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Parlare di questo tema è infatti un po' come guardarsi allo specchio e vedere riflessa la propria madre, la propria figlia, la propria compagna e sapere che quello che si sente, quello che ci si augura per loro, cioè che siano libere di scegliere, di realizzare i loro sogni e di essere rispettate, accade solo se tutti si occupano dei diritti delle donne. In Italia troppo a lungo abbiamo avuto un atteggiamento bonario, di affettuosa fratellanza e paternità, ma anche talvolta di affettuoso paternalismo, e tutto questo ha fatto sì che in moltissimi nascesse la consapevolezza di potersi occupare delle donne, augurandosi il meglio per loro, ma ciò non accade. Non accadeva prima e ancor meno accadrà nel mondo di oggi. Siamo in un mondo globalizzato, un mondo che travolge, e quindi le scelte, se ingiuste a livello di sistema, ricadranno anche sulle persone a cui tenete e sulle donne a cui tenete di più e per le quali vi augurate il meglio. Quindi, ci aspettiamo di poter fare una battaglia uniti per cambiare. Serve però innescare un conflitto generativo, quindi un conflitto positivo, con delle consuetudini, dei luoghi comuni e dei presupposti che ormai non ci sono più e soprattutto non ci sono più utili. È un conflitto generativo anche semplice da superare, perché basta leggere i trattati internazionali ed europei; basta leggere la nostra bellissima Costituzione; basta leggere le molte leggi in materia, alcune delle quali anche approvate in questo Parlamento, per trovare le istruzioni d'uso. Basta leggere uno di questi testi per trovare la chiave di lettura da applicare. Il nodo è qui: dobbiamo tutti renderci conto che bisogna passare dalla fase ideale, in cui c'è già scritto tutto e non dobbiamo aggiungere una virgola, alla fase operativa. Dobbiamo mettere in pratica. Guardate che non è difficile, è un po' come montare un mobiletto dell'IKEA: istruzioni, un minimo di concentrazione e seguire le indicazioni. È veramente molto semplice. Mi dispiace dover banalizzare così, ma lo faccio proprio perché questo non succede. Non succede perché sono decenni che parliamo, usando la terminologia internazionale, di g ender gap , di empowerment e di diversity e non ci ascoltate. Non ci ascoltiamo e non ci capiamo. Sono anni in Italia che denunciano la scarsissima occupazione femminile, che le donne ai vertici delle società partecipate e quotate pubbliche solo il 6 per cento, che oltre il 30 per cento delle donne in Italia ha un contratto a tempo parziale, contro l'8 per cento degli uomini, e che il 13 per cento delle donne ha un contratto a termine, che adesso in questa crisi rischia di perdere. Continuiamo a dirci le cose, ma non ci capiamo e pare che tutto questo non riguardi assolutamente le donne, le mogli, le compagne, le figlie e le madri alle quali voi augurate il meglio. Allora l'Italia ha davvero bisogno di un cambio di passo da questo punto di vista. Dobbiamo davvero mettere in campo delle energie e, per farlo, dovete immedesimarvi. Pensate cosa succederebbe se oggi doveste scegliere se continuare il lavoro che state facendo, che avete costruito con grande impegno, che vi permette di essere seduti qui e di avere un reddito per mantenere la vostra famiglia, o se rinunciarvi perché nessuno si occupa dei vostri figli o dei vostri genitori. E non ci sono alternative: dovete farlo voi e c'è anche qualcuno che dice che tutto sommato va bene, perché meglio di voi non può farlo nessuno. O pensate come vi sentireste se aveste un lavoro che fate bene, con merito, garantendo risultati, ma guadagnaste meno del vostro collega e quel reddito inferiore non vi permettesse di acquistare una casa per vivere lontano da quella abitazione dove tornate tutte le sere e dove c'è qualcuno che vi picchia. Allora è necessaria un po' di immedesimazione, un po' di concentrazione su un tema che riguarda davvero tutti noi. Qui dobbiamo dirci una cosa molto chiara: per molto tempo, per molti millenni, c'è stato un pensiero normale prevalente maschile negli uomini e anche purtroppo in alcune donne e continua a resistere in alcune donne. Adesso l'Italia ha bisogno di immaginare, di intuizione, di nuove soluzioni: sono caratteristiche che quel pensiero prevalente maschile ha dimostrato di non avere in millenni. Allora, se avete a cuore l'Italia e il fatto che questo Paese esca dal guado, questo è il problema numero uno da risolvere, con coraggio e determinazione. (Applausi). RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro - vorrei dire rappresentanti del Governo, ma devo dire Ministro - onorevoli colleghi, la parità di genere e sostegno alle donne lavoratrici è un tema perenne che torna di attualità e genera questa discussione intorno a due mozioni, perché - dobbiamo contestualizzare - ci sono criticità nuove, ovvero il lavoro femminile nella cosiddetta fase 2 e la creazione di organismi per la ripartenza in cui sono risultate sottorappresentate le donne. Due mozioni sono state presentate: una di maggioranza - in Aula con un testo 3 che sollecita ulteriori impegni al suo Governo - e una della minoranza, a proposito della quale desidero ringraziare i colleghi di Forza Italia e della Lega per il lavoro fatto in comunità di intenti. Entrambe le mozioni nascono da una paura comune, da un'esigenza profonda e dalla volontà di fronteggiare il rischio concreto della segregazione femminile; nascono dalla minaccia, quindi, di un arretramento sociale e lavorativo delle donne, perché il lockdown e la fase 2, connessi alla mancanza cronica di un welfare adeguato, possono creare un corto circuito e riportarci indietro agli anni Cinquanta, ovvero gli uomini al lavoro e le donne a casa. Per scongiurare questo, Fratelli d'Italia ha proposto un programma articolato di interventi a sostegno delle famiglie, delle donne lavoratrici e per la riorganizzazione scolastica, con la ripresa dell'attività scolastica fino a luglio con classi sdoppiate per la scuola primaria e media inferiore; il potenziamento del bonus babysitter per la fascia zero-sei anni; l'allungamento dei congedi parentali retribuiti fino all'80 per cento e altre misure. Le conseguenze dell'emergenza derivante dal Covid-19 ricadono sulle famiglie e, con il ritorno al lavoro della fase 2 e le scuole chiuse, rimbalza la questione antica della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e la questione della condivisione del lavoro di cura. Ma si pongono anche questioni nuove, come - ad esempio - gli spostamenti, le modalità di telelavoro e di smart working , la riorganizzazione scolastica a cui ho accennato e la didattica a distanza per i nostri figli. Sui nodi nuovi il Governo non ha dimostrato una visione politica.