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L'ambito di applicazione è appunto la protezione delle lavoratrici e dei lavoratori, a prescindere - questo è fondamentale - dal loro status contrattuale, in un mondo del lavoro così frastagliato e cambiato, nel quale ci sono ormai le più svariate forme di lavoro. Esso include i volontari, le persone in formazione, i tirocinanti, gli apprendisti e quelli che sono in cerca di lavoro: vi è quindi una protezione molto ampia. La Convenzione prevede un articolato ventaglio di misure di protezione e di prevenzione, con gli obblighi agli Stati, quindi al nostro Stato, di adottare tutte le disposizioni interne che definiscano la violenza e le molestie e tutte le misure atte a prevenire queste condotte lesive, anche dal punto di vista risarcitorio e repressivo. Ciò significa che richiede agli Stati di garantire alle potenziali vittime l'accesso alla giustizia in maniera effettiva, predisponendo misure atte a porvi rimedio. La Convenzione dedica particolare attenzione alle violenze di genere e soprattutto cerca di fare un lavoro di battaglia politica e culturale e di formazione; questo è l'altro elemento fondamentale. Oggi stiamo per approvare - ne sono certa, all'unanimità - una ratifica molto importante, veramente importante. Ovviamente tutti ci auguriamo - perché su questo credo che vi sia la convinzione di tutti - di riuscire a utilizzare al meglio questo strumento, incluso l'obbligo che prevede per lo Stato di adottare tutti gli atti e le disposizioni legislative che permettano di allargare il sistema di tutela e soprattutto di prevenire. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole di LeU e del Gruppo Misto. (Applausi) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, nel nostro Paese il 9 per cento delle donne ha subito molestie fisiche o ricatti sessuali mentre stava lavorando. Si tratta di 1,404 milioni di donne, mentre 1,173 milioni di donne hanno dichiarato di essere state ricattate sessualmente nel corso della propria carriera per essere assunte o per mantenere il posto di lavoro. Se una donna subisce un ricatto sessuale, nell'80 per cento dei casi non ne parla con nessuno sul posto di lavoro; quasi nessuna fa denuncia, eppure almeno il 70 per cento delle donne che hanno subito un ricatto sessuale lo ritiene molto o abbastanza grave. Il 33 per cento di queste ha cambiato volontariamente lavoro o ha rinunciato alla carriera a causa di ricatti sessuali sul luogo di lavoro; il 10 per cento è stato licenziato o messo in cassa integrazione. Questo è il quadro in cui l'Organizzazione internazionale del lavoro il 21 giugno 2019 adottava, con una larghissima maggioranza degli Stati membri, la Convenzione sull'eliminazione della violenza e delle molestie sui luoghi di lavoro. Il lavoro è il luogo dei diritti e dell'emancipazione delle persone e sono orgogliosa che l'Italia sarà il primo Paese tra i 187 membri a ratificare questa Convenzione. L'Italia è un Paese che già prevede norme antidiscriminatorie e a tutela dei lavoratori, ma oggi approviamo un quadro di riferimento e un programma di tutela decisamente innovativo. Mi preme sottolineare la natura internazionale di questo quadro normativo. Siamo ormai abituati ad associare alla parola «globalizzazione» la perdita dei diritti e il peggioramento delle condizioni di lavoro. Vogliamo ribaltare questa equazione e che ci sia una globalizzazione dei diritti contro lo sfruttamento delle persone, una globalizzazione non più guidata dal mercato senza regole e al di fuori della cooperazione degli Stati, che troppo spesso ha comportato una perdita di dignità delle persone e ha causato tensioni sociali e sfiducia nei rapporti di cittadinanza. È quindi il momento della globalizzazione dei diritti e della dignità della persona, con le sue libertà e con il diritto di scegliere liberamente le proprie condizioni di vita e il proprio futuro. Violenza e molestie sui luoghi di lavoro sono violazioni dei diritti umani e questo tipo di violenze, che si traduce in molestie fisiche, verbali e ricatti, purtroppo è ancora coperto da omertà, silenzi e mancanza di solidarietà, molto più che negli altri casi - già censurabili - di violenza. Come ho detto, quasi il 90 per cento delle donne che hanno subito non ha denunciato. È già stato detto dalle colleghe che mi hanno preceduto quali sono i principali contenuti innovativi. Innanzitutto, un ampliamento della definizione di violenza o di molestie, ma soprattutto del luogo: quello di lavoro non è soltanto il luogo fisico dello stabilimento, ma può essere anche la casa o un luogo di viaggio e - attenzione - in epoca Covid, in un momento in cui si fa molto telelavoro, in cui si ricorre allo smart working , c'è stato un aumento delle violenze sia nelle sedi domestiche, sia attraverso i mezzi informatici, quindi questo è molto importante. C'è un obbligo degli Stati membri di prescrivere e del datore di lavoro di adottare misure preventive e repressive e c'è l'obbligo di garantire l'accesso alla giustizia, nonché un maggiore coinvolgimento degli ispettori del lavoro. Il nostro Paese, in realtà, com'è stato detto, non arriva sguarnito su questo tema. Voglio ricordare due questioni per tutte: nella legge di bilancio del 2018 abbiamo introdotto il divieto di demansionamento, licenziamento e trasferimento a seguito di denuncia di molestie sessuali, nonché la nullità del licenziamento ritorsivo o del demansionamento della persona denunciante, oltre - ovviamente - al divieto di dimissione in bianco. Voglio ricordare, tra le tante proposte di legge del mio Gruppo, due disegni di legge della collega Fedeli e della collega Valente aventi proprio a oggetto i temi della tutela e dell'antidiscriminazione sui luoghi di lavoro. Molestie e ricatti sessuali affondano le radici in modelli culturali, quindi è di nuovo la scuola il principale campo di contrasto sul quale sempre dobbiamo investire e impegnarci per una diversa consapevolezza e appartenenza a modelli culturali. La causa principale sta però nello squilibrio di potere tra chi agisce la violenza e chi la subisce. Voglio ricordare le parole di Guy Ryder, direttore generale dell'OIL, quando dice che bisogna mettere in pratica questi diritti al fine di creare un ambiente lavorativo migliore, più sicuro e dignitoso per donne e uomini. Voglio concludere con un'ultimissima riflessione. Parliamo molto di investimenti e di lavoro in questa difficile fase per il nostro Paese, per tutte le democrazie europee e a livello mondiale. Investire sul lavoro e sulla sua qualità vuol dire anche investire sulla sua dignità, che è un importantissimo fattore di coesione sociale, appartenenza e riscatto delle persone, perché segna il rapporto tra la persona e la collettività ed è anche e soprattutto da questo che passa l'essere cittadini e non sudditi. Per questi motivi, il voto del Partito Democratico sarà ovviamente favorevole alla ratifica in esame, ma sarà soprattutto un voto di impegno convinto e fermo per legiferare su questi temi e attuare pienamente la Costituzione. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) .