[pronunce]

eventuali sforamenti del tetto di spesa, nei limiti del 40 per cento, possono essere dalle Regioni ripianati con il ricorso alle misure previste dall'art. 48, comma 5, lettera f), del decreto-legge n. 269 del 2003, «che escludono categoricamente l'adozione di provvedimenti come quelli qui avversati». 3.10. – Per quanto attiene, in particolare, al parere della Commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco 20 febbraio 2007, la difesa della Janssen Cilag s.p.a. aderisce alla qualificazione dello stesso, operata dal giudice a quo, come mero atto endoprocedimentale e prodromico rispetto ad un eventuale provvedimento della medesima Agenzia. Peraltro, la stessa difesa sottolinea come la predetta Commissione, con la successiva nota 3-4 aprile 2007, abbia proposto al Consiglio di amministrazione dell'Agenzia di assumere, a livello nazionale, un prezzo unico di riferimento per la categoria degli inibitori di pompa protonica, allineando il costo al giorno degli inibitori ancora protetti da brevetto al prezzo più basso ed escludendo il prezzo del generico, l'unico per il quale il brevetto era scaduto. Il suddetto Consiglio di amministrazione ha recepito tale proposta e, con delibera n. 13 del 19 aprile 2007, l'Agenzia italiana del farmaco ha disposto l'allineamento del prezzo di rimborso al costo giornaliero più basso dei medicinali ancora coperti da brevetto nell'àmbito della categoria in oggetto, mantenendo il costo giornaliero del lansoprazolo generico al valore di 0,79 euro. La costituita società inferisce dal mutato contesto che il parere richiamato dalla censurata disposizione sia stato «ampiamente superato», attesa la conseguente impossibilità per le Regioni di imporre prezzi di riferimento inferiori al costo giornaliero più basso dei farmaci coperti da brevetto all'interno della stessa categoria terapeutica omogenea. 3.11. – La difesa della parte privata conclude richiamando le argomentazioni svolte nell'ordinanza di rinvio in ordine alla illegittima previsione di una «delega in bianco» all'amministrazione regionale ed in ordine alla asserita configurazione della censurata disposizione come “norma-provvedimento”. 4. – In prossimità dell'udienza, la Regione Liguria ha depositato in ciascuno dei giudizi una memoria di identico contenuto, nella quale contesta le censure svolte dal TAR rimettente. Con riguardo alla dedotta violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., la difesa della Regione sostiene che la legge regionale avrebbe rispettato i presupposti previsti dall'art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2001, dal momento che la Commissione dell'AIFA aveva espresso parere favorevole, ritenendo che gli inibitori di pompa protonica fossero da ritenere medicinali non essenziali e sovrapponibili ai sensi del citato art. 6. Il limite dei livelli essenziali, dunque, sarebbe stato rispettato, dal momento che l'intervento regionale sarebbe avvenuto in conformità alla valutazione tecnica espressa dall'organo a ciò preposto dalla legge. Inoltre, la sovrapponibilità dell'efficacia clinica di tutti gli inibitori di pompa protronica sarebbe confermata anche da recenti studi della Società italiana di medicina generale. Inoltre, la disposizione regionale censurata sarebbe stata adottata in conformità all'accordo intercorso con i Ministeri dell'economia e delle finanze, e della salute in data 6 marzo 2007 il quale prevedeva, tra le misure di contenimento della spesa farmaceutica, il potenziamento dell'utilizzo dei farmaci generici, tra cui, in particolare, i suddetti inibitori. Con riguardo alla dedotta violazione del principio di uguaglianza e del diritto alla salute, la Regione osserva che, ricorrendo i presupposti previsti dalla legge, le Regioni possono adottare misure come quelle previste dalla disposizione censurata, mentre la garanzia di uniformità tra le varie realtà regionali competerebbe alla Conferenza Stato-Regioni, ovvero all'amministrazione statale. D'altra parte, non vi sarebbe alcuna compressione del diritto alla salute, posto che i farmaci generici avrebbero, per definizione, le stesse proprietà terapeutiche dei prodotti più costosi. La stessa giurisprudenza amministrativa avrebbe ritenuto in più decisioni che rientra nella discrezionalità politico-finanziaria delle Regioni la scelta delle modalità di intervento per la riduzione obbligatoria della spesa farmaceutica. Quanto alla dedotta violazione degli artt. 3 e 32 Cost. in conseguenza della delega in bianco conferita dalla disposizione censurata agli organi amministrativi, osserva la difesa regionale che la questione sarebbe irrilevante, dal momento che nel giudizio a quo non sarebbe contestato il corretto esercizio o il non esercizio del potere di deroga. Precisamente, la prima deroga, contenuta nell'art. 13 della legge regionale n. 15 del 2007 sarebbe in melius, in quanto volta a non applicare il criterio della equipollenza-sostituibilità di cui all'art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2001; pertanto, l'eccezione di incostituzionalità sarebbe non solo irrilevante, ma anche contraddittoria, «perché non si può censurare una disciplina per incostituzionalità e poi nel contempo censurare l'eccezione a tale disciplina». La seconda deroga, nel richiamare eventuali atti nazionali o regionali finalizzati a garantire gli stessi effetti economici, lascerebbe spazio ad altre soluzioni e dunque non avrebbe effetto lesivo. La difesa della Regione esclude, poi, che la disposizione regionale censurata abbia natura di legge-provvedimento, dal momento che i destinatari di essa, cioè i pazienti che necessitano dei farmaci in questione, non sarebbero individuati né individuabili; inoltre, la menzionata legge regionale n. 15 del 2007 presenterebbe il carattere dell'astrattezza, trovando applicazione tutte le volte in cui vi sarà la prescrizione di un farmaco rientrante nella categoria degli inibitori di pompa protronica. Quanto, infine, alla asserita violazione degli artt. 24 e 113 Cost., la Regione Liguria nega che scopo della disposizione denunciata fosse quello di superare provvedimenti giurisprudenziali, avendo come fine solo quello di stabilire i presupposti per l'applicazione dell'art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2001. Inoltre, detta disposizione opererebbe solo per il futuro e non inciderebbe, pertanto, sulle fattispecie sub iudice dal momento che le vicende pregresse sono regolate dalla normativa vigente al tempo della loro verificazione. L'adozione di una legge per disciplinare la fattispecie in questione, d'altra parte, non comporterebbe una diminuzione della tutela giurisdizionale, essendo sempre possibile il sindacato della Corte costituzionale. 5. – Con memorie di identico contenuto la Astra Zeneca s.p.a. e la Bracco s.p.a., ribadiscono la fondatezza della censura prospettata in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., osservando che il d.P.C.m. 23 aprile 2008, all'art. 8, avrebbe ulteriormente confermato che l'accesso ai farmaci di classe A costituisce livello essenziale di assistenza e non può essere arbitrariamente limitato dalle Regioni.