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Princìpi ispiratori 1) La libertà dei cittadini Obiettivo principale del diritto, in un Paese democratico, non è assicurare la realizzazione dei princìpi posti a base dell'ideologia dominante, né tenere a bada il popolo, costituire una gabbia entro cui esso possa essere adeguatamente controllato e diretto oppure svolgere, prevalentemente, una funzione repressiva. Scopo del diritto è garantire, nella misura maggiore possibile, la libertà dei cittadini, i quali non hanno inteso, in un'ottica hobbesiana, privarsi di ogni facoltà per avere in cambio sicurezza e stabilità, ma si sono associati, come descritto da Locke, perché collettivamente possano essere riconosciuti e tutelati i loro diritti individuali, tra i quali, in primis , il diritto di libertà. La libertà dei singoli deve essere garantita dall'ordinamento, perché essa costituisce il nocciolo delle ragioni per le quali si sono associati tra loro. Ciò significa che il livello di «libertà» garantita dall'ordinamento è un importante indicatore della democraticità e funzionalità dello stesso e che i limiti che il diritto pone devono trovare una loro giustificazione. Non vale il principio secondo cui tutto è vietato ed ogni libertà deve avere una valida giustificazione, ma il principio opposto, secondo cui sono proprio i divieti a dover essere motivati ed adeguatamente giustificati. 2) I limiti È evidente che la libertà individuale trova dei limiti. Anche ciò è intrinseco nelle ragioni che idealmente danno luogo alla nascita dello Stato di diritto. Tali limiti, in primo luogo, consistono nella libertà degli altri. La collettività ha diritto di vietare l'omicidio, la rapina, l'aggressione, in quanto «espansioni della libertà di un soggetto» palesemente effettuate a spese di un altro, il cui corrispondente diritto viene contestualmente limitato o soppresso. Altri limiti devono essere imposti per disciplinare la vita collettiva, in quanto, senza regole precostituite e funzionali, essa sarebbe del tutto impossibile. Anche su questo versante, l'ordinamento deve trovare un punto di equilibrio tra libertà e funzionalità. Il problema si pone per una terza categoria di limiti, posti in relazione al modello di società che si vuole realizzare. È infatti possibile preferire modelli di «Stato etico», vale a dire, secondo la concezione di Hegel , modelli in cui lo Stato è inteso come «incarnazione suprema della moralità sociale e del bene comune» o modelli pluralisti, nei quali le scelte collettive di ciò che è bene e ciò che non lo è sono ridotte il più possibile, a beneficio del rispetto della diversità di opinione. In essi 1'ordinamento cerca di garantire, quanto più è possibile, le minoranze ideologiche o religiose. 3) Il diritto di scegliere In passato, le possibilità di scelta di un individuo erano estremamente limitate. La sua nascita, più che sua volontà, stabiliva nella maggior misura il suo destino. Non vi era la possibilità di scegliere il proprio lavoro e, spesso, neppure il proprio coniuge e non vi era la possibilità di mutare né l'uno, né l'altro. Tanto meno esisteva la possibilità di scegliere i propri rappresentanti politici. Con l'instaurarsi della società dei consumi e della concorrenza, da un lato, e di istituzioni democratiche dall'altro, la possibilità di scelta è aumentata. L'evoluzione della facoltà di scelta, in ambito economico, è stata, nei Paesi occidentali, maggiore della corrispondente evoluzione in altri settori. Non a caso il nostro codice civile riconosce, al momento del matrimonio, un'ampia possibilità di scegliere il regime patrimoniale della famiglia, mentre vieta (articolo 160 del codice civile) qualsiasi deroga al regime degli obblighi di natura personale. Dal punto di vista economico e consumistico, siamo stati abituati a scegliere tra decine e centinaia di possibilità diverse (come tra centinaia di canali televisivi), mentre, in altri ambiti, questa possibilità di scelta è stata negata. Si è creata così una contraddizione, tra un «consumatore» non solo libero, ma con un grado talmente evoluto da poter godere di un'ampia possibilità di scelta, ed un cittadino al quale invece questo diritto non è riconosciuto in settori importanti della sua vita. Una svolta in tal senso si è avuta con l'introduzione del divorzio, con il quale è stata fornita la possibilità di scegliere tra restare fedeli al modello del matrimonio indissolubile o accogliere il modello che richiede, per la perpetuazione del matrimonio, un consenso perdurante. Principio ispiratore del progetto di riforma è stato quello di ampliare, ove possibile e nella misura possibile, gli spazi di libertà e di scelta del cittadino della nostra epoca, per rendere il diritto più conforme, oltre che ai princìpi richiamati, anche al suo effettivo modo di essere e di sentire, in quanto soggetto complesso, «consumatore» e «cittadino democratico» della nostra epoca. 4) La funzione del diritto Tra i princìpi ispiratori del presente progetto di riforma vi è anche quello di ritenere il diritto uno strumento di codificazione e di interpretazione della realtà, che dalla stessa non può prescindere. È preciso dovere del diritto fornire risposte e modelli di organizzazione alle entità che sorgono nel sociale. Il diritto può considerare le realtà emerse come illecite e può quindi sanzionarle, eventualmente anche con l'uso di strumenti penali, ma non può ignorarle: se sono considerate lecite, deve regolamentarle. Ciò non è avvenuto, nel nostro ordinamento, in relazione alla procreazione assistita, esistente come possibilità sin dal 1950, ma regolamentata per legge solo nel 2004, e tuttora non avviene per quanto riguarda le coppie di fatto ed altre entità. Il diritto non può fingere che queste entità non esistano. Ha il dovere di regolarle, in un senso o nell'altro. Se non lo fa, viene meno ad una delle sue fondamentali funzioni. Obiettivo del progetto di riforma è stato quindi quello di inserire nel codice e regolamentare ciò che esiste nella società. 5) La vita e la sofferenza Proteggere il valore «vita» non significa aprioristicamente favorire ogni possibilità di essa, anche se realizzabile in condizioni disumane oppure meramente potenziale o astratta, ma significa, prima di tutto, tutelare la vita effettivamente esistente e tradotta in individui reali, nonché proteggere gli stessi, in quanto entità capaci di soffrire. Non si rispetta la dignità dell'uomo quando gli si impone, contro la sua volontà, di vivere in condizioni artificiose, impietose o atroci. Non si rispetta la sofferenza dell'uomo, quando essa viene minimizzata e subordinata ad astratte visioni di principio. Emblematico è il caso di un bambino afflitto da una grave malattia, il quale può essere salvato da un trapianto reso possibile dalla nascita di un fratellino geneticamente compatibile, e quindi, nato tramite selezione embrionale. Vietare tale possibilità significa privilegiare ciò che è potenziale rispetto a ciò che è reale, con la differenza che ciò comporta, in termini di comprensione, sentimenti e concreta sofferenza. 6) Le discriminazioni Uno dei criteri guida del progetto di riforma consiste nel desiderio di cancellare ogni forma di discriminazione. La Costituzione ed il senso morale impongono che non esistano, in nessun modo, individui discriminati o privati di diritti fondamentali, cittadini di «serie B» o «figli di una divinità minore».