[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 464-bis, comma 2, del codice di procedura penale, aggiunto dall'art. 4, comma 1, lettera a), della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), promosso dal Tribunale ordinario di Brindisi nel procedimento penale a carico di M.L.O., con ordinanza del 17 dicembre 2014, iscritta al n. 94 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2015. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 15 giugno 2016 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi. Ritenuto che, con ordinanza del 17 dicembre 2014 (r.o. n. 94 del 2015), il Tribunale ordinario di Brindisi ha sollevato, in riferimento all'art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (d'ora in avanti «CEDU»), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848, una questione di legittimità costituzionale dell'art. 464-bis, comma 2, del codice di procedura penale, «nella parte in cui prevede che la richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova "può essere proposta fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento nel giudizio direttissimo"»; che il giudice a quo premette che l'imputato è stato tratto in arresto il 7 maggio 2012, nella flagranza dei reati di cui agli artt. 336, primo comma, 337 e 81, secondo comma, del codice penale, per aver usato violenza nei confronti dell'assistente della Polizia di Stato impegnato nella ricezione delle prime dichiarazioni orali rese da C.A.M., che era stata appena vittima di una rapina a mano armata, al fine di costringerlo ad omettere quell'atto dell'ufficio (capo A dell'imputazione), nonché dei reati di cui agli artt. 582, primo e secondo comma, 585, primo comma, 576, primo comma, numeri 1) e 5-bis), e 61, numero 2), cod. pen. , per aver cagionato, all'agente di polizia nell'atto dell'adempimento delle sue funzioni, contusioni multiple dalle quali derivava una malattia nel corpo guaribile in giorni cinque (capo B dell'imputazione); che l'arresto è stato convalidato nell'udienza del 9 maggio 2012, all'esito della quale l'imputato ha chiesto un termine a difesa ai sensi dell'art. 558, comma 7, cod. proc. pen. ; che, nella successiva udienza del 3 ottobre 2012, è stato dichiarato aperto il dibattimento e sono state ammesse le prove richieste dalle parti, e che l'istruzione dibattimentale è poi proseguita nelle udienze successive; che, nell'udienza dell'11 giugno 2014, la prima successiva all'entrata in vigore della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), l'imputato ha chiesto la «sospensione del procedimento con messa alla prova», allegando la richiesta di elaborazione di un programma di trattamento ex art. 168-bis cod. pen. e art. 464-bis cod. proc. pen. , indirizzata all'Ufficio di esecuzione penale esterna di Brindisi; che il Tribunale rimettente, avendo ritenuto di non poter accogliere la richiesta dell'imputato, ha sollevato d'ufficio la questione di legittimità costituzionale dell'art. 464-bis, comma 2, cod. proc. pen. , «nella parte in cui prevede che la richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova "può essere proposta fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento nel giudizio direttissimo"»; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo osserva che ricorrono nel caso di specie tutti i presupposti oggettivi e soggettivi per l'ammissione dell'imputato alla messa alla prova; che, infatti, i reati indicati al capo A) dell'imputazione (artt. 336 e 337 cod. pen.) rientrano tra quelli elencati nell'art. 550, comma 2, cod. proc. pen. , per i quali il pubblico ministero esercita l'azione penale con citazione diretta a giudizio, e il reato contestato sub B) dell'imputazione (art. 582 cod. pen.) è punito con pena massima inferiore ai limiti di cui all'art. 168-bis, primo comma, cod. pen. ; che il programma di trattamento elaborato dall'Ufficio di esecuzione penale esterna di Brindisi sarebbe «conforme al modello legale del "contenuto della prova" indicato negli artt. 168 bis cod. pen. e 464 bis, 464 ter e 464 quater c.p.p. e ne soddisfa i requisiti»; che l'imputato si è altresì concretamente attivato per il risarcimento dei danni cagionati alla persona offesa, come sarebbe dimostrato dal verbale di remissione della querela dell'11 giugno 2014; che non sussisterebbero, nè le condizioni ostative previste dall'art. 168-bis, quarto e quinto comma, cod. pen. , non avendo l'imputato mai fruito in precedenza della sospensione del procedimento con messa alla prova e non ricorrendo alcuna delle ipotesi previste dagli artt. 102, 103, 104, 105 e 108 cod. pen. , nè le condizioni per la pronuncia di una sentenza ex art. 129 cod. proc. pen. ; che, infine, sulla base dei parametri indicati dall'art. 133 cod. pen. , sarebbe possibile formulare «un giudizio di idoneità del programma di trattamento presentato, nonché una prognosi favorevole circa il pericolo di recidiva nel reato da parte dell'imputato; tanto anche in considerazione del proprio stato di incensuratezza e delle stesse modalità dei fatti contestati, connotati da dolo d'impeto e, perciò, da ritenersi del tutto occasionali (C.A.M., ossia la vittima della rapina che gli agenti della Polizia di Stato erano intenti ad ascoltare per assumere le prime informazioni sull'accaduto, è coniuge del M.)»; che l'imputato, in conclusione, avrebbe potuto ottenere la messa alla prova per tutti i delitti oggetto di imputazione, se alla data dell'entrata in vigore della legge n. 67 del 2014 (17 maggio 2014) non fosse già stato superato il termine di decadenza stabilito dall'art. 464-bis, comma 2, cod. proc. pen. , con riferimento al giudizio direttissimo; che l'art. 464-bis, comma 2, cod. proc. pen.