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Approvando oggi questo disegno di legge - per cui ringrazio i colleghi per il lavoro che hanno svolto in Commissione affari costituzionali, a partire dal capogruppo Augussori (Applausi) , primo firmatario di un altro disegno di legge collegato - daremo la possibilità ai nostri concittadini, sindaci dei Comuni fino a 5.000 abitanti, di poter accedere a un terzo mandato. Badate bene che quello che può sembrare un privilegio concesso è, invece, un segno di gratitudine che noi esprimiamo loro, ma anche un'incombenza ulteriore. Infatti, a partire dai Comuni più piccoli purtroppo è ormai non raro che si faccia fatica a trovare chi è disponibile ad impegnarsi per un mandato amministrativo, per governare qualche piccolo Comune che ha difficoltà anche a reperire le risorse per mandare avanti le questioni correnti. Noi ci siamo posti nella condizione di dare ai nostri concittadini già impegnati un'ulteriore possibilità di impegno e di esempio, ricordando che all'interno di una comunità il primo esempio del rapporto di collegamento tra lo Stato e i cittadini è dato proprio dal sindaco e dagli amministratori locali. Nei loro confronti noi nutriamo, come dicevo, gratitudine, ma dobbiamo ricordare che non basta questo provvedimento per definire tutte le esigenze dei nostri Comuni, altrimenti significherebbe dimenticarsi in un sol colpo, colleghi, che occorrono risorse e anche una riorganizzazione funzionale all'interno degli enti locali, che può passare solo attraverso una profonda revisione del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000. Vi sono in merito disegni di legge di iniziativa parlamentare e qualche proposta governativa che è essenziale giungano velocemente all'approvazione del Parlamento, perché occorre dare ai nostri Comuni strumenti nuovi e adeguati, evitando, come purtroppo spesso è accaduto, di limitarci a definizioni formali, perdendo poi di vista la sostanza, ovvero l'organizzazione degli enti e le risorse messe loro a disposizione. Nel provvedimento al nostro esame c'è anche un'altra parte particolarmente significativa che voglio ricordare testualmente, ovvero l'esclusione dei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti dai complicati obblighi per il controllo di gestione, che possono essere cosa adeguata per un Comune di dimensioni superiori, ma che diventano spesso e volentieri un fardello sproporzionato per un Comune di piccole dimensioni. Ecco, con l'approvazione di questo disegno di legge riporteremo anche il buon senso all'interno di queste normative. Presidente, voglio fare però anche un'altra considerazione, che riguarda la responsabilità degli amministratori. Rivolgendomi all'Assemblea dico che occorre avere consapevolezza che non si può affidare a un sindaco l'amministrazione di un Comune senza considerare le responsabilità a cui questa persona poi viene chiamata, spesso e volentieri senza neppure giovare del supporto di una struttura a disposizione, tecnica o amministrativa, perché carente nelle dimensioni e nelle possibilità. Occorre quindi realizzare quella che in Costituzione è definita come leale collaborazione tra le istituzioni. Signor Presidente, noi ci stiamo provando. Abbiamo depositato al riguardo un disegno di legge che contiene anche un invito alla collaborazione che rivolgiamo alla Corte dei conti. Se era già discutibile tempo addietro che una parte dello Stato si limitasse semplicemente a controllare alla fine di un percorso e a sanzionare eventuali errori compiuti, oggi è del tutto anacronistico, e non è più ammissibile; noi oggi dobbiamo pretendere che ci sia, da parte di tutte le istituzioni, leale collaborazione l'una nei confronti dell'altra e chi ha il dovere di controllare deve affiancare chi ha la responsabilità nella gestione dell'amministrazione, aiutando ad evitare che si propongano e si presentino errori. Negare questa funzione significa concedere un terzo mandato agli amministratori, lasciandoli poi di fronte alle loro responsabilità senza le risorse o senza il supporto tecnico e amministrativo che occorre invece anche nel più piccolo Comune per affrontare complesse procedure d'appalto o di gestione amministrativa. Si tratta di una consapevolezza e di una responsabilità che dobbiamo assumerci. Dobbiamo altresì ricordarci, come facciamo nel disegno di legge al nostro esame, distinguendo tra i Comuni sopra i 5.000 abitanti e quelli sotto i 5.000 abitanti, che essi non sono tutti uguali. Esiste una dimensione grande, che ha accesso anche a mezzi di informazione e una visibilità che spesso e volentieri diventa lo strumento per risolvere i problemi. Esistono poi i Comuni piccoli che a volte non hanno neppure la voce del quotidiano locale per poter far conoscere le proprie difficoltà. Esiste poi anche una forma associativa. Pertanto, non sarebbe disdicevole, a mio avviso, che si considerasse non solamente l'esistenza dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI), meritoria e che raggruppa tutte le categorie dei Comuni, ma anche, con la debita dignità, l'Associazione nazionale dei piccoli Comuni (ANPCI), tenuto conto che esistono i piccoli Comuni che sono l'Italia più vera, quella fatta dalle persone più semplici, che ancora oggi ci distingue rispetto allo standard che in altri Paesi ha omologato le città in grandi agglomerati. Ecco, a fronte di questo, non sarebbe una brutta cosa, a prescindere da molti aspetti che devono essere ancora normati, che ad esempio a quel tavolo utile rappresentato dalla Conferenza Stato-città potessero sedersi anche i rappresentanti dei piccoli Comuni e non solamente i rappresentanti dei Comuni in generale. (Applausi) . Ben venga dunque questo disegno di legge. Lo approviamo con grande soddisfazione. Diciamo ai nostri sindaci: forza, andate avanti, la Lega è con voi. Noi siamo con chiunque si impegna a livello locale ad amministrare un piccolo Comune come un grande Comune. Non dimentichiamoci che siamo fatti di queste comunità, che sono quelle attraverso le quali si forma poi la coscienza civica più vera e più profonda dei nostri concittadini. Ringrazio ancora i sindaci e concludo, Presidente, con l'auspicio che si possa velocemente dare vita al nuovo testo unico degli enti locali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, anni fa, quando diventai sindaco, una persona che non c'è più, ma che è stata a me molto cara, mi disse: sindaco è colui che ha l'onere e l'onore di condurre un popolo, piccolo o grande che esso sia. Su queste parole, che ricorderò sempre, ho iniziato quella che fu un'avventura, che si concluse anche in maniera non completa e che mi lasciò - e mi lascia tutt'ora - l'amaro in bocca. Essere sindaco, come hanno precedentemente spiegato i miei colleghi, è ricoprire un ruolo molto importante, spesso con poche risorse a disposizione, con un apparato di uffici tecnici carenti e con difficoltà anche politiche, perché fare il sindaco, avere una Giunta e un Consiglio, non significa, in quanto più "piccolo" come ruolo, non avere problemi politici. Anzi, molte volte significa avere un contesto con cui relazionarsi di maggior difficoltà.