[pronunce]

2.2.- La questione della violazione dell'art. 111 Cost. sarebbe non fondata, secondo quanto affermato in più occasioni dalla Corte di cassazione avrebbe, infatti, respinto le eccezioni d'incostituzionalità ritenendo che, quandanche occorra riesaminare il merito dei fatti, la competenza del giudice che ha emanato la sentenza a decidere l'incidente di esecuzione non presenti profili d'illegittimità costituzionale (Corte di cassazione, sezione quinta penale, sentenza 7 marzo-13 aprile 2017, n. 18522; e, ivi richiamate, sezione prima penale, sentenze 4 giugno-23 luglio 2014, n. 32843, 2-15 marzo 2004, n. 12330 e 25 marzo-23 maggio 1996, n. 1935). Questa Corte, nella sentenza n. 7 del 2022, d'altro canto, non avrebbe alluso a dubbi sulla legittimità costituzionale dell'art. 665 cod. proc. pen. Non fondata, inoltre, sarebbe la censura riferita all'art. 3 Cost. Vi sarebbero molti altri casi nei quali lo stesso giudice-persona fisica è competente a decidere sulle istanze che contestano la correttezza delle sue precedenti pronunce: si menzionano gli artt. 667, comma 3, 676 e 678, comma 2, cod. proc. pen. Nel caso oggetto del giudizio principale, come nelle altre ipotesi indicate, all'assunzione di una decisione de plano seguirebbe la possibilità di richiedere, allo stesso giudice, la verifica della correttezza della decisione assunta, con le garanzie del contraddittorio. L'incidente di esecuzione non potrebbe, dunque, ritenersi un'impugnazione, trattandosi bensì di istanza vòlta a instaurare il contraddittorio e a promuovere un riesame delle decisioni già assunte, con l'adozione del provvedimento conclusivo della fase: se poi quest'ultimo dovesse essere annullato con rinvio - conclude la difesa statale - ad assumere la nuova decisione dovrà essere un diverso giudice-persona fisica.1.- Con ordinanza del 23 maggio 2022 (reg. ord. n. 121 del 2022) , il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Macerata ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. , censurandolo nella parte in cui non prevede, tra le cause di incompatibilità, quella del giudice che ha emesso la pronuncia di merito a decidere l'incidente di esecuzione «che contesti la correttezza delle decisioni in tale sede assunte». Nel corso delle indagini sull'ipotesi di contravvenzione di omessa denuncia del trasferimento di armi già regolarmente detenute e di esplosione di colpi di arma da fuoco in luogo abitato, l'indagato accedeva all'oblazione, conseguendo così l'estinzione del reato. Il giudice pronunciava, quindi, decreto di archiviazione del procedimento penale, disponendo, tuttavia, contestualmente la confisca delle armi oggetto del trasferimento non denunciato. Ciò, in adesione al consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità, secondo cui l'art. 6 della legge n. 152 del 1975 prevede la confisca obbligatoria per tutti i reati concernenti le armi, anche nel caso in cui questi si estinguano per oblazione. Avverso il decreto, l'interessato proponeva incidente di esecuzione. Da un lato, contestava che la confisca fosse obbligatoria nel caso della mera omessa denuncia del trasferimento di armi, e, dall'altro, rilevava la pendenza di una questione di legittimità costituzionale tesa a censurare proprio l'automatismo della confisca anche nell'ipotesi di intervenuta oblazione. A decidere sull'incidente di esecuzione veniva chiamato lo stesso giudice-persona fisica che aveva adottato il decreto, il quale - rilevato di essere a fronte di un'istanza «sostanzialmente impugnatoria» - formulava richiesta di astensione per «gravi ragioni di convenienza». Richiesta, però, respinta dal capo dell'ufficio. Il giudice dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. e solleva le presenti questioni. Ad avviso del rimettente, mentre è comprensibile che non sussista alcuna incompatibilità quando si tratti soltanto di garantire che l'esecuzione sia conforme al giudicato o quando vengano dedotte circostanze nuove, in precedenza non valutate, non potrebbe dirsi altrettanto quando l'incidente di esecuzione sia volto a contestare il merito della decisione assunta in sede di cognizione. In tal caso, emergerebbe l'esigenza di evitare che la nuova pronuncia sia o possa apparire condizionata dalla «"forza della prevenzione"», derivante dalle valutazioni precedentemente svolte dallo stesso giudice in ordine alla medesima res iudicanda: valutazioni consistite, nel caso di specie, nella motivata adesione all'orientamento giurisprudenziale che ritiene applicabile la confisca delle armi anche in caso di estinzione del reato per oblazione. L'omissione censurata determinerebbe, così, la violazione dell'art. 3, primo comma, Cost., per l'«ingiustificata disparità di trattamento tra le fasi della cognizione e dell'esecuzione»: ove, infatti, un'identica pronuncia - ossia la dichiarazione di estinzione del reato per oblazione con confisca delle armi - fosse stata adottata dal giudice di primo grado, essa sarebbe stata impugnabile, con conseguente operatività dell'incompatibilità "verticale" prevista dall'art. 34, comma 1, cod. proc. pen. Sarebbe, inoltre, violato l'art. 111, secondo comma, Cost., per contrasto con il principio di imparzialità e terzietà del giudice. 2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto nel giudizio, ha eccepito l'inammissibilità delle questioni, per l'incompleta individuazione delle norme oggetto di censura. Secondo la difesa statale, infatti, i vulnera costituzionali denunciati deriverebbero non solo e non tanto dall'art. 34 cod. proc. pen. - unica norma censurata, che individua i casi di incompatibilità del giudice - quanto dall'art. 665, comma 1, cod. proc. pen. , in base al quale «competente a conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato». In tale prospettiva, anche nell'ipotesi dell'accoglimento delle doglianze, rimarrebbe in vigore la regola generale sulla competenza del giudice dell'esecuzione fissata nel citato art. 665, con la conseguenza che lo stesso intervento di questa Corte potrebbe non risultare decisivo per il raggiungimento dello scopo cui mira l'ordinanza di rimessione. L'eccezione non merita accoglimento, per la dirimente considerazione secondo la quale il «giudice» cui fa riferimento l'art. 665, comma 1, cod. proc. pen. è l'ufficio giudiziario, non già la persona fisica. La disposizione in parola permette - ma non impone - che il giudice dell'esecuzione si identifichi nel giudice-persona fisica che ha deliberato in sede di cognizione.