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nel corso della discussione, il sottosegretario di Stato per la salute Bartolazzi ha accolto l'impegno, previsto da entrambe le mozioni, a definire con decreto i livelli massimi di residui THC ammessi negli alimenti; ha dichiarato disponibilità a valutare l'opportunità, in esito agli approfondimenti giuridici e scientifici in corso, di prevedere una nuova regolamentazione delle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa, ma non ha accettato l'impegno della mozione di FI ad emanare un provvedimento per sospendere la commercializzazione dei prodotti della cannabis light ; desta perplessità che, a distanza di soli due mesi dall'esito negativo delle citate mozioni, il Ministro dell'interno Salvini, cambiando evidentemente opinione sulla base di quanto proposto nella mozione di Forza Italia, abbia annunciato l'intenzione di voler procedere con la chiusura di tutti i "cannabis shop, che non fanno altro che incentivare il consumo di sostanze illegali", impegna il Governo: 1) ad emanare urgentemente, a seguito del parere espresso dal Consiglio superiore di sanità, un provvedimento per la sospensione della commercializzazione di tutti i prodotti della "cannabis light "; 2) a valutare misure finalizzate in ogni caso al rimborso dei negozianti per le spese sostenute per l'apertura dei "cannabis shop "; 3) ad attivarsi con urgenza prevedendo una regolamentazione più stringente delle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa; 4) a valutare l'opportunità di destinare in altro modo le risorse economiche, di cui al comma 1 dell'articolo 6 della legge n. 242 del 2016; 5) ad emanare urgentemente il decreto ministeriale come prescritto dall'art. 5, comma 1, della legge per definire i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti; 6) a verificare se le condotte della "Cannabis business school" siano conformi alle prescrizioni di legge. Atto n. 1-00128 MIRABELLI MARCUCCI MALPEZZI STEFANO VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' PARRINI CUCCA - Il Senato, premesso che, i recenti luttuosi episodi di cronaca, ed in particolare i gravi episodi di violenza urbana, riconducibili spesso a organizzazioni della criminalità di stampo mafioso, hanno scosso l'opinione pubblica, anche in riferimento alle giovanissime vite innocenti coinvolte nei recenti episodi a Napoli, come nel caso di pochi giorni fa a piazza Nazionale, dove è stata ferita gravemente la piccola Noemi, o a San Giovanni a Teduccio, dove un nonno è stato giustiziato mentre portava il nipotino a scuola, oppure in riferimento a episodi di inaudita violenza di gruppo, come a Manduria, o ancora ai regolamenti di conti in pieno giorno in zone densamente abitate come a Cinecittà a Roma o in via Cadore a Milano o come nel caso del ferimento del giovane campione di nuoto Manuele Bortuzzo ad Acilia; tali gravi episodi di drammatica violenza contrastano chiaramente con l'immagine di sconfitta della criminalità che il Ministro dell'interno tende a propagandare continuamente, pubblicizzando dati statistici derivanti da un andamento in atto da diversi anni, ma che al momento non si è arricchito di nessuna significativa azione messa in campo dall'attuale Governo, che al contrario, con provvedimenti come quello della liberalizzazione della legittima difesa, tendono a consegnare la percezione di uno Stato che si allontana e promuove la "sicurezza fai da te", in contrasto con il dettato costituzionale che assegna allo Stato in via esclusiva la tutela della sicurezza e l'esercizio della forza; sempre tali episodi mettono in luce una significativa dissociazione tra l'evoluzione del fenomeno migratorio, al centro delle politiche del Ministro dell'interno, e la persistenza di fenomeni criminali di evidente forza e di natura chiaramente autoctona; è sempre più avvertita l'esigenza di una riflessione sul concetto di sicurezza, in particolare urbana ed integrata, che soprattutto oggi caratterizza la condizione di complessità propria dei grandi centri urbani, che richiede una serie di misure di rassicurazione della comunità civile globalmente intesa, finalizzate a rafforzare la percezione che le pubbliche istituzioni concorrono unitariamente alla gestione delle conseguenti problematiche, nel superiore interesse della coesione sociale e della sicurezza collettiva e individuale; il precedente Governo aveva disciplinato con il decreto-legge n. 14 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 48 del 2017, le modalità e gli strumenti di coordinamento tra le funzioni dello Stato, delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali in materia di politiche pubbliche per la promozione della sicurezza integrata; appare errata e controproducente, invece, la previsione inserita nella circolare ministeriale del 17 aprile 2019, firmata dal ministro Salvini, che privilegia il ruolo dei prefetti di fatto escludendo una collaborazione con i sindaci del territorio. Tale circolare, a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo, va ritirata; certamente, al fine di un complessivo rafforzamento dell'opera di prevenzione e repressione del crimine, appare necessario proseguire nell'opera di assunzione di nuovi operatori delle forze dell'ordine, al fine del raggiungimento di quanto previsto dalle nuove piante organiche, definite dal decreto legislativo n. 95 del 2017, adottato in attuazione della cosiddetta legge Madia (di cui alla legge n. 124 del 2015); altrettanto importante nell'ambito della riflessione sul concetto di sicurezza, in particolare urbana ed integrata, è l'iniziativa e l'impulso che gli ultimi Governi hanno messo in campo fin dal 2015 con l'istituzione di un vero e proprio programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, il "bando periferie"; questa iniziativa avrebbe potuto interessare quasi 20 milioni di abitanti tramite azioni di recupero urbano, trasformazioni, ristrutturazioni, migliore illuminazione, servizi, impianti sportivi con l'obiettivo di recuperare e "ricucire" i tessuti periferici con il corpo delle città, con il finanziamento di 120 progetti con 2.100.000 euro di fondi statali per la crescita, lo sviluppo e la sicurezza delle periferie, mentre avrebbe potuto mobilitare quasi 4 miliardi di euro considerando anche le risorse regionali e i contributi privati; tuttavia, il cosiddetto decreto milleproroghe (decreto-legge n. 91 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 108 del 2018), adottato da questo Governo nell'agosto del 2018, aveva previsto un taglio di 1,6 miliardi di euro ai danni dei Comuni, spostando al 2020 l'efficacia di 96 delle 120 convenzioni già firmate dai sindaci con il Governo Gentiloni, bloccando di fatto i fondi destinati ai progetti vincitori del bando periferie e determinando una situazione di grave incertezza per gli enti locali che ha evidenziato una sostanziale avversità ad ogni processo di recupero sociale dei tessuti periferici;