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Disposizioni in materia di prevenzione del virus dell'epatite C (HCV). Onorevoli Senatori . – L'epatite C (HCV) è una malattia infettiva del fegato causata da un virus a RNA (HCV) appartenente al genere Hepacivirus della famiglia dei Flaviviridae. L'infezione acuta iniziale da HCV è nella maggior parte dei casi, asintomatica e anitterica. In coloro che manifestano clinicamente la malattia, l'esordio è insidioso con anoressia, nausea, vomito, febbre, dolori addominali e ittero. Un decorso fulminante fatale si osserva assai raramente (0,1 per cento), mentre un'elevata percentuale dei casi, stimata fino all'85 per cento, andrà incontro a cronicizzazione. Il 20-30 per cento dei pazienti con epatite cronica C sviluppa, nell'arco di dieci-venti anni, cirrosi e, in circa l'1-4 per cento, successivo epatocarcinoma. Il periodo di incubazione va da due settimane a sei mesi, per lo più è compreso fra sei e nove settimane. Si stima che ogni anno si verifichino 3-4 milioni di nuovi casi. Le persone cronicamente infette sono circa 150 milioni. Ogni anno muoiono circa 350.000 persone a causa di patologie del fegato HCV correlate. L'epatite C in Italia ha colpito centinaia di migliaia di persone; dalla sua scoperta nel 1989, il virus ha causato in questi ultimi trenta anni oltre 100.000 morti per cirrosi epatica o tumori del fegato. Dopo trenta anni, in Italia vi sono ancora 200.000 persone stimate con infezione da HCV. Una particolare attenzione va dedicata a soggetti con fattori di rischio per esposizione al virus dell'epatite C (tossicodipendenti, portatori di tatuaggi e/o piercing , eccetera), ed a popolazioni a rischio, come coloro che frequentano i servizi per le dipendenze o la popolazione carceraria. Attualmente ci sono a disposizione farmaci per combattere l'epatite C che sono efficaci tali da assicurare nella quasi totalità dei casi l'eradicazione dell'infezione ed è pertanto di fondamentale importanza individuare quali siano le categorie a rischio. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 2016 ha definito la strategia per l'eradicazione delle epatiti virali, con l'obiettivo di ridurre del 90 per cento le nuove infezioni e del 65 per cento i decessi causati dall'epatite virale entro il 2030. Tale obiettivo è sostenuto dall'introduzione di farmaci rivoluzionari e dalla riduzione del rischio di trasmissione dell'epatite C a livello iatrogeno. La necessità di sviluppare un modello per l'eliminazione dell'epatite virale B e C, nasce dall'impatto in termini di sanità pubblica (circa 240 milioni di persone infette) e di mortalità (circa 1,4 milioni di morti/anno) dell'epatite virale nel mondo. I progressi ottenuti in campo farmacologico hanno portato allo sviluppo di farmaci in grado di curare circa il 95 per cento dei pazienti. In Italia si stima che circa l'1 per cento della popolazione generale, abbia un'infezione da HCV, di cui circa 185.000, sono individui già avviati al trattamento con farmaci antivirali diretti (DAA) seppur con un trend in calo nell'ultimo anno, presso i centri autorizzati. Tale dato implica che vi siano ancora da circa 230.000 a 300.000 soggetti da trattare, di cui 170.000 con infezione nota e circa 70.000-130.000 con infezione non nota. Nell'ultimo semestre, mentre in alcune regioni come la Sicilia permane costante il reclutamento dei pazienti da avviare al trattamento, in altre come Lombardia, Veneto e Toscana si è osservato un decremento della quantità dei trattamenti avviati rispetto allo stesso periodo del 2018, a causa della difficoltà di far emergere il « sommerso » e di veicolare i pazienti ai centri autorizzati. Alcune regioni hanno definito programmi specifici mirati all'eliminazione dell'infezione, quali Campania, Veneto, Toscana, Sicilia e Lazio. Il raggiungimento dell'eradicazione dell'infezione da HCV in Italia è legato strettamente all'attuazione di programmi di screening e di linkcage-to care nell'ambito delle popolazioni a rischio. Alcune regioni come il Veneto e la Sicilia hanno definito dei programmi riproducibili in altri contesti: sensibilizzazione dei medici di medicina generale e degli specialisti ospedalieri anche con corsi di formazione a distanza (FAD) ; identificazione attraverso i dati dei laboratori di analisi e di microbiologia, dei pazienti con infezione da HCV diagnosticata e attivazione di azioni di richiamo; identificazione di pazienti con infezione da HCV in servizi per le dipendenze; divulgazioni di materiale informativo alla popolazione generale; disponibilità test salivare per HCV presso alcune farmacie sul territorio. Nel nostro Paese la quota « sommersa » di pazienti con infezione da HCV è ancora elevata. Ne consegue la necessità di uno sforzo congiunto fra istituzioni, medici e pazienti con l'obiettivo di eradicare l'infezione da HCV, secondo le direttive dell'OMS. Il presente disegno di legge è volto a garantire la prevenzione del virus (HCV) aumentando la consapevolezza attraverso la corretta informazione riguardo le fonti e la diffusione dell'infezione, le modalità di diagnosi e la possibilità di cure. L'articolo 2 prescrive un obbligo di effettuazione dell'accertamento dello stato di infezione da HCV L'accertamento deve essere effettuato entro la data del rinnovo della carta di identità presso l'azienda sanitaria locale di residenza che rilascia l'attestazione dell'accertamento senza indicarne l'esito. L'esito, qualora positivo, è inviato dall'ASL al Ministero della salute che provvede, a fini epidemiologici, ad inserirli nel registro nazionale. L'attestazione dell'accertamento è comunicato dal titolare della carta di identità al comune di residenza al momento dell'istanza del rilascio del nuovo documento. Introdurre un test per l'HCV di facile accesso, come quello per l'HIV potrebbe contribuire a far emergere le infezioni non ancora diagnosticate ed evitare altri contagi. L'articolo 3 introduce una modifica al decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124, recante ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell'articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. In particolare, aggiunge tra le esclusioni dalla partecipazione al costo delle prestazioni anche quelle finalizzate alla prevenzione della diffusione dell'infezione da HCV, limitatamente all'accertamento dello stato di infezione, in favore dei soggetti appartenenti a categorie a rischio, con comportamenti a rischio o incidentalmente esposti a rischio di infezione. L'articolo 4 istituisce presso il Ministero della salute il registro nazionale del virus HCV per la raccolta e l'analisi delle informazioni epidemiologiche dei pazienti diagnosticati con il virus HCV, al fine di seguire l'evoluzione nel tempo e valutare cura e trattamento e l'efficacia degli interventi. L'articolo 5 reca la promozione di campagne di informazione e di sensibilizzazione a carattere nazionale e regionale sulle problematiche relative al virus HCV.