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Viene costruito un sistema di sostegno dell'attività delle commissioni straordinarie anche in sede locale attribuendo al prefetto competente per territorio, al quale la commissione trasmette il piano di priorità, il potere di intervenire presso le amministrazioni competenti, regionali o statali, e presso la Cassa depositi e prestiti per attivare una serie di misure acceleratorie e agevolative necessarie per il completamento o l'attuazione degli interventi indicati nel piano medesimo quale, ad esempio, la priorità nell'accesso a mutui, contributi o finanziamenti pubblici (comma 3). I poteri del prefetto sono esercitati avvalendosi degli uffici dell'amministrazione periferica dello Stato, anche di livello regionale, e servendosi degli strumenti previsti dalle norme vigenti quali la conferenza provinciale permanente di cui all'articolo 11 del decreto legislativo n. 300 del 1999 (comma 4). Ancora, il prefetto può disporre, in deroga alle norme vigenti, l'assegnazione, in posizione di comando o distacco e per un periodo non superiore alla durata della gestione commissariale, di personale amministrativo e tecnico di amministrazioni ed enti pubblici, previe intese con gli stessi, ove occorra anche in posizione di sovraordinazione (comma 5). Di tale personale potrà continuare ad avvalersi, per un periodo non superiore a ventiquattro mesi, l'ente locale ricostituito al termine del periodo di scioglimento, ove ne sia fatta richiesta nei sessanta giorni successivi all'insediamento dei nuovi organi (comma 9). Viene previsto, poi, che nel caso in cui nel corso della gestione commissariale emergano elementi concreti, univoci e concordanti di collegamenti con la criminalità organizzata a carico di appartenenti all'apparato burocratico dell'ente sciolto, non già o non sufficientemente rilevati nella fase dell'accesso, la commissione può richiedere al prefetto di proporre l'adozione nei confronti del predetto personale dei provvedimenti sanzionatori (es. destinazione ad altro incarico, sospensione dal servizio, licenziamento nei casi più gravi) previsti dall'articolo 143, comma 5 (comma 6). Particolare attenzione viene riservata alle procedure di aggiudicazione e di affidamento di opere e servizi pubblici, da un lato confermando, in capo alla commissione, i poteri ispettivi di cui al decreto-legge n. 152 del 1991 e la possibilità di revocare le delibere già adottate o di rescindere contratti già conclusi, dall'altro introducendo la possibilità di potersi avvalere, previa istanza al prefetto, di personale delle Forze dell'ordine e delle amministrazioni nei settori oggetto di verifica (comma 7). Resta ferma la possibilità, già prevista nel vigente articolo 145, comma 5, che la commissione proceda a forme di consultazione di rappresentanti delle forze politiche in ambito locale, di rappresentanti dell'ANCI, dell'UPI, delle organizzazioni di volontariato e di altri organismi locali, allo scopo di acquisire ogni utile elemento di conoscenza e valutazione in ordine a questioni di interesse generale (comma 8). Infine, viene individuata la copertura finanziaria degli oneri recati dal presente articolo nelle risorse finanziarie di cui all'articolo 1, comma 706, della legge n. 296 del 2006 (comma 10). L'articolo 29 modifica l'articolo 146 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Si modifica il comma 1 ampliando il novero degli enti nei cui confronti possono essere effettuati i controlli sulle infiltrazioni mafiose, con esplicita previsione delle società partecipate o dei consorzi pubblici, anche a partecipazione privata. Viene definitivamente consacrato il ruolo di centralità del Ministero dell'interno nella governance del sistema dei controlli «antimafia» sugli enti locali attraverso la previsione della trasmissione al Parlamento di una relazione biennale sull'andamento delle gestioni commissariali, sui risultati conseguiti, sulle eventuali criticità rilevate e che contenga proposte, anche di carattere normativo, finalizzate al miglioramento dell'efficacia delle gestioni medesime. L'articolo 30 apporta modifiche al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, che rispondono all'esigenza di allineare la normativa nazionale agli standard internazionali in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo, adottati dal GAFI nel febbraio 2012, e puntualmente ripresi dalla Commissione europea nella proposta di IV direttiva, presentata il 5 febbraio 2013, che sostituirà la direttiva 2005/60/CE del 26 ottobre 2005. La modifica di cui al comma 1, lettera a) , prevede l'introduzione, nell'articolo 5 del decreto, del comma 3- bis . La nuova disposizione è finalizzata a dare attuazione a quanto previsto dalla raccomandazione GAFI n. 1. Quest'ultima richiede agli Stati membri di identificare, valutare e comprendere i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo a cui i medesimi sono esposti, nonché di adottare adeguate misure e risorse, al fine di mitigare tali rischi. Tra le misure ritenute necessarie a tal fine, il GAFI indica la designazione di un organismo o di un meccanismo, preposto all'elaborazione dell'analisi del rischio nazionale a supporto delle iniziative assunte, sempre al fine di mitigare il rischio, da parte delle autorità nazionali competenti all'azione di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Il Comitato di sicurezza finanziaria, istituito «in ottemperanza agli obblighi internazionali assunti dall'Italia nella strategia di contrasto al finanziamento del terrorismo e all'attività di Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale», ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 22 giugno 2007, n.109, è l'organismo designato, dal nuovo comma 3- bis , per la valutazione nazionale del rischio. L'individuazione nel Comitato di sicurezza finanziaria dell'autorità competente all'elaborazione del rischio nazionale è giustificata, oltreché dalle suddette funzioni istituzionali, anche dalle funzioni attribuite al Comitato stesso dall'articolo 5, comma 3, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231. Tale norma attribuisce al Comitato specifiche funzioni di analisi e coordinamento in materia di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario e di quello economico a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. La nuova disposizione, attribuendo al Comitato la citata funzione di elaborazione della valutazione del rischio nazionale, prevede che tale valutazione, sempre ad opera del Comitato, sia aggiornata periodicamente. L'aggiornamento deve, comunque, intervenire quando insorgono nuovi rischi e ogni qualvolta sia ritenuto opportuno dal Comitato. Sulla base della valutazione elaborata, il Comitato fornisce informazioni agli ordini e collegi professionali di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 231 del 2007. Tale condivisione dei risultati, con un criterio di discrezionalità attribuito al Comitato, renderà possibile, per il tramite dei citati soggetti, ai destinatari degli obblighi antiriciclaggio di applicare, in base all'approccio basato sul rischio, misure idonee a prevenire e a mitigare i rischi nell'ambito delle rispettive attività.