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Nei numeri si tratta di 500 prescrizioni al giorno (165.000 prescrizioni annue), che costano allo stato 84 milioni di euro l'anno (165.000 sono la media degli ultimi cinque anni il cui costo è stato calcolato sulla base del costo medio di un processo pari a 521 euro). Con un 42 per cento di detenuti in custodia cautelare, i processi per ingiusta detenzione o per errore giudiziario sono oltre 2.000 all'anno, per i quali nel corso del 2011 lo Stato italiano ha riconosciuto risarcimenti stimati in euro 46 milioni (fonte: Dipartimento organizzazione giudiziaria -- direzione generale di statistica). Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo recentissimo messaggio alle Camere dell'ottobre 2013, ha dimostrato la sua attenzione alla problematica anzitutto acquisendo dall'amministrazione competente dati certi che sono, per ciò stesso, estremamente preoccupanti: si superano i sessantacinquemila reclusi a fronte di una capienza regolamentare assai inferiore. A tal proposito, già dall'audizione del ministro Alfano alla Camera, del 14 ottobre 2008, emergeva che: «La capienza regolamentare di 43.000 posti è solo virtuale. Nella realtà, per ragioni strutturali o per mancanza di personale, possiamo contare solo su 37.742 posti». Né va sottovalutata la denuncia dell'inizio del 2013 resa dal deputato radicale pro tempore Rita Bernardini, secondo cui ci si dovrebbe chiedere se «quella cifra di 47 mila posti disponibili -- già di per sé non sufficienti perché i detenuti in Italia sono 66 mila -- sia una cifra gonfiata o inventata per coprire i gravissimi trattamenti inumani e degradanti che vengono perpetrati nelle nostre carceri». La citata relazione del Ministro pro tempore proseguiva fotografando in modo preciso la realtà delle carceri. Secondo il Ministro il 50 per cento delle carceri devono essere chiuse perché vetuste. Infatti tra queste il 20 per cento è stato realizzato tra il 1200 e il 1500, mentre il restante 30 per cento risale all'Ottocento. Attualmente in Italia vi sono 206 istituti penitenziari. Il tasso medio di ingresso è di circa 1.000 detenuti al mese: in questo dato vi è anche la spiegazione del limitato effetto dell'indulto del 2006, per cui in due anni e mezzo si è ritornati ai ritmi di sovraffollamento ad esso anteriori. Quanto al flusso carcerario, ogni anno circa 170.000 persone subiscono detenzioni brevi. A ciò s'è aggiunta recentemente -- e non a caso è stata collocata nell' incipit del messaggio del Capo dello Stato -- la sentenza-pilota della Corte europea dei diritti dell'uomo, nel caso Torreggiani contro Italia, con il termine del maggio 2014 per l'adempimento delle prescrizioni in essa contenute. Si tratta di prescrizioni già dettate dalla medesima Corte, seconda sezione, nel caso Sulejmanovic contro Italia (ricorso n. 22635/03), resa il 16 luglio 2009, in cui la Corte ha accertato la violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo in ragione delle condizioni nelle quali il ricorrente era stato detenuto. Nella fattispecie, il ricorrente fu detenuto in una cella di 16,20 metri quadrati, divisa con altre cinque persone. Secondo i documenti prodotti dal Governo, la cella assegnatagli per parte del suo soggiorno carcerario effettivamente era stata occupata da sei prigionieri solo a partire dal 17 gennaio 2003. La Corte ha osservato che, anche supponendo che tale fosse stato il caso, ciò nondimeno, per un periodo di più di due mesi e mezzo, ogni detenuto non disponeva che di 2,70 metri quadrati di media. La Corte di Strasburgo ha ritenuto che una situazione tale non abbia potuto che provocare dei disagi e degli inconvenienti quotidiani per il ricorrente, obbligato a vivere in uno spazio molto esiguo, di gran lunga inferiore alla superficie minima stimata come auspicabile dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT). Agli occhi della Corte, la flagrante mancanza di spazio personale di cui il ricorrente ha sofferto è di per sé costitutiva di un trattamento disumano o degradante, in violazione dell'articolo 3 della Convenzione, che sancisce uno dei valori fondamentali delle società democratiche. Nel proibire in termini assoluti la tortura e le pene o i trattamenti disumani o degradanti, a prescindere dal comportamento della persona a riguardo ( Saadi contro Italia, ricorso n. 37201/06, sentenza del 28 febbraio 2008, e Labita contro Italia, ricorso n. 26772/95, sentenza del 6 aprile 2000), si impone dunque allo Stato di assicurarsi che ogni prigioniero sia detenuto nelle condizioni che sono compatibili con il rispetto della dignità umana, che le modalità di esecuzione del provvedimento non espongano l'interessato a pericoli o a prove di un'intensità che ecceda il livello inevitabile di sofferenza inerente alla detenzione e che, avuto riguardo alle esigenze pratiche della detenzione, la salute e il benessere del prigioniero siano assicurati in modo adeguato ( Kudla contro Polonia , ricorso n. 30210/96, sentenza del 26 ottobre 2000). La Corte -- pur facendo riferimento al parametro fissato dal CPT, secondo cui 7 metri quadrati per persona sono la superficie minima auspicabile per una cella di detenzione (v. il secondo rapporto generale -- CPT/lnf (92) 3,43) -- non saprebbe dare la misura, in maniera precisa e definitiva, dello spazio personale che deve essere concesso ad ogni detenuto secondo i termini della Convenzione, potendo tale questione dipendere da numerosi fattori, come la durata della privazione della libertà, le possibilità di accesso alla passeggiata all'aperto, o la condizione mentale e fisica del prigioniero ( Trepashkin contro Russia, n. 36898/03, 19 luglio 2007). È però invitabile che una sovrappopolazione carceraria grave ponga in sé il problema della violazione dell'articolo 3 della Convenzione (sentenza 15 luglio 2002, Kalashnikov contro Russia n. 47095/99) e che, in certi casi, la mancanza di spazio personale per i detenuti sia talmente flagrante da giustificare, di per sé sola, la constatazione di violazione dell'articolo 3. In questo caso, in linea di massima, i richiedenti disponevano di meno di 3 metri quadrati ( Aleksandr Makarov contro Russia, n. 15217/07, 12 marzo 2009; Lind contro Russia, n. 25664/05, 6 dicembre 2007; Kantyrev contro Russia, n. 37213/02, 21 giugno 2007; Andreï Frolov contro Russia, n. 205/02, 29 marzo 2007; Labzov contro Russia, n. 62208/00, 16 giugno 2005, e Mayzit contro Russia, n. 63378/00, 20 gennaio 2005). In compenso, in processi in cui la sovrappopolazione non era stata così grave, la Corte ha notato che altri aspetti delle condizioni di detenzione erano da prendere in considerazione: