[pronunce]

Diversamente da come prospettato, l'atto impugnato appare, quindi, più che adeguatamente individuato ed il relativo annullamento - la cui domanda, peraltro, non è configurabile come condizione di ammissibilità del ricorso - appare consequenziale al petitum perseguito. Per ciò che concerne, infine, la prospettata ambiguità dell'oggetto del ricorso e la mancata allegazione del resoconto della seduta (pomeridiana) relativa alla votazione della delibera in contestazione, basta rilevare il carattere meramente assertivo del primo rilievo e l'inconferenza del secondo, considerato che, trattandosi di resoconti parlamentari, era sufficiente l'indicazione dei relativi atti. 3.- La complessa dinamica delle vicende, processuali e procedimentali, che hanno contrassegnato il conflitto qui sottoposto a scrutinio deve essere succintamente rievocata, in quanto rilevante agli effetti del giudizio. Come anzitutto emerge dalla esauriente narrativa in fatto contenuta nel ricorso, la Corte di cassazione è stata investita dall'impugnazione del Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Roma avverso la sentenza pronunciata dal Tribunale della medesima città il 6 novembre 2009, con la quale il sen. Castelli - a norma degli artt. 96 della Costituzione, 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989 e 129 del codice di procedura penale - è stato assolto dai reati di ingiuria e di diffamazione commessi in danno dell'on. Diliberto, «perché non punibile trattandosi di opinioni espresse per il perseguimento di un preminente interesse politico nell'esercizio della funzione di governo». Nell'àmbito del procedimento penale (promosso su denuncia-querela dell'on. Diliberto, presentata il 27 aprile 2004), il pubblico ministero si era posto il problema della eventuale configurazione dei fatti come ipotesi di reato ministeriale ed aveva, di conseguenza, provveduto ad investire della questione il Tribunale dei ministri, trasmettendo gli atti a norma dell'art. 6 della legge costituzionale n. 1 del 1989. Il Collegio per i reati ministeriali aveva, tuttavia, con ordinanza del 13 dicembre 2004, declinato la propria competenza, ritenendo che le espressioni usate dall'imputato non fossero riconducibili all'esercizio della funzione di ministro. Il procedimento aveva, poi, subìto una sospensione, essendosi appreso che il Senato, con deliberazione del 30 giugno 2004, aveva dichiarato l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost., delle espressioni usate dal sen. Castelli, successivamente affermando - con deliberazione adottata dall'Assemblea il 18 maggio 2005 - l'applicabilità della predetta delibera anche al procedimento penale riguardante gli stessi fatti. Promosso, quindi, conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato da parte del Giudice per le indagini preliminari, questa Corte, con sentenza n. 304 del 2007, ha accolto il ricorso, dichiarando che non spettava al Senato della Repubblica affermare che le dichiarazioni del sen. Castelli, oggetto del procedimento penale, costituissero opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle proprie funzioni ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost., e annullando la delibera impugnata. Nel frangente, la Corte - nel reputare priva di fondamento la tesi espressa dalla difesa del Senato, secondo la quale «in caso di coincidenza della posizione di parlamentare con quella di ministro, la garanzia di insindacabilità, di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, dovrebbe coprire le dichiarazioni extra moenia del parlamentare-ministro, anche se non ascrivibili a funzioni parlamentari tipizzate, per il solo fatto di essere riferibili o connesse alla carica ministeriale e alla realizzazione dell'indirizzo politico che con essa si manifesta» - ha avuto modo di puntualizzare come «il fatto che il parlamentare chiamato a ricoprire la carica di ministro si trovi in una condizione parlamentare particolare, per non essere in grado di svolgere un'attività parlamentare piena, non consente di ritenere comprese nella sfera di operatività della garanzia dell'insindacabilità condotte poste in essere nell'esercizio delle attribuzioni del ministro, stante la oggettiva diversità fra queste ultime, di per sé considerate, e le funzioni parlamentari. La coincidenza, nella stessa persona, della posizione di parlamentare e di ministro non giustifica in alcun modo l'applicazione estensiva al ministro della garanzia di insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, propria del parlamentare, quando questi esercita funzioni attinenti alla carica di Governo». Disposto, dunque, il rinvio a giudizio dell'imputato, il sen. Castelli indirizzava il 30 ottobre 2008 una missiva al Presidente del Senato, con la quale chiedeva di investire la Giunta competente, reputando applicabile alla situazione di specie l'art. 96 Cost., sul presupposto che le dichiarazioni oggetto del procedimento penale fossero connesse all'esercizio delle sue funzioni di Ministro della giustizia. A proposito, poi, della controversia civile vertente sugli stessi fatti, questa Corte, con ordinanza n. 259 del 2011, ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto proposto dalla Corte d'appello di Roma avverso la richiamata delibera di insindacabilità ex art. 68 Cost. pronunciata dal Senato il 30 giugno 2004: le ragioni delle doglianze prospettate dalla Corte ricorrente risultavano, infatti, complessivamente già accolte con la ricordata sentenza n. 304 del 2007, sia con riguardo alla spettanza del potere, sia con riguardo all'efficacia dell'atto reputato lesivo. Con la conseguenza che la competenza della autorità giudiziaria a definire detta controversia risulta ormai cristallizzata e che il processo può, dunque, giungere alla sua naturale conclusione: e la vicenda relativa all'applicabilità dell'art. 96 Cost. resta evidentemente del tutto inconferente ai fini del contenzioso vertente sugli interessi civili, ancorché derivante dagli stessi fatti. Nel processo penale, invece, su istanza, come si diceva, del diretto interessato e, dunque, omisso medio - vale a dire al di fuori dello schema, come si dirà fra breve, dello speciale procedimento di cui alla legge costituzionale n. 1 del 1989 e agli artt. 1 e seguenti della legge n. 219 del 1989 ed omettendo di sollevare, se del caso, conflitto costituzionale con l'autorità giudiziaria procedente - il Senato della Repubblica ha deliberato di adottare gli atti all'origine del conflitto qui all'esame. 4.- Il succedersi del contenzioso da cui è scaturito l'attuale conflitto propone, dunque, alcuni aspetti problematici sui quali è opportuno soffermarsi. Non si può, anzitutto, non constatare il ripetersi di successive alternative "preclusive" all'esercizio della funzione giurisdizionale che ha mosso le deliberazioni del Senato - tuttavia strutturalmente e funzionalmente divergenti - nell'ambito delle diverse sedi processuali attivate: mentre, infatti, in un primo tempo, le affermazioni del sen.