[resaula]

Chi è che chiede conto di queste cose? Quando i cittadini si avvicinano agli sportelli INPS per chiedere informazioni sulla cassa integrazione e sui provvedimenti che il Governo ha promesso, oppure chiedono alle banche i famosi finanziamenti, viene risposto loro che il Governo non stanzia risorse. Agli sportelli INPS viene risposto che il Governo non manda le risorse. Se volete vi fornisco prova di ciò, non c'è problema. È evidente che in questo momento serve quell'iniezione di liquidità senza la quale questo Paese non solo non riparte, ma non ci prova neanche. Quanto alla sanità, abbiamo detto mille volte che c'è una diffusissima inappropriatezza, che abbiamo affrontato in Commissione e constatiamo tutti i giorni. Nonostante il tempo avuto a disposizione ancora non abbiamo fornito alle Regioni, alle associazioni, ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta un protocollo che definisca tempi e modi per trattare questa pandemia. Non dico un piano pandemico nazionale, che significherebbe chiedere a una 500 di fare la 24 ore di Le Mans (non ve lo chiediamo neanche più un piano pandemico nazionale, che è l'ABC), ma almeno fate delle linee guida e date ai medici di medicina generale delle istruzioni. Qual è la terapia da somministrare a casa? Come attivano la continuità assistenziale, di cui continuiamo a riempirci la bocca a destra e a sinistra? Cosa potranno mai inventarsi, se non, come dicevamo stamattina, dare le preghiere? Mancano i protocolli e le convenzioni con i medici di medicina generale e i farmacisti per fare i test rapidi. Mi riferisco ai famosi tamponi rapidi che, in un quarto d'ora, ti dicono se sei positivo o negativo e hanno una sensibilità e capacità di risposta pari al 98 per cento. Nel caso di positività, possiamo anche doppiarli con il tampone tradizionale. I cittadini sono terrorizzati dall'idea di avere il Covid, perché devono andare a lavorare e, quando tornano a casa, hanno familiari anziani. Dobbiamo sbloccare questa situazione. Devono essere fatti 500.000 o 600.000 tamponi al giorno e possiamo riuscirci solo facendo convenzioni a tappeto con i medici di medicina generale, i farmacisti, i distretti, eccetera. Colleghi, siamo oggi - non domani - al redde rationem . L'emergenza è tempo dipendente, come dicevamo, e quindi va affrontata oggi. Siamo già in gravissimo ritardo. Faccio un ultimo esempio di banalissimo buon senso. Abbiamo detto che il problema era rappresentato non dall'apertura della scuola, ma dai trasporti. Incentiviamo quindi il trasporto personale e l'auto propria. Benissimo: tutte le più grandi città hanno ancora le ZTL. A marzo la ZTL di Roma era aperta; perché oggi è chiusa? Come fa la persona a prendere la vettura propria se la ZTL è chiusa? Perché non diamo ai Comuni un minimo di ristoro, come lo chiamate voi, per togliere le strisce blu a pagamento? Come fa un cittadino a prendere l'autovettura personale se non sa dove parcheggiare? In questa emergenza manca non un Governo, ma un banale buon senso, un sindaco d'Italia. (Applausi) . Non siete capaci di garantire anche solo un minimo di buon governo amministrativo. Colleghi, interverremo ripetutamente in quest'Aula per segnalarvi una serie innumerevole di circostanze e di cose. Faccio appello ai colleghi di maggioranza, se se la sentono, di fare proprie queste richieste perché sono banalità e non hanno un valore o colore politico. Credo che tutti insieme probabilmente ce la faremo a ottenere qualcosa da un Governo assente dai banchi e dalla vita dei cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bini. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, Governo, voglio partire dall'appello iniziale della senatrice Valente, ripreso poi dal collega Parrini, che il senatore Zaffini ha appena definito - glielo dico con la simpatia e la stima che ho nei suoi confronti - «la solita manfrina», che in realtà io non considero tale. L'appello all'unità, senatore Zaffini, non è la disattenzione verso quello che sta avvenendo o l'idea che la pandemia possa vedere una gestione posticipata dell'emergenza. È evidente che il redde rationem è oggi e che qui dobbiamo confrontarci sulle cose da fare; cosa diversa è la polemica estenuante e quotidiana. Lo dico perché il collega Parrini citava i dati di tutti i Paesi europei, da cui si vede non solo che la pandemia è ovunque (sennò non si chiamerebbe «pandemia»), ma in quasi tutta Europa addirittura in numeri più gravi che in Italia (se togliamo probabilmente soltanto la Germania) e in molti Paesi del mondo. Anche lì c'è l'esigenza di affrontare, nell'immediato e al meglio, la gestione di questa emergenza, ma a differenza che da noi non c'è una polemica continua, quotidiana. Lo dico con un senso anche di frustrazione per quello che non riusciamo a rappresentare come Paese. Siamo un grande Paese, ma al contempo riusciamo ad essere molto piccoli nelle nostre beghe quotidiane e il nostro dibattito riesce ad apparire davvero ad un livello molto basso. Lo dico anche con una punta di ironia, forse lei avrà sentito la manfrina dell'appello all'unità, oggi io ho invece sentito negli interventi di tanti colleghi la solita manfrina che ascolto da mesi, cioè la polemica sui banchi a rotelle e sul monopattino, quando francamente credo che dovremmo discutere di cose molto più importanti e serie. Voglio fare allora una riflessione di carattere più generale, visto che poi il dibattito, più che puntualmente sul decreto, su questo si è concentrato sulla gestione dell'emergenza in modo generale. Veniva citato prima l'intervento in televisione dell'altro giorno del vice ministro Sileri, che ho molto apprezzato, perché con grande franchezza ha detto «noi siamo in guerra» e in questo momento non ci sono partiti politici, ma ci deve essere la volontà da parte di tutti di capire che dobbiamo salvare le vite dei nostri concittadini e dobbiamo salvare il Paese. Vorrei veramente che questo fosse il nostro unico grande partito in questo momento: l'Italia. Invece spesso non è così, perché ascoltiamo a giorni alterni la polemica sulla questione che non ci sono risorse sufficienti e che ne vanno messe di più; sul fatto che il Parlamento non è sufficientemente coinvolto; sul fatto che abbiamo perso tempo durante l'estate. Poi però, andando a ripercorrere i fatti, vediamo che chi dice che abbiamo perso tempo durante l'estate è lo stesso che, con gesti plateali, si toglieva la mascherina per dimostrare che alla fine si stava drammatizzando (poi se l'è rimessa per Trump, ma non gli ha portato bene neanche in quel caso). Vediamo che chi dice che il Parlamento è poco coinvolto era chi chiedeva pieni poteri per se stesso. Sembra che siamo disconnessi dalla realtà; se venisse un extraterrestre e ascoltasse le nostre dichiarazioni probabilmente non capirebbe se siano le stesse persone a fare, un mese prima e un mese dopo, quelle dichiarazioni. Vediamo che chi dice che ci sono poche risorse e ne andrebbero messe di più poi in Europa vota contro il recovery fund . (Applausi) . Delle due l'una: