[pronunce]

[…] Le imposte suppletive debbono essere corrisposte dopo l'ultima sentenza non impugnata o impugnabile solo con ricorso in cassazione» (art. 68 del d.lgs. n. 546 del 1992); a.3) la posizione del privato, il quale chiede un rimborso, e dell'amministrazione finanziaria, la quale esercita la potestà impositiva, non sono equiparabili; a.4) in riferimento al rischio di riforma della sentenza di primo grado, «mentre la solvibilità dell'Amministrazione è garantita, non altrettanto lo è quella di un privato»; a.5) il giudizio di ottemperanza, in quanto preordinato a rendere effettivo il comando contenuto nel giudicato (anche se sia privo dei caratteri di puntualità e precisione tipici del titolo esecutivo), non è equiparabile all'esecuzione forzata ordinaria; a.6) per regola generale (derogata solo, per il giudizio amministrativo, dall'art. 33, ultimo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, concernente l'«Istituzione dei tribunali amministrativi regionali», nel testo introdotto dal comma 1 dell'art. 10 della legge 21 luglio 2000, n. 205, recante «Disposizioni in materia di giustizia amministrativa»), il giudizio di ottemperanza presuppone l'esistenza di una sentenza passata in giudicato; b) con riguardo all'art. 24 Cost., che l'ottemperanza è «solo uno strumento alternativo (ed aggiuntivo all'esecuzione ordinaria) di cui il contribuente si può avvalere, tanto che la sentenza di condanna dell'amministrazione finanziaria (o dell'ente locale o dell'agente per la riscossione) al pagamento di somme è rilasciata in copia esecutiva solo se passata in giudicato» (art. 69 del d.lgs. n. 546 del 1992); c) con riguardo all'art. 76 Cost., che: c.1) l'art. 30, comma 1, della legge di delegazione – prevedendo tra i criteri direttivi, alla lettera g), l'«adeguamento delle norme del processo tributario a quelle del processo civile» e, alla lettera l), la «previsione dell'esecuzione coattiva delle decisioni anche a carico dell'Amministrazione soccombente» – non impone il principio dell'esecutività delle sentenze di primo grado; c.2) la Corte costituzionale ha costantemente escluso l'esistenza di un principio (costituzionalmente rilevante) di necessaria uniformità tra i vari tipi di processo, pur ribadendo la necessità di rispettare il generale criterio di ragionevolezza delle scelte legislative. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Milano dubita – in riferimento agli artt. 3, 24 e 76 della Costituzione – della legittimità dell'art. 70 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'articolo 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nella parte in cui non consente al contribuente vittorioso in primo grado di richiedere, in pendenza di appello o di termine per proporre appello, l'ottemperanza agli obblighi derivanti dalla sentenza non passata in giudicato emessa dalla Commissione tributaria provinciale; che, per il rimettente, la disposizione denunciata víola: a) l'art. 76 Cost., perché, non recepisce i princípi «della provvisoria esecutorietà delle sentenze di primo o secondo grado» e «di parità tra le parti» stabiliti dall'art. 30, comma 1, lettera g), della legge di delegazione 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), il quale, prescrivendo «l'adeguamento delle norme del processo tributario a quelle del processo civile», ha inteso obbligare il Governo a dare al processo tributario una struttura plasmata sul processo civile ordinario, anche per quanto attiene alla natura e all'efficacia delle sentenze; b) l'art. 3 Cost., perché comporta un'ingiustificata disparità di trattamento tra il contribuente, il quale «non ha, in effetti, alcuno strumento per conseguire l'esecuzione della sentenza», e l'amministrazione finanziaria, la quale «può, invece, procedere al recupero delle somme dovute, in via esecutiva, anche sulla base della sentenza di primo grado»; c) l'art. 24 Cost., perché l'impossibilità per il contribuente di far valere la sentenza di primo grado comporta un ingiustificato allungamento della durata del processo, con «pregiudizio, anche irreparabile, per il contribuente risultato vincitore»; che le sollevate questioni sono in parte manifestamente infondate ed in parte manifestamente inammissibili; che la questione riferita all'art. 76 Cost. è manifestamente infondata; che, infatti, la norma denunciata, nel disporre che il giudizio di ottemperanza da essa previsto si applica solo alle sentenze tributarie passate in giudicato, detta una regola identica a quella che – come affermato dal diritto vivente e come riconosciuto da questa Corte con le ordinanze n. 44 del 2006 e n. 122 del 2005 – vige per le sentenze emesse dal giudice civile, alle quali il giudizio di ottemperanza previsto dagli artt. 27, primo comma, numero 4), del regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e 37 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, si applica solo se siano passate in giudicato; che l'applicabilità del giudizio di ottemperanza a sentenze non ancora passate in giudicato è prevista, con norma di carattere eccezionale, dal quarto comma dell'art. 33 della legge n. 1034 del 1971 (comma aggiunto dall'art. 10 della legge 21 luglio 2000, n. 205) esclusivamente per le sentenze emesse dal tribunale amministrativo regionale e non sospese dal Consiglio di Stato; che, pertanto, con la norma denunciata il legislatore delegato non è incorso nel dedotto eccesso di delega, ma si è uniformato sia al generale criterio direttivo dell'«adeguamento delle norme del processo tributario a quelle del processo civile», fissato dall'evocata lettera g) del comma 1 dell'art. 30 della legge di delegazione n. 413 del 1991, sia allo specifico criterio della «previsione dell'esecuzione coattiva delle decisioni anche a carico dell'Amministrazione soccombente», fissato dalla non evocata lettera l) del medesimo comma 1;