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L'articolo 6 riguarda il regime IVA applicabile ai servizi di trasporto e spedizione dei beni in franchigia ed è finalizzato all'archiviazione della procedura di infrazione 2018/4000, allo stadio di messa in mora ai sensi dell'articolo 258 del TFUE, nell'ambito della quale la Commissione europea ha rilevato che le disposizioni di cui ai numeri 2) e 4) del primo comma dell'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 confliggono con l'articolo 144 della direttiva 2006/112/CE, laddove condizionano la non imponibilità del servizio di trasporto e di spedizione dei beni in esportazione, in transito o in importazione temporanea, nonché i trasporti relativi a beni in importazione, alla circostanza che siano stati assoggettati ad IVA i relativi corrispettivi ai sensi del primo comma dell'articolo 69 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, anziché al solo fatto che i corrispettivi siano stati inclusi nella base imponibile. La nuova formulazione del numero 2) e del numero 4), corrispondente alle lettere a) e b) dell'articolo in esame, prevede quindi la sostituzione delle parole «assoggettato all'imposta a norma» con «inclusi nella base imponibile ai sensi», consentendo così di superare i rilievi mossi dalla Commissione. Anche le modifiche apportate al numero 4- bis ) del primo comma dell'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 trovano origine nei rilievi sollevati dalla Commissione europea, nella parte in cui è stato segnalato che la disposizione è limitata alle sole importazioni di beni di modico valore e alle piccole spedizioni. Al fine di superare anche tale rilievo, con la lettera c) si modifica il numero 4- bis ) del primo comma dell'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, eliminando la parola «piccole» riferita alle spedizioni nonché la seguente locuzione «di carattere non commerciale e alle spedizioni di valore trascurabile di cui alle direttive 2006/79/CE del Consiglio, del 5 ottobre 2006, e 2009/132/CE del Consiglio del 19 ottobre 2009,». Attraverso le modifiche apportate, si garantisce una maggiore adesione della norma nazionale alla lettura dell'Organismo europeo secondo la quale l'articolo 144 della direttiva 2006/112/CE mira a implementare un meccanismo di semplificazione della base imponibile e non a evitare doppie imposizioni. La ratio così delineata è stata ribadita dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, nella sentenza FedEX, 4 ottobre 2017, C-273/16. L'articolo 7 modifica l'articolo 84 del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, (TULD), relativo ai termini di prescrizione dell'obbligazione avente ad oggetto i diritti doganali, al fine di garantire piena attuazione al regolamento (UE) n. 952/2013, recante il codice doganale dell'Unione. Il citato articolo 84 prevede che l'azione dello Stato per la riscossione dei diritti doganali, individuati ai sensi dell'articolo 34 del TULD stesso, si prescrive nel termine di cinque anni. Tale termine è stato poi ridotto a tre anni ai sensi dell'articolo 29, comma 1, della legge 29 dicembre 1990, n. 428. La disposizione prevede che: «Il termine decorre: a) dalla data della bolletta per i diritti in essa liquidati e non riscossi in tutto o in parte, per qualsiasi causa, o dovuti in conseguenza di errori di calcolo nella liquidazione o di erronea applicazione delle tariffe; b) dalla data del termine fissato nella bolletta di cauzione di cui all'articolo 141 per la presentazione delle merci alla dogana di destinazione quando si tratta di diritti doganali dovuti in conseguenza della spedizione delle merci ad altra dogana od in transito; c) dalla data della chiusura dei conti di magazzino delle singole partite per i diritti dovuti in conseguenza del movimento delle merci depositate nei magazzini doganali e nei magazzini di temporanea custodia; d) dalla data in cui i diritti sono divenuti esigibili, in ogni altro caso. Qualora il mancato pagamento, totale o parziale, dei diritti abbia causa da un reato, il termine di prescrizione decorre dalla data in cui il decreto o la sentenza, pronunciati nel procedimento penale, sono divenuti irrevocabili. Se il mancato pagamento dipende da erroneo od inesatto accertamento della qualità, della quantità, del valore o della origine della merce, si applicano le disposizioni dell'articolo 74». In relazione ai termini di prescrizione dell'obbligazione in presenza di reato, l'articolo 84, secondo comma, del TULD è stato interpretato dalla costante giurisprudenza della Corte di cassazione (da ultimo sentenza n. 26045 del 2016 e ordinanza n. 24674 del 2015) nel senso che l'azione di recupero dei diritti doganali, in presenza di fattispecie penalmente rilevanti, può essere avviata dopo la scadenza del termine di prescrizione triennale, purché sia stata trasmessa all'autorità giudiziaria, entro il suddetto termine di prescrizione, la « notitia criminis », primo atto esterno prefigurante il nodo di commistione tra fatto reato e presupposto di imposta. Tale interpretazione era in linea con l'articolo 221 del regolamento (CEE) n. 2913/92, che ha istituito il codice doganale comunitario, ma non risulta adeguata alle nuove disposizioni previste in materia dal regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013, recante il codice doganale dell'Unione. La disposizione recata dall'articolo 103 del citato codice doganale dell'Unione, a seguito della quale occorre modificare l'articolo 84 in argomento, ha mutato totalmente il quadro giuridico di riferimento rispetto alla pregressa disciplina di cui al citato all'articolo 221 del regolamento (CEE) n. 2913/92. Quest'ultimo infatti, rinviando agli ordinamenti degli Stati membri la regolamentazione della notifica della pretesa tributaria in caso di obbligazione doganale derivante da fatti penalmente rilevanti, rendeva operante la normativa e la prassi di settore adottate dall'ordinamento nazionale, in base alle quali, in presenza di reato, l'avviso di pagamento poteva essere notificato anche dopo il triennio purché la « notitia criminis » fosse stata trasmessa all'autorità giudiziaria entro il triennio stesso. Con la nuova disciplina recata dal suddetto articolo 103 decade il suesposto assetto normativo/operativo, sicché il termine utile (compreso tra i cinque e i dieci anni) per la notifica dell'obbligazione doganale assume sostanzialmente la valenza di termine decadenziale, con la conseguenza che, a decorrere dal 1° maggio 2016, è preclusa agli uffici doganali ogni possibilità di notificare il debito e di riscuotere i dazi qualora la pretesa tributaria non sia notificata agli operatori entro tale termine.