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Esso prevede che le tariffe si basano su un criterio di calcolo crescente in relazione all'impegno di potenza contrattuale della fornitura elettrica del soggetto sottoposto a verifica; tale previsione comporta gravi difficoltà per le imprese, soprattutto quelle più piccole che devono affrontare costi e oneri molto elevati. Infatti, a fronte di verifiche su impianti medio-piccoli, normalmente in uso ad aziende con ridotti forza lavoro e fatturato che però necessitano di molta potenza elettrica (ad esempio laboratori di stampaggio di materie plastiche), vi sono costi molto elevati. Al contrario, grandi strutture produttive, dalla superficie estesa e quindi complesse da verificare, ma che hanno potenze basse o medio-basse, hanno costi di verifica degli impianti inferiori; considerato che: la situazione comporta un evidente squilibrio tra l'entità e la complessità della verifica degli impianti, con una forte penalizzazione soprattutto per le micro e piccole imprese che sono gravate di costi sproporzionati; sul tema si è anche espressa l'Autorità garante della concorrenza e del mercato in una segnalazione adottata nel corso dell' iter parlamentare del suddetto decreto-legge (AS 1714) nella quale si legge: "L'articolo 7-bis, prevedendo l'applicazione di un tariffario per i servizi di verifica periodica degli impianti elettrici citati introduce, quindi, una disposizione contraria ai principi concorrenziali, in quanto idonea ad eliminare la competizione tra operatori nella determinazione di una variabile fondamentale quale il prezzo del servizio erogato. L'utilizzo di un tariffario nel settore in esame non sembra peraltro giustificato dalla necessità di assicurare uniformità della contribuzione in favore dell'INAIL né da quella di favorire professionalità e competenza nell'interesse della sicurezza degli utenti e dei lavoratori"; inoltre, l'obbligo (previsto dall'articolo 7- bis ) imposto alle imprese di comunicare all'INAIL, per via informatica, il nominativo dell'organismo incaricato di effettuare la verifica dell'impianto, si traduce in un ulteriore peso burocratico e complicazione per le imprese. Sarebbe, infatti, molto più vantaggioso e pratico che tale comunicazione potesse effettuarla telematicamente dallo stesso organismo incaricato della verifica, eliminando un adempimento per l'impresa e rendendo la procedura più snella. Al riguardo, peraltro, il decreto direttoriale previsto dalla disposizione per la definizione delle indicazioni tecniche non è stato ancora emanato; si rende necessario intervenire al fine di risolvere le problematiche evidenziate, prevedendo che le tariffe per le verifiche degli impianti di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 462 del 2001 siano commisurate alla superficie del luogo di lavoro e all'articolazione del suo impianto e non alla potenza elettrica contrattuale della fornitura. In alternativa, si potrebbe prevedere un tariffario più flessibile che consenta all'organismo incaricato della verifica di applicare costi minori nel caso in cui il criterio della potenza risulti evidentemente sproporzionato e iniquo; inoltre, al fine di sgravare le piccole e medie imprese da ulteriori oneri burocratici, sarebbe opportuno che sia direttamente l'organismo incaricato di effettuare la verifica dell'impianto, e non l'impresa, a trasmettere telematicamente il proprio nominativo all'INAIL, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di risolvere le problematiche nella direzione indicata ed evitare, in tal modo, inique forme di aggravio dei costi per il tessuto produttivo del nostro Paese. Atto n. 4-06166 ALESSANDRINI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: nel decreto dipartimentale n. 94222 del 2 agosto 2021 è stato approvato l'elenco degli enti partecipanti all'avviso pubblico per la presentazione delle richieste di contributo per progetti relativi ad opere pubbliche di messa in sicurezza, ristrutturazione, riqualificazione o costruzione di edifici di proprietà dei Comuni destinati ad asili nido e a scuole dell'infanzia e a centri polifunzionali per i servizi alla famiglia; sulla base delle istanze presentate e dei criteri automatici di assegnazione dei punteggi previsti nell'avviso, sono state predisposte le graduatorie, divise per interventi e gruppi di enti, di cui all'articolo 2, commi 2 e 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 dicembre 2020; l'allegato 2 al decreto dipartimentale considera, sulla base dei punteggi automatici assegnati, quali enti risultano provvisoriamente beneficiari di contributo, come risulta dall'allegato 3; il comma 60 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, dispone che il fondo di cui al comma 59 (fondo "asili nido e scuole dell'infanzia" con una dotazione pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023 e a 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2034) è finalizzato ai seguenti interventi: progetti di costruzione, ristrutturazione, messa in sicurezza e riqualificazione di asili nido, scuole dell'infanzia e centri polifunzionali per i servizi alla famiglia, con priorità per le strutture localizzate nelle aree svantaggiate del Paese e nelle periferie urbane, con lo scopo di rimuovere gli squilibri economici e sociali esistenti; per gli interventi, ed in particolare per quelli afferenti gli asili nido, sono state stilate due graduatorie distinte, una per gli enti situati in aree svantaggiate con le risorse riservate a tal fine e una per tutti gli altri enti; la domanda del Comune di Terni (asilo nido "Girotondo") ha totalizzato 56 punti ed è stata esclusa sia dalle risorse riservate alle aree svantaggiate, sia dalla graduatoria generale, ammettendo invece al finanziamento enti locali non svantaggiati con punteggio inferiore a quello totalizzato dal progetto ternano, si chiede di sapere: per quale motivo l'asilo nido "Girotondo" di Terni sia stato escluso dal finanziamento; se nel successivo decreto previsto dal comma 4 dell'art. 1 del decreto dipartimentale n. 94222, che stabilirà in via definitiva gli interventi ammessi al finanziamento a seguito di ulteriore istruttoria, alcuni enti ora ammessi dovessero essere esclusi, se i relativi finanziamenti verranno riassegnati, aprendo una nuova possibilità per gli enti esclusi, come nel caso di specie. Atto n. 4-06167 ROJC Al Ministro della salute Premesso che: a quanto si apprende dal quotidiano "Il Piccolo", ben 2 dei 4 centri di salute mentale di Trieste saranno costretti a ridurre l'apertura giornaliera da 24 a 12 ore, con conseguenti enormi disagi per l'utenza; la notizia è stata confermata anche dal direttore generale dell'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina Antonio Poggiana, che ha affermato, sempre al quotidiano "Il Piccolo", che "se non riusciremo a colmare all'ultimo le carenze o se, al contrario, si passerà alle 12 ore nei Csm di Barcola e Gambini, mentre Domio e Maddalena rimarranno sulle 24 ore";