[pronunce]

E ciò in quanto il regolamento (CE) della Commissione n. 889/2008 del 5 settembre 2008 - recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, per quanto riguarda la produzione biologica, l'etichettatura e i controlli - prevede in capo agli Stati membri precisi "obblighi informativi" (in particolare, agli artt. 93 e 94), tra i quali rientra quello della pubblicazione delle informazioni, anche mediante sistemi informatici, relative agli elenchi aggiornati degli operatori biologici. A parere dell'Avvocatura generale dello Stato, verrebbe sì in rilievo la materia agricoltura, rientrante nell'ambito della competenza residuale delle Regioni in base all'art. 117, quarto comma, Cost., ma si intersecherebbe con materie appartenenti alla competenza esclusiva dello Stato, in base all'art. 117, secondo comma, lettere a) ed s), Cost. In base, poi, al riparto di competenze tra Stato e Regioni e al principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost., la disposizione censurata prevederebbe sia il mantenimento dei sistemi informativi regionali, sia una fase di cooperazione nel flusso delle informazioni tra questi ultimi e il SIB, sia il coinvolgimento delle Regioni in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni. La previsione di una surrogazione del sistema informatico statale nel caso di mancata intesa fra le parti sarebbe, poi, giustificata dalla particolare posizione attribuita allo Stato per garantire l'unità giuridica ed economica dell'ordinamento generale della Repubblica (artt. 5 e 120 Cost.) in materie di rilevante interesse nazionale, che richiedono una disciplina uniforme nel rispetto degli obblighi posti a livello comunitario. Sarebbe, quindi, priva di fondamento anche la censura con la quale si lamenta che l'eventuale surrogazione del sistema informativo statale a quelli regionali violerebbe, oltre all'art. 117, quarto comma, Cost., anche gli artt. 97 e 118 Cost., senza ragioni sostanziali che giustifichino tale scelta. Ed anzi, proprio sulla base di quest'ultimo articolo, la norma impugnata attribuirebbe per sussidiarietà al sistema informativo statale le funzioni finalizzate a garantire l'esecuzione degli impegni assunti verso l'Unione europea, allo scopo di assicurare, per l'ipotesi in cui non siano adeguatamente ed efficacemente esercitate le funzioni a livello regionale sulla trasmissione dei dati informatici, l'esercizio a carattere unitario richiesto dalla citata normativa europea. Infondata sarebbe anche la censura relativa alle presunte maggiori spese derivanti dal passaggio da un sistema informativo ad un altro, in quanto la norma impugnata non prevederebbe affatto l'eliminazione dei sistemi informatici regionali e, di conseguenza, non si profilerebbe la sussistenza di danni economici per il passaggio da un sistema informativo ad un altro, non essendo le Regioni obbligate a detto passaggio. Quanto alla pretesa lesione del principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost., viene infine ricordato che l'intesa rappresenterebbe, tra gli strumenti attuativi del consenso, l'espressione più rilevante e paradigmatica della collaborazione fra Stato e Regioni. 2.2.- Infondata sarebbe anche la seconda questione promossa dalla Regione Veneto relativa all'art. 15, commi 1, 2, lettera d), e 5 della legge n. 154 del 2016, perché il modello organizzativo omogeneo previsto per i sistemi di organismi pagatori regionali non sarebbe una previsione incondizionata, a sé stante, ma andrebbe letta nel quadro delle disposizioni precedenti (affermazione del principio di sussidiarietà) e seguenti (riorganizzazione tesa a garantire l'efficienza di erogazione dei servizi e del sistema dei pagamenti) e non contrasterebbe con il principio della riduzione dei costi pubblici. Con riferimento alla censurata disciplina del modello di coordinamento degli organismi pagatori a livello regionale recante un "modello organizzativo omogeneo per gli organismi pagatori regionali", viene sottolineato che la normativa dell'Unione europea prevede che, per ottenere il riconoscimento dall'Autorità competente dello Stato membro, gli Organismi pagatori devono essere Servizi od Organismi che dispongono di una struttura organizzativa in grado di soddisfare i requisiti di cui all'allegato I del regolamento (CE) 11 marzo 2014, n. 907/2014 - recante regolamento delegato della Commissione che integra il regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli organismi pagatori e altri organismi, la gestione finanziaria, la liquidazione dei conti, le cauzioni e l'uso dell'euro -, ai fini dello svolgimento delle funzioni connesse alla gestione ed al controllo delle spese del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), senza specificare la natura di tale struttura e demandando al sistema amministrativo dei singoli Stati membri. La disposizione in esame risulterebbe in linea con l'osservanza del principio di sussidiarietà contenuto nell'art. 118 Cost. Viene, inoltre, rammentata la previsione contenuta nell'art. 7, paragrafo 4, del regolamento (CE) 17 dicembre 2013, n. 1306/2013 - recante regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 352/78, (CE) n. 165/94, (CE) n. 2799/98, (CE) n. 814/2000, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 485/2008 -, relativa alla necessaria designazione da parte degli Stati membri, qualora siano riconosciuti più organismi pagatori, di un "organismo di coordinamento". Il censurato art. 15, nel fissare i criteri e i princìpi da osservare nell'esercizio della delega, dispone che la riorganizzazione dell'AGEA, alla quale sono attribuite, tra le altre, le attività a carattere tecnico-operativo relative al coordinamento degli organismi pagatori a livello regionale, deve avvenire, appunto, anche mediante il "coordinamento degli organismi pagatori a livello regionale", tenuto conto dei summenzionati impegni assunti a livello europeo. L'AGEA agisce, pertanto, come unico rappresentante dello Stato italiano nei confronti della Commissione per tutte le questioni relative al FEAGA e al FEASR ed è responsabile nei confronti dell'Unione europea degli adempimenti connessi alla gestione degli aiuti derivanti dalla Politica agricola comune (PAC), nonché degli interventi sul mercato e sulle strutture del settore agricolo, finanziati dal FEAGA e dal FEASR. Viene quindi sottolineato dall'Avvocatura generale dello Stato che la ratio del censurato art. 15, comma 2, lettera d), sarebbe pienamente rispondente al conseguimento dell'armonizzazione tra la potestà organizzativa regionale e la normativa nazionale di settore, oltre che in linea con gli obblighi discendenti dal citato regolamento.