[ddlpres]

Delega al Governo in materia di fondazioni lirico-sinfoniche. Onorevoli Senatori. – L'Italia vanta storicamente un primato unico come consistenza del patrimonio culturale, materiale e immateriale. A questo patrimonio appartiene anche l'opera lirica la cui candidatura a patrimonio dell'umanità è stata recentemente formalizzata presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO). L'opera lirica e la musica sinfonica sono state e tutt'oggi sono per l'Italia uno strumento per raccontare e per raccontarsi, in una perfetta osmosi tra storia e narrazione, che rende questa complessa forma d'arte unica e nel contempo universale. La storia e la cultura operistica e sinfonica italiana costituiscono un patrimonio immateriale che merita di essere valorizzato non solo per l'importante e indiscusso ruolo di ambasciatore della cultura italiana nel mondo, e in quanto tale promotore di un'immagine positiva e amata del nostro paese, ma anche per le innegabili ricadute positive in termini di aggregazione, benessere sociale e indotto economico. Attualmente le fondazioni lirico-sinfoniche versano in uno stato di crisi che meriterebbe più di una riflessione sulle scelte politiche compiute negli ultimi decenni. L'attuale assetto delle fondazioni lirico-sinfoniche nasce nell'ambito del processo di privatizzazione che ha caratterizzato il nostro Paese a partire dagli anni Novanta: con il decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, recante disposizioni per la trasformazione degli enti che operano nel settore musicale in fondazioni di diritto privato, gli ex enti lirici statali hanno mutato con un'apposita previsione normativa la loro forma giuridica da enti lirici in fondazioni lirico-sinfoniche. Tuttavia, per ruolo, vocazione e per le funzioni che svolgono, finanziate per il tramite del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), le fondazioni rimangono istituzioni culturali d'interesse pubblico. Questo status ibrido ha contribuito a generare problemi e opacità nella gestione degli enti stessi, colpiti da crisi patrimoniali e finanziarie, dovute non solo alla difficoltà di coprire i costi con le sole risorse pubbliche ma anche a una discutibile governance delle stesse. Nel corso degli anni interventi normativi di tipo correttivo hanno cercato di tamponare la grave situazione venutasi a creare, senza riuscire, però, a portare a compimento un percorso, tanto auspicabile quanto necessario, per la sopravvivenza stessa degli enti. I provvedimenti legislativi che si sono susseguiti in questi anni, infatti, pur nel tentativo di riformare il settore, non sono risultati efficaci ma al contrario hanno talvolta generato caos normativo e ricadute negative soprattutto e ingiustamente nei confronti delle masse artistiche e tecniche considerate come la variabile di maggiore incidenza sullo stato di crisi attuale. In tale quadro, complesso e problematico, sono da evidenziare altre criticità quali l'assenza di armonizzazione dei finanziamenti, lo stato di incertezza in cui, sempre rispetto al sistema di finanziamento, versano gli enti locali, nonché il reperimento dei fondi privati; le modalità di reclutamento degli organi di gestione e l'individuazione delle responsabilità degli stessi. Più nel dettaglio, al principio della scorsa legislatura, con l'articolo 11 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, cosiddetto « Valore cultura », sono state introdotte un'articolata disciplina e misure urgenti finalizzate al risanamento delle fondazioni. In particolare l'articolo 11 del citato decreto-legge prevedeva un piano di risanamento mediante rinegoziazione e ristrutturazione del debito anche attraverso la razionalizzazione del personale artistico e l'individuazione di soluzioni idonee a riportare la fondazione, entro i tre esercizi finanziari successivi, nelle condizioni di attivo patrimoniale e almeno di equilibrio del conto economico. Le disposizioni del suddetto decreto-legge sono state poi integrate dal decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, cosiddetto « Art Bonus ». Successivamente l'articolo 24 del decreto-legge 24 giungo 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, ha introdotto ulteriori modifiche nel percorso di risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche individuando requisiti molto stringenti, soprattutto quelli relativi alla gestione economica, in base ai quali sono stati operati opinabili tagli netti a spese soprattutto della forza lavoro. Da ultimo la legge 22 novembre 2017, n. 175, recante disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia, ha previsto che l'adozione di una serie di decreti legislativi per il completamento della riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche. Tuttavia tali decreti non sono mai stati emanati. Con il presente disegno di legge si conferisce al Governo una nuova delega per la riforma del settore con particolare riguardo ad alcuni aspetti e con la ragionata esclusione di altri relativi al profilo patrimoniale e alla eventuale revisione della natura giuridica delle fondazioni per i quali si ritiene più opportuno un intervento legislativo di diretta iniziativa governativa. Con l'articolo 1 il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, finalizzati alla revisione dell'assetto ordinamentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche individuando modelli organizzativi e gestionali, basati su princìpi di sostenibilità economica e valorizzazione della qualità e delle risorse interne, idonei a garantire la stabilità economico-finanziaria e al contempo la salvaguardia della funzione sociale, del valore culturale e dell'impronta pubblicistica delle fondazioni medesime. Tra i princìpi e i criteri direttivi elencati all'articolo 1 sono previsti: l'armonizzazione degli interventi di finanziamento dello Stato con quelli degli altri enti pubblici territoriali affinché siano garantiti tempi congrui e modalità di erogazione omogenee; l'adozione di modelli di gestione più virtuosi e la revisione dei criteri di ripartizione del contributo statale; il potenziamento di strumenti di garanzia e trasparenza sia nei processi di rendicontazione sia di attribuzione dei contributi statali, l'incremento di spettacoli lirici nella distribuzione radiotelevisiva finalizzata a una maggiore diffusione della cultura lirico-sinfonica; l'incremento della fruizione da parte del pubblico nelle aree più disagiate e un maggiore coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado. Al comma 2 del medesimo articolo 1, sempre nell'ambito dei princìpi e criteri direttivi sono previsti, tra gli altri, il rafforzamento della responsabilità del sovrintendente e del consiglio di indirizzo sulla gestione economico-finanziaria delle fondazioni; il rispetto dei parametri di chiarezza e trasparenza nella redazione dei bilanci di ciascuna fondazione; la revisione dei requisiti e delle procedure di reclutamento del sovrintendente e del direttore artistico; l'istituzione di un registro nazionale dei materiali scenici per favorire e incoraggiare la condivisione degli stessi.