[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 21 dicembre 2012 (doc. IV-ter, n. 29), che ha dichiarato l'insindacabilità delle opinioni espresse da Raffaele (detto Lino) Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti, nei confronti del magistrato Luca Tescaroli, promosso dal Tribunale ordinario di Monza, sezione penale, con ricorso notificato l'11 aprile 2014, depositato in cancelleria il 9 maggio 2014 ed iscritto al n. 11 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2013, fase di merito. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica; udito nell'udienza pubblica del 4 novembre 2014 il Giudice relatore Aldo Carosi; udito l'avvocato Marcello Cecchetti per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso del 4 novembre 2013, depositato in cancelleria il 6 dicembre 2013, il Tribunale ordinario di Monza, sezione penale (già Tribunale di Monza - sezione distaccata di Desio) ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in ordine alla deliberazione del 21 dicembre 2012 (doc. IV-ter, n. 29), con cui il Senato della Repubblica ha affermato che le dichiarazioni del senatore Raffaele (detto Lino) Iannuzzi - in relazione alle quali, nel processo penale pendente davanti a detto giudice, egli è imputato del reato di cui agli artt. 595, terzo comma, del codice penale, e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa) - concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e sono, pertanto, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Secondo quanto riferito dal medesimo giudice, Raffaele Iannuzzi è imputato del reato di diffamazione a mezzo stampa a seguito della querela sporta dal dott. Luca Tescaroli, all'epoca dei fatti sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, in relazione all'articolo dal titolo «Quell'esperto gestito come un pentito - Ma i pubblici ministeri non si scusano» - pubblicato sul quotidiano «Il Giornale» il 29 luglio 2007 - a firma di Iannuzzi, allora senatore. In particolare, nell'articolo in questione il senatore Iannuzzi aveva tra l'altro scritto: «Non si è pentito il pm Luca Tescaroli, distaccato anche lui da Firenze a Caltanissetta, e che ha scritto nella sua requisitoria per il processo della strage di Capaci, e ne ha fatto poi un libro, che quella di Cancemi più che una "intuizione", era stata una "deduzione logica"; visto che il presunto "pizzo" versato dalla Fininvest alla mafia non era stato un pizzo per proteggere le antenne delle tv, ma era un modo per finanziare "Cosa nostra"; visto che Riina diceva, e Cancemi l'aveva sentito con le proprie orecchie, che ormai aveva "nte manu" Berlusconi e Dell'Utri e che per aiutarli a prendere il potere bisognava fare le stragi; visto che prima delle stragi Riina aveva incontrato "due persone importanti", evidentemente queste due persone non potevano che essere Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. E dunque "possiamo affermare con assoluta certezza che il disegno criminale nel suo complesso, e la strage di Capaci del 23 marzo 1992, in particolare, si è mosso correlativamente al procedere di trattative volte ad incidere sui poteri politici e istituzionali, e sull'azione degli stessi, per ottenere vantaggi per gli adepti dell'accolita. Tutto ciò consente di inquadrare "le ipotesi di trattative coltivate e le ipotesi degli attentati programmati ed eseguiti nell'azione volta a creare le condizioni per l'affermazione di una nuova formazione politica". Forza Italia, dunque, si è affermata e ha vinto perché Berlusconi e Dell'Utri hanno convinto Riina a fare le stragi e a dare così il colpo di grazia alla prima Repubblica. Tescaroli è stato così convinto delle sue tesi che si rifiutò di firmare l'archiviazione del procedimento per strage contro Berlusconi e Dell'Utri e lasciò Caltanissetta per tornarsene sul continente. Niente paura: nel quindicesimo anniversario della strage di Via d'Amelio a Caltanissetta hanno deciso di riaprire le indagini sui "servizi segreti deviati" e sui "mandanti occulti". Chi sa che ciò che non è riuscito ai Pm di Palermo contro Berlusconi e Dell'Utri per il riciclaggio e ai Pm "distaccati" a Caltanissetta contro Berlusconi e Dell'Utri la prima volta per le stragi, non riesca questa volta. In fondo nessuno dei Pm che ci avevano provato si è ancora pentito». Dopo aver riportato il capo d'imputazione e, testualmente, le frasi diffamatorie dell'articolo di stampa, aver sinteticamente ricostruito la vicenda processuale ed aver evidenziato l'insussistenza degli estremi di un proscioglimento ex art. 129 cod. proc. pen. , il Tribunale di Monza, sezione penale, lamentando la lesione di attribuzioni costituzionalmente garantite, con il menzionato ricorso del 4 novembre 2013 ha sollevato conflitto di attribuzione, chiedendo che venga dichiarata la non spettanza al Senato della Repubblica del potere di deliberare l'insindacabilità delle dichiarazioni rese dal senatore Iannuzzi, con conseguente annullamento della deliberazione del 21 dicembre 2012. Ciò sul presupposto del difetto di nesso funzionale - quale ricostruito alla stregua della giurisprudenza costituzionale, di legittimità e della Corte EDU - tra le dichiarazioni contenute nell'articolo giornalistico, astrattamente lesive dell'altrui reputazione, e l'attività parlamentare concretamente svolta dal giornalista, esulandosi dall'ambito applicativo dell'art. 68, primo comma, Cost. 2.- Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con l'ordinanza n. 53 del 2014. Il Tribunale di Monza, l'11 aprile 2014, ha notificato al Senato della Repubblica la citata ordinanza unitamente al ricorso introduttivo, depositando entrambi il 9 maggio 2014 con la prova dell'avvenuta notificazione. 3.- Il Senato della Repubblica si è costituito in giudizio con memoria depositata il 29 maggio 2014, chiedendo che il conflitto sollevato dal Tribunale di Monza venga dichiarato improcedibile, inammissibile o, comunque, infondato nel merito.