[pronunce]

In base a tale disposizione, l'approvazione del progetto esecutivo da parte della struttura regionale «tiene integralmente luogo degli adempimenti tecnici ed amministrativi di cui alla legge 5 novembre 1971, n. 1086 "Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica" e alla legge regionale 7 novembre 2003, n. 27 "Disposizioni generali in materia di lavori pubblici di interesse regionale e per le costruzioni in zone classificate sismiche"». Ad avviso del ricorrente, tale previsione si porrebbe in contrasto con l'art. 7 della legge 5 novembre 1971, n. 1086 (Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica), che prescrive l'obbligo di collaudo statico per tutte le opere indicate nel titolo, nonché con il decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti 26 giugno 2014, recante «Norme tecniche per la progettazione e la costruzione degli sbarramenti di ritenuta (dighe e traverse)», che contiene le norme tecniche vincolanti nel territorio nazionale per il collaudo statico; ne deriverebbe una violazione dell'art. dell'art. 117, commi secondo, lettera s), e terzo, Cost., in riferimento alle materie «protezione civile» e «governo del territorio». 1.7.- Ancora, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l'art. 11, comma 1, della legge reg. Veneto n. 23 del 2020. Tale norma, riferita agli impianti in esercizio alla data di entrata in vigore della stessa legge regionale, introdurrebbe una sorta di "sanatoria" delle opere non denunciate o realizzate in difformità dai progetti approvati, poiché consente al proprietario o gestore, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, di presentare un progetto esecutivo completo dello stato di fatto e comprensivo della certificazione di idoneità statica delle opere alla Giunta regionale, onde dar corso al procedimento di autorizzazione disciplinato dall'art. 4, ottenendo così un provvedimento autorizzatorio. L'Avvocatura generale assume che tale procedura «si po[rrebbe] in contrasto con l'art. 167 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che dispone il generale divieto di sanatoria per gli interventi non autorizzati su beni paesaggistici, salvi i limitatissimi casi in cui è possibile l'accertamento di compatibilità paesaggistica ex post ai sensi del comma 4, peraltro riferibili a fattispecie edilizie in senso stretto», aventi carattere di eccezionalità e che impongono, comunque, il preventivo parere vincolante della soprintendenza. Richiamando la giurisprudenza di questa Corte (sentenza n. 238 del 2013), il ricorrente osserva che il contrasto di disposizioni regionali con la normativa del codice dei beni culturali e del paesaggio, «secondo la quale l'autorità competente si pronuncia "previo parere vincolante della soprintendenza"», determina «violazione, oltre che della potestà esclusiva dello Stato in materia di tutela del paesaggio, ai sensi dell'articolo 117 secondo comma, lett. s), della Costituzione, anche degli standard minimi di tutela del paesaggio valevoli su tutto il territorio nazionale ai sensi dell'art. 117 secondo comma, lett. m), della Costituzione». 1.8.- L'ottavo ed ultimo motivo di ricorso ha ad oggetto l'art. 12 della legge regionale impugnata, contenente le sanzioni previste per le opere realizzate senza la prescritta approvazione del progetto, ovvero in difformità dallo stesso e dalle eventuali prescrizioni contenute nell'atto di approvazione, ovvero, ancora, gestite in violazione degli obblighi e delle prescrizioni contenute nel disciplinare, e comunque in violazione delle disposizioni, anche di carattere procedimentale, di cui alla stessa legge regionale. Secondo il Governo, «[l]a norma sanzionatoria contenuta nell'articolo 12 non considera che le condotte sanzionate potrebbero integrare, in presenza degli elementi costitutivi previsti dalla legge statale, anche fattispecie penalmente rilevanti, ovvero reati edilizi e/o ambientali». In tali ultimi casi, ha evidenziato il ricorrente, «opererebbe il disposto dell'articolo 9, comma 2, della legge 24 novembre 1981, n. 689 secondo cui quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione regionale o delle province autonome di Trento e di Bolzano che preveda una sanzione amministrativa, si applica in ogni caso la disposizione penale, salvo che quest'ultima sia applicabile solo in mancanza di altre disposizioni penali». La norma impugnata, invece, «appare riconoscere alla condotta da sanzionare una sola rilevanza amministrativa, in contrasto con il principio della prevedibilità della sanzione irrogabile», con conseguente invasione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia «ordinamento penale», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. 2.- La Regione Veneto si è costituita in giudizio con memoria depositata il 5 ottobre 2020. 2.1.- In relazione al primo motivo di ricorso, la Regione ne ha anzitutto eccepito l'inammissibilità per omessa indicazione della norma interposta asseritamente violata. 2.1.1.- In ogni caso, anche a voler considerare tacitamente evocato l'art. 61, comma 3, cod. ambiente, che attribuisce alle Regioni ed alle Province autonome la competenza a disciplinare gli sbarramenti che non superano i 15 metri di altezza e che determinano un invaso non superiore a 1.000.000 di metri cubi, ha dedotto l'infondatezza della censura, discostandosi dalla lettura delle disposizioni impugnate operata dal Governo. La resistente ha infatti evidenziato che l'art. 1 della legge regionale impugnata definisce l'ambito complessivo della competenza legislativa regionale, da intendersi necessariamente circoscritto alle opere che non rientrano nella competenza dello Stato, con riferimento tanto al limite massimo di altezza quanto a quello relativo alla capacità di invaso; pertanto, le locuzioni disgiuntive contenute negli artt. 1 e 2 della legge impugnata devono «intendersi alla stregua di "ovverosia", per cui i due requisiti sono identificati in modo disgiunto, ma operano all'unisono, costituendo un sol tutto, a circoscrivere la competenza regionale». 2.1.2.- Con riguardo, poi, al profilo di censura attinente al comma 3, lettera a), la Regione ne ha dedotto la manifesta infondatezza, evidenziando che il Governo non ha tenuto conto della previsione contenuta nel citato art. 61, comma 3, cod. ambiente, a mente del quale, per gli sbarramenti posti al servizio di grandi derivazioni di acqua di competenza statale, «restano ferme le attribuzioni del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti», cui la legge regionale si è integralmente conformata. 2.2.- In relazione al secondo motivo di ricorso - relativo all'art. 1, comma 2, della legge reg.