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Norme in materia di riordino della disciplina degli ordini delle professioni sanitarie di medico-chirurgo e di odontoiatra, di medico veterinario e di farmacista e istituzione degli ordini e degli albi delle professioni sanitarie. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge reca disposizioni in materia di riordino della disciplina degli ordini delle professioni sanitarie di medico-chirurgo e di odontoiatra, di medico veterinario e di farmacista e di istituzione degli ordini e degli albi delle professioni sanitarie già organizzate in collegi e di quelle regolamentate ma a tutt'oggi non strutturate in analoghe istituzioni professionali. L'opera di riordino è ormai matura da tempo, basti ricordare che nella XVI legislatura un provvedimento contenente analoghi princìpi riformatori fu approvato dalla Camera, ma si fermò al Senato per il termine della legislatura stessa. Le novità che hanno in questi anni investito il mondo della medicina, della sanità e delle professioni sanitarie rendono tanto più urgente la necessità del rinnovamento e dell'integrazione del quadro normativo stabilito dal decreto legislativo 13 settembre 1946, n. 233 (ricostituzione degli ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell'esercizio delle professioni stesse), che costituisce a tutt'oggi il testo di riferimento degli ordini e dei collegi vigenti. Di qui un disegno di legge teso ad assicurare una più efficace armonizzazione delle norme di riferimento e ad assicurare maggior funzionalità alla sanità pubblica e privata, attraverso misure che interessano l'insieme delle professioni sanitarie, pur nella ovvia distinzione delle competenze e delle responsabilità. Un punto fermo di principio, che informa l'intera opera di riforma, è costituito dal presupposto che la potestà legislativa in materia di ordini professionali spetta allo Stato. La salute costituisce infatti un preminente interesse pubblico, la cui salvaguardia richiede un intervento normativo uniforme per tutto il territorio nazionale e in grado di abbracciare l'intero settore. Il disegno di legge modifica in particolare i capi I, II e III del ricordato decreto legislativo n. 233 del 1946, relativi, rispettivamente, agli ordini e ai collegi provinciali, agli albi professionali ed alle federazioni nazionali. L'articolo 1 del decreto legislativo, come modificato, prevede la costituzione degli ordini territoriali dei medici-chirurghi e degli odontoiatri, dei veterinari e dei farmacisti nelle circoscrizioni geografiche corrispondenti alle province esistenti al 31 dicembre 2012, ma con possibilità, da parte del Ministero della Salute, su proposta delle federazioni nazionali e sentiti gli ordini interessati, di unire più circoscrizioni finitime. Sempre l'articolo 1 stabilisce che ordini e federazioni nazionali sono «enti pubblici, non economici» che agiscono in quanto «organi sussidiari dello Stato», votati a loro volta al perseguimento di quegli a «interessi pubblici» che debbono essere propri dell'esercizio professionale. Di questi soggetti è tutelata l'autonomia patrimoniale, regolamentare e disciplinare, sia pur sempre sotto «vigilanza» del Ministero della Salute. Di particolare rilievo il fatto che ordini e federazioni, siano chiamati a promuovere e tutelare l'autonomia delle professioni insieme alla loro responsabilità e «qualità tecnico-professionale»; il tutto a partire dal bagaglio di conoscenze e competenze acquisito sulla base delle funzioni svolte e dei connessi profili di esperienza e responsabilità. Di qui anche la necessità, espressamente riconosciuta, di una forte integrazione con le istituzioni formative universitarie, oltre alla cura particolare riservata alle attività di formazione e aggiornamento long life dei professionisti, sempre nell'ottica di uno sviluppo professionale continuativo. In quest'ottica assume poi un particolare rilievo l'attività di certificazione dei crediti formativi secondo la normativa vigente. Quanto al problema sensibile dell'attività disciplinare, che sostanzia la peculiarità fondante di queste istituzioni professionali, ordini e federazioni nazionali sono chiamate, ai sensi dell'articolo 1, lettera h) del presente disegno di legge, a tenere distinta «nella funzione disciplinare a garanzia del diritto di difesa, dell'autonomia e della terzietà del giudizio disciplinare, la funzione istruttoria da quella giudicante». A tal fine, in ogni regione, sono costituiti uffici istruttori composti da cinque e undici membri estratti fra i componenti delle commissioni disciplinari di ciascuna professione, più un magistrato o giudice di pace nominato dal Ministero. Sono questi uffici che istruiscono il procedimento disciplinare e formulano il profilo di addebito. A decidere sarà poi la Commissione disciplinare di albo con funzione giudicante. L'articolo 2 disciplina la composizione e le modalità di elezione degli organi (il presidente, il consiglio direttivo, commissioni di albo ed il collegio dei revisori) degli ordini delle professioni sanitarie. È ciascun ordine in assemblea fra gli iscritti agli albi ad eleggere consiglio direttivo, la commissione di albo, il collegio di revisori dei conti. Sono stabilite altresì le condizioni di validità dell'assemblea elettorale, il numero dei giorni di votazione, i ricorsi avversi alla validità delle elezioni. L'articolo 3 definisce i compiti del consiglio direttivo e della commissione di albo. Il consiglio direttivo tiene gli albi dell'ordine, esercitando un funzione meramente ricognitiva di verifica sull'effettivi possesso dei requisiti previsti dalla legge, vigila su decoro e indipendenza degli iscritti all'ordine, stabilisce la tassa annuale per le spese di gestione. Le commissioni di albo propongono al consiglio direttivo i nuovi iscritti all'albo professionale, designano i rappresentanti dell'ordine presso organismi terzi; un'attenzione particolare è riservata alla formazione culturale, professionale e universitaria degli iscritti. Di particolare rilievo per le commissioni di albo la funzione giudicante disciplinare. Esse regolano altresì le eventuali controversie fra sanitari, anche con riferimento a ragioni di spese e onorari o comunque connesse all'esercizio dell'attività professionale. Particolare attenzione nel testo viene riservata alla piena attuazione della legge 27 luglio 1985, n. 409, ridefinendo gli ambiti di autonoma rappresentanza e di esercizio della funzione disciplinare, pur nella conservazione dell'integrità funzionale dello stesso ordine di appartenenza. L'articolo 4 definisce le modalità di scioglimento dei consigli direttivi, che avviene comunque con decreto del Ministero della salute e a mezzo della costituzione di una commissione straordinaria composta da tre membri dell'ordine riguardato. L'articolo 5, relativo agli albi professionali, prevede che ciascun ordine abbia uno o più albi permanenti, in cui sono iscritti i sanitari della rispettiva professione, ed elenchi per categorie di professionisti laddove previste da specifiche norme. Per l'esercizio di ciascuna delle professioni sanitarie è necessaria l'iscrizione al rispettivo albo; chiariti sono altresì i requisiti per l'iscrizione all'albo. L'articolo 6 disciplina le modalità di cancellazione dall'albo professionale.