[pronunce]

2.1.- Secondo la difesa dello Stato, la questione sarebbe inammissibile in quanto il giudice a quo avrebbe del tutto omesso di esaminare in qual modo la disposizione censurata sarebbe idonea a pregiudicare la conservazione delle essenziali e specifiche finalità dell'istituto del maso chiuso. 2.2.- La questione sarebbe, comunque, anche infondata in quanto la competenza normativa primaria conferita al legislatore altoatesino in materia di ordinamento dei masi chiusi - che anche la interveniente difesa riconosce essere più ampia di quella che è connessa alle altre materie elencate dall'art. 8 dello statuto di autonomia - si esplica, tuttavia, a livello di disciplina sostanziale e non anche a livello, unico oggetto della disposizione censurata, di disciplina processuale. Che la competenza provinciale nella materia in questione si esplichi esclusivamente a livello sostanziale lo si deduce - sempre secondo l'Avvocatura dello Stato - dal fatto che lo stesso art. 8, numero, 8), dello statuto si riferisce all'«ordinamento dei masi chiusi» e dal fatto che la competenza legislativa primaria deve comunque essere esercitata entro i limiti fissati dall'art. 4 dello statuto, cioè in armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e delle norme fondamentali di riforma economico-sociale. Aggiunge la difesa pubblica che la potestà legislativa provinciale incontra, oltre al limite - definito «interno» - fissato dall'art. 8, numero 8), dello statuto, anche un limite esterno costituito dalla competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione in materia di giurisdizione e norme processuali. In assenza di disposizioni di rango costituzionale atte a rimuovere tale limite deve, pertanto, escludersi la competenza provinciale riguardo alle norme regolatrici del processo. 2.3.- Né ad un diverso risultato potrebbe condurre, come invece prospettato dal rimettente, l'esame della giurisprudenza della Corte costituzionale in argomento. In particolare, l'Avvocatura si sofferma sulla sentenza n. 4 del 1956 per chiarire che con essa la Corte costituzionale, lungi dal riconoscere la competenza legislativa provinciale in materia processuale, ha solo affermato la legittimità di una norma recata da una legge provinciale, avente ad oggetto un procedimento di volontaria giurisdizione. Ciò in quanto detta previsione normativa si giustificava poiché, per il tramite di essa, si restituiva ad un organo della giurisdizione una competenza che già era attribuita, nella precedente legislazione austriaca, al corrispondente organo giurisdizionale, così ripristinandosi, conformemente alla ratio della peculiare competenza legislativa in materia, un aspetto della tradizione dell'istituto del "maso chiuso".1.- La Sezione specializzata agraria della Corte di appello di Trento - Sezione distaccata di Bolzano dubita, in riferimento all'art. 116 della Costituzione nonché all'art. 8, numero 8), del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), della legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 2, della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi - Legge di semplificazione 1999), come sostituito dall'art. 22, comma 1, della legge 29 luglio 2003, n. 229 (Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione - Legge di semplificazione 2001). 1.1.- In particolare, il citato giudice rimettente - premesso che la norma oggetto dell'incidente di costituzionalità prevede che «Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa all'ordinamento dei masi chiusi è tenuto ad esperire il tentativo di conciliazione ai sensi dell'art. 46 della legge 3 maggio 1982, n. 203», con l'unica variante, rispetto al modello di riferimento, che all'ispettorato provinciale della agricoltura è sostituita la «Ripartizione agricoltura della provincia autonoma di Bolzano» - ritiene che siffatta disposizione sia in contrasto con l'art. 116 della Costituzione e con l'art. 8, numero 8), del d.P.R. n. 670 del 1972 atteso che, secondo i termini della disposizione ultima citata, «la disciplina della materia dell'ordinamento dei masi chiusi è riservata alla potestà legislativa primaria della Provincia autonoma». Ritiene, pertanto, il rimettente che, essendo la potestà legislativa primaria della Provincia autonoma in materia di ordinamento dei masi chiusi - in quanto istituto sconosciuto nell'ordinamento statale - più ampia rispetto a quella ordinariamente riconosciutagli e tale da estendersi sino alla connessa materia processuale, il legislatore statale - nel prevedere, quale condizione di proponibilità dell'azione nei giudizi aventi ad oggetto l'ordinamento di detto istituto, l'esperimento del preventivo tentativo di conciliazione - avrebbe violato i propri limiti competenziali, esondando in quelli propri della Provincia autonoma. 2.- La questione non è fondata. 2.1.- Invero, più volte questa Corte è stata chiamata a precisare l'ambito della competenza legislativa primaria della Provincia autonoma di Bolzano in materia di «ordinamento dei masi chiusi e delle comunità familiari rette da antichi statuti e consuetudini», chiarendo che l'istituto, che «non trova precedenti nell'ordinamento italiano, non può qualificarsi né rivivere se non con le caratteristiche sue proprie derivanti dalla tradizione e dal diritto vigente fino all'emanazione di quel r.d. 4 novembre 1928, n. 2325, in base al quale esso [...] cessò di avere formalmente vita». In tal senso è stato ulteriormente specificato che la più ampia potestà di cui il legislatore provinciale gode in relazione all'istituto in discorso, anche rispetto a quella ordinariamente spettantegli laddove essa si caratterizza per essere primaria, trova la sua giustificazione nell'esigenza di rispettare e, se del caso, ristabilire la disciplina del maso chiuso quale si è stratificata nella tradizione e nell'esperienza giuridica riconducibile al diritto preesistente a quello nazionale (sentenze n. 405 del 2006 e n. 4 del 1956). 3.- In applicazione di siffatti principi questa Corte, scrutinando la legittimità di talune disposizioni legislative provinciali, relative alla disciplina del maso chiuso, che incidevano anche sul diritto privato e sulla giurisdizione, ne ha affermato la compatibilità costituzionale là dove, per il tramite di esse, si tendeva a ripristinare alcuni aspetti originari e tradizionali della complessiva normativa afferente all'istituto (fra le altre, oltre alla già ricordata sentenza n. 4 del 1956, v. la sentenza n. 55 nel 1964).