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Il problema dunque non è rappresentato soltanto dal Berneschi, condannato a otto anni e a cui peraltro spetta risarcire 26 milioni di euro. Il problema sono anche i crediti deteriorati che la banca è ancora costretta a smaltire. In realtà, attorno al sistema Carige si era venuto a creare un equilibrio di potere non sempre limpido e che di fatto ha governato il consiglio di amministrazione durante decenni in cui spopolavano la Democrazia Cristiana, i Democratici di sinistra e Forza Italia. Bisogna che i cittadini sappiano finalmente cosa è successo in quella perversa triangolazione tra Berneschi, Burlando e Scajola, fratello del Ministro, legato alla mala gestio . Non ci si è accorti o si è fatto finta di non vedere i troppi finanziamenti erogati da Carige senza le dovute garanzie agli amici degli amici, alle solite cordate e consorterie. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). E poi, come non accorgersi della truffa continuata nel tempo e rilevata dalla Guardia di finanza in merito all'acquisto di beni immobili da parte del ramo assicurativo dell'istituto bancario a prezzi gonfiati per reinvestire le plusvalenze all'estero, affare che avrebbe fruttato al solo Berneschi 22 milioni di euro. Presidente, concludo con l'auspicio che la Commissione di inchiesta bancaria di imminente istituzione faccia chiarezza sul caso, individuandone le responsabilità politiche parallelamente all'ottimo lavoro che sta compiendo la magistratura, così come, allo stesso tempo, che il nostro Governo miri a rinsaldare la fiducia nelle istituzioni, mostrandosi attento al benessere dei cittadini, in perfetta sintonia con l'articolo 47 della Costituzione, che recita: «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito». Pertanto, il Gruppo MoVimento 5 Stelle dichiara voto favorevole. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Prima di procedere alla votazione finale, informo l'Assemblea che l'avviso di rettifica del quale ha dato lettura il rappresentante del Governo è pubblicato nella versione on line della Gazzetta Ufficiale di mercoledì 6 marzo 2019, a partire dalle ore 19 di quest'oggi. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, da quasi tre anni il mondo intero sta assistendo, inerme, a uno dei più gravi atti di violazione e delegittimazione dei diritti fondamentali dell'essere umano. Dall'aprile del 2016 il ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali, per anni collaboratore dell'Università del Piemonte Orientale (anni durante i quali ha fornito un contributo fondamentale per la nostra ricerca), è rinchiuso in carcere in Iran con sul capo una condanna a morte per l'accusa di spionaggio. Una sentenza pronunciata dopo che in un video, trasmesso dalle TV iraniane, Djalali avrebbe ammesso di essere una spia; una confessione che sarebbe stata estorta sotto torture e minacce di ritorsioni ai danni della moglie e dei figli (tesi sostenuta da sempre dai legali dell'uomo). Prima della sua confessione, Djalali aveva infatti puntualmente e sistematicamente respinto le accuse nei suoi confronti. In una lettera fatta uscire dal carcere e diffusa dalla moglie, aveva rivelato che la sua condanna sarebbe stata nient'altro che l'effetto di una ritorsione per essersi rifiutato di farsi assoldare come spia al servizio del Ministero dell' intelligence iraniano. Versione della quale il tribunale di Teheran non ha mai tenuto conto nei due unici gradi di giudizio. Ricercatore specializzato in medicina dei disastri, nato in Iran ma residente in Svezia, Djalali era stato arrestato in occasione della sua ultima visita accademica in Iran, dove si era recato su invito ufficiale dell'università di Teheran. Di lì a pochi giorni lo hanno messo agli arresti per una presunta "collaborazione con un Governo ostile"; secondo l'accusa, avrebbe passato informazioni al Mossad, l' intelligence israeliana. Appare oramai chiaro che c'è chi ha voluto che si autoaccusasse pubblicamente, così da poter mostrare al mondo la prova provata di un'attività di spionaggio che non è mai esistita. L'appello che intendo lanciare oggi da questi banchi è rivolto al nostro Governo, affinché l'Italia, Paese che ha avuto l'onore di ospitare Djalali in una delle sue università e beneficiare della sua opera e dei suoi insegnamenti, possa attivarsi per garantire a quest'uomo un processo equo e giusto, al cospetto di un tribunale indipendente e imparziale, che non potrà che portare alla sua liberazione dopo che sia stata finalmente riconosciuta la sua innocenza. Non possiamo più consentire che si continui a perpetrare questa gravissima violazione dei diritti fondamentali di un cittadino e che, nel contempo, sia messa in gioco la libertà di fare ricerca. (Applausi dal Gruppo M5S) . MARILOTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARILOTTI (M5S) . Signor Presidente, il 24 febbraio scorso si sono tenute, come noto, le elezioni per il rinnovo del Presidente e dell'Assemblea legislativa della Regione Sardegna. Nella sera del 24, a urne chiuse, la terza rete Rai ha trasmesso uno speciale elettorale, nel corso del quale è stato diffuso un risultato di exit poll realizzato, per conto della televisione pubblica, da un pool di istituti di rilevazione riuniti sotto l'egida del Consorzio Opinio. I risultati sono stati presentati evidenziando che gli stessi erano frutto di un'elaborazione originata da interviste realizzate all'uscita dei seggi. Il dato proposto, per quel che riguarda i candidati a Presidente, si è rivelato lontanissimo dal 3 per cento dato dallo stesso Consorzio Opinio come limite massimo dello scostamento. L'aspetto più grave che voglio qui sottolineare è che questo ha generato un'evidente distorsione del dibattito pubblico, sia nel corso degli speciali televisivi durati fino a tarda notte, sia, complice il ritardo nell'arrivo dei dati reali, per buona parte della mattinata della giornata successiva, incidendo anche sull'orientamento dei titoli di tutti i giornali in edicola nella giornata del 25 febbraio. È appena da ricordare che, da quando esiste l'elezione diretta del Presidente della Regione, non si era mai verificato in Sardegna, come nelle presenti elezioni, un distacco così significativo tra il primo e il secondo arrivato (15 per cento a favore del primo, 100.000 voti in più), mentre gli exit poll prevedevano un testa a testa.