[pronunce]

che, prosegue il rimettente, alla luce di tale quadro deve essere considerata la previsione dell'art. 8, comma 10, della legge n. 370 del 1999, la cui apparente sovrapposizione con la disposizione di estensione ai tecnici laureati dei compiti dei ricercatori già in precedenza contenuta nella legge n. 341 del 1990 si risolve considerando che in realtà la norma del 1999 comprende il personale tecnico laureato «in servizio alla data del 31 ottobre 1992» (secondo la specificazione contenuta nella norma oggetto di rinvio), e che pertanto, prescindendo dall'esercizio di attività didattica per un triennio (come richiesto invece dalla legge del 1990, per il richiamo in quest'ultima ai requisiti di cui al d.P.R. n. 382 del 1980), l'art. 8 in discorso opera un'estensione delle attribuzioni di didattica e ricerca a personale tecnico laureato che non è direttamente incluso nella disciplina di cui alla legge n. 341 del 1990; che, tutto ciò posto, il TAR esclude che al citato art. 8, comma 10, della legge n. 370 del 1999 possa riconoscersi l'effetto di determinare la conclusiva e totale equiparazione di status tra le due categorie, come vorrebbe l'amministrazione universitaria ricorrente, valendo, in senso contrario: la formulazione testuale della disposizione; l'esigenza, anche in rapporto all'interesse costituzionalmente rilevante del buon funzionamento dell'amministrazione, di una apposita e chiara previsione di inquadramento nell'università, con la qualifica richiesta, del personale in discorso [previsione che non è stata emanata, che non potrebbe desumersi dall'«ambigua» stesura dell'art. 8 e che sarebbe comunque incongruente con l'intervento legislativo, di pochi mesi anteriore, che aveva previsto l'inquadramento nei ruoli di ricercatore del personale tecnico laureato attraverso procedure concorsuali riservate, appositamente istituite (legge 14 gennaio 1999, n. 4)], onde un inquadramento ope legis - come quello disposto con il decreto rettorale - si porrebbe quale elemento di irrazionalità e fonte di discriminazioni all'interno di una medesima categoria, beneficiando alcuni e penalizzando altri; infine, la disposizione dell'ultimo periodo della norma, che esclude oneri aggiuntivi di bilancio (non potendosi, precisa il TAR, formalisticamente distinguere tra bilancio dello Stato e bilancio delle singole università); che, muovendo dalle esposte premesse ricostruttive del quadro normativo, che condurrebbero a negare validità all'interpretazione fatta propria dall'Università e dunque al rigetto del ricorso da essa proposto, il TAR rimettente dubita della costituzionalità dell'art. 8, comma 10, citato, appunto perché, in presenza del quadro legislativo sopra indicato e della sostanziale assimilazione funzionale tra le due categorie nell'ambito della medesima struttura organizzativa dell'università, non stabilisce la piena identificazione di status e di trattamento giuridico della categoria dei tecnici laureati con quella dei ricercatori, ciò che appare al TAR in contraddizione (a) con il principio di uguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 della Costituzione), sia per l'ingiustificata differenziazione che tuttora mantiene tra i tecnici laureati e i ricercatori, nonostante la riferita progressiva assimilazione, sia per l'incoerenza del mancato collocamento dei primi in una posizione formale che sia corrispondente alle funzioni effettivamente svolte, e altresì (b) con l'art. 97 della Costituzione, per la sperequazione consistente nell'addossare a una categoria di personale (i tecnici laureati) compiti spettanti in origine a un'altra categoria (i ricercatori), senza riconoscere alla prima la complessiva disciplina di status riservata alla seconda, in contrasto con le esigenze di buon funzionamento dell'amministrazione universitaria; che, conclude il TAR, la rilevanza della questione di costituzionalità risiede nella necessità della pronuncia additiva richiesta quale unica possibile premessa giuridica della tutela dell'interesse fatto valere in giudizio dall'Università ricorrente; che questioni identiche sono state sollevate dallo stesso TAR del Lazio, con altre quattro ordinanze (r.o. n. 233, n. 234, n. 235 e n. 236/2002), emesse tutte in data 6 febbraio 2002 nell'ambito di altrettanti giudizi promossi - per l'impugnativa del citato provvedimento governativo di cui al d.P.R. 18 gennaio 2001 - da tecnici laureati medici in servizio con funzioni assistenziali presso l'Università degli studi «La Sapienza» di Roma, già inquadrati nella posizione di ricercatori universitari con il decreto rettorale 21 gennaio 2000 poi annullato; che nei suddetti ulteriori quattro giudizi di legittimità costituzionale così promossi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che, richiamando la decisione di manifesta infondatezza resa dalla Corte in altro precedente giudizio concernente analoga materia (ordinanza n. 94 del 2002), ha concluso per una declaratoria di inammissibilità delle questioni ora in esame; che nei giudizi iscritti al r.o. n. 234, n. 235 e n. 236/2002 hanno depositato atti di costituzione i ricorrenti nei rispettivi giudizi principali, i quali, nella memoria depositata, previa ampia e analitica riproposizione delle argomentazioni dedotte nell'ambito dei ricorsi per l'annullamento dell'atto oggetto dell'impugnazione dinanzi al TAR del Lazio, hanno concluso per l'accoglimento della questione di costituzionalità. Considerato che le cinque ordinanze di rimessione sollevano questioni coincidenti tra loro, e che pertanto è opportuno che i relativi giudizi siano preliminarmente riuniti per essere definiti con unica pronuncia; che il TAR del Lazio dubita della costituzionalità dell'art. 8, comma 10, della legge 19 ottobre 1999, n. 370 (Disposizioni in materia di università e di ricerca scientifica e tecnologica), in quanto tale norma, pur estendendo ai tecnici laureati (ora: funzionari tecnici e collaboratori tecnici) dell'area tecnico-scientifica e socio-sanitaria in possesso del diploma di laurea in medicina e in odontoiatria, in servizio alla data del 31 ottobre 1992 e svolgenti funzioni assistenziali, le mansioni e i compiti didattici già attribuiti in generale ai tecnici laureati (in possesso del requisito di un triennio di attività didattica e scientifica, a norma dell'art. 50 del d.P.R. n. 382 del 1980), in termini ritenuti corrispondenti agli omologhi compiti assegnati ai ricercatori universitari dalla stessa legge n. 341 del 1990 (e quindi: affidamenti e supplenze di corsi e di moduli; partecipazione alle commissioni di esame ; relazione di tesi di laurea;