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Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia da COVID-19, nonché interventi finalizzati a garantire un giusto ristoro in favore degli operatori sanitari e socio-sanitari deceduti o che hanno riportato lesioni o infermità di tipo irreversibile a causa dell'infezione da COVID-19. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge è frutto di una visione politico strategica che intende affermare il principio di « Prendersi cura di chi ha prestato cura » secondo postulati di solidarietà individuale e collettiva alla base di un'autentica strategia di rilancio del sistema Paese. Tali postulati impongono al legislatore di promuovere la cultura del servizio in sanità e assistenza, quale patrimonio immateriale di generosità, da alimentare non solo celebrativamente, ma con strumenti assistenziali quantomeno riparativi e in aggiunta ai livelli essenziali di assistenza (LEA), in un sistema di Welfare evoluto e integrato che in primis deve essere rappresentato da chi ci lavora. Occorre pertanto essere consapevoli che la mission di assistenza e cura deve prima di tutto essere al « servizio dei più fragili e più bisognosi ». Da qui deve discendere un riconoscimento qualificato, da parte delle istituzioni, del ruolo umano e sociale, oltre che professionale, di chi vi opera e che si deve palesare soprattutto in situazioni di emergenza. Il presente disegno di legge ha dunque, in ragione e per l'effetto, lo scopo di coniugare l'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia da COVID-19 in Italia con la previsione di una forma di indennizzo per motivi di solidarietà sociale a favore di operatori sanitari e socio-sanitari deceduti o danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa dell'infezione da COVID-19. L'Italia è stato il primo Paese europeo a dover gestire l'emergenza da COVID-19. A seguito di un susseguirsi di riforme e tagli al Servizio sanitario nazionale si è venuta a creare una situazione di profonda instabilità del sistema che ha vacillato ai primi segni di diffusione dell'epidemia, quando da subito è risultato evidente lo squilibrio tra risorse e mezzi disponibili e la richiesta di interventi necessari. Tra le immagini più drammatiche che rimarranno per sempre impresse nella nostra memoria e che hanno suscitato profonda commozione e dolore anche al di fuori dei confini nazionali vi è sicuramente quella della lunga colonna di mezzi militari dell'Esercito, che, nella notte del 18 marzo, hanno trasportato le bare delle vittime del terribile virus dalla camera mortuaria del cimitero di Bergamo, senza ormai più spazio disponibile, ai forni crematori di altre regioni. Vittime a cui è stato negato, in questo viaggio, anche l'ultimo saluto dei parenti e dei loro cari, stante il divieto, tra le misure contenitive adottate, di celebrare i funerali. In tale contesto è stata spesso l'azione tempestiva e l'iniziativa dei singoli a consentire di intervenire con prontezza anche in assenza di strumenti adeguati, in termini di posti letto, farmaci, dispositivi medici e personale, ma soprattutto di sistemi di protezione individuale intesi a garantire la tutela del personale medico e di operatori socio-sanitari dal rischio di contagio. Questa tempestività, in aggiunta alle elevate competenze del comparto medico e sanitario italiano, ha consentito di salvare moltissime vite, contribuendo al rallentamento della diffusione del contagio, oltre che a dare conforto a chi si è spento lontano dai propri affetti. Molti esercenti le professioni sanitarie, nell'ambito dello svolgimento delle proprie mansioni, sono stati contagiati dal virus riportando danni da complicanze di tipo irreversibile che, in alcuni casi, ne hanno comportato il decesso. L'azione tempestiva del personale medico e degli operatori socio-sanitari è stata dettata da una profonda umanità, che va ben oltre le mansioni e le funzioni che spettano a determinate categorie e i dettami del giuramento sacro che, fin dai tempi dell'antica Grecia, delinea le basi deontologiche della professione medica. Con il disegno di legge in esame si intende da un lato istituire la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia da COVID-19, da celebrare nella data del 18 marzo, dall'altro prevedere un indennizzo di solidarietà sociale da parte dello Stato a favore di tutti coloro che hanno contribuito a fronteggiare l'emergenza in prima linea, riportando comprovati danni irreversibili, debilitanti o letali, a partire dalla « prima frontiera », rappresentata dai medici di famiglia, che hanno garantito assistenza ai pazienti con i primi sintomi del virus , fino a tutti i livelli di personale medico e degli operatori socio-sanitari interessati e coinvolti. L'indennizzo non intende essere una ricompensa, bensì rappresentare un sostegno concreto a coloro che hanno sacrificato la propria salute o addirittura la propria vita a vantaggio della vita e del benessere del prossimo e della comunità intera, grazie alla profonda dedizione al lavoro e allo spirito di sacrificio manifestato. Come tale verrà destinato alla vittima o ai soggetti a suo carico, quali il coniuge, i figli minori, i genitori, i fratelli minori, inclusi i figli maggiorenni e i fratelli inabili al lavoro. I trattamenti economici previsti dal presente disegno di legge sono erogati dal Ministero della salute, attingendo ad un fondo alimentato da donazioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati nonché ai fondi già previsti a tal fine attraverso il cosiddetto decreto-legge Cura Italia per ciò stesso non assoggettabile a prelievo fiscale, per non arrecare nuovi oneri per la finanza pubblica. Con il disegno di legge si riconosce altresì la possibilità che i danni riportati dal contagio manifestino la loro caratteristica debilitante, quali infermità, menomazioni o decesso, anche a distanza di tempo dall'avvenuto contagio. Per tali ragioni, al richiedente è dato un tempo massimo di tre anni per presentare un'istanza al Ministero della salute, correlata di pertinente certificazione medica comprovante la diagnosi e le manifestazioni cliniche del caso. La certificazione verrà sottoposta a giudizio sanitario della commissione medico ospedaliera di cui all'articolo 193 del codice dell'ordinamento militare (decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66), cui spetta il giudizio sanitario sulle cause e sull'entità delle menomazioni dell'integrità fisica del richiedente ovvero sulle cause della morte. La proposta intende garantire supporto alla vittima nel tempo, tutelandola anche dal possibile peggioramento del quadro clinico, quando la pandemia verrà, auspicabilmente, considerata superata e quindi l'attenzione politica e mediatica andrà a ridimensionarsi significativamente. In caso di un aggravamento di infermità o di lesioni, al richiedente è data facoltà di presentare una domanda di revisione.. 1 (Finalità)