[pronunce]

che l'affinità con il procedimento di ingiunzione ha indotto la Corte, in altre occasioni, ad invitare i giudici rimettenti ad interpretazioni costituzionalmente orientate dell'art. 32, anche alla luce dei propri precedenti arresti, in ordine, ad esempio, alla revocabilità del decreto ingiuntivo in presenza dell'adempimento effettuato nel corso del giudizio di opposizione e all'estensione quanto più possibile della revoca della provvisoria esecuzione (sentenza n. 419 del 1991), nonché riguardo alla proponibilità dell'opposizione tardiva (sentenza n. 203 del 2003 e ordinanza n. 227 del 2006); che con la richiamata sentenza n. 203 del 2003 questa Corte ha enunciato che «l'affermazione secondo cui contro il decreto previsto dalla norma impugnata non sarebbero proponibili le opposizioni tardive di cui agli art. 650 e 668 cod. proc. civ. è del tutto priva di motivazione» ed ha aggiunto che «il rimettente non esplora la possibilità di pervenire invece ad una soluzione positiva del problema, nella prospettiva dischiusa dalla sentenza n. 159 del 1969, che ha esteso al giudizio in esame la disciplina del codice di procedura civile relativa ai termini per le opposizioni ad ingiunzione»; che il giudice a quo aveva l'onere di interrogarsi se la ritenuta applicabilità dei termini della procedura d'ingiunzione al procedimento speciale previsto dall'art. 32 del regio decreto n. 1165 del 1938, anche a preferenza dei più ristretti termini previsti dalla norma speciale, non comportasse, quasi di conseguenza necessaria, l'applicabilità di termini non previsti da quest'ultimo, come quello della notificazione del decreto ingiuntivo previsto a pena d'inefficacia dall'art. 644 cod. proc. civ. , specie ove sia da salvaguardare – a preferenza di ogni peculiarità della materia della edilizia sociale – l'esigenza di certezza in merito al diritto del creditore ed alla soggezione del debitore ad un provvedimento che incide nella propria sfera giuridica, tanto più che, nel meccanismo dell'art. 32, al mancato pagamento delle somme riportate dal decreto ingiuntivo segue lo sfratto; che, in presenza di tali precedenti giurisprudenziali, va dichiarata la manifesta inammissibilità della questione, per non avere il giudice rimettente adempiuto l'obbligo di ricercare una interpretazione costituzionalmente orientata della norma censurata (ordinanze n. 343 e n. 70 del 2007). Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 32 del regio decreto 28 aprile 1938, n. 1165 (Approvazione del testo unico delle disposizioni sull'edilizia popolare ed economica), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Belluno, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA