[pronunce]

così da rendere impossibile la valutazione della effettiva rilevanza della questione, per la possibile applicazione – nell'ipotesi di dichiarazioni rese in altro procedimento – del meccanismo normativo di acquisizione previsto dal comma 3 dell'art. 238 cod. proc. pen. ; che, in proposito, il giudice a quo rileva come le dichiarazioni in questione siano state indubbiamente rilasciate «nel corso del medesimo procedimento in cui la questione di incostituzionalità della norma è stata sollevata», trattandosi di dichiarazioni compendiate nel verbale di interrogatorio espletato ai sensi dell'art. 294 cod. proc. pen. e relativo a misura cautelare emessa nel procedimento medesimo; e, a conferma, aggiunge che la sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 cod. proc. pen. , con la quale era stata definita irrevocabilmente la posizione processuale del dichiarante poi deceduto, recava il medesimo numero di procedimento di quello presente, nel quale costui risultava, in origine, coimputato; che, in ragione di tali ulteriori precisazioni, il Tribunale ritiene che, permanendo la rilevanza della questione già sollevata, la stessa «va pertanto nuovamente sottoposta al vaglio della Corte costituzionale per le medesime ragioni, in fatto ed in diritto, già esposte nell'ordinanza […] del 17- 10- 2001». Considerato che il Tribunale di Palermo dubita, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 512 del codice di procedura penale, nella parte in cui tale norma non consente di dare lettura, in dibattimento, delle dichiarazioni già rese al giudice per le indagini preliminari da soggetto che, successivamente, abbia assunto la veste di “testimone assistito” ai sensi dell'art. 197-bis cod. proc. pen. , e delle quali sia sopravvenuta l'impossibilità di ripetizione; che il dubbio prospettato muove dalla ritenuta inapplicabilità, alla fattispecie all'esame del giudice rimettente, dei meccanismi di lettura, per sopravvenuta impossibilità di ripetizione, previsti sia dall'art. 512 cod. proc. pen. , norma oggetto della censura, sia dall'art. 513 cod. proc. pen. ; che, ad avviso del Tribunale rimettente, l'ipotesi della lettura delle dichiarazioni rese dal “testimone assistito” – quando per fatti o circostanze imprevedibili ne è divenuta impossibile la ripetizione – non sarebbe riconducibile all'art. 512 cod. proc. pen. , poiché tale norma si riferisce ai soli atti assunti dalla polizia giudiziaria, dal pubblico ministero, dai difensori delle parti private e dal giudice nel corso dell'udienza preliminare, e non contempla le dichiarazioni rese al giudice per le indagini preliminari; né la portata della norma potrebbe essere ampliata con il ricorso ad una interpretazione analogica – da escludersi in ragione della natura eccezionale di essa - ovvero estensiva: infatti, l'indicazione delle sole dichiarazioni rese al giudice dell'udienza preliminare manifesterebbe la precisa volontà legislativa di escludere quelle rese al giudice per le indagini preliminari, come dimostrato dalla diversa modulazione di contenuto dell'art. 513 cod. proc. pen. , in analoga materia; che, d'altra parte, neppure l'art. 513 cod. proc. pen. sarebbe applicabile a tale situazione, perché la norma – richiamando espressamente, nel comma 2, il comma 1 dell'art. 210 cod. proc. pen. , ed il meccanismo delle letture in esso sancito – riguarderebbe le sole dichiarazioni rese dalle persone imputate in un procedimento connesso a norma dell'art. 12, comma 1, lettera a), cod. proc. pen. , nei confronti delle quali si procede o si è proceduto separatamente e che non possono assumere l'ufficio di testimone; che la ritenuta inapplicabilità di quest'ultima disciplina si fonda, nella sequenza argomentativa del Tribunale rimettente, sul presupposto erroneo che, nell'ipotesi di specie, il dichiarante abbia già assunto la qualità di “testimone assistito”: e ciò, nonostante che la sua audizione, in realtà, non abbia mai potuto aver luogo per la sopravvenienza della morte; che, infatti, la “qualifica” del dichiarante, proprio perché è funzionale alla dichiarazione dibattimentale, risulta meramente ipotetica prima di tale evenienza storica; solo all'atto della dichiarazione si potrà valutare la concreta veste formale rivestita dal soggetto: così da determinare le concrete modalità di svolgimento della prova dichiarativa e la serie degli eventuali e connessi adempimenti formali; che, allorquando tale “qualifica” non venga concretamente in rilievo, la mera potenzialità della sua acquisizione – peraltro, nella specie, definitivamente preclusa – non può ritenersi preminente sulla condizione processuale già effettivamente rivestita dal soggetto al momento in cui le dichiarazioni, poi divenute irripetibili, siano state rese: condizione, quest'ultima, nella specie definitivamente cristallizzata dalla morte del soggetto medesimo ed indifferente, pertanto, alla sequenza dei successivi eventi processuali; che infatti la qualifica del dichiarante – nella prospettiva del regime delle letture e, quindi, di una utilizzazione processuale estranea al contraddittorio – deve essere riguardata alla stregua della “condizione” processuale rivestita da quel soggetto al momento in cui le dichiarazioni sono state rese, giacché è proprio in funzione di questa condizione soggettiva che gli artt. 512 e 513 cod. proc. pen. hanno rispettivamente calibrato la corrispondente disciplina delle letture: il primo, con riferimento alla condizione delle persone informate sui fatti e che rivestiranno in dibattimento la qualità di testimoni (donde la mancata previsione di dichiarazioni rese al giudice per le indagini preliminari nel corso delle indagini); il secondo, con riferimento a quella di soggetti a vario titolo ed in varia forma “compromessi” rispetto al tema del procedimento, e che perciò in sede dibattimentale assumeranno la qualità di dichiaranti diversa da quella del testimone “puro”; che, pertanto – poiché, nel caso di specie, al momento in cui le dichiarazioni sono state rese, il soggetto dichiarante era, come ribadito dallo stesso rimettente, coimputato nel medesimo procedimento – la questione all'esame del Tribunale ben può trovare soluzione nell'ambito di disciplina dell'art. 513 cod. proc. pen.: alla evidenziata condizione storica e processuale del dichiarante, in tale momento, non può creare ostacolo una diversa qualità dichiarativa meramente eventuale e mai effettivamente acquisita, atteso che si controverte della utilizzabilità, mediante lettura, di quelle dichiarazioni; che, di conseguenza, l'evocazione dell'art. 512 cod. proc. pen. – riferendosi ad un dichiarato di sicura matrice testimoniale – risulta del tutto inconferente per la soluzione della quaestio all'esame del giudice rimettente; ed è infondato il relativo dubbio di costituzionalità, logicamente imperniato sull'erroneo presupposto interpretativo della irrilevanza della pregressa qualità già rivestita dal dichiarante e della conseguente inapplicabilità dell'art. 513 cod. proc. pen. ; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata.