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Esprimeva poi un parere sull'effettivo, concreto e attuale interesse pubblico, evidenziando alcuni elementi, tra cui: lo scioglimento della cordata seconda classificata; gli accordi intercorsi con le parti sociali; l'assunzione da parte di ArcelorMittal di 10.700 lavoratori (quindi la miglioria rispetto alla procedura di gara); la garanzia che al termine amministrazione straordinaria tutti coloro che risultino ancora alle dipendenze della medesima riceveranno da parte di ArcelorMittal una proposta di assunzione a tempo indeterminato e quindi l'assenza di esuberi; l'impegno all'erogazione di premi di produttività ai dipendenti; la sottoscrizione di un addendum mediante il quale ArcelorMittal assumeva impegni rafforzativi, integrativi e ampliativi delle obbligazioni già contratte, prevalentemente tese a integrare e a migliorare i profili di tutela ambientale della salute dei cittadini. Come dicevo, nelle more AcciaItalia SpA era stata posta in liquidazione e successivamente cancellata dal registro delle imprese e di conseguenza un eventuale annullamento degli atti con retrocessione del procedimento alla fase di rilancio non aveva avuto a quel punto alcun effetto utile. Per tutte queste ragioni, la decisione di non procedere con l'annullamento degli atti era un atto obbligato per la mancanza di quei presupposti che citavo prima: l'interesse pubblico. Siamo dunque arrivati assieme all'accordo sindacale, al contratto che diveniva efficace tra le parti con decorrenza dal 1° novembre 2018. Il secondo elemento che volevo in qualche modo cronologizzare per arrivare al punto di oggi è la questione relativa alla cosiddetta immunità penale. Su questo mi soffermerò forse con qualche elemento in più. Con riferimento alla questione dell'immunità penale e al suo impatto sull'Ilva, occorre in primo luogo ripercorre il susseguirsi delle varie norme. Il decreto-legge n. 1 del 2015 ha previsto, all'articolo 2, comma 6, che l'osservanza del piano ambientale anzitutto non potesse dar luogo alla responsabilità amministrativa dell'ente - ex decreto legislativo n. 231 del 2001 - e in secondo luogo non integrasse responsabilità penale o amministrativa dei commissari straordinari o dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto conforme alle migliori regole in materia ambientale di tutela della salute e dell'incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro. Successivamente, il decreto-legge n. 98 del 9 giugno 2016 ha esteso la predetta disciplina anche all'affittuario o acquirente fino al 30 giugno 2017, termine poi prorogato nel milleproroghe 2017 fino a diciotto mesi, decorrenti dalla data di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri modificativo del piano ambientale citato prima. La disposizione letteralmente prevedeva che il regime di tutela trovasse applicazione con riferimento alle condotte poste in essere in attuazione del piano fino alla scadenza del 30 giugno, ovvero per un periodo ulteriore non superiore ai diciotto mesi decorrenti dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2017. In tale secondo caso, dunque, si sarebbe arrivati al 29 marzo 2019. Focalizzando l'attenzione solo sul primo dei due possibili termini, quello cioè del 30 giugno 2017, occorre tuttavia ricordare che il decreto n. 244 del 2016 aveva ancorato alla scadenza dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) in corso di validità, vale a dire al 23 agosto 2023, il termine ultimo per l'esecuzione dei lavori previsti dal piano ambientale. Quindi, nella sostanza, il termine ultimo per l'ultimazione del piano ambientale era stato posticipato al 23 agosto 2023 e così anche il perimetro temporale di operatività della norma relativa alla cosiddetta immunità penale. Dello stesso avviso era anche il parere reso in data 14 settembre 2017 dall'Avvocatura generale dello Stato. Anche sulla scorta di alcuni accadimenti dei primi due mesi del 2019 - il riferimento è, in primo luogo, alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 24 gennaio 2019 e, in secondo luogo, alla decisione del giudice per le indagini preliminari presso il tribunale ordinario di Taranto di sollevare, in data 8 febbraio 2019, questione di legittimità costituzionale in via incidentale con riferimento inter alia all'esimente del decreto-legge n. 1 del 2015 - il Governo ha deciso di intervenire, ancora una volta, a livello normativo sull'impianto dell'articolo 2, comma 6. Infatti, con il decreto-legge n. 34 del 2019, cosiddetto decreto crescita, è stato circoscritto l'esonero da responsabilità amministrativa dell'ente derivante da reato alle condotte connesse all'attuazione dell'AIA, nell'osservanza del piano ambientale. Soprattutto, è stato stabilito che l'esonero da responsabilità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell'affittuario e dell'acquirente di Ilva o dei loro delegati operasse esclusivamente per le condotte poste in essere in attuazione del piano ambientale e solo fino al 6 settembre 2019, non oltre. ArcelorMittal ha fatto presente che tali modifiche normative avrebbero potuto avere un effetto dirompente sull'operazione e sul contratto, non mancando di rappresentare, altresì, che la citata esimente penale aveva rappresentato un elemento fondamentale nella determinazione a contrarre, conditio sine qua non in assenza della quale non vi sarebbe stato alcun accordo giuridicamente vincolante. Ritengo che su questo punto sia bene fare ulteriore chiarezza. Al momento della presentazione della propria offerta vincolante, irrevocabile e incondizionata (il 6 marzo 2017), ArcelorMittal aveva accluso al materiale presentato all'attenzione di commissari straordinari con l'allegato n. 15 «una nota su una questione normativa che intendiamo portare alla vostra attenzione». Ho citato le parole testuali di ArcelorMittal. Con tale documento ArcelorMittal si soffermava sulla modifica normativa che in quel momento aveva interessato l'articolo 2 del decreto-legge n. 1 del 2015. A questo riguardo - siamo al 6 marzo 2017 - notava che il milleproroghe avrebbe dovuto prevedere, altresì, che il periodo di non punibilità fosse esteso a tale nuovo termine (il 23 agosto 2023). «La modifica introdotta prevede, invece, che la durata», sto leggendo testualmente le parole di ArcelorMittal «del periodo di non punibilità applicabile ad acquirenti e affittuari non sia più allineata al termine ultimo per l'attuazione del piano ambientale e che possa terminare, al più tardi, entro il 31 marzo 2019, cioè ben prima di tale termine». Ciò appare in contrasto con la ratio della norma e della sua piena estensione, in precedenza prevista, ad acquirenti e affittuari. Concludendo che la mancata estensione del periodo di non punibilità al 23 agosto 2023 rappresenta una criticità rilevante per acquirenti e affittuari, si auspica che venga risolta quanto prima tramite un ulteriore intervento legislativo. Quindi, ArcelorMittal auspicava un intervento normativo per prolungare oltre il 31 marzo 2019 la cosiddetta immunità, mantenendo fissa e ferma, però, la propria offerta irrevocabile.