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Un impegnativo banco di prova, ma anche una straordinaria opportunità per il nostro Paese, per il nostro sport, per la nostra economia, per la nostra comunità intera, dal momento che i grandi eventi, soprattutto quelli sportivi, hanno il potere di aggregare le genti ben oltre i confini dei territori ospitanti, cui pure tocca un carico di responsabilità suppletivo, un surplus di oneri che, ne sono certo, sarà compensato ampiamente dagli onori attesi. Milano, Cortina e - permettetemi di sottolinearlo - la mia Torino ricevono oggi i primi strumenti operativi dai quali far discendere l'organizzazione e la realizzazione degli importanti appuntamenti agonistici che ci attendono tra il 2021 e il 2026. Saranno per quei territori - tra i più colpiti dalla diffusione del coronavirus e segnati dal dolore e dal lutto - un'iniezione di futuro e una opportunità reale e concreta di invertire la narrazione degli ultimi mesi. Pensare al piano degli investimenti e delle infrastrutture collegato alle Olimpiadi invernali che riguarderà le località lombarde nei prossimi anni e che costituirà un'eredità preziosa per quelle aree, è per me ragione di speranza in questi giorni difficili, ma anche di rammarico per aver visto sfumare a suo tempo, senza una buona ragione, la candidatura a tre delle Alpi (ricordate tutti che anche Torino era in competizione). Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,44) ( Segue LAUS). Eppure, nonostante la miopia politica di alcuni amministratori, dei sacerdoti e delle sacerdotesse del no, sono convinto che Torino saprà rifuggire la sindrome di Calimero e, nei fatti, trasformare le finali ATP in una conferma della reputazione guadagnata con i giochi olimpici del 2006. In tal senso, il ruolo dei sindaci sarà cruciale sul piano dell'efficacia programmatica, ma anche della responsabilità gestionale, grazie alla centralità riconosciuta loro dal decreto-legge in tutte le sue parti e persino grazie all'inconsueta libertà di azione di cui godranno. Ciò è tanto vero che, per le ATP Finals, i provvedimenti di adeguamento degli impianti potranno essere deliberati anche senza il pronunciamento del consiglio comunale e questo in deroga agli strumenti urbanistici generali, così come disposto dall'articolo 7. Saper scegliere e saper agire nella direzione individuata e nei tempi giusti sono il concreto delle aspettative tracciate dal provvedimento che ci apprestiamo ad approvare, sapendo non solo che per i Giochi olimpici, ma non meno per il tennis, le gare sono solo l'approdo di un viaggio che porta con sé tante promesse di crescita e tante nuove opportunità, ma anche che l'occasione mancata di un'altra Torino a cinque cerchi potrebbe trovare compensazione in una strategia di vasi comunicanti tra i due capoluoghi, così vicini tra loro. Infatti, di strategie e di lungimiranza ha bisogno adesso il comparto che più di tutti attende l'avvio della macchina organizzativa in Piemonte, come in Lombardia. È il sistema turistico, infatti, che più di tutti ha voglia di giocare la partita olimpica e quella del tennis dei grandi campioni. A Torino, come a Milano e Cortina, gli imprenditori del settore ricettivo, messi con le spalle al muro dalle misure di contenimento della pandemia da Covid-19, ripongono parecchie delle loro speranze di ripresa nel calendario sportivo che oggi cominciamo a sfogliare. Sarà perciò obbligatorio mettersi sulla loro stessa frequenza e massimizzare le possibilità di sviluppo offerte dai grandi eventi. In particolare, sulle finali ATP mi piace ricordare che la settimana o poco più di competizioni previste ogni anno, dal 2021 al 2025, non sarà che il punto culminante di una promozione del territorio da spalmare nei cinque anni a livello internazionale e, grazie anche ai talenti italiani, a un livello più domestico, nella consapevolezza che ogni azione futura dovrà tenere conto dei mutati scenari cui ci costringerà l'uscita dall'emergenza sanitaria. Se saremo bravi, poi, intorno al torneo dei professionisti potranno nascere eventi più piccoli eppure non meno preziosi. Se saremo bravi, il tennis potrà diventare una cifra non soltanto del capoluogo sabaudo ma, attraverso quello, dell'Italia intera, come già accade per altre discipline. Se saremo bravi, avremo modo di dar forma a un'immaginazione che da sempre contraddistingue il nostro Paese e che da tre mesi a questa parte, invece, ci pare solamente un sogno. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pergreffi. Ne ha facoltà. PERGREFFI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, discutiamo oggi del disegno di legge n. 1777 in un momento tragico per il nostro Paese. Stiamo attraversando un incubo, dal quale spero ne usciremo al più presto. Già al momento dell'assegnazione dei Giochi olimpici, ottenuti grazie alla perseveranza dei governatori di Lombardia e Veneto e dell'onorevole Giorgetti, si era diffuso un sentimento di entusiasmo, di successo, di credibilità; un momento ritenuto già in quel periodo di fondamentale importanza per il prestigio dello sport italiano e per il rilancio infrastrutturale del Nord e della nostra Nazione. Queste motivazioni diventano ancor più importanti ora, in questo momento, in cui, a causa dell'emergenza dettata dalla pandemia di coronavirus, le Regioni particolarmente colpite dal virus, la Lombardia e il Veneto, sono proprio quelle che ospiteranno i Giochi olimpici invernali del 2026; due Regioni che sono state duramente colpite dall'epidemia, dove la sofferenza per la perdita dei propri cari ha raggiunto livelli che mai avremmo potuto immaginare; dove il cuore imprenditoriale del nostro Paese, traino dell'economia, la locomotiva, appare in affanno; dove, se non arriveranno risorse, il rischio è di non riuscire a sollevarsi, con tutte le ripercussioni sociali su tutte le classi e i ceti. È per questo che il progetto olimpico italiano per il 2026 assume ancora più importanza: un'occasione per dimostrare che le opere previste per le Olimpiadi saranno la benzina necessaria per la ripartenza dell'economia e un volano d'eccezione per la rinascita produttiva dei territori interessati e, di conseguenza, per tutta l'Italia. È un'occasione, ma non deve essere sprecata, e i tempi sono fondamentali. Le scelte strategiche, dopo un'accurata analisi della situazione del territorio e dei suoi bisogni, e gli obiettivi di sviluppo, con tempistica a breve e medio raggio, avrebbero avuto bisogno di più condivisione, con l'accoglimento delle nostre proposte a partire dal passaggio alla Camera dei deputati. L'occasione poteva essere questa: sostituire la cultura del sospetto con quella della trasparenza. E non vi è momento più giusto quello attuale per attivare un tale tipo di scelta. È importante muoversi in fretta. In questi mesi l'italiano ha dimostrato di essere responsabile. In questo momento di crisi, la più grande dalla Seconda guerra mondiale, dobbiamo credere nella ricostruzione, dobbiamo credere nella libertà e nella responsabilità. Abbiamo bisogno di uno Stato vicino ai cittadini e alle sue imprese; regole poche e chiare. La cultura del sospetto va sostituita con quella della trasparenza;