[pronunce]

- Nella propria memoria la Regione Veneto eccepisce che dal verbale in data 10 settembre 1998 emerge che la Conferenza unificata aveva sancito l'intesa sullo schema di decreto del Ministro dei lavori pubblici a condizione che fossero recepite alcune richieste di modifica avanzate in corso di seduta, fra le quali, espressamente, l'eliminazione del comma 3 dell'art. 11 e dei commi 6, 7 ed 8 dell'art. 13 del bando, disposizioni che riguardavano la disciplina del procedimento e i criteri di valutazione dei PRUSST. Ad avviso della ricorrente l'amministrazione centrale non avrebbe però tenuto in alcuna considerazione le istanze correttive avanzate ed avrebbe anzi “mantenuto nel testo definitivo del corpus anche le norme alla cui eliminazione era stata tuttavia condizionata la stessa intesa della Conferenza unificata”. 4.3. - Il Presidente del Consiglio dei ministri rileva che dal raffronto tra l'intesa raggiunta in data 10 settembre 1998 in sede di Conferenza unificata e il decreto ministeriale oggetto di conflitto emergerebbe che quest'ultimo ha puntualmente recepito le modifiche richieste e che sul testo così concordato sarebbe stato acquisito l'assenso di Regioni ed enti locali; né il verbale attestante la raggiunta intesa recherebbe menzione di alcun dissenso o riserva da parte della Regione Veneto. Ad avviso dell'Avvocatura un atto statale emanato in piena conformità con un'intesa multilaterale regolarmente raggiunta in seno alla Conferenza Stato-Regioni o alla Conferenza unificata non potrebbe essere oggetto di un conflitto di attribuzione da parte di una soltanto delle Regioni partecipanti alla Conferenza. Tale atto, infatti, sarebbe solo formalmente riferibile allo Stato, poiché nella sostanza esso sarebbe espressione di una convenzione, della quale - se multilaterale - sarebbero parti stipulanti anche le altre Regioni. Agli accordi ed alle intese andrebbe riconosciuta, quindi, la capacità di produrre impegni e vincoli giuridici e non soltanto una valenza politica, sicché nel caso in cui una Regione, dopo avere partecipato alla Conferenza unificata, rimanendo in quella sede isolata, non accetti la volontà ivi collegialmente espressa e proponga un individuale ricorso per conflitto di attribuzione tendente a demolire quella volontà, tale ricorso dovrebbe essere dichiarato inammissibile. Nel merito, l'Avvocatura dello Stato ribadisce che i PRUSST non sarebbero strumenti urbanistici e non conformerebbero il territorio, dovendo anzi in linea di principio (salva l'intesa di cui all'art. 4, comma 1, del bando tra Comune proponente, Regione e Provincia) essere “in coerenza” con le vigenti previsioni urbanistiche; con il che sarebbe esclusa ogni lesione delle competenze regionali in materia di urbanistica. La difesa erariale conclude, quindi, ricordando che numerosi programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST) sono già stati finanziati e sono in corso di realizzazione o già realizzati in varie Regioni italiane, e tra questi anche un programma proposto dalla Regione Veneto, e che dall'annullamento del decreto impugnato non potrebbe giammai discendere l'attribuzione dei fondi alle Regioni 4.4. - In data 11 settembre 2001 il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato copia del provvedimento in data 19 settembre 2000, n. 1354, della Direzione generale coordinamento territoriale del Ministero dei lavori pubblici, avente ad oggetto la definizione dei criteri di valutazione dei programmi di iniziativa comunitaria per promuovere uno sviluppo urbano sostenibile (URBAN II), analoghi ai PRUSST. 5. - All'esito dell'udienza pubblica del 25 settembre 2001, questa Corte ha disposto l'acquisizione, tramite la Presidenza del Consiglio dei ministri, dello schema di decreto del Ministro dei lavori pubblici, recante “Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio”, in attuazione dell'art. 54 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, nel testo trasmesso con nota 7 agosto 1998, così come modificato con la successiva nota del 2 settembre 1998, oggetto dell'intesa sancita in sede di Conferenza unificata in data 10 settembre 1998. 6. - In prossimità della nuova udienza pubblica del 4 giugno 2002, la sola Regione Veneto ha depositato memoria, con la quale contesta la tesi del Presidente del Consiglio dei ministri secondo cui dalla propria partecipazione alla Conferenza unificata discenderebbe il difetto di legittimazione a proporre conflitto. La veste definitiva del provvedimento rappresenterebbe, infatti, il prodotto di una concertazione e non certo la posizione dichiarata di un soggetto specifico e, in ogni caso, tale soggetto non sarebbe l'organo di concertazione (la Conferenza unificata) né un suo componente (una Regione), ma piuttosto lo Stato nell'espletamento esclusivo della funzione legislativa. Nella memoria, peraltro, si ricorda che la Regione Veneto aveva espresso voto contrario in sede di Conferenza unificata, così anticipando con il proprio dissenso le doglianze manifestate nel successivo ricorso, la cui proposizione rappresenterebbe il presupposto di un potere autonomo rispetto a quello esercitato in sede di concertazione. La documentazione trasmessa dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a seguito della ordinanza istruttoria di questa Corte, in ogni caso, non consentirebbe di verificare se i commi espunti dal testo definitivo del decreto siano effettivamente quelli cui faceva riferimento la Conferenza unificata, del che, anzi, si potrebbe dubitare, giacché le disposizioni residue rappresenterebbero buona parte della disciplina operativa che riguarda una serie di procedimenti di estremo dettaglio, alla eliminazione delle quali ragionevolmente la Conferenza aveva condizionato l'intesa.1. - La Regione Veneto ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento al decreto del Ministro dei lavori pubblici in data 8 ottobre 1998, recante: «Promozione di programmi innovativi in ambito urbano denominati “Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio”», al connesso bando ed ai relativi allegati “A” e “B”, per violazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione, degli artt. 1, 2, 3 e 4 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa), degli artt. 1, 52, 54 e 98 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), e degli artt. 79, 80, 81 e ss. del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'articolo 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), e successive modificazioni.