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Se davvero esiste l'Europa di Schengen, fondata sul binomio responsabilità/solidarietà - come tutti diciamo a parole - allora il criterio del Paese di primo arrivo va superato. Sesto obiettivo: l'Unione europea e gli Stati membri devono assumere una responsabilità comune europea sulle persone, gli uomini, le donne e i bambini salvati in mare. È impensabile che la responsabilità in ordine alle richieste di asilo ricada esclusivamente sul Paese di primo arrivo. Occorre superare il concetto di «attraversamento illegale» per le persone soccorse in acque internazionali. Quindi, occorre rivedere anche la disciplina delle attività di search and rescue . Bisogna, insomma, scindere il piano dell'individuazione del porto sicuro di sbarco dal piano dell'individuazione dello Stato competente a esaminare le richieste di asilo. L'obbligo di salvataggio, in accordo con il diritto del mare e le convenzioni internazionali, non può diventare obbligo di processare tutte le domande per conto di tutti. Settimo obiettivo: l'Unione europea deve contrastare con iniziative comuni ben più efficaci del passato la tratta di esseri umani (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP e Misto) e combattere più efficacemente le organizzazioni criminali che alimentano i traffici e le false illusioni dei migranti. Ottavo obiettivo: non possiamo portare tutti in Italia o in Spagna; occorrono centri di accoglienza in più Paesi europei per salvaguardare i diritti di chi arriva ed evitare ovviamente, al contempo, problemi di ordine pubblico e di sovraffollamento. Occorre poi che, nel quadro di ripartizione delle responsabilità, vengano realmente portati a termine i cosiddetti ricollocamenti e rinforzare i meccanismi e le modalità di rimpatrio al fine di rendere i rimpatri più effettivi. Nono obiettivo: occorre ovviamente prestare attenzione - come ci viene chiesto - ai movimenti secondari. È un problema che non possiamo trascurare. È certo che, attuando per bene i principi e realizzando gli obiettivi appena sopra esposti, gli spostamenti intraeuropei di rifugiati risulteranno marginali e potrebbero agevolmente diventare oggetto di intese tecniche tra i Paesi maggiormente interessati. Decimo obiettivo: ogni Stato - voi sapete - stabilisce quote di ingresso dei migranti economici. Questa è una facoltà riservata agli Stati dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'articolo 75, comma 5. Dobbiamo rispettare questa facoltà, anche perché non mi sembra questo il tempo di proporre cessioni di sovranità agli Stati in ordine alle politiche pubbliche sulla gestione dei flussi migratori. (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP e dei senatori Buccarella e De Bertoldi) . Questo principio, tuttavia, va controbilanciato con la previsione del rafforzamento di adeguate contromisure finanziarie nei confronti degli Stati che non si offrono di accogliere rifugiati. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Nei miei contatti di questi giorni e delle ultime settimane con i leader europei, sto ripetendo un concetto semplice, che per noi è il cardine della strategia che abbiamo elaborato: per avere un'Europa più forte, abbiamo bisogno di un'Europa più giusta e più equa. Sulla migrazione sono in gioco i valori dell'Europa unita e l'Italia - lo dico con orgoglio, da Presidente del Consiglio di un grande Paese, fondatore dell'Unione europea - continuerà a fare la sua parte perché l'Europa sia all'altezza del suo compito. C'è in questo impegno italiano una coerenza con l'azione che, da sempre, il nostro Paese sta perseguendo: penso, in particolare, a quanto hanno fatto e continuano a fare le Forze armate, in primis la Marina militare, la Guardia costiera, i sindaci, i volontari; insomma, un intero e complesso sistema, tutto italiano, che da anni salva l'onore dell'Europa nel Mediterraneo. (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP e FI-BP e del senatore Buccarella) . A tutte queste persone, che non sempre godono degli onori della cronaca, va il mio - e immagino anche il vostro - più sentito ringraziamento a nome di tutti gli italiani. Passando al tema del quadro finanziario pluriennale, anche in questo caso dobbiamo ribadire la necessità di avere un'Unione europea più giusta e più equa. Sono stati diffusi i dati Istat sulla povertà in Italia: non può essere ignorato che, nel 2017, oltre 5 milioni di persone in Italia hanno vissuto sotto la soglia della povertà assoluta. Stiamo parlando di un milione e 778.000 famiglie, di un aumento rispetto al 2016 che riguarda soprattutto il Meridione, nel quale l'incidenza della povertà assoluta è salita dall'8,5 per cento del 2016 al 10,3 per cento del 2017. Questi dati ci obbligano a dare risposte concrete: ci sono 5 milioni di persone che non possono più aspettare. Il problema della povertà si intreccia, poi, con quello del divario territoriale, anche questo intriso di ingiustizie e paradossi. Per questo, pretenderemo che l'Unione europea contribuisca a offrire risposte in entrambe le direzioni, consentendo un più ampio e organico utilizzo dei fondi strutturali dedicati a questi temi. Nel nostro programma di Governo abbiamo messo nero su bianco l'impegno per il lavoro e il reddito di cittadinanza per migliorare l'inclusione sociale e le opportunità di impiego, specialmente per i giovani, ma non solo. Nella discussione sul prossimo bilancio pluriennale, proporrò che il negoziato riservi un'attenzione finanziaria più sostanziale ai fondi dell'Unione europea a sostegno dell'inclusione sociale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP e del senatore Cario) . Penso, in particolare, al Fondo sociale europeo, che potrebbe servire per finanziare - ad esempio - la riforma e il potenziamento dei centri per l'impiego, che sono il cardine della nostra proposta sul reddito di cittadinanza. Il bilancio 2021-2027 è uno strumento chiave per raggiungere questo traguardo, insieme allo scopo, fissato dalla Commissione, di un - cito testualmente - «bilancio moderno per un'Unione che protegge, rende più forti e difende». Per questo, il bilancio dell'Unione dovrebbe concentrarsi sui modi per sostenere la crescita nazionale e affrontare le sfide comuni in modo efficace. L'Italia è un contributore netto al bilancio dell'Unione. Pensiamo perciò di meritare una maggiore attenzione ai nostri bisogni anche per quel che riguarda specificamente le politiche tradizionali - penso all'agricoltura, alla coesione - e una risposta comune al fenomeno migratorio. Naturalmente, ci opporremo a qualsiasi misura che danneggi le Regioni e i territori ancora in difficoltà. Equità significa anche questo. Dirò che, in linea di principio, siamo favorevoli a concentrarci sulle nuove priorità di bilancio: migrazione e controllo delle frontiere, difesa e sicurezza, crescita e innovazione. Ma abbiamo bisogno di un aiuto più consistente e di espressioni di maggiore solidarietà da parte dell'Unione europea e di tutti gli Stati membri, per tutte le modalità che ho espresso.