[resaula]

se non ritenga a tal fine opportuno procedere immediatamente con la proposta per la nomina del nuovo presidente della Consob, al fine di superare l'attuazione situazione, ripristinare il plenum del quorum e prevenire l'adozione di atti potenzialmente viziati da situazioni di conflitto di interessi, al fine di tutelare i risparmiatori e la Commissione stessa; se non ritenga infine opportuno avviare, in una fase successiva, le opportune e necessarie verifiche in relazione all'effettiva sussistenza o meno in capo alla professoressa Genovese in merito ai requisiti richiesti per la sua carica di componente della Consob. Atto n. 4-01211 LANNUTTI PATUANELLI TAVERNA PERILLI MORRA SILERI L'ABBATE PUGLIA LOMUTI BOTTO DESSI' DONNO PRESUTTO FERRARA LUPO PESCO DI NICOLA CATALFO LEONE FENU MOLLAME CRUCIOLI LANZI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: il 14 settembre 2018 la professoressa Anna Genovese (nominata commissario Consob con decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2014 su proposta del Presidente del Consiglio pro tempore Matteo Renzi), ai sensi dell'art. 6 del regolamento di organizzazione Consob, ha assunto la carica di presidente vicario della Consob, in qualità di commissario con maggiore anzianità di istituzione, a seguito delle dimissioni del presidente dottor Mario Nava, incarico di vicario che aveva già ricoperto nel periodo intercorso tra le dimissioni del presidente Vegas e l'assunzione della carica da parte del presidente Nava (ovvero, dal dicembre 2017 ad aprile 2018); all'atto della sua nomina a commissario, la professoressa Genovese è stata oggetto di valutazione, da parte degli organi competenti, come previsto dalla legge n. 216 del 1974, con riferimento alla sua compatibilità con tale carica, ma tale valutazione è stata condotta avendo a riguardo la qualifica di commissario, che prevede poteri e compiti diversi (e inferiori) da quelli del presidente, il quale, ai sensi dell'art. 5, comma 1, del regolamento di organizzazione e funzionamento della Consob, "sovraintende all'attività istruttoria" (lett. b)), "convoca la Commissione, stabilisce l'ordine del giorno, ne dirige i lavori e vigila sull'attuazione delle deliberazioni della stessa" (lett. c)) e "dà istruzioni sul funzionamento degli uffici e direttive per il loro coordinamento" (lett. e)); da notizie pubblicate da mezzi di informazione nonché ricavate dal curriculum vitae della professoressa Genovese, prima di tale incarico la stessa risultava titolare di docenza come professore ordinario presso l'università di Verona, nonché svolgeva la propria attività professionale di avvocato presso lo studio legale dell'avvocato Andrea Zoppini di Roma, con sede in piazza di Spagna; dalle stesse notizie pubblicate dai mass media è emerso che tale studio legale avrebbe patrocinato, e continuerebbe a patrocinare per conto di propri clienti, molti procedimenti di competenza della Consob; l'art. 3, comma 1, del regolamento di organizzazione della Consob, prevede che, all'atto della loro nomina, i membri della commissione rilascino una dichiarazione di insussistenza di situazioni di conflitto di interessi, assumendosi la responsabilità di non versare in alcuna delle situazioni di incompatibilità di cui all'articolo 1, comma 5, del decreto-legge n. 95 del 1974, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 216 del 1974, e successive modifiche e integrazioni; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: la professoressa Genovese ha accettato di rivestire la carica di presidente vicario, omettendo di dichiarare che, stante i suoi rapporti con lo studio Zoppini, non poteva rivestire tale ruolo, omissione che reitera quelle già compiute nel 2014, all'atto della sua nomina a commissario, e nel 2017, quando per la prima volta ha assunto il ruolo di presidente vicario; la violazione (reiterata) dell'obbligo di dichiarare eventuali situazioni di conflitto d'interessi mina i presupposti stessi della nomina della professoressa Genovese, in quanto contrasta con l'art. 1, comma 3, della legge n. 216 del 1974, in base al quale è richiesto che i membri della commissione siano in possesso di requisiti di "indiscussa moralità e indipendenza", incompatibili con comportamenti omissivi e con rapporti che generano conflitto di interessi; conseguentemente, gli atti assunti dalla Consob nei periodi durante i quali la Genovese è stata vicario sono potenzialmente invalidi; a prescindere dalle possibili omesse dichiarazioni sui conflitti di interessi, tenuto conto del potere spettante al presidente vicario di fissare l'ordine del giorno delle pratiche in discussione in commissione, ove la professoressa Genovese decidesse per ipotesi di postergare la discussione di una pratica che vede coinvolto lo studio Zoppini, dovrebbe anticipare la discussione di un'altra pratica, e viceversa; perciò i vizi derivanti da conflitto di interessi potrebbero investire non solo le decisioni della Commissione, che hanno ad oggetto le pratiche in cui è coinvolto lo studio Zoppini, ma anche le altre istruttorie di vigilanza della Consob; inoltre, tenuto conto del potere spettante al presidente vicario di fornire istruzioni sul funzionamento degli uffici e direttive per il loro coordinamento, il necessario esercizio di tali funzioni da parte della Genovese, nelle attività degli uffici Consob che hanno ad oggetto pratiche nelle quali vengono trattati interessi o situazioni rappresentate o difese dallo studio citato, presuppone che tali pratiche siano viziate dalla possibile situazione di conflitto di interessi; l'art. 5 del codice etico per i componenti della Consob, approvato con delibera n. 17444 del 4 agosto 2010, dispone che "nei casi di conflitto, anche solo apparente, i Componenti della Commissione si astengono dall'assumere o dal concorrere ad assumere decisioni nonché dal compiere atti che coinvolgano, direttamente o indirettamente, interessi finanziari e non finanziari propri e, per quanto è dato conoscere, del coniuge, di conviventi, di parenti entro il terzo grado o affini entro il secondo. Il Componente, previa acquisizione del parere del Garante etico previsto dall'art. 8, decide in ordine all'astensione, all'uopo rendendo al Collegio motivata dichiarazione" (comma 2); l'art. 6- bis della legge n. 241 del 1990 espressamente prevede che "il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale"; come chiarito da numerose pronunce ANAC, nonché dal piano nazionale anticorruzione, tale disposizione persegue una finalità di prevenzione che si realizza mediante l'astensione dalla partecipazione alla decisione del titolare dell'interesse, che potrebbe porsi in conflitto con l'interesse perseguito, mediante l'esercizio della funzione o con l'interesse di cui sono portatori il destinatario del procedimento, gli altri interessati e i contro interessati;