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Questa, signor Presidente, a mio avviso è una mossa della disperazione, è un'arma della paura, che vi porta a ripercorrere strade già percorse in buie stagioni della storia italiana, per tentare di forzare la mano e di sovvertire quello che gli italiani vogliono legittimamente scegliere nelle urne. Suggerisco grande prudenza, colleghi. Ieri, nell'immediato, parlando con i colleghi della Lega, mi sentivo di suggerire di non scherzare con altri Corpi dello Stato che, in passato, hanno dimostrato tutta la loro forza e tutta la loro capacità di incidere sulla politica. Non scherziamo, teniamo ben distinti i percorsi e i contenitori. Oggi però mi sento di suggerire a voi, colleghi che vi accingete a votare questo atto, di non scherzare con la storia, di non forzare la bonomia e la pazienza degli italiani, perché rispetto a questa decisione io mi sento di usare la saggezza popolare: si sa dove si parte e non si sa dove si arriva. Il punto d'approdo è ignoto. Ve la sentite di processare e condannare quello che in questo momento è il leader del primo partito del Paese? Ve la sentite di farlo su una vicenda che non ha nessun connotato reale, ma è pura strumentalità politica? Ve la sentite di stabilire questo precedente con tale leggerezza? Vi sconsiglio di farlo. Non scherzate con i poteri dello Stato, che come ho già detto hanno avuto modo di dimostrare di saper mettere le mani e i piedi nelle decisioni della politica. Lasciamo che ognuno assolva al proprio compito, che ognuno copra il proprio campo e soprattutto restituiamo dignità alla politica, alle scelte del Governo, alle decisioni comunicate agli elettori e alla legittimazione popolare intervenuta su scelte anticipatamente comunicate agli elettori stessi. Tutto ciò voi state tentando di stravolgerlo, ve ne assumerete la responsabilità, noi evidentemente, come sempre, stiamo dalla parte degli italiani. (Applausi dai Gruppi FdI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, colleghi, la vicenda che oggi ci vede impegnati torna, dopo meno di un anno, a farci preoccupare della richiesta di negare l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Salvini. Già di per sé questo è abbastanza singolare. Come è stato detto, non dobbiamo decidere circa la sua colpevolezza, ma dobbiamo stabilire se, in concreto, ricorrano le circostanze scriminanti stabilite dal comma 3, dell'articolo 9, della legge costituzionale n. 1 del 1989, cioè se il Ministro inquisito «abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico, nell'esercizio della funzione di Governo». Solo ricorrendo i presupposti stabiliti dalla legge costituzionale, l'Assemblea può eventualmente sottrarre, in via di eccezione, il cittadino Ministro alla giustizia. Non mi soffermerò sui fatti, che do per noti, ma ricordo soltanto, anche con riferimento alla relazione del senatrice Stefani, che il soccorso e il salvataggio delle persone dal mare comincia il 25 luglio e che tutto ciò che è imputato al Ministro pertiene invece il periodo che va dal 27 al 31 luglio 2019. Quindi, le richieste di interessamento della Commissione e tutto ciò che accade tra il 25 e il 27 luglio non rilevano per la magistratura. Occorre che adesso mi soffermi brevemente, perché richiamato più volte, su ciò che rappresenta un'analogia e su ciò che invece rappresenta una differenza rispetto all'evocato caso della nave Diciotti. Ricordo infatti che, a marzo dell'anno scorso, quando votai per l'autorizzazione a procedere, invitai i colleghi del MoVimento 5 Stelle a non concedere l'immunità al ministro Salvini. Oggi devo evidenziare che ci sono effettivamente alcune analogie con quel caso. Va detto, in particolare, che il luogo in cui si verifica il presunto sequestro è una nave militare italiana. Dunque, come è stato ben detto della senatrice Bonino, come si può seriamente affermare che vi fosse una minaccia al buon ordine e alla sicurezza dello Stato, proveniente da 135 disgraziati, a bordo di una nave della Marina militare - Guardia costiera italiana? Come si può dire che, non facendoli sbarcare, si difendessero i confini dello Stato, se i confini dello Stato comprendono quella nave? Quella gente era in Italia, sotto ogni profilo: giuridico, penale e amministrativo. Quindi, il trattenimento a bordo si configura come una inutile crudeltà. Questo è un dato di fatto, che accomuna questo evento a quello delle nave Diciotti. Ci sono poi, però, le differenze, la prima delle quali è la tipologia di nave coinvolta nelle due vicende. Come si fa a dire che non conta? La Diciotti è una nave di 100 metri, costruita e allestita, con le sistemazioni adeguate, per il soccorso d'altura. La Gregoretti è una nave di 60 metri, che è stata costruita per fare attività di vigilanza pesca e non può tenere a bordo un gran numero di persone, per un tempo così ampio. La Diciotti, in emergenza, può tenere a bordo fino a 600 persone e questo non è un parere, ma è un criterio costruttivo, la Gregoretti no. In quelle circostanze di tempo e di luogo, a bordo della nave Gregoretti 135 persone non potevano trovare rifugio e riparo alcuno dalle intemperie: con 35 gradi all'ombra, tutte quelle persone, nelle condizioni di disperazione in cui si trovavano, erano sul ponte di coperta, cioè esposte al sole sulle lamiere di metallo. Questa è la situazione. In più c'è da dire che la situazione sanitaria a bordo, certificata da un medico non dello Stato - attenzione - ma del Corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta (CISOM), cioè da un volontario, era di particolare precarietà. In conseguenza della criticità di alcune di quelle situazioni furono effettuate le evacuazioni mediche (MedEvac), cioè operazioni connesse con il mantenimento in vita. Invece furono lasciati a bordo - come è certificato anche dai consulenti tecnici mandati a bordo dal pubblico ministero Fabio Scavone, cioè il reggente della procura di Siracusa - e certificati 29 casi di scabbia, una malattia altamente infettiva e diffusiva che in quell'ambiente, in quegli spazi ridotti a bordo, non può aver avuto un'evoluzione favorevole. Per questo il collega Crucioli aveva chiesto un'integrazione istruttoria, per sapere se poi ci fosse stata a terra un'ulteriore indagine sanitaria volta a verificare l'eventuale peggioramento della situazione, ciò che avrebbe potuto comportare anche un argomento a favore del Ministro, qualora fosse stato scrutinato.