[pronunce]

Questo assunto sarebbe ricavabile, con ritenuta evidenza, dalla ricorrenza del nome dell'on. Ferri sin dai primi atti di indagine e dal contenuto di alcune captazioni di carattere "predittivo" sulla partecipazione del parlamentare stesso a incontri con L. P. (in particolare, all'incontro del 9 maggio 2019). Ciò ha portato la Camera dei deputati a ritenere non "occasionali", ma "indirette" le captazioni in questione: da qui la loro radicale illegittimità siccome acquisite in origine - nel corso, cioè, del procedimento penale - in assenza dell'autorizzazione preventiva di cui all'art. 4 della legge n. 140 del 2003. 8.- La decisione sul conflitto in esame richiede, innanzi tutto, che sia evidenziata la specificità della vicenda da cui esso promana, costituita dalla diversità di procedimenti all'interno dei quali, in un primo momento, sono state effettuate le captazioni in questione, e, successivamente, si è posto il problema della loro utilizzazione. Tale dato, correttamente rilevato dalla deliberazione impugnata, rende necessario un chiarimento sui presupposti di applicabilità degli artt. 4 e 6 della legge n. 140 del 2003 e, in particolare, sui termini di esercizio dei poteri attribuiti all'autorità intenzionata a utilizzare intercettazioni già acquisite (nel caso di specie, la Sezione disciplinare del CSM) e la Camera di appartenenza del parlamentare. Sul punto, occorre chiarire che la Sezione disciplinare del CSM, investita dell'azione disciplinare, deve ritenersi pienamente legittimata a utilizzare in via eccezionale le intercettazioni acquisite nel corso del procedimento penale in deroga ai limiti fissati dall'art. 270 cod. proc. pen. per la restante generalità dei procedimenti, ciò che - secondo la costante giurisprudenza di legittimità - «risulta funzionale alla tutela dei valori espressi dal titolo IV della parte II della Costituzione» (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 6 aprile 2021, n. 9390). Peraltro, tale assunto deve essere inteso nel senso che se, in sede penale, l'imputato nel processo ad quem ha la facoltà di eccepire la mancanza o l'illegalità dell'autorizzazione, per opporsi all'utilizzabilità degli esiti di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni in un procedimento diverso da quello nel quale esse furono disposte, analoga facoltà compete all'incolpato in sede disciplinare, in ragione dei richiami al codice di procedura penale contenuti negli artt. 16 e 18 del d.lgs. n. 109 del 2006. La clausola di compatibilità contenuta in tali articoli, infatti, mentre impedisce che nei rapporti tra procedimento disciplinare e procedimento penale operi il divieto di cui all'art. 270 cod. proc. pen. di utilizzazione dei risultati delle captazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali le stesse siano state autorizzate, non impedisce, per contro, che anche nel procedimento disciplinare debbano ritenersi inutilizzabili intercettazioni non legalmente disposte ed effettuate nel giudizio a quo (Corte di cassazione, sezioni unite penali, sentenza 25 marzo-9 aprile 2010, n. 13426). Ciò comporta che il magistrato incolpato può mettere in discussione la legittimità delle intercettazioni acquisite al procedimento disciplinare; e, nella specie, l'on. Ferri ha già contestato la legittimità delle dette intercettazioni attraverso la proposizione di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, dichiarato inammissibile da questa Corte con ordinanza n. 129 del 2020. Altrettanto legittimamente la Camera dei deputati, se investita di una richiesta di autorizzazione alla utilizzazione, in sede di procedimento disciplinare a carico di un magistrato parlamentare, di intercettazioni effettuate nel corso di un procedimento penale a carico di soggetti diversi dal parlamentare, potrebbe respingere la richiesta ove risultasse che le comunicazioni del parlamentare fossero state indebitamente acquisite in assenza dell'autorizzazione di cui all'art. 4 della legge n. 140 del 2003. Ove poi, avverso il diniego dell'autorizzazione di cui all'art. 6, comma 2, della medesima legge, la Sezione disciplinare proponga conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati, compete a questa Corte valutare se le captazioni effettuate nel procedimento penale fossero qualificabili come indirette e quindi necessitassero dell'autorizzazione preventiva da parte dell'autorità procedente. 9.- Orbene, questa Corte ritiene che le circostanze sulla base delle quali la Camera dei deputati ha negato l'autorizzazione richiesta dalla Sezione disciplinare del CSM non siano tali da evidenziare che l'attività di captazione fosse univocamente diretta a intercettare anche le comunicazioni dell'on. Ferri. 9.1.- La verifica demandata a questa Corte richiede che la valutazione delle circostanze fattuali dell'attività di indagine sia effettuata in modo complessivo e non atomistico, tenuto conto che l'individuazione dell'intento perseguito da parte dell'autorità procedente risulterebbe evidente solo ove si accertasse una strategia volta a penetrare nella sfera di ascolto del parlamentare, senza il rispetto delle procedure previste dall'art. 4 della legge n. 140 del 2003. Al contrario, qualora il difetto di tale strategia sia comprovato dall'assenza di univocità dei singoli atti d'indagine a perseguire tale obiettivo, si deve ritenere che l'ingresso del parlamentare nel perimetro delle intercettazioni ricada nell'ambito dell'art. 6 della legge n. 140 del 2003, a ciò non ostando la eventuale ed episodica emersione delle sue comunicazioni tra quelle oggetto di captazione. 9.2.- Innanzi tutto, la circostanza che l'on. Ferri non sia mai stato attinto, né nel giudizio penale né successivamente, da indizi di reità, per quanto non possa solo per questo escludere il carattere mirato degli atti di indagine, richiede che quest'ultimo sia comunque avvalorato da elementi connotati da particolare evidenza. Il carattere preordinato dell'attività d'indagine non può, infatti, essere accertato senza tenere nel debito conto l'estraneità dell'on. Ferri rispetto ai contorni dell'accertamento penale operato nella sede da cui proviene l'attività di intercettazione ambientale, ciò che si ripercuote sull'accertamento intorno alla natura "indiretta" o "occasionale" delle captazioni in questione. Al tempo stesso, l'emersione di indizi di reità a carico del parlamentare è un fattore che può concorrere a determinare, in seno all'autorità giudiziaria, un mutamento di obbiettivi, «nel senso che - in ragione anche dell'obbligo di perseguire gli autori dei reati - le ulteriori intercettazioni potrebbero risultare finalizzate, nelle strategie investigative dell'organo inquirente, a captare non più (soltanto) le comunicazioni del terzo titolare dell'utenza, ma (anche) quelle del suo interlocutore parlamentare, per accertarne le responsabilità penali» (sentenza n. 113 del 2010).