[pronunce]

In ciò il Tribunale di Ancona, ritenuta la natura impugnatoria del giudizio scaturente dalla opposizione a decreto ingiuntivo, scorge la violazione di un principio generale in materia di impugnazioni, espresso dagli artt. 358 e 387 cod. proc. civ. , che, viceversa, sarebbe applicabile anche al procedimento de quo ove fosse dichiarata la illegittimità costituzionale del secondo comma dell'art. 647 cod. proc. civ. , norma che, per la sua specialità e per il suo chiaro tenore letterale, non è suscettibile di essere ricondotta, per effetto di un'interpretazione adeguatrice, nell'alveo costituzionale. D'altra parte, ad avviso del rimettente, il dubbio di costituzionalità della norma impugnata, lesiva del diritto di difesa e priva di ragionevolezza, non verrebbe meno se si escludesse il carattere di gravame della opposizione a decreto ingiuntivo; anzi, esso sarebbe ancora più vistoso: infatti, in esito ad un procedimento caratterizzato dalla sommarietà della cognizione, l'opponente (convenuto in senso sostanziale) sarebbe privato della possibilità di fare valere le sue ragioni, non potendo porre riparo ad una sua negligenza, proponendo, nel rispetto dei termini di cui all'art. 641 cod. proc. civ. , una nuova opposizione; tale sanzione sarebbe, secondo il rimettente, irragionevolmente rigorosa sia se confrontata con la posizione dell'opposto (attore in senso sostanziale), sia con la posizione dell'appellante - o del ricorrente per cassazione - il quale, pur in presenza di una situazione processuale già vagliata in uno - se non in due - gradi di giudizio, è tutelato, a differenza di quanto avviene per l'opponente ex art. 645 cod. proc. civ. , in modo che siano evitati gli effetti più gravi della sua mancata costituzione. Conclusivamente, il rimettente solleva la questione in riferimento all'art. 3 della Costituzione poiché dall'applicazione dell'art. 647, secondo comma, cod. proc. civ. deriverebbe una irragionevole disparità di trattamento fra i vari tipi di impugnazione ovvero - se si esclude la natura impugnatoria della opposizione a decreto ingiuntivo - una irragionevole disparità fra le sanzioni collegate alla mancata costituzione dell'attore ed a quella del convenuto; in riferimento all'art. 24 della Costituzione stante la compressione del diritto di difesa dell'opponente (sia esso considerato come impugnante sia come convenuto in senso sostanziale), non giustificata dalla specialità del rito. 6. - Si è costituito nel giudizio il debitore opponente, secondo il quale la corretta interpretazione dell'art. 647, secondo comma, cod. proc. civ. è nel senso di affermare la reiterabilità della opposizione fino a che il termine per la sua proposizione non sia scaduto e finché non sia dichiarata la esecutività del decreto, posto che una diversa interpretazione violerebbe gli artt. 3 e 24 della Costituzione. Conclude, tuttavia, per l'accoglimento della questione sollevata dal Tribunale di Ancona. 7. - Con atto del 9 gennaio 2001 si è costituito anche il creditore opposto il quale ha concluso per la manifesta infondatezza della questione. Ribadito il principio secondo il quale non vi è lesione dell'art. 24 della Costituzione allorché il legislatore conformi diversamente, in considerazione delle peculiarità dei singoli procedimenti, le modalità di esercizio della attività processuale delle parti, la difesa privata segnala la inconferenza del richiamo contenuto nella ordinanza di rimessione agli artt. 358 e 387 cod. proc. civ. , riguardando tali norme la diversa ipotesi di atto di gravame viziato da nullità; osserva, invece, che, il caso di mancata costituzione in giudizio dell'appellante è disciplinato dall'art. 348 cod. proc. civ. il quale - non diversamente da quanto dispone l'art. 647, secondo comma, cod. proc. civ. per il giudizio monitorio - prevede la improcedibilità del gravame. 8. - Con atto del 22 gennaio 2001 è intervenuto nel giudizio di cui alla ordinanza rubricata sub r.o. n. 813 del 2000, il Presidente del Consiglio del ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la declaratoria di infondatezza della sollevata questione. La difesa pubblica, contestata la tesi secondo la quale, a seguito della opposizione a decreto ingiuntivo, si apre una fase processuale di tipo impugnatorio, rivendica invece la specificità del giudizio monitorio, caratterizzato dalla rapidità della tutela apprestata al creditore; tale specifica funzione giustifica la peculiare conformazione data ai poteri difensivi delle parti. D'altra parte, prosegue la interveniente difesa, la Corte costituzionale ha precisato che la tutela apprestata dall'art. 24 della Costituzione non è infirmata dalla semplice imposizione di termini processuali perentori, non irragionevolmente stabiliti dal legislatore nell'esercizio del potere di conformazione del modello processuale. Nel caso in questione la ristrettezza dei termini di costituzione in giudizio e la non rinnovabilità dell'atto di citazione in opposizione non rappresentano soluzioni normative irragionevoli od arbitrarie, tenuto conto della natura e della funzione del giudizio monitorio, né può ravvisarsi nella norma censurata un ostacolo che renda impossibile o eccessivamente difficoltoso l'esercizio del diritto di difesa in giudizio. 9. - Nell'imminenza dell'udienza la parte opposta ha depositato memoria ripetitiva degli argomenti esposti nella memoria di costituzione reiterando la richiesta di declaratoria di infondatezza della questione. 10. - In sede di discussione orale la parte pubblica ha eccepito, in via preliminare, l'inammissibilità della questione, assumendo che il provvedimento di riunione dei due procedimenti comporterebbe già un implicito giudizio di ammissibilità della seconda opposizione, tale da rendere la questione priva di rilevanza.1. - Tanto il Tribunale di Napoli quanto il Tribunale di Ancona dubitano, pur sotto profili diversi e muovendo da non coincidenti premesse interpretative, della legittimità costituzionale dell'art. 647 del codice di procedura civile, nella parte in cui prevede che l'opposizione non possa essere più proposta né proseguita nel caso di mancata o tardiva costituzione in giudizio dell'opponente. Stante l'evidente connessione oggettiva i tre giudizi vanno riuniti per essere congiuntamente decisi. 2. - La questione sollevata dal Tribunale di Napoli è inammissibile. Pur essendo pacifico che la impossibilità della tempestiva costituzione in giudizio dell'opponente è dipesa, nella specie, dalla negligenza dell'ufficiale giudiziario, la questione risulta sollevata per il caso in cui la (mancata o) intempestiva costituzione in giudizio sia dovuta a caso fortuito o a forza maggiore. E ciò sull'implicito presupposto che il comportamento negligente dell'ufficiale giudiziario sia ricompreso nella nozione generale di caso fortuito o forza maggiore. Ma proprio siffatto presupposto, essenziale ai fini della rilevanza della questione, risulta contrastato dalla giurisprudenza di legittimità ed avrebbe pertanto richiesto una non implausibile motivazione di cui, invece, manca il benché minimo cenno.