[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 172 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dal decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, in legge 1° agosto 2003, n. 214 (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 27 giugno 2003, n. 151, recante modifiche ed integrazioni al codice della strada), promosso con ordinanza del 29 gennaio 2008 dal Giudice di pace di Pistoia nel procedimento civile vertente tra Trinci Mario e il Comune di Pistoia, iscritta al n. 109 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 14 gennaio 2009 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che nel corso di giudizio di opposizione a verbale della Polizia municipale di Pistoia in data 3 febbraio 2007, di contestazione della violazione del mancato uso della cintura di sicurezza, il Giudice di pace di Pistoia ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 172 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dal decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, in legge 1° agosto 2003, n. 214 (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 27 giugno 2003, n. 151, recante modifiche ed integrazioni al codice della strada), per violazione degli artt. 2, 3 13 e 32, secondo comma, della Costituzione, e inoltre per violazione dell'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata dalla legge 4 agosto 1955, n. 848 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952), nonché dell'art. 29, secondo comma, della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948; che il giudice a quo riferisce che il ricorrente ha dedotto di essere in condizione di obesità, con conseguente difficoltà di allacciamento della cintura di sicurezza; di aver chiesto di rendere dichiarazioni a verbale, non venendogli ciò permesso dagli agenti; di aver presentato domanda di esenzione dall'obbligo di indossare la cintura di sicurezza, non appena venuto a conoscenza di averne i requisiti; che, in punto di rilevanza, il Giudice di pace di Pistoia afferma che essa risulta ictu oculi poiché, ove la Corte costituzionale dichiarasse l'incostituzionalità dell'art. 172 cod. strada, verrebbe a cadere ogni fondamento del verbale di contravvenzione; che il contravventore, peraltro, ha ammesso di non aver indossato la cintura; che, con riguardo alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente osserva: a) che la prescrizione di doversi legare al mezzo di trasporto contrasterebbe con l'art. 2 Cost., giacché i diritti inviolabili dell'uomo e lo sviluppo della sua personalità risultano gravemente compressi; b) che il “soffocante” obbligo di far uso delle cinture violerebbe l'art. 3 Cost., perché è previsto solo per alcuni soggetti, essendone esentate numerose categorie di cittadini, e non riguarda tutti i veicoli; c) che il predetto obbligo contrasterebbe inoltre con l'art. 13 Cost., non costituendo misura di prevenzione atta a evitare danni a terzi, ma paternalistica previsione dell'ordinamento nei confronti del singolo, considerato in posizione di inferiorità etica e psicologica, retaggio di ordinamenti assolutistici e illiberali, in stridente contrasto con i principi dello Stato democratico; d) che l'obbligo di cui si tratta contrasterebbe con l'art. 32, secondo comma, Cost., che impone il rispetto della persona umana e la dignità delle scelte della stessa, nel senso che la legge non può in alcun caso violare il diritto all'autodeterminazione e il diritto di disporre del proprio corpo; e) che le sanzioni per il mancato uso delle cinture sarebbero irragionevolmente repressive, rispetto ad altre violazioni diversamente punite; f) che la norma impugnata sarebbe in contrasto con l'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, per via degli invasivi controlli all'interno dell'abitacolo della vettura, a cura degli organismi deputati al rispetto della norma, nonché con l'art. 29 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la declaratoria di inammissibilità, per omessa motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza, e, comunque, per l'infondatezza della questione, tenendo conto: a) che l'obbligo di indossare la cintura risponde alla scelta legislativa discrezionale di salvaguardare la persona del guidatore e del passeggero dalle conseguenze traumatiche di incidenti stradali; b) che, quanto al trattamento sanzionatorio, «il legislatore si è legittimamente sganciato dal sistema minimo/massimo, annullando un apparato avente un'efficacia davvero inibitoria e comunque tale da consentire il recupero dei punti perduti», assicurando così una funzione rieducativa superiore a quella della sanzione pecuniaria; c) che la giurisprudenza costituzionale è costante nell'attribuire alla discrezionalità legislativa sia l'individuazione delle condotte punibili, sia la scelta e la quantificazione delle relative sanzioni. Considerato che il Giudice di pace di Pistoia dubita della legittimità costituzionale dell'art. 172 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dal decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, in legge 1° agosto 2003, n. 214 (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 27 giugno 2003, n. 151, recante modifiche ed integrazioni al codice della strada), nella parte in cui impone l'obbligo dell'uso della cintura di sicurezza e prevede sanzioni in caso di mancato uso, per violazione dell'art. 2 Cost., per la grave compressione dei diritti inviolabili dell'uomo e dello sviluppo della sua personalità; dell'art. 3 Cost., per la previsione di esenzione dall'obbligo solo per alcune categorie di cittadini e di veicoli; dell'art. 13 Cost., per la violazione della libertà personale;