[pronunce]

Le fattispecie sono analoghe e pienamente comparabili in ragione del decisivo elemento comune costituito dall'esecuzione dell'espulsione prima dell'emissione del provvedimento che dispone il giudizio. Nella specie - come riferisce il Tribunale rimettente - l'esecuzione del provvedimento di espulsione è avvenuta ben prima dell'emissione del decreto di citazione diretta. Non è però possibile estendere alla fattispecie in esame l'interpretazione adeguatrice già accolta dalla giurisprudenza di legittimità (ex plurimis, Cass. , sez. prima penale, n. 38282 del 2004) e da questa stessa Corte (ordinanza n. 143 del 2006), secondo cui la sopravvenuta condizione di improcedibilità dell'azione penale sussiste altresì - e a maggior ragione - se si tratta dei reati meno gravi di cui all'art. 550 cod. proc. pen. , per i quali non è prevista l'udienza preliminare e quindi ben può il PM chiedere l'adozione della sentenza di non luogo a procedere. La formulazione letterale della disposizione censurata &#8210; che prevede, come condizione ostativa alla rilevanza dell'avvenuta esecuzione dell'espulsione, l'emissione del provvedimento che dispone il giudizio &#8210; non consente un'interpretazione estensiva così fortemente manipolativa del dato testuale, come del resto ritiene la giurisprudenza di legittimità (Cass. , sez. prima penale, n. 47454 del 2013). Non essendo praticabile l'interpretazione adeguatrice, la ritenuta violazione del principio di eguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 Cost.) comporta irrimediabilmente l'illegittimità costituzionale, in parte qua, della disposizione censurata. Per tutti i reati a citazione diretta, per i quali non è prevista - e non c'è stata - l'udienza preliminare, deve poter rilevare, a opera del giudice, la circostanza dell'avvenuta esecuzione dell'espulsione prima dell'emissione del decreto di citazione diretta: la conseguente insorgenza di una condizione di improcedibilità sopravvenuta non può trovare ostacolo nella circostanza che in concreto il PM abbia già formulato l'imputazione nel decreto di citazione diretta e che questo sia già stato emesso. 9.- Quindi - assorbiti gli altri parametri - va rimosso nella disposizione censurata, con la presente dichiarazione di illegittimità costituzionale, l'impedimento per il giudice, investito con citazione diretta ai sensi dell'art. 550 cod. proc. pen. , di accertare le condizioni previste per la pronuncia della sentenza di non luogo a procedere ; impedimento testuale costituito proprio dalla già intervenuta emissione del decreto di citazione diretta. Il giudice potrà, pertanto, rilevare d'ufficio - o in ipotesi anche a seguito di eccezione della difesa dell'imputato o finanche dello stesso PM - che sussistono le condizioni della speciale sopravvenuta improcedibilità prevista dalla disposizione censurata, al fine di pronunciare la sentenza di non luogo a procedere contemplata da quest'ultima; sentenza (quella prevista dall'art. 13, comma 3-quater) che - come riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 29 aprile-7 giugno 2019, n. 25358) - può, in questa fattispecie particolare, essere emessa anche in una sede processuale diversa dall'udienza preliminare. Ossia il giudice potrà rilevare che l'espulsione dell'imputato è stata eseguita prima dell'emissione del decreto di citazione diretta e che ricorrono tutte le condizioni per pronunciare sentenza di non luogo a procedere. Può aggiungersi che per l'esecuzione dell'espulsione occorre - come ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione, sezione seconda penale, sentenza 31 maggio-26 giugno 2018, n. 29396 ; Corte di cassazione, sezione seconda penale, sentenza 25 settembre-9 ottobre 2012, n. 39835) - che la richiesta del questore ex art. 13, comma 3, del d.lgs. n. 286 del 1998 sia stata assentita con il nulla osta, espresso o tacito, dell'autorità giudiziaria procedente. Ove la richiesta del questore non vi sia (ciò che può verificarsi per mancata conoscenza del procedimento penale pendente o per mera posteriorità di quest'ultimo o per altre ragioni), non di meno può il giudice - per il rispetto che richiede il principio di eguaglianza - verificare che sussistevano le condizioni perché il nulla osta potesse essere assentito, in particolare con riferimento all'interesse della persona offesa. 10.- In conclusione, va dichiarata l'illegittimità costituzionale della disposizione censurata nella parte in cui non prevede che, nei casi di decreto di citazione diretta a giudizio ai sensi dell'art. 550 cod. proc. pen. , il giudice possa rilevare, anche d'ufficio, che l'espulsione dell'imputato straniero è stata eseguita prima che sia stato emesso il provvedimento che dispone il giudizio e che ricorrono tutte le condizioni per pronunciare sentenza di non luogo a procedere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 13, comma 3-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nella parte in cui non prevede che, nei casi di decreto di citazione diretta a giudizio ai sensi dell'art. 550 del codice di procedura penale, il giudice possa rilevare, anche d'ufficio, che l'espulsione dell'imputato straniero è stata eseguita prima che sia stato emesso il provvedimento che dispone il giudizio e che ricorrono tutte le condizioni per pronunciare sentenza di non luogo a procedere. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 novembre 2019. F.to: Aldo CAROSI, Presidente Giovanni AMOROSO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 dicembre 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA