[pronunce]

Dopo avere richiamato la giurisprudenza costituzionale sui principi di ragionevolezza e proporzionalità, la difesa della Stanleybet Malta ltd evidenzia, inoltre, che la finalità di equiparare la tassazione delle scommesse offerte dai bookmakers nazionali, muniti di concessione, a quella dei bookmakers, per lo più comunitari, che ne sono privi, seppur in astratto idonea a giustificare l'estensione dell'ambito applicativo del tributo, non sarebbe affatto realizzata dall'assetto dell'imposta risultante dall'intervento normativo del 2010. Infatti, i titolari di concessione sono soggetti all'imposta unica. Il d.m. n. 111 del 2006, all'art. 16 indica l'allibratore titolare di concessione come unico debitore dell'imposta, prevedendo anche le modalità con cui essa deve venire assolta. Viceversa, i bookmakers privi di concessione che si avvalgono di ricevitorie non sono assoggettati al medesimo obbligo. Ad essi, infatti, quali obbligati "dipendenti", l'art. 64, terzo comma, del d.P.R. n. 600 del 1973 attribuisce il diritto di regresso nei confronti della ricevitoria. L'irragionevolezza della disposizione dell'art. l, comma 66, lettera b), della legge n. 220 del 2010 è ravvisata, oltre che sul piano intrinseco, anche nella prospettiva della sua retroattività. Osserva la Stanleybet Malta ltd che, se le norme denunciate sono inidonee a perseguire i fini che si prefiggono, la compressione dei diritti di pari rango costituzionale prodotta dalla loro retroattività sarebbe doppiamente inaccettabile. La parte costituita evidenzia, infine, un ulteriore profilo di irragionevolezza. L'art. 4, primo comma, lettera b), numero 3), del d.lgs. n. 504 del 1998 commisura l'aliquota dell'imposta unica al movimento netto dei dodici mesi precedenti, ossia al valore complessivo delle scommesse a quota fissa giocate in Italia nell'anno considerato. Le aliquote del tributo sono degressive e decrescono inversamente al crescere di cinque fasce di movimento netto. Tale meccanismo non è stato modificato dalla disposizione interpretativa del 2010, che estende la soggettività passiva ai CTD. Per la norma novellata, sono quindi divenute imponibili anche le scommesse offerte con modalità transfrontaliera, in assenza di concessione. Anche queste scommesse - riconosciute dall'ordinamento, pur trovandosi "fuori sistema" - devono concorrere al computo del movimento netto, che è il parametro in funzione del quale sono fissate le aliquote. Tuttavia, il movimento delle scommesse "fuori sistema" non viene rilevato (né poteva esserlo) per i periodi di imposta antecedenti l'entrata in vigore della legge n. 220 del 2010. Cionondimeno, l'imposta viene applicata dall'amministrazione finanziaria con effetto retroattivo. Conseguentemente, le aliquote indicate dall'art. 4, comma 1, lettera b), numero 3), del d.lgs. n. 504 del 1998 non rappresentano, né potevano rappresentare, nei periodi di imposta prima del 2011, il movimento netto reale. Pertanto, i volumi di gioco imponibile "fuori sistema" sono esclusi dalla formazione del movimento netto che determina le aliquote. Da ciò deriverebbe che l'imposta unica già accertata o in corso di accertamento per il periodo precedente al 2011, è stata applicata a tutti i soggetti passivi - ivi compresi i concessionari nazionali operanti nel sistema - con aliquote superiori a quelle che avrebbero dovuto applicarsi secondo la legge e secondo coerenza, poiché per quei periodi i volumi di gioco "fuori sistema" non sono stati aggiunti al movimento netto ufficiale. L'impianto degressivo dell'imposta unica risulterebbe così depotenziato e contraddetto dallo stesso legislatore.1.- Con quattro ordinanze di analogo tenore letterale, la Commissione tributaria provinciale di Rieti ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 3 e 4, comma 1, lettera b), numero 3), del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504 (Riordino dell'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 3 agosto 1998, n. 288), e dell'art. 1, comma 66, lettera b), della legge 13 dicembre 2010, n. 220, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)», nella parte in cui, secondo il diritto vivente, prevedono che soggetti passivi dell'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse siano anche le ricevitorie operanti come centri di trasmissione dati (CTD) per conto di bookmakers privi di concessione, ma che nondimeno possano lecitamente raccogliere scommesse sul territorio nazionale. 2.- Considerata l'identità delle questioni sollevate, i giudizi devono essere riuniti per una decisione congiunta. 3.- Devono essere preliminarmente esaminati i profili che attengono all'ammissibilità delle questioni sollevate. 3.1.- In primo luogo, deve essere rilevata l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, lettera b), numero 3), del d.lgs. n. 504 del 1998. Tale disposizione, che disciplina il computo del carico tributario con la previsione di aliquote differenziate, risulta colpita dalle censure di illegittimità nel solo dispositivo delle ordinanze di rimessione. Viceversa, nella motivazione delle ordinanze è stata omessa qualsiasi considerazione del contenuto precettivo della disposizione in esame. Nessun accenno si rinviene circa la rilevanza della disciplina dell'art. 4 in esame rispetto ai giudizi a quibus, né circa le ipotetiche ragioni di contrasto con i parametri costituzionali invocati. Da ciò consegue l'inammissibilità della questione. 3.1.1.- Argomenti a sostegno della illegittimità del sistema di determinazione delle aliquote, di cui all'art. 4, sono contenuti nelle memorie depositate dalle parti private nei giudizi incidentali. A questo riguardo, va tuttavia richiamata la costante giurisprudenza costituzionale sul principio dell'autosufficienza dell'ordinanza di rinvio, che esclude la possibilità di ampliare il thema decidendum proposto dal rimettente, fino a ricomprendervi questioni formulate dalle parti, che tuttavia egli non abbia ritenuto di fare proprie. L'oggetto del giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale è limitato alle disposizioni e ai parametri indicati nelle ordinanze di rimessione; non possono, pertanto, essere presi in considerazione, oltre i limiti in queste fissati, ulteriori questioni o profili di costituzionalità dedotti dalle parti, sia eccepiti, ma non fatti propri dal giudice a quo, sia volti ad ampliare o modificare successivamente il contenuto delle stesse ordinanze (ex plurimis, sentenze n. 251, n. 250, n. 35 e n. 29 del 2017; n. 214 e n. 96 del 2016).