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Oggi, invece, ci troviamo a dover discutere, a fare a spizzichi e bocconi, uno stravolgimento - mi sia consentito di dirlo - della nostra Carta costituzionale, perché non è semplicemente modificando gli articoli 56, 57, e 59 della Costituzione che si può realizzare una modifica organica che possa portare a dei risultati reali. Noi - lo voglio dire - ci eravamo inizialmente illusi quando, in prima lettura in Senato, avevamo preso la parola e avevamo dato un'apertura di credito, ritenendo che tale riforma potesse essere comunque migliorata. Ci eravamo illusi, cioè, che la riduzione del numero dei parlamentari, che avevamo convintamente sostenuto e votato, dando - lo voglio dire - anche una improvvida apertura di credito a tutte le forze politiche che ritenevamo autenticamente innovatrici, potesse dare origine e avvio ad un dialogo per arrivare ad una riforma organica del nostro sistema costituzionale. Così non è stato ed i lavori svolti in Commissione, almeno per quello che siamo riusciti a vedere e che hanno raccontato i membri di Forza Italia che erano presenti, sono lì a dimostrare la tensione e il conflitto vissuti in quei momenti, soprattutto quando si chiedeva di allargare, di fare una riforma diversa che non fosse limitata esclusivamente alla modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Voglio tuttavia sottolineare che Forza Italia è stata, non da oggi ma da sempre, favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari. Ma un conto è indicare un numero che possa garantire il funzionamento reale ed effettivo dei lavori, in particolare quelli svolti in Commissione; altro conto è dare un taglio eccessivo che non tiene conto di ciò e che a questo punto riteniamo frutto esclusivamente di quella deteriore demagogia che ha infettato il sistema democratico. Ci domandiamo, in buona sostanza, come potrà un numero - penso al Senato - di 200 senatori sostenere un carico di lavoro difficile che deve essere assolutamente assolto, soprattutto nelle Commissioni. Oggi questo è possibile anche alle forze di maggioranza, ma domani lo sarà? Io credo di no ed è questa la ragione per la quale avanziamo tante criticità. L'impianto costituzionale, per quanto perfettibile, rappresenta un corpo unico. Difficile pensare a riforme che possano avere l'ambizione di essere tali, averne insomma la dignità, se fatte a pezzi e bocconi. I Padri costituenti avevano comunque un'idea di Stato ben precisa, equilibrata; in particolare si erano posti il problema di realizzare un bilanciamento effettivo tra i poteri dello Stato: esecutivo, legislativo e giudiziario. Il numero di 630 deputati e 315 senatori, pur perfettibile come abbiamo detto, aveva un senso e una proporzione, soprattutto sotto il profilo della rappresentanza. Peraltro - e faccio il ventriloquo di monsieur de La Palice - nel 1948 il numero degli italiani era infinitamente minore ai circa 60 milioni di italiani che ci sono oggi, quindi abbiamo un vulnus evidente anche in termini di rappresentanza. Parlavo di bilanciamento ed equilibrio fra i poteri: quella ben nota tripartizione che Montesquieu portò all'interno delle istituzioni, che poi arrivò a fecondare tutte le Costituzioni europee. L'impressione, anzi la percezione e - potrei dire - l'idea che invece mi sono fatto è che siamo in presenza di un attacco senza precedenti alle istituzioni democratiche, in particolare al Parlamento. Prima l'eliminazione dell'immunità parlamentare e ora una riduzione talmente drastica dei parlamentari e degli eletti che mette il potere legislativo in una situazione di squilibrio rispetto all'esecutivo, e ancora di più rispetto a quello giudiziario. Un ulteriore attacco all'istituzione parlamentare, quindi, che rischia così di paralizzare i lavori, di ridurne la qualità e di portare la nostra istituzione in una condizione di inaccettabile subordinazione rispetto ai potere esecutivo e giudiziario. Insomma, un Parlamento inutile. Tutto questo per assecondare, temo, un atteggiamento di antipolitica attraverso questo provvedimento che, a tutti gli effetti - è già stato detto da qualcuno ma consentitemi di ripeterlo -, a nostro modo di vedere è semplicemente un provvedimento spot . Al tempo dell'università, quando a lezione ascoltavamo incuriositi ed attenti le lezioni di diritto costituzionale, quelli come me, forse più critici - come dicevo all'inizio - della Carta costituzionale stessa, quando si accendevano le discussioni avevano un'idea di Stato alternativa. Parlavamo di Repubblica presidenziale, di uno Stato più autorevole, decisionista, ma in un quadro autenticamente federale. Quello era il sogno, di una parte probabilmente allora minoritaria, di una generazione, della mia generazione, ma sono verità che si sono fatte strada al punto che l'idea di una Repubblica presidenziale è ancora oggi accettata e voluta dalla maggior parte degli italiani. Ecco perché guardare a questa riformicchia, a questo misero tentativo di cambiare qualcosa mi pare davvero di poco momento non solamente per l'Aula del Senato, ma anche per quella della Camera, alla quale passerà, perché abbiamo la percezione che una riforma o viene fatta in maniera organica o riforma non è. Signor Presidente, non ho mai personalmente partecipato né a girotondi, né tantomeno a manifestazioni con il popolo viola per difendere questa Carta costituzionale, perché non la considero un totem , ma trovarmi qui a discutere di questa riformicchia mi avvilisce. Questo è il senso che voglio trasmettere: avvilisce pensare che una riforma costituzionale possa partire e arrivare semplicemente dalla modifica di tre articoli della Carta Costituzionale. Coloro che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno hanno fatto in queste ore un altro passo avanti. L'assenza di una riforma organica complessiva cui sarebbe stato opportuno pervenire - certo arrivando anche ad una riduzione equilibrata del numero dei parlamentari - mi fa avere grandi preoccupazioni, purtroppo fondate, su quali siano i fini reali di questa maggioranza. Avevamo dato un'apertura di credito, ci sentiamo traditi, ma non solo noi: il tradimento vero è quello alla democrazia. Auspicavamo un ripensamento che invece non c'è stato. Temiamo a questo punto che i danni possano essere irreversibili, semplicemente perché è una riforma che non porta un risparmio reale, nemmeno sotto il profilo economico. Quella di oggi, delle prossime ore, è una pagina buia della nostra Repubblica. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, prendo la parola con disagio perché in questi anni di appartenenza al Senato ho fatto alcune battaglie in difesa della Costituzione: con il presidente Roberto Calderoli, con la senatrice Bottici, con quelli con cui poi, nelle piazze, abbiamo difeso la Costituzione rispetto a una modifica impropria. Ho cercato di capire qual era la ragione di questa modifica. Può darsi che ci siamo sbagliati le volte scorse e vediamo qual è la ratio. Qualcuno mi dice che vi è una maggiore possibilità di lavorare meglio e di avere un processo legislativo più veloce.