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Lo abbiamo fatto nelle ultime due settimane e - ancora - in queste ore e giorni, anche davanti all'evidenza che non sarebbe stato - e non è stato - possibile discutere nulla di quanto contenuto nella legge più importante del Paese. Ci presentate la manovra di un re senza più corona né scettro; un disegno di legge di bilancio firmato da sovranisti senza più sovranità, che - paradosso tra i paradossi - non ci sottrae del tutto dal rischio di procedura di infrazione e, dunque, di una possibile nuova austerità. Certo - tengo a precisarlo e mi dispiace che il ministro Tria si sia di nuovo allontanato - eravamo contenti che si fosse evitata, almeno per ora, la procedura di infrazione per deficit eccessivo. Non siamo mai stati tifosi dello spread , ma favorevoli a tutelare gli interessi del Paese. Siamo, però, arrivati fino a questo punto perché è stato commesso un fiume di errori, che il Governo ha scaricato sul Paese e sulla credibilità dell'Italia, mettendo il Parlamento nelle condizioni, alla Camera, di dover votare una legge che non era scritta e, al Senato, di dover chiedere invano conto di numeri e cifre che avete ostinatamente nascosto e negato alla discussione. (Applausi dal Gruppo PD) . Quella che la vostra spacconeria aveva ironizzato come la letterina di Babbo Natale è diventata la missiva amara che, per vostra mano, la Commissione europea notifica all'Italia (Applausi dal Gruppo PD) e che vi costringe a tornare a un deficit dell'1,8 per cento, con quel taglio di 0,6 punti che, però, davanti a un calo del PIL - capisco che non siano cose comprensibili per tutti - disvela, in termini economici, un significativo aumento del peso del deficit sul Paese e, in termini politici, una retromarcia mai vista; un'affermazione di subalternità che solo gli occhi della propaganda, anche degli accademici prestati alla propaganda, riescono a non vedere. Domando: non eravate voi gli oratori dei tempi dell'opposizione o, appena pochi mesi fa, in campagna elettorale, coloro che battevano i pugni a Bruxelles? Quegli stessi pugni ora, però, cosa stringono? Forse stringono un pugno di mosche, a danno di un Paese intero, del suo futuro, del suo sistema di imprese, del Mezzogiorno. Il presidente Conte avrebbe dovuto essere qui anche questa sera ad ammettere che vi siete sbagliati a fare i conti sui costi di quota 100 e reddito di cittadinanza, assumendosi la responsabilità, perché tutto ciò è già costato almeno un miliardo e mezzo di euro, e questa cifra è stata pagata per intero dagli italiani, dalle imprese e dai risparmiatori. Certo, dall'avvocato del popolo ci saremmo aspettati ben altro: un soprassalto di dignità, un esercizio di verità. E invece no: ha continuato anche lui, imperterrito, la retorica del Governo del cambiamento, della campagna elettorale perenne, tutto sulla pelle degli italiani. Così la riscrittura fatta a Bruxelles ci consegna una manovra recessiva, in cui non ci sono misure per la crescita, né per gli investimenti, che penalizza le imprese, mortifica il Sud con pesantissimi tagli ai cofinanziamenti sui fondi Regionali, blocca il turnover nella pubblica amministrazione; una manovra che smaschera la propaganda di un reddito di cittadinanza e quota 100 dei quali resta poco più del titolo e la barzelletta incerta sui tempi di attivazione. Ecco in cosa si materializzano gli 11 miliardi di tagli nel 2019. Ripeto quanto ho già detto ieri: urla vendetta la riduzione di almeno 700 milioni di euro di fondi per le Regioni, già stanziati per cofinanziare i fondi strutturali europei. Altro che messa in sicurezza del Paese! Come urla vendetta il taglio di 800 milioni di euro dalla riprogrammazione del fondo di sviluppo e coesione. Altro che Ministro per il Sud! (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Vitali) . Ma urla vendetta anche il taglio di 850 milioni alla rimodulazione dei fondi di cofinanziamento nazionale: un vero e proprio martirio, che peserà almeno per due miliardi e mezzo sulla testa delle imprese. Ma avete fatto ancora peggio: con una scellerata cocciutaggine, invece di concentrare risorse per accompagnare i timidi ma chiari segnali di crescita registrati per più trimestri e fino all'avvio di questo Governo, cosa fate? Escogitate un taglio di 410 milioni di euro per colpire direttamente le agevolazioni alle imprese, attraverso i quali limate il credito d'imposta IRAP e azzerate totalmente - dico, azzerate - quello per l'acquisto di beni strumentali nuovi. Tagliate i fondi di agevolazione Ires e poi - giusto per farsi del male fino in fondo - vi producete in un taglio per ridurre anche lo stanziamento di risorse per il capitale immateriale. È una manovra che si legge al contrario e che produrrà tanti danni. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 22,01) ( Segue STEFANO). Con la stessa contraddizione, poi, avete più volte affermato di voler incrementare i consumi, di voler aumentare la domanda interna, che era alla base della vostra stima eccessiva di crescita più alta del PIL. Vi ricordate tutto questo teatrino? E poi che fate? Avete reso impossibile la sterilizzazione delle clausole dell'aumento dell'IVA e, quindi, l'IVA dal prossimo anno potrebbe arrivare al 26,5 per cento. È la più alta d'Europa: non lo dico solo io, ma lo ricorda ancora oggi l'Ufficio parlamentare di bilancio. L'IVA entra nelle tasche degli italiani. L'IVA taglia le banconote nel portafoglio: altro che chiacchiere. Componenti del Governo, davvero pensate di continuare a prendere in giro gli italiani? È vergognoso che non proviate un senso di vergogna per quello che state facendo. Per colpa vostra quest'Aula questa volta voterà una fiducia al buio, su un testo partorito di notte e votato di notte; un'oscurità simbolica, quasi metaforica del baratro che ci attende e verso il quale ci state spingendo. «Si avanza nel buio a tentoni fin dove, invano prevista, si apre sotto i piedi la botola», scriverebbe un poeta. Io spero che quella botola non si apra del tutto, che quella voragine che state scavando sotto i nostri piedi non ingoi per sempre la speranza di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, «il Governo non si azzardi a presentare al Senato il maxiemendamento sulla legge di bilancio per farlo poi passare in fretta e furia con l'ennesimo voto di fiducia e, infine, farlo ratificare alla Camera senza dibattito e senza un esame approfondito delle norme. Siamo pronti a dare battaglia pur di impedire questo ennesimo atto di arroganza, che priva il Parlamento delle sue legittime prerogative. Abbiamo già avvertito i Presidenti di Camera e Senato e i Presidenti della Commissione bilancio. Se non ci faranno discutere il testo nel merito, li faremo rimanere qui fino anche a Natale». Sa, signor Presidente, io immagino che non le suonino nuove queste parole e che non suonino nuove neanche a molti dei colleghi che sono qui presenti. Era il 18 dicembre del 2014.