[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 45 e 47, comma 2, del codice di procedura penale, come modificati dalla legge 7 novembre 2002, n. 248 (Modifica degli articoli 45, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale), e dell'art. 1, comma 5, della stessa legge, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, dalla Corte di assise di Cosenza con ordinanza in data 21 novembre 2002, dal Tribunale di Pescara con ordinanza in data 28 gennaio 2003, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara con ordinanza in data 11 febbraio 2003 e dal Tribunale di Trani, sezione distaccata di Molfetta, con ordinanza in data 6 maggio 2003, rispettivamente iscritte al n. 4, al n. 334, al n. 444 e al n. 553 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 4, n. 24, n. 28 e n. 33, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 26 maggio 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona. Ritenuto che la Corte di assise di Cosenza ha sollevato (r.o. n. 4 del 2003) , in riferimento agli artt. 3, 111 e 112 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 47, comma 2, del codice di procedura penale, come modificato dalla legge 7 novembre 2002, n. 248 (Modifica degli articoli 45, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale), «nella parte in cui prevede l'obbligatoria sospensione del processo prima dello svolgimento della discussione e delle conclusioni e, a fortiori, prima della pronunzia della sentenza»; che la Corte di assise premette che, a seguito della richiesta di rimessione del processo ad altro giudice ai sensi degli artt. 45 e seguenti cod. proc. pen. , presentata da un imputato lo stesso giorno fissato per l'udienza di discussione, i difensori degli imputati hanno chiesto la sospensione del processo ex art. 47, comma 2, dello stesso codice; che il pubblico ministero si è opposto, sostenendo che la sospensione diviene obbligatoria solo quando la Corte di cassazione comunica l'assegnazione della richiesta di rimessione alle Sezioni unite ovvero a sezione diversa da quella di cui all'art. 610, comma 1, cod. proc. pen. ; che la Corte rimettente ritiene che l'avverbio «comunque» utilizzato nel comma 2 dell'art. 47 citato renda evidente che la sospensione è 'comunque' obbligatoria prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione, anche perché, diversamente opinando, la richiesta di rimessione presentata nel corso della discussione non potrebbe impedire, in contrasto con quella che risulta essere la chiara volontà del legislatore, di pronunciare sentenza se i provvedimenti della Cassazione non intervengono prima che la discussione stessa abbia termine; che ad avviso della rimettente la sospensione obbligatoria del processo violerebbe gli artt. 3, 111 (sotto il profilo della ragionevole durata del processo) e 112 Cost., alla stregua delle considerazioni svolte nella sentenza n. 353 del 1996, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 47, comma 1, cod. proc. pen. , nella parte in cui faceva divieto al giudice di pronunciare la sentenza fino a che non fosse intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di rimessione; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, rilevando che il presupposto interpretativo della rimettente è errato e chiedendo perciò che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata; che il Tribunale di Pescara (r.o. n. 334 del 2003) ha sollevato, in riferimento all'art. 25 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 45 cod. proc. pen. , come modificato dalla legge n. 248 del 2002, nella parte in cui assume a fondamento della rimessione le situazioni in cui «gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto», nonché, in riferimento all'art. 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 47 cod. proc. pen. , come modificato dalla medesima legge, nella parte in cui prevede che la richiesta di rimessione determina «la sospensione - eventuale o obbligatoria - del processo»; che il Tribunale rimettente premette: - che l'imputato, «dopo aver avanzato, nel corso dello stesso procedimento, diverse istanze di ricusazione e di rimessione», tutte dichiarate inammissibili, ha presentato un'ulteriore richiesta di rimessione a norma dell'art. 45 cod. proc. pen. , come modificato dalla legge n. 248 del 2002, «assumendo la sussistenza di gravi situazioni locali tali da determinare motivi di legittimo sospetto»; - che il pubblico ministero ha chiesto sollevarsi questione di legittimità costituzionale degli artt. 45 e 47 cod. proc. pen. , come modificati, in quanto «la nozione 'di legittimo sospetto', non basata su criteri certi ed oggettivi», permettendo il trasferimento del processo dalla sua sede naturale «sulle base di mere illazioni e prospettazioni, anche prive di prove idonee a dimostrare un effettivo pregiudizio per 'la libera determinazione delle persone che partecipano al processo'», violerebbe l'art. 25, primo comma, Cost., mentre la sospensione eventuale o necessaria a norma dell'art. 47 cod. proc. pen. sarebbe in contrasto con il principio della ragionevole durata del processo; che il Tribunale osserva, in punto di rilevanza, che per la definizione del processo in corso è «prevista una istruttoria particolarmente ridotta», cui potrebbe far seguito, nella stessa udienza, la discussione; che nel merito, quanto alla prima questione, il rimettente ritiene che l'indeterminatezza della nozione di legittimo sospetto vulneri l'art. 25 Cost., per il quale non è sufficiente che sia predeterminato il nuovo giudice territorialmente competente, «ma deve essere anche analiticamente individuato dalla legge il presupposto della rimessione»; che l'art. 47 cod. proc. pen. , nella parte in cui «prevede la sospensione - eventuale o obbligatoria - del processo», violerebbe l'art. 111 Cost., in quanto, «pur essendo […] il legislatore libero di scandire le diverse fasi processuali, non può scegliere, tra le diverse soluzioni, quella che comporti, sia pure in casi estremi, la paralisi dell'attività processuale» mediante la «riproposizione di istanze di rimessione, formalmente ineccepibili anche se in concreto prive di ogni fondamento»;