[pronunce]

– In prossimità della camera di consiglio del 21 giugno 2006, la Regione Emilia-Romagna ha depositato una memoria con la quale insiste nelle conclusioni già rassegnate nel ricorso. 4. – In data 14 giugno 2006, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato atto di rinuncia all'intervento nel presente giudizio di legittimità costituzionale. 5. – Con l'ordinanza n. 245 del 2006 la Corte costituzionale ha dichiarato non luogo a provvedere sull'istanza di sospensione di numerose disposizioni del d.lgs. n. 152 del 2006 e, tra queste, anche degli artt. 63 e 64. 6. – In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009, la Regione Emilia-Romagna ha depositato una memoria con la quale insiste nelle conclusioni già rassegnate nel ricorso. In particolare, la ricorrente si sofferma sull'evoluzione normativa che ha fatto seguito all'entrata in vigore del d.lgs. n. 152 del 2006, rilevando come sia stata disposta la proroga delle preesistenti Autorità di bacino, prima, con il decreto legislativo 8 novembre 2006, n. 284 (Disposizioni correttive e integrative del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale) e, poi, con il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208 (Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 27 febbraio 2009, n. 13. Inoltre, l'art. 1, comma 2, del decreto-legge n. 208 del 2008 ha fatto salvi gli atti posti in essere dalle Autorità di bacino dal 30 aprile 2006. Pertanto, osserva la difesa regionale, sono rimaste ferme le censure di incostituzionalità formulate nel ricorso, in quanto la normativa suindicata ha solo prorogato transitoriamente le precedenti Autorità, ma non ha cambiato le «norme sostanziali». 7. – La Regione Emilia-Romagna, con un successivo ricorso notificato il 13 giugno 2006 e depositato il 16 giugno 2006 (reg. ric. n. 73 del 2006) , ha proposto questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 57, 58, 59, 66, 70 e 72 del d.lgs. n. 152 del 2006, in riferimento agli artt. 76, 117 e 118 Cost. ed ai princìpi di legalità e di leale collaborazione. 7.1. – In particolare, la Regione impugna l'art. 57, commi 1, 4 e 6, perché, prevedendo la funzione statale di indirizzo e coordinamento, si porrebbero in contrasto con il nuovo quadro costituzionale dei rapporti tra lo Stato e le Regioni, come confermato dall'art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), secondo cui «Nelle materie di cui all'articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non possono essere adottati gli atti di indirizzo e di coordinamento di cui all'articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e all'articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112». La previsione generalizzata della funzione di indirizzo e coordinamento determinerebbe l'illegittimità delle disposizioni sopra indicate anche per violazione della legge di delega. Infatti, l'art. 1, comma 8, lettera m), della legge n. 308 del 2004 indica tra i princìpi e criteri direttivi la «riaffermazione del ruolo delle Regioni», che non può realizzarsi in presenza di atti statali di indirizzo e coordinamento. Secondo la Regione Emilia-Romagna, se anche tale funzione potesse essere ammessa, ciò potrebbe avvenire solo previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, secondo la disciplina legislativa in vigore prima della riforma costituzionale del 2001. Sarebbero pertanto illegittime sia la norma di cui al comma 1, lettera a), n. 4, dell'art. 57, sia quella di cui al comma 6, nella parte in cui prevede il mero parere della Conferenza al posto dell'intesa. Peraltro, aggiunge la ricorrente, già l'art. 52 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) prevedeva che l'identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio con riferimento alla difesa del suolo, pur rientrando tra i compiti di rilievo nazionale (comma 1), dovesse avvenire «attraverso intese nella Conferenza unificata» (comma 3). Pertanto, il comma 6 dell'art. 57 del d.lgs. n. 152 del 2006 si pone in contrasto anche con il principio del rispetto delle competenze regionali, contenuto nell'art. 1, comma 8, della legge di delega n. 308 del 2004. L'art. 57, comma 1, lettera a), n. 1, nella ricostruzione della difesa regionale, sarebbe ulteriormente illegittimo nella parte in cui attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri il compito di deliberare i «metodi» e «criteri, anche tecnici», in relazione allo svolgimento delle attività di cui agli artt. 55 e 56, cioè delle attività conoscitive, di pianificazione, di programmazione e di attuazione. Tale previsione violerebbe il principio di legalità, perché l'oggetto del conferimento è del tutto indeterminato, nonché l'art. 117, secondo, terzo, quarto e sesto comma, perché tale conferimento darebbe luogo ad un abnorme potere normativo, non suscettibile di essere inquadrato negli schemi costituzionali dei rapporti tra legge statale e legge regionale. Nell'ipotesi in cui siffatta potestà normativa fosse ammissibile, la ricorrente ritiene che il suo esercizio, senza il coinvolgimento delle Regioni nella forma dell'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, è comunque illegittimo. La difesa regionale rileva, inoltre, che già l'art. 54, comma 2, del d.lgs. n. 112 del 1998, prevedeva che le funzioni relative alla identificazione dei criteri per la raccolta e l'informatizzazione di tutto il materiale cartografico ufficiale esistente fossero esercitate d'intesa con la Conferenza unificata. Di conseguenza, la norma di cui al comma 1 dell'art. 57 violerebbe i princìpi della legge di delega e le competenze regionali. Le suddette censure verrebbero meno, a parere della ricorrente, ove dovesse ritenersi che le norme relative ai criteri e metodi riguardino soltanto le attività di cui agli artt. 55 e 56, in quanto esse siano svolte da organi statali. La regione Emilia-Romagna impugna anche l'art. 57, comma 1, lettera a), n. 2, secondo cui i piani di bacino sono approvati dal Presidente del Consiglio dei ministri con proprio decreto, sentita la Conferenza Stato-Regioni.