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se dobbiamo stare vicini alle persone che soffrono, a quelle persone che rischiano di non poter mangiare perché il reddito è diminuito con il lockdown oppure dobbiamo fare altro. Ditelo, però. Non si può dire tutto e il contrario di tutto. Non si può dire che questo Paese rischia di avere molte famiglie in condizioni drammatiche e poi spiegare che, però, quelle stesse famiglie non vanno aiutate. Allo stesso modo, avete evocato scenari drammatici rispetto alla nostra economia, ma siete sempre pronti a cambiare opinione - l'ho visto anche oggi - a seconda di cosa conviene per fare un po' di propaganda e alimentare le critiche al Governo. Sono colpito da ciò che ho sentito oggi sulla vicenda Autostrade. Ho sentito affermazioni che sono il contrario di quanto è stato detto solo ieri. Ieri è stato spiegato da molti che sono intervenuti oggi che bisognava trovare un compromesso, una soluzione che tutelasse l'interesse pubblico, il lavoro, quindi l'occupazione, e nello stesso tempo intervenisse per far pagare le responsabilità a chi le ha avute. Oggi si dice che quel provvedimento non va bene esattamente per le stesse ragioni. Non possiamo lavorare così. Credo siano giuste le critiche sul metodo; sono giuste le critiche - che peraltro non sono nuove - per il fatto che gran parte dei provvedimenti ormai può essere discussa solo in una delle due Camere; ma non è questo il tema. Confrontiamoci, quando possiamo, sul merito, e il merito non è quello che avete raccontato. Ho sentito un solo intervento dell'opposizione richiamare una misura straordinaria, anticiclica, qual è il bonus del 110 per cento su ecobonus e sicurezza. Non ho sentito nessuno richiamare che già centinaia di migliaia di famiglie hanno richiesto e ottenuto il famoso bonus vacanze. Non ho sentito nessuno raccontare che chi ha subito la crisi potrà versare le tasse a settembre, non a luglio. Non ho sentito nessuno ricordare che in questo provvedimento ci sono molti soldi a fondo perduto che andranno - e stanno già arrivando perché queste sono già misure concrete - alle aziende italiane. Questo sta succedendo. È un decreto-legge, non sono chiacchiere. Sono interventi concreti che si stanno facendo. Questa è la verità. Concludo velocemente. Cassa integrazione, 600 euro, 1.000 euro per autonomi e partite IVA, reddito di emergenza, blocco degli sfratti: sono tutti provvedimenti che servono a evitare lo scenario, che qui tutti temiamo, di un Paese messo in ginocchio e di famiglie messe in ginocchio dalla crisi. Crediti garantiti alle imprese, accelerazione dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione (12 miliardi), finanziamenti a fondo perduto per tutte le imprese: sono provvedimenti che dicono che noi vogliamo rilanciare l'economia di questo Paese, aiutare le imprese, che abbiamo un'idea di sviluppo del Paese che guarda al lavoro, all'ambiente, alla vivibilità delle città, ma soprattutto che in questo momento sente il dovere di stare vicino ai cittadini in difficoltà e che soffrono. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, come sempre in quest'Aula mancano due cose: i Ministri e il tempo. (Applausi). Di Ministri non ne abbiamo visto neanche uno in una giornata di lavoro e, in riferimento al tempo, è sempre troppo tardi per fare qualcosa. Ho appena ascoltato l'intervento di chi mi ha preceduto, ma dopo 1.500 emendamenti non avete capito quello che c'era scritto? Venite in Aula a chiederci di dirvi cosa vogliamo, ma non bastano 1.500 emendamenti? (Applausi) . A voi serve uno bravo che ve li spieghi, perché è impossibile. Diteci cosa dobbiamo fare per farvelo capire. Veramente non lo so. Come hanno già detto i colleghi del mio Gruppo che mi hanno preceduto, questo decreto è iniziato ad aprile, è inciampato, è arrivato a maggio, è caduto a giugno, è rotolato rovinosamente ed è arrivato a luglio e al 18 luglio questo decreto-legge scade. Non riusciamo neanche a discuterlo. In Commissione non abbiamo avuto neanche il tempo di leggerlo, se non dieci minuti per esprimere un parere. Stiamo parlando del decreto-legge che dovrebbe fare la storia dei decreti, con 266 articoli, più i bis e i tris e mettiamoci quello che vogliamo, e non abbiamo avuto neanche venti minuti per poterlo analizzare insieme. Ma di cosa stiamo parlando, signori? (Applausi) . Nel frattempo fuori, nel mondo reale, hanno chiuso imprese, la cassa integrazione non si è vista, e quella che stanno aspettando è ancora la cassa integrazione di aprile, non quella di luglio. La potenza di fuoco è diventata impotenza, il gesto d'amore chiesto alle banche, che è arrivato dopo, è stato una pacca sulla spalla, perché non è pervenuto. Del resto, dagli amici dei banchieri non c'era da aspettarsi null'altro. A casa ci sono milioni di italiani, uomini e donne che si sentono presi in giro, ma voi non li ascoltate, non volete ascoltarli così come non volete ascoltare noi. Ci sono milioni di attività produttive, piccole e medie imprese, artigiani, avvocati, commercialisti, aziende della filiera agricola, tutta gente la cui attività domani non aprirà più. Ditelo agli italiani, dite cosa state facendo, ma va detto con chiarezza: state facendo 55 miliardi di debito pubblico. State sprecando questi soldi. Si poteva fare quella che voi non avete mai avuto il coraggio di fare, una flat tax per tutti al 15 per cento, con 15 miliardi e il Paese post Covid sarebbe ripartito. (Applausi) . Così, invece, avete fatto 55 miliardi di sussidi, di redditi di nullafacenza e poi la pentaidiozia delle pentaidiozie: il monopattino. Ma ragazzi, il mondo non ha bisogno del monopattino, ha bisogno di lavorare. (Applausi) . Quando in Commissione dicevano che questo era il documento della storia, avevano ragione: con 266 articoli, ad occhio e croce serviranno 130-150 decreti attuativi e quattro o cinque mesi per mandare avanti questo decreto, e sapete cosa accadrà in questi quattro-cinque mesi? Il Paese morirà aspettando i soldi che non arriveranno mai. State millantando finanziamenti dei fondi strutturali europei, sapendo che il dazio da pagare subito dopo si chiama condizionalità, controllo e impegno della spesa. A proposito, qualcuno di voi sa dirmi dove sono le tabelle di marcia relative all'effettivo stanziamento di questi fondi? Qualcuno di voi sa dirmi con certezza se l'Italia sarà percettore netto? Se le garanzie sui futuri finanziamenti saranno agganciate al bilancio dell'Unione europea, che peraltro è ancora in discussione, non solo i tempi si allungheranno ancora di più, ma continueremo ad essere contributori netti, punto e basta. Viene voglia di ricordare solo una cosa, prima di concludere, signor Presidente, perché il Ministro comunque non c'è, quindi mi rivolgo a lei o al sottosegretario Castaldi, che è sempre presente: