[pronunce]

– La questione non è fondata. 2.1. – Il giudice rimettente, nel sollevare la questione di legittimità costituzionale, muove dalla premessa – a suo dire confortata dalla giurisprudenza di legittimità ed indirettamente avallata da questa Corte (ordinanza n. 62 del 1985) – che l'art. 480, terzo comma, cod. proc. civ. , consentirebbe al debitore – qualora il creditore precettante abbia dichiarato la sua residenza o eletto domicilio in un luogo nel quale non si trovano cose del debitore da sottoporre ad esecuzione forzata – non soltanto di proporre opposizione a precetto davanti al giudice del luogo di notifica del precetto stesso, ma anche di notificare l'atto di opposizione presso la cancelleria di tale giudice. Tale premessa non è esatta. 2.2. – Investita della questione di legittimità costituzionale dell'art. 480, terzo comma, cod. proc. civ. , sul presupposto che tale norma consentisse al creditore precettante di determinare arbitrariamente, attraverso l'elezione di domicilio, il giudice competente a conoscere dell'opposizione a precetto, questa Corte dichiarò infondata la questione, in quanto la norma doveva interpretarsi nel senso che la competenza spetta al giudice del luogo di notifica del precetto non solo nel caso di mancata elezione di domicilio (o dichiarazione di residenza) da parte del creditore, ma anche nel caso in cui questi dichiari «una residenza o elegga un domicilio non aventi alcun collegamento con il luogo ove sono i beni da espropriare» (sentenza n. 84 del 1973). 2.3. – Successivamente, questa Corte ha escluso che la notificazione dell'opposizione a precetto presso la cancelleria del giudice del luogo di notificazione del precetto stesso leda il diritto di difesa del creditore nell'ipotesi di mancata dichiarazione di residenza o elezione di domicilio; e ciò «in quanto la ricordata forma di notificazione, da un lato, consegue al mancato adempimento dell'onere imposto al creditore dalla norma impugnata e quindi è a lui imputabile; e, dall'altro, non impedisce né rende particolarmente gravoso il diritto di difesa, in quanto il creditore stesso, non ignorando la propria omissione e quindi la relativa conseguenza di legge, ben può con l'ordinaria diligenza informarsi presso il cancelliere e, nel caso di proposta opposizione, ritirare l'atto e provvedere così alla sua difesa» (ordinanza n. 62 del 1985). 2.4. – L'interpretazione dell'art. 480, comma terzo, cod. proc. civ. , indicata dalla sentenza n. 84 del 1973 (e ribadita dall'ordinanza n. 62 del 1985) come l'unica conforme a Costituzione, è pacificamente adottata dalla Corte di cassazione, la quale ha ripetutamente enunciato il principio di diritto secondo il quale «in tema di esecuzione per espropriazione, se la parte istante elegge domicilio in un comune in cui il debitore della prestazione pecuniaria da realizzarsi coattivamente non possiede beni od in cui non risiede un terzo “debitor debitoris”, l'elezione di domicilio resta priva di effetti ed il debitore può proporre l'opposizione a precetto davanti al giudice del luogo nel quale gli è stato notificato il precetto stesso. Nel relativo giudizio è onere del creditore dimostrare che nel comune in cui egli ha eletto domicilio sarebbe stato possibile sottoporre a pignoramento beni o crediti del debitore» (da ultimo, Cass. 15 marzo 2005, n. 5621). 3. – Da quanto fin qui esposto, emerge come questa Corte, con le citate decisioni – e la giurisprudenza di legittimità, consolidatasi successivamente – si sia pronunciata sull'art. 480, terzo comma, cod. proc. civ. , considerato quale norma che coordina l'inderogabilità della competenza territoriale fissata dall'art. 27 cod. proc. civ. (“luogo dell'esecuzione”) con la natura di atto c.d. neutro del precetto. Poiché, infatti, il creditore non è tenuto a precisare nel precetto il tipo di espropriazione alla quale, in caso di persistente inadempimento del debitore, intende procedere e poiché il “luogo dell'esecuzione” è collegato a quello in cui si trovano “cose” del debitore o risiede il terzo debitor debitoris (art. 26 cod. proc. civ.), la legge, esigendo che il creditore dichiari la residenza o elegga domicilio “nel comune in cui ha sede il giudice competente per l'esecuzione”, gli impone di indicare il circondario di un giudice che potenzialmente è quello della futura esecuzione. Può ben accadere, infatti, che, avendo successivamente il creditore usufruito della facoltà di aggredire altri beni del debitore, il giudice del luogo del domicilio eletto non sia, in concreto, il giudice dell'esecuzione intrapresa; ma, «anche nel caso in cui l'esecuzione possa svolgersi, a scelta della parte istante, sopra beni mobili o immobili siti in luoghi diversi, competente sarà sempre e soltanto il giudice del luogo in cui la legge, in base a criteri obiettivi permette di pignorare i beni prescelti per l'esecuzione», e l'art. 480, terzo comma, cod. proc. civ. garantisce «al debitore precettato un sicuro rimedio correttivo […] – la possibilità di controllare immediatamente con sicurezza un'eventuale violazione della competenza per territorio, quale stabilita inderogabilmente dall'art. 26, primo comma, cod. proc. civ. –» (e cioè) «la facoltà di proporre opposizione […] davanti al giudice del luogo in cui il precetto gli fu notificato» (sentenza n. 84 del 1973). 4.– È evidente che la questione allora affrontata dalla Corte – e, successivamente, dalla consolidata giurisprudenza di legittimità invocata, quale “diritto vivente”, dal rimettente – concerne esclusivamente l'individuazione, nel rispetto del principio costituzionale della garanzia del giudice naturale (art. 25 Cost.), del giudice competente per l'opposizione a precetto («la proposta questione» – premette la citata sentenza n. 84 del 1973 – «si riferisce unicamente alla individuazione del giudice competente per territorio per le opposizioni proponibili anteriormente all'inizio dell'esecuzione»): individuazione operata in favore del giudice del luogo di notifica del precetto non solo nel caso di omessa dichiarazione di residenza o elezione di domicilio, ma anche nell'ipotesi che nel luogo indicato dal creditore precettante non vi siano beni del debitore o non risieda un debitor debitoris. Radicalmente diversa, pertanto, è la questione, oggi sollevata dal rimettente, della possibilità per il debitore precettato, ove adisca il giudice del luogo di notifica del precetto assumendo l'irregolarità della elezione di domicilio, di notificare la sua opposizione presso la cancelleria di tale giudice; e rispetto a tale questione non può certamente invocarsi – come preclusiva di una interpretazione della norma conforme ai precetti costituzionali – una giurisprudenza che, viceversa, si è consolidata con riguardo al diverso problema della competenza territoriale. 5. – Anche se la lettera dell'art. 480, terzo comma, cod. proc. civ.