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Questa iniziativa popolare, qui integralmente recepita, ambisce a fondare, per i « lavoratori del nuovo secolo », una piattaforma di diritti sul piano individuale e collettivo. Una piattaforma, cioè, idonea a consolidare e rafforzare, nonché a garantire il rispetto di quanto previsto, presupposto e implicato dalla Carta costituzionale e dalle Carte dei diritti sociali internazionali ed europee; insomma una Carta dei diritti, o nuovo Statuto, di tutti i lavoratori e le lavoratrici che lasci integro quanto ancora oggi egregiamente sancito dalla legge n. 300 del 1970, ma che si muova anche su un piano più ampio, per fronteggiare le esigenze regolative in un'epoca di grandi e complessi cambiamenti. In tal senso, il presente disegno di legge si articola in una triplice direzione: A) Innanzi tutto esso è volto a fondare diritti dei lavoratori a portata universale, in gran parte configurabili come diritti sociali di cittadinanza, da valere per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla veste giuridica che assume la loro attività. Si tratta, in altre parole, di diritti che vengono riconosciuti in capo a tutti i lavoratori nei confronti dello Stato e – ove ciò sia possibile e coerente con il rapporto di lavoro in essere – della controparte contrattuale, indipendentemente dalla specifica natura giuridica dei rapporti di lavoro in cui essi sono concretamente coinvolti. Tali diritti, peraltro, sono declinati puntualmente, con le differenziazioni talora rese necessarie dalla natura subordinata o parasubordinata, ovvero autonoma del rapporto di lavoro. Ma soprattutto essi sono formulati in modo da assicurare, per quanto possibile, la valenza non meramente programmatica, ma concretamente precettiva, delle norme che li fondano, affinché ne sia garantita in pieno l'effettività. In sintesi, i diritti che sono ricompresi nella prima parte del disegno di legge sono i seguenti: diritto al lavoro, e specificamente a un lavoro decente e dignitoso; diritto a condizioni di lavoro chiare e trasparenti; diritto a un compenso equo e proporzionato; libertà di espressione; diritto a condizioni ambientali e lavorative sicure; diritto al riposo; diritto alla conciliazione tra vita familiare e vita professionale; diritto alle pari opportunità tra donna e uomo in materia di lavoro e professione; diritto a non essere discriminato nell'accesso al lavoro e nel corso del rapporto di lavoro; diritto di riservatezza e divieto di controlli a distanza; divieto del trattamento dei dati e tutela della libertà e dignità; diritto all'informazione; diritto a soluzioni ragionevoli in caso di disabilità o di malattie di lunga durata; diritto di ripensamento e al congruo preavviso in caso di modifiche contrattuali unilaterali; diritto all'istruzione e alla formazione professionale; diritto alla tutela delle invenzioni e delle opere dell'ingegno; tutela in caso di recesso e di mancato rinnovo del contratto di lavoro; diritto al sostegno dei redditi da lavoro; diritto a un'adeguata tutela pensionistica; tutela processuale specifica dei diritti dei lavoratori; libertà di organizzazione sindacale, di negoziazione e di azione collettiva. B) Il disegno di legge intende, poi, dettare una disciplina di diritto sindacale volta a dare attuazione a due fondamentali disposizioni della Costituzione, al fine di restituire centralità ed effettività all'azione di rappresentanza sindacale degli interessi dei lavoratori e di definire un sistema di contrattazione collettiva a efficacia generale, in grado di assicurare l'applicazione universale delle regole contrattuali, contribuendo, in tal modo, all'attuazione di un equo ed efficiente mercato del lavoro e alla qualità dello sviluppo economico del Paese. Anzitutto l'articolo 39 della Costituzione, seconda parte, la cui attuazione richiede norme riguardanti, da un lato, la registrazione dei sindacati ai fini della stipulazione di contratti collettivi a efficacia generale, nonché, dall'altro lato, ma sempre per tali fini, le forme della rappresentanza sindacale, anche nei luoghi di lavoro, e struttura, organizzazione e poteri della contrattazione collettiva a efficacia generale. In secondo luogo l'articolo 46 della Costituzione, intitolato alla « partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese », la cui attuazione tiene conto delle forme tradizionali di rappresentanza sindacale degli interessi dei lavoratori tipiche della realtà italiana, nonché delle esperienze contrattuali e legislative di partecipazione attraverso l'esercizio dei diritti di informazione, consultazione, contrattazione, e l'attivazione di forme di controllo esterno, ma puntuale, nei confronti di imprese operanti nei settori di importanza strategica di interesse pubblico. C) Infine, il disegno di legge fissa un insieme di tutele specificamente inerenti il mondo del lavoro autonomo e subordinato, destinate a soddisfare molteplici esigenze. In questo senso vengono anzitutto predisposte bilanciate previsioni che, anche facendo tesoro dell'esperienza legislativa e contrattuale pregressa, si pongono un duplice obiettivo. Da un lato viene stabilita una generale equiparazione di tutele (anche previdenziali) tra lavoratori subordinati, lavoratori parasubordinati (intendendo per tali i collaboratori coordinati e continuativi) e lavoratori autonomi economicamente deboli, anche al fine di rendere sostanzialmente equivalenti i costi del lavoro diretti e indiretti tra le varie figure di lavoratori. Dall'altro lato, sempre in quest'ambito vengono formulate norme volte a garantire il ripristino – quantunque in forma adattata ai nuovi assetti produttivi e organizzativi delle imprese – di alcuni assetti regolativi del lavoro subordinato, frutto dell'evoluzione legale, nonché delle conquiste contrattuali del periodo postbellico, che sono stati alterati nel corso degli ultimi anni per effetto delle politiche di ispirazione neoliberista di cui si è detto più sopra. In questa seconda prospettiva, è naturale che il nuovo Statuto dei lavoratori si proponga anzitutto come portatore di una visione regolativa alternativa, in molte parti, a quella consolidatasi negli ultimi quindici anni, mirando, primariamente, a ridare centralità, nel sistema economico, a rapporti duraturi nel tempo e dotati di stabilità, e restituendo nel contempo un ruolo determinante alla contrattazione collettiva. Ciò viene perseguito sancendo l'effettività del principio secondo cui « i contratti a tempo indeterminato sono e continueranno a essere la forma comune dei rapporti di lavoro fra i datori di lavoro e i lavoratori » (direttiva 1999/70/CE): in primo luogo mediante una drastica riduzione delle tipologie flessibili di contratto di lavoro subordinato, con soppressione (lavoro intermittente) o radicale limitazione (lavoro accessorio) di quelle che comportano un elevato livello di precarietà, di sfruttamento e di compressione delle libertà individuali, ovvero un'alterazione del principio di rischio gestionale dell'attività di impresa (somministrazione a tempo indeterminato); e poi con la riconduzione del lavoro a termine, anche se somministrato, entro limiti causali predeterminati, relativi a esigenze di tipo temporaneo. Parallelamente viene definito un assetto regolativo rinforzato dell'apprendistato, nelle sue tre forme attualmente previste, al fine di renderlo il più possibile la forma « normale » di ingresso del lavoratore nel mercato del lavoro, tramite acquisizione sul campo delle competenze professionali.