[massime]

Matrimonio - Divorzio - Indennità di fine rapporto di lavoro - Percentuale (40%) spettante all'altro ex coniuge - Criteri di riferimento: durata del matrimonio e non della convivenza - Denunciata violazione dei principi di uguaglianza e di ragionevolezza, nonché di eguaglianza morale e giuridica dei coniugi - Asserita lesione dei principi dettati a tutela dei lavoratori dipendenti e del risparmio - Prospettazione di profili tra loro alternativi e con argomentazioni reciprocamente contraddittorie - Carenza di motivazione sulla non manifesta infondatezza - Mancata formulazione di un petitum preciso e specifico - Manifesta inammissibilità della questione.. È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12- bis della legge 1 dicembre 1970, n. 898, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 29, 38 e 47 della Costituzione, stante la concorrenza di più motivi di inammissibilità. Innanzitutto, il rimettente ha prospettato profili della questione tra loro alternativi e con motivazione contraddittorie, con la conseguenza che un eventuale accoglimento della questione sotto un profilo implicherebbe il rigetto dall'altro. L'ordinanza di rimessione, poi, appare carente nella motivazione sulla non manifesta infondatezza della questione (in riferimento alle nuove "ragioni" che sussisterebbero per un ulteriore scrutinio di costituzionalità rispetto a quello di cui alla sentenza n. 23/1991). Infine, la questione difetta della formulazione di un petitum preciso e specifico (restando indeterminato se il rimettente chieda alla Corte di eliminare in radice la previsione del diritto dell' ex coniuge alla quota del t.f.r. o, piuttosto, una pronuncia che tenda ad attribuire al giudice del merito il potere di valutare le circostanze rilevanti nel caso di specie).