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2) dalla sottoscrizione da parte delle compagnie petrolifere di congrue garanzie fidejussorie rivolte a garantire la copertura dei rischi connessi alle loro attività in modo da evitare che, come la storia ci insegna, i costi delle bonifiche necessarie ricadono sulla collettività; 3) da una riforma dell'ARPAB che metta finalmente in condizione di operare autonomamente da condizionamenti politici e/o imprenditoriali, dotandola di risorse tecniche e umane adeguate, restituendole la credibilità necessaria a riconquistare la fiducia dei cittadini, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano del parere che nessun rinnovo automatico sia concepibile, soprattutto in una tale condizione di assoluta incertezza sanitaria, giudiziaria, sui controlli ambientali, eccetera e proprio nel momento in cui si annuncia di voler perseguire politiche di transizione energetica; se non ritengano che venga cancellato il meccanismo delle proroghe automatiche e che si promuova, senza indugio, la programmazione delle tappe concrete per l'uscita dell'Italia dal fossile e che gli investimenti annunciati per l'avvio della transizione energetica partano proprio dalla Regione Basilicata. Atto n. 4-02407 CAUSIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che a quanto risulta all'interrogante: l'incidente avvenuto domenica 20 ottobre 2019 durante un'esercitazione della protezione civile, nel quale è stata abbattuta da un trattore la colonna di ingresso di Villa Pisani a Stra (Venezia) e ripreso da molte testate nazionali e locali, oltre al coinvolgimento di "volontari" per l'esecuzione dei lavori, è l'ennesimo caso di incuria e cattiva gestione del Polo museale del Veneto, già denunciato in diversi articoli stampa; lo scorso 22 ottobre 2018, erano state inviate segnalazioni da parte del dottor Giovanni Panebianco, Segretario generale del Ministero per i beni e le attività culturali, per denunciare la situazione delicata del Polo museale del Veneto, con sede a Venezia. La segnalazione riprendeva quanto già denunciato in merito alla situazione amministrativo-contabile del Polo museale del Veneto; era stata inoltre denunciata la situazione debitoria del Polo al quale, negli ultimi quattro anni, sono stati notificati decine di decreti ingiuntivi, comprensivi degli interessi e spese, per mancato pagamento di utenze luce e di fatture di vari fornitori, per un debito complessivo che si aggira intorno ai 2 milioni di euro; la situazione debitoria è stata confermata dallo stesso direttore del Polo in una sua intervista rilasciata ad una testata locale il 13 aprile 2018. L'Avvocatura generale dello Stato ha chiesto chiarimenti al Polo museale del Veneto in merito alla possibile opposizione ai decreti ingiuntivi, senza però ricevere risposta alcuna, tanto da comunicare che si sarebbe astenuto dal proporre opposizione "non essendo pervenuto riscontro alle dette missive". Alcuni di questi decreti sono addirittura disponibili sulla Rete privata virtuale del Ministero; è stato aperto un fascicolo presso la locale sezione della Corte dei Conti del Veneto, vista l'attività di indagine della Procura; sono stati avviati controlli degli ispettori del lavoro per una verifica sulla correttezza dell'installazione di impianti audiovisivi e di altri strumenti di controllo in alcuni musei del Polo in violazione delle previsioni dell'art. 4 della legge 20 maggio 1970 n. 300, recante norme sulla tutela della libertà e dignità del lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nel luoghi di lavoro e norme sul collocamento, così come modificato dall'art. 23 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 che reca disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa ed in caso affermativo quali azioni abbia intrapreso o intenda intraprendere per regolarizzare la gestione del Polo museale del Veneto e la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. Atto n. 4-02408 MALLEGNI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in Toscana nel territorio tra i comuni di Montignoso (Massa e Carrara) e Pietrasanta (Lucca) è sita la discarica denominata cava Fornace, gestita da Programma ambiente Apuane SpA, del gruppo ALIA SpA; Cava Fornace nasce come discarica di inerti, per essere successivamente riclassificata, nel 2007, a discarica di rifiuti non pericolosi e speciali, con deroga a quanto previsto per i rifiuti pericolosi contenenti amianto, nonché diverse tipologie di "codici a specchio"; in questo periodo una media di 35 camion al giorno, provenienti da tutta Italia fanno tappa a Montignoso, nel sito di cava Fornace. La discarica per lo smaltimento di rifiuti, nata per accogliere scarti di lavorazione come la marmettola, nel 2003 viene riclassificata e oggi, al suo interno, ammette derivati da terre di bonifica e materiali come l'amianto; il sito, recentemente, confermato da Asl essere un'industria insalubre di 1° classe, si trova tra l'altro a ridosso di un'oasi protetta del WWF conosciuta come "Lago di Porta" e di aree turistiche molto importanti della Versilia come Forte dei Marmi, Pietrasanta, Cinquale, Marina di Massa; la volontà del territorio, e dei cittadini, dei comitati, condivisa anche dalla politica locale e regionale, almeno formalmente, non trova riscontro purtroppo nei fatti. Tutti chiedono la chiusura in sicurezza del sito, ma la Regione Toscana ne ha autorizzato il riempimento fino a 98 metri sul livello del mare. Riempimento che presuppone ulteriori 10 anni di attività del sito. E solo dopo si potrà procedere alla chiusura. Tutti chiedono più controllo, ma sistematicamente sono disattesi o parziali; per la sua chiusura si sono espressi, a favore, attraverso la mozione 1079/2017, avente oggetto "In merito alla Cava Fornace (Ex Cava viti)", discarica ricadente nei Comuni di Montignoso (MS) e di Pietrasanta (LU) approvata all'unanimità dal Consiglio regionale in data 6 dicembre 2017 e il cui dispositivo impegna la Giunta regionale «(…) a procedere verso la più celere possibile chiusura della discarica di Cava Fornace presso i Comuni di Montignoso (Massa e Carrara) e Pietrasanta (Lucca)»; «ad attivarsi per provvedere ad una contestuale e risolutiva realizzazione di uno specifico piano di messa in sicurezza e bonifica ambientale dell'area in cui risiede l'impianto per la gestione dei rifiuti»; la mozione 1311/2018 avente oggetto In merito alla chiusura della discarica Cava Fornace, approvata all'unanimità dal Consiglio regionale in data 1° agosto 2018 e il cui dispositivo impegna la Giunta regionale «[…] ad adottare tutti gli atti di propria competenza relativamente alla tematica in oggetto», valutando la possibilità di escludere l'ipotesi di arginatura della discarica da quota più 43 metri sul livello del mare a quota più 98 metri sul livello del mare;