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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 21 IWOBI La seduta inizia alle ore 14,30. IN SEDE REFERENTE AS 926 Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale di Nagoya - Kuala Lumpur, in materia di responsabilità e risarcimenti, al Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza, fatto a Nagoya il 15 ottobre 2010 DDL 926 Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale di Nagoya - Kuala Lumpur, in materia di responsabilità e risarcimenti, al Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza, fatto a Nagoya il 15 ottobre 2010 (Esame e rinvio) La senatrice TAVERNA ( M5S ), relatrice, illustra il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, di ratifica del Protocollo addizionale in materia di responsabilità e risarcimenti al Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza. Ricorda, innanzitutto, che un disegno di legge di ratifica del medesimo Protocollo era già stato esaminato ed approvato nella scorsa legislatura anche dalla Commissione esteri del Senato (Atto Senato n. 2920), dopo la sua approvazione da parte della Camera dei deputati, ma non poté vedere completato il suo iter di esame a causa della conclusione della legislatura. Spiega, quindi, che il Protocollo di Cartagena, in vigore dal 2003, è il primo strumento attuativo della precedente Convenzione sulla bio-diversità del 1992, e verte in modo specifico su aspetti legati alla sicurezza ambientale e sanitaria connessi all'utilizzazione di organismi geneticamente modificati. Esso si propone di garantire la sicurezza nel trasferimento, la manipolazione e l'utilizzazione di quegli organismi viventi modificati che possono avere un impatto negativo sulla biodiversità, considerando anche i rischi per la salute umana e i movimenti transfrontalieri di detti organismi. Per "organismo vivente modificato", l'articolo 3 del Trattato di Cartagena intende ogni organismo vivente che possiede una combinazione inedita di materiale genetico, ottenuta avvalendosi della biotecnologia moderna, attraverso l'applicazione delle tecniche in vitro . A Cartagena si era previsto l'avvio di un processo per l'elaborazione di regole e procedure internazionali in materia di responsabilità e di indennizzo per i danni derivanti dal movimento transfrontaliero di organismi viventi modificati. Tale processo, avviato nella città malese di Kuala Lumpur sin dal 2004, ha condotto alla firma, nell'ottobre 2010, nella città giapponese di Nagoya, del Protocollo addizionale ora al nostro esame, sottoscritto dall'Unione europea l'11 maggio 2011 e dall'Italia il 14 giugno 2011. Il Protocollo, che si compone di un preambolo e di 21 articoli, adotta un approccio di tipo amministrativo allo scopo di individuare misure di risposta nel caso di danno o di sufficiente probabilità di danno alla conservazione e all'uso sostenibile della diversità biologica derivante da movimenti transfrontalieri di organismi viventi modificati. Nello specifico, l'articolo 1 enuncia l'obiettivo del Protocollo addizionale, ovvero quello di contribuire alla conservazione e all'uso sostenibile della biodiversità, tenendo anche conto dei rischi per la salute umana, mediante l'elaborazione di norme e procedure a livello internazionale in materia di responsabilità e risarcimenti relativamente agli organismi viventi modificati. L'articolo 2, nell'offrire un quadro delle definizioni utilizzate, individua tra l'altro nel «danno» un effetto negativo sulla biodiversità misurabile o osservabile su basi scientificamente solide da un'autorità competente, tenendo conto di cambiamenti eventuali indotti sull'uomo e sull'ambiente naturale, nonché significativo, ovvero correlato a un cambiamento di lungo periodo o persino permanente delle componenti della biodiversità. L'ambito di applicazione del Protocollo addizionale, individuato dall'articolo 3, è quello relativo ai danni derivanti da organismi viventi modificati che abbiano la loro origine in un movimento transfrontaliero trattandosi, in particolare, degli organismi viventi modificati destinati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale, nonché di quelli destinati all'uso confinato o destinati all'introduzione intenzionale nell'ambiente. Il Protocollo demanda, quindi, al diritto interno la determinazione del rapporto di causa-effetto tra un organismo vivente modificato e il danno cagionato (articolo 4), ed individua specifiche misure di risposta in caso di danno agli operatori coinvolti ed alle autorità competenti (articolo 5). L'autorità nazionale competente - che per l'Italia sono i Ministeri dell'ambiente e della salute - dovrà a sua volta individuare l'operatore responsabile del danno, valutare l'entità dello stesso e stabilire le opportune misure. Il testo internazionale prevede altresì delle esenzioni e dei limiti alla tutela risarcitoria correlati, fra l'altro, ai danni causati da conflitti armati o da sabotaggio, oppure da fenomeni naturali di carattere eccezionale e incontrollabile (articoli 6-8). Il Protocollo salvaguarda inoltre la facoltà di ricorso o di azione di risarcimento di un operatore nei confronti di un'altra persona (articolo 9) e riserva alle Parti il diritto di prevedere disposizioni interne in materia di garanzia finanziaria (articolo 10). L'articolo 11 salvaguarda diritti e obblighi degli Stati in base al diritto internazionale in materia di responsabilità per atti illeciti a livello internazionale, mentre l'articolo 12 prevede l'obbligo per le Parti di incardinare nei rispettivi ordinamenti disposizioni legislative e regolamentari, nonché procedurali, in materia di danno. Organi di amministrazione del Protocollo addizionale sono la Conferenza delle Parti (articoli 13 e 14) e il segretariato (articolo 15). Spetta, in particolare, alla riunione delle Parti l'esame periodico dell'attuazione del Protocollo, e l'adozione delle decisioni necessarie a migliorarla e promuoverla. Il disegno di legge di ratifica del Protocollo - prosegue la relatrice - si compone di 4 articoli che riguardano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), l'ordine di esecuzione (articolo 2), la copertura finanziaria (articolo 3) e l'entrata in vigore (articolo 4). Gli oneri economici per l'Italia vengono quantificati complessivamente in poco più di 250.000 euro annui. L'Accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea, né con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. La relatrice conclude sottolineando che, come emerso in occasione dell'esame del provvedimento alla Camera dei deputati, questo strumento internazionale rappresenta un necessario completamento dell'architettura disegnata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità e dal relativo Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza. Risulta, infatti, pienamente condivisibile la ratio alla base delle previsioni in materia di responsabilità e risarcimenti con particolare riferimento alla volontà di costruire un rapporto virtuoso tra sviluppo e applicazione delle moderne biotecnologie e di implementare la parallela esigenza di concreta tutela e salvaguardia di tutto ciò che concerne la diversità biologica a livello internazionale. Considerato quanto esposto, auspica, quindi, un celere perfezionamento dell' iter di ratifica del menzionato Protocollo. Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale.