[pronunce]

che, in questa ottica, l'incriminazione si rivelerebbe, peraltro, del tutto inutile, giacché l'obiettivo con essa perseguito era già raggiungibile mediante l'espulsione coattiva in via amministrativa, ai sensi dell'art. 13, comma 4, del d.lgs. n. 286 del 1998: espulsione di cui la norma censurata non amplia in alcun modo i presupposti, né rende più facile l'esecuzione; che l'art. 3 Cost. risulterebbe violato anche per la irragionevole disparità di trattamento tra la nuova fattispecie criminosa e quella di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, che punisce lo straniero che non ottemperi all'ordine del questore di allontanamento dal territorio nazionale solo in assenza di un «giustificato motivo»; che l'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998 - nella sua correlazione con il disposto dell'art. 16-bis [recte: 62-bis] del d.lgs. n. 274 del 2000, che abilita il giudice di pace ad applicare la misura dell'espulsione a titolo di sanzione sostitutiva - si porrebbe in contrasto anche con l'art. 97, primo comma, Cost., giacché l'avvio di due distinti procedimenti - amministrativo e penale - aventi la medesima finalità risulterebbe irrazionale e foriero di ingiustificati «oneri economici per il contribuente»; che ulteriori dubbi di costituzionalità sarebbero suscitati dal comma 5 dell'art. 10-bis, che impone al giudice di pronunciare sentenza di non luogo a procedere ove l'espulsione amministrativa sia stata materialmente effettuata; che tale previsione si porrebbe, difatti, in contrasto con il diritto di difesa (art. 24 Cost.), in quanto trascurerebbe il possibile interesse dell'imputato alla prosecuzione del processo al fine di vedere accertata, nel merito, la propria innocenza, imponendo, in pari tempo, al giudice un automatico «avallo» dell'operato della pubblica amministrazione: il che confermerebbe come l'assetto normativo sia ispirato ad una «presunzione di colpevolezza» collidente con l'art. 27, secondo comma, Cost.; che la questione sarebbe, infine, rilevante, in quanto nel giudizio a quo l'imputato è chiamato a rispondere del reato di cui alla norma denunciata, così che la declaratoria di incostituzionalità di quest'ultima ne comporterebbe l'assoluzione; che l'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998 è stato sottoposto a scrutinio di costituzionalità, in riferimento agli artt. 2, 3, 25, secondo comma, e 97 Cost., anche dal Giudice di pace di Vigevano, con ordinanza emessa il 2 novembre 2009 (r.o. n. 326 del 2009) nel corso di un processo penale nei confronti di quattro persone imputate del reato previsto dalla norma impugnata; che il rimettente lamenta, anzitutto - sulla scorta di argomenti analoghi a quelli svolti dal Giudice di pace di Cuneo - la contrarietà della norma impugnata all'art. 3 Cost., sotto i profili della carenza di ratio giustificatrice e della disparità di trattamento rispetto alla fattispecie criminosa di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 - pure più grave e destinata ad assorbire quella in esame - a fronte della mancata previsione della «scriminante» del «giustificato motivo»; che il giudice a quo denuncia, inoltre, l'irragionevolezza del trattamento sanzionatorio della nuova fattispecie criminosa, complessivamente considerato: non soltanto, cioè, della comminatoria della pena dell'ammenda - pena che risulterebbe priva di ogni efficacia deterrente nei confronti di soggetti quasi sempre totalmente impossidenti, quali gli stranieri clandestini - ma anche del divieto di applicazione della sospensione condizionale della pena e della facoltà, concessa al giudice, di sostituire la pena pecuniaria con una sanzione più grave, quale l'espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni; che sarebbero lesi, ancora, gli artt. 3 e 25, secondo comma, Cost., in quanto la nuova figura di reato solo apparentemente sanzionerebbe una condotta, mentre, in realtà, sarebbe diretta a colpire una condizione personale e sociale dello straniero, legata al mancato possesso di un titolo abilitativo all'ingresso o al soggiorno nel territorio dello Stato: condizione che verrebbe arbitrariamente considerata come sintomatica di pericolosità sociale; che risulterebbe violato anche l'art. 97, primo comma, Cost., giacché la previsione di due distinti procedimenti - amministrativo e penale - diretti allo stesso fine di allontanare lo straniero dal territorio dello Stato influirebbe sulla ragionevole durata del processo penale, oltre a provocare inutili incrementi di costi e di «incombenti»; che la nuova fattispecie si porrebbe in contrasto, infine, con l'art. 2 Cost., che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo e richiede l'adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale; che quanto, infine, alla rilevanza della questione, essa sarebbe indubbia, giacché nel caso di declaratoria di illegittimità costituzionale della norma censurata gli imputati non andrebbero incontro a nessuna conseguenza penale; che con due ordinanze di identico tenore, emesse nell'ambito di distinti processi penali il 15 ottobre 2009 (r.o. n. 324 e n. 325 del 2009), il Giudice di pace di Gubbio ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, 25, 27 e 117 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 10-bis e 16, comma 1, «ultimo periodo», del d.lgs. n. 286 del 1998 e dell'art. 62-bis del d.lgs. n. 274 del 2000; che secondo il giudice a quo, l'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998 - in correlazione con il successivo art. 16, comma 1, che, nel testo modificato dall'art. 1, comma 16, lettera b), e comma 22, lettera o), della legge n. 94 del 2009, consente al giudice di pace di applicare allo straniero condannato per la contravvenzione prevista dalla norma impugnata la sanzione sostitutiva dell'espulsione - violerebbe i principi di materialità e di necessaria offensività del reato, desumibili dall'art. 25, secondo comma, Cost.; che la norma incriminatrice reprimerebbe, infatti, una mera condizione personale - lo «status» di clandestino - di cui verrebbe arbitrariamente presunta la pericolosità, sottoponendo a pena, non un fatto offensivo di un bene giuridico tutelato, in via diretta o mediata, nella Costituzione, ma la mera disobbedienza alle norme in tema di controllo dei flussi migratori; che la fattispecie criminosa in questione lederebbe, altresì, gli artt. 3 e 27 Cost., per contrasto con i principi di eguaglianza e di «colpevolezza ed esigibilità», stante la mancanza di qualsiasi riferimento - presente, invece, nell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 -