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Un tema correlato al precedente è quello della condizione di malattia cronica. Le statistiche ISTAT ( Annuario Statistico italiano 2015 ), basate su indagini campionarie multiscopo, rilevano nella fascia 0-14 anni una percentuale dell'8,3 per cento con una malattia cronica o più e nella fascia 15-17 una percentuale del 15 per cento. Una terza dimensione di fragilità delle famiglie con bambini concerne la rottura dei nuclei e dei legami familiari. I dati ISTAT ( Matrimoni, separazioni e divorzi , 2014) attestano che il numero delle separazioni è cresciuto (passando dalle 84.000 del 2008 alle 89.000 del 2014, con un tasso di incidenza di 319 separazioni ogni 1.000 matrimoni), mentre i divorzi sono in diminuzione (dai 54.000 del 2008 ai 52.000 del 2014, ovvero 180 ogni 1.000 matrimoni). Le separazioni che riguardano matrimoni con figli minori sono il 52,8 per cento del totale delle separazioni (dato di poco cresciuto negli ultimi anni), mentre i divorzi con figli minori sono il 32,6 per cento del totale. Il 76 per cento delle separazioni e il 65 per cento dei divorzi hanno riguardato coppie con figli che, nel 90 per cento dei casi, hanno scelto l'affido condiviso. Le situazioni qui descritte hanno contemporaneamente determinato un maggior carico per i servizi sociali territoriali, che si sono trovati a dover fronteggiare richieste crescenti di aiuto da parte di famiglie con figli piccoli, prevalentemente determinate da problemi economici e abitativi, oppure conseguenti alla fragilità o alla rottura dei legami familiari, a condizioni di solitudine e isolamento connesse a processi migratori o a situazioni di malattia cronica o disabilitante. Alcuni studi stimano pari al 48 per mille la quota dei minori residenti in Italia in carico ai servizi sociali (Terres des Hommes, Cismai, Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia , 2015) e per i quali è stato attivato un intervento. Un bambino su cinque di quelli seguiti dai servizi sociali è vittima di maltrattamento, con una maggiore esposizione dei bambini stranieri rispetto a quelli italiani. I servizi sociali territoriali e le organizzazioni del terzo settore attive in tale ambito hanno rilevato, accanto a un incremento numerico di richieste, un aumento significativo della complessità delle problematiche rilevate, dovute alla diversificazione e alla concatenazione dei fattori di criticità presenti: tale quadro complessivo, anche alla luce di una disponibilità di risorse economiche in progressiva contrazione, comporta una crescente difficoltà nell'offerta di risposte adeguate, sia sotto il profilo numerico sia per l'assenza di proposte adatte alle problematicità con cui ci si confronta. Parallelamente, appaiono in crescita le famiglie che, pur trovandosi in difficoltà, non si rivolgono ai servizi sociali se non quando la situazione è molto compromessa, per timore o pregiudizio verso i servizi, per vergogna, per un'errata valutazione o non consapevolezza rispetto ai problemi che si stanno vivendo o anche per semplice non conoscenza delle risorse del territorio. Sono in crescita anche le situazioni in cui i servizi sociali, pur intervenendo, si trovano nella necessità di attivare o eseguire, su mandato dell'autorità giudiziaria, provvedimenti orientati all'emergenza e alla tutela dei minori nelle famiglie. Si tratta di cambiamenti che hanno messo in luce l'esigenza di ripensare ad alcuni presupposti che parevano consolidati negli interventi sociali a favore delle famiglie e di ripensare al sistema stesso dell'offerta di intervento a sostegno delle situazioni familiari in difficoltà e delle fragilità educative. Di fatto cresce la consapevolezza che gli strumenti a disposizione dei servizi sociali siano, da un lato, non completamente adeguati per intervenire rispetto alle nuove situazioni di fragilità familiari e, dall'altro, prevalentemente orientati alla protezione e alla tutela del bambino. Si pone, quindi, come sempre più necessaria una «pluralizzazione» delle possibilità di intervento da parte dei servizi sociali anche nel campo dell'affidamento e delle forme di sostegno alla genitorialità, come indicato nelle raccomandazioni europee ed internazionali di seguito sinteticamente richiamate. Da diversi anni, infatti, questi temi hanno trovato una particolare attenzione a livello internazionale ed europeo: è cresciuto l'interesse nei confronti dei diritti dei minori e in particolare delle famiglie con bambini che presentano situazioni di vulnerabilità significative. La progressiva consapevolezza della necessità di un investimento maggiore nel sostegno ad una genitorialità sempre più spesso fragile ha portato alla predisposizione di linee guida e raccomandazioni che, per sommi capi, sono qui sintetizzate: 1) raccomandazione CM/Rec(2006)19 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri relativa alle politiche di sostegno alla genitorialità. L'obiettivo della raccomandazione è sensibilizzare gli Stati riguardo all'importanza delle responsabilità genitoriali e all'esigenza di sostenere adeguatamente i genitori nell'educazione dei propri figli e si propone di migliorare il modo e le condizioni in cui sono educati i figli nelle società europee. La raccomandazione invita gli Stati membri a consolidare e sviluppare le proprie politiche di supporto alla famiglia, concentrandosi sugli aspetti di adeguata cura dei figli, sui servizi di sostegno alla genitorialità e sui servizi per genitori a rischio di esclusione sociale. A proposito dei servizi di sostegno alla genitorialità, la raccomandazione incoraggia a promuovere e sostenere il contributo che viene da risorse informali, reti tradizionali e altre forme di solidarietà presenti nella comunità e a riconoscere l'importanza di progetti che coinvolgono genitori e famiglie in nuove relazioni (reti tra famiglie, «famiglie di sostegno», «famiglie tutor »...), creando luoghi e reti che incoraggino i genitori a scambiare opinioni ed esperienze con altri genitori in situazioni simili; 2) Linee guida per le strategie nazionali integrate di protezione dei bambini dalla violenza, approvate dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa con raccomandazione CM/Rec(2009)10. Nel paragrafo dedicato agli obblighi dello Stato, a partire dal riconoscimento del ruolo centrale svolto dalla famiglia per favorire lo sviluppo e il benessere del bambino e tutelarne i diritti, in particolare quello di essere protetto contro ogni forma di violenza, si invitano gli Stati membri a sostenere le famiglie nel loro ruolo educativo e di formazione, vigilando e fornendo una rete di servizi di accoglienza dell'infanzia accessibili, flessibili e di buona qualità, facilitando la conciliazione tra vita familiare e professionale e predisponendo programmi destinati a migliorare le competenze genitoriali e a promuovere un ambiente familiare sano e positivo; 3) Linee guida relative all'accoglienza eterofamiliare dei minori ( Guidelines for the alternative care of children ONU) , adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione A/RES/64/142 del 18 dicembre 2009.