[resaula]

In Commissione difesa abbiamo svolto un ciclo di audizioni molto articolato - abbiamo audito più di 60 persone - che ha coinvolto i vertici militari (i generali Nistri, Zafarana, Vecciarelli), il mondo accademico (i professori Flick e Ciucciovino) e anche forense con l'avvocato Carta. Abbiamo audito le rappresentanze nazionali interforze del Cocer e tutte le associazioni sindacali che sono state fin qui assentite dal Ministero della difesa (in totale 29) e dal Ministero dell'economia (altre sette) per il personale della Guardia di finanza. Tutto questo lavoro permette ora di proporre all'Assemblea un provvedimento di portata epocale per le nostre Forze armate e di polizia a ordinamento militare: un testo equilibrato e puntuale che prevede passaggi successivi nella parte di delega e nei decreti attuativi. È parso chiaro a tutti che siamo chiamati a costruire un modello nuovo, un modello di associazione professionale a carattere sindacale tra militari - così come definito dalla Corte costituzionale - che si adatti alla peculiarità e alla specificità delle Forze armate attraverso il compromesso tra le esigenze costituzionalmente fissate di funzionalità dell'amministrazione militare e quelle di tutela del personale militare in servizio. Quello che abbiamo di fronte, che abbiamo realizzato e sottoponiamo all'esame dell'Assemblea è, quindi, un lavoro quanto mai delicato, in cui abbiamo inteso contemperare e bilanciare i diversi interessi e valori, talvolta apparentemente contrapposti, che sono in gioco: da un lato, la libertà di organizzazione sindacale e, dall'altro, le esigenze necessarie al perseguimento dei compiti propri delle Forze armate, quali la neutralità, la coesione interna, la prontezza operativa e il rispetto della scala gerarchica. In questo percorso, l'unica bussola è stata e permane, non potendo essere altrimenti, la sentenza della Consulta. Rispetto al testo approvato alla Camera, la Commissione difesa ha introdotto alcuni nuovi principi che riguardano in particolare il rafforzamento della partecipazione femminile alle cariche elettive, la trasparenza del sistema finanziario e la non interferenza delle attività delle associazioni rispetto allo svolgimento dei compiti operativi e alla direzione dei servizi. Un'ulteriore modifica è relativa alla possibilità di concedere, ove possibile, su base almeno regionale e senza oneri per lo Stato, l'uso di locali per lo svolgimento delle attività sindacali. Inoltre, è previsto che, per la definizione della consistenza delle associazioni, siano conteggiate solo le deleghe formalmente ricevute a fronte di un contributo sindacale minimo. È stata dedicata particolare attenzione al tema della competenza giurisdizionale per le cosiddette condotte antisindacali. La scelta, all'esito di un prolungato dibattito avvenuto anche alla Camera, si è orientata - ed è stata confermata anche dalla Commissione difesa al Senato - verso il giudice amministrativo e il rito abbreviato previsto dall'articolo 119 del codice del processo amministrativo, previo eventuale tentativo di conciliazione davanti alle commissioni appositamente costituite. Sul punto si ritiene che tale orientamento sia pienamente rispondente alla necessità, indicataci dalla Consulta, di preservare la coesione interna e la prontezza operativa della compagine militare, in ragione della maggiore expertise dei tribunali amministrativi in materia di rapporto di impiego del personale militare, della loro minore parcellizzazione sul territorio rispetto alle sezioni di lavoro del tribunale civile, nonché all'unica sede, il Consiglio di Stato, competente a decidere sull'eventuale impugnazione. Lo stesso professor Flick in audizione sul tema ha precisato - lo cito testualmente - che l'unicità della giurisdizione amministrativa per le controversie di lavoro e di comportamento antisindacale sono tutti aspetti specifici fra loro connessi organicamente nel contesto e nel rispetto della militarità. Essi, d'altronde, rispecchiano e rispettano le indicazioni della sentenza n. 120 della Corte costituzionale; non sopprimono e non vanificano né singolarmente né congiuntamente fra loro la libertà di organizzazione e di azione sindacale. Infine, la fase transitoria è stata profondamente rivista in Commissione difesa. La disciplina di tale fase, di cui all'articolo 19, è stata infatti oggetto, anche nel corso delle audizioni, di ampia e significativa attenzione. Essa assegna un passaggio importantissimo che investe molti ambiti e avrà un impatto notevole sulla messa a regime delle nuove regole e prassi. Non si tratta meramente di sostituire un soggetto, il Cocer, con un altro, i sindacati. Abbiamo piuttosto definito un passaggio graduale dal vecchio al nuovo sistema, evitando soluzioni di conflittualità e paralisi delle relazioni collettive. Purtroppo, la disciplina approvata alla Camera non sembrava assicurare l'auspicata gradualità di tale passaggio, ma rischiava invece di creare un vuoto tra la rappresentanza del Cocer, che resta in carica esclusivamente per le attività di ordinaria amministrazione - concetto peraltro non troppo chiaro - non oltre il novantesimo giorno dall'entrata in vigore della legge, e quella delle nuove associazioni professionali a carattere sindacale; ciò senza tener conto che queste ultime, per essere pienamente operative, hanno necessità di tempi tecnici non indifferenti. In tale contesto - come da più parti segnalato - si è valutato di mantenere, per tutto il regime transitorio, la rappresentanza militare attuale nella pienezza delle sue attribuzioni, fino a quando le associazioni saranno pienamente e definitivamente operative. In questo modo si scongiurerà anche il rischio che si realizzi paradossalmente quel vuoto di rappresentanza paventato dalla Corte costituzionale, nelle more della piena messa a regime del nuovo modello sindacale, che - giova ricordarlo ancora una volta - non si esaurisce nella sostituzione delle vecchie rappresentanze militari con i nuovi soggetti sindacali, ma, più in generale, comporta il passaggio a un nuovo sistema di partecipazione e a un quadro innovato di attività e funzioni, inclusa la trasformazione della concertazione in contrattazione. Quest'ultimo è un punto su cui si è posta particolare attenzione, perché i primi a essere danneggiati da un vuoto di disciplina sarebbero i lavoratori delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare. In sostanza, i delegati della rappresentanza militare, il cui mandato è in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, potranno restare in carica e svolgere tutte le attività di competenza, fino all'entrata in vigore del primo decreto che individuerà la rappresentanza negoziale del personale militare. Signor Presidente, mi consenta in conclusione pochi secondi per ringraziare, in particolare, tutti i membri della Commissione difesa del Senato, che hanno contribuito con un lavoro importante, per oltre un anno. C'è stato un contributo da parte di tutti i Gruppi parlamentari e anche di singoli parlamentari e sono stati approvati alcuni emendamenti pervenuti da tutte le forze politiche che siedono in Commissione difesa. Un ringraziamento va anche agli Uffici della Commissione. Vi sono stati un proficuo lavoro e un'interlocuzione positiva con il Governo, iniziati con il sottosegretario di Stato per la difesa Calvisi e proseguiti con la sottosegretaria Pucciarelli.