[ddlpres]

Nuove disposizioni in materia di false comunicazioni sociali. Onorevoli Senatori. -- In virtù della nuova disciplina delle false comunicazioni sociali recata dalla legge n. 69 del 2015, il falso in bilancio è tornato ad essere un delitto per tutte le imprese, non solo per quelle quotate in borsa. La riforma ha tuttavia perso l'occasione per costruire una fattispecie chiara, univoca ed idonea a contrastare e prevenire i fenomeni di mendace rappresentazione della situazione aziendale. Anzitutto, il limite di pena per falso nelle società non quotate è stato stabilito in modo tale da non consentire l'uso delle intercettazioni ed importanti riduzioni di pena sono state introdotte nei casi in cui i fatti sono ritenuti di lieve entità in base alla natura e alle dimensioni della società -- il che naturalmente favorisce le società di dimensioni maggiori -- oltre che agli effetti della condotta dolosa e nel caso di società con un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a 300.000 euro, che hanno realizzato, negli ultimi tre esercizi, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore a 200.000 euro o che hanno un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore a 500.000 euro. In questo caso, il reato resta perseguibile solo a querela di parte (della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale) e non d'ufficio, in parte eliminando uno degli architravi della riforma. È stata poi introdotta un’ipotesi di non punibilità per particolare tenuità del falso in bilancio, applicandosi in tal caso sole le sanzioni pecuniarie. Alla fine, quindi, pur in presenza di condotte concretamente idonee a indurre in errore nelle comunicazioni sociali relative a società non quotate, si potranno verificare per le società non quotate una pluralità di ipotesi che rendono praticamente residuale il caso in cui si applicherà la sanzione più grave. La nuova disciplina del falso in bilancio nelle società quotate prevede che il falso divenga reato di pericolo anziché (come ora) di danno, la procedibilità sia d'ufficio (anziché a querela) e, come nel falso in bilancio delle società non quotate, scompaiano le vigenti soglie di non punibilità. Tuttavia, ai fini della punibilità occorre che la condotta abbia ad oggetto «fatti materiali rilevanti», la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene ed è introdotto l'elemento ulteriore della «concreta» idoneità dell'azione od omissione a indurre altri in errore a limitare l'ambito di applicazione della fattispecie. Dal quadro emerso, appare evidente come, pur in presenza di miglioramenti a lungo attesi e da più parti richiesti, la scommessa su cui si basa in fondo il successo della riforma approvata, vale a dire la sua capacità di rendere chiaro ciò che può essere configurato come falso in bilancio, può dirsi largamente persa. L'applicabilità, in aggiunta alla diminuzione di pena per lieve entità e tout court per intere categorie di società, delle discusse nuove regole della non punibilità per tenuità del fatto, l'esclusione dall'area del «penalmente rilevante» di ogni riferimento alle «valutazioni», che erano previste persino nel testo del 2002, la necessità della rilevanza e della concretezza dei «fatti materiali» lasciano eccessivi margini di discrezionalità e, al contempo, riducono le possibilità di un’ampia interpretazione delle fattispecie, che sarebbe quantomai necessaria in un periodo di crisi in cui il mercato e i risparmiatori hanno bisogno di chiarezza e fiducia sulla veridicità dei conti sociali. A ciò provvede il presente disegno di legge che, raccogliendo le proposte emendative presentate nel corso dell' iter della riforma, sostituisce l'articolo 2621 del codice civile, al fine di prevedere che, fuori dalla disciplina specifica per le società quotate, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, espongono informazioni o fatti, anche se oggetto di valutazioni, non rispondenti al vero ovvero omettono informazioni o fatti, anche se oggetto di valutazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a sei anni. La stessa pena si deve applicare anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi. Se i fatti cagionano un danno rilevante ai risparmiatori, alla società, ai soci o ai creditori, la pena è aumentata fino alla metà. Si procede quindi alla abrogazione della causa di non punibilità e alla integrale sostituizione dell'articolo 2622 del codice civile relativo alle società quotate. Si stabilisce pertanto che gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti o informazioni non rispondenti al vero ovvero omettono fatti o informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni. La stessa pena viene applicata anche con riferimento a informazioni e fatti oggetto di valutazioni. Alle società quotate sono equiparate: le società emittenti strumenti finanziari per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea; le società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano; le società che controllano società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea; le società che fanno appello al pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono; le società che garantiscono gli strumenti finanziari e quelle che emettono strumenti finanziari diffusi tra il pubblico in misura rilevante. Se i fatti cagionano un danno grave ai risparmiatori, alla società, ai soci o ai creditori, la pena è aumentata della metà. Viene infine precisato che le disposizioni in questione si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati per conto di terzi. Conseguentemente, sono adeguate le vigenti disposizioni sulla falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni dei responsabili della revisione legale e si condiziona l'ammissibilità della richiesta di patteggiamento alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato.