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PIANASSO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, il tema della discussione odierna è quanto mai importante e vitale per tante famiglie ed aziende del nostro Paese. L'aumento incontrollato dei costi energetici rischia, infatti, di avere un impatto devastante sui bilanci, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione, direttamente ed indirettamente. Direttamente, perché con la stagione invernale alle porte i consumi per luce e riscaldamento sono destinati a crescere; indirettamente, perché l'aumento dei costi energetici per le aziende, a cascata, provocherà un aumento di prezzi dei prodotti finiti, con il risultato di impattare ulteriormente in maniera negativa sui bilanci familiari, anche solo a livello dei costi da sostenere per fare la spesa, considerata la crescita combinata e finora incontrollata dei costi alla pompa del carburante. Basta vedere, già rispetto ad un anno fa, quanto siano aumentati i prezzi al dettaglio di molti prodotti. La situazione si è aggravata dopo che il costo dell'energia elettrica ha subito un deciso incremento dal secondo trimestre del 2020 all'agosto di quest'anno, passando da 16,08 a 22,89 centesimi di euro per kilowattora, stando ai prezzi del servizio di maggior tutela. Nel frattempo, però, i prezzi sono materialmente cresciuti in maniera considerevole. Basti pensare che il prezzo del petrolio è aumentato del 200 per cento dalla primavera del 2020 e quello del gas naturale del 30 per cento solo negli ultimi tre mesi. Quest'ultimo aspetto è particolarmente importante per la situazione del nostro Paese, visto che il gas naturale è impiegato per produrre il 40 per cento dell'energia elettrica. Tale situazione è stata provocata da una combinazione di fattori, tra i quali la minore disponibilità di gas prodotto direttamente in Europa e la diminuzione delle forniture dalla Russia, dalla quale l'Europa è fortemente dipendente in materia energetica. Senza volersi addentrare in considerazioni di ordine geopolitico, è evidente che la posizione dell'Italia è quanto mai debole, stando la notoria dipendenza energetica dalle forniture estere per coprire il fabbisogno interno. Si tratta di una condizione che in casi come questo, di aumento sconsiderato dei prezzi per effetto anche di indubbie speculazioni, accentua la fragilità della nostra economia. In tal senso, l'abbandono frettoloso della produzione energetica tramite centrali nucleari si sta rivelando dannoso per il nostro Paese dal punto di vista economico. (Applausi) . Il tema delle energie rinnovabili è sfruttato sempre in maniera ideologica senza dati concreti, ma la verità è che circa il 10 per cento del consumo di energia elettrica in Italia deriva dal nucleare ed è tutta di importazione, prevalentemente dalla vicina Francia, la quale peraltro produce circa il 75 per cento della propria energia elettrica con le centrali nucleari. Noi abbiamo rinunciato a produrre energia nucleare per ragioni ambientali, ma la compriamo oltralpe, con il risultato che paghiamo qualcosa che avremmo potuto produrre in casa, senza per questo essere al riparo dai presunti rischi legati alla sua produzione. Se c'è una lezione che ci deve servire per la crisi in cui stiamo dibattendoci, questa è rappresentata dal fatto che dobbiamo lavorare per ridurre il più possibile la dipendenza dalle importazioni di energia. (Applausi) . Se questo deve passare dalla reintroduzione di una produzione nucleare sfruttando le nuove tecnologie ad alta sicurezza e a basso impatto ambientale, allora è bene affrontare il tema, senza piegarsi alla propaganda strumentale dei fanatici dell'ambientalismo che, come ha detto qualcuno, provocano più danni della catastrofe climatica di cui si dibatte. (Applausi) . Il Governo, con il provvedimento di cui discutiamo oggi, ha messo in campo misure straordinarie per attenuare gli effetti dell'impennata dei prezzi di gas e luce, impegnando complessivamente molte risorse. Si tratta di cifre imponenti, ma nemmeno lontanamente sufficienti per coprire l'aumento dei prezzi dell'energia che acquistiamo dall'estero. Infatti, con il pesante sforzo economico studiato dal Governo gli aumenti previsti in bolletta saranno del 29,08 per cento per la luce e del 14,04 per il gas, impattando comunque in maniera gravosa sui bilanci di tante famiglie, ma non solo. Pensiamo, infatti, all'aumento dei costi delle altre materie prime come, ad esempio, l'acciaio e, combinandoli con gli aumenti del costo dell'energia, il risultato sarà di aumenti esorbitanti per i prodotti finali. Se il costo di produzione di un auto aumenta di pari passo con quello delle sue componenti, soprattutto delle parti in plastica e in acciaio, lo stesso avverrà in misura proporzionale con il prezzo al consumatore, con il risultato di diminuire la fetta di potenziali acquirenti. Una riduzione delle vendite di auto si traduce in minor produzione e in minor lavoro in primis per gli operai delle fabbriche di assemblaggio e in seguito per le aziende della componentistica, in un circolo vizioso che potrebbe avere effetti drammatici sull'economia del nostro Paese. L'esempio del settore automobilistico potrebbe essere replicato anche per altri settori. L'incubo di una nuova brutta stagione non è così distante e ovviamente non riguarda solo il nostro Paese, ma l'intera Europa con le debite proporzioni. In questo momento le nostre aziende - parlo in particolare della mia zona, il Canavese, dove peraltro si stampa il 70 per cento dell'acciaio in Italia - stanno vivendo una fase di ripresa, dopo una stagnazione dovuta all'esplodere della pandemia. Questa fase, però, rischia di terminare ben presto se non si pone un freno alla spirale dell'aumento dei prezzi delle materie prime. In questo senso, l'Unione europea è chiamata a svolgere un ruolo straordinariamente importante per evitare, o almeno attenuare, gli effetti di una crisi economica dalle proporzioni ancora non ben definite in tutta la loro gravità. È evidente che l'Italia non può continuare all'infinito a immettere risorse per calmierare i costi dell'energia, serve una risposta strutturale per affrontare le sfide che la situazione attuale ci impone e per pianificare una strategia volta a metterci al riparo dalle dipendenze e dalle importazioni di risorse energetiche. Queste risposte non possono che venire dall'Europa, dove crediamo che il nostro Paese potrà tornare a recitare un ruolo di prim'ordine grazie anche all'autorevolezza, alla competenza e all'esperienza del nostro Presidente del Consiglio. Riguardo alle misure del giorno per contenere gli aumenti delle bollette energetiche, noi della Lega siamo sicuramente favorevoli, pur consapevoli del fatto che si tratta di un palliativo che non può risolvere da solo il problema. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Croatti. Ne ha facoltà. CROATTI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, onorevoli rappresentanti del Governo, il provvedimento di cui parliamo oggi in Aula si è reso necessario per le continue politiche energetiche intraprese da questo Paese nel passato che non sono all'altezza di quanto dobbiamo fare.