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E così purtroppo sarà. Visto che questa legge passerà - perché cari colleghi, sicuramente passerà - resta una sola speranza: mi auguro che il Capo dello Stato e la Corte costituzionale intervengano e che non lascino correre facendo finta di niente. Se così non fosse, ma non credo conoscendo la saggezza del presidente Mattarella e il rigore della Corte, non avremo altra possibilità se non quella di trovare un rifugio dove ancora le libertà siano i connotati fondamentali che presiedono alla vita civile. Ministro Bonafede, concludo ricordando a me stessa e a tutta questa Aula che il vostro leader ha usufruito della prescrizione. Parlo di Grillo. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Cirinnà) . Com'è possibile che sia successa questa cosa? Ce la spieghi e ce la spieghi anche Grillo. Avrebbe dovuto rinunciare per essere consequenziale. Evidentemente, se così è, non è credibile. Non siete credibili. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice D'Angelo. Ne ha facoltà. D'ANGELO (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, da decenni il Paese attendeva un provvedimento come questo e finalmente adesso è qui, a ulteriore riprova del nostro impegno sul fronte dell'onestà e della legalità. Il disegno di legge n. 955 reca misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti politici. Come consuetudine, a ogni importante testo di legge viene attribuito un nome colloquiale che ne racchiude l'essenza e la comunica in modo semplice ai cittadini. In questo caso il soprannome spazza corrotti rende perfettamente l'idea dell'obiettivo che questo provvedimento si prefigge: la necessità di fare pulizia e di eliminare la corruzione dalle strutture amministrative che costituiscono la spina dorsale del nostro sistema economico. Sì, perché la corruzione perpetrata all'interno della pubblica amministrazione è un virus malefico che avvelena e indebolisce l'economia del nostro Paese. Molteplici studi, tra cui quello effettuato da Unimpresa, hanno dimostrato che il peggioramento di un punto dell'indice di percezione della corruzione determina una riduzione annua del prodotto interno lordo pari allo 0,39 per cento. Ciò significa che nell'ultimo decennio la corruzione è costata all'Italia 100 miliardi di euro. E questo è solo il primo punto della lunga lista di danni economici causati dalla corruzione al nostro Paese. La corruzione, infatti, allontana gli investimenti stranieri, in particolar modo quelli sani, lasciando la strada aperta agli imprenditori senza scrupoli e avvezzi all'utilizzo delle mazzette; rallenta la crescita delle imprese, perché le aziende che operano in un contesto corrotto crescono in media del 25 per cento in meno rispetto a quelle operanti in un contesto di legalità; distoglie gli investimenti nei confronti dell'innovazione e della ricerca, togliendo competitività alle imprese. Infine, allungando i tempi della burocrazia, danneggia l'efficienza del nostro sistema produttivo. La corruzione non si limita solo a ledere il nostro sistema economico; essa ha un impatto rilevante anche sul tessuto sociale. Questo è forse un male ancora peggiore perché compromette la fiducia dei cittadini nello Stato, che non è più visto come il garante imparziale dei diritti di tutti, ma come un coacervo di poteri in vendita al miglior offerente. Chi ha risorse da spendere in tangenti ha la possibilità di influire sulle decisioni dei funzionari pubblici, gli altri restano fuori. E non si parla soltanto di episodi sporadici ed eclatanti, non si parla dell'orrore degli appalti truccati che producono scuole che crollano sulla testa dei nostri figli o di strade che si sgretolano sotto i nostri piedi; si parla anche della miriade di piccoli episodi che punteggiano la vita quotidiana di milioni di cittadini, che ormai trovano normale rivolgersi ai potenti di turno per trovare un lavoro o ricevere una prestazione sanitaria in tempi decenti. Ma tutto questo però non è affatto normale, non può e non deve essere normale. È arrivato il momento di dire basta. La corruzione non può e non deve essere il sistema portante del nostro Paese. Questo fenomeno va combattuto con tutta la nostra forza, usando i mezzi di cui lo Stato dispone. L'importante provvedimento al nostro esame fa proprio questo: modificando alcuni articoli del codice penale, del codice civile e della procedura, e peraltro adeguando la normativa italiana alle indicazioni che ci sono giunte negli anni dal Consiglio d'Europa e dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) proprio in materia di anticorruzione, fornisce ai magistrati e agli inquirenti strumenti realmente efficaci per espellere il virus dal sistema. La prima cosa da fare affinché tutto ciò avvenga è portare alla luce i fatti di corruzione. A questo proposito è fondamentale l'estensione della figura dell'agente sotto copertura, già utilizzato per la lotta al terrorismo, alla droga e alla criminalità organizzata, utilizzandolo anche in materia di corruzione nella pubblica amministrazione. Tale soggetto avrà la possibilità di osservare direttamente le trattative tra corrotto e corruttore e fornirà la testimonianza di azioni che altrimenti non avrebbero la possibilità di venire a galla. Appartenente alle Forze dell'ordine, l'infiltrato potrà vestire i panni di un impiegato pubblico o privato, che osserva e riferisce tutto agli inquirenti, raccogliendo le prove necessarie ad incastrare i corrotti. Pertanto, attraverso l'articolo 6 si estende la disciplina delle operazioni sotto copertura al contrasto della corruzione, proprio perché, al pari dei reati prima indicati, la stessa si nutre di omertà. Adesso tale omertà potrà essere efficacemente combattuta. Con la modifica introdotta dall'articolo 6 nessuno sarà più sicuro di farla franca. Nello stesso alveo concettuale debutta la figura del pentito della corruzione. Infatti, con l'articolo 1, comma 6, lettera s) , viene introdotta una nuova ipotesi di non punibilità. Con l'inserimento dell'articolo 323- ter non sarà punito chi, entro quattro mesi dalla commissione del fatto, lo denuncia volontariamente e fornisce indicazioni utili e concrete per assicurare la prova del reato ed individuare eventuali altri responsabili. Occorrerà però inoltre, per beneficiare della non punibilità, che il pentito della corruzione restituisca l'utilità percepita o una somma di denaro equivalente. Un altro fondamentale strumento per la lotta alla corruzione è anche l'esclusione dei corrotti dalla pubblica amministrazione. Chi verrà condannato dovrà essere escluso e non potrà quindi più partecipare ad appalti pubblici. Ci sono quindi una serie di strumenti che permetteranno l'inasprimento delle pene e quindi il cosiddetto spazza corrotti viene inteso non come un semplice disegno di legge, ma come una riforma strutturale in grado di restituire competitività al Paese e di operare il cambio culturale necessario a rimettere l'Italia sui giusti binari della legalità. Il cambio di rotta e di mentalità è quello che gli italiani ci hanno chiesto e quello che essi si aspettano dal Governo del cambiamento. Non è più tempo di fare i furbi.