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quando poi li prendiamo in carico noi, si lamentano perché non li abbiamo trattenuti e questi ovviamente se ne sono andati in Europa. Questa è la situazione davanti alla quale il ministro Salvini si è trovato ad agire. Io sono persuaso - e credo di averlo ampiamente dimostrato - che il compito del Ministro fosse esattamente quello che è stato portato avanti: nel preminente interesse pubblico e nell'esercizio delle funzioni di Governo, garantire il rispetto dell'articolo 4, comma 3, del testo unico dell'immigrazione e garantire il rispetto di una linea politica concordata col Governo, decisa con gli italiani, votata dagli italiani, stabilita dagli italiani come linea per affrontare le questioni della immigrazione. Resta sullo sfondo - ho concluso, signor Presidente, e la ringrazio per il tempo supplementare che mi ha concesso - una domanda. Oggi siamo qui con un Ministro - anzi, un intero Governo - sul banco degli imputati, sotto processo per aver applicato la normativa italiana. Viene da chiedersi come mai non siano qua altri Ministri di Governi precedenti che, viceversa, hanno di fatto disapplicato il testo unico sull'immigrazione e consentito quella deportazione di massa che forse poteva essere evitata già qualche anno fa, come abbiamo dimostrato essere possibile oggi. Forse, sotto processo dovrebbero andarci loro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, può qualcuno oggi in Italia porsi sopra la legge? Questa è la domanda cui siamo chiamati a dare risposta in quest'Assemblea con il voto di domani: un voto che non riguarda solo il destino giudiziario del singolo Ministro, ma che attiene allo stesso ordinamento giuridico del Paese. Infatti, votare contro l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini significa di fatto affermare: sì, in Italia oggi esiste qualcuno che può infischiarsene della legge e questo qualcuno siede tra le fila del Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . Quello di domani sarà un voto spartiacque, che rischia di segnare il passaggio tra l'essere uno Stato di diritto, nel quale tutti (Governo compreso) sono chiamati a rispettare la legge e diventare un Paese nel quale qualcuno può sentirsi autorizzato... (Brusìo). PRESIDENTE. Senatrice Garavini, mi scusi se la interrompo, ma c'è brusio. Colleghi la discussione sta proseguendo. Chi vuole lasciare l'Aula lo faccia, per cortesia, in silenzio. Prego anche i colleghi di allontanarsi dal banco del Governo, anche se tutti noi esprimiamo solidarietà al sottosegretario Candiani. Prego, senatrice Garavini. GARAVINI (PD) . La ringrazio, signor Presidente. Stavo dicendo che questo è un voto spartiacque con il quale arriviamo a decidere se restiamo uno Stato di diritto nel quale tutti siamo chiamati a rispettare la legge, o se invece vogliamo diventare un Paese nel quale qualcuno si ritiene autorizzato a violare le leggi, magari adducendo il fatto di essere legittimato dal voto popolare. Per questo motivo, signor Presidente, mi unisco ai colleghi del mio Gruppo che mi hanno preceduto e ai relatori di minoranza per chiedere in modo chiaro e netto che il ministro Salvini non si faccia inopportunamente scudo con l'immunità parlamentare e si sottoponga al processo. Questo, signor Presidente, non è un processo qualsiasi: il ministro Salvini viene chiamato in causa dal tribunale dei Ministri di Catania, che è l'organo costituzionalmente preposto a vigilare su eventuali reati commessi dal Governo. La richiesta che abbiamo ricevuto è espressione di quel sistema di pesi e contrappesi di cui il nostro Paese si è dotato costituzionalmente, proprio a garanzia dell'esercizio democratico dei poteri, perché nessuno è tenuto ad abusare del proprio ruolo, neppure il Governo e men che meno un singolo Ministro. Dunque, non si tratta di un cruccio o uno schiribizzo dell'uno o dell'altro magistrato. Il tribunale di Catania non sta facendo altro che il proprio dovere: verificare in sede di processo, così come previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se il Ministro dell'interno abbia abusato o no del proprio ruolo nell'esercizio delle funzioni. Infatti, il ministro Salvini ha anzitutto impedito a una nave militare italiana - ha fatto bene il relatore De Falco a rilevare di che tipo di nave si tratta - di approdare in un porto italiano. Tra l'altro, ciò non sarebbe stato neppure di sua competenza, spettando al Ministro della difesa o al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Oltre a questo - l'hanno detto bene i colleghi che mi hanno preceduto - il ministro Salvini, nella misura in cui costringeva la nave a restare al largo di Lampedusa, si è spinto a trattenere a bordo 177 persone, realizzando un vero e proprio sequestro di persona. Ciò non perché queste persone stessero mettendo a rischio la sicurezza del Paese, ma perché il Ministro, come egli stesso ha dichiarato in quei giorni in tutta una serie di interventi sui mezzi di informazione e sui social network , lo faceva per fare leva politica e sostanzialmente per minacciare e mettere sotto pressione gli altri Paesi comunitari, per costringerli o indurli a farsi carico di questi 177 migranti. È chiaro che non è nostro compito sostituirci ai giudici e avventurarci a emettere sentenze: questa è competenza della magistratura. È però nostro dovere, onorevoli colleghi, fare sì che questo processo si tenga. È esattamente dovere dell'Assemblea fare sì che se il ministro Salvini sia innocente o meno venga stabilito nella sede opportuna, che è quella del processo. Tra l'altro, l'autorizzazione a procedere da parte del Parlamento potrebbe essere eventualmente negata soltanto nel caso in cui il Ministro avesse agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, oppure per il perseguimento di un preminente interesse pubblico, cosa che il Ministro, all'interno della memoria difensiva presentata, sostiene di avere fatto. I giudici che ci hanno inviato la loro richiesta, però, fanno opportunamente notare che nella fattispecie il ministro Salvini non può invocare la difesa della sicurezza dello Stato, proprio perché sulla nave Diciotti non vi erano soggetti che rappresentassero un pericolo per lo Stato, ma normalissimi profughi, la maggior parte dei quali avente diritto alla protezione internazionale, perché proveniente dall'Eritrea. Si faccia questo benedetto processo: che paura c'è? Se la maggioranza è convinta - come immagino e come attestano anche gli interventi dei colleghi della maggioranza che mi hanno preceduto - che il ministro Salvini sia innocente, si proceda nel processo, senza impedire che ciò avvenga. Signor Presidente, la preoccupazione è evidentemente un'altra. Qui c'è la consapevolezza nei colleghi di maggioranza e purtroppo anche in quelli di Forza Italia e di altre forze politiche, che si affiancano alla Lega e al MoVimento 5 Stelle, che se il ministro Salvini effettivamente andasse a processo, ci sarebbe una colpevolizzazione, il cui effetto automatico sarebbe la caduta del Governo.