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Passarono però altri vent'anni prima di poter arrivare al divieto della produzione: nel 1992 in Italia, nel 1993 in Germania, nel 1996 in Francia e solo nel 2000 in Svizzera dove, a tutt'oggi, non esiste il registro degli esposti e si può fare causa entro dieci anni dalla fine del rapporto di lavoro, senza tener conto del fatto (o forse proprio per questo) che spesso il mesotelioma sopraggiunge successivamente. L'industria dell'amianto continua ad estrare e trattare ancora oggi 2 milioni di tonnellate l'anno (erano 5 fino a poco tempo fa), realizzando due tipi di produzioni: pulite, alternative e controllate in Europa; sporche negli altri Paesi. Il problema è stato spostato dall'Europa in Ucraina, in Russia, in India, in Egitto, in Thailandia, in Cina, in Brasile, dove si continuano a svuotare i sacchi a mano senza sistemi di aerazione e la materia viene trattata senza protezioni. Questi lavoratori sono destinati in gran parte a morire, come è successo in Europa, e per i loro familiari vi è una notevole probabilità di ammalarsi di patologie tumorali gravissime. Ma anche in alcuni Paesi europei il problema si pone ancora nella sua drammaticità. In Bulgaria sono stati registrati 25.000 esposti, con circa 1.000 morti all’anno; in Ucraina lavorano a pieno ritmo dieci fabbriche, che importano da Kazakistan e Russia quasi mezzo milione di tonnellate di materia prima per trasformarla in lastre, tubi e caminetti; in Grecia (sesto produttore al mondo) non c'è, a tutt'oggi, una copertura sanitaria adeguata, mentre in Turchia desta grande preoccupazione la quantità di giacimenti all'aria aperta; in Cappadocia, poi, la gente usa ancora l'amianto per costruire e isolare le case. La quantità mondiale complessiva utilizzata tra il 1900 ed il 2000 è stata di circa 173 milioni di tonnellate, con una produzione annua (nel 2000) di 2.130.000 tonnellate. I maggiori produttori sono oggi la Russia (con 700.000 tonnellate), la Cina (con 450.000 tonnellate), il Canada (con 335.000 tonnellate, di cui il 98 per cento esportato), il Kazakistan (con 180.000 tonnellate), il Brasile (con 170.000 tonnellate), lo Zimbabwe (con 130.000 tonnellate) e poi la Grecia (con 35.000 tonnellate), gli Stati Uniti con (7.000 tonnellate) e la Bulgaria (7.000 tonnellate). Questi milioni di tonnellate di «fibra killer » provocano, come già detto, quasi 120.000 morti l'anno per tumore ed il numero è destinato a crescere. Nella stessa Europa comunitaria la crescita dei mesoteliomi continuerà per circa dieci-quindici anni e oltre, causando, in un ventennio, un numero di decessi che passerà dalle 5.000 vittime del 1998 alle 9.000 vittime e più nel 2018. Malgrado ciò, l'amianto è ancora utilizzato nei Paesi in via di sviluppo e perfino in alcuni dei venticinque Paesi dell'Unione europea, nonostante la direttiva 2003/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 marzo 2003, preveda l'obbligo per tutti i Paesi comunitari di cessarne totalmente l'utilizzo entro il 15 aprile 2006. La Conferenza europea sull'amianto si è conclusa con l'approvazione di una risoluzione che indica le iniziative necessarie da adottare in Europa e in tutto il mondo per porre fine -- entro un ventennio -- alla presenza dell'amianto nel mondo. Sarebbe principalmente necessario arrivare a stabilire il divieto di utilizzo nei Paesi che lo producono e che lo esportano in particolare nei Paesi in via di sviluppo (Oriente, Africa, Sud America). A livello europeo è necessario mettere in atto un piano di azione che persegua i seguenti obiettivi: a) l'applicazione rigorosa della legislazione europea e nazionale in materia di amianto; b) l'apposizione su tutti i prodotti contenenti amianto (come già accade con altre sostanze cancerogene) dell'etichetta raffigurante il simbolo del pericolo di morte; c) l'introduzione di verifiche obbligatorie sugli edifici pubblici, sulle residenze private e sui mezzi di trasporto entro il 2008; d) l'introduzione di linee guida per la misurazione della contaminazione da amianto nel terreno; e) la ricerca di metodi sicuri per il trattamento dei rifiuti contenenti amianto; f) l'istituzione di registri nazionali dei lavoratori esposti all'amianto e di lavoratori con malattie causate dall'esposizione all'amianto; g) il riconoscimento di tutte le malattie relative ad attività lavorative collegate all'amianto come malattie professionali, nel quadro di un'armonizzazione degli schemi di indennizzo delle malattie professionali nell'Unione europea; h) lo sviluppo di linee guida mediche per il «miglior trattamento» di malattie causate dall'esposizione all'amianto; lo sviluppo e il finanziamento di un programma di ricerca per il trattamento e la cura di queste malattie; i) l’istituzione di fondi finanziati obbligatoriamente da imprese coinvolte nella produzione di amianto e da autorità pubbliche, al fine di garantire assistenza a tutte le vittime dell'amianto ed alle persone esposte all'amianto; l) l'istituzione di un centro di ricerca europeo per l'individuazione e l'adozione di una tecnologia sicura per la rimozione dell'amianto dalle aree contaminate. A livello mondiale infine si rende ormai necessario: -- introdurre e sancire il divieto di estrazione, lavorazione e commercializzazione dell'amianto e dei prodotti contenenti amianto; -- approvare un programma di bonifica, con la realizzazione di apposite discariche, tenendo presente che le fibre di amianto -- per evitarne la dispersione – devono essere fuse prima di essere portate nella discarica; -- adottare i registri degli ex esposti e i registri dei mesoteliomi; -- prevedere la creazione di fondi sia per la ricerca sui mesoteliomi e le altre patologie da amianto, sia per la bonifica dall'amianto; -- effettuare indagini nelle aziende produttrici di amianto; -- istituire un fondo internazionale per le vittime dell'amianto. Le finalità del disegno di legge Per quanto concerne l'Italia, per portare a compimento, nei tempi auspicati, l'ultima fase della lotta contro l'amianto, iniziata più di quaranta anni fa, occorre conseguire tre obiettivi prioritari: la bonifica del territorio, la realizzazione di forme adeguate di tutela sanitaria e l'efficiente funzionamento del «Fondo per le vittime dell'amianto», istituito con la legge finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244), a seguito di emendamento sottoscritto dai firmatari del citato disegno di legge atto Senato n. 23. Riguardo al primo obiettivo occorre prendere atto che, a sedici anni dall’entrata in vigore della legge n. 257 del 1992, sono ancora presenti migliaia e migliaia di tonnellate di fibre di amianto e di cemento-amianto nelle fabbriche, negli edifici privati e pubblici, nell'ambiente. Bonificare il territorio è senza dubbio un obiettivo molto ambizioso per la cui realizzazione sono indispensabili: