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È necessario un potenziamento della medicina territoriale, con domiciliazione appropriata del paziente e con applicazione del regionalismo differenziato e solidale, riconoscendo maggiori funzioni alle Regioni adempienti agli indicati nuovi livelli di prevenzione, di promozione, di sanità e di assistenza, aggiungendo per esempio alle maggiori risorse dei fondi europei con finalizzazioni di adeguate risorse incrementali nelle Regioni con inferiori livelli di assistenza sanitaria. Inoltre, signor Ministro, sarebbe opportuno realizzare la rete nazionale di ospedali Covid e post- Covid, rendendo utilizzabili quelle strutture già complete dal necessario pro-Covid per altri scopi. Penso a riqualificare anche i piccoli e medi ospedali che di recente, in occasione degli ingenti tagli che la sanità ha subito ovunque, erano stati chiusi e smantellati. Mai, signor Ministro, come adesso nei territori serve avere ospedali e piccoli ospedali. A questo proposito, mi scusi se ne approfitto, mi viene in mente la mia stupenda isola, la Sardegna, che manca di tanta attenzione; in particolare, mi viene in mente l'arcipelago della Maddalena ed il suo ospedale «Paolo Merlo». Vede, alla Maddalena ci sono 11.800 abitanti d'inverno, che però rischiano di essere 50.000 d'estate. Il Pronto soccorso, snodo focale dell'assistenza sanitaria nell'isola, dovrebbe operare, signor Ministro, ventiquattr'ore su ventiquattro, per prestazioni di emergenza, urgenza e come punto di primo intervento. Vorrei soffermarmi su una questione molto importante: il 16 marzo 2020 esso è stato declassato, signor Ministro, ai soli codici bianchi e verdi, impedendo in teoria l'intervento dei codici gialli e rossi, trasformando il Pronto soccorso in poco più di una Guardia medica avanzata. Il trasferimento dei pazienti avviene in ambulanza, oppure in elicottero, quando si fa in tempo, prima che il paziente muoia, ma in ogni caso ciò non può sostituire un Pronto soccorso. Vogliamo parlare del reparto di ostetricia? La madre rischia la vita, il bimbo nasce morto ad Olbia, dopo ore di attesa; è successo pochi mesi fa. Il reparto di ostetricia è chiuso da tre anni, così come la sala operatoria; manca il punto nascita. Sappiamo che, per legge, occorrono 500 nascite all'anno per avere un punto nascita, ma lei, gentile Ministro ha sul suo tavolo, da ben centoventinove giorni, una richiesta di deroga che ancora non ha firmato. La prego intervenga al più presto; o aspettiamo che muoia qualche altra mamma o bambino nel 2020? La Maddalena d'estate, come le dicevo, raggiunge 45.000 abitanti, con un bacino di utenza che comprende anche Palau e Santa Teresa di Gallura. Come potremo accogliere i turisti dopo le difficoltà che ci ha procurato la grave crisi dovuta al Covid, se i cittadini e gli stessi turisti non si sentiranno sicuri per carenza di strutture sanitarie e ospedali efficienti? Attendo una sua risposta, la ringrazio. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà. ENDRIZZI (M5S) . Signor Presidente, ho sentito rivendicare in quest'Aula che il modello veneto sarebbe nato da un'azione virtuosa dell'amministrazione regionale. Vanno allora messi i puntini sulle i, perché a fine gennaio, dopo che era stato dichiarato lo stato di emergenza, mentre la Cina era forse al culmine del problema per il coronavirus, in modo lungimirante il professor Crisanti e l'azienda ospedaliera di Padova, avevano approntato un programma per eseguire tamponi sulle persone che rientravano dalla Cina; quindi non tamponi fatti a casaccio, ma su una categoria a rischio ben delimitata. Ebbene intervenne il direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, a dire che questo non si poteva fare. Avremmo avuto estremo bisogno di individuare precocemente i casi, che poi puntualmente sono esplosi a Vo' Euganeo e non solo nella provincia di Padova, che divenne il secondo più grave focolaio d'Italia. Invece questo programma è stato bloccato, seppur comportasse una cifra forse di 10.000-20.000 euro, nascondendosi dietro una circolare: si nascondeva cioè dietro una circolare una Regione che chiede autonomia su tutto. Mi viene allora strano pensare che oggi si possa rivendicare questa lungimiranza quando la si è contestata, anche perché poco dopo, "colpito sulla via di Damasco", Luca - ma non San Luca, Luca Zaia - cambiò rotta completamente e, finalmente, a Vo' Euganeo fece eseguire i tamponi su tutta la pur limitata popolazione, fino al punto - inebriato non so da quale sostanza o suggestione - da proporre tamponi a tappeto a tutti i veneti. Su questo Domenico Mantoan non intervenne; allora, si nascose dietro una circolare quando si trattava di poche centinaia di tamponi; non disse nulla quando si propose di farne 5 milioni. Forse era distratto dai numerosi incarichi che occupa. Cinque milioni di tamponi in Veneto, seppure con le capacità pur lodevoli che la Regione ha sviluppato nel frattempo, avrebbero richiesto un anno semplicemente per la prima passata, con il risultato poi di non avere un dato nemmeno utile a livello statistico perché nel frattempo diventato obsoleto. Bene, queste scelte sono state criticate da un consigliere regionale nel Veneto, Jacopo Berti, oggi querelato per quelle dichiarazioni. Il professor Crisanti ha detto che si sta cercando di riscrivere la storia per meschini fini elettoralistici; questo lo devo ribadire e in quest'Aula cerco di ristabilire la verità delle cose. (Applausi). Non è una bella dimostrazione, in campagna elettorale, cercare di camuffare la realtà; cosa che peraltro è stata fatta anche con un dirigente dell'Azienda ospedaliera di Padova per il semplice fatto di avere sostenuto che le mascherine di Zaia fossero pressoché inutili. Questa accusa, essendo basata sul falso, è caduta, ma rimane il fatto; rimane il fatto che le mascherine di Zaia non le avete indossate proprio voi nemmeno in questa Aula. (Applausi) . Signor Presidente, credo allora che dobbiamo riconoscere alla Regione Veneto i meriti che ha avuto ma che non possa prendersi quelli degli altri. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, come abbiamo più volte ribadito anche in quest'Aula, ci siamo trovati a gestire la più grande emergenza sanitaria degli ultimi tempi e l'abbiamo gestita con impegno, dedizione e competenza. La perdita di vite umane è stata ingente, eppure il nostro servizio sanitario ha retto, soprattutto grazie all'eccellenza del nostro capitale umano: dei medici, degli infermieri, di tutto il personale sanitario; ma grande è stato anche l'impegno del Governo e del Parlamento, che hanno lavorato costantemente per aggiornare le norme e le previsioni in base ad un quadro epidemiologico che si andava delineando nel tempo.