[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 2, lettera f), della legge 3 maggio 2004, n. 112 (Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a. , nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione), promosso con ricorso della provincia autonoma di Trento, notificato il 5 luglio 2004, depositato in cancelleria il 12 successivo ed iscritto al n. 67 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 7 giugno 2005 il Giudice relatore Franco Bile; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la provincia autonoma di Trento e l'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 5 luglio 2004 e depositato il successivo 12 luglio, la provincia autonoma di Trento ha sollevato, in via principale, questione di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 2, lettera f), della legge 3 maggio 2004, n. 112 (Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a. , nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione). La norma – che dispone che il servizio pubblico generale televisivo comunque garantisce «la diffusione di trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua tedesca e ladina per la provincia autonoma di Bolzano, in lingua ladina per la provincia autonoma di Trento» – è impugnata per dedotta violazione: a) degli artt. 2, 4, 15, 16, 92 e 102 dello statuto di autonomia di cui al d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige); b) degli artt. 1, comma 1, prima frase, e 3-quater, comma 1, delle relative norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige concernenti disposizioni di tutela delle popolazioni di lingua ladina, mochena e cimbra della provincia di Trento, di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige concernenti disposizioni di tutela delle popolazioni di lingua ladina, mochena e cimbra della provincia di Trento); c) degli artt. 3, primo comma, e 6 della Costituzione. La ricorrente – premesse ampie considerazioni in ordine ai principi ispiratori (che permeano e caratterizzano lo statuto speciale) dei meccanismi e delle clausole generali di riconoscimento e di garanzia delle minoranze linguistico-culturali insediate nel territorio regionale, tra le quali si annoverano anche le comunità di lingua cimbra e mochena, stanziate ab immemorabili in aree facenti parte del proprio territorio provinciale – rileva che la tutela di dette minoranze ha trovato corrispondenza nella relativa normativa di attuazione dello statuto di cui al richiamato d.lgs. n. 592 del 1993, e segnatamente [per quanto concerne lo specifico problema degli interventi di promozione delle caratteristiche culturali anche di tali popolazioni a mezzo di trasmissioni radiotelevisive], nel comma 1 dell'art. 3-quater, che prevede espressamente che «il Ministero delle comunicazioni, la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, anche mediante apposite convenzioni con la provincia di Trento, e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, fatte salve le funzioni di indirizzo della competente commissione parlamentare, assicurano tutte le necessarie misure e condizioni per la tutela delle popolazioni ladina, mochena e cimbra della provincia di Trento». E ricorda che, proprio in applicazione di tale disposizione, la provincia di Trento e la RAI, in data 30 gennaio 2004, hanno stipulato una convenzione decennale, nell'ambito della quale è espressamente prevista «l'estensione della programmazione televisiva e radiofonica in lingua tedesca e ladina nei territori costituenti aree di insediamento storico delle minoranze ladina, mochena e cimbra della provincia di Trento». Secondo la ricorrente, «sembra chiaro» che la norma impugnata stabilisce una differenziazione tra la tutela delle minoranze linguistiche nella provincia di Bolzano e quella della provincia di Trento, limitandone l'applicazione in tale ultima provincia alle sole popolazioni ladine: così, la norma statale «sembra sostituire» il più ampio obbligo che le citate norme di attuazione dello statuto hanno stabilito a carico del gestore del servizio pubblico radiotelevisivo in favore anche delle minoranze cimbre e mochene insediate in provincia di Trento. Pertanto, «se tale è il significato da attribuire alla disposizione impugnata», essa sarebbe illegittima (in riferimento agli evocati parametri), giacché inciderebbe, restringendone la portata, su una tutela predisposta, in base alle indicazioni statutarie, da una disposizione di attuazione dello statuto speciale, la quale ha una collocazione peculiare nel sistema delle fonti del diritto e prevale sulle leggi ordinarie. Né – continua la provincia ricorrente – la lamentata incostituzionalità potrebbe superarsi facendo riferimento alla generale clausola di salvaguardia delle proprie attribuzioni spettanti per statuto e relative norme di attuazione, contenuta nell'art. 26 della stessa legge n. 112 del 2004, poiché essa garantisce le competenze delle province autonome di Trento e di Bolzano in relazione ai loro provvedimenti normativi, ma non i comportamenti di altri soggetti, quali (nella specie) il concessionario del servizio pubblico radiotelevisivo, il quale, alla richiesta provinciale di attivazione di trasmissioni televisive in lingua tedesca, potrebbe sottrarsi allegando che la legge limita ora i suoi doveri, in relazione alla provincia di Trento, alle sole trasmissioni in lingua ladina. Peraltro, la ricorrente osserva che i prospettati vizi verrebbero naturalmente meno qualora la norma impugnata dovesse essere intesa (con interpretazione che tuttavia la provincia ritiene non percorribile) come meramente integrativa o rafforzativa della vigente disciplina di attuazione dello statuto speciale, ed in particolare del già ricordato disposto dell'art. 3-quater del d.lgs. n. 592 del 1993. 2. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto del ricorso, in ragione della espressa previsione della citata ampia clausola di salvaguardia delle specifiche competenze spettanti in materia alle province autonome, contenuta nell'art. 26 della stessa legge n. 112 del 2004. Rileva, inoltre, l'Avvocatura che la norma impugnata – in quanto introdotta con legge ordinaria – non potrebbe (né intende) sovrapporsi allo statuto di autonomia ed alle relative disposizioni di attuazione, che sono fonti gerarchicamente sopraordinate, e pertanto essa appare inidonea a cagionare la paventata lesione di competenze: da ciò, l'inammissibilità dell'impugnazione in questione. 3.