[pronunce]

L'art. 274, comma 1, lettera l, del testo unico del 2000, che ha disposto l'abrogazione dell'intera legge n. 154 del 1981, per quel che attiene all'art. 8 di quest'ultima legge avrebbe violato la delega conferita all'art. 31 della legge n. 265 del 1999. Al Governo, infatti, essa aveva conferito il potere di adottare un testo unico nel quale fossero “riunite e coordinate le disposizioni legislative vigenti” in materia di enti locali. Anche a voler intendere tale compito in senso non formale, ma comportante un intervento sul contenuto delle norme preesistenti per renderle consone ai principi generali ed al diritto vivente, esso troverebbe un limite nella funzione del testo unico, che, secondo il parere reso dal Consiglio di Stato in proposito, è di “facilitare l'applicazione delle leggi preesistenti, evitando duplicazioni, prendendo atto di abrogazioni anche tacite, valorizzando univoche soluzioni interpretative divenute diritto vivente senza innovare alla loro sostanza”. Nella specie, ad avviso del remittente, l'abrogazione dell'art. 8 della legge n. 154 del 1981 non risponderebbe ad alcuno dei detti criteri: la sua permanenza non comporterebbe duplicazioni; la norma non potrebbe ritenersi tacitamente abrogata a seguito del nuovo assetto del Servizio sanitario nazionale, ovvero per la previsione di nuove, aggiuntive ipotesi di incompatibilità previste con il d.lgs. n. 502 del 1992. Neppure si sarebbe formato diritto vivente che sostenga essere la norma venuta meno in funzione della recisione del rapporto tra i Comuni e le ASL divenute enti pubblici autonomi sotto il controllo della Regione, rinvenendosi invece pronunce di segno opposto, ovvero auspicanti un intervento legislativo per adeguare le incompatibilità al nuovo assetto istituzionale. Ad avviso del giudice a quo, il censurato intervento abrogativo, di per sé non incompatibile con la potestà del Governo delegato di emanare testi unici aventi efficacia normativa o innovativa, avrebbe “nella specie ecceduto i limiti della delega, non risultando necessitato dalla finalità di coordinamento della legislazione vigente”. 7. - Si è costituito in giudizio Roberto Gaetani, attore popolare nel procedimento a quo, sostenendo la fondatezza della questione sollevata. Richiamati ed illustrati gli argomenti dell'ordinanza di remissione, la parte osserva in particolare che la ratio dell'incompatibilità in esame andrebbe ravvisata non solo nel conflitto di interessi potenziale, derivante dal rapporto Comuni - ASL, ma altresì nell'art. 97 della Costituzione, che impone di assicurare il buon andamento dell'amministrazione. Nel caso specifico, infatti, al compenso mensile (di circa 14 milioni di lire) percepito dal medico convenzionato a fronte di un forte impegno, comprendente l'obbligo di reperibilità e assistenza continua, si aggiungerebbe, per l'onere di fare il sindaco in una città di oltre 30.000 abitanti, l'ulteriore compenso mensile di lire 7 milioni, laddove “la convenzione sottoscritta preclude al medesimo di svolgere incarichi non occasionali” con altre amministrazioni pubbliche. Un ulteriore conflitto di interessi, infine, sarebbe ravvisabile tra il sindaco e il dirigente dell'ASL, dovendo la Conferenza dei sindaci valutarne l'operato ai fini della riconferma dell'incarico, mentre al dirigente dell'ASL spetta il compito di valutare l'operato del sindaco medico, specie in ordine al rispetto dell'orario di lavoro. 8. - Si è costituito il Sindaco eletto Erminio Marinelli, che ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata. Anzitutto, ad avviso della parte, il remittente non avrebbe adeguatamente motivato in ordine alla rilevanza, non avendo spiegato perché, in caso di fondatezza della questione, la domanda proposta nel giudizio a quo sarebbe accolta. Ulteriore motivo di inammissibilità sarebbe la natura additiva della pronuncia postulata. La questione sarebbe poi infondata, perché le norme di delega, nell'autorizzare il Governo a “riunire e coordinare le disposizioni legislative vigenti”, avrebbero inteso fosse espunto, e perciò abrogato, ciò che non è più attuale e compatibile con lo stadio evolutivo della materia. Il modello di testo unico cui il giudice remittente si riferirebbe è quello cosiddetto compilativo, costituente in realtà una rara avis (viene richiamata la legge delega costituzionale 10 novembre 1971, n. 1, art. 66), mentre per definizione, secondo la migliore dottrina, il testo unico dovrebbe possedere carattere innovativo, e quindi efficacia normativa equiordinata, perché ritoccare i testi legislativi è sempre opera di legislazione, soprattutto quando al Governo è attribuito un compito di coordinamento. 9. - Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata ed allegando, in proposito, l'atto di intervento nel giudizio incidentale introdotto dal Tribunale di Forlì (r.o. n. 12 del 2003). 10. - In prossimità dell'udienza di discussione ha depositato memoria Erminio Marinelli, Sindaco di Civitanova Marche e convenuto nel giudizio a quo, il quale, sottolineando le differenze tra la questione sollevata dal Tribunale di Macerata e quella, sollevata dal Tribunale di Forlì, la cui discussione è fissata per la medesima udienza (identità solo parziale delle disposizioni impugnate, dei parametri costituzionali, e del rapporto dell'eletto con l'ASL - rispettivamente libero-professionale e di dipendenza), ha chiesto che questa Corte, nell'esame della presente questione non estenda il thema decidendum. Sottolinea poi aspetti di contraddittorietà della motivazione dell'ordinanza di rimessione, osservando, infine, che la questione sarebbe, in realtà, diretta a censurare l'esercizio della discrezionalità del legislatore, richiedendo alla Corte un intervento additivo.1.- Il Tribunale di Forlì (r.o. n. 12 del 2003) e il Tribunale di Macerata (r.o. n. 33 del 2003) ,