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Disposizioni in materia di diminuzione dei livelli di inquinamento derivante dalla circolazione di veicoli in ambito urbano. Onorevoli Senatori . – Con la direttiva n. 96/62/CE del Consiglio, del 27 settembre 1996, sulla qualità dell'aria, l'Unione europea inaugurava una nuova strategia nella valutazione e gestione della qualità dell'aria, finalizzata ad « evitare, prevenire e ridurre gli effetti nocivi sulla salute umana e sull'ambiente nel suo complesso ». Nel corso dei 27 anni trascorsi da allora, altri atti normativi europei, ad esempio, la direttiva n. 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, hanno ribadito la necessità dell'attenzione alla tutela dell'ambiente, che è intrinsecamente connessa a quella della salute. Il mantenimento della qualità dell'aria laddove è buona e il suo miglioramento negli altri casi, e in particolar modo nei centri urbani, sono una priorità sia a livello nazionale che locale: nel solco anche di appositi piani regionali, persino i sindaci sono coinvolti nel controllo del livello di CO 2 immessa nell'ambiente. In assenza di rilevanti impianti industriali, l'inquinamento atmosferico nella città è dovuto, prevalentemente, a due fattori: in primo luogo, agli impianti di riscaldamento domestico e civile e, in secondo luogo, anche se in misura meno incidente, al traffico veicolare. Si tratta di inquinamento legato ad attività connesse, in una società civile, al soddisfacimento di innegabili bisogni primari. Ricordando che le direttive europee vincolano gli Stati membri agli obiettivi da realizzare, lasciando tuttavia libertà alle istituzioni degli Stati medesimi di valutare le modalità ritenute più opportune per la loro attuazione, da alcuni anni gli amministratori di diverse città italiane, al fine di contenere i livelli di inquinamento, hanno messo in campo le iniziative di volta in volta individuate come maggiormente idonee alla propria realtà territoriale di riferimento. Sicché, pur a fronte, sostanzialmente, di 4 settori fonte di inquinamento (consumi elettrici domestici, consumi di gas domestici, produzione e trattamento dei rifiuti, trasporto privato di persone tramite autoveicoli e ciclomotori, senza considerare il trasporto pubblico), tra le misure frequentemente adottate a livello locale, anche contemporaneamente, si sono registrati: a) l'introduzione di forme di mobilità sostenibile car pooling , car sharing , bike sharing ; b) l'estensione della rete ciclabile; c) la promozione della mobilità con veicoli a basso impatto ambientale (elettrici, GPL, metano) e la loro diffusione; d) la regolamentazione di accesso nelle zone a traffico limitato (ZTL) dei centri storici; e) l'attivazione delle ZTL e il controllo elettronico dei varchi di accesso; f) l'estensione delle ZTL e delle aree pedonali; g) l'aumento delle tariffe dei permessi di accesso al centro storico e di ingresso libero esclusivamente per i veicoli elettrici; h) la regolamentazione della distribuzione cittadina delle merci, soprattutto nel centro storico. Su tutte, comunque, a causa della sua maggiore facilità di attuazione rispetto alla misura più impegnativa dell'incremento delle infrastrutture di trasporto, l'unica davvero incisiva, assieme all'efficientamento energetico degli edifici pubblici, nonché quella usualmente preferita, è il ricorso al divieto di circolazione per le auto di immatricolazione meno recente, disposto per aree circoscritte (come i centri storici) o limitatamente ad alcune giornate (si pensi alle cosiddette « domeniche ecologiche »). Tuttavia, l'obiettivo di diminuire e contenere le emissioni inquinanti nell'aria per salvaguardare la salute pubblica potrebbe potenzialmente indurre taluni amministratori ad adottare la misura del divieto di circolazione in modo rigido e drastico, senza tenere in adeguato conto l'altrettanto necessaria tutela di beni giuridici diversi, di pari dignità rispetto alla salubrità ambientale. Peraltro, una simile misura, se non attuata nel rispetto dei princìpi di proporzione e ragionevolezza (insiti nell'articolo 3 della Costituzione) potrebbe avere effetti negativi anche in termini economico-finanziari sulle famiglie. È da considerare infatti che dal 2020 ad oggi la situazione del Paese è cambiata per gli avvenimenti internazionali verificatisi senza soluzione di continuità: l'emergenza sanitaria da Covid-19 e il conflitto tra la Federazione Russa e la Repubblica di Ucraina hanno determinato indubbiamente una trasformazione sociale nel senso di un indebolimento della capacità di spesa delle famiglie, una diminuzione dell'occupazione, l'aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti di prima necessità, una crisi energetica tuttora in corso, con un aumento elevato dei costi e delle spese per energia elettrica e gas e un aumento dell'inflazione. In tale contesto sociale, a fronte dell'oggettiva impossibilità di moltissimi di far rottamare veicoli datati e acquistarne di nuovi e meno inquinanti, l'eventuale adozione di misure di politica ambientale consistenti nell'indiscriminato e prolungato blocco della circolazione ai veicoli di meno recente immatricolazione può risultare drammaticamente impattante innanzitutto sul diritto al lavoro su cui è fondata la Repubblica italiana (articolo 1 della Costituzione). Infatti, se il blocco alle auto fosse previsto per aree urbane eccessivamente estese, senza che ciò risulti compensato dalla fruibilità di un trasporto pubblico realmente alternativo – perché efficiente e funzionale – ne risulterebbe menomata innanzitutto la possibilità di svolgere la propria attività lavorativa, per la difficoltà di raggiungere la sede di lavoro. Sarebbe inoltre fortemente compromessa anche la possibilità di fronteggiare i carichi di cura familiare di tantissimi cittadini, costretti a utilizzare una parte notevole del proprio tempo nell'attesa di mezzi pubblici non sufficientemente frequenti né capillarmente funzionanti, a scapito del tempo per la gestione delle attività destinate alla propria famiglia e alla propria persona. In buona sostanza, nell'ipotesi in cui si intenda disincentivare l'uso del mezzo privato, è indiscutibile che un sistema di trasporto pubblico, anche in ambito comunale, debba essere strutturato in modo tale da offrire, prioritariamente alle persone residenti e in generale a coloro che vi si recano per motivi di lavoro o altra necessità, un'alternativa valida al proprio veicolo, assicurando un risparmio di spesa e la possibilità di raggiungere il luogo prescelto in tempi ragionevoli. Al contrario, in assenza di un buon sistema integrato di trasporto pubblico, il secco divieto di utilizzo del veicolo inquinante danneggia il cittadino in molteplici diritti fondamentali, i quali, persino a fronte obiettivi « necessari » in un'ottica europea, restano tuttavia intangibili a motivo del loro essere previsti in norme costituzionali che fanno da cosiddetto controlimite ad ogni altra prescrizione proveniente da soggetti pure « qualificati ».