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Tale divario, nell'istruzione terziaria, aumenta: 73 per cento della media dei Paesi dell'OCSE, che scende al 67 per cento se si escludono le spese dedicate a ricerca e sviluppo. Di fronte a un contesto europeo che vede l'Italia tra i Paesi con le peggiori performance dei suoi studenti e del sistema formativo, e fra i meno virtuosi nel sostenere la formazione superiore dei giovani, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro ritiene opportuno proporre il superamento di un divieto che penalizza gli studenti più capaci e meritevoli, imponendo loro un significativo rallentamento nel conseguimento del titolo rispetto ai colleghi europei, e di conseguenza un tardivo accesso al mercato del lavoro. La normativa che si propone si colloca all'interno di obiettivi strategici già segnalati dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro in documenti inviati al Parlamento in occasione del semestre europeo 2018. Tra gli altri, nel documento di « Osservazioni e proposte in vista della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2018 », approvato dall'Assemblea il 20 settembre 2018, e nel successivo documento di « Osservazioni e proposte in materia di istruzione, formazione, lavoro » (documento n. 368), approvato dall'Assemblea nella seduta dell'8 novembre 2018. Obiettivi strategici sono da considerarsi in primo luogo l'accrescimento della qualità del capitale umano, nonché della produttività totale dei fattori, elemento centrale nel contesto della competitività del sistema. In particolare appare opportuno: a) dare maggiori possibilità agli studenti di arricchire il proprio curriculum , per competere più efficacemente sul mercato del lavoro interno ed estero, fermo restando l'ordinamento vigente in materia di certificazione dei crediti formativi acquisiti; b) favorire la domanda di servizi, a vantaggio degli atenei, che ne conseguono benefìci in termini di tasse universitarie; c) favorire l'impegno degli studenti lavoratori, anch'esso importante per concorrere agli obiettivi del quadro strategico Europa 2030. La possibilità di creare percorsi multidisciplinari, qualora condivisa dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dalle università, può comportare altresì l'introduzione di un fascicolo digitale universitario personale. In termini programmatici, il Consiglio auspica inoltre l'adozione di strategie specifiche per favorire le iscrizioni di studenti lavoratori nell'ottica di potenziare il capitale umano già inserito nel mondo del lavoro, con l'adozione di programmi volti a favorire l'offerta di servizi e a modellare l'organizzazione del tempo di studio e della didattica orientandola anche a fasce specifiche di utenti. È utile richiamare anche la posizione espressa dal Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU) – organo consultivo del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca – che, nell'adunanza del 9 e 10 marzo 2017, ha deliberato una raccomandazione sulla introduzione della possibilità di iscrizione contemporanea a più di un corso di laurea, nella quale il CNSU adotta un significativo passaggio del comunicato di Bucarest del 2012 in materia di consolidamento dello Spazio europeo dell'istruzione superiore: « Incoraggiamo le istituzioni di istruzione superiore a sviluppare ulteriormente i corsi di studio e i titoli congiunti in quanto espressione di una visione più ampia dello Spazio europeo dell'istruzione superiore ». Il divieto di cui si propone la soppressione è contenuto in una norma risalente ad epoca remota, nella quale l'esigenza più rilevante era quella di far uscire gli italiani dall'analfabetismo. Il mercato del lavoro contemporaneo e la riorganizzazione della catena del valore, che si sta verificando per la prima volta nella storia dell'uomo su scala globale, sono incentrati sull'utilizzo massiccio di beni immateriali, cioè di una nuova forma di valore non legata alla fisicità. La sofisticazione delle competenze e la versatilità nella loro acquisizione appaiono, nei contesti tecnologico, economico e sociale contemporanei, la sola modalità per gestire, e non subire, le trasformazioni in corso, che realizzano una produzione di beni e servizi integralmente automatizzata e interconnessa. La skill economy, caratterizzata da costante innovazione digitale e adattamento continuo delle conoscenze e competenze, rende necessario collegare la velocità di innovazione a un sistema funzionante di ottimizzazione delle prestazioni e di gestione delle competenze, lungo quattro direttrici di sviluppo: utilizzo dei dati, potenza di calcolo e connettività; utilizzo del valore emergente dai dati; interazione tra uomo e macchina e restituzione del digitale al « reale ». Le direzioni delle risorse umane italiane stanno sperimentando che, per poter innovare davvero e incidere positivamente sulla produttività, è necessario coordinare la gestione del « sapere » e del « saper fare » in tutte le fasi del ciclo di vita lavorativo, e ciò richiede il possesso delle cosiddette « competenze trasversali », ossia capacità che mettono insieme qualità personali, conoscenze tecniche versatili, abilità relazionali e competenze umane (non soltanto umanistiche) indispensabili a gestire e indirizzare il progresso tecnologico. La possibilità di seguire più percorsi contemporaneamente dà a studenti particolarmente capaci e volenterosi la possibilità di acquisire più rapidamente e integrare fra loro le conoscenze, nonché di presentarsi con più competenze sul mercato occupazionale. Se si condividono tali argomentazioni, non si può non convenire sulla necessità di abrogare un divieto nato in un contesto storico e sociale profondamente mutato, e di puntare sulla valorizzazione e sul sostegno a quelle eccellenze e a quel potenziale formativo che, messo utilmente a frutto, costituisce il volàno per l'agognata crescita economica e sociale del Paese. In particolare, il presente disegno di legge è formulato in un unico articolo composto da cinque commi. Il comma 1 consente esplicitamente l'iscrizione contemporanea a diversi corsi universitari, lasciando impregiudicata l'autonomia delle istituzioni universitarie. Il comma 2 abroga la norma che attualmente vieta tale possibilità. Il comma 3 prevede che, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, siano disciplinate le condizioni e le modalità per regolare l'effettiva possibilità di iscrizione contemporanea a diversi corsi di laurea e post laurea. Il comma 4 è finalizzato a garantire l'accesso degli studenti lavoratori ai corsi universitari, contribuendo, anche in tal modo, a superare il problema dello scarso livello di formazione avanzata che caratterizza il nostro Paese. Il comma 5 prevede che dalla presente iniziativa legislativa non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Peraltro, va evidenziato che tale provvedimento consente, in generale, maggiori entrate per gli atenei. La loro quantificazione, tuttavia, dipende dalla definizione delle modalità di esecuzione di cui al comma 3, nonché da una opportuna attività di promozione da parte delle università..