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La nostra attenzione economico-commerciale nei confronti di queste infrastrutture e della Cina stessa è pienamente legittima ed è giustificata proprio alla luce dei nostri interessi nazionali. Per questa via - attenzione - potremo potenziare il nostro export verso un mercato di enormi dimensioni. Le nostre imprese avranno la chance di poter direttamente partecipare alla realizzazione di nuovi e importanti investimenti infrastrutturali. La nostra penisola, e segnatamente i nostri porti, i nostri scali commerciali, non saranno così bypassati dai nuovi traffici, ma potranno anch'essi godere a pieno titolo dei vantaggi economici e valorizzare la loro posizione geografica di terminali naturali di questa nuova Via della Seta. Attenzione: il perimetro del memorandum sulla Belt and Road è squisitamente economico-commerciale. Esso non mette minimamente in discussione la nostra collocazione euroatlantica. Il suo contenuto, che è stato negoziato per lunghi mesi con Pechino, coinvolgendo tutte le amministrazioni interessate, non presenta alcun rischio per i nostri interessi nazionali ed è pienamente in linea con la strategia dell'Unione europea, promuovendola, anzi, come nessun Paese membro ha fatto sinora nel suo dialogo con Pechino. Il memorandum , infatti, imposta con estrema chiarezza la collaborazione sulla Belt and Road, in raccordo con i principi espressamente richiamati dall'Agenda 2030, dall'Agenda 2020 di Cooperazione Unione europea-Cina e dalla strategia dell'Unione europea per la connettività euroasiatica, capisaldi dell'approccio dell'Unione europea verso la Cina. Esso promuove, inoltre, con forza, i principi, condivisi in ambito europeo, di mutuo vantaggio, reciprocità, trasparenza, sostenibilità, tutela della proprietà intellettuale e prevede la creazione di un vero level playing field. Posso rivendicare, quindi, a buon titolo, e a ragione, che il nostro approccio alla Belt and Road è tra i più lungimiranti ed efficaci che siano mai stati applicati in ambito europeo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Vorrei poi anche rimarcare, perché la questione non è trascurabile e, quindi, la offro anche al dibattito pubblico, che altri Stati membri, pur non avendo stipulato analoghe intese con Pechino, già collaborano, molto più di noi, su questa iniziativa. La verità è che l'Italia ha scelto un approccio trasparente, formalizzando la collaborazione con la Cina in una cornice ben definita, preferendo così esplicitare con chiarezza i pilastri fondamentali di matrice europea da cui ci lasciamo ispirare. Rispetto al memorandum of understanding firmato da altri Paesi, fuori e dentro l'Unione europea, il nostro stabilisce un raccordo molto più esplicito con le linee e le norme dell'Unione europea e promuove con più forza i valori e gli interessi dell'Italia. E, se mi permettete, questo è un gran vantaggio per l'Europa stessa. Su quest'ultimo aspetto vorrei precisare che l'attenzione del Governo non si è esaurita con il negoziato sul memorandum . Come nelle collaborazioni con altri Paesi, il Governo italiano opererà, nell'ambito della Belt and Road, un attento monitoraggio delle singole iniziative di collaborazione che saranno avviate a valle del memorandum per garantire che anch'esse siano promosse con attenzione alla difesa degli interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, anche quelle nel campo digitale, e prevenendo il trasferimento di tecnologie in settori sensibili. Alla discussione al Consiglio europeo, al vertice Unione europea-Cina del 9 aprile, seguirà poi la mia partecipazione (ho già anticipato la mia adesione) alla seconda edizione del forum Belt and Road in programma a Pechino il 26 e il 27 aprile. Il Forum, che riunirà un numero elevato di Paesi, mi offrirà un'ulteriore occasione per promuovere, in uno spirito di collaborazione con Pechino, quella che deve essere la visione italiana ed europea sull'iniziativa Belt and Road. Alla discussione sui rapporti con la Cina, il Consiglio europeo arriverà dopo una sessione - quella di apertura, giovedì 21 pomeriggio - in cui, in formato 27 (senza il Regno Unito evidentemente), si discuteranno gli ultimi sviluppi relativi alla Brexit. Nonostante gli sforzi negoziali aggiuntivi sulla questione irlandese e l'intesa raggiunta da May e Juncker l'11 marzo scorso, la settimana scorsa - lo sapete - c'è stato un secondo voto negativo del Parlamento britannico sulla ratifica dell'accordo di recesso. Questa decisione è avvenuta a pochi giorni dalla data stabilita per l'uscita dall'Unione europea che, lo ricordo, è il 29 marzo 2019. Nonostante il poco tempo a disposizione, dobbiamo cogliere i messaggi positivi emersi dai voti successivi a quello sulla ratifica, con cui il Parlamento britannico ha espresso la volontà di evitare una Brexit senza accordo, e dobbiamo lavorare insieme ai partner europei per garantire un'uscita in termini chiari e amichevoli, chiedendo un differimento dei tempi di uscita dall'Unione europea. È molto probabile, quindi, che i 27 Capi di Stato e di Governo al Consiglio europeo saranno chiamati a discutere una possibilità di proroga della data di uscita. Come anticipato dallo stesso Governo britannico, non si tratterà, però, di una proroga in bianco ma, se del caso, di un differimento funzionale all'obiettivo di garantire un recesso ordinato. Come abbiamo sempre fatto durante questo faticoso - permettetemi di dirlo - negoziato, dalle dinamiche molto complesse, continueremo a lavorare per una Brexit ordinata, nel pieno rispetto della volontà del popolo britannico e delle decisioni del Parlamento di Londra, ma anche ribadendo la necessità di maggiore responsabilità e di maggiore chiarezza nell'interesse dei nostri cittadini e delle nostre imprese. L'auspicio è che le decisioni di questi giorni a Londra garantiscano un'uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza strappi, in maniera ordinata, in modo da poter costruire una relazione futura tra Unione europea e Regno Unito che sia all'altezza dei profondi, speciali rapporti che abbiamo costruito con i britannici in oltre quattro decenni di comune partecipazione al processo di integrazione europea. In un contesto che mantiene ancora forti elementi di incertezza, il Governo italiano continuerà a lavorare per garantire la tutela dei diritti dei cittadini, delle nostre imprese e della stabilità finanziaria, anche nell'ipotesi, che davvero è poco auspicabile, di un'uscita senza accordo (il famoso no deal ) per il 29 marzo 2019. Ai temi sinora citati, si aggiunge anche un breve paragrafo, nelle conclusioni, riservato ad uno stato dell'arte sulle azioni poste in essere a contrasto della disinformazione, con un invito alle piattaforme on line e ai social network ad assicurare elevati standard di responsabilità e di trasparenza. A giugno il Consiglio europeo riceverà un rapporto sulle elezioni apprese, che verrà predisposto dalla Presidenza con la Commissione e con l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini. Per l'Italia, uno sforzo europeo coordinato su un fenomeno ormai percepito in molti Paesi europei come una minaccia alla democrazia è necessario, proprio in virtù della natura complessa e plurale del problema e delle relative insidie.