[pronunce]

Né la disposizione potrebbe essere accusata di irragionevolezza o di contrasto con l'art. 97 Cost., poiché essa mira a far fronte ad esigenze che, nelle more dello svolgimento dei concorsi per l'accesso alle qualifiche dirigenziali, resterebbero insoddisfatte. La difesa regionale aggiunge che la stessa normativa statale e, in particolare, l'art. 17, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), consente la possibilità di esercizio di funzioni dirigenziali da parte di personale privo della corrispondente qualifica. La Regione autonoma Sardegna nega, poi, che l'art. 4, comma 5, della legge reg. n. 16 del 2011 vìoli l'obbligo costituzionale di previsione della copertura finanziaria, poiché l'attribuzione di funzioni dirigenziali consentita dalla norma censurata avviene nelle more dell'espletamento dei concorsi, sicché la copertura finanziaria è già in essere e, inoltre, il soddisfacimento di incomprimibili esigenze funzionali con personale già in ruolo presso la Regione consente un risparmio, evitando il ricorso all'attribuzione di incarichi esterni. 2.4.- Con riferimento alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 10, della legge reg. Sardegna n. 16 del 2011, la resistente deduce preliminarmente che il Presidente del Consiglio dei ministri ha semplicemente asserito, ma non dimostrato, la natura di principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica dell'art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010, con conseguente inammissibilità della censura. Nel merito, la difesa regionale sostiene che i consorzi di bonifica rientrano nell'àmbito della competenza esclusiva della Regione a norma dell'art. 3, primo comma, lettera a), dello statuto e che l'art. 4, comma 10, della legge reg. n. 16 del 2011 non vìola l'art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010 anche perché nulla dispone circa la deroga a quanto stabilito da tale norma statale, né il ricorrente dimostra che i limiti dalla stessa fissati sarebbero superati. 2.5.- La resistente eccepisce l'inammissibilità anche della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 11, della legge reg. n. 16 del 2011, poiché il Presidente del Consiglio dei ministri non ha dedotto alcunché circa il concreto svolgimento del progetto SIADARS ed i suoi costi, sulla struttura organizzativa che gestisce il progetto e sulle risorse finora stanziate per esso. Nel merito la censura sarebbe infondata, poiché la norma impugnata non prevede nuove spese, ma detta solamente un indirizzo vincolante per la struttura amministrativa che già da sei anni aveva posto in essere il progetto. 2.6.- Ad avviso della difesa regionale è inammissibile anche la questione promossa avente ad oggetto l'art. 5, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 16 del 2011, perché formulata in maniera generica e ipotetica, non avendo il ricorrente dimostrato che la nuova dotazione organica del Corpo forestale e di vigilanza ambientale si risolva nella violazione di un principio di coordinamento della finanza pubblica, né che la norma statale interposta possa essere qualificata come principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica. Ulteriore motivo di inammissibilità risiederebbe nella contraddittorietà che affligge il ricorso, non avendo il Presidente del Consiglio dei ministri contestato il comma 1 dell'art. 22-bis della legge reg. Sardegna n. 26 del 1985 (introdotto appunto dall'art. 5, comma 5, della legge sarda n. 16 del 2011), nel quale il legislatore regionale ha manifestato la volontà di recepire il disegno normativo attinente al Corpo forestale già tracciato dal legislatore statale nell'art. 1 del decreto legislativo 3 aprile 2001, n. 155 (Riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente del Corpo forestale dello Stato, a norma dell'articolo 3, comma 1, della legge 31 marzo 2000, n. 78). Nel merito, la resistente sostiene che la questione non è fondata, sia perché ricorrebbe un'ipotesi di competenza esclusiva regionale in materia di ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e di stato giuridico ed economico del personale, sia perché il ricorrente male interpreta la disciplina interposta e, cioè, l'art. 1, comma 557, della legge n. 296 del 2006. A proposito di tale norma, la Regione afferma che essa non impone il vincolo a non assumere personale, né quello di disporre riduzioni di spese con il medesimo intervento normativo con il quale venga previsto un incremento di personale. In ogni caso, la Regione avrebbe contestualmente proceduto alla razionalizzazione di alcuni uffici, come dimostrato dall'art. 7 della medesima legge reg. n. 16 del 2011. 2.7.- Quanto alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 5, della stessa legge sarda, la resistente ne denuncia l'inammissibilità per genericità della motivazione. Nel merito, ad avviso della difesa regionale, la questione è infondata, poiché la norma censurata non vìola il principio del concorso pubblico. Infatti, essa, per il personale che già svolge funzioni dirigenziali, prevede semplicemente l'assegnazione di un altro incarico nell'amministrazione regionale (e ciò costituisce una disposizione legittimamente assunta dalla Regione nell'esercizio della propria competenza legislativa in materia di stato giuridico ed economico del personale); invece, per il personale che non svolge funzioni dirigenziali, la norma prevede una selezione che rispetta il principio del concorso di cui all'art. 97 Cost.; infine, per quanto concerne la copertura temporanea delle posizioni dirigenziali vacanti, si provvede con l'assegnazione di personale che già svolge funzione di dirigente, con disposizione che, dunque, è estranea all'àmbito di applicabilità dell'art. 97 Cost. e rappresenta esercizio della competenza esclusiva in materia di stato giuridico ed economico del personale. La difesa regionale aggiunge che la norma impugnata non si discosta da quella dettata dallo Stato con il d.lgs. n. 155 del 2001. 2.8.- La resistente eccepisce l'inammissibilità anche della questione concernente l'art. 6, commi da 1 a 6, della legge reg. Sardegna n. 16 del 2011, sostenendo che i predetti sei commi contengono una pluralità di disposizioni di diversissimo contenuto e che il ricorrente non le distingue, né chiarisce quali sarebbero quelle sulle quali si appunta il vizio denunciato. Nel merito, la Regione autonoma Sardegna afferma che il richiamo, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, al principio del concorso pubblico enunciato dall'art. 97 Cost. sarebbe inconferente. Infatti: