[pronunce]

Come risulta dalla sedes materiae, l'art. 34, paragrafo 1, lettera e), della direttiva non riguarda affatto la procedura di amministrazione temporanea - finalizzata a scongiurare il dissesto degli enti creditizi tramite misure di intervento precoce, e corrispondente, in Italia, all'amministrazione straordinaria -, ma la procedura di risoluzione, che è una misura di gestione della crisi, il cui avvio presuppone l'irreversibile degenerazione della situazione aziendale. Con riguardo agli amministratori temporanei, corrispondenti ai nostri commissari straordinari, la direttiva reca una disposizione di segno esattamente opposto. L'art. 29, paragrafo 9, riconosce, infatti, espressamente agli Stati membri la facoltà di «limitare la responsabilità degli amministratori temporanei conformemente al diritto nazionale relativamente ad atti e omissioni nell'esercizio del loro mandato [...]»: ciò, nella evidente prospettiva di "alleggerire" la posizione dei professionisti che assumano il gravoso compito di risanare intermediari "in cattive acque". Andando proprio in questa direzione, il filtro autorizzativo previsto dall'art. 72, comma 9, t.u. bancario non solo non contrasterebbe con la direttiva indicata, ma risulterebbe pienamente conforme al suo spirito. 4.- La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi ha depositato memoria, insistendo per l'accoglimento delle questioni. 4.1.- In replica alle tesi della Banca d'Italia, la Fondazione contesta che il rimettente, con la sua pronuncia, abbia esaurito il potere decisorio. La sentenza del TAR Lazio ha deciso, infatti, sui motivi di ricorso e sui motivi aggiunti intesi a denunciare la violazione di legge, l'eccesso di potere e l'elusione dell'ordinanza cautelare del Consiglio di Stato. Resterebbe, dunque, ancora da decidere sul motivo volto a denunciare l'illegittimità costituzionale dell'art. 72, comma 9, t.u. bancario, in base al quale i provvedimenti impugnati sono stati adottati: ed è in relazione a questo che il rimettente ha sollevato le questioni. 4.2.- Parimente non condivisibile sarebbe l'assunto della Banca d'Italia, secondo cui le presunte limitazioni del sindacato giurisdizionale avrebbero dovuto indurre il TAR rimettente a dubitare della legittimità costituzionale delle norme processuali che non attribuiscono sufficienti poteri al giudice, anziché delle norme sostanziali che attribuiscono determinati poteri all'amministrazione. L'art. 72, comma 9, t.u. bancario, prevedendo l'autorizzazione della Banca d'Italia per l'esercizio dell'azione civile nei confronti dei commissari, configura una condizione dell'azione, per cui è norma processuale, in quanto, solo rimovendo il diniego, il giudizio può proseguire. 4.3.- Riguardo all'altro argomento della Banca d'Italia, per cui le garanzie giurisdizionali sarebbero assicurate dalla facoltà di impugnare il diniego di autorizzazione davanti al giudice amministrativo e dalla possibilità di agire, comunque sia, nei confronti della stessa Banca d'Italia, varrebbe osservare, in senso contrario, che situazioni come quella di specie sono complesse: le azioni di responsabilità coinvolgono una pluralità di soggetti e hanno causae petendi il cui accertamento esula dallo schema del giudizio amministrativo proponibile avverso il decreto di autorizzazione. D'altronde, proprio il fatto che la Banca d'Italia possa essere chiamata a rispondere dell'operato dei commissari porrebbe la stessa in manifesto conflitto di interessi, facendo sì che essa divenga, con il diniego di autorizzazione, «giudice di sé stessa». 4.4.- La norma censurata comprometterebbe, pertanto, i parametri evocati dal giudice a quo, a cominciare dal principio di eguaglianza (art. 3 Cost.) e dal diritto di difesa (art. 24 Cost.), riguardo al quale la giurisprudenza costituzionale ha chiarito come la determinazione di modalità e oneri dell'azione giudiziaria non debba rendere, comunque sia, difficile o impossibile l'esercizio del diritto. 5.- Anche la Banca d'Italia ha depositato memoria, ribadendo e sviluppando le difese già svolte e insistendo nelle conclusioni già formulate.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio dubita della legittimità costituzionale dell'art. 72, comma 9, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), nella parte in cui subordina la proposizione delle azioni civili nei confronti dei commissari straordinari delle banche alla previa autorizzazione della Banca d'Italia. Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata violerebbe l'art. 28 della Costituzione, che prevede la responsabilità diretta dei funzionari e dei dipendenti dello Stato e degli enti pubblici per gli atti compiuti in violazione dei diritti, consentendo alla Banca d'Italia di sottrarre discrezionalmente all'autorità giurisdizionale, mediante il diniego dell'autorizzazione, il giudizio sulla responsabilità dei commissari straordinari da essa stessa nominati. Risulterebbero violati anche gli artt. 47 e 97 Cost., in quanto la "schermatura" dal sindacato giurisdizionale, prefigurata dalla norma denunciata, determinerebbe una irragionevole deresponsabilizzazione dei commissari straordinari, nella delicata materia della tutela del risparmio, e un sensibile affievolimento delle garanzie a cui presidio sono posti i principi di buona amministrazione e di imparzialità. La norma denunciata si porrebbe in contrasto anche con l'art. 3 Cost., introducendo una eccezione al principio di responsabilità per gli atti compiuti in violazione dei diritti non giustificata da ragioni soggettive e oggettive, e tale da determinare una disparità di trattamento rispetto ad altri agenti pubblici che svolgono compiti non meno elevati di quelli dei commissari straordinari delle banche. Il meccanismo autorizzativo violerebbe, ancora, l'art. 24 Cost., determinando una menomazione del diritto di accesso a un giudice terzo e imparziale, ad escludere la quale non sarebbe sufficiente la possibilità di impugnare il diniego dell'autorizzazione davanti al giudice amministrativo, stanti i limiti del sindacato di tale giudice sui provvedimenti espressivi di discrezionalità tecnica; gli artt. 101, 102, 103 e 113 Cost., in quanto consentirebbe una indebita interferenza dell'autorità amministrativa nella sfera giurisdizionale, alla quale soltanto apparterrebbe l'accertamento delle responsabilità civili e la connessa tutela risarcitoria; l'art. 111 Cost., per compromissione della garanzia del giusto processo, inscindibilmente connessa alla pienezza e all'effettività della tutela giurisdizionale; nonché l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, il quale - secondo l'interpretazione della Corte europea dei diritti dell'uomo - garantisce il diritto di accesso a un tribunale, escludendo che possano ammettersi restrizioni che ne compromettano il contenuto essenziale.