[resaula]

si valuta positivamente la scelta di creare uno scambio e un dialogo tra il mondo della docenza e della ricerca universitaria e le realtà professionali, che rappresenta un elemento positivo per le università e gli enti pubblici di ricerca, che così si possono alimentare con casistiche didattiche e problemi scientifici provenienti dall'osservazione della realtà viva e non mediata esclusivamente dalle pubblicazioni scientifiche, troppo spesso astratte, e anche per le imprese, che così possono coniugare la dimensione del "fare" con impostazioni di metodo scientifico, tipiche del mondo universitario; altresì non si ritiene opportuno l'esclusione dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche da questa circolazione intellettuale e professionale, poiché ad essere ammessi al distacco sono, infatti, secondo l'art. 7, del decreto ministeriale 30 marzo 2022, esclusivamente "i dipendenti delle imprese", laddove per "impresa", l'articolo 1, comma 2, lett. f) del decreto, intende "le imprese pubbliche e private, gli altri enti privati titolari di agevolazioni su progetti di ricerca finanziati da amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dall'Unione europea o da altre organizzazioni internazionali, nonché gli organismi di ricerca di cui alla Comunicazione della Commissione 2014/C 198/01 del 27 giugno 2014 senza scopo di lucro"; ciò significa che per insegnare in università, secondo il suddetto decreto, potrà essere distaccato, ad esempio, un medico di una clinica privata, ma non un primario ospedaliero pubblico, un dipendente di una fondazione privata, ma non un diplomatico di carriera o un funzionario pubblico; tale disposizione, quindi, discrimina in maniera evidente i dipendenti pubblici, privilegiando esclusivamente quelli privati, senza peraltro stabilire i requisiti di cui devono essere in possesso quest'ultimi per poter accedere all'insegnamento; questa scelta non sembra trovare alcuna giustificazione logica, in quanto sotto il profilo della qualificazione professionale i dipendenti pubblici hanno superato prove concorsuali severe, a differenza di quelli privati, selezionati quasi sempre con metodi meno rigidi; inoltre il decreto 30 marzo 2022 non specifica i requisiti di cui devono essere in possesso i non meglio definiti "dipendenti delle imprese", di cui non sono precisati, né la qualifica e né il titolo di studio, altresì non sono richiesti titoli di ricerca, quali ad esempio dottorato di ricerca, abilitazione scientifica nazionale; va altresì segnalato che i dipendenti pubblici sono già pagati dall'Erario, sicché l'eventuale distacco verso le università o gli enti pubblici di ricerca non graverebbe ulteriormente sulla finanza pubblica; e, ancora, nel caso di mobilità di professori e ricercatori verso le imprese, quest'ultime beneficerebbero a costo zero della professionalità scientifica già acquisita da dipendenti pubblici: l'art. 4, comma 1, del decreto ministeriale 30 marzo 2022 prevede che "l'impresa destinataria", ove previsto nelle convenzioni, può anche procedere al rimborso del trattamento economico e contributivo erogato dal soggetto erogante", e appare chiaro che si tratta di una scelta facoltativa e non di un obbligo; il distacco di dipendenti privati verso le università, inoltre, quando concluso, comporterebbe un beneficio esclusivo delle imprese private che godranno dei benefici dell'attività universitaria e di ricerca svolta dai propri dipendenti; considerato che, a parere dell'interrogante: risulta insensato, dopo i fatti esposti, pensare che solo le imprese, private o pubbliche, possano beneficiare delle capacità dei ricercatori e dei professori universitari italiani, e che non possano avvantaggiarsene anche le amministrazioni pubbliche; appare, inoltre, decisamente contraddittorio che da un lato si parli di formazione dei dipendenti pubblici e di rafforzamento delle capacità professionali della Pubblica Amministrazione, e dall'altro si escludano proprio i dipendenti e le aziende pubbliche da questa importante occasione di dialogo con il mondo universitario e della ricerca, si chiede di sapere: se nel concetto di "impresa pubblica" siano ricomprese anche le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; se così non fosse, se si intenda estendere la portata del decreto ministeriale 30 marzo 2022 anche in favore dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; quale forma di incentivo, anche economico, si preveda in favore dei dipendenti pubblici in possesso dei titoli di dottorato di ricerca e dell'abilitazione scientifica nazionale, al fine di consentire a questi di transitare, a tempo determinato o indeterminato, nei ruoli delle università e degli enti pubblici di ricerca. Atto n. 3-03315 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: a circa 4 chilometri da Alatri (Frosinone) in direzione sud-est, a mezza costa sul monte Pizzuto e non lontano dalla sorgente di Silvidè, sorge il protocenobio benedettino poi sviluppatosi nel complesso noto come "Badia di San Sebastiano e delle Sorelle povere di Santa Chiara", fondato dall'abate Servando ai primi del VI secolo, per conto del patrizio Liberio, sui resti di una sua villa rustica . Nell'anno 528 il protocenobio ospitò San Benedetto che, provenendo da Subiaco, avrebbe poi proseguito il viaggio per fondare Montecassino e che si vuole abbia tratto ispirazione per la regola benedettina proprio dalla Regula Magistri ivi osservata; nel 1233, subentrate ai monaci le suore clarisse, e ristrutturato l'intero complesso in forme romaniche, la nuova chiesa, giustapposta a quella primitiva, fu decorata da pittori di scuola umbro-laziale della cerchia del Cavallini con cicli della vita di Cristo e della Vergine; nel 1442 il Papa soppresse il monastero e da allora prelati insigniti del titolo onorifico di abate si videro concedere la proprietà dei terreni e le rendite della badia; poi, per due secoli (metà XVII-metà XIX sec. ) furono i Pamphili a detenerne i diritti, che nel 1853 concessero in enfiteusi a Salvatore Vienna, i cui eredi divennero proprietari a tutti gli effetti nel 1908. Sembra che tra il 1922 e il 1968 una prima parte delle fabbriche e degli spazi a cielo aperto sia stata alienata, mentre la porzione restante avrebbe conosciuto la stessa sorte dal 2000 ad oggi (si veda "Badia San Sebastiano" su "dimorestoricheitaliane"); attualmente, la proprietà più cospicua e pregiata appartiene ad un trust irlandese, la "Sr John Leslie Foundation", spettando una porzione residuale alla fondazione "L'Abbadia", con sede ad Alatri e personalità giuridica riconosciuta a gennaio 2002; sul sito web di quest'ultima si legge, però, che i proprietari sarebbero tre e altrettante le parti in cui è suddiviso il compendio (si veda "dimorestoricheitaliane").