[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 493, comma 3, del codice di procedura penale, promosso dal Tribunale di Como, sezione distaccata di Menaggio, nel procedimento penale a carico di D'A. G. con ordinanza del 12 gennaio 2011, iscritta al n. 81 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 20, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 5 ottobre 2011 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo.. Ritenuto che il Tribunale di Como, sezione distaccata di Menaggio, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 24, secondo comma, e 111 della Costituzione, dell'articolo 493, comma 3, del codice di procedura penale, «là dove non prevede - in caso di consenso all'acquisizione di tutti gli atti del fascicolo del PM - la diminuzione della pena stabilita dall'art. 442, comma 2, del codice di procedura penale»; che il giudice a quo, chiamato a pronunciarsi nel processo penale a carico di D'A. G., riferisce che all'udienza del 24 novembre 2010 il difensore di ufficio dell'imputato, dopo aver inutilmente tentato di prendere contatto con il proprio assistito, ha dichiarato di prestare il consenso per l'acquisizione al fascicolo del dibattimento di tutti gli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, a norma dell'art. 493, comma 3, cod. proc. pen. , con conseguente rinuncia di tutte le parti a formulare ulteriori richieste di prove; che, secondo il rimettente, la scelta compiuta dal difensore, non munito di procura speciale, determina un processo da definire allo stato degli atti, analogamente a quanto previsto dall'art. 438, comma 1, cod. proc. pen. , con riferimento al giudizio abbreviato; che, in particolare, il giudice a quo pone in rilievo come il giudizio abbreviato sia un "rito premiale" poiché, in caso di condanna, la pena è diminuita di un terzo, e «ciò in virtù della semplificazione processuale che consente di pervenire alla decisione, senza alcuna attività probatoria dibattimentale»; che il rimettente osserva come il medesimo "risparmio processuale" si realizzi anche nell'ipotesi in esame ed in tutte le ipotesi in cui il difensore, a norma dell'art. 493, comma 3, cod. proc. pen. , consenta all'acquisizione degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, senza, però, conseguire la medesima diminuzione di pena; che, pertanto, ad avviso del giudice a quo, la disposizione censurata si pone in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto a «parità di semplificazione processuale si determina un'evidente disparità di trattamento tra le due identiche situazioni»; che, inoltre, la norma impugnata violerebbe anche gli artt. 24, primo comma, e 111 Cost., sotto il profilo della violazione del diritto di difesa, del principio del giusto processo e della ragionevole durata dello stesso, in quanto «l'assenza di qualsiasi premialità a parità di condizioni (decisione allo stato degli atti) rende il procedimento non giusto e, più in generale, non incentiva il difensore ad optare per un rito semplificato (decisione allo stato degli atti) più agevole per l'amministrazione della giustizia e più favorevole per l'imputato in caso di condanna»; che, in punto di rilevanza, il rimettente riferisce che la questione di legittimità costituzionale dell'art. 493, comma 3, cod. proc. pen. risulta determinante per la decisione del giudizio in atto, incidendo concretamente sulla quantificazione dell'eventuale pena da irrogare; che, infine, il giudice a quo, pur non ignorando l'ordinanza n. 182 del 2001, con la quale la Corte ha escluso l'illegittimità costituzionale dell'art. 493, comma 3, cod. proc. pen. «sotto il diverso profilo della necessità della procura speciale per il giudizio abbreviato e della diversità ontologica relativa al rito processuale prescelto e all'accordo sull'acquisizione della prova», ritiene che la questione possa essere nuovamente valutata sotto il profilo dell'entità della pena e della semplificazione del rito; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atto depositato il 31 maggio 2011, è intervenuto nel giudizio ed ha chiesto che la questione sia dichiarata non fondata; che, al riguardo, l'Avvocatura pone in rilievo come la Corte costituzionale si sia già espressa in detta materia con l'ordinanza n. 182 del 2001, nella quale ha affermato l'assoluta disomogeneità e non assimilabilità degli istituti processuali del giudizio abbreviato e dell'accordo sulla prova; che, in particolare, la difesa dello Stato osserva come, nel caso di accordo sulla prova, non risulti vulnerato il diritto di difesa dell'imputato, posto che la richiesta del difensore, non munito di procura speciale, proviene da un soggetto che si presenta come «il garante dell'autonomia e dell'indipendenza dell'imputato nella condotta di causa», in quanto in grado di assicurargli «quelle cognizioni tecnico-giuridiche, quell'esperienza processuale e quella distaccata serenità che gli consentono di valutare adeguatamente le situazioni di causa» (sentenza n. 498 del 1989); che, inoltre, non vi è contrasto con i principi di cui all'art. 111 Cost., in quanto la normativa di attuazione di detta disposizione costituzionale - la legge 1° marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'articolo 111 della Costituzione) - ha introdotto una serie di negoziazioni sul rito e sulla utilizzabilità probatoria di elementi raccolti in assenza di contraddittorio, proprio per dare prevalenza alla esigenza di celerità del processo, rispetto al principio del contraddittorio; che, infine, sotto il profilo dell'incentivo per l'imputato al consenso alla acquisizione di atti delle indagini preliminari, si sottolinea come lo stesso possa essere rappresentato dalla valutazione di detto accordo nell'ottica di un trattamento sanzionatorio mitigato, attraverso la concessioni delle attenuanti generiche, quale conseguenza del comportamento processuale del reo. Considerato che il Tribunale di Como, sezione distaccata di Menaggio, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 secondo comma, e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 493, comma 3, del codice di procedura penale, «là dove non prevede - in caso di consenso all'acquisizione di tutti gli atti del fascicolo del PM - la diminuzione della pena stabilita dall'art. 442, comma 2, del codice di procedura penale»; che la questione di legittimità costituzionale è manifestamente infondata;