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Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di costruzioni. Onorevoli Senatori . – Come è noto, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento prendevano forma le prime importanti leggi riguardanti il settore delle costruzioni, in particolare delle opere pubbliche. Poi, dalla fine della 2ª guerra mondiale fino a tutti gli anni 60, proprio quando iniziava il cosiddetto boom economico e si dava quindi inizio alla grande corsa alle costruzioni, si è operato in un contesto di quasi assenza di leggi. Bisogna attendere infatti il 1971 per avere la prima vera legge organica, la legge n. 1086, che ha avuto il merito di introdurre regole e procedure finalizzate alla sicurezza delle costruzioni tutt'ora valide in linea di principio; fra queste ricordiamo le prime procedure relative all'attività edilizia, il deposito dei progetti, il collaudo statico, e così via. Dopo pochi anni, con la legge n. 64 del 1974 sono state emanate le prime disposizioni per le costruzioni in zone sismiche. A queste sono seguite le prime importanti leggi di disciplina dell'attività edilizia, fra cui la legge n. 10 del 1977, il decreto-legge n. 9 del 1982, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 1982, la legge n. 47 del 1985. Da allora è stato un susseguirsi di leggi, regolamenti e norme tecniche che hanno finito per sovrapporsi, talvolta contraddirsi, in un coacervo di disposizioni di difficile applicazione. Il legislatore ha sentito infatti l'esigenza di riunire in un testo unico - il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 – la maggior parte delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. Ma dopo quasi venti anni, il decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2011, per l'evoluzione intervenuta nel settore delle costruzioni dagli anni Settanta ad oggi e per le molteplici (e nel complesso disorganiche) modifiche apportate alla disciplina edilizia, non appare più in grado di fornire adeguate risposte alle innumerevoli problematiche che si presentano quotidianamente nella pratica applicativa. Si riscontrano infatti, in tutto il Paese, molteplici criticità che incidono negativamente sulla vita dei cittadini e sull'attività di professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni. Sono note a tutti le difficoltà incontrate dai cittadini e dagli operatori del settore nell'individuare, ai fini dell'esecuzione di interventi edilizi anche di modesta entità, la corretta procedura da seguire; difficoltà sovente incontrate dagli stessi uffici tecnici comunali e regionali, i cui ambiti di competenza non sono sempre pienamente individuati, ad esempio nell'attribuire o meno a talune opere l'obbligo di effettuare il deposito e richiedere l'autorizzazione sismica. Possiamo evidenziare ancora le crescenti problematiche interpretative ed applicative delle norme che regolano l'edilizia privata, derivanti dalle riforme « emergenziali » degli ultimi anni che, a fronte di alcune liberalizzazioni e semplificazioni procedimentali, hanno per molti aspetti destabilizzato l'impianto complessivo della disciplina, creando incertezze e inefficienze. Forti dubbi, mai risolti in termini di legge, sussistono nel settore delle opere pubbliche realizzate per conto dello Stato o di interesse statale; non è mai stato chiarito, per fare un ulteriore esempio, se i provveditorati alle opere pubbliche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti oppure i concessionari autostradali debbano o meno depositare e chiedere l'autorizzazione sismica regionale sulle opere dagli stessi promosse ed appaltate. Fra le altre problematiche, che richiedono un intervento chiarificatore, troviamo ancora: la procedura da seguire quando si riscontri che un edificio esistente è privo di collaudo statico; l'efficacia dei controlli e la vigilanza sulle costruzioni, sia sotto il profilo tecnico sia sotto il profilo amministrativo; i limiti applicativi insiti nel decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 per il termine « Edilizia » cui fa riferimento il titolo stesso, che di fatto esclude le opere infrastrutturali; un impianto sanzionatorio che appare non proporzionato all'effettiva entità delle violazioni ed ai ruoli e responsabilità previste dall'apparato normativo; l'inefficace ripartizione di competenze tra lo « sportello unico » per l'edilizia (SUE), che dovrebbe essere istituito presso ogni comune, ma che non sempre è presente, e lo sportello unico per le attività produttive (SUAP). Particolare importanza assume quest'ultimo aspetto se inquadrato nell'ambito della necessità, oggi diffusamente sottolineata, di rilanciare il settore delle piccole e medie imprese produttive snellendo le procedure. Si avverte pertanto evidente l'esigenza di una disciplina organica in grado di superare le principali criticità generate dalla sovrapposizione e disorganica modifica delle norme in materia nel tempo, di fare chiarezza su talune procedure, di attualizzare alcuni contenuti rendendoli più aderenti al mutato contesto socio-economico e territoriale. Interesse in tal senso era già stato manifestato dalla Conferenza unificata la quale, nel sancire l'intesa sulle Norme tecniche per le costruzioni nella Conferenza il 22 dicembre 2016, aveva anche formulato una serie di raccomandazioni tese ad apportare al vigente quadro legislativo idonei aggiornamenti – auspicando l'istituzione di un tavolo tecnico – in tema di: – vincolo del fascicolo del fabbricato o altro analogo strumento informativo; – princìpi specifici per la formazione degli operatori; – certi e adeguati processi di controllo e sanzioni; – nuovi criteri per l'aggiornamento delle norme tecniche per le costruzioni. Sulla base del quadro sopra evidenziato, appare ormai improcrastinabile l'emanazione di una disciplina organica sulle costruzioni, in grado di rivedere ed aggiornare le regole sull'intero settore delle « costruzioni » e non solo dell'edilizia, oggetto dell'attuale testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001. Una normativa quindi in grado di porsi come obiettivi fondamentali, fra gli altri: riordinare e riformulare in modo organico la disciplina edilizia; definire un quadro normativo atto a favorire i processi di rigenerazione urbana e di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente; perseguire efficacemente la sicurezza delle nuove costruzioni, riducendo per quanto possibile i vincoli burocratici, anche riqualificando la figura del progettista, nell'ambito delle proprie responsabilità; favorire la riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio esistente; sviluppare un quadro di maggiore conoscenza di tutte le opere esistenti sul territorio ; introdurre tematiche che incrementino gli aspetti di sostenibilità, sicurezza, efficientamento energetico. Tutto questo deve avvenire nel rispetto dei princìpi di razionalizzazione e innovazione, comportando necessariamente anche la modifica o l'abrogazione di talune leggi e regolamenti attualmente in vigore, o alcune parti di esse; fra queste certamente: