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è evidente lo stravolgimento dell'interpretazione delle indicazioni INPS del 13 giugno 2018; alla data odierna la paziente non ha alcuna possibilità di trovare un altro lavoro, in quanto lo scenario lavorativo mantovano, come da informazioni acquisite di recente dal centro provinciale per l'impiego, non offre le tipologie contrattuali indicate nella Scheda socio-lavorativa redatta in data 3 ottobre 2018 dalla commissione medica integrata di Mantova a seguito di accertamento su visita, in attuazione del principio di autotutela della pubblica amministrazione (art. 21- nonies della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni e integrazioni, recante "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi"); appare evidente che a Mantova, così come in altre zone della Lombardia, la gravità clinica del paziente affetto da linfedema venga sottostimata, negando ai pazienti che ne soffrono quelle provvidenze economiche (ma anche non economiche) che permetterebbero loro di condurre una vita dignitosa. Senza alcuna forma di assistenza e alcun supporto economico alle persone in condizioni analoghe a quelle descritte non viene garantita alcuna possibilità di integrazione sociale e di autonomia economica, si chiede di sapere se, data la mancata presa in carico della paziente S.P., come paziente con malattia rara in fase di aggravamento e disabile grave per malattia rara (ai sensi della legge n. 104 del 1992, art. 3, comma 3) e considerando lo stato di bisogno economico-assistenziale, anche alla luce del mancato rispetto della Convenzione ONU, le possa essere corrisposto dagli uffici INPS l'assegno ordinario di invalidità, cui avrebbe diritto a tutti gli effetti se ci fosse una corretta interpretazione delle "indicazioni tecnico-scientifiche per la valutazione del linfedema in ambito previdenziale ed assistenziale". Atto n. 4-02936 BATTISTONI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: ad oggi Anas non dispone di mezzi e di personale addetto al ripristino del manto stradale post incidenti né, tantomeno, allo smaltimento di rifiuti da questi derivanti; in molti casi, dopo l'intervento di Anas si è assistito a problematiche, anche di natura giudiziaria, per gli operatori che, allo stato attuale, non sono in condizione di operare a norma di legge e che non possiedono i requisiti per lo smaltimento dei rifiuti, spesso nocivi per l'ambiente; attualmente, esistono operatori qualificati che svolgono tali servizi, fra cui alcuni in Abruzzo, su reti stradali comunali e provinciali, fra l'altro a costo zero, essendo la spesa a carico delle assicurazioni dei veicoli coinvolti di volta in volta nei vari incidenti; questi operatori sono già in possesso di tutti i requisiti normativi per operare ed hanno già svolto numerosi lavori su tutto il territorio nazionale, apportando benefici di natura economica, oltre a favorire il rispetto dell'ambiente e la sicurezza di automobilisti, ciclisti, pedoni eccetera, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica esposta; se non ritenga opportuno predisporre una convenzione tra Anas ed operatori qualificati, considerato che costoro necessiterebbero solo di un'autorizzazione ad operare sulle strade di competenza della stessa Anas. Atto n. 4-02937 DAMIANI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 281 del 1947, successivamente confermato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 666 del 1977, è stato istituito l'EIPLI, Ente per l'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia; gli obiettivi dell'ente dunque riconducono alla costruzione di grandi opere idrauliche. Oggi, concluso il processo di sviluppo, l'ente gestisce le stesse opere ed agisce come fornitore di acqua non trattata agli acquedotti pugliese, lucano ed al consorzio Jonio-Cosentino in Calabria nonché a 9 consorzi di bonifica nelle regioni Basilicata, Campania e Puglia per usi industriali; tuttavia con decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (art. 21, comma 10), l'ente è stato posto in liquidazione; contestualmente, all'EIPLI sono state assegnate alcune funzioni idonee al mantenimento degli standard qualitativi del processo di fornitura dei servizi ad esso deputati ab origine ; a causa di una malsana gestione amministrativa, l'ente è stato destinatario di contenziosi, con aggravio per il bilancio; in particolare, risulterebbero delle irregolarità circa l'erogazione di stipendi e premi di produzione; consta all'interrogante che esistono diverse pronunzie giudiziarie a favore dei dipendenti e che anche l'avvocatura dello Stato, interpellata, abbia espresso parere favorevole a questi ultimi, si chiede di sapere: in che modo i Ministri in indirizzo intendano risolvere la questione relativa alla gestione dell'ente; come intendano assicurare gli stessi servizi che l'ente ha fino ad ora erogato, visto che in assenza di stipendi gli operai rischiano sospendere l'attività lavorativa; con quali misure sia stato esercitato il potere di vigilanza e controllo sull'ente; entro quali tempi sarà chiusa la procedura di liquidazione; se non sia opportuno revocare gli attuali amministratori e chiedere conto dell'operato fin qui posto in essere; sulla base di quanto previsto dall'articolo 8 del decreto legislativo n. 300 del 1999, se non ritengano di attivarsi per l'istituzione di un'agenzia nazionale del Mezzogiorno per le risorse idriche. Atto n. 4-02938 MATRISCIANO GUIDOLIN ROMANO NOCERINO AUDDINO CAMPAGNA MARINELLO ENDRIZZI VANIN PIRRO PELLEGRINI Marco ACCOTO PRESUTTO GARRUTI DELL'OLIO MORONESE PAVANELLI QUARTO CORBETTA ROMAGNOLI PESCO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: i composti perfluoroalchilici (PFAS) sono stati impiegati per anni nel polo chimico di Spinetta Marengo (frazione del comune di Alessandria) e rilasciati nelle falde acquifere e nei corsi d'acqua. Sono defluiti dalla Bormida al Tanaro e via via fino al Po. Tali composti sono altamente nocivi per la salute umana: per questo motivo sono stati banditi su scala mondiale a decorrere dal 2012. Nell'alessandrino è stata riscontrata l'inversione sessuale dei pesci a seguito dell'esposizione a questi interferenti endocrini; la Miteni SpA di Trissino (Vicenza) nell'ottobre 2018 ha smesso di produrre PFAS ed è fallita. Da alcuni anni stava trattando C6O4 (appartenente alla categoria generale dei PFAS) proveniente in parte dalla Solvay di Spinetta Marengo. Oltre 300.000 persone hanno avuto l'acqua potabile contaminata e sono stati necessari oltre 80 milioni di euro assegnati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare alla Regione Veneto per realizzare nuove infrastrutture idriche e la bonifica, che però vede solo iniziali progetti;