[pronunce]

che, peraltro, è del tutto evidente come l'intendimento perseguito dal legislatore nell'introdurre, quali figure autonome di furto, le ipotesi del furto in appartamento e del furto con strappo, sia stato quello di inasprire il relativo trattamento sanzionatorio in ragione della peculiare pericolosità di tali condotte criminose: con l'ovvia conseguenza che la relativa previsione fra i casi di arresto obbligatorio in flagranza, sotto la nuova lettera e-bis dell'art. 380 cod. proc. pen. , lungi dal rappresentare una scelta innovativa, ha costituito lo strumento “tecnico” destinato a soddisfare esclusivamente una esigenza formale di coordinamento normativo; che, pertanto, risulta di conseguenza evidente come il mancato “adeguamento” dell'art. 23 del d.P.R. n. 448 del 1988 alla nuova “rassegna” delle ipotesi di furto enunciate dall'art. 380 cod. proc. pen. , come novellato, non risulti affatto denotare una sorta di voluntas excludendi delle più gravi ipotesi di cui all'art. 624-bis cod. pen. dal panorama delle fattispecie in ordine alle quali è consentita l'applicazione della custodia cautelare nei confronti degli imputati minorenni; apparendo, anzi, un siffatto epilogo ermeneutico come una obiettiva “eterogenesi dei fini” dichiaratamente perseguiti dal legislatore, attraverso l'opera di novellazione di cui innanzi si è detto; che, di conseguenza – attesa anche la mancanza, in parte qua, di un consolidato quadro di “diritto vivente” poiché, anzi, si registra un contrasto di giurisprudenza sul punto; e non appalesandosi argomenti di ordine testuale o sistematico dirimenti in senso contrario (essendo ipotizzabile che la disciplina censurata «possa essere frutto di una svista del legislatore»: si vede l'ordinanza n. 137 del 2003) – era compito del giudice a quo verificare se, nella specie, non fosse possibile interpretare il richiamo all'art. 380, comma 2, lettera e), cod. proc. pen. , contenuto nell'art. 23 del d.P.R. n. 448 del 1988, alla stregua di un rinvio cosiddetto recettizio: vale a dire come richiamo testuale – e normativamente “cristallizzato” – alla disposizione in vigore a quel momento, la quale prevedeva l'arresto obbligatorio (e, dunque, la custodia cautelare per i minorenni) per il delitto di furto, quando ricorresse, fra le altre, taluna delle circostanze aggravanti previste dall'art. 625, primo comma, numeri 1) e 4), seconda ipotesi, cod. pen. , nella formulazione all'epoca vigente e suscettibile, dunque, di ricomprendere anche le figure del furto in appartamento e del furto con strappo, ora autonome; che, pertanto, la mancata verifica preliminare, da parte del giudice rimettente, della praticabilità di una soluzione interpretativa diversa da quella posta a base del dubbio di legittimità costituzionale e tale da dirimere il fondamento stesso di quel dubbio, comporta – in conformità alla costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, tra le ultime, ordinanze n. 32 del 2007, n. 244, n. 64 e n. 34 del 2006) – la inammissibilità della questione proposta. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 23 del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni), e 380, comma 2, lettera e), del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Firenze con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della consulta, il 4 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA