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Al fine di promuovere lo sviluppo e potenziare l'attrattività degli atenei del Mezzogiorno, alle università statali e non statali legalmente riconosciute che non superino i 9.000 iscritti, è attribuito un contributo complessivo di 2 milioni nel 2021. Di conseguenza, le risorse di bilancio verranno in misura crescente indirizzate verso gli investimenti e le spese per ricerca, innovazione e istruzione. Per sostenere la liquidità delle piccole e medie imprese e di quelle che operano nel settore della filiera agricola sono stati rifinanziati gli appositi fondi di bilancio per la concessione di garanzie. Per l'esonero dal pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali sono stati autorizzati complessivamente 2,7 miliardi nel 2021 e 0,1 miliardi nel 2023, a beneficio di lavoratori autonomi e professionisti nei settori del turismo, degli stabilimenti termali e del commercio, nonché del settore culturale e dello spettacolo e delle imprese delle filiere agricole, della pesca, dell'acquacoltura e delle imprese armatoriali. Con riferimento ai servizi di asili nido, l'obiettivo è quello di assicurare che almeno il 33 per cento della popolazione di bambini residenti ricompresi nella fascia di età da 3 a 36 mesi possa usufruire entro il 2026 del servizio su base locale. Saranno inoltre introdotte misure volte a potenziare il trasporto scolastico di studenti disabili delle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Per il settore della scuola, dell'università e della ricerca si rilevano in particolare le misure per contenere il rischio epidemiologico nell'anno scolastico 2021-2022 e per garantirne l'ordinato avvio e assicurare la continuità didattica. Sono state inoltre assegnate risorse per la promozione della ricerca, l'innovazione tecnologica e viene rifinanziato il fondo volto all'arricchimento e all'ampliamento dell'offerta formativa e quello per gli interventi perequativi destinato a supportare le istituzioni scolastiche nella gestione della situazione emergenziale e nello sviluppo di attività destinate a potenziare l'offerta formativa extracurriculare, il recupero delle competenze di base e il consolidamento delle discipline. È inoltre previsto un certo numero di riforme settoriali basate su modifiche normative in specifici ambiti o attività economiche per migliorarne il quadro regolatorio, tra cui in particolare una definizione dei criteri ambientali finalizzati agli eventi culturali, insieme con un pacchetto di riforme nel campo dell'istruzione che riguardano, in particolare, le modalità di reclutamento dei docenti e il sistema degli istituti tecnici e professionali, oltre che quello dell'università, con particolare attenzione alle classi di laurea e ai corsi di dottorato. Significativo sarà anche l'impegno - e per questo esprimo particolare soddisfazione - per i lavoratori dello spettacolo. Mi sembra quindi opportuno sottolineare in questa sede che le Commissioni 7 a e 11 a del Senato hanno avviato un ampio esame per il riordino delle disposizioni di legge in materia di spettacolo e degli strumenti in favore dei lavoratori del settore. Per esempio, si istituirà presso il Ministero della cultura il Registro nazionale dei professionisti operanti nel settore dello spettacolo, si amplieranno le competenze dell'Osservatorio dello spettacolo e si demanderà all'INPS l'attivazione di specifici servizi proprio per i lavoratori dello spettacolo. Infine, nella NADEF è ben riportato che viene istituito il Fondo italiano per la scienza, con una dotazione di 50 milioni nel 2021 e 250 milioni annui a decorrere dal 2022, per promuovere lo sviluppo della ricerca di base. Mi pare quindi opportuno cogliere l'occasione di tale significativo finanziamento per complimentarmi con il fisico Giorgio Parisi, di recente insignito del premio Nobel (Applausi) , un evento straordinario se consideriamo che dopo sessantadue anni è la prima volta che l'ambito premio viene assegnato ad un italiano che ha svolto la maggior parte del suo lavoro in Italia. (Applausi) . Cito quindi questo aumento di finanziamenti per la scienza, affinché possa davvero essere non solo una bella notizia, ma con l'auspicio che, insieme all'assegnazione di questo straordinario Nobel, possa contribuire a migliorare effettivamente e una volta per tutte la situazione della ricerca in Italia che ha tanto bisogno di essere sostenuta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, questa Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, come spesso succede a questo genere di documenti, è molto bella nella presentazione, nella narrazione e nelle previsioni (abbiamo tantissime belle previsioni), ma in quello che possiamo toccare con mano le cose sono assai diverse. I media , che sono schierati quasi tutti in totale acritico supporto al Governo, hanno decantato in particolare lo spettacolare incremento del prodotto interno lordo, stimato al 6 per cento per quest'anno. Dobbiamo vedere se ci si arriverà, ma noi speriamo che sia a questo livello, perché Fratelli d'Italia è innanzitutto a favore dell'Italia, non di questo o di quel Governo; anzi, noi speriamo che sia anche di più del 6 per cento. L'altra cosa che ci viene detta, molto rafforzata dai mezzi di informazione, è che addirittura il debito pubblico scende: un miracolo straordinario, annunciato molte volte nel corso degli anni e mai avvenuto, per la verità, se non molto tempo fa. Pertanto, che avvenga adesso in un periodo così difficile sarebbe veramente un'occasione straordinaria e degna della massima lode per chi l'avesse determinata. Andiamo però a vedere le cose come stanno. Allora, sull'aumento del 6 per cento del prodotto interno lordo c'è un problema: tale aumento - che dobbiamo ancora verificare ma che è previsto - viene dopo una discesa di circa il 9 per cento nel 2020, per cui questo recupero del 6 per cento è parziale. Tra l'altro, il saldo non è il 3 per cento, perché quando si scende del 9 per cento si scende da 100 a 91, e il 6 per cento di 91 non è 6, ma un po' di meno. Pertanto, sempre supponendo che questa previsione sia corretta, siamo ancora a meno 3,6 per cento rispetto a due anni fa. Tra l'altro, la discesa del prodotto interno lordo del 9 per cento l'anno scorso, come sappiamo bene, è sì legata alla questione della pandemia, un fatto indubbiamente al di là del controllo in sé dei Governi, ma guarda caso l'Italia è il Paese che ha avuto il più grande calo di prodotto interno lordo di tutta l'Unione europea. E sì che ci sono ventisette Paesi, alcuni con economie deboli e in situazioni difficili che hanno anch'essi avuto un gran numero di morti, di contagiati e di ricoverati a causa del Covid. Tuttavia, pur essendo tutti coinvolti nella stessa pandemia, l'Italia ha avuto un meno 9 per cento del PIL (secondo alcune valutazioni, meno 8,9 per cento); la Francia, che è il Paese peggiore dopo l'Italia, meno 8,1 per cento, cioè quasi il 1 per cento meglio dell'Italia; la Svezia meno 2,9 per cento; addirittura l'Irlanda è salita del 3 per cento.