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Signor Presidente, signora Ministro, credo di doverle vari grazie oggi, a partire dal fatto che lei con la sua intelligenza è riuscita a rendersi conto che bisognava fare alcune correzioni. Noi di Forza Italia ci siamo impegnati sin dall'inizio perché, senza necessità di piantare bandierine, volevamo esclusivamente dare un contributo perché la riforma del processo avesse successo. La prima questione di cui dobbiamo renderci conto è che una qualsiasi riforma del processo non può valere, specialmente per quello civile, se si dimentica che il processo civile è fondato sulla disponibilità delle parti e che introdurre poteri ufficiosi del giudice nel processo civile contraddice la filosofia del processo, ritardandone la conclusione. Lei, quindi, ha avuto l'intelligenza di abbandonare la vecchia idea di tutto con ricorso, ma di mantenere la citazione per il giudizio collegiale. Nello stesso tempo ha accettato una regola fondamentale: negli atti introduttivi del giudizio non possono essere messe preclusioni e decadenze. Lei correttamente ha tenuto conto di un'indicazione forte della Corte di cassazione e - non vorrei sbagliarmi - anche della Corte costituzionale. Negli atti introduttivi del processo non possono essere messe decadenze. Lei correttamente - noi l'abbiamo seguita - ha detto che dobbiamo tenere libera la prima udienza di comparizione e, quindi, allungare i tempi per l'atto introduttivo del giudizio e nella prima udienza di comparizione introduciamo la possibilità di nuove memorie tra le parti. Restano, però, ancora alcuni aspetti che vanno corretti e mi auguro che lei lo possa fare. Lei era presente quando ho insistito, perché alcune disfunzioni derivano da cattivi comportamenti dei giudici. Quando ci troviamo di fronte ai procedimenti in camera di consiglio, la norma dice che è possibile delegare un componente di quel collegio per svolgere attività istruttoria. Ho dovuto presentare un emendamento e, anche se la traduzione non è proprio precisa, mi auguro che l'interpretazione possa essere chiara. Era presente quando eravamo d'accordo tutti sul fatto che chi è stato delegato non può delegare un altro, come avvenuto delegando un g iudice onorario di tribunale (GOT). Non dico che il GOT non ne avesse la capacità, ma non avendo altri impegni si allungava ulteriormente il tempo del processo. Il tentativo di conciliazione è scappato; è rimasto ancora. Non è possibile; il tentativo di conciliazione va fatto in tutti i processi e non solo in quelli della famiglia. Se ricorda, ho presentato un emendamento che non è passato, ma che dovrebbe essere obbligatorio solo quando il giudice con ordinanza ammette le prove perché favorisce la conciliazione in quanto gli avvocati capiscono, attraverso la lettura dell'ordinanza istruttoria, dove il giudice vuole andare a parare e hanno più possibilità di convincere le parti. Non si può mettere addirittura in norma che, se non compaio all'udienza per il tentativo di conciliazione, il mio comportamento deve essere valutato ex articolo 116 del codice di procedura civile. Sono due questioni completamente diverse: la conciliazione riguarda attività personali, ma non può avere una conseguenza processuale sul processo. Inoltre, ritarderà tutti i tentativi di conciliazione. La prego di valutare questo aspetto. So che in questa Assemblea è stata fatta una discussione, ma quel giorno non c'ero. Forte è però l'intenzione, da parte di tutti. Non c'è la volontà di sottrarre tempo o di dare spazio a categorie professionali, ma facciamo una battaglia nell'interesse esclusivo del sistema, per garantire che il processo abbia una sua funzionalità. Signor Ministro, nel nostro Paese abbiamo 56 uffici giudiziari di primo grado, che svolgono l'attività giudiziaria civile in linea con i tempi ragionevoli del processo, previsti dalla nostra Costituzione. Quando dunque andiamo a guardare agli uffici del processo, dobbiamo tener conto di questo dato e modulare il rapporto tra i giudici e gli addetti all'ufficio del processo, e non solo in maniera diretta, ma anche in maniera tale da contrastare la maggiore inefficienza di alcuni uffici. C'è infatti qualcosa che non va: se 56 uffici giudiziari di primo grado hanno tempi in linea con il precetto costituzionale della ragionevole durata del processo, vuol dire che gli altri, che non hanno tali tempi, non sono in linea per ciò che riguarda quelle attività. Signor Ministro, passo dunque a parlare del tribunale della famiglia, per cui le devo un ulteriore ringraziamento. Sono entrato in magistratura nel 1970 ed ero innamorato dell'idea di Maria Elettra Martini, deputata di Lucca, che, proprio qualche anno prima, aveva lanciato l'idea del tribunale della famiglia. E finalmente, grazie a un'altra donna che ha illustrato il nostro Paese, forse riusciremo a farlo entrare in vigore. Se però viviamo da anni con questa illusione e - se vuole - con un tale sogno, non possiamo farlo entrare in vigore nel 2024. Dobbiamo farlo entrare l'anno prossimo: si tratta infatti di strutture già esistenti e non abbiamo dunque la necessità di aspettare tanto tempo. Nel tribunale della famiglia dobbiamo però garantire alcune cose e innanzitutto che il tentativo di conciliazione sia effettivo. Lo dico non perché ho svolto per anni quel tipo di attività: anche quando facevo diritto penale, continuavo a interessarmi del tribunale della famiglia. Dunque, signor Ministro, se vuole accelerare i tempi di intervento, con i provvedimenti provvisori, nei confronti di una coppia che sta litigando - anche considerando che ciò, negli ultimi tempi, ha dato molte volte luogo ad atti di violenza seri, con un'incidenza sui minori presenti in quella famiglia - non può non avvertire la necessità di un provvedimento entro i tre mesi, che già sono un tempo massimo. Invece assistiamo al fatto, da quando tutti i giudici fanno le udienze presidenziali, che i tempi non sono inferiori agli otto mesi: questa è la realtà ed è del tutto abnorme. Non c'è la necessità di riforme epocali, ma questa normativa, per funzionare, deve essere accompagnata dalla conoscenza dei problemi e anche da alcune strutture - se vuole - che siano indicative di quelli che devono essere i comportamenti. Ad esempio nella norma si scrive che si ascoltino le parti, cioè i genitori, «anche» separatamente. No! Obbligatoriamente devono essere ascoltati separatamente e poi uniti. Le posso dire che colui che svolge l'udienza presidenziale non è un presidente - si tratta dell'udienza in cui si fa il tentativo di conciliazione - ma deve avere delle capacità e una formazione professionale tali che, rispetto alle parti, diventa come un sacerdote, riuscendo ad avere delle confidenze che gli altri giudici non hanno. Concludendo, non considerate che l'intervento del pubblico ministero sia del tutto secondario. Le porto un solo esempio: ho svolto le funzioni di pubblico ministero nel penale durante tutti i processi di Mani pulite a Milano, ma negli stessi anni, lavorando anche la domenica, ho fatto le conclusioni scritte nei processi di separazione e divorzio. Le posso dire, Ministro, che la presenza forte del pubblico ministero - sono dati statistici che possono essere consultati - portava a circa il 45-50 per cento di processi che venivano chiusi con l'accordo delle parti. Questa è la vera giustizia: l'accordo delle parti a cui dobbiamo tutti tendere.