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in virtù del punteggio attribuito, il marchio, che precede in graduatoria il marchio "L'altro Corriere" di soli 0,88 punti, si è aggiudicato LCN 19, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda chiarire sulla base di quali requisiti il marchio "Canale Italia 83 Extra" sia stato ammesso nella graduatoria relativa al bando ministeriale per l'attribuzione della numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre agli FSMA operanti in ambito locale dell'area tecnica numero 16 della Calabria; nel caso di mancanza dei requisiti specifici da parte del marchio, quali iniziative urgenti intenda assumere perché i marchi concorrenti in possesso dei requisiti prescritti siano collocati correttamente nella graduatoria definitiva. Atto n. 3-03228 MARINO Al Ministro della giustizia Premesso che: con nota congiunta del 4 marzo 2022, i sindacati della Polizia penitenziaria OSAPP (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) e SINAPPE (Sindacato nazionale autonomo Polizia penitenziaria) denunciavano fatti di particolare gravità verificatisi in data 3 marzo 2022 nella casa circondariale di Ivrea, legati a direttive assunte dal comandante di reparto; i fatti erano ricollegabili ad un incontro organizzato dalla direzione amministrativa penitenziaria, avente ad oggetto questioni incidenti sui diritti dei lavoratori degli istituti penitenziari, al quale erano convocati i rappresentanti sindacali; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: per ordine del comandante del reparto, gli addetti agli ingressi attingevano da una lista nominativa in loro possesso e, nei casi di mancata esibizione del permesso sindacale, l'ingresso veniva illegittimamente vietato; ai rappresentanti sindacali OSAPP e SINAPPE, la cui titolarità dei diritti risulta per tabulas negli atti di nomina statutari comunicati all'amministrazione, non veniva consentito di entrare perché privi del permesso sindacale, mentre ad altre sigle sindacali sarebbe stato, diversamente, garantito l'ingresso seppur prive del medesimo permesso; trascorso diverso tempo, la direzione dell'amministrazione, ignara sino ad allora di quanto stesse accadendo, permetteva di accedere all'evento anche alle sigle sindacali rimaste escluse; le organizzazioni sindacali hanno dichiarato che il comandante del reparto disponeva dei dati sindacali che dovevano essere conservati e trattati solo dalla direzione e non da altri; tale "militarizzazione" dei rapporti tra amministrazione penitenziaria e organizzazioni sindacali è assolutamente inaccettabile e improduttiva di positivi effetti rispetto alla delicata gestione del personale di Polizia penitenziaria, il quale subirebbe anche la revoca del congedo ordinario su disposizioni del comandante del reparto e non della competente autorità dirigente, inerte di fronte ai denunciati arbitri del comandante e, per questo, responsabile della lesione alle prerogative sindacali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda chiedere a tale riguardo urgentissimi chiarimenti; quali azioni urgenti si vorranno porre in essere per ristabilire il libero esercizio dei diritti e delle prerogative sindacali presso la casa circondariale di Ivrea e quali nei confronti dei responsabili di tali accadimenti, anche al fine di ripristinare la serenità dell'ambiente lavorativo ed evitare che sia condizionato da pressioni illegittime. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03219 CUCCA Al Ministro della giustizia Premesso che: nel corso di un'udienza penale dello scorso 24 marzo 2022 presso il Tribunale di Potenza, l'avvocato penalista A.M. era impossibilitato, per motivi di salute certificati dal medico, a raggiungere il palazzo di giustizia del capoluogo lucano. Per tali ragioni richiedeva per il tramite di un collega il differimento dell'udienza; il collegio giudicante accoglieva l'istanza del legale senza disporre ulteriori accertamenti. Tuttavia, in seguito, la Procura decideva di agire in autonomia iscrivendo l'avvocato nel registro degli indagati, contestandone la veridicità delle condizioni di salute; il pubblico ministero inviava una richiesta volta a verificare l'attendibilità dei motivi ostativi alla presenza in udienza del difensore ed una seconda avente ad oggetto la richiesta di trasmissione del certificato di salute presso la Procura delle Repubblica. Entrambe le richieste venivano rigettate dal collegio; l'avvocato riceveva quindi la visita di un medico accompagnato dai Carabinieri, mentre nello studio legale venivano eseguite attività ispettive da parte dell'autorità in assenza di alcun provvedimento o notifica di avviso di garanzia che ne legittimasse l'esecuzione; il difensore risultava inoltre indagato e, nell'ambito di tali indagini, venivano disposti interrogatori a parenti e familiari. Come se non bastasse, anche il medico che aveva provveduto in precedenza a redigere il certificato di salute veniva sottoposto ad indagini, trattenuto per circa tre ore nella caserma dei Carabinieri, sottoposto a perquisizione locale e personale, subendo anche il sequestro del dispositivo mobile personale; considerato che non si comprende la ragione di simili attività che portavano all'immediata iscrizione della notizia criminis con tale dispiego di forze e personale per un mero rinvio dell'udienza rispetto ad un procedimento penale non prossimo alla prescrizione, i cui termini sarebbero rimasti, in ogni caso, sospesi proprio in virtù del differimento per motivi di salute del difensore; rilevato che in dispregio del legittimo impedimento, peraltro riconosciuto in giudizio, l'avvocato A.M. veniva sottoposto a quello che all'interrogante appare un arbitrario ed intollerabile abuso da parte della magistratura, con difetto di tutte le garanzie processuali e costituzionali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda esercitare i poteri ispettivi previsti dalla legge. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06857 CORBETTA Al Ministro dell'interno Premesso che: la normativa vigente, ai sensi dell'art. 1, commi 563 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, ha previsto la progressiva equiparazione delle vittime del dovere alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e a tale riguardo fu istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 dicembre 2008 ( Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 2009) un tavolo tecnico per l'attuazione della normativa in materia di vittime del dovere, operante dapprima presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, poi presso il Ministero dell'interno; il tavolo tecnico, finalizzato a coordinare le diverse amministrazioni nell'attuazione delle disposizioni in materia di vittime del dovere, è presieduto dal commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti. L'ultima relazione completa redatta risale al 2015; sulla scorta di tali dati sono state presentate in Parlamento alcune proposte di legge in materia.