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nello specifico, il TAR ha ritenuto fondata la richiesta dei medici del comitato di far valere il proprio diritto-dovere di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere "compreso nell'ottica di un'attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi", e ha conseguentemente sospeso con effetto immediato l'efficacia del provvedimento emanato da AIFA, riconoscendo di fatto inadeguato e inopportuno lasciare i pazienti COVID-19 senza cure precoci a domicilio; la strategia fallimentare della "vigile attesa", che ha determinato il collasso delle terapie intensive per il repentino peggiorare delle condizioni dei pazienti in cura domiciliare con paracetamolo, è stata certificata da diverse équipe mediche che si sono occupate di gestione domiciliare dei pazienti COVID, fra le quali la più nota è quella del professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell'istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" che con la sua squadra di ricercatori ha approfondito e studiato il potenziale degli antinfiammatori nella cura domiciliare dei pazienti con COVID-19; da un certo punto in poi al "Mario Negri" sono stati seguiti 90 pazienti che erano stati curati con antinfiammatori e dei quali erano note le informazioni cliniche, confrontate con altri 90 pazienti con caratteristiche identiche, curati come si fa di solito, con tachipirina e vigile attesa, ottenendo il risultato sorprendente del 90 per cento di riduzione dei giorni di ospedalizzazione e 90 per cento di riduzione dei costi; nella seduta del Senato dell'8 aprile 2021, a conclusione dell'esame di mozioni sul potenziamento delle cure domiciliari per i pazienti affetti da COVID-19, l'Aula del Senato ha approvato un ordine del giorno unitario che impegna il Governo: a) ad aggiornare, tramite l'Istituto superiore di sanità, AGENAS e AIFA, i protocolli e le linee guida per la presa in carico domiciliare dei pazienti COVID-19 tenuto conto di tutte le esperienze dei professionisti impegnati sul campo; b) ad istituire un tavolo di monitoraggio ministeriale, in cui siano rappresentate tutte le professionalità coinvolte nei percorsi di assistenza territoriale; c) ad attivare fin dalla diagnosi interventi che coinvolgano tutto il personale in grado di fornire assistenza sanitaria, accompagnamento socio-sanitario e sostegno familiare; d) ad attivarsi affinché le diverse esperienze e dati clinici raccolti dai servizi sanitari regionali confluiscano in un protocollo nazionale di gestione domiciliare del paziente COVID; e) ad affiancare al protocollo un piano di potenziamento delle forniture di dispositivi di telemedicina idonei ad assicurare un adeguato e costante monitoraggio dei parametri clinici dei pazienti; nonostante quanto sopra, è notizia delle ultime ore che il Ministero della salute e l'Agenzia italiana del farmaco avrebbero fatto ricorso in appello al Consiglio di Stato contro l'ordinanza del TAR per il Lazio, che ha sospeso la nota del 9 dicembre 2020, quella in cui l'AIFA indicava come unica cura domiciliare per i pazienti COVID la "vigile attesa" e la somministrazione del paracetamolo, si chiede di sapere se risponda a vero che il Ministero della salute e AIFA hanno presentato ricorso in appello contro la decisione del TAR del Lazio di sospendere la nota del 9 dicembre 2020 e, in caso affermativo, quali siano le motivazioni sottese al ricorso e sulla base di quali evidenze di carattere scientifico sia stato proposto un ricorso che, ad avviso dell'interrogante, non tiene in alcuna considerazione l'inequivocabile indirizzo espresso dal Senato della Repubblica. Atto n. 3-02484 D'ALFONSO ASTORRE CERNO FEDELI FERRAZZI LAUS PINOTTI PITTELLA ROJC TARICCO Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in data 12 ottobre 2007 è stata sottoscritta la convenzione unica tra il concedente pro tempore ANAS S.p. A. ed il concessionario Autostrade per l'Italia S.p. A.; l'art. 9- bis prevede che, in ogni caso il recesso, revoca, risoluzione o comunque cessazione anticipata del rapporto di concessione, il concessionario ha sempre diritto al riconoscimento di un indennizzo o risarcimento pari al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di recesso, revoca o risoluzione del rapporto, sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti ed imposte prevedibili nel medesimo periodo, scontati ad un tasso di rendimento di mercato comparabile e maggiorato delle imposte che il concessionario dovrà corrispondere a fronte dell'indennizzo, decurtato dell'indebitamento finanziario netto assunto dal concedente alla data del trasferimento stesso; sulla base di simulazioni effettuate dagli interroganti per il periodo 2021-2038, applicando i criteri di cui all'art. 9- bis della convenzione unica sul piano finanziario vigente allegato all'atto aggiuntivo sottoscritto il 23 dicembre 2013, emergerebbe un importo dell'indennizzo da riconoscere al concessionario Autostrade per l'Italia pari a circa 7,8 miliardi di euro (al netto dell'indebitamento finanziario netto di 8,8 miliardi di euro circa desunto da bilancio 2020 al concessionario); considerato che: da notizie di stampa diffuse su gran parte delle testate giornalistiche emerge che la proposta formulata in data 31 marzo 2021 dal consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti per l'acquisto del 100 per cento della società Autostrade per l'Italia, oltre che sulla rilevazione del valore della società medesima stimato in 9,1 miliardi di euro, si fonda sul presupposto del riconoscimento in favore degli azionisti di Atlantia dei ristori derivanti dai minori introiti registrati nel periodo luglio-dicembre 2020, per effetto della pandemia da COVID-19, stimati in circa 400 milioni di euro; pertanto, l'importo complessivo dell'indennizzo da riconoscere al concessionario Autostrade per l'Italia ammonterebbe a circa 9,5 miliardi di euro (al netto dell'indebitamento finanziario netto di 8,8 miliardi di euro circa desunto dal bilancio 2020 del concessionario); considerata l'enorme differenza di valutazione tra l'indennizzo riconosciuto dalla Cassa depositi e prestiti (9,5 miliardi di euro) e quella effettuata dagli interroganti (7,8 miliardi di euro), che se confermata porrebbe la questione, non di poco conto, di un ingente sperpero di denaro pubblico di circa 1,7 miliardi di euro, con conseguente ulteriore beneficio finanziario per gli attuali azionisti temporanei del concessionario, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti; quali atti siano stati posti in essere o intenda porre in essere, prima del perfezionamento dei documenti di valutazione contrattuale della società da parte della Cassa depositi e prestiti, al fine di quantificare con certezza l'indennizzo effettivamente spettante al concessionario Autostrade per l'Italia, valutarne la convenienza e le ricadute a carico della finanza pubblica;