[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), promosso con ordinanza del 3 febbraio 2003 dal Tribunale di Genova sul ricorso proposto da Bartesaghi Maria Cleme contro Cassa nazionale previdenza e assistenza forense, iscritta al n. 209 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 novembre 2003 il Giudice relatore Fernanda Contri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Tribunale di Genova, con ordinanza in data 3 febbraio 2003, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 31 e 37 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui tale norma non prevede il diritto della libera professionista che abbia adottato un bambino a percepire l'indennità di maternità, anche se il minore abbia superato i sei anni e fino al compimento di dodici anni, se di nazionalità italiana, o della maggiore età, se straniero. Il rimettente premette che il giudizio a quo ha ad oggetto la domanda di corresponsione del trattamento di maternità per l'adozione di un bambino straniero, proposta da una libera professionista nei confronti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, la quale aveva negato il pagamento sul rilievo del superamento dei sei anni di età da parte del minore al momento del suo ingresso nella famiglia adottiva. Il giudice a quo, dopo aver rilevato che la chiara e univoca formulazione dell'art. 72 del d.lgs. n. 151 del 2001 - che riconosce il diritto all'indennità di maternità a favore della libera professionista, a condizione che il bambino adottato non abbia superato i sei anni di età - non consente interpretazioni diverse da quella letterale, osserva che detta interpretazione appare tuttavia in contrasto con gli artt. 3, 31 e 37 della Costituzione, i cui principi sono stati posti a base delle pronunce della Corte costituzionale, dirette ad ampliare la tutela medesima, sotto il profilo sia dei soggetti beneficiari delle provvidenze, sia dell'entità anche economica di esse. Gli istituti innovativi introdotti dal legislatore a sostegno della famiglia, ispirati anch'essi ai citati principi costituzionali, hanno riguardato prevalentemente i lavoratori dipendenti, mentre il trattamento di maternità delle libere professioniste è rimasto disciplinato dalla legge 11 dicembre 1990, n. 379 (Indennità di maternità per le libere professioniste), le cui norme sono state integralmente trasfuse nel testo unico. Queste, nel prevedere la condizione del mancato superamento dei sei anni dell'adottato al momento di ingresso nella famiglia, per il sorgere del diritto all'indennità, non tengono conto della circostanza che tale età coincide con quella dell'inserimento obbligatorio del minore nella scuola elementare, da cui deriva un notevole impegno relazionale e intellettuale, soprattutto in rapporto ad un bambino adottato, specie se straniero, che deve affrontare nuove realtà affettive, culturali, linguistiche e ambientali. Tali circostanze sono state considerate solo in relazione alle adozioni da parte delle lavoratrici dipendenti, poiché l'art. 36 del testo unico prevede il congedo parentale fino al compimento dei dodici anni di età del bambino e l'art. 27 stabilisce, nel caso di adozione internazionale, il diritto al congedo di maternità anche se il minore adottato abbia superato i sei anni e sino al compimento della maggiore età. Il mancato innalzamento degli indicati limiti di età in relazione alle adozioni da parte delle libere professioniste costituisce, ad avviso del rimettente, una palese violazione del principio di eguaglianza, che dà luogo ad una irragionevole disparità di trattamento tra le due categorie di lavoratrici. 2. - Con atto depositato il 27 maggio 2003 è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata.1. - La questione sottoposta dal Tribunale di Genova all'esame di questa Corte concerne la legittimità costituzionale, in relazione agli artt. 3, 31 e 37 della Costituzione, dell'art. 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non prevede il diritto della libera professionista che abbia adottato un bambino a percepire l'indennità di maternità, anche se il minore abbia superato i sei anni e fino al compimento di dodici anni, se di nazionalità italiana, o della maggiore età, se straniero. 2. - Preliminarmente deve essere dichiarata la inammissibilità dell'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, in quanto effettuato oltre il termine di venti giorni dalla pubblicazione dell'ordinanza di rimessione nella Gazzetta Ufficiale. 3. - Il giudice a quo sollecita una pronuncia con la quale si estenda il diritto delle libere professioniste all'indennità di maternità in caso di adozione attraverso l'ampliamento della condizione cui è subordinato il diritto stesso, consistente nell'età dell'adottato, il cui limite dovrebbe essere spostato a dodici anni nel caso di adozione nazionale e al compimento della maggiore età relativamente a quella internazionale. La prima delle due questioni poste dal rimettente è inammissibile per difetto di rilevanza. Il giudizio a quo, come risulta espressamente dalla stessa ordinanza di rimessione, ha ad oggetto la domanda di corresponsione dell'indennità di maternità a seguito di adozione internazionale e pertanto l'ipotesi dell'adozione nazionale rimane del tutto estranea alla fattispecie dedotta in quel giudizio. 3.1. - La questione di legittimità costituzionale sollevata in relazione all'adozione internazionale è fondata. 3.2. - Il trattamento di maternità a favore delle lavoratrici adottanti o affidatarie è stato introdotto dall'art. 6 della legge 9 dicembre 1977, n. 903 (Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro), che, equiparando all'evento della nascita l'ingresso del minore adottato o affidato nella famiglia, ha previsto la facoltà per le predette lavoratrici di avvalersi dell'astensione obbligatoria dal lavoro, contemplata dall'art. 4, lettera c), della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, e del relativo trattamento economico durante i primi tre mesi successivi all'effettivo ingresso del minore nella famiglia;