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Modifica all'articolo 8 della Costituzione, concernente il riconoscimento della tradizione giudaico-cristiana quale fondamento civile e spirituale della Repubblica. Onorevoli Senatori. – Da sempre la battaglia identitaria caratterizzata dalla difesa dei popoli nella loro dimensione territoriale, religiosa e culturale costituisce l'ossatura di tutta la nostra attività politica. Questa battaglia, cominciata ormai molti anni fa, si è confrontata nel tempo con problematiche (immigrazione incontrollata, perdita dei riferimenti valoriali e religiosi, usurpazione della sovranità dei popoli, senso diffuso di insicurezza, sfiducia nella classe politica, scollamento dall'ordine naturale) che hanno acquisito sempre maggior peso nell'attualità nazionale e internazionale e che hanno destrutturato il « modus vivendi » tradizionale della civiltà occidentale europea. Il modello mondialista, senza frontiere per le merci come per gli uomini, improntato a una ricerca di pace globale basata unicamente sul riconoscimento di uno stile di vita uniformato, dove ciò che conta è soltanto il produrre e il consumare, è imploso, lasciandosi alle spalle «metastasi» molto gravi. Siamo stati costretti a lanciare ripetuti gridi di allarme di fronte all'abbandono delle nostre radici. La nostra opera di denuncia è stata costante e mirata, insieme a un'attività di proposta e di stimolo ai governi che si sono succeduti, alle istituzioni internazionali e al Paese affinché fossero adottati i provvedimenti opportuni. Se è vero, da un lato, che la libertà religiosa, di fede e di coscienza è un diritto inviolabile consolidato nella cultura del popolo italiano e riconosciuto in modo inequivocabile dal combinato disposto degli articoli 3, 8, 19 e 20 della Costituzione, dall'altro lato è innegabile che il patrimonio storico e culturale del nostro Paese affonda le sue radici nella civiltà e nella tradizione cristiane. Il concetto di libertà religiosa riguarda infatti una sfera intima della persona e un suo modo di interpretare e di dare senso alla vita in base alla propria coscienza e non trova alcuna relazione in merito a una valutazione storico-sociale di come le radici cristiane rappresentino le fondamenta sulle quali è stato edificato tutto il nostro ordinamento giuridico. L'articolo 8 della Costituzione sancisce l'importante principio in base al quale tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge e hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, purché non contrastino con il nostro ordinamento giuridico. I rapporti tra il nostro Stato e le diverse confessioni religiose sono regolati per legge sulla base di intese con le rispettive rappresentanze. Nell'era moderna, con la fine degli Stati temporali e con l'affermazione del modello liberale fondato sul principio di libera Chiesa in libero Stato, si è iniziato a riflettere sulla necessità di riconoscere uguali diritti ai vari culti. Già nel ’700 il Codice leopoldino in Toscana introduceva una certa tolleranza religiosa. Il Regno d'Italia, secondo quanto disposto dallo Statuto albertino, aveva una religione di Stato, ma in seguito, nel 1872, grazie a un ordine del giorno presentato alla Camera dei deputati da Pasquale Stanislao Mancini, conobbe un'autentica libertà di coscienza e di culto. La storia del nostro Paese è stata in seguito segnata dal Concordato tra lo Stato e la Santa Sede del 1929. Nel Concordato si sancirono norme a garanzia di tutti i culti acattolici, considerandoli ammessi a differenza di quanto previsto nello Statuto albertino, secondo il quale erano considerati soltanto tollerati. I Padri costituenti, nel redigere il testo della Carta fondamentale della nostra Repubblica, da un lato, all'articolo 7 riconobbero la validità dei Patti Lateranensi e, dall'altro lato, stabilirono il riconoscimento del principio della libertà religiosa rafforzato dal disposto dell'articolo 8, che prevede la possibilità per lo Stato di regolare via via i rapporti con le altre confessioni religiose mediante intese bilaterali. Nel 1984 con gli accordi di Villa Madama noti anche come «nuovo Concordato», se pure si superò l'affermazione prevista dal Trattato del 1929 per cui «la religione cattolica apostolica romana» veniva considerata «la sola religione di Stato», si riaffermò allo stesso tempo che non sussiste una situazione di parità tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni, né sul piano legislativo ordinario né sotto il profilo costituzionale, assegnando, ad esempio, alla Chiesa cattolica un'importante missione educativa, prevedendo l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, riconoscendo gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico e riservando, nei limiti fissati dalla giurisprudenza costituzionale, ai tribunali ecclesiastici le relative sentenze di nullità. Va inoltre ricordato che la religione cattolica gode di una maggiore protezione anche in sede penale nell'ipotesi di «delitti contro il sentimento religioso» e che la Corte costituzionale, più volte adita in materia, ha rigettato le istanze volte a mettere in luce una violazione del principio di uguaglianza e di libertà, proprio considerata la maggiore intensità delle reazioni sociali che suscitano le offese alla fede cattolica dato l'inscindibile legame tradizionale con il popolo italiano. La nostra Repubblica, infatti, attraverso il Concordato e la protezione costituzionale di cui esso gode a norma dell'articolo 7 della Costituzione, riconosce alla Chiesa cattolica un fondamentale ruolo storico e sociale basato su un'antica e ininterrotta tradizione che lega il popolo italiano al cattolicesimo. Sulla base delle considerazioni di cui sopra, il presente disegno di legge costituzionale intende premettere un nuovo comma al citato articolo 8 della Costituzione, recante l'importante riconoscimento del nostro patrimonio spirituale e religioso cristiano. Già nel corso dei lavori preparatori del Trattato europeo è stato vivo e fortemente sentito il dibattito sull'opportunità o meno di inserire nel preambolo della Carta fondamentale dell'Unione l'espresso riferimento alla tradizione culturale e spirituale cristiana del continente europeo. Un emendamento volto a modificare il preambolo nel senso di un richiamo al patrimonio religioso giudaico-cristiano come uno dei fondamenti spirituali dell'Europa fu proposto dal Governo italiano durante i lavori della Convenzione. Certamente da più parti è stato sostenuto che uno Stato di diritto deve garantire assolute imparzialità e uguaglianza tra tutti i cittadini assicurando la laicità delle istituzioni e tuttavia l'opinione pubblica, espressione della volontà del popolo, oltre che politici, opinionisti e la stessa Chiesa cattolica si sono immediatamente schierati per l'espressa menzione nella Costituzione europea delle nostre radici cristiane, così che il nostro passato, la nostra storia e la nostra stessa cultura non vadano dimenticati, ma si pongano come forte baluardo contro la perdita di valori cui costantemente assistiamo e contro il pericolo di una società frammentata e priva di una reale identità.