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È una vicenda molto articolata sulla quale non siamo chiamati, ovviamente, ad esprimerci se non limitatamente all'argomento di interesse della Giunta e di quest'Aula. Va da sé, però, anche per una migliore chiarezza delle decisioni che si assumeranno oggi in Aula, che la relazione che fu redatta dalla senatrice Filippin nel corso della precedente legislatura, aveva ben espresso la posizione sia della Giunta che dell'Assemblea per quanto riguarda l'insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Albertini. Non si trattava solo dell'esposto presentato al Ministro della giustizia, che era solo un capitolo di una lunga sequenza di atti e di reazioni che hanno visto il magistrato e il senatore confrontarsi, in un rapporto giudiziario che ha avuto sfaccettature anche abbastanza aspre. Ricordiamo comunque che il senatore Albertini aveva presentato anche un esposto al Consiglio superiore della magistratura nel 2013 e che nel 2014 aveva presentato un'interrogazione al Ministro della giustizia alla quale aveva avuto anche delle risposte. Inoltre, il senatore aveva anche compiuto tutta una serie di atti tipici del mandato parlamentare, ben 38, come è stato ricordato in quella relazione. Dunque, a suo tempo, le decisioni del relatore si basarono sul fatto che non vi era solo questo iniziale esposto al Ministro della giustizia, ma un insieme di condotte che non avevano che precisato il fatto in sé e che sono proseguite, anche quando il senatore Albertini aveva assunto le vesti di senatore e non solo di europarlamentare. Abbiamo anche lungamente dibattuto, al tempo, su una corretta interpretazione del protocollo n. 7 per i privilegi e le immunità dell'Unione europea, che impone che i membri del Parlamento europeo beneficino sul territorio nazionale delle immunità riconosciute ai membri del Parlamento del loro Paese, norme che hanno una certa complessità nelle loro interpretazioni. La Giunta si è dilungata ad esaminare e discutere questi temi nella precedente legislatura e l'Aula altresì, e si sono prese delle decisioni che oggi hanno originato questo ricorso che ha sollevato un conflitto di attribuzione. In tal senso, a prescindere dalle considerazioni sul merito della vicenda, che non spettano a questa Assemblea, noi della Lega-Salvini Premier riteniamo di sostenere e ribadire le motivazioni sottese alle decisioni prese. Pertanto, anche noi sottolineiamo il nostro voto favorevole a che il Senato si costituisca nel giudizio che è stato sollevato per il conflitto di attribuzione. Questo non per difendere il singolo senatore e il singolo individuo, ma per difendere le decisioni assunte in questa sede. (Applausi). GALLICCHIO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, oggi l'Assemblea è chiamata a pronunciarsi, come sappiamo, in merito alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in seguito al conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dalla corte d'appello di Brescia, in relazione alla delibera del 10 gennaio 2017 con la quale fu dichiarata l'insindacabilità delle dichiarazioni rese dal senatore Gabriele Albertini nell'ambito di un procedimento penale per calunnia aggravata. A primo impatto si potrebbe ritenere opportuno, come già detto in quest'Aula, che il Senato venga in ogni caso rappresentato dinanzi alla Corte costituzionale, a prescindere dal caso da trattare. Si potrebbe pensare: perché l'istituzione non deve essere presente in quella sede? La questione cambia, però, se si esamina in dettaglio il caso oggetto del nostro lavoro di oggi. Bisogna chiedersi: costituirsi in giudizio significa semplicemente esserci oppure vuol dire presentare la memoria di costituzione, resistere, sostenere una tesi e difendere le ragioni opposte a quelle del giudice rimettente dinanzi alla Corte costituzionale? Il significato, quindi, cambia. Difatti, costituirsi in questo giudizio vuol dire voler difendere una deliberazione che estende il perimetro delle insindacabilità parlamentari per le opinioni espresse extra moenia . Direi che è una deliberazione che inventa il perimetro dell'insindacabilità parlamentare, perché questa è una deliberazione che si basa su una ipotesi di reato, la calunnia aggravata verso un magistrato, commesso quando Albertini difettava dello status di senatore, che ricopriva all'epoca dei fatti (2012) la carica di parlamentare europeo e non quella di senatore. Parliamo, dunque, di un fatto accaduto l'anno prima che fosse eletto senatore (2013). Pertanto, se la commissione del reato risale a un periodo precedente la sua elezione a senatore, come possono le sue successive attività parlamentari configurare la prerogativa dell'insindacabilità ex articolo 68 della Costituzione? Questo è un importante aspetto da considerare ai fini della nostra decisione, soprattutto se si considerano anche altri aspetti strettamente correlati a questo. Infatti, per ben tre volte il Parlamento europeo su questa vicenda negò l'insindacabilità ad Albertini per l'assenza del nesso funzionale tra l'attività politica e ciò che dichiarò extra moenia. Per di più, anche il Senato, nel 2014, per la stessa questione in merito al giudizio civile si dichiarò incompetente, proprio perché Albertini, al momento del fatto, non era senatore. Arrivò poi il processo penale e il senatore Albertini, dopo aver chiesto l'immunità al Parlamento europeo e ricevuto un secco no, avanzò la stessa istanza al Senato, interamente sostitutiva della precedente, chiedendo che gli fosse riconosciuta da noi l'insindacabilità per le opinioni espresse, ai sensi dell'articolo 68. Il Senato, infine, dopo una travagliata fase in Giunta, che portò anche al cambio del relatore (che si rifiutò di continuare), finì per riconoscere il nesso funzionale e la sussistenza dell'insindacabilità con una motivazione imbarazzante, giacché arrivò addirittura a sostenere - cito testualmente la frase della relatrice - «le altre trentotto dichiarazioni di Albertini, tutte compiute nell'ambito degli atti tipici ai sensi della legge n. 140 n. 2003, parti di un tutto che nel merito e proceduralmente ricadrebbero in quella "medesimezza del disegno criminoso" che l'articolo 81 del codice penale individua quale elemento decisivo per parlarsi di un reato continuato». La relatrice arriva, quindi, a concedere la prerogativa ex articolo 68 della Costituzione sulla base della continuità della condotta di Albertini tra quando non era senatore e quando è divenuto tale, richiamando finanche il reato continuato. Tra l'altro, questa bizzarra decisione fu allora presa dalla Giunta dopo alcune dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa proprio dal senatore Albertini, secondo le quali - narro semplicemente quanto fu allora evidenziato nel successivo dibattito - l'insindacabilità fu il prezzo politico da pagare per l'appoggio al Governo, che, in caso contrario, non avrebbe avuto i numeri necessari per essere sorretto qui in Senato. Questa fu l'interpretazione che si diede a quelle dichiarazioni: uno scambio. Su questo, chi voterà sì non vorrà riparare ora all'errore commesso allora.