[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 4, 2, comma 2, e 3, comma 2 del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 (Attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 32, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza) e dell'art. 3, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), in combinato disposto con l'art. 1 del Regolamento della Cassa forense 17 marzo 2006 e con l'art. 2 del Regolamento della Cassa forense 19 settembre 2008; dell'art. 18, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 15 luglio 2011, n. 111, in combinato disposto con l'art. 2 del Regolamento della Cassa forense 5 settembre 2012, degli artt. 2, comma 8, 10, comma 4 (recte: comma 3), 11, comma 3 (recte: comma 4) della legge 20 settembre 1980, n. 576 (Riforma del sistema previdenziale forense), promosso dal Tribunale ordinario di Napoli nel procedimento vertente tra M.T. e la Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense con ordinanza del 30 luglio 2014, iscritta al n. 16 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 8, prima serie speciale, dell'anno 2015. Visti gli atti di costituzione di M.T. e della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 18 ottobre 2016 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo; uditi gli avvocati Giuseppe Ferraro per M.T., Massimo Luciani per la Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense e l'avvocato dello Stato Gesualdo d'Elia per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che con ordinanza del 30 luglio 2014, iscritta al n. 16 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 8, prima serie speciale dell'anno 2015, emessa nel corso di una causa civile promossa dall'avvocato M.T. nei confronti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, il Tribunale ordinario di Napoli, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 4, 2, comma 2, e 3, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 (Attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 32, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza) e dell'art. 3, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), in combinato disposto con l'art. 1 del Regolamento della Cassa forense 17 marzo 2006 e con l'art. 2 del Regolamento della Cassa forense 19 settembre 2008; nonché dell'art. 18, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 15 luglio 2011, n. 111, in combinato disposto con l'art. 2 del Regolamento della Cassa forense 5 settembre 2012, nella parte in cui tali disposizioni «prevedono in ragione delle aliquote del contributo soggettivo a carico dei pensionati di vecchiaia, un maggiore contributo solidaristico di tale categoria rispetto a quello posto a carico degli avvocati non pensionati»; che il giudice ha dubitato, altresì, della legittimità costituzionale delle medesime disposizioni e degli artt. 2, comma 8, 10, comma 4 (recte: comma 3), e 11, comma 3 (recte: comma 4), della legge 20 settembre 1980, n. 576 (Riforma del sistema previdenziale forense), in riferimento all'art. 38 Cost., nella parte in cui «non prevedono un tetto massimo alla contribuzione erogata dai pensionati di vecchiaia per finalità solidaristica e, pertanto, non tutelano la funzione previdenziale della contribuzione versata»; che il rimettente premette di essere chiamato a decidere in ordine al ricorso con cui l'avvocato M.T. ha adito il giudice del lavoro per ottenere il rimborso delle somme versate a titolo di contributo soggettivo obbligatorio alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense dal 1° settembre 1995, data di maturazione della pensione di vecchiaia, ovvero, in subordine, il riconoscimento dei supplementi di pensione (biennale e triennale) mai percepiti o, in ulteriore subordine, la restituzione dei contributi versati «oltre i settanta anni di età, quale differenza tra i contributi versati e l'importo complessivo della pensione percepita»; che la Cassa, esercitando la potestà attribuitale dalla legge n. 335 del 1995, ha provveduto ad elevare le aliquote sia del contributo soggettivo che del contributo integrativo con i Regolamenti del 17 marzo 2006 e del 19 settembre 2008; che, secondo il giudice a quo, la legge n. 335 del 1995 avrebbe dato luogo ad una «sostanziale delegificazione» della materia; che l'art. 18, comma 11, del d.l. n. 98 del 2011, come convertito, ha previsto l'obbligatorietà dell'iscrizione e della contribuzione per tutti coloro che risultino aver percepito un reddito derivante dallo svolgimento dell'attività professionale e ha stabilito che «[p]er tali soggetti è previsto un contributo soggettivo minimo con aliquota non inferiore al cinquanta per cento di quella prevista in via ordinaria per gli iscritti a ciascun ente»; che con il Regolamento del 5 settembre 2012 la Cassa ha ulteriormente elevato l'aliquota del contributo dovuto dai pensionati di vecchiaia iscritti all'albo; che il rimettente ha osservato che mentre fino al 2006 il contributo solidaristico è stato fatto gravare in egual misura su tutti gli avvocati, a partire dalle innovazioni introdotte dal Regolamento del 17 marzo 2006, ai pensionati di vecchiaia è stato imposto il pagamento di un contributo soggettivo più elevato rispetto a quello dovuto dagli avvocati non pensionati; che tale assetto normativo suscita dubbi di legittimità costituzionale nel Tribunale rimettente sotto il profilo della disparità di trattamento, in violazione dell'art. 3 Cost.;