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Legge quadro e delega al Governo per la codificazione della legislazione in materia di tutela degli animali. Onorevoli Senatori. -- Nella cultura occidentale, l'idea di «diritti animali» viene fatta risalire al Settecento, secolo in cui si pronunciarono a favore di un'etica animalista filosofi come Voltaire e Jeremy Bentham. Questi pensatori, pur non parlando propriamente di «diritti», cominciarono ad esprimere le prime considerazioni etiche relativamente al rapporto uomo/animale e sul tema del loro utilizzo nelle attività umane. È con Peter Singer, nella seconda metà del Novecento, che si sviluppa un dibattito filosofico sul «diritto animale» e sul concetto di «antispecismo», in opposizione all'utilizzo degli animali come cibo, come cavie ed in qualunque altro contesto, da parte del genere umano. Il concetto del diritto in riferimento agli animali è ancora lungi dal poter essere classificato come «soggettivo» ovvero dotato di tutte le prerogative, tutele e garanzie che l'ordinamento italiano riconduce a questa condizione. Le forme di tutela giuridiche verso gli animali aderivano, e forse aderiscono tutt'ora, alle più affermate tesi della filosofia del diritto, secondo cui l'accento va sopratutto sui doveri dell'uomo verso le altre «specie» e non su un'autonoma e riconosciuta posizione giuridica di queste. La prima forma di promozione dei «diritti degli animali» in un'accezione non tanto giuridica e legale quanto morale del termine, si è raggiunta con la Dichiarazione universale dei diritti dell'animale, approvata dall'UNESCO nel 1978. A seguito di questa comunque importante conquista, ogni singolo ordinamento nazionale ed internazionale si è regolato in maniera diversa con legislazioni differenti. Qualche anno prima, nel 1976, in verità, a protezione degli animali interveniva la Convenzione europea sulla protezione degli animali negli allevamenti, di cui alla legge 14 ottobre 1985, n. 623, ratificata da circa 32 Stati, che gettava le basi normative per la tutela del benessere degli animali di allevamento e da cui trarrà le sue origini, più tardi, la direttiva 98/58/CE, che ha il merito di fissare per la prima volta sulla stessa materia impegni giuridicamente vincolanti in capo agli Stati membri. Nelle esperienze occidentali si ricorda, negli anni Novanta, la legislazione svizzera che riconosce agli animali lo status di esseri anziché cose. Più tardi, nel 2002, il parlamento tedesco votò per inserire la tutela degli animali addirittura in costituzione. La maggior parte dei Paesi europei vantano oggi, nel loro ordinamento, leggi contro la crudeltà o il maltrattamento di animali, ed in alcuni ci si è spinti verso una regolamentazione sulle loro condizioni di esistenza, facendo sorgere dei doveri in capo all'uomo nei loro confronti. Tuttavia, il superamento dell'antropocentrismo, che impedisce di attribuire e riconoscere ad altri esseri viventi esplicite forme di «diritto» giuridico e legale, non sembra ancora ipotizzabile. In questo sintetico excursus normativo tra i Paesi europei non si possono non segnalare gli sforzi comunitari intrapresi con la direttiva 86/609/CEE in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali, recepita internamente con decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116. Questo atto normativo ha rappresentato un elemento di forte innovazione nel panorama legislativo in materia di protezione animale, modificando sostanzialmente l'approccio all'utilizzo degli animali nel campo della ricerca scientifica. Dal 1941, anno di promulgazione della legge n. 615 sulla vivisezione degli animali vertebrati a sangue caldo, agli anni Ottanta si è registrata una sensibilità crescente nei confronti degli animali. Si è cominciato a compiere un'analisi del ruolo che la sperimentazione animale gioca nel progresso delle scienze mediche. La direttiva 86/609/CEE viene superata dalla direttiva 2010/63/UE che viene contestata dagli animalisti perché accusata, da una parte, di affermare alcuni sacrosanti principi di tutela degli animali-cavie, ma dall'altra di prevedere ampie deroghe a tali principi. L'Italia ha recepito questa direttiva, ma il dibattito tra le frange sostenitrici della sperimentazione animale e quelle che richiedono la promozione di metodi alternativi, peraltro più all'avanguardia, è tutt'altro che chiuso. Nel nostro Paese, attualmente, le norme di riferimento, quelle in cui maggiormente si afferma la tutela e la protezione degli animali, sono la legge 14 agosto 1991, n. 281, «Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo», e la legge 20 luglio 2004, n. 189, «Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate». Sulla base della legge 14 agosto 1991, n. 281, il 6 febbraio 2003 è stato siglato un Accordo in materia di «benessere degli animali da compagnia e pet-therapy » tra il Ministero della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, recepito con decreto del Presidente del Consiglio 28 febbraio 2003. Il testo di questo accordo prevede l'assunzione di precisi impegni da parte del Governo e delle regioni, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze. In particolare: l'adozione di disposizioni finalizzate ad assicurare il benessere degli animali, evitarne utilizzi riprovevoli, sia diretti che indiretti, consentirne l'identificazione, attraverso l'utilizzo di appositi microchip , su tutto il territorio nazionale ed utilizzare la pet-therapy per la cura di anziani e bambini. Il quadro normativo delineato, sinteticamente e per punti salienti, mostra una legislazione «animale» variegata e disordinata, suddivisa per singole e specifiche materie in cui si alternano normative europee (spesso non recepite), normative nazionali, normative regionali, vuoti normativi. Manca oggi una sistemazione unitaria che consenta di verificare, ictu oculi , l'effettiva condizione degli animali nell'ambito dei diritti riconosciuti. Il presente disegno di legge si propone proprio questo obiettivo. Da una parte, con una delega, si chiede al Governo di compiere un'opera di riordino che riconduca ad unità il patrimonio normativo oggi esistente. In sostanza si mira alla realizzazione di un codice semplice, di facile consultazione, in cui sia organizzata in maniera ragionata tutta la materia «animale», suddivisa per sezioni in base all'argomento che si va a disciplinare. Dall'altra, con specifiche disposizioni, si integra la legge quadro in materia di animali, innalzando ed uniformando gli standard di tutela e di protezione a cui le regioni debbono adeguarsi. Gli animali, infatti, nelle misure di diretta applicazione di questa proposta, vengono trattati per la prima volta non più come oggetti appartenenti ad un «proprietario», ma come esseri viventi da affidare ad un «tutore» che li accoglie nel suo stato di famiglia, obbligandosi al rispetto ed al soddisfacimento dei loro bisogni naturali.