[pronunce]

La fonte regionale, destinata ad essere sostituita da quella provinciale, mantiene la sua efficacia fino a quando la Provincia, esercitando la propria potestà legislativa in materia, non detti una normativa piena e autosufficiente: il fenomeno sarebbe analogo a quello che si verifica nel rapporto tra legge statale e legge regionale a norma dell'art. 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). 5. – È intervenuta, altresì, la Provincia autonoma di Bolzano, chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale. 5.1. – Preliminarmente, la interveniente afferma di essere legittimata a intervenire nel giudizio incidentale di costituzionalità, pur non essendo costituita nel giudizio a quo, in virtù del disposto dell'art. 20, comma secondo, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), anche in ragione della evidente interconnessione che sussiste tra la questione di costituzionalità e il quadro delle competenze provinciali. Inoltre, la Provincia vanta un interesse istituzionale giuridicamente qualificato alla risoluzione della questione, posto che dalla eventuale declaratoria di incostituzionalità della norma impugnata potrebbero discendere effetti rilevantissimi sulla composizione dei suoi organi di governo: il consigliere Durnwalder ricopre la carica di Presidente della Provincia ed una sua eventuale decadenza comporterebbe le dimissioni automatiche della Giunta e lo scioglimento contestuale del Consiglio provinciale. 5.2. – Ancora in via preliminare, l'interveniente eccepisce l'inammissibilità della questione per avere il giudice rimettente omesso di motivare adeguatamente sulla rilevanza della stessa. 5.3. – Nel merito, la Provincia autonoma di Bolzano chiede che la questione sia dichiarata infondata. 6. – In prossimità dell'udienza il dott. Luis Durnwalder ha depositato memoria, nella quale svolge ulteriori considerazioni a sostegno delle sue conclusioni. 6.1. – Nel ribadire l'eccezione di inammissibilità della questione, egli osserva che la motivazione sulla rilevanza, contenuta nell'ordinanza di rimessione, è perplessa e contraddittoria. Infatti, la Corte rimettente, da un lato, rileva che la tesi interpretativa sostenuta dal deducente è «in qualche maniera sostenibile», in quanto ha dalla sua una «serie di elementi e non trascurabili imperfezioni terminologiche della legge regionale» n. 7 del 1983, e, dall'altro lato, espone argomenti a sostegno della tesi contraria. 6.2. – Nel merito, il deducente afferma l'infondatezza della questione, in quanto: a) la legge regionale impugnata è puramente interpretativa, come riconosce lo stesso giudice a quo; b) il significato che detta legge attribuisce all'art. 11, comma 1, della legge regionale n. 7 del 1983 è quello stesso che era stato accolto, più volte e da più legislature, dal Consiglio regionale e, in seno ad esso, dalla commissione di convalida; c) tale significato è aderente a quanto, a livello nazionale, era già all'epoca disposto dall'art. 2, comma 1, della legge n. 154 del 1981; d) lo stesso significato è analogo a quello fatto proprio dall'art. 16 della legge della Provincia autonoma di Trento n. 2 del 2003; e) conseguentemente, esso è «l'unico costituzionalmente adeguato agli artt. 3 e 51 Cost.». 6.3. – Infine, il deducente osserva che, qualora dovesse essere dichiarata l'illegittimità costituzionale della norma impugnata, il giudice a quo, nell'applicare l'art. 11 della legge regionale n. 7 del 1983, dovrebbe, comunque, dare ad esso «il significato costituzionalmente adeguato» già dato dal Consiglio regionale e dalla commissione di convalida, ossia quello stesso significato che la legge in questione, per esigenze di certezza, ha opportunamente ritenuto di rendere indiscutibile e che, oltre tutto, è l'unico «che non determina la violazione della tutela dell'affidamento (consistente nel doveroso rispetto della precedente prassi) e non viola il diritto dei cittadini italiani residenti nella Provincia di Bolzano ad essere trattati paritariamente ai cittadini italiani residenti nella Provincia di Trento». 7.– Anche la Giunta regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol ha depositato memoria a sostegno delle sue conclusioni. 7.1. – La deducente, in via preliminare, afferma di essere legittimata ad intervenire, in qualità di organo di rappresentanza della Regione, ai sensi dell'art. 20, comma secondo, della legge n. 87 del 1953, nonché in considerazione delle conseguenze che si potrebbero produrre sulla composizione della stessa Giunta e del Consiglio regionale, in caso di declaratoria di incostituzionalità della norma impugnata, donde il suo «interesse istituzionale giuridicamente qualificato alla risoluzione della presente questione di legittimità costituzionale». 7.2. – Ancora in via preliminare, la Giunta interveniente eccepisce l'inammissibilità della questione per non avere il giudice rimettente adempiuto l'obbligo – più volte affermato dalla giurisprudenza costituzionale – di esplorare la possibilità di una interpretazione conforme a Costituzione della norma sospettata di incostituzionalità. Infatti, la Corte d'appello ha privilegiato, fra le possibili letture della norma, quella che ha dato adito al dubbio di costituzionalità, mentre nessun dubbio sarebbe sorto se essa «si fosse limitata a dare della disposizione in oggetto una lettura interpretativa testuale, secondo i normali canoni ermeneutici fissati dall'art. 12, comma primo, delle preleggi, ed avesse ad un tempo tenuto conto della consolidata prassi interpretativa seguita nella materia dagli organi regionali». 7.3. – Nel merito, la deducente ribadisce la sussistenza della competenza della Regione ad emanare norme di interpretazione autentica della disciplina delle cause di ineleggibilità, dettata dalla legge regionale n. 7 del 1983, in quanto tale legge è rimasta in vigore, per le elezioni per cui è insorta controversia, in virtù del rinvio ad essa fatto dall'art. 1 della legge della Provincia autonoma di Bolzano n. 4 del 2003, e in quanto detto rinvio va inteso «come rinvio formale alla fonte venendo espressamente ricomprese le eventuali norme regionali di modifica successiva». 7.4. – Quanto, poi, alla censura di violazione dei principi di ragionevolezza, certezza del diritto e legittimo affidamento, la deducente osserva che nella materia elettorale è consolidato il principio della necessaria “tipizzazione” delle cause limitative dell'elettorato passivo, dal momento che tali cause costituiscono eccezione alla regola del libero accesso, in condizioni di uguaglianza, di tutti i cittadini alle cariche elettive (art. 51 Cost.); sicché le norme che prevedono casi di ineleggibilità sono considerate di stretta interpretazione e sono ammissibili solo nei limiti necessari alla tutela di altri interessi di pari o superiore rango costituzionale.