[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale, promosso con ordinanza del 30 marzo 2006 dalla Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Lombardia, nel giudizio di responsabilità amministrativa promosso dal Procuratore regionale presso la Sezione giurisdizionale per la Regione Lombardia nei confronti di Facchini Carlo, iscritta al n. 170 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, n. 24, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di costituzione di Facchini Carlo; udito nell'udienza pubblica del 5 giugno 2007 il Giudice relatore Paolo Maddalena; udito l'avvocato Mario Viviani per Facchini Carlo.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 30 marzo 2006, la Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Lombardia ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'articolo 103, secondo comma, della Costituzione, dell'articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui, applicato «in conformità all'indirizzo interpretativo delle Sezioni unite della Corte di cassazione in ordine ai rapporti fra giudizi di competenza del giudice ordinario e quelli devoluti al giudice contabile», comporterebbe la sospensione del processo contabile instaurato, nei confronti delle medesime persone e per i medesimi fatti, dopo l'emanazione della sentenza penale di primo grado che abbia pronunciato sulla domanda civile proposta in quella sede dalla amministrazione pubblica. 2. - La rimettente Corte dei conti riferisce che, nel corso di un giudizio di responsabilità, il convenuto ha eccepito, tra l'altro, l'inammissibilità dell'atto di citazione della Procura regionale per essere stato questo emanato nonostante la già intervenuta condanna per gli stessi fatti, emessa dal giudice penale di primo grado, al risarcimento del danno in favore della amministrazione pubblica danneggiata (Consorzio interprovinciale per la tutela e la salvaguardia delle acque del lago di Varese) ivi costituitasi parte civile ovvero, in via subordinata, la sospensione dell'azione contabile sino alla definizione del pendente giudizio penale. 2.1. - In ordine alla rilevanza della questione, il giudice rimettente evidenzia che «effettivamente» la Procura regionale agisce per il risarcimento del medesimo danno all'immagine già richiesto, in relazione ai medesimi fatti, dal predetto Consorzio, costituitosi parte civile nel giudizio penale. Il rimettente riferisce, inoltre, che, prima della proposizione della azione di responsabilità in sede contabile, è stata emanata la sentenza penale di primo grado, la quale ha condannato l'imputato al risarcimento pure di questo danno, rinviandone però a separata sede la liquidazione, e che, per quanto gli consta, sarebbe allo stato pendente il giudizio penale di appello. 2.2. - Il giudice rimettente, aderendo alla prospettazione in via subordinata del convenuto, ritiene che nella fattispecie debba trovare applicazione la sospensione prevista dall'articolo 75, comma 3, cod. proc. pen.; sennonché egli dubita della legittimità costituzionale di questa disposizione, in riferimento all'articolo 103, secondo comma, della Costituzione per le ragioni appresso indicate. 2.3. - Quanto alla applicabilità alla fattispecie de qua della sospensione prevista dal predetto articolo 75, comma 3, il giudice rimettente sostiene: a) che la norma censurata comporta necessariamente la sospensione del giudizio civile instaurato dopo la sentenza penale di condanna di primo grado, che abbia pronunciato anche sulla domanda civile in esso proposta, giacché l'azione proposta nelle due sedi è la medesima e si intende evitare la duplicazione dei giudizi; b) che se, come affermato dalla giurisprudenza costante (costituente “diritto vivente”) della Corte di cassazione, l'esercizio dell'azione civile in sede penale da parte dell'amministrazione danneggiata esclude, una volta formatosi il giudicato, la proponibilità dell'azione di responsabilità esercitabile innanzi alla Corte dei conti per danno erariale, ne deriva che ammettere la procedibilità di tale azione (dopo che, nel definire il processo penale di primo grado, il relativo giudice abbia pronunciato anche sulla domanda civile in esso proposta) comporterebbe parimenti un problema di duplicazione dei giudizi; c) che se, come affermato sempre dalla giurisprudenza delle sezioni unite della Corte di cassazione, l'azione erariale non è (neppure) proponibile (solo) una volta formatosi il giudicato sulla sentenza penale che abbia pronunciato anche sulla domanda civile proposta in quella sede, medio tempore, la prima va considerata evidentemente proponibile e procedibile; d) che, una volta intervenuta la decisione penale di primo grado che, in via non definitiva, abbia pronunciato sulla domanda civile proposta in quella sede, il processo contabile così instaurato va sospeso ai sensi dell'articolo 75, comma 3, cod. proc. pen. , perché il rischio di duplicazione è lo stesso che si dà tra l'azione civile esercitata nel processo penale e quella invece esercitata nel processo civile dopo l'emanazione della sentenza penale di primo grado che abbia pronunciato sulla domanda civile proposta in quella sede; e) che, ove non si ritenesse applicabile l'articolo 75, comma 3, risulterebbe vulnerato il principio di economia processuale, poiché il convenuto (a fronte della domanda civile proposta nel processo penale e, contemporaneamente, della citazione nel processo contabile) sarebbe esposto al rischio di doversi difendere in due sedi distinte, dinanzi a due giudici diversi, per i medesimi fatti; f) che, inoltre, se l'azione erariale fosse considerata realmente procedibile, a dispetto dell'articolo 75, comma 3, lo svolgimento del processo contabile – fra il momento in cui detta azione viene esercitata e quello (successivo) in cui diviene definitiva la decisione penale di secondo grado che pronunci sulla domanda civile proposta dall'amministrazione danneggiata in quella sede (con conseguente improcedibilità dell'azione erariale) – determinerebbe il paradossale effetto di una inutile attivazione dell'organizzazione giudiziaria con accollo alla parte privata di oneri difensivi duplicati. 2.4. - Il giudice rimettente, pertanto, ritiene che, «presupponendo un rapporto di concorrenza fra azioni risarcitorie omogenee proposte in sedi distinte, l'articolo 75, comma 3, c.p.p. da intendersi» – onde uniformarsi all'orientamento «delle Sezioni unite della corte di Cassazione in ordine ai rapporti fra giudizi di competenza del giudice ordinario e quelli devoluti al giudice contabile – come riferito anche ai giudizi di responsabilità che si svolgono dinanzi alla Corte dei conti, si pone […] in contrasto con l'art. 103, comma secondo, Cost., nell'interpretazione che, parimenti in ordine ai rapporti fra giudizi di competenza dell'uno e dell'altro giudice, ne ha sino ad oggi dato la Corte costituzionale, che ha viceversa escluso l'esistenza di un rapporto di concorrenza tra le due giurisdizioni».