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In base alle esperienze fatte, io non concordo con l'intervento della senatrice che mi ha preceduto che ha detto che i Comuni sono stati obbligati. Io ho sentito molti Comuni: alcuni Comuni non hanno accettato gli SPRAR e altri, invece, che sono riusciti a farlo e a gestire con intelligenza questo percorso, hanno avuto dei risultati importanti. Per comprendere meglio, in quanto il tema è complicato, negli ultimi mesi ho anche cercato di capire come hanno agito la Caritas e la comunità di Sant'Egidio, e cioè chi si è occupato di percorsi di integrazione che hanno funzionato molto bene. Ascoltando l'esperienza di quelle persone, la prima cosa che dicono è: piccoli numeri e diffusi. La seconda cosa riguarda il fatto stesso di integrare: insegnare a usare i mezzi pubblici, insegnare la lingua, inserire subito nella scuola, fare in modo che si possa imparare un lavoro; e tutto questo con la figura dei mediatori che sono stati citati. Voi gli SPRAR li eliminate? No, li mantenete per coloro che hanno già finito il percorso e sono riconosciuti come necessitanti protezione internazionale e per i minori non accompagnati. Escludete, però, prossimamente dal percorso SPRAR coloro che sono in attesa di capire se hanno diritto o meno allo status di rifugiato. Lei oggi ci ha dato dei numeri e ci ha detto che state facendo un lavoro importante: erano 140.000, ora sono 110.000. Oggi i tempi per concludere un iter sono circa di un anno e mezzo. Immagino che con il massimo sforzo si possano ridurre di alcuni mesi, magari anche di sei mesi; esagero dicendo che il tempo si possa ridurre della metà. Bene, tenere anche per otto o nove mesi migliaia di persone in una condizione in cui aspettano e basta, in centri grandi, con un rischio per la sicurezza, è un messaggio punitivo nei loro confronti, ma anche, paradossalmente, un elemento che contraddice tutta quella che sembrerebbe essere la filosofia del vostro intervento. È cioè una situazione che rende più insicuri perché solo un percorso di integrazione consente di avere anche un controllo e una situazione migliori. Per questo segno, che cambia però radicalmente anche alcune questioni che riprendete da un percorso già definito, noi siamo profondamente contrari alla filosofia che sottende il provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, sottolineo anch'io, come la collega Garnero Santanchè, la presenza del Ministro che, dopo tanti chilometri, è venuto anche ad ascoltare quello che viene detto in questo dibattito. Speravo, signor Ministro, che arrivasse un po' prima, perché forse tante incomprensioni non sarebbero venute fuori. Oggi, dopo tante fermate e tante riprese del provvedimento, siamo arrivati all'epilogo e, purtroppo, esso non ci piace. Aver deciso di mettere la fiducia sul provvedimento traccia infatti un solco preciso con cui in pratica si dice: c'è chi è al Governo e chi non lo è. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 20,50) ( Segue LA PIETRA). Il provvedimento, invece, signor Ministro, aveva bisogno dell'appoggio di tanti, di altri. Come ha detto anche il senatore Mallegni, c'era veramente la possibilità di migliorare il provvedimento; condividiamo infatti la filosofia di fondo e siamo convinti la politica che fino ad oggi ha gestito l'immigrazione è stata fallimentare. L'ho detto ieri in discussione generale e lo ribadisco; chi non è riuscito a gestire questa situazione di emergenza ha di fatto istituzionalizzato l'illegalità, trasformando l'immigrazione clandestina in accoglienza umanitaria. È questo il vero problema e sentir dire oggi che probabilmente con il decreto-legge al nostro esame molte persone torneranno in clandestinità, non ci stupisce. Erano già infatti in una situazione di non legalità. Il decreto-legge va in questa direzione. Non è abbastanza però, signor Ministro, perché noi eravamo convinti che con il provvedimento si potesse finalmente dire in maniera tassativa: in Italia non si entra se non si è regolari; in Italia se delinqui sconti la tua pena e se sei straniero torni a casa tua a scontartela. Invece, con il decreto-legge, a nostro avviso un po' al ribasso e che non ha avuto la possibilità di godere degli appoggi che anche con gli emendamenti di Fratelli d'Italia si volevano dare, il messaggio che viene fuori è che se si arriva in Italia c'è un «forse»: se entri e se delinqui forse sconti la pena. Noi volevamo eliminare totalmente questo «forse». Volevamo che si trattasse di un messaggio ben preciso. Entrando nel merito, signor Ministro, i nostri emendamenti andavano proprio in quella direzione e siamo rimasti anche abbastanza basiti quando, per esempio, sono stati dichiarati inammissibili emendamenti che, come ha citato la collega Garnero Santanchè, riguardavano l'introduzione del reato di integralismo islamico, su cui credo lei stia facendo giustamente una battaglia politica da rivendicare. Inammissibile anche l'emendamento che proponeva di eliminare il reato di tortura. Questa legge che non capiamo, ma che di fatto toglie la dignità ai nostri poliziotti e carabinieri, alle Forze di polizia, perché non gli permette di fare bene il proprio lavoro. Sono stati dichiarati inammissibili emendamenti che chiedevano l'espulsione anche di cittadini europei che non hanno la possibilità di mantenersi sul nostro territorio, seguendo peraltro una direttiva europea, come anche emendamenti che chiedevano lo sgombero e la demolizione dei campi rom. Non vorrei fare una battuta facile, signor Ministro, ma spero che non siano finite le ruspe, perché altrimenti oggettivamente non ci troverebbe d'accordo. Sempre inammissibili sono state considerate le nostre proposte affinché i cittadini stranieri di origine italiana potessero avere un canale privilegiato per ottenere la cittadinanza. Tanti altri emendamenti sono stati bocciati, come quelli sull'operazione strade sicure. Abbiamo infatti presentato un emendamento volto a ripristinare il pattugliamento delle strade; molti sindaci di tutte le parti politiche ci stanno dicendo che il pattugliamento realizzato grazie a quell'operazione aveva abbattuto di circa il 20 per cento i reati sul territorio, eppure avete bocciato quella proposta così come altre. Ad esempio avevamo chiesto di inserire, quanto all'uso del Taser la possibilità di consultare le banche dati da parte della polizia municipale, non solo i Comuni sopra i 100.000 abitanti, ma anche tutti i capoluoghi di Provincia; questo lo avete fatto con un emendamento in Commissione, ma avevamo detto di far sì che anche tutti gli altri Comuni, sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica (composto dal prefetto, dal questore e dai sindaci del territorio che hanno una percezione vera della sicurezza sul loro territorio), avessero potuto richiedere di rientrare in tale misura.