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Su tutte, tale scienziato, dottor Burioni, novello attore televisivo, il quale - tra un cachet e un altro, lautamente offerti dalla televisione pubblica - ha letteralmente terrorizzato il popolo italiano, prefigurando scenari drammatici e costringendo il nostro caro Conte a rinchiudere in casa tutti noi poveri cittadini. Singolare, poi, che sia Burioni, che Conte abbiano inizialmente escluso categoricamente che il virus fosse un problema. Eppure, Conte di certo aveva la possibilità di cogliere il pericolo in arrivo e di prevenire quantomeno l'assoluta carenza di mascherine e gel disinfettante. Nulla di tutto questo. Quando poi sono comparsi i primi contagi si è passato all'esatto opposto, con misure improvvisate e incoerenti che, di fatto, hanno messo in ginocchio l'economia italiana e soprattutto i già miseri bilanci di gran parte dei cittadini. È facile dire: «restate a casa» quando si vive nell'agio di lussuose residenze, come quelle dei vari personaggi che hanno invaso le televisioni con i loro patetici inviti alla reclusione domestica. Tuttavia, il dato più grave di questa vicenda è l'assoluta incapacità del Governo di gestire un flusso di denaro enorme. Qui compare il grandissimo Arcuri, noto boiardo di Stato, che ha attraversato gli ultimi quindici anni della nobile gestione pubblica dell'economia italiana di Invitalia e dintorni. È sufficiente leggere le polemiche di questi giorni per comprendere la grandezza di questa nomina, fatta da un Presidente del Consiglio preoccupato non già di affrontare al meglio i problemi dei cittadini, bensì di evitare che qualcuno possa fare ombra alla sua persona. Si tratta di quello che sulla stampa è stato definito il metodo Alpa (dal nome del maestro di Conte): meglio una nullità che sia fedele, piuttosto che una persona capace ma non controllabile. Il timore, peraltro, è che Alpa abbia già in passato fatto la stessa cosa con il suo allievo Conte. Il risultato è il caos totale: gli imprenditori che aspettano ancora i famigerati 25.000 euro; la cassa integrazione che ritarda; il casato Agnelli che incassa decine di miliardi pur pagando le tasse in Olanda; le banche che hanno trasformato i loro crediti chirografari in crediti garantiti dallo Stato. Prima o poi la verità verrà a galla ed emergerà come questa sia stata l'ennesima occasione persa per l'Italia. Per capire l'assurdità della situazione è sufficiente pensare a quanto emerso in Senato giovedì scorso, nel corso dell'audizione del dottor Giuseppe De Donno, dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, sui risultati positivi che sta ottenendo la terapia del plasma iperimmune nella lotta contro il Covid-19. Ebbene, di fronte ai successi di questa terapia, l'Istituto superiore di sanità e l'AIFA hanno pensato bene di affidare la guida dello studio nazionale su detta terapia all'azienda ospedaliera universitaria di Pisa e non già agli ospedali di Mantova e Pavia. Queste le parole del dottor De Donno: «Perché Pisa? Non lo so. Sono sconcertato da questa decisione e sono sconcertato che il Presidente della Regione Toscana voglia querelarmi. Qui è la politica che vuole ammutolire la scienza. Qualsiasi città lombarda andava bene. Se dovete fare un'operazione di cardiochirurgia al cuore, a chi ha affidate il vostro cuore, a chi ha esperienza o a chi non ce l'ha? E non venitemi a dire che la Toscana è stata scelta perché è organizzata meglio della Lombardia, perché qui stiamo parlando di protocolli scientifici organizzati da scienziati, non di manovre politiche. La scelta era univoca: era Pavia». E ancora: «Pisa non è all'altezza, non perché non siano dei bravi sperimentatori, ma perché la maggior incidenza è in Lombardia, che è rimasta addirittura fuori, fino all'altro ieri, da questa sperimentazione. È ovvio che ci sarà un motivo per cui AIFA e ISS hanno scelto di affidare a Pisa la sperimentazione, che tra l'altro non è riuscita ad arruolare nella prima fase. Ce lo spiegheranno e sarò prontissimo ad accettare le spiegazioni, ma non mi vengano a dire che ci sono motivi scientifici, perché così non può essere». Dalle parole del dottor De Donno emerge inequivocabilmente il tentativo in atto da parte dell'Istituto superiore di sanità e dell'AIFA di boicottare i risultati straordinari che la terapia del plasma iperimmune sta ottenendo, attraverso la pratica di una terapia in uso da decenni contro l'epatite B e la rabbia, fondata sulla generosità dei donatori di plasma e non già sulla bramosia di profitto delle aziende farmaceutiche, che le nostre istituzioni sanitarie dimostrano invece di voler proteggere. Il Ministro della salute, con il suo atteggiamento accondiscendente, ha dimostrato la sua sudditanza alle industrie farmaceutiche e non già ai legittimi interessi dei cittadini italiani. Il sottoscritto, nel corso dell'audizione di giovedì scorso, ha avuto modo di scusarsi a nome di tutti gli italiani con il dottor De Donno, il quale, mentre all'estero è richiesto da tutti i migliori centri di ricerca, in Italia riceve offese da presunti scienziati di Governo e ispezioni dal sapore intimidatorio da parte dei NAS: una vergogna che non può essere accettata. Ma vi è di più. Ad oggi non si comprende bene quante siano le vittime effettive del Covid-19 e quanti in realtà siano i decessi legati ad altre cause; lo stesso vale per i contagi. Non si capisce bene chi abbia vietato le autopsie. Burioni? Il comitato tecnico-scientifico? Solo grazie alle autopsie è stato possibile capire i rischi della terapia e delle intubazioni e si è così potuto veramente salvare le vite umane. Ancora più clamoroso appare oggi il dubbio sull'attendibilità stessa dei tamponi, anzi direi esattamente il contrario, ossia la certezza della relativa inattendibilità dei tamponi. Giovedì scorso, nel corso dell'audizione al Senato, il professor Ippolito dello Spallanzani di Roma ha testualmente ammesso che i tamponi hanno limiti enormi e che in sostanza non sono affatto attendibili. Ma allora com'è possibile pensare di far dipendere dai risultati dei tamponi le scelte su misure restrittive delle libertà personali o delle libertà economiche? Tutto questo è assurdo e denota l'assoluta incapacità di questo Governo, che ha messo nelle mani di qualche asserito scienziato, promesso attore televisivo, la libertà e il destino dei cittadini. Il professor Ippolito ha candidamente ammesso che i tamponi sono una sorta di cotton fioc , il cui risultato dipende dal cotone, dalla qualità e da tanti altri fattori, specificando appunto che la saliva non è così attendibile come il sangue (i test vengono fatti con la saliva). Di qui un mio dubbio, colleghi, da donatore di sangue e di plasma (dono il sangue da oltre trent'anni). Questa mattina ho chiamato il centro prelievi di sangue del policlinico di Bari e ho avuto conferma che ai donatori di sangue non viene effettuato alcun test Covid-19. Dunque tre sono le soluzioni. La prima è che attraverso il sangue non si può trasmettere il virus; e questo non mi sembra certo. La seconda è che questo virus alla fine non sia pericoloso; e non mi sembra nemmeno valida.