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Entro la medesima logica si iscrive l'estensione del divieto di organizzare feste, anche con riferimento a festeggiamenti conseguenti a cerimonie civili o religiose, che, come ricorderete, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 ottobre potevano essere svolte nel limite massimo di 30 persone. Così come si iscrive in questa medesima logica la forte raccomandazione di non ricevere persone diverse del conviventi nelle abitazioni private, salvo che per esigenze lavorative e situazioni di necessità o urgenza. Ugualmente ispirata a una logica di contenimento delle occasioni di aggregazione e di incontro è la raccomandazione di non spostarsi, salvo che per esigenze lavorative, di studio, di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi. Questo complesso apparato di divieti, sospensioni, raccomandazioni è stato oggetto di critiche, anche molto accese, da parte innanzitutto delle categorie direttamente interessate, ma anche da parte di molti cittadini, che hanno espresso il loro dissenso, anche con manifestazioni di protesta spontanee in alcune città. Ai soggetti coinvolti tali scelte sono apparse in contraddizione con l'obbligo di adottare rigorosi protocolli di sicurezza, che è stato, come ricorderete, uno dei presupposti che ci ha consentito, a partire dal mese di maggio, la progressiva riapertura delle medesime attività. Sul punto, tuttavia, desidero ribadire ancora una volta che la scelta di sospendere o ridurre temporaneamente l'attività in alcuni settori - qui, come in altri Paesi europei - non deriva dal mancato rispetto delle misure di sicurezza che, salvo eccezioni, sono state adottate anche con rigore e a prezzo di sacrifici e di non trascurabili costi di organizzazione. Se siamo stati costretti a operare scelte così radicali, la causa risiede esclusivamente nell'esigenza di ridurre, in presenza di un contagio diffuso ed esponenziale, senza che possano identificarsi precisi, circoscrivibili focolai, le occasioni di socialità, di relazione, soprattutto in quei contesti in cui è più facile che venga abbassata la guardia e quindi vengano allentate le indispensabili precauzioni del distanziamento e dell'uso dei dispositivi di protezione personale. Inoltre, l'oggettiva difficoltà - sottolineo oggettiva difficoltà - di assicurare sempre il rigoroso rispetto delle regole di distanziamento sui mezzi di trasporto, anche nelle ore di maggiore afflusso degli utenti, unita al mancato pieno utilizzo dei fondi messi a disposizione dal Governo da parte delle Regioni per servizi aggiuntivi di trasporto locale (risultano al momento utilizzati 120 milioni di euro dei 300 messi a disposizione), impone di alleggerire la pressione sul trasporto pubblico e privato, limitandolo solo agli spostamenti di necessità, evitando per quanto possibile assembramenti alle fermate o all'interno dei mezzi. Ribadisco che, a differenza di quello che viene imputato al Governo, le attività che sono state sospese non sono state sospese perché ritenute non essenziali; si tratta di attività pur sempre fondamentali - e il Governo ne è pienamente consapevole - per il benessere della persona che, anche sulla base di ormai consolidate acquisizioni mediche, presuppone la cura del corpo, ma anche il nutrimento dello spirito. La scelta discende esclusivamente dalla necessità, fondata su evidenze scientifiche, di diradare il più possibile i contatti sociali e le interazioni tra le persone. Per lo stesso motivo, tra le misure contenute nell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri abbiamo previsto l'obbligo della didattica a distanza per una percentuale pari ad almeno il 75 per cento per le sole scuole secondarie di secondo grado. Anche questa misura ci è costata molto, soprattutto considerando l'intenso lavoro svolto nei mesi estivi per dotare la scuola di un sistema di prevenzione e di sicurezza tale da consentire la ripresa delle attività educative in presenza che costituisce per noi tutti - l'ho già detto in quest'Aula - un valore irrinunciabile. Analogamente, risponde alla medesima ratio l'incentivazione nelle pubbliche amministrazioni allo smart working e alla differenziazione dell'orario di ingresso del personale. Questa modalità di lavoro, peraltro, è raccomandata anche nel settore privato. Permettetemi di soffermarmi, in particolare, sulla misura con la quale abbiamo sospeso gli spettacoli nelle sale teatrali, da concerto e cinematografiche. Ho già avuto modo di affermarlo in più sedi: questa scelta è stata particolarmente dolorosa. I protagonisti del mondo dello spettacolo, parlo degli artisti, musicisti, autori, imprenditori, tecnici e lavoratori stanno affrontando ormai da molti mesi enormi difficoltà che aggravano una condizione che possiamo definire di criticità strutturale, viste ormai le nuove tecnologie che rischiano di oscurare la magia che scaturisce dalla tradizionale fruizione di concerti e rappresentazioni teatrali e cinematografiche nelle sale aperte al pubblico. Purtroppo, gli stessi protocolli di sicurezza, seppure hanno offerto garanzie per evitare il contagio nelle sale, tuttavia negli scorsi mesi hanno fortemente limitato la presenza del pubblico, contribuendo a un generale depauperamento dell'intero settore. Peraltro, siamo consapevoli che il danno recato a questo settore deriva anche dalle modalità di organizzazione che si basano su una programmazione non di breve periodo. Questo significa che, da un lato, la chiusura interrompe attività sulle quali si era investito sotto il profilo delle risorse umane e finanziarie già da tempo, quindi chiude la prospettiva di ricavi che erano stati ovviamente frutto di investimento; dall'altro, la medesima riapertura delle attività, che speriamo avvenga il prima possibile, non significherà immediata ripartenza proprio considerata l'esigenza di una adeguata programmazione. Questa scelta ci pesa anche, se non di più, per il significato che la chiusura di questi luoghi implica, per il loro valore sociale e culturale, non solo economico. Sappiamo quanto in quegli spazi - parlo, appunto, dei teatri, dei cinema e delle sale da concerto - la persona nutra lo spirito e articoli la capacità di definire la propria identità, finanche la propria emotività. In quei luoghi si rafforza il sentimento di appartenenza ad una dimensione collettiva, si cementa la medesima coesione sociale che si alimenta della condivisione di quei valori di civiltà tanto più essenziali in un momento così duro di crisi come quello che l'umanità sta attraversando. Il Governo è pienamente consapevole degli immani sacrifici richiesti a tutte queste categorie di lavoratori e da subito si è posto in ascolto. Siamo estremamente sensibili alle manifestazioni di dissenso, protesta e frustrazione che si sono verificate in questi giorni in alcune città d'Italia: cittadini e lavoratori che esprimono pacificamente il proprio disagio, le proprie angosce e paure, che vedono minata la propria sicurezza economica e temono per il futuro delle proprie attività e del proprio lavoro. È per questo che abbiamo ritenuto giusto confrontarci immediatamente con i rappresentanti delle categorie più penalizzate dalle nuove misure restrittive al fine di spiegare loro direttamente le ragioni sottese a questi interventi e di annunciare le proposte di ristoro e di indennizzo individuate tempestivamente dal Governo.