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Scenari (dati 2017) Nuovi attivati (in milioni) Tasso di partecipazione (15-74) PIL potenziale (miliardi a prezzi costanti) Output gap Correzione ciclica (miliardi a prezzi costanti) Correzione ciclica (miliardi a prezzi costanti) Actual – 62,30% 1605,43 –0,5 5,247 – Policy 1 1 64,80% 1628,28 –1,98 17,565 12,318 In questo senso, il potenziamento dei centri per l'impiego costituisce una vera e propria riforma strutturale del mercato del lavoro. Lo spazio fiscale aggiuntivo risultante dalla revisione al rialzo del tasso di partecipazione nell'immediato si traduce, nel breve periodo, in un incremento del tasso di disoccupazione definito come proporzione dei soggetti senza occupazione che cercano attivamente lavoro rispetto alla popolazione attiva. Nel breve periodo ciò incide direttamente sulle forze lavoro potenziali cosi come definite nell'ambito della metodologia ECFIN; quest'ultima tiene conto dello shock sul tasso di disoccupazione interpretandolo al passare del tempo come NAWRU – ovvero come componente di trend – solo laddove la maggiore disoccupazione non fosse riassorbita nel corso del tempo. A questo scopo, l'erogazione del Rdc fornisce un forte incentivo per la componente della platea di beneficiari potenziali che si trova nella condizione di inattività a tornare attivamente alla ricerca di lavoro. Oltre all'impatto macroeconomico generato dai consumi innescati dal Rdc, gli incentivi per le imprese definiti all'articolo 8 aumentano la probabilità di riassorbimento dei beneficiari del programma all'interno della forza lavoro. In tal modo, il maggiore spazio fiscale potenzialmente creato dall'aumento del tasso di partecipazione può essere sfruttato per accrescere il grado espansivo della fiscal stance italiana evitando di far crescere il deficit strutturale a livelli passibili di sanzioni. Il Reddito di cittadinanza si configura pertanto come uno strumento volto a perseguire una crescita non inflazionistica, grazie alla possibilità di reintrodurre lavoratori scoraggiati all'interno della forza lavoro che si manifesta contemporaneamente allo stimolo alla domanda nel breve periodo; il contenuto incremento del disavanzo necessario a finanziare la misura permette quindi di conseguire un mercato del lavoro più « stretto » senza incorrere in vincoli di capacità che ne vanificherebbero l'impatto in termini reali. In questa direzione sembra andare anche un recente suggerimento del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi: « Estimates of the size of the output gap have to be made with caution (...) if substantially more workers can be drawn into the labour force, it would be possible far the labour market lo strengthen further without generating wage pressures » . Il meccanismo del Reddito di cittadinanza riflette semplicemente la sua natura strutturale e non soltanto ciclica: si aumenta la produttività complessiva del Paese grazie alla ricostruzione delle competenze e del capitale umano di milioni di persone. L'impatto della misura conferma peraltro le perplessità sollevate negli anni precedenti dal Ministero dell'economia e delle finanze in merito all'incertezza nella stima dell’ output gap adottata dalla metodologia ECFIN, in quanto la presenza di un'elevata disoccupazione e la virtuale assenza di pressioni inflazionistiche mostrano la presenza di un'ampia capacità ancora inutilizzata nell'economia italiana . Precedenti esperienze di politiche attive praticate in Paesi dell'Unione europea, come la Germania, inoltre, mostrano come l'attivazione permanente di categorie di lavoratori precedentemente estranei alla ricerca attiva di lavoro, ad esempio, abbia effetti sul tasso di partecipazione tali da rendere le politiche di inclusione attiva non soltanto responsabili di stimoli positivi della domanda di breve periodo ma anche tali da produrre effetti sulla crescita potenziale. Secondo le stime della Bundesbank , uno scenario di immigrazione elevata nel periodo 2016-2020 può portare ad un miglioramento della crescita potenziale dell'1,3 per cento (rispetto ad un miglioramento dell'1,2 per cento in caso di minore immigrazione) e dell'1 per cento nel periodo 2021-2025 (rispetto ad un miglioramento dello 0,7 per cento nel caso di minore immigrazione). Parimenti, il contributo delle ore lavorate alla crescita potenziale viene stimato allo 0,3 per cento nel caso di maggiore immigrazione nel periodo 2016-2020, rispetto ad uno 0,1 per cento nello scenario con minore immigrazione, e allo 0,1 per cento nel periodo 2021-2025, rispetto ad un –0,4 per cento con minore immigrazione. Questi risultati comparati suggeriscono che l'introduzione di una politica attiva del mercato del lavoro coniugata ad uno stimolo fiscale come quello del Reddito di cittadinanza può riportare il Paese su un sentiero di crescita più bilanciato sul piano distributivo e senza il rischio di incorrere in vincoli di capacità. Capo II L'articolo 14 ( Disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi ) prevede, in via sperimentale, che gli iscritti all'assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall'INPS, nonché alla gestione separata possono conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un'età anagrafica di almeno 62 anni e di un'anzianità contributiva minima di 38 anni (cosiddetta pensione quota 100). Il requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi alla speranza di vita. Tale tipologia di pensione non è cumulabile con i redditi di lavoro dipendente o autonomo fino alla maturazione dei requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia. Viene previsto poi un regime differenziato per il personale dell'Alta formazione artistica e musicale (AFAM) e per quello del comparto scuola ed una esclusione per il personale delle forze armate, delle Forze di polizia e di polizia penitenziaria al personale del Corpo nazionale dei vigili di fuoco e della Guardia di finanza. L'articolo 15 ( Riduzione anzianità contributiva per accesso al pensionamento anticipato indipendente dall'età anagrafica. Decorrenza con finestre trimestrali ) prevede la possibilità di accedere al pensionamento anticipato, indipendentemente dall'età anagrafica, a 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. In sede di prima applicazione i soggetti che hanno maturato i requisiti dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del presente decreto conseguono il diritto al trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019. Al personale del comparto scuola e AFAM a tempo indeterminato, si continua ad applicare, in materia pensionistica, la disciplina previgente e, contestualmente, è data facoltà al medesimo personale di inoltrare domanda di cessazione dal servizio entro il 28 febbraio 2019 con effetti dall'inizio dell'anno scolastico o accademico. L'articolo 16 ( Opzione donna ) prevede che il diritto al trattamento pensionistico anticipato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo è riconosciuto nei confronti delle lavoratrici dipendenti le quali abbiano maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni al 31 dicembre 2018 e un'età pari o superiore a 58 anni (se dipendenti) e a 59 anni (se autonome), senza che quest'ultimo requisito sia adeguato agli incrementi alla speranza di vita.