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(Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Solinas. Ne ha facoltà. SOLINAS (L-SP) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi senatori, la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 44 del 2018, come è stato ampiamente illustrato nella discussione generale, assicurerà gli ammortizzatori sociali in deroga per ulteriori sei mesi a circa 1.000 lavoratori nelle aree di crisi industriale complessa della Sardegna. Da un punto di vista strettamente tecnico, il provvedimento consente alla Regione di destinare risorse aggiuntive fino a concorrenza di 9 milioni a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione. Sotto un profilo politico generale, però, non possiamo sottacere come queste misure interroghino più in profondità la coscienza del decisore pubblico. La crisi del modello industriale non è stata governata adeguatamente nel suo complesso; ha creato un circuito nefasto di percorsi assistenziali che hanno progressivamente sostituito la capacità produttiva del Paese determinando spesso la perdita di know-how e di quote di mercato significative. Oggi, soprattutto nella mia isola, la desertificazione industriale ha evidenziato, in tutta la loro gravità, gli errori strategici di programmazione del modello di sviluppo e la vergogna di una precarietà lavorativa per migliaia di padri di famiglia che hanno dovuto convivere con una esistenza in deroga, come è stata da altri opportunamente definita. Pertanto, il tema oggi è come restituire la dignità del proprio reddito ai lavoratori nel quadro di una politica industriale nazionale che favorisca gli investimenti realmente produttivi, ponendo fine, una volta per tutte, ai tanti sedicenti salvatori della Patria che ben abbiamo conosciuto per la loro rapacità nella captazione di condizioni di favore, di contributi e finanziamenti ai quali non è mai corrisposto un conseguente mantenimento degli impegni assunti. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Restano comunque fuori da questa norma - ed è un terreno sul quale il Governo e questa maggioranza si impegneranno fin da subito - le tante aree la cui crisi non è certo di minore impatto, ma difetta del solo riconoscimento di complessità, a partire da Ottana. Vede, senatrice Parente, lei ha attaccato le parole del collega Bossi e della collega Bogo Deledda, ma non è sbagliato conoscere il passato dell'Isola perché è paradigmatico per tutto il resto. Voi siete ormai prigionieri di un'estetica della narrazione dei provvedimenti che non corrisponde alla realtà delle cose e alla vita che i cittadini vivono quotidianamente. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Affermare che sia la prima volta che si coniugano politiche attive e passive del lavoro non corrisponde al vero, perché chiedere il mantenimento di una soglia occupazionale a fronte di un piano di investimenti - è stata citata Alcoa - che prevede comunque, ancora una volta, 8 milioni di fondo perduto, 84 milioni di finanziamenti a tasso agevolato, 20 milioni di euro accantonati già da Alcoa, non significa introdurre nulla di nuovo. In Sardegna - mi permetto di ricordarlo - l'abbiamo subito davvero il colonialismo industriale, e lo abbiamo subito, purtroppo, in primis per iniziativa dello Stato. Tutti i nomi che oggi andiamo ripetendo, Alcoa, Eurallumina, un tempo avevano nomi che lo Stato ben conosce perché si chiamavano Alumix, Ammi Sarda, Alsar: tutte aziende di Stato, che sono state cedute a condizioni spesso fin troppo favorevoli, che a noi hanno lasciato soltanto la disperazione della cassa integrazione (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S), hanno lasciato in eredità un tessuto economico e produttivo snaturato. Mi permetto di ricordare i lavori della Commissione parlamentare che dal 1951 al 1958 ha elaborato il primo piano di rinascita della Sardegna. Ebbene, quel piano di rinascita, che era alla base del patto costituzionale dello Statuto di specialità della nostra isola, prevedeva un rilancio e un superamento delle condizioni di svantaggio strutturale che l'isola subisce in ragione della sua insularità. Quel piano, che doveva sviluppare di più e meglio le vocazioni della nostra isola, il comparto primario, l'agroalimentare, le potenzialità turistiche, il connubio tra tutti questi settori, venne trasformato, con la legge n. 588 dell'11 gennaio 1962, da un piano per il settore primario a un piano per il settore industriale petrolchimico. Da 400 a 2.000 miliardi che, anziché andare alle aziende produttive di allora per migliorare il loro assetto, sono andati a costituire i grandi poli industriali: Porto Torres, Sarroch, Ottana, Portovesme. Da lì nasce poi, in concomitanza con la nazionalizzazione dell'energia elettrica e degli idrocarburi, con la nascita dell'ENEL e dell'ENI, il tentativo di rilancio del settore carbonifero del Sulcis, con la creazione della centrale termoelettrica a carbone di Portovesme, intorno alla quale si sviluppò il ciclo dell'alluminio. Rinnegare il fatto che conoscere la storia aiuti a non ripetere gli stessi errori è esso stesso un errore che dobbiamo evitare. La Sardegna non ho bisogno solo di politiche sociali, di pezze del momento, ma ha bisogno di una visione strategica di sviluppo di ben più ampio respiro e per noi questa si chiama soprattutto zona franca, si chiama soprattutto possibilità di rimuovere quegli handicap strutturali che abbiamo attraverso una politica fiscale di vantaggio, che non è invenzione estemporanea di questo momento ma è strumento e misura già applicata in tante altre parti d'Europa e del mondo. Faccio l'esempio delle Isole Canarie, che hanno una regime particolare, la zona especial canaria (ZEC), che consente di rimuovere sia sull'imposta di valore aggiunto, sia sul sistema di tassazione delle imprese, che è inversamente proporzionale al volume di occupazione che possono offrire, molti degli handicap strutturali e di dare prospettive serie di sviluppo e di crescita. Questo decreto-legge, quindi, verrà convertito in legge e consentirà di restituire e di mantenere la dignità di un reddito a tanti lavoratori e a tante famiglie, ma per come si sta strutturando la prospettiva, anche e soprattutto di Alcoa, rischiamo che sia l'ennesima pezza che non risolve per niente i problemi. Già oggi i sindacati lamentavano il mancato mantenimento degli accordi che prevedevano la riassunzione del personale che ha lottato per tenere lo smelter dell'alluminio in funzione e che rischia invece di non essere riassorbito fin da subito. Credo quindi che il Governo soprattutto e questa maggioranza debbano prendere un'iniziativa governativa e parlamentare per restituire a questo Paese una politica industriale di ampio respiro. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S . Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FI-BP) .