[pronunce]

In proposito, questa Corte osserva che, effettivamente, la censura da ultimo richiamata si presenta con caratteri di diversità, e quindi di novità, rispetto a quelle in precedenza prospettate. 9.— Tanto premesso, in relazione al merito, la questione di costituzionalità deve esser dichiarata manifestamente infondata con riguardo alle censure che, come si è accennato, ripropongono profili di incostituzionalità già sottoposti al vaglio di questa Corte. Ciò a prescindere dal fatto che il rimettente chiede sostanzialmente alla Corte una pronuncia non meramente caducatoria, ma manipolativo-creativa, dal momento che il suo obiettivo è quello di ottenere una decisione che sostituisca il criterio scelto dal legislatore regionale, con un intervento correttivo, a contenuto non obbligato, che presuppone una valutazione discrezionale, come tale evidentemente riservata al solo legislatore e per definizione preclusa, invece, a questa Corte. 10. — Orbene, come risulta dalla sentenza n. 111 del 2005, lo stesso TAR aveva già censurato la norma de qua sotto il profilo della violazione dei princípi fondamentali fissati dal d.lgs. n. 502 del 1992, ipotizzando come il riferimento ai volumi di prestazioni sanitarie erogate nel 1998 (ed al limite derivante dalla relativa spesa complessiva, sostenuta nello stesso anno) determinasse una inammissibile sfasatura temporale tra tali elementi e gli effettivi volumi di prestazioni (nonché la spesa corrispondente) relativi all'anno 2003, senza che il legislatore regionale avesse tenuto in alcun conto l'andamento della domanda registrato nel quinquennio intercorso tra il 1998 ed il 2003. A tal riguardo, va chiarito che questa Corte, con la citata sentenza n. 111 del 2005, ha interpretato la norma censurata «nel senso che, ai fini della remunerazione per intero a valori attuali (riferiti cioè all'anno in cui effettivamente le prestazioni siano state rese), i volumi delle prestazioni medesime, vale a dire la loro quantità e, correlativamente, la spesa complessiva, non possono essere superiori a quelli del 1998»; si è, pertanto, ritenuto che il riferimento all'anno 1998, contenuto nell'art. 30, comma 4, deve essere inteso con riguardo sia ai volumi quantitativi delle prestazioni sanitarie erogate, sia alla complessiva spesa sostenuta. Inoltre, come questa Corte ha riconosciuto con la citata sentenza, tale riferimento si presenta come «il frutto, da parte del legislatore regionale, di una scelta discrezionale di politica sanitaria e di contenimento della spesa, la quale, tenuto conto della ristrettezza delle risorse finanziarie dirette a soddisfare le esigenze del settore, non risulta viziata da intrinseca irragionevolezza». 11.— Con riguardo al nuovo profilo di illegittimità costituzionale dell'art. 30, comma 4, della legge reg. n. 4 del 2003, proposto dal TAR pugliese, e cioè la mancanza di criteri che privilegino la meritevolezza, in ragione di una necessaria comparazione tra tutte le strutture sanitarie, sia pubbliche che private, come, invece, stabilito dall'art. 8-quinquies del d.lgs. n. 502 del 1992, al fine, ad esempio, di fissare un tetto montante superiore o inferiore rispetto al valore attuale delle prestazioni rese nel 1998, la questione non è fondata. 12.— Va rilevato, innanzitutto, che non vi è corrispondenza di ambiti tra la norma regionale censurata e la disposizione statale dalla quale si pretenderebbe ricavare i princípi fondamentali che sarebbero stati violati. In effetti, l'art. 8-quinquies del d.lgs. n. 502 del 1992 non può essere invocato a sostegno dell'illegittimità costituzionale della norma de qua, dal momento che il criterio della valutazione comparativa dei costi e della qualità del servizio, al quale detto comma si richiama, attiene alla fase di determinazione dei volumi di prestazioni che ogni AUSL intende acquistare dalle strutture presenti sul territorio, mentre la norma regionale, ora oggetto di censura, riguarda il diverso momento della remunerazione delle prestazioni rese dalle strutture sanitarie in eccedenza rispetto ai quantitativi risultanti dai programmi preventivamente concordati. Né è senza rilievo la considerazione che anche la suddetta norma statale risponde ad una ratio di programmazione e contenimento della spesa sanitaria, stabilendo che gli accordi e i contratti devono individuare preventivamente il corrispettivo da erogare (comma 2, lettera d) e rimettendo alle Regioni (comma 1, lettera d) il compito di fissare i «criteri per la determinazione della remunerazione delle strutture ove queste abbiano erogato volumi di prestazioni eccedenti il programma preventivo concordato, tenuto conto del volume complessivo di attività e del concorso allo stesso da parte di ciascuna struttura». 13. — Neppure è senza significato che dall'esame di varie disposizioni della legislazione sanitaria statale, emerga come in più occasioni il legislatore abbia fatto riferimento al sistema di determinazione della spesa sanitaria sulla base del dato storico rappresentato dall'esborso effettuato in anni precedenti rispetto a quello preso in considerazione. E ciò è avvenuto proprio nella sede delle annuali leggi finanziarie, vale a dire in una sede specificatamente destinata alla fissazione dei princípi in ordine al finanziamento della spesa necessaria per l'espletamento del servizio di assistenza sanitaria in favore della popolazione. Al riguardo, si può richiamare, come capofila di tale orientamento, la legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), la quale, nel Capo I, la cui rubrica reca «Disposizioni in materia sanitaria», all'art. 6, comma 1, ha previsto che «la spesa per l'acquisto di beni e servizi non può superare, a livello regionale, l'importo registrato nell'esercizio 1993 ridotto del 18 per cento per l'anno 1995, del 16 per cento per l'anno 1996 e del 14 per cento per l'anno 1997». Deve, altresì, essere richiamato anche l'art. 1, comma 32, della legge 23 dicembre 1996 n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), secondo cui «le Regioni, per l'esercizio 1997, nell'ambito delle funzioni previste dall'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, individuano, nel rispetto dei livelli di spesa stabiliti per l'anno 1996, le quantità e le tipologie di prestazioni sanitarie che possono essere erogate nelle strutture pubbliche e in quelle private». Il criterio, dunque, di ancorare l'ammontare della spesa sanitaria ai dati storici concernenti gli stanziamenti previsti per anni precedenti è stato più volte seguito dalla legislazione statale.