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Disposizioni per il recepimento della direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro, nonché modifica all'articolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n.269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.326. Onorevoli Senatori. -- L'amianto è considerato la sostanza killer del XX secolo. La nocività dell'amianto è dato conosciuto sin dagli inizi del secolo scorso, come si può evincere dalla bibliografia, non soltanto scientifica, in materia. L'asbesto, classificato nel gruppo 1 dall' International agency for research on cancer (IARC) (cancerogeno certo per l'uomo) viene considerato nocivo per l'inalazione. Le principali patologie correlate all'asbesto sono: asbestosi (cioè una progressiva ed inarrestabile fibrosi del polmone), danni pleurici (placche ed ispessimenti), tumori primitivi pleurici (mesoteliomi) -- non esistono altre sostanze, oltre le fibre di amianto, idonee a causare nell'uomo l'insorgenza di tali patologie, -- tumori epiteliali polmonari (vi è una correlazione certa tra l'insorgere di tali patologie e l'esposizione all'amianto) e ancora tumori laringei, gastrointestinali, renali, del sistema linfoemopoietico e ovarici. Analizzando la letteratura scientifica, già dal 1906 H. Montague Murray, medico del Charing Cross Hospital di Londra, affermava di aver notato una grave insufficienza respiratoria in un lavoratore dipendente di una fabbrica di asbesto in qualità di cardatore, confermata dalla successiva autopsia che aveva evidenziato la presenza di profonde alterazioni di tipo sclerotico nei polmoni. Il medico metteva in correlazione tale patologia proprio con la presenza di polvere di amianto presente nell'ambiente di lavoro ( Murray: Report of department commitee on compensation for industriai disease. Londra 1907). Gli studiosi, nel 1918 e nel 1924, evidenziavano alterazioni radiologiche del torace in lavoratori dell'amianto e in particolare Cooke segnalava il decesso di una donna per fibrosi polmonare dopo circa venti anni di lavoro a contatto con l'amianto. Nel 1926 l'ispettorato del lavoro francese sottolineava, a seguito di una indagine, che nell'arco di cinque anni, dal 1890 al 1895, vi erano stati cinquanta morti tra i lavoratori di una filatura e tessitura di amianto di Calvados (Hoffman: Mortality from respiratory disease in dusty trades, Washington, U.S. Bureau of labor 1918; Cooke: Fibrosis of the lung due for the inalation of asbestos dust, 1924; Auribault: Note sur l'hygiène et la sécurité des ouvriers dans le filatures et tissages d'amiante , 1926). È proprio a Cooke che si deve la nascita del termine «asbestosi polmonare» in seguito alla scoperta dei corpuscoli di asbesto riscontrati negli affetti da tale patologia. Tra il 1928 ed il 1935 in Inghilterra e negli U.S.A. vennero effettuate indagini statistiche nell'ambito di attività lavorative dove vi era una regolare esposizione all'amianto. È di quegli anni (1933) l'approvazione in Inghilterra di un regolamento riguardante il controllo dei rischi nella lavorazione dell'asbesto ( Asbesto industry regulation). Contemporaneamente (1935) negli U.S.A. i collaboratori della Metropolitan Life Insurance Company , sottolineavano che ben due terzi dei centoventisei operai che lavoravano in ambienti con presenza di amianto risultavano affetti da asbestosi. Anche in Italia, erano a quel tempo già noti gli effetti nocivi. Vigliani, nel 1939, pubblica una indagine condotta sulla realtà della zona torinese. Addirittura, rende noto l'autore, che il primo caso di asbestosi diagnosticato in Italia, oggetto di tesi all'Università degli Studi di Torino nel 1910, era relativo ad un lavoratore di una piccola manifattura tessile di amianto a Nola Canavese. Sempre lo stesso Vigliani condusse uno studio sui cicli produttivi e sugli ambienti di lavoro di quattro manifatture di amianto e di una industria di materiale di attrito: su 442 operai delle quattro aziende ben settantasei erano affetti da asbestosi e le forme più gravi furono riscontrate in lavoratori esposti a concentrazioni ambientali di amianto superiori a 200 particelle per centimetro cubico. Se ne può concludere che alla fine degli anni Sessanta nel mondo scientifico erano note da almeno venti anni gli effetti negativi dell'uso dell'amianto, anche a livello di piccole industrie e a prescindere dalla tipologia di produzione e di trasformazione di tale materiale. Per altro, si tratta di conoscenze diffuse attraverso la pubblicazione dell'Ente Nazionale di Propaganda per la Prevenzione degli Infortuni e recepite dalla legge 12 aprile 1943, n. 455. Nel contempo venivano condotti studi in merito alla eziologia del tumore polmonare che evidenziarono un sicuro nesso eziologico tra asbestosi e tumore polmonare, Tra questi deve ricordarsi lo studio di Doll ( Mortality from lung cancer in asbestos workers . Br. J. Ind. Med. 1955) e quello di Rombola in Italia (Asbestosi e carcinoma polmonare in una filatrice di amianto, Med. Lav. 1955). Negli stessi anni, inoltre vi fu ampia diffusione di pubblicazioni inerenti i casi di malattie da polvere di amianto (Molfino e Zannini: Malattie da polveri dei lavoratori dei porti, Folia Medica 1956; Vecchione: indagine igienico sanitaria in un moderno stabilimento per la lavorazione dei manufatti in fibro cemento e affini, Folia Medica 1960). Infine, è da sottolineare che l'assicurazione contro l'asbestosi è divenuta obbligatoria con la già citata legge n. 455 del 1943. Dalla panoramica degli studi sopra effettuata, emerge che nel mondo scientifico e in particolare in quello italiano in ordine al problema della prevenzione degli infortuni (sia sotto il profilo della prevedibilità ed evitabilità delle patologie, sia sotto il profilo causale) vi era un'ampia documentazione e diffusione del legame eziologico esistente tra asbesto e asbestosi o altre gravi patologie polmonari. Pertanto, in conclusione, dalle leggi scientifiche e statistiche emerge il dato certo che più alto è il livello di esposizione all'amianto, maggiori sono le probabilità che si verifichi una delle patologie tipiche provocate dall'amianto. L'inalazione di polvere di amianto può dunque provocare malattie croniche dei polmoni o tumori della pleura e agisce anche a distanza di decenni, ed è per questo che soltanto oggi è possibile iniziare a contare le reali vittime dell'esposizione da amianto nell'ordine dei 2000 morti e circa 6000 parti lese. Ci sono crisi ambientali eclatanti, che esplodono, uccidono e fanno notizia, e ci sono catastrofi silenziose, che mietono vittime e contaminano l'aria anno dopo anno, in silenzio, e l' eternit è tra queste. Tanto in voga fino agli anni '80 da prendere il nome dell'azienda produttrice, la miscela amianto-cemento era nelle case di tutti gli italiani, nei tetti, nei tubi, nelle vernici.