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I limiti massimi fissati per il saldo netto da finanziare e per il ricorso al mercato dalla legge di bilancio per l'anno finanziario 2021 (legge n. 178 del 2020)  che erano stati indicati, rispettivamente, in -196 miliardi di euro per il saldo netto da finanziare e in -483,235 miliardi per il ricorso al mercato  sono stati aggiornati nel corso dell'esercizio finanziario dai provvedimenti di urgenza adottati per far fronte alle conseguenze dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Nel complesso, lo scostamento di bilancio - proposto dal Governo alle Camere, e da queste approvato in data 20 gennaio 2021, ai sensi dell'art. 6 della legge n. 243 del 2012 (c.d. legge "rinforzata"), con apposite risoluzioni - ha rideterminato i limiti massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato, portandoli rispettivamente a -286 e -573,235 miliardi di euro in termini di competenza. Tali valori massimi sono stati comunque rispettati dai risultati della gestione finanziaria 2021, i quali denotano, infatti, per entrambi i saldi, un sensibile miglioramento rispetto alle previsioni definitive, comprensive degli scostamenti autorizzati dal Parlamento. Nella Relazione illustrativa si sottolinea, peraltro che per il 2021, a differenza di quanto accaduto nel 2020, i saldi a consuntivo, di competenza e cassa, hanno comunque rispettato anche i limiti programmatici originariamente fissati dalla legge di bilancio 2021. A livello di operazioni finali, il miglioramento del saldo netto da finanziare discende da una gestione di competenza 2021 che evidenzia una lieve diminuzione degli impegni delle spese finali di circa il 2 per cento (-16,8 miliardi) ed un aumento degli accertamenti di entrate finali di oltre l'11,7 per cento (+66,4 miliardi) rispetto all'anno precedente. Anche rispetto alle previsioni definitive, la gestione di competenza del bilancio ha dato come risultati accertamenti per entrate finali in aumento del 6,4 per cento (+38,4 miliardi) ed impegni delle spese finali in diminuzione del 5,6 per cento (-48,5 miliardi). Guardando alle operazioni complessive (comprensive delle entrate per accensione di prestiti e delle spese per rimborso prestiti), si rileva, in particolare, l'entità degli accertamenti di entrata, pari a oltre 1.000 miliardi di euro, che è risultata in crescita rispetto al 2020 (circa +56,9 miliardi), nonostante la dinamica negativa degli accertamenti delle entrate da accensione prestiti, pari a 364.806 milioni (-9,5 miliardi rispetto al 2020). Dal lato della spesa, la gestione ha determinato impegni complessivi pari a 1.060 miliardi di euro, in lieve diminuzione rispetto agli impegni del 2020 dell'ordine di oltre 16 miliardi. Sulla base di un sintetico confronto 2020-2021 relativo all'andamento delle entrate finali accertate, si rileva innanzitutto un aumento degli accertamenti delle entrate tributarie (+43 miliardi). Le entrate tributarie (che si sono attestate a 523,8 miliardi) sono risultate superiori anche rispetto alla previsione definitiva (+18,6 miliardi). In aumento sono risultate anche le entrate extratributarie (+20 miliardi circa, +23,6 per cento in più rispetto al 2020) e quelle per alienazione ed ammortamento di beni (+3.375 milioni di euro, +89,8 per cento). Tra le entrate extratributarie si evidenzia l'aumento di quelle derivanti da recuperi, rimborsi e contributi (+ 12.789 milioni, +32,2 per cento). Nel 2021, gli impegni per spese finali, costituite dal totale delle spese di parte corrente e di quelle in conto capitale, si sono mantenute ad un livello molto elevato, pari a 823,3 miliardi di euro, registrando una lieve riduzione (-2 per cento) rispetto al 2020 di circa -16,9 miliardi. In particolare, la spesa di parte corrente ha generato impegni per circa 693,3 miliardi di euro, in aumento (+22,4 miliardi) rispetto al 2020, mentre gli impegni di spesa in conto capitale hanno registrato una riduzione rispetto al 2020 di 39,3 miliardi, assestandosi a 129,9 miliardi. Considerando il rimborso delle passività finanziarie, sostanzialmente in linea con il 2020 (+0,3 per cento), gli impegni complessivi di spesa si attestano a circa 1.060 miliardi, con un complessivo decremento rispetto a quelli dell'anno precedente, di circa l'1,5 per cento. Rispetto ai valori di previsione, i dati risultanti dalla gestione sono risultati inferiori rispetto alle previsioni definitive, ma superiori rispetto alle previsioni iniziali. Rispetto al bilancio di previsione, infatti, a seguito dell'adozione dei provvedimenti emergenziali, le previsioni definitive delle spese per operazioni finali, in conto competenza, hanno presentato un aumento di 98,3 miliardi (+12,7 per cento) rispetto alle previsioni iniziali della legge di bilancio. L'aumento ha riguardato sia le spese correnti, con un incremento di circa 74,3 miliardi (+11,2 per cento), sia quelle in conto capitale in aumento di 24,1 miliardi (+21,5 per cento). Passando all'analisi per categoria economica dei dati della gestione, si rileva che nell'ambito delle uscite correnti, la voce più consistente è quella relativa ai trasferimenti ad amministrazioni pubbliche, con impegni per oltre 334,3 miliardi di euro, che costituisce il 40,6 per cento della spesa corrente. Si tratta, in prevalenza di trasferimenti ad amministrazioni locali (154,2 miliardi) e a enti previdenziali (161,7 miliardi). Si segnalano inoltre i redditi da lavoro dipendente, che ammontano a 101,6 miliardi, e gli interessi passivi e redditi di capitale, pari a 68,5 miliardi. Con riferimento specifico alla dinamica delle spese correnti, confrontando i dati con quelli dell'esercizio 2020 (+22,5 miliardi), si rileva che le categorie che registrano i maggiori incrementi sono quelle relative ai trasferimenti correnti alle imprese (+9,6 miliardi, +34,2 per cento) e i trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private (+5 miliardi, +22,3 per cento). In leggero calo i trasferimenti ad amministrazioni pubbliche, che scendono di circa 4 miliardi rispetto al 2020 (-1,3 per cento). Per quel che concerne la spesa in conto capitale, i dati registrano una considerevole riduzione degli impegni, da 169,2 a 129,9 miliardi (-23,2 per cento), dovuto al calo delle "Acquisizioni di attività finanziarie", che passano dai 96,7 a 5,3 miliardi. In aumento, i contributi agli investimenti alle amministrazioni pubbliche e alle imprese. Nel 2021 il fenomeno dei residui continua a rimanere su livelli considerevoli sia dal lato delle entrate che dal lato delle uscite. In base ai dati forniti nella Relazione, il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2020 e precedenti indicava al 1° gennaio 2021 residui attivi per un valore di 211.182 milioni di euro e residui passivi delle spese complessive per 196.916 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 14.265 milioni di euro.