[pronunce]

Con riferimento alla censura avanzata sull'art. 13 della legge regionale per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., la Regione richiama gli artt. 8 e 9 del d.lgs. n. 114 del 1998, i quali prevedono per le medie e le grandi strutture di vendita un regime autorizzatorio. Ne deriva, secondo la Regione resistente, che «il legislatore regionale non ha adottato alcuna norma contraria a quanto già stabilito dal legislatore statale nell'esercizio della sua potestà legislativa esclusiva in materia di "tutela della concorrenza", limitandosi, semmai, a dare attuazione alla disciplina posta da quest'ultimo». Con riferimento alla censura avanzata sugli artt. 11 e 17, comma 1, della legge regionale per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., la Regione sostiene che, anche qualora le questioni venissero trasferite sulle disposizioni nella loro nuova formulazione, permarrebbe la loro manifesta infondatezza, contemplando le nuove previsioni un mero confronto. 4.- Con memoria depositata il 5 gennaio 2016, l'Avvocatura generale dello Stato insiste per l'accoglimento delle proposte questioni di legittimità costituzionale, integrando i motivi di censura. Gli artt. 7, comma 1, e 8, comma 4, della legge regionale n. 29 del 2014, nell'introdurre una tipologia di esercizio commerciale ("parco commerciale") non prevista a livello statale, contrastano con l'art. 4 del d.lgs. n. 114 del 1998, il quale contiene una definizione di "centro commerciale", e incidono sulla materia della «tutela della concorrenza», riservata, al fine di assicurare una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale, alla competenza esclusiva dello Stato. L'art. 13 della censurata legge regionale, nella misura in cui, nel disciplinare i parchi commerciali, richiede per l'apertura, il trasferimento di sede, l'ampliamento e la modifica del settore merceologico la preventiva autorizzazione, introduce limitazioni vietate dalla legge statale (art. 31, comma 2, d.l. n. 201 del 2011) e dalla normativa europea (direttiva n. 2006/123/CE), in quanto limitazioni - quale è il rilascio di un titolo autorizzatorio - sono consentite «solo qualora vi sia la necessità di garantire la tutela della salute, dei lavoratori, dell'ambiente, ivi incluso l'ambiente urbano, e dei beni culturali», e la Regione Marche «non fornisce la dimostrazione delle eventuali ragioni di tutela [...] che, nel caso di specie, renderebbero legittima la deroga al principio generale della libertà di apertura degli esercizi commerciali». A ulteriore conferma di tale percorso argomentativo, la difesa statale richiama le pronunce n. 104 del 2014 e n. 165 del 2014, nella parte in cui affermano, la prima, che «la materia della concorrenza, a motivo della sua natura "trasversale", è idonea a porsi come limite alla disciplina che le Regioni possono adottare in altre materie di propria competenza, concorrente o residuale, come in materia di commercio», e, la seconda, che «non possono essere inserite procedure che aggravino l'avvio di un'attività commerciale». Inoltre, la previsione di un regime autorizzatorio contrasterebbe con la normativa comunitaria, in particolare con gli artt. 9 e 10 della menzionata direttiva comunitaria, che consente deroghe «alla libertà di stabilimento giustificate dalla necessità di perseguire obiettivi di politica sociale». Infine, l'Avvocatura generale dello Stato insiste per l'accoglimento delle censure avanzate nei confronti degli art. 11 e 17, comma 1, della legge regionale n. 29 del 2014, ritenendo entrambe le disposizioni in contrasto con l'art. 14, numero 6), della direttiva comunitaria n. 2006/123/CE. Il divieto di coinvolgimento, diretto o indiretto, di operatori concorrenti include certamente, secondo il ricorrente, le organizzazioni delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi maggiormente rappresentative a livello regionale, le quali, «inserendosi in un processo decisionale volto all'emanazione di atti ad efficacia generale ed astratta [...], potrebbero sfruttare la funzione consultiva loro assegnata per incrementare il proprio livello di rappresentatività sul territorio regionale, plasmando a proprio favore i criteri e le altre condizioni necessarie al rilascio dell'autorizzazione», e così escludere, «in capo agli altri operatori concorrenti, che non abbiano esercitato la funzione consultiva de qua in quanto non altrettanto rappresentativi, la possibilità stessa di accedere al servizio».