[ddlpres]

Conseguentemente solo se la disprassia si presenta in comorbilità con disturbi quali disturbi del linguaggio, dell'apprendimento, disturbo da deficit di attenzione/iperattività ADHD, disturbi dello spettro autistico, problemi di regolazione emozionale e comportamentale e via dicendo (questi sì riconosciuti come disabilità) – il soggetto disprassico ha accesso (previa certificazione) alla legge n. 104 del 1992 (procedura per l'integrazione scolastica) con conseguente obbligo per la scuola di predisporre le risorse professionali necessarie (insegnante di sostegno+educatore) e di adottare il PEI (piano educativo individualizzato); di fatto, pur in presenza di PEI, gli insegnanti sono impreparati alla relativa redazione, soprattutto nei contenuti. L'accesso alla procedura per l'integrazione scolastica ex legge n. 104 del 1992 avviene su certificazione della commissione medica ATS, sul presupposto della cosiddetta diagnosi funzionale (questo almeno sarà sintantoché non entrerà in vigore il decreto legislativo n. 66 del 2017) redatta dal NPI: se la disprassia si presenta sola, non in comorbilità, la direttiva del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 27 dicembre 2012 sui cosiddetti BES (bisogni educativi speciali) colloca la disprassia nell'area 2 dei cosiddetti disturbi evolutivi specifici. Ad una prima lettura, la direttiva BES sembrerebbe estendere il diritto ad usufruire delle stesse misure previste dalla legge n. 170 del 2010 (disturbi specifici di apprendimento-DSA) anche alle problematiche come la disprassia che possono compromettere il percorso scolastico. Invero, successivamente, il Ministero ha compiuto un passo indietro; innanzitutto, la circolare del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 8 del 2013 ha precisato che in assenza di certificazione di disabilità (legge n. 104 del 1992) o di diagnosi DSA (legge n. 170 del 2010) «...È necessario che l'attivazione di un percorso individualizzato e personalizzato per un alunno con BES sia deliberata dal CDC – o dal team docenti (all'unanimità? A maggioranza? nota del redattore-ndr) – dando luogo al PDP (piano didattico personalizzato – ndr) [.... ] i quali motiveranno opportunamente, verbalizzandole, le decisioni assunte sulla base di considerazioni psicopedagogiche (?) e didattiche; ciò al fine di evitare contenzioso»; e ancora, la successiva nota del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 2563 del 22 novembre 2013 ha ulteriormente precisato che «nel caso di difficoltà non meglio specificate (cioè, in buona sostanza, in assenza di certificazione legge n. 104 del 1992 o di diagnosi DSA – ndr) soltanto qualora nell'ambito del CDC o del team docenti si concordi (all'unanimità – ndr) di valutare l'efficacia di strumenti specifici, questo potrà comportare l'adozione e quindi la compilazione di un PDP, con eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative. Si ribadisce che, anche in presenza di richieste dei genitori accompagnate da diagnosi che però non danno diritto alla certificazione di disabilità o di DSA, il CDC è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un PDP, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione. È quindi peculiare facoltà dei CDC o dei team docenti individuare casi specifici per i quali sia utile attivare percorsi di studio individualizzati e personalizzati, formalizzati nel PDP, la cui validità rimane comunque circoscritta all'anno scolastico di riferimento». E dunque, in relazione agli alunni/studenti non disabili e non DSA (quindi disprassia riconosciuto come BES/disturbo evolutivo specifico di cui all'area 2 della citata direttiva del 2012) la circolare ministeriale n. 8 del 2013 ha corretto quanto dichiarato inizialmente dalla direttiva del Ministero del 2012: il disposto della legge n. 170 del 2010 (DSA) si applica esclusivamente agli alunni/studenti con diagnosi di DSA; per gli altri (non DSA/non disabili) la nota del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 22 novembre 2013 (protocollo n. 2563) (che chiarisce la circolare ministeriale n. 8 del 2013) stabilisce che il CDC può adottare un PDP ad hoc . Nello stesso solco, il Ministero, con recente circolare del 17 maggio 2018 (protocollo n. 1143) e con riferimento agli «ulteriori BES» (cioè coloro che non hanno certificazione ex legge n. 104 del 1992, né diagnosi DSA ex legge n. 170 del 2010, cioè il caso di disprassia pura di cui all'area 2 della citata direttiva BES del 2012) esplicita il principio per cui non occorre la dichiarazione di ulteriori BES in alunni con svantaggio o disagio di qualunque tipo, né è necessaria la formulazione di PDP per il successo educativo di ognuno («I docenti e i dirigenti che contribuiscono a realizzare una scuola di qualità, equa e inclusiva, vanno oltre le etichette e, senza la necessità di avere alcuna classificazione con “BES” o di redigere piani didattici personalizzati, riconoscono e valorizzano le diverse normalità, per individuare, informando e coinvolgendo costantemente le famiglie, le strategie più adeguate a favorire l'apprendimento e l'educazione di ogni alunno loro affidato»). In buona sostanza, si vogliono eliminare le «etichette», ma solo per gli «ulteriori BES». Ferme restando le garanzie della legge n. 104 del 1992 (certificazione di disabilità) e della legge n. 170 del 2010 (diagnosi di DSA), per esclusione, secondo la circolare, è vietata l'individuazione di alunni con ulteriori BES (individuazione che è operata dal consiglio di classe e non dall'azienda sanitaria locale sic ....) ed è vietata l'adozione del conseguente PDP. Fermo restando che il principio per essere tale dovrebbe riguardare anche alunni con disabilità e DSA, in una scuola pubblica, se si deve agevolare qualcuno per motivi personali di qualunque tipo, occorre qualcosa di oggettivo (certificazione/diagnosi), pena il rischio di precipitare nei favoritismi o nel disconoscimento del valore legale dei titoli di studio. Sennonché, si rammenta che gli alunni con ulteriori BES, in forza della direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, devono godere di «strumenti dispensativi e misure compensative». E allora come individuare un alunno al quale concedere tali agevolazioni senza qualcosa di oggettivo, come, nel caso dei BES, almeno la delibera del consiglio di classe ed il conseguente PDP in cui tali misure sono indicate? Tale circolare, a nostro parere, è inoltre illegittima per contrasto con fonte normativa superiore – la direttiva ministeriale del 2012 – ed altresì con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, in particolare articolo 4, paragrafo 3, secondo cui tutti gli atti normativi concernenti l'inclusione delle persone con disabilità devono almeno ricevere un parere nel mondo associativo della disabilità. In relazione all'inserimento lavorativo: