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Numerosi articoli di stampa nazionale hanno recentemente evidenziato come secondo i dati del Ministero dello sviluppo economico siano circa 160, alla data di fine luglio 2014, i tavoli di confronto attivi nell'ambito dell'Unità gestione vertenze (Ugv). Per la gestione di queste attività, nell'ultimo anno si sono svolte circa 280 riunioni, senza contare i meeting preparatori (una media di due confronti propedeutici per ogni tavolo) con il tentativo di dare soluzione a crisi aziendali che coinvolgono, a diverso titolo, i destini di circa 155.000 persone. I tavoli di crisi interessano mediamente aziende di grandi dimensioni, visto che quasi la metà delle realtà che hanno ottenuto l'apertura di un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico ha più di 500 dipendenti. In secondo luogo, emerge una localizzazione prevalente delle aziende in crisi nell'area nord del Paese, mentre gli altri tavoli riguardano aziende che operano su tutto il territorio nazionale. Nessun settore è risparmiato. Si va dal comparto dell'automobile a quello della chimica, dal settore tessile-moda a quello dell'elettronica, dell'agroalimentare, del turismo e naturalmente della siderurgia. L'unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico ha previsto per il mese di settembre 2014 la convocazione di numerosi tavoli per la risoluzione delle vertenze di alcune aziende come Termini Imerese, Ideal Standard, Pasta Agnesi, Petrolchimico di Gela e molte altre ancora. Si segnala sul punto che in questi ultimi anni la vertenzialità, purtroppo, è cresciuta di pari passo con il dilagare della crisi a ritmi impressionanti. Nel 2012, i tavoli «certificati» ammontavano a 135. L'anno successivo i confronti aperti erano circa 150. Nell'ultimo anno il numero è cresciuto ulteriormente, nonostante la risoluzione di alcune vertenze delicate, come per esempio quelle relative ad Electrolux e ad Indesit. Con riferimento a questi tavoli di confronto si è soliti dire che essi rappresentano lo specchio delle difficoltà che caratterizzano il sistema industriale italiano. Eppure non c'è mai stato sino ad oggi un intervento volto ad affrontare in modo organico e coordinato le diverse situazioni di crisi attraverso l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri, di una Cabina di regia nazionale sulla crisi d'impresa che preveda la partecipazione del Governo, di tutte le forze sociali e politiche, nonché degli altri soggetti coinvolti (principalmente il sistema delle banche e l'amministrazione fiscale), con il compito di individuare strumenti e soluzioni adeguate alla drammaticità della situazione. Del resto pensare che tutte queste vertenze possano essere coordinate e affrontate efficacemente dal solo Ministero dello sviluppo economico appare francamente difficile. Sarebbe inoltre auspicabile che il Presidente del Consiglio dei ministri assuma direttamente sotto la sua responsabilità la gestione delle problematiche afferenti al fenomeno delle delocalizzazioni e alla gestione delle crisi aziendali in maniera tale da dare effettivamente seguito al quel principio di responsabilità del proprio operato e dell' accountability di cui tanto ha parlato in occasione di numerose manifestazioni pubbliche. Qui di seguito si riporta la ricostruzione dei tavoli di confronto attivi presso il Ministero dello sviluppo economico.. 1 1 I commi 60 e 61 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, sono sostituiti dai seguenti: « 60 . Per i contributi erogati a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale, qualora, entro tre anni dalla concessione degli stessi, delocalizzino la propria produzione dal sito incentivato ad uno Stato anche appartenente all'Unione europea, con conseguente riduzione o messa in mobilità del personale, decadono dal beneficio stesso e hanno l'obbligo di restituire i contributi in conto capitale ricevuti, dalle stesse imprese, con applicazione degli interessi legali, anche laddove la delocalizzazione avvenga tramite, cessione di ramo d'azienda o di attività produttive appaltati a terzi, con riduzione o messa in mobilità del personale dell'impresa. 61 . Le imprese italiane ed estere di cui al comma 1 con almeno 1.000 dipendenti non possono delocalizzare la propria produzione dal sito incentivato ad uno Stato anche appartenente all'Unione europea con conseguente riduzione o messa in mobilità del personale prima di aver trovato un nuovo acquirente che garantisca la continuità aziendale e produttiva, nonché il mantenimento dei livelli occupazionali dell'impresa stessa. Nel caso di mancato rispetto dell'obbligo di cui al presente comma, le imprese interessate devono restituire i contributi in conto capitale ricevuti negli ultimi cinque anni, con applicazione degli interessi legali, nonché corrispondere al soggetto erogatore del contributo il pagamento ai una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 2 per cento del fatturato conseguito negli ultimi cinque anni. 61- bis . I soggetti erogatori dei contributi, di cui ai commi 1 e 2 disciplinano le modalità e i tempi di restituzione dei contributi stessi. 61- ter . Le somme derivanti dall'applicazione della sanzione amministrativa di cui al comma 61 affluiscono in un apposito fondo, istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze, finalizzato a sostenere le imprese che assumono lavoratori posti in mobilità da imprese che hanno delocalizzato la propria produzione ad uno Stato anche appartenente all'Unione europea attraverso il riconoscimento di appositi incentivi, ivi compreso il diritto a dedurre, per un periodo di cinque anni, dall'imponibile dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche un importo pari al 50 per cento del costo del lavoro relativo ai medesimi lavoratori. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono disciplinate le modalità di funzionamento del fondo. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio». 2 1 Al fine di contrastare la delocalizzazione delle piccole e medie imprese e la conseguente perdita di occupazione e di elevati gradi di specializzazione e unicità sul mercato mondiale, presso il Ministero dello sviluppo economico è istituito il «Fondo speciale per il sostegno alla formazione di cooperative di maestranze» con una dotazione di 125 milioni di euro per l'anno 2015, destinato a supportare le nuove cooperative costituite da lavoratori dipendenti che intendano riscattare l'azienda subentrandone nella gestione per il mantenimento della continuità produttiva qualora si tratti di piccole e medie imprese che versano in gravi difficoltà di produzione e di commercializzazione dei prodotti con imminente pericolo di chiusura oppure che abbiano avviato procedure di delocalizzazione delle attività produttive. 2 Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate le modalità di funzionamento del Fondo di cui al comma 1, la cui dotazione può essere incrementata mediante versamento di contributi da parte delle regioni e di altri enti e organismi pubblici.