[pronunce]

In particolare, in relazione alla inammissibilità per mancata impugnazione dell'art. 41 della legge 1° agosto 2002, n. 166 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti), si rileva che la legge delega non presentava alcun contenuto lesivo delle attribuzioni costituzionalmente garantite alle Regioni, in quanto si limitava a prevedere, quali criteri direttivi per l'esercizio della delega stessa, la riduzione dei termini per la conclusione dei procedimenti volti al rilascio delle autorizzazioni per i servizi di comunicazione elettronica e la regolazione uniforme degli stessi, non autorizzando l'emanazione di una «normativa dettagliata, puntuale e autoapplicativa», quale quella contenuta nel decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259. Per quanto attiene, invece, alla eccepita inammissibilità per acquiescenza, conseguente all'emanazione di un parere positivo sul decreto legislativo reso in sede di Conferenza Stato-Regioni, la ricorrente osserva che la stessa non avrebbe reso alcun parere favorevole e che, in ogni caso, nei giudizi di costituzionalità in via principale non avrebbe alcun rilievo l'istituto dell'acquiescenza (si richiama la sentenza n. 74 del 2001). Nel merito si osserva, in via preliminare, sempre in chiave di replica alle difese erariali, che il legislatore delegato non avrebbe aderito alla tesi della rete di comunicazione intesa come rete unitaria, atteso che le norme impugnate configurano le installazioni per le telecomunicazioni quali singoli impianti. In ogni caso, l'assunta unitarietà non potrebbe legittimare una attrazione statale di competenze legislative ex art. 118 della Costituzione, in quanto, da un lato, non sono disciplinate funzioni amministrative che lo Stato si riserva (essendo le stesse attribuite agli enti locali), dall'altro, mancherebbe l'intesa con le Regioni (si richiamano le sentenze n. 6 del 2004 e n. 303 del 2003). Si osserva, inoltre, come non sussisterebbe alcun titolo di legittimazione in capo allo Stato in grado di giustificare, sul piano del riparto di competenze, le norme impugnate. In particolare, non potrebbe invocarsi: a) la materia della tutela della concorrenza, in quanto le disposizioni censurate non prevedono interventi promozionali per favorire «lo sviluppo del mercato e delle misure di salvaguardia dei principi antitrust» (si richiamano le sentenze n. 272 e n. 14 del 2004): dette disposizioni si sarebbero limitate a prevedere un procedimento amministrativo accelerato per l'installazione degli impianti; b) la “materia” dei livelli essenziali delle prestazioni, atteso che le norme in esame non avrebbero «ad oggetto la fissazione di un livello minimo di soddisfacimento di diritti civili o sociali». Inoltre, le norme censurate non potrebbero rinvenire una propria giustificazione nell'esigenza di dare attuazione al diritto comunitario: l'art. 117, quinto comma, della Costituzione, infatti, assegnerebbe alle Regioni nelle materie alle stesse attribuite «la competenza a provvedere all'attuazione ed esecuzione degli atti comunitari». Infine, le disposizioni impugnate non potrebbero essere considerate espressione di un principio fondamentale, in quanto contengono precetti completi che non lascerebbero alcun spazio per eventuali ulteriori normative regionali. A tal proposito, si richiama quanto previsto, in particolare, dall'art. 86 del Codice, il quale assimila le infrastrutture di telecomunicazione alle opere di urbanizzazione primaria, con conseguente possibilità che tali impianti siano compatibili con ogni destinazione urbanistica del territorio. 6.1.¾ Nell'imminenza dell'udienza pubblica del 24 maggio 2005 hanno depositato memorie anche gli intervenienti: Codacons (fuori termine); Wind Telecomunicazioni s.p.a.; Vodafone Omnitel N.V.1. — Le Regioni Toscana e Marche, con distinti ricorsi (ric. nn. 79 e 80 del 2003) hanno impugnato il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche) censurando, in particolare, entrambe le ricorrenti, gli artt. 86, 87, 88, 89, 93 e 95, nonché l'allegato n. 13, in riferimento agli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione e soltanto la Regione Marche anche gli artt. 90, 91, 92 e 94, nonché gli artt. 86, comma 8, 87, comma 3, 88, comma 1, 89, comma 5, 92, 93, 94 e 95 in connessione con l'allegato n. 13, per contrasto con gli artt. 117 e 118 della Costituzione. 2. — Considerata la sostanziale identità della materia trattata nei due ricorsi, si dispone la riunione dei giudizi perché gli stessi siano decisi con unica sentenza. 3. — Hanno spiegato intervento in giudizio le società T.I.M. – Telecom Italia Mobile s.p.a., Wind Telecomunicazioni s.p.a., Vodafone Omnitel N.V., nonché il Codacons (Coordinamento delle associazioni e dei comitati per la tutela dei consumatori e dell'ambiente) ed il Comune di Roma. All'udienza del 26 ottobre 2004, sentite le parti, è stata adottata l'ordinanza collegiale in pari data, con la quale i predetti interventi sono stati dichiarati inammissibili. Ciò in base al consolidato orientamento di questa Corte, secondo il quale nei giudizi di legittimità costituzionale proposti in via principale non è ammessa la presenza di soggetti diversi dalla parte ricorrente e dal titolare della potestà legislativa il cui esercizio sia oggetto di contestazione (v., da ultimo, sentenze n. 150 del 2005, n. 167 e n. 166 del 2004). 4.— Prima di procedere alla disamina delle singole questioni di legittimità costituzionale sollevate, appare opportuno premettere alcune considerazioni di ordine generale sulle ragioni che hanno condotto all'emanazione del Codice, le cui disposizioni formano oggetto di impugnazione. 4.1.— Con tale Codice l'Italia ha recepito le direttive quadro del Parlamento europeo e del Consiglio sulle comunicazioni elettroniche del 7 marzo 2002 (direttiva 2002/19/CE, relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime – direttiva accesso; direttiva 2002/20/CE, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica – direttiva autorizzazioni; direttiva 2002/21/CE, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica – direttiva quadro; direttiva 2002/22/CE, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica – direttiva servizio universale). La finalità perseguita, con tali direttive, è il superamento delle situazioni di monopolio del settore, mediante la progressiva diminuzione dell'intervento gestorio delle autorità pubbliche e la incentivazione di un vasto processo di liberalizzazione delle reti e dei servizi nei settori convergenti delle telecomunicazioni, dei media e delle tecnologie dell'informazione (cfr.