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da tempo, ormai, l'area del lago di Garda è meta di centinaia di ragazzi che nel corso del weekend giungono dalla Lombardia attraverso i treni regionali che transitano frequentemente dalla stazione di Peschiera del Garda sulla linea regio express Verona-Brescia-Milano, servizio gestito dalla società Trenord; per i treni regionali di competenza Trenitalia, ivi compresi quelli che riguardano il servizio Venezia-Verona, in molti casi è in essere un contingentamento dei posti disponibili per viaggiatori con biglietto di corsa semplice, in ragione del quale, una volta che i posti disponibili risultano esauriti, non è più possibile acquistare biglietti di corsa semplice; a quanto si apprende, lungo la tratta, il 2 giugno non è stato rispettato alcun tipo di contingentamento dei passeggeri sui treni, tanto che la rilevante mole di passeggeri, ampiamente superiore alle capacità massima di trasporto dei treni in transito alla stazione di Peschiera del Garda, ha generato notevoli problemi organizzativi e di sicurezza per i numerosi giovani presenti sul luogo e sui treni; rilevato che: è verosimile affermare che, se ci fosse stato il contingentamento, probabilmente la pressione numerica delle persone presenti a Peschiera del Garda e sui treni in transito sarebbe stata notevolmente inferiore; ad aggravare la situazione ha contribuito in misura determinante anche l'assenza di un presidio da parte di Trenord sulla tratta, che ha costretto, tra l'altro, il personale di Trenitalia ad effettuare il servizio di assistenza ai passeggeri di un altro operatore ferroviario, si chiede di sapere: se i Ministri siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano necessario fare chiarezza su quanto accaduto, anche al fine di verificare l'eventuale violazione delle norme di sicurezza del trasporto ferroviario; quali azioni, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intraprendere per regolare il servizio offerto da Trenord con particolare riguardo alla necessità di garantire, per ragioni di sicurezza, il rispetto della capienza massima del numero di passeggeri su ciascun treno in servizio sulla linea Verona-Brescia-Milano, nonché per favorire l'istituzione di un presidio presso la stazione di Verona Porta Nuova. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03414 GIARRUSSO DE VECCHIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno Premesso che: secondo quanto riportato da fonti di stampa, nel corso della testimonianza al processo per i mandanti della strage di Bologna, il generale Mario Grillandini, ex agente del SISMI, avrebbe svelato i retroscena inediti di un'operazione denominata "Minareto", nome in codice della missione messa in atto per acquisire l'archivio del maestro venerabile della P2 Licio Gelli; in particolare, si legge su "il Fatto Quotidiano" del 15 giugno 2022, riguardo all'ex agente Grillandini, nella sua missione in Uruguay per il recupero dei documenti di Licio Gelli; "Il Sismi, dunque, si era dato da fare subito, sin dall'agosto dell'81, ma la missione fu un totale fallimento. Infatti, l'archivio di Gelli non è mai stato violato e i nostri servizi, alla ricerca delle preziose carte, pagarono milioni per vedersi prendere in giro. Dalla testimonianza di Grillandini scopriamo che quei documenti sarebbero finiti alla Cia"; inoltre, si legge ancora che "nell'estate del 1981 il capo del servizio, Nino Lugaresi, l'uomo che aveva ricevuto da Giovanni Spadolini l'incarico di ripulire i servizi dopo lo scandalo P2, venne avvisato dai colleghi della Cia di Roma che le autorità di Montevideo avevano appena perquisito una villa di Calle Juan Manuel Ferrari, nell'esclusivo quartiere Garlasco della capitale. Era la casa di Licio Gelli e dentro c'era il suo archivio. Lugaresi organizza immediatamente l'operazione Minareto, nome in codice della missione per riportare a casa il ricco bottino. Incarica Grillandini che parte senza indugio, va a Rio dove organizza tutto con il capo centro locale, Ennio Lo Magro. In Brasile fa molto caldo: arrivato a Montevideo, invece, trova pieno inverno, tanto che deve comprarsi un cappotto. Attende che venga convocato ma la delusione sarà totale. 'La scrematura era stata fatta dalla Cia. A noi arrivarono una settantina di fascicoli senza grande importanza'. L'incontro con l'ispettore Victor Castiglione, che aveva fatto parte della squadra messa in piedi per recuperare i dossier, fu piuttosto frettoloso 'perché il poliziotto aveva il fuoco di Sant'Antonio', ricorda Grillandini, 'non vedeva l'ora di andarsene, io gli presentai la mia richiesta, cioè di entrare in possesso dell'archivio di Gelli, e lui mi riferì che parte dell'archivio, buona parte dell'archivio, era stata requisita dalla Cia, una parte era stata trattenuta dai servizi uruguayani perché riguardavano la sicurezza nazionale interna e il resto era stato trasmesso ai Ministero degli Interni uruguagio'. Materiale che poi alla fine arrivò pian piano in Italia, anche con rilevanti costi, ma che non conteneva nulla di significativo sulle attività politiche ed economiche di Gelli"; considerato che, come si legge ancora nell'articolo, dal 1981 al 1985 l'allora presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2, Tina Anselmi, avrebbe cercato fino "agli ultimi giorni della sua presidenza di fare luce sull'archivio uruguayano di Gelli continuando a sollecitarne l'acquisizione, non è stata informata dalle autorità istituzionali e dal Sismi (il Servizio segreto militare post P2) di una circostanza così importante"; questo si tradusse ben presto per l'ex presidente Tina Anselmi in un calvario di veti e interdizioni politiche, delegittimazioni, minacce inquietanti, come quando le fecero trovare tre chili di tritolo sotto casa, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti nell'articolo e quali azioni di propria competenza intenda adottare al riguardo; in particolare quali azioni di propria competenza intenda mettere in atto per consentire l'acquisizione integrale degli archivi di Licio Gelli, in atto detenuti dagli Stati Uniti, al fine di consentire di fare luce sulle attività della loggia P2. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-07173 ORTIS LANNUTTI ANGRISANI Luisa CRUCIOLI BOTTO Elena LA MURA Virginia MORRA ABATE Rosa Silvana LEZZI Barbara GIANNUZZI Silvana Ai Ministri della cultura e dell'interno Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nel febbraio 2015, presso la Prefettura di Campobasso, è stato sottoscritto, alla presenza dei prefetti di Campobasso e Isernia, del presidente della Regione Molise, oltre a quella dei sindaci di 11 Comuni molisani, il patto per la sicurezza: