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(Applausi dal Gruppo FI-BP) . Vogliono razionalizzare i costi per 100 milioni di euro. In due, a forza di sparate alla più grossa, in pochissimi mesi hanno caricato sul conto del bilancio dello Stato un miliardo e mezzo di euro, in termini di interessi passivi. Cosa facciamo, allora? In modo salomonico tagliamo quei due, mi verrebbe da dire. Faremmo prima e risparmieremmo molto di più che tagliandone 100, 200 o 300. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per quanto riguarda l'atteggiamento rissoso, abbiate pazienza: qui l'atteggiamento rissoso si ha con le veline, con dei fake social , dei video fatti a caso, che non rispettano assolutamente il Parlamento. Qui i parlamentari sono educati, preparati, pronti alla discussione. A questo punto, per cortesia, ricominciamo a ragionare su ciò che è importante, che è migliorare la qualità delle scelte, e lo si fa pensando a ciò che si vota, selezionando una classe politica all'altezza delle responsabilità, che è l'esatto contrario del vincolo di mandato. L'esatto contrario! Il vincolo di mandato è un bavaglio alla libertà di pensiero, alla capacità di opinione, all'espressione critica: è un insulto all'intelligenza di ciascuno di voi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi non ci faremmo mai insultare in questo modo, ma voi sì e le votate anche, queste cavolate immense. È inaccettabile! Ma è ancora più inaccettabile - e lo dico da una che, pur avendo vissuto un po' qui e un po' lì, è nata in un'autonomia speciale - che per fare questa riforma si sia adottato addirittura un taglio lineare, come se tutti i territori fossero uguali, come se non ci fossero le minoranze linguistiche, come se non ci fossero gli italiani eletti all'estero, come se non ci fossero i trattati internazionali che regolano i rapporti tra Stato e territori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma dove siamo arrivati? Abbiamo dovuto implorare che si ragionasse sulle questioni, che fossero scritti degli emendamenti, perché costituzionalmente le minoranze devono essere protette: con i muscoli le minoranze verranno sempre schiacciate. È questa l'Italia che volete? Noi no. Vogliamo ridurre il numero dei parlamentari? Bene, ma mi sembra che non sia questa la questione. Se volete, lo possiamo anche ridurre, però vorrei che si riflettesse sulle questioni a monte, che restano irrisolte, che non sono state neanche dibattute e che riguardano la qualità delle persone elette e la democrazia vera. Di questo passo, infatti, andiamo verso una "democratura". (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, mi sarei aspettato un aiuto, in questa attesa discussione, da un ulteriore intervento del senatore Calderoli. PRESIDENTE. Ancora? D'ALFONSO (PD) . Me lo aspettavo perché conosco la sua confidenza tematica. L'«ancora», dice il vescovo della mia città, va sempre bene, soprattutto quando è animato da sincerità di incoraggiamento. Mi sarei aspettato, da parte del senatore Calderoli, quell'aiuto che tutti sappiamo poteva essere capace di portare in questa sede, per fare in modo che la discussione potesse risultare fruttuosa, non burocratica. Ci ritroviamo in un momento della vita del Paese e del nostro ordinamento in cui la priorità non è esattamente quella di occuparsi solo della riduzione del numero dei parlamentari. Come chiedeva prima la mia stimata collega Rossomando, come si fa a stabilire il numero perfetto? Seguiamo l'incoraggiamento che una volta, a lezione, diede il professore Miglio: qual è il numero perfetto di parlamentari? È quello che si inventa per l'occasione? Ci raccontò, a lezione, che sui numeri giocano solitamente i pescatori, quando devono farsi credere sull'oggetto del pescato, per esempio una carpa: il peso della carpa pescata si dice sempre con un numero tondo, per renderlo credibile. Si arriva così al numero di 400 per i deputati e di 200 per i senatori, perché è come se avesse una melodia da geometria. Ma siamo sicuri che una materia così delicata, qual è quella della rappresentatività (che è di più di rappresentanza), possa inchinarsi a una questione di estetica della dicitura numerica? Il tema della rappresentatività dei parlamentari evoca la questione della qualità della democrazia. Noi abbiamo ancora un numero elevatissimo di coloro i quali non votano e l'astensionismo è una parte importante del processo democratico. È vero che stiamo vivendo una fase di espressione della nostra democrazia parlamentare nella quale compare anche il kit del parlamentare, che fa dire poco, fa partecipare poco e magari fa essere presenza di abbellimento e di arredamento. Poi, abbiamo anche sentito dire che c'è una via d'uscita tecnologica, da piattaforma digitale, che sapevamo ci poteva servire per fare gli acquisti di beni e servizi; adesso sentiamo dire che può essere un sostituto della democrazia e del circuito della partecipazione. (Applausi dal Gruppo PD) . Tuttavia, non abbiamo paura dell'innovazione. In questa Camera alta dell'Italia ha lavorato per tanto tempo, con idoneità, un grande senatore della Repubblica, Martinazzoli, il quale ci ha lasciato detto che di cambiamento in cambiamento, cercando solo il cambiamento - permettetemi di dire, e spero che domani non si dica solo questo - si corre il rischio di incontrare chi teorizza solo il cambiamento per il cambiamento, che è il diavolo. Il diavolo cambia, ripetutamente. Non possiamo soltanto cercare il cambiamento per il cambiamento, fosse anche il costo dello svolgimento della rappresentanza parlamentare, in un Paese c'è la questione di chi va, vota, dice e cerca di rendere presenti gli assenti attraverso il voto. Il parlamentare ha una missione: rendere presenti gli assenti, fare in modo che nel circuito della democrazia liberaldemocratica arrivino tutte le questioni, i dolori, le aspettative, le speranze, i progetti; fare in modo che il territorio entri all'interno del Parlamento. Non è soltanto una questione di ridurre quel quid del costo; anzi, se la qualità del lavoro parlamentare è all'altezza delle sfide, il numero diventa un investimento, diventa la forza e la qualità dell'espressione della democrazia. Noi abbiamo fatto un tentativo di miglioramento del testo che si va affrontando e tematizzando attraverso emendamenti che, per esempio, possono aggiungere differenziazione delle due Camere, specializzando l'una rispetto all'altra. Ho letto tutte le carte riguardanti la legge di bilancio; ci ho messo tempo, faccio fatica a leggere e a capire. C'è, per esempio, un'innovazione che - sono sicuro - il 95 per cento dei senatori 5 Stelle non avrebbero votato se avessero capito quello che stavano votando. Sto parlando della reintroduzione dell'istituto della concessione. Ascolto gli interventi dei senatori 5 Stelle: sono contro i project financing, contro gli istituti della concessione, di progettazione, esecuzione e gestione. Perché, allora, è accaduto che quell'istituto sia potuto tornare a vivere? Per la velocizzazione esasperata, per la liofilizzazione degli spazi di lavoro del Parlamento.