[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettere b), c), d), e), f), i) e k), della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 18 agosto 2005, n. 21 (Norme di semplificazione in materia di igiene, medicina del lavoro e sanità pubblica e altre disposizioni per il settore sanitario e sociale), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 21 ottobre 2005, depositato in cancelleria il 26 ottobre 2005 ed iscritto al n. 89 del registro ricorsi 2005. Visto l'atto di costituzione della Regione Friuli-Venezia Giulia; udito nell'udienza pubblica del 10 ottobre 2006 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Paolo Cosentino per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Friuli-Venezia Giulia. Ritenuto che, con ricorso notificato il 21 ottobre 2005 e depositato il successivo 26 ottobre, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato l'art. 2, comma 1, lettere b), c), d), e), f), i) e k), della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 18 agosto 2005, n. 21 (Norme di semplificazione in materia di igiene, medicina del lavoro e sanità pubblica e altre disposizioni per il settore sanitario e sociale), «per contrasto con gli articoli 5, punto 16, e 6, punto 2, della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), con l'art. 117, comma 2, Cost., nonché con i principi fondamentali della legislazione statale nelle materie in essi trattate»; che, ad avviso del ricorrente, le disposizioni impugnate «eccedono dalle competenze statutarie regionali previste agli artt. 5, punto 16, e 6, punto 2, della legge cost. n. 1 del 1963, incidendo, per un verso, su materie riservate dalla Costituzione alla legislazione esclusiva dello Stato e, per altro verso, su principi fondamentali stabiliti dalla normativa statale in materia di salute e tutela e sicurezza del lavoro»; che, in particolare, l'art. 2, comma 1, lettera b), nel prevedere l'abolizione dell'obbligo di presentare il certificato di idoneità fisica per lo svolgimento del servizio civile, si porrebbe in contrasto con l'art. 5, comma 4, della legge 6 marzo 2001, n. 64 (Istituzione del servizio civile nazionale), nonché con il correlato art. 3, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77 (Disciplina del Servizio civile nazionale a norma dell'articolo 2 della legge 6 marzo 2001, n. 64), «laddove si statuisce che l'ammissione al servizio civile è subordinata, tra l'altro, al possesso del requisito della idoneità fisica certificata dagli organi del Servizio sanitario nazionale», dal momento che la norma regionale in questione invaderebbe «una materia, quale quella del servizio civile nazionale, riservata alla legislazione esclusiva statale essendo riconducibile alla materia “difesa e sicurezza dello Stato”, di cui all'art. 117, comma 2, lettera d), Cost.»; che, l'art. 2, comma 1, lettera d), nel prevedere l'abolizione dell'obbligo di presentare il certificato di idoneità fisica per l'assunzione di insegnanti, si porrebbe in contrasto con l'art. 2, comma 1, numero 3), del d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 (Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi), laddove si rinverrebbe il principio secondo il quale possono accedere agli impieghi civili delle pubbliche amministrazioni i soggetti che posseggono, tra gli altri requisiti, anche quello dell'idoneità fisica all'impiego; che, ad avviso del ricorrente, da ciò conseguirebbe che la norma regionale «incide illegittimamente nelle materie “ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali” e “norme generali sull'istruzione” che la Costituzione riserva, ai sensi dell'art. 117, comma 2, lettere g) e n), alla competenza esclusiva dello Stato»; che l'art. 2, comma 1, lettere e) ed f), della legge regionale in questione, abolendo l'obbligo della presentazione del certificato di idoneità fisica per l'assunzione dei minori e degli apprendisti, inciderebbe «su normativa relativa ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali in materia di salute e di tutela e sicurezza del lavoro e, in particolare, sul principio di cui all'art. 8 della legge n. 977 del 1967», il quale stabilisce «che i minori “possono essere ammessi al lavoro purché siano riconosciuti idonei all'attività lavorativa cui saranno adibiti a seguito di visita medica” e relativa certificazione», con ciò evidenziando il contrasto delle norme impugnate «da un lato, con l'art. 117, comma 2, lettera m), Cost. e, dall'altro, con i principi fondamentali in materia di salute e di tutela e sicurezza del lavoro, di cui all'art. 117, comma 3, Cost.»; che, infine, secondo quanto sostiene il ricorrente, l'art. 2, comma 1, lettere c), i) e k), eliminando l'obbligo della presentazione del certificato di idoneità fisica, rispettivamente, per l'operatore all'impiego di gas tossici, per il mestiere di fochino e per l'operatore adibito alla conduzione di generatori a vapore, avrebbe ad oggetto attività esposte a particolari rischi, incidendo pertanto «sulla normativa riguardante i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali in materia di salute e di tutela e sicurezza del lavoro», in violazione – per quanto indica il ricorrente – dell'art. 16 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 (Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro), secondo il quale gli accertamenti sanitari dei lavoratori «comprendono esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente»;