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Il disegno di legge al nostro esame contiene alcuni provvedimenti da noi condivisibili per la lotta alla corruzione. Ricordo che Fratelli d'Italia è in prima linea nella lotta contro la corruzione che avvelena l'economia, la libera concorrenza e il Paese intero. Esso contiene, inoltre, alcune misure che condividiamo anche in materia di trasparenza dei partiti. Alla Camera è stato approvato anche un nostro emendamento che vieterà d'ora in poi alle cooperative di finanziare i partiti, il che costituirà una difesa per le cooperative e per la loro autonomia. Ma a parte questo suggerimento, la maggioranza e il Governo sono rimasti sordi e si sono rifiutati, prima in Commissione e poi in Aula, di affrontare i nostri emendamenti, tutti migliorativi del disegno di legge al nostro esame. In particolare, si sono rifiutati di affrontare il grido di allarme che noi, come altri Gruppi, abbiamo lanciato su questa riforma, anzi su questa controriforma in materia di prescrizione. Una riforma pericolosa, signor Ministro, una riforma che viola elementari principi acquisiti da secoli nella nostra civiltà giuridica, una riforma che va contro il principio del giusto processo di cui all'articolo 111 della Costituzione, che va contro l'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che sancisce il diritto del cittadino ad avere un processo rapido ed efficace, il diritto del colpevole come dell'innocente, il diritto dell'imputato a non essere sottoposto a un procedimento penale infinito. Avremo il paradosso, signor Ministro, che tra poche ore lo Stato italiano avrà, da un lato, una norma che consentirà di rimandare all'infinito i procedimenti penali e, dall'altro, una legge che sanziona lo Stato se quel processo durerà più di sei anni (la cosiddetta legge Pinto): un atteggiamento puramente schizofrenico che farà storcere il naso a tutti i giuristi del mondo. Quindi si tratta di una riforma che viola gli elementari principi della nostra civiltà giuridica. In cambio di che cosa? Fosse almeno utile, signor Ministro. Ma voi sapete benissimo che la riforma è anche inutile: il 70 per cento dei procedimenti penali si estingue in istruttoria - lo ha detto il suo Ministero - e su questi la legge non interviene. Le dirò di più: secondo i dati Eurispes pubblicati qualche giorno fa dal «Corriere della Sera» un altro buon 10 per cento si prescrive entro la sentenza di primo grado (arriviamo all'80 per cento), e su questi il suo provvedimento non interviene. Soltanto il 19 per cento si prescrive in appello e appena l'1 per cento in Cassazione. Signor Ministro, alla luce di questi numeri la inviterei a rivedere il suo giudizio assolutamente ingeneroso nei confronti dei difensori che svolgono un ruolo costituzionalmente garantito nell'interesse della libertà dei cittadini. Non c'è processo, non c'è civiltà giuridica senza la difesa, a meno che lei non pensi che sia sufficiente l'accusa per poter avere un processo equilibrato. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Soltanto l'1 per cento dei procedimenti penali si prescrive in Cassazione, e lei, un tecnico del diritto, sa benissimo che la Cassazione dichiara ormai inammissibile il 90 per cento dei ricorsi, quindi fa retroagire il termine di prescrizione al momento in cui scade il termine per l'appello. Su cento rinvii nel processo penale solo il 3,6 per cento sono per ragioni legate al difensore e all'imputato, e in quel caso c'è anche la sospensione della prescrizione, mentre in tutti gli altri casi i rinvii sono dovuti ad errori del pubblico ministero che non cita i testi, a impedimento del giudice e mille altri motivi che non hanno nulla a che vedere con la difesa, signor Ministro. Non sono azzeccagarbugli gli avvocati, bensì attori fondamentali del processo penale che meritano rispetto soprattutto da chi amministra la giustizia in questo Paese: questa è la realtà. Lei sa meglio di me che fra Roma, Napoli, Torino e Venezia c'è il 50 per cento di tutte le prescrizioni d'Italia. Il problema non può allora essere risolto allungando all'infinito il termine della prescrizione, ma intervenendo sui problemi che hanno alcuni determinati - e ben - individuati sulla base delle vostre tabelle - uffici giudiziari, con più assunzioni, con più giudici, magari sottraendo qualche decina o qualche centinaio di giudici da compiti non legati alla loro funzione, dai Ministeri e da tutt'altre faccende che non hanno niente a che vedere con l'amministrazione della giustizia; intervenendo sulla disciplina delle notifiche; estendendo l'operatività della normativa relativa all'estinzione del reato per condotte riparatorie, come avviene oggi solo davanti al giudice di pace; aumentando la depenalizzazione; aumentando i procedimenti puniti a querela. Faccio solo un esempio: com'è possibile che oggi ancora in Italia le molestie telefoniche debbano essere perseguite d'ufficio? Questa è una cosa che sinceramente mi sfugge. E non è vero, signor Ministro, che allungare all'infinito, anzi eliminare la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, serva a punire i reati contro la pubblica amministrazione. Non è vero e ce lo dicono le vostre tabelle: appena l'1 per cento dei reati contro la pubblica amministrazione finiscono prescritti nel corso del giudizio. E non potrebbe essere diversamente; lo dico anche al collega del MoVimento 5 Stelle che è intervenuto poco fa. Ma vi rendete conto che, anche per effetto della riforma Orlando, per prescrivere il peculato ci vogliono sedici anni? E che, per effetto anche dell'ultimo comma dell'articolo 161 del codice penale, per prescrivere la corruzione ce ne vogliono ancora altri quindici o diciotto? Per prescrivere la concussione ci vogliono diciotto anni. Per prescrivere un furto in appartamento ci vogliono più di dieci anni. Ma di cosa stiamo parlando? (Applausi dal Gruppo FdI e FI-BP) . Se la giustizia non riesce a dare una risposta in una vita intera, voi pensate di risolvere il problema eliminando la prescrizione, che è un elementare principio di diritto e di giustizia che esiste dall'antica Grecia, come sottolineava giustamente il collega Aimi. Agli amici della Lega, stranamente silenti in questo dibattito, vorrei fare una domanda sola: com'è possibile che la bomba nucleare in una notte si sia trasformata in un petardo di carnevale? Com'è possibile che la bomba nucleare che doveva deflagrare all'interno del processo penale, secondo le esatte parole del ministro Bongiorno, in una notte si sia trasformata in un petardo? (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Anzi, nemmeno più in un petardo, visto il vostro silenzio, ma in un flatus vocis e nulla più. Ecco su questo, caro Ministro, non ci stiamo, come non ci stiamo su quanto proponete in materia di agente infiltrato, perché non è un agente infiltrato. PRESIDENTE. Concluda, senatore Balboni. BALBONI (FdI) .