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All'articolo 7 viene chiarito che il valore economico di un veicolo non può essere univocamente determinato da riviste di settore la cui indipendenza può essere condizionata dagli assetti editoriali, col rischio che le indicazioni siano penalizzanti per i danneggiati in quanto non corrispondenti ai reali valori di mercato che sono determinati dall'incontro tra domanda e offerta. Pertanto, il valore di riferimento dovrà essere determinato sulla base del valore di acquisto di un veicolo similare desunto dai siti internet e, in via non esclusiva, da riviste di settore. È inoltre indispensabile aggiungere al valore del risarcimento il valore commerciale aumentato delle spese di re-immatricolazione e fermo reperimento analogo mezzo (FRAM) che il danneggiato avrebbe dovuto affrontare in caso di rottamazione dell'auto. All'articolo 8 in materia di cessione di credito viene ribadita normativamente l'impossibilità per l'impresa assicuratrice di vietare la cessione del diritto al risarcimento del danno causato dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, con conseguente grave limitazione delle facoltà contrattuali degli assicurati (espressamente riconosciute dal codice civile) e attribuzione di maggiore forza contrattuale all'assicuratore. Inoltre, il diritto al risarcimento ha natura extracontrattuale e come tale non ammette limitazioni pattizie al credito che il danneggiato ha solidalmente nei confronti dell'assicuratore trattandosi evidentemente di credito che nasce da un'obbligazione solidale col civile responsabile della quale l'assicuratore, risponde in via diretta, ex articolo 144 del codice delle assicurazioni private ed ex articolo 1917 del codice civile, in forza di obbligo contrattuale. Il divieto, ove contrattualmente imposto, non risulterebbe sorretto da adeguata giustificazione neanche sotto il profilo dell'efficacia nel contenimento del fenomeno delle frodi assicurative, la cui origine non risiede nell'istituto della cessione del credito in sé considerato. A fronte della prevedibile inefficacia rispetto allo scopo perseguito si determinerebbe, invece, sotto il profilo del bilanciamento degli interessi, una compressione sproporzionata e discriminatoria delle facoltà contrattuali di una specifica categoria di creditori. Un siffatto divieto, anche se inserito in un contratto, sarebbe comunque contrario all'articolo 33, lettera t) , del codice del consumo che considera vessatoria ogni «restrizione alla libertà contrattuale del contraente nei rapporti con i terzi»; il divieto difatti andrebbe a ledere l'autonomia dell'assicurato di stipulare una cessione di credito col proprio riparatore. Il divieto di cessione di credito è peraltro fonte di danno per i consumatori danneggiati che si vedono costretti ad anticipare ai carrozzieri le spese per la riparazione, mentre in precedenza potevano rilasciare loro una cessione di credito. Negli articoli 9 e 10 si è provveduto a modificare il comma 3- quater dell'articolo 32 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. Nello specifico, l'articolo 9 precisa che la lesione deve essere accertata visivamente o strumentalmente. Come già rilevato in dottrina per quanto riguarda l'interpretazione del termine «visivamente», è necessario precisare che «visita medica» deriva dalla stessa radice semantica dell'avverbio «visivamente»; il termine quindi va interpretato nella fattispecie, come «accertamento a seguito di visita medica». Per visita medica s'intende l'ispezione, l'esame e controllo dello stato di un soggetto utilizzando tutti i criteri stabiliti dalla semeiotica clinica. Pertanto, la visita medica prevede l'ispezione, la palpazione, la percussione, l'auscultazione e ogni altro strumento che costituisce il bagaglio della semeiotica medica. L'interpretazione letterale del termine «visivamente» rapportato esclusivamente al mero apprezzamento visivo, porterebbe quindi ad escludere tutte le lesioni che di fatto sono comunque idoneamente accertabili utilizzando gli strumenti della semeiotica medica. La norma sulla quale si è intervenuti rappresenta dunque un riconoscimento della necessità di operare con rigore scientifico nella valutazione clinica delle patologie asseritamente presenti e con rigore valutativo medico legale nell'affermare la presenza di una lesione e di una menomazione, secondo la rilevanza che ha il concetto di «prova» ai fini della determinazione del danno risarcibile. Pertanto il termine «visivamente» non può che corrispondere al termine clinicamente, accertabile dal punto di vista medico legale. Per tale ragione appare opportuno intervenire sul punto anche al fine di ridurre il contenzioso giudiziale. Inoltre, all'articolo 10 viene specificato che solo la visita clinica medica, ad opera di specialista medico legale, attraverso la semeiologia specialistica medico legale, può definire l'entità del danno alla persona, altrimenti si perderebbe non solo di vista il concetto stesso di diritto all'integrità psico-fisica previsto dall’articolo 32 della nostra Costituzione, ma si andrebbe contro anche ad un diritto europeo ove la dignità della persona, la sua integrità psico-fisica ed il suo diritto alla salute sarebbero confinati ad una serie di bit che costituiscono il file elettronico di un supposto esame strumentale. Se ne propone pertanto la modifica al fine di consentire rigorosi accertamenti ad opera dello specialista medico legale. Infine, in aderenza alle disposizioni del codice deontologico medico appare opportuno ribadire le incompatibilità del curante con lo svolgimento di funzioni medico legali. All'articolo 11 viene introdotta una norma tesa a disincentivare le denunce di sinistro tardive senza operare stravolgimenti, modificando opportunamente l'articolo 149, comma 1, del codice delle assicurazioni. L'articolo 12 provvede a precisare la procedura di accesso agli atti che in un quadro di trasparenza va consentito anche al riparatore direttamente interessato. Quest'ultimo ha dunque la facoltà di accedere agli atti per verificare le perizie svolte dall'assicuratore, o gli atti istruttori che determinano un eventuale diniego al risarcimento o una sospensione della procedura liquidativa. All'articolo 13 si è inteso valorizzare il ruolo del perito assicurativo prevedendo che l'accertamento dei danni avvenga esclusivamente attraverso l'opera di periti iscritti nel ruolo di cui all'articolo 157 del codice delle assicurazioni. Inoltre, con l'articolo 14 si è introdotta una precisa norma volta a tutelare il danneggiato attraverso un sistema di garanzie sulla terzietà del fiduciario assicurativo, anche al fine di prevenire indebite suggestioni extra-tecniche. All'articolo 15 si è, altresì, inteso sostituire l'obbligo previsto dall'articolo 149 del codice delle assicurazioni, offrendo la facoltà, per i danneggiati di rivolgere la richiesta di risarcimento all'impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato in coerenza con la sentenza della Corte costituzionale n. 180 del 2009. In questo modo le assicurazioni potrebbero seguire un approccio convenzionale più equilibrato rispetto a quello stabilito dalla legge che si è rivelato fallimentare.