[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) – introdotto dall'art. 7 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), come modificato dal decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214 –, promosso, con ordinanza del 10 gennaio 2006, dal Giudice di pace di Padova nel procedimento civile vertente tra Rao Giordano e l'Unione dei comuni di Padova sud, iscritta al n. 216 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 febbraio 2007 il Giudice relatore Paolo Maddalena. Ritenuto che il Giudice di pace di Padova ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) – introdotto dall'art. 7 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), come modificato dal decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214 –, «nella parte di cui alla tabella allegata, relativa ai punteggi previsti dalla norma, laddove dispone che “[…] i punti riportati nella presente tabella, per ogni singola violazione, sono raddoppiati qualora le violazioni siano commesse entro i primi tre anni dal rilascio”»; che l'incidente di costituzionalità – come precisa il rimettente – è sorto nel giudizio avverso il verbale con cui, il 30 ottobre 2005, la «Polizia Locale dell'Unione comuni Padova Sud» contestava al ricorrente la violazione dell'art. 142, comma 9, del codice della strada; che il giudice a quo osserva che il denunciato art. 126-bis c.d.s. stabilisce che «i punti da “decurtare”, per ogni singola violazione, siano raddoppiati qualora le violazioni siano commesse entro i primi 3 anni dal rilascio» e che, nella fattispecie, venendo in rilievo la violazione dell'art. 142, comma 9, c.d.s., «che prevede la decurtazione di 10 punti, punti che vengono raddoppiati solo per i “neopatentati”», il ricorrente, «che ha conseguito la patente di categoria B il 10 agosto 2004», verrebbe «privato di tutto il punteggio e quindi della patente»; che, ad avviso del rimettente, la disposizione censurata determinerebbe «una palese disparità di trattamento tra cittadini, che commettono la medesima infrazione», così da contrastare con l'art. 3 Cost.; che, inoltre, l'art. 3 Cost. sarebbe violato anche per il fatto che, mentre il comma 1-bis dello stesso art. 126-bis «dispone che qualora vengano accertate più violazioni possono essere decurtati un massimo di 15 punti», in base alla norma denunciata il «neopatentato viene invece privato della patente, nel caso che ci occupa, per una sola violazione»; che, in punto di rilevanza della questione, il giudice a quo sostiene che «l'eventuale rigetto del ricorso comporterebbe la totale perdita del punteggio, solo in forza di quanto previsto dalla norma in esame»; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata; che, quanto all'inammissibilità, secondo la parte pubblica intervenuta il rimettente non motiverebbe adeguatamente sulla rilevanza del proposto incidente di costituzionalità; che, nel merito, la difesa erariale sostiene che la disposizione denunciata è frutto di «scelte di politica amministrativa» riservate alla ragionevole discrezionalità del legislatore, non potendo reputarsi irragionevole, in un regime di patente a punti, la «comminatoria di una sanzione doppia per i primi anni di guida», la quale mira ad indurre «coloro che sono dotati di minore esperienza ad un comportamento particolarmente prudente». Considerato che è denunciato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, l'art. 126-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) – introdotto dall'art. 7 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), come modificato dal decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214 –, «nella parte di cui alla tabella allegata, relativa ai punteggi previsti dalla norma, laddove dispone che “[…] i punti riportati nella presente tabella, per ogni singola violazione, sono raddoppiati qualora le violazioni siano commesse entro i primi tre anni dal rilascio”»; che, ad avviso del rimettente, la disposizione censurata determinerebbe «una palese disparità di trattamento tra cittadini, che commettono la medesima infrazione», così da contrastare con l'art. 3 Cost.; che, inoltre, l'art. 3 Cost. sarebbe violato anche per il fatto che, mentre il comma 1-bis dello stesso art. 126-bis «dispone che qualora vengano accertate più violazioni possono essere decurtati un massimo di 15 punti», in base alla norma denunciata il «neopatentato viene invece privato della patente, nel caso che ci occupa, per una sola violazione»; che l'eccezione di inammissibilità per difetto di motivazione sulla rilevanza, sollevata dalla difesa erariale, non può trovare accoglimento; che, difatti, il giudice a quo descrive, sia pur sinteticamente, ma in modo sufficientemente adeguato, la fattispecie sulla quale è chiamato a giudicare, motivando altresì, in maniera plausibile, sull'applicabilità della disposizione denunciata, asserendo che in forza di quanto da essa previsto l'interessato, a seguito del rigetto del ricorso, «verrebbe privato di tutto il punteggio e quindi della patente»;