[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Savona nel procedimento penale a carico di L. F., con ordinanza del 15 dicembre 2021, iscritta al n. 5 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 6, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 23 novembre 2022 il Giudice relatore Francesco Viganò; deliberato nella camera di consiglio del 23 novembre 2022.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 15 dicembre 2021 (reg. ord. n. 5 del 2022) , il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Savona ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, «nella parte in cui prevede "423 bis del codice penale" senza specificazione del riferimento al solo primo comma ovvero all'ipotesi dolosa». 1.1.- Il rimettente espone che il 7 gennaio 2021 è stata pronunciata nei confronti di L. F. sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per il delitto di incendio boschivo colposo di cui all'art. 423-bis, secondo comma, cod. pen. Come si apprende dal fascicolo del procedimento a quo, la pena applicata a L. F. è di otto mesi di reclusione. Il pubblico ministero, nell'emettere (nel novembre 2021) il relativo ordine di esecuzione, aveva contestualmente chiesto al giudice rimettente, in qualità di giudice dell'esecuzione, di sollevare questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. nei termini poc'anzi indicati. Il GIP ha quindi sollevato le predette questioni di legittimità costituzionale, disponendo - con separata e contestuale ordinanza, presente nel fascicolo del procedimento a quo - la sospensione dell'ordine di esecuzione nelle more dell'incidente di illegittimità costituzionale. 1.2.- In punto di rilevanza, il rimettente osserva che sulla base del tenore letterale della disposizione censurata la sospensione dell'ordine di esecuzione non potrebbe essere disposta in alcuno dei casi previsti dall'art. 423-bis cod. pen. , e dunque anche nell'ipotesi in cui il fatto sia stato commesso per colpa. 1.3.- Tale esclusione dalla regola generale della sospensione dell'ordine di esecuzione di pene detentive non superiori a quattro anni creerebbe tuttavia, secondo il giudice a quo, una irragionevole disparità di trattamento tra il delitto di incendio boschivo colposo e altri reati colposi «parimenti e più gravi», come «l'omicidio stradale, l'omicidio sul lavoro, l'omicidio dovuto a colpa medica o l'incendio ferroviario [sic]». In tal modo, il legislatore avrebbe ingiustificatamente «considerato pericoloso e dunque meritevole della carcerazione chi ha commesso un reato di modesta gravità e ha riportato condanna ad una pena detentiva breve», sulla base di una «aprioristica presunzione di pericolosità che travalica il limite costituzionale della ragionevolezza». La disposizione censurata violerebbe, peraltro, anche il principio secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, dal momento che «tale finalità rieducativa rimarrebbe completamente frustrata con un sistema automatico di carcerazione immediata senza possibilità di valutazione individualizzata da parte del tribunale di sorveglianza». Il legislatore avrebbe in tal modo «sabotato la finalità rieducativa della pena a fronte di una condotta non particolarmente grave». 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata. Rammenta l'interveniente che, secondo l'insegnamento di questa Corte, la disposizione censurata si fonda su una presunzione di pericolosità che concerne i condannati per i delitti da essa indicati (è citata la sentenza n. 125 del 2016). La ragionevolezza della norma, nella parte che viene qui in discussione, potrebbe «essere legittimamente predicata ravvisandone la ratio - avendo esclusivamente riguardo alle caratteristiche intrinseche del delitto di omicidio colposo [sic], indipendentemente dalla considerazione della gravità dello stesso - in una maggiore pericolosità del condannato, tale da giustificare, anche in un'ottica generalpreventiva, la scelta legislativa di prevedere che la valutazione circa la possibilità per il condannato di accedere alle misure alternative alla detenzione sia da compiere successivamente all'ingresso in carcere». Dovrebbe d'altra parte escludersi anche il dedotto contrasto con l'art. 27, terzo comma, Cost., dal momento che «la possibilità comunque garantita al condannato che abbia fatto ingresso in carcere di presentare al tribunale di sorveglianza istanza di accesso ai benefici previsti dall'ordinamento penitenziario vale ad assicurare il rispetto del principio della necessità di una valutazione individualizzata del condannato, in relazione alla possibilità di consentirgli l'accesso ai benefici in questione, desumibile dalla poc'anzi citata disposizione costituzionale» (è richiamata la sentenza di questa Corte n. 216 del 2019).1.- Con ordinanza del 15 dicembre 2021, il GIP del Tribunale di Savona ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , «nella parte in cui prevede "423 bis del codice penale" senza specificazione del riferimento al solo primo comma ovvero all'ipotesi dolosa». Il GIP rimettente è adito, in sede di incidente di esecuzione, dal pubblico ministero che, nell'emettere ordine di esecuzione della pena a carico di L. F. per il delitto di incendio boschivo colposo, di cui all'art. 423-bis, secondo comma, cod. pen. , aveva chiesto allo stesso giudice di sollevare le predette questioni di legittimità costituzionale. Condividendo l'avviso del pubblico ministero, il rimettente dubita dunque della compatibilità con i due parametri costituzionali evocati del divieto, sancito dalla disposizione censurata, di sospendere l'ordine di esecuzione della pena detentiva ai sensi dell'art. 656, comma 5, cod. proc. pen. a carico dei condannati per il delitto di incendio boschivo anche nella sua forma meramente colposa. 2.- Le questioni sono ammissibili. Il rimettente ha, invero, già sospeso - come risulta dal fascicolo del procedimento a quo - l'ordine di esecuzione, nelle more del giudizio incidentale di legittimità costituzionale. Con tale provvedimento, tuttavia, il giudice a quo non si è ancora pronunciato sulla domanda di sospensione fondata sull'art. 656, comma 5, cod. proc. pen.