[pronunce]

Del Mastro Delle Vedove non ha documentato di aver svolto attività parlamentare successiva all'incontro con Igor Marini, in tal modo offrendo una non equivoca conferma del fatto che la visita in questione, lungi dal rientrare nell'esercizio del diritto di ciascun parlamentare di ispezionare le carceri italiane al fine di verificare le condizioni di detenzione, «si sia risolta in realtà in un mero espediente per consentire alla giornalista Lodi Cristiana di venire in contatto con la fonte del suo articolo di stampa»; che, inoltre, secondo il Tribunale, non sembra ravvisabile un collegamento funzionale tra la visita in esame e la pregressa attività svolta dal parlamentare con l'interrogazione n. 3-02512, presentata circa un mese prima dell'incontro con il detenuto Marini nel penitenziario torinese. Del resto, aggiunge il Tribunale che dalla relazione di maggioranza della Giunta per le autorizzazioni a procedere risulta che il suddetto atto di indirizzo politico concerneva le condizioni di salute di Marini allora detenuto in Svizzera; che, pertanto, il Tribunale di Torino ritiene che nei fatti in esame non sia rinvenibile la «riproduzione all'esterno del contenuto» della menzionata interrogazione parlamentare, necessaria affinché, secondo il consolidato orientamento della Corte costituzionale, possa rinvenirsi il nesso funzionale tra tale atto e le dichiarazioni oggetto del procedimento penale; invero, il ricorrente sottolinea che le attestazioni rese dal parlamentare afferivano a condizioni e qualità personali della coimputata Lodi, del tutto estranee alla tematica della garanzia dell'immunità prevista dall'art. 68 Cost. per i membri del Parlamento; che, in conclusione, il Tribunale dubita, alla luce delle modalità e dei tempi di svolgimento della visita alla casa circondariale di Torino, che l'accesso del parlamentare all'interno del penitenziario si sia sostanziato in un atto di ispezione; non condivide l'argomento, sviluppato nella relazione di maggioranza della Giunta per le autorizzazioni a procedere, secondo cui, ai fini dell'attribuzione della qualifica di collaboratore, è irrilevante che questi sia formalmente incardinato nella struttura burocratica del Parlamento; non ritiene, infine, che le attestazioni mendaci rese dal deputato circa la professione esercitata dalla propria accompagnatrice possano essere qualificate come opinioni espresse nell'esercizio del mandato parlamentare e, ad ogni modo, non siano collegate da alcun nesso funzionale con tale ufficio; che il Tribunale di Torino, sospeso il giudizio, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri nei confronti della Camera dei deputati, chiedendo alla Corte costituzionale di dichiarare che non spetta alla Camera di affermare l'insindacabilità, a norma dell'art. 68, primo comma, Cost., delle condotte attribuite all'on. Del Mastro Delle Vedove e, conseguentemente, di annullare la delibera adottata nella seduta del 22 dicembre 2005. Considerato che in questa fase la Corte è chiamata, ai sensi dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), ad accertare se il sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sia ammissibile, valutando, senza contraddittorio tra le parti, se ne sussistano i requisiti soggettivo ed oggettivo, restando impregiudicata ogni ulteriore decisione anche in punto di ammissibilità; che, quanto al requisito soggettivo, il Tribunale di Torino è legittimato a sollevare il conflitto, essendo competente a dichiarare definitivamente, in relazione al procedimento del quale è investito, la volontà del potere cui appartiene, in considerazione della posizione di indipendenza, costituzionalmente garantita, di cui godono i singoli organi giurisdizionali; che analogamente la Camera dei deputati, che ha deliberato l'insindacabilità delle opinioni espresse da un proprio membro, è legittimata ad essere parte del conflitto, in quanto organo competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere che rappresenta; che, per quanto riguarda il profilo oggettivo del conflitto, il Tribunale ricorrente denuncia la menomazione della propria sfera di attribuzione, garantita da norme costituzionali, in conseguenza dell'adozione, da parte della Camera dei deputati, di una deliberazione ove si afferma, in modo asseritamente illegittimo, che le opinioni espresse da un proprio membro rientrano nell'esercizio delle funzioni parlamentari, in tal modo godendo della garanzia di insindacabilità stabilita dall'art. 68, primo comma, Cost.; che, pertanto, esiste la materia di un conflitto la cui risoluzione spetta alla competenza della Corte.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara ammissibile, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, il conflitto di attribuzione proposto dal Tribunale di Torino nei confronti della Camera dei deputati con il ricorso indicato in epigrafe; dispone: a) che la cancelleria della Corte dia immediata comunicazione della presente ordinanza al ricorrente Tribunale di Torino; b) che l'atto introduttivo e la presente ordinanza siano, a cura del ricorrente, notificati alla Camera dei deputati entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui al punto a), per essere poi depositati, con la prova dell'avvenuta notifica, nella cancelleria di questa Corte entro il termine di venti giorni previsto dall'art. 26, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 ottobre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 ottobre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA