[resaula]

«Il lager [...] è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo». Di fronte al peso della testimonianza, non solo della Shoah, ma del limite umano che essa testimonia, tutti, e soprattutto le nuove generazioni, devono allora avere la possibilità di visitare quei luoghi dell'orrore, affinché quei luoghi li aiutino a mantenere vivo il ricordo o facciano loro conoscere quella infamia e quella follia, per non rischiare di ignorare che, talvolta, è possibile perdere la ragione e dar voce ad odio folle ed insensato. Chi non conosce il passato è condannato a ripeterlo. Quindi, il ricordo dell'Olocausto deve rappresentare un monito per il presente e il futuro. Gli stermini, tutti gli stermini, sono pagine nere di una fase storica che mai più deve ripetersi. La memoria deve allora servire come vaccino per le aberrazioni. I figli di questa memoria sono i figli che non potranno odiare. In conclusione, signor Presidente, se non si vuol perdere la memoria di quando l'uomo rinunciò alla sua umanità, allora meditare su quanto è avvenuto spetta a tutti. Ricordare quanto è avvenuto è dovere di tutti! Per tutto questo e senza banali distinguo, annuncio il voto favorevole di Forza Italia, non sono alla nostra mozione, ma a tutte le altre mozioni presentate. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . «La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei [...]. Questa scarsa affidabilità dei nostri ricordi sarà spiegata in modo soddisfacente solo quando sapremo in quale linguaggio, in quale alfabeto essi sono scritti, su quale materiale, con quale penna; a tutt'oggi, è questa una meta da cui siamo lontani». Così, signor Presidente, onorevoli colleghi, mette in guardia Primo Levi, al principio del primo capitolo, dal titolo «La memoria dell'offesa», nel suo libro «I sommersi e i salvati», scritto nel 1986, a ormai quaranta anni di distanza dalla sua esperienza nel lager di Auschwitz. Con toni pacati ma sguardo fermo, Levi ha scrutato i recessi più purulenti della "banalità del male", mostrandone il suo volto familiare, qualunque, camuffato da normalità e dovere. Timido testimone dell'orrore, egli ci ammonisce: commemorare la Shoah è necessario, ma non è sufficiente. Anche in condizioni normali... (Brusio). Signor Presidente, è possibile avere un po' di silenzio in Aula? PRESIDENTE. Colleghi, vi pregherei di fare silenzio perché la collega non riesce ad andare avanti. Quanto meno, non date la schiena. Prego, senatrice Maiorino, continui. MAIORINO (M5S) . La ringrazio. «Anche in condizioni normali» - continua Levi - «è all'opera una lenta degradazione, un offuscamento dei contorni, un oblio per così dire fisiologico, a cui pochi ricordi resistono. È probabile che si possa riconoscere qui una delle grandi forze della natura, quella stessa che degrada l'ordine in disordine, la giovinezza in vecchiaia, e spegne la vita nella morte. È certo che l'esercizio (in questo caso, la frequente rievocazione) mantiene il ricordo fresco e vivo». «Ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in uno stereotipo, in una forma collaudata dall'esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna, che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese». È forse questa la causa della recrudescenza, certificata da diversi enti ed agenzie di monitoraggio, del fenomeno dell'antisemitismo, e più in generale del linguaggio e dei crimini d'odio ai danni delle minoranze e dei soggetti più deboli della società, cui assistiamo nel nostro tempo. Tendiamo a pensare che è sempre in altri luoghi e in altri tempi che si verificano i fatti più atroci; mai qui, mai ora. (Brusìo). PRESIDENTE. Vada avanti, senatrice. A volte c'è qualche interruzione. MAIORINO (M5S) . Ci provo. PRESIDENTE. Colleghi della Lega! Presidente Calderoli, può invitare i colleghi accanto a lei a fare silenzio? La senatrice Maiorino non riesce ad andare avanti. MAIORINO (M5S) . La nostra sensibilità è dotata di una vista siffatta che non sempre riesce a mettere a fuoco quel che è molto vicino a noi. Tenendo gli occhi fissi su quel punto, che si fa sempre più lontano nella storia, tendiamo a perdere di vista, o a sottovalutare, i segni che l'oggi ci manda. Eppure, è proprio oggi, è in questo particolare frangente storico che ripercorrere le tappe che portarono agli orrori della Shoah appare assolutamente necessario, forse salvifico. È solo mantenendo viva la memoria, non come esercizio retorico, ma innestandola davvero nel presente, che si può sperare di allontanare la iattura di una tragica profezia: «Si affaccia all'età adulta una generazione scettica» - scrive ancora Levi, e badate che qui sta parlando di noi, di noi che siamo adulti oggi - «priva non di ideali ma di certezze, anzi, diffidente delle grandi verità rivelate; disposta invece ad accettare le verità piccole, mutevoli di mese in mese sull'onda convulsa delle mode culturali, pilotate o selvagge». Ancora: «Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non previsto da nessuno». Continua Levi: «È avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire». Questo è l'inquietante messaggio che ci consegnano i testimoni della Shoah: è avvenuto, quindi può avvenire ancora. «Attende solo il nuovo istrione» - continua Levi - «(non mancano i candidati) che la organizzi» - si riferisce alla violenza - «la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta e infetti il mondo».