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Noi dell'opposizione, che abbiamo votato sapendo di stare dalla parte del giusto, abbiamo votato contro. Penso soprattutto ai parlamentari della maggioranza, che hanno avuto ventiquattr'ore per esaminare, senza alcuna possibilità di intervenire, la legge di bilancio. Questa è l'occasione d'oro per infilarci ogni sorta di marchette, di porcherie e furti ai danni del popolo italiano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questa è la strada maestra per le porcate. Come ha detto la collega Binetti, è un Parlamento ridotto in numeri, con una dinamica per cui ci devono essere solo i pasdaran del capo. È un Parlamento dove vengono votate porcate gigantesche, magari addirittura a dispetto del "Capo", quello con la C maiuscola; nessun "Capo" è in grado di vedere tutto il testo di una finanziaria, pur supponendo che sia bravissimo. Procedure di questo genere sono, quindi, proprio quelle che consentono le porcherie che avreste promesso di eliminare. Ci sarebbe molto da dire, ma vorrei concludere ricordando che il vice presidente del Consiglio Di Maio accusa chi vota contro questa norma di difendere le poltrone. Ebbene, è in atto un osceno mercato in cui il Vice Presidente del Consiglio - lo scrivono tutti i giornali - chiede ai parlamentari di votare questa riduzione per restare fino al 2023 e tenersi la poltrona fino al 2023. (Applausi dai Gruppi FI-BP e Misto) . Questa è un'altra porcata: vuol dire estorcere un voto che cambia radicalmente la nostra Costituzione in cambio della cadrega per qualche mese in più. Complimenti! D'altra parte, il vice presidente del Consiglio Di Maio è colui che fa il paragone con il numero di parlamentari della Cina. Forse bisognerebbe ricordare che c'è una cosa che si chiama democrazia. Ho sentito, nell'intervento precedente al mio, un esponente del MoVimento 5 Stelle dire che deve essere superata la democrazia rappresentativa: è stata superata tante volte nel secolo scorso, con le dittature in nome del proletariato, della razza superiore e di ogni sorta di nefandezze. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore De Falco) . Dunque il nostro modello non è la Cina. Il nostro modello è la democrazia. Con questo complesso di riforme che si portano avanti negli atti, tappando la bocca al Parlamento quando si tratta di votare la legge più importante dell'anno, riducendo il numero, la dignità e soprattutto il potere del Parlamento, attraverso quell'altra riforma che state portando avanti sul cosiddetto referendum propositivo, si va nella direzione della Cina: zero diritti per i lavoratori, zero libertà. Questo è quello che volete. Noi non lo vogliamo. (Applausi dai Gruppi FI-BP e Misto) . AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori, solo per fare un'osservazione. Con la riduzione dei parlamentari saremmo più di quanti siamo adesso in Aula. PRESIDENTE. Non è sull'ordine dei lavori. AIROLA (M5S) . Ma sì, invece. PRESIDENTE. Si accomodi, senatore. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, naturalmente è possibile tagliare il numero dei parlamentari, ma bisogna vedere innanzitutto come, in modo ragionevole, e chiedersi il perché. Non è una novità; anzi, si può dire che nel nostro ordinamento può essere valutata come un'ossessione, almeno dalla IX legislatura. Dagli anni Novanta si prova, in ogni legislatura, a tagliare il numero dei parlamentari, in linea con la stessa idea che dagli anni Settanta è andata verso il rafforzamento dell'Esecutivo, a discapito del legislativo, in controtendenza rispetto alla visione costituzionale, che mette al centro il Parlamento perché rappresentanza di tutti gli italiani (in quota parte), a differenza del Governo, che rappresenta solo una parte di essi. La Costituzione, quindi, intendeva mettere le Camere a controllo del potere esecutivo. Ma dalla riforma degli anni Settanta l'ossessione della centralizzazione e della verticalizzazione della rappresentanza ha visto prendere piede una prassi: nel corso del tempo il Parlamento ha sempre più perso la propria centralità e la propria potenza di controllo dell'Esecutivo - è solo una parte - ed è diventato soggetto succube dell'Esecutivo, ossia un mero esecutore. Rispetto al concetto di democrazia, ciò rappresenta sicuramente una perdita. Vi è un depauperamento del concetto di democrazia in questo solo spostamento di prassi. C'era il mito che ciò avrebbe portato a una politica dell'efficienza e a un miglioramento dell'azione legislativa. Tuttavia - come è stato detto più volte - per fare presto una legge e farla male basta pochissimo tempo. Si dice che tutti gli italiani vogliano questo taglio. Eppure, ben due volte gli italiani sono stati chiamati a esprimersi sul taglio dei parlamentari e per ben due volte hanno detto di no: nel 2006 e poi, recentissimamente, il 4 dicembre 2016, quando è stato riconfermato il bicameralismo. Questo bicameralismo deve essere allora a discapito della rappresentanza? Io credo che non possano duellare. Se noi italiani abbiamo scelto il bicameralismo, è perché riteniamo che sia funzionale al dibattito, all'analisi e allo svisceramento dei problemi, anche se è vero che poi di fatto, nei decenni, questo bicameralismo è stato spesso negato dalla prassi di far lavorare una sola Camera e di blindare poi l'altra. Perché dico che con questo bicameralismo in questo disegno di legge si vuole comprimere la rappresentanza? Perché quando si fa il confronto con gli standard europei, si fa massa delle due Camere, cosa che non dovrebbe essere in quanto, mentre molti hanno il monocameralismo, noi abbiamo il bicameralismo e dovremmo essere orgogliosi di questa scelta, che viene anche dal popolo, dal quale è stata peraltro recentissimamente confermata. Per questo, dunque, dovremmo mettere a confronto una sola Camera con le Camere degli altri Paesi. Il risultato di tale raffronto è che l'Italia non è più ai primi posti, ma solo al 21°. Volendo fare un confronto con la Camera di altri Paesi, potrei citare il caso della Svezia - che non è neanche il Paese che ne ha di più - in cui ci sono tre, quattro deputati ogni 100.000 abitanti, contro un solo deputato italiano. Quindi, nel momento in cui faremo questa riforma - come penso che purtroppo accadrà, vista la platea - arriveremo all'ultimo posto. Ciò significherà che gli italiani saranno puniti per aver scelto e confermato il bicameralismo costituzionale a scapito della rappresentanza, che comunque è del popolo, perché in quota parte il Parlamento rappresenta la volontà, la visione politica e l'idea di ognuno. E quando si comprime il pensiero politico delle minoranze, si sta imponendo la dittatura della maggioranza, che non è esercizio di democrazia. (Applausi dai Gruppi Misto e FI-BP) . Se ho ancora tempo, voglio farvi un altro esempio. La Svizzera è un Paese federale, con una democrazia diretta, che è un obiettivo al quale io ritengo che non dovremmo rinunciare.