[pronunce]

L'impugnata disciplina sarebbe infatti "finalizzata a bloccare le numerose richieste di rimborso avanzate dagli enti locali a seguito della intervenuta esclusione degli stessi dall'applicazione dell'imposta sui redditi delle persone giuridiche e ad incidere, di conseguenza, sui giudizi in corso". Ad avviso della ricorrente, l'orientamento della prevalente giurisprudenza tributaria, nonché la discrepanza tra la risoluzione ministeriale dell'8 gennaio 1993 n. 8/645 e quella, successiva, del 28 dicembre 1993, n. 5/19846 "inducono a ritenere che l'introduzione nel nostro ordinamento dell'art. 14 della legge n. 28 del 1999 sia stata chiaramente finalizzata ad interferire sui giudizi instaurati dagli enti contemplati dall'art. 88 del d.P.R. n. 917 del 1986 per il rimborso delle ritenute applicate a loro carico ai sensi dell'art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973". 6. - Anche in questo giudizio, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri per chiedere la declaratoria di inammissibilità o il rigetto del ricorso della regione Lombardia, sulla scorta dei medesimi argomenti, già illustrati, addotti avverso i primi due ricorsi. 7. - In prossimità dell'udienza, la regione Piemonte ha depositato una memoria illustrativa per insistere nelle censure prospettate in sede del ricorso e per argomentarne più diffusamente i motivi. In particolare, quanto alla natura del contestato prelievo, la regione sottolinea che la ritenuta, d'acconto o a titolo d'imposta, "rappresenta una obbligazione di carattere strumentale, comunque riconducibile a un soggetto passivo (in senso sostanziale) di un rapporto giuridico d'imposta". In merito all'asserita lesione della propria autonomia finanziaria, la ricorrente replica alle obiezioni dell'Avvocatura precisando che tale lesione deriverebbe soprattutto dal carattere retroattivo della disposizione impugnata, illegittimamente incidente sulla consistenza delle risorse finanziarie della regione. 8. - In prossimità dell'udienza, anche la regione Veneto ha depositato una memoria illustrativa per insistere nelle censure prospettate in sede di ricorso, adducendo argomenti analoghi a quelli proposti dalla difesa della regione Piemonte. 9. - Non diversamente dalle prime due ricorrenti, la regione Lombardia ha sviluppato in una memoria illustrativa le deduzioni formulate nel ricorso ed ha svolto argomentazioni ulteriori, anche per replicare alle eccezioni e alle difese dell'Avvocatura. In particolare, la regione Lombardia osserva che, in base alla normativa sul sistema di tesoreria (art. 2 della legge n. 720 del 1984; art. 40 della legge n. 119 del 1981; art. 2, commi 1 e 4, del d.m. 11 aprile 1981; art. 7 del decreto legislativo n. 279 del 1997; art. 66 della legge n. 388 del 2000), le assegnazioni, i contributi e quanto altro proveniente dal bilancio dello Stato dovuti alle regioni affluiscono in conti infruttiferi ad esse intestati presso le tesorerie dello Stato, mentre solo le entrate proprie delle regioni, nella misura individuata dalla legislazione statale, sono suscettibili di produrre interessi: "nel caso di specie", afferma la difesa della Regione, "si tratta ... di somme "proprie delle regioni depositate in conti fruttiferi presso le tesorerie regionali e pertanto sottoposte ad una disciplina diversa rispetto a quelle depositate presso la tesoreria dello Stato". Nel caso di specie, continua la ricorrente, "non si contesta il carattere infruttifero dei conti intestati presso la tesoreria dello Stato, bensì la previsione, con efficacia retroattiva, dell'applicabilità della ritenuta Irpeg sugli interessi prodotti da somme "proprie della regione, soggetto escluso dall'imposta, somme che per disposto della legislazione statale sono state depositate presso la tesoreria regionale su conti correnti fruttiferi". Nella memoria, la regione Lombardia richiama diffusamente la più recente giurisprudenza costituzionale, per insistere nelle censure prospettate in riferimento all'art. 76 della Costituzione (sentenze n. 292 e n. 425 del 2000) e sotto il profilo dell'uso distorto del potere di interpretazione autentica (sentenza n. 525 del 2000). 10. - Nell'imminenza della data fissata per l'udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato tre memorie illustrative, di contenuto analogo, per argomentare ulteriormente l'infondatezza delle questioni sollevate in via principale dalle regioni ricorrenti. Negando l'incisione, ad opera dell'impugnata disposizione interpretativa, delle attribuzioni regionali, la difesa erariale esclude innanzi tutto una significativa decurtazione dei mezzi finanziari delle ricorrenti, "attesa la ordinaria "marginalità delle "operazioni interessate dalla ritenuta nel quadro complessivo della finanza regionale", tanto più, aggiunge l'Avvocatura, che "le giacenze di tesoreria della regione non generano frutti suscettibili della ritenuta di imposta de qua". Sulla natura della contestata ritenuta, l'Avvocatura osserva che essa "esaurisce, con carattere di realità il prelievo tributario sulle specifiche rendite finanziarie considerate ... con l'applicazione di un'aliquota proporzionale ... inferiore (27) rispetto a quella prevista per l'Irpeg (37)". Si configurerebbe pertanto "una imposizione ... diversa e distinta rispetto alla imposizione personale propria dell'Irpeg, la quale colpisce il reddito complessivo netto delle società e degli altri enti che vi sono assoggettati", espressione di una non irragionevole scelta discrezionale del legislatore tributario. Sulla scorta della affermata distinzione tra le due ipotesi di prelievo, la difesa erariale esclude anche la violazione del principio di eguaglianza, prospettata dalle regioni Piemonte e Veneto in considerazione dell'impossibilità di recuperare la ritenuta subita in sede di dichiarazione annuale. L'Avvocatura esclude altresì la violazione dell'art. 53 della Costituzione: "la ritenuta ... afferisce unicamente ad alcuni redditi di capitale percetti (anche) dall'ente regionale - i quali indubbiamente costituiscono di per sé indici ragionevoli di ricchezza - ... e non ad un ipotetico reddito di impresa: sicché è irrilevante la considerazione che, per definizione legislativa, la regione non compia le attività di cui all'art. 51 del T.u.i.r. n. 917 del 1986". In sede di replica alle censure prospettate dalla regione Lombardia, la difesa erariale, richiamando la giurisprudenza di Cassazione, afferma la riconducibilità della disposizione interpretativa impugnata al novero dei significati ascrivibili alla disposizione interpretata, per sottolineare il corretto uso dello strumento della legge di interpretazione autentica in funzione di superamento di incertezze interpretative emerse in sede applicativa. La difesa erariale esclude infine la violazione dell'art. 76 della Costituzione, rilevando che la disposizione impugnata è stata introdotta con legge ordinaria e non già con legge delegata.1.