[pronunce]

D'altra parte, proprio al fine di «porre riparo ai vuoti legislativi discendenti da una previsione testuale anziché virtuale delle ipotesi di equo indennizzo», nella sentenza n. 109 del 1999 la Corte costituzionale ha affermato che la materia «non tollera franchigie temporali a favore di alcuna autorità» e che tutte le offese arrecate alla libertà personale mediante ingiusta detenzione devono essere riparate, indipendentemente dalla durata di questa e quale che sia l'autorità dalla quale la restrizione provenga, sottolineando come tale esigenza fosse già ben presente nella legge-delega n. 81 del 16 febbraio 1987, che al punto 100 dell'art. 2, comma l, recava una direttiva concernente la riparazione della 'ingiusta detenzione' senza distinzione alcuna tra i fattori genetici di tale ingiustizia.1. - La Corte di cassazione dubita, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 24, quarto comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 314, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che la riparazione per l'ingiusta detenzione venga riconosciuta anche «in caso di archiviazione per morte del reo», qualora successivamente sia stata pronunciata nei confronti dei coimputati, sulla base del medesimo materiale probatorio, sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. La Corte rimettente - chiamata a pronunciarsi sul ricorso delle figlie di un indagato nei cui confronti era stato emesso provvedimento di archiviazione per morte - rileva che l'estinzione del reato per 'morte del reo' non rientra tra le formule di proscioglimento a cui è ricollegata l'ingiustizia sostanziale della detenzione, elencate dall'art. 314, comma 1, cod. proc. pen. e richiamate dal comma 3. Escluso che il caso in esame possa essere ricondotto alle ipotesi di ingiustizia formale della detenzione di cui all'art. 314, comma 2, cod. proc. pen. , il giudice a quo ritiene che la disciplina censurata, nella parte in cui esclude la riparazione nel caso di archiviazione per 'morte del reo', qualora l'insussistenza del fatto addebitato all'indagato deceduto risulti accertata dalla sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata nei confronti dei coimputati, sia intrinsecamente irragionevole. Alla luce delle considerazioni svolte nelle sentenze della Corte costituzionale numeri 310 del 1996, 446 del 1997 e 109 del 1999, la Corte di cassazione rileva inoltre che la norma censurata contrasta: con l'art. 3 Cost., in quanto detta una disciplina irragionevolmente deteriore in relazione al caso in cui l'indagato non ha potuto, solamente perché nel frattempo deceduto, essere assolto come i coimputati con una delle formule che avrebbero consentito di esercitare il diritto alla riparazione per l'ingiusta detenzione; nonché con gli artt. 2 e 13 Cost., in quanto, avendo l'istituto della riparazione «un fondamento squisitamente solidaristico», in presenza di una privazione della libertà personale rivelatasi a posteriori comunque ingiusta, si deve avere riguardo «unicamente alla oggettività della lesione». 2. - La questione non è fondata, nei sensi di cui in motivazione. 3. – Ripetutamente chiamata a pronunciarsi sulla sfera di applicazione dell'art. 314 cod. proc. pen. , questa Corte ne ha dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte in cui non prevede il diritto all'equa riparazione per la detenzione ingiustamente subita a seguito di erroneo ordine di esecuzione (sentenza n. 310 del 1996) e di arresto in flagranza o di fermo (sentenza n. 109 del 1999). La Corte ha fatto riferimento sia all'art. 3 Cost., a causa del trattamento discriminatorio riservato alle situazioni esaminate rispetto a quella di chi abbia subito la detenzione a seguito di una misura cautelare, sia agli artt. 2 e 13 Cost. (sentenza n. 109 del 1999), richiamando la sentenza n. 446 del 1997 nella quale erano già stati posti in luce il fondamento solidaristico della riparazione per l'ingiusta detenzione e l'esigenza che, «in presenza di una lesione della libertà personale rivelatasi comunque ingiusta, con accertamento ex post, in ragione della qualità del bene offeso si deve avere riguardo unicamente alla oggettività della lesione stessa». Successivamente, sulla base dei principî affermati nelle precedenti sentenze di accoglimento, la Corte ha ritenuto superabili in via interpretativa altri dubbi di legittimità costituzionale prospettati in relazione all'ambito di applicazione dell'art. 314 cod. proc. pen. In particolare nella sentenza n. 284 del 2003 la Corte ha ritenuto che anche la detenzione ingiustamente patita a causa di un ordine di esecuzione relativo a una pena scontata sulla base di una sentenza di condanna pronunciata all'estero dà diritto alla riparazione a norma dell'art. 314 cod. proc. pen. , ribadendo che tale diritto «non è precluso dalla legittimità del provvedimento che determina la privazione della libertà personale, né richiede che la detenzione sia conseguenza di una condotta illecita», in quanto ciò «che rileva è l'obiettiva ingiustizia di quella privazione che, per la qualità del bene coinvolto, postula una misura riparatoria». Facendo appello ai medesimi principî, con la sentenza n. 230 del 2004, in un caso di custodia cautelare disposta per un fatto per il quale era già intervenuta una sentenza passata in giudicato, la Corte ha affermato non esservi ostacoli a fare rientrare tale situazione nell'ambito dell'art. 314, comma 2, cod. proc. pen. , non essendo riscontrabile alcuna differenza tra l'ipotesi di misura cautelare disposta in presenza di scriminanti o nei confronti di persona non punibile (situazioni previste dall'art. 273, comma 2, cod. proc. pen. , a sua volta richiamato dall'art. 314, comma 2, cod. proc. pen.) e il caso di chi abbia subito la custodia cautelare per un reato per il quale l'azione penale non avrebbe potuto essere esercitata per la preclusione del ne bis in idem prevista dall'art. 649 cod. proc. pen. Infine, con la sentenza n. 231 del 2004 la Corte ha rilevato che una lettura costituzionalmente orientata del complesso normativo che regola la materia estradizionale impone di riconoscere in via interpretativa il diritto alla riparazione per la detenzione ingiustamente sofferta anche nel caso di arresto provvisorio e di applicazione provvisoria della custodia cautelare su domanda di uno Stato estero di cui venga successivamente accertata la carenza di giurisdizione. 4. – Nel caso in esame le stesse argomentazioni svolte dalla Corte di cassazione nell'ordinanza con cui è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 314, comma 3, cod. proc. pen. , emessa prima delle sentenze interpretative alle quali si è fatto riferimento, possono essere agevolmente addotte a sostegno di una lettura della disciplina censurata conforme a Costituzione.