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Per tali motivi – nel rilevare altresì come, a distanza di molti anni dalla sua ultima pronuncia su un caso simile (sentenza n. 61 del 2006, in cui la Consulta, pur rilevando l'illegittimità della disciplina impugnata, ha ritenuto di pronunciarsi per l'inammissibilità della questione sollevata), non fosse stato ancora introdotto un « criterio più rispettoso dell'autonomia dei coniugi » – la Corte costituzionale è giunta a dichiarare l'illegittimità costituzionale delle norme del codice civile richiamate, nella parte in cui impongono, anche in presenza di una diversa e comune volontà dei coniugi, « l'automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo ». Il presente disegno di legge, già presentato nel corso della XVIII legislatura seppure con qualche lieve modifica, riprende quello approvato in testo unificato nella XVII legislatura dall'Aula della Camera il 24 settembre 2014 e il cui esame in 2ª Commissione Giustizia del Senato è giunto a conclusione il 13 dicembre 2017, dopo un lungo periodo di stallo e immediatamente prima dello scioglimento (anticipato) delle Camere. Nel corso della XVIII legislatura, era stato nuovamente avviato l 'iter relativo all'esame dei disegni di legge in materia di attribuzione del cognome ai figli. Tuttavia, la mancanza di accordo tra i principali gruppi politici ha comportato un'interruzione dei lavori. Lo scioglimento anticipato delle Camere non ha poi definitivamente consentito il loro prosieguo. Nel dettaglio, l'articolo 1 introduce nel codice civile l'articolo 143- bis (rubricato « Cognome dei coniugi »), il quale prevede che i coniugi, all'atto di matrimonio, possano scegliere un cognome comune tra uno dei propri cognomi o aggiungere al cognome di un coniuge il cognome dell'altro coniuge e trasmetterlo anche ai figli. In mancanza di una scelta, la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva fino allo scioglimento del matrimonio. L'articolo 2 aggiunge al codice civile l'articolo 143 -quater (rubricato « Cognome del figlio nato nel matrimonio »), il quale stabilisce che, all'atto della dichiarazione di nascita del figlio, i genitori coniugati possano attribuirgli: o il cognome del padre o il cognome della madre, ovvero il cognome di entrambi nell'ordine concordato. In caso di mancato accordo, al figlio sono attribuiti i cognomi di entrambi i genitori. Al fine di evitare che, nella stessa famiglia, vi siano figli con cognomi diversi, la disposizione precisa che i figli degli stessi genitori coniugati, nati successivamente e, pertanto, registrati all'anagrafe dopo il primo figlio, portano lo stesso cognome di quest'ultimo. Inoltre, allo scopo di evitare una moltiplicazione di cognomi ad ogni nuova generazione, si prevede che il figlio cui sono stati trasmessi entrambi i cognomi dei genitori può trasmetterne ai propri figli soltanto uno, a sua scelta. Gli articoli 3 e 4 del disegno di legge estendono, con i dovuti adattamenti, i princìpi del nuovo articolo 143- quater (di cui all'articolo 1) ai figli nati fuori dal matrimonio ed ai figli adottivi. In particolare, l'articolo 3 del disegno di legge riformula l'articolo 262 del codice civile, relativo al « Cognome del figlio nato fuori del matrimonio », prevedendo una diversa disciplina in ragione del momento in cui avviene il riconoscimento del figlio. Pertanto, se il figlio è riconosciuto contemporaneamente da entrambi i genitori, si applica la medesima disciplina di cui al nuovo articolo 143- quater del codice civile per il figlio di genitori coniugati. Se invece il figlio è riconosciuto da un solo genitore, assume il cognome di quest'ultimo. Laddove il riconoscimento da parte dell'altro genitore avvenga successivamente – come nel caso di paternità o maternità del secondo genitore riconosciute per via giudiziale – il cognome di questo si aggiunge al cognome del primo solo con il consenso del genitore che ha riconosciuto il figlio per primo nonché, se ha già compiuto 14 anni, del figlio stesso. Estendendo la disciplina dell'articolo 143- quater del codice civile, l'articolo stabilisce, inoltre, che, nel caso di più figli nati fuori dal matrimonio dagli stessi genitori, essi debbano portare lo stesso cognome attribuito al primo figlio. Nel caso di riconoscimento da parte di entrambi i genitori si prevede, infine, che il genitore che abbia due cognomi possa trasmetterne al figlio soltanto uno, a sua scelta. L'articolo 4 interviene sulla disciplina relativa all'attribuzione del cognome al figlio adottato. In particolare, il comma 1 riformula l'articolo 299 del codice civile, relativo al cognome dell'adottato maggiore di età. La nuova disciplina conferma, come regola generale, che l'adottato anteponga al proprio cognome quello dell'adottante; nel caso in cui il primo abbia un doppio cognome, deve indicare quale intenda mantenere. Se l'adozione è compiuta da coniugi, diversamente da quanto previsto a legislazione vigente (ovvero l'assunzione del cognome del marito), gli stessi coniugi decidono d'accordo quale cognome attribuire al figlio adottivo (quello paterno, quello materno o entrambi, secondo l'ordine concordato), ai sensi del nuovo articolo 143- quater ; in mancanza di accordo, al figlio sono attribuiti entrambi i cognomi. Il comma 2 dell'articolo 4 sostituisce l'articolo 27 della legge sull'adozione (legge n. 184 del 1983), relativo agli effetti dell'adozione sullo status del minore adottato. Superando l'attuale formulazione (ancora riferita all'acquisto di stato di figlio legittimo), il nuovo articolo 27 fa riferimento allo stato di figlio degli adottanti, estendendo all'adottato, ai fini dell'attribuzione del cognome, la sopradescritta disciplina di cui al nuovo articolo 143 -quater del codice civile. L'articolo 5 reca una disciplina speciale sul cognome del figlio maggiorenne, al quale, nell'ipotesi in cui gli sia stato attribuito in base alla legge vigente al momento della nascita il solo cognome paterno o materno, è riconosciuta la possibilità di aggiungere al proprio il cognome della madre o del padre. La disposizione introduce, allo scopo, una procedura estremamente semplificata, consistente nella dichiarazione resa presso gli uffici di stato civile personalmente o per iscritto (con sottoscrizione autenticata), dichiarazione che va annotata nell'atto di nascita. L'articolo 6 demanda ad un successivo regolamento attuativo – da adottarsi con decreto del Presidente della Repubblica entro un anno dall'entrata in vigore del presente disegno di legge – le conseguenti e necessarie modifiche ed integrazioni al regolamento sull'ordinamento di stato civile (il citato decreto del Presidente della Repubblica, n. 396 del 2000). L'articolo 7 reca la clausola di invarianza finanziaria. L'articolo 8 contiene una disposizione finale che condiziona l'applicazione dell'intera nuova disciplina introdotta in materia di cognome dei figli all'entrata in vigore del regolamento attuativo previsto dall'articolo 6.