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Io credo che questo sia dirimente - non uso le parole a caso - per la salvaguardia della stessa maggioranza e dello stesso Governo. Noi aspettiamo che Conte, con un briciolo di responsabilità, venga qui in Aula a dirci come mai ha sottovalutato quanto è accaduto due settimane fa, a fronte di quello che noi avevamo detto in quest'Aula e che chiunque sappia leggere le cronache di questo Paese aveva previsto sarebbe accaduto. C'è una colpevole responsabilità del Governo nell'accedere a un ricatto ideologico, bruciando su di esso l'interesse nazionale, che in questo campo è più evidente che mai. (Applausi dal Gruppo FdI) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, sono contento che questa seduta si stia tenendo, visto che ieri avevamo ascoltato delle dichiarazioni da parte del senatore Salvini, secondo le quali sarebbe arrivato qui e avrebbe interrotto i lavori d'Aula se non si fosse presentato il presidente Conte. È già la seconda volta che accade, signor Presidente, e mi aspetto che alla terza, almeno alla terza, ci sia una reazione da parte della Presidenza. Abbiamo già dovuto subire il fatto che i senatori, in piena estate, dovessero alzare il sedere per venire qui a occuparsi di una seduta che poi sappiamo com'è finita. Ora abbiamo sentito che Salvini avrebbe, anzi ha minacciato sui social che questa seduta non si sarebbe mai dovuta tenere se non ci fosse stato il presidente Conte. Signor presidente Calderoli, ritengo opportuno che lei intervenga, in qualità di Vice Presidente del Senato, affinché di queste affermazioni non ce ne siano. Dopodiché, il senatore Romeo ha perso l'occasione per far sì che ci occupassimo complessivamente come Assemblea di un tema che tutti a parole diciamo di considerare un patrimonio nazionale, ossia l'Ilva: poi, quando si tratta di occuparsene, ognuno costruisce la propaganda e la strumentalizzazione. Dico questo perché, se il senatore Romeo si fosse informato e avesse letto il contratto che in questo momento ha ArcelorMittal, avrebbe visto che non vi sono alcun obbligo né alcuna clausola rispetto al tema che riguarda l'immunità per gli amministratori e, quindi, lo scudo. Non c'è dunque un'azienda - ArcelorMittal - che decide di andare via perché questo Parlamento ha deliberato di modificare le condizioni contrattuali; c'è invece un privato che decide di andare via scientemente e liberamente, utilizzando il pretesto dello scudo che non c'è più: il fatto che non ci sia alcun accordo contrattuale, però, sta nelle cose ed è concreto. Su questo ritengo bisogni fare la valutazione, perché, se ArcelorMittal va via e lo fa venendo meno all'accordo contrattuale che ha con lo Stato, mi aspetto dalla Lega, dal PD, da Italia Viva, da Forza Italia e dal MoVimento 5 Stelle che tutti insieme dicano che ArcelorMittal non sta rispettando gli impegni. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI). Pertanto, se ArcelorMittal non rispetta gli impegni, c'è un recesso e paga per essere venuta meno a un impegno: a seguito di quel recesso ci sono penali onerosissime da pagare allo Stato; dobbiamo dirlo tutti insieme. Un minuto dopo, ci dovremo occupare di capire chi sostituirà ArcelorMittal, perché naturalmente - a nostro avviso e secondo la legge - c'è un secondo che aveva partecipato, al quale quindi ci si deve rivolgere per capire se si può andare avanti su quell'investimento. Siccome l'azione che deve svolgere la Lega, invece, è strumentalizzare l'evento più che occuparsi del problema, abbiamo dovuto ascoltare il senatore Romeo inventarsi la storiella che, se non viene il presidente Conte in quest'Aula, non si può risolvere nulla. Signor Presidente, siamo invece dell'idea che venga l'onorevole Patuanelli, che è il Ministro che ha assunto l'impegno con questo Parlamento di affrontare la questione (Commenti del senatore Ripamonti) , a prescindere da quello che sta scritto nel provvedimento che è stato approvato senza lo scudo; ci venga a dire come si andrà avanti: domani avrà luogo l'incontro con il privato, ArcelorMittal, e scopriremo le intenzioni dell'azienda. Ripeto che, se questa dovesse decidere unilateralmente d'interrompere l'impegno preso con il nostro Paese - con l'Italia, non con Conte né con una forza politica - e vi venisse meno, bisognerebbe procedere per colpire un'azienda che, dopo essersi presa la responsabilità di andare avanti con l'investimento e aver costruito le condizioni per salvaguardare 15.000 posti di lavoro, oltre alla riconversione ambientale, dice che non è più così. Su questo credo dobbiamo essere tutti uniti. In conclusione, signor Presidente, alla luce di tale premessa, per evitare ogni pretesto, è necessario che il ministro Patuanelli venga a riferire qui. Ugualmente ricordo alla Lega di essere la forza politica che per prima ha tolto lo scudo dal decreto-legge crescita; provvedimento che pertanto è stato portato in Aula senza di esso, su indicazione della Lega stessa, che era allora al Governo. (Applausi della senatrice Garavini. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Capisco che Romeo lo dimentichi, come dimentica di aver votato a favore del reddito di cittadinanza e ora imputa a questa maggioranza il fatto che vi sia quel provvedimento. Ha dimenticato anche di aver tolto lo scudo nel decreto crescita su Ilva. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Poiché, però, ora noi non dobbiamo concedere pretesti a nessuno, sfido la Lega: c'è un provvedimento in discussione presso la Camera, il decreto fiscale, e vi è la possibilità di intervenire per togliere ogni pretesto ad ArcerolMittal. Quindi, anziché stare qui a frignare (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ; anziché stare qui a chiacchierare e a reclamare che venga Conte in Assemblea, non si capisce a fare che, la Lega voti a favore del nostro emendamento al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 124 del 2019, presentato alla Camera, e andiamo avanti. Siccome, purtroppo, si scoprirà che la strategia aziendale di ArcerolMittal, a prescindere da tutto, è quella di andare via, noi forze politiche dobbiamo, tutte insieme, responsabilmente, se si vuole risolvere il problema, capire come sopperire a questa decisione, oltre naturalmente a fare causa a un'azienda che è venuta meno a tutti gli impegni presi. Signor Presidente, noi siamo favorevoli al calendario dei lavori illustrato e alla presenza in Aula del ministro Patuanelli, che - ripetiamo - è la figura istituzionale che ha seguito la vicenda anche nel rapporto con il Parlamento e ci deve una risposta. Avevamo chiesto la presenza del Ministro quando è stata approvata la conversione del decreto-legge sulle crisi aziendali; abbiamo chiesto che eventualmente tornasse in Assemblea e il Ministro aveva preso un impegno relativamente a un provvedimento ad hoc su Ilva: ascoltiamolo. Se poi sarà necessario sentire anche Conte, lo sentiremo; è strumentale, invece, subordinare per forza la prosecuzione della discussione alla presenza del Presidente del Consiglio.