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questo è assicurato innanzitutto dall'attribuzione del premio di maggioranza; ma anche la contestualità dell'elezione del presidente della regione, collegato ai candidati presidenti delle singole province e ai candidati consiglieri provinciali o regionali, garantirà la stabilità degli esecutivi nell'ambito di un quadro di potenziale omogeneità politica; 6) il metodo di voto è uguale a quello già operante a livello comunale, provinciale e regionale, per cui è già conosciuto dagli elettori: l'unica differenza è che non tutti i consiglieri della provincia diventeranno consiglieri regionali, ma questo non ha nessuna incidenza sulla forma della scheda (che è unica per le due diverse elezioni) e sulla complessità delle procedure di voto. Va sottolineato un ulteriore aspetto: al momento del deposito della candidatura a presidente della regione, è indicato anche il nominativo del vicepresidente della regione. In caso di sfiducia, rimozione o dimissioni del presidente della regione, egli ne assumerà la carica scongiurando lo scioglimento del consiglio regionale e dei consigli provinciali. Qualora anche il vicepresidente, subentrato al presidente, venga sfiduciato o si dimetta, sarà inevitabile andare a nuove elezioni. Questa particolare disciplina permette di attenuare il sistema del simul stabunt simul cadent , ma è anche una conseguenza coerente del ridimensionamento dei poteri dell'esecutivo regionale. Accanto all'indicazione del vicepresidente si è ritenuto opportuno richiedere anche l'indicazione del nominativo degli assessori regionali, in ossequio a una esigenza di chiarezza e di trasparenza nei confronti degli elettori e nel pieno rispetto della rappresentanza di tutte le province. Lo snellimento dell'apparato amministrativo e burocratico Come già anticipato, l'obiettivo del contenimento delle spese è ottenuto intervenendo innanzitutto sulla semplificazione degli organi di rappresentanza politica: il numero dei consiglieri regionali è ridotto da 60 a 50; vi è una parziale coincidenza fra consiglieri regionali e provinciali; vengono ridotti da 10 a 6 il numero degli assessori regionali e da 7 a 5 quello dei componenti dell'ufficio di presidenza del consiglio regionale. La razionalizzazione della struttura amministrativa viene invece ottenuta anche attraverso la ridistribuzione degli apparati regionali tra le amministrazioni provinciali: a seguito della devoluzione delle competenze amministrative agli enti locali, dovranno essere mantenute a livello regionale le sole risorse tecniche e operative necessarie per lo svolgimento delle funzioni di propria competenza, mentre saranno conseguentemente trasferiti agli altri livelli territoriali i necessari apparati burocratici e le relative risorse finanziarie e professionali. La rappresentanza territoriale I componenti del consiglio delle autonomie appartenenti a ciascuna provincia partecipano di diritto alle sedute dei consigli provinciali, con diritto di parola ma non di voto. Un altro elemento per rafforzare ulteriormente il principio della rappresentanza territoriale nelle diverse sedi istituzionali è dato dalla previsione secondo cui gli assessori regionali devono essere individuati garantendo la rappresentanza di ogni provincia. Il numero dei membri della giunta è stato infatti previsto proprio per garantire questa opportunità: i sei componenti corrispondono infatti al presidente, al vicepresidente e a un assessore per ogni provincia. Gli equilibri territoriali Il presente disegno di legge costituzionale ha cercato di affrontare il delicatissimo tema degli equilibri tra Trieste e il Friuli, la diversa identità di Trieste, da un lato, e delle province di Udine, di Pordenone e di Gorizia dall'altro, proponendo nuove forme di organizzazione amministrativa conformi a queste diversità. La provincia metropolitana di Trieste è dotata di competenze amministrative aggiuntive rispetto alle altre province, in ragione delle sue vocazioni. Le sono attribuite le competenze regionali relative alle politiche transfrontaliere e alla gestione del porto franco, congiuntamente alle necessarie risorse finanziarie, tecniche e professionali. Con riferimento alle province friulane, si è prevista invece la possibilità di istituire un organo permanente e stabile di raccordo delle rispettive funzioni amministrative, alla luce di comuni esigenze di carattere ambientale ed economico. Infine, ulteriore aspetto di novità è dato dalla possibilità di determinare con referendum consultivo il capoluogo della regione.. I PRINCÌPI GENERALI 1 (Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia) 1 Il Friuli-Venezia Giulia esercita e valorizza la propria autonomia in conformità alla Costituzione, nel quadro dei principi di adesione e di sostegno all'Unione europea, sulla base dei princìpi democratici della Repubblica e della salvaguardia delle proprie specialità culturali e linguistiche. 2 L'autogoverno del popolo friulano e del popolo giuliano è attuato in forme rispondenti alle caratteristiche delle loro identità, storia e tradizioni, nel rispetto delle minoranze storiche. 2 (Territorio e stemma) 1 La regione Friuli-Venezia Giulia, di seguito denominata «regione», è costituita dalle comunità e dal suo territorio, suddiviso in comuni, nelle province di Udine, di Pordenone e di Gorizia e nella provincia metropolitana di Trieste di cui all'articolo 50. 2 La regione ha una bandiera, un gonfalone e uno stemma stabiliti con legge regionale. 3 (Princìpi generali) 1 La regione, in conformità alle proprie origini storiche e culturali cristiane e alle tradizioni di libertà, di scienza, di pensiero e di laicità delle istituzioni, opera al fine di realizzare il pieno sviluppo della persona e dei princìpi di giustizia, uguaglianza, solidarietà e rispetto dei diritti umani. 2 L'attività della regione si fonda sui princìpi di autonomia, sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione e sul metodo della programmazione. 3 La regione attua il decentramento delle funzioni amministrative che non richiedono l'esercizio unitario a livello regionale, esercitando la potestà legislativa e i compiti di indirizzo, coordinamento, controllo e vigilanza e promuovendo la partecipazione degli enti locali all'esercizio di tali funzioni. 4 La regione riconosce e favorisce le formazioni sociali e l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. 4 (Finalità principali) 1 La regione persegue come finalità principali: a la promozione dello sviluppo economico e di un contesto favorevole alla competitività delle imprese, basato sull'innovazione e sul rispetto dei principi di coesione sociale e di sostenibilità ambientale; b il diritto al lavoro e alla sicurezza nei luoghi di lavoro; c il diritto alla salute e all'assistenza sociale; d la promozione dei diritti dei minori, degli anziani e delle persone diversamente abili; e il diritto alle pari opportunità; f la tutela del diritto alla vita, la promozione della maternità e la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio quale cellula fondamentale della società; g la promozione dell'associazionismo e del volontariato; h i diritti di quanti appartengono alle minoranze linguistiche riconosciute ai sensi delle leggi statali, promuovendo la lingua friulana e le altre lingue regionali storiche del territorio regionale; i il diritto alla libertà di studio e l'accesso all'istruzione pubblica e privata, alla cultura e alla formazione permanente come bisogno individuale e valore collettivo;