[pronunce]

che per effetto, infatti, del rinvio – contenuto nell'ultimo comma dell'art. 15-quinquies – all'art. 72 della legge n. 448 del 1998, l'opzione per la libera professione “extramuraria” comporta (ai sensi di quanto disposto dal comma 5 del predetto art. 72) «l'immediata penalizzazione economica del dirigente medico, il quale perde il 50 % della retribuzione variabile di posizione ed il 100 % della retribuzione di risultato»; che in relazione, invece, alla censura che investe l'art. 1 del d.lgs. n. 49 del 2000, l'interveniente rileva, in primis, come il suddetto decreto legislativo sia stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 58 del 10 marzo 2000, «vale a dire quattro giorni prima della scadenza del termine per l'opzione da esso stesso introdotto», donde l'ipotizzata violazione del principio di ragionevolezza e buon andamento della pubblica amministrazione; che la mancata previsione di un adeguato spatium deliberandi si presenterebbe, inoltre, costituzionalmente illegittima anche in ragione della sua contrarietà al principio di “gradualità” sancito nella corrispondente legge delega, «la cui violazione comporta anche contrasto con l'art. 76 della Costituzione»; che, d'altra parte, risultando avvenuta siffatta pubblicazione senza che nel testo del decreto figurasse l'art. 2 (il quale ha disposto l'immediata entrata in vigore di tale decreto legislativo, e non all'esito dell'ordinario periodo di vacatio legis), il successivo avviso di rettifica pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2000, con il quale si è dato conto di quanto stabilito dal citato art. 2, indurrebbe a ritenere violato anche l'art. 73 della Costituzione, dovendo escludersi che «un semplice comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri» – tale essendo l'atto con il quale si è proceduto all'indicata rettifica – «possa servire ad introdurre una nuova norma di legge»; che è intervenuta in giudizio anche la Società Oftalmologica Italiana – Associazione Medici Oculisti Italiani (SOI–AMOI), la quale, in via preliminare, ha chiarito di aver già spiegato intervento ad adiuvandum a sostegno della pretesa azionata dal ricorrente nel giudizio a quo, ciò che di per sé varrebbe a legittimare la sua partecipazione all'odierno giudizio (è richiamata la sentenza di questa Corte n. 330 del 1999); che nel merito, oltre a fare propri i rilievi di cui all'ordinanza di rimessione, la predetta società si sofferma sull'ininfluenza che il mutato quadro normativo – rispetto a quello vigente al momento cui risaliva la prima ordinanza emessa dal Tribunale grossetano (quella culminata nella pronuncia di questa Corte n. 309 del 2002) – eserciterebbe rispetto ai già evocati dubbi di costituzionalità; che, difatti, pur all'esito delle modifiche apportate dal d.lgs. n. 254 del 2000, la disciplina in contestazione, oltre a presentare i già denunciati vizi di costituzionalità, si porrebbe in contrasto anche con l'art. 32 della Costituzione, atteso che l'esercizio del diritto alla salute appare «indissolubilmente legato alla libertà di scelta del medico da parte del paziente», libertà evidentemente compressa dalla esistenza di limiti che circoscrivono l'attività libero-professionale, svolta dal medico con responsabilità dirigenziali, all'esercizio unicamente di quella «intramuraria»; che su tali basi, pertanto, la predetta società interveniente insiste «nel sollevare questione rilevante di legittimità costituzionale in relazione agli artt. 3, 32, 41 e 76 della Costituzione», non solo delle norme indicate dal giudice a quo, ma anche «dell'art. 3 del d.lgs. 28 luglio 2000, n. 254»; che è intervenuto nel presente giudizio anche il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che lo stesso, peraltro, si è limitato a richiedere che la questione di legittimità costituzionale «sia dichiarata non fondata», riportandosi integralmente alle argomentazioni svolte nel corso del giudizio culminato nell'adozione dell'ordinanza di questa Corte n. 309 del 2002, e richiamando, oltre a tale pronuncia, anche la successiva ordinanza n. 175 del 2003; che all'approssimarsi della camera di consiglio fissata per la discussione della presente questione di legittimità costituzionale tanto il ricorrente nel giudizio a quo, quanto la società interveniente, hanno depositato memorie presso la cancelleria della Corte, insistendo per l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale, evidenziando la sua perdurante rilevanza pur alla luce delle modifiche legislative apportate nella materia de qua, rispettivamente, dall'art. 2-septies, comma 1, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81 (Interventi urgenti per fronteggiare situazioni di pericolo per la salute pubblica), dall'articolo 1 della legge regionale della Toscana del 22 ottobre 2004, n. 56, recante «Modifiche alla legge regionale 8 marzo 2000, n. 22 (Riordino delle norme per l'organizzazione del servizio sanitario regionale) in materia di svolgimento delle funzioni di direzione delle strutture organizzative». Considerato che il Tribunale di Grosseto ha sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 3, 35 e 97 della Costituzione – degli artt. 15-quater, 15-quinquies e 15-sexies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), e dell'art. 1 del decreto legislativo 2 marzo 2000, n. 49 (Disposizioni correttive del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, concernenti il termine di opzione per il rapporto esclusivo da parte dei dirigenti sanitari); che, peraltro, successivamente all'iniziativa assunta dal giudice rimettente, il legislatore statale è intervenuto a modificare il contenuto di una delle disposizioni impugnate, e segnatamente l'art 15-quater del d.lgs. n. 502 del 1992; che, difatti, l'art. 2-septies, comma 1, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81 (Interventi urgenti per fronteggiare situazioni di pericolo per la salute pubblica) ha modificato il testo del comma 4 del predetto art. 15-quater, eliminando quel carattere di “irreversibilità” connotante, in origine, la scelta in favore del “rapporto esclusivo” compiuta dai dirigenti sanitari, ed, anzi, più in generale addirittura escludendo che il principio della “esclusività” del rapporto di lavoro continui a costituire condizione indispensabile per accedere alla direzione di struttura semplice e complessa;