[pronunce]

Ma al riguardo l'art. 67 del d.lgs. n. 267 del 2000 ha espressamente previsto che “non costituiscono cause di ineleggibilità o di incompatibilità gli incarichi e le funzioni conferiti ad amministratori del comune … e previsti da norma di legge, statuto o regolamento in ragione del mandato elettivo”. La possibilità dell'interferenza fra la carica elettiva e la materia sanitaria in genere, quindi, sarebbe già stata valutata dal legislatore, che per le figure diverse da quelle cui compete una responsabilità politica delle aziende sanitarie (figure oggetto di separata disciplina) avrebbe ritenuto non superata la soglia limite della condizione ostativa, compiendo una valutazione ampiamente discrezionale, della cui logicità non è lecito dubitare. Infine, la difesa del Rusticali rileva che, in concreto, una volta eletto Sindaco, egli si è spogliato di ogni competenza in materia sanitaria rilasciando ampia ed irrevocabile delega - prodotta nel giudizio a quo - ad altro assessore, rinunciando a qualsiasi facoltà di controllo del suo operato e di intervento. Anche sotto tale profilo eccepisce l'inammissibilità della questione sollevata, in quanto l'autorità remittente non ha motivato, in punto di rilevanza, sulla “compatibilità costituzionale del complesso normativo denunciato come illegittimo anche alla stregua di un'astensione dell'interessato attuata in via preventiva ed in maniera radicale ed estrema, totale e incondizionata, irrevocabile ed illimitata”. Né, conclude, il giudice a quo avrebbe specificato i singoli poteri gestori che in materia sanitaria farebbero capo al sindaco, “con duplice riferimento alla norma attributiva del potere di intervento, ritenuto potenzialmente confliggente con il suo stato tecnico-professionale di primario della divisione di cardiologia, da un lato, e con le norme regolamentari disciplinanti il concreto esercizio di siffatto potere, d'altro lato”, di talché la situazione di potenziale conflitto asseritamente sussistente non sarebbe più di una affermazione generica e apodittica. 4. - Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata. Quanto al lamentato eccesso di delega, in relazione all'art. 31 della legge n. 265 del 1999, nell'invito del legislatore delegante a raccogliere e coordinare in un testo unico le vigenti disposizioni in materia di enti locali, l'espressa indicazione della legge n. 154 del 1981 segnalerebbe la necessità di una sua revisione e di opportune modifiche. In particolare, in ordine alla incompatibilità fra la carica di sindaco e la funzione di primario delle USL, il testo unico del 2000, abrogando esplicitamente la disposizione della legge n. 154 del 1981, non avrebbe fatto altro che prendere atto dell'evoluzione del quadro normativo, rispondendo in pieno all'esigenza di rimuovere dall'ordinamento norme non più attuali e virtualmente superate. Le ipotesi di ineleggibilità e incompatibilità di figure dell'ordinamento sanitario previste dagli artt. 60, 63 e 67 del d.lgs. n. 267 del 2000, concernenti il direttore generale, amministrativo e sanitario delle USL, erano, infatti, già contemplate dall'art. 3, comma 9, del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, anch'esso abrogato dall'art. 274 (lettera x) del d.lgs. n. 267 del 1990, ma in vigore all'epoca della conclusione del procedimento elettorale (giugno 1999). La riforma del 1992 aveva conferito alle ASL un nuovo assetto organizzativo, territoriale e di vertice, disciplinando le relative figure e le connesse responsabilità. Il successivo d.lgs. 19 giugno 1999, n. 229, di razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, aveva recato importanti integrazioni a quella riforma, ridisegnando i compiti e le attribuzioni delle relative posizioni apicali. In particolare, con l'art. 3-bis, introdotto nel d.lgs. n. 502 del 1992, si era ribadito che il rapporto di lavoro del personale del Servizio restava regolato dal d.lgs. n. 29 del 1993 (artt. 1 e 26), con la conseguenza che anche il regime delle incompatibilità del rimanente personale delle USL rientra nella disciplina dell'art. 58 di quest'ultimo decreto, il cui comma 1 richiama l'art. 4, comma 7, della legge delega 30 dicembre 1991, n. 412, in tema di specifiche incompatibilità per il Servizio sanitario nazionale. Ad avviso della difesa erariale, da ciò discenderebbe che la norma sulla incompatibilità tra la carica di sindaco e la qualità di dipendente della USL, vale a dire il soppresso art. 8 della legge n. 154 del 1981, prima ancora della sua espressa abrogazione ad opera dell'art. 274 del testo unico del 2000, aveva già esaurito totalmente la propria efficacia ed era stata resa inoperante, quanto meno dalla entrata in vigore del d.lgs. n. 29 del 1993. L'intervento richiesto, deduce poi l'Avvocatura, sarebbe di tipo manipolativo-additivo. Ma questa Corte ha costantemente affermato di non potere sindacare le scelte che competono al legislatore, a meno che le stesse non siano palesemente irragionevoli. Nella specie, non si tratterebbe neppure di colmare un vuoto, ma di creare artificiosamente una nuova norma, che estenda l'ambito applicativo della incompatibilità al primario ospedaliero. 5. - In prossimità dell'udienza pubblica ha depositato memoria Franco Rusticali, convenuto nel giudizio a quo, che ha insistito nelle difese già svolte. 6. - Nel corso del giudizio promosso da Roberto Gaetani, elettore del Comune di Civitanova Marche, per la disapplicazione della delibera consiliare relativa alla convalida della nomina a Sindaco di quel Comune di Erminio Marinelli, per incompatibilità di quest'ultimo in quanto medico di base convenzionato con la ASL comprendente il territorio di Civitanova Marche, il Tribunale di Macerata, con ordinanza emessa il 20 novembre 2002, e pervenuta il 23 gennaio 2003 (r.o. n. 33 del 2003), ha sollevato, in riferimento agli artt. 76 e 77 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale - in parte analoga a quella sub 1 - degli artt. 274, comma 1, lettera l, e 275 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, in relazione alla delega di cui all'art. 31 della legge 3 settembre 1999, n. 265. Per il medico convenzionato con il servizio sanitario, osserva il remittente, l'art. 8, n. 2, della legge n. 154 del 1981 prevedeva l'incompatibilità, riguardante “i dipendenti delle unità sanitarie locali nonché i professionisti con esse convenzionati”, con la carica di sindaco del Comune il cui territorio coincide con il territorio dell'USL con cui sono convenzionati, ovvero, come nell'ipotesi di specie, di Comune con più di 30.000 abitanti che concorre a costituire l'unità sanitaria locale con cui sono convenzionati.