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Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di ricongiungimento familiare. Onorevoli Senatori. – L'istituto del ricongiungimento familiare, che può essere definito come il diritto a mantenere o a riacquistare l'unità familiare nei confronti dei familiari stranieri, concesso allo straniero che vive in Italia, è disciplinato a livello europeo dalla direttiva 2003/86/CE nonché, nell'ordinamento italiano, dal testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. Le norme europee dettano la cornice entro la quale i singoli Stati membri possono legiferare in materia, specificando tra l'altro quali siano i familiari ai quali il diritto debba o possa essere riconosciuto (articolo 4 della citata direttiva) e le condizioni per l'esercizio del diritto stesso (articoli da 6 a 12). Nell'ordinamento italiano, la disciplina di attuazione consente l'ingresso sul territorio nazionale di familiari di cittadini « extra Unione europea », già presenti sul territorio, a condizioni decisamente meno stringenti – soprattutto sul piano economico – rispetto a quelle previste dalle norme europee e da altri Stati dell'Unione europea. Ciò ha comportato la conseguenza per cui, in diversi comuni del territorio nazionale, all'aumento di soggetti iscritti tramite ricongiungimento familiare presso le rispettive anagrafi corrisponda un aumento nella percentuale di soggetti « extra UE » destinatari di erogazioni e contributi da parte dell'ente locale e, parallelamente, la percezione di misure di welfare destinata a soggetti italiani residenti sia inversamente proporzionale al numero di soggetti « extra UE » iscritti presso le anagrafi a seguito dei ricongiungimenti familiari. La disciplina dei requisiti di carattere reddituale in capo al richiedente il ricongiungimento ha portata fondamentale in quanto i soggetti ricongiunti non sono percettori di reddito, ma entrano a far parte del nucleo familiare del richiedente come « familiari a carico ». Le criticità più consistenti in termini di adeguamento della disciplina italiana alla normativa europea attengono alle condizioni economiche richieste per l'esercizio del diritto al ricongiungimento, e ai termini di permanenza sul territorio dello Stato, da parte del richiedente, anteriormente alla presentazione dalla domanda di ricongiungimento. In particolare, l'articolo 7 della direttiva 2003/86/CE prevede che « al momento della presentazione della domanda di ricongiungimento familiare lo Stato membro interessato può chiedere alla persona che ha presentato la richiesta di dimostrare che il soggiornante dispone [...] di risorse stabili e regolari sufficienti per mantenere se stesso e suoi familiari senza ricorrere al sistema di assistenza sociale dello Stato membro interessato. Gli Stati membri valutano queste risorse rispetto alla loro natura e regolarità e possono tener conto della soglia minima delle retribuzioni e delle pensioni nazionali, nonché del numero di familiari ». In Italia, per quanto riguarda le condizioni reddituali del soggiornante richiedente il ricongiungimento, l'articolo 29, comma 3, lettera b) , del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, prevede che lo straniero che richiede il ricongiungimento debba dimostrare la disponibilità « di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale aumentato della metà dell'importo dell'assegno sociale per ogni familiare da ricongiungere. Per il ricongiungimento di due o più figli di età inferiore agli anni quattordici è richiesto, in ogni caso, un reddito non inferiore al doppio dell'importo annuo dell'assegno sociale. Ai fini della determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente ». L'applicazione pratica della norma italiana prevede che, per il 2021, per ricongiungere un familiare era necessario avere un reddito pari ad euro 8.975,46 (euro 4.487.73 pro capite ); per ricongiungere due familiari era necessario avere un reddito di euro 11.967,28 (euro 3.989,09 pro capite ), mentre per ricongiungere due o più figli minori di 14 anni era sufficiente un reddito di euro 17.950,92. Dall'esemplificazione pratica appena illustrata si evince chiaramente che la normativa italiana non è efficace nel garantire che il richiedente « disponga di risorse stabili e regolari sufficienti per mantenere se stesso e i suoi familiari senza ricorrere al sistema di assistenza sociale dello Stato membro interessato », come invece prevede la normativa europea. Inoltre, l'Italia nulla dispone in ordine alla stabilità delle risorse che il richiedente dovrebbe avere: non è previsto che il richiedente dimostri di avere un'occupazione lavorativa di una durata minima. Parimenti, l'Italia non prevede nulla in merito al requisito di un termine minimo di permanenza all'interno del territorio nazionale, da parte del soggiornante-richiedente, anteriore alla presentazione della domanda di ricongiungimento. L'unico requisito richiesto, infatti, è che il richiedente sia in possesso, al momento della presentazione della domanda di ricongiungimento, di un permesso di soggiorno della durata di almeno un anno, che può essergli rilasciato per motivi di lavoro subordinato o autonomo, ovvero per asilo, per studio, per motivi religiosi o per motivi familiari. Il risvolto applicativo di tale scelta legislativa è il fatto che, in Italia, è sufficiente che un soggiornante si procuri un permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno (rilasciato per motivi di lavoro subordinato o autonomo, ovvero per asilo, per studio, per motivi religiosi o per motivi familiari) e può presentare la domanda di ricongiungimento, purché dimostri di soddisfare il requisito reddituale. Accanto a queste criticità, se ne riscontrano delle altre. In particolare: 1) sotto il profilo del controllo dell'effettiva corrispondenza tra la richiesta di ricongiungimento in favore del coniuge e il successivo rispetto del medesimo status di coppia coniugata, criticità che si potrebbe superare richiedendo la registrazione del matrimonio in Italia al momento della presentazione della domanda di ricongiungimento; 2) sotto il profilo della verifica dell'idoneità dell'alloggio (requisito richiesto come condizione per l'esercizio del diritto al ricongiungimento, sia dalla direttiva europea – articolo 7, paragrafo 1, lettera a) , della direttiva 2003/86/CE – sia dalla normativa italiana, ai sensi dell'articolo 29, comma 3, lettera a) , del decreto legislativo n. 286 del 1998), tale idoneità dovrebbe essere certificata non solo in base al numero di soggetti che è possibile ospitare a vario titolo in ciascun immobile, ma anche tenendo presente l'effettivo stato occupazionale dell'immobile, indicando quanti soggetti risultano già ospitati all'interno del medesimo alloggio.