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Ciascun genitore, alternativamente, ha altresì diritto di astenersi dal lavoro, nel limite di dieci giorni lavorativi all'anno, per le malattie di ogni figlio di età compresa fra i tre e i dodici anni ». 2 Agli oneri derivanti dall'attuazione degli interventi previsti dal comma 1 si provvede mediante il Fondo di solidarietà per la famiglia di cui all'articolo 45. 30 (Lavoro in modalità agile) 1 All'articolo 18 della legge 22 maggio 2017, n. 81, il comma 3- bis è sostituito dal seguente: « 3-bis . I datori di lavoro pubblici e privati, anche in assenza di accordi che prevedano l'esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile, sono tenuti in ogni caso ad accogliere le richieste di esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile formulate dai padri lavoratori e dalle madri lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di cui agli articoli 16 e 28 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ovvero dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 ». 31 (Credito d'imposta) 1 In via sperimentale, per il triennio 2021-2023, ai datori di lavoro che adottino particolari programmi di conciliazione tra lavoro e famiglia in favore dei propri dipendenti, quali in particolare la flessibilità dell'orario di lavoro in occasione dell'inserimento dei figli nell'asilo nido o in caso di malattia dei figli, l'erogazione di contributi economici aggiuntivi a quelli previsti a normativa vigente per il periodo di maternità facoltativa, l'erogazione di prodotti per l'infanzia, la presenza in ufficio di spazi dedicati ai figli, la predisposizione di corsi in tema di genitorialità o attività di sostegno psicologico per i genitori, è concesso un credito d'imposta in misura pari al 100 per cento delle spese sostenute per le medesime iniziative, esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Il credito di imposta spetta fino ad un massimo di 50.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 100 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. 2 Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono adottate le disposizioni per l'attuazione del comma 1. 3 Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo si provvede mediante il Fondo di solidarietà per la famiglia di cui all'articolo 45. 32 (Disposizioni per favorire il contratto di lavoro a tempo parziale) 1 Al fine di favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia, nelle aziende con meno di venti dipendenti che assumano unità di personale con contratto di lavoro a tempo parziale, di cui agli articoli 4 e seguenti del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, da affiancare al dipendente che chieda la conversione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, per documentate esigenze familiari, è disposto l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. 2 Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono adottate le disposizioni per l'attuazione del comma 1. 3 Agli oneri derivanti dall'attuazione degli interventi previsti dal comma 1 si provvede mediante il Fondo di solidarietà per la famiglia di cui all'articolo 45. 33 (Divieto di discriminazione retributiva) 1 In attuazione del divieto di discriminazione retributiva stabilito dall'articolo 28 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, ai datori di lavoro pubblici e privati è vietato operare qualunque forma di discriminazione, anche indiretta, tra lavoratori e lavoratrici in termini di condizioni lavorative e di retribuzione, a parità di mansione, incarico o tipologia di lavoro. Ai medesimi datori di lavoro è fatto assoluto divieto di erogare trattamenti retributivi diversi o discriminatori a lavoratori e lavoratrici a parità di mansioni, riconducibili al medesimo livello o alla medesima categoria di inquadramento professionale. 2 Per le finalità di cui al comma 1, i sistemi di classificazione professionale ai fini della determinazione dei trattamenti retributivi, anche legati al risultato o a indici di produttività ed efficienza, devono adottare criteri comuni per lavoratori e lavoratrici ed essere strutturati in modo da eliminare ogni forma di discriminazione, anche indiretta. 3 Il personale ispettivo in materia di previdenza sociale e di lavoro di cui al decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, è competente a effettuare verifiche e controlli in materia di discriminazione retributiva, secondo le finalità di cui al presente articolo. Per le attività di ispezione e controllo e per i poteri di diffida e sanzionatori trova applicazione l'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124. 34 (Incentivi per l'assunzione di giovani donne) 1 Al fine di promuovere l'occupazione femminile giovanile stabile, ai datori di lavoro privati che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, assumono giovani lavoratrici con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato spetta l'esonero dal versamento del 50 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per tre anni e nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. 2 L'esonero contributivo di cui al presente articolo spetta con riferimento alle giovani donne lavoratrici che, alla data della prima assunzione incentivata ai sensi del presente comma, non abbiano compiuto il quarantesimo anno di età e non siano state occupate a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro, fatto salvo quanto previsto dal comma 3. Non sono ostativi al riconoscimento dell'esonero gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato. 3 Fermi restando i principi generali di fruizione degli incentivi di cui all'articolo 31 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, l'esonero contributivo di cui al presente articolo spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l'assunzione, non abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, nella medesima unità produttiva.