[pronunce]

Secondo l'Avvocatura, la norma di interpretazione autentica in questione viene a torto sospettata di illegittimità costituzionale perché si limita a confermare, quale disposizione con effettivo contenuto di interpretazione autentica, la ratio legis già espressa dal legislatore nella legge n. 223 del 1991 citata. Essa si è resa necessaria proprio a seguito dell'indirizzo giurisprudenziale espresso nelle sopra richiamate sentenze della Corte di cassazione, in cui si è affermato che, con il versamento all'INPS della "quota di contribuzione", prevista per gli apprendisti, il datore di lavoro che abbia assunto lavoratori in mobilità con contratto a tempo determinato ha assolto l'obbligo contributivo anche nei confronti dell'INAIL. In realtà - osserva l'Avvocatura - già alla stregua della norma autenticamente interpretata era possibile ritenere inapplicabile ai premi dovuti all'INAIL il beneficio contributivo previsto dal secondo comma dell'art. 8 citato, in quanto il complessivo equilibrio finanziario della legge n. 223 del 1991 era definito esclusivamente con riferimento all'ambito delle assicurazioni sociali gestite dall'INPS. Ciò anche in considerazione del fatto che il successivo ottavo comma dello stesso art. 8 contiene uno specifico rinvio all'art. 37 della legge n. 88 del 1989, concernente la gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali dell'INPS. Inoltre - osserva ancora l'Avvocatura con specifico riferimento alla lamentata violazione del principio di ragionevolezza da parte della norma interpretativa - non sussiste alcun rischio, paventato dal Tribunale rimettente, di doppia contribuzione in caso di assunzione di lavoratori in mobilità atteso che, ai sensi dell'art. 22 della legge 19 gennaio 1955, n. 25, il versamento all'INPS del contributo dovuto per gli apprendisti può essere fatto al netto della quota INAIL, sicché residua solo l'ordinario premio dovuto all'INAIL come per tutti gli altri lavoratori. 5. Con ordinanza del 28 gennaio 2002, il Tribunale di Taranto - in un'analoga fattispecie avente ad oggetto l'assolvimento dell'obbligo contributivo nei confronti dell'INAIL - ha sollevato la medesima questione di legittimità costituzionale della stessa disposizione censurata e in riferimento agli stessi parametri, svolgendo argomentazioni analoghe a quelle contenute nella prima ordinanza di rimessione. 6. Si è costituito l'INAIL ed ha parimenti concluso per la manifesta infondatezza della questione. La difesa dell'Istituto ha ulteriormente osservato che, anche in presenza di un indirizzo conforme della Corte di cassazione, il legislatore può precisare il significato di disposizioni legislative purché la scelta imposta dalla legge rientri tra le possibili varianti di senso del testo originario. Nella fattispecie - sostiene la difesa dell'INAIL - non è vero che non vi fosse alcun dubbio interpretativo, tant'è che gli organi vigilanti dell'Istituto avevano dato una interpretazione, poi trasfusa in una circolare (n. 24 del 4 maggio 1992), diversa da quella accolta dalla giurisprudenza di legittimità. La disposizione censurata presenta quindi l'effettiva natura di norma di interpretazione autentica. 7. È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ed ha concluso per l'infondatezza della questione di costituzionalità, ribadendo le argomentazioni già svolte in riferimento alla prima ordinanza di rimessione. 8. Con ordinanza del 25 luglio 2002, la Corte di Cassazione - in un giudizio avente ad oggetto l'assolvimento dell'obbligo contributivo nei confronti dell'INAIL ed in particolare l'esatta interpretazione della disposizione poi censurata - ha sollevato questione di legittimità costituzionale della stessa disposizione, ma con riferimento al solo art. 3, primo comma, della Costituzione. La Corte rimettente - nel sottolineare che la norma impugnata fornisce una interpretazione del citato art. 8 della legge n. 223 del 1991 che non era tra quelle accolte in sede giurisdizionale - pone in rilievo che la norma interpretativa è intervenuta su una applicazione incontroversa della norma interpretata; circostanza questa che costituisce un elemento rilevatore della violazione del principio di ragionevolezza. Secondo la Corte rimettente, sarebbe poi stato vulnerato l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica; principio questo che, quale elemento essenziale dello Stato di diritto, non può essere leso da norme con effetti retroattivi che incidano irragionevolmente su situazioni regolate da una disciplina legislativa precedente, pacificamente intesa. Quindi - osserva la Corte rimettente - l'intervento del legislatore che ha escluso dai benefici della contribuzione ridotta i premi dovuti all'INAIL, ha avuto la conseguenza di porre a carico dei datori di lavoro, con effetto retroattivo, maggiori oneri contributivi non previsti, né prevedibili - sulla base del diritto vivente all'epoca - nei rispettivi piani di investimento o di produzione, con possibili distorsioni sul versante della concorrenza, rispetto ad altri datori di lavoro che - pur stipulando, nei medesimi periodi, contratti di lavoro a termine con lavoratori già iscritti nelle liste di mobilità - abbiano avuto la definizione della vertenza contributiva con l'Istituto prima dell'approvazione e dell'entrata in vigore della nuova legge. Né la finalità della contrazione della spesa pubblica, sottesa alla disposizione in esame, costituisce ragione sufficiente - secondo la Corte rimettente - a giustificare le prospettate violazioni dei suddetti principi costituzionali. 9. Anche in questo giudizio si è costituito l'INAIL, concludendo per l'infondatezza della questione.1. La Corte di cassazione, il Tribunale di Taranto ed il Tribunale di Alessandria hanno sollevato, in riferimento all'art. 3, primo comma, della Costituzione, questione incidentale di legittimità costituzionale dell'art. 68, comma 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), che ha interpretato autenticamente l'art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro e altre disposizioni in materia di mercato del lavoro). Questa norma, nel quadro di misure dirette a favorire il reimpiego dei lavoratori collocati in mobilità, o assoggettati a procedura di mobilità, prevedeva la possibilità della loro assunzione mediante contratti a termine, con il beneficio di una contribuzione ridotta: in particolare, nell'ultimo periodo del secondo comma, prevedeva che &laquo;la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è pari a quella prevista per gli apprendisti dalla legge 19 gennaio 1955, n. 25&raquo;. Secondo la norma impugnata &laquo;l' art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, si interpreta nel senso che il beneficio contributivo ivi previsto non si applica ai premi INAIL&raquo;.