[pronunce]

che con la sentenza n. 335 del 1996, oltre che con l'ordinanza n. 721 del 1988 richiamata dal rimettente, questa Corte ha già preso in esame, dichiarandola inammissibile, una questione, analoga a quella ora sollevata, relativa all'art. 2-ter della legge n. 575 del 1965, censurato nella parte in cui non prevede che il procedimento di prevenzione possa essere iniziato o proseguito anche nel caso di morte del soggetto sottoposto alla misura di prevenzione personale, ai soli fini dell'applicazione dei provvedimenti patrimoniali del sequestro e della confisca dei beni; che la Corte, in un contesto in cui parimenti si chiedeva di scindere il nesso di pregiudizialità della misura personale rispetto a quelle patrimoniali, ha rilevato che nel sistema legislativo della prevenzione antimafia le misure patrimoniali normalmente accedono a quelle personali, anche dopo le modifiche introdotte dalla legge 19 marzo 1990, n. 55, e dal decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito nella legge 7 agosto 1992, n. 356, essendo rivolte a beni che, oltre ad essere di provenienza sospetta, sono nella disponibilità di persone socialmente pericolose in quanto indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso; che infatti anche nelle situazioni di assenza, residenza o dimora all'estero della persona interessata, per le quali l'art. 2-ter, settimo comma, della legge n. 575 del 1965 consente l'applicazione della confisca a prescindere dalla misura di prevenzione personale, è comunque presupposta una valutazione di pericolosità sociale del soggetto; che, in definitiva, il vigente sistema legislativo, pur in presenza della tendenza a rendere in alcuni casi le misure di prevenzione patrimoniali autonome rispetto a quelle personali, rimane ancorato al principio che le misure patrimoniali presuppongono necessariamente un rapporto tra beni di cui non sia provata la legittima provenienza e soggetti portatori di pericolosità sociale che ne dispongano, o che siano avvantaggiati dal loro reimpiego, nell'ambito di attività delittuose, essendo la pericolosità del bene «considerata dalla legge derivare dalla pericolosità della persona che ne può disporre» (così sentenza n. 335 del 1996); che, con particolare riferimento alla confisca, la Corte ha inoltre precisato che tale misura, a differenza del sequestro, «comporta conseguenze ablatorie definitive», in quanto mira a «sottrarre definitivamente il bene al 'circuito economico' di origine, per inserirlo in altro, esente dai condizionamenti criminali che caratterizzano il primo», sempre che «i presupposti di indimostrata legittima provenienza dei beni oggetto di confisca, da un lato, e di pericolosità del soggetto, dall'altro, siano già stati definitivamente accertati»; che un intervento, come quello auspicato dal rimettente, volto a rendere possibile l'applicazione della confisca in caso di contestuale rigetto della richiesta di misura di prevenzione personale per mancanza del requisito della pericolosità sociale, si tradurrebbe pertanto in una «innovazione conseguente ad una scelta di politica criminale» che non rientra nei poteri del giudice chiamato a pronunciarsi sulla costituzionalità delle leggi (sentenza n. 335 del 1996 e, in precedenza, ordinanza n. 721 del 1988), ma è di esclusiva spettanza del legislatore; che la questione deve pertanto essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2-ter, terzo, quarto e sesto comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 41, secondo comma, e 42, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Calabria, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 novembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 novembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA