[pronunce]

L'intesa è, dunque, procedimento intermedio e strumentale all'adozione dell'atto deliberativo, il quale – proprio per le modalità attraverso le quali devono potersi esprimere le singole volontà che concorrono alla formazione del suo contenuto – rappresenta il frutto di una necessaria compartecipazione fra gli enti od organi tra i quali l'intesa stessa deve svilupparsi, anche – ove occorra – attraverso reiterate trattative volte a superare le divergenze che ostacolino il raggiungimento di un accordo. 3. – A tale principio si è ispirata anche la più recente giurisprudenza di questa Corte. In un precedente analogo alla vicenda oggetto del presente conflitto – in cui parimenti il conflitto era stato promosso dalla Regione, deducendo la menomazione delle proprie attribuzioni a seguito della nomina del Commissario straordinario dell'Ente Parco dell'Arcipelago toscano, da parte del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, senza essersi fatto luogo al procedimento di intesa per la nomina del Presidente – questa Corte, anzitutto, ha sottolineato come il potere di nomina del Commissario straordinario costituisca «attuazione del principio generale, applicabile a tutti gli enti pubblici, del superiore interesse pubblico al sopperimento, con tale rimedio, degli organi di ordinaria amministrazione, i cui titolari siano scaduti o mancanti» (v. sentenza n. 27 del 2004). Tale principio si salda alla rigorosa disciplina stabilita dal decreto-legge 16 maggio 1994, n. 293 (Disciplina della proroga degli organi amministrativi), convertito, con modificazioni, nella legge 15 luglio 1994, n. 444 – assunto come base normativa del decreto ministeriale posto a fondamento dell'odierno conflitto – il cui art. 6 stabilisce che, decorso il termine massimo di proroga previsto dall'art. 3, senza che si sia provveduto alla loro ricostituzione, gli organi amministrativi “prorogati” decadono e tutti gli atti successivi da essi adottati sono nulli. Questa disciplina fu introdotta in dichiarata adesione ai rilievi critici di questa Corte, a proposito dell'istituto della prorogatio sine die degli organi scaduti: un istituto che non soltanto non poteva ritenersi integrare un “principio generale”; ma che, ove privato di adeguate cautele, avrebbe presentato aspetti di contrasto con i valori della Costituzione. «Un'organizzazione caratterizzata da un abituale ricorso alla prorogatio sarebbe difatti – osservò la Corte – ben lontana dal modello costituzionale. Se è previsto per legge che gli organi amministrativi abbiano una certa durata e che quindi la loro competenza sia temporalmente circoscritta, un'eventuale prorogatio di fatto sine die – demandando all'arbitrio di chi debba provvedere alla sostituzione di determinarne la durata pur prevista a termine dal legislatore ordinario – violerebbe il principio della riserva di legge in materia di organizzazione amministrativa, nonché quelli dell'imparzialità e del buon andamento» (v. sentenza n. 208 del 1992). E fu proprio nel prendere atto di questo avvertimento che il Governo si indusse ad adottare il richiamato decreto, poi convertito in legge. Non può dunque essere revocato in dubbio che al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti – cui compete la nomina del Presidente dell'Autorità portuale, all'esito del procedimento di intesa disciplinato dall'art. 8 della legge n. 84 del 1994 – spetti il potere di nomina del relativo Commissario straordinario, onde assicurare il soddisfacimento delle esigenze di continuità della azione amministrativa ed impedire stasi connesse alla decadenza degli organismi ordinari. Peraltro, da un lato, di norma, la adozione del provvedimento presuppone l'avvio e lo sviluppo – in termini di leale cooperazione – di reiterate trattative volte a raggiungere l'intesa; e che questa non sia stata conseguita, malgrado la più ampia disponibilità che tutti gli enti od organismi coinvolti sono chiamati non soltanto a manifestare, ma anche a perseguire in concreto. Dall'altro lato, le accennate trattative devono proseguire anche dopo l'adozione del provvedimento di nomina del Commissario, rappresentando, questo, un epilogo interinale, che non arresta né impedisce l'ordinario procedimento di nomina; ma ne richiede un'effettiva prosecuzione. Conseguentemente, la natura necessariamente transitoria della gestione commissariale e l'esigenza di non frustrare il pronto ripristino della autorità ordinaria, comportano che essa abbia una durata ragionevole. 4. – Nel caso di specie – e come già questa Corte ebbe modo di segnalare nel precedente richiamato dalla Regione ricorrente – «l'illegittimità della condotta dello Stato non risiede (...) nella nomina in sé di un Commissario straordinario senza la previa intesa con il Presidente della Regione Toscana», ma nel mancato concreto sviluppo della procedura della intesa per la nomina del Presidente dell'Autorità portuale di Livorno: procedura la quale, come già si è sottolineato, esige «lo svolgimento di reiterate trattative volte a superare, nel rispetto del principio di leale cooperazione tra Stato e Regione, le divergenze che ostacolino il raggiungimento di un accordo e che sole legittimano la nomina del primo» (v. la già citata sentenza n. 27 del 2004). Come, infatti, evidenzia il ricorso, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con nota del 10 marzo 2003, ricevute le designazioni dei vari enti, richiedeva alla Regione Toscana la prescritta intesa sul nominativo proposto dalla Camera di Commercio, quale candidato all'incarico di Presidente della Autorità portuale di Livorno. La Regione Toscana, con nota del 27 marzo 2003, esprimeva il proprio motivato dissenso sul nominativo indicato dal Ministro, sottolineando, peraltro, la opportunità di «uno specifico incontro», quale «ulteriore occasione per sperimentare il metodo della concertazione nei rapporti tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Regione Toscana, nella più ferma convinzione che solo attraverso tale metodo si possano raggiungere punti di convergenza nell'interesse generale». Tale richiesta di incontro, peraltro ignorata, veniva reiterata con successiva nota del Presidente della Regione Toscana del 7 maggio 2003, ove si rappresentava l'urgenza in vista della prossima scadenza del mandato del Presidente in carica. Anche tale richiesta rimaneva, però, priva di effetti; così come senza esito restava anche una nota del Presidente della Regione Toscana indirizzata il 12 giugno 2003 al Presidente del Consiglio dei ministri, nella quale si sollecitava un «interessamento per facilitare una soluzione, nel quadro di un corretto rapporto tra le Istituzioni». A questo punto il Ministro – cui erano state inviate il 19 e il 20 giugno 2003 le nuove designazioni da parte degli enti interpellati con nota del 21 maggio 2003 – senza dar luogo ad ulteriori tentativi di intesa e soddisfare le richieste di incontro reiteratamente formulate dalla Regine Toscana, con proprio decreto del 2 luglio 2003, designava, quale Commissario della Autorità portuale di Livorno, il candidato sul quale la Regione aveva già manifestato il proprio dissenso. In sostanza, non soltanto venivano eluse le procedure volte a ricercare una effettiva intesa;