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ad oggi, il problema è anche capire come agire, dato che la rimozione dell'albero, che ostruisce il flusso di rifiuti, porterebbe inevitabilmente all'arrivo di questi in mare, e conseguentemente in parte sull'arenile stabiese, in parte su quello oplontino, a seconda delle correnti; oltre alle tonnellate di plastica e rifiuti di ogni tipo, occorre tenere a mente che la quantità d'acqua, in questi giorni di allerta meteo, nel letto del Sarno è a livelli record e, se la pioggia continuerà con questa intensità, si rischiano nuove esondazioni. Ed ancora, non può sottacersi la circostanza che vede il fiume tra i 20 fiumi più inquinati del mondo. Durante i lavori della conferenza sui fiumi meno salubri del pianeta, tenutasi a New York, il Sarno è stato classificato al sesto posto per livello di inquinamento. Basti pensare che nelle sue acque, e in quelle degli affluenti, secondo il Consiglio nazionale delle ricerche, è presente cadmio, piombo, arsenico e pesticidi. Conseguentemente, secondo diversi ricercatori italiani e stranieri il mix di inquinanti ha provocato nel corso degli anni un aumento, tra gli abitanti del bacino idrografico, di diverse malattie, dalle cardio respiratorie alle tumorali; gli interventi di interesse nazionale sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito inquinato, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante al sito inquinato in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi affinché vengano individuate le modalità tecniche ed esecutive per la pulizia di fondali, canali e bonifica del fiume ovvero le responsabilità circa la manutenzione ordinaria unitamente a quella straordinaria, che risulta agli interroganti del tutto assente, per porre fine, in tempi brevi, al degrado ambientale attraverso una sostanziale e significativa riqualificazione dell'area interessata. Atto n. 4-00858 DAMIANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il 12 luglio 2016 due convogli ferroviari carichi di pendolari sulla linea ferrata Bari-Barletta hanno colluso al confine del territorio comunale di Corato, precisamente al chilometri 51, provocando 23 vittime e 50 feriti; il 12 luglio 2018 il Ministro in indirizzo si è recato sul luogo del disastro offrendo vicinanza alla cittadinanza ed ai parenti delle vittime; il Ministero, in data 10 ottobre 2018, ha chiesto al giudice dell'udienza preliminare di Trani di essere escluso dal procedimento penale in corso quale responsabile civile per la pena pecuniaria; in data 18 ottobre 2018, il giudice dell'udienza preliminare sciogliendo la riserva, ha stabilito, contrariis rejectis , che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti deve stare in giudizio, in qualità di responsabile civile per la pena pecuniaria; l'atteggiamento del Ministero è comunque da stigmatizzare poiché si è data l'impressione di voler sfuggire dal processo e dall'accertamento della verità, si chiede di sapere: quale tipo di risarcimento il Ministero intenda offrire alle vittime dell'incidente e sotto quale forma; quale sia il piano di investimenti che il Governo ha messo in campo per garantire un adeguato sviluppo delle infrastrutture pugliesi; in che modo venga garantita la sicurezza della linea ferrata ed in particolare quali accorgimenti tecnici si intendano adottare al fine di rendere maggiormente sicura la tratta; quali siano state le azioni amministrative poste in essere dal Ministero a tutela dei pendolari della tratta Bari-Barletta, tenuto conto che la linea subisce ancora delle variazioni di percorso rispetto alla situazione pre 12 luglio 2016 e che, elemento fondamentale, è l'unica via ferrata che serve un comprensorio di quasi 700.000 utenti; in che modo il Ministero abbia intenzione di vigilare sull' iter della stipula dei contratti tra la Regione Puglia e la società Ferrotramviaria SpA anche in relazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 novembre 2000; in che modo il Ministero intenda prevenire in futuro incidenti ferroviari su tutto il territorio nazionale, fatta salva la dovuta manutenzione di tutte le linee nazionali. Atto n. 4-00859 NASTRI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: all'indomani della manifestazione avvenuta a Torino, "Si Tav", alla quale hanno partecipato oltre 40.000 persone, il commissario di Governo per l'asse straordinario Torino-Lione, Paolo Foietta, ha evidenziato, nel corso di una serie di interviste a mezzo stampa, che allo stato attuale i lavori effettuati sulla linea ferroviaria alta velocità - alta capacità Torino Lione, coinvolgono oltre 26 chilometri di gallerie già scavate per il tunnel di base in Italia e in Francia, ovvero il 15 per cento del totale, a cui vanno aggiunti oltre 65 chilometri di sondaggi geognostici realizzati per conoscere la geologia della montagna; il commissario ha inoltre rilevato che tutti i lavori preliminari sono costati 1,5 miliardi di euro addebitati soltanto per il 25 per cento dall'Italia, mentre il resto dalla Francia e dall'Unione europea e, al riguardo, egli stesso ha inviato a verificare di persona i rappresentanti del Governo, al fine di rassicurarli nuovamente sullo stato di avanzamento dei lavori effettivamente svolti, nonché sul numero delle risorse umane e finanziarie impiegate da anni per la realizzazione dell'opera; il dossier che racchiude le numerose e articolate opere ingegneristiche in relazione alle attività infrastrutturali, previste ai fini del compimento della linea ferroviaria Torino - Lione, che dimostrano quanto sia utile e indispensabile completare in tempi rapidi l'alta velocità Torino - Lione, ha altresì sottolineato Foietta, (al fine di evitare di perdere i cospicui finanziamenti europei e soprattutto consentire all'Italia di essere integrata nel network europeo dei trasporti, con una linea ferroviaria efficiente e moderna) conferma ancora una volta che il ripensamento del progetto o l'allungamento dei tempi, determinerebbe dei costi insostenibili per l'economia italiana, oltre che di evidente e grave perdita d'immagine; al riguardo, il commissario ha rilevato che la sospensione dei bandi da 2,5 miliardi di euro, che il Governo, da quanto risulta dalle ultime dichiarazioni, sembrerebbe prevedere, entro la fine del mese di novembre, rischia di costare circa 75 milioni di euro al mese, provenienti dai fondi europei già stanziati (circa 800 milioni di euro), legati all'affidamento dei lavori, che saranno revocati nel caso in cui il nostro Paese non rispetti il cronoprogramma stabilito dalla Commissione europea; allo stato attuale, il calendario, stando alle ultime dichiarazioni del Ministro in indirizzo, risulta infatti stringente, in quanto non in sintonia con i tempi della Commissione voluta dal medesimo Ministero, (presieduta dal sostenitore della "No Tav" Marco Ponci) che emetterà un parere definitivo sui costi-benefici dell'opera soltanto a dicembre;