[pronunce]

La parte privata ripercorre, quindi, le ragioni del prospettato contrasto tra l'art. 31, commi 49-bis e 49-quater, della legge n. 448 del 1998 e gli artt. 3, primo e secondo comma, 24, 101, 102, 104, 111 e 117, primo comma, Cost., oltre che con l'art. 6 CEDU e con il primo Prot. addiz. CEDU, ricordando, altresì, come la novella legislativa in esame introduca un meccanismo di sospensione automatica degli effetti della clausola contrattuale del prezzo (condicio iuris sospensiva) capace di paralizzare il diritto alla ripetizione dell'indebito, essendo previsto che tale ultima pretesa si estingua in conseguenza della rimozione dei vincoli unilateralmente operata dal venditore. Infine, in merito alla dedotta violazione degli artt. 42 e 47 Cost. e dell'art. 1 del primo Prot. addiz. CEDU, la parte lamenta che, in forza delle norme censurate, è costretta a subire la rimozione del vincolo convenzionale del prezzo massimo di cessione gravante sul proprio immobile, con conseguente lesione dei suoi diritti di difesa e di proprietà, oltre che del diritto di godere dei benefici pubblici di un alloggio sociale. 4.- Nel giudizio dinanzi a questa Corte si è costituito anche C. V., parte convenuta nel giudizio a quo, svolgendo analitiche controdeduzioni alle argomentazioni spese dal rimettente a sostegno delle censure di illegittimità costituzionale. La parte esclude un vulnus agli artt. 3, 24, primo comma, 42, 102, 104, 107, 111 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6 CEDU ed all'art. 1 del primo Prot. addiz. CEDU, sul rilievo che l'intervento del legislatore sarebbe, nella specie, giustificato dall'esigenza di comporre il conflitto sociale generato dall'interpretazione nomofilattica della normativa in scrutinio e di scongiurare il rischio che gli acquirenti di alloggi di edilizia convenzionata a prezzi di mercato speculino sul carattere retrospettivo della pronuncia della Corte di cassazione, Sezioni unite civili, n. 18135 del 2015 e sull'irretroattività della disciplina recata dalla legge n. 448 del 1998, nel testo anteriore alla riforma in esame. Rileva, ancora, C. V. che le disposizioni censurate non incidono su una specifica controversia, essendo, al contrario, dirette a dirimere un ampio contenzioso, conseguito alla più volte citata pronuncia delle Sezioni unite, attraverso un contemperamento di interessi in forza del quale i venditori possono presentare istanza di affrancazione, sostenendone i costi e controbilanciando l'arricchimento conseguito con l'alienazione a prezzo di mercato, e gli acquirenti, che abbiano così ottenuto la liberazione dall'onere reale a spese della controparte, possono rivendere i beni a prezzo libero. 5.- Con atto pervenuto il 5 febbraio 2021 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate non fondate. In merito alla prospettata violazione dell'art. 77, secondo comma, Cost., l'interveniente ritiene che l'art. 25-undecies, benché aggiunto in sede di conversione, non sia eterogeneo rispetto alla materia finanziaria regolata dal d.l. n. 119 del 2018, in quanto, nel ridelineare la disciplina sulla rimozione del vincolo del prezzo massimo di cessione, detta anche disposizioni sul corrispettivo di affrancazione, il cui versamento produce effetti benefici sui bilanci degli enti territoriali. La disposizione indubbiata riguarderebbe, perciò, una materia coerente con quella oggetto del decreto-legge da convertire, considerato che, secondo la giurisprudenza costituzionale, la violazione del parametro evocato si configura solo nel caso di inserimento di disposizioni totalmente estranee o addirittura "intruse", tali, cioè, da interrompere ogni correlazione tra il decreto-legge e la legge di conversione. Neppure le argomentazioni spese dal rimettente per configurare un vulnus al principio di uguaglianza sarebbero, a parere della difesa statale, meritevoli di condivisione, in quanto la novella censurata, nella parte in cui estende la legittimazione a presentare la domanda di affrancazione a coloro che non sono più titolari di un diritto reale sul bene - e, quindi, a chi ha già alienato l'immobile -, introdurrebbe una fattispecie di sanatoria della clausola di determinazione del prezzo, la quale, alla stregua della disciplina vigente al momento della conclusione del contratto traslativo, sarebbe stata colpita da nullità per contrasto con una norma imperativa. In merito al prospettato vulnus al principio di irretroattività espresso dall'art. 11 delle disposizioni preliminari al codice civile, l'Avvocatura generale assume che, nel caso di specie, il legislatore si sarebbe attenuto ai limiti all'efficacia retroattiva delle norme, identificati dalla giurisprudenza costituzionale e della Corte EDU nella ricorrenza di motivi imperativi di interesse generale, nel rispetto del principio di ragionevolezza e di parità di trattamento, nell'affidamento, nella coerenza e certezza dell'ordinamento giuridico, nel rispetto delle funzioni riservate al potere giudiziario. L'intervento legislativo in scrutinio si collocherebbe, infatti, in un contesto interpretativo della disciplina previgente connotato da incertezza e chiarito soltanto nel 2015, attraverso la citata pronuncia nomofilattica, la quale, optando per la soluzione dell'opponibilità erga omnes della nullità del prezzo superiore a quello legale, avrebbe reso necessario un nuovo intervento del legislatore. La difesa statale reputa l'estensione della legittimazione all'affrancazione coerente con la ratio dell'istituto, la quale, in entrambe le ipotesi di rimozione del vincolo - anteriore o successiva alla cessione del bene - sarebbe da identificarsi nell'eliminazione di un limite all'autonomia negoziale dietro il versamento di un contributo all'ente concedente, diretto a compensare il vantaggio derivante dalla vendita a prezzo di mercato di un immobile acquistato ad un prezzo agevolato. In merito alla sospettata violazione del legittimo affidamento, l'interveniente ricorda che la tutela di tale valore non esclude che il legislatore possa adottare disposizioni che modifichino, in senso sfavorevole agli interessati, la disciplina di rapporti giuridici, purché non trasmodino in un regolamento irrazionale, frustrando, con riguardo a situazioni sostanziali fondate su leggi precedenti, l'affidamento nella sicurezza giuridica. Quanto al denunciato vulnus all'art. 47 Cost., l'Avvocatura generale osserva che gli acquirenti, ai quali, per effetto dell'estensione della facoltà di affrancazione introdotta dalla novella in esame, viene preclusa l'azione di nullità e di ripetizione, non rientrano tra i soggetti in possesso dei requisiti per l'assegnazione di alloggi popolari. Di conseguenza, ove al dante causa non fosse concessa la possibilità di rimuovere il vincolo del prezzo, la richiesta restitutoria dell'acquirente, che abbia liberamente accettato di pagare il corrispettivo di mercato, si tradurrebbe in un abuso del diritto.