[pronunce]

che quest'ultima norma, prorogando le occupazioni di urgenza scadute, avrebbe implicitamente comportato – secondo l'interpretazione del Consiglio di Stato – anche la proroga dei termini delle corrispondenti dichiarazioni di pubblica utilità e avrebbe conferito a posteriori il crisma della legalità alle procedure espropriative i cui termini erano scaduti fin da epoca assai anteriore alla stessa legge n. 166 del 2002; che, in sintesi, l'art. 55 del d.lgs. n. 325 del 2001 si rivela in contrasto con gli artt. 3, 24, 42, 53, 97 Cost.; che l'equiparazione di situazioni del tutto differenti viola il principio di uguaglianza, e crea un ingiustificato privilegio per la pubblica amministrazione, che, responsabile di fatto illecito puro, risponde in maniera limitata del danno arrecato, a differenza di ogni altro soggetto; che il risarcimento regolamentato comprime il diritto di difesa, in quanto preclude l'azione restitutoria, altrimenti ammessa nei casi di occupazione usurpativa; che la violazione dell'art. 42, secondo e terzo comma, Cost., consiste nel fatto che la norma denunciata viene a legittimare a posteriori il fatto arbitrario dell'amministrazione, prescindendo dai motivi di interesse generale che soli consentono l'acquisizione coatta della proprietà privata; che la violazione dell'art. 53 Cost. è configurabile in quanto la norma impugnata persegue il contenimento della spesa pubblica soltanto a carico di privati in astratto titolari del credito risarcitorio a misura integrale; che l'equiparazione di puri fatti illeciti usurpativi a irregolarità amministrative procedimentali sana a posteriori, sul piano delle conseguenze civilistiche, e inevitabilmente, delle connesse responsabilità amministrativo-contabili, gli arbitrî di funzionari e amministratori e così limita il sindacato della Corte dei conti (con violazione degli artt. 28 e 97 Cost., e così anche dell'art. 100, secondo comma, Cost.); che l'eccesso di delega, nella redazione del citato d.lgs. n. 325, emerge dall'inciso «o dichiarativo della pubblica utilità», che figura nella norma denunciata quale estensione del risarcimento regolamentato, mentre la legge delega (art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 15), alla luce del diritto vivente, non riguardava i meri fatti usurpativi; che l'operato del legislatore non sembra riconducibile ai principî del giusto processo (art. 111 Cost.), essendosi non solo modificato in pendenza di giudizio l'ammontare del risarcimento riconoscibile al privato, ma stravolta la natura stessa dell'azione sotto il profilo della causa petendi, come ricostruita dalla giurisprudenza; che alla medesima disposizione dell'art. 4 della legge n. 166 del 2002, stante l'omogeneità teleologica con l'art. 55 del d.lgs. citato, possono riferirsi gli stessi dubbi di illegittimità costituzionale prospettabili in riferimento a quest'ultimo; che la norma ha, analogamente, stravolto la causa petendi di domande già sub iudice, con conseguente vulnus del diritto di difesa, ed, in contrasto con l'art. 42 Cost., ha attribuito a posteriori la legalità a fenomeni illeciti, eludendo il principio di rilevanza costituzionale di previa determinazione dei termini di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità; che la disposta irrilevanza di evidenti responsabilità amministrativo-contabili, evidenzia profili di contrasto con gli artt. 28 e 97 Cost., e, di conseguenza, anche con l'art. 100, secondo comma, Cost.; che, nel giudizio, si sono costituiti, con separate memorie, di pressoché identico contenuto, Varone Giuliana e Ulisse Egilda e Marco da un lato, e Ulisse Maria e Stefano, dall'altro; che i predetti danno atto che l'art. 55 del d.lgs. citato, al primo comma, è stato modificato dall'art. 1 del d.lgs. 27 dicembre 2002, n. 302 (Modifiche ed integrazioni al d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, recante testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità), nel senso che, sopprimendosi l'espressione «o dichiarativo della pubblica utilità», il risarcimento regolamentato e ridotto è stato limitato, per il passato, alla sola ipotesi di occupazione appropriativa in senso stretto, riconfermando in tal modo che è data l'azione restitutoria reale, con la conseguente piena applicazione alternativa dei principî della responsabilità aquiliana di diritto comune e dell'integrale risarcimento per equivalente pecuniario in caso di scelta abdicativa degli aventi diritto, nelle ipotesi di occupazione usurpativa, che comprendono sia il caso dell'originaria assenza del provvedimento dichiarativo della pubblica utilità, sia gli altri due casi, più frequenti in pratica, di annullamento giurisdizionale di tale provvedimento e di sopravvenuta scadenza dei relativi termini di efficacia, anteriormente all'irreversibile trasformazione (e questo ultimo è il caso all'esame del Tribunale rimettente); che la modifica legislativa fa considerare superati i dubbi sollevati dal Tribunale di Napoli con riferimento all'art. 55 del d.lgs. n. 325 del 2001 , e tuttavia rimane la rilevanza di tutte le questioni prospettate con riferimento all'art. 4 della legge n. 166 del 2002; che la norma ha avuto l'effetto di attrarre sotto la regola dell'occupazione appropriativa l'acquisizione dei suoli di proprietà dei comparenti, realizzata de facto dal Comune di Ercolano, quando i termini di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità erano abbondantemente scaduti, e quando, dunque, sulla scorta del «diritto vivente», sorgeva a favore di essi l'azione reale recuperatoria di diritto comune, in alternativa all'azione personale intesa al risarcimento per equivalente integrale; che la proroga per legge ed ex post dei termini di efficacia dei decreti di occupazione di urgenza (e tra questi, dell'occupazione disposta dal Sindaco di Ercolano con decreto n. 126/87, con decorrenza 22 febbraio 1988 e scadenza 22 febbraio 1991), comporta la proroga dei termini di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, con la conseguenza di ricondurre sotto la fattispecie appropriativa, caratterizzata dalla mera mancanza di decreto di esproprio, una fattispecie usurpativa, originariamente contraddistinta dalla sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità, e di rendere applicabile il criterio risarcitorio riduttivo, con la conseguenza che l'art. 4 della citata legge n. 166 del 2002 è in contrasto, come esattamente dedotto dal giudice rimettente, con gli artt. 24, 42, 53, 28 e 97 Cost.; che nel giudizio si è anche costituito il Comune di Ercolano, che, in via preliminare, eccepisce l'inammissibilità delle questioni sollevate dal Tribunale di Napoli, stante la tardività delle deduzioni in tal senso svolte da parte attrice, solo in comparsa conclusionale, e per le quali non è stato accettato il contraddittorio; che, quanto alle singole questioni sollevate, il predetto Comune ritiene che quella riguardante l'art. 55, commi 1 e 2, del d.lgs.