[pronunce]

4.- La difesa dello Stato ricorda che la legge n. 157 del 1992, inerendo ad un interesse pubblico di valore costituzionale primario e assoluto, è espressione della competenza legislativa statale in materia di tutela dell'ambiente e che in forza di tale competenza lo Stato è legittimato ad intervenire anche in "campi di esperienza", le cosiddette "materie", di competenza legislativa regionale, con la conseguenza che le Regioni possono soltanto incrementare i livelli di tutela ambientale, senza compromettere il punto di equilibrio, tra esigenze contrapposte, espressamente individuato dalla norma statale. La norma regionale oggetto di censura, abbassando il livello di tutela posto dal legislatore nazionale, sarebbe, pertanto, in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione agli artt. 13 e 18 della legge n. 157 del 1992. 5.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha anche impugnato l'art. 1, comma 1, lettera c), della legge reg. Veneto n. 6 del 2019, che ha introdotto i commi 3-bis e 3-ter, dopo il comma 3 dell'art. 3 della legge reg. Veneto n. 2 del 2000, in forza dei quali la Regione può autorizzare l'istituzione di apposite zone, con periodi per l'addestramento e l'allenamento dei falchi, accompagnati anche da cani, con l'abbattimento di fauna di allevamento appartenente alle specie cacciabili e può avvalersi dei falconieri in possesso di requisiti specifici per svolgere attività di controllo e dissuasione di specie invasive; tale attività di controllo, oltre all'utilizzo di metodi ecologici, ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge della reg. Veneto n. 50 del 1993, prevede anche la disciplina dei piani di abbattimento (comma 3-ter, lettera a); infine, la Regione può avvalersi dei falconieri registrati per la riabilitazione dei rapaci in difficoltà (comma 3-ter, lettera b). In particolare, la censura dell'Avvocatura, pur impugnando formalmente tutta la lettera c) della disposizione in questione, si incentra sulla utilizzazione dei falconieri nei piani di abbattimento. Ma, nelle more del giudizio è intervenuta la legge della Regione Veneto 28 giugno 2019, n. 24 (Legge regionale di adeguamento ordinamentale 2018 in materia di tartuficoltura, usi civici, agricoltura, caccia, commercio e piccole e medie imprese) che ha modificato l'art. 3, comma 3-ter, lettera a), della legge reg. Veneto n. 2 del 2000, modificato dall'impugnato art. 1, comma 1, lettera c), della legge reg. Veneto n. 6 del 2019, escludendo l'utilizzazione dei falconieri nei piani di abbattimento. Conseguentemente, il ricorrente, con delibera assunta dal Consiglio dei ministri il 6 febbraio 2020, ha rinunciato alla questione di legittimità costituzionale limitatamente all'art. 1, comma 1, lettera c), della legge reg. Veneto n. 6 del 2019, in ragione della modifica della disposizione ad opera della legge reg. Veneto n. 24 del 2019 che ha escluso l'attuazione dei piani di abbattimento dalle attività di controllo della fauna selvatica delegabili ai falconieri registrati. La Regione ha accettato la rinuncia con dichiarazione del difensore resa all'udienza pubblica del 25 febbraio 2020. 6.- Si è costituita la Regione Veneto eccependo l'infondatezza delle questioni; quanto all'art. 1, comma 1, lettera b), della legge reg. Veneto n. 6 del 2019, che ha modificato il comma 3 dell'art. 3 della legge reg. Veneto n. 2 del 2000, la resistente ricorda che, prima della censurata modifica normativa, la stessa legge reg. Veneto n. 2 del 2000 già consentiva che i falconieri fossero autorizzati ad addestrare e allenare i rapaci in tutti i periodi dell'anno, purché ciò avvenisse con divieto di "predazione" di fauna selvatica nei periodi di caccia chiusa. La disposizione era stata ritenuta legittima dalla sentenza n. 468 del 1999 di questa Corte, poiché il rispetto dell'ambiente era garantito dall'espressa previsione del divieto di predazione e dalla possibilità di irrogare le sanzioni previste dalla legge n. 157 del 1992, in caso di violazione del divieto di caccia nei periodi di esclusione dell'attività venatoria. 7.- Secondo la difesa della Regione la novella intervenuta, che consente l'allenamento e l'addestramento dei falchi con divieto di cattura di fauna selvatica, limitatamente ai periodi e laddove non è previsto l'abbattimento, equivarrebbe al previgente divieto di predazione e la sostanziale omogeneità delle due disposizioni succedutesi nel tempo renderebbe insussistente il lamentato vulnus costituzionale, essendo comunque garantito il rispetto dei periodi venatori, di cui alla legge n. 157 del 1992. 8.- In particolare, secondo la resistente, l'attività di predazione, consistente nella cattura e assunzione, come alimento, di un organismo appartenente ad altra specie, coinciderebbe con la cattura di fauna selvatica, cattura che la norma impugnata vieta espressamente durante l'allenamento e l'addestramento dei falchi, nei periodi di caccia chiusa. L'asserzione della difesa dello Stato, secondo cui i falchi conserverebbero l'istinto predatorio anche durante l'addestramento, con conseguenti ricadute negative sulla consistenza della fauna selvatica, sarebbe un'illazione priva di supporto probatorio e comunque irrilevante; questa Corte, infatti, avrebbe già chiarito che eventuali condotte contrarie al divieto di caccia, tenute durante l'addestramento del falco, sono presidiate da un adeguato apparato sanzionatorio, che funge da strumento dissuasivo. Tale apparato non sarebbe stato neutralizzato dalla novella regionale, che anzi costituirebbe titolo per la sua applicazione, imponendosi al falconiere il divieto di cattura della fauna selvatica nei periodi di caccia chiusa, salva l'applicazione delle sanzioni previste in materia di caccia. 9.- Inoltre, prosegue la difesa della Regione, contrariamente a quanto asserito nel ricorso, l'attività del falconiere sarebbe sottoposta a precisi limiti spaziali, essendo l'addestramento autorizzato tutto l'anno nelle sole zone di cui all'art. 18, comma 1, della legge reg. Veneto n. 50 del 1993, corrispondenti alle zone nelle quali è previsto l'addestramento dei cani da caccia (e sono consentiti gli appostamenti fissi). Secondo la Regione, l'art. 1 della legge reg. Veneto n. 6 del 2019 sarebbe addirittura più garantista della normativa regionale previgente, poiché, facendo riferimento al divieto di cattura della fauna nei periodi in cui non è previsto l'abbattimento, includerebbe anche quei periodi in cui, pure se la caccia è aperta, è preclusa in specifiche giornate (art. 18, comma 5, della legge n. 157 del 1992) o per altri motivi (art. 19 della legge n. 157 del 1992). 10.-