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Dobbiamo capire se vogliamo imparare da ciò che è accaduto. Alcune cose le abbiamo già chiaramente capite: in primo luogo il Servizio sanitario nazionale, pubblico e universalistico, è una risorsa irrinunciabile che prima del coronavirus non abbiamo trattato come meritava. (Applausi) . Adesso dobbiamo invertire questa tendenza. Sono contentissimo che tutti i colleghi, maggioranza e opposizione, siano d'accordo su questo punto. Per me è un valore importantissimo, perché non dimentico che prima del coronavirus tanti punti di vista ci spiegavano che era insostenibile un Sistema sanitario nazionale e universalistico. È finita l'epoca dei tagli ed è finita l'epoca dei ragionieri e degli economicisti che governano la sanità. È finita definitivamente. Inoltre, spero avremo imparato anche una seconda lezione, anche se ne sono meno sicuro. Siamo di fronte a scelte strategiche. Siamo di fronte a un grande tema di cambiamento radicale di questo Paese. Giustamente ci interroghiamo sulla funzione del Parlamento. È giusto, è sempre giusto. Io penso che vadano bene gli Stati generali, ma la cosa fondamentale che dobbiamo discutere in quest'Aula, nell'Aula del Parlamento, è la visione che proponiamo all'Italia, la strategia, il respiro, perché quella sicurezza di cui parlava anche il senatore Faraone non la diamo su questo o quell'appunto propagandistico. La diamo se offriamo un futuro o proponiamo un futuro al nostro Paese. Questo è il punto e a tale proposito - diciamocelo - la dialettica democratica tra maggioranza e opposizione, le diverse posizioni sono davvero una ricchezza se tutti insieme decidiamo di non bombardare le istituzioni; se all'interno delle istituzioni ci diciamo quello che dobbiamo dirci e ci assumiamo ciascuno le proprie responsabilità. Sono preoccupato che l'Italia rimanga se stessa, perché già da prima del coronavirus non ce lo potevamo permettere. L'Italia non può rimanere se stessa. Ritengo che dovremmo fare tutti uno sforzo perché sento affermazioni già fatte troppo spesso, sento cose troppo ovvie; invece avremmo bisogno di una svolta. Tutto cambia perché nulla cambi: questo Paese non può permetterselo. Allora, a proposito di visione e di dialettica tra di noi, c'è bisogno o meno di un nuovo modello di sviluppo in questo Paese? Sì. La chiave è la transizione ecologica, sì o no? Da qui dobbiamo partire. Cosa fanno le industrie pubbliche a questo proposito? L'Enel le fa le colonnine in Italia? Lo dico perché le sta facendo in Germania. Mi chiedo inoltre se siamo in grado di costruire un piano, un programma capace di fare tutto questo e cioè di avviare un processo di trasformazione che è indispensabile. Questa si chiama politica industriale, e non è la vecchia visione statalista, ma è politica industriale. Informo che negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in Germania fanno politica industriale per costruire il cambiamento del loro sistema economico e produttivo. Questo è il punto. Discutiamo di questo. Potremmo non essere d'accordo, ma facciamolo se vogliamo rispondere al piccolo imprenditore, se vogliono la trasformazione con cui - per esempio - la rete di imprese dell' automotive è chiamata a confrontarsi. Il nostro comparto automotive vende alla Mercedes, alla BMW, alla Volkswagen, alla Volvo, vende al top e nei prossimi anni quei soggetti si trasformeranno radicalmente. Ecco dove io destinerei le risorse, per costruire, e non per mettere le mani nelle imprese, ma per suggerire loro dove spendere le risorse e di investire nella trasformazione. Questo è il patto. Magari è opportuno imparare anche dalla Germania: penso a nuove forme partecipative per il lavoro, perché l'idea del conflitto tra lavoro e impresa è del Novecento. Tuttavia, l'idea secondo la quale ciascuno fa quel che vuole non tiene conto del fatto che, se ci sono risorse pubbliche, c'è un interesse pubblico da portare avanti e il patto sociale lo può portare avanti. Sulla sanità, signor Ministro, ho apprezzato tantissimo e ho proposto per due volte nella legge di bilancio il superamento dell'attuale vincolo di spesa per il personale a partire dal budget del 2004 diminuito dell'1,4 per cento, che è una vera e propria vergogna, ma tutte le volte la proposta è stata bocciata. Adesso però ne abbiamo la possibilità e dobbiamo rifondare il Sistema sanitario nazionale, e cioè partire da quella straordinaria legge n. 833 del 1978 e affrontare dei nodi. Parlare di territorio, di assistenza domiciliare significa dire quale sistema organizzativo garantisce questo e per me - lo dico chiaramente - è il distretto sociosanitario a garantire la multiprofessionalità e la capacità di dare risposte. (Applausi) . Dobbiamo rivedere anche organizzativamente il sistema ospedaliero. A questo proposito, colleghi, visto che lo diciamo tutti, intendiamoci: penso che l'autonomia sia un valore, ma il sistema scolastico e il sistema sanitario sono nazionali e da questo punto di vista non possiamo avere un Paese Arlecchino. (Applausi). Non possiamo averlo. In conclusione, vorrei aggiungere solo due ultime osservazioni. Abbiamo bisogno di autorevolezza: secondo me, il principio di leale collaborazione va legiferato. Mi riferisco alla leale collaborazione con le Regioni e con gli enti locali. Abbiamo avuto momenti alterni in questi mesi. Dobbiamo costruire un meccanismo nel quale la leale collaborazione, principio costituzionale, assicuri la governance. È stata citata la lettera q) del comma 2 dell'articolo 117 della Costituzione, e l'ho evidenziato più volte anch'io. Ma è chiaro che in un sistema come questo non c'è una misura risolutiva. Se non abbiamo un'idea di come stare insieme nella Repubblica, fondata sullo Stato, le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni, sarà faticoso andare avanti e saremo pendolari. Io sono contro il centralismo e sono contro il federalismo fai da te, perché sono due risposte arcaiche e sbagliate. Concludo, signor Ministro, con una raccomandazione veramente di cuore. Se vogliamo aprire le scuole a settembre, ora - anzi, ieri - dobbiamo avere tutte le garanzie e un piano. Lasciamo stare il plexiglas e lasciamo stare le improvvisazioni. Bisogna dire dove i ragazzi vanno a scuola. Se c'è bisogno, come c'è bisogno, del distanziamento, bisogna aumentare le aule, il personale e gli insegnanti. Non troviamoci, a fine agosto, a prendere atto del fatto che siamo in una nuova emergenza. Questo, giustamente, gli italiani non ce lo potrebbero perdonare. Vi è, dunque, uno sforzo straordinario da sostenere sulla scuola. Come ultima osservazione, si è parlato tanto di sistema sanitario. Io so che siamo tutti d'accordo qui, ma quale esempio di flessibilità e di professionalità hanno dato i medici e il personale sanitario? Allora, signor Ministro, adesso mettiamo a regime le scelte che abbiamo fatto. Finanziamo il sistema sanitario e riconosciamo economicamente un compenso diverso a partire da quello degli infermieri, che hanno uno stipendio veramente inadeguato. (Applausi). COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) .