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A loro, quindi, deve andare il nostro più sentito ringraziamento e soprattutto il concreto impegno delle istituzioni a ogni livello, affinché non si verifichino situazioni come quella che sta accadendo all'associazione Agape di Sciacca, verso la quale continuo a rinnovare il mio appello pubblico a un ripensamento da parte della competente autorità sanitaria locale. LEONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, quest'oggi il mio intervento vuole essere un accorato appello rivolto alla ministra Cartabia, che ha per oggetto la violenza istituzionale e che da madre, oltre che da legislatrice, senatrice della Repubblica, mi lascia sgomenta. Mi riferisco a tutte quelle mamme disperate che spesso denunciano il proprio partner maltrattante e anni di continua violenza domestica e assistita, di cui in modo puntuale, a causa delle storture giuridiche che si impigliano nei meandri della giustizia tra procedimento civile e penale, pagano poi le conseguenze i figli e le donne che denunciano, sprofondando nello sconforto più assoluto. Sono donne che comunque in modo eroico non mollano, facendo prevalere lo spirito della maternità, ovvero l'unica ragion d'essere, che sono i propri figli. (Applausi) . Anch'io non mollo. Sono accanto a quelle donne, a quelle eroine che vogliono fidarsi delle istituzioni. Lo dobbiamo a loro e ai loro piccoli. È nostro dovere, oltre che responsabilità e serietà, evitare che i figli possano essere strappati alle proprie mamme in modo crudele dalle Forze dell'ordine - parliamo dell'anticrimine - che sfondano la porta di casa e li levano dalle braccia materne. Una volta trasferito nelle strutture preposte, ha inizio il vortice spigoloso di assistenti sociali che si ergono a paladini di una giustizia atroce, che mira ad alienare la figura materna. Per cui emerge da alcune narrazioni che il bimbo di sei anni decide di non voler vedere la madre, in quell'unica ora di quell'unico giorno a settimana e si dà il caso che il bambino all'indomani non sia presente a scuola e che in tutto ciò le Forze dell'ordine non possano verificare la correttezza e la trasparenza della gestione di taluni centri di accoglienza, a seguito della segnalazione di quella madre disperata, a cui sta scoppiando il cuore, nell'attesa di sapere come sta il proprio figlio. Presidente, mi ribolle il sangue a sentire tantissime narrazioni e storie di questo genere, di mamme addolorate. Non lo sopporto proprio più. Pertanto concludo con l'auspicio di un cambiamento della giustizia italiana su questo fronte. Al contempo, chiedo alla Ministra di dare un concreto e fattivo segnale di tutela alle donne che denunciano, alle donne che hanno paura di denunciare, a tutte quelle mamme. Lo dobbiamo a tutte le donne uccise (54 femminicidi fino a oggi), agli orfani di femminicidio, ai familiari e agli amici. In vista della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, il prossimo 25 novembre, vi chiedo di non farla diventare una giornata noiosa ed offensiva per tante vittime e che non sia l'occasione di dimostrare e sfoggiare con bellissime parole le competenze e le conoscenze del fenomeno. Ministra Cartabia, urgono fatti. La invito a fare una visita ispettiva ai tribunali dei minori di Roma, come da indicazione della Commissione d'inchiesta che ho l'onore di presiedere. (Applausi) . ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC) . Signor Presidente, sappiamo benissimo che il dumping contrattuale è un fenomeno gravissimo che danneggia i lavoratori, il sistema economico e la leale concorrenza e che purtroppo è in continua espansione. Il CNEL ha rilevato che negli ultimi anni siamo arrivati a ben 985 contratti: una situazione inaccettabile, ancora più assurda se a incentivarla è la pubblica amministrazione. Nello specifico voglio parlarvi di quanto accade nella riabilitazione accreditata, cioè in centri che rappresentano la sanità pubblica. Stiamo parlando di 984 centri con quasi 50.000 occupati. In questo settore esistono almeno dieci contratti, di cui solo uno è il contratto leader , che garantisce lavoratori e servizi - il contratto AIOP - che però, è applicato da circa il 50 per cento dei centri di riabilitazione. Gli altri applicano contratti meno rappresentativi, che permettono di pagare i lavoratori fino a quasi la metà, con più ore di lavoro. E ciò è ancora più assurdo se pensiamo che detti centri, che non adottano il contratto AIOP, non costano meno, ma percepiscono dai rispettivi servizi sanitari regionali le stesse tariffe. Tutto questo significa sfruttamento dei lavoratori, concorrenza sleale, peggiori servizi sanitari e, dunque, maggiori guadagni sulle spalle degli operatori. Chi applica questo tipo di contratti, con le caratteristiche che ho esposto, riesce ad ottenere profitti aggiuntivi fino al 22 per cento. Si tratta di denaro pubblico che dovrebbe servire alla retribuzione dei lavoratori e, di conseguenza, alla qualità del servizio sanitario. Purtroppo non è così. Questo vuol dire che le aziende che applicano il contratto leader vengono penalizzate in modo insostenibile. Ho scritto a moltissimi centri di riabilitazione per segnalare e risolvere questo problema. I sindacati nazionali in molte Regioni e i centri che applicano il contratto AIOP, tranne chi ci lucra sopra, vorrebbero superare questa situazione. L'unico modo per farlo è imporre la redazione di tariffe differenziate, da corrispondere ai centri accreditati a seconda del contratto collettivo nazionale. Alcune Regioni, tra cui la Campania e il Lazio, hanno provato ad adottare tariffe differenziate, ma non ci si riesce per via di un blocco legislativo che risale a trent'anni fa. Basti pensare che, in generale, i contratti in Italia erano 225 e ora sono più di mille. Solo superando i vincoli dettati da questa vecchia norma, dunque, è possibile contrastare efficacemente il fenomeno vergognoso del dumping contrattuale nella sanità, definendo i criteri generali per la funzione assistenziale e per la determinazione della loro remunerazione. Sono certa quindi che saprete cogliere l'importanza di questo fenomeno che danneggia gli operatori del settore e che ha conseguenze negative non solo sulla retribuzione, ma anche sui diritti dei lavoratori e sulla previdenza sociale. (Il microfono si disattiva automaticamente) . DRAGO (FdI) . Domando di parlare sulla calamità a Catania e nel Catanese. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Senatrice Drago, mi unisco alle ragioni del suo intervento. Domani, peraltro, sarò a Catania anche per un lutto che ha colpito l'ex presidente di Lombardia informatica, Giovanni Catanzaro, che ricordo con affetto. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, questa mattina abbiamo dedicato un minuto di silenzio agli eventi appena accorsi sulla Sicilia orientale, in particolare a Catania e nella sua Provincia. Vorrei intervenire non solo esprimendo la mia solidarietà, ma - come mi piace sempre fare - con l'essere anche un po' propositiva.