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"La Gazzetta del Mezzogiorno", ritenuto il primo quotidiano in Puglia e Basilicata, con 131 anni di storia alle spalle e composta da circa 200 lavoratori, è in stato di agitazione da più di tre mesi, in quanto i lavoratori sono impegnati in una vertenza quanto mai complicata; dallo scorso novembre 2018 giornalisti e dipendenti amministrativi dello storico giornale pugliese e lucano lavorano senza percepire lo stipendio, fatto salvo un piccolo acconto; considerato che: in data 24 settembre 2018, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, il Tribunale di Catania ha emesso un decreto di sequestro e confisca di una serie di beni nei confronti dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo, per presunto concorso esterno in associazione mafiosa; tale sequestro finalizzato alla confisca riguarda l'intero gruppo editoriale, di cui fanno parte anche le quote di maggioranza della Edisud Spa società editrice de "La Gazzetta del Mezzogiorno" che fa capo proprio a Mario Ciancio Sanfilippo; sono stati nominati, per la gestione dei beni confiscati, due amministratori giudiziari, Luigi Modica e Angelo Bonomo, i quali hanno affidato la gestione in loco del quotidiano al dottor Franco Capparelli, direttore generale della Edisud SpA; altresì considerato che: l'art. 35, comma 5, del codice antimafia di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011, e successive modificazioni, sancisce che l'amministratore giudiziario ha il compito di provvedere "alla custodia e alla conservazione dei beni sequestrati anche nel corso degli eventuali giudizi di impugnazione, sotto la direzione del giudice delegato, al fine di incrementare, se possibile, la redditività dei beni medesimi"; a tutt'oggi le uniche previsioni riguardano tagli del costo di lavoro al 50 per cento senza la previsione di alcun piano strategico di rilancio per la testata giornalistica, si chiede di sapere quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di verificare la correttezza delle descritte procedure e il rispetto delle tempistiche nonché fare chiarezza sulla vicenda che interessa giornalisti e lavoratori de "La Gazzetta del Mezzogiorno" e anche il territorio pugliese e quello lucano ad essa collegati. Atto n. 4-01127 MODENA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il sequestro e la chiusura del viadotto Puleto sulla E45, disposto in data 16 gennaio 2019 dalla Procura di Arezzo perché a rischio collasso, determinerà nei prossimi mesi gravi disagi per moltissimi cittadini umbri che percorrono la E45 come principale arteria viaria di collegamento con l'Emilia-Romagna; sebbene, in queste ore, si stiano intraprendendo azioni per definire rapidamente percorsi alternativi, è di tutta evidenza che occorre che l'Anas intervenga con un piano manutentivo di straordinaria emergenza che garantisca la sicurezza di quel viadotto e dei numerosi viadotti che collegano l'Umbria e l'Emilia-Romagna lungo la E45, al contempo evitando tempi "biblici" per la sua completa realizzazione; la trasformazione della E45 in autostrada era stata indicata come scelta a giudizio dell'interrogante lungimirante e strategica dal Governo Berlusconi (2001-2006) che l'inserì nell'elenco delle infrastrutture strategiche previsto dalla delibera del Comitato interministeriale della programmazione economica (Cipe) n. 121 del 2001, in base a quanto previsto dalla "legge obiettivo" (legge n. 443 del 2001). Successivamente solo l'8 novembre 2013 il CIPE approvò il progetto preliminare dell'opera; il Governo Renzi con il decreto-legge n. 133 del 2014, "sblocca Italia", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014, inserì anche disposizioni utili a superare alcuni rilievi emersi dalla delibera della Corte dei conti rispetto alla delibera n. 73 del 2013 del Cipe di approvazione del progetto preliminare; il Governo Renzi successivamente escluse l'autostrada Orte-Mestre dalle opere prioritarie dell'allegato infrastrutture al Documento di economia e finanza, tanto è vero che la successiva delibera di riapprovazione con prescrizioni del progetto da parte del Cipe del 10 novembre 2014 venne ritirata; il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti pro tempore Delrio il 26 maggio 2015 in visita in Umbria annunciò la decisione del Governo Renzi di rinunciare alla trasformazione in autostrada usando queste parole: "La Orte-Mestre per essere completata richiederebbe un cantiere di 10-15 anni e questo non è pensabile. Preferisco mettere molti soldi per la messa in sicurezza di questa arteria, anche perché fare un'autostrada a pochi chilometri in linea d'aria da un'altra non mi sembra un'idea brillante", il presidente pro tempore di Anas Gianni Vittorio Armani, il 28 dicembre 2016, il giorno successivo a quello in cui vennero pubblicate in Gazzetta Ufficiale tre gare di appalto per un valore di 169 milioni di euro, così si esprimeva sull'importanza strategica di tale tracciato: "Stiamo dando attuazione al più importante investimento mai destinato a questa infrastruttura, in linea con la nuova strategia di Anas che punta sulla manutenzione e sulla valorizzazione della rete stradale esistente, al fine di innalzare il livello di servizio e gli standard di sicurezza per la circolazione. La E45-E55 è un itinerario strategico con flussi di traffico in costante aumento, sul quale è opportuno investire in quanto costituisce l'unica direttrice nord-sud del paese senza pedaggio e il percorso principale verso i paesi dell'Est Europa, per i quali rappresenta anche il collegamento diretto con il porto di Civitavecchia"; il piano straordinario del 2016 seguiva ad anni in cui i Governi delle sinistre locali e nazionali hanno sempre osteggiato l'ipotesi della trasformazione del tratto in questione in autostrada rifiutando a priori , per mero approccio ideologico e pseudo ambientalista, qualsiasi logica di intervento di capitali privati che avrebbe potuto facilitare già da diverso tempo la messa in sicurezza dell'infrastruttura strategica; se i Governi di sinistra locale e nazionale non avessero ostacolato la realizzazione strategica di tale opera fin dalla sua individuazione oltre 18 anni fa, oggi non ci si troverebbe in questa grave situazione; è davvero singolare che dopo la tragedia del ponte Morandi a Genova sia stato l'intervento della magistratura ad accertare la pericolosità di quel viadotto e non l'azione di controllo puntuale che il Ministero avrebbe dovuto porre in essere dopo quel tragico evento, nonostante le dichiarazioni del Ministro in indirizzo ad iniziare da quella del 14 agosto 2018, visto anche che nei mesi scorsi in un tratto limitrofo a quello del viadotto sequestrato si era registrato anche il cedimento di una piazzola di sosta vicino all'abitato di Pieve di Santo Stefano (Arezzo); non si sta determinando solo un disagio alla mobilità, ma anche un grave danno economico e sociale per le popolazioni delle tre regioni principalmente interessati nelle zone di confine: Umbria, Emilia-Romagna e Toscana come denunciato con forza nei giorni scorsi dalle associazioni degli industriali e dei commercianti;