[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 7-bis della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità); dell'articolo 10, comma 5, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia); e degli articoli 120, 128 e 130, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promossi con n. 3 ordinanze del 21 novembre 2006 dal Tribunale ordinario di S. Maria Capua Vetere rispettivamente iscritte ai nn. 397, 398 e 500 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 22 e 26, prima serie speciale, dell'anno 2007. Udito nella camera di consiglio del 30 gennaio 2008 il Giudice relatore Ugo De Siervo. Ritenuto che con ordinanza del 21 novembre 2006, pervenuta a questa Corte il 14 febbraio 2007 (reg. ord. n. 397 del 2007) , il Tribunale ordinario di S. Maria Capua Vetere, sezione per l'applicazione delle misure di prevenzione, ha sollevato (in via incidentale) questioni di legittimità costituzionale dell'art. 7-bis della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità); dell'art. 10, comma 5, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia); del combinato disposto degli artt. 120, 128 e 130, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in riferimento agli artt. 3, 4, 29 e 35 della Costituzione; che il rimettente premette di essere chiamato a delibare l'istanza con cui un soggetto, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno, ne chiede la sospensione, al fine di proseguire nella propria attività lavorativa di autista; che, per effetto dell'applicazione della misura di prevenzione, la patente di guida del prevenuto è stata revocata dal Prefetto, ai sensi dell'art. 120 del d.lgs. n. 285 del 1992; che il giudice a quo, qualificando l'istanza quale «richiesta volta ad ottenere dal collegio un provvedimento che consenta di conservare la patente», osserva che essa dovrebbe venir dichiarata inammissibile, posto che «non esiste alcuna competenza del giudice della prevenzione sul punto»; che l'assetto normativo censurato e denunciato suscita dubbi di legittimità costituzionale nel Tribunale rimettente, nella parte in cui (esso) preclude al giudice delle misure di prevenzione di apprezzare l'incidenza della revoca della patente di guida sul piano della tutela «dei diritti costituzionalmente garantiti» al prevenuto, al fine di «sindacarla», «escluderla», o comunque di «autorizzare, in presenza di gravi e comprovati motivi connessi all'esercizio di attività lavorativa, il sottoposto alla guida di un veicolo, al fine di recarsi in un luogo determinato fuori del comune di residenza o di dimora abituale»; che il rimettente denuncia la violazione dell'art. 3 della Costituzione, «con particolare riferimento alla norma contenuta nell'art. 10, comma 5, della legge n. 575 del 1965»; che tale ultima disposizione stabilisce che le decadenze dalle licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, abilitazioni ed erogazioni ivi indicate, e conseguenti all'applicazione di misure di prevenzione, possano essere escluse dal giudice, quando per effetto di esse verrebbero a mancare i mezzi di sostentamento all'interessato e alla sua famiglia; che si tratterebbe, secondo il rimettente, di un assetto normativo analogo a quello concernente la revoca della patente, sicché sarebbe irragionevole negare per tale ultimo caso soltanto «la possibilità di intervenire» del giudice della prevenzione, al fine di «escludere tali conseguenze» «in presenza di situazioni straordinarie tali da determinare una lesione inevitabile di diritti costituzionalmente tutelati»; che un ulteriore profilo di incostituzionalità viene ravvisato dal giudice a quo, sempre in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nell'art. 7-bis della legge n. 1423 del 1956, che consente al giudice di autorizzare colui che sia sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno a lasciare il comune di residenza o dimora abituale per gravi e comprovati motivi di salute, ai fini degli accertamenti sanitari e delle cure indispensabili; che a fronte di ciò, secondo il rimettente, «l'impossibilità del sottoposto di condurre un veicolo non può che incidere negativamente sul contenuto di tale autorizzazione, rendendola in alcuni casi del tutto inattuabile»; che sarebbero poi violati gli artt. 4 e 35 della Costituzione, giacché la revoca della patente «impedisce sovente al sottoposto di svolgere qualsiasi attività professionale che richieda l'abilitazione alla guida, ovvero anche solo la necessità di spostarsi celermente da un luogo all'altro»; che, per effetto di ciò, si sacrificherebbe altresì il «diritto-dovere di provvedere adeguatamente al mantenimento del nucleo familiare e all'educazione dei figli», in violazione, secondo il rimettente, dell'art. 29 della Costituzione; che con distinta ordinanza del 21 novembre 2006, pervenuta a questa Corte il 14 febbraio 2007 (reg. ord. n. 398 del 2007) , il medesimo rimettente ha sollevato (in via incidentale) analoghe questioni di legittimità costituzionale degli artt. 7-bis della legge 27 dicembre 1956, n. 1423; 10, comma 5, della legge 31 maggio 1965, n. 575; e del combinato disposto degli artt. 120, 128 e 130, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in riferimento agli artt. 3, 4, 29, 32 e 35 della Costituzione; che il rimettente, premesso di dover delibare l'istanza con cui un soggetto, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno, ha chiesto di «ottenere il rinnovo della sua patente di guida scaduta di validità», osserva che a tale rinnovo osta la sopraggiunta applicazione della misura di prevenzione, benché il prevenuto sia invalido civile, impedito nella deambulazione; che l'assetto normativo denunciato pare al giudice a quo contrastare con gli artt. 3, 4, 29 e 35 della Costituzione, per le medesime ragioni, e sotto i medesimi profili, già evidenziati nella precedente ordinanza di rimessione;