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Il disegno di legge Zan si occupa di questo e di niente altro, di nessuna delle fake news che vengono continuamente agiate e che sono gravissime perché ogni fake news è una coltellata alla dignità delle persone LGBT di questo Paese. Troppe volte lo abbiamo visto, con mio personale grandissimo dolore, nel corso delle pletoriche audizioni dal presidente Ostellari. Abbiamo sentito di tutto, perfino la parificazione fra omosessualità e pedofilia. C'è stato oltre un anno di lavoro nella cosiddetta bicameralina, presenti anche Giusy Bortolozzi, per Forza Italia, Lucia Annibali, per Italia dei valori, e Laura Boldrini e sono state fatte grandi mediazioni alla Camera dei deputati: abbiamo mediato sull'identità di genere, sulle scuole e sulla libertà di manifestazione del pensiero. Quali altre mediazioni sono necessarie? Quali sono le ragioni di merito? Perché, avendo già votato questo testo alla Camera, si cambia idea ora? A me pare chiaro che sulla pelle delle persone LGBT+ si stia giocando un'altra partita, tutta tattica. E questo non fa onore anzitutto alla politica. Voglio chiudere il mio intervento portando in quest'Alula la voce delle persone trans, protagoniste ignorate di questo dibattito. Sono mesi che discutiamo di identità di genere, ma lo stiamo facendo, colleghe e colleghi, senza ascoltare la voce delle persone interessate, che chiedono protezione allo Stato per il modo in cui vivono la propria identità di genere, che troppo spesso le espone alla discriminazione e alla violenza. Ci stiamo occupando di un testo giuridico che vuole provare a proteggere le persone dalla discriminazione e dalla violenza e definisce le condizioni personali oggetto di protezione con questo unico scopo. Queste persone sono colpite per la loro soggettività ed è questa fragilità che deve trovare protezione. Voglio fare mie, allora, le parole di Porpora Marcasciano, storica attivista trans: una persona che, vi piaccia o no, ha fatto la storia di questo Paese, tracciando cammini nuovi per la libertà di tutti e tutte: "Mi chiamo Porpora Marcasciano, sono presidente del MIT (Movimento identità trans), attivista militante del movimento LBGT+ dagli anni '70. La mia voce è la stessa di 400.000 persone trans (la stima è dell'Istituto superiore di sanità, ferma al 2019) che ora più che mai vi chiedono di non bloccare il disegno di legge Zan: esso arginerebbe soprusi e violenze che quotidianamente siamo costrette e costretti a subire. Prima di pronunciarvi, vi chiedo di comprendere, o quantomeno approfondire, il significato che ha per noi la famosa identità di genere tanto discussa nel disegno di legge e quali implicazioni essa ha nella nostra vita. Nessuno ci ha convocato per ascoltare la nostra voce, la nostra esperienza i vissuti e i problemi. Lo avremmo gradito, perché state legiferando sulle nostre vite. Bloccare il disegno di legge Zan ci fa sentire tradite, deluse e offese, perché così facendo metterete a rischio la nostra incolumità. L'odio e la violenza nei nostri confronti sono talmente alti da diventare scontati, una costante ormai radicata nella cultura italiana. Pensate che l'Itala, secondo le statistiche più recenti, è al primo posto in Europa per numero di vittime di transfobia. Al Governo e ai parlamentari chiediamo semplicemente di adeguarsi ai tempi e guardarsi intorno, soprattutto ai Paesi cosiddetti avanzati e civili, le democrazie di cui tanto si sciacquano la bocca. Dare a noi non significa togliere ad altri, significa dare a noi e a tutte e a tutti una società più bella. " Ecco, questa è la spiegazione del perché la cosiddetta mediazione non va bene, e perché il cosiddetto testo Scalfarotto non va bene. Non è la stessa cosa parlare di transfobia e di identità di genere. Se una questione non è nominata in una legge, non esiste. La comunità trans chiede di esistere e di essere protetta. In conclusione, fatemi togliere un sasso dalla scarpa, un sassolino che sta lì dal 2016. Ieri un collega senatore ha detto che la storia non si cancella: è vero, ma va raccontata con obiettività; la vera storia di come andarono le cose sul voto di fiducia sulle unioni civili la posso raccontare io. Potrei parlarvi delle infinite trappole per far cadere la step child ; potrei parlarvi delle tante riscritture del testo, ben quattro, fino a quel disegno di legge n. 2081, portato in Aula senza relatore. Non lo farò, ma vi racconterò che nella stanza del senatore Zanda, allora eroico capogruppo del Partito democratico, alla presenza di alcuni Ministri, si affinava il maxiemendamento necessario a riscrivere il testo per la fiducia, quando arrivò una telefonata che diceva che nel Gruppo dei senatori del nuovo centrodestra c'era malessere: "Togli qualcosa, ci serve un segnale in più di distacco dal matrimonio, scegli tra vita familiare e fedeltà ..." Però sei di quei senatori di quel gruppo di Alfano non votarono comunque. Ecco, concludo, signor Presidente e colleghi, lasciandovi questa riflessione: chi chiede mediazioni non è prevedibile, non lo è ora, ormai fuori tempo massimo, e fa solo il gioco della torre; chi buttare giù? Le parsone trans o in transizione, escludendo la definizione di identità di genere, lasciandoli così senza protezione? Oppure modificare l'articolo 4 lasciando liberi i peggiori odiatori fuori e dentro i social di calpestare la dignità di persone fragili per la loro soggettività, istigando alla violenza? O, infine, escludere che nelle scuole si possa - ho detto si possa - scegliere nel rispetto dell'autonomia scolastica di insegnare inclusione e rispetto per tutte le persone, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione o dall'orientamento sessuale? No, colleghi, noi non ci prestiamo a nessun gioco della torre; noi riteniamo di aver già mediato abbastanza nei tempi e nei modi possibili. Ora è tempo di decidere su questo, che è un buon testo, e ci metterebbe alla pari con la parte migliore dell'Europa. Ieri qualcuno ha parlato di diritto all'amore e di diritto alla libertà e poi ha aggiunto: "Quando firmo le liste elettorali, non chiedo alle persone se sono omosessuali o eterosessuali! " Ma vi rendete conto? Ci mancherebbe altro! E poi ha concluso con l'appello: "Togliamo dal campo ciò che ci divide!". Ecco, è qui che la questione si conclude: ciò che ci divide da voi sono le persone che noi vogliamo tutelare con questa legge che per voi invece sono tema di scontro politico. Noi no, non trattiamo sulla vita e sulla dignità delle persone; noi no, non lasciamo indietro nessuno. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Airola, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bonifazi, Borgonzoni, Campagna, Cario, Cattaneo, Causin, Centinaio, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Donno, Ferro, Floridia, Galliani, Gaudiano, Giacobbe, Ginetti, Mautone, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Nocerino, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Renzi, Romagnoli, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri e Sudano.