[pronunce]

- La commissione tributaria provinciale di Torino, con ordinanza emessa il 15 novembre 1999 (r.o. n. 158 del 2000), ha sollevato la medesima questione, svolgendo argomentazioni analoghe a quelle già riferite. L'Avvocatura generale dello Stato, intervenuta anche in tale giudizio in rappresentanza e difesa del Presidente del Consiglio dei ministri, ha concluso per la infondatezza della questione. 6. - La commissione tributaria provinciale di Benevento, con ordinanza emessa il 30 novembre 1999(r.o. n. 434 del 2000) , ha denunciato, in riferimento ai medesimi parametri costituzionali, oltre alla norma già indicata, anche il comma 213 dell'art. 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, come sostituito dall'art. 2, comma 1, del d.l. n. 79 del 1997, aggiungendo ai rilievi già riferiti che la onerosità dell'acconto in questione verrebbe riconosciuta dallo stesso legislatore, avendo questi previsto l'accesso al fondo di garanzia di cui all'art. 2 della legge n. 297 del 1982, al fine di consentire al datore di lavoro di procurarsi le risorse finanziarie necessarie per far fronte agli obblighi di legge. Anche in tale giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la infondatezza della questione. 7. - Nell'imminenza della data fissata per l'udienza pubblica relativa al giudizio introdotto con l'ordinanza r.o. n. 136 del 1999, la Società Silcea, parte privata nel giudizio a quo ha depositato una memoria, con la quale ribadisce le proprie conclusioni in ordine alla illegittimità costituzionale della norma impugnata. In particolare, ha sottolineato, confutando le argomentazioni addotte dalla difesa erariale, che il diritto al trattamento di fine rapporto ed il diritto al pagamento della relativa indennità sono momenti diversi. Infatti, il diritto a percepire il T.F.R. e, quindi, il diritto al pagamento della relativa indennità, sorge unicamente al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Prima di tale momento, il lavoratore vanta un diritto di credito non ancora esigibile. Ne consegue che l'obbligo imposto dalla norma impugnata, essendo destinato ad operare anche molti anni prima della cessazione del rapporto di lavoro, comporta, a carico del datore di lavoro, una anticipazione a tempi lunghi, con effetti finanziari certamente non comparabili con quelli che si verificano nella normale ipotesi di sostituzione. 8. - Anche l'Avvocatura generale dello Stato ha presentato una memoria, con la quale ha ribadito le conclusioni già rassegnate. In particolare, la difesa erariale ha sottolineato come il fenomeno impositivo previsto dalle disposizioni censurate debba essere ricostruito in termini diversi, tenendo conto: a) della parametrazione dell'obbligo di versamento all'ammontare complessivo dei trattamenti di fine rapporto maturati al 31 dicembre, rispettivamente, dell'anno 1996 e 1997, del quale i datori di lavoro hanno la disponibilità finanziaria, fruendo della relativa liquidità; b) della determinazione della misura dei versamenti in percentuale fissa, inferiore all'aliquota minima individuale dei singoli lavoratori; c) del riferimento alle caratteristiche del datore di lavoro per stabilire le agevolazioni ed esenzioni soggettive dall'obbligo del versamento; d) dell'utilizzabilità del "credito d'imposta" per il versamento delle ritenute applicate sui trattamenti di fine rapporto corrisposti a decorrere dal 1° gennaio 2000; la misura di detta utilizzabilità varia, inoltre, in relazione al rapporto tra ammontare del credito d'imposta ed ammontare del monte dei trattamenti di fine rapporto al 1° gennaio 2000. Nella memoria si segnala, altresì, che nella specie trattasi di una imposizione straordinaria una tantum, con un meccanismo consono alla qualità del contribuente, finalizzata all'adeguamento dei conti pubblici ai parametri previsti dal Trattato di Maastricht al pari dell'istituzione del c.d. contributo straordinario per l'Europa. Anche relativamente ai giudizi introdotti con le ordinanze nn. 84, 85, 158 e 434 del 2000 sono state depositate memorie nell'interesse dell'Autorità interveniente, con cui sono state svolte argomentazioni analoghe a quelle da ultimo riferite.1. - Le questioni sottoposte all'esame della Corte in via incidentale, con le cinque ordinanze di rimessione indicate in epigrafe, riguardano la legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), limitatamente all'art. 3, comma 211, sostituito dall'art. 2, comma 1, del d.l. 28 marzo 1997, n. 79 (Misure urgenti per il riequilibrio della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, in legge 28 maggio 1997, n. 140, cui la commissione tributaria provinciale di Benevento ha aggiunto la impugnazione del comma 213 dello stesso articolo 3, anch'esso sostituito dall'art. 2, comma 1, del d.l. n. 79 del 1997. 2. - In via preliminare, va disposta la riunione dei giudizi, promossi con le indicate ordinanze, che sollevano la medesima questione, in riferimento agli stessi parametri costituzionali. 3. - Le norme impugnate, nel testo risultante dalle modifiche indicate, prevedono a carico dei sostituti di imposta per redditi di lavoro dipendente un obbligo tributario di versamento di un importo pari - a seconda della base occupazionale dell'azienda - al 2, 5,89 e 3,89 per cento (nel testo originario unico versamento al 2 per cento per il 1996), ragguagliato all'ammontare complessivo dei trattamenti di fine rapporto (in seguito T.F.R.), di cui all'art. 2120 del codice civile, maturati al 31 dicembre rispettivamente, dell'anno 1996 e 1997, a titolo di acconto delle imposte dovute su tali trattamenti dai dipendenti. Viene previsto a favore del datore di lavoro un meccanismo, a cominciare dal 1° gennaio 2000, di utilizzazione a percentuale dell'acconto come "credito di imposta" per i versamenti delle ritenute sui T.F.R. corrisposti e con possibilità di utilizzazione anticipata in relazione al rapporto tra credito di imposta e trattamenti residui. I giudici rimettenti denunciano la violazione degli artt. 3, sotto il profilo del principio di uguaglianza tributaria, e 53 della Costituzione, in quanto il prelievo non sarebbe correlato ad alcuna capacità contributiva. 4. - La questione è priva di fondamento. Preliminarmente deve essere chiarito che trattasi di previsione di imposizione tributaria, con aliquote (in ogni caso di gran lunga inferiori alla tassazione dei T.F.R.) differenziate a seconda della base occupazionale (numero dei dipendenti) limitata a due annualità (con versamenti in due rate per ciascuna annualita), riferite all'ammontare complessivo del T.F.R. maturato rispettivamente al 31 dicembre del 1996 e del 1997, con determinazione dei soggetti tenuti attraverso il richiamo all'art. 23 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (sostituti di imposta per i redditi di lavoro dipendente).