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la legge n. 68 del 1999 (norme per il diritto al lavoro dei disabili) promuove l'inserimento lavorativo delle persone incluse nelle cosiddette categorie protette. La legge si applica agli individui in età lavorativa affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali, o portatori di handicap intellettivo che importino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento (ed anche agli invalidi del lavoro con invalidità superiore al 33 per cento, a non vedenti, sordomuti, vittime di terrorismo e criminalità organizzata eccetera). Il presente disegno di legge si propone pertanto di riconoscere autonomia alla diagnosi di disprassia e specificità di trattamento legislativo, riabilitativo e scolastico. I passaggi che deve compiere il medico specialista ai fini dell'applicazione degli articoli 3 e 7 del presente disegno di legge sono più precisamente due: 1) diagnosi di disprassia (indipendentemente da comorbilità con altri disturbi, ma è sufficiente che ci sia una diagnosi di disprassia); 2) valutare in concreto e in relazione al caso singolo, il grado di compromissione delle abilità quotidiane (esempio: grado di autonomia da quattro a dieci anni: cammina? Parla? Gioca da solo? Gioca con i coetanei? Mangia da solo? Si lava da solo? Si veste da solo? Va a scuola o all'oratorio da solo? I quesiti standard potrebbero essere oggetto di elaborazione successiva alla legge ed essere inseriti nelle linee guida della legge). A questo punto, è il medico specialista che stabilisce quale disciplina sia più appropriata per il caso singolo e dunque: nei casi di compromissione più severa (e, si ribadisce, anche in assenza di comorbilità), si accede alla legge n. 104 del 1992 (piano educativo indiviudalizzato-PEI + insegnante di sostegno + educatore) – in tal caso la disprassia assurge a disabilità di per sé; nei casi meno gravi, di minor compromissione delle abilità riconducibili all'età del soggetto, si procede con l'obbligo di PDP + strumenti compensativi + tutor . Laddove poi la disprassia si associ in comorbilità ad altri disturbi o si presenti in quadro DSA, resta ferma la possibilità, come peraltro accade allo stato attuale, di accedere rispettivamente alla legge n. 104 del 1992 e alla legge n. 170 del 2010. Profili di diritto comparato Francia In Francia la legge n° 2005-102 dell'11 febbraio 2005 riconosce i disturbi cosiddetti «DYS» (disprassia, dislessia, disortografia, discalculia ecc.) come « handicaps cognitivi». Secondo legge, ogni disturbo che limita le capacità della persona risultando invalidante rispetto ad alcune attività quotidiane è considerato come un handicap , che sia fisico, psichico, psicologico, mentale o cognitivo. Esiste un servizio pubblico che mira ad accogliere, informare ed orientare le famiglie ed è la MDPH ( Maison départementale des personnes handicapées ). Nel caso della disprassia, la MDPH valuta il grado di severità del disturbo, identificando le difficoltà che questo determina, nonché l'impatto sulla vita familiare, l'apprendimento e i risultati scolastici, e determina la necessità di un progetto personalizzato didattico. Viene elaborato un PPC ( Plan Personnel de Compensation ). Aspetti positivi : – mette in collegamento l'aspetto medico con la difficoltà che il diprassico incontra nella vita di comunità ( in primis nella scuola); – il sostegno – che è previsto a tempo pieno e non parziale come in Italia – è garantito anche per i casi di disprassia pura e non solo in caso di comorbilità. Questo si spiega perché la disprassia, in Francia, è riconosciuta in sé come disabilità, in quanto determina una fatica organizzativa enorme dell'alunno/studente. Punti critici : – non è corretto considerare la disprassia come disabilità cognitiva poiché ciò non corrisponde al dato clinico. Non sarebbe comunque opportuno riportare nel nostro ordinamento questa impostazione anche per le conseguenze che tale definizione avrebbe nel nostro sistema scolastico ai fini del conseguimento di un valido titolo di studio (PEI differenziato che conduce ad attestato di credito formativo anziché licenza media o diploma); – il sistema scolastico francese prevede, per tutti i DYS, classi e scuole differenziate. In Italia siamo orgogliosi di aver abolito le scuole speciali e le classi differenziali dapprima nel 1977 (legge n. 517 del 1977) e quindi definitivamente, per ogni ordine e grado di scuola, nel 1992 (legge n. 104 del 1992), introducendo i princìpi (prima) di integrazione e (poi) di inclusione scolastica. Inghilterra In Inghilterra le norme rilevanti sono contenute nello Special Educational Needs (SEN) Disability Act del 2001, nel Children and Families Act del 2014, nonché nelle Special Educational Needs and Disability Regulations del 2014. Il sistema scolastico inglese prevede che i bambini con bisogni educativi speciali siano inseriti in scuole tradizionali. Le famiglie che ritengano che i propri figli abbiano esigenze educative speciali, possono contattare una serie di figure istituzionali: in particolare, il coordinatore SEN (cosiddetto «SENCO») nella scuola o nell'asilo e un consiglio locale se il bambino non frequenta una scuola o un asilo. Inoltre è disponibile su tutto il territorio del Paese un servizio di informazione, consulenza e supporto (IAS) locale, che offre assistenza in materia di disabilità e bisogni educativi speciali. L'aiuto offerto agli alunni/studenti è variabile e può andare dal riconoscimento di un supporto SEN a scuola, come una semplice attività di logopedia, alla predisposizione di un piano di educazione, salute e cura ( Education, Health and Care- EHC plan ), destinato a bambini e giovani fino a venticinque anni che hanno esigenze più complesse. L'aiuto è offerto sin dall'età di due anni del bambino. Il piano educativo, sanitario e assistenziale (EHC) è rivolto a bambini e giovani di età compresa sino ai venticinque anni che hanno bisogno di maggiore sostegno di quanto non sia disponibile attraverso il supporto SEN. La valutazione è effettuata da un'apposita autorità locale a richiesta della famiglia, ma anche di medici, operatori sanitari, insegnanti, nonché dallo stesso interessato una volta compiuti i sedici anni. Il piano è stilato in contradditorio con la famiglia e in caso di disaccordo è possibile presentare un ricorso al tribunale speciale per i bisogni educativi e l'invalidità. È inoltre riconosciuto un sostegno economico a chi abbia un EHC ( personal budget ). Aspetti positivi : è previsto un sostegno sin dall'età pre-scolare (due anni) e fino al compimento dei venticinque anni di età, ovvero (idealmente) a completamento degli studi universitari; la predisposizione del piano educativo, sanitario e assistenziale, redatto sulla base di tutte le informazioni rilevanti (che riguardino gli aspetti clinici, psicologici, educativi dell'interessato, eccetera) prevede un confronto tra famiglie, scuola e interessato e un aggiornamento a più riprese; la previsione di un sostegno di natura economica può essere amministrato direttamente dalla famiglia o conferito alla scuola, ma sempre utilizzato secondo le indicazioni della famiglia..