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la dirigente ha, invece, assegnato il docente in questione a tre terze liceo e per l'insegnamento di soltanto una delle due discipline della cattedra di cui il docente è titolare di ruolo (storia e filosofia), per complessive ore otto di docenza e dieci "a disposizione"; il docente è risultato non solo l'unico a dover insegnare soltanto una delle due discipline di cui è titolare, ma anche l'unico a non essere stato assegnato a nessuna classe terminale (quinta) né intermedia (quarta), mentre tutti gli altri docenti anche neo-immessi in ruolo, supplenti e con minore anzianità di servizio insegnano entrambe le discipline di titolarità e sono stati assegnati anche a una classe quarta (intermedia) e perfino, in quattro casi, contemporaneamente, a due classi quinte (terminali); solo con successivo decreto (n. 80108 del 9 settembre 2021) la dirigente ha parzialmente rettificato le assegnazioni disposte, assegnando al docente l'insegnamento di entrambe le discipline solo in una classe, togliendogli una classe e confermando la mancata assegnazione ad altre classi intermedie o terminali e le dieci a disposizione per sostituzioni; le ore a disposizione per sostituzione di personale assente, in tutto l'istituto, sono state assegnate esclusivamente alla classe di concorso A019 e nel maggior numero di ore (dieci) al docente in questione; numerose note e attestazioni di apprezzamento di alunni e genitori sono pervenute al docente negli anni passati e anche lo scorso anno, per la sua attività didattica, svolta soprattutto nella classe quinta; il docente non è stato mai nominato come componente e neppure come sostituto in commissioni interne di esami di idoneità o altre intermedie, né per le proprie discipline, né per discipline di area affine e gli vengono preferiti sempre altri docenti perfino precari o non di ruolo; parrebbe in atto, anche dalle determinazioni della dirigente, una perdurante e pluriennale azione di marginalizzazione del docente come persona e come lavoratore, con conseguente turbamento della serenità psicofisica dello stesso, si chiede di sapere: sulla base di quali determinazioni il docente sia stato assegnato dall'anno scolastico 2016/2017 e in modo permanente soltanto a una o due classi e quali altre attività abbia svolto durante l'orario di servizio per il quale viene retribuito, oltre alle sostituzioni orarie di docenti assenti; per quale motivo il docente sia stato verosimilmente stabilizzato su una cattedra dell'organico dell'autonomia senza averne mai fatto richiesta e sulla base di quali necessità l'ufficio scolastico regionale abbia assegnato tale cattedra al liceo in questione; perché al docente in questione, nel corso degli anni di servizio presso il liceo dov'è titolare di cattedra dal 2008, non sia stato dato di poter mantenere la continuità didattica nelle classi cui viene assegnato; per quale ragione il citato docente sia l'unico ad essere stato escluso dall'assegnazione ad altre classi intermedie e terminali; sulla base di quali criteri e determinazioni ad altri docenti siano state assegnate più quinte classi e per l'insegnamento di entrambe le discipline di titolarità (storia e filosofia), soprattutto in considerazione del fatto che, invece, il docente in questione escluso possiede competenze specialistiche e titoli, oltre che pubblicazioni scientifiche anche a livello internazionale, inerenti specificamente ai programmi di storia e filosofia delle classi quarte e quinte; quali iniziative di propria competenza intenda adottare il Ministro in indirizzo, anche se del caso con l'invio di ispezioni, per verificare in che modo il dirigente scolastico pro tempore del liceo "Virgilio" di Roma abbia operato nell'assegnazione dei docenti alle classi e, nel caso specifico, se vi siano anomalie anche da ricondurre a eventuali ingerenze di singoli gruppi di genitori o di altri all'interno della scuola, a danno del docente, della sua professionalità e immagine e a nocumento più generale dell'istituzione scolastica, della libertà di insegnamento e di ogni di altro diritto costituzionalmente tutelato. Atto n. 4-06109 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 11 ottobre 2021 la città di Salerno è stata scossa dalla notizia dell'arresto del consigliere regionale Nino Savastano, che ricopriva anche l'incarico di assessore comunale per le politiche sociali, dell'arresto del dirigente del settore ambiente del Comune, dottor Luca Caselli, mentre il sindaco, l'architetto Vincenzo Napoli, è stato raggiunto da avviso di garanzia; i gravi reati contestati attengono tutti ad appalti per la gestione del verde pubblico tramite affidi a cooperative sociali i cui rappresentanti insieme ad esponenti dello staff del sindaco sono stati tutti raggiunti da provvedimenti giudiziari; anche il 12 ottobre un nuovo provvedimento ha posto agli arresti domiciliari rappresentanti di cooperative sociali che ai propri lavoratori chiedevano di sostenere alle elezioni amministrative di Salerno del 7-8 ottobre 2021 candidati al Consiglio comunale per la lista "I Progressisti" con Vincenzo Napoli candidato alla carica di sindaco. Tra i candidati al Consiglio comunale per la stessa lista figurava anche la moglie di uno degli arrestati; mentre la prima ordinanza riguardava le elezioni regionali del 2020, la seconda riguardava fatti relativi alle elezioni amministrative del 2021; il quadro indiziario che emerge dal provvedimento reso dall'autorità giudiziaria rivelerebbe, ad avviso dell'interrogante, la totale inidoneità dell'attuale amministrazione a garantire la trasparenza e la legalità delle procedure ad evidenza pubblica indette per l'affidamento dei servizi; la costante mortificazione del principio della libera concorrenza fra operatori economici che risulterebbe dalle intercettazioni non costituisce solo un vulnus al principio di legalità, ma anche il rischio che tali anomalie possano protrarsi nel tempo condizionando l'azione amministrativa dell'attuale maggioranza consiliare; non a caso il provvedimento amministrativo di scioglimento ex art. 143 del testo unico degli enti locali che il Ministro dell'interno propone al Presidente della Repubblica ha natura preventiva più che sanzionatoria, non potendo essere finalizzato a censurare una condotta in assenza di una sentenza di condanna non ancora intervenuta ma piuttosto a tutelare l'interesse pubblico dal pericolo di essere leso da condotte contra legem che sembrerebbero essere già state poste in essere e che pertanto potrebbero essere reiterate; al riguardo, la giustizia amministrativa nell'affermare la legittimità di un provvedimento ex art. 143 ha precisato che "lo scioglimento del consiglio comunale può essere legittimamente disposto anche per l'inadeguatezza degli organi di vertice politico amministrativo a svolgere i compiti di vigilanza e di controllo nei confronti della burocrazia e dei gestori di pubblici servizi appaltati dal Comune" (TAR Lazio, Roma, 24 settembre 2018, n. 9544); pertanto il semplice rischio che il sistema degli appalti possa essere viziato sul piano della legittimità alla luce di quanto emerso nell'ordinanza applicativa di misure cautelari personali resa dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Salerno determina la sussistenza delle condizioni giuridiche per disporre lo scioglimento del Consiglio comunale ex art. 143 del testo unico;