[pronunce]

La norma statale non esprime, dunque, «alcuna preferenza o criterio di prevalenza di una forma di affidamento rispetto alle altre». Al riguardo, il ricorrente aggiunge che la giurisprudenza costituzionale ha ricondotto la disciplina delle forme di gestione e affidamento del servizio idrico integrato alla materia della «tutela della concorrenza» di competenza esclusiva statale (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.), che si impone alle regioni speciali ove queste esercitino la propria competenza residuale in base al quarto comma del citato art. 117. La norma regionale sarebbe, pertanto, incostituzionale, in quanto restringerebbe «il campo delle opzioni di scelta tra le modalità di affidamento del servizio che è stato predisposto dalla legge statale». 1.2.2.- La stessa norma violerebbe anche l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., sempre per il tramite dell'art. 149-bis del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale - come già detto - prevede che la forma di gestione del servizio sia deliberata dall'ente di governo nel rispetto del piano d'ambito di cui all'art. 149 del medesimo d.lgs. La norma regionale avrebbe, invece, cristallizzato la scelta della forma di gestione del servizio, finendo quindi con l'incidere sulle competenze rimesse dalla legge statale all'ente di governo dell'ambito ottimale. La difesa statale richiama altresì la giurisprudenza costituzionale consolidata (sentenze n. 325 del 2010 e n. 246 del 2009), secondo cui la disciplina dell'organizzazione del servizio idrico e delle funzioni svolte dall'autorità d'ambito rientrerebbe nella competenza esclusiva dello Stato, in quanto incidente nella materia della «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema». Inoltre, sempre secondo il ricorrente, la legge regionale non potrebbe avocare a se stessa la scelta del modulo procedimentale di affidamento del servizio, che il legislatore statale ha rimesso all'autorità amministrativa, in quanto «necessitante una adeguata motivazione (anche) in punto di considerazione degli interessi ambientali, della delimitazione degli ambiti territoriali ottimali per l'organizzazione del Servizio Idrico Integrato» (è richiamata la sentenza n. 173 del 2017). L'avocazione nella sede legislativa dell'individuazione della forma di gestione invertirebbe «l'ordine logico del rapporto tra tale scelta e la pianificazione d'ambito di cui all'art. 149 del d.lgs. n. 152 del 2006». Da qui l'ulteriore violazione del parametro costituzionale evocato. 1.3.- Sono impugnati anche gli artt. 4, 6 e 8, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2017 per contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in relazione all'art. 5 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici) e all'art. 16 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica). Le disposizioni impugnate hanno modificato la legge reg. Sardegna n. 4 del 2015; più precisamente: l'art. 4 della legge reg. Sardegna n. 25 del 2017 ha inserito l'art. 7-bis (rubricato «Esercizio del controllo analogo. Commissione per il controllo analogo») nella citata legge reg. Sardegna n. 4 del 2015; l'art. 6 della legge impugnata ne ha novellato l'art. 12 (rubricato «Funzioni regionali»); l'art. 8, comma 1, ne ha modificato l'art. 15, comma 1. Le tre disposizioni della legge reg. Sardegna n. 25 del 2017 sono impugnate perché «non disciplin[erebbero] il controllo analogo in modo coerente con le cogenti regole comunitarie e nazionali», come già formalmente segnalato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) e dall'Agenzia nazionale anticorruzione (ANAC). In proposito, il ricorrente allega al ricorso e alla delibera del Consiglio dei ministri i pareri espressi dall'AGCM e dall'ANAC sulla legge regionale oggetto di impugnazione. Sul punto, la difesa statale precisa che in Sardegna «il soggetto gestore è la società Abbanoa spa, affidataria del servizio in via diretta fino al 2025, in quanto costituita come società in house, il cui capitale sociale - pur interamente pubblico - è sin qui appartenuto per la stragrande maggioranza alla Regione Sardegna ed in parte molto minore ai 342 comuni consorziati». Stando sempre alla ricostruzione del ricorrente, ai sensi dell'art. 5 del d.lgs. n. 50 del 2016, il controllo analogo sul soggetto gestore Abbanoa spa dovrebbe spettare all'Ente di governo dell'ambito della Sardegna (EGAS), in quanto quest'ultimo è l'ente affidante il servizio e la Abbanoa spa è società in house dell'Ente di governo e non di altre amministrazioni aggiudicatrici. La difesa statale sottolinea inoltre come, nel quadro normativo precedente rispetto alla normativa regionale contestata, gli organi decisionali del soggetto gestore Abbanoa non fossero nominati dall'Ente di governo ma dalla Regione Sardegna, in virtù del fatto che la stragrande maggioranza del capitale sociale era detenuta da quest'ultima. Di conseguenza, l'EGAS - pur essendo l'ente rappresentativo di 342 Comuni concedenti - era privo di «reali poteri di controllo analogo», non potendo incidere in modo determinante sugli obiettivi strategici e sulle decisioni significative della persona giuridica controllata. A detta del ricorrente, le norme impugnate, sebbene abbiano modificato il quadro normativo preesistente, deferendo la nomina degli organi decisionali di Abbanoa all'assemblea dei soci sulla base di terne di nominativi indicate dalla neoistituita Commissione per il controllo analogo, non risolvono la criticità sopra evidenziata. Innanzitutto, il controllo analogo resterebbe sottratto all'EGAS e sarebbe affidato «formalmente ad un organo diverso (la Commissione), e sostanzialmente ad un ente diverso, ossia alla regione». Peraltro, l'art. 6 impugnato (che ha novellato l'art. 12 della legge reg. Sardegna n. 4 del 2015) avrebbe rafforzato i poteri di controllo della Regione Sardegna, prevedendo la possibilità che il Comitato istituzionale d'ambito sia sciolto con decreto del Presidente della Regione, adottato previa deliberazione della Giunta e comunicato al Consiglio regionale (testo novellato dell'art. 12, comma 6, della legge reg. Sardegna n. 4 del 2015). In questa prospettiva non rileverebbe la pur significativa riduzione (da realizzarsi entro cinque anni dall'entrata in vigore della legge censurata) delle quote di partecipazione al capitale sociale di Abbanoa spa detenibili dalla Regione, che manterrebbe una quota del 20 per cento a fronte del limite massimo previsto in precedenza del 49 per cento. Secondo il ricorrente non sarebbe scalfito il «potere regionale assoluto» nei confronti dell'EGAS, che determinerebbe «un corrispondente potere [della Regione] di influire in maniera determinante sul soggetto gestore, che tuttavia non è in house rispetto alla Regione».