[pronunce]

A tal proposito, rileva che, se per un verso, può ammettersi l'incidenza dell'interpositio legislatoris sulle variabili sottese ad alcune tra le principali scelte organizzative e gestionali delle amministrazioni pubbliche (come quelle relative alla provvista di personale), per altro verso, non può ammettersi la legittimità costituzionale di tali interventi, laddove gli stessi presentino carattere di irragionevolezza e incidano in modo contraddittorio ed ingiustificato sulle richiamate variabili organizzative. 2.- Con memoria depositata in data 28 febbraio 2013 si è costituita in giudizio la professoressa P.M. la quale, nel far proprie le argomentazioni dell'ordinanza di rimessione, chiede l'accoglimento della sollevata questione di legittimità costituzionale. 3.- Con atto depositato in data 2 aprile 2013, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata non fondata. Quanto alla censura mossa in riferimento all'art. 3 Cost. - in relazione alla circostanza che la disposizione sul blocco delle assunzioni applicabile alle università "non virtuose", nel prevedere la possibilità di assunzione dei ricercatori vincitori delle procedure concorsuali in precedenza espletate, predisporrebbe a favore di queste ultime un sistema di maggior favore rispetto a quello previsto per le università "virtuose" - la difesa erariale sottolinea la disomogeneità dei termini di comparazione. Al riguardo, il Presidente del Consiglio dei ministri sottolinea che, mentre per le università "non virtuose", le assunzioni ammesse sono solo quelle ivi indicate - essendo stato istituito per la restante tipologia e provvista di personale universitario un regime di blocco assunzionale assoluto - per gli atenei "virtuosi" è prevista la possibilità di assunzione di tutte le categorie di personale entro il limite del cinquanta per cento della spesa relativa al personale cessato, con il vincolo di destinare non meno del sessanta per cento delle risorse investibili al reclutamento di ricercatori a tempo indeterminato. La difesa erariale evidenzia come anche per le università "virtuose" sia prevista una clausola di salvaguardia per l'assunzione dei ricercatori selezionati attraverso le procedure concorsuali di cui all'art. 1, comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2007), nei limiti delle risorse residue previste dal comma 650 del predetto art. 1. Pertanto, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, i numerosi e considerevoli tratti distintivi delle discipline raffrontate renderebbero non fondata la censura di irragionevole disparità di trattamento. La difesa statale ritiene non convincente la tesi del rimettente, in quanto non tiene conto dell'esigenza di tutelare l'affidamento dei ricercatori vincitori di concorsi espletati prima dell'entrata in vigore della norma, i quali, se aspirassero ad essere assunti da un'università "non virtuosa", in mancanza della clausola di salvaguardia, verrebbero del tutto pregiudicati dal divieto di effettuare nuove assunzioni di cui al citato art. 1, comma 1, del d.l. n. 180 del 2008. Il paventato pregiudizio non si verificherebbe nel caso di università "virtuose", in quanto la disposizione di cui al successivo comma 3 ammette nuove assunzioni, sebbene entro il predetto limite di spesa del cinquanta per cento dei risparmi per il personale cessato dal servizio. La suddetta difesa sottolinea come il combinato disposto delle due richiamate disposizioni sia del tutto coerente, se analizzato dal punto di vista della tutela dei diritti dei ricercatori vincitori dei concorsi già espletati, perché entrambe le norme, secondo modalità diverse in ragione degli interessi che le stesse sono destinate a soddisfare, assicurano la realizzazione di tale esigenza evitando di compromettere in modo definitivo le chance professionali e di vita di candidati che si trovano in una fase cruciale per l'effettuazione delle proprie scelte professionali. Il Presidente del Consiglio dei ministri rileva come il meccanismo del "blocco delle assunzioni", delineato dal legislatore nel 2008, persegua non solo finalità di carattere finanziario, ma anche di incentivazione del ricambio generazionale del personale docente. In particolare, le due disposizioni risulterebbero coerenti nel predisporre un sistema che, se per un verso mira a guidare l'ateneo al rientro nei parametri di legge (riguardo al rapporto tra spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo e l'entità dei trasferimenti statali sul fondo di finanziamento ordinario), dall'altro salvaguarda la figura del ricercatore, consentendone le assunzioni in deroga al divieto (comma 1) e prevedendo, per le università "virtuose", la destinazione di una quota non inferiore al sessanta per cento delle somme disponibili per le nuove assunzioni a favore di professionalità (ricercatori e contrattisti) che intraprendono la carriera universitaria (comma 3). Ad avviso della difesa statale, le differenze tra le due regole previste dai commi 1 e 3 dell'art. 1 andrebbero interpretate alla luce degli scopi complessivi che la normativa è diretta a realizzare ed in ragione dei quali le dedotte censure di disparità di trattamento non risulterebbero fondate data la unitaria linea di politica legislativa volta a valorizzare la figura del ricercatore. La circostanza che la normativa in esame persegue finalità ulteriori e diverse rispetto al mero risparmio di spesa varrebbe - secondo il Presidente del Consiglio dei ministri - a confutare anche la censura secondo cui l'assunzione dei vincitori dei concorsi espletati costituirebbe un'eccezione di portata tale da travalicare la regola (divieto generalizzato di nuove assunzioni) sino a renderla, nei fatti, inoperante. Si tratterebbe, in primo luogo, di un assunto meramente ipotetico, che oblitera l'opposta ed espressa previsione secondo cui le assunzioni devono avvenire «senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica» ed, in secondo luogo, di una conclusione che non terrebbe conto della complessiva ratio della normativa. Quanto alle censure mosse in riferimento agli artt. 33 e 97 Cost., la difesa dello Stato sottolinea come gli argomenti a sostegno delle stesse costituiscano dei corollari dell'articolata ricostruzione operata con riguardo all'assunta lesione dell'art. 3 Cost. 4.- In data 26 settembre 2013, la prof.ssa P.M. ha depositato memoria illustrativa, insistendo per l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Stato con l'ordinanza r.o. n. 42 del 2013.