[pronunce]

- Nel conflitto ora in esame si tratta di dichiarazioni televisive con le quali il deputato (a) ha affermato che il magistrato-persona offesa nel giudizio penale nulla avrebbe fatto nella sua vita professionale se non perseguire i benemeriti della cultura e che, in luogo di lavorare, passerebbe il tempo a scrivere inutili denunce e querele; (b) ha riferito la notizia, traendola da un articolo apparso su un organo di stampa, che il Comune di Palermo avrebbe emesso un'ordinanza di divieto di sosta in città, in corrispondenza di un luogo di ritrovo aperto al pubblico, per la sera in cui ivi aveva da svolgersi una riunione di festeggiamento del compleanno del magistrato, affermando inoltre che, in conseguenza del divieto di sosta, la città di Palermo sarebbe rimasta congestionata perché il magistrato avrebbe abusivamente preteso e ottenuto che tutto il centro cittadino rimanesse bloccato per la celebrazione dei festeggiamenti; (c) ha sostenuto che il magistrato avrebbe arrestato e umiliato, per non meglio individuati fini illegittimi e illeciti, il Sovrintendente ai beni archeologici di Siracusa e che analoga condotta sarebbe stata tenuta nei confronti del Sindaco di Palermo, in relazione alla vicenda del Teatro Massimo di quella città; (d) ha fatto l'affermazione insinuante che il magistrato non avrebbe fatto nulla per ottenere misure di protezione e che, infine, (e) egli sarebbe afflitto da «alterazione dello sguardo». La Camera dei deputati, deliberando conformemente alla proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere nel senso dell'insindacabilità delle affermazioni sopra riferite, ha considerato che quelle indicate sub (b) costituiscono una «manifestazione di critica politica nei confronti di un atto amministrativo più che legittima da parte di un parlamentare», tanto più in quanto da tempo impegnato in «un'intensa battaglia politica in Parlamento e fuori del Parlamento, contro i possibili abusi nell'esercizio delle funzioni giudiziarie». Quanto alle critiche rivolte al magistrato in relazione alla vicenda dell'arresto del Sovrintendente di Siracusa [riferite alla lettera (c)], è stato messo in rilievo il clamore che ne è derivato nel mondo dell'arte e della cultura e si sono ricordati gli interventi del deputato, presidente della Commissione cultura della Camera, nel dibattito svoltosi nella Commissione stessa nella seduta del 17 ottobre 1995 e la Risoluzione di cui egli è stato cofirmatario - atti parlamentari già ricordati a proposito del conflitto sollevato dalla II sezione penale del Tribunale di Caltanissetta, sopra esaminato -. Quanto agli apprezzamenti circa la condotta tenuta dal magistrato nei confronti del Sindaco di Palermo, si è ritenuto dovessero valere «analoghe considerazioni, se non altro per il rilievo acquistato dalla questione sia in sede giornalistica, sia in sede politica». Nulla si dice, infine, quanto alle asserzioni di cui ai punti (a), (d) ed (e). Trattandosi, anche in questo caso, di stabilire, al fine dell'operatività della garanzia del primo comma dell'art. 68 della Costituzione, se esista una corrispondenza sostanziale di significati tra le dichiarazioni del deputato nella sede parlamentare e in una sede esterna, l'unico elemento rilevante, tra quelli prospettati nella sede parlamentare, è costituito - come del resto mostra di ritenere la stessa difesa della Camera dei deputati - dalle prese di posizione del deputato nel dibattito presso la Commissione cultura della Camera e nella Risoluzione dal medesimo sottoscritta. Ma, come già rilevato a proposito del conflitto di attribuzione sollevato dalla II sezione penale del Tribunale di Caltanissetta, in tali atti parlamentari sono bensì contenute critiche, anche pesanti, all'operato della magistratura in generale, circa il suo atteggiamento verso i responsabili della tutela dei beni culturali in Sicilia, e del magistrato-parte lesa, in particolare; ma, rispetto a tali critiche, gli addebiti di abusi extra-giudiziari e le insinuazioni circa l'esistenza di non chiari o ambigui rapporti del magistrato con la criminalità mafiosa rappresentano elementi in più («una continuazione», secondo l'espressione impiegata, anche in questa circostanza, dalla stessa relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere) che non trovano riscontro nei precedenti parlamentari né, tantomeno, negli ulteriori atti parlamentari (menzionati nell'esposizione dei fatti) richiamati dalla difesa della Camera dei deputati nell'atto di costituzione in giudizio. Indipendentemente dall'ulteriore ragione fatta valere dal Tribunale ricorrente, concernente la circostanza che le dichiarazioni oggetto del giudizio penale sono state rese nel corso di una trasmissione televisiva di cui il deputato era conduttore in base a contratto d'opera che lo legava con la società cui fa capo l'emittente televisiva, per la ragione anzidetta anche il ricorso per conflitto di attribuzione proposto dalla I sezione penale del Tribunale di Caltanissetta deve essere accolto e, conseguentemente, deve essere annullata la delibera della Camera dei deputati del 16 novembre 1999 che di tale conflitto è all'origine.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara che non spetta alla Camera dei deputati deliberare che i fatti per i quali è in corso presso la II sezione penale del Tribunale di Caltanissetta il procedimento penale a carico del deputato Vittorio Sgarbi, di cui al primo ricorso indicato in epigrafe, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, e conseguentemente annulla la deliberazione in tal senso adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 17 novembre 1999; 2) dichiara che non spetta alla Camera dei deputati deliberare che i fatti per i quali è in corso presso la I sezione penale del Tribunale di Caltanissetta il procedimento penale a carico del deputato Vittorio Sgarbi, di cui al secondo ricorso indicato in epigrafe, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, e conseguentemente annulla la deliberazione in tal senso adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 16 novembre 1999. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 ottobre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 novembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA