[pronunce]

sentenze n. 209 del 2010, nn. 162 e 132 del 2008) con riferimento alle leggi aventi efficacia retroattiva, considerato che la sentenza della Corte di cassazione, a sezioni unite, n. 3240 del 2010 - in base alla quale, applicando il principio della «prevalenza», si ribadisce, come già sostenuto dalla Corte di cassazione, sezione lavoro, nella sentenza del 22 maggio 2008, n. 13215, il carattere unico della gestione cui iscrivere il socio lavoratore della s.r.l. che svolga anche compiti di amministratore, con conseguente erroneità della tesi dell'INPS circa la duplicità della relativa iscrizione e contribuzione - è intervenuta in un contesto in cui non vi era contrasto nella giurisprudenza di legittimità sul significato del testo normativo, ma esclusivamente una vastità di contenzioso ed i notevoli relativi risvolti economici; che il Tribunale prospetta anche il contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6 CEDU, in quanto, nel caso di specie, il legislatore nazionale, in mancanza di «superiori motivi di interesse generale» - tali non potendosi qualificare le ragioni finanziarie dell'INPS - e dopo la sentenza della Corte di cassazione, a sezioni unite, n. 3240 del 2010, avrebbe emanato una norma dichiaratamente interpretativa e, come tale, retroattiva, in favore della parte pubblica del giudizio, così violando il diritto ad un «giusto processo»; che, con memoria depositata il 21 novembre 2011, si è costituito l'INPS, in persona del legale rappresentante pro tempore, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata; che, con atto depositato in data 22 novembre 2011, nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio del ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, non fondata; che, con atto depositato in data 22 novembre 2011, è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il sig. F.M. chiedendo che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale della norma censurata dal rimettente; che l'interveniente premette: 1) di essere iscritto alla gestione separata, in ragione della rivestita attività di amministratore unico della società unipersonale "Nonsoloacqua" s.r.l., con sede in Trieste, avente ad oggetto la vendita di acqua ad uso alimentare, nonché la commercializzazione e il noleggio delle apparecchiature che ne permettono il consumo; 2) che, in considerazione dell'attività commerciale da lui svolta all'interno della società, l'INPS lo aveva iscritto, d'ufficio, alla gestione commercianti; 3) che gli erano state notificate cinque cartelle esattoriali di pagamento dei contributi previdenziali per gli anni 2002-2008 e parte del 2009, oltre alle relative sanzioni civili, ai compensi di riscossione e alle spese di notifica; 4) che, avverso le suddette cartelle esattoriali, lo stesso aveva proposto opposizione dinanzi al Tribunale di Trieste, sezione lavoro, chiedendone l'annullamento, previa sospensione, nonché l'annullamento dell'atto presupposto di iscrizione d'ufficio alla gestione commercianti; 5) che, a sostegno della impugnativa, il ricorrente aveva dedotto il carattere esclusivo o comunque prevalente dell'attività di amministratore svolta all'interno della società e, in ogni caso, la illegittimità costituzionale dell'art. 12, comma 11, del d.l. n. 78 del 2010, cui non doveva riconoscersi carattere retroattivo; 6) che, con sentenza n. 444 del 2010, il Tribunale aveva rigettato le opposizioni, ritenendo, peraltro, manifestamente infondata la sollevata questione di legittimità costituzionale; 7) che, avverso la sentenza di primo grado, lo stesso aveva proposto appello deducendo la illegittimità costituzionale dell'art. 12, comma 11, del d.l. n. 78 del 2010 ed, in subordine, la illegittimità costituzionale della stessa norma nella parte in cui non esclude la debenza delle sanzioni civili; che, a sostegno della legittimità del proprio intervento, il sig. F.M. osserva che l'orientamento della Corte costituzionale, volto a ritenere ammissibili soltanto gli interventi di terzi titolari di un «interesse qualificato» inerente in modo diretto e immediato al rapporto sostanziale dedotto in giudizio (ex plurimis: sentenze n. 138 del 2010 e n. 151 del 2009) finirebbe, nella fattispecie in esame, per ledere indirettamente i superiori interessi del rispetto del diritto di difesa e del principio di «parità delle armi», considerata la possibilità offerta alle controparti - INPS e SCCI s.p.a. - di costituirsi nel presente giudizio per sostenere la legittimità della norma censurata; che, nel merito, il sig. F.M. chiede, in primo luogo, la declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 12, comma 11, del d.l. n. 78 del 2010, in riferimento agli artt. 3, 24, primo comma, 10 e 117, primo comma, Cost. e, in subordine, la declaratoria di illegittimità costituzionale della norma «nella parte in cui non esclude la debenza delle sanzioni civili per gli illeciti contributivi accertati prima dell'entrata in vigore di tale norma». Considerato che il Tribunale di Sondrio, in funzione di giudice del lavoro, dubita, in riferimento agli articoli 3, 24, primo comma, 102 e 117, primo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 12, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122; che l'intervento spiegato nel presente giudizio dal sig. F.M è inammissibile; che, per costante giurisprudenza di questa Corte, sono ammessi ad intervenire nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale (oltre al Presidente del Consiglio dei ministri e, nel caso di legge regionale, al Presidente della Giunta regionale) le sole parti del giudizio principale, qualità che non risulta rivestita dall'interveniente; che l'intervento di soggetti estranei al detto giudizio principale è ammissibile soltanto per i terzi titolari di un interesse qualificato, inerente in modo diretto e immediato al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma o dalle norme oggetto di censura (ex plurimis: ordinanza letta all'udienza del 23 ottobre 2012, confermata con sentenza n. 272 del 2012; ordinanza letta all'udienza del 23 marzo 2010, confermata con sentenza n. 138 del 2010; ordinanza letta all'udienza del 31 marzo 2009, confermata con sentenza n. 151 del 2009; sentenze n. 94 del 2009, n. 96 del 2008 e n. 245 del 2007);