[pronunce]

Considerato che le ordinanze di rimessione propongono analoghe questioni, onde i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con un'unica decisione; che le ordinanze dei Giudici di pace di Bergamo, Bari, Bologna e Isernia, nonché quella del Tribunale di Siena, in composizione monocratica, risultano carenti di qualsiasi descrizione della fattispecie concreta oggetto dei giudizi a quibus, nonché, quanto alla censura relativa all'art. 13, commi 3 e 8, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), prive di motivazione in ordine alla impossibilità di rinvenire nell'ambito dell'ordinamento idoneo strumento volto ad assicurare la tutela cautelare invocata, e ciò nonostante quanto affermato nella sentenza n. 161 del 2000 da questa Corte in ordine al potere generale attribuito al giudice di concedere una tutela cautelare tutte le volte in cui questa non risulta superflua; che i Giudici di pace di Roma e di Cuneo, prima di sollevare la questione di legittimità costituzionale, hanno sospeso il decreto di espulsione, con la conseguenza che la questione da essi sollevata, relativamente all'art. 13, commi 3 e 8, del d.lgs. n. 286 del 1998 è priva di rilevanza; che, altresì, il Giudice di pace di Cuneo, relativamente alla questione attinente all'art. 14, comma 5-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998 , ha omesso qualsiasi descrizione della fattispecie oggetto del giudizio a quo; che per tali motivi tutte le questioni sollevate dagli indicati rimettenti vanno dichiarate manifestamente inammissibili; che il Tribunale di Gorizia con due ordinanze, di contenuto sostanzialmente identico, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5–bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui consentirebbe al questore di dare immediata esecuzione al decreto di espulsione, mediante intimazione allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni, senza che sia prevista una tutela giurisdizionale incidente in modo diretto, o indiretto, su tale intimazione, tutela, al contrario, prevista per le altre forme di esecuzione del decreto di espulsione; che la normativa contenuta nel d.lgs. n. 286 del 1998 prevede che l'espulsione del cittadino extracomunitario illegittimamente presente nel territorio nazionale sia disposta con decreto motivato immediatamente esecutivo, anche se sottoposto a gravame o impugnativa da parte dell'interessato (art. 13, comma 3), e viene sempre eseguita dal questore con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica (art. 13, comma 4), salvo i casi di cui all'art. 13, comma 5; che da ciò consegue la generalizzazione, quale modalità esecutiva dell'espulsione, dell'accompagnamento alla frontiera, al quale si aggiungono altri due modelli procedimentali sempre di competenza del questore; il primo, del “trattenimento” presso un centro di permanenza temporanea (art. 14, comma 1), qualora non sia possibile eseguire con immediatezza l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, il secondo, previsto nei casi in cui non sia stato possibile trattenere lo straniero presso un centro, ovvero siano trascorsi i termini di permanenza senza che l'espulsione sia stata eseguita, rappresentato dall'ordine impartito allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni (art. 14, comma 5-bis); che l'intero procedimento di espulsione è assistito da apposita tutela giurisdizionale, essendo in particolare prevista dall'art. 1, comma 2, del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 12 novembre 2004, n. 271, modificativo dell'art. 13, comma 8, del d.lgs. n. 286 del 1998, la possibilità di ricorrere avverso il decreto di espulsione davanti al giudice di pace, ed essendo anche prevista la necessaria convalida da parte di quest'ultimo del provvedimento di trattenimento presso un centro di permanenza temporanea (art. 14, commi 3 e 4), nonché del provvedimento di accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica (art. 13, comma 5-bis); che la previsione normativa del procedimento di convalida dei provvedimenti sopra cennati trova giustificazione nel fatto che questi incidono sulla libertà personale dei destinatari e, pertanto, devono essere assistiti dalla garanzia di cui all'art. 13 della Costituzione, con la conseguenza che detti provvedimenti possono essere portati ad esecuzione solo dopo che il giudice si sia pronunciato sulla loro legittimità (v. sentenze n. 222 del 2004 e n. 105 del 2001); che diverso è il caso in cui l'espulsione avvenga con intimazione di allontanamento dal territorio dello Stato, in quanto tale misura incide solo sulla libertà di circolazione; che, pertanto, la mancata previsione, anche per tale ultima ipotesi, del procedimento di convalida risulta giustificata in ragione della diversa natura di tale provvedimento, il quale, come riconosciuto dalla consolidata giurisprudenza di legittimità (v. Cass. pen. sentenze n. 46812 e n. 39811 del 2005), non incide direttamente sulla libertà personale del destinatario, atteso che l'autorità di polizia non può esercitare alcuna forma di coazione fisica al fine di ottenerne l'adempimento (v. sentenza n. 194 del 1996); che, quindi, la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Gorizia va dichiarata manifestamente infondata non contrastando la norma impugnata con alcuno dei parametri costituzionali evocati; Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 13, commi 3 e 8, e 14, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, e 113, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Siena, in composizione monocratica, e dai Giudici di pace di Bergamo, Bari, Cuneo, Roma e Isernia con le ordinanze in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 13 e 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 35 e 36 della Costituzione, dal Giudice di pace di Bologna con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-bis, del d.lgs.