[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 319, primo comma, del codice di procedura civile, promosso con ordinanza del 28 dicembre 2001 dal Giudice di pace di Locri nel procedimento civile vertente tra Tropea Cosimo e la Bayerische Assicurazioni s.p.a. ed altri, iscritta al n. 103 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 3 luglio 2002 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Nel corso di un procedimento civile per risarcimento dei danni conseguenti ad un incidente stradale nel quale il convenuto, preteso responsabile del danno, contestando in toto la ricostruzione dei fatti operata dall'attore, ha chiesto in via riconvenzionale la dichiarazione della totale soccombenza di quest'ultimo solidalmente con quella della società assicuratrice per la responsabilità civile automobilistica dell'attore stesso previa autorizzazione alla relativa evocazione in giudizio, il Giudice di pace di Locri ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 319, primo comma, del codice di procedura civile, in relazione all'art. 166, primo comma, del codice di procedura civile, ove, da un lato, consente alle parti di costituirsi in giudizio il giorno dell'udienza e, dall'altro, non consente che, in presenza di domanda riconvenzionale o di richiesta di estensione del processo al terzo, l'attore costituito possa validamente e oculatamente esercitare la propria attività difensiva giovandosi di un congruo termine ad hoc, «lasciando così libero il convenuto di promuovere, anche oralmente, qualsiasi iniziativa processuale a discapito delle altre parti costituite». Il giudice remittente osserva, in primo luogo, che nel procedimento davanti al giudice di pace è stabilita la concentrazione in un'unica udienza di tutte le attività che nel giudizio davanti al tribunale sono ripartite nella fase preliminare o comunque nella udienza di prima comparizione e nella prima udienza di trattazione, prevedendo preclusioni e decadenze (v. artt. 320, 180, 183 e 184 cod. proc. civ.). Conseguentemente nel suddetto procedimento, non essendo - a differenza di quel che accade nel giudizio davanti al tribunale - l'ammissibilità della proposizione della domanda riconvenzionale del convenuto nei confronti dell'attore disciplinata in modo ben definito, tale domanda è ammissibile anche senza l'osservanza dei requisiti richiesti dagli artt. 166, 167 e 269 cod. proc. civ. Né, dinanzi al giudice di pace, assume alcuna rilevanza, ai fini della tempestiva costituzione delle parti, il dettato dell'art. 168-bis, quarto comma (che ricalca quanto disposto dall'art. 82 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile) e quinto comma, cod. proc. civ. , limitandosi il codice di rito a prevedere che se nel giorno fissato per la prima comparizione il giudice di pace non tiene udienza la comparizione delle parti è, d'ufficio, rimandata all'udienza immediatamente successiva. Il suddetto quadro normativo, nel quale si inserisce la disposizione impugnata, dimostra che nel giudizio dinanzi al giudice di pace la difesa dell'attore è svantaggiata rispetto a quanto si verifica nel giudizio davanti al tribunale, come si desume anche dalla facoltà concessa al convenuto esclusivamente per il primo dei due procedimenti considerati di costituirsi in giudizio pure senza lo strumento processuale della comparsa di risposta scritta e di chiamare anche oralmente in causa i terzi col solo onere di notificare loro il verbale di causa. Con riguardo al merito delle censure, il remittente precisa che la norma impugnata contrasta: a) con il principio di uguaglianza, di cui all'art. 3 della Costituzione, in quanto riserva all'attore nel procedimento davanti al giudice di pace una posizione deteriore rispetto a quella del convenuto nonché a quella prevista nel procedimento davanti al tribunale; b) con l'art. 24 della Costituzione, nella parte in cui tale disposizione «riconosce al cittadino la libera facoltà di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi, essendo la difesa un diritto inviolabile sempre e dovunque»; c) con l'art. 111 della Costituzione «nella parte in cui non attua, mediante il giusto processo, le norme sulla giurisdizione». Per quel che riguarda la rilevanza della questione il remittente osserva che, nella controversia di cui si tratta, la pretesa violazione del principio del contraddittorio - che si deve tradurre nel principio della «uguaglianza fattiva» delle parti processuali - subirebbe una profonda lesione in quanto, a fronte della articolata domanda riconvenzionale proposta, non sarebbe consentito al giudice di garantire all'attore di avere il tempo adeguato per approntare una idonea difesa. 2. — È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo una dichiarazione di non fondatezza della questione. La difesa erariale, dopo aver posto l'accento sulla volontà del legislatore di dettare per il giudizio davanti al giudice di pace una procedura semplificata «per un manifesto e dichiarato intento acceleratorio», sottolinea che ciò non comporta la lesione dei parametri costituzionali invocati. Infatti per quel che riguarda, in particolare, la domanda riconvenzionale, è possibile che essa sia proposta - a differenza di quanto accade nel giudizio davanti al tribunale - in sede di prima udienza (anche oralmente) mentre non è espressamente previsto che il giudice debba differire la trattazione della causa al fine di consentire all'attore di articolare meglio le proprie difese (sicché ne potrebbe conseguire che l'attore possa trovarsi esposto al rischio di dover immediatamente eccepire e controdedurre in un processo nel quale, tendenzialmente, la parte istruttoria dovrebbe concludersi in una sola udienza). Si deve, infatti, considerare, in primo luogo, che della facoltà di proporre domande in prima udienza nel corso del giudizio davanti al giudice di pace può giovarsi non solo il convenuto, ma anche l'attore, essendo pacifico in giurisprudenza e in dottrina che anche quest'ultimo in sede di udienza ex art. 320 cod. proc. civ. può proporre domande nuove ponendo il convenuto nelle stesse condizioni di presunta disagiata difesa ipotizzate dal remittente. Va, inoltre, sottolineato che per ovviare ai suddetti inconvenienti potrebbe sempre farsi ricorso all'art. 320, quarto comma, cod. proc. civ. , il quale prevede che «quando sia reso necessario dalle attività svolte dalle parti in prima udienza, il giudice di pace fissa per una sola volta una nuova udienza, per ulteriori produzioni e richieste di prova».