[resaula]

l'effettività dei diritti umani è collegata a un sistema di garanzie ancorate alla Costituzione, che hanno il baricentro in un diritto di libertà, in un diritto di opinione, come è stato ricordato, ma soprattutto anche in un diritto all'inviolabilità della persona, che può essere limitata soltanto in virtù di provvedimenti giudiziari in un sistema di garanzie motivate, trasparenti, impugnabili. Il vulnus della vicenda dello studente Zaki è esattamente questo. La cittadinanza prevede che non si possa essere privati della libertà senza un processo giusto, o in alternativa anche prima di un processo, se non con motivate esigenze che devono essere impugnabili e non possono essere riprodotte come di fotocopia senza possibilità di difesa. La libertà e la cittadinanza implicano l'inviolabilità della dignità della persona e, soprattutto, non può mai essere un arbitrio del potere politico, anche se legittimato dal voto, privare o limitare la libertà delle persone. La cittadinanza e questi diritti implicano anche un diritto alla verità, che appartiene ai cittadini, al popolo, nell'universalità dei diritti umani. Per questo ci richiamiamo alla Dichiarazione universale dei diritti umani e questa idea di cittadinanza, questa idea di Europa, che però vogliamo sia universale, ci richiama a un diritto mite, a uno Stato che è per un diritto mite. Tuttavia, a questo diritto mite corrisponde la prepotenza del nostro grido, che si leva alto e chiaro, per la libertà delle persone, per la tutela dei loro diritti, per l'inviolabilità della dignità della persona. Con la mozione in discussione vogliamo anche affermare l'obiettivo che questa universalità dei diritti umani, che ha radici nella dichiarazione del 1948 (non a caso a Parigi), non potrà mai muoversi secondo una convergenza parallela, una linea parallela alle politiche degli Stati e ai rapporti tra di loro. Con la mozione in esame affermiamo questo obiettivo, questa direzione, questo impegno ed è per questo, in conclusione, che noi diciamo che Zaki è uno di noi, perché è un cittadino, è titolare e partecipe di questa idea di cittadinanza; pertanto, per questo motivo affermiamo che deve avere la cittadinanza italiana e riconosciamo questo diritto come universale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruotolo. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, quattrocentotrentadue giorni di carcere preventivo; picchiato, sottoposto a scariche elettriche, minacciato, accusato di diffondere notizie false, di attentare alla sicurezza nazionale dell'Egitto, accusato cioè di battersi per i diritti civili nel tuo Paese dove è al potere il regime di al-Sisi. Amnesty international considera Patrick Zaki un prigioniero di coscienza, detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media. Altri interventi prima del mio hanno motivato l'adesione alla mozione n. 329, che ha come primo firmatario il senatore Verducci, che ringrazio, e cioè la richiesta al Governo italiano di concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, ricercatore egiziano, studente dell'Università di Bologna, detenuto in una prigione egiziana dal 7 febbraio dell'anno scorso. La battaglia per la libertà di Zaki è una battaglia di tutti perché i diritti di Patrick Zaki sono i diritti di tutti. Questo è un caso di detenzione arbitraria che ha colpito l'opinione pubblica del nostro Paese. Non siamo i soli a essere preoccupati per le violazioni dei diritti umani in Egitto; 31 Stati hanno sottoscritto di recente una dichiarazione al Consiglio ONU dei diritti umani per quello che accade in Egitto. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Egitto, citando come esempi i casi di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016, e Patrick Zaki. Le autorità egiziane si rifiutano di rivelare il numero dei detenuti presenti nelle carceri. Organizzazioni non governative impegnate per i diritti umani stimano che il numero sia di 114.000, oltre il doppio della capienza massima indicata dal presidente al-Sisi. Dal 2014 in Egitto sarebbero state eseguite almeno 165 condanne a morte. C'è poi l'omicidio di Giulio Regeni; sì, l'orrendo omicidio del ricercatore italiano rapito il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo, torturato e ucciso dai Servizi di sicurezza egiziani. Cinque anni senza giustizia, cinque anni di depistaggi e di reticenze delle autorità del Cairo. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,54) ( Segue RUOTOLO). Colleghe e colleghi, abbiamo un problema enorme nei rapporti tra il nostro Paese e l'Egitto. Come possiamo coniugare i nostri interessi strategici, i rapporti diplomatici e di cooperazione con l'Egitto di al-Sisi, responsabile dell'omicidio di Giulio Regeni e della detenzione illegale di Patrick Zaki. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ci dà una risposta quando definisce il presidente turco Erdoğan un dittatore. Si deve essere franchi - ha detto il presidente Draghi - nell'esprimere le proprie diversità di vedute, di opinioni e di visioni della società e si deve essere anche pronti a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare l'equilibrio giusto. Vi chiedo e mi chiedo quale sia l'equilibrio giusto con l'Egitto che tiene in carcere illegalmente Patrick Zaki e che è responsabile dell'omicidio di Giulio Regeni. Sappiamo che sta facendo rotta verso l'Egitto la seconda fregata Fremm, destinata alla Marina egiziana e stiamo sostenendo nei fatti il regime egiziano con forniture militari. Non si possono vendere armi a un Paese in cui si violano i diritti umani e civili. (Applausi) . Colleghe e colleghi, abbiamo il dovere di chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni e approvando oggi la mozione per la cittadinanza italiana a Patrick Zaki impegniamo il Governo ad intraprendere ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane per sollecitarne l'immediata liberazione. L'impegno che prendiamo oggi è quello di batterci perché Patrick Zaki possa riabbracciare al più presto, da uomo libero, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi compagni dell'Università di Bologna. Caro Zaki, non ti lasceremo solo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, ringrazio il collega Verducci e la collega Montevecchi per l'importantissimo documento che stiamo discutendo oggi. Ovviamente ringrazio la senatrice Segre per essere qui con noi a ricordarci l'importanza dei diritti umani. La repressione del pensiero critico e la compressione dei diritti umani sono ancora troppo diffuse; penso non solo all'Egitto di al-Sisi, ma anche alla Turchia di Erdoğan, all'Arabia Saudita del principe bin Salmān. Si pensi al brutale assassinio di Jamal Khashoggi, ai territori occupati da Israele in Palestina, al Myanmar della giunta militare golpista.