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Abruzzo n. 49 del 2012 (art. 2, comma 8) a prevedere che la disciplina sugli interventi di riqualificazione non opera per gli edifici eseguiti in assenza di titolo abilitativo o in totale difformità o con variazioni essenziali, per gli edifici collocati all'interno dei centri storici o nuclei antichi, per gli edifici e i tessuti edilizi definiti di valore storico, culturale e architettonico riconosciuti di pregio per il loro valore architettonico, tipologico e culturale, per gli edifici situati in aree soggette a vincoli di inedificabilità assoluta o comunque ricadenti in aree a pericolosità geologica o idraulica in cui i piani di bacino e di assetto idrogeologico non consentono la realizzazione di interventi di ampliamento, per i beni che ricadono nella zona A del vigente piano regionale paesistico e per gli edifici vincolati ai sensi della Parte Seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Anche a prescindere da un espresso rinvio, si imporrebbe in ogni caso l'osservanza delle prescrizioni di tutela del d.lgs. n. 42 del 2004. Anche per i mutamenti di destinazione d'uso si dovrebbe rispettare la normativa statale del t.u. edilizia e comunque sarebbe consentito il solo mutamento tra destinazioni tra loro compatibili o complementari in base all'art. 5 della legge reg. Abruzzo n. 49 del 2012. Né si può ritenere che - in mancanza di un piano paesaggistico, «ancora in fase di approvazione» nella Regione Abruzzo - siano preclusi all'ente territoriale gli interventi di valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare. Con l'art. 19, comma 7, lettera a), della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2021, si è soppresso l'avverbio «sempre», che avrebbe potuto ingenerare equivoci, e si è richiesto espressamente il rispetto dell'art. 23-ter t.u. edilizia. 2.5.- La parte resistente contesta la fondatezza anche delle censure che vertono sull'art. 19, comma 1, della legge reg. Abruzzo n. 29 del 2020. Tale disciplina perseguirebbe l'obiettivo di preservare l'autonomia dei Comuni «in ordine alle scelte urbanistiche ed edilizie» e consentirebbe all'ente territoriale di «modificare una sua precedente deliberazione» sulle misure incentivanti previste dalla legge reg. Abruzzo n. 49 del 2012, alla luce di «specifiche valutazioni o ragioni di carattere urbanistico, edilizio, paesaggistico, ambientale, in relazione alle caratteristiche proprie delle singole zone ed al loro diverso grado di saturazione edilizia e della previsione negli strumenti urbanistici dei piani attuativi». Ad ogni modo, in virtù dell'art. 1, comma 2-ter, della legge reg. Abruzzo n. 49 del 2012 si imporrebbe sull'intero territorio regionale l'applicazione delle misure stabilite dall'art. 5 del d.l. n. 70 del 2011. 2.6.- Quanto all'art. 23, comma 1, della legge reg. Abruzzo n. 29 del 2020, esso non presenterebbe i vizi di illegittimità costituzionale dedotti dal ricorrente. La previsione impugnata non si prefiggerebbe di «sanare», ma di «stabilizzare» manufatti «legittimamente realizzati», allo scopo di «dare certezza e stabilità ai nuclei familiari che vi abitano e che presumibilmente non riusciranno a rientrare nelle rispettive abitazioni originarie». Si consentirebbe inoltre ai Comuni di riscuotere oneri di costruzione e di urbanizzazione ed eventuali imposte. Peraltro, la disposizione regionale si limiterebbe ad attribuire ai Comuni una facoltà e, nel consentire la deroga al limite di dimensionamento dei piani, perseguirebbe una finalità di agevolazione. La disciplina in esame, lungi dal determinare «nuovo consumo di suolo ai fini edificatori» e dal consentire la realizzazione di nuovi insediamenti, riconoscerebbe «uno stato di fatto oramai consolidato da tempo» e tutelerebbe «le legittime attese edificatorie dei proprietari delle aree già individuate dai PRG vigenti». Né i manufatti in questione sorgerebbero in aree vincolate o sottoposte a tutela dal punto di vista ambientale, idrogeologico o paesaggistico. La sovraordinata pianificazione paesaggistica sarebbe comunque inderogabile per i Comuni e l'art. 2 della legge della Regione Abruzzo 28 aprile 2014, n. 26 (Disposizioni regionali per il coordinamento della pianificazione paesaggistica con gli altri strumenti di pianificazione), nel definire la procedura di approvazione delle varianti al piano regolatore generale, prescriverebbe il parere vincolante dei competenti organi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Quanto al d.l. n. 189 del 2016, richiamato dalla parte ricorrente, riguarderebbe unicamente il cratere sismico 2016, laddove la disciplina del cratere sismico 2009 sarebbe dettata dalla deliberazione del Consiglio comunale dell'Aquila n. 58 del 2009. Con le modifiche apportate dall'art. 19, comma 7, lettera b), della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2021, si sarebbe limitata l'applicazione della normativa ai soli Comuni del cratere sismico 2009 e si sarebbe imposto il rispetto del d.lgs. n. 42 del 2004 e del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765). 2.7.- L'art. 25, comma 2, della legge reg. Abruzzo n. 29 del 2020 riguarderebbe manufatti agevolmente rimovibili e la previsione dell'installazione di tali manufatti per un periodo non superiore a due anni, in deroga alla durata sancita dal legislatore statale all'art. 6, comma 1, lettera e-bis), t.u. edilizia, si giustificherebbe con la durata biennale dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, stimata dal legislatore regionale. Si tratterebbe di interventi a «carattere straordinario», volti a «soddisfare esigenze contingenti e temporanee». Anche in tale ipotesi, sarebbe intervenuto l'art. 19, comma 7, lettera c), della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2021, che avrebbe consentito l'installazione dei manufatti per un periodo di centottanta giorni e comunque fino al termine dell'emergenza pandemica, e avrebbe fatto salva l'acquisizione del titolo abilitativo nel rispetto del t.u. edilizia. 3.- In conformità alla delibera del Consiglio dei ministri del 25 marzo 2021, il Presidente del Consiglio dei ministri, con atto depositato il 30 marzo 2021, ha rinunciato all'impugnativa, limitatamente agli artt. 5, comma 3, 7 e 10 della legge reg.