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Costituzione della fondazione e dell'accademia nazionale per l'alta formazione professionale nel turismo. Onorevoli Senatori. -- Nel rapporto «Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese», dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), è stata pubblicata un'interessante analisi del comparto turistico italiano e, in particolare, dei flussi occupazionali da esso generati, un documento di particolare interesse alla luce di una richiesta sempre più pressante da parte del mercato del lavoro di professionisti dei mestieri del turismo e di figure professionali altamente specializzate e formate. Il rapporto stilato dall'ISTAT individua nel turismo un volano di estrema rilevanza strategica in grado di svolgere una funzione di stimolo alla produzione di molti settori dell'attività economica nazionale, in particolar modo nei comparti manifatturieri e dei servizi. Da un punto di vista occupazionale la forza lavoro impiegata in Italia nel 2008 nel compatto turistico ha sfiorato 1.200.000 unità arrivando a coprire, quindi, il 5 per cento degli occupati totali, un occupato su venti lavora nel turismo. II turismo nonostante la crisi ha mantenuto sostanzialmente il proprio mercato del lavoro, come emerge anche dall'ultimo rapporto dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL) ma oggi necessita di operatori e addetti al turismo di medio e alto livello. Nonostante l'alto potenziale del comparto, nella classifica europea relativa alla quota di occupati nel turismo, l'Italia si attesta soltanto all'ottava posizione, preceduta da Malta (8,4 per cento), Spagna (7,2 per cento), Grecia (6,9 per cento), Cipro (6,7 per cento), Portogallo, Austria e Irlanda (tutte con il 6,1 per cento). I dati fotografano una difficoltà nella crescita e nel consolidamento del compatto turistico nazionale se si considera che l'Italia per la vastità dell'offerta turistica e culturale della quale gode dovrebbe collocarsi in testa a tale classifica. Lo scenario del turismo internazionale è molto cambiato nell'ultimo decennio ed è soggetto a trasformazioni e cambiamenti continui determinati dalla globalizzazione. Un Paese come l'Italia che potrebbe moltiplicare i flussi turistici se solo fossero messe in campo poche e precise linee di politica di sviluppo del comparto, deve puntare a rivedere il rapporto tra il mondo della scuola e della formazione e il mercato del lavoro nel campo del turismo. Da qui la necessità di adottare correttivi e interventi adatti a far riprendere all'Italia il ruolo che le compete in uno dei pochi settori trainanti del nostro Paese. Si delinea comunque una forte propensione della forza lavoro per un comparto che continua ad attirare, grazie alle suggestioni che suscita soprattutto nelle donne e nei giovani, un numero sempre crescente di risorse umane che si apprestano ad entrare nel mercato del lavoro portando con sé un bagaglio formativo sempre più specialistico e definito. Secondo dati pubblicati dal quotidiano «il Sole 24 Ore», sono più di 70.000 gli studenti che frequentano le scuole alberghiere italiane. Tuttavia di questi, solo una minoranza arriva a ricoprire incarichi stabili o di rilievo nelle imprese turistiche nazionali e internazionali. La maggior parte, dopo qualche stagione vissuta come lavoratore stagionale o come precario in un'impresa turistica, accetta lavori in altri settori, più remunerativi, dove non esiste il problema della forte stagionalità. La mancata destagionalizzazione dell'offerta genera infatti un altissimo tasso di precarietà nel settore e un'obiettiva contrazione delle possibilità occupazionali. Il turismo italiano in questo modo perde le sue forze più fresche e migliori, così accade anche ai laureati che escono dalle molte facoltà ad indirizzo turistico così come per i master , svolti da strutture pubbliche e private, del cui numero è impossibile dar conto, che sfornano ogni anno centinaia di giovani pronti ad entrare nel mercato del lavoro. Il sistema formativo italiano ha sottovalutato i percorsi preuniversitari, privilegiando le lauree brevi. Tale situazione è aggravata dalla propensione delle imprese verso una domanda poco qualificata che non assorbe l'offerta di lavoro dei neolaureati. Il sistema formativo nel campo del turismo se da un lato è ricco di opportunità anche di alto profilo, come accade in molti settori di studio nel nostro Paese, soffre di un fenomeno di frastagliamento, sovrapposizione, mentre quasi mai prevede un collegamento stabile e diretto con le imprese turistiche per assicurare agli studenti l'esperienza pratica indispensabile ad una vera e qualificata specializzazione nel settore. I gap che il nostro sistema universitario deve colmare riguardano l'integrazione tra formazione e percorsi professionali delle imprese, quella tra gli atenei e le specificità dei territori di appartenenza, la capacità attrattiva internazionale dell'Italia nei percorsi formativi, la riqualificazione complessiva dell'offerta universitaria. Le nostre università formano prevalentemente comunicatori ed esperti di marketing , ma il settore ha bisogno non solo di manager , ma anche di professionisti dei mestieri, quelli che hanno inventato l'ospitalità italiana e hanno segnato nel passato la «differenza» tra il nostro Paese e tutto il resto del mondo. Per vincere la sfida della competitività il sistema Italia deve puntare sulla qualità e sulla propria specificità professionale e culturale. Bisogna pertanto impedire la proliferazione indiscriminata dell'offerta formativa, che va a scapito della qualità della formazione, un asset imprescindibile per il miglioramento qualitativo del prodotto turistico italiano. Il modello cui fare riferimento è quello delle migliori esperienze delle scuole internazionali (Glion e Losanna (EHL) in Europa o Cornell e Delaware University negli Stati Uniti). Professionalità, competenza e valorizzazione delle risorse umane costituiscono e costituiranno sempre di più la chiave vincente per lo sviluppo del settore turistico nella nuova sfida competitiva internazionale, ed è dunque necessario muoversi con una certa urgenza. Per tale ragione il presente disegno di legge autorizza all'articolo 1, la partecipazione a una Fondazione per la promozione dell'alta formazione negli studi turistici da parte del Dipartimento per gli affari regionali, il turismo e lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri. Al patrimonio della Fondazione il Dipartimento per gli affari regionali, il turismo e lo sport può partecipare anche con l'eventuale conferimento in uso di beni statali che ha nella sua disponibilità. In caso di estinzione della Fondazione, i beni concessi in uso dal Dipartimento per gli affari regionali, il turismo e lo sport ritornano nella disponibilità di quest'ultimo. Per la definizione di ogni altro rapporto giuridico con le fondazioni, si applicano le disposizioni di legge e del codice civile. L'atto costitutivo o lo statuto indicano i criteri di devoluzione del patrimonio residuo dopo la liquidazione. Il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport presenta annualmente alle Camere una relazione sulle iniziative adottate per la costituzione della Fondazione e sul suo esercizio. L'articolo 2 prevede che con regolamento emanato dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, sia costituita la Fondazione per l'alta formazione professionale nel turismo, e se ne stabilisca la sede. La Fondazione ha lo scopo di tutelare, conservare, promuovere, valorizzare e gestire il patrimonio culturale e storico del turismo, della cucina italiana, dei vini e delle bevande nazionali, per finalità di educazione a un più alto livello di accoglienza e di gusto.