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La diminuzione dei posti di lavoro nel territorio, determinata dalla mancanza di attività di carattere industriale e manifatturiero, comporta lo spostamento della ricerca occupazionale verso la pianura sottostante e verso le città industrializzate vicine: Bassano del Grappa, Vicenza, Schio, Padova, Trento e Bolzano per citarne alcune. Il pendolarismo inizia dall'età scolare: la scuola media superiore infatti è presente solo con alcuni indirizzi e solo nel comune capofila di Asiago, storicamente «centro» principale dell'Altopiano. Per tutti gli altri indirizzi gli studenti iniziano la giornaliera discesa verso la pianura al mattino presto con il ritorno di sera. L'università, invece, prevede spostamenti ancora più distanti verso Padova o Trento con i relativi costi in caso di quasi obbligatoria permanenza nella città universitaria, costi d'affitto e vitto e di trasporto per il rientro a casa per il fine settimana. Nel momento poi della ricerca del lavoro poca è l'offerta in loco : i giovani trovano più facilmente un'occupazione in pianura iniziando o continuando così la «vita pendolare» con la discesa al mattino verso il posto di lavoro e il rientro serale in abitazione. Il tutto solitamente con mezzi propri in quanto il servizio pubblico non garantisce collegamenti a tutti gli orari e i tempi di percorrenza possono risultare, con tali mezzi, anche doppi. A questo punto, considerando i costi da sostenere di carburante, usura auto, tempo di percorrenza e pericolo nella percorrenza stessa, soprattutto durante il periodo invernale, chi si trova in questa situazione, soprattutto i giovani che non hanno ancora famiglia, decidono che l'affitto di un appartamento in prossimità del luogo di lavoro è meno oneroso delle spese di viaggio e comporta un minore stress . Si aggiunga che in Altopiano, a causa di una speculazione immobiliare indomita, dovuta a vari fattori, i prezzi delle abitazioni hanno raggiunto livelli improponibili per chi non ha redditi alti. A tal punto che chi trova lavoro e abitazione in pianura finisce per farsi anche una famiglia, avere dei figli ed abbandonare la terra da cui è partito. Si tratta a tutti gli effetti di una fase d'emigrazione che, anche se non ancora ai livelli del dopoguerra e non verso terre estere, sta provocando quello che è comunemente definito lo spopolamento della montagna con tutto quello che ne consegue: riduzione dei servizi, sempre minacciata chiusura dell'ospedale di Asiago ormai ridotto a pochi reparti (quello di Mezzaselva è già stato chiuso non appena terminati i lavori d'ampliamento e messa a norma!), chiusura di plessi scolastici per mancanza del numero minimo di alunni, invecchiamento della popolazione e così via. Questo trend deve essere assolutamente invertito in quanto siamo consci, e lo deve essere prima di tutto chi amministra il Paese, che i montanari sono gli unici in grado di custodire e «accudire» la montagna: occorre in altre parole che i montanari rimangano a presidiare il territorio perché sono gli unici in grado di farlo nel modo più corretto, curando i pascoli, il bosco e la gestione delle acque. L'Altopiano, ricordiamolo, è uno dei bacini imbriferi più importanti in Europa e probabilmente il più importante in Italia: tale ricchezza deve essere tutelata e valorizzata come risorsa sempre più importante per il futuro. D'altro canto questo comporta l'impossibilità di uno sviluppo industriale sul territorio, dovuto anche alla sua posizione geografica che aumenta sproporzionatamente i costi di trasporto e di gestione soprattutto nel freddo periodo invernale. Si può scegliere di credere che la «voglia di Trentino» dell'Altopiano sia basata solo su possibili benefici «pecuniari» garantiti dall'autonomia di cui gode la provincia di Trento; tuttavia balza subito all'occhio la posizione geografica che vede il territorio come naturale continuazione degli altopiani di Folgaria e Lavarone. Noi siamo italiani, ma prima che veneti o vicentini, noi siamo altopianesi e siamo un popolo, il popolo cimbro. In questo momento crediamo che la nostra sopravvivenza possa essere garantita dalla vicina regione Trentino-Alto Adige, dove la politica è fatta «da» e «per» la montagna, con leggi fatte apposta per essa ed amministratori solamente «montanari» che, per ciò stesso, conoscono la vita di chi vive negli stessi territori, con le stesse problematiche e quindi sa bene quali sono le risposte che devono essere date. Abbiamo compreso che il futuro dell'Altopiano, che è una realtà distante da quella della pianura industrializzata ai piedi dei nostri monti, può venire solo da una stretta unione con i nostri vicini trentini cimbri, che hanno i mezzi e la capacità di elaborare progetti e strategie volte allo sviluppo del territorio in sinergia con l'ambiente. Esistono già progetti di sviluppo comuni con le vicine realtà confinanti trentine. La montagna corrisponde alla nostra dimensione di vita, alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra società e alla nostra economia. Ignorare tutto ciò e voler forzare un indirizzo che si oppone a questa realtà immodificabile, significa votarsi al fallimento, significa rinunciare ad un diverso modello di sviluppo (già esistente e perfettamente funzionante a due passi da noi!) in grado di arrestare il lento ma continuo rallentamento degli indicatori demografici ed economici, segni inequivocabili che l'attuale situazione non è più in grado di assicurare agli altopianesi occasioni né di lavoro, né di reddito né, alla fine, di garantire la sopravvivenza di un'intera comunità. Un dato per tutti: residenti censiti nell'Altopiano dei Sette Comuni nel 1921, quindi a guerra finita: 37.681; residenti censiti nell'anno 1991: 20.043. Come ben si deduce, la popolazione residente è quasi dimezzata nell'arco di settanta anni.. 1 1 I comuni di Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana e Rotzo sono distaccati dalla regione Veneto e aggregati alla regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, nell'ambito della provincia autonoma di Trento. 2 Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti le modifiche o integrazioni alle disposizioni legislative vigenti che sono strettamente consequenziali al disposto di cui al comma 1, applicando, ove necessario, la procedura prevista dall'articolo 107 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670. 2 1 Il Governo è autorizzato ad adottare le disposizioni regolamentari necessarie per l'attuazione della presente legge.