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Articolo 20: Scuola dell'infanzia Non è prevista alcuna forma di anticipo nell'iscrizione a tale segmento della scuola di base e il terzo anno rientra, come già detto, nell'obbligo scolastico. Due docenti, contitolari e corresponsabili, sono assegnati ad ogni classe, non più «sezione» in coerenza col resto della scuola statale, e garantiscono almeno dieci ore di compresenza sulle quaranta settimanali, previste. È prevista una flessibilità nella frequenza, concordata tra famiglie e scuola, per venire incontro a particolari bisogni dei bambini/e. Articolo 21: Scuola elementare Anche nella scuola elementare non è prevista alcuna forma di anticipo e si è ripristinata l'offerta di due modalità organizzative, quella modulare di trenta ore e il tempo pieno di quaranta ore, intesi come progetti didattici unitari. Il disegno di legge fissa a quindici -- prevedendo deroghe in situazioni particolari -- il numero minimo di alunni/e per formare una classe, secondo le scelte espresse dalle famiglie. L'organico dei/delle docenti è fissato in almeno tre per ogni due classi a modulo e almeno due per ogni classe a tempo pieno. Essi/e operano collegialmente ed utilizzano le compresenze (almeno tre ore settimanali per ogni classe a modulo ed almeno quattro ore settimanali per ogni classe a tempo pieno) per favorire l'arricchimento del percorso formativo ed il recupero delle situazioni di svantaggio. Non è previsto l'esame di Stato nel passaggio tra scuola elementare e scuola media, perché esse sono due segmenti (non gradi) di uno stesso ordine di scuola, la scuola di base, in ottemperanza a quanto previsto dalla Costituzione all'articolo 33, quinto comma. Articolo 22: Scuola media La scuola media offre due modelli didattici, uno a trenta ore e uno a trentasei ore, fatte salve le sperimentazioni a quaranta ore. Il limite di quindici alunni/e è il minimo -- con le deroghe già citate -- per formare una classe sulla base delle scelte dei genitori. Nel testo è confermato il valore delle compresenze che vanno previste per attività interdisciplinari, di laboratorio, curricolari. Non ci siamo però nascosti le difficoltà di questo segmento di scuola e per questo motivo nel disegno di legge abbiamo previsto la possibilità di sperimentazioni che permettano, in prospettiva, l'unificazione tra scuola elementare e scuola media. È per noi indifferibile un percorso di riflessione e sperimentazione che vada in questa direzione, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Articoli da 23 a 28: Scuola superiore La scuola superiore, come si vede anche dal numero di articoli ad essa dedicati, richiede molte attenzioni, anche perché si tratta dell'ordine di scuola in cui meno si è intervenuti nella storia della Repubblica. La scuola superiore è articolata in un biennio unitario ed in un triennio di indirizzo. Alcuni vorrebbero salvaguardare il principio della doppia intelligenza, secondo cui l'intelligenza di tipo pratico non potrebbe trovare spazio nella scuola, ma dovrebbe essere incanalata più o meno precocemente verso la formazione professionale o un'istruzione di livello inferiore. Crediamo che questo sia solo un modo mascherato di contravvenire al princìpio costituzionale secondo cui tutti hanno diritto a raggiungere i più alti livelli di istruzione e compito della Repubblica è quello di rimuovere ostacoli di tipo economico e materiale che lo impediscono. Riteniamo che la proposta, che prevede che tutti i ragazzi e le ragazze vadano a scuola fino al compimento del diciottesimo anno di età e che solo dopo possa esservi spazio per la formazione professionale, rappresenti una rivoluzione copernicana dell'attuale istruzione superiore, che può far compiere al Paese, dopo quaranta anni, un balzo culturale in avanti paragonabile a quello seguito all'istituzione della scuola media unificata. Il biennio unitario ha una forte impostazione laboratoriale ed ha un curricolo di base di trenta ore, uguale in tutti gli istituti superiori, a cui si aggiungono sei ore di orientamento. Nel biennio il passaggio da un istituto all'altro è libero, non si prevede cioè alcun esame integrativo per le materie di orientamento, ma solo moduli di integrazione attivati dalla scuola di accoglienza. Le attività svolte nelle sei ore di orientamento offrono agli allievi/e un primo approccio alle discipline che caratterizzano gli indirizzi presenti nell'istituto prescelto. Il triennio delle superiori prevede cinque macroaree, ciascuna delle quali è ripartita in indirizzi con un proprio monte ore settimanale. Le cinque macroaree sono: umanistica, scientifica, tecnico-professionale, artistica, musicale. Il testo non cita gli indirizzi, la cui definizione è demandata ad opposita decretazione. Occorrerà anche regolamentare il passaggio da un indirizzo all'altro. È consentita l'introduzione di nuovi indirizzi purché a seguito di sperimentazione effettuata in un numero congruo di istituti per almeno un triennio. Nel disegno di legge si è voluta riconoscere l'importanza delle esperienze di stage che rappresentano per i ragazzi/e degli attuali istituti tecnici e professionali un primo contatto assistito con il mondo del lavoro. I percorsi «studio-lavoro» previsti dal disegno di legge riguardano però tutte e cinque le macroaree e si è voluto regolamentarli per superare i limiti che tutti questi anni di esperienza hanno evidenziato. L'esame di Stato torna ad essere tenuto da commissioni miste, costituite per il 50 per cento da docenti interni e per il 50 per cento da docenti di altro istituto. Il diploma conseguito ha valore legale e dà accesso a tutti i livelli successivi di istruzione e formazione ed al mondo del lavoro. Come già accennato in precedenza, si vuole incentivare l'uso delle scuole da parte dei giovani anche oltre l'orario di lezione, attraverso strutture e servizi che lo Stato promuove e sostiene. Articolo 29: Abrogazioni Nel disegno di legge avremmo potuto scrivere semplicemente che si intendono abrogate tutte le norme precedenti che risultano in contrasto con il contenuto della legge stessa. Si è invece voluta ribadire con forza l'abrogazione della legge 28 marzo 2003, n. 53, e di tutti i decreti legislativi ad essa collegati (lettere da a) a f) ); l'abrogazione di tutto ciò che concerne la cosiddetta «Riforma Gelmini», compresa la parte sulla valutazione; l'abrogazione del Servizio nazionale di valutazione così come proposto dal ministro Profumo. Nell'elenco abbiamo inserito anche altre norme in materia ritenute incompatibili con l'idea di scuola delineata nel nostro disegno di legge. Il linguaggio Il disegno di legge che proponiamo presenta un accurato sforzo linguistico su tre fronti: il linguaggio di genere (con la dichiarazione dei sostantivi e degli aggettivi al maschile e al femminile), perché siamo convinti che anche attraverso le parole passino i concetti; l'accurata eliminazione di termini e riferimenti di tipo aziendalista o economicista, che riteniamo debbano rimanere estranei al mondo della scuola; l'indicazione dei concetti in positivo e non come negazione di qualcos'altro, ad indicare una costante volontà di miglioramento.