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Quanto ai servizi pubblici locali - rifiuti, trasporto pubblico locale e tutto quello che ne consegue - la cosa gravissima è che al pubblico viene chiesto di dimostrare, in modo qualificato, che la sua gestione è stata la più efficiente possibile. Io mi aspetto che anche al privato venga chiesta la stessa cosa. Questo privato tanto invocato dov'era quando cadeva un viadotto in Liguria? Quello che non è mai stato chiamato a dover dimostrare che la sua gestione fosse la migliore in assoluto. Nel momento in cui mancano tutti questi paletti, è allora chiaro che si vuole andare verso un altro tipo di gestione privata e il relatore l'ha anche detto. Questo per ottenere non si sa cosa, se non un evidente peggioramento del servizio. Ogni volta che è una SpA, per la quale è fondamentale la remunerazione del capitale azionario, non può reinvestire tutto, perché deve distribuire dividendi agli azionisti, sicuramente non potrà mai fare lo stesso livello di efficienza di una società in house , che ha come unico compito quello di reinvestire sulla massima efficienza. Questi sono servizi di interesse generale che andavano portati fuori completamente dal perimetro di una privatizzazione. Ma, naturalmente, anche questo non è stato volutamente fatto. Lo stesso discorso vale per il TPL. Vogliamo affidare il trasporto pubblico locale ai privati: ma una riga o due nella quale si parli di costi per l'utenza? Perché il TPL è sovvenzionato in parte dallo Stato, stante il servizio pubblico che il TPL offre, che è quello di togliere traffico privato dalle strade. Un controllino sui costi? Perché, se tu prendi dei soldi per un affidamento, devi garantire costi che siano coerenti con quelli che farebbe il pubblico, che non ha alcuna necessità di fare profitto. Questa non è concorrenza. La WTO vuole che gli Stati siano solo degli amministratori e non tocchino mai palla, anzi che sburocratizzino: questa è la WTO in salsa italiana, in salsa Parlamento italiano. Concludo dicendo che, se dobbiamo essere come la WTO, allora diciamolo chiaramente, invece di continuare questo rimpallo tra il Senato, la Camera e il Governo, cercando chi ha ragione e chi ha torto per ottenere qualcosa in più in termini di consenso elettorale, vendendo qualche cosa che nessuno di voi ha in tasca. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, la legge annuale per la concorrenza è una delle riforme più importanti che il Governo italiano ha scritto nel PNRR ed è una vera e propria cartina di tornasole. È la cartina di tornasole della volontà riformatrice del Governo, del Parlamento e della capacità di questo Paese di attuare il Next Generation EU. Lo ha detto con grande efficacia il senatore Collina: con il PNRR noi abbiamo stipulato un vero e proprio contratto con l'Europa. Il Next Generation EU è un programma che si basa sui piani nazionali, che sono piani di investimenti ma anche di riforme. Il Next Generation EU lega strettamente l'erogazione delle risorse attribuite ai singoli Paesi membri, che per l'Italia sono oltre 200 miliardi di euro, al rispetto degli obiettivi che i singoli Paesi membri hanno scritto nei piani nazionali. Ora noi come Italia nel 2021 abbiamo conseguito tutti e 51 gli obiettivi previsti e nel 2022 ne abbiamo 100.45 nel primo semestre e 55 nel secondo. L'approvazione di questo disegno di legge e dei suoi decreti delegati è uno degli obiettivi più importanti e qualificanti del secondo semestre 2022. Approvare questo disegno di legge e i decreti delegati è uno dei punti chiave per ottenere, non dimentichiamolo, la rata di quasi 22 miliardi di euro prevista per fine anno. Il disegno di legge, presentato dal Governo il 3 dicembre 2021, è un provvedimento complesso e articolato, come hanno detto i relatori e tutti coloro che sono intervenuti; è un provvedimento che raccoglie in generale le raccomandazioni specifiche per Paese della Commissione europea, ma, nel dettaglio, le segnalazioni dell'Autorità italiana per la garanzia della concorrenza e del mercato. È una legge che nella versione originaria era composta da 32 articoli che spaziavano, come è stato ricordato, dalle concessioni demaniali e marittime alle grandi derivazioni idroelettriche, servizi pubblici locali, patent linkage , la questione delle piattaforme digitali, trasporto pubblico non di linea; uno spettro veramente ampio di settori in cui si interviene. La complessità di questo disegno di legge e la portata degli interessi coinvolti sono sicuramente le motivazioni più importanti del lungo periodo di tempo, cinque mesi di fatto, che il Senato ha impiegato per discutere in prima lettura questo disegno di legge. Signor Presidente, ha pesato molto però anche una visione profondamente diversa del tema della concorrenza tra le forze politiche di questa maggioranza, che sono forze che esprimono, lo voglio dire così, differenti punti di equilibrio tra la tutela dell'interesse generale dei cittadini consumatori, che hanno il diritto di accedere ed usufruire di servizi di migliore qualità e di minore costo, e la salvaguardia degli interessi particolari e legittimi coinvolti direttamente da normative più favorevoli alla concorrenza. Signor Presidente, il Partito Democratico, lo voglio dire con molta nettezza, non condivide la posizione di chi teorizza la bontà sempre e comunque della concorrenza persino in ambiti come la scuola e la sanità, dove la concorrenza è stata praticata fin troppo in questo Paese. Noi crediamo nel bilanciamento degli interessi, nell'ascolto e nella composizione delle diverse istanze. Crediamo in un'economia sociale di mercato che ha nella libera concorrenza un valore di riferimento essenziale, ma si preoccupa e si occupa anche dei perdenti della concorrenza, degli imprenditori e dei lavoratori che troppe volte in passato sono stati liquidati come un fastidioso impedimento al primato delle leggi del mercato. Questa è la nostra visione. È una visione lontana da un approccio liberista, però, signor Presidente, è anche una visione lontana da una destra di governo e di opposizione, che ha ispirato negli anni, e l'abbiamo visto anche nella discussione di questo provvedimento, la sua azione politica ad un intreccio tra una cultura politica neocorporativa, sovranista, euroscettica e il gigantesco conflitto di interessi del suo massimo riferimento politico. Tutte posizioni ben lontane dall'idea di concorrenza, che pure è stata evocata da alcuni interventi oggi, ed è un intreccio che produce un paradosso: proclami liberisti che rimangono sistematicamente sulla carta e battaglie che spacciano la difesa di rendite di posizione per la tutela di imprese e posti di lavoro. Ecco, questo è il contesto storico politico in cui si è svolta la discussione anche di questo disegno di legge. In questo contesto, oggettivamente difficile, io credo che i relatori, che voglio ringraziare, e la 10 a Commissione del Senato abbiano svolto un lavoro positivo. Un lavoro positivo di ascolto perché noi avevamo il dovere di ascoltare, in particolare su alcuni nodi particolarmente delicati, tutti i portatori di interessi, perché nessuno può pretendere di avere la verità in tasca, né il Governo né il Parlamento, e i relatori e la Commissione credo che abbiamo svolto un buon lavoro di sintesi delle diverse posizioni.