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Nei confronti dello straniero che si trovi in taluna delle situazioni indicate nell'articolo 13, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, la declaratoria dell'amnistia è adottata dal giudice congiuntamente alla misura dell'espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni, con ordine di accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Oltre ai casi di cui al comma 5, il beneficio dell'amnistia di cui al primo periodo è revocato di diritto laddove, entro dieci anni dall'esecuzione dell'espulsione ai sensi del medesimo periodo, lo straniero sia rientrato illegittimamente nel territorio dello Stato. Art. 2. (Computo della pena per l'applicazione dell'amnistia) 1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia di cui all'articolo 1: a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato; b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva, anche se per quest'ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa; c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto delle circostanze aggravanti previste dall'articolo 61, numeri 7) e 11- ter ), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti; d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui all'articolo 62, numeri 4) e 6), del codice penale. Quando le predette circostanze attenuanti concorrono con circostanze aggravanti di qualsiasi specie, si tiene conto soltanto delle prime. 2. All'amnistia di cui all'articolo 1 non si applicano le esclusioni di cui al quinto comma dell'articolo 151 del codice penale. Capo II INDULTO Art. 3. (Indulto integrale per commutazione) 1. È concesso indulto per tutti i reati di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 1, commessi fino a tutto il 31 dicembre 2012, con commutazione della pena detentiva pari o inferiore a quattro anni in lavoro sostitutivo di pubblica utilità, ai sensi del comma 2, purché: a) il beneficiario ne faccia richiesta, accettando con essa tutti gli obblighi e le condizioni cui il presente articolo, ai sensi dell'articolo 174, terzo comma, e dell'articolo 151, quarto comma, del codice penale, subordina la concessione del beneficio; b) la richiesta di cui alla lettera a) contenga la dichiarazione irretrattabile, dell'interessato, di disponibilità a svolgere il lavoro sostitutivo di pubblica utilità. 2. Il lavoro sostitutivo di pubblica utilità di cui al comma 1 è determinato in ragione di un giorno ogni due giorni di pena detentiva inflitta o da infliggere. Il lavoro sostitutivo di pubblica utilità consiste nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni o corpi di assistenza sociale di istruzione, di protezione civile e di tutela dell'ambiente naturale o di incremento del patrimonio forestale, nonché di volontariato. L'attività è svolta nell'ambito della provincia in cui risiede il beneficiario e comporta la prestazione obbligatoria di non meno di quaranta ore di lavoro settimanale. La durata giornaliera della prestazione non può comunque oltrepassare le otto ore. Ai fini del computo della commisurazione con la pena da commutare, un giorno di lavoro sostitutivo di pubblica utilità consiste nella prestazione, anche non continuativa, di sei ore di lavoro. Fermo quanto previsto dal presente comma, le modalità di svolgimento del lavoro sostitutivo di pubblica utilità, senza pregiudizio delle esigenze di famiglia e di salute del beneficiario, sono determinate dal giudice che applica l'indulto, utilizzando le convenzioni di cui all'articolo 2 del decreto del Ministro della giustizia 26 marzo 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 80 del 5 aprile 2001, e all'articolo 105, primo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689. La vigilanza sulla corretta esecuzione degli obblighi compete al magistrato di sorveglianza, che, nel caso di cui all'articolo 56 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, provvede ai sensi del secondo periodo del comma 3 del presente articolo. 3. Il mantenimento del beneficio di cui al comma 1 è condizionato alla mancata commissione, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, di un delitto non colposo per il quale il beneficiario riporti, entro venti anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, condanna definitiva a pena detentiva non inferiore a due anni. Laddove la condizione di cui al primo periodo non sia soddisfatta, l'indulto è revocato di diritto, lo stato di detenzione, se preesistente, è ripristinato e comunque riprendono efficacia l'obbligo di esecuzione della pena principale e l'applicazione della pena accessoria. 4. Nei confronti dello straniero, identificato, detenuto, che si trova in taluna delle situazioni indicate nell'articolo 13, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, il magistrato di sorveglianza, terminato il periodo di applicazione delle disposizioni di cui al comma 2 del presente articolo, dispone con decreto motivato la misura dell'espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni, con ordine di accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica, al termine del periodo di detenzione nell'ambito del quale sia stato applicato, anche solo in parte, l'indulto. Il magistrato di sorveglianza decide senza formalità, acquisite le informazioni degli organi di polizia sull'identità e sulla nazionalità dello straniero. Il decreto di espulsione è comunicato allo straniero che, entro il termine di dieci giorni, può proporre opposizione dinanzi al tribunale di sorveglianza. Il tribunale decide nel termine di venti giorni. Oltre a quanto previsto al comma 3 del presente articolo il beneficio dell'indulto è altresì revocato di diritto laddove, entro dieci anni dall'esecuzione dell'espulsione ai sensi del primo periodo, lo straniero sia rientrato illegittimamente nel territorio dello Stato. In tale caso, lo stato di detenzione è ripristinato e riprende l'esecuzione della pena. 5. Nel corso del periodo di svolgimento del lavoro sostitutivo di pubblica utilità le pene accessorie sono sospese e, al termine, sono dichiarate estinte. In deroga al primo periodo, la pena interdittiva di cui all'articolo 28, terzo comma, del codice penale, inflitta per il reato di cui all'articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195, è mantenuta nell'interezza della durata prevista, ma limitatamente alla sola privazione della capacità elettorale attiva e passiva, di cui al numero 1) del comma secondo del medesimo articolo 28. Art. 4. (Indulto parziale per commutazione) 1.