[resaula]

Ricordo che di presidenzialismo hanno parlato Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei, Rodolfo Pacciardi, Leo Valiani, Giuseppe Saragat, Giuseppe Maranini, Giorgio La Pira, Craxi, Almirante e Franchi. In quest'Aula invece si parte dal numero dei parlamentari, senza neanche consentire un dibattito su quello che gli italiani, all'80 per cento, vorrebbero e non per accontentare uno spirito di sterile rivalsa, ma per dare all'Italia istituzioni serie, vere e buone. Che ci sarebbe di male se avessimo oggi almeno dibattuto - poi avrebbe votato l'Assemblea; se fosse stata contraria, pazienza - assieme al numero da ridurre dei parlamentari, il modo con cui i cittadini possano eleggere direttamente un Capo dello Stato? Il Presidente ha già più poteri di quelli che prevedeva la Costituzione scritta dai Padri, ma li ha senza il suffragio elettorale alle spalle, e non dico abusivamente, ma quasi, senza la necessaria e decisiva autorevolezza nei momenti importanti. Se l'avesse avuta, presidente e relatore Calderoli, oggi un Presidente della Repubblica avrebbe consentito un voto di astensione sul Venezuela? L'avrebbe mai potuto consentire in un sistema presidenzialista? (Applausi dal Gruppo FdI) . Si dice: «Non lo so, ci pensiamo». Maduro è un comunista che sta facendo di una dittatura spietata una sua dittatura personale, e noi diciamo: «Non lo so». Perché? Perché non lo sappiamo o perché manca un sistema istituzionale in cui la responsabilità sia chiaramente attribuita a qualcuno per volontà popolare? Di questo avremmo voluto parlare, e non dei 200 o 300 senatori. Peraltro, questo taglio mi ricorda il mio amico Tremonti - anche suo amico, signor Presidente - che, quando ha dovuto fare i tagli economici ai Ministeri - se lo ricorda, Presidente? - ha fatto un taglio lineare perché sostiene che in tal modo non scontentava nessuno. Noi abbiamo fatto sì che la politica cedesse il posto a un maestro di aritmetica: tagliamo una percentuale a testa, prescindendo ad esempio dal fatto - lo dico tra le mille cose - che 200 senatori forse sono troppo pochi rispetto ai deputati della Camera per mantenere l'attuale numero di Commissioni. Prima, allora, si prevede dove devono andare i 200 senatori, e poi si decide il numero. No, facciamo il contrario. Ma cosa volete che interessi all'elettore del mio paese di origine, Paternò, o all'elettore della mia città di adozione, Milano, quante sono le Commissioni? Vota non certo per quello, ma se gli si dà un pasto e poi per lui «quei maledetti senatori e deputati a casa devono andare, così imparano». Che cosa impariamo non lo so; che cosa imparano non lo so. Ci può stare, ci deve stare un abbattimento del numero, solo in funzione di una diversa costruzione. La strada è lunga. La strada - grazie a Dio - ancora non l'avete potuta cambiare. I Padri costituenti l'hanno prevista con più passaggi. Noi votiamo a favore del provvedimento, perché - ripeto - « ccà nisciuno è fesso »: non potrete andare a dire che erano tutti contrari, e che voi, belli e buoni, avete accontentato l'istinto di rivalsa popolare. Ve lo votiamo a favore, pur essendoci astenuti su tutti. Ma il percorso è lungo: ci sarà il passaggio alla Camera, tornerete qui e vedremo se sarete capaci di cambiare rotta e di costruire un'alternativa istituzionale che parta non dalle suppellettili, ma dalle fondamenta; che parta da una riforma del sistema di rappresentatività, da un sistema di elezione diretta del Capo dello Stato; che si discuta di una elettorale, quella attuale, che solo noi abbiamo contrastato pensando al bene nazionale e non al pareggio che tutti cercavate. Questo è un dato che lei sa benissimo essere vero: mi rivolgo a lei, signor Presidente, e agli amici della Lega. So benissimo che invece i colleghi 5 Stelle hanno letto forse più fantascienza che libri di politica. C'è un famoso racconto di fantascienza - io sono un lettore anche di fantascienza, non c'è niente di male - che presuppone un sistema istituzionale completamente rivoluzionario. Quel racconto di fantascienza dice che, in uno Stato ipotetico del futuro, con il sistema dei sondaggi che scendono - oggi il campione è di 2.000, 3.000 o 4.000 - e con sistemi sempre più scientifici si arriva a individuare una persona che dà la risposta uguale a quella che sarebbe stata votando. Pertanto vengono abolite le votazioni e, quando c'è da risolvere un problema, si chiama quella persona: lui è il popolo e lui risponde. Capisco che il sistema ideale dei 5 Stelle non è far votare sessanta o settanta persone per decidere chi fa il parlamentare, ma far parlare una sola persona, perché non c'è bisogno del Parlamento e neanche del Presidente della Repubblica. Basta un Casaleggio qualsiasi. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, noi siamo sempre stati favorevoli, e lo siamo ancora oggi, a una riduzione del numero dei parlamentari. Lo siamo sempre stati, però, e lo siamo ancora oggi, se questa scelta si colloca all'interno di una riforma seria che perlomeno porti al superamento delle due anomalie più gravi del sistema parlamentare italiano: il fatto che ci sono due Camere che fanno esattamente le stesse cose e il fatto che siamo l'unico Paese al mondo in cui un ramo del Parlamento non usa il suffragio universale per essere eletto. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 11,07) ( Segue PARRINI). Nessuna di queste due condizioni minime di serietà è soddisfatta dal provvedimento che oggi siamo chiamati a votare. Abbiamo sempre detto no e diciamo no ancora oggi a scelte che, anziché essere parte di una riforma seria, sono lo strumento di un disegno antiparlamentare e - non «o», ma «e» - uno spot elettorale di bassissimo livello, un mostriciattolo propagandistico pasticciato e confuso. (Applausi dal Gruppo PD) . Signor Presidente, ieri si è svolta una discussione generale che ha avuto una precisa caratteristica, che voglio ricordare: su 83 interventi, la maggioranza ne ha fatti soltanto 3. State battendo ogni tipo di record. Ebbene, quando ieri nel corso della discussione il senatore Calderoli ha preso la parola per la replica, dopo non averlo fatto per illustrare il provvedimento, ha dimostrato l'inesauribile validità di un detto che è invalso dalle mie parti, ma credo sia noto anche al senatore Calderoli, che recita: «Arlecchino si confessò burlando», che vuol dire che scherzando uno dice la verità. Calderoli ci ha detto, citando Nanni Moretti, che il suo obiettivo principale era capire in che modo lo si sarebbe notato di più, se tacendo o parlando. Io pensavo che il senatore Calderoli fosse superiore a obiettivi di questo tipo, a queste misere vanità.