[resaula]

Sicuramente sarebbe stato meglio se avesse pensato a trovare più risorse per organizzare in modo migliore i nostri musei e a nominare meno direttori non italiani, come se da noi mancassero le competenze professionali o le eccellenze nel settore. Vedremo, quindi, come il passaggio delle competenze del turismo dal Ministero per i beni e le attività dalle attività culturali al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali potrà garantire un approccio globale nella gestione del turismo attraverso una pianificazione strategica, in grado di promuovere e valorizzare, in modo complementare, tutte le eccellenze del made in Italy espresse nei vari territori. Vedremo come saranno gestite le iniziative dei vari turismi, che hanno esigenze differenti, con criticità e problematiche specifiche e che necessitano di soluzioni altrettanto differenti. Vedremo come i territori più deboli, che sono fuori dai grandi flussi turistici, ma sono tuttavia ricchi di prodotti e opere, verranno valorizzati. Siamo convinti che il made in Italy , soprattutto quello agroalimentare, possa rappresentare una grande risorsa per la valorizzazione dei nostri territori. Pertanto, non valutiamo negativamente questo passaggio, anche se ribadiamo la nostra idea di un Ministero ad hoc per il turismo, ma lo facciamo con riserva, con la riserva di valutare il suo operato, signor Ministro: lo valuteremo con oggettività, senza pregiudiziali e nel merito, a seconda di come saprà valorizzare il comparto turistico nel suo insieme. Vorrei altresì evidenziare il nostro apprezzamento per la costituzione di un Ministero specifico per la famiglia e come questo provvedimento, con le disposizioni di cui all'articolo 3, inizi un percorso di sviluppo di questo Ministero. Abbiamo da sempre creduto che la famiglia sia la base della nostra società e che sia il fondamentale e primario nucleo su cui si poggia l'intera Nazione. Ad oggi abbiamo visto, purtroppo da parte nostra, attuare politiche poco attente e spesso abbiamo visto in azione un pensiero culturale che mirava alla distruzione di questo istituto, dal referendum sul divorzio al riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. Non voglio certo innescare un dibattito sul tema, ma sicuramente questo rappresenta un segnale forte di controtendenza. Non vorremmo, però, che questo fosse solo un Ministero di facciata e lo diciamo perché, a nostro avviso, mancano in questo progetto proposte concrete e incisive per dare un supporto vero alla famiglia. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo avanzato proposte: mi riferisco al fatto che gli asili nido siano non solo gratuiti, ma anche aperti fino all'orario di chiusura di negozi e uffici; vorremmo che fosse introdotto il reddito d'infanzia, con un assegno familiare di 400 euro al mese; vorremmo che si applicasse il quoziente familiare in ambito fiscale. Ma soprattutto vorremmo che si attuasse un vero e proprio piano di sostegno alla natalità e le proposte che noi offriamo a questo Governo e che ho appena elencato vanno in questa direzione. Noi abbiamo bisogno di far crescere il nostro Paese, la nostra Nazione, signor Presidente, ma con i nostri figli, non con i barconi. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, il dibattito sul riordino dei Ministeri, nell'ottica del made in Italy , apre una questione squisitamente politica, che ci tocca tutti da vicino. Chi asserisce che la cultura non sia importante, che vada considerata a parte, chi ritiene che sia soltanto una fonte, di cui certe voci pesano troppo sul bilancio pubblico, evidentemente non ha compreso, né si è mai soffermato a riflettere su ciò che siamo noi, cittadini italiani, né tantomeno, nello specifico, su come l'Italia debba la sua straordinaria importanza nel mondo alla cultura: la cultura rappresenta il nostro passato, la storia, la memoria, ma è anche il nostro futuro. La politica raramente pratica l'arte e la cultura, relegandole spesso e in modo sommario a mera finzione, a qualcosa di inutile, e considera gli artisti e gli intellettuali dei perditempo, non sapendo nulla della funzione profondamente etica dell'arte, soprattutto nella sua formidabile capacità di cogliere molto bene - e molto prima della stessa politica - qualsiasi mutamento del sistema di coordinate che porta a una diversa presa di coscienza nei confronti delle regole della società. La cultura rappresenta ciò che è nel pensiero heideggeriano il linguaggio come casa dell'essere, dove «linguaggio» non può non significare anche essenza o verità. Conosco abbastanza bene il mondo dei libri: non è, quella dei libri, una realtà fatta romanticamente di autori e storie, ma una vera industria, composta da editor , fiere, agenti, tutti protesi a creare quello che non è più soltanto cultura o bellezza, ma anche business . Questo è solo un esempio per determinare come debba essere compresa la necessità che vi siano Ministeri e persone di riferimento competenti, che conoscano il linguaggio della cultura e dell'arte e ne comprendano le esigenze, che riescano a interpretare la realtà della cultura come compenetrazione, intreccio tra idea, concetto e realtà e che non pensino che basti gestire le casse agli ingressi di musei, teatri o fiere. Possiamo mettere nelle mani di chiunque e staccare da una sinergia importante il futuro di enti che tutto il mondo ci invidia, come la Scala di Milano, l'Arena di Verona, il Maggio musicale fiorentino, il Festival di Spoleto? Rassegne cinematografiche, come la Mostra di Venezia? Imprese straordinarie, come il Salone del libro di Torino, che con Ernesto Ferrero è cresciuto sino a diventare un appuntamento di riferimento per l'editoria europea e non solo? Per non parlare della straordinaria qualità di un interminabile elenco di altre manifestazioni, che determinano l'essenza del nostro Paese e che va promosso in un contesto ampio e importante. Massimo Severo Giannini ha definito il cosiddetto bene culturale qualcosa che «offre testimonianza materiale avente valore di civiltà». Se cultura è civiltà allora è anche comunità. E qui potremmo fare riferimento al bene comune come bene che supera ogni esigenza individuale, come straordinariamente ne riflette Paolo Grossi, già Presidente della Corte costituzionale. Nel documento della Commissione cultura della Camera della scorsa legislatura viene analizzato il rapporto strettissimo tra cultura e società e evidenziata la cultura come strumento di crescita economica, di sviluppo concreto di spazio entro il quale si allarga il margine occupazionale. L'appiattimento di attività disgiunte tra loro a un unico comune denominatore può significare, quindi, una cosa soltanto: che stiamo omologando tutte le grandi eccellenze a un unico prodotto da outlet , segnato da un marchio di fabbrica quanto mai semplicistico. Ci sono manifestazioni pensate per il grande pubblico, ma non ci può essere vera ricerca senza spazi particolari di riflessione, adeguati a un uditorio più raccolto, diversamente consapevole o preparato. Attraverso questa ricerca verrà determinato lo spazio entro il quale la cultura italiana (e non solo, com'è ovvio) potrà svilupparsi in futuro. La cultura e la società sono strettamente connesse, costituiscono un insieme di saperi, costumi, comportamenti in cui ciascuno di noi come parte della stessa società si identifica.