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pertanto, gli interventi prospettati dalla Masto si riferivano a edifici abusivi e ad aree vincolate a verde pubblico; le modifiche di destinazione d'uso delineate dalla società risultavano illegittime, tenuto conto della circostanza che le stesse non potevano avvenire per scopi residenziali; la Sovrintendenza aveva espresso parere negativo sul progetto presentato dalla società; poiché una porzione dell'area oggetto dell'istanza rientrava in un sito d'importanza comunitaria, risultava obbligatorio per gli interventi programmati lo studio d'impatto ambientale, che era stato omesso; in data 19 marzo 2015 il Comune comunicava alla Masto l'avvio del procedimento per l'annullamento dell'autorizzazione paesaggistica e del permesso di costruire in sanatoria relativo alle pratiche di condono; in data 31 ottobre 2016 la Masto Srl presentava nuovamente richiesta per il rilascio del titolo abilitativo e, nel corso della procedura, veniva acquisito il parere dell'avvocato del Comune, il quale con nota del 1° gennaio 2017 asseriva che il permesso di costruire rilasciato nel 2011 si era consolidato per effetto della mancata adozione di un atto in autotutela da parte dell'ente; con determina n. 313 dell'11 luglio 2017 il Comune, pertanto, annullava il procedimento di autotutela e convalidava il permesso di costruire in sanatoria, e successivamente rilasciava il titolo abilitativo, ritenendo la compatibilità urbanistica e edilizia del progetto presentato dalla società, ignorando i rilievi formulati nella nota citata; considerato che: ai sensi degli artt. 9, 41, 42, 44, 117 della Costituzione, la proprietà privata può essere limitata in forza di disposizioni di legge volte a tutelare interessi di preminente rilievo, quali l'ambiente e la salute dei cittadini nonché il razionale governo del territorio; nell'ambito dell'attività di pianificazione urbanistica il Comune può imporre vincoli, che limitano il godimento delle utilità connesse al diritto di proprietà, in ragione del perseguimento di interessi pubblici, e tra tali vincoli si inscrive la destinazione di un'area a verde pubblico, con conseguente limitazione della facoltà di edificare; la realizzazione di opere in violazione delle prescrizioni di legge e degli strumenti urbanistici integra un abuso, lesivo degli interessi dell'intera collettività, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali misure intendano adottare per evitare che sia pregiudicato il diritto dei cittadini al godimento di un'area destinata a verde pubblico e l'interesse della collettività al razionale governo del territorio. Atto n. 4-00842 LA MURA MONTEVECCHI NUGNES CASTELLONE Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il conservatorio di S. Maria delle Grazie è un istituto educativo sito nel centro storico di Sorrento (Napoli), fondato nel 1566 da una nobildonna sorrentina, Berardina Donnorso, con lo scopo di garantire l'istruzione alle fanciulle povere di Sorrento e delle zone limitrofe; per un certo periodo l'edificio è stato adibito a monastero per ospitare le monache di clausura, tuttavia, a partire dal 1886 il conservatorio è stato nuovamente utilizzato con lo scopo di assicurare il ricovero e l'educazione ai fanciulli poveri dei comuni di Sorrento, Piano di Sorrento, Sant'Agnello e Meta; ad oggi il conservatorio è una scuola parificata, che ha conservato la finalità originaria di tipo assistenziale, tanto che lo statuto stabilisce all'art. 1 che lo stesso "ha lo scopo di provvedere gratuitamente (...) al ricovero, mantenimento, educazione morale e fisica ed istruzione degli orfani e dei fanciulli poveri dei Comuni di Sorrento, Piano di Sorrento, Sant'Agnello e Meta", precisando che "Tale finalità sarà perseguita anche attraverso la gestione di asili nido e scuole sia materne che elementari, prevedendo agevolazioni anche economiche per gli iscritti in considerazione delle loro condizioni familiari ed economiche"; in data 31 novembre 2016 il presidente del conservatorio ha stipulato con la ditta individuale "Antonio Schisano" di Francesco Schisano un contratto di locazione, regolarmente registrato, con il quale ha concesso in godimento una porzione dell'edificio da adibire ad attività turistico-ricettiva; in particolare, la porzione immobiliare locata è destinata all'attività di affittacamere, alla vendita di cibi e bevande, anche alcoliche, di souvenir e simili, nonché alla prestazione di servizi di noleggio di mezzi di trasporto; l'art. 3 del contratto consente la ristrutturazione dell'immobile locato ai fini del suo adeguamento all'attività turistico-ricettiva; a seguito di istanza presentata dal signor Schisano, il Comune di Sorrento rilasciava il titolo abilitativo n. 16/2018, autorizzando l'esecuzione di opere interne di manutenzione straordinaria, e consentendo la variazione di categoria catastale dei subalterni n. 11, 15 e 17 da B/1 (collegi, convitti, educandati, orfanotrofi, ospizi, conventi, seminari, ricoveri, caserme) ad A10 (uffici e studi privati); considerato che: risulta inconciliabile con l'attività educativa svolta nel conservatorio e le sue finalità di tipo assistenziale l'esercizio, nel medesimo edificio, di attività di carattere lucrativo completamente avulse dalle suddette finalità, e che implicano lo svilimento del suo valore storico-culturale, oltre a compromettere il regolare svolgimento delle lezioni, tenuto conto del viavai dei turisti; la variazione di categoria catastale non rientra tra gli interventi integranti manutenzione straordinaria ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett. b) , del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380; l'immobile appartiene alla "zona A - insediamenti e nuclei premoderni" come indicata dall'art. 15, comma 5, lettera b) , del piano urbanistico comunale di Sorrento, il quale stabilisce che "Per i beni vincolati ai sensi del D.Lvo 42/2004 sono consentiti solo interventi di 'restauro' come definiti dall'art. 29 del medesimo D.Lvo, e dall'art. 8 del Ruec"; l'art. 15, comma 4, del piano consente destinazioni d'uso per attività turistico-ricettive solo se già esistenti, e legittima, con riferimento ai beni vincolati, esclusivamente interventi di restauro; nonostante quanto previsto dall'art. 3 del contratto di locazione e dalla normativa richiamata, il Comune ha autorizzato il conduttore ad eseguire un intervento edilizio non consentito dagli strumenti urbanistici; inoltre, la locazione della porzione immobiliare per attività turistico-ricettiva non rispetta gli standard urbanistici del piano comunale, in quanto estende le aree destinate ad attività terziarie in danno di quelle riservate all'istruzione, in assenza di un intervento in variante, tra l'altro, di difficile realizzazione;