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Signor Presidente, come ricordato dal presidente Romeo, nell'analisi e breve considerazioni sul disegno di legge n. 2488, in discussione oggi in Assemblea, non si può non considerare il netto sfalsamento cronologico tra il momento in cui esso e i vari decreti-legge afferenti sono stati emanati e l'attuale situazione generale. La situazione epidemiologica è sicuramente migliorata sia per il numero dei contagi sia per il progredire della campagna vaccinale, che è riuscita a coinvolgere un numero sempre maggiore di soggetti che inizialmente l'avevano rifiutata aprioristicamente. Questa realtà è spesso il frutto di una campagna informativa che non riesce a toccare i tasti giusti o non è sufficientemente capillare nella sua realizzazione o, ancora, non riesce a trasmettere messaggi chiari e semplici, capaci di rimuovere remore o preconcetti legati - questi ultimi - spesso a soggezioni psicologiche o a retaggi culturali senza reale fondamento scientifico. Con il passare del tempo il muro di gomma si è allentato e sempre più cittadini aderiscono in modo responsabile alla campagna vaccinale, senza dimenticare il rispetto delle misure di protezione individuali e collettive, mentre le forme clinicamente gravi di Covid, quelle che richiedono ricovero ospedaliero o necessitano della terapia intensiva, hanno nei vaccini il loro punto insostituibile. La capacità di diffondersi e di contagiare del coronavirus, che è stata così alta per la variante Omicron, dipende in gran parte dal nostro senso di responsabilità; dal nostro senso civico di appartenenza a una collettività; dall'anteporre il rispetto della salute altrui, soprattutto per le persone fragili, anche rinunciando al giusto desiderio e alla voglia di riprendere a vivere, a rifare tanti gesti semplici di affettività e di condivisione di gioie e di dolori con i propri amici e i propri familiari. Ovviamente, però, se chiediamo ai cittadini sacrifici, restrizioni ed attenzioni, anche le istituzioni devono fare la propria parte. Tutto ciò deve essere realizzato in termini di programmazione, di scelte condivise, di corretto supporto e di adeguate capacità di risposta alle molteplici difficoltà e problematiche che colpiscono le varie categorie e le tante attività imprenditoriali e commerciali, senza dimenticare la necessità di un sempre costante e continuo coordinamento fra la cabina di regia centrale e le strutture regionali e territoriali. Non si può non rilevare che alcuni dei provvedimenti adottati e delle relative misure stabilite sono spesso il frutto di un compromesso politico tra le diverse posizioni di ciascuna forza politica. Tutti sappiamo che, per il bene del Paese, non si tratta di mettere una propria bandierina o di far prevalere una propria posizione, magari arrogante, senza condivisione, spesso legata a prospettive elettorali o alle sirene ammaliatrici dei sondaggi e degli exit poll del momento. Le scelte politiche - secondo me - devono partire da due punti fondamentali: da un lato, seguire le indicazioni scientifiche e le opportune valutazioni della situazione epidemiologica del momento, con le conseguenti previsioni del suo andamento successivo; dall'altro lato, verificare la corretta e capillare attuazione di quanto viene deciso. Solo per citare un esempio, non si può prevedere l'utilizzo di mascherine FFP2 nelle istituzioni scolastiche, educative e universitarie - come d'altronde sono previste anche nel decreto-legge in esame, che stanzia a tal proposito ulteriori 5 milioni - senza al tempo stesso verificarne la loro reale ed effettiva disponibilità in quelle strutture. Portando un altro esempio, occorre verificare che il prezzo calmierato dei test antigenici previsto per obbligo per le farmacie, per le strutture autorizzate e accreditate o convenzionate con il Servizio sanitario nazionale sia realmente applicato secondo i protocolli stabiliti, evitando ulteriori aggravi economici per i tanti cittadini già in difficoltà. A tal proposito avevo presentato l'emendamento 14.0.6, su cui è stato espresso parere contrario dal Governo, per l'istituzione dei centri cosiddetti long Covid , per seguire nel tempo (nei prossimi due anni in particolare) e monitorare i pazienti nel loro successivo decorso dopo la fase acuta del Covid dal punto di vista clinico, laboratoristico, cardiologico, pneumologico, ma anche psicologico. Parliamo tanto anche di quest'ultimo aspetto, soprattutto negli adolescenti, ma dobbiamo chiederci che cosa facciamo realmente per loro. Già con il decreto-legge n. 73 del 2021 sono previste a carico del Servizio sanitario nazionale, per due anni, alcune prestazioni come elettrocardiogramma, ecocardiogramma, spirometria e TAC torace per il follow-up di quei soggetti, per modulare la gravità del quadro Covid. Mi chiedo però quale sarà il risultato se non esiste una équipe multispecialistica in ogni ASL, come previsto nell'emendamento, che coordini, segua e si faccia carico di tali pazienti. Non basta offrire la gratuità delle prestazioni diagnostiche; esiste anche una valutazione clinica che va fatta e l'emendamento sui centri long Covid prevedeva proprio questo. Avremmo avuto sicuramente un miglioramento di quanto si offre a cittadini per la tutela della loro salute. Occorrono scelte chiare, semplici, precise e lineari nella loro corretta applicazione, non ondivaghe o addirittura da sembrare concepite dalle menti di burocrati che vivono in una realtà lontana da quella che è la vita reale; o ancora - come in alcuni casi si verifica - provvedimenti adottati e modificati dopo alcune settimane, di cui i cittadini non riescono assolutamente a comprendere il significato. Vado a concludere, signor Presidente, ponendo l'accento su un altro punto di criticità. Ribadisco - secondo me - l'importanza di assicurare la piena attuazione delle misure per la riduzione delle liste di attesa, mai come ora estremamente lunghe; problema quest'ultimo indubbiamente già presente e quasi atavico su tutto il territorio nazionale, ma in particolare nelle Regioni meridionali. Occorrono necessariamente ulteriori interventi per garantire il recupero dell'arretrato causa pandemia, erogando prestazioni ambulatoriali di screening e di ricovero ospedaliero ordinario per patologie non Covid, che tuttora non risultano adeguatamente e tempestivamente prese in carico. Anche le opportune misure per contrastare queste criticità saranno l'espressione concreta di un effettivo ritorno alla normalità. Signor Presidente, il 4 febbraio è stata la Giornata mondiale della lotta contro il cancro: " Close the care gap ", ovvero "eliminare la disparità delle cure", che è lo slogan scelto quest'anno. È necessario un piano di recupero per l'oncologia, per non avere, dopo la pandemia da Covid, accanto alle evidenti o quasi - oserei dire - inevitabili difficoltà economiche e sociali, una nuova emergenza sanitaria, una prossima epidemia di casi avanzati di tumore non più operabili o trattabili per i ritardi e le carenze accumulatisi negli ultimi due anni. Signor Presidente, vado a concludere. Il MoVimento 5 Stelle è rispettoso degli impegni assunti nei confronti dei cittadini e, pertanto, darà il suo voto favorevole al provvedimento in esame, pur con le piccole puntualizzazioni che ho voluto fare.