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(Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az, i cui senatori si levano in piedi). Colleghi, come volevasi dimostrare, abbiamo votato domenica mattina presto. (Ilarità e applausi) . Quindi, vi auguro buongiorno, buon rientro a casa, tanti auguri veramente a tutti e tornate più buoni, anche se quello a cui questo invito doveva essere rivolto non lo vedo presente in Aula. Stiamo scherzando? Alle 3,05 ci sarebbero otto interventi di fine seduta... che faremo nell'anno 2019. (Ilarità e applausi). Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 9 gennaio 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 9 gennaio 2019, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 3,06 di domenica 23 dicembre) . Integrazione all'intervento del senatore Floris nella discussione sulla questione di fiducia posta sull'emendamento 1.9000 interamente sostitutivo del disegno di legge n. 981 Signor Presidente, rappresentati del Governo - del sedicente Governo del cambiamento, che ha deciso di evitare il confronto interno al Parlamento con le opposizioni, ma ha dovuto confrontarsi con la Commissione europea - prendo la parola in un clima che certamente indica il conflitto tra maggioranza e opposizione causato dal mancato confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione sulla legge più importante per la vita degli italiani. La mannaia europea è caduta pesantemente sulla manovra di uno dei Paesi fondatori. L'Italia è stata sottoposta a una pessima figura e ha pagato in termini di credibilità, ma anche di perdita del valore del risparmio dei cittadini e delle imprese. Le misure più importanti di questa legge di bilancio riguardano il mondo del lavoro. Ci riferiamo al reddito di cittadinanza. Ma anche a quota 100. E persino il turn over nella pubblica amministrazione ha effetti sul mondo del lavoro, per i dipendenti pubblici e per chi si confronta ogni giorno con la pubblica amministrazione. Tre grandi problemi affrontati solo parzialmente in questa manovra dove manca ancora il dettaglio normativo. Tre grandi temi che vanno misurati con attenzione e vanno tenuti fuori da una facile propaganda. Riguardano, infatti, la vita delle persone, il loro reddito, la loro capacità di lottare in una società sempre più esclusiva, nel senso letterale, cioè, che esclude i più deboli. Fatto! Fatto! Fatto! Non può essere questa la risposta. Specie quando c'è qualcuno che non riuscirà a passare un Natale sereno e felice. Ma gli italiani non sono stupidi. E quindi stanno capendo che la saggezza, non voglio dire di chi ha i capelli bianchi, ma quella di chi ha studiato, di chi ha costruito qualcosa di buono nella vita, di chi lavora, dei pensionati, forse sta per tornare di moda. L'onestà, signori del Governo, è un prerequisito per chi fa politica. Poi però bisogna riuscire a comprendere che ogni decisione che prende la politica ha effetti sulla vita di ogni giorno delle persone. Quindi la valutazione, attraverso le votazioni delle proposte emendative, non sarebbe stato un esercizio inutile. Anche perché poi le modifiche alla manovra ci sono, comunque, state e sono state pesanti, scritte, prima dalla burocrazia nostrana e poi dall'euro burocrazia, e hanno ridotto gli importi delle tre misure citate, giudicandoli pericolosi per i conti pubblici, anche se ora subiscono uno slittamento nel tempo per ragioni di copertura finanziaria. Ma la loro pericolosità rimane sugli anni successivi al 2019; tanto che ci hanno chiesto delle coperture straordinarie, fino a quasi 29 miliardi attraverso l'aumento dell'IVA sino al 26,5 per cento, con conseguenze devastanti per il Paese. Ma rimango sul tema del lavoro. Innanzitutto vi dovete ricordare che il reddito di cittadinanza è un istituto che hanno i Paesi con piena occupazione che sostengono i propri cittadini nel momento in cui, lasciato o perso un lavoro, ne cercano un altro. L'Italia ha un giovane su tre disoccupato e non può permettersi di far credere che avranno un reddito dallo Stato. Ci sono già 3,3 milioni di lavoratori pubblici, su 23 milioni, 1 lavoratore su 7. E ci sono 16 milioni di pensionati, cui adesso andate a tagliare gli adeguamenti dell'assegno, senza pensare che spesso con una pensione, soprattutto al Sud e nelle isole ci vivono più famiglie. Siamo convinti che occorrano disposizioni per contrastare la povertà e l'emarginazione. Però non si possono promettere soldi pubblici a tutti. Occorrono invece misure che colleghino il percorso scolastico a quello del lavoro. Mi riferisco soprattutto al lavoro 4.0 e alla sicurezza flessibile ad esso collegata. Queste misure devono essere valutate insieme con le imprese, le sole che hanno il quadro dei reali fabbisogni, in maniera prospettica, cioè quello che servirà quando i ragazzi inizieranno il percorso di studi. Solo le aziende possono garantire un reddito e una opportuna formazione, che lo Stato, o peggio, gli inefficienti centri per l'impiego, non possono dare. E su questi, per i tempi ristretti, tralascio ogni considerazione. Il link scuola-lavoro deve essere forte, costante e duraturo. Così come deve proseguire il link lavoro-formazione. Non è detto che si debba, si possa o si voglia fare lo stesso lavoro per tutta la vita. E infine il link lavoro-pensione, consentendo, a chi lo desideri, di portare il proprio bagaglio di esperienze alla collettività. Tutto questo nel disegno di legge in esame non c'è. Ci sono buoni soldi buttati! 20.000 amministrazioni pubbliche, un costo di 164 miliardi per i redditi da lavoro dipendente. Si affronta nuovamente il tema dell'assunzione nel pubblico impiego, senza prima avere una visione d'insieme. E intanto esistono interi settori nella pubblica amministrazione sprovvisti di figure professionali come sanità, scuola e Forze dell'ordine. Altri, invece, che ne hanno in soprannumero. Tutto questo incide anche sullo sviluppo del sistema Paese, soprattutto e in modo evidente al Sud e nelle isole, che soffrono in maniera ulteriore questa situazione, con territori senza una sanità adeguata, caserme dei carabinieri costrette a chiudere e inadeguati servizi scolastici che fanno spopolare i Comuni delle aree interne. Serviva, allora, uno sguardo che comprendesse una visione d'insieme, che manca nella manovra presentata, come assente era nel disegno di legge concretezza e nel decreto-legge dignità. Quindi il giudizio rimane contrario sul merito, sul metodo e sul mancato confronto parlamentare. Siamo un Parlamento giovane di elezione, ma che porta in sé molte preziose esperienze, che sono rimaste completamente inascoltate.