[resaula]

A quota 100, in previsione, aderiranno 320.000 lavoratori, 200.000 del comparto privato e circa 100.000 del pubblico, all'interno, però, di categorie importantissime: medici, insegnanti, pubblica amministrazione, l'INPS per prima, creando un vuoto nel turn over nel pubblico e non necessariamente, invece, creando nuove assunzioni nel privato. In conclusione, possiamo dire una sola cosa. Questo provvedimento è un provvedimento bandiera, bandierina. Serve esclusivamente a far credere agli elettori, prima delle elezioni europee, di aver mantenuto le promesse della campagna elettorale. È giusto ricordare, ancora una volta, che per riuscire a portare a casa entrambe le misure di questo decreto-legge siete dovuti ricorrere al deficit . Tutto perché nessuno dei due partiti di Governo ha accettato di cedere sul proprio cavallo di battaglia, almeno a livello di tempo e di priorità. Come si può anche solo pensare di unire una misura di assistenzialismo e di diseducazione al lavoro come il reddito di cittadinanza con delle misure di avviamento al lavoro, utili e, anzi, necessarie per sostenere gli esiti di quota 100, che svuoterà di fatto solo alcuni comparti? Sarebbe bastato poco. La questione per noi è trovare le giuste soluzioni e dire no alla crescita infelice. Questo Paese non ha bisogno di stampelle per tenersi in piedi, come fa, invece, questo Governo che per restare in piedi crea decreti ad hoc per non scontentare tutti, ma senza accontentare nessuno. Questo Paese non ha bisogno di stampelle perché non può e non deve restare solo in equilibrio; ha bisogno di scarpe nuove e di piste veloci su cui correre. Basta bugie! Il lavoro è l'unica forma possibile di contrasto alla povertà. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giannuzzi. Ne ha facoltà. GIANNUZZI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, Governo, il reddito di cittadinanza è evidentemente molte cose. È una misura contro la povertà, per l'accompagnamento al lavoro e per l'emersione del nero. È molte cose; lo abbiamo già sentito in parte degli interventi dei colleghi e sono certa che molto ancora potremo udire nella discussione che seguirà. Oggi mi piacerebbe soffermarmi sull'enorme potenziale di trasformazione culturale che questa misura porta con sé. Il reddito ha in verità molto a che fare con la nostra volontà di decidere se riconoscerci uguali sul piano esistenziale e avviarci a una decisa evoluzione culturale o diversi per diritto di nascita e abdicare per sempre all'attuazione della nostra Carta costituzionale. Ho la convinzione che il fondamento di ogni ingiustizia risieda nell'idea, molto umana purtroppo tra le idee umane, che tutti noi nasciamo con diritti diversi. Non importano, pertanto, le responsabilità di ciascuno nel rendere iniquo il gioco sociale poiché ad alcuni spetta per natura emergere e ad altri tocca per natura soccombere. Si diventa, perciò, innocenti e inerti rispetto al dolore del mondo perché se nasciamo con diritti diversi legittimi diventano i destini diversi. Questa è purtroppo un'idea evidentemente presente anche nella nostra sottocultura, nel disegno di tutte le prime e seconde classi dei nostri percorsi di vita, perché è una componente latente di tutti i Paesi fatti diventare piccoli a forza di esaltarne i diritti in maniera mai universale ma differenziata, mai guardando all'entità Nazione, ma alle sue corporazioni. È un'idea che appartiene a tutte le società fatte diventare poco mobili, come è accaduto in questo Paese negli ultimi cinquanta anni, per favorire il controllo delle dirigenze e l'ascesa di élite selezionate. Questa è una nostra zavorra culturale perché, dove non è più il lavoro, lo studio e l'applicazione alla personale eccellenza di ciascuno il motore della promozione sociale, ma la sola capacità di guadagnarsi l'accesso alle linee di potere, i parametri tribali delle differenze sacrali tra gli uomini si sostituiscono sempre a quelli razionali dei diritti equi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Oggi a noi italiani piace distinguerci gli uni dagli altri, ma perché non ci è stato lasciato molto altro, oltre la distanza che mettiamo gli uni verso gli altri, per consentirci di innalzare noi stessi. Questa componente culturale - che chiamerei «il piacere delle differenze» - si porta dietro, purtroppo, come suo logico compagno il disprezzo per l'altrui caduta sociale e come suo naturale corollario la disoccupazione indicata come colpa evidente e la povertà come destino meritato. Ma quanto è colpevole colui che non trova lavoro in un Paese in cui nessuno mai si è preoccupato di rendere evidente il lavoro? In quanta parte è responsabile per il suo destino un uomo inginocchiato nella depressione e nella rassegnazione all'interno di un sistema economico-produttivo dichiaratamente e matematicamente costruito a ingresso limitato? Ai nostri provincialismi si aggiunge poi una difficoltà oggettiva: che sia difficile e quasi innaturale per coloro che fortunatamente continuano a godere di protezione e benessere, in una società in cui povertà e disoccupazione crescono esponenzialmente, riuscire a figurarsi l'ombra infinita che intanto attraversa in quella stessa società chi è senza mezzi e senza lavoro; l'infinita sequela di umiliazioni e la conseguente discesa interiore fino alla certezza, in se stessi per primi, di essere indegni di benessere e meritevoli di fallimento. Perciò non era facile arrivare al reddito di cittadinanza in Italia. Il valore attribuito alla distanza sociale, la colpa ascritta alle fragilità, l'impossibile empatia delle minoranze economicamente avvantaggiate hanno lungamente sbarrato il passo alla civiltà profonda insita in questa riforma. Non era per niente facile, perciò oggi io non posso nascondere l'orgoglio di far parte di una forza politica che ha saputo guardare oltre tutte le nostre piccolezze, i nostri immobilismi e immaginare e volere per noi un destino infinitamente più grande (Applausi dal Gruppo M5S). Sancire oggi l'universalità del diritto alla dignità vuol dire avere un'idea grande, adulta di Paese, in cui non venga goduto il superamento dell'altro, ma la sfida di ciascuno con se stesso; in cui non venga goduta la distanza, ma l'inclusione; in cui non si guardi con piacere alle differenze, ma con sollievo alla dignità diffusa. Quando avremo sollevato lo sguardo dalle nostre piccole guerre col vicino non resterà altro da fare in campo che guardare avanti e rivolgersi all'idea di diventare grandi e questo è un destino per la nostra Nazione che tutte le parti sinceramente dovrebbero oggi trovare desiderabile (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la Lega, Matteo Salvini, tutti noi del Gruppo in campagna elettorale avevamo preso l'impegno di modificare e, se possibile, cancellare la legge Fornero (Commenti dal Gruppo PD);