[pronunce]

che, preliminarmente, non può trovare accoglimento l'eccezione di inammissibilità della questione avanzata dall'Avvocatura generale dello Stato sul presupposto che la stessa sarebbe prospettata «in via astratta e preventiva», non risultando che il difensore d'ufficio dell'imputato irreperibile «abbia chiesto il rilascio gratuito delle copie degli atti vedendosi opporre un rifiuto»; che, invero, dall'ordinanza di rimessione, si evince che l'eccezione di incostituzionalità proposta dal difensore d'ufficio dell'imputato irreperibile, alla quale il rimettente ha aderito, segue un'istanza di ammissione a patrocinio presentata dallo stesso difensore per conto del proprio assistito al fine di vedersi estesi gli effetti più favorevoli della disciplina di cui all'art. 107 del d.P.R. n. 115 del 2002 e segnatamente quelli relativi alla gratuità delle copie degli atti processuali; che, pertanto, a prescindere dalla correttezza o meno del descritto modus procedendi, non può ritenersi che, a fronte di una istanza difensiva volta, nella sostanza, ad ottenere quantomeno il rilascio gratuito di copie degli atti del processo in base alla disciplina dettata in favore della persona ammessa a gratuito patrocinio, la questione sia stata sollevata «in via astratta e preventiva»; che, nel merito, la questione è manifestamente infondata sotto tutti i prospettati profili di censura; che non è ravvisabile, in primo luogo, una violazione dell'art. 3 Cost., giacché il giudice a quo pone in comparazione situazioni disomogenee tra loro, quali l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato (e gli effetti che ad essa conseguono) e la difesa d'ufficio dell'imputato irreperibile; che, difatti, l'ammissione al patrocinio, rispondendo ad un preciso vincolo costituzionale, posto dal comma terzo dell'art. 24 Cost., si radica sul presupposto della “non abbienza” (art. 74 del d.P.R. n. 115 del 2002), che si concretizza nella titolarità di un reddito non superiore ad una determinata soglia (art. 76 del d.P.R. n. 115 del 2002), da comprovare documentalmente da parte dell'interessato (art. 79 del d.P.R. n. 115 del 2002), che è tenuto personalmente a sottoscrivere l'istanza di ammissione al patrocinio, altrimenti inammissibile (art. 78 del d.P.R. n. 115 del 2002); che ben diversa è, invece, la situazione processuale dell'imputato nei cui confronti non sia stato possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dall'art. 157 cod. proc. pen. e non abbiano avuto esito le ulteriori ricerche imposte dall'art. 159 cod. proc. pen. ; donde, la prosecuzione del processo, una volta emesso il decreto di irreperibilità, con la nomina all'imputato, che ne sia privo, di un difensore d'ufficio, che lo rappresenti; che la evidente disomogeneità degli istituti posti a raffronto rende peraltro incongruo il riferimento del rimettente ad una disparità di trattamento tra il difensore d'ufficio di persona irreperibile e il difensore d'ufficio di persona reperibile «qualora gli assistiti versino in una condizione di non abbienza», risultando intimamente contraddittorio affermare, alla luce della disciplina positiva sopra richiamata, la “non abbienza” dell'imputato irreperibile; che, inoltre, una volta escluso che possa rilevare in favore dell'imputato irreperibile il dettato del terzo comma dell'art. 24 Cost., che investe la posizione della persona “non abbiente”, la disciplina di cui al denunciato art. 117, lungi dal contrastare con il secondo comma dello stesso art. 24, è frutto di una scelta discrezionale del legislatore che si pone proprio nel solco della garanzia della difesa, rendendone effettivo l'esercizio tramite l'anticipazione, da parte dello Stato, degli onorari e delle spese del difensore d'ufficio dell'imputato irreperibile, al pari, peraltro, di quanto avviene nel caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, come fatto palese dalla lettera f) del comma 3 dell'art. 107 del d.P.R. n. 115 del 2002; che, infine, anche il prospettato vulnus all'art. 111 Cost. è destituito di fondamento, giacché la doglianza, mutuando le proprie argomentazioni da quelle che sorreggono i profili di censura già scrutinati, non assume, rispetto a questi ultimi, alcun autonomo rilievo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 117, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bolzano con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 aprile 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 aprile 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA