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non lascia ben sperare l'annuncio dell'uscita da Assaereo da parte di ITA, finalizzata alla disapplicazione del contratto collettivo nazionale della categoria, uscita che si pone in aperto contrasto con la disposizione prevista dall'articolo 203 del decreto-legge n. 34 del 2020 che prevede che i vettori aerei e le imprese che operano e impiegano personale sul territorio italiano e che sono assoggettati a concessioni, autorizzazioni o certificazioni previste dalla normativa dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) o dalla normativa nazionale, nonché alla vigilanza dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) secondo le vigenti disposizioni, applicano ai propri dipendenti, con base di servizio in Italia ai sensi del regolamento (UE) n. 965/2012 della Commissione, del 5 ottobre 2012, trattamenti retributivi comunque non inferiori a quelli minimi stabiliti dal contratto collettivo nazionale del settore stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale; tale disposizione, che sostanzialmente riproduce per il settore aeroportuale la disciplina vigente da 20 anni nel settore portuale, è finalizzata ad uniformare la tutela dei lavoratori e quindi a tutelare le imprese come Alitalia dalle imprese che in questi anni hanno messo in atto iniziative di concorrenza sleale e dumping , impegna il Governo: 1) ad adottare tutte le iniziative di competenza affinché venga riaperto e si faccia ricorso al fondo "nuove competenze ANPAL" per mantenere attive le certificazioni del personale Alitalia e tutelarne le professionalità; 2) a garantire, in qualità di azionista, l'impegno formale, in coerenza con il piano industriale approvato dal Parlamento, della nuova società ITA a partecipare ai prossimi bandi di gara per l'assegnazione dei rami dell' handling e della manutenzione garantendo la tutela dei livelli occupazionali; 3) ad assicurarsi che venga applicato in modo perentorio l'articolo 203 del decreto-legge n. 34 del 2020 in materia di applicazione del contratto collettivo nazionale del settore aereo stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, da parte della nuova società ITA e da tutte le altre compagnie operanti nel nostro territorio; 4) ad adottare ogni iniziativa utile, anche di carattere normativo, al fine di assicurare l'estensione della cassa integrazione per tutti i lavoratori non ricollocati, puntando sulla loro formazione per valorizzarne l'esperienza mediante il ricorso a politiche attive del lavoro per tutta la durata del piano industriale di ITA; 5) a garantire, in qualità di azionista, che la nuova società ITA non procuri, con eventuali atteggiamenti non collaborativi, disagi nei riguardi dei passeggeri detentori di titoli di viaggio Alitalia. Interrogazioni Atto n. 3-02830 COLLINA IORI MANCA Ai Ministri dello sviluppo economico e della transizione ecologica Premesso che: il distretto della ceramica italiano, eccellenza produttiva nazionale con forte vocazione all'esportazione, che impiega più di 20.000 addetti e fattura circa 5,3 miliardi di euro all'anno, affronta da diverse settimane una congiuntura sfavorevole che sta mettendo a repentaglio la sua esistenza, insieme al relativo capitale umano e tecnologico; tale congiuntura deriva, in parte, dall'andamento del prezzo del gas, che è passato dagli 11 euro per megawatt all'ora del 2019, scendendo (soprattutto a causa della contrazione della produzione industriale dovuta al COVID-19) a 5 euro nell'estate del 2020, per superare la quota di 47 euro nell'agosto 2021. Trattandosi di un settore industriale ad alto consumo energetico, esso è particolarmente vulnerabile agli aumenti repentini del prezzo del gas, come quello che si è verificato lo scorso mese; accanto all'andamento dei prezzi, gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti concordati in sede internazionale e sanciti dallo "European green deal", che mira a realizzare la cosiddetta neutralità climatica nella UE (vale a dire il raggiungimento del pareggio tra le emissioni e il loro assorbimento) entro il 2050, con una riduzione delle emissioni del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030, rischiano di mettere in ginocchio numerosi settori industriali nonostante le ingenti risorse messe a disposizione a livello europeo e nazionale, anche attraverso il piano nazionale di ripresa e resilienza; a concorrere all'aumento dei costi per il settore della ceramica, vi è anche il fatto che il sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra, introdotto dalla direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che rappresenta il principale mercato mondiale di permessi di emissioni, è stato oggetto, a quanto si apprende, di fenomeni di speculazione finanziaria, che hanno comportato un aumento del 135 per cento dei prezzi delle quote di emissioni, che ricade sulle aziende che necessitano delle quote per la propria produzione; le innovazioni tecnologiche, che in numerosi settori consentono un drastico taglio delle emissioni di gas climalteranti, allo stato attuale appaiono poco promettenti per il settore della produzione delle ceramiche, in quanto gli altiforni elettrici in sostituzione di quelli attualmente impiegati non sono ancora sul mercato e comporterebbero, in ogni caso, un incremento notevole dei consumi energetici, mentre quelli a idrogeno consentono solamente una riduzione del 6 per cento delle emissioni; considerato che: agli impegni per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti assunti dall'Unione europea non hanno sinora fatto seguito impegni altrettanto onerosi e realistici da parte degli altri Paesi industrializzati, i quali presentano quadri normativi meno restrittivi e, di conseguenza, costi inferiori per le imprese ad alto tasso di emissioni, nonostante siano, secondo il rapporto "Fossil CO2 emissions of all world countries" del 2018 del Joint research centre della Commissione europea, maggiormente responsabili delle emissioni globali rispetto all'Unione europea; tale situazione costituisce un importante incentivo alla delocalizzazione, che comporterebbe la perdita di numerosi posti di lavoro, la rimozione di fondamentali tradizioni industriali italiane, nonché l'elusione dei necessari impegni per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti a livello globale, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare a livello nazionale al fine di salvaguardare il distretto della ceramica italiano e gli addetti, a livello tanto di politica industriale quanto di politica energetica, prevenendo chiusure ed eventuali delocalizzazioni degli impianti produttivi; quali iniziative intendano, altresì, adottare, a livello europeo e internazionale, al fine, da un lato, di rendere gli obiettivi europei compatibili con la sopravvivenza di importanti settori industriali della UE, dall'altro, di rendere partecipi di tali obiettivi in eguale misura anche altri Paesi industrializzati, i quali sono maggiormente responsabili delle emissioni di gas climalteranti a livello globale. Atto n. 3-02831 GRANATO ANGRISANI CRUCIOLI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: