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6. Chiude il disegno di legge il titolo VI, che individua: a) le norme abrogate con l'entrata in vigore della legge; b) i tempi di entrata in vigore di alcune disposizioni della legge, subordinandole, in alcuni casi, all'emanazione dei regolamenti di attuazione; c) l'individuazione delle risorse umane e finanziarie necessarie per far fronte agli incrementi di spesa che derivano dall'attuazione della legge.. I DISPOSIZIONI PRELIMINARI I FINALITÀ E DEFINIZIONI 1 (Oggetto) 1 La presente legge, nel rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall'ordinamento europeo e degli obblighi internazionali, disciplina il riconoscimento a favore dello straniero o dell'apolide: a del diritto d'asilo, di cui agli articoli 10, terzo comma, e 117, secondo comma, lettera a) , della Costituzione; b dello status di rifugiato e di beneficiario della protezione sussidiaria; c delle altre misure umanitarie, ivi compresa la protezione collettiva temporanea. 2 (Princìpi e finalità) 1 La presente legge è diretta ad attuare i princìpi di solidarietà sociale, di eguaglianza, di tutela della dignità umana e di integrazione sociale ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m) , della Costituzione. 3 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende per: a «ACNUR»: Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees -- UNHCR) istituito con risoluzione del 14 dicembre 1950 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra; b «afflusso massiccio»: l'arrivo nel territorio dell'Unione europea di un numero considerevole di sfollati, provenienti da uno Stato o da un'area geografica determinata, sia che il loro arrivo avvenga spontaneamente o sia agevolato, per esempio, mediante un programma di evacuazione; c «misure di protezione umanitaria»: le misure di protezione finalizzate a tutelare la dignità umana dello straniero e dell'apolide, di carattere individuale o collettivo, che presuppongono condizioni e requisiti diversi da quelli disciplinati dai titoli II e III; d «apolide»: il soggetto privo di cittadinanza; e «atti di persecuzione»: atti di violenza o discriminazione per motivi di genere, orientamento sessuale, nazionalità, razza, origine etnica, appartenenza a un determinato gruppo sociale, religione od opinioni politiche. Sono atti di persecuzione, ai sensi della Convenzione di Ginevra, come definita dalla lettera h) , gli atti che: 1 sono, per loro natura e frequenza, tali da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali, in particolare dei diritti per cui qualsiasi deroga è esclusa a norma dell'articolo 15, paragrafo 2, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 dicembre 1950, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848; 2 costituiscono la somma di diverse misure, il cui impatto sia sufficientemente grave da esercitare sulla persona un effetto analogo a quello di cui al numero 1); f «centro di accoglienza»: la struttura destinata all'alloggio collettivo dei richiedenti protezione; g «condizioni materiali di accoglienza»: le condizioni di accoglienza che includono alloggio e vitto, forniti in natura o in forma di sussidi economici; h «convenzione di Ginevra»: la convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 24 luglio 1954, n. 722, e integrata dal protocollo relativo allo statuto dei rifugiati, adottato a New York il 31 gennaio 1967, reso esecutivo ai sensi della legge 14 febbraio 1970, n. 95; i «Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali»: la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848; l «danno grave»: la condanna o l'esecuzione della pena di morte, la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante, la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale; m «diritto di asilo»: il diritto dello straniero o dell'apolide, al quale sono impediti nello Stato di origine l'esercizio effettivo o il godimento di una o più libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, di ottenere le tutele previste dal titolo II della presente legge; n «EASO»: Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, istituito dal regolamento (UE) n. 439/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010; o «familiari»: nucleo di soggetti appartenenti alla famiglia, già costituita nello Stato di origine del richiedente asilo, protezione internazionale o altra forma di protezione prevista dalla presente legge, comprendente il coniuge del richiedente; i figli minori legittimi, naturali o adottivi, purché non coniugati, del richiedente o del coniuge del richiedente; il padre, la madre o un altro adulto responsabile, per legge o a seguito di provvedimento dell'autorità giudiziaria competente dello Stato in cui si trova l'adulto o dello Stato di appartenenza dello straniero o dell'apolide, se il richiedente è un minore non coniugato o persona vulnerabile; p «gruppo sociale»: ai fini della valutazione dei motivi alla base delle concessioni degli status e delle misure, esso rappresenta l'insieme dei soggetti che condividono una caratteristica innata o una storia comune che non può essere mutata, una caratteristica o una fede che è così fondamentale per l'identità o la coscienza collettiva da non potersi considerare rinunciabile o un'identità distinta nello Stato di provenienza, tale da essere percepita come diversa dalla società circostante; q «minore»: lo straniero o l'apolide di età inferiore ad anni diciotto; r «minore non accompagnato»: il minore giunto nel territorio dello Stato o in quello di uno Stato membro dell’Unione europea senza essere accompagnato da un adulto che ne sia responsabile secondo le disposizioni vigenti o abbandonato dopo essere entrato nel territorio dello Stato o in quello di uno Stato membro; s «nazionalità»: ai fini della valutazione dei motivi alla base del riconoscimento degli status e delle misure, l'appartenenza a un gruppo caratterizzato da un'identità culturale, etnica o linguistica, e da comuni origini geografiche; t «non respingimento»: il divieto di espellere collettivamente stranieri o apolidi, ai sensi dell'articolo 4 del protocollo della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché il divieto di espellere o respingere un rifugiato verso luoghi dove la sua vita e la sua libertà possano essere minacciate per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinioni politiche, ai sensi dell'articolo 33 della Convenzione di Ginevra; u «opinione politica»: