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il decreto, però, contiene soprattutto quella cornice normativa che, insieme alla dichiarazione dello stato di emergenza, è necessaria all'adozione a valle di numerose misure veloci e di effetto immediato, come sono appunto i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Il decreto contiene, in particolare, una disposizione rivelatasi sempre più importante con il passare dei giorni e con il crescere, purtroppo, del contagio nel nostro Paese. Infatti, all'articolo 1, comma 2, si prevede che le Regioni possano introdurre misure ampliative rispetto a quelle disposte dal Governo, ma solo nei casi e nel rispetto dei criteri previsti dei citati decreti e d'intesa con il Ministero della salute. Infatti, già ad inizio ottobre si riteneva correttamente che, in una fase di recrudescenza dell'infezione da Covid-19, fosse opportuno evitare che le Regioni potessero adottare misure meno restrittive di quelle nazionali, proprio perché sappiamo come purtroppo, nei mesi scorsi, l'agire in ordine sparso da parte di alcuni Presidenti di Regione abbia provocato conseguenze negative, direi veramente molto critiche. È di poche ore fa - per esempio - la trasmissione di un'inchiesta televisiva che racconta come la regione Sardegna abbia deciso di tenere aperti i locali notturni e le discoteche fino a ferragosto, nonostante l'indirizzo del Governo fosse quello di tenerli chiusi, vista l'impossibilità di garantire il distanziamento necessario a scongiurare focolai. E l'aspetto ancor più grave rivelato in quella trasmissione è che ciò sia avvenuto proprio per assecondare pressioni fatte da chi in quel business aveva interesse. Abbiamo saputo che è intervenuta la magistratura, che comunque farà luce su tutta la vicenda. Da questa drammatica testimonianza capiamo quanto nessuno si possa permettere di commettere leggerezze in questa fase. Un'incertezza può costare tanto, troppo. Bisogna agire basandosi su dati scientifici, e non su mere valutazioni di fatto. Anche nell'ultimo DPCM si prevede che le Regioni in zona rossa o arancione possano, solo di concerto con il Ministro, chiedere di allentare le restrizioni in alcune zone con dati epidemiologici migliori. La regionalizzazione della sanità ha dimostrato tutti i suoi limiti e, quando questa emergenza sarà finita, è ovvio che bisognerà ripensarla: andrà seriamente ripensata (Applausi) . Non è possibile che diritti costituzionalmente garantiti siano offerti in modo totalmente diverso da Nord a Sud; inoltre, anche tra le stesse Regioni del Nord abbiamo visto differenze gestionali abissali. La gestione dell'emergenza epidemiologica è stata la Caporetto dell'attuale Titolo V della Costituzione e lo dico con grande rammarico, perché da ormai un ventennio sentiamo pompose rivendicazioni sull'autonomia amministrativa, legislativa e persino fiscale, sulle specificità territoriali da valorizzare, sul beneficio del governo di prossimità. Al contrario, abbiamo assistito all'accentuarsi delle disuguaglianze, al proliferare di diversi modelli nello stesso Paese, in alcune Regioni al sacco delle strutture pubbliche a beneficio di quelle private. Infine, queste rivendicazioni sono sempre state condite dal mantra della responsabilizzazione delle amministrazioni regionali. In realtà, la difficile gestione della pandemia ha svelato come siamo di fronte ad un federalismo dell'irresponsabilità e delle convenienze, al federalismo degli errori e invece al centralismo degli oneri (Applausi) . E tutto ciò avviene al cospetto di un Governo e di un Presidente del Consiglio che ogni giorno si assumono il peso di decisioni difficili. Alcune Regioni, invece, scappano da ogni responsabilità e alternano rivendicazioni di libertà a richieste di restrizioni che giungono però da Roma. (Commenti) . Infatti. Si potrebbe parlare della questione lombarda, ma anche di altre Regioni, perché ovviamente non solo la Lombardia è coinvolta. Vorrei ribadire in quest'Aula lo sconcerto che molti di noi hanno provato di fronte alle reazioni di alcuni governatori all'ultimo DPCM dell'Esecutivo: abbiamo assistito a polemiche assurde, come se le scelte del Governo avessero come obiettivo penalizzare i territori anziché aiutarli. Abbiamo assistito anche a un puntare il dito ridicolo verso altre Regioni in una guerra dialettica in cui - per esempio - Nello Musumeci, il presidente della Regione Siciliana da cui provengo, si è spinto ad analizzare i dati di altre Regioni invece di preoccuparsi dei suoi e a definire assurda la scelta del Governo nazionale di inserire la Sicilia nella zona arancione. Sono dichiarazioni veramente surreali. Il Presidente della Regione conosce perfettamente l'estrema vulnerabilità della sanità siciliana e conosce bene anche da tempo quali erano i parametri stabiliti dal comitato tecnico-scientifico ai quali si doveva adeguare. Pertanto, il Presidente e il suo assessore avrebbero piuttosto dovuto avere l'onestà di ammettere di fronte ai siciliani i limiti nella gestione del sistema sanitario tra la prima e la seconda fase dell'emergenza sanitaria, perché non sono stati spesi i soldi pur stanziati dal Governo e i risultati si vedono oggi: non sono stati incrementati sufficientemente i posti di terapia intensiva e subintensiva; non è stato potenziato il tracciamento; il numero dei tamponi giornalieri è ancora molto basso, di poco superiore al numero di quelli che si effettuavano ad aprile. Pertanto, anziché nascondersi dietro quelli che potrebbero essere argomenti da campanilismo spicciolo, bisogna assumersi le proprie responsabilità, perché la competenza sanitaria è regionale. Ricordiamolo. I finanziamenti da parte dello Stato, quindi, ci sono stati, ma purtroppo molte Regioni non sono state in grado di sfruttarli, di spenderli al meglio e, quindi, di adeguare le strutture e organizzare le forze per combattere il virus . Ci tengo a ricordare in questa sede, inoltre, che le valutazioni vengono fatte sulla base di una cabina di regia dove sono presenti le stesse Regioni con la Conferenza delle Regioni, e che i parametri che sono stati utilizzati dal Ministero per attribuire le zone sono conosciuti da tempo dalle stesse Regioni, che quindi avrebbero avuto tutto il tempo di potersi adeguare. Viviamo giorni drammatici, in cui tante persone perdono la vita; gli ospedali gestiscono una pressione a tratti insostenibile. Quindi, bisogna veramente mettere da parte le polemiche. Serve quanto mai un fronte comune tra Governo, Parlamento e Regioni, e in questo senso, il decreto-legge all'esame, così come quelli adottati in precedenza e quelli che verranno, sono proprio strumenti atti a permettere che possa esserci una collaborazione istituzionale tra le parti. In questo momento, l'unico nemico da sconfiggere è il virus; non ci devono essere altri nemici. L'unico obiettivo comune che ci dobbiamo porre è la tutela della salute dei cittadini. Tutti insieme, quindi, dobbiamo andare avanti per perseguire tale obiettivo. Sono certa che anche questa volta gli italiani sapranno reagire e affrontare questa ulteriore prova. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) .