[pronunce]

Considerato che, con ordinanza del 13 novembre 2012, pervenuta a questa Corte il 14 gennaio 2013 (r.o. n. 9 del 2013), la Corte d'appello di Torino ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 24, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 569, comma 4, del codice di procedura penale, nella parte in cui, prevedendo il rinvio al giudice competente per l'appello, «non fa eccezione per l'ipotesi in cui la sentenza annullata non sia stata pronunciata in esito a giudizio di primo grado previo contraddittorio (dibattimento, giudizio abbreviato)»; che il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Biella, dopo avere emesso un decreto penale di condanna per il reato di cui all'art. 186, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), su parere favorevole del pubblico ministero, con sentenza a norma dell'art. 129 cod. proc . pen. , ritenendo che la contravvenzione fosse stata depenalizzata, aveva revocato il decreto e dichiarato non doversi procedere «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato»; che la Corte di cassazione ha annullato tale sentenza e rinviato gli atti, ai sensi dell'art. 569, comma 4, cod. proc. pen. , alla Corte d'appello di Torino, quale giudice competente per l'appello; che, secondo la Corte d'appello, nell'ipotesi «in cui la sentenza annullata non sia stata pronunciata in esito a giudizio», il meccanismo dell'art. 569, comma 4, cod. proc. pen. comporterebbe, in violazione degli artt. 3, primo comma e 24, secondo comma, Cost., un trattamento deteriore per l'imputato, rispetto ai casi in cui gli sarebbe consentito scegliere un rito premiale o, viceversa, avvalersi delle garanzie del contraddittorio, senza che ciò trovi giustificazione in condotte processuali dell'imputato, né nella tutela di contrapposti interessi di rango costituzionale; che la questione è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza, posto che il giudice rimettente non deve fare applicazione della norma impugnata; che infatti l'art. 569 cod. proc. pen. è stato applicato dalla Corte di cassazione, la quale in base ad esso ha qualificato l'impugnazione come ricorso per saltum, individuando poi il giudice di rinvio nella Corte d'appello di Torino; che nel giudizio di rinvio non deve più essere applicato l'art. 569 cod. proc. pen. e, in particolare, il quarto comma di tale disposizione, che prevede il rinvio «al giudice competente per l'appello»; che, «per potersi ravvisare il requisito della rilevanza in concreto della questione proposta, è in ogni caso necessario che la norma impugnata sia applicabile nel giudizio a quo e non invece, come nella specie, in una fase processuale anteriore» (sentenza n. 247 del 1995); che inoltre nel caso in esame opera l'art. 627, comma 1, cod. proc. pen. , a norma del quale nel giudizio di rinvio non può essere rimessa in discussione la competenza attribuita con la sentenza di annullamento, salvo che risultino nuovi fatti, che comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la competenza di un giudice superiore; che «dalla autorità di giudicato delle decisioni della Cassazione in materia discende la irrilevanza di questioni che tendano a rimettere in discussione la competenza attribuita nel caso concreto dalla Cassazione medesima, in quanto ogni ulteriore indagine sul punto deve ritenersi definitivamente preclusa e quindi nessuna influenza potrebbe avere una qualsiasi pronuncia di questa Corte nel giudizio a quo» (ex plurimis, sentenza n. 294 del 1995); che pertanto la questione di legittimità costituzionale va dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 569, comma 4, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 24, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte d'appello di Torino, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 dicembre 2013. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 dicembre 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI