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L'articolo 2, comma 184, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, ha poi ridotto del 20 per cento il numero dei consiglieri comunali, mentre l'articolo 16, comma 17, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e modificato dall'articolo 1, comma 135, della legge 7 aprile 2014, n. 56, ha stabilito che « per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri », e « per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 10.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dodici consiglieri ». Pertanto i consigli comunali risultano composti, oltre che dal sindaco, dal seguente numero di consiglieri: Abitanti del comune Consiglieri comunali fino a 3.000 10 fino a 10.000 12 fino a 30.000 16 fino a 100.000 24 fino a 250.000 (*) 32 fino a 500.000 36 fino a 1.000.000 40 oltre 1.000.000 48 (*) Sono attribuiti 32 consiglieri anche ai comuni che, pur avendo popolazione inferiore a 100.000 abitanti, siano capoluoghi di provincia. Il presente disegno di legge propone di uniformare il più possibile il sistema elettorale per l'elezione del sindaco e del consiglio comunale nei 7.207 comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti e quella nei 747 comuni più grandi. I due sistemi continuerebbero a divergere per l'assenza del ballottaggio nei comuni più piccoli, mantenendo pertanto un sistema maggioritario a turno unico. La possibilità di prevedere un secondo turno anche per tali comuni è stata esclusa per ragioni di natura economica, in considerazione del numero elevato degli stessi, in modo che le modifiche alla legge elettorale non comportino alcun aggravio di spesa. Nello specifico le modifiche prevedono: a) durante il primo turno, collegamento del candidato sindaco ad un'unica lista anche nei i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. L'esclusione delle coalizioni pone tutti i candidati sindaci sullo stesso piano, garantendo pari opportunità di elezione. Essendo infatti ogni candidato sindaco collegato ad un'unica lista, riceve l'appoggio dello stesso numero di candidati consiglieri. In questo modo si evita peraltro il proliferare delle cosiddette « liste civetta » e l'arruolamento indiscriminato di candidati consiglieri che ha il solo obiettivo di « portare acqua » al candidato sindaco attraverso la « costrizione » psicologica verso parenti e conoscenti del candidato consigliere. Rimane comunque garantita la possibilità di « apparentamento » nel ballottaggio; b) voto congiunto candidato sindaco/lista collegata anche nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, con esclusione sia del voto disgiunto, sia della possibilità di votare solo per il candidato sindaco e non per la lista a lui collegata. In questo modo si garantisce la coerenza del voto e si evita la possibilità della cosiddetta « anatra zoppa » e l'instabilità dell'amministrazione comunale; c) numero minimo dei candidati consiglieri della singola lista pari a due terzi dei seggi totali del consiglio comunale per tutti i comuni. Attualmente la norma prevede che il numero minimo di candidati consiglieri sia pari a tre quarti dei seggi totali nei comuni fino a 15.000 abitanti e due terzi negli altri comuni. Questo determina delle incongruenze. Infatti, dato che nei comuni tra 10.001 e 30.000 abitanti il numero totale di consiglieri è 16, si verifica che nei comuni tra 10.001 e 15.000 abitanti il numero minimo di candidati è 12 (pari a tre quarti di 16), mentre nei comuni tra 15.001 e 30.000 abitanti è 11 (pari a due terzi di 16), pur essendo il consiglio comunale composto dallo stesso numero di consiglieri. Questa modifica inoltre garantirebbe l'uniformità del criterio anche nel caso in futuro la legge modifichi il numero dei membri dei consigli comunali; d) arrotondamento relativo alla parità di genere sempre favorevolmente per il sesso meno rappresentato; e) stesso premio di maggioranza, pari al 60 per cento, per tutti i comuni. Oggi la norma prevede che tale premio sia pari a due terzi dei seggi totali nei comuni fino a 15.000 abitanti e sei decimi negli altri comuni. Questo determina delle incongruenze. Infatti, dato che nei comuni tra 10.001 e 30.000 abitanti il numero totale di consiglieri è 16, si verifica che nei comuni tra 10.001 e 15.000 abitanti il premio è 11 (pari a due terzi di 16), mentre nei comuni tra 15.001 e 30.000 abitanti è 10 (pari a sei decimi di 16), pur essendo il consiglio comunale composto dallo stesso numero di consiglieri. Questa modifica inoltre garantirebbe l'uniformità del criterio anche nel caso in futuro la legge modifichi il numero dei membri dei consigli comunali; f) eliminazione della soglia di sbarramento del 3 per cento per l'ammissione alla ripartizione dei seggi, attualmente prevista, per i comuni con più di 15.000 abitanti, sia per liste che concorrono singolarmente sia per le coalizioni. Tale sbarramento appare inefficace perché, a causa della diminuzione del numero dei seggi nei consigli comunali operata nel tempo, la soglia naturale necessaria per l'attribuzione di un seggio è quasi sempre superiore alla percentuale dello sbarramento. Inoltre, essendo già previsto il premio di maggioranza, che garantisce la « governabilità », ogni ulteriore correttivo che limiti la « rappresentatività » risulta eccessivo; g) revisione della formulazione relativa agli arrotondamenti aritmetici. L'attuale norma prevede l'arrotondamento all'unità superiore qualora il numero contenga una cifra decimale superiore a 50. Tale arrotondamento dovrebbe operarsi anche in caso tale cifra sia uguale a 50. In realtà tale imprecisione provoca un errato arrotondamento in un unico caso, ma non si può escludere che una futura modifica normativa al numero di membri dei consigli comunali possa determinarne altri.. 1 (Modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267) 1 Al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 71: 1 al comma 3, le parole: « tre quarti » sono sostituite dalle seguenti: « due terzi, con arrotondamento all'unità superiore qualora il numero dei consiglieri da comprendere nella lista contenga una cifra decimale uguale o superiore a 50 centesimi »; 2 al comma 3- bis, le parole: « superiore ai due terzi dei candidati, con arrotondamento all'unità superiore qualora il numero dei candidati del sesso meno rappresentato da comprendere nella lista contenga una cifra decimale inferiore a 50 centesimi » sono sostituite dalle seguenti: « inferiore a un terzo, con arrotondamento all'unità superiore »; 3 al comma 8, le parole: