[pronunce]

La difesa regionale riferisce altresí che, sulla base di tale ultima disposizione, nella seduta del 20 marzo 2008 della Conferenza Stato-città e autonomie locali è stato raggiunto un ulteriore accordo tra il Ministero della pubblica istruzione e gli enti locali interessati «per quanto riguarda la situazione pregressa, sino all'esercizio finanziario 2006 compreso». Alla luce di tale accordo, «lo stesso Ministero, sentita l'ANCI, provvederà a contribuire alla definizione della medesima sino alla concorrenza di euro 58.000.000». Ad avviso della Regione, «ciò comporta, di conseguenza, il venir meno della ragione creditoria del comune di Bisacquino nel giudizio a quo e, quindi, l'irrilevanza della questione di legittimità costituzionale prospettata». In terzo luogo, la questione sarebbe inammissibile, perché formulata in riferimento ad una disposizione costituzionale “inconferente”, avendo il rimettente evocato «quale parametro una norma, contenuta nel Titolo V della Costituzione, come modificata dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, in assenza di precise argomentazioni circa l'applicabilità alla Regione Siciliana, ex art. 10 della citata legge costituzionale 3/2001, di tale disposizione». 2.2. – Nel merito, la difesa regionale afferma che la questione non è fondata, perché la disposizione denunciata, lungi dall'individuare «un soggetto passivo della tassa diverso da quello previsto dalla norma statale istitutiva», si è limitata a ripartire l'onere economico dell'imposizione tributaria tra i diversi enti locali, «a seconda che si tratti di scuole di istruzione primaria o secondaria, ferma restando la soggettività passiva di queste ultime». Da ciò consegue che essa attiene, in realtà, «all'organizzazione degli enti locali, di esclusiva competenza della Regione Siciliana ai sensi dell'art. 14, lett. o) dello Statuto speciale».1. – La Commissione tributaria provinciale di Palermo dubita – in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, 36 dello statuto speciale per la Regione Siciliana e 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria) – della legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge della Regione Siciliana 3 maggio 2001, n. 6 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2001), come modificato dall'art. 11, comma 1, della legge della Regione Siciliana 26 marzo 2002, n. 2 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2002), nella parte in cui pone «a carico» delle province «l'onere relativo alla tassa e agli accessori» dovuti per la raccolta e il trasporto dei rifiuti solidi urbani «per quanto riguarda le istituzioni scolastiche statali di istruzione secondaria di secondo grado e gli istituti regionali di cui all'articolo 1 della legge regionale 5 settembre 1990, n. 34 e successive modifiche ed integrazioni». 2. – Il giudice rimettente afferma che la denunciata disposizione di legge regionale, incidendo sull'individuazione del soggetto passivo della TARSU, cioè di un tributo da considerare statale in quanto istituito con legge statale, interviene nella materia «sistema tributario dello Stato», la cui disciplina sostanziale, in forza degli evocati parametri, è preclusa alla Regione ed è riservata alla potestà legislativa esclusiva statale, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. 3. – La difesa regionale ha proposto, in via preliminare, tre distinte eccezioni di inammissibilità della sollevata questione. Nessuna di tali eccezioni è fondata. 3.1. – In primo luogo, la difesa della Regione Siciliana fa derivare l'inammissibilità della questione dal fatto che «dal dispositivo dell'ordinanza di rimessione non risulta la comunicazione» della medesima ordinanza «al Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana», ai sensi dell'ultimo periodo del quarto comma dell'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87. L'eccezione non può essere accolta. Come risulta dagli atti di causa, la suddetta comunicazione è stata effettuata in data 11 marzo 2008, e ciò è sufficiente a far ritenere rispettata la citata disposizione dell'art. 23 della legge n. 87 del 1953, la quale pone l'onere della suddetta comunicazione a carico del cancelliere del giudice a quo, senza richiedere – come invece ritiene la difesa regionale – un previo specifico ordine in tal senso nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione. 3.2. – In secondo luogo, la difesa della Regione Siciliana eccepisce il difetto di rilevanza della sollevata questione per il sopravvenuto venir meno della ragione creditoria del Comune di Bisacquino nel giudizio a quo. Al riguardo, la difesa regionale riferisce che: a) l'art. 33-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito dall'art. 1, comma 1, della legge 28 febbraio 2008, n. 31, dispone che, a decorrere dall'anno 2008, il Ministero della pubblica istruzione provvede a corrispondere direttamente ai Comuni una somma, concordata in sede di Conferenza Stato-città e autonomie locali e determinata forfetariamente per il servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani; b) in forza della predetta disposizione, nella seduta del 20 marzo 2008 della Conferenza Stato-città e autonomie locali, il Ministero della pubblica istruzione e gli enti locali interessati hanno raggiunto un accordo «per quanto riguarda la situazione pregressa, sino all'esercizio finanziario 2006 compreso»; c) per effetto di tale accordo, «lo stesso Ministero, sentita l'ANCI, provvederà a contribuire alla definizione di tale situazione sino alla concorrenza di euro 58.000.000». Anche tale eccezione non è fondata. La Regione si limita, infatti, a prospettare una futura ed incerta vicenda estintiva del rapporto sostanziale fatto valere nel giudizio principale; vicenda che non influisce sul giudizio di costituzionalità, il quale è autonomo rispetto al giudizio a quo e non si estingue «neppure nel caso in cui, per qualsiasi causa, sia venuto a cessare il giudizio rimasto sospeso davanti all'autorità giurisdizionale, che ha promosso il giudizio di legittimità costituzionale» (art. 22 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte). 3.3. – Infine, la difesa regionale eccepisce che il rimettente non ha fornito le «precise argomentazioni» necessarie per ritenere che l'evocato art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. prevede forme di autonomia piú ampie di quelle statutarie e che, pertanto, è applicabile in luogo dello statuto speciale, ai sensi dell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. Di qui l'asserita inconferenza del parametro costituzionale richiamato dal rimettente.