[pronunce]

6.- L'art. 68, comma 1, modifica il comma 5 dell'art. 24 della legge regionale n. 50 del 1993, che disciplina i comprensori alpini, quali associazioni senza fini di lucro aventi scopi di programmazione dell'esercizio venatorio e di gestione della fauna selvatica, estendendo ad essi i commi 5, 5-bis, 5-ter, 8, 9, 11 e 12 dell'art. 21, sugli organi degli ambiti territoriali di caccia. Il comitato direttivo dei comprensori alpini, a seguito della modifica introdotta dalla disposizione impugnata, è composto anche da «tre rappresentanti designati dalle strutture locali delle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale o regionale». Il ricorrente rileva che, in base all'art. 14, comma 10, della legge n. 157 del 1992, negli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia deve essere assicurata la presenza paritaria delle associazioni venatorie con riferimento a quelle riconosciute a livello nazionale. La disposizione interposta esprimerebbe un requisito minimo di salvaguardia a tutela dell'ambiente e dell'ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.). 7.- L'art. 69, comma 2, introduce il comma 3-bis nell'art. 20 della legge regionale n. 50 del 1993, ammettendo, tra l'altro, l'uso della barca a motore quale mezzo di trasporto per il recupero della fauna selvatica ferita o abbattuta. «Il recupero è consentito anche con l'ausilio del cane e del fucile, entro un raggio non superiore ai duecento metri dall'appostamento». Secondo il ricorrente, tale norma si pone in contrasto con l'art. 12, commi 2 e 3, della legge n. 157 del 1992 che definisce esercizio venatorio ogni atto diretto all'abbattimento o alla cattura di fauna selvatica mediante l'impiego del fucile. Sarebbe violato altresì l'art. 21, comma 1, della medesima legge che vieta di cacciare «sparando da veicoli a motore o da natanti o da aeromobili». La modifica introdotta dal legislatore regionale violerebbe anche l'art. 30, comma 1, lettera i), della legge n. 157 del 1992, che sanziona chi esercita la caccia sparando da autoveicoli, da natanti o da aeromobili. 8.- Infine, l'impugnato art. 71, che dispone misure per il contenimento del cormorano (Phalacrocorax carbo), si porrebbe in contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost. in riferimento all'art. 9 della richiamata direttiva 2009/147/CE, che definisce le condizioni per accedere alle deroghe previste per l'abbattimento di specie non cacciabili, secondo quanto stabilito anche dal parere motivato della Commissione europea sulla procedura di infrazione n. 2006/2131 (punto 32). L'aver previsto piani di abbattimento del cormorano con legge-provvedimento, anziché con atto amministrativo, integrerebbe per il ricorrente altresì una lesione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in base all'art. 19-bis, comma 2, della legge n. 157 del 1992. L'art. 71, inoltre, prevedendo ulteriori soggetti autorizzati al prelievo della fauna protetta, si porrebbe in contrasto anche con l'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, che contiene un elenco tassativo dei soggetti abilitati all'abbattimento. 9.- Si è costituita in giudizio la Regione Veneto, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e, in subordine, infondato. Con riferimento all'art. 55, la Regione afferma che il principio della riserva di legge è rispettato anche in assenza di una espressa indicazione legislativa dei criteri, limiti e controlli sufficienti a delimitare l'ambito di discrezionalità dell'amministrazione. Essi sarebbero ricavabili dalla lettera della legge e dal contesto normativo. L'intervento del legislatore regionale si colloca all'interno di una complessiva regolamentazione dell'attività di pesca, offrendo il titolo al regolatore di introdurre specifici oneri in considerazione delle peculiarità di alcune specie o territori o corsi d'acqua, equiparando i residenti e i non residenti. Riguardo alla violazione dell'art. 3 Cost., la censura sarebbe inammissibile, in quanto ipotetica, rappresentando uno «scenario presupposto indimostrato», ovvero che gli oneri di cui al comma l-ter dell'art. 9 della legge regionale n. 19 del 1998 abbiano natura tributaria. Nel merito, tale motivo di ricorso sarebbe infondato, in quanto il principio di eguaglianza non impone in ambito tributario che tutti siano trattati in maniera indifferenziata. La ratio della norma, a parere della difesa regionale, è volta ad addossare a soggetti non radicati nel territorio un onere, onde riequilibrare gli effetti derivanti dall'attività posta in essere su di un territorio ad essi «estraneo», mediante un'attività che va a detrimento dei residenti. 9.1.- Con riferimento all'art. 65, la previsione di cumulare le forme di esercizio venatorio non introdurrebbe un regime di deroga indiscriminato e irragionevole, ma rappresenterebbe un'integrazione della disciplina statale, diluendo sul territorio le concentrazioni di cacciatori. Con riferimento alla violazione dell'art. 31, comma l, lettera a), della legge n. 157 del 1992, che definisce le sanzioni amministrative per le violazioni delle disposizioni della legge in parola, non si ravviserebbe un'illegittima intrusione in un ambito sanzionatorio di competenza statale, bensì un'integrazione del precetto ammessa dal legislatore statale. La violazione da parte del comma l-quater dell'art. 14 del principio della caccia programmata di cui all'art. 14, commi l e 5, della legge n. 157 del 1992, è per la resistente insussistente in quanto la norma si limita a disciplinare una forma di mobilità venatoria prevista dall'art. 14, comma 5, della legge n. 157 del 1992. 9.2.- L'addestramento e l'allenamento dei cani da caccia di cui all'art. 66, commi l e 2, non costituiscono attività venatoria e, dunque, ad essi non si possono applicare i limiti temporali relativi all'attività di caccia, ma occorre invece tenere conto delle sue peculiari modalità di svolgimento. Non si ravviserebbe, inoltre, nessun contrasto rispetto alla programmazione faunistico-venatoria e non sarebbe esautorata l'ISPRA nella sua attività di indirizzo. Rispetto all'art. 18, commi l, l-bis e 2, della legge n. 157 del 1992, attuativo dell'art. 7 della direttiva n. 2009/147/CE, la censura sarebbe inammissibile, dal momento che la normativa statale fissa i limiti temporali unicamente per l'attività venatoria che non può essere identificata con l'attività di addestramento dei cani da caccia.