[resaula]

con decreto ministeriale 27 dicembre 2019, n. 607, recante il riparto delle risorse di cui all'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, di rifinanziamento del fondo di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, destinate al trasporto rapido di massa, sono stati definiti, tra l'altro, gli importi indirizzati alla costruzione della linea tranviaria di Bologna ("linea rossa"); il decreto indica che: "nell'allegato avviso è disposto che gli interventi oggetto di richiesta di finanziamento debbano essere inquadrati nei seguenti sottoprogrammi di intervento: rinnovo e miglioramento del parco veicolare; potenziamento e valorizzazione delle linee metropolitane, tranviarie, filoviarie esistenti; realizzazione di linee metropolitane, tranviarie e filoviarie ed estensione/implementazione della rete di trasporto rapido di massa, anche con sistemi ad impianti fissi di tipo innovativo"; indica anche che l'individuazione degli interventi ammissibili a finanziamento deve essere effettuata tenendo conto prioritariamente di importanti elementi tra i quali: redditività economico-sociale; fattibilità tecnico-economica dell'intervento ; sostenibilità finanziaria gestionale ed amministrativa, concessa allo stato di avanzamento del progetto e dell' iter procedurale di approvazione; attivabilità del progetto in tempi certi, connessa al grado di maturità e condivisione del progetto; la pandemia da COVID-19 ha totalmente cambiato gli scenari di riferimento anche per l'utilizzo del trasporto pubblico rispetto al quale le previsioni sull'affluenza segnalano grande incertezza, mettendo a rischio la sostenibilità di nuovi progetti; il forte impatto del progetto per le caratteristiche urbanistiche, geologiche e storiche di Bologna è stato anche riconosciuto dal comitato dei garanti nel provvedimento di ammissibilità al quesito referendario; il progetto del tram verrebbe a distruggere (per sostituire) un'intera linea, già esistente, di filobus, mezzo che il Ministero nell'avviso equipara alla linea tranviaria; i tempi di realizzazione per il tram, alla luce di altre esperienze, sono incerti e comunque di anni (a partire da 4, salvo imprevisti), mentre il potenziamento della rete filoviaria potrebbe avvenire in tempi molto più rapidi, a costi inferiori e comunque assicurando lavoro alla comunità; il processo di partecipazione sul progetto della "linea rossa" del tram ha coinvolto (come indicato dall'amministrazione comunale) solo 4.000 cittadini su circa 380.000 (ossia l'1,05 per cento della popolazione di Bologna), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di riconsiderare la fattibilità del progetto, alla luce dell'evolvere della situazione, segnata purtroppo dalla pandemia e dalla ricaduta della stessa sulle modalità di socializzazione, di organizzazione del lavoro, sulle condizioni di sostenibilità economico-finanziaria del progetto, la cui compatibilità in senso generale non sembra al momento potersi ragionevolmente ravvisare; se non ritenga di valutare un approfondimento delle criticità evidenziate eventualmente lasciando spazio alla possibilità di considerazione, per l'equivalenza ammessa dal decreto, dell'ipotesi di un potenziamento della rete di filobus esistente che con il progetto del tram verrebbe invece smantellata. Atto n. 4-05732 RUOTOLO DE PETRIS ERRANI Ai Ministri della giustizia e dell'interno Premesso che: da notizie di stampa si è appreso dei gravissimi fatti di violenza perpetrati ai danni dei detenuti presso la casa circondariale "Francesco Uccella" di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ad opera di numerosi agenti della Polizia penitenziaria; in particolare, i video diffusi dai media si riferiscono a quanto accaduto nel reparto "Nilo" del carcere il pomeriggio del 6 aprile 2020, quando venne organizzata una perquisizione "straordinaria", nel corso della quale quasi 300 agenti della Polizia penitenziaria pestarono per quattro ore, arrivando a commettere vere e proprie torture, altrettanti detenuti del reparto Nilo, fra i quali almeno un disabile; dopo una denuncia del Garante campano dei detenuti è partita un'inchiesta della magistratura, la quale avrebbe accertato che gli agenti coinvolti sarebbero 283, dei quali 144 sarebbero stati inviati sul posto dal "gruppo di supporto agli interventi", istituito alle dipendenze del provveditore regionale per la Campania, con il compito di coadiuvare i colleghi nel sedare la protesta dei detenuti. Protesta attuata mediante barricamento delle persone dentro il reparto e che peraltro era rientrata già nella tarda serata del giorno prima, attraverso la mediazione di altro personale carcerario. La perquisizione straordinaria e generalizzata avrebbe riguardato 292 detenuti ristretti nel reparto Nilo; l'inchiesta ha condotto ad un'ordinanza cautelare, in cui quanto accaduto viene definito dal giudice per le indagini preliminari come "un'orribile mattanza". In particolare, l'ordinanza descrive minuziosamente le violenze operate ai danni dei detenuti ed evidenzia come gli agenti di Polizia penitenziaria coinvolti "al fine di recuperare il controllo del carcere ed appagare le presunte aspettative del personale di Polizia Penitenziaria generate dal mancato intervento armato a seguito della protesta, organizzata dai detenuti del Reparto Nilo il giorno 5.4.2020 (...) sottoponevano le persone recluse a misure di rigore non consentite dalla legge, mediante una pluralità di azioni contrarie alla dignità e al pudore, degradanti ed inumane, prolungatesi per circa 4 ore del giorno 6.4.2020 e consistite in percosse, pestaggi, lesioni - attuate con colpi di manganello, calci, schiaffi, pugni e ginocchiate, costrizioni ad inginocchiamento e prostrazione (...), tutte azioni connotate da imposizione di condotte umilianti, quali ad esempio l'obbligo di rasatura di barba e capelli"; dalle intercettazioni raccolte sembrerebbe emergere una meticolosa organizzazione del pestaggio che coinvolgerebbe quindi anche il "gruppo di supporto agli interventi" istituito alle dipendenze del provveditore regionale per la Campania e un quadro complessivamente gravissimo di violenza legittimata dall'autorità: "Allora a posto, domani chiave e piccone in mano" "Li abbattiamo come vitelli" "Ragazzi, è arrivato il messaggio dal Santa Maria, alle 15.30 tutti in Istituto, si chiude il Reparto Nilo per sempre!" "Operazione pulizia al Santa Maria, ho spostato 150 unità per perquisizione straordinaria al reparto dei disordini". Risulta inoltre che ai detenuti sia stato impedito il ricorso alle cure mediche e alle terapie, inibizione illecita diretta ad evitare l'emersione delle violenze subite; fra tutti quelli complessivamente coinvolti, al momento risulterebbero essere stati individuati ed indagati solo 117 agenti, dei quali 52 assoggettati a varie misure cautelari; considerato che: tali accadimenti sono da ritenersi del tutto inaccettabili in uno Stato di diritto, anche perché compiuti ai danni di persone assoggettate ad una limitazione della libertà personale e quindi in condizione di minorata difesa; occorre adottare ogni misura necessaria per scongiurare il ripetersi di episodi similari;