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Modifiche alla legge 29 maggio 2017, n. 71, e altre disposizioni per il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo. Onorevoli senatori . – Il presente disegno di legge riprende gli esiti della lunga e approfondita attività svolta dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle tematiche del bullismo e del cyberbullismo, che si è sostanziata nell'approvazione, nel mese di ottobre dello scorso anno, di un documento conclusivo. Attraverso lo strumento conoscitivo la Commissione ha effettuato una verifica delle reali dimensioni, condizioni, caratteristiche e cause del bullismo anche attraverso la rete, effettuando anche un primo bilancio dei risultati conseguiti dalla legge 29 maggio 2017, n. 71, approvata nel corso della passata legislatura e volta a contrastare proprio il cyberbullismo. Bullismo e cyberbullismo sono problemi attuali e non ancora risolti, come è confermato dall'elevato numero di vittime, soprattutto adolescenti, che periodicamente notizie di cronaca riportano. Pensiamo al sedicenne di Faenza, che quotidianamente veniva minacciato e costretto a cedere i soldi della merenda al compagno di scuola che lo aveva preso di mira terrorizzandolo e insultandolo anche per le sue origini straniere. Pensiamo ancora ai ragazzi di un istituto di Mirano che ogni giorno venivano presi a schiaffi, minacciati e costretti a consegnare ad un loro compagno di classe le paghette. E come non ricordare il grave episodio di bullismo di carattere antisemita che si è verificato in una scuola media di Ferrara o ancora il tentato suicidio di un quindicenne di Avellino, affetto peraltro da autismo, in seguito ai reiterati scherni e vessazioni subiti dai compagni di classe. Questi sono solo alcuni casi, ma a questi se ne aggiungono molti altri « sommersi ». Alle vittime di bullismo si aggiunge inoltre l'altrettanto lunga lista di vittime del cyberbullismo e in particolare del sexting , che proprio del bullismo rappresenta una delle forme più lesive: la diffusione sul web di immagini e video privati sessualmente espliciti (contro la volontà delle persone riprese, ovviamente) può provocare effetti devastanti sulla psiche delle vittime, soprattutto quelle più giovani, spingendole addirittura a togliersi la vita. Condivisibile da questo punto di vista è la recente introduzione del reato di revenge porn , con il quale si puniscono penalmente coloro che diffondono senza autorizzazione immagini hard realizzate con il consenso dell'interessato, andando a ledere la privacy , la reputazione e la dignità della vittima. Per quanto concerne più in generale il cyberbullismo, sul finire della passata legislatura, con la ricordata legge n. 71 del 2017, alcuni primi passi per contrastare questo odioso fenomeno sono stati compiuti, ma dai lavori della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza sono emersi, alla luce dell'esperienza applicativa, alcuni limiti di tale normativa e la conseguente necessità di un intervento correttivo. Un primo limite è stato ravvisato nell'ambito di applicazione della legge, limitato al solo fenomeno del cyberbullismo. Per quanto diversi nelle modalità, bullismo e cyberbullismo costituiscono uno stesso fenomeno che deve essere contrastato con efficacia. È indispensabile ampliare l'ambito di applicazione delle misure di prevenzione contemplate dalla legge del 2017 anche al bullismo. Un secondo aspetto da rivedere è stato individuato nella composizione del tavolo tecnico contemplato dalla legge, al quale è demandata la elaborazione di un piano d'azione. I ritardi nel funzionamento del tavolo tecnico sembrano, in larga parte, riconducibili alla scelta legislativa di incardinare il tavolo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, demandando però il ruolo di coordinamento al Ministero dell'istruzione. È necessario quindi restituire coerenza al sistema, prevedendo che tale tavolo sia incardinato presso il Ministero dell'istruzione e ampliandone nel contempo l'ambito di operatività anche al contrasto del bullismo. Un ulteriore limite della legge n. 71 del 2017 è rappresentato dalle modalità con le quali l'attività formativo-educativa, principale strumento di contrasto al fenomeno, viene realizzata: tale attività è infatti demandata all'autonomia delle singole scuole e al coinvolgimento di associazioni, con evidenti disparità a livello territoriale. Tale sistema merita una revisione, da un lato, attraverso la previsione di una formazione continua, « strutturata » ed uniforme in tutto il Paese e, dall'altro, nel quadro delle linee di orientamento previste a livello nazionale, attraverso un rafforzamento dell'autonomia di ciascuna scuola. Ogni istituto scolastico deve infatti essere libero di istituire un tavolo permanente di monitoraggio del fenomeno con il coinvolgimento dei rappresentanti degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e degli esperti di settore. Infine un ultimo limite della legge n. 71 del 2017 è costituito da un non adeguato coinvolgimento delle famiglie. Nel corso dell'indagine conoscitiva è stata all'unisono riconosciuta l'importanza della famiglia quale primaria agenzia educativa nella lotta al fenomeno. È evidente che la legge n. 71 del 2017 si connota per un eccessivo « scolasticocentrismo ». Della famiglia e della sua funzione educativa, che trova peraltro un fondamento anche costituzionale, poco si dice. Una lettura corretta dell'articolo 30 della Costituzione, che riconosce il diritto/dovere di ciascun genitore di mantenere, istruire ed educare i figli, impone alle famiglie un obbligo di « aggiornamento » a fronte della società dell'informazione. Il protagonismo educativo che la legge riconosce alla scuola non deve in nessun modo giustificare il totale esonero delle famiglie da queste funzioni. Deve essere restituita alle famiglie la funzione di agenzia di educazione primaria. I genitori devono essere coinvolti nell'educazione dei loro figli ad un corretto utilizzo delle tecnologie e devono presidiarne l'uso. L'attività conoscitiva ha mostrato inoltre l'esigenza di adottare – oltre all'ammodernamento della legge n. 71 del 2017 – ulteriori misure per il contrasto del fenomeno. Si ritiene, da questo punto di vista, condivisibile l'approccio preventivo-protettivo della legge n. 71 del 2017: è unanime opinione che la via penalistica, volutamente non percorsa dal legislatore del 2017, non sia efficace né idonea a contrastare il fenomeno che spesso – nel caso del cyberbullismo – peraltro vede sia come autore che come vittima minori di età. Una politica più efficace è quella volta a rafforzare gli strumenti a protezione delle vittime. Proprio per assicurare un'adeguata protezione soprattutto degli utenti più piccoli, devono essere previsti come obbligatori e gratuiti filtri di protezione e sistemi di parental control su tutti i device . Questi sistemi, che attualmente devono essere attivati dall'utente o addirittura sono a pagamento, devono essere preinstallati in tutti gli smartphone , i tablet e gli altri strumenti analoghi, fatta salva ovviamente la facoltà per gli utenti – maggiorenni – di rimuoverli. Passando al merito, il disegno di legge si articola in tre capi.