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bastava la sua voce fuori campo - in quelle grandissime interviste che ricordiamo tutti - per riconoscere la sua autorevolezza. Zavoli era un uomo fuori dal tempo; era rimasto indietro. Colleghi, credo che la sua grandezza sia proprio in questo: non era indietro rispetto ai tempi di oggi, era più avanti; ci ha indicato semplicemente la strada che il Paese dovrebbe percorrere, con quei valori e con quei comportamenti che ci ha mostrato per tutta la vita. Continuerà a farlo dalla sua Rimini. In fondo sarà per sempre nella Rimini di «Amarcord», insieme al suo amico Fellini, ad indicarci la strada. (Applausi). BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, come ha ricordato poc'anzi il ministro Franceschini, Sergio Zavoli è stato anche un poeta, e c'è un verso di una sua poesia che voglio ricordare: «E mi riparo in ciò che accade». Cercare riparo nella realtà, nella vita: questa è stata la cifra del suo impegno. E ancora: «Far conoscere i fatti è già un modo di risvegliare le coscienze». E si capiscono allora tanti avvenimenti della vita di Sergio Zavoli. Si capisce allora perché nel 1962 abbia portato la televisione, per la prima volta, all'interno di un istituto psichiatrico a Gorizia, dal dottor Basaglia. Conoscere e risvegliare le coscienze: è questo che gli fa fare le interviste più belle, con la sua voce che testimoniava la partecipazione emotiva che lo portava a contatto a rivolgere anche le domande più scottanti. Detestava l'informazione ammiccante, enfatica, sin dalla sua prima grande innovazione televisiva che fu il «Processo alla tappa»: un viaggio nelle storie, nelle emozioni, nella vita dei gregari del Giro d'Italia, non dei vincitori e dei vincenti, ma di chi non ce l'aveva fatta, ma era comunque protagonista sempre. Ecco allora che le interviste più sincere, più coinvolgenti, non sono quelle a Franco Balmamion che vinse i giri d'Italia, ma quelle a Vito Taccone. E così è stato per tutte le sue grandi trasmissioni televisive: «TV7», «Viaggio intorno all'uomo», «Nascita di una dittatura», «La notte della Repubblica». Tutto questo è Zavoli giornalista, ma la stessa identica passione, impegno, intelligenza e ironia hanno caratterizzato l'attività del senatore Sergio Zavoli, che ha lasciato il segno in quest'Aula, un segno garbato ma potente. Sergio Zavoli ci mancherà, ma mancherà soprattutto l'idea etica dell'informazione e della partecipazione politica, così lontana dal panorama sguaiato di questo nuovo millennio. Grazie, grazie per sempre Sergio Zavoli! (Applausi). RENZI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, Sergio Zavoli è stato tante storie in una sola storia; lo ha ricordato il presidente Casellati e il ministro Franceschini e alle loro parole ci associamo con commozione. Per me bambino il primo ricordo di Zavoli è il presidente della RAI Sergio Zavoli: sembrava una frase tutta attaccata nei TG di allora. Poi l'ho scoperto nella libreria di casa, autore di alcuni volumi che evidentemente erano importanti tanto da avere un posto significativo. Poi abbiamo imparato a conoscerlo - come veniva ricordato da ultimo anche dal collega Bressa - come il grande narratore di storie, non soltanto delle storie epiche. Intervistava la maglia nera del Giro d'Italia e il "cannibale" Merckx; era cioè capace di raccontare l'umanità dentro la battaglia sportiva. Poi, ancora, c'è l'amicizia con Federico Fellini, con un'immagine bellissima (non la conoscevo, l'ho imparata in queste ore rileggendola sui giornali), in cui Zavoli dice che loro da piccoli sognavano a colori. È un'immagine fantastica: gli altri sognavano in bianco e nero e loro sognavano a colori. È bello nella tragedia che questo 2020, anno del centenario di Federico Fellini, li riavvicini come saranno vicini per sempre nella loro Rimini, terra alla quale era attaccato. Quando scoprì che nel mio sangue c'è un quarto di sangue romagnolo cambiò sguardo verso di me. Da allora mi salutava dicendo «auguri romagnoli». Aveva accettato la sfida del giornalismo e della qualità, ma poi aveva accettato la sfida della politica. Ha fatto bene il ministro Franceschini a ricordare Vittorio Veltroni, e credo sia altrettanto giusto ricordare come il suo impegno nella cosa pubblica sia arrivato sulla base di una richiesta di Walter Veltroni, cui va il nostro ringraziamento. Un impegno che lo ha portato ad assumere posizioni rilevanti anche all'interno della Commissione di vigilanza RAI e non soltanto nell'Aula del Senato, e che lo ha portato (perlomeno per quello che mi riguarda) a vivere alcune pagine che resteranno per sempre nella mia memoria personale, in occasione del dibattito sulla riforma costituzionale. Dopo lunghe notti di discussione parlamentare - se lo ricorderanno anche gli amici che allora stavano all'opposizione facendo ostruzionismo - il nostro Gruppo lo vedeva praticamente sempre presente in Aula e noi per primi, dai banchi del Governo, ci preoccupavamo di Sergio e della sua resistenza. Quando allora, dopo un passaggio particolare, il 14 ottobre del 2015, lui si presentò in Aula dopo una notte di discussioni e dopo tanto ostruzionismo, gli mandai un bigliettino; una delle cose belle di questo tempo - lo dico al ministro Franceschini, che ricordava giustamente la differenza tra i tempi - è che gli SMS passano, ma i bigliettini di carta rimangono. Dai banchi del Governo gli mandai un bigliettino per ringraziarlo e dirgli quanto gli fossimo debitori per la sua dedizione, indipendentemente dal voto che aveva espresso in quella vicenda della riforma. Lui mi ha scritto delle parole che resteranno con me per sempre: «Caro Presidente, alla mia età, se non faccio più il mio dovere posso solo dimettermi da me stesso. Grazie per quello che mi scrivi. Auguri a te forti romagnoli». Disse: posso solo dimettermi da me stesso. Nel chiudere il ricordo, vorrei allora che tentassimo di apprendere qualcosa, io per primo in quest'Aula. Sergio Zavoli è stato il giornalista che per definizione è il contrario delle fake news . Era l'anti- fake news per definizione. Era l'uomo che cercava la verità. E quanto sarebbe bello che la Commissione parlamentare che dedicheremo alle fake news nelle prossime settimane e nei prossimi mesi lo ricordasse dedicandogli spiritualmente i lavori. Si dedicano le stanze, si dedicano le Aule; sarebbe bello che dedicassimo i lavori di quella Commissione esattamente a un maestro come Zavoli. Quanto sarebbe bello per chi fa politica che nell'Aula in cui ascoltiamo il Primo Ministro e tutti i Ministri ci ricordassimo di qualche maestro. Sì, perché il latino ci insegna che «maestro» vale più di «ministro»: maestro viene da magis, mentre ministro viene da minus .