[pronunce]

Considerato che la Regione autonoma Sardegna ha sollevato questione di legittimità costituzionale in relazione a varie disposizioni della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato &#8210; Legge di stabilità 2013); che l'esame di questa Corte è qui limitato alla questione relativa all'art. 1, comma 554, della legge n. 228 del 2012, per violazione degli artt. 3, 4, 5, 6, 7, 8, 54 e 56 dello statuto speciale per la Sardegna, nonché degli artt. 2, 3, 117 e 119 della Costituzione e del «principio di uguaglianza e di ragionevolezza»; che, secondo la ricorrente, tale disposizione sarebbe inidonea a tutelare le attribuzioni delle Regioni e delle Province ad autonomia differenziata, perché imporrebbe a tali enti territoriali di attuare le disposizioni della legge n. 228 del 2012, senza prevedere espressamente che la sfera di competenza loro riconosciuta dai rispettivi statuti speciali sia comunque fatta salva, ove l'attuazione risulti lesiva di tale sfera; che tale comma contiene una clausola di salvaguardia, l'apprezzamento del cui contenuto - in funzione di tutela della sfera di autonomia garantita dallo statuto alla Regione autonoma Sardegna - avrebbe senso ed utilità solo in relazione al disposto di altre norme della medesima legge, che pretendano di applicarsi alla ricorrente; che è intervenuta rinuncia, da parte della ricorrente, all'impugnazione della gran parte delle altre disposizioni della legge n. 228 del 2012, anche di quelle rispetto alle quali la clausola di salvaguardia dovrebbe esercitare la propria funzione (Corte costituzionale, sentenze n. 77 e n. 75 del 2015, ordinanze n. 121 e n. 62 del 2015, e, in particolare, sentenza 141 del 2015 e ordinanza n. 68 del 2015); che la ricorrente ha fatto salve solo le impugnazioni avverso i commi 380 e 387 della l. n. 228 del 2012; che, dalla sentenza n. 155 del 2015, con la quale questa Corte ha definito i ricorsi contro i commi da ultimo citati, si evince che la clausola di salvaguardia non rileva per la decisione di tali questioni; che, pur potendo trovare ingresso, nel giudizio in via principale, questioni promosse "in via cautelativa ed ipotetica" sulla base di interpretazioni prospettate soltanto come possibili (sentenze n. 298 del 2012, n. 294 del 2005, n. 412 del 2004 e n. 228 del 2003), tali questioni devono essere tuttavia strumentali alla salvaguardia del sistema costituzionale di riparto delle competenze, una volta che se ne lamentino violazioni dirette e immediate (ordinanza n. 342 del 2009); che, alla luce delle varie rinunce ricordate, la questione di costituzionalità sulla formulazione della clausola non è invece strumentale alla salvaguardia in concreto delle competenze della ricorrente, perché la disposizione è ormai carente di qualunque potenzialità lesiva (sentenza n. 77 del 2015); che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile per difetto, in capo alla ricorrente, di interesse a proseguire il giudizio.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 554, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato &#8210; Legge di stabilità 2013), promossa, in riferimento agli artt. 3, 4, 5, 6, 7, 8, 54 e 56 dello statuto speciale per la Sardegna di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), nonché agli artt. 2, 3, 117 e 119 della Costituzione e del «principio di uguaglianza e di ragionevolezza», dalla Regione autonoma Sardegna con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 giugno 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 luglio 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI