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È importante, inoltre, considerare un altro aspetto fondamentale, ossia il fatto che la violenza sulle donne molte volte si svolge all'interno delle mura domestiche, e perlopiù davanti agli occhi di figli minori. Per ogni bambino, la casa dovrebbe essere il luogo più sicuro e protetto. Invece, solo negli ultimi cinque anni, secondo le stime, 427.000 minori hanno assistito alla violenza domestica nei confronti delle loro madri. Quasi sempre il responsabile è un uomo, il loro padre. Per un minore assistere ad un atto di violenza contro la madre è proprio come subirlo direttamente. Save The Children ha indagato questo fenomeno e ha evidenziato come questa violenza può incidere sullo sviluppo fisico, su quello cognitivo e sul comportamento. Un bambino che, soprattutto se piccolo, viene sottoposto a forte stress e violenza psicologica può manifestare deficit nella crescita della statura e del peso, ritardi nello sviluppo psico-motorio e deficit visivi. La violenza può danneggiare anche lo sviluppo neuro-cognitivo del bambino, con effetti negativi sull'autostima, sulla capacità di empatia e sulle competenze intellettive, soprattutto nei bambini sotto i 4 anni. Secondo le ricerche, nel lungo periodo, l'esposizione ripetuta alla violenza in famiglia può comportare, in alcuni bambini, l'insorgere di disturbi del linguaggio, di disturbi evolutivi dell'autocontrollo, come il deficit di attenzione e l'iperattività, disturbi comportamentali come una maggiore impulsività, l'alienazione, la difficoltà di concentrazione e l'ansia generalizzata. Questa instabilità emozionale può sfociare in reazioni sproporzionate fuori contesto, esternalizzate con attacchi di panico, una forte irritabilità e pianti o fobie non giustificate. Inoltre, aumenta il rischio di comportamenti violenti del bambino nei confronti del mondo esterno, ma anche del genitore che ha subìto la violenza. Gli studi hanno dimostrato che i bambini che hanno assistito ai maltrattamenti sono meno capaci di stringere e mantenere relazioni sociali e hanno scarse competenze emotive. Viene compromessa anche la capacità di instaurare e mantenere relazioni d'amicizia e sentimentali. Gli adolescenti rischiano di perdere interesse per le attività sociali, di soffrire di bassa autostima e di evitare le relazioni tra pari. Possono mostrare atteggiamenti provocatori a scuola, o anche sui social network e nelle relazioni sentimentali. I più piccoli hanno maggiori probabilità di avere atteggiamenti aggressivi verso gli altri bambini, come scoppi d'ira, minacce e litigi. Si ritiene indispensabile, dunque, intervenire tempestivamente, prima che tali disagi possano tramutarsi in veri e propri disturbi psicologici per il minore, affinché vi sia una pronta ed efficiente presa in carico già dalle prime fasi dell'emergenza, invero tutti gli adulti che sono a contatto con i minori, a partire dalle scuole e dai servizi sanitari, devono assumere una responsabilità diretta per far emergere queste situazioni sommerse, attrezzandosi per riconoscere tempestivamente ogni segnale di disagio, senza trascurarlo o minimizzarlo. Allo stesso tempo, è necessario prevedere un sistema di protezione diffuso capillarmente che non lasci sole le donne ad affrontare il complesso percorso di liberazione dalla violenza domestica. Con il presente disegno di legge si intende intervenire con strumenti di supporto ancor prima che la violenza si sia concretamente perpetrata e, dunque, si intende delineare un sistema che sia capace di intercettare il malessere della donna già nel momento in cui questa individui i primi segnali dell'esistenza di un rapporto insano. Il recovery plan, ovverosia il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), approvato nel mese di aprile dello scorso anno, prevede diversi interventi in campo sanitario. Uno di questi interventi prevede la realizzazione entro il 2026 delle Case della comunità. Le Case della comunità saranno distribuite in modo capillare sul territorio nazionale e costituiranno un punto di riferimento continuativo per i cittadini, che potranno accedere gratuitamente alle prestazioni sanitarie erogate. Saranno strutture polivalenti che garantiranno le funzioni di assistenza primaria nonché le attività di prevenzione, attraverso un modello di intervento integrato e multidisciplinare. Costituiranno il luogo fisico, di prossimità e di facile individuazione al quale l'assistito potrà accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria, socio-sanitaria e sociale. Saranno in tutto 1.288 queste nuove strutture – una ogni 40-50.000 abitanti – e saranno a regime entro metà del 2026, utilizzando i due miliardi di euro assicurati dal PNRR. Secondo il PNRR, la Casa della comunità diventerà lo strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti sul territorio. Quest'ultima è intesa come il punto di riferimento continuativo per la popolazione, anche attraverso un'infrastruttura informatica, un punto prelievi, la strumentazione polispecialistica, e ha il fine di garantire la promozione, la prevenzione della salute e la presa in carico della comunità di riferimento. Tra i servizi previsti vi sono, in particolare, il punto unico di accesso (PUA) per le valutazioni multidimensionali (servizi socio-sanitari) e i servizi dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari secondo un approccio di medicina di genere. Potranno inoltre essere ospitati servizi sociali e assistenziali rivolti prioritariamente alle persone, anziani e fragili, variamente organizzati a seconda delle caratteristiche della comunità specifica. Considerata la funzione delle Case della comunità, come luogo fisico di prossimità e facile individuazione, dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria e socio-sanitaria e stante, soprattutto, la funzione centrale di quest'ultima in tema di prevenzione, il presente disegno di legge intende istituire degli sportelli di ascolto per le donne in difficoltà presso le presenti Case della comunità, affinché siano garantiti interventi basati sull'unitarietà di approccio, centrati sulla donna ed orientati su una miglior organizzazione dei servizi con la piena integrazione e responsabilizzazione di tutti gli attori dell'assistenza, al fine di dare un supporto fattivo alle donne che si trovano in situazioni di difficoltà, rendendo più efficaci ed efficienti i servizi socio-sanitari in termini di prevenzione ed assistenza delle donne al fine di prevenire ipotesi di violenza domestica e atti di femminicidio, assicurando uniformità, facilità ed equità di accesso. Il presente disegno di legge si compone di 6 articoli. L'articolo 1 reca le finalità del presente disegno di legge, prevedendo l'introduzione di azioni volte alla prevenzione della violenza sulle donne, attraverso l'istituzione di sportelli di ascolto per il supporto, l'accoglienza e l'informazione delle donne, attività didattiche per gli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado volte alla prevenzione dei disagi legati alla violenza assistita, nonché la promozione di servizi a sostegno della responsabilità genitoriale affinché si forniscano alle famiglie degli elementi in ordine agli effetti della violenza assistita su minori e adolescenti.