[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 11 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 1995, n. 236 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 21 giugno 1995, n. 120, recante disposizioni urgenti per il funzionamento delle universita), promosso con ordinanza emessa il 5 luglio 2000 dal Tribunale amministrativo regionale del Molise, iscritta al n. 64 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 6, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione delle parti private nel giudizio principale nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 29 gennaio 2002 il giudice relatore Carlo Mezzanotte; Uditi l'avvocato Orazio Abbamonte per le parti private nel giudizio principale e l'avvocato dello Stato Alessandro De Stefano per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che nel corso di un giudizio promosso avverso il decreto con cui il Rettore dell'università del Molise respingeva la domanda di reinquadramento formulata da alcuni dipendenti ai sensi dell'art. 11 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 1995, n. 236 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 21 giugno 1995, n. 120, recante disposizioni urgenti per il funzionamento delle universita), il Tribunale amministrativo regionale del Molise, con ordinanza in data 5 luglio 2000, ha sollevato questione di legittimità costituzionale del predetto art. 11, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione; che la disposizione censurata prevede che i dipendenti delle università per stranieri di Perugia e di Siena statizzati ai sensi degli artt. 26 e 27 della legge 29 gennaio 1986, n. 23 (Norme sul personale tecnico ed amministrativo delle universita), nonché i dipendenti tecnici e amministrativi assunti in ruolo ai sensi della legge 2 maggio 1984, n. 116 (Norme per il conferimento delle supplenze del personale non docente delle università e degli istituti di istruzione universitaria), anche se inquadrati su posti delle nuove carriere, possano beneficiare dell'inquadramento nei profili professionali delle qualifiche funzionali in base alle mansioni di fatto svolte; che, secondo il giudice remittente, tale trattamento di favore sarebbe privo di ogni ragionevole giustificazione se considerato alla luce della ratio della disposizione, che intenderebbe ricollocare il personale non docente delle università, già in servizio alla data di entrata in vigore della legge 11 luglio 1980, n. 312 (Nuovo assetto retributivo-funzionale del personale civile e militare dello Stato) e pertanto titolare delle qualifiche del sistema per carriere, nel nuovo ordinamento per qualifiche funzionali e mirerebbe ad estendere il criterio di inquadramento in base alle mansioni di fatto esplicate al personale assunto successivamente, ma sempre su posti appartenenti al vecchio ordinamento per carriere; che nell'ordinanza di rimessione si ricorda che l'inquadramento per mansioni era stato originariamente disposto dall'art. 85 della legge n. 312 del 1980 nei riguardi del personale universitario in servizio alla data del 1 luglio 1979, ma, in seguito anche ai ritardi di alcune università nella attuazione del sistema delle qualifiche funzionali, anche successivamente a tale data altro personale non docente era stato inquadrato su posti previsti dal vecchio ordinamento per carriere, così da rendere necessario un nuovo intervento normativo, con l'obiettivo di reinquadrare detto personale nei profili professionali delle qualifiche funzionali sulla base delle mansioni effettivamente svolte (art. 1 legge 21 febbraio 1989, n. 63, recante "Disposizioni per alcune categorie di personale tecnico ed amministrativo delle università"); che, ad avviso del giudice a quo, tratto comune a tutte le disposizioni testé menzionate sarebbe la circostanza che il personale da inquadrare secondo il nuovo ordinamento era titolare di posizioni di lavoro qualificate secondo il sistema per carriere, sicché la normativa appariva comunque diretta ad inquadrare per la prima volta tale personale nelle nuove figure professionali, mentre la fattispecie disciplinata nel censurato art. 11, relativa a personale già inquadrato su posti propri del nuovo ordinamento per qualifiche funzionali, verrebbe a configurare una ipotesi del tutto distinta, cui sarebbe estranea la finalità di disciplinare il passaggio dal vecchio al nuovo sistema di inquadramento; che per tale motivo la disposizione oggetto dello scrutinio di costituzionalità finirebbe con l'attribuire una più favorevole collocazione professionale a personale già inquadrato secondo il nuovo assetto; che l'avere riservato tale reinquadramento solo al personale statizzato delle università per stranieri di Perugia e di Siena ed al personale precario assunto in ruolo ai sensi della legge n. 116 del 1984 darebbe corpo ad una discriminazione in danno dei dipendenti di tutte le università che risultino già titolari di posizioni di lavoro definite in base all'ordinamento per profili professionali e qualifiche funzionali e svolgano di fatto mansioni più elevate rispetto a quelle ad essi formalmente conferite. che, infatti, nessun peculiare elemento, secondo il Tribunale amministrativo regionale remittente, potrebbe valere a differenziare la situazione dei dipendenti statizzati delle predette università rispetto al restante personale universitario direttamente assunto ed inquadrato su posti propri del nuovo ordinamento; che la parte privata, nell'atto di costituzione, ha aderito alla prospettazione del Tribunale amministrativo regionale remittente, evidenziando come la finalità della disposizione censurata sia quella di creare una perfetta corrispondenza, all'interno del personale tecnico e amministrativo delle università, tra pianta organica di fatto e inquadramenti giuridici; che proprio tale finalità renderebbe manifesta la ingiustificata limitazione dell'inquadramento secondo le mansioni di fatto al solo personale universitario delle università per stranieri di Perugia e Siena; che conseguentemente si chiede a questa Corte di estendere la disciplina di favore al restante personale universitario che versi in analoga situazione; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ed ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata; che la difesa erariale rileva come la disposizione censurata abbia un evidente carattere di specialità, e ritiene che questo ne dovrebbe escludere la generalizzazione; che secondo l'Avvocatura, seppure la disciplina derogatoria apparisse priva di giustificazione, dovrebbe comunque dichiararsi l'illegittimità della norma di privilegio, non certo estendere indiscriminatamente la disciplina d'eccezione fino a conferirle connotati di generalità; che inoltre la posizione del personale delle università di Perugia e di Siena presenterebbe aspetti del tutto peculiari, che giustificherebbero un loro differente trattamento;