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Noi non capiamo per quale motivo il Governo e la maggioranza non abbiano accettato la proposta di emendamento che voleva spostare da diciotto a trentasei mesi il termine per l'adempimento degli obblighi derivanti dalla legge che ha imposto alle banche di credito cooperativo di trasformarsi in società per azioni. Se il Consiglio di Stato dovesse non confermare la sospensiva e quindi dare ragione al legislatore, i crediti cooperativi si troverebbero ad avere un ristretto arco di tempo per adempiere agli obblighi di legge. Anche in questo caso non capiamo la ratio del diniego ad accettare siffatta riformulazione. Non parliamo poi, signor Presidente, onorevoli colleghi, della schizofrenia con la quale avete trattato le norme antincendio, prevedendo la deroga per le scuole che frequentano i nostri figli, i ragazzi, dove occorre garantire sicurezza, e non avete accolto la richiesta proveniente dagli imprenditori turistici che chiedevano una proroga. Ma sappiamo quale sia l'attenzione che voi riservate a questo settore, visto che avete violato anche l'adempimento di un ordine del giorno con il quale vi eravate tutti impegnati a prorogare l'entrata in vigore della direttiva Bolkestein. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendendo in prestito il titolo di un film del 1976, «Vizi privati, pubbliche virtù», credo che questo Governo e questa maggioranza fino ad oggi abbiano mostrato più i loro vizi che le loro virtù e siamo soltanto all'inizio. Buon lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. BORGHESI, relatore . Signor Presidente, rinuncio alla replica. PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. Senatore Collina, le dico per il futuro che il banco delle Commissioni è quello a destra. Il banco dove ora lei sta è riservato ai colleghi. È solo quello, e glielo posso assicurare, anche se la prassi è stata diversa. Dalla prossima volta i relatori parlano da quel lato, almeno quando presiedo io. COLLINA, relatore di minoranza . Signor Presidente, sicuramente, qualora capiterà un'altra volta, provvederò a posizionarmi nel posto giusto. Credo che la replica sia d'obbligo, perché la discussione generale è andata avanti sulla falsariga della discussione in Commissione: nessun tipo di interlocuzione e ci siamo detti alcune cose. Vorrei quindi sviluppare meglio il ragionamento iniziato in occasione della discussione sulla questione pregiudiziale. Il decreto milleproroghe è un provvedimento che ha le caratteristiche che abbiamo descritto in discussione. C'è una disomogeneità nel nostro Paese: quando si fissano dei termini, c'è chi li rispetta e chi non li rispetta. PRESIDENTE. Vorrei che i colleghi rispettassero gli argomenti che il senatore sta esponendo, prestando un minimo di attenzione. Prego, senatore. COLLINA, relatore di minoranza . La ringrazio, Presidente. Questo avviene con grande varietà, da Nord a Sud, da Est a Ovest; tutti si trovano in queste condizioni. Noi abbiamo governato cinque anni e abbiamo fatto provvedimenti milleproroghe; li abbiamo però sempre accompagnati a un ragionamento di prospettiva. La proroga, cioè, deve essere inserita in un ragionamento che dà la prospettiva di un esaurimento auspicabile di tutti gli elementi di disomogeneità, per cogliere quelli che strutturalmente impediscono di fare le cose tutti assieme nel nostro Paese, fissare dei termini e rispettarli. Questo è il tempo. Come si fa ad aggredire e attaccare gli elementi che strutturalmente impediscono di dare omogeneità al nostro Paese? Si fa con le riforme. Noi abbiamo dato un senso e una prospettiva anche ai decreti milleproroghe mettendo in campo le riforme. L'attuale maggioranza non sta facendo questo e chiaramente non lo ha fatto in siffatta occasione. Occorre gradualità, i processi non sono istantanei, i cambiamenti non possono essere portati avanti in un secondo, bisogna costruire un percorso. La prospettiva quindi è data dalle riforme e, quando è toccato a noi, lo abbiamo fatto. Capisco che questo è un discorso difficile per molti di voi, perché avete messo in campo non una visione, ma un contratto, che non c'è bisogno di farselo piacere: un contratto, dopo che lo si è firmato, è sottoscritto. Certe volte ascoltare alcuni interventi mi fa anche un po' tenerezza, perché contengono lo sforzo di motivare dal punto di vista profondo e politico determinate scelte. Tuttavia, quando certe decisioni sono definite da un contratto, molto semplicemente basterebbe dire qualcosa del tipo: lo prevede il contratto e noi lo facciamo, non chiedeteci se lo riteniamo giusto o sbagliato, ci siamo impegnati. Faccio un esempio a tal proposito. Il MoVimento 5 Stelle in Emilia-Romagna - la Regione dalla quale provengo - ha uno dei radicamenti più antichi e io ricordo perfettamente almeno due occasioni in cui alle elezioni provinciali non ha presentato liste. Perché non lo ha fatto? Non lo ha fatto per coerenza e per una radicalità che ho anche apprezzato. La prima cosa che ha detto Beppe Grillo dal palco è che le Province sono un ente inutile. E quale maggiore dimostrazione che le Province sono un ente inutile è quella di non presentarsi alle elezioni per tali enti? Nel decreto milleproroghe in esame si affronta il tema delle Province, in un modo anche abbastanza privo di prospettiva: si fanno delle modifiche, sono contenuti forse degli obiettivi non detti fino in fondo, ma tutto ciò si concilia con il contratto. Sono andato a vedere se nel contratto è presente la parola: «Province» o «Provincia» e non compare. Allora o avete fatto un allegato che tenete nel cassetto, e quindi le Province sono contenute in un altro pezzo di accordo; oppure dovete riscrivere meglio la clausola conclusiva di ogni contratto con parole del tipo: per quanto non contemplato dal presente contratto si fa come dice la Lega. Dico questo perché ci sono delle evidenti contraddizioni. Io sto cercando di sollecitare questa maggioranza a guardare a temi di prospettiva, di visione, a temi che sicuramente sono sul tavolo; ma rispetto a questo non c'è niente, anzi ci sono aspetti che sicuramente devono essere ancora affrontati e sviscerati. Nel decreto milleproroghe in discussione, inoltre, si trovano nelle stesse condizioni delle Province anche altri aspetti. Vorrei segnalarne solamente due, il primo dei quali mi sta particolarmente a cuore, che è il tema della gradualità che affrontammo due anni fa: mi riferisco alla proroga della normativa antincendio nelle scuole. Due anni fa noi disponemmo la proroga, ma mettemmo in campo un piano nazionale di sostegno agli enti locali per finanziare per tre anni la messa a norma delle scuole. Le proroghe, quindi, si fanno, ma dall'altra parte si mette in campo un percorso che gradualmente nella sostanza recupera ciò che deve esser fatto, dando la possibilità a tutti di approfittarne. Quello delle infrastrutture è un tema che oggi chiaramente divide la maggioranza gialloverde e vi siete presi del tempo per discutere.