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L'industria di trasformazione Il fatturato dell'industria di trasformazione di frutta e agrumi del 2018 è stimato in circa 995 milioni di euro, stabile rispetto all'anno precedente, e rappresenta l'1 per cento circa del totale agroalimentare e l'11 per cento di quello dei prodotti ortofrutticoli trasformati; l'industria di trasformazione costituisce un importante sbocco di mercato della produzione agrumicola nazionale. Per quanto riguarda i succhi di agrumi, per convenzione, si distingue l'industria di prima trasformazione, che si occupa dell'estrazione del succo ed eventualmente della concentrazione e del congelamento del succo tal quale, e l'industria di seconda trasformazione che utilizza i semilavorati prodotti nella fase precedente per realizzare i succhi di agrumi/frutta e/o le bibite gassate a base di succo. Non sono molto frequenti i casi in cui una stessa azienda realizzi entrambe le fasi industriali; l'industria di prima trasformazione degli agrumi è caratterizzata da due differenti tipologie: - imprese di piccole dimensioni, che effettuano solamente l'estrazione del succo naturale a partire dalla materia prima agricola; - imprese di dimensioni medie e grandi che oltre a realizzare l'estrazione del succo naturale realizzano il processo di concentrazione del succo naturale in prodotto concentrato che viene pastorizzato e congelato. Queste imprese lavorano sia la materia prima agricola sia il succo naturale prodotto dalle imprese di piccole dimensioni; l'industria di prima trasformazione agrumaria è localizzata in Calabria e Sicilia, laddove esiste un rapporto di fornitura relativamente stabile tra aziende agricole e imprese di trasformazione, grazie all'ampia disponibilità di materia prima. Le aziende calabresi risultano ubicate principalmente nelle province di Reggio Calabria e Cosenza; nella maggior parte dei casi gli stabilimenti lavorano arance e clementine, mentre più raramente sono specializzate in un solo segmento; in Sicilia le imprese di trasformazione sono localizzate nelle zone di Catania, Messina e Palermo, legate prevalentemente alla trasformazione di limoni, arance e mandarini. 5. Il mercato interno L'indice Ismea dei prezzi all'origine sintetizza l'andamento dei prezzi alla produzione degli agrumi, secondo un paniere composto dalle diverse specie e varietà di agrumi rappresentativo della produzione italiana delle principali piazze di scambio; una prima osservazione generale è relativa al fatto che l'indice dei prezzi all'origine Ismea degli agrumi mostra andamenti parabolici, con punte massime in coincidenza del periodo estivo quando il settore è rappresentato dalla sola produzione di limoni. La forte volatilità dell'indice dei prezzi all'origine degli agrumi è un fenomeno in parte correlato alla stagionalità della produzione e ai cambiamenti che il "paniere agrumi" subisce mese per mese in termini di mix di prodotti che lo compongono; in parte, è legata alle oscillazioni dell'offerta internazionale; costi di produzione degli agrumi sono influenzati da molte variabili quali: la dimensione aziendale, la specie e la varietà coltivata, il sesto d'impianto, le tecniche di produzione (convenzionale, integrata, biologica), il grado di meccanizzazione, le pratiche colturali adottate (concimazioni, irrigazione, diserbo, ecc.), la dislocazione geografica dell'azienda (pianura o collina) e la giacitura dei terreni, l'appartenenza a strutture associative e, non ultimo, la forte dipendenza dall'andamento meteo-climatico; in linea generale, concorrono alla formazione dei costi totali di produzione: - i costi diretti di coltivazione, quali i costi delle materie prime (concimi, fitofarmaci, diserbanti, irrigazione, costi energetici, consulenze tecniche e noleggi) e della manodopera salariata (per la raccolta e le altre operazioni colturali); - i costi indiretti, quali le quote di ammortamento, di manutenzione, le spese di assicurazione, amministrative, gli interessi passivi e gli oneri sociali; le maggiori voci di costo per le aziende che producono agrumi sono la manodopera, i prodotti energetici (energia elettrica e carburanti, che oltre che per le macchine agricole, sono necessari anche per l'adduzione e la distribuzione di acqua irrigua), i fitofarmaci, i concimi. L'analisi dei costi realizzate per le principali specie agrumicole (arance, limoni e clementine) evidenzia come i costi variabili incidano per il 60 per cento sui ricavi. Tra i costi variabili, la manodopera è la principale voce con un'incidenza media del 60 per cento su questa tipologia di costi. Il lavoro manuale per eseguire potatura e raccolta determina circa il 90 per cento del costo totale per la manodopera; a seconda dei casi esaminati, concimi e fitofarmaci incidono in maniera molto diversa sui costi variabili, con quote comprese tra il 16 e il 36 per cento; infine, l'irrigazione, incluso il costo di carburante per l'adduzione e la distribuzione dell'acqua e la manodopera per la gestione dell'irrigazione, incide sui costi variabili con una quota compresa tra il 5 e il 17 per cento; analizzando la dinamica dei prezzi dei fattori produttivi impiegati nelle aziende agrumicole, attraverso l'indice Ismea dei mezzi correnti di produzione degli agrumi, si evidenzia un lieve ma costante aumento dei prezzi degli input nel periodo 2010-2019. La tendenza generale è determinata dagli incrementi registrati per concimi, prodotti energetici e antiparassitari che nel periodo in esame si sono sovrapposti o alternati. Il trend crescente è confermato nelle ultime cinque campagne agrumarie  per convenzione la campagna va dal mese di ottobre a settembre dell'anno successivo  con l'indice dei mezzi di produzione complessivamente aumentato del 2,7 per cento circa. 6. Gli scambi con l'estero dell'Italia La domanda mondiale di agrumi è cresciuta costantemente negli ultimi cinque anni: le importazioni globali sono passate da 10,5 miliardi di euro del 2014 a quasi 14 miliardi del 2018; nello scenario competitivo globale degli agrumi, l'Italia riveste un ruolo di secondo piano, occupando l'undicesimo posto nella graduatoria dei principali importatori e la tredicesima posizione tra gli esportatori; tra gli importatori mondiali di agrumi le prime quattro postazioni sono occupate da USA, Germania, Francia e Russia, ossia paesi con produzione nulla o scarsa e grandi consumi. Al quinto posto si posizionano i Paesi Bassi che importano agrumi sia per soddisfare il consumo interno sia per riesportarli nei paesi dell'Unione europea; focalizzando l'attenzione sull'Italia si osserva innanzitutto che il saldo della bilancia commerciale degli agrumi è strutturalmente negativo. Nelle ultime cinque campagne il passivo è oscillato tra i 104 milioni di euro dell'ultima campagna e i 180 milioni di euro della campagna 2014/15. Nel periodo in esame, le esportazioni hanno oscillato tra 185 (campagna 2014/15) e 255 milioni di euro (campagna 2017/18), mentre le importazioni sono comprese tra un minimo di 335 milioni di euro della campagna 2018/19 e il massimo di 390 milioni di euro di quella 2016/17; nelle ultime cinque campagne agrumicole la spesa per l'importazione di agrumi è oscillata tra 360 e 390 milioni di euro.