[pronunce]

Ad avviso della ricorrente, «le attività di prevenzione, cura e riabilitazione degli stati di tossicodipendenza vanno ascritte sia alla materia della tutela della salute, che appartiene alla competenza concorrente delle Regioni, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost., sia all'ambito delle politiche sociali e degli interventi di assistenza sociale, che ricadono nella competenza legislativa regionale di cui al quarto comma dell'art. 117 Cost.». La Regione sottolinea che la disciplina dei principi fondamentali spettante allo Stato nelle materie di legislazione concorrente e la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni «vanno individuate con obbiettivo criterio e mantenendo saldo riferimento all'ambito delle autonomie regionali e locali costituzionalmente garantite». Al contrario, ad avviso della ricorrente, le norme impugnate «si addentrano […] in una pervasiva regolamentazione che annulla ogni ambito di scelta legislativa regionale». Inoltre, aggiunge la Regione, la fissazione dell'obbligo di «uniformi condizioni di parità» dei servizi pubblici e delle strutture private, «senza la previsione di un ambito di articolazione e di adeguamento alle realtà locali ingenera conseguenze distorsive sulla rete di servizi pubblici integrata con strutture private». Ed ancora, «la nuova disciplina statale fissa altresì in modo dettagliato i requisiti soggettivi ed oggettivi che le strutture private debbono possedere ai fini dell'autorizzazione». La Regione Liguria contesta pure «l'ammissione pura e semplice» – stabilita dall'art. 4-quinquiesdecies, nella parte in cui modifica il comma 7 dell'art. 116 del d.P.R. n. 309 del 1990 – degli enti attualmente iscritti negli albi regionali e provinciali all'espletamento delle nuove attività ora contemplate. Oggetto di specifiche censure è, poi, l'art. 4-quinquiesdecies, nella parte in cui modifica il comma 9 dell'art. 116 del d.P.R. n. 309 del 1990, ritenuto illegittimo in quanto vincolerebbe la ripartizione da parte delle Regioni dei fondi provenienti da erogazioni liberali ai sensi dell'art. 100 del d.P.R. n. 917 del 1986. Le norme impugnate violerebbero anche l'art. 119 Cost., poiché le Regioni, se da una parte «vedono compressa oltre misura la funzione normativa e di programmazione delle attività sanitarie ed assistenziali nel campo delle tossicodipendenze», dall'altra parte devono «sostenere la spesa delle prestazioni che vengono decise dalle strutture private, operanti in parallelo ai servizi pubblici». Infine, le norme censurate violerebbero il principio di leale collaborazione, in quanto «non sono frutto di intesa con le Regioni». 6. – La Regione Umbria ha promosso, con ricorso notificato il 28 aprile 2006 e depositato il successivo 5 maggio (reg. ric. n. 63 del 2006) , questioni di legittimità costituzionale degli artt. 4-octies, 4-undecies, 4-quaterdecies, 4-quinquiesdecies, 4-sexiesdecies, 4-vicies ter, commi 27, 29 e 30, e, in via consequenziale, degli artt. 4, 4-bis, 4-ter, 4-sexies, 4-septies e 4-vicies bis del decreto-legge n. 272 del 2005, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione n. 49 del 2006, in riferimento agli artt. 117, anche in relazione all'art. 32 Cost., 118 e 119 Cost. ed al principio di leale collaborazione. 6.1. – Preliminarmente, la ricorrente evidenzia come le norme oggetto dell'odierna impugnazione siano state introdotte nel testo del decreto-legge n. 272 del 2005 solo in sede di conversione, ampliandone il contenuto originario in maniera rilevante, con l'effetto di modificare, abrogare o sostituire circa un terzo dell'articolato del d.P.R. n. 309 del 1990. A tal proposito, la difesa regionale ricorda che, nel precedente assetto normativo, «il fulcro del sistema era costituito dai servizi pubblici per l'assistenza socio-sanitaria ai tossicodipendenti (noti come SERT) istituiti presso le unità sanitarie locali». Nell'esercizio delle proprie funzioni, i detti servizi pubblici, i consorzi e le associazioni fra Comuni nonché i centri gestiti in economia dagli enti locali, potevano avvalersi della collaborazione di enti di volontariato, di enti ausiliari senza fini di lucro, iscritti in appositi albi istituiti dalle Regioni, e di associazioni o di enti di loro emanazione aventi finalità di educazione dei giovani, di sviluppo socio-culturale della personalità, di formazione professionale e di orientamento al lavoro. In definitiva, il sistema si fondava «sull'integrazione tra servizio pubblico (SERT ed enti locali) e apporto dei privati, mediante sia l'accesso di singole persone al servizio pubblico, debitamente autorizzate, sia l'appoggio degli utenti presso le strutture private svolgenti la propria attività all'esterno, sotto il controllo della Regione, titolare anche del potere di definirne i requisiti per la collaborazione». La ricorrente evidenzia quindi le caratteristiche salienti del nuovo quadro normativo, sottolineando come il sistema introdotto dalla legge n. 49 del 2006 non si basi più sull'integrazione tra servizio pubblico e privato secondo il modello della collaborazione, ma «sulla istituzionalizzazione, in alternativa al servizio pubblico, di strutture private autorizzate e accreditate che svolgono le proprie funzioni separatamente, in condizioni di assoluta e totale parità». Si sarebbe realizzata, pertanto, una «sorta di “privatizzazione” in parte qua delle funzioni di prevenzione, di riabilitazione e di reinserimento delle tossicodipendenze», che troverebbe espressa previsione nelle norme di cui agli artt. 4-quaterdecies, 4-quinquiesdecies e 4-sexiesdecies. 6.2. – Passando alle singole censure, la Regione Umbria illustra, innanzitutto, quelle relative agli art. 4-quaterdecies e 4-vicies ter, commi 27, 29 e 30, in riferimento agli artt. 117, terzo e quarto comma, Cost. – anche in relazione all'art. 32 Cost. – e 118 Cost. In proposito, la difesa regionale ricorda che l'art. 32 Cost. affida il compito di assicurare la tutela della salute alla Repubblica, «e quindi allo Stato, alle Regioni, alle Città metropolitane, alle Province ed ai Comuni». Pertanto, «la rilevanza istituzionale del Servizio sanitario nazionale», se non esclude che il cittadino possa rivolgersi a soggetti privati per ottenere le cure e le prestazioni delle quali ritenga di avere bisogno, «non consente che i fini istituzionali di prevenzione e cura del servizio possano essere perseguiti al di fuori del servizio medesimo, che tali fini individua, attua e verifica». Peraltro, osserva ancora la ricorrente, la Costituzione non assicura «la libertà di scelta del cittadino tra servizio pubblico a tutela della salute e servizio privato». Al contrario, il censurato art. 4-quaterdecies introduce il principio fondamentale secondo cui l'attività di prevenzione e intervento contro le tossicodipendenze è esercitata dai servizi pubblici e dalle strutture private autorizzate «secondo uniformi condizioni di parità».