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Nel Documento di economia e finanza si osserva inoltre che il nuovo quadro programmatico è stato così determinato anche in relazione a due atti imminenti: un nuovo decreto-legge, recante un complesso di ulteriori misure di sostegno e rilancio, decreto che il Governo intende adottare successivamente all'autorizzazione summenzionata da parte delle Camere, e l'adozione della versione finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il quale costituisce il presupposto per l'attivazione delle risorse europee del Dispositivo per la ripresa e la resilienza. Riguardo a tale Piano, il Documento riporta che esso prevedrà un ammontare massimo di risorse europee a titolo di sovvenzione pari a 68,9 miliardi di euro e un ammontare massimo di risorse europee a titolo di prestiti pari a 122,6 miliardi, per un totale pari a 191,5 miliardi; riguardo alle risorse derivanti dai suddetti prestiti, una quota pari a 69,1 miliardi sarà utilizzata per il finanziamento di spese già programmate, mentre la restante quota (pari, nella misura massima, a 53,5 miliardi) e l'intero importo derivante dalle suddette sovvenzioni saranno destinati (in una misura massima complessiva pari, quindi, a 122,4 miliardi) al finanziamento di nuove spese. Il Documento osserva quindi che a tale complesso di risorse occorre aggiungere sia quelle derivanti dagli altri strumenti finanziari europei che, insieme con il suddetto Dispositivo per la ripresa e la resilienza, fanno parte del programma Next Generation EU sia ulteriori risorse nazionali, per un totale di circa 237 miliardi. In particolare, si prevede che il suddetto decreto-legge istituisca un fondo di investimento complementare, avente durata decennale, ai fini del finanziamento degli interventi programmati nella versione finale del PNRR, ma non coperti da prestiti e sussidi del suddetto Dispositivo, e che le risorse del Fondo di sviluppo e coesione trasferite ai programmi finanziati con il PNRR vengano reintegrate. Riguardo alle linee generali del Documento, l'oratrice rileva che esso, come indicato nelle premesse, non reca il Programma nazionale di riforma (che costituisce, in via ordinaria, una parte integrante del Documento di economia e finanza), in quanto lo si ritiene assorbito dall'imminente versione finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il documento sottolinea la necessità delle riforme, che rivestono un ruolo centrale nel PNRR e a cui è dedicata una specifica sezione di tale documento; per tale motivo, e in forza del Regolamento dell'Unione europea 2021/241 che istituisce il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, il Governo ha quindi ritenuto che in questa occasione il PNRR possa integrare il Programma Nazionale di Riforma previsto dai regolamenti del Semestre Europeo e dalla normativa nazionale. Tale Programma non risulta pertanto presentato separatamente, mentre viene preannunciata la imminente definizione del PNRR, ai fini della presentazione alla Commissione Europea nei termini previsti. Nel documento si evidenzia altresì la necessità di rafforzare la spinta ad uscire dalla crisi, sottolineando come il rilancio degli investimenti e dello sviluppo con il Piano di Ripresa e Resilienza finanziato dal Next Generation EU e da ulteriori risorse nazionali avvenga in un contesto che vede, quale partita chiave per il nostro Paese, la realizzazione di una crescita economica come fattore abilitante della sostenibilità ambientale, oltreché sociale e finanziaria. Si evidenziano i problemi strutturali e la forte esigenza di contrastare i cambiamenti climatici, per cui è obiettivo del Governo conseguire una crescita non meramente quantitativa, ma rispettosa dell'ambiente e compatibile con i target di riduzione dell'inquinamento fissati dal Green Deal europeo. Il documento evidenzia, inoltre, la finalità di realizzare una crescita che, oltre ad offrire maggiori opportunità di lavoro e sviluppo ai giovani e in chiave di parità di genere, riduca gli squilibri territoriali del Paese. In relazione alle previsioni per il triennio 2021-2024 il documento evidenzia -per i profili di interesse della Commissione- come sono considerati, oltre ai provvedimenti emergenziali considerati nella NADEF 2020, anche gli impatti derivanti dalle misure urgenti rese necessarie dalla seconda ondata di diffusione del coronavirus con il cd. Decreto Ristori e quelle contenute nella Legge di Bilancio 2021, nonché gli effetti del recente decreto-legge Sostegni, ricordando il già previsto relativo scostamento di bilancio nel rispetto dell'iter previsto dalla legge n. 243 del 2012. Inoltre, si ricordano gli interventi programmati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ed in parte già previsti dalla Legge di Bilancio 2021, che esplicano i loro effetti soprattutto sugli investimenti pubblici e sulle agevolazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica oltreché in investimenti privati in asset ad alto contenuto tecnologico. In materia di rientro verso l'Obiettivo di Medio Termine, il documento evidenzia come il perdurare della crisi pandemica renda probabile, da parte della Commissione Europea, la raccomandazione alla estensione della general escape clause , ovvero della sospensione del Patto di Stabilità e Crescita, anche al 2022. Si sottolinea come, in ambito fiscale, saranno peraltro rilevanti le direttive UE nell'attuale quadro in materia di emissioni di gas climalteranti e imposte ambientali, oltreché l'iniziativa multilaterale coordinata in sede OCSE concernente la tassazione dei profitti delle multinazionali. Inoltre, nel documento viene sottolineata l'importanza, nella fase attuale e nel contesto degli obiettivi del Paese, di un forte rilancio basato su investimenti in materia di transizione ambientale e digitale. Al riguardo, si evidenzia al contempo la necessità che i frutti della maggior crescita possano in prospettiva contribuire al rafforzamento della finanza pubblica, atteso che dalla solidità di essa dipenderà la capacità stessa del Paese di rispondere a crisi inattese come quella causata dal Covid-19. Uno specifico focus è dedicato alle Garanzie pubbliche. Si ricorda che al 31 dicembre 2020 lo stock di garanzie concesse dallo Stato e dalle amministrazioni locali ha raggiunto 215.491 milioni, pari al 13 per cento del PIL; al riguardo, l'aumento molto rilevante rispetto al 2019, di quasi 130.000 milioni, è ascrivibile prevalentemente alle garanzie concesse per sostenere la liquidità delle imprese a seguito della crisi economica provocata dall'emergenza COVID-19, mentre le garanzie preesistenti alla crisi segnano, invece, una riduzione, soprattutto quelle in favore del settore finanziario. Per i profili di interesse, si segnalano, tra le altre: il Fondo di garanzia per la prima casa, che garantisce il 50 per cento dei mutui ipotecari per l'acquisto, la ristrutturazione e l'efficientamento energetico di immobili adibiti ad abitazione principale, che nel 2020 registra garanzie in essere pari a 8.768 milioni; le garanzie dello Stato a favore dell'ILVA, concesse su finanziamenti di importo fino a 400 milioni erogati dal sistema bancario in favore dell'organo commissariale di ILVA S.p. A., al fine della realizzazione degli investimenti necessari al risanamento ambientale, nonché di quelli destinati ad interventi a favore di ricerca, sviluppo e innovazione, formazione e occupazione;