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Il quadro sopra rappresentato mostra chiaramente che l'attuale processo tributario è caratterizzato da un numero elevato di controversie di modesto valore, da una forte richiesta della sospensione degli atti di riscossione da parte del contribuente, da uno scarso utilizzo dell'istituto deflattivo della conciliazione in pendenza di giudizio di primo grado e da un elevato utilizzo della compensazione delle spese di giudizio da parte dei giudici di merito. In ogni caso, c'è da dire come nella fase istruttoria il difensore continui ad avere dei limiti nell'esercizio del proprio mandato perché non può utilizzare alcuni importanti istituti processuali (testimonianza e giuramento) per cui sarebbe auspicabile che tali limiti fossero cancellati in un prossimo futuro. Per ciò che riguarda la situazione del contenzioso sotto il profilo qualitativo, possono essere assunte le osservazioni formulate dalla Corte dei conti in sede di controllo sulla gestione, sia pure limitatamente all'organizzazione centrale dello Stato. Il richiamo è agli esiti dell'indagine avente a tema «I motivi di soccombenza dell'Amministrazione finanziaria nel processo tributario», approvata con deliberazione n. 4/2010/G della sezione centrale di controllo sulla gestione. Infatti, è dato di leggere: «[...] È da porre peraltro in rilievo che, malgrado il serio apporto informativo delle Agenzie, i dati ricevuti si sono talvolta rivelati, per loro natura o estrazione, o non sufficientemente articolati, ovvero non comparabili ovvero meno attendibili quando ricavati dagli archivi con procedure manuali. Con la conseguenza che è stato possibile ricostruire le situazioni indagate e la loro evoluzione nel corso degli anni secondo il loro andamento, ma non sempre con precisione e nel dettaglio. L'indagine, sulla base dei dati di cui sopra, ha evidenziato che molte controversie tributarie (omissis) vengono definite a seguito di soluzioni diverse dal passaggio in giudicato di una sentenza. In tali casi, un contenzioso in sede giudiziale o non si apre affatto, per rinuncia all'impugnazione del contribuente, incentivato da una riduzione delle sanzioni accessorie al debito tributario, o viene definito a seguito dell'applicazione di altri istituti deflativi e/o di fatti estintivi del processo (conciliazione giudiziale, adesione perfezionata, autotutela, condoni, altre cause di cessazione della materia del contendere, inattività delle parti, rinuncia al ricorso). Nelle controversie definite, invece, in via giudiziale con sentenze del giudice tributario passate in giudicato la soccombenza dell'Amministrazione è stata nel triennio 2006-2008 un evento complessivamente meno frequente, ma non per questo trascurabile, della soccombenza del contribuente, e per importi di valore inferiore. Nelle cause dell'Agenzia delle entrate la soccombenza "totale" si è verificata nel 36,42 per cento delle sentenze passate in giudicato; in quelle dell'Agenzia delle dogane nel 21,84 per cento; in quelle dell'Agenzia del territorio nel 18,9 per cento. Diversa è risultata la situazione relativa alle sentenze delle "vecchie" cause, di numero ancora molto elevato, pronunciate in Commissione tributaria centrale. Nelle controversie gestite dall'Agenzia delle entrate è infatti prevalsa la soccombenza dell'Agenzia mentre nelle controversie gestite dall'Agenzia del territorio, di numero però esiguo, vi è stata una netta prevalenza delle vittorie dell'Amministrazione. La situazione di difficoltà di funzionamento della Ctc e le dimensioni della soccombenza dell'Amministrazione sono state esposte al paragrafo... (omissis). Premesso che una controversia tributaria può sorgere per obiettive incertezze di fatto ed interpretative, e perciò in tal caso non per determinanti responsabilità degli uffici, le ragioni della soccombenza dell'Amministrazione vanno normalmente individuate in aspetti di illegittimità ed irregolarità negli accertamenti e/o, a processo avviato, in manchevolezze nella conduzione processuale e nell'attività difensiva. Tra le più ricorrenti ragioni di ordine generale della soccombenza per violazione delle leggi possono ricordarsi il contrasto con una diversa giurisprudenza venutasi a consolidare, la mancata prova dell'illecito tributario e l'assenza di motivazione dell'atto impugnato, come si è potuto desumere da una serie di sentenze e da informazioni fornite dalle Agenzie (omissis) . Dall'indagine è emerso che il miglioramento degli esiti dei processi può essere ottenuto dall'Amministrazione prevenendo il ripetersi di comportamenti censurabili, con il costante perfezionamento delle strategie processuali e delle capacità tecnico -- processuali degli uffici e con un approfondito monitoraggio del contenzioso, passato ed in atto. Si raccomanda, pertanto, di operare per il perseguimento dei suddetti obiettivi e di porre altresì uno specifico impegno per il potenziamento e l'ammodernamento dei sistemi informativi e per far sì che tali sistemi possano colloquiare tra loro. Ciò vale in particolare per quanto riguarda le Agenzie delle dogane e del territorio, che non ancora dispongono di una struttura informatica completamente all'altezza delle esigenze, e dello stesso Ministero dell'economia e finanze (omissis) [...]». 1. Solo recentemente, con la legge 11 marzo 2014, n. 23, si è proceduto sulla via della revisione del contenzioso tributario che ha rafforzato la tutela del contribuente su almeno tre fronti. Si è avuto un ampliamento, infatti, degli istituti deflattivi del contenzioso (con il ricorso alla conciliazione giudiziale anche in appello, con la mediazione/il reclamo estesi -- pur nei conservati limiti di valore -- ad ogni genere di tributo, con la più rigorosa regolamentazione delle spese processuali fondata sul principio di soccombenza derogabile solo in casi eccezionali. Si è, poi, proceduto sulla via della generalizzazione dello strumento cautelare (utilizzabile anche in appello contro l'atto fiscale e altresì -- nel doppio grado -- contro gli effetti esecutivi della sentenza impugnata). Si è, infine, cercato di perseguire l'equo bilanciamento degli interessi delle parti (immediata esecutività della sentenza a favore del contribuente al pari di quella a favore dell'ente impositore ed assoggettabilità a ottemperanza senza attenderne il passaggio in giudicato). Continuano, invece, a subire una fase di stallo i lavori paralleli per l'approvazione del nuovo codice del processo tributario (progetto Glendi-Pagliaro) che avrebbe voluto ridisegnare, semplificare, omogeneizzare molti istituti processuali con la valorizzazione -- al vertice -- della giurisdizione tramite l'istituzione di una «nuova» Corte di cassazione tributaria (vero collo di bottiglia nell'esaurimento della litigiosità e non sempre punto di riferimento nomofilattico). In verità, una riforma radicale del sistema processuale richiede una rivisitazione globale che il decreto legislativo n. 156 del 2015 non ha affrontato al di là dei ricordati interventi di «manutenzione straordinaria». Non va sottaciuto, tuttavia, che i dati positivi sulla riduzione del contenzioso a seguito dell'introduzione della mediazione devono tenere conto del fatto che i costi della mediazione restano integralmente a carico del contribuente, anche per gli accertamenti che si concludono in suo solo favore.