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È stato inserito un "pezzettino", una modifica che consente di far partire i lavori per chi ha vinto la gara senza aspettare i tempi dei ricorsi. Sappiamo che c'è un ricorso strumentale al ricorso, però faccio una domanda per la quale non c'è risposta. Supponiamo che uno vinca la gara, faccia l'opera, arrivi fino in fondo e che poi uno dei perdenti vinca il ricorso. In questo caso chi mette mano al portafoglio per un eventuale risarcimento? Non è chiaro, mentre la norma dovrebbe prevederlo, perché non ferma il ricorso strumentale, ma apre la porta a ricorsi ex post e quindi ad ulteriori cause e contenziosi. Credo che, nel momento in cui si è messa mano al codice dei contratti, non si dovesse fare con così tanta leggerezza. Infine, un'ultima considerazione. È chiaro che, com'è emerso nel corso delle audizioni, queste norme sono pensate per sbloccare le procedure di ricostruzione, soprattutto nelle zone del centro-Italia soggette - anche giustamente - a forte vincolo paesaggistico. Intervenire allora sul codice dei contratti per queste zone con una modifica che vale per tutti è altrettanto pericoloso. Si sarebbero dovute prevedere in questo caso norme in deroga solamente per quelle situazioni specifiche e faccio un esempio: il parere della Sovrintendenza viene "estratto" definitivamente dai pareri richiesti per molte fattispecie, mentre avrebbe dovuto essere limitato a una situazione veramente emergenziale. Su questo si sarebbe dovuto riflettere e lavorare con un po' più di calma visto che - e concludo - è già in revisione il vecchio codice dei contratti, per cui una manomissione così pesante non aveva veramente ragione di esistere. Grazie. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Nugnes) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Atto Senato in questione è stato concepito al fine di dare il via alla ripresa dei lavori pubblici: cantieri, attività produttive e quant'altro possa rappresentare il «primo motore immobile» dell'inizio e della prosecuzione delle attività che contribuiranno alla crescita economica nel nostro Paese. Il capo I del decreto battezzato «sblocca cantieri» non rappresenta, come molti hanno affermato, la riforma del codice degli appalti, ovvero del decreto legislativo n. 50 del 2016: ha sostanzialmente una funzione propedeutica a quella che sarà la vera e propria riforma del codice degli appalti e che questo Governo ha in programma di realizzare. Le modifiche introdotte hanno come obiettivo prioritario la semplificazione delle procedure di aggiudicazione degli appalti attraverso il recepimento di alcune delle più significative indicazioni pervenute nell'ambito della procedura di consultazione pubblica indetta dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, formulate direttamente dalle imprese che operano nel settore dei lavori pubblici, le quali, in virtù della loro esperienza quotidiana sul campo, hanno la piena consapevolezza delle criticità insite nell'attuale apparato normativo. Fra le modifiche introdotte al capo I del decreto corre l'obbligo di segnalare: l'intervento in materia di lavori manutenzione ordinaria e straordinaria, che possono essere affidati sulla base del progetto definitivo; la modifica delle soglie per l'affidamento dei lavori mediante procedura negoziale e di quelle relative ai subappalti; l'ampliamento dei casi in cui è possibile procedere all'aggiudicazione sulla base del criterio del minor prezzo e la modifica dei meccanismi di determinazione della soglia di anomalia (che hanno generato nella precedente esperienza difficoltà applicative e rilevanti contenziosi), per concludere con l'introduzione di regole che daranno ai progettisti che collaborano con l'appaltatore maggiori certezze sui pagamenti dei loro compensi. Cari colleghi, consentitemi di focalizzare l'attenzione sugli interventi di riparazione e ricostruzione post-sisma, in particolare nella mia amata terra, la Sicilia, e più precisamente nei nove Comuni colpiti dal sisma cosiddetto di Santo Stefano, del 26 dicembre scorso, cioè Zafferana Etnea, Viagrande, Trecastagni, Santa Venerina, Acireale, Aci Sant'Antonio, Aci Bonaccorsi, Milo e Aci Catena. Dopo la risposta tempestiva del Governo, con la visita il giorno dopo sui territori del nostro vice ministro Luigi Di Maio, si è succeduta una serie di interventi normativi, tra cui le ordinanze del capo del Dipartimento della protezione civile, che hanno disciplinato i primi aiuti urgenti conseguenti all'evento sismico che ha interessato l'area etnea, volti ad arginare lo stato di confusione, smarrimento e incertezza del futuro che ha pervaso la popolazione interessata. Sin dalla prima notte, tutte le famiglie, i cittadini sono stati messi nelle condizioni di dormire sotto un tetto, in strutture ricettive locali, ad eccezione di coloro che hanno provveduto ad autonoma sistemazione. La macchina degli interventi, quindi, si è messa subito in moto. Tutto quanto fosse di competenza del Governo centrale è stato posto in essere, registrando, purtroppo, la non sempre tempestività nello svolgimento degli interventi di precipua pertinenza degli enti locali, nonché un'informazione pubblica spesso disinformata (non sta a me giudicare se volutamente o no). Finalmente, quello che doveva essere originariamente un provvedimento a sé è stato inserito nel presente decreto-legge n. 32 del 2019; pertanto, dopo circa cinque mesi dal sisma catanese e dieci dal sisma che ha interessato la città di Campobasso, si potrà dare ristoro a quei cittadini, Comuni e aziende che da tempo attendono questo momento. Inoltre, sono stati previsti contributi straordinari e interventi vari finalizzati all'accelerazione della fase di ricostruzione nelle zone dell'Italia centrale e dell'Aquila, colpite dal sisma del 2016-2017 e del sisma del 2009. Ritengo importante precisare che il Governo, che si fa prossimo alle esigenze della popolazione, non può limitarsi allo stanziamento di fondi, per poi, periodicamente, dover rimpinguare le casse di Regioni e Comuni a causa di una mancata oculata programmazione di attività di ricostruzione. Ecco perché vi è la necessità di richiedere una proroga dei tempi di realizzazione dei lavori (e, a mio avviso, anche di ristrutturazione) dovendosi prima procedere a studi geologici e specialistici di microzonazione di terzo livello. Ecco perché occorrerebbe delocalizzare la ricostruzione, ad esempio nelle zone in prossimità di faglie sismogenetiche attive e comunque, anche se si adottassero criteri antisismici di ultima generazione, nelle zone individuate come ad alto rischio sismico. Ciò al fine di ottimizzare le risorse e salvaguardare l'incolumità della popolazione. Faccio questa precisazione perché localmente anche qualche sindaco affermò, nei mesi passati, che, con criteri antisismici di ultima generazione, era possibile ricostruire anche in zone ad alta percentuale di sismicità, in contrasto con la visione degli addetti ai lavori, come geologi, ed ingegneri. Sul territorio, con attivisti, sindaci, comitati di cittadini, ingegneri e geologi, abbiamo creato un tavolo tecnico dal quale sono scaturite una serie di proposte emendative, la cui pertinenza e validità sono assicurate dall'osservazione sul campo e dall'ascolto delle esigenze dal basso.