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il Parlamento deve assumersi la responsabilità di fornire soluzioni e proposte. Il tema dell'Ilva è pesante, perché stiamo parlando di uno stabilimento che occupa circa 10.000 lavoratori. Si pongono, dunque, il tema della tutela del lavoro, il tema della tutela ambientale, che è centrale e su cui il Parlamento deve dibattere, insieme al Governo, come il ministro Patuanelli ieri ha detto con chiarezza, e un tema di politica industriale più generale, perché quello stabilimento fornisce comunque una parte rilevante della produzione di acciaio del nostro Paese. L'Italia non può rinunciare a un terzo della produzione del fabbisogno nazionale di acciaio, perché ciò significherebbe acquistarlo dall'estero, con tutte le difficoltà che ciò comporta, per il nostro Paese, in termini di sostenibilità economica. Dobbiamo quindi cogliere questa occasione per aprire una riflessione vera, senza dividerci e senza creare barricate, che non farebbero altro che spostare il tema su un campo, che invece dividerebbe. Dobbiamo cercare soluzioni, non costruire battaglie, su un tema centrale per lo sviluppo della politica industriale del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, eccoci al vostro primo decreto-legge, che guarda caso coincide con la vostra prima questione di fiducia. C'era da aspettarselo: in disaccordo come siete, è meglio blindarsi. Non eravate voi, colleghi del PD, a contestare tutte le volte che, anche in un recente passato, veniva posta la fiducia? Dimenticavo: voi siete il Governo della sinistra-sinistra, che predica bene e razzola male. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,55) ( Segue TESTOR). Come parlamentari di minoranza abbiamo lavorato per portare soluzioni nel decreto-legge in esame, che dovrebbero essere messe in atto, come ad esempio quelle riguardanti la crisi aziendale e il fallimento del tour operator Thomas Cook. In proposito avevamo presentato alcuni emendamenti, che sono stati trasformati in ordini del giorno, perché sono moltissime le piccole imprese italiane che dovranno affrontare una situazione di grave difficoltà, determinata dal mancato pagamento dei servizi resi nell'estate 2019 e dalla cancellazione degli ordini relativi ai prossimi mesi, per far fronte ai quali erano stati assunti i relativi impegni economici. Per consentire a queste piccole e medie imprese di onorare gli impegni già assunti e di affrontare l'imminente stagione turistica invernale, avevamo avanzato proposte secondo noi condivisibili, come quella di consentire alle migliaia di lavoratori di imprese turistiche alberghiere coinvolte nel fallimento del tour operator di accedere al Fondo di integrazione salariale. Nonostante non necessitasse di alcuna copertura finanziaria, ci siamo attivati per individuarne una nel rispetto delle regole del bilancio. Il Fondo di integrazione salariale è già finanziato con i contributi versati dai lavoratori e dai datori di lavoro e, dovendo operare nel rispetto del principio del bilancio in pareggio, non può erogare prestazioni in carenza di disponibilità finanziaria; il Fondo dispone di ingenti risorse e presenta una gestione ampiamente in attivo, che ha registrato da ultimo un avanzo di circa 900 milioni di euro. Vi avevamo dato soluzioni per non mandare in crisi altre piccole imprese, che sono il tessuto più importante dell'economia italiana. Ma forse state pensando al prossimo decreto salva imprese che, come questo, non risolverà proprio nulla. Auspico che il Governo mantenga gli impegni contenuti negli ordini del giorno approvati. Le nostre proposte sono: attivare un sostegno nella forma del credito di imposta entro il limite del de minimis ; prevedere l'applicazione del regime dell'IVA per cassa alle fatture emesse da versarsi all'atto del pagamento dei relativi corrispettivi; misure finalizzate alla salvaguardia dei crediti commerciali attraverso la loro deducibilità negli esercizi 2019 e 2020; tutelare i lavoratori dipendenti da tali aziende utilizzando il Fondo di integrazione salariale. In Spagna la soluzione è stata trovata in una settimana, noi procrastiniamo e creiamo tavoli, ma intanto richiediamo i versamenti dell'IVA che - ricordo - scadono ogni 16 del mese. In un altro emendamento si propone l'abolizione dell'anticipo in fattura per i lavori di efficientamento energetico degli edifici e di riduzione del rischio sismico, anche questo trasformato in ordine del giorno, in cui si chiedeva l'abrogazione dell'articolo 10 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, che ha previsto che l'impresa esecutrice dei lavori anticipi al cliente il credito di imposta sotto forma di sconto in fattura. L'onere finanziario che deriva dal riconoscere subito lo sconto in fattura non può essere assolutamente sostenuto dalle piccole e medie imprese operanti nel settore, proprio per la scarsa liquidità finanziaria in cui versano moltissime micro e piccole imprese, aggravata dal calo del 2,3 per cento del credito alle piccole imprese a marzo 2019. Molte imprese operanti nel settore rischiano di chiudere i battenti, con i nostri ordini del giorno chiediamo al Governo, per l'ennesima volta, dopo un'interrogazione e un disegno di legge, di abrogare la norma citata. La norma, se non abrogata, rappresenterà una situazione estremamente penalizzante per gli artigiani e i piccoli imprenditori, categoria preziosa per i nostri territori e per l'intero sistema economico. Visto che parliamo di crisi e di economia, non si può non pensare all'imminente manovra. È arrivata anche la famosa letterina dalla Commissione europea, indirizzata al ministro Gualtieri, con richiesta di chiarimenti. Sì, perché l'Europa, a cui strizzavate l'occhiolino, adesso chiede chiarimenti sulla vostra manovra, una manovra che oltre a non rispettare i patti sulla riduzione del debito, penalizzerà gran parte dell'economia italiana. Speriamo che almeno saprete tutelare l'interesse nazionale nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, sul quale non c'è ancora un accordo nell'Unione europea. Interesse nazionale che, come ho già detto in quest'Aula, significa poter contare su fondi certi per l'agricoltura, per le aree meno sviluppate del nostro Paese e per le nostre imprese, anche se dal mio modesto punto di vista state facendo tutto il contrario di ciò che può essere utile e funzionale alla crescita del nostro Paese. Bisogna diminuire le tasse e poi colpire gli evasori. Partiamo dal reddito di cittadinanza, una misura scellerata che non ha portato i risultati sperati, anzi ha creato un paradosso: infatti, grazie al facile guadagno, i giovani disoccupati lo preferiscono ai lavori in agricoltura e nel settore turistico. Le imprese del settore turistico ricettivo, che hanno avuto già enormi difficoltà nella passata stagione a reperire personale, dovranno affrontare questo problema anche per la prossima stagione invernale. Ma per garantire il lavoro non bisogna però forse dare solide basi a chi lo genera? E invece no: tartassiamo le imprese.