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(Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S ). È il risultato più importante che la politica può raggiungere e non posso non concludere questo intervento con un caloroso saluto: bye bye Fornero, senza rancore, ma senza rammarico. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Molte congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, non avrei mai pensato che il 2019 potesse diventare un anno storico - forse ancor più del 2018 - perché finalmente si è posata una pietra miliare contro la povertà, una piaga che affligge e che ha afflitto molte famiglie italiane in qualsiasi epoca della nostra storia. L'approvazione del decreto sul reddito di cittadinanza, e principalmente la sua conversione in legge che spero arriverà tra pochi giorni in queste Aule, è e rappresenta un atto concreto contro la povertà, contro le diseguaglianze, contro l'umiliazione che ha subito e subisce chi purtroppo non ha le risorse necessarie per vivere e ora ha a disposizione la possibilità di ripartire. Un atto di coraggio, certo, di grandioso coraggio hanno avuto i nostri colleghi di Governo che hanno approvato in modo ampiamente condiviso questo decreto. Eravamo gli ultimi nel campo degli strumenti contro la povertà. Dappertutto hanno misure simili al reddito di cittadinanza, in linea con il comma 3 dell'articolo 34 della Carta europea dei diritti fondamentali. Ma su questo l'Europa non vigila come su altri aspetti. Difatti, questa Unione della quale facciamo parte, basata sui trattati, sugli accordi internazionali, sui paletti da rispettare, sulle soglie da non superare, sulle direttive da recepire, sulla concorrenza, sul commercio, sul mercato, sulle banche, su tutte queste cose per le quali siamo sorvegliati speciali e non possiamo sbagliare e per le quali rischiamo ogni giorno di andare incontro a sanzioni pesanti per le casse dello Stato e per i cittadini, questa Europa, alla voce povertà, che è persino riconosciuta nella Carta fondamentale dei diritti dell'uomo e nel Trattato di Lisbona, non prevede neanche una sanzione, neanche un obbligo, niente di niente. (Applausi dal Gruppo M5S) . Signor Presidente, si tratta di scelte. I Governi precedenti hanno scelto di liberalizzare in modo selvaggio il mercato del lavoro con lavori più facili da dare, più difficili da tenere, con meno diritti e più doveri, con più facilità di entrare e uscire, di assumere, di licenziare, lavoro a chiamata, lavoro facile, forse per i datori ma non per i lavoratori. Un lavoro così precario da essere inconciliabile con una vita serena, con uno stipendio costante, con un'entrata certa, con la possibilità di programmare e di fare progetti, di mettere su famiglia, di fare figli, di acquistare una casa. Insomma una liberalizzazione del mercato del lavoro che ha incrementato la povertà. Colleghe e colleghi, queste affermazioni sono basate su studi che dimostrano come vi sia una relazione diretta tra la liberalizzazione del mercato del lavoro e la povertà. Lo dimostrano i dati, i numeri, i grafici. Lo dimostrano i fatti. Tanto che in un nucleo familiare lo stato di povertà peggiora in modo più marcato con la presenza di un lavoratore precario rispetto alla presenza di una persona disoccupata. In altre parole, pesa di più l'incertezza di una paga inferiore alle aspettative e discontinua rispetto alla possibilità del disoccupato di trovare un lavoro stabile. Ebbene, Presidente, gli Stati sul problema della povertà sono liberi di fare scelte e in Italia ci siamo forse distratti un po' troppo, abbiamo forse aspettato un po' troppo. (Applausi dal Gruppo M5S) . In dieci anni i poveri assoluti sono passati da un milione a 5 milioni. La povertà è un problema serio. Probabilmente il problema più serio per un Paese avanzato. Un problema che, a mio modestissimo giudizio, presenta due sfaccettature; una prettamente economica e una riferita alla miriade di criticità che spesso incontrano le persone che si trovano in quello stato. Per la parte economica vi è senza dubbio l'assenza di un'occupazione, di un lavoro stabile e regolare, di uno stipendio adeguato per permettere una vita dignitosa. Sicuramente, in parte, questo è dovuto al fatto che le possibilità occupazionali spesso sono inferiori alle richieste, alle aspettative, soprattutto nelle zone poco fertili dal punto di vista imprenditoriale e per gli investimenti. Se vi è poco lavoro, sono poche le persone che hanno competenze sufficienti per potersi accaparrare quel posto di lavoro. Colleghi, colleghe, Presidente, è però solo un problema di competenze, capacità e preparazione? La risposta è no, perché molte persone che versano in stato di povertà hanno anche altri tipi di problemi di natura sociale, familiare, culturale, oltre a criticità che hanno a che fare con la salute, l'abitazione, la chiusura in se stessi, l'assenza di voglia di vivere e l'impossibilità di affrontare i problemi quotidiani. Una molteplicità di problemi così vasta da rendere difficile trovare soluzioni adeguate per le quali serve un'assistenza e un'analisi differenziata, completa e integrale. Per tale ragione il reddito di cittadinanza prevede diversi approcci a seconda delle criticità della persona; da una parte il percorso prettamente occupazionale per chi non ha difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro e, dall'altra, percorsi di inclusione sociale finalizzati ad alleviare le sofferenze di chi va aiutato. Non dobbiamo pensare che sia tutto così facile, ma prima o poi la macchina andava messa in moto, in primis per le persone che avevano bisogno di un maggiore impegno da parte delle istituzioni. Il reddito di cittadinanza è una misura valida e concreta contro la povertà perché comprende soluzioni diverse per problemi diversi: il sostegno economico è forse la cosa più importante, ma non sufficiente per uscire dal disagio. Per questo si è puntato molto sul lavoro e sui percorsi formativi e occupazionali, così come si è puntato molto sugli incentivi che in modo completo e differenziato faciliteranno l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e per migliorare il più possibile l'aspetto formativo. Sono infatti previsti incentivi per le aziende che assumono, per i tutor e le agenzie pubbliche e private che collocano il beneficiario, per le agenzie di formazione che fanno e faranno corsi utili, una volta per tutte. E, ancora, per i beneficiari che avviano un'attività imprenditoriale in modo autonomo sono previsti incentivi premianti e, forse, questa è veramente la cosa più importante. Il reddito di cittadinanza fa bene a chi sta peggio e fa bene anche alla nostra economia; è la pietra angolare da cui l'Italia può ripartire. Oggi con il reddito di cittadinanza possiamo considerarci al pari dei nostri partner europei e faremo vedere che anche l'Italia è pronta per un cambiamento culturale fatto di sensibilità, di solidità di altruismo e pragmatismo, di serenità e di lavoro, di contributi, di controlli, di gentilezza e severità, di maniche arrotolate e di abbracci tra persone che hanno scelto una volta per tutte di voler bene, più bene a chi per troppo tempo è rimasto indietro. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE.