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Oltre a chiederle, signor Ministro, quali sono gli intendimenti dell'Esecutivo su tale ambito, intendo far presente anche l'esigenza di una pre-intesa. Non è possibile infatti che ci sia una modifica costituzionale fatta senza sentire le altre Regioni, perché anche le altre Regioni sono parte di un accordo necessario. Sono messe in discussione infatti le istituzioni dell'uguaglianza, in primis in tema di salute, istruzione e protezione sociale, che servono a realizzare il secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione e che necessitano di una decisione corale e di una partecipazione vera alla decisione. Anche qui, signor Ministro, in che modo e quando questo Governo si produrrà nella definizione dei livelli essenziali delle prestazioni? È una scelta che va fatta a monte non a valle. Non possiamo infatti legare questi diritti al reddito dei residenti; non si può legare la cittadinanza e la possibilità di esercitare i propri diritti al luogo di residenza. Mi sia permesso infine, signor Presidente, un brevissimo inciso. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Stefano. STEFANO (PD) . Personalmente, insieme a tante migliaia di cittadini, ho sottoscritto la petizione del professore Viesti, che, ben argomentando nei fatti, sintetizza questi maggiori poteri, in special modo al Veneto e alla Lombardia, come la secessione dei ricchi. PRESIDENTE. Senatore Stefano, le ho dato un minuto in più. Deve concludere. STEFANO (PD) . Ho finito, signor Presidente. Ed è una secessione che avviene solo in apparenza con i guanti di velluto, perché sostanzialmente questo Governo sta tentando di mettere la parola fine, la pietra tombale su quella che è già la nostra Italia spaccata a metà... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie, senatrice Stefani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. STEFANI, ministro per gli affari regionali e le autonomie . Signor Presidente, ringrazio il senatore Stefano e agli altri senatori interroganti in merito alle questioni sollevate. Preliminarmente continuo a ricordare che, nell'ambito dell'autonomia differenziata, stiamo parlando dell'attuazione di una previsione costituzionale. Così come indicato dalla norma, si prevede che le competenze siano attribuite con legge dello Stato, approvata a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di un'intesa fra lo Stato e la Regione interessata. Il ruolo che quindi la Costituzione attribuisce al Governo nell' iter delineato nella previsione costituzionale è semplicemente quello di trovare l'intesa rispetto alle richieste avanzate dalla Regione. In questa fase, com'è noto, l'Esecutivo sta completando un'intensa e complessa attività istruttoria e di negoziazione, che è propedeutica alla redazione di un testo o, meglio, di uno schema di testo condiviso con le Regioni. Il Governo è assolutamente disponibile ad aprire un confronto con il Parlamento in merito al contenuto di questo progetto, nelle forme che verranno definite ovviamente nel rispetto delle prerogative del Parlamento. Il Governo è ben consapevole della centralità delle Camere nell'ambito di un processo di trasferimento di competenze legislative che assume un rilievo costituzionale e che vede il Parlamento doverosamente coinvolto. Per quanto riguarda le altre Regioni richiedenti l'autonomia differenziata, abbiamo definito un testo relativo alle richieste della Regione Piemonte, che mi appresto ad inviare a breve a tutti i Ministeri competenti. Oggi, tra l'altro, ho incontrato il presidente De Luca per avviare l'istruttoria sulle richieste della Regione Campania. Sul quesito di trattare in modo congiunto le richieste delle Regioni, devo osservare che tale ipotesi non trova riscontro di fattibilità. Le richieste di autonomia sono arrivate in momenti diversi: le prime, quelle di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna, sono partite addirittura nella precedente legislatura e hanno portato ad un pre-accordo firmato dal Governo Gentiloni Silveri, per cui è come se ci fossero delle velocità diverse. Successivamente sono pervenute le richieste di Liguria, Piemonte, Toscana, Umbria e Marche e, nel mese di gennaio, quella della Campania. Le domande di autonomia sono eterogenee per materie e competenze. È comunque compito del Governo garantire un impianto generale identico per tutte le richieste di autonomia. La Commissione tecnica per i fabbisogni standard , già istituita con la legge di stabilità 2016, dovrà poi analizzare e valutare le attività e le metodologie di elaborazione relative alla determinazione dei fabbisogni standard. La nomina di tale Commissione, che opera presso il Ministero dell'economia e delle finanze, compete al Presidente del Consiglio. Per quanto riguarda la richiesta di definire preventivamente i livelli essenziali delle prestazioni, ricordo che le bozze di intesa richiamano al loro interno, sia i fabbisogni standard , sia i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere assolutamente realizzati. La definizione dei fabbisogni standard non riguarda la spesa per l'esercizio delle funzioni delle Regioni, bensì la spesa sostenuta dallo Stato nelle Regioni per funzioni oggi in capo ad esse. Non si tratta di indicatori collegati al gettito fiscale maturato in quel territorio e comunque non c'è nessun riferimento a questo. Cercando di andare rapidamente alla conclusione, signor Presidente, per quanto riguarda le risorse, c'è una proposta proveniente dal mio stesso Dicastero affinché il trasferimento avvenga sulla base del costo storico, cioè di quanto spende lo Stato nella Regione interessata. Pertanto, le risorse finanziarie spese per il servizio dello Stato nelle altre Regioni rimarranno invariate. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Collina, per due minuti. COLLINA (PD) . Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro, anche se a me sembra che manchi una dichiarazione di fondo. In effetti, il modo in cui si stanno sviluppando il confronto e la discussione dimostra che siamo davanti ad un passaggio cruciale, ad un bivio per il Paese: o si imbocca la strada di un federalismo che tiene conto di com'è fatto il Paese, di com'è fatta l'Italia, o si rischia di far saltare l'unità del Paese. Non mi sembra che questa consapevolezza risieda nelle argomentazioni che oggi state portando avanti, specialmente nel momento in cui manca la definizione di tutta una serie di elementi, come lei ha dimostrato in questo momento, dai fabbisogni standard, alla definizione dei LEP, ad una definizione anche in rapporto alla capacità fiscale dei territori. Tutti questi elementi mancano, per cui siamo davanti ad un rapporto bilaterale tra il Governo e le Regioni per definire delle intese che non sappiamo in quale tipo di equilibrio potranno stare rispetto al bilancio dello Stato e alla compatibilità economica complessiva del nostro Paese. Con questo livello di definizione, oggi facciamo delle proposte: individuiamo un percorso parlamentare che ci consenta di valutare e di correggere eventualmente i disequilibri che possono saltare fuori dall'affrontare queste intese quando si tratta di un numero più che significativo di Regioni (ce ne sono nove, che hanno chiesto di accedere al regionalismo differenziato). (Applausi dal Gruppo PD) .