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urge, altresì, conoscere le reali intenzioni del Ministro e se, quindi, ci sia la volontà del Governo di iniziare a tassare i cittadini partendo in questo caso dalle famiglie che devono già affrontare costi non indifferenti e sacrifici significativi per il mantenimento dei propri figli nel percorso scolastico, si chiede di sapere se tali affermazioni corrispondano al vero e se pertanto il Ministro in indirizzo intenda far ricadere sulle tasche degli studenti e delle loro famiglie ulteriori oneri mediante l'introduzione di nuove tasse. Atto n. 4-02203 PAPATHEU Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: risultano al momento aperti presso il Ministero dello sviluppo economico 158 tavoli di trattative concernenti la situazione di oltre 220.000 lavoratori "a rischio", dipendenti di aziende in crisi già in cassa integrazione o prossimi al licenziamento. I lavoratori che non conoscono ancora il loro futuro sono quelli di colossi storici come Alitalia, Alcoa, Almaviva, Acciai speciali Terni, Blutec, Ilva, Whirlpool. Ai tavoli della crisi c'è anche la grande distribuzione, con diverse società di rilievo e marchi come Mercatone Uno che, dopo il fallimento della Shernon Holding Srl e la chiusura dei 55 punti vendita, vede a rischio il futuro di 1.860 lavoratori; alla Blutec di Termini Imerese (Palermo) è stata finanziata la proroga della cassa integrazione, così come per l'ex Alcoa di Portovesme (Sud Sardegna) che beneficia del sostegno alla riduzione dei costi dell'energia. C'è poi la proroga della mobilità per l'area di crisi di Isernia, il rinvio a dicembre 2019 dei progetti sugli ex lavoratori socialmente utili in scadenza a ottobre e la questione della stabilizzazione dei precari di Anpal servizi (530 collaboratori e 144 tempi determinati in scadenza al 2020), e il prospettato potenziamento dell'unità di crisi aziendali del Ministero stesso (con l'assunzione di 16-20 esperti); a rischio, inoltre, ci sarebbero anche i sostegni alle aziende in crisi che hanno trovato una copertura nel decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, sulla risoluzione di crisi aziendali. Le innumerevoli vertenze aperte riguardano centinaia di migliaia di posti di lavoro e necessitano di risposte immediate ed incisive per non acuire il rischio di ulteriori perdite occupazionali in una situazione già molto grave nel Paese, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ognuno per le proprie competenze, non intendano informare il Parlamento sulla drammatica situazione dei numerosi tavoli di crisi al momento aperti presso il Ministero dello sviluppo economico e quali iniziative intendano attuare al fine di scongiurare la chiusura delle imprese e la perdita di posti di lavoro. Atto n. 4-02204 RIZZOTTI FERRO Al Ministro della salute Premesso che: l'ordinamento italiano, in linea generale, vieta la conservazione delle cellule staminali ricavabili dal cordone ombelicale degli individui, consentendo tuttavia di donarle. Per ovviare all'impedimento, ormai da qualche anno, è invalsa la pratica, solo dopo aver ottenuto il nulla osta prescritto dalla normativa, di affidare il sangue del cordone ombelicale dei propri figli a una "banca" privata per la conservazione delle cellule staminali, con sede all'estero, dove, stando alle clausole della tipologia negoziale più diffusa, viene congelato e conservato per molti anni (da 20 a 45); la questione, in origine, venne affrontata da un'ordinanza emanata dal Ministro della sanità pro tempore Girolamo Sirchia (del 30 dicembre 2002 recante "Misure urgenti in materia di cellule staminali da cordone ombelicale" che aveva valore limitato a un anno e aveva sostituito la precedente dall'11 gennaio 2002) che autorizzava la donazione del sangue del cordone in favore della collettività; l'attuale disciplina italiana consente la conservazione delle cellule staminali di cordone ombelicale, per uso dedicato al neonato o ad un consanguineo, presso le banche di sangue placentare esistenti sul territorio nazionale, solamente in presenza di determinate condizioni: patologie presenti nel neonato al momento della nascita o evidenziate in epoca prenatale o in un familiare stretto al momento della raccolta o pregresse e trattabili con le cellule staminali o famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate, per le quali risulti appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale; al di fuori di tali ipotesi, e secondo quanto previsto dall'accordo Stato-Regioni del 29 aprile 2010, resta comunque in vigore la possibilità di esportare, a proprie spese, il campione di sangue prelevato dal cordone ombelicale ad uso autologo per la conservazione presso banche operanti all'estero. L'accordo, operativo dal 1° luglio 2010, prevede che il nulla osta all'esportazione sia rilasciato dalla Regione o Provincia autonoma territorialmente competente secondo le modalità previste dalla norma stessa; il 19 settembre 2019 numerose fonti giornalistiche hanno diffuso la notizia che la "Cryo-Save", azienda con sede in Svizzera, è stata denunciata dall'Ufficio federale elvetico della sanità pubblica per violazione della legge sui trapianti e inadempimento degli obblighi di notifica e di cooperazione; secondo quanto riportato dall'agenzia giornalistica "Ansa", la Cryo-Save" di Plan-les Ouates disponeva, fin dall'anno 2016, di un'autorizzazione per l'importazione, l'esportazione e la conservazione di cellule staminali ricavate dal sangue cordonale, mentre nel mese di agosto 2019 veniva radiata in quanto la filiale era stata cancellata dal registro di commercio del Cantone di Ginevra. In particolare, la società aveva trasferito in Polonia le cellule staminali conservate, mentre i referenti non risultavano più raggiungibili dalle autorità; stando ai numeri diffusi, i clienti italiani di Cryo Save si aggirerebbero intorno ai 15.000, che equivale ad altrettanti prelievi di sangue cordonale che, secondo le fattispecie regolate dalla disciplina italiana, dopo aver ottenuto il nulla osta, sono stati esportati e, secondo il contratto stipulato e dietro il pagamento di circa 3.000 euro, conservati nelle banche estere; secondo quanto riportato da numerosi quotidiani, risulta incerto il luogo in cui il materiale biologico sarebbe, ad oggi, conservato. Il trasferimento di un materiale così delicato sarebbe avvenuto senza preventiva autorizzazione da parte dei genitori e senza una preventiva definizione di una procedura del trasferimento atta a scongiurare rischi di deperimento del materiale nella fase di trasporto e in quella successiva della conservazione, e senza che siano state rese note le caratteristiche e le condizioni operative dell'impianto dove è stato ricollocato;