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Modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di specie cacciabili e periodo di attività venatoria. Onorevoli Senatori . – Alla luce dell'emergenza venutasi a creare nel nostro territorio in seguito al manifestarsi di diversi casi di peste suina africana, evento peraltro già paventato, e quindi denunciato da agricoltori, allevatori, associazioni di categoria e associazioni venatorie in virtù della loro esperienza sul territorio, si è riacceso il dibattito sul proliferare incontrollato della fauna selvatica che, anche a causa delle misure di contenimento adottate per fronteggiare la pandemia, ha assunto livelli ormai ingestibili. Le criticità legate alla diffusione della fauna selvatica, se non affrontate in maniera efficace e tempestiva, rischiano di sfuggire dal controllo, determinando seri danni per gli agricoltori e gli allevatori, con inevitabili ricadute su tutto il comparto della suinicoltura italiana che rappresenta un riferimento importante per la promozione dell'agroalimentare « made in Italy » in tutto il mondo. Le ricadute sono molteplici. Oltre all'aspetto economico, sia per le difficoltà legate allo svolgimento dell'attività agricola che all'aumento dei danni arrecati all'attività stessa dalla crescita del numero di alcuni esemplari, in primo luogo i cinghiali che contano una popolazione di oltre alcuni milioni di capi, il fenomeno è anche all'origine di alterazioni ecosistemiche e di disequilibri tra specie, con un incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei territori italiani e una conseguente perdita di biodiversità dovuta alla crescita incontrollata di alcune specie. Sotto l'aspetto della sicurezza pubblica va ricordata l'incidenza crescente degli incidenti stradali (con vittime) causati da animali selvatici nonché dei casi di aggressioni dirette anche nei confronti dell'uomo. Nei primi 7 mesi del 2019 l'Associazione sostenitori ed amici della polizia stradale (ASAPS) ha già registrato 82 episodi gravi che hanno causato 10 morti e 113 feriti; nel 2018 sono stati contati 138 incidenti gravi causati da fauna selvatica, che hanno provocato 14 morti e 205 feriti. Non da ultimo, sono ormai evidenti le ripercussioni del fenomeno sotto l'aspetto sanitario, le quali stanno esponendo il Paese ad un rischio elevato di diffusione di malattie, come la peste suina africana appunto. In questo quadro è evidente che le attuali politiche, orientate quasi esclusivamente alla mera conservazione, devono essere ripensate per essere affrontate in una nuova prospettiva, in grado di governare questi processi nonché di contenere i relativi danni. La legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, fotografa un contesto socio-economico ed ambientale molto diverso rispetto a quello attuale. La modifica proposta non intende tuttavia stravolgerne l'impianto, ma realizzare un modifica puntuale al testo, che si ritiene sia di buon senso, in modo tale da poter permettere alla regioni di poter far fronte alla necessità di ricostituire più stabili equilibri negli ecosistemi e una migliore distribuzione della pressione venatoria, consentendo l'attività anche nelle giornate di silenzio venatorio con riferimento alla specie cinghiale, e in particolare all'esercizio venatorio da appostamento.. 1 1 All'articolo 18, comma 5, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Con la finalità di procedere all'urgente ricostituzione di più stabili equilibri negli ecosistemi, è tuttavia riconosciuta alle regioni la facoltà di consentire l'esercizio venatorio anche nei giorni di martedì e venerdì, con riferimento alla specie cinghiale ( Sus scrofa ) e all'esercizio venatorio da appostamento ».