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Ricorda come in Aula la Camera ha approvato un emendamento a scrutinio segreto che interviene sul reato di abuso d'ufficio, aggiungendo un terzo comma all'articolo 323 del codice penale, che punisce, con la pena non inferiore a due anni, la condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio che si appropri, mediante distrazione, di somme di denaro o di altra cosa mobile altrui delle quali ha il possesso o la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio, nell'ambito di un procedimento disciplinato da legge o regolamento che appartenga alla sua competenza. La lettera r), modificata nel corso dell'esame in Commissione e successivamente novellata in Assemblea, inserisce nel codice penale il nuovo articolo 323- ter , con il quale si introduce nell'ordinamento una causa speciale di non punibilità per alcuni delitti contro la pubblica amministrazione, in presenza di collaborazione. Il catalogo di delitti cui fa riferimento il comma 1 della disposizione comprende: corruzione impropria (articolo 318) ; corruzione propria (articolo 319) ; corruzione in atti giudiziari (articolo 319- ter ); induzione indebita a dare o promettere utilità (articolo 319- quater ), corruzione di persona incaricata di pubblico servizio (articolo 320); corruzione attiva (articolo 321); delitti di corruzione e di induzione indebita commessi da membri della Corte penale internazionale, da organi e funzionari dell'Unione europea o di Stati esteri (ex articolo 322- bis ); traffico di influenze illecite (articolo 346- bis ); turbata libertà degli incanti (articolo 353); turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (articolo 353- bis ); astensione dagli incanti (articolo 354). In relazioni a questi fatti, caratterizzati da un accordo illecito, non è punibile colui che: li denuncia volontariamente; fornisce indicazioni utili per assicurare la prova del reato; fornisce indicazioni utili per individuare gli altri responsabili. Per l'applicazione della causa di non punibilità occorre, però, anche che l'interessato sveli la commissione del fatto prima di avere notizia che nei suoi confronti siano svolte indagini in relazione a tali fatti e, comunque, entro 4 mesi dalla commissione del fatto stesso. Il secondo comma del nuovo articolo 323- ter individua ulteriori presupposti per l'applicazione della causa di non punibilità al denunciante ; questi mette a disposizione, alternativamente, l'utilità dello stesso percepita o, se questo è impossibile, mette a disposizione una somma di denaro di valore equivalente o fornisce elementi utili ad individuare il beneficiario effettivo dell'utilità. Infine, il terzo comma specifica che la causa di non punibilità non si applica quando la denuncia è preordinata rispetto alla commissione del reato denunciato. La causa di non punibilità non si applica in favore dell'agente sotto copertura che ha agito in violazione delle disposizioni di cui all'articolo 9 della legge che disciplina le operazioni coperte, la legge 146 del 2006. La lettera s) abroga il delitto di millantato credito, previsto attualmente dall'articolo 346 del codice penale. La fattispecie abrogata è ricompresa nella nuova formulazione del delitto di traffico di influenze illecite (articolo 346- bis del codice penale), introdotta dalla lettera t), in modo da soddisfare a pieno gli obblighi internazionali sottoscritti, che impongono la punibilità indipendentemente dal fatto che la mediazione sia stata veritiera o mendace. La lettera t), infatti, rispetto alla normativa vigente, punisce il traffico di influenze illecite con la reclusione da 1 a 4 anni e mezzo; fatte salve le ipotesi più gravi di concorso nel reato corruttivo, estende i casi in cui al "mediatore" si applica la fattispecie di traffico di influenze; prevede che il reato possa essere commesso anche sfruttando o vantando relazioni con pubblici ufficiali e funzionari di organismi internazionali, dell'Unione europea e di Stati esteri; prevede quale contropartita degli accordi illeciti non soltanto la prestazione patrimoniale («denaro o altro vantaggio patrimoniale», nella vigente formulazione della norma) , ma «denaro o altra utilità»; integra la formulazione dell'aggravante. La lettera u), introdotta nel corso dell'esame in sede referente alla Camera, aumenta le pene per il delitto di appropriazione indebita (articolo 646 del codice penale) prevedendo la reclusione da due a cinque anni e la multa da 1.000 a 3.000 euro (attualmente, reclusione fino a tre anni e multa fino a 1.032 euro). Infine, la lettera v) del comma 1, interviene sull'articolo 649- bis del codice penale, estendendo le ipotesi di perseguibilità d'ufficio di alcuni delitti contro il patrimonio, tra i quali figura l'appropriazione indebita anche ai casi in cui la persona offesa sia incapace per età o per infermità e nel caso di danno di rilevante entità. L'articolo 2 abroga il comma 2 dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 216 del 2017 (di attuazione della riforma delle intercettazioni) che prevede che l'intercettazione di comunicazioni tra presenti nelle abitazioni o in altri luoghi di privata dimora (i luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale) non può essere eseguita mediante l'inserimento di un captatore informatico su dispositivo elettronico portatile (cosiddetto trojan ) quando non vi è motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l'attività criminosa. La disposizione ha natura di coordinamento con quanto previsto dall'articolo 266 del codice di procedura penale come modificato dall'articolo 3 del disegno di legge. Infatti, l'articolo 3, novella il codice processuale penale, per ampliare l'uso delle intercettazioni nei procedimenti per i reati contro la pubblica amministrazione, nonché per una più estesa applicazione delle pene accessorie in relazione agli stessi reati, eliminando gli automatismi procedurali che ne limitano attualmente l'ambito. La lettera a), inserita nel corso dell'esame in sede referente alla Camera - novellando il comma 2- bis dell'articolo 266 del codice di procedura penale - consente sempre le intercettazioni mediante l'uso dei captatori informatici (cosiddetto trojan ) su dispositivi elettronici portatili nei procedimenti per delitti contro la pubblica amministrazione puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, determinata ai sensi dell'articolo 4 del codice di procedura penale. In relazione al nuovo contenuto dell'articolo 266 del codice di procedura penale. La lettera b), anch'essa introdotta in sede referente alla Camera, modifica l'articolo 267 del codice di procedura penale al fine di derogare  in relazione alle intercettazioni con uso dei citati captatori informatici ( trojan ) nei procedimenti per delitti contro la pubblica amministrazione puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni  alla regola generale che prevede che il decreto motivato del GIP debba indicare le circostanze di tempo e di luogo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono.