[pronunce]

che agli odierni ricorrenti non pare dubbio che si sia determinata «un'illegittima totale e macroscopica compressione del mandato parlamentare», al punto da impedire loro l'accesso all'aula nella quale svolgere il predetto mandato e partecipare al procedimento legislativo, «proprio al fine di fare valere la loro contrarietà all'introduzione dell'obbligo di green pass nella procedura di conversione in legge del d.l. n. 127 del 2021» Da ciò, l'asserita violazione degli artt. 1, 67, 71 e 72 Cost.; che il ricorso afferma di essere «diretto a ristabilire il corretto esercizio delle competenze costituzionalmente attribuite con riferimento alla regolamentazione della funzione dei singoli parlamentari, [...] tutelata da plurime disposizioni costituzionali e principi generali» (di cui agli artt. 1 e 67, 64 e 66, 71 e 72 Cost.), illegittimamente compresse; che i ricorrenti aggiungono che l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei questori della Camera, con le delibere menzionate, hanno violato l'autonomia del Parlamento poiché l'introduzione del certificato verde sarebbe dovuta avvenire con una modifica del regolamento parlamentare, seguendo il procedimento di cui all'art. 16 regol. Camera e dunque con il coinvolgimento più ampio della Giunta per il regolamento e dell'aula; che detti provvedimenti violerebbero gli artt. 64 e 66 Cost. sia da un punto di vista sostanziale, in quanto talmente invasivi delle prerogative dei singoli parlamentari da esorbitare dai limiti della disciplina della funzione dei medesimi, sia da un punto di vista formale, in quanto approvati da un nucleo ristretto di deputati; che includere l'accesso alla Camera senza il certificato verde tra i «comportamenti idonei a turbare l'andamento dei lavori» sarebbe irragionevole, poiché atto del tutto estraneo e incompatibile alle violenze, ai tumulti, alle minacce, o alle espressioni ingiuriose, in genere riconducibili alle fattispecie turbative dei lavori dell'aula; che l'art. 9-quinquies, comma 12, del d.l. n. 52 del 2021, come convertito e modificato, ad avviso dei ricorrenti, implica un vero e proprio obbligo imposto agli organi costituzionali di recepire la normativa sul certificato verde, «azzerando» così il loro spazio di indipendenza, sia nell'an sia nel quomodo; che gli atti oggetto del presente conflitto si porrebbero anche in contrasto con i principi di proporzionalità, ragionevolezza, adeguatezza e parità di trattamento (nella forma dell'illegittimo eguale trattamento di situazioni diverse), in violazione, così, anche dell'art. 3 Cost.; che i ricorrenti ritengono, infatti, menomate le loro attribuzioni dalla normativa che introduce l'obbligo del certificato verde, poiché «inidonea, inadeguata e sproporzionata». Essa imporrebbe, infatti, un sacrificio eccessivo del diritto alla salute e all'autodeterminazione (art. 32 Cost.) di chi non può o non vuole sottoporsi al vaccino. Da qui, «l'inidoneità della misura individuata ad assolvere alle finalità per cui la stessa è stata prevista», in violazione dell'art. 3 Cost.; che l'art. 3 Cost. sarebbe leso anche perché, in forza della normativa vigente, «alla Camera possono accedere non solo deputati che si sono sottoposti al tampone con esito negativo, ma anche deputati non sottoposti a tampone, vaccinati (o guariti), seppur questi ultimi possono essere diffusori del virus», insomma applicando eguali possibilità di accesso alla Camera a situazione diverse (possibile contagiosità di vaccinati e forse anche di guariti, da un lato; presunta non contagiosità di soggetti sottoposti a tampone con esito negativo, dall'altro); che la predetta normativa si porrebbe, peraltro, «in contrasto con il diritto eurounitario, del quale il principio di proporzionalità costituisce uno dei principali fondamenti, e quindi con l'art. 117 Cost., in virtù del ruolo di "norma interposta"»; che, quindi, sarebbero in particolare violati i citati regolamenti (UE) 2021/953 e 2021/954 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2021; che la «finalità propostasi dal Governo e dagli organi interni delle Camere avrebbe potuto - e può - agevolmente, e anzi, più proficuamente, essere conseguita attraverso l'utilizzo di altre misure più efficaci (rispetto al vaccino) e di certo meno invasive dell'integrità fisica e psicologica delle persone (rispetto al vaccino ma anche agli stessi tamponi), non comportanti la lesione del diritto di autodeterminazione circa i trattamenti sanitari, di cui all'articolo 32 della Costituzione»; che, quanto alla dedotta domanda di sospensione, anche «inaudita altera parte», si richiama la necessità di una pronuncia cautelare di questa Corte per il grave e irreparabile danno che subirebbero i ricorrenti nell'attesa di una pronuncia di merito, laddove quest'ultima intervenisse inutiliter data, ovverosia dopo il 20 novembre 2021, termine ultimo per la conversione del menzionato d.l. n. 127 del 2021. Considerato che i deputati Pino Cabras, Raffaele Trano, Emanuela Corda, Francesco Forciniti, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero, Arianna Spessotto e Andrea Vallascas, deputati appartenenti alla componente del gruppo di opposizione del gruppo misto della Camera dei deputati, denominata "L'Alternativa C'è", hanno promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Governo della Repubblica, della Camera dei deputati, dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, e del Collegio dei questori della Camera dei deputati; che il conflitto ha ad oggetto, quanto al Governo, il decreto-legge 21 settembre 2021, n. 127 (Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l'estensione dell'ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening), convertito, con modificazioni, nella legge 19 novembre 2021, n. 165, con particolare riferimento all'art. 1, comma 1; che tale disposizione ha introdotto l'art. 9-quinquies, nel corpo del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52 (Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell'epidemia da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 17 giugno 2021, n. 87, stabilendo, al comma 12, che «gli organi costituzionali, ciascuno nell'ambito della propria autonomia, adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni» concernenti l'impiego delle certificazioni verdi COVID-19 in ambito lavorativo pubblico; che le disposizioni alle quali la norma si riferisce impongono di «possedere ed esibire» la certificazione verde «ai fini dell'accesso ai luoghi di lavoro»;