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Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, ringrazio lei e il ministro Bonetti, che sta seguendo con attenzione i lavori dell'Assemblea finalizzati all'approvazione del disegno di legge in esame. Ringrazio naturalmente anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, di cui sono orgogliosamente membro. Non si offenderanno certamente le senatrici e i senatori della Commissione, se rivolgo una menzione speciale al presidente Valente, che rappresenta tutti in quell'ambito e non solo; lo fa anche oggi, in quest'occasione, spingendo per la proposta di legge in esame. Un ringraziamento va ovviamente anche alla relatrice, senatrice De Petris. Non si tratta di ringraziamenti formali. Oggi infatti siamo qui ad esaminare questo provvedimento all'interno della cornice della drammatica ricorrenza del 25 novembre - e non potrebbe essere diversamente - in cui celebriamo la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'occasione è intanto quella di aggiungere un tassello importante che, come diceva poca fa lo stesso ministro Bonetti, sostanzialmente mancava nei ragionamenti che rientrano tra le armi di cui ci dobbiamo dotare per contrastare la violenza di genere. Si tratta segnatamente di tutta la parte riguardante il quadro conoscitivo che, vorrei dire, è la base per affrontare questo passaggio così drammatico, che non solo ha a che fare con un elemento di tipo culturale - quello che deve informare la discussione pubblica - ma è anche uno strumento investigativo molto importante, come ricordato negli interventi che mi hanno preceduto, soprattutto nella misura in cui ci focalizziamo sulla lista di reati rispetto ai quali diventa obbligatoria l'indagine nel rapporto tra autore e vittima. In ogni caso, questa è anche l'occasione per fare una riflessione di carattere generale. Non aggiungo nulla alle cose che ho già ascoltato e procedo rapidamente, anche in relazione alle esigenze di tempo con le quali dobbiamo misurarci. La riflessione è la seguente. Ci siamo dovuti confrontare con il quadro emerso dal passaggio drammatico del lockdown , che tutti abbiamo vissuto e che ci ha sbattuto letteralmente in faccia una realtà, vale a dire come quella condizione di costrizione - nella quale tutti ci siamo posti, naturalmente seguendo le indicazioni del Governo e le regole che ci siamo dati a tutela della nostra salute - sia diventata una vera e propria trappola per molte donne. Fanno riflettere sia il numero drammatico degli omicidi, quindi delle uccisioni di donne in quanto tali, ricordato dalla relazione della senatrice De Petris, sia soprattutto quanto sia crollato il dato delle denunce dei reati in quella fase. Questo ci dice quanto drammatica fosse la condizione di molte donne che hanno vissuto una situazione di vera e propria prigionia, vorrei dire un inferno. Dobbiamo ricordarcelo. Non lo vede soltanto chi non lo vuole vedere: mi riferisco al fatto che questi reati hanno come epicentro - vorrei dirlo usando un'espressione antica - il focolaio domestico e le mura di casa, che dovrebbero essere invece il perimetro della protezione di ciascun individuo, a maggior ragione di ogni donna di questa società. Dobbiamo prenderci un impegno: non deve accadere mai più che tutte le donne possano potenzialmente restare in una condizione di solitudine, che si aggiunge a quella che abbiamo vissuto tutti. In secondo luogo, com'è stato ricordato, qui mettiamo un mattoncino per rafforzare l'impegno che abbiamo assunto dentro la cornice della Convenzione di Istanbul. Le colleghe che mi hanno preceduto hanno ricordato le quattro P, i famosi quattro impegni: protezione, prevenzione, punizione e politiche. Oggi quindi facciamo la nostra parte per rafforzare quel quadro. Lo dico innanzitutto a lei, signor Ministro, che molto si è spesa in questa direzione: abbiamo fatto molto in questi anni, a partire ad esempio dal tema della punizione, ma molto dev'essere ancora fatto, soprattutto se penso a quel pezzo importante dell'ossatura e dell'intera strutturazione che fa parte della strumentazione per contrastare la violenza di genere, ossia le case rifugio e i centri antiviolenza. Molto è stato fatto a questo proposito in termini di risorse, anche in termini di aggiustamento rispetto a un meccanismo più intelligente di quello che si era immaginato in passato rispetto alla ripartizione dei fondi attraverso le Regioni. Molto dev'essere ancora fatto, però, perché non c'è dubbio che la sostanza di queste risorse, quindi la loro entità, ma soprattutto la possibilità che possano essere finanziate con una prospettiva più lunga sul piano temporale, siano l'unica garanzia per programmare i lavori e le attività di quelli che sono diventati terminali importantissimi in questa battaglia per il contrasto alla violenza sulle donne. Questo è un impegno che ci siamo assunti, che abbiamo portato avanti e che bisogna assumere fino in fondo, con tutte le conseguenze che implica. Infine, viene il tema forse più importante. La pandemia ci ha messo anche di fronte un altro dato, forse più drammatico: il rischio è che la crisi peggiore, per proporzione e numeri, della storia della Repubblica e quindi della storia democratica di questo Paese venga scaricata innanzitutto sulle spalle delle donne e che siano esse innanzitutto a pagare il prezzo più alto. Lo dico perché non ci stiamo misurando con disuguaglianze nate oggi: le faglie che si stanno allargando preesistevano alla pandemia, ma questo è un allargamento drammatico, e tra di esse c'è anche il tema della differenza e della sproporzione tra uomini e donne in termini di diritti, di parità, di accesso alle opportunità e di rapporti di forza e di potere; al dunque, stiamo infatti parlando di questo. Lo dico in relazione ad alcune cose di cui abbiamo discusso anche in questi mesi, da cui dobbiamo farci persino affascinare: penso ad alcune trasformazioni del mercato del lavoro. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,38) ( Segue LAFORGIA). Citiamo spesso lo smart working e tutte quelle forme che i lavoratori stanno oggi sperimentando fino in fondo, che però rischiano di essere una trappola insidiosa per molte donne in assenza di un quadro di regole, a partire, ad esempio, dal diritto alla disconnessione. Se non mettiamo mano a un simile quadro di regole, questa crisi rischia di essere pagata innanzitutto e soprattutto dalle donne. Oggi mi è capitato di pensare - come faccio sempre, ma mai in termini pubblici - alla mia bimba, che tra qualche ora compirà quattro anni; oggi l'ho fatto in questa chiave, esattamente come avranno fatto in queste ore - credo - molti papà che hanno figlie. Ho pensato alla mia bimba e alla donna che diventerà e soprattutto a ciò che dobbiamo costruire. La discussione di queste ore non va esattamente nella direzione migliore, ma dobbiamo costruire un clima tra di noi... PRESIDENTE. La prego di concludere, perché ha già superato di oltre un minuto il tempo a lei assegnato. LAFORGIA (Misto-LeU) . Dobbiamo costruire una società in cui il 25 novembre non sia semplicemente una ricorrenza drammatica, ma il giorno della liberazione, innanzitutto dalla violenza di genere. (Applausi) . Sulla scomparsa di Diego Armando Maradona PRESIDENTE .