[pronunce]

Al contrario, proprio il principio di sussidiarietà imporrebbe l'esigenza di un esercizio unitario delle funzioni amministrative in questione, dovendosi affidare allo Stato la decisione dei ricorsi gerarchici impropri ed evitando, così, il rischio di determinazioni disomogenee del grado di rappresentatività necessario affinché le organizzazioni imprenditoriali possano far parte degli organi di governo delle camere di commercio e le conseguenti inammissibili disparità di trattamento tra organizzazioni imprenditoriali (spesso dotate di un omogeneo livello di rappresentatività su tutto il territorio nazionale), fondate esclusivamente sul diverso àmbito territoriale di operatività. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha quindi concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, in subordine, respinto perché infondato, previo rigetto dell'istanza di sospensiva. 3. – In prossimità dell'udienza di discussione la Regione Liguria ha depositato una memoria nella quale ha ribadito le argomentazioni già svolte nel ricorso alle quali ha aggiunto due ulteriori deduzioni. In primo luogo, la ricorrente ha precisato di aver impugnato il decreto ministeriale del quale qui si discute anche davanti al giudice amministrativo e che il T.A.R. della Liguria, con ordinanza 2 giugno 2007, ha disposto la sospensione dell'esecutività del provvedimento impugnato. In secondo luogo, la Regione ha dedotto che, mentre l'art. 12, comma 3, della legge n. 580 del 1993 (vale a dire la norma in attuazione della quale è stato emanato il d. m. n. 501 del 1996) prevedeva l'emanazione di norme per l'attuazione delle disposizioni relative alla costituzione del consiglio camerale «con particolare riferimento ai tempi, ai criteri e alle modalità relativi alla procedura di designazione dei componenti il consiglio e alle modalità per esperire i ricorsi relativi all'individuazione della rappresentatività delle organizzazioni di cui al comma 1 del presente articolo» , il successivo art. 38, comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 112 del 1998 stabilisce che lo Stato può emanare «norme di attuazione dell'articolo 12, commi 1 e 2, e dell'articolo 14, comma 1, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, relativi alla costituzione del consiglio camerale e, rispettivamente, della giunta camerale». Pertanto già questa seconda norma, sostitutiva della prima, non prevedendo più, fra i contenuti obbligatori della fonte regolamentare, i ricorsi relativi alla rappresentatività delle organizzazioni imprenditoriali, avrebbe fatto venir meno la vigenza della parte del d. m. n. 501 del 1996 concernente quei ricorsi.1. – La Regione Liguria ha proposto, in riferimento all'art. 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), ed agli artt. 117 e 118 della Costituzione, conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, chiedendo a questa Corte di dichiarare che non spetta allo Stato e, per esso, al Ministero dello sviluppo economico, decidere i ricorsi previsti dall'art. 6 del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 24 luglio 1996, n. 501 (Regolamento di attuazione dell'art. 12, comma 3, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, recante riordino delle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura), e di annullare, previa sospensione dei relativi effetti, il decreto del Ministero dello sviluppo economico - Direzione generale per il commercio, le assicurazioni e i servizi, 27 febbraio 2007, con il quale è stato deciso il ricorso proposto dalla Confcommercio della Provincia di Imperia e dalla Confesercenti della Provincia di Imperia avverso il decreto del Presidente della Regione Liguria 27 ottobre 2006, n. 64. La ricorrente afferma che l'abrogazione, da parte dell'art. 9, comma 2, della legge cost. n. 3 del 2001, dell'art. 125, primo comma, Cost., deve far considerare ormai venute meno tutte le ipotesi di controllo statale su atti regionali che, come quella prevista dall'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996, non trovino il loro fondamento in altre norme costituzionali. Inoltre la Regione Liguria deduce che l'esercizio del potere esercitato dallo Stato tramite il decreto direttoriale impugnato in questa sede confligge con l'assetto di competenze delineato dagli artt. 117 e 118 della Costituzione. Infatti la materia «camere di commercio» dovrebbe ritenersi attribuita alla competenza esclusiva delle Regioni, sulla base della clausola di residualità di cui all'art. 117, quarto comma, della Costituzione, poiché tutte le materie riferibili allo sviluppo economico ed alle attività produttive sarebbero assorbite nella competenza legislativa residuale delle Regioni. Infine, il mantenimento del potere statale di decidere i ricorsi previsti dall'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996, violerebbe i princípi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza posti dall'art. 118 Cost., non essendo il livello di governo statale quello maggiormente idoneo ad effettuare le valutazioni relative al grado di rappresentatività necessario affinché le organizzazioni imprenditoriali possano far parte degli organi di governo delle camere di commercio. 2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha eccepito l'inammissibilità del ricorso perché tardivo e generico. Entrambi i motivi di inammissibilità sono infondati. 2.1 – La pretesa tardività del ricorso è fatta discendere dal resistente dall'affermazione secondo cui, poiché la potestà di decidere i ricorsi proposti avverso le determinazioni del Presidente della Giunta regionale è attribuita allo Stato direttamente dall'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996, la Regione avrebbe dovuto proporre il conflitto avverso quella norma regolamentare nel termine di sessanta giorni, previsto dall'art. 39, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, decorrente dal 9 gennaio 2007, giorno in cui la Regione aveva inviato al Ministero dello sviluppo economico la nota con la quale aveva sostenuto l'intervenuta caducazione della competenza statale a decidere i ricorsi previsti dall'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996. Simili argomentazioni non sono condivisibili, perché lo sconfinamento dello Stato dall'ambito delle proprie attribuzioni – così come configurato dalla stessa ricorrente – si è compiuto non certo nel momento in cui le organizzazioni imprenditoriali hanno proposto il ricorso al Ministero e neppure nel corso del procedimento seguito a quel ricorso, ma solamente quando lo Stato (e, per esso, la direzione generale per il commercio del Ministero dello sviluppo economico) ha emesso il provvedimento con il quale ha ritenuto di poter decidere nel merito il gravame propostogli e, conseguentemente, di dichiararlo fondato, invitando l'autorità regionale ad emendare le proprie originarie determinazioni.