[pronunce]

che, al riguardo, il Commissario dello Stato rileva che la disciplina della materia è riservata o ad appositi contratti collettivi di lavoro, insuscettibili per loro natura di modifica da parte del legislatore, o a specifiche previsioni legislative dei rispettivi ordinamenti che riguardano ciascuna categoria di personale pubblico; che l'altra disposizione, contenuta nel comma 28 dell'art. 127, esclude i dipendenti collocati anticipatamente in pensione chiamati a far parte degli uffici di staff dall'applicazione del comma 1 dell'art. 25 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, operante nell'ordinamento siciliano in virtù dell'art. 5 della legge regionale 12 novembre 1996, n. 41, che vieta il conferimento, a tale categoria di soggetti, di incarichi di consulenza, collaborazione, studio e ricerca; che la deroga alla previsione di carattere generale, dal legislatore nazionale espressamente finalizzata alla piena ed effettiva trasparenza ed imparzialità dell'azione amministrativa, costituisce, ad avviso del Commissario dello Stato, un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla generalità dei dipendenti e dei titolari degli uffici pubblici, cui è imposto il rispetto delle finalità del citato art. 25 della legge n. 724 del 1994, in violazione degli articoli 3 e 97 Cost.; che per le stesse considerazioni sarebbe costituzionalmente illegittimo anche il comma 27, avente il medesimo contenuto; che, secondo il ricorrente, in contrasto con gli articoli 3 e 97 Cost. si porrebbe altresì la previsione del comma 34 del medesimo art. 127, ai cui sensi agli interventi di messa in sicurezza dei siti minerari di proprietà della Regione si può provvedere dando incarico alla società Biosphera, partecipata maggioritariamente dalla Regione medesima; che, ad avviso del Commissario dello Stato, la disposizione non sarebbe conforme ai criteri d'imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, la quale deve rispettare le procedure di pubblica evidenza prescritte anche a livello comunitario per l'individuazione del soggetto incaricato di espletare un servizio pubblico: questo principio non potrebbe essere derogato individuando per legge una società nel cui capitale sociale la pubblica amministrazione abbia una partecipazione, seppur maggioritaria; che l'art. 114 della delibera legislativa interferirebbe in materia penale e violerebbe l'art. 14 dello statuto speciale: con tale disposizione, infatti, vengono disposti gli interventi per il controllo della fauna selvatica con modalità difformi dalle prescrizioni dell'art. 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sicché si avrebbe l'autorizzazione ad un esercizio venatorio al di fuori dei termini prescritti dal calendario per la generalità dei cittadini, condotta sanzionata penalmente dall'art. 30 della legge in questione; che l'art.1, comma 1, della delibera legislativa – il quale prevede che le società d'ambito per la gestione integrata dei rifiuti, costituite ai sensi dell'art. 23 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, determinano con delibera dell'assemblea dei soci la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani – si porrebbe in contrasto con quanto previsto dall'art. 49, comma 8, del decreto legislativo n. 22 del 1997, che assegna agli enti locali la competenza a determinare le tariffe relative al servizio in questione; che, in proposito, il Commissario dello Stato rileva che, benché l'assemblea dei soci delle società d'ambito sia costituita dai sindaci dei Comuni interessati, i quali sono titolari del generale potere di rappresentanza e sovrintendenza dei servizi e degli uffici comunali, nei loro poteri non sarebbe compreso il compito di determinare la disciplina delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi, che è di competenza del consiglio, organo rappresentativo dell'intera collettività locale; e la potestà legislativa regionale in materia di ordinamento e regime degli enti locali non potrebbe spingersi sino a modificare per una singola materia l'ordinario riparto di competenze tra gli organi delle istituzioni locali, riservata semmai agli statuti di queste ultime; che questa previsione, seppure finalizzata ad accelerare i tempi di avvio del nuovo sistema di gestione del ciclo di rifiuti urbani e a razionalizzarne le modalità di erogazione, costituirebbe pertanto un'indebita compressione dell'autonomia e del potere di autorganizzazione delle istituzioni locali, riconosciuto dagli articoli 5 e 114 della Costituzione; che, infine, il ricorrente denuncia l'art. 21, che introduce una nuova disciplina in materia di conservazione dei residui passivi, limitatamente all'inciso del comma 3 «da registrarsi alla Corte dei conti»; che la ragione dell'incostituzionalità risiederebbe nel fatto che sarebbe precluso al legislatore regionale aggiungere nuovi compiti al controllo contemplato dall'art. 2 del d.lgs. 18 giugno 1999, n. 200, relativo alla norma di attuazione dello statuto in materia di funzioni della Corte dei conti, essendo riservato alla competenza dello Stato definire l'ambito di competenza della suddetta Corte; che in prossimità della camera di consiglio l'Avvocatura generale dello Stato ha dato atto dell'esaurimento della controversia in ragione dell'intervenuta promulgazione e pubblicazione della delibera legislativa con esclusione delle disposizioni impugnate con il ricorso del Commissario. Considerato che il Commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha promosso, in riferimento agli articoli 3, 5, 10, 51, 81, comma quarto, 97 e 114 della Costituzione nonché agli articoli 12, 14 e 17 dello statuto speciale, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, questione di legittimità costituzionale degli articoli 8, comma 4, 11, comma 1, 21, comma 3, limitatamente all'inciso «da registrarsi alla Corte dei conti», 85, 91, 106, 107, 109, 114, 116, 117, 121, 127, commi 27, 28, 34 e 77, della delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 17 dicembre 2004 (disegno di legge n. 924), recante “Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2005”; che, successivamente all'impugnazione, la predetta delibera legislativa è stata promulgata (come legge della Regione Siciliana 28 dicembre 2004, n. 17) con omissione di tutte le disposizioni (e parti di testo) oggetto di censura; che l'intervenuto esaurimento del potere promulgativo, che si esercita necessariamente in modo unitario e contestuale rispetto al testo deliberato dall'Assemblea regionale, preclude definitivamente la possibilità che le parti della legge impugnate ed omesse in sede di promulgazione acquistino o esplichino una qualche efficacia, privando così di oggetto il giudizio di legittimità costituzionale (sentenza n. 351 del 2003); che pertanto, in conformità alla giurisprudenza di questa Corte (ordinanze n. 32 e n. 131 del 2004; ordinanza n. 169 del 2005), deve dichiararsi cessata la materia del contendere.. .