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Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di esercizio venatorio. Onorevoli Senatori – Nel corso degli ultimi anni, in tutto il territorio nazionale, abbiamo assistito ad un notevole incremento della popolazione degli ungulati e, in particolare, dei cinghiali che, sempre più spesso, come evidenziato da numerosi fatti di cronaca, provocano danni a persone e a cose, causando, in particolare, numerosi incidenti nella circolazione stradale, con il conseguente esborso di denaro pubblico per i relativi indennizzi. Il soprannumero dei cinghiali sta determinando gravi squilibri ecologici, essendo la loro diffusione direttamente proporzionale alla rarefazione di specie protette a causa delle abitudini alimentari che connotano questi ungulati come voraci onnivori. Da più parti emerge l'esigenza di ricomporre gli squilibri ecologici in crescente aumento determinati dall'ormai incontrollata espansione della popolazione di cinghiali dovuta, tra l'altro, alla presenza nel territorio di molte regioni piuttosto che della specie autoctona, a ridotta prolificità, di soggetti di provenienza estera, con prolificità doppia rispetto a quella del ceppo originario. La legge 11 febbraio 1992, n. 157, che disciplina la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, si caratterizza per alcuni punti qualificanti, dei quali i più importanti sono quelli relativi alla programmazione dell'esercizio venatorio e alla sua limitazione temporale, nonché all'individuazione delle specie protette. La pianificazione faunistica, volta a determinare una stretta osservanza del tipo di caccia prescelta, ha fortemente contribuito a evitare la casualità del prelievo venatorio, nonché a tutelare e a programmare interventi per la fauna selvatica. Allo stato attuale, tuttavia, la disciplina vigente non offre strumenti adeguati per contrastare il problema della gestione del soprannumero dei cinghiali. Il presente disegno di legge individua, pertanto, alcune modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, orientate proprio alla soluzione della situazione descritta. In particolare, l'articolo 1, nel confermare che l'esercizio dell'attività venatoria è subordinata all'esigenza di conservazione della fauna selvatica, apporta alcune innovazioni alla disciplina vigente, con l'obiettivo di affrontare gli effetti dannosi che il crescente numero di cinghiali determina. A tal fine, si estende la durata dell'attività venatoria a tale specie di animali selvatici, essendo questa la soluzione che, senza aggravio di spese per le finanze pubbliche, consente di controllarne l'indiscriminata e sempre più pericolosa espansione. Pertanto, l'arco temporale dell'esercizio venatorio nei confronti di alcuni ungulati viene ampliato, fissandolo nel periodo che decorre dal 1° ottobre al 31 gennaio e per tre giorni alla settimana, ferma restando l'osservanza del silenzio venatorio per i giorni di martedì e di venerdì. Inoltre, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano potranno regolamentare il prelievo di selezione degli ungulati appartenenti alle specie cacciabili, anche al di fuori dei periodi, dell'arco temporale e del numero di giornate settimanali fruibili, qualora adottino piani di abbattimento selettivo, distinti per sesso e per classi di età, previo parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) o gli istituti riconosciuti a livello regionale. La caccia di selezione agli ungulati sarà consentita ai soli soggetti abilitati, previa partecipazione a specifici corsi di formazione e superamento dell'esame finale pubblico, svolto dinanzi ad apposita commissione nominata dalla regione, in conformità con i programmi e le modalità indicate dall'ISPRA. Per contrastare la diffusione incontrollata degli ungulati sul territorio sono, altresì, introdotte sanzioni per chi immette o foraggia cinghiali selvatici con l'arresto da due a sei mesi o l'ammenda da euro 516 a euro 2.065. Ulteriori sanzioni sono introdotte, infine, per chi esercita la caccia nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali, nelle riserve naturali, nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento e cattura, nei parchi e giardini urbani, nonché nei terreni adibiti ad attività sportive, fatta salva la caccia di selezione nelle oasi di protezione e nelle zone di ripopolamento e cattura e nei centri di riproduzione di fauna selvatica.. 1 1 Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 18, la lettera d) è sostituita dalla seguente: « d) specie cacciabili dal 1° ottobre al 31 gennaio: cinghiale ( Sus scrofa) »; b dopo l'articolo 18 è inserito il seguente: « Art. 18- bis. – (Gestione faunistico-venatoria degli ungulati) – 1 . La gestione del cinghiale ( Sus scrofa ), del capriolo ( Capreolus capreolus ), del cervo ( Cervus elaphus ), del daino ( Dama dama ), del camoscio ( Rupicapra rupicapra ) e del muflone ( Ovis musimon ) è finalizzata alla conservazione e alla diffusione delle specie in rapporto di compatibilità con l'ambiente e con le attività antropiche. 2 . Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono regolamentare il prelievo di selezione degli ungulati appartenenti alle specie cacciabili, anche al di fuori dei periodi, dell'arco temporale e del numero di giornate settimanali fruibili di cui all'articolo 18, adottando piani di abbattimento selettivo, distinti per sesso e per classi di età, previo parere dell'ISPRA o degli istituti riconosciuti a livello regionale. 3 . La caccia agli ungulati, con l'eccezione del cinghiale ( Sus scrofa ), è consentita esclusivamente in forma selettiva. Il prelievo selettivo è esercitato individualmente, alla cerca o all'aspetto, con arma a canna rigata di cui all'articolo 13, munita di ottica di mira o con l'arco. È vietato l'uso di cani. Il prelievo venatorio del cinghiale, oltre che in forma selettiva, può essere effettuato in battuta, in braccata e con il metodo della girata o in forma singola, utilizzando anche armi a canna rigata prive di ottica di mira e armi a canna liscia, di calibro non superiore al 12, caricate con munizioni a palla unica. L'attività di recupero dell'animale ferito è svolta da soggetti abilitati secondo disposizioni impartite dalle regioni e dalle province autonome, con l'utilizzo di cani da traccia appositamente abilitati, nonché con l'arma al seguito. Tale attività non costituisce attività venatoria e può essere esercitata anche nelle aree a divieto, previa intesa con l'ente gestore e nei giorni di silenzio venatorio. 4 . La caccia di selezione agli ungulati è consentita ai soli soggetti abilitati, previa partecipazione a specifici corsi di formazione e superamento dell'esame finale pubblico svolto dinanzi ad apposita commissione nominata dalla regione, in conformità con i programmi e le modalità indicate dall'ISPRA. 5 . L'abilitazione conseguita ai sensi del comma 4 ha validità su tutto il territorio nazionale. 6 .