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BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, grazie a lei e al Presidente del Consiglio, ai Ministri e ai colleghi. Ricambio il garbo istituzionale del collega Marcucci e lo faccio con piacere, perché in questi luoghi la forma non è forma: è sostanza. E noi dobbiamo dare molta sostanza a quello che stiamo facendo qui, oggi e in futuro. Io la ringrazio, signor Presidente, e ringrazio il Governo per essere qui. È importante che lei sia qui a informarci. È importante per noi, ma, soprattutto, è importante per il Paese, perché questo è il luogo dove si tutelano le libertà fondamentali. E questo è il luogo che, quando l'emergenza ci costringe a limitarle, deve dire se è possibile o no farlo. Signor Presidente, lei ci ha detto, in questi giorni, che i prossimi provvedimenti saneranno la difficoltà di comunicare con il Parlamento che avete avuto nelle settimane precedenti. Lo apprezziamo. Lei ha detto che, all'interno dei suoi decreti, sarà scritto che il Parlamento deve occuparsi di diritti fondamentali, di libertà individuali e di libertà economiche. Ma lo dice la Costituzione, prima ancora del suo decreto. La Costituzione dice che dobbiamo essere tutti qui, insieme, a collaborare. Noi siamo qui oggi, ci tengo a dirlo, con molta emozione, a fare il nostro dovere, così come sta facendo il proprio dovere ciascun cittadino in trincea o costretto nella propria casa. Sta contribuendo con il suo apporto, ciascuno per la propria parte, a tenere insieme questo Paese. Io ci tengo ad unirmi al ringraziamento verso chi, in trincea, lascia anche una parte di se stesso. Li abbiamo evocati tante volte. Tutti noi li abbiamo evocati, ma non lo facciamo mai abbastanza. Parliamo di medici, personale ospedaliero, assistenti volontari, volontari della Protezione civile, Forze armate, forze di polizia. Tutti coloro che tengono aperti i negozi e stanno sulle nostre strade per occuparsi di noi, della nostra salute, per rendere questo periodo meno difficile. Mi raccomando, signor Presidente, e questa è la prima preghiera che rivolgiamo al Governo: noi dobbiamo occuparci di loro. Questo è il primo dei tanti, non suggerimenti, ma dei punti che per noi sono imprescindibili nella nostra collaborazione. Noi, signor Presidente, siamo qui per collaborare. Non occorre che lei ci sfidi. Lei ha detto: vi sfido a. Noi non vogliamo essere sfidati. Vogliamo collaborare, intendendo per collaborazione "lavorare con". Collaborare significa interagire, ascoltare e raccogliere parte delle indicazioni che vengono da chi collabora con lei, non obbedire. Non possiamo darvi l'obbedienza. Questa non è parte di una forza di opposizione responsabile e intelligente. La responsabilità, nel momento in cui non siamo d'accordo, induce a parole di verità. Noi dobbiamo essere responsabili, ma non complici. Per questo le diciamo, signor Presidente, che il primo provvedimento per noi imprescindibile: le persone che in questo momento si stanno muovendo in trincea e che stanno rischiando la vita e la salute per tutti noi devono essere ricompensate. Non bastano 100 formali euro e il fatto di evocarli sempre come eroi civili. Per dar loro un minimo di soddisfazione per quello che stanno facendo ci vuole molto di più. Signor Presidente, lei lo avrà capito in questi giorni: noi, come centrodestra siamo consapevoli dell'importanza di essere uniti anche nell'offrire collaborazione. Questo è un tempo difficile; è una guerra brutta, cattiva; è una guerra di trincea, una guerra strisciante, che può essere combattuta solamente a forze riunite. Noi ci siamo, non vogliamo mancare mai, però la nostra non è una presenza di testimonianza, ma una presenza attiva. Signor Presidente, noi non possiamo più guardarci intorno e vedere persone che soffrono, che ci lasciano. Lei ha evocato un'immagine terribile, che la nostra collega bergamasca senatrice Gallone ci ha mandato in anteprima e che poi tutta l'Italia ha visto: autocarri che lasciavano Bergamo pieni di bare, perché non si potevano nemmeno cremare i morti. Noi sappiamo che esistono persone che ci stanno lasciando senza nemmeno il conforto dei loro cari, senza poter avere una sepoltura nelle loro città. Noi sappiamo che troppi anziani ci hanno lasciato privandoci di un patrimonio di esperienza e di saggezza. Dobbiamo porre fine insieme - e sottolineo insieme, ascoltandoci - a tutto questo. Non possiamo compromettere anche il futuro dei nostri giovani, perché i nostri giovani sono quelli che prenderanno l'Italia per mano e l'aiuteranno a risollevarsi. Noi ci siamo a queste condizioni, signor Presidente: che la collaborazione non sia obbedienza e che la responsabilità non sia una cambiale in bianco, perché sarebbe complicità. Lei ci deve ascoltare, perché noi le diremo solo la verità e metteremo a disposizione del Governo - anzi, non del Governo, ma dell'Italia - le nostre soluzioni, il nostro impegno, la nostra serietà, la nostra professionalità. Faccio un esempio. Noi abbiamo delle priorità: dobbiamo uscire dall'emergenza sanitaria. Ho ascoltato con attenzione quello che lei diceva, la disamina, la retrospettiva dei vostri provvedimenti. Noi li conosciamo tutti, li abbiamo letti tutti in Gazzetta Ufficiale . Ma attenzione alle persone: non ho sentito da lei la parola "tampone". Sappiamo tutti che l'emergenza sui dispositivi di protezione individuale esiste ancora. Apprezzo quello che il Governo sta cercando di fare, il ministro Di Maio e tutti voi. Anche noi, nel nostro piccolo, nelle nostre Regioni, con le nostre conoscenze, stiamo cercando di attivarci. Ma dobbiamo fare di più, perché più l'emergenza sanitaria dura, e più purtroppo il cuore economico del nostro Paese e delle nostre categorie produttive rimane congelato. Seconda priorità indispensabile per noi, per cui noi vi offriamo, come abbiamo fatto da gennaio ad oggi le nostre soluzioni. Vi prego, guardatele con più attenzione. Noi dobbiamo mettere seriamente in sicurezza le famiglie, i lavoratori, le imprese. Noi dobbiamo avere coraggio. È stato evocato tante volte Mario Draghi oggi, ma Mario Draghi ha titolo per essere evocato, perché è la persona che ha salvato l'euro e che in tasca ha una serie di soluzioni che noi possiamo, anzi dobbiamo condividere. Noi dobbiamo avere coraggio, dobbiamo innestare potenti dosi di liquidità nelle vene delle nostre imprese e dei nostri cittadini. Da sempre Draghi ci dice che questa è la soluzione e ce lo ha dimostrato. Non dobbiamo avere paura del debito pubblico, non ora; non dobbiamo esitare, non ora, perché l'esitazione purtroppo è un processo irreversibile; non ne usciamo più. Non possiamo chiedere a chi è chiuso in casa per volontà dello Stato di pagare scadenze o debiti nei confronti dello Stato, delle pubbliche amministrazioni e delle banche. Chi non guadagna, chi non produce reddito, chi di non fa ricavi deve avere la certezza che, fino a che questa situazione di emergenza non finirà, sarà lasciato in pace dallo Stato, da Equitalia, da qualsiasi creditore. È su questo che devono agire le garanzie dello Stato, è questo che fa uno Stato, un Governo e un'opposizione, perché noi vogliamo essere parte di questo percorso, noi aderiamo a questo percorso.