[pronunce]

In particolare, dopo aver osservato che la Giunta ha «ampiamente illustrato» le motivazioni della propria decisione, il Senato sottolinea che la medesima, nel procedere alla verifica del nesso funzionale, ha considerato anche gli «atti parlamentari atipici o addirittura innominati», rinvenendo nelle dichiarazioni del senatore «quel tasso di politicità del comportamento che rappresenta il carattere proprio del mandato parlamentare». La difesa del Senato, nel riportare la giurisprudenza di questa Corte, con la quale si è affermato che l'eventuale carattere diffamatorio delle dichiarazioni rese da un parlamentare non impedisce la riconducibilità delle stesse nella sfera di applicazione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, ribadisce che il senatore ha esercitato «esclusivamente un diritto di critica politica» e richiama, a tal fine, alcune pronunce sia della giurisprudenza ordinaria sia di quella di legittimità. 6. – Con successiva memoria del 9 maggio 2007, la difesa del Senato, oltre a confermare le argomentazioni svolte nella precedente memoria, chiede, in via preliminare, che il conflitto sia dichiarato inammissibile, non avendo il Tribunale ricorrente riportato le dichiarazioni contenute negli articoli pubblicati sul quotidiano “L'Unità”, a firma del senatore.1. – Il conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale civile di Roma investe la deliberazione (Doc. IV – quater, n. 26), con la quale, il 23 marzo 2005, il Senato della Repubblica ha ritenuto insindacabili, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, le dichiarazioni contenute in tre articoli, a firma del senatore, pubblicati sul quotidiano “L'Unità”, il 3 ed il 5 maggio, nonché il 14 luglio 2004 (per i quali è in corso un procedimento civile per risarcimento danni), relativi alla gestione dell'eredità della Marchesa Anna Maria Casati Stampa nei quali, secondo il deputato, erano contenute notizie false finalizzate a diffamare la sua immagine. Secondo il Tribunale ricorrente, il Senato della Repubblica non avrebbe correttamente inteso il concetto di nesso funzionale e, dunque, ai fatti per i quali è in corso il suddetto procedimento non sarebbe applicabile l'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – La difesa del Senato, in prossimità dell'udienza, ha eccepito l'inammissibilità del ricorso, sostenendo che il ricorrente non avrebbe precisato le espressioni del senatore ritenute non riconducibili al disposto di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2.1 – L'eccezione di inammissibilità sollevata dal Senato della Repubblica è fondata. 2.2. – Il Tribunale civile di Roma, nell'atto introduttivo del presente giudizio, ha riprodotto solo alcuni stralci del contenuto testuale delle dichiarazioni rese extra moenia dal senatore interessato: contenuto necessario ai fini dell'accertamento della sussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni del parlamentare e gli eventuali atti tipici. 2.3. – Inoltre, l'autorità giudiziaria ricorrente ha ricostruito il significato delle dichiarazioni del parlamentare attraverso una libera rielaborazione delle stesse, così realizzando «una impropria sovrapposizione tra l'oggettiva rilevanza delle opinioni espresse» dal senatore e «l'interpretazione soggettiva che ne è stata data» dall'autorità giudiziaria, che non consente di cogliere in modo esaustivo l'oggetto del contendere (così, in particolare, sentenza n. 79 del 2005). 2.4. – Le carenze descritte comportano la non autosufficienza dell'atto introduttivo del presente giudizio che si traduce, a norma dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), e dell'art. 26 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, nel difetto di un requisito essenziale del ricorso, che deve essere conseguentemente dichiarato inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Tribunale civile di Roma nei confronti del Senato della Repubblica, indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Maria Rita SAULLE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 3 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA