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Il capo VII reca disposizioni in materia di tutela dell'ambiente. L'articolo 11 è volto a garantire la corretta attuazione della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Di recente, la Commissione europea ha proceduto ad un esame della qualità del recepimento di tale direttiva in tutti gli Stati membri dell'Unione europea ed ha avviato diverse indagini Pilot avendo riscontrato delle non conformità nelle relative legislazioni nazionali. Nel caso dell'Italia, la Commissione europea ha formulato diversi rilievi sul decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49, di attuazione della direttiva, alcuni dei quali richiedono, effettivamente, modifiche alla vigente normativa nazionale. L'articolo in esame ha pertanto l'obiettivo di evitare la chiusura negativa del caso EU-Pilot 8718/16/ENVI e l'apertura di una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia. In particolare con la lettera a) si introduce una modifica all'articolo 14, comma 3, del decreto legislativo n. 49 del 2014, finalizzata alla corretta attuazione delle disposizioni dell'articolo 7, paragrafo 2, lettere a) e c) della direttiva, relative al monitoraggio del tasso di raccolta dei RAEE. Nello specifico si prevede che tutte le informazioni necessarie a verificare il raggiungimento del tasso di raccolta dei RAEE a livello nazionale, comprese le informazioni relative ai centri di raccolta e ai dati inerenti ai RAEE oggetto di raccolta differenziata, siano trasmesse annualmente e gratuitamente all'ISPRA, quale garante dell'attività di monitoraggio del sistema di gestione dei RAEE. La lettera b) modifica l'articolo 23, comma 3, del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49, al fine di superare la contestazione della Commissione europea relativa al non corretto recepimento dell'articolo 12, paragrafo 5, della direttiva, eliminando casi di rimborso dei contributi ai produttori di AEE non previsti dalla direttiva. Le modifiche, introdotte con la lettera c) , all'articolo 28, comma 7, del citato decreto legislativo, riguardano l'apposizione sulle AEE del marchio di fabbrica e del simbolo, previsto dall'allegato IX della direttiva, che vieta agli utilizzatori di AEE di smaltirli nei contenitori della spazzatura essendo tali prodotti destinati alla raccolta separata. In particolare la disposizione, volta ad attuare correttamente l'articolo 14, paragrafo 4, della direttiva, riguardante le informazioni da dare agli utilizzatori, prevede che, in caso di impossibilità di apporre sull'apparecchiatura il simbolo rappresentato dal contenitore di spazzatura su ruote barrato, detto simbolo sia stampato anche sulla garanzia dell'apparecchiatura e non soltanto sull'imballaggio e sulle istruzioni. Inoltre, con la riformulazione del citato articolo 28, comma 7, non viene più ammessa alcuna deroga all'obbligo di apporre il marchio di fabbrica sull'apparecchiatura, essendo questo uno strumento indispensabile alla tracciabilità dei RAEE ed alla loro corretta gestione. La modifica prevista dalla lettera d) è volta specificare, all'articolo 30, comma 2, del decreto legislativo n. 49 del 2014, con quale forma il produttore stabilito sul territorio nazionale, che intende vendere le proprie apparecchiature sul territorio di un altro Stato membro, debba designare un proprio rappresentante autorizzato. In effetti la disposizione vigente non prevede esplicitamente, come stabilito dall'articolo 17 della direttiva, che in tale ipotesi la nomina obbligatoria del rappresentante del produttore avvenga per mandato scritto. La lettera e) è volta a correggere il riferimento normativo nel titolo dell'Allegato V del decreto legislativo n. 49 del 2014, relativo agli «Obiettivi di recupero minimi», rimandando correttamente all'articolo 19 del medesimo decreto legislativo che stabilisce gli obiettivi minimi di recupero, anziché all'articolo 15, che invece riguarda il ritiro dei RAEE conferiti nei centri di raccolta. Sempre nell'Allegato V, la modifica di cui alla lettera f) corregge un refuso alla parte I, indicando nella sua interezza la data di decorrenza degli obblighi minimi di recupero che sono applicabili, ai sensi dell'Allegato V della direttiva, dal 13 agosto 2012 fino al 14 agosto 2015. La lettera g) modifica l'Allegato VI del decreto n. 49 del 2014, che fornisce un elenco dei requisiti necessari a distinguere le spedizioni di AEE usate dalle spedizioni di RAEE ed elimina il requisito relativo ad un «contratto di riparazione» non previsto dal corrispondente allegato della direttiva europea. Infine la modifica di cui alla lettera h) è volta a prevedere, alla lettera c) del punto 2 dell'Allegato VI, del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49, che le AEE ad uso professionale usate difettose possano essere rinviate al produttore o ad un terzo che agisca a suo nome, anche nel caso in cui l'analisi ivi prevista possa essere effettuata da terzi che agiscono a nome del produttore. L'articolo 12, relativo allo smaltimento degli sfalci e delle potature del verde urbano, è finalizzato alla chiusura del caso Eu-Pilot 9180/17/ENVI, nell'ambito del quale la Commissione europea ha rilevato come il legislatore nazionale non abbia correttamente trasposto l'articolo 2, paragrafo 1, lettera f) , della direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, che esclude dalla nozione di rifiuto, oltre alle materie fecali, ogni materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso se utilizzato in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, mediante processi o metodi che non danneggino l'ambiente né mettano in pericolo la salute umana. La citata norma europea è stata attuata dall'articolo 185, comma 1, lettera f) , del decreto legislativo n. 152 del 2006, da ultimo modificato dall'articolo 41, comma 1, della 28 luglio 2016, n. 154, il quale ha incluso fra i materiali non rientranti nella nozione di rifiuto anche gli sfalci e le potature provenienti dalle attività di manutenzione delle aree verdi (giardini, parchi e aree cimiteriali), di cui all'articolo 184, comma 2, lettera e) , oltre agli sfalci e le potature provenienti dalle attività agricole e agro-industriali di cui all'articolo 184, comma 3, lettera a) . Le specifiche introdotte nella disciplina nazionale erano finalizzate a precisare la nozione di materiale agricolo o forestale naturale e ad agevolare un'omogenea e corretta attuazione della norma in parola, con riferimento, in particolare, alle imprese non qualificate come agricole ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile. Si riteneva in effetti necessario evitare una difforme applicazione dell'esclusione prevista dalla direttiva europea sui rifiuti, in quanto la stessa non si sarebbe applicata a materiali vegetali analoghi prodotti nell'ambito di identiche attività, nel caso in cui queste ultime fossero poste in essere da imprese artigiane.