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pur essendo un intervento ordinario esso potrebbe fare una grandissima differenza per la qualità della vita di tantissime persone; preso atto che: a seguito dell'interrogazione presentata in Consiglio regionale dell'Umbria dal consigliere Andrea Liberati nonché a seguito di incontri con Anas, si apprende che dette opere verranno effettuate secondo "il piano di interventi" redatto in data 17 aprile 2013, con una misurazione ed una situazione ambientale totalmente differente da quella odierna, e i lavori saranno avviati solo dopo la sua approvazione da parte della Conferenza unificata; gli interventi a cui si fa riferimento e riguardanti il comune di Narni sono previsti tra il 10° e il 14° anno dall'approvazione del piano di interventi, pertanto se fosse approvato in questo anno tali interventi inizierebbero tra il 2029 e il 2033; considerato infine che, a parere degli interroganti, la tempistica di risoluzione proposta è praticamente inaccettabile sotto il punto di vista sia ambientale e sanitario che tecnico, vista anche l'esigua spesa dell'intervento, che ammonta a circa 1,5 milioni di euro, con proposta di anticipo della stessa Regione Umbria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione; se e quali misure intenda adottare affinché vengano installate barriere fonoassorbenti di ultima generazione presso il suddetto tratto stradale. Atto n. 4-01497 LANNUTTI TRENTACOSTE ORTIS DELL'OLIO LEONE GALLICCHIO COLTORTI FENU ABATE NATURALE PELLEGRINI Marco AGOSTINELLI DI NICOLA PESCO LANZI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: in queste settimane i clienti dei gestori telefonici delle linee fisse stanno ricevendo in bolletta, sotto forma di voce singola o accorpata ad altri servizi a pagamento, l'addebito per la consegna delle Pagine bianche, ovvero gli elenchi telefonici stampati e distribuiti da Italiaonline, ex Seat Pagine gialle; il compenso per tale servizio inserito in bolletta (si tratta di tariffe non regolamentate) varia da 1,80 a 3,20 euro più IVA (in casi particolari arriva anche 5 euro più IVA), un giro d'affari per le società di telecomunicazioni che oscilla tra i 30 e i 40 milioni di euro, per un servizio peraltro di dubbia utilità, visto che oggi si possono reperire le informazioni di contatto dei soggetti presenti negli elenchi telefonici consultando agevolmente internet (Pagine bianche ha infatti un proprio sito, accessibile da qualsiasi dispositivo) o chiamando i numeri speciali a questo dedicati (che però sono a pagamento); la consegna dell'elenco telefonico negli oltre 8.000 comuni in Italia avviene solitamente "a terra", cioè negli androni di condomini e uffici, e in alcuni casi sui marciapiedi, una consegna del tutto "anomala" per chi avrebbe diritto a un recapito personale che paga annualmente in bolletta; gli elenchi telefonici incustoditi, se non ritirati dagli utenti, rimangono tali sino al successivo recupero, trasformandosi in tonnellate di carta destinata al macero, ovvero in uno spreco indecente di denaro a carico del contribuente, oltre che in un danno ambientale per via degli alberi abbattuti per la carta; considerato che: fino al 2012 la spedizione degli elenchi rientrava nei servizi universali di "pubblica utilità", come le comunicazioni postali o la fornitura di energia elettrica. In seguito, con il decreto legislativo n. 70 del 2012, la spedizione è stata esclusa dagli obblighi, e nonostante ciò gli elenchi telefonici hanno continuato a essere recapitati in tutte le case degli italiani, anche in quelle degli utenti che non ne hanno fatto esplicita richiesta; a marzo 2015 la questione è arrivata sul tavolo dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), che ha aperto tre procedimenti nei confronti di Vodafone, Wind e Telecom per "l'omissione informativa sulla possibilità di rinunciare alla fornitura degli elenchi e quindi all'addebito in bolletta dell'importo relativo"; come denunciato da "il Fatto Quotidiano", in un articolo del 27 marzo 2019, «dal 2016 ai nuovi clienti non viene più appioppato questo costo, ma per tutti gli altri l'addebito automatico resta. Almeno questo vale per Tim e Wind-Tre (che gestisce Infostrada): i clienti dell'ex monopolista sono così costretti a pagare 3,2 euro più Iva all'anno (per i clienti business si arriva a 5 euro), mentre l'altro gestore fa sborsare 2,54 euro». E ancora: «Tim, che in questa storia fa la parte del leone con oltre 10 milioni di linee fisse, assicura però di rimborsare il costo del servizio a tutti gli utenti che contattano il Servizio Clienti». «Sul fronte Fastweb, la società da giugno 2018 ha invece deciso di fornire solo a chi ne faccia esplicita richiesta il servizio a un costo di 1,80 euro, che è quasi il costo vivo che viene pagato a Italiaonline. Teletu, gestito da Vodafone, ha invece eliminato l'addebito automatico dal 2016. Ma si tratta di un numero di clienti irrisorio»; è evidente che in alcuni casi le società di telecomunicazioni hanno preferito applicare la cosiddetta strategia dell' opt-out (ovvero se il cliente non vuole il servizio e quindi non vuole l'addebito del servizio, deve fare esplicita richiesta al gestore), una strategia vietata dal codice del consumo (di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005), si chiede di sapere: se la consegna degli elenchi telefonici avvenuta senza esplicita richiesta degli utenti consumatori, in palese violazione del codice del consumo, relativo al riassetto delle disposizioni vigenti in materia di tutela dei consumatori, non rappresenti un arbitrio a danno delle famiglie, un giro d'affari "improprio" per le società di telecomunicazioni dovuto all'esborso da parte dei clienti per un servizio non richiesto, e un grande spreco di carta, che spesso finisce al macero; se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire con urgenza per evitare in futuro l'iniquo addebito, in palese violazione del codice del consumo, per la consegna degli elenchi nella bolletta degli utenti, laddove il servizio non sia esplicitamente richiesto. Atto n. 4-01498 PISANI Giuseppe CASTELLONE SILERI Al Ministro della salute Premesso che: l'ospedale "San Marco", sito nel quartiere Librino di Catania, è una delle strutture destinate a potenziare la rete sanitaria regionale siciliana, servendo, in particolar modo, la città di Catania; la struttura è fondamentale per la gestione dell'emergenza sanitaria dato che i restanti ospedali, quali il "Garibaldi" e il policlinico, risultano distanti dal centro e del sud della città in termini sia di percorso che di percorribilità; attualmente sono ancora in corso i lavori per il completamento dell'ospedale San Marco, dopo molte attese da parte della cittadinanza e numerosi rinvii da parte dei politici locali; si precisa che la struttura è dotata di più dipartimenti, quali quello di medicina e chirurgia, di accettazione e di urgenza, di pronto soccorso, di cardiologia, di radiologia, di anestesia-rianimazione e di ortopedia. La loro apertura è prevista gradualmente: innanzitutto verrà inaugurato il dipartimento materno infantile, oggi ospitato dall'ospedale "Santo Bambino";