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È una proposta, questa, che, nonostante la Brexit, avrebbe comunque consentito un miglioramento del saldo complessivo per il nostro Paese rispetto all'attuale bilancio europeo, che si concluderà il prossimo anno. La proposta della Presidenza finlandese, che riduce dell'1,07 per cento il tetto di spesa complessiva (si parla di un volume complessivo che scende a 1.087 miliardi di euro) appare del tutto insufficiente e anche distante dalle indicazioni ricevute dal Parlamento europeo per un bilancio ancora più ambizioso. Il Parlamento - lo ricordo - ha proposto la soglia dell'1,3 per cento. Collegato al volume complessivo di spesa si pone poi il tema delle fonti di finanziamento del bilancio comune europeo. L'Italia, su questo fronte, ha sempre sostenuto l'esigenza di modernizzare anche il modo in cui l'Unione europea finanzia il proprio bilancio, poiché, in assenza di nuove risorse proprie, non vi sarà la possibilità di allentare la dipendenza del bilancio europeo dai contributi degli Stati membri, né di consentire sufficiente autonomia per lo sviluppo di politiche comuni dell'Unione. Su questo tema, tuttavia, la convergenza degli Stati membri si indirizza soltanto verso l'introduzione della «risorsa plastica» (uso volutamente le virgolette), cioè quella risorsa derivante dalla quantità di rifiuti di imballaggio in plastica non riciclati in ciascuno Stato membro, pari a 0,8 centesimi di euro per chilogrammo. Da parte italiana è stata espressa in passato - ma verrà ribadita - la contrarietà a questo approccio limitato e minimalista, che non contempla altre proposte inizialmente formulate dalla Commissione, come, ad esempio, la risorsa derivante dal sistema di scambio di quote di emissione dell'Unione europea, il cosiddetto Emissions trading system , o la definizione della Common consolidated corporate tax base , chiave per future risorse proprie e per l'armonizzazione dei sistemi di tassazione delle multinazionali fra i vari Stati membri dell'Unione europea. Con riferimento invece alle singole politiche, il Governo intende opporsi ai tagli sproporzionati che colpirebbero settori strategici, quali lo spazio, il digitale, la difesa e la sicurezza. Si tratterebbe di una sottrazione di risorse alle nuove priorità dell'Unione europea, che devono invece necessariamente rimanere ambiziose. Anche sulle politiche tradizionali (parlo della coesione e della politica agricola comune, dove iniziano a emergere pur limitati progressi) l'Italia è risoluta a tracciare e mantenere alcune linee rosse. Nella politica di coesione è inaccettabile l'ulteriore contrazione subita dall'indice di prosperità relativa, che nel nostro Paese si tradurrebbe in una penalizzazione delle Regioni più in difficoltà. Quanto alla politica agricola comune, la nostra preoccupazione principale resta la convergenza esterna dei pagamenti diretti, sulla quale continueremo a chiedere garanzie di una sua definitiva e possibilmente immediata abolizione. Perseguiremo l'obiettivo dell'abolizione insieme ai numerosi partner che condividono con noi le medesime preoccupazioni, in particolare sul fatto che questo meccanismo non risponda più allo scopo di promuovere lo sviluppo razionale della produzione agricola europea, al suo progresso tecnico e all'obiettivo, ormai prioritario, di contribuire alla transizione ecologica. Sono - se volete - meno incisive, ma non meno opinabili le riduzioni prospettate per il nuovo strumento di cooperazione internazionale, il nuovo NDICI ( Neighbourhood, development and international cooperation intrument ). È indispensabile tenere a mente che una proiezione esterna forte resta fondamentale per l'Unione europea, che intende esercitare un ruolo credibile nei confronti del resto del mondo e rispondere efficacemente alla sfida del governo multilivello del fenomeno migratorio. Va anche detto, a tale riguardo, che il volume complessivo degli aiuti allo sviluppo dovrebbe poter beneficiare - ma qui il cammino da compiere si prospetta ancora lungo - di un maggiore coordinamento delle risorse assicurate dai singoli Stati membri. Per dirla in poche parole, l'Unione europea, nel suo complesso, è il maggior donatore su scala mondiale, senza che questa sua lusinghiera posizione venga confermata in termini di influenza geopolitica. E penso, in particolare, al continente africano, ma non solo. Ricordo infine che sono in discussione anche forme di condizionalità già esistenti nel bilancio che si chiuderà nel 2020, come la condizionalità macroeconomica, nonché nuove condizionalità legate al rispetto dello Stato di diritto, alle migrazioni, al rispetto dell'ambiente. L'Italia è impegnata ad evitare che la traduzione di questi princìpi e regole comuni condivise comporti l'irrigidimento delle regole di bilancio europeo, ma piuttosto farà sì che tali princìpi e regole servano come orientamento verso il raggiungimento di standard comuni, in linea con i valori che l'Unione europea esprime sin dalle sue origini. È previsto che le conclusioni di questo vertice contengano un invito alla Commissione e all'Alto rappresentante a fornire elementi per una discussione strategica, al Consiglio europeo di giugno, sui rapporti tra Unione europea e Africa e sul prossimo vertice fra Unione europea e Unione africana. L'Italia sostiene questo approccio, anche per le ragioni che ho già riassunto poco fa. Continuiamo a sottolineare, sia in Europa che con le controparti africane, che l'Unione europea deve dare ampio respiro strategico a un partenariato fra eguali, unica visione possibile dal punto di vista dell'Italia e di questo Governo per una politica di successo. Altrettanto opportuno è il riferimento, nelle conclusioni del Consiglio europeo, alla preoccupazione per la paralisi in cui si trova il meccanismo di risoluzione delle controversie commerciali dell'Organizzazione mondiale del commercio e al sostegno alla Commissione europea nel suo sforzo di individuare con Paesi terzi rimedi transitori in attesa che si giunga a una soluzione permanente. La posta in gioco - e ne traggo conferma anche all'esito dei colloqui che ho avuto la settimana scorsa a Londra, in occasione del summit della NATO, ma sono conferme che mi derivano anche dagli ultimi simposi internazionali come il G7 e il G20 - non è solo quella, sicuramente rilevante, del funzionamento di un organo globale di gestione delle dispute commerciali. La posta in gioco è molto più alta: si tratta della fiducia tra Stati, tra continenti, grazie alla quale dal secondo dopoguerra è stato possibile costruire un'architettura internazionale coerente con i valori comuni della libertà e della democrazia. Incrinare le fondamenta di questo ordine multilaterale basato su regole condivise - parliamo sempre dell'Organizzazione mondiale del commercio - rischia di produrre danni di ampia portata non solo sul piano economico, ma anche su quello politico. È dunque essenziale preservare l'unità, la coesione europea e il sostegno alla Commissione europea, in particolare con l'obiettivo di ripristinare un'agenda commerciale positiva con gli Stati Uniti all'altezza del valore strategico dei rapporti transatlantici. Il Consiglio europeo affronterà inoltre la discussione semestrale sullo stato dell'attuazione delle intese di Minsk.