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La gravidanza per altri solidale, come già rilevato, è un percorso ormai espressamente regolamentato, a livello legislativo, in molti Paesi europei e del mondo, dove il riconoscimento dei diritti genitoriali, in favore del persona singola o della coppia, è effettuato mediante un atto amministrativo o una procedura giudiziaria, antecedente o successiva alla nascita. Per ciò che concerne, invece, gli aspetti inerenti alla cittadinanza dei minori, diversi sono i princìpi applicabili e variabili sono le procedure da seguire, in base al Paese di nascita. A tal proposito, uno studio realizzato dall'Associazione Luca Coscioni, (disponibile al link https://www.associazionelucacoscioni.it/mappa-leggi-gpa ) individua le normative straniere attraverso una classificazione che tiene conto dei Paesi nei quali la gravidanza per altri è ammessa nelle forme commerciale e altruistica, oppure solo in una delle due forme, se è completamente vietata, ed eventualmente il tipo di sanzione prevista, oppure se non è regolamentata. Lo studio condotto, che alla data del 3 agosto 2023 è ancora in fase di completamento, evidenzia come attualmente, fra i Paesi analizzati, vi siano: ben trentacinque Stati che prevedono per legge l'accesso alla gravidanza per altri nella sola forma solidale; ulteriori trenta Stati che prevedono, sempre attraverso una legislazione ad hoc , l'accesso alla gravidanza per altri sia nella forma solidale che in quella commerciale. La disciplina prevista dal presente disegno di legge, inoltre, è conforme alle indicazioni fornite dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nel parere consultivo del 10 aprile 2019 (caso Mennesson contro Francia) in merito all'obbligo o no, per uno Stato membro, di prevedere una possibilità di riconoscimento giuridico del rapporto di filiazione tra i nati a seguito di una gravidanza per altri solidale o commerciale e il genitore non biologico (la madre non biologica, nel caso di specie). La Corte richiama il diritto di ogni Stato a esercitare il proprio margine di apprezzamento nella gestione di questioni, come quella oggetto del presente disegno di legge, sulle quali non esiste consenso tra gli Stati membri. Tuttavia, evidenzia la Corte, rispetto all'obbligo di riconoscere il legame di filiazione tra i minori nati a seguito di una gravidanza per altri solidale o commerciale e il genitore non biologico, tale margine deve ritenersi ridotto in quanto la negazione di un tale riconoscimento si ripercuote negativamente su aspetti fondamentali della vita privata del minore, come il diritto all'identità personale e il diritto a crescere in un ambiente familiare idoneo a garantire il suo benessere (paragrafi 44 e 45 del parere). Per tale motivo, secondo la Corte, la generale impossibilità di riconoscere il legame giuridico di filiazione tra i nati a seguito di tale gravidanza e il genitore non biologico è in contrasto con l'obbligo di rispettare la vita privata (in questo caso dei minori) sancito dall'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (paragrafo 46 del parere), resa esecutiva in Italia dalla legge 4 agosto 1955, n. 848. Tale articolo non impone agli Stati membri l'obbligo di riconoscere sempre e comunque il suddetto rapporto di filiazione: spetterà alle autorità nazionali, di volta in volta, accertare se tra il bambino e il genitore non biologico si sia concretamente instaurata una relazione familiare e, dunque, se il riconoscimento giuridico tuteli o no gli interessi del minore. La Commissione europea il 7 dicembre 2022 ha depositato la proposta 2022/0402 per l'emanazione di un regolamento europeo in materia di genitorialità, senza operare alcuna distinzione tra le modalità di concepimento del minore o il tipo di unione affettiva che lega i genitori intenzionali. Il legislatore europeo, nel rispetto delle sue competenze, propone quindi il riconoscimento della genitorialità formatasi in uno Stato membro in tutti gli altri Paesi europei. In questo modo si supererebbero tutte le difficoltà che attualmente si registrano nel riconoscere entrambi i genitori intenzionali come genitori del nato a seguito della gravidanza per altri eseguita all'estero anche nel loro ordinamento nazionale. Occorre precisare che tale regolamento non andrebbe a modificare i requisiti di acquisto della genitorialità, che rimangono di esclusiva competenza nazionale. Il 28 gennaio 2021, la Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio, ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dalla Corte di cassazione sull'impossibilità di riconoscere in Italia, perché in contrasto con l'ordine pubblico, un provvedimento giudiziario straniero che attribuisce lo stato di genitori a due uomini italiani uniti civilmente, che abbiano fatto ricorso alla tecnica della maternità surrogata all'estero. La Corte ha ritenuto che l'attuale quadro giuridico non assicuri piena tutela agli interessi del bambino nato con questa tecnica. Poiché, a questo fine, sono prospettabili differenti soluzioni, la Corte ha ritenuto, allo stato, di non poter intervenire, nel doveroso rispetto della discrezionalità legislativa, ma ha anche affermato la necessità di un intervento del legislatore. Un invito al Legislatore a trovare forme di tutela adeguate del bambino nato all'estero con la tecnica di fecondazione medicalmente assistita della « maternità surrogata ». Le pronunce della Corte costituzionale sono, molto spesso, « più che il punto conclusivo di una certa vicenda, il punto intermedio di uno sviluppo normativo che trova compimento solo quando il Legislatore lo conclude ». Con motivazioni depositate con sentenza n. 33/2021, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 10 del 10 marzo 2021, i giudici della Corte costituzionale evidenziano che: « l'ormai consolidata giurisprudenza della Corte EDU afferma la necessità, al metro dell'articolo 8 CEDU, che i bambini nati mediante maternità surrogata, anche negli Stati parte che vietino il ricorso a tali pratiche, ottengano un riconoscimento giuridico del “legame di filiazione” ( lien de filiation ) con entrambi i componenti della coppia che ne ha voluto la nascita, e che se ne sia poi presa concretamente cura (sentenza Mennesson contro Francia, paragrafo 100; sentenza D. contro Francia, paragrafo 64) ». Altresì evidenzia che « ciò che è qui in discussione è unicamente l'interesse del minore a che sia affermata in capo a costoro la titolarità giuridica di quel fascio di doveri funzionali agli interessi del minore che l'ordinamento considera inscindibilmente legati all'esercizio di responsabilità genitoriali. Doveri ai quali non è pensabile che costoro possano ad libitum sottrarsi ». Il presente dettato normativo interviene nello specifico anche in risposta alla decisione della Corte costituzionale del 28 gennaio 2021 perché la piena attuazione della Costituzione richiede un impegno corale, con l'attiva leale collaborazione di tutte le Istituzioni, compreso il Parlamento.