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Abbiamo inoltre assicurato, come d'altra parte espressamente previsto nel decreto-legge n. 6, il massimo coinvolgimento delle Regioni, sia singolarmente sia attraverso la Conferenza Stato-Regioni. Addirittura, per le misure che incidevano sulla libertà di impresa, sull'iniziativa economica, sui diritti dei lavoratori, abbiamo ritenuto opportuno coinvolgere le parti sociali, sindacati e associazioni di categoria. Abbiamo anche pagato un prezzo per questi ampi coinvolgimenti, perché - è notizia di cronaca, come voi ben sapete - ci sono state anche anticipazioni, che certo non hanno giovato a orientare in modo chiaro la popolazione. Alla fine del mese di febbraio, il comitato tecnico-scientifico, dopo aver acquisito dall'Istituto superiore di sanità i dati epidemiologici aggiornati, analizzava l 'iter epidemiologico del Covid-19 e il suo trend di diffusione dopo l'adozione delle prime forme di contenimento differenziate per zone. Il dato rappresentava una situazione di lieve flessione nell'incremento dei casi collocati nelle cosiddette zone rosse, a cui corrispondeva contemporaneamente un aumento dell'incidenza in altre aree, con conseguente allarme per le strutture sanitarie, la cui organizzazione territoriali cominciava ad andare in sofferenza in ragione dell' impatto significativo del ricorso alle terapie intensive e subintensive. In tale contesto, con il diffondersi del virus e il tentativo di arginare il contagio esponenziale, si moltiplicavano gli interventi emergenziali adottati tanto dai Presidenti delle Regioni quanto dai sindaci dei singoli Comuni. Con i successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, abbiamo potuto graduare le misure, sovente specificamente circoscritte sul piano territoriale, in modo da renderle proporzionate ed adeguate - questi sono stati sempre i nostri principi, adeguatezza e proporzionalità, sempre sulla base delle raccomandazioni del comitato tecnico-scientifico - rispetto all'obiettivo del contenimento del contagio e della mitigazione del rischio epidemiologico. In particolare, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 marzo, abbiamo disposto la sospensione delle attività commerciali al dettaglio ritenute non essenziali, dei servizi di ristorazione, dei servizi alla persona, preservando ovviamente la vendita di generi alimentari e di prima necessità. Un passaggio, poi, particolarmente qualificante, che rivendico anche come un segnale da parte del Governo di massima attenzione al mondo del lavoro è stato la firma, il 14 marzo, all'esito di diciotto lunghe ore di confronto con i sindacati e le associazioni datoriali, di un protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto del virus nei luoghi di lavoro, sul presupposto che la prosecuzione dell'attività lavorativa, in questo contesto, possa avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone adeguati livelli di protezione. Infine, con l'ultimo DPCM - e siamo quasi alla cronaca di questi giorni - del 22 marzo, sono state ulteriormente integrate le misure di contenimento del contagio, prevedendo tra l'altro il divieto per tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici ma anche privati, da un Comune all'altro, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute, e la sospensione delle attività produttive, industriali e commerciali, ad eccezione di quelle che erogano servizi di pubblica utilità nonché servizi pubblici essenziali. Quest'ultima misura, riguardante la sospensione delle attività produttive, è stata adottata all'esito di un confronto con le associazioni di categoria e i sindacati. Ebbene, lo sappiamo, si è rivelata di complessa elaborazione dal momento che la selezione delle filiere essenziali, in ragione della forte integrazione e interconnessione fra le produzioni, è risultata davvero molto delicata. Vi sfido a ricordare se sia mai stato adottato un provvedimento del genere e vi sfido ad immaginare come poter distinguere, all'interno di un complesso sistema produttivo, le attività produttive essenziali da quelle non essenziali in questo momento. Nell'evidenziare che tutte le misure adottate si giustificano, come riconosciuto anche dai giuristi - penso in particolare ai costituzionalisti - per la straordinarietà e l'eccezionalità dell'evento, suscettibile di porre in grave ed immediato pericolo la salute dei cittadini, sono consapevole della necessità di un doveroso coinvolgimento del Parlamento che esprime, al massimo grado , il carattere democratico, la democraticità del nostro ordinamento. Per tale ragione, con il decreto-legge pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale , oltre ad aver trasferito in fonte di rango primario, tipizzandole, le misure di contenimento da adottare per contrastare i rischi derivanti dalla diffusione del virus, abbiamo anche introdotto una più puntuale regolamentazione dell' iter procedimentale per l'adozione dei DPCM, prevedendo tra l'altro l'immediata trasmissione dei provvedimenti emanati ai Presidenti delle Camere e il vincolo, per il sottoscritto o per un Ministro da me delegato, di riferire ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate. A questo proposito vorrei anche dire che nei giorni scorsi, per la precisione l'altro ieri, ho incontrato i leader delle opposizioni e sapete che non era la prima volta dato che li avevo incontrati anche nei giorni precedenti. Anche ieri, alla Camera, ho ascoltato dichiarazioni di grande apertura al confronto per quanto riguarda i provvedimenti che stiamo adottando. Bene: c'è piena disponibilità da parte del Governo in questa direzione. Come sapete, il decreto cosiddetto «cura Italia» su cui tra poco tornerò a riflettere e a ragionare, è stato elaborato anche dando mandato al ministro Gualtieri di ascoltare e di interloquire preventivamente con i rappresentanti delle opposizioni. C'è stato anche un tavolo tecnico. Probabilmente non sono state raccolte tutte le indicazioni, ma sicuramente nel decreto ci sono indicazioni segnalate dalle forze di opposizione. Ho già annunciato un nuovo decreto sul quale ritornerò. Possiamo riprodurre questa metodologia di lavoro, ma darei mandato al ministro per i rapporti con il Parlamento D'Incà di elaborare un percorso di più intenso confronto da condividere con voi per consentire di acquisire le vostre più puntuali valutazioni. Mi riferisco alle forze di opposizione. Oltre alle misure contenitive, oltre ad evitare la diffusione del contagio, il Governo si è subito attivato per sostenere il sistema sanitario, in sofferenza a seguito dell'incremento esponenziale del numero dei ricoverati. Con il ministro Speranza - e cito in particolare anche i ministri Boccia, Di Maio e Guerini; dovrei citarli tutti, ma cito solo questi, perché con loro stiamo avendo una maggior consuetudine di confronto, pressoché quotidiano, presso la Protezione civile - stiamo lavorando incessantemente per superare queste difficoltà, avvalendoci ovviamente dell'apporto del capo della Protezione civile, Borrelli, e anche del commissario designato ad hoc per gli approvvigionamenti, Arcuri. L'evoluzione dell'epidemia ha indotto il Governo a individuare ulteriori misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale, con riguardo alle risorse umane, strumentali e alla capacità ricettiva delle strutture sanitarie, tramite il decreto-legge n. 14 del 2020. Quelle norme sono molto importanti per potenziare la reazione e la risposta del Sistema sanitario nazionale.