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In questo modo i cittadini avranno un sicuro punto di riferimento territoriale, in grado di assolvere a tutte le funzioni principali, per le quali erano in precedenza costretti a recarsi presso il più vicino tribunale e potranno avere risposte più veloci alle loro domande, su questioni che riguardano la loro sfera familiare e personale. Mi preme dire che, in passato e chiaramente nella scorsa legislatura, ero stato molto critico nei confronti della nuova geografia giudiziaria e lo sono tutt'oggi, soprattutto nella misura in cui si è venuta a creare una scopertura importante in luoghi territorialmente più periferici o comunque in zone in cui il presidio di legalità rimane fondamentale. Ci tengo a dire che, in questo senso, stiamo facendo un monitoraggio attento e sappiamo che la ferita è ancora molto aperta tra i cittadini: questo dà il senso dell'importanza che la giustizia ha per i cittadini stessi. Sappiamo che gli uffici di prossimità non hanno un collegamento diretto con la geografia giudiziaria, perché sono ben altra cosa, ma sappiamo anche che essi rappresentano un segnale di vicinanza che, esplicandosi nell'ambito della volontaria giurisdizione, in qualche modo avvicina la giustizia alle fasce deboli della popolazione. L'edilizia giudiziaria è un tema nevralgico, rivestendo un duplice significato: sostanziale e simbolico. È paradossale pensare che i luoghi in cui si amministra la giustizia siano essi stessi fonte di violazione dei diritti dei cittadini, nella loro veste di lavoratori. Uno Stato di diritto non può e non deve consentire simili abusi. L'ossequio agli articoli 3 e 35 della Costituzione impone di creare le condizioni affinché i luoghi in cui si svolge l'attività lavorativa offrano adeguati standard di sicurezza e siano improntati a garantire il benessere dei lavoratori. Tali luoghi devono essere confacenti ad esprimere quella solennità e quel senso di autorità caratterizzanti l'esercizio della giurisdizione. Per tali ragioni il Ministero si è immediatamente attivato, attuando una politica di razionalizzazione dei costi e di ripristino dell'efficienza del sistema e ha fatto confluire rilevanti risorse economiche ed organizzative nella specifica direzione dell'adeguamento e della funzionalità dei luoghi della giustizia. In particolare va sottolineato che, per quanto riguarda il piano quindicennale, le risorse assegnate dal 2017 ammontavano a 80,5 milioni di euro, mentre dal 2018 ammontano a 264 milioni di euro mentre l'attuale richiesta al Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) è per un quadro esigenziale di 386 milioni di euro dal 2019. A ciò si aggiungono 25 milioni di euro del Fondo unico di giustizia (FUG) già assegnati, nonché, per la programmazione triennale, 505 milioni di euro di investimenti, 56 milioni di euro per le riforme normative e 150 milioni di euro per le spese di giustizia, tutti stanziati con la legge di bilancio. Al fine di strutturare un programma di interventi organico... (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, chi non è interessato a seguire, può uscire dall'Aula. BONAFEDE , ministro della giustizia . Grazie, signor Presidente. Al fine di strutturare un programma di interventi organico e da svilupparsi lungo differenti direttrici, è inoltre apparso necessario - e i tragici eventi di questi ultimi giorni lo confermano drammaticamente - avviare una mappatura dell'attuale edilizia giudiziaria, per comprendere la composizione, le criticità e il livello di urgenza degli interventi, sia strutturali, sia di mero adeguamento. Le principali direttrici lungo le quali si è mossa l'attività del Ministero comprendono, innanzitutto, il recupero dell'immediatezza degli interventi programmati e la tempestività degli interventi di manutenzione degli uffici richiedenti, per i quali le risorse impiegate sono state imponenti e rendono atto dell'attenzione posta dal Ministero alla delicatezza del tema. L'importo per le opere di adeguamento al testo unico (decreto legislativo n. 81 del 2008) e la messa a norma degli impianti è stato pari a 257 milioni di euro, attraverso la realizzazione di 641 interventi. In secondo luogo, l'attività del Ministero si è mossa nella direzione del progressivo azzeramento delle locazioni passive in atto, il cui dato è particolarmente elevato, essendo pari a 380 contratti per oltre 300 immobili, che costituiscono un capitolo di spesa costante e antieconomico. Il censimento di tali immobili è stato propedeutico alla ricerca di soluzioni alternative, attraverso l'implementazione di indagini di mercato finalizzate alla ricerca di nuovi immobili adeguati rispetto alle esigenze delle strutture territoriali e idonei a interrompere una spesa superflua in capo al Ministero. Risultano allo stato in corso undici indagini di mercato, che riguardano le sedi di Foggia, Catania (dove ci sono due indagini in corso), Modena, Udine, Latina, Benevento, Pistoia, Venezia, Messina, Civitavecchia e Tivoli. In terzo luogo, l'attività del Ministero comprende il riutilizzo di immobili demaniali aventi una differente destinazione originaria, supportato anche tramite la predisposizione di modelli innovativi di gestione. Attraverso la stipula di protocolli d'intesa (ben nove nel corso dell'anno 2018) con la Cassa depositi e prestiti e l'Agenzia nazionale del demanio, è stato possibile progettare la realizzazione di altrettante cittadelle giudiziarie: Bari, Bologna, Santa Maria Capua Vetere, Velletri, Vercelli, Perugia, Lecce, Trani e Milano, procedendo alla consequenziale dismissione delle locazioni passive in atto dei rispettivi uffici giudiziari. Parimenti, sono stati individuati immobili di proprietà pubblica in disuso da molti anni, da riqualificare e destinare a usi giudiziari. Menzione a parte merita la risoluzione della nota vicenda riguardante il polo penale del tribunale di Bari, segno tangibile del grado di emergenza e di urgenza cui è giunta la problematica dell'edilizia giudiziaria. La procedura è stata definita in tempi estremamente e oggettivamente brevissimi (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) , con l'acquisizione in locazione dell'immobile sito in Bari, via Dioguardi n. 1, per le necessità degli uffici giudiziari baresi precedentemente allocati nel palazzo di giustizia di via Nazariantz: il tutto senza ricorrere ad alcuna opera di commissariamento. L'Amministrazione ha profuso un impegno incessante nell'attività di ricerca della nuova sede in tempi contingentati, resi ancor più ridotti dalla complessità dell'indagine da svolgere, considerata la quantità degli uffici, di risorse e di personale da allocare. Chiaramente stiamo parlando di una soluzione non definitiva, ma a tutt'oggi stabile. A proposito di edilizia penitenziaria, mi preme dedicare un pensiero ad Antonio Montinaro, prossimo al giuramento da avvocato (ha appena superato gli orali). Nei giorni scorsi, presso il palazzo del tribunale di Milano, è stato coinvolto in un incidente ed è a tutt'oggi sottoposto alle cure dei medici del Policlinico di Milano.