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Si stabilisce poi che esclusivamente per l'anno scolastico 2019-20, in relazione alla reiterazione del periodo di formazione e prova del personale docente ed educativo, a seguito di valutazione negativa, le attività di verifica da parte dei dirigenti tecnici, qualora non effettuate entro il 15 maggio, sono sostituite da un parere consultivo reso dal dirigente tecnico. L'articolo 3 riduce da quarantacinque a quindici giorni il termine per l'espressione dei pareri da parte del Consiglio superiore della pubblica istruzione. L'articolo 4 reca un'interpretazione autentica dell'articolo 87, comma 5, del decreto-legge n. 18 del 2020, precisando che la sospensione delle procedure concorsuali connesse all'emergenza sanitaria è riferita solo allo svolgimento delle relative prove. L'articolo 5 estende l'applicazione, in quanto compatibile, delle disposizioni di cui all'articolo 87, comma 5, del decreto-legge n. 18, anche alle procedure concorsuali previste dagli ordinamenti delle professioni regolamentate sottoposte alla vigilanza del Ministero della giustizia e agli esami di abilitazione per l'accesso alle medesime professioni. L'articolo 6 prevede che il Ministero dell'università e della ricerca, con uno o più decreti, possa definire, anche in deroga alle vigenti disposizioni normative, l'organizzazione e le modalità della prima e della seconda sessione del 2020 degli esami di Stato di abilitazione all'esercizio di professioni ivi indicate, nonché delle prove integrative per l'abilitazione all'esercizio della revisione legale. L'articolo 7 prevede la sospensione, nelle università e nelle istituzioni di alta formazione, fino al perdurare dello stato di emergenza e in deroga alle disposizioni degli statuti degli atenei e delle istituzioni AFAM, delle procedure elettorali per il rinnovo degli organi collegiali e monocratici in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge. L'articolo 8 reca le clausole di salvaguardia e di invarianza finanziaria. (Applausi) . PRESIDENTE . Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali. Ha chiesto di intervenire la senatrice Gallone per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, faccio una premessa fondamentale ponendo una questione su tutte. Questo decreto-legge reca un titolo ben preciso: «Misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato». Questo provvedimento, quindi, avrebbe dovuto contenere poche indicazioni essenziali, le linee guida per consentire alla scuola italiana di attraversare e superare il momento di emergenza che ha travolto l'Italia, garantendo - secondo i dettami della Costituzione - il diritto allo studio per tutti, le modalità di apprendimento, la regolarità dello svolgimento dell'anno scolastico e dei relativi esami di passaggio da un ciclo di studi all'altro o finali. Questo decreto-legge avrebbe dovuto garantire il sostegno - in maniera equa e paritetica - alla scuola pubblica statale e alla scuola pubblica paritaria, consentendo al sistema scolastico nella sua interezza di superare indenne un momento così difficile, salvaguardando un sistema integrato e sussidiario che oggi più che mai deve lavorare unito, rappresentando una risorsa essenziale per realizzare il diritto-dovere di apprendere, essenziale per la formazione della persona e del cittadino, per non parlare della libertà di scelta educativa delle famiglie, fondamento di ogni Stato democratico. A prescindere da ogni considerazione ideologica, questo decreto-legge avrebbe dovuto quantomeno salvaguardare la tutela degli equilibri di bilancio, alla luce del buco che si andrà a creare nel momento in cui le centinaia di migliaia di studenti delle paritarie si dovessero riversare nella scuola statale - che collasserà - vuoi perché chiuderanno tante paritarie vuoi perché le famiglie dovranno, giocoforza, cambiare per necessità economiche realizzando finalmente la vera discriminazione tra ricchi e poveri. Se a questo aggiungiamo l'immane sforzo logistico-organizzativo per assicurare il diritto allo studio e contemporaneamente il rispetto delle norme di distanziamento sociale, chi ci perderà, ovviamente, sarà la qualità. Questo decreto-legge avrebbe dovuto, inoltre, garantire la stabilizzazione degli insegnanti e dei docenti superando una volta per tutte ogni questione aperta, anche quella dei dirigenti scolastici - contenziosi polverosi - e salvaguardando la dignità professionale di una categoria, quella degli insegnanti, che nei Paesi più evoluti rappresenta la punta della piramide sociale, dando certezza, peraltro, della continuità didattica in un momento già abbastanza destabilizzante per gli alunni e gli studenti, che almeno avrebbero dovuto ritrovare gli insegnanti dell'anno precedente all'avvio - speriamo! - dell'anno scolastico successivo a settembre. Eppure, nonostante il sostegno di tutta la minoranza, il Governo è riuscito a bocciare anche gli emendamenti del senatore Verducci del PD, che chiedevano la stabilizzazione. (Applausi) . Questo decreto-legge avrebbe dovuto coadiuvare l'ente locale in questo percorso, dai Comuni al rapporto Stato-Regioni (motivo anche della questione pregiudiziale). Non è stato chiarito ancora, per esempio, se l'ordinanza del Ministro dell'istruzione, adottata d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, potrà sostituire per il prossimo anno le singole deliberazioni regionali in merito al calendario scolastico per quel che concerne la data di avvio delle lezioni. Questo decreto-legge avrebbe dovuto arrivare a creare le condizioni per poter riaprire le scuole in concomitanza con la riapertura del Paese, che oggi piano piano sta avvenendo; condizioni tra cui era necessario prevedere anche il potenziamento degli uffici amministrativi e degli uffici scolastici territoriali. Oggi, invece, la scuola rimane l'ultimo avamposto ancora distaccato, ancora isolato: riaprono le attività produttive, si ricomincia a circolare, riaprono i parrucchieri, i negozi, i ristoranti; si parla di turismo, di dove andremo in vacanza, ma non riapre la scuola, e questo sta compromettendo il funzionamento di interi sistemi, a partire dal sistema famiglia, perché dalla scuola dipende anche la possibilità di lavorare per le famiglie. (Applausi). Oppure - questa sarebbe stata la nostra ambizione, che speravamo condivisa - il Governo avrebbe potuto cogliere l'occasione di un momento, che rimarrà nella storia per la sua violenta drammaticità, e trasformarlo nell'opportunità di dare finalmente alla scuola un assetto nuovo, un rinnovamento e un consolidamento che in tempi normali non si sarebbe riusciti a dare. Un po' come quando si costruisce una casa nuova, perché l'occasione per ripensare il futuro della scuola era adesso, ma voi l'avete sprecata.