[pronunce]

né la continuità del munus comporta che l'immunità riguardi ogni atto compiuto dalla persona che ha la titolarità dell'Organo, per quanto monocratico» (sentenza n. 8734 del 2000)], ma, in realtà, non lo avrebbe applicato. Secondo il ricorrente, la non applicazione di tale principio risulterebbe sotto tre profili. In primo luogo, nell'aver escluso ogni rapporto tra la «vicenda Gladio» (oggetto dell'audizione presidenziale dinanzi al predetto Comitato parlamentare) e la Guerra del Golfo (alla quale il sen. Onorato si era pubblicamente opposto firmando un appello pubblicato da «Il Manifesto» i1 29 gennaio 1991, ripubblicato dalla stessa testata il 27 febbraio 1991, pochi giorni prima, quindi, dell'audizione del 15 marzo). In secondo luogo, nell'aver ritenuto irrilevante il momento dell'audizione del Presidente da parte del Comitato, mentre «il sen. Onorato fu severamente redarguito dal Presidente per il solo fatto di avere all'epoca espresso la sua opposizione alla Guerra del Golfo, nell'assenza di un qualsivoglia legame politico-istituzionale tra la partecipazione dell'Italia alla rete Stay Behind (Gladio) fondata sull'alleanza atlantica (NATO) e la partecipazione militare dell'Italia alla Guerra del Golfo, soltanto quest'ultima disapprovata in quel periodo dal sen. Onorato». In terzo luogo, nell'aver assunto che gli asseriti epiteti infamanti erano stati rivolti dal Presidente al sen. Onorato «per il solo fatto della sua opinione pacifista espressa attraverso la firma di un appello contro la Guerra del Golfo, nel difetto di ogni spunto provocatorio che giustificasse lo sferzante e violento attacco mosso dall'interlocutore nei suoi confronti». Ad avviso del ricorrente, inoltre, per giungere alla conclusione dell'extrafunzionalità dell'esternazione, la Corte d'appello di Roma avrebbe, del tutto contraddittoriamente, smentito le stesse premesse giuridiche della propria motivazione e disapplicato il principio di diritto fissato dalla Corte di cassazione: infatti – dopo aver pienamente dato atto che le funzioni presidenziali sono, oltre quelle previste dall'art. 89 Cost., anche quelle di cui all'art. 87 Cost., tra cui la stessa rappresentanza dell'unità nazionale, e dopo aver riconosciuto che, con riguardo a tale ultima funzione, il Presidente può esercitare il suo ruolo di interprete dei superiori interessi e valori nazionali anche attraverso «messaggi liberi» e non solo mediante i formali messaggi alle Camere previsti dall'art. 87 Cost. – la sentenza (per negare il carattere funzionale dell'esternazione presidenziale) avrebbe affermato che l'irresponsabilità del Capo dello Stato potrebbe invece operare «soltanto in modo strumentale alla superiore esigenza di indipendenza della funzione», che nella specie la semplice posizione pacifista del sen. Onorato non aveva messo in pericolo. Secondo il ricorrente, la sentenza oggetto di conflitto avrebbe pertanto ristretto la nozione di prerogativa presidenziale rispetto al principio di diritto statuito dalla Corte di cassazione, essendo le esternazioni presidenziali, pacificamente, una modalità di esercizio di tutte le funzioni presidenziali, prima fra tutte quella di interprete, quale Capo della Nazione, dei princípi fondanti della comunità civile e dei superiori interessi e valori del Paese, e non soltanto una modalità di tutela dell'indipendenza della carica. Inoltre, la strumentalità alla funzione del messaggio non può essere misurata in base al suo contenuto, più o meno gradito, più o meno pacato, più o meno rispettoso dell'ortodossia costituzionale e il messaggio del Presidente su un tema di interesse generale per la Nazione è sempre atto funzionale ed insindacabile. A parere del ricorrente, il carattere funzionale dell'esternazione si paleserebbe anche tenendo conto che il presidente Cossiga aveva già ritenuto di intervenire, con lettere del 23 febbraio 1991 indirizzate al Ministro di grazia e giustizia, al Vice Presidente del Consiglio superiore della magistratura e al Procuratore generale presso la Corte di cassazione, per manifestare la propria preoccupazione circa il fatto che tra i firmatari di un appello «pacifista» pubblicato dal quotidiano «Il Manifesto» il 21 febbraio 1991 vi fossero dei magistrati, «tanto giustificando con la sua qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura». Tale appello (sottoscritto dal sen. Onorato) era stato ripubblicato il 27 febbraio 1991 sullo stesso quotidiano, con una sorta di risposta alle lettere del Presidente e polemicamente intitolato «Indirizzato a Cossiga». Era, dunque, in corso un dibattito politico-istituzionale tra il Capo dello Stato ed altri soggetti pubblici (tra i quali alcuni parlamentari, come il sen. Onorato) che avevano firmato un documento ritenuto dal Capo dello Stato contrastante con gli interessi e i valori della Nazione. In tale contesto, secondo la difesa del ricorrente, dopo aver già replicato per vie formali ai magistrati firmatari dell'appello, il Capo dello Stato, nel corso dell'audizione del 15 marzo 1991, aveva replicato anche direttamente ad un parlamentare firmatario (il sen. Onorato, peraltro magistrato). Secondo il ricorrente, la Corte d'appello di Roma sarebbe incorsa nei seguenti ulteriori errori: - avrebbe erroneamente ritenuto che il Presidente, nel corso dell'audizione, avesse dismesso l'ufficio di Capo dello Stato, posto che 1'oggetto dell'audizione medesima riguardava 1'attività svolta dall'odierno ricorrente durante 1'espletamento di altre funzioni (quelle di ex Ministro dell'interno); - avrebbe altresì negato il principio di «autodifesa del Presidente della Repubblica», enunciato dalla sentenza della Corte di cassazione, nel senso che esso «riguarda o la particolare ipotesi in cui la difesa del Presidente della Repubblica non rientri nei compiti funzionali di altro organo istituzionale ovvero i casi in cui esigenze oggettive impongano di rispondere con immediatezza ed urgenza ad attacchi diretti all'organo presidenziale, per riaffermare le sue competenze ovvero per respingere offese attuali al decoro ed al prestigio dell'istituzione»; - avrebbe inesattamente sostenuto che nessuna valenza può avere la circostanza che il sen. Onorato avesse richiesto l'acquisizione degli atti sulla vicenda Gladio e indagini suppletive sulla medesima vicenda, quando poi detti comportamenti apertamente provocatori si erano concretizzati, come riconosce la stessa sentenza, pochi mesi dopo, nella richiesta da parte dello stesso sen. Onorato di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica; - avrebbe accertato l'asserita valenza denigratoria ed offensiva delle dichiarazioni del presidente Cossiga nei confronti del sen.