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il valore dei terreni e degli immobili del borgo, divisi e assegnati ai contadini dall'Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna nel secondo dopoguerra, si è moltiplicato all'ombra del brand Modigliani, al punto da innescare controversie legali finite nelle aule dei tribunali. Una di queste coinvolge i signor i M.S. e R.A., proprietari della cosiddetta villa Modigliani, e la signora S.P., erede di uno degli assegnatari del 1971, ma (come da sentenza del 2010) non della villa, che invece rivendica, spalleggiata dall'Istituto Amedeo Modigliani di Spoleto, presieduto da Luciano Renzi, dov'è membro del concept board e che la descrive come: "appassionata di arte e proprietaria della casa in Sardegna di flaminio Modigliani, padre dell'artista"; nel tour virtuale realizzato dall'I.A.M. nel 2020, a proposito della casa di Grugua ricostruita in 3D si legge: "La villa qui simboleggiata è stata la residenza in Sardegna di Flaminio Modigliani, padre dell'artista, dove il giovane Amedeo villeggiava con la famiglia e dove ha realizzato le sue prime opere pittoriche come il ritratto di Medea Taci". E sulla pagina dedicata: "Casa tecnologica Modigliani in Sardegna all'interno dell'originaria proprietà immobiliare di Flaminio Modigliani, padre dell'artista. Un progetto culturale che avrà anche la forza di riqualificare una zona importante della Sardegna, generare occupazione, attrarre turismo internazionale e legarsi alle più antiche tradizioni culturali e artigiane dell'isola" (si veda "istitutoamedeomodigliani"). Disporre della villa significa, evidentemente, poter continuare ad alimentare questo falso mito, aprire la strada alla "scoperta" di nuovi inediti e favorire speculazioni immobiliari milionarie; non stupisce, allora, che la signora S.P. abbia sollecitato la Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna ad avviare il procedimento per la verifica dell'interesse culturale della "ex Casa Modigliani", e che l'avvocato M.P., nel pubblicare con grande enfasi sulla propria pagina "Facebook" la risposta datata 29 luglio 2021 della suddetta Soprintendenza, si compiaccia sia per l'incarico assunto dal proprio studio legale sia per l'imminente costituzione di "una Fondazione e una Società al fine di realizzare un Resort di lusso", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di farsi promotore della necessaria revisione del vincolo apposto nel 2010 al "Ritratto di Medea" limitatamente ai dati sulla paternità del dipinto, sottoponendolo ad una commissione di esperti e a tutti gli esami diagnostici oggi possibili, al fine di sottrarre il Ministero, per il futuro, alla responsabilità di avere avallato menzogne sulle quali eventuali manipolatori possano costruire immotivate fortune critiche, editoriali e immobiliari. Atto n. 3-02936 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 12 novembre 2021 il portale web di "Finestra sull'arte" ha pubblicato un articolo, a firma della redazione, dal titolo: "La Braidense ha solo 2 bibliotecari e rischia di chiudere. Bradburne: 'siamo abbandonati'"; vi si dà conto puntualmente, come in altri contributi comparsi su testate diverse ("L'allarme di Bradburne: 'Le biblioteche nazionali rischiano di chiudere'" su "la Repubblica"; "La Braidense riparte da Umberto Eco (e dalla piccola Nicole)" su "La Stampa"), del nutrito programma di attività 2021-2022 della biblioteca nazionale Braidense di Milano: mostre, concerti, incontri, presentazioni di libri. L'architetto e museologo canadese James Bradburne, direttore dell'attigua Pinacoteca di Brera, tenta così di stare al passo con gli altri istituti dotati di autonomia speciale del Ministero della cultura, votati dalle "riforme Franceschini" ad attrarre frotte di visitatori, e di farlo anche attraverso la storica biblioteca che, tuttavia, rischia di restare indietro, perché penalizzata sia dalla sua intrinseca estraneità alla logica turistica che, ammette il direttore, ha corrotto i musei ( "Sos Braidense, Bradburne: 'Manca personale, la biblioteca a rischio chiusura'" su "leggo"), sia per la drammatica carenza di personale; l'articolo dà spazio, infatti, anche al nuovo allarme di Bradburne, dopo quello lanciato a febbraio 2020, sul pericolo di un'imminente chiusura della Braidense determinato dal fatto che i dipendenti "superstiti" rispetto alla cifra record del 2005, quando erano 145, di cui 33 bibliotecari (o 22, secondo un'altra intervista), oggi sono solo 33, di cui appena 2 bibliotecari (ridotti ad uno dal 2022), mentre le incombenze aumentano, anche perché lasciti e donazioni vanno ad incrementare costantemente il patrimonio librario dell'istituto; considerato che: paradossalmente, la spiegazione del problema, teste Bradburne, che denuncia un'analoga deriva anche di altre biblioteche di importanti musei statali (quali la Reale di Torino, la Pilotta di Parma e l'Estense di Modena) causata dall'azzeramento dei fondi che sarebbe intervenuto dal 2016, sta nel fatto che "le biblioteche non attirano turisti, cosa che invece fanno i musei". Da qui dimenticanza e trascuratezza per le prime, mentre le forze si concentrano sui secondi, intesi quali attrattori per turisti invece che in modo costituzionalmente orientato; la terapia proposta dal direttore "milanese" a fronte dell'abbandono che lamenta di avere subito dal Ministero, per quanto umanamente comprensibile, è però anch'essa incostituzionale. Invoca, infatti, quale soluzione immediata, "l'autonomia di scegliere le persone con concorsi locali", tanto più che, aggiunge, "non ci servono funzionari piovuti dal cielo che non conoscono i libri delle nostre biblioteche". Bradburne dà per sottinteso, in altre parole, che alla carenza di personale dipendente del Ministero non si sia fatto fronte, fin qui, a causa della natura delle procedure concorsuali previste dalla legge italiana e non della mancata volontà politica di destinare risorse ed energie alle nuove assunzioni, attivando e portando a compimento i concorsi pubblici; eppure, teste il resoconto di Paola Pastorini su "Leggo", lo stesso Bradburne si dice al corrente che Franceschini "è consapevole di questo problema, ma non è sulla sua agenda né su quella di Brunetta"; la disapplicazione dell'articolo 97 della Costituzione, cioè del principio del concorso pubblico per l'accesso agli impieghi nelle amministrazioni pubbliche, sarebbe quindi il rimedio al mancato avvio o all'eterno ritardo accumulato dai concorsi a carattere nazionale banditi per rispondere alle necessità dell'amministrazione dei beni culturali, peraltro non senza la previsione di deroghe che, tuttavia, non contemplano la fattispecie indicata dal canadese; valutato che: