[pronunce]

che la questione sarebbe rilevante, in quanto il giudizio attiene a prestazioni assistenziali ed in esso è convenuta una pubblica amministrazione; che in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri è intervenuto, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, depositando memoria in cui sostiene l'inammissibilità e l'infondatezza della questione; che anche l'I.N.P.S. si è costituito nei due giudizi, depositando memoria in cui rileva che la competenza territoriale in materia di lavoro e previdenza è funzionale e perciò non derogabile dalle norme eccezionali sul foro erariale, e che le ordinanze di rimessione sono basate su presupposto interpretativo erroneo, giacché l'art. 7 faceva salve le normali regole di competenza per i giudizi dinanzi ai pretori, considerando non la denominazione del giudice, ma le materie da esso trattate, onde la sostituzione del tribunale al pretore lascia immodificata la deroga al foro erariale. Considerato che i giudizi introdotti dalle ordinanze di rimessione, pur diretti contro norme diverse, possono essere riuniti, in quanto le questioni proposte concernono il medesimo oggetto; che le ordinanze muovono entrambe dal presupposto interpretativo secondo cui il foro erariale sarebbe divenuto applicabile alle controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, nelle quali sia parte un'amministrazione dello Stato, in quanto la soppressione dell'ufficio pretorile, disposta dal decreto legislativo n. 51 del 1998, avrebbe reso inapplicabile la previsione dell'art. 7 del regio decreto n. 1611 del 1933, che in precedenza sottraeva al foro erariale le cause attribuite in primo grado - come quelle in esame - alla competenza del pretore; che tale presupposto interpretativo risulta disatteso dalle decisioni con le quali la Corte di cassazione - affrontando il problema della sorte della competenza territoriale sulle controversie di cui trattasi dopo l'istituzione del giudice unico - ha ritenuto che nell'art. 7 del r.d. n. 1611 del 1933 il riferimento alle controversie di competenza in primo grado del pretore si deve intendere sostituito dal riferimento alle controversie già attribuite in primo grado alla competenza del pretore, successivamente passate al tribunale in composizione monocratica; che a tale conclusione il giudice di legittimità è pervenuto sulla base del primo comma dell'art. 244 del d.lgs. n. 51 del 1998, il quale, in via generale, ha disposto che "salvo che sia diversamente previsto dal presente decreto e fuori dei casi di abrogazione per incompatibilità, quando leggi o decreti fanno riferimento ad uffici o organi giudiziari da esso soppressi il riferimento si intende agli uffici agli organi cui sono state trasferite le relative funzioni"; che, nella specie, la competenza sulle controversie assistenziali e previdenziali è stata trasferita al tribunale, come emerge dall'art. 444, primo comma, del codice di procedura civile, nel testo sostituito dall'art. 86 del d.lgs. n. 51 del 1998, che ha pure sostituito il termine "pretore" con quello "tribunale" nel secondo comma di tale norma; che - essendo dunque possibile, come rivela l'indicato orientamento giurisprudenziale, la possibilità di un'interpretazione delle norme denunciate, nel senso della conservazione della loro sottrazione in primo grado alla regola del foro erariale - le questioni proposte dalle ordinanze di rimessione sulla base di una diversa interpretazione devono essere dichiarate manifestamente infondate.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 del regio decreto 31 ottobre 1933, n. 1611 (Approvazione del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato) e dell'art. 444 del codice di procedura civile, rispettivamente sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 38 della Costituzione, dal Tribunale di Castrovillari e dal Tribunale di Chieti, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 febbraio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 19 marzo 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola