[pronunce]

n. 502 del 1992, e degli atti già di competenza dei soppressi organismi a composizione mista Stato-regioni. Si tratta, come si vede, di ipotesi in cui la Conferenza esercita competenze decisorie come collegio deliberante. Diverso è il caso delle intese, previste dall'art. 2, comma 1, lettera a), e regolate dall'art. 3 del d.lgs. n. 281 del 1997. La Conferenza non opera qui come collegio deliberante, ma come sede di concertazione e di confronto, anzitutto politico, fra Governo e regioni - queste ultime considerate quale componente complessiva e unitaria, ancorché rappresentativa di interessi e di opinioni eventualmente, in partenza, differenziate -, confronto volto a raggiungere, ove possibile, una posizione comune. Decisivo, a questo riguardo, è che esso si svolga, in conformità al principio di leale collaborazione, con modalità idonee a consentire a ciascuna delle due componenti di esprimere le proprie posizioni, di valutare le posizioni dell'altra parte e di elaborare e proporre soluzioni su cui concordare (cfr. sentenza n. 379 del 1992). Nell'assenza - giustificabile d'altra parte alla luce dei sopra descritti caratteri dell'intesa - di ulteriori regole formali che disciplinino il modus procedendi della Conferenza e pongano requisiti di numero legale e di maggioranza, l'intesa non può dirsi mancata una volta che (come in effetti, secondo quanto si è detto, nella specie è accaduto) tutte le regioni siano state messe in grado di partecipare effettivamente alla ricerca e alla definizione dell'accordo e di concorrere al raggiungimento del medesimo, o invece di impedirlo, e non siano stati manifestati dissensi sulla posizione comune raggiunta, come formalmente sancita nella Conferenza. 13. - In relazione al decreto legislativo n. 112 del 1998, la ricorrente, nella relazione di accompagnamento dei documenti prodotti a seguito dell'istruttoria disposta da questa Corte, afferma che l'art. 89, comma 1, lettera b) (concernente le funzioni trasferite in materia di dighe) e l'art. 109, comma 2 (concernente le strutture statali soggette a riordino) sono difformi dal testo dell'intesa sancita nella Conferenza Stato-regioni nella seduta del 25 marzo 1998. Tuttavia - a parte il rilievo che detti articoli non sono stati specificamente impugnati nel ricorso, ma al più potrebbero ritenersi oggetto della generica censura di assenza della previa intesa sui compiti di rilievo nazionale, mossa con il quarto motivo del ricorso - non si tratta di divergenze tali da inficiare la conformità del decreto all'intesa prescritta in tema di individuazione dei compiti di rilievo nazionale da conservare alla competenza statale. Invero: a) la difformità relativa all'art. 89, comma 1, lettera b), è puramente formale e non incide sulla sostanziale individuazione dei compiti di rilievo nazionale. Infatti il testo del decreto include, fra le funzioni trasferite, quelle relative "alle dighe non comprese in quelle indicate all'articolo 91, comma 1" (cioè diverse da quelle aventi le caratteristiche tecniche di cui all'art. 1, comma 1, del d.l. n. 507 del 1994, che detto art. 91, comma 1, del decreto, in conformità dell'intesa, conserva alla competenza dello Stato), anziché "alla vigilanza sulla realizzazione e l'esercizio delle dighe di ritenuta di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959, n. 1363" (come risultava nel testo oggetto di intesa): la variazione appare determinata dalle esigenze di coordinamento con il testo - conforme all'intesa - dell'art. 91, comma 1, e non modifica la portata rispettiva delle funzioni conferite e di quelle conservate in capo allo Stato; b) la difformità relativa all'art. 109, comma 2, riguarda la mancata inclusione - nel testo finale - del dipartimento dei servizi tecnici nazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri fra le strutture per le quali si prevede il riordino ai sensi degli articoli 11 e 12 della legge n. 59 del 1997, cioè in base alla delega specifica per la riorganizzazione delle strutture amministrative nazionali. Ma, com'è evidente, si tratta di tema estraneo alla individuazione - unico oggetto dell'intesa prevista dalla legge di delega - dei compiti di rilievo nazionale da trattenere in capo allo Stato, in deroga al principio del conferimento alle regioni e agli enti locali, secondo quanto previsto dall'art. 1, comma 4, lettera c), della legge di delega. 14. - In relazione al d.lgs. n. 443 del 1999, sulla base delle considerazioni sopra svolte (al n. 12), potrebbe porsi uno specifico interrogativo circa la validità dell'intesa sancita dalla Conferenza, nella seduta del 1° luglio 1999, concernente l'introduzione, nel testo dell'art. 115 del d.lgs. n. 112 del 1998, del nuovo comma 3-ter, ad integrazione delle modifiche allo stesso art. 115 su cui era stata sancita l'intesa nella seduta del 25 giugno 1999, in relazione alla circostanza che la nuova intesa integrativa fu il frutto di una proposta avanzata, al di fuori dell'ordine del giorno della seduta, dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano (come risulta dal verbale n. 19/1999, punto A degli "argomenti proposti nel corso della seduta") . Tuttavia la Corte non ha ragione di affrontare, in questa sede, tale interrogativo, sia perché si tratta di un profilo non dedotto nel ricorso, nel quale la regione si limita a impugnare, fra gli altri, nel suo complesso, l'art. 16 del d.lgs. n. 443 del 1999, modificativo dell'art. 115 del d.lgs. n. 112 del 1998, contestando la mancanza, anche relativamente all'intesa sancita nella seduta del 1° luglio 1999, dell'assenso di tutti i presidenti delle regioni (mentre in altro motivo del ricorso - esaminato più avanti nel corso della presente pronuncia - è censurato il comma 3-ter aggiunto all'art. 115 del decreto base, ma sotto il profilo del suo contenuto); sia perché, comunque, la modifica in questione - richiesta, come si è detto, dalle regioni ad integrazione della precedente intesa, e accettata dal Governo - non riguarda la individuazione di compiti di rilievo nazionale, bensì la disciplina, sulla base di accordi da approvare in Conferenza Stato-regioni, dell'esercizio delle funzioni (statali, come si dira) previste dai commi 3 e 3-bis dello stesso art. 115, concernenti le verifiche di conformità alle normative di strutture, attività e prodotti in materia sanitaria. 15. - Deve invece essere esaminato, sempre riguardo al d.lgs. n. 443 del 1999, il profilo di censura prospettato dalla ricorrente là dove essa rileva che l'art. 3 del d.lgs. n. 443 del 1999, modificativo dell'art. 29, comma 2, lettera b), del d.lgs. n. 112 del 1998, è stato approvato dal Governo in un testo parzialmente diverso da quello risultante dall'intesa sancita nella Conferenza Stato-regioni.