[massime]

Se tali soluzioni appaiono giustificate dall'interrelazione con più parametri costituzionali di primaria importanza, tra i quali spiccano il coordinamento della finanza pubblica ed il rispetto dei vincoli comunitari, aggiungervi anche l'esonero per lo Stato dall'obbligo di rendere ostensibili e confrontabili i dati necessari per una corretta attuazione del precetto costituzionale, inerente alla salvaguardia delle risorse spettanti all'autonomia speciale, costituisce un'ingiustificata compressione dell'autonomia stessa, che pone a rischio anche il tessuto democratico delle comunità esponenziali del pluralismo locale, che hanno bisogno di conoscere i dati suddetti per poter giustificare innanzi la comunità amministrata il rapporto tra il prelievo tributario locale e il suo impiego. Dalla precedente enunciazione di illegittimità costituzionale del meccanismo degli accantonamenti deriva anche l'illegittimità del comma 711, che prevede che la compensazione del minor gettito dell'IMU avvenga attraverso un minor accantonamento delle quote di compartecipazione regionali ai tributi erariali; e del comma 712, che determina un accantonamento con riguardo all'IMU sull'abitazione principale, sostituendo tale mancato gettito con quello della TASI, senza però che tale tributo abbia fornito per l'esercizio finanziario 2014 un provento equivalente a quello presunto dell'IMU. Peraltro, in ordine agli effetti prodotti dalle dichiarate illegittimità sul meccanismo dell'accantonamento, proprio in base al principio dell'equilibrio dinamico del bilancio, questo verrà meno a far data dalla pubblicazione della presente sentenza, fermo restando tuttavia che per i decorsi esercizi gli accantonamenti effettuati in via preventiva dovranno essere conciliati con i dati del gettito fiscale accertato, restituendo alla Regione ricorrente le somme trattenute in eccedenza (sono considerati assorbiti gli altri motivi di censura). Sono invece infondate le questioni relative al comma 723, che si limita a introdurre a carico degli enti locali un mero obbligo di comunicazione; e ai commi 725 e 727, che disciplinano sia il caso in cui sia stata versata allo Stato, a titolo di IMU, una somma spettante al Comune, che il caso opposto, dettando prescrizioni per la comunicazione degli errori e le modalità con cui porvi rimedio. Una volta rimosso il meccanismo degli accantonamenti, la regolazione degli errori descritti avverrà in altro modo, senza alcun pregiudizio per le finanze regionali. Sullo strumento dell'accordo, quale mezzo per conciliare, nel loro complesso, punti controversi o indefiniti delle relazioni finanziarie tra lo Stato e le autonomie speciali, senza che esso implichi un vincolo di risultato, bensì di metodo, v., rispettivamente, le citate sentenze nn. 19/2015 e 379/1992. Sulla funzione dell'accantonamento, per cui poste attive che permangono nella titolarità della Regione, sono sottratte a un'immediata disponibilità, per obbligare l'autonomia speciale a ridurre di un importo corrispondente il livello delle spese, v. le citate sentenze nn. 77/2015 e 23/2014. Sulla differenza tra l'istituto dell'accantonamento e quello del contributo delle autonomie speciali, v. la citata sentenza n. 19/2015. Sulla natura dinamico dell'equilibrio di bilancio, v. le citate sentenze nn. 10/2015, 40/2014, 266/2013, 250/2013, 213/2008, 384/1991 e 1/1966. Sull'inscindibile connessione tra il principio dell'equilibrio dinamico del bilancio ed il carattere di continuità degli esercizi finanziari, v. la citata sentenza n. 155/2015. Sull'efficacia soggettiva delle pronunce d'illegittimità costituzionale fondate sui parametri statutari, v. la citata sentenza n. 39/2014. Sull'inammissibilità, per carenza di motivazione, della questione genericamente proposta, non essendo sufficiente il generico rinvio al precedente ricorso, v. rispettivamente, la citata sentenza n. 155/2015 e, ex multis , n. 220/2013.