[ddlpres]

Il Commissario si avvale ovviamente, come già detto, delle segnalazioni dei presidenti delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria relative ai territori che hanno subito consistenti danni a causa del reiterarsi degli eventi sismici, per l'individuazione dell'elenco dei comuni aggiuntivo rispetto a quello di cui all'allegato 1 al decreto-legge n. 189 del 2016. E anche in questo caso il duplice ruolo dei medesimi presidenti, vice commissari per gli interventi di ricostruzione di cui al decreto-legge n. 189 del 2016 e soggetti delegati ai sensi della legge n. 225 del 1992, è un elemento di riconduzione a sistema dell'intero quadro delineato dai due decreti (il n. 189 del 2016 e l'attuale). L'ordinanza commissariale è approvata dal Consiglio dei ministri e successivamente comunicata alle Camere. Il comma 2 dispone che il Commissario straordinario operi con i poteri previsti dal citato decreto-legge n. 189 del 2016 e dal presente decreto-legge, anche in relazione alla ricostruzione conseguente agli ulteriori eventi sismici successivi al 24 agosto, assicurando la necessaria unitarietà di azione. In particolare, la disposizione si preoccupa di individuare un meccanismo oggettivo, ma rapido, per redigere l'elenco dei comuni i cui danni si sono aggravati o che non figuravano in quello allegato al decreto-legge n. 189 del 2016. La «fluidità» della situazione conseguente al consistente sciame sismico e per contro l'urgenza di intervenire con le nuove misure oggetto del presente decreto, non hanno consentito di acquisire dalle regioni gli elementi e le motivazioni da porre a base della redazione del suddetto elenco, così da farne un nuovo allegato integrativo del precedente. Il necessario coinvolgimento dei presidenti delle quattro regioni interessate, conoscitori della realtà del proprio territorio, ha imposto un approfondimento istruttorio, a cura del commissario straordinario. Si è, pertanto, ritenuto congruo rinviare allo stesso l'individuazione di suddetto elenco integrativo, onde garantirgli la preliminare doverosa interlocuzione con i presidenti delle quattro regioni coinvolte. Il legislatore ha tracciato i confini tassativi della scelta, individuandoli, per coerenza e conformità al principio di eguaglianza, nella riconosciuta omogeneità del tessuto cittadino danneggiato in termini di caratteristiche socio-economiche, e nell' identità dell'aggregato urbano. Una prima mappatura «informale» garantita, peraltro, dal costante presidio del territorio da parte del personale della protezione civile e della struttura commissariale straordinaria, in sinergia, come già detto, con i presidenti delle regioni, ha portato a prevedere nella norma la possibilità di diversificazione del contenuto dell'elenco: vanno inserite le realtà territoriali rispondenti in toto ai criteri sopra evidenziati di omogeneità sociale e culturale che hanno ispirato la redazione del primo elenco; ma vanno inseriti anche i comuni che hanno riportato consistenti danni diffusi, ma non rientrano negli altri parametri sopra delineati. Per tali comuni, caratterizzati verosimilmente da maggior consistenza demografica e di superficie, si è ritenuto di dover rimettere a valutazione concreta l'estensione o meno delle sole disposizioni contenute nel titolo IV del più volte ricordato decreto-legge n. 189 del 2016 («misure per gli enti locali, sospensioni di termini e misure fiscali»). Mentre, ad esempio, la previsione contenuta nell'articolo 44 del citato decreto-legge n. 189 del 2016, recante «Disposizioni in materia di contabilità e bilancio», in ragione del danno anche indiretto all'economia e alla vita sociale arrecato dal reiterarsi degli eventi sismici per il comprensibile effetto «fuga dai territori» che ha prodotto, potrebbe trovare sempre applicazione; diversamente è a dire per gli interventi di sostegno al reddito dei lavoratori et similia (articolo 45 e seguenti) che, presupponendo lo svolgimento dell'attività lavorativa in un nucleo a forte compromissione del tessuto socio-economico, dovranno certamente essere riconosciuti, ma ai singoli, documentati casi di soggetti aventi diritto, non in maniera generalizzata. In buona sostanza, attraverso una motivata analisi oggettiva del contesto, i presidenti ed il Commissario possono valutare come non rispondente ai criteri indicati nella norma la generalizzata applicazione di benefici ratione civitatis , per così dire, e non ancorati all'oggettivo danno subito dal soggetto interessato e in tale ottica inserire i comuni di riferimento tra quelli che non godono per intero dei benefici del decreto-legge n. 189 del 2016. Nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà sono dunque i presidenti di regione a valutare e motivare l'inclusione del comune nell'elenco per così dire «pieno», ovvero, a contrario, in quello, che ne costituisce una sorta di sottoinsieme, a fruizione limitata dei benefici. Va ricordata infine l'inclusione all'interno del titolo IV anche della norma recante: «Termini processuali e sostanziali: prescrizioni e decadenze. Rinvio» (articolo 49). Solo la conoscenza della realtà territoriale e dell'impatto degli eventi sismici sulla normale attività giudiziaria, anche per la insistenza in loco di uffici giudiziari, può determinare l'applicabilità o meno della disposizione a tutti i residenti nei comuni inclusi nell'elenco. Per ricondurre a sistema la modalità di individuazione dei comuni interessati, necessariamente atipica per le evidenziate ragioni di urgenza, si è, comunque, prevista una delibera ricognitiva finale del Consiglio dei ministri, funzionale anche alla doverosa verifica di copertura finanziaria dell'applicabilità delle misure di sostegno ai nuovi comuni individuati. La delibera, peraltro, si colloca nel contesto anche della legge n. 225 del 1992 in quanto risponde alla medesima finalità di obbiettivare l'ambito di applicazione delle varie misure, nel caso di specie non tanto e non solo emergenziali, quanto più propriamente, in coerenza con le scelte già fatte con il decreto-legge n. 189 del 2016, in funzione della normalizzazione della vita relazionale attraverso la ricostruzione e il recupero del territorio nella sua identità originaria. La comunicazione alle Camere è stata, infine, ritenuta un doveroso riconoscimento dell'importanza del coinvolgimento informativo del Parlamento, anche per coerenza formale con la «legificazione» dell'allegato al precedente decreto. Il quadro si completa con l'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 1, che, sempre per garantire un sistema equanime di trattamento di eguali situazioni, si preoccupa del singolo danneggiamento, documentalmente riconducibile al sisma (perizia giurata) al di fuori del nuovo elenco: come già previsto dall'articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 189 del 2016, i benefici a fini ricostruttivi sono riconosciuti infatti anche al di fuori del territorio dei comuni riportati in elenco, laddove il danno, o addirittura il crollo, siano ascrivibili ai sismi successivi a quello del 24 agosto, unico menzionato nella norma originaria, necessitante quindi di doverosa estensione esplicita. Come già detto, il modello di governance protezione civile-Commissario straordinario funzionale a far progredire insieme emergenza e ricostruzione viene doverosamente mantenuto: