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18, 21, 24, 49, 55 e 59, e rinvio) Non facendosi osservazioni, l'esame dei documenti in titolo è svolto congiuntamente. Il PRESIDENTE riferisce sulle decisioni assegnate dall'inizio della legislatura alla Commissione e recanti la declaratoria di incostituzionalità di disposizioni della legge sull'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975, Ordinamento penitenziario). Le sentenze n. 149 del 2018 e n. 229 del 2019 riguardano la materia dell'accesso ai benefici penitenziari per i condannati all'ergastolo o a pena detentiva temporanea per il delitto di sequestro di persona, aggravato dalla morte dell'ostaggio. Con la prima delle due decisioni, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale per contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione dell'articolo 58- quater , comma 4, dell'Ordinamento penitenziario, nella parte in cui impediva - prima dell'espiazione di ventisei anni effettivi di pena - l'ammissione ai benefici penitenziari di cui all'articolo 4- bis dell'Ordinamento penitenziario del detenuto condannato all'ergastolo per il delitto di sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione (articolo 630 del codice penale) o di terrorismo o eversione (articolo 289- bis del codice penale), aggravato dalla morte dell'ostaggio. In proposito i giudici costituzionali hanno ritenuto che la norma impugnata si ponesse in contrasto con la logica di progressività con cui, secondo il vigente ordinamento penitenziario, il condannato all'ergastolo deve essere aiutato a reinserirsi nella società, attraverso benefici che gradualmente attenuino il regime carcerario, favorendone contatti via via più intensi con l'esterno del carcere. Di regola, infatti, già dopo avere scontato 10 anni di pena, il condannato all'ergastolo, se mostra una fattiva partecipazione al programma rieducativo, può beneficiare dei primi permessi premio e può essere autorizzato a uscire dal carcere per il tempo strettamente necessario a svolgere attività lavorativa all'esterno delle mura penitenziarie. In caso di esito positivo di queste prime esperienze, dopo 20 anni l'ergastolano "comune" può essere ammesso al regime di semilibertà, che consente di trascorrere la giornata all'esterno del carcere per rientrarvi nelle ore notturne; e dopo 26 anni, qualora abbia dato prova di sicuro ravvedimento, può finalmente accedere alla liberazione condizionale. L'articolo 58- quater , comma 4 dell'Ordinamento penitenziario - con riferimento ai soli condannati all'ergastolo per i reati di sequestro aggravati dalla morte dell'ostaggio - appiattiva invece all'unica e indifferenziata soglia temporale dei 26 anni la possibilità di accedere a tutti questi benefici, impedendo così al giudice di valutare il graduale progresso del condannato nel proprio cammino di reinserimento sociale. Ancora la disposizione impugnata - secondo la Corte - rinviava irragionevolmente al ventiseiesimo anno di carcere gli sconti di 45 giorni, previsti per ogni semestre di pena espiata, in caso di positiva partecipazione del condannato all'opera di rieducazione. Nei casi di ergastolo "comune", questi sconti possono invece essere utilizzati per anticipare il momento di accesso ai diversi benefici penitenziari. L'articolo 58- quater dell'Ordinamento penitenziario finiva quindi per eliminare ogni pratico incentivo, solo per queste speciali categorie di condannati all'ergastolo, a impegnarsi sin dall'inizio della pena nel cammino di risocializzazione. Con la sentenza n. 229 del 2019 la Corte - riprendendo in toto le argomentazioni alla base della decisione n. 149 - ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58- quater , comma 4, dell'Ordinamento penitenziario nella parte in cui prevedeva che i condannati a pena detentiva temporanea per il delitto di sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione che avessero cagionato la morte del sequestrato non erano ammessi ad alcuno dei benefici indicati nel comma 1 dell'articolo 4- bis dell'Ordinamento penitenziario, se non avessero effettivamente espiato almeno due terzi della pena irrogata. Con questa decisione la Corte risolve l'evidente disparità di trattamento venutasi a creare, proprio in seguito alla sentenza n. 149 del 2018, tra i condannati all'ergastolo e i condannati a pena detentiva temporanea per gli stessi reati di sequestro di persona aggravati dalla morte dell'ostaggio. Le sentenze n. 174 del 2018, n. 211 del 2018 e n. 187 del 2019 invece afferiscono alla delicata questione del regime di detenzione dei condannati-genitori di figli minori. In particolare con la sentenza n. 174 del 2018, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 21- bis dell'Ordinamento penitenziario, nella parte in cui, attraverso il rinvio al precedente articolo 21 (lavoro all'esterno), con riferimento alle detenute condannate alla pena della reclusione per uno dei delitti ostativi di cui all'articolo 4- bis dell'Ordinamento penitenziario, non consente l'accesso all'assistenza all'esterno dei figli di età non superiore ai dieci anni oppure lo subordina alla previa espiazione di una frazione di pena, salvo che la condannata abbia collaborato con la giustizia ai sensi dell'articolo 58- ter dell'Ordinamento penitenziario. Secondo la Corte tale disposizione si pone in contrasto con l'articolo 31, comma 2 della Costituzione che prevede che la Repubblica protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. Il Giudice delle leggi ha così ritenuto illegittima la scelta legislativa di equiparare, almeno quanto ai requisiti di accesso, la disciplina del lavoro all'esterno (articolo 21 dell'Ordinamento penitenziario) e quella dell'assistenza all'esterno dei figli minori (articolo 21- bis dell'Ordinamento penitenziario). Una equiparazione che risulta - secondo la Corte - "forzata", nella parte in cui "il lavoro all'esterno... è esclusivamente preordinato al reinserimento sociale del condannato, senza immediate ricadute su soggetti diversi da quest'ultimo". In altre parole per la Corte costituzionale i requisiti legislativi previsti per l'accesso a un beneficio - prevalentemente finalizzato a favorire, al di fuori della restrizione carceraria, il rapporto tra madre e figli in tenera età - non possono coincidere con quelli per l'accesso al diverso beneficio del lavoro all'esterno, il quale è esclusivamente preordinato al reinserimento sociale del condannato.