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penso a quella sanitaria, che vediamo come primo titolo del telegiornale ogni giorno, e che abbiamo delegato al Governo per atti regolamentari. Vi è però un'altra emergenza, quella economica, in merito alla quale si danno al Paese alcune risposte rispetto all'assalto che potrebbe avere: la golden power è stata inserita in un provvedimento che vedremo successivamente in Aula, ma fa emergere il grande tema della perdita di produzione, che comporta il rischio di non aprire più e quindi di trovarci fra qualche tempo, tentando di guardare al futuro, non con migliaia bensì con milioni di disoccupati. Il decreto-legge cosiddetto liquidità tenta di dare una risposta in questo senso e lo vedremo quando sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale . Il Governo sostiene che porta oltre 400 miliardi che possono arrivare a 700. Ho una domanda: stiamo riempiendo le taniche di acqua, ma chi di noi è in grado di dire se fra tre o quattro mesi il cavallo berrà ancora? Avremo ancora imprese che attingono a questi fondi? È questo il tema che dobbiamo porci e il ragionamento che dobbiamo fare fin d'ora. In ultimo ricordo anche un'opportunità. Questa crisi ci porta anche a dover fare una valutazione a livello parlamentare sull'utilizzo dello smart working, che comunque sta creando opportunità per una crescita, per un'evoluzione che il Paese può vivere. Il secondo tema è quello del lavoro, rispetto al quale il provvedimento in esame dà tanto, risponde con l'ombrello. Vi è però un piccolo particolare: non lo si fa funzionare. Ricordo che la cassa integrazione doveva arrivare il 15 aprile, ma probabilmente arriverà all'inizio di maggio; normalmente per la cassa in deroga occorrono sei mesi, se acceleriamo ce ne vorranno tre; cosa mangiano in questi tre mesi i lavoratori in attesa della cassa in deroga? I voucher non li avete voluti per ragioni credo di scelta politica, ma si preferisce la disoccupazione o il lavoro nero rispetto ad un periodo definito di cambiamento. In ultimo vorrei fare un ragionamento sull'Europa e su quelle che dovrebbero essere scelte più alte. La distinzione fra rigoristi e lassisti certamente fa parte del dibattito; da europeista io spero e mi auguro (perché comunque Europa non dovrebbe essere solo un'espressione geografica) che si trovi un punto di convergenza, al di là della denominazione, che dimostri che l'Italia e l'Europa sono in grado di rispondere a questa grave situazione. In conclusione, credo che noi dovremo cominciare a prepararci al dopo, a quando rivivremo, e allora per rivivere dobbiamo cominciare a pensare a territori, a settori, a imprese, a dimensioni per riaprire il più presto possibile, perché noi siamo convinti che possiamo farcela. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Accoto. Ne ha facoltà. ACCOTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Vice Ministro, oggi quest'Assemblea è chiamata a discutere il decreto-legge cosiddetto cura Italia. Si tratta solo del primo di una serie di provvedimenti con cui si intendono fronteggiare a livello nazionale le conseguenze sanitarie, sociali ed economiche prodotte dalla diffusione del coronavirus. Colleghi, viviamo un momento di difficoltà del tutto eccezionale. Di conseguenza, eccezionali devono essere le misure e i tempi di approvazione dei provvedimenti che le contengono, soprattutto perché il cosiddetto decreto cura Italia deve essere inquadrato in un più ampio mosaico di provvedimenti di cui già fa parte il decreto-legge liquidità recentemente approvato in Consiglio dei ministri e di cui faranno parte l'ulteriore decreto atteso per metà aprile e tutti gli altri provvedimenti necessari a prolungare, ove servisse, le misure a tutela della salute e conseguentemente di famiglie, lavoratori e imprese. Si tratta, quindi, di un insieme organico di misure con le quali stiamo cercando di creare la migliore rete possibile di protezione intorno alle famiglie, ai lavoratori, alle piccole imprese, agli artigiani, ai commercianti, a tutti coloro che in un momento come questo sono coinvolti in prima linea nelle attività di contrasto agli effetti del virus. In questo momento le priorità sono il contenimento dell'epidemia e il rafforzamento della capacità di risposta del sistema sanitario, nonché il sostegno di lavoratori, famiglie e imprese. L'azione pubblica deve garantire le risorse necessarie al rafforzamento delle attività di prevenzione della diffusione del contagio e degli interventi di cura a favore dei contagiati per mitigare le conseguenze dell'aumento dei casi da trattare. Al tempo stesso, però, l'azione pubblica deve offrire certezze e garanzie per indurre le imprese a non licenziare, evitando di ridurre i redditi delle famiglie e per metterle in condizioni di superare le difficoltà connesse sia con la forte flessione della domanda, sia con la diffusione del contagio e con le misure di prevenzione dello stesso. Il decreto cura Italia si muove lungo queste direttrici e rappresenta una prima ingente risposta all'emergenza: 25 miliardi di euro stanziati per fronteggiare la sanità, ampliare gli ammortizzatori sociali a tutela del lavoro, dare ossigeno alle imprese, con la sospensione di tutta una serie di adempimenti fiscali e contributivi e con un primo potenziamento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. E anche qui facciamo attenzione, perché l'ulteriore estensione della sospensione degli adempimenti tributari che il cosiddetto decreto cura Italia prevede per le aziende entro i 2 milioni di fatturato nei settori produttivi più colpiti è stata già inserita all'interno del cosiddetto decreto liquidità, che ha nettamente esteso le soglie di fatturato, così come anche l'ulteriore potenziamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, già rafforzato con un miliardo e mezzo di euro aggiuntivi nel cosiddetto decreto cura Italia è stato anch'esso già inserito nel decreto liquidità, che prevede di portare la dotazione dello stesso fondo a 7 miliardi di euro. Mi permetto di insistere sui legami tra i vari provvedimenti affinché si tenga in considerazione il quadro completo, quello stesso quadro che, come spiegato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio Conte, a fronte degli ingentissimi stanziamenti di risorse pubbliche da parte dello Stato, potrà liberare liquidità al nostro tessuto economico-sociale fino a 750 miliardi di euro, considerando tutti i provvedimenti sul tavolo. Una cifra, quest'ultima, che ci mette in linea con gli interventi dei nostri principali partner dell'Unione europea e che, anzi, ci vede andare anche oltre le risorse liberate dalla maggior parte degli altri Paesi europei. Pertanto, non è questo il momento delle polemiche o delle bandierine da piantare. Ma è un fatto - ed è dimostrato da un recente studio - che negli ultimi dieci anni al servizio sanitario siano venuti a mancare, in termini di definanziamento, 37 miliardi di euro e decine di migliaia di posti letto sacrificati sull'altare di quell' austerity che ha fatto danni incommensurabili all'Italia e all'Europa, come purtroppo queste ultime settimane ci hanno ampiamente dimostrato. Il MoVimento 5 Stelle sulla sanità pubblica da potenziare e proteggere, come dimostrano le ultime leggi di bilancio, non è disposto a transigere. (Applausi dal Gruppo M5S) .