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Atto n. 4-00972 IANNONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 15 di novembre 2018 la Giunta del Comune di Napoli, con la delibera n. 516, ha approvato lo studio di fattibilità, realizzato dall'Asia Napoli SpA, per la creazione di un ecodistretto in via Provinciale Casoria, nel quartiere di San Pietro a Patierno, ai confini con il territorio della città di Casoria; gli ecodistretti rappresentano impianti che mirano all'efficientamento del ciclo dei rifiuti, al fine della trasformazione della frazione secca, del cartone e del multimateriale; in sé e per sé, dunque, sembrerebbe opportuno un atteggiamento non ostile a questo tipo di impianti; tuttavia, il previsto ecoditretto sta generando un forte allarme presso la cittadinanza di Casoria, oltre che presso quella di San Pietro a Patierno, in quanto l'area individuata insisterà su un territorio densamente abitato: si tratta quasi del centro della città, in prossimità di scuole ed uffici pubblici; i timori riguardano, quindi, l'intensificarsi della circolazione di mezzi pesanti da e verso l'impianto e soprattutto le perplessità riguardano la reale natura dei rifiuti trattati, e l'impatto ambientale dell'impianto, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se risulti che il nuovo impianto non graverà sulla qualità della vita delle popolazioni residenti già afflitte da molte problematiche. Atto n. 4-00973 NASTRI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole-24 ore" il 5 dicembre 2018, il responsabile commerciale di una società italiana, leader nel mondo dei trasporti eccezionali, evidenzia le molteplici difficoltà infrastrutturali esistenti sul territorio italiano, in relazione alla mobilità dei mezzi di trasporto di grandi dimensioni, causate dall'eccessiva burocrazia e dal peggioramento strutturale dei manufatti stradali e autostradali, anche alla luce delle recenti tragedie, quali il cedimento strutturale del ponte di Annone Brianza nell'ottobre 2016 sulla superstrada 36 Milano-Lecco (causato immediatamente dopo il passaggio di un tir con un peso di oltre 107,5 tonnellate che ha provocato una vittima) unitamente al recente crollo del ponte Morandi di Genova, che ha causato 43 morti; le verifiche strutturali e preventive sui manufatti stradali, quali ponti e viadotti (in fase di autorizzazione), rileva l'articolo, hanno infatti portato alla luce una situazione delle infrastrutture indubbiamente critica negli ultimi 18 mesi, che non si era mai verificata in 20 anni, considerato come numerosi ponti e viadotti siano al limite della sicurezza stradale, altri siano stati declassati, altri ancora risultano chiusi (in quanto l'ente proprietario era conscio che la portata non era più adeguata); le inevitabili conseguenze per le imprese di trasporto eccezionale, prosegue ancora il quotidiano economico, a causa delle condizioni di estrema gravità delle infrastrutture legate alla mobilità, hanno determinato, fra l'altro, un deciso aumento dei tempi di autorizzazione per movimentare (almeno 5 o 6 settimane, rispetto a 3 o 4 settimane nell'autunno 2016) e per raggiungere luoghi di consegna, a causa dei nuovi limiti concordati, i cui effetti economici negativi e penalizzanti per il settore si configurano come una tassa occulta causata dal deficit infrastrutturale; ad avviso dell'interrogante tali criticità destano sconcerto e preoccupazione, in relazione all'evidente assenza, da parte del Ministro in indirizzo e più in generale del Governo, di un piano d'azione complessivo di monitoraggio e salvaguardia sull'intero sistema stradale e autostradale del territorio nazionale, in grado di verificare lo stato di sicurezza delle infrastrutture viarie di collegamento, che appaiono in condizioni evidentemente gravi e pericolose per la tutela dei viaggiatori, oltre che dei mezzi di trasporto; la necessità di rapidi interventi finalizzati a potenziare il sistema dei controlli e dell'ammodernamento dei collegamenti stradali, dai ponti ai viadotti al manto stradale, risulta all'interrogante urgente, al fine di evitare ulteriori tragedie, come quelle di recente accadute, oltre a sostenere economicamente il comparto degli autotrasportatori italiano, vessato da continui aggravi di oneri fiscali e costi aggiuntivi, oltre che dal deficit infrastrutturale legato alla mobilità, il cui gap aumenta con il passare degli anni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle criticità provenienti dal settore dei trasporti eccezionali esposte in premessa, in relazione alla sicurezza attuale delle infrastrutture della mobilità, oltre che da un aumento delle restrizioni dei vincoli per la movimentazione dei mezzi pesanti; quali iniziative di propria competenza urgenti e necessarie, anche di iniziativa normativa, intenda intraprendere, al fine di incrementare i livelli di sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali sull'intero territorio nazionale, che, come evidenziato, risultano essere in condizioni allarmanti e pericolose; se intenda predisporre, infine, in tempi rapidi, una mappatura generale dei manufatti stradali, quali ponti e viadotti, alla luce degli allarmi provenienti dal settore dei trasporti e degli autotrasportatori, che evidenziano le gravissime condizioni legate alla sicurezza e che purtroppo seguono a gravi tragedie avvenute nel nostro Paese. Atto n. 4-00974 PAPATHEU Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e per il Sud Premesso che: l'articolo 244 del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, stabilisce che un Comune perviene al dissesto finanziario quando non è più in grado di assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili, oppure quando nei confronti dell'ente esistono crediti terzi, ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del ripristino del riequilibrio di bilancio, né con lo strumento del debito fuori bilancio. Il dissesto finanziario non può, altresì, esser equiparato al fallimento di un'impresa privata, poiché per l'ente locale non può esservi una forzata cessazione della sua attività, e gli oneri pregressi (compresi i residui attivi e passivi non vincolati) vengono estrapolati dal bilancio comunale e passano alla gestione straordinaria. In tal caso, le imposte e le tasse locali vengono innalzate nella misura massima consentita e la deliberazione di dissesto, non revocabile, ha efficacia per cinque anni; attualmente 63 Comuni della Sicilia risultano a rischio fallimento. Nel corso di questi ultimi 6 anni 35 municipalità hanno dichiarato lo stato di predissesto, mentre 28 quello di dissesto. La problematica concerne sia i grandi che i piccoli centri e nel complesso coinvolge 1,4 milioni di cittadini. Tra i Comuni a rischio default rientrano le città di Catania e Messina; i Comuni in predissesto sono: Campobello di Licata, in provincia di Agrigento; San Cataldo, in provincia di Caltanissetta;