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L'articolo 7 stabilisce l'intervento dello Stato in 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, ripartiti dal Ministro della salute a favore delle regioni che presentano nei termini previsti i «Programmi regionali di sviluppo e integrazione dei Centri di salute mentale». L'articolo 8 stabilisce l'entrata in vigore della legge il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .. Art. 1. (Finalità della legge e compiti dello Stato) 1. La Repubblica, ai sensi degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, in adesione ai deliberati delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa in materia di diritti umani e in attuazione della legge 13 maggio 1978, n. 180, persegue la finalità di tutelare la salute mentale dei cittadini e garantirne l'integrità psicofisica. 2. La Repubblica riconosce la rilevanza della salute mentale quale diritto universale da attuare in primo luogo attraverso il rinnovamento culturale della società, con lo scopo principale di rimuovere le cause della sofferenza e dell'esclusione dei cittadini portatori di disagio mentale. 3. La Repubblica considera il disagio mentale, in qualsiasi forma rappresentato, quale stimolo per la comunità nazionale ad una sempre maggiore comprensione della complessità della psiche umana e delle sue infinite possibilità di espressione e di autoaffermazione, considera i cittadini portatori di disagio mentale come esseri umani in crisi e fa della loro tutela il centro della propria iniziativa di prevenzione e di cura. 4. Ai fini di una crescita solidale e consapevole della società lo Stato si impegna nella cura del cittadino portatore di disagio mentale attraverso la sanità pubblica, limitando le pratiche psichiatriche coercitive ai soli casi di effettiva e comprovata necessità ai sensi degli articoli da 1 a 6 della legge 13 maggio 1978, n. 180. In tale contesto il cittadino portatore di disagio mentale è considerato soggetto prioritario di tutela, rispetto, solidarietà da parte dello Stato in tutte le sue articolazioni, con la finalità di contribuire in ogni modo a sostenerne il progetto di vita e di guarigione. 5. Lo Stato coadiuva e sostiene i familiari dei portatori di disagio mentale nel percorso di riabilitazione e ricostruzione o semplice gestione della propria esistenza. Art. 2. (Principio di precauzione) 1. La terapia elettro convulsivante (TEC), la pratica della lobotomia prefrontale e transorbitale ed altri simili interventi di psicochirurgia sono vietati su tutto il territorio nazionale. Art. 3. (Prevenzione e cura del disagio mentale) 1. Le regioni, allo scopo di dare piena attuazione alla legge 13 maggio 1978, n. 180, dispongono l'integrazione o la creazione dei Centri di salute mentale, di seguito denominati «Centri», volti alla prevenzione e alla cura dei cittadini che ad essi si rivolgono. I Centri istituiscono presidi territoriali suddivisi in microaree con lo scopo di avvicinare i servizi erogati ai cittadini. 2. L'attività dei Centri è rivolta ad accogliere la domanda di cura delle persone adulte e dei minori, per i quali sono disposti centri di cura separati rispetto o quelli diretti agli adulti. I programmi e gli interventi sono indirizzati sia alla popolazione che presenta problemi e disturbi mentali gravi, sia a tutti coloro che in cicli e fasi della propria vita sperimentano stati più o meno prolungati di angoscia e di tristezza, di paura e di ansia, spesso in coincidenza con particolari eventi traumatici sperimentati nella propria vita. Obiettivo prioritario dei Centri è ridurre al minimo i casi di trattamento sanitario obbligatorio. 3. I Centri sono luoghi d'incontro e di scambio, in grado di offrire prestazioni, interventi e programmi sia per le persone con disagio o disturbo psichico che per i loro familiari. I Centri sono attivi 24 ore su 24, con un minimo di otto posti letto per l'ospitalità diurna e notturna, svolgono attività di emergenza e urgenza, ambulatoriali, di day hospital e di centro diurno, con lo scopo di accogliere domande sempre più diversificate. I centri gestiscono gruppi-appartamento, comunità terapeutiche di transizione e gruppi di convivenza. 4. L'attività dei Centri è fondata sulla continuità dell'intervento terapeutico-riabilitativo, in particolare per le persone che soffrono di disturbi mentali gravi. Tali attività prevedono il sostegno della persona nell'esercizio di fondamentali diritti e nell'accesso a opportunità sociali, quali la casa, l'istruzione, la formazione al lavoro, la gestione della salute, le attività del tempo libero, accompagnandola nei suoi percorsi abilitativi e orientandola nel rapporto con altri servizi e istituzioni. I centri sono organizzati per intervenire nei diversi luoghi in cui la persona con disagio o disturbo psichico si trova, non solo presso l'abitazione, ma anche l'ospedale, il pensionato per persone in età, il carcere e l'ospedale psichiatrico giudiziario. In particolare i Centri garantiscono le seguenti attività, interventi e prestazioni di base: a) prima visita ambulatoriale di definizione del programma terapeutico e visite successive di verifica dell'andamento del programma stesso nel corso della quale vengono scambiate notizie e pareri con la persona e con i suoi familiari, si effettuano verifiche sul trattamento farmacologico, si danno consigli o si interviene in situazioni di crisi, si predispongono certificati medici e relazioni sanitarie specialistiche; b) visite domiciliari programmate o svolte d'urgenza, volte alla conoscenza delle condizioni di vita della persona e della sua famiglia e per la mediazione di conflitti nelle relazioni di vicinato specie nell'intervento in situazioni di crisi, per la somministrazione della terapia farmacologica nel caso di persone che hanno difficoltà a recarsi al servizio, per portare sostegno all'utente e alla famiglia, accompagnare a e da casa, in ospedale, negli uffici pubblici, a corsi di formazione e al lavoro; c) lavoro terapeutico individuale con incontri programmati, orientati all'ascolto e all'approfondimento dei problemi e delle condizioni di vita della persona, finalizzato a stimolare la consapevolezza della persona, la volontà di curarsi, l'acquisizione di nuovi punti di vista, l'apprendimento e la rassicurazione, l'aiuto a intravedere vie d'uscita e a costruire nuovi equilibri; d) lavoro terapeutico con la famiglia svolto tramite incontri programmati con i membri della famiglia per verificare e discutere le dinamiche e i conflitti, allo scopo di favorire una maggiore conoscenza e partecipazione ai problemi, stimolare possibili cambiamenti, costruire alleanze e adesione consapevole al programma terapeutico; e) attività in gruppo o di gruppo tramite incontri programmati, nel corso dei quali è favorito il confronto e lo scambio di informazioni su problemi comuni con lo scopo di rafforzare la capacità di conoscersi reciprocamente, organizzarsi e organizzare la partecipazione e il tempo libero, costruire e ampliare la rete sociale.