[pronunce]

l'art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973, oggetto di interpretazione autentica, potrebbe pertanto "dettare esclusivamente disposizioni in ordine all'applicazione dell'imposta, non potendo attrarre a tassazione ciò che la disciplina istitutiva [la delega] esclude". In riferimento all'art. 97 della Costituzione, l'impugnata disciplina sarebbe infine costituzionalmente illegittima in considerazione dell'impatto sfavorevole che la disciplina impugnata avrebbe, come si legge nel ricorso del Piemonte e della Lombardia, "sul piano dell'attività amministrativa e finanziaria". 2. - Con i ricorsi in epigrafe, le regioni Piemonte, Veneto e Lombardia impugnano le medesime disposizioni legislative invocando parametri costituzionali in gran parte coincidenti e lamentandone la violazione sotto profili omogenei. I relativi giudizi possono pertanto essere riuniti e decisi con un'unica sentenza. 3. - Occorre anzitutto scrutinare la questione di legittimità costituzionale sollevata in riferimento ai parametri costituzionali inclusi nel titolo V della parte II della Costituzione. L'art. 14 della legge n. 28 del 1999, ad avviso delle regioni Piemonte e Veneto, violerebbe l'autonomia finanziaria e lo status costituzionale delle ricorrenti, come definito dagli artt. 114, 115, 117, 118 e 119 della Costituzione: "là dove il legislatore ha surrettiziamente assoggettato ad Irpeg, attraverso una ritenuta a titolo d'imposta, la regione, dopo averla esclusa dall'area di operatività del tributo... ha disposto un prelievo coatto a carico di disponibilità regionali costitutive dell'autonomia finanziaria dell'ente"; d'altro canto - si sostiene nel ricorso della regione Lombardia, che invoca gli artt. 114, 115 e 119 della Costituzione - l'esclusione dall'Irpeg della regione deriverebbe dalla sua natura di ente politico e sarebbe pertanto "direttamente collegata" con il suo grado di autonomia finanziaria costituzionalmente garantita. La questione è inammissibile. La costante giurisprudenza di questa Corte in tema di autonomia finanziaria regionale ha, ancora di recente, ribadito che la Costituzione non garantisce alle regioni una determinata quantità di risorse, ma solo il diritto a disporre di risorse finanziarie che risultino complessivamente non inadeguate rispetto ai compiti loro attribuiti (sentenza n. 507 del 2000). La Costituzione, in altri termini, non definisce né garantisce l'autonomia finanziaria delle regioni in termini quantitativi, a meno che non si determini quella "grave alterazione" del necessario rapporto di complessiva corrispondenza che - nel rispetto delle compatibilità con i vincoli generali derivanti dalle preminenti esigenze della finanza pubblica nel suo insieme - deve sussistere fra bisogni regionali e oneri finanziari per farvi fronte, affinché alle regioni stesse non sia impedito il normale espletamento delle loro funzioni (sentenza n. 123 del 1992; v. anche la sentenza n. 370 del 1993). L'autonomia finanziaria delle regioni postula piuttosto che esse abbiano la effettiva disponibilità delle risorse loro attribuite ed il potere di manovra dei mezzi finanziari (sentenza n. 171 del 1999). Alla luce della giurisprudenza di questa Corte, la censura concernente l'asserita lesione dell'autonomia finanziaria e dello status costituzionale delle regioni - le Regioni Piemonte e Veneto lamentano che il legislatore avrebbe "disposto un prelievo coatto a carico di disponibilità regionali costitutive dell'autonomia finanziaria dell'ente", mentre la Lombardia asserisce che l'esclusione dall'Irpeg della regione deriverebbe dalla sua natura di ente politico e sarebbe pertanto "direttamente collegata" con il suo grado di autonomia finanziaria costituzionalmente garantita - si appalesa priva di motivazione, non avendo le regioni neppure spiegato perché, a loro avviso, il prelievo in questione ridondi in lesione dell'autonomia finanziaria impedendo l'espletamento delle loro funzioni (v. sentenze n. 103 del 2001, n. 171 del 1999, n. 244 del 1997, n. 25 del 1996). 4. - Anche in riferimento agli artt. 3, sotto il profilo del principio di ragionevolezza, e 101, secondo comma, della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'impugnata disposizione interpretativa deve essere dichiarata inammissibile, giacché una ipotetica lesione di tali principi non può di per sé tradursi in una menomazione di competenze regionali. 5. - In riferimento agli artt. 3, sotto il duplice profilo del principio di eguaglianza e ragionevolezza, e 53 della Costituzione, la disciplina denunciata sarebbe poi, ad avviso delle ricorrenti, costituzionalmente illegittima giacché l'art. 88, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi esclude le regioni dall'imposta sul reddito delle persone giuridiche, ciò che renderebbe "contraddittorio" ed in contrasto con il principio di capacità contributiva prevedere, come si legge nei ricorsi del Piemonte e del Veneto, "ad un tempo, la non assoggettabilità a tributo di un dato soggetto e l'obbligo, per questo, di sottoporsi ad una ritenuta d'imposta". La questione è inammissibile. Deve infatti essere accolta l'eccezione sollevata dall'Avvocatura dello Stato, ad avviso della quale la regione agirebbe in questo frangente "come contribuente", lamentando una lesione di competenze di cui in realtà non dispone, e dovendosi escludere "che l'obbligazione di imposta ossia il prelievo a carico di disponibilità finanziarie regionali limiti l'autonomia garantita dall'art. 119 Cost.". Poiché si tratterebbe - come sostiene la difesa erariale - di un effetto di mero fatto in sé irrilevante; diversamente, ogni rapporto nel quale la regione possa configurarsi come debitore rileverebbe sul piano costituzionale. 6. - In riferimento all'art. 76 della Costituzione, la questione è parimenti inammissibile, dovendosi anche in questo caso accogliere l'eccezione di inammissibilità sollevata dall'Avvocatura dello Stato. Ad avviso delle ricorrenti, l'art. 14 della legge n. 28 del 1999 risulterebbe incostituzionale giacché l'art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973, oggetto della denunciata disposizione interpretativa, nella parte in cui dispone che le ritenute sono applicate a titolo di imposta nei confronti dei soggetti esenti da Irpeg "ed in ogni altro caso", va interpretato alla luce della legge di delega, la quale, "nel prevedere la ritenuta (a titolo d'acconto o d'imposta) sui redditi di capitale corrisposti esclusivamente a soggetti Irpeg o a soggetti esenti, aveva dimostrato la chiara intenzione di non assoggettare al prelievo alla fonte i soggetti esclusi dal tributo". Condivisibile è l'eccezione della difesa erariale, che esclude la violazione dell'art. 76 della Costituzione, rilevando che la disposizione impugnata è stata introdotta con legge ordinaria e non già con legge delegata. 7. - Anche in riferimento all'art. 97 della Costituzione, la questione è inammissibile.