[pronunce]

Inoltre, gli intervenienti ricordano che la Corte, con la sentenza n. 407 del 1992, ha respinto un'analoga questione relativa alle norme previgenti, argomentando dal diverso livello istituzionale e funzionale degli organi costituzionali interessati (è citato anche un orientamento del Consiglio di Stato, che ha escluso qualsiasi contrasto della disciplina in esame con l'art. 3 Cost.). 4.2.- Con atto depositato il 19 gennaio 2016 è tempestivamente intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. La difesa erariale segnala innanzi tutto che contro l'ordinanza che aveva disposto la misura cautelare è stato proposto regolamento preventivo di giurisdizione, dichiarato inammissibile dalla Corte di cassazione, sezioni unite, con ordinanza n. 23542 del 18 novembre 2015. L'Avvocatura dello Stato nega, poi, che l'art. 8 del d.lgs. n. 235 del 2012 sia affetto da eccesso di delega, in quanto occorrerebbe tener conto della ratio della legge n. 190 del 2012, volta a prevenire l'illegalità nella pubblica amministrazione in attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU il 31 ottobre 2003, ratificata e resa esecutiva con legge 3 agosto 2009, n. 116, e della Convenzione penale sulla corruzione, stipulata a Strasburgo il 27 gennaio 2009, ratificata e resa esecutiva con legge 28 giugno 2012, n. 110. Né sarebbe sostenibile la tesi che la sospensione vada riferita alle cariche elettive e la decadenza alle cariche non elettive: la sospensione sarebbe una misura cautelare prevista per il caso di condanna non definitiva, anche precedente l'elezione. La difesa erariale cita al riguardo la sentenza del Consiglio di Stato n. 730 del 2014, che ha dichiarato manifestamente infondato il dubbio di eccesso di delega. Secondo l'Avvocatura dello Stato non sarebbero violati né l'art. 25, secondo comma, né l'art. 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 della CEDU, in quanto l'istituto della sospensione dalla carica elettiva per sentenza non definitiva di condanna non sarebbe assimilabile ad una sanzione penale, sicché, nel caso della sospensione che consegua (come nella specie) alla condanna per un reato commesso prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 235 del 2012, non si porrebbe un problema di violazione del principio di irretroattività. L'interveniente osserva che, in via generale, la giurisprudenza della Corte costituzionale (sono citate le sentenze n. 25 del 2002, n. 206 del 1999 e n. 118 del 1994), della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato si sarebbe costantemente espressa nel senso che gli istituti che limitano l'esercizio del diritto di elettorato passivo, quali l'incandidabilità, l'ineleggibilità o la decadenza conseguenti a sentenze penali di condanna, attengono alle condizioni di accesso alle cariche elettive e non alle conseguenze penali dei reati. La sentenza n. 236 del 2015 avrebbe ribadito il carattere non sanzionatorio dell'istituto della sospensione dalla carica elettiva. Secondo l'Avvocatura dello Stato l'istituto della sospensione dalla carica elettiva a seguito di sentenza penale di condanna di primo grado contempererebbe ragionevolmente opposti interessi di pari dignità costituzionale, quali sono, da un lato, il diritto di elettorato passivo e, dall'altro, il potere del legislatore di fissare i requisiti di eleggibilità e permanenza nella carica in modo da garantire la salvaguardia dell'integrità della funzione elettiva. Sulla disparità di trattamento con i parlamentari, l'Avvocatura dello Stato eccepisce preliminarmente l'inammissibilità della questione con riferimento alla violazione degli artt. 76 e 77 Cost., per mancanza di motivazione, e rileva che comunque l'art. 1, comma 64, lettera m), della legge n. 190 del 2012 non fornisce alcuna indicazione specifica sulle soglie di pena al di sopra delle quali dovrebbero operare le misure della sospensione e della decadenza dalle cariche elettive, a differenza di quanto prevede la lettera a) del comma 64, in tema di incandidabilità temporanea alla carica di parlamentare. Un'altra ragione di inammissibilità, per irrilevanza, deriverebbe dal fatto che la sospensione oggetto del giudizio a quo ha riguardato la carica del Presidente della Giunta regionale, che non svolge funzioni legislative, sicché non sarebbe ravvisabile l'identità di situazione con i membri del Parlamento. Nel merito, l'Avvocatura dello Stato richiama anche in questo caso la sentenza n. 407 del 1992 e il conforme orientamento del Consiglio di Stato, che ha ritenuto ragionevole la differenziazione tra la disciplina dell'incandidabilità alle elezioni regionali e quella dell'incandidabilità al Parlamento. 4.3.- V.D.L. ha depositato una memoria in prossimità dell'udienza. In essa osserva che la legge delega avrebbe attribuito al Governo il potere di prevedere la sospensione dalla carica elettiva per reati commessi dopo l'elezione, con conseguente illegittimità per eccesso di delega del decreto legislativo che attribuisce le stesse conseguenze anche a reati commessi prima. L'eccesso di delega vi sarebbe inoltre per il fatto che la "legge Severino" collega la sospensione ad una condanna non definitiva, condanna non definitiva che, nel caso di V.D.L., è stata per di più riformata in appello. È contestato, poi, l'automatismo della sospensione. Sulla violazione del principio di irretroattività delle norme sanzionatorie, il ricorrente nel giudizio a quo afferma che la sanzione della sospensione dalla carica elettiva dovrebbe essere assimilata, per l'effetto che produce, alla sanzione amministrativa di sospensione dagli uffici amministrativi, e ricorda che il nostro sistema sanzionatorio si basa sul principio di legalità: principio che per le sanzioni si traduce storicamente e sistematicamente nel vincolo di anteriorità della legge sanzionatrice rispetto al fatto sanzionato (art. 25 Cost. e art. 1 della legge 24 novembre 1981, n. 689, recante «Modifiche al sistema penale»). Sulla disparità di trattamento, osserva che l'irragionevolezza della disciplina differenziata a favore dei parlamentari sarebbe eliminabile mediante la sua estensione agli eletti nelle competizioni regionali. 4.4.- Anche F.M. ha depositato una memoria in prossimità dell'udienza, nella quale osserva che il sopravvenuto proscioglimento di V.D.L. in sede penale non determina l'irrilevanza della questione, perché, qualora la Corte la ritenesse infondata, la domanda di merito proposta al Tribunale ordinario di Napoli dovrebbe essere respinta. 4.5.-