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la più aggiornata stima dei danni suona come un bollettino di guerra per gli agricoltori; con riferimento ai frutteti del Nord Italia, e solo per pere, pesche e nettarine sono stati stimati a fine settembre 2019, danni per circa 350 milioni di euro, di cui 200 in campagna e 150 nelle fasi di lavorazione. Pesanti sono state anche le ricadute in termini di perdite di posti di lavoro, con quasi 500.000 giornate in meno lavorate; rispetto agli anni precedenti, il fenomeno nel 2019 ha visto un aumento della gravità, con perdite sempre più rilevanti, in molti casi fino 100 per cento del raccolto; le situazioni più gravi si registrano in Emilia-Romagna ed in Veneto. Nel ferrarese, le perdite sul pero hanno interessato il 100 per cento dei frutti, mentre per pesco, susino, albicocco, ciliegio e mandorlo i danni accertati sono stimati intorno al 25-30 per cento; anche nel veronese la situazione è preoccupante, dove i danni stimati sulle principali colture frutticole ad oggi si aggirano sui 79,1 milioni di euro; nell'ambito delle misure di contrasto al parassita, che includono interventi di lotta dedicati e basati su strategie di intervento integrate, fondamentale è l'attività di monitoraggio mirata nelle singole aziende agricole e sulle diverse colture, anche se il successo nel contrasto al parassita non può essere assicurato dall'esclusivo utilizzo di trattamenti chimici, vista l'elevata mobilità della specie che può riposizionarsi su differenti colture; a seguito di un'ampia attività di sperimentazione, un efficace strumento di contrasto è risultato essere quello di contrapporre alla cimice asiatica il suo antagonista naturale, la "vespa samurai", anch'essa originaria dell'estremo oriente. Questa operazione, già intrapresa con successo in altri Paesi, non poteva essere fatta in Italia fino a quando, a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale , del decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 2019, è stata di fatto legalizzata l'immissione sul territorio italiano di specie e popolazioni non autoctone capaci di contrastare la diffusione di insetti alieni come la cimice. Il nuovo articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 prevede però una procedura particolarmente articolata e complessa per l'avvio concreto degli interventi di lotta biologica che in primo luogo richiede l'adozione di un decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che fissi i criteri per l'immissione in natura delle specie e popolazioni non autoctone; la procedura, che mira a prevenire qualsiasi eventuale effetto negativo derivante dall'immissione degli organismi non autoctoni, rischia tuttavia di allungare eccessivamente i tempi per l'avvio concreto delle sperimentazioni in campo della vespa samurai, rendendosi pertanto necessaria un'azione da parte del Governo, volta oltre che a favorire un veloce iter di approvazione, anche a sostenere gli agricoltori per i danni causati dal parassita; il 12 giugno 2019 il Senato della Repubblica ha approvato una risoluzione (DOC. XXIV n. 5-A) , con la quale si impegna il Governo a dare la massima priorità all'adozione del decreto ministeriale previsto dal nuovo articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 e ad accelerare le fasi dell' iter autorizzatorio anche alla luce delle ampie sperimentazioni condotte sulla vespa samurai; a rendere ancora più critica la situazione il recentemente mancato rinnovo dell'autorizzazione da parte dell'Unione europea per l'utilizzo dell'anti parassita chlorpyrifos-methyl, attualmente ritenuto tra i più efficaci ai fini del contrasto della cimice asiatica; occorre pertanto operare con estrema urgenza ed in più direzioni, a livello nazionale ed europeo, per definire un quadro normativo certo ed univoco e contrastare in tempi rapidissimi questa emergenza che ha ormai acquisito un carattere nazionale, impegna il Governo: 1) ad adottare con urgenza il decreto ministeriale previsto dall'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, come modificato dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 2019, volto a fissare i criteri per l'immissione di specie e di popolazioni non autoctone nel territorio italiano, al fine di consentire, nei tempi più rapidi possibili, il lancio e la diffusione nell'ambiente del parassitoide esotico detto vespa samurai; 2) ad assumere tutte le iniziative di competenza necessarie a prevedere, in ambito sia nazionale che europeo, il riconoscimento della deroga per il nostro Paese al divieto di utilizzo dell'anti parassita chlorpyrifos-methyl, attualmente ritenuto tra i più efficaci per il del contrasto della cimice asiatica; 3) ad adottare tutte le opportune iniziative per supportare le imprese agricole che hanno subito danni a causa dell'invasione della cimice asiatica, attraverso l'immediata sospensione dei mutui attivati nonché a potenziare gli strumenti di risarcimento, anche tramite l'istituzione di uno specifico fondo di rotazione a garanzia della concessione dei finanziamenti in favore delle imprese danneggiate ai fini del proseguimento dell'attività. Interpellanze Atto n. 2-00053 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: secondo quanto risulta dagli organi di stampa locale, l'esito dell'assemblea dei soci di novembre 2019, che ha stabilito la fusione della cassa rurale Lavis-Mezzocorona-Valle di Cembra con la cassa rurale di Trento, risulterebbe avvenuto in maniera palesemente irregolare, a causa di una serie di procedure che appaiono all'interrogante scorrette e pertanto illegittime, nell'ambito della convocazione dei soci, del verbale dell'assemblea (incompleto e "omissivo"), nonché del comportamento anomalo degli amministratori, che non avrebbero consentito alcuna possibilità d'intervento da parte dei soci contrari alla fusione; a tal fine, la Giunta provinciale di Trento, riunitasi nel mese di dicembre in seduta straordinaria, ha deciso di sostenere le motivazioni dei circa 400 soci della rurale di Lavis, sulla base di un ricorso già avviato al Tribunale di Trento (che invitava i presidenti di entrambe le casse a non procedere, in considerazione delle gravi irregolarità che avevano caratterizzato il percorso di fusione), il cui esito di sospensiva risulta tuttavia momentaneamente respinto e rinviato al mese di gennaio 2020, allorquando i magistrati dovranno decidere su due aspetti, uno dei quali posto all'attenzione del Tribunale proprio dalla decisione della Giunta provinciale di effettuare il ricorso; l'interrogante al riguardo evidenzia che se la richiesta avanzata dai soci in sede giudiziaria intende verificare se ci siano state effettivamente delle irregolarità nella gestione dell'assemblea (con la richiesta di annullarne la validità nella fusione con Trento), l'azione legale intrapresa dalla Provincia affronta invece questioni legate alle competenze dell'autonomia e, per effetto a cascata, quelle della Giunta, in quanto preposta all'autorizzazione della fusione di entrambe le casse rurali;