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nel territorio di Aprilia vi sono almeno 4 aziende che presenterebbero elementi di criticità tali da classificarle "a rischio Seveso", si concentrano 7 siti inquinati dai rifiuti e già censiti dalla Regione, vi sarebbero rifiuti abbancati nei capannoni sotto sequestro della Asea Srl e della Ecoimballaggi Srl, oltre ad ulteriori rifiuti che sarebbero abbancati nei capannoni dell'ex Freddindustria di proprietà della Aprilia 2012 Srl, e risultano presenti 6 impianti di trattamento rifiuti e 4 di biogas o biometano; a parere dell'interrogante, la vicenda impone una seria riflessione circa l'alta concentrazione di siti dediti alla lavorazione e all'abbancamento e stoccaggio dei rifiuti ad Aprilia e nei territori limitrofi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; come intenda intervenire per garantire ristoro agli abitanti e alle attività produttive e commerciali esposte e danneggiate dall'incendio; se intenda intervenire presso gli enti competenti al fine di sollecitare la verifica dei titoli autorizzativi dagli stessi rilasciati e in particolare presso la Regione, la Provincia e il Comune, in quanto responsabili del controllo della regolare gestione, autorizzazione e rinnovo degli impianti; se intenda riconoscere alla popolazione esposta alle emissioni di tetracloro-dibenzo-diossina (TCDD), associata a idrocarburi policiclici aromatici, prodotte dall'incendio, eventuale ristoro e monitoraggio sanitario; se intenda attivare le procedure di compensazione per i territori interessati dai danni con adeguati impianti boschivi, completi di sistema di irrigazione ed altro; se intenda intervenire a salvaguardia di un territorio su cui insistono numerosi siti dediti alla lavorazione, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, anche per prevenire i rischi di incidenti e di inquinamento ambientale. Atto n. 3-01878 CIRINNA' ROSSOMANDO VALENTE FEDELI ALFIERI ASTORRE BITI BOLDRINI D'ALFONSO D'ARIENZO FERRAZZI GIACOBBE LAUS MANCA MESSINA Assuntela MIRABELLI NANNICINI PINOTTI PITTELLA RAMPI ROJC STEFANO TARICCO VERDUCCI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 27 agosto 2020, in Turchia, è morta in regime di detenzione Ebru Timtik, avvocata e attivista per i diritti civili, dopo 238 giorni di sciopero della fame; Ebru Timtik scontava una condanna a 13 anni di reclusione per presunta appartenenza a un'organizzazione terroristica; nel gennaio 2020, aveva iniziato lo sciopero della fame, chiedendo un processo equo per sé e per gli altri detenuti politici in Turchia; il 5 aprile 2020 in Turchia giornata dell'avvocato, aveva annunciato che avrebbe proseguito lo sciopero della fame fino alla morte, assieme al collega Aytac Unsal, ancora detenuto; all'aggravarsi delle sue condizioni di salute, secondo quanto dichiarato dalla difesa di Timtik e riportato dalla stampa, l'Istituto turco di medicina legale aveva accertato l'incompatibilità delle sue condizioni di salute con la detenzione; tuttavia, il 30 luglio 2020 le autorità turche si erano limitate a disporne il ricovero coatto, in condizioni tali da non evitarne la morte; lo sciopero della fame è stato scelto da Ebru Timtik, da Aytac Unsal e da altre detenute e detenuti politici in Turchia come estrema forma di resistenza rispetto alle violazioni dei diritti umani in quel Paese; in Turchia è infatti in corso da anni una violenta azione di repressione del dissenso, che passa anzitutto attraverso lo svuotamento delle garanzie processuali dei diritti umani fondamentali, a partire dalla garanzia di indipendenza della magistratura; in questo quadro, sono numerose le avvocate e gli avvocati che, in contatto costante con l'avvocatura europea, con il Consiglio nazionale forense e con l'Osservatorio internazionale sugli avvocati in pericolo, stanno conducendo una campagna di sensibilizzazione internazionale sullo stato dei diritti in Turchia; ad oggi, sono moltissimi gli avvocati detenuti, non di rado sulla base di accuse strumentali ed eminentemente politiche; nel novembre 2019, una delegazione di avvocati europei, tra cui rappresentanti del Consiglio nazionale forense e dell'Unione delle Camere penali italiani, si è potuta recare in Turchia per verificare le condizioni di detenzione di alcune colleghe e colleghi; nel gennaio del 2017 un'avvocata italiana esperta di diritti umani e spesso presente in Turchia, come osservatrice internazionale, Barbara Spinelli, era invece stata fermata dalla Polizia e respinta alla frontiera con divieto permanente di reingresso; attualmente, un altro avvocato, Aytuc Unsal, sta proseguendo lo sciopero della fame a oltranza proclamato assieme a Timtik e le sue condizioni di salute destano grande preoccupazione; considerato che: a seguito della morte di Timtik, le istituzioni europee hanno espresso il loro rammarico nella persona del portavoce della Commissione europea, Peter Stano e della commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, la quale ha in particolare osservato che "la morte dell'avvocatessa Ebru Timtik è la tragica illustrazione delle sofferenze umane che sta causando il sistema giudiziario turco che si sta trasformando in uno strumento per zittire avvocati, difensori dei diritti umani e giornalisti, attraverso una negazione sistematica dei principi più basici dello stato di diritto"; analoghe preoccupazioni sono state espresse dal Governo francese e da altri governi di Stati membri dell'Unione europea; dal principio personalista, fondamento della Costituzione italiana, discende non solo l'obbligo di tutelare i diritti inviolabili all'interno del nostro ordinamento, ma anche quello di proiettare l'imperativo del rispetto dei diritti umani anche all'esterno, nell'ambito dell'azione internazionale del nostro Paese, come desumibile dagli articoli 10 e 11 della stessa Carta costituzionale; l'Italia, dunque, non può rimanere spettatrice passiva di episodi così gravi, che si consumano alle porte dell'Europa e vedono coinvolti anche avvocate e avvocati, vale a dire soggetti che si trovano in prima linea nella difesa dei diritti e nell'attivazione delle garanzie dello stato di diritto, funzionali alla tutela di quei diritti nel rispetto del principio della separazione dei poteri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se intenda attivare i canali diplomatici, a partire dall'Ambasciata della Repubblica italiana ad Ankara, per rappresentare al Governo turco la preoccupazione del Governo e delle cittadine e dei cittadini italiani di fronte alla sistematica violazione dei diritti umani in Turchia, e in particolare per le condizioni di salute dell'avvocato Aytac Unsal, detenuto attualmente in sciopero della fame; se intenda attivarsi in sede europea per rafforzare le pressioni verso il Governo turco, attivando tutti gli strumenti previsti e consentiti dal diritto internazionale, affinché vengano ripristinati in Turchia lo stato di diritto, il principio di separazione dei poteri e l'effettiva garanzia dei diritti umani fondamentali.