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Parallelamente al declino della densità minerale ossea e dell'integrità funzionale del tessuto scheletrico, infatti, la massa muscolare si riduce del 40 per cento dai 20 ai 70 anni e dopo i 60 anni la sua perdita raggiunge l'1,4-2,5 per cento annuo, con una conseguente perdita di forza muscolare pari al 3 per cento annuo; la complessità e l'insidiosità di questo tipo di fratture possono essere ulteriormente amplificate quando concomitanti con altre patologie croniche e trattamenti farmacologici, responsabili di indurre fragilità ossea; le fratture da fragilità ossea causano disabilità complessa, riduzione della qualità della vita e limitazione funzionale, oltre ad aumentare il rischio relativo di mortalità; i dati pubblicati nel 2017 in merito alle fratture da fragilità ossea da parte della International osteoporosis foundation rispecchiano una vera e propria emergenza di salute pubblica e confermano che: a) 4 milioni di italiani, con età superiore ai 50 anni, sono colpiti da osteoporosi (3,2 milioni le donne e 0,8 milioni gli uomini); b) il rischio di subire una frattura da fragilità nelle donne italiane, con età superiore ai 50 anni, è del 34 per cento (31 per cento media UE), negli uomini del 16 per cento (14 per cento media UE); c) in seguito alla prima frattura da fragilità il rischio di subire una successiva frattura, entro il primo anno, è 5 volte superiore; d) si stima che in Italia, nel corso del 2017, si siano verificate 560.000 fratture da fragilità, senza contare le numerose fratture vertebrali che solo in piccola parte vengono diagnosticate o registrate; e) l'incidenza di fratture da fragilità nei prossimi 10 anni crescerà del 22,4 per cento in Italia (2030: 690.000 fratture); f) i costi sanitari generati dalle fratture da fragilità in Italia son calcolati in 9,4 miliardi di euro, con un aumento stimato del 26,2 per cento nei prossimi 10 anni (2030: 11,9 miliardi di euro); g) 882 ore di assistenza ogni 1.000 pazienti colpiti da fratture da fragilità (media UE: 443 ore ogni 1.000 pazienti); h) 717.316 giorni di lavoro persi per malattia a seguito di fratture da fragilità; i) il 75 per cento dei pazienti non riceva un trattamento farmacologico, a seguito di una frattura da fragilità; anche i dati rilevati in Italia dall'indagine ISTAT "La salute e il ricorso ai servizi sanitari, anno 2013" evidenziano e confermano la stessa tendenza di quanto elaborato dalla International osteoporosis foundation. Alla domanda "È affetto o è stato affetto in passato da una o più delle seguenti malattie o condizioni patologiche di lunga durata" il 25,1 per cento degli italiani ultra sessantacinquenni ha dichiarato di aver ricevuto una diagnosi di osteoporosi. Le percentuali sono più alte in Sardegna (32,8 per cento), Campania (31,3 per cento) e Sicilia (30,1 per cento), più basse in Trentino-Alto Adige (16,6 per cento), Valle d'Aosta (18 per cento) e Friuli-Venezia Giulia (18,9 per cento). Per le donne di età 45-79 anni la percentuale è del 19,5 per cento, mentre considerando solo le donne di età superiore ai 70 anni si arriva al 43 per cento. L'analisi delle serie storiche dei dati raccolti dall'indagine multiscopo ISTAT "Aspetti della vita quotidiana" tra il 2001 e il 2016, conferma che le donne sono più colpite degli uomini dall'osteoporosi con un rapporto che nella popolazione generale è di circa 7 a uno e che la prevalenza dell'osteoporosi presenta un trend in crescita, in particolare nelle donne; l'aumento della popolazione anziana, previsto nel prossimo futuro, non potrà che aggravare ulteriormente lo scenario attuale, rendendo quanto mai indispensabili azioni concrete per la prevenzione e la riduzione dell'impatto sociale ed economico delle fratture da fragilità ossea; l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha più volte richiamato l'attenzione sulle fratture da fragilità e sull'osteoporosi, che costituiscono una delle principali sfide per i Paesi occidentali per i rilevanti costi sociali ed economici in crescita simultanea con l'aumento dell'aspettativa media di vita della popolazione; la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 10 maggio 2018, ha sancito un accordo sul documento di indirizzo concernente "Una strategia di intervento per l'osteoporosi", al fine di sviluppare una strategia complessiva di intervento sul territorio nazionale che accompagni il miglioramento delle possibilità di diagnosi precoce e terapia realizzato negli ultimi decenni. Obiettivo del documento è di definire un approccio sistematico complessivo, che consenta il raccordo e il coordinamento programmatico degli interventi di prevenzione, diagnosi e cura dell'osteoporosi e delle sue complicanze, in un'ottica di integrazione e valorizzazione delle competenze e professionalità coinvolte, tenendo conto delle modalità organizzative proprie di ciascuna Regione; considerato che: per alzare il livello di attenzione sul tema della fragilità ossea 6 società medico-scientifiche e 15 associazioni di pazienti hanno dato vita a "FRAME", un'alleanza che ha prodotto un manifesto sociale, con il quale viene sollecitata l'adozione di scelte di politica sanitaria e adeguate iniziative che consentano, attraverso nuovi modelli gestionali, di prevenire e contrastare efficacemente le fratture da fragilità; per limitare l'impatto sanitario e socioeconomico delle fratture da fragilità ossea, è necessario elaborare una strategia globale di prevenzione e gestione della patologia e delle sue complicanze, prendendo in considerazione tutti i fattori determinanti della patologia, da quelli genetici a quelli ambientali, culturali, socio-economici, che influenzano le abitudini alimentari e lo stile di vita, individuando sia azioni efficaci di promozione della salute e prevenzione, che interventi per la presa in carico e l'assistenza del paziente nei suoi molteplici bisogni clinici e terapeutici, in un'ottica intersettoriale di approccio integrato; l'assenza di una linea guida ministeriale e di un protocollo diagnostico-terapeutico-assistenziale, specifici per la gestione della persona con fratture da fragilità, unitamente alla complessità delle regole per l'accesso alle terapie e ai bassi livelli di conoscenza e consapevolezza, rappresentano elementi preoccupanti per la tutela del diritto alla cura e l'equità dei servizi; diventa irrinunciabile la definizione e l'applicazione di un adeguato paradigma gestionale, possibile solo attraverso l'adozione di urgenti scelte di politica sanitaria, capaci di generare risposte efficaci in grado di ridurre il peso sociale ed economico delle fratture da fragilità, impegna il Governo ad istituire un'unità di gestione e sviluppare percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali interdisciplinari dedicati alle persone con fratture da fragilità ossea attraverso la classificazione ICD9-CM dell'International classification of diseases, con l'obiettivo di ridurre la frammentazione nella fornitura di servizi sanitari e migliorare la qualità e l'efficacia dell'assistenza ai pazienti.