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l'operato di ENEL si pone in netto contrasto con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sull'assetto energetico della Sardegna, recentemente varato dal Governo, che prevede che nella transizione energetica sia necessario realizzare nuovi impianti di generazione pari a 550 megawatt di potenza elettrica, sia onshore che offshore , anche alimentati con il gas, per garantire la sicurezza della rete sarda. In tale contesto si registra un assurdo scontro tra ENEL e SNAM, che ricade sui sardi, rispetto al quale si è in attesa di interventi da parte del comune azionista pubblico e del Governo; la chiusura della centrale comporterebbe un impatto sociale sul territorio stimabile nella perdita di circa 500 posti di lavoro fra occupati diretti e indiretti e in danni economici sul tessuto produttivo del Sulcis, già in grave difficoltà per la non risolta crisi derivante dal processo di deindustrializzazione iniziato lo scorso decennio; a Portovesme sono localizzate importanti industrie metallurgiche a forte consumo di energia, di cui il Governo ha riconosciuto la rilevanza per l'economia nazionale, anche con la sottoscrizione di contratti di sviluppo, che avrebbero bisogno di un afflusso di energia costante e a basso costo. Al contrario, anche in ragione dell'attuale quadro di incertezza e di aumento dei prezzi, queste industrie si trovano costrette a programmare riduzioni della produzione e alla messa in cassa integrazione di molte centinaia di lavoratori; considerato che: Portovesme è il luogo che dagli anni '60 ha alimentato la maggior parte del fabbisogno di energia elettrica della Sardegna; in particolare, a Portovesme ENEL ha già in passato chiuso due centrali elettriche e si è liberata degli impianti cedendoli a soggetti terzi con operazioni immobiliari che hanno accentuato il degrado ambientale, non hanno prodotto nuova occupazione e hanno lasciato relitti che occupano improduttivamente aree industriali a forte densità infrastrutturale; l'operato di ENEL sul territorio è caratterizzato da inaccettabili irresponsabilità, in quanto è stato trasformato nel giro di pochi anni da un polo storicamente strategico per la produzione di energia da carbone a un luogo ove procedere alla realizzazione di un impianto eolico, fortemente invasivo verso aree di pregio naturale e paesaggistico e con minime ricadute occupazionali ed economiche, fino all'attuale prospettiva del completo abbandono; tale condotta socialmente irresponsabile è inaccettabile da parte di un grande gruppo industriale con importanza strategica nel nostro Paese, a maggior ragione considerata la partecipazione pubblica pari al 23,6 per cento, si chiede di sapere quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo, anche nella duplice veste di responsabili della politica economica del Paese e di azionista, affinché ENEL sia ricondotta a farsi carico della responsabilità sociale verso il territorio del Sulcis, come già avvenuto in passato e sin dalla sua costituzione con progetti di riconversione con una ricaduta occupazionale sul territorio, promuovendo ogni iniziativa utile al rafforzamento della produzione energetica in Sardegna nel rispetto della continuità occupazionale dei siti in via di dismissione. Atto n. 3-03294 D'ALFONSO COMINCINI PITTELLA GRIMANI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: l'Abruzzo è interessato, tra gli altri, da un progetto di raddoppio della linea ferroviaria Roma-Pescara che riguarda, nello specifico, 2 tratte: interporto d'Abruzzo-Manoppello (lotto 1) e Manoppello-Scafa (lotto 2). L'opera è parte del programma di "velocizzazione della linea ferroviaria Roma-Pescara", inserito nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Next generation Italia); l'intervento di raddoppio della linea interporto d'Abruzzo-Manoppello, corrispondente al lotto 1, rischia di pregiudicare i diritti dei cittadini, in particolare della zona Brecciarola, popolosa frazione del comune di Chieti. Inoltre, l'intervento di raddoppio della linea Manoppello-Scafa, corrispondente al lotto 2, rischia di impattare in maniera significativa sull'assetto urbano e sulla vita dei residenti della zona di Manoppello scalo potenzialmente anche recando grave pregiudizio al diritto alla salute e ai servizi di trasporto pubblico locale; è stata attivata per il progetto la procedura di dibattito pubblico, prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 76 del 2018, per le grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale che hanno un impatto sull'ambiente, sulle città e sull'assetto del territorio, poiché opera fondamentale per collegare il Tirreno all'Adriatico, ma oggetto di conflitto tra i portatori di interesse; con motivazioni puntuali, già espresse in sede di dibattito pubblico, nonostante lo scarso coinvolgimento della Regione, le amministrazioni comunali di Chieti e Manoppello hanno trasmesso nel mese di marzo 2022 al comitato VIA due specifici dossier , per ciascun lotto, in cui sono illustrate le ragioni negative sulla fattibilità del progetto presentato da RFI-Italferr; le amministrazioni comunali di Chieti e Manoppello, richiamandosi a quanto già asserito dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, denunciano l'insostenibilità ambientale dell'opera, la compromissione dell'assetto viario, la violazione di vincoli urbanistici e paesistici ed in ultimo il depotenziamento dell'interporto rispetto alle ingenti risorse già spese per la sua realizzazione. Hanno proposto anche con il sostegno di comitati di cittadini e associazioni presenti sul territorio un tracciato alternativo, che consiste nel raddoppio in affiancamento all'interporto, per il quale esiste già una linea di raccordo, e prosecuzione verso la direttrice di Alanno-Scafa, eliminando per tale via il problema del passaggio della ferrovia nel centro abitato come, peraltro, già stabilito da una convenzione del 2007 sottoscritta da Regione e Rete ferroviaria italiana; RFI-Italferr ha redatto un nuovo studio basato sulle indicazioni recepite con la proposta di progetto "ipotesi variante dei cittadini" approfondito e discusso nel mese di marzo nel corso del terzo tavolo tecnico itinerante tenutosi nel contesto del dibattito pubblico sul raddoppio della ferrovia Roma-Pescara; considerato che: nel titolo V della Costituzione, la competenza legislativa per le opere e le infrastrutture, indipendentemente dalla distinzione fra opere di interesse statale e regionale, è attribuita alle Regioni, ed è soggetta solo ai limiti generali del rispetto della Costituzione, degli obblighi internazionali e delle norme europee; per quanto riguarda, nello specifico, "grandi reti di trasporto e navigazione", dai "porti e aeroporti civili", e impianti di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia, la potestà legislativa è attribuita alle Regioni, ma il legislatore statale conserva la potestà di dettare principi fondamentali per la legislazione regionale (articolo 117, terzo comma, della Costituzione);