[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 146 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), promosso dal Giudice delegato ai fallimenti del Tribunale ordinario di Cosenza sull'istanza proposta dal Curatore del Fallimento della Srl "Fabbrica loggese Laterizi", con ordinanza del 31 maggio 2010 iscritta al n. 165 del registro ordinanze 2013 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28, prima serie speciale, dell'anno 2013. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 dicembre 2013 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano. Ritenuto che, con ordinanza depositata in data 31 maggio 2010, il Giudice delegato ai fallimenti del Tribunale ordinario di Cosenza ha sollevato - con riferimento, quale parametro costituzionale asseritamente violato, al «canone della ragionevolezza» - questione di legittimità costituzionale dell'art. 146 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui esso non prevede che possano essere poste a carico dell'erario le spese necessarie alla curatela fallimentare per il compimento di atti di gestione e di manutenzione di beni appresi all'attivo della procedura, in particolare ove si tratti di interventi necessitati, se non imposti, da altre norme dell'ordinamento; che il giudice a quo riferisce di aver nominato - nel corso di una procedura relativa ad un'impresa il cui stabilimento industriale è stato appreso al fallimento - un consulente tecnico con l'incarico di provvedere alla misurazione dei livelli di concentrazione di fibra di amianto all'interno della predetta area industriale ed alla individuazione degli interventi necessari per la rimozione del rischio di rilascio in essa di fibre di amianto e delle relative modalità operative anche al fine di contenere i conseguenti costi; che il consulente tecnico ha determinato questi ultimi in oltre 250.000,00 euro; che, con istanza del 25 maggio 2010, il curatore fallimentare, data la incapienza della procedura, ha chiesto l'adozione di un provvedimento ai sensi dell'art. 146 del d.P.R. n. 115 del 2002, il quale nel corso delle procedure fallimentari prevede la possibilità che, laddove non sia presente nell'attivo fallimentare alcuna somma di danaro, talune spese siano anticipate dall'erario; che, osserva, a questo punto, il rimettente, fra le ipotesi per le quali è ammessa la anticipazione delle spese a carico dell'erario non è compresa quella relativa alla rimozione di situazioni di pericolo derivanti da beni fallimentari, e ciò neppure ove si tratti di interventi dalla legge posti a carico dell'organo gestorio della procedura; che, aggiunge il giudice a quo, i beni del fallimento erano stati oggetto di un sequestro preventivo, disposto nel corso di procedimento penale per reati ambientali, a carico dello stesso curatore fallimentare; che, impugnato il detto provvedimento cautelare dapprima di fonte al Tribunale del riesame, quindi di fronte alla Corte di cassazione, questa, con sentenza n. 37282 del 2008, aveva rigettato la impugnazione osservando, fra l'altro, che le censure aventi ad oggetto la inidoneità economica della curatela fallimentare ad intraprendere iniziative volte alla bonifica dei luoghi esulavano dai limiti del ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali, essendo questo limitato alla sola denunzia delle violazioni di legge e non anche del vizio di motivazione; che, ad avviso del rimettente, ci si trova di fronte ad una situazione di "stallo", in quanto la curatela fallimentare non è in grado, stante la mancanza di fondi, di far eseguire le necessarie opere di bonifica, né è possibile che queste siano eseguite a spese dell'erario, non consentendolo il testo unico sulle spese di giustizia; che, pertanto, il giudice delegato ai fallimenti del Tribunale ordinario di Cosenza, ritiene che l'art. 146 del d.P.R. n. 115 del 2002 sia, in modo non manifestamente infondato, in contrasto col principio di ragionevolezza, dato il rapporto di incoerenza, contraddittorietà ed illogicità con cui si pone con altre disposizioni dell'ordinamento nella parte in cui esso non prevede, nello svolgimento di procedure fallimentari, la possibilità di porre a carico dell'erario le spese necessarie per fare fronte ad interventi necessari, se non imposti, al fine di evitare l'integrazione di ipotesi di reato previste da altre norme dell'ordinamento; che, quanto alla rilevanza della questione nel giudizio a quo, il rimettente osserva che la possibilità per il curatore fallimentare di procedere nel caso che interessa alla bonifica dei siti inquinati presuppone l'adozione di un provvedimento che disponga l'anticipazione delle relative spese da parte dell'erario; che è intervenuto nel giudizio, con il patrocinio della Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che la questione sollevata sia dichiarata manifestamente inammissibile o, comunque, infondata; che la difesa pubblica, rilevato preliminarmente che nel caso di specie sarebbe stato nella facoltà del curatore del fallimento di rinunziare alla assunzione all'attivo fallimentare dei beni oggetto di bonifica, in tal modo liberandosi in radice dei doveri connessi alla loro dispendiosa gestione, osserva che, comunque, la fattispecie sostanziale trova la sua disciplina nell'art. 192 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), in base al quale, laddove il soggetto obbligato non provveda alle operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti e di ripristino dei luoghi, queste sono eseguite dal Comune, con imputazione dei costi al soggetto obbligato; che, aggiunge la difesa dello Stato, analoga disciplina è contenuta sia nell'art. 250 del d.lgs. n. 152 del 2006, sia nel successivo art. 252, con l'unica variante secondo la quale, ove si tratti di siti di interesse nazionale, la bonifica, sempre a spese dell'obbligato, è eseguita a cura del Ministero dell'ambiente; che, d'altra parte, la facoltà di rivalsa in danno dell'obbligato è prevista anche in caso di fallimento, sia sotto la forma dell'obbligo del pagamento in prededuzione a carico della massa, sia nella forma della attivazione dell'onere reale gravante sul fondo contaminato; che, pertanto, il richiamo alla norma impugnata è incongruo, in quanto essa avrebbe altro oggetto ed altra finalità e sarebbe, comunque, non applicabile nel giudizio a quo; che la questione sarebbe, peraltro, «inammissibile per manifesta infondatezza», non essendo ravvisabile alcuna irragionevolezza nella disposizione censurata poiché, ove sia impossibile per il fallimento provvedere a quanto necessario, soccorrono le disposizioni prima citate, mentre sarebbe, viceversa, ingiustificata la pretesa di estendere la portata dell'art. 146 del d.lgs.