[pronunce]

Anzi, siccome nel caso in esame, secondo quanto posto in rilievo dalla stessa Regione Liguria con la nota prodotta, «il fine della norma [...] è evitare una monetizzazione che comporti un esborso di denaro per l'Amministrazione», l'eventuale declaratoria d'illegittimità costituzionale della contestata disciplina regionale si risolverebbe in un danno economico non trascurabile per le risorse pubbliche, senza arrecare alcun vantaggio, giuridicamente rilevante, né per le finanze dello Stato, né per la sua capacità gestionale in materia. 2.2.- Ad avviso della Regione Liguria, le questioni promosse sono, comunque, infondate, a partire da quelle sollevate contro l'art. 8 della legge reg. Liguria n. 15 del 2011. 2.2.1.- In primo luogo, la resistente contesta in radice l'equiparazione operata dal Governo tra la "conversione" delle ferie maturate e non fruite per ragioni di servizio, disciplinata dalla norma regionale al passaggio ad un diverso incarico, e la loro monetizzazione, equiparazione che sostiene l'intera impostazione della censura. Opina, infatti, la Regione Liguria che il meccanismo delineato dalla disposizione censurata si concretizza nella conversione dei giorni di ferie maturati e non fruiti in vigenza di una precedente tipologia di rapporto di lavoro presso l'amministrazione in un diverso numero di giorni di ferie da usufruire nell'ambito del nuovo rapporto di lavoro; diverso perché parametrato al nuovo e diverso valore della giornata lavorativa. La norma, dunque, sarebbe stata introdotta quale strumento di contenimento della spesa, proprio al fine di evitare la paventata monetizzazione delle ferie non fruite al passaggio a diverso incarico, in tutti i casi in cui la mancata fruizione delle medesime sia da ricondurre a motivi di servizio o a esigenze organizzative dell'amministrazione (ad esempio, quando il mutamento della tipologia del rapporto di lavoro avvenga con scarso preavviso, oppure vi sia la necessità di garantire la presenza in servizio del dipendente per un adeguato passaggio di consegne). Di conseguenza, l'applicabilità al caso concreto troverebbe (eventuale) efficacia non "in tutti i casi", ma unicamente ove "occorra garantire la continuità del servizio". In sostanza, nel caso in cui, per inderogabili esigenze organizzative, l'amministrazione neghi al dipendente le ferie maturate, in luogo del "congelamento" delle medesime e della loro successiva monetizzazione all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, esse possono essere convertite in ulteriori giorni di ferie, in relazione al valore della giornata di ferie nella nuova posizione funzionale. Tale "trasformazione" garantirebbe sia l'invarianza della spesa finale, sia il diritto del dipendente, che non può essere compresso neppure per ragioni, seppur inderogabili, di carattere organizzativo (essendo necessaria la "previa intesa con il dipendente interessato"). La monetizzazione, insomma, sarebbe squisitamente teorica, al solo fine di parametrare il numero di giorni da fruire sulla base del valore giornaliero della nuova prestazione lavorativa. In altri termini, la determinazione teorica del compenso sostitutivo (monetizzazione) servirebbe solamente per la "conversione" del diritto al congedo ordinario maturato (indisponibile, irrinunciabile e indegradabile da parte del datore di lavoro, anche se pubblico, e automaticamente inclusivo del diritto a tale compenso sostitutivo) nel corrispondente (in termini economici teorici) diritto ad usufruire di giorni di riposo (ragguagliati al diverso valore economico dato) nell'ambito del nuovo rapporto in atto, avente forma contrattuale diversa, senza alcuna variazione della spesa teorica. La Regione Liguria sottolinea, altresì, che l'aspetto disciplinato dalla norma censurata non è in alcun modo regolamentato da norme di legge o di contratto, che la "conversione" è subordinata a una previa intesa con il dipendente e che l'interpretazione proposta troverebbe conforto sia nella lettera della disposizione in oggetto - tale da consentire che, salva "l'invarianza della spesa finale" (spesa teorica), i giorni di ferie maturati siano convertiti in (altri ricalcolati) giorni di ferie, da poter fruire "per tutta la durata dell'incarico" -, sia per la necessità di conformarla alla normativa europea, da ultimo "codificata" in subiecta materia dalla direttiva n. 2003/88/CE, e a quella nazionale di recepimento di cui al d.lgs. n. 66 del 2003 e successive modificazioni e integrazioni. Disposizioni, da un lato, confermative dell'eccezionalità dell'istituto della monetizzazione; dall'altro identificative del «diritto di ogni lavoratore alle ferie annuali retribuite [...] come principio particolarmente importante del diritto sociale comunitario, al quale non si può derogare [...]», dovendosi quindi riconoscere che «l'effetto positivo delle ferie sulla sicurezza e sulla salute del lavoratore [...] rimane interessante sotto tale profilo anche se sia goduto in un momento successivo» (sentenza della Corte di giustizia 6 aprile 2006, causa C-124/05, Federatie Nederlandse Vakbeweking contro Staat der Nederlander). Pertanto, obietta conclusivamente la resistente che la norma regionale impugnata non andrebbe ad incidere la materia dell'ordinamento civile, di competenza esclusiva del legislatore statale, poiché, a suo parere, non contrastante con le disposizioni dei contratti collettivi della dirigenza e di comparto, che nulla dispongono al riguardo, e capace, anzi, di dare ad esse corpo e continuità, nel segno, normativamente necessitato, dell'assoluta eccezionalità della monetizzazione delle ferie non godute, donde l'infondatezza della censura concernente l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. 2.2.1.1.- Ad avviso della Regione Liguria, la norma impugnata non avrebbe portata innovativa tale da giustificare le censure sollevate in ricorso (e, ancor prima, l'interesse alla sua proposizione) neppure se, seguendo l'erronea impostazione del ricorrente, essa fosse ritenuta ampliativa delle possibilità di monetizzazione oltre i casi previsti dalle norme contrattuali. Deduce, infatti, la resistente che il passaggio a diversa tipologia di rapporto, con incarico a tempo determinato e collocamento in aspettativa nel rapporto precedente, è fattispecie sussumibile (secondo le regole di ermeneutica contrattuale) sotto quella disciplinata dal comma 16 dell'art. 18 del contratto collettivo del 6 luglio 1995 per il comparto e dal comma 13 dell'art. 17 del contratto collettivo del 10 aprile 1996 per la dirigenza regionale. Come quella, infatti, essa sarebbe caratterizzata dal fatto che il mancato godimento delle ferie non è in alcun modo imputabile alla volontà del dipendente e sarebbe, pertanto, assimilabile agli eventi oggettivi di carattere impeditivo (come il licenziamento per superamento del periodo di comporto ed il collocamento a riposo per assoluta e permanente inidoneità) ormai pacificamente ritenuti riconducibili a detta ipotesi eccezionale. In ogni caso, la monetizzazione al momento del collocamento in aspettativa senza assegni costituirebbe mera "anticipazione" del pagamento sostitutivo che spetterebbe alla cessazione del rapporto (o meglio della catena di diversi rapporti intrattenuti nel tempo tra l'amministrazione ed il dipendente) ; anticipazione priva di significative conseguenze economiche e costituente legittimo esercizio dell'autonomia regionale.