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In emergenza si possono scusare tante cose, ma bisogna essere veloci, Presidente, perché se ho bisogno del pronto soccorso, chiamo e chiedo un'ambulanza, dall'altra parte del telefono non posso ricevere una risposta del tipo «manderemo un'ambulanza dopo che avremo varato il decreto che, salvo intese, verrà bollinato tra sette giorni», perché questo non mi serve a nulla, mi danneggia e mi condanna a morte se sono un imprenditore. (Applausi) . Presidente, sorvolerò velocemente, perché lo hanno già detto molti colleghi questa mattina nel dibattito che ha preceduto l'informativa, sul fatto che lei governa questo Paese in uno stato d'eccezione che non è previsto dalla Costituzione, utilizzando semplici decreti e ordinanze e lo fa dando spesso l'impressione di ritenere che i diritti costituzionali dei cittadini siano nella sua piena disponibilità, come se fosse non il Presidente del Consiglio, ma qualcosa di molto diverso. Sorvolo velocemente sul fatto che lei dimostra spesso indifferenza e ostilità nei confronti del ruolo del Parlamento, delle opposizioni e delle critiche in generale, ma voglio denunciare il fatto che lei non può pensare di trasformare questa emergenza sanitaria, politica ed economica in un grande show mediatico che ha lei e solo lei come protagonista, perché stiamo trasformando questa pandemia - mi scusi il termine - in una pandemia televisiva, in cui lei appare e riappare ogni sera in televisione non per risolvere i problemi degli italiani, ma per annunciare che verranno risolti, per comunicare che verranno risolti; quando non si sa, l'importante è comunicare. Comunicare che cosa, Presidente? (Applausi) . Abbiamo cercato con le buone e con le cattive maniere, facendo appello al buon senso (ad esempio già a febbraio e ci avete preso in giro), di mettere nei conti correnti degli italiani, soprattutto dei piccoli imprenditori, un anticipo a fondo perduto di alcune migliaia di euro. Lei sa che si può fare ed è facile; si può fare in velocità tramite l'Agenzia delle entrate: nessuna risposta, perché sapete tutto quanto voi. Venti governatori - di venti Regioni diverse, del Centro, del Nord e del Sud, della destra, della sinistra e del centro - ci sono voluti per farvi capire che stavate sbagliando tutto sulle riaperture e che la peggiore ingiustizia è trattare tutti (tutte le province, tutte le Regioni, tutti gli imprenditori, bravi e cattivi) allo stesso modo. Ci aspetteremmo da lei, che ha il grande onore di essere il rappresentante dell'Italia, un appello agli italiani per dire che finalmente, grazie al contributo davvero di tutti, è finita la fase dei divieti e inizia quella delle regole, fondata sulla responsabilità e sulla fiducia nei confronti dei cittadini, che se la meritano, signor Presidente, per il modo leale e corretto in cui si sono comportati in questi mesi davvero molto difficili. È una nuova fase di ripartenza e speranza, ma non vuota e retorica, fatta di aiuti, soldi e liquidità veri, non di crediti d'imposta da riscuotere tra cinque anni. Mi metto nei panni di un cittadino - e vorrei che lo facesse anche lei - al quale lo Stato ha detto - era inevitabile che lo facesse - «da domani stai a casa, non alzi le serrande del tuo negozio, per due o tre mesi non incassi un euro»: adesso quel cittadino chiede ed esige che il Governo e lo Stato stiano al suo fianco e siano suoi amici e i suoi migliori alleati. Se lo Stato non lo aiuta, che perlomeno non lo ostacoli con tutta la burocrazia bancaria, sindacale e ministeriale. Adesso ci ha appena annunciato che la madre di tutte le riforme sarà la semplificazione: però, se devo giudicare da quanto abbiamo visto finora, non c'è da essere molto ottimisti. Come ha risposto il Governo al dolore e alla sofferenza di famiglie e imprese? Con il cura Italia, che non ha curato un accidente, come sapete anche voi; con il decreto liquidità, in cui la liquidità non c'è; con un decreto aprile, diventato maggio, che verrà convertito a giugno. Le sembra una cosa normale, all'altezza dei tempi, rispettosa nei confronti di chi ha rispettato le leggi e ha aspettato finora che il Governo battesse un colpo? Sa, signor Presidente, che aprire troppo tardi significa non poter aprire e che farlo con regole impossibili da rispettare significa aprire per chiudere dopo una settimana? Infine, abbiamo letto del prestito da 6 miliardi di euro che ha chiesto FIAT, cui ha fatto cenno anche un collega del PD. Nella mia piccola storia personale, posso dire di essere filoindustriale e filoimpresa, conosco tutta la filiera e l'indotto dell' automotive e non ho nulla contro la FIAT, ora FCA, però amo le imprese che amano l'Italia, che lo fanno quando si tratta di chiedere, ma anche di dare, e che lo fanno tutti i giorni dell'anno, compreso quello in cui si pagano le tasse. Spero pertanto che lei e i suoi Ministri riusciate a fare un patto vantaggioso per tutti con FIAT (adesso FCA, Fiat Chrysler automobiles) e le rivolgo solo una preghiera: che i soldi e le garanzie a FIAT-FCA giungano almeno un minuto dopo che avrete garantito i soldi ai piccoli commercianti, ai piccoli artigiani e ai piccoli imprenditori, che ancora non hanno visto un euro. Questo le chiedo, signor Presidente. Infine stamattina, a margine dell'intervento del nostro presidente Giorgia Meloni, abbiamo sentito per l'ennesima volta l'accusa da parte di alcuni esponenti della maggioranza di mancato rispetto e sensibilità nei confronti del ministro Teresa Bellanova, che non vedo in Aula, per le sue lacrime e la sua commozione. Personalmente credo di non aver mancato di rispetto a nessuno in quest'Aula, ma se esigete rispetto per quelle lacrime, signor Presidente, abbiatene anche per quelle di chi ha perso o teme di perdere il lavoro e per gli imprenditori che hanno dovuto attingere ai propri risparmi personali per anticipare la cassa in deroga, che - le do una notizia - non è arrivata a nessuno. Vorrei anche comprensione per la tragedia e l'amarezza di chi ha visto andare in fumo una vita di sacrifici e investimenti per il suo piccolo negozio o attività. Questi sono gli invisibili, i veri invisibili, presidente Conte e ministro Bellanova! E senza questi invisibili, l'Italia non riparte e non va da nessuna parte. Infine - purtroppo il mio tempo è finito, ma confido nella generosità della presidente Casellati, che è già stata generosa con i colleghi - sulla Protezione civile apriremo un dibattito a emergenza finita. Vorrei dire, però, presidente Conte, che lei ha scelto il dottor Arcuri, non so per quali meriti, come commissario straordinario con un compito semplice: garantire mascherine, camici, test , tamponi, reagenti. Ha affidato al dottor Arcuri una gestione commissariale, il che significa che egli può fare quello che vuole in deroga a ogni legge. È uno scandalo che questo ancora non sia avvenuto. (Applausi). Quindi, se il dottor Arcuri non è in grado di fare il suo mestiere, vada a fare un altro mestiere, per il bene suo e per il bene del Paese. Infine, noi facciamo il nostro di mestiere, signor Presidente, facciamo l'opposizione.