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Si tratta innanzitutto di un'espansione verso Nord che assicurerà all'Alleanza la presenza di una regione che ha acquisito e acquisirà una crescente importanza nelle competizioni geopolitiche internazionali. L'Artico, infatti, a causa dei cambiamenti climatici e del conseguente scioglimento dei ghiacci, si sta trasformando in una regione dalla crescente navigabilità, aumentandone enormemente l'importanza strategica; un fatto, questo, ben noto a Putin, che già da tempo ne ha identificato le potenzialità sul piano commerciale e militare. In secondo luogo, a differenza degli allargamenti avvenuti negli ultimi trent'anni, i due Stati affacciati sull'Artico non facevano parte del Patto di Varsavia. Dopo il collasso dell'Unione Sovietica, gli Stati dell'Europa dell'Est si sono rivolti all'Alleanza atlantica in conseguenza dello stravolgimento politico e sociale, bisognosi di sicurezza e di inclusione nel mondo occidentale, come avrebbe voluto anche l'Ucraina. Non è questo il caso di Svezia e Finlandia, Paesi che storicamente hanno orientato la propria traiettoria internazionale verso la neutralità, nonostante il chiaro collocamento nell'alveo occidentale. Deve farci riflettere, onorevoli colleghi, il fatto che due Paesi che hanno mantenuto la neutralità anche nel periodo storico della cortina di ferro, si rivolgono ora all'Alleanza atlantica per garantire la propria sicurezza. Le loro inclusioni nel Patto atlantico rappresentano dunque il consolidamento di un lungo rapporto di cooperazione e vicinanza politica e culturale, ma anche una decisione presa dalla tragica necessità che la guerra ci ha posto di fronte. L'ingresso di due nuovi alleati dotati di un esercito potente e consolidato rafforzerà ulteriormente la capacità della NATO di garantire la sicurezza dei propri membri e delle partnership strategiche. D'altra parte, la gravità del momento ci impone la consapevolezza di dover affrontare le sfide che verranno con unità e responsabilità. Non c'è spazio per posizioni ambigue, per non dire inquietanti connivenze, nei confronti di chi ha invaso un Paese libero e riportato l'orrore della guerra nel Continente europeo. Il Patto atlantico si rafforza e, con esso, deve rinnovarsi la vicinanza dei popoli liberi, uniti nei valori della democrazia e dell'uguaglianza. Noi del Gruppo Insieme per il futuro - Centro Democratico abbiamo ben chiare le responsabilità che i cittadini ci hanno affidato e non ci sottrarremo ad adempiere ai nostri doveri per la sicurezza della Repubblica negli anni a venire. Per tali motivi, annuncio il voto favorevole a nome del mio Gruppo. (Applausi) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il mio amico - se posso usare questo termine - senatore Dessì, impegnato a solidarizzare con la rivoluzione sandinista, si è un attimo distratto sulle cose europee. Io ho grande afflato umano con lui. Esiste l'umanità prima della politica e quindi, a volte, ci troviamo nel dissenso. Collega Dessì, chi solidarizza come lei con i popoli oppressi non può non votare - se me lo consente - a favore di questo provvedimento. Infatti, il Trattato in oggetto nasce dalla rivoluzione che si è materializzata negli ultimi anni a seguito di ciò che, in termini geopolitici, ha significato l'invasione "all'Ucraina". Non c'è una guerra in Ucraina; c'è una guerra all'Ucraina, come troppe volte dimentichiamo. (Applausi) . La risposta della comunità occidentale con questo Trattato, che per me è fondamentale in termini di importanza, è dare sicurezza e accoglienza, in una comunità di valori, alla Finlandia e alla Svezia, una Repubblica e un Regno che sono in tutto e per tutto incardinati nel nostro sistema di valori e di vita (oltre al fatto che se ne devono considerare - apro e chiudo parentesi - le straordinarie relazioni bilaterali). Ricordiamo anche lo straordinario lavoro che questi Paesi fanno sull'accoglienza. Qualche anno fa sono andato nella regione curda del Nord dell'Iraq e ho visto i cristiani costretti a fuggire dalla piana di Ninive. Molti di essi hanno trovato ospitalità in Svezia, Finlandia e negli altri Paesi del Nord Europa che, in termini di accoglienza e integrazione, possono rappresentare tanto anche per noi. Sono intervenuto volentieri perché quello in esame non è un accordo burocratico che ratifichiamo come tanti altri; è una scelta fondamentale che questo Senato della Repubblica, in carica a tutti gli effetti, fa. Vorrei rivolgermi sempre al mio collega e amico Dessì. Hai biasimato il fatto che c'è una larga convergenza. Ti dico la verità: per me è esattamente l'opposto. Sono contento che i colleghi del MoVimento 5 Stelle votino questo provvedimento. Per me ha un altissimo significato ed è un segno il fatto che un partito guidato da un ex Presidente del Consiglio, pur nel dissenso totale con gli altri, voti questo provvedimento. Allo stesso modo, è un segno che in questi mesi e anni Fratelli d'Italia, unico Gruppo di opposizione, abbia aiutato il presidente Draghi nelle scelte di politica internazionale. Questo è il valore della centralità del Parlamento, perché i Governi passano, ma il Parlamento rimane in tutte le espressioni e in questo voto c'è l'espressione di una collettività nazionale e, se interpellassimo o facessimo un sondaggio non sui partiti, ma su questo, vedremmo che c'è un'ampia unità. Pertanto, senatrice Craxi, condivido pienamente la sua relazione e voterò a favore di questo documento, in quanto ritengo sia un passaggio significativo che collega queste alle grandi scelte di politica internazionale del nostro Paese che ci hanno fatto onore. (Applausi) . NUGNES (Misto-Man. A Pap PRc-Se) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-Man. A Pap PRc-Se) . Signor Presidente, per quanto riguarda la questione che stiamo ratificando, va chiarito che, oltre a gettare benzina sul fuoco, come giustamente è stato detto in apertura, si tratta sicuramente di una richiesta che ha un costo. Al di là della legittima posizione di Svezia e Finlandia, fino a poco fa neutrali, di entrare nella NATO, benché sia un altro estremo allargamento di un sistema militare che avrebbe dovuto chiudere negli anni Novanta, non teniamo conto del fatto che i curdi sono stati moneta di scambio per quanto riguarda questo ingresso e ciò è gravissimo, perché sono essi a pagare in questo momento il prezzo più alto, in Siria, come in Iraq. È sicuramente alto il prezzo pagato dai cittadini ucraini, ma è alto anche il prezzo pagato dai cittadini curdi uccisi, torturati e ogni giorno dimenticati. Il nostro Paese è corso alle armi con supporto bellico in Ucraina senza mai ascoltare i cittadini italiani che, come ci dicono i sondaggi, chiedevano di fermare la guerra e non di alimentarla. Ci siamo piegati miserevolmente a Erdogan. È notizia di questi giorni di un'ennesima strage in Siria con droni e missili mirati contro vari combattenti, tra cui un comandante di spicco.