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Le audizioni dei magistrati delle procure della Repubblica di Perugia, Terni e Spoleto e la documentazione fornita offrono un complessivo quadro di attività giudiziaria che mostra attenzione sui temi ambientali, attestata negli sforzi di adeguamento organizzativo degli uffici, da metodi di indagine utilmente calati nella realtà e criticità dei territori, da indagini rilevanti, svolte e in corso. Compete in questa situazione alle amministrazioni pubbliche e agli organi di polizia giudiziaria mantenere un controllo costante della situazione, sulla base di dati scientifici che permettano interventi correttivi e l'accertamento di eventuali patologie riconducibili all'inquinamento ambientale. L'attività che la Commissione ha svolto in Umbria mostra come non vadano sottovalutati i singoli fatti illeciti e ciò conferma che la più efficace prevenzione di tali fenomeni e la corretta gestione e pianificazione cui è chiamata la Regione Umbria è quella di controllo, spettante all'ARPA. Colleghi, l'approvazione all'unanimità della relazione conclusiva sull'Umbria da parte della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti è un fatto positivo, che sottolinea come le istituzioni, di fronte al tema della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini, sappiano fare fronte comune. Per questo, mi sento di stigmatizzare ogni accenno polemico che si è fatto in questa sede sulle risultanze della Commissione. Mi auguro che la magistratura, nelle dovute sedi, accerti fatti e responsabilità. La relazione conclusiva ha evidenziato come siano molte le criticità in tema di gestione dei rifiuti, nonché sul trattamento delle acque, ma nondimeno come le autorità preposte al controllo e alla vigilanza del territorio siano attive nella repressione dei crimini ambientali. Nel concludere, ringraziando i componenti della Commissione per il lavoro svolto, vorrei sottolineare come solo un virtuoso percorso di economia circolare, basato sui principi di riduzione dei rifiuti, riutilizzo degli oggetti e riciclo delle materie prime e seconde, possa incidere positivamente sulla futura gestione del territorio e delle sue risorse finite, quali l'acqua, ripristinando un corretto rapporto con l'ambiente e il paesaggio, riducendo i costi del sistema sanitario e migliorando la qualità della vita, riportando l'Umbria ad essere cuore verde d'Italia, come detto dalla senatrice Pavanelli. Per questi motivi e con questo auspicio, annuncio quindi, a nome del MoVimento 5 Stelle, il voto favorevole alla risoluzione proposta. (Applausi) . PRESIDENTE . Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Briziarelli e da altri senatori. È approvata. (Applausi) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PIARULLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio oggi ricordare in quest'Aula che domenica 12 luglio ricorre l'anniversario del disastro ferroviario avvenuto sulla tratta Barletta-Bari. Sono passati ormai quattro anni da quella terribile giornata, in cui alcuni momenti sono durati un'eternità: lacrime, sguardi attoniti e immagini raccapriccianti delle lamiere contorte. Alle 11 di mattina del 12 luglio 2016 due treni locali si scontrarono lungo la linea ferroviaria Bari-Barletta, nelle campagne tra la stazione di Andria e quella di Corato, dove morirono 23 persone e 51 furono i feriti. Si è trattato di uno dei più gravi incidenti italiani, coinvolgendo giovani, studenti, lavoratori e pendolari, trattandosi di una tratta che collegava il capoluogo di Bari con grossi centri urbani (Andria, Corato e Bitonto). Al momento dell'incidente i due treni si trovavano lungo un tratto di ferrovia a binario unico dove veniva utilizzato il blocco telefonico, cioè i capistazione delle varie stazioni effettuavano una telefonata per avere conferma che la linea fosse libera e quindi autorizzare il convoglio a partire. Ciò sta a significare che nel 2016 non era stato predisposto alcun sistema informatizzato di blocco che consentisse l'automatismo delle segnalazioni del binario libero. La cosa più assurda che sembra emergere è che c'erano già stati altri episodi che avrebbero potuto sfiorare la tragedia tra il 2003 e il 2015, mettendo a rischio l'incolumità dei passeggeri e dipendenti tutti. Oggi resta il dolore immenso delle famiglie delle vittime e i disagi ancora esistenti tra i pendolari, in quanto non risultano ancora terminati i lavori del raddoppio del binario. Come diceva sant'Agostino, «coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime». Voglio pertanto fare un appello alla giustizia perché faccia il suo corso in tempi celeri e, allo stesso tempo, affinché vengano previsti costanti controlli su tutte le linee ferroviarie al fine di impedire queste tragedie in cui perdono la vita degli innocenti. (Applausi) . BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo come ligure, come il collega Ripamonti e la collega Pucciarelli, per segnalare delle difficoltà che sono ormai diventate insormontabili nella nostra Regione. Un po' di tempo fa c'era il problema del ponte, di cui abbiamo discusso a lungo, adottando anche una legge speciale. Oggi la situazione è più grave rispetto a prima, perché sono state attivate delle attività di manutenzione delle autostrade che hanno portato al pressoché totale congelamento del traffico nella nostra Regione, peraltro in un periodo di forte interesse, vista la peculiarità turistica della nostra Regione. Siamo praticamente isolati e sequestrati all'interno delle nostre strade. In alcuni casi, in autostrada, si viaggia a un chilometro all'ora. Ebbene, il 29 maggio scorso il Ministero ha ritenuto opportuno cambiare i parametri della manutenzione e delle verifiche alle strutture e, conseguentemente, non sappiamo, ancora oggi, per quanto dureranno i lavori. La sopportazione da parte dei liguri è arrivata al limite: non ce la facciamo più. Non ce la facciamo più a essere sequestrati ma non ce la facciamo più a sopportare un Governo che non è in grado di decidere su una Gronda (Applausi) che, se ci fosse stata allora e se non fosse stata fermata dalle sinistre liguri, forse avrebbe anche evitato la catastrofe e il grave problema del ponte Morandi. Basterebbe un atto del Governo per liberare la Gronda, ma nel decreto semplificazioni vediamo soltanto complicazioni, tese non a semplificare ma a complicare e a non fare ciò di cui abbiamo bisogno. E adesso è arrivata una notizia fresca, motivo per cui chiedo di intervenire a fine seduta: il ministro De Micheli scrive al sindaco di Genova che il ponte verrà affidato ad ASPI. Immediatamente un Vice Ministro dei 5 Stelle dice che questa cosa non si farà e questo atteggiamento del Governo rischia di prorogare ulteriormente l'apertura di un ponte che, grazie all'intervento dell'allora vice ministro Rixi, del presidente Toti e del sindaco Bucci, è stato ricostruito così velocemente.