[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1-bis, della legge della Regione Siciliana 30 aprile 1991, n. 12 (Disposizioni per le assunzioni presso l'Amministrazione regionale e gli enti, aziende ed istituti sottoposti al controllo della Regione), comma introdotto dall'art. 13 della legge della Regione Siciliana 19 agosto 1999, n. 18 (Disposizioni in materia di lavoro), promosso dal Tribunale ordinario di Catania, nel procedimento vertente tra Francesco Gandolfo e altri e il Consorzio di bonifica n. 9 di Catania, con ordinanza del 14 febbraio 2017, iscritta al n. 108 del registro ordinanze 2017 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell'anno 2017. Visto l'atto di costituzione del Consorzio di bonifica n. 9 di Catania; udito nell'udienza pubblica del 20 marzo 2018 il Presidente Giorgio Lattanzi, il quale, sentiti il Giudice relatore Giulio Prosperetti e l'avvocato Antonino Ravì per il Consorzio di bonifica n. 9 di Catania, dispone che sia omessa la relazione.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale ordinario di Catania, con ordinanza del 14 febbraio 2017, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. l, comma 1-bis, della legge della Regione Siciliana 30 aprile 1991, n. 12 (Disposizioni per le assunzioni presso l'Amministrazione regionale e gli enti, aziende ed istituti sottoposti al controllo della Regione), comma introdotto dall'art. 13 della legge della Regione Siciliana 19 agosto 1999, n. 18 (Disposizioni in materia di lavoro). Il giudice a quo riferisce che: a) i ricorrenti, esponendo di avere prestato attività lavorativa alle dipendenze del Consorzio di bonifica n. 9 di Catania, come operai addetti alla manutenzione delle reti irrigue, avevano chiesto al tribunale che, dichiarata la nullità dei termini apposti ai loro contratti di lavoro, disponesse la conversione dei relativi rapporti da tempo determinato a tempo indeterminato, condannando il convenuto consorzio alla loro reintegrazione nei posti di lavoro e al risarcimento dei danni; b) il Consorzio di bonifica n. 9 di Catania, costituitosi ritualmente in giudizio, aveva eccepito l'intervenuta decadenza dall'azione dei ricorrenti, per non avere i medesimi impugnato i contratti nel termine previsto e, comunque, la prescrizione in relazione a qualunque pretesa relativa al periodo anteriore al quinquennio antecedente la data di notifica del ricorso; c) nel merito, il suddetto Consorzio aveva chiesto il rigetto delle domande. La disposizione censurata, nell'esentare gli enti pubblici economici siciliani da ogni forma di selezione pubblica nell'assunzione del personale per cui sia richiesto il solo titolo di studio non superiore a quello della scuola dell'obbligo, vìola, a parere del rimettente, il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., mancando, nel caso, qualsivoglia specifica ragione di deroga alla regola fondamentale del pubblico concorso. L'indicata disposizione della legge regionale contrasta pure, ad avviso del giudice a quo, con gli artt. 97, 51 e 3 Cost., i cui principi sono ritenuti applicabili alla luce della giurisprudenza di questa Corte e, in particolare, della sentenza n. 205 del 1996, anche alle assunzioni effettuate dagli enti pubblici economici, tra i quali, secondo lo stesso rimettente, sono da annoverare anche i consorzi di bonifica regionali. Il rimettente, in punto di rilevanza della questione di legittimità costituzionale nel giudizio principale, evidenzia che la disposizione censurata, nonostante l'avvenuta abrogazione disposta dall'art. 49 della legge della Regione Siciliana 5 novembre 2004, n. 15 (Misure finanziarie urgenti. Assestamento del bilancio della Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana per l'anno finanziario 2004. Nuova decorrenza di termini per la richiesta di referendum), continua a trovare applicazione, ratione temporis, ai rapporti di lavoro stipulati nella sua vigenza. Passa, quindi, ad esaminare la non manifesta infondatezza della questione, sottolineando che la norma censurata «esonera le assunzioni del personale ivi indicato - al contrario di quelle previste dall'art. 3 della medesima l. reg. 12/1991 - da ogni forma di pubblica selezione, riconoscendo così totale libertà agli enti pubblici economici di stabilire come, quando, e soprattutto chi, assumere, in spregio ai più elementari principi di eguaglianza, trasparenza ed imparzialità» e che, stante il chiaro ed univoco tenore letterale della disposizione, non è possibile procedere ad una interpretazione di essa costituzionalmente orientata. Ad avviso del giudice a quo, la violazione del principio di ragionevolezza da parte della norma denunciata emergerebbe dall'esame della stessa evoluzione cronologica della normativa regionale in materia. Infatti, nel periodo di vigenza della legge della Regione Siciliana 7 maggio 1958, n. 14 (Norme sul personale della Regione) e fino all'introduzione della disposizione censurata, il legislatore siciliano aveva ritenuto di assoggettare tutte le assunzioni alla regola del pubblico concorso ovvero, a séguito dell'entrata in vigore della legge regionale n. 12 del 1991, in relazione alle qualifiche per le quali era richiesto il possesso di un titolo di studio non superiore a quello della scuola dell'obbligo, al sistema del collocamento ordinario, comunque riconducibile al novero delle selezioni pubbliche, in quanto fondato su graduatorie pubbliche formate sulla base di criteri obiettivi e predeterminati. Secondo il rimettente, la deroga alla regola del pubblico concorso stabilita dalla norma denunciata non potrebbe trovare giustificazione nel fine, enunciato espressamente dalla disposizione, «di armonizzare le norme regionali in materia di assunzioni alle disposizioni dell'articolo 9-bis del decreto legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modifiche, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608»; ciò in quanto, ad avviso del giudice a quo, le disposizioni statali richiamate dalla norma censurata non conterrebbero alcuna previsione che possa dare ragione, nel caso, dell'esenzione degli enti pubblici economici regionali dall'osservanza della regola del pubblico concorso. Con riguardo, invece, al ritenuto contrasto con gli artt. 97, 51 e 3 Cost., il giudice a quo ritiene che la disposizione censurata non possa trovare giustificazione né nella circostanza che la deroga sia dettata solo con riferimento ad enti pubblici economici, né nelle caratteristiche e nella natura dei rapporti di lavoro presi in considerazione. 2.- Con atto depositato il 18 settembre 2017, si è costituito in giudizio il Consorzio di bonifica n. 9 di Catania che, riprendendo gli argomenti esposti dal giudice a quo nell'ordinanza di rimessione, ha chiesto che la questione venga dichiarata fondata.