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A tale organismo sarebbero demandate, oltre alle funzioni di controllo e vigilanza, anche quelle di rilascio di apposita autorizzazione per lo svolgimento delle attività di tutela e recupero del credito, condizionando la validità della stessa al necessario svolgimento di corsi di aggiornamento per gli operatori del settore, così da garantire la conoscenza ed il rispetto della normativa vigente e dei provvedimenti in materia di tutela del credito. La presenza di tali corsi di aggiornamento e qualificazione obbligatoria, rappresenta l'ulteriore novità del disegno di legge in esame che prevede quale unico onere, al fine di svolgere l'attività di recupero crediti, la formazione continua degli operatori su diverse tematiche inerenti il recupero e la gestione del credito (ivi comprese, a titolo meramente esemplificativo, tecniche di comunicazione, logiche di contatto, rispetto della normativa sulla privacy , rapporti con i debitori). Ulteriore conferma della corretta direzione intrapresa dall'attuale progetto di riforma del comparto del recupero, arriva anche dal Ministero dell'economia e delle finanze che ha tenuto di recente una consultazione pubblica sull’attuazione dell'articolo 106 TUB, ove è prevista la possibilità per le società in possesso della licenza ex articolo 115 del TULPS di acquistare crediti classificati in sofferenza con regole e limiti ben precisi, come sancito con la seguente statuizione contenuta nell'articolo 2, comma 2, dello schema di regolamento di attuazione degli articoli 106, comma 3, 112, comma 3 e 114 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che recita testualmente: «2. Non costituisce attività di concessione di finanziamenti: a) l'acquisto dei crediti di imposta sul valore aggiunto relativi a cessioni di beni e servizi nei casi previsti dalla normativa vigente; b) l'acquisto a titolo definitivo, da banche o intermediari finanziari sottoposti alla vigilanza della Banca d'Italia di crediti classificati in sofferenza, da parte di società titolari della licenza di cui all'articolo 115 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza a condizione che: 1) la società acquirente non abbia ricevuto finanziamenti da terzi per un ammontare superiore al patrimonio netto; 2) il recupero del credito acquistato avvenga senza la stipula di nuovi contratti di finanziamento con i debitori ceduti, la novazione di quelli in essere, la modifica delle condizioni contrattuali». Tale previsione, infatti, pur con parole differenti, era già da tempo ricompresa nel testo di riforma proposto nel corso della XVI legislatura dagli onorevoli Rossi e Ventucci e precisamente all'articolo 1 comma 2 che recitava testualmente: «I servizi di cui al comma 1 si concretizzano anche mediante l'acquisto pro soluto , ai sensi dell'articolo 1260 del codice civile, di crediti considerati irrecuperabili dal cedente, esclusivamente con mezzi propri ovvero senza ricorrere al credito. Non costituisce, pertanto, attività di concessione di crediti ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 29 del 2009 l'acquisto di crediti commerciali o finanziari se esso avviene: allo scopo di realizzarne il recupero e la riscossione attraverso l'individuazione e la formazione di un patrimonio separato in cui i fondi necessari siano costituiti esclusivamente da mezzi propri». Nella riforma del settore del recupero del credito è doveroso, infine, inserire una previsione normativa che preveda per le società di recupero la possibilità di utilizzare tutte le banche dati ad oggi esistenti (nonché di crearne di nuove ad hoc ), sia pubbliche che in regime di convenzione, necessarie ai fini del rintraccio dell'obbligato, tramite un servizio cui possano accedere, con costi a carico delle stesse, per migliorare l'attività di recupero (al pari di quanto avviene oggi con il concessionario per la riscossione Equitalia, che a differenza delle società di recupero crediti, gode di agevolazioni in tal senso creando così creditori di «serie A» e creditori di «serie B»). Infatti, non è concepibile che di fronte ad un'obbligazione assunta, qualora il debitore si dimostri inadempiente, non siano concessi al creditore mezzi ulteriori che lo aiutino nel rintraccio del debitore, che nelle more del recupero si è reso irreperibile utilizzando, a suo vantaggio, le maglie della normativa sulla privacy ex decreto legislativo n. 196 del 2003. In questo modo, il debitore scorretto, furbescamente invocando la privacy quale esimente per non pagare, crea un danno non solo alla società creditrice ma anche alla collettività formata per la maggioranza da debitori onesti. Sull'ampliamento delle possibilità di rintraccio si potrebbe interpellare la CONSAP (Concessionaria servizi assicurativi pubblici S.p. A.) per poter valutare la possibilità di offrire, in regime di convenzione, un servizio di accesso alla banca dati informatica creata per il cosiddetto «furto d'identità». Attualmente il progetto di riforma del comparto del recupero crediti con le dovute e necessarie modifiche per adattarlo alle mutate esigenze del paese è stato ripreso per essere riproposto come progetto di legge in quanto la precedente proposta non ha completato l' iter legislativo di approvazione essendo, intervenuta la fine della XVI legislatura. Tale disegno di legge ha trovato ampi consensi sia tra il mondo politico che imprenditoriale ma soprattutto tra le associazioni dei consumatori nuovi attori di tale riforma. Infatti, in data 28 maggio 2013 un'importante società del settore di tutela e recupero del credito ha siglato un Accordo quadro con le seguenti associazioni dei consumatori: Codacons; Confconsumatori; Codici; Movimento difesa del cittadino; Assoutenti; Unione nazionale consumatori. Ed altre sono in corso di sottoscrizione tra cui Cittadinanza attiva, creando l'Osservatorio imprese consumatori e credito con lo scopo di stabilire una definizione condivisa delle buone pratiche per il recupero crediti, attraverso il seguente percorso: il rispetto del codice del consumo e delle norme e dei provvedimenti dell'Autorità di settore; la realizzazione di un codice etico di tutela del consumatore; l'aggiornamento normativo del comparto recupero crediti; la formazione degli operatori; la trasparenza e la correttezza di ogni forma di relazione dell'azienda nei confronti della clientela; l'informazione al cliente circa i diritti del consumatore e la sua tutela nei casi di violazione. Oggetto di diverse riunioni e tavoli tecnici è stato il disegno di legge di riforma del comparto dei servizi di tutela e recupero del credito. La stessa riforma con i dovuti emendamenti è attualmente al vaglio delle diverse associazioni dei consumatori presenti nell'Accordo quadro che hanno già espresso parere favorevole, condividendo la creazione di un organismo sotto l'egida del Ministero della giustizia, che possa garantire così il giusto e necessario controllo sulle attività di recupero quotidianamente poste in essere dalle numerose società di recupero operanti sul territorio nazionale.