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Andando semplicemente per titoli, mi riferisco alla riduzione delle accise, collegata alla sterilizzazione dell'IVA, al sostegno agli autotrasportatori, alle imprese energivore e gazivore cosiddette hard to abate, quelle cioè che consumano enormi quantità di energia per svolgere il proprio processo industriale (chimiche, siderurgiche, le imprese del vetro, cementifici e altre). Anche in tal caso ci sono proposte molto concrete, come - per esempio - la proroga del credito d'imposta fino a fine anno e molte altre misure. Le nostre imprese vanno aiutate e salvaguardate perché escono dagli anni drammatici del Covid ed entrano in anni altrettanto drammatici a causa del costo dell'energia. Lo stesso impegno che il Governo ha messo nei due anni trascorsi in quella che possiamo definire la guerra contro il Covid, lo si deve mettere nella questione della crisi energetica. C'è poi tutto il comparto delle famiglie. Noi abbiamo proposto l'assegno energia, interventi mirati e selettivi in base all'ISEE naturalmente e non a pioggia, indiscriminati e indistinti, a sostegno delle famiglie. È stata fatta una presentazione, anche molto analitica dal punto di vista quantitativo, che parla di milioni di famiglie che possono essere sostenute nel caro bollette nel corso delle prossime settimane e dei prossimi mesi. Come finanziare tutto ciò, Ministro? Certamente, nel momento in cui diciamo che ci sono degli extraprofitti, dobbiamo avere anche il coraggio di dire che tali profitti, che riguardano non la capacità manageriale delle imprese, ma condizioni esogene alle stesse, hanno comportato altri profitti o profitti utili per quelle imprese anche di miliardi di euro: a livello europeo 200 miliardi di euro nel 2021; a livello nazionale ci sono imprese che hanno avuto extraprofitti per centinaia di milioni di euro rispetto al 2019. Allora è giusto far sì che questa ricchezza, che non è dovuta a una capacità strategica manageriale, venga redistribuita a coloro che ne stanno pagando il prezzo, e quindi alle imprese e alle famiglie. (Applausi) . Il contributo di solidarietà per questi extraprofitti ci sembra, pertanto, un'operazione assolutamente da fare. Siamo molto felici - naturalmente non è merito nostro - di vedere che il nostro progetto, che aveva assunto addirittura la forma di un emendamento al decreto-legge cosiddetto sostegni- ter , è stato fatto proprio dal Governo e dall'Unione europea. Nell'incontro di Versailles della scorsa settimana è stato infatti raggiunto l'obiettivo di realizzare un'operazione di questo tipo a livello europeo. Signor Ministro, lei ha giustamente parlato del price cap , di porre un tetto al costo di tutte le commodity fossili e in particolare del gas: è assolutamente corretto. È veramente strabiliante: siamo a 160 euro per megawattora; ma stiamo pensando di portarlo - nel progetto del presidente Draghi, se ho capito bene - a 100 euro il primo mese, per poi scendere a 90-80 euro. Lei ha giustamente menzionato il fatto che un anno fa era di 17 euro, per cui stiamo parlando - a proposito di extraprofitti - di entrate colossali da redistribuire e tagliare. Naturalmente questa deve essere un'operazione nazionale spinta con forza, ma deve anche essere un'operazione dell'Unione, perché i singoli Stati non sono in grado di gestire operazioni di questo tipo, per evidenti ragioni. Allo stesso modo, il disaccoppiamento dei prezzi di vendita tra energia rinnovabile e altre fonti deve essere certamente una grande azione del Governo nazionale, ma deve essere in collegamento con una grande azione a livello europeo. Signor Ministro, a tale riguardo appoggeremo pienamente il Governo perché sappiamo che questa è l'intenzione. Qui c'è il secondo passaggio e poi c'è il terzo: come riuscire a realizzare l'autonomia energetica nazionale e l'autonomia energetica dell'Unione europea? Il primo punto è eliminare o ridurre drasticamente la dipendenza dai gas e dal gas russo. Il nostro sistema Paese ha due problemi da questo punto di vista. Siamo il secondo importatore di gas russo tra i Paesi dell'Ovest, dopo la Germania. Sappiamo che i Paesi di Visegrád nell'Est Europa invece dipendono per il 90-95 per cento: parlo di Polonia e Ungheria, ma anche dell'Austria. Siamo però contemporaneamente anche il secondo Paese in assoluto a livello europeo per il consumo dei gas nella produzione dell'energia totale, dopo l'Olanda. Siamo quindi molto esposti da questo punto di vista. Signor Ministro, è assolutamente corretto quello che lei diceva e avrà il nostro appoggio. Nel breve periodo dobbiamo rispondere a queste drammaticità: è corretto quindi aumentare i rapporti con Algeria e Libia per il Greenstream e il Transmed; prendere il gas naturale liquefatto (GNL) da Qatar, Congo e altri Paesi africani; aumentare le riserve a 17 miliardi di euro e pensare a come possiamo ottenere tale scopo. Certamente questa è una risposta di transizione; anche perché, se spostiamo la nostra dipendenza energetica dall'instabilità russa all'instabilità algerina e congolese, è del tutto evidente che non è la risposta del futuro. Non so se mi spiego. Voglio dire che Wagner non è che sia del tutto scollegata a quanto sta avvenendo anche in Algeria, e la situazione in Libia non è proprio quella di una democrazia matura e stabile che dà garanzia nel lungo periodo; a meno che non vogliamo dipendere in futuro dai gas, ma sappiamo benissimo che le grandi riserve di gas a livello mondiale sono in Iran e in Russia, e con questo abbiamo già detto tutto. Vado al terzo passaggio, signor Ministro. L'autonomia energetica deve camminare su un binario più avanzato rispetto alla risposta immediata - quella del gas - che dobbiamo giustamente dare. Signor Ministro, lei sa meglio di me che Elettricità Futura, che rappresenta 500 aziende di Confindustria e il 70 per cento della produzione nazionale, ha presentato progetti per 60 gigawatt di energie rinnovabili da ottenere entro giugno, e sostiene - dati e progetti alla mano, lei lo sa - di avere 85 miliardi di euro sulle rinnovabili da investire in tre anni con la creazione di 80.000 posti di lavoro e l'equivalente energetico di un taglio di 15 miliardi di metri cubi di gas, e cioè più del 50 per cento dell'importazione nazionale dalla Russia. All'esito dell'ultima asta di Terna nel mercato delle capacità, Enel ha deciso di non convertire nemmeno a gas le centrali di La Spezia, Civitavecchia e Brindisi. Ci sono quindi tutti gli estremi per un grande progetto di riconversione e sicurezza energetica del nostro Paese. Nel lungo periodo è di ogni evidenza che è conveniente economicamente, socialmente e politicamente per il nostro Paese continuare con grande determinazione lungo tale strada. Su questo il Governo avrà il nostro appoggio. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per l'informativa e lo invito subito, in premessa, a non lasciarsi intimorire dalle polemiche che ci sono state quando ha giustamente parlato di speculazione. Altri colleghi hanno ripreso questo argomento e anche noi le chiediamo non solo di andare avanti, ma anche di agire.