[pronunce]

che, del resto, sul piano della ragionevolezza della scelta, deve essere sottolineato che rimangono non assorbite dal sistema sanzionatorio amministrativo tutte le fattispecie in cui (osservate o meno le procedure di autorizzazione e le relative modalità attuative) si verifichi, per dolo (o anche per colpa a seconda delle ipotesi) un concreto danno alle acque o alla salute dell'uomo, tale da integrare gli elementi costitutivi di distinta previsione di reato, ciò anche in base al principio di specialità; che l'ordinanza di rimessione della questione contiene una valutazione plausibile che le condotte (scarico di un frantoio oleario), oggetto del giudizio penale, rientravano nella previsione dell'art. 21 della legge 10 maggio 1976, n. 319, anche alla luce della normativa transitoria contenuta nell'art. 10, comma 4, della sopravvenuta legge 11 novembre 1996, n. 574, in quanto scarichi effettuati, prima dell'entrata in vigore della anzidetta legge n. 574 del 1996 e quindi assimilati a scarico di insediamento produttivo, da soggetto che non aveva adempiuto agli obblighi previsti dagli artt. 1 e 2 del d.l. 26 gennaio 1987, n. 10, convertito in legge 24 marzo 1987, n. 119; che tale valutazione compiuta dal giudice a quo comporta che lo stesso giudice ha già esaurito il suo giudizio in base al predetto art. 10, comma 4, della legge n. 574 del 1996, escludendo l'ipotesi di non punibilità prevista dalla medesima disposizione, per cui è evidente l'irrilevanza della relativa questione di legittimità costituzionale; che la stessa ordinanza non contesta né pone dubbi sul profilo della applicabilità alla fattispecie al suo esame delle sanzioni penali dell'art. 21 della legge n. 319 del 1976, ma solleva la questione di legittimità costituzionale sulla disparità di trattamento e sulla depenalizzazione e la futura (rispetto alle fattispecie successive all'entrata in vigore della legge n. 574 del 1996) applicabilità di sole sanzioni amministrative per una serie di violazioni alla nuova disciplina (ormai in parte derogatoria ed integrativa rispetto a quella generale degli scarichi da insediamenti produttivi), relativa alla utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide provenienti da frantoi oleari, contenuta nella anzidetta legge n. 574 del 1996; che, in altri termini, l'ordinanza di rimessione ha come dichiarato obiettivo di far sì che "la disciplina e le sanzioni della legge n. 319 del 1976" siano applicabili per gli scarichi (rectius: per la utilizzazione di residui derivati) da frantoi oleari non "solo per le violazioni pregresse di cui in imputazione" nel procedimento a quo ma anche per le violazioni successive alla legge n. 574 del 1996, estranee, tuttavia, al giudizio a quo; che, in definitiva, l'ordinanza di rimessione utilizza la fattispecie al suo esame - rispetto alla quale e al tempo della commissione dei fatti ed in relazione alla disposizione penale che il giudice ritiene di dovere applicare (legge n. 319 del 1976) non viene profilato alcuno specifico e rilevante problema di legittimità costituzionale - come mero espediente per sollevare una questione con riferimento ad un'altra norma contenente depenalizzazione, che lo stesso giudice afferma non applicabile nel giudizio a quo; che, quindi, difetta del tutto la incidentalità della questione per il difetto assoluto di rilevanza, non essendo consentito al giudice di proporre autonomamente ed in via diretta questioni di legittimità costituzionale, che non siano collegate al giudizio in corso, attraverso la norma da applicare nello stesso giudizio per profili processuali, ovvero attinenti al merito della controversia e alla loro definizione; che, pertanto, le questioni sollevate sono manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi; Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 3 e 8 in relazione all'art. 10, commi 1, 3 e 4, della legge 11 novembre 1996, n. 574 (Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 9, secondo comma, 32 e 41 della Costituzione, dal pretore di Pescara con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Chieppa Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 23 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola