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l'autorizzazione all'immissione in natura delle specie e delle popolazioni non autoctone, su richiesta delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano può essere concessa per ragioni di rilevante interesse pubblico, connesse a esigenze ambientali, economiche, sociali e culturali, in modo che non sia arrecato alcun danno agli habitat naturali, né alla fauna e alla flora selvatiche locali; tale richiesta dovrà essere comunque supportata da uno specifico studio del rischio che l'immissione comporta per la conservazione delle specie e degli habitat naturali; il 12 giugno 2019 il Senato della Repubblica ha approvato una risoluzione (DOC. XXIV n. 5-A) , con la quale si impegna il Governo a dare la massima priorità all'adozione del decreto ministeriale previsto dal nuovo articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 e ad accelerare le fasi dell' iter autorizzatorio anche alla luce delle ampie sperimentazioni condotte sulla Vespa samurai, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano emanare, appena possibile e con assoluta urgenza, e con quali specifiche tempistiche, il decreto ministeriale previsto dalla nuova stesura dell'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, dando così seguito agli impegni assunti nella risoluzione approvata dal Senato, vista anche la particolare articolazione e complessità della procedura autorizzatoria prevista che potrebbe comportare un eccessivo allungamento dei tempi per l'avvio concreto delle sperimentazioni in campo. se intendano attivarsi per accelerare il più possibile l' iter autorizzatorio, conseguente all'emanazione del suddetto decreto ministeriale, per l'immissione della vespa samurai nei territori infestati dalla cimice asiatica. Atto n. 4-02161 ARRIGONI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: da quanto riportato su "il Resto del Carlino" di Ancona del 12 settembre 2019, martedì 10 settembre 2019, l'Ufficio delle dogane di Ancona, con il supporto del Nucleo operativo ecologico Carabinieri di Ancona, ha sequestrato 27.000 chili di rifiuti RAEE stipati in un container al porto, per essere spediti in Camerun; risultano denunciate tre persone originarie di tale Paese africano; già da un primo controllo eseguito attraverso lo scanner in dotazione all'Agenzia delle dogane è emersa la promiscuità del carico e la presenza di varie tipologie di rifiuto, prive di protezione o imballo, accatastate alla rinfusa: numerosi televisori a schermo piatto di varie dimensioni, monitor a 'tubo catodico', veicoli agricoli, vecchi telefoni, modem e varie matasse di cavi elettrici, trasformatori, componenti meccaniche non meglio identificabili, forni a microonde, parti di motori di condizionatori d'aria, parti di ammortizzatori usati per veicoli, reti da letto, materassi, radio, compressori, idro-pulitrici, eccetera; lo smaltimento illegale di RAEE in Paesi ove manca una regolamentazione per l'estrazione di materie prime dagli apparecchi elettrici ed elettronici, e quindi con costi estremamente bassi, è puntualmente denunciato per la rischiosità delle pratiche adottate su materiali tossici, altamente pericolose per l'ambiente e per la salute delle persone impiegate; infatti, quando questi apparati sono smontati in modo rudimentale, rilasciano mercurio tossico, piombo e altri metalli pesanti, gas tossici e arsenico. Analisi effettuate in questi luoghi hanno trovato livelli tossici di arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo e zinco nell'acqua sotterranea e nell'aria, in quanto gli incendi in discarica sono molto frequenti; un caso emblematico è quello della discarica di Guiyu, in Cina; dal sito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare si apprende che nel mese di febbraio 2019 un rapporto realizzato da "Greenpeace" e "Ban" (Basel Action Network), dal titolo "Buchi nell'economia circolare", documenta come da una parte l'Europa abbia il tasso di raccolta e riciclo dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) più alto del mondo, il 35 per cento, ma d'altra parte, 350.000 tonnellate all'anno di questi rifiuti vengano esportati illegalmente, soprattutto in Africa e in Asia, si chiede di sapere indipendentemente dalle indagini in corso da parte della Procura della Repubblica, se il Ministro sia al corrente della vicenda della spedizione del porto di Ancona di cui in premessa e quali siano le azioni e i provvedimenti che abbia adottato o intenda adottare per abbattere il fenomeno dello smaltimento illecito dei RAEE attraverso spedizioni all'estero. Atto n. 4-02162 ORTOLANI LEONE PRESUTTO CORRADO TRENTACOSTE ANASTASI PAVANELLI LA MURA ANGRISANI GAUDIANO ABATE RUSSO PIARULLI MARINELLO DRAGO CAMPAGNA ACCOTO D'ANGELO DONNO FERRARA MAUTONE LANNUTTI MATRISCIANO LOREFICE ROMANO GIANNUZZI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: secondo l'ultimo censimento, nel Principato di Monaco (il cui territorio misura appena 2 chilometri quadrati circa) il numero di residenti ha ormai raggiunto quota 40.000 (ed è destinato a crescere), sicché nel 2013, non essendo più sufficiente la costruzione di nuovi grattacieli, il Governo del Principato ha reso nota la volontà di ampliare verso il mare la costa dello Stato, dando vita a un nuovo quartiere che prenderà il nome di «Portier Cove»; alla dichiarazione del Governo ha fatto seguito un bando di gara pubblico, che ha dato esito, secondo quanto s'è appreso dalle cronache giornalistiche, all'aggiudicazione dell'appalto da parte del gruppo S.A.M. Anse du Portier/Bouygues Travaux Publics, il quale, supportato da ingenti capitali privati, ha affidato il progetto allo studio parigino «Valode et Pistre» che, a sua volta, si è rivolto agli architetti Renzo Piano, Denis Valode e Alexandre Giraldi, nonché al paesaggista Michel Desvignes; secondo il progetto, il «Portier Cove» poggerebbe su 18 cassoni trapezoidali in cemento armato che reggerebbero in successione l'infrastruttura marina, la quale estenderà di diversi ettari ("rubandoli" al mare) la superficie abitabile dello Stato, ospitando, tra le altre cose, residenze di lusso, un porticciolo e un parco; considerato che secondo quanto risulta agli interroganti: ben 700.000 metri cubici della sabbia necessaria alla realizzazione del progetto dovrebbero arrivare dalla Sicilia e, in modo particolare, dal deposito in concessione alla società Arenaria (SECI Real Estate, gruppo industriale Maccaferri), l'unica società dell'intero Mediterraneo ad aver ottenuto, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (per il deposito situato nel mare Adriatico) e dalla Regione Siciliana (per il deposito situato nel mar Tirreno), concessioni pubbliche per l'utilizzo di sabbie relitte;