[pronunce]

Pertanto, far dipendere l'applicabilità di un principio costituzionale in ordine al valore delle prove penali, non dal momento della decisione o della verifica in contraddittorio, ma da un dato meramente estrinseco, per di più dipendente dalla richiesta di parte, quale è quello dell'inserimento nel fascicolo per il dibattimento di verbali delle indagini preliminari, rappresenterebbe - a dire dell'interventore - un "criterio chiaramente irrazionale ed arbitrario che in linea generale e ancor più con riferimento alla specifica finalità della legge, concreta un vero eccesso di potere legislativo". 4. - Anche la Corte di appello di Catania ha sollevato, in riferimento agli artt. 111 e 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 2, della legge 25 febbraio 2000, n. 35 (recte: del decreto-legge 7 gennaio 2000, n. 2, convertito, con modificazioni, nella legge n. 35 del 2000), nella parte in cui consente l'utilizzazione delle dichiarazioni rese da chi per libera scelta si è sottratto all'esame dell'imputato o del suo difensore, se già acquisite al fascicolo per il dibattimento. Il giudice a quo - chiamato a celebrare il giudizio di rinvio a seguito di annullamento pronunciato dalla Corte di cassazione - ha in particolare sottolineato come, nel caso di specie, si sia realizzato un singolare parallelismo tra l'evolversi del procedimento e le modifiche normative via via succedutesi nel tempo: evenienza, questa, che, a dire dello stesso rimettente, avrebbe generato "problemi interpretativi di notevole portata circa la disciplina attualmente applicabile e la sua eventuale aderenza ai nuovi principi costituzionali posti dall'art. 111 Cost.". Il giudizio di legittimità, infatti, a differenza di quelli di merito, era stato celebrato in costanza dei principi affermati da questa Corte nella sentenza n. 361 del 1998, e la stessa Corte di cassazione - ha soggiunto il giudice rimettente - "con l'annullamento ed il rinvio, ha disposto l'acquisizione e la valutazione delle dichiarazioni dei coimputati e degli imputati di reato connesso astenutisi dal deporre, mediante contestazione a termini dell'art. 500, comma 4, c.p.p.". Dopo la sentenza di legittimità sono infine sopravvenuti i principi del giusto processo e la legge "di provvisoria attuazione" n. 35 del 2000. Il primo dubbio che il rimettente si pone è dunque quello di stabilire se il principio di diritto affermato nella sentenza di annullamento con rinvio sia rimasto superato dallo jus superveniens e se, quindi, rimanga spazio per l'acquisizione e la valutazione delle dichiarazioni di che trattasi: v'è da chiedersi, in altri termini, se l'espressione "acquisite al fascicolo per il dibattimento", che compare nella disposizione impugnata, coincida con il termine "acquisite" usato dalla Cassazione. Dubbio, questo, che si rivela - a dire del giudice a quo - di notevole portata, giacché se le dichiarazioni in questione devono ritenersi non acquisite, non si potrà procedere a nuova contestazione, così sostanzialmente vanificandosi il relativo valore probatorio. Se, invece, tali dichiarazioni possono considerarsi acquisite, esse sarebbero valutabili nei limiti previsti dall'art. 1, comma 2, del d.l. n. 2 del 2000, dando luogo, peraltro, ad "immediati profili di costituzionalità della legge stessa in rapporto al principio di cui all'art. 111 Cost.". È ben vero - soggiunge il rimettente - che l'art. 2 della legge costituzionale n. 2 del 1999 ha previsto una disciplina transitoria da realizzare con legge ordinaria, ma tale possibilità non può che riguardare l'adeguamento ed il coordinamento del quadro normativo al principio costituzionale, senza che questo possa subire compressioni. Sarebbe violato anche l'art. 3 Cost., in quanto l'applicabilità della norma costituzionale e del relativo regime probatorio verrebbe fatta dipendere da un dato temporale aleatorio, quale è quello della acquisizione delle dichiarazioni al fascicolo per il dibattimento, così determinando l'irragionevole conseguenza di introdurre una diversa disciplina probatoria nell'ambito dello stesso procedimento o anche in più procedimenti pendenti nella stessa fase. 5. - Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, la quale ha svolto considerazioni identiche a quelle formulate in relazione alla questione sollevata dalla Corte di appello di L'Aquila. 6. - Anche il tribunale di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 2, della "legge 25 febbraio 2000, n. 35", nella parte in cui "permette l'utilizzazione e la valutazione dei verbali delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'esame dell'imputato o del suo difensore acquisiti al fascicolo per il dibattimento prima dell'entrata in vigore della legge costituzionale n. 2 del 23 novembre 1999". A parere del giudice a quo sarebbe violato l'art. 3 della Costituzione, in quanto la acquisizione e la valutazione del materiale probatorio verrebbero fatte dipendere da un criterio estrinseco, aleatorio, legato a dinamiche organizzative e ad un mero dato temporale, che prescinde dalla volontà delle parti; cosicché, posizioni processualmente omologhe, nell'ambito della stessa vicenda processuale, sarebbero "suscettibili di differente valutazione sulla base dell'avvenuta o meno acquisizione di dichiarazioni della fase delle indagini di contenuto accusatorio". 7. - Anche in tale giudizio ha spiegato intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, la quale si è limitata a richiamare le considerazioni già svolte a proposito della questione sollevata dalla Corte di appello di L'Aquila.1. - Le ordinanze di rimessione sollevano questioni del tutto analoghe. I relativi giudizi devono pertanto essere riuniti per essere definiti con un'unica decisione. 2. - La questione sollevata dalla Corte di appello di L'Aquila è infondata. Il giudice rimettente muove dalla premessa secondo la quale la disposizione dettata dall'art. 1, comma 2, del decreto-legge n. 2 del 2000, convertito con modificazioni, dalla legge n. 35 del 2000, ancorché destinata ad introdurre una specifica disciplina transitoria volta a presidiare l'applicazione nei processi in corso dei principi contenuti nel novellato art. 111 della Costituzione, risulterebbe in concreto elusiva proprio della regola "fondamentale" sancita da quello stesso articolo della Carta costituzionale. Ciò in quanto la norma oggetto di impugnativa, attribuendo valore probatorio "anche alle dichiarazioni di chi si sia poi sottratto liberamente e volontariamente all'interrogatorio dibattimentale", assegnerebbe efficacia di prova ad elementi che tale valenza non potrebbero più avere per effetto della nuova previsione costituzionale.