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Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare il collega Urso, che questa mattina ci dà modo di discutere di un tema assolutamente necessario, indispensabile e strategico per il nostro interesse nazionale. Nei "rari sprazzi di lucidità", il collega Urso riesce a fornire e produrre materiale assolutamente interessante e fortemente impegnativo per quest'Assemblea, così come, appunto, la mozione in esame. Uno dei cinque stabilimenti della siderurgia nazionale si trova nella mia Regione, l'Umbria, nella città di Terni, ed è la prima azienda regionale per numero di dipendenti. Nonostante nel tempo abbia subito ridimensionamenti drastici e pesanti, rimane, anche con il coinvolgimento dell'indotto, la prima azienda per produzione e numero di dipendenti. Oltre a ciò, è da considerare che quello di Terni è rimasto l'ultimo stabilimento di produzione dell'acciaio inox. Come possono capire anche i non addetti ai lavori, tale produzione è fortemente strategica per l'interesse nazionale e l'industria complessiva del Paese. Infatti, in Italia la produzione di macchine utensili, che prevede l'utilizzo dell' inox , è un comparto di grande eccellenza. La produzione e la presenza sul mercato dello stabilimento di Terni sono assolutamente soddisfacenti e gratificanti. Anche gli ordini della prima parte dell'anno 2021 riscontrano la capacità di assorbire la produzione dello stabilimento ternano, tenendo conto sia della sua grande qualità, sia dell'elevata domanda di acciaio inox . Su tutto ciò incombe il mercato, che va guardato come qualcosa non da cui rifuggire o proteggersi, ma sicuramente da regolare. Sono stato consigliere regionale per tre legislature e posso trasmettere il grande senso di impotenza delle istituzioni locali nei confronti di tematiche che volano alte sulla testa del Governo regionale, tanto da non riuscire neanche ad afferrarne i momenti salienti. Lo stesso potrebbe accadere nel momento in cui lo Stato si trova a interfacciarsi con processi che rischiano di vederlo come banale spettatore: è del tutto evidente che in questo tipo di trattative deve avere strumenti utili a far valere la sua presenza e l'intera filiera delle istituzioni (ivi comprese quelle regionali) ha il dovere e il diritto di partecipare a tali processi, con la possibilità di incidere ed essere protagonista al fine di vigilare e controllare. Certamente il mercato risponde a logiche che a volte devono essere integrate da un'azione politica delle istituzioni di presenza sul territorio, in termini di controllo del rispetto dei parametri ambientali, del mantenimento dei livelli occupazionali e dei programmi di investimento presentati dalle grandi aziende multinazionali, che a volte invece travalicano l'esigenza di confrontarsi con le istituzioni. Rispetto a tutto ciò la mozione pone puntelli precisi, quindi ribadisce la necessità di un piano siderurgico nazionale, di agire con lo strumento della golden share, che dev'essere evidentemente trasformata in legge, visto che è scaduta quella che era stata posta. In alternativa, si deve anche considerare una vecchia proposta di Fratelli d'Italia, espressa anche sul territorio dalla nostra presidente Giorgia Meloni, cioè la possibilità di acquisto da parte di Invitalia o di Cassa depositi e prestiti di una piccola quota tale per cui lo Stato possa almeno vigilare sull'andamento di una trattativa che non può essere lasciata semplicemente alle dinamiche di mercato, cioè alla domanda e all'offerta. La proprietà dello stabilimento di Terni è di una multinazionale tedesca, che ha già dichiarato da tempo di volerlo vendere; sappiamo che a volte queste trattative anche di acquisto vengono condizionate dalla volontà del compratore di acquistare le semplici quote di mercato, piuttosto che lo stabilimento, con tutto quello che comporta. Questo evidentemente non può accadere e ciò in tutti i cinque stabilimenti presenti sul territorio nazionale, che hanno un patrimonio di cultura, di tradizioni e di presenza sull'economia locale assolutamente importante, che va salvaguardato e difeso, e questo evidentemente lo deve fare lo Stato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, alla ArcelorMittal di Taranto un lavoratore, Riccardo Cristello, è stato licenziato perché aveva pubblicato su Facebook un post che invitava a seguire una fiction televisiva riguardante il tema dell'inquinamento di una città non meglio identificata, da parte di una fabbrica non meglio identificata. Gli è bastato questo per essere licenziato. Imporre ai lavoratori di nascondere le proprie opinioni e non manifestarle è fascismo aziendale. Un licenziamento così ingiusto e abnorme è il segno inequivocabile che in questo frangente di crisi, non solo sanitaria ed economica, ma anche sociale e democratica, i più forti si sentono invulnerabili e contano sull'impunità nelle prepotenze sui più deboli, perché l'aura che emana da questo Governo è proprio quella della predominanza del grande sul piccolo, del forte sul debole e del capitale sul lavoro. La razza padrona fiuta subito l'aria, stringe la morsa e comprime diritti che fino a poco tempo fa sarebbero stati inviolabili. Per contrastare questa deriva, domani sarò a manifestare con l'Unione sindacale di base (USB) davanti al Ministero del lavoro e della previdenza sociale e ho sottoscritto la petizione lanciata da questo sindacato. Potete farlo anche voi, fatelo! Si trova sul sito Internet dell'Unione sindacale di base, è facilissimo. In Italia non c'è un piano dell'acciaio e nemmeno in Europa, eppure l'acciaio è strategico. Non possiamo farne a meno, ma non al prezzo di inquinare le nostre città e compromettere salute e ambiente o di imporre di nuovo uno scudo penale. Nel nostro Paese non ci possono essere licenze di uccidere. Per produrre senza inquinare occorre investire e cambiare tecnologie e mentalità. Certamente costa molto, ma è su questo, sulla bonifica di Taranto e delle tante realtà simili, che occorre spendere i soldi del piano di ripartenza, non in armi o in ponti sullo stretto di Messina. Voi però non ascoltate, siete sordi e ciechi. Il piano acciaio noi ce l'abbiamo ed è una ricerca e produzione di nuova generazione, costi quel che costi, liberandoci delle vecchie scorie con tutti i soldi che sono necessari. Voi parlate del 2050, ma guardate all'Ottocento. L'alternativa c'è e voterà contro la mozione di Fratelli d'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, stamattina, spero non nella distrazione generale, si discute uno dei temi più significativi per il Paese, perché parliamo non solo di acciaio, ma anche di centralità del sistema economico del nostro territorio. Parliamo altresì di 70.000 persone che lavorano (o, meglio, per molti di loro potremmo dire che lavoravano, perché alcuni sono attualmente in cassa integrazione e molti altri purtroppo hanno perso il lavoro). Si tratta di un elemento importante, ma altrettanto importante e significativa è la centralità che l'Italia vuole avere nel sistema europeo e internazionale relativamente all'acciaio. Prima abbiamo venduto, o svenduto - non lo so, cercate voi di meglio interpretare quello che è accaduto - a gruppi stranieri. Ciò ha riguardato Taranto e Piombino, con ArcelorMittal o Jindal.