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quali iniziative intenda prendere a sostegno del distretto della calzetteria del mantovano; se non ritenga utile aprire un Tavolo di crisi specificamente dedicato alla situazione del settore, da decenni simbolo dell'alta qualità del " Made in Italy ", che necessita di misure urgenti per uscire dalla profonda crisi in cui versa. Atto n. 4-02626 NOCERINO ANGRISANI CROATTI ROMAGNOLI CORBETTA MANTOVANI MININNO ANASTASI CAMPAGNA LOREFICE PISANI Giuseppe MARINELLO ROMANO MATRISCIANO RICCIARDI DE LUCIA NATURALE GALLICCHIO GIANNUZZI ABATE BOTTO VANIN LEONE TRENTACOSTE PRESUTTO PAVANELLI ORTIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: il programma televisivo "Report", andato in onda il 2 dicembre 2019, si è occupato del colosso della chimica Solvay e dei suoi stabilimenti in Italia; l'azienda Solvay è arrivata nel lontano 1912 con il primo storico insediamento produttivo in Toscana a Rosignano (Livorno) e, per far digerire meglio la sua presenza, ha costruito intorno alla sua fabbrica un'intera città fatta di case e tutti i servizi utili. Tutto è legato al padre del bicarbonato di sodio Ernest Solvay; come racconta il servizio televisivo di Adele Grossi, che ha ripercorso la storia dell'azienda, l'industria chimica Solvay, nel solo 2017, avrebbe scaricato in mare una serie di sostanze tossiche pericolose e inquinanti: 4,18 tonnellate di arsenico; 5,96 tonnellate di cromo; 13 tonnellate di benzene e innumerevoli altri inquinanti; secondo quanto indicato dal servizio televisivo, in 50 anni sarebbero state riversate nel tratto di costa di Rosignano 400 tonnellate di mercurio, con un valore della sostanza stessa nell'acqua superiore a quello ammissibile per legge. Scarichi che, viene più volte sottolineato, sono sempre stati autorizzati in deroga alla legge; per produrre il bicarbonato e far funzionare l'azienda sono necessari acqua e sale con i quali si ottengono i derivati del cloro. Queste materie prime arrivano da vicino, e sono l'acqua dal fiume Cecina e il sale da Volterra regolati da un accordo di oltre 20 anni fa con i Monopoli di Stato; nel 2003 emerge il problema degli scarichi, la polvere bianca è ovunque. Viene così stipulato tra il Ministero dell'ambiente, la Regione Toscana e la Provincia di Livorno un accordo di programma con Solvay, che prevede che l'azienda non superi il tetto massimo di scarichi pari a 60.000 tonnellate. L'accordo però non viene rispettato; quanto descritto ha anche, ovviamente, un impatto sulla salute delle persone che abitano nella zona. Come dichiarato da Claudio Marabotti, medico e ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) di Pisa, la possibilità di ammalarsi di mesotelioma pleurico è molto più alta; le pericolose polveri bianche di scarto della Solvay, svela ancora "Report", sono finite anche lontane dallo stabilimento, in quanto negli anni sono state scaricate in alcune discariche di rifiuti urbani; tutto questo inquinamento non è però solo prerogativa di Rosignano. "Report" ricorda anche i problemi ambientali e di salute creati dalla Solvay in provincia di Alessandria. Qui l'azienda è stata condannata in appello per disastro ambientale a causa dell'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas); lo Stato italiano da anni discute sui limiti allo scarico di tali inquinanti, non più in produzione, ma nel frattempo l'azienda li ha già sostituiti con un'altra sostanza che immette nell'ambiente da ormai 7 anni i cosiddetti "Pfas di nuova generazione" (C6O4), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare per ovviare ai problemi evidenziati; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano agire, tenuto conto della legislazione vigente, per evitare un vero e proprio disastro ambientale e, soprattutto, se si intenda controllare la nuova tipologia di sostante che vengono immesse nell'ambiente. Atto n. 4-02627 LANNUTTI Ai Ministri della giustizia e della difesa Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, si è recata a Venezia il 17 luglio 2019 e ha appreso dal comandante provinciale dei Carabinieri di Venezia, il colonnello Claudio Lunardo, come la criminalità organizzata in Veneto sia presente con infiltrazioni; le indagini analizzate della Commissione Antimafia hanno rilevato l'incombente presenza, in particolare nel Veneto orientale, e soprattutto a Venezia, di personaggi spregiudicati che aggredirebbero, con ogni metodo, le attività imprenditoriali, soprattutto nel settore del turismo, che meglio si presta al riciclaggio di ingenti capitali. A Venezia e sulle spiagge da Cavallino a Bibione, sarebbe stata rilevata la presenza di soggetti legati alla criminalità organizzata; sulla scorta di valutazioni a seguito di esigenze investigative riferite alla sola città di Venezia, era stato attivato il distaccamento della sezione anticrimine di Padova; considerato che nel corso dell'audizione il colonnello Lunardo avrebbe anticipato, seppur riservatamente, che a Venezia si starebbe decidendo circa la chiusura dell'ufficio periferico del raggruppamento operativo speciale di Padova a Mestre, proprio quello attivato per esigenze investigative anti-mafia; inoltre, a quanto risulta all'interrogante: poiché il decreto-legge n. 152 del 1991, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 203 del 1991, stabilisce che le sezioni anticrimine, inserite nell'ambito dei comandi provinciali, devono avere sede nei capoluoghi di distretto di Corte d'appello, in Veneto e Friuli-Venezia Giulia le rispettive sezioni anticrimine non hanno mai spostato la sede nei capoluoghi di distretto di Corte d'appello (Venezia e Trieste); di contro, in armonia alla predetta legge, a Venezia hanno sede gli altri reparti speciali, quali il Nucleo operativo ecologico e il Nucleo per la tutela del patrimonio dei Carabinieri, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda descritta; se siano coscienti del fatto che se il comandante del Ros non riceve dal comandante provinciale di Venezia, sede di distretto di Corte d'appello, gli elementi di informazione riferiti alla funzione, questo può essere causa di errate visioni strategiche al contrasto della criminalità organizzata.