[pronunce]

che il rimettente sottolinea come l'interpretazione della sezione giurisdizionale d'appello della Corte dei conti per la Regione Siciliana, secondo cui, qualora il credito azionato sia condizionato dalla declaratoria di incostituzionalità di una norma ostativa al suo riconoscimento, il termine prescrizionale inizia a decorrere dalla data di pubblicazione della pronuncia, e non da quella di maturazione del credito, si ponga in insuperabile contrasto con la diversa interpretazione, condivisa anche dalla Corte di cassazione, secondo cui il termine di prescrizione non inizia a decorrere dalla data di pubblicazione delle sentenze di illegittimità costituzionale ma dalla data di maturazione del credito, in quanto il vizio di legittimità non ancora dichiarato dal giudice delle leggi costituisce una mera difficoltà di fatto; che – sempre a giudizio del rimettente – quanto sopra evidenziato comporterebbe l'illegittimità costituzionale della norma impugnata in quanto determinerebbe una disparità di trattamento tra i ricorrenti sottoposti alla giurisdizione della sezione regionale d'appello della Corte dei conti per la Regione Siciliana, per i quali la suddetta interpretazione, isolata ma radicata in quanto costantemente seguita nei giudizi pensionistici di competenza di tale giudice d'appello, costituirebbe “diritto vivente”, ed i ricorrenti residenti nel restante territorio nazionale, dove costituirebbe “diritto vivente” la diversa interpretazione; che le modalità di prospettazione della questione, con le quali viene evidenziata la autorevole presenza di un indirizzo giurisprudenziale che interpreta la denunciata disposizione nel senso auspicato dal rimettente, rendono palese che l'invocata declaratoria di incostituzionalità non risulta diretta a risolvere un dubbio di legittimità costituzionale, ma costituisce piuttosto un improprio tentativo di ottenere un avallo a favore di una determinata interpretazione della normativa censurata (ex multis, ordinanza n. 299 del 2006); che questa Corte ha, altresì, più volte affermato che «in linea di principio, le leggi non si dichiarano costituzionalmente illegittime perché è possibile darne interpretazioni incostituzionali (e qualche giudice ritenga di darne), ma perché è impossibile darne interpretazioni costituzionali» (sentenze n. 301 del 2003 e n. 356 del 1996); che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, secondo e quarto comma, del regio decreto-legge 19 gennaio 1939, n. 295 (Ricupero dei crediti verso impiegati e pensionati e prescrizione biennale di stipendi, pensioni ed altri emolumenti), convertito in legge 2 giugno 1939, n. 739, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice unico delle pensioni della Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, palazzo della Consulta, il 5 marzo 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 marzo 2007. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA