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Una politica che sempre di più deve essere indirizzata al potenziamento delle produzioni naturali, alla ottimale utilizzazione delle risorse, a partire dal riuso integrale dei rifiuti prodotti, alla riqualificazione naturalistica e produttiva degli ambienti degradati, e non può prescindere da una drastica spinta innovativa che ristori i territori produttivi dei parchi delle risorse che generano, attuando politiche conservative e migliorative. Solo coinvolgendo attivamente agricoltori, operatori del turismo e albergatori e assicurando la compartecipazione di istituzioni, enti e realtà locali si garantisce uno sviluppo in termini di qualità e quantità, al fine di perseguire un unico intento comune, ossia la salvaguardia del patrimonio naturale. Bisogna quindi compiere un grande sforzo culturale per far percepire il parco non solo come strumento di vincolo e di repressione, ma come opportunità per il territorio. Per procedere in questa direzione il primo passo da compiere è quello di aggiornare il quadro normativo del 1991, che da un lato risulta obsoleto e dall'altro rischia di appesantire eccessivamente la gestione delle aree protette. Il presente disegno di legge rappresenta il primo passo verso un sistema di gestione più snello, più moderno, più flessibile e rivolto a cogliere le opportunità derivanti dalle nuove frontiere dello sviluppo economico e del turismo. La gestione dei parchi – sia per ciò che riguarda l'organigramma dell'ente gestore, sia per quanto concerne la figura del direttore – deve virare verso una composizione più snella, più meritocratica, con maggiore libertà di decisione e gestione in capo ai corpi intermedi, a iniziare dai comuni. D'altro canto, vi devono essere corrispondenti poteri di controllo e sanzione in capo allo Stato, ma solo in caso di inadempienze e mala gestione: un modello di autonomia variabile in base alla virtuosità dimostrata. Contemporaneamente, vengono inserite importanti misure di investimento e incentivo allo sviluppo per stimolare l'attrazione di capitali, l'avvio di nuove attività economiche, l'incremento del turismo, la creazione di nuovi posti di lavoro e il contrasto al fenomeno dello spopolamento, affiancate a un serio piano di programmazione a medio termine delle politiche nazionali sulle aree protette. Tutto ciò viene proposto nella consapevolezza che si tratta, per l'appunto, di un punto di partenza per una discussione e riflessione più ampia che deve inevitabilmente coinvolgere anche una revisione dei parchi marini, oltre che una reintroduzione all'interno delle nostre Forze dell'ordine di un nucleo specializzato in materia forestale e ambientale. Occorre rivalutare il vasto patrimonio culturale e di esperienza del disciolto Corpo forestale dello Stato che per quasi due secoli, prima dell'incauta e frettolosa soppressione, determinata dalla riorganizzazione della pubblica amministrazione con la cosiddetto «legge Madia», aveva saputo coniugare le esigenze delle popolazioni montane e rurali con la tutela del territorio e degli ecosistemi naturali. In un Paese come il nostro, che vive sempre più frequenti emergenze e disastri ambientali, flagellato dal dissesto idrogeologico, dagli incendi boschivi, dai sismi, dalle valanghe, dalla difficile gestione dei rifiuti, nonché dalle contraffazioni alimentari, è indispensabile un presidio con forte diffusione territoriale, che sia in grado di intervenire rapidamente ed efficacemente all'insorgenza delle fenomenologie. Ripartire, quindi, con un nuovo Corpo di polizia, maggiormente specializzato nei temi ambientali, più snello ed efficiente, che supporti il più ampio progetto di valorizzazione e tutela delle aree protette. Il disegno di legge è composto da 14 articoli, di seguito illustrati. Agli articoli 1 e 2 viene introdotta la Cabina di regia nazionale per le aree protette nella quale sono contemperate in via preliminare le posizioni dei Ministeri competenti ( in primis quello dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare), per predisporre le linee guida nazionali e il Piano nazionale triennale per le aree naturali protette. Alla Cabina di regia sono attribuiti anche compiti di proposta riguardo alla classificazione e all'istituzione dei parchi, al controllo degli atti e della gestione degli Enti parco (dal regolamento, al Piano del parco, fino alla gestione delle risorse) e di iniziativa per la promozione di accordi di programma con soggetti pubblici e privati per lo sviluppo di azioni economiche sostenibili nel territorio delle aree protette. La Cabina di regia relaziona con cadenza annuale alle Camere sullo stato delle aree protette e propone, entro dodici mesi dalla sua costituzione, un Piano di razionalizzazione degli Enti parco caratterizzati da contiguità territoriale, al fine di rendere più snelle ed efficienti le strutture e di razionalizzarne il costo di gestione. Un esempio significativo può consistere nella costituzione di un ente unico che metta insieme il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco della Majella e il Parco nazionale d'Abruzzo, operazione che permetterebbe, tra l'altro, di istituire il Parco più grande d'Europa e di creare una destinazione turistica rilevante a livello europeo e internazionale. Infine, si interviene sulla classificazione delle aree protette al fine di aggiornarla alla rete «Natura 2000» e armonizzarla con le ultime normative di derivazione europea recepite dall'ordinamento italiano. L'articolo 3 definisce la composizione della Cabina di regia che è costituita da sette membri, in rappresentanza di ciascuno degli enti istituzionali competenti in materia di aree protette: Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Ministero dello sviluppo economico (per la prima volta coinvolto), Conferenza Stato-regioni, ANCI e ISPRA. La Cabina di regia opererà senza alcun onere aggiuntivo per la finanza pubblica. L'articolo 4 disciplina il Piano nazionale triennale per le aree naturali protette, istituito al fine di prevedere e garantire una programmazione delle politiche e delle linee guida nazionali in materia di valorizzazione e sviluppo dei parchi nel medio termine. Solo con una programmazione di più lungo respiro e con obiettivi chiari da raggiungere, infatti, i parchi possono divenire una vera risorsa per attrarre turismo, investimenti e sviluppo per i rispettivi territori, oggi a rischio di spopolamento. L'articolo 5 prevede che, in caso di necessità ed urgenza (calamità naturali, sismi, valanghe, nevicate eccezionali) il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare possa adottare misure straordinarie di salvaguardia, anche attivando poteri sostitutivi (compreso il commissariamento), in collaborazione con la Protezione civile. L'articolo 6 prevede l'introduzione di incentivi e la promozione di investimenti economici sia di livello regionale che nazionale. Da un lato si prevede che le regioni destinino prioritariamente ai parchi, nel quadro dei fondi per lo sviluppo ad esse attribuiti dall'Unione europea, una quota delle risorse dei Piani operativi regionali (POR).