[ddlpres]

Si tratta dell'equilibrio economico, per come fatto palese dal riferimento al ripristino della « proporzione tra le prestazioni originariamente convenuta dalle parti », escludendosi perciò la possibilità di intervento giudiziale in caso di vizio genetico del contratto (tutt'al più rilevante per i casi di rescissione di cui agli articoli da 1463 a 1466 del codice civile). Si prevede che il nuovo rimedio operi sia estendendo ad ogni ipotesi di eccessiva onerosità sopravvenuta la possibilità di pretendere la rinegoziazione del contratto « secondo buona fede » (già contemplata, nei limiti predetti, dagli articoli 1467, terzo comma, e 1468 del codice civile), sia consentendo « in caso di mancato accordo » l'intervento del giudice cui può essere chiesto « l'adeguamento delle condizioni contrattuali ». Si tratta di una previsione in linea con la clausola di solidarietà sociale di cui all'articolo 2 della Costituzione (come interpretata, tra l'altro, dalle succitate ordinanze della Corte costituzionale), oltre che con l'ordinamento europeo, che conosce i poteri di sindacato e di intervento giudiziale sull'autonomia contrattuale dei privati, in specie a tutela dei contraenti « deboli » dei contratti tipicamente asimmetrici. L'obiettivo di adeguare il codice civile alle nuove esigenze dei rapporti personali ed economici di maggiore diffusione si completa con la previsione dell'articolo 1, comma 1, lettera l) , che contiene la delega a « disciplinare nuovi schemi contrattuali che vantino una sufficiente tipizzazione sul piano sociale ». Un ulteriore criterio direttivo riguarda interventi sulla disciplina relativa alle diverse forme di responsabilità contrattuale, extracontrattuale e precontrattuale, al fine di realizzare un coordinamento funzionale delle eventuali ipotesi di concorso, cumulo o sovrapposizione delle stesse. Con riferimento alla responsabilità extracontrattuale e, nei congrui casi, contrattuale, si introduce un ulteriore criterio di delega concernente la razionalizzazione delle ipotesi di risarcibilità del danno non patrimoniale. La materia della responsabilità civile è quella che, oramai dai primi anni Sessanta del secolo scorso, è stata interessata dalla crescente attenzione della dottrina e della giurisprudenza, che hanno riletto in chiave evolutiva e costituzionale la clausola generale del danno ingiusto di cui all'articolo 2043 del codice civile, superando la limitazione della tutela risarcitoria ai diritti assoluti, individuando nuovi ambiti di operatività e nuove funzioni della responsabilità civile, rivalutando la portata precettiva dell'articolo 2059 del codice civile. Gli interventi del legislatore sono stati invece settoriali (anche se rilevanti, come in tema di responsabilità civile per le automobili e di responsabilità medica e, prima, della responsabilità del produttore), essendo a tutt'oggi immutato il contenuto delle disposizioni del titolo IX del libro quarto del codice civile. L'evoluzione giurisprudenziale rende opportuna la previsione di un più razionale coordinamento delle eventuali ipotesi di concorso, cumulo o sovrapposizione delle diverse forme di responsabilità, che vadano oltre la pur ampia interpretazione generalmente data alla norma di riferimento dell'articolo 2055 del codice civile. Posizione di centralità nell'intero sistema della responsabilità civile, extracontrattuale e contrattuale, rivestono peraltro i criteri di individuazione e di quantificazione del danno risarcibile e in specie del danno non patrimoniale, sia nell'ottica del danneggiato che in quella del danneggiante e di coloro che, nel sistema assicurativo della responsabilità civile, ne sopportano i costi economici. Obiettivo dei principi e criteri direttivi dettati dall'articolo 1, comma 1, lettera n) , del disegno di legge delega è, prima ancora (ma in vista) della quantificazione del risarcimento, l'introduzione di criteri di « selezione » delle ipotesi di risarcibilità dei danni non patrimoniali che siano « direttamente correlati al rango costituzionale degli interessi lesi », per tale via assicurandone un'individuazione normativa. Viene tuttavia esclusa una tipizzazione legislativa che, pur attualmente richiamata dall'articolo 2059 del codice civile, si è rivelata incompatibile con le previsioni costituzionali, come emerge, tra l'altro, dai diversi interventi della Corte costituzionale aventi ad oggetto proprio la norma anzidetta. Demandando al legislatore delegato il compito di dettare i criteri per l'identificazione delle situazioni soggettive corrispondenti a quelle protette a livello costituzionale, senza direttamente incidere sui criteri e sull'entità della liquidazione dei danni risarcibili (a differenza di diversi progetti di legge presentanti nel corso del tempo con prospettive di riforma o integrazione dell'articolo 2059 del codice civile), si persegue al contempo il duplice obiettivo di evitare duplicazioni risarcitorie e di prevenire la risarcibilità di pregiudizi cosiddetti bagatellari, pur conservando l'integralità del ristoro della sfera patrimoniale del soggetto che ha subito la lesione e garantendo la funzione di deterrenza interna al sistema di responsabilità civile. Si prevede, altresì, la disciplina di nuove forme di garanzia del credito, anche in considerazione delle prassi contrattuali in ambito bancario e finanziario, nonché la definizione delle modalità di costituzione e di funzionamento del trust e degli altri contratti di affidamento fiduciario, al fine di assicurare adeguate forme di tutela dei beneficiari. La prima misura tiene conto delle esigenze di ricorso al credito e delle attuali condizioni di accesso. Il sistema del credito bancario è stato interessato da interventi normativi recenti che hanno già tipizzato forme di garanzia atipiche, perseguendo peraltro in primo luogo l'obiettivo di favorire la realizzazione del credito con forme di autotutela del creditore che prescindono dal ricorso all'esecuzione coattiva disciplinata dal codice di rito civile. Con la legge 2 aprile 2015, n. 44, è stato modificato l'articolo 11- quaterdecies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, in materia di prestito vitalizio ipotecario, nel quale l'ipoteca presenta tratti peculiari che la distinguono dalla tradizionale garanzia reale accessoria al credito, onde realizzare, oltre alla finalità anzidetta, finalità soprattutto assistenziali, accentuate dalla recente riforma. Col decreto legislativo 21 aprile 2016, n. 72, di attuazione della direttiva europea 2014/17/UE del 4 febbraio 2014, è stato introdotto nel titolo VI del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, il capo I- bis (Credito immobiliare ai consumatori), il cui articolo 120- quinquiesdecies consente di variamente modulare il contratto di finanziamento a favore del « consumatore », prevedendo forme di autotutela del « finanziatore » in caso di inadempimento del finanziato aventi ad oggetto beni immobili dati in garanzia, anche in deroga al divieto di patto commissorio, ma con la cautela del cosiddetto patto marciano.