[pronunce]

che non dissimili argomenti valgono a superare i dubbi sollevati dal rimettente, atteso che, come evidenziato dalla medesima sentenza n. 393 del 2000, l'art. 59, comma 3, della legge n. 449 del 1997, si inserisce nel contesto della "complessa opera riformatrice del sistema previdenziale", alla quale "si ricollega anche la sospensione, a suo tempo prevista, dei pensionamenti anticipati", segnatamente venendo in rilievo una linea di continuità tra la predetta disposizione e quella dell'art. 18, comma 8-quinquies del decreto legislativo n. 124 del 1993, giacché con la prima si è inteso "precisare e generalizzare, per quanto potesse occorrere, il divieto di conseguire il relativo trattamento a prescindere dalle regole vigenti per l'assicurazione generale obbligatoria, secondo un criterio, per il vero, al quale si rifà anche" il medesimo art. 18, comma 8-quinquies; che, inoltre, in riferimento alla censura che investe, segnatamente, l'art. 13, comma 1, della legge n. 724 del 1994, è da rammentare l'orientamento più volte espresso dalla Corte (da ultimo, ordinanza n. 18 del 2001), secondo il quale i provvedimenti attuativi del blocco all'accesso delle pensioni di anzianità e dei trattamenti anticipati in generale si innestano in un articolato processo riformatore, approdato, tramite la legge n. 335 del 1995, ad una soluzione di natura strutturale, sì da rinvenire "ragionevole giustificazione nella necessità di influire sull'andamento tendenziale della spesa previdenziale", al fine di stabilizzare il rapporto tra la stessa ed il prodotto interno lordo; che, peraltro, quanto all'argomento che il giudice a quo ritiene di poter trarre dal menzionato art. 59 della legge n. 449 del 1997, nel senso della incostituzionalità delle denunciate disposizioni, va osservato che il rimettente medesimo non considera, tuttavia, che, rispetto ai vincoli derivanti, segnatamente, dal censurato art. 18, comma 8-quinquies, l'art. 3, comma 19, della legge n. 335 del 1995 riconosce alla contrattazione collettiva, nell'ambito della disciplina delle prestazioni erogate dai fondi ex esonerativi, una facoltà di rinegoziare - e, dunque, di ripristinare il regime di miglior favore - ben più ampia di quella prevista dal suddetto art. 59, comma 3; che, dunque, le questioni sollevate dalla Corte d'appello di Venezia sono da reputarsi manifestamente infondate; che, quanto ai dubbi di costituzionalità prospettati dall'ordinanza del tribunale di Genova (r.o. n. 501 del 2000), va rilevato che il rimettente assume, in punto di rilevanza, che la fattispecie oggetto di cognizione dinanzi a sé è disciplinata esclusivamente dal predetto art. 59, comma 3; che, tuttavia, l'ordinanza, contraddicendo a siffatta premessa, denuncia non solo la norma ritenuta applicabile nel giudizio a quo, ma anche l'art. 18, comma 8-quinquies, del decreto legislativo n. 124 del 1993, disposizione rispetto alla quale, peraltro, risultano precipuamente attagliarsi le argomentazioni in punto di non manifesta infondatezza; che, dunque, essendo prospettate in modo contraddittorio, le questioni vanno dichiarate manifestamente inammissibili; che, in riferimento alla questione sollevata dal tribunale di Treviso (r.o. n. 516 del 2000), deve essere disattesa, in via preliminare, l'eccezione di inammissibilità avanzata dall'intervenuto Presidente del Consiglio dei ministri, sul presupposto di un difetto di motivazione dell'atto di promovimento dell'incidente di costituzionalità, il quale, a tal fine, rinvia alla precedente ordinanza di rimessione (iscritta al r.o. n. 101 del 1998), emessa nello stesso giudizio a quo, rispetto alla quale la Corte, con ordinanza n. 289 del 1999, ha disposto la restituzione degli atti alla luce dello jus superveniens costituito dall'art. 59, comma 3, della legge n. 449 del 1997; che, invero, in siffatta ipotesi, come la Corte ha già avuto occasione di affermare (sentenza n. 273 del 1997 e ordinanza n. 278 del 2000), è sufficiente che il rimettente, nel sollevare la questione in continuità con la precedente ordinanza di rimessione, argomenti plausibilmente sulla persistente rilevanza della questione medesima: onere che il giudice a quo nel caso di specie, ha assolto adeguatamente; che, quanto al merito, è agevole osservare che le sollevate censure trovano già risposta nelle argomentazioni sopra addotte, giacché la violazione dell'art. 38 della Costituzione è chiaramente prospettata sotto il profilo della garanzia della libertà di assistenza privata e, dunque, in riferimento al quinto comma del medesimo art. 38, mentre, come detto, il sistema della previdenza complementare va ricondotto nell'alveo dell'art. 38, secondo comma, della Costituzione; sicché, venendo in rilievo interessi superiori, di livello costituzionale, anche l'ipotizzato vulnus all'art. 41 della Costituzione risulta privo di consistenza; che, pertanto, la questione va dichiarata manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 18, comma 8-quinquies del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 (Disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma dell'art. 3, comma 1, lettera v), della legge 23 ottobre 1992, n. 421), nel testo introdotto dall'art. 15, comma 5, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare) e dell'art. 59, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 38, 39 e 41 della Costituzione, dal tribunale di Genova con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) e del citato art. 18, comma 8-quinquies del decreto legislativo n. 124 del 1993, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 39 e 41 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Venezia con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del medesimo art. 18, comma 8-quinquies, del decreto legislativo n. 124 del 1993, sollevata, in riferimento agli artt. 38 e 41 della Costituzione, dal tribunale di Treviso con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vari Il cancelliere: