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Secondo un articolo pubblicato dalla Fondazione Umberto Veronesi, è in questo periodo di Covid, durante il quale la maggior parte della nostra forza lavoro giovanile è obbligata a stare a casa e a lavorare in smart working , che le cefalee e le emicranie sono in netto aumento. Le lunghe ore trascorse davanti ai computer , cui si aggiungono le notti insonni o, comunque, una non buona qualità delle ore di riposo, oppure la quarantena, durante la quale si è stati obbligati a un'eccessiva sedentarietà, trascorrendo troppe ore davanti alla televisione e subendo un bombardamento mediatico sull'epidemia da Covid, hanno aumentato il numero delle persone che saranno probabilmente portate a soffrire di questo disturbo. Collaborano anche gli stati d'ansia e gli stress , che costituirebbero un aggravante che potrebbe dare adito a una cefalea di tipo tensivo, che fa parte della famiglia delle cefalee primarie croniche, di cui appunto al disegno di legge. Il Ministero della salute dovrà fornire uno studio sui costi sia diretti che indiretti in modo da poter essere presentato alla Commissione per i LEA e individuare i progetti finalizzati a sperimentare dei metodi innovativi di presa in carico del paziente. I costi diretti sappiamo che sono le spese per la cura e il trattamento; quelli indiretti sono dati dall'incidenza per l'assenza di lavoro. La cefalea primaria cronica sarà riconosciuta come malattia invalidante dopo essere stata accertata nel paziente da un anno, come abbiamo detto, e riconosciuta da un centro specializzato accreditato. La malattia va valutata in relazione con l'ambiente di lavoro e di vita. Chi soffre di mal di testa e si lamenta con parenti e amici si sente molte volte rispondere «prendi un'aspirina»: in questo caso, si tratta di un semplice mal di testa, che prima o poi passa. Quando si parla invece di cefalea primaria cronica, la persona addetta a certi lavori d'ufficio non resiste più davanti al computer: non può leggere, la infastidiscono i rumori e l'attenzione, la memoria e la concentrazione subiscono un grave calo. Dura due o tre giorni, ma poi si ripresenta: manca l'appetito e si soffre di nausea, brividi al corpo, malessere e svogliatezza; l'emicrania non risparmia neppure le casalinghe e può limitare o compromettere gravemente la capacità di far fronte agli impegni familiari e lavorativi, con ingenti costi economici e sociali e forte calo di produttività. I disagi derivanti dalla cefalea primaria cronica si ripercuotono su tutte le attività quotidiane, dalla vita familiare e sociale a quella lavorativa, con riduzione della produttività scolastica e lavorativa pari al 50 per cento. Sono elevatissimi i costi associati alla patologia: spese mediche, esecuzione di esami diagnostici, acquisto di farmaci e, come ricordavo precedentemente, quelli indiretti relativi alla perdita di giornate lavorative, alla ridotta efficienza produttiva e a tutto il tempo dedicato alla gestione dello stato di malessere. Occorre pertanto dare un riconoscimento normativo alla malattia: non abbandoniamo in questo modo le persone colpite e restituiremo loro la dignità di vita. La cefalea primaria cronica è una malattia sociale, quindi il nostro voto sarà favorevole. (Applausi). MAUTONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, le cefalee sono una condizione clinica molto diffusa tra la popolazione. Secondo l'OMS, la cefalea è al terzo posto nel mondo tra le malattie invalidanti. Come già precedentemente ricordato, una prima distinzione va fatta essenzialmente tra le forme primarie (o cefalea malattia) e secondarie (o cefalea sintomo): nel primo caso, il problema è il dolore (per il cosiddetto mal di testa, con i sintomi associati); nel secondo, è solo il segnale di una patologia sottostante ben più impegnativa (ad esempio, tumori o sinusite). Il disegno di legge che oggi ci accingiamo ad approvare è finalizzato a riconoscere la cefalea primaria cronica come malattia sociale. Le diverse forme di cefalea primaria colpiscono in media il 12 per cento degli individui, con netta prevalenza nel sesso femminile. Una prima considerazione è che, a differenza della maggior parte delle malattie croniche, questa non manifesta né costituisce una problematica esclusiva della terza età; anzi, si manifesta prevalentemente tra i venticinque e i cinquantacinque anni, cioè nel periodo di maggior produttività della vita di ogni soggetto. (Brusio. Richiami del Presidente). Nel disegno di legge in esame, un punto di riferimento importante è il criterio cronologico: la durata dei sintomi dev'essere almeno di un anno. Altro criterio, che potremmo definire di oggettività e competenza specialistica, è che la valutazione e la diagnosi devono essere certificate dal medico specialista presso il centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee, che ne deve certificare l'effetto invalidante. La cefalea primaria cronica, infatti, con i sintomi associati e tutte le sue forme cliniche incide in misura determinante sulla qualità della vita del paziente, compromettendone, da un lato, la vita sociale e relazionale e, dall'altro, l'attività lavorativa, con le assenze per malattia e la perdita di efficienza produttiva durante gli attacchi. Non dimentichiamo l'impatto economico, con gli alti costi diretti della stessa, legati alla diagnosi, alle visite, agli esami diagnostici e al consumo di farmaci. Questo vale per le diverse forme di cefalea: l'emicrania cronica, la cefalea a grappolo, la cefalea di tipo tensivo. L'importante è la corretta e precoce individuazione dei soggetti affetti da tale patologia, il loro monitoraggio per evitare di esporre il paziente a fattori occupazionali scatenanti. Come è ben noto, gli attacchi di cefalea possono verificarsi durante l'orario lavorativo, coinvolgendo, in questi casi, indirettamente anche tutta la filiera lavorativa. Di conseguenza, occorre considerare anche l'aspetto della sicurezza sul luogo di lavoro e gli eventuali rischi di incidente provocati dal deficit dell'attenzione. È pertanto necessario valutare con attenzione le conseguenze di tali situazioni al fine di applicare le idonee misure preventive di tipo organizzativo, tecnico e restrittivo, strettamente personalizzate, atte a prevenire i rischi di infortuni o incidenti. Cardine del provvedimento in esame - per ottenere le giuste implicazioni nel campo lavorativo - è il riconoscimento della patologia in esame come malattia sociale. È importante sottolineare l'individuazione, prevista nel disegno di legge, di progetti volti a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da tale patologia. Quindi, ricapitolando, la cefalea primaria cronica come patologia invalidante riconosciuta, refrattaria alla terapia, è in grado di limitare o compromettere gravemente e in maniera cronica la capacità di far fronte agli impegni di famiglia e di lavoro.