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Disposizioni in materia di tutela degli animali. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge nasce dall'esigenza di integrare le disposizioni vigenti in materia di animali, « in primis » superando la vecchia concezione civilistica secondo cui gli animali sarebbero qualificabili come cose mobili e riconoscendo loro lo status di esseri senzienti, e prevedendo anche una serie di disposizioni normative che meglio si adattano al comune sentire dell'opinione pubblica contemporanea, che mal tollera il loro maltrattamento ed è invece sempre più attenta alla tutela dei loro diritti. Il disegno di legge si divide in due parti. Nella prima parte (articolo 1), mediante l'introduzione di un nuovo titolo XIV- bis (rubricato « Degli animali ») all'interno del codice civile, si intende, innanzitutto, riconoscere agli animali lo status di esseri senzienti, garantendo e tutelando il loro diritto alla vita, alla salute e a condurre un'esistenza dignitosa e compatibile con le loro caratteristiche etologiche. La detenzione e l'impiego degli animali, a qualsiasi titolo, deve avvenire sempre nel rispetto di tali diritti. Sempre nella prima parte si introducono poi disposizioni relative all'affidamento dell'animale in caso di separazione dei coniugi, prevedendo che il giudice che decide sulla separazione decida anche sull'affidamento dell'animale, potendo anche optare per l'affidamento in via condivisa; all'accesso degli animali da compagnia nei locali pubblici e privati e sui mezzi di trasporto pubblico; al divieto di vendita nei negozi e su internet degli animali da compagnia; al divieto di utilizzo di animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti. Il disegno di legge poi, al fine di risparmiare agli animali inutili sofferenze, all'articolo 2 prevede l'obbligo di abbattimento previo stordimento, nonché il divieto di triturazione dei pulcini e il divieto di vendita e somministrazione di fegato grasso di anatre e di oche prodotto mediante ingozzamento. Inoltre, qualifica come reato di maltrattamento di animali, ai sensi dell'articolo 544- ter del codice penale, il debeccamento dei pulcini, la decornazione e la castrazione dei suinetti, nonché qualsiasi altra forma di mutilazione di specie animali non necessaria e effettuata senza anestesia. In caso di violazione, si applicano le pene previste dagli articoli 544- bis e 544- ter del codice penale, come ulteriormente inasprite dal presente disegno di legge. La seconda parte del disegno di legge va incontro alla necessità di porre in essere un inasprimento del quadro sanzionatorio previsto dal nostro ordinamento in caso di delitti contro gli animali. Si prevede, innanzitutto, un innalzamento dei minimi e dei massimi edittali, nonché degli importi minimi e massimi delle multe previsti per i reati di cui al titolo IX- bis del codice penale, stabilendo, al contempo, che la pena pecuniaria, qualora prevista come alternativa a quella detentiva, sia invece congiunta ad essa. In secondo luogo, si intende dare una risposta al crescente fenomeno della diffusione in rete di immagini e materiale audiovisivo contenente violenze sugli animali. L'abuso dei social network per « condividere » post di crimini di ogni tipo, spesso da parte degli stessi autori dei delitti, pone innegabili problemi di natura giuridica, oltre che sociale e culturale. Si tratta dei cosiddetti reati informatici « in senso ampio », che vanno al di là cioè dei classici reati di natura informatica (quali, ad esempio, le frodi informatiche o gli accessi illegali ai sistemi informatici) e che necessitano di un intervento da parte del legislatore, finalizzato ad un inquadramento giuridico del fenomeno e alla definizione del relativo quadro sanzionatorio, anche alla luce della gravità degli effetti di tali condotte, soprattutto in termini di emulazione. Stando a quanto emerge dal Rapporto zoomafia 2022, « Crimini e animali », redatto dall'Osservatorio zoomafia della Lega antivivisezione, si evince che nel 2021 il reato più contestato è stato quello di uccisione di animali (articolo 544- bis del codice penale), con 2624 procedimenti, pari al 34,90 per cento dei procedimenti per crimini contro gli animali registrati presso le 118 procure che hanno fornito i dati. Per il secondo anno consecutivo, il reato di uccisione di animali si posiziona al primo posto superando quello di maltrattamento di animali. Ma il vero allarme, un vero affare per la criminalità, sono i combattimenti clandestini, con migliaia di vittime ogni anno: troppi sono i cani ritrovati con ferite da morsi, se non addirittura morti con cicatrici riconducibili alle lotte, tanti i sequestri di allevamenti di cani da lotta e sempre più diffusi i profili social e le pagine segrete sul web che contengono materiale audio-video di combattimenti tra cani, pitbull soprattutto. Ma i cani non sono le uniche vittime. Oltre alle corse clandestine tra cavalli, si riscontrano addirittura casi di combattimenti tra galli, se non addirittura tra specie differenti, primi fra tutti cani e cinghiali. Esiste una vera e propria rete transnazionale, facilitata dall'utilizzo di strumenti informatici e di una piattaforma con gergo e parole criptate, che organizza ring clandestini e scommesse da migliaia di euro. Allo scopo di aumentarne l'aggressività, i cani sono sottoposti a diete rigide, isolamento, maltrattamenti, vessazioni fisiche e continua tensione psichica, oltreché alla somministrazione di sostanze stupefacenti e vietate. Secondo la Lega antivivisezione, il fenomeno è in costante crescita: +5-10 per cento di denunce all'anno nell'ultimo biennio, con un « fatturato » che ammonta all'incirca a 3 miliardi di euro in tutta Europa. Nonostante, quindi, l'apparente diffusione di una maggiore sensibilità sociale nei confronti degli animali e il conseguente proliferare, nel corso degli anni, di disposizioni normative nazionali, europee ed internazionali finalizzate alla protezione della loro vita e della loro salute, i risultati finora ottenuti sono ancora del tutto insufficienti, oltreché poco incoraggianti: percosse, incuria grave, mutilazioni, avvelenamenti, prigionia, impiccagioni, abusi di ogni genere nei confronti di animali, anche a sfondo sessuale, sono ormai all'ordine del giorno. Basta leggere un qualsiasi quotidiano locale o nazionale o navigare in internet per ritrovarvi racconti strazianti di morti, maltrattamenti e sevizie subite da cani, gatti e animali di ogni specie e razza, inflitti dall'uomo spesso senza alcun motivo e con estrema e ingiustificata crudeltà. Risale a non molto tempo fa la notizia di un sessantacinquenne accusato di aver ucciso brutalmente un cane meticcio di tre anni, dopo avergli legato al collo un filo di nylon e averlo appeso ad un arbusto. L'uomo è stato denunciato dai Carabinieri, allertati dagli abitanti del posto, che sono stati costretti ad assistere ad una scena a dir poco agghiacciante. Eppure, in un caso analogo, il giudice monocratico del tribunale di Paola aveva emesso, nel 2017, una sentenza che, secondo gli animalisti, è da definirsi « storica ».