[ddlpres]

Successivamente, in revisione dell'Accordo quadro tra le parti sociali del 1994, la direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, ha esteso il congedo parentale ad un periodo minimo di quattro mesi per i lavoratori di ambo i sessi, allo scopo di agevolare la conciliazione delle responsabilità familiari e professionali dei genitori che lavorano e la parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro. Da ultimo, la direttiva UE 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019 (che abroga la precedente direttiva 2010/18/UE), oltre a prevedere disposizioni minime in materia di congedo parentale, introduce per la prima volta il diritto al congedo di paternità, anche allo scopo di consentire un'instaurazione precoce del legame tra padre e figlio. A tal fine, gli Stati membri sono chiamati, entro il 2022, a modificare le loro legislazioni nazionali, al fine di permettere al padre di godere di almeno dieci giorni lavorativi di congedo obbligatorio di paternità retribuito dopo la nascita del figlio e che i quattro mesi di congedo parentale già previsti in precedenza possano essere fruiti fino agli otto anni di età del bambino. La direttiva ha lo scopo di riformare l'accesso agli istituti volti a conciliare i tempi di vita e lavoro, tenendo conto degli sviluppi della società europea dell'ultimo decennio e stabilendo prescrizioni minime per una revisione puntuale degli stessi. In Italia, a seguito della citata direttiva europea 96/34/CE, la legge 8 marzo 2000, n. 53, ha introdotto modifiche sostanziali all'istituto del congedo parentale, facendone un diritto individuale (pertanto, non più legato per i padri al diritto della madre) ed estendendone la durata complessiva a dieci mesi (usufruibile per non più di sei mesi da ciascun genitore entro i primi otto anni di vita del bambino), ma con un incentivo «promozionale» per i padri, vale a dire riconoscendo un mese in più (undici in totale) in caso di fruizione da parte del padre di almeno tre mesi, con un'indennità del 30 per cento della retribuzione. La disciplina in questione è poi confluita nel testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ed è stata oggetto di recenti modifiche ad opera del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80 (cosiddetto « Jobs Act»), che ha esteso in modo significativo l'orizzonte temporale entro il quale entrambi i genitori possono usufruire del diritto di astensione dal lavoro per dedicarsi alla cura della famiglia e dei figli: l'articolo 32 del testo unico prevede attualmente che, nei primi dodici anni di vita del bambino, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro per un determinato periodo di tempo, continuativo o frazionato. I congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere, in ogni caso, il limite di dieci mesi, salvo che il padre eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo (continuativo o frazionato) non inferiore a tre mesi, nel qual caso il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori è elevato a undici mesi. In tutti questi casi, si è ritenuto di intervenire esclusivamente sui tempi del congedo, senza introdurre però alcuna novità relativamente al trattamento economico, elemento che si ritiene fondamentale se realmente si intende favorirne la fruizione da parte dei padri. Quanto al congedo obbligatorio di paternità, anche in ottemperanza alle disposizioni della citata direttiva UE 2019/1158, l'Italia è recentemente intervenuta sulla relativa disciplina, aumentando a dieci il numero dei giorni di congedo obbligatorio per il 2021. Com'è noto, la legge 28 giugno 2012, n. 92 (cosiddetta «riforma Fornero»), ha introdotto nel nostro ordinamento, quale misura di carattere sperimentale e per il solo triennio 2013-2015, il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo, riconoscendo inizialmente un solo giorno di congedo di paternità obbligatorio, al quale si sarebbero potuti aggiungere altri due giorni, su base volontaria e solo in alternativa alla madre. Con successivi interventi legislativi, la suddetta sperimentazione è stata poi puntualmente prorogata nel corso degli anni e fino al 2021, anno per il quale il numero di giorni di congedo obbligatorio spettante ai padri è pari a dieci, come stabilito dalla legge 20 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio 2021), più un giorno facoltativo, in sostituzione della madre. Durante il periodo di congedo, il padre ha diritto a ricevere in busta paga il 100 per cento dell'intera retribuzione e, stando ai dati dell'INPS, negli anni i lavoratori padri che hanno beneficiato del congedo sono notevolmente aumentati, passando dai 73.000 del 2015 ai 135.000 del 2019. Al riguardo, si segnala che il congedo è attualmente operativo per i dipendenti privati, mancando per i dipendenti pubblici il relativo provvedimento attuativo previsto dall'articolo 1, comma 8, della legge n. 92 del 2012, che ne subordina l'operatività all'approvazione del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. Non è poca cosa, considerando che i numeri indicano più di un milione di lavoratori su un totale di 3 milioni e 300.000 dipendenti pubblici. L'articolo 1, comma 1, del presente disegno di legge – in linea anche con la volontà più volta manifestata dal Governo di razionalizzare gli istituti vigenti, riordinando il contesto ordinamentale e definendo nuove politiche sociali di natura strutturale – è volto a istituire il congedo obbligatorio di paternità, mettendo a regime tale misura e rendendo definitiva la fruibilità dello stesso. A tale scopo, è inserito un apposito articolo all'interno del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, il quale riprende le disposizioni normative attualmente vigenti, riadattandole al contesto attuale e confermando gli obblighi derivanti dal diritto dell'Unione europea, quale il limite di dieci giorni per la fruizione del congedo obbligatorio di paternità. Al fine di estendere l'istituto anche ai lavoratori del settore pubblico, è previsto poi, al comma 2, che con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, sono individuate e definite le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.