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la "pratica" di non fornire bottigliette d'acqua non sarebbe nuova nel mondo della moda bimbo: "molto spesso, si legge ancora, sui set non viene concesso di bere per evitare di bagnare inavvertitamente i vestiti o di rovinare il trucco, e soprattutto per limitare al minimo le richieste di andare in bagno"; urge precisare che l'articolo 3 della legge n. 977 del 1967, e successive modificazioni, afferma "L'età minima per l'ammissione al lavoro è fissata al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria e comunque non può essere inferiore ai 15 anni compiuti"; l'articolo 4, comma 2, inoltre, precisa: "La direzione provinciale del lavoro può autorizzare, previo assenso scritto dei titolari della potestà genitoriale, l'impiego dei minori in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, purché si tratti di attività che non pregiudicano la sicurezza, l'integrità psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o di formazione professionale"; ancora secondo quanto denunciato da Piccinni, ben poco della circolare n. 67/1989 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali che regola la partecipazione di minori a sfilate di moda o anche a spot pubblicitari viene rispettato; la circolare stabilisce prescrizione in base all'età dei minori, per cui, ad esempio, per un bambino fino a 3 anni "deve essere posto a disposizione dei genitori o del tutore un locale idoneo atto a garantire il soddisfacimento delle principale esigenze fisiologiche del bambino" e "l'impegno lavorativo non potrà in alcun modo superare le tre ore giornaliere e deve avvenire in presenza del genitore o del tutore o di persona da questi espressamente delegata"; nel libro inchiesta sono raccolte diverse testimonianze che attestano "come puntualmente le tempistiche non vengano rispettate, e spesso anche la presenza dei genitori sia difettante", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e, per quanto di propria competenza, quali iniziative intenda intraprendere, affinché i principi costituzionali, comunitari e internazionali sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza vengano garantiti; se non ritenga opportuno promuovere iniziative ispettive, già a partire dalla prossima edizione di "Pitti Bimbo", al fine di verificare se si possa appalesare una qualche forma di sfruttamento dei minori; se non ritenga opportuno rivedere i parametri della menzionata circolare n. 67/1989. Atto n. 4-00265 BATTISTONI Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: è prassi consolidata che nei bandi di gara per la fornitura dei buoni pasto venga preteso il pagamento agli esercenti a pochi giorni dall'emissione della fattura (mediamente 2 o 3 giorni), quando invece la stazione appaltante salda i fornitori con tempistiche strutturalmente disallineate, a cui si aggiungono gli ulteriori ritardi nei processi di erogazione alla società emettitrice (per la pubblica amministrazione in media 100 giorni); risulta all'interrogante che, nei bandi per i buoni pasto, le stazioni appaltanti inseriscano una clausola in base alla quale il vincitore deve impegnarsi a pagare gli esercenti nel più breve tempo possibile, ovvero che il punteggio massimo sarà attribuito al concorrente che si impegni a saldare le fatture senza aggravio per gli esercenti convenzionati, nel minor tempo possibile. Per tale ragione i fornitori della pubblica amministrazione, per avere il maggiore punteggio e vincere la gara, sono costretti a offrire pagamenti agli esercenti nel più breve tempo possibile (a un giorno o a zero giorni). Questo significa che il fornitore è chiamato a "fare da banca" alla pubblica amministrazione, anticipando milioni di euro che poi gli verranno restituiti con un meccanismo di rimborso disallineato rispetto agli anticipi di cassa e ai rispettivi flussi finanziari, con le evidenti criticità del caso; le stazioni appaltanti invocano l'applicazione dell'articolo 144, rubricato "Servizi di ristorazione", del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni e integrazioni, che, al comma 6, lettera d) , include, tra i criteri di valutazione dell'offerta, "i termini di pagamento agli esercizi convenzionati": tale disposizione verrebbe interpretata erroneamente dalle stazioni appaltanti, le quali prevedono nei bandi che, più brevi sono i tempi di pagamento offerti, senza previsione alcuna di soglia congrua e sostenibile, maggiore sarà il punteggio attribuito; si tratta di un sistema a giudizio dell'interrogante palesemente sbilanciato e a danno delle società emettitrici, soprattutto italiane. Infatti, gli emettitori stranieri (tutti facenti capo a multinazionali francesi), per sopperire al maggior supporto finanziario necessario, hanno a disposizione ampie risorse finanziarie di gruppo, al fine di superare l'evidente squilibrio ingenerato dai flussi; tali meccanismi distorti rischiano di impedire la stessa partecipazione a numerosi bandi di gara da parte di molti degli operatori italiani del settore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che il sistema sia palesemente sbilanciato nella tempistica finanziaria a favore delle stazioni appaltanti, se non addirittura impossibile da rispettare per le società emettitrici; in particolare, quali intendimenti intenda assumere per garantire una corretta applicazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, al fine di evitare gli evidenti squilibri finanziari e le ricadute distorsive su alcuni degli operatori del mercato dei buoni pasto, tenendo altresì conto di quanto previsto dal decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, che ha recepito in Italia la direttiva 2011/7/UE sul ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali. Atto n. 4-00266 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: l'esofagite eosinofila (EoE) è una malattia infiammatoria cronica localizzata all'esofago, di eziopatogenesi immuno-allergica, caratterizzata da alternanza di periodi di remissione e di acuzie, che si manifesta con segni clinici di disfunzione esofagea dovuti ad un'infiammazione caratterizzata dalla presenza degli eosinofili. Per effettuare una diagnosi è necessaria la presenza di sintomi clinici, come difficoltà nella deglutizione, dolore e bruciore durante la deglutizione, blocco frequente di cibo nell'esofago, rigurgiti, malnutrizione cronica, eccetera). E sul piano della diagnostica di laboratorio è necessario che ci siano più di 15 eosinofili per alto campo di ingrandimento (high power field o HPF) in una biopsia esofagea, senza coinvolgimento di stomaco o duodeno; le prime raccomandazioni per la diagnosi e la terapia dell'esofagite eosinofila sono state formulate nel 2007, ed integrate nel 2011; nel 2014, il position paper della Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione (ESPGHAN) ha fornito linee guida pratiche per la gestione della malattia nel bambino e nell'adolescente.