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Dalla scheda tecnica predisposta per i nuovi impianti di Favignana e Portopalo emerge che la portata radar strumentale non sarà inferiore a 90 NM (miglia nautiche), "con distanza minima di rilevazione bersagli dall'antenna uguale/inferiore a 50 mt. e discriminazione tra bersagli uguale/inferiore a 50 mt". All'impianto sarà aggregato un gruppo generatore (220V/50Hz 6Kw) carrellabile a benzina/ diesel quale alimentazione di backup in caso di avaria alla rete dello shelter principale. È previsto inoltre un impianto di connessione telefonica e internet e un modem esterno di almeno 4G e un sistema di climatizzazione "in grado di assicurare, con tensione di alimentazione 220V/50Hz, a fronte di una temperatura esterna da - 5°C a + 43°C, una temperatura interna da + 18°C a + 24°C". A questo si aggiunga una dimensione esterna di 2.991 mm (lunghezza), 2.438 mm (larghezza) e 2.428 mm (altezza). Nessun'altra informazione viene fornita sulle emissioni elettromagnetiche delle antenne; dalla precisa descrizione tecnica ed estetica dello shelter sembra emergere un forte impatto visivo e sonoro; secondo il cronogramma predisposto dalla Marina militare i due sistemi dovranno essere sottoposti a collaudo improrogabilmente entro il 31 maggio 2022 per divenire pienamente operativi entro il 30 giugno; rilevato che: secondo quanto risulta agli interroganti, le amministrazioni dei due comuni investiti del descritto programma di installazione degli impianti radar non hanno ricevuto formale avviso in merito all'avvio della procedura; la rilevanza strategico-militare degli impianti, le caratteristiche tecniche e le potenziali emissioni hanno generato forte allarme e preoccupazione tra cittadini e associazioni. Il timore diffuso è che la realizzazione degli impianti possa mettere a rischio due territori di straordinaria bellezza naturale e paesaggistica, la cui economia si basa prevalentemente sul turismo durante la stagione estiva; con particolare riferimento all'impianto di Favignana, recentemente è stata richiesta dall'amministrazione comunale un'immediata sospensione dei lavori in attesa di un confronto pubblico sugli effetti delle emissioni; un'analoga richiesta è stata effettuata dal sindaco di Portopalo con riferimento all'impianto ivi programmato, ricevendo accoglimento, si chiede di sapere: per quale motivo la realizzazione degli impianti sia stata avviata senza dare preventivo avviso alle amministrazioni coinvolte, nonché alla cittadinanza, visto il potenziale forte impatto ambientale e sociale di tali infrastrutture militari; in base a quale interesse strategico sia stata individuato l'ambito territoriale di Favignana, area marina protetta, la cui economia si basa prevalentemente sui settori primario e terziario; se siano stati attentamente valutati i concreti rischi per l'ecosistema e per la salute umana derivanti dalla realizzazione dei suddetti impianti; se il Ministro in indirizzo non ritenga di sospendere immediatamente l' iter per la costruzione almeno fintanto che non saranno resi noti dati certi sulle radiazioni emesse e sui possibili danni consequenziali. Atto n. 4-06637 DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che: nel territorio di Anzio (Roma) risultano fortemente radicate associazioni di tipo mafioso che portarono, alla luce di gravi episodi intimidatori ai danni di amministratori e politici locali tra il 2012 e il 2016, nonché di alcune inchieste riguardanti esponenti politici locali, alla presentazione di diverse interrogazioni che chiedevano al Ministro dell'interno pro tempore di valutare la nomina di una commissione di accesso in seno al Comune di Anzio per verificare l'esistenza di eventuali presupposti dell'applicazione degli art. 141 e 143 del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000; un'ulteriore interrogazione è stata presentata, da parte dell'interrogante, in seguito alla relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere del 7 febbraio 2018, ove si leggeva: "Alla luce del quadro d'insieme dei documenti e degli elementi di informazione acquisiti dalla Commissione nel corso dei lavori, nonché dalle risultanze del processo 'Mala Suerte', e dell'inchiesta 'Evergreen', appare pertanto auspicabile svolgere quanto prima una nuova valutazione, complessiva e approfondita, della situazione della legalità nel comune di Anzio, al fine di verificare compiutamente la sussistenza degli elementi di legge per nominare una commissione d'accesso in seno al comune, ai sensi dell'articolo 143 del TUEL"; inoltre, nel maggio 2018 veniva distrutta da un incendio la "Smart" della dirigente del commissariato di Polizia di Anzio e Nettuno, il vicequestore Adele Picariello. Pochi mesi dopo viene intercettata una missiva con un proiettile e un messaggio: "stai zitta". La missiva era indirizzata al segretario generale del Comune di Anzio pro tempore Marina Inches. Un articolo pubblicato su "la Repubblica" del 24 aprile 2018 riportava le dichiarazioni del prefetto pro tempore Paola Basilone nel corso della presentazione del rapporto mafie nel Lazio: "Il mio grande rammarico è il non aver trovato elementi per inviare una commissione d'accesso nel comune di Anzio". Eppure, continua la giornalista, aveva dichiarato che gli elementi c'erano e che avrebbe "proceduto in fretta"; la questione della Commissione d'accesso per verificare l'esistenza di eventuali presupposti dell'applicazione degli art. 141 e 143 del testo unico sugli enti locali era già stata posta in più di un'occasione, ma non aveva mai trovato un impegno efficace da parte delle istituzioni; da sottolineare anche alcune dichiarazioni del 2020 del sindaco di Anzio, Candido De Angelis, che nel corso di una trasmissione televisiva locale rispondeva: "Publio Razza prima ha detto una cosa, io ho sorvolato però non aveva torto perché il commissariamento era partito, la Angeli non aveva torto. Poi diciamo che le vie della politica sono infinite ... ". Una dichiarazione estremamente grave che faceva riferimento ad interferenze della politica nelle decisioni del prefetto di Roma; nelle ultime settimane la situazione è giunta ad un livello di gravità senza precedenti: una retata della DDA e dei carabinieri di Roma ha portato all'arresto di sessantacinque persone appartenenti a cosche di 'ndrangheta, tra cui anche due carabinieri. Ai soggetti sono contestati i reati di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso, cessione e detenzione ai fini di spaccio, estorsione aggravata e detenzione illegale di arma da fuoco, fittizia intestazione di beni e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti aggravato dal metodo mafioso; le indagini del PM Giovanni Musarò, per anni PM antimafia a Reggio Calabria, avrebbero dimostrato l'esistenza di un'articolazione operante sul territorio dei comuni di Anzio e Nettuno.