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l'"Alleanza contro la povertà", una coalizione di 35 associazioni, enti e soggetti sociali attiva sin dal 2013, ha dichiarato che "sarà necessario che il Reddito di cittadinanza sia rafforzato per raggiungere tutte le persone in condizioni di povertà con interventi mirati"; come si legge nel paper "Safeguarding Europe's livelihoods: mitigating the employment impact of COVID-19", "nel mirino delle misure di licenziamento, congedi non pagati, taglio delle ore lavorate e degli stipendi finiranno soprattutto i lavoratori impiegati nei settori vendite e customer service, retail, ristorazione e turistico-alberghiero, costruzioni, servizi alla comunità, arte e intrattenimento. Tra questi, a essere più colpiti saranno le persone che non hanno fatto studi universitari: senza laurea o dottorato, sono il doppio a rischiare di più rispetto a quelli che hanno completato il loro percorso accademico. Condividono simile sorte ragazzi e ragazze tra i 15 e i 24 anni, che hanno più probabilità di essere cacciati dal capo rispetto ai membri di altri gruppi di età (dai 25 anni in su)", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi, per quanto di competenza, per ripensare una forma di reddito universale, che assorba molte delle forme di sostegno esistenti e che vada oltre il "reddito di emergenza", per garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che vivono condizioni di precarietà e che sono privi di forme di protezione. Atto n. 3-01722 CIRIANI FAZZOLARI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il Parlamento, nei mesi scorsi, grazie anche alla fattiva collaborazione delle opposizioni, ha autorizzato lo scostamento di bilancio necessario per il varo dei provvedimenti recanti le misure economiche ritenute necessarie e urgenti per fronteggiare le drammatiche conseguenze, sul piano economico e sociale, derivanti dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 (si tratta, complessivamente, fino ad oggi, di circa 80 miliardi di euro); in queste settimane il nostro Paese è impegnato, insieme agli altri Stati membri dell'Unione europea, in un'intensa e delicata fase di trattative e negoziati, a livello europeo, al fine di trovare un accordo sul complesso degli strumenti, di natura economico-finanziaria, da adottare per fronteggiare le drammatiche conseguenze, sul piano economico e sociale, derivanti dall'emergenza (meccanismo europeo di stabilità MES, strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un'emergenza SURE, proposta della BEI di creare un fondo di garanzia paneuropeo, fondo per la ripresa economica recovery fund ); il Governo italiano, di fatto rinunciando a passare per un previo voto parlamentare che, in modo consapevole e responsabile, gli avrebbe fornito un atto di indirizzo chiaro e preciso, ha deciso in sostanza di presentarsi ai tavoli europei privo di un vero e proprio mandato, pieno e legittimante, che lo avrebbe di certo reso più forte e competitivo in quella sede; inoltre, mancando di una visione complessiva e organica sulla strategia da adottare per la "ricostruzione" del Paese, il Governo, invece di attivarsi su un tavolo nazionale di confronto concreto cui presentare le proprie proposte da definire, implementare e attuare in tempi rapidi, ha preferito organizzare, nella splendida cornice di villa Pamphili, gli "stati generali dell'economia", per ricevere da tutti gli attori invitati, istituzionali e non, suggerimenti e proposte su come procedere per "progettare il rilancio"; ha così dimostrato, anche alle istituzioni europee (il primo giorno di incontri ha visto, infatti, la partecipazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, del commissario europeo all'economia, Paolo Gentiloni, della Presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel), qualora ci fosse ancora bisogno di una conferma in tal senso, di non avere affatto idee chiare e risolute, di non disporre di alcun piano preciso e dettagliato, con un cronoprogramma quanto meno abbozzato, circa le finalità cui destinare le somme disponibili ovvero le priorità delle linee di intervento da attivare; è evidente che tali incertezze e gli inaccettabili ritardi del Governo, che restituiscono l'immagine di un Paese privo di un progetto ambizioso per il suo futuro, determinano (e continueranno ad alimentare in futuro) un clima di sfiducia soprattutto da parte del mondo economico-produttivo, oltre a un grave danno per gli italiani proprio nella delicata fase dei negoziati in corso in sede europea, dove l'Italia si presenta piuttosto debole e confusa; al di là dei toni trionfalistici e delle dichiarazioni in pompa magna utilizzati in questi giorni dai diversi rappresentanti del Governo, le uniche cose concrete che, alla fine di tale evento, restano sono le inutili passerelle di Ministri cui si è assistito, mentre il Parlamento era impegnato ad esaminare, anche se a rilento, quello che è stato definito il "decreto rilancio", la mancanza assoluta di contenuti e le risorse umane e finanziarie impegnate per la sua organizzazione, l'allestimento e la sicurezza; nonostante le numerose task force di esperti e la "dieci giorni" di villa Pamphili, lo stesso Conte, nel corso della conferenza stampa conclusiva, a margine dei generici proclami lanciati, ha dovuto ammettere che serve ancora del tempo per fare sintesi e capire come in concreto "reinventare" e "far ripartire" l'Italia, che nulla è stato deciso ma che "fra un po' dovremo metterci intorno a un tavolo"; a conferma dell'inconsistenza di tale iniziativa, notizie di stampa riportano che da alcuni sondaggi emergerebbe addirittura che "due italiani su tre non hanno capito cosa fossero gli stati generali"; secondo le stime delle principali organizzazioni, anche internazionali, in uno scenario complessivo di forte recessione dell'economia mondiale, l'Italia è tra i Paesi che dovrebbero pagare il prezzo più alto, facendo registrare un andamento tendenziale particolarmente negativo; in questo quadro, il ritardo e soprattutto la lentezza, l'incertezza e la confusione con cui si sta intervenendo stanno drammaticamente pesando, anche dal punto di vista psicologico, sulle prospettive di ripresa; a ciò si aggiunge che le misure prospettate ed introdotte fino ad oggi, del tutto insufficienti, non si sono comunque ancora tradotte in interventi concreti ed efficaci a sostegno del mondo economico, produttivo e sociale del nostro Paese, come dimostra il fatto che, per la maggior parte, si tratta di misure ancora prive dei necessari provvedimenti attuativi e di risorse che, nella sostanza, non sono state ancora immesse del tutto nel circuito produttivo-sociale reale, si chiede di sapere se esista un documento ufficiale del piano di rilancio e, in ogni caso, quando esso sarà reso pubblico e messo a disposizione del Parlamento affinché tutte le forze politiche, economico-produttive e sociali del Paese possano averne contezza, valutarlo, confrontarsi e contribuire ad attuarlo. Atto n. 3-01723 D'ALFONSO MARCUCCI MANCA STEFANO FERRARI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la diffusione del COVID-19 nel mondo ha causato una gravissima emergenza sanitaria e innescato una crisi economica che non ha precedenti nella storia moderna.