[pronunce]

Osserva ancora la Provincia che la disciplina comunitaria rilevante è contenuta in atti direttamente applicabili nell'ordinamento interno, ciò che avrebbe reso inammissibile un intervento legislativo, e che, se fosse ritenuto applicabile al caso in esame l'art. 117, nono comma, Cost., in base all'art. 6, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), gli accordi della Provincia con enti infrastatuali non necessiterebbero in ogni caso di una previa intesa con il Governo. In ulteriore subordine la Provincia ritiene che l'intesa con il Governo dovrebbe essere ritenuta come tacitamente prestata, visto il ruolo esercitato dalla amministrazione dello Stato nell'iter seguito dal Programma comunitario di cui l'accordo costituisce esecuzione. 6. - Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, anche la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha precisato le proprie difese. La Regione ricostruisce anzitutto il quadro normativo comunitario di riferimento entro cui si colloca il programma Interreg III, previsto dal regolamento CE 21 giugno 1999, n. 1260, ed in particolare l'azione del Fondo europeo di sviluppo regionale, istituito con il fine di “promuovere lo sviluppo e l'adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo” e di “favorire la riconversione economica e sociale delle zone con difficoltà strutturali”. Secondo la Regione, l'art. 8 del regolamento citato dispone che le azioni comunitarie si fondano su una “stretta concertazione” tra la Commissione, lo Stato membro e le autorità e gli organismi da questo designati secondo le proprie normative, seguendo un criterio di coinvolgimento delle autorità nazionali e locali che costituisce un principio per l'utilizzazione dei fondi strutturali. L'art. 9 del regolamento, prosegue la memoria della Regione Friuli-Venezia Giulia, definisce gli strumenti attuativi delle azioni comunitarie, tra i quali il documento unico di programmazione, l'autorità di gestione e l'autorità di pagamento, mentre l'art. 20 prevede espressamente azioni di cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, volte ad incentivare uno sviluppo armonioso, equilibrato e duraturo dell'insieme dello spazio comunitario. La memoria prosegue illustrando in dettaglio l'iter, comunitario e nazionale, attraverso il quale si è giunti alla firma dell'accordo oggetto del ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, ed in base a tale analitica descrizione del quadro normativo entro il quale si inserisce l'accordo transfrontaliero oggetto del conflitto, la Regione Friuli-Venezia Giulia ritiene che le censure svolte in ricorso siano inammissibili ed infondate. Quanto al primo profilo la difesa della Regione rileva che l'atto introduttivo non indica quale parametro alcuna norma dello statuto speciale per il Friuli-Venezia Giulia, essendo fondato esclusivamente sull'asserita violazione dell'art. 117 Cost. e sui limiti che, tenuto conto della legge n. 948 del 1984, condizionano il potere estero regionale, e ricorda che la Corte ha più volte dichiarato inammissibili ricorsi statali che facevano valere, nei confronti di una Regione ad autonomia speciale, norme del Titolo V ma senza motivare le ragioni per le quali esse si sarebbero dovute applicare anche al caso di specie. Nel merito, la Regione osserva che il ricorso è infondato non essendo applicabile all'accordo censurato dal Governo la disciplina di cui alla legge n. 948 del 1984. Ad avviso della resistente l'accordo transfrontaliero interregionale del 15 gennaio 2002 costituisce l'ultimo atto di un procedimento lungo e complesso, composto di numerosi atti adottati da organi statali, da organi comunitari e da organi regionali, nel corso del quale sono stati analiticamente definiti le finalità dell'iniziativa, le aree di intervento, i criteri di selezione dei progetti da finanziare, la struttura organizzativa e le procedure per l'attuazione del programma. La disciplina di cui al regolamento (CE) n. 1260 del 1999, gli orientamenti della Commissione ed il programma costituiscono un quadro normativo e amministrativo completo delle iniziative da attuare e l'accordo di cooperazione transfrontaliera sottoscritto dalle parti serve solo a definire la responsabilità di ciascun partner nei confronti del progetto; l'atto all'origine del conflitto non può perciò neppure definirsi un vero e proprio accordo di cooperazione transfrontaliera, dal momento che tutti gli elementi della cooperazione si trovavano già definiti negli atti a monte. Rileva ancora la Regione Friuli-Venezia Giulia che l'accordo impugnato non solo non crea una nuova cooperazione, ma non ha neppure lo scopo di definire le modalità attuative del programma, già disciplinate dagli atti precedenti, e che in questa prospettiva risulta improprio richiamare la legge n. 948 del 1984, che riguarda accordi assunti ex novo, così come non pertinente risulta anche il richiamo alla legge n. 76 del 1995, che ha dato esecuzione all'accordo quadro tra l'Italia e l'Austria sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività territoriali, collocandosi l'atto in questione, interamente, nell'alveo del diritto comunitario. In subordine, prosegue la memoria, se l'atto dovesse in ipotesi essere considerato anche quale esercizio di un'attività internazionale, esso dovrebbe rientrare tra quelle di mero rilievo internazionale e, in particolare, tra quelle che concernono rapporti conseguenti ad accordi o forme associative finalizzati alla collaborazione interregionale transfrontaliera ai sensi dell'art. 2, comma 1, lettera a), del d.P.R. 31 marzo 1994 (Atto di indirizzo e coordinamento in materia di attività all'estero delle regioni e delle province autonome), unico parametro cui la Regione doveva conformarsi alla data di stipulazione dell'accordo censurato, secondo il quale non era richiesta a tal fine alcuna formalità. L'atto censurato non poteva perciò interferire in alcun modo con la politica estera statale e sarebbe stato del tutto superfluo pretendere un'ulteriore intesa con il Governo. In ulteriore subordine, la Regione Friuli-Venezia Giulia ritiene infondato il ricorso anche nell'ipotesi in cui venga ritenuta applicabile alla fattispecie la legge n. 948 del 1984. In primo luogo, osserva la memoria, l'accordo non istituisce organismi comuni di cooperazione transfrontaliera, posto che l'autorità di gestione e l'autorità di pagamento non sono di nuova creazione ma sono incardinati nella Provincia autonoma di Bolzano, cui tali ruoli sono stati attribuiti in conformità all'art. 9 del citato regolamento n. 1260 del 1999. Inoltre, sottolinea la difesa della resistente, l'accordo reca la data della sua sottoscrizione, mentre la durata dei suoi effetti è chiaramente la stessa del programma Interreg III cui viene data attuazione.