[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 444 del codice di procedura penale, promosso dal Tribunale ordinario di Marsala, in composizione monocratica, nel procedimento penale a carico di G. P., con ordinanza del 1° dicembre 2022, iscritta al n. 33 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13, prima serie speciale, dell'anno 2023. Visto l'atto d'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 19 marzo 2024 il Giudice relatore Franco Modugno; deliberato nella camera di consiglio del 19 marzo 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 1° dicembre 2022, iscritta al n. 33 del registro ordinanze 2023, il Tribunale ordinario di Marsala, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 444 del codice di procedura penale, nella parte in cui, nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti per reati contravvenzionali, prevede la diminuzione della pena fino a un terzo, anziché fino alla metà. 1.1.- Il giudice a quo riferisce di essere investito del processo nei confronti di una persona imputata della contravvenzione di violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, di cui all'art. 75, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136). Dichiarata l'assenza dell'imputato, si era dato atto del mancato consenso del pubblico ministero a una precedente richiesta di applicazione della pena, formulata dal difensore ai sensi dell'art. 444 cod. proc. pen. : mancato consenso motivato con il rilievo che il difensore aveva richiesto una riduzione premiale della pena nella misura della metà, superiore a quella consentita. A fronte di ciò, il difensore ha eccepito l'illegittimità costituzionale, in parte qua, del citato art. 444 cod. proc. pen. , per violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost. L'eccezione si basa sulla considerazione che l'art. 1, comma 44, della legge 23 giugno 2017, n. 103 (Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario), modificando il comma 2 dell'art. 442 cod. proc. pen. , ha stabilito per il giudizio abbreviato una diminuzione premiale della pena della metà quando si procede per una contravvenzione, senza operare un parallelo adeguamento del comma 1 dell'art. 444 cod. proc. pen. , il quale continua a prevedere la riduzione della pena fino a un terzo, anche quando il patteggiamento riguardi un reato contravvenzionale. Si sarebbe in questo modo creata - secondo il difensore - una discrasia contrastante con i principi del giusto processo, di eguaglianza e di inviolabilità del diritto di difesa. 1.2.- Ad avviso del giudice a quo, le questioni così prospettate sarebbero rilevanti - dovendo egli fare applicazione della norma censurata per decidere sulla richiesta di patteggiamento - e al tempo stesso non manifestamente infondate. La scelta legislativa di prevedere, per il medesimo reato di natura contravvenzionale, una riduzione della pena fino a un terzo nel caso di patteggiamento, diversamente da quanto avviene per il giudizio abbreviato - che assicura una riduzione della metà -, si rivelerebbe, infatti, «foriera di esiti applicativi discriminatori», incompatibili con i principi di ragionevolezza e di eguaglianza, specie ove si consideri che il rito del patteggiamento è quello che garantisce la massima economia processuale e la più rapida definizione dei procedimenti. L'irragionevolezza della sperequazione apparirebbe ancor più evidente nel caso in cui l'imputato opti per il rito abbreviato cosiddetto condizionato, di cui all'art. 438, comma 5, cod. proc. pen. In tale ipotesi, vengono infatti incluse nel bagaglio conoscitivo del giudice una o più prove, la cui assunzione determinerebbe un inevitabile allungamento dei tempi processuali (richiedendo non di rado la celebrazione di più udienze). Le sentenze rese ai sensi dell'art. 444 cod. proc. pen. sono, inoltre, inappellabili, potendo essere impugnate solo con ricorso per cassazione, mentre nel caso di rito abbreviato l'imputato resta abilitato a proporre i normali mezzi di gravame. Tutto ciò renderebbe irragionevole, «se non paradossale», la mancata estensione al patteggiamento dell'entità della riduzione premiale della pena prevista per il giudizio abbreviato, quando si proceda per reati contravvenzionali. 2.- È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o non fondate. 2.1.- In via preliminare, la difesa dell'interveniente eccepisce l'inammissibilità delle questioni, per insufficiente descrizione della fattispecie concreta e difetto di motivazione sulla rilevanza. Il giudice a quo avrebbe, infatti, omesso di indicare la condotta contestata e il tempus commissi delicti, e avrebbe giustificato la rilevanza delle questioni con una mera formula di stile («dovendo[si] fare applicazione dell'art. 444 c.p.p.»), senza dedurre alcunché in ordine alla sussistenza dei presupposti per l'applicabilità del rito richiesto, ossia alla sussistenza, o no, di cause di proscioglimento ai sensi dell'art. 129 cod. proc. pen. e alla corretta qualificazione giuridica del fatto. Tali omissioni, non emendabili tramite la lettura diretta degli atti del giudizio, stante il principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione, impedirebbero a questa Corte di verificare la rilevanza delle questioni, facendole apparire come premature e ipotetiche. Le questioni sollevate in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost. sarebbero, altresì, inammissibili per difetto di motivazione sulla non manifesta infondatezza, avendo il rimettente evocato tali parametri senza enunciare affatto le ragioni della loro asserita violazione. 2.2.- Nel merito, la questione sollevata in riferimento all'art. 3 Cost. - alla quale l'Avvocatura dello Stato limita la sua analisi, stante la rilevata totale assenza di motivazione riguardo agli altri parametri - si rivelerebbe palesemente non fondata. Il rimettente avrebbe censurato il diverso trattamento dei due riti alternativi quanto allo sconto di pena senza considerare le differenze strutturali intercorrenti tra essi, che non consentirebbero un valido raffronto comparativo. Al riguardo, sarebbe sufficiente richiamare la diversità di disciplina relativa alla sospensione condizionale, alla cui concessione può essere subordinata la richiesta di patteggiamento, ma non quella di giudizio abbreviato;