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Disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca. Onorevoli Senatori . – Nell'ambito della XVIII legislatura appena trascorsa, un testo unificato recante ben sette proposte di legge di iniziativa parlamentare (rispettivamente atti Camera nn. 208, 783, 1382, 1608, 2218, 2294, 2996-A) è stato approvato dalla Camera dei deputati il 15 giugno 2021 e trasmesso in Senato il 17 giugno successivo. Assegnato presso la 7ª Commissione permanente, in sede redigente, il 24 giugno, l'atto Senato n. 2285 (recante disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca) non ha tuttavia potuto concludere il suo iter parlamentare. Successivamente, in materia è intervenuto il decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2022, n. 79, recante ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che ha normato gli assegni di ricerca, sostituendoli con i « contratti di ricerca » (si veda l'articolo 14, commi da 6- septies a 6- novies e 6- quaterdecies ), nonché le figure di ricercatore a tempo determinato di tipo A e di tipo B, sostituite con un'unica figura di ricercatore universitario a tempo determinato, titolare di un contratto di durata complessiva di sei anni, non rinnovabile (di cui al medesimo articolo 14 del decreto-legge n. 36 del 2022, commi da 6- decies a 6- terdecies e da 6- quindecies a 6- noviesdecies ). Frutto di una comune, avvertita esigenza, nonché fortemente voluto dal Gruppo MoVimento 5 Stelle, il presente disegno di legge intende pertanto aggiornare l'atto Senato n. 2285 ora citato, tenendo conto delle modifiche intervenute dopo l'approvazione in prima lettura alla Camera e, nella fattispecie, estendendo le procedure concorsuali previste per il reclutamento dei ricercatori anche alle selezioni pubbliche per professori, con una proposta improntata a principi di merito e di trasparenza che intende prevenire il fenomeno dei cosiddetti « concorsi pilotati » nelle università e negli enti di ricerca, stabilire regole univoche e trasparenti, ma anche e non secondariamente contribuire a contrastare la « fuga dei cervelli », introducendo maggiori tutele per i ricercatori in Italia. L'articolo 1 definisce l'ambito di applicazione disponendo che: per università si intendono le università statali e non statali, anche telematiche, e tutti gli istituti di istruzione universitaria, comprese quelle a ordinamento speciale; gli enti pubblici di ricerca che sono venti, di cui quattordici vigilati dai Ministeri dell'istruzione e dell'università e della ricerca, e sei vigilati da altri Ministeri. Infine, si prevede che le disposizioni si applicano, qualora compatibili, anche alle istituzioni che rilasciano diplomi di perfezionamento scientifico riconosciuti equipollenti al titolo di dottore di ricerca. L'articolo 2 disciplina l'attribuzione da parte di università ed enti pubblici di ricerca di borse di ricerca post lauream per la formazione e per la collaborazione ad attività di ricerca. Al riguardo, si ricorda, preliminarmente, che le università e gli istituti di istruzione universitaria conferiscono borse di studio per la frequenza, rispettivamente: – dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione previsti dallo statuto; – dei corsi di perfezionamento all'estero; – dei corsi di dottorato di ricerca. L'articolo 2 dispone, inoltre, che le università e gli enti pubblici di ricerca possono conferire le borse di ricerca post lauream a soggetti in possesso di laurea magistrale, ovvero specialistica, o di laurea conseguita in base al previgente ordinamento, o di titolo equipollente conseguito in Italia o all'estero, in discipline coerenti con l'attività di ricerca per cui è bandita la borsa. Non possono concorrere alle borse di ricerca i soggetti già in possesso del titolo di dottore di ricerca, i ricercatori a tempo determinato e il personale di ruolo delle università e degli enti pubblici di ricerca. Le borse sono collegate ad uno specifico progetto di ricerca e possono avere una durata compresa tra sei e dodici mesi, prorogabili fino a trentasei mesi laddove richiesto dalla tipologia del progetto di ricerca. La durata complessiva di fruizione delle borse di ricerca – anche se conferite da università o enti pubblici di ricerca diversi – non può superare in ogni caso i trentasei mesi. Ai fini del calcolo della durata dei predetti rapporti non rilevano i periodi di astensione dal lavoro per maternità, paternità o per gravi motivi di salute. Le procedure per il conferimento delle borse di ricerca sono disciplinate con regolamento dell'università o dell'ente pubblico di ricerca, che deve prevedere una valutazione comparativa, resa pubblica nel portale unico dei concorsi dell'università e della ricerca (di cui all'articolo 6), e la costituzione di una Commissione giudicatrice, composta dal responsabile del progetto di ricerca e da altri due membri designati dall'ateneo, ovvero dall'ente pubblico di ricerca. La Commissione, al termine della procedura di valutazione comparativa, elabora la graduatoria generale di merito con l'attribuzione a ciascun candidato del punteggio conseguito. Le borse di ricerca non danno luogo ad alcun rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze dell'università o dell'ente pubblico di ricerca, né danno alcun diritto in ordine all'accesso ai ruoli presso gli stessi. Le borse di ricerca post lauream non possono essere cumulate con altre borse di studio a qualsiasi titolo conferite, tranne che con quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili a integrare, con soggiorni all'estero, l'attività di formazione o di ricerca dei borsisti; i soggetti che percepiscono le borse non possono essere impegnati in attività didattiche e sono tenuti ad assolvere gli impegni stabiliti nel decreto di concessione della borsa, pena la decadenza della stessa. I dipendenti pubblici possono richiedere il collocamento in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni (utile ai fini della progressione di carriera e del trattamento di quiescenza e di previdenza). Infine, le borse sono esenti dall'imposta locale sui redditi (ILOR) e da quella sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). L'articolo 3 interviene sul dottorato di ricerca, ampliando le finalità formative dei corsi per il conseguimento del dottorato di ricerca, con l'evidente scopo di una maggiore spendibilità del titolo. Esso dispone che i corsi per il conseguimento del dottorato di ricerca forniscano le competenze necessarie per esercitare, presso università, enti pubblici o soggetti privati, attività di ricerca di alta qualificazione. Nello specifico, stabilisce che i medesimi corsi attribuiscano le competenze necessarie anche ai fini dell'accesso alle carriere nelle pubbliche amministrazioni, nonché ai fini dell'integrazione di percorsi professionali di elevata innovatività. Sempre l'articolo 3 include tra i soggetti che possono attivare corsi di dottorato di ricerca anche le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM).