[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 10, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 (Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, promosso dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Pescara nel procedimento penale a carico di C. M. ed altro, con ordinanza del 9 febbraio 2010, iscritta al n. 143 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2010. Visti l'atto di costituzione di C.M. nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 30 novembre 2010 il Giudice relatore Giuseppe Frigo; uditi l'avvocato Vincenzo Calderoni per C. M. e l'avvocato dello Stato Massimo Bachetti per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 9 febbraio 2010, il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Pescara ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 10, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 (Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite da eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, «nella parte in cui prevede a pena di nullità la notifica degli atti presso il presidio costituito ai sensi del precedente comma nono». Il giudice a quo - investito del processo penale nei confronti di due persone, imputate del delitto di falso ideologico in atto pubblico - premette che a uno degli imputati, residente in L'Aquila alla data del sisma del 6 aprile 2009, l'avviso dell'udienza preliminare (art. 419 del codice di procedura penale) era stato notificato il 10 giugno 2009 ai sensi della norma censurata: vale a dire, mediante consegna di copia dell'atto nel presidio per le comunicazioni e le notifiche degli atti giudiziari, istituto presso la sede temporanea degli uffici giudiziari di L'Aquila, a mani dell'impiegato incaricato. Non essendo l'imputato comparso, il suo difensore di fiducia aveva eccepito l'illegittimità costituzionale di detta previsione normativa. Il rimettente reputa la questione non manifestamente infondata, assumendo che la norma censurata avrebbe introdotto una modalità di esecuzione delle notifiche «di irresistibile valore legale», cui «non corrisponde alcuna effettiva conoscenza dell'atto». La presunzione legale di conoscenza, sottesa alla norma stessa, prescinderebbe, infatti, da qualsiasi «controverifica» della reale cognizione, da parte del destinatario, tanto dell'atto notificato che della stessa pendenza del procedimento penale (potendo trattarsi anche del primo atto da notificare all'indagato o all'imputato). Ne deriverebbe, da un lato, una violazione dei «diritti di difesa» garantiti dagli artt. 24 e 111 Cost., tanto più evidente ove si consideri alla base del provvedimento vi è la grave situazione conseguente al sisma che ha colpito i territori abruzzesi; dall'altro lato, una lesione del principio di eguaglianza (art. 3 Cost.), stante l'ingiustificata discriminazione introdotta in danno dei destinatari della norma. La questione sarebbe altresì rilevante, giacché, a fronte della mancata comparizione dell'imputato in udienza, la soluzione del quesito di costituzionalità condizionerebbe la validità della dichiarazione di contumacia e dei successivi atti processuali. Né varrebbe obiettare - secondo il rimettente - che, quando vi sia incertezza sulla regolarità della chiamata in giudizio, il giudice può sempre disporre la rinnovazione della notifica. Sebbene, infatti, la norma impugnata non risulti più operante - sia perché la sua efficacia è limitata al 31 luglio 2009, sia in ragione della ulteriore limitazione, introdotta dalla legge di conversione, ai soli atti di competenza degli uffici giudiziari di L'Aquila (al cui ambito non appartiene esso rimettente) - la verifica, nel caso di specie, della regolare instaurazione del contraddittorio dovrebbe essere comunque effettuata sulla base della disciplina vigente alla data della notificazione originaria. La forma di notificazione di cui si discute è inoltre prevista a pena di nullità, senza che sia riconosciuta al giudice penale - diversamente da quanto è previsto, a seguito della legge di conversione, per il giudice civile o amministrativo - la facoltà di procedere con altre modalità, ancorché maggiormente garantite. 2. - Nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata. La difesa dello Stato eccepisce in via preliminare l'inammissibilità della questione, sotto un duplice profilo: da un lato, per la genericità delle censure, essendosi il rimettente limitato a richiamare i parametri costituzionali, senza esplicitare in modo chiaro le ragioni della loro asserita compromissione; dall'altro lato, per l'inadeguatezza della motivazione sulla rilevanza. Il giudice a quo non avrebbe, infatti, considerato che la norma censurata prevede, ai fini della conoscibilità dell'atto, una notifica alternativa all'imputato o al difensore di fiducia, il quale, nel caso di specie, è regolarmente comparso in udienza. In ogni caso, il rimettente potrebbe bene avvalersi del disposto dell'art. 420-bis cod. proc. pen. , che, con previsione di ordine generale, impone la rinnovazione dell'avviso dell'udienza preliminare quando risulti o appaia probabile che l'imputato non ne ha avuto effettiva conoscenza senza sua colpa. Nel merito, la questione sarebbe comunque manifestamente infondata. La norma censurata si collocherebbe, infatti, nell'ambito di una disciplina processuale a carattere eccezionale, volta a fronteggiare la gravissima situazione determinatasi nei territori abruzzesi colpiti dal sisma dell'aprile 2009: disciplina analoga a quella adottata in occasione di altre gravi calamità naturali e che contempla misure quali la sospensione dei processi, il rinvio delle udienze e la sospensione dei termini. Il denunciato art. 5, comma 10, del decreto-legge n. 39 del 2009 mirerebbe, in particolare, a porre rimedio alla situazione di incertezza circa la reperibilità dei destinatari delle notificazioni, conseguente al crollo o all'inagibilità della maggior parte degli edifici, pubblici e privati, ubicati nelle zone interessate dagli eventi sismici.