[pronunce]

b) al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il quale, al fine di attuare la sopra citata sentenza della Corte costituzionale n. 335 del 2008 - su proposta del COVIRI ed in coerenza con le previsioni dell'allegato al decreto del Ministero dei lavori pubblici, emesso d'intesa con il ministro dell'ambiente, del 1° agosto 1996 -, «stabilisce con propri decreti i criteri ed i parametri» per la restituzione agli utenti della quota tariffaria non dovuta riferita all'esercizio del servizio di depurazione (commi 2, 3 e 4 dell'art. 8-sexies del decreto-legge n. 208 del 2008). La difesa dello Stato sottolinea, al riguardo, che la menzionata normativa statale è diretta non solo a tutelare le risorse idriche, garantendo uniformi standards quantitativi e qualitativi del servizio idrico secondo criteri di sostenibilità ambientale (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.), ma anche a promuovere la concorrenza per il mercato della gestione del medesimo servizio secondo criteri di partecipazione competitiva uguali su tutto il territorio nazionale (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.). Il Presidente del Consiglio dei ministri afferma, poi, che il denunciato comma 1 dell'art. 56 della legge provinciale n. 2 del 2009, disponendo in materia di determinazione della tariffa e di criteri per il rimborso di una quota tariffaria del servizio idrico integrato, eccede la competenza statutaria provinciale di cui al numero 19) dell'art. 8 dello Statuto di autonomia, il quale attribuisce alla Provincia la competenza legislativa in materia di servizi pubblici locali solo limitatamente alla materia - del tutto diversa da quella oggetto della suddetta normativa provinciale - dell'«assunzione diretta di servizi pubblici e loro gestione a mezzo di aziende speciali» ed eccede anche la competenza di cui ai numeri 5), 17) e 19) dello stesso articolo dello statuto. Sulla base di tali considerazioni, il ricorrente conclude nel senso che la denunciata disposizione víola la competenza legislativa esclusiva dello Stato nelle materie tutela della concorrenza (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.) e tutela dell'ambiente (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.). Lo stesso ricorrente informa, altresí, che analoghe disposizioni concernenti il servizio idrico integrato, contenute nella «L. r. Emilia-Romagna n. 10/2008, sono state oggetto di delibera di impugnazione adottata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri nella seduta del 28/08/2008». 2. - Si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Trento, chiedendo che le questioni riguardanti il comma 2 dell'art. 3 della legge provinciale n. 2 del 2009 siano dichiarate in parte inammissibili o comunque non fondate e che quelle riguardanti il comma 1 dell'art. 56 della medesima legge provinciale siano dichiarate non fondate. 2.1. - Quanto al censurato comma 2 dell'art. 3 della legge della Provincia autonoma di Trento n. 2 del 2009, la Provincia resistente deduce, in primo luogo, che le questioni ad esso relative sono parzialmente inammissibili, perché, mentre la delibera del Consiglio dei ministri afferma che le modifiche dell'aliquota dell'IRAP per il settore agricolo saranno consentite alle Regioni quando tale imposta diventerà tributo proprio regionale, nel ricorso si sostiene, invece, che la censurata norma provinciale sarebbe illegittima anche dopo la "regionalizzazione" dell'IRAP, in quanto (sempre per il ricorrente) le Regioni - ai sensi del comma 43 dell'art. 1 della legge statale n. 244 del 2007 - non potrebbero modificare le aliquote prima dell'emanazione della legge statale di cornice. La Provincia afferma che tale questione, in quanto sollevata soltanto nel ricorso e non nella delibera di impugnazione del Consiglio dei ministri, è inammissibile in base alla costante giurisprudenza costituzionale (cita, al riguardo, le sentenze della Corte costituzionale n. 311 e n. 27 del 2008; n. 453, n. 365 e n. 275 del 2007). In secondo luogo, la resistente, a sostegno della richiesta di pronuncia di non fondatezza delle questioni, deduce che: a) con proprie leggi provinciali, ha sempre disposto, senza alcuna contestazione da parte dello Stato, la modificazione dell'aliquota dell'IRAP per il settore agricolo dal 2001 al 2009 e, quindi, anche dopo la cosiddetta "stabilizzazione" che, per il ricorrente, sarebbe stata disposta - a partire dall'anno d'imposta in corso al 1° gennaio 2008 - ad opera del comma 1 dell'art. 2 della legge n. 203 del 2008 (art. 4, comma 4, della legge provinciale 22 marzo 2001, n. 3; art. 6, comma 2, della legge provinciale 31 dicembre 2001, n. 11; art. 2, comma 2, della legge provinciale 30 dicembre 2002, n. 15; art. 12, comma 1, della legge provinciale 10 febbraio 2005, n. 1; art. 27, comma 2, della legge provinciale 29 dicembre 2005, n. 20; art. 18, comma 3, della legge provinciale 12 settembre 2008, n. 16); b) anche altre Regioni hanno modificato, senza contestazioni statali, l'aliquota dell'IRAP per il settore agricolo, come la Regione Sardegna (modifica relativa agli anni dal 2008 al 2010: art. 2 della legge regionale 5 marzo 2008, n. 3), la Regione Lazio (modifica stabile a partire dal 2002: art. 5 della legge regionale 13 dicembre 2001, n. 34), la Regione Valle d'Aosta (modifica stabile a partire dal 2004: art. 1, comma 3, della legge regionale 15 dicembre 2003, n. 21); c) varie leggi di altre Regioni hanno modificato, sempre senza alcuna contestazione dello Stato, l'aliquota speciale dell'IRAP relativa al settore delle banche e delle assicurazioni, analoga - quanto al regime di modificabilità - all'aliquota relativa al settore agricolo (Regione Lombardia: art. 1, comma 5, della legge regionale 18 dicembre 2001, n. 27; Regione Marche: art. 1, comma 6, della legge regionale 19 dicembre 2001, n. 35; Regione Lazio: legge regionale 13 dicembre 2001, n. 34 del 2001); c) tali modificazioni delle aliquote speciali sono consentite dall'art. 16 del d.lgs. n. 446 del 1997, il quale, disponendo che «le regioni hanno facoltà di variare l'aliquota di cui al comma 1 fino ad un massimo di un punto percentuale» e che «la variazione può essere differenziata per settori di attività e per categorie di soggetti passivi», autorizza le Regioni (e le Province autonome) - contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente - a variare fino ad un punto percentuale non solo l'aliquota base dell'IRAP, prevista «al comma 1», ma anche le aliquote speciali; d) tale potere di variazione delle aliquote speciali risponde alla ratio di consentire alle Regioni (e Province autonome) un ampio margine di manovra fiscale in materia di IRAP;