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L'anticipazione della fase di accertamento dei diritti dei terzi sul beni sottoposti a misura di prevenzione è diretta a garantire, da un lato, una maggiore tutela all'interesse dei crediti di buona fede a cui viene riconosciuto in tempi relativamente brevi la titolarità del diritto e la possibilità di ottenerne futura soddisfazione; dall'altro la conoscenza del dato effettivo dell'indebitamento, della sua origine e del suo ammontare consente di acquisire elementi utili per un intervento mirato al perseguimento delle finalità proprie della procedura, fornendo elementi utili ai fini della redazione del piano per le prosecuzione dell'attività. Le modifiche introdotte incidono sensibilmente sulla fase del procedimento di verifica, privilegiando quegli aspetti del procedimento che si sono rivelati in grado di garantire una maggiore tempestività nelle formazione dello stato passivo ed un ampliamento del contraddittorio tra le parti, anticipando la fase di instaurazione del contraddittorio tra i creditori ed organi della procedura ad una fase addirittura antecedente all'udienza di verifica. Vengono rideterminati i termini previsti, sia quello concesso ai debitori per il deposito delle istanze di accertamento del credito, sia quello di fissazione dell'udienza di verifica in ragione del diverso impianto organizzativo della procedura di accertamento dei crediti qui delineato. La riduzione del termine perentorio in sessanta giorni, decorrente dalla comunicazione del provvedimento del giudice, previsto per la presentazione delle domande di insinuazione al passivo di cui al comma 2 dell'articolo 57 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, tiene conto dell'esigenza di contenimento dei tempi del processo, senza ledere i diritti dei creditori e le loro esigenze difensive, in ragione della valutazione del dato oggettivo che i creditori sono già venuti a conoscenza da diverso tempo dell'esistenza e della pendenza della procedura di prevenzione e sono consapevoli, della necessità che il loro credito prima di essere ammesso al pagamento sia preventivamente verificato. La riduzione del termine iniziale fissato dal giudice per il deposito delle istanze di accertamento dei crediti è bilanciato dall'allungamento del termine previsto per la fissazione dell'udienza di verifica dei crediti, che trova giustificazione nella necessità di un più ampio spazio temporale tra la data di scadenza del termine di presentazione delle istanze dei creditori e la data dell'udienza di verifica, così da consentire all'amministratore di esaminare le domande pervenute e di predisporre un progetto di stato passivo, rassegnando le sue conclusioni con riferimento ad ogni singola domanda. L'amministratore è tenuto a depositare il progetto di stato passivo presso la cancelleria del giudice della prevenzione non oltre il termine di venti giorni prima dell'udienza, così da consentire ai creditori di prenderne visione delle sue conclusioni, di contro dedurre e di presentare osservazioni, nonché di depositare documentazione integrativa. È stato concesso al creditore il termine fino a cinque giorni prima dell'udienza per il deposito delle proprie osservazioni ed integrazioni documentali, termine previsto a pena di decadenza, introdotto al comma 7 dell'articolo 58 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. La preventiva verifica delle domande ad opera dell'amministratore giudiziario, così come la possibilità per i creditori di controdedurre alle conclusioni rassegnate e di produrre nuovi documenti, agevola l'attività del giudice in udienza garantendo la speditezza della trattazione e riducendo i tempi dell'accertamento definitivo dei crediti, limitate ipotesi di un rinvio dell'udienza per esigenze istruttorie connesse e o conseguente alla necessità di produzioni documentali, nonché agevola soluzioni condivise tra le parti, nei limiti della disponibilità dei diritti, atte a ridurre le ipotesi di impugnazioni. All'articolo 43 si introduce, nel primo comma dell'articolo 57 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, la previsione che nell'elenco nominativo dei ereditari anteriori al sequestro siano inseriti anche quelli ritenuti strategici per la ripresa e la prosecuzione dell'attività di impresa e per la conservazione del valore economico e sociale dell'azienda sequestrata, di cui al nuovo articolo 54 -bis . Tali ultimi crediti pur esclusi dal procedimento di verifica di cui all'articolo 58, in quanto già soddisfatti, ove il giudice ne abbia autorizzato il pagamento in ragione della riscontrata essenziale strumentalità, devono essere comunque inseriti dall'amministratore nell'elenco dei creditori, per consentire a tutti gli altri creditori la verifica dei presupposti del trattamento preferenziale ricevuto e la conseguente possibilità di impugnare il provvedimento del giudice che ne ha autorizzato il pagamento, nei modi e nei termini previsti all'articolo 59, comma 6, per le impugnazione dei crediti ammessi o esclusi dal passivo. L'articolo 44 modifica l'articolo 58 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, prevedendo al comma 5 che la possibilità di presentare domande tardive solo entro il limite temporale di un anno dal decreto di esecutori età dello stato passivo emanato all'esito della verifica delle domande tempestive. L'ammissibilità della domanda tardiva presuppone che il creditore provi di non aver potuto presentare la domanda tempestivamente per causa a lui non imputabile nel termine assegnato. Non è stata prevista per la fase della verifica dinanzi al giudice delegato la difesa tecnica, obbligatoria invece in ogni caso di impugnazione dinanzi al tribunale. L'articolo 45 modifica l'articolo 59 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e prevede che nel giudizio di impugnazione non sono ammesse prove nuove se non sopravvenute. Nel giudizio di impugnazione viene ridotta la possibilità di attività istruttoria in ragione dell'operato ampliamento del contraddittorio alla fase preliminare all'udienza di verifica. Gli articoli 46 e 47 introducono delle rilevanti modifiche all'attività di liquidazione dei beni e al progetto di pagamento disciplinate agli articoli 60 e 61 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. La fase della vendita e del riparto viene devoluta integralmente all'Agenzia che vi provvede dopo che la confisca è divenuta irrevocabile. Viene ribadito il criterio di sussidiarietà della vendita dei beni al solo caso in cui la liquidità di cui si dispone risulti insufficiente a garantire la soddisfazione dei creditori. Al fine di evitare che si verifichino situazioni in cui si procede alla vendita di beni di consistente valore a fonte di crediti insoddisfatti di importo complessivamente modesto, è stato prevista la possibilità, al comma 1 dell'articolo 60 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, che l'Agenzia possa differire la vendita ad un momento successivo ove confidi di reperire le risorse necessarie dalla gestione del patrimonio. È stato previsto che sia l'Agenzia a predisporre il progetto del piano dei pagamenti da sottoporre all'attenzione dei creditori che potranno presentare le loro osservazioni. Il piano di pagamento può essere impugnato dai creditori dinanzi al giudice civile.