[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 352 codice di procedura civile, promosso con ordinanza emessa il 29 gennaio 2002 dalla Corte di appello di Torino nel procedimento civile vertente tra la Monti s.a.s. di Monti Loana &amp; c. ed altro e Vidali Riccardo ed altra, iscritta al n. 121 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, prima serie speciale, n. 13 dell'anno 2002. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 19 giugno 2002 il giudice relatore Romano Vaccarella. Ritenuto che, nel corso di un giudizio di appello, la seconda sezione civile della Corte d'appello di Torino, con ordinanza emessa il 29 gennaio 2002, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 352 del codice di procedura civile - nella parte in cui non prevede, o perlomeno non consente, la fissazione di una nuova udienza per la precisazione delle conclusioni - per asserito contrasto: con l'art. 3, primo comma, Cost., posto che la necessità di immediata precisazione delle conclusioni nella stessa udienza di comparizione anche nell'ipotesi in cui solo in tale udienza si sia costituita, difendendosi, la parte appellata, determinerebbe l'irragionevole diversità di trattamento delle parti processuali, essendo l'appellante costretto a prendere immediata posizione rispetto a difese ancora non compiutamente esaminate e studiate; con l'art. 24, secondo comma, Cost., per violazione del diritto di difesa nel suo profilo di effettività concreta, "a nulla valendo l'astratto riconoscimento di un diritto processuale che non sia possibile esercitare consapevolmente, ragionevolmente e, quindi, compiutamente"; con l'art. 111, secondo comma, Cost. (come modificato dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2), per contrasto con il principio della parità delle parti nel processo che, nella specie, avrebbe solo tratto formale e non sostanziale; che la questione è stata sollevata nel corso di un giudizio nel quale - interposto appello dalla s.a.s. Monti di Monti Loana &amp; C. e Paolo Pavan avverso la sentenza n. 459/1999 del Tribunale di Verbania nei confronti di Riccardo Vidali - alla prima udienza la seconda sezione della Corte di appello di Torino disponeva la rinnovazione della notifica all'appellato non costituito, rinviando a nuova udienza nella quale si costituiva il procuratore del Vidali che ne dichiarava il decesso, avvenuto il 19 settembre 2000; che, a seguito della dichiarazione giudiziale di interruzione del processo, il Peresidente, sul ricorso depositato il 21 settembre 2000 dagli appellanti, fissava l'udienza del 29 gennaio 2002 per la riassunzione, con termine fino al 31 ottobre 2001 per la notificazione; che, pur avendo gli appellanti richiesto all'ufficiale giudiziario la notifica agli eredi impersonalmente e collettivamente nell'ultimo domicilio del defunto, il plico postale era indirizzato non già agli eredi ma allo stesso Vidali, per cui gli appellanti chiedevano nuovo termine per la notifica del plico che questa volta veniva effettuata, in conformità con la richiesta, il 24 novembre 2001 a mani di persona qualificatasi erede dell'appellato; che, all'udienza di comparizione del 29 gennaio 2002, si costituiva in giudizio Edilde Fortina - moglie e coerede del defunto Riccardo Vidali - la quale eccepiva l'inesistenza della notificazione del ricorso in riassunzione in quanto eseguita dopo il decorso dell'anno (tenuto conto del periodo feriale) dal decesso del Vidali; che il difensore della parte appellante chiedeva allora la concessione di un termine per poter esaminare l'avversa difesa contenuta nella comparsa depositata in udienza e, comunque, il beneficio della rimessione in termini con ogni effetto di legge; che il rimettente, premessa la natura di revisio prioris instantiae dell'appello, osserva che la struttura tipica di questo processo, come risultante dalla riforma operata con la legge n. 353 del 1990, presenta una fase preparatoria nel corso della quale, oltre a risolvere eventuali incidenti relativi all'esecuzione provvisoria, il giudice effettua tutte le verifiche in ordine alla procedibilità dell'appello ed alla regolare costituzione del contraddittorio (nelle ipotesi di cause scindibili ed inscindibili), se del caso disponendo la rinnovazione della notifica dell'atto di appello viziata; che, esaurita tale fase, in quella successiva di trattazione, ad avviso del rimettente, "non è possibile scambiare memorie scritte, perché la fase necessaria di trattazione scritta, che inizia quando il giudice concede il termine perentorio di sessanta giorni dalla rimessione della causa al collegio ai sensi dell'art. 190 cod. proc. civ. presuppone che le difese precedenti debbano essere necessariamente orali"; che la disposizione dell'art. 352 cod. proc. civ. , col prevedere che esaurita l'attività prevista dagli artt. 350 e 351, il giudice - ove non provveda a norma dell'art. 356, disponendo l'eventuale istruzione probatoria - deve invitare le parti a precisare le conclusioni e disporre lo scambio delle comparse conclusionali, sancirebbe l'inesistenza di qualsivoglia cesura temporale fra l'esaurimento delle attività di cui agli artt. 350 e 351 e l'invito alla precisazione delle conclusioni, in tal modo precludendo per incompatibilità l'applicabilità residua delle norme dettate per il procedimento di primo grado ai sensi dell'art. 359 cod. proc. civ; che l'obbligo di immediata precisazione delle conclusioni, in tal modo sancito dall'art. 352 cod. proc. civ. , sarebbe, ad avviso del rimettente, in contrasto con i principi enucleabili dagli articoli 3, primo comma, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Cost. nell'ipotesi in cui la parte appellata si costituisca in un momento successivo alla scadenza del termine di cui all'art. 166 cod. proc. civ. (almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione) o addirittura - come nel caso di specie - all'udienza di comparizione, in quanto la costituzione tardiva dell'appellato, in alcun modo sanzionata (salva l'impossibilità di formulare l'appello incidentale ex art. 343 cod. proc. civ.), esporrebbe l'appellante a "dover orientare le proprie difese e addirittura a dover rassegnare le conclusioni, di merito ed istruttorie, senza aver potuto adeguatamente esaminare, e men che meno ponderare e valutare, le difese svolte dalla parte appellata"; che, tale conclusione, ad avviso della Corte rimettente, non sarebbe superata dalla considerazione che la tardività dell'appello incidentale sarebbe facilmente rilevabile nell'immediato dall'avvocato di parte appellante e, comunque, rilevabile ex officio dal giudice, ovvero dal rilievo che l'appellato, costituitosi tardivamente con esplicazione di mere difese, non amplia in alcun modo la materia controversa (di talché risulterebbe sufficiente ad assicurare la compiuta esplicazione del diritto di difesa l'utilizzo delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, ovvero della discussione orale ai sensi del secondo comma dell'art. 352 cod. proc.