[pronunce]

predisporre una serie di misure che, in una difficile congiuntura, consentano di conseguire nei tempi concordati gli obiettivi di finanza pubblica imposti a livello europeo. 6.5.- In prossimità dell'udienza pubblica fissata per il 29 gennaio 2014, la Regione autonoma Sardegna ha depositato, in data 27 dicembre 2013, un'ulteriore memoria, tutta incentrata sulle censure rivolte agli artt. 28 e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, che in parte ribadisce argomenti già esposti, in parte li sviluppa e correda di ulteriori riferimenti. Con riguardo all'art. 28, comma 3, la Regione Sardegna si richiama alle sentenze n. 99 e n. 118 del 2012 e alla sentenza n. 95 del 2013 di questa Corte, oltre che alle considerazioni svolte dalla Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Sardegna, nel giudizio di parificazione del bilancio regionale per l'esercizio 2011. In particolare, i passaggi della sentenza n. 95 del 2013 in cui questa Corte ha rilevato che «l'inerzia statale troppo a lungo ha fatto permanere uno stato di incertezza che determina conseguenze negative sulle finanze regionali», e che «il ritardo accumulato sta determinando una emergenza finanziaria», rafforzerebbero la censura secondo cui la disposizione impugnata, imponendo un ulteriore contributo di finanza pubblica, comporterebbe la violazione degli artt. 3, 4, 5, 7 e 8 dello statuto della Sardegna, degli artt. 3, 117 e 119 Cost.: si impedirebbe alla Regione di disporre di risorse idonee a finanziare integralmente le funzioni pubbliche a essa attribuite. La Corte dei conti, nel citato giudizio di parificazione, ha evidenziato come il quadro di riferimento finanziario della Regione ricorrente sia stato cristallizzato alle disponibilità del 2005, e, nella requisitoria del Procuratore regionale, ha rinnovato l'auspicio che "le problematiche connesse al regime di compartecipazione al gettito dei tributi erariali siano risolte al più presto". Quanto alle censure relative ai commi 3, 7 e 8 dell'impugnato art. 28, la memoria replica alle argomentazioni dell'Avvocatura generale dello Stato secondo cui tali disposizioni sarebbero legittime, in quanto non entrerebbero nel merito delle modalità di reperimento delle risorse da versare allo Stato e salvaguarderebbero comunque, nell'ambito del patto di stabilità interno, la partecipazione paritetica della Regione alla determinazione dell'obiettivo, in termini di saldi di bilancio, di finanza pubblica. In senso contrario, la difesa regionale osserva che le disposizioni in questione, ponendo vincoli non transitori ma definitivi alla sua autonomia di spesa, senza delineare meccanismi di interlocuzione con il Ministero dell'economia e delle finanze che possano condurre ad una modulazione né del quantum né del quando del contributo ivi previsto, violerebbero l'autonomia finanziaria della Regione. A maggior ragione sussisterebbe il contrasto con l'art. 8 dello statuto della Sardegna, visto che - come riconosciuto dalla sentenza n. 241 del 2012 - nessuna norma dello statuto speciale o di attuazione del medesimo prevede la possibilità di derogare al regime delle compartecipazioni fisse alle entrate tributarie. Nel ribadire le censure nei confronti del comma 11-ter dell'art. 28 impugnato, circa l'avvio di una ridefinizione unilaterale delle regole del patto di stabilità interno, la ricorrente sottolinea come, successivamente all'entrata in vigore di tale disposizione, la disciplina del patto di stabilità sia stata effettivamente modificata dall'art. 32 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2012), e dall'art. 1, commi 428 e seguenti, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), nel senso, tra l'altro, di imporre il rispetto dei limiti derivanti anche dai contributi finanziari imposti dallo Stato; nonché dall'art. 11, comma 5-bis, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64. Dopo aver ricordato di avere impugnato le citate disposizioni di cui alla legge n. 228 del 2012 e al d.l. n. 35 del 2013, la Regione osserva come esse renderebbero ancora più evidente la lesività del censurato art. 28, comma 11-ter, che ha posto un principio metodologico, senza definire i principi che dovrebbero necessariamente ispirare la ridefinizione delle regole del patto di stabilità, con riferimento alla Regione autonoma Sardegna e agli enti locali in essa ricompresi. In particolare, il suddetto comma 11-ter sarebbe costituzionalmente illegittimo, in quanto non menziona principi quali: la necessità di un accordo sui limiti alla spesa della Regione; il rispetto delle quote di compartecipazione ai tributi erariali di cui all'art. 8 dello statuto; la facoltà della Regione di operare quale "camera di compensazione" della capacità di impiego delle risorse da parte degli enti locali del proprio territorio; il dovere per lo Stato di cercare un accordo con la Regione sul contenuto del patto di stabilità, nel rispetto dello statuto e ferma restando la possibilità per lo Stato di fissare unilateralmente un regime transitorio in caso di mancato accordo. Quanto infine alle censure relative all'art. 48, comma 1, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, la ricorrente, ricapitolando i rilievi della difesa erariale e riproponendo, in replica a essi, argomenti già illustrati in precedenza, richiama l'attenzione soprattutto sulla sentenza n. 241 del 2012 di questa Corte. Le disposizioni allora in questione, che riservavano allo Stato per un periodo di cinque anni le maggiori entrate da esse previste, sono state giudicate incompatibili con la disciplina delle compartecipazioni regionali di cui all'art. 8 dello statuto della Sardegna, sul presupposto che non risultino eccezioni poste da norme di rango statutario a tale attribuzione di gettito alla Regione autonoma. 6.6. ( Sempre in prossimità dell'udienza fissata per il 29 gennaio 2014, anche l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato, in data 8 gennaio 2014, una propria memoria, in cui richiama e ribadisce, in replica alle ragioni illustrate dalla ricorrente, le argomentazioni formulate in precedenza.