[resaula]

e ciò, con ogni evidenza, tanto a fini deflattivi e di contenimento del sovraffollamento carcerario, quanto ai fini di agevolare il percorso di reinserimento sociale del condannato, in linea con l'articolo 27 della Costituzione, ma anche, con specifico riferimento all'articolo 30 del decreto-legge n. 137 del 2020, ai fini di contenere l'impatto dell'emergenza sanitaria sulle condizioni di detenzione e limitare la diffusione dei contagi da COVID-19 in carcere; obiettivi tanto più condivisibili, se solo si considera la gravità del disagio sofferto dalle persone detenute e il preoccupante aumento, a partire dal 2020, del tasso di suicidi in carcere; in conseguenza di tale preferenza, le disposizioni richiamate enumerano con precisione i limiti all'applicabilità dell'esecuzione in forma domiciliare della pena detentiva residua, identificandoli con la commissione di delitti particolarmente gravi, l'essere il condannato delinquente abituale, professionale o per tendenza ai sensi degli articoli 102, 105 e 108 del codice penale, l'essere il condannato sottoposto a misure di sorveglianza particolare, ovvero ancora la mancata disponibilità di luogo idoneo all'esecuzione domiciliare della pena detentiva; in ogni caso, il magistrato di sorveglianza, competente a provvedere sulla richiesta di esecuzione domiciliare della pena, dispone di un margine di discrezionalità circoscritto alla verifica dei limiti posti dalle medesime disposizioni all'applicabilità della misura alternativa; solo in due ipotesi si prevede che il magistrato possa denegare la misura alternativa qualora sussista la "concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga" ovvero sussistano "specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti" (articolo 1, comma 1, lett. d) , della legge n. 199 del 2010); e che parimenti la misura alternativa venga adottata salvo che il magistrato "ravvisi gravi motivi ostativi alla concessione della misura" (articolo 30, comma 2, del decreto-legge n. 137 del 2020); i dati elaborati dal Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria e resi disponibili sul sito del Ministero della giustizia rivelano un ricorso non omogeneo all'esecuzione domiciliare della pena detentiva residua nelle diverse regioni; in particolare, un'analisi non ufficiale dei dati mostra, per un verso, una percentuale media di ricorso all'esecuzione domiciliare della pena detentiva ex art. 1 della legge n. 199 del 2020 che si aggira, negli anni, attorno al 67,5 per cento del numero delle persone attualmente detenute; tuttavia, a fronte di una percentuale media discretamente elevata, in molte regioni essa si ferma al di sotto del 50 per cento; nel caso della regione Lazio, ad esempio, un tasso di sovraffollamento attorno al 6 per cento si accompagna a una percentuale complessiva di detenuti sottoposti all'esecuzione domiciliare della pena residua pari, negli anni, al 47,88 per cento delle persone attualmente detenute; sempre nel Lazio, i dati elaborati dal Garante regionale per i detenuti al 31 dicembre 2021 rivelano che il numero di persone attualmente detenute con pena residua inferiore a un anno o compresa tra uno e due anni ammonta a 1.579, a fronte di un saldo negativo tra capienza regolamentare e persone attualmente detenute che ammonta, al 31 dicembre 2021, a 823; nel circondario di Roma, in particolare, dati forniti dal medesimo ufficio del Garante rivelano una significativa contrazione della percentuale di procedimenti definiti, rispetto al carico di lavoro, dal locale Tribunale di sorveglianza, scesa dal 47 per cento del 2020 al 27 per cento del 2021; si osserva che, al contrario, la medesima percentuale è rimasta sostanzialmente invariata con riferimento all'attività del Tribunale di sorveglianza di Napoli ed è addirittura aumentata a Milano e a Torino; alla luce di quanto esposto, e attesa la peculiare importanza del ricorso all'esecuzione domiciliare della pena detentiva residua, in uno con il potenziamento di tutte le misure alternative alla detenzione, ai fini del contenimento del sovraffollamento carcerario e della piena attuazione dell'articolo 27 della Costituzione, assume particolare urgenza la predisposizione di un'analisi statistica ufficiale dei dati disponibili, che evidenzi le discrasie nell'applicazione delle misure di cui all'articolo 1 della legge n. 199 del 2010 e all'articolo 30 del decreto-legge n. 137 del 2020, ma anche, più in generale, il tasso di accoglimento delle richieste di misure alternative alla detenzione nei diversi distretti di Corte d'appello, anche al fine di disporre le opportune verifiche mediante ispezioni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della non uniforme applicazione dell'esecuzione domiciliare della pena residua e delle altre misure alternative alla detenzione da parte dei Tribunali di sorveglianza e se intenda disporre, al riguardo, adeguata ricognizione statistica, anche al fine di individuare casi che, come quelli indicati esemplificativamente, possano giustificare una più penetrante verifica di carattere ispettivo. Atto n. 3-03123 ZAFFINI RAUTI FAZZOLARI DRAGO PETRENGA GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA TOTARO Al Ministro della salute Premesso che: il vaccino "Spikevax" (Moderna) è stato il secondo vaccino COVID-19 autorizzato da AIFA in Italia (il 7 gennaio 2021); AIFA ha raccomandato la somministrazione della seconda dose, a distanza di 4 settimane (e comunque non oltre 42 giorni) dopo la prima dose, per completare il ciclo di vaccinazione; nella circolare 11 novembre 2021 "Aggiornamento delle indicazioni sulla somministrazione di dosi ' booster ' nell'ambito della campagna di vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19" il Ministero della salute raccomanda la somministrazione del terzo richiamo " booster ", qualora effettuato con Spikevax di Moderna, con 50 microgrammi in 0,25 millilitri, pari a metà dose; considerato che: il 6 ottobre 2021 Israele ha lanciato l'allarme per la maggior frequenza di miocarditi nei giovani under 30 (articoli poi pubblicati nel "New England journal of medicine" il 2 dicembre 2021); numerosi Paesi europei, tra cui Francia e Germania, hanno sconsigliato la somministrazione del vaccino Spikevax (Moderna) agli under 30 per motivi precauzionali dovuti ad un eccesso di miocarditi e pericarditi anche rispetto al vaccino Pfizer; il 3 dicembre 2021 l'Agenzia europea dei medicinali ha aggiornato il riassunto delle caratteristiche di prodotto per entrambi i vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna), formalmente indicando le reazioni di miocardite e pericardite come eventi avversi con frequenza inferiore a uno su 10.000 e tale aggiornamento è avvenuto a seguito dei risultati di due ampi studi farmaco epidemiologici condotti in Francia, dove tra il 15 maggio e 31 agosto sono stati identificati 919 casi di miocardite e 917 casi di pericardite; il 5 gennaio 2022 l'advisory committee on immunization practices (ACIP) del CDC americano ha pubblicato dati relativi alle miocarditi nei minori riportando incidenze paragonabili a quelle riscontrate in Europa;