[pronunce]

- gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento agli artt. 14 e 106 TFUE, in quanto secondo il diritto dell'Unione europea l'affidamento in house rappresenta una «eccezione rispetto alla regola generale dell'affidamento a terzi mediante gara», come affermato da questa Corte nella sentenza n. 325 del 2010; 1.2.&#8210; L'art. 4, comma 4, recita: «Nell'ipotesi di affidamento prevista dal comma 3 i bandi di gara prevedono, a pena di nullità, che: a) le condizioni economiche dell'affidamento non possano mutare per tutta la sua durata, rimanendo a carico dell'affidatario anche gli oneri relativi ad eventuali varianti, per qualsiasi causa necessarie, ove funzionali all'espletamento del servizio; b) il contratto di affidamento sia risolto di diritto, ove il servizio venga interrotto per più di quattro giorni e interessi almeno il 2 per cento della popolazione, fermo restando che, ove qualsiasi interruzione anche di diversa natura si protragga per più di un giorno, l'affidatario è tenuto al pagamento di una penale di importo non inferiore ad euro 100.000 e non superiore ad euro 300.000 per giorno di interruzione. Le fideiussioni definitive del contratto di affidamento devono garantire l'ipotesi di pagamento della penale di cui alla presente lettera». Avverso tale previsione il Governo articola tre ordini di censure. 1.2.1.&#8210; Nel porre a carico dell'affidatario ogni variazione economica che possa intervenire nel periodo di affidamento per qualsiasi causa, anche non imputabile al gestore, la disposizione contrasterebbe con il principio, di derivazione comunitaria, di copertura dei costi e di equilibrio economico finanziario della gestione. Ne conseguirebbe la violazione: - degli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento all'art. 14 del TFUE, all'art. 9 e al considerando n. 38 della direttiva 2000/60/CE; - dell'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana; - dell'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost., in riferimento agli artt. 119 e 154, comma l, del d.lgs. n. 152 del 2006, e all'art. 10, commi 11 e 14, del decreto-legge n. 70 del 2011, e agli artt. 2, lettera e), e 3, comma l, lettera c), del d.P.C.m. 20 luglio 2012 (Individuazione delle funzioni dell'Autorità per l'energia elettrica ed gas attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, ai sensi dell'articolo 21, comma 19 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201). 1.2.2.&#8210; La disposizione censurata colliderebbe, in secondo luogo, con l'art. 151 del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale attribuisce all'AEEGSI il compito di definire, nell'ambito della convenzione tipo: «i criteri e le modalità di applicazione delle tariffe determinate dall'ente di governo dell'ambito e del loro aggiornamento annuale, anche con riferimento alle diverse categorie di utenze» (comma 2, lettera e); nonché «le penali, le sanzioni in caso di inadempimento e le condizioni di risoluzione secondo i principi del codice civile» (comma 2, lettera o). 1.2.3.&#8210; Nella parte in cui prevede condizioni per l'affidamento del servizio tramite procedure di evidenza pubblica ulteriori e più rigorose rispetto a quelle previste per l'affidamento in house, la disposizione regionale renderebbe eccessivamente difficile l'organizzazione di un servizio in grado di recuperare efficacemente i costi nel corso di una gestione già di sé molto breve (avente durata massima di nove anni), determinando una disparità di trattamento tra situazioni analoghe. La norma si porrebbe quindi in contrasto con: - l'art. 3, primo comma, Cost., in relazione al principio di eguaglianza e ragionevolezza; - l'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana; - l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in riferimento all'art. 149-bis del d.lgs. n. 152 del 2006; - gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost. 1.3.&#8210; Viene impugnato l'art. 4, comma 7, il quale recita: «Al fine di salvaguardare le forme e le capacità gestionali esistenti, i comuni possono provvedere alla gestione in forma diretta e pubblica del servizio idrico, in forma associata, anche ai sensi dell'articolo 30 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, attraverso la costituzione di sub-ambiti ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera i), composti da più comuni facenti parte dello stesso Ambito territoriale ottimale, che possono provvedere alla gestione unitaria del servizio». Secondo il ricorrente, tale norma presenterebbe profili di illegittimità costituzionale sia in relazione alle modalità di affidamento del servizio, sia in relazione alla frammentazione dell'unicità della gestione nell'ambito. 1.3.1.&#8210; Sotto il primo profilo, contrasterebbe con l'art. 149-bis del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale dispone che l'affidamento del servizio deve avvenire in una delle forme «previste dall'ordinamento europeo», nonché nel rispetto «della normativa nazionale in materia di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica», escludendo la possibilità della gestione diretta del servizio consentita invece dalla norma censurata. Ne risulterebbero violati: - l'art. 117, comma secondo, lettera e), Cost., in riferimento all'art. 149-bis del d.lgs. n. 152 del 2006; - l'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana; - gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento agli artt. 14 e 106 del TFUE. In via consequenziale, il ricorrente sollecita questa Corte a dichiarare, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953 n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), costituzionalmente illegittimo anche l'art. 5, comma 6, della legge regionale impugnata, secondo cui: «[n]elle more dell'espletamento delle procedure di cui all'art. 4, i comuni afferenti ai disciolti Ambiti territoriali ottimali presso i quali non si sia determinata effettivamente l'implementazione sull'intero territorio di pertinenza della gestione unica di cui all'art. 147, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni, con deliberazione motivata da assumere entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono adottare le forme gestionali del comma 7 dell'articolo 4». 1.3.2.&#8210; Sotto altro aspetto, la disposizione impugnata, consentendo la costituzione di sub-ambiti, si porrebbe in contrasto con la legislazione statale - in riferimento agli artt. 147, 149-bis e 172 del d.lgs.