[pronunce]

, concernente la "minore attualità e rilevanza dei diritti, pur costituzionalmente garantiti, di colui nei confronti del quale sia stata già pronunciata sentenza irrevocabile di condanna - alla quale è equiparata ex art. 445, primo comma, ultima parte, c.p.p., la sentenza di applicazione di pena - in quanto la sua posizione è insuscettibile di essere aggravata o comunque modificata"; che nei giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate, facendo particolare riferimento ai principi di cui all'art. 24 Cost. Considerato che identica è la sostanza delle questioni sollevate con le due ordinanze di rimessione, concernenti il diritto al silenzio riconosciuto sia alle persone che sono state già giudicate sia alle persone ancora imputate in un procedimento connesso, che abbiano in precedenza reso dichiarazioni eteroaccusatorie, inrelazione al regime della acquisizione e utilizzazione in dibattimento di tali precedenti dichiarazioni, per cui deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che successivamente alle ordinanze di rimessione è intervenuta la legge 1° marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e di valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'art. 111 della Costituzione), che ha profondamente inciso sulla disciplina del diritto al silenzio e della formazione della prova in dibattimento, da un lato modificando gli artt. 64, 197 e 210 cod. proc. pen. e inserendo l'art. 197-bis cod. proc. pen. - che individua le ipotesi in cui le persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato assumono l'ufficio di testimone -, dall'altro intervenendo sugli artt. 500, 513 e 526 cod. proc. pen. ; che di conseguenza, essendo mutati le norme censurate e il contesto complessivo della disciplina diriferimento, gli atti devono essere restituiti ai giudici rimettenti, perché verifichino se le questioni siano tuttora rilevanti nei giudizi a quibus.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi; Ordina la restituzione degli atti al tribunale di Milano. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 17 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola