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in un momento in cui abbiamo la necessità di tirare fuori l'Italia dalle sabbie mobili; nel momento in cui rischia di arrivare la disoccupazione, quella vera; in un momento in cui le tensioni sociali potrebbero arrivare al culmine, noi abbiamo un Presidente del Consiglio che giustamente ha detto che questo è il momento di dare e non di togliere; questo è il momento di rilanciare l'economia. Allora, economia e tentativo di sconfitta del Covid-19 sono i temi principali, e non altro. Invece siamo arrivati qua. Non voglio iscrivermi al partito del benaltrismo - figuriamoci, in tanti ci sono già - ma mi pare che in questo momento un tema così divisivo dovrebbe essere trattato in maniera estremamente delicata. Colleghi, non la pensate magari come la penso io o come la pensano tanti colleghi, ma avremmo la possibilità - basta poco, forse poche ore, pochi giorni - di accantonare immediatamente e sotterrare quell'ascia di guerra che qualcuno ha tirato fuori, evitare di parlare - come si diceva una volta nei film western - con lingua biforcuta e andare al sodo, guardare quali sono i problemi. Allora, se si deve risolvere un problema, perché c'è un vulnus nel nostro ordinamento, proviamo a metterci d'accordo, proviamo a trovare una soluzione. Qui pare invece che si voglia arrivare ad affossare tutto, perché si arriverà al voto segreto e incominceranno a cadere alcuni emendamenti. Quello che qualcuno voleva portare a casa, l'asticella messa al minimo, non arriverà. Allora, siccome molti di voi stanno pattinando su una lastra di ghiaccio estremamente sottile, invito alla ragionevolezza e alla calma. Facciamo ancora un tentativo di trovare un'ipotesi di mediazione. Il disegno di legge Zan non è un totem, non è un provvedimento inemendabile, non siamo di fronte alle Tavole della Legge. Siamo di fronte a un provvedimento che sicuramente può essere migliorato se semplicemente uscisse dalle categorie di certo fanatismo che abbiamo visto anche in quest'Aula. Quello che vi voglio dire è che anche il Partito Democratico ha commesso un grave errore. Il rischio è quello di vederlo indirizzato verso una direzione chiara: diventare la sesta stella dei grillini. Questo è un problema dal quale dovreste provare a venire fuori. Certamente, capisco tutto, i ragionamenti legati alle alleanze, ma è possibile che il segretario Enrico Letta del Partito Democratico come primo provvedimento, tornato dalla Francia, abbia parlato di ius soli , di disegno di legge Zan, di patrimoniale e poi ancora - com'è avvenuto qualche giorno fa - di tassa sulla successione? (Applausi) . Queste sono categorie di pensiero che appartengono a una certa sinistra. Quindi, se volessimo provare a eliminare questo ragionamento divisivo, ci riusciremmo in un attimo, portando il primato del rispetto della persona e anche della famiglia. Vorrei ricordare che l'educazione appartiene al papà e alla mamma e non deve entrare attraverso la scuola o attraverso la politica. (Applausi) . Chi ha fatto politica sa perfettamente cosa accadeva negli anni Settanta, quando si andava a scuola - qualcuno l'ha ricordato - e si veniva tacciati automaticamente di essere fascisti semplicemente perché non si era comunisti; se uno era liberale, democristiano o missino, ciò era sufficiente per essere discriminato. Questo è avvenuto. Capisco anche il tentativo che avete fatto per provare a rendere più edulcorata la pillola, narrando che è stato opportuno inserire il termine "disabilità". Ma, se noi andiamo a guardare il provvedimento, ci rendiamo conto non solamente che questa legge è stata scritta male, ma anche che la disabilità compare in un solo articolo - non c'è, ad esempio, nell'articolo 1 - e che comunque dovremmo chiarire cosa si intende per disabilità. È l'invalidità del decreto legislativo n. 509 del 1988? È l' handicap della legge n. 104 del 1992? Oppure effettivamente è la sola disabilità ai sensi della legge n. 68 del 1999? Non c'è traccia di ciò negli articoli 7, 8 e 9. Concludo dicendo, cari colleghi, dopo trent'anni di professione di avvocato (in particolare nel penale), che il nostro ordinamento contempla tutto quanto è necessario per evitare che comportamenti discriminatori si possano verificare - e non lo dico soltanto io, ma lo dicono tutti - nel rispetto del principio previsto dall'articolo 3 della nostra Carta costituzionale, al quale questo provvedimento è antitetico. E non lo dico io, ma l'ha detto il presidente emerito Giovanni Maria Flick. Questo provvedimento, qualora dovesse passare, sarei curioso di vedere come potrà essere controfirmato dal Presidente della Repubblica, posto che è contrario non solamente all'articolo 3, ma anche all'articolo 21 e a buona parte degli articoli della Costituzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biti. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, proverò a intervenire su questo disegno di legge, di cui si parla da tanto tempo - a mio parere forse anche da troppo tempo - considerata la semplicità dell'argomento e il fatto che il mondo è avanti e noi siamo indietro. Proverò a dire due parole su questo argomento. Ma all'inizio vorrei rivolgermi al senatore Aimi, che mi ha sollecitato due piccole riflessioni. La prima, senatore Aimi, è che in quest'Aula abbiamo bocciato le pregiudiziali di costituzionalità. Quindi, che lei si richiami a questo è fuori luogo; le abbiamo bocciate e pertanto siamo tranquilli da questo punto di vista. La seconda è che lei si è rivolto al mio partito, dicendoci di fare il Partito Democratico e non la sesta stella. Vede, senatore Aimi, forse a lei sfugge che là dove ci sono i diritti, dove c'è il rispetto degli altri e dove c'è l'accoglienza, il Partito Democratico c'è sempre stato, c'è ancora e ci sarà sempre. (Applausi) . E questo è nei valori e nelle radici del Partito Democratico. Non ci insegni dove stare, senatore Aimi: sappiamo perfettamente cosa siamo e cosa vogliamo. Per esempio, in merito a questo disegno di legge, vedo che c'è una narrazione e c'è una realtà. La narrazione è composta di tanti elementi e ad essi proverò a ribattere, uno per uno, essendomi concentrata soltanto su alcuni. Ho sentito tante volte dire in quest'Aula - e non soltanto in quest'Aula, visto che il dibattito sul provvedimento è molto fuori da quest'Aula - che non è il momento e che il Paese non ha bisogno di questo disegno di legge. Io non so, cari colleghi e care colleghe, se voi avete una concezione di voi stessi così bassa da non essere capaci di tenere insieme i provvedimenti di cui il Paese sicuramente ha bisogno in questo momento e altri tipi di provvedimenti, come il disegno di legge in esame, che vuole tutelare persone che ogni giorno si svegliano e pensano di non andare bene all'Italia nel 2021. Vi chiedo: siamo capaci di rispondere a queste necessità? Io penso proprio di sì. Voi dovete rispondere a questo, perché richiamare sempre il fatto che siamo occupati in altro non rende giustizia a una grande parte del Paese che ogni giorno si sveglia e sente di essere sbagliata. E questo non ce lo possiamo permettere.