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Infine, tutti i corrispettivi acquisiti dai Comuni in seguito alla cessione delle aree conseguenti alla trasformazione saranno destinati al completamento di tutte le opere di urbanizzazione primaria e secondaria dei piani di zona, anche nell'ottica di ristabilire i principi di legalità e sicurezza per i cittadini. Invito i colleghi della maggioranza a tenere in considerazione l'approvazione di quella proposta emendativa, che è organica, attraverso la quale sarà possibile tracciare una linea di discontinuità con l'esperienza passata che permetta di risolvere molte delle problematiche attualmente esistenti e rilanciare il comparto dell'edilizia residenziale pubblica, come risposta al diritto e alle esigenze della casa dei cittadini. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, innanzitutto vorrei sottolineare un aspetto che molti colleghi hanno voluto stigmatizzare, e cioè il fatto che nel decreto-legge in esame siano stati inseriti molti temi che esulano dalla materia fiscale, ma mi sembra che ciò sia successo con una certa regolarità in tutte le legislature precedenti. Anche questa volta, effettivamente, sono stati inseriti nel decreto-legge altri provvedimenti che - per fortuna - intervengono su alcune emergenze. Quindi, ben venga che ci sia un fondo di 500 milioni di euro per il solo anno 2019 e altri 50 milioni di euro per l'anno successivo, finalizzati in particolare al settore di spesa dell'edilizia pubblica, ivi comprese la manutenzione e la sicurezza, nonché la manutenzione della rete viaria e del dissesto idrogeologico nelle zone colpite, negli scorsi mesi di settembre e ottobre, da calamità naturali che hanno impressionato tutti. Penso che ognuno di noi abbia negli occhi i fotogrammi di ciò che è successo in Veneto o in Liguria. È un'urgenza ed è stata inserita nel decreto-legge una norma con cui, per fortuna, si è cercato di darvi risposta nel più breve tempo possibile: quindi ben venga. Non solo: si è riproposto un provvedimento che viene dal passato e che il Governo ha deciso di rifinanziare. Sto parlando del bonus bebè, in virtù del quale, anche per il 2019, è riconosciuto un assegno per ogni figlio nato nel periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre, aumentato di un ulteriore 20 per cento nel caso di secondo, terzo o quarto figlio. Viene quindi ribadito un concetto che è stato fissato nel programma di Governo, ovvero il sostegno alla natalità. In un Paese - è risaputo - vecchio come l'Italia, bisogna mettere in campo - e questo è solo l'inizio - politiche atte non solo a far sì che le giovani coppie decidano di metter su famiglia, ma siano poi quelle in grado di crescere i figli e garantire loro un futuro. Do solo qualche dato, perché la forza dei numeri è sempre potente. La popolazione anziana, sopra i sessantacinque anni, al 1° gennaio 2018, conta 13.644.363 persone e rappresenta il 22,55 per cento della popolazione totale italiana. La fascia degli under quattordici rappresenta il 13,35 per cento, con 8.080.176 bambini. La divergenza tra il 22,55 e il 13,35 per cento ci fa dire che l'indice di vecchiaia del nostro Paese, cioè il rapporto tra la popolazione anziana, gli over sessantacinque, e la popolazione under quattordici è del 168 per cento. Questa tendenza implica tante altre cose: quante pensioni dovranno essere pagate, quali sono le fasce che invece dovranno lavorare per pagare le pensioni. È un dato davvero importante, per cui occorre che vengano messe in atto tutte quelle proposte per far sì che il tasso di natalità aumenti e siano adottate tutte le politiche che possano favorirlo, compresa la conciliazione dei tempi di lavoro anche per le donne, nonché le politiche di aiuto alla famiglia. Il provvedimento è dunque un rifinanziamento di una norma già introdotta dai passati Governi; è una piccola cosa, ma è importante. Da comasca, visto che sono nata in quella terra, vorrei soffermarmi su due emendamenti. Il primo riguarda il Comune di Campione d'Italia, che ha destato grandissima preoccupazione in tutta la zona al confine con la Svizzera: il Governo ha optato per la nomina di un commissario straordinario, incaricato di valutare la sussistenza delle condizioni per l'individuazione di un nuovo soggetto giuridico per la gestione della casa da gioco, che si dovrà raccordare con gli enti locali, territoriali e non, della Lombardia. Data la rilevante emergenza occupazionale, ciò permetterà, anche grazie a sgravi fiscali importanti, di rilanciare quella piccolissima parte d'Italia e attrarre investimenti. Esprimo, inoltre, soddisfazione per l'approvazione di un emendamento che riguarda la variante della Tremezzina, un'importante strada sul lato occidentale del lago di Como, una zona meravigliosa. Da vent'anni si cerca di migliorare la strada con il progetto della variante della Tremezzina, ma vi sono stati tantissimi problemi. Si è, quindi, votata unitamente una proroga proprio per permettere di non perdere uno stanziamento statale di 210 milioni di euro, che si aggiungono ai 120 stanziati dalla Regione nel Patto per la Lombardia. Vi assicuro che rappresenta un futuro molto più facile non solo per il turismo, ma anche per tutti coloro che in quella zona vivono: per le imprese, per le famiglie, per tutti. Esprimo quindi grande soddisfazione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nicola. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, cittadini che ci seguite attraverso la televisione e i canali social, con il decreto-legge al nostro esame interveniamo per cominciare a risolvere alcune criticità del nostro sistema tributario. Veniamo incontro alle persone e ai cittadini che si sono trovati in difficoltà con il fisco a causa della crisi devastante che ormai da più di un decennio prosciuga le risorse più importanti del nostro Paese. Interveniamo sulle criticità di un sistema tributario che ha una pressione sui cittadini ormai insostenibile a causa degli spaventosi livelli dell'evasione fiscale, che non trova eguali non solo in Europa, ma - credo - in tutti i Paesi dell'Occidente sviluppato. Abbiamo un numero di cittadini che purtroppo continua a sottrarsi al patto sociale che sottintende ed è sottoscritto nella nostra Costituzione. Dobbiamo richiamare tale problema perché ad esso il Parlamento dovrà impegnarsi e fortemente nei mesi che vengono. Con il decreto-legge in esame rivolgiamo le nostre attenzioni a un Paese e a un sistema produttivo stremati anche per i vincoli che ci derivano dagli obblighi di servire un debito pubblico che costa ogni anno ai cittadini la bellezza di circa 65 miliardi. Pensate: 65 miliardi di euro l'anno di interessi causati da decine di anni di politiche economiche che sono servite, il più delle volte, alle nostre classi dirigenti per sperperare risorse preziose nel nome di politiche che tendevano a gestioni clientelari, elettorali e fondate sugli sprechi.