[pronunce]

che, in linea di fatto, la parte attrice avrebbe provato di aver subìto un maggior danno, rispetto al semplice prezzo del biglietto di viaggio, in conseguenza del ritardo del treno da Napoli a Roma di circa 94 minuti, avendo, in dipendenza di tale ritardo, sostenuto spese, a causa della perdita della coincidenza del volo Roma-Zurigo, per l'acquisto di un nuovo biglietto aereo e per gli oneri connessi al rientro a Napoli e al ritorno a Roma il giorno successivo; che, peraltro, anche a voler prescindere da talune non indifferenti lacune nella descrizione della fattispecie - a fronte delle contrarie deduzioni svolte dalla difesa di Trenitalia spa, l'ordinanza non evidenzia in alcun modo l'impossibilità, per la parte attrice, di utilizzare tempestivamente, ai fini della coincidenza con il volo per Zurigo, altro treno in partenza da Napoli per Roma -, il giudice rimettente, nel porre a fulcro delle proprie censure la risalente disciplina dettata dal regio decreto-legge n. 1948 del 1934, non si è fatto minimamente carico di verificare le successive, consistenti modificazioni subìte, sul piano normativo ed ordinamentale, dalla "materia" del trasporto ferroviario, per inferirne i conseguenti rilievi tanto sul versante dell'effettiva efficacia della disciplina censurata, quale fonte esclusiva della contestata limitazione di responsabilità, quanto sul versante della non manifesta infondatezza del dubbio di legittimità costituzionale; che un primo fondamentale punto, sul quale il giudice rimettente ha omesso di soffermarsi, è rappresentato proprio dalla disciplina ordinaria prevista dal codice civile in materia di trasporto in genere e ferroviario in specie; che, infatti, se, per un verso, il codice civile fa mostra di "recepire? il quadro normativo previgente - di impronta chiaramente pubblicistica (l'art. 1679, in tema di trasporti su concessione amministrativa, evoca il rispetto delle condizioni generali stabilite o autorizzate in sede concessoria) -, assegnando alle disposizioni generali in materia di trasporto una funzione "sussidiaria" (l'art. 1680 fa espressamente salve, anche per il trasporto ferroviario, le deroghe stabilite dal codice della navigazione e dalle leggi speciali), sotto altro e, qui, più rilevante profilo, esso introduce, con l'art. 1229, una previsione generale di nullità - relativa, dunque, anche al vettore - di qualsiasi limitazione pattizia della responsabilità per dolo o colpa grave; che, pertanto, il giudice rimettente avrebbe dovuto previamente verificare se, anche nel caso di specie, questa previsione potesse venire in discorso come utile parametro, quantomeno di tipo ermeneutico, per "interpretare" le disposizioni limitative della responsabilità risarcitoria dell'ente ferroviario, in caso di ritardo, come riferite ai soli casi di culpa levis e per mantenere l'obbligo risarcitorio ordinario ai casi, invece, di dolo o colpa grave, dovendo, correlativamente, anche apprezzare il tipo di colpa in concreto eventualmente ravvisabile, nel giudizio a quo, in capo al vettore; che, del pari, l'ordinanza di rimessione ha omesso di misurarsi con le profonde modifiche subìte, nel corso dei decenni, dalla disciplina relativa allo stesso ente ferroviario, non poco influenti sul quadro ordinamentale di riferimento; che, al riguardo, appare - a tacer d'altro - di specifico rilievo la riforma introdotta dalla legge 17 maggio 1985, n. 210 (Istituzione dell'ente «Ferrovie dello Stato»), con la quale l'Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato è stata trasformata in ente pubblico, stabilendosi, nella circostanza, non soltanto il rinvio a fonti regolamentari di tutte le disposizioni previgenti in tema di organizzazione e di funzionamento dell'esercizio ferroviario (art. 14), ma l'espressa (art. 16, quinto comma) devoluzione «alla competenza degli organi dell'ente» delle «restanti tariffe e la determinazione delle condizioni generali di trasporto, della nomenclatura e classificazione delle cose, comprese le avvertenze generali che la precedono, nonché delle condizioni particolari di tariffe, servizi o trasporti determinati e la concessione di facilitazioni di carattere eccezionale per trasporti singoli»; che, dunque, l'intera tematica delle condizioni generali e delle tariffe (queste ultime intrinsecamente variabili) ha subìto, almeno dal 1985 - specie sul piano della relativa dinamica attuativa - un affrancamento dall'antica fonte legislativa, con la quale tariffe e condizioni generali di contratto erano state approvate, per essere trasferita all'autonomia regolativa dell'ente; che tale prospettiva, quindi, non soltanto ha indotto verso un'espressa delegificazione della materia in discorso ma ha determinato la relativa integrale devoluzione ai poteri di auto-organizzazione dell'ente; che le successive e variegate modifiche apportate tanto alla struttura dell'ente - divenuto, poi, società privata - quanto al regime delle tariffe e delle condizioni generali di contratto, si iscrivono, così, in un quadro di riferimento nel quale le connotazioni della disciplina del 1934 appaiono profondamente trasfigurate; che il giudice a quo avrebbe, dunque, dovuto adeguatamente motivare circa le ragioni in forza delle quali la semplice espunzione della normativa censurata - ormai innovata nei suoi contenuti - varrebbe, di per sé, ad assegnare alla parte attrice il diritto al risarcimento, escludendo qualsiasi rilevanza, come fonte di obbligazioni, al "disciplinare" in vigore all'epoca dei fatti (vale a dire alle condizioni generali di contratto accettate dall'utente al momento in cui decide di avvalersi del servizio), quanto a misura e presupposti del rimborso in caso di ritardo; che il giudice rimettente ha, infine, del tutto omesso di considerare, ai fini di una compiuta ricostruzione comparativa del contesto normativo di riferimento, la disciplina introdotta dal regolamento CE 23 ottobre 2007, n. 1371/2007 (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario), espressamente richiamato dalle vigenti condizioni generali di trasporto; che, alla luce delle disposizioni dettate da tale regolamento (in particolare, agli artt. 15, 16, 17 e 18), emerge che, fatte salve le previsioni nazionali che assicurino un risarcimento anche per «danni diversi» (Allegato I, art. 32, comma 3), non vengono riconosciuti al trasportato, in caso di ritardo, diritti nella sostanza diversi o poziori rispetto a quelli previsti dalle condizioni generali di cui si è detto, con la conseguenza che il vettore nazionale non può ritenersi "comunitariamente" obbligato a prestazioni risarcitorie diverse da quelle previste; che, ancora una volta, il giudice a quo avrebbe dovuto, al fine di rendere rilevante il dubbio di legittimità costituzionale, fornire adeguata motivazione in ordine alle ragioni per le quali la disciplina di cui al predetto regolamento sia da ritenere, in ipotesi, inapplicabile al caso di specie; che, pertanto, alla luce delle lacune innanzi evidenziate, la questione proposta deve essere dichiarata manifestamente inammissibile.. .