[pronunce]

Ove poi la disciplina fosse riconducibile alla materia del coordinamento della finanza pubblica di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., egualmente sussisterebbe la denunciata illegittimità, perché lo Stato non si è limitato a indicare un obiettivo, ma ha anche individuato i mezzi per raggiungerlo, cosí imponendo un vincolo con norma di dettaglio non cedevole. Risulterebbe evidente, dunque, la violazione sia delle competenze provinciali in materia di ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto, in materia di sanità, di finanza locale e di contrattazione collettiva, sia dell'autonomia finanziaria garantita alle Province autonome dall'art. 119 Cost. Sotto altro profilo, la ricorrente osserva che le norme censurate non realizzano finalità di finanza pubblica, ma introducono misure tipicamente organizzatorie afferenti a materia riservata alla competenza provinciale; misure che sarebbero, perciò, illegittime alla luce della giurisprudenza costituzionale in materia di vincoli alla spesa delle Regioni e degli enti locali. 17.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri rileva che il monitoraggio previsto dal comma 204 non è lesivo della attribuzioni provinciali, concretizzandosi nell'acquisizione, a fini conoscitivi, di alcuni dati relativi alla spesa per il personale della Provincia e degli altri enti locali dalla stessa disposizione considerati. Quanto al fatto che il comma 204 richiama il comma 198, l'Avvocatura generale dello Stato rileva che occorre procedere ad un coordinamento delle due disposizioni, nel senso che deve presumersi, salvo dimostrazione del contrario, che il contenimento della spesa per il personale previsto dal comma 198 sia stato considerato in sede di “concordamento” ai sensi del comma 148 ovvero di “accordo” ai sensi dell'art. 78 dello statuto speciale; in ogni caso, osserva l'Avvocatura, la doglianza proposta non considera il comma 610 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005 ed è, quindi, formulata in modo incompleto ed inammissibile. Per il resto, la difesa erariale rileva che le questioni relative agli altri commi sembrano volte ad ottenere un chiarimento interpretativo dalla Corte e che la lamentata lesione in materia di contrattazione collettiva avrebbe dovuto essere dedotta nei confronti del non impugnato comma 200, mentre il comma 198 non presuppone un inadempimento dei contratti collettivi provinciali. 18. – La Regione Campania, sull'assunto che le disposizioni censurate intervengono a disciplinare la definizione degli organici delle pubbliche amministrazioni, non contesta l'opportunità di una previsione legislativa che operi nel senso di una finanza pubblica più rigorosa, anche attraverso l'individuazione di tetti massimi di spesa, e tuttavia ritiene che gli interventi denunciati non si sono limitati a una razionalizzazione e regolamentazione del settore finanziario, ma hanno interferito gravemente nell'ambito di materie attribuite alla potestà legislativa regionale. L'obiettivo poteva, infatti, essere perseguito con differenti discipline ed anche attraverso un coinvolgimento delle Regioni nella elaborazione dell'obiettivo medesimo, in ossequio al principio di leale collaborazione. A parere della Regione, la finalità finanziaria dell'intervento non può essere considerata come un elemento che consenta di attrarre allo Stato ogni competenza in qualsivoglia materia. 18.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ribadisce le conclusioni già formulate nell'atto di costituzione. 19. – La Regione Trentino-Alto Adige rileva che le modificazioni apportate al comma 204 non determinano il venir meno dell'interesse ad una decisione della Corte costituzionale, perché il comma 198 ha comunque trovato applicazione nei confronti delle autonomie speciali, essendo dette modificazioni intervenute solo nella seconda parte del 2006 ed avendo il «Ministero del Tesoro» richiamato espressamente, nel patto di stabilità relativo al 2006, il vincolo di cui al comma 198, come aggiuntivo e integrativo rispetto al complesso del patto. La situazione delle Regioni a statuto speciale, osserva la ricorrente, non risulta dunque diversa da quella delle Regioni a statuto ordinario, per le quali la legge finanziaria per il 2007 ha introdotto altri meccanismi diretti a ridurre le spese per il personale. Secondo la ricorrente, il comma 198 riguarda una singola voce di spesa, che non diviene una spesa complessiva per il solo fatto della sua rilevante entità e del numero delle unità di personale. Da ultimo, la ricorrente precisa che i commi 198 e 204 violano gli artt. 2 e 4 del d.lgs. n. 266 del 1992, perché vincolano la Regione con norme puntuali e perché, richiamando il sistema di monitoraggio di cui all'art. 1, comma 30, della legge n. 311 del 2004, attribuiscono ad un organo statale una funzione amministrativa di controllo non prevista dallo statuto. 20. – La Regione Liguria rileva che le recenti disposizioni contenute nella legge finanziaria per il 2007 (art. 1, commi 557 e 565), non hanno fatto venire meno l'interesse al ricorso, giacché il limite posto dal comma 198 è rimasto operante per il 2006. Nel merito, la ricorrente contesta, innanzitutto, l'affermazione dell'Avvocatura dello Stato, secondo cui, in relazione al comma 202, non sarebbe stata formulata alcuna censura, rilevando che, alla pagina 7 del ricorso, è precisato che «l'illegittimità del comma 198 determina l'illegittimità del comma 202, che risulta anche autonomamente illegittimo in quanto pone un vincolo di destinazione alle risorse regionali»; contesta, altresí, l'assunto della difesa erariale, secondo cui le spese per il personale non costituirebbero una specifica voce di spesa, svolgendo le medesime argomentazioni prospettate dalla Regione Trentino-Alto Adige. 21. – La Regione Emilia-Romagna insiste nelle proprie conclusioni, svolgendo argomentazioni analoghe a quelle delle Regioni Trentino-Alto Adige e Liguria. Con particolare riferimento alle censure relative al comma 206, la ricorrente rileva che la difesa erariale ha rinviato, nel proprio atto di costituzione, alle difese svolte nel giudizio introdotto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia; e poiché detta Regione non ha impugnato il comma 206, difetta ogni replica alle censure stesse. 21.1. – Nella propria memoria, la difesa erariale rileva che la materia del coordinamento della finanza pubblica si differenzia dalle altre indicate nel terzo comma dell'art. 117 Cost., perché per essa non è logicamente possibile una ripartizione tra competenza statale e competenza regionale. Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, il Parlamento, quando coordina, esercita una funzione non scindibile, intrinsecamente e necessariamente unitaria, sicché non residua spazio per i coordinati legislatori regionali, i quali non sono chiamati essi pure a coordinare. Del resto, prosegue l'Avvocatura generale, qualsiasi coordinamento si esaurisce senza residui nella indicazione di princípi, più o meno stringenti a seconda delle esigenze del coordinamento stesso. Ne consegue, per la stessa Avvocatura, che la previsione di detta funzione nel terzo comma dell'art. 117 Cost. ha soltanto il significato che «il coordinamento deve essere esercitato mediante la determinazione di principi-regole generali, la cui incisività deve essere commisurata a quanto il Parlamento stesso, nella sua discrezionalità politica, reputa rispondente ad esigenze unitarie».