[pronunce]

L'avvenuta modificazione intervenuta nella normativa richiamata richiede che sia precisata preliminarmente la portata della questione di cui questa Corte si trova a essere investita. L'abrogazione della legge sulla cittadinanza del 1912 disposta dall'art. 26, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 91 (Nuove norme sulla cittadinanza), e quindi anche l'abrogazione del citato art. 8, senza che la nuova legge stabilisca a sua volta caso alcuno di obblighi militari permanenti a carico di coloro che perdano la cittadinanza italiana, comporta che il rinvio operato dall'art. 1, primo comma, lettera b), del d.P.R. n. 237 del 1964 ai casi previsti dalle "leggi vigenti in materia di cittadinanza" in cui la perdita della cittadinanza lasci sussistere l'obbligo militare sia attualmente privo di oggetto: alla stregua della legislazione vigente, perdita della cittadinanza significa perciò eliminazione dell'obbligo militare. Quanto alle situazioni determinatesi anteriormente, l'art. 22 della legge sulla cittadinanza del 1992 - norma intertemporale dettata per accordare il precedente regime al nuovo - ha previsto che, per coloro i quali, alla data di entrata in vigore della legge stessa, avessero già perduto la cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 8 della legge sulla cittadinanza del 1912, cessi ogni obbligo militare. Data la sua inequivoca formulazione, la disposizione citata vale esclusivamente pro futuro, ma non elimina retroattivamente la soggezione all'obbligo militare, per il periodo anteriore all'entrata in vigore della nuova legge (15 agosto 1992), di quanti avessero perduto la cittadinanza anteriormente a quella data, sotto la vigenza delle disposizioni relativamente alle quali è stata sollevata la presente questione di costituzionalità. La vicenda che ha dato luogo al giudizio presso la Corte militare d'appello (parzialmente) cade per l'appunto - secondo quanto ricordato nella esposizione dei fatti - sotto la previsione della perdurante esistenza dell'obbligo militare. La questione che questa Corte si trova quindi a esaminare riguarda esclusivamente la limitata ipotesi della persistenza degli obblighi militari nel periodo anteriore all'entrata in vigore della legge n. 91 del 1992, obblighi gravanti su chi avesse perso la cittadinanza italiana; mentre in tutti gli altri casi - i casi cioè della perdita della cittadinanza italiana successivamente all'entrata in vigore di tale legge, ovvero della perdita anteriore, con riguardo al periodo successivo a tale data - il legislatore stesso ha già previsto il venire meno dell'obbligo militare. Data questa situazione normativa, il giudice rimettente ritiene che la previsione dell'esistenza, per il periodo anteriore all'entrata in vigore della legge n. 91 del 1992, degli obblighi di leva a carico di coloro i quali abbiano perduto la cittadinanza italiana a seguito dell'acquisto di quella di altro Stato nel quale non siano tenuti a prestare il servizio militare, violi l'art. 3 e l'art. 10, primo comma, della Costituzione: l'art. 3, in quanto essa determinerebbe una disparità di trattamento tra coloro che hanno perduto la cittadinanza italiana in favore di quella di uno Stato nel quale sono tenuti a prestare il servizio militare - soggetti esentati dal prestare il servizio militare in Italia (sentenza n. 278 del 1992) - e coloro i quali, come nel caso oggetto del giudizio della Corte militare, hanno perduto la cittadinanza italiana per acquistare quella di uno Stato nel quale non è previsto il servizio militare obbligatorio - soggetti non esentati -; l'art. 10, primo comma, in quanto la disciplina censurata si porrebbe in contrasto con la norma del diritto internazionale generalmente riconosciuta, richiamata dalla disposizione costituzionale invocata, che vieta agli Stati di assoggettare agli obblighi militari i cittadini di altri Stati. 2. - La questione è fondata in riferimento all'art. 10 della Costituzione. 3. - Questa Corte, dopo aver riconosciuto (con la sentenza n. 974 del 1988) l'illegittimità costituzionale della sottoposizione agli obblighi di leva di chi abbia perduto la cittadinanza italiana a seguito dell'acquisto di quella di altro Stato nel quale abbia già prestato il servizio militare, con la sentenza n. 278 del 1992 ha esteso tale illegittimità al caso in cui il soggetto, che aveva perduto la cittadinanza italiana, fosse divenuto cittadino di uno Stato nel quale fosse tenuto a prestare il servizio militare. In tali casi, si trattava di ipotesi, reali o potenziali, di doppia imposizione dei doveri militari nei confronti di chi avesse perso la cittadinanza italiana, avendone acquisita una di altro Stato. Nel caso ora all'esame, invece, la questione sollevata riguarda l'ipotesi di un'unica imposizione degli obblighi militari da parte dell'ordinamento italiano, in quanto il soggetto già cittadino italiano sia divenuto cittadino di uno Stato in cui non esiste il servizio militare obbligatorio. Nei precedenti ricordati, la decisione di incostituzionalità è stata affermata in base al doppio argomento, variamente intrecciato, dell'irragionevolezza della legge e dell'esistenza di norme di diritto internazionale che, oltre a perseguire l'obbiettivo della riduzione dei casi di doppia cittadinanza, escludono la doppia imposizione dell'obbligo militare. Ma, nella sentenza n. 278 del 1992 citata, questa Corte ha riconosciuto l'esistenza di una norma del diritto internazionale generalmente riconosciuta che, indipendentemente dall'esistenza di una doppia imposizione, vincola gli Stati a non assoggettare a obblighi militari i cittadini di altri Stati (sul diverso caso degli apolidi, invece, v. la sentenza n. 172 del 1999) e ha concluso che, in conseguenza del principio di conformazione dell'ordinamento giuridico italiano alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, principio sancito dall'art. 10, primo comma, della Costituzione, una normativa che imponesse loro il servizio militare sarebbe incostituzionale. Sebbene questa affermazione di principio abbia portata generale, in quella circostanza la declaratoria d'incostituzionalità delle disposizioni allora, come ora, sottoposte al controllo di costituzionalità fu circoscritta al solo caso dell'imposizione dell'obbligo militare a coloro che avessero perduto la cittadinanza italiana a seguito dell'acquisto di quella di altro Stato nel quale fossero tenuti a prestare il servizio militare. Ciò in ragione della formulazione della questione alla stregua della rilevanza ch'essa assumeva nel giudizio dal quale veniva proposta. Ma la medesima affermazione di principio, della quale deve confermarsi la validità, nella presente circostanza conduce all'accoglimento della questione con riferimento a tutti i soggetti, già cittadini italiani, che abbiano perduta l'originaria cittadinanza per averne acquisita una di altro Stato a norma dell'art. 8, primo comma, numero 1), della legge n. 555 del 1912, indipendentemente dal fatto che essi, secondo la legislazione di quest'ultimo Stato, siano o non siano tenuti alla prestazione del servizio militare. 4.