[pronunce]

, ma, prospettando come contenuto dell'intervento additivo della Corte l'inserimento dell'invito all'opposto a costituirsi, nel termine di venti giorni prima dell'udienza fissata dal giudice dell'esecuzione «ovvero, al più tardi, all'udienza stessa», ha dimenticato che l'obbligo di proporre eventuali domande riconvenzionali nella propria comparsa di risposta è già sancito dall'art. 167 cod. proc. civ. e che l'avvertimento di cui all'art. 163 si riferisce esclusivamente al termine di costituzione da osservarsi dal convenuto nel giudizio di cognizione; che la tardività della riconvenzionale è stata, infatti, da essa esponente eccepita con riferimento alla sua mancata proposizione nella comparsa di risposta davanti al pretore e non alla mancata costituzione di Etro venti giorni prima dell'udienza di comparizione, anche perché l'atto di riassunzione del processo è volto unicamente a consentire la prosecuzione del giudizio già pendente e non certo a dare inizio a un nuovo procedimento; che, per le esposte considerazioni, l'interveniente Solaris One s.r.l. insiste affinché la Corte dichiari inammissibile o, comunque, manifestamente infondata la questione sollevata dal Tribunale di Venezia. Considerato che il Tribunale di Venezia dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli articoli: a) 619 cod. proc. civ. , nella parte in cui non dispone che il ricorso introduttivo dell'opposizione di terzo all'esecuzione debba contenere, a pena di nullità, «l'invito all'opposto» a costituirsi nel termine di venti giorni prima dell'udienza fissata dal giudice dell'esecuzione con pedissequo decreto, ovvero, al più tardi, in tale udienza, con l'avvertimento che la costituzione oltre tali termini implica le decadenze di cui all'art. 167 cod. proc. civ. ; b) 163, numero 7, cod. proc. civ. , nella parte in cui non dispone che il suddetto ricorso debba contenere l'invito e l'avvertimento in questione; c) 164, primo comma, cod. proc. civ. , nella parte in cui non dispone la nullità del ricorso ex art. 619 cod. proc. civ. , carente dell'avvertimento medesimo; d) nonché del combinato disposto degli artt. 166 e 167, secondo comma, cod. proc. civ. , nella parte in cui non dispongono che nel giudizio di opposizione ex art. 619 cod. proc. civ. l'opposto debba, a pena di decadenza, proporre le eventuali domande riconvenzionali nella comparsa di risposta, da depositarsi almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata dal giudice dell'esecuzione, o al più tardi nella stessa udienza; che la questione è manifestamente infondata per l'apoditticità della premessa dalla quale muove il giudice rimettente, e cioè che – in forza dell'applicabilità «all'udienza davanti al giudice dell'esecuzione fissata a norma […] dell'art. 619» dell'art. 183 cod. proc. civ. , sancita dall'art. 185 disp. att. cod. proc. civ. e dovendo tale udienza essere in tutto equiparata all'udienza di prima comparizione di cui all'art. 180 del codice di procedura civile – sarebbero applicabili, a ritroso, sia il termine decadenziale di cui all'art. 167, secondo comma, per la proponibilità della domanda riconvenzionale sia, prima ancora, la norma (art. 163, numero 7, in relazione all'art. 164 cod. proc. civ.) secondo la quale il convenuto deve essere avvertito dall'attore in opposizione dell'esistenza di detto termine; che tale impostazione è inaccettabile, anche a prescindere dalla manifesta erroneità delle conseguenze che se ne traggono, in quanto il rimettente sembra presupporre che sia coperto da garanzia costituzionale, quale modello tendenzialmente vincolante per il legislatore, il processo ordinario di cognizione, i cui singoli istituti dovrebbero essere rinvenibili anche nei procedimenti di cognizione diversamente articolati dalla legge; che il giudice rimettente – sostenendo che il processo di cognizione, al quale dà luogo l'opposizione di terzo all'esecuzione, avrebbe inizio con la udienza de qua – omette totalmente di considerare la peculiarità di tale udienza, la quale si svolge davanti ad un giudice individuato dal legislatore esclusivamente in ragione della sua qualità di giudice dell'esecuzione, e pertanto del tutto a prescindere dall'eventualità che egli sia competente per il merito dell'opposizione, da lui soltanto delibabile sia, ai fini della sospensione, sotto il profilo del fumus boni juris, sia al fine di verificare la propria o altrui competenza a deciderla nel merito; che il rimettente, inoltre, omette totalmente di considerare che l'art. 185 disp. att. è norma rimasta inalterata dal 1942, sicché il rinvio all'art. 183 del codice non può – per le numerose modifiche da allora, ed in vario senso, apportate alla fase di trattazione – essere inteso altrimenti che come materiale–recettizio, e quindi al contenuto sostanziale di una norma che, all'epoca, prevedeva esclusivamente la facoltà di “modificare le domande, eccezioni e conclusioni precedentemente formulate”, e pertanto una facoltà necessariamente esercitabile soltanto dal ricorrente in opposizione; che, infine, la circostanza che una norma (art. 163, numero 7) preveda la necessità dell'avviso al convenuto, a pena di nullità (art. 164), dell'esistenza di un termine decadenziale – peraltro, non inseribile, quale previsto dall'art. 166 cod. proc. civ. , nel procedimento de quo – non comporta certamente che debba ritenersi costituzionalmente dovuta identica, o analoga, disciplina anche relativamente a procedimenti diversamente strutturati, quando l'omessa previsione di quell'avviso non renda – com'è evidente nella specie – la diversa disciplina manifestamente irragionevole.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 619, 163, numero 7, 164, primo comma, e combinato disposto degli artt. 166 e 167, secondo comma, del codice di procedura civile sollevata, in riferimento all'articolo 3 della Costituzione, dal Tribunale di Venezia, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 ottobre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 ottobre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA