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Come non pensare al disastro del fiume Sarno o della terra dei fuochi? Com'è possibile regalare l'impunità ai criminali che hanno avvelenato la Campania, la mia terra, e ucciso migliaia di persone? (Applausi) . Con gli emendamenti che ho presentato affrontavo numerose criticità. Innanzitutto, la riforma Cartabia prevede che sia il Parlamento, con una legge, a stabilire le modalità generali in virtù delle quali le procure della Repubblica dovranno indicare i criteri con cui dare priorità alle notizie di reato, da trattare quindi con precedenza rispetto alle altre. Questo confligge con il principio di obbligatorietà dell'azione penale e, come denunciano i magistrati, rischia di violare l'assetto costituzionale. Inoltre, si prevede che i decreti legislativi per la riforma del processo siano adottati di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie e acquisito il parere della Conferenza unificata e ciò è incomprensibile: vista la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento penale, cosa c'entrano le Regioni in questa fase decisionale? Un'ulteriore criticità è relativa al fatto che il testo delle riforme prevede che tutte le notificazioni all'imputato non detenuto successive alla prima siano eseguite direttamente dal difensore. Ma perché mai gli avvocati dovrebbero mettersi sulle tracce dei propri assistiti, sostituendosi allo Stato? La riforma prevede la registrazione audiovisiva come ulteriore forma di documentazione dell'interrogatorio solo qualora gli uffici dispongano dei mezzi tecnici, quindi dei registratori. Sarebbe invece importante, a garanzia di chi viene sentito, che si procedesse alla registrazione audiovisiva sempre. È inaccettabile che in una riforma che vuole dare nuova vita al processo si faccia riferimento all'indisponibilità degli strumenti tecnici necessari e non si provveda invece ad acquistarli e ad incrementali. Ma dove siamo? (Applausi) . È ugualmente inaccettabile prevedere che il ricorso all'appello, quindi il secondo grado di giudizio, sia inammissibile per mancanza di specificità dei motivi: così si viola il diritto dell'imputato di impugnare personalmente la decisione, costringendolo a tecnicismi che non appartengono al suo linguaggio e ledendo così i suoi diritti. Inoltre, uno degli emendamenti che ho depositato è mirato ad eliminare la previsione per cui davanti al massimo organo giurisdizionale, qual è la Corte di cassazione, non sia possibile partecipare all'udienza. L'oralità del processo è un principio irrinunciabile. Infine, ho proposto alcune modifiche atte ad intervenire sul sistema della prescrizione attualmente previsto dal testo, perché di fatto con questo provvedimento i processi evaporeranno, spariranno. (Applausi) . Con i cavilli che contraddistinguono il sistema italiano, sarà possibile per gli avvocati cercare di far sforare i limiti stabiliti facendo sfumare così il processo e rendendo inutile il lavoro dei giudici di primo grado e del pubblico ministero, e ciò soprattutto per i processi più complessi e dunque più lunghi. Peggio di così questo Governo non poteva fare. Si legittimano le carenze esistenti, strutturandole in un sistema che cancella i processi più importanti e dando molte più opportunità ai criminali per farla franca. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signori del Governo, care colleghe e cari colleghi, desidero preliminarmente rivolgere, anche in questa circostanza, un ringraziamento alla ministra Cartabia, che oggi non è presente, ma anche ai Sottosegretari che invece sono qui; ieri l'ho fatto con la sottosegretaria Macina nel corso della discussione sulla legge delega sul processo civile, oggi mi sento di doverlo fare anche verso il sottosegretario Sisto, che ha davvero dato un contributo fattivo, con un'opera di mediazione talvolta non facile, che a mio parere ha prodotto un ottimo risultato. Devo ringraziare anche i colleghi della Camera, che hanno fatto davvero un ottimo lavoro. Desidero iniziare questo mio intervento affermando prima di tutto il mio convinto appoggio a questa riforma, soprattutto perché segna la fine dello sfrenato giustizialismo che ha animato le riforme talvolta insensate degli ultimi anni. Abbiamo visto anche poco fa che c'è chi sostiene queste riforme senza poi probabilmente considerare il fatto che il nostro Paese ha bisogno di ben altro. Come dicevo, quelle riforme sono state basate sul populismo, sulla sfrenata ricerca del consenso elettorale, cavalcando il più delle volte - lo abbiamo visto anche poco fa - l'onda dell'emotività piuttosto che perseguire l'intento di dare al Paese un sistema in cui la giustizia sia anzitutto giusta ed equa. Si disegna quindi un sistema in cui si presta cura, prima di tutto - ecco l'aspetto fondamentale di questa riforma - ai diritti fondamentali della persona; quei diritti che - si badi bene - sono perfettamente delineati nella nostra Costituzione. Una delle cose che ho apprezzato maggiormente della ministra Cartabia è che fin dal primo giorno ha detto che la Costituzione è stata e sarà sempre il faro di tutta la sua attività. Ebbene, forse tutti quanti dovremmo uniformarci a questo orientamento, a questo precetto. Tante volte ho giurato fedeltà alla Costituzione e credo fermamente in ciò che la ministra Cartabia ha detto: uniformiamoci alla Costituzione e sicuramente otterremo i risultati che questo Paese aspetta da noi. La riforma è sicuramente perfettibile, come tutte le leggi - l'ho detto molte volte in questi giorni - ma ottiene, tuttavia, un risultato straordinario che auspichiamo da sempre. Oggi, infatti, mettiamo finalmente fine all'attività che aveva caratterizzato il precedente Governo, che non ha esitato, per i motivi già detti più volte, a mortificare i diritti e le garanzie dell'individuo, finendo per mortificare, però, se stesso, e infatti ha dovuto cedere la mano al Governo Draghi affinché quei diritti venissero finalmente salvaguardati. Con questa riforma si attua quel concetto di processo penale che è stato mortificato troppe volte, secondo cui si ha un insieme di garanzie, che troviamo affermate nella Costituzione, per affrontare e decidere circa la violazione dei precetti posti a tutela della società e degli individui che la compongono, quindi del corretto svolgimento della vita sociale. Ebbene, in questa attività non si può prescindere dai valori che vanno dalla inviolabilità della libertà personale al principio di legalità fino ad arrivare all'autonomia della magistratura, al giusto processo e alla sua ragionevole durata. Oggi, quindi, compiamo un enorme passo avanti verso il processo giusto, che prima di tutto deve essere un processo agile e veloce, che possa avere una ragionevole durata così da andare anche a beneficio dell'imputato, sia esso colpevole o innocente. Badate, anche l'imputato colpevole è pur sempre un uomo, e come uomo che ha sbagliato, per i motivi più disparati, il suo percorso di vita, ha diritto a non aspettare tempi infiniti per l'accertamento dei fatti e per l'attuazione della risposta sanzionatoria, che deve essere pronta, immediata ed equa.