[pronunce]

a) che la norma censurata non recherebbe un precetto nuovo, ma prevederebbe solo un rimedio per l'eventualità che la Regione o la Provincia restino illecitamente inadempienti all'obbligo giuridico - di cui al comma 7 dell'art. 11 - di provvedere alla ripartizione e che anzi sarebbe possibile che azioni giudiziarie siano addirittura esperite dai conduttori; b) che la Provincia, in realtà, censurerebbe nuovamente proprio il comma 7, già ritenuto esente da vizi dalla sentenza n. 520 del 2000, onde il ricorso sarebbe inammissibile in parte qua per aberratio ictus; c) che gli artt. 114, 118 e 119, nel testo novellato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, riconoscono, del resto, ai Comuni un ruolo ed una dignità ben superiori rispetto al previgente ordinamento costituzionale; d) che gli artt. 5 e 8 del citato d.P.R., laddove prevedono interventi sostitutivi dello Stato, non vieterebbero né impedirebbero &laquo;che altre disposizioni primarie dello Stato prevedano ulteriori tipologie di intervento sostitutivo&raquo; ; e) che comunque, nella specie, il compito affidato alle Regioni ed alle Province autonome dall'art. 11, comma 7, della legge n. 431 del 1998 sarebbe da ricondursi al c.d. avvalimento, figura minore rispetto alla stessa competenza delegata, e tanto priverebbe di validità l'argomento tratto dalla Provincia dall'art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 266 del 1992, mancando il presupposto da esso richiesto, cioè che si verta “nelle materie di competenza propria della regione o delle province autonome”; f) che la Provincia non considererebbe il comma 3 dell'art. 4, che sarebbe norma fondamentale e di chiusura che vieta l'accesso nel Trentino-Alto Adige di flussi finanziari dello Stato.1. - La Provincia Autonoma di Trento ha impugnato l'art. 1, comma 2, della legge 8 febbraio 2001, n. 21 (Misure per ridurre il disagio abitativo ed interventi per aumentare l'offerta di alloggi in locazione), ritenendo che esso - modificando l'art. 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili ad uso abitativo) - abbia violato le proprie potestà legislative ed amministrative, la propria autonomia finanziaria, il principio di ragionevolezza, e il giudicato costituito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 520 del 2000. La legge n. 431 del 1998 - nel quadro della definitiva sottrazione delle locazioni ad uso abitativo alla disciplina dell'equo canone e del loro assoggettamento ad un regime quasi totalmente affidato all'autonomia privata - ha inteso, con l'articolo 11, fronteggiare l'impatto della riforma sui conduttori in condizioni economiche meno agiate. A tal fine essa ha costituto un Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, con dotazione annua stabilita nella legge finanziaria (comma 1); ha destinato le somme assegnate al Fondo alla concessione di contributi ai conduttori (comma 3) in possesso di determinati requisiti (comma 4); ha previsto la ripartizione annuale di tali risorse tra Regioni e province autonome, ad opera del Ministro dei lavori pubblici, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti fra Stato, Regioni e province autonome (comma 5); ha stabilito che Regioni e Province autonome provvedono a ripartire fra i Comuni le risorse provenienti dal Fondo (e quelle da esse eventualmente stanziate in via autonoma) sulla base di determinati parametri (comma 7); e finalmente ha attribuito ai Comuni il compito di assegnare i contributi agli aventi diritto (comma 8). I commi 3, 4, 7 e 8 dell'articolo 11 sono stati impugnati nel 1999 dalla Provincia autonoma di Trento, in quanto ritenuti lesivi delle disposizioni statutarie e della normativa di attuazione. Il ricorso è stato dichiarato non fondato dalla sentenza di questa Corte n. 520 del 2000, sulla base di un'interpretazione delle norme impugnate idonea a porle al riparo dalle censure di illegittimità costituzionale formulate dalla Provincia. Successivamente, l'art. 1, comma 2, della legge n. 21 del 2001 ha aggiunto al comma 7 dell'art. 11 della legge n. 431 del 1988 un inciso secondo cui, se le risorse provenienti dal Fondo non sono trasferite ai Comuni entro novanta giorni dalla loro effettiva attribuzione alle Regioni e alle Province autonome, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, previa diffida alla Regione o alla Provincia autonoma inadempiente, nomina un commissario ad acta. Secondo la Provincia di Trento, tale norma comporta la violazione (a) delle proprie potestà legislative ed amministrative attribuite dagli articoli 8 (numeri 10 e 25) e 16 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige); dall'art. 15, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 19 novembre 1987, n. 526 (Estensione alla Regione Trentino-Alto Adige ed alle Province autonome di Trento e di Bolzano delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616), sostituito dall'art. 2 del decreto legislativo 28 luglio 1997, n. 275 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige recante modifiche e integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 19 novembre 1987, n. 526); e dall'art. 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento); (b) della propria autonomia finanziaria, di cui al titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica n. 670 del 1972, come modificato dalla legge 30 novembre 1989, n. 386 (Norme per il coordinamento della finanza della Regione Trentino-Alto Adige e delle Province autonome di Trento e di Bolzano con la riforma tributaria), con particolare riferimento all'art. 5, comma 2, di tale ultima legge; (c) del &laquo;principio di ragionevolezza&raquo; , e quindi (pur in difetto di espressa menzione) dell'articolo 3 della Costituzione; (d) ed infine del &laquo;giudicato della Corte costituzionale&raquo; risultante dalla sentenza n. 520 del 2000, e quindi (pur in difetto di espressa menzione) dell'articolo 136 della Costituzione. 2.