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La legislazione vigente contempla l'istigazione al suicidio e l'istigazione a delinquere, ma tali condotte non coprono la fattispecie dell'istigazione all'autolesionismo e comunque lasciano esenti da pena i gestori delle piattaforme social che, pur avendo mezzi tecnici in grado di fronteggiare la diffusione di tali minacce - ma di fatto omettendo colposamente i dovuti controlli - permettono la circolazione dei contenuti istigatori. È pertanto necessario garantire la giusta pena a chi dolosamente o colposamente mette a rischio la vita o la salute dei nostri giovani e giovanissimi. Il disegno di legge in esame è composto da cinque articoli: il primo introduce l'articolo 414 -ter del codice penale, prevedendo, quale autonoma fattispecie di delitto che si pone in rapporto di specialità rispetto all'ipotesi dell'articolo 414, che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compia l'istigazione o l'apologia diretta o diffusa attraverso strumenti informatici o telematici o qualsiasi altro mezzo di comunicazione riguardo alla commissione di atti di violenza o di autolesionismo da parte di minorenni sia punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se la violenza o l'autolesionismo dovessero concretizzarsi, la pena della reclusione è aumentata da cinque a dodici anni. Al successivo comma, la norma prevede la punibilità anche per chi, pur non essendo l'autore della istigazione o dell'apologia, intenzionalmente diffonda o agevoli la diffusione di questi atti. E la pena è anche in questo caso da uno a cinque anni. L'articolo 2, invece, prevede una modifica dell'articolo 580 del codice penale, ovvero dell'articolo che contempla l'ipotesi di istigazione al suicidio; nel caso in cui l'istigazione al suicidio sia commessa con strumenti informatici o telematici, la pena è aumentata da un terzo alla metà. L'articolo 3 prevede per il minore che abbia compiuto gli anni quattordici offeso da taluna delle condotte contemplate dall'articolo 414- ter o 580, terzo comma, del codice penale, nonché per il genitore, il tutore o il curatore del medesimo minore, la possibilità di inoltrare al titolare del trattamento o al gestore della piattaforma digitale un'istanza per l'oscuramento, la rimozione e il blocco delle immagini dei video o delle registrazioni audio o per l'adozione di idonee misure tecniche volte ad impedire l'identificazione diretta dell'offeso, facendo tuttavia salve le esigenze di conservazione dei dati ai soli fini probatori. Il secondo comma dell'articolo 3 prevede poi che, qualora entro le ventiquattro ore successive al ricevimento dell'istanza di cui al comma 1, il titolare del trattamento o il gestore della piattaforma digitale non abbia comunicato di avere assunto l'incarico di provvedere all'oscuramento, alla rimozione o al blocco richiesto ed entro le quarantotto ore successive non vi abbia provveduto, o comunque nel caso in cui il titolare della piattaforma o il gestore della piattaforma e titolare del trattamento non sia riconoscibile, il minorenne che abbia compiuto i quattordici anni, i genitori, il tutore e curatore possa rivolgere al Garante per la privacy una segnalazione o un reclamo in modo da poter adottare tutti i provvedimenti sanzionatori previsti dalla normativa di settore. L'articolo 4 prevede la punibilità di queste condotte anche nel caso in cui fossero commesse all'estero. L'articolo 5 disciplina l'entrata in vigore. Venendo ad alcune brevissime considerazioni finali, Presidente, è inutile rimarcare l'importanza di questo disegno di legge atteso da tantissime, anzi da tutte le famiglie italiane, il quale esce rafforzato dai lavori che ha svolto la 2 a Commissione, perché licenziato all'unanimità da tutte le forze politiche che ne compongono la sua integrità. Per questo mi corre l'obbligo - perché sentito e, non per assolvere a un mero adempimento di forma - di ringraziare tutti i componenti della Commissione. Da un lato, è giusto rivolgere un ringraziamento sentito a quei senatori che hanno voluto e depositato questo provvedimento e, quindi, alla componente di centrodestra di questa Assemblea, in modo particolare alla folta pattuglia della Lega, di Forza Italia, di Fratelli d'Italia e dell'UDC. Dall'altro lato, rivolgo, con la stessa forza, un analogo ringraziamento a tutti coloro che rappresentano le forze di centrosinistra, al MoVimento 5 Stelle, che hanno collaborato insieme a tutti quanti noi in maniera responsabile e con buonsenso, contribuendo a migliorare il testo originario rispetto a quello poi varato dalla stessa Commissione. L'auspicio è che questo provvedimento possa diventare quanto prima legge dello Stato e in tal caso, dopo averla messa nella disponibilità delle famiglie, a tutela dei nostri ragazzini e delle nostre ragazzine, potremo dire di aver reso un buon servizio al nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire. Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione. Come segnalato, ricordo che c'è un refuso all'articolo 1: va inserito uno spazio tra le parole «reclusione» e «da». Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, il provvedimento che ci apprestiamo a votare oggi si rende necessario alla luce di un quadro sempre più drammatico che vede giovani ragazzi provocarsi lesioni più o meno gravi, addirittura in qualche caso arrivando al suicidio, il più delle volte all'esito di sfide scellerate che si svolgono in Rete. Spesso le difficoltà - come è stato confermato anche da una recente sentenza del tribunale di Milano dello scorso giugno - è la qualificazione giuridica che si può dare a questi comportamenti istigatori. Si pensi al cosiddetto blue whale , cioè quella serie di richieste, indirizzate da un amministratore a un partecipante a una discussione in rete, finalizzate il più delle volte a determinate prove che comportano atti di autolesionismo - come, ad esempio, tagliarsi le vene - o estremamente pericolosi - come arrampicarsi su un cornicione - per poi esporre i filmati in Rete.