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violazione dei diritti umani e discriminazione contro le donne, ancorché minorenni, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata; b «violenza domestica»: atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra coniugi o partner , indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima e che tra l’autore e la vittima sia cessata la relazione o sia intervenuta separazione, ancorché solo di fatto; c «violenza contro le donne basata sul genere»: atti di violenza, persecuzione o molestia diretti contro una donna, ancorché minorenni, in quanto tale, o che colpiscono le donne in modo sproporzionato; d «discriminazione di genere»: ogni distinzione o limitazione basata sul sesso, o sull’orientamento di genere, che abbia l’effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l’esercizio da parte di ogni individuo dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, culturale, civile, o in qualsiasi altro campo. 3 La presente legge promuove, in particolare, i diritti e la dignità delle donne e prescrive misure volte a contrastare ogni forma di femminicidio, inteso quale negazione della soggettività femminile. III FORMAZIONE, INFORMAZIONE, SENSIBILIZZAZIONE, PROMOZIONE CULTURALE 4 (Misure per la promozione, da parte dei media, della soggettività femminile) 1 L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il Ministro con delega per le pari opportunità promuovono l’adozione, da parte del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti e degli operatori radiofonici, di un codice di deontologia denominato «codice dei media per la promozione della soggettività femminile», recante princìpi e prescrizioni volti a promuovere, nell’esercizio dell’attività giornalistica, nei messaggi pubblicitari, nei palinsesti e nelle trasmissioni radiofonici, il rispetto della dignità delle donne e della soggettività femminile, nonché a prevenire ogni forma di discriminazione di genere o di femminicidio. Tale codice impegna a non rappresentare la donna come oggetto sessuale, a non diffondere comunicazioni che associno il sesso alla violenza, e a sensibilizzare l’opinione pubblica in merito al significato e contenuto del concetto di uguaglianza e pari dignità dei generi, nonché in merito alla violenza nel confronti delle donne come fenomeno sociale. 2 Il codice di cui al comma 1 del presente articolo è adottato con decreto del Presidente del Consiglio del ministri, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti e periodicamente aggiornato con la procedura di cui al medesimo comma 1. 3 Nei casi di inosservanza dei divieti sanciti dal codice di cui al comma 1, la Commissione per i servizi e i prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, previa contestazione della violazione agli interessati ed assegnazione di un termine non superiore a quindici giorni per le giustificazioni, delibera l’irrogazione della sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 250 a 2.500 euro e, nei casi più gravi, la sospensione dell’efficacia della concessione o dell’autorizzazione per un periodo da tre a trenta giorni. Della violazione dei suddetti divieti è data senza ritardo notizia all’organo titolare del potere disciplinare ai fini dell’adozione dei conseguenti provvedimenti. 4 All’articolo 36- bis , comma 1, lettera c) , numero 2), del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o di genere». 5 (Campagne di sensibilizzazione, informazione e formazione) 1 Al fine di contrastare efficacemente il fenomeno degli atti persecutori e della violenza nel confronti delle donne, le prefetture-uffici territoriali del Governo possono promuovere, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio, protocolli d’intesa tra i seguenti soggetti istituzionali: province, comuni, aziende sanitarie, consigliere di parità, uffici scolastici provinciali, Forze dell’ordine e organizzazioni di volontariato che operano sul territorio. 2 I protocolli di cui al comma 1 hanno i seguenti obiettivi: a l’analisi e il monitoraggio del fenomeno degli atti persecutori e della violenza di genere; b lo sviluppo di azioni finalizzate alla prevenzione e al contrasto del fenomeno di cui alla lettera a) , attraverso mirati percorsi educativi e informativi; c la formazione degli operatori del settore; d la promozione dell’emersione del fenomeno, anche tramite iniziative volte a facilitare la raccolta delle denunce; e l’assistenza e il sostegno alle vittime della violenza in tutte le fasi susseguenti al verificarsi di un episodio di violenza. 3 Le amministrazioni, pubbliche, nell’ambito delle proprie competenze, promuovono iniziative, campagne e attività di sensibilizzazione, formazione e informazione volte alla prevenzione della discriminazione di genere, della violenza nei confronti delle donne e del femminicidio in ogni loro forma. 4 Le amministrazioni pubbliche di cui al comma 3, nell’ambito della disciplina vigente in materia di formazione, promuovono iniziative e appositi moduli formativi sulla violenza di genere, mirando alla valorizzazione della pari dignità sociale tra uomo e donna e alla promozione della soggettività femminile. 6 (Educazione scolastica contro la violenza e la discriminazione di genere) 1 Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio, promuove l’educazione alla relazione contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne, la discriminazione di genere e il femminicidio e promuovere la soggettività femminile, sviluppando negli studenti una maggiore autonomia e capacità di analisi, ai fini della promozione di una reale autodeterminazione dei generi, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo. L’educazione alla relazione è rivolta a favorire il rapporto con l’altro ed è fondata su una cultura delle pari opportunità. 2 Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nel limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio, promuove l’istituzione, nei consigli d’istituto e nei collegi dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado, del referente per l’educazione alla relazione, preposto alla sollecitazione di misure educative a favore delle pari opportunità tra generi e della promozione della soggettività femminile. 3