[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 82, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), promossi con ordinanze emesse il 13 febbraio 2001 dalla Commissione tributaria provinciale di Cuneo ed il 10 aprile 2000 dalla Commissione tributaria regionale di Bologna, e nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 82 e 108 del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, promosso con ordinanza emessa il 2 maggio 2001 dalla Commissione tributaria provinciale di Forlì, rispettivamente iscritte ai numeri 280, 284 e 806 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 17 e 41, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti gli atti di costituzione di Fiocchi Pier Paolo ed altro e della Casa di Riposo Pietro Zangheri di Forlì nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 7 maggio 2002 il giudice relatore Annibale Marini; Uditi gli avvocati Massimo Turchi per Fiocchi Pier Paolo ed altro, Giancarlo Fanzini per la Casa di Riposo Pietro Zangheri di Forlì e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 13 febbraio 2001, la Commissione tributaria provinciale di Cuneo, nel corso di un giudizio di impugnazione di avvisi di accertamento emessi dall'Ufficio Imposte dirette di Cuneo, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 82, comma 2, secondo (recte: ultimo) periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), come modificato dall'art. 11, comma 1, lettera g), della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), nella parte in cui non prevede - ai fini della tassazione delle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria - che anche il valore di acquisto dei terreni pervenuti al contribuente per effetto di successione o donazione sia rivalutato in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, così come previsto per i terreni acquistati a titolo oneroso. Ad avviso del rimettente la norma censurata determinerebbe, in sostanza, una irragionevole disparità di trattamento fiscale, non sanabile in via interpretativa, fra situazioni rappresentative di identica capacità contributiva. 2. - È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la inammissibilità o l'infondatezza della questione. In via preliminare, l'Avvocatura eccepisce la mancanza di una adeguata motivazione in ordine alla rilevanza della questione. Nel merito, la disciplina prevista dalla norma censurata sarebbe frutto - secondo la difesa della parte pubblica - di una non irragionevole scelta discrezionale del legislatore, giustificata dalle diverse caratteristiche delle situazioni messe a confronto. Nel caso di beni pervenuti a titolo gratuito, infatti, l'insussistenza di un esborso da parte dell'acquirente giustificherebbe, in base a valutazioni di ordine politico, sociale ed economico rimesse appunto alla discrezionalità del legislatore, la mancata adozione di meccanismi correttivi dei fattori inflattivi. 3. - Con ordinanza del 10 aprile 2000, la Commissione tributaria regionale di Bologna - nel corso di un giudizio avente ad oggetto la ripetizione di imposta ILOR corrisposta sulla plusvalenza scaturente dalla cessione di area suscettibile di utilizzazione edificatoria, acquistata per successione ereditaria - ha, sotto diversi profili, sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'intero comma 2 dell'art. 82 del d.P.R. n. 917 del 1986, come modificato dall'art. 11, comma 1, lettera g), della legge n. 413 del 1991. Ad avviso del rimettente, la norma impugnata contrasterebbe, in primo luogo, con gli indicati parametri costituzionali per il fatto stesso di prevedere, per un medesimo presupposto di imposta (la plusvalenza conseguente alla cessione a titolo oneroso di aree fabbricabili), ben cinque diversi criteri per la determinazione del valore iniziale del terreno. Priva di qualsiasi giustificazione, in particolare, sarebbe la previsione di una diversa disciplina per le ipotesi di cessione di area edificabile, acquistata a titolo gratuito, a seconda che questa sia anteriore ovvero successiva all'inizio della lottizzazione o all'inizio della esecuzione delle opere edili, con fissazione, solo nella seconda ipotesi, del valore iniziale dell'area al momento di inizio delle indicate attività invece che a quello di acquisto. Secondo il rimettente si riserverebbe in tal modo, del tutto irragionevolmente, un trattamento fiscale più vantaggioso ad una condotta - quella dell'acquirente a titolo gratuito che proceda a lottizzazione - caratterizzata da un intento speculativo assente invece nell'altra ipotesi. Anche la Commissione tributaria regionale di Bologna - così come la Commissione tributaria provinciale di Cuneo - ritiene poi in contrasto con gli indicati parametri costituzionali la disparità di trattamento tra acquirenti a titolo oneroso e acquirenti a titolo gratuito quanto alla rivalutazione del prezzo di acquisto, riconosciuta ai primi ma non ai secondi, e più in generale prospetta come lesiva dell'art. 53 della Costituzione la sottoposizione a tassazione di plusvalenze fittizie in quanto frutto, in massima parte, della inflazione monetaria e ciò in presenza di meccanismi predisposti, in analoghe ipotesi, dal legislatore per attenuare l'effetto di tale fenomeno. 4. - Si sono costituite le parti private nel giudizio a quo, Fiocchi Pier Paolo e Fiocchi Roberto, svolgendo - a sostegno della declaratoria di illegittimità costituzionale della norma - argomenti analoghi a quelli contenuti nella ordinanza di rimessione. 5. - È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la infondatezza della questione.