[pronunce]

- che, conseguentemente, il suddetto art. 5, comma 2, non potrebbe essere utilmente invocato quale parametro in un giudizio per conflitto di attribuzioni costituzionali; - che l'art. 80, comma 14, della legge n. 388 del 2000 sarebbe ex se applicabile alla Provincia autonoma; - che, conseguentemente, sarebbe inammissibile il conflitto avverso il decreto ministeriale n. 70 del 2002, atteso che la lesione lamentata deriverebbe direttamente dalla legge, non tempestivamente impugnata, e non dall'atto di normazione secondaria, meramente esecutivo della prima (cfr. sentenza di questa Corte n. 467 del 1997). 5.2. ¾ L'Avvocatura insiste, infine, sulla non riferibilità della fattispecie al disposto dell'art. 5, comma 2, della legge n. 386 del 1989, sottolineando che la destinazione del fondo ad assicurare livelli minimi di prestazione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale varrebbe a riferire l'intervento normativo alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117, secondo comma, lettera m), Cost.) e a rendere applicabile la diversa disciplina di cui al precedente comma 1 dello stesso art. 5, il quale vincola la Provincia al rispetto delle modalità ed ai criteri previsti dalla legge statale.1. ¾ La Provincia autonoma di Trento ha proposto conflitto di attribuzione in relazione agli articoli 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 28 febbraio 2002, n. 70 (Regolamento concernente condizioni e modalità per l'erogazione dei contributi di cui all' art. 80, comma 14, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di servizi di telefonia rivolti alle persone anziane), per violazione degli articoli 8, numero 25, 9, numero 10, e 16 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino–Alto Adige), dell'art. 5, commi 2 e 3, della legge 30 novembre 1989, n. 386 (Norme per il coordinamento della finanza della Regione Trentino–Alto Adige e delle Province autonome di Trento e di Bolzano con la riforma tributaria), dell'art. 12, commi 1 e 2, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 268 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino–Alto Adige in materia di finanza regionale e provinciale), e, in via subordinata, dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della Parte seconda della Costituzione), in quanto richiama a favore della Provincia autonoma le maggiori autonomie stabilite per le Regioni a statuto ordinario dal nuovo testo dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione. 2. ¾ La Provincia di Trento prospetta la violazione delle proprie attribuzioni statutarie, in quanto lo Stato ha provveduto a disciplinare in via regolamentare criteri e modalità di utilizzazione del fondo nella materia delle politiche sociali (servizi di telefonia rivolti alle persone anziane), invece che limitarsi alla assegnazione dello stesso all'ente autonomo, con il solo vincolo della destinazione delle somme nell'ambito del corrispondente settore. Per le stesse ragioni la ricorrente prospetta, in via subordinata, la violazione dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione, applicabile ai sensi dell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. 3. ¾ Deve preliminarmente essere dichiarata infondata l'eccezione di carenza di interesse al ricorso, prospettata dall'Avvocatura generale dello Stato sul presupposto che il fondo, per la cui utilizzazione è stato emanato il decreto ministeriale impugnato, concerne gli anni 2001 e 2002 e, pertanto, le relative risorse sarebbero già state spese (o comunque non risulta provato dalla ricorrente, su cui graverebbe il relativo onere, che non siano state spese) in forme diverse da quelle prescritte. Se tali modalità fossero state rispettate, secondo la prospettazione della difesa erariale, sarebbe venuto meno l'interesse della Provincia di Trento al presente conflitto. Al riguardo è sufficiente osservare che, nella specie, la lesione si concreta nella emanazione del regolamento invasivo. 4. ¾ Deve parimenti essere dichiarata infondata l'eccezione di inammissibilità del ricorso, prospettata dall'Avvocatura, in quanto la lesione della sfera di attribuzione della Provincia di Trento, che pure l'Avvocatura non ritiene sussistente, sarebbe stata, in ipotesi, recata dalla legge (art. 80, comma 14, della legge n. 388 del 2000), attributiva del potere regolamentare di cui la ricorrente lamenta l'esercizio, e non dal regolamento ministeriale n. 70 del 2002 (oggetto del conflitto), meramente esecutivo della prima. L'art. 158 della legge n. 388 del 2000 detta, infatti, una “clausola di salvaguardia” prevedendo l'applicazione alla Provincia di Trento del suddetto art. 80, comma 14, “compatibilmente con le norme” dello statuto ed esclude, pertanto, qualsiasi possibile contrasto tra la norma in questione e quelle che delineano l'autonomia speciale dell'ente. Né vale, in proposito, sostenere, come fa l'Avvocatura, che l'art. 12, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 268 del 1992 (norma di attuazione statutaria) e l'art. 5, commi 2 e 3, della legge n. 386 del 1989 (legge adottata secondo lo speciale procedimento previsto dall'art. 104 dello statuto, per la modifica e l'integrazione del titolo VI dello statuto stesso), invocati dalla ricorrente a fondamento del conflitto, non siano norme dello statuto, sicché le relative disposizioni, escluse dalla “clausola di salvaguardia”, sarebbero state immediatamente lese dalla legge e non dal regolamento. Al riguardo è sufficiente richiamare la consolidata giurisprudenza di questa Corte, la quale ha ritenuto che, al pari delle norme statutarie, anche le norme di attuazione dello statuto speciale (come, nella specie, il decreto legislativo n. 268 del 1992), nonché quelle, adottate con lo speciale procedimento previsto dall'art. 104, di modifica o di integrazione del titolo VI dello statuto del Trentino-Alto Adige (come, nella specie, l'art. 5 della legge n. 386 del 1989) possono essere utilizzate come parametro del giudizio di costituzionalità (cfr. sentenze n. 36, n. 356 e n. 366 del 1992, n. 165 del 1994, n. 458 del 1995, n. 520 del 2000, n. 334 e n. 419 del 2001 e n. 28 e n. 267 del 2003). A fronte di questa equiparazione tra norme statutarie e norme di modifica e di attuazione statutaria, la “clausola di salvaguardia” dettata dall'art. 158 della legge n. 388 del 2000 deve, allora, essere intesa, in una lettura costituzionalmente orientata, come riferita a tutte le disposizioni che delineano e garantiscono l'autonomia speciale della Provincia.