[pronunce]

3.1.- Questa Corte, con orientamento costante, correttamente richiamato dalla resistente a conforto dell'eccezione di inammissibilità, ha più volte affermato che, qualora sia proposta impugnazione di una norma di legge di una Regione ad autonomia speciale, anche denunciandone l'eventuale contrasto con il diritto dell'Unione europea, il ricorrente ha l'onere di specificare le ragioni per cui debba prendersi in considerazione l'art. 117 Cost., in luogo del parametro ricavabile dallo statuto speciale (ex plurimis, sentenze n. 286 e 238 del 2007, n. 304 e n. 203 del 2005, n. 213 del 2003; con riferimento all'impugnazione di norme della Regione autonoma Sardegna, sentenze n. 175 del 2006, n. 202 e n. 65 del 2005), e di esplicitare in quale rapporto si trovino, ai fini dello scrutinio della disposizione impugnata, le norme della Costituzione invocate e quelle, anch'esse di rango costituzionale, contenute in quest'ultimo (sentenza n. 202 del 2005). La giurisprudenza costituzionale ha, inoltre, precisato che siffatto requisito di ammissibilità va inteso nel senso che dal contesto del ricorso deve emergere l'esclusione della possibilità di operare il sindacato di legittimità costituzionale in base allo statuto speciale (sentenza n. 391 del 2006), ritenendo sufficiente, ma necessaria, un'indicazione sia pure sintetica al riguardo (sentenza n. 397 del 2006) ed in ordine all'estraneità della materia alla sfera di attribuzioni stabilita dallo stesso (sentenza n. 411 del 2008), nonché una pur non diffusamente argomentata evocazione dei limiti competenziali fissati da quest'ultimo (sentenza n. 16 del 2012). Tale vizio di prospettazione, è stato anche sottolineato, «non ha una valenza meramente formale, giacché - anche a prescindere dal mancato assolvimento dell'onere argomentativo imposto al ricorrente in forza dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 [...], circa l'applicabilità ad una Regione ad autonomia speciale delle norme costituzionali contenute negli artt. 117 e 118 Cost. - esso impedisce di ricostruire l'esatto perimetro del thema decidendum, a causa del differente regime di riparto delle competenze normative e amministrative stabilito dalla Costituzione rispetto a quello previsto dallo statuto speciale di autonomia» (sentenza n. 220 del 2008). Nella specie, il ricorrente ha dedotto esclusivamente la violazione del parametro costituzionale sopra richiamato, senza mai fare neppure mera menzione dello Statuto speciale, ovvero operare un riferimento anche soltanto implicito allo stesso e chiarire in quale rapporto si trovino, ai fini dello scrutinio da svolgere in questa sede, detto parametro e le norme di rango costituzionale contenute nel medesimo. E ciò nonostante che lo Statuto speciale per la Regione autonoma Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3) le attribuisca potestà legislativa primaria nelle materie «pesca» ed «esercizio dei diritti demaniali della Regione sulle acque pubbliche» (art. 3, primo comma, lettere i ed l), stabilendo che questa deve essere esercitata, nel rispetto, tra l'altro, «degli obblighi internazionali», avendo le norme di attuazione statutaria trasferito «all'Amministrazione regionale della Sardegna» le funzioni amministrative «concernenti la regolamentazione della pesca, i divieti e le autorizzazioni in materia di pesca, le concessioni» (decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1965, n. 1627, recante «Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna in materia di pesca e saline sul Demanio marittimo e nel mare territoriale»). In applicazione del suindicato principio, deve, quindi, concludersi che detta omissione determina l'inammissibilità della prospettata questione di legittimità costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge della Regione autonoma Sardegna 12 ottobre 2012, n. 19 (Norme per la continuità delle concessioni demaniali ai fini di pesca e acquacoltura), promossa, in riferimento agli artt. 117, primo e secondo comma, lettera e), della Costituzione ed in relazione agli artt. 49 e 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2013. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 dicembre 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI