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A differenza della cosiddetta Lotteria degli scontrini, per il cashback non è previsto un importo minimo di spesa e chi partecipa al programma, peraltro, può concorrere anche all'assegnazione del super cashback, ossia di un premio in denaro, di importo fino a 3.000 euro, che viene concesso ai primi 100.000 cittadini che effettuano il maggior numero di transazioni con pagamenti elettronici. La misura era stata lanciata in via sperimentale nel dicembre dello scorso anno con il cosiddetto cashback natalizio, però è solo dal gennaio 2021 che questo strumento è entrato effettivamente a regime. L'obiettivo, più volte ricordato, è quello di promuovere i pagamenti cashless (ossia senza contante), al fine di introdurre l'abitudine all'utilizzo delle carte di credito ed evitare quindi fenomeni di evasione fiscale con i cosiddetti pagamenti in nero. Italia Viva ritiene che la digitalizzazione dei pagamenti sia un importante strumento di lotta all'evasione fiscale e in questo senso ci siamo mossi in precedenza con l'introduzione della fatturazione elettronica. È però indispensabile che si accerti che il cashback abbia effetti significativi sul gettito, perché la relazione tra l'uso del contante e l'evasione fiscale è piuttosto debole, così come al momento risulta incerta la direzione del nesso causale tra i due fenomeni. Tuttavia, si tratta oggettivamente di un sistema che dovrebbe consentire di arrivare ai risultati di cui parlavo. Al contempo, non sfugge neanche la necessità di operare un bilanciamento tra interessi tutti meritevoli di tutela e che riguardi direttamente i costi e i benefici per una misura che comporta uno stanziamento cospicuo di risorse, eventualmente valutando anche strumenti che siano più utili e meno onerosi per favorire l'utilizzo della moneta elettronica (ciò, ovviamente, a fianco di questa iniziativa). Dai primi mesi di utilizzo di questo strumento si è dimostrato che l'operazione presenta però alcune criticità. Da taluni l'operazione è stata ritenuta eccessivamente onerosa e ulteriori criticità sono emerse grazie alla segnalazione dei gestori delle stazioni di servizio e dei distributori, che hanno riferito dei cosiddetti furbetti di cui ha parlato il collega che mi ha preceduto in discussione generale. Si tratta di soggetti che, sfruttando alcune falle di questa misura, riescono a ottenere un maggiore rimborso, che permette loro di scalare rapidamente la classifica del superbonus cashback , aumentando le chance di raggiungere il premio di 3.000 euro l'anno. Il metodo più adoperato da tali soggetti è quello delle microtransazioni. Questo modus operandi consiste nel frazionare un unico acquisto in più transazioni. Sono operazioni assolutamente legali, ma che al contempo possono rappresentare costi eccessivi in termini di commissione per gli esercenti, i quali ovviamente sono obbligati, per ogni transazione, a pagare una commissione. Ovviamente, questo è un problema che andrà affrontato perché, per quanto minimo, comunque costituisce degli oneri a carico degli esercenti, come detto, e in qualche maniera bisognerà fare dei migliori controlli e trovare un sistema che impedisca a chi fruisce del servizio di fare le operazioni in questo modo. Si pensi - cito solo un caso a titolo esemplificativo - che si è registrato qualche giorno fa, nella Provincia di Siena, l'episodio in cui un soggetto, per pagare un rifornimento di carburante di 50 euro, ha fatto un numero incredibile di microtransazioni e l'operazione, per 50 euro di carburante, è durata 37 minuti. È evidente che il gestore del rifornitore avrà dovuto pagare per ogni minitransazione di uno o due euro la commissione e questo ovviamente incide molto sul carico, come dicevo, dei gestori e degli esercenti. Anche a fronte di tali criticità, quindi, si è manifestata più volte la volontà di utilizzare le risorse dello strumento anche per sostenere ristori e sostegni in questo delicato momento storico. Le ipotesi prospettate fino ad ora sono due: lo stop anticipato a tutto il programma cashback e cioè chiusura a luglio, così da salvare gli utenti che si sono registrati nel primo semestre e recuperare quindi tre miliardi, oppure la chiusura solo del super cashback (ogni sei mesi i primi 100.000 cittadini che fanno più transazioni ottengono 1.500 euro). Con il super cashback , quindi, è possibile guadagnare fino a 3.000 euro l'anno. In questo quadro, è più che mai necessario che le risorse messe a disposizione, che sono tutt'altro che illimitate, vengano utilizzate in canali che effettivamente possono far ripartire il Paese e che possono dunque agevolare le categorie più duramente colpite dalla crisi economica generata dall'emergenza epidemiologica. Italia Viva - Partito Socialista Italiano ritiene invece che sia necessario procedere a una verifica approfondita sull'utilità di questo strumento e sulle sue criticità, così da poter apporre eventualmente i rimedi che sono necessari. Le criticità sono emerse in modo inequivocabile in questi primi mesi di applicazione, come è naturale sia accaduto, trattandosi di strumenti nuovi e innovativi, che quindi devono avere una messa a punto cammin facendo, per evitare quelle criticità di cui ho parlato in precedenza. È per questo motivo che Italia Viva - Partito Socialista Italiano voterà a favore dell'ordine del giorno per valutare i costi e i benefici concreti di questo strumento, in un quadro di intervento e di riforma, di modernizzazione e digitalizzazione dei pagamenti che sia il più ampio possibile, così da ottenere quei risultati che anche il cashback si proponeva di ottenere. (Applausi) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, finalmente l'Assemblea discute la mozione sul cashback che il Gruppo Fratelli d'Italia aveva presentato addirittura il 26 gennaio, per chiedere che i 5 miliardi buttati nell'inutile iniziativa del cashback e della lotteria degli scontrini fossero invece destinati a cose ben più utili, ad esempio a salvare imprese e posti di lavoro. L'avevamo presentata il 26 gennaio come Fratelli d'Italia, siamo stati molto felici quando le forze di centrodestra hanno chiesto di presentarla congiuntamente, cosicché la mozione che oggi discutiamo porta le firme non solo dei senatori di Fratelli d'Italia, ma anche quelle dei senatori della Lega e di Forza Italia. Grazie a questo la mozione presentata ha più di un quinto dei senatori come firmatari, quindi ha il privilegio di avvalersi della procedura abbreviata prevista dall'articolo 157 del Regolamento del Senato, che leggo testualmente perché, non essendo io il presidente Calderoli, non lo conosco a memoria: «Qualora una mozione sia sottoscritta da almeno un quinto dei componenti del Senato, essa è discussa entro e non oltre il trentesimo giorno della presentazione». Pertanto il Regolamento del Senato prevede che la nostra mozione avrebbe dovuto essere discussa non oltre il 25 febbraio, quindi prima del cosiddetto decreto-legge sostegni, e sarebbe stato utile far esprimere quest'Assemblea prima del citato provvedimento, magari per dedicare ad esso più risorse. Invece la discutiamo solamente a settanta giorni di distanza, calpestando il Regolamento del Senato;