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Agevolazioni fiscali in materia di microcogeneratori. Onorevoli Senatori. -- La microcogenerazione è la produzione combinata di elettricità e di calore da un unico impianto di piccola taglia, spesso identificata dalla sigla inglese MCHP acronimo di microcombined heating and power . La produzione combinata di energia elettrica e calore (cogenerazione) permette un significativo risparmio di energia primaria rispetto alla separata generazione di energia elettrica e calore. È possibile ottenere questo risultato tramite i microcogeneratori, unità cogenerative di potenza elettrica compresa tra 1 e 50 kw. I microcogeneratori si presentano simili per dimensioni a una caldaia a basamento; sono costituiti, nella maggior parte dei casi, da un motore interno a combustione alimentato a metano, GPL o biogas, accoppiato a un alternatore e a un sistema di recupero del calore altrimenti disperso. Le taglie elettriche e termiche dei micro-cogeneratori sono perfettamente idonee a soddisfare le esigenze energetiche di settori diversi: da quello abitativo al pubblico, dal ricettivo alla ristorazione, dal benessere all' healthcare , dall'agroalimentare alla distribuzione, eccetera. La direttiva europea sull'efficienza energetica 2012/27/UE, che ha ripreso e integrato la direttiva europea sulle prestazioni energetiche in edilizia 2010/31/UE, raccomanda lo sviluppo di idonee politiche strutturali a supporto della microcogenerazione che aiutino a realizzare il grande potenziale di risparmio energetico e di emissioni di CO 2 insito nella tecnologia stessa. Il presente disegno di legge propone, in linea con quanto raccomandato dalla citata direttiva europea, l'applicazione delle agevolazioni fiscali previste anche a favore degli impianti di microcogeneratori al fine di incentivarne l'utilizzo. In tal senso il comma 1 dell'articolo unico del presente disegno di legge prevede l'estensione delle agevolazioni fiscali per interventi di efficienza energetica, previste dall'articolo 14, comma 2, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63 (coordinato con la legge di conversione 3 agosto 2013, n. 90, recante: «Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia per la definizione delle procedure d'infrazione avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale»), alle spese sostenute per l'acquisto e la posa in opera di unità di microcogenerazione. Si fa presente altresì, che lo stesso su citato decreto prevede, al comma 1- bis dell'articolo 15, l'opportunità di agevolare ulteriori interventi [...] quali, per esempio: le schermature solari, la microcogenerazione e la microtrigenerazione per il miglioramento dell'efficienza energetica [...], ma che finora solo le schermature solari sono rientrate tra gli interventi per l'efficienza energetica agevolati. Il meccanismo della detrazione fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, attualmente previsto, nel caso di sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione, appare come quello più pertinente per includere ed incoraggiare il ricorso agli impianti di microcogenerazione. Infatti, parimenti a una caldaia a condensazione, gli impianti di microcogenerazione (disponibili nella versione con recupero di calore di condensa) concorrono alla riduzione di energia primaria in modo addirittura più virtuoso considerata la contestuale produzione di energia elettrica. Una moderna caldaia a condensazione (rientrante tra le tecnologie agevolate) grazie alle elevate efficienze, sfrutta al meglio il contenuto calorifico del gas metano producendo tuttavia solo calore, mentre la microcogenerazione, con medesime o superiori efficienze, permette di produrre in aggiunta anche energia elettrica. Se si guarda al rendimento del parco elettrico nazionale italiano per l'anno 2014, si rileva che per la produzione di 20kw elettrici sono necessari circa 48kw di energia primaria e occorrono circa 47kw di energia primaria per ottenerne 42kw di calore (se prodotti tramite una caldaia a condensazione), per un impegno totale di 95kw di energia primaria. Un microcogeneratore per la produzione dei medesimi quantitativi di energia termica ed elettrica necessita di circa 63kw di energia primaria, realizzando una riduzione di circa il 34 per cento di energia primaria rispetto alla generazione separata delle due energie. Si stima, infine, che l'introduzione dei microcogeneratori nel regime agevolato avrebbe un impatto molto limitato sulla finanza pubblica. Ad oggi il mercato italiano assorbe circa 150 unità/anno per un fatturato complessivo stimato in 7 milioni di euro. Ipotizzando che l'agevolazione fiscale possa determinare nel 2017 una crescita del 50 per cento del mercato portando il venduto a 225 unità ed a circa 10,5 milioni di fatturato, l'impatto in termini di detrazioni sarebbe pari a poco più di 6,8 milioni in dieci anni, pari a minori entrate per 680.000 euro per ognuna delle annualità fiscali dal 2017 al 2026. Un recente studio di Althesys (Società specializzata nella ricerca nei settori ambiente e energia) ha inoltre stimato che, qualora l' Ecobonus fosse confermato anche per le annualità 2018-2020, il beneficio netto (differenza tra benefici e costi) per il sistema Paese derivante dalla diffusione della microcogenerazione sarebbe di circa 79 milioni di euro, ovvero ben 1,8 euro per ogni euro di minor gettito fiscale derivante sia dall'estensione della detrazione fiscale al 65 per cento agli impianti di microcogenerazione sia dalle minori imposte incassate a causa della riduzione nei consumi di gas metano. Tra le principali voci di beneficio vi sono il risparmio di energia primaria, che rappresenta di gran lunga quella più consistente, il maggiore gettito fiscale generato dalle attività svolte lungo la catena del valore, che si caratterizza per un'importante presenza di operatori industriali nazionali e non unicamente installatori o distributori di prodotti come nel caso di altre tecnologie, le ricadute ambientali in termini di minori emissioni e le ricadute economiche dirette ed indirette derivanti dallo sviluppo del business e dai benefici sul fronte dell'occupazione. La stima riportata in tale studio non considera nel calcolo del risparmio economico per l'Italia un altro aspetto importante: il contributo della microcogenerazione al contenimento dei valori d'inquinamento previsti dalla direttiva 2008/50/CE (qualità dell'aria-ambiente). Il nostro Paese è infatti oggetto di procedure di infrazione da parte dell'Unione europea per il superamento dei valori limite di PM 10 e biossido di azoto (NO 2 ), procedure che potrebbero comportare pesanti sanzioni economiche. Nel 2015 le emissioni di PM 10 nelle regioni della Pianura Padana (Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna) hanno superato la soglia di 50 μg/m3 per più di 35 volte;