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la popolazione residente, le amministrazioni locali, l'Unione dei Comuni della Bassa Romagna e il servizio geologico della Regione hanno espresso ripetutamente la loro contrarietà e la preoccupazione per la richiesta di sovrapressione avanzata dalla società Edison; gli stoccaggi sono localizzati in un'area classificata a rischio sismico 2, sismicità medio-alta (misura PGA fra 0,15 e 0,25 g, l'accelerazione di gravità), dove gli eventi sismici possono creare danni ingenti come accaduto con il citato terremoto dell'11 aprile 1688, di magnitudo 5.8, con epicentro nei pressi di Cotignola che fu semidistrutta mentre gravi danni si registrarono anche a Bagnacavallo e Russi, crolli minori e lesioni fino a Forlì e Cesena; inoltre si trovano in un'area densamente popolata e che presenta un patrimonio culturale notevole e unico al mondo. Solamente i comuni che si trovano sopra il deposito, Lugo, Bagnacavallo, Cotignola, Faenza, Solarolo e Castel Bolognese, hanno una popolazione complessiva di quasi 130.000 abitanti. Ravenna con i suoi monumenti religiosi paleocristiani e bizantini, patrimonio mondiale dell'umanità, dista solamente una ventina di chilometri; all'elevato rischio a cui viene esposta la popolazione procedendo con la pratica della sovrapressione, considerato che lo stoccaggio di metano avviene nel sottosuolo interessato da faglie sismogenetiche attive già cariche di energia tettonica accumulatasi nel sottosuolo dal 1688 fino ad oggi, non corrisponde neanche un vantaggio economico per lo Stato. Il guadagno è per le società concessionarie che, ad esempio, con uno stoccaggio in sovrapressione del 7 per cento andrebbero ad ampliare di quasi il 40 per cento la quantità del gas stoccato; considerato che: il Ministro in indirizzo non si è mai espresso pubblicamente in merito alla pratica di sovrapressione e ai suoi potenziali pericoli per le persone e i territori specialmente nelle aree nel cui sottosuolo si trovano faglie attive sismogenetiche, come accertato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, tenendo presente che i fluidi reiniettati ad alta pressione possono disperdersi fino a vari chilometri lateralmente e verticalmente al pozzo di reiniezione (come accertato nel pozzo di reiniezione Costa Molina 2 in val d'Agri) con la possibilità che vadano ad interessare e destabilizzare faglie attive; il Ministro ha la facoltà di avocare a sé la competenza dell'atto firmato dal dottor Lo Presti, in ragione della gravità della decisione presa. A giudizio degli interroganti intervenire sull'atto non significherebbe bloccare la procedura di richiesta di sovrapressione e la sua sperimentazione di due anni, ma solo sottoporla a procedura di valutazione di impatto ambientale preventiva necessaria per valutare compiutamente le proposte progettuali con dati più attendibili, e quindi, in ultima analisi, più cautelativi e a favore della sicurezza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga necessario annullare l'atto emesso dal direttore generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali al fine di rivedere l'esclusione della sperimentazione della pratica di sovrapressione nello stoccaggio denominato San Potito-Cotignola dall'ottenimento di VIA preventiva; se rilevi nella pratica della sovrapressione un rischio per la popolazione, l'ambiente e il patrimonio culturale che insistono nei territori dove sono presenti le strutture geologiche porose che costituiscono lo stoccaggio di gas in un sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche, che hanno già causato terremoti come quello del 1688, e, nel caso, se intenda adottare iniziative di competenza affinché siano revocate le richieste pendenti di sovrapressione in tutte le regioni italiane. Atto n. 3-00806 MALPEZZI MARCUCCI CIRINNA' FEDELI ASTORRE CUCCA MAGORNO IORI SBROLLINI GINETTI D'ARIENZO PARRINI GARAVINI MESSINA Assuntela VERDUCCI ALFIERI COMINCINI Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: come riportato da diversi organi di stampa per l'anno nel 2019, a seguito di due regolari bandi di gara della Consip, verrà speso il costo complessivo di 168 milioni di euro per il noleggio di 8.280 autovetture di servizio; come riportato dal quotidiano "Il Messaggero" in data 29 aprile 2019, nel 2019 il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri avrebbe conteggiato 33.500 auto contro le 29.195 censite nel corso dell'anno 2018. Tuttavia, ad oggi non sono disponibili dati ufficiali, nonostante il comma 1 dell'articolo 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 settembre 2014, in materia di determinazione del numero massimo e delle modalità di utilizzo delle autovetture di servizio con autista adibite al trasporto di persone, preveda che le pubbliche amministrazioni incluse le autorità indipendenti, le Regioni e gli enti locali, siano tenute a comunicare, ogni anno, in via telematica al Dipartimento e a pubblicare sui propri siti istituzionali il numero e l'elenco delle autovetture di servizio a qualunque titolo utilizzate; secondo quanto riportato dall'articolo, i dati ufficiali sarebbero pronti già dalla fine del mese di febbraio e il ritardo nella pubblicazione sarebbe dovuto alla volontà di non rendere pubblico prima delle elezioni europee di maggio il numero effettivo delle autovetture di servizio, al fine di mantenere il più a lungo possibile riservato l'aumento di costi apportato dall'attuale Governo; a quanto detto si aggiunga che il citato decreto del Presidente del Consiglio 25 settembre 2014, all'articolo 2, comma 1, dispone che: "ciascuna amministrazione centrale dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, ivi comprese le strutture di cui si avvale ciascun Ministro senza portafoglio, le Forze di polizia, le Forze armate e le Agenzie governative nazionali, comprese le agenzie fiscali, può disporre, in uso non esclusivo, di un numero massimo di 5 autovetture di servizio, secondo i criteri di seguito elencati: a) 1 autovettura se il numero di dipendenti in servizio presso l'amministrazione è inferiore o pari a 50 unità; b) 2 autovetture se il numero di dipendenti in servizio presso l'amministrazione è compreso tra 51 e 200 unità; c) 3 autovetture se il numero di dipendenti in servizio presso l'amministrazione è compreso tra 201 e 400 unità; d) 4 autovetture se il numero di dipendenti in servizio presso l'amministrazione è compreso tra 401 e 600 unità; e) 5 autovetture se il numero di dipendenti in servizio presso l'amministrazione è superiore a 600 unità"; se i dati riportati trovassero conferma, ci si troverebbe di fronte ad un'impennata dei costi per l'utilizzo delle autovetture di servizio in assoluta controtendenza rispetto alle politiche di risparmio attuate dai Governi Pd della XVII Legislatura.