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un giudizio, attenzione, a cui siamo chiamati che è sì discrezionale ma è insindacabile. Ricordiamocelo, il nostro giudizio domani sarà non più appellabile da altri poteri e da altri soggetti. Quindi abbiamo una grande responsabilità. Nel caso di specie, l'interesse pubblico indicato dal ministro Salvini a giustificazione della sua condotta avrebbe dovuto configurarsi, ai sensi dell'articolo 9, come un interesse costituzionalmente rilevante o preminente, come è già stato osservato. Ma rispetto a che cosa? Rispetto ad una minaccia, ad un rischio concreto in riferimento allo specifico della privazione della libertà personale di 177 persone trattenute illegittimamente per sei giorni a bordo di una nave della Marina militare italiana nel porto di Catania. Il Ministro doveva cioè dimostrare che quell'interesse preminente non poteva essere perseguito in altro modo; e si doveva dimostrare che la condotta stessa non avesse ecceduto quanto strettamente necessario per realizzare quello stesso interesse pubblico. In questo quadro non mi appare nemmeno condivisibile la tesi espressa dal presidente Gasparri nella sua proposta, secondo la quale in teoria non potrebbe mai configurarsi un reato ministeriale in relazione a fattispecie criminose che ledano in modo irreversibile diritti fondamentali. Paradossalmente non è la reversibilità del reato, infatti, a qualificarlo come ministeriale, perché in teoria si potrebbe arrivare anche al compimento di un reato grave, quindi a ledere in modo irreversibile dei diritti, qualora vi fosse una concreta e attuale minaccia di un interesse supremo dello Stato quale la sicurezza pubblica o la salute, per esempio, di una comunità. Vi doveva essere quindi una situazione di reale pericolo dell'integrità dello Stato, una minaccia concreta dei diritti costituzionali dei cittadini che il Ministro non ha saputo argomentare. In tale quadro quello che ci pare indiscutibile, al contrario, è che non può essere adottata in alcun modo la finalità di un obiettivo politico di governo e di attuazione di impegni del contratto di maggioranza, quali le politiche migratorie ridotte a mero strumento di propaganda, come scriminante generale in sede penale, in quanto tale tesi - è stato sottolineato anche dai miei colleghi - porterebbe la ragion di governo ad autorizzare sempre violazioni di diritti garantiti dall'ordinamento nazionale e internazionale. La ragion di governo costituirebbe in tal solco una vera minaccia allo stato di diritto e alla nostra democrazia. Signor Presidente, nella memoria depositata dal Ministro dell'interno, non emerge alcun pericolo o minaccia tale da giustificare la compressione di diritti fondamentali, tantomeno una minaccia paventata alla sicurezza pubblica, considerato che nessun protocollo di protezione della sicurezza o ordine pubblico è stato mai attivato. Senza dubbio, pertanto, la limitazione della libertà personale con un atto amministrativo compiuta dal Ministro rappresenta una scelta gravissima che si colloca su una linea di frattura rispetto al principio generale posto dall'articolo 13 della Costituzione, per il quale la libertà personale è inviolabile, quindi anche la libertà personale di migranti e richiedenti asilo, e può essere limitata solo con provvedimento dell'autorità giudiziaria. Riteniamo pertanto che la limitazione della libertà di 177 persone rappresenta un precedente del tutto inaccettabile per i principi del nostro ordinamento giuridico democratico fondato sul diritto. Riteniamo che l'autorizzazione debba essere concessa e che il Ministro abbia il diritto di difendersi nel processo, ma non dal processo, anche se il Ministro non sembra averne il coraggio. Presidente, oggi noi abbiamo una grande responsabilità che può costituire un precedente. Non concedere l'autorizzazione in nome della ragion di governo significa trasformare l'immunità ministeriale da strumento di tutela di funzioni proprie istituzionali a un privilegio. Voi della cittadinanza, dove uno vale uno, state solcando una pericolosa frattura, un'ulteriore distanza tra chi governa e il popolo governato. Voi oggi, per un mero scambio tra controparti di governo, voi che dicevate di demolire la casta, ne state rafforzando la difesa e l'inviolabilità: siatene consapevoli. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (PD) . Signor Presidente, ci troviamo oggi a trattare un tema che è un fatto unico per la storia repubblicana: il tribunale dei Ministri ha chiesto l'autorizzazione a procedere per il ministro Salvini in virtù di una valutazione che riguarda l'aspetto che contraddistingue la sua attività di Ministro, quindi relativamente all'abuso dei poteri soprattutto nella funzione di pubblico ufficiale. Oggetto dell'abuso sono le 177 persone private della libertà. Il tema di fondo però è di ordine giuridico, come è stato trattato in maniera esaustiva in tutti gli interventi e direi con dovizia nelle relazioni di minoranza presentate dai senatori Grasso e De Falco. Credo che la valutazione vada fatta innanzitutto sul tema del limite che riguarda l'attività di un pubblico ufficiale, di un Ministro in questo caso. Noi dobbiamo pensare che anche le garanzie funzionali ai servizi di sicurezza incontrano dei limiti, il limite assoluto del divieto di reati contro la persona nello specifico e quindi, se anche in quel caso ci sono dei limiti, noi dobbiamo ragionare sul fatto che perfino le attività di un Governo e di un Ministro nella gestione dei flussi migratori non può portare alla violazione dei diritti di libertà costituzionalmente garantiti. Va fatta infatti una comparazione, come è stato ben spiegato in molti interventi, tra il fine pubblico perseguito e il sacrificio dei mezzi. Il Ministro, nello specifico, si sottrae alla giurisdizione solo se il comportamento dello stesso sia volto a tutelare un bene giuridico costituzionalmente preminente rispetto a quello compresso. La valutazione di questi due pesi, questa comparazione è del tutto assente nelle valutazioni che anche il Presidente della Giunta ha fatto nella sua relazione di maggioranza. Nessun atto politico può ledere la sfera giuridica soggettiva dell'individuo, l'inviolabile diritto alla libertà personale. L'articolo 13 della Costituzione spiega chiaramente che la libertà personale è inviolabile e che non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Non può essere condivisibile il fatto che un Ministro possa avanzare il supposto perseguimento di un preminente interesse pubblico per sottrarsi al principio di responsabilità e al principio di legalità, che sono principi cardini dello Stato di diritto e non vi sono soggetti che possono derogare ai limiti posti dall'ordinamento costituzionale. Tra l'altro, in questa vicenda è paradossale, come veniva detto prima anche da alcuni miei colleghi, che il preminente interesse pubblico, che è un valore concettualmente rilevante ed importante, venga di fatto a coincidere con l'interesse della coalizione di maggioranza, con l'interesse rappresentato dal contratto di Governo ed è incredibile che non si faccia una valutazione accurata su questo aspetto. Infatti interpretare così il concetto di preminente interesse pubblico, e cioè pensare che l'azione di Governo, proprio perché persegue un interesse pubblico preminente, possa derogare ad alcuni principi e ad alcune norme di legge, ci porta ad una visione dello Stato che credo sia da contrastare;