[pronunce]

Detto ius superveniens, tuttavia, non ha comportato la cessazione della materia del contendere sia perché la disciplina relativa all'anno 2011 (primo periodo del comma 21) è rimasta immutata sia perché la censura della Regione è rivolta alla prevista riserva allo Stato del gettito dell'addizionale, indipendentemente dall'entità dell'addizionale stessa e dall'importo del suo gettito. Ne segue che la questione deve ritenersi estesa alla nuova formulazione dell'art. 23, comma 21, del decreto-legge n. 98 del 2011. 3.- Nel merito, la questione non è fondata, perché, contrariamente a quanto affermato dalla Regione, ricorrono nella specie tutte le condizioni richieste dalla normativa di attuazione statutaria per l'attribuzione allo Stato del gettito dell'addizionale erariale della tassa automobilistica riscossa nel territorio della Regione siciliana e cioè: a) la novità dell'entrata tributaria; b) la destinazione del gettito, con apposite leggi, alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime. 3.1.- Occorre premettere, al riguardo, che la ricorrente non mette in dubbio la legittimità della istituzione, con la normativa statale denunciata, dell'addizionale erariale e neppure nega che questa si innesti su un tributo (la tassa automobilistica regionale riscossa in Sicilia) rientrante tra quelli regionali «propri derivati», nel senso indicato dall'art. 7, comma 1, lettera b), numero 1), della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione), cioè tra i tributi «istituiti e regolati da leggi statali, il cui gettito è attribuito alle regioni». La contestazione della ricorrente verte esclusivamente sulla sussistenza, nella specie, delle condizioni richieste dallo statuto siciliano e dalle sue norme di attuazione per riservare allo Stato un tributo erariale riscosso in Sicilia. I termini della questione, cosí promossa, non sono influenzati dal comma 2 dell'art. 8 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario), secondo cui, «Fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale, le regioni disciplinano la tassa automobilistica regionale». A parte ogni altra considerazione, infatti, il citato comma 2 dell'art. 8: a) non riguarda l'introduzione di addizionali erariali della tassa automobilistica regionale; b) si applica esclusivamente alle regioni a statuto ordinario (come risulta dallo stesso titolo del decreto) e non a quelle a statuto speciale (tra le quali rientra, invece, la Regione ricorrente). 3.2.- Cosí delimitato il thema decidendum, va rilevato che - come espressamente riconosciuto da entrambe le parti del giudizio - la suddetta addizionale erariale non rientra tra le entrate tributarie che lo statuto siciliano e le sue norme di attuazione riservano nominativamente allo Stato. Occorre accertare, perciò, se la riserva allo Stato del gettito del prelievo disposta dalla normativa denunciata, secondo cui l'addizionale deve essere versata «alle entrate del bilancio dello Stato», ai sensi del primo periodo del comma 21 dell'art. 23 del decreto-legge n. 98 del 2011, e va utilizzata, ai sensi della lettera b dell'alinea del comma 2 dell'art. 40 del medesimo decreto-legge, per provvedere «alle minori entrate ed alle maggiori spese» dettagliatamente elencate nell'alinea di tale comma dell'art. 40) sia legittimata dai parametri evocati dalla ricorrente. In particolare, occorre verificare se sussistano entrambe le condizioni di cui al punto 3, previste dagli indicati parametri, per l'attribuzione del gettito all'erario statale. 3.2.1.- Con riferimento alla condizione della "novità dell'entrata tributaria", la giurisprudenza di questa Corte ha costantemente affermato che, perché si realizzi tale condizione, deve verificarsi un «incremento di gettito» (sentenza n. 198 del 1999), cioè una entrata aggiuntiva. Rileva quindi la novità del provento, non la novità del tributo (sentenze n. 47 del 1968 e n. 49 del 1972, che hanno ritenuto "nuova" l'entrata derivante da un'addizionale). Ne deriva che l'addizionale erariale introdotta dalla denunciata normativa (sia essa qualificabile come un'addizionale in senso stretto oppure come una sovrimposta), in quanto comporta una maggiore entrata, deve essere considerata una «nuova entrata tributaria», ai sensi del primo comma dell'art. 2 delle norme di attuazione in materia finanziaria dello statuto siciliano. 3.2.2.- Con riferimento alla ulteriore condizione della "specificità della destinazione del gettito della nuova entrata", va osservato che, in base agli evocati parametri, essa è soddisfatta quando la legge statale stabilisce che il gettito sia utilizzato per la copertura di oneri diretti a perseguire «particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate» nella legge stessa. Nella specie, l'alinea e la lettera a) dell'impugnato comma 2 dell'art. 40 del decreto-legge n. 98 del 2011 stabiliscono che «Alle minori entrate e alle maggiori spese derivanti dall'articolo 13, comma 1, dall'articolo 17, comma 6, dall'articolo 21, commi 1, 3 e 6, dall'articolo 23, commi 8, da 12 a 15, 44 e 45, articolo 27, articolo 32, comma 1, articolo 33, comma 1, articolo 31, articolo 37, comma 20, articolo 38, comma 1, lettera a), e dal comma 1 del presente articolo, pari complessivamente a 1.817,463 milioni di euro per l'anno 2011, a 4.427,863 milioni di euro per l'anno 2012, a 1.435,763 milioni di euro per l'anno 2013, a 1.654,563 milioni di euro per l'anno 2014, a 1.642,563 milioni di euro per l'anno 2015, a 1.542,563 milioni di euro per l'anno 2016, a 542,563 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017, si provvede rispettivamente: a) quanto a 1.490,463 milioni di euro per l'anno 2011, a 1.314,863 milioni di euro per l'anno 2012, a 435,763 milioni di euro per l'anno 2013, a 654,563 milioni di euro per l'anno 2014, a 642,563 milioni di euro per l'anno 2015, a 542,563 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016, mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate derivanti dall'articolo 23 [...]».