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Parlo del fatto che i due rami del Parlamento, sia la Camera che il Senato, e quindi i singoli parlamentari, hanno perso in questi anni sempre più la possibilità di esprimere fino in fondo, se non raramente, il proprio mandato, per la malattia che sta producendo un indebolimento sempre più forte del ruolo del Parlamento e quindi della Repubblica parlamentare, che è rappresentata dalla decretazione d'urgenza e dalle fiducie. Questo è il punto su cui davvero dovremmo aprire una sessione di discussione vera per arrivare - questa volta sì - ad una riforma e ad una modifica congiunta che forse avrebbe anche maggioranze un po' più ampie. Il punto è questo. Io non ci sto a equiparare totalmente, in modo surrettizio, soprattutto nel meccanismo dell'elettorato passivo, Camera e Senato, perché penso sia importante per la nostra Repubblica parlamentare, anche per come si è arrivati ed approdati a questa scelta, mantenere il bicameralismo paritario. Il problema vero che dobbiamo affrontare, se a votare i provvedimenti sono a turno una volta la Camera e una volta il Senato, è questo. È questo che ci indebolisce. Ci siamo lamentati del fatto che sono arrivati decreti-legge che in tre-quattro giorni abbiamo dovuto esitare con la fiducia; così come si lamenta la Camera del fatto che arrivano decreti-legge come - ad esempio - l'ultimo sulle semplificazioni l'ultima settimana utile. Questo è il punto vero che dovremmo - evidentemente non soltanto in queste occasioni o a parole - denunciare e dovremmo capire che l'indebolimento del Parlamento da questo è passato. C'è poi un altro elemento. Non pensiate che con il taglio lineare del numero dei parlamentari si troverà la soluzione per la selezione della classe dirigente e che immediatamente, incidendo sulla quantità, questo produca di per sé più qualità. Anche qui dobbiamo avere il coraggio di dirci che da molto tempo la questione della selezione, di come vengono formate le liste e dei meccanismi elettorali delle liste bloccate ha prodotto negli ultimi anni un problema di qualità e, quindi, anche di autonomia e indipendenza dei singoli parlamentari, e quindi di libertà del mandato. Queste sono le radici vere del malessere, dei problemi che abbiamo per la nostra democrazia parlamentare. Francamente, quanto ai piccoli interventi, non che io pensi che le riforme costituzionali non debbano essere fatte in modo puntuale, ma si deve assolutamente aver chiaro qual è la cornice, quali sono i problemi che - questi sì - sarebbe necessario ed urgente affrontare. Il problema dell'indebolimento del Parlamento non è di una maggioranza: io sono stata alla maggioranza e all'opposizione e posso dire che abbiamo avuto tutti il problema - nessuno è esente dal peccato - di utilizzare continuamente la decretazione d'urgenza e sempre più frequentemente la fiducia. Come vedete, quindi, questo è diventato il modus operandi del Parlamento ed è in contraddizione profonda con la democrazia parlamentare, con una Repubblica parlamentare quale è la nostra. Voteremo a favore di questo emendamento perché siamo assolutamente contrari al fatto che si arrivi ad una parificazione totale tra Camera e Senato. È evidente infatti, che, quando sarà tutto uguale (l'elettorato attivo e l'elettorato passivo), tutti si chiederanno il motivo per cui dovrebbero rimanere due Camere e questo francamente, per quanto ci riguarda, non è accettabile e non ci trova d'accordo. La presentazione di questo emendamento e il fatto che in Commissione si era fatto un altro tipo di discussione la dicono lunga sul fatto che - ahimè, e questa è anche un'autocritica che riguarda un po' tutti - quando si mette mano anche a riforme e a interventi piccoli sulla Costituzione, bisogna essere molto cauti e soprattutto non farsi influenzare. Vorrei ricordare che anche la questione del voto ai diciottenni era stata accompagnata - ricorderete che si parlava del voto a sedici anni per le amministrative - da una campagna che la riguardava. Credo che bisogna essere sempre molto cauti, perché stiamo toccando le regole e non possiamo essere troppo influenzati dalle campagne che nascono e poi si spengono e molto spesso inducono a fare delle riforme non adeguate alla necessità della nostra democrazia. Voteremo, quindi, a favore di questo emendamento, che produrrà l'effetto di allargare comunque la platea - quindi i diciottenni voteranno per il Senato - ma per favore non utilizziamo le retoriche giovaniliste. Piuttosto, abbiamo la necessità di mettere a fuoco seriamente - sarebbe molto importante anche una sessione del Parlamento per discuterne davvero fino in fondo - i problemi veri che dovremo affrontare. Riguardo alla selezione della classe dirigente - torno a ripeterlo - abbiamo un problema di legge elettorale; siamo di fronte alla criminalizzazione dei partiti che selezionavano i loro candidati in Parlamento. Le cose sono andate diversamente, ma oggi credo che dovremo riflettere fino in fondo su questo e forse rivedere alcuni meccanismi. Soprattutto, ridare forza al Parlamento, per quanto ci riguarda, significa in primis affrontare senza più indugio quello che consideriamo un male, ovvero l'abuso della decretazione d'urgenza e il conseguente ricorso alla fiducia. (Applausi). PINOTTI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, colleghi, oggi concludiamo la prima tappa del percorso di una riforma costituzionale apparentemente piccola, ma assolutamente non marginale. Una famosa citazione di Benedetto Croce dice con ironia che i giovani hanno un solo dovere, quello di invecchiare il più presto possibile. Con questo emendamento costituzionale, ai giovani, ai ragazzi e alle ragazze fra i diciotto e i venticinque anni, attribuiamo un nuovo dovere, che è ovviamente, in primo luogo, un nuovo diritto: quello di votare anche per il Senato. Le ragioni di questa scelta sono diverse e sostengo siano condivisibili. Intanto, c'è l'esigenza di ridurre il più possibile il rischio di orientamenti politici diversi fra i due rami del Parlamento, che si è fatta più forte all'indomani dell'esito del referendum del dicembre 2016, il quale avrebbe modificato radicalmente il nostro sistema istituzionale. Se n'è fatto carico per primo, limpidamente, come di consueto, il Presidente della Repubblica; nello stesso senso si è pronunciata la Corte costituzionale, esprimendo il monito che le leggi elettorali di Camera e Senato, pur potendo essere diverse - considerando che l'elezione del Senato deve avvenire su base regionale - siano costruite in modo da non ostacolare la formazione di maggioranze parlamentari omogenee tra le due Camere. Il monito della Corte è stato seguito - devo dire - dal Parlamento, perché la legge elettorale attuale, sul cui merito ci sono, come sapete, giudizi diversi, che si stanno confrontando in Commissione affari costituzionali alla Camera, ha però cercato di ridurre al minimo le differenze tra Camera e Senato. Nonostante questo, come sappiamo, anche nell'attuale legislatura gli schieramenti politici non hanno una rappresentanza omogenea tra Camera e Senato, circostanza che costituisce un'anomalia nel funzionamento di un sistema parlamentare e di un bicameralismo paritario.