[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 68, comma 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), promossi con ordinanze del 26 marzo 2002 emessa dal Tribunale di Alessandria, del 28 gennaio 2002 dal Tribunale di Taranto e del 25 luglio 2002 dalla Corte di cassazione, rispettivamente iscritte ai numeri 217, 343 e 515 del registro ordinanze 2002 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 20, 33 e 47, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di costituzione dell'ILVA s.p.a. e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 6 maggio 2003 il Giudice relatore Franco Bile; uditi gli avvocati Roberto Romei per l'ILVA s.p.a., Adriana Pignataro per l'INAIL e l'avvocato dello Stato Massimo Mari per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. Con ordinanza del 26 marzo 2002 il Tribunale di Alessandria ha sollevato, in relazione agli artt. 3, primo comma, 41, 101, 102 e 104 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 68, comma 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), interpretativa dell'art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991 n. 223, nella parte in cui prevede che tale ultima disposizione si interpreta nel senso che il beneficio contributivo ivi previsto non si applica ai premi INAIL. Nel giudizio a quo la società ILVA s.p.a. - assumendo di aver diritto al beneficio della contribuzione ridotta di cui all'art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991 citata, perché nel periodo 1996 - 1998 aver assunto, con contratti a tempo determinato, lavoratori iscritti nelle liste di mobilità - ha domandato la condanna dell'INAIL alla restituzione dei maggiori contributi versati indebitamente. In particolare, la pretesa restitutoria della società si fonda sull'orientamento della Corte di cassazione (Cass. , sez. lav. , 27 febbraio 1998 n. 2202; 8 aprile 1999 n. 3445) secondo cui l'avvenuto versamento della quota contributiva pari a quella prevista per gli apprendisti comporta, relativamente ai lavoratori assunti ai sensi del citato art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, l'assolvimento dell'obbligo contributivo anche nei confronti dell'INAIL. L'INAIL, con memoria difensiva, ha contestato la fondatezza della pretesa della ricorrente, facendo leva sul disposto del citato art. 68, comma 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 338, ai sensi del quale l'art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223 deve essere interpretato, all'opposto, nel senso che il beneficio contributivo ivi previsto non si applica ai premi INAIL. Secondo il Tribunale rimettente, tale norma di interpretazione autentica appare non essere rispettosa del principio generale di ragionevolezza, nonché con quello della tutela dell'affidamento e del rispetto delle funzioni riservate al potere giudiziario. In particolare, secondo il Tribunale rimettente, l'art. 68, comma 6, della legge 23 dicembre 2000 n. 68 si pone in contrasto con il principio di ragionevolezza in quanto, dopo quasi dieci anni dalla emanazione della legge n. 223 del 1991, fornisce una esegesi che, per un verso, non rientra tra le possibili varianti di senso del testo originario; per altro verso, imponendo il pagamento di un premio INAIL maggiore rispetto a quello previsto per i lavoratori ordinari (in ragione della doppia contribuzione che ne risulterebbe: quella ordinaria e quella prevista per gli apprendisti), contrasta con la ratio propria della norma autenticamente interpretata, che è invece quella di favorire, mediante un minor costo contributivo a carico del datore di lavoro, il reimpiego dei lavoratori collocati in mobilità. Inoltre risulta leso l'affidamento del cittadino nella certezza del diritto nonché la libertà di iniziativa economica, atteso che la norma di interpretazione autentica impone, con efficacia retroattiva, costi aggiuntivi non previsti, né prevedibili, agli imprenditori che abbiano assunto lavoratori iscritti nelle liste di mobilità fidando nella ratio legis e nel conforto dell'interpretazione fornita dalla giurisprudenza di legittimità. Infine, secondo il Tribunale rimettente, la citata norma interpretativa incide su controversie in corso, violando in tal modo la funzione giurisdizionale per il fatto di vincolare l'attività interpretativa del giudice mediante l'introduzione di una regola in precedenza non rinvenibile nell'ordinamento. 2. Si è costituito l'INAIL, concludendo per la manifesta infondatezza della questione. In particolare, la difesa dell'Istituto ha sostenuto che l'interpretazione accolta in due pronunce della giurisprudenza di legittimità, secondo cui l'agevolazione contributiva prevista dall'art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991 citata, si estenderebbe anche ai premi INAIL, contrasta con la formulazione letterale e l'esegesi sistematica di tale disposizione. Ed infatti il successivo ottavo comma del medesimo art. 8 testualmente dispone che i trattamenti ed i benefici di cui al presente articolo rientrano nella sfera di applicazione dell'art. 37 della legge marzo 1989, n. 88 e quindi della "Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali" prevista solo per l'INPS. La contribuzione ridotta quindi, secondo la difesa dell'Istituto, non poteva che riguardare solo i contributi dovuti dai datori di lavoro all'INPS; mentre un'interpretazione estensiva del beneficio anche ai contributi dovuti per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali era contraddetta anche dalla mancanza di alcuna copertura finanziaria. Era, pertanto, necessaria una interpretazione autentica della citata legge, viste le incertezze che si erano determinate nella sua lettura, con conseguente contenzioso che vedeva l'Istituto in giudizio in più sedi giudiziarie, ed i riflessi finanziari che comportava una interpretazione non conforme all'intento del legislatore, quale quella poi affermatasi in sede di legittimità. 3. Si è anche costituita la società ILVA s.p.a., aderendo alle prospettazioni dell'ordinanza di rimessione e concludendo per la dichiarazione di incostituzionalità della disposizione censurata. 4. È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'infondatezza della questione di costituzionalità.