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La realtà è che questa manovra darà poco a pochi e costerà molto a molti. Il maxiemendamento non abbiamo potuto esaminarlo in Commissione, ma abbiamo visto le nuove sorprese: ci troveremo ulteriori tagli agli investimenti, altri cinque miliardi di tagli. Esattamente il contrario di quello che avevamo detto. Avevamo detto che per noi il problema non è lo sforamento ma far ripartire il Paese, investire su un piano verde per fare medie e piccole opere, per costruire occupazione. C'è il rinvio delle assunzioni nella pubblica amministrazione e il blocco della indicizzazione delle pensioni medio-basse. Voi propagandate la questione delle pensioni d'oro o di platino, ma intanto andate a spiegare al pensionato, che avrà 1.050-1.100 euro, che ancora una volta dovrà pagare lui. Lo dico al senatore Lannutti: sempre nello stesso modo si fa cassa in questo Paese. E poi tagli per l'editoria - perché vi dà fastidio - che colpirà soprattutto i piccoli giornali. Nel complesso, il Paese alla fine sarà più povero, sia in termini di soldi che di pluralismo e cultura. La cosa più grave della manovra è quello che non c'è: il deficit sforato, ma non per un piano di investimenti pubblici capace di creare lavoro e reddito. Non è così solo per il presente ma anche per il futuro. Le clausole accettate implicano che non sarà possibile farlo neppure nei prossimi anni. Vi siete venduti il futuro in cambio della campagna elettorale per la prossima primavera e osate ancora parlare di una manovra espansiva. Ci vorrà un pochino, ma guardate che alla fine pagherete il conto, perché i cittadini lo capiranno. Dovreste riflettere, perché i sondaggi durano poco, poi arriva la realtà. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, guardo anche ai banchi del Governo, dove in questi giorni e in queste settimane raramente ho visto una presenza consistente del Governo. Questa sera, questa notte, vedo il ministro Tria e lo ringrazio, perché ritengo che questo Parlamento, che il Senato della Repubblica necessiti di avere un interlocutore e necessiti di essere ascoltato, perché il popolo italiano, i cittadini devono essere ascoltati. Purtroppo oggi è una serata, è una giornata, è un periodo che a noi che siamo qui a rappresentare il popolo italiano dà una certa tristezza. Credo che questa sia la volta nella quale il mio intervento avviene con più difficoltà. Faccio davvero fatica, colleghi, a trovare la forza e l'entusiasmo per rappresentare il pensiero che è in me stesso. Lo faccio per il clima politico che ho vissuto in queste due settimane: sono quindici giorni che io e molti altri miei colleghi della Commissione bilancio siamo rimasti qui, incollati al nostro territorio, alle nostre Commissioni e alle nostre sedie, per cercare di apportare un contributo al nostro Paese, però la disillusione è stata totale. Il nostro impegno, la nostra volontà, la nostra caparbietà in certi momenti, non sono serviti a nulla. Le istituzioni che rappresentiamo - e loro sì che sono importanti, non noi - purtroppo sono state delegittimate dal comportamento politico di questo Governo e di questa maggioranza. Oggi nella Commissione bilancio siamo stati chiamati ad esprimere un parere, che è qui e che avrebbe dovuto essere, per quanto di nostra competenza, un parere non ostativo oppure ostativo. Ebbene, io mi chiedo come abbiano fatto i colleghi ad avere la capacità di esprimere un parere in dieci minuti su circa 500 pagine di maxiemendamento. Noi di Fratelli d'Italia, per rispetto delle istituzioni, quelle istituzioni che sempre e comunque vogliamo onorare, proprio perché rappresentano il popolo italiano, siamo rimasti seriamente e responsabilmente in sede di Commissione, ma non abbiamo potuto e voluto votare, perché non avevamo gli elementi per esprimere alcun parere, visto che in dieci minuti non era possibile analizzare 500 pagine, tabelle, commi su commi. Questo è il clima nel quale noi oggi siamo arrivati a questa serata. Questo è il clima che mi porta a concludere gli interventi dei miei colleghi di Fratelli d'Italia e che poi porteranno il mio capogruppo, senatore Ciriani, ad annunciare il voto sulla fiducia. La responsabilità, però, ci dovrebbe portare tutti, maggioranza e opposizione, a un comportamento diverso. Non ho apprezzato neppure - e lo dico con quella sincerità che mi appartiene - un certo atteggiamento che il Partito Democratico ha avuto all'inizio di questa seduta. Dobbiamo rispettare le istituzioni; non è urlando o buttando carte per aria che si fa politica. Quindi, come la maggioranza non ha, per me, rispettato il Parlamento, nel momento in cui non ha permesso al Parlamento e alla Commissione di lavorare, ritengo che anche il Partito Democratico non sia stato coerente con quella serietà che il popolo italiano pretende da chi siede su questi scranni. Credo che ciascuno di noi, al di là dei partiti, debba prima di tutto essere qui non per fare del cinema o del teatro, ma per rispettare se stesso, i propri avversari politici e le istituzioni. Abbiamo il modo di farlo e di dirlo, possiamo dire le cose con forza e anche con una certa cattiveria, se vogliamo, ma dobbiamo farlo sempre in modo rigoroso e coerente, senza fare sceneggiate, perché il popolo ci guarda, signori. Cari colleghi, il popolo ci sta guardando e, come guarda la maggioranza, guarda anche la serietà con la quale l'opposizione porta avanti le proprie idee. Peraltro, mi sembra anche di ricordare che negli ultimi anni si sia andati avanti spesso a colpi di fiducia, magari non arrivando fino al punto di non far lavorare le Commissioni, ma il malcostume è iniziato da diverso tempo e pertanto da oggi, visto che siamo nell'imminenza del Natale, visto che siamo nell'imminenza (per chi ci crede) di una festività che ricorda la nascita, ciascuno di noi dovrebbe cercare di portare la rinascita nella politica, di portare una risposta, un senso di responsabilità, per il rispetto - lo dico e lo ribadisco - di chi ci ha votato, ma anche di chi non ci ha votato, ma ci vuole interpreti della volontà e della idealità di un Paese intero. Venendo al merito, signor Presidente, mi accingo a parlare di questa fiducia. Quale fiducia dovremmo discutere, quale fiducia dovremmo dare o negare a questo Governo? La fiducia su provvedimenti che secondo la nostra opinione non sono stati in linea con quello che serve al popolo italiano. È di pochi giorni fa l'approvazione da parte del Senato e della Camera della legge anticorruzione, che ha ricevuto perfino la disapprovazione degli avvocati e dei magistrati; un provvedimento che rischia, grazie a una demagogia che non ci appartiene, di lasciare sulla graticola per anni dei cittadini magari onesti, ma che si trovano a doversi confrontare con la giustizia.