[resaula]

spesso le cause delle violenze ai danni del personale medico e sanitario sono da ricercare, da un lato, nell'esasperazione di pazienti e familiari per le lunghe attese nei reparti di emergenza e, dall'altro lato, nella scarsa presenza di misure di vigilanza a tutela del personale medico e sanitario ivi operante, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno intraprendere le necessarie iniziative, al fine di assicurare adeguata sicurezza al personale medico e sanitario operante nei punti di pronto soccorso. Atto n. 3-00094 FARAONE Al Ministro della salute Premesso che: le infezioni ospedaliere, ovvero quelle infezioni insorte durante il ricovero in ospedale, o dopo le dimissioni del paziente, che al momento dell'ingresso non sono manifeste clinicamente, né in incubazione, rappresentano un problema sanitario in forte crescita; il fenomeno dell'incremento delle infezioni ospedaliere è attribuibile in buona parte al costante incremento dei batteri resistenti agli antibiotici; pertanto, appare di tutta evidenza come la decontaminazione ambientale risulti essere una modalità necessaria, essendo ormai acclarato che una disinfezione non corretta eseguita in un nosocomio incrementa esponenzialmente il numero di infezioni ospedaliere, unitamente ad un intervento microbiologico tempestivo; appare, quindi, necessario adottare misure straordinarie per la riduzione delle infezioni ospedaliere, introducendo sistemi di decontaminazione e disinfezione che siano in grado di mettere in sicurezza i luoghi di lavoro, a partire dai siti ospedalieri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di garantire pratiche assistenziali sicure in grado di controllare o prevenire la trasmissione di infezioni ospedaliere, nonché infezioni correlate all'assistenza; se non ritenga, altresì, opportuno promuovere un rafforzamento delle linee guida in tale ambito, al fine di migliorare le azioni di prevenzione rispetto al rischio di infezioni. Atto n. 3-00095 FARAONE Al Ministro della salute Premesso che: il piano nazionale di governo delle liste d'attesa (PNGLA) 2010-2012, approvato con l'intesa Stato-Regioni del 28 ottobre 2010, ha definito 58 prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici per cui ASL ed ospedali devono garantire i tempi massimi di attesa. A seguito del recepimento del piano, a Regioni e Province autonome spettava quindi di pubblicare il piano regionale di governo delle liste d'attesa e, entro 60 giorni, ogni azienda sanitaria era tenuta ad adottare il proprio programma attuativo, garantendone adeguata diffusione ai cittadini; da quanto emerge dai primi risultati di un monitoraggio indipendente, condotto dalla fondazione "Gimbe" relativamente alla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa da parte delle Regioni, si evidenzia un Servizio sanitario nazionale a più velocità. Dai siti istituzionali emerge, infatti, un quadro molto eterogeneo da cui risulta come solo 5 Regioni (Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Provincia autonoma di Bolzano, Valle d'Aosta) offrono sistemi avanzati di rendicontazione pubblica sui tempi di attesa come previsto dall'ultimo piano 2010-2012. In tre Regioni, invece (Campania, Molise e Toscana) non è disponibile alcun report ; tali informazioni, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, meglio noto come "decreto trasparenza", dovrebbero essere rese pubblicamente disponibili a tutti i cittadini con l'obiettivo di favorire il controllo diffuso sull'operato delle istituzioni e sull'utilizzo delle risorse pubbliche; dall'analisi condotta dall'osservatorio Gimbe emerge che, con l'eccezione della rilevazione effettuata da Agenas nel 2010, non è disponibile alcun monitoraggio nazionale aggiornato sui recepimenti regionali del piano nazionale e sulla redazione dei piani aziendali, né tantomeno sulla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa, oggetto solo di indagini a campione effettuati da varie organizzazioni: CREA Sanità, Censis, Cittadinanzattiva e Eurispes; si evince, pertanto, che "la trasparenza sui tempi di attesa, di fatto prevista per legge, rimane in larga parte disattesa da Regioni e Province autonome: accanto ad alcuni sistemi avanzati di rendicontazione che permettono di conoscere in tempo reale i tempi di attesa per ciascuna prestazione in tutte le aziende sanitarie, vi sono addirittura Regioni che non rendono disponibile alcun dato, nonostante qualcuna sia in pole position nella "classifica" degli adempimenti LEA"; il 14 giugno 2018, in vista della predisposizione del nuovo piano nazionale di governo delle liste d'attesa, il Ministro in indirizzo ha inviato a Regioni e Province autonome una circolare mirata a raccogliere informazioni capillari sulle modalità di gestione delle liste di attesa e dell'attività libero-professionale intramuraria; appare, pertanto, auspicabile, al fine di contrastare questo inaccettabile livello di mancata trasparenza, come anche evidenziato dalle considerazioni dell'osservatorio Gimbe, che il nuovo piano nazionale definisca criteri univoci per rendicontare pubblicamente i tempi di attesa, per consentire ai cittadini di partecipare attivamente al miglioramento dei servizi sanitari, nonché per fornire a istituzioni e ricercatori una base univoca di dati per confrontare le performance regionali, anche ai fini di un inserimento di tale indicatore nel monitoraggio degli adempimenti LEA, si chiede di sapere: quali informazioni siano pervenute al Ministro in indirizzo riguardo alle modalità di gestione delle liste di attesa e dell'attività libero-professionale intramuraria a seguito della circolare del 14 giugno 2018, nonché, quali opportune iniziative intenda intraprendere, al fine di dare piena attuazione al piano nazionale; se non intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di garantire una piena attuazione alle disposizioni di cui al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, e successive modificazioni e integrazioni. Atto n. 3-00098 FARAONE GINETTI PARRINI SUDANO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: nella puntata del programma televisivo "Piazza Pulita" del 7 giugno 2018 è andata in onda un'intervista nella quale un senatore ha affermato di continuare a vivere in una casa popolare nella città di Frascati (Roma) pagando un affitto che è stato recentemente adeguato a 700 euro rispetto ai 7,73 euro al mese pagati prima di essere eletto; nella città di Frascati vivono numerose famiglie che da diverso tempo sono in attesa dell'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica e che rispettano pienamente i requisiti di legge previsti per l'assegnazione di tali alloggi; allo stato attuale l'interessato supera i limiti reddituali previsti per l'accesso ai benefici di edilizia residenziale pubblica e, di fatto, si trova in una situazione di sostanziale decadenza dal diritto di assegnazione di alloggio destinato per legge all'assistenza abitativa di famiglie in stato di effettivo bisogno, si chiede di sapere: