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Lo schema operativo in questione, quindi, non si applica al sequestro di corrispondenza, che è citato nell'articolo 4 ma non nell'articolo 6 della legge n. 140. In altri termini, l'inquadramento di una fattispecie concreta nell'ambito del sequestro di corrispondenza comporta l'applicabilità o meno del modello procedurale previsto dall'articolo 6. Per le intercettazioni abbiamo due modalità operative: o un'autorizzazione ex ante per quelle dirette, cioè effettuate su utenze del parlamentare, o un'autorizzazione ex post per quelle indirette, ossia effettuata su utenze di terzi, ma per il sequestro di corrispondenza il modulo procedurale applicabile è solo quello dell'articolo 4, cioè di un'autorizzazione ex ante e ovviamente quando viene reperita la corrispondenza elettronica sul cellulare sequestrato ad un terzo non parlamentare l'autorità giudiziaria, se si accorge della presenza di una corrispondenza elettronica intercorsa con un senatore, deve inviare la richiesta al Senato e su questo abbiamo già avuto nel merito il precedente del senatore Armando Siri. Infatti, quando fu necessario chiedere il sequestro delle mail e delle chat contenute nell'Iphone di Armando Siri, l'autorità giudiziaria lo ha chiesto in forma preventiva. Il concetto di corrispondenza ha subito un'evoluzione tecnologica rispetto a quella tradizionale, ovvero il formato cartaceo, quindi si sono aggiunte forme di corrispondenza che sono quelle di oggi: le mail , gli sms i messaggi WhatsApp. La forma scritta o orale, in questo contesto tecnologico mutato, è il principale criterio idoneo a distinguere le intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazione, intese come conversazioni orali, dal sequestro di corrispondenza che, in quanto tale, presuppone materiale scritto da sottoporre a sequestro. Per queste ragioni è necessaria un'autorizzazione preventiva del Senato, altrimenti lo stesso viene leso nelle proprie attribuzioni. La Giunta ha pertanto ritenuto che fosse necessaria l'autorizzazione preventiva della Camera competente, a prescindere dalla circostanza dell'utilizzo o meno delle suddette prove nei confronti del parlamentare, e, nella seduta del 14 dicembre 2021, ha deliberato a maggioranza di proporre l'attivazione - nei confronti della competente autorità giudiziaria - di un conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale, in quanto non era mai stato autorizzato dal Senato l'utilizzo delle mail e dei messaggi WhatsApp da parte dell'autorità giudiziaria senza aver fatto una richiesta preventiva di autorizzazione. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, membri del Governo, desidero innanzi tutto ringraziare i componenti la Giunta, il suo Presidente e l'onorevole relatrice per il lavoro svolto che - come veniva ricordato dalla collega Modena - ha portato anche alla mia audizione. Il 22 febbraio del 2022 è un giorno palindromo: i numeri possono essere letti in entrambe le direzioni, ma il concetto non cambia. La realtà, tuttavia, non è palindroma: non è che leggendo all'incontrario le situazioni, dando una versione opposta alle cose, arriva lo stesso risultato; anzi. Chi oggi, in quest'Aula e altrove, dice che siamo in presenza del tentativo di un senatore di allontanarsi dal suo processo mente sapendo di mentire. Quello che la Giunta - come testé ribadito dalla relatrice - propone all'Assemblea è un conflitto di attribuzione che nulla ha a che vedere con la posizione personale dell'imputato. Non cambia alcunché nel processo che mi riguarda. Perché allora siamo qui? Siamo qui perché su questo tema si gioca una battaglia di civiltà giuridica e di dignità della politica. Oggi non parliamo di me; parliamo di noi, di voi. Qui non parliamo di Leopolda; parliamo del Senato della Repubblica, del Parlamento della Repubblica. Qui non parliamo di fondazione, parliamo di Costituzione. La domanda alla quale voi, onorevoli colleghi, quest'oggi dovete dare una risposta è se in questo Paese l'articolo 68 della Costituzione, del quale si discute una possibile novella, è ancora in vigore o non vale più. Quantomeno non vale per i pm fiorentini. Per la credibilità delle Istituzioni questo è un giorno nel quale bisogna leggere le cose nella giusta direzione e non al contrario. Perché si parte da Open, allora? - vi domanderete. Perché si parte dalle carte illegittimamente acquisite dalla procura fiorentina? Illegittimamente non perché lo dice la difesa di un imputato; non perché lo dice un partito politico; non perché lo dice la relatrice di un provvedimento; non perché lo dice il Presidente della Giunta, ma perché lo dice la Corte di cassazione. E lo dice con cinque sentenze. Cinque! Un inedito: cinque sentenze della Corte di cassazione che hanno annullato i provvedimenti richiesti dalla procura di Firenze, soltanto nella fase preliminare. Cinque su cinque. La Corte di cassazione, in queste cinque sentenze, dice che sono stati illegittimamente acquisiti documenti, che dunque non andavano acquisiti. Vedete, onorevoli colleghi, questo semplifica la nostra discussione. Che i pubblici ministeri di Firenze non abbiano rispettato le regole è un tema pacifico. Non è oggetto di discussione tra di noi. Lo ha statuito la Corte di cassazione per cinque volte. Allora cosa stiamo facendo? Un attacco della politica alla magistratura? Si vergogni chi lo pensa. Si vergogni chi pensa che qui stiamo attaccando la magistratura. (Applausi) . Noi stiamo rispettando la magistratura al punto da citare la Corte di cassazione. Noi stiamo chiedendo che la politica faccia i conti con la realtà, senza alcun attacco alla magistratura, anche perché, a chi dice che ci si difende nel processo, mi permetta, signor Presidente, di richiamare un dato di fatto. La Cassazione in questo processo ha definito i sequestri effettuati, non sequestri utili a provare un quadro indiziario, ma "un inutile sacrificio di diritti", che arriva a esercitare "una non consentita funzione esplorativa". Chi, come noi, ha una cultura giuridica meno vasta, la chiama pesca a strascico. Si incaricano 197 finanzieri, che si tolgono dalla strada e dal lavorare contro le vere truffe, le vere evasioni, di andare a prendere i telefonini di persone non indagate. Si compie l'inutile sacrificio di diritti e si prova la funzione esplorativa non consentita. Ma che questa vicenda abbia un richiamo e una rilevanza politica, grazie alla volontà di tutti i Gruppi, è già stato oggetto di discussione in quest'Aula nel dicembre del 2019. Allora io ho detto, e lo ripeto oggi, che i pubblici ministeri fiorentini hanno deciso di imbastire, non già un'indagine per finanziamento illecito, per ricostruire il denaro che sarebbe stato illegittimamente preso da una fondazione o dall'articolazione di partito, ma per definire le forme della politica. Attenzione! Questo è un passaggio molto importante. In questa vicenda i denari sono trasparenti, sono tutti lì, tutti bonificati. Non bisogna andare a ricostruire del flusso di denaro, magari con un'attenta azione investigativa, per cui si va a cercare dove erano quei denari. No, perché in questa vicenda i denari sono bonificati, trasparenti, sotto il controllo delle autorità di vigilanza, a cominciare da Banca d'Italia.