[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 48 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), così come modificato dall'art. 45 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), promosso con ordinanza del 27 giugno 2006 dal Tribunale ordinario di Brescia nel procedimento civile vertente tra il Fallimento Panatronic S.r.l. e Poste Italiane S.p. A., iscritta al n. 278 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 10 ottobre 2007 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano. Ritenuto che, con ordinanza depositata il 27 giugno 2006, il Tribunale ordinario di Brescia ha sollevato questione incidentale di costituzionalità, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dell'art. 48 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), così come modificato dall'art. 45 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), nella parte in cui tale disposizione non prevede più che la corrispondenza diretta al fallito debba essere consegnata direttamente al curatore del fallimento; che il rimettente è chiamato a giudicare in ordine al reclamo presentato dal curatore del fallimento di una società di capitali avverso il provvedimento col quale era stata rigettata la richiesta di emissione di misura cautelare volta ad ottenere, ai sensi dell'art. 48 legge fall. , l'ordine a Poste Italiane S.p. A. di consegnare al predetto curatore la corrispondenza che «fosse giacente, pervenisse o fosse indirizzata» alla società fallita; che, affermata l'applicabilità al fallimento de quo, dichiarato con sentenza del 4 febbraio 2006, dell'art. 48 legge fall. nel testo riformato dall'art. 45 del d. lgs. n. 5 del 2006, il giudice a quo ha precisato che, mentre il testo previgente della citata disposizione prevedeva che la corrispondenza inviata al fallito dovesse essere consegnata al curatore, il quale tratteneva presso di sé solo quella riguardante il fallimento, l'attuale testo normativo prevede che sia il fallito, ricevuta la corrispondenza a lui indirizzata, a dover consegnare al curatore quella inerente i rapporti compresi nel fallimento; che, secondo il rimettente, alla luce della vigente legislazione, il reclamo cautelare dovrebbe essere respinto, con ciò evidenziandosi, sotto il profilo della rilevanza, la ammissibilità della questione di legittimità costituzionale; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il Tribunale di Brescia, ritenuto di doverla esaminare alla stregua degli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, rileva che l'art. 142 legge fall. , nel testo vigente a decorrere dal 16 luglio 2006, prevede che l'imprenditore fallito, se persona fisica, possa ottenere il beneficio della “esdebitazione” a condizione di non aver violato le disposizioni di cui all'art. 48 della stessa legge, mentre, per il caso dell'amministratore della società di capitali, non è prevista, in caso di violazione dell'art. 48 legge fall. , alcuna “sanzione”; che, ad avviso del rimettente, sarebbe, in tal modo, di fatto consentito agli amministratori di società di non consegnare al curatore del fallimento la corrispondenza indirizzata alla società medesima, occultando informazioni utili per l'individuazione dei beni sottoposti alla procedura, con nocumento dei creditori che risulterebbero così privi di adeguata tutela processuale, risultando in tal modo violato l'art. 111 della Costituzione; che, per il giudice a quo, sarebbe, altresì, violato l'art. 24 della Costituzione, poiché la tutela dei creditori fallimentari sarebbe subordinata alla volontà del soggetto passivo della procedura; che, infine, la norma impugnata si porrebbe in contrasto anche con l'art. 3 della Costituzione, in quanto prevede la medesima disciplina sia nei riguardi dell'imprenditore individuale, in relazione al quale possono effettivamente sussistere le esigenze di tutela della riservatezza richiamate a livello costituzionale dall'art. 15 della Costituzione, sia nei riguardi dell'imprenditore che operi sotto forma di società di capitali, la cui corrispondenza, necessariamente relativa a soli rapporti commerciali, non giustifica la medesima tutela; che l'applicabilità della medesima disciplina a situazioni fra loro così difformi sarebbe indice della sua irragionevolezza; che ulteriore profilo di irragionevolezza sarebbe rappresentato dal fatto che, essendo la preclusione all'accesso alla esdebitazione applicabile solo all'imprenditore individuale che non consegni al curatore la corrispondenza inerente al fallimento, solo questo sarà “spinto” ad adempiere all'obbligo di consegna, strumentale alla tutela dei creditori; che in tal modo, però, il bilanciamento degli interessi fra tutela della segretezza della corrispondenza e tutela dei creditori concorsuali risulterà irragionevolmente sperequato, nel senso che, là dove è minore – se non inesistente – l'interesse alla riservatezza, di fatto minore sarà anche la tutela dei creditori, che risulterà più intensa là dove è, invece, riscontrabile un'apprezzabile esigenza di riservatezza; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la infondatezza della questione; che per l'Avvocatura la norma in questione è volta ad assicurare tutela alla segretezza della corrispondenza, secondo quanto previsto dall'art. 15 della Costituzione, senza porsi in contrasto con gli artt. 111 e 24 della Costituzione, poiché i creditori fallimentari possono agire nei confronti del fallito per l'adempimento dell'obbligo di consegna su di lui gravante; che la previsione della impossibilità di accedere alla esdebitazione solo nei confronti delle persone fisiche è conseguenza della diversità strutturale fra queste ultime e le persone giuridiche; che la necessità del generale rispetto di quanto dettato dall'art. 15 della Costituzione giustifica la ampiezza della portata della norma denunciata della quale, in quanto collegata al ricordato precetto costituzionale, non è concepibile la secca rimozione; che, infine, violerebbe la discrezionalità del legislatore la introduzione di un regime alternativo a quello esistente;