[pronunce]

la sentenza n. 329 del 2011, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), nella parte in cui subordinava al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione ai minori extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della indennità di frequenza di cui all'art. 1 della legge 11 ottobre 1990, n. 289 (Modifiche alla disciplina delle indennità di accompagnamento di cui alla legge 21 novembre 1988, n. 508, recante norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti e istituzione di un'indennità di frequenza per i minori invalidi); la sentenza n. 187 del 2010, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, della legge n. 388 del 2000, nella parte in cui subordinava al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato dell'assegno mensile di invalidità di cui all'art. 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili); la sentenza n. 306 del 2008, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, della legge n. 388 del 2000 e dell'art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 - come modificato dall'art. 9, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo) , e poi sostituito dall'art. 1, comma 1, del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo) - nella parte in cui escludevano che l'indennità di accompagnamento, di cui all'art. l della legge 11 febbraio 1980, n. 18 (Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili), potesse essere attribuita agli stranieri extracomunitari soltanto perché essi non risultavano in possesso dei requisiti di reddito già stabiliti per la carta di soggiorno e poi previsti, per effetto del d.lgs. n. 3 del 2007, per il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo; che il rimettente ha trascritto alcuni passaggi motivazionali delle sentenze richiamate, concludendo nel senso che «non sembra dubbio che i medesimi principi costituzionali debbano essere applicati anche al cit. art. 4, terzo comma, della legge della Provincia autonoma di Trento, 15.06.1998, n. 7 [...] vigente fino al 29.12.2010 (prima della modifica effettuata dall'art. 45, primo comma, della legge provinciale 27.12.2010, n. 27, entrata in vigore il successivo giorno 29)»; che il giudice a quo ha, infine, ricordato che la competenza legislativa esclusiva spettante alla Provincia autonoma di Trento, in materia di assistenza e beneficienza pubblica, incontra i limiti previsti dall'art. 4 del d.P.R. n. 670 del 1972 che, ad avviso del giudice rimettente, «per i motivi sopra evidenziati, la legge della Provincia autonoma non sembra aver rispettato»; che nel giudizio si è costituita la Provincia autonoma di Trento, concludendo per la inammissibilità e infondatezza della questione, con riserva di esporre con successiva memoria le ragioni a supporto delle conclusioni; che, con memoria depositata in vista dell'udienza, la Provincia autonoma di Trento ha illustrato le preannunciate ragioni, precisando che il tutore del minore albanese, pur avendo ottenuto, già in data 2 marzo 2004, l'accertamento sanitario delle difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età, decideva di avvalersi di tale certificato solo in data 19 settembre 2012, presentando domanda per ottenere la provvidenza prevista dalla legge provinciale a far data dal primo giorno del mese successivo alla domanda di accertamento sanitario; che la difesa provinciale ha eccepito l'inammissibilità della questione per erronea identificazione del thema decidendum, in quanto l'ostacolo normativo che si frappone al riconoscimento della provvidenza a far data dall'accertamento sanitario di invalidità civile è costituito non dalla norma sostanziale impugnata, bensì dalla norma transitoria che ha accompagnato la modifica introdotta dal legislatore provinciale del 2010, costituita dall'art. 45, comma 8, della legge della Provincia autonoma di Trento n. 27 del 2010, che ha previsto l'applicazione della norma nella nuova (e più favorevole) formulazione anche (e solo) ai giudizi già pendenti alla data di entrata in vigore della modifica, laddove sia la domanda amministrativa sia quella giudiziale sono state proposte in data successiva, con conseguente inapplicabilità della disposizione come modificata; che, non essendo stata impugnata anche la norma transitoria, ne conseguirebbe l'irrilevanza della questione di legittimità costituzionale per il giudizio a quo, dal momento che discriminatoria non sarebbe la norma impugnata nella versione anteriore alla modifica operata nel 2010, bensì la disciplina transitoria prevista dal legislatore provinciale, che avrebbe escluso la retroattività della modifica; che la difesa provinciale sostiene, in ogni caso, l'infondatezza della questione, in quanto la norma impugnata, nel momento in cui è stata sollevata l'eccezione di illegittimità costituzionale, si era già adeguata ai principi costituzionali invocati a supporto della sollevata questione.