[pronunce]

2. ¾ Nell'imminenza dell'udienza pubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria con la quale, dando atto che successivamente al ricorso è intervenuta la legge della Regione Abruzzo 9 novembre 2005, n. 33 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 8 febbraio 2005, n. 6 – legge finanziaria regionale 2005, e alla legge regionale 8 febbraio 2005, n. 7 – Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2005 – Bilancio pluriennale 2005/2007 della Regione Abruzzo – 3° Provvedimento di variazione), che ha sostituito l'art. 21 della legge regionale n. 6 del 2005 ed abrogato gli artt. 27, 28, 31, 40, 41, 42 e 203 della medesima legge, ha rinunciato al ricorso limitatamente alle citate disposizioni.1. ¾ Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli articoli 21, 27, 28, 31, 35, 39, 40, 41, 42 e 203 della legge della Regione Abruzzo 8 febbraio 2005, n. 6 (Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2005 e pluriennale 2005-2007 – legge finanziaria regionale 2005). 2. ¾ L'articolo 21 della impugnata legge della Regione Abruzzo n. 6 del 2005 è stato integralmente sostituito dalla legge regionale 9 novembre 2005, n. 33 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 8 febbraio 2005, n. 6 – legge finanziaria regionale 2005, e alla legge regionale 8 febbraio 2005, n. 7 – Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2005 – Bilancio pluriennale 2005/2007 della Regione Abruzzo – 3° Provvedimento di variazione), la quale ha provveduto anche ad abrogare gli articoli 27, 28, 31, 40, 41, 42 e 203. Con atto depositato prima dell'udienza pubblica il Presidente del Consiglio dei ministri, ritenendo satisfattive le modifiche apportate dalla legge regionale n. 33 del 2005 agli impugnati articoli 21, 27, 28, 31, 40, 41, 42 e 203, ha rinunciato al ricorso limitatamente a tali disposizioni. La rinuncia parziale al ricorso, in assenza di costituzione in giudizio della Regione Abruzzo, comporta, ai sensi dell'articolo 25 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, l'estinzione del giudizio limitatamente alle censure proposte avverso gli articoli 21, 27, 28, 31, 40, 41, 42 e 203 della legge regionale impugnata. 3. ¾ Restano, pertanto, oggetto di scrutinio soltanto gli articoli 35 e 39 della legge regionale n. 6 del 2005, i quali prevedono procedure concorsuali riservate per l'accesso ad impieghi alle dipendenze della Regione. In particolare, l'articolo 35 stabilisce che il sessanta per cento dei posti vacanti nella qualifica di dirigente venga coperto mediante un concorso interno per titoli ed esami, cui sono legittimati a partecipare i dipendenti della Regione (di categoria D) in possesso di determinate anzianità e di determinati titoli (laurea e cinque anni di anzianità o laurea e diploma di specializzazione biennale post laurea e tre anni di anzianità). La norma, che si applica anche alle procedure in corso alla data di entrata in vigore della legge, chiarisce che l'anzianità di servizio effettivamente svolto richiesta come requisito per la partecipazione alle selezioni interne ed esterne per l'accesso agli impieghi regionali è acquisibile presso qualunque pubblica amministrazione. L'articolo 39 riserva integralmente l'accesso ai ruoli organici del Consiglio regionale, tramite procedura concorsuale corso-concorso, al personale attualmente in servizio presso le commissioni consiliari permanenti e collocato nelle strutture regionali ai sensi dell'articolo 17 della legge della Regione Abruzzo 14 marzo 2000, n. 25 (Organizzazione del comparto sistemi informativi e telematici), e della legge della Regione Abruzzo 9 maggio 2001, n. 18 (Consiglio regionale dell'Abruzzo, autonomia e organizzazione). Il Presidente del Consiglio dei ministri lamenta che tali procedure concorsuali riservate violino «il principio costituzionale dell'accesso agli impieghi delle pubbliche amministrazioni di cui agli articoli 3, 51, 97, primo e terzo comma, della Costituzione, come ribadito dalla consolidata giurisprudenza costituzionale» (sentenze n. 194 e n. 372 del 2002, e n. 274 del 2003). 4. ¾ Le censure sono fondate. Questa Corte ha più volte affermato (da ultimo, sentenze n. 159 del 2005, n. 205 e n. 34 del 2004) che il principio del pubblico concorso costituisce la regola per l'accesso all'impiego alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, da rispettare allo scopo di assicurare la loro imparzialità ed efficienza. Tale principio si è consolidato nel senso che le eventuali deroghe possano essere giustificate solo da peculiari e straordinarie ragioni di interesse pubblico. 4.1. ¾ Nel caso di specie, non sussistono ragioni che possano giustificare una deroga al principio innanzi rammentato. 4.1.1. ¾ L'art. 35 della legge regionale impugnata, prevedendo un concorso interno a favore dei dipendenti regionali inquadrati nell'area D nella misura del sessanta per cento dei posti disponibili nella superiore qualifica dirigenziale, prescinde del tutto dall'esigenza di consentire la partecipazione al concorso a chiunque vi abbia interesse e pertanto viola il principio di cui agli artt. 51 e 97 della Costituzione. 4.1.2. ¾ Quanto al denunciato art. 39, esso riserva l'accesso ai ruoli organici del Consiglio regionale al solo personale attualmente in servizio presso le commissioni consiliari permanenti e collocato nelle strutture regionali ai sensi dell'articolo 17 della legge della Regione Abruzzo n. 25 del 2000 e della legge della stessa Regione n. 18 del 2001. Si tratta, in buona sostanza, di personale già legato da un rapporto di impiego con una agenzia regionale (Agenzia regionale per l'informatica e la telematica) e, in concreto, già destinato alla funzione per cui si prevede la procedura di selezione. Tuttavia, al di là della personale aspettativa degli aspiranti, non risulta sussistere alcun motivo di pubblico interesse che possa legittimare una deroga al principio del concorso aperto a soggetti esterni all'amministrazione. In particolare, non è desumibile dalle funzioni amministrative ed esecutive svolte da questo personale alcuna peculiarità che possa giustificare una prevalenza dell'interesse ad una sua stabilizzazione presso gli uffici consiliari rispetto a quello di assicurare l'accesso all'impiego pubblico dei più capaci e meritevoli ed, in tal senso, l'imparzialità ed il buon andamento della amministrazione regionale..