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Possiamo pensare che un ambiente così degradato sia favorevole allo scopo che il carcere ha? Possiamo parlare di rieducazione quando le strutture sono in queste condizioni? Possiamo immaginare le condizioni di lavoro di un mestiere difficilissimo che viene compiuto da chi svolge le più varie funzioni dentro il carcere (la Polizia, l'amministrazione, gli educatori, il personale medico)? Visitate un'articolazione di salute mentale. È veramente un'esperienza indimenticabile che chiede un intervento. Occorre rimodernare e aggiustare ciò che c'è, ma anche ampliare per il problema del sovraffollamento. Sapete che con i fondi del PNRR è stata prevista la costruzione di otto nuovi padiglioni. Ci tengo a ribadirlo perché ho chiesto alla commissione dell'architettura penitenziaria che sta lavorando su questo di ampliare non solo i posti letto, pur necessari, ma anche gli spazi di socialità. Abbiamo chiesto di intervenire sul cablaggio per consentire una videosorveglianza capillare. Guardate come è stato importante che quei fatti potessero emergere alla luce dei nostri occhi proprio in virtù della videosorveglianza, che è qualcosa che chiedono tutti: lo chiedono i detenuti e lo chiedono gli agenti. È, infatti, a tutela di tutti. (Applausi) . Le aggressioni colpiscono il personale che lavora e colpiscono i detenuti. Quando c'è tensione, nessuno esce vittorioso. Poi occorre intervenire in modo significativo sulla dotazione del personale. Ci sono carenze gravissime in tutti gli organici (la Polizia, gli educatori, il personale dell'esecuzione penale esterna). Abbiamo ripreso i concorsi che erano bloccati per la pandemia; si stanno concludendo, ma moltissime carceri italiane non hanno un direttore, perché sono pochi e si devono dividere due o tre istituti penitenziari. Parliamo di strutture con circa mille persone con problemi diversissimi, perché una cosa sono il 41- bis e l'alta sicurezza e un'altra sono la salute mentale e il problema delle donne. Ancora ci sono i problemi delle donne con i figli in carcere. Potete immaginare strutture così che non hanno un punto di coordinamento, un vertice ultimo e sottoposti a continue criticità? (Applausi) . Permettetemi un ultimo punto che mi sta particolarmente a cuore anche perché, di nuovo, è una riflessione frutto dell'ascolto dei protagonisti. Il personale della Polizia, il personale dell'amministrazione e tutti gli educatori chiedono non solo una formazione iniziale (lo studio che serve per superare il concorso e che magari dà un'istruzione su come muovere i primi passi dentro realtà così complesse), ma una formazione permanente che nutra la cultura di cosa vuol dire rieducare dentro un carcere e che dia anche indicazioni operative su come misurare, quando è necessario - per esempio - l'uso della forza, come reagire di fronte alle più varie situazioni di crisi. (Applausi) . La formazione è necessaria, perché - come dico sempre quando incontro soprattutto gli agenti, ma tutto il personale con cui peraltro condivido quotidianamente la mia vita, perché fanno anche parte della mia tutela - trovo che questo sia un lavoro delicatissimo, molto più delicato anche di quello delle altre Forze dell'ordine. Il loro compito - per ricordare il titolo di un famoso libero di Foucault - non è solo sorvegliare e punire, ma è anche accompagnare nel percorso di rieducazione tutti i detenuti garantendo ordine e sicurezza (Applausi) e partecipando a un lavoro essenziale non solo per tutte le persone che vivono dentro il carcere, ma per tutta la società, perché chi vive in modo costruttivo il periodo della pena della reclusione è anche una persona meno incline alla recidiva. Non dimentichiamo questo aspetto. È anche per ragioni di sicurezza generale che dobbiamo conformare sempre di più il tempo della pena a quello che la Costituzione ci richiede: che la pena sia rieducativa. (Applausi) . Anche per questo abbiamo avviato un gruppo di lavoro presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per riflettere su cosa è stata la formazione fino adesso e che cosa deve diventare, lungo linee direttrici che nutrano la cultura ma diano anche indicazioni pratiche. I fatti di Santa Maria Capua Vetere hanno squarciato un velo, forse in un modo un po' drammatico e violento, ma adesso la realtà del carcere italiano è davanti agli occhi di tutti, anche davanti agli occhi del Governo, che ha visto, anche con la visita in prima persona del Presidente del Consiglio, un fatto che non è passato inosservato in tutta la realtà carceraria. La visita del Governo, oltre ad essere un fatto simbolico anche di vicinanza e di presenza laddove c'è stata una ferita così grande, è anche un'assunzione di responsabilità. Il Presidente del Consiglio ha concluso quella sua visita dicendo che il Governo sa e non vuole dimenticare. Per non dimenticare, bisogna cominciare subito un'azione anche concreta di miglioramento e di risanamento di problemi endemici delle carceri italiane. (Applausi) . PRESIDENTE . Ministro, la Presidenza l'autorizza ad allegare la sua relazione al Resoconto della seduta odierna. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della giustizia. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Gentile Ministra, abbiamo sentito dalle sue parole la ricostruzione di quanto avvenuto a Santa Maria Capua Vetere e i provvedimenti che intende prendere il Governo per ricucire la ferita nello Stato di diritto che il pestaggio, giuridicamente qualificato come tortura, e i tentativi di depistaggio successivi hanno inferto nell'opinione pubblica, nella coscienza collettiva o almeno in quella parte - spero vasta - che considera anche i detenuti soggetti di diritto. So che lei ha a cuore questo tema e lo ha dimostrato da Presidente, portando la Corte costituzionale nelle carceri. Non è inutile da parte mia, in premessa, ribadire l'importanza del corpo di polizia penitenziaria nella gestione di un mondo complesso e difficile come quello delle carceri. Lo ha detto anche lei: strutture spesso fatiscenti, sovraffollamento, carenza di personale, di direttori, di educatori, psicologi, mediatori culturali. Proprio per queste motivazioni, al ringraziamento per tutti coloro che si adoperano con coscienza e dedizione, che ho potuto apprezzare nelle mie precedenti funzioni di magistrato, non può non corrispondere la più ferma e determinata condanna per quanto avvenuto a Santa Maria Capua Vetere e temo - magari in forme meno gravi, ma comunque sempre inaccettabili - in altri istituti. Le immagini, lo scambio di messaggi tra gli indagati denunciano non un momento di follia - l'ha detto lei: una fredda azione - ma un sistema collaudato di violenza con un suo nome in codice, la complicità e la connivenza di funzionari di ogni ordine e grado, la consapevolezza della gravità dei fatti, il tentativo di cancellare le tracce, la determinazione nel depistare le indagini, la rabbia nel non esserci riusciti. Com'è possibile che, a seguito in tutto ciò, il DAP e il Ministero non siano intervenuti per più di un anno? Lo ha chiesto anche lei. Come è possibile che i principali responsabili siano rimasti al loro posto per tutto questo tempo?