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Castelli ne abbiamo e chiese altrettanto, ma cosa mi può portare a scegliere dì visitarne uno piuttosto che un altro? È chiaro che la scelta dipende non solo dalla loro bellezza, ma anche dal contesto paesaggistico in cui sono inseriti, dalle tradizioni, dalla cucina, dal cibo del luogo in cui si trovano. E ancora, per ultimo voglio ricordare come il turismo definito una volta di nicchia stia sempre più prendendo piede. Mi riferisco al turismo lento, al turismo lungo le vie dei pellegrinaggi che attraversano le nostre bellissime campagne, mi riferisco al turismo lento che molti ricercano nelle aziende agricole che, con fatica ma anche con grande lungimiranza dei proprietari, si sono trasformate i luoghi di ristoro e di tranquillità per una vacanza nella natura. E allora, colleghi senatori, quale migliore occasione per valorizzare ancora di più il nostro turismo e le potenzialità enormi della nostra agricoltura e dei nostri prodotti se non quella di avere un unico Ministero che se ne occupa, mettendone in relazione le reciproche caratteristiche? Non è questo - come affermano molti - il capriccio di un Ministro. Anzi, colgo l'occasione per augurare al ministro Centinaio un buon lavoro. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . È un modo nuovo per stare al passo con le esigenze e le aspettative dei turisti. Il turismo ha fame, il turismo ha bisogno dell'agricoltura e questo è il messaggio che con il provvedimento in esame vogliamo far passare. Sarei stata ben contenta se su questa partita che interessa l'economia italiana ci fossimo trovati tutti d'accordo. Al G20 l'hanno capito che agricoltura e turismo stanno insieme, tanto che il documento è stato votato all'unanimità. Concludo con un breve cenno relativo al Ministero della famiglia e della disabilità, ricordando a tutti che la disabilità è un qualcosa che prima di tutto va chiamata col suo nome, con profondo rispetto, e che i problemi della disabilità non possono essere trattati in modo staccato dalla materia famiglia. Quando c'è una disabilità, infatti, c'è anche una famiglia direttamente coinvolta che, di fronte ad essa, ha bisogno di assumere un giusto atteggiamento, affinché non sia vissuta in modo da ledere i diritti di chi ne è oggetto e neppure di chi gli sta intorno. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il decreto-legge n. 86 del 12 luglio 2018 definisce - a nostro avviso - «riordino delle attribuzioni dei Ministeri» un riequilibrio politico interno al Governo, sbagliato anche se politicamente legittimo e distante, molto distante, dalle concrete reali esigenze dell'Italia e dei Ministeri oggetto del presunto riordino. Voi che narrate il cambiamento imponete, con la decretazione d'urgenza, la restaurazione del manuale Cencelli: due Ministeri al ministro Di Maio richiedevano un rafforzamento del Ministero dell'agricoltura per il ministro Centinaio. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi rimaniamo convinti di un utilizzo forzato dell'uso della decretazione. Lo abbiamo spiegato abbondantemente e molto bene nella pregiudiziale che abbiamo discusso in questa sede. Ovviamente, io sostituirei la parola «riordino» con la parola «pasticcio», perché è la confusione, più che la ragione, che guida i concetti essenziali degli articoli di legge oggetti del presente decreto: quattro articoli che si presentano privi di un comune denominatore; privi di una visione di Governo; privi di una riflessione sul versante delle politiche da attuare nei diversi Ministeri e privi - e questa è la cosa ancor più grave - di un'analisi delle risorse necessarie per attuare nuove politiche per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Al contrario, ci si occupa dell'equilibrio delle poltrone. Colleghi senatori, la narrazione vola, il Governo latita, così come latita l'attuazione del vostro contratto di Governo. All'articolo 1, infatti, la scelta di spostare il turismo dall'attuale Ministero dei beni culturali al Ministero delle politiche agricole non ha una immediata evidenza nelle relazioni e nel rispetto di ciò che il turismo rappresenta per il prodotto interno lordo del nostro Paese, oltre il 12 per cento. Si fa demagogia pensando a una relazione naturale che esiste tra il turismo e il sistema dell'agroalimentare, dei nostri giacimenti enogastronomici, che però in realtà rappresentano poco più del 5-7 per cento dell'intero PIL che il comparto turistico rappresenta. Se si vuole investire nel turismo, una piattaforma naturale come l'Italia richiede nella riduzione delle distanze, nella connessione tra le diverse infrastrutture aeroportuali e nell'Alta velocità, nel comparto delle opere pubbliche gli investimenti necessari per realizzare una piattaforma in cui la riduzione delle distanze generi nuova competitività per un Paese che - non dobbiamo mai dimenticarlo - ha potenzialità enormi proprio nello sviluppo economico del comparto turistico. Volendo fare una scelta razionale, tutto ci porta a pensare che il turismo dovrà sempre di più rappresentare un perno fondamentale dello sviluppo economico e sociale del Paese. È agricoltura, certamente, ma è anche innovazione, Industria 4.0, made in Italy, moda, Motor valley , il frutto dell'attrattività economica di un Paese, straordinariamente importante sul piano culturale come l'Italia; una piattaforma culturale naturale, in grado di sviluppare economicamente, in termini di crescita sia del prodotto interno lordo che dell'occupazione del comparto. Ecco perché, se si voleva fare un ragionamento strategico, la relazione più naturale sarebbe stato lo sviluppo economico. Se si voleva compiere una scelta non per le poltrone e per il riequilibrio del manuale Cencelli, ma per il futuro dell'Italia, questa doveva essere la scelta fondamentale in un Paese che investe nel suo futuro. (Applausi dal Gruppo PD) . Molti interventi si sono già soffermati sulle strutture di missione. Io vorrei sottolineare tre aspetti fondamentali, perché la scelta ideologica di rottamare le iniziative del Governo precedente sarà e rappresenterà un danno importante e pesante per il Paese. Quando la vostra narrazione terminerà e ci si misurerà sugli aspetti fondamentali del Governo, si scoprirà che le strutture di missione avevano obiettivi precisi, alcuni dei quali peraltro già avviati: il rilancio degli investimenti; il rimettere al centro la prevenzione del nostro fragile, ma bel Paese; la realizzazione di un grande piano nazionale di cura, di rammendo e di rigenerazione della nostra Italia. Le strutture di missione avevano rappresentato anche l'occasione per ristabilire una relazione più proficua tra lo Stato, le Regioni e gli enti locali. Non è vero che si saturavano e si demolivano le relazioni con il comparto delle autonomie locali. In questi anni, anche grazie alle scelte che abbiamo attuato, eliminando il patto di stabilità, i primi importanti segnali sulla ripresa degli investimenti erano stati attuati e le strutture di missione avevano rappresentato nella scuola, come nel recupero della prevenzione e del dissesto idrogeologico, un punto di riferimento essenziale.