[resaula]

la donna, dopo aver visto fallire i tentativi di mediazione e dopo una serie di segnalazioni senza esito ai vari presidi e centri di tutela e sussidio, associazioni e forze dell'ordine territoriali, nella vana speranza di un suo recupero o ravvedimento, ha denunciato ad inizio 2017 le continue vessazioni e le condotte pericolose e persecutorie, proseguite pur dopo il suo abbandono della casa familiare; si è però scontrata con l'atteggiamento delle autorità locali, cui si era rivolta chiedendo protezione, che tentavano di dissuaderla dalle sue richieste, minimizzando le azioni provocatorie dell'ex compagno, segnalandole le conseguenze che altrimenti si sarebbero abbattute sulla bambina, qualora non vi avesse rinunciato; nel settembre 2017 la madre è riuscita ad ottenere un provvedimento di allontanamento e protezione, che includeva lei, luoghi e persone frequentate, anche non conviventi, ma non la minore; nel frattempo, l'ex convivente, oltre a sottrarre risorse essenziali a madre e figlia, perpetrava molestie, minacce e stalking , anche in concorso con altri, con il pretesto delle visite alla bambina, che per il resto trascurava completamente; tra le molestie particolarmente pesanti l'ex chiedeva al Tribunale l'allontanamento della bambina e il collocamento o affidamento presso di lui o terzi, basando il tutto su racconti falsi, versioni contraddittorie di fatti e accadimenti, affermazioni diffamatorie nei confronti dell'ex compagna; nonostante l'emanazione di un provvedimento cautelare nei suoi confronti, in quanto riconosciuto "aggressivo e pericoloso, incapace di controllare gli impulsi e di accettare la fine della relazione", in pieno contrasto con tale pronuncia, il giudice prestabiliva il regime di affidamento e collocamento alternato da eseguirsi "nel più breve tempo possibile"; di questo venivano incaricati, senza alcuna previa valutazione di fattibilità, i servizi sociali e consultoriali dell'ambito territoriale del nuovo domicilio dell'ex convivente; questi servizi, tra l'altro sguarniti di idoneo dipartimento per minori e gravati da difetto di competenza sono entrati nella vita della donna e della piccola, stravolgendola e prendendo in rapida successione una quantità decisioni ingiustificate, arbitrarie, esclusivamente finalizzate ad interventi costrittivi sulla bambina affinché accettasse e subisse, contro ogni suo interesse e volontà, la "figura paterna", fino all'estrema e più recente conseguenza dell'allontanamento, insistentemente richiesto "d'urgenza" dall'ex convivente e disposto inaudita altera parte in palese mancanza dei "comprovati presupposti di rischio grave ed imminente", calpestando i suoi diritti fondamentali; con l'intervento dei servizi sociali dall'autunno 2017 è iniziato un vero e proprio calvario di visite, incontri e colloqui lungo oltre 3 anni, al fine di favorire il "riavvicinamento" al padre, ignorando e forzando il diniego e timore della bambina ed imputandolo a un condizionamento materno; dal febbraio 2018, nell'"interesse della minore", il servizio sociale ha ottenuto l'affidamento della piccola per consentirne il prelievo forzato da scuola (1-2 volte la settimana) da parte di un'educatrice per condurla alle visite con il padre, vincendo la riluttanza e il malessere della bambina; gli stessi interventi venivano più volte sospesi, poi ripresi senza approfondirne le motivazioni, dopo più o meno lunghi periodi di silenzio ed inattività dei servizi sociali; inutili, in un procedimento sostanzialmente privo di contraddittorio, le obiezioni ed istanze presentate dalla madre sulla base di innegabili evidenze, che spesso venivano distorte; inizialmente respinta la richiesta di una perizia ed ogni altra domanda di approfondimenti tracciabili; veniva poi improvvisamente disposta una consulenza tecnica d'ufficio, dopo 2 anni dall'inizio del procedimento (novembre-marzo 2018). La consulenza tecnica, disposta su richiesta di una "commissione interservizi", non appariva né appare tuttora del tutto corretta, ma si era conclusa con l'elaborazione di un programma difficilmente praticabile, avulso dalla realtà, e soprattutto che non teneva in nessun conto richieste e osservazioni fatte dalla madre e da un team di esperti da lei proposti; ma l'elemento più grave della relazione e del programma elaborato successivamente è la demolizione della figura materna, che appare al confronto con la figura paterna decisamente negativa, anche in assenza di riscontri oggettivi; ma soprattutto nel programma si prefigura già, nella "malaugurata ipotesi di fallimento", l'allontanamento dalla madre, solo rimandato in attesa di una prima valutazione del programma; l'incidente critico esplode in occasione del compleanno della bambina, che preferisce festeggiarlo con la madre e le sue amiche e si rifiuta di stare con il padre e la nonna; a questo episodio sono seguiti periodi di stop and go con i servizi sociali con una sospensione degli incontri, prolungatasi per 7 mesi, fino a novembre 2019; finché, dopo un ulteriore anno di silenzio da parte del padre, è ricomparsa una quanto mai inattesa istanza urgente della controparte, che sollecitava la ripresa immediata del programma di interventi della consulenza tecnica d'ufficio disposto dal giudice, lamentandone l'interruzione, accusando ancora una volta la madre della bambina e l'inettitudine dei servizi; il comprensibile rifiuto dalla bambina di riprendere, proprio quando si era ristabilizzata dopo mesi di insperata tranquillità, l'incubo dei colloqui con il genitore, che considerava sempre più aggressivo, dava modo all'ex convivente di ricomparire, "fortemente preoccupato" e amareggiato per vedersi escluso dalla vita della bambina; per cui chiedeva l'allontanamento della madre e la collocazione in una casa famiglia o in una comunità; cosa che si è puntualmente verificata e venerdì 8 novembre 2019, in poche ore a totale insaputa della madre, con modalità traumatiche e coattive, la piccola è stata portata via dalle assistenti sociali, con la falsa promessa di una "breve vacanza"; una vacanza forzata che invece si è protratta per molti mesi successivi, producendo un allontanamento forzato sempre più profondo e prolungato, spingendo prima ad un affidamento stabile ai titolari della comunità, per poi pronunciarsi a favore del "padre", ora prevalente e rappresentato come il candidato ideale e più idoneo, malgrado ogni opposta evidenza, tuttora rilevabile ma trascurata dagli "esperti incaricati"; la permanenza in comunità perdura ormai da oltre un anno, contraddicendo la previsione di ridotta temporaneità e dell'immediato rientro della minore, previsto entro poche settimane;