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Per evitare questa stortura, trattandosi di un bene pubblico, si ritiene necessario stabilire un criterio unico oggettivo per l'eventuale ripartizione degli esuberi e delle quote non più utilizzate. Si ribadisce quanto previsto dal regolamento (CE) n. 302/2009, chiarendo il trattamento delle catture accidentali morte eccedenti il 5 per cento, al fine di evitare il rigetto degli esemplari catturati morti in mare e regolamentando le successive procedure da attuare, dando un riscontro economico ai pescatori e con la previsione dell'imputazione di tutte le catture accessorie al contingente italiano, perseguendo così il pubblico interesse e l'utilità sociale della beneficenza ed evitando che gli esemplari siano comunque illegalmente sbarcati e alimentino il mercato nero. Inoltre, si abroga il massimale delle catture accessorie con il palangaro, dato che questo è l'unico sistema per la pesca del tonno rosso che risulta adeguatamente selettivo, ed è quindi quello più ecocompatibile, L'articolo stabilisce espressamente che, ove venga aumentato il contingente, si provvederà all'autorizzazione di ulteriori imbarcazioni che utilizzino il palangaro, assicurando una forte ricaduta socio-economica e occupazionale, e puntualizza i criteri di assegnazione prioritaria. In ottemperanza al regolamento (CE) n. 302/2009, si dispone che gli esemplari di tonno rosso catturati nell'ambito di attività di pesca sportiva o ricreativa debbano sempre essere rilasciati, in coerenza con la finalità sportiva di tali attività e al fine di tutelare la risorsa ittica: infatti, dato che la taglia minima del tonno rosso è di 30 chilogrammi, anche le catture realizzate nell'ambito della pesca sportiva possono dare luogo a sbarchi di esemplari di notevoli dimensioni, che sono poi venduti al mercato nero, alimentando la pesca illegale. Al proposito, si pensi al numero altissimo di pescatori sportivi che teoricamente potrebbero catturare un esemplare al giorno di qualsiasi peso superiore a 30 chilogrammi per un periodo autorizzato di circa centoventi giorni all'anno: ciò si tradurrebbe in una pesca sproporzionata, senza alcuna possibilità di razionalizzazione e controllo e contraria al dettato europeo in materia. Per le vere e proprie gare sportive, invece, si autorizza la detenzione e lo sbarco del tonno rosso, in quanto è necessaria la pesatura del pescato. L'articolo 2 regolamenta la pesca del pesce spada. Il comma 1 recepisce la raccomandazione n. 11-03 dell’International Commission for the conservation of Atlantic Tunas (ICCAT), relativa al fermo di tale attività. Il comma 2 stabilisce le misure tecniche degli attrezzi interessati al fermo, in quanto in passato si è consentita la pesca del tonno bianco (ala lunga) durante il fermo della pesca del pesce spada, causando un'alta mortalità di esemplari giovanili catturati con il sistema del palangaro di superficie. Poiché è dimostrato che con lo specifico attrezzo per la pesca del pesce spada le catture accidentali di esemplari giovanili, anche nel periodo ottobre-novembre, sono quasi inesistenti, mentre al contrario tali catture sono considerevoli durante la pesca del tonno bianco (ala lunga), è prevista la deroga di cui al comma 3. Il comma 4 stabilisce un fermo facoltativo dell'imbarcazione limitato agli armatori che possano dimostrare di esercitare prevalentemente o esclusivamente la pesca con il palangaro. Si stabiliscono poi gli indennizzi per il personale marittimo dipendente (comma 5) e per gli armatori (comma 6). Il comma 8 prevede un fermo della commercializzazione del pesce spada in concomitanza con il periodo di fermo pesca, per evitare che degli esemplari catturati nel Mediterraneo da Paesi terzi non interessati dalle limitazioni siano commercializzati sul territorio nazionale, annullando di fatto la tutela biologica prevista dalla raccomandazione ICCAT 11-03. Il comma 9 stabilisce il divieto di importazione di pesce spada da Paesi terzi che lo catturano con attrezzi o sistemi di pesca messi al bando dai regolamenti europei (le spadare). L'articolo 3 disciplina l'utilizzo della ferrettara, che costituisce una valida alternativa al palangaro nel periodo primaverile ed estivo. La ferrettara, se utilizzata correttamente e compatibilmente con la disciplina europea, permette una riduzione dei costi di gestione e conseguentemente dello sforzo di pesca. Al proposito, occorre partire dalla consapevolezza che le attuali restrizioni sono state imposte in base a un atteggiamento eccessivamente sanzionatorio e in considerazione dell'obiettiva difficoltà di controllare usi scorretti della ferrettara; in questo contesto sono state introdotte le pesanti sanzioni previste dall'articolo 13 della legge 15 dicembre 2011, n. 217, in caso di violazione delle disposizioni relative alla detenzione a bordo ovvero alle modalità tecniche di utilizzo di reti da posta derivanti, consistenti nell'immediata sospensione della licenza di pesca e nel suo ritiro definitivo in caso di recidiva. Si ritiene tuttavia che le misure tecniche di cui è attualmente possibile l'adozione consentano di superare questo atteggiamento eccessivamente sanzionatorio, garantendo un corretto utilizzo della ferrettara, compatibile con le norme europee vigenti. In questo contesto, si reintroduce a scopo puramente cautelativo l'obbligo di detenzione di un solo attrezzo (ferrettara o palangaro). L'articolo 4 concerne la «piccola pesca», vietando la pesca allo strascico nelle zone in cui vi è un'alta concentrazione di piccola pesca artigianale, qualora ne faccia richiesta almeno il 70 per cento delle imbarcazioni autorizzate all'esercizio della piccola pesca iscritte nel compartimento marittimo di riferimento. Questo intervento è reso necessario dal fatto che, in determinate zone, singole imbarcazioni operanti lo strascico impediscono di fatto l'attività a una moltitudine di imbarcazioni dedite alla piccola pesca artigianale. L'articolo 5 vieta l'uso del palangaro per la pesca sportiva: il palangaro, infatti, in quanto attrezzo professionale, permetterebbe al diportista un eccessivo prelievo di specie ad alto valore commerciale, con obiettive difficoltà di controllo da parte delle autorità competenti. L'articolo 6 prevede norme di semplificazione in materia di titoli marittimi. Si ritiene al proposito che un'esperienza di cinque anni maturata nelle mansioni rispettivamente di «capo barca» per la pesca costiera e di «motorista abilitato» possa consentire di ottenere l'abilitazione al conseguimento dei titoli immediatamente superiori di «marinaio autorizzato» e di «meccanico navale di seconda classe». L'articolo 7 introduce la possibilità di «accorpare» imbarcazioni di medie dimensioni, al fine di realizzare una sola imbarcazione di più grandi dimensioni, abilitata alla pesca nel Mar Mediterraneo, usufruendo di un finanziamento pubblico pari al 60 per cento dei costi sostenuti, con lo scopo di ottenere una riduzione di fatto dello sforzo di pesca sia in termini numerici sia in termini di stazza lorda, prevedendosi una riduzione automatica del 10 per cento del rilascio di nulla osta per nuove costruzioni.