[pronunce]

a) «precisare […] se vi siano effettivamente i presupposti per una decisione nel merito, al cui fine verrebbe in rilievo l'applicazione della norma contestata, o se piuttosto non vi siano i presupposti per definire il giudizio con una sentenza di inammissibilità del ricorso, conseguente alla mancata denuncia di vizi propri relativi alla cartella di pagamento, diversi da quelli proposti avverso l'atto di liquidazione già impugnato e confermato dalla Commissione tributaria»; b) ricollegare le proposte censure alle norme costituzionali asseritamente violate; che, nel merito, con riguardo alla dedotta manifesta infondatezza, la medesima difesa erariale afferma che la disposizione denunciata non víola gli evocati parametri costituzionali, perché: a) valgono, in proposito, le stesse ragioni indicate nelle sentenze della Corte costituzionale n. 198 del 1976 e n. 203 del 1988, con riguardo a questioni analoghe; b) oggetto dell'imposta di registro è, nella specie, una sentenza civile avente efficacia esecutiva e non, come invece erroneamente ritenuto dal rimettente, le «enunciazioni» contenute in detta sentenza; c) la capacità contributiva del contribuente è rispettata dalla possibilità del conguaglio d'imposta o della restituzione del tributo, a séguito della intervenuta definitività dell'atto giudiziario civile soggetto a registrazione; d) «il legislatore ha salvaguardato le situazioni particolari in presenza delle quali la registrazione si possa effettuare a debito»; e) l'intervento manipolativo richiesto dal giudice a quo si sostanzierebbe in un ampliamento del novero delle deroghe all'obbligo di versamento dell'imposta; f) detta disposizione non reintroduce un caso di solve et repete fiscale, dal momento che nella fattispecie l'appello avverso la sentenza civile di primo grado non è condizionato al pagamento dell'imposta di registro sulla medesima sentenza ed anzi è stato di fatto proposto; g) la medesima disposizione non pone difficoltà all'esercizio del diritto di difesa né disconosce il diritto al rimborso del tributo, ove ne ricorrano i presupposti; h) non sussiste disparità di trattamento tra il cittadino che è in grado di pagare l'imposta e quello che non lo è, stante, da un lato, la previsione, in alcune ipotesi, del beneficio della registrazione a debito e, dall'altro, l'applicazione – anche per le spese di registrazione della sentenza – della regola della soccombenza in giudizio; i) si verte, comunque, in un àmbito «rimesso alla discrezionalità del legislatore», senza che sia stato superato «il limite dell'arbitrarietà e dell'irragionevolezza»; l) «costituisce un impedimento vietato dalla legge delega sopra richiamata non qualsiasi onere che faccia carico a chi agisca o resista in giudizio, ma soltanto un vero e proprio ostacolo frapposto alla valida instaurazione del rapporto processuale ed al riconoscimento del diritto o dell'interesse legittimo fatto valere in giudizio», ipotesi questa che non ricorre nella specie. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Latina dubita, in riferimento agli artt. 3, 24, 53 e 76 della Costituzione, della legittimità dell'art. 37 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), «nella parte in cui sottopone ad imposta di registro gli atti dell'autorità giudiziaria anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano ancora impugnabili»; che, ad avviso del giudice rimettente, la disposizione censurata víola l'art. 3 Cost., perché, obbligando la parte a registrare un atto giudiziario le cui enunciazioni non sono definitive, contrasta con il principio di ragionevolezza e crea al contempo una disparità di trattamento sia «tra il cittadino in grado e quello non in grado di pagare preventivamente l'imposta», sia tra la parte del giudizio civile, che deve versare immediatamente l'imposta medesima, e l'amministrazione finanziaria, che procede al rimborso di quanto versato solo al passaggio in giudicato della sentenza; che, sempre secondo il rimettente, la disposizione denunciata víola altresí: a) l'art. 24 della Costituzione, perché reintroduce il principio del solve et repete tributario; b) l'art. 53 della Costituzione, perché lede «il principio di capacità contributiva» imponendo il versamento dell'imposta prima che venga definitivamente in essere il presupposto del tributo di registro; c) l'art. 76 della Costituzione (parametro, peraltro, non esplicitamente indicato), perché, contrariamente a quanto previsto dalla legge di delegazione, crea un impedimento al diritto dei cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi; che la questione è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza nel giudizio a quo; che tale giudizio, in quanto relativo ad una cartella di pagamento per un'imposta principale di registro liquidata con separato avviso notificato al contribuente, può avere ad oggetto solo i vizi propri della cartella medesima, ai sensi dell'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413); che nello stesso giudizio vengono, invece, sollevate questioni di legittimità costituzionale di una disposizione che – nell'assoggettare all'imposta di registro le sentenze civili anche non passate in giudicato – può trovare applicazione solo con riguardo all'atto di imposizione presupposto da tale cartella, e cioè all'avviso di liquidazione oggetto di altro giudizio, già instaurato e deciso dalla medesima Commissione tributaria rimettente; che, non essendo applicabile la norma censurata nel giudizio a quo, deve dichiararsi la manifesta inammissibilità delle questioni prospettate (ex plurimis, ordinanze n. 225 del 2007 e n. 145 del 2006); e ciò a prescindere dalla considerazione che la norma censurata non ostacola l'esercizio del diritto di difesa, perché non limita o condiziona in alcun modo l'impugnazione di atti dell'autorità giudiziaria, e che questa Corte, con la sentenza n. 198 del 1976 e con l'ordinanza n. 203 del 1988, ha espressamente affermato, con riguardo a casi analoghi, che la tassazione di un atto soggetto a registrazione, anche se costituito da sentenza suscettibile di gravame, non contrasta con gli artt. 3 e 53 Cost. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 37 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 53 e 76 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Latina, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 gennaio 2008.