[pronunce]

che per due delle questioni sollevate la difesa erariale ha sollecitato una dichiarazione di infondatezza (r.o. n. 317 del 2005 e n. 43 del 2006) ; che infatti, con le variazioni introdotte per il trattamento sanzionatorio dell'indebito reingresso nel territorio dello Stato, il legislatore avrebbe ragionevolmente esercitato la propria discrezionalità, in coerenza con l'analogo intervento sulla fattispecie di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, ed in corrispondenza con la gravità dei fatti considerati; che l'asserita sproporzione della pena non potrebbe essere dimostrata, d'altro canto, mediante il raffronto con le sanzioni previste dall'art. 650 cod. pen. o dall'art. 2 della legge n. 1423 del 1956, poiché la norma censurata, a differenza dei tertia comparationis evocati dal rimettente, si caratterizzerebbe per la complessità e rilevanza degli interessi tutelati, tra i quali l'efficienza della politica di controllo dei flussi migratori e l'osservanza dei vincoli internazionali assunti in materia; che, per l'ulteriore questione sollevata dal Tribunale di Gorizia (r.o. n. 338 del 2005), l'Avvocatura generale ha concluso nel senso della manifesta inammissibilità od infondatezza, richiamando tra l'altro la giurisprudenza costituzionale secondo cui il legislatore, nella determinazione delle fattispecie di reato, tiene conto della concreta esperienza dei fatti e della lesione che questi determinano in danno dei beni tutelati; che le sanzioni per il reato in discussione, già valutato severamente alla luce della originaria previsione di arresto obbligatorio, sarebbero state aumentate nel ragionevole esercizio della discrezionalità legislativa, equiparandole a quelle previste per altre ipotesi di indebito reingresso (come la condotta conseguente all'espulsione disposta dal giudice, di cui al comma 13-bis dello stesso art. 13), e distinguendole da quelle pertinenti a fatti meno gravi, alcuni dei quali compresi nel novero delle fattispecie in materia di immigrazione (indebito trattenimento nel territorio dello Stato dopo l'espulsione disposta per l'omesso rinnovo della richiesta del permesso di soggiorno); che la denunziata sproporzione non sarebbe dimostrata neppure dal raffronto istituito con le pene previste dall'art. 650 cod. pen. o dall'art. 2 della legge n. 1423 del 1956, poiché la norma censurata, a differenza dei tertia comparationis evocati dal rimettente, «non potrebbe essere ricondotta alla sfera della mera inosservanza del provvedimento dell'autorità, essendo la violazione del decreto di espulsione elemento costitutivo della condotta penalmente rilevante»; che non sussisterebbe, infine, la denunciata violazione del terzo comma dell'art. 27 Cost., poiché la funzionalità rieducativa della pena, anche sotto lo specifico profilo della proporzionalità, potrebbe essere assicurata dal giudice della cognizione attraverso una congrua scelta di quantificazione nell'ambito dei limiti edittali; che il Tribunale di Trieste in composizione monocratica, con ordinanza del 26 luglio 2005 (r.o. n. 538 del 2005), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 13, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena minima della reclusione per un anno per lo straniero espulso che rientri nel territorio dello Stato senza la speciale autorizzazione del Ministro dell'interno; che il rimettente, chiamato a celebrare con rito abbreviato il giudizio nei confronti di uno straniero imputato del reato di indebito reingresso, giudica la questione rilevante nel caso di specie, «atteso che l'esame del materiale probatorio in atti condurrebbe ad un giudizio di colpevolezza dell'imputato»; che la questione è argomentata, in punto di non manifesta infondatezza, mediante citazione letterale ed esplicita di un provvedimento deliberato dal Tribunale di Gorizia, il cui testo corrisponde a quello dell'ordinanza r.o. n. 317 del 2005, sopra illustrato; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 29 novembre 2005; che, secondo la difesa erariale, la questione proposta sarebbe inammissibile, in ragione dell'omessa descrizione della concreta fattispecie sottoposta a giudizio e dell'insufficiente motivazione in punto di rilevanza; che si tratterebbe comunque, a parere dell'Avvocatura generale, di una questione infondata, considerato che il legislatore, con l'incremento delle pene per l'indebito reingresso nel territorio dello Stato, avrebbe esercitato la propria discrezionalità in modo non manifestamente irragionevole, delineando anzi un trattamento coerente con la gravità del fatto e con le corrispondenti determinazioni assunte, attraverso la modifica del comma 5-ter dell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, per la condotta di indebito trattenimento; che la denunziata sproporzione, per altro verso, non potrebbe essere dimostrata mediante il raffronto con le pene previste dall'art. 650 cod. pen. o dall'art. 2 della legge n. 1423 del 1956, poiché la norma censurata, a differenza dei tertia comparationis evocati dal rimettente, si caratterizza per la complessità e rilevanza degli interessi tutelati, tra i quali l'efficienza della politica di controllo dei flussi migratori e l'osservanza dei vincoli internazionali assunti in materia; che il Tribunale di Gorizia in composizione monocratica, con tre ordinanze di tenore sostanzialmente analogo, deliberate rispettivamente il 25 ottobre 2005 (r.o. n. 8 del 2006), il 1° aprile 2006 (r.o. n. 36 del 2007) ed il 16 maggio 2006 (r.o. n. 37 del 2007), ha sollevato – in riferimento agli artt. 2, 3, 10 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 13, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena minima della reclusione per un anno per lo straniero espulso che rientri nel territorio dello Stato senza la speciale autorizzazione del Ministro dell'interno; che il rimettente, chiamato in ciascuno dei procedimenti a quibus a celebrare il giudizio nei confronti di cittadini stranieri accusati del reato di indebito reingresso, ed in particolare a pronunciare sentenza di rito abbreviato od a valutare richieste congiunte di applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 cod. proc . pen. , dubita della legittimità costituzionale della norma che fissa il valore minimo della sanzione, ritenendolo sproporzionato per eccesso rispetto alla gravità effettiva dei fatti contestati;