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Si tratta di requisiti imprescindibili per provvedere ai compiti di vigilanza sull'efficace attuazione e sull'aggiornamento del modello, largamente attestati dalla dottrina, dalla giurisprudenza e dalle best practice . In particolare, il requisito soggettivo dell'indipendenza dei componenti dell'O.d. V., pur essendo desumibile implicitamente dal sistema, risponde alla preoccupazione di evitare, da un lato, scelte di nomina dei componenti con responsabilità di gestione severamente censurate dalla giurisprudenza; dall'altro, una composizione totalmente interna. L'articolo 7 interviene sui casi di riduzione della sanzione pecuniaria, novellando l'articolo 12 del più volte citato decreto. Le sanzioni possono essere ridotte, a seconda della gravità della condotta del soggetto agente, della metà, da un terzo alla metà e nel caso concorrano entrambe le condizioni previste dal comma 2 dalla metà ai due terzi. In ogni caso la sanzione pecuniaria non può essere superiore ad euro 10.329. L'articolo 8 disciplina la figura del commissario giudiziale, sostituendo l'articolo 15 del decreto legislativo. Quest'ultimo così riformulato prevede che in caso di presupposti di applicazione di una sanzione interdittiva che determini l'interruzione dell'attività dell'ente, il giudice disponga la prosecuzione dell'attività dell'ente da parte di un commissario, per un periodo pari alla durata della sanzione interdittiva applicata, nei casi in cui l'ente svolga un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità e la relativa interruzione dell'attività possa creare un pregiudizio alla collettività o rilevanti ripercussioni sull'occupazione. Il commissario su disposizione del giudice cura l'efficace attuazione dei modelli di organizzazione e controllo idonei a prevenire i reati della specie di quello verificatosi. Tra gli strumenti annoverati dal decreto legislativo n. 231 del 2001, i più incisivi si sono rivelati essere, sul versante sanzionatorio, la confisca del prezzo o del profitto del reato e, su quello cautelare, il sequestro preventivo dei beni, di cui è consentita l'ablazione stessa. Il diffuso impiego di entrambi, nel processo penale contro gli enti, ha sollevato una molteplicità di problematiche e di dissidi interpretativi. Con l'articolo 9 il disegno di legge interviene sul decreto legislativo n. 231 del 2001 sostituendo l'articolo 19, in modo che la confisca possa indirizzarsi solo verso i beni di appartenenza dell'ente. Per quanto concerne la cautela reale del sequestro preventivo, l'articolo 11 riscrive l'articolo 53 del decreto legislativo n. 231 del 2001, intervenendo così sulla disciplina del fumus commissi delicti e del periculum in mora . L'articolo 10 dispone che l'ente che non si costituisce nel processo è dichiarato contumace in osservanza alla novella dell'articolo 420- quater del codice di procedura penale. La legge 28 aprile 2014, n. 67, infatti, ha abolito l'istituto della contumacia modificando, sul punto, il codice di procedura penale. È tuttavia mancato un intervento di coordinamento con il decreto legislativo n. 231 del 2001; non risultando ipotizzabile una «parallela» soppressione dell'articolo 41 del decreto -- per ragioni connesse alla peculiare regolamentazione della «presenza» dell'ente nel processo -- si è preferito qui richiamare la previsione codicistica che regola la sequenza successiva alla avvenuta sospensione del processo, per mancata comparizione all'udienza dell'imputato «inconsapevole», al fine di colmare una lacuna della disciplina. Gli articoli posti a chiusura dell'intervento normativo de quo -- articoli 12 e 13 -- intervengono sugli articoli 52 e 55 del decreto legislativo n. 231 del 2007 -- Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione --, il primo disciplinante gli organi di controllo ed il secondo le sanzioni penali. Il nuovo testo intende sopprimere taluni obblighi di segnalazione -- gravanti su soggetti esterni alla società -- impropriamente introdotti in capo all'O.d. V., che è bene rimanga un organo a valenza tutta interna. Non si tratta di un'opzione deresponsabilizzante, ma di una scelta dettata da un investimento in fiducia nelle qualità dei componenti dell'organismo: se tradito, questo investimento, per inerzie o altre inescusabili ragioni, potranno soccorrere altre tipologie sanzionatorie, non già il ricorso alla pena in un settore -- quello dei controlli interni -- dove essa risulta disfunzionale rispetto alla creazione di un clima che faciliti l'attivazione e la gestione degli indispensabili flussi informativi interni all'ente.. 1 1 L'articolo 1 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente: «Art. 1. - (Enti collettivi). -- 1 . Il presente decreto disciplina la responsabilità degli enti collettivi per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. 2 . Le disposizioni del presente decreto si applicano agli enti collettivi forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica. 3 . Le disposizioni del presente decreto non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale». 2 1 L'articolo 2 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente: «Art. 2. - (Principio di legalità) . -- 1. L'ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la responsabilità amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto». 3 1 L'articolo 5 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente: «Art. 5. - (Causa di esclusione della responsabilità) -- 1. L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a) . 2. L'ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse o a vantaggio esclusivo proprio o di terzi». 4 1 L'articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è sostituito dal seguente: «Art. 6. -- (Reati commessi da soggetti apicali) -- 1. Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettera a) , l'ente risponde se: