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DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, intanto ringrazio il signor Ministro per la sua informativa, per gli elementi importanti che ha portato in questa sede, per l'impegno a contrastare la richiesta in oggetto, che, come si è sentito dagli interventi odierni, ritengo sia condiviso da tutte le forze politiche e da tutta l'Assemblea, ma anche per l'impostazione che si è data e che si vorrà dare a questa battaglia, che adesso è giuridica, a livello europeo. I dati che il signor Ministro ci ha portato ci dicono che quella del Prosecco è una storia di grande successo, che tra l'altro, nel giro di pochissimi anni, ha portato a numeri veramente impressionanti e importanti. Voglio qui ribadire che, in tutti questi anni, siamo stati forse i primi a portare una riflessione e a fare anche una grande battaglia in questo senso all'interno dell'Unione europea, non solo genericamente sulle denominazioni, ma sul legame fortissimo tra i prodotti e l'identità territoriale. Signor Ministro, questo è stato il punto su cui l'Italia, anche attraverso Governi diversi, si è contraddistinta in Europa e ciò per un motivo molto semplice. Ricordo ad esempio le prime battaglie sulle etichettature, in cui all'inizio l'Italia era praticamente da sola. Oggi le cose sono molto diverse, perché, con la difesa dell'identità e della denominazione dei nostri prodotti, portiamo avanti il modello della nostra agricoltura, anzi, oserei di dire delle nostre agricolture, che sono strettamente legate all'identità del territorio. Nel caso del Prosecco, è non solo la storia di un successo, ma anche di un territorio. Non è un caso, tra l'altro, che il valore di quel territorio sia stato riconosciuto dall'UNESCO, che ha iscritto le colline del Prosecco nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità. Questo è l'altro elemento. Queste due questioni, la difesa della denominazione del marchio e quella del territorio, sono assolutamente e strettamente legate. Si tratta della difesa di un mondo produttivo, composto da tante aziende e da tanto lavoro, ma anche dei consumatori. Questo è un elemento ulteriore: i nostri prodotti nel mondo sono vittime di quello che è definito italian sounding ; questo purtroppo è uno degli elementi che contraddistinguono l'assalto ai nostri prodotti. Perché l' italian sounding ? Perché questo è il tratto dell'identità italiana e della qualità dei nostri prodotti. Lei giustamente ha detto che siamo solo all'inizio e che non è stata ancora pubblicata la richiesta. Penso che abbiamo degli elementi giuridici validi. Vorrei ricordare, tra le altre cose, che anche a noi fu in qualche modo imposto di non utilizzare più la dizione "metodo champenois "; ed era un'assonanza, per far capire. Credo che il dato più importante, da questo punto di vista e dal punto di vista giuridico, sia stata proprio la sentenza della Corte di giustizia europea - che lei ha citato poco fa, signor Ministro - la quale era stata molto chiara intervenendo nella querelle tra Francia e Spagna a proposito del caso Champanillo . Cosa dicono i giudici europei? Il regolamento europeo protegge le produzioni DOP da condotte relative sia ai prodotti sia ai servizi; non può quindi esistere, nel caso dei prodotti IGP e DOP, l'evocazione dei loro nomi. Gli elementi contenuti in questa sentenza, a mio avviso, sono la base su cui possiamo validamente portare avanti la nostra battaglia. Credo però - e ha fatto bene chi lo ha sottolineato prima - che, oltre alla battaglia giuridica, sia importante realizzare campagne per difendere l'identità dei nostri prodotti e il loro legame con il territorio (l'abbiamo fatto varie volte in tutti questi anni, anche con le organizzazioni professionali agricole), per difenderci dall' italian sounding , per coinvolgere i consumatori. Serve una battaglia politica e culturale, a difesa di interessi che sono non soltanto di un territorio o di un Paese, ma dei consumatori europei e internazionali. Questo è un elemento assolutamente centrale, perché viviamo in un mondo in cui tutto è omologato: questo è il punto. Andando nelle varie capitali, si trovano gli stessi negozi del centro di Roma. L'elemento distintivo del nostro modello agricolo e del nostro approccio sono invece la diversità e l'originalità di questi prodotti, nonché il loro legame profondo con i territori, elemento che garantisce i consumatori, ma innanzitutto la non omologazione, in un'epoca di globalizzazione di tutto quello che mangiamo, di come ci vestiamo e spesso anche di come pensiamo. Credo che questo sia un elemento assolutamente fondamentale. La storia del successo del Prosecco è oggi la punta di diamante del successo di tutti i nostri vini, che, signor Ministro, nasce dalla tragedia del metanolo. In questo i nostri produttori sono stati bravissimi: abbiamo puntato tutto unicamente sulla qualità e questa battaglia l'abbiamo vinta. Anche sul Prosecco oggi credo si stia lavorando: come sa, il pericolo della monocoltura è notevole; molti produttori, infatti, stanno diventando anche la punta di diamante di un processo che punta in modo spasmodico sulla qualità sia del territorio dove si coltiva sia del prodotto stesso. Questo è l'elemento centrale e sono d'accordo sul fatto che possiamo vincere la battaglia giuridica, perché abbiamo gli elementi sia nel regolamento europeo sia nei pronunciamenti della Corte di giustizia europea. Credo anche che dobbiamo continuare e possiamo vincere la battaglia che da anni facciamo contro l' italian sounding , non solo per la difesa delle nostre agricolture, ma anche per l'idea di un modello agricolo e produttivo e di una qualità dei prodotti che non possono trovarsi dovunque, ma che hanno un legame profondo con una terra. Sono questi la battaglia culturale e il tratto culturale forte che dobbiamo portare avanti. Oggi gli interventi fanno sì che tutta l'Assemblea sarà con lei e con il Governo per portare avanti questa battaglia contro l'ennesima appropriazione indebita dei nostri marchi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, colleghi, con poco stupore, a parer mio, questo è l'anno del Prosecco. Si è raggiunto un totale di 600 milioni di bottiglie prodotte in nove province del Nord-Est italiano, che vanta tre denominazioni d'origine. È un vero e proprio universo enologico, che durante i mesi pandemici si è distinto per filiera fatta bene e innovazione; ha resistito allo shock dei mercati e ha addirittura incrementato le vendite, aprendosi a nuovi canali come e-commerce o app . C'è stato un boom anche per il Prosecco rosé, che con 37 milioni di bottiglie vendute in sei mesi si conferma prodotto d'eccellenza, amato soprattutto negli Stati Uniti e in Germania, Regno Unito ed Estremo Oriente. Signor Ministro, questa non è solo resilienza, ma capacità imprenditoriale, pragmatismo e lungimiranza, che rendono il solo e unico Prosecco un prodotto inimitabile e richiestissimo a livello mondiale. Come accade per tantissimi prodotti italiani, però, gli introiti derivanti da business fanno gola a tanti. Questa è la volta della Croazia, che ci prova. In questa settimana discutiamo infatti della possibilità di riconoscimento del Prošek croato.