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Si tratta di una "deviazione significativa" dal percorso verso il pareggio di bilancio che è stata evidenziata anche dalla lettera inviata dai Commissari europei al Ministro dell'economia e delle finanze lo scorso 5 ottobre. In ragione di tale scelta, il Governo ha allegato alla Nota di Aggiornamento la Relazione al Parlamento prevista dall'articolo 6, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243; il saldo primario, presenta un percorso meno favorevole sia rispetto alle previsioni tendenziali del Def di aprile scorso sia rispetto allo scenario tendenziale della Nota di aggiornamento, per effetto del mancato controllo della spesa e ai nuovi interventi previsti che vanno ad aggredire i saldi di finanza pubblica. Nel primo caso, il saldo diminuisce di 1,4 punti nel 2019, di 1,7 punti nel 2020 e di 1,6 punti percentuali nel 2021. Nel secondo, il saldo diminuisce di 1,1 punti percentuali nel 2019, di 1,3 punti percentuali nel 2020 e di 1,2 punti percentuali nel 2021; la spesa per interessi è prevista in sensibile peggioramento nello scenario programmatico. Rispetto al tendenziale del Def di aprile scorso, la spesa per interessi è prevista in aumento progressivo di 0,2 punti percentuali nel 2019, di 0,3 punti percentuali nel 2020 e di 0,4 punti percentuali nel 2021, ovvero per un ammontare complessivo di circa 15 miliardi nel prossimo triennio, confermando l'inversione di fiducia dei mercati internazionali nei confronti del nostro Paese; il debito pubblico interrompe il proprio percorso virtuoso di decrescita rallentando sensibilmente rispetto allo scenario tendenziale. Il rapporto debito pubblico su PIL è atteso scendere nel corrente anno al 130,9 per cento, ad un livello superiore di 0,9 punti percentuali rispetto al dato del Def di aprile. Nel 2019 è previsto scendere al 130 per cento (2 per cento in più rispetto al tendenziale), nel 2020 al 128,1 per cento (3,4 per cento in più rispetto al tendenziale) e nel 2021 al 126,7 (4,7 per cento in più rispetto al tendenziale). Si tratta di una minore decrescita del debito pubblico il cui costo è stimato in circa 80 miliardi di euro; per quanto di propria competenza della Commissione, rilevato che: l'attuale quadro macroeconomico beneficia degli effetti positivi delle politiche economiche e di bilancio adottate negli scorsi anni, periodo in cui i Governi a guida PD sono riusciti a coniugare la stabilità della finanza pubblica e la fiducia dei mercati con politiche di crescita, occupazione ed equità; in questo contesto, le scelte del Governo evidenziate nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018, prefigurano uno scenario completamente diverso, caratterizzato da forte instabilità della finanza pubblica generata dall'extra-deficit previsto nel 2019 e negli anni successivi, che verrà utilizzato per interventi di tipo assistenzialistico, iniqui, non in grado di generare nuova occupazione, incentrati per lo più sulla spesa corrente e insufficienti dal lato degli investimenti pubblici e delle misure di stimolo della crescita e di riduzione del divario territoriale; l'annunciata composizione della prossima manovra di bilancio, fondata su interventi di politica economica, ancora non delineati nel dettaglio, quali l'avvio del Reddito di Cittadinanza, l'introduzione di modalità di pensionamento anticipato, l'avvio della prima fase della "flat tax" a favore di piccole imprese, professionisti e artigiani, il taglio dell'imposta sugli utili d'impresa per le aziende, non appare in grado di garantire la crescita economica attesa, come evidenziato sia dalle recenti previsioni economiche del fondo monetario internazionale sia dalla mancata validazione del quadro macroeconomico programmatico da parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio; nella documentazione illustrata dal Ministro dell'economia e delle finanze in sede di audizione sulla Nota di aggiornamento al Def 2018 presso le Commissioni congiunte 5ª Senato e Vª Camera, in data 9 ottobre 2018, si apprende che le misure che verranno introdotte nella prossima manovra di bilancio relative agli incentivi, agli investimenti, all'innovazione e alle piccole e medie imprese avranno un impatto sul Pil pari a zero nel 2019 e a 0,1 punti percentuali nel biennio 2020-2021; in attesa del dettaglio delle suddette misure appaiono del tutto inaccettabili gli interventi annunciati nella Nota di aggiornamento che vengono portati a copertura finanziaria dei cambiamenti dell'imposizione su piccole imprese e utili reinvestiti. A tal fine, si prevede: l'abrogazione dell'imposta sul reddito imprenditoriale (IRI), che doveva entrare in vigore nel 2019 con aliquota al 24 per cento e che ora viene superata dalla flat tax per le piccole imprese e lavoratori autonomi; l'eliminazione dell'aiuto alla crescita (ACE) per realizzare la misura di riduzione dell'aliquota sugli utili reinvestiti; si tratta di interventi che erano stati predisposti per agevolare un insieme ampio di imprese (IRI) e favorire la loro capitalizzazione (ACE), che ora vengono abrogati per favorire un numero ristretto di soggetti beneficiari; ma ciò che più preoccupa, oltre alle misure di risoluzione del contenzioso fiscale, sono gli ulteriori aumenti di gettito preventivati che saranno realizzati attraverso le annunciate modifiche ai regimi agevolativi, alle detrazioni fiscali e alle percentuali di acconto d'imposta che riguardano imprese e cittadini, con ricadute sulla pressione fiscale a carico dei soggetti colpiti; preso atto dell'assenza di misure indirizzate allo stimolo della crescita economica, al sostegno delle imprese e alla riduzione del divario territoriale, esprime parere contrario.