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Conclude sottolineando che, nella regione del Sahel l'Italia prende parte dallo scorso mese di marzo, con un quartier generale situato in Mali, al confine con il Burkina Faso, anche alla Forza multinazionale Takuba, che, avviata nel 2020 e destinata ad integrare l'operazione francese Barkhane, operativa sin dall'agosto 2014, è finalizzata ad assistere gli eserciti regionali, con compiti di advising , addestramento e logistici, nella lotta contro i gruppi armati operanti nella regione di Liptako, un'area compresa fra il Burkina Faso, il Niger e il Mali, nota per essere una roccaforte dei combattenti dell'Isis. La cessione di materiale prevista dal provvedimento in esame appare dunque in linea con gli sforzi profusi dall'Italia per offrire un contributo alla stabilizzazione del Niger, stante anche la sua importanza geopolitica in una regione, quella del Sahel, fondamentale per il contrasto al crimine transnazionale, al traffico dei migranti e alla minaccia terroristica di matrice islamista. Al termine della sua esposizione, il relatore da conto di un conferente schema di osservazioni favorevoli (pubblicato in allegato). Il PRESIDENTE ringrazia il relatore ed apre la discussione generale. Il senatore AIROLA ( M5S ), nel condividere il contenuto della relazione testé svolta, mette l'accento sull'importanza strategica del Niger nell'area del Sahel, crocevia, tra l'altro, di intensi flussi migratori verso il Mediterraneo. Proprio a tale riguardo, coglie l'occasione per invitare il Governo a implementare l'aiuto e il supporto umanitario a favore dei profughi che gravitano in quella zona. Il senatore LUCIDI ( L-SP-PSd'Az ), pur trovandosi d'accordo con le osservazioni favorevoli formulate dal relatore, richiama l'attenzione dei Commissari sulla nozione di materiale di armamento "obsoleto" che viene ceduto gratuitamente dall'Italia alle forze armate del Niger. Si tratta di un concetto che suscita una certa perplessità, in quanto può ingenerare una serie di problematiche, tra cui quella, non secondaria, connessa alla certezza che tali materiali abbiano effettivamente una minima funzionalità per i nuovi fruitori. In secondo luogo, ad avviso dell'oratore, occorre intendersi con precisione sul fatto che i suddetti giubbetti antiproiettile ed elmetti vengano utilizzati non per finalità operative o belliche, ma solo per l'addestramento delle truppe nigerine. Il senatore ALFIERI ( PD ) fa notare che ciò che rileva, ai fini della Commissione esteri, è la priorità della cooperazione bilaterale dell'Italia con un Paese nevralgico dell'Africa, dove, peraltro, è in atto un'operazione di contrasto della comunità internazionale nei confronti del terrorismo di matrice islamica. La cessione del materiale di equipaggiamento in titolo è, quindi, da approvare, dal momento che rappresenta uno dei tasselli della suddetta collaborazione interstatuale. Il presidente PETROCELLI rammenta che una disamina concernente i profili eminentemente tecnici della questione in discussione attiene, naturalmente, alla Commissione difesa che, non a caso, detiene il merito del provvedimento in esame. Fa presente, inoltre, che nell'articolo unico del decreto in argomento, è, comunque, specificato che i giubbetti antiproiettile sono "per addestramento". Il relatore AIMI ( FIBP-UDC ), pur mostrando comprensione per le argomentazioni del collega Lucidi, ritiene, tuttavia, che sussistano tutti gli elementi politici favorevoli affinché l'Italia proceda alla cessione di tali materiali di armamento al Niger. Dopo un breve intervento del sottosegretario DELLA VEDOVA, il quale tiene a riaffermare l'importanza del Niger in quell'area del continente africano, segue un ulteriore intervento del senatore LUCIDI ( L-SP-PSd'Az ), il quale, nel ribadire il suo assenso alle osservazioni favorevoli del relatore, rimane altresì convinto dell'utilità di un approfondimento sulla questione da lui sollevata, come quello ora intercorso in Commissione esteri. Non risultando nessun altro intervento da parte dei senatori, il PRESIDENTE quindi, previa verifica del numero legale, pone in votazione la proposta di osservazioni favorevoli predisposta dal relatore. La Commissione approva. IN SEDE REFERENTE A.S. 2195 Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e lo Stato di Libia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, fatta a Roma il 10 giugno 2009, con Scambio di Note emendativo fatto a Roma il 7 e il 22 agosto 2014 DDL 2195 Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e lo Stato di Libia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, fatta a Roma il 10 giugno 2009, con Scambio di Note emendativo fatto a Roma il 7 e il 22 agosto 2014 (Esame e rinvio) Il senatore FERRARA ( M5S ), relatore, illustra il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione fra l'Italia e la Libia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e prevenire le evasioni fiscali. La Convenzione in esame, sottoscritta nel 2009, due anni prima che l'ondata di rivolte della cosiddetta "primavera araba" determinasse la caduta del regime del colonnello Gheddafi, è stata poi confermata mediante uno Scambio di Note nell'agosto 2014, che, non incidendo sui contenuti dell'intesa, si è limitato unicamente a modificare la denominazione formale dello Stato libico - ora chiamato Stato di Libia -, superando il precedente appellativo di Gran Giamahirya Araba libica Popolare Socialista. L'intesa bilaterale - che costituisce una riposta normativa alle scelte operate verso la Libia da parte di alcuni segmenti del mondo imprenditoriale italiano e che regola alcuni aspetti relativi agli investimenti libici in Italia -, nel quadro del più generale ampliamento della rete di trattati internazionali bilaterali stipulati dall'Italia in materia di fiscalità diretta, costituirà la nuova base giuridica per le relazioni economiche poste in essere tra gli operatori residenti nei due Paesi, oltre che in materia di ripartizione delle basi imponibili anche nel settore della cooperazione fra amministrazioni, in vista di una più efficace azione di contrasto all'evasione fiscale, nonché ad eventuali pratiche di abuso dei trattati. Composto di 30 articoli, il testo, basato in larga parte sul modello di convenzione fiscale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ma elaborato anche in ragione della specificità dei rapporti italo-libici, dopo aver delimitato (Capitolo I, articoli 1-2) la sfera soggettiva di applicazione alle persone residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti (articolo 1), definisce il proprio ambito di applicazione, prevedendo, per la parte italiana, che l'elenco delle imposte italiane soggette alle disposizioni convenzionali includa le imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle società (IRES) e l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) (articolo 2).