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in questi casi rischiamo di liberare terroristi e molto spesso i foreign fighters hanno nazionalità europee, quindi avremmo ulteriori rischi per la sicurezza dei Paesi dell'Unione europea. Il concetto è molto più grande, come ha detto lei, e riguarda la stabilizzazione del Mediterraneo; a mio avviso, dobbiamo essere coscienti che la stabilizzazione del Mediterraneo non passa solo per la Libia. Abbiamo infatti una serie di questioni aperte: penso all'Egitto e al caso Regeni, penso alle relazioni che non abbiamo coltivato molto con un player importante come il Marocco (e infatti venerdì mi recherò in quello Stato) che secondo me richiede un maggiore avvicinamento con l'Italia e con le istituzioni italiane. Guardiamo inoltre con apprensione a quanto succede in Tunisia e in Algeria. La Tunisia vede ancora un processo politico in atto e sulla condizione drammatica dell'Algeria si è già espresso lei, senatore Casini. Non è un caso che il numero maggiore di migranti che adesso stiamo vedendo sbarcare sulle nostre coste parta proprio dalle coste tunisine. Dobbiamo quindi stare molto attenti a tenere un buon rapporto con questi Paesi. Ad esempio, è stata un'occasione persa che alla Conferenza di Berlino sulla Libia non si siano invitati Tunisia e Algeria, che sono Paesi confinanti e che richiedevano di essere protagonisti. Quei due Paesi, infatti, sono molto importanti non solo per la difesa dei confini - fanno lotta al terrorismo sui loro confini - ma anche perché comprendono molto di più le nostre ragioni come Italia di tanti altri partner che abbiamo. La stabilizzazione del Mediterraneo diventa quindi fondamentale. Non sono poi d'accordo con chi ha detto che, come Italia, abbiamo solo osservato: come Italia abbiamo fatto dei passi importanti per cercare di ricondurre l'Unione europea all'unità. Vi posso però assicurare che è stato difficile, in sede di Consiglio affari esteri, riuscire a far dire all'Unione europea che «condanna» l'azione della Turchia e mettere d'accordo tutti i Paesi europei (questo è un tema su cui vorrei tornare dopo). L'iniziativa italiana c'è stata - e ci sarà - nell'ambito di processi nei quali sicuramente potevamo essere più protagonisti, ma non tutto è perduto: il tema del Comitato costituzionale e il tema delle azioni dell'Unione europea nei confronti della Turchia interesseranno tantissimo nei prossimi giorni e settimane le azioni dell'Italia nei consessi internazionali. La stessa riunione della coalizione anti-Daesh a Washington il 14 novembre testimonia il fatto che gli Stati Uniti sono, in ogni caso, impegnati nel cercare di trovare una soluzione. Gli Stati Uniti in questo periodo sono stati accusati di disimpegnarsi, di lavarsene le mani e andarsene perché devono pensare ad altre questioni. Parlando con il segretario di Stato Pompeo e con il Vice Presidente degli Stati Uniti abbiamo avuto modo di riscontrare che c'è la volontà di essere ingaggiati sulla questione, ma allo stesso tempo c'è la volontà politica di ritirare i soldati dal confine tra la Turchia e la Siria. Dico tutto questo perché, secondo me, nei prossimi giorni dobbiamo aver ben chiari i nostri obiettivi, che sono sicuramente la de-escalation , la protezione del popolo curdo (che ha contribuito più di tutti gli altri alla sconfitta del Daesh) e il blocco di un'azione che, come ho definito, rischia di essere una grande operazione di ingegneria demografica, che, però, si ottiene senza neanche più muovere le truppe. Quando si parla, infatti, di tregua, dobbiamo capire cosa succede durante la stessa e cosa si sta dicendo al popolo curdo durante la stessa. È molto importante fare in modo che questi stop di cinque o sei giorni siano stati e siano occasioni per garantire la pace e non per ottenere con lo stop ciò che si poteva ottenere con le armi, altrimenti, non stiamo difendendo il popolo curdo e, soprattutto, non stiamo stabilizzando quell'area perché poi ci saranno rivendicazioni future che alimenteranno tensioni. Con ciò rispondo sia al senatore Comincini che alla senatrice Bonino. Vorrei poi dire al senatore Candiani che credo che il processo di allargamento dell'Unione europea alla Turchia oggi si sia sostanzialmente arenato, ma non per quanto successo tra Turchia e Siria e perciò che ha fatto la Turchia in queste ultime settimane, ma semplicemente per i precedenti di Erdoğan in Turchia, che non sono recenti. È chiaro che il processo in questo momento sia sostanzialmente in una situazione di blocco. Senza voler fare alcuna polemica, aggiungo pure che, rispetto ad azioni forti nei confronti della Turchia, nell'ultimo Consiglio affari esteri europeo ho capito che non troveremmo questo grande consenso da parte dei Paesi dell'Est dell'Unione europea che si definiscono sovranisti. Non ho visto questo grande entusiasmo nell'andare fermamente contro la Turchia al punto da bloccare qualsiasi tipo di processo di allargamento o da condannare l'azione della Turchia. Non è stato semplice e, anche in quel caso, l'azione dell'Italia è stata fondamentale. Capisco che ogni Paese e Governo sovranista pensi ai suoi interessi, solo che in questo momento gli interessi dei Governi sovranisti non collimano con gli interessi del Governo italiano e di tanti altri Stati europei. (Applausi dal Gruppo M5S) . Le posso assicurare, senatore Candiani, che, da questo punto di vista, al confine italo-sloveno stiamo continuando il pattugliamento e, da un incontro che abbiamo fatto con il Ministro dell'interno al Ministero degli affari esteri qualche giorno fa, abbiamo intenzione di rafforzarlo ulteriormente, perché questo confine è molto importante per il rischio di flussi migratori. Ricordo che la Turchia blocca questi flussi ma allo stesso tempo - l'ho detto chiaramente - l'Europa non si può assolutamente far minacciare dagli stessi; non possiamo assolutamente accettare la minaccia. Noi non la accettiamo, spero che non la accetti nessuno, che nessuno dei Paesi europei accetti questo ricatto. L'ultimo Consiglio affari esteri europeo non mi fa stare tranquillo, da questo punto di vista. La senatrice Rauti diceva, in merito al ritiro sia dei nostri soldati sia delle nostre batterie antimissili, che il Parlamento va informato, perché come autorizza una missione, deve anche essere informato del suo ritiro. Ebbene, il Parlamento è stato informato il 24 ottobre, alla Camera, dal sottosegretario Angelo Tofalo. Quindi sia in entrata che in uscita da questo tipo di missione abbiamo coinvolto e informato il Parlamento, secondo quello che prevede la legge. I nostri soldati e le nostre batterie antimissile sono state oggetto della nostra intenzione di ritiro, quindi ritireremo i nostri soldati, non parteciperemo più a quella missione e ritireremo le nostre batterie antimissile. Ovviamente, come ben sapete meglio di me, il ritiro sia dei nostri soldati che di armamenti richiede un cronoprogramma e questo sicuramente si concluderà entro la fine dell'anno, ma in alcuni casi potrebbe anche completarsi prima. Devo aggiungere, per onestà, che il ritiro delle batterie antimissile era già stato avviato sotto il precedente Governo. Vorrei poi dire al senatore Alfieri che sul tema dell' export degli armamenti noi non dobbiamo aspettare gli altri Paesi europei per assumere iniziative, fermo restando che due Paesi europei hanno normative interne che hanno permesso loro di fare senza alcun dubbio sia il blocco dei futuri sia il blocco degli esistenti.