[pronunce]

La violazione dei princìpi costituzionali posti a presidio dell'indipendenza e dell'autonomia della funzione giurisdizionale appare pertanto palese, considerato che il prefetto viene ad essere investito, dalla norma impugnata, del potere di decidere in ordine alle istanze di sospensione dei processi esecutivi promossi nei confronti delle vittime dell'usura; potere che, proprio perché incidente sul processo e, quindi, giurisdizionale, non può che spettare in via esclusiva all'autorità giudiziaria. 8.- Proprio le statuizioni contenute nella sentenza n. 457 del 2005 rafforzerebbero il dubbio di costituzionalità del citato art. 20, comma 7, anche nell'attuale formulazione, atteso che è stato riassegnato ad un organo diverso dal giudice naturale precostituito per legge e designato per la trattazione il potere di incidere direttamente e, quindi, decidere della controversia, mediante l'adozione di un provvedimento di sospensione di termini stabiliti dal giudicante, con la conseguente violazione dell'art. 101, secondo comma, Cost. 9.- Sarebbe, altresì leso l'art. 111, primo e secondo comma, Cost., poiché non sembra possa definirsi "giusto processo" quello nel quale un'autorità diversa dal giudice può influire sull'esito della controversia, a favore di una delle parti in lite. 10.- La violazione dei citati parametri costituzionali sarebbe ancora più evidente laddove si consideri che la norma in esame non prevede neanche la possibilità per il giudice investito della controversia, di verificare e valutare l'effettiva ricorrenza dei presupposti previsti dall'art. 20 della legge n. 44 del 1999 per la concedibilità del beneficio della sospensione dei termini di cui al comma 3 dell'art. 20 della legge n. 44 del 1999, e se del caso, di interloquire con l'ufficio del pubblico ministero, laddove il provvedimento di sospensione risulti gravemente carente anche sotto il profilo formale (ad esempio) privo dell'indicazione del dies a quo di decorrenza del periodo di sospensione di trecento giorni, e della data dell'evento lesivo, la cui ricognizione, invece, appare indispensabile per la stessa applicazione della norma. 11.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. 12.- Dopo aver richiamato il contenuto della disposizione impugnata e il contesto normativo in cui la stessa si colloca, la difesa dello Stato assume la inammissibilità della questione proprio per le carenze del provvedimento del pubblico ministero evidenziate dal rimettente. Ed infatti, poiché ai sensi del comma 1 dell'art. 20, la proroga concerne i termini che ricadono entro un anno dalla data dell'evento lesivo, in assenza di qualunque indicazione nel provvedimento del pubblico ministero della data dell'evento lesivo e della possibilità, dunque, di stabilire se il termine di cui si discute nel processo principale rientri o meno in tale ambito temporale, la sospensione dei termini non risulta applicabile nel caso all'esame del giudice rimettente. 13.- Nel merito, ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, la questione sarebbe non fondata, in quanto il provvedimento di sospensione è affidato al pubblico ministero che con il giudice partecipa all'esercizio della funzione giurisdizionale nelle stesse condizioni di indipendenza degli altri poteri dello Stato e comunque il provvedimento incide solo temporalmente sull'esercizio delle funzioni giurisdizionali e sui diritti dei terzi, per una finalità di protezione di interessi che l'ordinamento ha ritenuto particolarmente meritevoli di tutela. Pertanto non sembra realizzarsi quell'indebita ingerenza nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali che l'art. 101, secondo comma, Cost., esclude. L'attribuzione al pubblico ministero del potere in questione trova, altresì, giustificazione nella circostanza che quest'ultimo è l'organo che nella fase delle indagini è in condizione di valutare al meglio la serietà della notitia criminis, tenendo conto dei possibili sviluppi della vicenda investigativa.1.- Il Tribunale ordinario di Roma, con ordinanza dell'11 novembre 2013, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 7, della legge 23 febbraio 1999, n. 44 (Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura), come sostituito dall'art. 2, comma 1, lettera d), numero 1), della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), che prevede «Le sospensioni dei termini di cui ai commi 1, 3 e 4 e la proroga di cui al comma 2, hanno effetto a seguito del provvedimento favorevole del procuratore della Repubblica competente per le indagini in ordine ai delitti che hanno causato l'evento lesivo di cui all'articolo 3, comma 1. In presenza di più procedimenti penali che riguardano la medesima parte offesa, anche ai fini delle sospensioni e della proroga anzidette, è competente il procuratore della Repubblica del procedimento iniziato anteriormente». 2.- Il giudizio principale ha ad oggetto intimazione di sfratto per morosità per omesso pagamento del canone di locazione, e nel corso del procedimento il giudice aveva concesso il cosiddetto termine di grazia, previsto dall'art. 55, secondo comma, della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), per consentire al conduttore di sanare la mora. Senonché, ai sensi della disposizione censurata, il pubblico ministero aveva disposto la sospensione temporanea del termine di grazia in favore del conduttore quale parte offesa del reato di usura. Secondo il rimettente l'attribuzione di tale potere ad un soggetto diverso dal giudice concreterebbe la violazione sia dell'art. 101, secondo comma, della Costituzione, sia dell'art. 111, primo e secondo comma, Cost. 3.- La norma impugnata si inserisce in un articolata disciplina dettata, nel tempo, dal legislatore per contrastare il reato di usura e quello di estorsione, non solo mediante una compiuta definizione delle fattispecie penali che prevedono e puniscono tali delitti, ma anche attraverso misure economiche di sostegno per le vittime e le persone offese. 4.- In relazione a quest'ultimo aspetto, la legge 7 marzo 1996, n. 108 (Disposizioni in materia di usura), all'art. 14, ha istituito il Fondo di solidarietà per le vittime dell'usura, prevedendo l'erogazione di mutui senza interessi di durata non superiore al decennio ai soggetti che esercitano attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, i quali dichiarino di essere vittime del delitto di usura e risultino parti offese nel relativo procedimento penale.