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In particolare, i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali e i soggetti di cui all'articolo 4- quater eseguono controlli con cadenza almeno bimensile, accertando che dette strutture garantiscano il mantenimento e la cura dei cani e dei gatti in condizioni tali da soddisfare le loro esigenze psico-fisiche, etologiche e sanitarie. La legge regionale determina, altresì, i criteri e le modalità per l'assegnazione dei fondi e per il riparto tra i comuni dei contributi per la realizzazione degli interventi di loro competenza, in base a un meccanismo premiale che tiene conto: a) dell'impegno dei comuni a promuovere campagne di educazione e di sensibilizzazione, per le finalità di cui alla presente legge, e a favorire il soccorso degli animali feriti; b) del numero di adozioni a lungo termine concluse con successo, in proporzione al numero delle strutture esistenti e degli animali ospitati. 3. Le regioni, in accordo con gli altri soggetti preposti, adottano, sentite le associazioni animaliste e protezioniste che operano in ambito regionale, un programma triennale degli interventi di controllo demografico degli animali di affezione, di sterilizzazione e di prevenzione del randagismo. 4. Il programma di cui al comma 3 prevede interventi riguardanti: a) iniziative di informazione da svolgere anche in ambito scolastico al fine di assicurare il rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat ; b) corsi di aggiornamento o di formazione per il personale delle regioni, degli enti locali e delle aziende sanitarie locali addetto ai servizi di cui alla presente legge nonché per le guardie zoofile volontarie che collaborano con le aziende sanitarie locali e con gli enti locali; c) la tutela dei cani e dei gatti e, in generale, degli animali di affezione, nonché il contrasto dei fenomeni dell'abbandono e del randagismo, anche promuovendo periodiche campagne di sterilizzazione dei cani e dei gatti. 5. Al fine di tutelare il patrimonio zootecnico le regioni indennizzano gli imprenditori agricoli per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi o inselvatichiti, accertate dal servizio veterinario delle aziende sanitarie locali. 6. Per la realizzazione degli interventi di competenza regionale, le regioni possono destinare una somma non superiore al 25 per cento dei fondi loro assegnati dal decreto del Ministro della salute di cui all'articolo 8, comma 2. La rimanente somma è assegnata dalla regione agli enti locali a titolo di contributo per la realizzazione degli interventi di loro competenza, dei quali deve essere dimostrata l'effettiva realizzazione, pena la perdita e la conseguente restituzione dello stesso. I contributi erogati non possono essere utilizzati per finalità diverse da quelle cui sono destinati. Il comune può assegnare le risorse di cui al secondo periodo a strutture individuate attraverso apposite procedure ad evidenza pubblica, le quali devono garantire l'utilizzo delle stesse per le finalità prescritte a pena di revoca del beneficio; in caso di revoca, il comune assegna, attraverso le modalità di cui al periodo precedente, le medesime risorse ad altre strutture che ne garantiscano l'utilizzo per le stesse finalità. 7. Le strutture decadute dal beneficio del contributo di cui al comma 6 che continuano a operare sono sottoposte a controlli con frequenza minima mensile, al fine di accertare il rispetto dei requisiti di buona gestione e di tutela e cura degli animali custoditi, atti a soddisfare le loro esigenze psico-fisiche, etologiche e sanitarie. 8. Le regioni eseguono controlli periodici, anche di natura contabile, volti a verificare la corretta attuazione della presente legge con particolare riferimento all'utilizzazione dei fondi di provenienza statale e trasmettono al Ministero della salute, entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, un rendiconto concernente il riparto dei fondi, il loro utilizzo e gli obiettivi raggiunti. Esse, inoltre, con l'ausilio delle aziende sanitarie locali e delle guardie zoofile, eseguono il controllo sull'osservanza da parte dei comuni dei criteri per il risanamento dei canili e dei gattili comunali e per la realizzazione delle oasi rifugio per cani e per gatti stabiliti dalle regioni stesse ai sensi del comma 2. 9. È, altresì, compito delle regioni assicurare il corretto aggiornamento dell'anagrafe canina e felina nazionale di cui all'articolo 2- ter per quanto di loro competenza. 10. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione ai princìpi contenuti nella presente legge e adottano un programma triennale per la realizzazione degli interventi di controllo demografico degli animali di affezione e per la prevenzione del randagismo, nel rispetto dei criteri di cui al presente articolo »; d l'articolo 4 è sostituito dai seguenti: « Art. 4. – ( Competenze dei comuni ) – 1. I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono prioritariamente ad attuare i piani di controllo demografico degli animali di affezione, nonché i piani di sterilizzazione e di prevenzione del randagismo, uniformandosi al programma regionale di cui all'articolo 3, comma 3. A tali piani è destinata una quota non inferiore al 60 per cento delle risorse di cui all'articolo 3, comma 6. I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono, altresì, al risanamento dei canili e dei gattili comunali esistenti, se necessario, e alla realizzazione di oasi rifugio per i cani e per i gatti, nel rispetto delle disposizioni della presente legge e della legge regionale e avvalendosi dei contributi destinati a tale finalità dalla regione. 2. I servizi comunali e i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali si attengono, nel trattamento degli animali, alle disposizioni dell'articolo 2. 3. I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono a gestire i canili e i gattili sanitari direttamente o tramite convenzioni con le associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati. Devono, in ogni caso, garantire l'esecuzione di efficaci controlli sul rispetto delle disposizioni della presente legge, assicurare l'apertura al pubblico delle strutture di ricovero per animali presenti nel rispettivo territorio e il libero accesso ad esse ai volontari e ai rappresentanti delle associazioni riconosciute per lo svolgimento delle attività di controllo e di cura del benessere degli animali, verificarne la regolarità strutturale, amministrativa, contabile e gestionale, nonché verificare che i loro titolari, gestori e responsabili favoriscano le attività di promozione delle adozioni e, sentito il parere di veterinari comportamentalisti o educatori cinofili, attuino gli affidamenti dei cani e dei gatti. Qualora dai controlli eseguiti emergano irregolarità, la struttura interessata provvede alla regolarizzazione entro il termine di un anno dall'accertamento in caso di irregolarità strutturale ovvero di novanta giorni per tutti gli altri casi, ferma restando l'applicazione della sanzione di cui all'articolo 5, comma 5.