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Con il comma 2 si integra il dettato costituzionale, secondo il quale i partiti devono agire con metodo democratico, con l'affermazione che essi devono osservare i princìpi fondamentali del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché dello Stato di diritto, recependo la proposta del Parlamento europeo in tema di regolamentazione dei partiti politici dell'Unione. Con le successive disposizioni del titolo I, si stabiliscono per legge: le procedure d'iscrizione e di dimissioni dal partito, da effettuare con atto autenticato, e il deposito presso la cancelleria del tribunale degli elenchi degli iscritti, da aggiornare ogni sei mesi, a cura del responsabile territoriale del partito (articolo 2); il voto limitato per le elezioni degli organi interni (articolo 3); le garanzie per le minoranze che devono essere stabilite dallo statuto (articolo 4); gli atti per i quali occorre l'intervento di un notaio o di un cancelliere di tribunale (articolo 5); la pubblicità delle riunioni degli organi del partito, dei libri sociali e degli elenchi degli iscritti, secondo modalità previste dallo statuto (articoli 6 e 7); le competenze, le procedure e le incompatibilità per i collegi dei probiviri (articolo 8); la responsabilità, le competenze e le incompatibilità del segretario amministrativo (articolo 9); un rinvio allo statuto e al codice civile per quanto riguarda la nomina e le funzioni dei collegi dei revisori dei conti (articolo 10). Alle disposizioni fissate negli articoli da 2 a 10 devono uniformarsi gli statuti dei partiti per ottenere la registrazione. La competenza per il giudizio di conformità e la conseguente registrazione degli statuti dei partiti, da cui deriva il riconoscimento della personalità giuridica e la possibilità di fruire delle provvidenze previste dal presente disegno di legge, è assegnata ad una Commissione di garanzia (articolo 11). Tale Commissione, modellata sull'esempio dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, e denominata «Commissione di garanzia degli statuti e dei finanziamenti dei partiti politici», è composta da sette membri designati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica, dal Presidente della Camera dei deputati, dal Presidente della Corte di cassazione, dal Presidente del Consiglio di Stato, dal Presidente della Corte dei conti, dal Presidente del Consiglio nazionale forense e dal Presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti. Non possono essere nominati membri della Commissione coloro che ricoprono, o hanno ricoperto nel quinquennio precedente, la carica di parlamentare europeo o nazionale, di consigliere regionale, provinciale, comunale o circoscrizionale, o di componente delle rispettive giunte (articolo 12). * * * Le disposizioni contenute nel titolo II introducono nel nostro ordinamento l'istituto delle elezioni primarie per la scelta dei candidati, di partito o di coalizione, alle elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale ed europeo e dei consigli regionali, provinciali e comunali e dei candidati alle cariche di presidente di regione e di provincia e di sindaco. Il tema delle elezioni primarie è stato più volte affrontato nel dibattito politico degli ultimi anni ed è stato oggetto di diverse iniziative legislative nel corso di questa e della passata legislatura. Tali iniziative, non contemplando il riconoscimento giuridico dei partiti, prevedevano la possibilità di partecipare alle primarie per tutti i cittadini che ne facessero richiesta. Rispetto a queste proposte, il presente disegno di legge si differenzia in quanto affida agli statuti il compito di definire i soggetti titolari di elettorato attivo. Di scegliere cioè tra le primarie «chiuse» riservate ai soli iscritti al partito e primarie «aperte» cui possono partecipare, oltre agli iscritti, quanti ne facciano richiesta. Vale la pena in proposito di ricordare che il primo articolato in materia di elezioni primarie, che fu predisposto dall'ufficio studi della Camera dei deputati agli inizi degli anni Ottanta, operava scelta più drastica, prevedendo che solo gli iscritti al partito avessero diritto di voto e potessero presentare la loro candidatura alle primarie. Per dare ragione di questa scelta la relazione dell'ufficio studi della Camera, che accompagnava il progetto di legge, sottolineava come fosse necessario «per utilizzare, anche in Italia, lo strumento delle primarie» superare l'impostazione strettamente privatistica nell'ordinamento dei partiti, che pur difesa da un ampio arco di giuristi negli anni Cinquanta, mostra, oggi, ampiamente la sua insufficienza. Sembra, infatti, che soltanto un controllo pubblico, sia pure limitato a certi momenti dell'attività dei partiti, possa porre un freno all'attuale serrata lotta di oligarchie che è evidente nella vita dei partiti italiani, in momenti quali la designazione dei candidati e la formazione delle liste in occasione delle elezioni politiche. La cerniera del rapporto tra partito ed opinione pubblica è data infatti dalle rappresentanze esterne, politiche e amministrative; in definitiva cioè dalla formazione delle liste elettorali. La passività della grande maggioranza degli iscritti è un fattore di sclerosi dei partiti. Si sente quindi l'esigenza di legare più stabilmente l'iscritto al partito. Il suo inserimento nell'ambito della struttura del partito postula che il cittadino-iscritto possa incidere sulla formazione della classe politica e sulla scelta dei candidati ai vari livelli e, innanzitutto, al livello nazionale. La formazione di una nuova classe politica sarà conseguente al rinnovamento dei partiti. La scelta delle candidature potrà, dunque, essere finalmente effettuata anche con la partecipazione effettiva dei singoli iscritti. La soluzione adottata dal presente disegno di legge lascia agli statuti dei partiti sia l'introduzione delle primarie, sia la scelta fra «primarie aperte» e «primarie chiuse» e precisa che gli statuti possono prevedere che ogni cittadino, aderente o no al partito, possa proporre la propria candidatura. Inoltre, si stabilisce che le primarie possano svolgersi per la designazione di candidati alle elezioni per le quali non sia previsto il voto di preferenza, dal momento che un sistema elettorale basato sulle preferenze di per sé sottrae le scelte alle oligarchie di partito. Entrando nel merito delle norme contenute nel titolo II, va rilevato che esse seguono lo schema del vecchio progetto predisposto dall'ufficio studi della Camera, ma sono suddivise in tre capi, per tenere conto del particolare regime da riservare alle scelte di coalizione. Nel capo I sono dettate le disposizioni generali; nel II si definiscono le procedure per la designazione dei candidati del singolo partito; nel III quelle per la designazione dei candidati di coalizione. All'articolo 13 si prevede la data entro cui effettuare le primarie: il sessantesimo giorno antecedente la prima data utile per il rinnovo dei diversi organi; il quarantacinquesimo in caso di elezioni anticipate. In tale ultima eventualità il decreto di convocazione dei comizi elettorali stabilisce la data delle elezioni anteponendo un periodo di quarantacinque giorni a quello previsto per gli adempimenti relativi alla presentazione delle liste e allo svolgimento della campagna elettorale. All'articolo 14 si prevede inoltre l'applicabilità alle elezioni primarie delle norme vigenti in tema di elezioni e di reati elettorali. Le disposizioni del capo II stabiliscono: