[resaula]

Siamo qui, oggi, in Parlamento e possiamo riconoscere che ci sono elementi nuovi di fronte a noi, con un ruolo fondamentale e decisivo della scienza e della ricerca, che ci mettono oggi nelle condizioni di vedere una luce in fondo al tunnel - ovvero il piano nazionale di vaccinazione, così importante per affrontare questa sfida - e di riconoscere un nuovo volto dell'Europa, che ci guida, ci sostiene e ha trasformato un pericoloso declino sovranista e una pericolosa iniziativa rigorista, che ci aveva preceduto, in un nuovo volto europeista, in grado di consentire al nostro Paese di attraversare questa crisi. Questi sono due elementi fondamentali. Ricordo l'inizio di questa legislatura, quando qui si applaudiva ad un'azione contro l'Europa che in molti casi rivendicava un ruolo innaturale e disumano delle condizioni di legalità e di sicurezza del nostro Paese. Ricordo quando il sovranismo trovava qui, pochi mesi fa, un largo consenso. Oggi possiamo dire che siamo di fronte ad un nuovo europeismo e ad una nuova capacità della scienza di farci uscire dal tunnel della pandemia e il Partito Democratico riconosce il lavoro e il contributo che questa maggioranza e questo Governo hanno offerto per portare l'Italia fuori da questa crisi. (Applausi) . Dobbiamo abituarci insieme, se vogliamo restituire dignità alla parola politica, ad inquadrare la fase politica che stiamo attraversando, perché questa è una fase politica inedita per il mondo e per l'Europa. Sarei molto cauto nell'indicare graduatorie, limiti, priorità e fare confronti con altri Paesi europei. Credo che insieme se vogliamo restituire dignità alla parola politica, dobbiamo avere la cautela di attendere l'uscita dalla pandemia. Avremo tutto il tempo e il modo per valutare i tassi di mortalità e i limiti delle nostre azioni che riconosciamo, perché dentro una pandemia ci sono limiti evidenti di tutti i governi in Europa. Tuttavia, dobbiamo inquadrare questa fase politica; lo dico nel pieno rispetto delle prerogative delle opposizioni. Sapete che non è questo il punto; ho pieno rispetto delle prerogative delle opposizioni, ma non sono accettabili lezioni di democrazia o, peggio ancora, confronti tra annualità diverse, perché paragonare la legge di bilancio del 2018 alla legge di bilancio del 2020 è fuorviante e strumentale. È un rigurgito di sovranismo, già sconfitto sia nella dimensione europea che in quella nazionale. (Applausi) . Se noi siamo qui oggi, se il Governo e la maggioranza hanno introdotto azioni complesse e difficili per tutelare le famiglie e le imprese, dobbiamo essere consapevoli che gli italiani hanno svolto azioni inedite, con impegno civile, un alto tasso di moralità e un alto senso del Paese e della comunità nella quale vivono, perché le limitazioni e le diverse misure introdotte dai molteplici decreti potevano sfociare in conflitti sociali. Credo che grazie alle iniziative del Governo sul lavoro e sulle imprese siamo stati in grado di prevenirli e governarli. Anche coloro che hanno tentato di accarezzare la protesta per ragioni di consenso e di propaganda non hanno trovato spazio. Molta di questa responsabilità sta nella misura e nella capacità che abbiamo avuto di tutelare il lavoro e quando parlo del lavoro parlo di tutto il lavoro. Abbiamo affrontato strategie inedite anche sul lavoro autonomo e sulle partite IVA. Non sarà ancora completo, ma abbiamo introdotto elementi di universalità nel sostegno al reddito, delle partite IVA e del lavoro autonomo che prima non c'erano in questo Paese e non eravamo in grado nemmeno di sostenere e progettare. Quindi, sono state fatte scelte emergenziali, ma dentro questa legge di bilancio ci sono anche alcune misure fondamentali per definire l'identità di una visione futura di questo Paese. Noi vogliamo riconoscere tutto questo. Il Partito Democratico vuole riconoscere tutto questo, perché è il nostro abito naturale e abita la democrazia, abita l'identità stessa di questa sfida, abita la responsabilità che ci stiamo assumendo e che ci vogliamo continuare ad assumere di portare l'Italia fuori dalla crisi. Lo ha detto bene il senatore Zanda e io sono molto d'accordo, nel pieno richiamo del dettato costituzionale: noi dobbiamo considerare emergenziale l' iter parlamentare che i diversi decreti-legge hanno adottato. La forza e l'autorevolezza della politica sta anche nella capacità di questo Parlamento di riconoscere una condizione emergenziale e di non considerarla come qualcosa di naturale. Abbiamo convertito nove decreti-legge economici, pari a quattro o cinque manovre di bilancio in pochi mesi. Senza il bicameralismo probabilmente non ci saremmo riusciti; se avessimo dovuto esaminare i diversi provvedimenti in una sola Camera, non avremmo avuto le condizioni per poter convertire una quantità così rilevante di decreti-legge economici come quella che il Governo ha introdotto. Dobbiamo riconoscerlo. (Applausi) . Questo non è un tradimento del dettato costituzionale; lo sarebbe e lo diventerebbe se noi consolidassimo una fase emergenziale in una fase naturale. Ma questo Parlamento e la politica devono avere l'autorevolezza di ritornare pienamente nel solco delle regole democratiche, come ovviamente il senatore Zanda ha brillantemente indicato. Però ora siamo in una condizione emergenziale e dobbiamo tra di noi riconoscerlo. Ho ascoltato il rumore e il frastuono delle opposizioni, che, quando non hanno proposte, ritornano nella retorica della frammentazione, dell'acquisizione di banche, del conflitto con l'immigrazione. Siamo in un'altra stagione, è un'altra fase, c'è un volto nuovo dell'Europa. L'Europa ci mette in sicurezza, altro che acquisizione di banche. Senza le politiche monetarie della Banca centrale europea non avremmo avuto nessuna condizione per riportare lo spread a 111, da 270 di marzo, e per gestire un debito ampio come quello consolidato in questo esercizio: 160 miliardi di indebitamento aggiuntivo. Il rapporto debito-PIL è passato dal 134 al 160 per cento. Senza la sospensione del Patto di stabilità e senza iniziative europee tutto questo non sarebbe stato possibile. Oggi abbiamo questa nuova responsabilità di fronte a noi. Riconosciamo i limiti, ma dobbiamo anche avere un'ambizione grande. Avremo di fronte a noi la più grande opportunità per progettare il nostro futuro; la sfida nuova di questa maggioranza, oggi, è riconoscere queste priorità. Mi voglio soffermare su tre elementi fondamentali, che in parte sono abbozzati anche nella legge di bilancio. Abbiamo introdotto l'assegno universale sui figli: è la prima misura utile per rilanciare la famiglia e per togliere discriminazioni tra lavoro dipendente e lavoro autonomo. Soprattutto, è la prima iniziativa utile per correggere un insostenibile tasso di natalità, che ci spinge lontano dalle aree più virtuose del mondo. Rendere trasversali le politiche di genere significa correggere limiti strutturali, perché il tasso di occupazione femminile in questo Paese non può rimanere a questi livelli, se vogliamo costruire un futuro economico all'Italia. Questo lo dobbiamo rivendicare. Di fronte a noi ci sono sfide nuove; c'è bisogno di una visione. Non abbiamo bisogno di centinaia di progetti.