[resaula]

tuttavia, l'ultimo aggiornamento al Piano nazionale risale al 29 luglio 2010, a mezzo della circolare del Ministero della salute sulla «Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2010-2011», emanata successivamente all'ultima pandemia mondiale, quella da virus influenza di tipo H1N1, notoriamente conosciuta come «influenza suina»; sempre l'OMS, il 27 febbraio 2020, ha pubblicato delle nuove raccomandazioni recepite in Italia nel Rapporto ISS COVID-19 n. 2/2020 (e successivi aggiornamenti) contenente «Indicazioni ad interim per un utilizzo razionale delle protezioni per infezione da SARS-COV-2 nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti affetti da COVID-19) nell'attuale scenario emergenziale SARS- COV-2»; l'attuale pandemia non è dovuta ad un virus di tipo influenzale, poiché il nuovo Coronavirus SARS-COV-2 presenta caratteristiche diverse, sia dal punto di vista virologico che clinico, rispetto a qualsiasi altra influenza (in quanto caratterizzato da sintomi differenti e più severi, quali polmonite e insufficienza respiratoria, tali da richiedere anche il ricovero ospedaliero per circa la metà dei soggetti affetti, con un'alta percentuale di ricoveri in terapia intensiva); presenta inoltre maggiore contagiosità rispetto all'influenza ed un periodo di convalescenza più lungo, dettato anche dalla mancanza, al momento, di terapie concrete o vaccini che ne possano contrastare la diffusione, arginata sinora grazie alle significative misure di prevenzione adottate dal Governo tramite l'imposizione di modelli di tipo comportamentale; per le sue caratteristiche inedite si è resa necessaria una specifica gestione dei casi sospetti e confermati di infezione da SARS-CoV-2 da parte del personale sanitario sul territorio e in ospedale (sia nella preospedalizzazione in pronto soccorso sia nel ricovero); in ragione della nuova pandemia da SARS-CoV-2 e dell'alta probabilità del verificarsi di un secondo picco di pandemia nei mesi autunnali, come previsto da autorevoli istituti di epidemiologia, si rende necessaria e indifferibile la revisione del precedente Piano nazionale, tramite l'elaborazione di un nuovo Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia sulla base delle caratteristiche del nuovo virus SARS-CoV-2, meglio noto come COVID-19, in particolare al fine di: individuare le azioni e gli interventi da intraprendere per una più efficace risposta in termini di prevenzione e controllo dell'infezione; elaborare dei nuovi piani di emergenza per mantenere i servizi sanitari e garantire altri servizi essenziali; definire la gestione dei casi sospetti e positivi nelle strutture sanitarie, inclusi i servizi di pronto soccorso; prevenire il contagio degli operatori sanitari, garantendo in primo luogo la dotazione di idonei DPI, particolarmente le maschere facciali filtranti FFP2/FFP3, raccomandandone l'utilizzo quale unico DPI appropriato per contenere con maggior sicurezza il rischio di contagio; assicurare un'adeguata formazione del personale (sanitario e non) coinvolto nella risposta alla nuova pandemia; disporre un coordinamento con le amministrazioni regionali per effettuare tamponi ed esami ematici (se necessari) agli operatori sanitari coinvolti nella gestione diretta di casi sospetti o confermati di COVID-19; l'elaborazione di un nuovo Piano nazionale è indispensabile anche per la definizione dei piani operativi di ciascuna Regione attraverso la stesura di linee guida (il cui ultimo aggiornamento risale al 2010), in base alle quali vengono delineate le azioni necessarie che ogni Regione, attraverso il proprio comitato pandemico, dovrà improntare per conseguire gli obiettivi del Piano (secondo il Piano nazionale) in ogni fase della pandemia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa; quali siano le motivazioni che non hanno portato all'aggiornamento del Piano nazionale già a gennaio, quando l'epidemia si è manifestata; se non ritenga di dover adottare con urgenza la revisione del precedente Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale; se non ritenga urgente, altresì, predisporre un nuovo Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia da Sars Cov-2 (COVID-19) e nuove Linee guida per la stesura dei piani pandemici regionali, al fine di consentire una risposta adeguata e più efficace rispetto all'attuale situazione pandemica e agli eventuali futuri picchi di epidemia, annunciati più volte in queste settimane dal Ministero della salute, dal Comitato tecnico scientifico e dall'Istituto superiore di Sanità. Atto n. 3-01711 TARICCO PINOTTI BOLDRINI VERDUCCI FEDELI CIRINNA' PITTELLA D'ALFONSO ROJC ALFIERI ASTORRE VATTUONE STEFANO MANCA FERRAZZI MESSINA Assuntela Al Ministro dell'interno Premesso che: il decreto flussi del Presidente del Consiglio dei ministri è un provvedimento governativo annuale previsto dall'articolo 3 della legge 6 marzo 1998, n. 40, oltre al Documento programmatico triennale relativo alle politiche migratorie. Esso consente di stabilire ogni anno, entro il 30 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento, le quote massime di ingresso di cittadini stranieri non comunitari da ammettere nel territorio italiano per motivi di lavoro subordinato, autonomo e stagionale o convertire i permessi di soggiorno già posseduti; il comma 4 dall'articolo 3 della legge 6 marzo 1998, n. 40, prevede, infatti: " Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i ministri interessati e le competenti Commissioni parlamentari, sono definite annualmente, sulla base dei criteri e delle altre indicazioni del documento programmatico di cui al comma 1, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato, per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari e delle misure di protezione temporanea eventualmente disposte a norma dell'articolo 18. I visti di ingresso per lavoro subordinato, anche stagionale, e per lavoro autonomo sono rilasciati entro il limite delle quote predette. In caso di mancata pubblicazione dei decreti di programmazione annuale, la determinazione delle quote è disciplinata in conformità con gli ultimi decreti pubblicati ai sensi della presente legge nell'anno precedente"; considerato che: numerosi studi e l'esperienza concreta degli ultimi anni hanno ormai dimostrato il ruolo fondamentale per l'economia italiana, e specialmente per il settore primario, dei lavoratori provenienti da altri Paesi stranieri, soprattutto se professionalizzati e con una consuetudine lavorativa nel settore interessato; il Decreto flussi nei vari anni ha permesso l'ingresso nel nostro Paese anche di lavoratori che avevano completato programmi di formazione nel Paese di provenienza, e lavoratori che avevano già svolto mansioni similari, quindi in ogni caso lavoratori maggiormente preparati e professionalizzati;