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Inoltre, l'Agenzia internazionale dell'energia stima la domanda mondiale di gas naturale in crescita sia nel 2021 che nel biennio successivo. Anche i contratti futures sul prezzo del gas naturale indicano un'ulteriore accelerazione nell'ultimo trimestre del 2021, portandosi oltre i 60 euro/MWh, per poi scendere fortemente a partire dal secondo trimestre del 2022, mantenendosi tuttavia su livelli superiori a quelli osservati negli ultimi tre anni; nel 2023, le quotazioni dei futures si posizionano invece su livelli simili a quelli del 2018, per poi scendere ulteriormente per gli anni 2024-2026. Relativamente alla questione del prezzo dell'energia elettrica, ricorda quindi che nel 2020 la domanda in Italia ha registrato una flessione del 5,8 per cento rispetto all'anno precedente. Nei primi cinque mesi del 2020 il prezzo all'ingrosso dell'elettricità in Italia (PUN) si è ridotto del 49,7 per cento attestandosi a 21,8 euro/MWh. Tuttavia, dal mese di giugno 2020 l'andamento si è invertito e si è avviata una marcata dinamica rialzista, che a dicembre 2020 ha spinto il prezzo sui 54/MWh. Nel corso del 2021, con l'eccezione di febbraio, è proseguita la fase rialzista e nelle prime settimane di settembre il prezzo ha raggiunto il massimo storico di 143,2 euro/MWh (aumento di 82,5 euro/MWh rispetto a gennaio 2021, pari ad un incremento del 135,9 per cento). Tale andamento è ascrivibile alla ripresa dei consumi elettrici italiani (più 7,3 per cento nei primi sette mesi dell'anno) e soprattutto ai costi di generazione spinti verso l'alto dai crescenti prezzi del gas naturale all'ingrosso e dei permessi di emissione, sebbene questi ultimi abbiano avuto un impatto più contenuto. L'oratore prosegue quindi la propria esposizione di dettaglio soffermandosi sui permessi di emissione. In particolare, nel 2020, il prezzo dei permessi di emissione degli impianti fissi sul mercato primario (ETS) si era inizialmente ridotto, per poi superare i 30 euro nel dicembre del 2020. La fase rialzista è continuata nel 2021, e, nelle prime due settimane di settembre il prezzo per gli impianti fissi ha raggiunto un nuovo massimo di 61,65 euro. Al riguardo, sono da distinguere i fattori di natura regolatoria e quelli di mercato. Per quanto riguarda i primi, non può essere taciuta la riforma del sistema operata nel 2018 ed in particolare le modifiche al funzionamento della market stability reserve a partire dal 1°gennaio 2019, che hanno ridotto il surplus di permessi disponibili, e la maggiore ambizione delle politiche climatiche dell'Unione Europea. La cosiddetta legge europea sul clima (Regolamento 2021/1119/UE) ha infatti elevato l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 dal -40 per cento al -55 per cento rispetto al 2005, modificando di conseguenza le aspettative degli operatori soggetti ad ETS. Per quanto attiene ai fattori di mercato, l'incremento della domanda di elettricità in Europa nei primi mesi del 2021 è stato soddisfatto in gran parte facendo ricorso alle fonti fossili e tra queste, dato l'aumento del prezzo del gas naturale, al carbone e alla lignite, con conseguente aumento della domanda permessi di emissione. Dalla vendita sul mercato primario tramite aste dei permessi di emissione, gli Stati membri dell'UE ricavano poi proventi che possono essere utilizzati per misure volte a ridurre le emissioni. L'oratore rileva quindi che l'Italia nel 2020 ha incassato proventi da ETS per quasi 1,3 miliardi di euro, mentre nei primi otto mesi del 2021 i proventi hanno già superato 1,6 miliardi. Secondo la nota, comunque, il forte aumento del prezzo del gas naturale e dell'elettricità pare dovuto ad una serie di fattori temporanei. I mercati dei futures sul gas naturale scontano infatti una forte discesa dei prezzi nei prossimi anni. Anche il prezzo del petrolio, sinora meno interessato da repentini rialzi, è previsto diminuire già nei prossimi mesi. Inoltre, l'impatto sul costo della vita è stato attutito dalla riduzione degli oneri fissi gravanti sulle bollette elettriche e del gas. Tuttavia, la domanda mondiale di energia è in crescita e, dal lato dell'offerta, fattori ambientali e geopolitici potrebbero esercitare ulteriori effetti avversi. Pertanto, l'eventualità di una carenza di offerta e/o persistenza del rialzo dei prezzi costituisce un rilevante fattore di rischio per la previsione di crescita e inflazione. L'oratore passa quindi alla disamina delle parti del documento relative al commercio con l'estero. Nel dettaglio, la Nota riporta come nei primi mesi del 2021 sia proseguita la fase di forte crescita del commercio mondiale: a giugno di quest'anno, il livello è risultato superiore di circa il 5 per cento a quello pre-crisi, sostenuto dal settore manifatturiero. Le esportazioni di servizi dell'Italia - nella prima metà del 2021, dopo la flessione del primo trimestre - hanno riportato un deciso recupero su base annua a partire da aprile, mentre, le importazioni di servizi, dopo la forte riduzione del 2020, hanno registrato una diminuzione più contenuta nel primo trimestre del 2021 per poi tornare a crescere nei tre mesi seguenti. La pandemia, afferma la Nota, continuerà comunque (verosimilmente) ad influenzare i rapporti con l'estero, in particolare per quanto attiene alle esportazioni di servizi, in primis turistici, atteso che le esigenze di sicurezza impediscono ad oggi la piena apertura dei movimenti transfrontalieri e che vi sono ampie quote di popolazione mondiale immunizzata con vaccini non riconosciuti in tutti i Paesi. Nei primi sette mesi dell'anno, le statistiche in valore del commercio dei beni indicano un incremento di circa il 23 per cento per le esportazioni e del 24 per cento per le importazioni, in entrambi i casi più sostenuto verso i mercati europei. All'aumento delle importazioni in valore ha contribuito anche l'incremento dei prezzi dei beni importati. Di conseguenza, l'avanzo commerciale dell'Italia è stato pari a circa 37,5 miliardi (in aumento di quasi 14 miliardi registrati nello stesso periodo del 2019), rimanendo tra i più alti in Europa dopo Germania e Paesi Bassi. Tenendo conto della quota sulle esportazioni complessive, l'incremento delle vendite di beni all'estero ha riguardato tutti i principali partner commerciali, in particolare la Germania, la Francia e gli Stati Uniti. Nel complesso, pertanto, il commercio di beni verso i partner europei ha recuperato la contrazione registrata nello stesso periodo del 2020, portandosi al di sopra dei livelli pre-pandemia. Di rilievo, prosegue l'oratore, anche la crescita delle esportazioni verso la Cina. Nello stesso periodo, le esportazioni verso il Regno Unito sono cresciute ad un ritmo del 10,7 per cento su base annua, mentre le importazioni sono diminuite. Su entrambi i flussi hanno pesato le procedure doganali legate alla Brexit .