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Il sistema di istruzione e formazione tecnica superiore costituisce uno dei settori più rilevanti della scuola italiana. Non a caso il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha affidato proprio agli ITS un ruolo fondamentale, prevedendo uno stanziamento di 1,5 milioni di euro a fondo perduto, dal 2022 al 2026, con l'obiettivo di potenziarne le strutture e aumentare il numero degli iscritti. Il provvedimento che ci apprestiamo a votare costituisce quindi un intervento normativo assolutamente indispensabile per ripartire da quello che c'è e che funziona e per farlo crescere, evitando però di cadere nell'errore tutto ideologico di creare modelli ideali, che si rivelano nei fatti irrealizzabili. Si tratta di un provvedimento che nasce dalla sintesi di distinte proposte parlamentari presentate nel corso della legislatura e che pensiamo sia in grado di rispondere agli obiettivi indicati nel PNRR, che ha previsto esplicitamente la riforma del sistema degli ITS e il loro rafforzamento come leva per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. Non a caso, lo stesso Presidente del Consiglio, lo scorso 17 febbraio, ha evidenziato in Senato proprio la necessità di rivedere il disegno del percorso scolastico con particolare attenzione agli ITS che in Paesi come la Francia e la Germania sono un pilastro importante del sistema educativo e dell'economia, con una previsione di incremento del fabbisogno di diplomati degli istituti tecnici nell'area digitale ed ambientale. Infatti, dal monitoraggio nazionale 2021 dei percorsi ITS emerge chiaramente che nel 92 per cento dei casi i giovani con diploma di istruzione tecnica superiore trovano un'occupazione in un'area coerente con il percorso di studi. Si tratta di un monitoraggio assolutamente interessante, che ha riguardato i diplomati degli ITS nell'anno 2019. A dieci anni dalla sua nascita, il sistema degli studi tecnici superiori ha dimostrato la sua piena efficacia in termini di occupazione e le modifiche intervenute con il provvedimento che stiamo per votare hanno l'obiettivo di potenziare il sistema per uscire definitivamente da una fase sperimentale e creare una rete nazionale capace di valorizzare le specificità territoriali. Vi sono dei punti di criticità, perché riteniamo che gli emendamenti approvati dalla Commissione istruzione pubblica, beni culturali rappresentino un peggioramento del disegno di legge e delineino un sistema terziario di istruzione sostanzialmente piegato a una logica esclusivamente aziendalista. Evidentemente si è deciso di non tenere in alcun conto il confronto con le parti sociali che si è sviluppato nel corso delle audizioni. A nostro avviso è stato indebolito il carattere nazionale e unitario del sistema, riducendo ulteriormente la responsabilità statale sul governo di questa materia ed escludendo di fatto le scuole dagli organi degli ITS. Pensiamo, al contrario, che vada assolutamente garantita e innalzata la qualità della formazione dei giovani che scelgono questo genere di percorso, i quali avrebbero la necessità di implementare conoscenze e competenze in settori strategici per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Tutto questo deve però essere strettamente collegato al sistema scuola. In conclusione, pensiamo che il rilancio degli ITS possa rappresentare un punto qualificante della strategia del Paese per uscire dalla situazione di bassa crescita e innalzare il livello di studio, favorendo la costruzione di quel necessario ponte tra la scuola e il mondo del lavoro e un'offerta formativa strettamente integrata con il mondo economico e produttivo del Paese, per un sistema integrato che non ha particolarmente sofferto gli effetti della pandemia sul piano dell'occupabilità grazie a un modello dinamico caratterizzato da flessibilità organizzativa e didattica, una rete di governance costruita insieme alle imprese e capacità di intercettare innovazione, in particolare sul fronte dell'uso delle tecnologie abilitanti. Il futuro degli ITS è quindi quello di diventare il cuore del sistema di formazione professionale terziaria, strettamente collegata - da un lato - alla scuola superiore di secondo grado e - dall'altro - all'università, così da formare quelle competenze che oggi le aziende non riescono a reperire sul mercato del lavoro. È solo attraverso una nuova vocazione della formazione professionale che sappia inserirsi nel contesto europeo che anche i meno giovani potranno beneficiare di questi percorsi in un futuro in cui non esisterà più un tempo per la formazione distinto e separato in modo netto dal tempo del lavoro. Di buone prassi e modelli applicativi, frutto della pluriennale esperienza sul campo dell'apprendistato e del matching tra formazione e mondo del lavoro, ha bisogno il nostro Paese, nel rispetto del dettato costituzionale che pone l'istruzione sotto l'egida esclusiva dello Stato, contrastando ogni tentativo di privatizzazione del sistema formativo nazionale. Infatti, nessuna riforma può portare un segmento del sistema formativo nazionale fuori dal perimetro pubblico, che va invece rafforzato, della dimensione nazionale della governance pubblica, interagendo con le politiche di ricerca, sviluppo e innovazione del Paese, per favorire la realizzazione dei piani di intervento previsti nel PNRR. La ripartenza dell'Italia ha dunque bisogno di vincere la sfida delle competenze e l'investimento del PNRR sugli ITS rappresenta una variabile strategica per raggiungere questo obiettivo. Si tratta di un sistema che nel corso degli ultimi dieci anni ha dimostrato la sua efficacia ed è integrato con le imprese, flessibile e capace di innovazione didattica orientata alla qualità. L'incremento del numero degli allievi richiede, tuttavia, investimenti infrastrutturali per dotare quel sistema di sedi, laboratori, studentati. Con le risorse messe a disposizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza si ambisce, appunto, ad aumentare il numero degli iscritti a questi percorsi, a potenziare i laboratori con le tecnologie 4.0, a formare i docenti, perché siano in grado di adattare i programmi formativi ai fabbisogni delle aziende locali. In ballo non c'è, quindi, solo l'eterno tema del mismatch formativo, ma l'intero impianto di un sistema che sceglie di investire sul dialogo, sull'osmosi tra due mondi (scuola e impresa) a beneficio dei singoli, della collettività e del progresso. È questa la sfida che attende il nuovo sistema di istruzione superiore, capace di intercettare l'innovazione e favorire l'accesso alle nuove professioni più richieste sul mercato del lavoro. In conclusione, annuncio il voto favorevole dei senatori di LeU-Ecosolidali. (Applausi) . MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, ministro Bianchi, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori e senatrici, siamo di fronte a un passaggio importante, perché questa è la prima riforma organica degli istituti tecnologici superiori. Oggi, infatti, si approva in quest'Aula, con un largo consenso, una riforma particolarmente importante, che parla prima di tutto ai nostri giovani, ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze, come ha giustamente indicato il presidente Nencini. Parla a un sistema formativo che vuole investire le risorse importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (1,5 miliardi di euro), con una particolare attenzione nel restituire centralità al segmento terziario della formazione.