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Andrebbe però data la possibilità ai procuratori della Repubblica e ai comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica competenti per territorio di comunicare, anche di propria iniziativa, elementi utili circa l'attualità della pericolosità sociale del condannato e i rischi connessi al suo reinserimento nel contesto sociale ove il detenuto o internato ritenga di tornare. Se poi dall'istruttoria elementi indizi sulla attualità della pericolosità sociale o dell'attuale sussistenza di collegamenti con la criminalità, allora sarebbe onere del condannato fornire elementi di prova contraria. Nei casi del comma 1- bis , per poter consentire ai giudici di sorveglianza di assumere una decisione occorre poi introdurre degli elementi alla luce dei quali poter valutare l'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata. Al solo fine di indicare delle linee guida per richiedere pareri specifici su fatti concreti, tali elementi potrebbero essere: il perdurare dell'operatività del sodalizio criminale; il profilo criminale del detenuto o internato e la sua posizione all'interno dell'associazione; la capacità di mantenere collegamenti con l'originaria associazione di appartenenza o con altre organizzazioni o coalizioni anche straniere; la sopravvenienza di nuove incriminazioni o infrazioni disciplinari; l'ammissione dell'attività criminale svolta e delle relazioni e dei rapporti intrattenuti e della permanenza dei familiari nel contesto socio-ambientale in cui è ancora operativa l'organizzazione. Nei casi invece dei reati monosoggettivi, elementi utili di cui tenere conto - ai fini della valutazione dell'assenza dell'attuale pericolosità sociale del condannato e dei rischi connessi al suo reinserimento nel contesto sociale - potrebbero essere: il contesto ambientale ove viene eseguita la misura; la sopravvenienza di nuove incriminazioni o infrazioni disciplinari; l'esito del trattamento penitenziario e l'essersi distinti per comportamenti particolarmente meritevoli. Infine, per determinare la competenza delle autorità a cui chiedere pareri ed informazioni, viene indicato dal comma 2 il pubblico ministero del luogo ove è stata pronunciata la sentenza di primo grado. Sarebbe, secondo l'oratore, più corretto fare riferimento alla sentenza di condanna, essendo possibile in linea di ipotesi una assoluzione in primo grado e una condanna in una fase successiva di appello o di rinvio. Sarebbe inoltre utile fornire al giudice di sorveglianza anche la possibilità, non prevista dalla riforma, di disporre l'obbligo o il divieto di permanenza dell'interessato in uno o più comuni o in un determinato territorio e il divieto di svolgere determinate attività o di avere rapporti personali che possono occasionare il compimento di altri reati o ripristinare rapporti con la criminalità organizzata. Sul tema della competenza per il lavoro esterno ed i permessi premio, viene spostata dal magistrato al tribunale di sorveglianza ma solo nei casi di detenuti o internati condannati per delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, nonché per i delitti di cui all'articolo 416- bis del codice penale o commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste. Propone di estendere la competenza del Tribunale di sorveglianza a tutti i delitti indicati all'articolo 51, commi 3- bis , 3- ter e 3- quater del codice di procedura penale e non solo a quelli indicati nel testo proveniente dalla Camera. La ratio di questo spostamento di competenza è duplice: da un lato, non lasciare solo il magistrato che deve prendere decisioni così importanti riguardanti la messa in libertà di condannati per mafia o terrorismo (nella lotta al crimine organizzato infatti nessuna autorità deve sentirsi sola o isolata, neanche in fase di esecuzione della pena). D'altro canto appare opportuno, senza che ciò suoni a disdoro del coraggio del magistrato monocratico, evitare le problematiche che possono scaturire dall'accentramento di competenze, come, per esempio, pressioni, anche ambientali, sul singolo giudice. Lo spostamento di competenza dal magistrato al tribunale di sorveglianza consentirebbe, infine, la partecipazione e il contributo specifico del pubblico ministero presso il tribunale distrettuale alle udienze per la concessione dei benefici. In conclusione, avanza il quesito se questa disciplina - di sostanziale equiparazione (a parte la differenza tra collegamenti con la criminalità organizzata e "contesto") tra le due fasce di reati rispetto ai requisiti, ma soprattutto l'identità di procedure ai fini della concessione dei benefici (comma 2) - riesca a superare i rilievi di incostituzionalità espressi dal Giudice delle leggi: la Corte costituzionale, peraltro, giustifica la procedura aggravata dall'inversione dell'onere della prova sulla scorta di una presunzione, ancorché relativa, di una mantenuta appartenenza all'organizzazione criminale di origine anche in costanza di detenzione. Si riserva - nel corso dell'esame in commissione e mediante gli emendamenti - di avanzare ulteriori rilievi; richiede di distribuire ai commissari, unitamente al suo intervento, copia della relazione approvata sul tema dalla Commissione antimafia (Doc. XXIII, n. 21) il 12 aprile scorso. Il PRESIDENTE dichiara che, non facendosi osservazioni, così rimane stabilito. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 9,40.