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Introduzione degli ausili e protesi destinati a persone con disabilità per lo svolgimento dell'attività sportiva tra i dispositivi erogabili dal Servizio sanitario nazionale. Onorevoli Senatori. – Il legame tra disabilità, sport e salute ha origini antiche. Una prima tappa nella promozione delle attività sportive dei soggetti disabili è stata l'organizzazione dei Giochi internazionali per sordi di Parigi del 1924, evento al quale hanno partecipato atleti provenienti da undici nazioni. Ma è stato soprattutto grazie alla felice intuizione di Ludwig Guttman, neurochirurgo tedesco, direttore di un centro per lesioni spinali a Stoke Mandeville, nel sudest dell'Inghilterra, che si è valorizzato il ruolo dello sport come formidabile strumento di cura e di integrazione delle persone disabili. Guttman, negli anni Quaranta, ha introdotto un'innovativa tecnica di sport-terapia, che inizialmente aveva il solo scopo di agevolare la partecipazione dei suoi pazienti alla riabilitazione, ma che è divenuta successivamente una vera e propria metodologia di lavoro, funzionale a garantire una vita più lunga e qualitativamente migliore alle persone ricoverate. Egli ha compreso che il movimento e lo sport assicurano miglioramenti sul piano muscolare e respiratorio e conferiscono maggiore equilibrio e abilità motorie ed ha rilevato che i soggetti paraplegici dimostrano una più elevata competenza e velocità nell'uso della carrozzina, utile non soltanto nell'esercizio sportivo, ma anche nella vita quotidiana. Nel 1948 Guttman ha colto l'occasione dei Giochi olimpici di Londra per organizzare i primi giochi sportivi per disabili. Ha avvicinato in tal modo allo sport i pazienti britanni reduci dal secondo conflitto mondiale che avevano riportato traumi e lesioni midollari, proprio al fine di aiutarli a sviluppare le loro capacità residue. A tale evento hanno assistito medici e tecnici provenienti da ogni parte del mondo, che hanno quindi avuto modo di osservare ed apprendere le metodologie di riabilitazione utilizzate da Guttman. Nel 1952 è stato organizzato il primo evento sportivo internazionale per persone disabili ed è stato chiaro sin da subito che, attraverso lo sport, gli atleti paraplegici non solo migliorano dal punto di vista fisico, ma soprattutto aumentano la possibilità di instaurare relazioni sociali, riuscendo ad integrarsi meglio nella collettività. I Giochi sportivi di Stoke Mandeville costituiscono l'antecedente storico dei Giochi paralimpici ufficiali che, come le Olimpiadi, si svolgono tutt'oggi con cadenza quadriennale. Solo con l'edizione di Roma nel 1960 si è data vita alle Paralimpiadi moderne e, per la prima volta nella storia, i Giochi olimpici e paralimpici si sono svolti nella stessa città. L'8 settembre 1960, nello Stadio dell'Acqua Acetosa a Roma, davanti a cinquemila spettatori, si sono esibiti quattrocento atleti in carrozzina, in rappresentanza di ventitré Paesi. Questo breve excursus storico evidenzia quanto, nel corso degli anni, sia cresciuta la consapevolezza del legame indissolubile esistente tra sport e salute. Essa è un diritto primario ed un bene irrinunciabile per la vita quotidiana, che deve essere costantemente promosso, tutelato e garantito. Anche l'Organizzazione mondiale della sanità rileva che la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto la semplice assenza dello stato di malattia o infermità. Tale nozione deve tradursi in politiche idonee ad affermarne il suo reale significato. Il ruolo di primazia dell'attività sportiva, quale coelemento fondamentale per garantire un adeguato livello di salute emerge anche da numerosi atti ufficiali delle istituzioni dell'Unione europea. Tali atti promuovono l'attività fisica come fattore essenziale nella vita di milioni di cittadini europei, condividendo e favorendo le buone pratiche tra i suoi Paesi membri. In Italia vivono più di quattro milioni di persone disabili, una percentuale rilevante della popolazione che versa in condizioni di particolare vulnerabilità e alla quale occorre garantire una tutela adeguata, sia mediante l'assistenza medico sanitaria che, al contempo, mediante il riconoscimento di pari opportunità e diritti. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, di cui alla legge 3 marzo 2009, n. 18, nella promozione della quale l'Italia ha svolto un ruolo fondamentale, sancisce la necessità di fornire a tutte le persone disabili una maggiore tutela e di migliorare le loro condizioni di vita in qualunque parte del mondo. Essa traccia il percorso che gli Stati devono porre in essere al fine di garantire i diritti di uguaglianza e di inclusione sociale di tutti i cittadini con disabilità. In particolare l'articolo 30 della Convenzione, rubricato «Partecipazione alla vita culturale, alla ricreazione, al tempo libero e allo sport», al comma 5, dispone che: «Al fine di permettere alle persone con disabilità di partecipare su base di eguaglianza con gli altri alle attività ricreative, del tempo libero e sportive, gli Stati Parti prenderanno misure appropriate per: a) incoraggiare e promuovere la partecipazione, più estesa possibile, delle persone con disabilità alle attività sportive ordinarie a tutti i livelli; b) assicurare che le persone con disabilità abbiano l'opportunità di organizzare, sviluppare e partecipare ad attività sportive e ricreative specifiche per le persone con disabilità e, a questo scopo, incoraggiare la messa a disposizione, sulla base di eguaglianza con gli altri, di adeguati mezzi di istruzione, formazione e risorse; c) assicurare che le persone con disabilità abbiano accesso a luoghi sportivi, ricreativi e turistici; d) assicurare che i bambini con disabilità abbiano eguale accesso rispetto agli altri bambini alla partecipazione ad attività ludiche, ricreative, di tempo libero e sportive, incluse le attività comprese nel sistema scolastico; e) assicurare che le persone con disabilità abbiano accesso ai servizi da parte di coloro che sono coinvolti nell'organizzazione di attività ricreative, turistiche, di tempo libero e sportive». Appare evidente come lo sport, nonché il miglioramento del livello di salute conseguente alla sua pratica abituale, sia riconosciuto, tanto in un contesto globale quanto in ambito europeo, quale elemento funzionale al superamento delle barriere sociali; di evidenziazione delle capacità delle persone con disabilità; di ausilio nello sviluppo di capacità di leadership ; di formazione per i giovani; di elemento imprescindibile dal punto di vista educativo. Nell'ambito nazionale è opportuno richiamare, altresì, due norme della Costituzione: – l'articolo 32 che al primo comma dispone: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti»; – l'articolo 3, inserito nel titolo dedicato ai principi fondamentali, che prevede: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.