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Modifiche agli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale, in materia di contrasto dell'omofobia, della transfobia e dell'abilismo. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge è volto a estendere alle discriminazioni fondate sull'omofobia e la transfobia le sanzioni penali introdotte dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 (cosiddetta « legge Reale », poi modificata dal decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, cosiddetta « legge Mancino »), che ha reso esecutiva la convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, fatta a New York il 7 marzo 1966, da ultimo trasposte negli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale. L'intenzione è quella di equiparare le manifestazioni di odio fondate sull'omofobia e sulla transfobia a quelle, già riconosciute e punite dal nostro ordinamento, fondate su motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o rivolte contro gli appartenenti alle minoranze linguistiche. In questo modo si potrà finalmente rimuovere l'irrazionale differenza che esiste nel nostro Paese, per esempio, tra l'apporre uno striscione gravemente razzista in uno stadio – il che può, almeno in teoria, configurare una condotta antigiuridica – e l'apporre il medesimo striscione, riportante le medesime parole di dileggio, nei confronti delle persone omosessuali. In questo caso, fino ad oggi, non di reato si tratta, ma di semplice espressione del pensiero, poiché la legge penale non prevede che l'omofobia sia una forma d'odio perseguita dalla legge e posto che in una democrazia, in uno Stato di diritto, tutto ciò che non è vietato è e deve essere permesso. Senza una legge contro l'omofobia e la transfobia, nemmeno l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD) istituito dalle forze di polizia si è dichiarato in grado di tenere una contabilità delle aggressioni, dei pestaggi, delle violenze contro gay , lesbiche, bisessuali e transessuali. Non c'è una legge che qualifichi questi come reati d'odio e non ci sono dunque nemmeno i numeri e la possibilità di monitorare il fenomeno. Il presente disegno di legge riproduce in parte il testo unificato che era stato approvato alla Camera dei deputati XVIII legislatura e che in seguito è stato sottoposto all'esame del Senato, ma non approvato definitivamente. Esso era stato concepito come risposta ormai indifferibile alla terribile scia di episodi di omofobia e transfobia che hanno funestato il nostro Paese negli ultimi anni. Già allora appariva infatti ineludibile il dovere affrontare un problema che da tempo le associazioni a tutela delle persone lesbiche, omosessuali, bisessuali, transessuali e transgenere (LGBTI) denunciano. L'omofobia e la transfobia sono fenomeni non affatto nuovi, ma l'eco mediatica di quanto è accaduto e del crescendo di violenza discriminatoria e basata sull'odio a cui si è dovuto assistere ha destato l'attenzione sociale e della classe politica. Nella violenza e nella discriminazione di stampo omofobico e transfobico, la peculiarità dell'orientamento sessuale della vittima, ossia l'essere omosessuale oppure l'essere transessuale (così come l'essere donna, per fare un esempio, nella violenza sessuale contro queste ultime), non è neutrale rispetto al reato, del quale costituisce il fondamento, la motivazione e, in senso tecnico, il movente, né è neutrale rispetto ad essi l'autore del reato stesso, che si trova in uno stato soggettivo di disprezzo o di odio nei riguardi della vittima. L'associazione Amnesty International , con l'indagine « Gli italiani e le discriminazioni », realizzata in collaborazione con la Doxa, spiega cosa pensa il Paese dell'incidenza di questi fenomeni in Italia e nel mondo. L'indagine è basata su uno studio realizzato su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta (tra 18 e 70 anni) e ha fatto emergere dati non proprio incoraggianti su queste forme di discriminazione. Il 61,3 per cento dei cittadini di età compresa tra 18 e 74 anni, infatti, ritiene che in Italia gli omosessuali siano molto o abbastanza discriminati. D'altronde è stato oggetto di insulti e umiliazioni il 35,5 per cento della popolazione LGBTI contro il 25,8 per cento degli eterosessuali. In generale, il 40,3 per cento delle persone LGBTI asserisce di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24 per cento a scuola o nell'università mentre il 22 per cento sul posto di lavoro. La consapevolezza c'è, ma anche un evidente retaggio culturale che continua a operare in direzione opposta. Questo, infatti, è il Paese dove il 55,9 per cento degli intervistati si dichiara d'accordo con l'affermazione: « se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati », mentre il 29,7 per cento dice che « la cosa migliore per un omosessuale è non dire agli altri di esserlo ». Anche il quadro che è emerso dall'edizione 2018 di Rainbow Europe , l'indice elaborato dall'ILGA, una delle più importanti organizzazioni non governative per i diritti umani dei soggetti LGBTI, che classifica gli Stati in base al loro sistema legislativo e alle politiche adottate per garantire eguaglianza e parità di diritti, non appare particolarmente roseo: il progresso verso l'eguaglianza e la parità di diritti per le persone LGBTI, in termini percentuali, rimarrebbe in Italia a poco meno del 27 per cento, che vale al nostro Paese il trentaduesimo posto su 49 Stati europei. Ma il quadro resta critico in tutto il mondo: sono ancora più di 70 gli Stati nei quali l'omosessualità è reato, e 13 quelli dove è prevista la pena di morte per rapporti consensuali con persone dello stesso sesso (6 quelli in cui viene di fatto applicata). L'Italia è uno dei pochi Paesi nel contesto occidentale, insieme alla Russia, alla Turchia e a pochi altri, che non prevede l'orientamento sessuale e l'identità di genere tra le aggravanti specifiche nelle leggi sui crimini d'odio e il cosiddetto hate speech . Si ritiene che, per contrastare i reati motivati da stigma sessuale, in particolar modo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, sia più efficace, rispetto alla mera introduzione di una circostanza aggravante, prevedere l'estensione dei reati puniti dalla legge Reale-Mancino e, ora, dagli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale anche alle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere della vittima, come previsto in numerose proposte di legge già presentate in Parlamento nelle precedenti legislature. Si è sostenuto che l'estensione di tale fattispecie penale potrebbe condurre alla condanna tanto della madre che suggerisse alla figlia di non sposare un bisessuale, quanto del padre che decidesse di non affittare una casa di sua proprietà al figlio che volesse andare a vivere nell'immobile con il proprio compagno.