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La soluzione potrebbe essere individuata nella creazione di particolari residenze che potremmo definire SUAP, per soggetti in stato vegetativo o in SMC, ad impronta socio-sanitaria, limitatamente medicalizzate, con prevalente approccio assistenziale. In base ai dati epidemiologici nazionali, che vanno annualmente aggiornati, devono essere previsti non meno di 5 letti dedicati a stato vegetativo e SMC prolungati ogni 100.000 abitanti. Le SUAP devono essere separate e distinte da aree di degenza ordinaria e dai reparti di riabilitazione intensiva o estensiva o di riabilitazione per gravi cerebrolesioni acquisite. Esse possono, invece, essere inserite in strutture socio-sanitarie, ma come unità distinte. L'articolo 4, relativo ai requisiti strutturali ed assistenziali, prevede che la definizione della dotazione di posti letto effettivi venga, in riferimento ai dati epidemiologici del territorio, all'offerta complessiva di assistenza per tali pazienti, erogata dall'azienda sanitaria locale o dalle strutture ospedaliere presenti sul territorio, in correlazione con la domanda effettiva e all' optimum per le migliori garanzie di qualità d'intervento e in linea con gli indirizzi di programmazione regionale. Tale numero di letti dedicati dovrà essere periodicamente aggiornato in base ai dati del registro nazionale. Le SUAP devono possedere standard minimi di struttura quali: non meno di 10 e non più di 20 posti letto per ogni modulo; almeno il 10 per cento riservato a ricoveri di «sollievo» programmati; disponibilità di spazio per ogni persona accolta che garantisca l'alzata, adeguandosi alle normative vigenti per le strutture socio-sanitarie; adozione di indicatori di qualità (infezioni nosocomiali, decubiti); spazi di soggiorno interni ed esterni alla struttura; libero accesso dei familiari. Il personale sarà adeguato per numero e tipologia in relazione alle dimensioni della struttura e ne viene garantita la formazione specifica e l'aggiornamento continuo, con particolare attenzione al counselling e alla relazione di aiuto. Le SUAP devono possedere standard minimi di assistenza quali: staff specificamente dedicato; assistenza medica: 150 minuti/die per nucleo; un infermiere coordinatore; 360 minuti di assistenza globale di cui 180 specifica e 180 aspecifica; adozione di un piano di assistenza individualizzato; controlli medici di monitoraggi cadenzati e reperibilità medica al bisogno; assistente sociale al bisogno; programma di sostegno psicologico ai familiari; programmi di stimolazione generica anche con il coinvolgimento dei familiari; controllo periodico di un «esperto» per valutare l'evoluzione del quadro. L'assistenza medica è riferita ai minuti di copertura per nucleo. L'assistenza globale è riferita al totale dei minuti lavorati giornalmente da infermieri, operatori socio-sanitari (088), terapisti, per paziente. Ad oggi non sono definibili standard di questo tipo, in quanto la garanzia della erogazione di un livello essenziale di assistenza presuppone la sperimentazione e la valutazione. Alcuni elementi orientativi di riferimento potrebbero in realtà essere tratti da dati nazionali esistenti e da parametri internazionali dedotti dai sistemi sanitari che presentano modelli organizzativi confrontabili con il nostro. Per quanto riguarda il Setting organizzativo, l'accesso alle SUAP può essere effettuato direttamente da reparti di riabilitazione intensiva o da strutture riabilitative per GCA (codice 75) o lungodegenza di alta intensità (LAI) o dal domicilio per «periodi di sollievo» della famiglia. Le prestazioni erogate in tale nucleo specializzato sono destinate a pazienti non autosufficienti con elevata necessità di tutela e richiedenti trattamenti essenziali per il supporto organico con cure infermieristiche quotidiane ad alto impegno come ad esempio: nutrizione enterale o parenterale protratta, somministrazione di terapie endovena, gestione tracheostomia, lesioni da decubito profonde e così via. Il reparto dovrà curare la verifica e promuovere la qualità della assistenza con attività finalizzate e documentate. La SUAP sarà funzionalmente integrata nella rete di assistenza sociale e il responsabile, per propria parte, favorirà l'integrazione fra le proprie opportunità assistenziali e quelle del compartimento sociale con le cui strutture verranno, pertanto, elaborati protocolli clinici e procedure organizzative di interfaccia. L'elevato impegno assistenziale comporta un elevato «minutaggio» die/paziente, conseguentemente un'ipotesi di aumento tariffario per i pazienti gestiti all'interno delle Unità potrebbe risultare utile per affrontare in modo coerente la complessità assistenziale. Per quanto riguarda la durata del trattamento, le prestazioni residenziali avranno una durata strettamente connessa al perdurare delle condizioni di bisogno e di appropriatezza dell'erogazione. La valutazione periodica dell'ospite costituisce il parametro per valutare la proroga del trattamento in quello specifico livello assistenziale. La prestazione residenziale non dovrebbe quindi avere una durata predefinita, ma non deve neanche essere interpretata come una soluzione definitiva e statica, per cui le valutazioni periodiche dovranno verificare come si modifica il livello di bisogno nel tempo, ma anche valutare se possono essere recuperate le condizioni di assistibilità a domicilio. È appropriato l'utilizzo temporaneo dell'assistenza residenziale anche per pazienti che presentino reali possibilità di reinserimento a domicilio, escludendo comunque pazienti con quadri clinici attivi che consiglino la permanenza in ambiente ospedaliero (Unità di lungodegenza) o richiedano trattamenti riabilitativi intensivi (Unità di riabilitazione). In ogni caso l'assistenza residenziale andrà garantita nel livello assistenziale appropriato in rapporto agli effettivi bisogni dell'ospite e sarà protratta in tutti i casi in cui non si realizzino le condizioni di assistenza a domicilio. Le prestazioni sono individuate con i codici di attività convenzionalmente riferibili ad «assistenza e terapie di mantenimento» e sono classificabili come prestazioni sanitarie a rilevanza sociale ad elevata integrazione. L'erogazione delle prestazioni così individuate avviene, di norma, all'interno di nuclei residenziali specializzati ed organizzati per erogare quello specifico livello di assistenza. È auspicabile che più «nuclei» riferiti ai diversi livelli ai assistenza coesistano all'interno della medesima struttura residenziale. L'accesso e la prosecuzione del trattamento avverranno coerentemente con la verifica della effettiva appropriatezza della indicazione, sulla base di criteri oggettivi di valutazione multi dimensionale (VMD) dei bisogni del paziente. I percorsi che portano alle prestazioni residenziali possono prevedere la provenienza dell'utente dall'ospedale per acuti, da una struttura di post-acuzie o dal domicilio.. Art. 1. (Istituzione di speciali unità di accoglienza «alla persona») 1. Al fine di gestire le fasi «croniche» dei postumi di gravi cerebrolesioni acquisite (GCA) caratterizzati da un quadro clinico di stato vegetativo o di bassa responsività, altrimenti detto «stato di minima coscienza» in cui sia sopraggiunta l'immodificabilità o una modificabilità molto modesta del quadro neurologico e della coscienza, sono istituite Speciali Unità di Accoglienza alla Persona (SUAP). Art. 2. (Inserimento delle SUAP) 1.