[pronunce]

copertura di insegnamenti sdoppiati), non porterebbe a compimento la propria ratio attraverso la piena e completa equiparazione dello status giuridico ed economico dei tecnici laureati a quello dei ricercatori, in violazione dell'art. 3 della Costituzione - per disparità ingiustificata tra le due categorie, essenzialmente assimilabili, e per irragionevolezza della distinzione a fronte di un quadro normativo complessivo improntato a crescente omologazione, anche quanto alle funzioni assistenziali - e altresì dell'art. 97 della Costituzione - per essere la mancata perequazione tra le due categorie, funzionalmente tra loro sovrapponibili, in contraddizione con le esigenze di buon andamento dell'amministrazione universitaria -; che, chiamata a pronunciarsi su questione identica e riferita ai medesimi parametri costituzionali, questa Corte ne ha dichiarato, con l'ordinanza n. 262 del 2002, la manifesta infondatezza; che nella citata decisione, riprendendo le corrispondenti e più generali argomentazioni contenute nell'ordinanza n. 94 del 2002 (alla quale fa richiamo l'Avvocatura dello Stato) - resa su questione anch'essa relativa alla mancata equiparazione tra tecnici laureati e ricercatori universitari secondo la disciplina della legge n. 341 del 1990 -, questa Corte ha escluso che abbia fondamento la premessa della questione allora sollevata, cioè la piena fungibilità tra le due categorie di personale, sotto il profilo delle funzioni svolte da ognuna di esse, poiché, al contrario, dal quadro normativo complessivo, a una parziale coincidenza di compiti per quanto riguarda l'attività didattica, si contrappone una essenziale differenziazione per quanto riguarda i compiti primariamente assegnati a ciascuna categoria, cioè la ricerca, che è propria ed esclusiva dei ricercatori, e la direzione e gestione di laboratori, che è propria ed esclusiva dei tecnici laureati; che pertanto, una volta esclusa la validità della premessa, non sussiste la necessità, alla stregua dell'art. 3 della Costituzione, di introdurre, per via di una pronuncia additiva, la totale assimilazione di status tra le due categorie; che, inoltre, si è precisato nella citata ordinanza n. 262 del 2002 che nessuna incidenza possono rivestire, rispetto alla conclusione anzidetta, talune settoriali disposizioni legislative concernenti i tecnici laureati dell'area medica (come l'art. 6, comma 5, del decreto legislativo n. 502 del 1992, che attribuisce de iure al personale in questione le funzioni assistenziali in precedenza svolte de facto, o come gli artt. 73, comma 2, del decreto legislativo n. 29 del 1993 e 1, comma 6, della legge n. 662 del 1996, in tema rispettivamente di iscrizione dei tecnici laureati medici agli albi professionali e di applicazione della disciplina sull'attività extra-muraria), in quanto si tratta di norme di contorno basate sul principio, più volte sottolineato da questa Corte, della stretta compenetrazione tra assistenza e didattica; che, ancora, nella pronuncia richiamata si è escluso ogni profilo di violazione dell'art. 97 della Costituzione, impropriamente evocato in vista di miglioramenti economici e di trattamento normativo (sentenza n. 273 del 1997); che, in mancanza di argomenti o profili nuovi nelle ordinanze di rimessione ora in esame (emesse in data anteriore all'ordinanza n. 262 del 2002 di questa Corte), non v'è ragione di discostarsi dalle conclusioni raggiunte nella citata decisione, cosicché le questioni sollevate devono essere dichiarate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 10, della legge 19 ottobre 1999, n. 370 (Disposizioni in materia di università e di ricerca scientifica e tecnologica), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 maggio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 maggio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA