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Voglio rifarmi solo all'ultimo esempio in ordine di tempo, quello riguardante la sentenza della Corte di giustizia europea che ha visto oggi l'Italia e, nel caso specifico, la Banca popolare di Bari e Banca d'Italia, vincere un ricorso. Fino a pochi giorni fa erano istituti di credito demonizzati dai rappresentanti del MoVimento 5 Stelle; oggi sono istituti di credito di cui si dice che hanno fatto bene. Basta, quindi, con questo atteggiamento bipolare da parte di esponenti del MoVimento 5 Stelle, che ci devono dire chiaramente qual è la loro posizione nei confronti delle banche e del sistema bancario. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ovviamente, signor Presidente, per seguire una linea bisognerebbe avere prima di tutto un pensiero. La sensazione è che sulla materia, invece, il Governo e la maggioranza gialloverde procedano a tentoni, assecondando un po' gli umori popolari e cavalcando anche le legittime proteste dei risparmiatori, senza però il necessario approfondimento delle singole vicende, che dovrebbe invece essere propedeutico a qualunque giudizio. Per concludere, voglio evidenziare il fatto che la nostra mozione è molto chiara proprio perché, come hanno detto anche altri esponenti, non si sa oggi dove si vuole andare a parare. In ogni caso, noi riteniamo che il dibattito vada bene, così come tutte le norme che possono chiarire questa situazione, ma bisogna fare attenzione all'utilizzo delle riserve auree. Voglio dire quindi al Governo di fare in futuro maggiore attenzione a queste tematiche di impatto sociale, come quella riguardante oggi la fiducia dei cittadini nelle istituzioni bancarie, magari anche studiando un po' di più le norme e approfondendo i singoli casi. In caso contrario, mi sia consentita una battuta parafrasando l'economista premio Nobel von Hayek il quale, a proposito dei socialisti diceva che, se avessero capito di economia, non sarebbero stati socialisti. Forse, se i grillini capissero di banche, non sarebbero grillini. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI) . LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, bisogna fare un po' di storia sull'oro della Banca d'Italia. Basta informarsi. Ho sentito tante inesattezze, ma basta andare sul sito della Banca d'Italia, al capitolo dedicato all'evoluzione storica delle riserve auree, per sapere che nel 1893 la fusione dei tre istituti di emissione (Banca nazionale del Regno d'Italia, Banca nazionale toscana, Banca toscana di credito) diede vita alla Banca d'Italia, con una propria dotazione aurea iniziale di 78 tonnellate di oro, di cui l'86 per cento della Banca nazionale del Regno. Nel 1926, con l'attribuzione del monopolio esclusivo delle emissioni a Banca d'Italia - le altre banche non battevano più moneta - Banco di Napoli e Banco di Sicilia cedettero le proprie riserve auree, pari a circa 70 tonnellate provenienti dal Banco di Napoli. Alla chiusura del primo bilancio al 30 giugno 1946, l'UIC (Ufficio italiano cambi) deteneva oro per 1,8 tonnellate, ceduto dalla Banque de France. Nel corso degli anni successivi, dal 1951 al 1960, l'UIC acquistò ingenti quantità di oro fino ad accumularne poco meno di 2.000 tonnellate. Nel 1960 e nel 1965 vennero attuati due trasferimenti dalle riserve dell'Ufficio italiano cambi a quelle della Banca d'Italia, per complessive 1.890 tonnellate, in base al principio che riconosceva alla Banca la detenzione delle riserve auree - si badi bene, detenzione e non proprietà - e all'UIC la gestione di quelle valutarie, portando il quantitativo delle riserve della banca a 2.136 tonnellate. Tra il 1966 e il 1970 vi furono altre variazioni in aumento delle quantità detenute che raggiunsero 2.565 tonnellate nel 1973. Nel Dopoguerra, l'Italia divenne rapidamente un Paese esportatore e per tale motivo beneficiò di cospicui afflussi di valuta estera, specie in dollari. Tali flussi, anche per le esigenze connesse al rispetto degli accordi di Bretton Woods, furono anche utilizzati per acquisire quantitativi di oro, analogamente alle principali banche centrali (Banque de France e Bundesbank). Nel 1998 la riserva aurea della Banca aumentò di ulteriori 518 tonnellate grazie alla chiusura definitiva dell'operazione REPO (pronti contro termine) contro ECU stipulata con la BCE. Le ultime variazioni quantitative, che hanno portato le riserve alle attuali consistenze di 2.452 tonnellate, sono avvenute all'inizio del 1999, in occasione dell'avvio dell'Unione europea monetaria (UEM), con il conferimento alla BCE di 141 tonnellate di metallo. Il quantitativo di oro di cui la Banca d'Italia è ad oggi detentrice e non proprietaria (come si legge sul sito e ci tornerò dopo) è quindi frutto di una serie di eventi che hanno permesso all'Istituto di diventare, nel tempo, uno dei maggiori detentori al mondo di metallo prezioso, il quarto al mondo. Sono 2.452 tonnellate costituite da lingotti e in parte minore da monete, custodite nei propri caveau per il 44,6 per cento; all'estero in alcune banche centrali per il 55,4 per cento, la maggior parte (43,29 per cento) negli Stati Uniti; il 6,09 in Svizzera; il 5,76 per cento nel Regno Unito (e ci sarà la Brexit). La proprietà delle riserve auree nazionali è surrettiziamente apparsa nella discussione parlamentare come un tema di dibattito, specie dopo l'avvento del sistema bancario europeo e lo stratificarsi della normativa nazionale, rendendo dunque necessario un intervento legislativo chiarificatore. Ai sensi del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della BCE, queste costituiscono parte integrante delle riserve dell'eurosistema, assieme alle altre banche centrali nazionali e a quelle di proprietà della BCE. Infatti l'articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (ex articolo 105 del Trattato comune europeo) stabilisce, al comma 2, che tra i compiti fondamentali da assolvere tramite il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) è quello di detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri; al contempo, l'articolo 30 dello statuto prevede che la BCE abbia pieno diritto di detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta che le vengono trasferite e di utilizzarle per gli scopi indicati nel presente statuto. Più specificamente, la normativa europea ribadisce la detenzione sia esplicitamente nel titolo dell'articolo 31 dello statuto, e in particolare nella disposizione del comma 2 del medesimo articolo, che fa riferimento all'attività di riserve in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti, con ciò evidenziando nessuna supponibile ingerenza nel diritto europeo circa la proprietà e il titolo in forza del quale le banche centrali nazionali detengono tali riserve, ivi comprese quelle auree, lasciando così al campo del diritto nazionale la determinazione della questione.