[pronunce]

Legge di stabilità regionale), la citata Agenzia è stata soppressa con decorrenza dal 1° luglio 2012, e le relative funzioni e competenze sono state trasferite al Dipartimento regionale del lavoro presso l'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, i cui assetti organizzativi sono stati rimodulati con successivo regolamento (D.P.Reg. 18 gennaio 2013, n. 6, recante «Regolamento di attuazione del Titolo II della legge regionale 16 dicembre 2008, n. 19. Rimodulazione degli assetti organizzativi dei Dipartimenti regionali di cui al D.P.Reg. 5 dicembre 2009, n. 12, e successive modifiche ed integrazioni»; che il ricorrente, inoltre, dà atto che con ricorso del 26 aprile 2012 era stata promossa (per contrasto con l'art. 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica», convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, e dunque con violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., in tema di «coordinamento della finanza pubblica») questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 12, del disegno di legge n. 801, divenuto legge regionale n. 26 del 2012, poiché - sebbene fosse stata disposta la soppressione dell'Agenzia regionale - era stata mantenuta la previsione dell'art. 12, comma 2-bis, della citata legge regionale n. 36 del 1990 (ora indicata quale norma di riferimento nell'autorizzazione della spesa), che disponeva l'assunzione di personale dirigenziale con selezione diretta e mediante stipula di contratti quinquennali di diritto privato rinnovabili; che, riferisce ancora il ricorrente, la norma impugnata era stata omessa in sede di promulgazione della legge e quindi non è entrata a far parte dell'ordinamento giuridico regionale; che il Commissario dello Stato osserva come, in occasione del disegno di legge n. 58, fosse stato soppresso un emendamento che consentiva il mantenimento in servizio di detto personale; che, pertanto, l'inserimento nell'Allegato 1 al disegno di legge impugnato dei tre capitoli di spesa rifinanziati costituirebbe all'evidenza uno strumento surrettizio per il mantenimento in servizio, almeno sino al 2015, di dipendenti con rapporti di lavoro a tempo determinato, in contrasto con gli art. 3, 51 e 97 Cost. e con l'art. 9, comma 28, del d.l. n. 78 del 2010, secondo cui, a decorrere dall'anno 2011, le amministrazioni possono avvalersi di personale a tempo determinato nel limite del 50% della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009; che il ricorrente rileva altresì che gli attuali stanziamenti risultano incrementati (per il capitolo 320013) di oltre il 50% rispetto ai dati rendicontati negli esercizi 2010 e 2011 e previsti per il 2012; che, infine, egli osserva come, sebbene la spesa «Stipendi ed altri assegni fissi al personale con qualifica dirigenziale a tempo determinato» del capitolo 320013 sia definita obbligatoria, il suddetto capitolo non è riportato tra le spese nell'elenco 1 del bilancio regionale; che la Regione siciliana non si è costituita in giudizio; che, successivamente all'impugnazione, nella seduta n. 40 del 10 maggio 2013, l'Assemblea regionale siciliana ha approvato l'ordine del giorno n. 96, per la promulgazione della legge, con omissione delle parti impugnate; che risulta che la legge regionale 15 maggio 2013, n. 9 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2013. Legge di stabilità regionale), è stata poi promulgata con l'omissione delle norme censurate, ad eccezione, tuttavia, dell'Allegato 1, ove è contenuta l'autorizzazione di spesa per i tre capitoli contestati dal ricorrente; che, in data 2 maggio 2014, è stata depositata nella cancelleria della Corte costituzionale documentazione relativa ad uno scambio di corrispondenza tra l'Avvocatura generale dello Stato ed il Commissariato dello Stato per la Regione siciliana, dalla quale risulta che l'Avvocatura, in data 7 aprile 2014, ha inviato al Commissario dello Stato una missiva volta a conoscere se lo stesso avesse «eventualmente un residuo interesse alla coltivazione del giudizio», e che il Commissariato dello Stato, con missiva di risposta spedita il 15 aprile 2014, ha comunicato che il Commissariato stesso «non nutre interesse residuo alla coltivazione del giudizio di cui trattasi»; che, successivamente, in data 13 novembre 2014, è stata depositata la sentenza di questa Corte n. 255 del 2014, pronunciata a seguito di autorimessione, con la quale, per il ritenuto contrasto con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 31, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), come sostituito dall'art. 9, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), limitatamente alle parole «Ferma restando la particolare forma di controllo delle leggi prevista dallo statuto speciale della Regione siciliana». Considerato che questa Corte, con la citata sentenza n. 255 del 2014, sopravvenuta alla proposizione del ricorso, riconoscendo che «il peculiare controllo di costituzionalità delle leggi [...] della Regione siciliana - strutturalmente preventivo - è caratterizzato da un minor grado di garanzia dell'autonomia rispetto a quello previsto dall'art. 127 Cost.», ha ritenuto, in applicazione dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), ove si introduce la "clausola di maggior favore" ai fini della più estesa garanzia delle autonomie speciali, che anche alla Regione siciliana debba essere esteso il sistema di impugnativa successiva delle leggi regionali, previsto dal nuovo testo dell'art. 127 Cost., dichiarando perciò l'illegittimità costituzionale, in parte qua, della norma - che tale estensione impediva - di cui all'art. 31, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), come sostituito dall'art. 9, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3);