[pronunce]

n. 286 del 1998, trasformata da contravvenzione in delitto punito con la reclusione da uno a quattro anni, con conseguente applicabilità della custodia cautelare in carcere all'autore del fatto, la lesione del diritto di difesa si realizzerebbe «nei casi di minore gravità – peraltro statisticamente più diffusi – [quando] alla convalida dell'arresto seguirà la liberazione dello straniero e il rilascio necessitato del nulla osta all'espulsione»; che, ancora, la previsione del rilascio sostanzialmente obbligato del nulla osta all'espulsione risulterebbe in contrasto con il principio di uguaglianza, per l'ingiustificato differente trattamento riservato al cittadino straniero rispetto al cittadino italiano, al quale è sempre garantita la partecipazione al processo (a tale proposito il rimettente richiama la recente modifica dell'art. 175 del codice di procedura penale); che, secondo il rimettente, un'ulteriore disparità di trattamento si sarebbe venuta a creare tra gli stessi cittadini stranieri, con riferimento alla nuova fattispecie incriminatrice di cui all'art. 14, comma 5-ter, posto che la partecipazione al processo e quindi l'effettività del diritto di difesa sarebbero garantiti soltanto ai soggetti sottoposti a misura cautelare; che, infine, secondo il giudice a quo, la previsione censurata risulterebbe irragionevole anche avuto riguardo alla ratio della nuova normativa, come evidenziata dalla Corte costituzionale nell'ordinanza di restituzione degli atti (n. 371 del 2005), e ciò in quanto «l'urgente allontanamento dal territorio dello Stato finisce per riguardare soggetti la cui pericolosità sociale è inesistente, tanto da non essere stata loro applicata una misura cautelare a tutela della collettività»; che, con riferimento alla fattispecie incriminatrice di cui al citato art. 14, comma 5-ter, il Tribunale evidenzia come la mancata specificazione dei giustificati motivi che rendono legittimo il trattenimento dello straniero nel territorio dello Stato, a fronte di un ordine di allontanamento del questore, impedirebbe «alla pubblica accusa di formulare una chiara contestazione del fatto ascritto ed allo straniero di individuare preventivamente e con certezza i comportamenti penalmente repressi, nonché di svolgere una adeguata attività difensiva in caso di contestazione dell'illecito», con conseguente violazione dei principi sanciti dagli artt. 24 e 25 Cost.; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio con atto depositato il 7 novembre 2007, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile, con riserva di illustrarne le ragioni; che in data 6 novembre 2008 la difesa erariale ha depositato memoria illustrativa nella quale evidenzia, con riferimento alla questione riguardante le norme processuali, la mancanza di motivazione in ordine alla rilevanza; che, in particolare, il rimettente non avrebbe precisato se l'imputata abbia proposto istanza per impedire il rilascio del nulla osta all'espulsione, «non potendosi a ciò sostituire quello che parrebbe una mera presunzione del giudice di un interesse della stessa a restare sul territorio nazionale»; che, quanto alla questione avente ad oggetto la norma sostanziale, la difesa dello Stato richiama l'evoluzione della disciplina del reato di ingiustificato trattenimento, osservando come le valutazioni compiute dal legislatore del 2004 «sotto il profilo della dosimetria della pena debbano ritenersi pienamente rispettose del limite della ragionevolezza»; che, inoltre, non sarebbero condivisibili le argomentazioni svolte dal rimettente a proposito della inesigibilità del comportamento prescritto allo straniero raggiunto da ordine di allontanamento dal territorio dello Stato; che, infine, dopo aver escluso la sussistenza di qualsiasi violazione del diritto di difesa, l'Avvocatura generale conclude nel senso della manifesta inammissibilità ed infondatezza della questione; che il Tribunale di Castrovillari in composizione monocratica – con ordinanze di analogo tenore deliberate in due distinti giudizi, rispettivamente l'11 aprile 2006 (r.o. n. 251 del 2007) e il 6 ottobre 2006 (r.o. n. 256 del 2007) – ha sollevato, con riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, aggiunto dall'art. 12, comma 1, lettera b), della legge n. 189 del 2002; che avanti al rimettente, in entrambi i procedimenti a quibus, sono stati presentati cittadini stranieri imputati del reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, a fini di convalida dell'arresto e di celebrazione del giudizio direttissimo, e nel corso delle relative udienze il pubblico ministero ha sollecitato la convalida dei provvedimenti restrittivi ed il rilascio del nulla osta all'espulsione amministrativa; che il Tribunale osserva che, per effetto del combinato disposto delle disposizioni in materia, «il nulla osta all'espulsione è provvedimento pressoché automatico nel caso di giudizio instaurato per effetto di arresto per i reati di cui all'art. 14» del d.lgs. n. 286 del 1998; che l'immediata esecuzione dell'ordine di espulsione, conseguente al rilascio del nulla osta, implicherebbe una lesione dei diritti difensivi dell'interessato quando questi, come necessariamente avviene per i reati in oggetto, debba essere processato con rito direttissimo, posto che tale forma di giudizio non consentirebbe di conseguire in tempo utile la speciale autorizzazione al rientro, prevista dall'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in entrambi i giudizi con atti depositati il 16 maggio 2007, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile o, comunque, infondata; che nei due atti citati, di identico tenore, la difesa erariale sostiene in particolare che il rimettente non avrebbe in alcun modo illustrato le ragioni della rilevanza nei giudizi a quibus della questione sollevata, la quale sarebbe perciò inammissibile; che, nel merito, quanto alle modalità di esercizio del diritto di difesa dello straniero, come disciplinate dal testo unico in materia di immigrazione, l'Avvocatura richiama la costante giurisprudenza della Corte costituzionale, ribadita anche nell'ordinanza n. 358 del 2001, per la quale «il legislatore può regolare i diversi procedimenti secondo scelte discrezionali e modulare sulle caratteristiche del tipo di procedimento prescelto l'esercizio del diritto di difesa, purché non ne venga intaccato il nucleo irriducibile»;