[pronunce]

Anche a prescindere dal loro carattere largamente ipotetico, le considerazioni dei rimettenti in ordine alle situazioni di incompatibilità che ne scaturirebbero non sono infatti coerenti con la giurisprudenza di questa Corte, che ha reiteratamente escluso che sia incompatibile rispetto alla funzione di giudizio il giudice che ha pronunciato sentenza di patteggiamento nei confronti dei coimputati (v. da ultimo ordinanze n. 218 del 2003 e n. 490 del 2002) o che possa dar luogo ad incompatibilità l'attività funzionale che si colloca all'interno della stessa fase di giudizio (v. da ultimo ordinanza n. 123 del 2004). La ragionevole durata del processo è evocata anche con riferimento alla posizione della parte civile. Al riguardo, questa Corte ha già avuto occasione di affermare (sentenza n. 443 del 1990, nonché ordinanza n. 185 del 1994) che l'esclusione della parte civile dal rito alternativo del patteggiamento non incide sul diritto di difesa e sul diritto di agire in giudizio, in quanto non pregiudica l'esercizio dell'azione in sede civile e favorisce le esigenze di speditezza del processo penale. Per quanto concerne, poi, la questione relativa alla applicabilità della disciplina transitoria anche ai reati già 'patteggiabili' prima della riforma, per i quali, secondo il Tribunale di Torino rimettente, l'imputato avrebbe potuto presentare richiesta nei termini stabiliti dall'art. 446, comma 1, e 555, comma 2, cod. proc. pen. , si deve rilevare che la scelta legislativa appare giustificata, oltre che da evidenti finalità deflative, dalle modifiche contestualmente apportate dalla legge n. 134 del 2003 alla disciplina della sostituzione delle pene detentive brevi. L'art. 4 di tale legge ha infatti raddoppiato i limiti massimi delle pene detentive sostituibili rispettivamente con la semidetenzione (due anni), con la libertà controllata (un anno) e con la pena pecuniaria (sei mesi), modificando altresì il regime delle condizioni soggettive di esclusione della sostituzione ed abolendo le esclusioni oggettive. Poiché, a norma dell'art. 5, comma 3, della medesima legge, tali disposizioni (della cui natura di norme sostanziali di favore non potrebbe comunque dubitarsi) si applicano ai procedimenti in corso, è evidente come anche in relazione alle pene patteggiabili non superiori a due anni di detenzione la riforma apra nuove prospettive all'imputato, che può ora avere interesse e convenienza a concordare l'applicazione di una pena sostitutiva in luogo di una pena che, alla stregua della precedente disciplina, sarebbe stata detentiva. Anche in queste situazioni, la discrezionalità del legislatore nel disciplinare gli effetti temporali della nuova disciplina non risulta perciò esercitata in maniera irragionevole e, comunque, non si pone in contraddizione con le finalità deflative dell'istituto. 4. - La disciplina transitoria prevista dall'art. 5, commi 1 e 2, della legge n. 134 del 2003 è censurata anche dal Tribunale di Torre Annunziata (r.o. n. 784 del 2003), dal Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Gragnano (r.o. n. 872 del 2003) e dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Pescara (r.o. n. 904 e n. 1016 del 2003), sotto profili in un certo senso opposti rispetto alle questioni sino ad ora esaminate, posto che i rimettenti vorrebbero estenderne la sfera di operatività, lamentando che non sia applicabile, rispettivamente, ai procedimenti a citazione diretta ed al giudizio abbreviato. In entrambe le ordinanze indicate il Tribunale di Torre Annunziata, rilevato che l'art. 5, comma 1, della legge citata richiama esclusivamente i termini previsti dall'art. 446, comma 1, cod. proc. pen. per proporre la richiesta di patteggiamento nell'udienza preliminare, nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, senza menzionare il termine fissato dall'art. 555 cod. proc. pen. per i procedimenti a citazione diretta, ritiene che per tali procedimenti la disciplina transitoria non sia applicabile e solleva questione di legittimità costituzionale in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost. La non applicabilità della disciplina transitoria sarebbe non solo priva di giustificazione, ma in contrasto con la generalizzata rimessione in termini prevista dalla disposizione censurata; in particolare, avendo la legge n. 134 del 2003 ampliato anche per i procedimenti in corso la possibilità di accesso alle sanzioni sostitutive, sarebbe del tutto irragionevole escludere l'applicazione della disciplina transitoria proprio per i procedimenti a citazione diretta, nei quali, tenuto conto delle pene edittali, le sanzioni sostitutive troverebbero una applicazione particolarmente estesa. Sarebbe inoltre irragionevole la disparità di trattamento tra imputati tratti a giudizio a seguito di udienza preliminare o giudizio immediato e mediante citazione diretta. In riferimento all'art. 24 Cost., il diritto di difesa risulterebbe violato in quanto nei procedimenti a citazione diretta gli imputati sarebbero privati della possibilità di accedere in via transitoria al patteggiamento e di usufruire della conseguente riduzione della pena; in riferimento all'art. 111 Cost. (evocato solo nell'ordinanza iscritta al n. 872 del registro ordinanze del 2003), il principio della ragionevole durata del processo risulterebbe violato in quanto l'impossibilità di accedere al rito alternativo preclude un sensibile risparmio di tempo e di risorse. Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Pescara rileva che l'inciso «anche nei processi penali in corso di dibattimento», contenuto nell'art. 5, comma 1, della legge n. 134 del 2003, esclude che la disciplina transitoria possa trovare applicazione nei giudizi abbreviati, che vengono celebrati nell'udienza preliminare, e ritiene che, malgrado l'intenzione del legislatore di perseguire mediante la disciplina transitoria scopi deflativi, non sia possibile superare il tenore letterale della norma. La disciplina censurata si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 111 Cost., in quanto determina una ingiustificata disparità di trattamento tra imputati nei cui confronti è in corso il dibattimento e imputati che abbiano già formulato richiesta di giudizio abbreviato, estromessi dalla possibilità di accedere in via transitoria alla nuova disciplina del patteggiamento, e viola i principi del giusto processo. 4.1. - Le questioni sono inammissibili. 4.2. - Sia pure sulla base di argomentazioni diverse, i rimettenti ritengono che la formulazione letterale dell'art. 5, comma 1, della legge n. 134 del 2003 precluda di applicare la disciplina transitoria rispettivamente nel procedimento a citazione diretta e nel giudizio abbreviato.