[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge 8 febbraio 2001, n. 21 (Misure per ridurre il disagio abitativo ed interventi per aumentare l'offerta di alloggi in locazione), promosso con ricorso della Provincia di Trento, notificato il 23 marzo 2001, depositato in cancelleria il 29 successivo ed iscritto al n. 19 del registro ricorsi 2001. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 5 novembre 2002 il Giudice relatore Franco Bile; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Provincia di Trento e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso iscritto al n. 19 r.r. 2001, la Provincia autonoma di Trento ha impugnato in via principale l'art. 1, comma 2, della legge 8 febbraio 2001, n. 21 (Misure per ridurre il disagio abitativo ed interventi per aumentare l'offerta di alloggi in locazione), assumendo che tale disposizione violerebbe: a) le proprie potestà legislative ed amministrative attribuite: a1) dagli articoli 8, (numeri 10 e 25), e 16 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige); a2) dall'art. 15, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 19 novembre 1987, n. 526 (Estensione alla Regione Trentino Alto-Adige ed alle Province autonome di Trento e di Bolzano delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616), sostituito dall'art. 2 del decreto legislativo 28 luglio 1997, n. 275 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino Alto-Adige recante modifiche ed integrazioni al d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526); a3) e dall'art. 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento); b) la propria autonomia finanziaria, di cui al titolo VI del d.P.R. n. 670 del 1972, come modificato dalla legge 30 novembre 1989, n. 386 (Norme per il coordinamento della finanza della Regione Trentino-Alto Adige e delle Province autonome di Trento e di Bolzano con la riforma tributaria), ed in particolare all'art. 5, comma 2, di tale ultima legge; c) il &laquo;principio di ragionevolezza&raquo; ; d) e, infine, il &laquo;giudicato della Corte costituzionale&raquo; emergente dalla sentenza n. 520 del 2000. 1.1.- Dopo avere ricordato che questa Corte, nella sentenza n. 520 del 2000, resa sulla norma modificata da quella oggi impugnata, cioè sull'art. 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo), ha riconosciuto che essa ricorrente è dotata (giusta gli articoli 8, numeri 10 e 25, e 16 del d.P.R. n. 670 del 1972 e le relative norme di attuazione) di competenza legislativa, e correlata potestà amministrativa, in materia di edilizia comunque sovvenzionata e di assistenza e beneficenza pubblica, la ricorrente richiama il contenuto dei commi 5, 6 e 7 del citato art. 11, i quali rispettivamente prevedono che le risorse assegnate al Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, istituito dall'art. 1 della legge, siano ripartite tra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, e che tali enti possano concorrere al finanziamento degli interventi previsti dal comma 3 della stessa norma con proprie risorse iscritte in bilancio, per poi provvedere alla ripartizione fra i Comuni delle une e delle altre risorse &laquo;sulla base di parametri che premino anche la disponibilità dei Comuni a concorrere con proprie risorse alla realizzazione degli interventi&raquo;. Sottolinea, in particolare, la ricorrente che in quella sede la Corte ha dato dell'art. 11, comma 7, un'interpretazione adeguatrice che ne assicura la conformità alla posizione costituzionalmente garantita delle Province autonome del Trentino-Alto Adige, in particolare precisando che il riferimento ai Comuni (destinatari delle risorse e delle relative funzioni amministrative), in essa contenuto, deve armonizzarsi con la disciplina provinciale, e quindi deve intendersi ai Comuni di Trento e Rovereto ed ai comprensori, quali raggruppamenti di Comuni in cui è ripartito il territorio comunale; nonchè sottolineando la validità dello stesso principio con riferimento all'art. 11, comma 8. Pertanto, tale decisione sarebbe stata satisfattiva delle ragioni di essa ricorrente, &laquo;in quanto, oltre a far salva l'individuazione provinciale degli enti locali competenti alla erogazione dei contributi&raquo; , ha escluso &laquo;che la competenza dell'ente locale derivi dalla legge statale, chiarendo che essa è presupposto, cioè trova il proprio fondamento nella disciplina provinciale&raquo;. Pertanto, rispetto alla ricorrente, &laquo;l'attribuzione agli enti locali delle funzioni amministrative in materia di contributi integrativi dei canoni di locazione non è vincolata&raquo;, restando essa Provincia &laquo;libera (in astratto) di riassegnare a se stessa la competenza in materia&raquo;: conseguentemente &laquo;la stessa ripartizione fra gli enti locali delle risorse del Fondo non è ….vincolata&raquo;, onde non esisterebbe un vincolo, derivante dalla legge statale, ad un trasferimento ai Comuni, neppure a quelli di Trento e di Rovereto ed ai comprensori. 1.2. - La ricorrente osserva, quindi, che nella materia è intervenuta la norma censurata, la quale ha previsto un apposito potere sostitutivo dello Stato, qualora le Regioni o le Province autonome non trasferiscano celermente le risorse di cui trattasi ai Comuni. La norma determinerebbe una violazione dello Statuto e delle norme di attuazione, nonché dello stesso giudicato costituzionale, innanzitutto perché - senza curarsi delle precisazioni contenute nella sentenza n. 520 del 2000 - continuerebbe a vincolare la Provincia al trasferimento delle risorse in favore dei Comuni. Infatti, anche se il riferimento della norma impugnata ai Comuni si intendesse in conformità al senso che detta sentenza aveva attribuito alla disposizione ora integrata da detta norma, cioè come relativo all'ente competente secondo la legislazione provinciale e, quindi, ai Comuni di Trento e di Rovereto ed ai comprensori, ad avviso della Provincia, la norma medesima sarebbe illegittima, in quanto attribuisce allo Stato il potere di sostituirsi ad essa &laquo;per l'adempimento di presunti obblighi&raquo; , cui essa non sarebbe costituzionalmente tenuta.