[pronunce]

che, come già affermato da questa Corte (ordinanza n. 33 del 2001), la responsabilità del proprietario di un veicolo per le violazioni commesse da chi si trovi alla guida costituisce, nel sistema delle sanzioni amministrative previste per le violazioni delle norme relative alla circolazione stradale, un principio di ordine generale che, nel caso del fermo amministrativo, trova conferma nell'art. 214, comma 1-bis cod. strada, per cui solo quando risulti evidente che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la volontà del proprietario il mezzo deve essere immediatamente a questi restituito; che la tutela dei diritti del terzo è pertanto sufficientemente garantita, in un corretto bilanciamento con gli interessi generali perseguiti dal legislatore ed in linea con il principio delineato dall'art. 6 della legge n. 689 del 1981, dalla previsione, contenuta nell'art. 214, comma 1-bis, dello stesso codice della strada, per cui l'applicabilità della sanzione accessoria del fermo amministrativo è esclusa se la circolazione è avvenuta contro la volontà del proprietario del veicolo ovvero di chi ne abbia la legittima disponibilità; che il legislatore delegato, nell'introdurre il fermo amministrativo del veicolo anche quando sia di proprietà di terzi, ha quindi provveduto senza discostarsi dal sistema generale delle sanzioni accessorie del codice della strada e dai principi e criteri direttivi fissati dalla legge di delega 25 giugno 1999, n. 205; che, pertanto, è manifestamente infondata la questione sollevata dal Giudice di pace di Roma con riferimento all'art. 176, commi 19 e 22, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 20, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui prevede il fermo amministrativo del veicolo con il quale è stata commessa la violazione anche quando sia di proprietà di terzi incolpevoli; che, analogamente, deve ritenersi manifestamente infondata la questione sollevata dal Giudice di pace di Como con riferimento all'art. 214, comma 1, del codice della strada "nella parte in cui non prevede che l'autoveicolo sia di proprietà del trasgressore"; che, come questa Corte ha costantemente affermato (sentenze n. 217 del 1996 e n. 313 del 1995, ordinanze n. 190 del 1997 e n. 33 del 2001), l'individuazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità legislativa, non spettando alla Corte rimodulare le scelte punitive del legislatore né stabilire la misura delle sanzioni; che, su queste basi, deve ritenersi manifestamente infondata, come d'altra parte già dichiarato da questa Corte sia pure prima della modifica introdotta dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo n. 507 del 1999, la questione relativa all'art. 216, comma 6, del codice della strada, che prevede per il caso di guida senza patente anche la sanzione accessoria del fermo amministrativo, prospettata dal Giudice di pace di Como deducendo l'illogicità della stessa in raffronto al trattamento sanzionatorio meno afflittivo previsto dall'art. 128 del medesimo codice per chi guidi senza essersi sottoposto agli esami di idoneità o sia stato dichiarato temporaneamente inidoneo; che, infine, la questione sollevata dal Giudice di pace di Como con riferimento all'art. 214, comma 6, del codice della strada, è manifestamente infondata in quanto la regola per cui l'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento è derogabile dal giudice che, concorrendo gravi motivi, può disporre diversamente con ordinanza inoppugnabile, come previsto dall'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689; che quindi le questioni sollevate dai Giudici di pace di Roma e di Como sono manifestamente infondate sotto ogni profilo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 176, commi 19 e 22, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), modificato dall'art. 20, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 25, 27, 41, 42 e 76 della Costituzione, dal Giudice di pace di Roma con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 216, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice di pace di Como con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 214, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevata, in riferimento all'art. 13 della Costituzione, dal Giudice di pace di Como con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 214, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Como con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 5 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola