[pronunce]

In sostanza, il «combinato disposto dei commi 148 e 149 dell'art. 1 della L. n. 124/2017» avrebbe determinato «una sorta di convalida o sanatoria operata dalla legge in ordine ai contratti nulli conclusi coi privati dalle società di ingegneria in forma di società di capitali negli anni dal 1997 al 2012». 3.3.- Rispetto a tale quadro normativo, il ricorrente esclude che sussistesse una situazione di «grave incertezza normativa e/o [di] forti contrasti giurisprudenziali nell'applicazione» della legge n. 266 del 1997, tali da giustificare il ricorso a norme di interpretazione autentica. Richiama, di seguito, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che avrebbe censurato il ricorso a una «legge interpretativa [ove] utilizzata dallo Stato come strumento di intromissione nel corretto svolgimento dell'amministrazione della giustizia». Riferisce, inoltre, come questa Corte, richiamandosi proprio alla giurisprudenza della Corte EDU, avrebbe enumerato quali motivi idonei a giustificare un intervento legislativo retroattivo: il ricorrere di «ragioni storiche epocali» o l'esigenza di «ristabilire un'interpretazione più aderente all'originaria volontà del legislatore, al fine di porre rimedio ad un'imperfezione tecnica della legge interpretata» (richiama, in proposito, le sentenze n. 308 e n. 170 del 2013, n. 78 del 2012 e n. 1 del 2011). Secondo il giudice a quo, nessuna di tali ragioni sarebbe ravvisabile a supporto dell'art. 1, commi 148 e 149, della legge n. 124 del 2017. 3.4.- Da ultimo, il rimettente rileva che la norma abrogatrice del divieto generale di esercitare tutte le attività professionali in forma societaria, salvo demandare alla fonte di rango secondario l'individuazione delle forme e modalità di svolgimento di tali attività, non avrebbe potuto contenere in sé il precetto secondo cui le sole società di ingegneria costituite in forma di società di capitali o cooperative potessero concludere validi contratti coi privati, a partire dall'entrata in vigore della legge, senza la necessità di ulteriore regolamentazione. La norma censurata avrebbe, quindi, portata innovativa e avrebbe determinato «una ingiustificata disparità di trattamento non solo con le altre società di professionisti, ma anche con le società di ingegneria nella forma della società di persone». 4.- Il 30 aprile 2024 si è costituito in giudizio il Condominio che ha speso argomenti analoghi a quelli dedotti nell'ordinanza di rimessione a sostegno della fondatezza delle questioni. L'introduzione nell'ordinamento del combinato disposto dei commi 148 e 149 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2017 avrebbe avuto l'unico obiettivo della «convalida ope legis» dei contratti nulli conclusi con i privati dalle società d'ingegneria in forma di società di capitali o cooperative dal 1997 al 2012. Tale sanatoria, a parere del Condominio, non potrebbe superare il vaglio di costituzionalità. In primo luogo, non ricorrerebbero i presupposti per riconoscere una norma di interpretazione autentica, tant'è che «l'ambito di applicazione soggettivo ed oggettivo della norma "interpretativa"» sarebbe diverso «da quello della norma interpretata». In secondo luogo, in quanto disciplina innovativa e con efficacia retroattiva, essa non sarebbe sostenuta da interessi capaci di supportarne la ragionevolezza. Non sussisterebbero, infatti, ragioni imperative di interesse generale idonee a giustificare l'ingerenza del potere legislativo nell'amministrazione della giustizia, ma anzi l'intervento normativo avrebbe avuto l'unica funzione di evitare la nascita di contenziosi relativi alle attività svolte dalle società di ingegneria prima del 2012. Le norme censurate avrebbero, inoltre, determinato un'ingiustificata disparità di trattamento «non solo con le altre società di professionisti, ma anche con le società di ingegneria nella forma della società di persone». 5.- Il 30 aprile 2024, la A. M. srl si è costituita in giudizio, facendo valere, anzitutto, l'inammissibilità delle questioni sollevate. 5.1.- La società riporta che nel giudizio a quo la parte appellata aveva eccepito il difetto di legittimazione attiva dell'amministratore del Condominio, sul presupposto che la delibera assunta dall'assemblea dei condomini in favore della proposizione del gravame fosse stata adottata in carenza del quorum deliberativo richiesto dall'art. 1136 del codice civile. La società ritiene che tale eccezione preliminare avrebbe dovuto essere vagliata con priorità rispetto alle altre riguardanti il merito della vicenda, sicché tale omessa verifica comporterebbe l'inammissibilità per irrilevanza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate. 5.2.- La società deduce, di seguito, il difetto di rilevanza della censura concernente l'irragionevole disparità di trattamento. Ritiene, infatti, che tale questione non possa essere risolta annullando le disposizioni censurate, ma «al più dichiara[ndone] l'incostituzionalità nella parte in cui non estendono la previsione di favore alle altre società di professionisti diverse da quelle di ingegneria in forma di società di capitali». In tal caso, però, l'esito del giudizio di legittimità costituzionale non produrrebbe effetti nel processo a quo, nel quale continuerebbero a trovare applicazione le disposizioni censurate. 5.3.- Quanto al merito, la società ritiene, in premessa, «fuorviante» la ricostruzione delle fonti normative dedotta nell'ordinanza di rimessione, in quanto il divieto di cui all'art. 2 della legge n. 1815 del 1939 non sarebbe mai stato reintrodotto dopo il 1997. Pertanto, «dall'entrata in vigore della l. n. 266/1997 alla data dell'entrata in vigore della l. n. 183/2011, o comunque della l. n. 124/2017, non vi [sarebbe] mai stato un intermezzo temporale in cui sia stato nuovamente vigente il divieto di esercitare l'attività professionale in forma societaria». A parere della società, la giurisprudenza di questa Corte escluderebbe un contrasto con i principi costituzionali tanto di disposizioni di interpretazione autentica, quanto di norme innovative con efficacia retroattiva, ove la retroattività trovi un'adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza, compresa l'esigenza di porre rimedio a imperfezioni tecniche della legge (è richiamata, in proposito, la sentenza n. 308 del 2013). In particolare, l'art. 24 della legge n. 266 del 1997 avrebbe prodotto l'effetto di «consentire o quanto meno suscitare negli operatori professionali l'affidamento (principio di rilevanza costituzionale) di poter esercitare il diritto di svolgere l'attività professionale in forma societaria e di agire secondo la legge in un ambito più vasto rispetto a quello precedentemente ammesso».