[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 96, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) e dell'art. 6, comma 1, della legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifiche alla legge 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), promossi con due ordinanze del 26 maggio 2003 dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Ancona e del 13 gennaio 2003 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Forlì rispettivamente iscritte ai nn. 788, 789 e 1032 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40 e n. 49, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti l'atto di costituzione di Calogero Lo Castro e gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 17 novembre 2004 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che con due identiche ordinanze in data 26 maggio 2003 (nn. 788 e 789 del registro ordinanze 2003), il giudice del Tribunale di Ancona (rispettivamente nella funzione di giudice dell'udienza preliminare e di giudice per le indagini preliminari) ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 96, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) e dell'art. 6, comma 1, della legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifiche alla legge 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), riprodotto nel suddetto t.u., nella parte in cui prevedono per il giudice l'obbligo di provvedere sull'istanza di ammissione al patrocinio entro i dieci giorni dalla sua presentazione, a pena di nullità assoluta della decisione, ai sensi dell'art. 179, comma 2, del codice di procedura penale; che nella prima ordinanza (reg. ord. n. 788 del 2003) , il giudice a quo premette che – nelle more della richiesta di rinvio a giudizio dell'imputato – in data 31 marzo 2003 veniva depositata nella cancelleria istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la quale, essendo stata dapprima assegnata per errore a magistrato diverso, veniva ad esso trasmessa, quale magistrato tabellarmente competente, solo il successivo 29 aprile; che nella seconda ordinanza (reg. ord. n. 789 del 2003) , il giudice a quo premette che l'indagato, in data 31 luglio 2002, depositava istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato in relazione a procedimento per il quale la Procura della Repubblica richiedeva l'archiviazione il successivo 26 agosto e che, essendo stata la suddetta istanza dapprima assegnata per errore a magistrato diverso, veniva ad esso trasmessa, quale magistrato tabellarmente competente, solo il 30 settembre dello stesso anno; che il giudice a quo, premesso che le istanze erano state sottoposte alla sua attenzione ben oltre i dieci giorni dalla presentazione e che, pertanto, pur in presenza dei presupposti di merito e formali, egli non poteva più legittimamente ammettere i richiedenti al patrocinio, si sofferma sulla non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità; che, secondo il remittente, l'art. 3 della Costituzione sarebbe innanzitutto violato sotto il profilo del difetto di ragionevolezza, atteso che il mancato rispetto di una norma acceleratoria a garanzia dell'istante, sempre imputabile al giudice o al proprio ufficio di supporto, è sanzionato con la nullità assoluta del provvedimento di ammissione tardivo, mentre ben avrebbe potuto il legislatore prevedere il silenzio-assenso; che, inoltre, l'art. 3 della Costituzione sarebbe violato per disparità di trattamento dei cittadini, a seconda che l'istanza sia stata presentata prima o dopo l'entrata in vigore dell'art. 6, comma 1, della legge n. 134 del 2001 (poi recepito nel t.u.), che, novellando l'art. 6 della legge 30 luglio 1990, n. 217, ha introdotto la sanzione della nullità; che la norma impugnata violerebbe anche l'art. 24, secondo comma, della Costituzione, impedendo al cittadino in disagiate condizioni economiche di esercitare l'inviolabile diritto di difesa, attraverso la sanzione della nullità per un ritardo ascrivibile all'organo pubblico; che lo stesso art. 24 della Costituzione sarebbe violato altresì nel suo terzo comma, atteso che il diritto costituzionalmente garantito di usufruire del patrocinio a spese dello Stato sarebbe condizionato, non alla diligenza dell'avente diritto, ma all'efficienza dell'organo deputato alla decisione e del suo ufficio di cancelleria; che in entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata, per essere stata la questione sollevata sulla base di un erroneo presupposto interpretativo, non avendo considerato il remittente che la sanzione della nullità – specificamente finalizzata alla garanzia dell'effettività del diritto di difesa – concerne gli atti processuali compiuti dopo l'inutile decorso del termine di dieci giorni dalla presentazione dell'istanza e non il provvedimento di ammissione che lo stesso giudice, pur ritenendone esistenti i presupposti, non adotta essendogli pervenuta l'istanza successivamente per un disguido della cancelleria; che nel procedimento relativo alla seconda ordinanza (r.o. n. 789) si è costituito l'imputato nel processo a quo, chiedendo che sia dichiarata la non fondatezza della questione; che con ordinanza del 13 gennaio 2003 (reg. ord. n. 1032 del 2003) , il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Forlì ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 96 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115; che il giudice a quo premette: a) che l'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato era stata depositata l'8 gennaio 2003 in relazione ad un procedimento penale pendente; b) che ai sensi dell'art. 96 del d.P.R. n. 115 del 2002, il magistrato competente deve decidere sull'istanza, a pena di nullità assoluta ai sensi dell'art. 179, comma 2, cod. proc. pen. , entro dieci giorni dal deposito in cancelleria, anche (comma 4) se ha ritenuto di chiedere le informazioni di cui ai commi 2 e 3 dello stesso art. 96;