[resaula]

al riguardo, l'articolo rileva che la produzione di diversi documenti per ottenere la cessione o lo sconto previsto ai fini della detrazione del 110 per cento (per gli interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici) ha indotto i più importanti istituti di credito e assicurativi (Unicredit, Intesa-Sanpaolo e Generali) ad attivarsi (in collaborazione con le multinazionali del settore della consulenza), attraverso offerte di pacchetti finanziari e commerciali, "tutto compreso", che sottendono a una nota tecnica di pressione di marketing definita " bundling " (un'offerta che comprende al suo interno più prodotti e servizi) che hanno destato un notevole interesse nella clientela; gli effetti causati dagli articolati meccanismi relativi alle procedure e al numero così elevato di documenti previsti rischiano di determinare infatti una rapida concentrazione del mercato, danneggiando i liberi professionisti, i quali, agendo spesso disgiuntamente e non in rete, rischiano di non poter competere con i trattamenti economici derivanti dall'integrazione tra le multinazionali del credito e della consulenza; i servizi di consulenza da loro forniti si rilevano infatti introduttivi al finanziamento "ponte" che gli istituti di credito propongono al beneficiario per l'agevolazione fiscale prevista dal decreto rilancio, per accelerare successivamente il complesso iter procedurale; a tale riguardo, rileva l'Ipsoa, il prestito a breve termine costituisce un finanziamento che non rappresenta una garanzia reale associata e conseguentemente il processo di verifica e di controllo sull'esistenza del credito futuro rappresenta il momento decisivo dell'intera procedura di concessione del superbonus ; i dubbi e le preoccupazioni per i liberi professionisti, evidenzia ancora l'articolo, non riguardano tuttavia soltanto "l'aggressione" del potenziale offerto dal superbonus , ma si estendono anche al settore della revisione contabile e dei servizi, invadendone il mercato, che attualmente rappresenta l'attività "centrale" degli studi professionali di minori dimensioni e dei singoli professionisti autonomi, con gravi rischi di perdita di quote di mercato da parte loro; a giudizio degli interroganti, tali osservazioni appaiono condivisibili ed opportune, in relazione alle procedure previste dai decreti attuativi dell'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, relative agli interventi per l' ecobonus del 110 per cento, la cui complessità, derivante dal numero dei documenti e dai meccanismi burocratici difficoltosi da applicare (spesso incomprensibili), richiede l'assistenza di soggetti altamente specializzati nella consulenza e nei servizi finanziari e assicurativi quali società e multinazionali di alto livello, in grado di sostenere la clientela in maniera strutturale, attraverso servizi complementari, a svantaggio dei professionisti che essendo specializzati in servizi più limitati, rischiano di riscuotere meno interesse da parte della clientela, si chiede di sapere: quali valutazioni i Ministri in indirizzo intendano esprimere, nell'ambito delle rispettive competenze, con riferimento a quanto esposto; se non convengano che le complessità derivanti dal numero dei documenti da presentare ai fini del godimento del beneficio fiscale previsto per la cessione del credito ai sensi di quanto indicato dall'articolo 119, comma 11 del decreto-legge n. 34 e dalle successive disposizioni attuative, rischiano di determinare gravi danni economici nei riguardi dei liberi professionisti, in particolare gli studi professionali di piccola e media dimensione, i quali a causa dell'attuale normativa rischiano di perdere rilevanti quote di mercato e di competitività a vantaggio di società multinazionali del settore della consulenza e di istituti di credito e assicurativi; quali iniziative di competenza infine intendano intraprendere, al fine di ridefinire l'impianto legislativo del superbonus , migliorandone la qualità normativa, in particolare con riferimento alla documentazione da presentare, alla luce delle evidenti criticità lamentate dagli operatori del settore e i liberi professionisti appartenenti ai diversi ordini professionali in tutto il Paese. Atto n. 3-02041 DE BERTOLDI CALANDRINI DE CARLO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nel documento programmatico di bilancio per il triennio 2021-2023, elaborato dal Ministero dell'economia e delle finanze, è indicata tra le coperture finanziarie previste per la manovra di bilancio l'imponente cifra di 12,9 miliardi di euro per l'anno 2022 e 7,1 miliardi di euro per l'anno 2023, a titolo di "retroazione fiscale", ovvero di maggiori entrate stimate, attese dagli effetti previsionali d'incremento della crescita economica (anch'essi con un valore di stima), determinati dagli aiuti economici stabiliti in ambito europeo; al riguardo, gli interroganti non comprendono le ragioni per le quali, se si stabilisce di tagliare le tasse, stimando che tale decisione genererà una maggiore crescita economica che produrrà gettito (stando a quanto previsto dal documento programmatico di bilancio) non possono utilizzare tale gettito tra le coperture della manovra, mentre, se la maggiore crescita economica attesa deriva da aiuti europei, è invece consentito inserire tra le coperture della manovra il maggior gettito che si stima deriverà dalla crescita; gli interroganti non comprendono neanche i motivi per i quali la predetta prassi contabile ("effetti di retroazione fiscale delle misure") è sempre stata vietata ai precedenti Governi (ad esclusione dell'ultima legge di bilancio per il 2017 del Governo Renzi) da parte delle competenti autorità tecniche (Ragioneria generale dello Stato), in quanto ritenuta non conforme a principi di prudenza nella gestione del bilancio dello Stato, mentre nella manovra di bilancio per il 2021 è invece consentita (e per importi rilevantissimi); desta quindi perplessità la procedura contabile adottata dal Governo, in ragione del fatto che se gli "effetti di retroazione fiscale" sono ammessi attualmente, dovrebbero essere consentiti sempre, anche quando l'obiettivo è ridurre la pressione fiscale, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; quali siano i motivi per i quali vengono valorizzati (addirittura per 12,9 miliardi di euro nel 2022 e per 7,1 miliardi nel 2023) a fini di copertura di bilancio gli "effetti di retroazione fiscale delle misure", ossia le stime di maggiore gettito che dovrebbe essere indirettamente generato dalle misure che saranno varate con la manovra, nonostante tale prassi contabile, fino ad oggi, sia stata sempre ostacolata dalla Ragioneria generale dello Stato che aveva sino ad oggi negato, per questioni contabili e di disciplina di bilancio, tale procedura per i Governi precedenti che avevano tentato nel passato di avvalersene. Atto n. 3-02042 STABILE Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: con l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 ottobre 2020, recante ulteriori restrizioni per molte attività imprenditoriali e commerciali, a parere dell'interrogante è stato punito chi ha investito in sicurezza applicando in maniera rigorosa i protocolli sanitari imposti lo scorso maggio dal Governo in occasione della riapertura delle attività;