[massime]

PROCESSO PENALE - INTERCETTAZIONE DI COMUNICAZIONI TRA PRESENTI - UTILIZZAZIONE IN VIA ESCLUSIVA, SALVO DEROGA MOTIVATA, DEGLI IMPIANTI INSTALLATI NELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA - PROSPETTATO ECCESSO DI DELEGA - RICHIESTA DI UN IMPROPRIO AVALLO ALL’INTERPRETAZIONE PRIVILEGIATA DAL GIUDICE RIMETTENTE - MANIFESTA INAMMISSIBILITÀ DELLA QUESTIONE.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 268, comma 3, e 271, comma 1, del codice di procedura penale, denunziati, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, nella parte in cui - secondo l'interpretazione della Corte di cassazione - prevedono che tutte le operazioni di intercettazione, e non soltanto quelle telefoniche, possano essere compiute esclusivamente per mezzo degli impianti installati nella procura della Repubblica, salvo motivato provvedimento di deroga del pubblico ministero, in ragione della insufficienza o inidoneità di detti impianti e della sussistenza di eccezionali ragioni di urgenza e ciò a pena di inutilizzabilità dei risultati delle operazioni stesse. Il rimettente utilizza infatti il giudizio di costituzionalità per un fine ad esso estraneo, in quanto propone la questione al scopo di ricevere dalla Corte un improprio avallo ad una determinata interpretazione - ritenuta preferibile - mentre tale attività è rimessa al giudice di merito, tanto più in presenza di indirizzi giurisprudenziali non stabilizzati. - Per decisioni nello stesso senso, cfr., 'ex plurimis', le citate ordinanze n. 199, n. 233 e n. 351/2001.