[pronunce]

Viene inoltre rimarcato che, con le disposizioni di cui sopra, lo Stato non acquista il diritto a riscuotere il gettito dei tributi erariali spettanti alla Regione siciliana, ma garantisce un contributo, alla medesima legittimamente imposto, mediante accantonamento sulla quota di compartecipazione alle predette entrate e attraverso l'introduzione di un regime temporaneo che assicura in via cautelativa la partecipazione delle Regioni, anche a statuto speciale, agli obiettivi finanziari generali nelle more dell'attuazione della procedura ex art. 27 della legge n. 42 del 2009. Si ricorda, inoltre, come le condizioni di legittimità di un simile intervento statale siano state già precisate dalla giurisprudenza costituzionale (si citano le sentenze n. 19 del 2015, n. 99 del 2014, n. 193 e n. 118 del 2012), nel senso che esso deve avere carattere transitorio, come appunto avverrebbe nella specie, e deve rispettare il «principio consensualistico»: quest'ultimo principio sarebbe salvaguardato (si cita la sentenza n. 19 del 2015 di questa Corte) anche da margini di negoziabilità successiva alla determinazione unilaterale del contributo, in modo da consentire alle Regioni, in tale fase successiva, di interloquire sull'esatta determinazione del suo ammontare. Il predetto margine di negoziabilità sarebbe assicurato, in particolare, dalle previsioni dell'art. 1, comma 417, della legge n. 190 del 2014, dove si stabilisce che gli importi dei contributi possono essere modificati mediante accordo che deve essere sancito, entro il 31 gennaio di ciascun anno, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, da recepire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. Quanto poi alle censure relative all'asserita violazione dell'autonomia finanziaria regionale, che sarebbe stata messa in condizione di non poter finanziare le ordinarie attività di sua competenza, il resistente ricorda la giurisprudenza costituzionale (si citano le sentenze n. 36 del 2014, n. 121 del 2013 e n. 246 del 2012), secondo cui, qualora le Regioni deducano l'illegittimità di norme che prevedono la riduzione di trasferimenti erariali, dovrebbero dimostrare che tale riduzione determini l'insufficienza dei mezzi finanziari per l'adempimento dei propri compiti. Tale prova, secondo la difesa dello Stato, non sarebbe stata fornita dalla ricorrente, la quale ha solo fatto riferimento a una relazione della Corte dei conti - che si limita a rappresentare lo sviluppo dell'indebitamento regionale - e all'accordo bilaterale stipulato dallo Stato e dalla Regione siciliana il 9 giugno 2014, in cui è lo stesso ente territoriale regionale a concedere la possibilità di introdurre nuove forme di contribuzione a suo carico, circostanza difficilmente compatibile con una situazione di dissesto tale da impedire lo svolgimento delle normali attività.1.- Con ricorso notificato il 27 febbraio 2015 e depositato il successivo 6 marzo, la Regione siciliana ha promosso, fra le altre, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 400, 401, 403, 405, 415 e 416 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015). La ricorrente ritiene che le disposizioni di cui sopra violino gli artt. 81, 97, primo comma, e 119 della Costituzione, anche in riferimento all'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), nonché gli artt. 36 e 43 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e all'art. 2, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria). Più precisamente, oggetto di censura nel presente giudizio sono alcuni commi dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014 che impongono alla Regione siciliana un ulteriore concorso agli oneri della finanza pubblica generale, per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, pari a una quota annuale pari a 273 milioni di euro (comma 400), inserendolo nell'obiettivo «in termini di competenza eurocompatibile» (comma 401): si stabilisce, quindi, che, nelle more di attuazione della procedura di cui all'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione), si proceda con accantonamenti sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali (comma 403) e si obbliga il Ministero dell'economia e delle finanze a comunicare all'ente regionale, entro il 30 giugno di ogni anno, l'obiettivo rideterminato del patto di stabilità interno per la Regione siciliana (comma 405). La ricorrente ritiene che la disciplina di cui sopra violi gli artt. 36 e 43 dello statuto della Regione siciliana e l'art. 2, primo comma, del d.P.R. n. 1074 del 1965, contenente le norme di attuazione finanziaria del medesimo statuto, in quanto riserva allo Stato una quota del gettito dei tributi erariali di spettanza regionale, effettuata in assenza dei presupposti stabiliti dalle richiamate disposizioni dello statuto della Regione siciliana e delle relative norme di attuazione. Inoltre, sarebbero violati gli artt. 43 dello statuto della Regione siciliana e gli artt. 81, 97, primo comma, e 119 Cost., anche in riferimento all'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, in quanto, sottraendo alla Regione una cospicua entità di tributi erariali di sua spettanza, la priva della necessaria autonomia finanziaria per svolgere le ordinarie attività di sua competenza. Analoghe violazioni sarebbero poi determinate, ad avviso della ricorrente, dai commi 415 e 416 dello stesso art. 1 che, prorogando di un anno (cioè sino al 2018) le forme di concorso regionale alla finanza pubblica già previste nelle leggi di stabilità 2013 e 2014, realizzerebbero un'altrettanto illegittima riserva allo Stato di entrate erariali di competenza della Regione, privandola delle risorse finanziarie necessarie allo svolgimento delle ordinarie attività regionali quali statutariamente stabilite. 2.- In via preliminare deve osservarsi, quanto all'impugnazione dell'art. 1, comma 415, che i motivi di ricorso su questo punto risultano del tutto oscuri, così da determinarne l'inammissibilità.