[pronunce]

Secondo la Regione Marche, i "principi" di coordinamento non possono coincidere con i "principi fondamentali" adottati dallo Stato nella materia, appunto, del coordinamento della finanza pubblica. Dal sistema costituzionale vigente si ricaverebbe che gli enti locali devono esercitare la loro autonomia finanziaria secondo le norme di coordinamento emanate dalle Regioni in conformità ai principi fondamentali stabiliti dallo Stato: lo Stato non può quindi disciplinare l'indebitamento degli enti locali, ma può soltanto stabilire i principi a cui le Regioni devono attenersi nel disciplinarlo. L'art. 41 si porrebbe, inoltre, in contrasto con l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, nella parte in cui affida ad un regolamento del Ministro dell'economia e delle finanze il compito di determinare "il contenuto e le modalità del coordinamento nonché dell'invio dei dati" oltre alla definizione delle norme "relative all'ammortamento del debito e all'utilizzo degli strumenti derivati", posto che l'oggetto di tale regolamento si riferirebbe a materie sottratte alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Né sarebbe possibile sostenere che l'art. 41 non preveda l'esercizio di un potere regolamentare, bensì provveda a conferire una funzione amministrativa al Ministero dell'economia e delle finanze. Al di là della veste formale neutra di decreto ministeriale, dovrebbe guardarsi al contenuto normativo che, per i caratteri di generalità ed astrattezza, l'intervento ministeriale, nella sostanza, riveste (cfr. Corte costituzionale, sentenza n. 88 del 2003). Lo Stato potrebbe riservarsi competenze amministrative solamente in materie nelle quali disponga della potestà legislativa esclusiva. La Regione Toscana conferma i rilievi formulati nel ricorso introduttivo. Secondo la Regione Campania, il coordinamento finanziario ex art. 119 della Costituzione deve muoversi nell'ambito di prescrizioni di rango legislativo: esso non potrebbe essere affidato al Ministro dell'economia e delle finanze, un atto ministeriale non essendo abilitato, sulla base del precetto costituzionale, ad incidere sull'autonomia delle Regioni. Le Regioni Emilia-Romagna ed Umbria escludono che la norma denunciata costituisca una corretta espressione della potestà legislativa concorrente. Ad avviso delle ricorrenti, essa non solo non contiene alcun "principio fondamentale" (tale non essendo certo l'enunciazione della generica esigenza di "contenere il costo dell'indebitamento e di monitorare gli andamenti di finanza pubblica"), ma in realtà rinvia il potere di coordinamento al singolo Ministro, a cui è demandato di definire "il contenuto e le modalità" di tale potere. La disposizione contiene dunque una norma in bianco attributiva di un potere di difficile qualificazione e quantificazione. Non sembrerebbe trattarsi di coordinamento "meramente tecnico", dato che - prescindendo dal problema se sia ancora ammesso tale potere nel nuovo ordinamento costituzionale e a quali garanzie procedurali eventualmente il suo esercizio dovrebbe corrispondere - il potere attribuito al Ministro si riferisce, tra l'altro, all'emanazione di "norme relative all'ammortamento del debito e all'utilizzo degli strumenti derivati da parte dei succitati enti". Ci si troverebbe pertanto di fronte alla seguente alternativa. O il potere attribuito al Ministro è di natura regolamentare (come sembra alludere l'espressione "con lo stesso decreto sono approvate le norme …"), e allora la disposizione sarebbe illegittima perché in contrasto con l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, che delimita il potere regolamentare dello Stato. Oppure si tratta di un'attribuzione di potere di indirizzo e coordinamento. Ma in questo caso dovrebbe considerarsi: che la sopravvivenza della funzione di indirizzo e coordinamento alla riforma costituzionale del Titolo V è in dottrina fortemente contestata (quando è ammessa, viene collegata ai titoli di competenza statale di cui all'art. 117, secondo comma, allorché essi richiedano interventi in via non legislativa); che, anche a volerla ammettere, tale funzione non potrebbe essere esercitata a condizioni meno favorevoli per le Regioni e con garanzie più attenuate di quelle previste dalla giurisprudenza e dalla legislazione precedente alla riforma, tra cui la collegialità governativa dell'esercizio del potere e la necessità della previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni. 7.- Anche l'Avvocatura ha depositato una memoria nel giudizio promosso dalla Regione Marche, ribadendo che la disposizione censurata rientra nella normale competenza statale a dettare norme di principio in materia di potestà legislativa concorrente (art. 117, terzo comma, della Costituzione nonché art. 119, ultimo comma, della Costituzione).1.- Per ragioni di omogeneità di materia, la presente decisione riguarda solo le censure sollevate nei confronti dell'articolo 41 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002) con i ricorsi delle Regioni Marche (r. ric. n. 10 del 2002), Toscana (r. ric. n. 12), Campania (r. ric. n. 21), Emilia-Romagna (r. ric. n. 23) e Umbria (r. ric. n. 24). I giudizi, aventi in parte lo stesso oggetto, devono essere riuniti per essere decisi con unica pronunzia. 2.- L'art. 41 in questione è impugnato nella sua totalità (dalle Regioni Marche e Campania), ovvero nei commi 1 e 2 (dalla Regione Toscana), o nel solo comma 1 (dalle Regioni Emilia-Romagna e Umbria). Ma i ricorsi che lo investono in toto in realtà motivano censure relative al solo comma 1. Il comma 3 (che abroga alcune disposizioni di legge e di regolamento in tema di emissioni obbligazionarie e di prestiti all'estero degli enti territoriali) e il comma 4 (che riguarda la limitazione del ricorso degli enti locali a mutui per il finanziamento di debiti fuori bilancio relativi a spese di parte corrente) non sono oggetto di censure in alcuno dei ricorsi: onde le questioni che la Corte è chiamata a decidere devono intendersi circoscritte ai due primi commi del medesimo art. 41. Il comma 1 stabilisce che "al fine di contenere il costo dell'indebitamento e di monitorare gli andamenti di finanza pubblica, il Ministero dell'economia e delle finanze coordina l'accesso al mercato dei capitali" degli enti locali, anche associativi, e dei loro consorzi, nonché delle Regioni (primo periodo); che "a tal fine i predetti enti comunicano periodicamente allo stesso Ministero i dati relativi alla propria situazione finanziaria" (secondo periodo); e che "il contenuto e le modalità del coordinamento nonché dell'invio dei dati sono stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze da emanare sentita la Conferenza unificata" Stato-Regioni-autonomie locali (terzo periodo), con il quale sono altresì "approvate le norme relative all'ammortamento del debito e all'utilizzo degli strumenti derivati da parte dei succitati enti" (quarto periodo).