[pronunce]

successivamente, con la sentenza n. 209 del 1984, la Corte ha individuato nell'art. 2, primo comma, numero 1, del d.P.R. n. 180 del 1950, una «norma di carattere generale» e, pertanto, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 29 Cost., del ricordato art. 1 della legge n. 1122 del 1955, nella parte in cui non prevede la pignorabilità per crediti alimentari delle pensioni, assegni e altre indennità dovute dall'INPGI negli stessi limiti di cui all'art. 2, primo comma, numero 1, del d.P.R. n. 180 del 1950. 3.4.- Espressamente richiamando la già citata (3.1) sentenza n. 1041 del 1988, questa Corte, con sentenza n. 572 del 1989, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 110 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, nella parte in cui non consente, entro i limiti stabiliti dall'art. 2, primo comma, numero 1, del d.P.R. n. 180 del 1950, la pignorabilità per crediti alimentari delle rendite erogate dall'INAIL. 3.5.- Con sentenza n. 468 del 2002, questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 128 del regio decreto-legge n. 1827 del 1935, nella parte in cui non consente, entro i limiti stabiliti dall'art. 2, primo comma, numero 3, del d.P.R. n. 180 del 1950, la pignorabilità per crediti tributari di pensioni, indennità che ne tengano luogo ed assegni corrisposti dall'INPS. 4.- Parallelamente, e pressoché contemporaneamente all'evoluzione della giurisprudenza di questa Corte che ha assunto, quanto alle pensioni, quale «norma di carattere generale», la disciplina della pignorabilità prevista per i dipendenti dalle pubbliche amministrazioni dal d.P.R. n. 180 del 1950 (art. 2), questa medesima disciplina è stata ripetutamente sottoposta al vaglio della Corte, nella parte in cui sanciva il principio della impignorabilità, insequestrabilità ed incedibilità di stipendi, salari ed altri emolumenti (art. 1) e consentiva di derogarvi nei medesimi limiti e nelle medesime ipotesi previsti, all'art. 2, per le pensioni. 4.1.- Dopo aver ripetutamente negato che contrastasse con l'art. 3 Cost. la disposizione sulla generale impignorabilità delle retribuzioni dei dipendenti da pubbliche amministrazioni, «giustificata, più che dalla natura del rapporto, dall'intento di tutelare il buon andamento della pubblica amministrazione, espressamente considerato nell'art. 97 Cost., che potrebbe essere turbato dalla mancanza di tranquillità economica del pubblico dipendente, conseguente alla decurtazione della sua retribuzione», ed aver ritenuto che, correttamente esercitando il suo potere discrezionale, il legislatore aveva limitato a tre tipi di crediti (alimentari, tributari, danni arrecati alle pubbliche amministrazioni) le eccezioni alla generale impignorabilità (sentenza n. 88 del 1963; ordinanza n. 131 del 1967; ordinanza n. 37 del 1970; ordinanza n. 189 del 1973; sentenza n. 49 del 1976; sentenza n. 105 del 1977; sentenza n. 37 del 1985; sentenza n. 337 del 1985), questa Corte, con la sentenza n. 89 del 1987, ha invece dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 2, primo comma, numero 3, del d.P.R. n. 180 del 1950, nella parte in cui, diversamente dall'art. 545, quarto comma, cod. proc. civ. , non prevede la pignorabilità e la sequestrabilità degli stipendi, salari e retribuzioni corrisposti da enti diversi dallo Stato, da aziende ed imprese di cui all'art. 1 fino alla concorrenza di un quinto per ogni credito vantato nei confronti del personale; e, con la sentenza n. 878 del 1988, ha esteso il medesimo principio alle retribuzioni corrisposte ai propri dipendenti dallo Stato e, poi, con sentenza n. 115 del 1990, all'indennità integrativa speciale, dichiarata impignorabile dall'art. 1, terzo comma, lett. b, della legge 27 maggio 1959, n. 324. 4.2.- Analogamente, dopo aver statuito che «ricorrono serie e valide ragioni a giustificazione della speciale disciplina» dettata dall'art. 369, primo comma, del codice della navigazione, là dove consentiva la pignorabilità, nella misura del quinto, delle somme dovute dall'armatore all'arruolato esclusivamente per crediti alimentari e per debiti certi, liquidi ed esigibili verso l'armatore, dipendenti dal servizio della nave (sentenza n. 101 del 1974), questa Corte ha invece dichiarato costituzionalmente illegittima la medesima norma, nonché l'art. 930, primo comma, cod. nav. , in ragione del «processo di osmosi tra i settori dell'impiego pubblico e di quello privato», che non giustificava più il trattamento privilegiato di pubblici dipendenti (sentenza n. 72 del 1996). 5.- La disamina dell'evoluzione giurisprudenziale mostra come questa Corte, mentre ha assunto a tertium comparationis il rapporto di lavoro privato quanto alla retribuzione, ha adottato quale modello il rapporto di pubblico impiego quanto alle pensioni; nell'un caso e nell'altro, tuttavia, convergendo verso il risultato di comprimere, con l'area dell'impignorabilità, le eccezioni al principio per cui “il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri” (art. 2740 cod. civ.). Peraltro, proprio l'adozione a tertium comparationis ora dell'art. 545 cod. proc. civ. (per le retribuzioni), ora dell'art. 2 del d.P.R. n. 180 del 1950 (per le pensioni) ha fatto sì che, mentre per tutte le retribuzioni sia stato travolto il principio della generale impignorabilità, per le pensioni tale principio - essendosi operato esclusivamente sulle eccezioni ad esso apportate - sia rimasto in vigore (e, quindi, solo apparentemente assunto quale premessa di ogni intervento della Corte in subiecta materia). In sostanza, la retribuzione è stata integralmente restituita al novero dei beni sui quali - nei limiti previsti dalla legge - il creditore, qualunque sia la natura del suo credito, può soddisfarsi, mentre la pensione (ed i suoi equivalenti) costituisce un “bene” aggredibile (sempre nei limiti previsti dalla legge) soltanto da alcuni creditori, selezionati (dall'art. 2, primo comma, del d.P.R. n. 180 del 1950) in ragione della causa del credito: