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Modifiche alla legge 25 maggio 1970, n. 352, in materia di referendum per il distacco di comuni e province da una regione e per l'aggregazione ad altra regione. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge reca modifiche alla legge 25 maggio 1970, n. 352, nella parte che disciplina il referendum previsto dall'articolo 132 della Costituzione per il distacco di comuni e province da una regione e la conseguente aggregazione ad altra regione, con l'intento di adeguare tale disciplina al nuovo dettato costituzionale introdotto dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. L'articolo 132 della Costituzione prevede due ipotesi di distacco di comuni da una regione: al primo comma, il distacco finalizzato alla costituzione di una nuova regione e, al secondo comma, il distacco di un'intera provincia o di uno o più comuni da una regione e la loro aggregazione ad altra regione. Il presente disegno di legge intende modificare la citata legge n. 352 del 1970, nella parte in cui disciplina la procedura per lo svolgimento del referendum relativamente alla seconda delle ipotesi sopra illustrate. La necessità dell'intervento legislativo trae origine dalla modifica del disposto del secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione, intervenuta a seguito dell'approvazione della legge costituzionale n. 3 del 2001, che ha riformato il titolo V della parte II della Costituzione. L'originaria formulazione della norma costituzionale prevedeva che con legge ordinaria, previo referendum , sentiti i consigli regionali, si potesse disporre, per le province o i comuni che ne facessero richiesta, il distacco da una regione e l'aggregazione ad un'altra. La norma costituzionale nulla diceva né sui soggetti da coinvolgere nel processo di richiesta del referendum per il distacco né sull'ambito territoriale interessato alla consultazione referendaria. La legge n. 352 del 1970, disciplinando, al titolo III, i referendum per la modificazione territoriale delle regioni previsti dall'articolo 132 della Costituzione, ha precisato tali profili. Infatti, relativamente al primo aspetto, l'articolo 42, secondo comma, prevede che la richiesta di referendum per il distacco di una o più province ovvero di uno o più comuni, finalizzato all'aggregazione dei medesimi ad altra regione, sia corredata delle deliberazioni, identiche nell'oggetto, dei consigli provinciali e dei consigli comunali delle province e dei comuni di cui si propone il distacco, nonché di tanti consigli provinciali o di tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo della restante popolazione della regione dalla quale è proposto il distacco delle province o dei comuni predetti e di tanti consigli provinciali o di tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo della popolazione della regione alla quale si propone che le province o i comuni siano aggregati. Quanto, poi, al profilo dell'ambito territoriale interessato dalla consultazione referendaria, l'articolo 44, al secondo periodo del terzo comma, specifica che il referendum è indetto sia nel territorio della regione dalla quale le province o i comuni intendono staccarsi, sia nel territorio della regione alla quale le province o i comuni intendono aggregarsi. La legge costituzionale n. 3 del 2001, all'articolo 9, comma 1, modificando il secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione, ha introdotto alcuni elementi di specificazione, prevedendo che per procedere alla modifica territoriale sia necessaria l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della provincia (o delle province) e del comune (o dei comuni) interessati al distacco. Viene in tal modo circoscritto l'ambito territoriale al cui interno dovrà avere luogo la consultazione referendaria. In questa nuova accezione sono infatti considerate «popolazioni interessate» soltanto le popolazioni residenti negli enti (province o comuni) che chiedono la modificazione territoriale (in questo caso, il distacco e la nuova aggregazione). La genesi di tale modifica, introdotta con la legge costituzionale n. 3 del 2001, mostra infatti inequivocabilmente che l'intenzione del legislatore era quella di sancire nella Costituzione una nuova formulazione del principio di partecipazione delle comunità locali; una formulazione che evitasse l'interpretazione che la legge n. 352 del 1970 e, sostanzialmente, la Corte costituzionale hanno dato della precedente formulazione di quel comma, e secondo la quale maggioranze non direttamente o immediatamente coinvolte nel cambiamento potevano contrastare e annullare le determinazioni di minoranze della stessa comunità che intendevano invece rendersi autonome o modificare la loro appartenenza. In termini specifici, infatti, le varie proposte che sono poi confluite nel nuovo testo del secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione avevano l'obiettivo di evitare che i comuni, le province e le rispettive popolazioni che rimanevano nel loro ente di appartenenza (regione o provincia, sia «cedente» che «ricevente»), e che fossero eventualmente contrari alla «cessione» o all’«acquisto», negassero, con conseguente prevalenza nel referendum , il diritto di autodeterminazione del comune o delle province che chiedevano il distacco, (cosa che può succedere secondo il testo della legge n. 352 del 1970, ancora in vigore). Come già accennato, il presente disegno di legge risponde così all'esigenza di conformare alla nuova norma costituzionale le disposizioni della legge n. 352 del 1970. Tale esigenza è stata peraltro ribadita anche nel corso di una serie di audizioni informali che la I Commissione permanente (Affari costituzionali) della Camera dei deputati ha svolto nel corso della XIV legislatura. Sono stati ascoltati rappresentanti dell'Unione comuni italiani per cambiare regione, dell'Unione delle province d'Italia, dell'Associazione nazionale dei comuni italiani e della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome, nonché il presidente della regione Friuli Venezia Giulia e il presidente della provincia autonoma di Bolzano. Tutti hanno ritenuto di dover sottolineare l'esigenza di un intervento legislativo in tal senso. A tal proposito, è utile citare anche la sentenza della Corte costituzionale n. 334 del 2004, che definisce troppo oneroso il procedimento previsto dalla legge n. 352 del 1970 nella parte in cui prescrive la deliberazione da parte di altre popolazioni non direttamente o immediatamente interessate al cambiamento territoriale. Le disposizioni di cui all'articolo 42, secondo comma, della legge in questione sono state pertanto dichiarate illegittime in quanto non corrispondenti al dettato costituzionale e lesive del diritto di autodeterminazione delle autonomie locali. Da un lato, il presente disegno di legge si fa carico dell'esigenza di conformare la legge attuativa dell'articolo 132 della Costituzione al suo nuovo testo vigente, prevedendo non solo la modifica dell'ambito territoriale entro il quale dovrà svolgersi il referendum , ma anche esigendo, quali presupposti per la richiesta referendaria, le sole deliberazioni dei comuni e delle province richiedenti, e non più quelle – previste nell'attuale formulazione dell'articolo 42 della legge n. 352 del 1970 – di tanti consigli comunali o provinciali che rappresentino almeno un terzo della restante popolazione della regione di origine e almeno un terzo della popolazione della regione di destinazione.