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Ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay, fatto a Montevideo l'11 maggio 2017. Onorevoli Senatori. – I. Premessa Il presente Trattato si inserisce nell'ambito degli strumenti finalizzati all'intensificazione ed alla puntuale regolamentazione dei rapporti di cooperazione posti in essere dall'Italia con i Paesi al di fuori dell'Unione europea, con i quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità. È noto che l'adozione di norme volte a disciplinare in modo preciso la materia dell'estradizione è stata imposta dalla attuale realtà sociale, caratterizzata da sempre più frequenti ed estese relazioni tra gli Stati, il cui progressivo intensificarsi, da un lato, reca inevitabilmente con sé anche lo sviluppo di fenomeni criminali transazionali, dall'altro offre la possibilità di disciplinare la consegna di persone sottoposte a procedimenti penali o che debbano eseguire una pena. Nello specifico caso, è apparso indispensabile procedere ad un aggiornamento dell'accordo in essere con la Repubblica orientale dell'Uruguay, risalente addirittura alla seconda metà del 1800 (Convenzione per l'estradizione dei criminali, firmata a Roma il 14 aprile 1879 ed emendata da un Protocollo sottoscritto a Montevideo il 17 aprile 1881). II. Previsioni generali Con la stipula del Trattato le Parti s'impegnano reciprocamente a consegnarsi persone ricercate che si trovino sul proprio territorio per dare corso ad un procedimento penale (estradizione processuale) ovvero al fine di consentire l'esecuzione di una condanna definitiva (estradizione esecutiva) (articolo 1). Essendosi accolto il cosiddetto principio della doppia incriminazione, l'estradizione sarà concessa unicamente quando il fatto per cui si procede (o si è proceduto) nello Stato richiedente sia assoggettato a sanzione penale anche dalla legislazione dello Stato richiesto. Si è espressamente previsto che, nel riscontro di tale basilare condizione, non possano assumere rilevanza eventuali diversità di classificazione o di denominazione delle fattispecie incriminatrici nell'ambito dei diversi ordinamenti. Con riferimento alle materie fiscale e doganale, risultano parimenti irrilevanti eventuali difformità delle legislazioni nazionali nella previsione di tasse, imposte e dazi. È invece necessario che, in caso di estradizione processuale, il reato sia punibile in entrambi i Paesi con una pena detentiva non inferiore a due anni. Per l'estradizione esecutiva si prevede che, al momento della presentazione della domanda di estradizione, la durata della pena ancora da espiare non sia inferiore a sei mesi (articolo 2). Il Trattato individua due tipologie di rifiuto dell'estradizione. L'estradizione dovrà essere necessariamente negata, oltre che nei consueti casi ormai consolidatisi nelle discipline pattizie internazionali (per esempio, quando si procede o si è proceduto per un reato politico o per un reato militare; quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di estradizione possa essere strumentale a perseguire, in qualsiasi modo, la persona richiesta per motivi di razza, religione, nazionalità, opinioni politiche, eccetera ovvero che la posizione di detta persona possa essere pregiudicata per tali motivi; quando l'accoglimento della richiesta di estradizione possa compromettere la sovranità, la sicurezza e l'ordine pubblico o altri interessi essenziali dello Stato richiesto ovvero determinare conseguenze contrastanti con i princìpi fondamentali dell'ordinamento e della legislazione del Paese), anche quando: – il reato per il quale l'estradizione è richiesta potrebbe essere punito dalla Parte richiedente con la pena di morte o con una pena che preveda un trattamento crudele, inumano o degradante ovvero, ancora, con una pena detentiva perpetua (salvo, in quest'ultimo caso, che la Parte richiedente garantisca l'applicazione di una pena non maggiore della massima ammessa dalla legge penale della Parte richiesta); – la persona richiesta sia stata già definitivamente giudicata nello Stato richiesto per lo stesso fatto per cui si richiede la consegna (cosiddetto principio del ne bis in idem ) ovvero, nello Stato richiesto, sia intervenuta una causa di estinzione del reato o della pena; – la Parte richiesta abbia concesso, in relazione alla Parte richiedente, asilo politico, rifugio o altre forme di protezione internazionale alla persona richiesta. Con specifico riferimento alle procedure estradizionali esecutive relative a sentenze contumaciali (non ammesse, per disposto costituzionale, nell'ordinamento interno uruguayano), il rifiuto della consegna è stato previsto unicamente per il caso in cui la Parte richiedente non garantisca l'esistenza di rimedi procedurali preordinati alla riapertura del processo ed alla emissione di una nuova sentenza, sì da consentire l'audizione del condannato e l'esplicazione delle sue prerogative difensive (articolo 3). Quanto ai motivi facoltativi di rifiuto dell'estradizione, l'unica ipotesi prevista riguarda i casi in cui lo Stato richiesto rivendichi la sua giurisdizione sul reato oggetto della richiesta e l'estradando sia (o sarà) sottoposto ad un procedimento penale riferibile al medesimo illecito penale (articolo 4). È stata invece espressamente esclusa la possibilità di opporre, quale motivo di rifiuto, la cittadinanza della persona richiesta in estradizione (articolo 5). Il Trattato individua, poi, le Autorità centrali legittimate alla trasmissione ed alla ricezione – in via diretta – delle richieste di estradizione (articolo 6), disciplinando nel dettaglio i requisiti di forma e di contenuto di queste ultime e della documentazione allegata a supporto (articolo 7). È stato espressamente disciplinato il caso in cui lo Stato richiesto ritenga necessaria l'acquisizione di informazioni supplementari per la decisione sulla domanda di estradizione. Per tale ipotesi, si è altresì prevista la possibilità che lo Stato richiesto fissi un termine allo Stato richiedente per la trasmissione di dette informazioni, termine il cui mancato rispetto viene considerato – salvi i casi di forza maggiore – alla stregua di una rinunzia alla domanda di estradizione, priva peraltro di effetti preclusivi rispetto alla possibilità di una sua futura riproposizione (articolo 8). Sotto il profilo operativo, la domanda di estradizione sarà decisa in conformità alle procedure previste dall'ordinamento dello Stato richiesto, cui incombe l'obbligo di informare prontamente lo Stato richiedente della sua decisione, esponendone i motivi nell'ipotesi di rifiuto anche solo parziale (articolo 9). Per l'ipotesi di accoglimento della domanda di estradizione, il Trattato recepisce il principio cosiddetto di specialità ( rule of speciality ) nell'estensione ad esso in via generale riconosciuta dal vigente codice di rito (articoli 699 e 721 del codice di procedura penale), ovvero limitatamente alla garanzia per il soggetto estradato di non essere sottoposto ad alcuna misura restrittiva o detentiva nello Stato richiedente per reati diversi da quelli in relazione ai quali la consegna è avvenuta e commessi in epoca ad essa precedente.