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L'articolo 3 istituisce il « Fondo Italia 2035 », che vuole alleviare i costi socioeconomici innescati dalla transizione climatica, sostenendo la diversificazione economica, la riconversione dei territori interessati e il sostegno alle filiere dei settori che presentano difficoltà nella riconversione, cosiddetti settori hard to abate – HTA, e dell'automotive. Ciò significa sostenere gli investimenti produttivi nelle PMI, la creazione di nuove imprese, il ripristino ambientale, l'energia pulita, il miglioramento e la riqualificazione dei lavoratori, l'assistenza nella ricerca di lavoro e l'inclusione attiva dei programmi per le persone in cerca di lavoro, nonché il sostegno la trasformazione degli impianti esistenti ad alta intensità di carbonio quando questi investimenti portano a sostanziali riduzioni delle emissioni e alla tutela dei posti di lavoro. Il comma 2 prevede che le somme stanziate permetteranno di avere una leva iniziale da cui poter partire per incrementare la grandezza patrimoniale del fondo attraverso gli investimenti effettuati. In virtù della contrazione del mercato economico finanziario attuale, si stima che gli investimenti effettuati attingendo alle risorse del fondo, a seguito del prospettato superamento delle suddette anomalie, possano fornire prospettive di guadagno con un incremento del fondo stesso, sul lungo periodo, in un range compreso tra il 5 ed il 10 per cento annui. Il comma 3 rimanda a un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy , che definisce le condizioni, i criteri e le tipologie di intervento, nonché i veicoli di investimento e la remunerazione del soggetto gestore. L'articolo 4 introduce importanti disposizioni volte a promuovere l'efficienza energetica e l'uso di fonti di energia rinnovabile nelle PMI, in linea con gli obiettivi di sostenibilità e transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Il comma 1 introduce un credito di imposta per le piccole e medie imprese, come definite dal regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, che effettuano investimenti in impianti solari fotovoltaici e relativi collegamenti alla rete elettrica su edifici destinati ad attività commerciali, industriali, artigianali e assimilabili. Questo incentivo mira a promuovere l'adozione di tecnologie a basso impatto ambientale. Si estende il beneficio anche a spese sostenute per le diagnosi energetiche, cosiddetti audit energetici, e per l'acquisto e l'installazione di sistemi di accumulo dell'energia elettrica integrati agli impianti. Queste misure sono finalizzate a migliorare l'efficienza energetica e a favorire l'auto-produzione di energia rinnovabile. Inoltre si stabilisce il periodo di validità per l'accesso al credito di imposta, precisando che le spese devono essere sostenute a partire dal 1° gennaio 2025 fino al 30 giugno 2026. Viene definito un meccanismo di pagamento mediante acconti per garantire un effettivo impegno nell'acquisizione degli impianti. Inoltre impone limiti massimi di costi ammissibili, fissati a 2 milioni di euro, e stabilisce aliquote di riconoscimento del credito di imposta in base alla potenza dell'impianto. Questo assicura che il beneficio sia equamente distribuito in relazione alle dimensioni dell'impianto. Richiede alle imprese di fornire una perizia asseverata o un attestato di conformità, rilasciati da professionisti qualificati o enti di certificazione accreditati, a dimostrazione che i beni acquistati rispondano a specifiche tecniche stabilite dall'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) entro il 31 dicembre 2024. Infine specifica le modalità di utilizzo del credito d'imposta, che può essere impiegato esclusivamente in compensazione, secondo le disposizioni dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. L'utilizzo avverrà in tre quote annuali, a partire dall'anno di entrata in funzione degli impianti. Il secondo comma del presente articolo demanda al Ministro dell'economia e delle finanze l'adozione di un decreto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, al fine di definire le modalità applicative del beneficio, le procedure per il recupero in caso di utilizzo illegittimo e ulteriori disposizioni per contenere la spesa entro i limiti stabiliti. Il terzo comma riguarda le coperture finanziarie, mentre il quarto comma chiarisce che le disposizioni di cui al comma 1 dovranno essere applicate nel rispetto delle condizioni previste dal regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativamente agli aiuti « de minimis », garantendo così la conformità alle normative europee in materia di aiuti di Stato. L'articolo 5 introduce il credito d'imposta « formazione futuro », una misura mirata a promuovere e sostenere le attività di formazione nelle imprese, indipendentemente dalla loro natura giuridica, settore di operatività o regime contabile adottato. L'obiettivo principale è quello di stimolare la crescita delle competenze e la qualificazione del personale dipendente, favorendo così il processo di trasformazione tecnologica e digitale del tessuto produttivo del Paese. Le misure previste sono attentamente modulate in base alla dimensione dell'impresa, garantendo un sostegno mirato e proporzionato alle realtà economiche coinvolte. La disciplina del credito d'imposta rispetta le normative europee in materia di aiuti di Stato e prevede controlli e certificazioni per garantirne la corretta applicazione. Il comma 1 prevede l'attribuzione di un credito d'imposta denominato « formazione futuro » a tutte le imprese che sostengono spese per attività di formazione nel periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024. Il beneficio riguarda esclusivamente il costo aziendale del personale dipendente impiegato in tali attività. Il comma 2 stabilisce le percentuali e i limiti massimi del credito d'imposta in base alla dimensione delle imprese. Le piccole imprese beneficiano di una percentuale del 50 per cento sulle spese ammissibili, con un limite massimo annuale di 300.000 euro. Le medie imprese hanno una percentuale del 40 per cento e un limite di 250.000 euro, mentre le grandi imprese ricevono il 30 per cento con un massimo di 250.000 euro. Tuttavia, per i lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati, la misura del credito d'imposta è aumentata al 60 per cento. Il comma 3 prevede un aumento delle aliquote del credito d'imposta per le piccole e medie imprese che investono nella qualificazione delle competenze del personale nel contesto della trasformazione tecnologica e digitale. In particolare, le aliquote aumentano rispettivamente al 70 per cento e al 50 per cento per le attività formative erogate da Università, Centri di competenza ad alta specializzazione, cosiddetti Competence center , istituti tecnici superiori (ITS) e centri di elevata capacità di innovazione. Il comma 4 specifica che sono ammissibili al credito d'imposta le attività di formazione finalizzate all'acquisizione o al consolidamento delle conoscenze in materia di tecnologie legate alla transizione digitale e ecologica.