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Norme di indirizzo in materia di politiche integrate per la sicurezza e la polizia locale. Onorevoli Senatori. -- Questo disegno di legge si fonda e trae legittimità da quattro princìpi costituzionali: la competenza dello Stato in materia di ordine e sicurezza pubblica (articolo 117 della Costituzione); la competenza legislativa delle regioni in materia di polizia amministrativa (articolo 117 della Costituzione); la previsione di una legge nazionale di coordinamento tra le due materie (articolo 118 della Costituzione); la disciplina statale delle funzioni essenziali dei comuni, nelle quali viene ricompresa la funzione di «polizia amministrativa locale» (articolo 117 della Costituzione). Il disegno di legge riprende il lavoro prodotto nella XVI legislatura al Senato in tema di politiche integrate in materia di sicurezza e di polizia locale, a partire dal testo unificato per i disegni di legge in materia proposto il 25 luglio 2012 dai senatori Barbolini e Saia relatori per i disegni di legge n. 272, 278, 308, 344, 760, 1039. La prima parte del disegno di legge riguarda fondamentalmente i rapporti tra comuni, province, regioni e autorità di pubblica sicurezza, con la finalità di realizzare politiche integrate di sicurezza. La seconda riguarda la collaborazione tra polizie nazionali e locali. Gli elementi che caratterizzano il disegno di legge sono: la definizione di «sicurezza urbana», delle «politiche locali per la sicurezza» e delle «politiche integrate per la sicurezza» (articolo 2 e 5); la ridefinizione del potere di ordinanza del sindaco (articolo 3); regolamenti comunali di polizia urbana (articolo 4); l'individuazione di strumenti pattizi, accordi, contratti, come strumento per realizzare le politiche integrate (articolo 6); il raccordo istituzionale per l'attuazione delle politiche integrate per la sicurezza; un diffuso diritto all'informazione a favore dei sindaci, da parte delle Forze di polizia nazionali, su risorse e programmi di attività; una chiara individuazione delle risorse di polizia nazionale destinate a ciascun territorio, per non rendere labili eventuali accordi sul potenziamento degli organici (di polizia locale e di polizia nazionale). Tutti elementi caratterizzati da due riferimenti di carattere generale: a) la centralità dei comuni nello sviluppo delle politiche integrate; b) l'esigenza di un coordinamento complessivo delle politiche su scala regionale. Vi è infine una grande attenzione al coordinamento tra polizie locali e nazionali, riguardante in primo luogo, una migliore definizione della polizia locale: non è infatti possibile coordinarsi se non c'è chiarezza su uno dei due soggetti che si devono coordinare.. I PRINCÌPI GENERALI 1 (Oggetto) 1 La presente legge disciplina, ai sensi dell'articolo 118, terzo comma, della Costituzione, le forme di coordinamento tra lo Stato e le regioni nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera h) , della Costituzione. 2 La presente legge reca altresì disposizioni per la polizia locale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera p) , della Costituzione. 3 I comuni, le province, le città metropolitane, le regioni e lo Stato, nell'ambito delle rispettive competenze e sulla base degli accordi di cui all'articolo 4, concorrono a realizzare politiche integrate per la sicurezza delle persone e delle comunità. 4 La presente legge si applica alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in conformità con gli statuti speciali e le relative norme di attuazione, nonché con la disposizione di cui all'articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intendono: a per «sicurezza urbana», il complesso dei beni giuridici, economici e sociali sui quali si fonda, nell'ambito delle comunità locali, la convivenza civile e la coesione sociale delle rispettive popolazioni e la salvaguardia degli interessi e dei valori connessi; b per «politiche locali per la sicurezza», le azioni finalizzate a promuovere la sicurezza urbana e la vivibilità nei centri urbani e nel territorio regionale, esercitate attraverso le competenze proprie dei comuni, delle province, delle città metropolitane e delle regioni; c per «politiche integrate per la sicurezza», le azioni volte ad integrare le politiche locali per la sicurezza poste in essere dagli enti locali e dalle regioni con la responsabilità e competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza. 3 (Potere di ordinanza del sindaco) 1 All'articolo 54 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, di seguito denominato «testo unico», sono apportate le seguenti modificazioni: a il comma 4 è sostituito dal seguente: « 4. Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta, con atto motivato e nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento giuridico, provvedimenti contingibili e urgenti al fine di prevenire e contrastare gravi pericoli che minacciano la sicurezza urbana e l'incolumità pubblica intesa quale integrità fisica della popolazione. Tali provvedimenti sono preventivamente comunicati al prefetto anche ai fini della predisposizione degli strumenti ritenuti necessari alla loro attuazione.»; b il comma 4 -bis è sostituito dai seguenti: «4 -bis . Ai sensi di quanto disposto dal comma 4, il sindaco interviene per prevenire e contrastare: a) le situazioni urbane di degrado o di isolamento che favoriscono l'insorgere di fenomeni criminosi, quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, l'accattonaggio con impiego di minori e disabili e i fenomeni di violenza legati anche all'abuso di alcool; b) le situazioni dalle quali possano scaturire comportamenti quali il danneggiamento al patrimonio pubblico e privato o che ne impediscano la fruibilità e determinino lo scadimento della qualità urbana; c) l'incuria, il degrado e l'occupazione abusiva di immobili idonei a favorire le situazioni indicate alle lettere a) e b) ; d) le situazioni che costituiscono intralcio alla pubblica mobilità o che alterano il decoro urbano, in particolare quelle di abusivismo commerciale e di illecita occupazione di suolo pubblico; e) i comportamenti che, per le modalità con cui si manifestano, turbino gravemente il libero utilizzo degli spazi pubblici o la finalità cui sono destinati o che rendano difficoltoso o pericoloso l'accesso ad essi, come la prostituzione su strada o l'accattonaggio molesti. 4- ter. L'inottemperanza a quanto disposto dai provvedimenti adottati in applicazione del comma 4- bis è punita con sanzione amministrativa pecuniaria da euro 100 a euro 500 da applicare ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689».