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La preghiera che rivolgo al Governo, quindi, è di informarci il prima possibile sui dettagli del Piano di ripresa e resilienza, perché è giusto che, non solo il Parlamento, ma che anche tutti i cittadini italiani siano informati in modo adeguato su quanto si intende fare nei dettagli, nei quali sappiamo si possono nascondere misure che magari non sono del tutto consone. (Applausi) . Desidero parlare essenzialmente di due grandi missioni, quella dell'ambiente e quella dell'inclusione sociale che sono, secondo me, tra i tre pilastri più importanti del Piano e, soprattutto, sono settori nei quali purtroppo non siamo riusciti a fare tantissimo. In tema ambientale, lo ricordavamo già a ottobre, vi era un'assenza fondamentale molto pesante: mi riferisco proprio alla tutela del territorio e dell'ambiente. Ci sono quasi 70 miliardi sull'ambiente; molti sono destinati al raggiungimento degli obiettivi sul clima entro il 2030. Mi riferisco alla riduzione delle emissioni gassose del 55 per cento: un obiettivo difficilissimo da raggiungere, ma noi ce la metteremo tutta e faremo il possibile per raggiungere il miglior risultato. Purtroppo, però, c'è poco sulla tutela dell'ambiente; mi riferisco alla creazione di quelle infrastrutture verdi necessarie per il suo rilancio. So che sembra un termine strano, ma senza investimenti di "rinaturalizzazione" del territorio non riusciremo mai a sanare i danni prodotti nei decenni che ci hanno preceduto, perché in quegli anni non vi era ancora una cultura ambientale abbastanza sviluppata e i danni sono veramente tanti. Dovremmo partire da lì, ma purtroppo nel Piano non c'è abbastanza. La mia preghiera, inserita anche nelle conclusioni di questa relazione, è fare il possibile per ricomprendere la tutela degli ecosistemi tra gli obiettivi che il Governo italiano si è dato attraverso la realizzazione del Piano. Abbiamo delle sacche e delle lacune ambientali veramente importanti. Mi riferisco alla bontà delle acque, sia delle acque marine che delle acque interne. Le acque marine classificate non buone raggiungono addirittura punte del 73 e del 76 per cento; è una cosa molto grave. Per quanto riguarda le acque interne, le cose vanno un pochino meglio, visto che arriviamo a 50 per cento di classificazione delle acque non buone con riferimento ai laghi. Per fortuna, le acque sotterranee che raggiungono lo stato buono superano il 50 per cento, arrivando al 57,6 per cento. Ma la situazione è veramente drammatica; su questo chiedo veramente un impegno al Governo per fare molto di più. Esistono dei sistemi di rinaturalizzazione e di pulizia delle terre che sono naturali e organici, i cosiddetti biorimedi. Ebbene, in questo Piano dovremmo fare di più, anche attraverso i biorimedi, per riparare ai danni ambientali che sono stati creati. Sempre sull'ambiente, c'è da fare sicuramente qualcosa in più a proposito di una delle misure che ha comunque spazio; mi riferisco al superbonus che stiamo realizzando in questi mesi in tutta Italia. Si dovrebbe fare di più per riuscire ad allungare il più possibile gli anni nei quali si potranno svolgere i lavori con l'aiuto pubblico. (Applausi) . Sappiamo che non è semplice, perché l'Europa ci chiede di riuscire a spendere queste risorse entro il 2026 e quindi il programma di assorbimento di questo credito fiscale andrebbe più a lungo; però dobbiamo fare il possibile per cercare di allungare il superbonus almeno fino al 2023 e, chissà, magari anche oltre. È importante puntare molto sull'inclusione sociale. Purtroppo in Italia, visto il periodo che stiamo vivendo, la situazione è veramente critica. Le associazioni che abbiamo sentito durante le audizioni ci hanno portato la testimonianza di molte persone in difficoltà; ci riferiamo alle persone sole, alle persone non autosufficienti, alle persone diversamente abili e alle persone anziane, per le quali dovremmo fare veramente di più. La cosa più importante che ci hanno chiesto, oltre alle risorse economiche necessarie per migliorare i servizi alle persone, è cercare di riformare l'offerta dei servizi socio-assistenziali nell'ottica di ridurre la frammentarietà, uniformandoli e coordinandoli, in modo da rendere più semplice per queste persone l'accesso alle richieste e l'ottenimento dei servizi sociali. È una misura straordinariamente importante, che dobbiamo realizzare attraverso una riforma. Nel Piano vi è qualcosa sull'aiuto e sull'assistenza, ma è tutto concentrato sul fornire e dotare le case di chi sta male di strumenti tecnologici, informatici e digitali, per riuscire a rendere più facili le cure. Ma sappiamo che non è questo ciò che serve. Serve più personale per lo svolgimento di questi servizi, serve raggiungere personalmente questi pazienti, anche a domicilio, servono risorse umane in più. Sappiamo che il Piano non è finalizzato a questo, però potremmo studiare dei progetti, anche limitati nel tempo, che fungano da apripista verso il miglioramento dei servizi alle persone. Secondo me si può fare tanto; con la tecnologia e con la rete si può fare veramente di più. Andiamo oltre. Nel periodo che stiamo vivendo sta crescendo il disagio di molte fasce della popolazione che erano abituate a stare bene e che ora si sono impoverite. Sono veramente tante e molte sono legate al sistema produttivo. Quindi, bisogna trovare una soluzione che riesca a coniugare le esigenze del sistema produttivo e delle realtà più piccole, che sono veramente in difficoltà, con le famiglie di riferimento. Quindi, è necessario trovare strumenti adeguati e offrire un plafond di opportunità (anche se il termine opportunità non è sicuramente il più adatto) e di servizi per queste piccole imprese, per aiutarle ad avere un sostegno economico, ma, soprattutto, a ripartire. Il diritto alla ripartenza è sancito anche dal recovery plan e noi dobbiamo riuscire davvero a ripartire. Quali sono i servizi che si possono dare a queste famiglie e soprattutto chi può fornire il servizio più importante, vale a dire le risorse economiche? Le banche. Sarebbe utile pertanto fare in modo che l'assorbimento di capitale della banca che presta soldi alle persone in difficoltà sia ridotto. In questo modo, riusciremmo ad aiutare sia gli istituti di credito sia le persone, perché riceverebbero più risorse. È poi importante, per le famiglie legate a delle aziende in difficoltà, aziende che non riuscirebbero a ripartire neanche con l'aiuto economico, trovare sistemi più corretti per aiutarle economicamente. Ancora, è importante fare in modo di trovare risposte normative, affinché sia facile la ripartenza di queste persone, attraverso strumenti che già esistono, come il codice della crisi d'impresa e la legge sul sovra indebitamento. È però necessario far dialogare questi strumenti, affinché una famiglia legata a una piccola impresa, che non ha trovato sviluppo e che purtroppo si arena in questo periodo, abbia la facoltà di capire qual è la miglior soluzione per uscire da una crisi debitoria e poter ripartire. È importante fare di più. Lo si è detto anche quando abbiamo discusso le linee guida: è una cosa fondamentale. Questo è un periodo particolare. Molte famiglie e molte aziende stanno male, ma dobbiamo ammettere che molte famiglie, legate magari a persone che non hanno problemi col lavoro, hanno accumulato in questo periodo più risparmio rispetto ai mesi precedenti.