[resaula]

il signor Franco Maria Vagge da Genova chiede l'istituzione dello Shareholder Advisory Committee (Comitato Consultivo degli Azionisti) per le società bancarie e finanziarie quotate in un mercato regolamentato al fine di migliorare le relazioni della società con gli azionisti retail e la partecipazione alla riflessione sugli orientamenti societari (Petizione n. 276, assegnata alla 6 a Commissione permanente); la signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede la proroga della scadenza del 7 dicembre 2018 prevista dal decreto-legge n. 119/2018 in materia di definizione agevolata dei carichi e la possibilità di fare confluire l'intero debito nella definizione agevolata ter (Petizione n. 277, assegnata alla 6 a Commissione permanente); il signor Edoardo Frassetto da Spresiano (Treviso) chiede l'estensione del bonus cultura ai dipendenti delle biblioteche (Petizione n. 278, assegnata alla 7 a Commissione permanente); il signor Antonio Rotolo da Montecatini Terme (Pistoia) chiede l'adozione di disposizioni volte a garantire l'attuazione di alcuni principi fondamentali della Costituzione in materia di occupazione (Petizione n. 279, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Stefano Casabianca da Catania chiede l'installazione obbligatoria sui mezzi di soccorso di pianali ammortizzati per il trasporto dei pazienti (Petizione n. 280, assegnata alla 8 a Commissione permanente); il signor Antonio Rossi da Viterbo chiede: misure di semplificazione nel rilascio di certificati di stato civile ed anagrafici (Petizione n. 281, assegnata alla 1 a Commissione permanente); l'esenzione dall'imposta di bollo per talune tipologie di documenti (Petizione n. 282, assegnata alla 6 a Commissione permanente); Mozioni Atto n. 1-00064 BOLDRINI PITTELLA RAMPI FEDELI GIACOBBE ALFIERI PATRIARCA IORI CUCCA GINETTI FERRAZZI - Il Senato, premesso che: secondo l'ultimo rapporto sulla salute mentale (2016), sono 807.035 le persone con problemi di salute mentale assistite dai dipartimenti di salute mentale (esclusi i dati della regione Valle d'Aosta e della provincia autonoma di Bolzano); sono passati 40 anni dall'approvazione della legge 13 maggio 1978, n. 180, nota anche come "legge Basaglia", che ha avviato in Italia un percorso di riforma della psichiatria sulla base di tre principi fondamentali: superamento della logica manicomiale fondata sull'esclusione della persona dalla comunità di appartenenza, precisa regolamentazione dei trattamenti sanitari obbligatori circoscritti solo a casi limitati e preferenza per servizi e presidi sociosanitari extraospedalieri di cura, prevenzione e riabilitazione diffusi nel territorio, per favorire l'inclusione sociale; tale strategia ha dato finalmente dignità e diritti a chi soffre di disturbi mentali. Per la prima volta, infatti con la "riforma Basaglia" chi soffre di disturbi mentali, da soggetto pericoloso, incurabile, da allontanare dalla società, è diventato soggetto protagonista della propria vita con i diritti di cittadinanza, compreso il diritto alla cura e alla possibilità di guarigione; prima della legge n. 180 in Italia erano presenti 98 ospedali psichiatrici, regolati dalla legge 14 febbraio 1904, n. 36, che ospitavano più di 89.000 persone e dove i ricoveri avvenivano in modo coatto, perfino su richiesta di chi segnalava la presunta pericolosità della persona, dove non esistevano limiti di età per il ricovero, e bastava un certificato medico che dichiarasse il soggetto pericoloso per sé o per gli altri. Per questo spesso venivano internati anche bambini piccolissimi, solo perché le famiglie non potevano o non volevano prendersene cura e dove, più che curare i pazienti si tendeva a sedarli e contenerli; la prima modifica dei manicomi si ebbe con la legge 12 febbraio 1968, n. 132, che fissò un massimo di 500 posti letto per manicomio, abolì l'iscrizione al casellario giudiziario degli internati e introdusse il ricovero volontario, con la speranza che nel tempo potesse diventare la modalità principale di ricovero; soltanto con la legge Basaglia, però, vi sono stati il superamento dell'istituto del manicomio e la restituzione del diritto di cittadinanza alle persone con problemi di salute mentale, l'eliminazione della pericolosità dai criteri per cui una persona doveva essere curata, e l'introduzione del trattamento sanitario obbligatorio (TSO), sempre "nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione"; la portata storica della legge n. 180, quindi, non risiede soltanto nelle norme di immediata attuazione, quanto piuttosto nell'affermazione della dignità delle persone, del godimento dei diritti civili e politici dei malati, della volontarietà nell'accesso alle cure, che sono state poi perseguite con legislazione ordinaria, in primis dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833, di riforma sanitaria, e dalla normativa di dettaglio, che tuttavia hanno faticato ad affermarsi nella concreta declinazione nelle regioni e nei territori; infatti, la rivoluzione iniziata con la legge Basaglia ha richiesto e continua a richiedere molto tempo differenziandosi da regione a regione e, se molte di quelle disposizioni hanno trovato piena applicazione, diverse norme di principio, la cui attuazione era affidata a provvedimenti successivi e conseguenti, non hanno trovato risposta. Un esempio è il principio della "territorializzazione" dell'assistenza psichiatrica, per il quale una definizione a livello nazionale della responsabilità, dei compiti e degli standard qualitativi è affidata ad un progetto obiettivo per la salute mentale di 20 anni fa; a tutt'oggi, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali attuati di norma dai servizi e presidi extraospedalieri hanno assoluto bisogno di una rinnovata cornice di obiettivi e strumenti nazionali chiari, forti e condivisi per orientarne l'operatività; l'unico atto formale di carattere generale dello Stato, dal 1978 ad oggi, che si è occupato di normare i principi della legge n. 180 è stato il progetto obiettivo "Tutela salute mentale 1998-2000", di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 22 novembre 1999. Un testo sicuramente condivisibile, ma privo per sua propria natura della "forza" giuridica necessaria e ormai ampiamente datato; lo stesso superamento dell'istituto del manicomio, pilastro della rivoluzione della legge Basaglia, è stato lento, e ci sono voluti circa 20 anni perché gli ospedali psichiatrici fossero sostituti da centri di salute mentale, da centri diurni per favorire la permanenza a casa, da strutture residenziali per chi ha bisogno di assistenza per lunghi periodi e da servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc) cioè i reparti psichiatrici degli ospedali generali;