasi rituale, che le regole europee si scrivono a Bruxelles, senza poi fare nulla per provare ad incidere nella loro definizione. Per fare questo, però, bisogna leggere i dossier , stabilire alleanze con gli altri Stati membri, ragionare in termini di famiglie politiche europee, dialogare con i nostri colleghi del Parlamento europeo. Certamente costa fatica e non porta molti consensi sui social , ma il nostro interesse nazionale lo tuteliamo a partire da questo modus operandi , cioè lavorando nella fase di costruzione della norma europea, per inserirci un pezzo più grande del nostro interesse nazionale, proprio come fanno gli altri Stati membri, anche perché non possiamo certo più dire che gli atti arrivano da Bruxelles senza che ce ne rendiamo conto: basti pensare alle direttive oggi contenute nel disegno di delegazione e che ci accingiamo a votare. Ognuna di esse è stata elaborata dal legislatore europeo, è vero, ma il nostro Senato, la Camera dei deputati e ogni altro Parlamento nazionale hanno la possibilità di esaminarle in tre momenti diversi: quando le proposte di direttiva vengono presentate a Bruxelles, quando esaminiamo il disegno di legge di delegazione europea e quando ci esprimiamo sugli atti del Governo che danno attuazione alla delega. Sono tre momenti distinti, che ci impongono di entrare nel merito delle singole questioni. Da questo punto di vista siamo assolutamente in grado di incidere sui contenuti della norma europea e di adattarli alle nostre specificità nazionali, ma bisogna lavorarci sopra, frequentare quei tavoli e motivare le nostre ragioni nei negoziati. In questo senso, come riferivo all'inizio del mio intervento, la legge di delegazione europea, oggi al nostro esame, contiene tante riforme importanti. C'è la delega per la riforma del sistema radiotelevisivo, che prendeva il nome del collega Gasparri; c'è quella per la riforma del sistema delle comunicazioni elettroniche, con il dibattito in corso sulla rete unica nazionale, dove si fissa il principio dell'accesso generalizzato alle reti di comunicazione ad altissima velocità e della loro diffusione, per tutti i cittadini, a prezzi accessibili; c'è la delega per la riforma del sistema di promozione dell'uso delle energie rinnovabili, che si innesta nel percorso di transizione verde, che sta compiendo l'Unione europea, e c'è quella per la riforma delle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, che sono un nostro vanto nel commercio internazionale e che abbiamo il dovere di tutelare con forza. Sono solo i primi quattro articoli della legge di delegazione europea, che fanno però capire l'importanza cruciale di questo strumento normativo. Anche andando a verificare le direttive contenute nell'allegato, ci rendiamo conto dei temi decisivi che sono contenuti al loro interno. Prendo spunto dalle direttive in materia di giustizia: dovremmo recepire quella sulla lotta al riciclaggio, mediante il diritto penale, quella sulle frodi e le falsificazioni dei mezzi di pagamento diversi dai contanti e quella sull'insolvenza delle imprese. Poi ci sono le direttive in materia di lavoro, come quella sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea e quella sull'equilibrio tra attività professionali e vita familiare. In conclusione, cito l'approvazione dell'emendamento che introduce il divieto dei prodotti di plastica monouso, che impattano drammaticamente sull'ambiente, con cui cominciamo a rispondere in pieno alle missioni che ci siamo dati con il recovery fund . PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Stefano. STEFANO (PD) . Sostenere al contempo la produzione degli stessi oggetti con plastica biodegradabile e compostabile e con percentuali crescenti di materia prima rinnovabile ha infatti un doppio rilevante vantaggio: da una parte facilitiamo la transizione green , dall'altra sosteniamo le nostre aziende che in questo settore sono all'avanguardia, perché è possibile mantenere e creare occupazione senza rinunciare all'ambiente e alla sua cura. Insomma, signor Presidente, la legge di delegazione europea permette al nostro Paese di adottare una serie di importanti riforme ogni anno, seguendo il modello sociale europeo cui ci siamo da tempo ispirati. Ecco perché il Partito Democratico, a nome del quale esprimo questa mia dichiarazione di voto, voterà convintamente a favore del disegno di legge di delegazione europea e delle due relazioni in esame. (Applausi) . GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori senatori, il lavoro alla base dell'imminente approvazione del disegno di legge di delegazione europea al nostro esame è stato approfondito e articolato e ringrazio pertanto il relatore, senatore Pittella, e il sottosegretario Agea, che hanno svolto un buon lavoro di mediazione tra le istanze delle diverse forze politiche. Il loro approccio è stato costruttivo e non era per nulla scontato; anzi, devo dire che mi ha sorpreso perché in questi mesi ci siamo scontrati regolarmente con un atteggiamento di totale chiusura da parte del Governo e della maggioranza nei confronti delle nostre proposte, le quali ci avrebbero permesso di gestire in modo sicuramente più tempestivo e razionale l'emergenza sanitaria ed economica in corso. Infatti, dopo aver dato il nostro via libera a scostamenti di bilancio per un ammontare complessivo di 100 miliardi di euro, siamo stati regolarmente esclusi da ogni tavolo di confronto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ritardi sopra ritardi accumulati nella gestione di una prevedibilissima seconda ondata di contagi; misure insufficienti a sostegno di imprese, partite IVA e lavoratori dipendenti; prestiti che si fa fatica anche solo a richiedere; risorse sperperate per l'acquisto di fantomatici banchi a rotelle e monopattini elettrici, responsabili - a mio parere - di uno scempio a danno delle nostre città in termini sia di decoro, che di sicurezza; mezzi pubblici pieni come uova. Tutto ciò non ha ovviamente dato una risposta alla crisi e alla tensione sociale che purtroppo sta montando. Ci auguriamo, quindi, che il percorso positivo sperimentato in Commissione non rimanga un caso isolato, perché è inaccettabile che il Governo pretenda di gestire in totale autonomia i tanti, troppi, dossier sul tavolo. La collaborazione va praticata - lo dico alla maggioranza - e non teorizzata, perché voi teorizzate la collaborazione, ma poi in pratica nessuna collaborazione c'è stata in questi mesi. In vista della complessiva sfida del Next generation EU, esigiamo dal Governo un coinvolgimento vero ai tavoli che decideranno il destino economico del nostro Paese e il futuro dei nostri figli. In ragione della situazione attuale, non dovrebbe essere più un tabù collaborare e lavorare insieme. Sia chiaro, non offriamo e non abbiamo mai offerto appoggio al Governo; offriamo solo ed esclusivamente la responsabilità e il senso delle istituzioni che oggi più che mai servono al Paese.