[pronunce]

Infine, il Tribunale di Siena osserva che non sarebbe possibile interpretare la disposizione censurata in modo conforme a Costituzione, ritenendo - sulla scia di alcune pronunce della Corte di cassazione (sono richiamate sezione prima penale, sentenze 14 maggio-30 settembre 2019, n. 39977 e 18 maggio-27 novembre 2017, n. 53602) - che lo ius novum più favorevole al reo sia applicabile già durante il periodo di vacatio legis. In senso contrario deporrebbe, innanzi tutto, l'impossibilità che una legge, durante il periodo di vacatio, possa produrre effetti nell'ordinamento, con la conseguenza che l'ipotizzata applicazione della norma più favorevole sarebbe da escludersi in ragione del fatto che «nessun fenomeno di successione di leggi penali nel tempo può mai predicarsi con riferimento a norme non entrate in vigore». Inoltre, nella vicenda in esame non si tratterebbe, come nei richiamati casi decisi dalla Corte di cassazione, di un'ipotesi di abolitio criminis ma di lex mitior sopravvenuta, con la conseguenza che la portata retroattiva rinverrebbe il suo fondamento nel principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., di per sé bilanciabile con altri e contrapposti interessi, e non con il principio fondamentale di cui all'art. 25 Cost. 6.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e, comunque, non fondate. 6.1.- Da un primo punto di vista, le questioni sarebbero manifestamente irrilevanti, perché, una volta decorso (il 30 dicembre 2022) il termine per l'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022, il nuovo regime di procedibilità a querela sarà comunque applicabile nel giudizio a quo, indipendentemente dall'accoglimento o dal rigetto delle stesse. Per la medesima ragione, questa Corte potrebbe restituire gli atti al giudice a quo per mutamento del quadro normativo di riferimento. Da un ulteriore punto di vista, le questioni sarebbero inammissibili perché il rimettente muove da un presupposto interpretativo erroneo, consistente nella valorizzazione, ai fini dell'effetto da ricondursi al mutamento del regime di procedibilità nel giudizio a quo, della remissione della querela intervenuta prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022. Ad avviso dell'Avvocatura, in un momento in cui i reati ascritti all'imputato continuavano ad essere procedibili d'ufficio, la presentazione della querela così come la sua successiva remissione dovrebbero considerarsi inutiliter datae ai fini del legittimo esercizio dell'azione penale e della sua prosecuzione. Ciò, del resto, sarebbe chiaramente dimostrato dal fatto che il d.lgs. n. 150 del 2022 regolerebbe la fattispecie transitoria attinente al mutamento del regime di procedibilità, stabilendo che l'autorità giudiziaria è chiamata a «investire la persona offesa della valutazione circa la proposizione o meno della querela, senza deroghe di tipo alcuno e, quindi, senza che rilevino vicende pregresse, quale quella accaduta nel processo in esame». Pertanto, la presentazione della querela sarebbe dovuta avvenire nelle forme disciplinate dal d.lgs. n. 150 del 2022, senza che sull'applicabilità del più favorevole regime in esso contenuto possa avere alcun effetto la remissione intervenuta in un momento antecedente alla sua entrata in vigore. 6.2.- Le questioni dovrebbero ritenersi, in ogni caso, non fondate. Non sussisterebbe, innanzi tutto, la violazione dell'art. 73, terzo comma, Cost., perché non sarebbe fondata la premessa secondo cui solo la legge la cui entrata in vigore viene differita o anticipata rispetto all'ordinario termine quindicinale potrebbe disporre in deroga al precetto costituzionale. Così come il legislatore può decidere di abrogare una legge, a maggior ragione potrebbe, secondo l'Avvocatura, disporre della sua entrata in vigore. Inoltre, ove si accedesse all'argomento del rimettente, se ne dovrebbe ricavare che al Parlamento sarebbe precluso di modificare con legge il termine di entrata in vigore di un decreto legislativo adottato dal Governo. Il disposto dell'art. 73, terzo comma, Cost., al contrario, dovrebbe essere interpretato nel senso che il termine di entrata in vigore può essere stabilito, o comunque modificato, solamente da un atto di rango legislativo, come del resto avvenuto nel caso di specie per effetto dell'introduzione, all'art. 99-bis del d.lgs. n. 150 del 2022, di un termine di entrata in vigore diverso da quello originariamente stabilito. Non sarebbe violato neanche l'art. 77, secondo comma, Cost. L'urgenza del provvedere andrebbe ravvisata nell'esigenza di «interven[ire] sul profilo transitorio allo scopo di prolungare il lasso di tempo previsto per il passaggio da un regime processuale e sostanziale a un altro», tenuto conto dei paventati rischi di confusione nell'applicazione dei nuovi istituti. Tale finalità emergerebbe chiaramente dal preambolo del d.l. n. 162 del 2022 e dalla ivi richiamata finalità di consentire una «più razionale programmazione degli interventi organizzativi di supporto alla riforma». Quanto, infine, alla prospettata violazione degli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., questa non sussisterebbe perché la disposizione censurata non è intervenuta a limitare la retroattività in bonam partem della nuova disciplina, ma ne avrebbe posposto l'entrata in vigore, con la conseguenza che non sarebbe consentito parlare di una successione di leggi rispetto alla quale invocare l'applicazione di una lex mitior. 7.- Con atto depositato il 30 dicembre 2022, ha presentato un'opinione scritta, in qualità di amicus curiae, l'Associazione Nazionale Giuristi Democratici APS, adducendo ragioni a sostegno dell'ammissibilità e della fondatezza delle questioni. L'opinione è stata dichiarata ammissibile con decreto presidenziale del 2 maggio 2023.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale ordinario di Siena, in composizione monocratica, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6 del d.l. n. 162 del 2022, poi convertito, con modificazioni, nella legge n. 199 del 2022, in riferimento agli artt. 73, terzo comma, 77, secondo comma, Cost., nonché al «coordinato disposto» degli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7, paragrafo 1, CEDU e all'art. 15, paragrafo 1, del Patto internazionale sui diritti civili e politici. 1.1.- Il rimettente premette di doversi pronunciare sui delitti di violenza privata e danneggiamento ascritti a G. M. rispetto ai quali è intervenuta, nel corso dell'udienza dell'8 novembre 2022, remissione della querela accettata dall'imputato. Si duole, quindi, dell'impossibilità di applicare le disposizioni contenute nel d.lgs.