[pronunce]

Sul punto, si osserva come «la mancata o incompleta attuazione delle norme comunitarie in cui incorre il decreto legislativo si ripercuote sull'ambito di competenza regionale, essendo le Regioni tenute per espressa formulazione dell'art. 117, primo e quinto comma, Cost., all'attuazione diretta delle norme comunitarie». 4.2.— La medesima Regione ha, inoltre, impugnato l'art. 25, comma 1, lettera a), il quale attribuisce la competenza a compiere la valutazione di impatto ambientale al Ministero dell'ambiente per i progetti di opere ed interventi «genericamente individuati come “sottoposti ad autorizzazione statale”, il che può ampliare il campo applicativo ad opere di rilievo regionale o locale per cui intervenga anche un qualche provvedimento autorizzativo statale, e per i progetti di opere ed interventi aventi impatto ambientale interregionale, per i quali può (…) attuarsi invece valutazione d'intesa fra le Regioni interessate». Tale disposizione si porrebbe in contrasto con il principio di sussidiarietà e con i criteri direttivi della legge delega, «alterando l'assetto di competenze amministrative già esistente in materia». 4.3. — Oggetto di censure è stato anche l'art. 42, comma 2, il quale prevede la possibilità di variare le “soglie” sulla cui base è costruito il sistema delle categorie sottoposte alla valutazione di impatto ambientale, nel solo incremento del venti per cento. La ricorrente deduce come l'atto di indirizzo e coordinamento di cui al d.P.R. 12 aprile 1996, sulla cui base sono state emanate le norme regionali in materia, demandava alle Regioni di fissare le “soglie” con possibilità sia di incremento sia di decremento e nella misura massima del trenta per cento, in ragione della disomogeneità del territorio che presenta forti differenziazioni e peculiarità ambientali nelle diverse Regioni. Tale innovazione «comporta il rivolgimento di quanto già efficacemente attuato nell'ambito regionale». 4.4. — La ricorrente ha impugnato ancora l'art. 43 il quale vincola, con norme di dettaglio, la disciplina da parte delle Regioni delle procedure di valutazione di impatto ambientale per i progetti di loro competenza, senza che sussistano «esigenze di uniformità o standard di tutela». 4.5. — Infine, è stato censurato l'art. 51, comma 3, che, affidando unicamente agli organi ministeriali l'emanazione delle norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la formulazione dei giudizi di compatibilità per ciascuna categoria di opera, violerebbe il principio di leale collaborazione non prevedendo «alcuna partecipazione delle Regioni e degli enti locali, quanto meno con il parere della Conferenza Stato-Regioni». 4.6. — Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso venga dichiarato «inammissibile ed infondato», con riserva di depositare una o più memorie illustrative della posizione dello Stato nel presente giudizio. 4.7. — È intervenuta anche in questo giudizio l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus, la quale, dopo avere dedotto di avere «interesse» al ricorso per le ragioni già illustrate (punto 3.5. ) , ha chiesto che venga dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 23, in relazione all'allegato III, per gli analoghi motivi indicati nel ricorso. 4.8. — Sono intervenute anche la Biomasse Italia s.p.a., la Società italiana centrali termoelettriche-Sicet s.r.l. , la Ital Green Energy s.r.l. , la E.T.A. Energie Tecnologie Ambiente s.p.a per opporsi all'accoglimento del ricorso della Regione Piemonte. 5.— La Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (ric. n. 71 del 2006), con ricorso notificato il 9 giugno 2006 e depositato il successivo giorno 15, ha impugnato gli artt. 23, comma 4, 25, comma 1, lettera a), 31, commi 1 e 2 e 33 del d.lgs. n. 152 del 2006. 5.1. — Innanzitutto, è stato censurato l'art. 23, comma 4, nella parte in cui esclude dalla VIA, tra l'altro, i progetti relativi ad opere ed interventi destinati a scopi di protezione civile o disposti in via d'urgenza, come pure i progetti relativi ad opere di carattere temporaneo. Tale norma, nella prospettiva regionale, da un lato, violerebbe il diritto comunitario – e, in particolare, l'art. 1, comma 4, della direttiva n. 85/337/CEE del 1985 – che prevede l'esclusione solo per i progetti relativi ad opere ed interventi destinati a scopi di difesa nazionale. In secondo luogo, sarebbe violato l'art. 1, comma 8, lettera e), della legge delega n. 308 del 2004, in base al quale il Governo è tenuto a dare piena e coerente attuazione alle direttive comunitarie, «nel rispetto dei principi e delle norme comunitarie». 5.2.— In secondo luogo, si è assunta la illegittimità dell'art. 25, comma 1, lettera a), nella parte in cui attribuisce allo Stato anche la VIA dei progetti di opere aventi impatto interregionale, in quanto eliminerebbe «qualsiasi procedura di coordinamento tra VIA regionali (…) attribuendo allo Stato competenze non necessarie in relazione alla realizzazione dell'opera, per il solo fatto che questa interessa il territorio di più Regioni». Inoltre, sarebbe violato l'art. 1, comma 8, della legge delega n. 308 del 2004, in base al quale il Governo è tenuto a rispettare le competenze regionali, nonché il principio di sussidiarietà. 5.3.— In terzo luogo, si è dedotta la illegittimità costituzionale dell'art. 31, commi 1 e 2, che, prevedendo un intervento sostitutivo del Consiglio dei ministri in caso di inerzia dell'autorità competente superiore a novanta giorni, sarebbe in contrasto «con il coordinamento delle procedure autorizzative da parte delle Regioni: (…) infatti, la maggior parte delle Regioni ad oggi hanno adottato procedure di VIA di durata compresa tra i 120 ed i 150 giorni, con il risultato che, pur attivando correttamente la procedura secondo i tempi previsti dall'attuale normativa, le Regioni si vedrebbero scavalcate dall'esercizio del potere sostitutivo statale». 5.4. — Infine, è dedotta la illegittimità costituzionale dell'art. 33 che, stabilendo che vengono acquisiti alla procedura di VIA tutti gli elementi «positivamente valutati» in sede di VAS, violerebbe le disposizioni dell'art. 11 della direttiva del 27 giugno 2001, n. 2001/42/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente), che «lascia impregiudicate le disposizioni della direttiva 85/337/CEE». Inoltre, tale norma sarebbe costituzionalmente illegittima per violazione dell'art. 117, quinto comma, Cost., in quanto si limiterebbe «la discrezionalità del legislatore regionale, competente anche in sede di attuazione delle citate direttive comunitarie» a norma della menzionata disposizione costituzionale. 5.5. — È intervenuta l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) –