[pronunce]

Considerato che i giudici rimettenti dubitano, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97, primo comma, della Costituzione (quest'ultimo evocato solo dai Giudici di pace di Cortina d'Ampezzo, di Belluno e di Ferrara), della legittimità costituzionale dell'art. 20 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), nella parte in cui non prevede che la citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria debba contenere a pena di nullità l'avviso che, qualora ne sussistano i presupposti, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, può presentare domanda di oblazione; che, stante la sostanziale identità delle questioni, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che le questioni sollevate dai Giudici di pace di Cortina d'Ampezzo, di Belluno, di Carrù e di Dolo vanno dichiarate manifestamente inammissibili, in quanto le ordinanze di rimessione difettano della descrizione delle fattispecie oggetto dei giudizi a quibus e sono del tutto carenti di motivazione in ordine alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza; che il Giudice di pace di Ferrara rileva che la normativa censurata si pone in contrasto con gli artt. 3, 24, secondo comma, e 97, primo comma, della Costituzione per la ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla disciplina del decreto di citazione a giudizio nel procedimento avanti al tribunale in composizione monocratica (art. 552 cod. proc. pen.), che prevede, a pena di nullità, l'avviso relativo alla facoltà di presentare domanda di oblazione; per la irragionevolezza della mancata previsione di tale avviso in un procedimento connotato da principi di massima semplificazione e dall'obiettivo di deflazione del dibattimento; perché incide sulla facoltà di presentare tempestivamente domanda di oblazione, che è espressione del diritto di difesa, e comporta di conseguenza ritardi nello svolgimento della fase dibattimentale; che il rimettente richiama, tra l'altro, le argomentazioni svolte da questa Corte nella sentenza n. 497 del 1995, che aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 555, comma 2, cod. proc. pen. , nel testo precedente la legge 16 dicembre 1999, n. 479, nella parte in cui non prevedeva la nullità del decreto di citazione a giudizio per mancanza ovvero per insufficiente indicazione del requisito previsto dal comma 1, lettera e), e cioè dell'avviso all'imputato della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena, ovvero di presentare domanda di oblazione; che nella menzionata sentenza la Corte ha osservato che la «diminuzione delle potenzialità difensive» derivava dalla possibilità che, in mancanza di una tempestiva conoscenza, l'imputato potesse trovarsi decaduto dalla facoltà di chiedere il giudizio abbreviato; evenienza che si sarebbe potuta verificare, malgrado la garanzia della difesa tecnica, se l'imputato avesse contattato il difensore dopo la scadenza del termine di quindici giorni dalla notifica del decreto, previsto a pena di decadenza; che successivamente la Corte ha appunto precisato che la previsione della nullità in caso di omissione dell'avviso «trova la sua ragione essenzialmente nella perdita irrimediabile della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato entro il termine di quindici giorni, previsto a pena di decadenza» e che non vi era motivo per estendere tale disciplina alle ipotesi in cui la richiesta di rito alternativo può essere formulata «sino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, in un contesto in cui le garanzie di informazione e di conoscenza sono assicurate dall'assistenza obbligatoria del difensore» (v. sentenza n. 101 del 1997); che, con riferimento ai requisiti del decreto di citazione emesso in seguito all'opposizione a decreto penale nel procedimento davanti al pretore (art. 565, comma 2, cod. proc. pen.), la Corte ha ribadito che la mancanza dell'avviso circa la facoltà di chiedere l'applicazione della pena ovvero di essere ammesso all'oblazione non era suscettibile di censure in relazione agli artt. 3 e 24 Cost., anche perché l'applicazione della pena poteva allora essere chiesta sino alla dichiarazione di apertura del dibattimento e l'oblazione prima dell'apertura del dibattimento ex art. 162 cod. pen. , con possibilità di riproporre la domanda sino all'inizio della discussione finale nel caso dell'oblazione disciplinata dall'art. 162-bis cod. pen. (sentenza n. 114 del 1997); che di recente, in relazione alla disciplina degli avvisi per l'udienza preliminare, la Corte ha altresì avuto occasione di sottolineare che la sentenza n. 497 del 1995 era stata pronunciata in un contesto normativo in cui la vocatio in ius era caratterizzata da una struttura bifasica, superata dalle profonde modifiche introdotte dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479 (v. ordinanza n. 484 del 2002); che dalla sentenza n. 497 del 1995 non possono dunque trarsi argomenti a sostegno della illegittimità costituzionale della disciplina censurata, in quanto l'omissione dell'avviso circa la facoltà di presentare domanda di oblazione non comporta la perdita irrimediabile di tale facoltà, che può essere esercitata dall'imputato nel corso dell'udienza di comparizione prima dell'apertura del dibattimento, alla stregua di quanto espressamente disposto dall'art. 29, comma 6, del decreto legislativo n. 274 del 2000; che nell'udienza di comparizione l'imputato è obbligatoriamente assistito, a norma dell'art. 20, comma 2, lettera e), del menzionato decreto legislativo, da un difensore, di fiducia o d'ufficio, sì che risultano pienamente garantite la difesa tecnica e l'informazione circa le varie forme di definizione del procedimento, anche alternative al giudizio di merito (conciliazione tra le parti, oblazione, risarcimento del danno, condotte riparatorie); che inoltre, stante la struttura generale del procedimento avanti al giudice di pace, e il ruolo a questo assegnato di «favorire, per quanto possibile, la conciliazione tra le parti» (art. 2, comma 2, del decreto legislativo n. 274 del 2000) e, comunque, di propiziare forme di definizione del procedimento alternative al giudizio di merito, l'udienza di comparizione, ove avviene il primo contatto tra le parti e il giudice, risulta sede idonea per sollecitare e verificare la praticabilità di possibili soluzioni alternative, tra cui, evidentemente, l'estinzione del reato per oblazione prevista dagli artt. 162 e 162-bis cod. pen. ; che il principio di buon andamento dei pubblici uffici non si riferisce all'attività giurisdizionale in senso stretto, bensì all'organizzazione e al funzionamento dell'amministrazione della giustizia (cfr., ex plurimis, sentenza n. 115 del 2001); che le questioni sollevate dal Giudice di pace di Ferrara vanno pertanto dichiarate manifestamente infondate alla stregua di tutti i parametri costituzionali evocati dal rimettente.