[pronunce]

Ad ogni modo, «la norma impugnata non determina alcuna violazione dei principi comunitari, anzi ne costituisce fisiologica e ragionevole attuazione sia in ragione del riconoscimento della specificità della condizione insulare, sia alla stregua della disciplina dei servizi pubblici di cui all'art. 86 (ex 90) del Trattato UE». A maggior ragione, sarebbe esclusa la violazione dell'art. 41 Cost., il cui contenuto sostanziale è, infatti, «tutto permeato dagli stessi principi della costituzione economica europea» e sarebbe, comunque, «ben più largo nell'ammettere e legittimare interventi limitativi della libertà d'iniziativa economica a tutela dei servizi pubblici». Quanto, infine, alla presunta violazione del principio di uguaglianza nei confronti di titolari di altre sedi disagiate, le suddette parti eccepiscono che essa si fonda sul «presupposto niente affatto scontato che debba esservi una uniformità nella specialità», laddove «è evidente [...] che le condizioni di disagio sono multiformi ed esigono quindi trattamenti a loro volta diversificati». 3. – Si sono costituiti i signori Arena ed altri (ricorrenti nel giudizio contrassegnato con il n. 5003/2004), esponendo di essere farmacisti di pluriennale esperienza professionale e di essere iscritti ai concorsi «ordinari» in itinere per l'assegnazione di sedi farmaceutiche ora riservate ai farmacisti rurali delle isole minori. In primo luogo, essi eccepiscono che l'art. 32 della legge regionale n. 4 del 2003 viola «[i] limiti generali della competenza legislativa regionale concorrente, in relazione ai principi fondamentali di disciplina dell'organizzazione del servizio farmaceutico territoriale recato dalle leggi quadro nazionali». Un principio siffatto è rinvenibile nelle norme di legge statale che prevedono, fra l'altro, l'assegnazione delle sedi farmaceutiche mediante concorso pubblico, cui sono ammessi a partecipare tutti gli aspiranti in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Pertanto, l'art. 32 della legge regionale, nel prevedere un «concorso speciale» riservato ai titolari delle farmacie rurali delle isole minori della Sicilia per conferire loro una sede farmaceutica a scelta fra quelle vacanti o di nuova istituzione sul territorio regionale, chiaramente esorbita dal rispetto dei limiti imposti dal legislatore statale, contravvenendo al principio per cui le sedi farmaceutiche sono assegnate esclusivamente in esito ad un pubblico concorso e in base ad un criterio meritocratico. Le stesse parti eccepiscono, in secondo luogo, la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost. e dell'art. 17 dello statuto della Regione Siciliana, per contrasto con le normative europee «che riconoscono a tutti i cittadini dell'Unione il diritto di stabilimento (capo 2 del Trattato che istituisce l'Unione Europea) e la libera prestazione dei servizi (capo 3) ivi comprese le attività delle libere professioni (art. 50)». In terzo luogo, esse eccepiscono la violazione del principio di uguaglianza e l'irragionevolezza derivante dalla previsione di un concorso riservato ai soli titolari di farmacie rurali nelle isole minori della Sicilia. I farmacisti delle isole minori non avrebbero, infatti, alcun merito particolare rispetto ad altri farmacisti rurali e parimenti disagiati, come coloro che, ad esempio, esercitano la farmacia in piccole località dell'entroterra siciliano, e quindi la particolare condizione di favore loro riservata appare quanto mai lontana dai principi di uguaglianza e razionalità tutelati dall'art. 3 Cost. Le stesse richiamano, altresì, la violazione dell'art. 97 Cost. e del principio di buon andamento dell'attività amministrativa, nonché la violazione dell'art. 32 Cost. La norma regionale contrasterebbe, infatti, con il principio del buon andamento dei pubblici uffici (fra i quali vanno inclusi anche i pubblici servizi e, dunque, il servizio farmaceutico), compromettendo «lo scopo del legislatore nazionale di realizzare un servizio farmaceutico efficace ed efficiente sotto il profilo della scelta degli operatori». Di qui, anche, il contrasto con l'art. 32 Cost., che tutela la salute in quanto diritto non solo dell'individuo ma della collettività. Infine, i signori Arena ed altri prospettano la violazione dell'art. 41 Cost., poiché la norma censurata preclude alla generalità dei farmacisti l'esercizio dell'impresa farmaceutica negli ambiti territoriali che dovessero essere prioritariamente preferiti dai privilegiati farmacisti delle cosiddette isole minori. 4. – Si sono costituiti gli Ordini dei farmacisti delle nove province siciliane e la Federazione nazionale degli Ordini dei farmacisti italiani (citata nel giudizio relativo al ricorso n. 2843/2004), gli uni e l'altra chiedendo alla Corte di dichiarare l'illegittimità costituzionale delle norme denunciate, sulla base di motivi che sostanzialmente riproducono quelli dell'ordinanza di rimessione. 5. – Si è costituita la Regione Siciliana, eccependo l'inammissibilità della questione e concludendo, comunque, per la sua infondatezza. L'inammissibilità deriverebbe dalla circostanza che il Tribunale remittente «ha omesso di considerare la natura derogatoria della norma in esame, dettata dalla particolare situazione disagiata [...] che il legislatore regionale, nel suo discrezionale apprezzamento, ha ritenuto di dover risolvere». Nel merito, non sussisterebbe la dedotta violazione dell'art. 17 dello statuto della Regione Siciliana, poiché, da una parte, la valutazione dei titoli, ai fini dell'assegnazione delle sedi farmaceutiche, viene operata in base alla legislazione statale; dall'altra, «in considerazione della natura particolarmente disagiata delle sedi farmaceutiche in questione, si è prevista la possibilità, per i titolari delle stesse, che abbiano il requisito di dieci anni di anzianità di servizio, di ottenere una sede meno disagiata, lasciando nel contempo libera quella precedentemente occupata e, quindi, mantenendo inalterato il numero delle sedi disponibili da mettere a concorso». Né sarebbe esaustivo il richiamo operato dal giudice a quo alla normativa statale che prevede il conferimento delle sedi farmaceutiche mediante pubblico concorso, atteso che lo stesso legislatore statale ha emanato norme derogatorie al principio del concorso per consentire l'assegnazione di sedi farmaceutiche rurali o urbane (legge 28 ottobre 1999, n. 389, art. l; legge 16 gennaio 2003, n. 3, art. 46); «[a]nalogamente, quindi, il legislatore regionale ha provveduto a dettare una disciplina derogatoria adeguata alla particolare articolazione del proprio territorio e nell'ambito della propria potestà legislativa in materia (art. 17, lett. b, Statuto siciliano)».