[pronunce]

Priva di fondatezza ha considerato, infine, l'ipotesi di violazione dell'art. 47 Cost. E tali argomenti ha ulteriormente illustrato con successiva memoria, nella quale - alla luce della comparazione dei rendimenti rispettivamente garantiti dai buoni postali in questione e i più similari strumenti del sistema bancario - osserva tra l'altro che, se i titolari dei buoni postali fruttiferi che hanno subito la riduzione del tasso di interesse ad opera del d.m. 13 giugno 1986 avessero disinvestito le somme, difficilmente avrebbero potuto ottenere un rendimento più vantaggioso di quello conseguito nonostante la decurtazione del saggio. 3.- Si sono costituiti anche i due risparmiatori (parti opposte nel giudizio a quo) per chiedere la declaratoria di illegittimità costituzionale della norma denunciata. Richiesta poi argomentata in memoria, ove il verso delle (condivise) censure formulate dal rimettente viene ritenuto rivolto, più che alla redditività dei buoni in questione, alla «mancata informazione agli investitori dell'avvenuta modifica del tasso di interesse, in funzione della libera allocazione del risparmio, oggetto di tutela costituzionale, al fine di consentire il libero esercizio del diritto di recesso o un'accettazione per iscritto delle modifiche apportate dallo ius superveniens».1.- Con l'ordinanza di cui si è in narrativa detto, è portato al vaglio di legittimità costituzionale l'art. 173 del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), come modificato dall'art. 1 del decreto-legge 30 settembre 1974, n. 460 (Modifica dell'art. 173 del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156), convertito, con modificazioni, in legge 25 novembre 1974, n. 588, e successivamente abrogato dall'art. 7 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 284 (Riordino della Cassa depositi e prestiti, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59), nella parte in cui «consentiva di estendere, con decreto del Ministro del Tesoro assunto di concerto con il Ministro per le Poste e le Telecomunicazioni, le modifiche peggiorative dei tassi di interesse ad una o più serie di buoni postali fruttiferi emesse precedentemente al decreto ministeriale stesso». Ciò alla stregua della prospettazione di un possibile contrasto della suddetta norma, in parte qua: - con l'art. 3 Cost., per l'ingiustificato sacrificio dell'aspettativa di chi, avendo già sottoscritto i buoni, avesse fatto ragionevole affidamento sul tasso di interesse vigente al momento della sottoscrizione; - sotto altro profilo, con lo stesso art. 3 Cost., per l'ingiustificata disparità di trattamento che ne sarebbe derivata rispetto alla disciplina delle variazioni in peius dei tassi di interesse bancario, di cui agli artt. 117 e 118 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), poiché il mutamento peggiorativo dei saggi dei buoni fruttiferi risultava disposto senza la previsione della necessaria sottoscrizione per accettazione da parte dei titolari dei buoni e senza la necessaria comunicazione al domicilio dei titolari dei buoni, allo scopo di consentire loro il tempestivo esercizio del diritto di recesso; - con l'art. 47 Cost., per l'«assoluto scoraggiamento del risparmio [...] postale», che ne sarebbe conseguito, per effetto della introdotta «possibilità di estendere retroattivamente le variazioni dei tassi di interesse», con il «rischio di una modifica in senso peggiorativo delle condizioni esistenti», senza le garanzie di trasparenza apprestate per il risparmio presso istituti di credito. 2.- In dispositivo (ma solo in dispositivo) della ordinanza di rimessione sono evocati anche gli artt. 43 e 97 Cost., e rispetto a tali parametri - stante l'assoluta carenza di motivazione in ordine al sospetto di una loro violazione - la questione va preliminarmente dichiarata inammissibile. 3.- Ancora in via preliminare, va respinta la richiesta, formulata dalla difesa di Poste italiane, di «rinvio al giudice a quo per [...] ius superveniens, [...] sub specie di orientamento giurisprudenziale [nel frattempo] consolidatosi». È pur vero, infatti, che la Corte di cassazione - nel confermare che la disciplina recata dall'abrogato art. 173 del d.P.R. n. 156 del 1973, in ordine alle consentite variazioni anche in peius del tasso di interessi di buoni postali, continua a trovare applicazione ai rapporti in essere alla data di entrata in vigore del d.m. 19 dicembre 2000, emanato in attuazione della norma abrogatrice di cui all'art. 7, comma 3, del d.lgs. n. 284 del 1999 - ne ha anche escluso il contrasto con tutti i parametri costituzionali che vengono ora in esame (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 11 febbraio 2019, n. 3963). Ma l'intervento nomofilattico della Corte regolatrice non costituisce un novum ius, da rimettere alla valutazione del giudice a quo, poiché attiene al diverso piano della interpretazione (ora per allora) della norma e viene, quindi, in rilievo ai fini della valutazione, nel merito, delle questioni di legittimità costituzionale in ordine alla stessa sollevate. 4.- Venendo, dunque, al merito delle questioni proposte, va innanzitutto esclusa la violazione dell'art. 3 Cost., sotto entrambi i profili della sua prospettazione. 4.1.- Secondo il rimettente, il denunciato art. 173 del d.P.R. n. 156 del 1973 - consentendo (fino al momento della poi intervenuta sua abrogazione ex art. 7 del d.lgs. n. 284 del 1999) di «estendere con efficacia retroattiva le modificazioni dei tassi di interesse disposte per le serie di nuova emissione» (nella specie, le modificazioni in peius introdotte dal decreto ministeriale del 1986) - avrebbe in primo luogo irragionevolmente leso l'«affidamento», riposto dai risparmiatori, sul tasso di interesse esistente al momento della sottoscrizione dell'investimento. Per tal profilo, la questione muove da un erroneo presupposto interpretativo, poiché la norma in esame è, in realtà, priva dell'asserito suo carattere retroattivo. Testualmente essa, infatti, al suo secondo comma, dispone che i buoni delle precedenti serie, ai quali sia estesa la successiva variazione del saggio, «si considerano come rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie e il relativo computo degli interessi è effettuato sul montante maturato» e, cioè, sul capitale e sui correlativi interessi come sino a quel momento calcolati in base al saggio previgente. Vale a dire che la variazione sfavorevole del tasso di interesse dei buoni postali di che trattasi - consentita dal censurato art. 173 - non risale al momento della sottoscrizione del titolo, ma opera solo "per il futuro", a decorrere dell'entrata in vigore del decreto che la disponga.