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Nel 2018 il Ministero della salute, su forte sollecitazione delle associazioni dei familiari e degli operatori sanitari, che necessitano di strumenti pratici in una tematica in cui ancora oggi, purtroppo, esiste una estrema disomogeneità di cura e trattamento sull'intero territorio nazionale, ha elaborato un documento inerente l'istituzione di un vero e proprio « codice lilla » al momento dell'accettazione al pronto soccorso di persone con disturbi del comportamento alimentare. Il documento offre indicazioni operative in un'ottica multidisciplinare anche tenuto conto del fatto che l'accesso al pronto soccorso può rappresentare un'occasione per intercettare una persona che soffre di disturbi del comportamento alimentare e avviarlo così verso un percorso terapeutico. Ad oggi, però, ancora non c'è traccia di una reale applicazione del « codice lilla » così come era stato pensato e voluto. La sperequazione tra l'offerta assistenziale e la domanda di cura è stata la grande artefice dell'importante numero di morti che in questi anni si sono verificati a causa dei disturbi del comportamento alimentare. In media in Italia per disturbi del comportamento alimentare muoiono circa 3.000 ragazzi, nel 2020 a causa nella pandemia da Covid-19 i morti sono stati circa 5.000. Un primo passo per tentare di invertire la tendenza caratterizzata da pochi strumenti e molta solitudine vissuta dalle famiglie, dai pazienti e dagli operatori del settore e iniziare ad immaginare una cura diffusa sul territorio, inclusiva e innovativa con l'obiettivo di ridurre drasticamente la mortalità di tali disturbi, è stata l'approvazione di un emendamento alla legge di bilancio 2022 (legge 30 dicembre 2021 n. 234) che inserisce le prestazioni relative ai disturbi della nutrizione dell'alimentazione all'interno dei livelli essenziali di assistenza (LEA) al di fuori del capitolo della « salute mentale » con un budget autonomo ampliando la possibilità di erogare prestazioni e servizi. Nonostante siano passati ormai due anni dall'approvazione di tale modifica niente è stato fatto lasciando ancora una volta le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare e le loro famiglie sole ad affrontare questo dramma. Inoltre, nelle more dell'aggiornamento dei LEA la legge di bilancio 30 dicembre 2021, n. 234, ha previsto l'istituzione, presso il Ministero della salute, di un Fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, con dotazione di 25 milioni di euro per gli anni 2022 e 2023, che ha consentito il finanziamento di Piani di intervento regionali e provinciali volti al miglioramento dell'assistenza alle persone con disturbi del comportamento alimentare, sia in termini di efficacia clinica che di adeguamento organizzativo, garantendo quanto già raccomandato in letteratura dalle Linee guida, dalle raccomandazioni espresse dalla comunità scientifica a livello nazionale e internazionale e dai documenti di indirizzo del Ministero della salute. Questo Fondo, nonostante l'esiguità delle risorse, con la legge di bilancio 2024 non è stato più finanziato, lasciando ancora una volta le famiglie, le associazioni sole. Tra le misure di prevenzione è importante sottolineare il valore dell'educazione alimentare. La sana alimentazione, l'attività fisica e i corretti stili di vita sono riconosciuti come determinanti per la salute. Negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza della relazione tra la corretta alimentazione e la prevenzione di malattie croniche sempre più diffuse nei Paesi industrializzati come obesità, diabete, malattie cardiovascolari: relazione che si riflette sulla spesa pubblica in sanità. Per fare in modo che l'educazione alimentare diventi parte fondamentale del processo educativo è necessaria un'azione coordinata che coinvolga la scuola, le famiglie e la collettività, attivando tutti gli attori deputati alla crescita delle giovani generazioni, come le associazioni sportive, le pubbliche amministrazioni, le ASL, i medici e pediatri di base e le istituzioni private. La scuola, grazie alla propria presenza nel territorio, alla ricchezza interculturale, al dialogo e all'osservazione quotidiana con i ragazzi, si propone come istituto che prima di ogni altro può sostenere un'efficace educazione alimentare. Attraverso interventi interdisciplinari e percorsi mirati, la scuola può guidare i giovani a riappropriarsi dell'atto alimentare, e a esplorarne, in senso emotivo e culturale, la complessità, non solo attraverso gli aspetti biologici e fisiologici dell'alimentazione, ma anche approfondendone la valenza antropologica, relazionale, storico-territoriale ed economica.. Art. 1. (Definizioni) 1. La presente legge riconosce come malattie sociali l'anoressia, la bulimia e le altre patologie inerenti i disturbi gravi del comportamento alimentare. 2. Ai fini della presente legge, si intende: a) per « anoressia » un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dal rifiuto del cibo a causa della fobia di ingrassare; b) per « bulimia » un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dal bisogno di assumere incontrollate quantità di cibo e da atti finalizzati a eliminare il cibo ingerito; c) per « ortoressia » un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da un'ossessione psicologica da mangiare sano; d) per « abbuffate compulsive » (Binge eating disorder-BED) un disturbo del comportamento alimentare particolarmente diffuso nell'infanzia e nell'adolescenza, che rappresenta nella maggior parte dei casi la prima manifestazione patologica di bulimia e anoressia in età adulta; e) per disturbo evitante e restrittivo dell'assunzione di cibo (Avoidant/restrictive food intake disorder ARFID) un disturbo del comportamento alimentare che colpisce soggetti molto giovani e che comporta l'evitamento del cibo e la grave perdita di peso non accompagnati a distorsione dell'immagine corporea. 3. Ai fini di cui al comma 1, il Ministro della salute provvede con proprio decreto, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, a modificare il decreto del Ministro della sanità 20 dicembre 1961, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del 20 marzo 1962, relativo alle forme morbose da qualificare come malattie sociali, al fine di inserirvi i disturbi di cui al presente articolo. Art. 2. (Piano di interventi) 1. Lo Stato, avvalendosi del Servizio sanitario nazionale, nonché le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell'ambito dei rispettivi piani sanitari e nei limiti indicati nel Fondo sanitario nazionale, predispongono progetti obiettivo, azioni programmatiche e idonee iniziative dirette a prevenire e curare le malattie di cui all'articolo 1, comma 1. 2. Gli interventi nazionali e regionali di cui al comma 1 perseguono i seguenti obiettivi: a) effettuare la diagnosi precoce mediante la formazione specifica dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e delle agenzie educative; b) migliorare le modalità di cura dei soggetti affetti dalle malattie di cui all'articolo 1, comma 1; c) effettuare la prevenzione delle complicanze; d) agevolare l'inserimento nelle attività scolastiche, sportive e lavorative dei soggetti affetti dalle malattie di cui all'articolo 1, comma 1; e) migliorare l'educazione sanitaria e alimentare della popolazione;