[pronunce]

possa essere letto nel senso che esso consenta il procedimento di esecuzione disciplinato dalle disposizioni che lo seguono anche se il titolo esecutivo sia costituito dal verbale di conciliazione, in quanto le eventuali ragioni ostative devono essere valutate non ex post, e cioè nel procedimento di esecuzione, bensì, se esse preesistono, in sede di formazione dell'accordo conciliativo da parte del giudice che lo promuove e sotto la cui vigilanza può concludersi soltanto se la natura della causa lo consente. In presenza di un verbale di conciliazione, cui il codice di rito attribuisce in linea di principio efficacia di titolo esecutivo (art. 185, secondo comma, e art. 474, secondo comma, numero 1), si deve ritenere che le eventuali ragioni di ineseguibilità in forma specifica dell'obbligo siano state già considerate ed escluse, ferma restando la possibilità di far valere quelle sopravvenute. Non è superfluo soggiungere che i provvedimenti emessi dal giudice dell'esecuzione ai sensi degli artt. 612 e seg. cod. proc. civ. possono essere oggetto di opposizione per motivi sopravvenuti in caso di conciliazioni giudiziali, per motivi anche preesistenti in ipotesi di conciliazioni conclusesi al di fuori del controllo del giudice. Tale lettura esclude il denunciato contrasto con gli artt. 3, 24 e 111, secondo comma, Cost. (i parametri di cui agli artt. 10 e 113 Cost. sono evidentemente non pertinenti rispetto alla questione proposta), contrasto che potrebbe profilarsi sul rilievo che escludere l'efficacia esecutiva del verbale di conciliazione avente ad oggetto gli obblighi di fare o non fare costituirebbe un irragionevole seppur parziale sacrificio del diritto di difesa, del quale gli strumenti per ottenere in concreto "il bene della vita" conteso costituiscono aspetto essenziale, nonché una protrazione dei tempi del processo altrettanto irragionevole. E poiché, come questa Corte ha più volte affermato (cfr. , ex plurimis, sentenze n. 307 e n. 312 del 1996), tra diverse interpretazioni di una norma deve preferirsi quella conforme a Costituzione, dovendo pervenirsi alla dichiarazione di illegittimità costituzionale non perché della norma in questione si possa adottare un'interpretazione che ne determinerebbe la incostituzionalità, ma soltanto se della medesima non sia possibile fornire un'interpretazione conforme ai precetti costituzionali, ai sensi delle considerazioni svolte la questione va dichiarata infondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 612 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 10, 24, 111 e 113 della Costituzione, dal Tribunale di Treviso con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Amirante Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 12 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola