[pronunce]

La situazione non è mutata nel nuovo regime delle locazioni abitative introdotto dalla legge n. 431 del 1998, che, ai sensi dell'art. 1, comma 2, lett. b), non si applica agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. 9. - Occorre infine considerare che sulle condizioni di esercizio del diritto di difesa nel procedimento in esame hanno significativamente inciso sia le ricordate decisioni della Corte, sia le recenti innovazioni legislative in tema di processo civile. In particolare - valutando le ultime modifiche apportate alla disciplina del decreto ingiuntivo alla luce della sentenza n. 159 del 1969 - il termine per l'opposizione al provvedimento di cui all'impugnato art. 32 (come, del resto, avverte lo stesso rimettente) deve ritenersi ora di quaranta giorni. Orbene, poiché la pronuncia prevista dalla norma impugnata cumula l'ordine di sfratto con quello di pagamento della somma dovuta nel termine per l'opposizione, ne deriva che il rilascio, oggetto della condanna, lungi dall'essere immediato, è condizionato al mancato pagamento in quel termine, onde l'assegnatario può, in sostanza, evitare lo sfratto sanando la morosità nei quaranta giorni dalla notifica del decreto. Questa situazione è per lui più vantaggiosa di quella in cui verserebbe se il locatore agisse per la risoluzione del contratto, con il rito ordinario o con il procedimento per convalida, perché sia nell'uno che nell'altro caso l'adempimento successivo alla domanda non impedirebbe la pronuncia di rilascio. Nell'ordinario giudizio di risoluzione infatti la rilevata inapplicabilità del termine di grazia ricondurrebbe la fattispecie all'art. 1453, ultimo comma, cod. civ. , secondo cui l'adempimento tardivo non evita la risoluzione del contratto. E nel procedimento per convalida, sempre in forza di questa norma, il rilascio dovrebbe essere disposto anche dopo un tale adempimento - se non nella fase sommaria: art. 663, terzo comma, cod. proc. civ. - di sicuro con la sentenza di risoluzione pronunziata a contraddittorio pieno. La conservazione del procedimento in esame, alla luce dell'elevazione del termine per l'opposizione, esprime quindi oggi un non irragionevole bilanciamento fra le contrapposte esigenze di assicurare all'assegnatario un regime sostanziale particolarmente favorevole (specie nell'attuale disciplina improntata alla progressiva liberalizzazione del canone locatizio) ed all'ente locatore un peculiare strumento processuale di tutela di fronte alla morosità.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 32 del regio decreto 28 aprile 1938, n. 1165 (Approvazione del testo unico delle disposizioni sull'edilizia popolare ed economica), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Modena, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 giugno 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 giugno 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA