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Chi soffre di cefalea cronica vive una vita di continue sofferenze, con il fastidio verso la luce e l'essere costretto ad abusare di farmaci, non riuscendo a trovare ancora adesso un farmaco che possa lenire il dolore in maniera definitiva. A questo punto abbiamo un altro problema: visto che la cefalea non è stata considerata, né censita, abbiamo il dovere di disporre di una diagnosi e un'anamnesi accurate e giuste al fine di poter poi rilevare i dati. Questo è il tema. Questa è la quarta legislatura - lo ha detto prima la collega - in cui il Parlamento prova ad affrontare il tema. Ci abbiamo provato in tanti; in Senato sia io, che la senatrice Rizzotti abbiamo presentato un disegno di legge. Si tratta di un tema che sta molto a cuore a tutti noi. Dopo questa lunga e ponderata riflessione, dobbiamo quindi dare ai cittadini una risposta certa e concreta, anzitutto con il riconoscimento della malattia sociale, perché ne ha tutte le caratteristiche. Se andate a vedere la descrizione di cosa è una malattia sociale, vi accorgete che la cefalea ne possiede tutte le caratteristiche. Tuttavia - mi riferisco all'articolo 1, comma 2, del provvedimento - per essere certi che si è di fronte a questa malattia serve almeno un anno di controllo del paziente mediante diagnosi che ne attesti l'effetto invalidante. Dobbiamo pertanto prevedere un adeguato monitoraggio. Anche per questo motivo, il provvedimento non è supportato al momento da un finanziamento: dobbiamo prima capire di quanto abbiamo bisogno e - poi - ci assumeremo sicuramente l'impegno di sostenere la misura anche finanziariamente. Questo lavoro di accertamento viene svolto dalle strutture competenti (sappiamo che in tutta Italia ci sono centri di riconoscimento della cefalea), attraverso il lavoro di specialisti, neurologi e farmacologi con competenze specifiche assolutamente fondamentali per individuare la cefalea. Inserire la cefalea nell'elenco delle malattie sociali rappresenta pertanto il primo passo nella giusta direzione per la tutela sociale e lavorativa nei confronti di questo numero molto significativo di malati. Vi dicevo che ci si propone di dare alla cefalea riconoscimento a livello nazionale. Si tratta di una cosa importante, perché alcune Regioni hanno già riconosciuto la cefalea attraverso regolamenti (addirittura anche con il riconoscimento dell'invalidità), però noi siamo qui perché vogliamo una legge valida sull'intero territorio nazionale cui tutti possano appellarsi. Quello che stiamo operando è un passaggio obbligatorio. La cefalea deve essere diagnosticata in maniera certa e riconosciuta attraverso il coinvolgimento dei centri specializzati. Ciò ci permetterà di avere dati più chiari e una stima più corretta per capire l'impatto epidemiologico sulla popolazione. Quindi, questo è un primo passo importante, anche perché quello successivo riguarderà sicuramente il tema dei LEA: se dobbiamo riconoscere la malattia e vederne l'impatto sulla popolazione, conseguentemente dovremo affrontare la questione di un finanziamento al Servizio sanitario nazionale. Occorre dare al paziente tutti i necessari procedimenti, quindi una diagnosi precoce ed efficace, un'attività di prevenzione e di sensibilizzazione. È una malattia sociale che, visto e considerato il tema della territorialità della sanità di cui si è parlato anche prima, è necessario approcciare fin da subito, dal primo sentore, in modo tale che si faccia anche prevenzione, proprio per evitare che ci siano una moltitudine di pazienti in cerca di luoghi dove trovare una risposta certa. Oggi credo che il Parlamento stia lavorando per migliorare la qualità della vita delle persone che soffrono di questa patologia, dando corso al disegno di legge al nostro esame che mi auguro verrà approvato, come è stato fatto alla Camera, all'unanimità. Credo infatti che stiamo davvero rendendo un servizio ai nostri cittadini e li stiamo ascoltando. Questo è ciò che dobbiamo fare. Sono contenta del fatto che siamo arrivati alla fine di un percorso molto lungo che ci ha portato a raggiungere un primo traguardo importante, perché se quello che fa e che deve fare la politica è migliorare la qualità della vita dei cittadini, e soprattutto - come in questo caso - di chi soffre di patologie come quella qui trattata, dobbiamo essere orgogliosi di ciò che stiamo facendo oggi. Per questo dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico al disegno di legge al nostro esame. (Applausi) . RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sono passati più di vent'anni da quando è stata presentata per la prima volta in Parlamento una proposta di legge finalizzata al riconoscimento della cefalea cronica primaria come malattia sociale. A partire dalla XIII legislatura e poi nelle successive, fino a quella attuale, abbiamo sempre voluto portare l'attenzione delle Camere sulla necessità di riconoscere questa grave patologia invalidante come malattia cronica, ma non è mai stato avviato l' iter . Spero che finalmente oggi, dopo vent'anni, si possa approvare questo importante provvedimento. La proposta di legge oggi in esame si compone di un articolo e due commi ed è finalizzata a riconoscere la cefalea cronica come malattia sociale. Per giungere al riconoscimento è stato detto che è necessario che la patologia sia stata accertata almeno da un anno, con diagnosi effettuata da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee. L'attestazione dell'effetto indica che la malattia è in grado di limitare o compromettere gravemente la capacità di far fronte agli impegni di famiglia e di lavoro. Vi ricordo che per essere definita sociale, una malattia deve presentare caratteristiche come alta incidenza, larga diffusione nella popolazione e rilevanza dal punto di vista statistico in termini di morbilità su vasta scala e deve presentare una continuità nel tempo per cui si registra un dispendio di risorse pubbliche per assistenza sanitaria e pertanto un danno economico individuale e collettivo. Secondo l'OMS la cefalea è ai primi posti tra le malattie invalidanti ed è una patologia capace di limitare o compromettere la propria capacità lavorativa. A differenza di quanto si possa immaginare, comporta comunque ingenti costi economici e sociali sia diretti che indiretti. I primi riguardano le spese per la diagnosi, il trattamento, le visite ambulatoriali, i ricoveri in ospedale e le indagini diagnostiche mentre i costi indiretti sono riferiti all'incidenza delle assenze sul lavoro e alla ridotta produttività. Alla Camera sono state fatte alcune modifiche: la prima ha riscritto il comma 2 che, nell'attuale riformulazione, dispone che il Ministro della salute, con proprio decreto, che spero sia anche rapido, individui i progetti finalizzati a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea primaria cronica, nonché criteri e modalità con cui le Regioni attuano questi progetti. Nella versione iniziale, invece, il comma 2 prevedeva che il Ministro della salute integrasse il decreto del Ministro della sanità del 1961 che elenca le forme morbose da qualificare come malattie sociali, proprio per aggiungere all'elenco anche la cefalea cronica. Si tratta, però, come ho detto, di un decreto ministeriale del 1961, quindi con un altro tipo di sanità, con altri limiti;