[pronunce]

Assumendo che effettivamente il ricorrente fosse minorenne al momento del fatto - dato, questo, che il giudice a quo considera pacifico, sulla base di quanto risulta dal suo certificato penale e dallo stesso permesso di soggiorno, entrambi formati dalle autorità italiane -, egli risulterebbe: - essere stato giudicato da un giudice diverso da quello funzionalmente competente a giudicarlo, in violazione non solo dell'art. 3 del d.P.R. n. 448 del 1988, ma anche dei principi costituzionali poc'anzi richiamati; - essere stato sottoposto a un rito (il patteggiamento) non consentito per gli imputati minorenni all'epoca del fatto, per le ragioni ampiamente illustrate dalle menzionate sentenze n. 135 del 1995 e n. 272 del 2000; - non essere stato sottoposto alla valutazione individualizzata della propria imputabilità, prescritta dall'art. 9 del d.P.R. n. 448 del 1988; - non avere avuto accesso a tutta la serie di possibili definizioni alternative del procedimento previste specificamente per i minori (su cui supra, punto 3.1.), tra cui segnatamente la sospensione del processo con messa alla prova e contestuale affidamento ai servizi minorili, che avrebbero potuto impostare nei suoi confronti un programma di trattamento individualizzato dalla spiccata connotazione (ri)educativa; - essere stato condannato a una pena detentiva verosimilmente più severa di quella consentita, non essendogli stata riconosciuta (neppure ai limitati fini del bilanciamento con eventuali altre circostanti aggravanti) la circostanza attenuante obbligatoria della minore età di cui all'art. 98, primo comma, cod. pen. 4.2.- Il giudice rimettente esclude anzitutto che, in una situazione come quella sottoposta al suo esame, la revisione della sentenza costituisca un rimedio idoneo. Osserva, in proposito, che il caso non rientra in alcuna delle ipotesi espressamente previste dal codice di procedura penale, e che comunque tale rimedio è normalmente funzionale a ottenere il proscioglimento dell'interessato, mentre nella situazione all'esame si tratterebbe soltanto di dichiarare nullo il titolo esecutivo, per poi procedere ad un nuovo giudizio innanzi al competente tribunale per i minorenni. Ancorché il giudice a quo argomenti, in altro passaggio dell'ordinanza di rimessione, nel senso della novità, rispetto al momento della formazione del giudicato, dei documenti che attesterebbero in modo inoppugnabile la reale età del ricorrente, il presupposto interpretativo relativo alla inesperibilità del rimedio della revisione nel caso in esame appare motivato in modo non implausibile dal rimettente. Pertanto, questa Corte non può in questa sede che prendere atto di tale presupposto interpretativo; e ciò anche perché la valutazione se nel caso in esame sussistano i presupposti di una revisione della sentenza di condanna sulla base della relativa disciplina - ed eventualmente se tale disciplina sia essa stessa conforme alla Costituzione - spetterebbe comunque a un giudice diverso da quello a quo, e in particolare alla corte d'appello competente ai fini di un eventuale procedimento di revisione. 4.3.- Il giudice rimettente esclude altresì, succintamente, che il vizio dedotto possa essere ricondotto all'ipotesi, pure contemplata dall'art. 670, comma 1, cod. proc. pen. , della "mancanza" del titolo esecutivo, e dunque alla categoria della "inesistenza" del titolo stesso - categoria, quest'ultima, di origine giurisprudenziale, funzionale a consentire la rilevazione, anche oltre lo sbarramento del giudicato, dei vizi procedimentali più macroscopici da parte dello stesso giudice dell'esecuzione (recentemente, sul punto, Corte di cassazione, sezioni unite penali, sentenza 26 novembre 2020-23 aprile 2021, n. 15498, punto 3.3. dei motivi della decisione); e insiste, invece, nel qualificare il vizio a suo avviso verificatosi nei confronti del ricorrente come ipotesi di "nullità assoluta", in quanto tale soggetta alla disciplina di cui all'art. 179 cod. proc. pen. Anche di tale presupposto ermeneutico - fatto proprio, e anzi argomentato estesamente dalla parte costituita in giudizio, ricorrente nel procedimento a quo, nella propria memoria illustrativa - questa Corte non può che prendere atto; e ciò anche in considerazione dell'attuale stato della giurisprudenza di legittimità, che il rimettente non intende porre in discussione, neppure sotto il profilo della sua compatibilità con i parametri costituzionali evocati. Tale giurisprudenza riconosce, invero, la radicale inesistenza della sentenza pronunciata nei confronti di un imputato che risulti avere commesso il reato in età inferiore ai quattordici anni (Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 4 dicembre 2018-2 gennaio 2019, n. 35; sezione prima penale, sentenza 20 maggio 2014, n. 31652); ma ritiene invece affetta da (mera) nullità assoluta la sentenza pronunciata dal tribunale penale ordinario nei confronti di un imputato che risulti di età compresa tra i quattordici e diciotto anni al momento del fatto: con conseguente impossibilità di dedurre il relativo vizio, una volta formatosi il giudicato, in sede di incidente di esecuzione (Corte di cassazione, sezione quinta penale, sentenza 14 marzo 2017, n. 28627; sezione terza penale, sentenza 19 ottobre 2016, n. 54996). 4.4.- Il giudice a quo sollecita, piuttosto, questa Corte a intervenire con una pronuncia additiva sul testo dell'art. 670, comma 1, cod. proc. pen. , la quale consenta al giudice dell'esecuzione di dichiarare (non già la "mancanza" o l'"inesistenza", bensì) la nullità del titolo esecutivo, sulla base di un vizio - verificatosi nel processo ormai conclusosi con sentenza definitiva - esso stesso qualificato dal rimettente in termini di "nullità". 5.- Nei termini così precisati, le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal rimettente non sono fondate. 5.1.- Un primo nucleo di censure, sollevate in riferimento agli artt. 3 e 10 Cost., ruota attorno all'asserita impossibilità, per effetto dei limiti dell'incidente di esecuzione imposti dall'art. 670 cod. proc. pen. , di assicurare la tutela costituzionalmente doverosa agli interessi preminenti del minore, attraverso una pronuncia che, dichiarando la nullità della sentenza del giudice penale ordinario, consenta eventualmente alla competente procura per i minorenni di esercitare l'azione penale davanti alla giurisdizione specializzata. In effetti, la censura ex art. 3 Cost. - arricchita dalla concorrente evocazione, nel relativo impianto motivazionale, del riferimento al dovere di tutela degli interessi del minore di cui all'art. 31, secondo comma, Cost., nonché alla finalità rieducativa della pena di cui all'art. 27, terzo comma, Cost., che assume speciale pregnanza nei riguardi del minore - si fonda, nella prospettiva del rimettente, sull'allegata manifesta irragionevolezza della parificazione tra le ipotesi di nullità derivanti da violazioni delle norme sulla competenza in relazione a imputati maggiorenni e quella derivante dalla violazione della competenza del tribunale per i minorenni: