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Vengono altresì modificate le disposizioni di cui all'articolo 7 del decreto-legge n. 87 sulla restituzione del beneficio dell' iper ammortamento in caso di cessione o delocalizzazione dei beni e si inserisce un nuovo articolo inerente le condizioni per usufruire di benefici e agevolazioni per l'internazionalizzazione delle imprese, prevedendo che tali benefici non si applichino ai progetti delle imprese che, investendo all'estero, non prevedano il mantenimento nel territorio nazionale delle attività di ricerca, sviluppo e direzione commerciale, nonché delle attività produttive, assicurando la salvaguardia dei medesimi livelli occupazionali e la protezione sociale dei lavoratori. Quanto al disegno di legge n. 2335, riferisce che, oltre alla definizione di "delocalizzazione", esso reca all'articolo 2 incentivi fiscali in termini di credito di imposta per le imprese che svolgono tutto il processo produttivo nel territorio nazionale, pena la perdita del beneficio. Quest'ultimo, in base all'articolo 3, spetta anche alle imprese italiane che abbiano rilocalizzato all'interno del territorio nazionale le proprie attività produttive o commerciali con sede in uno Stato europeo o extra-europeo o già delocalizzate in tutto o in parte in uno Stato europeo o extra-europeo. Ad entrambe le categorie di imprese è riconosciuto, con rifermento ai rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato instaurati, per un periodo massimo di quarantotto mesi, l'esonero dal versamento del 50 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro (articolo 4). Fa notare altresì che, analogamente al disegno di legge n. 2021, si prevede l'istituzione di un nuovo soggetto che monitori e riferisca sulle delocalizzazioni: in questo caso però, all'articolo 5, tali compiti sono affidati all'Ufficio unico per la rilocalizzazione delle imprese, istituito presso l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa (Invitalia). Puntualizza inoltre, che l'articolo 6 istituisce nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico il Fondo per il contrasto alla delocalizzazione, con una dotazione di 200 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2022, destinato al sostegno di progetti di rilancio di attività e di beni patrimoniali di grandi imprese e complessi industriali, operanti nel settore manifatturiero o in servizi ad esso collegati ed aventi un organico pari almeno a 250 dipendenti, interessati da crisi finanziarie e produttive, anche in conseguenza di cessazione delle attività o di delocalizzazione produttiva in altri Paesi, con la finalità di un loro ricollocamento sul mercato e del mantenimento dei livelli occupazionali. I successivi articoli 7 e 8 - conclude il relatore - attengono, rispettivamente alle disposizioni attuative e alla copertura finanziaria. Il seguito della discussione congiunta viene quindi rinviato. ESAME DI ATTI E DOCUMENTI DELL'UNIONE EUROPEA Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Risposta all'aumento dei prezzi dell'energia: un pacchetto di misure d'intervento e di sostegno Doc n. COM(2021) 660 definitivo Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Risposta all'aumento dei prezzi dell'energia: un pacchetto di misure d'intervento e di sostegno (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, del documento dell'Unione europea e rinvio) Il presidente GIROTTO ( M5S ), relatore, ricorda preliminarmente che il 13 ottobre scorso la Commissione europea ha adottato la comunicazione in titolo, recante un pacchetto di misure con cui l'Unione e gli Stati membri intendono fronteggiare l'attuale impennata dei prezzi dell'energia. Nel precisare che l'aumento dei prezzi rischia di causare forti effetti negativi sulle famiglie e sulle imprese, rileva come lo scopo della comunicazione in esame sia di sostenere, all'interno dell'attuale quadro politico dell'Unione europea, le misure urgenti che gli Stati membri dovranno adottare in tempi brevi al fine di tutelare i consumatori vulnerabili e attenuare gli effetti sull'industria delle fluttuazioni dei prezzi. In relazione alla tempestività con cui gli Stati membri stanno rispondendo alla contingente crisi energetica, sottolinea come l'Italia sia riuscita a stare al passo con la sfida prospettatasi già grazie all'adozione del decreto-legge 27 settembre 2021, n. 130. Al riguardo, auspica che tale provvedimento sia solo propedeutico all'adozione di misure strutturali che consentano di realizzare davvero la transizione ecologica, accompagnando i cittadini utenti e le imprese in questo processo. Evidenzia poi che la Commissione europea ha, in primo luogo, analizzato le cause dell'aumento dei prezzi dell'energia elettrica, individuandone una nel forte aumento della domanda mondiale di gas, parallela alla ripresa economica, che non è però stata accompagnata da un corrispondente aumento dell'offerta. Dopo aver rilevato che i volumi di gas in arrivo dalla Russia sono inferiori alle previsioni, con una conseguente tensione del mercato con l'avvicinarsi della stagione fredda, segnala che anche i ritardi nella manutenzione delle infrastrutture durante la pandemia hanno inciso sull'approvvigionamento. Inoltre, i prezzi dell'energia elettrica sono aumentati anche per effetto delle condizioni meteorologiche stagionali che si sono tradotte in una minore produzione di rinnovabili in Europa. Riferisce quindi che il 2021 ha segnato un netto incremento anche del prezzo europeo del carbonio, seppur di gran lunga inferiore al rincaro del gas, che incide nove volte di più sul prezzo dell'energia elettrica. L'aumento è dovuto alla maggiore domanda di quote di emissioni, ma anche i prezzi elevati del gas contribuiscono a far salire il prezzo del carbonio. Il sistema di scambio di quote di emissioni (ETS) prevede misure di salvaguardia in caso di fluttuazioni eccessive dei prezzi, ma al momento non sussistono le condizioni per attivarle. Fa notare poi che la Commissione si è impegnata a monitorare i prezzi del carbonio poiché questo rappresenta un incentivo essenziale per il passaggio a energie rinnovabili più economiche, a edifici più efficienti e performanti sotto il profilo energetico e a fonti di energia a basse emissioni di carbonio, aiutando così nel lungo periodo a ridurre i prezzi all'ingrosso e a rendere il sistema energetico più flessibile ed in grado di resistere alla volatilità dei prezzi durante la transizione. Ritiene peraltro doveroso ricordare che in Italia l'impatto dell'incremento dei costi energetici è stato contenuto anche grazie alla presenza di numerosi impianti da fonti rinnovabili nel sistema elettrico, in particolare per le utenze domestiche e non domestiche che hanno autoprodotto l'energia consumata, come ricordato anche durante le audizioni sul citato decreto-legge n. 130 del 2021.