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Per questo ho voluto chiedere la parola: noi dobbiamo evitare che una questione reale che in Italia esiste e riguarda la corruzione non determini una risposta sbagliata. C'è bisogno di rendere certe e chiare le norme. C'è bisogno di fare in modo che il personale deputato all'amministratore della giustizia sia proporzionato per i carichi di lavoro. C'è bisogno di una riforma del processo prima di fare stalattiti di intervento che rischiano di rovinare l'equilibrio di cui c'è bisogno. Voglio mettere in evidenza poi un altro dato: io ho simpatia culturale per la corruzione contemplata all'interno dei rapporti tra privati, ma dobbiamo stare attenti perché, se si fa norma su un'opera pubblica che poi non nasce, non è accaduto nulla; se si fa norma che cambia il diritto penale, si fanno danni se non c'è la visione dell'insieme della conseguenza. Così come sui partiti politici c'è bisogno di fare normazione attiva prima di immaginare la patologia del suo funzionamento e finanziamento. Perché allora non darci appuntamento in un luogo che produca il meglio del discernimento, in Commissione, e poi arrivare qui senza la mannaia del voto di fiducia che uccide il confronto dialogico e dialettico. Perché? Qual è la frettolosità che determina questo livello di uccisione dell'approfondimento argomentativo e dialettico? Qual è la ragione? Non è la ragione del merito: è la ragione dello spettacolo da esibire; è la ragione di incassare e intascare un argomento che poi deve essere esibito su un balcone. Ma noi abbiamo bisogno di questo, ora, in Italia? C'è bisogno di ciò? Cari colleghi senatori, io parlo da utente, consapevole però di che cosa può riservare la cattiva giustizia penale. Ho letto di recente di un sindaco di Castellaneta che ha atteso diciassette anni per vedere la fine del suo malessere personale, familiare, territoriale, di comunità politica, che ha riguardato una cattiva azione dell'iniziativa giudiziaria. C'è bisogno allora di equilibrio. C'è bisogno di fare sì che nasca il meglio di un approfondimento. Mi stava venendo in mente di dirvi: " cum clave " ci vorrebbe, per fare in modo che non si sbagli; per fare in modo che poi quello che insorge come risultato normativo diventi un arricchimento dell'ordinamento, e non qualcosa di strumentalizzato da una parte. C'è qualcosa della vostra visione normativa che riguarda lo Stato o è tutto di una parte sempre? Noi abbiamo l'idea della distinzione tra ordinamento, statualità, Governo, politica e maggioranza. Il diritto penale coincide con la statualità, non coincide con la parte. Non possiamo immaginare che a ogni maggioranza che interviene si dia luogo a uno strapazzamento del diritto penale, perché davvero poi, a valle, ne patiscono la collettività e l'economia. La corruzione è la rottura delle regole; è la rottura della competizione economica; è la rottura del potere per finalità particolari e questo ci accomuna nella ricerca della norma migliore. Ma non è questo il modo di procedere. Allora vi chiedo: non è possibile sospendere questo procedimento normativo e riprenderlo in un momento di tranquillità, di operosità condivisa, sapendo che poi lo lasciamo in eredità al nostro Paese, alla comunità nazionale? Non è immaginabile che su questo si faccia quello che a volte siamo riusciti a fare come - per esempio - su alcuni passaggi correttivi del decreto-legge in materia fiscale? Quello sforzo che stiamo sostenendo sul bilancio, per fare in modo che non tutto venga travolto dal giudizio di parte, non è possibile riservarlo a questa materia che di per sé porta delle conseguenze nella vita collettiva? Ecco, queste sono le domande con le quali voglio accompagnare la mia posizione che è emotiva, perché ho visto all'opera il diritto penale quando è spintonato. Mi sono difeso nel processo. Mi sono distanziato dalle responsabilità pubbliche. Ho atteso le sentenze. Rispetto alla prescrizione noi dobbiamo sapere che è un istituto che facilita quello che si chiama il giusto processo nella ragionevole durata del processo. Ma c'è bisogno di saperlo, però, con oggettività e laicità, capacità di ingresso nel merito. Io ho rinunciato sempre alla prescrizione, ma non avrei avuto la possibilità di attendere diciassette anni, come il sindaco di Castellaneta. Diciassette anni corrispondono alla maggiore età di un bambino che si rende poi maggiorenne. Ecco perché noi non possiamo strapazzare questi argomenti; non li possiamo rendere obolo di una collocazione politica per farsi riconoscere. Mi verrebbe da piangere su questo perché ho visto che cosa fa il Moloch, il leviatano della giustizia quando ha delle dentature sbagliate. Allora mi auguro che ci sia un soprassalto di autonomia di valutazione. Hannah Arendt diceva che c'è bisogno di autonomia del politico, ma non della figura politica, bensì della dimensione del politico quando si affrontano argomenti che durano, che perdurano, che vanno oltre la durata di una stagione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Ministro, non ero presente, perché ero ammalato - avevo avuto un incidente - quando lei è venuto in Senato nella Commissione giustizia e ha pronunciato delle parole certe, chiare. E pur essendo lontano, ho molto apprezzato, perché ho detto: «Finalmente un Ministro che forse capisce di giustizia». E poi le dirò perché. E invece devo dire che seguo l'interpretazione del titolo del disegno di legge in esame fatta dal collega Malan: lei ha parlato di spazza corrotti ma, siccome non siamo abituati che un Ministro della giustizia possa usare termini del genere, forse correttamente il collega l'ha chiamato spazza giustizia, perché effettivamente siamo fuori dall'ambito della giustizia. Per quel poco che conosco la sua attività, devo ritenere che lei non sarà mai come un suo collega di partito che ha appena parlato, il senatore Giarrusso, con il quale certamente non è possibile nemmeno scrivere una norma. Quando uno non conosce il sistema di legalità, non può parlare. E non può parlare perché parla per slogan , per frasi da fare in una campagna elettorale, forse a Corleone dove si candidò il suo assistente, ma non certo nel nostro Parlamento. Nel nostro Parlamento si ragiona in termini di norma e se la norma ha un effetto positivo per i cittadini. Se invece la norma non è positiva, va abbandonata. Lei, signor Ministro, in quella seduta disse che non avrebbe toccato mai la prescrizione prima di fare una diversa organizzazione della giustizia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E questo oggi non è, e perché? Lei sa meglio di me, che ha un'esperienza di processi penali, come sa qualsiasi operatore di diritto che abbia esperienza nel processo penale, che più alta è la pena e il processo più lungo è, perché la pena alta porta a una prescrizione lunga e non viene mai celebrato. Non devo insegnare che tutto questo avviene dall'epoca del codice Rocco con la bancarotta fraudolenta che aveva una prescrizione lunghissima per il reato più alto. E non si facevano; si facevano all'ultimo momento, non si prescrivevano: