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2 per gli edifici pubblici il censimento di danno e agibilità sia integrato da quello di vulnerabilità e sia distinto da quello per gli edifici privati, così come quello per gli edifici di culto e vincolati ai sensi dell'articolo 10 del citato codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, per i quali è altresì effettuata una stima dei costi di restauro, di miglioramento o di adeguamento sismico o ricostruzione; 3 al fine di rendere più rapida ed efficace l'attività tecnica in emergenza, sia data priorità agli edifici per i quali è stato richiesto il sopralluogo di agibilità ubicati in comuni ai quali è stato attribuito un livello di danneggiamento macrosismico a partire dal grado 6; 4 il Dipartimento della protezione civile possa individuare all'interno dei centri abitati, tramite apposita perimetrazione, aree che per il livello di danneggiamento devono essere inibite all'accesso, salvo che per il personale autorizzato, a salvaguardia della pubblica e privata incolumità; 5 i sopralluoghi finalizzati alla valutazione dell'agibilità siano svolti, a seconda della tipologia della struttura rilevata, sulla base delle schede approvate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 243 del 18 ottobre 2014; z definizione delle attività connesse alla gestione delle macerie derivanti da crolli edifici pubblici e privati e infrastrutture, nonché di quelle derivanti dalle attività di demolizione degli edifici pericolanti, prevedendo in particolare che: 1 tali macerie siano classificate come rifiuti urbani limitatamente alle fasi di raccolta e trasporto da effettuare verso i siti di deposito temporaneo, individuati dalle amministrazioni competenti, al fine di provvedere alla selezione delle stesse e destinarle a idonei siti di stoccaggio in relazione alla loro classificazione eseguita coerentemente alla vigente normativa in materia; 2 i predetti siti di stoccaggio siano opportunamente impermeabilizzati onde evitare possibili infiltrazioni nelle falde; 3 i resti dei beni di interesse architettonico, artistico e storico, dei beni e effetti di valore anche simbolico, i coppi, i mattoni, le ceramiche, le pietre con valenza di cultura locale, il legno lavorato, i metalli lavorati non costituiscono in ogni caso rifiuto e che tali materiali, ove possibile, siano selezionati e separati all'origine, secondo le disposizioni delle strutture del Ministero della cultura territorialmente competenti, che ne individuano anche il luogo di destinazione; 4 le Aziende regionali per la protezione ambientale e le unità sanitarie locali, nell'ambito delle rispettive competenze, assicurino la vigilanza delle disposizioni di cui alla presente lettera. 2 I decreti legislativi di cui al comma 1 provvedono altresì alla semplificazione normativa delle materie oggetto della presente legge, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a indicazione, nella rubrica di ogni articolo, degli estremi della vigente disposizione della fonte normativa originaria oggetto di riassetto; b coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo; c verifica del rispetto dei princìpi contenuti nelle direttive dell'Unione europea in materia; d adeguamento alla giurisprudenza costituzionale e dell'Unione europea; e indicazione esplicita delle norme abrogate. 3 I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri che si avvale, ai fini della predisposizione dei relativi schemi, del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri interessati, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e previa acquisizione del parere del Consiglio di Stato, che è reso nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso, corredato di relazione tecnica che dia conto della neutralità finanziaria del medesimo ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura, alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. 4 Dall'attuazione delle deleghe recate dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. In conformità all'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualora uno o più decreti attuativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i decreti legislativi dai quali derivano nuovi o maggiori oneri sono emanati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.