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La Commissione, quindi, ha votato tutta la parte relativa a quel settore di cui si dice giustamente che è molto importante, cioè la scuola, liquidando di fatto il testo in venti minuti. Ora arriviamo in Aula ed è difficile conoscere il lavoro che c'è stato e persino l'elenco dei numerosi emendamenti approvati. Ce ne sono anche alcuni proposti da Fratelli d'Italia, che intervengono più che altro sulle procedure; noi ne avevamo proposti ben altri, su questioni sostanziali, ma evidentemente è già abbastanza difficile mettersi d'accordo fra i partiti della maggioranza, per cui per l'opposizione resta poco spazio, ma devo dire che è stata manifestata un'attenzione. Dire però che questo è un esame parlamentare è dire ciò che non è, perché l'esame si svolge altrove: è il Governo che fino all'ultimo continua a mandare modifiche a ciò che ha deciso insindacabilmente e urgentemente, con tanto di ricorso allo strumento del decreto-legge, che rende il provvedimento immediatamente efficace e vigente, salvo poi continuare a presentare correzioni fino a pochi giorni dalla scadenza estrema - anzi, avremmo dovuto inviare alla Camera questo testo già venti giorni fa - oltre ad emendamenti che introducono nuovi elementi. Quando si dice che bisogna stare al passo con le urgenze della concitata vita moderna, sarebbe più giusto dire che le urgenze derivano dai cambiamenti di idea del Governo e dalle nuove trovate, che però non è che siano introdotte per star dietro alle difficoltà quotidiane, perché qui c'è un problema: questo PNRR è stato scritto a livello europeo ed è stato recepito, con le procedure dovute, a livello italiano, quando l'emergenza era generata dalla pandemia da Covid, con i riflessi molto pesanti che ci sono stati sull'economia. Il nostro Paese, infatti, ha avuto il primato per il più consistente crollo del prodotto interno lordo a causa delle misure particolarmente severe (più severe che in ogni altro Paese), primato che si è accompagnato a quello per numero di morti, per cui evidentemente qualche problema c'è stato. Oggi è evidente però che ci sono quantomeno anche altre emergenze. Tra l'altro, è un Piano di ripresa e resilienza generato da un'emergenza di carattere sanitario - questo è alla base di tutto - che destina alla sanità risorse molto limitate, una parte molto piccola di questi fondi, mentre una società che invecchia, in cui le cure mediche si evolvono in continuazione, e con esse i costi, dovrebbe comunque aumentare le spese sanitarie. Oggi siamo in una situazione in cui - credo si sappia - l'emergenza generata dalla guerra in Ucraina è energetica. Cosa si fa? Si va avanti con il vecchio Piano nazionale di ripresa e resilienza. Fratelli d'Italia ha chiesto più volte, in più sedi, al Parlamento italiano e al Parlamento europeo, di aggiornarlo, così come previsto nelle procedure europee, oltre che naturalmente dalla libertà che il Parlamento - se realmente ci fosse - dovrebbe avere. E invece no: si è rimasti con le priorità precedenti; anzi, si va avanti con il vecchio piano, quello del fondamentalismo ambientalista, nel quale alcuni assiomi e dogmi vengono presi e applicati in modo acritico, al punto che in questi giorni, quando ci sono problemi di ben altro tipo, si pensa di dare una mazzata all'industria automobilistica continentale con l'annuncio dell'eliminazione dei motori endotermici entro il 2035. Ciò, insieme a tutte le altre norme di questo tipo, consentirà alla Cina di assorbire nuova produzione, perché potrà produrre di più a danno dell'Europa, in quanto lì non c'è alcuna limitazione alle emissioni e tantomeno all'inquinamento vero e proprio. Di conseguenza il risultato di questa bella norma sarà l'aumento delle emissioni globali, perché, visto che si parla di un problema globale, poco importa che esse avvengano in Cina o in Europa. Ci troviamo così di fronte a un confronto molto aspro: quello tra le visioni ideologiche fondamentaliste e la realtà. Questo è il pericolo peggiore che può correre la politica: scambiare e sostituire la realtà e i problemi reali delle persone (non è un fatto filosofico, ma una questione che tocca i problemi reali delle persone e dei cittadini che si trovano con bollette esorbitanti e costi altissimi, che fanno chiudere migliaia e migliaia di aziende e di attività) con l'ideologia, al fine di correre dietro al fondamentalismo ambientalista, che, di fatto, va nella direzione opposta sia degli interessi economici e pratici dei cittadini sia addirittura della tutela dell'ambiente. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, c'è in questo decreto-legge una parte rilevantissima che riguarda università e ricerca, il modo in cui poter diventare ricercatori e accedere alla carriera universitaria nel nostro Paese. Non si tratta solo del futuro di migliaia di ragazze e di ragazzi che vogliono fare dello studio e della ricerca la propria vita. Si tratta del futuro dell'intero Paese, che ha bisogno di più ricercatori, di più diritto allo studio, di un'università più larga, inclusiva e accessibile per poter affrontare le sfide che abbiamo di fronte, quella della rivoluzione tecnologica e della conoscenza, quella di una nuova economia, della trasformazione ambientale, dell'innovazione digitale, di un nuovo umanesimo, di una società più giusta e più coesa, che faccia crescere beni comuni, servizi essenziali, legami sociali che sono decisivi, soprattutto in tempo di crisi, come ci è stato ricordato dalla pandemia, in particolare nei drammatici mesi iniziali. Furono tre ricercatrici italiane ad isolare per prime il coronavirus, tenendo viva la speranza, aprendo la strada ad un possibile vaccino. Voglio dire con forza oggi queste cose, perché questo decreto-legge riguarda l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e gli investimenti sul Next generation EU , che abbiamo fortemente voluto e che hanno il significato di costruire un nuovo modello di sviluppo, dopo la pandemia, per le nuove generazioni. C'è una gigantesca questione-università, legata al futuro delle nuove generazioni. Perché a troppi è impedito di andare avanti negli studi, perché non lo permettono le condizioni economiche, sociali e territoriali. I dati ci dicono che il numero degli immatricolati è oggi inferiore a quello di vent'anni fa e questo è inaccettabile. Quando una ragazza o un ragazzo sono costretti a smettere di studiare è una sconfitta per l'intero Paese. Quando un giovane ricercatore è costretto ad andare all'estero è una ferita per il nostro Paese. È da qui, da queste motivazioni, che nasce il nostro emendamento, finalmente approvato, che fa di questo decreto-legge uno spartiacque per l'università italiana. L'emendamento, a mia prima firma, recepisce la riscrittura da me fatta come relatore, in un lavoro sinergico con la ministra Messa, del disegno di legge sul reclutamento; un emendamento poi sottoscritto da tutti i Capigruppo di maggioranza, che ringrazio per il sostegno; un emendamento che nasce da cinque anni di lavoro, da una proposta di legge depositata nel 2019, che è il frutto di battaglie fatte ascoltando voci e istanze di tantissimi ricercatori, prima utilizzati, spremuti, sottopagati e poi, dopo lunghissimi anni di precariato, quasi tutti espulsi dall'università;