[resaula]

Non credo fosse possibile e credo anzi che dovremmo sforzarci di capire che, ora che siamo in una fase diversa, si può prevedere anche un allentamento dello spirito di emergenza e un salto di qualità nel rapporto, nel confronto e nel dialogo tra le forze parlamentari all'interno della Camera dei deputati e del Senato. Guardo il senatore Pagano, seduto davanti a me: oggi l'abbiamo detto in Commissione affari costituzionali, incardinando il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33. Siamo fuori dall'ansia dei giorni più bui e abbiamo più tempo per avviare audizioni e approfondimenti, per discutere di quanto è avvenuto in termini di rapporti tra diversi livelli istituzionali e anche per cercare di capire quale guida possiamo avere per agire nel miglior modo possibile dal punto di vista normativo, nel prossimo futuro. La terza ragione, che rende importante il provvedimento in esame, è che ci siamo sforzati di fornire un quadro al rapporto tra Regioni ed enti territoriali e anche al rapporto tra Regioni e Stato. Credo che questo sia molto significativo. Concludendo, vi devo dire la verità: alla luce di tutte le considerazioni svolte, faccio molta fatica a comprendere quello che qualcuno ha chiamato il "costituzional-apocalitticismo". È una parola difficile, ma in questo Paese non ci facciamo mancare nulla. Ci sono anche i catastrofisti del diritto costituzionale, che vedono dietro ad ogni angolo uscite dalla Costituzione, minacce di sovvertimento del nostro ordine democratico, violazioni della nostra Carta fondamentale, aggressioni allo Stato di diritto. Sempre tenendo i toni molto bassi, perché non voglio andare contro l'impegno che ho preso all'inizio del mio intervento, invito a fare attenzione alle parole che usiamo. In nessun momento siamo andati fuori dal perimetro della nostra Costituzione, considerando la condizione di emergenza nella quale ci trovavamo. I Paesi in cui avvengono le violazioni e le aggressioni dello Stato di diritto nel nostro Continente sono l'Ungheria e la Polonia, non l'Italia e questo dovremmo ricordarlo in ogni momento, perché altrimenti diamo a tutta la nostra discussione una torsione paradossale, che non ci fa onore. Concludo con un'osservazione sulle due aggiunte che sono state fatte al provvedimento approvato in Consiglio dei ministri durante il primo passaggio di conversione alla Camera dei deputati, che condivido. La prima è quella rivolta ad avere la massima parlamentarizzazione possibile dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri in questa seconda fase dell'emergenza, che (come ricordava il senatore Nencini) è una fase molto diversa dalla prima e ci consentirà uno spazio di azione molto più grande, che come Parlamento dovremo utilizzare. La seconda ha fissato una cornice importante per la ripresa della libertà di tutti i culti religiosi nel Paese, perché, grazie a quella modifica, il 15 maggio il nostro Governo ha firmato un protocollo con la confessione cattolica, che è la principale e la più largamente seguita nel nostro Paese, ma anche con altre otto confessioni minori, che credo sia stato molto importante. Da questa emergenza abbiamo avuto anche un'indicazione di lavoro per l'avvenire, come mi pare che dicesse ieri nel suo intervento la senatrice Pinotti. Nel rapporto tra Stato e Regioni non possiamo considerare soddisfacente l'apparato normativo esistente. Il nostro Gruppo ha presentato un disegno di legge rivolto a regolare la clausola di supremazia, quindi rivolto a rivedere il Titolo V. È una materia molto complessa e ne dovremo discutere a fondo, ma credo che un criterio di preminenza nell'emergenza dell'interesse nazionale su altri interessi sottordinati e la possibilità di dare più ordine e più organicità alla nostra azione in periodi delicatissimi ed eccezionali sia qualcosa che corrisponde a un bisogno del nostro Paese e mi auguro che il Parlamento possa affrontare questo compito di analisi e di decisione in maniera unitaria e responsabile. (Applausi) . BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, raccogliendo l'invito ad abbassare i toni, dico pacatamente che il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione esprimerà un voto contrario sulla questione di fiducia,non tanto per il merito del provvedimento che ci viene sottoposto, quanto per una fondamentale questione di metodo. Del resto, sul merito della questione, cioè su come i diritti costituzionali soggetti a riserva di legge o addirittura a riserva giurisdizionale siano stati vincolati per atto amministrativo, ci siamo già espressi quando abbiamo cordialmente accolto in quest'Aula il signor Presidente del Consiglio in un'occasione in cui ci aveva graziosamente onorato della sua presenza per informarci di quanto stesse facendo. Non ci può essere chiesto di fidarci di un Governo che ha approfittato di una catastrofe naturale per prendere una simile scorciatoia e che continua ad approfittare di questa catastrofe per regolare i conti coi suoi nemici ideologici: le piccole e medie imprese, le partite IVA sono i kulaki della rivoluzione in pochette . Vorrei anche attirare l'attenzione di quest'Assemblea sul grande assente di questa triste vicenda, l'Unione europea, quella stessa Unione europea che ha bacchettato Orban per aver dichiarato lo stato di pericolo, ai sensi dell'articolo 53 della Costituzione ungherese, con tutti i prescritti passaggi parlamentari, restando nell'alveo della legalità costituzionale del suo Paese e che avrebbe lapidato Matteo Salvini, se avesse fatto un decimo di quanto abbiamo visto fare a Conte. (Applausi) . Avremmo visto esasperato il doppiopesismo già constatato in ambito economico. Credo che tutti qui, dentro e fuori da quest'Aula, dobbiamo gratitudine ai giuristi del comitato Rodotà che, snobbati dal presidente Conte, hanno avuto il coraggio civile di appellarsi al Presidente della Repubblica per motivare, il 16 maggio scorso, le loro perplessità alla lettura dell'articolo 16 delle bozze del decreto rilancio, in cui, con un gesto di pericolosa spregiudicatezza, il Governo prorogava di sei mesi, da luglio a gennaio, lo stato di emergenza. Devo dire che la lettura di quell'articolo aveva suscitato in me una curiosità che vorrei condividere con voi. Mi sarebbe piaciuto potermi immedesimare in qualche modo, magari leggendo qualche giornale dell'epoca o guardando qualche foto in bianco e nero, in un cittadino tedesco nel gennaio del 1933. Noi siamo costretti a guardare i fatti storici col senno di poi e quindi ci immaginiamo quel cittadino come consapevole, come preoccupato, ma il fatto è che noi sappiamo com'è andata a finire, quel cittadino invece no. Credo che il senno di poi ci induca in un errore di prospettiva. Quel cittadino probabilmente era del tutto tranquillo, anzi, sereno. Difendere la democrazia sarebbe molto facile, se i dittatori si annunciassero come tali. Purtroppo il male non si presenta così: ce lo hanno insegnato proprio i nostri fratelli tedeschi.