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Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nelle carriere, viene bollato come nemico dell'indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell'azione penale, desideroso di porre il pm sotto il controllo dell'Esecutivo. È veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione dei pm con questioni istituzionali totalmente distinte». Invece noi, a distanza di oltre trent'anni da queste parole, abbiamo ancora le due figure completamente indistinte e mescolate. La responsabilità civile sarebbe la vera riforma della magistratura perché finalmente porterebbe il cittadino, che di professione fa il magistrato - quindi non è un magistrato, ma fa il magistrato - allo stesso livello di tutti gli altri cittadini che fanno altre professioni, ma che sono cittadini. In fin dei conti questa è l'unica professione di fatto completamente irresponsabile sotto il profilo economico. Ciò non può che alimentare il rischio che questa irresponsabilità coinvolga anche ogni altro profilo. Dopo un'assoluzione, dopo un processo portato avanti con dolo o con colpa, chi ha sbagliato dovrebbe pagare e questo non accade. Eppure di tutto questo non vi è traccia nella riforma, nonostante il referendum del 1987, quello sì, vinto dall'80 per cento dei partecipanti, che non fu mai trasformato in una legge. Quella volontà popolare è rimasta sulla carta. Per quanto riguarda il Consiglio superiore della magistratura, mi pare evidente che l'unica soluzione di fronte alle chat e alle cene all'hotel Champagne, sia quella del sorteggio, magari temperato. La soluzione prospettata dalla riforma che voteremo, presenta tabelle dei distretti elettorali che non saranno neanche scritte dal Parlamento, ma - guarda caso - da quegli stessi magistrati fuori ruolo di cui abbiamo conservato le funzioni in modo essenzialmente compiacente alle correnti che sicuramente si faranno sentire per la definizione dei collegi elettorali. In conclusione, Presidente, siamo soddisfatti? No, faremo di meglio quando vinceremo le lezioni nel prossimo anno; per ora ci accontentiamo. Noi abbiamo presentato emendamenti a questa riforma, li abbiamo mantenuti, li voteremo con convinzione e invitiamo le altre forze politiche a fare altrettanto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, vorrei fare alcune riflessioni sul dibattito che si è creato in queste ore e in questi giorni a proposito della riforma al nostro esame. Abbiamo sempre detto, come Lega, che siamo favorevoli ad una riforma integrale, organica e incisiva del sistema giudiziario e abbiamo sempre detto che, all'indomani dell'approvazione alla Camera dei deputati, avremmo lavorato in questa Camera per migliorare la cosiddetta riforma Cartabia. Lo abbiamo sempre detto, perché la Lega è stata coerente con se stessa, è stata trasparente nei confronti degli italiani ed è stata anche corretta nei confronti degli alleati che in questo momento compongono la maggioranza che sostiene il Governo Draghi. Abbiamo sempre detto che la riforma, così come uscita dalla Camera dei deputati, non ci dà soddisfazione e che avremmo provato, così come faremo, a migliorarla presso il Senato. Per chi è malfidato - e la cosa mi dispiace - c'è la rassegna stampa del 22 aprile, in cui si dice chiaramente che la volontà della Lega è quella di migliorare la riforma Cartabia al Senato; lo dice il "Corriere della Sera", lo dice "Libero", lo dice "la Repubblica", lo dice "La Stampa" e lo dice "Il Sole 24 Ore". E non è vero nemmeno - come qualcuno ha voluto far credere questa mattina - che la volontà di mantenere gli emendamenti al testo sia una reazione al referendum . Lo avevamo detto dall'inizio, perché avevamo un convincimento forte e consolidato sin dall'inizio e l'unico effetto che ha suscitato il referendum è stato rafforzarlo. Il referendum è stato di per sé una grande e straordinaria vittoria, in quanto è stato un esercizio democratico, che noi abbiamo voluto, insieme a tanti altri soggetti politici e della società civile italiana; altri lo decantano, ma evidentemente poi al momento pratico non riescono a dargli il giusto valore. È stato un grande successo anche perché i "sì" hanno prevalso di gran lunga sui "no" e quei 10 milioni di italiani che si sono recati alle urne meritano rispetto e considerazione. (Applausi) . In questo momento, l'unico modo per dare rispetto e considerazione è portare avanti quegli emendamenti, per migliorare il testo che è uscito dalla Camera. Dico per inciso - mi permetto di farlo perché, prima di me, lo hanno detto persone molto più autorevoli di me, che appartengono a un mondo diverso dal mio, ovvero Violante e Spataro - che l'unico vero fallimento in questa vicenda è rappresentato dallo sciopero incomprensibile dei magistrati. Questo è stato l'unico vero fallimento, che ha segnato uno spartiacque tra un vecchio modo di intendere il rapporto tra la magistratura e il Paese e un nuovo modo di intendere quel rapporto, che evidentemente è stufo della vecchia logica e della vecchia interpretazione. Quindi noi siamo contro la riforma Cartabia? No, per niente. Noi siamo favorevoli a che si riformi la giustizia, altrimenti non avremmo promosso il referendum . Diciamo però che la riforma dev'essere degna di questo nome: deve essere una riforma più incisiva, una riforma vera. Non ci accontentiamo dell'equilibrismo che questa maggioranza innaturale comunque impone, perché noi dobbiamo dar conto al nostro Paese e dobbiamo dar conto agli italiani. Quella del CSM - come ha detto prima il collega Simone Pillon - è una riforma scialba, che in realtà non annulla le correnti e non annulla il potere delle correnti. Siamo convinti, ancora oggi, che la via maestra perché ciò accada sia il sorteggio, integrale e temperato. Andiamo sulla logica del sorteggio, perché è l'unica strada che ci consente di spezzare il legame tra le correnti e la magistratura. Sulla valutazione dei giudici va bene che ci sia un fascicolo annuale e non più quadriennale, ma va anche bene che a pronunciarsi sulla valutazione non siano soltanto i membri togati dei consigli giudiziari, ma anche i membri laici (docenti universitari e avvocati). Sulla separazione delle funzioni avremmo voluto e vogliamo più coraggio (e lo faremo in questo dibattito, oggi in quest'Aula), perché si decida dall'inizio del percorso lavorativo e professionale se si sta dalla parte della magistratura requirente o se si sa dalla parte della magistratura giudicante. (Applausi) . Anche sulle porte girevoli siamo d'accordo, perché riteniamo che chi fa politica debba rimanere fuori dalla magistratura. Chi decide di appartenere a un partito o movimento politico decide, in maniera legittima, di non essere più imparziale e abbracciare un'ideologia, un mondo e determinate logiche che non gli consentono più di essere magistrato.