[pronunce]

L'art. 1, comma 4, lettera c), della legge di delega dispone che restino esclusi dal conferimento alle regioni e agli enti locali "i compiti di rilievo nazionale del sistema di protezione civile, per la difesa del suolo, per la tutela dell'ambiente e della salute, per gli indirizzi, le funzioni e i programmi nel settore dello spettacolo, per la ricerca, la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia". Ai fini dell'individuazione dei compiti di rilievo nazionale, gli schemi di decreti legislativi dovevano essere "predisposti previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano"; in mancanza dell'intesa, il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto deliberare motivatamente in via definitiva su proposta del Presidente del Consiglio. L'istruttoria disposta da questa Corte con l'ordinanza 11-15 maggio 2000 ha consentito di accertare che: a) per quanto riguarda il d.lgs. n. 112 del 1998, lo schema originario del decreto fu predisposto dal Governo e sottoposto alla Conferenza Stato-regioni ai fini del raggiungimento dell'intesa sulla individuazione dei compiti di rilievo nazionale da riservare allo Stato; le regioni, pur rilevando che l'intesa avrebbe dovuto precedere e non seguire la predisposizione dello schema, affrontarono il merito della disciplina in esame, elaborando tra l'altro un proprio documento e chiedendo e ottenendo che il decreto contenesse anche le disposizioni in materia di spettacolo, assenti nell'originario schema governativo; le posizioni delle regioni vennero concordate, all'unanimità dei presenti, nell'ambito della conferenza dei presidenti delle regioni, che si riuniva, con la presenza maggioritaria dei suoi membri, in vista delle sedute della Conferenza Stato-regioni; la discussione avvenne su tutte le materie cui si riferiscono i compiti di rilievo nazionale individuati nel decreto, e sfociò nell'intesa definitivamente sancita, sul testo dei relativi articoli dello schema di decreto legislativo, nella seduta della Conferenza del 25 marzo 1998, alla quale tutti i presidenti delle regioni e delle province autonome risultavano regolarmente invitati, mentre risultavano presenti i rappresentanti di 10 regioni e province autonome; nessuna posizione di dissenso rispetto al testo definitivo dell'intesa risulta essere stata espressa da rappresentanti regionali, in particolare della regione ricorrente, nell'ambito della Conferenza, né, peraltro, al di fuori di essa nei rapporti fra le regioni ed il Governo; b) per quanto riguarda il d.lgs. n. 443 del 1999, le modifiche al decreto base furono tutte sottoposte alla Conferenza Stato-regioni, che sancì formalmente l'intesa - sempre sulle formulazioni testuali delle disposizioni del decreto legislativo poi approvato - nella seduta del 25 giugno 1999 (con la presenza dei rappresentanti di 11 regioni e province autonome) in relazione agli articoli 3, 13, 14, 15 e 17, nonché all'art. 16, limitatamente alle lettere a e b del comma 1, e nella seduta del 1° luglio 1999 (con la presenza dei rappresentanti di 12 regioni e province autonome) in relazione alla lettera c), del comma 1, dell'art. 16, introdotta su richiesta delle regioni, ad integrazione - proposta nel corso della seduta - dell'intesa già raggiunta nella precedente seduta, come ulteriore modificazione dell'art. 115 del decreto base, nel quale tale lettera introduce il comma 3-ter; anche in questo caso l'intesa fu preceduta da deliberazioni, prese all'unanimità dei presenti, della conferenza dei presidenti delle regioni, e nessun dissenso risulta essere stato manifestato da alcuna delle regioni, e in particolare dalla ricorrente, sui testi definitivi dell'intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, né, peraltro, al di fuori di essa nei rapporti fra regioni e Governo. Risulta parzialmente difforme dal testo dell'intesa raggiunta l'art. 3 del decreto legislativo. 12. - Ciò premesso in punto di fatto, non può, in primo luogo, essere condivisa la tesi della ricorrente, secondo cui la procedura seguita sarebbe in contrasto con l'art. 1, comma 4, lettera c), della legge di delega, in quanto il Governo predispose lo schema originario del decreto n. 112 senza previamente raggiungere l'intesa sulla individuazione dei compiti di rilievo nazionale da trattenere in capo allo Stato. Vero è, infatti, che sullo schema originariamente proposto dal Governo non era stata sollecitata e raggiunta l'intesa, ma ciò che conta è che tale intesa sia stata richiesta e raggiunta, nella Conferenza Stato-regioni, prima che si intraprendessero le ulteriori tappe del procedimento prescritto (pareri della Conferenza Stato, regioni, città e autonomie locali, e delle commissioni parlamentari, deliberazione definitiva del Governo), così che le regioni abbiano avuto modo di esprimere le proprie posizioni e di pervenire o meno all'intesa, sulla base di un effettivo confronto con le posizioni del Governo, nella sede della Conferenza Stato-regioni: ciò che, come si è visto, è in fatto accaduto. Nemmeno può consentirsi con la ricorrente circa la necessità che l'assenso sia espresso, in sede di formalizzazione dell'intesa, dai presidenti di tutte le regioni e province autonome componenti della Conferenza Stato-regioni. L'art. 3, comma 2, del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281 - unica disposizione che regola il procedimento per le intese sancite nella Conferenza Stato-regioni - stabilisce che "le intese si perfezionano con l'espressione dell'assenso del Governo e dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano". Esso non può intendersi, conformemente alla sua ratio e ad una interpretazione congruente con il principio di leale collaborazione, nel senso che l'assenza di alcune regioni, al limite anche di una sola, pur regolarmente convocate, alla riunione della Conferenza, non accompagnata da alcuna espressione di dissenso, eventualmente manifestata anche fuori della sede della conferenza, possa inficiare l'assenso delle regioni e dunque impedire il perfezionamento dell'intesa. Ma non può neanche accogliersi la tesi sostenuta in via subordinata dalla ricorrente, secondo cui sarebbe quanto meno necessario l'assenso della maggioranza assoluta delle regioni i cui presidenti sono membri della Conferenza. La regola dell'assenso espresso dalla unanimità o almeno dalla maggioranza assoluta della componente regionale della Conferenza è stabilita, dall'art. 2, comma 2, del d.lgs. n. 281 del 1997, limitatamente all'adozione degli atti di cui alle lettere f), g) e i), del comma 1 dello stesso articolo, vale a dire per la determinazione dei criteri di riparto fra le regioni di risorse finanziarie, per l'adozione dei provvedimenti attribuiti dalla legge alla Conferenza, e per la nomina, nei casi previsti dalla legge, dei responsabili di enti od organismi strumentali all'esercizio di funzioni concorrenti tra Governo e regioni; nonché - ai sensi del successivo comma 8 del citato art. 2 - per la deliberazione degli indirizzi per l'uniforme applicazione dei "percorsi diagnostici e terapeutici" di cui all'art. 1, comma 28, della legge n. 662 del 1996, dei protocolli di intesa dei progetti di sperimentazione gestionale del servizio sanitario, di cui all'art. 9-bis del d.lgs.