[pronunce]

Infatti, con specifico riferimento alle ordinanze di protezione civile emanate di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, quanto agli aspetti fiscali e finanziari, per disciplinare l'emergenza in questione, la Regione, che aveva prestato un esplicito assenso alla ripartizione dei relativi oneri finanziari tra Stato e Regione, sarebbe caduta in contraddizione con il varo successivo di una normativa, peraltro ascrivibile alla categoria delle leggi-provvedimento, incidente negativamente sulle risorse finanziarie a tale scopo concordemente destinate. Talché, in conclusione, sarebbe da ritenere che «l'immotivata, irrazionale e contraddittoria determinazione regionale (peraltro neanche quantificata nell'ammontare degli oneri di cui si chiederà il rimborso a valere sulle risorse statali) vìoli i princìpi in materia di potestà legislativa regionale, appropriandosi di fondi statali, e si sostanzi in un rovesciamento di priorità sviando l'esercizio della potestà legislativa regionale dal fine suo proprio di salvaguardia delle preminenti esigenze della collettività». 1.3.- Inoltre, l'esercizio della prerogativa regionale di cui trattasi violerebbe il principio di leale collaborazione, tanto più in considerazione del fatto che la vigente normativa di protezione civile dispone che le ordinanze di protezione civile debbano essere emanate d'intesa tra il Governo e la Regione interessata, proprio allo scopo di evitare che disposizioni, pur se eccezionali, possano porre in essere una indebita invasione delle competenze regionali. Di guisa che l'utilizzo del potere legislativo regionale malgrado la possibilità di un apprezzamento condiviso Stato-Regione manifesterebbe una volontà contraria ad ogni paritario confronto con il livello statuale (sentenza n. 284 del 2006). 1.4.- Sarebbe leso, altresì, l'art. 117, secondo comma, Cost., che riserva alla legislazione esclusiva statale il compito di dettare norme nelle materie sistema tributario e contabile dello Stato (lettera e), nonché ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali (lettera g), atteso che la Regione non può distrarre risorse statali mediante un intervento non rientrante nelle prerogative legislative regionali. 1.5.- Per quanto concerne, invece, la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nell'àmbito del complessivo giudizio di conformità alla Costituzione delle leggi regionali di protezione civile, rileverebbero, ai fini dell'individuazione dei princìpi fondamentali della materia entro i quali le Regioni sono tenute a legiferare in ambito concorrente, le disposizioni contenute nella legislazione statale di protezione civile e, segnatamente, nella legge n. 225 del 1992, laddove - sub art. 12, comma 4 - si dispone espressamente che le norme in questione costituiscono princìpi della legislazione statale cui dovranno conformarsi le leggi regionali. In particolare, ad avviso del ricorrente, le norme regionali in parola si pongono in netta antitesi con uno dei princìpi fondamentali codificati dalla legge n. 225 del 1992, ossia quello, sancito dall'art. 5, comma 2, secondo cui per l'attuazione degli interventi di emergenza si provvede con ordinanze di protezione civile, le quali disciplinano uno straordinario (seppur temporaneo perché limitato alla durata dello stato di emergenza) assetto sovrastrutturale di poteri, allo scopo di tutelare l'integrità della vita, dei beni e degli insediamenti. In buona sostanza, l'applicazione dell'art. 5 della legge n. 225 del 1992 implicherebbe un'azione statuale di natura latamente sostitutiva delle competenze regionali, per cui la Regione non potrebbe disciplinare ulteriormente, tanto meno con disposizioni normative contrastanti rispetto a quelle dettate dalle ordinanze di protezione civile, il medesimo settore già normato, seppure in via straordinaria, a livello statale. Perché laddove la funzione di protezione civile sia esercitata dallo Stato, tale esercizio - oltre tutto posto in essere d'intesa con la Regione - determinerebbe una compressione, ancorché temporanea, della relativa potestà legislativa regionale. 2.- L'art. 16 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011 attribuisce alla Giunta regionale il potere di predisporre «un provvedimento legislativo per la revisione complessiva delle tasse, dei canoni e delle imposte regionali» e, in caso di inadempienza da parte della Giunta, ne prevede un adeguamento su base ISTAT. Secondo il ricorrente, la disposizione normativa in esame sarebbe illegittima perché, nel prevedere genericamente una "revisione complessiva" di tasse, canoni ed imposte regionali, non ne escluderebbe l'aumento. Mentre la Regione, al momento, non avrebbe la potestà di deliberare aumenti delle entrate tributarie, stante la sospensione, disposta dal legislatore statale sino all'attuazione del c.d. federalismo fiscale, del potere delle Regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato, ai sensi dell'art. 1, comma 123, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2011). Donde la lesione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., che riserva al legislatore statale la competenza esclusiva in materia di tutela del sistema tributario. 2.1.- Inoltre, la disposizione contenuta nel comma 2 dell'art. 16, che prevede un adeguamento di tasse, canoni e imposte, ancorato agli indici ISTAT, in caso di inerzia della Giunta, contrasterebbe con l'art. 2 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), che pone il principio generale dell'ordinamento tributario di chiarezza e trasparenza delle relative disposizioni, sì da invadere la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela del sistema tributario e da violare la riserva di legge in subiecta materia ex art. 23 Cost. 3.- L'art. 36 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2001, concernente «Norme in materia di servizio idrico integrato della Regione Abruzzo», dispone al comma 1 che «[...] le peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale, specie quello montano, nelle condizioni date non permettono in linea generale un efficace ed utile ricorso al mercato tra concorrenti per l'affidamento delle gestioni. Queste, pertanto, restano affidate agli attuali gestori». 3.1.-