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Pertanto, credo che le ragioni di contenuto che ho appena illustrato e le ragioni di metodo che si è deciso di seguire nella discussione di questo provvedimento rendano necessari la continuazione della battaglia dell'opposizione durante la discussione plenaria in Aula e anche, successivamente al voto sul provvedimento, nel Paese, perché ci sono cose sulle quali siamo consapevoli di poter contare su un appoggio che va ben oltre la cerchia dei parlamentari che compongono i Gruppi di minoranza in questo Parlamento. Ci possiamo collegare ai mondi che ho citato prima, quello della scuola, quello dei sindaci, quello della cultura, a tutte le persone che ritengono si debba far prevalere la ragionevolezza sull'ideologia e su un approccio demagogico ai problemi. Abbiamo assistito, durante i lavori svolti in Commissione su questo provvedimento, a tre situazioni molto spiacevoli: ci è stato dato pochissimo tempo per preparare i nostri emendamenti, con una forzatura che tutti abbiamo trovato assolutamente infondata e non ragionevole. Si è deciso, in Commissione bilancio, di adottare un ricorso sistematico, improprio e - non esito a dirlo - abusivo all'articolo 81 della Costituzione per far decadere in massa emendamenti ed impedire che su di essi ci fosse una riflessione sufficientemente approfondita fino a costringere tutti i Gruppi di opposizione ad uscire dalla Commissione, così come abbiamo dovuto fare noi quando c'è stata la forzatura in 1 a Commissione sugli emendamenti. Infine, oggi, la decisione del Presidente della 1 a Commissione di troncare inopinatamente il dibattito in Commissione prima che si fosse esaurita la discussione, quando questo decreto-legge ha per scadenza la prossima domenica e, se si fosse voluto, soprattutto alla luce di quanto il nuovo Regolamento del Senato consente alla maggioranza in termini di velocizzazione dei lavori in Assemblea, si sarebbe potuto utilizzare la giornata di oggi e quella di domani, facendo arrivare il provvedimento in tempo utile per l'approvazione prima della sua scadenza. Invece no: si è applicata una sorta di mannaia ai lavori della Commissione; si è voluto strozzare il dibattito; si è voluta dare un'ulteriore prova di protervia e di arroganza. Noi a tutto questo ci opponiamo, non soltanto ai contenuti del provvedimento. Invitiamo tutti a riflettere su come le forzature siano sempre sbagliate e su come, quando non sono necessarie, diventino ancora più sbagliate. Voglio affrontare un ultimo punto. Con il bando periferie non si è creata soltanto incertezza sulle decisioni di investimento dei Comuni, ma si è infranto, a mio avviso, un principio fondamentale dell'ordinamento di qualsiasi democrazia ben funzionante: la continuità dello Stato pur nel mutare e nella discontinuità delle maggioranze. Non si rimettono in discussione fondi già assegnati; non si rimettono in discussione decisioni già prese per seguire un capriccio spartitorio o di altro tipo. Lo Stato non cambia le carte in tavola; se lo Stato cambia le carte in tavola, perde autorevolezza e credibilità, e trasmette ai livelli istituzionali inferiori un segnale di confusione e di mancanza di certezza del diritto che può far soltanto male alle imprese e alle famiglie di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice De Petris e da altri senatori (QP1), dal senatore Marcucci e da altri senatori (QP2), dal senatore Ciriani e da altri senatori (QP3) e dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP4), riferita al disegno di legge n. 717-B. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Discussione del disegno di legge: DDL 717-B Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 717-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati. Ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, il Senato discute e delibera soltanto sulle modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salva la votazione finale dell'articolo unico del disegno di legge di conversione. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori per una serie di fatti che il Gruppo Partito Democratico giudica lesivi dei nostri diritti di parlamentari, nell'ambito della discussione del provvedimento in esame. Desidero farglieli presente, signor Presidente, perché noi li consideriamo molto gravi e preoccupanti, anche nella prospettiva della continuità e del buon esito di questa legislatura. Farò dei riferimenti molto specifici e puntuali, partendo ovviamente da alcune decisioni prese dai Presidenti delle Commissioni competenti, innanzitutto da quello della 1 a Commissione, che è competente rispetto alla materia della proroga termini. Noi abbiamo cominciato i lavori nel pomeriggio di lunedì, signor Presidente, ed in Commissione è stato deciso di fissare i termini per la presentazione degli emendamenti: in maniera incomprensibile, anche da un punto di vista dell'utilità della maggioranza e di capacità di lavoro degli uffici, è stato volontariamente impedito al Partito Democratico di avere tempi sufficienti per affrontare le tante modifiche intervenute alla Camera, quando si è voluto forzatamente fissare un termine molto breve la sera stessa. Dopo c'era la notte e gli uffici non avrebbero lavorato; noi chiedevamo quindi di poter lavorare tutta la notte per preparare i nostri emendamenti. Noi riteniamo che tale comportamento sia lesivo anche, e forse soprattutto, perché non vi era nessuna ragione pratica né politica per addivenire a questa decisione; c'era solo la volontà di impedire al nostro Gruppo, ai nostri uffici, di lavorare con sufficiente tempo alla preparazione degli emendamenti e degli ordini del giorno. (Applausi dal Gruppo PD) . Signor Presidente, mi permetta di dire che dei fatti sono stati financo più gravi di questo, almeno dal nostro punto di vista. Nello specifico lei ricorderà che nell'ultima Conferenza dei Capigruppo è stata sollevata la questione inerente la metodologia e l'approccio tenuto dal Presidente della 5 a Commissione, rispetto alle questioni inerenti l'articolo 81 della Costituzione. La Presidente prese un impegno specifico e ci comunicò di aver provveduto a parlare con il Ministro competente, il ministro Tria, e con il Presidente della Commissione, affinché non si ripetessero quelle situazioni in cui, nel caso specifico di mancanza della relazione tecnica provveduta dal Ministero, si esprimesse parere contrario, ai sensi dell'articolo 81. Mi domando quindi, visto che quei colloqui avevano tale finalità, quali risposte hanno ricevuto, che valore ha la rassicurazione che ci è stata data. Questo perché, signor Presidente, è successo qualcosa di molto peggio: si è arrivati a esprimere parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione a un numero consistente di emendamenti, motivandolo in maniera esplicita con la mancanza della relazione tecnica del Ministero.