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Riportando il testo della citata sentenza, « la questione va inquadrata nel corretto rapporto fra i princìpi fondamentali dell'ordinamento che considera le norme incriminatrici come (tassative) eccezioni rispetto alla generale libertà di azione delle persone per cui eventuali ridimensionamenti delle loro portate normative non costituiscono eccezioni (norme eccezionali non estensibili analogicamente per il divieto posto dall'articoli 14 preleggi), ma fisiologiche riespansioni (ben estensibili analogicamente) delle libertà individuali, che nel nostro sistema normativo non sono funzionalizzate (a differenza di quel che vale per altre concezioni del rapporto Stato-individuo), a scopi pubblici e restano espressioni individuali della persona ». In ultimo, poi, la sentenza della Corte di cassazione – Sezioni unite penali del 30 maggio 2019, come sinteticamente riassunto nel comunicato n. 15/2019 della stessa Corte, ha stabilito che « La commercializzazione di cannabis sativa e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell'ambito di applicazione della legge 242 del 2016, che qualifica come lecita unicamente l'attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole, ai sensi dell'articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati; pertanto, integrano il reato di cui all'articolo 73, commi 1 e 4, decreto del Presidente della Repubblica, n. 309 del 1990, le condotte di cessione, di vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa , salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante ». Sul punto, tuttavia, il dispositivo della sentenza, pubblicato a luglio 2019, sottolinea che non è penalmente perseguibile la condotta priva di offensività, lasciando, pertanto, ancora al giudice di merito la decisione caso per caso, con ampio margine di discrezionalità. Sempre al riguardo, la direttiva 9 maggio 2019 del Ministro dell'interno ha precisato che tra « le finalità della coltivazione della canapa industriale non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze, in quanto potenzialmente destinate al consumo personale, in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente, attraverso il fumo o analoga modalità si assunzione ». Sono previste, inoltre, « un'approfondita analisi del fenomeno », « una puntuale ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio », « una verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità [...] ». Ed è ribadito, altresì, come fra l'altro già previsto a legislazione vigente, che i servizi di « osservazione » possano effettuare « apposite analisi sui prodotti acquistati negli esercizi in esame », « finalizzate a scongiurare » la vendita di prodotti illegali. Considerato quanto suesposto, si ritiene necessario e urgente modificare la legge n. 242 del 2016, che promuove e sostiene l'intera filiera produttiva incentivando « la coltivazione e la trasformazione » dei prodotti ottenuti per una pluralità di destinazioni (alimentare, cosmetico, semilavorati innovativi che valorizzino i risultati della ricerca, bioedilizia, plastiche, florovivaismo). Risulta, infatti, evidente come la menzionata promozione debba necessariamente presupporre anche la possibilità di commercializzare tali prodotti. In un contesto che intende garantire l'armoniosa convivenza tra diritti e libertà, la certezza del diritto rappresenta una importante garanzia per la collettività. Lo Stato deve, quindi, necessariamente dotarsi di una legge chiara, precisa, definita nei suoi contorni e nell'ambito di applicazione, individuando ciò che è lecito e ciò che non lo è, anche al fine di permettere un'attuazione univoca della norma, scongiurando, al contempo, che numerosi investimenti, soprattutto strutturali e pluriennali, possano naufragare. La modifica della legge n. 242 del 2016, dunque, non solo appare necessaria per tutelare la salute del consumatore, ma ha anche l'imprescindibile obiettivo di sostenere le iniziative economiche di assoluta rilevanza economica, industriale, commerciale ed agricola, nonché le opportunità di lavoro, che sono sorte e che sorgeranno nel rispetto di quanto garantito dall'articolo 41 della Costituzione in tema di iniziativa economica privata. Nel dettaglio, il presente disegno di legge incide sull'attuale formulazione della legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante « Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa », mediante precipue modifiche dell'articolato. All'articolo 1, comma 1, lettera a) , incidente sull'articolo 1, comma 3, lettera a) della legge 2 dicembre 2016, n. 242, è stabilito che il sostegno e la promozione riguardano la coltura della canapa finalizzata non solo alle attività di coltivazione e di trasformazione, ma anche a quelle attinenti alla commercializzazione. All'articolo 1, comma 1, lettera b) , numero 1), incidente sull'articolo 2, comma 1, della legge 2 dicembre 2016, n. 242, è disposto che la coltivazione è consentita sia attraverso la tecnica di riproduzione gamica mediante l'utilizzo dei semi, sia mediante la tecnica di riproduzione agamica attraverso l'utilizzo delle talee, del pollone radicale, della propaggine, dello stolone ovvero di altre tecniche di riproduzione agamica. All'articolo 1, comma 1, lettera b) , numero 2), incidente sull'articolo 2, comma 2 della legge 2 dicembre 2016, n. 242, con l'aggiunta della lettera g-bis) , è disposto che dalla canapa coltivata è possibile ottenere coltivazioni destinate alla produzione di infiorescenze fresche ed essiccate, di prodotti e preparati da esse derivati e di oli il cui contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) risulti uguale o inferiore allo 0,5 per cento. All'articolo 1, comma 1, lettera b) , numero 3), in sostituzione dell'attuale formulazione dell'articolo 2, comma 3, della legge 2 dicembre 2016, n. 242, è stabilito che l'uso della canapa, composta dall'intera pianta o da qualsiasi sua parte, è consentito in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata ai fini industriali e commerciali. È altresì consentito l'uso della canapa ai fini energetici, nei limiti e alle condizioni previste dall'allegato X alla parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. L'articolo 1, comma 1, lettera c) incide sull'articolo 3, comma 1, della legge 2 dicembre 2016, n. 242 precisando che nel caso di coltivazione mediante tecnica di riproduzione agamica, il coltivatore ha l'obbligo di conservazione della semente acquistata fino alla moltiplicazione di una porzione della pianta.