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Bisogna contrastare con tutte le forze e ogni mezzo lecito e disponibile il fenomeno del voto di scambio politico-mafioso, che si configura come un rapporto depravato, che nasce dalla corruzione e genera rovina per l'Italia intera e per ogni italiano, nessuno escluso, neanche gli stessi protagonisti. Per troppo tempo abbiamo sottovalutato e, in alcuni casi, abbiamo anche pensato di poter trarre vantaggio da questo fenomeno, già largamente evidente prima, ma certificato poi dall'inchiesta Mani pulite, passando per Mafia Capitale e per tutti i fenomeni di 'ndrangheta e camorra del Meridione d'Italia, con evidente coinvolgimento di tutta la penisola, da Nord a Sud. È ovvio che tale forma di infiltrazione mafiosa, perché in questo consiste il voto di scambio, non può essere combattuta dai singoli cittadini, destinati a una sconfitta certa, in quanto antagonisti di personaggi senza scrupoli, che si avvalgono del sostegno elettorale delle associazioni criminali ovunque presenti. Ecco perché è importante il massimo impegno delle istituzioni per il contrasto al voto di scambio, sostenendo l'introduzione di ogni strumento legislativo che possa condurre all'individuazione e all'eliminazione di ogni episodio spregevole. Le cronache, ormai da anni, sono piene di vicende che riguardano i rapporti tra mafia e politica e l'attenzione continua del legislatore è tale da far pensare alla corruzione non come elemento accidentale, ma come elemento strutturale dell'espansione mafiosa. È tempo di comprendere che la mafia non agisce più con la violenza, ma opera attraverso la corruzione. E questo metodo, a differenza della violenza, prevede che il magistrato, paradossalmente, debba individuare la debolezza del mafioso, la sua soggezione alla politica; oppure, se guardiamo dal lato del candidato politico, debba dimostrare l'intimidazione da parte del mafioso. Per questo, fino ad oggi, l'articolo 416- ter è diventato spesso quasi impossibile da applicare. La corruzione dovrebbe essere inclusa come elemento identificativo del metodo mafioso, proprio come accaduto con il codice antimafia, perché è la corruzione il vero collante tra politica e mafie. L'articolo 416- ter , pur prevedendo la pena della reclusione per chiunque accetta la promessa di procurare voti in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altre utilità, appare quasi come il frutto di un compromesso tra esigenze repressive ed esigenze di garanzie, con enorme difficoltà per gli inquirenti di dimostrare che i politici candidati sappiano che i voti promessi siano condizionati dal metodo intimidatorio. È una prova diabolica, che richiede una compartecipazione evidente del politico all'attività mafiosa. È palese che oggi alle mafie non interessa solo il denaro, ma preme soprattutto l'impegno politico costante nel tempo, quasi al livello di affiliazione. Con la modifica dell'articolo 416- ter si amplia l'ambito dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità alla disponibilità di soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione mafiosa. Quindi si fa rientrare nell'ambito dello scambio elettorale politico-mafioso (e pertanto si fa scattare la pena) anche la possibilità che il disegno illecito non sia realizzato, ma risulti evidente la disponibilità a farlo e ad accordarsi. Si elimina anche la necessità, a cui facevo riferimento prima, della dimostrazione dell'intimidazione mafiosa, sanzionando il conseguimento della promessa di suffragi da parte di soggetti la cui appartenenza alle associazioni mafiose deve essere nota a chi conclude l'accordo elettorale. Si rimuove così quell'inciampo del sistema per cui alcuni personaggi politici, forse pienamente coinvolti nello scambio tra voto e promesse elettorali, sono stati assolti mantenendo la loro carica elettiva e addirittura potendo presentare la loro candidatura in altre tornate elettorali. D'ora in poi non sarà più così. Con le nuove disposizioni si prevede, inoltre, una pena più severa per chi commette tale reato, con l'equiparazione agli appartenenti a un'associazione di stampo mafioso e l'aumento della pena da dieci a sedici anni. Interessante il terzo comma della nuova formulazione dell'articolo 416- ter , che introduce una circostanza aggravante, con pena aumentata della metà, qualora chi ha accettato la promessa di voti sia eletto. Al quarto comma si dispone anche, in funzione preventiva, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per questi soggetti, che in ogni caso hanno manifestato un'attrazione verso gli ambienti da contrastare e comunque l'incapacità di individuare la pericolosità sociale di tali ambienti. A nome del MoVimento 5 Stelle, che ha fatto dell'azione politica uno strumento di lotta al malaffare e alla corruzione, esprimo con convinzione il voto favorevole su questo provvedimento, che va nella direzione del contrasto alla corruzione, che soprattutto nel periodo elettorale è l'arma principale della mafia, contraddistinta dal silenzio, dal coinvolgimento del destinatario dell'azione mafiosa, dalla complicità e quindi dalla creazione di un ambiente idoneo all'ulteriore aumento degli affari malavitosi. Nessuna lotta alla criminalità organizzata sarà efficace fino a quando le ramificazioni dei clan troveranno ospitalità nei ranghi politico-istituzionali. Le mafie si sono evolute attraverso la strategia vincente per loro di intraprendere strade più efficaci di quelle tradizionali, come quella del condizionamento politico-amministrativo. Il contrasto a queste attività illecite, quindi, deve, sì, passare attraverso il controllo, il sequestro e la confisca dei beni illecitamente acquisiti - che, ricordiamo, non sono i beni della mafia, ma sono il bottino della mafia, quello di cui siamo stati depredati: quei beni appartengono ad ognuno di noi - ma, per impedire veramente che l'attività delittuosa possa verificarsi, deve essere attivata la prevenzione, evitando proprio le prime forme di infiltrazione che ben si collocano in ambito politico attraverso lo scambio elettorale politico-mafioso, che non solo deve essere sanzionato, ma deve anche sparire dal contesto politico italiano, grazie a un nostro scatto d'orgoglio e a un atto di rispetto verso tutti gli italiani. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . BUCCARELLA (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto) . Signor Presidente, spenderò solo due parole, rivolte soprattutto agli amici della maggioranza, dicendo una cosa banale, che tutti sappiamo e cioè che le norme penali si sostanziano in luoghi particolari, che sono le aule di giustizia di questo Paese. Chi ha frequenza e conoscenza di quei luoghi - evidentemente categorie privilegiate sono gli avvocati penalisti e i magistrati - ben può intravedere nel testo che ci si appresta a votare il grandissimo rischio, che è stato già evocato da altri senatori intervenuti, che, al di là delle ottime intenzioni della maggioranza, la norma possa essere facilmente aggirata, legittimamente dal punto di vista difensivo.