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In altre parole, il tribunale si spoglia della sua terzietà ricercando esso stesso la prova a supporto del provvedimento che egli stesso ha emesso nella fase cautelare. Inoltre, nel corso degli accertamenti peritali, al proposto viene spesso richiesto di fornire documentazione contabile o tributaria anche risalente a moltissimi anni prima rispetto alla proposta di applicazione della misura, pur prevedendo la normativa fiscale un termine più breve per la tenuta delle scritture contabili. Un'altra criticità riguarda la confisca dei beni connessi ad attività illecita. La generica previsione legale prevista dall'articolo 24 ha consentito alla giurisprudenza di ritenere integrata la condizione di legge non solo quando i beni siano frutto di attività delittuosa, o di reato, ma anche frutto di illeciti civili o addirittura amministrativi, snaturando così la funzione del sistema di prevenzione nato per sottrarre i beni provento di attività criminali dal circuito economico, piegando così nella sostanza il principio di legalità previsto dall'articolo 7 della CEDU. Peraltro, l'estensione di detto strumento anche alla casa ove abita il proposto con la sua famiglia rischia, paradossalmente, non solo di incidere pesantemente su diritti fondamentali dell'uomo, quali l'integrità della famiglia e il diritto ad una casa, ma di produrre effetti criminogeni ulteriori. La possibilità di confiscare il bene indipendentemente dall'attuale pericolosità sociale della persona, inoltre, ha connotato la confisca in senso spiccatamente sanzionatorio in quanto essa, facendo riferimento soltanto all'origine del bene, guarda al passato e non al futuro, abbandonando la funzione pubblica tipica dell'azione di prevenzione che è quella di impedire la commissione di reati da parte di soggetti ritenuti socialmente pericolosi. Tale connotazione potrebbe esporre l'istituto a censure da parte della Corte europea. Il disposto normativo di cui all'articolo 26 ritiene fittizie le intestazioni o gli acquisti dei conviventi, coniugi e figli, del proposto acquisite nei due anni antecedenti la proposta; si tratta di una presunzione legale. La pratica ha, tuttavia, esteso questa presunzione anche alle intestazioni o agli acquisti dei conviventi oltre i due anni antecedenti la proposta, legittimando lo statuto probatorio, ben più mite, che vale nei confronti del proposto, anche per i terzi estranei alla proposta, nei confronti dei quali più volte la Corte di cassazione ha ribadito la necessità che la prova sia piena. Ciò comporta una inaccettabile compressione dei diritti della difesa. Quanto alla possibilità di impugnare il provvedimento di confisca, si può fare ricorso in Cassazione solo per violazione di legge e non anche per vizio di motivazione, cosicché, la maggior parte dei ricorsi in Cassazione in questa materia viene dichiarata inammissibile perché gli avvocati, non potendo lamentare la illogicità delle motivazioni su cui si fonda il provvedimento ablativo, sono costretti a mascherare la illogicità della motivazione come violazione di legge. Un altro punto riguarda l'articolo 28, che introduce espressamente il diritto alla revocazione della confisca, fra l'altro, alla lettera a), in caso di scoperta di prove nuove decisive, sopravvenute o conosciute alla conclusione del procedimento. La notula recepisce di fatto la giurisprudenza maturata nel vigore della legge n. 575 del 1965 – che non prevedeva espressamente il diritto alla revoca del provvedimento di confisca – relativa all'estensione al procedimento di prevenzione dei principi vigenti in materia di revisione penale, ex articolo 630 del codice di procedura penale, e ciò sulla scorta dell'irrinunciabile esigenza di giustizia sostanziale ex articolo 24 della Costituzione, in materia di riparazione di errori giudiziari. Ciò nondimeno, in sede di codificazione dell'articolo 28, il legislatore ha però, in maniera irragionevole, limitato le ipotesi per la revocazione ai soli casi in cui la prova sia sopravvenuta, diversamente da quanto previsto dall'articolo 630, lettera c), del codice di procedura penale ove invece si fa riferimento anche alle prove conosciute successivamente al giudicato, intendendosi ovviamente le prove preesistenti ma non conosciute, dunque non apprezzate. Si tratta a nostro avviso di un passo indietro, del tutto ingiustificato, non in linea con il principio costituzionale in materia di giustizia sostanziale, il cui obiettivo ovviamente prescinde dall'eventuale incuria delle parti o dal caso fortuito. Il presente disegno di legge intende, dunque, offrire delle modifiche che siano capaci di porre rimedio ai problemi relativi alle palesi ingiustizie che si generano in sede di applicazione di tali norme.. 1 1 All'articolo 4 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente: « a) agli indiziati di reato di cui all'articolo 416- bis del codice penale »; b dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: « 1-bis . Gli indizi di reato di cui al comma 1 devono essere gravi. Nella valutazione dei suddetti indizi si applicano le disposizioni di cui agli articoli 192, commi 3 e 4, 195 comma 7, 203 e 271, comma 1, del codice di procedura penale ». 2 1 Al comma 10- quater dell'articolo 7 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sono apportate le seguenti modificazioni: a al primo periodo, le parole: « il sequestro perde efficacia » sono sostituite dalle seguenti: « le misure cautelari perdono efficacia »; b al secondo periodo, le parole: « decreto di sequestro emesso » sono sostituite dalle seguenti: « decreto che applica le misure disposte ». 3 1 All'articolo 10 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 2, il primo periodo è sostituito dal seguente: « Il ricorso non ha effetto sospensivo e deve essere proposto entro quindici giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero entro quarantacinque giorni dal termine previsto dall'articolo 7, comma 10- sexies »; b al comma 3, il primo periodo è sostituito dal seguente: « Avverso il decreto della corte d'appello, è ammesso ricorso in cassazione, da parte del pubblico ministero e dell'interessato e del suo difensore, entro quindici giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero entro quarantacinque giorni dal termine previsto dall'articolo 7, comma 10- sexies ». 4 1 Al comma 2 dell'articolo 11 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, dopo l'ultimo periodo è aggiunto il seguente: