[pronunce]

In primo luogo, l'interveniente osserva che il rimettente lamenta l'irrazionalità della norma sulla competenza perché preclude la possibilità di applicare al caso sottoposto al suo esame la speciale causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen. , sicché la questione non può ritenersi direttamente rilevante ai fini della decisione del processo nel corso del quale è stata sollevata. Secondo l'Avvocatura generale difetterebbe la pregiudizialità rispetto al giudizio a quo, in quanto le questioni si riferirebbero all'applicazione di una norma che presuppone la competenza del giudice di pace. Inoltre - osserva ancora l'Avvocatura - il rimettente non si sarebbe misurato con quella giurisprudenza di legittimità, seppur minoritaria, che ritiene applicabile l'istituto di cui all'art. 131-bis cod. pen. anche nel procedimento davanti al giudice di pace.1.- Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Teramo, con ordinanza del 7 marzo 2017, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), come modificato dall'art. 2, comma 4-bis, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province), convertito, con modificazioni, nella legge 15 ottobre 2013, n. 119, nella parte in cui per il delitto previsto dall'art. 582 del codice penale - limitatamente alle fattispecie di cui al secondo comma perseguibili a querela di parte (lesioni lievissime) &#8210; non esclude la competenza del giudice di pace anche per i fatti aggravati ai sensi dell'art. 577, primo comma, numero 1), cod. pen. , commessi contro il discendente e segnatamente, come nella specie, contro il figlio naturale (da ritenersi, sebbene non precisato dal rimettente, quello nato sia in costanza di matrimonio, sia al di fuori), così come per i fatti commessi contro il discendente adottivo. Il rimettente lamenta l'irragionevole previsione, per il medesimo reato, di un diverso criterio di attribuzione della competenza per materia, tra giudice di pace e tribunale ordinario, secondo che la parte offesa del reato di lesioni volontarie lievissime sia, in particolare, il figlio naturale o il figlio adottivo, con violazione dei principi di eguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 Cost.). Sussisterebbe, altresì, la violazione dell'art. 24 Cost., perché la disposizione censurata determina un pregiudizio per l'indagato costituito dall'impossibilità per il giudice di adottare un provvedimento di archiviazione ai sensi degli artt. 411, comma 1-bis, del codice di procedura penale e 131-bis cod. pen. per difetto di punibilità in ragione della particolare tenuità del fatto. 2.- Preliminarmente, deve considerarsi che l'art. 577 cod. pen. , richiamato, limitatamente al secondo comma, dalla disposizione censurata, è stato modificato dall'art. 2 della legge 11 gennaio 2018, n. 4 (Modifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici), che costituisce ius superveniens rispetto all'ordinanza di rimessione. In particolare, la disposizione sopravvenuta prevede che all'art. 577 cod. pen. «sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo comma, numero 1), dopo le parole "il discendente" sono aggiunte le seguenti: "o contro il coniuge, anche legalmente separato, contro l'altra parte dell'unione civile o contro la persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente"; b) al secondo comma, dopo le parole: "il coniuge" sono inserite le seguenti: "divorziato, l'altra parte dell'unione civile, ove cessata"». Risulta così ampliato l'elenco dei soggetti (persone offese) indicati dalla disposizione richiamata dalla norma censurata per includere per alcuni (art. 577, secondo comma) o, all'opposto, escludere per altri (art. 577, primo comma, numero 1) il reato di lesioni lievissime dalla competenza del giudice di pace, rimanendo tuttavia invariata la censurata regola di competenza quanto al reato di lesioni lievissime in danno rispettivamente del figlio naturale e del figlio adottivo. Si tratta, quindi, di un innesto normativo che non modifica affatto i termini delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal giudice rimettente. Non vi è ragione, pertanto, di restituire gli atti a quest'ultimo per il riesame della rilevanza delle questioni stesse (da ultimo, sentenza n. 194 del 2018). Non di meno, la previsione di ulteriori ipotesi di lesioni volontarie lievissime, quali quelle in danno del coniuge, anche legalmente separato, o dell'altra parte dell'unione civile in corso, attribuite alla competenza del giudice di pace, al pari delle lesioni lievissime in danno del figlio naturale, oggetto delle sollevate questioni di legittimità costituzionale, sarà invece rilevante - come si dirà - al diverso fine della dichiarazione di illegittimità costituzionale in via consequenziale. 3.- In via ancora preliminare, non è fondata l'eccezione di inammissibilità formulata dall'Avvocatura generale dello Stato. Il GIP rimettente, all'udienza fissata ai sensi degli artt. 409, comma 2, e 411 cod. proc. pen. , è chiamato a pronunciarsi in ordine all'imputazione del reato di lesioni volontarie di un genitore in danno del figlio naturale con conseguente malattia di durata non superiore a venti giorni, reato previsto dall'art. 582, secondo comma, cod. pen. , aggravato ex art. 585, primo comma, cod. pen. , stante il concorso di una delle circostanze aggravanti previste dall'art. 577 cod. pen. , e segnatamente quella prevista dal numero 1) del primo comma, per essere stato il fatto commesso in danno del discendente. Verificata la condizione di procedibilità della querela tempestivamente proposta dalla parte offesa, il GIP si è preliminarmente interrogato in ordine alla sua competenza stante il disposto dell'art. 22 cod. proc. pen. , secondo cui il GIP, se riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, pronuncia ordinanza o sentenza, rispettivamente nel corso delle indagini preliminari o dopo la chiusura delle stesse, e dispone la restituzione degli atti al pubblico ministero. Osserva il rimettente che la competenza a pronunciarsi in ordine all'imputazione suddetta appartiene al giudice di pace in ragione della regola posta dalla disposizione censurata. Egli, quindi, in applicazione di tale regola, dovrebbe dichiarare la propria incompetenza e restituire gli atti al pubblico ministero.