[pronunce]

che il Tribunale di Livorno non chiederebbe l'annullamento dell'atto impugnato e non manifesterebbe minimamente la volontà di proporre un conflitto di attribuzione dalla cui decisione possa risultare la restaurazione di sue ipoteticamente violate prerogative costituzionali; che, infine, il ricorso «tace del tutto sul contesto fattuale» nel quale il conflitto si inserisce; che, nel merito, il Senato della Repubblica chiede il rigetto del ricorso, in quanto la Camera competente sarebbe «senz'altro titolare del potere di qualificare come ministeriale un determinato reato, adottando una deliberazione vincolante e insindacabile dall'Autorità giudiziaria, che (negli stretti limiti desumibili dall'art. 9 della legge cost. n. 1 del 1989) può contrapporsi ad essa solo promuovendo conflitto di attribuzione»; che, in data 3 agosto 2010, si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, rilevando la inammissibilità del conflitto e chiedendo, in subordine e nel merito, il rigetto del ricorso; che, secondo la Camera dei deputati, l'inammissibilità del conflitto deriverebbe, in primo luogo, dalla carenza del petitum, posto che «nell'atto di elevazione del conflitto risulta omessa sia la espressa richiesta di dichiarazione di non spettanza alla Camera della attribuzione esercitata nella specie, sia una formale domanda di annullamento dell'atto impugnato e asseritamente lesivo»; in secondo luogo, dalla mancata indicazione delle specifiche disposizioni costituzionali che si pretenderebbero violate dalla delibera camerale; in terzo luogo, dalla circostanza che il ricorso sarebbe in buona sostanza preordinato a proporre nuovamente alla Corte un thema decidendum già deciso con la sentenza n. 241 del 2009; in quarto luogo, dal fatto che il ricorso sarebbe diretto a dolersi del diniego della autorizzazione a procedere, atto insindacabile ai sensi dell'art. 9, comma 3, della legge cost. n. 1 del 1989; che, nel merito, la Camera dei deputati sostiene la non fondatezza del ricorso, in quanto l'organo parlamentare avrebbe legittimamente attivato autonomamente la procedura autorizzatoria prevista dall'art. 9 della legge cost. n. 1 del 1989; che, in data 27 settembre 2011, il Senato della Repubblica ha presentato una memoria, rilevando la manifesta improcedibilità del conflitto in quanto il ricorso risulterebbe depositato presso questa Corte oltre il termine di trenta giorni dall'ultima notificazione, come previsto dall'art. 24, comma 3, delle norme integrative dei giudizi davanti alla Corte costituzionale; che, nella medesima data, anche la Camera dei deputati ha presentato una memoria in cui si chiede che la Corte dichiari il conflitto improcedibile, in quanto il ricorso sarebbe stato depositato oltre il termine previsto. Considerato che il Tribunale di Livorno - sezione distaccata di Cecina, in composizione monocratica, con ordinanza del 18 dicembre 2009, depositata il 7 gennaio 2010, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione alla deliberazione della Camera dei deputati del 28 ottobre 2009 (Documento XVI, n. 1), con la quale l'organo parlamentare ha ritenuto che i comportamenti ascritti al senatore A.M. (deputato e ministro all'epoca dei fatti), oggetto di procedimento penale pendente presso il Tribunale ricorrente, sono riferibili all'art. 96 della Costituzione, negando conseguentemente l'autorizzazione a procedere all'autorità giudiziaria; che il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati, nelle rispettive memorie, hanno eccepito l'improcedibilità del conflitto per l'inosservanza, da parte del giudice ricorrente, del termine perentorio di trenta giorni dall'ultima notificazione fissato, dall'ordinanza n. 211 del 2010 che ha ammesso il conflitto, per il deposito - presso la cancelleria di questa Corte - del ricorso e dell'ordinanza, con la prova della loro notificazione; che l'eccezione è fondata; che l'art. 24 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale prevede che il ricorso dichiarato ammissibile, con la prova delle notificazioni eseguite a norma dell'art. 37, comma quarto, della legge 11 marzo 1953, n. 87 «è depositato nella cancelleria della Corte entro il termine perentorio di trenta giorni dall'ultima notificazione»; che, poiché tale deposito degli atti deve avvenire - ai sensi dello stesso art. 24, comma 3, delle norme integrative - «con la prova delle notificazioni», il dies a quo della decorrenza del termine va ragionevolmente individuato nel momento in cui il ricorrente, se diligentemente attivatosi, ha avuto la disponibilità della prova delle notificazioni; che, nella specie, il Tribunale di Livorno - sezione distaccata di Cecina, ha tempestivamente notificato il ricorso, unitamente all'ordinanza n. 211 del 7 giugno 2010 che ha dichiarato l'ammissibilità del presente conflitto, alla Camera dei deputati il 24 giugno 2010 e al Senato della Repubblica il 30 giugno 2010 (entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione, quindi, fissato nell'ordinanza stessa), ricevendo in restituzione le relate di notificazione dall'Ufficio notifiche esecuzioni e protesti (UNEP) della Corte di appello di Roma con atto pervenuto in data 16 agosto 2010 - come da timbro apposto su di esso - alla cancelleria del suddetto Tribunale; che il Tribunale ricorrente, con plico postale spedito il 2 settembre 2010 e pervenuto alla cancelleria di questa Corte il 3 settembre successivo, ha depositato gli atti notificati, con la prova delle loro notificazioni; che, mentre il ricorso e l'ordinanza risultano tempestivamente notificati il 24 giugno e il 30 giugno 2010, il loro deposito presso la cancelleria di questa Corte, con la prova delle notificazioni, è stato effettuato il 3 settembre 2010, oltre la scadenza del termine di trenta giorni previsto dall'art. 24, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale; che, in proposito, non esclude la tardività del deposito la circostanza che le relate delle notificazioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica siano pervenute al Tribunale ricorrente solo il 16 agosto 2010, quando il citato termine per il deposito degli atti notificati era già decorso; che, infatti, nel caso di specie, la notificazione alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica è stata effettuata dall'ufficiale giudiziario non già a mezzo posta, ma a mani proprie, con la conseguenza che è posto a carico del notificante un particolare onere di diligenza (ordinanze n. 41 del 2010 e n. 188 del 2009);