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Sono già archiviate le mirabolanti promesse della campagna elettorale, quando gli assegni di sussistenza sventolati sotto il naso degli elettori erano arrivati fino all'avveniristica cifra di 1600 euro mensili e più contenute erano le aliquote uniche per la tassazione alle imprese. Come emerge dall'impostazione che sottende il DEF, primo vero atto politico economico del nuovo Esecutivo, sono rimandate a data da destinarsi le tante propagandate misure di sostegno al reddito mentre resta tutta in piedi una visione dualista del Paese destinata, ancora una volta, a penalizzare il Sud. Non vedo il Ministro per il Sud che vedevo poc'anzi in giro e che mi farebbe piacere vedere qui. Mi viene da fare un parallelismo molto singolare, di antica storia, molto triste ed amaro; mi viene da pensare ad Achille Lauro che per accaparrarsi i voti inviava un paio di scarpe agli elettori: una prima e l'altra dopo per l'avvenuta elezione. Ma qui siamo di fronte ad un'evidenza ancora più drammatica perché la seconda scarpa, cari colleghi, credo non arriverà mai; nemmeno quella prevista per il Sud. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Dopo aver dispensato promesse di ogni genere, grazie alle quali si è ottenuto un consenso straordinario, concentrato proprio al Sud - ripeto: proprio al Sud - di colpo il Mezzogiorno sparisce dall'orizzonte politico del Governo e del DEF. Eppure, una vasta parte del Paese ha creduto, malgrado l'evidente irrealizzabilità, alle promesse della campagna elettorale. Ora il Governo ha il dovere di marciare verso quella direzione e di inserire le relative misure del Documento di programmazione. Non vi è traccia di questa sensibilità, anzi sembra proprio che l'abbraccio fra i nuovi alleati abbia modificato profondamente anche l'indirizzo perseguito dal grillismo, divenuto velocemente molto meno avvezzo all'accoglienza e irrimediabilmente a trazione nordista. Ma il compito della classe dirigente del Sud, donne e uomini che da anni sono in prima linea per dare risposta alle tante emergenze, sarà proprio quello di richiamare ai propri doveri chi invece pensa di potersi dedicare ad altro, magari dopo aver fatto il pieno di voti. Eh no, onorevoli colleghi, questo non sarà consentito: chi ha promesso faccia ciò che deve, oppure chieda scusa. Chi conosce le reali condizioni del Mezzogiorno sa bene che, nonostante la crescita del PIL, che potrebbe portare il Paese a livelli pre-crisi, il Sud continua a camminare a una velocità ridotta. Un dualismo che penalizza in particolare i giovani, su cui si concentrano i nostri drammatici fenomeni migratori. Negli ultimi quindici anni - udite udite - 1,7 milioni di abitanti delle Regioni meridionali è emigrato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Oltre 700.000 non hanno fatto più ritorno. Di questi ultimi, il 70 per cento aveva un'età tra i quindici ed i trentaquattro anni, per oltre un terzo ragazzi laureati. Il Sud ha già pagato ed ancora sta versando il più alto dei tributi. Vanno via le migliori intelligenze e le forze giovani che invece dovrebbero rappresentare il volano per la crescita, con un tasso di occupazione che resta il peggiore d'Europa ed il record negativo di nascite sin dall'Unità d'Italia. Non abbiamo alcun pregiudizio nei confronti del nuovo Esecutivo, come annunciato valuteremo serenamente ogni provvedimento, supportando senza steccati ideologici quelli utili al rilancio del nostro Paese. È tuttavia chiaro che va recuperato un indirizzo univoco per la politica economica e, dunque, per l'azione di Governo. Ci sono punti dirimenti che vanno chiariti in maniera netta. Non è seriamente pensabile una politica che sia assistenzialista, da un lato, e ultraliberista dall'altro. Non si tengono insieme gli opposti. Nel migliore dei casi si sterilizza l'efficacia delle misure, molto più spesso si creano guazzabugli che gli italiani non possono permettersi. Allo stesso modo, il Governo deve decidere una volta e per sempre se essere vicino al Sud. Non basta l'aver creato un Ministro dedicato, ma senza portafoglio e senza contenuti; bisogna invece favorirne la ripartenza, dare fiato alle famiglie e alle imprese, costruire un orizzonte nuovo di sviluppo e crescita, oppure continuare con le previsioni che caratterizzano anche questo DEF. Per le ragioni espresse, per l'assenza di tutti quei provvedimenti annunciati e che non si trovano in questo documento (ad iniziare dal reddito di cittadinanza), per la mancanza di un'attenzione minima alla situazione difficile che attraversa il Mezzogiorno, per la distrazione clamorosa che dopo la campagna elettorale ha caratterizzato il Governo che dimentica il Sud, per le motivazioni citate e per quelle desumibili dalle reali esigenze dei giovani, delle famiglie e delle imprese del Sud, che aspettavano e aspettano risposte e non ottengono nulla da questo DEF, annuncio il mio voto contrario. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, nel 2017 gli investimenti pubblici sono scesi a 33,7 miliardi, pari al minimo storico del 2 per cento del PIL, quando nel resto dell'Eurozona la media è del 2,6 per cento. Rispetto al 2016, si è registrata una riduzione degli investimenti pubblici del 6,2 per cento in termini reali. Dal 2007 al 2017, la riduzione degli investimenti è stata superiore al 36 per cento. Da una parte, quindi, una diminuzione drastica degli interventi pubblici, dall'altra il debito pubblico continua inesorabilmente a crescere, superando ogni anno un nuovo record . Abbiamo superato addirittura quota 2.300 miliardi di euro in questi primi mesi dell'anno. Si riducono le spese in investimenti, ma la spesa pubblica complessiva resta un mostro titanico, arrivando a sfiorare il 49 per cento del PIL. Fratelli d'Italia vuole ridurre la spesa pubblica corrente improduttiva, ma aumentare in modo consistente la spesa pubblica in investimenti, in opere, in infrastrutture. Del resto, questa è la nostra storia di italiani eredi della grande civiltà romana. I nostri antenati hanno esportato in tutto il mondo civiltà, costruito acquedotti, ponti, strade e porti, migliorando le condizioni di vita anche di altri popoli, soprattutto dell'Europa, come quelli che oggi si permettono di darci addirittura lezioni e verso i quali si hanno, anche in questa Aula, atteggiamenti remissivi e, in un certo senso, di timore reverenziale. Come possiamo accettare che alcuni collegamenti costruiti dagli antichi romani siano ancora oggi perfettamente funzionanti mentre crollano ponti, magari il giorno dopo essere stati inaugurati? Come possiamo accettare che si sbriciolino strade come se nulla fosse? Che si arrugginiscano i porti? Noi siamo eredi di chi ha costruito strade consolari che hanno unito la penisola; siamo gli eredi di chi ha costruito acquedotti che ancora servono le nostre famiglie. Siamo i figli di un'Italia che, negli anni Sessanta, poco dopo la guerra, realizzava autostrade che ancora oggi utilizziamo ogni giorno.