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in particolare, in quella fascia dell'abbandono confermerà che i politici possono fare quello che vogliono. Questo è il messaggio peggiore che una classe dirigente potrebbe favorire. In caso di diniego all'autorizzazione il Senato si assumerà un'importante responsabilità nei confronti dello Stato di diritto, proprio perché in questo caso a differenza di quelli passati ci si interroga sui limiti dell'agire politico ed in particolare ci si chiede se il preminente interesse dello Stato costituzionale possa comportare la violazione degli obblighi fondamentali, quali quelli sul diritto di asilo e sulla libertà personale degli stranieri. Concludendo, signor Presidente, io credo che dopo questa decisione ci sia un prima e un dopo. Il dopo è il superamento non sanabile di un cardine democratico che aprirebbe le porte a percorsi inesplorati, con una buona dose di pericolosità sociale prima ancora che politica. Mi chiedo perché smantellare la nostra democrazia, la Repubblica italiana, insinuando criteri che nella democrazia non esistono. Pertanto, per le ragioni che ho appena detto, auspico che il Senato conceda l'autorizzazione a procedere affinché il Ministro in questione sia giudicato nelle aule giuste, che non sono questa. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo sia giusto prestare davvero tanta attenzione alla scelta che noi dobbiamo compiere. L'accusa che il tribunale dei Ministri ha rivolto al ministro Salvini sul caso Diciotti è veramente seria e grave; non è quindi possibile archiviarla né tenerla solo sul piano delle diverse o opposte opinioni politiche. Sequestrare donne, uomini, minori, limitare la libertà personale è una forma di violenza sulla persona che non può in nessuna occasione essere giustificata o considerata come effetto indesiderato delle scelte politiche di un Governo. Questo non è ammissibile. Desidero dire subito che non mi appartiene la posizione politica che identifica il ministro Salvini, o qualunque altro esponente del Governo della Repubblica italiana, come un nemico da abbattere e su cui fare cannibalismo becero, con linguaggi che alimentano odio o delegittimazione. Certo, considero le politiche di questo Governo e del ministro Salvini, leader della Lega, contrarie ai miei principi, a ciò che penso sia utile per l'Italia, per la sua crescita, per il suo benessere, per la convivenza civile e democratica. Ma proprio per questo non considero Salvini, lo ripeto, un nemico da abbattere, ma un avversario politico sì, da sconfiggere politicamente ma, innanzitutto, nel Paese. Io voglio sgombrare questa discussione dai toni del confronto partitico politico che a volte ha assunto. Non ho, quindi, accanimento verso di lui e, dal mio punto di vista, se sceglierà di andare a processo (cosa che, temo, non stia scegliendo e che, purtroppo, non sceglierà), spero possa uscire senza addebiti giudiziari da questa vicenda, perché lo riterrei un elemento qualificante della reputazione democratica del nostro Paese. È importante, però, che il Ministro accetti di essere giudicato come accadrebbe a qualsiasi altro italiano accusato di sequestro, come lui stesso aveva inizialmente affermato. Il comportamento corretto, cioè, è quello di chi si difende nel processo e non dal processo. Ma perché, ministro Salvini, lei ha cambiato idea? Lei e tutta la sua maggioranza di Governo avete preferito, con il voto di quest'Aula, il rifiuto, il diniego, di andare a processo e, quindi, di farsi giudicare nelle sedi proprie. Avete così tanta paura del merito dell'accusa che vi viene rivolta? Oppure, insieme a questo, volete un salvacondotto per proseguire, come stava avvenendo in queste ore con i quarantanove migranti a bordo della nave italiana Mare Jonio, in brutali attacchi alla dignità e libertà della persona? O, magari, ancora più in generale, per attaccare le libertà e le norme costituzionalmente garantite, che è, secondo me, il tema di merito su cui discutere? Non sta a me, e non sta a quest'Assemblea, valutare se effettivamente il ministro Salvini abbia violato la legge. Il giudizio politico che, come Partito Democratico, abbiamo dato e diamo è durissimo, chiarissimo. Credo che il Ministro abbia agito senza umanità, giocando con le vite delle persone, soffiando sulla paura dell'immigrazione e del diverso, come purtroppo fa troppo spesso. E per che cosa? Per qualche punto percentuale di consenso in più? Guardate che questo è davvero drammatico. Non saremo mai d'accordo con Salvini su questo. Mai la vita umana, in un sistema democratico, può essere sacrificata sull'altare di scelte politiche, quali che siano. E mai le scelte politiche di un Governo possono violare le leggi. Allora, il punto è proprio questo: distinguere politica e giustizia. Mi permetto di ricordarlo alla collega Modena, che invece ha detto che stiamo parlando di politica e che la politica non può essere affidata ai tribunali. Il punto, allora, è proprio questo: distinguere politica e giustizia, rispettando, però, gli spazi di ciascuna. Occorre distinguere il conflitto politico su una scelta, che, dal suo punto di vista, Salvini continua a difendere e che noi continuiamo a contrastare, dal giudizio penale su di essa. E solo un tribunale può decidere questo: se la decisione di non fare attraccare la Diciotti, una nave della Repubblica italiana, sia stata presa in violazione delle leggi e se, effettivamente, sia stato un sequestro. Non può giudicare il Senato su questo, non i media , non l'opinione pubblica, non una maggioranza parlamentare. Colleghe e colleghi, il voto cui siamo chiamati domani è questo: lasciare che le cose vadano secondo quanto è più giusto, facendo svolgere al tribunale dei Ministri il proprio lavoro, o piegare regole nazionali, costituzionali e internazionali e valori condivisi al puro interesse alla sopravvivenza di questo Governo e di questa maggioranza. Perché è di questo che si tratta, e lo sapete bene, cari colleghi della Lega, del MoVimento 5 Stelle, di Forza Italia e tutti coloro che pensano di votare no domani. Gli italiani ci guarderanno votare. Non alimentiamo l'idea di una politica che ha più diritti delle persone comuni. Non usiamo due pesi e due misure. Non facciamo passare il messaggio che basta essere un esponente del Governo per non essere sottoposti al giudizio della magistratura. Guardate che questo è un precedente gravissimo. Ministro Salvini, glielo chiedo nelle sue funzioni di giovane leader populista, di Ministro e di padre. Ma perché non dà un buon esempio? Si faccia processare. Rispetti il tribunale e accetti di essere giudicato come una persona sicura del suo operato, sicura di non aver infranto la legge. Semplicemente questo. Continuerò ad oppormi, con determinazione e costanza, alle sue scelte politiche, ad impegnarmi con tutte le mie forze per costruire un'alternativa al suo Governo nel Paese e poi nelle elezioni perché reputo il suo Governo dannoso per il Paese, ma guardi, Ministro, sarei la prima a congratularmi con lei se fosse assolto avendo scelto di farsi giudicare negli unici luoghi deputati al giudizio di merito, i tribunali, così come prevedono la nostra Costituzione, le nostre regole, le nostre leggi.