[ddlpres]

In linea generale, al di fuori del predetto caso, l'introduzione del matrimonio egualitario rende possibile in automatico l'accesso delle coppie dello stesso sesso all'istituto dell'adozione dal momento che la legge riconosce che le coppie coniugate possono adottare, senza specificare il sesso dei componenti e utilizzando pressocché sempre il sostantivo « coniugi » per riferirsi agli adottandi. L'articolo 4, recependo il monito espresso dalla Corte costituzionale nelle sentenze nn. 32 e 33 del 2021, interviene in materia di stato dei figli concepiti o nati all'estero mediante fecondazione medicalmente assistita, riconoscendo la pienezza del legame di filiazione tra il figlio e i suoi genitori, distinguendo tra varie fattispecie. Il comma 1 stabilisce che l'atto di nascita del figlio nato in Italia da una coppia di donne che abbiano condiviso un progetto di genitorialità ricorrendo in un Paese estero alla fecondazione medicalmente assistita (nel rispetto della legge del luogo) sia formato dall'ufficiale di stato civile riporti l'indicazione delle due madri. Il comma 2 regola il diverso caso in cui il figlio sia nato da due donne in un Paese estero e lì si sia formato l'atto di nascita. Per questo caso si dispone che l'atto di nascita con l'indicazione delle due mamme sia riconosciuto in Italia mediante la sua trascrizione nei registri dello stato civile da parte dell'ufficiale di stato civile. Il comma 3 disciplina la fattispecie del figlio nato mediante il ricorso alla gestazione per altri nei Paesi in cui questa è regolata dalla legge del luogo. In questo caso il legame di filiazione del figlio con il genitore d'intenzione, di sesso diverso o dello stesso sesso del genitore biologico, avviene a seguito di adozione pronunciata dal tribunale per i minorenni. Questo procedimento di adozione è inserito nella legge 4 maggio 1983, n. 184, che reca la disciplina dell'affidamento e dell'adozione, come titolo aggiuntivo costituito da un unico articolo. Seguendo il monito della sentenza della Corte costituzionale n. 33 del 2021, il procedimento assicura un'adozione piena che conferisce all'adottato lo stato di figlio senza alcuna limitazione, al contrario di quanto avviene con l'adozione in casi particolari. Il procedimento è improntato alla celerità prevedendo che il tribunale provveda sull'adozione senza indugio. Nel procedimento di adozione il tribunale deve ascoltare l'altro genitore, il pubblico ministero e l'adottando stesso che abbia compiuto gli anni dodici o anche di età inferiore in considerazione della sua capacità di discernimento. Invece, l'adottando che abbia compiuto gli anni quattordici deve manifestare espresso consenso all'adozione. Infine, il tribunale può disporre l'esecuzione di indagini solo ove ravvisi da elementi concreti che l'adozione possa non corrispondere agli interessi dell'adottando. In questo caso, le indagini affidate ai servizi sociali devono concludersi entro sessanta giorni per garantire la celerità che contraddistingue questo tipo di procedimento, come stabilito dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti umani. Per evitare il rischio che nel tempo in cui si svolge il procedimento di adozione da parte del genitore « d'intenzione » possano prodursi pregiudizi agli interessi del figlio, si prevede che l'ufficiale di stato civile trascriva l'atto di nascita nei registri di stato civile con l'indicazione del solo genitore biologico. Successivamente al passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia l'adozione, questa è annotata a margine dell'atto di nascita dell'adottato. Il comma 4 dell'articolo introduce una regola per la scelta del cognome dei figli che abbiano due genitori dello stesso sesso, risultando non applicabile a questa fattispecie le regole stabilite dal codice civile per i figli nati da genitori di sesso diverso, peraltro riconosciute non conformi a Costituzione. Viene stabilito che i genitori possano assegnare al figlio il cognome di uno di loro o di entrambi secondo l'ordine da essi stabilito. Inoltre, il cognome scelto per il primo nato è assunto anche da eventuali figli successivi. Infine, in caso di disaccordo tra i genitori la decisione sulla scelta del cognome è rimessa al giudice. Il comma 5 aggiunge che i genitori o i figli che abbiano due cognomi, trasmettono ai propri figli solo il primo dei loro cognomi, nei casi in cui al figlio viene assegnato anche il cognome dell'altro genitore. L'articolo 5 modifica e integra l'articolo unico della legge 20 maggio 2016, n. 76, con riferimento all'istituto dell'unione civile. Il comma 1, lettera a) , abroga le espressioni « tra persone dello stesso sesso » e « dello stesso sesso » ovunque ricorrano nel titolo della legge e nei commi da 1 a 35 dell'articolo unico, al fine di rendere egualitario l'istituto, consentendo l'accesso anche da parte di coppie di sesso diverso. Il comma 1, lettera b) , abroga gli ultimi due periodi del comma 20 per la ragione che non v'è motivo di impedire l'accesso all'istituto dell'adozione alle parti dell'unione civile, presentando le unioni civili le stesse garanzie di stabilità del matrimonio. È altresì abrogato il divieto di applicare alle parti dell'unione civile le disposizioni del codice civile non espressamente richiamate nella legge. Il comma 1, lettera c) , intervenendo sul comma 26 stabilisce che la rettificazione anagrafica di sesso non produce lo scioglimento dell'unione civile o la trasformazione automatica del matrimonio, ma che essi possano aversi solo come conseguenza dell'espressa volontà dei coniugi o delle parti dell'unione civile o del matrimonio. Infine, il comma 1, lettera d) , stabilisce il principio che l'unione civile possa modificarsi in matrimonio e il matrimonio in unione civile, a seguito di dichiarazione resa all'ufficiale di stato civile da parte dei coniugi o dalle parti dell'unione civile, alla presenza di testimoni. La modifica deve essere annotata al margine dell'atto. L'opportunità di modificare il matrimonio in unione civile e viceversa, nell'ambito di un sistema plurale di riconoscimento delle forme familiari e della vita di coppia, consente alle parti di poter scegliere in ogni momento quale istituto si addica meglio alle proprie esigenze. L'articolo 6 delega il Governo a adottare uno più decreti legislativi per adeguare le disposizioni di legge, gli atti aventi forza di legge, i regolamenti e i decreti alle previsioni della presente legge, completando l'adeguamento in parte realizzato dagli articoli 2 e 3. Vengono dettati, altresì, il procedimento, i termini da rispettare, i principi e i criteri direttivi, secondo la prassi usuale delle deleghe conferite dal Parlamento al Governo. In particolare, in materia di diritto internazionale privato si dispone che il matrimonio contratto all'estero da coppie dello stesso sesso sia trascritto come matrimonio e produca gli effetti di questo, mentre l'unione civile o altro istituto analogo costituiti all'estero siano trascritti come unione civile e producano gli effetti dell'unione civile regolata dalle leggi italiane, quale che sia il sesso dei contraenti.