[pronunce]

In via preliminare deve essere dichiarato inammissibile l'intervento nel giudizio sia dell'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus sia della Biomasse Italia s.p.a., della Società italiana centrali termoelettriche-Sicet s.r.l., della Ital Green Energy s.r.l., della E.T.A. Energie Tecnologie Ambiente s.p.a., in applicazione della giurisprudenza di questa Corte, secondo cui il giudizio di legittimità costituzionale in via principale si svolge «esclusivamente fra soggetti titolari di potestà legislativa, fermi restando per i soggetti privi di tale potestà i mezzi di tutela delle loro posizioni soggettive, anche costituzionali, di fronte ad altre istanze giurisdizionali ed eventualmente anche di fronte a questa Corte in via incidentale» (sentenze n. 405 del 2008 e n. 469 del 2005). 3. — Riservata ad altre pronunce la decisione sulle ulteriori questioni di legittimità costituzionale sollevate con i medesimi ricorsi occorre premettere che questa Corte con la sentenza n. 225 del 2009 ha ritenuto in parte inammissibili ed in parte non fondate le questioni sollevate dalle stesse Regioni relativamente alla dedotta illegittimità costituzionale dell'intero testo del decreto legislativo n. 152 del 2006. 4.— In questa sede occorre, pertanto, analizzare il contenuto dei suindicati ricorsi nella parte in cui viene contestata la legittimità costituzionale delle norme contenute nel Codice dell'ambiente relativamente alla disciplina del procedimento amministrativo di valutazione di impatto ambientale (cosiddetta VIA). 5. — Successivamente alla proposizione dei suindicati ricorsi, le disposizioni come sopra censurate sono state abrogate dall'art. 4, comma 2, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale). Il medesimo art. 4, al comma 1, ha, inoltre, stabilito che ai progetti per i quali, alla data di entrata in vigore dello stesso decreto, «la VIA è in corso, con l'avvenuta presentazione del progetto e dello studio di impatto ambientale, si applicano le norme vigenti al momento dell'avvio del relativo procedimento». Inoltre, l'art. 1, comma 3, del medesimo d.lgs. n. 4 del 2008, ha introdotto nel testo del d.lgs. n. 152 del 2006 nuove disposizioni che, in alcuni punti, hanno modificato la precedente disciplina in materia di procedimento di valutazione di impatto ambientale. 6. — Alla luce delle predette sopravvenienze legislative, la Regione Toscana ha depositato, in data 14 aprile 2009, una memoria con la quale – dopo avere posto in evidenza come l'intervenuta abrogazione delle norme impugnate e la loro sostituzione con nuove norme abbia determinato un mutamento complessivo del quadro normativo, vigente al momento della proposizione del ricorso, ora rispettoso delle «prerogative costituzionalmente garantite delle Regioni» – ha dedotto di non avere «più interesse alla decisione». Allo stesso modo la Regione Puglia ha fatto presente, con memoria depositata in data 21 aprile 2009, che, a seguito di tali successivi interventi legislativi, non sussiste più l'interesse «a proseguire l'azione» con riferimento alle censure relative alle specifiche disposizioni che vengono in rilievo in questa sede. La Regione Emilia-Romagna, dal canto suo, ha chiesto che venga dichiarata cessata la materia del contendere soltanto in relazione alle censure formulate con riferimento agli artt. 28, comma 2, lettera b), e 51, commi 1, 3 e 5. La Regione Marche ha affermato il venire meno dell'interesse alla risoluzione delle questioni proposte in relazione all'impugnazione degli artt. 25, comma 1, lettera b), e 51, comma 3. Le Regioni Calabria, Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e Umbria hanno dichiarato, con le rispettive memorie, di avere interesse ad una decisione nel merito in relazione a tutte le disposizioni impugnate. La Regione Piemonte, invece, non ha depositato alcuna memoria. 7.— Orbene, in relazione a tale quadro articolato di posizioni diverse assunte dalle Regioni ricorrenti, occorre valutare se sussistano, limitatamente alle norme per le quali si afferma la persistenza di un interesse alla pronuncia sulle impugnazioni proposte, i presupposti per una decisione di merito. Al riguardo, va osservato che, secondo la giurisprudenza costituzionale, ai fini della dichiarazione di cessazione della materia del contendere, è necessario che le norme abrogate non abbiano prodotto concretamente effetti durante il periodo della loro vigenza (ex multis, sentenze numeri 74 del 2009 ; 439 e 289 del 2008) , non essendo, all'evidenza, sufficiente che esse siano state transitoriamente in vigore. Nel caso in esame, l'abrogazione è intervenuta nel gennaio 2008. L'art. 5, comma 2, del decreto-legge 28 dicembre 2006 n. 300 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni diverse) ha sostituito il comma 1 dell'art. 52 del d.lgs. n. 152 del 2006 stabilendo che «fatto salvo quanto disposto dagli articoli 49 e 50», la parte seconda del suddetto d.lgs. , contenente le norme censurate, «entra in vigore il 31 luglio 2007». Le disposizioni in esame sono, pertanto, rimaste vigenti dal 31 luglio 2007 sino alla entrata in vigore del d.lgs. n. 4 del 2008. Orbene, escludendo che la sola “vigenza” delle norme, poi abrogate, nel periodo transitorio sopra indicato, sia indice della loro produttività di effetti (questa sola idonea a impedire la declaratoria di cessazione della materia del contendere), occorre verificare, in concreto e con esclusione delle censure che, investendo genericamente una pluralità di norme, sono, come si rileverà nel prosieguo, inammissibili, se si siano verificati i presupposti per detta declaratoria, sulla base dei principi costantemente affermati da questa Corte. 8.— Ciò premesso, si può passare all'esame delle singole disposizioni impugnate, con riferimento alle doglianze prospettate da ciascuna Regione. 9.— Con il ricorso n. 70 del 2006 la Regione Piemonte ha, innanzitutto, impugnato le disposizioni contenute nell'art. 23, in relazione all'Allegato III alla parte seconda del Codice in esame, laddove esse non contengono il completo ed esatto recepimento delle categorie progettuali sottoposte a VIA dalla direttiva del Consiglio, del 27 giugno 1985, n. 85/337/CEE (Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati). La ricorrente ha dedotto, al riguardo, la violazione dell'art. 117, primo e quinto comma, Cost., atteso che «la mancata o incompleta attuazione delle norme comunitarie in cui incorre il decreto legislativo si ripercuote sull'ambito di competenza regionale», dal momento che le Regioni sono tenute ad attuare direttamente le norme stesse. La questione è inammissibile.