[pronunce]

d) l'organo giudicante, nelle due fasi in cui si articola il procedimento (quella preliminare e quella conseguente all'iniziativa), svolge una doppia cognizione sullo stesso oggetto, costituito dall'esistenza dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, sulla base del medesimo materiale probatorio, senza che la parte abbia alcuna possibilità di interferire attivamente nell'ambito di una dialettica processuale; e) l'opposizione alla dichiarazione di fallimento non fornisce una adeguata tutela successiva, poiché la sentenza dichiarativa è munita di forza esecutiva, che non viene meno se non con il passaggio in giudicato dell'eventuale sentenza di revoca. Concludono pertanto le appellanti per la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 6 legge fall. , nonché dell'art. 8 legge fall. , essendo questa norma strettamente connessa alla prima, a fronte dei principi espressi negli artt. 3, 24 e 101 Cost. e ribaditi nell'art. 111 Cost. 1.5.- Si sono, altresì, ritualmente costituiti i curatori dei fallimenti, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o infondata. 1.6.- In prossimità dell'udienza, le curatele dei fallimenti hanno depositato memorie di identico contenuto, illustrando le ragioni per le quali hanno concluso per la dichiarazione di inammissibilità o infondatezza della questione di legittimità costituzionale de qua. Osservano, in particolare, a sostegno dell'inammissibilità, che: a) i fallimenti delle società Lifegroup s.p.a. e Dermalife s.p.a., come si evince dalla motivazione delle rispettive sentenze, sono stati dichiarati su istanze di più creditori e non già di ufficio, sicché la questione relativamente a detti fallimenti è irrilevante; b) i procedimenti per la dichiarazione dei fallimenti de quibus sono stati instaurati a seguito di segnalazione ex art. 8 legge fall. (che, per i fallimenti Lifegroup s.p.a. e Dermalife s.p.a., si è aggiunta alle istanze dei creditori), proveniente da un giudice diverso dal tribunale che ha provveduto, e quindi da un soggetto “terzo”; sicché non potrebbe dirsi violato il principio di terzietà; c) l'art. 6 legge fall. , oggetto della questione, non dovrebbe essere applicato nei giudizi di appello pendenti dinanzi alla Corte rimettente, in quanto la sua applicazione è già avvenuta ad opera delle sentenze dichiarative dei fallimenti, emesse dal Tribunale di Padova in data 19 luglio 1996: la nullità delle anzidette sentenze, conseguente alla dedotta illegittimità costituzionale, avrebbe dovuto essere fatta valere con l'opposizione ex art. 18 legge fall. ; non essendo ciò avvenuto, la rilevabilità del vizio è ormai definitivamente preclusa, sicché nessuna influenza può avere l'eventuale pronuncia di incostituzionalità sui giudizi di appello a quibus. Quanto al merito della questione, le curatele osservano che le deroghe al principio della domanda, consentite dall'art. 2907 cod. civ. , non importano di per sé lesione dei principi costituzionali di terzietà e imparzialità del giudice, come già chiarito dalla Corte costituzionale con la sentenza 31 marzo 1965, n. 17. Al riguardo, in dottrina si è affermato che l'iniziativa del processo è una sorta di variabile indipendente che il legislatore, volta a volta, risolve, conferendone il potere a determinati soggetti o addirittura all'ufficio. D'altro canto, il nuovo art. 111 Cost. non ha innovato quanto ai principi di terzietà e imparzialità del giudice, giacché essi venivano ricavati, già prima della legge cost. n. 2 del 1999, dall'esame consequenziale degli artt. 3, 24, 25 e 101 Cost. Ciò posto, l'art. 6 legge fall. , come interpretato dalla giurisprudenza di legittimità, non viola affatto i principi di terzietà e imparzialità del giudice, ora affermati (anche) dall'art. 111 Cost., avendo la Corte di cassazione chiarito che «il potere di pronuncia di ufficio previsto dall'art. 6 legge fall. , non consente al tribunale la dichiarazione di fallimento d'ufficio in base ad una qualsiasi conoscenza ricevuta di uno stato di insolvenza»; e, se è vero che le ipotesi di iniziativa d'ufficio non possono restringersi ai soli casi espressamente previsti dalla legge fallimentare (artt. 137, 138, 147, 162, 163, 173, 179, 181, 188, 192, 193), tuttavia è da ritenere che il tribunale in tanto possa assumere un'iniziativa officiosa in quanto «acquisisca la conoscenza di un'insolvenza imprenditoriale nell'esercizio della sua ordinaria attività», ovvero attraverso il «rapporto di un altro giudice per situazioni emerse in altro procedimento giurisdizionale» (Cass. 9 marzo 1996, n. 1876). 2.- Nel corso di un procedimento per dichiarazione di fallimento, promosso nei confronti della società Effebi di Fusco Antonello e C. s.a.s., a seguito di rapporto ai sensi dell'art. 8 legge fall. , il Tribunale di Saluzzo, con ordinanza del 5 ottobre 2002, solleva questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 111, secondo comma, Cost., degli artt. 6 e 8 legge fall. , nelle parti in cui prevedono, il primo, che il fallimento possa essere dichiarato d'ufficio e, il secondo, che il giudice debba riferire dell'insolvenza di un imprenditore, emersa nel corso di un giudizio civile, al tribunale competente per la dichiarazione di fallimento, anziché al pubblico ministero presso detto tribunale, così violando i principi del “giusto processo”, e segnatamente quelli di terzietà e imparzialità del giudice, sanciti dalla richiamata norma costituzionale. 2.1.- Il Tribunale rimettente espone, in punto di fatto, che un giudice dello stesso ufficio giudiziario, investito di una domanda per decreto ingiuntivo a carico della Effebi di Fusco Antonello e C. s.a.s. , ravvisava la sussistenza di elementi sintomatici dello stato di insolvenza della debitrice e ne riferiva al presidente, ai sensi del citato art. 8 legge fall. Nominato il giudice relatore per l'audizione dei fallendi e l'istruttoria di rito, il Tribunale, prima che si procedesse a tali incombenti, con ordinanza del 16 marzo 2001, sollevava questione di legittimità costituzionale nei termini di cui innanzi. La Corte costituzionale, con ordinanza n. 411 del 10 luglio 2002 (depositata il 26 luglio 2002), dichiarava inammissibile la questione. Preso atto di ciò, il giudice relatore procedeva alla convocazione del socio accomandatario Antonello Fusco e, su decreto collegiale, all'assunzione di informazioni; all'esito, riferiva al collegio. Il Tribunale, quindi, pronunciava l'ordinanza in epigrafe, con la quale sollevava nuovamente identica questione di legittimità costituzionale e disponeva la sospensione del procedimento prefallimentare.