[pronunce]

che anche secondo tale giudice rimettente – chiamato parimenti a giudicare persone imputate di reati di detenzione e cessione illecite di sostanze stupefacenti, con l'aggravante della recidiva reiterata, per fatti da ritenere di lieve entità – la preclusione sancita dal nuovo testo dell'art. 69, quarto comma, cod. pen. violerebbe tanto l'art. 3 Cost., impedendo l'adeguamento della pena alla personalità del colpevole e all'entità del fatto commesso; quanto l'art. 27, terzo comma, Cost., imponendo l'applicazione di pene che possono rivelarsi manifestamente sproporzionate, e come tali contrastanti con la finalità rieducativa; che con tre ordinanze di analogo tenore, emesse il 6 aprile, il 4 ed il 7 novembre 2006 (r.o. n. 4, n. 232 e n. 252 del 2007), nell'ambito di procedimenti penali nei confronti di persone imputate del reato di illecita detenzione di sostanze stupefacenti, con l'aggravante della recidiva reiterata, il Tribunale di Perugia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 27, terzo comma, e – limitatamente all'ordinanza r.o. n. 252 del 2007 – anche in riferimento all'art. 27, primo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, cod. pen. , come modificato dall'art. 3 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui esclude che possa ritenersi prevalente sulla recidiva reiterata la circostanza attenuante ad effetto speciale di cui all'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990: circostanza che il giudice a quo reputa configurabile nei casi di specie; che il Tribunale rimettente muove anch'esso dal rilievo che, per affermazione di questa Corte, l'adeguamento della pena ai casi concreti – cui il giudizio di bilanciamento fra circostanze di segno opposto è preordinato – costituisce espressione dei principi di personalità della responsabilità penale e della finalità rieducativa della pena, nonché, al tempo stesso, uno strumento di attuazione dell'eguaglianza di fronte alla sanzione penale; che, su tale premessa, il giudice a quo osserva come sia ben vero che anche nel caso in cui venga preclusa la formulazione di un giudizio di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti – secondo quanto avviene attualmente per la recidiva reiterata, in forza dall'art. 69, quarto comma, cod. pen. – permane un residuo margine di graduabilità della pena; ma che tale graduabilità residua deve risultare comunque idonea ad assicurare la ricordata finalità rieducativa, oltre che connotata da razionalità e proporzionalità; che ciò non avverrebbe, per contro, nell'ipotesi in cui – per valutazioni attinenti alla concreta offensività del reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti – detto reato possa considerarsi di lieve entità: apparendo del tutto incongruo che, in tale ipotesi, venga preclusa la formulazione di un giudizio di prevalenza dell'attenuante di cui all'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990, rispetto alla recidiva reiterata; che in questo modo, infatti, sulla base di una mera presunzione, svincolata dall'apprezzamento del fatto concreto e della effettiva pericolosità del reo – il quale potrebbe risultare gravato da precedenti assai tenui e di diversa indole – si imporrebbe l'irrogazione di una pena corrispondente a quella che il legislatore ha stabilito in rapporto al «disvalore oggettivo del reato nella sua dimensione ordinaria»; che con sei ordinanze, di analogo tenore, emesse il 7 novembre 2006 (r.o. n. 246 del 2007), il 21 settembre 2006 (r.o. n. 254 del 2007), il 18 dicembre 2006 (r.o. n. 340 del 2007), l'11 febbraio 2007 (r.o. n. 402 del 2007), il 6 febbraio 2007 (r.o. n. 496 del 2007) ed il 23 febbraio 2007 (r.o. n. 497 del 2007), nell'ambito di processi penali nei confronti di persone imputate dei reati di illecita cessione o detenzione di sostanze stupefacenti, con l'aggravante della recidiva reiterata, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena ha sollevato, in riferimento agli artt. 25, secondo comma, 27, terzo comma, e – limitatamente alle ordinanze r.o. n. 246, n. 496 e n. 497 del 2007 – anche in riferimento all'art. 3, primo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, cod. pen. , come modificato dall'art. 3 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza delle attenuanti sulle circostanze inerenti la persona del colpevole, nelle ipotesi previste dall'art. 99, quarto comma, cod. pen. ; che, ad avviso del rimettente, la preclusione assoluta del giudizio di prevalenza di una o più circostanze attenuanti rispetto alla recidiva reiterata – oltre a comportare (secondo le ordinanze n. 246, n. 496 e n. 497 del 2007) una omologazione del trattamento sanzionatorio per situazioni che potrebbero risultare assai diverse – rischierebbe di imporre l'irrogazione di pene manifestamente sproporzionate rispetto al disvalore del fatto, dalla cui espiazione (proprio perché avvertita come ingiustificatamente afflittiva) non potrebbe derivare la rieducazione del condannato: ipotesi, questa, ricorrente nei casi di specie, nei quali la norma denunciata impedirebbe di ritenere prevalente sulla recidiva reiterata l'attenuante del fatto di lieve entità, di cui all'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990; che, al tempo stesso, calibrando la risposta sanzionatoria in funzione della pericolosità sociale del recidivo secondo un giudizio sostanzialmente presuntivo – dato che nessun rilievo verrebbe riconosciuto alla «natura della recidiva ed alla qualità della capacità criminale da essa espressa» – il legislatore finirebbe per scivolare verso un «diritto penale dell'autore», contrastante con l'art. 25, secondo comma, Cost., che connette indefettibilmente la responsabilità penale ed il trattamento sanzionatorio ad essa conseguente alla commissione di un «fatto», nella sua materialità; che con due ordinanze di analogo tenore, emesse il 9 marzo ed il 13 luglio 2006 (r.o. n. 143 e n. 393 del 2007) nell'ambito di processi penali nei confronti di persone imputate del reato di cessione illecita di sostanze stupefacenti, il Tribunale di Firenze ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 25, secondo comma, 27, terzo comma, 101, secondo comma, e 111, primo e sesto comma, Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, cod. pen.