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Sono poi descritte le fasi successive all'accettazione dell'incarico da parte dell'esperto e sulla durata dell'incarico, che si considera concluso se, decorsi centottanta giorni dalla nomina, le parti non hanno individuato una soluzione adeguata per il superamento delle condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendono probabile la crisi o l'insolvenza. La norma prevede tuttavia che l'incarico può proseguire quando tutte le parti lo richiedono e l'esperto vi acconsente, rendendo in tal modo necessaria la richiesta tanto dell'imprenditore quanto delle altre parti interessate. È inoltre previsto che il termine di centottanta giorni può essere superato quando la prosecuzione dell'incarico è resa necessaria dal ricorso dell'imprenditore al tribunale al fine di ottenere la conferma delle misure protettive e cautelari (articolo 7) o l'autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili o a trasferire l'azienda (articolo 10). Al termine dell'incarico, l'esperto redige una relazione finale che trasmette all'imprenditore e, in caso di concessione delle misure protettive e cautelari, al tribunale, al fine di provocare la declaratoria di cessazione degli effetti delle misure e dei provvedimenti concessi. L'articolo 6 - prosegue il relatore - disciplina le misure protettive che possono conseguire all'accesso dell'imprenditore alla procedura di composizione negoziata della crisi. Tali misure limitano le possibilità di azione nei confronti dell'imprenditore da parte dei creditori e precludono il pronunciamento di sentenze di fallimento o di stato di insolvenza fino alla conclusione delle trattative o all'archiviazione dell'istanza di composizione negoziata. Il procedimento di carattere giudiziale, relativo alle misure protettive e cautelari è quindi disciplinato dal successivo articolo 7. Illustra indi l'articolo 8, che prevede la sospensione dell'applicazione di una serie di obblighi gravanti in capo all'imprenditore nel caso di presentazione dell'istanza di misure protettive, nonché l'articolo 9, sulla gestione di un'impresa che versa in condizioni precarie. A tale ultimo riguardo evidenzia che, in pendenza di trattative, la gestione ordinaria e straordinaria dell'impresa resta nelle mani dell'imprenditore; tuttavia, quando sussiste la possibilità di insolvenza, l'imprenditore deve agire in modo tale da evitare pregiudizio al recupero della "sostenibilità economico-finanziaria e patrimoniale" della sua attività. L'imprenditore è tenuto soltanto ad informare preventivamente, in forma scritta, l'esperto del compimento di atti di straordinaria amministrazione o dell'esecuzione di pagamenti non coerenti rispetto alle trattative o alle prospettive di risanamento. L'esperto, nel caso in cui ritenga che gli atti preannunciati possano arrecare pregiudizio ai creditori, alle trattative o alle prospettive di risanamento, può segnalarlo per iscritto all'imprenditore e all'organo di controllo. Qualora, malgrado la sua segnalazione, l'atto venga comunque portato a compimento, l'imprenditore è tenuto ad informare l'esperto il quale, nei successivi dieci giorni, deve palesare il proprio dissenso nel registro delle imprese, segnalandolo al giudice che ha emesso i provvedimenti relativi alle misure protettive o cautelari. La segnalazione comporta la possibilità per il giudice di revocare le misure protettive e cautelari o abbreviarne la durata. L'articolo 10 prevede una serie di autorizzazioni speciali per contrarre determinati finanziamenti ovvero per trasferire l'azienda o rami di essa che il tribunale può concedere all'imprenditore. Descrive poi i contenuti dell'articolo 11 che disciplina le diverse possibilità di definizione della procedura. Nei casi in cui attraverso le trattative si sia individuata una soluzione idonea al superamento della situazione di crisi, per l'imprenditore è possibile, alternativamente, stipulare un contratto, una convenzione ovvero una moratoria. Peraltro, a fronte di un piano di risanamento sottoscritto da imprenditore, creditori oltre che dall'esperto, non è necessaria l'attestazione di un professionista. Nel caso in cui l'esperto dichiari, nella relazione finale, che le trattative con creditori e terzi non hanno avuto esito positivo e che le soluzioni prima ricordate non sono praticabili, l'imprenditore può presentare una proposta di concordato per la cessione dei beni. Si tratta di una procedura semplificata che non comporta né la nomina di un commissario giudiziale né l'approvazione dei creditori. Delinea inoltre gli aspetti salienti dell'articolo 12, sui casi in cui gli atti compiuti dall'imprenditore in situazione di crisi conservano i loro effetti a conclusione delle trattative. In particolare, gli atti precedentemente autorizzati dal tribunale conservano i loro effetti se successivamente intervengono: un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato, o un concordato preventivo omologato, o il fallimento, o la liquidazione coatta amministrativa, o l'amministrazione straordinaria o il concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio. Sono inoltre sottratti ad eventuali azioni revocatorie - che altrimenti potrebbero scattare ai sensi dell'articolo 67, secondo comma, della legge fallimentare - gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere dall'imprenditore nel periodo successivo all'accettazione dell'incarico da parte dell'esperto, purché siano stati coerenti con l'andamento e lo stato delle trattative e con le prospettive di risanamento esistenti al momento in cui sono stati compiuti. Restano soggetti invece ad azioni revocatorie gli atti di straordinaria amministrazione e i pagamenti in relazione ai quali l'esperto ha iscritto il proprio dissenso nel registro delle imprese o se il tribunale ha rigettato l'apposita richiesta di autorizzazione presentata dall'imprenditore. L'articolo 13 - prosegue il relatore - regola la conduzione delle trattative in caso di gruppo di imprese, anche al fine di prevedere la possibilità che la composizione negoziata si svolga in forma unitaria. Osserva in merito che costituisce « gruppo di imprese » l'insieme delle società, delle imprese e degli enti, esclusi lo Stato e gli enti territoriali, che esercitano o sono sottoposti alla direzione e coordinamento di una società, di un ente o di una persona fisica. Più imprese appartenenti al medesimo gruppo e che abbiano, ciascuna, la sede legale in Italia possono chiedere, con un'istanza, al segretario generale della camera di commercio la nomina dell'esperto, che assolve ai compiti in modo unitario per tutte le imprese che hanno formulato l'istanza, salvo che lo svolgimento congiunto non renda eccessivamente gravose le trattative; in tal caso, può decidere che le trattative si svolgano per singole imprese. Viene altresì regolato il caso di presentazione di più domande da parte delle imprese appartenenti ad un medesimo gruppo, stabilendo che quando gli esperti nominati, sentiti i richiedenti e i creditori, propongono che la composizione negoziata si svolga in modo unitario oppure per più imprese appositamente individuate, la composizione prosegue con l'esperto designato di comune accordo fra quelli nominati. Si prevede che, al termine delle trattative, le imprese del gruppo possono stipulare, in via unitaria, uno dei contratti ovvero accedere separatamente alle soluzioni di cui all'articolo 11.