[pronunce]

Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Bari dubita, in riferimento agli artt. 3, 23, 25 e 77 della Costituzione, della legittimità dell'art. 7, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, il quale stabilisce che il principio, posto dal comma 1 del suddetto art. 7 – secondo cui le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica – si applica anche alle violazioni non ancora contestate o per le quali la sanzione non sia stata ancora irrogata alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge, cioè alla data del 2 ottobre 2003; che, ad avviso del giudice rimettente, la disposizione denunciata si pone in contrasto con l'art. 3 Cost., sotto il profilo della inosservanza dei princípi di ragionevolezza e di certezza del diritto, perché «introduce la disciplina retroattiva della responsabilità sanzionatoria in capo alla società in violazione di quanto, invece, prevede l'ordinamento tributario in tema di irretroattività della legge tributaria»; che, per il giudice a quo, la disposizione censurata si pone altresì in contrasto sia con l'art. 23 Cost., perché nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base ad una legge che «deve precedere nel tempo i suoi effetti nonché i riflessi nella sfera patrimoniale del contribuente»; sia con l'art. 25 Cost., «atteso lo stampo penalistico della disciplina sanzionatoria amministrativa del D.Lgs. n. 472/97 su cui ha inciso, senza, peraltro, mutarne la natura», il citato art. 7 del decreto-legge n. 269 del 2003; sia, infine, con l'art. 77 Cost., perché essa è stata introdotta nell'ordinamento mediante un decreto-legge, «verosimilmente per una scelta politica, capovolgendo i criteri di imputazione della sanzione amministrativa spostandoli dalla figura soggettiva dell'autore della violazione in favore del beneficiario della stessa violazione»; che la questione è manifestamente inammissibile per carente motivazione sulla rilevanza; che il rimettente muove dalla premessa che la società ricorrente è responsabile per le sanzioni tributarie oggetto del giudizio a quo esclusivamente per effetto della norma denunciata; che lo stesso rimettente omette, però, di considerare che, al momento della violazione contestata alla contribuente (cioè nell'anno 2000 e, quindi, prima dell'entrata in vigore della disposizione denunciata), vigeva l'art. 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662); che tale articolo dispone che, nel caso di violazione incidente sulla determinazione o sul pagamento del tributo, l'ente collettivo, con o senza personalità giuridica, è responsabile di detta violazione, in solido con l'autore materiale di essa che ha agito nell'esercizio delle funzioni di dipendente, rappresentante o amministratore, anche di fatto, dell'ente collettivo stesso, «salvo il diritto di regresso secondo le disposizioni vigenti»; che, in conseguenza della mancata valutazione della disciplina di cui al suddetto art. 11 del d.lgs. n. 472 del 1997, il rimettente solleva la questione senza precisare se, in base a tale disposizione, la società ricorrente nel giudizio principale era responsabile o no della violazione tributaria in solido con l'autore materiale di essa; che il difetto di tale precisazione impedisce alla Corte di accertare se la responsabilità della società ricorrente sia da riferire esclusivamente all'efficacia retroattiva della norma denunciata ovvero se la medesima società fosse responsabile già in base alla normativa vigente al momento della violazione; che la riscontrata lacuna dell'ordinanza di rimessione si risolve nel difetto di motivazione sulla rilevanza della questione, perché, ove la società ricorrente fosse stata responsabile per le sanzioni alla stregua dell'art. 11 del d.lgs. n. 472 del 1997, la denunciata retroattività non comporterebbe alcuna nuova responsabilità della stessa società per le sanzioni ad essa inflitte. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi La Corte costituzionale dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 23, 25 e 77 della Costituzione, dalla Commissione provinciale di Bari con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 aprile 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Franco GALLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 aprile 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI