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Del resto, con lettera di costituzione del 18 settembre 2019, la Commissione europea ha contestato all'Italia il mancato recepimento della direttiva PIF e, in data 20 novembre 2019, il Governo ha risposto alla Commissione europea segnalando l'inserimento della direttiva tra gli atti normativi europei oggetto di recepimento mediante la legge di delegazione europea 2018. Lo schema di decreto è adottato proprio ai sensi dell'articolo 3 della legge di delegazione europea 2018, che, oltre a rinviare ai principi e criteri fissati in via generale per tutte le direttive dall'articolo 1 della legge, detta alcuni principi e criteri direttivi specifici in relazione alla citata direttiva (UE) 2017/1371. L'articolo 1 della medesima legge rinvia all'articolo 31 della legge n. 234 del 2012 per definire il procedimento per l'esercizio della delega ed individuare il relativo termine, fissato al 2 maggio 2020 in virtù del combinato disposto dei commi 1 e 3 del medesimo articolo 31. Non facendosi osservazioni, il seguito dell'esame è quindi rinviato. AG N. 145 - Schema di decreto ministeriale recante regolamento concernente modifiche al decreto ministeriale 12 agosto 2015, n. 144, recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, ai sensi dell'articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 Doc n. 145 Schema di decreto ministeriale recante regolamento concernente modifiche al decreto ministeriale 12 agosto 2015, n. 144, recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, ai sensi dell'articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Parere al Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2012, n. 247. Esame e rinvio) La relatrice RICCARDI ( M5S ) dichiara che lo schema di decreto ministeriale si compone di 3 articoli ed è volto a modificare la disciplina regolamentare (decreto ministeriale n. 144 del 2015) delle specializzazioni forensi, prevista dall'articolo 9 della legge n. 247 del 2012. L'articolo 1, comma 1, lettere da a ) a f ), reca le modifiche - conseguenti ad alcune sentenze del TAR Lazio, successivamente confermate dalla sentenza n. 5575 del 2017 del Consiglio di Stato - al regolamento di cui al decreto ministeriale n. 144 del 2015. In particolare la lettera a ) sopprime il comma 3 dell'articolo 2, a norma del quale l'avvocato che spende il titolo di specialista senza averlo conseguito, commette illecito disciplinare. Sul punto, il Consiglio di Stato ha rilevato che, a fronte del rinvio operato dall'articolo 3, comma 3, della legge n. 247 del 2012 al codice deontologico, "la norma regolamentare è illegittima se vuole ampliare l'ambito delle fattispecie rilevanti, superflua e illogica se non perplessa, e dunque parimenti da annullare, se intende riportarsi alle previsioni del codice deontologico, specificandole" e quindi introducendo elementi di incertezza sulle conseguenze sanzionatorie dell'indebito utilizzo del titolo. A seguito del giudicato di annullamento della norma da parte del Consiglio di Stato, che produce effetti erga omnes ed ex tunc , non sarebbe a rigore necessario uno specifico intervento regolamentare; tuttavia il Governo ha ritenuto di inserire nello schema di decreto la soppressione esplicita della norma per maggiore chiarezza. Peraltro, giova ricordare che il parere del Consiglio di Stato - reso prima dell'adozione del decreto ministeriale n. 144 del 2015 - definiva la norma sull'illecito disciplinare superflua (in quanto riconducibile a comportamenti sanzionabili disciplinarmente secondo le norme del codice etico), ma anche limitativa (riducendo a semplice illecito disciplinare una fattispecie che appare contigua a talune ipotesi di reato). La lettera b ) sostituisce integralmente l'articolo 3, riformulando compiutamente l'elenco dei settori di specializzazione secondo i criteri, congiuntamente o disgiuntamente applicati, dell'omogeneità disciplinare e della specialità della giurisdizione o del rito. I settori di specializzazione di cui al comma 1 del novellato articolo 3 passano, dai 18 individuati precedentemente, ai 12 seguenti: diritto civile; diritto penale; diritto amministrativo; diritto del lavoro e della previdenza sociale ; diritto tributario, doganale e della fiscalità internazionale; diritto internazionale; diritto dell'Unione europea; diritto dei trasporti e della navigazione; diritto della concorrenza; diritto dell'informazione, della comunicazione digitale e della protezione dei dati personali; diritto bancario e finanziario; diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni; tutela dei diritti umani e protezione internazionale. Gli ambiti di specializzazione di cui alle lettere a ), b ) e c ), che fanno riferimento alla tradizionale tripartizione fra diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo, sono ulteriormente suddivisi in indirizzi corrispondenti a rami del diritto specifici ed omogenei che, come dispone il comma 2 dell'articolo 3, assumono distinto rilievo ai fini dell'ottenimento del titolo di specialista, in quanto il percorso formativo seguito ovvero l'esperienza maturata devono essere relativi ad almeno uno degli indirizzi indicati nei commi 3, 4 e 5 dell'articolo 3. Per l'analisi dettagliata dei singoli settori di specializzazioni rinvia ai commi da 3 a 5 dell'articolo 3 del provvedimento in esame. La nuova formulazione dell'elenco e la conseguente ripartizione in indirizzi si sono resi necessari per superare i rilievi formulati dal Consiglio di Stato, che aveva ritenuto ingiustificata l'articolazione in sotto-settori del solo diritto privato. Riprendendo le censure già evidenziate dal TAR Lazio - secondo cui la suddivisione delle specializzazioni del decreto ministeriale n. 144 del 2015 era palesemente irragionevole ed arbitraria, oltreché illogicamente omissiva di determinate discipline giuridiche - il Consiglio di Stato aveva inoltre stigmatizzato il fatto che non fosse stata introdotta alcuna differenziazione all'interno dei settori del diritto amministrativo e del diritto penale, auspicando una disciplina della materia secondo parametri di effettività, congruità e ragionevolezza. La lettera c ) apporta modifiche all'articolo 6, in tema di colloquio da effettuare di fronte al Consiglio nazionale forense nel caso di domanda per l'ottenimento del titolo di avvocato specialista, fondata sulla comprovata esperienza. In primo luogo, il colloquio non verterà "sulle materie comprese nel settore di specializzazione", come previsto dal decreto ministeriale n. 144, bensì sarà volto all'esposizione ed alla discussione dei titoli presentati e della documentazione prodotta a dimostrazione della comprovata esperienza nei settori e negli indirizzi di specializzazione. In secondo luogo, vengono specificati il ruolo e la composizione della commissione di valutazione incaricata di condurre il colloquio, rafforzandone la posizione di terzietà.