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In particolare, a seguito della querela presentata dalla dottoressa Gasparini l'8 settembre 2017, la procura della Repubblica di Modena apriva un procedimento, rubricato al n. 7404/17 RG NR Mod.21 a carico del sopracitato Montorsi ed altri, per i reati di istigazione a delinquere, diffamazione e minaccia di cui agli articoli 414, 595 e 612 del codice penale, che veniva definito dal pubblico ministero titolare delle indagini in data 13 ottobre 2017 con richiesta di archiviazione per insussistenza del fatto. In accoglimento di tale richiesta, cui seguiva l'opposizione della parte offesa, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Modena, con decreto del 2 luglio 2017, disponeva l'archiviazione del procedimento. Va preliminarmente osservato che, rispetto alla decisione assunta nella fattispecie concreta, esula dalle prerogative del Ministro della giustizia esprimere ogni tipo di valutazione in ordine al merito dei provvedimenti assunti dall'autorità giurisdizionale, così come è riservata in via esclusiva all'autorità giudiziaria l'attività di interpretazione delle norme di diritto. Ciò premesso, con specifico riguardo all'invocata estensione delle disposizioni di cui all'articolo 595, terzo comma del codice penale: «anche alle offese, agli insulti e alle affermazioni particolarmente lesive della dignità della persona» comprese quelle «genericamente diffuse e inneggianti a qualunque forma di violenza», non è dato riscontrare nel nostro ordinamento un vuoto normativo di tutela penale. L'attuale assetto normativo è, infatti, già astrattamente idoneo a punire pure tali condotte, purché risulti individuabile la persona la cui reputazione possa reputarsi lesa. In particolare, secondo l'orientamento consolidato della giurisprudenza della Suprema Corte, e recepito da quella di merito, il reato di diffamazione è costituito dall'offesa alla reputazione di una persona determinata e non può essere, quindi, ravvisato nel caso in cui vengano pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una categoria anche limitata se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili. Per il configurarsi di una diffamazione a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, deve sussistere la lesione della reputazione altrui (sia essa persona fisica, giuridica, partito, gruppo, comitato, associazione), purché il soggetto offeso sia almeno individuabile. Pertanto, tale delitto può senz'altro integrarsi anche in caso di offesa alla reputazione di un partito politico. In tal senso è stato, infatti, deciso che in tema di diffamazione a mezzo stampa, se si reca offesa alla reputazione di un partito politico, attraverso il comportamento attribuito a suoi esponenti non identificati, che agiscono in un determinato territorio, legittimato a proporre querela è chi legalmente lo rappresenta in quel territorio. A titolo esemplificativo, nel caso concreto da cui origina l'interrogazione, in ipotesi poteva credersi offesa la reputazione del Partito Democratico, tenendo conto che le frasi offensive erano rivolte genericamente a tutte le persone di sesso femminile aderenti a quella formazione politica ("piddine"), ovviamente non nominativamente identificate, ma individuate appunto esclusivamente mediante il riferimento all'appartenenza a quel partito politico. In tale prospettiva, quindi, legittimato a proporre la querela sarebbe stato l'organo rappresentativo del predetto partito su base nazionale. PRESIDENTE. Concluda, signor Sottosegretario. Le chiedo la cortesia di concludere velocemente perché i cinque minuti a sua disposizione sono terminati, altrimenti devo rinviare l'interrogazione. MORRONE , sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, chiedo allora di poter consegnare la restante parte del mio intervento affinché venga allegata al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, devo dire che il Sottosegretario ha impiegato tutto il tempo del suo intervento per illustrare la nostra interrogazione che, in effetti, è agli atti. La cosa mi lascia un po' perplessa perché alla fine non ci sarà alcun provvedimento, cioè il Governo non ritiene sia necessario emanare alcun provvedimento. Ricordo che l'istigazione all'odio sui social network è ormai all'ordine del giorno, quindi io credo che, invece, sia necessario attuare un provvedimento per arrivare ad avere, anche da questo punto di vista, delle sanzioni. Lo so che è difficile perché individuare l'attore, individuare chi ha commesso l'istigazione all'odio sui social network è sicuramente difficile però io credo che si debba integrare, ormai, come si sta facendo in tutto il mondo, il nostro sistema penale. Noi stessi abbiamo presentato una proposta di legge che vi invito ad esaminare che tratta, appunto, di istigazione all'odio, per creare delle sanzioni. Ringrazio, invece, la polizia postale per quanto sta facendo e per la sua azione meritoria per individuare chi, invece, tutti i giorni posta e scrive frasi sessiste. Proprio oggi abbiamo discusso le mozioni sulla violenza contro le donne. Sappiamo che l'istigazione all'odio, soprattutto, è di carattere sessista. Quindi credo che adesso il nostro Governo, che si sta accingendo, con il cosiddetto codice rosso e con altri provvedimenti, a contrastare la violenza anche sui social network , debba comprendere la necessità di provvedimenti nuovi - è vero, sono nuovi - perché l'istigazione all'odio avviene soprattutto sui social network . Al di là del fatto che il giudice ha agito, come abbiamo detto, con parzialità, non mi ritengo assolutamente soddisfatta per la risposta che il Sottosegretario ha fornito. Non si vuole evidentemente procedere a risolvere questo problema che, a mio parere, è molto grave. PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00210 sulla carenza di personale negli uffici giudiziari, in particolare nella provincia di Lecce. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, con l'interrogazione parlamentare in oggetto, riferita alla mancanza di personale in cui versano gli uffici giudiziari e le sedi periferiche del giudice di pace in Puglia e, nello specifico, la Provincia di Lecce, con le conseguenti disfunzioni, si chiede quali iniziative si intendano assumere, in raccordo con gli organi locali competenti. Al riguardo, si rappresenta che, con la riforma della geografia giudiziaria realizzata con i decreti legislativi n. 155 e n. 156 del 7 settembre 2012 e n. 14 del 19 febbraio 2014, è stata disposta la soppressione e l'accorpamento alla sede Capoluogo di Lecce delle dieci sedi periferiche del giudice di pace previste nel circondario;