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Introduzione del titolo VI- bis nel libro secondo del codice penale e ulteriori disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Onorevoli Senatori. -- Già nel corso della precedente legislatura era stata ravvisata la necessità di predisporre norme più adeguate per la lotta al crimine ambientale, che sempre più costituisce materia d’interesse della criminalità organizzata. Ne era iniziato l’esame e in sede di Commissione Giustizia alcune norme erano già state inserite in un testo-base, predisposto in relazione ad altri disegni di legge in materia di tutela dei beni culturali e ambientali. Ora, all’esordio della nuova legislatura, con la presente iniziativa legislativa vengono presentate norme autonome, che si ritengono più adeguate per la lotta ai crimini ambientali e che si confida possano superare l’esame del Parlamento. Il presente disegno di legge si propone altresì di dare attuazione alla decisione quadro 2003/80/GAI in materia di tutela penale dell’ambiente, adottata il 27 gennaio 2003 dal Consiglio dell’Unione europea. All’articolo 2 del citato strumento giuridico viene imposto agli Stati membri di adottare i provvedimenti necessari per rendere perseguibili penalmente, in virtù del proprio diritto interno, i reati intenzionali, ossia dolosi, cioè le condotte volontariamente lesive dell’ambiente e della salute umana. D’altra parte l’ambiente costituisce ormai uno dei temi centrali dell’Unione allargata. Nel Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, firmato a Roma il 29 ottobre 2004 e ratificato ai sensi della legge 7 aprile 2005, n. 57, all’articolo I-3 si affermava: «L’Unione si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata ( ... ), su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente». Tale affermazione è ora riproposta all’articolo l del Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 e ratificato ai sensi della legge 2 agosto 2008, n. 130. La presente iniziativa legislativa si inserisce, a livello nazionale, nel percorso riformatore che sta coinvolgendo l’articolo 9 della Costituzione e che introduce, in via esplicita, l’ambiente fra i beni meritevoli di tutela nella Carta fondamentale. Molteplici sono i fattori che rendono, allo stato attuale, di scarsa efficacia e di modesta dissuasività la protezione prestata dal nostro sistema penale all’ambiente. In primo luogo l’assenza di un intervento-quadro, che disciplini armonicamente la materia; inoltre, la maggior parte delle sanzioni è di tipo contravvenzionale, il che significa termini di prescrizione brevi, cioè estinzione della pretesa punitiva in tempi modesti, impossibilità di fare ricorso a strumenti investigativi penetranti (dal codice processuale riservati unicamente ai delitti), ovvero di anticipare la tutela sanzionatoria con misure cautelari reali (incidenti sui mezzi produttivi del danno o sul patrimonio) o personali (restrittive della libertà personale), anche di tipo interdittivo. Con il disegno di legge in oggetto si intende inserire la tutela dell’ambiente nella disciplina codicistica, all’interno del catalogo dei beni di rilevanza fondamentale e costituzionale, introducendo con l’articolo 1 il titolo VI- bis nel libro secondo del codice penale. Il rapporto di accessorietà della sanzione penale rispetto al diritto amministrativo ambientale rende consigliabile -- allo scopo di evitare l’introduzione di una nozione di «ambiente» che finirebbe per avere contenuto assai incerto e quindi per essere esposta ad oscillazioni interpretative -- costruire le ipotesi delittuose secondo lo schema delle norme penali in bianco. Si tratta di qualificare come delitti le condotte di dolosa trasgressione di vincoli normativi già esistenti, purché siano posti da atti aventi forza di legge, attualmente in vigore, presidiati con sanzioni di tipo contravvenzionale o amministrativo. A tale logica risponde la proposta di introduzione della disposizione di cui all’articolo 452- bis del codice penale. Peraltro, l’adozione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in attuazione della delega per la riforma della materia ambientale, contenuta nella legge 15 dicembre 2004, n. 308, contribuisce ad una migliore definizione dei confini delle norme, in ossequio ai princìpi di legalità e di tassatività della norma penale. Si manifesta, poi, l’opportunità, al fine di rendere seriamente efficace e dissuasivo il precetto penale, di strutturare le fattispecie incriminatrici in funzione della progressività dell’aggressione al bene giuridico tutelato, contemplando dapprima ipotesi base di pericolo astratto (per le quali, cioè, la mera violazione intenzionale di prescrizioni di carattere amministrativo comporta la presunzione di messa in pericolo del bene tutelato) e poi successive ipotesi di pericolo concreto e di danno, con trattamento sanzionatorio appositamente modulato, sino alla fattispecie del disastro ambientale. Appare anche opportuno introdurre la specifica clausola che rende inapplicabile il bilanciamento tra le circostanze attenuanti e le aggravanti (settimo comma dell’articolo 452- bis ), al fine di evitare che delitti altamente lesivi per l’incolumità delle persone e l’ecosistema possano vedere comminata nel caso concreto una sanzione del tutto irrisoria, sproporzionata alle conseguenze dannose, spesso irreparabili, provocate dal delitto. La consapevolezza dell’attuale fenomenologia della criminalità ambientale, sempre più criminalità di impresa e di profitto, ha consigliato l’introduzione di una fattispecie di associazione a delinquere modulata sulla base di tale specifica finalità (articolo 452- ter) , la quale si pone anche in raccordo con l’attuale disposizione di cui all’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, tipizzando però gli specifici ruoli dei compartecipi del gruppo criminale e anche prevedendo un’aggravante per il caso di partecipazione associativa del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio al quale siano demandati compiti in materia ambientale. Inoltre, i sempre più frequenti collegamenti tra la criminalità ambientale e sodalizi di tipo mafioso giustificano l’introduzione di una aggravante a effetto speciale (quarto comma dell’articolo 452- ter) . Per adempiere all’obbligo di dare attuazione alle linee della citata decisione quadro, è stato previsto il delitto di inosservanza colposa delle disposizioni in materia ambientale (articolo 452- quater ), per il caso in cui le condotte di cui al primo comma dell’articolo 452- bis abbiano provocato un danno all’ecosistema.