[pronunce]

8.- Con riguardo, infine, all'art. 15, comma 1, lettera q), della legge regionale impugnata, la Regione rappresenta che la norma intende introdurre un criterio di misurazione delle distanze tra appostamento fisso e immobili o fabbricati adibiti a civile abitazione o a posto di lavoro, senza incidere sulla disciplina della caccia, e che comunque la norma interposta invocata dalla difesa statale sarebbe inconferente, poiché prevede solo il divieto di sparare a distanza di meno di centocinquanta metri dai suddetti immobili. 9.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha replicato alla difesa regionale con memoria del 19 novembre 2019 ribadendo che, in base al tenore letterale della norma, l'art. 15, comma 1, lettera j), della legge regionale impugnata aggiunge un ulteriore adempimento rispetto alla previsione statale, prevedendo che l'annotazione avvenga dopo l'abbattimento «e» il recupero del capo ferito; l'utilizzo della congiunzione «e» confermerebbe la duplicità delle condizioni richieste, né sarebbe possibile riferire il recupero alla sola annotazione di capi abbattuti da terzi, mancando nel testo ogni prescrizione in tal senso. Quanto agli argomenti spesi dalla Regione circa la sanzionabilità dell'omessa annotazione, la difesa dello Stato osserva la loro irrilevanza ai fini del giudizio di costituzionalità, poiché l'art. 31 della legge n. 157 del 1992 collega l'irrogazione della sanzione alla violazione delle norme, statali e regionali, senza riferimento al contenuto di esse, così che, nella fattispecie concreta, la condotta sanzionabile sarebbe quella prevista dalla legge regionale ovvero l'omessa annotazione successiva al recupero del capo ferito. A maggior sostengo delle proprie argomentazioni, l'Avvocatura ricorda come l'esigenza dell'annotazione immediata dell'abbattimento trovi la sua ratio nelle richieste della Commissione europea, che, nel 2014, aveva avviato una procedura (caso EU Pilot 6955/14/ENVI) con una richiesta di informazioni sull'attività di monitoraggio del prelievo venatorio in Italia, poiché aveva rilevato che la legislazione regionale differenziava il momento di insorgenza dell'obbligo di annotazione sul tesserino venatorio in base alla natura, stanziale o migratoria, delle specie monitorate, prevedendo solo per le prime l'annotazione immediata degli abbattimenti e differendo, alla fine della giornata di caccia, l'annotazione degli abbattimenti delle specie migratorie, con negativa incidenza sull'attendibilità dei dati raccolti. Per chiudere la procedura di infrazione, il legislatore nazionale ha introdotto il comma 12-bis nel testo dell'art. 12 della legge n. 157 del 1992, imponendo l'annotazione immediata dell'abbattimento a garanzia della correttezza del monitoraggio delle specie, così che la richiesta di provvedere al preventivo recupero del capo abbattuto, imposta dalla norma regionale impugnata, frusterebbe le esigenze di certezza e tempestività sollecitate dalla Commissione europea. 10.- Quanto all'art. 15, comma 1, lettera m), della legge regionale impugnata che, a parere della Regione, si limiterebbe ad ampliare la zona di recupero del capo ferito, la difesa dello Stato ribadisce che la norma, nel consentire la mobilità in assetto di caccia anche a coloro che hanno scelto di esercitare l'attività venatoria da appostamento fisso, violerebbe il principio di esclusività della caccia. 11.- Con riferimento, infine, alla previsione dell'art. 15, comma 1, lettera q), la difesa dello Stato osserva di aver correttamente richiamato, quali norme interposte, l'art. 21, comma 1, lettere e) ed f), della legge n. 157 del 1992, che limita l'attività venatoria in ragione delle distanze misurate in termini lineari e non seguendo l'andamento morfologico del terreno, poiché quest'ultima modalità di misurazione comporterebbe una riduzione dello spazio e una corrispondente diminuzione del livello di tutela.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 1, lettere j), m) e q), della legge della Regione Lombardia 4 dicembre 2018, n. 17 (Legge di revisione normativa e di semplificazione 2018), in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, per invasione della sfera di competenza attribuita al legislatore nazionale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, in relazione a numerose norme della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). In particolare, è stato censurato l'art. 15, comma 1, lettera j), della legge reg. Lombardia n. 17 del 2018, che prevede che le annotazioni dei capi di selvaggina migratoria sul tesserino venatorio devono essere effettuate, in modo indelebile, sul posto di caccia, dopo gli abbattimenti e l'avvenuto recupero dell'animale, deducendone il contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione all'art. 12, comma 12-bis, della legge n. 157 del 1992, che prevede che l'annotazione sul tesserino venatorio deve essere effettuata subito dopo l'abbattimento. Si è impugnato l'art. 15, comma 1, lettera m), della legge reg. Lombardia n. 17 del 2018, in base al quale, ferma restando l'esclusività della forma di caccia prescelta, è consentito il recupero del capo ferito, in attitudine di caccia, nel raggio di duecento metri dal capanno, anche con l'uso del cane da riporto o con l'uso di natante con motore fuoribordo, con obbligo di arma scarica e riposta nell'apposita custodia, deducendone il contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione agli artt. 5, comma 5, e 12, comma 5, della legge n. 157 del 1992, che fissano il principio di esclusività dell'opzione di caccia, per cui il cacciatore, con opzione in via esclusiva per la caccia da appostamento con richiami vivi, non può esercitare la caccia in forma vagante per la stagione venatoria in corso. Infine, si è impugnato l'art. 15, comma 1, lettera q), della legge reg. Lombardia n. 17 del 2018, che prevede che le distanze attinenti agli appostamenti di caccia devono essere misurate seguendo il profilo morfologico del terreno, deducendone il contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione all'art. 21, comma 1, lettere e) ed f), della legge n. 157 del 1992, che, nel porre prescrizioni in materia di distanze da rispettare per l'esercizio dell'attività venatoria, a tutela della pubblica incolumità, impongono che la misurazione avvenga in forma lineare. 2.- La prima norma impugnata dal Presidente del Consiglio dei ministri è l'art. 15, comma 1, lettera j), della legge reg.