[pronunce]

La previsione contenuta nell'art. 114, secondo comma, Cost. reca la locuzione «secondo i principi fissati dalla Costituzione», che nel testo previgente dell'art. 115 era riservata alle Regioni. Da ciò discenderebbero implicazioni significative sul tema oggetto delle odierne questioni, e, in primo luogo, la conseguenza che soltanto una procedura delineata con legge costituzionale potrebbe portare alla soppressione di una o più Province. Se poi si ritenesse che il legislatore, con l'art. 17 impugnato, abbia voluto configurare una procedura di mera revisione delle Province, si dovrebbe considerare che tale procedura è già prevista da una "legge generale", e cioè dall'art. 21 del d.lgs. n. 267 del 2000, il quale, fino all'entrata in vigore della nuova Carta delle autonomie locali, potrebbe essere derogato solo da una norma espressa. La ricorrente ritiene, inoltre, che difetterebbero, nella specie, i requisiti di necessità e di urgenza per l'adozione di un decreto-legge, ed osserva che una riforma destinata ad improntare per decenni il sistema delle autonomie risulterebbe, in quanto tale, incompatibile con le caratteristiche contingenti del decreto-legge, richiedendo piuttosto un'approfondita elaborazione e programmazione, oltre al coinvolgimento delle popolazioni e degli enti interessati, secondo quanto previsto dall'art. 133 Cost. 22.3.- Secondo la Regione Calabria, l'impugnato art. 17 conterrebbe una vera e propria deroga al procedimento previsto dall'art. 133 Cost., con riguardo al potere di iniziativa, alla consultazione delle popolazioni, alla funzione consultiva regionale. La decretazione d'urgenza avrebbe quindi il solo scopo di eliminare un segmento del procedimento previsto dal parametro citato, senza esplicare alcun effetto sulla diminuzione degli apparati degli enti locali. In ogni caso, sarebbero gravemente limitate le competenze regionali. 22.4.- È denunciata, ancora, la violazione degli artt. 3, 5, 114 e 117 Cost. Si ritiene dalla ricorrente che l'attuazione del decreto-legge comporti la soppressione di un rilevante numero di Province, e che la logica delle "macro-province" contrasti con gli artt. 5 e 114 Cost., i quali prevedono il riconoscimento e la promozione delle autonomie locali, e la loro disciplina quali enti autonomi, in funzione della dimensione sociale e territoriale degli stessi. I parametri evocati configurano e disciplinano gli enti locali come livello di governo del territorio, ed i principi in essi contenuti sono richiamati dall'art. 21 del d.lgs. n. 267 del 2000, che indica i criteri e gli indirizzi per la revisione delle circoscrizioni provinciali e l'istituzione di nuove Province. Diversamente, l'impugnato art. 17 ipotizza un accorpamento su basi meramente quantitative, non previste dalla Costituzione, oltre che produttive di effetti irragionevoli e discriminatori. Per un verso, i cittadini delle Province di dimensioni ridotte, destinate ad essere accorpate, saranno privati della possibilità di usufruire dei servizi e delle istituzioni provinciali, e, per altro verso, la sostanziale concentrazione delle istituzioni provinciali nei centri maggiori impedirà di attuare gli strumenti di uguaglianza sostanziale e propulsiva, relegando ad un ruolo marginale le popolazioni delle comunità più piccole. 22.5.- La disposizione impugnata violerebbe l'art. 118 Cost. che, nell'ambito della distribuzione delle funzioni amministrative tra i vari livelli di governo, impone il rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, i quali, a loro volta, esigono che l'attività legislativa ed amministrativa sia improntata alla massima considerazione delle esigenze degli enti locali. Al contrario l'art. 17, attribuendo esclusivo rilievo ai criteri di accorpamento basati su estensione territoriale e popolazione, avrebbe previsto un sistema che disconosce le diversità delle realtà provinciali. 22.6.- Di tutta evidenza sarebbero poi la violazione dell'art. 117 Cost. e l'invasione delle competenze legislative regionali. La ricorrente richiama il contenuto dell'art. 117, secondo comma, lettere h) e p), Cost. per sottolineare che la Costituzione, mentre non assegna allo Stato la competenza esclusiva in materia di istituzione e ordinamento degli enti locali, attribuisce alle Regioni, per esclusione, la materia «polizia amministrativa locale». Peraltro, anche nel campo della funzione legislativa concorrente, non vi sono materie afferenti l'istituzione e l'ordinamento degli enti locali, sicché apparterrebbero alla competenza residuale delle Regioni le funzioni legislative non contemplate dall'art. 117, secondo e terzo comma, Cost., e tra queste la materia «circoscrizioni provinciali», allo stesso modo della materia «circoscrizioni comunali». Sarebbero pertanto illegittime le previsioni contenute ai commi 1 e 4 dell'impugnato art. 17, in quanto il riordino territoriale delle Province potrebbe essere attuato soltanto con la legge statale prevista dall'art. 133 Cost., che è legge-provvedimento a contenuto vincolato dalla proposta, preceduta dall'iniziativa dei Comuni e dal parere della Regione interessata. Sarebbero del pari illegittime le previsioni contenute nei commi 2 e 3, in quanto non rientrerebbe nella competenza statale esclusiva la fissazione dei requisiti minimi di popolazione e di territorio, né la disciplina dell'organizzazione e del funzionamento del Consiglio delle autonomie locali, riservata dall'art. 123, ultimo comma, Cost. allo statuto regionale. Illegittimo risulterebbe anche il comma 4-bis, in quanto non rientrerebbe nella competenza statale la fissazione del capoluogo provinciale. 22.7.- La ricorrente sottolinea la differenza tra il procedimento configurato dalla disposizione impugnata e il dettato dell'art. 133 Cost., ed in particolare il fatto che il legislatore del 2012 non ha previsto l'iniziativa dei Comuni, non potendosi ritenere quest'ultima surrogata dai poteri riservati al Consiglio delle autonomie locali (comma 3 dell'art. 17), organo non rappresentativo dei Comuni. Inoltre, la consultazione con la Regione interessata è sostituita dal parere della Conferenza unificata, nei casi in cui la Regione non si pronunci, così realizzando un procedimento verticistico simmetrico e contrario a quello delineato dalla Costituzione. 22.8.- Sarebbe inoltre violato l'art. 5 della Carta europea dell'autonomia locale, il quale stabilisce che «per ogni modifica dei limiti locali territoriali, le collettività locali interessate dovranno essere preliminarmente consultate, eventualmente mediante referendum, qualora ciò sia consentito dalla legge». L'assenza di consultazione delle popolazioni interessate si tradurrebbe, dunque, in una illegittima compressione dei diritti politici dei cittadini. 22.9.- La Regione Calabria ritiene infine che l'art. 17, comma 2, del d.l. n. 95 del 2012, il quale demanda ad un atto amministrativo governativo (d.P.C.m. ) l'individuazione dei parametri minimi territoriali e demografici, si ponga in contrasto con la riserva di legge "rafforzata" contenuta nell'art. 133 Cost., oltre che con l'art. 21 del d.lgs. n. 267 del 2000. 23.-