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la trasformazione ecologica rappresenta il 40 per cento del piano nazionale di ripresa e resilienza e tale possibilità consente a nuovi operatori e nuovi sistemi produttivi di creare nuovi posti di lavoro; tali nuove possibilità devono essere incentivate e non soppresse, seppur nel pieno rispetto della conoscibilità e informazione da parte dei consumatori finali circa la natura dei nuovi prodotti alimentari messi in commercio; l'utilizzo di proteine nobili degli insetti è molto diffuso in altri Paesi ma appare del tutto incapace di sostituirsi alle proteine nobili appartenenti alla cultura gastronomica italiana, come il latte e la carne; rilevato che: la produzione di questo nuovi tipi di alimenti a basso impatto ambientale è pensata anche per far fronte ad una graduale diminuzione di cibo che si potrebbe verificare in un futuro non troppo lontano, ovvero al corrispondente aumento della domanda in seguito a cambiamenti climatici, carestie, pandemie eccetera, e tale problematica potrebbe essere ridotta tramite una diminuzione dello spreco alimentare: ad oggi, difatti, uno dei più grandi motivi di dispersione di cibo è rappresentato dello spreco alimentare e secondo l'osservatorio "Waste Watcher" lo spreco alimentare a livello domestico in Italia costa circa 6,5 miliardi di euro, e le tonnellate di cibo buttato annualmente in Italia ammontano a quasi 2 milioni; lo spreco di cibo si traduce in un ulteriore danno quando questo finisce in discarica dove, decomponendosi, produce metano, gas serra molto più dannoso dell'anidride carbonica e, se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo nemico dell'atmosfera quanto a produzione di gas serra dopo la Cina e gli Stati Uniti d'America, generando l'8 per cento del totale di queste emissioni sul pianeta; per la FAO, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, la lotta allo spreco alimentare è una delle principali priorità, emersa brutalmente da un suo rapporto shock di 10 anni fa, dal quale emergeva che circa un terzo del cibo prodotto sul pianeta andava perso o sprecato ogni anno, a fronte di centinaia di milioni di persone che soffrono la fame e non hanno accesso a sistemi di alimentazione salutari; risulta sempre più difficile far fronte alle richieste di chi soffre di denutrizione e malnutrizione: solo nei Paesi dell'Unione europea circa 33 milioni di persone non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni, impegna il Governo: 1) ad incrementare lo studio del cibo da insetti contemperando l'esigenza dell'industria con la salvaguardia delle nostre tradizioni; 2) a fare chiarezza sui metodi di produzione e sulla stessa provenienza e tracciabilità del cibo derivante dagli insetti, considerato che la maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra UE; 3) a prevedere sistemi di tracciamento efficaci dei prodotti, informando al contempo i consumatori circa il rispetto della filiera alimentare e sull'origine delle materie prime utilizzate; 4) ad avviare ogni più utile iniziativa per combattere lo spreco alimentare, sia tramite campagne di sensibilizzazione, sia tramite lo sviluppo di piattaforme digitali che consentano di incentivare alla pratica dell'utilizzo degli avanzi giornalieri nei supermercati e nei ristoranti. Interrogazioni Atto n. 3-02583 D'ALFONSO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i centri di assistenza fiscale (CAF) svolgono un'insostituibile funzione asseverativa in materia fiscale per conto dello Stato, in quanto, previa iscrizione in apposito albo presso la Direzione regionale delle entrate, sono autorizzati all'apposizione dei visti di conformità sui modelli 730, affermando, sulla base della documentazione esibita, la correttezza di oneri deducibili, detrazioni d'imposta, ritenute operate, nonché importi dovuti a titolo di saldo o di acconto; nel solo anno 2020, oltre 18 milioni di contribuenti si sono avvalsi dei servizi assicurati dai CAF per l'invio dei modelli 730/20, mentre 8 milioni di nuclei familiari si sono rivolti ai centri di assistenza fiscale per ottenere la certificazione ISEE necessaria all'ottenimento di misure di natura sociale. Nei CAF sono impiegati più di 30.000 operatori, che rispondono nella maniera più efficace possibile alle richieste di cittadini e contribuenti, diventando nel corso del tempo un punto di riferimento per milioni di italiani, in particolare nei piccoli centri; rilevato che: i CAF, in ragione del loro modello organizzativo molto flessibile, riescono a realizzare servizi a costi molto bassi, che lo Stato, da solo, non sarebbe in grado di fornire. Tuttavia, nonostante la convenienza per la pubblica amministrazione e l'aumento del lavoro attribuito ai CAF, nel corso degli ultimi anni i finanziamenti annuali a carico del bilancio pubblico per compensare il lavoro svolto dai CAF sono stati pesantemente diminuiti, mettendo a rischio l'erogazione stessa di importanti servizi per i cittadini; nell'ambito del programma "Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità" della missione di spesa "Politiche economico-finanziarie e di bilancio", l'articolo 1, comma 591, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), ha ridotto le dotazioni finanziarie iscritte sul capitolo 3845 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e ha stabilito che, con decreto del medesimo Ministro, sono rideterminati i compensi spettanti ai CAF ed ai professionisti abilitati in misura tale da realizzare i conseguenti risparmi di spesa; il decreto ministeriale 1° settembre 2016, recante "Rideterminazione dei compensi ai CAF ed ai professionisti abilitati allo svolgimento dell'assistenza fiscale" del Ministero ha definito una riduzione proporzionale dei compensi nel limite di spesa annuale di 216.897.790 euro, a decorrere dall'anno 2019, determinando quasi un dimezzamento, pur dovendo i CAF continuare necessariamente ad assicurare elevati standard di prestazioni e professionalità, dotarsi di polizze assicurative e garantire la riservatezza dei dati; la legge di bilancio per il 2021, nonostante l'affidamento ai CAF di nuovi adempimenti, parte dei quali legati alle misure di sostegno in risposta all'emergenza sanitaria da COVID-19, non ha previsto nessun incremento delle risorse per i centri di assistenza fiscale; considerato che: lo Stato si è avvalso sempre più dei CAF, data la relativa territorialità e prossimità con la popolazione e alla luce della loro crescente professionalità e affidabilità, affidando loro attività nodali via via incrementate dal quadro normativo di riferimento, quali, ex aliis , la predisposizione del modello ISEE, certificazioni tributarie, assistenza ai cittadini nelle attività di ravvedimento operoso e la domanda per il reddito di cittadinanza; per la maggior parte delle attività i CAF devono calmierare i propri compensi e per questa ragione il legislatore aveva previsto un ristoro a carico del bilancio dello Stato, che, dopo il decreto ministeriale 1° settembre 2016, è appunto drammaticamente diminuito; la ratio della diminuzione del compenso era originariamente da individuare nell'avvento del modello 730 precompilato, che, ad oggi, non ha però avuto il successo atteso, essendo ampiamente accertato che su circa 20 milioni di cittadini la stragrande parte continua a rivolgersi a CAF e professionisti, si chiede di sapere: