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Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, in materia di vigilanza sugli studenti durante l'uscita dalla scuola. Onorevoli Senatori. -- Con il presente disegno di legge si intende fare chiarezza su una questione che -- a quasi venti anni dall'emanazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 -- dà adito a fraintendimenti di vario tipo in materia di vigilanza degli studenti all'uscita dalla scuola, al punto da configurare l'esistenza di un vuoto legislativo. È necessario fare un breve excursus riguardante i principali riferimenti normativi: -- la scuola ha il dovere della sorveglianza degli allievi per tutto il tempo in cui le sono affidati; -- per il dirigente scolastico, il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 prevede la sussistenza di obblighi organizzativi di amministrazione e di controllo sull'attività degli operatori scolastici, con conseguenti responsabilità in caso di incidente per carenze a lui imputabili, allorché non abbia eliminato le fonti di pericolo, non abbia provveduto alla necessaria regolamentazione dell'ordinato deflusso degli studenti in uscita dalla scuola, ovvero non abbia provveduto a far approvare un regolamento di istituto dall'organo collegiale competente, il consiglio d'istituto, previsto dall’articolo 10, lettera a) , del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994; -- il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) 2006-2009 all'articolo 29, comma 5 indica quali obblighi ha il docente «Per assicurare l'accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a trovarsi in classe 5 minuti prima dell'inizio delle lezioni e ad assistere all'uscita degli alunni medesimi»; -- il CCNL 2006-09 alla Tabella A dei profili ATA, per l'area A prevede che il personale « ... È addetto ai servizi generali della scuola con compiti di accoglienza e di sorveglianza nei confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all'orario delle attività didattiche e durante la ricreazione, e del pubblico; di pulizia dei locali, degli spazi scolastici e degli arredi; di vigilanza sugli alunni, compresa l'ordinaria vigilanza e l'assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche, di custodia e sorveglianza generica sui locali scolastici, di collaborazione con i docenti»; -- la Cassazione Civile, Sezione I, con sentenza n. 3074 del 30 marzo 1999, pronunciandosi in merito, ha circostanziato gli ambiti di responsabilità di cui ci si occupa: «L'Istituto d'istruzione ha il dovere di provvedere alla sorveglianza degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui gli sono affidati, e quindi fino al subentro, reale o potenziale, dei genitori o di persone da questi incaricate». Vediamo nella pratica quale prassi seguire, nel caso in cui il dirigente scolastico disponga la non uscita dalla scuola degli alunni senza la presenza di un adulto che prenda in consegna il minore, e quali soggetti sono coinvolti: -- il docente accompagna fino al cancello (o uscita della scuola) gli alunni. Nel caso non ci siano persone individuate per la consegna del minore, trattiene il minore; -- il docente (che ha terminato il proprio orario di servizio), a questo punto, consegna alla scuola (tramite il collaboratore scolastico in servizio) l'alunno; -- la scuola (dirigente scolastico, vicario, collaboratore del dirigente scolastico o altri delegati) deve rintracciare i genitori e invitarli a ritirare il figlio; -- se il genitore non è rintracciabile, la scuola deve avvisare i vigili urbani (o i carabinieri) per rintracciare i genitori; nel caso in cui sia impossibile contattare i genitori, la scuola consegna l'alunno agli stessi vigili perché venga trasportato presso la casa dei genitori o parenti delegati dai genitori. Oggi le realtà sono le più svariate, dai piccoli paesi alle città, cosi come i contesti familiari sono diversi e variegati. Anche tra i minori è necessario distinguere tra un bambino di 6 anni e un adolescente di 13/14 anni. I genitori, soprattutto nei piccoli centri, preferiscono (per motivi di comodità) che i propri figli minorenni tornino a casa in autonomia, e per questo motivo hanno interesse affinché il regolamento d'istituto preveda la cosiddetta «liberatoria» nei confronti dell'amministrazione scolastica, in maniera tale che -- secondo loro -- una volta usciti di scuola i ragazzi siano sotto la diretta responsabilità delle famiglie, questo ovviamente per permettere un loro ritorno a casa con pochi problemi logistici. La posizione assunta in merito da alcune avvocature dello Stato tende però ad escludere la valenza di disposizioni interne all'istituzione scolastica dirette a richiedere ai genitori degli alunni la «autorizzazione» al rientro a casa di questi da soli, ovvero non accompagnati da soggetto maggiorenne; nel gergo in uso, tali autorizzazioni vengono definite «liberatorie» che si concretizzano in formule di esonero da responsabilità della amministrazione scolastica per gli eventuali danni conseguenti alla descritta situazione. Simili autorizzazioni, infatti, lungi dal costituire causa esimente la responsabilità dell'amministrazione scolastica per le lesioni eventualmente subite dall'alunno dopo l'uscita da scuola, potrebbero costituire prova della consapevolezza, da parte dell'istituzione e dei suoi organi, di detta modalità di uscita da scuola degli allievi, con la conseguenza di risolversi sul piano probatorio, in sede di eventuale giudizio risarcitorio, in una implicita ammissione di omissione di vigilanza sugli alunni stessi. Le preoccupazioni di fondo che emergono nei pareri di diverse avvocature dello Stato sono state dichiarate condivisibili anche da uffici scolastici sia provinciali che regionali, e hanno provocato l'adozione da parte di alcune scuole di comportamenti eccessivamente rigidi, che in qualche caso hanno avuto come conseguenza addirittura minacce di denuncia da parte di qualche genitore per «sequestro di persona». Il discrimine tra lecito e illecito è davvero sottile. Sul piano strettamente legale, e volendo interpretare in modo letterale l'articolo 591 del Codice penale (abbandono di minore) e gli articolo 2047 e 2048 del codice civile (obbligo di vigilanza sui minori e risarcibilità dei danni da essi cagionati), il genitore, il tutore o l'insegnante di un minorenne non dovrebbero mai lasciarlo senza assistenza. In particolare il docente dovrebbe consegnare il minorenne o ad un altro docente o al genitore o a un suo delegato. Solo cosi si è sicuri di non incorrere in errore e responsabilità. Di contro, l'applicazione meccanica e generalizzata di questa norma si scontra non solo con la consuetudine consolidata nelle scuole e nelle famiglie, ma anche con il diritto del minore alla graduale acquisizione della propria autonomia. In questa situazione poco chiara gli insegnanti si trovano tra l'incudine e il martello: