[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 5, comma 2, e 13, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), promosso con ordinanza del 26 novembre 2003 dal Tribunale di Vicenza, sul ricorso proposto da L.A.C. contro il Prefetto di Vicenza, iscritta al n. 255 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 15, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 16 novembre 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di Vicenza ha sollevato, in riferimento agli artt. 2 e 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 2, e 5, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nella parte in cui prevedono che l'omessa richiesta, da parte dello straniero, del permesso di soggiorno nel termine di otto giorni lavorativi dall'ingresso in Italia, comporti – anche quando l'ingresso sia avvenuto legittimamente e sussistano le condizioni per l'ottenimento del predetto permesso – l'automatica emissione del decreto di espulsione, senza una preventiva valutazione della sussistenza delle condizioni per il rilascio del titolo di soggiorno; che il giudice a quo premette di essere investito del ricorso proposto da un cittadino rumeno avverso il decreto prefettizio di espulsione emesso nei suoi confronti ai sensi dell'art. 13, comma 2, lettera b), del d.lgs. n. 286 del 1998, per non aver richiesto il permesso di soggiorno nel termine previsto dall'art. 5, comma 2, del medesimo decreto legislativo; che il rimettente reputa infondato il primo dei motivi di ricorso, afferente all'asserita violazione dell'art. 4, comma 2, del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui prevede che, contestualmente al rilascio del visto di ingresso, l'autorità consolare debba consegnare allo straniero che sta per recarsi in Italia una comunicazione scritta in lingua conosciuta dall'interessato, recante l'indicazione degli obblighi relativi all'ingresso ed al soggiorno nel territorio nazionale; che tale disposizione risulterebbe difatti inapplicabile nella specie, posto che i cittadini rumeni possono fare ingresso in Italia, per ragioni di turismo, senza necessità del visto, con conseguente assenza del contatto preventivo tra lo straniero e l'autorità consolare italiana che il citato art. 4, comma 2, presuppone, ai fini della consegna della comunicazione in parola; che in adesione al secondo motivo di ricorso, il rimettente ritiene, per contro, rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 2, lettera b), in relazione all'art. 5, comma 2, del d.lgs. suddetto, in quanto, nel caso di specie, il ricorrente, da un lato, avrebbe omesso di presentare la richiesta del permesso di soggiorno prevista dall'art. 5; ma, dall'altro, si troverebbe comunque nelle condizioni per ottenerne il rilascio, avendo fatto ingresso nel territorio dello Stato legittimamente ed essendosi ivi trattenuto per motivi turistici; che in simile situazione, l'automatica adozione del decreto di espulsione – prefigurata dall'art. 13, comma 2, lettera b), per il caso di mancata richiesta del permesso nel termine prescritto – farebbe sì che lo straniero resti soggetto, per una «violazione meramente formale», alla «gravissima» sanzione del divieto di reingresso in Italia per dieci anni (divieto previsto, nei confronti dello straniero espulso, dai commi 13 e 14 dello stesso art. 13); che le norme impugnate si porrebbero conseguentemente in contrasto con i doveri di solidarietà cui è riferimento nell'art. 2 Cost., impedendo l'esercizio dei diritti dello straniero nel territorio dello Stato, nel quale egli sia legittimamente entrato e nel quale possa legittimamente restare, essendo in possesso dei prescritti requisiti: contrasto che risulterebbe, d'altra parte, tanto più evidente allorché – come nel caso di specie – a fronte dell'esenzione dal visto di ingresso e della conseguente inapplicabilità della disposizione di cui all'art. 4, comma 2, del d.lgs. n. 286 del 1998, lo straniero non venga preventivamente informato degli obblighi relativi al soggiorno in Italia, in particolare per quanto attiene ai termini brevi e rigorosi di presentazione della richiesta di permesso di soggiorno; che le disposizioni denunciate violerebbero, inoltre, l'art. 3 Cost., sotto il profilo della ingiustificata disparità di trattamento dell'ipotesi considerata rispetto a quella, da ritenersi omologa, della ritardata presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno; fattispecie, quest'ultima, nella quale – secondo la giurisprudenza di legittimità – la legge non consente l'espulsione automatica dello straniero qualora sussistano le condizioni sostanziali per la sua permanenza nel territorio dello Stato: condizioni che l'autorità amministrativa è tenuta pertanto a verificare, configurandosi il ritardo nella presentazione della domanda come un mero «indice rivelatore» da valutare nell'ambito della complessiva situazione in cui versa l'interessato; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata. Considerato che il Tribunale di Vicenza dubita della legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 2, e 5, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nella parte in cui prevedono l'automatica espulsione dello straniero che – essendo legittimamente entrato nel territorio dello Stato – abbia omesso di richiedere il permesso di soggiorno nel termine prescritto, anziché subordinare l'adozione del provvedimento espulsivo alla previa verifica della insussistenza delle condizioni per il rilascio del permesso: disciplina, questa, che contrasterebbe, in assunto, con gli artt. 2 e 3 Cost.; che, quanto al primo dei parametri evocati, questa Corte ha peraltro già avuto modo di affermare che l'«automatismo espulsivo» – previsto dall'art. 13, comma 2, del d.lgs. n. 286 del 1998, una volta accertati i presupposti ivi indicati – non viola l'indicato precetto costituzionale, in quanto «altro non è che un riflesso del principio di stretta legalità che permea l'intera disciplina dell'immigrazione e che costituisce anche per gli stranieri presidio ineliminabile dei loro diritti, consentendo di scongiurare possibili arbitri da parte dell'autorità amministrativa» (ordinanze n. 146 e n. 200 del 2002; cfr.