[pronunce]

al riguardo, il rilievo nazionale delle funzioni amministrative in questione sarebbe confermato dalla previsione di cui all'art. 20 del d.lgs. n. 334 del 1999, il quale stabilisce che il piano di emergenza esterno sia predisposto da un organo dello Stato, il prefetto, sia pure d'intesa con le Regioni e gli enti locali interessati. Sarebbe violato anche l'art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., poiché l'eventuale informazione dei servizi di emergenza di altri Stati non potrebbe che essere attuata a cura dello Stato. Infine, l'Avvocatura dello Stato censura l'art. 6, comma 3, della legge reg. Marche n. 18 del 2004, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera f), Cost., in quanto le misure di coordinamento delle risorse necessarie previste nel punto 2, lettera c), dell'allegato IV del d.lgs. n. 334 del 1999, investirebbero anche organi dello Stato, rispetto ai quali la Provincia «non può avere nessun potere […] non solo per ragioni di gerarchia, ma soprattutto perché il loro utilizzo deve essere disposto tenendo conto delle esigenze di intervento al di fuori della Provincia o della Regione». 2. – Si è costituita in giudizio, con memoria depositata il 28 dicembre 2004, la Regione Marche, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. 3. – In data 22 dicembre 2005 la Regione Marche ha depositato una memoria illustrativa con la quale, preliminarmente, ricostruisce l'evoluzione del quadro normativo sia interno che comunitario in materia. In particolare, la difesa regionale sottolinea l'importanza della direttiva del Consiglio delle Comunità europee del 24 giugno 1982, 82/501 (Direttiva del Consiglio sui rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali), a partire dalla quale la finalità principale perseguita dalla legislazione in esame è stata quella della prevenzione di siffatti incidenti. La normativa in parola e la successiva direttiva del Consiglio dell'Unione europea del 9 dicembre 1996, 96/82 (Direttiva del Consiglio sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose) sono state attuate, rispettivamente, con il d.P.R. 17 maggio 1988, n. 175 (Attuazione della direttiva CEE n. 82/501, relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali, ai sensi della legge 16 aprile 1987, n. 183) e con il citato d.lgs. n. 334 del 1999. Al riguardo, la Regione Marche ricorda come questa Corte (da ultimo, nella sentenza n. 214 del 2005) abbia considerato il d.lgs. n. 334 del 1999, sia prima che dopo la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, alla stregua di una legge-quadro in materia, in quanto recante i principi generali, le finalità e le linee guida che debbono informare il contenuto del piano di emergenza esterno. La difesa regionale esamina, poi, il contenuto dell'art. 18 del detto d.lgs. n. 334 e dell'art. 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), individuando le competenze regionali in materia ed evidenziando come le norme citate debbano essere lette alla luce della riforma del Titolo V; pertanto, a detta della resistente, l'esigenza di coordinamento fra l'ente statale e quello regionale sarebbe rimessa alla cooperazione fra i diversi livelli di governo. Dopo aver ricostruito il quadro normativo di riferimento, la Regione Marche prende in esame le argomentazioni sviluppate da questa Corte nella sentenza n. 214 del 2005 per escludere l'illegittimità di una analoga normativa contenuta nella legge della Regione Emilia-Romagna 17 dicembre 2003, n. 26 (Disposizioni in materia di pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose). La resistente ricorda, inoltre, come la normativa impugnata sarà operativa solo a decorrere dalla stipulazione dell'accordo di programma di cui all'art. 72, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998 (secondo quanto previsto dall'art. 17 della legge reg. Marche n. 18 del 2004, analogamente a quanto stabilito dalla richiamata legge reg. Emilia-Romagna n. 26 del 2003). In proposito, la difesa regionale allega alla memoria in questione una comunicazione del Dipartimento territorio e ambiente della Regione Marche, datata 28 ottobre 2005, nella quale si precisa che «l'accordo Stato/Regione di cui all'art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998 non è stato ad oggi stipulato, essendo il testo-base ancora in discussione tra i rappresentanti dei Ministeri competenti e le Regioni presso l'Ufficio per il federalismo amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri». Sulla base di siffatte argomentazioni la resistente esclude l'esistenza di un contrasto tra la normativa impugnata e l'art. 20 del d.lgs. n. 334 del 1999; è infatti proprio questo articolo, al comma 7, a stabilire come limite della sua vigenza l'attuazione dell'art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998. Vengono, poi, prese in rassegna altre normative regionali che prevedono la competenza regionale sui piani di emergenza esterni; in particolare, la difesa regionale si sofferma sull'art. 4 della legge della Regione Toscana 20 marzo 2000, n. 30 (Nuove norme in materia di attività a rischio di incidenti rilevanti), sull'art. 10, comma 2, della citata legge reg. Emilia-Romagna n. 26 del 2003, sull'art. 5, comma 2, della legge della Regione Emilia-Romagna 7 febbraio 2005, n. 1 (Norme in materia di protezione civile e volontariato. Istituzione dell'agenzia regionale di protezione civile) e sull'art. 74 della legge della Regione Liguria 21 giugno 1999, n. 18 (Adeguamento delle discipline e conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di ambiente, difesa del suolo ed energia). In merito all'asserita violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., la Regione Marche ricorda la giurisprudenza di questa Corte secondo cui la tutela dell'ambiente si configura come una competenza sì statale ma «sovente connessa e intrecciata inestricabilmente con altri interessi e competenze regionali concorrenti», come ad esempio per la protezione civile. Questa impostazione confermerebbe, a detta della Regione, «la piena legittimità delle norme dirette ad attuare il principio di corresponsabilità nella tutela del valore costituzionale “ambiente”, con la conseguente permanenza in vigore del sistema di distribuzione delle competenze tra Stato e Regione delineato […] dal c.d. “terzo trasferimento” delle funzioni amministrative attuato dal d.lgs. n. 112 del 1998».