[pronunce]

n. 1611 del 1933 configuri un rapporto organico che non permette all'ente autorizzato ad avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura di utilizzare di avvocati del libero foro, se non in casi speciali, attraverso delibera motivata, o in caso di conflitto d'interessi. 4.6.- Non avrebbe infine significato, secondo gli intervenienti, considerare ipotesi come l'art. 11, comma 3.1, del decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55 (Provvedimenti urgenti per il settore della finanza locale per l'anno 1983), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 1983, n. 131, il quale ha introdotto la facoltà, per le allora unità sanitarie locali, di avvalersi degli uffici legali dei Comuni, o il caso delle gestioni liquidatorie, alle quali è stato consentito l'utilizzo degli uffici legali delle aziende sanitarie locali, in base all'art. 2, comma 14, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), attuato poi dalla legge della Regione Campania 2 settembre 1996, n. 22 (Disposizioni urgenti per le gestioni liquidatorie delle unità sanitarie locali). 5.- Si è costituita in giudizio la Regione Campania, con atto depositato nella Cancelleria della Corte il 29 dicembre 2011, deducendo l'inammissibilità e l'infondatezza della questione proposta. 5.1.- Una prima ragione d'inammissibilità viene individuata nell'indeterminatezza dell'oggetto della questione sottoposta all'esame della Corte. Secondo la parte resistente, il giudice a quo avrebbe fatto genericamente riferimento all'art. 29 della legge reg. n. 1 del 2009, mancando di considerare che l'articolo si compone di una pluralità di norme autonome, riconducibili al comune obiettivo di contenere la spesa degli enti regionali per le consulenze. Il comma 3 dell'art. 3 porrebbe un limite di spesa per l'acquisizione di consulenze, dando pertanto vita a una disposizione autonoma rispetto ai due commi precedenti. L'ostacolo derivante dall'eterogeneità delle disposizioni che compongono l'articolo impugnato non potrebbe essere superato ricavando l'oggetto della questione in via implicita. 5.2.- Una seconda ragione d'inammissibilità sarebbe rinvenibile nel mancato tentativo d'interpretazione conforme a Costituzione, che la Corte costituzionale avrebbe espressamente e ripetutamente individuato quale condizione di ammissibilità delle questioni in via incidentale. L'esigenza di esperire un tentativo d'interpretazione conforme a Costituzione sarebbe tanto più necessaria in questo caso, poiché la disciplina sospettata d'incostituzionalità s'inserirebbe in un contesto normativo complesso. Il giudice a quo avrebbe invece apoditticamente sostenuto l'impraticabilità di un'interpretazione costituzionalmente compatibile della disposizione impugnata. 5.3.- La questione prospettata mancherebbe, inoltre, del necessario vincolo di pregiudizialità rispetto al giudizio principale. Infatti, la Corte costituzionale avrebbe affermato che tale vincolo non trova sufficiente base nella circostanza che il giudizio a quo verta su un provvedimento attuativo della norma portata alla sua attenzione. Sussisterebbe, invece, il nesso di pregiudizialità qualora il rapporto tra il provvedimento impugnato nel giudizio principale e la norma oggetto del giudizio di legittimità costituzionale sia di «mera esecuzione» e l'adozione del primo provvedimento sia indispensabile per la produzione degli effetti previsti dalla norma censurata di fronte alla Corte. Con riferimento al caso di specie, la delibera della Giunta regionale n. 603 del 2009, attraverso la quale la Giunta avrebbe inteso approvare uno schema di convenzione tra l'avvocatura regionale e gli enti regionali strumentali per la definizione delle modalità delle richieste di consulenza e patrocinio, non sarebbe invece indispensabile ai fini della produzione degli effetti da parte dell'art. 29 della legge reg. censurata. Tale delibera non conterrebbe, infatti, disposizioni precettive di contenuto innovativo rispetto alla disciplina prevista dalla norma censurata. L'ordinanza di rimessione, del resto, secondo la difesa regionale, mostrerebbe di aderire alla prospettazione dei ricorrenti nel processo a quo, che avrebbero impugnato la delibera di Giunta in via puramente formale, senza dedurre, neanche in via derivata, la sua illegittimità. Pertanto, dall'ordinanza si evincerebbe il tentativo dei ricorrenti di accedere alla giurisdizione costituzionale in via principale, il che determinerebbe l'inammissibilità del ricorso al giudice amministrativo. 5.4.- Un'ulteriore ragione d'inammissibilità viene rinvenuta nel difetto d'interesse dei ricorrenti nel giudizio a quo. Il mero rischio, paventato dai ricorrenti, di cancellazione dall'elenco speciale dell'albo da parte dei rispettivi ordini forensi di appartenenza, a causa dell'insorgere di situazioni d'incompatibilità, o di incorrere in sanzioni disciplinari, qualora essi si rifiutassero di prestare il patrocinio a favore degli enti convenzionati, mostrerebbe l'assenza di una lesione concreta e attuale nei confronti delle posizioni giuridiche dei ricorrenti. Il rischio di cancellazione dall'albo o di sanzioni disciplinari sarebbe del tutto futuro e incerto; l'incisione delle posizioni dei ricorrenti si potrebbe configurare solo nel momento in cui gli ordini professionali o la Giunta regionale adottassero provvedimenti nei loro confronti. Sebbene l'ordinanza di rimessione contenga una motivazione in ordine alla titolarità di una situazione giuridica soggettiva immediatamente idonea a ricevere tutela, tale motivazione sarebbe implausibile. Essa riguarderebbe, stando all'ordinanza, un atto di macro-organizzazione avente a oggetto scelte programmatorie innovative, mentre invece si tratterebbe di uno schema di convenzione tra l'avvocatura regionale e gli enti strumentali, privo di effetti giuridici vincolanti nei confronti degli enti strumentali, dell'avvocatura regionale e dei ricorrenti. In realtà l'atto impugnato non avrebbe dunque alcun carattere innovativo e di conseguenza non sarebbe lesivo degli interessi dei ricorrenti. In definitiva, la questione di legittimità prospettata sarebbe manifestamente irrilevante e dunque inammissibile. 5.5.- La difesa regionale argomenta poi nel merito, deducendo l'infondatezza della questione sollevata. Il resistente interpreta la norma censurata escludendo che il legislatore regionale abbia inteso innovare il regime d'incompatibilità posto dal r.d.l. n. 1578 del 1933 in ordine alle attività professionali degli avvocati dipendenti di enti pubblici e sostenendo che la disposizione impugnata riguarderebbe la materia della professione forense solo marginalmente. Infatti, la norma oggetto del presente giudizio s'inserirebbe, secondo la Regione, in un intervento normativo volto a contenere la spesa pubblica regionale nel suo complesso, inclusa quella degli enti che, sebbene distinti formalmente dall'ente Regione, siano legati a quest'ultimo da un nesso di dipendenza e strumentalità.