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È, quindi, assolutamente urgente una positiva conclusione del negoziato su Next generation EU e sul nuovo quadro finanziario pluriennale, perché far partire al più presto i programmi e l'erogazione dei fondi europei rappresenta innanzitutto un obbligo morale verso le decine di migliaia di vittime europee e verso i cittadini del nostro continente. L'Italia resta impegnata a tal fine in una serrata e intensa azione politico-diplomatica a tutto campo. Mi avvio alla conclusione. Il rinnovato impeto del virus ci pone di fronte a una nuova sfida, non meno minacciosa della prima battaglia che abbiamo combattuto la scorsa primavera. È una seconda sfida che continua a investire tutto il mondo e con una cresciuta intensità - come possiamo tutti constatare - tutta l'Unione europea. Tutti i Paesi europei stanno affrontando l'urto drammatico della seconda ondata della pandemia e stanno adottando misure via via più restrittive per il contenimento del contagio, molto simili - a dire il vero - a quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre per piegare la curva del contagio. Ormai un po' tutti i Paesi europei hanno introdotto misure restrittive, in alcuni casi anche più severe delle nostre, per proteggere la salute dei cittadini e le proprie economie. Tutti i Governi europei, con i loro meriti e i loro demeriti - questo vale ovviamente anche per questo Governo - stanno fronteggiando un nemico che oggi ci costringe a fare un passo indietro. Siamo quindi costretti a modificare alcune abitudini di vita e i nostri comportamenti. La scorsa settimana il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ha ricordato che tutte le articolazioni dell'ordinamento democratico, per perseguire il benessere della società e lo sviluppo dei territori, sanno di dover operare sempre con spirito di unità e di coesione, consapevoli dei tanti interessi comuni. Questo è il momento di restare veramente uniti. (Applausi) . Dobbiamo restare uniti, pur nella varietà delle opinioni, pur nel rispetto delle differenti sensibilità. Ringrazio coloro che hanno sostenuto i nostri sforzi protesi a salvare tanto le vite umane, quanto il tessuto produttivo del Paese, e tutti coloro che, pur nella legittima dialettica politica che caratterizza e deve caratterizzare una moderna democrazia, offrono un contributo costruttivo ai nostri sforzi protesi al bene e all'interesse del Paese. Regnano ancora una grande incertezza e insicurezza sulla fase che stiamo attraversando. Vi assicuro che il Governo ce la metterà tutta per mettere in sicurezza il Paese. Tutti noi componenti del Governo siamo consapevoli che dobbiamo impegnarci con tutte le nostre energie e tutta la nostra determinazione in questo compito. In particolare, siamo pienamente consapevoli che siamo qui non per noi, ma - come ebbe a scrivere Einstein - «siamo qui per gli altri uomini: innanzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia». (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, la mia opinione è che stiamo vivendo un tempo decisamente diverso da quello che l'Italia ha vissuto nella primavera scorsa: è il tempo che si è aperto in questo autunno e - bisogna riconoscerlo - è decisamente peggiore. Dovremmo fare ammenda - non soltanto chi è qui, ma anche chi è fuori da qui - per aver dimenticato nel periodo estivo che dopo l'estate veniva l'autunno e che abbassare la guardia fuori da qui e dentro le Aule parlamentari si sarebbe rivelato un tragico errore. Io non appartengo alla categoria di chi soffia sul fuoco, ma trovo altrettanto colpevole sia chi soffia sul fuoco, sia chi eleva il silenzio a motivo, a ragione, a comportamento. Questo non è il tempo per manifestare in un'Aula parlamentare silenzio. Quello che abbiamo fatto in passato lo rifaremo e lo rifarò e cioè consegnare la fiducia di un Gruppo, di una storia politica e di una persona che parla in quest'Aula e parla a lei, decisamente nelle sue mani. Prima che essere partigiani di una parte e partigiani di un'idea, siamo italiani e tali siamo fuori e dentro quest'Aula. Mi consenta, però, tre considerazioni che riguardano l'Assemblea, ma che riguardano in modo particolare il Governo. Lei ha inneggiato continuamente al confronto: condivido, sottolineo e sottoscrivo. Quando si entra in un'Aula parlamentare, però, non si può inneggiare al confronto e sostenere che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è immutabile. Non si può venire in un'Aula con un resoconto che riguarda il decreto rilancio, già presentato ai cittadini italiani, senza passare da un confronto nelle Aule parlamentari. (Applausi) . Lo dico e lo sottolineo perché continuo a sostenere che, da questa seconda fase molto più delicata della prima, si esce solo se si genera, solo se germina dall'attività parlamentare e dall'attività del Governo un nuovo spirito civico, ed è il secondo punto che affronto. Lei ha pronunciato, alla fine del suo intervento, un appello a restare uniti. Sottoscrivo anche questo, presidente Conte, ma non basta l'appello a restare uniti. C'è uno spirito civico, uno spirito repubblicano, che noi dobbiamo ricreare dalle fondamenta e non per sua responsabilità, perché lei arriva alla fine di un percorso politico e istituzionale, lei non porta responsabilità esclusive su questo. Ma dalle grandi emergenze nazionali - e l'Italia del Novecento vi è passata perlomeno un paio di volte - si esce ricreando uno spirito di comunità larga, altrimenti è complicato superare crisi che abbiano caratteristiche del genere, che ci gettano dallo stato di emergenza a uno stato di eccezione e lo stato di eccezione ha bisogno di uno spirito repubblicano formidabile e lo spirito repubblicano si può ricreare, sì, grazie a una maggioranza parlamentare, ma - aggiungo io - perché non confidando in un tavolo istituzionale che coinvolga l'intero Emiciclo? L'hanno fatto prima di lei tutti coloro che sono passati da emergenze del genere. In conclusione, vengo al terzo punto. Presidente, lei ha citato giustamente protocolli e altro e evidenzio due aspetti, scusandomi con la Presidenza se sforo con il tempo. Il primo è che abbiamo il dovere anche di pensare ciò che è stato fatto, perché è già successo più di una volta che comitato tecnico-scientifico da una parte e una parte del suo Governo siano entrati in rotta di collisione: penso e parlo di un problema che conosco abbastanza, quello dei trasporti. Il decreto ministeriale n. 39 del luglio scorso obbliga scuola e Ministero dei trasporti a mettersi in armonia, perché altrimenti non è possibile governare correttamente la riapertura delle scuole. E siamo di fronte ad un Ministro dei trasporti che non crede in ciò che vede, ma vede ciò che crede.