[pronunce]

Dal disomogeneo contesto normativo e giurisprudenziale precedentemente richiamato prende spunto il giudice a quo per sottoporre allo scrutinio di questa Corte la norma che ha reso obbligatorio il versamento sul conto corrente dell'indennità (con ciò rendendo inevitabile la sottoposizione degli interi ratei al pignoramento) e di quella che ha garantito alle sole fattispecie dei crediti erariali una limitata pignorabilità degli emolumenti pensionistici. 3.- Alla luce delle esposte premesse, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, comma 2, del d.l. n. 201 del 2011, come convertito dalla legge n. 214 del 2011, che ha inserito il comma 4-ter dell'art. 2 del d.l. n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 148 del 2011, in riferimento agli artt. 3 e 38 Cost., è inammissibile, poiché il giudice rimettente è incorso in errore nell'individuazione della norma censurata. Infatti, egli non deve fare applicazione, nel caso di specie, della norma impugnata - volta ad assicurare misure di tutela della sicurezza sociale e di contrasto alla criminalità organizzata - bensì delle disposizioni in tema di conto corrente, le quali comportano - alla stregua della giurisprudenza testè richiamata - l'assenza di limiti al generale principio della responsabilità patrimoniale di cui all'art. 2740 cod. civ. È in base a tale generale principio che, in assenza di eccezioni tassative di legge, non risulta possibile garantire le necessità primarie del pensionato soggetto a pignoramento delle somme esistenti sul proprio conto corrente. L'art. 12, comma 2, non ha, quindi, inciso sulla tematica inerente alla soggezione al pignoramento delle somme giacenti sul conto corrente, in relazione alla quale è costante in senso affermativo la giurisprudenza della Corte di cassazione, ma ha soltanto acutizzato, in via di fatto, il problema della pignorabilità indiscriminata degli emolumenti provenienti da crediti di lavoro e pensionistici, una volta transitati nel conto corrente, dal momento che ha reso obbligatorio detto transito. D'altra parte, la cessazione della situazione di impignorabilità già in precedenza conseguiva all'avvenuta erogazione di detti emolumenti, quand'anche riscossi in contanti dall'avente titolo. Non può comunque sostenersi, come sembra ritenere il rimettente, che le ipotesi di impignorabilità dei crediti da pensione possano estendersi, attraverso l'interpretazione giuridica o un'eventuale pronuncia additiva di questa Corte, alla disciplina del pignoramento sul conto corrente. Ciò per due distinti ordini di motivi: i limiti alla pignorabilità dei beni del debitore sono deroghe al principio generale della responsabilità patrimoniale, tassativamente previste dalla legge e, per questo motivo, non suscettibili di estensione analogica; un'eventuale pronuncia additiva di questa Corte non potrebbe essere a "rime obbligate", dal momento che il credito da pensione è situazione giuridica profondamente diversa dal credito di conto corrente e che, conseguentemente, l'indefettibile principio costituzionale di tutela del fine solidaristico (di garantire l'emancipazione dal bisogno del pensionato) non può trovare soluzione obbligata attraverso l'automatica riproduzione di una norma appartenente ad un contesto giuridico diverso. In definitiva, l'art. 545 cod. proc. civ. e gli artt. 1 e 2 del d.P.R. n. 180 del 1950 non possono fungere da tertia comparationis al fine di rimuovere il vulnus del vigente sistema di tutela sociale in riferimento all'art. 38, secondo comma, Cost. Come già rilevato, la tutela delle condizioni di vita minime del pensionato non è automaticamente identificabile con le modalità previste dalle suddette norme, le quali sono specificamente parametrate al particolare rapporto giuridico tra il soggetto erogatore della pensione ed il beneficiario, ma ben può essere esercitata attraverso strumenti diversi e - con riguardo al caso di specie - più appropriati in relazione ai caratteri del rapporto contrattuale tra correntista ed istituto bancario o postale. 3.1.- Se il credito per il saldo del conto corrente, nonostante sia stato alimentato da rimesse pensionistiche, non gode, allo stato della legislazione, dell'impignorabilità parziale relativa ai crediti da pensione, ciò non può precludere in radice la tutela dei principali bisogni collegati alle esigenze di vita del soggetto pignorato. In definitiva, la tutela dell'interesse costituzionalmente protetto dall'art. 38 Cost. non può ritenersi suscettibile di compressione, in modo assoluto o comunque sproporzionato, per effetto della penalizzante combinazione delle regole giuridiche inerenti alla struttura del contratto di conto corrente bancario e della responsabilità patrimoniale. In tale contesto l'individuazione e le modalità di salvaguardia della parte di pensione necessaria ad assicurare al beneficiario mezzi adeguati alle sue esigenze di vita è riservata alla discrezionalità del legislatore, il quale, come di seguito meglio precisato, non può sottrarsi al compito di razionalizzare il vigente quadro normativo in coerenza con i precetti dell'art. 38, secondo comma, Cost. 4.- Anche la questione dell'art. 3, comma 5, lettera b), del d.l. n. 16 del 2012, come convertito dalla legge n. 44 del 2012, - che ha introdotto l'art. 72-ter nel d.P.R. n. 602 del 1973 - è inammissibile. Il rimettente si duole del fatto che tale disposizione non sia applicabile al giudizio principale - il cui oggetto non è peraltro ascrivibile alla riscossione coattiva di tributi - sollecitando la Corte ad estenderlo alle procedure esecutive ordinarie. A prescindere dall'obiettiva difficoltà di rinvenire all'interno della medesima disposizione la norma identificabile come tertium comparationis e quella da dichiarare costituzionalmente illegittima, la censura proposta risulta priva di rilevanza, poiché il rimettente - per sua stessa ammissione - non deve fare applicazione della disciplina in questione. Una norma simile a quella auspicata dal giudice a quo - della quale lo stesso non si è avveduto avendo richiamato la formulazione originaria dell'art. 72-ter, come introdotta con l'art. 3, comma 5, lettera b), del d.l. n. 16 del 2012 nel testo modificato dalla legge di conversione - è stata inserita proprio nel corpo dello stesso art. 72-ter, quale comma 2-bis, dall'art. 52, comma 1, lettera f), del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia) - convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 9 agosto 2013, n. 98 - secondo cui «Nel caso di accredito delle somme di cui ai commi 1 e 2 sul conto corrente intestato al debitore, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all'ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo». La sua applicazione, tuttavia, è espressamente limitata - come emerge dalla stessa relazione di accompagnamento ai lavori parlamentari - alla riscossione coattiva dei tributi.