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Come ben sapete, oggi la fattispecie della circonvenzione di incapace è regolata essenzialmente da due norme: l'articolo 643, nella versione attuale, così com'è codificato oggi, e l'articolo 640, sulla truffa generica e le sue aggravanti. È tuttavia necessario introdurre tale nuova fattispecie in quanto, come ben sapete, la truffa necessita di una prova su artifizi e raggiri non sempre agevoli da provare e, in molti casi, si è dimostrato che le truffe agli anziani non venivano sanzionate penalmente in quanto era difficile la prova di tale aspetto. Per quanto riguarda invece l'attuale disposizione sulla circonvenzione d'incapace, la formulazione del delitto di cui all'articolo 643 del codice penale comporta un'interpretazione giurisprudenziale che ha molto ristretto l'ambito di applicazione della norma, restringendola particolarmente solo a danni di natura strettamente patrimoniale e a frodi commesse in danno della persona offesa e non attraverso di essa verso terze persone. Era inoltre, necessario mettere particolarmente in luce la circostanza dell'età della persona offesa, in quanto è ad essa legata tutta una congerie di reati che ci viene raccontata dalle statistiche che mi appresto a illustrare. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto in Italia 32.000 casi di clonazione delle carte di credito, 240.000 casi di falsi operatori di enti pubblici, aziende o associazioni che hanno avvicinato anziani per farsi consegnare oggetti di valore, 441.000 casi di donazioni fatte a persone che poi si sono rivelate essere truffatori e 201.000 casi di vere e proprie truffe. Abbiamo poi una notevole incidenza di fatti che poi non sempre si è riusciti a qualificare come reato: mi riferisco per esempio a 1.051.000 casi di contratti firmati per l'acquisto di merci, beni o servizi, terreni, automobili, enciclopedie, corsi di formazione o contratti telefonici svoltisi contro l'effettiva volontà dell'anziano; oppure a 135.000 casi di contratti stipulati con ditte, società o cooperative poi risultati fittizie o inesistenti. Ci sono poi 129.000 casi di inganno con richieste di denaro per aiutare qualcuno con problemi economici o di salute o addirittura fatte a falsi parenti, che poi si sono rivelati non esserlo affatto; si registrano altresì 288.000 casi di inganno a danno di anziani, con la prospettiva di grosse vincite alla lotteria, investimenti vantaggiosi o - peggio ancora - promesse di lavoro; abbiamo inoltre 503.000 casi in cui sono stati stipulati contratti del tutto falsi. Di fronte a quest'immensa congerie di truffe ai danni delle persone anziane, credo che il legislatore non possa più restare inerte. Abbiamo pertanto presentato il disegno di legge in esame, che va a modificare l'articolo 643 del codice penale, ritenendo di aggiungere un comma a quello già in vigore, per non introdurre nel codice penale l'articolo 643- bis, che sarebbe stato sicuramente un appesantimento. Abbiamo poi previsto la fattispecie di cui al comma aggiuntivo all'articolo 643 come segue: «Alla stessa pena (cioè quella di cui al comma precedente, che si configura nella misura della reclusione da due a sei anni e di una multa da euro 500 a euro 2.000) soggiace chiunque, allo stesso fine (abbiamo quindi mantenuto il dolo specifico previsto dalla fattispecie di cui all'articolo 643, comma 1), abusando della condizione di debolezza o di vulnerabilità dovuta all'età di una persona, induce taluno a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lui o per altri dannoso». Come avete compreso, la fattispecie allarga molto anzitutto la configurabilità del reato, per il quale non è necessario provare l'esistenza degli artifizi e dei raggiri necessari a configurare la truffa. Vi è una condotta tipica - l'abuso della condizione di debolezza o di vulnerabilità - che viene collegata all'età della vittima. L'età non viene definita volutamente, perché è molto difficile dal punto di vista della configurazione della fattispecie penale (ossia la tassatività della norma penale): infatti, se avessimo aggiunto anche solo il riferimento all'età avanzata, si sarebbe posta la questione della valutazione dell'età a partire dalla quale una persona viene considerata anziana. Sono sicuro che in quest'Aula ci sono molti colleghi con più di sessantacinque anni che si guardano bene dal considerarsi anziani (e credo di poter dire anche a ragione). Proprio per evitare questo tipo di discriminazione basata sulla data di nascita, l'espressione è stata lasciata aperta, così da dare al giudice la possibilità di valutare. Peraltro, la fattispecie non è aperta e basta, perché, se andiamo a raffrontarla con il comma 1 (che sanziona condotte consimili portate ai danni dei minorenni), è facile comprendere che in questo caso il problema è tutelare non già i minori (che sono già tutelati dal comma 1), ma - viceversa - le persone anziane. Ancora, è necessario che la condotta porti a un abuso della condizione di debolezza o vulnerabilità; inoltre, affinché si configuri questo reato, che abbiamo voluto sanzionare in modo molto sostanzioso (con pene assai pesanti, da due a sei anni di reclusione), è necessario che l'induzione non sia diretta solo verso la persona offesa vera e propria, ma possa essere configurata anche verso altre. Accade molto spesso, infatti, come comprovato anche dalle statistiche, che la truffa o la circonvenzione vengono operate a danno di una persona per convincerne un'altra: si pensi ad esempio a una coppia di coniugi anziani, nell'ambito della quale si fa pressione sulla moglie per ottenere che il marito compia un atto di disposizione, consegni un bene o sottoscriva un contratto. In questo modo, sarà possibile sanzionare la condotta di circonvenzione, anche se ad agire materialmente (ossia a compiere l'atto dispositivo) è non la persona avvicinata dal malintenzionato, ma un terzo. Come dicevo, le statistiche ci rivelano che questo tipo di attività si svolge soprattutto nei confronti di famiglie o persone anziane che vivono in coppia. Sempre tornando alla fattispecie di cui all'articolo 1, l'atto dispositivo non dev'essere strettamente legato all'ambito patrimoniale, altrimenti ricadremmo nella limitazione del range di applicazione del comma 1. In questo caso, quindi, l'induzione non è un atto strettamente patrimoniale, ma qualunque tipo di atto, purché importi un effetto giuridico, che quindi può essere anche - lo ribadisco - di contenuto non patrimoniale, dannoso per sé o anche per altre persone. Pensiamo pertanto di aver coperto tutto il prevedibile e l'immaginabile in ordine al fenomeno che ho ampiamente tratteggiato nel mio incipit. Per quanto concerne l'articolo 2, prevediamo una modifica dell'articolo 165, sesto comma, del codice penale, introducendo l'obbligo per la persona condannata per questo tipo di reato di risarcire integralmente quella offesa al fine di poter beneficiare della sospensione condizionale della pena. Si tratta pertanto di un segnale molto forte del legislatore, che subordina la concessione della sospensione condizionale - e quindi dei benefici di legge ad essa collegati - al risarcimento integrale del danno alla persona offesa.