[pronunce]

che, per questo verso, se la cattura di ostaggi può manifestarsi in episodi di maggiore gravità rispetto al sequestro di persona a scopo di estorsione (la prestazione richiesta per la liberazione dell'ostaggio potrebbe consistere, infatti, nel compimento di atti governativi o politici molto più rilevanti del pagamento di un riscatto), essa si presta, tuttavia, a qualificare penalmente anche sequestri di persona effettuati a scopo "dimostrativo" o a sostegno di rivendicazioni sociali, etiche o politiche (persino "nobili", da un punto di vista astratto); che proprio in tale prospettiva si giustifica - nella valutazione del legislatore - la previsione di una attenuante ad effetto speciale, quale quella del terzo comma dell'art. 3 della legge n. 718 del 1985, grazie alla cui applicazione la pena minima per il delitto in questione - parificata, quanto all'ipotesi base, a quella del sequestro di persona a scopo di estorsione - può scendere a soli nove mesi di reclusione; che l'accoglimento del petitum del giudice rimettente provocherebbe, d'altra parte, una sperequazione di segno contrario a quella denunciata: a seguito di esso, infatti, la pena minima applicabile per il sequestro di persona a scopo di estorsione finirebbe per risultare sensibilmente inferiore a quella irrogabile, ai sensi degli artt. 56, terzo comma, e 629 cod. pen. , per l'estorsione, anche solo tentata, attuata con modalità diverse e meno pregne di disvalore rispetto alla privazione dell'altrui libertà personale; che non può essere presa in considerazione, in questa sede, la richiesta della parte privata di assumere come termine di confronto, nello scrutinio di costituzionalità, anche il delitto di sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289-bis cod. pen. ): ciò, nella prospettiva di estendere al reato che interessa - in luogo dell'attenuante ad effetto speciale indicata dal rimettente - l'attenuante ad effetto comune di cui all'art. 311 cod. pen. , applicabile alla generalità dei delitti contro la personalità dello Stato e, dunque, anche alla predetta fattispecie criminosa; che una simile operazione comporterebbe, infatti - come rilevato anche dall'Avvocatura dello Stato - una sostanziale modifica dei termini della questione, quali risultanti dalle censure e dalle richieste formulate nell'ordinanza di rimessione, le quali, per costante giurisprudenza di questa Corte, segnano i limiti del giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale (ex plurimis, nel senso che non possano essere presi in considerazione ulteriori profili di illegittimità costituzionale dedotti dalle parti, volti ad ampliare o modificare il thema decidendum fissato dall'ordinanza di rimessione, sentenze n. 56 del 2009 e n. 86 del 2008); che non potrebbe essere valorizzato, in senso contrario, il richiamo all'art. 311 cod. pen. , pure rinvenibile nella motivazione della suddetta ordinanza: esso è contenuto, infatti, nell'ambito di un elenco di riferimenti esemplificativi a norme che prevedono attenuanti, variamente articolate, per i fatti di minore o lieve entità (art. 609-bis, terzo comma, cod. pen.; art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990; art. 5 della legge n. 895 del 1967); il che non toglie che il termine di comparazione specificamente evocato dal rimettente resti l'art. 3 della legge n. 718 del 1985 e che il petitum sia calibrato esclusivamente su tale fattispecie; che - impregiudicato, quindi, il diverso tema prospettato dalla parte privata - la questione va dichiarata, alla luce delle considerazioni che precedono, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 630 del codice penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Venezia con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 luglio 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI