[pronunce]

Contro le opposte conclusioni cui questa Corte è pervenuta nella sentenza n. 310 del 2011 varrebbe il rilievo che, se con la disposizione in esame il legislatore ha certamente inteso escludere dal novero delle notificazioni che possono essere fatte "in proprio" dal difensore gli atti del processo penale, eguale intenzione ha manifestato nei confronti degli atti del processo costituzionale, non a caso (così come quelli penali) non menzionati tra quelli notificabili con mezzi propri. Ciò sarebbe da imputare, per un verso, alla particolare rilevanza che gli atti del processo penale rivestono in relazione ai diritti di libertà della persona; per l'altro, alla particolare rilevanza che gli atti del processo costituzionale rivestono (oltre che sovente - essi pure - in relazione ai diritti della persona) in relazione all'interesse pubblico alla certezza del diritto. Donde la necessità per entrambe le categorie di atti della qualificata attività dell'ufficiale giudiziario. 6.1.2.- Il ricorso sarebbe inammissibile, altresì, per la mancata considerazione delle competenze legislative di cui la Regione autonoma Sardegna è tributaria in forza del suo statuto speciale. Il ricorrente si sarebbe limitato a censurare l'intera legge regionale in esame, in maniera del tutto apodittica e senza una pur minima argomentazione, in quanto eccedente dalle competenze legislative di cui all'art. 3, lettera a), dello statuto speciale, concernente «ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e stato giuridico ed economico del personale», ma senza specificare quale sarebbe la materia di appartenenza delle disposizioni censurate. Di più, nell'elencazione dei singoli profili di illegittimità, non avrebbe fatto, invero, il minimo cenno allo Statuto speciale per la Sardegna di cui alla legge cost. n. 3 del 1948, parametrando tutti i pretesi vizi esclusivamente all'art. 117, terzo comma, Cost. 6.1.3.- Inammissibili, poi, sarebbero le censure articolate dal Presidente del Consiglio dei ministri per relationem rispetto a differenti impugnazioni in via principale di precedenti atti normativi della Regione autonoma Sardegna, in spregio al principio di autosufficienza dell'atto introduttivo del processo costituzionale, secondo il quale tutti gli elementi richiesti per l'ammissibilità della questione debbono risultare esclusivamente dal provvedimento di rinvio. Per tale ragione, dunque, la Regione autonoma Sardegna eccepisce l'inammissibilità delle censure formulate dal ricorrente avverso l'art. 2, comma 2, della legge reg. n. l7 del 2012, nella misura in cui il motivo intende riproporre «le stesse motivazioni deliberate in riferimento all'art. 2, comma l, della legge regionale n. 13/2012», nonché avverso l'art. 2, comma 5, della medesima legge reg. n. l7 del 2012, in quanto fondate sulle «stesse censure già dedotte in riferimento al citato art. 3 della legge regionale n. 13/2012». In senso contrario non basterebbe il fatto di avere testualmente riportato le censure già formulate nel precedente gravame. E ciò, in sintesi, perché quegli atti aggredivano diversi atti normativi, i quali, per quanto di contenuto analogo, non consentirebbero al ricorrente di incardinare ritualmente una nuova e diversa impugnazione limitandosi a richiamare le difese allora svolte. Il Governo, insomma, non potrebbe fare proprie e spendere avverso la legge reg. n. 17 del 2012 le medesime censure prospettate avverso la diversa legge reg. n. 13 del 2012. Con la conseguenza, appunto, dell'inammissibilità delle censure mosse in questa sede all'art. 2, commi 2 e 5, della legge reg. n. 17 del 2012. 6.1.4.- La difesa regionale segnala, inoltre, che, qualora si censuri la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., per uno "sconfinamento" del legislatore regionale dal suo ambito riservato, sarebbe obbligatoria l'indicazione del principio fondamentale della materia ritenuto violato. Di contro, il ricorrente non avrebbe specificato, se non nelle citazioni virgolettate del diverso ricorso avverso le disposizioni della legge reg. n. 13 del 2012, quali disposizioni legislative statali, operanti in concreto tale coordinamento, sarebbero state violate. Di qui «l'inammissibilità della censura per mancata (e invece doverosa) indicazione del parametro interposto». 6.1.5.- La Regione autonoma Sardegna evidenzia, infine, che l'intero apparato argomentativo del ricorrente, se si escludono le citazioni del primo ricorso avverso le diverse disposizioni della legge reg. n. 13 del 2012, è del tutto insufficiente ai fini dello scrutinio nel merito delle questioni. In particolare, quanto all'art. l, comma l, della legge reg. n. 17 del 2012, esso è stigmatizzato solamente perché «non richiama il limite del 50% della spesa fissato dall'art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010». Inoltre, dell'art. 2, comma l, della legge reg. n. 17 del 2012 è denunciata la mera violazione dei principi di uguaglianza, di buon andamento e d'imparzialità dell'amministrazione di cui agli artt. 3, 51 e 97 Cost., nonché dei principi stabiliti dall'art. 117, terzo comma, Cost., motivata, quest'ultima, solamente con l'affermazione che non sarebbero rispettati «i limiti temporali previsti dalla norma statale richiamata», senza però allegare, né provare, che tali limiti costituiscano principi fondamentali della materia. Similmente carente, sotto il profilo della violazione del principio di coordinamento di finanza pubblica costituita dallo sforamento dei predetti limiti temporali, risulterebbe la censura dell'art. 2, comma 2. 6.2.- Nel merito, in caso di rigetto delle eccezioni d'inammissibilità del gravame sopra formulate, la difesa regionale deduce la non fondatezza delle censure ivi prospettate. 6.2.1.- Manifestamente infondata è a suo avviso, anzitutto, la censura rivolta all'art. l, comma l, della legge in esame. E ciò perché, diversamente da quanto prevedeva l'art. 6 della legge reg. n. 16 del 2011 (già dichiarato illegittimo da questa Corte con sentenza n. 212 del 2012), la disposizione oggetto del presente giudizio nulla dice circa il reclutamento di personale da parte delle amministrazioni pubbliche, né destina tali fondi al rinnovo dei contratti a tempo determinato, come reso palese dal semplice raffronto delle due norme. Non varrebbe obiettare che lo stanziamento previsto dall'art. l, comma l, della legge reg. n. 17 del 2012 sarebbe comunque (tutto) destinato al rinnovo dei contratti a tempo determinato. E ciò in quanto lo stanziamento indicato è ora preordinato «a garantire l'esercizio del servizio pubblico», il quale consta di risorse non meramente umane (e tanto meno assunte esclusivamente a tempo determinato), ma anche e soprattutto materiali. Non solo: