[pronunce]

n. 112 del 1998. Questa disposizione, come si accennava, prevede che siano mantenute allo Stato le valutazioni concernenti le opere e gli impianti “il cui impatto ambientale investe più Regioni”. Gli interventi e opere – tra quelle al momento dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 112 – che non rientrano in questo ambito (così come negli altri assegnati alla valutazione statale) sono destinati ad essere individuati, per categorie, da un atto di indirizzo e coordinamento adottato ai sensi del comma 2 del medesimo articolo. Il citato art. 1 della legge n. 59 del 1997 – secondo il quale il d.lgs. avrebbe dovuto soltanto “conferire” funzioni, e non attrarle allo Stato – e il già menzionato art. 1, comma 4, del d.lgs. n. 112 del 1998 – il quale, a garanzia della previsione della legge di delega appena evocata, esclude che dalle disposizioni del medesimo decreto si possano trarre norme le quali “sottraggono” alle Regioni e agli enti locali funzioni che già essi esercitano – e lo stesso tenore letterale dell'art. 71, comma 2, del d.lgs. n. 112 del 1998, conducono inequivocabilmente a ritenere che gli interventi e le opere “il cui impatto ambientale investe più Regioni” la cui valutazione è attribuita alla competenza statale dal comma 1 del medesimo articolo non possono che rinvenirsi esclusivamente tra quelle già attribuite, in base al d.P.C.m. n. 377 del 1988, allo Stato medesimo. In altre parole, la “dimensione interregionale” dell'impatto delle opere o interventi – così come le altre previsioni dell'art. 71, comma 1, del d.lgs. n. 112 del 1998 – non è altro che un criterio che deve essere utilizzato dall'atto di indirizzo e coordinamento previsto dal comma successivo per individuare, tra le categorie di opere la cui valutazione era affidata allo Stato, quelle che non devono essere trasferite. Non è viceversa, un criterio di allocazione allo Stato della competenza a svolgere valutazioni di impatto ambientale che, in precedenza, erano attribuite alle istituzioni substatali, in collaborazione tra loro, ai sensi dell'art. 12 del d.P.R. 12 aprile 1996». In definitiva, risulterebbe in maniera chiara, da quanto esposto, l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 76 Cost., della normativa impugnata. Le disposizioni censurate, infatti, attribuirebbero allo Stato «la competenza generalizzata per le valutazioni di impatto ambientale a carattere interregionale quando il d.lgs. 112 del 1998 (…) lasciava inalterata la normativa previgente, in virtù della quale essa spettava alle istituzioni substatali, sia pure in collaborazione tra loro». Le norme impugnate violerebbero anche l'art. 117 della Costituzione. Ciò in quanto, avendo la materia dell'ambiente natura trasversale, ed incidendo la stessa nella specie sulle materie della tutela della salute e del governo del territorio, il legislatore avrebbe violato il principio di proporzionalità ed adeguatezza, atteso che l'obiettivo perseguito avrebbe potuto essere raggiunto «da una normativa che disciplini la valutazione di impatto ambientale affidandola alla collaborazione di istituzioni facenti capo ai diversi livelli di governo substatale interessati, e che al contempo individui i criteri alla stregua dei quali queste valutazioni devono essere effettuate». Infine, si svolgono argomentazioni a sostegno della violazione anche dell'art. 118 della Costituzione. Il principio di sussidiarietà, infatti, imporrebbe di assegnare le funzioni amministrative al livello di governo più vicino ai cittadini e dunque, nella specie, le norme in esame sarebbero costituzionalmente illegittime perché, nonostante risultino “adeguate” le strutture amministrative regionali, attribuirebbero allo Stato le funzioni in questione. 17.— Per tutti i ricorsi, ad eccezione del ricorso proposto dalla Regione Calabria, l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus ha depositato memorie illustrative.1. — Le Regioni Calabria (ric. n. 68 del 2006), Toscana (ric. n. 69 del 2006), Piemonte (ric. n. 70 del 2006), Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (ric. n. 71 del 2006), Umbria (ric. n. 72 del 2006), Emilia-Romagna (ric. n. 73 del 2006), Puglia (ric. n. 76 del 2006) e Marche (ric. n. 79 del 2006) hanno impugnato, tra gli altri, gli artt. 23, in relazione all'Allegato III alla parte seconda, 23, comma 4, 24, comma 1, lettera b), 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 39, 42, commi 1, 2 e 3, 43, 44, 45, 46, 47, 50, 51, commi 1, 3 e 5, nonché l'Allegato V alla parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), per violazione degli artt. 5, 11, 76, 77, primo comma, 117 e 118 della Costituzione, nonché dei principi di leale collaborazione e di legalità. In particolare, la Regione Calabria ha impugnato: gli articoli da 26 a 34, 39, 42, comma 2, da 43 a 47, nonché gli artt. 50 e 51, comma 1, e l'Allegato V alla parte seconda; la Regione Toscana: gli artt. 25, comma 1, lettere a) e b), 35, comma 1, lettera b), 42, commi 1 e 3, 51, comma 3; la Regione Piemonte: gli artt. 23, in relazione all'Allegato III alla parte seconda, 25, comma 1, lettera a), 42, comma 2, 43, 51, comma 3; la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste: gli artt. 23, comma 4, 25, comma 1, lettera a), 31, commi 1 e 2, 33; la Regione Umbria: gli artt. 25, comma 1, lettera a), 35, comma 1, lettere a) e b), 42, commi 1 e 3; la Regione Emilia-Romagna: gli artt. 23, comma 4, 24, comma 1, lettera b), 25, comma 1, lettera a), 26, comma 3, 28, comma 2, lettera b), 33, 35, comma 1, lettere a) e b), 42, comma 1, 51, commi 1, 3 e 5; la Regione Puglia: gli artt. 25, comma 1, lettera a), 26, comma 3, 42, comma 3; la Regione Marche: gli artt. 25, comma 1, lettere a) e b); 35, comma 1, lettera b); 42, commi 1 e 3, nonché 51, comma 3. Stante la loro connessione oggettiva, i suddetti ricorsi devono essere riuniti ai fini di un'unica pronuncia. 2.—