[massime]

Processo tributario - Impugnazioni delle sentenze delle commissioni tributarie - Disciplina - Rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile - Difetto assoluto di motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza - Difetto di motivazione sulla rilevanza della questione - Insufficiente descrizione della fattispecie a quo - Esistenza di interpretazione conforme - Manifesta inammissibilità della questione.. È manifestamente inammissibile - per difetto assoluto di motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza, per mancata motivazione circa la rilevanza e per insufficiente descrizione della fattispecie - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 49, comma 1, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, impugnato, in riferimento agli artt. 3, 24, 111 e 113 Cost., nella parte in cui esclude l'applicabilità degli artt. 337 e 373 cod. proc. civ. al processo tributario. Infatti, il rimettente si limita ad affermare che la legittimità della disposizione denunciata deve essere valutata in relazione ai principi consacrati nei parametri evocati, senza svolgere altre considerazioni; inoltre, non permette di valutare se la norma denunciata debba essere effettivamente applicata nel giudizio cautelare a quo ; infine, non afferma che la contribuente ha dimostrato di avere depositato il ricorso per cassazione (dimostrazione richiesta quale condizione per la decisione sull'istanza cautelare), né attesta di aver accertato la tempestività dell'impugnazione. - Per l'interpretazione conforme a Costituzione del censurato art. 49, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, v. le citate sentenze nn. 109/2012 e 217/2010.