[resaula]

Ci sono moltissime attività in filiera che hanno perso moltissimo fatturato, perché l'attività madre è stata chiusa. Rispetto ai nostri emendamenti, abbiamo lavorato, come se vedessimo già la ripartenza, sulle linee guida del recovery fund , sul lavoro, sulla parità, sul green e anche sulla telemedicina. Di una cosa invece non sono soddisfatta: della soluzione trovata per l'autostrada del Brennero. Al di là del fatto tecnico, sono molto preoccupata, perché, quando in norma si introduce un riscatto forzoso, come Stato e come modello Paese stiamo dando un messaggio a tutti gli investitori: stiamo dicendo che in Italia, qualora serva, facciamo norme per riscattare le azioni degli investitori. Questo è un messaggio che non può essere veicolato molto a lungo e al di fuori di quest'Aula. PRESIDENTE. Senatrice, la invito a concludere. CONZATTI (IV-PSI) . Sto concludendo, signor Presidente. Le difficoltà e le contraddizioni - è inutile negarlo - ci sono, ma Italia Viva ha scelto di continuare a lavorare per chi lavora, per chi ha voglia di lavorare per rimettere l'Italia in pista, per chi soffre e per chi ha voglia di correre. Proviamo stupore, però, signor Presidente, dinanzi a chi si protegge, nascondendosi dietro la pandemia. Crediamo che in questo momento sia importante invece proteggere gli italiani dalla pandemia con moltissimo coraggio e moltissima lungimiranza. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, mi rivolgo a lei, ma anche all'intero arco del Parlamento, ai colleghi della Lega, di Forza Italia, del MoVimento 5 Stelle, del Partito Democratico, alla maggioranza. Mi rivolgo a voi perché avete sentito, come me e come gli italiani che hanno avuto la pazienza di ascoltarci anche sui canali satellitari, che oggi probabilmente, dimenticando gli ultimi venti secondi dell'intervento della collega Conzatti e del collega Steger, abbiamo all'opposizione due forze politiche in più. (Applausi) . Dopo aver ascoltato i miei due colleghi, peraltro corregionali e che stimo, se eliminassimo gli ultimi dieci secondi, in cui hanno detto «tuttavia votiamo la fiducia», ne dovremmo dedurre che la maggioranza politica e questo Governo non esistono più, come non esistono nel Paese. (Applausi) . Non c'è parola e non c'è considerazione che abbiano fatto il collega Steger e la collega Conzatti che non trovino il centrodestra unito pienamente d'accordo. Avete di fatto demolito la politica sanitaria del Governo. L'ha demolita il collega Steger. Avete demolito il rapporto con il mondo delle professioni. Eppure, i due colleghi che mi hanno preceduto sono parte della vostra maggioranza. Credo che abbiate da riflettere su quello che oggi rappresentate nel Paese, cioè molto poco, molto vicino allo zero. E non basta, perché, prima di entrare nel merito del provvedimento al nostro esame, ribadisco che gran parte dei contenuti del mio intervento l'hanno svolta i colleghi di maggioranza che mi hanno preceduto. Colgo quindi quest'occasione per rivolgere un appello alla maggioranza. Vorrei vedere in questa sede il Ministro dell'economia, che è certamente in ben altre faccende affaccendato. Vorrei vedere qualche Ministro presente qui, durante una dichiarazione di fiducia, visto che noi parlamentari abbiamo lavorato per giorni e anche nottate nelle Commissioni per arrivare a questo momento. Purtroppo, vedo solo valevoli e stimati Sottosegretari, ma non la presenza di Ministri. Vorrei quindi ricordare loro - e invito i Sottosegretari a farlo - che il 1° gennaio, cioè tra poco più di quindici giorni, entreranno in vigore le norme sul credito, il calendar provisioning . Tali norme possono minare in modo drammatico il nostro sistema economico. Non pensiate che non abbiano a che fare con il provvedimento che stiamo discutendo, perché non è certo un sovranista agitato, né un estremista della Lega o di Fratelli d'Italia, come talvolta li definite, che ha detto nei giorni scorsi che siamo di fronte a una bomba atomica per il credito italiano. Quel signore, tanto per chiarirci, è l'amministratore di Mediobanca. Ieri però, in Commissione d'inchiesta sul sistema bancario, il direttore dell'ABI Sabatini ha usato parole molto, molto dure e sferzanti nei confronti della situazione attuale, parlando di desertificazione del sistema produttivo italiano per effetto delle norme di quell'Europa che non perdete mai l'occasione di esaltare, anche quando distrugge - e l'ha distrutto - il sistema finanziario del credito italiano. Il 1° gennaio, amici del Partito Democratico, entrano in vigore quelle norme europee per le quali - ricordiamolo agli italiani - basteranno novanta giorni di ritardo nel pagamento di soli 100 euro per gli individui e 500 per le imprese per diventare soggetti inaffidabili, per avere nuovi non performing loans (NPL). Le banche sono a rischio. Mancano quindici giorni. La Commissione d'inchiesta sul sistema bancario ha chiesto al Governo d'intervenire in audizione da oltre tre settimane. Il Governo ha risposto di non avere tempo. È una vergogna e voi sarete chiamati a rispondere di questo davanti alle piccole e medie imprese italiane, un terzo delle quali, secondo il Cerved - quindi non Fratelli d'Italia, non la Lega, non il centrodestra - è a rischio a causa di queste norme europee. Andate a riguardare i resoconti della Commissione d'inchiesta sul sistema bancario e vedrete che ho usato parole certamente non più pesanti di quelle usate dagli auditi in quella sede. Ho voluto utilizzare questo tempo per rivolgere un appello accorato, di cuore, che viene da quelle imprese che stanno soffrendo e alle quali non state dando risposta. Per quanto riguarda il decreto-legge, dopo aver condiviso contenuti e parole di coloro che mi hanno preceduto, non voglio esacerbare né evidenziare ulteriormente il mostro giuridico che avete creato con quattro decreti mescolati l'uno all'altro, ma voglio esporvi una considerazione, anche pro futuro. Cari colleghi, quel poco di buono che c'è in questo decreto è frutto del lavoro che abbiamo fatto tutti insieme, maggioranza e opposizione, nelle Commissioni parlamentari. Quei miseri 600 milioni su quasi 20 miliardi, cioè quel misero 3 per cento circa che è stato dato in dotazione alle Aule parlamentari, hanno prodotto le uniche note positive che sono state giudicate così non da me, ma dalla stampa. Leggete gli articoli de «Il Sole 24 Ore», di «Italia oggi» della principale stampa specializzata e vedrete che i tre quarti dei loro commenti non riguardano i 20 miliardi che avete utilizzato, ma per lo più gli emendamenti di maggioranza e di opposizione che il Parlamento nelle Commissioni ha saputo approvare. Questo dovrebbe far riflettere ulteriormente una maggioranza - o, meglio, un Governo - che si sta dimostrando sempre più lontano dagli italiani e che, come magistralmente ha detto il mio collega senatore Urso poche ore fa, è forse molto più interessato a vicende personali e a lotte sul potere nelle banche che non agli interessi degli italiani, delle nostre imprese e dei nostri artigiani. Vogliamo parlare dei professionisti?