[pronunce]

Tale tempistica è, del resto, connaturale al carattere di sostanziale integrazione reddituale, proprio dell'indennità di disoccupazione agricola. Da quanto precede discende quindi che, contrariamente a quanto mostra di ritenere il giudice a quo, l'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949 non priva i lavoratori agricoli a tempo indeterminato, in situazioni rapportabili a quelle del giudizio a quo - estinzione del rapporto di lavoro «alla fine dell'anno e comunque oltre le 270 giornate all'anno» - dell'indennità di disoccupazione agricola e, quindi, del sostegno per lo stato di bisogno, delineato nella disciplina della previdenza contro tale evento. Nella direzione di una tutela - e non di una totale privazione della stessa - si deve orientare una interpretazione delle disposizioni censurate che consenta di erogare ai lavoratori agricoli, assunti a tempo indeterminato e poi licenziati «alla fine dell'anno e comunque oltre le 270 giornate all'anno», un sostegno previdenziale. Ciò porta a escludere che tali lavoratori siano discriminati, sia rispetto agli altri lavoratori assunti a tempo indeterminato, sia rispetto ai lavoratori agricoli assunti con contratto a tempo determinato. 5.2.- La previsione di una disciplina della tutela contro la disoccupazione dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato, diversa rispetto a quella prevista per i lavoratori a tempo indeterminato degli altri settori produttivi e per i lavoratori agricoli a tempo determinato, non può ritenersi, di per sé, lesiva del principio di eguaglianza. Questa Corte ha affermato «[l]a possibilità che il legislatore disciplini variamente la tutela contro la disoccupazione, al fine di adeguarla alla natura delle diverse attività lavorative (sentenza n. 160 del 1974)», con il limite che «le differenze di trattamento tra le varie categorie di lavoratori debbano essere "razionalmente giustificabili", in quanto fondate su "valide e sostanziali ragioni" [...] (sentenza n. 160 del 1974)» (sentenza n. 194 del 2017, punto 2.3. del Considerato in diritto). 5.2.1.- Una giustificazione è ravvisabile, anzitutto, con riguardo alla previsione di una disciplina della disoccupazione dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato diversa e speciale rispetto a quella prevista per la generalità degli altri lavoratori a tempo indeterminato. In proposito, si deve anzitutto osservare che anche il lavoro subordinato agricolo a tempo indeterminato non può non dirsi condizionato - almeno in alcuni casi e in una qualche misura - dalla stagionalità (sentenze n. 53 del 2017, n. 192 del 2005, n. 497 del 1988, n. 213 del 1986) e dagli agenti atmosferici e naturali in genere, elementi questi suscettibili di incidere sui ritmi produttivi e sull'attività lavorativa. Lo speciale trattamento dei lavoratori agricoli in genere, inclusi quelli a tempo indeterminato, trova una «valid[a] e sostanzial[e] ragion[e]» giustificativa nelle peculiarità del settore produttivo dell'agricoltura rispetto a quelli dell'industria e del terziario, con riguardo sia ai ritmi e alle regole della produzione (che sono legati alla capacità biologica delle piante e degli animali di crescere, riprodursi e produrre, a loro volta, nell'ambiente), sia alla particolarità del mercato dei prodotti agricoli, sia, infine, allo stesso carattere primario del settore. Tali peculiarità - suscettibili di incidere sul mercato del lavoro agricolo - giustificano, anche sul piano delle valutazioni di politica economica generale del legislatore (sentenza n. 497 del 1988), la previsione di un regime previdenziale contro la disoccupazione differenziato per il settore agricolo (quanto alla contribuzione, nonché quanto ai requisiti, al contenuto, all'entità, alla durata, alle modalità e ai tempi di erogazione del trattamento). Da ciò si ricava l'impossibilità di instaurare un'utile comparazione, ai fini dell'art. 3 Cost., tra i due regimi che il rimettente pone a confronto. Alla luce delle trasformazioni nel frattempo intervenute nell'organizzazione delle imprese agricole, il legislatore dovrà valutare se dettare una nuova disciplina dei trattamenti di disoccupazione dei lavoratori agricoli. 5.2.2.- Una giustificazione è ravvisabile, in secondo luogo, con riguardo alla differenziazione della tutela contro la disoccupazione dei lavoratori agricoli, rispettivamente, a tempo indeterminato e a tempo determinato. Tali rapporti di lavoro si differenziano perché l'estinzione del primo si ha soltanto al verificarsi di circostanze non previste al momento della conclusione del contratto di lavoro, mentre il secondo nasce limitato nel tempo e si estingue alla data, già conosciuta dalle parti al momento della conclusione del contratto di lavoro, che ne definisce il termine di durata. La diversità dei due rapporti di lavoro rende, in particolare, non irragionevole che la corresponsione dell'integrazione del reddito, in cui si sostanzia la tutela contro la disoccupazione dei lavoratori agricoli, venga stabilita, per i lavoratori a tempo determinato, per una durata corrispondente alle giornate "lavorate" anziché a quelle "non lavorate", come avviene per i lavoratori agricoli a tempo indeterminato. Da ciò si fa discendere, anche in questo caso, l'impossibilità di instaurare un'utile comparazione, ai fini dell'art. 3 Cost., tra i due regimi che il rimettente pone a confronto. Tale impossibilità, del resto, trova conferma nel fatto che, mentre il regime previsto per i lavoratori agricoli a tempo determinato, attribuendo l'indennità per le giornate "lavorate", risulta più favorevole nei casi in cui il lavoratore lavori per la gran parte dell'anno, il regime previsto per i lavoratori agricoli a tempo indeterminato, attribuendo l'indennità per le giornate "non lavorate", è invece più favorevole nei casi in cui il lavoratore lavori, nell'arco dell'anno, per un numero più limitato di giornate.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondate, nei sensi di cui in motivazione, le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 32, primo comma, lettera a), della legge 29 aprile 1949, n. 264 (Provvedimenti in materia di avviamento al lavoro e di assistenza dei lavoratori involontariamente disoccupati) e dell'art. 1, comma 55, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 (Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l'equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, dalla Corte di cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 gennaio 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Silvana SCIARRA, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 febbraio 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA