[pronunce]

"né può sottacersi che con la soluzione prospettata si verrebbe a creare un rapporto di gerarchia improprio fra Procuratore Capo e sostituti, due dei quali si troverebbero a trattare, con delega permanente e irrevocabile, gli affari di natura civile senza possibilità di direttive da parte del dirigente dell'Ufficio"; si fa, altresì, presente come la gran parte delle materie assegnate alla Prima sezione civile, presieduta dal dott. Paolo Maria Galizzi, richiedono l'intervento del PM, con il conseguente "disagio" dell'Ufficio di Procura costretto ad operare in settori delicati (quali quello fallimentare e di volontaria giurisdizione) senza possibilità di coordinamento e di direttive. Detti "ostacoli" non sarebbero, secondo il Ministro, rimuovibili con l'intervento dell'unico Procuratore aggiunto "a meno di non voler ipotizzare, nella sostanza, due figure dirigenziali, l'una per il carico di lavoro dell'Ufficio collegato alle competenze del fratello del dott. Adriano Galizzi e l'altra, ossia il Procuratore Capo, per le residue materie". Si chiedeva, pertanto, che la Commissione valutasse anche i profili rappresentati nella suddetta nota. 2.8.- Nella seduta del 23 maggio 2002, la quinta Commissione, dopo aver esaminato il contenuto della nota del Ministro, evidenziava come la dichiarazione di incompatibilità non costituisca condizione di ammissibilità della domanda, bensì soltanto elemento di valutazione della candidatura suscettibile di essere allegato alla domanda anche successivamente alla presentazione della stessa. Si sottolineava, altresì, come i profili di possibile incompatibilità fossero già stati esaminati alla luce dell'originaria segnalazione ministeriale e ritenuti irrilevanti. Veniva, infine, osservato che la delega ai due sostituti non avrebbe privato il Procuratore della Repubblica delle "sue prerogative permanendo sempre in capo allo stesso il potere di sostituire, se necessario, i due sostituti attualmente addetti a quel settore mentre la delega in favore del procuratore aggiunto rientra nei poteri organizzativi del Capo dell'ufficio e non risulta d'ostacolo al regolare funzionamento dell'ufficio". Le suddette determinazioni venivano, quindi, comunicate al Ministro della giustizia. 2.9.- Con nota del 2 luglio 2002, il Ministro della giustizia confermava i rilievi già contenuti nelle due precedenti note, dando "il concerto in favore dell'altro magistrato che ha riportato voti, dott. Armando Grasso, negandolo quanto al dott. Adriano Galizzi". 2.10.- La quinta Commissione, nella seduta del 4 luglio 2002, confermava la proposta di nomina a favore del dott. Adriano Galizzi, ritenendo di aver pienamente adempiuto all'attività di concertazione con il Ministro della giustizia, secondo le modalità indicate da questa Corte con sentenza n. 379 del 1992. 2.11.- Nella seduta del 10 luglio 2002, il plenum del CSM, esaminata l'attività istruttoria e di concertazione svolta dalla quinta Commissione, approvava - con 21 voti a favore, 3 contrari e 2 astensioni - la nomina del dott. Adriano Galizzi a Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo. 2.12.- Il Vice Presidente del CSM, prof. Virginio Rognoni, con nota in data 20 settembre 2002, rappresentava al Ministro della giustizia la necessità di una "rapida definizione della procedura", atteso che il posto di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo era ormai vacante dal 27 giugno 2001. 2.13.- Il Ministro rispondeva con nota del 25 ottobre 2002, ribadendo le argomentazioni già svolte a sostegno delle proprie determinazioni, e aggiungendo che l'attività svolta in seno all'organo di autogoverno "non appare essere stata improntata, nella sostanza, a leale collaborazione … nei confronti del Ministro della giustizia, nel necessario tentativo di pervenire ad una soluzione concordata"; per tali motivi il Ministro affermava di non poter "dar corso alla controfirma del d.P.R. di nomina del dott. Adriano Galizzi a Procuratore della Repubblica di Bergamo". 2.14.- Nelle sedute del 5 e 6 novembre del 2002, la quinta Commissione decideva di proporre al plenum l'elevazione di un conflitto di attribuzione; tale proposta veniva approvata dall'assemblea plenaria del CSM nella seduta del 4 dicembre 2002. 3.- Dopo la esposizione dei fatti sin qui riportata, il ricorrente sostiene l'ammissibilità del ricorso sia sotto il profilo soggettivo - avendo questa Corte costantemente ritenuto che il CSM possa essere parte tanto attiva quanto passiva di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (si richiamo le sentenze n. 419, n. 435 e n. 480 del 1995) - sia sotto il profilo oggettivo, controvertendosi in ordine alla "delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali" (art. 110 della Costituzione per le competenze del Ministro della giustizia; art. 105 della Costituzione per le competenze del CSM). 4.- Nel merito, il ricorrente assume che il rifiuto del Ministro della giustizia di dar corso alla deliberazione del CSM che conferisce l'ufficio direttivo di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo al dott. Adriano Galizzi sarebbe lesivo delle competenze che gli artt. 105, 106, 107 e 110 della Costituzione attribuiscono esclusivamente al Consiglio medesimo, attenendo allo status dei magistrati a garanzia dell'autonomia e dell'indipendenza dell'ordine giudiziario. Il potere di controfirma ministeriale del decreto del Presidente della Repubblica, sancito dall'art. 17 della legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura), assolverebbe soltanto ad una funzione meramente integrativa dell'efficacia di un atto ("che si forma interamente ed esclusivamente all'interno del Consiglio") allo scopo di consentire che lo stesso assuma la forma tipica dell'atto amministrativo, rendendolo così assoggettabile agli ordinari controlli dei giudici contabili e amministrativi (si citano le sentenze n. 44 del 1968; n. 168 del 1963; n. 4 del 1986). 5.- Il ricorrente sottolinea, altresì, che il concerto ministeriale previsto dall'art. 11, comma terzo, della legge n. 195 del 1958 per il conferimento degli uffici direttivi inciderebbe sullo status del magistrato attenendo ad atto di "assegnazione" ad un ufficio, nonché ad atto di "trasferimento" e di "promozione", con la conseguenza che l'intervento ministeriale "in tanto può ritenersi costituzionalmente legittimo in quanto non sottenda in alcun modo un intervento suscettibile di limitare la piena autonomia del CSM". A tal proposito, il ricorrente riporta parte della motivazione della sentenza n. 379 del 1992 di questa Corte, in cui si afferma che il concerto del Ministro della giustizia coincide "non già con un atto di sostanziale assenso o di veto, ma con un'attività di concertazione finalizzata alla formulazione di una proposta comune", nel rispetto del principio di leale collaborazione.