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la norma dell'articolo 48 del decreto-legge n. 189 del 2016, come già detto, è stata più volte prorogata negli anni successivi; il Governo Conte I, in particolare, è intervenuto tre volte: innanzitutto, nella conversione del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (legge 24 luglio 2018, n. 89); una seconda volta, nella legge di bilancio per il 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145); da ultimo, il Governo gialloverde, nella conversione del decreto-legge n. 32 del 2019, cosiddetto "Sblocca cantieri" (articolo 23, comma 1, lettera e- ter , a) ) ha nuovamente prorogato la sospensione delle ritenute IRPEF fino al 15 ottobre 2019, data entro la quale si dovrà effettuare il pagamento in un'unica rata oppure mediante rateizzazione fino a un massimo di 120 rate mensili di pari importo, con il versamento dell'importo corrispondente al valore delle prime cinque rate entro il 15 ottobre 2019; molti contribuenti si ritroveranno quindi nella condizione di dover pagare gli importi di cinque mesi in un'unica rata (ossia da giugno a ottobre) per poter ottenere la restante rateizzazione; questa situazione rischia di avere un impatto devastante, non solo per i portafogli delle famiglie, ma anche per l'intera economia delle aree sismiche che già fatica enormemente a ripartire; spesso il Governo riserva ai territori colpiti da sisma solo una vicinanza mediatica: il Presidente del Consiglio dei ministri, dopo il secondo giuramento, si è recato ad Accumuli per rinnovare l'impegno dell'Esecutivo sulla ricostruzione, ma non compare nessun intervento a supporto dei Comuni terremotati all'interno dell'ultima nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, se non in una generica affermazione programmatica riguardante "l'accelerazione della ricostruzione delle aree terremotate", si chiede di sapere se il Governo intenda assumere le opportune iniziative legislative al fine di prorogare ulteriormente il termine di restituzione delle ritenute o, se intenda procedere diversamente, in quali termini o modalità. Atto n. 4-02271 IWOBI DE VECCHIS Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, stabilisce che soggetti passivi dell'imposta siano le persone fisiche, residenti o meno nel territorio dello Stato, e che si considerano a tal fine residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile; l'articolo 49 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari, fatta a Vienna il 24 aprile 1963 e ratificata dall'Italia il 25 giugno 1969, previa autorizzazione concessa ai sensi della legge 9 agosto 1967, n. 804, stabilisce che i funzionari consolari, gli impiegati consolari e i membri della loro famiglia viventi nella loro comunione domestica siano esenti da ogni imposta e tassa, personali o reali, nazionali regionali e comunali; l'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, recante la "Disciplina delle agevolazioni tributarie", stabilisce che i redditi degli ambasciatori e degli agenti diplomatici degli Stati esteri accreditati in Italia, derivanti dall'esercizio della loro funzione, siano esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche e dall'imposta locale sui redditi e che detta esenzione si applica, a condizione di reciprocità, anche ai consoli, agli agenti consolari e agli impiegati delle rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati esteri, che non siano cittadini italiani né italiani non appartenenti alla Repubblica; considerato che: negli ultimi mesi l'Agenzia delle entrate ha disposto una serie di accertamenti nei confronti del personale dipendente delle strutture delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere, aventi sede in territorio italiano, in relazione ad ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e, conseguentemente, evasione fiscale; gli accertamenti, per quanto consta agli interroganti, sono rivolti sia ai cittadini italiani sia a quelli di nazionalità straniera, aventi domicilio fiscale in territorio italiano, impiegati presso le richiamate rappresentanze; gli accertamenti sono basati sull'erroneo presupposto per cui gli impiegati delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere in Italia sarebbero soggetti al pagamento dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, in modo analogo ai cittadini residenti che percepiscono un reddito da lavoro, si chiede di sapere quali siano le iniziative che i Ministri in indirizzo vogliano adottare per fare luce sulla disciplina fiscale del personale dipendente delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere, aventi sede in territorio italiano, e per evitare che l'Agenzia delle entrate esiga il pagamento di imposte non dovute da parte del medesimo personale. Atto n. 4-02272 ARRIGONI CANDURA PELLEGRINI Emanuele VESCOVI Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la sicurezza trascende i confini nazionali e un ordinato sviluppo globale di prevenzione è realizzabile solo con una maggiore inclusione di tutte le autorità di sicurezza preposte e, nel secolo in cui viviamo, lo scambio di informazioni è fondamentale alla Polizia di tutto il mondo, in quanto ci si trova sempre ad affrontare nuove sfide; Taiwan è un Paese di circa 23,5 milioni di abitanti che vivono in pace e libertà, cittadini di una democrazia tra le più progredite dal punto di vista dei diritti civili, politici, religiosi e sindacali; il diniego per Taiwan all'accesso del Global Police Communications System I-24/7 e anche a quello di partecipare alla formazione e ai progetti relativi nei settori molto importanti come la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e al pericolosissimo crimine informatico, limita decisamente la sicurezza internazionale; la sua esclusione è atto inaudito, anzitutto perché contrario a quanto stabilito dall'articolo 2 dello Statuto dell' Interpol dove c'è scritto: "Garantire e promuovere la più ampia assistenza reciproca possibile tra tutte le autorità di polizia criminale entro i limiti delle leggi esistenti nei diversi paesi e nello spirito della Dichiarazione universale dei diritti umani" e pertanto lo sforzo collettivo per garantire la sicurezza globale e la giustizia sociale dovrebbe superare le barriere regionali, etniche e politiche; Taiwan è stato un membro dell' Interpol , ma la sua partecipazione è stata interrotta solamente per un sabotaggio politico anche se Taiwan continua a svolgere un ruolo sempre collaborativo con le forze dell'ordine della comunità internazionale, ma è costretta a lavorare faticosamente per contrastare la delinquenza transnazionale con la mancanza di informazioni e di assistenza in tempo reale;