[resaula]

Amiamo troppo il nostro Paese per non reagire a tutto questo, per non reagire a chi oggi, come avviene sulla stampa, parla di cronicario aziendale quando parla dell'Italia. E, mentre noi litighiamo sull' end of waste i nostri rifiuti diventano oro, all'estero però. Caro collega Ferrazzi, caro collega Comincini, anche voi avete accettato un compromesso al ribasso; eppure, lo accettate manifestando grande entusiasmo, gridando alla vittoria. Se, infatti, l'emendamento approvato certamente apre finalmente la strada alla questione dei rifiuti e dell' end of waste per gli impianti già autorizzati, il potere autorizzatorio conferito alle Regioni sarà sottoposto a controlli così coercitivi e farraginosi da parte dello Stato da risultare profondamente inefficace. Colleghi, è appena uscita un'agenzia di «Utilitalia» e delle varie associazioni di categoria che, nella sua parte finale, dice che «lo stesso emendamento introduce un nuovo profilo di criticità» - non lo dico io, ma le associazioni - «legato alla nuova e stratificata procedura di controlli sui controlli che non solo è avviata su base discrezionale (non sono riportati criteri), ma dimentica ogni obiettivo di efficienza e semplificazione, getta un'alea di incertezza e via di seguito. Vi invito a leggerlo perché avete tutte le agenzie. Torno a ripetere: è vergognosamente offensivo per le Regioni, come ho detto ieri, come se le Regioni non fossero enti pubblici di tutela della legalità, e questo ingenererà una serie di contenziosi infiniti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma noi non ci rassegniamo: sarebbe bastato almeno ascoltare le Regioni - come abbiamo fatto noi - e leggere le loro proposte, che abbiamo fatto nostre e presentato sotto forma di emendamento che, ovviamente, neanche è stato preso in considerazione. D'altra parte, un Governo che preferisce portare i rifiuti di Roma in Lombardia piuttosto che le buone pratiche lombarde a Roma la dice molto lunga, con una Rai, tra l'altro, inginocchiata a Conte, a questo Governo, alla Raggi, dedicando loro trasmissioni in cui c'è il one man show o il one woman show. Un Governo che interviene con un'azione dissennata come la plastic tax , che metterà in ginocchio gli impianti di produzione e gli impianti di riciclo, invece di studiare un sistema di sostegno concreto per l'attuazione dell'economia circolare, come lo si può chiamare se non un Governo dissennato? O ancora, mentre parliamo di crisi aziendali - continuerò come un disco rotto a ripeterlo - dimentichiamo la tragedia del comparto olivicolo, che nel tacco d'Italia ha visto la produzione di olio crollare del 95 per cento, con produttori ridotti sul lastrico, un paesaggio devastato; il microclima in sofferenza, l'economia crollata, le famiglie alla fame per via del batterio della xylella, che nel 2020 ancora non riusciamo a debellare. Mi sarei aspettata azioni eclatanti da un Ministero del Sud, e penso che se lo sarebbero aspettati anche al Sud; ma al Sud vi aspettano. Mettetela qui la fiducia perché dalla gente sicuramente non l'avrete. Avete una sola fortuna, quella di avere un'Italia ricchissima della sua materia più abbondante: l'ingegno, la caparbietà, la perseveranza, la forza dei nostri migliori realizzatori di impresa, nonostante i limiti di un sistema Paese in cui la burocrazia sclerotizza l'iniziativa; le infrastrutture sono carenti, l'energia ha costi elevatissimi, la giustizia è lenta. Le soluzioni, quindi, se si fosse provveduto a costruire un pensiero-Paese serio, ci sarebbero state, ci potevano essere qui e ora, anche all'interno di questo provvedimento, che peraltro non tiene conto di situazioni di crisi conclamate e talmente gravi che continuare a non occuparsene non è più plausibile. Bisogna ritrovare il sistema di priorità partendo da chi il lavoro lo crea: questo si chiama sviluppo. Tutto il resto è puro assistenzialismo, di cui l'Italia, il Paese che fa della salvaguardia della dignità della persona - basata in primis sul lavoro - il proprio orgoglio, non ha bisogno. Non lo vogliono gli italiani l'assistenzialismo: non siamo un Paese così; non siamo un Paese di parassiti, ma di gente che lavora. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Aprire i tavoli per chiudere le imprese non mi pare una situazione ideale. Passiamo al collega relatore Girotto, al quale mi dispiace di aver fatto venire i brividi, come ha detto ieri nella sua replica. Se lo può consolare, ho sentito anch'io gli stessi brividi ascoltando la sua replica al mio intervento, che, pensando al mondo dell'impresa, mi fa dire «dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io». Se, infatti, è vero che qualche provvedimento è stato attuato, di fatto nessuna situazione strutturale è stata realizzata. Quindi, lo ripeto e lo grido: questo Governo non è amico degli imprenditori, non è amico dei datori di lavoro né dei lavoratori perché mette sempre pezze e pannicelli; nessun piano politico di intervento. E mi dispiaccio del suo dispiacere nel sentir definire da me il reddito di cittadinanza un provvedimento immorale, ma purtroppo - si metta le mani sulle orecchie - torno a ripetere che è immorale destinare a questo scopo risorse che potevano essere dedicate alla soluzione delle crisi aziendali, alla creazione di posti di lavoro, a investimenti o anche solo per far lavorare i ragazzi d'estate con i contratti stagionali. Reintroduciamo il sistema dei voucher con i giusti controlli, così da combattere il lavoro nero e consentire ai giovani di fare esperienza, perché senza questa non troveranno mai un posto di lavoro. Noi non saremo mai complici di questo Governo. Ha ragione il collega Girotto quando dice che la moralità è un concetto filosofico estremamente soggettivo. Quello che è oggettivo, invece, è l'ennesimo fallimento di un altro Governo a guida premier Conte, che non sa costruire un provvedimento in maniera seria, completa, nei tempi corretti e con l'efficace partecipazione democratica dell'unico potere dello Stato che dà voce ai cittadini, cioè questo Parlamento. Diceva sir Winston Churchill (ripeto, Churchill e non Conte): «Una Nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico». (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dell'Olio. Ne ha facoltà. DELL'OLIO (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, oggi siamo riuniti per discutere e approvare un provvedimento che racchiude nel titolo stesso l'essenza dei propri obiettivi: «Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali». Noi del MoVimento 5 Stelle siamo da sempre sensibili al tema del lavoro, ritenendolo fonte primaria di dignità per le persone. Proverò ora a spiegarvi cosa contiene di così importante il provvedimento in esame.