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Questi interessi sono e saranno sempre al primo posto per il nostro Gruppo parlamentare, perché non c'è più tempo e ora è il momento di agire. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è solo di qualche giorno fa la dichiarazione di Hans Kluge, responsabile dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa, che certifica ciò che altri dati e statistiche ci avevano già mostrato. A livello europeo le donne sono le più colpite dalla pandemia. In Italia sono in maggioranza donne (il 68 per cento, secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato) a lavorare nel Sistema sanitario nazionale con contratti a tempo indeterminato; sono principalmente donne a svolgere il ruolo di caretaker a genitori o parenti anziani; ancora, sono principalmente donne a prestare assistenza come badanti ad anziani. Sono donne e spesso anche madri in un Paese, come l'Italia, che secondo dati resi noti da Eurostat una settimana fa è fanalino di coda nella classifica della decrescita demografica in Europa. Guardando i dati sulla natalità nel nostro Paese dal 2010 al 2019, notiamo un vero e proprio crollo (da 1,46 a 1,27 figli per donna). Care colleghe e colleghi, in questo contesto la forte penalizzazione delle donne nel nostro Paese è ulteriormente aggravata a causa della pandemia e il provvedimento che ci accingiamo a votare, volto alla semplificazione e al potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico, è particolarmente opportuno. L'assegno unico universale è non solo giusto, ma assolutamente necessario. Auspico altresì che questo provvedimento sia garantito nei prossimi anni proprio perché sia chiaro che è una garanzia e un piccolo importante contributo che lo Stato dà a una giovane coppia che oggi pensa di costruire una famiglia e alle tante famiglie italiane in difficoltà. Per queste ragioni, preannuncio a nome del mio Gruppo il voto favorevole e auguro al Governo buon lavoro nell'esercizio della delega. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono molti motivi per rallegrarsi per l'approdo del provvedimento in Assemblea. Il primo risiede nel fatto che si tratta di un disegno di legge di iniziativa parlamentare e forse questo potrebbe segnare un cambiamento positivo, con il passaggio dalla dittatura del DPCM alla democrazia dei disegni di legge di iniziativa parlamentare. E questo già sarebbe per noi un punto importante, ma di questa legge ci sono molti aspetti che approviamo e alcune ombre che lascerò per la fine. Il primo punto che apprezziamo del provvedimento è il fatto che l'assegno unico universale venga riconosciuto al bambino prima ancora che nasca. Penso che a nessuno sfugga che cosa significa che al bambino, dal settimo mese di gravidanza della mamma in poi, e quindi prima della sua nascita, venga riconosciuto il diritto all'assegno universale. Non è ancora quello che sarebbe tanto piaciuto a Carlo Casini, il riconoscimento dello statuto giuridico dell'embrione, e cioè i diritti del bambino non ancora nato, ma è importante e positivo che questo Governo riconosca il valore della vita umana prima ancora che venga alla luce. Un secondo punto altrettanto importante è la modularità del provvedimento, il fatto che l'assegno venga riconosciuto al primo figlio, e poi venga implementato alla nascita del secondo o del terzo figlio: consideriamo questo un riconoscimento indiretto del valore delle famiglie numerose; un valore alla famiglia che desidera avere figli e si apre alla vita, e ciò significa aprirsi alla speranza e all'ottimismo, anche in momenti difficili come quelli che stiamo ora attraversando. Un terzo punto per me interessante è che al bambino che nasce portatore di una difficoltà o di un handicap - o potremmo dire disabilità o fragilità, se volessimo utilizzare un termine più ampio - l'assegno venga riconosciuto in forma maggiorata, perché è più pesante il carico di lavoro e di cura che spetta alla madre; carico che molto spesso tocca nella profondità la relazione tra madre e figlio e indubbiamente porta la madre a guardare ai propri sogni, alle proprie prospettive e anche alle proprie ambizioni professionali con un senso maggiore di prudenza, forse in qualche momento con un senso di limite. E quindi si riconosce come un valore che si aggiunge. E quel figlio, nella sua complessità, è comunque un valore in più in una famiglia. Un quarto punto che ci sembra molto importante è che quando quel figlio diventa maggiorenne, intraprende gli studi universitari o affronta un tirocinio, o probabilmente comincia ad affrontare un percorso professionale scarsamente retribuito, l'assegno passa direttamente a lui. E questo segna un passaggio di età, una crescita, un'emancipazione, un riconoscimento all'autonomia. Si passa, cioè, da una famiglia che ti accoglie, e in qualche modo ti custodisce prima ancora che tu nasca, ad una famiglia che, nel momento in cui intraprendi gli studi universitari o incominci a lavorare, crea per te l'occasione perché tu possa andare, perché tu possa muoverti. Sono punti rilevanti che definiscono questa non solo come una legge il cui elemento caratterizzante è l'impianto economico, ma piuttosto come una legge che vuole portare a una riflessione importante sul sistema sociale, sul sistema familiare in cui stiamo vivendo. Il primo dei punti nodali, in qualche modo critici del provvedimento, potrebbe essere considerato perfino un aspetto positivo, se non nascondesse in sé qualche insidia. Ed è il fatto che in realtà questa legge è una sorta di riorganizzazione di tutto l'insieme delle misure finora attribuite a una famiglia: c'è la possibilità che molte famiglie - è stato calcolato quasi un milione, secondo alcune simulazioni - possono arrivare a percepire perfino un po' meno di quello che, in maniera frazionata e frantumata, ma in modo reale, ricevevano su altri fronti. È un punto su cui dobbiamo ragionare, perché non vogliamo che le famiglie ricevano meno, ma in maniera organica ed universale - come si è detto - le ricevano di più, perché altrimenti la delusione potrebbe essere veramente qualcosa di molto sconfortante con cui dover fare i conti. E invece noi vogliamo che il valore della legge emerga sempre di più nella sua dimensione strutturale, esattamente per quello che ho detto all'inizio: proprio perché questa legge riconosce i diritti dei bambini non ancora nati; perché accompagna le famiglie numerose e in qualche modo riconosce al bambino portatore di handicap la necessità di avere qualcosa in più, non è possibile che, fatto il riordino delle diverse misure, alcune famiglie possano trovarsi a perdere un vantaggio. Abbiamo bisogno, quindi, che si torni a riflettere su questa legge esattamente su due binari e - a questo punto sì - uno dei binari è economico: che il finanziamento della legge sia ben più cospicuo. Abbiamo fatto la legge? Abbiamo il coraggio fino in fondo di rendere esigibili i diritti delle famiglie, i diritti delle persone. Non facciamo una semplice operazione di maquillage . Non riempiamoci la bocca con l'idea dell'assegno unico e universale che, questa volta sì positivamente, arriva a tutti, non solo ai figli di dipendenti, ma anche ai figli di genitori che svolgono lavori professionali autonomi e così via.