[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES), introdotto dall'art. 21, comma 1-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, promosso dal Tribunale di Tempio Pausania nel procedimento vertente tra P.P.P. e la Meridiana s.p.a. con ordinanza del 19 dicembre 2008, iscritta al n. 117 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2010. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 22 settembre 2010 il Giudice relatore Luigi Mazzella.. Ritenuto che, con ordinanza del 19 dicembre 2008, il Tribunale di Tempio Pausania ha sollevato, con riferimento agli artt. 3 e 117, comma 1, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES), introdotto dall'art. 21, comma 1-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n. 133; che, riferisce il rimettente, con ricorso depositato il 10 giugno 2008, P.P.P. aveva convenuto in giudizio innanzi al Tribunale di Tempio Pausania, in funzione di giudice del lavoro, la società datrice di lavoro, ed aveva esposto di aver lavorato con la qualifica di assistente di volo, alle dipendenze della società convenuta, a tempo determinato, in assenza di specificazione delle ragioni che giustificano l'apposizione del termine e, dunque, in contrasto con l'art. 1 del d.lgs. n. 368 del 2001, il quale consente la stipulazione di contratti a termine solo «a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo» e dispone che l'apposizione stessa è «priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto nel quale sono specificate le ragioni di cui al comma 1»; che, alla luce di tale disposizione, il ricorrente aveva affermato che la motivazione addotta era generica, dal momento che non indicava le ragioni che avevano determinato l'apposizione del termine, così da non consentire al lavoratore ed al giudice di valutare l'effettività della motivazione e la sussistenza del necessario nesso eziologico tra il motivo addotto e l'assunzione a tempo determinato, chiedendo, pertanto, che, previa declaratoria della nullità del termine apposto ai contratti stipulati tra le parti, fosse dichiarato che fra le parti si era instaurato un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dal 1° luglio 2004 o che, in subordine, dalla successiva data di decorrenza del primo contratto riconosciuto nullo, la convenuta S.p. A. Meridiana fosse condannata a riammettere il ricorrente in servizio con le stesse mansioni indicate nei contratti a termine ed a risarcirlo dei danni subiti; che la società Meridiana aveva resistito alla domanda, assumendone l'infondatezza nel merito, stante la legittimità del termine apposto ai contratti a norma dell'art 2 del d.lgs. n. 368 del 2001 ed aveva eccepito, in ogni caso, la prescrizione ex art. 2948 cod. civ. delle pretese di carattere economico nascenti dal rapporto di lavoro dedotto in giudizio; che, secondo il rimettente, il quadro normativo di riferimento è costituito, per tutti i contratti a termine stipulati tra le parti, dal d.lgs. n. 368 del 2001, il quale regola ex novo la materia del contratto di lavoro a termine, prima regolata dalla legge 18 aprile 1962 n. 230 (Disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato); che, in base a tale disposizione, il contratto a tempo indeterminato costituiva la regola e l'assunzione a termine l'eccezione, come confermato anche dall'art. 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione del mercato del lavoro), che rimetteva alla contrattazione collettiva il compito di individuare nuove ipotesi di legittima apposizione di un termine al contratto individuale di lavoro, ulteriori rispetto a quelle previste dall'art. 1 della legge n. 230 del 1962 e dall'art. 8-bis del d.l. 29 gennaio 1983 n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1983, n. 79; che, osserva il rimettente, il contratto a tempo indeterminato continua ad essere la forma ordinaria dei rapporti di lavoro anche nel vigente sistema normativo, poiché il d.lgs. n. 368 del 2001, per nulla modificando il rapporto di regola-eccezione sopra detto, sarebbe stato emanato dal Governo per dare attuazione alla direttiva del Consiglio dell'unione europea n. 70 del 28 giugno 1999, che a sua volta richiama integralmente l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999; che, espone il rimettente, il d.lgs. n. 368 del 2001, mediante l'abrogazione, tra le altre, della disciplina di cui all'art. 23 della legge n. 56 del 1987, avrebbe comportato che le ipotesi di contratto a tempo determinato sono ora esclusivamente previste dal legislatore, seppure la nuova formulazione dell'art. 1 attui una semplificazione delle causali rispetto alle rigide previsioni del sistema previgente, ancorché caratterizzate da definitività; che, tuttavia, su tale situazione inciderebbe in maniera determinante l'art. 21, comma 1-bis, della legge 6 agosto 2008, n. 133 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto- legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria);