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quelle norme non hanno più alcun senso e sono state abrogate di fatto con il decreto-legge del 16 maggio, che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale . Ha senso invece discutere sulla maniera illogica con la quale avete voluto gestire l'emergenza coronavirus, esautorando il Parlamento, ma assoldando centinaia di consulenti e moltiplicando task force dai compiti e dalle responsabilità vaghe e incerte, così come vaghi e incerti sono stati i risultati prodotti. Dalle mie parti si dice: meglio la pratica che la grammatica. Qua abbiamo tanta gente con grammatica, ma poca pratica. (Applausi) . Vogliamo parlare del supercommissario al nulla, che in tre mesi non è riuscito a portare a termine un solo compito assegnatogli? Eppure continua a pontificare. Il ballo delle mascherine, a tre mesi dallo scoppio della pandemia, non si è ancora concluso e probabilmente il supercommissario al nulla riuscirà ad assicurarne una distribuzione efficace e capillare quando ormai non serviranno più. Non solo, ma è riuscito perfino a inceppare la macchina produttiva, con la sua brillante idea di imporre un prezzo politico. Così come la tanto chiacchierata app per smartphone , che è il manifesto della totale incapacità di questo Governo, capace solo di fare annunci, senza riuscire poi a tradurre nulla in pratica. È stata reclamizzata settimane fa, poi è sparita dai radar e probabilmente sarà pronta quando non servirà più; e comunque non sarebbe servita né servirà finché non ci sarà un adeguato screening della popolazione. Senza tamponi a tappeto non si può sapere chi è positivo asintomatico e quindi inconsapevole vettore di contagio; di conseguenza, l' app non può evidenziare nulla, se non tracciare i movimenti delle persone. Perde quindi il significato sanitario e mantiene solo quello della violazione della privacy . A proposito di tamponi: alla produzione e distribuzione capillare di tamponi e reagenti chi dovrebbe aver pensato? Il nostro caro supercommissario, che ovviamente ha fallito anche in questo compito, ma resta ben incollato alla sua sedia, nonostante la manifesta incapacità nel produrre risultati accettabili. È di questo che vogliamo discutere; vogliamo discutere su quanto è stato fatto, sui soldi spesi e sulla responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto, di chi doveva informare e non l'ha fatto, di chi avrebbe potuto intervenire subito per circoscrivere l'epidemia, ma ha preferito fare finta di niente, senza informare adeguatamente le Regioni e senza adoperarsi per rifornire le scorte di mascherine, tamponi, reagenti e respiratori, quando sul mercato erano disponibili a prezzi bassi. Poi vogliamo discutere delle misure che il Paese attende per provare a ripartire; vogliamo discutere di un decreto cosiddetto rilancio, che non rilancia un bel niente, ma disperde risorse a pioggia, senza incidere in nessun settore. Invece di versare imbarazzanti lacrime per i clandestini, che in minima parte usufruiranno a conti fatti della sanatoria che avete brillantemente redatto, ci piacerebbe vedere la stessa partecipazione per la sofferenza dei milioni di italiani che vedono le loro attività o il loro posto di lavoro seriamente a rischio, dopo tre mesi di chiusura. Pensiamo ad esempio al comparto automobilistico, che vale da solo una cifra importante del nostro PIL e per il quale non c'è traccia di aiuti. Stiamo parlando di migliaia di imprese a rischio chiusura e di centinaia di migliaia di lavoratori che rischiano seriamente di perdere il posto, dopo che in questi mesi il mercato dell'auto ha subito un crollo del 90 per cento. Invece di ascoltare il mondo della produzione e di venire incontro alle sue esigenze, questo Governo preferisce correre dietro ad uno pseudo-ambientalismo cretino. Solo chi vive completamente scollato dalla realtà può immaginare che per far ripartire il Paese ci sia bisogno di incentivi per l'acquisto di monopattini (Applausi) o di auto elettriche, che hanno prezzi tuttora proibitivi per la stragrande maggioranza della popolazione, oltre ad evidenti problemi logistici che ne fanno un bene inutile a chi non vive nei centri della grande città. Di questo e di molto altro vorremmo discutere, non certo degli articoli già approvati di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri vecchio di due mesi, sorpassato degli eventi ed opera di un Presidente, che si è innamorato dei pieni poteri e ne ha abusato oltre ogni limite sopportabile, dimostrando oltretutto di non essere all'altezza del compito e delle responsabilità che ha voluto arrogarsi. Io mi chiedo e chiedo soprattutto alla maggioranza: se solo la metà di quanto ha fatto Conte l'avesse fatto Salvini? Ma non rispondete a me, tanto sarebbe solo il giochino delle parti (Applausi) ; rispondete alla vostra coscienza e dite cosa avreste detto. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, direi che su questo decreto-legge, per quanto riguarda la legittimità costituzionale, tutto è stato già detto. D'altra parte, è sufficiente sfogliare, anche online , una rivista dedicata al diritto costituzionale per capire che questa maggioranza ha dato ai costituzionalisti materia per lavorare incessantemente nei prossimi anni. Oggi ci troviamo a convertire in legge tutto ciò che è stato fatto, e siamo chiamati a farlo solo per evitare gli innumerevoli contenziosi che già si profilano all'orizzonte. Voglio però tralasciare questo profilo richiamando l'attenzione su alcuni aspetti che a me sembrano rivelatori dello spirito di questa maggioranza. Il primo punto è che i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, emanati nell'attuale contesto emergenziale, impongono limitazioni a libertà fondamentali e a diritti inviolabili previsti e tutelati dalla Costituzione al più alto livello. Ricordiamo la presenza di numerose riserve di legge assolute violate ripetutamente. Certo, alcune assurdità sono state corrette: ad esempio, sono state cancellate le sanzioni penali, dopo che in una primissima fase le procure erano state impegnate a valutare la violazione del famoso articolo 650 del codice penale: forse una delle peggiori norme del nostro codice penale; una di quelle dove la dottrina si ingegna a trovare la quadratura del cerchio, perché in realtà è esattamente ciò che non dovrebbe essere, ossia una norma penale in bianco. Per fortuna si è rimediato. Con atti amministrativi addirittura si è voluto incidere sulla volontà dei defunti, impedendo che venisse svolta una cerimonia funebre ed imponendo che i corpi fossero cremati, a prescindere dalle volontà espresse in vita. Io non voglio portarvi via troppo tempo. Voglio solo ricordarvi che la Corte costituzionale, ma anche la Corte europea di giustizia, ha più volte ricordato che i principi di proporzionalità e ragionevolezza hanno rango costituzionale e fanno anche parte ormai dei principi dell'Unione europea. Ciò significa che bisogna sempre agire con grande equilibrio e con grande buon senso. Questo non è accaduto e non è stato fatto. Ritengo che tra le pieghe di questo provvedimento sia possibile cogliere il vero spirito di questa maggioranza.