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I professionisti, pertanto, non devono «riaddebitare» in fattura tali spese al committente e non possono considerare il relativo ammontare quale componente di costo deducibile dal proprio reddito di lavoro autonomo. L’articolo 30 modifica l’articolo 3, comma 10 del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni dalla legge n. 135 del 2012 senza alterarne il generale impianto normativo. L’intervento è volto, infatti, ad eliminare il riferimento alla Commissione di congruità dell'Agenzia del demanio di cui all'articolo 1, comma 479, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, rinviando, ai fini della verifica della congruità del canone, ad una competenza generica dell’Agenzia del demanio, come avviene in norme di analogo contenuto. In buona sostanza, si rettifica un mero refuso, in quanto la predetta Commissione viene attivata esclusivamente qualora il valore della locazione sia superiore ad una determinata soglia. Le modifiche introdotte con l’articolo 31 hanno l’obiettivo di consentire significativi risparmi di spesa e di pervenire ad una semplificazione amministrativa che consenta una maggiore velocità e snellezza dell’Amministrazione nell’espletamento dei propri compiti nonché di liberare risorse umane da utilizzare in altri settori di attività. L’innovazione proposta è coerente con l’esercizio di spending review , ed in particolare con una specifica raccomandazione che la Commissione ha formulato su questa materia: «modificare l’attuale sistema di pagamento delle spese di trasferimento (a carico del Ministero dietro presentazione di fattura) mediante un rimborso forfettario da integrare alle indennità di prima sistemazione o di rientro, nella prospettiva di una sempre maggiore articolazione della struttura dell’ISE e di risparmio in termini di risorse umane (soppressione del competente ufficio ministeriale) e finanziarie». I procedimenti interessati dall’innovazione, attualmente attribuiti alla DGRI, Ufficio IX, attengono al rimborso delle spese di trasferimento del personale nell’ambito della rete degli uffici all’estero, e da o per la sede centrale e la rete stessa. Rispetto a tali procedimenti l’Ufficio si trova in una posizione estremamente difficile sul piano giuridico ed operativo in quanto l’attuale ordinamento prevede il rimborso, entro certi limiti, delle spese in questione. È quindi il dipendente che sceglie il trasportatore (se lo ritiene nell’ambito delle ditte accreditate); questi predispone il preventivo di spesa al quale il dipendente ne allega un altro di una ditta diversa a fini comparativi; l’Ufficio procede alla relativa approvazione sulla base del tariffario predisposto dagli organi tecnici dello Stato, eroga l’anticipo (attualmente pari al 30 per cento) e quindi il saldo al ricevimento e riscontro della documentazione attestante l’effettuazione del trasloco. Sussiste pertanto un vero e proprio obbligo dell’Amministrazione di pagare le spese sostenute dal dipendente per il trasporto dei propri effetti e masserizie in occasione di un trasferimento da e per una sede all’estero. A fronte di tale obbligo, negli ultimi anni si è registrata una crescente decurtazione delle risorse assegnate al pertinente capitolo di spesa – classificato come capitolo rimodulabile per l’acquisto di beni e servizi – che ha creato una ormai cronica impossibilità dell’Amministrazione di poter regolarmente onorare tutti i debiti che essa ha accumulato nei confronti dei dipendenti trasferiti. Per ovviare alla situazione sopra descritta si ritiene che l’unico mezzo sia di provvedere alla necessaria disponibilità di arredi e masserizie mediante il pagamento di una somma fissa previamente determinata, che costituisca un «contributo onnicomprensivo». Che si tratti comunque di una quota parziale di rimborso non è una mera finzione in quanto con il nuovo testo resterebbero a carico del dipendente una parte delle spese sostenute e che invece attualmente l’Amministrazione è tenuta a rimborsare. Il parametro di riferimento per l’entità del contributo da corrispondere è costituito dalle due indennità di sistemazione (articolo 175 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18) e di rientro (articolo 176) che contengono in sé un riferimento al costo della vita in loco (parametro necessario per tener conto dell’effettivo costo dei servizi di trasporto nel Paese di destinazione), al posto funzione che il dipendente va a ricoprire e alla composizione del nucleo familiare a suo carico. Tale parametro è altresì coniugato con quello della distanza intercorrente fra la sede di servizio e quella di destinazione (parametro a sua volta necessario per tener conto dell’effettivo costo dei noli, sia marittimi che terrestri). In tale nuovo contesto l’Amministrazione: non intratterrà più alcun rapporto con le ditte di trasloco, diversamente da oggi (anche a causa delle deleghe ad esse rilasciate per la gestione del procedimento, e delle necessità derivanti dalle carenze documentali); non sarà più coinvolta nelle dispute tra dipendenti che chiedono di essere tutelati dall’Ufficio e trasportatori che reclamano il pagamento del dovuto, ed ancora tra questi ultimi ed i corrispondenti locali; potrà liberare risorse umane di entità non inferiore alle 13 unità da utilizzare per altre finalità istituzionali. Il comma 5 contiene la clausola di invarianza finanziaria. L’articolo 32, nei primi due commi, stabilisce che sono soggette all’autorizzazione all’installazione solo le apparecchiature a risonanza magnetica con valore di campo statico di induzione magnetica superiore a quattro tesla, anziché, come previsto dalla normativa attuale, a due tesla. L’autorizzazione ha validità cinque anni e può essere rinnovata. Il comma 3 affida ad un regolamento del Ministro della salute la disciplina delle modalità per l’installazione, l’utilizzo e la gestione delle apparecchiature a RM da parte delle strutture sanitarie, assicurando l’adeguamento allo sviluppo tecnologico e all’evoluzione delle conoscenze scientifiche. Il comma 4 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il comma 5 ha finalità di coordinamento normativo, abrogando le disposizioni che prevedono la collocazione e l’autorizzazione delle apparecchiature RM con valori di campo statico di induzione magnetica superiore a 2 tesla, nonché l’autorizzazione specifica per ogni singolo protocollo di studio all’installazione delle apparecchiature RM con valori di campo statico di induzione magnetica superiore a 4 tesla. L’articolo 33, comma 1, intende semplificare la procedura per il conferimento del titolo di professore emerito, procedendo alla contestuale abrogazione dell’articolo 111 del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore di cui al regio decreto n. 1592 del 1933. In particolare, l’articolo 111 prevede la necessità, previa deliberazione della facoltà di appartenenza, di un decreto del Ministro, il quale tuttavia non ha poteri discrezionali in merito. Una semplificazione degli oneri e delle procedure amministrative impone pertanto di eliminare tale passaggio formale e di lasciare che il titolo venga conferito dal rettore, previa deliberazione favorevole dei professori ordinari del dipartimento, assunta con la maggioranza dei due terzi degli aventi diritto.