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Il vaccino in questione è il cosiddetto vaccino di Oxford, prodotto da AstraZeneca, su cui l'Italia ha costruito tra l'altro la prima intesa con Francia, Germania e Olanda nel mese di giugno, e su cui, come noto, c'è anche un impegno importante di alcune realtà del nostro Paese. In modo particolare, rispetto a questo vaccino, il vettore virale viene fatto dall'IRBM di Pomezia e l'infialamento viene fatto dalla Catalent di Anagni. Io credo che sia un fatto importante che dentro questa sfida internazionale, il nostro Paese sia in prima linea perché il vaccino possa essere al più presto un bene pubblico di tutti, capace di dare la risposta che tutta la comunità internazionale aspetta. Se ne parla meno, ma passi in avanti importanti si stanno facendo anche sul terreno delle cure; in modo particolare le cure che sembrano avere risultati più incoraggianti sono quelle connesse agli anticorpi monoclonali. Anche da questo punto di vista c'è un lavoro prezioso che viene portato avanti da numerosi scienziati italiani e che ci auguriamo possa essere valorizzato. Nel decreto di agosto, che credo sia stato discusso proprio oggi in questa sede, c'è un investimento che noi abbiamo fatto, di cui dobbiamo difendere il senso, rafforzandolo nelle prossime settimane. C'è infatti una posta di bilancio di 80 milioni di euro per il 2020 e di 300 milioni di euro per il 2021, esattamente su questo settore di ricerca che è essenziale e su cui il nostro Paese deve necessariamente continuare ad essere all'avanguardia. Come è noto, io ho molta fiducia. Io penso che la comunità scientifica mondiale ci darà in un tempo congruo strumenti e armi per poter vincere questa sfida. L'umanità, il mondo, l'Europa e l'Italia vinceranno la sfida del Covid. La verità però è che abbiamo bisogno ancora di tempo; dinanzi a noi ci sono mesi non facili perché questi strumenti non arriveranno domani mattina, ma saranno, nella migliore delle ipotesi, nella nostra disponibilità nel giro di alcuni mesi. Si tratta di un tempo significativo, non è un tempo breve e, allora, il punto di fondo che voglio sottoporre all'attenzione di quest'Aula è la capacità di resistenza che noi dobbiamo avere. Il vaccino infatti arriverà, le cure arriveranno, ma non oggi, non domani mattina; abbiamo ancora di fronte a noi dei mesi di resistenza. Io penso che la luce si vede, ma ha bisogno ancora di un lavoro di alcuni mesi, in cui le uniche armi che abbiamo davvero per combattere continuano ad essere il comportamento delle persone, le misure del Governo nazionale e dei governi regionali, e il tracciamento, che è molto importante. Permettetemi anche in quest'Aula di esprimere gratitudine per gli editori e i media del nostro Paese che hanno dato una spinta all' app Immuni che negli ultimi giorni sta avendo un risultato positivo in termini di download . Naturalmente dobbiamo poter puntare sempre di più sul nostro Servizio sanitario nazionale. In questi mesi è l'arma più importante che abbiamo; le nostre donne, i nostri uomini, le persone che lavorano ogni giorno pancia a terra per affrontare e combattere il virus. Sono stato pochi giorni fa nella Commissione igiene e sanità del Senato ed ero stato, pochi giorni prima ancora nella Commissione affari sociali della Camera, per provare a offrire anche un disegno di potenziale riforma e rilancio del Servizio sanitario nazionale. Penso che ciò sia particolarmente importante e mi auguro si sviluppi a un certo punto una discussione in Aula, oltre che nelle Commissioni, sul tema di come immaginiamo il Servizio sanitario del futuro. È l'arma più importante che abbiamo, è la pietra più preziosa del nostro sistema Paese. E ora arriva una straordinaria opportunità: è la lezione del Covid-19, cioè provare a riformarlo, a cambiarlo, a rafforzarlo, non in una fase restrittiva, ma in una fase in cui ci sono più risorse. Io credo che questa sia una grandissima possibilità, che dobbiamo assolutamente raccogliere, a partire dalle nuove linee dei finanziamenti europei. In conclusione, voglio aggiungere due punti di riflessione. C'è un messaggio, che spero sia chiaro, il cui punto essenziale è che siamo ad uno snodo e che bisogna necessariamente alzare il livello di guardia. Questo è il messaggio fondamentale che noi vogliamo provare a dare con i provvedimenti che metteremo in atto nelle prossime ore. Dobbiamo alzare il livello di guardia. Il primo punto è che la sicurezza sanitaria è la premessa di ogni ripartenza economica. Io insisterò con tutte le energie che ho su questo punto. È sbagliatissimo cedere a un'impostazione culturale che fa pensare a tanti che avere meno lacci, meno vincoli sanitari, possa aiutare il Paese a correre di più. La mia opinione è che non ci sia nulla di più sbagliato ed è esattamente all'opposto. Se vogliamo mettere nelle condizioni il Paese di ripartire davvero, la premessa è vincere la battaglia sanitaria. Vincere la battaglia sanitaria è la prima mattonella se vogliamo far ripartire davvero l'Italia. (Applausi) . Il secondo punto è che io credo, come vi ho detto con grande onestà e con grande trasparenza, che i prossimi mesi non saranno facili, per le ragioni che ho descritto. In un contesto mondiale europeo molto complicato, non possiamo farci illusioni. Non possiamo pensare che sarà una passeggiata. In questa sfida dei prossimi mesi, in attesa del vaccino e in attesa delle cure, noi abbiamo bisogno che il Paese ritiri fuori il meglio di sé. Voglio dire fino in fondo quello che penso. Io penso che, nei mesi più difficili, L'Italia - non il Governo, ma l'Italia - abbia dimostrato di essere un grandissimo Paese. Le sue donne, i suoi uomini, la Protezione civile, le Regioni, le istituzioni a tutti i livelli, i Comuni e poi ancora le reti di volontariato e di solidarietà: abbiamo dimostrato di essere un grande Paese, che in queste ore viene visto con attenzione anche da altri Paesi in giro per il mondo. Dobbiamo recuperare quello spirito. Io penso che, nei mesi che mancano da qui a quando davvero vedremo la luce, noi abbiamo bisogno di recuperare lo spirito che ci ha accompagnato a marzo, ad aprile, a maggio. Quel grande spirito di unità, con un Paese che ha avuto la forza di stringersi a coorte e di vincere la sfida drammatica che in quei momenti stava arrivando. Io penso che nei prossimi mesi dovremo esattamente recuperare quello spirito e unire l'Italia. Nessuno deve rimanere fuori. C'è bisogno di unire l'Italia, per dimostrare, ancora una volta, che l'Italia è davvero un grande Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, signor Viceministro, colleghi, mi rivolgo al ministro Speranza per dirgli che noi, signor Ministro, le abbiamo sempre riconosciuto professionalità, correttezza e fair play . Ha evocato una serie di suggestioni su cui non possiamo che convenire, con un profondo - ahimè - profondissimo limite, che anche la sua garbata eloquenza non è riuscita a colmare. Quanto alla richiesta di proroga dello stato di emergenza, io apro e chiudo un inciso. Signor Ministro, lei ha ricordato stati di emergenza settoriali, non stati di emergenza generali.