[pronunce]

Si osserva, al riguardo, che la giurisprudenza costituzionale relativa all'art. 68 Cost. si deve ritenere applicabile alle sole dichiarazioni extra moenia, mentre non c'è dubbio che tutto ciò che avviene «all'interno del recinto parlamentare» deve necessariamente rientrare sotto l'ombrello protettivo dell'insindacabilità; diversamente opinando l'autonomia costituzionale del Parlamento verrebbe ad essere gravemente colpita. Nessun rilievo può assumere, d'altra parte, il fatto che la missiva fosse diretta al presidente di un gruppo parlamentare, perché la giurisprudenza di questa Corte ha in più occasioni ribadito la fondamentale importanza di tali gruppi come manifestazione istituzionale del pluralismo politico (sentenze n. 1130 del 1988 e n. 49 del 1998). 3.5 - In prossimità dell'udienza la difesa della Camera dei deputati ha presentato un'ulteriore memoria, insistendo per l'accoglimento delle già rassegnate conclusioni. A suo parere, infatti, la pretesa avanzata dall'autorità giudiziaria ricorrente è assolutamente priva di fondamento, poiché le dichiarazioni rese dai due deputati rientrano senza dubbio nella prerogativa dell'insindacabilità. Dopo aver ricordato che l'attività parlamentare, secondo quanto affermato in più occasioni da questa Corte, è per sua natura destinata a proiettarsi all'esterno, la Camera fa presente che le dichiarazioni oggetto del processo penale in corso si collegano a tipiche forme di esternazione dell'attività parlamentare, ossia la conferenza stampa ed il comunicato stampa. Ciò posto, la Camera passa nuovamente in rassegna tutti gli atti di funzione già indicati nella memoria di costituzione, osservando come gli stessi dimostrino senza possibilità di dubbio quella corrispondenza tra atto tipico ed atto divulgativo che la giurisprudenza della Corte richiede come condizione per l'applicabilità della prerogativa dell'insindacabilità. La difesa produce anche ulteriore documentazione già indicata (ma non allegata) nel primo atto difensivo, e cioè: la lettera inviata dall'onorevole Mancuso, in data 30 giugno 1998, al Presidente della Commissione parlamentare antimafia, senatore Ottaviano Del Turco, contenente le ragioni della propria mancata partecipazione alla manifestazione di Palermo, la risposta del senatore Del Turco e la lettera, datata 9 luglio 1998, inviata dall'onorevole Maiolo al Presidente del gruppo parlamentare di “Forza Italia” onorevole Pisanu (di dissenso rispetto all'intenzione di non partecipare al convegno di Palermo), il cui contenuto è stato divulgato nella sala stampa di Montecitorio ed è alla base dell'accusa di diffamazione. Proprio in relazione a quest'ultima lettera, la Camera nota che l'onorevole Maiolo non ha reso alcuna dichiarazione alla stampa, essendo stato soltanto emesso un comunicato in pari data nel quale si dava notizia del dissenso del parlamentare rispetto alla decisione presa dal gruppo di “Forza Italia”, divulgando il contenuto della lettera medesima. Da tanto conseguirebbe l'infondatezza del ricorso e la correttezza della delibera oggetto del conflitto.1.- Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma ha sollevato conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato, in relazione alla deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 7 marzo 2000 (doc IV-quater n. 112), con la quale l'Assemblea ha approvato la proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere di dichiarare che i fatti per i quali pende procedimento penale nei confronti dei deputati Filippo Mancuso e Tiziana Maiolo davanti al medesimo Giudice, concernono opinioni espresse dai suddetti quali membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il GUP ricorrente ha premesso, in fatto, che nei confronti dei suindicati deputati era stata formulata richiesta di rinvio a giudizio quali imputati del delitto di diffamazione a mezzo stampa per aver offeso la reputazione del dottor Gian Carlo Caselli, all'epoca Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. In particolare, il rinvio a giudizio del deputato Filippo Mancuso era stato richiesto per avere – nel corso della conferenza stampa indetta da “Forza Italia” e tenutasi a Roma il 9 luglio 1998 a seguito della mancata partecipazione del medesimo gruppo politico al convegno sul riciclaggio, organizzato a Palermo dalla Commissione parlamentare antimafia – rilasciato dichiarazioni diffuse dalle agenzie ADNKRONOS, AGI e ANSA del seguente tenore: « Con un sistematico autore di insulti al Parlamento e a Forza Italia come Giancarlo Caselli, noi non sediamo nemmeno in un convegno scientifico… ; autore di insulti al Parlamento è un soggetto politico a tutti gli effetti che però con la tecnica del manifesto non vuole essere oggetto di critica… Quel personaggio che fino a ieri ha rivolto insulti al Parlamento, si comporta come soggetto politico a tutti gli effetti, illegittimo perché il suo ruolo pubblico non è politico…: questo personaggio è Giancarlo Caselli… Accanto a personaggi di questo tipo, che sfruttano il potere di cattura che hanno e ai quali non si può replicare senza rischiare il reato di oltraggio io non posso neanche sedere accanto». Nei confronti del deputato Maiolo il medesimo reato era stato ipotizzato per avere, con un comunicato stampa letto nella citata conferenza stampa, offeso la reputazione del dottor Gian Carlo Caselli con la dichiarazione, diffusa dall'ANSA, del seguente tenore: «Il convegno sarebbe stata un'ottima occasione per continuare una sacrosanta battaglia politica contro l'uso politico delle istituzioni giudiziarie che fa il Procuratore Caselli… Esiste un'associazione a delinquere di tipo istituzionale, pericolosa quanto Cosa Nostra». Secondo il giudice ricorrente sia per le dichiarazioni rese dal deputato Mancuso, sia per quelle del deputato Maiolo, esisteva soltanto una generica connessione politica di temi con l'attività da loro precedentemente svolta, ed in particolare con gli atti con i quali la Giunta per le autorizzazioni a procedere aveva motivato la proposta di deliberazione all'Assemblea, ma non una specifica relazione con atti della funzione parlamentare, relazione da escludere anche con riguardo alle lettere inviate dall'on. Mancuso al Presidente della Commissione antimafia e dall'on. Maiolo al deputato Pisanu, all'epoca capogruppo di “Forza Italia”, per comunicare loro le ragioni della mancata partecipazione al convegno che si sarebbe svolto a Palermo. 2.–– In via preliminare si rileva l'infondatezza dell'eccezione di irricevibilità sollevata dalla difesa della Camera. È, infatti, principio ormai consolidato nella giurisprudenza di questa Corte che non ha rilievo, riguardo ai conflitti proposti da autorità giudiziarie, il fatto che l'atto introduttivo abbia anziché la forma del ricorso quella dell'ordinanza, qualora quest'ultima abbia i requisiti di sostanza del ricorso.