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Norme per favorire la formazione in materia di responsabilità genitoriale. Onorevoli Senatori. -- Il decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154, recante Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell'articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219, ha modificato il codice civile in materia di filiazione. Tra le principali modifiche apportate in tale sede, la cui portata preminente è stata l'introduzione del principio dell'unicità dello stato di figlio, rileva senza dubbio, all'interno del codice civile, la sostituzione delle parole «potestà genitoriale» con quelle di «responsabilità genitoriale». La modifica apportata non è stata puramente linguistica, tutt'altro. Il concetto di responsabilità genitoriale ha trovato spazio, in questo modo, nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, al fine di specificare in modo più adeguato rispetto al concetto di potestà i doveri che spettano ai genitori nei confronti dei figli (e viceversa, si veda l’articolo 315- bis del codice civile). La responsabilità, tra l'altro, si estende a tutti quei casi nei quali vi siano dei figli, prescindendo dal fatto che questi siano nati all'interno o al di fuori del matrimonio. Inoltre il codice civile stabilisce, da un parte, i diritti e doveri del figlio, dall'altra, quelli dei genitori. L'articolo 39 del decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154, ha modificato l'articolo 316 del codice civile, in materia di responsabilità genitoriale, stabilendo che entrambi i genitori abbiano tale responsabilità, la quale «è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio». In caso di contrasto permanente tra i genitori su questioni di particolare importanza il giudice attribuisce il potere di decisione a quello «che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l'interesse del figlio». L'articolo 316 del codice civile prevede, ancora, che il genitore che abbia riconosciuto il figlio eserciti la responsabilità genitoriale su di lui e che qualora il riconoscimento del figlio, nato fuori del matrimonio, sia compiuto da entrambi, spetti ad ambedue l'esercizio della responsabilità. Conviene notare come il codice civile non definisca i termini di «responsabilità genitoriale». Tale concetto, che rappresenta l'insieme dei diritti e dei doveri che sono di pertinenza dei genitori nei confronti dei figli, ha quindi la facoltà di assumere sfumature diverse e quella di «modellarsi» in ragione e in connessione con l'evoluzione sociale e giuridica della società italiana. A partire dagli inizi del 2014, quindi, è stato superato dall'ordinamento il concetto di «potestà» ed è stata introdotto quello di «responsabilità» genitoriale, che definisce certamente in modo più adeguato il ruolo cui è tenuto chi diventa genitore. Per quanto concerne la durata della responsabilità, questa non cessa a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento e nullità del matrimonio, come stabilito dall'articolo 317, secondo comma, del codice civile, che rimanda alla disciplina del capo II, titolo IX, libro I del medesimo codice (articoli 337- bis e seguenti). Inoltre, si stabilisce che qualora un genitore sia impossibilitato all'esercizio della responsabilità genitoriale per lontananza, incapacità o altro impedimento, tale responsabilità sia esercitata in modo esclusivo dall'altro genitore (articolo 317, primo comma). Nel concreto, quindi, la responsabilità genitoriale si riferisce ad una serie di diritti e doveri che spettano ai genitori, tra cui: dovere di mantenimento (articolo 316- bis , per cui i genitori «devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo») ; rappresentanza del minore e amministrazione dei suoi beni (articoli 320 e seguenti), usufrutto legale sui beni del figlio (articoli 324 e seguenti); decadenza e reintegrazione dalla responsabilità genitoriale (articolo 330, secondo cui il giudice «può pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figli» e 332, secondo cui il giudice può reintegrare nella responsabilità genitoriale «il genitore che ne è decaduto, quando, cessate le ragioni per le quali la decadenza è stata pronunciata, è escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio»); assegnazione della casa familiare (articolo 337- sexies ). Passando sul piano pratico del concetto di responsabilità genitoriale essa si esercita all'interno della famiglia, architrave portante della nostra società, come riconosciuto anche dalla Costituzione repubblicana che, non a caso, apre il titolo II della parte I, sui rapporti etico-sociali, con gli articoli 29, 30 e 31. In particolare la Carta, oltre a riconoscere i diritti della famiglia «come società naturale fondata sul matrimonio» (articolo 29, comma 1), stabilisce il diritto-dovere dei genitori di «mantenere, istruire e educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio» (articolo 30, comma 1) e nei casi di incapacità dei genitori stabilisce l'intervento della legge «a che siano assolti i loro compiti» (articolo 30, comma 2). Inoltre la Repubblica ha il compito di agevolare «con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose» (articolo 31, comma 1) e quello di proteggere «la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo» (articolo 31, comma 2, in connessione con gli articoli 3 e 37 della Costituzione). Il testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, adottato ai sensi dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53, recante «Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città», ha disciplinato i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e il sostegno economico alla maternità e alla paternità. Tuttavia se da un lato la Repubblica è intervenuta al fine di agevolare con misure economiche di sostegno la maternità e la paternità, vi è altresì l'esigenza di promuovere adeguati percorsi formativi per chi diventa genitore, ovvero padre o madre. Infatti il diventare genitori, fatto che cambia inesorabilmente la vita di una persona, può certamente declinarsi sotto un duplice aspetto: momento di gioia assoluto e, allo stesso tempo, funzione assai complessa e articolata, tanto che a diversi momenti della vita corrispondono diritti e doveri diversi.