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dal mero punto di vista funzionale, con la previsione a livello burocratico della comunicazione once only , alla riforma della pubblica amministrazione, così come di quella fiscale, per passare poi agli incentivi alla digitalizzazione delle imprese o - ancora - a una serie di puntuali indirizzi per una delle migliori espressioni del made in Italy, quale è appunto il sistema della moda Italia, che intende anch'esso sviluppare il suo impegno nell'ambito del green e della sostenibilità. Infine, in questo mio serratissimo periplo di relazione da affidare all'Assemblea (per i cui contenuti rimando totalmente al documento depositato e distribuito), mi permetto di dedicare un ultimo passaggio al Mezzogiorno, perché è la ragione per la quale riceviamo più risorse di altri Paesi e non è certamente un merito, né un vanto. Può piacere o meno, ma l'Unione europea destina al nostro Paese il 25 per cento complessivo dell'ammontare di risorse del Next generation EU in vista di tre parametri, che - giova ricordarlo anche all'Assemblea perché ci è di aiuto nel mantenere l'orizzonte della nostra iniziativa - sono costituiti dalla popolazione residente, dal reddito pro-capite e dal tasso di occupazione. Con riferimento a tali parametri le criticità presenti nel nostro Mezzogiorno hanno inciso per almeno il 65 per cento sulla dotazione conferita all'Italia. Proprio per tale ragione, la percentuale totale delle risorse e degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza non dovrà in alcun modo essere pari o inferiore al 34 per cento per il Sud, come prevede la norma ordinaria, in quanto tale percentuale legata alla popolazione è bastevole a mantenere il gap e non a ridurlo. Abbiamo l'esigenza di rimettere insieme i pezzi di un'Italia a oggi spaccata, i quali marciano con ritmi, mezzi e strumenti a volte insopportabilmente diversi e disomogenei. Il documento arricchisce e istruisce il Piano iniziale con una certa dose di dettagli che oggettivamente mancavano nella versione approvata a gennaio. Abbiamo operato in modo da meglio definire le parti eccessivamente timide e dare maggiore visione e campo a quelle che si presentavano in modo incomprensibilmente limitato. Faccio riferimento, ad esempio, alla necessità che l'Alta velocità colleghi tutta l'Italia, tutta la dorsale adriatica e tutta la dorsale tirrenica della Penisola (dico tutta perché da qui si misura un fatto di civiltà). Mi riferisco, come altro esempio, alla centralità del Mediterraneo per lo sviluppo del sistema portuale che non può, né deve continuare a essere declinato secondo solo i due porti hub di Genova e Trieste. È come se deliberatamente scegliessimo di depotenziare il nostro sistema Paese. Abbiamo visto, con il blocco del Canale di Suez durato una settimana, cosa significa il traffico nel Mediterraneo. È allora evidente che non possiamo aderire alla vision che inquadra i porti di Taranto e Augusta - cito due esempi - in una logica di resistenza rispetto a quelli delle altre sponde del Mediterraneo e secondo un piglio di vocazione essenzialmente turistica, perché in Italia il turismo non ripartirà certo solo dai porti turistici. Anzi, con la pandemia si è reso evidente come il patrimonio di potenzialità inespresse del nostro Paese sia ampio. Faccio riferimento alla sinergia, tutta da costruire, data dal turismo slow , da quello green e dall'incontro con le proposte tipiche agroalimentari italiane (elementi che abbiamo messo bene a fuoco nel documento). Chiusa questa digressione e riprendendo il tema del Mezzogiorno, chiediamo interventi puntuali anche per le zone economiche speciali (ZES), al fine di renderle pienamente operative. Infatti, se procediamo alla realizzazione delle infrastrutture in quell'esagono, dobbiamo poi operare di conseguenza per permettere loro di funzionare. Concludo, signor Presidente, e lo faccio aprendo un'altra breve parentesi. Si è scelto di far rientrare nel PNRR diverse opere infrastrutturali già finanziate e per questo saranno liberate importanti risorse. Chiedo quindi al Governo una presa di impegno forte e condivisa nel predisporre, di pari passo con la realizzazione del Piano, un programma di ridestinazione di queste risorse a favore di progetti che non rientrano negli stringenti requisiti del regolamento UE/2021/241, ma che rispondono invece a precisi interessi nazionali di sviluppo come, ad esempio, l'ammodernamento della rete stradale e autostradale anche nel Sud del Paese. Allo stesso modo, dati i tempi concitati, bisogna pensare a procedure normative ad hoc per garantire l'effettiva conclusione dei progetti del PNRR. Consegno dunque al Governo queste mie riflessioni, con l'accorato appello affinché l'Esecutivo, così come promesso dal presidente Draghi in Aula e poi dal ministro Franco in Commissione, non solo tenga conto di queste indicazioni nella predisposizione del nuovo Piano, ma soprattutto coinvolga il Parlamento nella fase di approvazione definitiva e di monitoraggio di quanto accadrà dopo l'invio del Piano a Bruxelles. (Applausi) . PESCO, relatore . Signor Presidente, ringrazio il presidente Stefano per il lavoro svolto in Commissione, così come ringrazio tutti i colleghi e le colleghe. Abbiamo fatto secondo me un lavoro imponente e la stessa relazione prodotta ne dà prova, perché gli obiettivi che si cerca di raggiungere attraverso questo Piano sono veramente tanti e tante sono le osservazioni che abbiamo raccolto attraverso le audizioni e i contributi venuti dalle senatrici e dai senatori. Abbiamo quindi una relazione cospicua e ciò perché siamo intervenuti su un Piano nazionale di ripresa e resilienza che aveva comunque delle lacune, non possiamo non ricordarlo. I temi sono in effetti veramente tanti e tante sono anche le risorse, più di 200 miliardi. Nel contempo però le cose che vorremmo fare costano moltissimo di più, secondo me quasi dieci volte tanto. Purtroppo le risorse che abbiamo però sono queste e dunque dobbiamo concentrarci su azioni finalizzate a raggiungere nel modo più efficace possibile l'obiettivo. Una cosa, però, dobbiamo ricordarla, vale a dire il fatto che comunque ci siamo già espressi in modo molto corposo lo scorso 13 ottobre sulle cosiddette linee guida, dopo averle esaminate tra settembre e ottobre. Abbiamo indicato al Governo una molteplicità di indirizzi utili, da tener in conto per la redazione del Piano. Dobbiamo tuttavia ammettere che, purtroppo, anche in quel caso non sono state recepite tutte le indicazioni fornite, che anche in quell'occasione erano veramente tante. Una constatazione, però, possiamo farla e cioè che il Piano, per il quale si pensava ci fossero grandi stravolgimenti con il passaggio di Governo, alla fine è rimasto sostanzialmente lo stesso, com'è stato rimarcato e ricordato anche dai vari Ministri che abbiamo ascoltato in audizione. Questa è una cosa importante, anche se purtroppo non abbiamo elementi significativi di dettaglio per capire se il Piano che si sta perfezionando con il dialogo con l'Unione europea effettivamente tenga conto delle cose che avevamo indicato nel precedente passaggio in Aula: questo sfortunatamente lascia ancora qualche elemento di non conoscenza su un piano estremamente importante.