[pronunce]

Ricordato che il cosiddetto "residuo fiscale" non è parametro normativo riconducibile all'art. 119 Cost. (è citata in questo senso la sentenza n. 69 del 2016 di questa Corte), la Regione autonoma Sardegna sostiene che - nonostante la declaratoria di invarianza finanziaria - la legge abbia effetti onerosi, come risulta dai documenti istituzionali prodotti (della Banca d'Italia, dell'Ufficio parlamentare di bilancio, della Associazione per lo sviluppo dell'industria del Mezzogiorno - SVIMEZ). La scelta di finanziare le funzioni attribuite con le compartecipazioni presenterebbe criticità, giacché le disposizioni impugnate da un lato non prevedono - anzi impediscono, stante la clausola di neutralità finanziaria - meccanismi di copertura delle spese statali che risultino scoperte per effetto della riduzione di gettito del tributo erariale in seguito alla compartecipazione e per l'aumento dei costi derivanti dalla frammentazione dell'offerta dei servizi pubblici e dalle diseconomie di scala (come rilevato dalla Banca d'Italia nella memoria del 27 marzo 2024, presentata alla I Commissione della Camera dei deputati); dall'altro, non terrebbero conto degli andamenti del ciclo economico, come pure rilevato dalla Banca d'Italia. Le disposizioni impugnate sarebbero dunque viziate da irragionevolezza, perché prometterebbero l'impossibile, assicurando condizionalità tra loro non compatibili. È dedotta anche la violazione dell'art. 81, commi primo, sotto il profilo della mancata considerazione dell'andamento del ciclo economico, e terzo, Cost., per il difetto di copertura, nonché dell'art. 119, quarto comma, Cost., non essendo assicurato l'integrale finanziamento delle funzioni attribuite alle regioni. La Regione ricorrente allega la ridondanza delle violazioni sulle competenze regionali, perché la differenziazione delle attribuzioni non finanziata da nuove risorse depaupera il complesso di risorse da destinare a quelle non differenziate, con conseguente riduzione anche delle disponibilità finanziare per la Regione autonoma Sardegna e con ulteriore violazione dell'art. 119, quarto comma, Cost. 5.18.- La Regione autonoma Sardegna, nel diciottesimo motivo di ricorso, impugna l'art. 5, comma 2, della legge n. 86 del 2024 per violazione dell'art. 56 dello statuto speciale, nella parte in cui dispone che le modalità di finanziamento delle funzioni attribuite sono individuate con l'intesa attraverso la compartecipazione a quote di gettito di tributi erariali maturato nel territorio, anziché prevedere che tale individuazione sia rimessa alla Commissione paritetica Stato-Regione, per motivi analoghi a quelli esposti nel tredicesimo motivo (punto 5.13. ) , cioè per violazione della riserva di competenza a favore dell'organo misto previsto dalla norma statutaria. 5.19.- La Regione autonoma Sardegna impugna con il diciannovesimo motivo di ricorso il medesimo art. 5, comma 2, insieme con l'art. 4, comma 2, della legge n. 86 del 2024, sostenendo che la possibilità di finanziare le funzioni attribuite solo con le compartecipazioni, senza possibilità di considerare le altre due forme di finanziamento delle funzioni regionali contemplate dall'art. 119, secondo e terzo comma, Cost., e cioè rispettivamente i tributi e le entrate proprie e le quote del fondo perequativo, discriminerebbe le regioni che non possono coprire le nuove funzioni con quote del gettito erariale e che dunque potrebbero finanziarle solo con trasferimenti a valere sul fondo perequativo. Tale discriminazione non sarebbe esclusa dall'obbligo di stanziamento delle risorse a copertura dei LEP previsto dall'art. 4, comma 1, della legge, perché per le materie non LEP il trasferimento di funzioni e di risorse avviene nei limiti delle risorse previste a legislazione vigente, e dunque per tali materie il finanziamento deve necessariamente passare per le quote di tributi erariali. Inoltre, secondo la Regione autonoma Sardegna, il sistema fondato sulle compartecipazioni ai tributi erariali consentirebbe alle regioni «differenziate» con dinamica positiva della base imponibile incisa dai tributi erariali di spendere l'extragettito che eccede la copertura delle funzioni attribuite, mentre sottrarrebbe tale extragettito alle politiche redistributive nazionali e alla effettiva possibilità della Regione autonoma di vedersi attribuite tali risorse in chiave solidaristica, di eguaglianza sostanziale e di garanzia del pieno sviluppo della persona umana, in violazione degli artt. 2, 3, primo e secondo comma, 116, terzo comma, 117, secondo comma, lettera m), e 119, secondo e terzo comma, Cost. 5.20.- La Regione autonoma Sardegna impugna con il ventesimo motivo di ricorso l'art. 9, comma 4, nella parte in cui stabilisce che, ai fini di garantire il coordinamento della finanza pubblica, resta ferma la possibilità di prevedere, anche per le regioni che hanno sottoscritto le intese di cui all'art. 2, forme di concorso agli obiettivi di finanza pubblica, anziché disporre che agli stessi fini di coordinamento finanziario tale concorso «resta fermo». Nel prevedere la possibilità del concorso delle regioni «differenziate» agli obiettivi di finanza pubblica, anziché l'obbligo del loro concorso insieme con gli altri enti territoriali, la norma violerebbe il principio solidaristico (art. 2 Cost.); i principi di eguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 Cost.); il principio di imparzialità dell'amministrazione (art. 97, secondo comma, Cost.); il principio di equilibrio del bilancio (art. 81, primo comma, Cost.); l'art. 81, sesto comma, Cost., che rende cogenti le norme fondamentali e i criteri stabiliti con la legge rinforzata (poi approvata come legge 24 dicembre 2012, n. 243, recante «Disposizioni per l'attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell'articolo 81, sesto comma, della Costituzione») al fine di assicurare l'equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito delle pubbliche amministrazioni; l'art. 9 della legge n. 243 del 2012, in quanto norma interposta rispetto all'art. 81, sesto comma, Cost., che espressamente chiama le regioni a concorrere al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica delle amministrazioni pubbliche; l'art. 97, primo comma, Cost., che impegna tutte le amministrazioni pubbliche, e dunque anche quelle «differenziate», ad assicurare l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico; gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in relazione agli obblighi europei in materia di bilancio, essendo configurato come eventuale il concorso agli obblighi di finanza pubblica anche in rifermento alle regole dell'Unione europea; l'art. 117, terzo comma, Cost., per violazione della potestà concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica;