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siamo passati da un valore del debito pari a circa il 131 per cento del PIL ad una prospettiva, nel 2020, del 135,2 per cento del PIL. Se andiamo a collegare l'incremento del debito all'incremento della pressione fiscale, stiamo determinando due fattori che definisco inversamente proporzionali rispetto al sostegno al lavoro, alla crescita e all'occupazione. Mentre aumenta il debito, cresce infatti anche la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Anche in tale caso a determinare tutto questo sono le percentuali e i tendenziali sui quali vi siete incamminati, per il finanziamento di due misure strutturali. Diciamo la verità, almeno tra di noi: si tratta di misure strutturali. Dunque, contrastare la povertà e provare a modificare la parte previdenziale in deficit , essendo queste misure strutturali, vuol dire costringervi - come vi ha costretto questo assestamento di bilancio - a utilizzare anche i dividendi delle aziende pubbliche più importanti, oltre a quelli della Banca d'Italia, non per produrre investimenti, ma per correggere gli errori di politica economica che voi stessi avete prodotto in questo primo anno di esercizio. Gli utili delle imprese e l'incremento dei dividendi si possono infatti utilizzare. Se però li orientassimo verso gli investimenti, forse produrremmo una misura utile per sostenere la crescita e la competitività economica del Paese. Aggiungiamo dunque questo quadro, che non è solo collocato all'interno di un contesto macroeconomico difficile per l'Europa, come state provando "a vendere". È certamente un contesto difficile, perché situato all'interno di un cambiamento che stanno attraversando la società e l'economia nella sua interezza, anche nella dimensione internazionale. Non esiste solo un fattore di macroeconomia a determinare la virata del Paese verso la recessione. Passare dal più 1,7 per cento del PIL a uno 0,1 da consolidare significa per l'Italia virare verso una stagnazione economica e una recessione dovute prevalentemente alle misure sbagliate che avete presentato in questo primo anno di Governo. Non c'è una misura utile al sostegno alla crescita. In poche parole, stiamo assistendo passivamente a un cambiamento strutturale dell'economia e della società senza alcuna proposta per sostenere l'innovazione, anche della tecnologia, la formazione, l'università e la scuola. Tutto questo avviene senza misure concrete, che - queste sì - insieme al rilancio degli investimenti potrebbero produrre uno choc economico in grado di attribuire qualche segno positivo alla crescita. Avete invece destabilizzato anche le misure che funzionavano, in modo particolare quelle sul sostegno alla competitività delle imprese di Industria 4.0, prima abolendo il superammortamento, poi reintroducendolo per sei mesi. Non esiste un Paese al mondo in cui le imprese non siano nella condizione di fare programmazione certa, perché subentrano provvedimenti incerti ed estemporanei, che prima tolgono, poi rimettono, e fanno errori devastanti perché non tengono conto dei risultati. Continuate a vivere le iniziative economiche come un retaggio del passato, mentre in realtà erano fondamentali per togliere l'Italia dalla bassa crescita e avviarla verso una più consistente. Il superammortamento e tutte le iniziative a sostegno delle imprese economiche hanno prodotto risultati. Eppure, sono state - dico io - consumate all'interno di accordi nella maggioranza: prima si è rinunciato al superammortamento e oggi si è costretti a ridurre e congelare un'entità economica rilevante (oltre 1,5 miliardi) che avrebbe dovuto essere utilizzata per il sostegno alla competitività, all'innovazione e alla ricerca. Cambiate strada perché, senza un cambio di rotta a trecentosessanta gradi di nuove politiche economiche - questo sì - il Paese non crescerà. E non è dato oggi conoscere come si fa a generare nuova occupazione e nuovo lavoro senza investimenti nel sapere, nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione. Come si fa a generare crescita tenendo bloccate opere pubbliche? In questo Paese sono bloccati cantieri per oltre 49 miliardi di euro. Come si fa a pensare di mettere un segno positivo vicino a una stagnazione evidente dell'economia senza un rilancio strutturale degli investimenti? In conclusione, signor Presidente, questa manovra, a proposito d'innovazione nelle terminologie, che ha introdotto il cambiamento e l'innovazione costante, è purtroppo un brutto ritorno al passato, che ci costringe a correggere - con i 7,6 miliardi di euro - i vostri limiti, i vostri errori e il costo di una politica sovranista inadeguata in Europa e fallimentare in Italia. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, ci troviamo di fatto a discutere di due provvedimenti, il rendiconto per il 2018 e l'assestamento per il 2019, sostanzialmente a un anno dall'insediamento di questo Governo e dall'inizio delle politiche economiche che esso ha varato. Possiamo dire serenamente che l'assestamento 2019 porta dati molto positivi, essenzialmente per due aspetti. In primo luogo, certifica che le politiche economiche di questo Governo hanno un proprio equilibrio e hanno raggiunto gli obiettivi che esso si era posto, ossia il varo di riforme importanti che, per qualcuno, erano irrealizzabili, sarebbero costate troppo e avrebbero mandato in dissesto i conti dello Stato: mi riferisco a quota 100; a un reddito di cittadinanza equilibrato; al miliardo e mezzo per i risparmiatori truffati, che voglio sempre ricordare; agli investimenti fatti a favore degli enti locali, che danno lavoro e occupazione e mettono in circolo risorse importanti per la nostra economia. Le politiche quindi sono state attuate, nonostante qualcuno abbia detto che erano irrealizzabili, a pena di un dissesto dei conti, i quali invece, attraverso quest'assestamento, si dimostra che reggono. Reggono attraverso una diminuzione dell'indebitamento varato nell'assestamento pari a 7,6 miliardi, che riporta il rapporto deficit -PIL dal 2,4 a cui eravamo arrivati a quel 2,04 che è stato votato dal Parlamento a dicembre dell'anno scorso nella legge di bilancio e che rispetta gli accordi presi a livello europeo. Ripeto che si tratta di accordi che noi contestiamo, ma con i quali dobbiamo purtroppo fare i conti fino a che non avremo la forza sufficiente in Europa perché vengano modificati. In che modo si raggiunge questo obiettivo? Si raggiunge con la riduzione di alcuni capitoli di spesa. Li abbiamo già citati la settimana scorsa: un miliardo e mezzo è stato ottenuto soprattutto con la minor spesa relativa a quota 100 e al reddito di cittadinanza, ma anche grazie ad altre economie. Ci sono state poi maggiori entrate, dovute - è giusto chiarirlo - non all'aumento di qualche aliquota, di qualche tassa o qualche balzello, ma essenzialmente a un motivo: l'aumento del gettito IVA. Perché c'è stato un aumento del gettito IVA? Due sono gli elementi, che sono di natura molto diversa. Il primo è il risultato della fatturazione elettronica, che - vorrei ricordarlo - è stata introdotta dal Governo del PD della scorsa legislatura e prevedeva un'entrata di 2 miliardi.