[pronunce]

L'Avvocatura conclude sul punto affermando che, per i motivi innanzi evidenziati, non è quindi consentito alle Regioni e Province autonome derogare al principio fondamentale di gratuità delle attività di volontariato. 1.6.- Viene, quindi, censurato l'art. 15, comma 1, della richiamata legge provinciale in quanto il requisito di cui alla lettera b), richiedendo, per l'ammissione al «servizio sociale volontario», «la residenza stabile in provincia di Bolzano e la cittadinanza italiana oppure di un altro Stato membro dell'Unione europea», escluderebbe dalla possibilità di prestare il servizio civile provinciale i cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, violando, in tal modo, l'art. 3 Cost., nella parte in cui questo vieta discriminazioni fondate sulla nazionalità. L'Avvocatura ricorda, al riguardo, che l'art. 2 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), dispone che: a) «Lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato gode dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, salvo che le convenzioni internazionali in vigore per l'Italia e il presente testo unico dispongano diversamente» (comma 2); b) «Lo straniero regolarmente soggiornante partecipa alla vita pubblica locale» (comma 4) . Osserva, inoltre, che l'art. 43 del d.lgs. 286 del 1998 prevede, per quanto qui interessa, che «Ai fini del presente capo, costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata su [...] l'origine nazionale, e che abbia [...] l'effetto di [...] compromettere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, in condizioni di parità, [...] delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica». Alla luce di questo quadro normativo, emerge, a giudizio dell'Avvocatura, che l'esclusione dal servizio civile provinciale degli stranieri regolarmente soggiornanti non può non tradursi in una evidente e ingiustificata disparità e discriminazione, in quanto la partecipazione al servizio civile provinciale è una concreta occasione di integrazione per gli stranieri in questione che non vi è ragione di negare. Del resto, prosegue la difesa dello Stato, nella recente sentenza n. 2 del 2013, la Corte costituzionale ha ritenuto costitutiva di una ingiustificata disparità di trattamento una disposizione della Provincia di Bolzano che, nel concedere determinate agevolazioni per il diritto allo studio (si trattava delle «agevolazioni per la frequenza di una scuola fuori della provincia di Bolzano», e delle «prestazioni di natura economica per il diritto allo studio universitario»), prevedeva solo per gli stranieri extracomunitari il requisito aggiuntivo (rispetto ai cittadini italiani e dell'Unione europea) della residenza almeno quinquennale nella Provincia. 2.- Si è costituita nel giudizio la Provincia autonoma di Bolzano, concludendo per l'inammissibilità o il rigetto del ricorso. 2.1.- In via preliminare, la Provincia ritiene che siano inammissibili le censure prospettate nel ricorso dell'Avvocatura generale dello Stato in ordine alla lamentata violazione degli artt. 2 e 117, secondo comma, lettera l), Cost., dal momento che nella delibera governativa di impugnazione della legge della Provincia autonoma di Bolzano n. 19 del 2012, assunta nella riunione del Consiglio dei ministri del 18 gennaio 2013, non sono individuati, nemmeno in termini generali, tali parametri di giudizio. Ricorda che più volte questa Corte ha affermato che la delibera governativa di impugnazione della legge deve contenere l'indicazione delle disposizioni impugnate e la ragione dell'impugnazione medesima, seppur anche solo in termini generali, mentre spetta al ricorso dell'Avvocatura generale dello Stato la più puntuale indicazione dei parametri del giudizio, ma non anche l'individuazione di ulteriori parametri costituzionali che si asseriscono lesi dalle disposizioni impugnate. 2.2.- Nel merito, la resistente ritiene infondata la censura relativa alla illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera a), della legge provinciale n. 19 del 2012, per asserito contrasto con gli artt. 52, primo comma, e 117, secondo comma, lettera d), Cost. Al riguardo, afferma che le sentenze nn. 431 del 2005, 229 e 228 del 2004 hanno chiarito che anche le Regioni e le Province autonome hanno competenze riguardo al servizio civile nazionale, giacché non «tutti gli aspetti dell'attività svolta dai giovani in servizio civile ricadono nell'area della potestà legislativa statale». La linea di confine tra ciò che spetta alla competenza statale e ciò che è di spettanza regionale o provinciale è individuata dalla Corte costituzionale nella distinzione tra la «disciplina dei profili organizzativi e procedurali del servizio», di competenza statale, e «lo svolgimento di attività che toccano i più diversi ambiti materiali, come l'assistenza sociale, la tutela dell'ambiente, la protezione civile: attività che, per gli aspetti di rilevanza pubblicistica, restano soggette alla disciplina dettata dall'ente rispettivamente competente». Le Regioni e le Province autonome, dunque, avrebbero competenza legislativa nell'ambito della disciplina del servizio civile nazionale, dato che la Corte costituzionale afferma che la disciplina degli aspetti da ultimo indicati spetta «alla legislazione regionale o alla normativa degli enti locali, fatte salve le sole specificità direttamente connesse alla struttura organizzativa del servizio e alle regole previste per l'accesso ad esso». Ne conseguirebbe che le Regioni e le Province autonome avrebbero il preciso dovere di intervenire, con proprie leggi, per disciplinare gli aspetti di propria competenza del servizio civile nazionale. Poiché, nelle occasioni richiamate, la giurisprudenza costituzionale ha confermato la persistente validità dell'impianto realizzato dal legislatore statale con la legge n. 64 del 200l, come attuata dal d.lgs. n. 77 del 2002, la parte resistente sottolinea che tale disciplina contiene ampi rinvii alla legislazione regionale o provinciale, ed anzi può essere effettivamente attuata soltanto attraverso un'opera del legislatore regionale o provinciale finalizzata a regolare numerosi aspetti che la legge nazionale demanda espressamente, appunto, alle Regioni e alle Province autonome. La competenza regionale o provinciale non sarebbe concorrente né tantomeno esclusiva, ma opererebbe «in una logica attuativa della disciplina recata dal d.lgs. n. 77/2002». Inoltre, le Regioni e le Province autonome avrebbero l'ulteriore possibilità di istituire e disciplinare un servizio civile regionale o provinciale, distinto e non alternativo rispetto a quello nazionale. Secondo la resistente, anche in questo caso la Corte avrebbe individuato la linea di confine tra i due servizi: quello nazionale è finalizzato prioritariamente alla difesa della Patria; quello regionale o provinciale può essere invece istituito e promosso per il perseguimento «dell'ampia finalità di realizzazione del principio di solidarietà espresso dall'articolo 2 della Costituzione».