[pronunce]

strada ne attribuisce l'espletamento «in via principale alla specialità Polizia Stradale della Polizia di Stato» (lettera a), nonché al restante personale della Polizia di Stato (lettera b), all'Arma dei carabinieri (lettera c), al Corpo della Guardia di finanza (lettera d), ai Corpi e ai servizi di polizia provinciale, nell'ambito del territorio di competenza (lettera d-bis), ai Corpi e ai servizi di polizia municipale, nell'ambito del territorio di competenza (lettera e), ai funzionari del Ministero dell'interno addetti al servizio di polizia stradale (lettera f), al Corpo di polizia penitenziaria e al Corpo forestale dello Stato (ora, come si è detto, assorbito nell'Arma dei carabinieri), in relazione ai compiti di istituto (lettera f-bis). 3.2.- Il personale del Corpo della Guardia di finanza è suddiviso nei ruoli degli «ufficiali» (disciplinati dal decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 69, recante «Riordino del reclutamento, dello stato giuridico e dell'avanzamento degli ufficiali del Corpo della Guardia di finanza, a norma dell'articolo 4 della legge 31 marzo 2000, n. 78»), dei «sottufficiali» e degli «appuntati e finanzieri», a loro volta suddivisi in vari gradi gerarchici (disciplinati dall'art. 2, commi 3 e 4, primo periodo, della legge n. 189 del 1959). Al personale del ruolo «appuntati e finanzieri» è sottoposto gerarchicamente, pur non appartenendo ad esso, l'«allievo finanziere» (art. 2, comma 4, secondo periodo, della legge n. 189 del 1959), posizione rivestita dal militare che, avendo superato un concorso del tipo di quello da cui è stato escluso il ricorrente nel processo principale, è stato ammesso al corso per la promozione a finanziere (su cui infra). Il reclutamento del personale «non direttivo e non dirigente» (id est, non appartenente al ruolo degli «ufficiali») è disciplinato dal d.lgs. n. 199 del 1995, che è stato inciso dalle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 95 del 2017. Dell'accesso al ruolo «appuntati e finanzieri» si occupa il Capo II del Titolo II del citato d.lgs. n. 199 del 1995 (articoli da 5 a 7). L'art. 6 stabilisce i requisiti per l'ammissione al concorso destinato a selezionare i partecipanti al corso per la promozione a finanziere (gli allievi finanzieri cui si è accennato). La lettera i) del comma 1 dell'art. 6, che viene qui in rilievo, ha per oggetto i requisiti di moralità e di condotta. In origine, questa disposizione si limitava a richiedere il «possesso delle qualità morali e di condotta stabilite per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria». Tali qualità si compendiano, secondo la vigente normativa di settore, nell'«essere di condotta incensurabile», ex art. 2, comma 2, lettera b-bis), del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, recante «Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150». La lettera i) è stata modificata, come si è detto, dall'art. 33, comma 1, lettera c), numero 1.6), del d.lgs. n. 95 del 2017, in attuazione della delega di cui al citato art. 8, comma 1, lettera a), della legge n. 124 del 2015, che attribuiva al legislatore delegato il potere di introdurre, nell'ottica della semplificazione procedimentale, «modificazioni agli ordinamenti del personale delle Forze di polizia [...] anche attraverso [...] la revisione della disciplina in materia di reclutamento, di stato giuridico e di progressione in carriera, [...] ferm[e] restando le peculiarità ordinamentali e funzionali del personale di ciascuna Forza di polizia». Le modifiche sono consistite, da un lato, nella previsione secondo cui, al fine di verificare le qualità morali e di condotta sopra indicate, il Corpo della Guardia di finanza «accerta, d'ufficio, l'irreprensibilità del comportamento del candidato in rapporto alle funzioni proprie del grado da rivestire» (attuale secondo periodo della lettera i) e, d'altro lato, nell'aggiunta di alcune cause automatiche di esclusione dall'arruolamento, quali «l'esito positivo agli accertamenti diagnostici, la guida in stato di ebbrezza costituente reato, l'uso o la detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope a scopo non terapeutico, anche se saltuari, occasionali o risalenti» (attuale terzo periodo). La medesima lettera i) è stata ulteriormente modificata dall'art. 26, comma 1, lettera d), numero 2), del decreto legislativo 27 dicembre 2019, n. 172, recante «Disposizioni integrative e correttive, a norma dell'articolo 1, commi 2 e 3, della legge 1° dicembre 2018, n. 132, al decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, recante: "Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"». Tale modifica, che ha inciso esclusivamente sul primo periodo della disposizione, senza alterare le parti ad essa aggiunte dalla novella del 2017, è consistita nella sostituzione delle parole «delle qualità morali e di condotta stabilite per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria» con le seguenti: «dei requisiti di cui all'articolo 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53». L'art. 26 della legge n. 53 del 1989, a cui la lettera i) ora rinvia, così dispone: «[p]er l'accesso ai ruoli del personale della polizia di Stato e delle altre forze di polizia indicate dall'articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, è richiesto il possesso delle qualità morali e di condotta stabilite per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria». All'esito del rinvio a una norma che a propria volta rinvia alla disciplina dell'accesso nella magistratura ordinaria, rimane dunque sostanzialmente invariato il requisito, stabilito dall'art. 6, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 199 del 1995 fin dall'origine, consistente nell'«essere di condotta incensurabile». Ad esso si aggiungono - si ricorda - le descritte cause automatiche di esclusione. 3.3.- Il medesimo requisito previsto per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria opera per l'accesso ai ruoli del personale delle altre Forze di polizia indicate nel citato art. 16 della legge n. 121 del 1981 (richiamato dall'art. 26 della legge n. 53 del 1989), che, come si è detto, definisce come tali anche la Polizia di Stato e l'Arma dei carabinieri, sul cui confronto si incentra la censura di irragionevole disparità di trattamento.