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Chiediamo coordinamento tra una rete scientifica, epidemiologica, informativa e di censimento storico e statistico, una rete educativa e terapeutica, una rete sanitaria scolastica e sociale, una rete di censimento delle buone pratiche terapeutiche ed educative, una rete di erogazione e di controllo economico dei fondi, una rete di promozione, pianificazione e coordinamento, una rete per istituire un registro regionale, nazionale e internazionale. Ogni giorno è il giorno in questa Aula; oggi perciò è il giorno per fare di ognuno di noi un nodo stretto di tali reti di intenti. Nella vita si fa tanto, e comunque sempre poco si è fatto. Abbiamo capito che l'autismo si manifesta entro i primi tre anni di vita e soprattutto per i maschietti. È un αὐτός commovente, un indifeso e adorabile se stesso. Un disturbo del neurosviluppo con cause sicuramente neurobiologiche, costituzionali e psico-ambientali acquisite: un disturbo su cui tanto si è fatto, ma tanto ancora c'è da fare. Una malattia che mette a dura prova assistenti sanitari, assistenti scolastici e soprattutto le famiglie. Le famiglie che ci insegnano a benedire la vita, che ci ricordano che la sconfitta peggiore è lo scoraggiamento: quelle famiglie che ci ricordano che il regalo più grande è un figlio. Con la mozione n. 83 ci impegniamo a non lasciarle sole. Al Governo chiediamo anche di non lasciarle andar via con la loro preoccupazione, con il tarlo del «dopo di noi cosa accadrà ai nostri figli». Dal 1985 l'ANGSA (Associazione nazionale genitori autistici) ci chiede di illuminare di blu le loro speranze, celebrando il 2 aprile la Giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo, promuovendo ricerca e contrastando le discriminazioni e l'isolamento delle persone malate. Ed oggi, come ieri e come domani, coloriamo di blu la nostra luce approvando in quest'Aula anche la mozione n. 83. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, non voglio aggiungere concetti che già autorevolmente i senatori medici oggi intervenuti in quest'Aula hanno chiarito molto bene. Mi piacerebbe festeggiare la Giornata sull'autismo con una notizia positiva e raccontando un esempio virtuoso di eccellenza che esiste sul nostro territorio nazionale, perché affrontare il problema si può. Oggi possiamo naturalmente votare le mozioni presentate, si può istituire la Commissione speciale, ma si può fare molto di più: si può prendere esempio dai territori, che si sono mossi e hanno preso ispirazione dalle leggi quadro, dai Regolamenti delle Nazioni Unite, dalla legge del 2015, dai LEA e dai protocolli nazionali, per costituire équipe di lavoro sui territori, che, facendo da base per le aziende sanitarie, collaborando con i centri di ricerca, le università, le scuole, il privato sociale e le associazioni delle famiglie, hanno saputo creare centri di vera eccellenza. Non un singolo centro, ma un territorio che sa prendersi carico dei ragazzi e delle persone affette da autismo. Alcuni dati forniti dal dossier dell'ASDEU, che la Commissione europea ha finanziato, ci dicono che un bambino su 77 è affetto da autismo. Dobbiamo quindi renderci conto che il fenomeno è ampio e va affrontato in maniera collegiale. Per questo l'università ha un ruolo fondamentale: l'Università degli studi di Trento e il CIMEC (Centro interdipartimentale mente/cervello) hanno collaborato per comprendere e studiare filoni nuovi di approfondimento nelle neuroscienze. Si è capito che la disattenzione rispetto alle interazioni sociali è dovuta alla scarsa densità delle fibre nervose nella via mesolimbica; si è capito che l'ipersensibilità al tatto è dovuta a una corteccia somatosensoriale in deficit . Si è capito, in base a queste ricerche, che bisogna intervenire molto presto, in maniera diagnostica, anche sui bambini appena nati. Questa è la chiave che ci porterà ad avere persone che possano con metodo diminuire la frequenza e la gravità dei sintomi. Da questo punto di vista è molto importante la formazione e in tale ambito l'università non forma semplicemente neuroscienziati, ma operatori del sociale, insegnanti che a scuola sono in grado, come succede in questa realtà, di integrare i bambini affetti da autismo nelle classi ordinarie. C'è inoltre un privato sociale che sa finanziare e mettere a disposizione le migliori tecnologie. C'è una stanza multisensoriale, una delle prime sperimentazioni in Italia, che fa vivere ai bambini una realtà tridimensionale, lavorando sulla cromoterapia e sull'immaginazione, facendo così migliorare i comportamenti e la capacità di comunicazione. Ci sono, dunque, esempi virtuosi, impariamo da quelli. Oggi votiamo a favore delle mozioni, ma partiamo da un consolidato che c'è, è solido e non è semplicemente retorica, perché vogliamo concretezza e vogliamo fare in modo che l'Italia si prenda cura delle persone più in difficoltà. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Marzio. Ne ha facoltà. DI MARZIO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è già stato detto tutto quello che c'era da dire sugli aspetti clinici dell'autismo, un insieme eterogeneo di disturbi del neurosviluppo, caratterizzato da esordio precoce di difficoltà nell'interazione reciproca e nella comunicazione sociale associata a comportamenti e interessi ripetitivi e ristretti. Si tratta, in pratica, della coesistenza di un disturbo socio-comunicativo e di comportamenti stereotipati. L'autismo è considerato una sindrome comportamentale associata a un disturbo del cervello e della mente che compromette e condiziona le modalità dell'azione e dell'interazione sociale, della comunicazione e dell'apprendimento, che esordisce nei primi tre anni di vita ed è destinata a durare per l'intera esistenza; le sue cause sono ignote, ma nel suo determinismo svolgono un ruolo importante fattori eziopatogenetici ed ambientali. La sintomatologia è caratterizzata da sintomi estremamente compositi comprendenti tra l'altro abilità linguistiche ridotte e ritardate, difficoltà a correlarsi con l'ambiente esterno, ad interloquire con gli altri, a mantenere il contatto oculare con l'interlocutore, ristrettezza di interessi, coazione a ripetere, comportamenti ed espressioni verbali stereotipate, condotte ossessivo/compulsive di ordinamento ed allineamento di oggetti. Si tratta, dunque, di un corteo sintomatologico che spesso fa apparire i piccoli pazienti come se fossero confinati in un loro mondo, separato dalla realtà circostante ed impenetrabile, estraneo ed impermeabile alla condivisione di emozioni e sentimenti, la sconfortante sensazione di impossibilità di comunicazione con il quale costituisce motivo di sentimenti di disperante impotenza da parte dei genitori e genera una impressione di irrimediabile separazione emotiva, non dissimile da quella che connota i rapporti con i pazienti affetti da morbo di Alzheimer, ma con l'aggravante dell'età infantile di chi ne sia affetto e della sensazione di inefficacia dei trattamenti terapeutici istituiti.