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Il piano, introdotto dall'art. 11- ter del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 35, è diretto ad individuare le aree dove sarà possibile svolgere o continuare a svolgere le attività di ricerca, prospezione e coltivazione degli idrocarburi in modo sostenibile; il piano si occuperà delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a terra e in mare. Quindi, per quanto attiene alle attività in mare, si configura un'interferenza con la pianificazione spaziale marittima, che, come anticipato, si riferisce a tutti gli usi del mare; tenuto conto dello stato della procedura di VAS del piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, questo sarà approvato prima dell'approvazione dei piani di gestione dello spazio marittimo, con conseguente individuazione delle aree idonee e delle aree non idonee all'attività mineraria, senza tener conto della preliminare definizione e composizione di tutti gli altri usi del mare; la pianificazione spaziale marittima è uno strumento di primo livello, sovraordinato, cioè, agli ulteriori e previgenti atti di pianificazione della gestione del "territorio marino", il cui contenuto deve necessariamente confluirvi. Più precisamente, essa rientra nella tipologia dei "superpiani"; in data 14 maggio 2021, con parere n. 14, la commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale ha raccomandato "ai fini della massima coerenza tra PiTESAI e la Pianificazione dello Spazio Marittimo, di tener conto di quanto in corso di redazione da parte del Gruppo di lavoro istituito all'interno del Comitato Tecnico per la Pianificazione dello Spazio Marittimo, in cui siedono rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili (MIMS) e del MiTE"; nella proposta di piano del 15 luglio 2021 si precisa, in relazione ai rapporti tra lo stesso e la pianificazione spaziale marittima, quanto segue: "Attualmente la MSP, in Italia, è tuttavia in fase di redazione e non è ancora disponibile la versione definitiva della stessa, per come consolidata a valle del processo di VAS. Si ritiene, quindi, che la MSP dovrà considerare quanto prodotto sinora dal presente Piano, che potrà essere comunque oggetto di opportune future verifiche e armonizzazioni ulteriori con la MSP, nel caso di un aggiornamento del PiTESAI (per esempio con frequenza triennale)", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti o di altri elementi al riguardo; se, nei limiti delle rispettive competenze, intendano chiarire le cause del ritardo nell'approvazione dei piani di gestione dello spazio marittimo, nonché precisare quando ritengono, almeno in via approssimativa, che tali piani saranno approvati; se, sempre nei limiti delle rispettive competenze, intendano precisare in che termini la pianificazione spaziale marittima dovrà considerare quanto previsto dal piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, atteso che la prima rientra nella categoria dei "superpiani" e l'altro costituisce un piano settoriale. Atto n. 3-02780 CASTELLONE Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che: la bufala mediterranea italiana è tutelata dalla legge 27 dicembre 2002, n. 292, che all'art.1, comma 1, recita: "La bufala mediterranea italiana è da considerare patrimonio zootecnico nazionale, le cui caratteristiche genetiche sono da tutelare dall'immissione incontrollata di capi esteri per salvaguardare le peculiari caratteristiche di tale razza; tale patrimonio deve essere tutelato altresì da tutte le patologie infettive ed infestive, mediante piani regionali di profilassi appositamente dedicati alla prevenzione ed eradicazione delle malattie a carattere diffusivo, a salvaguardia delle produzioni di filiera e del consumatore". La produzione di mozzarella di bufala DOP ha un impatto notevole sul prodotto interno lordo della Regione Campania e presenta un trend in forte crescita su tutti i mercati nazionali e internazionali; l'intera filiera bufalina è regolamentata da un rigoroso disciplinare di produzione della denominazione di origine protetta (regolamento (CE) n. 1107/96, decreto ministeriale 18 settembre 2003) e determina un giro di affari di 1.218 milioni di euro annui (fonte: SVIMEZ 2019); il comparto bufalino casertano rappresenta il 60 per cento dell'allevamento in Italia, con un impegno occupazionale diretto di oltre 40.000 addetti oltre all'indotto, tanto che lo studio SVIMEZ sull'impatto socio-economico della filiera bufalina presentato alla Borsa di Milano il 20 giugno 2019 ha concluso che "la Mozzarella di Bufala Campana Dop corre alla stessa velocità di un brand premium del settore automobilistico, generando un giro di affari di 1 miliardo e 218 milioni di euro"; tale comparto vive una fortissima difficoltà per l'imperversare della brucellosi, il cui tasso di infezione e propagazione è estremamente preoccupante, raggiungendo un valore di circa il 10 per cento portando, dal 2018 ad oggi, all'abbattimento di circa 33.000 capi di bufala mediterranea sospetti d'infezione all'esito degli esami di laboratorio eseguiti dall'Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno che, insieme agli uffici della Regione Campania e della ASL Caserta, non consente la presenza di tecnici e periti di parte nominati dagli allevatori che vogliono verificare l'esattezza delle analisi e delle procedure adottate, come ben descritto dalla recente inchiesta giornalistica "Bufale connection" di "Fanpage"; considerato che: fino al 2014, quando era concesso agli allevatori di poter vaccinare i capi, l'incidenza della malattia era scesa ai minimi storici raggiungendo soglie vicine all'1 per cento degli animali; tale facoltà è poi stata cancellata, permettendo solo gli abbattimenti, e la curva dei contagi ha ripreso a crescere; nel 2019 la Regione Campania ha varato la delibera n. 207, che non consente l'applicazione del regolamento (CE) n. 1226/2002, che prevede uno specifico accertamento suppletivo con l'uso del " test IDT Aviare" per scongiurare l'abbattimento di falsi positivi al " test dell'IDT bovis", ma utilizza il kit diagnostico "Bovigam", che non solo non è validato-registrato per l'uso nel bufalo mediterraneo, ma non è neanche previsto dal manuale delle prove diagnostiche dell'Organizzazione mondiale della sanità animale (OIE); gli Stati membri avrebbero dovuto adottare il regolamento (UE) 2020/689 del 17 dicembre 2019, che usa il criterio degli abbattimenti selettivi e mirati e l'avvio di un piano vaccinale per la brucellosi e altre malattie come la tubercolosi, entro il mese di aprile 2021; rilevato che: gli allevatori della provincia di Caserta e tutti gli operatori del settore chiedono di rivedere urgentemente il piano regionale di eradicazione della brucellosi, che finora ha dato risultati scadenti, in particolare essi invocano controlli più stringenti e puntuali per rendere realmente efficace la profilassi primaria, al fine di evitare o ridurre al minimo l'abbattimento dei capi di bestiame;