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Per quanto riguarda gli incarichi di consulenza, viene stabilito che la spesa annua per studi ed incarichi, inclusa quella relativa a studi ed incarichi di consulenza conferiti a pubblici dipendenti, sostenuta dalle amministrazioni pubbliche, non possa essere superiore al 90 per cento del limite di spesa per l’anno 2013. Al riguardo, nel bilancio di previsione, sono previsti specifici capitoli di bilancio per il conferimento dei suddetti incarichi. Sono fatte salve le esclusioni relative alle attività sanitarie connesse con il reclutamento, l’avanzamento e l’impiego del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, previste dall’articolo 6, comma 7, ultimo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Il comma 7 prevede la nullità degli atti adottati in violazione delle disposizioni in materia di consulenza, nonché la nullità dei relativi contratti; stabilisce, inoltre, che l’affidamento degli incarichi in esame in violazione delle disposizioni indicate costituisce illecito disciplinare e dà luogo all’irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria a carico del responsabile della violazione, ferma restando l’azione di responsabilità amministrativa per danno erariale. Sia per le auto blu che per gli incarichi di consulenza si prevede che la Presidenza del Consiglio dei Ministri -- Dipartimento della funzione pubblica e il Ministero dell’economia e delle finanze -- Dipartimento della ragioneria generale dello Stato possano disporre visite ispettive, a cura dell’Ispettorato per la funzione pubblica e dei servizi ispettivi di finanza del medesimo Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, al fine di verificare il rispetto dei vincoli finanziari in materia di contenimento della spesa denunciando alla Corte dei conti le irregolarità riscontrate. È stabilito, inoltre, che le sopracitate disposizioni costituiscono norme di attuazione dell’articolo 97 della Costituzione, nonché principi di coordinamento della finanza pubblica ai sensi dell’articolo 117, terzo comma della Costituzione medesima. Articolo 2 Il comma 1 interviene sul decreto-legge cosidetto « spending review », (decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135) al fine di chiarire, in relazione agli effetti delle riduzioni delle dotazioni organiche, la portata di alcune disposizioni contenute nell’articolo 2 del citato decreto. La proposta di modifica del comma 11 del predetto articolo 2 dà un margine di assunzione alle amministrazioni che hanno soprannumeri su alcune aree e vacanze in altre; risponde, pertanto ad esigenze funzionali. Il margine di assunzione è subordinato al congelamento di posti corrispondente al valore finanziario delle posizioni soprannumerarie che saranno assorbite mediante prepensionamento. In ogni caso l’autorizzazione ad assumere è valutata dal Dipartimento della funzione pubblica e dal Dipartimento della ragioneria generale dello Stato previa presentazione, da parte delle amministrazioni interessate, di un piano di assorbimento delle eccedenze tale da garantire la compatibilità delle assunzioni stesse con gli equilibri di finanza pubblica e senza rischiare situazioni di esubero e di collocamento del personale in disponibilità. Di estrema, importanza, attesa la necessità di assorbire le eccedenze di personale determinatesi a seguito del taglio delle dotazioni organiche, è la misura (comma 1, lettera a), punto 2) che prevede lo slittamento fino al 2015 dell’applicazione dei requisiti pensionistici secondo la disciplina anteriore alla cosidetta «riforma Fornero» per ovviare alla dichiarazione di esubero, alla messa in disponibilità ed al conseguente rischio di licenziamento degli eccedentari. Tale misura si rende ulteriormente necessaria atteso al comma 3 che viene chiarito che lo strumento del «prepensionamento» è utilizzabile da tutte le amministrazioni pubbliche che si trovino costrette a dichiarare l’eccedenza di personale, comprese le fattispecie di dichiarazioni di eccedenza che trovano la loro causa in criticità finanziarie dell’ente pubblico, quali quelle connesse al dissesto dei bilanci. Viene precisato che le dotazioni organiche non possono essere incrementate laddove siano state dichiarate eccedenze e adottate le misure di prepensionamento. Viene stabilito il termine di tre anni (anziché due come in precedenza), a decorrere dal 1º gennaio 2013, per l’individuazione dei soprannumeri non riassorbibili. La lettera b), considerato che a normativa vigente le cessazioni dal servizio legate a prepensionamenti non vengono conteggiate ai fini della determinazione del risparmio da utilizzare per individuare il budget assunzionale, consente di utilizzare tali cessazioni nel momento in cui le stesse possono essere calcolate come tali sulla base del regime pensionistico ordinario introdotto dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Il comma 2 chiarisce che agli ordini e ai collegi professionali, considerata la loro speciale natura e la loro piena autonomia finanziaria, non si applica il taglio delle dotazioni organiche di cui al citato decreto-legge n. 95 del 2012. Le disposizioni di cui ai commi 4 e 5 interpretano in maniera autentica l’articolo 24, commi 3 e 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che disciplina il regime di accesso al trattamento pensionistico ed i limiti di età per la permanenza in servizio. L’interpretazione autentica si rende necessaria per chiarire in maniera inequivocabile -- evitando lo sviluppo di contenzioso -- il regime applicabile ai lavoratori che hanno conseguito il requisito a pensione entro il 2011 e la salvezza dei limiti ordinamentali per i dipendenti pubblici. L’interpretazione oggetto della disposizione è conforme all’orientamento che è stato espresso nella circolare n. 2 del 2012 del Dipartimento della funzione pubblica, condivisa con il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’INPS, che è stata annullata in parte qua dalla sentenza del TAR per il Lazio, sezione I- quater, n. 2446 del 2013. Qualora l’orientamento giudiziale si consolidasse, vi sarebbe il rischio che -- non potendosi opporre il limite ordinamentale per la cessazione dal servizio -- i pubblici dipendenti possano pretendere di rimanere in servizio sino a 70 anni (questa età anagrafica è stabilita in generale dal menzionato articolo 24, comma 4), con evidenti ripercussioni negative sull’organizzazione delle amministrazioni, che, come noto, sono in fase di riduzione delle dotazioni organiche. Peraltro, la presenza di altre pronunce favorevoli invece all’orientamento espresso nella citata circolare (sentenza del TAR per l’Emilia Romagna n. 201 del 2013, e del TAR per il Veneto n. 303 del 2013) evidenzia proprio la necessità di intervenire legislativamente, onde evitare il proliferare di ulteriore contenzioso dannoso per le amministrazioni. La disposizione non comporta oneri.