[pronunce]

f) l'art. 29, il quale, in relazione alle concessioni di distribuzione di energia allo stato in vigore, consente alle «amministrazioni competenti» di richiedere di integrare o sostituire «i disciplinari accedenti» a tali concessioni con i contratti di servizio previsti dall'art. 28, ovvero di formulare, in caso non si addivenga a tale integrazione, «indicazioni» vincolanti per il concessionario, salvo un eventuale indennizzo. Sarebbe così violato nuovamente «il principio fondamentale della concessione statale», il quale impedirebbe di prevedere condizioni differenziate per ciascuna Regione ; g) l'art. 32, il quale stabilisce che i contratti di cui all'art. 28 e le convenzioni di cui all'art. 29 «sono stipulati anche a favore dei consumatori», in asserita violazione del «principio fondamentale della concessione statale»; h) l'art. 30, nella parte in cui (comma 1) consente di attribuire, su richiesta, la qualifica di «idoneo» ad ogni cliente finale a partire dal 1° gennaio 2006, mentre l'art. 14, comma 5-quinquies, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, in attuazione dell'art. 21 della direttiva 2003/54/CE, fissa tale data al 1° luglio 2007. La disposizione regionale violerebbe così l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto in contrasto con un principio fondamentale della materia, nonché l'art. 117, primo comma, in quanto confliggente con la normativa comunitaria. Inoltre, i commi 3 e 4 del medesimo art. 30 violerebbero l'art. 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione ('tutela della concorrenza'), in quanto fisserebbero le modalità della prestazione del servizio incidendo sulla struttura del mercato e sul suo carattere concorrenziale; i) l'art. 33, nella parte in cui consente alla Regione di valutare segnalazioni di consumatori, imprese e parti sociali circa l'adeguatezza del servizio (comma 1) e di promuovere «forme opportune a garantire l'efficacia delle segnalazioni e dei reclami proposti dai singoli consumatori» (comma 2), violerebbe il principio fondamentale, espresso dall'art. 2, comma 12, lettera m), della legge n. 481 del 1995, secondo cui spetta all'Autorità per l'energia elettrica e il gas prendere in considerazione reclami ed istanze dei consumatori. Sarebbe così leso l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, nonché l'art. 117, primo comma, posto che l'attribuzione della competenza sopra indicata all'Autorità sarebbe imposta dalla direttiva 2003/54/CE. Inoltre, sarebbe violato l'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione ('tutela della concorrenza'), perché, «prevedendo tutele diverse su base regionale» si ripartirebbe un mercato, «unico e uniforme», per comparti; l) l'art. 38, nella parte in cui attribuisce alla Giunta regionale il potere di rilasciare autorizzazione in sanatoria su linee ed impianti elettrici aventi tensione compresa tra 30.000 e 150.000 volts già realizzati al momento di entrata in vigore della legge regionale impugnata, senza distinguere tra impianti nazionali e locali, contrasterebbe con il principio fondamentale enunciato dall'art. 1-sexies, comma 1 (il ricorrente non specifica l'atto normativo cui andrebbe riferita la disposizione assunta a parametro interposto; il richiamo potrebbe intendersi operato all'art. 1-sexies, comma 1, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239, recante: “Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia”, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290), il quale attribuisce la competenza al rilascio dell'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di elettrodotti alle amministrazioni statali; m) l'art. 42, nella parte in cui dispone la cessazione dell'efficacia, nella Regione Toscana, degli articoli 111, 112, 113 e 114 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1177 (recte: 1775) (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici) L'art. 113 del regio decreto n. 1775 del 1933 viene richiamato dall'art. 96 (recte: 95) del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche), il quale sarebbe espressivo di un principio fondamentale. Inoltre si imputa genericamente all'intero art. 42 di non «distinguere tra le norme che costituiscono principi fondamentali e le altre». 2. – Si è costituita in giudizio la Regione Toscana, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e infondato. Quanto all'art. 3 della legge regionale n. 39 del 2005, la resistente osserva che esso è soltanto «censurato in quanto richiama norme successive impugnate». Quanto all'art. 11, la Regione sostiene che esso, richiamando l'applicabilità degli articoli 52-ter e 52-quater del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità. -Testo A-), garantirebbe il rispetto della normativa statale in materia espropriativa. Quanto agli articoli 13 e 26, il divieto di subordinare l'autorizzazione ad accordi circa misure compensative non costituirebbe un principio fondamentale della legislazione nazionale e sarebbe, inoltre, illogico e irrazionale. Quanto agli articoli 27 e 28, essi sarebbero espressivi della potestà legislativa residuale della Regione in materia di «distribuzione locale» dell'energia, ovvero della competenza regionale concorrente prevista dall'art. 117, terzo comma, della Costituzione in materia di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia”. Quanto agli articoli 29 e 32, essi farebbero salve le attribuzioni dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, mentre la legge n. 239 del 2004 non precluderebbe alle Regioni di stipulare contratti di servizio con il «gestore» dello stesso. Quanto all'art. 30, tale disposizione, nel richiamare il d.lgs. n. 79 del 1999 e nel prevedere azioni di promozione della concorrenza, sarebbe rispettoso dell'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione. Quanto all'art. 33, esso non inciderebbe sulle attribuzioni dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, e sarebbe compatibile con la competenza legislativa concorrente della Regione «in materia di energia». Quanto all'art. 38, la disposizione riguarderebbe una fattispecie «già rientrante nelle competenze regionali». Quanto all'art. 42, esso riguarderebbe i soli impianti di competenza regionale e degli enti locali, in relazione agli articoli 117 e 118 della Costituzione in materia di produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica, senza interferire con i principi della legislazione statale. 3. – Nell'imminenza dell'udienza pubblica, l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria, insistendo per l'accoglimento del ricorso.