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Non stiamo discutendo le persone che hanno esercitato il ruolo di commissario, ma discutiamo il commissariamento stesso, nelle modalità in cui è stato pensato, nelle strutture operative scarse e sbagliate che gli sono state messe a disposizione, nel modo in cui si è frammentato il processo decisionale fra quattro Regioni, con commissari che si sono relazionati con quattro uffici diversi, Regione per Regione. E ciò è accaduto perché bisognava uccidere la Protezione civile e smantellare un buon lavoro, un buon esempio di amministrazione, capace di affrontare l'emergenza; un sistema che ci invidiava il mondo intero e rispetto al quale abbiamo invece fatto un disastro, cedendo a logiche e polemiche pretestuose. E a quelle polemiche ne è seguita un'altra altrettanto pretestuosa: per smantellare la Protezione civile siamo culturalmente tornati all'ossessione della procedura, con la conseguenza che non si fa un passo se prima non si assumono numerosissimi pareri e non si rispettano bibliche scadenze. Ed è anche per questo motivo che non si ricostruisce più, perché si è fatto della procedura un Moloch e non si è capaci di assumersi delle responsabilità. Allo stesso tempo, però, si respingono gli emendamenti con i quali, visto che bisogna sempre chiedere il parere all'ANAC e si moltiplicano le richieste, proponiamo di portare l'ANAC stessa sui territori e fare una struttura decentrata, così da evitare le lunghe procedure. Sono state affrontate e non risolte varie questioni, peraltro senza aggiungere un soldo, perché le uniche misure per le quali è stata trovata la copertura sono quelle che già esistevano. Penso ai fondi della contabilità speciale del commissario straordinario. Quando ai Comuni è stata data la possibilità di continuare a derogare in materia di trattamenti e indennità, è stato detto loro: ve li pagate voi. Se leggete bene, questo è scritto nei pareri resi anche dalla Commissione bilancio. Signor Presidente, desidero concludere il mio intervento con un focus particolare sul tema della restituzione, da parte delle imprese del cratere di L'Aquila, dei soldi che l'Unione europea ha richiesto, ritenendo che i contributi che lo Stato aveva versato fossero aiuti di Stato, con un quadro temporale sbagliato. Non si è infatti riconosciuto che il quadro temporale dovesse decorrere dalla data in cui il provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale , ossia nel mese di novembre 2011, con il de minimis a 500.000 e non 200.000 euro. In questo momento abbiamo una procedura aperta, con un commissario dell'Agenzia delle entrate che ovviamente si farà un baffo dell'emendamento che proroga di due mesi. Infatti, poiché l'emendamento non è legge, nel frattempo la procedura continua. E figuriamoci che baffo si farà degli ordini del giorno che siamo stati invitati a presentare e sottoscrivere in cambio del ritiro degli emendamenti. Voglio dire una cosa ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che, per cinque anni, hanno fatto un'opposizione dura e pesante nei confronti del Governo e dei quali ricordo le urla e gli strilli quando si chiedeva loro di trasformare un emendamento in un ordine del giorno, che non si nega a nessuno. Oggi gli ordini del giorno sono invece una grandissima conquista dell'Assemblea. Voglio sperare che ci sarà il coraggio di andare avanti. Domani mattina il Governo dovrà esprimere un parere in Commissione sulla copertura economica della misura in esame. Mi auguro che il provvedimento tornerà dalla Camera dei deputati scritto bene e con al suo interno anche le misure che servono per L'Aquila. Questo elemento è per noi assolutamente dirimente e discriminante e darà il senso e la misura dell'azione di cui il nuovo Governo sarà capace. Sarebbe infatti davvero paradossale, se non comico, partire con le lance in resta contro l'Unione europea e le sue distorsioni, per poi fermarsi di fronte al tema dei rimborsi del terremoto, che è un argomento su cui l'intero Parlamento è pronto a sostenere il Governo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Comunico che è stato presentato un emendamento del relatore, che sarà immediatamente inviato ai Gruppi. Eventuali subemendamenti potranno essere presentati entro le ore 20 di questa sera, affinché la Commissione bilancio possa esaminarli fin dalla seduta di domani mattina. È iscritto a parlare il senatore Astorre. Ne ha facoltà. ASTORRE (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il provvedimento in esame, adottato dal precedente Esecutivo, sono state affrontate le più urgenti problematiche, intervenendo - da un lato - sul regime sospensivo, con l'allungamento della durata delle proroghe per gli adempimenti amministrativi più importanti e onerosi per cittadini, imprese e Comuni coinvolti, e - dall'altro lato - sulla semplificazione amministrativa, finalizzata a rendere più celere il processo di ricostruzione del patrimonio abitativo e infrastrutturale. Voglio dire che non si può non apprezzare la vicinanza, mostrata con la visita del presidente del Consiglio Conte, lo scorso 11 giugno, ad alcuni Comuni colpiti dal sisma, quali Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Tuttavia, la vaghezza e la genericità con le quali questo Governo si è approcciato al Dharma generale degli eventi sismici, sia nel corso delle dichiarazioni programmatiche, in cui si è fatto solamente un brevissimo cenno al sisma (esclusivamente per annunciare una imminente visita del Governo), sia nel cosiddetto contratto di Governo, lasciano sul terreno forti preoccupazioni. Avrei preferito, avremmo preferito che il Governo si fosse presentato in Aula, nel corso della fiducia, declinando in maniera dettagliata le iniziative e i provvedimenti che intende adottare, con la rapidità e l'urgenza che un simile dramma richiede. Non va infatti dimenticato che il provvedimento che stiamo per licenziare porta la firma del precedente Governo. Ricordare questo aspetto è importante, e non tanto per rivendicarne la paternità, quanto per rilevare, con grande preoccupazione, l'assenza di un'attenzione politica verso una delle più impellenti priorità del nostro Paese. Non sappiamo come questo Governo e la sua maggioranza intendano rilanciare, con impulso ancora maggiore, la fabbrica di quei territori, ovvero il sistema agroalimentare, il sistema dei parchi, il sistema ambientale, il sistema produttivo legato alla terra e all'ambiente. Non conosciamo qual è l'ispirazione di fondo che animerà il processo di ricostruzione del tessuto umano e relazionale di quelle comunità, caratterizzate da una straordinaria ricchezza di storia e di eccellenze culturali. Quali sono, quali saranno gli interventi che si intendono adottare, in via strutturale e non emergenziale, al fine di impedire quel processo di dispersione e di fragilità demografica che accomuna purtroppo moltissime aree interne delle nostre Regioni italiane? Si tratta di un processo che, pur non essendo attribuibile a questo o al precedente Governo, non può non trovare il suo legittimo spazio all'interno del programma politico di un Governo appena insediato.