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Disposizioni in materia di formazione integrata e integrale della persona e di insegnamento dell'educazione emotiva nelle scuole di ogni ordine e grado. Onorevoli Senatori. – Secondo l'Istat, in Italia un adolescente su due è vittima di episodi di bullismo. Non solo, ma uno studente ogni cinquanta lamenta aggressioni e soprusi quotidiani. Daniel Goleman, docente di psicologia all'Università di Harvard e apprezzato consulente a livello mondiale, già sulla metà degli anni Novanta, nel fortunato saggio Emotional intelligence notava come gli insegnanti cominciassero « a capire che esiste un diverso tipo di lacuna, assai pericolosa: “L'analfabetismo emozionale” ». Goleman individuava già in quel periodo la rivoluzione digitale quale fattore principale che incide in profondità sui comportamenti dei giovani. Ridimensionando il tempo trascorso in relazioni dirette, la televisione e i videogiochi ostacolano il generarsi e lo sviluppo dell'intelligenza e della sensibilità pregiudicando altresì una corretta capacità di gestione emozionale. Goleman conclude che i danni causati dalla rivoluzione digitale e dalle conseguenti profonde trasformazioni sociali devono essere valutati e affrontati sia dagli educatori che dagli psicologi con il supporto dell'insegnamento dell'educazione emotiva a scuola e nel contesto familiare. Se, quindi, l'istruzione « deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali » (come recita l'articolo 26, comma 2, della Dichiarazione universale dei diritti umani), essa non può essere limitata al solo insegnamento dell'educazione civica. Nel medesimo tempo la « didattica delle emozioni » appare un ottimo strumento educativo, finalizzato com'è a una significativa riduzione di fenomeni – purtroppo assai diffusi – quali appaiono quelli relativi al consumo di droghe, al bullismo o alle varie forme di disagio adolescenziale. In Danimarca, l'ora settimanale di empatia è una « lezione-non lezione »: in un'atmosfera di condivisione, i legami si consolidano intorno alla comprensione empatica. Negli Stati Uniti prima della riforma di Obama (che ne ha introdotto l'obbligatorietà dal 2014), secondo ciò che riferisce Goleman, il canovaccio dell'ora di scienza del sé si svolgeva in piccoli gruppi di studio in classi di scuole private, senza sedie né banchi allo scopo di eliminare le barriere relazionali. In Spagna, invece, l'ora di intelligenza emotiva, introdotta di recente, è ispirata al modello di Problem Solving creativo dello psicologo Edward De Bono. La finalità è di insegnare ai più piccoli a ricercare da soli le soluzioni e a essere autonomi e responsabili. In Austria, il Ministero della salute raccomanda l'introduzione dell'educazione emotiva per contribuire a uno sviluppo salutare e al benessere del bambino. Alcune pratiche e progetti riguardanti l'educazione emotiva sviluppati si focalizzano sull'approccio olistico delle scuole di Waldorf e Rudolf Steiner, mentre non mancano iniziative a livello regionale. L'Ungheria ha introdotto su scala nazionale l'etica come materia obbligatoria a scuola, per cui si affrontano temi relativi all'educazione emotiva come valori, morale, connessione con gli altri, differenze tra bene e male. Altri programmi avviati a Budapest si concentrano su tale modello per prevenire l'abbandono scolastico, ossia uno dei problemi più sentiti nel sistema di istruzione ungherese. Analogamente all'Ungheria, anche per la Romania l'abbandono scolastico è una priorità e quindi l'educazione emotiva è considerata principalmente come un mezzo per ridimensionare tale fenomeno. Un approccio simile viene attuato anche in Turchia insieme con molti altri progetti che tentano di combattere l'abbandono scolastico; questa problematica ha caratteristiche particolari in Turchia visto che spesso è causata da difficoltà economiche e colpisce maggiormente bambine e ragazze, motivo per cui il programma prende in considerazione diversi aspetti dell'educazione emotiva. Va aggiunto un altro aspetto rilevante, ossia che l'educazione emotiva è funzionale anche a prevenire traumi da stress, e può considerarsi fondamentale anche in ambito lavorativo. Secondo il World Economic Forum le abilità che sarà necessario avere sul lavoro già dal prossimo decennio, sono tra le altre, la creatività, l'innovazione, la leadership , l'influenza sociale e l'intelligenza emozionale. Tanto che pare legittimo domandarsi se stiamo preparando i nostri figli per il futuro che li aspetta, dal momento che Il sistema educativo non è cambiato molto dalla rivoluzione industriale e fatica ad adeguarsi ai tempi. Obiettivo del presente disegno di legge è quello di introdurre nell'offerta formativa l'educazione emotiva, utilizzando a tale scopo l'« ora alternativa », al momento di fatto priva di contenuti didattici specifici. Tra gli obiettivi che s'intendono perseguire rientrano il miglioramento del clima relazionale tra studenti nonché tra studenti e insegnanti, l'ottimizzazione dei contesti di apprendimento; la prevenzione della dispersione scolastica; il recupero del ruolo sociale della scuola come centro del territorio; la progressiva riduzione dei casi di bullismo (grazie al lavoro sull'empatia) e di altri fenomeni devianti; il ripristino del clima di benessere a scuola; una maggiore distensione dei rapporti tra istituzione scolastica e famiglie; la prevenzione dei casi di isolamento e di depressione tra gli adolescenti (la cosiddetta « sindrome di Hikikomori », che in giapponese significa « stare in disparte », e che colpisce adolescenti, anche italiani); un recupero dei valori positivi come patrimonio dei ragazzi che dovrà accompagnarli nella vita adulta. L'insegnamento dell'educazione emotiva mira a prevenire e gestire forme di disagio dell'infanzia e dell'adolescenza negli ambiti scolastico, familiare e sociale, che possono determinare comportamenti devianti e discriminatori, come, ad esempio, bullismo, cyberbullismo, hate speech , discriminazione fondata su razza, genere, o credi religiosi. L'educazione emotiva e al rispetto del valore della persona umana si traduce anche in educazione alle differenze linguistiche, culturali, religiose, comportamentali, di genere e alla prevenzione di discriminazioni contro ogni diversità, con particolare ma non esclusivo riferimento a quella di genere. L'iniziativa legislativa mira anche ad agevolare la diffusione del metodo sperimentato della Philosophy for children , un programma educativo ideato sulla metà degli anni ’70 dal filosofo statunitense Matthew Lipman, professore emerito alla Montclaire State University , il cui scopo didattico-pedagogico è quello di incrementare le capacità cognitive complesse, intese come abilità linguistico-espressive e sociali. La sua valenza è ampiamente documentata dall'esperienza decennale nei Paesi in cui la Philosophy for children è diffusa a partire dai vari cicli scolastici e in differenti contesti educativi, in particolare negli Stati Uniti, in Canada, in America Latina, in Corea, in diversi Stati africani ed europei. Dalla fine degli anni ’90, anche la Division of philosophy dell'UNESCO sostiene il programma.