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Conversione in legge del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. Onorevoli Senatori. – Se il decreto-legge in esame intendeva superare situazioni di grave difficoltà nelle dinamiche dei rapporti di mercato e con la pubblica amministrazione e superare criticità riscontrate nella realtà sociale, quali il sovraffollamento delle strutture carcerarie e la carenza di medici di medicina generale nonché imprimere slancio alla modernizzazione dell'azione pubblica e all'informatizzazione dei rapporti fra cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche, questi obiettivi sono stati falliti. Non solo non si colgono le soluzioni, ma il decreto è stato stravolto con una serie di aggressioni emendative che solo in parte sono state respinte da inammissibilità e ritiri spintanei dopo cruente contrapposizioni all'interno della maggioranza. Nell'assalto alla diligenza, certamente fanno rumore – rispetto alla vostra propaganda – le proposte che avete votato in Commissione. Ne elenco alcune affinché gli italiani possano comprendere la differenza con la realtà: – è curioso l'acquisto di quote della Banca europea degli investimenti. Sì, proprio così, una banca, a dimostrazione che per voi pecunia non olet , anche se c'è di mezzo l'odiata Europa; – il nuovo condono nel delicato settore dei contributi non versati da imprese e lavoratori autonomi, ancora una volta a scapito delle imprese e dei lavoratori onesti; – il mirato emendamento ad personam che incarica il commissario straordinario per Genova, il sindaco Bucci, a scegliere « un certo e ben conosciuto » operatore della logistica genovese; – l'esilarante inno a Equitalia, sempre avversata, ma che avete deciso di potenziare; – il bel favore agli odiatissimi concessionari autostradali ai quali date una deroga fino a dicembre prossimo nell'applicazione del codice dei contratti pubblici; – la pericolosa deroga concessa per non adeguare gli impianti antincendio per altri tre anni nelle scuole italiane. Per il reddito di cittadinanza togliete soldi alla sicurezza dei nostri figli; – il favore che fate alle assicurazioni, contro gli interessi degli assicurati che saranno costretti a subire i costi di disinstallazione delle scatole nere ad ogni cambio di assicurazione, – l'acquisto di auto blu di grossa cilindrata affinché possiate viaggiare più velocemente e comodi possibile. Ma su questo punto ci torneremo. Con l'approvazione della proposta del capogruppo del Partito democratico, Marcucci, è stato finalmente corretto un grande errore, qual era l'aumento dell'IRES al Terzo settore, la tassa sulla bontà. Un risultato evidente della nostra ferma contrarietà. È stato assurdo solo pensarla. Applaudiamo quindi al ripensamento che ridarà serenità all'intero comparto. Ne è emerso, alla fine, un prodotto deforme rispetto alla volontà iniziale, ponendo così la necessità di una seria valutazione sullo stravolgimento successivo di un decreto rispetto alle volontà iniziali, fatto già stigmatizzato in passato dalla Corte costituzionale. Ci saremmo aspettati una valutazione più rigorosa da parte della Presidenza. Inutile il richiamo al rispetto delle regole per poi dare il nulla osta a proposte che nulla hanno a che vedere con i temi oggetto del decreto, ad esempio gli emendamenti sulle trivelle, non previste originariamente nell'atto. Nel merito: l'articolo 1 istituisce, nell'ambito del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, una sezione speciale – con dotazione finanziaria iniziale di 50 milioni di euro a valere sulle disponibilità vigenti del fondo - dedicata a interventi di garanzia, a condizioni di mercato, in favore di piccole e medie imprese (PMI). Sebbene il principio non sia sbagliato, non riteniamo siano comprensibili le scelte conseguenti per risolvere il problema. Perché per colui che è in difficoltà nella restituzione delle rate di un finanziamento precedentemente contratto con le banche, peraltro titolare di crediti certificati nei confronti delle pubbliche amministrazioni, si è deciso l'intervento della sezione speciale del fondo per rilasciare una garanzia alla banca e quindi ulteriori orpelli burocratici e finanziari (piano di rientro ventennale e costi relativi) e non, invece, di consentire a costui di pagare le rate del finanziamento che hanno determinato la sofferenza probabile con lo stesso credito maturato con la pubblica amministrazione ? Sarebbe stato più lineare ! In questo modo si sarebbe superata l'assurda contraddittorietà del sollievo economico solo fino all'80 per cento del minore tra l'importo del finanziamento non rimborsato dalla PMI e l'ammontare del credito certificato. La possibilità di accedere alla nuova sezione specializzata del fondo di garanzia è stata limitata alle PMI. È un restringimento ingiustificato che esclude dal beneficio previsto dall'articolo 1 le microimprese, che oggi possono liberamente accedere al fondo di garanzia. Anche in ragione di emendamenti presentati dal gruppo del Partito democratico, la maggioranza si è vista costretta ad inserire tra i beneficiari delle predette misure anche i professionisti. Perché le imprese del settore edile non possono avere accesso alla sezione specializzata ? Ed i professionisti, le microimprese ? Per quali ragioni a parità di « oggetto » – il credito verso la pubblica amministrazione - avete deciso trattamenti diversi ? Noi abbiamo proposto di inserirli nel decreto, ma avete bocciato i nostri emendamenti in merito. Altrettanto avete fatto con la quantificazione del fondo. Come è noto, l'assegnazione di 50 milioni non corrisponde per nulla alle difficoltà delle sofferenze conosciute, né all'ammontare dei crediti vantati verso la pubblica amministrazione, con il conseguente rischio che quel fondo potrà garantire molto meno di quanto avreste voluto. Per questa ragione avevamo previsto un incremento del fondo medesimo, ma anche questa proposta è stata bocciata. Abbiamo posto il tema della pubblica amministrazione, ovviamente gli enti locali, in dissesto. I crediti vantati verso questi enti sono per definizione « difficilmente esigibili » nel breve periodo. Pensiamo che le imprese interessate avrebbero dovuto avere un trattamento nei fatti « privilegiato ». Per voi non è stato così. Non è stato così neanche per la riduzione o l'esenzione dell'IRAP per le cooperative sociali da parte delle province autonome di Trento e di Bolzano, in merito alle quali avevamo presentato una proposta. Infine, permangono due temi riguardanti l'articolo 1: – e tutte le altre imprese che sono in conclamata difficoltà e non hanno crediti verso la pubblica amministrazione ? Perché escluderle dal godimento dei benefici del fondo di garanzia speciale ? – E tutte le imprese subappaltatrici che hanno contratti di lavoro e, quindi, crediti per mancati pagamenti, con imprese in difficoltà, ma che vantano crediti verso la pubblica amministrazione ? Perché escluderle dal godimento dei benefici del fondo di garanzia speciale ? Voi l'avete fatto, per entrambe le tipologie, bocciando le nostre proposte di inserire queste due fattispecie tra i destinatari dei benefici delle garanzie del fondo. Infine, riteniamo stucchevole la bocciatura della nostra proposta di ridurre l'IRAP alle cooperative sociali. Alitalia, articolo 2.