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Disposizioni in materia di educazione alla salute attraverso la promozione di corretti stili di vita. Onorevoli Senatori. – La salute è il nostro più grande patrimonio. E anche se non possiamo considerarlo come unico interesse nella vita di un individuo o di una comunità, dobbiamo essere consapevoli che tutto ciò che noi possiamo ottenere perde ogni valore se trascuriamo la nostra salute. Infatti, se è vero che la salute non è tutto, è anche vero che tutto senza la salute è niente! Se non godiamo di ottima salute non sarà possibile tagliare traguardi importanti, fare carriera, badare alla propria famiglia o formarne una. Niente avrebbe lo stesso valore, lo stesso significato. Ed è proprio ripartendo da questo concetto che dobbiamo iniziare a pensare seriamente alla salvaguardia di questo bene primario. Dobbiamo riflettere con grandissima attenzione e decidere che è arrivato il momento di impegnarci seriamente per difendere un diritto fondamentale dell'individuo, come la salute. Per tutelarla dobbiamo renderci conto di quanto sta accadendo: la pur fondamentale e crescente capacità di cura delle malattie non può essere concepita come soluzione primaria, ma dobbiamo puntare sulla prevenzione, attraverso la promozione dei corretti stili di vita e attraverso campagne di formazione e sensibilizzazione per accrescere la consapevolezza dei nostri concittadini. Le patologie, ad oggi, non diminuiscono, in quanto abbiamo a che fare, sempre più spesso, con malattie derivate da stili di vita errati, da alimentazione non corretta, da stress e assenza di adeguata attività fisica. L'uomo non si prende cura di se stesso, non quanto dovrebbe, non come potrebbe. Stili di vita errati come alimentazione non corretta, stress ed assenza di adeguata attività fisica generano sempre più spesso sindromi metaboliche quali ipertensione, obesità. Secondo un'indagine dell'Istituto superiore di sanità sono circa 16 milioni gli italiani che soffrono di ipertensione con grave rischio di insorgenza di patologie ben più gravi quali ictus , infarto, aneurisma, insufficienza renale. Lo stesso istituto rileva che sono 25 milioni gli italiani affetti da sovrappeso o obesità con rapporto 3:1, dato preoccupante considerato che questi ultimi sono la seconda causa evitabile di tumori dopo il fumo. Sempre dalla stessa fonte, si è stimato che quasi 3,4 milioni di italiani hanno una diagnosi di diabete con possibilità di procurare gravi danni ad organi fondamentali come: occhi, reni, sistema nervoso. Si ritiene altresì che questi numeri siano destinati a salire per effetto dell'invecchiamento della popolazione. Secondo il rapporto Osservasalute 2016, in Italia, nel 2015, più di un terzo della popolazione adulta (35,3 per cento) era in sovrappeso, mentre una persona su dieci era obesa (9,8 per cento). Complessivamente, il 45,1 per cento dei soggetti di età maggiore di diciotto anni è in eccesso ponderale. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) promuove apertamente l'attività fisica per la prevenzione delle patologie. La stessa ci dice che l'inattività potrebbe essere responsabile di quasi due milioni di decessi annui nel mondo. Inoltre, sottolinea come le conseguenze della sedentarietà, ossia della mancanza di un adeguato e regolare esercizio fisico, intaccano non solo il benessere fisico e la salute, ma anche il benessere psicologico e sociale. Oltre all'enorme perdita di vite umane va sommato il grande costo sociale legato alle patologie, sia per l'aumento della spesa sanitaria nazionale per la cura dei malati, sia per la riduzione della salute dei pazienti, che comporta un impatto molto forte sulla loro produttività. A dirci come diffondere correttamente messaggi finalizzati a seguire una corretta alimentazione è proprio l'OMS, che nel 2009 ha pubblicato il rapporto « Interventi sulla dieta ed attività fisica: che cosa funziona? », aggiornato nel 2016 con il documento « Strategia per l'attività fisica per la regione europea 2016–2025 » e rivisto anche nel 2018. Le malattie prima citate oggi rappresentano di gran lunga la principale causa di morte nel mondo e il loro impatto e in costante aumento. Nel 2005 le malattie legate ai disordini alimentari hanno causato 35 milioni di morti, che corrispondono al 60 per cento delle morti complessive di quell'anno. Inoltre, tra il 2005 ed il 2015, le morti per malattie non trasmissibili (NT) hanno avuto un aumento stimato del 17 per cento. Questa epidemia in gran parte invisibile è più grave nei Paesi a basso e medio sviluppo economico, ove si verifica l'80 per cento di tutte le morti per malattie NT. Un ristretto insieme di fattori di rischio comuni è responsabile della maggior parte delle principali malattie NT: l'alimentazione scorretta, l'inattività fisica e il consumo di tabacco. L'eliminazione di questi fattori di rischio potrebbe prevenire l'80 per cento delle malattie cardiache premature, l'80 per cento degli ictus cerebrali prematuri, l'80 per cento dei casi di diabete tipo 2 ed il 40 per cento dei casi di cancro. Le politiche nazionali per l'alimentazione e l'agricoltura dovrebbero essere coerenti con la protezione e la promozione della salute pubblica. Ove necessario, i governi dovrebbero prendere in considerazione politiche che facilitino l'adozione di una sana alimentazione. Dobbiamo puntare sulla prevenzione primaria, diffondere con forza la cultura di un sano stile di vita, composto da una corretta alimentazione ed attività fisica mirata alle proprie esigenze. Dobbiamo cominciare ad educare le famiglie, entrare nelle scuole e, più in generale, dobbiamo prendere per mano le persone e accompagnarle in questo percorso sano e salutare. Se vogliamo che nella popolazione aumenti la consapevolezza dello stato di salute ,dobbiamo fare di più, considerando anche la possibilità di incentivare l'iniziativa privata aggregativa, che metta a sistema una serie di attività che nel loro insieme rappresentino tutto ciò di cui si ha bisogno per tutelare la salute del cittadino. La prevenzione primaria rappresenta, al momento, la strategia più opportuna da mettere in campo per ridurre l'insorgenza di nuovi casi di obesità e delle patologie ad essa correlate. L'OMS, nel rapporto precedentemente citato, ha anche indicato la via da seguire per raggiungere questi fondamentali obiettivi. Nello specifico si parla di azioni e iniziative focalizzate su contesti di comunità locali. Gli interventi multi-componente sono risultati essere quelli di maggior successo. Le azioni che hanno utilizzato risorse sociali esistenti in una comunità, come le scuole o gli incontri settimanali delle persone anziane, hanno ridotto gli ostacoli alla loro realizzazione. Gli interventi efficaci hanno invariabilmente previsto il coinvolgimento dei destinatari nelle fasi di progettazione e realizzazione, come ad esempio il coinvolgimento dei lavoratori stessi negli interventi nei luoghi di lavoro e dei leader di comunità negli interventi nelle comunità religiose e nelle comunità locali. È proprio credendo in questo rapporto dell'OMS che lo strumento normativo di cui parliamo vuole promuovere specifici sistemi imprenditoriali aggregati, che nel loro insieme rappresentino un'organizzazione esaustiva per gli scopi oggetto del presente disegno di legge.