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Il presidente del Consiglio Conte ha più volte esplicitato una linea del Governo in materia di sbarchi, e questo in diverse sedi istituzionali, tra le quali suprema è l'Assemblea del Senato, già a partire dal caso Diciotti, la prima fattispecie concreta che ha posto in essere determinate problematiche. Quindi, in realtà, una volta definita la linea del Governo nella materia, non era nemmeno indispensabile un'informativa parlamentare per ogni sbarco di immigrati avvenuto in Italia. E la modifica della linea poteva avvenire solo nel momento in cui vi fosse una manifesta, espressa e diversa formulazione che disattendesse quanto deciso fino ad allora. Ricordiamo comunque alcuni passaggi. Il presidente del Consiglio Conte, nella seduta dell'Assemblea del Senato del 12 settembre 2018, con riferimento al caso Diciotti, aveva affermato: «Il Governo italiano ha ribadito fin dall'avvio del caso Diciotti la propria convinzione che esso dovesse necessariamente essere affrontato in linea con i princìpi di solidarietà e di condivisione tra i Paesi dell'Unione europea in materia di gestione dei flussi migratori», precisando poi che «già prima, quindi, che si verificasse il caso Diciotti, e ancora successivamente ad esso» - lo sottolineo - «il Governo italiano si è fatto promotore di una insistita e determinata iniziativa, volta a sollecitare le istituzioni europee affinché vengano tempestivamente attuate le conclusioni adottate, all'unanimità, all'esito del Consiglio europeo dello scorso fine giugno». Proseguiva ancora: «La nostra politica sull'immigrazione non risponde a logiche emergenziali o a contingenze transeunti. Abbiamo fatto di più: abbiamo proposto un'articolata e complessa strategia che mira ad offrire una regolamentazione e una gestione dei flussi migratori in via strutturale (...). Tale proposta è quindi documentata anche nelle nostre posizioni ufficiali che abbiamo successivamente sostenuto in occasione dei vari consessi europei». Quindi, se la linea del Governo in materia di immigrazione appare evidente da queste dichiarazioni, si possono comunque ricordare ulteriori interventi del presidente Conte, svolti nelle sedi parlamentari. Già, infatti, il 5 giugno 2018 il presidente del Consiglio Conte - in sede di dichiarazioni programmatiche dinanzi all'Assemblea del Senato - aveva auspicato in ambito europeo «il superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l'effettivo rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità e di realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo», così manifestando l'intendimento del Governo di superare la precedente disciplina dei flussi migratori, esternando la volontà di «riorganizzare e rendere efficiente il sistema dell'accoglienza, assicurando trasparenza sull'utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma d'infiltrazione della criminalità organizzata». Precisava poi che, ove non ricorressero i presupposti di legge per la permanenza degli immigrati, il Governo si adopererebbe «al fine di rendere effettive le procedure di rimpatrio e affinché in sede europea tutti i Paesi terzi che vorranno stringere accordi di cooperazione con un Paese membro dell'Unione accedano alla sottoscrizione di accordi bilaterali di gestione dei flussi migratori». Ancora, nella seduta dell'Assemblea del Senato del 27 giugno 2018 il Presidente del Consiglio dei ministri, in sede di comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, aveva nuovamente ribadito gli obiettivi del Governo in tema di immigrazione, riferendo in merito alla European multilevel strategy for migration, «proposta articolata, organica, basata su un nuovo approccio, che consenta all'Europa di uscire da una gestione intesa in base a una logica emergenziale e di entrare, invece, in una nuova dimensione, che prevede una gestione basata su una logica strutturale, da riconoscere definitivamente come priorità dell'Unione europea». Ulteriori conferme dell'impostazione seguita da tutto il Governo ed esplicitata in particolare dal presidente Conte si registrano ancora nelle dichiarazioni rese nella seduta dell'Assemblea del Senato del 16 ottobre 2018, in vista del Consiglio europeo del 18 ottobre 2018, nonché nella seduta dell'Assemblea del Senato dell'11 dicembre 2018, in vista del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 2018. Entriamo ora nel merito del caso concreto concernente i migranti a bordo della nave Gregoretti. In quella situazione vi sono state prese di posizione concrete molto specifiche. Si fa riferimento a una mail del 26 luglio 2019, allegata alla memoria scritta depositata dal ministro Salvini. È una e-mail , scritta in inglese, inviata dal dottor Benassi, consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio, al dottor Massari, ambasciatore rappresentante italiano a Bruxelles. In questa e-mail si fa riferimento espressamente a delle persone salvate in mare e attualmente on board (a bordo) della nave Gregoretti, of the italian Coast Guard . Si fa quindi un riferimento espresso alla nave Gregoretti, con la presenza di migranti. Tale e-mail è finalizzata a sollecitare la redistribuzione degli immigrati imbarcati la sera prima sulla detta nave presso gli altri Stati membri dell'Unione europea. Non si può non rilevare la ferma contestualità di questa iniziativa della Presidenza del Consiglio rispetto all'inizio della vicenda in questione, risalente proprio alla sera del 25 luglio. Successivamente a questa presa in carico della vicenda, la stessa Presidenza del Consiglio, tramite le e-mail che sono state riprodotte, rendeva nota l'incertezza nelle risposte di taluni Stati membri, che precludeva l'immediata possibilità di una ricollocazione degli immigrati presso gli Stati membri, quindi comprovando che si stava elaborando comunque un percorso per il ricollocamento, con la necessità di un mero tempo tecnico per poter procedere allo sbarco. La memoria prodotta dal ministro Salvini richiama un'altra e-mail indirizzata dal dottor Massari alla dottoressa Belloni, Segretario generale della Farnesina, e al dottor Baiano, Vice Segretario generale della Farnesina (sono tutti funzionari interni all'organico dei Ministeri), in cui si legge: «Sono in costante contatto con Michou (funzionario di un organo dell'Unione europea), che a partire da stamattina (ovvero dal 26 luglio) ha contattato le diverse capitali europee. Per ora hanno risposto in quattro Paesi, con disponibilità generica a prendere i migranti: Germania, Francia, Irlanda e Lussemburgo. I quattro Paesi sopramenzionati ne prenderebbero secondo Michou circa 15 per ciascuno. Michou è fiduciosa che gli altri da lei contattati risponderanno positivamente». Scrive anche: «Va messo in conto il ritardo nelle risposte dovuto al weekend estivo». Quindi stiamo parlando, anche in questo caso, di tempi tecnici. Appare evidente - da un lato - che i meccanismi di ricollocamento con valenza sicura e immediata non erano operativi alla data del 26 luglio, in quanto le procedure di redistribuzione dei migranti erano tutt'altro che automatiche. Dall'altro lato, emerge che l'immediatezza della presa in carico della vicenda da parte della Presidenza del Consiglio fin dal 26 luglio rende del tutto inverosimile l'ipotesi di un'azione individuale del ministro Salvini, il quale operò in un contesto caratterizzato dalla compartecipazione operosa dell'Esecutivo alla vicenda.