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1) a reperire le risorse per il rinnovo della convenzione per un ulteriore semestre a partire dal 21 maggio 2019, consentendo il proseguimento del servizio pubblico di Radio Radicale che verrebbe altrimenti interrotto a partire dalla stessa data e a prorogare, conseguentemente, per un semestre la convenzione con il Ministero dello sviluppo economico; 2) a indire una gara ad evidenza pubblica finalizzata ad assicurare, per il prossimo triennio, la continuità del servizio di trasmissione radiofonica, alla quale possano partecipare imprese in grado di garantire, con impianti già disponibili, la copertura della maggior parte del territorio nazionale e che abbiano svolto precedenti attività di informazione di interesse generale, che garantiscano l'affidabilità tecnica della proposta con minore contributo finanziario richiesto per il servizio e abbiano effettuato investimenti nel settore; 3) a comprendere nell'oggetto della gara, oltre alla trasmissione delle sedute parlamentari, come previsto nella convenzione di cui all'articolo 1, comma 1, della legge n. 224 del 1998, la trasmissione e la pubblicazione in internet degli eventi pubblici delle Commissioni parlamentari, della Presidenza della Repubblica, della Corte costituzionale, del CNEL, della Banca d'Italia e del Consiglio superiore della magistratura, nonché degli eventi di inaugurazione degli anni giudiziari, dei processi di particolare rilievo, delle attività dei partiti e dei movimenti politici e delle attività di associazioni, sindacati e movimenti. Tali trasmissioni dovranno rappresentare almeno l'80 per cento delle ore di palinsesto dell'emittente aggiudicataria, dalle ore 7 alle ore 21. (1-00110) (Testo 2) Mozioni Atto n. 1-00136 SEGRE DE PETRIS GRASSO BONINO LAFORGIA DE FALCO ERRANI BUCCARELLA - Il Senato, premesso che: tradizionalmente in Senato l'istituzione della Commissione straordinaria o speciale attesta l'attenzione dell'Istituzione per la tutela e lo sviluppo dei valori costituzionali, come avvenne il 2 agosto 2001 con l'approvazione della mozione 1-00020 della XIV Legislatura, a prima firma Alberti Casellati, sull'istituzione di un organo del Senato per la tutela dei diritti umani. Alla stessa stregua di quel nobile precedente, occorre oggi corrispondere ad istanze fortemente sentite, anche nelle sedi interparlamentari, come dimostra il fatto che il Consiglio d'Europa ha recentemente istituito la "No hate parliamentary alliance", con lo scopo di prevenire e contrastare l'incitamento all'odio. Di questa rete fanno parte parlamentari di tutti i Paesi, che intendono impegnarsi a livello nazionale e internazionale contro l'odio in tutte le sue forme e in particolare contro l' hate speech ; negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescente spirale dei fenomeni di odio, intolleranza, razzismo, antisemitismo e neofascismo, che pervadono la scena pubblica accompagnandosi sia con atti e manifestazioni di esplicito odio e persecuzione contro singoli e intere comunità, sia con una capillare diffusione attraverso vari mezzi di comunicazione e in particolare sul web . Parole, atti, gesti e comportamenti offensivi e di disprezzo di persone o di gruppi assumono la forma di un incitamento all'odio, in particolare verso le minoranze; essi, anche se non sempre sono perseguibili sul piano penale, comunque costituiscono un pericolo per la democrazia e la convivenza civile. Si pensi solo alla diffusione tra i giovani di certi linguaggi e comportamenti riassumibili nella formula del "cyberbullismo", ma anche ad altre forme violente di isolamento ed emarginazione di bambini o ragazzi da parte di coetanei; è un fatto che non esiste ancora una definizione normativa di hate speech ; tuttavia in base alla raccomandazione n. (97) 20 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 30 ottobre 1997, il termine copre tutte le forme di incitamento o giustificazione dell'odio razziale, xenofobia, antisemitismo, antislamismo, antigitanismo, discriminazione verso minoranze e immigrati sorrette da etnocentrismo o nazionalismo aggressivo. Per meglio definire il fenomeno si ricorre alle categorie dell'incitamento, dell'istigazione o dell'apologia. Il termine incitamento può comprendere vari tipi di condotte: quelle dirette a commettere atti di violenza, ma anche l'elogio di atti del passato come la "Shoah"; ma incitamento è anche sostenere azioni come l'espulsione di un determinato gruppo di persone dal Paese o la distribuzione di materiale offensivo contro determinati gruppi. Chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale e chi incita a commettere atti di discriminazione o di violenza è incriminato a titolo di pericolo presunto quando il pregiudizio razziale, etnico, nazionale o religioso si trasforma da pensiero intimo del singolo a pensiero da diffondere in qualunque modo, con «argomenti», quali la superiorità della propria razza, etnia, nazione o gruppo, ma anche compiendo o incitando a compiere atti di discriminazione; nel 2014 è stata lanciata la campagna nazionale "No hate speech", con la messa in onda, anche sulle reti della RAI, di spot televisivi e radiofonici che si inseriscono all'interno dell'omonimo progetto internazionale, promosso dal Consiglio d'Europa come forma di tutela dei diritti umani di fronte a fenomeni di odio e di intolleranza espressi attraverso il web , in preoccupante crescita: soltanto in Italia, circa il 41 per cento dei casi di discriminazione segnalati nel 2012 sono da ricondurre al web. Anche un gruppo di editori e di riviste italiani ha promosso recentemente la campagna "Le parole uccidono", per indicare il pericolo del linguaggio violento e offensivo. Esiste inoltre un tavolo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, a cui partecipano le istituzioni che hanno la possibilità, in base alle loro competenze, di sensibilizzare i giovani a contrastare l'odio diffuso on line ; considerato che: il fenomeno denunciato è purtroppo in crescita in tutte le società più avanzate. La comunità internazionale da anni sta cercando delle strategie di contenimento e di contrasto. La norma fondamentale che vieta ogni forma di odio deve essere considerato il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottato a New York il 19 dicembre 1966 e reso esecutivo nel nostro Paese dalla legge 25 ottobre 1977, n. 881, che, ex articolo 20, prevede che vengano espressamente vietati da apposita legge qualsiasi forma di propaganda a favore della guerra, ma anche ogni appello all'odio nazionale, razziale o religioso che possa costituire forma di incitamento alla discriminazione o alla violenza. Insomma l'insieme di quei fenomeni che oggi sono meglio noti come hate speech . La stessa legge prevede le relative misure e sanzioni penali.