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Mi pare evidente che stia riuscendo nella sua impresa, che, oltre a devastare un settore importante della nostra economia e a far perdere posti di lavoro, ha ricadute che forse vanno ben oltre anche alle intenzioni sue e dei grandi guru del web . In 7ª Commissione, che si occupa di cultura e istruzione in questo ramo del Parlamento, con il consenso di tutti i colleghi - e mi pare di capire anche con una certa partecipazione e interesse, indipendentemente dai partiti e dai Gruppi parlamentari di cui sono espressione - ho promosso un'indagine conoscitiva sugli effetti del digitale sui giovani e in modo particolare sul processo cognitivo. Il primo esperto che abbiamo audito si chiama Manfred Spitzer, un neuropsichiatra tedesco che ha scritto diversi libri su questo argomento, il più famoso dei quali si intitola «Demenza digitale». Il titolo chiarisce l'approccio e la tesi. Non si tratta di ideologismo. Tutti gli esperti intervenuti dopo Spitzer - neurologi, psicologi, psichiatri, pedagogisti, sociologi e grafologi - hanno detto la stessa identica cosa: i nostri giovani stanno progressivamente e velocemente perdendo tutte quelle facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente abbiamo chiamato l'intelligenza: la memoria, lo spirito critico, la capacità di concentrazione. Colleghi, questo è un danno irreparabile che interroga tutti quanti noi, perché ha a che vedere con il futuro della nostra nazione. Tutti gli esperti hanno detto che studiare attraverso dispositivi digitali è dannoso e non utile. Non esiste un solo studio scientifico che dimostri che una lavagna elettronica, piuttosto che un compito fatto su un iPad migliorino l'apprendimento e la conoscenza degli studenti. Esistono invece molti studi che dimostrano esattamente il contrario. Tutti gli esperti ci hanno detto che l'uso dei dispositivi elettronici - smartphone , social , videogiochi - non può che prevedere l'abuso, perché scatena nel cervello umano le stesse identiche reazioni chimiche scatenate dalla cocaina: si rilascia dopamina, si prova piacere, si crea dipendenza. Non a caso, oggi ci dobbiamo confrontare su questo tipo di problema - che è il problema di quest'epoca - non più con gli Stati Uniti, ma con la Corea del Sud, il Giappone e la Cina, dove milioni di giovani sono in cura per essere disintossicati dall'abuso di digitale. Colleghi, non si tratta di una battaglia ideologica. Questo è il grande tema che tutti quanti, prima o poi, dovremo affrontare, altrimenti il problema non sarà che i nostri giovani non compreranno più i libri, ma che non riusciranno più a leggerli e non avranno la capacità mentale di soffermarsi su un testo che sia più lungo di 30 righe, comprendendone il significato. Pertanto, va benissimo il provvedimento in esame, peccato non sia stato inquadrato nell'ambito di un tema oggettivamente molto più ampio rispetto a quello di cui abbiamo dibattuto in quest'Assemblea. Ma, come si dice, meglio che niente. In ragione di ciò, Forza Italia esprimerà il proprio voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, mi accingo a esprimere una dichiarazione di voto che mi sta particolarmente a cuore sia come appassionata di lettura, sia in qualità di componente della Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato. Così come mi è già capitato di affermare in passato in quest'Assemblea, sono convinta che un Paese come il nostro debba, più che mai in questo momento storico, investire sulla cultura. E oggi, in termini più concreti rispetto ad altre occasioni, parliamo proprio di questo. Mi preme innanzitutto ricordare che il disegno di legge in esame è volto, attraverso interventi di diversa natura, alla promozione e al sostegno della lettura; obiettivo al quale contribuiscono lo Stato, le Regioni e gli altri enti territoriali, secondo il principio di leale collaborazione. È inutile snocciolare qui dati, perché se il settore non fosse stato in crisi probabilmente non ci sarebbe stata la necessità di adottare un'apposita legge a sostegno non solo degli editori, ma soprattutto dei lettori, che devono essere gli usufruitori principali della normativa che ci apprestiamo ad approvare. Passo a illustrare rapidamente i punti principali del provvedimento. La misura cardine del disegno di legge prevede una modifica alla cosiddetta legge Levi del 2011 sugli sconti applicabili ai libri, che da oggi in poi potranno essere al massimo del 5 per cento, anziché arrivare fino al 15 per cento. Tale discorso vale anche per i libri venduti tramite Internet e per posta. Fanno eccezione, rispetto a questa nuova scelta, i libri adottati dalle istituzioni scolastiche come libri di testo, con uno sconto massimo che passa dal 20 al 15 per cento. Nessun limite di sconto, invece, è imposto per i testi venduti alle biblioteche. Sempre in tema di sconti, ci sarà la possibilità per le case editrici, solo per un mese all'anno e secondo specifici periodi stabiliti dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, di offrire, per ciascun marchio, uno sconto sul prezzo di vendita dei propri libri, arrivando fino al 20 per cento. Da tale scontistica saranno esclusi i libri pubblicati nei sei mesi precedenti a quelli in cui si svolgerà la promozione. Viene poi istituito il fondo carta della cultura con una dotazione di un milione di euro annui. Al fondo afferiscono donazioni, lasciti, disposizioni testamentarie di soggetti privati destinati alle finalità dello stesso fondo. Viene disposto che lo Stato contribuisca alle spese per l'acquisto di libri, prodotti e servizi culturali da parte di cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio nazionale, appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati. Questo proprio mediante la carta della cultura che sarà elettronica e avrà un valore nominale di 100 euro, utilizzabile dal titolare entro un anno dal rilascio per l'acquisto di libri, anche digitali, muniti di codice ISBN. È molto importante sottolineare che devono essere muniti di tale codice. Viene istituito anche l'albo delle librerie di qualità, sempre presso il Mibact, al quale possono iscriversi, su loro domanda, le librerie che hanno dei requisiti indicati con decreto del Ministro che definisce anche le modalità di formazione e tenuta dell'albo stesso. Le librerie che possono iscriversi sono quelle che esercitano in modo prevalente l'attività di vendita al dettaglio di libri in locali accessibili al pubblico e che assicurano un servizio innovativo e caratterizzato da continuità, diversificazione dell'offerta libraria e realizzazione di iniziative di promozione culturale del territorio. La legge prevede anche la definizione, da parte del Presidente del Consiglio, di un Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura. Il Mibact, di concerto con il MIUR, previa intesa in conferenza unificata, avrà il compito di adottare, ogni tre anni, con proprio decreto il Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura, la cui predisposizione è affidata al centro per il libro. Le finalità di questo Piano sono molteplici: