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Consentitemi una nota personale: per anni sono stato un fedele ascoltatore della rassegna stampa mattutina di un grande giornalista recentemente scomparso, Massimo Bordin (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, FI-BP e PD) capace di offrire ai propri ascoltatori non la mera notizia riportata dalla stampa, ma un'analisi mai banale dei fenomeni sociali e politici del nostro Paese. Visti i difficili tempi che corriamo, avremmo quanto mai bisogno di difendere i luoghi che coltivano il pensiero critico, che alimentano il dibattito, che arricchiscono con contenuti di qualità la nostra comunità. Abbiamo più volte richiamato l'attenzione del Governo e della maggioranza sul ruolo che Radio radicale ha svolto negli ultimi decenni e siamo costretti, ancora una volta, a farci promotori di un'iniziativa che impedisca la chiusura di una voce autorevole e importante del sistema dell'informazione del nostro Paese. L'atteggiamento a volte sprezzante della maggioranza restituisce senza alcun dubbio l'immagine di due forze politiche, Lega e MoVimento 5 Stelle, che non solo hanno un pessimo rapporto con il pluralismo delle idee, ma anche con il dovere di garantirlo. Ne abbiamo esempi quotidiani, riguardo alla Rai, con Ministri che discettano di palinsesti, di autori, di programmi, di compensi, che stilano liste di proscrizione e commentano le scalette e addirittura la scelta degli ospiti. La stampa serve chi è governato, non chi governa (Corte suprema degli Stati Uniti, 1971): è un principio cardine di uno Stato di diritto che voglia definirsi tale. Se le istituzioni non faranno nulla, proprio come è accaduto in questi ultimi mesi, Radio Radicale chiuderà per sempre e con lei tutto il patrimonio di sapere e di cultura che ha prodotto in questi decenni. È per questa ragione che è fondamentale reperire le risorse necessarie per il periodo ponte e lavorare sin da ora a soluzioni a lungo termine per garantire la prosecuzione del servizio. Annuncio quindi il voto favorevole di Liberi e Uguali alla mozione e anche a quelle degli Gruppi che sono sostanzialmente identiche. Il voto sarà di astensione nei confronti della mozione di maggioranza, con l'auspicio che il nostro invito e il corrispondente impegno che abbiamo sentito da parte del sottosegretario Crimi porti ad una ulteriore apertura e soluzione concreta che possa formare oggetto al più presto di un provvedimento e che, nel frattempo, si possa però mantenere lo status quo di Radio Radicale e di tutti quelli che vi lavorano. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Ferrari) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, anche sulla questione di Radio Radicale, oggi si riproduce in modo plastico una doppia velocità, anzi una doppia anima che è all'interno di questa maggioranza. È evidente che una parte di essa, come annunciato nei mesi scorsi con molta fermezza e veemenza, non ha mai pensato di salvare Radio Radicale, di dare una proroga. Un'altra parte di essa, un'altra anima, evidentemente la pensa in modo diverso e ha tentato una mediazione. Noi non perdiamo le speranze perché c'è comunque il cosiddetto decreto-legge crescita che potrebbe prevedere al suo interno un emendamento di proroga del fondo editoria che permetta di arrivare al 2020, inserendo anche, all'interno di tale provvedimento, il salvataggio di Radio Radicale. Certo è che oggi, pur apprezzando lo sforzo della maggioranza che ha chiesto una sospensione di quindici minuti dell'Aula, un confronto per riconsiderare la questione e apportare delle modifiche, introducendo quindi la prospettiva di una normativa di riferimento e prevedendo anche una fase transitoria e una necessaria gara nonché - e questo lo condividiamo - una convenzione separata per la digitalizzazione dell'archivio, il risultato è uno solo: non ci sarà la proroga del servizio fornito da Radio Radicale. Radio Radicale non verrà salvata. Queste erano le mozioni per salvare Radio Radicale e tale salvataggio non avverrà. Pur apprezzando il tentativo, dobbiamo guardare la realtà è la realtà è questa. È di pochi minuti fa una notizia che sembra quasi disegnare un destino. Domani a Rimini verrà conferito il premio Massimo Bordin, nell' open day dell'Unione delle camere penali italiane, quindi non esattamente un'associazione né un partitino. Tale premio verrà conferito dai penalisti in «Giornalismo e informazione giudiziaria». Vorrei leggere, sia pure brevemente e stralciandola, la motivazione del premio, perché non si dica che Radio Radicale svolge soltanto, come unico servizio di interesse generale, quello delle dirette delle sedute d'Aula. Per noi offre un servizio pubblico ma, al di là di questo, la motivazione che sto per leggervi rafforza questo concetto perché il premio di cui stiamo parlando sarà assegnato domani a Radio Radicale perché: «rappresenta un imprescindibile punto di riferimento per chiunque intenda occuparsi dei temi della giustizia. Rubriche, spazi e approfondimenti condotti con competenza e sapere sono luoghi trasversalmente riconosciuti del confronto laico e democratico». E ancora: «Radio Radicale ha consentito e consente a centinaia di migliaia di persone di accedere ad una corretta informazione giudiziaria», quindi non politica, giudiziaria, di cui c'è tanto bisogno, «attraverso l'integrale trasmissione dei dibattimenti penali, senza filtri né interpretazioni». E, ancora su questo argomento, conclude: «La Radio ha svolto in questo lungo periodo l'essenziale ruolo di servizio pubblico riportando gli eventi istituzionali e politici, così offrendo a tutti un'informazione obiettiva e indipendente». Questa è la motivazione del premio Bordin. Credo che questo vada al di là di ciò che posso dire io o di quello che possiamo dire noi, con le nostre mozioni in quest'Aula. Un fatto è certo. Mi dispiace, pur apprezzando - ripeto - lo sforzo di riconsiderazione, che non si sia trovata la strada per salvare Radio Radicale; mi dispiace perché Radio Radicale è garanzia di pluralismo e di libertà di espressione, oltre a fornire un servizio di interesse generale e, sottolineo, di interesse pubblico. Non siamo nella Turchia di Erdogan, dove si chiudono le fonti che dissentono; siamo in una società civile e democratica, che ha bisogno del pluralismo dell'informazione. Ben venga allora questo profilo, questo cammino, questo iter che avete indicato come maggioranza. Ma oggi, che condannate alla sospensione del servizio pubblico Radio Radicale, noi annunciamo un voto favorevole su tutte quelle mozioni, a cominciare dalla nostra, su cui il Governo ha espresso il parere contrario e dichiariamo convintamente la nostra astensione sulla mozione espressa dalla maggioranza, compresa quella contenente le modifiche introdotte. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e PD) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, noi abbiamo insistito molto per arrivare a dibattere in Assemblea sul futuro di Radio Radicale e della convenzione.