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Purtroppo, su temi di grande rilevanza quali la tutela dei risparmiatori a seguito delle difficoltà del mondo bancario o le politiche tributarie - si pensi per esempio alla fatturazione elettronica - si è assistito ad una sostanziale continuità tra l'attuale Governo e le scelte politiche dei precedenti Esecutivi del Partito democratico, il che è testimoniato peraltro dalle forte preoccupazioni espresse dal mondo delle imprese, del commercio e delle libere professioni. Nel disegno di legge di bilancio sono del tutto assenti misure per lo sviluppo del Paese e non si intravedono elementi di cesura anche nel rapporto con le istituzioni europee. A quest'ultimo riguardo, il Gruppo di Fratelli d'Italia sarebbe in prima linea nel sostenere il Presidente del Consiglio nella trattativa con l'Unione europea al fine di tutelare gli interessi nazionali e difendere il tricolore, ma sarebbe opportuno finalizzare questo negoziato al raggiungimento di obiettivi concreti come la diminuzione del cuneo fiscale e la riduzione della tassazione sulle imprese. L'auspicio è che si abbia in questi giorni un sussulto di dignità e di orgoglio per modificare i contenuti della manovra, improntandola verso una direzione favorevole allo sviluppo. Il senatore ERRANI ( Misto-LeU ) rileva in via preliminare come la situazione di attuale difficoltà del Paese rappresenti anche il portato delle scelte degli ultimi anni. Tuttavia, scaricare i problemi di oggi sul passato, pur rappresentando un consueto gioco di dialettica politica, risulta controproducente, dal momento che non aiuta a risolvere i problemi. In merito alla legge di bilancio e alla relativa composizione, occorre prendere atto che, a prescindere dallo spread tra gli interessi dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, i vincoli di bilancio europei sono stringenti e impongono delle scelte. Peraltro, a livello economico, i dati negativi degli ultimi mesi confermano un allargamento del divario tra la nostra economia e quella degli altri Paesi europei. Tutto questo si accompagna al rischio di una stretta creditizia che potrebbe essere letale per un Paese le cui imprese hanno difficoltà a reperire finanziamenti su canali extra bancari. Nell'esprimere il proprio accordo su una politica di riforme che superi la rigida austerità degli ultimi anni, osserva tuttavia che andrebbe chiarita la direzione di marcia delle riforme. Per esempio, se fosse vera l'analisi sulla sovrastima dei fondi per il reddito di cittadinanza e per la cosiddetta "quota cento", si sarebbe in presenza di errori di valutazione che già hanno costato, secondo la Banca d'Italia, un incremento dei costi per il servizio del debito di circa 1,5 miliardi di euro. Una politica di riforme richiede una visione di insieme basata su scelte chiare ai fini della risoluzione dei conflitti sociali e territoriali - si pensi alla questione della Tav - che non possono essere demandati a consultazioni referendarie. Per esempio, dinanzi ad un piano di riconversione ecologica del sistema economico-produttivo, che avrebbe una portata superiore a qualche decimale di prodotto interno lordo, difficilmente le Istituzioni europee potrebbero porre un diniego. Purtroppo, le singole misure contenute nella legge di bilancio risultano ancorate a scelte sbagliate del passato come la creazione di una centrale unica di progettazione che appare astratta e inefficace. Sarebbe invece necessario, per esempio, un piano di assunzione straordinario nelle pubbliche amministrazioni incentrato sulla selezione di profili professionali calibrati sul responsabile unico di procedimento e sulla direzione dei lavori, in modo da facilitare l'attuazione di una politica di progettazione imperniata sulle centrali uniche territoriali. Un altro tema curiosamente non affrontato dalla legge di bilancio è l'allargamento del divario tra il Nord Italia e il Mezzogiorno, a cui occorrerebbe dare risposta attraverso una quota percentuale vincolata degli investimenti da destinare al Sud Italia e strutture di gestione adeguate, superando la frammentazione dei cosiddetti "progetti sponda". Da questo punto di vista, sono andate deluse le aspettative riposte nella capacità della Lega di adottare politiche di investimenti territoriali: invece, si continua ad oscillare tra livelli massimi di centralismo e una sorta di federalismo fai da te del tutto inconcludente. Passando al reddito di cittadinanza, occorrerebbe uno strumento unitario di contrasto alla povertà, nella consapevolezza che tale tema non coincide con quello dell'assenza di lavoro, come testimoniato dall'elevato numero di nuclei familiari che, nonostante la presenza di componenti che lavorano, si ritrovano comunque nell'indigenza. Tuttavia, l'ammodernamento dei centri per l'impiego richiede tempi lunghi e il rischio è che tutto si concluda nella scelta tra l'erogazione diretta di risorse alle imprese oppure l'utilizzo delle agenzie interinali. Per quanto attiene alle politiche sociali, denuncia l'emergenza del settore sanitario caratterizzato da forti disparità territoriali nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Peraltro, la sofferenza del settore si sta estendendo anche alle regioni più virtuose sia per l'assenza di innovazione tecnologica sia per le politiche di blocco delle assunzioni di personale, con la conseguenza che molte strutture ospedaliere non riescono a gestire interi reparti. Un altro aspetto di preoccupazione è rappresentato dalla situazione degli asili nido e delle scuole materne, in cui l'elevato livello delle rette rischia di disincentivare fortemente l'occupazione femminile. Ribadisce, pertanto, la necessità di delineare una politica di lungo periodo che vada oltre la scadenza primaverile delle elezioni europee, attraverso la configurazione di misure sociali calibrate su territori, sullo sblocco delle assunzioni di figure professionali di competenza tecnica elevata e sugli investimenti. Nel rimarcare la disponibilità del proprio Gruppo a contribuire nel miglioramento della legge di bilancio, con particolare attenzione all'aspetto degli investimenti e delle politiche sociali, constata come purtroppo, nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, gli emendamenti approvati abbiano risposto più che altro alla logica delle misure micro settoriali anziché a quella delle misure di sistema. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. POSTICIPAZIONE DELLA SEDUTA POMERIDIANA DI OGGI Il presidente PESCO comunica che la seduta pomeridiana di oggi, martedì 11 dicembre 2018, già convocata alle ore 14, è posticipata alle ore 14,30. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 13,15.