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proprio a Cappadocia sette anni fa la DIA sequestrò due appartamenti che facevano parte del "tesoretto" di Alfredo Bizzoni, basista e uomo chiave delle stragi mafiose del 1993; il timore degli interroganti e delle associazioni locali antimafia è che questi investimenti possano essere terreno fertile per possibili infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, che tramite prestanomi o società fantasma acquistano immobili in condomini o villaggi turistici per riciclare denaro sporco, considerando che tali soggetti sarebbero avvantaggiati anche dall'anonimato delle sedute condominiali, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione esposta; quali iniziative, per quanto di competenza, intendano intraprendere per effettuare controlli circa il corretto uso dei fondi comunitari e, in caso affermativo, quali siano gli esiti di tali controlli e, stante la perdurante situazione esposta, quali urgenti iniziative di competenza intendano intraprendere per scongiurare l'eventuale uso fraudolento dei fondi comunitari e porre così termine agli affari sporchi della "mafia dei pascoli"; se non ritengano, per quanto di competenza, di dover intraprendere iniziative allo scopo di verificare ed eventualmente prevenire operazioni di riciclaggio in beni immobiliari da parte della criminalità organizzata nelle zone altamente turistiche, così come segnalato dalle associazioni antimafia locali. Zone già segnate in passato dalla presenza di personaggi malavitosi coinvolti in tragici avvenimenti che hanno segnato la storia della Repubblica italiana. Atto n. 4-03590 MININNO ROMANO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'articolo 27 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (decreto "cura Italia"), prevede il riconoscimento di un'indennità pari a 600 euro per il mese di marzo 2020, erogata dall'INPS, per i liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020, iscritti alla gestione separata presso l'INPS; per quanto risulta agli interroganti , migliaia di liberi professionisti si sarebbero visti respingere la domanda in quanto non risulterebbero iscritti alla gestione separata; tra questi ci sarebbero: a) coloro che hanno una partita IVA attiva dal 2019, o comunque prima del 23 febbraio 2020, ma che non hanno provveduto, entro quest'ultima data, ad iscriversi alla gestione separata e che, come previsto, effettueranno il primo versamento previdenziale entro il 16 giugno 2020; b) coloro che hanno una partita IVA attiva in data anteriore al 2019, con versamenti effettuati e risultanti dall'estratto contributivo, ma che non hanno provveduto ad iscriversi formalmente alla gestione separata; c) coloro che in passato sono stati iscritti alla gestione separata come parasubordinati e che, nel passaggio a liberi professionisti, pur effettuando i previsti versamenti previdenziali, non hanno formalizzato tale passaggio, trattandosi della stessa gestione previdenziale; considerato che: il comma 26 dell'articolo 2 della legge 8 agosto 1995, n. 335, stabilisce l'obbligo di iscrizione alla gestione separata presso l'INPS, senza prevedere un limite temporale per ottemperarvi, né una sanzione; è prassi che l'INPS provveda d'ufficio all'iscrizione alla gestione separata all'atto del primo versamento previdenziale da parte del professionista, che normalmente avviene entro il 16 giugno dell'anno successivo all'attivazione della partita IVA; appare ragionevole che il requisito dell'iscrizione alla gestione separata, indicato nel citato articolo 27 per il riconoscimento dell'indennità, non abbia valore sostanziale, ma serva solo a distinguere i professionisti la cui previdenza è garantita dall'INPS da quelli iscritti presso enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, la cui corrispondente indennità è disciplinata dall'articolo 44 del decreto cura Italia; non esiste un reale motivo ostativo a permettere l'iscrizione retroattiva alla gestione separata (comunque in data non anteriore all'attivazione della partita IVA), tanto che in alcuni casi questa operazione è stata permessa, in altri inspiegabilmente negata; gli stessi professionisti risulterebbero esclusi anche dalla medesima indennità di 600 euro per il mese di aprile e di 1.000 euro per il mese di maggio, prevista dall'articolo 84 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (decreto "rilancio"); lo scopo dell'indennità è quello di garantire il sostegno al reddito di quei professionisti che in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività lavorativa e che, in assenza della stessa, potrebbero trovarsi in grave difficoltà economica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali iniziative intenda intraprendere per garantire l'erogazione dell'indennità, di cui all'articolo 27 del decreto "cura Italia", ai professionisti ingiustamente esclusi, per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020. Atto n. 4-03591 DI MICCO AUDDINO CASTELLONE ANGRISANI SANTILLO ORTIS LANNUTTI TRENTACOSTE VACCARO GIANNUZZI GALLICCHIO ROMANO MAUTONE GAUDIANO PAVANELLI ABATE DE LUCIA MARINELLO Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: con decreto-legge n. 18 del 2020 (cosiddetto decreto cura Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020, venivano introdotte "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19"; l'art. 87 introduceva "Misure straordinarie in materia di lavoro agile e di esenzione dal servizio e di procedure concorsuali" prevedendo, per tutta la durata dello stato di emergenza, il lavoro agile quale modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni, limitando la presenza sul posto di lavoro esclusivamente per le attività indifferibili e non altrimenti erogabili; il comma 3 precisa, altresì, che, qualora la pubblica amministrazione non abbia la possibilità di ricorrere al lavoro agile, questa dovrà utilizzare gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri analoghi istituti, nel rispetto della contrattazione collettiva. Esperite tali possibilità, potrà motivatamente esentare il personale dipendente dal servizio ed il periodo di esenzione dal servizio costituisce servizio prestato a tutti gli effetti di legge; tale disposizione, facendo riferimento genericamente alla "prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni" lascia spazio a interpretazioni restrittive in riferimento a tipologie di lavoro atipiche, quali i lavoratori socialmente utili (LSU) che, pur non assumendo la qualifica di dipendenti pubblici (come chiarito dal Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5600 del 25 settembre 2006), svolgono lavori o attività con fini di pubblica utilità in favore della comunità territoriale di appartenenza sotto la direzione ed il coordinamento delle amministrazioni pubbliche (art. 26, comma 1, del decreto legislativo n. 150 del 2015);