[pronunce]

Nell'ordinanza di rimessione, per altro verso, il giudice a quo censura, ancora più diffusamente, le norme che disciplinano lo status e l'attività dei giudici di pace nel nostro sistema processuale, ponendo in evidenza l'aggravamento della situazione della categoria, che riceve un compenso in base al numero delle udienze svolte e dei provvedimenti adottati, a fronte della generalizzata sospensione dell'attività giurisdizionale durante l'emergenza pandemica. Di qui il Giudice di pace di Lanciano assume la violazione da parte delle norme censurate di plurimi parametri costituzionali, anche in relazione al diritto dell'Unione europea. A quest'ultimo riguardo, il giudice a quo precisa di aver pressoché contestualmente proposto, in relazione allo stesso giudizio e rispetto alle medesime questioni, con ordinanza in data 18 maggio 2020 - in virtù dei principi espressi dalla giurisprudenza costituzionale a partire dalla sentenza n. 269 del 2017 - ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea avente ad oggetto l'interpretazione di alcune delle disposizioni censurate, ritenendole suscettibili di violare il diritto dell'Unione europea. Il giudice a quo dà atto, infine, dell'intervento ad adiuvandum ex art. 105, secondo comma, del codice di procedura civile nel giudizio risarcitorio, svolto da V.E. D.M. 2.- Con atto depositato il 19 gennaio 2021, è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, evidenziando, in premessa, la manifesta inammissibilità di tutte le questioni sollevate dal giudice rimettente, chiamato a decidere su una domanda avente ad oggetto i danni derivanti da un sinistro stradale, per evidente insussistenza di un nesso tra le predette questioni e la risoluzione di quelle controverse in causa. Inoltre, secondo l'Avvocatura, la motivazione dell'ordinanza di rimessione è carente e complessivamente insufficiente. Nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce la non fondatezza di tutte le questioni sollevate. Quanto al primo gruppo di questioni, si sottolinea l'inammissibilità delle censure di atti normativi di rango non primario (quali la delibera del Consiglio dei ministri del 30 gennaio 2020 e l'ordinanza del Capo dipartimento della protezione civile n. 630 del 2020). Nel resto ne rileva la non fondatezza atteso, per un verso, che la declaratoria di uno stato di emergenza è rimessa al legislatore nazionale che soltanto può ponderare come, rispetto al caso di quella epidemiologica da COVID-19, la tutela del diritto alla salute possa rendere recessiva quella della salvaguardia di alcune libertà, in un'attività di bilanciamento che, come chiarito dalla stessa giurisprudenza costituzionale (viene citata l'ordinanza n. 4 del 2021), rientra nella competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera q), Cost. e, per un altro, che tutte le determinazioni, anche con delibere di rango secondario, sono state assunte dal Governo previo parere dei Ministri competenti. Con riferimento al secondo gruppo di questioni, il Presidente del Consiglio dei ministri ne rileva in primo luogo l'inammissibilità per la lacunosa ricostruzione del quadro normativo di riferimento, rispetto al complesso delle prescrizioni dettate dal legislatore "emergenziale" per lo svolgimento delle attività giurisdizionali a partire dall'art. 83, comma 7, del d.l. n. 18 del 2020, come convertito. Deduce inoltre che il giudice rimettente non motiva, se non in modo generico, sulla rilevanza, in quanto non chiarisce perché non avrebbe potuto nel caso specifico trattare la controversia pendente con gli strumenti previsti per il periodo considerato (maggio 2020), come la stessa udienza in presenza, attraverso lo scambio di note scritte o da remoto, ovvero in videoconferenza. Inoltre, le questioni sarebbero, secondo la prospettazione del Presidente del Consiglio dei ministri, comunque non fondate, in quanto la normativa emergenziale sullo svolgimento dei processi civili e penali si è caratterizzata per aver compiuto, anche mediante le successive ponderazioni con l'evolversi dell'emergenza pandemica, un costante e ragionevole bilanciamento tra i valori in gioco. Con riguardo al terzo gruppo di censure, l'Avvocatura generale dello Stato ne deduce, in primo luogo, la manifesta inammissibilità per difetto di rilevanza, sottolineando la mancanza di un collegamento con la risoluzione della controversia pendente nel giudizio a quo, riguardante una domanda risarcitoria per i danni subiti in un sinistro stradale. Nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri assume la manifesta infondatezza delle questioni poiché, se può esservi un'assimilazione funzionale tra l'attività del giudice di pace e quella del giudice togato, tuttavia sul piano strutturale si tratta di funzioni non equiparabili, in quanto solo il secondo svolge un'attività lavorativa in via esclusiva per lo Stato a seguito del superamento di un pubblico concorso, in virtù della regola generale sancita dall'art. 106, primo comma, Cost., a presidio dell'indipendenza della magistratura. 3.- Con atto del 19 gennaio 2021, si è costituito in giudizio l'interventore volontario nel giudizio principale, aderendo alle prospettazioni dell'ordinanza di rimessione. 4.- Con memoria del 19 gennaio 2021, sono intervenuti in giudizio i giudici di pace M. C., M.F. D.G., A.G. P., A. P., R. T., R. O., nonché - anche ai sensi dell'art. 4-ter delle Norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale, vigente ratione temporis, quali amici curiae - l'Unione nazionale giudici di pace (UNAGIPA), l'Associazione nazionale dei giudici di pace (ANGdP), l'Unione nazionale italiana magistrati onorari (UNIMO) e la Federazione magistrati onorari di tribunale (FederMOT), aderendo alle prospettazioni dell'ordinanza di rimessione e richiamando, a supporto delle stesse, le precisazioni compiute, in ordine allo status e alla natura del rapporto di lavoro, dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, 16 luglio 2020, in causa C-658/18, UX, nonché dalla sentenza n. 267 del 2020 di questa Corte in ordine all'assimilabilità, almeno sul piano funzionale, dell'attività dei giudici di pace a quella dei giudici togati. 5.- Con decreto presidenziale del 7 dicembre 2021, è stata disposta l'ammissione delle opinioni, quali amici curiae, dell'UNAGIPA, dell'ANGdP, dell'UNIMO e della FederMOT. 6.- Con memoria del 20 dicembre 2021, a fronte dell'ammissione delle predette opinioni, gli intervenienti di cui al punto 4 hanno rinunciato al proprio atto di intervento.1.- Con ordinanza del 28 maggio 2020 indicata in epigrafe, il Giudice di pace di Lanciano ha sollevato le seguenti questioni di legittimità costituzionale: