[resaula]

Si tratta di un provvedimento antidiscriminatorio contro i crimini d'odio. Abbiamo sentito di tutto, ma vorrei ribadire che alla fine torniamo alla semplicità. È una legge che vuole proteggere; non è un disegno di legge che vuole promuovere dei comportamenti o che chiede l'adesione a comportamenti o scelte. È un disegno di legge che vuole proteggere in una società in cui le azioni di odio, la violenza sui social e le forme di linciaggio delle persone, con varie modalità, sono in aumento. Possiamo noi rimanere insensibili e usare queste occasioni meramente per posizioni ideologiche o addirittura per battaglie strumentali? Ma quanto è lontana quest'Assemblea, se si comporta, così dalle piazze che hanno visto la mobilitazione di tanti giovani e cittadini? Quanto misuriamo la distanza dai politicismi e dal comune sentire che chiede una presa di posizione, di poter discutere e di poter erigere protezione rispetto alla violenza e la civiltà del diritto come tutela rispetto alla sopraffazione? Ma dove ci troviamo? Ho l'impressione che si rinunci a discutere su dubbi che possono essere legittimi, sulle formulazioni e sul miglior modo di esprimere questa protezione. Ho l'impressione che non sia questo l'oggetto della discussione se oggi una testata giornalistica pubblica in prima pagina - e arriviamo così al punto - il titolo: «Oggi una tagliola può sbarazzarci della legge Zan». Questo è il punto. Oggi si vuole cercare l'occasione per sbarazzarsi di una legge con un atto di violenza. È questa la funzione del Parlamento di fronte a una richiesta di tutela dei diritti? Ci stiamo dimettendo dalla discussione? Oggi la richiesta è una sola: consentire che il Parlamento prosegua questa discussione e prenda le determinazioni che gli sono proprie. Siamo in una fase in cui sono stati depositati gli emendamenti; abbiamo l'opportunità di verificare argomenti e avviato una discussione su cui abbiamo posto una sola condizione, ossia che non si può lasciare indietro nessuno. Non può essere argomento della discussione scegliere chi tutelare e chi no. (Applausi) . Questo è il punto. Su questo non ci si può chiedere di fare la scelta di Sophie su chi deve essere tutelato e chi no. Mi pare una richiesta accettabile, ma mi sembra anche che non vogliamo discutere di questo. Prima della pausa per le elezioni amministrative ho preparato alcuni appunti, che ora faccio un po' fatica a rileggere visto il tempo trascorso, sulla libertà di opinione, sulla definizione normativa, su ciò che la Corte costituzionale ha statuito in tema di identità di genere, su cosa è la violenza e sul fatto che questa legge non toglie niente a nessuno. Ripeto, non toglie niente a nessuno. Noi abbiamo una tradizione di leggi approvate in Italia a tutela dei diritti, sulle quali spesso si è discusso in questi termini; poi si è capito che non veniva tolto niente a nessuno. Però mi rendo conto che oggi l'oggetto della discussione rischia di non essere questo. L'oggetto della discussione odierna è sbarazzarsi di una legge, per segnare forse qualche punto. Io mi appello a tutti i singoli componenti di questa Aula, perché riterrei molto grave che i singoli componenti si dimettessero dalla loro funzione, che è quella di affrontare i temi, di discuterne, anche dividendosi sulle opzioni, ma esercitando appieno questo ruolo. Ma soprattutto sarebbe una dimissione dal rapporto con tutti i cittadini, compresi quelli che hanno espresso delle critiche, i quali si aspettano che queste critiche vengano discusse e non si aspettano che, con un atto violento, questa legge non possa essere discussa in questa Aula. Guardate che il celebrare la centralità del Parlamento e di questo Senato, spesso con una grande retorica, si va a scontrare con una decisione di questo tipo, cioè con la minaccia di portare questa legge a morire, come recita il titolo di quella testata giornalistica. Questa è una gravissima separazione dalla democrazia, è un voltare le spalle ai cittadini, a quelli che hanno riempito le piazze e a quelli che hanno sollevato critiche; tutti si aspettano un dibattito e una presa di posizione. Questo è un tradimento della democrazia. Da questo punto di vista il mio appello va a tutti i senatori, affinché esercitino pienamente il proprio ruolo e ristabiliscano quello del Parlamento senza incorrere in un vero e proprio tradimento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, oggi riprende la discussione sul disegno di legge che brevemente viene chiamato Zan, ma che credo sia più corretto denominare, in questa Aula e altrove, con il suo scopo: contrastare la discriminazione o violenza per sesso, genere e disabilità. Una battaglia di civiltà che coinvolge tutti - ribadisco: tutti - e che non dovrebbe invece aprire fronti differenti tra buoni e cattivi o tra progressisti e conservatori. Sembra quantomeno riduttivo affermare che il testo deve essere accettato così com'è, altrimenti si è contro il rispetto dei diritti umani. Sono orgogliosa di far parte di un partito che dei diritti umani ha fatto una battaglia sin dalla sua nascita. Per noi di Forza Italia i diritti sono una priorità, come prioritario è il rispetto della Costituzione e delle nostre istituzioni. Una delle cose che spesso si legge, soprattutto nelle tante e-mail che in questi mesi ho ricevuto, è che, se questa Aula dovesse approvare anche un solo emendamento, il testo del disegno di legge dovrà tornare indietro alla Camera per essere approvato nuovamente, invalidando così un anno di lavori. Sì, la seconda lettura alla Camera è considerata invalidante. Questa argomentazione è offensiva nei confronti del nostro ruolo e della sacralità dell'iniziativa legislativa, di cui all'articolo 70 del dettato costituzionale, più volte richiamato in quest'Aula. E ora? Ora questo collegamento al dettato costituzionale diventa più tergiversante. Il Senato ha pari diritto, che diventa anche dovere, a modificare il testo di qualsiasi disegno di legge che viene discusso al suo interno. Condivido, oltre che comprendere perfettamente, la voglia di dare finalmente all'Italia una legge sui crimini d'odio. Ce n'è necessità, proprio per non dimenticare la paura di chi ha compiuto gesti estremi a causa dell'odio altrui, la voglia di libertà e serenità di chi è stato cacciato di casa e disconosciuto a causa del proprio orientamento sessuale e il silenzio di chi ogni giorno riceve vessazioni e violenze. Ma, proprio perché c'è da rispettare loro, bisogna approvare definitivamente un testo degno della sua missione; proprio perché - come ha ricordato a luglio la collega Masini - sono venticinque anni che si cerca di approvare leggi simili senza mai riuscirci. Colleghi, sappiamo bene che la politica è mediazione; se davvero si vogliono approvare delle leggi, devono essere frutto di mediazione. Lo vediamo ogni giorno in Commissione prima e in Assemblea poi. Utilizzando, invece, la narrativa del buono contro il cattivo, non si fa altro che allontanare una legge necessaria, una legge di cui un Paese civile ha assolutamente bisogno.