[pronunce]

che tale norma viene censurata per violazione dell'art. 3 della Costituzione, perché, non essendovi devoluzione di beni a favore di un altro soggetto, la ratio dell'istituto dell'eredità giacente si esaurisce nella tutela dell'interesse pubblico alla definizione dei rapporti facenti capo al de cuius, sicché sarebbe contrario ai canoni della ragionevolezza addossare i costi della gestione a chi non possa trarne alcun vantaggio, nonché per violazione dell'art. 24 della Costituzione, in quanto non sempre è possibile avere esatta cognizione della consistenza e del valore dell'asse ereditario al momento in cui si adisce il tribunale per la nomina del curatore, per cui l'istante verrebbe ad accollarsi l'alea connessa all'eventualità di una damnosa hereditas, rischiando di essere esposto alla paradossale sopravvenienza di un pregiudizio conseguente all'assunzione di un'iniziativa diretta alla tutela di un interesse personale, con la conseguenza che sarebbe precluso l'esercizio del diritto di difesa; che la norma censurata, collocata tra le disposizioni generali relative al processo civile, amministrativo, contabile e tributario – dovendosi ricomprendere nell'àmbito del processo civile anche quello di volontaria giurisdizione –, stabilisce che «Ciascuna parte provvede alle spese degli atti processuali che compie e di quelli che chiede e le anticipa per gli atti necessari al processo quando l'anticipazione è posta a suo carico dalla legge o dal magistrato»; che questa Corte ha più volte riconosciuto l'ampia discrezionalità spettante al legislatore nel dettare le norme processuali, con il solo limite della non irrazionale predisposizione degli strumenti di tutela (ordinanze n. 117 del 1999 e n. 295 del 1996); che la richiamata pronuncia di incostituzionalità dell'art. 146 del d.P.R. n. 115 del 2002, «nella parte in cui non prevede che sono spese anticipate dall'Erario “le spese ed onorari al curatore” fallimentare, in caso di procedura chiusa per mancanza di attivo» (sentenza n. 174 del 2006), non è invocabile come tertium comparationis, attesa la disomogeneità della posizione del curatore del fallimento rispetto a quella del curatore dell'eredità giacente, come affermato dalla costante giurisprudenza di legittimità, la quale ha sempre ritenuto che le disposizioni dettate per la liquidazione del compenso al curatore del fallimento non sono applicabili, neppure per analogia, al curatore dell'eredità giacente; che, peraltro, la sentenza da ultimo richiamata si pone come eccezione al principio generale enunciato dalla norma censurata, e i motivi che la giustificano – e cioè la circostanza che in materia di fallimento, per il carattere pubblicistico del procedimento concorsuale, sarebbe stato irragionevole escludere il solo curatore dall'anticipazione da parte dell'Erario delle spese e degli onorari allo stesso dovuti, laddove tale anticipazione è riconosciuta agli ausiliari del giudice – non sono invocabili nella controversia in esame, in cui la nomina del curatore dell'eredità giacente è avvenuta ad istanza di parte e non vi sono altri soggetti il cui compenso, nell'àmbito di quel procedimento, sia anticipato dall'Erario; che il regolamento delle spese processuali non incide sulla tutela giurisdizionale del diritto di chi agisce o si difende in giudizio, non potendosi sostenere che la possibilità di addossare allo Stato le spese sostenute in un procedimento di volontaria giurisdizione consenta alla parte di meglio difendere la sua posizione e di apprestare le sue difese; che, pertanto, la sollevata questione risulta manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia-Testo A), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Potenza, in composizione monocratica, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso, in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 dicembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 dicembre 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI