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Delega al Governo per la semplificazione e la razionalizzazione della normativa in materia di ordinamento militare. Onorevoli senatori . – 1. L'esperienza della Difesa in tema di semplificazione normativa L'Amministrazione della difesa, in tema di semplificazione normativa e amministrativa, ha colto l'occasione offerta dal complesso delle disposizioni generali di cui l'ordinamento giuridico si era dotato con la legge 28 novembre 2005, n. 246, concernente « Semplificazione e riassetto normativo per l'anno 2005 », più nota come « taglia-leggi ». Infatti, l'articolo 14 della legge richiamata, che si colloca certamente come pietra miliare della semplificazione normativa nell'ordinamento nazionale, conteneva, fra l'altro (direttamente, al comma 14, ovvero indirettamente, al comma 15, mediante il rinvio espresso all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997 n. 59), la delega al Governo per procedere ad un percorso completo di semplificazione normativa e amministrativa. Questo percorso è stato completamente affrontato dalla Difesa attraverso: a) l'identificazione e la catalogazione di tutte le disposizioni legislative anteriori al 1970 (ancorché successivamente novellate) di cui si riteneva indispensabile la permanenza in vigore; b) la semplificazione e il riassetto della materia « sopravvissuta » e la sua armonizzazione con la normativa entrata in vigore successivamente al 1970. Al riguardo, condividendo appieno, sul piano concettuale, la filosofia semplificatoria fondata sulla realizzazione di testi unici normativi di settore, per quanto più possibile completi, coerenti e coordinati, all'epoca, la Difesa non si è dunque limitata ad abrogare – secondo il meccanismo della cosiddetta « ghigliottina » recato dalla richiamata « taglia-leggi » – ma ha intrapreso, parallelamente, il procedimento, virtuoso, di ridefinizione organica degli assetti normativi d'interesse, conclusosi nel 2010 con la realizzazione di due sole fonti di riferimento: il codice dell'ordinamento militare, di livello primario, recato dal decreto legislativo n. 66 del 2010, e il testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di livello sub-primario, recato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010. Questi, per l'epoca, ambiziosissimi obiettivi furono raggiunti attraverso una rigorosa quanto ragionata attuazione dei princìpi e criteri direttivi recati dalla richiamata delega, utilizzati in maniera « dosata » nella complessa realtà della Difesa, caratterizzata, all'epoca, da un vastissimo, articolato, stratificato e, in parte, vetusto stock normativo. Del resto, tale « ingombrante » complessità fu all'epoca rilevata sia dal Consiglio di Stato, in occasione del parere reso sul « piano di azione per la semplificazione e la qualità della regolazione » (si veda Cons. Stato, Sez. consultiva sugli atti normativi, 21 maggio 2007, n. 2024/2007), sia dal Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore , in occasione della relazione sulla « ricognizione della legislazione statale vigente », presentata al Parlamento il 14 dicembre 2007. Ambedue le Autorità, infatti, per così dire all'unisono, non mancarono di sottolineare come il settore dell'« ordinamento militare » fosse a pieno titolo fra quelli che palesavano la necessità di un tempestivo e profondo intervento di riassetto normativo semplificatorio. La codificazione normativa di rango primario, unitamente alla contestuale raccolta organica delle disposizioni regolamentari in testo unico coevo al corpus primario, da adottarsi, quest'ultima, a norma dell'articolo 17, commi 1 e 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, ha comportato un'imponente opera di riassetto normativo, sviluppatasi sulla preventiva e analitica attività di « identificazione » del testo vigente per ciascuna disposizione anteriore al 1970 – sopravvissuta al meccanismo della « ghigliottina » previsto dalla « taglia-leggi » – nonché, e a maggior ragione, per ciascuna disposizione legislativa entrata in vigore successivamente a tale anno. In occasione e strumentalmente rispetto a tale opera di ricognizione, sono state catalogate e raccolte in una banca dati organizzata per materia (a suo tempo denominata « Codice Hammurabi ») circa 2250 fonti primarie, 390 fonti secondarie e 11 fonti terziarie, lato sensu di interesse dell'Amministrazione della difesa e su molte di esse – giacché appartenenti ad epoche pre-costituzionali (talune addirittura preunitarie) – è stato necessario, ai fini della corretta collocazione nel successivo riassetto, affrontare e risolvere la spesso difficoltosa ascrizione della loro natura all'alveo primario ovvero secondario delle fonti. All'esito di tale iniziale attività di analisi, una prima, per la verità piccola, parte di norme d'interesse della Difesa, accertate quali non più utili, fu oggetto di abrogazione espressa a norma dei decreti-legge 25 giugno 2008, n. 112, e 22 dicembre 2008, n. 200. Dunque, il grande obiettivo della « pulizia dell'ordinamento di settore » mediante abrogazione espressa fu conseguito, per la Difesa, nella sua massima dimensione, soltanto all'esito del percorso completo e virtuoso del riassetto, cioè con il completamento della codificazione dell'ordinamento militare sia a livello primario che regolamentare. E invero, come fu autorevolmente rilevato dal Presidente onorario del Consiglio di Stato dell'epoca, dottor Carlo Talice: « Anche la “semplificazione” realizzata con l'abrogazione di 3574 leggi e di 21 parti di leggi effettuata con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, si risolve in un aggravio di ricerche perché ogni volta che si vorrà essere certi della persistenza in vigore di una norma occorrerà consultare l'elenco allegato al decreto-legge (...). La semplificazione del sistema normativo si ottiene, al contrario, con l'individuazione delle norme in vigore, coordinandole in un sistema razionale. Questo risultato presenta indubbiamente grosse difficoltà ma deve essere perseguito con la necessaria tenacia e senza aggiungere all'ordinamento centinaia di testi normativi ogni anno ». Questo è stato il percorso seguito dalla Difesa. Dopo la citata preliminare operazione di analisi su ciascuna singola disposizione, i testi sono stati successivamente sottoposti ai meticolosi processi, anche modificativi ma non innovativi, del doppio coordinamento, formale e sostanziale. Il primo, nel rispetto delle indicazioni formulate dall'Adunanza generale del Consiglio di Stato nell'ambito del parere n. 4 del 29 marzo 2001 – reso in sede di elaborazione del testo unico sulle espropriazioni – ha implicato l'accorpamento coerente delle disposizioni vigenti in un unico testo, secondo il significato risultante dal cosiddetto « diritto vivente », ossia cristallizzandovi l'interpretazione della giurisprudenza consolidata delle giurisdizioni superiori.