[pronunce]

che il contenuto delle ordinanze, di tenore sostanzialmente coincidente, impone la riunione dei giudizi, che vanno pertanto decisi con unico provvedimento; che le questioni sollevate sono manifestamente inammissibili; che le questioni riguardano sia la previsione (all'art. 2 della legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014) della riduzione, a decorrere dall'entrata in vigore della legge, degli assegni vitalizi diretti e di reversibilità nella misura del 20 per cento (calcolata secondo specifiche modalità desunte dall'ammontare dell'indennità parlamentare), sia la previsione (all'art. 3 della stessa legge regionale), con la medesima decorrenza, di un tetto alla cumulabilità di tali assegni con altri trattamenti o vitalizi (diretti o di reversibilità) percepiti per aver ricoperto cariche di parlamentare nazionale o europeo o per essere stato componente di organi di altre Regioni, stabilendosi che l'ammontare degli assegni venga ridotto, «qualora l'importo lordo complessivo degli assegni stessi superi la misura lorda di euro 9.000 per gli assegni vitalizi diretti, rispettivamente calcolata in modo proporzionale per gli assegni vitalizi di reversibilità»; che, pur se le censure riguardano entrambe le previsioni, in nessuna delle ordinanze è tuttavia chiarito in che modo, e secondo quale ordine, i due diversi meccanismi di riduzione - la decurtazione del 20 per cento e il tetto alla cumulabilità - opererebbero nei casi oggetto dei processi a quibus; che, pertanto, non è dato comprendere se, in tali casi, sia stato applicato soltanto il meccanismo di cui all'art. 2 (riduzione del 20 per cento dell'ammontare lordo di tutti gli assegni vitalizi diretti e di reversibilità), oppure se abbia operato soltanto quello previsto dall'art. 3 (limite di cumulo fissato a euro 9.000 lordi, con conseguente riduzione dell'importo dell'assegno vitalizio erogato dal Consiglio regionale fino al raggiungimento della citata somma), o se, e in quale ordine e misura, siano stati applicati entrambi i meccanismi di riduzione; che un'illustrazione delle modalità di interazione dei due istituti - o almeno dell'interpretazione accolta in proposito dal giudice rimettente - sarebbe stata invece essenziale per comprendere se la riduzione generalizzata del 20 per cento di cui all'art. 2 della legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014 trovi applicazione prima o dopo l'applicazione della riduzione, conseguente al tetto alla cumulabilità, di cui all'art. 3 della medesima legge, ovvero se i due istituti siano alternativi; che, infatti, potrebbe darsi che solo in ragione del taglio del 20 per cento il beneficiario del vitalizio non superi il tetto al cumulo, escludendosi pertanto l'applicazione dell'art. 3, così come potrebbe darsi che la riduzione del vitalizio regionale determinata dal cumulo determini già una riduzione pari o superiore al 20 per cento, di talché potrebbe non trovare più applicazione l'istituto di cui all'art. 2; che in tutte e quattro le ordinanze il giudice rimettente tace su tali presupposti interpretativi, e pur indicando le cifre dei vari vitalizi prima e dopo l'applicazione delle riduzioni, non fornisce calcoli chiarificatori in proposito e riferisce sempre le proprie censure, genericamente, a entrambe le disposizioni; che, invece, gli elementi in parola sono indispensabili per la valutazione sulla rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate, né possono a tal fine aiutare - per il principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione - le allegazioni delle parti (ex plurimis, ordinanze n. 37 del 2018 e n. 209 del 2015), nelle quali si afferma che, nei giudizi a quibus, avrebbe trovato applicazione il solo art. 3 della legge regionale; che, conseguentemente, la mancata presa di posizione sulle modalità di interpretazione e applicazione delle disposizioni censurate, che si traduce in un'inadeguata descrizione del quadro normativo (ex multis, sentenza n. 224 del 2018; ordinanze n. 244 del 2017 e n. 153 del 2016), nonché il conseguente difetto di motivazione sulla rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate su quelle disposizioni (ex multis, sentenza n. 194 del 2018; ordinanze n. 202 e n. 37 del 2018, n. 227 del 2016), rendono le questioni stesse manifestamente inammissibili.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge della Regione autonoma Trentino-Alto Adige 11 luglio 2014, n. 5, recante «Modifiche alla legge regionale 26 febbraio 1995, n. 2 (Interventi in materia di indennità e previdenza ai Consiglieri della Regione autonoma Trentino-Alto Adige), come modificata dalle leggi regionali 28 ottobre 2004, n. 4, 30 giugno 2008, n. 4, 16 novembre 2009, n. 8, 14 dicembre 2011, n. 8 e 21 settembre 2012, n. 6, nonché alla legge regionale 23 novembre 1979, n. 5 (Determinazione delle indennità spettanti ai membri della Giunta regionale), e successive modificazioni, volte al contenimento della spesa pubblica», sollevate in riferimento agli artt. 2, 3, 97 e 117 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Trento, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 marzo 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 maggio 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA