[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 18, comma secondo, n. 3, quarto e quinto periodo, della legge della Regione siciliana 9 maggio 1969, n. 14 (Elezione dei Consigli delle Province regionali), come sostituito dall'art. 14 della legge della Regione siciliana del 1° settembre 1993, n. 26 (Nuove norme per l'elezione con suffragio popolare del presidente della provincia regionale. Norme per l'elezione dei consigli delle province regionali, per la composizione ed il funzionamento degli organi di amministrazione di detti enti. Norme modificative ed integrative al T.U. approvato con D.Lgs. P.Reg. 20 agosto 1960, n. 3, ed alla legge regionale 26 agosto 1992, n. 7), promosso con ordinanza del 29 dicembre 2004 dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, sul ricorso proposto da Giuseppe Rao c/ la Provincia regionale di Messina ed altri, iscritta al n. 275 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di costituzione di Calanna Francesco Concetto, nonché gli atti di intervento di Lucchese Giuseppe e della Regione siciliana; udito nell'udienza pubblica del 20 giugno 2006 il Giudice relatore Romano Vaccarella; udito l'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli per la Regione siciliana. Ritenuto che nel corso di un giudizio elettorale promosso da Giuseppe Rao davanti al Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, per ottenere l'annullamento delle operazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio della Provincia regionale di Messina, svoltesi nei giorni 25 e 26 maggio 2003, l'adito Tribunale, con ordinanza del 29 dicembre 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3 e 51, comma primo, della Costituzione, dell'art. 18, n. 3, comma secondo, periodi quarto e quinto, della legge della Regione siciliana 9 maggio 1969, n. 14 (Elezione dei Consigli delle Province regionali), e successive modificazioni, introdotte dall'articolo 14, secondo comma, della legge regionale 1° settembre 1993, n. 26 (Nuove norme per l'elezione con suffragio popolare del presidente della provincia regionale. Norme per l'elezione dei consigli delle province regionali, per la composizione ed il funzionamento degli organi di amministrazione di detti enti. Norme modificative ed integrative al T.U. approvato con D.Lgs. P.Reg. 20 agosto 1960, n. 3, ed alla legge regionale 26 agosto 1992, n. 7), limitatamente alle parole «a partire dal collegio con popolazione legale meno numerosa» e «quindi si passa all'attribuzione dei seggi residui a quei collegi che seguono il primo secondo l'ordine crescente di popolazione fino all'esaurimento dei seggi attribuiti a ciascuna lista provinciale»; che il giudice rimettente riferisce, in fatto, che il ricorrente ha partecipato alla competizione elettorale, per cui è insorta controversia, quale candidato della lista “La Margherita – Democrazia è Libertà” nel collegio n. 2 (Messina Nord); che tale lista – alla quale sono stati attribuiti, in sede provinciale, quattro seggi – ha conseguito nel predetto collegio il quoziente elettorale di 0,99568129, con il quale ha partecipato alla distribuzione dei seggi residui; che la lista medesima, pur avendo raggiunto nel collegio n. 2 il più alto quoziente tra tutte le liste in tutti i collegi, non ha conquistato alcun seggio nel menzionato collegio, avendo ottenuto i quattro seggi in altri collegi, nei quali ha riportato quozienti di gran lunga inferiori, e ciò per effetto del criterio introdotto dall'art. 14, secondo comma, della legge regionale n. 26 del 1993; che, avendo il ricorrente dedotto, in via principale, l'erroneità del conteggio dei voti e, quindi, del calcolo del quoziente elettorale, è stata disposta una verificazione tesa ad appurare l'esatto numero dei voti riportati dalle liste partecipanti alla competizione elettorale nel collegio n. 2, all'esito della quale è emerso, pur essendosi riscontrati numerosi e gravi errori in sede di scrutinio dei voti, che la correzione dei risultati elettorali non avrebbe portato ad un incremento del quoziente elettorale; che il ricorrente ha eccepito, in via subordinata, la incostituzionalità dell'art. 18, n. 3, comma secondo, della legge regionale n. 14 del 1969, come modificata dall'articolo 14, comma secondo, della legge regionale n. 26 del 1993, e, conseguentemente, l'illegittimità della ripartizione dei seggi, per non essere stato assegnato un seggio alla lista “La Margherita” nel collegio n. 2, che sarebbe a lui spettato, in virtù dei voti di preferenza ottenuti; che, quanto alla rilevanza della questione, il giudice a quo osserva che solo attraverso una pronuncia di illegittimità costituzionale della norma censurata il ricorrente potrebbe ottenere l'elezione a consigliere provinciale; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il medesimo giudice osserva che la norma in questione – la quale, in parte qua, stabilisce: «Gli eventuali seggi residui verranno attribuiti a partire dal collegio con popolazione legale meno numerosa, seguendo la graduatoria decrescente delle parti centesimali fino all'attribuzione di tutti i seggi spettanti al collegio. Quindi si passa alla attribuzione degli altri seggi residui a quei collegi che seguono il primo secondo l'ordine crescente di popolazione, fino all'esaurimento dei seggi attribuiti a ciascuna lista in sede provinciale» – favorisce i candidati delle circoscrizioni minori, mentre il resto della disciplina pare salvaguardare gli interessi di tutti i candidati; che l'art. 18 della legge regionale n. 14 del 1969 prevede, infatti, formule matematiche intese a «omogeneizzare in un'unica graduatoria i valori (relativi) espressi da ciascuna lista in ciascun collegio, attesi i diversi parametri da comparare per ogni collegio (numero dei votanti, numero dei voti validi, numero dei candidati)», disponendo (al n. 3, comma secondo, periodi primo e secondo) che per calcolare il quoziente di ciascuna lista deve così procedersi: «[…] si moltiplica per cento il numero dei voti riportati in sede collegiale da ciascuna lista alla quale, in sede provinciale, sono stati assegnati uno o più seggi e il risultato si divide per il totale dei voti conseguiti nell'ambito della circoscrizione collegiale dalle liste ammesse al riparto dei seggi. Quindi si moltiplica tale risultato per il numero dei seggi assegnato al collegio diviso cento»;