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Per realizzare questi obiettivi, e il bilanciamento tra diversi interessi, il disegno di legge prevede, in primo luogo, che la carica duri un tempo limitato, ossia quattro anni, e che sia rinnovabile una sola volta (articolo 4, comma l). Solo in casi eccezionali di inattività o violazioni di legge, si prevede che i commissari possano essere revocati con un procedimento analogo a quello della nomina (articolo 4, comma 2). Inoltre, il disegno di legge prevede stringenti incompatibilità durante la carica: i commissari non possono esercitare alcuna attività professionale e di consulenza, né essere amministratori o dipendenti di soggetti pubblici e privati o ricoprire qualsivoglia altro ufficio (articolo 4, comma 3). Ovviamente, i commissari che siano dipendenti privati hanno diritto alla conservazione del posto e i dipendenti pubblici sono collocati fuori ruolo o in aspettativa; il disegno di legge, inoltre, precisa che i dipendenti pubblici non hanno diritto ad alcun emolumento o assegno durante il periodo in cui ricoprono la carica di componente di autorità, il che pertanto implicitamente abroga l'eccezione prevista attualmente per il collocamento «fuori ruolo» dei membri del Consiglio di Stato (articolo 4, comma 4). Riguardo alle attività svolte dai componenti di autorità dopo la cessazione del mandato, i pericoli sono più insidiosi, poiché occorre impedire che i membri dell'autorità favoriscano alcuni soggetti sottoposti al loro controllo o regolazione, in cambio della promessa di vantaggi professionali dopo la cessazione dell'incarico. Al contempo, se si vogliono scegliere persone professionalmente competenti, è molto probabile che esse sin da prima siano legate ad alcune imprese da rapporti professionali o di consulenza: il rischio dell'imposizione di divieti troppo stringenti è che solo persone prive di interessi professionali nella materia accettino la carica, il che produrrebbe il rischio che a ricoprire tali cariche siano figure incaricate solo di garantire equilibri politici. Il disegno di legge si fa carico di queste esigenze e prevede un generale divieto di intrattenere rapporti di consulenza o collaborazione con imprese nei cui confronti siano state aperte istruttorie di vigilanza (anche se non sfociate in un provvedimento) per un anno dalla cessazione della carica. Questo termine diviene di due anni per i componenti nominati per un secondo mandato. Queste regole valgono per tutte le autorità; peraltro, alcune autorità svolgono attività regolatoria o di vigilanza solo su imprese di un determinato settore (ISVAP, Autorità per l'energia elettrica e il gas, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, COVIP, Autorità di regolazione dei trasporti). Riguardo a queste autorità settoriali, è opportuno estendere il divieto a tutte le imprese che rientrano nel settore di competenza dell'autorità, indipendentemente dal fatto che quest'ultima abbia aperto un'istruttoria specifica nei confronti dell'impresa (articolo 4, comma 5). Una figura che assume spesso un ruolo fondamentale nella gestione delle autorità e nei processi decisionali è il «segretario generale», ossia l'organo apicale della tecnostruttura dell'autorità. Il disegno dì legge ne prevede la nomina obbligatoria da parte del collegio, su proposta del presidente, attraverso una procedura di selezione pubblica analoga a quella che conduce alla nomina dei componenti dell'autorità stessa. Al segretario, la cui carica ha la medesima durata dei commissari, si applicano i divieti e le incompatibilità dì questi ultimi (articolo 6). Al fine di inserire le autorità in maniera efficace e trasparente nel circuito democratico parlamentare, il disegno di legge affronta anche i rapporti con il Parlamento. L'obiettivo è di far si che la relazione dell'autorità alle Camere cessi dì essere un incontro formale in cui il presidente dell'autorità stessa svolge una relazione generale di carattere quasi politico, ma senza entrare nel merito tecnico dei provvedimenti e senza una vera interlocuzione con i parlamentari. A tal fine, il disegno di legge prevede che la relazione venga presentata alla Commissione parlamentare competente in una o più sedute (che possono essere organizzate in una sessione ad hoc dei lavori della Commissione), in cui il presidente è chiamato a illustrare i principali provvedimenti e a rispondere alle domande dei parlamentari; inoltre, alla relazione deve essere allegato un elenco di tutti i provvedimenti emanati, di tutte le istruttorie aperte e anche di tutte le decisioni interne di non aprire un'istruttoria (articolo 7, commi 1 e 2). L'articolo 8 disciplina i rapporti istituzionali delle autorità tra di loro, con la pubblica amministrazione e nelle reti e organismi dell'Unione europea. Il disegno di legge, inoltre, estende a tutte le autorità indipendenti le norme sull'analisi di impatto della regolamentazione previsti per CONSOB, ISVAP e COVIP dall'articolo 23 della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla «tutela del risparmio». Tutti i provvedimenti di carattere generale, quindi, devono essere motivati avendo, riguardo alle loro conseguenze sulla regolamentazione e sull'attività delle imprese. Per realizzare la «proporzionalità» tra intervento regolatorio e interessi degli operatori, le autorità devono consultare associazioni che rappresentino questi ultimi o, comunque, consentire loro di esprimere la loro visione sulle proposte dell'autorità che devono, quindi, essere per quanto possibile «condivise» o almeno discusse in maniera razionale. Alla fine, quindi, l'autorità dovrà realizzare un'analisi compiuta dei costi e dei benefici dell'intervento regolamentare rispetto alla situazione precedente (articolo 9). L'articolo 10 prevede che nell'esercizio della giurisdizione esclusiva nei confronti degli atti delle autorità amministrative indipendenti il giudice amministrativo conosca soltanto del palese errore di apprezzamento e della manifesta illogicità del provvedimento, oltre che dell'incompetenza e della violazione di legge. Infine, l'articolo 11 chiarisce come i princìpi e le norme sul diritto d'accesso degli atti amministrativi, di cui alla legge n. 241 del 1990, si applichino interamente alle autorità, che possono individuare procedure ad hoc per l'esercizio del diritto.. Art. 1. (Finalità) 1. La presente legge stabilisce princìpi e norme generali sull'organizzazione e sulle funzioni delle autorità indipendenti di cui all'articolo 2 di seguito denominate «autorità». Restano ferme, in quanto compatibili con la presente legge, le discipline di settore relative a ciascuna delle autorità dettate dalle rispettive leggi istitutive. 2. Le autorità sono costituite e disciplinate dalla legge, con compiti di regolazione e di controllo del mercato al fine di assicurare la promozione e la tutela della concorrenza, la garanzia dei diritti dei consumatori e degli utenti, la protezione di diritti ed interessi di carattere fondamentale stabiliti dalla Costituzione e dai Trattati sull'Unione europea e sul funzionamento dell'Unione europea. 3. Ai fini di garantire la loro indipendenza di giudizio e di valutazione, le autorità sono dotate di autonomia organizzativa, funzionale, contabile e gestionale. Art. 2. (Ambito di applicazione) 1.