[pronunce]

– La questione di legittimità costituzionale dell'intero d.lgs. n. 504 del 1998, in quanto adottato in eccesso di delega per aver individuato un soggetto passivo in materia di imposta sulle scommesse diverso da quello individuato nella normativa precedente, così istituendo una nuova imposta e non limitandosi a riordinare la precedente, come stabilito dalla legge di delega n. 288 del 1998, non è fondata. 5.1. – Come già osservato è da rilevare che la censura, mentre nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione investe l'intero d.lgs. n. 504 del 1998, nella motivazione è concentrata solo sull'art. 3 dello stesso decreto, cioè sulla disposizione che identifica i soggetti passivi dell'imposta («coloro i quali gestiscono, anche in concessione, i concorsi pronostici e le scommesse»). La questione deve ritenersi sollevata esclusivamente in riferimento alla norma espressamente indicata in motivazione, perché è lecito ritenere che l'indicazione generica nel dispositivo è ispirata unicamente dal nesso di interdipendenza logica ricavabile fra le disposizioni della legge, e quindi dalla ovvia estensione dell'eventuale vizio di illegittimità di una di esse a tutte le altre (sentenza n. 8 del 1962). 5. 2. – Con riguardo alla suddetta censura, va premesso che la legge delega (n. 288 del 1998), all'art. 1, comma 2, prevede il riordino dell'imposta unica di cui alla legge n. 1379 del 1951. In base a quest'ultima legge i soggetti d'imposta sono (art. 5) gli enti indicati nell'art. 6 del d.lgs. 14 aprile 1948, n. 496 (Disciplina delle attività di gioco).Tale norma, però, pur riservando al CONI e all'UNIRE l'organizzazione dei giochi e dei pronostici, prevede che, riguardo alle attività che i suddetti enti «non intendano svolgere», sia il Ministero delle finanze ad esercitarle, direttamente «o per mezzo di persone fisiche o giuridiche, che diano adeguata garanzia di idoneità»: in tal caso l'aggio e le modalità di gestione sono stabilite tramite convenzioni (art. 2). Con riguardo ai soggetti d'imposta, questa Corte ha affermato che il soggetto passivo può essere implicito nella stessa individuazione del presupposto d'imposta (sentenza n. 56 del 1972) e, parallelamente, che, se la gestione del gioco viene per legge attribuita a soggetti diversi dal CONI e dall'UNIRE, sono i concessionari a doverla pagare. La legge da riordinare prevede già, fra i possibili soggetti dell'imposta, i gestori della stessa, diversi da CONI, UNIRE e Ministero, il cui compenso sarebbe stato fissato tramite convenzione. La necessità della indicazione di princípi e di criteri direttivi idonei a circoscrivere le diverse scelte discrezionali dell'esecutivo riguarda i casi in cui la revisione ed il riordino comportino l'introduzione di norme aventi contenuto innovativo rispetto alla disciplina previgente, mentre tale specifica indicazione può anche mancare allorché le nuove disposizioni abbiano carattere di sostanziale conferma delle precedenti (sentenza n. 66 del 2005). Ciò è quanto si è verificato nella specie, dal momento che la gestione del servizio scommesse a mezzo concessionari può esser considerato un punto fermo del sistema già nella legge da riordinare. È anche da osservare che l'art. 1, comma 2, alinea, della legge n. 288 del 1998 inquadra l'operazione legislativa di riordino dell'imposta unica «nell'esercizio della delega di cui al comma 1», la quale, testualmente, riguarda la materia dell'imposizione «su spettacoli, sport, giochi e intrattenimenti», in cui rientra, in particolare, l'imposta unica prevista dalla legge n. 1379 del 1951. Ciò significa che la delega non può essere atomisticamente concepita in funzione del riordino dell'imposta contemplata dalla legge n. 1379 del 1951, ma di tutta la materia fiscale in tema di giochi, spettacoli e intrattenimenti. Tanto più che le scommesse allora non erano previste: e infatti la stessa legge delega (art. 1, comma 2, lettera b), ne dispone la tassazione con il sistema dell'imposta unica. In tale ottica va considerato che il comma 1, lettera a), ed il comma 3 prevedono, tra l'altro, la parziale abolizione dell'imposta sugli spettacoli di cui al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640, che contemplava già i gestori come soggetti passivi. Non solo: anche l'art. 3, comma 229, della legge n. 549 del 1995, nel frattempo entrata in vigore, prevede la concedibilità del servizio scommesse riservate al CONI a persone fisiche, società ed altri enti che offrano adeguate garanzie. Si tratta quindi di dati che il legislatore delegato, nell'indispensabile opera di riordino del settore (che ovviamente non può essere limitato ad una sola legge, ma deve tener conto della stratificazione normativa creatasi nel tempo sulla «imposta unica») non poteva ignorare. L'organizzazione e l'esercizio delle scommesse e, in generale, di tutti i giochi e concorsi pronostici, che competono ora all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (art. 1 del d.P.R. 24 gennaio 2002, n. 33, in attuazione dell'art. 12 della legge 18 ottobre 2001, n. 383, e art. 4 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178), prevedono, come sistema ordinario, lo strumento della concessione (art. 2 del d.m. 2 giugno 1998, n. 174, sostituito dall'art. 2 del d.m. 1° marzo 2006, n. 111). Né argomenti contrari alle raggiunte conclusioni possono ricavarsi – come invece sostiene la società ricorrente nel giudizio a quo – da alcune recenti pronunce per le quali l'assenza di specifiche direttive in ordine ai soggetti passivi dell'imposta lascia immutata la disciplina concernente gli elementi strutturali del tributo, e tra questi i soggetti passivi, perché la delega, ove volta al riordino della materia, deve essere intesa in senso minimale (sentenza n. 303 del 2005; ordinanza n. 359 del 2005). Secondo la società, infatti, dalle predette decisioni si può dedurre che la delega volta semplicemente al riordino della materia non autorizza previsioni innovative, precisando anzi quelle pronunce che «la delega deve essere intesa – in assenza di princípi e criteri direttivi che giustifichino la riforma della normativa preesistente – in un senso minimale, tale da non consentire, di per sé, l'adozione di norme delegate sostanzialmente innovative rispetto al sistema legislativo», con la conseguenza che la mancata previsione, nella legge delega, di princípi e criteri direttivi in relazione ai soggetti passivi, comporta che il decreto delegato, che invece individua tra i soggetti passivi anche i concessionari, si pone in contrasto con l'art. 76 Cost. Contrariamente all'assunto della parte, dalle citate pronunce di questa Corte non è dato inferire che la norma denunciata abbia ecceduto i limiti della legge di delegazione.