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Interventi per il potenziamento delle misure a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, al fine di favorire il recupero degli uomini autori di violenza domestica e di genere. Onorevoli Senatori . – Come è noto, con l'approvazione della legge n. 69 del 19 luglio 2019, denominata « codice rosso », sono stati potenziati nel nostro Paese gli strumenti normativi per il contrasto alla violenza di genere, attraverso l'introduzione di nuove fattispecie di reati e l'inasprimento delle pene per i reati di violenza sessuale e per quelli che avvengono nell'ambito delle relazioni domestiche e di genere. Il presente disegno di legge ha un duplice scopo: quello di integrare e rafforzare il regime di tutele introdotto dal codice rosso, superando i limiti per i quali non si presta la dovuta attenzione e il dovuto coinvolgimento agli autori delle violenze nell'azione di contrasto alla violenza stessa, in ottica di prevenzione e di eradicamento di comportamenti recidivanti, e quello di dare piena attuazione all'articolo 16 della legge 27 giugno 2013, n. 77, di ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011. Il potenziamento del concetto di prevenzione in questo ambito rappresenta un'urgenza ineludibile, se si considerano i dati ufficiali relativi al fenomeno in questione. In base alla più recente « Indagine sulla sicurezza delle donne » condotta dall'ISTAT, infatti, si tratta di dati drammatici. Nello specifico, il 31,5 per cento delle sedicenni-settantenni (6.788.000) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2 per cento (4.353.000) ha subìto violenza fisica, il 21 per cento (4.520.000) violenza sessuale, il 5,4 per cento (1.157.000) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652.000) e il tentato stupro (746.000). Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6 per cento delle donne (2.800.000), in particolare il 5,2 per cento (855.000) da partner attuale e il 18,9 per cento (2.044.000) dall' ex partner . La maggior parte delle donne che aveva un partner violento in passato lo ha lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6 per cento). In particolare, per il 41,7 per cento quest'ultima è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8 per cento è stato un elemento importante della decisione. Il 24,7 per cento delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner : il 13,2 per cento da estranei e il 13 per cento da persone conosciute. In particolare, il 6,3 per cento da conoscenti, il 3 per cento da amici, il 2,6 per cento da parenti e il 2,5 per cento da colleghi di lavoro. Le donne subiscono minacce (12,3 per cento), sono spintonate o strattonate (11,5 per cento), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3 per cento). Altre volte sono colpite con oggetti che possono fare male (6,1 per cento). Meno frequenti le forme più gravi come il tentato strangolamento, l'ustione, il soffocamento e la minaccia o l'uso di armi. Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l'essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6 per cento), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7 per cento), gli stupri (3 per cento) e i tentati stupri (3,5 per cento). Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner , parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7 per cento dei casi da partner , nel 3,6 per cento da parenti e nel 9,4 per cento da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex . Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8 per cento fra tutte le violenze commesse da sconosciuti). Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3 per cento e 31,5 per cento). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7 per cento contro 19,6 per cento), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5 per cento contro 16,2 per cento). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7 per cento contro 5,1 per cento). Le donne moldave (37,3 per cento), rumene (33,9 per cento) e ucraine (33,2 per cento) subiscono più violenze. Le donne straniere, contrariamente alle italiane, subiscono soprattutto violenze (fisiche o sessuali) da partner o ex partner (20,4 per cento contro 12,9 per cento) e meno da altri uomini (18,2 per cento contro 25,3 per cento). Le donne straniere che hanno subìto violenze da un ex partner sono il 27,9 per cento, ma per il 46,6 per cento di queste, la relazione è finita prima dell'arrivo in Italia. Il potenziamento del concetto tradizionale di prevenzione si traduce nel riconoscimento del ruolo dei centri di ascolto/trattamento per uomini autori di azioni violente nelle relazioni domestiche e/o di genere. Il meritorio lavoro fin qui svolto, in via sperimentale, dalle associazioni e dagli enti definiti come « centri per il recupero degli uomini autori di violenza domestica e di genere » o con definizioni analoghe va sistematizzato anche normativamente affinché tali centri siano inseriti a pieno titolo nella rete dei servizi per il contrasto alla violenza maschile contro le donne. I centri, che ad oggi sono diffusi in modo ancora disomogeneo sul territorio nazionale, offrono ai maltrattanti un percorso psico-educativo trattamentale, così come è previsto che avvenga dalla cosiddetta Convenzione di Istanbul, che ha riconosciuto come le problematiche relative alla violenza vadano affrontate con un approccio integrato, inglobando quindi coloro che commettono atti di violenza. Le iniziative sperimentali messe in campo in Italia hanno dato risultati positivi. Si tratta di progetti che hanno focalizzato l'attenzione sulle vittime di violenza di genere, allargando il raggio d'azione anche alle figure degli uomini autori di violenza ( stalker , maltrattanti eccetera), avviandoli ad un percorso rieducativo trattamentale finalizzato ad apprendere le corrette modalità di gestione delle emozioni e a comprendere pienamente il disvalore sociale e la gravità anche penale delle condotte devianti. L'efficacia di tali progetti è testimoniata anche dal bassissimo numero di recidive riscontrato da parte dei soggetti sottoposti al percorso rieducativo. Gli strumenti fin qui volti al supporto e alla protezione delle vittime di violenza sono infatti assolutamente necessari, ma non sufficienti. Il terribile e radicato fenomeno della violenza contro le donne deve essere affrontato in una prospettiva integrata, con la dovuta attenzione ai soggetti autori di violenza;