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a ciò si aggiungono la detenzione arbitraria di migliaia di palestinesi (tra i quali Marwan Barghouti, il "Mandela palestinese", uno degli estensori degli accordi di Oslo), l'umiliazione a cui sono costretti i palestinesi nei continui checkpoint dei militari israeliani, il proseguimento di esecuzioni extragiudiziali e delle punizioni collettive (distruzione di case per rappresaglia); questa politica israeliana ha rafforzato e non indebolito le posizioni fondamentaliste religiose, un tempo marginali, tra i palestinesi, finendo per favorire l'ascesa di Hamas a discapito delle altre formazioni laiche; considerato che: tutti i popoli hanno diritto alla pace e alla sicurezza. In Medio Oriente ciò può essere garantito a lungo termine solo attraverso un processo di pacificazione giusto e duraturo basato sul rispetto del diritto internazionale e sulla piena e completa applicazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra le più importanti si ricordano le risoluzioni: n. 194 (1948) sul riconoscimento del diritto al rientro dei rifugiati; n. 242 (1967) sul ritiro delle forze di occupazione; n. 446 e n. 452 (1979) sull'interruzione dell'espansione degli insediamenti ed il loro smantellamento; n. 465 (1980) che condanna apertamente le colonie e la pratica dell'insediamento di cittadini israeliani nei territori occupati in violazione della IV Convenzione di Ginevra; n. 467 (1980) che riafferma la nullità di tutte le azioni intraprese da Israele volte ad alterare la geografia, demografia, carattere storico e status di Gerusalemme est; il 29 novembre 2012 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato a larga maggioranza, e con il voto favorevole dell'Italia, la risoluzione n. 67/19 per la concessione dello status di osservatore permanente allo Stato di Palestina (" non-member observer State status "), conferendo allo Stato palestinese uno status equivalente, in seno all'Onu, a quello dello Stato della Città del Vaticano; la risoluzione n. 67/19, riaffermando il diritto della popolazione palestinese all'autodeterminazione, ha rappresentato un importante passo verso il riconoscimento dei diritti fondamentali dei palestinesi; il 17 dicembre 2014 il Parlamento europeo ha approvato, con 498 voti favorevoli, 88 contrari e 111 astenuti, la risoluzione 2014/2964 che "sostiene in linea di principio il riconoscimento dello Stato palestinese e la soluzione a due Stati, e ritiene che ciò debba andare di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace, che occorre far avanzare"; il 23 dicembre 2016 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 2334/2016 con 14 voti favorevoli su 15 e un astenuto: gli Stati Uniti d'America, che non hanno, quindi, esercitato il potere di veto che spetta loro in quanto membri permanenti del Consiglio; il preambolo della risoluzione 2334, sottolineando l'insostenibilità dello status quo , esprime grave preoccupazione in relazione al fatto che le continue attività di insediamento da parte israeliana stiano mettendo in pericolo la percorribilità della soluzione dei due Stati basata sui confini del 1976. Inoltre, si condannano il trasferimento di popolazione israeliana nelle colonie, la confisca delle terre dei palestinesi, la demolizione delle loro abitazioni e lo sfollamento degli occupanti in tutto il territorio occupato, che avvengono in flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e delle rilevanti risoluzioni delle Nazioni Unite; nella sezione dispositiva, la risoluzione condanna esplicitamente la costituzione delle colonie israeliane nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme est, come attività priva di validità legale, reiterando la richiesta di cessare tali attività e sottolineando che il Consiglio non riconoscerà alcun cambiamento dei confini del 4 giugno 1967 se non diversamente concordato dalle parti; infine, chiede alle parti interessate di prendere provvedimenti per prevenire gli atti di violenza contro i civili, inclusi gli atti di terrorismo, gli atti provocatori o di incitamento anche al fine di favorire la distensione della situazione; ai sensi di quanto disposto dalla risoluzione, il segretario generale delle Nazioni Unite pubblica un rapporto quadrimestrale sulla sua implementazione. Il più recente, il nono rapporto, del 20 marzo 2019, riporta tra l'altro che dal dicembre 2018 al marzo 2019 le autorità israeliane hanno avanzato, approvato o appaltato circa 3.150 unità abitative nei territori occupati (area C). Il Parlamento israeliano ha, inoltre, adottato una serie di atti per legalizzare ex post la condizione di alcune unità abitative situate nelle colonie, in quanto costruite "in buona fede". Sempre dal rapporto si evince che sono state distrutte o confiscate diverse strutture palestinesi. Tra questi interventi desta particolare preoccupazione la distruzione delle vitali reti idriche che servivano i villaggi di Beyt Dajan, Beyt Furik, le comunità dell'area di Masafer Yatta e la comunità beduina di Wadi Abu Hindi, che ha colpito quasi 20.000 persone. Due di queste reti erano state finanziate da donatori internazionali nel quadro di interventi di assistenza umanitaria; il segretario generale delle Nazioni Unite, António Gutèrres, si dice "notevolmente preoccupato dallo stato dei nostri sforzi collettivi e dall'indebolimento del consenso internazionale a raggiungere la fine dell'occupazione e la realizzazione di una soluzione dei due Stati negoziata" per porre fine al conflitto israelo-palestinese; considerato, infine, che: sono 137 i Paesi in tutto il mondo che hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina nei confini del 1967, secondo quanto previsto dalle citate risoluzioni delle Nazioni Unite, con Gerusalemme est quale sua capitale; di grande significato per l'Italia è il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di 8 Paesi membri dell'Unione europea (da ultimo la Svezia che, nel 2014, si è aggiunta a Bulgaria, Cipro, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria), che dovrebbe stimolare il Governo d'Israele a ripensare la politica delle colonie e favorire la ripresa del processo di pace; è urgente che la comunità internazionale adotti nuove iniziative per contribuire al rispetto del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, impegna il Governo: 1) a riconoscere pienamente e formalmente lo Stato di Palestina nei confini del 1967 secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite; 2) a proporre, nelle sedi internazionali, un atto analogo da parte di tutti i Paesi membri dell'Unione europea e della Nato, da intendersi anche come un contributo importante nell'ambito della lotta al terrorismo. Atto n. 1-00145 IWOBI ARRIGONI BRIZIARELLI BRUZZONE CANDURA PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele VESCOVI - Il Senato, premesso che: in data 16 ottobre 2018, a Roma, è stato siglato un Memorandum nel campo della cooperazione sulla vulnerabilità al cambiamento climatico tra il direttore generale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il segretario esecutivo della "Lake Chad Basin Commission";