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Introduzione degli articoli 15- bis e 15- ter del testo unico di cui al decreto legislativo n. 175 del 2016, recanti l'istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e vigilanza sulle politiche statali in materia di società a partecipazione pubblica. Onorevoli Senatori. – La normativa relativa alle privatizzazioni, elaborata negli anni ’80 e ’90 a seguito delle numerose e vaste operazioni di privatizzazione, ha lasciato purtroppo inalterato il problema delle modalità di esercizio del controllo pubblico sull'attività delle società derivanti dalla trasformazione degli enti pubblici economici, rimaste sotto l'effettivo controllo dello Stato, facendo venire meno anche il controllo parlamentare. Molte disposizioni riguardanti gli enti di gestione delle partecipazioni statali erano previste dalla legge 12 agosto 1977, n. 675, recante « Provvedimenti per il coordinamento della politica industriale, la ristrutturazione, la riconversione e lo sviluppo del settore ». Giova ricordare che la citata legge n. 675 del 1977, all'articolo 13 prevedeva la costituzione di una Commissione parlamentare bicamerale per l'esame preventivo sui programmi pluriennali d'intervento delle imprese a partecipazione statale, oltre al controllo sull'attuazione di tali programmi e al controllo in ordine all'ingresso di imprese a partecipazione statale di nuovi settori produttivi, all'acquisizione di imprese e agli smobilizzi. Il quarto comma dell'articolo 13 stabiliva, altresì, che su richiesta della Commissione il Ministro per le partecipazioni statali fornisse ogni ulteriore elemento conoscitivo provvedendo affinché presidenti e direttori generali degli enti di gestione fornissero « direttamente informazioni e dati in ordine all'andamento delle gestioni degli enti e delle società collegate ». Inoltre, la medesima legge per prima aveva introdotto il parere parlamentare preventivo in ordine a nomine o proposte di nomina di competenza del Governo, affidandolo alla Commissione bicamerale - vale a dire la Commissione parlamentare per la ristrutturazione e riconversione industriale e per i programmi delle partecipazioni statali. A seguito di abrogazioni di alcune disposizioni della legge n. 675 del 1977, la disciplina generale di cui alla legge 24 gennaio 1978, n. 14, recante « Norme per il controllo parlamentare sulle nomine negli enti pubblici », è stata ritenuta non applicabile alle società di diritto comune derivanti dalla trasformazione degli enti pubblici economici, determinando di conseguenza il venir meno di ogni tipo di controllo parlamentare. A fronte dell'affievolimento delle funzioni parlamentari di controllo, è da notare che la Corte dei conti reputò, in relazione ai profili del controllo di sua competenza, che il semplice passaggio dalla forma giuridica dell'ente pubblico a quella della società di diritto comune non potesse essere considerato elemento sufficiente ad escludere che le nuove società ricadessero nella sfera di controllo della magistratura contabile, riaffermando la propria competenza a esercitare il controllo nei confronti delle società derivanti dalla trasformazione degli enti di gestione delle partecipazioni statali sulle quali lo Stato eserciti la propria influenza dominante. Sulla questione si è pronunciata la Corte costituzionale con la sentenza n. 466 del 28 dicembre 1993, nella quale la Corte rilevava, tra l'altro, che « Diversamente da quanto asserito dallo stesso Governo, la semplice trasformazione degli enti pubblici economici (...) non può essere (...) ritenuto motivo sufficiente a determinare l'estinzione del controllo » della Corte dei conti « fino a quando permanga inalterato nella sostanza l'apporto finanziario dello Stato alla struttura economica dei nuovi soggetti, cioè fino a quando lo Stato conservi nella propria disponibilità la gestione economica delle nuove società mediante una partecipazione esclusiva o prevalente al capitale azionario delle stesse ». A seguito della citata sentenza è stata quindi ripristinata la funzione di controllo della Corte dei conti sugli enti che godono di un apporto dello Stato al patrimonio in capitale, servizi, beni ovvero mediante concessione di garanzia, comprese le società derivanti dalla trasformazione degli enti pubblici economici in società per azioni, fino a quando permanga la partecipazione maggioritaria dello Stato o degli altri pubblici poteri al capitale sociale. A decorrere dal gennaio 2009, il Servizio per il controllo parlamentare effettua una ricognizione degli assetti organizzativi delle società partecipate direttamente dal Ministero dell'economia e delle finanze (società partecipate di primo livello) e sulle ulteriori società, con sede legale in Italia, nelle quali le società di primo livello detengono quote di partecipazione (società partecipate di secondo livello). La cessione di partecipazioni a società di terzo livello (come nel caso delle società direttamente controllate da Anas Spa, recentemente assorbita da Ferrovie dello Stato Italiane Spa) ha fatto cessare il controllo anche da parte del Servizio per il controllo parlamentare. In considerazione della grande importanza che continuano a rivestire nell'economia nazionale le società a partecipazione diretta dello Stato e le ulteriori società partecipate da queste ultime, nonché le società controllate di terzo livello, è necessario riaffermare alcuni principi costituzionali come gli articoli 55 e seguenti, per ribadire la centralità del Parlamento italiano rispetto ad una tendenza, consolidatasi negli ultimi anni, che attribuisce al Governo poteri di indirizzo e controllo in molti settori strategici per la nostra economia. Occorre perciò, al fine di riconoscere e valorizzare l'importante ruolo che rivestono queste società all'interno del nostro sistema economico, prevedere l'istituzione di una Commissione bicamerale che dovrà svolgere compiti di analisi, approfondimento e ispezione sulle questioni concernenti le attività di gestione delle società di secondo e terzo livello. Le questioni di cui la Commissione si dovrebbe occupare costantemente sono molteplici e vanno dalla facoltà di esprimere parere preventivo in ordine a nomine o proposte di nomina di competenza del Governo, ad esprimere un parere preventivo sui programmi pluriennali d'intervento delle imprese a partecipazione statale, oltre al controllo sull'attuazione di tali programmi, sull'ingresso di imprese a partecipazione statale in nuovi settori produttivi, sull'acquisizione di imprese e sugli smobilizzi. Il presente disegno di legge si compone di un unico articolo che modifica il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, recante « Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica », attraverso l'introduzione degli articoli 15- bis e 15- ter. L'articolo 15- bis prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e vigilanza sulle politiche statali in materia di società a partecipazione pubblica, con compiti di indirizzo e vigilanza sulle scelte strategiche in materia di partecipazioni statali, e sull'esercizio dei poteri di controllo delle amministrazioni centrali dello Stato sulle società partecipate di cui all'articolo 2, comma 1, lettera n) e lettera p) . Non rientrano nella competenza della Commissione il controllo sulle forme indirette di partecipazione dello Stato alle società quotate di cui all'articolo 2, comma 1, lettera p) , né le partecipazioni societarie soggette al controllo di amministrazioni regionali o degli enti locali.