[pronunce]

Se dunque la legge prevedesse quel collegamento che il TAR ritiene indispensabile ai fini della legittimità costituzionale della disposizione, ossia il collegamento del premio di maggioranza ai voti ottenuti dalle liste, l'assegnazione dei seggi, in conseguenza del risultato elettorale, non sarebbe minimamente cambiata, né cambierebbe qualora la disposizione dovesse assumere tale significato all'esito del giudizio costituzionale. 2.4.- La Regione eccepisce, ancora, l'inammissibilità della questione per l'illegittimità costituzionale della normativa residua. All'esito dell'eventuale declaratoria di incostituzionalità, infatti, residuerebbe un sistema elettorale costituzionalmente illegittimo per contrasto con l'art. 4, comma 1, lettera a), della legge n. 165 del 2004, in quanto non agevolerebbe la formazione di stabili maggioranze in Consiglio regionale. 2.5.- Secondo la Regione, infine, la questione relativa all'art. 1, comma 24, sarebbe inammissibile poiché generica e perplessa nella valutazione sulla rilevanza. Tale disposizione, infatti, disciplina due distinte ipotesi di assegnazione del premio di maggioranza, a seconda che il candidato Presidente non abbia raggiunto il 40 per cento dei voti (lettera a), ovvero lo abbia raggiunto o superato (lettera b). Il TAR, tuttavia, non avrebbe individuato la norma rilevante nel caso concreto, non avrebbe correlato le censure alla specifica norma rilevante, non avrebbe individuato le conseguenze dell'eventuale accoglimento delle singole censure, non avrebbe esaminato la legittimità costituzionale della normativa di risulta e sarebbe stato incerto rispetto alla richiesta di eliminazione, ovvero di mera rimodulazione, del premio di maggioranza. 2.6.- Anche la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 30, lettera d), presenterebbe, ad avviso della Regione, diversi profili di inammissibilità. 2.6.1.- In primo luogo, l'ordinanza sarebbe manifestamente contraddittoria, perché il giudice a quo, per un verso, censura tale disposizione nella parte in cui subordina l'accesso al riparto dei seggi anche ai voti del candidato Presidente; per altro verso, tuttavia, solleva la questione in riferimento all'intero art. 1, comma 30, lettera d), dunque con riguardo anche alla soglia del 3 per cento legata ai voti ottenuti dalle singole liste. 2.6.2.- In secondo luogo, la questione sarebbe inammissibile perché la Corte dovrebbe conseguentemente scegliere se dichiarare incostituzionale l'intera disposizione censurata o solo la parte relativa al collegamento con il candidato Presidente, così operando una «valutazione di natura politica» che le sarebbe preclusa. 2.6.3.- Infine, la questione sarebbe inammissibile per l'erroneità del presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente per motivare la rilevanza. Ad avviso del TAR, infatti, l'eliminazione della soglia di sbarramento consentirebbe alle liste cosiddette minori, non collegate ad un candidato Presidente, di essere rappresentate. Secondo la Regione, tuttavia, nelle ultime elezioni la soglia di ingresso "fisiologica" per le liste non collegate al Presidente eletto sarebbe stata di poco inferiore al 3 per cento. La questione, pertanto, sarebbe priva di rilevanza, in quanto il suo eventuale accoglimento non produrrebbe alcun mutamento nel riparto dei seggi. 2.7.- Nel merito, la Regione deduce l'infondatezza delle questioni. 2.7.1.- Quanto all'assenza di una soglia minima ai fini dell'assegnazione del premio, anche laddove tale censura fosse riferita all'art. 1, comma 24, lettera b), essa sarebbe comunque infondata, in quanto tale disposizione prevede per la sua applicazione la soglia del 40 per cento. 2.7.2.- Del pari infondata sarebbe la questione relativa al collegamento del premio ai voti ottenuti dal Presidente, anziché a quelli delle liste collegate. Secondo la Regione, infatti, è la stessa forma di governo regionale prevista dalla Costituzione a esigere che la permanenza in carica del Consiglio dipenda dal collegamento con un altro organo, come ribadito dalla sentenza n. 2 del 2004. In questo quadro, risulterebbe pienamente coerente un sistema elettorale che assegni una maggioranza del 60 per cento al Presidente che abbia raggiunto il 40 per cento dei consensi, e che, in tal modo, garantisca non solo la stabilità dell'indirizzo politico, ma la stessa vita del Consiglio regionale. Essa, invece, sarebbe compromessa in un assetto istituzionale nel quale il Presidente, privo di sicura maggioranza o persino in minoranza, fosse nell'impossibilità di attuare il suo programma elettorale. Quanto al voto disgiunto, si tratterebbe di un fenomeno del tutto marginale, essendo ovvio che l'elettore esprimerà il proprio voto in modo omogeneo, come del resto è avvenuto nelle elezioni oggetto del giudizio a quo, in cui le liste collegate hanno avuto un consenso corrispondente a quello del Presidente. Neppure sarebbe disattesa la scelta degli elettori, perché chi ha scelto un Presidente, sapendo bene con ciò di scegliere anche un esecutivo e una maggioranza, potrebbe liberamente manifestare la preferenza per una lista diversa, avendo in ogni caso la sicurezza di non determinare in tal modo una situazione di ingovernabilità. D'altra parte, la piena legittimità di un premio di maggioranza in Consiglio regionale del 60 per cento, in relazione ad un capo dell'esecutivo (nel caso, il sindaco) che abbia ottenuto il 40 per cento dei voti, sarebbe già stata rilevata dalla sentenza n. 107 del 1996 della Corte costituzionale, dalla quale risulterebbe anche la piena discrezionalità del legislatore nello stabilire le regole (uno o due turni, voto disgiunto o meno) nel cui ambito tale premio è previsto. La Regione, infine, rileva che anche il sistema elettorale per le elezioni regionali disciplinato dalla legge 17 febbraio 1968, n. 108 (Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale), come modificata dalla legge 23 febbraio 1995, n. 43 (Nuove norme per la elezione dei consigli delle regioni a statuto ordinario), collegava l'assegnazione del premio di maggioranza all'esito dell'elezione per le liste regionali, e dunque, in realtà, all'esito delle elezioni per il Presidente, identificato nel capolista regionale. Della conformità a Costituzione di un tale meccanismo non potrebbe neppure dubitarsi, dal momento che esso è stato recepito dall'art. 5 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (Disposizioni concernenti l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l'autonomia statutaria delle Regioni), nelle more dell'adozione dei nuovi statuti e delle nuove leggi elettorali regionali. 2.7.3.- Infine, secondo la difesa regionale, anche la questione relativa alla soglia di sbarramento sarebbe manifestamente infondata. Le soglie di sbarramento, infatti, hanno lo scopo di evitare la frammentazione delle liste e la disgregazione del risultato elettorale, al fine di precludere fenomeni di ingovernabilità.