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Ci troviamo di fronte a una melassa indistinta di argomenti distinti e distanti tra di loro, senza omogeneità di materia, che avrebbero meritato tutti un trattamento più approfondito, che avrebbe reso a ciascuno di essi maggiore dignità. Ci troviamo così ad affrontare, invece, in maniera frettolosa e nell'indifferenza generale dell'Assemblea, una serie di argomenti che - lo ribadisco - avrebbero meritato un'attenzione diversa. Questa è l'ennesima mortificazione nei confronti del Parlamento, che noi di Fratelli d'Italia vogliamo denunciare con forza. La prima, quindi, è una severa critica di metodo nei confronti di questo provvedimento. Come dicevo, un solo articolo è riferito alle capienze; gli altri hanno iniziato a spaziare dalle problematiche del Ministero della salute per passare agli uffici centrali del referendum , agli esami di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato durante l'emergenza Covid e, ancora, all'incremento della dotazione del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo (FNPSA), nonché alle disposizioni a tutela della minoranza linguistica slovena in Friuli-Venezia Giulia, per finire con le disposizioni in materia di dati personali. Si tratta di una sorta di mini omnibus , nel quale alle capienze, richiamate soprattutto nel titolo, è stata dedicata un'attenzione veramente minimale. Esaurita questa prima analisi sul metodo del provvedimento, mi limito in questa sede a sollevare alcuni rilievi circa taluni aspetti dell'unico articolo che invece ha ritenuto di affrontare, sotto il profilo dell'emergenza epidemiologica, temi riconducibili alla frequenza di alcuni luoghi pubblici. Va riconosciuto che effettivamente si provvede a un innalzamento dal 50 al 75 per cento della capienza dei posti all'aperto (con riferimento alle zone bianche, perché per quelle gialle sono rimasti altri obblighi), mentre viene mantenuta al 60 per cento nei posti al chiuso. Quelle che sono state introdotte, tuttavia, sono regole che possono essere considerate solo parzialmente accettabili, anche perché sono comunque condizionate - questo ovviamente vale per tutti i contesti della vita pubblica - all'esibizione del green pass. Questo, di fatto, già di per sé ha condizionato fortemente la possibilità di arrivare a ottenere cifre accettabili all'interno dei luoghi che hanno ospitato questo tipo di manifestazioni, che - salvo rare occasioni - hanno permesso il raggiungimento di un tetto di pubblico sufficiente, perché appunto la limitazione del green pass ha inevitabilmente prodotto difficoltà per l'accesso a questi luoghi. Nell'evidenziare alcuni aspetti di questo provvedimento, al di là di quello strettamente legato alle difficoltà dell'economia correlata a questo tipo di avvenimenti, che comunque è stata solo parzialmente riavviata, mi preme sottolineare un intervento collaterale rispetto a quelli collegati alla rimessa in moto dell'economia del mondo dello spettacolo. Mi riferisco, in particolare, alle problematiche del mondo dello sport, che, rispetto ad altri, sconta una peculiarità che non è legata allo sviluppo dell'attività, ma al sistema finanziario che è stato individuato dallo Stato per sorreggerlo. Il provvedimento in esame avrebbe meritato di essere trattato in maniera diversa, se non altro perché alla frequenza degli stadi - e qui mi riferisco allo sport professionistico - sono legati alcuni aspetti collaterali, come dicevo poc'anzi, riconducibili alla possibilità che la macchina finanziaria dello sport, del calcio in particolare, ricada con benefici su tutto il sistema sportivo nazionale. Dico questo perché il nostro sistema sportivo è sempre stato legato fortemente ad alcuni profili mutualistici che hanno messo il calcio al centro dello sport nazionale e che hanno permesso di far ricadere i benefici provenienti dall'attività calcistica su tutto il movimento sportivo nazionale. Questo è accaduto dal dopoguerra ad oggi: addirittura sino al 2000 il mondo del calcio, attraverso il Totocalcio, è riuscito a produrre risorse necessarie per il mantenimento di tutto il mondo dello sport. Dal 2000 in poi, invece, il contributo pubblico è stato agganciato al gettito fiscale prodotto dal mondo del sport, per poi riversare, attraverso contributi, i sostegni necessari al mondo dello sport stesso, fino ad arrivare ai giorni nostri, al 2018, quando la legge di bilancio ha modificato l'ordinamento sportivo nazionale, individuando nel 32 per cento del gettito fiscale prodotto dallo sport il contributo minimo da erogare a favore di tutto l'ordinamento sportivo. Tale misura - quando parliamo del 32 per cento ci riferiamo a un aspetto minimale del gettito fiscale - ha dato la possibilità di superare questa cifra nel corso degli ultimi due anni, che nel 2019 e nel 2020 ha prodotto ritorni molto importanti per il mondo dello sport, al quale altri 200 milioni circa sono stati erogati in funzione del superamento del gettito fiscale. Rimettere dunque in moto l'economia del calcio... (Richiami del Presidente). Signor Presidente, faccio notare che sarò l'unico a intervenire per il mio Gruppo. PRESIDENTE. Senatore Barbaro, in realtà le ho già concesso uno o due minuti in più. In ogni caso, il mio richiamo era soltanto per ricordarle, come di consueto, che manca un minuto alla fine del suo intervento, ma concluda pure tranquillamente. BARBARO (FdI) . La ringrazio. Tornando agli aspetti mutualistici legati al mondo del calcio, ma anche a tutti gli altri sport professionistici, per quello che riguarda l'ingresso negli stadi, volevo segnalare che alla difficoltà sopravvenuta per gli effetti post-pandemici, che hanno generato una crisi finanziaria in tutti i comparti della società civile, in particolare nel mondo dello sport, si aggiunge l'impossibilità di mantenere misure ordinarie che non è stato possibile assicurare attraverso l'afflusso regolare agli stadi e questa misura lo ha confermato. Ci troviamo pertanto di fronte non solo all'impossibilità di riavviare in maniera ordinaria l'attività, ma anche a un provvedimento che di fatto limita nel mondo dello sport l'afflusso ordinario dei contributi che vengono annualmente registrati grazie al gettito fiscale che lo sport genera. Avviandomi davvero a concludere, l'auspicio è che queste considerazioni possano andarsi ad aggiungere a quelle che il nostro Paese dovrebbe riservare al calcio, che infatti è non solo lo sport più importante del Paese, ma anche, come ho detto poc'anzi, la locomotiva che traina tutto il nostro sistema sportivo, che però è oggetto di una disattenzione che passa attraverso altri problemi. Mi riferisco alla legislazione sugli stadi, che è carente e insufficiente, alle agevolazioni fiscali, che non sempre vengono concesse nei confronti delle attività sportive, e al sistema dei diritti televisivi, che è obsoleto e inadeguato rispetto alle esigenze di questo importante settore. Il tutto rende assai poco appetibile il nostro calcio per gli investimenti stranieri, ma soprattutto scarsamente competitivo rispetto alle altre Nazioni europee, che invece proteggono questo importante sport e ne fanno un aspetto centrale nelle proprie dinamiche di crescita, così come di tutte le altre attività sportive. In conclusione, mi auguro che questo provvedimento possa essere propedeutico a una revisione dei criteri attraverso i quali si va a reimmettere linfa all'interno dello sport italiano, aumentandola e riportandola alla misura ordinaria del 100 per cento, pur subordinandola al green pass .