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Viene prevista inoltre l’applicazione, da un lato delle tutele amministrative e giurisdizionali previste dall’articolo 27 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, e d’altro canto si prevede con l’articolo 4, l’applicazione, da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, delle sanzioni previste dall’articolo 51 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Con l’articolo 6 del presente disegno di legge si provvede ad assegnare ai comuni la possibilità di inibire a monte l’affissione di pubblicità sessiste o discriminatorie previa sottoposizione delle stesse alla Commissione di cui all’articolo 5. Si prevede altresì che i messaggi diffusi attraverso affissioni che siano ritenuti particolarmente discriminatori o scorretti e lesivi della dignità delle donne, al fine di anticipare l’esecuzione del divieto di ulteriore diffusione, vengano coperti con una scritta adesiva, ben visibile, che recita «Sanzionato». Il medesimo articolo 6 prevede infine che l’operatore pubblicitario che non ottempera ai provvedimenti inibitori o di rimozione adottati dai comuni è punito con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino a 5 milioni di euro. La medesima disposizione si applica a chi in data successiva reitera sotto le medesime o altre forme il medesimo messaggio pubblicitario.. Art. 1. (Finalità) 1. Al fine del rispetto della dignità umana e della realizzazione della parità dei diritti, la presente legge ha lo scopo di contrastare le discriminazioni dell’immagine femminile, perpetrata nelle pubblicità e nei mezzi di informazione e comunicazione, sotto forma di utilizzo di immagini che trasmettono non solo esplicitamente, ma anche in maniera allusiva e simbolica, messaggi che suggeriscono il ricorso alla violenza esplicita o velata, nonché la discriminazione, la sottovalutazione, la ridicolizzazione e l’offesa nei confronti della donna. Art. 2. (Princìpi e definizioni) 1. Ai fini della presente legge si intende per «pubblicità» qualsiasi tipo di messaggio visivo o sonoro, in formato elettronico o cartaceo, che promuove l’attività commerciale di un’azienda o di un ente. 2. Ai fini della presente legge si intende per «pubblicità sessista» qualsiasi tipo di pubblicità in cui una persona dell’uno o dell’altro sesso: a) è rappresentata come oggetto di sfruttamento, ovvero in ruoli umilianti e lesivi della propria dignità; b) è avvilita verbalmente, visivamente o acusticamente; c) in giovane età, non gode di un particolare rispetto; d) subisce pregiudizio dal punto di vista sessuale. In particolare, si parla di denigrazione sessuale quando non sussiste nessun legame naturale fra il sesso della persona e il prodotto pubblicizzato oppure la persona è utilizzata soltanto per attirare l’attenzione del pubblico. Art. 3. (Sistema comunicativo e divieto di utilizzo di pubblicità discriminatoria) 1. Nel libro I, titolo I del codice delle pari opportunità tra uomo e donna di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, dopo l’articolo 1, è aggiunto il seguente: «Art. 1 -bis. - (Sistema comunicativo e pubblicità discriminatoria). -- 1. I mezzi di comunicazione promuovono la protezione e la tutela dell’uguaglianza tra uomini e donne ed evitano ogni discriminazione tra loro. 2. È vietato utilizzare l’immagine della donna in modo vessatorio o discriminatorio a fini pubblicitari. 3. Il Ministro per le pari opportunità, anche su denuncia del pubblico, di associazioni e di organizzazioni, nonché ogni altra pubblica amministrazione che vi abbia interesse in relazione ai propri compiti istituzionali, possono chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato che siano inibiti gli atti di pubblicità in contrasto con il divieto di cui al comma 2, che sia inibita la loro continuazione e che ne siano eliminati gli effetti. 4. Per l’esercizio delle funzioni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato nell’ambito della tutela dalla pubblicità discriminatoria e per le relative sanzioni si applica, in quanto compatibile, l’articolo 27 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni». 2. All’articolo 55- ter , comma 3, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006, la lettera b) è abrogata. Art. 4. (Sanzioni) 1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 1- bis del codice delle pari opportunità tra uomo e donna di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, come introdotto dall’articolo 3 della presente legge, in caso di inosservanza del divieto di utilizzare l’immagine della donna in modo vessatorio o discriminatorio a fini pubblicitari, si applicano altresì le sanzioni previste dall’articolo 51 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e successive modificazioni. Art. 5. (Istituzione della Commissione per il contrasto alla discriminazione della donna nella pubblicità e nei media ) 1. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni seleziona i messaggi pubblicitari, con particolare riferimento alla presenza di pubblicità sessista ai sensi dell’articolo 2, o di pubblicità discriminatoria ai sensi dell’articolo 1- bis del citato codice di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006, come introdotto dall’articolo 3 della presente legge, ai fini della loro messa in onda. 2. Ai fini di cui al comma 1 è istituita, in seno all’Autorità di cui al medesimo comma, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, la Commissione per il contrasto alla discriminazione della donna nella pubblicità e nei media, di seguito denominata «Commissione», con il compito di: a) elaborare un codice di autoregolamentazione del settore pubblicitario per combattere ogni forma di pubblicità sessista e discriminatoria; b) svolgere un monitoraggio permanente delle rappresentazioni di genere nella pubblicità al fine di valutare la diffusione di pubblicità sessista o discriminatoria con l’obiettivo di assumere le iniziative necessarie affinché il sistema radiotelevisivo, sia pubblico che privato, svolga un’opera di sensibilizzazione al rispetto della diversità di genere e della dignità delle donne, finalizzata ad una corretta rappresentazione della figura e del ruolo delle medesime ad alla rimozione di espressioni di discriminazione e degli stereotipi, lesivi della dignità delle stesse; c) promuovere nei mezzi di comunicazione e nella pubblicità un’immagine realistica della donna di oggi, che svolge un ruolo attivo nel mondo del lavoro e si assume dei compiti nella società, e a tener conto anche della pubblicità nell’analisi della mutata percezione del ruolo dei due sessi; d) vigilare affinché i mezzi audiovisivi adempiano ai loro impegni, con particolare riferimento al divieto di trasmissione di pubblicità discriminatoria ai sensi dell’articolo 1- bis del citato codice di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006, come introdotto dalla presente legge;