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Modifiche alla parte seconda della Costituzione concernenti le competenze delle Camere e del Parlamento in seduta comune, la composizione del Senato della Repubblica, il procedimento legislativo e i procedimenti di fiducia e sfiducia. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge costituzionale si ispira ad un modello di parlamentarismo razionalizzato che ha come scopo quello di rafforzare, coerentemente con i princìpi iscritti nella Costituzione del 1948, i meccanismi di funzionamento del rapporto di fiducia tra l'Esecutivo e le Camere, garantendo una più sicura stabilità al Governo e restituendo al Parlamento il suo ruolo centrale nella definizione dell'indirizzo politico nazionale. In secondo luogo, il disegno di legge propone una puntuale e circoscritta differenziazione tra Camera e Senato in ordine alla composizione, alle funzioni e alle modalità di svolgimento dei lavori delle due Assemblee, al fine di migliorare la qualità del procedimento legislativo e di meglio rappresentare gli interessi territoriali con riferimento alle decisioni che più incidono sulle competenze delle regioni. Questa proposta punta, infine, a dare coerenza all'insieme delle innovazioni costituzionali iniziate con la riduzione del numero dei parlamentari. Sono due, come già detto, gli assi di questa razionalizzazione. Il primo mira a valorizzare il Parlamento in seduta comune che, col nuovo numero di 600 componenti, diventerà la sede unitaria di definizione dell'indirizzo politico nazionale, analogamente a quanto era stato proposto originariamente nel progetto di Costituzione presentato in Assemblea Costituente. Per contribuire a risolvere il problema della grave instabilità governativa che ha caratterizzato tutta l'esperienza repubblicana, è necessario incidere direttamente sul meccanismo di instaurazione e di revoca del rapporto di fiducia. L'anomalia italiana, soprattutto se raffrontata alla stabilità delle altre grandi nazioni (a noi paragonabili per dimensione, demografia e rilevanza geopolitica), è da molti decenni evidente, ed ha le sue radici nel mal funzionamento delle procedure fiduciarie previste dall'articolo 94 della Costituzione. La prevalenza delle crisi extraparlamentari, l'ineffettività della mozione di sfiducia, l'instabilità dei governi nonostante, in alcuni casi, la stabilità degli indirizzi politici e, infine, l'abuso della questione di fiducia sono tutti aspetti del medesimo problema: il malfunzionamento delle procedure che regolano l'instaurazione, lo svolgimento e la fine del rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo. Sotto questo profilo risulta del tutto vano pensare di garantire la stabilità dei governi attraverso la riforma della legge elettorale, senza affrontare la necessaria riforma dell'articolo 94 della Costituzione. Con questa proposta di riforma costituzionale si intende incidere sul meccanismo che conduce alle crisi di Governo, rafforzando la stabilità e la legittimazione politica dell'Esecutivo nel corso della legislatura e restituendo al Parlamento, nella sua configurazione più solenne a Camere riunite, quel ruolo essenziale per la definizione, il rinnovo e la modificazione dell'indirizzo politico alla base del rapporto di fiducia. Il nuovo modello apporta alcune innovazioni che rafforzano la stabilità dell'Esecutivo coerentemente con lo spirito della Costituzione del 1948, risolvendo alcune patologie che hanno comportato negli anni una parziale ineffettività dell'articolo 94. In primo luogo viene conferita al Presidente del Consiglio dei ministri una parziale primazia all'interno dell'Esecutivo, dotandolo del potere di proporre al Capo dello Stato la revoca di un Ministro. In secondo luogo, per favorire la stabilità del Governo nel corso della legislatura si prevede un diverso quorum approvativo tra mozione di fiducia iniziale (maggioranza relativa) e mozione di sfiducia (maggioranza assoluta, ulteriormente rafforzata dal carattere costruttivo della mozione). Sono proprio tali modifiche – assieme all'obbligatoria parlamentarizzazione delle crisi generate dalle dimissioni volontarie del Presidente del Consiglio – a conferire nuova centralità politica al Parlamento in seduta comune, affidandogli i momenti più solenni di decisione sull'indirizzo politico nazionale: fiducia e sfiducia costruttiva; legge di bilancio e autorizzazioni all'indebitamento; leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali; luogo delle comunicazioni del Governo concernenti le riunioni del Consiglio europeo e di definizione dei principali indirizzi della politica dell'Italia nell'Unione europea. Il secondo asse su quale si sviluppa il progetto di riforma mira ad introdurre nuovi elementi di differenziazione tra Camera e Senato che per un verso colleghino in modo originale l'assemblea di Palazzo Madama ai Consigli regionali (anche qui con un precedente nel progetto di Costituzione che riservava a consiglieri regionali un terzo della composizione del Senato) e per altro verso consentano alla Camera dei deputati di porre fine alle « navette » del bicameralismo perfetto. In primo luogo il Senato viene integrato da un senatore eletto da ogni Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti tra i componenti stessi. Per la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol il Senato è integrato da un senatore eletto in ciascuno dei Consigli delle province autonome. In secondo luogo, viene riformato il procedimento legislativo al fine di determinare un progressivo superamento del bicameralismo paritario. La nuova disciplina differenzia dunque i poteri che ciascuna delle due Camere esercita nella formazione delle leggi, distinguendoli in funzione delle tipologie dei disegni di legge oggetto di esame. Si introduce, in via ordinaria, un procedimento che può essere definito « bicamerale temperato », con riguardo alla fase di approvazione definitiva delle leggi. Nel nuovo modello di procedimento legislativo, dopo un primo esame da parte della Camera dei deputati il Senato può avanzare proposte sulle quali la Camera si pronuncia in via definitiva. Da questo procedimento sono escluse le leggi di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali, le leggi di approvazione di bilanci e consuntivi e le leggi di conversione dei decreti-legge che sono affidate, in ragione della loro rilevanza, all'approvazione del Parlamento in seduta comune. Inoltre, mantiene la sua attuale configurazione bicamerale paritaria l' iter delle leggi di revisione della Costituzione, delle altre leggi costituzionali, delle leggi elettorali e delle leggi di amnistia e indulto. Più in dettaglio si illustrano quindi le innovazioni dei singoli articoli della Costituzione. L'articolo 1, novellando l'articolo 57 della Costituzione, riproduce il superamento della base regionale, che sin qui aveva solo un significato relativo al sistema elettorale, per consentire la formazione di circoscrizioni pluriregionali per l'elezione del Senato, al fine di tutelare meglio le minoranze e di avvicinare il sistema a quello già previsto per la Camera, come nella proposta a prima firma del deputato Fornaro (atto Camera n. 2238), approvata a Montecitorio in prima deliberazione nella XVIII legislatura. Si introducono poi, ad integrazione dei componenti eletti a suffragio universale e dei senatori a vita, 21 senatori eletti dai Consigli regionali e delle province autonome (che restano altresì componenti dei medesimi) per raccordare effettivamente il Parlamento con le autonomie regionali. Il mandato di questi senatori coincide con quello del rispettivo Consiglio.