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Avete detto nella legge di bilancio che ogni Ministro - da quello della pubblica amministrazione a quello dell'interno e a quello della giustizia - spende 500-600 milioni di euro per le assunzioni. Poi si va a vedere la legge di bilancio - a parte che non sappiamo ancora quale legge di bilancio ci sarà, perché sarà un'incognita cui troveremo risposta la settimana ventura - e tutto ciò non si manifesta. Vede, allora, il discorso della prescrizione, dell'agente provocatore sotto copertura, del contratto di Governo: pian piano si dirada la nebbia ed esce il problema perché nella vostra mente - ripeto, legittimamente dal vostro punto di vista, ma noi dobbiamo opporci con tutte le nostre forze - volete tenere sotto processo chi vi infastidisce. Nel contratto di Governo avete poi scritto - e mi fa specie che gli amici della Lega, che conosco bene, lo abbiano firmato - che se per caso sei indagato o se per caso tu fossi a conoscenza che potrebbe esservi un'indagine non puoi far parte neppure del Governo. Ma dove vivete? (Il senatore Mallegni si rivolge ai senatori del Gruppo L-SP-PSd'Az) . Parlo con voi, anche se da Regolamento non si potrebbe. Ma li mandate a casa questi qua? Questi stanno rovinando il Paese. Questi ci vogliono vedere tutti in carcere! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Senatore Mallegni, parli rivolgendosi verso la Presidenza; non si giri di là, le viene il torcicollo. MALLEGNI (FI-BP) . Le chiedo scusa, Presidente. Questi qua vorrebbero arrestarci tutti e buttar via la chiave. Se potessero poi mettere in Parlamento a sorteggio chi vogliono loro - come hanno detto - probabilmente lo farebbero! Voi dovete allora staccargli la spina a questi perché, finché si parla di cosucce, va bene; quando però si parla di libertà, quando ti vengono a prendere a casa la mattina alle 6,30, poi glielo spieghi tu ai tuoi dipendenti, ai tuoi figli, a tua moglie, ai tuoi parenti, a tuo padre o a tua madre che non hai fatto nulla. Glielo spieghi tu a chi hai intorno che sei una persona onesta e perbene. Voi questa cosa non la volete: siete contro la libertà, siete contro queste cose. Guardate, però, che non porta bene, visto che ci ha provato già il Partito Democratico con Silvio Berlusconi e mi pare che i risultati non siano stati eccezionali. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il signore che mi ha arrestato - e chiudo - il signor Matteo Renzi se lo è messo addirittura nel Governo a fare il Sottosegretario di Stato, perché ha fatto della carcerazione preventiva una carriera e noi queste cose dobbiamo vietarle. Chi fa il magistrato sta a fare il magistrato, perché il 99 per cento dei magistrati sono persone serie; però c'è stato qualcuno che ripetutamente è entrato e uscito dalla politica e queste cose non si fanno. Ministro, visto il suo ruolo, le dico: controlli bene che cosa accade in tutto il Paese e controlli bene se chi è stato Sottosegretario o Ministro nei Governi precedenti oggi è tornato a fare il magistrato nel distretto in cui ha arrestato delle persone! Siccome poi lei è di Firenze - e ci siamo già capiti - svolga il suo ruolo di controllore. Lei non è il Guardasigilli? Non guardi solo quelli; guardi cosa accade in questo Paese, guardi cosa accade nelle famiglie e nelle aziende, che sono schiacciate non da magistrati che non fanno il loro mestiere ma da una giustizia che non ha gli strumenti per andare avanti e il primo strumento glielo deve dare la politica. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, membri del Governo, signor Ministro, siamo chiamati oggi ad esprimere la fiducia su un intervento normativo, il disegno di legge anticorruzione, del quale sentiamo l'eccezionale portata, perché traduce concretamente l'impegno, innanzitutto morale, assunto nei confronti degli italiani da questo Parlamento, quello di abbattere definitivamente il tentacolare fenomeno della corruzione, mettendo in campo un'azione coordinata che si estende a raggiera, capace di colpire il fenomeno sia nel settore pubblico che in quello privato, perché la corruzione è una disonesta pratica di vita che incide, limitandola, sulla libertà e sui diritti degli italiani. I precedenti Governi ci hanno consegnato un Paese tristemente noto per l'incidenza che questo monstrum ha nella vita quotidiana; basti pensare che l'Italia è collocata al 54° posto nel mondo su 180 Paesi ed al 25° su 31 Paesi europei. Ma basterebbe leggere i dati dell'Autorità nazionale anticorruzione e quelli forniti dall'Osservatorio sulla corruzione nella pubblica amministrazione o semplicemente aprire un quotidiano qualsiasi, anche di cronaca locale, come ho fatto io l'altro giorno nella mia provincia, quella di Nuoro, per leggere che sono stati chiesti 15 rinvii a giudizio per sindaci e professionisti, tutti accusati di aver collaudato un sistema di malaffare che pilotava i lavori pubblici e le progettazioni, garantendo parcelle ai professionisti e voti ai politici. È partendo da questa premessa che, attraverso le modifiche del codice penale e di procedura penale, del codice civile e di alcune leggi speciali, intendiamo potenziare l'attività di prevenzione, accertamento e repressione dei reati contro la pubblica amministrazione, perché sia chiaro a tutti che chi sbaglia paga e non potrà più lavorare con la pubblica amministrazione. Con il provvedimento in discussione, infatti, si ampia in modo notevole l'elenco dei reati alla cui condanna consegue l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici (il "Daspo" definitivo dunque) per chi è condannato a una pena superiore ai due anni di reclusione, salvo gli effetti della riabilitazione, ma solo dopo dodici anni; non è previsto nessuno sconto, neanche per chi sceglie di patteggiare o ottiene la sospensione condizionale della pena. È inoltre previsto un inasprimento delle pene a carico del pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio che agisce con abuso della sua qualità e dei suoi poteri, perché chi si fa corrompere deve essere punito severamente, esattamente come chi corrompe. Si dispongono poi sanzioni amministrative per una durata non inferiore a cinque anni per le società che saranno coinvolte in reati contro la pubblica amministrazione e lo stop anche ai faccendieri, semplici millantatori che saranno puniti per il reato di traffico di influenze illecite. La corruzione deve essere punita severamente anche nei casi meno gravi, perché comunque è un fenomeno che colpisce la parte sana della società civile, anche con effetti secondari, guastando la competizione tra le imprese, danneggiando l'economia, la meritocrazia dei cittadini.