[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 7, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni), promossi con ordinanze depositate il 2 luglio 2003 ed il 22 aprile 2004 dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, nelle controversie vertenti tra Niccolò Branca ed altri nei confronti dell'Agenzia delle entrate, Ufficio di Milano 1, rispettivamente iscritte al n. 700 del registro ordinanze 2004 e al n. 16 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell'anno 2004 e n. 6, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di costituzione di Niccolò Branca ed altri, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 25 ottobre 2005 il Giudice relatore Franco Gallo; uditi gli avvocati Massimo Luciani e Gianni Marongiu per Niccolò Branca ed altri e l'avvocato dello Stato Chiarina Aiello per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, nel corso di un giudizio promosso da Niccolò Branca avverso l'avviso di liquidazione dell'imposta principale relativa alla successione di Carlo Ranieri Branca, la Commissione tributaria provinciale di Milano ha sollevato, con ordinanza del 6 maggio 2003, depositata il 2 luglio 2003 (r.o. n. 700 del 2004), questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni); che, secondo il giudice rimettente, la norma denunciata – nel testo anteriore alla modifica apportata dall'art. 69, comma 1, lettera c), della legge 21 novembre 2000, n. 342 (Misure in materia fiscale) – prevedendo per gli eredi o legatari cosiddetti “indiretti”, cioè non legati da rapporto di coniugio o di parentela in linea retta con il defunto, il cumulo dell'imposta sull'asse globale (riferita all'intero patrimonio del de cuius) con l'imposta dovuta sulle singole quote (riferita al trasferimento di ricchezza conseguito dagli eredi o legatari), violerebbe: a) il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost., perché la compresenza di due imposte successorie – soggette a distinte discipline, con diverse scale di aliquote progressive e reciprocamente indeducibili – a carico del medesimo successore cosiddetto “indiretto” «concreta una sperequazione priva di alcuna giustificazione», in quanto l'imposta sul valore globale dell'asse ereditario «tassa una ricchezza fittizia, avulsa cioè dall'effettivo arricchimento provocato in capo all'erede dalla successione dal de cuius»; b) il principio di capacità contributiva di cui all'art. 53 Cost., perché il presupposto dell'imposta sul valore globale della successione, costituito dall'arricchimento («sia pure fittizio») che si determina a vantaggio del chiamato all'eredità, «quando diviene effettivo accrescimento del patrimonio del chiamato a séguito dell'accettazione dell'eredità […] finisce con il costituire ragione impositiva della tassa sulle quote ereditarie, con la conseguenza che un medesimo cespite è alla base di due tassazioni distinte nei confronti dello stesso soggetto»; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo afferma che, nel caso di accoglimento della sollevata questione, il ricorrente nel giudizio principale vedrebbe accolta l'impugnazione proposta avverso l'avviso di liquidazione; che, nel giudizio di legittimità costituzionale, si è costituito il contribuente Niccolò Branca, il quale – dopo aver premesso di non essere coniuge o parente in linea retta del de cuius e di avere accettato con beneficio d'inventario l'eredità devolutagli per testamento, a séguito di successione apertasi il 3 marzo 1998 – conclude per la declaratoria di illegittimità costituzionale della norma denunciata dal giudice rimettente; che la parte privata, dopo un ampio excursus storico sull'evoluzione normativa dell'imposta sul valore netto globale dell'asse ereditario, afferma che sono inconferenti alla risoluzione della sollevata questione – e comunque errate nel merito – le sentenze della Corte costituzionale n. 147 del 1975 e n. 68 del 1985, le quali hanno entrambe dichiarato non fondate le prospettate censure di illegittimità costituzionale dell'imposta sul valore netto globale dell'asse ereditario, ma in relazione a norme anteriori a quella denunciata, mentre quest'ultima si porrebbe in evidente ed insanabile contrasto con la capacità contributiva del singolo erede o legatario, colpendo non già l'arricchimento di questo, bensí la ricchezza del morto; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, adducendo la manifesta inammissibilità o, in subordine, la manifesta infondatezza della questione; che, in relazione alla eccepita inammissibilità, la difesa erariale afferma che la previsione cumulativa delle due indicate modalità di imposizione successoria – in difetto della prova che tale cumulo comporti la lesione della capacità contributiva dei successori mortis causa – costituisce una insindacabile scelta discrezionale del legislatore, il quale avrebbe potuto adottare anche modalità impositive diverse, ma di effetto economicamente equivalente; che, in relazione alla dedotta infondatezza, l'Avvocatura generale dello Stato in primo luogo nega che la normativa censurata si risolva in una duplicazione di tributi, come avrebbero chiarito la sentenza n. 147 del 1975 e l'ordinanza n. 236 del 1997 della Corte costituzionale (sia pure con riguardo alla disciplina anteriore al d.lgs. n. 346 del 1990), ed in secondo luogo osserva che il rimettente pone a raffronto situazioni non omogenee, perché l'esclusione dall'imposizione sulle quote ereditarie per i coniugi ed i parenti in linea retta trova giustificazione nel vincolo familiare particolarmente stretto che li unisce al de cuius e, comunque, costituisce disposizione eccezionale la cui mancata estensione a casi diversi non costituisce violazione del principio di eguaglianza; che nel corso di due giudizi riuniti, promossi da Niccolò Branca, Ilaria Branca e Gloria Cavaciocchi avverso alcuni avvisi di liquidazione dell'imposta principale relativa alla successione di Pierluigi Branca, deceduto il 30 novembre 1999, la Commissione tributaria provinciale di Milano ha sollevato, con ordinanza dell'11 marzo 2004, depositata il 22 aprile 2004 (r.o. n. 16 del 2005), questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, commi 1 e 2, del citato decreto legislativo n. 346 del 1990, ritenendola rilevante e non manifestamente infondata; che, secondo il giudice rimettente, il d.lgs. n. 346 del 1990