[pronunce]

Con il suo precedente ricorso, infatti, lo Stato, muovendo dalla equiparazione (a parere della resistente ingiustificata) tra la "conversione" delle ferie maturate e non fruite per ragioni di servizio - disciplinata dalla norma regionale (al passaggio a diverso incarico) - e la loro "monetizzazione", aveva censurato il citato art. 8 per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., ritenendo che comportasse «ulteriori casi di monetizzazione delle ferie per i dipendenti della Regione al di fuori di quelli già previsti dalla normativa statale di riferimento», costituenti principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica. La difesa regionale sostiene, invece, che la "monetizzazione" sottesa alla norma impugnata non è altro che una determinazione meramente teorica del compenso sostitutivo, necessaria al solo fine di commisurare i giorni di ferie maturati nel corso del primo rapporto e ancora non fruiti al valore giornaliero della nuova prestazione lavorativa, onde "convertirli" nel numero di giorni di ferie (corrispondente al diverso valore economico acquisito) da godere nell'ambito del nuovo rapporto di lavoro. La nuova formulazione della norma (art. 18 della legge reg. n. 38 del 2011) sarebbe stata introdotta proprio per chiarire che l'oggetto nel quale alla sua stregua si opera la conversione è costituito, non già da indennità sostitutive, ma dai giorni di ferie fruibili nel nuovo rapporto, ricalcolati mediante il loro apprezzamento economico (meramente virtuale, appunto) sulla base della relativa disciplina. Tale interpretazione della disposizione regionale in questione sarebbe, del resto, l'unica pienamente rispettosa della disciplina di cui alle sopra citate direttive europee e della normativa attuativa di legge nazionale, le quali, da un lato, confermerebbero l'eccezionalità dell'istituto della monetizzazione; dall'altro configurerebbero «il diritto di ogni lavoratore alle ferie annuali retribuite [...] come principio particolarmente importante del diritto sociale comunitario, al quale non si può derogare [...]», dovendosi quindi riconoscere che «l'effetto positivo delle ferie sulla sicurezza e sulla salute del lavoratore ‹›[...] rimane interessante sotto tale profilo anche se sia goduto in un momento successivo» (sentenza della Corte di giustizia 6 aprile 2006, causa C-124/05, Federatie Nederlandse Vakbeweking contro Staat der Nederlander). Dalla portata della norma regionale a suo avviso ingiustamente censurata, la resistente desume che essa non vada ad incidere la materia dell'ordinamento civile, di competenza esclusiva del legislatore statale, ribadendo che non solo non urta contro le disposizioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro per il personale, anche con qualifica dirigenziale, del comparto delle Regioni e delle Autonomie locali, che nulla dispongono al riguardo, ma anzi dà loro corpo e continuità, nel segno della assoluta eccezionalità della monetizzazione delle ferie non godute. Ne deriverebbe l'infondatezza della censura concernente l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. 4.3.2.1.- Sarebbe, in ogni caso, evidente che la monetizzazione al momento del collocamento in aspettativa senza assegni costituisca una mera "anticipazione" del pagamento sostitutivo che spetterebbe alla cessazione del rapporto (o meglio della catena di diversi rapporti intrattenuti nel tempo tra la l'amministrazione ed il dipendente); anticipazione senza significative conseguenze economiche ed esercizio legittimo dell'autonomia regionale. 4.3.3.- La resistente reputa, altresì, infondato il rilievo concernente la violazione dei principi di uguaglianza e di buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione, di cui agli artt. 3 e 97 Cost., poiché, in ragione del tenore sostanziale della disposizione, come già illustrato, essa non modifica l'istituto della monetizzazione, non prevede esborsi di denaro e non introduce alcuna disparità di trattamento sul punto. 4.3.4.- Infine, con particolare riguardo al contrasto con i principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, sub specie di violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. la resistente richiama quanto detto sopra in ordine alla mancanza di erogazioni di denaro per effetto della disposizione in esame, viceversa destinata a consentire notevoli risparmi all'amministrazione regionale. 5.- Con atto depositato il 17 maggio 2012 il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato all'impugnazione della legge reg. Liguria n. 38 del 2011 limitatamente all'art. 8, comma 8. 6.- Con atto depositato il 25 febbraio 2013 la Regione Liguria ha accettato l'anzidetta rinuncia parziale al ricorso. 7.- Con le memorie depositate in prossimità dell'udienza le parti hanno ulteriormente argomentato le proprie posizioni, anche alla luce dello ius superveniens di cui all'art. 18, comma 2, della legge reg. n. 38 del 2011, che ha abrogato l'art. 9 della legge n. 15 del 2011, e dell'art. 5, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, come integrato dall'art. l, comma 55, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013). Tale disposizione di legge statale prevede che «Le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché delle autorità indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. La presente disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità, dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età. Eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto. La violazione della presente disposizione, oltre a comportare il recupero delle somme indebitamente erogate, è fonte di responsabilità disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile. [...]». In conseguenza delle evidenziate sopravvenienze, il Presidente del Consiglio dei ministri afferma di avere manifestato formalmente il proprio intendimento di rinunciare all'impugnativa dell'art. 9 della legge reg. Liguria n. 15 del 2011 e dell'art. 8, comma 8, della legge reg. Liguria n. 38 del 2011, ma ribadisce l'integrità del proprio interesse a che questa Corte si pronunci con una sentenza dichiarativa dell'illegittimità sia del testo originario dell'art. 8 della legge reg.