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gli USA fanno i conti con l'Ucraina spingendola alla guerra con la Russia, vogliono che la guerra continui e tutto questo mette noi in contraddizione e in antagonismo con gli Stati Uniti. In fondo, questa spinta degli Stati Uniti all'Ucraina è una mezza spinta anche contro l'Europa, perché chi è in difficoltà più di altri è l'Europa (questo è innegabile). E poi altre affermazioni: in fondo, questa guerra conviene solo agli americani. Quanto alla diversificazione delle fonti energetiche, presidente Draghi, il nostro ministro Di Maio è andato in giro, però non è che questi Paesi da cui prendete il petrolio e il gas siano più affidabili di altri. E poi, quanto ai prezzi, non siamo mica più sicuri che siano così competitivi rispetto a quelli russi. Inoltre, perché lei ha detto che la Finlandia e la Svezia devono entrare nella NATO? In fondo, andiamo ad ampliare ancora la NATO, portandola ai confini russi. Ecco, colleghi, la prima parte teorica delle considerazioni, per alcuni legittima questa seconda parte di considerazioni, che sono, né più né meno, mistificazioni. (Applausi) . Tutti noi, infatti, sappiamo bene che queste affermazioni o sono fondate su ingenuità, o sono fondate su malafede. In certe circostanze, nella politica e nelle istituzioni - colleghi, consentitemi una battuta - non si sa se sia più pericolosa la malafede o l'ingenuità, perché si fa fatica a capire. L'ingenuità è molto pericolosa per gli uomini di Governo e delle istituzioni e la malafede ovviamente non può essere tollerata. L'Italia deve al Governo Draghi e al Presidente della Repubblica una postura di decoro e di dignità in linea con la tradizione della politica italiana, dal dopoguerra degasperiano in poi, che ha trovato nella scelta europea e nella scelta atlantica una connessione inscindibile, perché non avremmo avuto l'Europa senza la scelta atlantica. (Applausi) . L'espansione della NATO è solo un alibi - come ci ha detto spesso il nostro Ministro della difesa - perché in realtà, se volevamo vedere, avevamo gli occhi per farlo. Avevamo gli occhi per vedere, nella vicenda georgiana del 2008; anche in Georgia c'è una prima modalità che si ripete: la creazione di un finto Stato, l'Ossezia del Sud. Poi vediamo che in Moldavia c'è la Transnistria. C'è una modalità di azione ripetitiva, perché rispondente alla strategia di destabilizzazione dei Paesi. Abbiamo visto l'occupazione della Crimea, poi abbiamo visto il Donbass. Qualcuno addirittura, così convinto che il ritorno della Crimea alla Russia fosse dovuto, è andato in gita in Crimea. Colleghi, questi erano segnali che avrebbero dovuto aprire gli occhi dell'Occidente e oggi dobbiamo guardare alla realtà della cosa, che va oltre il discorso puntuale del nostro Presidente del Consiglio. La sfida - questo è un problema molto serio per noi - è tra le dittature e la democrazia. Quello che Putin non può tollerare è una democrazia ai suoi confini. D'altronde, dovevamo anche in questo caso vedere i segnali che ci consentivano di capire. Vi ricordate quando una serie di intellettuali nei mesi scorsi parlavano di "democratura"? Che cosa sono le "democrature"? Da che cosa nasce questo concetto? È un concetto semplice, che nasce dall'interno del mondo occidentale. In fondo, diciamo la verità, questa democrazia è piena di inefficienze. La burocrazia e la democrazia sono qualcosa di connesso, per cui il presidente Draghi non ha mica tempestività. Tanti dicevano che si sta Palazzo Chigi, ma non ci sono i comandi; lì non c'è nessuna sala con i comandi. Lui deve fare tante cose (i pellegrinaggi), poi ci sono le forze politiche: basti guardare cosa è successo ieri. La democrazia però, per guidare i processi di globalizzazione e modernizzazione, non è che vada tanto bene. Forse è meglio una "democratura", con l'uomo forte. Allora, colleghi, noi abbiamo una doppia sfida: la sfida alla democrazia che viene dalla dittatura e la sfida di chi dall'interno, ad esempio dell'Europa, cerca di minare l'idea stessa di democrazia e si colloca, con l'evocazione dell'uomo forte, in una sorta di limbo, che è la premessa per cadere dove molti stanno cadendo. (Applausi) . Dunque, colleghi, credo che l'Occidente sia chiamato a riscoprire la sua identità. Il sovranismo è indispensabile, ma a livello europeo. Se oggi possiamo parlare di pace, è solo perché non siamo venuti meno al dovere di armare chi veniva offeso sul suo terreno. Ho letto anche le indiscrezioni che però credo siano corrispondenti a un'oggettiva volontà del Governo di avviare un piano di iniziative, di negoziazioni e quant'altro. Se però oggi l'Italia ha voce in capitolo e se noi oggi possiamo essere in grado di negoziare - e ha ragione nel dire che bisogna tenere i rapporti anche con la Russia, nonostante tutte le incomprensioni - è per quella che il Presidente del Consiglio ha definito solidità della posizione italiana (espressione che mi è piaciuta). Questa volta dunque siamo stati solidi, non abbiamo cominciato a ondeggiare e c'è qualcuno che ha ancorato a tale solidità la posizione italiana. Per questo il Gruppo per le Autonomie che ho l'onore di rappresentare dà un consenso al Governo che non è formale, ma, mai come in questo momento, sostanziale e convinto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, faccio seguito a quanto riferito dal Presidente del Consiglio e mi permetto di condividere solo alcune riflessioni sulla storia più recente. Sono trascorsi quasi trentatré anni dalla caduta del Muro di Berlino, circa 150 chilometri di muro che separavano il popolo di una delle più grandi città d'Europa. Venne giù travolto da un'onda che era rimasta arginata e trattenuta per decenni, nei quali centinaia e centinaia di civili erano stati uccisi nel tentativo di oltrepassarlo e tanti altri erano anche morti buttandosi dalle finestre nel perseguire il medesimo tentativo. Venne giù come una diga travolta dalle acque del bacino che cercava di contenere. Da quel lontano 1989, l'onda lunga generata si sta ancora propagando. Ebbe inizio un nuovo corso storico che ha segnato cambiamenti epocali nel nostro continente, nel pianeta intero e anche in Italia, cambiamenti ancora oggi in corso in Ucraina. Non è stato un muro, e ritengo non possa essere oggi una guerra, a contenere la volontà dei popoli che vogliono solo vivere in un mondo più libero e democratico. Sono queste le ambizioni, sono questi i fatti. Nel rispetto di ogni popolo e Nazione, nel rispetto della storia di ognuno, dei costumi e della cultura di ogni popolo, la storia d'Europa non si può scrivere ancora con atti di guerra. In questo particolare momento storico, in cui gli attriti che hanno trattenuto un percorso stanno creando forti vibrazioni e stanno causando morti e distruzione, su di lei, signor Presidente del Consiglio, sul Parlamento e sugli italiani tutti gravano grandi responsabilità.