[pronunce]

1.2.- Il giudice rimettente censura l'art. 5, comma 11-septies, del d.l. n. 244 del 2016 in riferimento a plurimi parametri, evocati congiuntamente come di seguito illustrato. 1.2.1.- Anzitutto, la disposizione contrasterebbe con gli artt. 81, 97, 117, terzo comma, 119, primo comma, e 120 Cost. Prevedendo la possibilità di riedizione della procedura di riequilibrio per il caso di violazione dei termini perentori di presentazione del piano definitivamente accertata dalla Corte dei conti, vanificandone le pronunce, e sospendendo il procedimento volto alla declaratoria di dissesto, la norma violerebbe il principio dell'equilibrio di bilancio e di sana gestione finanziaria dell'amministrazione (artt. 81, 97 e 119, primo comma, Cost.), che imporrebbe una disciplina di salvaguardia volta al tempestivo ed effettivo recupero dell'equilibrio finanziario - funzionale al principio di continuità dei bilanci, all'equità intergenerazionale, nonché alla trasparenza dei conti, a tutela del corretto esercizio del mandato elettorale e in correlazione alla responsabilizzazione degli amministratori pubblici - cui ricondurre l'art. 243-quater, commi 5 e 7, del t.u. enti locali, quali "norme di chiusura" del sistema. Il contrasto con queste ultime, che costituirebbero principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, determinerebbe la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. Infine, dal sacrificio dei citati valori costituzionali deriverebbe anche un pregiudizio all'unità economica della Repubblica (art. 120 Cost.). 1.2.2.- La Corte dei conti censura l'art. 5, comma 11-septies, del d.l. n. 244 del 2016 anche in riferimento agli artt. 3 e 28 Cost. La norma, impedendo la declaratoria di dissesto che altrimenti sarebbe intervenuta, allontanerebbe nel tempo l'emersione delle responsabilità degli amministratori che l'hanno determinato, secondo il regime che ne postula la formalizzazione, recato dagli artt. 246 e 248 del t.u. enti locali. 1.2.3.- Secondo il rimettente, l'art. 5, comma 11-septies, del d.l. n. 244 del 2016 violerebbe altresì gli artt. 3, 24, 111 e 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU. Permettendo all'ente di riavviare la procedura di riequilibrio altrimenti preclusa e di innestare su di essa ulteriori rimodulazioni o riformulazioni, la norma consentirebbe il procrastinarsi del blocco delle azioni esecutive dei creditori previsto dall'art. 243-bis, comma 4, del t.u. enti locali, comprimendo per un tempo sostanzialmente indeterminato la possibilità di agire in giudizio per realizzare coattivamente i propri diritti (in contrasto con gli artt. 24 e 117, primo comma, Cost. in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, come interpretato dalla Corte EDU) e violando il principio di ragionevole durata del processo e di parità delle parti (artt. 3 e 111 Cost.). 1.2.4.- Il rimettente censura la disposizione anche in riferimento agli artt. 3, 100, 101, 103 e 113 Cost. Applicandosi a fattispecie in cui il diniego di approvazione del piano di riequilibrio è stato oggetto di pronuncia della Corte dei conti che ha assunto giuridica stabilità e sostanzialmente vanificandola, la norma violerebbe il principio di certezza del diritto, riconducibile all'art. 3 Cost., il principio di separazione dei poteri in correlazione alle attribuzioni della magistratura contabile - sia in sede di controllo (art. 100 Cost.) che in sede giurisdizionale (artt. 101 e 103 Cost.) - e il principio di effettività della tutela giurisdizionale (art. 113 Cost.). 1.2.5.- Ad avviso del giudice rimettente, inoltre, l'art. 5, comma 11-septies, del d.l. n. 244 del 2016 violerebbe l'art. 77 Cost. in relazione all'art. 15 della legge n. 400 del 1988. Introdotta in sede di conversione del decreto-legge, la norma, prevedendo la riapertura dei termini per riavviare la procedura di riequilibrio finanziario e paralizzando gli effetti del precedente diniego ormai definitivo, sarebbe disomogenea rispetto al contenuto del decreto-legge - in difformità da quanto previsto dall'art. 15 della legge n. 400 del 1988, attuativo dell'art. 77 Cost. - e non presenterebbe i caratteri dell'urgenza. 1.2.6.- Infine, la norma censurata sarebbe lesiva dei principi di uguaglianza e ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost. Sotto il primo profilo, essa discriminerebbe senza alcuna logica gli enti locali che hanno spontaneamente e tempestivamente deliberato il dissesto a seguito degli accertamenti della Corte dei conti rispetto a quelli che, invece, non vi hanno ottemperato. Sotto il secondo profilo, la norma, non prevedendo a ritroso un limite temporale di operatività, si applicherebbe a enti già da molto tempo in condizioni di crisi strutturale tale da determinare il dissesto, senza che siano identificabili fattori esogeni che giustifichino la rimessione in termini. 1.3.- Le questioni sollevate sarebbero rilevanti in quanto, chiamato a pronunciarsi sul nuovo piano di riequilibrio finanziario, il rimettente dovrebbe valutare l'ammissibilità della sua riproposizione, antecedente logico-giuridico e fattuale della richiesta di modifica ai sensi dell'art. 1, commi 888 e 889, della legge n. 205 del 2017, dunque insuscettibile di approvazione senza preventivo vaglio sulla sussistenza dei presupposti per la ripresentazione del piano su cui la richiesta si innesta. Il rimettente, inoltre, alla luce dell'inequivoco dato testuale, esclude la praticabilità di un'interpretazione dell'art. 5, comma 11-septies, del d.l. n. 244 del 2016 che ne escluda l'applicabilità alla fattispecie al suo esame o che lo renda conforme a Costituzione. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale, rimettendosi alla valutazione di questa Corte in ordine alla legittimazione del rimettente a promuovere l'incidente di costituzionalità, ha concluso per l'inammissibilità delle questioni sollevate o, comunque, per la loro infondatezza nel merito. Anzitutto, il Presidente del Consiglio dei ministri nega che la disposizione censurata debba applicarsi alla fattispecie all'esame del rimettente, in quanto suscettibile di interpretazione costituzionalmente orientata, nel senso di non riferirsi alle ipotesi in cui siano intervenute pronunce definitive di accertamento del mancato rispetto del termine per la deliberazione del piano. Di qui l'asserita irrilevanza delle questioni sollevate. Nel merito, sottolinea come la norma costituisca uno strumento per agevolare il risanamento degli enti locali che si trovino in condizione di predissesto, responsabilizzandone gli amministratori.