[pronunce]

Quanto alla rilevanza delle questioni, il giudice rimettente ritiene di «essere chiamato ad esercitare una effettiva e attuale potestas decidendi proprio in relazione alle norme sospettate di incostituzionalità», posto che, ove la questione non venisse prospettata, egli dovrebbe respingere l'istanza della parte, stante il tenore letterale delle disposizioni impugnate che non contemplano, tra le eccezioni alle iscrizioni nel casellario da riportarsi nei certificati a richiesta dell'interessato, i provvedimenti relativi alla messa alla prova. Né sarebbe possibile, ad avviso del giudice a quo, «addivenire a una interpretazione conforme, a meno di non cedere ad una manipolazione additiva delle previsioni relative a casi analoghi espressamente contemplati fra le "eccezioni" previste dai due articoli». Quanto alla non manifesta infondatezza delle questioni con riguardo all'art. 3 Cost., il giudice a quo richiama l'ordinanza del 18 novembre del 2016 del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze (r.o. n. 47 del 2017) sulle stesse disposizioni, ribadendo l'irragionevolezza di una disposizione che impone la menzione nei certificati del casellario di vicende giudiziarie meno gravi di altre per le quali è invece prevista la non menzione. Un ulteriore motivo di irragionevolezza è ravvisato rispetto al diverso e più favorevole trattamento riservato ai provvedimenti che dichiarano la non punibilità ai sensi dell'art. 131-bis del codice penale, anch'essi esclusi dalla menzione nei certificati del casellario giudiziale. Dinanzi a fatti di identico disvalore, ben potrebbe infatti il giudice applicare la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, così come accogliere la richiesta di messa alla prova. Ciò perché «l'area di applicazione dei due istituti - prima nella legge e poi nella prassi - appare in gran parte coincidente». Di qui l'irragionevolezza consistente nel riservare un trattamento deteriore, rispetto alla menzione nei certificati del casellario, all'ipotesi in cui l'imputato, per ottenere l'estinzione del reato, si impegna in condotte risocializzatrici. Rispetto poi all'art. 27 Cost., il giudice a quo ritiene che l'iscrizione dei provvedimenti relativi alla messa alla prova in relazione a un reato dichiarato estinto per esito positivo della messa alla prova farebbe permanere «l'onta legata al trascorso giudiziale [...] così vanificando la positiva esperienza risocializzatrice» del soggetto interessato. Ciò perché «l'ingiustizia delle conseguenze legate alle proprie azioni è di ostacolo alla funzione rieducatrice alla quale è finalizzato l'intervento statuale per il tramite della sanzione penale, con considerazioni che devono essere estese anche agli effetti penali della non-condanna in discorso». 2.1.- Con atto depositato il 10 luglio 2018, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, assistito e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata alla luce di una lettura costituzionalmente orientata delle disposizioni impugnate. L'Avvocatura generale dello Stato, in particolare, ritiene che l'ipotesi di estinzione del reato in esito a messa alla prova sia assimilabile a quella dell'estinzione del reato in esito al periodo di sospensione condizionale della pena, in assenza di commissione di delitti o contravvenzioni della stessa indole e in presenza dell'adempimento degli obblighi imposti da parte del condannato a pena condizionalmente sospesa, ai sensi dell'art. 167, primo comma, cod. pen. ; ipotesi, quest'ultima, la cui non menzione nei certificati richiesti dal privato è espressamente prevista dalle disposizioni in questa sede censurate. Secondo l'Avvocatura generale dello Stato sarebbe, dunque, «il genus dell'estinzione del reato che "eccepisce" all'iscrizione, indipendentemente dalla sua species». A sostegno di tale prospettazione, l'Avvocatura generale dello Stato richiama la giurisprudenza con la quale la Corte di Cassazione ha ritenuto applicabile il beneficio della non menzione nei certificati del casellario anche all'ipotesi di applicazione della pena su richiesta delle parti di cui all'art. 444, comma 1, cod. proc. pen. (cosiddetto patteggiamento allargato), la cui introduzione è sopravvenuta allo stesso t.u. casellario giudiziale. Ben avrebbe potuto, pertanto, il giudice a quo ricondurre la fattispecie a quella prevista espressamente nella richiamata lettera b) (estinzione del reato ai sensi dell'art. 167, primo comma, cod. pen.) e accogliere l'istanza del ricorrente. 3.- Con ordinanza del 20 marzo 2018 (r.o. n. 117 del 2018), il Tribunale ordinario di Genova ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 5, comma 2, e 24 del d.P.R. n. 313 del 2002, nel testo anteriore alle modifiche, non ancora efficaci, recate dal d.lgs. n. 122 del 2018, con riferimento agli artt. 3 e 27 Cost.: la prima disposizione nella parte in cui non prevede l'eliminazione dal casellario giudiziale dell'iscrizione dell'ordinanza che, ai sensi dell'art. 464-quater cod. proc. pen. , dispone la sospensione del processo per messa alla prova, allorché il procedimento penale venga concluso con sentenza che dichiara l'estinzione del reato a seguito di esito positivo della messa alla prova; e l'art. 24 nella parte in cui non prevede, tra i provvedimenti che non devono essere riportati nel certificato generale del casellario giudiziale richiesto dall'interessato, la sentenza che dichiara l'estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova. Il giudice a quo riferisce di essere chiamato a pronunciarsi, in sede di esecuzione, su un ricorso proposto da un soggetto nei cui confronti è stata emessa una sentenza di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, ex art. 464-septies cod. proc. pen. Il ricorrente chiedeva, in particolare, la cancellazione dell'iscrizione tanto dell'ordinanza che aveva sospeso il processo ai sensi dell'art. 464-bis cod. proc. pen. , quanto della successiva sentenza dichiarativa dell'estinzione del reato. Dopo avere evidenziato la rilevanza della questione - posto che, in assenza dell'intervento caducatorio richiesto a questa Corte, il ricorso dovrebbe essere respinto -, il giudice osserva, con riguardo al principio d'eguaglianza, che l'art. 24 del d.P.R. n. 313 del 2002 dispone la non menzione nel certificato del casellario a richiesta dell'interessato di una serie di provvedimenti - quali, in particolare, la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti e i decreti penali di condanna - relativi a situazioni ben più gravi di quella della messa alla prova con esito positivo, nella quale non viene neppure emessa una sentenza di condanna.