[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 13 e 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), promossi con ordinanze del 28 ottobre 2004 dal Giudice di pace di Isernia, del 16 febbraio 2005 dal Giudice di pace di Cuneo (con due ordinanze), del 4 gennaio 2005 dal Giudice di pace di Bergamo, del 30 aprile 2005 dal Giudice di pace di Bologna, del 18 maggio 2005 dal Giudice di pace di Roma, del 9 giugno 2006 dal Giudice di pace di Bari, del 4 luglio 2005 e del 24 novembre 2005 dal Tribunale di Gorizia e dell'8 agosto 2005 dal Tribunale di Siena, iscritte ai nn. 67, 239, 262, 285, 438, 486, 508, 517, 559 del registro ordinanze 2005 e al n. 33 del registro ordinanze 2006 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 9, 18, 20, 22, 38, 40, 42 e 48, prima serie speciale, dell'anno 2005 e n. 7, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 17 maggio 2006 il Giudice relatore Maria Rita Saulle. Ritenuto che con tre ordinanze, rispettivamente del 28 ottobre 2004, 4 gennaio 2005 e 18 maggio 2005, di contenuto sostanzialmente analogo, i Giudici di pace di Isernia, di Bergamo e di Roma, nel corso di altrettanti giudizi di opposizione avverso i decreti prefettizi di espulsione emessi nei confronti di cittadini extracomunitari, hanno sollevato, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 8, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nel testo attualmente vigente, nella parte in cui prevede l'immediata esecutorietà del decreto di espulsione e l'impossibilità per il giudice di pace di sospendere l'efficacia del cennato decreto fino alla data della camera di consiglio fissata per la trattazione dell'opposizione; che i rimettenti premettono che la questione di costituzionalità è tuttora rilevante anche dopo la modifica delle norme impugnate operata, in ottemperanza alle sentenze di questa Corte n. 222 e n. 223 del 2004, tramite il decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 12 novembre 2004, n. 271; che, a parere dei giudici a quibus, la mancata previsione del potere in capo al giudice di pace di sospendere il decreto di espulsione impugnato risulta ancor più grave in considerazione del fatto che al decreto può fare seguito l'ordine del questore di lasciare il territorio nazionale entro il termine di cinque giorni, ex art. 14, comma 5-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, ordine che, peraltro, non è sottoposto ad alcun procedimento di convalida; che, secondo i rimettenti, sebbene questa Corte, con la sentenza n. 161 del 2000, abbia dichiarato manifestamente infondata analoga questione, il mutato quadro normativo imporrebbe un ripensamento della tesi del giudice costituzionale, prevedendo l'art. 13, comma 8, del d.lgs. n. 286 del 1998 un termine abbastanza lungo sia per la proposizione del ricorso (60 giorni) avverso il decreto di espulsione sia per la sua decisione da parte del giudice di pace (20 giorni), con la conseguenza che tale ampio arco temporale renderebbe ora necessaria la previsione di una tutela cautelare; che, per le ragioni sopra esposte, la normativa impugnata si porrebbe in contrasto con gli indirizzi indicati dal giudice costituzionale in tema di effettività della tutela giurisdizionale dell'immigrato, essendo lo straniero sottoposto agli atti consequenziali al decreto di espulsione senza che su quest'ultimo sia possibile svolgere alcun vaglio di legittimità antecedente alla sua esecuzione, potendo il controllo avvenire sino ad 80 giorni dopo la adozione del provvedimento opposto; che è intervenuto in tutti i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sollevata sia dichiarata inammissibile e, comunque, infondata; che il Giudice di pace di Bari, con ordinanza del 9 giugno 2005, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 8, del d.lgs. n. 286 del 1998, nel testo attualmente vigente, per violazione dell'art. 24 della Costituzione, riproponendo in forma sintetica le motivazioni già esposte nelle altre ordinanze sopra riportate; che anche in tale giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la declaratoria di inammissibilità o infondatezza della questione sulla base delle argomentazioni sostanzialmente identiche a quelle già svolte negli altri atti di intervento; che il Giudice di pace di Cuneo, nel corso di due distinti giudizi, ha sollevato, con ordinanze del 16 febbraio 2005, in riferimento agli artt. 24 e 113, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 13, commi 3 e 8, e 14, comma 5-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, nel testo attualmente vigente, nella parte in cui, rispettivamente, l'art. 13 commi 3 e 8, prevede l'immediata esecutività del decreto di espulsione, ancorché sottoposto ad impugnativa, non essendo consentita l'adozione di provvedimenti cautelari di sospensione fino alla data fissata per la camera di consiglio, e l'art. 14, comma 5-bis, legittima il questore ad ordinare allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni, senza richiedere la convalida preventiva del decreto di espulsione; che, quanto alla censura relativa all'art. 14, comma 5-bis, il rimettente rileva che, secondo la prassi locale, il questore «omette di richiedere la convalida del decreto di espulsione, disponendo in via preferenziale direttamente ordinarsi allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni»; che, quanto alla censura relativa all'art. 13, commi 3 e 8, del d.lgs. n. 286 del 1998, il rimettente si richiama alle argomentazioni utilizzate dal Giudice di pace di Isernia nella ordinanza r.o. n. 67 del 2005, precisando di aver comunque disposto la sospensione dell'efficacia del decreto di espulsione impugnato;