[pronunce]

– Anche la questione avente ad oggetto l'art. 58, comma 3, lettere b), e) e g) sollevata dalla Regione Emilia-Romagna è inammissibile, perché la ricorrente non motiva in alcun modo la propria censura. 9.3. – Le altre questioni proposte sulle disposizioni dell'art. 58 del d.lgs. n. 152 del 2006 debbono essere esaminate nel merito. In primo luogo, è censurata la previsione di cui alla lettera a) del comma 3 dell'art. 58, per violazione degli artt. 117 e 118 e del principio di leale collaborazione (Regioni Toscana, Umbria, Liguria, Puglia e Marche), poiché la norma attribuisce al Ministro dell'ambiente funzioni di programmazione, finanziamento e controllo degli interventi in materia di difesa del suolo senza alcun coinvolgimento delle Regioni. È denunciata altresì la violazione dell'art. 76 Cost., poiché la disposizione impugnata, in contrasto con l'art. 1, comma 8, della legge di delega n. 308 del 2004, ha effetti peggiorativi per le Regioni (Regioni Umbria, Liguria e Puglia), le quali, in precedenza, potevano godere delle forme di coinvolgimento previste dagli artt. 86, comma 3, e 89, commi 1, lettera h), e 5, del d.lgs. n. 112 del 1998 (Regione Emilia-Romagna). La questione è fondata, nei limiti di seguito precisati, per gli stessi motivi indicati (v., supra, n. 8.6) a proposito dell'approvazione del piano nazionale di intervento di cui all'art. 57, comma 1, lettera b). Infatti, ribadito che anche gli interventi in tema di difesa del suolo appartengono a pieno titolo alla materia della tutela dell'ambiente, le generali funzioni di programmazione e finanziamento che l'art. 58, comma 3, lettera a), assegna al Ministro dell'ambiente, sono tali da produrre effetti significativi sull'esercizio delle attribuzioni regionali in materia di governo del territorio. Nella fattispecie, pertanto, il principio di leale collaborazione impone un coinvolgimento delle Regioni e la norma va dichiarata illegittima nella parte in cui non stabilisce che la programmazione ed il finanziamento degli interventi in difesa del suolo avvengano sentita la Conferenza unificata, analogamente a quanto disposto in precedenza – per le stesse funzioni – dall'art. 88, comma 2, del d.lgs. n. 112 del 1998. La declaratoria di illegittimità costituzionale non riguarda il potere di controllo, anch'esso attribuito al Ministro dell'ambiente dalla disposizione oggetto della presente questione, perché – per motivi analoghi a quelli illustrati con riferimento alla non fondatezza della questione sollevata relativamente alle funzioni di alta vigilanza attribuite al Comitato dei ministri dall'art. 57, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006 (v., supra, n. 8.7) – si deve ritenere che le funzioni di controllo del Ministro dell'ambiente riguardino esclusivamente attività di competenza statale. Non è fondata la pretesa della ricorrente Emilia-Romagna di ottenere la dichiarazione dell'illegittimità dell'art. 58, comma 3, lettera a), nella parte in cui non prevede l'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni. Infatti, come nel caso dell'impugnazione dell'art. 57, comma 1, lettera b), anche nella presente questione la Regione Emilia-Romagna indica norme del d.lgs. n. 112 del 1998 che erano già abrogate alla data di emanazione della legge n. 308 del 2004 (art. 86, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998) oppure [art. 89, commi 1, lettera h), e 5 del d.lgs. n. 112 del 1998] concernevano funzioni diverse da quella generale di programmazione e finanziamento cui si riferisce la disposizione oggetto della presente questione che, invece, come si è detto, è omogenea a quella prevista dal citato art. 88, comma 2, del d.lgs. n. 112 del 1998. 9.4. – Le Regioni Umbria, Liguria e Puglia impugnano anche la disposizione di cui alla lettera b) del comma 3 dell'art. 58, che attribuisce al Ministro dell'ambiente i compiti di «previsione, prevenzione e difesa del suolo da frane, alluvioni e altri fenomeni di dissesto idrogeologico, nel medio e nel lungo termine al fine di garantire condizioni ambientali permanenti ed omogenee, ferme restando le competenze del Dipartimento della protezione civile in merito agli interventi di somma urgenza». Ad avviso delle ricorrenti, la norma violerebbe gli artt. 117 e 118 Cost. ed il principio di leale collaborazione (perché attribuisce al Ministro dell'ambiente funzioni amministrative di competenza regionale senza che sussistano esigenze di esercizio unitario) e l'art. 76 Cost. [per il carattere innovativo della norma e perché – in contrasto con quanto previsto dall'art. 1, comma 8, della legge di delega n. 308 del 2004 – peggiora la posizione regionale così come definita dal previgente art. 108, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 112 del 1998]. Le questioni non sono fondate. La norma attiene ad un particolare aspetto della più generale attività di difesa del suolo, e precisamente alla parte relativa ai rischi derivanti dal dissesto idrogeologico che spesso interessano più regioni. Rientra pertanto anch'essa nell'àmbito materiale della tutela dell'ambiente. La disposizione non può invece essere ricondotta alla materia del governo del territorio, perché essa non attribuisce al Ministro dell'ambiente le funzioni in tema di utilizzazione del territorio, ma competenze dirette ad assicurare la salvaguardia dello stato del suolo, come affermato espressamente dalla stessa norma che individua il fine delle attribuzioni ministeriali in quello di «garantire condizioni ambientali permanenti ed omogenee». Né l'art. 58, comma 3, lettera b) del d.lgs. n. 152 del 2006 invade le attribuzioni regionali in materia di protezione civile, perché esso fa salve le competenze del Dipartimento della protezione civile e, quindi, anche le corrispondenti attribuzioni delle Regioni. Quanto al principio di leale collaborazione, la sua salvaguardia è assicurata dalla necessità del parere della Conferenza unificata per l'esercizio delle funzioni di programmazione e finanziamento, quale risulta a seguito della declaratoria di parziale illegittimità della lettera a) dello stesso art. 58, comma 3. Infatti, il parere sarà richiesto anche in caso di programmazione e finanziamento riguardanti la prevenzione del rischio idrogeologico. Non sussiste neppure il denunciato contrasto con l'art. 76 Cost., poiché la norma impugnata non fa venir meno le competenze attribuite alle Regioni dall'art. 108, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 112 del 1998, che si riferiscono, in generale, all'attività di previsione e prevenzione dei rischi in materia di protezione civile. L'art. 58, comma 3, lettera b), del d.lgs. n. 152 del 2006 si riferisce, invece, all'attività di previsione e prevenzione funzionale allo specifico scopo della difesa del suolo. In quest'àmbito, esso trova una corrispondenza con l'art. 88, comma 1, lettere c) e z), del d.lgs.