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È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, alla domanda se questo decreto-legge potesse essere ancora migliorato, la risposta non può che essere ovviamente «sì, certo», e diciamo che in parte è stato migliorato grazie all'azione emendativa delle forze di opposizione e di maggioranza e qualche ritocco è stato fatto anche dal Governo. Certo che poteva essere migliorato, ma questo Parlamento - quindi noi, ogni singolo senatore - ha la responsabilità di raccontare la verità a se stesso e al Paese e dobbiamo ricordarci che ci troviamo nel cuore di una pandemia che ha scosso gli equilibri e le economie mondiali, ha turbato e perturbato gli ordinari equilibri familiari, la vita delle persone, delle bambine, dei bambini, degli adolescenti, di donne, uomini, nonne e nonni. Questi comportamenti hanno influito sulla parte sociale del Paese e del mondo e hanno influito notevolmente sulla capacità di reazione che ogni singola economia nazionale poteva e può attivare. Ma questa maggioranza una visione ce l'ha? Qualcuno o qualcuna - penso al Presidente del Senato - ha ricordato al Paese che questa maggioranza non ha una visione. Ebbene, io le voglio ricordare che, grazie a questa maggioranza, una visione fortunatamente c'è nel Paese. Abbiamo visto lungo quando abbiamo capito che il Governo giallo-verde aveva collocato il nostro Paese in un angolo del respiro internazionale e della collocazione europea. Questo significa che oggi abbiamo la possibilità - altro che il gioco dell'oca - di capire quali sono le risorse che possono essere utilizzate nel nostro Paese; se non avessimo avuto la visione non ci sarebbe stato nemmeno questo sogno. Tradotto in parole semplici: senza le risorse europee non avremmo avuto nemmeno la speranza di ritornare a quei momenti in cui si stava peggio. Ecco, allora, che il cosiddetto decreto agosto che oggi ci apprestiamo a votare, che stanzia 25 miliardi di euro, inanellato con il decreto cura Italia, con il decreto liquidità e con il decreto rilancio, porta l'importo complessivo dello stanziamento a 100 miliardi di euro. Che cosa abbiamo fatto con questi 100 miliardi? Che cosa hanno voluto fare la maggioranza e il Governo con questi 100 miliardi? Come dicevo prima, non hanno voluto trascurare la coesione sociale e la coesione territoriale, nel cuore della pandemia, per difendere la capacità produttiva del nostro Paese dalle conseguenze economiche dell'emergenza, guardando al futuro della nostra economia nello scenario globale. Sulla direttrice di questi decreti che abbiamo inanellato (altro che vivere alla giornata) è stato dato un sostegno al nostro Sistema sanitario nazionale, che va dalla ricerca sulla lotta al Covid allo smaltimento delle liste d'attesa (sapendo che un è problema complesso e non suscettibile di disamina fugace), fino al potenziamento dell'intero comparto. Tra le altre misure adottate vi sono le risorse necessarie per la ripartenza del nuovo anno scolastico. Sono prorogate le misure a sostegno dei lavoratori, prolungando ancora per diciotto settimane la cassa integrazione nelle diverse tipologie. E ancora: sgravi contributivi per le aree svantaggiate, oltre a specifiche indennità sui settori ormai in ginocchio e incentivi per assunzioni a tempo indeterminato; rifinanziamento con 7,8 miliardi del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; prorogata la moratoria sui prestiti e mutui; 1,5 miliardi di euro per il rafforzamento patrimoniale delle società controllate dallo Stato; Fondo emergenza cinema, spettacolo e audiovisivo; 200 milioni per potenziare l'attività di trasporto, tra cui taxi, NCC, autotrasporto, autobus turistici e servizio viaggiatori e crociere. Tante le misure in campo fiscale: risorse ingenti destinate a Comuni, Città metropolitane e Regioni per fronteggiare le minori entrate. Potrei continuare nell'inanellare le misure e gli interventi previsti da questo decreto-legge. La vera scommessa passerà dalla capacità che avremo nella realizzazione di progetti di rilancio del Paese, utilizzando tutte le risorse che l'Europa ci mette a disposizione, a partire dalle risorse del MES, perché se è vero che il nostro Paese era già in difficoltà nel comparto sanitario e abbiamo la necessità di intervenire, servono delle risorse. E se non dovessimo reperire le risorse dalla voce europea, dobbiamo liberare quelle risorse da altre voci e da altri comparti oggi già in difficoltà. Sono sicuro che su questo, anche su questo, la maggioranza saprà trovare una sintesi per rilanciare al meglio il nostro Paese e la nostra economia. Riprendo un concetto che ho voluto condividere in Commissione lavoro, che è stato ripreso brillantemente dalla collega Fedeli, sul rapporto tra sicurezza del lavoro, sicurezza sociale, investimento sul capitale umano e crescita: vanno di pari passo. Oggi con il Covid è cambiato completamente il mondo: ante parlavamo di salario minimo; oggi dobbiamo spiegare che un conto è la giusta retribuzione (e su questo ci affidiamo alla contrattazione collettiva tra organizzazioni sindacali e datoriali), altro conto è una cifra - che dobbiamo individuare - al di sotto della quale il rischio oggi è che ci sia lo sfruttamento del lavoro e la violazione del diritto umano. Quindi dobbiamo trovare due livelli: uno è la giusta retribuzione e l'altro è un livello al di sotto del quale nessuno può portarsi. Chiedo scusa, Presidente, ma chiedo qualche minuto in più. Vorrei far riferimento all'articolo 27 sulla coesione territoriale, recante agevolazioni contributive per l'occupazione in aree svantaggiate e decontribuzione al Sud. Su questo tema purtroppo esprimo una nota di amarezza, perché anch'io ho presentato un emendamento e la pongo come questione politica importante. Infatti, lo stesso approccio che ha visto correttamente l'investimento e l'attenzione per una coesione territoriale per le aree del Sud deve essere attivato per le aree metropolitane e per le zone in difficoltà, perché non sono sufficienti le lucine di Natale per attivare le aree di crisi metropolitane. Noi abbiamo la necessità - il mio emendamento lo prevedeva - di intervenire favorendo micro e piccole imprese, attivando delle zone franche. Zone franche significa burocrazia zero e fisco zero e questo lo si può fare con ragionevolezza. Solo ed esclusivamente con questa tipologia di intervento e con questo approccio possiamo risollevare le sorti delle aree metropolitane depresse che vanno dal Nord al profondo Sud. Pongo questa come una questione politica. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi senatori, ci ritroviamo in quest'Aula in un momento particolare per approvare l'ennesimo provvedimento d'urgenza di questo Governo. Lo facciamo, come dicevo, in un momento particolare perché in queste ultime settimane abbiamo assistito ad un ritorno forte dei contagi e dell'emergenza sanitaria e quindi, di conseguenza, anche dell'emergenza economica, anche perché domani ascolteremo il Ministro della sanità che ci parlerà dei nuovi provvedimenti del Governo e del Presidente del Consiglio su quelle che potrebbero essere le eventuali ulteriori restrizioni per fronteggiare l'emergenza sanitaria ed economica.