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Norme in materia di prevenzione attiva delle malattie infettive prevenibili con vaccinazione nella fascia di età compresa tra 0 e 6 anni. Onorevoli Senatori. -- Le ultime rilevazioni disponibili delle coperture vaccinali nella fascia di età tra zero e sei anni, che comprende la quasi totalità dei cicli vaccinali su cui si fondano le strategie di protezione di comunità e di eradicazione delle malattie infettive prevenibili con vaccinazioni (95 per cento), mettono in evidenza un trend in lieve ma continua flessione dal 2013 nell'aggregato nazionale, ma con punte più marcate in alcune regioni e province autonome. Il tasso medio nazionale di copertura vaccinale è complessivamente migliore per le vaccinazioni che la normativa vigente nel nostro Paese indica come obbligatorie, di seguito riportate e rilevate nell'anno 2015 su coorti dei nati nel 2013: poliomielite, 93,43 per cento; difterite, 93,35 per cento; tetano, 93,56 per cento; pertosse, 93,33 per cento; epatite B, 93,20 per cento; Haemophilus influenzae di tipo b, 93,03 per cento (quest'ultimo dato conseguito sulla scia della diffusa pratica di somministrazione del vaccino esavalente). Il tasso medio nazionale di copertura vaccinale è invece sensibilmente più basso per le principali vaccinazioni indicate come raccomandate (ma comunque indicate come obiettivi prioritari nel nuovo piano nazionale delle vaccinazioni 2017-2019) che, sulla base della stessa rilevazione 2015, sono così quantificate: morbillo, 85,29 per cento ; rosolia, 85,22 per cento; a cui si aggiungono parotite, 85,23 per cento, e varicella lontanissima al 30,73 per cento. Questo trend certamente alimenta preoccupazioni e richiede interventi correttivi che, facendo leva sulla robusta cultura vaccinale profondamente radicata nel nostro Paese, si rivolga in modo attivo a quella quota di popolazione marginale, ma determinante nel conseguire gli obbiettivi di protezione di comunità. Questo fenomeno ha molti determinanti ma soprattutto due di essi convergono e ne dilatano gli effetti. Il riferimento è innanzitutto ai ritardi, alle inefficienze e alle difformità organizzative dei servizi (anche di supporto) dedicati alle pratiche vaccinali. In questo settore, forse più che in alcuni altri della sanità pubblica, risultano, infatti, determinanti le modalità organizzative dei servizi, la disponibilità di personale qualificato, aggiornato, addestrato al lavoro in team multiprofessionali che dispongono di tempi per il dialogo e il convincimento consapevole, la funzionalità delle reti di fornitura e conservazione dei vaccini, l'infomatizzazione delle procedure. È verosimile ritenere che, al netto di inefficienze, questi duri anni di contenimento delle risorse in sanità abbiano lasciato anche qui qualche segno. Il secondo determinate va ricondotto al diffondersi di una sfiducia nella medicina moderna e nelle istituzioni sanitarie che, nelle sue espressioni più estreme ma sapientemente diffuse sui nuovi media , contesta il metodo scientifico fino a negare la beneficialità di cure e terapie fondate sulle evidenze, compresi i vaccini, per giunta accusati di produrre catastrofici danni alla salute. Contrastare e sconfiggere questa cultura oscurantista e regressiva è un obiettivo strategico della moderna medicina e di un moderno sistema di tutela della salute individuale e collettiva; lo è in modo particolare nello specifico ambito delle vaccinazioni dove il risultato atteso è strettamente dipendente da una pressoché unanime adesione consapevole ed informata dei soggetti coinvolti. È opportuno sottolineare che il risultato atteso a cui ci si riferisce -- ossia contrastare e, ove possibile, eradicare malattie infettive prevenibili -- è stato, è e sarà un potente fattore di sviluppo degli individui e delle collettività, è per sua natura un potente strumento di affermazione dell'eguaglianza che deve, per giunta, raggiungere in modo differenziato i diversi soggetti (nel rispetto del principio di equità) senza sottovalutare gli effetti positivi anche sulla crescita economica delle collettività laddove si minimizzano i costi delle malattie e si tutela l'apporto individuale alla produzione della ricchezza collettiva. Le armi più potenti contro questa cultura oscurantista e regressiva sono la comunicazione, l'informazione rivolta al pubblico in generale ma soprattutto alle persone e ai gruppi a rischio, la trasparenza dei dati sugli esiti positivi e negativi, la gestione rigorosa dei conflitti di interesse, la garanzia della terzietà ed autorevolezza delle fonti scientifiche, l'efficacia dei sistemi di sorveglianza delle malattie infettive. Il disegno di legge parte da queste considerazioni per proporre azioni correttive che incidono sulle diverse cause della flessione delle coperture vaccinali, nel rispetto di un bilanciamento tra obblighi vaccinali ed offerta attiva per un'adesione consapevole alle vaccinazioni, da parte dei servizi vaccinali, tra inadempimenti vaccinali e sanzioni, tra doveri di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela del minore e i diritti del minore stesso costituzionalmente protetti. Questi obiettivi dell'intervento normativo sono altresì possibili e legittimi solo adottando una cornice ordinamentale di rango primario che da un lato superi la frammentazione interpretativa ed attuativa delle regioni e dall'altro dia concreta attuazione ad alcuni auspici del piano nazionale delle vaccinazioni 2017-2019, ad esempio in materia di contrasto al morbillo e alla rosolia, di anagrafi vaccinali regionali interoperabili con l'anagrafe nazionale, di un compiuto e trasparente sistema di farmacovigilanza sugli effetti avversi da vaccinazioni, di un'efficace e trasparente contrattazione per i vaccini, di disponibilità di preparazioni vaccinali monocomponenti, infine di superamento dell'ambigua distinzione tra vaccinazioni obbligatorie e raccomandate. Rispetto a queste chiavi interpretative, il presente disegno di legge si propone complessivamente di: a) assicurare una strategia vaccinale efficace, coerente ed uniforme su tutto il territorio nazionale, superando le sensibili divergenze (non solo normative ma anche operative) che si registrano a livello delle singole regioni, migliorando complessivamente la gestione del processo vaccinale e affidandosi, per la definizione dei documenti in materia, alla previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; b) ridefinire l'ambito di responsabilità delle regioni stesse e delle province autonome nel conseguimento degli obiettivi vaccinali, assicurando tra l'altro: la valorizzazione del ruolo e delle funzioni dei servizi vaccinali nonché il rafforzamento della loro operatività su tutto il territorio regionale, le attività di sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive trasmissibili, il monitoraggio dei tassi di copertura vaccinale, la segnalazione, valutazione e comunicazione degli eventi avversi all'AIFA (che li rende ogni anno pubblici), la promozione attiva per un'adesione consapevole e informata alla pratica vaccinale, nonché idonee misure di supporto alla pratica vaccinale (in caso, soprattutto, di allarme sanitario) e di integrazione funzionale degli operatori del settore;