[resaula]

Colleghi, di recente una delegazione di questo Senato si è recata a Rebibbia. A tale proposito, signor Ministro, mi rifaccio allo stanziamento del bilancio: non vi è alcuna previsione sulla costruzione di nuovi ICAM (Istituto a custodia attenuata per detenute madri), le case per detenute madri, ma potrebbe essere una mia svista e spero che lei mi voglia rassicurare. Sono circa sessanta i bambini presenti nelle nostre carceri in compagnia delle loro madri: purtroppo, nessuno può tenerli fuori dal carcere, perché spesso sono figli di madri straniere senza parenti in Italia - e quindi da zero a tre anni si trovano a vivere dentro la situazione carceraria - provenienti da Paesi africani o da Paesi dall'Est Europa, spesso condannate per reati legati alla droga, o rom. Attenzione, perché si ruba loro l'infanzia né si consente loro una vita da bambini e le ricordo, signor Ministro, il gravissimo fatto avvenuto purtroppo a Rebibbia proprio pochi giorni fa. Dopo il dramma dei bambini in carcere, signor Ministro e colleghi, ne sottolineo un altro: i suicidi in carcere. Il 2018 è stato l' annus horribilis : l'associazione Antigone, che ringrazio per il suo lavoro costante e continuo, dichiara che i suicidi sono stati 63, a fronte di 1.100 tentativi, dati ai quali ne va aggiunto un altro doloroso, terribile e inquietante, ossia i quattro suicidi di operatori e lavoratori carcerari. Siamo tornati ai dati tristissimi degli anni del sovraffollamento, quando questo era più alto: vi ricordo che 66 suicidi accaddero nel 2010. Di tutto questo, che riguarda non solo la giustizia, ma soprattutto i diritti umani, nessuno s'interessa in questo Senato. Il precedente Governo aveva emanato una direttiva sulla prevenzione dei suicidi e i numeri erano calati: le chiedo ora cosa state facendo su questo, signor Ministro. Il mio pensiero va a tutti coloro che si trovano nelle mani dello Stato, perché quando un cittadino si trova nelle mani dello Stato, quest'ultimo è il garante della sua incolumità: non voglio ricordare Cucchi, Aldovrandi e i fatti recenti di Empoli. Anche i detenuti sono nelle mani dello Stato, che deve garantire la loro incolumità. Si deve quindi affrontare la situazione d'emergenza nelle carceri non solo intervenendo con un piano di edilizia carceraria. Non basta, non è sufficiente - lo dico anche al collega Stancanelli - ma si deve intervenire sull'esecuzione della pena e sulle misure alternative alla detenzione, garantite non solo dalla Polizia penitenziaria - cui va il nostro ringraziamento - ma anche da tutti gli altri operatori della fase rieducativa e dell'esecuzione esterna. Le ricordo un altro fatto gravissimo, signor Ministro, rispetto al quale lei non ha espresso alcuna stigmatizzazione o parola. A proposito di lavoratori le ricordo la grave umiliazione che avete inflitto alla Polizia penitenziaria: a Trento, di recente, per sedare una rivolta, il prefetto ha fatto entrare la Polizia di Stato in carcere, offendendo e marginalizzando la Polizia penitenziaria preposta a gestire l'ordine dentro il carcere, uomini e donne che hanno le competenze per farlo. Era dal 1969 (lei era bambino come me) che non accadeva un fatto del genere e su questo la sua voce non è giunta. Chiedo l'autorizzazione, Presidente, a consegnare il resto del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna, ricordando al Ministro che nella sua replica vorrei che ci desse una risposta anche sui soggetti più vulnerabili presenti nelle nostre carceri che sono gli omosessuali e i transessuali. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza ad allegare il testo integrale del suo intervento. Ho anche esaudito il suo desiderio di avere più tempo, ma spero che non sia un'abitudine per tutti. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei ringraziare il Ministro per la sua relazione, sulla cui base ho preso alcuni appunti. Probabilmente non sarò esaustivo, perché ci sarebbero mille cose da dire, ma cercherò di essere il più sintetico possibile. Ho apprezzato molto - e penso che l'abbiamo apprezzato tutti - le parole di ascolto e dialogo del Ministro. Sono concetti importanti che condividiamo; sui concetti di partecipazione e condivisione vogliamo lavorare per concretizzare quei percorsi che ha richiamato lei stesso e che - come ha giustamente evocato - devono avere una sola stella polare, la giustizia; non come semplice concetto, non come un feticcio, ma come un diritto dei cittadini a vedersi tutelati. Lei ha correttamente ricordato un aspetto molto triste: oggi il sistema giustizia genera nei cittadini un istintivo senso di sfiducia. Questo però non deve rimanere un cartellino da mettere sulla porta del tribunale. Faccio l'avvocato anch'io, sono civilista e tutti i giorni frequento le aule di tribunale e mi devo confrontare con i miei clienti che hanno problematiche quotidiane molto semplici. Non vado a parlare di grandi questioni, ma della vera giustizia, quella piccola giustizia che tutti i cittadini devono riuscire ad avere ogni singolo giorno. Sappiamo tutti che il personale della magistratura e dell'avvocatura ha delle eccellenze, come giustamente ha richiamato, ma mi permetto di fare un richiamo: se un campione di Formula 1 ha una macchina che non va, di certo non vince. Ecco allora che gli interventi che ha evocato per l'innovazione e l'organizzazione sono fondamentali, perché anni di spending review non hanno risolto i problemi in modo complessivo. Ben venga la razionalizzazione, ma stiamo attenti a non razionalizzare la certezza del diritto, che deve rimanere un baluardo della nostra civiltà giuridica. A tal proposito, parlando di geografia e di edilizia giudiziaria (lei ha giustamente richiamato questi temi), se il pensiero delle cittadelle giudiziarie è certamente suggestivo e intrigante, ancorché se ne parli da decenni, è pur vero che abbiamo assistito alla chiusura indiscriminata - questo va sottolineato - di sedi distaccate di tribunale. Gli esempi possono essere tanti: vengo dalla Brianza ed è stata chiusa a suo tempo la sezione distaccata di Desio, ma anche su Cuneo e su tantissime altre realtà la chiusura ha portato notevoli disagi nello svolgimento quotidiano dell'attività processuale. Ciò veniva fatto senza una vera e propria razionalità, ma semplicemente sulla base di un calcolo economico. Questo deve essere un monito importante, proprio perché bisogna salvaguardare quei presidi di legalità che giustamente lei ha ricordato. Sul punto degli uffici di prossimità, ho apprezzato il suo richiamo: presso il mio foro c'è già qualcosa di simile per quanto riguarda la volontaria giurisdizione e l'assistenza a tutte quelle persone che non hanno la possibilità di rivolgersi a un legale semplicemente per informarsi sulle modalità per ottenere un'amministrazione di sostegno e la documentazione necessaria.