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il 12 maggio 2021 la 4a Commissione permanente (Difesa) del Senato della Repubblica ha audito il ministro plenipotenziario Alberto Cutillo, direttore dell'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA) del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in relazione all'esame della relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, per l'anno 2020 (Doc. LXVII, n. 4); la relazione è composta da 1.690 pagine di tabelle e rapporti provenienti dai dicasteri competenti, che inviano i loro contributi alla Presidenza del Consiglio dei ministri che cura la compilazione definitiva e la presentazione del documento alle Camere; anche la relazione riferita all'anno 2020, come le precedenti, continua a presentare una significativa complessità di lettura, che rappresenta certamente un ostacolo alla trasparenza e alla pubblicità dei dati ed impedisce de facto un'analisi completa, effettiva ed approfondita da parte del Parlamento; tale criticità, a lungo evidenziata dal Movimento 5 Stelle, è stata confermata da Cutillo sia nel corso dell'audizione richiamata che nell'ambito di una precedente audizione del 1° luglio 2020 in 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) al Senato; tuttavia il ministro plenipotenziario ha anche sostenuto, nel corso del suo intervento, che "con uno sforzo di immaginazione si riesce a capire quale sia l'azienda che ha fatto quella determinata esportazione in quel determinato Paese". Al riguardo non parrebbe opportuno che i parlamentari si esprimano su dati elaborati da "sforzi di immaginazione" in quanto ciò comporterebbe il rischio che l'interpretazione non sia univoca e sia, potenzialmente, errata; considerato che: ai sensi della legge 9 luglio 1990, n. 185, recante "Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento", l'esportazione di tali materiali deve essere conforme alla politica estera e di sicurezza dell'Italia. Fino al 1994, tale funzione di coordinamento era assolta dal Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD), soppresso dall'articolo 1, comma 21, della legge 24 dicembre 1993, n. 537; in sede di audizione presso la Commissione Difesa Cutillo ha ribadito la situazione di incertezza normativa lasciata dalla soppressione del CISD e dalla mancata riassegnazione delle sue competenze ad altri organismi; attualmente, secondo quanto riportato dal direttore dell'UAMA, il coordinamento stabilito ex lege per la determinazione della linea politica tra Ministero degli affari esteri, Ministero della difesa e Presidenza del Consiglio dei ministri non appare codificato nel dettaglio. Mancando le specifiche delle modalità di raccordo tra istituzioni, esse verrebbero vagliate "caso per caso"; l'assenza di un sistema formalizzato e ben definito a livello normativo indebolirebbe il ruolo dell'UAMA che, senza una chiara linea politica, incontra delle difficoltà nella determinazione di quali operazioni siano autorizzabili e quali non lo siano, impegna il Governo: 1) a riorganizzare la relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento al fine di renderla più fruibile e trasparente e, conseguentemente, di garantirne un esame più accurato da parte del Parlamento; 2) ad adottare i provvedimenti necessari alla definizione delle modalità di determinazione dell'indirizzo politico sul quale basare le autorizzazioni alle movimentazioni di materiale d'armamento, anche valutando la reintroduzione del CISD o di un organismo similare cui affidare tale funzione. Atto n. 1-00364 FATTORI NUGNES LA MURA MANTERO DE FALCO GIARRUSSO LANNUTTI DE BONIS PARAGONE LONARDO CRUCIOLI GRANATO ANGRISANI MARTELLI DESSI' CORRADO ABATE - Il Senato, premesso che: il 2 febbraio 2020 il memorandum Italia-Libia, firmato nel 2017 dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Gentiloni che si fondava sulla stabilizzazione del Paese, il contrasto al traffico di esseri umani e la cooperazione contro il terrorismo, è stato prorogato automaticamente alle stesse condizioni per altri tre anni dal Governo Conte, nonostante le numerose condanne dalle organizzazioni e dalle agenzie internazionali per i diritti umani per il rischio che rappresenta per la tutela dei diritti delle persone migranti; pochi giorni prima del rinnovo si era espressa anche Dunja Mijatovic, commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa in un post su "Facebook", chiedendo di "sospendere con urgenza le attività di cooperazione con la guardia costiera libica almeno fino a quando quest'ultima non possa assicurare il rispetto dei diritti umani"; il 16 luglio 2020 la Camera ha votato la risoluzione per il rifinanziamento delle missioni militari italiane all'estero e ai fondi per l'addestramento e l'appoggio alla cosiddetta guardia costiera libica; l'Italia ha attive in Libia 4 missioni militari: la missione bilaterale di supporto alla Libia, il supporto alla guardia costiera libica, UNSMIL (la missione dell'ONU in Libia) ed EUBAM (la missione dell'Unione europea per il controllo delle frontiere); inoltre è presente nel Mediterraneo centrale con le operazioni "Mare sicuro" della Marina militare, con la missione europea Eunavfor Med "Irini" e con la missione NATO "Seaguardian". Dal 2017 Roma ha speso in Libia un totale di 784,3 milioni di euro, di cui 213,9 in missioni militari; per l'addestramento e il sostegno alla guardia costiera libica lo stanziamento di fondi è passato dai 3,6 milioni di euro nel 2017 ai 10 milioni previsti nel 2020; alla missione bilaterale Italia-Libia sono stati affidati alcuni compiti che precedentemente erano di Mare sicuro come quelli di ripristino dei mezzi aerei e degli aeroporti libici, originariamente demandati al dispositivo aeronavale nazionale Mare sicuro; per quanto riguarda Mare sicuro, a seguito dell'evoluzione della crisi libica, nelle risoluzioni si stabilì la necessità di potenziare il dispositivo aeronavale, al fine di contribuire ad arginare il fenomeno dei traffici illeciti e rafforzare le capacità di controllo da parte delle autorità libiche, con assetti con compiti di presenza, sorveglianza, sicurezza marittima, raccolta informativa e supporto alle autorità libiche; considerato che: dal 2017 l'Italia ha ricevuto dall'Unione europea, tramite l'EU emergency trust fund Africa (EUTF, un fondo fiduciario per l'Africa), 87 milioni di euro che sono stati gestiti dal Ministero dell'interno e 22 milioni gestiti dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in particolare dall'Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo; l'EUTF è un fondo europeo nato nel 2015 come strumento straordinario di cooperazione allo sviluppo per far fronte alla cosiddetta crisi dei rifugiati; con questo strumento sono stati recuperati fondi da diverse altre voci di spesa del bilancio europeo (in particolare quelle destinate alla cooperazione allo sviluppo) per finanziare il controllo delle frontiere e le politiche di blocco dell'immigrazione delegate ai Paesi extraeuropei come la Libia, il Niger, l'Egitto, il Sudan;