[pronunce]

che, inoltre, secondo il giudice a quo, la disciplina censurata non avrebbe «la portata normativa sopra evidenziata, essendole estranea una visione unitaria e complessiva delle singole zone del territorio su cui è destinata ad incidere», e regolerebbe, pertanto, «una situazione edificatoria ed urbanistica preesistente, e, prescindendo da una preventiva, compiuta valutazione della stessa, autorizzerebbe interventi implicanti aumenti di volumetrie residenziali (peraltro senza corrispondenti cessioni di aree per la realizzazione di opere di urbanizzazione) [...] senza che risulti contemplata la necessità di una valutazione, sia pur presuntiva, della possibile incidenza degli aumenti di volumetria autorizzati in deroga alla pianificazione urbanistica vigente»; che, pertanto, la norma censurata sembrerebbe soddisfare «taluni interessi privati con sacrificio dei contrapposti interessi dei proprietari dei fondi finitimi e in difetto di un adeguato bilanciamento con l'interesse pubblico cui deve necessariamente rispondere la disciplina del territorio (bilanciamento che, secondo il principio ricavabile dall'art. 9, ultimo comma, del d.m. n. 1444 del 1968, viene per contro garantito da un'attività di pianificazione complessiva ed unitaria per "gruppi di edifici" o comunque per zone determinate)» e le ricadute della normativa regionale sulla disciplina dei rapporti di vicinato, inoltre, non sarebbero «tali da garantirne un assetto equo, con reciprocità di diritti, od adeguata compensazione per il possibile sacrificio di diritti acquisiti»; che l'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005, dunque, contrasterebbe con i principi fondamentali della materia del governo del territorio di cui agli artt. 873 cod. civ. , 41-quinques della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), introdotto dall'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765, e 9 del d.m. n. 1444 del 1968, e dunque con l'art. 117, terzo comma, Cost., invadendo altresì la materia dell'ordinamento civile dello Stato, di competenza esclusiva del legislatore statale ex art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.; che, infine, secondo il giudice rimettente, la norma censurata, autorizzando ampliamenti di edifici in deroga ai limiti ed alle prescrizioni dei piani urbanistici al di fuori delle ipotesi di deroghe legittime ex art. 9, ultimo comma, del d.m. n. 1444 del 1968, sarebbe in contrasto con il principio fondamentale dettato in materia dall'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), e, quindi, con l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto, in base alla normativa statale di principio, l'intervento di «ristrutturazione edilizia» non comporta aumento di sagoma e di volumi e l'ampliamento di edificio esistente si qualifica quale «nuova costruzione»; che, da ultimo, la norma censurata, incidendo illegittimamente e in termini irragionevoli sul diritto di proprietà, violerebbe altresì gli artt. 2, 3 e 42 Cost.; che è intervenuta in giudizio la Regione Lombardia, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, non fondata; che, con riguardo alla ammissibilità, la Regione eccepisce difetto di rilevanza e difetto di motivazione della questione e che, inoltre, sarebbero inammissibili, in quanto prive di specifica motivazione, le censure riferite agli artt. 2, 3 e 42 Cost.; che, secondo la difesa regionale, il giudice avrebbe dovuto verificare, in primo luogo, «se l'intervento su cui è causa ha comportato in concreto aumenti di sagoma e volumi (ciò che non si dice nell'ordinanza)», e, in secondo luogo, «se, in ipotesi affermativa, detti aumenti (di sagoma e/o di volumi) siano riconducibili o meno ad attività di demolizione e ricostruzione»; che, nel merito, la difesa regionale rileva che la questione non è fondata, in quanto la norma censurata rientrerebbe nella materia del governo del territorio, senza invadere in alcun modo la materia dell'ordinamento civile, e non violerebbe i principi fondamentali riservati alla legislazione dello Stato, individuati dal giudice a quo nelle regole dettate dagli artt. 9 del d.m. n. 1444 del 1968 e 3 del d.P.R. n. 380 del 2001. Considerato che il Tribunale ordinario di Brescia, sezione terza civile, con ordinanza del 22 febbraio 2010 (reg. ord. n. 342 del 2010) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), come modificata dalla legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2005, n. 20 (Modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 "Legge per il governo del territorio", in materia di recupero abitativo dei sottotetti esistenti), in relazione agli artt. 2, 3, 42 e 117, commi secondo, lettera l), e terzo, della Costituzione; che l'art. 64 della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005 disciplina gli interventi edilizi finalizzati al recupero volumetrico dei sottotetti, prevedendo, al comma 2, che tale recupero «è classificato come ristrutturazione edilizia ai sensi dell'articolo 27, comma 1, lettera d)» della medesima legge regionale e che esso «non richiede preliminare adozione ed approvazione di piano attuativo ed è ammesso anche in deroga ai limiti ed alle prescrizioni degli strumenti di pianificazione comunale vigenti ed adottati, ad eccezione del reperimento di spazi per parcheggi pertinenziali secondo quanto disposto dal comma 3» del medesimo art. 64; che il giudice a quo contesta l'interpretazione adeguatrice fornita dal giudice di prima istanza, in base a cui la deroga prevista dalla norma censurata non opererebbe in riferimento all'art. 9 del decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765);