[pronunce]

che il TAR rimettente, pur registrando come tale ultimo modello di riassorbimento fosse in eguali termini contemplato per i corrispondenti gradi di vice sovrintendente della Polizia di Stato, della Polizia penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato, sostiene, per un verso, che tutte e tre tali categorie rientrano nell'ambito dei Corpi di polizia ad ordinamento civile, e non già nell'ambito del personale con ordinamento militare (quali sono, invece, i vice brigadieri della Guardia di finanza, oltreché i pari grado in servizio dei Carabinieri e delle Forze Armate); che, per altro verso, nell'ordinamento della Polizia di Stato, della Polizia penitenziaria e della Guardia di finanza l'emolumento pensionabile veniva comunque ad essere erogato in forza di presupposti non identici a quelli contemplati per il predetto personale militare, stante la diversità della disciplina di stato; che pertanto, ad avviso del TAR del Veneto, la norma impugnata ha determinato una disparità di trattamento all'interno del personale ad ordinamento militare, con conseguente violazione degli artt. 3 Cost. (principio di eguaglianza) e dell'art. 97 Cost. (principio di imparzialità dell'azione amministrativa); che il rimettente ritiene, infine, rilevante la questione di legittimità costituzionale della norma censurata - pur essendo intervenuta in forza del disposto dell'art. 15 del d.lgs. n. 193 del 2003 l'abrogazione della stessa – in quanto essa ha comunque prodotto, durante il relativo periodo di vigenza, gli effetti sperequativi lamentati dai ricorrenti nel giudizio a quo; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità ovvero la manifesta infondatezza della questione; che, preliminarmente, riguardo all'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, la difesa pubblica eccepisce che il Tribunale amministrativo – pur avendo dato conto dell'intervenuta abrogazione della norma censurata – non avrebbe fornito un'esaustiva argomentazione circa la perdurante applicabilità della disposizione abrogata ai fini della definizione del giudizio principale, non avendo esso chiarito in quali termini l'art. 73-ter del d.lgs. n. 199 del 1995 possa trovare applicazione nelle fattispecie oggetto del giudizio principale, stante il successivo assorbimento dell'emolumento previsto dalla norma, a seguito del nuovo regime dei parametri stipendiali di cui al d.lgs. n. 193 del 2003, il cui art. 15 ha abrogato la disposizione censurata; che, quanto all'infondatezza della questione, in primo luogo, si rileva l'inconferenza del richiamo operato dal giudice rimettente all'art. 97 Cost., in quanto – come del resto ripetutamente affermato dalla Corte costituzionale – «l'interesse al buon andamento ed all'imparzialità della pubblica amministrazione non può essere invocato al fine di giustificare un, più favorevole, trattamento economico del dipendente pubblico (cfr. , sul punto, le sentenze nn. 15 del 1995 e 146 del 1994 nonché l'ordinanza n. 92/93)»; che, per quanto concerne, poi, la denunciata violazione del principio di eguaglianza, l'Avvocatura dello Stato ritiene che l'art. 73-ter del d.lgs n. 199 del 1995 non ha determinato alcuna disparità di trattamento all'interno del personale dei Corpi di polizia ad ordinamento militare; che, infatti, sempre secondo la difesa pubblica, la previsione di cui all'art. 31-bis del d.lgs. n. 196 del 1998, disciplinante l'istituto dell'emolumento pensionabile con riferimento agli appartenenti alle Forze Armate, è stata in realtà applicata – a differenza di quanto affermato dal giudice rimettente – «nel senso che l'emolumento [de quo], riconosciuto al personale con grado di sergente, veniva riassorbito all'atto della promozione al grado di sergente maggiore (cfr. , sul punto, la Circolare del Ministero della difesa n. DGPM/IV/11/2/9215 del 23.7.2001)»; che, inoltre, l'Avvocatura sottolinea come la disciplina dettata per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile sia sovrapponibile a quella di cui all'art. 73-ter del d.lgs n. 199 del 1995 (come evidenziato dalla proposta di legge n. 3750, – presentata nel corso della XIV legislatura – recante «Disposizioni in materia di attribuzione di un emolumento pensionabile al personale non direttivo e non dirigente delle Forze di polizia»), e come ciò dimostri l'inesistenza, in tale ambito, di una discriminazione involgente la sola posizione dei vice brigadieri della Guardia di finanza. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale del Veneto ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dell'art. 73-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza), come introdotto dall'art. 9, comma 1, del d.lgs. 28 febbraio 2001, n. 67 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza); che la questione è stata sollevata nel corso di un giudizio volto all'annullamento sia della nota prot. n. 422650/P/ I° del 18dicembre 2003, con cui il Comando generale della Guardia di finanza – in applicazione della disposizione su cui verte il presente giudizio di legittimità – aveva rigettato le istanze tendenti al mantenimento a favore dei ricorrenti (tutti brigadieri della Guardia di finanza) dell'emolumento pensionabile attribuito ex art. 73-ter, comma 2, del d.lgs n. 199 del 1995, sia della nota prot. n. 79091 del 3dicembre 2003 del Reparto Tecnico Logistico Amministrativo della Guardia di finanza – Ufficio Amministrazione – Sezione Conti e Cassa, nonché all'accertamento del diritto dei ricorrenti al mantenimento dell'emolumento spettante ai vice brigadieri, secondo quanto disposto dalla norma censurata «anche successivamente alla maturazione dello scatto gerarchico attribuito nello stesso livello retributivo»; che il TAR rimettente precisa di sollevare la questione limitatamente all'inciso «con lo scatto gerarchico attribuito nello stesso livello retributivo ovvero», la cui previsione, secondo il giudice rimettente, avrebbe determinato una disparità di trattamento – quanto all'erogazione dell'emolumento pensionabile – tra i vice brigadieri della Guardia di finanza ed il personale di pari grado delle Forze Armate e dell'Arma dei carabinieri, con conseguente violazione degli artt. 3 e 97 Cost., poiché, confliggendo la medesima «con i canoni fondamentali di eguaglianza, nonché di imparzialità dell'azione amministrativa», disciplina in modo diverso situazioni sostanzialmente uguali;