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CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, ieri si sono svolti a Mantova i funerali del professor Giuseppe De Donno, ex primario di pneumologia dell'ospedale di Mantova, noto per essere stato il pioniere della terapia sperimentale anti-Covid a base della trasfusione di plasma iperimmune. Qualche mese fa, su richiesta del MoVimento 5 Stelle, avevamo invitato il professore in Commissione sanità al Senato per presentare i risultati dei suoi studi. Ricordo ancora con quale fierezza il professore, in quella sede, rivendicasse il ruolo avuto dalla sua equipe nella gestione della prima fase della lotta a questa pandemia. Ricordo anche, però, il dibattito che nacque in quel periodo sulla validità o meno di questa terapia, scatenando una guerra mediatica e politica, che metteva in contrapposizione i vaccini - che, in realtà, sono strumenti di prevenzione - con le terapie, soprattutto domiciliari, che invece sono strumenti di cura. In questi mesi la scienza, attraverso i nostri medici e i nostri ricercatori, ha dato il meglio di sé, facendo passi da gigante per comprendere questa nuova malattia e combatterla nel modo più efficace. Dall'inizio di questa pandemia ad oggi è cambiato totalmente l'approccio ai pazienti Covid: abbiamo imparato che bisogna intervenire quanto prima e le cure precoci con plasma di soggetti immuni e con anticorpi monoclonali hanno certamente rappresentato un'arma efficace. Grazie alla nostra esperienza, gli altri Paesi europei e mondiali hanno avuto più armi per curare i propri malati. Il professor De Donno ha certamente contribuito allo sviluppo di queste conoscenze. Era un ottimo medico, stimato dai colleghi, dai suoi pazienti, una mente brillante, un uomo riservato e schietto, certamente non avvezzo al clamore mediatico che gli è stato riservato, né credo avesse mai voluto diventare argomento di scontro politico. Al professor De Donno dico grazie per il suo contributo, per aver vissuto da vicino il dramma del Covid e anche la rinascita di chi, grazie alla sua terapia, ce la faceva. Resta nel nostro cuore la tristezza per una vita che si spegne e l'amarezza per aver dedicato fino ad oggi poca attenzione alle terapie domiciliari. Da parte mia, dei miei colleghi di Commissione e di tutto il mio Gruppo, esprimo profondo cordoglio e vicinanza alla sua famiglia e ai suoi colleghi. Questa morte è un dolore immenso per noi ed anche una grande sconfitta per non aver saputo proteggere e tutelare coloro che chiamiamo eroi, ma che abbiamo lasciato soli nei reparti a gestire carichi di lavoro non tollerabili e senza supporto psicologico. (Applausi) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Peraltro, so che interviene su un tema che avrebbe potuto riguardare l'intera Assemblea, cioè l'anniversario della strage della stazione di Bologna. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, come ha appunto ricordato, ieri ricorreva il quarantunesimo anniversario della strage di Bologna, in cui persero la vita 85 innocenti e oltre 200 furono i feriti. Dopo quarantuno lunghi anni si conosce solo un pezzo di verità di quella orrenda strage terroristica, che è la più grave della storia repubblicana. Sono stati condannati in via definitiva gli esecutori materiali, individuati nei terroristi neofascisti Valerio Fioravanti, Luigi Ciavardini e Francesca Mambro, ma è in corso un ultimo processo che vede imputato Paolo Bellini, che è un soggetto che è stato ripreso da un turista sul luogo della strage pochi minuti prima. Sono stati poi condannati anche i depistatori di Stato, tra cui alcuni dirigenti infedeli del Sismi, l'allora servizio segreto militare, come il generale Musumeci e il colonnello Belmonte, oltre al faccendiere Pazienza e al gran maestro della loggia P2 Licio Gelli, che tutti insieme cercarono di proteggere gli esecutori materiali e di soffocare in tal modo la verità. Dopo quarantuno anni, Presidente, i mandanti non sono stati ancora individuati e condannati, anche se alcuni documenti, che recentemente sono tornati magicamente alla luce, indirizzano le indagini verso Licio Gelli e Umberto Ortolani e gli ambienti della P2 che avrebbero corrisposto ingenti somme ai terroristi qualche giorno prima della strage. Queste indagini si rivolgono anche verso Federico Umberto D'Amato, che era a capo dell'Ufficio affari riservati del Ministero dell'interno, e a Mario Tedeschi, giornalista della rivista «Il Borghese». Purtroppo sono ancora sconosciuti gli ispiratori politici di quell'attacco al cuore dello Stato e alla nostra democrazia, anche se non è difficile immaginare a quale ambito appartenessero. Valerio Fioravanti, ex baby attore, ex militante del Movimento Sociale, ex terrorista dei NAR, esecutore e/o mandante di otto omicidi, tra cui poliziotti e magistrati, esecutore - come dicevo prima - della strage di Bologna, per tutto questo ha scontato solo diciotto anni di carcere e circa otto in regime di semilibertà. Dal 2009 è libero. Durante la detenzione, anzi più esattamente durante le udienze dei vari processi in cui era imputato, ha avuto il tempo di fare un figlio con la sua compagna, anche lei terrorista, neofascista e coesecutrice della strage. Tra un omicidio e l'altro, tra una rapina e l'altra, assaltava cinema che proiettano i film di Pier Paolo Pasolini insieme ai suoi camerati, oppure le radio private che si interessavano di politica e facevano parlare militanti sindacali o militanti femministe. Smettere di battersi per la verità storica e processuale e pensare che ormai è passato troppo tempo per accettarla sarebbe fare un favore ai fascisti come Fioravanti, Mambro, Ciavardini e ai loro mandanti e darla vinta a chi voleva uccidere, nel terrore, la nostra democrazia e la nostra libertà. Non dobbiamo permetterlo, né dimenticare il sangue versato da cittadini inermi e innocenti. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, nel ricordare, a quarantuno anni da quel tragico evento, le vittime e i feriti della strage di Bologna, voglio cogliere l'occasione di questo intervento per dire che ho apprezzato l'annuncio che proprio ieri, a Bologna, ha dato il ministro della giustizia Cartabia, dicendo che alcuni documenti riguardanti vicende della P2 e altri accadimenti di quegli anni saranno desecretati. Voglio però dire in quest'Aula, una volta di più, che noi attendiamo che venga rispettato un deliberato assunto all'unanimità nella scorsa legislatura dalla Commissione d'inchiesta sul caso Moro, di cui facevo parte insieme al senatore Giovanardi e altri colleghi. Chiedemmo la desecretazione di una serie di documenti che abbiamo letto nei vincoli di riservatezza che la Commissione di inchiesta ha e che sono attinenti a quella drammatica estate del 1980. Conosciamo la verità giudiziaria. Le vicende di quella tragica estate videro prima la vicenda di Ustica, mai realmente chiarita fino in fondo, e poi la vicenda di Bologna, per la quale c'è una verità giudiziaria accertata.