[resaula]

1) a promuovere sui tavoli negoziali europei una riflessione rispetto alle modalità di gestione delle crisi bancarie da parte delle istituzioni europee, affinché dopo gli errori si possa nuovamente scorgere un volto dell'Unione meno funzionale e più popolare, meno autoritaria e più autorevole, che utilizzi meno le leve del rigore e dell'austerità e promuova azioni per colmare il grave deficit ideale e democratico e la disaffezione dei popoli europei al confronto delle burocrazie comunitarie; 2) a verificare il supporto ad eventuali azioni risarcitorie in favore degli oltre 3.000 azionisti a seguito dell'integrale svalutazione delle azioni Tercas, dell'ammontare complessivo di circa 337,1 milioni di euro; 3) a quantificare il danno subito dalla Banca popolare di Bari in seguito all'avvio della procedura di infrazione da parte della Commissione, la quale è stata costretta a restituire al Fondo interbancario circa 300 milioni di euro ed è stata vittima di un'importante emorragia di liquidità che ha incoraggiato gli azionisti a mettere in vendita le azioni, con conseguenze sulla liquidità dei titoli, l'obbligo di quotazione al mercato Hi-Mtf, il calo del prezzo delle azioni e la protesta dei soci per un titolo non liquidabile, nonché a valutare ogni azione percorribile di supporto; 4) a quantificare i danni subiti da risparmiatori, lavoratori e imprese, dal sistema bancario, nonché dalle finanze pubbliche come conseguenza della decisione (UE) 2016/1208, relativa agli aiuti di stato su banca Tercas, annullata in data 19 marzo 2019 dal Tribunale dell'Unione europea; 5) a valutare e promuovere ogni misura di supporto attivabile al fine di garantire la possibilità di richiesta di rimborso a beneficio dei risparmiatori, delle banche danneggiate, nonché dello Stato italiano a fronte delle conseguenze della decisione della Commissione che imposero la risoluzione delle "quattro banche" e altri interventi di salvataggio bancario più onerosi delle preventive iniziative del FITD. Atto n. 1-00116 NENCINI MARTELLI BUCCARELLA RAMPI DE BONIS MANTERO CERNO DE PETRIS BONINO - Il Senato, premesso che: la revisione del Concordato fatta nel 1984 tra Stato italiano e Santa Sede aveva introdotto tre importanti novità: la religione cattolica non era più la religione di Stato, il suo insegnamento nella scuola statale aveva carattere facoltativo, e il finanziamento diretto della Chiesa da parte dello Stato (congrua) veniva sostituito dall'autofinanziamento da parte dei fedeli grazie al meccanismo dell'8 per mille; le scelte politiche degli anni successivi si mossero in direzione opposta, riportando in essere i privilegi accordati nel 1929; le conseguenze furono che la religione cattolica è rimasta di fatto "religione di Stato" nel sentire e soprattutto nei comportamenti della classe politica; il suo insegnamento in molte scuole è tuttora di fatto "obbligatorio", per la casualità o la totale mancanza di alternative; lo stipendio dei suoi insegnanti è a carico dello Stato ed essi entrano nei ruoli della scuola senza concorso, con l'impegno a trovare loro un'altra collocazione nel caso in cui la Chiesa, che li designa, ritiri loro la sua legittimazione; l'abolizione della congrua è stata più che compensata dal meccanismo dell'8 per mille e dai criteri con cui viene eseguita la ripartizione della quota "non destinata" dai contribuenti (circa la metà del totale); un meccanismo che privilegia la Chiesa Cattolica, "interpretando" in suo favore la volontà di quanti non esprimono alcuna opzione fra quelle possibili; tutti questi privilegi contrastano con la crescente secolarizzazione della società italiana dove i cattolici praticanti sono circa il 30 per cento della popolazione, e scendono al di sotto di questa percentuale fra i giovani; nel Paese si assiste ad un crescente imbarbarimento della vita civile per la carenza di informazioni, sulla Costituzione e le leggi dello Stato e sui doveri e diritti dei cittadini, fornite ai ragazzi dalle famiglie, dai mass media e dalla stessa scuola; considerato che è opportuno prevedere nei programmi scolastici un'ora delle religioni e un'ora obbligatoria di educazione civica; considerata, altresì, l'opportunità di modificare il meccanismo di destinazione delle quote inespresse relative all'8 per mille; considerata, infine, l'opportunità di rivedere le norme relative all'applicazione dell'imposta municipale unica (IMU) sui beni immobili della Chiesa Cattolica, impegna il Governo ad avviare le procedure per la revisione del Concordato stipulato nel 1984 tra lo Stato italiano e la Santa Sede. Interrogazioni Atto n. 3-00765 MISIANI ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BINI BITI BOLDRINI CIRINNA' COLLINA COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI IORI LAUS MALPEZZI MANCA MESSINA Assuntela PARENTE PINOTTI PITTELLA ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO VALENTE Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: tra il 2006 e il 2016 lo statuto della Banca d'Italia è stato oggetto di diverse modifiche, con cui sono state rafforzate la trasparenza e l'indipendenza della banca; in particolare, con la riforma del 2006, in attuazione della legge 28 dicembre 2005, n. 262, relativa alla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, sono state ridefinite le procedure di nomina e revoca del governatore e dei membri del direttorio, introducendo per i relativi mandati un termine di sei anni con una sola possibilità di rinnovo; il 28 marzo 2019, il consiglio superiore della Banca d'Italia, su proposta del governatore e ai sensi dello statuto, in seduta straordinaria, ha nominato direttore generale Fabio Panetta, già membro del direttorio. Nella stessa seduta sono stati inoltri nominati vice direttori generali, il dottor Daniele Franco e l'avvocato Alessandra Perrazzelli; l' iter procedurale prevede ora la ratifica delle suddette nomine con decreto del Presidente della Repubblica promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri di concerto col Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri; considerato che: i membri uscenti del direttorio della Banca d'Italia sono stati nominati il 7 maggio 2013 e le relative nomine approvate con decreto del Presidente della Repubblica il 10 maggio 2013, quindi solamente tre giorni dopo la seduta del consiglio superiore della Banca d'Italia; nonostante siano passati otto giorni dalle nomine espresse dal consiglio superiore della Banca d'Italia, il Governo non ha ancora avviato l' iter procedurale previsto dalla normativa vigente per la ratifica; le nuove nomine del direttorio della Banca d'Italia avranno decorrenza dal 10 maggio; tenuto conto che: al direttorio spetta la competenza di assumere provvedimenti aventi rilevanza esterna relativi all'esercizio delle funzioni pubbliche attribuite dalla legge alla banca o al governatore per il perseguimento delle finalità istituzionali; al direttorio, inoltre, spettano le competenze derivanti dalla partecipazione della Banca d'Italia al SEBC (sistema europeo delle banche centrali), salvi i poteri e le competenze del governatore;