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-- Chiunque, a seguito di espressa richiesta, dichiara o attesta falsamente a un pubblico ufficiale nell'esercizio delle funzioni o del servizio, ovvero in un atto pubblico, la propria identità o stato o altre qualità della propria o dell'altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto in una dichiarazione destinata ad essere riprodotta in un atto pubblico, ovvero se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa da un imputato all'autorità giudiziaria o ad autorità da essa delegata, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale una decisione penale è iscritta sotto falso nome». 2. All'articolo 495- ter del codice penale, dopo il secondo comma, è aggiunto il seguente: «Alla stessa pena soggiace chiunque altera, oblitera o, comunque, mutila, anche solo in parte, le creste papillari dei polpastrelli delle dita delle proprie o delle altrui mani o altre parti del proprio o dell'altrui corpo utili per consentire l'accertamento della propria o dell'altrui identità o dello stato o altre qualità della propria o dell'altrui persona.». 3. All'articolo 381, comma 2, del codice di procedura penale è aggiunta, in fine, la seguente lettera: « m -quinquies) false dichiarazioni sull'identità o su qualità personali proprie o di altri, ai sensi dell'articolo 496 del codice penale.». 4. All'articolo 449 del codice di procedura penale è aggiunto, in fine, il seguente comma: «6- bis . Le disposizioni di cui al comma 6 non si applicano qualora il reato per cui è richiesto il giudizio direttissimo risulti connesso con i reati di cui agli articoli 495 e 495- bis o con quello di cui all'articolo 495- ter del codice penale. Se la riunione è indispensabile prevale in ogni caso il rito direttissimo». Art. 3. (Delega al Governo per il superamento dei centri di identificazione ed espulsione) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, su proposta del Ministro dell'interno, al fine di assicurare il superamento dei centri di identificazione ed espulsione previsti dal testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonché al fine di disciplinare le modalità di ingresso e soggiorno del cittadino straniero extracomunitario sul territorio nazionale, con l'osservanza dei princìpi e dei criteri direttivi di cui al comma 4. 2. Gli schemi dei decreti di cui al comma 1 sono trasmessi alle competenti Commissioni parlamentari ai fini dell'espressione del parere da rendere entro trenta giorni dall'assegnazione degli schemi medesimi. 3. I decreti legislativi di cui al comma 1 prevedono l'indicazione espressa delle norme del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, da modificare o abrogare in quanto non compatibili con i princìpi di cui alla presente legge. 4. Ai fini dell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi: a) previsione della possibilità, al fine di ottenere i visti di ingresso, che la documentazione necessaria alla richiesta di visto sia inviata per posta alla rappresentanza diplomatica e consolare italiana del Paese di origine ovvero di provenienza del richiedente e contestualmente al Ministero dell'interno; previsione altresì di un termine perentorio entro cui la rappresentanza diplomatica e consolare italiana debba dare risposta motivata e scritta avverso la quale, in caso di diniego, sia possibile proporre ricorso, assicurando comunque che, in assenza di risposta entro il termine stabilito dalla legge, l'interessato abbia diritto a fare ingresso nel territorio italiano in esecuzione del visto, previa esibizione alla polizia di frontiera della ricevuta attestante l'invio della richiesta e di copia della relativa documentazione; b) istituzione di visti di ingresso temporanei per ricerca di lavoro, nell'ambito dei tetti numerici stabiliti con programmazione triennale, con le seguenti modalità: 1) prestazione di garanzia da parte di enti locali, associazioni imprenditoriali, sindacali e associazioni operanti nel settore dell'immigrazione o privati cittadini; 2) dimostrazione da parte del cittadino straniero del possesso di adeguati mezzi di sostentamento mediante un deposito bancario pari, al massimo, all'importo annuo dell'assegno sociale, utilizzabile durante il soggiorno; c) istituzione del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, la cui durata non sia inferiore ad un anno, convertibile in permesso di soggiorno per lavoro al momento della stipula di un contratto di lavoro; d) previsione, per i lavoratori qualificati e altamente qualificati, i cui contratti siano in conformità con la legislazione italiana sul lavoro, della non applicazione delle quote di ingresso per lavoro; e) istituzione, presso ambasciate e consolati in Paesi extracomunitari, di uffici preposti all'informazione sulle offerte di lavoro in Italia, sulle possibilità, sulle procedure e sui requisiti necessari per l'ottenimento dei visti di ingresso temporanei per ricerca di lavoro; f) riformulazione del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, eliminando ogni riferimento ai centri di identificazione ed espulsione e coordinando i riferimenti interni agli articoli 13 e 14 con le procedure di cui agli articoli 1 e 2 della presente legge; controllo periodico della presenza sul territorio italiano del cittadino straniero in via di identificazione, ove necessario anche attraverso misure di sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con l'obbligo di soggiorno in una determinata località o l'obbligo di dimora in determinate ore della giornata; g) garanzia che dalle espulsioni siano comunque esclusi gli stranieri richiedenti asilo politico, le vittime della tratta, le donne con figli minori e i minori. 5. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le variazioni di bilancio occorrenti per destinare i proventi derivanti dal minor onere per il bilancio dello Stato, a seguito della soppressione dei centri di identificazione ed espulsione. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato, altresì, ad apportare, con proprio decreto, la rideterminazione dei costi derivanti dall'attuazione dell’articolo 13 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, come sostituito dalla lettera e) del comma 1 dell’articolo 1 della presente legge.