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Saranno le regioni nella loro autonomia e al fine di garantire la preparazione, la professionalità e la capacità psico-attitudinale degli operatori, a stabilire modalità e requisiti per la partecipazione ai corsi e la conseguente iscrizione ai registri regionali, in base alla differente realtà territoriale. Con la conseguenza che chiunque eserciterà tale attività in modo professionale senza essere iscritto al relativo registro regionale sarà colpevole di esercizio abusivo della professione e punito ai sensi dell'articolo 348 del codice penale. L'articolo 1 del presente disegno di legge, pertanto, abroga la citata lettera i-septies) del comma 1 dell'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 e introduce, dopo il comma 1- quater dello stesso articolo 15, un nuovo comma 1- quater. 1 che prevede la possibilità di detrarre dall'IRPEF il 30 per cento delle spese sostenute dal contribuente, per un importo non superiore a 15.000 euro, per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, se il reddito complessivo non supera 55.000 euro. Una norma di coordinamento permette inoltre di salvaguardare la possibilità, per i familiari che abbiano a carico una persona non autosufficiente oppure che siano civilmente obbligati ai sensi dell'articolo 433 del codice civile, di godere del beneficio fiscale nel caso abbiano sostenuto direttamente la spesa nell'interesse del familiare. Un onere aggiuntivo per le famiglie è costituito dalle prestazioni economiche di malattia. La categoria dei lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari non beneficia, infatti, dell'indennità di malattia a carico dell'INPS. Questa esclusione, oltreché profondamente ingiusta sul piano dell'equità sociale, si traduce in un aggravio delle spese a carico della famiglia, poiché il datore di lavoro è, proprio a motivo di tale situazione, obbligato dalla contrattazione collettiva nazionale di lavoro del settore a farsi direttamente carico, per un periodo di tempo che varia in funzione dell'anzianità di servizio, della corresponsione diretta della retribuzione al lavoratore o alla lavoratrice assenti perché malati. Oltretutto, poiché la categoria è composta in misura preponderante da lavoratrici, l'esclusione dall'indennità di malattia può essere intesa quale discriminazione indiretta di genere sia in base alle normativa nazionale (articolo 25 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo11 aprile 2006, n. 198) che a quella dell'Unione europea (articolo 2 della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006 Sulla base di queste considerazioni, l'articolo 2 del presente disegno di legge modifica il decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403, riconoscendo, a decorrere dal 1° giugno 2021, l'indennità di malattia corrisposta dall'INPS ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, nonché ai lavoratori addetti a servizi di riassetto e di pulizia dei locali. L'estensione dell'indennità di malattia non comporta nuovi oneri a carico della finanza pubblica in quanto questi sono interamente coperti dalla contribuzione, in sintonia peraltro con la richiesta delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, contenuta nel punto 2 del documento unitario presentato nella fase 2 del confronto tra sindacati e Governo (settembre 2017) volta all'armonizzazione della contribuzione previdenziale dei lavoratori domestici, e conseguentemente delle prestazioni, con quella della generalità dei lavoratori subordinati privati. L'articolo 3 prevede l'istituzione di corsi regionali obbligatori ai fini dell'iscrizione ai registri regionali dei badanti. L'articolo 4 del presente disegno di legge, infine, provvede alla copertura finanziaria del minor gettito derivante dalla maggiorazione della detrazione dall'IRPEF per le badanti. Secondo le statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2016 (relative ai redditi 2015) la detrazione dall'IRPEF per le assistenti familiari nel 2015 ha comportato un minor gettito erariale per 43,9 milioni di euro, con 122.808 contribuenti che hanno usufruito della detrazione e un ammontare medio della stessa di 357 euro. L'aumento dell'ammontare e della percentuale di spese detraibili innalzerebbe l'importo medio della detrazione a circa 2.000 euro annui. Ipotizzando la regolarizzazione del 30 per cento delle badanti non contrattualizzate e tenendo conto del conseguente recupero di gettito fiscale e contributivo, la misura avrebbe bisogno di una copertura finanziaria valutabile in circa 150 milioni di euro annui. Alla luce di questi dati, l'articolo 4 prevede una copertura finanziaria di 150 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2021, a valere sul Fondo per interventi strutturali di politica economica, a copertura del minor gettito derivante dall'aumento del limite di spesa detraibile, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 1, comma 1.. 1 (Modifiche all'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detraibilità delle spese per gli addetti all'assistenza personale) 1 All'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, la lettera i-septies) è abrogata; b dopo il comma 1- quater è inserito il seguente: « 1 - quater. 1. Dall'imposta lorda si detrae un importo pari al 30 per cento delle spese, per un importo non superiore a 15.000 euro, sostenute per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, se il reddito complessivo non supera 55.000 euro »; c al comma 2, il terzo periodo è sostituito dal seguente: « Per le spese di cui al comma 1- quater .1 del presente articolo la detrazione spetta, alle condizioni ivi stabilite, anche se sono state sostenute per le persone indicate nell'articolo 12 ancorché non si trovino nelle condizioni previste dal comma 2 del medesimo articolo ». 2 (Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403) 1 Al decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 2, primo comma, dopo il numero 6) è inserito il seguente: « 6 - bis) indennità di malattia; »; b dopo l'articolo 4 è inserito il seguente: « Art. 4- bis . – 1. A decorrere dal 1° giugno 2021 l'indennità di malattia di cui al numero 6- bis ) del primo comma dell'articolo 2 è corrisposta dall'Istituto nazionale della previdenza sociale secondo i criteri stabiliti per gli operai e impiegati del settore terziario e dei servizi, a condizione che nei confronti del soggetto interessato risultino versati o dovuti dal datore di lavoro, anche in settori diversi da quello domestico, dodici contributi settimanali nei dodici mesi che precedono l'inizio dell'assenza dal lavoro per malattia.