[pronunce]

strada il legislatore ha inteso delineare una autonoma fattispecie di reato, escludendo, al tempo stesso, che possano applicarsi ad essa le disposizioni dell'art. 186 non espressamente richiamate, tra cui quella del comma 9-bis. Il mancato rinvio a tale comma potrebbe essere considerato, d'altra parte, espressivo di una consapevole scelta, connessa alla ratio della nuova fattispecie: nel momento in cui ha deciso di adottare per alcune categorie di conducenti, ritenute maggiormente "a rischio", un trattamento più severo della guida sotto l'influenza dell'alcool, il legislatore avrebbe voluto anche impedire che i soggetti considerati possano fruire di un «commodus discessus», quale quello offerto dalla sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità, il cui positivo svolgimento determina, ai sensi del comma 9-bis dell'art. 186 cod. strada, l'estinzione del reato. Non sarebbe, per converso, ipotizzabile che l'omesso richiamo di detto comma dipenda da una mera svista, posto che entrambe le disposizioni (quella del comma 9-bis dell'art. 186 e quella del comma 6 dell'art. 186-bis cod. strada) sono state introdotte dalla medesima novella legislativa e che dai lavori parlamentari ad essa relativi non emergerebbe l'intenzione di estendere alle categorie "speciali" di conducenti il beneficio di cui si discute. Una ulteriore e conclusiva riprova del carattere autonomo, e non già circostanziale, della fattispecie prevista dall'art. 186-bis cod. strada sarebbe offerta dal comma 4 di tale articolo, ove si stabilisce che «Le circostanze attenuanti concorrenti con le aggravanti di cui al comma 3 non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste. Le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento conseguente alla predetta aggravante». L'avvenuta sottrazione del più severo regime sanzionatorio introdotto dall'art. 186-bis cod. strada all'ordinaria disciplina del bilanciamento tra circostanze eterogenee dimostrerebbe come il termine «aggravante» sia stato usato dal legislatore «solo quoad poenam»: anziché indicare in modo diretto le pene si sarebbe preferito, cioè, determinarle «per relationem», aggravando quelle comminate nei confronti del conducente "comune". Caratteristica «essenziale e peculiare» della circostanza del reato, ancorché ad effetto speciale, sarebbe, infatti, «quella di concorrere con tutte le altre, che qualificano il singolo caso, senza possibilità di sottrarsi ad una valutazione unitaria». Ciò premesso, il rimettente reputa, tuttavia, che la norma censurata contrasti, in parte qua, con il principio di eguaglianza (art. 3 Cost.) e con la finalità rieducativa della pena (art. 27, terzo comma, Cost.), riservando ai conducenti "a rischio elevato" che guidino sotto l'influenza dell'alcool un trattamento irrazionalmente deteriore rispetto a quello previsto per i medesimi conducenti che guidino in stato di alterazione psico-fisica conseguente all'uso di sostanze stupefacenti. La stessa legge n. 120 del 2010 ha, infatti, introdotto, tramite modifica dell'art. 187 cod. strada, un inasprimento sanzionatorio della guida in condizioni alterate dall'uso di stupefacenti, ove ascrivibile ai soggetti maggiormente a rischio di cui al comma 1 dell'art. 186-bis (art. 187, comma 1, terzo periodo, come novellato). Detta legge ha, peraltro, stabilito che tutti indistintamente i conducenti responsabili dell'illecito in questione - ivi compresi, dunque, quelli appartenenti alle suddette categorie - possano ottenere (purché, come nel caso previsto dal comma 9-bis dell'art. 186, non abbiano provocato un incidente stradale o non abbiano già in precedenza fruito del beneficio) la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità, salvo l'onere di sottoporsi - se tossicodipendenti - anche ad un programma terapeutico e socio-riabilitativo (comma 8-bis dell'art. 187). Tale previsione varrebbe ad attenuare in modo considerevole il rigore sanzionatorio della fattispecie. Sulla falsariga del comma 9-bis dell'art. 186, anche il comma 8-bis dell'art. 187 cod. strada stabilisce, infatti, che il corretto svolgimento del lavoro di pubblica utilità comporta non soltanto l'estinzione del reato, ma anche la riduzione alla metà della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida e la revoca della confisca del veicolo sequestrato (beneficio, quest'ultimo, spesso assai rilevante sotto il profilo economico). Il regime di conversione adottato dal legislatore risulterebbe, d'altra parte, tutt'altro che oneroso, essendo previsto che due ore di lavoro, anche non consecutive, equivalgano ad un giorno di arresto o a 250 euro di ammenda e che l'imputato possa liberamente scegliere l'ente presso cui svolgere la prestazione lavorativa. Sarebbe, al tempo stesso, incontestabile che la fattispecie prevista dall'art. 186-bis cod. strada sia «omologa», sotto il profilo del disvalore, a quella delineata dal terzo periodo dell'art. 187, comma 1, posto che tale ultima disposizione, da un lato, si indirizza alle stesse categorie di conducenti "a rischio elevato" e, dall'altro, prevede il medesimo inasprimento del regime sanzionatorio, principale e accessorio, sottraendolo parimenti alla disciplina del bilanciamento con le circostanze attenuanti. Alla luce dello stesso dato normativo, dovrebbe, dunque, escludersi che la fattispecie prevista dall'art. 186-bis cod. strada possa ritenersi più grave di quella assunta come tertium comparationis, posto che, a parità di qualità soggettive dell'autore del fatto (conducenti inesperti o trasportatori esposti ad estenuanti turni di guida) o di qualità oggettive del veicolo (conducenti di mezzi pesanti o di autobus), nonché di condotta (guida in condizioni psico-fisiche alterate), l'unico tratto differenziale fra le due ipotesi sarebbe rappresentato dal mezzo attraverso il quale si è prodotta tale alterazione: il consumo di alcolici, in un caso, l'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, nell'altro. A ben guardare, anzi, sarebbe semmai la guida sotto l'effetto di stupefacenti ad apparire maggiormente riprovevole, sia per la maggiore facilità con la quale il consumo di tali sostanze può generare dipendenza e, dunque, un più accentuato rischio di reiterazione del reato; sia perché la detenzione di dette sostanze, a differenza di quella degli alcolici, è penalmente sanzionata dall'ordinamento, ove non finalizzata ad un uso meramente personale.1.- Con tre distinte ordinanze, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 186-bis, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), aggiunto dall'articolo 33, comma 2, della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), nella parte in cui - omettendo di richiamare il comma 9-bis dell'art. 186 cod.