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Misure a sostegno dei giovani provenienti da comunità di tipo familiare e disposizioni per il funzionamento delle strutture destinate all'accoglienza dei minori e delle comunità di tipo familiare. Onorevoli Senatori. -- Il tema legato ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in stato di disagio è stato ed è tuttora al centro di un annoso dibattito politico. In particolare si è posta la questione dei bambini che vengono, purtroppo, allontanati dal proprio ambiente familiare per essere sistemati in comunità di tipo familiare, quali organismi che nascono in contrasto al fenomeno dell'istituzionalizzazione e mirano a garantire significative relazioni familiari e sociali fortemente personalizzate, capaci di promuovere la crescita individuale e sociale, fino al pieno reinserimento dell'affidato. Oggi il numero di bambini che crescono in famiglie con gravi difficoltà economiche è molto alto, mentre la percentuale dei ragazzi provenienti dai ceti più disagiati che riescono a laurearsi è tra le più basse d'Europa. L'Italia è agli ultimi posti nella classifica dei paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) per la povertà infantile ed è enorme il tasso di disoccupazione fra le giovani generazioni, ma ad essere particolarmente penalizzati sono proprio i giovani in età lavorativa cresciuti, per le ragioni più varie, fuori dalla famiglia. Da questa situazione emerge un quadro complesso e pieno di criticità a cui si deve aggiungere il fatto che il costo per la società dei giovani che vivono senza e fuori famiglia e comunque accolti in comunità di tipo familiare ammonta a circa 250.000 euro l'anno. Un investimento che rischia di andare disperso, fallendo nel raggiungimento degli obiettivi previsti, appunto la tutela dei minori disagiati, il compimento del loro percorso formativo e l'avviamento al lavoro. A livello normativo l'intervento di maggior rilievo è costituito dalla legge 8 novembre 2000, n. 328, con cui è stato dato un assetto stabile alle organizzazioni ed alle strutture che si occupano dell'accoglienza e si sono date le fondamenta per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Purtroppo, però, le condizioni attuali dei servizi e delle comunità di tipo familiare sono critiche in diverse regioni italiane, in particolare nel Sud, in quanto spesso si verificano enormi ritardi nei pagamenti che espongono le case famiglia al rischio di chiusura. Tale situazione è determinata anche da una mancata qualificazione giuridica dei servizi di assistenza previsti per l'infanzia e l'adolescenza quale servizio pubblico indispensabile ai sensi all'articolo 1 del decreto del Ministero dell'interno del 28 maggio 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 145 del 23 giugno 1993. L'articolo 2 del citato decreto ministeriale n. 145 del 1993, relativo all'individuazione ai fini della non assoggettabilità ad esecuzione forzata, dei servizi locali indispensabili dei comuni, delle province e delle comunità montane, inserisce infatti fra i servizi indispensabili delle province i servizi di assistenza all'infanzia abbandonata. Il presente disegno di legge cerca di affrontare il problema nei suoi aspetti più urgenti e gravi. Atteso che il sistema di protezione dell'infanzia è materia di competenza regionale, il realizzarsi nel tempo di sistemi locali molto diversi fra loro, pone il problema di un ulteriore intervento normativo, atto a fissare standard comuni, livelli minimi di assistenza e di verifica degli stessi. Il presente disegno di legge, all'articolo 2, prevede l'inserimento dei servizi di assistenza previsti per l'infanzia e l'adolescenza --- e non solo per l'infanzia abbandonata --- nei servizi locali indispensabili dei comuni, di cui all'articolo 1 del decreto ministeriale del 28 maggio 1993. Al fine, poi, di realizzare politiche di tutela e di sostegno e di favorire l'inserimento nel mercato del lavoro dei minori, di almeno sedici anni, provenienti da comunità di tipo familiare, l'articolo 7 prevede l'istituzione, a decorrere dall'anno 2014, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del «Fondo per le politiche a sostegno dei giovani che vivono al di fuori della famiglia di origine», finalizzato all'erogazione di contributi agli enti che svolgano attività rivolta al sostegno e all'integrazione lavorativa di minori che sono per diverse motivazioni fuori dalla loro famiglia di origine, nonché all'attivazione di un sistema integrato di politiche attive del lavoro a loro dedicato ed al sostegno e all'avviamento di attività economiche che prevedono impiego di giovani con le caratteristiche di cui sopra. Gli articoli 3, 4 e 5 prevedono i requisiti strutturali, del personale e i criteri per l'autorizzazione al funzionamento delle comunità di tipo familiare. L'articolo 8 prevede incentivi ai datori di lavoro per favorire l'inserimento nel mercato del lavoro di giovani di età compresa tra i 16 e 25 anni provenienti da comunità di tipo familiare o da famiglie affidatarie, stabilendo che gli oneri contributivi dovuti dal datore di lavoro, che assume con contratto a norma soggetti di cui al citato articolo, sono integralmente defiscalizzati, con sgravio dei contributi previdenziali e assistenziali per un periodo di tre anni dalla data di assunzione. Gli articoli 9 e 10 prevedono l'istituzione di un Comitato tecnico, al fine di assicurare sul territorio nazionale la piena attuazione di quanto previsto dal presente disegno di legge.. Art. 1. (Finalità) 1. Ferme restando le competenze stabilite in capo alle regioni ed in linea con quanto previsto dalla legge 28 marzo 2001, n.149, la presente legge definisce gli interventi destinati ai minori privi, anche temporaneamente, di un ambiente familiare idoneo ad assicurare mantenimento, educazione, istruzione e relazioni affettive privilegiando, ove possibile, l'affidamento presso altra famiglia, altrimenti disponendo l'accoglienza e la cura in una comunità di tipo familiare di seguito denominata «Comunità». Art. 2. (Inserimento dei servizi di assistenza previsti per l'infanzia e l'adolescenza nell'elenco dei servizi locali indispensabili e istituzione di un'anagrafe protetta) 1. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali è autorizzato ad apportare con proprio decreto, da adottare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, una modifica all'articolo 1 del decreto del Ministro dell'interno, 28 maggio 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.145 del 23 giugno 1993, al fine di inserire le strutture sociali di assistenza e cura all'infanzia ed all'adolescenza nell'elenco dei servizi locali indispensabili. 2. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali provvede, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, all'istituzione di un'anagrafe protetta dei minori affidati alle famiglie e alle comunità, in collaborazione con le procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni, gli uffici dei tribunali per i minorenni, i centri per la giustizia minorile, gli enti e gli uffici competenti in materia, finalizzata all'analisi ed al monitoraggio degli interventi sociali rivolti ai minori che vivono fuori dalla famiglia di origine. Art. 3.