[pronunce]

In particolare, la difesa regionale ritiene che al «pur lodevole intento di sbloccare risorse non spese o sottoutilizzate» non si accompagni il necessario rispetto dell'autonomia finanziaria e decisionale delle regioni. I fondi resisi disponibili, in virtù del disposto del comma 310, potrebbero, infatti, «articolarsi verso altre finalizzazioni più rispondenti alle effettive e concrete esigenze delle singole Regioni, sulla base di obiettivi ed interventi autonomamente da esse decisi, come sarebbe costituzionalmente più consono alle capacità riconosciute alle Regioni in una combinata lettura dei rinnovati artt. 117 e 119 Cost.». La Regione, inoltre, contesta quanto dedotto dalla difesa erariale nell'atto di costituzione, osservando che il comma 311 non può essere ricondotto al potere statale di coordinamento della finanza pubblica, «perché non ha finalità di contenimento della spesa». Esso, pertanto, andrebbe esaminato alla luce della giurisprudenza costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità dei vincoli di destinazione alle risorse regionali. La ricorrente conclude rilevando che la destinazione delle risorse resesi disponibili alla stipula di nuovi accordi non farebbe venir meno la lesione dell'autonomia regionale, anche perché il comma 311 destina le risorse «ad altri interventi di vario tipo».1. – Con distinti ricorsi le Regioni Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia hanno promosso questioni di legittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006). Riservata a separate pronunce la decisione sull'impugnazione delle altre disposizioni contenute nella legge n. 266 del 2005, vengono in esame in questa sede quelle relative ai commi 285, 310, 311 e 312 dell'art. 1. Poiché tutte le norme impugnate attengono al programma di investimenti di edilizia sanitaria previsto dall'art. 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 1988), e le censure mosse dalle ricorrenti sono sostanzialmente coincidenti, può essere disposta la riunione dei relativi giudizi. 2. – La norma di cui al comma 285 è impugnata da tutte le Regioni in quanto, ponendo un vincolo di destinazione alle risorse residue derivanti dal programma di investimenti sopra richiamato in una materia che non è di competenza esclusiva statale, lederebbe la competenza legislativa regionale in materia di edilizia sanitaria e, per la sola Regione Friuli, di «organizzazione dell'assistenza ospedaliera». Sarebbe, inoltre, violata l'autonomia finanziaria regionale. Il comma 310, invece, è censurato dalle sole Regioni Veneto e Piemonte, a detta delle quali esso recherebbe un vulnus all'autonomia finanziaria regionale, in quanto la previsione di nuove cause di risoluzione degli accordi di programma sottoscritti dalle Regioni nell'ambito dei programmi regionali per la realizzazione degli interventi di edilizia sanitaria inciderebbe «retroattivamente, in modo irragionevole, su accordi conclusi, comportando variazioni nel bilancio regionale, che vulnerano l'autonomia finanziaria della Regione, garantita dall'art. 119 Cost.». La Regione Piemonte evoca come parametri costituzionali violati anche il principio di leale collaborazione ed il principio di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, in quanto attraverso le norme censurate verrebbero «unilateralmente riconsiderate le condizioni di accordi di programma» già stipulati. Il comma 311 è oggetto di specifiche censure da parte delle sole Regioni Piemonte ed Emilia-Romagna, le quali deducono la violazione dell'art. 119 Cost., sul rilievo che la norma porrebbe un vincolo di destinazione alle somme derivanti dalle eventuali risoluzioni di accordi e revoche di finanziamenti, previste dal precedente comma 310. Infine, la Regione Piemonte impugna, unitamente ai commi 310 e 311, il comma 312, formulando un'unica motivazione a sostegno della dedotta violazione degli artt. 97 e 119 della Costituzione e del principio di leale collaborazione. 3. – Preliminarmente va dichiarata inammissibile la questione di legittimità costituzionale della norma di cui al comma 312 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005. La Regione Piemonte, unica ricorrente al riguardo, non individua infatti le specifiche ragioni di impugnativa, limitandosi a prospettare una generica censura del comma 312. Come questa Corte ha più volte ribadito, «anche nei ricorsi in via principale ogni questione di legittimità costituzionale deve essere definita nei suoi precisi termini e deve essere adeguatamente motivata» (ex plurimis, sentenze nn. 391, 253, 248 e 215 del 2006). 4. – Sempre in via preliminare, deve essere affrontata la questione dell'applicabilità nei confronti della sola Regione speciale ricorrente (Friuli-Venezia Giulia) del comma 610 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005, secondo cui le disposizioni della legge medesima «sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti». La Regione Friuli evoca infatti – come parametro costituzionale violato dalla norma di cui al comma 285 dell'art. 1 della legge finanziaria 2006 – l'art. 5, n. 16, della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), assumendo la lesione della competenza legislativa regionale in materia di «organizzazione dell'assistenza ospedaliera». Va qui ribadito l'orientamento seguito da questa Corte a proposito delle generiche clausole di salvaguardia contenute nelle annuali leggi finanziarie (ex plurimis, sentenze nn. 134, 118 e 88 del 2006). L'eccessiva vaghezza della loro formulazione, aggravata dalla complessa struttura delle leggi finanziarie, frutto della prassi invalsa negli ultimi anni, non può valere ad escludere le autonomie speciali dall'applicazione delle norme contenute nelle suddette leggi. Deve, pertanto, escludersi l'applicabilità, nell'odierno giudizio, del suddetto comma 610 alla Regione Friuli-Venezia Giulia. 5. – La questione relativa al comma 285 della legge finanziaria 2006 è fondata. 5.1. – La norma in oggetto, come quelle contenute nelle altre disposizioni censurate, appartiene, per i diversi profili emergenti, ad un ambito materiale, l'edilizia sanitaria, che non trova posto come materia specifica tra quelle elencate nell'art. 117 Cost., ma rientra in due materie previste dalla citata disposizione costituzionale, governo del territorio e tutela della salute, entrambe appartenenti alla potestà legislativa concorrente. Non è condivisibile pertanto l'assunto di due delle Regioni ricorrenti, che inquadrano l'edilizia sanitaria nell'organizzazione sanitaria, rimessa alla competenza residuale delle Regioni.