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Signor Presidente, utilizzare le risorse per colmare la disuguaglianza, anche territoriale: queste sono le condizioni di Bruxelles che hanno permesso all'Italia di accedere alla parte più cospicua del recovery fund rispetto a tutti i Paesi europei. Il documento della Commissione europea del 28 maggio 2020, a pagina 8, spiega quali sono i criteri per cui l'Italia ha avuto questo cospicuo fondo: la diretta proporzionalità alla popolazione; la proporzionalità inversa al livello di reddito pro capite ; la proporzionalità diretta al tasso di disoccupazione medio degli ultimi cinque anni. Secondo questi criteri, al Mezzogiorno, purtroppo, spetterebbe il 65 per cento. Perché questa percentuale? Basta ricalcolare la ridistribuzione adoperando gli stessi criteri di Bruxelles e, quindi, le stesse tre variabili. L'Italia ha quindi ottenuto circa 210 miliardi solo e unicamente perché abbiamo necessità di colmare la disuguaglianza, il gap tra Nord e Sud, altrimenti non li avrebbe ricevuti. Eppure, il Governo Conte 2 esultò per un 50 per cento al Meridione e Draghi apre il PNRR enfatizzando il 40 per cento. Chi non vuole rispettare neanche questa percentuale non vuole rispettare i criteri di Bruxelles, ma non solo. Dobbiamo ricordarci che questa è stata la precisa volontà anche del Parlamento, che rappresenta il popolo sovrano. Infatti, la Camera dei deputati e il Senato si sono già espressi sul tema, chiedendo proprio l'adozione dei tre criteri di Bruxelles nella relazione sulla proposta di linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza delle Commissioni riunite 5 a e 14 a del Senato, approvata a ottobre. In quella relazione si scrive che il richiamo presente nelle linee guida del PNRR alla clausola del 34 per cento, ossia alla distribuzione dei fondi in ragione della popolazione residente, non appare sufficiente a operare l'atteso riequilibrio, essendo questa solo una delle tre misure volte a fissare un criterio di programmazione degli investimenti in proporzione alla popolazione residente; quindi non sufficiente a promuovere la riduzione dei divari territoriali ancora oggi esistenti tra le diverse aree del nostro Paese, in cui persiste una differenziazione relativamente al PIL pro capite e al tasso di disoccupazione. E ancora sempre il Parlamento, nella relazione della V Commissione della Camera dei deputati del 13 ottobre, nell'individuazione delle priorità nell'utilizzo del recovery fund , dice che appare necessario «applicare, con eventuali aggiustamenti, il criterio di riparto tra i Paesi previsto per le sovvenzioni dal Dispositivo di ripresa e resilienza (popolazione, PIL pro capite e tasso di disoccupazione)». Bisogna quindi usare questo criterio anche per la ripartizione tra le Regioni e le macro aree, in modo da sostenere le aree economicamente svantaggiate. Ebbene, nonostante Bruxelles ci abbia permesso di accedere a questi fondi per tale ragione e nonostante la Camera e il Senato si siano chiarissimamente espressi, neanche il 40 per cento così magnificato da Draghi probabilmente riusciremo a portare a casa, perché appare ancora un altro rischio: il rischio che questo 40 per cento venga decurtato. Qual è il rischio? È il nodo dei progetti non territorializzati, ed è un rischio di dirottamento al Nord di ulteriori 8,7 miliardi destinati al Sud. Ormai abbiamo superato da tempo la narrativa che il Sud abbia preso più soldi del Nord. E lo sappiamo bene, da quando da queste Aule, anche da parte del MoVimento 5 Stelle, si ribadiva, nella vecchia legislatura, la necessità della legge del 34 per cento, mai attuata. E si è scoperto che i veri investimenti statali sono sempre e comunque andati al Nord. Non possiamo permettere che questo accada di nuovo e c'è più di un emendamento in questo senso. In particolare, c'è un emendamento trasversale, firmato da 35 senatori, che chiede di verificare che le risorse del recovery fund vengano utilizzate per il riequilibrio territoriale, affinché non ci sia il rischio che i progetti non territorializzati facciano spostare gli stanziamenti ancora al Nord, per quasi 10 miliardi. Serve chiarezza nella destinazione dei fondi e quindi è necessario che, su indicazione del Parlamento, ci sia un monitoraggio della ricaduta territoriale esteso all'intero quadro del PNRR, anche al fine della verifica della legge sulla quota di investimenti ordinari da collocare nel Mezzogiorno, in proporzione a quello che è rimasto il numero della popolazione, perché il 40 per cento risponde solo a questo criterio ed è necessario che almeno tale criterio venga mantenuto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, vorrei anzitutto ringraziare i colleghi della Commissione bilancio, e in modo particolare il Capogruppo, per il lavoro che è stato svolto e per i risultati portati a casa. In secondo luogo, vorrei brevissimamente rimettere il provvedimento in esame all'interno del quadro nel quale deve stare, nel senso che, quando è stato presentato dal presidente del Consiglio Draghi, quest'ultimo fu molto chiaro nello spiegare il recovery , il provvedimento in esame (cioè i 30 miliardi di Fondo complementare) e i relativi effetti. Quindi, la lettura dei singoli progetti, degli interventi e dei finanziamenti - secondo me - deve essere fatta inevitabilmente a specchio, perché altrimenti si rischia di perdersi in rivoli che non consentono una visione di carattere generale. Detto questo, vorrei anche ricordare che con questo provvedimento il Governo e il Presidente del Consiglio hanno adempiuto a un impegno che era stato preso con riferimento agli ecobonus e al sismabonus. Ricordo giornate infuocatissime, con agenzie di ogni tipo e colore. E fu assunto un impegno, che con questo Fondo è stato rispettato. Ho guardato agli effetti del Fondo complementare in una zona sicuramente un po' in difficoltà come può essere l'Umbria, da cui provengo, che è una Regione interna. In primo luogo, almeno le due Province e sicuramente la città di Foligno parteciperanno alla ripartizione dei 300 milioni di euro per gli investimenti nel risanamento urbano e nella rigenerazione urbana e sostenibile. Si tratta di interventi importanti, basati su più annualità. Ci saranno un rafforzamento e un potenziamento delle linee ferroviarie regionali, anche in termini di collegamento con l'alta velocità. Inoltre, ci saranno degli interventi a favore delle strade interne, che ci interessano particolarmente perché ben tre aree interne ne beneficeranno. Ovviamente saremo anche interessati dalla riattivazione economica e sociale delle aree che riceveranno il finanziamento per la parte relativa al sisma e al Centro Italia. Considerando anche gli interventi contenuti nel recovery , possiamo sicuramente dire che parliamo di interventi e progetti importantissimi per una realtà territoriale. Ugualmente molto importante è l'intervento Polis, che consentirà a tutti i Comuni sotto i 15.000 abitanti di avere almeno una sorta di smart ufficio postale digitale. Ciò è basilare per Regioni come la mia e non solo, e penso anche a tante aree interne.