[pronunce]

(Disposizioni urgenti in materia di interventi previdenziali per il personale dipendente dalle Ferrovie dello Stato S.p.a.) , così consolidando la cessazione ex lege del rapporto di lavoro (e quindi il collocamento a riposo d'ufficio) dei lavoratori dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a. , i quali, prima della data di entrata in vigore di tale decreto-legge, avevano optato per la prosecuzione del servizio oltre i raggiunti limiti di età per il pensionamento di vecchiaia. Deve premettersi che l'art. 1 del d.l. n. 324 del 1998 aveva introdotto al primo comma la sospensione temporanea (dalla data di entrata in vigore del d.l. fino al 1 gennaio 2002), per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a. , del beneficio, accordato in generale ai lavoratori subordinati, di optare per la prosecuzione del rapporto di lavoro oltre il ricordato limite di età, al fine di incrementare l'anzianità contributiva (art. 6 d.l. 22 dicembre 1981, n. 791, convertito in legge 26 febbraio 1982, n.54, e successive modificazioni); e aveva previsto anche, al secondo comma, la sostanziale neutralizzazione degli effetti delle opzioni già esercitate, nel senso che, nel caso di mantenimento in servizio per effetto di opzioni esercitate prima della data di entrata in vigore del decreto-legge, i rapporti di lavoro erano risolti dalla stessa data. Il d.l. non è stato convertito, ma gli effetti prodottisi sono stati fatti salvi dall'art. 43, comma 9, della legge n. 448 del 1998, oggi impugnato. Dal suo canto, il comma 7 di questo articolo conferma la sospensione della facoltà di opzione fino al 1 gennaio 2002, e però precisa che tale sospensione opera unicamente nei confronti dei lavoratori in esubero "nel numero che sarà concordato con le organizzazioni sindacali di categoria dalle Ferrovie dello Stato S.p.a. " così riconoscendo espressa rilevanza alla verifica e alla concertazione sindacale in materia di esuberi dei lavoratori che abbiano maturato il diritto alla pensione di vecchiaia. Inoltre, l'ultimo periodo dello stesso comma 7 prevede che, ove il mantenimento in servizio sia iniziato prima della data di entrata in vigore della legge, "i rapporti di lavoro sono risolti dalla data stessa". I giudici rimettenti ritengono che il comma 9 dell'art. 43 violi: l'art. 3 Cost., sotto il profilo di una duplice lesione del principio di eguaglianza: da un lato, il trattamento dei lavoratori dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a. in possesso dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia, collocati in quiescenza in forza del d.l. n. 324 del 1998, sarebbe ingiustificatamente deteriore rispetto a quello dei dipendenti della stessa società in possesso dei medesimi requisiti collocati in quiescenza nel vigore dell'art. 43 della legge n. 448 del 1998, in quanto la risoluzione del rapporto di lavoro avverrebbe ope legis per i primi, mentre per i secondi avrebbe come presupposto la previa valutazione della loro condizione di esubero da concordarsi con le organizzazioni sindacali di categoria; e d'altro lato, la normativa censurata differenzierebbe ingiustificatamente una singola impresa rispetto ad altre del settore e, nello stesso tempo, precluderebbe solo ai suoi dipendenti l'esercizio del diritto di opzione in esame, così differenziandoli dagli altri lavoratori; l'art. 38 Cost., perché la normativa censurata preclude ai soli dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a. di migliorare ulteriormente, con l'opzione, la propria posizione contributiva; l'art. 39 Cost., per violazione della libertà di organizzazione sindacale, in quanto la normativa censurata non tiene conto che le organizzazioni sindacali avevano concordato (con le Ferrovie dello Stato) il collocamento a riposo solo per i dipendenti che avessero raggiunto i 37 anni di anzianità contributiva; l'art. 41 Cost., per violazione del principio di libertà di iniziativa economica privata, in quanto il legislatore ha imposto alle Ferrovie dello Stato S.p.a. il collocamento a riposo dei dipendenti con il minimo dei requisiti contributivi, in luogo del diverso criterio (raggiungimento di 37 anni di anzianità contributiva) da essa concordato con le organizzazioni sindacali. 2. - I giudizi possono essere riuniti, avendo ad oggetto (almeno in parte) la medesima disposizione. 3. - La questione non è fondata. 4. - Il quadro normativo risultante dal d.l. n. 324 del 1998 e dalla legge n. 448 del 1998 deve essere considerato alla luce del principio sovente affermato da questa Corte (ex plurimis, sentenze nn. 190 e 520 del 2000), secondo cui il vizio di illegittimità costituzionale non sussiste ove sia possibile l'interpretazione conforme a Costituzione, per cui, a fronte di più interpretazioni della norma della cui legittimità si dubita, occorre seguire quella conforme ai parametri costituzionali altrimenti vulnerati. Orbene, può ritenersi che il comma 2 dell'art. 1 del d.l. n. 324 del 1998 - di cui l'impugnato comma 9 dell'art. 43 della legge n. 448 del 1998 ha fatto salvi gli effetti - abbia predisposto, in via eccezionale e transitoria, un meccanismo risolutorio ad nutum senza preavviso, che però rimaneva pur sempre nella disponibilità delle parti (ed essenzialmente della società datrice di lavoro) e quindi presupponeva l'atto di recesso dal rapporto (non diversamente dalla fattispecie contemplata, per l'ipotesi del raggiungimento della massima anzianità contributiva, dall'ultimo comma dell'art. 6 del citato d.l. n. 791 del 1981, e dall'ultimo comma dell'art. 6 della legge 29 dicembre 1990, n. 407). Tale meccanismo - poi reiterato nell'ultimo periodo del comma 7 del medesimo art. 43 della legge n. 448 del 1998 - preserva l'autonomia delle parti, onde l'esercizio del recesso non esonera la società datrice di lavoro dalle conseguenze dell'inadempimento di eventuali obblighi assunti con le organizzazioni sindacali in accordi aziendali in tema di esuberi di personale. In realtà, sia il d.l. n. 324 del 1998, non convertito, sia il comma 9 dell'art. 43 della legge n. 448 del 1998, che ne fa salvi gli effetti, presuppongono un quadro di concertazione sindacale in atto e ben noto, tant'è che la relazione al disegno di legge di conversione del decreto ricollegava l'urgenza di provvedere alla "difficoltà di chiudere la trattativa sindacale sugli esuberi in presenza di una norma che rendeva possibile la permanenza in servizio a chi ha maturato il limite di età per il pensionamento di vecchiaia". L'intento di agevolare la trattativa sindacale spiega quindi tanto la sospensione dell'esercizio della facoltà di opzione, che pareva rappresentasse per le parti una difficoltà di ordine normativo, quanto la neutralizzazione delle opzioni già esercitate in passato, con la previsione di una risoluzione immediata del rapporto senza preavviso. Le due misure infatti consentivano che gli esuberi potessero essere gestiti dalle parti sociali senza i vincoli derivanti all'ordinario regime dell'opzione.