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C'è poi la promozione dei nostri prodotti, di cui parliamo sempre. Abbiamo approvato un ordine del giorno in quest'Aula, con un punto specifico che chiedeva al Governo di promuovere di più il made in Italy nel mondo; è stato finanziato con 90 milioni per il 2019 e 20 milioni per il 2020. Signor Presidente, le chiedo la cortesia di darmi qualche minuto in più. PRESIDENTE. Qualche minuto in più è impossibile; al massimo le posso concedere 30-40 secondi. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Avrei bisogno di segnalare l'importanza di una misura che è stata sottoscritta da tutti i Gruppi presenti in quest'Aula e che, se approvata nella legge di bilancio, andrà a definire una carenza normativa fiscale relativa alla raccolta occasionale di prodotti selvatici (funghi, piccoli frutti, tartufi e erbe officinali). La stima è che la popolazione interessata dalla proposta possa arrivare addirittura a due milioni e mezzo di italiani; di queste persone, circa un milione utilizzerà la norma proposta, ovvero le persone che dalla raccolta ricavano più del 10 per cento del loro reddito familiare. Segnalo che c'è una legge, la legge n. 122 del 7 luglio 2016, che è stata devastante per il settore dei tartufi, con una perdita dell'85 per cento dell'approvvigionamento di prodotto nazionale e del 60 per cento a livello europeo del prodotto italiano. Noi vogliamo mettere fine a questo scempio pericoloso, soprattutto perché c'è un vuoto normativo; vogliamo difendere il nostro made in Italy . Il settore va messo nelle condizioni di poter operare con la massima trasparenza; deve emergere il sommerso soprattutto per un settore che vale dai 700 milioni al miliardo di euro l'anno. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Bergesio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Ciò è compito di questo Parlamento. Abbiamo lavorato insieme, lo abbiamo fatto bene e speriamo che questa norma venga portata avanti e approvata. Prima gli italiani, sempre! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni ) . PRESIDENTE. Senatore Bergesio, a lei come ad altri è stato concesso del tempo aggiuntivo per concludere l'intervento. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, almeno per ora la procedura d'infrazione europea sembra sventata, meno male, ma a che prezzo? Il Parlamento è stato totalmente esautorato: è la prima volta che il 21 dicembre qui in Parlamento non si conoscono ancora i dettagli della manovra e poi miliardi degli italiani, dello Stato, dei nostri contributi sono stati letteralmente bruciati negli ottantaquattro giorni di trattative con l'Europa. Con le varie dichiarazioni dei Ministri di questo Governo, nelle scorse settimane lo spread è lievitato, vale a dire gli interessi che il Paese deve pagare sul proprio debito pubblico. Mi riferisco a 1,5 miliardi di soldi dei cittadini italiani che avrebbero potuto essere spesi per costruire scuole, ospedali, autostrade. Ci siamo fatti compatire a livello internazionale, signor Presidente, salvo poi andare a pietire un compromesso al ribasso col cappello in mano. Il risultato è che la manovra, per la prima volta nella storia del Paese, è stata scritta direttamente da Bruxelles. Altro che Governo sovranista! Al dunque, quando si tratta di difendere l'Italia, l'Esecutivo si fa dettare i conti in casa propria, tra l'altro sminuendo totalmente il ruolo del Parlamento e tradendo anche quelle promesse populistiche che ci hanno portato all'attuale drammatica situazione. Questa manovra disattende e tradisce totalmente le promesse fatte dal Governo giallo-verde. Innanzitutto non smonta la legge Fornero sulle pensioni, anzi prevede una stangata di 2,5 miliardi sulle pensioni a partire da quelle da 1.500 euro, che non mi pare siano pensioni definite d'oro; poi dimezza le risorse per il reddito di cittadinanza, che è un bel titolone - è vero - ma i cui contenuti sono tutti da verificare. Inoltre la manovra aumenta le tasse sulle imprese anziché diminuirle e torna a congelare lo sblocco del turnover; quello sblocco del turnover che noi avevamo deliberato, ma adesso per le assunzioni nella pubblica amministrazione dovremo aspettare ancora un anno. Soprattutto poi questa manovra non investe né in crescita né in sviluppo; in parte distribuisce in modo diverso le risorse che avevamo stanziato con i nostri Governi a guida PD, ma non prevede misure a favore del lavoro né dell'impresa; cancella tutta una serie di agevolazioni fiscali che avevamo introdotto. La questione è la seguente: se non si produce ricchezza, chi paga? Infatti, aumenta consistentemente il debito pubblico, andando a gravare pesantemente sulle giovani generazioni. La manovra pone inoltre pericolose ipoteche sul futuro di questo Paese, non soltanto prevedendo un incremento fortissimo dell'IVA a partire dal 2022; per esempio, la proiezione internazionale del sistema Paese nel mondo vedrà un taglio netto di risorse del 60 per cento a partire dal prossimo anno, sia in materia di internazionalizzazione che di promozione di lingua e cultura italiana all'estero, determinando quindi un danno forte, non soltanto per le nostre comunità nel mondo, ma per l'intero sistema Paese. Anche sulle questioni della Difesa la situazione non è migliore. Per come è scritto, il disegno di legge di bilancio non dà alcuna chiarezza su dove vadano a incidere i tagli previsti nel citato comparto. Al di là di qualche discordante dichiarazione dei singoli Ministri, le uniche informazioni che abbiamo sono quelle ricavate da un comunicato stampa dell'Esecutivo, reso pubblico il 15 ottobre scorso, sui contenuti del disegno di legge di bilancio. Nell'unico passaggio in cui si parla di Difesa si afferma che si prevede una riduzione delle spese militari pari ai fondi necessari per la riforma dei centri per l'impiego. È inutile dire che non può esserci un approccio peggiore nei confronti del comparto della Difesa, un settore che più di ogni altro all'interno della pubblica amministrazione necessita di una programmazione a lungo termine e di una ragionevole certezza delle risorse e degli investimenti. Un atteggiamento simile, dunque, non può che denotare scarsa considerazione e consapevolezza delle esigenze di un comparto che ricopre, invece, un ruolo delicatissimo e decisivo per il Paese non solo per la sicurezza interna, ma anche per la dimensione internazionale e lo sviluppo economico dell'Italia. E se - da un lato - va dato atto che ci sono alcune misure positive (come il piano di assunzioni per l'Arma dei carabinieri e l'incremento di 100 milioni di euro della dotazione finanziaria per il riordino delle carriere) - dall'altro lato - i tagli generici di 60 milioni di euro previsti nell' ex articolo 59 e l'ulteriore taglio di 531 milioni del fondo strutturale per il periodo 2019‑2031 creano incertezza e denotano la mancanza di un chiaro indirizzo strategico e la totale assenza di visione politica in ambito di difesa.