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sappiamo tutti che i diritti umani, per come noi li concepiamo, non sono adeguatamente rispettati in Libia. Sappiamo benissimo che nei campi di detenzione - a volte non sappiamo nemmeno chi detiene chi - lo standard dei diritti umani, per come noi lo interpretiamo, non è garantito. Cosa dovrebbe fare, però, il Governo di un Paese come l'Italia? Che cosa dovevano fare i Governi precedenti? Non dimentichiamo, infatti, e lo ha detto anche il ministro Salvini (avrei avuto piacere che lo dicesse di più ma comunque l'ho sentito, per cui l'ha detto), che il lavoro non parte da zero perché con la ministra Pinotti e il ministro Minniti avevamo già drasticamente ridotto gli sbarchi. È bello o brutto ridurre gli sbarchi? Colleghi, cosa volete che vi diciamo? È l'unica strada possibile oggi perché noi rischiamo, se non seguiamo la via di dare più ordine agli arrivi nel nostro Paese, di veder nascere il razzismo tra le classi popolari di questo Paese che si vedono insidiate dall'arrivo sconclusionato e scomposto dei migranti. Non è un problema di destra o di sinistra, è un problema di buon senso. Tutti noi sappiamo di essere orgogliosi di ciò che fa la Guardia costiera italiana, di quello che fanno i militari italiani, dei salvataggi che, dal Governo Letta in poi, in linea di continuità tutte le forze militari italiane hanno fatto; e vogliamo che continuino a fare. Siamo rassicurati da ciò che ha detto il ministro Moavero Milanesi ieri: vogliamo che si continuino a salvare vite umane ma, nello stesso tempo, non possiamo non porci il problema di cercare di regolare questo fenomeno. Se non lo regoliamo, infatti, ne saremo inevitabilmente sommersi e - aggiungo io - ne saranno sommerse le forme democratiche come noi le concepiamo nelle società occidentali ed europee. Dunque, lasciamo perdere queste dieci motovedette: è ovvio che noi non possiamo che dare un parere positivo. Io mi auguro veramente, però, che questo dibattito sia e voglia segnare un momento di riflessione comune su ciò che è questo fenomeno, che arriva dal Mar Mediterraneo in modo travolgente anche per le questioni demografiche. Sappiamo tutti, infatti, di aver bisogno degli extracomunitari, ma sappiamo anche di avere qui, tra i banchi del Parlamento, persone che vengono da Paesi diversi e che si sono integrate secondo un ordine e un rispetto delle regole che è esattamente quello che noi vogliamo per tutti coloro che arrivano qui come punto di unione nazionale. (Applausi della senatrice Lonardo). Io ero Presidente della Camera, eletto dal centrodestra, e mi dichiarai favorevole, quindici anni fa, allo ius soli . Nessuno disse niente, perché allora lo ius soli non era elemento divisivo come è diventato quindici anni dopo. Siamo andati avanti o siamo andati indietro? Siamo andati indietro, purtroppo. Qui bisogna cercare, piano piano, di andare avanti tutti assieme ed evitare che questi argomenti diventino i temi principe della campagna elettorale. Perché se invece lo saranno, nessuno riuscirà ad affrontarli in modo razionale. La politica si fa col cuore e con la mente. Noi dobbiamo farla col cuore, col cuore salviamo le vite umane e con il cuore cerchiamo di dare solidarietà. Io ricordo quando andai a Lampedusa e la polizia mi chiese se volevo entrare in una casetta. Entrai in una casetta dove c'erano tre somali: papà, mamma e una bambina. I genitori avevano perso tre figli nella traversata. Erano partiti da Mogadiscio con quattro figli ed erano rimasti con una bambina che, sperduta, aveva un giochino con cui si trastullava. Questi due genitori avevano gli occhi che guardavano nel vuoto. Ebbene queste tragedie sono la catena di tante tragedie che, dalla Turchia alla Grecia a Lampedusa ad altre parti dell'Europa, noi possiamo vivere tutti i giorni. Noi dobbiamo essere intrisi di senso di umanità ma, avendo il compito di guidare i nostri Paesi, dobbiamo anche essere intrisi di razionalità. Se, infatti, perdiamo il senso di razionalità, sappiate, cari amici, che di buone intenzioni sono lastricate le vie dell'inferno e noi rischieremmo, pertanto, anche per fare in buona fede delle cose buone, di produrre dei pessimi risultati. Dunque, il voto a favore e di condivisione su questo decreto-legge va oltre, per il Gruppo Per le Autonomie, il dibattito di oggi. È un modo con cui noi vogliamo affrontare il problema assieme a voi, maggioranza e opposizione, perché su questo non ci devono essere confini e ci deve essere la capacità di guardare assieme ai problemi del nostro tempo e anche ai problemi di questa nostra Italia, che vuole coniugare umanità e legalità. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Ne ha facoltà. BERARDI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, sono onorato di intervenire per la prima volta in questa Aula ed in particolar modo di farlo oggi in merito ad un provvedimento riguardante la sicurezza delle nostre coste. Va detto subito che il provvedimento in esame persegue l'idea di affidare alla Guardia costiera libica il controllo delle proprie coste e, a tal fine, prevede qualcosa di concreto per ottenere tale scopo. I libici hanno interesse ad avere il controllo delle proprie coste e delle proprie acque territoriali. L'Italia ha attenzione a che, in conseguenza di un più puntuale controllo delle coste libiche, partano meno imbarcazioni. Meno partenze significa soprattutto - che è la cosa che ci sta più a cuore - meno persone a rischio di morire. Come abbiamo visto, infatti, alcune imbarcazioni fatiscenti, ovvero preda delle condizioni del mare inclemente, ma anche, ove trattasi di scafi affidabili, con un carico smisurato di persone, finiscono ben presto in modo tragico la propria traversata. Il Mar Mediterraneo ha inghiottito 30.000 persone negli ultimi quindici anni: un'intera città deglutita da un mare incolpevole. Le speranze di una vita migliore sono finite per questi uomini, donne, ragazzi e bambini, prima ancora di mettere piede sulla terra tanto agognata. Molti scappano dai propri Paesi a causa delle guerre o di terribili condizioni che azzerano i loro diritti civili o le loro libertà. Non è giusto, tuttavia, che partano mettendosi nelle mani di mercanti di uomini a cui non interessa nulla del loro destino. Le partenze vanno fermate, ma non vanno fermati gli arrivi. Chi ha diritto a ottenere una protezione internazionale, che è disciplinata dal diritto internazionale e dal diritto europeo, deve poter raggiungere l'Europa - lo ripeto, l'Europa - in modo sicuro. I corridoi umanitari devono essere aperti per i rifugiati. Chi ha diritto a un permesso di soggiorno in quanto rifugiato deve poter raggiungere il territorio europeo in modo dignitoso e deve essere accolto come un fratello. Quello di cui non abbiamo assolutamente bisogno è una migrazione irregolare che non distingua tra chi ha diritto e chi non può accampare alcun diritto. II rispetto del diritto è alla base di ogni civiltà; se mancasse questo, verrebbe meno il nostro stesso stato di diritto.