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Regime di aiuti e norme per favorire il rimpatrio delle imprese italiane e in favore della riqualificazione di aree industriali dismesse. Onorevoli Senatori. – C'è un settore in Europa in cui l'Italia è all'avanguardia nel continente, lasciandosi alle spalle tutti i principali competitor occidentali, a partire da Germania e Stati Uniti. Si tratta del reshoring , vale a dire il processo di trasferimento globale o parziale verso il Paese di origine ( back-reshoring ) o in aree limitrofe ( near-reshoring ) delle produzioni manifatturiere che in precedenza, per ragioni di carattere prevalentemente economico, erano state delocalizzate in Paesi esteri molto distanti. Questo fenomeno, che si è palesato in modo naturale, è in parte figlio della crisi finanziaria che si e innescata nel 2008 e che ha imposto alle imprese un severo controllo sul fronte dei costi. È proprio in questo contesto che diversi governi in ambito europeo ed occidentale hanno iniziato a mettere a punto formule per incentivare le grandi industrie locali a riportare le produzioni in patria, nella speranza di accrescere l'indotto e, di riflesso, contribuire a mitigare l'annoso e diffuso problema di tassi di disoccupazione a doppia cifra. Le varie formule in cui il reshoring prende piede sono da anni oggetto di studio da parte del consorzio inter-universitaio «Uni-Club MoRe Back-Reshoring », che raduna numerosi studiosi degli atenei di Modena e Reggio Emilia, L'Aquila, Udine, Catania e Bologna. In uno degli ultimi approfondimenti effettuati, il pool di esperti ha messo sotto la lente di ingrandimento 102 decisioni di imprese italiane di back-reshoring e 12 di near-reshoring avvenute. La ricerca svela che i Paesi da cui le imprese hanno assunto la decisione di ritornare sono in netta prevalenza quelli asiatici (Cina in primo luogo), seguiti da quelli dell'Est Europa che rimangono tuttavia privilegiati per l'approdo in caso di near-reshoring . Per quanto riguarda i settori d'attività delle aziende che scelgono di rimpatriare le filiere di produzione, spiccano il fashion , l’ automotive e l'arredamento, i quali da soli rappresentano i due terzi del totale delle operazioni. Negli USA, il fenomeno di reshoring è stato oggetto di specifici interventi legislativi, in particolare tramite il Blue-print dell'amministrazione Obama ( The White House , 2012), che ha avviato una politica industriale basata sul back to manufacturing , non a caso teorizzato ad Harvard, e alla Reshoring Initiative di Harry Moser. L'amministrazione Trump sta utilizzando, in maniera secca ed istantanea la leva fiscale (i tagli delle aliquote aziendali dal 35 al 21 per cento), affiancata da incentivi al rimpatrio dall'estero di capitali fino a 2.600 miliardi e da una forte moral suasion . A cagione di ciò nella lista delle imprese intenzionate a tornare ad investire negli Stati Uniti si trovano sia l'America del 1900 sia l'America del 2000: ATT, Apple, la FCA (un miliardo di dollari in più sulla fabbrica di Warren in Michigan), General Motors e persino aziende straniere come Toyota-Mazda o la cinese Alibaba. Le stime provvisorie degli investimenti annunciati dalle sole multinazionali superano i 70 miliardi. Gli studi dimostrano il grande potenziale che gli Usa sembrano avere in termini di opportunità di rientro. Quanto alle motivazioni, dagli studi emerge che per le imprese americane è prioritaria l'esigenza di assicurare adeguati standard di qualità, mentre a livello di motivazioni aggregate i fattori di costo (del lavoro, di trasporto e totale) sono quelli prominenti. Non si dispone di dati riguardo la motivazione «incentivi al rimpatrio» per l'amministrazione Trump, ma si può certificare che fosse già al 13,7 per cento con la precedente amministrazione Obama. In Gran Bretagna (o meglio, nel Regno Unito – UK) la politica di reshoring è stata avviata dall'amministrazione Cameron dopo l'annuncio fatto al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2014 con l'obiettivo di creare 200.000 posti di lavoro nei settori tessile elettronica e macchinari, con un incremento del PIL da 6 a 12 miliardi di sterline. A partire dal 2014 UK Trade Investment (UKTI – www.ukyi.gov.uk/investintintheuk ) ha unito le forze con il Manufacturing Advisory Service (MAS) per il lancio di Reshore UK – Government advisor service for a welcoming economy . Sin dal 2011 UKTI ha individuato 1.500 produzioni manifatturiere che potenzialmente sarebbero potute tornare in UK e un sondaggio MAS ha evidenziato come le aziende chiedessero in primis la riduzione dei costi per spostare la produzione nel Regno Unito. Le altre principali motivazioni riguardavano la qualità dei prodotti e la riduzione dei tempi di consegna. Di conseguenza sono stati adottati strumenti di semplificazione legislativa, di flessibilità del mercato del lavoro, di riduzione della tassazione su lavoratori e imprese, di esenzione fiscale per i dividendi realizzati all'estero dalle imprese residenti e di fornitura di energia a basso costo. MAS supporta le imprese che intendono tornare con la consulenza su incentivi ed agevolazioni, con strumenti di supporto per l'approdo sui mercati, con interventi di coordinamento tra imprese rientranti e fornitori locali ( supply chains ) con la consulenza per la definizione di strategie a breve e lungo termine. Infine il Dipartimento governativo UK Trade Investment oltre a supportare le imprese UK all'estero, si occupa anche di reshoring e degli investimenti di imprese estere in UK. I risultati sono che tra il 2014 e il 2017 un sesto delle 300 imprese associate in EEF – The Manufacturers'Organisation ha riportato le attività produttive in UK nonostante la Brexit. La Francia ha una lunga tradizione nell'assistenza attiva agli investitori. Gli obiettivi del Governo sono la creazione di un milione di posti di lavoro nel prossimo decennio per reshoring , rilanciando il « made in » ( Origine France Garantie ) e riorientando la competitività del Paese. La Francia dispone già della migliore detrazione fiscale in Europa per ricerca e innovazione e di un regime fiscale attraente per società finanziarie e per sedi centrali ( Headquarters ) di grandi imprese. Nell'ambito della legge finanziaria 2018 la Francia ha deliberato specifici interventi per l'attrazione delle scelte di rilocalizzazione dei servizi assicurativi e finanziari. L'agenzia AFII ( Invest in France agency ) è collegata con una pluralità capillare di agenzie di promozione e sviluppo a livello regionale, metropolitano e aggregazioni di vario genere ( communautè ). Tramite il sito «Colbert 2.0» fornisce un piano di azione per la rilocalizzazione, oltre a strumenti di sostegno finanziario e a contatti con le realtà locali. Esiste un Fondo di rivitalizzazione ( Fond de revitalization ) per favorire la rilocalizzazione in aree industriali dismesse. Quel che emerge chiaro da questi dati comparativi è che l'Europa sta via via riscoprendo la propria vocazione manifatturiera e va prendendo coscienza del fatto che non di rado i benefici economici attesi dalla delocalizzazione delle filiere produttive si siano rivelati inferiori rispetto al premio che i consumatori sono disposti a riconoscere per produzioni « made in ».