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Modifiche alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, recante Statuto speciale per la Sardegna, in materia di lingua, cultura e ordinamento scolastico. Onorevoli Senatori. – L'articolo 6 della Costituzione riconosce in via di principio la tutela delle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano, riservando ad apposite norme di rango ordinario la disciplina concreta di tale previsione. Particolari forme di tutela sono altresì previste dagli statuti speciali delle Regioni Trentino-Alto Adige/Südtirol per quanto concerne le lingue tedesca e ladina (incluse le minoranze cimbre e mochene), della Valle d'Aosta/Vallèe d'Aoste per quanto riguarda la lingua francese e del Friuli Venezia Giulia. Lo statuto di autonomia della Sardegna sconta invece un grave errore di valutazione dei consultori e dell'intera classe dirigente post-bellica, che nelle diverse elaborazioni che portarono all'approvazione della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, sottovalutarono fatalmente e colpevolmente la centralità della lingua e della cultura sarda nella costruzione di una consapevolezza autonomistica preordinata alla piena affermazione della soggettività nazionale del popolo sardo. Analogo errore venne fatto con riferimento all'architettura complessiva del sistema scolastico, che evidentemente costituisce il necessario complemento ad un'impostazione culturale identitaria ed all'esigenza di definire assetti e dimensionamenti rispondenti alle peculiarità storiche, geografiche e sociali dell'Isola. La disciplina comunitaria e internazionale si trova in materia su una frontiera decisamente avanzata, avendo maturato e consolidato, in via di principio, il valore della tutela delle minoranze e delle diversità linguistiche e culturali. A partire infatti dal trattato internazionale sottoscritto a Strasburgo il 5 novembre 1992 nell'ambito del Consiglio d'Europa, denominato European Charter for Regional or Minority Languages (ECRML), la cui ratifica da parte dell'Italia pare finalmente imminente dopo ben 23 anni, si è sancito l'intento di tutelare e promuovere le lingue regionali o minoritarie come parti del patrimonio culturale europeo in pericolo d'estinzione nonché di promuovere l'uso di queste lingue nella vita pubblica e privata. Nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea si fa poi esplicito divieto di discriminazione fondata, in particolare, sull'appartenenza «ad una minoranza nazionale» (articolo 21), affermando altresì il rispetto della «diversità culturale, religiosa e linguistica» (articolo 22) e definendo la portata dei diritti garantiti nel senso che «possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall'Unione o all'esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui» (articolo 52). Infine, il Trattato sull'Unione europea ha sancito che «L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze» (articolo 2); che «essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo» (articolo 3) e «riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000, adattata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati» (articolo 6). Il presente disegno di legge, nell'alveo della pluridecennale elaborazione culturale e linguistica del Partito sardo d'azione ed in armonia con i princìpi e gli orientamenti consolidati a livello europeo, propone una organica integrazione della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, mediante l'introduzione di un nuovo titolo, rubricato «Lingua, cultura e ordinamento scolastico», che realizza peraltro un riequilibrio dell'intensità di tutela linguistica, culturale ed etnica della Sardegna nell'ambito della Repubblica italiana, ispirato alle tradizionali e ben note avanguardie sudtirolesi e valdostane in materia. Infatti, fin da principio, gli statuti speciali delle regioni Trentino-Alto Adige/Südtirol per le lingue tedesca e ladina, e della Valle d'Aosta/Vallèe d'Aoste per la lingua francese hanno riconosciuto alle lingue parlate nei rispettivi ambiti geografici il carattere di «lingua propria», perfezionandone contestualmente il relativo regime della protezione. Nello statuto speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol la tutela delle lingue tedesca e ladina è articolata in una pluralità di previsioni. In particolare: – l'articolo 8 dispone il bilinguismo toponomastico nel territorio della provincia di Bolzano; – l'articolo 19 prevede, in materia di istruzione, che nella provincia di Bolzano l'insegnamento nelle scuole sia impartito nella lingua materna degli alunni, italiana o tedesca; – l'articolo 57 prevede che le leggi regionali e provinciali ed i regolamenti provinciali siano pubblicati nel Bollettino ufficiale della regione con testo in italiano e in tedesco; – l'articolo 99 testualmente prevede che «nella regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana che è la lingua ufficiale dello Stato»; – l'articolo 100 consente ai «cittadini di lingua tedesca della provincia di Bolzano» la «facoltà di usare la loro lingua nei rapporti con gli uffici giudiziari e con gli organi e uffici della pubblica amministrazione situati nella provincia o aventi competenza regionale, nonché con i concessionari di servizi di pubblico interesse svolti nella provincia stessa»; ancora, «Gli uffici, gli organi e i concessionari ... usano nella corrispondenza e nei rapporti orali la lingua del richiedente e rispondono nella lingua in cui gli atti sono stati avviati da altro organo o ufficio; ove sia avviata d'ufficio, la corrispondenza si svolge nella lingua presunta del cittadino cui è destinata» e «salvo i casi previsti espressamente – e la regolazione dei casi di uso congiunto delle due lingue negli atti destinati alla generalità dei cittadini, negli atti individuali destinati ad uso pubblico e negli atti destinati a pluralità di uffici – è riconosciuto negli altri casi l'uso disgiunto dell'una o dell'altra delle due lingue»; – l'articolo 101 prescrive che «nella provincia di Bolzano le amministrazioni pubbliche devono usare, nei riguardi dei cittadini di lingua tedesca, anche la toponomastica tedesca, se la legge provinciale ne abbia accertata l'esistenza ed approvata la dizione». La facoltà di usare la propria lingua nei rapporti orali e scritti con gli uffici della pubblica amministrazione è altresì riconosciuta ai cittadini di lingua ladina della provincia di Bolzano.