[pronunce]

Del tutto insussistente sarebbe la lamentata violazione dell'art. 24 della Costituzione, operando la norma denunziata sul piano sostanziale della disciplina dei rapporti e non su quello processuale della tutela dei diritti, così come prive di fondamento dovrebbero ritenersi le censure riferite all'art. 47 della Costituzione, discendendo proprio dalla norma costituzionale la necessità di assicurare, nell'interesse dei risparmiatori, l'equilibrio finanziario delle imprese esercenti il credito a medio e lungo termine e di tutelare l'affidabilità del settore assicurando certezza alle relazioni giuridiche. Quanto infine al parametro di cui all'art. 77 della Costituzione, l'Avvocatura rileva come gli interventi di cui all'art. 1, comma 2, del decreto-legge n. 394 del 2000 - finalizzati al riequilibrio dei rapporti di mutuo a tasso fisso - rendessero parallelamente necessaria una corretta definizione del normale quadro applicativo degli articoli 644 del codice penale e 1815, secondo comma, del codice civile, soggetto a forzature in sede giurisprudenziale a causa delle avvertite esigenze di tutela delle situazioni di squilibrio determinate da eventi eccezionali. 2. - Con ordinanza del 18 marzo 2001, depositata il 4 aprile 2001, il Tribunale di Trento ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 28 febbraio 2001, n. 24, avente ad oggetto la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 394 del 2000. Il rimettente premette, quanto alla rilevanza della questione, di essere chiamato a decidere, tra l'altro, su una domanda di accertamento della nullità della pattuizione di interessi relativa ad un contratto di finanziamento stipulato in data 26 gennaio 1993, avanzata nel corso dell'anno 1998 per violazione delle norme di cui alla legge n. 108 del 1996, e precisa che, in difetto della intervenuta normativa di cui al decreto-legge citato, egli si sarebbe senz'altro uniformato alla giurisprudenza della Cassazione, secondo cui deve ritenersi illegittima la pattuizione di interessi moratori a tasso divenuto usurario a seguito della legge n. 108 del 1996, anche se stipulata anteriormente all'entrata in vigore della legge, "con conseguente sostituzione di un tasso diverso a quello divenuto ormai usurario, limitatamente a quella parte di rapporto non ancora esaurito all'entrata in vigore della legge n. 108/1996". Ai mutui a tasso fisso stipulati anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996, ed ancora in essere alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 394 del 2000, si applicherebbe invece la disciplina dettata dall'art. 1, comma 2, dello stesso decreto-legge, con la conseguente sostituzione del tasso pattuito con quello indicato al comma 3 dello stesso articolo. Tale sostituzione, peraltro, in quanto limitata alle rate che scadono successivamente al 2 gennaio 2001, comporterebbe che per il periodo intercorrente tra l'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996 e la suddetta data del 2 gennaio 2001 il debitore sarebbe tenuto a corrispondere gli interessi nella misura pattuita, ancorché eccedente il cosiddetto tasso soglia. Si verificherebbe in tal modo, ad avviso del rimettente, una ingiustificata disparità di trattamento tra cliente e banca (oltre che tra singoli clienti in relazione alle specifiche situazioni) con un trattamento di favore nei confronti di quest'ultima in danno di coloro che abbiano contratto mutui a tasso fisso prima del 1996 e - per il periodo intercorrente tra l'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996 ed il 31 dicembre 2000 - non possano giovarsi del cosiddetto tasso di sostituzione. 2.1. - Si è costituita in giudizio la s.p.a. Mediocredito Trentino-Alto Adige, convenuta nel giudizio a quo, concludendo per la declaratoria di manifesta inammissibilità o manifesta infondatezza, ovvero di inammissibilità o infondatezza della questione. Ad avviso della parte, la questione - come viene illustrato in una memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica - sarebbe inammissibile sotto diversi profili. In primo luogo, per difetto di rilevanza, nella parte in cui il rimettente sembrerebbe prospettare una disparità di trattamento tra i singoli clienti degli istituti di credito. Secondariamente, per indeterminatezza della questione, non essendo chiaro se lo stesso rimettente si dolga di una disparità di trattamento, nei rapporti tra cliente e banca (quanto ai mutui a tasso fisso), ponendo a confronto la situazione di tali rapporti prima e dopo l'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996, come interpretata dal decreto-legge n. 394 del 2000, ovvero se egli invochi una pronunzia additiva volta a retrodatare l'applicabilità dei tassi di sostituzione. Sotto altro aspetto, ritenuta come vera la prima delle due ipotesi sopra prospettate, per incomparabilità delle situazioni messe a confronto, derivando la loro diversità di disciplina dal normale fenomeno della successione temporale delle leggi. Da ultimo perché il rimettente o vuole censurare il merito della scelta legislativa, ma pone allora una questione politica e non di legittimità costituzionale, ovvero intende invocare - riferendosi al secondo comma dell'art. 1 del decreto-legge - una pronuncia additiva in virtù della quale l'applicabilità del cosiddetto tasso di sostituzione venga fatta retroagire, ma in tal caso si prefigurerebbe la possibilità di diverse alternative, tali da rendere evidente come la scelta si collochi sul piano tipico della discrezionalità legislativa. Nel merito, ed ipotizzando comunque che l'oggetto della questione di legittimità costituzionale sia il secondo comma dell'art. 1 del decreto-legge, la parte privata deduce che il legislatore, intervenuto con la norma di interpretazione autentica contenuta nel primo comma dello stesso articolo, al fine di riequilibrare la gravosa situazione che si era venuta a creare per le banche a seguito della erronea interpretazione della legge del 1996 operata dalla Cassazione, ha poi ritenuto opportuno venire incontro - pur senza esservi tenuto ed in un quadro di complessivo bilanciamento degli interessi contrapposti - alle aspettative che erano insorte nei mutuatari a tasso fisso "in considerazione dell'eccezionale caduta dei tassi di interesse avvenuta in Europa ed in Italia", prevedendo, appunto ai commi secondo e terzo, una sostituzione autoritativa in senso riduttivo dei tassi, al fine di riportarli ad una soglia inferiore al tasso usurario. Si tratterebbe dunque - ad avviso della parte - di un intervento non dovuto, ma giustificato da ragioni meramente equitative che renderebbero non irragionevole la fissazione della sua decorrenza da data prossima a quella di entrata in vigore del decreto-legge e della successiva legge di conversione piuttosto che dalla data di superamento del tasso soglia o da quella di stipula dei mutui. 2.2. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o infondatezza della questione.