[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 31, comma 3, 34, commi 5 e 6, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni) e 12, comma 3-bis del decreto legge 14 marzo 1988, n. 70 (Norme in materia tributaria nonché per la semplificazione delle procedure di accatastamento degli immobili urbani), convertito, con modificazioni, in legge 13 maggio 1988, n. 154, promosso con ordinanza emessa il 14 maggio 1999 dalla Commissione tributaria provinciale di Bari sui ricorsi riuniti proposti da Di Molfetta Carmela ed altri contro l'Ufficio del registro di Trani, iscritta al numero 708 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48, 1a serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 21 marzo 2001 il giudice relatore Annibale Marini.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza emessa il 14 maggio 1999 la Commissione tributaria provinciale di Bari ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 53, primo comma, e 97, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 31, comma 3, 34, commi 5 e 6, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni) e 12, comma 3-bisdel decreto legge 14 marzo 1988, n. 70 (Norme in materia tributaria nonché per la semplificazione delle procedure di accatastamento degli immobili urbani), convertito, con modificazioni, in legge 13 maggio 1988, n. 154. Il rimettente premette che i giudizi a quibus hanno ad oggetto impugnative tempestivamente proposte da diversi coeredi avverso avvisi di liquidazione e cartelle di pagamento relativi ad imposta principale di successione ed imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili (INVIM), oltre interessi e sanzioni pecuniarie per il ritardato pagamento, liquidate dall'Ufficio del registro di Trani in base al valore venale di un immobile, quale dichiarato dai medesimi coeredi in sede di denuncia di successione, con riserva di volersi avvalere del disposto dell'art. 12 del decreto legge n. 70 del 1988. I ricorrenti si dolgono del fatto che l'Ufficio non abbia tenuto conto della rettifica del valore del suddetto cespite, da ". 1.070.000.000 a ". 670.000.000, presentata da essi coeredi, dopo la scadenza del termine per la presentazione della denuncia di successione, a seguito di determinazione della rendita effettuata dall'Ufficio tecnico erariale (UTE) di Bari. La Commissione rimettente osserva che, in base al combinato disposto degli artt. 31, comma 3, e 34, commi 5 e 6, del decreto legislativo n. 346 del 1990, i ricorsi risulterebbero privi di fondamento, in quanto la modifica della dichiarazione di successione è consentita solamente fino alla scadenza del termine semestrale previsto per la presentazione della dichiarazione medesima, salva la sola possibilità di pagamento della maggiore imposta, senza sanzioni, nel caso in cui il valore dichiarato risulti inferiore a cento volte la rendita successivamente attribuita o aggiornata. Il medesimo giudice ritiene tuttavia che il "sistema" delineato da tali norme - oltre che, per quanto riguarda l'INVIM, dall'art. 12, comma 3-bis del decreto legge n. 70 del 1988 - sia in contrasto con i principi enunciati dagli artt. 3, 53, primo comma, e 97, primo comma, Cost. Risulterebbe, infatti, violato in primo luogo il principio di eguaglianza, per la disparità di trattamento esistente tra coloro che abbiano attribuito al cespite immobiliare un valore superiore a quello successivamente stimato dall'UTE e coloro che abbiano invece indicato un valore inferiore. Le norme impugnate sarebbero inoltre in contrasto con il principio di capacità contributiva, in quanto consentirebbero l'assoggettamento all'imposta di cespiti immobiliari per valori sovrastimati. La disciplina denunciata sarebbe infine lesiva del principio di buon andamento dell'amministrazione, con riferimento al corretto esercizio del potere impositivo. 2. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o di infondatezza della questione. Ad avviso dell'Avvocatura, la motivazione dell'ordinanza sarebbe innanzitutto carente in punto di rilevanza, non dandosi conto dell'eccezione di inammissibilità, per tardiva impugnazione, dei ricorsi relativi all'avviso di liquidazione, sollevata dall'amministrazione finanziaria. nel merito la questione sarebbe comunque priva di fondamento. Nessuna disparità di trattamento potrebbe infatti configurarsi tra gli obbligati tributari che abbiano rappresentato nella dichiarazione un valore superiore a quello determinato applicando al cespite immobiliare la cosiddetta "valutazione automatica" - ai quali è inibito di modificare tale dichiarazione successivamente alla scadenza del termine - e quei contribuenti che abbiano invece indicato un valore inferiore. Sotto altro aspetto dovrebbe poi considerarsi che la "valutazione automatica" - come la stessa Corte ha affermato nella sentenza n. 463 del 1995 - non introduce un nuovo sistema di determinazione dei valori imponibili ma costituisce esclusivamente un limite al potere di accertamento degli uffici finanziari, impedendo loro di procedere ad una maggiore valutazione allorché il valore dei beni stessi sia dichiarato in misura non inferiore a quello automatico.1. - La Commissione tributaria provinciale di Bari dubita, in riferimento agli artt. 3, 53, primo comma, e 97, primo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 31, comma 3, 34, commi 5 e 6, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni) e 12, comma 3-bis del decreto legge 14 marzo 1988, n. 70 (Norme in materia tributaria nonché per la semplificazione delle procedure di accatastamento degli immobili urbani), convertito, con modificazioni, in legge 13 maggio 1988, n. 154, in quanto - nel caso di denuncia di successione relativa ad immobili non censiti - non consentono al contribuente, il quale abbia dichiarato un valore superiore a quello successivamente stimato dall'UTE, di modificare la propria dichiarazione in conformità a tale stima, dopo la scadenza del termine previsto per la presentazione della dichiarazione. 2. - L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce preliminarmente l'inammissibilità della questione, per difetto di motivazione sulla rilevanza, in quanto il rimettente non avrebbe dato conto di una eccezione di tardività dei ricorsi avverso gli avvisi di liquidazione, sollevata nel giudizio a quo dall'amministrazione finanziaria, la cui fondatezza - secondo la stessa Avvocatura - emergerebbe dal preambolo della stessa ordinanza.