[pronunce]

La norma censurata dispone che «Ove il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, l'appellante deve, a pena d'inammissibilità, depositare copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata». La Corte costituzionale, con la sentenza n. 321 del 2009 e con l'ordinanza n. 43 del 2010, ha già precisato che scopo della norma predetta è quello di informare tempestivamente la segreteria del giudice di primo grado in ordine all'intervenuto appello e ciò per impedire una erronea attestazione circa il passaggio in giudicato della sentenza emessa da detto giudice. Tale finalità, diversamente da quanto ritenuto dalla Commissione rimettente, non è realizzata dall'obbligo, posto a carico della segreteria del giudice di appello dall'art. 53, comma 3, del d.lgs. n. 546 del 1992, di richiedere alla segreteria presso il giudice di primo grado la trasmissione del fascicolo processuale con la copia autentica della sentenza impugnata «subito dopo il deposito del ricorso in appello». Al riguardo, nelle citate pronunzie, questa Corte ha chiarito che la richiesta è avanzata dalla segreteria del giudice di appello soltanto dopo la costituzione in giudizio dell'appellante e, pertanto, non consente alla segreteria della Commissione tributaria provinciale di avere tempestiva notizia della proposizione del gravame. La sollecita conoscenza dell'impugnazione da parte della segreteria del giudice di primo grado è assicurata, nel caso di appello notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, dall'«immediato avviso scritto» della notificazione dell'impugnazione, che lo stesso ufficiale giudiziario deve dare alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, ai sensi dell'art. 123 disp. att. cod. proc. civ. Nel caso di appello non notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, la detta conoscenza è, invece, conseguita con il deposito della copia notificata dell'appello presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale, deposito da eseguire entro il termine previsto per la costituzione in giudizio dell'appellante (sentenza n. 321 del 2009 cit. , punto 6.4 del Considerato in diritto), ai sensi degli artt. 53, comma 2, e 22, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 546 del 1992. Con riferimento alle conseguenze dell'omesso deposito della copia notificata, nella sentenza n. 321 del 2009 la Corte costituzionale ha, poi, statuito che là dove l'appellante abbia scelto di notificare il ricorso in appello non avvalendosi dell'ufficiale giudiziario, «l'unico deterrente per indurre l'appellante a fornire tempestivamente alla segreteria del giudice di primo grado la documentata notizia della proposizione dell'appello stesso è rappresentato dalla sanzione della inammissibilità prevista dalla norma denunciata». Ciò premesso, si deve osservare che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di disciplina del processo e di conformazione degli istituti processuali, il legislatore dispone di un'ampia discrezionalità con il solo limite della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle scelte compiute (ex plurimis: sentenze n. 229 e n. 50 del 2010, n. 221 del 2008 e n. 237 del 2007; ordinanze n. 134 del 2009 e n. 67 del 2007). Nel caso in esame, come affermato da questa Corte nella citata sentenza n. 321 del 2009, non è irragionevole che il legislatore, proprio all'indicato fine, abbia posto a carico dell'appellante l'onere di depositare copia dell'atto di impugnazione a pena di inammissibilità. In tal modo egli ha perseguito «il duplice obiettivo, da un lato, di non gravare la segreteria del giudice di appello di compiti informativi necessariamente intempestivi (perché successivi alla costituzione in giudizio dell'appellante) ed organizzativamente onerosi e, dall'altro, di assicurare la tempestività e la completezza della comunicazione dell'interposta impugnazione, imponendo allo stesso appellante, che abbia proposto appello senza avvalersi dell'ufficiale giudiziario, di effettuare tale comunicazione». Del resto, la decisione di non avvalersi della notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario è rimessa alla scelta, non subordinata ad alcuna condizione, dell'appellante. Qualora quest'ultimo decida di non avvalersi dell'ufficiale giudiziario per notificare il ricorso in appello, ma di procedervi a mezzo del servizio di spedizione postale, deve essere consapevole di assumere l'onere di depositare la copia notificata dell'atto di impugnazione presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale, al fine di adempiere a quei compiti informativi che, nell'altro caso, sono assolti dall'ufficiale giudiziario, ai sensi dell'art. 123 disp. att. cod. proc. civ. In questo quadro, la tesi sostenuta nell'ordinanza di rimessione, secondo cui il suddetto onere "a volte" renderebbe impossibile il diritto di difesa, con conseguente violazione dell'art. 24 Cost., non può essere condivisa. Infatti, si tratta di un adempimento, la cui ragionevolezza è stata dianzi verificata, che la parte può eseguire senza andare incontro a particolari difficoltà e, dunque, certamente non tale da rendere estremamente difficile l'esercizio del diritto di difesa (ordinanza n. 43 del 2010). Del pari, non è ravvisabile la disparità di trattamento che l'ordinanza di rimessione ritiene sussistente tra chi utilizza lo strumento della notifica dell'appello per mezzo dell'ufficiale giudiziario e chi, anche per ragioni di convenienza (celerità della procedura), si avvale della spedizione dell'atto a mezzo posta con raccomandata a. r. Invero, la rimettente omette di considerare che il legislatore, nel ragionevole esercizio della discrezionalità che gli appartiene, ha conformato in modo diverso le due forme di notificazione. La prima è eseguita con il tramite dell'ufficiale giudiziario, cioè di un soggetto pubblico obbligato a dare immediato avviso scritto dell'avvenuta notifica al cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata: ciò ai sensi dell'art. 123 disp. att. cod. proc. civ. , applicabile al processo tributario in virtù del generale richiamo alle norme del codice di procedura civile, effettuato dal comma 2 dell'art. 1 del d.lgs. n. 546 del 1992. La natura pubblica dell'ufficio cui è affidato il compimento dell'atto e lo specifico dovere che gli è imposto dalla legge giustificano la mancata previsione di un effetto di decadenza (inammissibilità) correlato all'inosservanza del detto dovere. Il meccanismo contemplato per la notifica diretta dell'atto d'impugnazione, di cui agli artt. 20, comma 2, e 16, comma 3, nonché 53, comma 2, secondo periodo, del d.lgs. n. 546 del 1992 e successive modificazioni, è invece differente: