[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 9, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1 della legge 30 luglio 2010, n. 122, promossi dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e dalla Provincia autonoma di Trento, notificati il 28 settembre 2010, depositati in cancelleria il 6 ottobre 2010, ed iscritti ai nn. 104 e 105 del registro ricorsi 2010. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 22 novembre 2011 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano; uditi gli avvocati Giandomenico Falcon e Luigi Manzi per la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e per la Provincia autonoma di Trento e l'avvocato dello Stato Antonio Tallarida per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto che, con ricorsi notificati il 28 settembre 2010, depositati in cancelleria il 6 ottobre 2010, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol (reg. ric. n. 104 del 2010) e la Provincia autonoma di Trento (reg. ric. n. 105 del 2010) hanno promosso questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1 della legge 30 luglio 2010, n. 122; che, in particolare, la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol ha promosso, tra l'altro, questione di legittimità costituzionale del comma 2 dell'articolo 9 (Contenimento della spesa in materia di impiego pubblico), in riferimento all'art. 117, commi terzo e quarto, della Costituzione, agli artt. 4, numeri 1, 3 e 8, e 79 e al Titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), all'art. 2 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), nonché all'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione); che, secondo la Regione ricorrente, il comma 2 dell'art. 9 del decreto-legge n. 78 del 2010, il quale stabilisce che «In considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), ai sensi del comma 3, dell'art. 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, superiori a 90.000 euro lordi annui sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro», costituisca norma di coordinamento finanziario; che, pertanto, tale disposizione, consentendo - ad avviso della ricorrente - l'applicazione diretta alla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol di misure di contenimento della spesa pubblica si porrebbe in contrasto con l'art. 79 dello statuto di autonomia (in particolare, con i commi 3, secondo e terzo periodo, e 4, primo periodo), il quale sottrae il Trentino-Alto Adige/Südtirol al vincolo derivante dalle misure di coordinamento finanziario che valgono per le altre Regioni (ciò anche grazie al patto di stabilità interno concordato con il Ministero dell'economia), prevedendo che sia la stessa Regione autonoma a contribuire al contenimento della spesa pubblica mediante appositi accordi stipulati con lo Stato; che, in via subordinata, la ricorrente Regione ritiene la disposizione in oggetto lesiva anche delle competenze regionali di cui all'art. 4, numeri 1, («ordinamento degli uffici regionali e del personale ad essi addetto»), 3 («ordinamento degli enti locali») e 8 («ordinamento delle camere di commercio») dello statuto, e dell'intero Titolo VI (cioè l'autonomia organizzativa e finanziaria della Regione), in quanto la disposizione censurata impone limiti a minute voci di spesa e fissa specifiche modalità di contenimento delle stesse; che, prosegue la difesa regionale, il comma 2 dell'art. 9 si porrebbe, altresì, in contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost., eccedendo dai limiti della competenza legislativa statale di principio nella materia del coordinamento della finanza pubblica; che, inoltre, la norma in questione violerebbe l'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, in quanto sarebbe direttamente applicabile in materie invece di competenza regionale primaria ai sensi dell'art. 4, numero 1 («ordinamento degli uffici regionali e del personale ad essi addetto»), numero 3 («ordinamento degli enti locali») e numero 8 («ordinamento delle camere di commercio»), dello statuto speciale, e sarebbe in contrasto con il Titolo VI dello stesso statuto speciale che tutela l'autonomia finanziaria della Regione; che, secondo la ricorrente, ove invece si volesse applicare l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), sussisterebbe lesione dell'art. 117, terzo comma (che prevede la competenza concorrente in materia di «coordinamento della finanza pubblica»), e dell'art. 117, quarto comma, Cost. (che riserva alla competenza residuale regionale la materia dell'«organizzazione regionale»); che la Provincia autonoma di Trento ha impugnato anch'essa il comma 2 dell'art. 9 per i medesimi motivi di censura proposti dalla Regione autonoma ricorrente, deducendo, in aggiunta, che il comma impugnato violerebbe anche gli artt. 8, numero 1, 79 e 80 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670, poiché la disposizione censurata sarebbe norma direttamente applicativa in materie di competenza provinciale, quali l'«ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto» (art. 8, numero 1, dello statuto speciale) e la «finanza locale» (art. 80 dello statuto speciale, attuato dall'art. 17 del d.lgs. n. 268 del 1992);