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Una seconda problematica è quella relativa alle fattispecie della «modalità non commerciale». Quest'ultima è stata definita con il regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 200 del 2012, che ha specificato le modalità e le procedure per l'applicazione proporzionale dell'esenzione dall'IMU per le unità immobiliari destinate ad un'utilizzazione mista. Il regolamento, all'articolo 3, stabilisce che le attività istituzionali sono svolte con modalità non commerciali quando l'atto costitutivo o lo statuto dell'ente non commerciale prevedono: « a) il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'ente, in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge, ovvero siano effettuate a favore di enti che per legge, statuto o regolamento, fanno parte della medesima e unitaria struttura e svolgono la stessa attività ovvero altre attività istituzionali direttamente e specificamente previste dalla normativa vigente; b) l'obbligo di reinvestire gli eventuali utili e avanzi di gestione esclusivamente per lo sviluppo delle attività funzionali al perseguimento dello scopo istituzionale di solidarietà sociale; c) l'obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente non commerciale in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altro ente non commerciale che svolga un'analoga attività istituzionale, salvo diversa destinazione imposta dalla legge». Fondamentale è però l'articolo 4 il quale, al comma 3, prevede che lo svolgimento di attività didattiche si ritiene effettuato con modalità non commerciali se: « a) l'attività è paritaria rispetto a quella statale e la scuola adotta un regolamento che garantisce la non discriminazione in fase di accettazione degli alunni; b) sono comunque osservati gli obblighi di accoglienza di alunni portatori di handicap , di applicazione della contrattazione collettiva al personale docente e non docente, di adeguatezza delle strutture agli standard previsti, di pubblicità del bilancio; c) l'attività è svolta a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto dell'assenza di relazione con lo stesso». In particolare, in merito alla retta, il Ministro dell'economia e delle finanze ha adottato un ulteriore decreto, in data 26 giugno 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 153 del 4 luglio 2014, recante approvazione del modello di dichiarazione dell'IMU e della TASI per gli enti non commerciali, con le relative istruzioni, stabilendo che possono fruire della esenzione IMU gli enti non commerciali che gestiscono scuole paritarie, anche se queste richiedono una retta alle famiglie, purché queste siano inferiori al costo sostenuto dallo Stato per ogni alunno della scuola statale. A tal fine il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha pubblicato i costi rilevati dall'OCSE, degli alunni della scuola statale di ogni ordine e grado (il costo medio è di 6.882,78 euro all'anno per ogni alunno di scuola statale). Il decreto si è reso necessario in seguito alle osservazioni sollevate dall'Unione europea sui presunti «aiuti di Stato» nell'esenzione dall'IMU per le scuole paritarie: in questo modo si erano quantificati i parametri entro i quali considerare «simbolica» la retta pagata e non rientrare così in possibili sanzioni europee. È utile però anche ricordare che la stessa Commissione, con la decisione 2013/284/UE del 19 dicembre 2012, ha riconosciuto all'attività didattica la qualifica di modalità non commerciale quando: l'attività è paritaria rispetto all'istruzione pubblica e la scuola garantisce la non discriminazione in fase di accettazione degli alunni; la scuola accoglie gli alunni portatori di handicap , applica la contrattazione collettiva, ha strutture adeguate agli standard previsti e prevede la pubblicazione del bilancio. Ma soprattutto, anche la Commissione europea ha riconosciuto la persistenza della natura non commerciale di tali enti, anche nel caso in cui sia richiesta una retta. Infatti, nel prosieguo della stessa decisione, si legge: «La natura non economica dell'istruzione pubblica non viene in linea di principio contraddetta dal fatto che talvolta gli alunni o i loro genitori debbano versare tasse scolastiche o di iscrizione, che contribuiscono ai costi di esercizio del sistema scolastico, purché tali contributi finanziari coprano solo una frazione del costo effettivo del servizio e non possano pertanto considerarsi una retribuzione del servizio prestato. [...] Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che le rette di importo simbolico cui si riferisce il decreto non possano essere considerate una remunerazione del servizio fornito». In base a simili considerazioni svolte, che mettono in rilievo quale sia lo stato di totale incertezza del diritto in questa materia, è necessario un preciso e chiaro intervento del legislatore nazionale che stabilisca la natura delle scuole paritarie e riconosca loro, senza dubbio, l'esenzione dal pagamento dell'IMU in quanto rientranti nel trattamento fiscale agevolato previsto dal combinato disposto dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997 e dell'articolo 7, comma 1, lettera i) , del decreto legislativo n. 504 del 1992. Spesso infatti, i comuni accertatori sollevano il problema della retta a prescindere dall'ammontare della stessa, in virtù di tale vulnus legislativo. Il presente disegno di legge prevede quindi, all'articolo 1, la specificazione dell'esenzione per gli immobili con destinazione mista, relativamente alla frazione di unità immobiliare destinata esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività didattiche delle scuole paritarie. L'articolo 2 definisce per legge nazionale i criteri che già il regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 200 del 2012 aveva stabilito all'articolo 3, in modo da fugare ogni dubbio sulla natura non commerciale degli enti in oggetto e sullo svolgimento con modalità non commerciali dell'attività didattica. Ma soprattutto si specifica la quantificazione della retta al fine di rientrare nei parametri di ente non commerciale riprendendo sia le indicazioni della Commissione europea che quelle della legislazione secondaria, nonostante la maggior parte degli istituti ecclesiastici sia già allineata a tale limite, ancorando il limite massimo a quello stabilito dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nel 2014.. 1 (Modifica al decreto legislativo n. 504 del 1992) 1 All'articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, è aggiunta, in fine, la seguente lettera: « i-bis) gli immobili con destinazione mista, relativamente alla frazione di unità immobiliare destinata esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività didattiche di cui all'articolo 1, comma 8, secondo periodo, della legge 10 marzo 2000, n. 62».