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È un peccato, perché ci sarebbe stato modo in Commissione e oggi in Aula di migliorare il testo, perfezionarlo e renderlo più equilibrato. Noi di Forza Italia abbiamo presentato molti emendamenti, pensati proprio nel merito al fine di migliorare il provvedimento, ma sono stati quasi tutti respinti in blocco. Qualcosa è stato accettato come ordine del giorno e di questo parlerò. Mi pare un'occasione persa. Se c'è una materia su cui si sarebbe potuto, forse dovuto convergere e si sarebbe dovuta affrontare con equilibrio, interesse e dedizione per l'interesse generale è proprio quella sportiva. Fatico a capire quale sia effettivamente l'interesse generale, mentre mi è ben chiara quale sia la partita in termini di potere. Non ho una visione angelicata del gioco politico: so che la politica ha a che fare con la forza e con il potere, ma c'è modo e modo di fare le cose. Ieri sera in Commissione, più o meno verso le 23, è stata posta al sottosegretario Guidesi - devo dire che ha avuto un atteggiamento dialettico e di apparente apertura mentale, pur avendo respinto quasi tutti i nostri emendamenti - la questione delle possibili implicazioni di questa riforma sulla dinamica olimpica e sul CIO. La risposta è stata abbastanza netta: la tesi era che la prospettiva ventilata dal presidente Malagò, in audizione pochi giorni fa in Commissione, era assolutamente fantasiosa e agitata in maniera strumentale. Questa mattina la lettera del CIO conferma che non è come il sottosegretario Guidesi aveva inteso; le preoccupazioni evidentemente sono serie e quanto siano fondate lo vedremo nel corso dei prossimi mesi, ma anche solo il fatto che ad oggi l'Italia possa solo rischiare di essere esclusa dalle prossime Olimpiadi è una questione che, con tutta evidenza, lede l'interesse e l'immagine del Paese. È inutile dilungarsi, tanto è evidente il danno che una prospettiva del genere potrebbe arrecare al Paese. Accolgo con soddisfazione il fatto che un nostro emendamento, che era volto a correggere una delle tante storture che il disegno di legge delega in esame prevedeva, sia stato trasformato e accolto come ordine del giorno. Fa un po' spavento pensare che, dal punto di vista del Governo, si potesse imporre a tutto il mondo sportivo, al mondo sportivo professionale, a quello semiprofessionale e dilettantistico, l'equiparazione col mondo del lavoro ordinario. Quantomeno per i dilettanti è evidente che imporre contratti di lavoro vorrebbe dire distruggere completamente quel mondo e impedirgli di respirare e crescere. Il nostro emendamento, che era volto a sollevare e salvare - oserei dire - almeno il mondo dilettantistico da questa imposizione governativa, è stato accolto dal Governo come ordine del giorno. Ci auguriamo che quell'ordine del giorno abbiamo un peso nell'immediato futuro. Si tratta di almeno una decina di deleghe che vengono rivolte dal Parlamento in bianco al Governo. Mi auguro - e tutto il Gruppo Forza Italia si augura - che con la massima serietà si rimetta mano alla materia, cercando di correggere gli errori - quello di cui vi ho detto era evidentemente un errore - e le forzature, che sono molteplici in questo provvedimento, cercando di riconciliarlo con il suo mondo di appartenenza, che non è e non dovrebbe essere quello della forza e del potere della politica, ma quello dello sport. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, leggendo il provvedimento in esame e approfondendo i contenuti del testo ho avuto la sensazione - e non credo di essere stato il solo, considerata l'eco che questo provvedimento sta riversando sugli organi di informazione - che la maledizione che punisce sovente chi, dopo aver fatto o predicato la rivoluzione, va al Governo, abbia colpito ancora. La tentazione di sentirsi non chiamati a svolgere un servizio ma a comandare e la conseguente tentazione, dopo aver predicato decentramento e spazi di responsabilità, di accentrare il potere al proprio livello o, al massimo, a livelli inferiori, se vi sono allocate persone amiche o amiche degli amici, credo si avverta in questo provvedimento in modo assolutamente plastico. Infatti, la visione che il disegno-legge delega in esame ci consegna in modo molto netto e chiaro è che il Governo prende il controllo dello sport e di tutti gli strumenti che lo governano. Vorrei dire qui - e mi spiace che non sia ora presente il senatore Romeo - che questa sensazione non è avulsa dal testo che ci è stato presentato. Nel testo che noi abbiamo nelle nostre mani, infatti, è scritto che il ruolo del CONI viene ridefinito «coerentemente con quanto stabilito dall'articolo 1, comma 630, della legge 30 dicembre 2018, n. 145» (la legge di bilancio), in cui, molto semplicemente si dice che le risorse che arriveranno al mondo sportivo sono destinate, per quel che riguarda il CONI, alla copertura degli oneri istituzionali, alla preparazione olimpica e alla delegazione italiana. Tutto il resto (oltre 300 milioni di euro) vanno a quella che era la CONI Servizi, che viene trasformata in Sport e salute SpA, che avrà tra i compiti l'erogazione delle risorse alle federazioni sportive nazionali, agli enti di promozione sportiva, ai gruppi sportivi militari e ai corpi civili dello Stato, alle associazioni. Sostanzialmente, quindi, questa associazione, che vedrà gli organi di gestione nominati direttamente dal Governo, gestirà tutte le risorse che andranno al mondo dello sport. (Applausi dal Gruppo PD) . Se non solo questi una militarizzazione e un controllo accurato dello sport, qualcuno mi dovrebbe spiegare in cosa consisterebbe tutto ciò. Credo che proprio per questo la lettera del CIO non sia da prendere sottogamba; il CIO, infatti, ricorda una cosa semplicissima: lo sport, che non dovrebbe solo consistere in eventi sportivi a livello internazionale, ma ha anche un compito importante nel tessuto sociale del Paese - un compito di coesione, formazione, educazione e di salute per un territorio - dovrebbe essere politicamente neutro, dovrebbe avere un diritto e un obbligo di autonomia. E ci dice anche che tale ruolo si deve sostanziare in libera determinazione, controllo delle regole dello sport, governance delle associazioni che lo presiedono, libere elezioni non influenzate. Credo che il fatto che ciò lo dica il CIO e che nel provvedimento siffatto principio non venga rispettato - e non lo diciamo noi, ma lo dice il rimando all'articolo 1, comma 630, della legge di bilancio del 2018 - dovrebbe farci riflettere. Nel mio brevissimo intervento mi sento di dire al Governo, ma soprattutto a questa maggioranza e a coloro che ci hanno spiegato in tutte le salse possibili e immaginabili di ispirarsi ai principi di democrazia, che non basta enunciare la democrazia, ma deve essere sostanziata nelle scelte. Gli obiettivi di democrazia devono essere tali, devono ispirare e orientare i singoli passi; la democrazia sta anche nel non chiedere alle Commissioni preposte di presentare gli emendamenti prima di aver sentito i pareri dei soggetti interessati. Chiedere di fissare i termini per la presentazione degli emendamenti prima delle audizioni è una forzatura che non ha alcun senso. Non è mai successa una cosa del genere. (Applausi dal Gruppo PD) .