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Mi soffermo velocemente sull'emendamento 23.11, il quale propone di specificare che la normativa riguarda anche i soggetti che abbiano avuto accesso ai suddetti pensionamenti prima dell'entrata in vigore del presente decreto. Secondo il testo del decreto-legge, il limite massimo della somma concedibile è pari a 30.000 euro, ovvero è pari all'importo spettante al personale che richiede il finanziamento, ove l'indennità di fine servizio, comunque denominata, sia inferiore. L'emendamento 23.21 propone di elevare a 45.000 euro l'importo massimo, fermo restando il limite concorrente, costituito dall'importo dell'indennità medesima; il medesimo emendamento prevede che l'eventuale quota ulteriore, derivante dal suddetto elevamento, possa essere chiesta anche dai soggetti che abbiano già presentato la domanda di finanziamento. Infine, l'articolo 24 riduce l'aliquota IRPEF sull'indennità di fine servizio per i casi in cui la corresponsione avvenga oltre i dodici mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. L'emendamento 24.8 propone l'introduzione di un comma 2- bis . Tale disposizione consente ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici che mantengano il trattamento di fine servizio, comunque denominato presso il proprio bilancio, di ottenere l'erogazione dello stesso entro novanta giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, rinunciando alla detassazione in esame. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. La relatrice di minoranza, senatrice Toffanin, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, il decreto-legge in esame consta, in realtà, di due provvedimenti (reddito di cittadinanza e quota 100), che poco hanno a che fare l'uno con l'altro. Ma tant'è, abbiamo capito tutti che devono essere approvati contemporaneamente e il più presto possibile, perché solo così la maggioranza può stare in piedi, anzi - mi correggo - seduta sulle proprie poltrone. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il reddito di cittadinanza, infatti, è proprio questo. Il reddito di cittadinanza è una bandiera del MoVimento 5 stelle, mentre la Lega contribuisce con la parte che riguarda quota 100. Ora, essendo il reddito di cittadinanza da anni, anzi da sempre, un cavallo di battaglia dei pentastellati, ci saremmo aspettati già dall'inizio dei lavori una proposta strutturata, completa, definita. Invece, abbiamo dovuto constatare, in Commissione in sede referente, che le idee su come realizzare gli slogan ripetuti in campagna elettorale erano poche e confuse. Per di più, i lavori in Commissione sono stati bloccati da continue interruzioni: o perché la maggioranza non riusciva a trovare una quadra o perché in attesa delle consultazioni della "magica" piattaforma Rousseau. Di questo siamo stati ostaggio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Entrando nel merito, l'articolo 1 definisce il reddito di cittadinanza quale misura a garanzia del diritto del lavoro e, nello stesso tempo, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale. Per chi ha un'età pari o superiore a sessantasette anni il reddito di cittadinanza assume la denominazione di pensione di cittadinanza. Ma, così com'è realizzato, il reddito di cittadinanza rappresenta una misura meramente assistenzialistica, solo questo, e lo vedremo. L'articolo 2 definisce i beneficiari del reddito. La platea dei beneficiari dai quasi 6 milioni di poveri promessi in campagna elettorale è ristretta a circa 1,3 milioni tra singoli e nuclei familiari a causa delle insufficienti, anche se assai cospicue, risorse a disposizione. Il Governo, tra l'altro, ha scelto di penalizzare le famiglie numerose, avvantaggiando i singoli: alla faccia del sostegno alla natalità e alle famiglie numerose. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . In effetti, presidente Catalfo, nella sua relazione lei ha omesso di dire che c'è un tetto massimo, alla scala di equivalenza e, quindi, le famiglie numerose non sono avvantaggiate. Ciò è tanto vero che il primo effetto scaturito è stato un aumento clamoroso delle separazioni, per cui si è dovuto inserire un emendamento ad hoc per controllare i cambi di residenza ai fini del reddito. Peccato però - e lo voglio ricordare - che i controlli dei cambi di residenza esistono già, per cui nulla di nuovo, nulla. Sono ignorati i disabili e le famiglie che li accudiscono: le loro indennità di accompagnamento o altre forme assistenziali contribuiscono a costituire il reddito ai fini ISEE, invece di essere considerate come esigenze intrinseche alla loro disabilità. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Lo strumento «reddito di cittadinanza» si rivolge, oltre che ai cittadini italiani, anche ai cittadini dei Paesi dell'Unione europea, agli extracomunitari titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo. La Lega ha proposto un emendamento per circoscrivere la platea dei beneficiari extracomunitari, ma si tratta di un controllo di propaganda solo apparentemente stringente. Da questo vincolo, infatti, sono esclusi quei Paesi in cui la documentazione richiesta non è ottenibile. Quindi, gli extracomunitari provenienti da Paesi tipo Nigeria o Ecuador godranno comunque del reddito di cittadinanza, diversamente dai cittadini italiani ed europei sottoposti alla totalità dei vincoli previsti. Vi ricordo - ad esempio - che in Ecuador non esiste un archivio statale degli immobili, ma solo regione per regione, con una validità di sei mesi: si tratta, quindi, di un vincolo solo apparente e meramente propagandistico. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . I meccanismi di erogazione e di controllo del reddito di cittadinanza risultano complessi e farraginosi, coinvolgendo diversi soggetti tra enti locali, INPS, INAIL, CAF, centri per l'impiego e così via, come ampiamente illustrato negli articoli 4, 5 e 6. Peccato - e questo è gravissimo - che nulla sia pronto per prendere in carico il beneficiario al momento dell'erogazione del reddito a partire dal 1° aprile 2019 nelle piattaforme, nei centri per l'impiego, nei CAF, presso i Comuni o le Regioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sono ben lontane le assunzioni dei 4.000 addetti previsti nella legge di bilancio 2018 per i centri per l'impiego, così come i contratti di collaborazione per i 6.000 navigator presso ANPAL Servizi spa, da dislocare poi nei centri per l'impiego che rappresentano delle articolazioni delle Regioni che non sono state ascoltate. Pertanto, il beneficio paradossalmente sarà erogato senza che il beneficiario possa essere preso in carico: assistenzialismo puro e tutti sanno, a cominciare dalla maggioranza, che questa situazione si protrarrà per forza di cose per molto tempo ancora. (Applausi dal Gruppo FI-BP) .