[pronunce]

L'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione si giustificherebbe anche in base al rilievo dell'«identità funzionale» tra il trattenimento del cittadino straniero e le misure ad esso alternative, che incidono entrambi sulla libertà personale dell'interessato. La giurisprudenza di legittimità avrebbe infatti chiarito che le misure alternative al trattenimento costituiscono una restrizione della libertà personale dello straniero, sotto il profilo della libertà di movimento e circolazione interna, per tal motivo riconoscendo la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante all'accertamento della legittimità del relativo provvedimento di convalida, anche dopo la definitiva cessazione dell'efficacia dell'espulsione, in relazione a possibili iniziative risarcitorie dell'interessato, a fronte di una palese illegittimità dell'applicazione delle misure medesime (è citata Cass. , n. 27692 del 2018). L'interpretazione conforme prospettata dalle parti private sarebbe altresì imposta dai «criteri del minor sacrificio, della proporzionalità e residualità» che governerebbero - in base alla direttiva 2008/155/CE, recepita nell'ordinamento italiano con il d.l. n. 89 del 2011, convertito, con modificazioni, nella legge n. 129 del 2011 - l'adozione di misure di allontanamento del cittadino extracomunitario il cui soggiorno sia irregolare. Le misure di cui al censurato art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione concreterebbero delle vere e proprie restrizioni della libertà personale anche alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (è citata la sentenza 6 novembre 1980, Guizzardi [recte: Guzzardi] contro Italia), sicché esse non sarebbero legittimamente attuabili «tramite un giudizio meramente cartolare». 3.2.- In subordine, ove questa Corte ritenesse di non poter accedere a un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione , le parti private insistono per l'accoglimento delle questioni sollevate dal giudice a quo. Le misure alternative al trattenimento, in quanto finalizzate alla tutela della procedura di allontanamento o di rimpatrio dello straniero, sarebbero qualificabili come misure cautelari di polizia, dal contenuto e dai presupposti analoghi alle misure precautelari disciplinate dal codice di procedura penale, sicché esse dovrebbero essere assistite dalle garanzie della riserva di legge e della riserva di giurisdizione di cui all'art. 13, secondo e terzo comma, Cost. Stante la preminenza costituzionale del diritto di difesa (sono citate le sentenze n. 238 del 2014 e n. 98 del 1965), la sua completa attuazione non potrebbe essere «rimessa alla volontà della parte», tramite l'esercizio di un contraddittorio solamente eventuale, tanto più ove l'interessato sia un soggetto straniero, «in condizioni di precarietà assoluta, con scarse cognizioni giuridico-culturali ed una scarsa, se non nulla, conoscenza della lingua italiana e del nostro sistema giuridico». Le misure alternative al trattenimento costituirebbero modalità meramente esecutive dell'accompagnamento coattivo alla frontiera, misura, quest'ultima, che, secondo la sentenza n. 105 del 2001 di questa Corte, inerisce alla materia regolata dall'art. 13 Cost. Anche con riferimento alle misure alternative occorrerebbe pertanto assicurare il rispetto del principio del contraddittorio, di cui all'art. 111 Cost., nonché la piena esplicazione del diritto di difesa di cui all'art. 24 Cost. L'art. 1 del Protocollo n. 7 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, adottato a Strasburgo il 22 novembre 1984, ratificato e reso esecutivo con la legge 9 aprile 1990, n. 98, prevederebbe delle «garanzie minime irrinunciabili» in relazione all'espulsione dello straniero, e segnatamente il diritto di far valere le ragioni che si oppongono alla sua espulsione (alla lettera a) e di far esaminare il proprio caso (alla lettera b). Secondo la giurisprudenza della Corte EDU - rilevante quale ausilio interpretativo e parametro integratore delle disposizioni costituzionali, secondo le sentenze n. 348 e n. 349 del 2007 di questa Corte - tali garanzie debbono essere effettive e non meramente formali (è citata la sentenza 2 settembre 2010, Kaushal e altri contro Bulgaria). Allo straniero attinto da un provvedimento di espulsione, pur se disposto per ragioni di sicurezza nazionale, spetterebbe inoltre il diritto a un ricorso effettivo, di cui all'art. 13 CEDU (è citata la sentenza 24 aprile 2008, G. C. e altri contro Bulgaria). Nel caso di specie, il procedimento di convalida delineato dall'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione realizzerebbe un contraddittorio meramente formale, «potendo il Giudice di Pace [...] limitarsi ad accertare che non sia pervenuta da parte dello straniero alcuna nomina del difensore di fiducia né tantomeno memorie difensive» e non dovendo egli verificare che il provvedimento che dispone la misura, il relativo avviso della facoltà di far pervenire memorie e la relata di notifica siano state tradotte in lingua comprensibile all'interessato; il che contrasterebbe con la garanzia della riserva di giurisdizione così come ricostruita dalla giurisprudenza costituzionale (è citata la sentenza n. 85 del 2013). Le parti private evidenziano infine come la disposizione censurata sia affetta da manifesta irragionevolezza - come tale censurabile dalla Corte, secondo le sentenze n. 175 del 1997, n. 416 [recte: 417] del 1996, n. 295 e n. 188 del 1995 - «essendo l'intervento legislativo volto a modulare al ribasso l'esercizio del diritto di difesa senza che a ciò corrisponda un considerevole ed apprezzabile incremento di tutela di altro e paritario interesse costituzionale». La mancata previsione della garanzia dell'udienza camerale non potrebbe infatti essere giustificata in un'ottica di tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza nazionale e di efficiente e rapida regolamentazione dei flussi migratori, atteso che non sussiste «alcun ostacolo organizzativo, logistico né meramente temporale alla celebrazione dell'udienza, potendosi traslare tout cour[t] il modello predisposto per l'udienza di convalida e/o di proroga del trattenimento alla convalida delle misure ad esso alternative, senza che ciò comporti dispendio ulteriore di risorse, mezzi e personale».