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L'articolo 5 dispone in via transitoria, per il periodo che decorre dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, un incremento della misura mensile degli assegni per il nucleo familiare. L'incremento concerne solo i casi di nuclei familiari con figli; la misura mensile dell'incremento è pari, per i nuclei familiari fino a due figli, a 37,5 euro per ciascun figlio e per i nuclei familiari con almeno tre figli a 55 euro per ciascun figlio. L'articolo 6 dispone per il 2021 un incremento nella misura di 30 milioni di euro del finanziamento statale per la convenzione tra INPS e i centri di assistenza fiscale, in considerazione dell'incremento dei volumi di dichiarazioni sostitutive uniche. L'articolo 7 reca alcune norme in materia di finanziamento, nonché di relativo monitoraggio finanziario, dei trattamenti di integrazione salariale con causale Covid-19. L'articolo 8 provvede alla copertura finanziaria del provvedimento. Colleghe e colleghi, riferisco oggi a questa Assemblea gli esiti del lavoro faticoso svolto dalla Commissione, nello svolgimento del quale siamo stati guidati dalla consapevolezza di alcuni punti fondamentali che qui voglio ribadire: innanzitutto la temporaneità della misura e l'assoluta necessità di procedere parallelamente alla sua erogazione, alla rapida attuazione della delega di cui alla legge n. 46; in secondo luogo, la forte attenzione al sostegno alla genitorialità; in terzo luogo, abbiamo percepito con chiarezza, in sede di approfondimento in Commissione, alcune criticità relative soprattutto alla forte progressività a cui sono ispirati i criteri di individuazione della soglia ISEE, con la conseguente diminuzione proporzionale dell'importo dell'assegno al miglioramento della situazione economica del nucleo familiare. Siamo consapevoli che ciò può determinare il rischio di disincentivare il lavoro del secondo percettore di reddito del nucleo familiare, coincidente, nella maggior parte dei casi, con le donne. Proprio per questo, pur non intervenendo direttamente in Commissione, è stato depositato un ordine del giorno che impegna il Governo a farsi carico, in sede di attuazione della delega, di tale questione, soprattutto al fine di dare piena attuazione alla finalità espressa dall'articolo 1 della legge n. 46 di promuovere l'occupazione ed in particolare quella femminile. Stiamo ragionando, colleghe e colleghi, di una misura temporanea e allo stesso tempo, come detto, stiamo dando un segnale di grande serietà e di vigilanza a tutte le famiglie italiane. Sono convinto che il lavoro svolto dalla Commissione in sede di esame del disegno di legge su cui riferisco all'Assemblea abbia consentito di approfondire snodi essenziali e potenziali criticità della stessa disciplina che dovrà essere adottata in attuazione della delega. Anche questo consegniamo oggi all'Assemblea. Su tutto, però, colleghe e colleghi, siamo stati guidati dalla certezza di svolgere un lavoro importante per dare alle famiglie italiane e alla genitorialità un sostegno immediato, concreto, fondamentale in una fase come questa e di ciò possiamo dirci orgogliose ed orgogliosi. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, gentili colleghi, signor Ministro, oggi siamo chiamati ad esprimerci su questo provvedimento: la conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori. Ci ritroviamo quindi a dover operare una scelta, più o meno condivisa, su un provvedimento che pensavamo di aver già avviato. Premesso che esso è assolutamente condivisibile, in un momento di emergenza pandemica, come questo che sembrerebbe postpandemico (e speriamo davvero che lo sia) e in cui le famiglie hanno incontrato difficoltà gestionali, è però importante precisare alcuni aspetti. Intendiamo la misura come un assegno al figlio (precedentemente unico, adesso temporaneo); in verità, è un ennesimo provvedimento di sostegno al reddito. Lo dico perché è importante che le cose vengano chiamate con il loro nome. Ciò si evince anche all'interno del testo, nelle indicazioni dei requisiti. È chiaro che l'accredito viene fatto, all'interno del nucleo familiare, a uno dei genitori o, in alcuni casi, ad entrambi. Il punto, però, non riguarda la formula tecnica. Essendo questo un provvedimento di sostegno al reddito, è come se venisse meno il valore della persona in sé. Ne abbiamo tanti altri, come quello del reddito di cittadinanza, che è un altro, ennesimo, provvedimento di sostegno al reddito. La particolarità di questo, però, sta nel fatto che, mentre nel disegno di legge delega, che chiaramente è diventato legge, assistiamo a un accorpamento di fondi e quindi alla mancata possibilità per alcuni nuclei di usufruire di sgravi fiscali, in questo caso tale accorpamento non viene fatto. Si tratta quindi di un ennesimo bonus per sei mesi riconosciuto alle famiglie, secondo un criterio di gradualità anch'esso discutibile. Come abbiamo detto tantissime volte in questi anni, infatti, tale criterio fa riferimento all'ISEE, che è un indicatore che riteniamo obsoleto e che non tiene conto del reddito reale del nucleo. Non mi soffermo però sulla questione, della quale avremo modo di parlare più dettagliatamente in un altro momento. Come Fratelli d'Italia, abbiamo proposto emendamenti che andassero a valutare alternative di calcolo, tenendo sempre conto del concetto di progressività: e anche di questo parleremo, magari, più in là. Un'alternativa, in particolare, potrebbe essere quella da noi proposta: l'innalzamento della soglia da 50.000 a 60.000 euro. Sappiamo benissimo, infatti, che un ISEE di 50.000 euro corrisponde a una coppia in cui entrambi lavorano e con uno stipendio medio. Mantenendo sempre la stessa proporzione (30 con due figli e 40 per ogni figlio con nuclei da tre figli in su), l'idea era di innalzare l'ISEE ad almeno 60.000 euro. Il decreto interviene nell'ottica non dell'investimento, ma della spesa. Abbiamo cercato di circoscrivere ciò con un intervento: riconoscere l'assegno ai giovani e ai figli che risiedano e abbiano il domicilio e studino in Italia, da Nord a Sud, ma in maniera tale che vi sia una prospettiva di investimento, cioè che le quote vengano investite sul territorio italiano, creando un circolo virtuoso sul piano macroeconomico. Anche questo non è stato assolutamente tenuto in considerazione. È stato accolto l'ennesimo ordine del giorno e abbiamo finalmente dettagliato meglio un termine di novanta giorni, qualora il Governo lo assuma per intero, entro cui vagliare questa modifica dell'ISEE. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serafini. Ne ha facoltà. SERAFINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, nel 2100 la popolazione italiana, secondo studi internazionali sull'andamento demografico, scenderà - se non si inverte la tendenza - a circa 30,5 milioni di persone. Le Camere, da tempo, sollecitano l'attenzione verso il progressivo dimezzamento in atto della popolazione in Italia, a causa della crescita zero, con conseguente invecchiamento più veloce da noi che nel resto d'Europa.