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A seguito del voto dell'Assemblea sul rinvio del testo in Commissione è stato deliberato un ulteriore ciclo di audizioni informali. Sono stati perciò sentiti: i sindaci di altri comuni della valle del Conca, nella provincia di Pesaro e Urbino, ovvero Mercatino Conca, Monte Grimano e Monte Cerignone (da notare che nei primi due, nel 2008, si era tenuto con esito negativo un referendum per l'aggregazione all'Emilia-Romagna); i sindaci di quattro dei sette comuni dell'alta Valmarecchia, già distaccati dalle Marche nel 2009, ovvero Casteldieci, Novafeltria, Pennabilli e San Leo; il dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo « Raffaello Sanzio » di Mercatino Conca; i rappresentanti della CISL delle Marche, della Confederazione italiana dell'agricoltura delle Marche e della Confcommercio di Pesaro e Urbino; infine, Michele Della Morte, professore ordinario di diritto costituzionale dell'Università del Molise. Nonostante fosse già emerso un quadro più che esaustivo del contesto nel quale il disegno di legge interviene e delle conseguenze della sua approvazione, è stato tuttavia richiesto, da parte del gruppo del Partito democratico, un ulteriore approfondimento istruttorio sul tema specifico della legittimità, nel silenzio della Costituzione e della legge n. 352 del 1970, di un'eventuale richiesta di tenere un nuovo referendum da parte dei comuni interessati. Sono stati così sentiti: Alessandro Gentilini, ricercatore dell'Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie « Massimo Severo Giannini » del CNR; Ines Ciolli, professore associato dell'Università di Roma « La Sapienza »; Antonio D'Atena, professore ordinario dell'Università di Roma « La Sapienza »; Antonio Galletti, Presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma; Gaetano Azzariti, professore ordinario dell'Università di Roma « La Sapienza »; Francesco Bilancia, professore ordinario dell'Università degli studi « G. d'Annunzio » di Chieti-Pescara. Soprattutto, sono stati auditi, per l'Ufficio centrale per il referendum presso la Suprema Corte di cassazione, il presidente pro tempore , Vincenzo Di Cerbo, e il consigliere Franco De Stefano. Altri esperti hanno poi inviato contributi scritti. La questione si è inevitabilmente ampliata a quella della perdurante validità, a distanza di diversi anni, del voto popolare: sul punto, le posizioni degli esperti non sono unanimi, anche se concorde è la constatazione per la quale, secondo la lettera dell'articolo 132 della Costituzione, l'iniziativa di un nuovo referendum deve provenire esclusivamente dai Consigli comunali, rispetto ai quali non possono supplire altri organi, nemmeno il Parlamento. Un'eventualità, peraltro, come già richiamato, esclusa da entrambi i comuni, e ciò solo sarebbe sufficiente a fugare ogni dubbio. Se poi ci si vuole richiamare ai precedenti in materia, è bene ricordare che il comune di Sappada è stato distaccato dalla regione Veneto per essere aggregato al Friuli Venezia Giulia dalla legge 5 dicembre 2017, n. 182, intervenuta ben dieci anni dopo il referendum , celebrato il 21 dicembre 2007. Inoltre, è stata rilevata da più parti la necessità che la nuova richiesta di referendum sia preceduta da un atto formale che concluda negativamente l' iter legislativo in corso. In particolare, questo argomento è stato richiamato dagli stessi componenti dell'Ufficio centrale per il referendum , i quali, pur senza poter anticipare in astratto l'esito concreto di un giudizio meramente eventuale, hanno fatto notare come si tratti di un logico prerequisito di ricevibilità della richiesta. Successivamente al rinvio, la Commissione ha esaminato il disegno di legge nel corso di sette sedute plenarie, decidendo di mantenere il testo inalterato e confermare, pur nella diversità di posizioni emerse, il conferimento del mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea. È stato anche approvato un ordine del giorno con il quale la Commissione si impegna a modificare la legge n. 352 del 1970 al fine di prevedere un termine per l'espressione del parere sul distacco-aggregazione da parte delle regioni coinvolte. Alla luce delle risultanze dell'istruttoria compiuta, prima e dopo il rinvio, tutto depone a favore dell'approvazione di un provvedimento che dovrebbe consentire alla volontà espressa secondo Costituzione da due comunità di essere finalmente tradotta in legge. Passando a esaminare il contenuto della proposta, l'articolo 1 dispone il distacco dei due comuni dalla regione Marche per essere aggregati alla regione Emilia-Romagna, nell'ambito della provincia di Rimini, in considerazione della loro particolare collocazione territoriale e dei peculiari legami storici, economici e culturali con i comuni limitrofi della medesima provincia. L'articolo 2 prevede la nomina, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge, di un commissario straordinario per procedere, insieme alle amministrazioni coinvolte, agli adempimenti necessari per attuare il trasferimento dei due comuni. Il commissario è nominato dal Ministro dell'interno, previo parere delle regioni Emilia-Romagna e Marche e della provincia di Rimini, anche al fine di individuare l'amministrazione che sosterrà, nell'ambito dei propri stanziamenti di bilancio, gli oneri connessi all'attività del commissario. Gli enti coinvolti nell'attuazione del trasferimento provvedono ciascuno agli adempimenti di propria competenza e, nel caso di adempimenti che implichino il concorso di più enti, questi provvedono d'intesa tra loro e con il commissario. In ogni caso, il processo di trasferimento dovrà essere svolto nel rispetto di una serie di garanzie quali: la continuità nelle prestazioni e nell'erogazione dei servizi; la definizione dei profili successori; la piena conoscibilità delle normative da applicare e delle procedure da seguire; l'assistenza ai cittadini, enti e imprese. Inoltre, nella fase transitoria dovranno comunque essere garantiti gli interessi primari dei residenti nei territori dei due comuni, tra cui l'incolumità pubblica, la tutela della salute e la parità di accesso alle prestazioni. Gli adempimenti connessi al trasferimento devono essere completati dagli enti coinvolti entro centottanta giorni. Nel caso in cui entro tale termine non sia completato il trasferimento, il commissario fissa un ulteriore termine, allo scadere del quale il commissario stesso provvede all'esecuzione degli adempimenti eventualmente mancanti. In ogni caso, il trasferimento dovrà compiersi entro un anno dell'entrata in vigore della legge. Con una disposizione in materia elettorale viene chiarito che i comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio, in conseguenza del trasferimento, cessano di far parte dei collegi uninominali Marche 06 (Camera) e Marche 01 (Senato) ed entrano a far parte dei collegi uninominali Emilia-Romagna 15 (Camera) ed Emilia-Romagna 01 (Senato), indicati, rispettivamente, nelle tabelle A1 e B1 allegate al decreto legislativo n. 189 del 2017. Si dispone, inoltre, in ordine al trasferimento degli atti e degli affari amministrativi pendenti al momento dell'entrata in vigore della legge ai nuovi organi competenti e si rinvia, per la rimodulazione dei trasferimenti erariali alle province, a quanto previsto in materia dal decreto-legge n. 2 del 2010.