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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI COSTITUZIONALI (1ª) 97 BORGHESI La seduta inizia alle ore 11,45. SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI Il PRESIDENTE comunica che il senatore Parrini, a nome del proprio Gruppo, ha fatto pervenire la richiesta della pubblicità dei lavori della seduta odierna, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, e che la Presidenza del Senato ha già fatto pervenire il proprio assenso. Poiché non vi sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per il prosieguo dei lavori. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il senatore PARRINI ( PD ) chiede al Presidente come intenda organizzare i lavori, sottolineando l'opportunità di prevedere una breve pausa prima della seduta delle Commissioni 1 a e 2 a riunite, già convocata per le ore 13,30. Data la ristrettezza dei tempi a disposizione, ritiene preferibile rinviare ad altra seduta il seguito dell'esame del disegno di legge costituzionale n. 1089 . Si associa il senatore PAGANO ( FI-BP ). Il PRESIDENTE propone di proseguire l'esame in sede referente del disegno di legge n. 1437 e di iniziare l'esame in sede consultiva dell'atto del Governo n. 99, sospendendo i lavori alle ore 13 circa. La Commissione conviene. IN SEDE REFERENTE (1437) d-l 53/2019 - ordine e sicurezza pubblica DDL 1437 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 29 luglio. Il PRESIDENTE comunica che nella mattinata si è svolto e concluso il ciclo di audizioni informali. Ha quindi inizio la discussione generale. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) critica innanzitutto il ricorso alla decretazione d'urgenza, ritenendo che non vi siano i presupposti ex articolo 77, secondo comma, della Costituzione. Secondo i dati del Ministro dell'interno, infatti, nell'ultimo anno sono diminuiti sia gli sbarchi di migranti sia i reati connessi all'immigrazione irregolare. Inoltre, il provvedimento non risponde neanche al requisito dell'omogeneità, dal momento che reca norme in materia di immigrazione, ordine pubblico e sicurezza, personale delle forze di polizia e fenomeni di violenza in occasione delle manifestazioni sportive. Esprime perplessità sull'impostazione complessiva del provvedimento, che considera i flussi migratori solo in una logica securitaria, come del resto già avvenuto con il decreto-legge n. 113 del 2018, finendo per criminalizzare le operazioni umanitarie di soccorso in mare. Ritiene inopportuno sottrarre al Presidente del Consiglio il compito di coordinamento in sede di emanazione del provvedimento di limitazione o divieto dell'ingresso o del transito di navi nelle acque territoriali italiane. All'articolo 1, infatti, si prevede che tale misura sia adottata dal Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, peraltro senza il coinvolgimento del Ministro degli affari esteri, che sarebbe indispensabile - a suo avviso - per concordare con gli altri Paesi europei la riallocazione dei migranti. Sottolinea che il provvedimento sembra avere un intento punitivo nei confronti di chiunque presti soccorso in mare, dai pescatori alle ONG, finendo per applicare alcune limitazioni persino alle navi militari italiane. Ciò risulta in contrasto con le convenzioni internazionali, in particolare la Convenzione di Ginevra, che prevede il principio di non refoulement dei rifugiati, e le norme sul diritto d'asilo, nonché con gli articoli 10, 11 e 117, primo comma, della Costituzione. Quanto all'articolo 2 del decreto-legge, ritiene eccessive le sanzioni previste a carico del comandante della nave - nonché, in solido, dell'armatore e del proprietario dell'imbarcazione - che abbia violato il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. Ricorda, peraltro, che le operazioni di salvataggio non consistono solo nell'attività di recupero dei naufraghi, ma si esauriscono con lo sbarco di costoro in un luogo sicuro. Rileva criticità anche all'articolo 3, che trasferisce alle procure distrettuali la competenza sul trasporto di stranieri, qualificato in ogni caso come reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ritiene molto grave che si apportino modifiche al codice penale attraverso un decreto-legge, in particolare con riferimento alla disciplina dell'arresto obbligatorio in flagranza di reato, estesa a nuove fattispecie. Inoltre, giudica eccessivo l'inasprimento delle pene - previste dalla legge n. 152 del 1975 (cosiddetta legge Reale) e dagli articoli 339, 340, 419 e 635 del codice penale - per le condotte criminose poste in essere nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico. Considera inopportuno, inoltre, ampliare i casi di esclusione della particolare tenuità del fatto, come previsto dall'articolo 16 per i delitti commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Segnala, infine, la necessità di precisare, all'articolo 12, che le risorse del fondo per le politiche di rimpatrio devono essere destinate a finanziare le operazioni di rimpatrio volontario assistito. Conclude riservandosi di intervenire in sede di esame degli emendamenti. Il senatore MALAN ( FI-BP ) ritiene che la situazione attuale nel Mediterraneo, dove è ormai acclarata l'attività criminosa di organizzazioni dedite al traffico di esseri umani, giustifichi l'adozione di misure rigorose quali quelle previste dal provvedimento in esame. Senza venir meno all'obbligo di salvare vite umane in pericolo, occorre in effetti prevedere misure più efficaci del mero sequestro temporaneo delle imbarcazioni che abbiano violato il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. Tuttavia, tali misure potrebbero risultare non risolutive, senza un accurato controllo delle coste, per evitare che il trasporto di migranti avvenga non più sulle navi delle ONG ma attraverso imbarcazioni più piccole e di scarsa qualità, dal cui sequestro i trafficanti non sarebbero particolarmente penalizzati. Concorda sull'opportunità di prevedere norme specifiche a tutela delle forze dell'ordine in occasioni di manifestazioni di piazza, purché si proceda all'applicazione concreta di tali disposizioni e, quindi, all'arresto dei violenti che arrechino pericolo all'integrità delle persone e delle cose. A tale scopo, occorre indubbiamente migliorare le condizioni delle forze dell'ordine: annuncia pertanto la presentazione di emendamenti per incrementare gli organici, rinnovare i contratti in essere e migliorare l'attrezzatura in dotazione. Segnala, infine, un refuso all'articolo 6, comma 1, lettera a) , punto 2). Il senatore MIRABELLI ( PD ) sottolinea che il Partito democratico non condivide l'impostazione del decreto-legge all'esame, poiché esso reca misure di tipo propagandistico che non garantiranno affatto maggiore sicurezza ai cittadini italiani.