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Atto n. 3-00161 FERRAZZI BELLANOVA PATRIARCA CUCCA PITTELLA FARAONE MARGIOTTA PARRINI VATTUONE ALFIERI D'ALFONSO SUDANO ASTORRE FEDELI GRIMANI MALPEZZI MAGORNO COLLINA BITI SBROLLINI BOLDRINI VALENTE D'ARIENZO MANCA GARAVINI PINOTTI GINETTI GIACOBBE STEFANO COMINCINI ROJC Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che si apprende dalle dichiarazioni rilasciate per mezzo stampa dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Luigi Di Maio, martedì 24 luglio 2018, della volontà di avviare un procedimento amministrativo finalizzato all'eventuale annullamento in autotutela del decreto del 5 giugno 2017 di aggiudicazione della gara Ilva; considerato che: a seguito di quelle dichiarazioni, nella giornata di mercoledì 25 luglio, si è tenuto un incontro presso il Ministero dello sviluppo economico con la delegazione guidata da ArcelorMittal; successivamente il Ministro ha dichiarato di aver ricevuto una proposta "migliorativa" sul piano ambientale, ma contestualmente ha anche dichiarato che "parallelamente va avanti la procedura di accertamento della gara"; tali dichiarazioni denotano l'incertezza sul futuro del più grande gruppo siderurgico europeo, alla luce dei messaggi contraddittori in proposito emersi nelle dichiarazioni dei rappresentanti del Governo e della maggioranza, con il rischio di compromettere la necessità e l'urgenza di realizzare gli interventi di risanamento ambientale e di ammodernamento degli impianti già previsti dal vigente accordo tra Governo, parti sociali, la società acquirente e l'amministrazione straordinaria; l'incertezza sta rallentando gli interventi ambientali, azzerando ogni manutenzione, e rendendo sempre più insicuro l'impianto; l'Ilva perde oggi circa 30 milioni di euro al mese e i 900 milioni di euro pubblici sin qui stanziati sono quasi terminati. Inoltre, la gestione commissariale è costretta a posticipare al massimo i pagamenti ai fornitori potendo contare solo su un residuo di fondi che il Ministro pro tempore Calenda aveva lasciato come ultima riserva di emergenza disponibile; l'eventuale chiusura dell'Ilva potrebbe costare oltre 3,4 miliardi di euro e dato che l'azienda è in amministrazione straordinaria e la massa dei debiti da ristorare ammonterebbe, secondo le prime stime, a 2,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungerebbero altri 900 milioni riconducibili al prestito ricevuto dal Governo durante gli anni passati. Altri costi, non immediatamente quantificabili, sarebbero legati al finanziamento degli eventuali ammortizzatori per i 14.000 lavoratori e all'avvio delle bonifiche; rilevato che: l'accordo prevede un impegno di spesa da 2,4 miliardi di euro dal 2018 al 2024, di cui 1,15 miliardi per l'ambiente e 1,27 in investimenti industriali; in particolare, si prevede la sistemazione delle aree di stoccaggio delle materie prime e secondarie, con lavori da condurre fra il 2018 e il 2021, che dovrebbe costare 375 milioni di euro per la copertura dei "parchi minerali", i quali nei giorni di vento riversano le polveri di minerale nei territori circostanti, in particolar modo nell'area del quartiere Tamburi di Taranto e nella zona del comune di Statte; le linee di preparazione e trattamento delle materie prime, come la chiusura dei nastri trasportatori entro tubi colossali e gli interventi agli edifici in cui le materie prime vengono preparate all'utilizzo, costeranno 128 milioni di euro; l'investimento stimato per ammodernare le cokerie, ammodernando le linee dalla 7 alla 12 e smantellando le batterie più vecchie, prevede altri 226 milioni; la riduzione delle cosiddette fumate rosse dagli altiforni sarà ottenuta con l'intervento di risorse notevoli, come i 65 milioni di euro per l'altoforno numero 5; la maggiore attenzione alla gestione dei rifiuti e dei residui per un investimento di 90 milioni e di altri 65 milioni per investimenti sull'impianto antincendio; la depurazione dell'acqua piovana, che oggi penetra nel terreno portando con sé l'acqua contaminata, che invece deve essere intercettata e depurata, per una spesa prevista di 100 milioni di euro; gran parte degli interventi potrebbero essere compiuti entro il 2020, come le coperture dei parchi o gli interventi alle principali batterie di cokefazione; in ambito industriale circa 912 milioni di euro sono previsti nel potenziare le attività primarie dello stabilimento, che raggiungerà volumi di prodotti finiti pari a 8,5 milioni di tonnellate nel 2020 e di 9,5 milioni di tonnellate nel 2023. Per il finissaggio dei prodotti è prevista una spesa di altri 64 milioni di euro; sempre in ambito industriale, non vanno dimenticati gli investimenti importanti anche nelle altre sedi del gruppo, come a Genova (123 milioni), a Novi (74 milioni) e nelle succursali (84 milioni) per una spesa complessiva di 1.257 milioni di euro; infine, non va dimenticato che l'area di crisi di Taranto necessita di un lavoro di bonifica ambientale che si estende su oltre 500 chilometri quadrati. Tra gli interventi prioritari ci sono anche la rimozione dei rifiuti radioattivi pericolosi del deposito ex Cemerad di Statte, attesa da 25 anni e iniziata nel maggio 2017; la riqualificazione e la bonifica dell'area relativa al quartiere Tamburi e della zona del comune di Statte; la riqualificazione del primo seno del mar Piccolo che ha l'obiettivo di restituire a Taranto il suo nucleo fondativo e di consentire il ripristino degli allevamenti di mitilicoltura, oggi relegati solo al secondo seno; il tutto in una chiave di sviluppo e di rigenerazione ambientale sostenibile, si chiede di sapere: quali iniziative il Governo intenda adottare per porre fine alla costante incertezza sul futuro dell'Ilva, che già ha generato ritardi e il blocco di alcuni lavori importanti come la copertura dei parchi minerali; se sia consapevole della necessità di un piano di sviluppo ambientale integrato che si rivolga non solo all'impianto siderurgico, ma anche a tutto il territorio circostante, che era già stato avviato durante la XVII Legislatura e che oggi sta subendo dei ritardi a causa dell'incertezza sulle reali intenzioni governative; quale sia la reale entità di fondi che sono rimasti in capo alla gestione commissariale e se questi siano sufficienti a portare avanti le attività di risanamento che sono ormai improrogabili; se l'avvio del procedimento amministrativo finalizzato all'eventuale annullamento in autotutela del decreto del 5 giugno 2017 di aggiudicazione della gara Ilva, che prevede un termine di durata di 30 giorni, è compatibile con la disponibilità di fondi che sono rimasti in capo alla gestione commissariale; se intenda rendere noto il termine ultimo del regime di gestione commissariale in base ad una stima dei costi giornalieri e dell'entità di fondi residui in capo alla stessa, o se intenda stanziare ulteriori risorse pubbliche, oltre a quelle già stanziate dal precedente Governo, al fine di evitare la chiusura dell'impianto e di procedere al risanamento ambientale.