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Dobbiamo essere conseguenti e garantire che uno standard minimo sui diritti venga garantito, in maniera uguale, in tutti i territori dell'Unione europea. Per fare ciò dobbiamo prendere atto di un aspetto fondamentale: possiamo già fare alcune cose a trattati vigenti, modificando alcuni aspetti con le cosiddette norme passerella e le cooperazioni rafforzate per rendere l'Europa più forte. Per altre cose c'è invece bisogno della modifica dei trattati. Pertanto, nella speranza che ciò possa emergere il 9 maggio, durante la Festa dell'Europa a Strasburgo, quando ci sarà la grande manifestazione conclusiva della Conferenza sul futuro dell'Europa, servirà l'apertura di una convenzione europea, con la partecipazione anche dei rappresentanti dei Parlamenti nazionali, per la modifica dei Trattati. (Applausi) . Sarebbe un segnale molto forte ed è importante che lo si voti insieme, con tutte le forze di maggioranza, e che il Governo possa rappresentare questa linea. Dobbiamo dircelo chiaramente: l'ultima Convenzione europea è stata ormai più di quindici anni fa, in risposta al fallimento del Consiglio europeo agli inizi del 2000. Quello fu un Consiglio europeo importante e delicato, perché dava di fatto il via libera all'allargamento dell'Unione europea, alla fine di quella ferita che aveva diviso a metà l'Europa, con la guerra fredda. Sappiamo quanto sia stato importante l'allargamento, vedendolo a ritroso e vivendo le drammatiche fasi politiche di questi mesi. Per permettere l'allargamento bisognava però modificare la governance europea, estendere a quante più materie possibile la decisione a maggioranza qualificata e limitare il voto all'unanimità su poche materie. Purtroppo questo non fu fatto; fu fatto, invece, un compromesso al ribasso. Da lì l'esigenza, l'anno dopo, nel 2001, con la dichiarazione di Laeken, di aprire l'ultima Convenzione europea, che portò poi al Trattato di Lisbona del 2007. Ora sono passati quindici anni, abbiamo avuto una crisi economico-finanziaria senza precedenti (dal 2008 e negli anni successivi), i fenomeni legati alla globalizzazione sono entrati nelle nostre società e hanno aperto opportunità, ma molte volte hanno cambiato la vita delle persone sui nostri territori, in alcuni casi squassando le loro esistenze (perché ci sono anche gli effetti negativi della globalizzazione); abbiamo vissuto una pandemia che ha scosso tutto il continente europeo e ora viviamo una guerra devastante nel cuore dell'Europa. Cos'altro deve succedere perché l'Europa rafforzi alcune prerogative e soprattutto investa su una politica estera e su un sistema di difesa comune? Gli appelli alla pace e ai buoni sentimenti rischiano altrimenti di essere velleitari e in qualche modo ipocriti, se non siamo conseguenti nel costruire anche una via europea per rafforzare la politica estera e di difesa comune, per essere conseguenti rispetto a quello che diciamo e poter intervenire davvero nelle situazioni di crisi, come quella nel cuore dell'Ucraina. (Applausi) . Mi rivolgo soprattutto a chi ha dubbi rispetto agli atteggiamenti degli Stati Uniti: la politica estera statunitense ha anche supplito a nostre mancanze; le abbiamo delegato, accettando anche una sovranità limitata su alcuni aspetti, la garanzia della stabilità e della sicurezza nel nostro continente. Io penso che sia l'ora per l'Europa di rialzarsi e di investire nella dimensione della difesa europea, con una propria politica estera, che non può essere scissa da una difesa europea. È evidente che questo lo possiamo fare dentro il quadro di una Convenzione europea che modifichi i trattati. Penso quindi che, se voteremo a favore di quest'ordine del giorno, avremo fatto tutti insieme un passo in avanti. Ringrazio il presidente Alberti Casellati per aver indicato me, insieme al vice presidente Taverna, per rappresentare il Senato all'interno della Conferenza sul futuro dell'Europa. Penso che sia stata un'occasione per fare tutti un passo in avanti nel rafforzamento delle istituzioni europee, per rispondere alle grandi sfide nazionali e internazionali che non siamo più in grado di affrontare con le misure odierne. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, le rivolgo i miei complimenti, insieme al senatore Alfieri, per il lavoro svolto in rappresentanza del Senato. I lavori della Conferenza, occasione molto importante, si concluderanno il 9 maggio. Vorrei ricordare in questa sede le questioni su cui la Conferenza e i gruppi di lavoro hanno lavorato, su temi per noi assolutamente cruciali per il futuro dell'Europa, dalla lotta contro i cambiamenti climatici, all'economia al servizio dell'equità tra le persone, all'uguaglianza, alla solidarietà, alla trasformazione digitale, al ruolo dell'Unione europea e alle fondamenta democratiche. Questa Conferenza si conclude nel pieno di uno sconvolgimento nel cuore stesso dell'Europa: la guerra e l'invasione russa dell'Ucraina. Credo che questo rilanci con ancora più forza le questioni sulle quali ci siamo soffermati in questi anni. Dico sempre: se non ora, quando? Ce lo siamo detti nell'affrontare la crisi pandemica e oggi è ancora più urgente capire quale ruolo si intenda dare fino in fondo all'Europa e quindi come l'Italia come Paese fondatore intenda concorrere a far sì che l'Europa abbia un ruolo sempre più forte. In un momento così complicato e difficile, è ancor più evidente il fatto che l'Europa abbia una carenza ormai strutturale per quanto riguarda la politica estera. Se ne parla tanto, ma dobbiamo fare uno sforzo per capire quale contributo ci sentiamo di dare per costruire davvero una politica estera comune. In una situazione così drammatica, ribadiamo in questa sede la nostra posizione, ovvero che è sicuramente folle l'idea che i Paesi europei possano partire ognuno per sé con una corsa al riarmo, quando è da declinare con forza la necessità di una difesa comune, ma ancorata ad una politica estera comune. È in un momento come questo che l'Europa deve assolutamente essere in grado di svolgere efficacemente - e certamente in modo autonomo, quindi anche con un'assunzione di responsabilità molto forte - il ruolo di costruttrice e preparatrice della pace, perché questo è a mio avviso quello che risponde più pienamente ai valori di fondo dell'Unione europea. Come abbiamo visto, ci sono altre questioni che si sono poste con forza: nell'affrontare la pandemia, l'Europa ha fatto un salto di qualità: per la prima volta si sono fatte cose che sembravano impossibili qualche tempo prima; basti pensare alla questione del debito comune, al recovery plan , a Next generation EU, che è un salto di qualità e un modello cui dobbiamo guardare adesso per affrontare le altre grandi emergenze che ci troviamo di fronte, conseguenti alla guerra, ma anche ai ritardi nell'investire (penso alla questione dell'autonomia energetica, che riguarda il nostro Paese, ma complessivamente l'Europa). Anche su questo fronte bisogna seguire quel modello che ha funzionato nella lotta alla pandemia e che sta funzionando per il nostro Paese. Questo è uno dei temi che abbiamo posto con forza, possiamo dire che Next generation EU è stato anche uno dei successi dell'Italia.