[pronunce]

L'adozione del calendario venatorio con legge regionale pregiudicherebbe la verifica affidata all'ISPRA sullo stato delle specie interessate, trasformandola in una sorta di controllo preventivo di legittimità, svolto da un organo tecnico dello Stato su una asserita competenza legislativa della Regione: configurazione, questa, avulsa dal vigente assetto delle competenze legislative tra Stato e Regione delineato dalla Costituzione. 2.- Si è costituita la Regione Marche, chiedendo che le questioni siano dichiarate non fondate. Ad avviso della Regione, è ben vero che l'art. 22, comma 1, della legge reg. n. 15 del 2011 introduce delle deroghe al cosiddetto principio di esclusività delle forme di esercizio venatorio, stabilito dall'art. 12, comma 5, della legge statale n. 157 del 1992 e ribadito dall'art. 27, comma 3, della legge reg. n. 7 del 1995. L'ambito di operatività di tali deroghe risulterebbe, tuttavia, talmente circoscritto da rimanere privo di qualsiasi incidenza sulla tutela dell'ambiente e, in particolare, sugli standard di protezione della fauna selvatica stabiliti dal legislatore nazionale. Il neointrodotto comma 5-bis dell'art. 27 della legge reg. n. 7 del 1995 si limita, infatti, a consentire l'esercizio venatorio da appostamento fisso - «per evidenti ragioni legate proprio all'età avanzata» - a coloro che siano già abilitati a tutte le forme di caccia ricomprese nella fattispecie residuale di cui alla lettera c) del comma 3 del medesimo art. 27 e al comma 5 dell'art. 12 della legge statale n. 157 del 1992. La disposizione del successivo comma 5-ter avrebbe una portata ancora più ridotta, limitandosi ad assimilare alla forma di caccia da appostamento fisso quella da «appostamento temporaneo costituito da riparo artificiale mobile, inteso come telaio e copertura in tessuto». La Regione si sarebbe, dunque, limitata a disciplinare aspetti concreti dell'attività venatoria, spettanti alla propria potestà legislativa residuale in materia di caccia, senza incidere sulla competenza statale in materia di ambiente ed ecosistema. Parimenti non fondata sarebbe la questione di legittimità costituzionale concernente l'art. 26, comma 1, della legge reg. Marche n. 15 del 2011, la quale si baserebbe su una erronea interpretazione della normativa di riferimento. Quanto alla censurata possibilità di adottare un calendario venatorio con efficacia triennale, essa costituirebbe anzitutto una mera facoltà per la Regione, che potrebbe comunque adottarne uno annuale, come inequivocamente si desume dal tenore letterale della stessa norma denunciata (secondo la quale il calendario venatorio «ha validità minima annuale e massima triennale»). L'opzione per il calendario triennale non contrasterebbe, in ogni caso, con il disposto dell'art. 18 della legge statale n. 157 del 1992, che si limita a prescrivere che il calendario riguardi «l'intera annata venatoria», senza affatto stabilire che esso debba avere fin dall'origine una efficacia soltanto annuale; inoltre, anche nel più esteso arco temporale, detto calendario potrebbe essere sempre modificato o aggiornato in considerazione dei mutamenti ambientali e faunistici intervenuti medio tempore. Se a ciò si aggiunge l'esplicito riferimento operato dalla norma censurata ai poteri consultivi dell'OFR e soprattutto dell'ISPRA, diverrebbe difficile comprendere in qual modo la previsione di un calendario venatorio su base triennale possa impedire - così come sostenuto dal ricorrente - il richiesto monitoraggio delle condizioni ambientali da parte del suddetto Istituto. Con riguardo, infine, alla censura attinente all'approvazione del calendario venatorio con legge, la Regione evidenzia come la norma impugnata non preveda affatto tale forma di approvazione, ma si limiti a stabilire che il calendario è approvato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta. La semplice previsione della competenza consiliare non potrebbe essere intesa come equivalente all'imposizione della forma legislativa: ciò, tanto più alla luce della modifica che il testo della disposizione censurata ha subito nel passaggio tra la proposta di legge della Giunta (art. 24 della proposta di legge n. 21 presentata il 13 luglio 2010) - ove si prevedeva, in effetti, esplicitamente che l'approvazione dovesse avvenire con legge regionale - e la riformulazione operata dalla terza Commissione permanente nella seduta del 18 maggio 2011, corrispondente alla disposizione poi approvata dall'Assemblea legislativa. D'altronde, anche qualora la disposizione impugnata dovesse intendersi nel senso prospettato dal ricorrente, essa non contrasterebbe con la disciplina statale di riferimento. L'art. 18, comma 4, della legge n. 157 del 1992, nell'attribuire alle Regioni il potere di adottare «il calendario regionale e il regolamento relativi all'intera annata venatoria», riconoscerebbe, infatti, una potestà normativa e non già - come assume il ricorrente - «meramente autorizzatoria»: conclusione avvalorata anche dallo specifico contenuto che i predetti atti devono avere. La forma amministrativa o legislativa, che le Regioni prescelgano per l'esercizio di detti poteri normativi, sarebbe comunque ininfluente ai fini della salvaguardia del ruolo e dei compiti tecnici attribuiti all'ISPRA. Le funzioni di tale Istituto atterrebbero, infatti, all'istruttoria che precede l'adozione dell'atto regionale e in nessun caso potrebbero essere qualificate - contrariamente a quanto sostiene il ricorrente - come forme di «controllo preventivo di legittimità»: controllo parimenti inammissibile tanto nei confronti di una legge, quanto di un atto amministrativo della Regione. 3.- Nella memoria illustrativa successivamente depositata, la Regione, nel ribadire le argomentazioni svolte in sede di costituzione in giudizio, ha precisato di essere a conoscenza della recente decisione di questa Corte n. 20 del 2012, con la quale si è chiarito che l'art. 18, comma 4, della legge n. 157 del 1992 impone alle Regioni di adottare il calendario venatorio nella forma dell'atto amministrativo. La Regione ribadisce, tuttavia, che l'art. 26, comma 1, della legge regionale in esame - anche alla luce dei lavori preparatori - non prescrive l'approvazione del calendario venatorio con legge, limitandosi a prevedere la competenza del Consiglio regionale in luogo di quella della Giunta.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli articoli 22, comma 1, e 26, comma 1, della legge della Regione Marche 18 luglio 2011, n. 15, recante «Modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria)», per violazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. 2.- L'art. 22, comma 1, impugnato - aggiungendo all'art. 27 della legge reg. n. 7 del 1995