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secondo lo studio sulla povertà in Italia pubblicato dall'ISTAT il 16 giugno 2020, nel 2019 il tasso di povertà assoluta in Italia è calato per la prima volta, dopo quattro anni di aumento costante, pur rimanendo su livelli molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008-2009; l'ISTAT riporta che "sono quasi 1,7 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta con una incidenza pari al 6,4% (7,0% nel 2018), per un numero complessivo di quasi 4,6 milioni di individui (7,7% del totale, 8,4% nel 2018)"; nello studio si evidenzia che "l'andamento positivo si è verificato in concomitanza dell'introduzione del Reddito di cittadinanza (che ha sostituito il Reddito di inclusione) e ha interessato, nella seconda parte dell'anno, oltre un milione di famiglie in difficoltà"; tuttavia, nel medesimo studio, l'ISTAT rileva come l'incidenza della diminuzione della povertà assoluta abbia interessato prevalentemente le aree del centro e del sud Italia, mentre solo il 20 per cento dei sussidi da Reddito di cittadinanza (RdC) sia stato destinato ai poveri residenti nel nord, nonostante questi rappresentino il 43 per cento su scala nazionale; considerato che: questa distorsione è dovuta ai criteri di accesso al Reddito di cittadinanza i quali non combaciano con quelli che lo stesso ISTAT utilizza per identificare individui e famiglie in condizione di povertà assoluta, col risultato che questi ultimi non sempre soddisfano i requisiti per accedere all'integrazione al reddito; le principali differenze tra criteri di accessibilità al RdC e la condizione di povertà assoluta riguardano soprattutto tre elementi principali di calcolo: gli indicatori di benessere, l'universo di riferimento e i livelli di soglia; proprio il livello di soglia è la causa della distorsione tra Nord e Sud nell'accesso al RdC, in quanto varia, tra gli altri, in base al costo della vita a seconda della ripartizione geografica e dell'ampiezza del comune di residenza; se dunque la soglia di povertà assoluta viene universalmente definita in base al costo della vita, l'ISTAT rileva che "nel caso del RdC è stata fissata una soglia unica nazionale che non tiene conto dell'area geografica o della tipologia del comune di residenza"; stando ai criteri utilizzati dall'ISTAT, "un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 839,75 euro mensili se risiede in un'area metropolitana del Nord, a 754,26 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 566,49 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno"; in modo analogo, in una famiglia composta da due genitori e due figli minorenni, la soglia di povertà è pari a 1.726 euro mensili, se residente in un'area metropolitana del Nord e a 1.263 euro, se residente in un piccolo comune del Sud; l'ISTAT conclude affermando che "il confronto tra la platea dei beneficiari del RdC e quella degli individui in povertà assoluta stimati dall'Istat risulta quindi affetto da numerosi fattori di diversità che rendono solo parzialmente sovrapponibili le due popolazioni", col risultato che tante persone e famiglie che versano in stato di povertà assoluta nelle regioni del Nord non hanno la possibilità di accedere al RdC, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda porre rimedio alla distorsione nell'accesso al Reddito di cittadinanza per i poveri residenti al Nord, anche attraverso una ridefinizione dei criteri di accesso al medesimo, secondo parametri analoghi a quelli utilizzati dall'ISTAT nella definizione delle soglie di povertà assoluta, con particolare riferimento al costo della vita nel comune e nell'area geografica di residenza. Atto n. 4-04337 LUCIDI BORGONZONI RUFA PIANASSO RICCARDI ZULIANI PUCCIARELLI VALLARDI BERGESIO SAPONARA ALESSANDRINI BRIZIARELLI PISANI Pietro Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: Inarcassa è la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per gli ingegneri ed architetti liberi professionisti, i cui Ministeri vigilanti sono il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell'economia e delle finanze; con una larghissima maggioranza, il comitato nazionale dei delegati di Inarcassa, nella seduta dei giorni 11 e 12 maggio 2020, ha varato l'impiego dello stanziamento di 100 milioni di euro, derivante dalla variazione del bilancio di previsione 2020 per le iniziative di sostegno agli architetti e ingegneri iscritti, danneggiati dall'emergenza Coronavirus; da quanto appreso dagli interroganti, a seguito di un primo sollecito inviato da Inarcassa nel mese di luglio 2020, il Ministero dell'economia e delle finanze ha richiesto, ad agosto, di produrre ulteriori elementi informativi; la ulteriore relazione informativa è stata inviata dagli uffici Inarcassa in data 2 settembre 2020, accompagnata da un altro sollecito da parte del Consiglio di amministrazione della stessa Inarcassa; considerato che: attualmente, nonostante i solleciti, il bando per l'assegnazione delle risorse è sospeso in attesa della necessaria approvazione del Ministero vigilante; le prime richieste di finanziamento da parte dei professionisti sono state inoltrate già alla fine del mese di maggio e dopo 5 mesi ingegneri ed architetti non hanno ancora avuto accesso ai benefici previsti; considerato infine che come citato, le risorse reperite per lo stanziamento derivano da una variazione di bilancio Inarcassa. In particolare, i 100 milioni di euro stanziati provengono dalla variazione al bilancio di previsione 2020, a valere sulla voce B.7.a.2 Prestazioni Assistenziali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga prioritario dare seguito e approvazione immediata alla semplice richiesta sottoposta da Inarcassa circa lo sblocco del bando, tenuto conto della gravissima situazione emergenziale che ha colpito tutte le categorie sociali, lavorative e professionali. Atto n. 4-04338 FREGOLENT PELLEGRINI Emanuele CAMPARI URRARO RUFA PUCCIARELLI TOSATO PISANI Pietro RICCARDI CANDURA FERRERO BAGNAI ZULIANI AUGUSSORI VALLARDI PIANASSO PERGREFFI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: il rapido incremento del numero di contagi da COVID in Italia sta creando un clima di forte preoccupazione e di incertezza e i cittadini sono additati quali principali responsabili per lo scarso senso di responsabilità dimostrato nell'applicare in autotutela le regole di distanziamento sociale e di protezione individuale; il Governo sta intervenendo prevalentemente con solerti emanazioni di decreti del Presidente dei ministri, piuttosto che con interventi e misure preventive a supporto della cittadinanza, che stanno riducendo progressivamente la libertà di tutti, gettando nello sconforto tutta la popolazione e mettendo in crisi la economia;