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I centri dovrebbero essere monitorati a ogni livello ed, in tal senso, le associazioni dei pazienti e le società scientifiche, ovvero le istituzioni pubbliche, gli enti, gli organismi e i soggetti privati che, a vario titolo, hanno posto l'incontinenza come elemento principale o addirittura fondante della loro azione, hanno svolto un ruolo molto importante. La FINCOPP, congiuntamente con la Fondazione italiana continenza (FIC), sin dalla propria costituzione, lottano contro l'incontinenza, ponendo in essere molteplici iniziative. Questi soggetti dovrebbero poter trovare precisa collocazione nei processi di riordino e riqualificazione del sistema di organizzazione dei servizi, in termini di rete dei centri e di monitoraggio del loro funzionamento. Anche le modalità di distribuzione di ausili, presidi e protesi, con la predisposizione di specifici protocolli che disciplinino i princìpi dell'appropriatezza prescrittiva, la fornitura e la distribuzione degli stessi, secondo il piano terapeutico del paziente, dovrebbe avvenire in collaborazione tra le istituzioni pubbliche, le associazioni di pazienti e le società scientifiche, anche nell'ottica di una semplificazione delle procedure burocratiche nel rapporto fra il paziente e la struttura sanitaria. In particolare, in merito alla «rete di centri», importante sarà l'AUDIT effettuato dalle Associazioni dei pazienti, tramite: -- attivazione di un numero verde a chiamata gratuita; -- monitoraggio sull'effettiva operatività della struttura e del personale addetto; -- verifica dei requisiti di qualità organizzativi e prestazionali. Sulla base delle linee guida internazionali e delle esperienze maturate in alcune regioni italiane, dovrebbero essere individuate le caratteristiche che dovrebbero essere possedute dai tre livelli dei centri per la prevenzione, la diagnosi e la cura dell'incontinenza che costituiranno la rete regionale. Va sottolineato che le caratteristiche sotto indicate debbono essere adattate alle realtà ed alle caratteristiche organizzative esistenti in ciascuna regione, fermo restando la struttura ideale di base della rete, organizzata in tre livelli secondo il grado di complessità della patologia. Centri di primo livello Con questa qualifica viene riconosciuto un servizio ambulatoriale di primo riferimento per i medici di medicina generale ed anche per gli specialisti del territorio. Si tratta, essenzialmente, di «ambulatori dedicati» che possono essere collocati sul territorio o in strutture ospedaliere, prossimali alle esigenze dei cittadini. Tali centri devono presentare le seguenti caratteristiche per ottenere un riconoscimento come centro dell'incontinenza: 1. svolgere un'attività di diagnosi e trattamento dell'incontinenza urinaria/fecale in tempi e spazi specificamente dedicati e definiti («Ambulatorio dell'incontinenza»); 2. assicurare al paziente la presa in carico da parte di una figura medica specialistica integrata in un gruppo multidisciplinare e interprofessionale; 3. prevedere, quindi, obbligatoriamente, la presenza (o il collegamento funzionale con) di un medico specialista in urologia, ginecologia e fisiatria per i centri per l'incontinenza urinaria e in chirurgia generale-coloproctologia o fisiatria per i centri per l'incontinenza fecale; nonché la presenza di un infermiere esperto in uro-riabilitazione ed un fisioterapista con competenze specifiche nell'ambito della riabilitazione pelvi-perineale. Laddove l'unico specialista di riferimento sia il ginecologo, ovviamente il centro sarà orientato esclusivamente alla cura dell'incontinenza urinaria femminile. Si sottolinea l'importanza della figura dell'ostetrica per le attività di prevenzione e cura della incontinenza urinaria in gravidanza e nel puerperio; 4. le nuove figure di infermieri, fisioterapisti ed ostetriche che decidono di affrontare questa patologia e lavorare quotidianamente su tali problematiche nei centri dedicati, devono avere una adeguata preparazione, testimoniata dalla frequentazione di corsi ed attività specifiche nell’ambito del programma nazionale di educazione continua in medicina (ECM), tenendo conto che esistono nel nostro Paese scuole nazionali che possono riconoscere la qualifica di figura di: «professionista sanitario della continenza e del pavimento pelvico», con competenze certificate da ente certificatore accreditato, in armonia con le norme UNI/ISO. Agli infermieri, ai fisioterapisti e alle ostetriche che già lavorano in tale ambito con esperienza maturata negli anni viene di diritto riconosciuta tale qualifica, previo accertamento della competenza specifica acquisita sul campo (ON the job) da parte di esperti tecnici e organismi terzi certificati. 5. disponibilità di attrezzature idonee finalizzate all'esame clinico, l'esame urodinamico (per l'I.U.) l'ecografia ano-rettale, la manometria (per l'I.F.) e al trattamento riabilitativo; 6. collegamento diretto ad una struttura urologica o ginecologica (per l'I.U.) o di chirurgia generale-coloproctologia (per l'I.F.) in grado di trattare chirurgicamente i casi non complicati; 7. collegamento ad uno o più centri di secondo livello, i più vicini per area geografica, e ai centri di riferimento regionale di terzo livello per la gestione dei casi più complessi. Centri di secondo livello Questa definizione identifica «Centri mono-specialistici di riferimento» chiamati a dare una risposta all'esigenza di una gestione «specializzata» del problema, ovvero di tutti quei casi che non hanno trovato una soluzione soddisfacente dalla gestione di primo livello. Devono essere dunque strutture in grado di garantire una diagnostica avanzata e terapie chirurgiche «maggiori». In quest'ottica, tali centri possono essere già oggi facilmente riconosciuti nei: 1) centri urologici. Tali centri, individuabili nell'ambito delle varie U.O.A. di urologia, devono essere in grado di affrontare sia a livello diagnostico che terapeutico i casi più complessi di incontinenza urinaria maschile e femminile e delle disfunzioni pelviche. L'individuazione di tali centri deve avvenire sulla base dell'esperienza e competenza, documentate anche dalla tipologia e dal numero di interventi eseguiti (ad esempio impianto di sfintere artificiale). I centri devono essere dotati di almeno due posti letto, funzionali al trattamento di tali casi. 2) Centri ginecologici. Tali centri, individuabili nell'ambito delle varie U.O.A. di ginecologia, devono essere in grado di affrontare i casi di maggiore complessità uro-ginecologica, come quelli secondari a gravi alterazioni della statica dei visceri pelvici, complicanze di pregressa chirurgia e recidive. L'individuazione di tali centri deve avvenire sulla base dell'esperienza e competenza, documentate anche dalla tipologia e dal numero di interventi eseguiti. Occorre inoltre che sia prevista, anche presso questi centri, l'individuazione di almeno due posti letto funzionali al trattamento di tali patologie. 3) Centri di chirurgia colorettale. I centri di secondo livello sono individuabili nell'ambito delle varie U.O.A. di Coloproctologia/Chirurgia generale e devono essere in grado di affrontare i casi di maggiore complessità, come quelli secondari alla presenza di incontinenza fecale associata ad una grave alterazione della statica del tratto ano-rettale.