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Disposizioni concernenti i partiti politici, per la piena attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Onorevoli Senatori. -- Il riconoscimento, nel nostro ordinamento costituzionale, della possibilità per i cittadini di associarsi liberamente in partiti politici, per concorrere alla formazione della politica nazionale, è forse il più emblematico tra i simboli che hanno incarnato il cambio di regime e l'avvento della democrazia nel nostro Paese. Dal punto di vista normativo tale impostazione si è tradotta in una costruzione che, stante il combinato disposto degli articoli 1, 2 e 18 della Costituzione, vede nell'articolo 49 la chiusura di un percorso nel quale il partito rappresenta il principale strumento mediante il quale i cittadini hanno la possibilità di interfacciarsi con le istituzioni. Tuttavia, da un'analisi storica dell'evoluzione interpretativa del disposto dell'articolo 49, emerge chiaramente come il partito politico, quale soggetto intermedio tra Stato e individuo, è stato disciplinato solo parzialmente. In parte, dalle disposizioni dell'articolo 18 della Costituzione sulla libertà di associazione; in parte, come precedentemente esposto, da quanto previsto dall'articolo 49. L'essenzialità del disposto costituzionale in merito ha consentito il radicarsi, nel tempo, di una certa ambiguità. I partiti hanno infatti potuto interpretare piuttosto liberamente tali princìpi, permettendo alla nostra società di espandersi attraverso di essi in modo diffuso, dando cioè a tutti i cittadini, a ogni istanza sociale, la possibilità di esprimersi e trovare il proprio spazio politico. D'altro canto questa intrinseca flessibilità ha progressivamente consentito una reale occupazione delle istituzioni da parte dei partiti politici, che ne hanno molto spesso abusato, trasformando diritti in concessioni e avviando, nel nostro ordinamento, una degenerazione della concezione, nonché della funzione, di partito politico. Al fine di arginare tale situazione, il Parlamento ha da tempo avviato un processo di riforma – concernente, in prima istanza, il meccanismo di finanziamento dei partiti – approvando la legge 6 luglio 2012, n. 96, cui ha fatto seguito l'adozione del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, mediante il quale è stata disposta l'abolizione del finanziamento pubblico diretto e sono state introdotte nuove norme volte ad incrementare l' accountability democratica e finanziaria dei partiti politici. Il presente disegno di legge si inserisce in tale contesto mirando, in particolare, ad integrare quanto disposto dal succitato decreto-legge, al fine di completare il processo di attuazione dell'articolo 49. L'articolo 1 e l'articolo 2 del disegno di legge, modificando rispettivamente gli articoli 2 e 3 del decreto-legge n. 149 del 2013, rivedono la definizione di partito politico e la disciplina dello statuto dei partiti, al fine di renderla più rispondente al disposto costituzionale. L'articolo 3, intervenendo sull’articolo 5 del decreto-legge n. 149 del 2013, introduce il divieto per i partiti politici di assumere partecipazioni in società tramite società fiduciarie o per interposta persona e di investire la propria liquidità in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi dallo Stato italiano. L'articolo 4, tramite l'inserimento di due nuovi articoli nel decreto-legge n. 149 del 2013, introduce rispettivamente l'obbligo per i partiti politici di istituire un registro degli iscritti (nel quale siano indicati nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza e luogo di iscrizione al partito), nonché di indire elezioni interne per la selezione dei propri candidati alle elezioni amministrative nei comuni con più di 15.000 abitanti e alle elezioni regionali, nazionali ed europee. L'articolo 5 mira ad incrementare la partecipazione attiva dei giovani alla politica, stabilendo che ogni partito destini alla loro formazione una quota pari almeno al 5 per cento delle somme di sua spettanza, relative alla destinazione del due per mille. L'articolo 6 prevede alcune misure volte ad incrementare il finanziamento della Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, anche in considerazione dei maggiori e delicati compiti che essa si trova a svolgere. L'articolo 7 contiene disposizioni finali concernenti l’ambito di applicazione del disegno di legge.. 1 (Riconoscimento della personalità giuridica dei partiti politici) 1 All'articolo 2 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1 . I partiti politici sono associazioni riconosciute dotate di personalità giuridica, ai sensi dell'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, attraverso le quali i cittadini concorrono, con metodo democratico e nel rispetto dei princìpi costituzionali, a determinare la politica nazionale, regionale e locale». 2 (Statuto dei partiti politici) 1 All'articolo 3 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, sono apportate le seguenti modificazioni: a il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1 . Ai fini del riconoscimento della personalità giuridica, i partiti politici sono tenuti a dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto, redatti nella forma dell'atto pubblico. Nello statuto è descritto il simbolo che, con la denominazione, è di esclusiva proprietà del partito politico e costituisce elemento essenziale di riconoscimento del partito politico. Il simbolo può anche essere allegato in forma grafica. Il simbolo del partito e la denominazione, anche nella forma abbreviata, devono essere chiaramente distinguibili da quelli di qualsiasi altro partito politico esistente»; b al comma 2: 1 dopo la lettera a) sono inserite le seguenti: « a-bis) i casi di incompatibilità, in particolare tra cariche dirigenziali all'interno del partito e incarichi o nomine a livello istituzionale e delle amministrazioni pubbliche nazionali, regionali e locali; a-ter) il numero massimo di mandati elettorali per i quali può essere presentata la candidatura e di cariche interne al partito, nonché la loro durata; a-quater) le modalità con le quali gli iscritti partecipano alle votazioni assicurando, quando prevista, l'effettiva segretezza del voto; a-quinquies) un codice etico che contenga l'insieme dei princìpi di riferimento dei comportamenti individuali e collettivi»; 2 la lettera d) è sostituita dalla seguente: « d) i diritti e i doveri degli iscritti e i relativi organi di garanzia; le modalità di partecipazione degli iscritti anche attraverso referendum o altre forme di consultazione; le regole per l'istituzione e per l'accesso al registro degli iscritti di cui all'articolo 5 -bis del presente decreto, la cui consultazione deve essere sempre nella disponibilità di ogni iscritto, nel rispetto di quanto previsto dal codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.