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quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intrapreso o intenda intraprendere per far fronte e rientrare dell'enorme perdita economica che l'errata decisione della Commissione, presieduta da Margrethe Vestager, ha causato ai risparmiatori, al tessuto economico di intere regioni e ai contribuenti italiani; quali iniziative abbia adottato o intenda adottare per indennizzare ulteriormente i risparmiatori, poiché vittime incolpevoli, ed i contribuenti, sui quali è ricaduto l'onere economico per errori di terzi; quali iniziative intenda intraprendere per ricostituire un sistema bancario che sia funzionale all'economia reale nelle varie specificità regionali. Atto n. 4-05416 PAVANELLI FEDE CORBETTA DONNO FERRARA TRENTACOSTE SANTANGELO ANASTASI VANIN CROATTI PISANI Giuseppe PUGLIA DI GIROLAMO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: è sempre più pressante ed urgente l'adozione di provvedimenti che promuovano e favoriscano la transizione verso l'economia circolare anche nel settore dei prodotti tessili; la Commissione europea l'11 marzo 2020 con il documento COM (2020) 98 ha definito il nuovo piano di azione per l'economia circolare. Particolare attenzione è stata dedicata al settore tessile, prevedendo una strategia della UE che promuova prodotti tessili sostenibili a basso impatto ambientale, rafforzando la competitività e l'innovazione di tutta la filiera del settore tessile; la Commissione europea il 14 ottobre 2020 con il documento COM (2020) 667 ha presentato una strategia in materia di sostanze chimiche per la sostenibilità, prevedendo la necessità di eliminare progressivamente le sostanze più pericolose dai prodotti destinati al consumatore tra cui quelli tessili, con i quali le persone sono quasi sempre a contatto; il regolamento (UE) 2018/1513, divenuto obbligatorio dal 1° novembre 2020, interessa direttamente il settore tessile e prevede una forte restrizione di sostanze classificate come cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione (CMR) di categoria 1A e 1B (allegato XVII, restrizione n. 72) nei prodotti tessili, quali: cadmio e suoi composti, composti del cromo VI, composti dell'arsenico, piombo e suoi composti, benzene, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), 4-tetraclorotoluene, p-clorobenzotricloruro, , triclorotoluene, benzotricloruro, clorotoluene, benzilcloruro, formaldeide, acido 1,2-benzenedicarbossilico, esteri alchilici C6-8 ramificati, ricchi di C7, ftalato di bis (2-metossietile), diisopentilftalato, di-npentilftalato, di-n-esilftalato, n-metil-2-pirrolidone, 1-metil-2-pirrolidone, n, n-dimetilacetammide, n, n-dimetilformammide, dimetilformammide, 1,4,5,8-tetraamminoantrachinone, benzenammina, cloridrato di 4,4'- (4-imminocicloesa- 2,5-dienilidenemetilen) dianilina, cloruro di [4-[4,4'- bis (dimetilammino) benzidriliden]cicloesa2,5-dien1-iliden] dimetilammonio, 4-cloro-o-toluidinio cloruro, acetato di 2-naftilammonio, 4-metossi-m-fenilen diammonio solfato, 2,4-diamminoanisolo solfato, 2,4,5-trimetilanilina cloridrato, chinolina; i prodotti tessili soprattutto provenienti da Paesi extra UE presentano problematiche dovute alla presenza di tali sostanze chimiche ritenute dannose; la Commissione europea il 5 gennaio 2021 ha pubblicato una roadmap (documento Ares (2021) 67453 intitolato "EU strategy for textiles") per il settore tessile con l'obiettivo di arrivare entro fine anno a definire una strategia a supporto di un'economia circolare tendente a emissioni zero, dove i capi d'abbigliamento e i prodotti tessili in generale siano progettati per durare, essere riparati, riutilizzati, riciclati e prodotti in maniera efficiente; la strategia UE per il tessile punta dunque a risolvere i temi più problematici, dalla produzione ai consumi, passando per l'utilizzo di sostanze nocive, fino al riciclo e alla raccolta dei rifiuti tessili, comprendendo la responsabilità estesa del produttore e l'obbligo a partire dal 2025 di mettere in piedi in tutti i Paesi membri un'efficiente raccolta differenziata della frazione tessile dei rifiuti urbani; il decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116 (uno dei quattro decreti legislativi del "pacchetto per l'economia circolare" emanati dal Governo Conte II), all'art. 2, comma 3 (in modifica dell'art. 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152), ha inserito, entro il 1° gennaio 2022, l'obbligo per i Comuni di effettuare la raccolta differenziata anche per i materiali tessili; a novembre 2020 la Ellen MacArthur foundation ha pubblicato il rapporto "The circular economy: a transformative Covid19 recovery strategy", nel quale è evidenziato che nel settore della moda oltre l'80 per cento dei materiali tessili finiscono in discarica o negli inceneritori, dunque una situazione ancora lontanissima dall'applicazione dei concetti di raccolta, riciclo e riuso, nella direzione dell'economia circolare e delle strategie UE descritte; considerato che: gli obiettivi fissati in sede europea e di conseguenza in sede nazionale per la transizione ecologica e l'economia circolare impongono una sempre più alta componente di recupero, di riciclo e di riuso dei materiali, soprattutto nel settore tessile, che risulta essere il secondo più inquinante al mondo; in Italia sono già presenti importantissimi distretti industriali che realizzano un fatturato annuo di circa 7 miliardi di euro quali, ad esempio, quelli presenti in provincia di Prato, in provincia di Pistoia, in provincia di Firenze, in cui sono presenti molte migliaia di attività industriali per recuperare i prodotti tessili, sia quelli gettati sia quelli di scarto, dunque distretti industriali che già svolgono un ruolo importante per la realizzazione dei citati obiettivi e strategie, oltre a rappresentare opportunità di sviluppo e di lavoro, tenendo conto che la filiera della rigenerazione è in sinergia con numerosi altri settori quali, ad esempio, la produzione di capi d'abbigliamento, di calzature, di forniture per l'industria automobilistica, per l'edilizia, con grandi possibilità di espansione economica, soprattutto puntando su ricerca e innovazione per prodotti e tecnologie; gli operatori economici di questi distretti industriali hanno spesso manifestato varie e notevoli difficoltà nello svolgimento dei loro processi industriali volti alla raccolta, al riciclo, al riuso e all'ottenimento di materie prime seconde, giacché in Italia non è ancora presente una chiara normativa di riferimento in materia di end of waste , o cessazione della qualifica di rifiuto, per il settore dei prodotti tessili, trovandosi pertanto in un cortocircuito normativo: