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martedì 15 gennaio 2019 si è svolto un sit in di protesta degli ex dipendenti della "Abramo customer care" di Crotone nel piazzale dell'azienda per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato; 400 sono le persone alle quali non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato a seguito delle norme previste dal "decreto dignità" (di cui al decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018) adottato nei mesi scorsi dal Governo in base alle quali la durata massima del contratto è stata ridotta da 36 a 24 mesi; il tasso di disoccupazione nel territorio del crotonese risulta quasi il doppio della media italiana, attestandosi intorno al 30 per cento, con una punta del 40 per cento per quanto riguarda la disoccupazione femminile; premesso inoltre che: l'articolo 1, comma 1, lettera a) , del decreto-legge, n. 87 ha modificato l'articolo 1, comma 19, del decreto legislativo n. 81 del 2015, prevedendo che al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a 12 mesi e che questo può avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i 24 mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni: esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori; esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria; sempre il decreto-legge prevede che il contratto può essere rinnovato solo a fronte delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1. Il contratto può essere prorogato liberamente nei primi 12 mesi e, successivamente, solo in presenza delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 81; considerato che il ripristino dell'obbligo per contratti che superino i 12 mesi di durata di indicare la causale porta, ad esempio, ad escludere rinnovi e proroghe di contratti a tempo determinato nei casi in cui si verifichino intensificazioni dell'attività lavorativa, in determinati e limitati periodi dell'anno, cui non sia possibile sopperire con il normale organico; tenuto conto che: il decreto dignità si prefiggeva di dare più dignità ai lavoratori precari e una maggiore certezza normativa alle aziende e invece sta portando ad un aumento dell'instabilità lavorativa; è noto che con le causali del contratto a termine non accrescono le tutele per il lavoratore ma solo per il contenzioso. L'effetto sull'occupazione è stato immediato perché il decreto si è applicato immediatamente anche alle proroghe e ai rinnovi di contratti in essere; il decreto dignità rischia di trasformarsi in un provvedimento di esclusione dal mercato del lavoro per migliaia di persone, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in merito all'impatto che il decreto dignità sta avendo sui livelli occupazionali; quali iniziative intenda assumere nei confronti degli ex dipendenti della Abramo Customer Care di Crotone, che non si sono visti rinnovare il contratto a tempo determinato, tenendo conto che quello calabrese è un territorio che non offre molte possibilità occupazionali; a tal fine quali iniziative indenda intraprendere per prevedere un recupero delle loro professionalità in un percorso di ricollocazione al lavoro; se non ritenga che, al fine di evitare il profilarsi del contenzioso giuridico in merito alla definizione delle causali per i contratti che superino i 12 mesi di durata, sia opportuno intraprendere iniziative normative che possano chiarire e definire in maniera univoca le condizioni secondo cui al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata superiore a un anno. Atto n. 3-00559 ROJC Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il decreto ministeriale n. 37 del 18 gennaio 2019 ha introdotto alcune modifiche all'esame di maturità e, tra queste, la necessità "di individuare l'eventuale disciplina oggetto di una terza prova scritta per specifici indirizzi di studio e le modalità organizzative relative allo svolgimento di un colloquio, nonché la ripartizione del punteggio delle tre prove scritte, ove previste per specifici indirizzi di studio"; l'art. 5 del decreto specifica le caratteristiche dell'esame di Stato nelle scuole con lingua di insegnamento slovena e con insegnamento bilingue sloveno-italiano del Friuli-Venezia Giulia; al comma 4 dell'art. 5, si afferma che "la terza prova scritta si svolge il giorno successivo alla seconda prova scritta e tende ad accertare la padronanza dell'italiano - seconda lingua. La prova è finalizzata all'accertamento della competenza linguistico-comunicativa degli studenti, ed è riferita alle abilità di comprensione del testo e produzione scritta"; l'art. 4 del decreto ministeriale regolamenta l'esame di Stato nelle scuole della Provincia autonoma di Bolzano e al comma 1 si esplicita che la terza prova scritta è disciplinata dall'art. 8 del decreto del Presidente della Provincia autonoma di Bolzano del 27 aprile 2018, n. 13, esame che è svolto in lingua tedesca, si chiede di sapere: in quale lingua si debba svolgere la terza prova scritta dell'esame di Stato nelle scuole con lingua di insegnamento slovena e con insegnamento sloveno-italiano del Friuli-Venezia Giulia; se nella terza prova scritta sia richiesta una verifica da parte del candidato della sua conoscenza della lingua italiana e, in tal caso, se non via sia una palese difformità di trattamento tra i candidati appartenenti alla minoranza linguistica slovena e quelli della minoranza linguistica tedesca della provincia autonoma di Bolzano, tenuto conto che la lingua e la letteratura italiana sono materie di studio in tutte le scuole dell'obbligo della minoranza linguistica slovena per diverse ore alla settimana, e che la conoscenza della lingua italiana è comprovata dalle prove scritte in classe. Atto n. 3-00560 DURNWALDER Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 122, comma 1, punto 2, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, prevede che gli ufficiali giudiziari siano retribuiti anche "con una percentuale sui crediti recuperati dall'Erario, sui campioni civili, penali ed amministrativi e sulle somme introitate dall'Erario per effetto della vendita dei corpi di reato, in ragione del quindici per cento. Tale percentuale è comprensiva anche delle quote di spettanza degli aiutanti ufficiali giudiziari"; con una nota recente indirizzata al Ministero della giustizia, i funzionari U.N.E.P. (Ufficio unico notificazioni, esecuzioni e protesti) di Bolzano e gli ufficiali giudiziari del distretto di Trento, con riferimento alla retribuzione prevista in percentuale, di cui all'articolo 122 citato, lamentano la mancata corresponsione degli emolumenti relativamente al I, II, III e IV bimestre 2018;