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Delega al Governo per il riordino e l'adeguamento della rete diplomatica e consolare italiana nel mondo e per il rafforzamento dei servizi per l'economia e per i cittadini italiani all'estero. Onorevoli Senatori. -- Come avviene già da diversi anni, siamo chiamati ad un impegno particolarmente arduo: ridurre drasticamente la spesa pubblica, riuscendo contemporaneamente a modernizzare la pubblica amministrazione e a migliorare il livello attuale dei servizi, per rispondere tanto alle sfide dell'economia globale quanto ai nuovi bisogni dei cittadini che rappresentiamo, oltre che alle necessità imposte dall'entità del debito pubblico del nostro Paese. Nell'ambito specifico del quale ci occupiamo in questo disegno di legge, quello della rete diplomatica consolare, è importante affrontare i problemi a partire da un'attenta considerazione del contesto attuale: da un lato i tagli operati negli ultimi anni, la logica che li ha ispirati, i risultati prodotti; dall'altro lato, gli obiettivi che tale rete deve continuare a perseguire, con risultati auspicabilmente migliori di quelli attuali, e le innovazioni che è necessario apportare per conseguirli. Appare opportuno sottolineare la rilevanza e la qualità del lavoro svolto dalla rete diplomatica consolare italiana negli ultimi anni, nonostante le ristrettezze del bilancio e le difficoltà del contesto globale: tanto nell'ambito specifico delle relazioni diplomatiche, quanto sul terreno della promozione dell'economia italiana nel mondo e della tutela dei diritti e degli interessi dei nostri concittadini all'estero, sono stati conseguiti risultati di assoluta eccellenza, confermando la rilevanza e la specificità del ruolo che il nostro Paese può e deve svolgere nello scenario internazionale. Il Ministero degli affari esteri (MAE) può essere assimilato a un iceberg: una punta emersa che brilla di luce propria, della quale siamo orgogliosi, e un sommerso che non è più sostenibile; il nostro intento è quello di intervenire sul sommerso. Quanto ai tagli intervenuti negli ultimi anni e al bilancio complessivo che ne risulta, dopo le consistenti riduzioni degli anni 2009, 2011 e 2012, ci troviamo in una situazione di estrema difficoltà. Continuando a considerare pressoché immodificabili alcuni capitoli di spesa, come ad esempio quelli relativi al trattamento economico del personale diplomatico e soprattutto alle indennità di sede all'estero (solo per citare il caso più eclatante di resistenza al principio di realtà e di indifferenza agli obiettivi istituzionali e alle necessità del bilancio), non si può fare altro che smantellare nei fatti gli strumenti essenziali alla proiezione internazionale del nostro Paese e alla tutela dovuta ai nostri concittadini all'estero. Secondo i dati presentati nel 2012 dalla Commissione per la spending review del MAE, insediata dal Ministro Terzi di Sant'Agata nel 2011, il bilancio del Ministero, pari allo 0,22 per cento del bilancio statale, è decisamente più esiguo di quello dei principali Paesi europei (Olanda 2,5 per cento, Francia 1,78 per cento, Germania 1,1 per cento, Spagna 0,75 per cento, Gran Bretagna 0,3 per cento), né la collocazione del nostro Paese in fondo alla classifica cambia se si assume come parametro di riferimento la percentuale sul PIL. Il costo complessivo della rete estera è pari al 44 per cento del bilancio, e la spesa per il personale all'estero raggiunge il 38,5 per cento. Considerando che nel suo insieme la spesa per il personale, i contributi obbligatori e l'ISE assorbono l'83,3 per cento del bilancio del Ministero, solo il taglio applicato nel 2012 ha comportato sul rimanente 16,7 per cento del bilancio riduzioni nell'ordine del 30 per cento della dotazione delle «spese rimodulabili». In ragione di questi e altri dati, la Commissione considerava «indispensabile continuare nell'azione già avviata di razionalizzazione della rete estera, della presenza scolastica, del patrimonio immobiliare, dei contributi alle organizzazioni internazionali e in parallelo agire in un'ottica pluriennale sull'efficienza della struttura e sulla qualità della spesa, soprattutto incidendo su quella per il personale, che rappresenta il 47,2 per cento del totale anche a causa delle progressive forti riduzioni del bilancio della Farnesina». Tali valutazioni e indicazioni non sono state recepite: nel piano presentato dal MAE nel luglio del corrente anno, infatti, si procede in direzione opposta, perseverando nella logica dei tagli lineari ai servizi e lasciando inalterata la composizione della spesa, in particolare quella riguardante il personale, confermando l'anomalia del «modello» italiano rispetto agli assetti vigenti negli altri Paesi europei, a cominciare da un rapporto tra personale di ruolo e personale a contratto fortemente sbilanciato a favore del primo. L'intervento legislativo è dunque non solo necessario ma urgente, per due motivi: alcune voci del bilancio non possono essere modificate attraverso decisioni amministrative; inoltre, l'orientamento dell'amministrazione è con ogni evidenza vocato alla preservazione usque ad mortem degli equilibri attuali, per tutelare l'intangibile prestigio della carriera diplomatica (obiettivo comprensibile ed entro certi limiti anche condivisibile, se solo non ci fosse toccato in sorte di vivere nel XXI secolo). Il presente disegno di legge intende riprendere il cammino indicato dalla Commissione sulla spending review , impegnando il Governo a intervenire in particolare in tre ambiti: il riordino della rete diplomatica consolare, la composizione della spesa del Ministero e la valorizzazione del patrimonio immobiliare nazionale all'estero. L'articolo 1, comma 1, lettera a) , riguarda il riassetto della rete diplomatica e consolare: occorre utilizzare i risparmi conseguiti attraverso il riordino e l'accorpamento delle sedi, oltre che per contribuire alla riduzione del debito pubblico, per migliorare la promozione della politica estera italiana, la politica della cooperazione internazionale, l'internazionalizzazione delle imprese italiane, il supporto all'esportazione dei prodotti italiani e i servizi offerti alle comunità italiane all'estero. Nei Paesi dell’Unione europea occorre muovere con decisione verso l'obiettivo di una sola sede di ambasciata presso l'Unione europea, riordinando parallelamente le sedi consolari per raggiungere gli obiettivi già citati; appare opportuno, inoltre, prevedere il riordino della presenza della diplomazia italiana nelle organizzazioni internazionali, accorpando ruoli e funzioni del personale diplomatico e amministrativo. Nelle organizzazioni internazionali aventi sede in Francia e in Belgio, ad esempio, sono presenti rispettivamente 81 e 119 unità di personale, di cui il 75 per cento di ruolo; nella proposta di riassetto del MAE, né l'entità complessiva, né il rapporto tra personale di ruolo e personale a contratto risultano essere minimamente modificati. Quanto ai servizi all'economia italiana e ai cittadini, la rete diplomatica consolare del MAE deve operare in una logica di integrazione funzionale con l'ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, con le Camere di commercio italiane nel mondo e con i patronati all'estero;