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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI COSTITUZIONALI (1ª) 87 BORGHESI La seduta inizia alle ore 14,20. IN SEDE REFERENTE 214-515-805-B (riduzione del numero dei parlamentari) DDL 214-515-805-B Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari (Esame e rinvio) Il relatore CALDEROLI ( L-SP-PSd'Az ) ricorda che lo scorso 9 maggio la Camera dei deputati ha approvato in prima deliberazione il disegno di legge costituzionale in titolo, con il quale si rende concreta la prospettiva di una consistente riduzione del numero dei parlamentari. Sottolinea che, non essendo state apportate modifiche al lavoro svolto in prima lettura al Senato, è ora possibile procedere in tempi rapidi alla seconda deliberazione richiesta dall'articolo 138 della Costituzione, che non prevede la possibilità di apportare modifiche, ma richiede una maggioranza qualificata per l'approvazione; ritiene opportuna, quindi, una approfondita riflessione sulle ragioni alla base della riforma, prima di procedere alla decisione. Ricorda, innanzitutto, che le modifiche apportate in prima lettura intervengono su disposizioni che sono già state modificate nella III legislatura. L'originaria formulazione degli articoli 56 e 57, scritta dai Padri costituenti, prevedeva infatti un numero variabile di deputati e senatori, in base alla popolazione: uno ogni 80.000 abitanti alla Camera e uno ogni 200.000 al Senato. Dopo i primi 15 anni, poiché la popolazione cresceva e con essa i parlamentari, si decise di modificare il criterio introducendo il numero fisso di 630 deputati e 315 senatori. Nell'immediato vi fu un incremento del numero dei parlamentari, in quanto i deputati che votarono la riforma nel 1963 erano 596, contro i 574 del 1948, ma in prospettiva il risparmio è stato evidente, perché senza quell'intervento oggi - sulla base del censimento del 2011 - i deputati sarebbero addirittura 743. Tra l'altro, il calcolo andrebbe fatto sulla base della popolazione, ovvero dei residenti e non dei soli cittadini italiani. In Senato, invece, applicando il sistema originario, oggi i senatori sarebbero 297, senza considerare i senatori a vita, mentre nel 1963 erano solo 279. Sottolinea, quindi, che in qualche misura si sta tornando alle origini della Repubblica, se non nelle norme, almeno nei numeri. Osserva, inoltre, che anche nell'esperienza statutaria si riscontrava una certa variabilità nella composizione della Camera elettiva - in quanto lo Statuto non prevedeva un numero di deputati, che si attestò intorno ai 500 - e soprattutto della Camera alta, composta da senatori a vita di nomina regia che passarono gradualmente dai 58 membri del 1848 ai 520 del 1940. All'Assemblea costituente la questione fu ampiamente dibattuta e, proprio perché il numero fisso non fu mai preso in considerazione, vi fu la seria preoccupazione che, al crescere della popolazione, il numero dei parlamentari potesse diventare eccessivo, in particolare quello dei senatori, il cui numero più ridotto si riteneva dovesse corrispondere a una maggiore qualità degli eletti. Secondo la proposta di Costantino Mortati, in base alla quale si prevedeva un senatore ogni 250.000 abitanti, oggi il numero dei senatori sarebbe molto più vicino a 200 che a 315. La nuova disciplina costituzionale introdotta nel 1963 fu presto superata, se non nella realtà giuridica, quanto meno nel dibattito politico: infatti, nei testi predisposti dalla Commissione Bozzi e dalla Commissione D'Alema, nella riforma della XVI legislatura, nella bozza Violante e nella riforma della XVII legislatura si prevedeva una riduzione del numero dei parlamentari. Sottolinea, quindi, che in nessun altro grande Paese democratico vi è una proporzione tra popolazione e parlamentari come quella presente in Italia, dove peraltro entrambe le Camere sono elette direttamente. Ritiene che la previsione di ridurre il numero complessivo dei parlamentari a seicento, di cui quattrocento deputati e duecento senatori, sia una soluzione ragionevole, in linea con quella adottata dalle altre democrazie occidentali. Infatti, pur non raggiungendo il rapporto previsto negli Stati Uniti, il numero di parlamentari individuato nel testo sarà al livello di quello del Regno Unito o della Francia che, con una popolazione simile a quella italiana, hanno una sola Camera eletta a suffragio universale e diretto, rispettivamente di poco più e poco meno di seicento membri. Ritiene, inoltre, che in questo modo, senza intaccare il principio di una rappresentatività ampia, le istituzioni parlamentari saranno più funzionali. A tal fine, tuttavia, sarà necessario riformare di nuovo i Regolamenti, come è stato appena fatto con successo in Senato. I nuovi numeri imporranno sì necessari adattamenti tecnici, ma dovranno anche essere l'occasione per rendere più fluide l'organizzazione e le procedure, in modo che i risparmi di spesa diventeranno anche apprezzabili sotto il profilo decisionale e assicureranno un ritorno in termini di fiducia e credibilità. Rileva che, in questi mesi, è stata anche risolta la questione della compatibilità di questa riforma con la legge elettorale, con l'approvazione definitiva alla Camera della legge 27 maggio 2019, n. 51, che ne consente l'applicabilità a prescindere dal numero degli eletti. Dopo aver ricordato la novella dell'articolo 59 della Costituzione, per fissare definitivamente, senza margini di interpretazione, il numero di senatori a vita, sottolinea la necessità di approvare il disegno di legge costituzionale con la maggioranza dei due terzi. Considerato che - a suo avviso - probabilmente nessuno intenderà proporre un referendum confermativo su una riforma così condivisa dall'opinione pubblica, auspica che il Parlamento approvi definitivamente la revisione costituzionale più ricorrente nel dibattito pubblico. Intervenendo sull'ordine dei lavori, il senatore VITALI ( FI-BP ) chiede di prevedere termini ampi per la discussione generale, in modo da consentire la partecipazione al dibattito di colleghi del suo Gruppo che per motivi contingenti non hanno potuto partecipare alla seduta. Il PRESIDENTE assicura che la discussione generale non si concluderà nella seduta odierna. Il senatore PARRINI ( PD ) ricorda che il provvedimento non è ancora stato inserito nel calendario dell'Assemblea. Tra l'altro, considerato che - in seconda deliberazione - il testo non è emendabile, e quindi non vi sarà spazio per eventuali strategie ostruzionistiche, sarebbe opportuno almeno garantire un ampio dibattito. Il senatore GRASSI ( M5S ) osserva che, in ogni caso, sarebbe opportuno completare la discussione generale entro la settimana. Il PRESIDENTE sottolinea che la programmazione dei lavori della Commissione potrà essere decisa solo dopo l'approvazione del calendario dell'Assemblea. Saranno comunque assicurati tempi congrui, in modo che il dibattito si svolga senza forzature e in ogni caso si concluda nei tempi previsti per l'esame in Aula. Il senatore PARRINI ( PD ) ritiene condivisibile la proposta del Presidente, mentre a suo avviso non può essere accolta la condizione posta dal senatore Grassi.