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L'accesso a tale partecipazione può essere previsto in maniera diretta ovvero mediante la costituzione di apposite società di investimento, fondazioni o associazioni, alle quali i dipendenti possono partecipare. 2. L'adesione dei lavoratori ai piani di partecipazione finanziaria è volontaria e non può essere fonte di discriminazioni. Qualora introducano criteri di distribuzione basati sui risultati raggiunti, questi devono essere valutati secondo parametri misurabili, oggettivi e non discrezionali. 3. I piani di partecipazione finanziaria possono individuare tra gli strumenti di partecipazione dei lavoratori al capitale della società quelli previsti dagli articoli 2349, 2357, 2358 e 2441, ottavo comma, del codice civile e determinano le condizioni di tale partecipazione. I piani possono altresì contemplare l'attribuzione di azioni in sostituzione di premi di risultato, ferma restando la disciplina di cui all'articolo 1, comma 184- bis , della legge 28 dicembre 2015, n. 208. 4. I piani di partecipazione finanziaria sono contenuti in apposito documento redatto e depositato entro i primi due mesi dell'anno cui si riferisce ciascun piano, ovvero entro i primi quattro mesi del primo anno nel caso di piano pluriennale. Il deposito è effettuato presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competente, senza costi aggiuntivi a eccezione delle imposte di bollo. I piani hanno forza di legge tra le parti ovvero fra l'impresa e i dipendenti ai sensi dell'articolo 1372 del codice civile. I piani di cui al presente articolo stabiliscono la percentuale sugli utili che l'impresa si impegna a distribuire ai dipendenti. Il totale degli utili di cui al comma 1 dell'articolo 6 non può, in ogni caso, essere superiore al 20 per cento della spesa complessiva sostenuta dall'impresa per i redditi annui lordi dei dipendenti. Resta ferma la possibilità di rifiutare l'attribuzione della quota di utili maturata, dopo aver preso atto della relativa entità. Le somme complessive oggetto di rinuncia sono redistribuite agli altri dipendenti secondo le previsioni dei piani medesimi. 5. I contratti collettivi possono prevedere che una quota della retribuzione di ciascun dipendente dell'impresa, previo suo consenso, nella misura massima del 20 per cento, anche destinata a maturare da un dato tempo futuro, sia costituita da partecipazioni azionarie o da quote di capitale, ovvero da diritti di opzione sulle stesse, attribuite a una società di investimento alla quale i dipendenti hanno diritto di partecipare. 6. I contratti collettivi possono destinare una quota parte della retribuzione aggiuntiva alla retribuzione ordinaria, in misura non superiore al 15 per cento della retribuzione globale di fatto, per il finanziamento della partecipazione ai piani di cui al comma 1. Si applicano le disposizioni dell'articolo 51, commi 2, lettera g) , e 2- bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 7. I lavoratori dipendenti che hanno aderito al piano di partecipazione finanziaria non possono chiedere il rimborso dei titoli prima che sia decorso un termine che il piano stesso non può fissare in misura inferiore a tre anni. Il rimborso dei titoli può essere richiesto anche prima della scadenza di detto termine in pendenza di un'offerta pubblica di acquisto o di scambio avente ad oggetto gli stessi titoli. 8. Alle deliberazioni di aumento di capitale finalizzate a consentire la partecipazione dei dipendenti al capitale dell'impresa non si applicano le disposizioni dell'articolo 2441 del codice civile. 9. All'articolo 51, comma 2, lettera g) , del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: « lire 4 milioni » sono sostituite dalle seguenti: « euro 40.000 ». 10. Le disposizioni dell'articolo 51, commi 2, lettera g) , e 2- bis , del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si applicano anche alle azioni e agli strumenti finanziari assegnati ai dipendenti. Art. 8. (Accordo di affidamento fiduciario per la gestione collettiva dei diritti derivanti dalla partecipazione finanziaria) 1. In deroga all'articolo 2341- bis del codice civile e agli articoli da 122 a 124 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, i lavoratori dipendenti e i piccoli azionisti che siano persone fisiche possono stipulare un accordo di affidamento fiduciario avente ad oggetto la delega del diritto di voto nell'assemblea societaria. 2. È fatta salva la facoltà per ciascun fiduciante di esercitare in proprio il diritto di voto in singole assemblee, anche limitatamente a specifici punti all'ordine del giorno. 3. I requisiti dell'accordo di affidamento fiduciario sono: a) la previsione di un affidatario fiduciario obbligato ad esercitare il diritto di voto secondo le prescrizioni e i princìpi direttivi dell'atto istitutivo dell'accordo; b) la previsione di una durata massima dell'accordo; c) l'emissione da parte dell'affidatario fiduciario, a favore dei fiducianti, di documenti relativi all'accordo di affidamento; d) il diritto di prelazione nell'ipotesi di cessione delle quote azionarie da parte di uno degli aderenti all'accordo; e) l'individuazione, da parte dei fiducianti, di un soggetto, denominato guardiano, con funzioni di vigilanza sull'esecuzione dell'accordo. 4. Nel caso in cui si verifichi l'ipotesi di cui alla lettera d) del comma 3, l'affidatario fiduciario ha l'obbligo di acquisire l'assenso o il diniego al conferimento delle quote azionarie con atto scritto. 5. Nell'ipotesi di sollecitazione di deleghe di voto tra i lavoratori dipendenti in attività e i lavoratori dipendenti a riposo aderenti al piano, si applicano le disposizioni contenute negli articoli 141, 142, 143 e 144 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. 6. Le partecipazioni societarie possono essere altresì trasferite a trust istituiti allo scopo di esercitare il diritto di voto, cosiddetti voting trust . 7. L'atto di trust di cui al comma 6 deve disciplinare: a) la nomina del trustee ; b) lo scopo, ossia l'oggetto del trust ; c) i princìpi ai quali deve essere uniformato l'esercizio dei diritti amministrativi da parte del trustee ; d) la durata massima del trust ; e) le condizioni e le modalità di retrocessione ai disponenti delle partecipazioni societarie; f) l'individuazione di un soggetto, denominato guardiano, con funzioni di vigilanza sull'esecuzione del programma di trust . 8. È istituito presso la Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB) il registro dei voting trust . Il registro deve essere aggiornato mensilmente previe segnalazioni relative alla costituzione, alle modifiche o allo scioglimento dei voting trust da effettuarsi a cura del trustee .