[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 415-bis, 416, comma 1, e 418 del codice di procedura penale, promosso con ordinanza del 30 dicembre 2002 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, nel procedimento penale a carico di N.P. ed altri, iscritta al n. 1043 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale dell'anno 2005. Udito nella camera di consiglio del 12 ottobre 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che – con ordinanza del 30 dicembre 2002, pervenuta a questa Corte il 6 dicembre 2004 – il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro ha sollevato questione di legittimità costituzionale: a) in relazione agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, del combinato disposto degli artt. 415-bis e 416, comma 1, del codice di procedura penale, «nella parte in cui non esplicitano, rispettivamente, l'obbligo, a carico del pubblico ministero, di non esercitare l'azione penale mediante deposito della richiesta di rinvio a giudizio prima del compiuto decorso del termine di venti giorni di effettivo ed integrale deposito degli atti di indagine espletati (ivi compresi quelli acquisiti da altro procedimento) e la sanzione di nullità (a regime intermedio) per la inadempienza»; b) in relazione agli artt. 3, 111, secondo comma, e 101, secondo comma, della Costituzione, dell'art. 418 cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede, e quindi preclude, il preliminare vaglio di validità, diretta o derivata, della richiesta di rinvio a giudizio»; c) infine, in relazione ai medesimi parametri da ultimo evocati, del medesimo art. 418 cod. proc. pen. , «nella parte in cui, posta la validità formale della richiesta, non consente, e dunque preclude, il vaglio di preliminare ammissibilità della richiesta di rinvio a giudizio»; che il giudice rimettente premette che – in esito a richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei confronti di numerosi imputati per reati di criminalità organizzata e fissata l'udienza preliminare – era stata dichiarata, nel corso di tale udienza, la nullità dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari e, quindi, della medesima richiesta di rinvio a giudizio, a causa dell'omesso deposito integrale di atti pertinenti ad intercettazioni telefoniche, espletate in altro procedimento connesso ed acquisite; che, restituiti di conseguenza gli atti all'organo inquirente, questi aveva, per un verso, proposto ricorso per cassazione avverso l'ordinanza in questione e, per altro verso, acquisito immediatamente i fascicoli documentanti le suddette attività di intercettazione; nella medesima data (il 12 dicembre 2002), il pubblico ministero aveva provveduto ad avvisare sia i difensori del deposito dei citati documenti, sia essi e gli indagati, ai sensi dell'art. 415-bis cod. proc. pen. , della nuova conclusione delle indagini preliminari e della conseguente facoltà – entro il termine di venti giorni dalla notifica – di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione di indagine difensiva, chiedere il compimento di atti di indagine o chiedere l'interrogatorio; che, tuttavia, nella stessa data – prosegue il giudice a quo – il pubblico ministero, ai sensi dell'art. 375 cod. proc. pen. , aveva invitato le persone sottoposte ad indagine a presentarsi per rendere interrogatorio, fissando, per l'assunzione dell'atto, la data del successivo 18 dicembre 2002; che, infine, in data 20 dicembre 2002 – prima della scadenza del termine di venti giorni per il deposito degli atti ex art. 415-bis, comma 3, cod. proc. pen. – l'organo inquirente aveva inoltrato ulteriore richiesta di rinvio a giudizio; che, enunciate tali premesse in fatto, il rimettente avanza un primo dubbio di legittimità costituzionale relativo al combinato disposto degli artt. 415-bis e 416 cod. proc. pen. , lamentando che l'art. 416 cod. proc. pen. mentre condiziona la validità della richiesta di rinvio a giudizio all'avvenuto inoltro dell'avviso di conclusione delle indagini ed all'espletamento dell'interrogatorio dell'indagato, se da costui richiesto, comminando la sanzione della nullità «speciale ed a regime intermedio» – non subordina, invece, in alcun modo la validità della richiesta stessa al suo inoltro «dopo la scadenza del termine di deposito degli atti»; che – poiché «il diritto vivente è nel senso che la prescrizione sanzionatoria di cui all'art. 416 abbia natura speciale e tassativa, non estensibile alle situazioni non descritte e non previste» – non sarebbe sanzionata da nullità processuale la condotta del pubblico ministero il quale, notificato l'avviso di conclusione delle indagini ai sensi dell'art. 415-bis cod. proc. pen. , inoltri al giudice la richiesta di rinvio a giudizio prima della scadenza del termine fissato nell'avviso suddetto; che, in particolare, tale omessa previsione contrasterebbe – ad avviso del giudice a quo – con il principio di ragionevolezza espresso nell'art. 3 della Costituzione, anche «in considerazione della natura dilatoria del termine» e del regime processuale che la legge garantisce «in situazioni analoghe», quali quelle contemplate dall'art. 108 cod. proc. pen. , in tema di termine per la difesa, e dall'art. 429, comma 3, cod. proc. pen. in tema di termine per comparire; che sarebbe altresì leso il principio di effettività della difesa, inteso quale diritto ad esercitare le prerogative difensive «nel pieno rispetto del periodo prescritto dalla legge», con violazione dell'art. 24, secondo comma, Cost.; che, a parere del rimettente, la questione, oltre che non manifestamente infondata, risulta rilevante, in relazione alla patologia da cui è affetta la richiesta avanzata dall'organo dell'accusa; che, inoltre, il giudice a quo dubita della compatibilità costituzionale dell'art. 418 cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede, e quindi preclude, il preliminare vaglio di validità, diretta o derivata, della richiesta di rinvio a giudizio»; che, in particolare, il rimettente muove dall'asserto interpretativo secondo cui, in presenza di una richiesta di rinvio a giudizio, è obbligatoria per il giudice la fissazione dell'udienza preliminare; e rileva come la norma censurata – non consentendo al giudice alcun preliminare controllo giurisdizionale della validità della richiesta di rinvio a giudizio ed, anzi, obbligandolo alla fissazione dell'udienza anche in presenza di vizi evidenti della richiesta medesima – si ponga in contrasto con una serie di parametri costituzionali; che sarebbe infatti violato il principio di ragionevole durata del processo di cui all'art. 111, secondo comma, Cost., risultando in contrasto con ogni criterio di economia processuale la fissazione di un'udienza «inutile, quanto dispendiosa», destinata solo a rilevare una nullità;