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Nel triennio, inoltre, viene rimarcato come l'Italia assicurerà il proprio contributo a programmi mirati a sostenere i processi di ricostruzione, stabilizzazione civile e peace-building , nonché a garantire l'accesso alla giustizia, il rafforzamento istituzionale, con interventi complementari e sinergici rispetto all'azione di aiuto umanitario, contribuendo in questo modo alla realizzazione dell'Obiettivo 16 (pace, giustizia e istituzioni forti) dell'Agenda 2030, nell'ambito del quale il nostro Paese ha assunto un ruolo di leadership . Infine, con riferimento ai Partenariati (Obiettivo 17 dell'Agenda 2030), il Documento rimarca gli obiettivi della mobilitazione delle risorse domestiche, dell'aumento dei fondi da destinare ai Paesi meno avanzati (fino ad almeno lo 0,20 per cento del rapporto CPS/RNL, cioè dell'indicatore tra Cooperazione pubblica allo sviluppo e il Reddito nazionale lordo) e del sostegno ai Paesi in via di sviluppo per il raggiungimento della sostenibilità del debito a lungo termine attraverso politiche coordinate volte a favorire il finanziamento del debito, nonché la riduzione e la ristrutturazione del debito. La scheda offre, a tal riguardo, approfondimenti sulle iniziative per la cancellazione del debito nel triennio 2021-2023 - dopo le 28 intese bilaterali già sottoscritte con altrettanti Paesi -, nonché sulle altre attività per la sospensione del servizio del debito e per le conversioni del debito. Ulteriori obiettivi con riferimento al quinto pilastro sono quelli della promozione dei partenariati fra soggetti pubblici, pubblico-privati e nella società civile, e il rafforzare delle le capacità statistiche dei Paesi interessati. Il Documento individua, quindi, le priorità geografiche di intervento per l'Italia, scelte sulla base di legami storici, relazioni bilaterali consolidate, considerazioni di politica estera e ragioni di stabilità e sicurezza internazionale. Dei 20 Paesi prioritari per la cooperazione italiana, 10 sono classificati come meno Avanzati, quali il Burkina Faso, il Senegal, il Niger, l'Etiopia, la Somalia, il Sudan, e il Mozambico in Africa, l'Afghanistan e il Myanmar in Asia. Fra i Paesi prioritari molti sono quelli che ricadono nel Mediterraneo allargato, come l'Egitto, la Tunisia, la Giordania, il Libano, la Palestina, l'Iraq e l'Albania. L'Africa è il continente con il maggior numero di Paesi prioritari (11 Paesi, fra cui, oltre a quelli già menzionati, anche Kenya e Mali, con l'avvio di una sede AICS a Bamako), seguita dal Medio Oriente (4 Paesi prioritari), dall'Asia (2 Paesi prioritari), dall'America Latina e Caraibi (2 Paesi prioritari, Cuba e El Salvador) e dall'Europa (1 Paese prioritario). Nel testo si sottolinea, con maggiore dettaglio, come il Nord Africa continui a rivestire un'importante valenza strategica per il rapporto di interdipendenza che lega le due sponde del Mediterraneo, anche alla luce della sfida rappresentata dalla gestione dei fenomeni migratori. La priorità indicata è relativa al consolidamento del processo di transizione democratica in Tunisia e allo sviluppo socioeconomico in Egitto, con enfasi attribuita al sostegno alle piccole e medie imprese, all'agricoltura, alla creazione di lavoro soprattutto per i giovani e le donne, al rafforzamento istituzionale, in un quadro di promozione e tutela dei diritti umani. In considerazione del carattere strategico rivestito dalla Libia, il sostegno politico alla stabilizzazione del Paese sarà accompagnato da interventi di cooperazione volti a favorire il decentramento amministrativo e il rafforzamento delle capacità del governo locale e a migliorare le condizioni di vita delle fasce più vulnerabili della popolazione. In relazione al Corno d'Africa, il Documento, nel ricordare come si tratti di una regione estremamente fragile, tradizionalmente caratterizzata da conflitti protratti nel tempo, povertà diffusa, carenza di infrastrutture, bassi livelli di crescita economica e opportunità di lavoro, nonché marcate disuguaglianze nella distribuzione di beni e servizi, pone in rilievo quali settori prioritari di intervento quelli dell'agricoltura, dei servizi di base, energetico, della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, e della formazione professionale e universitaria. Con riferimento all'Africa Occidentale, si evidenzia in particolare il deterioramento delle condizioni di sicurezza nei Paesi del Sahel e l'impatto dei movimenti di persone lungo le principali rotte migratorie, che rendono prioritario intervenire per prestare diretta assistenza a migranti, rifugiati, sfollati e popolazioni ospiti, ma anche per creare opportunità di impiego per una popolazione giovanile in rapida crescita. Relativamente all'Africa Australe, il Documento evidenzia come gli interventi siano concentrati in Mozambico, in particolare nei settori di intervento del risanamento urbano, dello sviluppo rurale, dei servizi di base e della tutela dell'ambiente. In Medio Oriente, l'azione della cooperazione allo sviluppo proseguirà lungo assi prioritari d'intervento relativi alla promozione dei diritti umani e libertà fondamentali, al buon governo, ai processi di decentramento, democrazia e stato di diritto, per il sostegno alle piccole e medie imprese, per lo sviluppo rurale, la valorizzazione delle risorse idriche, e nei comparti dell'istruzione, della formazione e socio-sanitari. La priorità continuerà ad essere riconosciuta a Paesi come il Libano e la Giordania per il ruolo chiave da essi svolto in questi anni nel sostenere il flusso di profughi in fuga dal conflitto siriano. L'obiettivo prioritario in relazione ai Balcani Occidentali è quello rilanciare lo sviluppo economico della regione, creando opportunità lavorative, attraverso programmi di sostegno alle piccole e medie imprese, migliorare le condizioni di vita della popolazione attraverso il rafforzamento delle istituzioni e dei servizi sociali, educativi e sanitari in particolare in Albania e in Bosnia Erzegovina. Con riferimento all'Asia, obiettivo principale resta la promozione della stabilità istituzionale, requisito essenziale per una più efficace implementazione delle politiche di lotta alla povertà, in particolare in Afghanistan. Relativamente all'America Latina, il Documento rimarca come particolare attenzione sarà dedicata al rafforzamento dello Stato di diritto e alla tutela dei diritti umani, alla prevenzione della violenza giovanile, alla giustizia minorile, alla tutela dell'ambiente, al recupero del patrimonio culturale, allo sviluppo rurale, con uno specifico focus su Venezuela e Colombia. Nell'ambito del capitolo dedicato agli ambiti di applicazione, un paragrafo specifico è dedicato all'aiuto umanitario italiano, dove viene primariamente sottolineato come la risposta all'emergenza pandemica da Covid-19 continuerà ad avere un ruolo centrale negli interventi preventivati. Viene inoltre ricordato come gli interventi di assistenza umanitaria continueranno ad essere rivolti prioritariamente ai Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, dell'Africa sub-sahariana e Australe, alle situazioni di conflitto e post conflitto, nonché a quelle climatiche estreme.