[pronunce]

che la mancata previsione della facoltà di accedere alla liquidazione erariale per il sostituto nominato dal difensore e non per il sostituto nominato d'ufficio si giustificherebbe considerando il diverso rapporto sottostante alla stessa prestazione, per delega nel primo caso, ex officio nel secondo, e che la distinta fonte della prestazione professionale legittimerebbe tale trattamento differenziato. Considerato che il Tribunale ordinario di Lecce ha sollevato, in relazione all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 102, comma 2, del codice di procedura penale; che tale disposizione prevede che il difensore «sostituto esercita i diritti e assume i doveri del difensore» titolare e riguarda entrambe le categorie di difensori sostituti, quello nominato per delega e quello nominato d'ufficio; che - secondo la prospettiva che il giudice rimettente persegue, in contrasto con il diritto vivente - essa dovrebbe interpretarsi come riferita ai «diritti e doveri di natura esclusivamente processuale e deontologica (e non patrimoniale o economica)», con il risultato di impedire al difensore sostituto d'ufficio l'accesso alla liquidazione erariale dell'onorario e delle spese, alle condizioni definite dagli artt. 116 e 117 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)»; che, attraverso tale lettura, il difensore sostituto d'ufficio sarebbe equiparato al difensore sostituto per delega, nei cui confronti la liquidazione erariale è preclusa in virtù del mandato ricevuto dal difensore titolare; che, secondo il rimettente, solo tale interpretazione - che questa Corte dovrebbe accogliere, dichiarando costituzionalmente illegittima la disposizione censurata - consentirebbe di non trattare in modo irragionevolmente differenziato le due categorie di sostituti, entrambe disciplinate dall'art. 102, comma 2, cod. proc. pen. ; che la questione è manifestamente inammissibile; che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, in presenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, ma non condiviso dal giudice rimettente perché ritenuto costituzionalmente illegittimo, questi ha facoltà di scegliere tra l'adozione di una diversa interpretazione e la proposizione della questione di legittimità costituzionale sulla disposizione, interpretandola alla luce di quel medesimo orientamento, assunto in termini di diritto vivente (da ultimo, sentenza n. 122 del 2017); che invece, nel caso in esame, il giudice rimettente da un lato censura l'art. 102, comma 2, cod. proc. pen. e sottopone a diffusa e insistita critica la dominante interpretazione di quest'ultimo, ma, dall'altro, individua contestualmente l'«unica possibile interpretazione [...] conforme a Costituzione» del medesimo articolo, rendendone estesamente conto nella propria ordinanza di rimessione e chiedendo a questa Corte di prenderne atto; che, in tal modo, il rimettente utilizza il giudizio incidentale di legittimità costituzionale all'improprio scopo di ottenere un avallo dell'interpretazione della disposizione censurata, che egli prospetta come asseritamente conforme a Costituzione (e che, invero, contrasta con quella già indicata da questa Corte, secondo cui al difensore sostituto d'ufficio spetta la liquidazione erariale per l'attività svolta in udienza, in conseguenza della sua equiparazione al difensore d'ufficio: ordinanze n. 201 del 2015, n. 191 del 2013, n. 176 del 2006 e n. 8 del 2005); che da tale impropria richiesta deriva la manifesta inammissibilità della questione sollevata (da ultimo, ordinanza n. 87 del 2016). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 102, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Lecce, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 novembre 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 dicembre 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA