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non riesco proprio a comprendere che cosa possa avere a che fare con la crescita il differimento da dieci a dodici giorni della trasmissione della ricevuta fiscale all'Agenzia delle entrate. Una misura del genere non ha nessun tipo di impatto sulla vita economica del Paese e come questa misura, ce ne sono tante altre nel provvedimento, che nulla hanno a che vedere con la crescita. Non accadrà, ma se fossi il Presidente della Repubblica, questo provvedimento non ve lo fermerei, anzi, ve lo straccerei in faccia, perché nulla ha a che fare con misure che devono avere al centro la crescita, il più grande bisogno che il nostro Paese ha in questa fase storica. Il decreto-legge in esame si è rivelato alla fine per quello che è, ovvero un grande bluff . Avrebbe dovuto avere lo stesso potere taumaturgico di altri provvedimenti solo per il nome che gli avete dato, ma questo, ahimè, non basta. Non basta dire che la povertà è abolita, per produrre un effetto. Non basta dire «porti chiusi!», quando solo nell'ultima settimana sono arrivate 200 persone a Lampedusa e oggi si stanno facendo sceneggiate incredibili su 43 disgraziati, che sono al largo, in mare, da due settimane. Non basta l'etichetta fuori da una scatola per definirne il contenuto. Il decreto-legge in esame non produrrà nessun tipo di crescita. Del resto, è lo stesso Governo che, in una delle relazioni iniziali, sanciva che l'effetto del provvedimento sul PIL sarebbe stato pari allo 0,05 per cento - cioè zero - salvo poi ritoccare, dicendo che, per il combinato disposto tra il decreto-legge crescita e il decreto-legge sblocca cantieri, la misura avrebbe inciso per lo 0,2 per cento sul PIL. Stiamo comunque parlando di 400 milioni di euro, ovvero di una cifra irrisoria. Per far davvero crescere il nostro e qualsiasi tipo di Paese sono necessari gli investimenti e noi vi avevamo lasciato 90 miliardi di euro, che in massima parte non siete ancora riusciti a sbloccare. (Applausi dal Gruppo PD) . È necessario un piano industriale che rilanci la nostra economia e soprattutto mettere al centro delle politiche attive chi il lavora lo crea, cioè le aziende. Non ripeto le parole che già il collega Richetti ha detto per quanto riguarda il Piano industria 4.0, perché al riguardo avete fatto veramente un disastro ed è indecente pensare di poter ridare agli imprenditori una misura per soli sei mesi. Quello che vi manca è il coraggio: per poter far crescere un Paese serve coraggio. Vi pregherei di non rispondermi, dicendo «E allora il PD?», «Voi cosa avete fatto?» perché i dati, non solo dell'Istat, ma di tutte le principali agenzie internazionali, dicono che quando noi abbiamo governato il PIL è cresciuto, l'occupazione è cresciuta ed è diminuita la pressione fiscale, mentre oggi sta avvenendo esattamente il contrario. Signor Presidente, in conclusione vorrei condividere una breve riflessione. In queste ore siamo stati molto coinvolti, anche emotivamente, per l'assegnazione da parte del CIO, a Milano e a Cortina d'Ampezzo, delle Olimpiadi invernali del 2026. Si tratta di un evento importantissimo, che sono certo sarà un'ulteriore occasione per dimostrare al mondo di cosa è capace il nostro Paese. Colleghi, è stato stimato che le olimpiadi produrranno un effetto sul PIL pari a +2,3 miliardi di euro, una cifra importante e significativa, decisamente superiore a quella che il decreto-legge crescita ha stabilito o permetterà di ottenere. PRESIDENTE.La prego di concludere, senatore Comincini. COMINCINI (PD) . Concludo, signor Presidente. Questa vicenda è la dimostrazione che avere una visione sul domani, guardare avanti, progettare, costruire e immaginare il futuro, cooperare fra diverse istituzioni è l'unica strada per portare il Paese a crescere e ad aumentare la propria ricchezza. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Colleghi, poiché avete deciso con i vostri Gruppi la divisione del tempo a disposizione tra più oratori, vi pregherei di attenervi ai tempi prefissati. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, stiamo per approvare un provvedimento molto importante per lo sviluppo del Paese, per le sue piccole e medie imprese e per i lavoratori. È un decreto-legge ambizioso, che cerca di coniugare l'esigenza di crescita del Paese con quella della salvaguardia dell'ambiente, della valorizzazione del merito e delle capacità, dell'investimento nelle trasformazioni tecnologiche delle imprese. Possiamo quindi parlare di un decreto-legge crescita a tutti gli effetti, non soltanto dal punto di vista dei meccanismi amministrativi della vita delle imprese, la cui semplificazione riceve ulteriore impulso, ma anche dal punto di vista dell'investimento nelle persone, nel loro talento, nella loro capacità di inventare e innovare. Inventare e innovare sono due concetti che, mai come in questo momento, sarebbe fondamentale affermare in Europa, in quella stessa Europa che, da malato economico del mondo, ha un disperato bisogno di recuperare la via della crescita puntando sui suoi cittadini e le sue imprese. Il motivo per il quale ci accingiamo a convertire un decreto-legge ribattezzato decreto crescita, in tal senso, deriva anche dalla consapevolezza e dalla voglia di reagire a un contesto europeo di rallentamento economico per certi aspetti autoindotto. Si tratta di quella stessa Europa in cui la locomotiva economica, ovvero la Germania, si dibatte in una crescita da "zero virgola", esattamente come l'Italia. Quella stessa Europa che, applicando le sue regole in modo frammentato e, direi, polverizzato, ha prodotto squilibri interni sotto gli occhi di tutti. Ha consentito, senza colpo ferire, alla stessa Germania di alimentare la bulimia di esportazioni, violando sistematicamente ogni parametro in materia e di mettere in difficoltà i suoi partner , fino all'esito, per certi versi scontato, degli ultimi mesi: schermaglie commerciali e guerre di dazi, indotte soprattutto dagli Stati Uniti che, in un modo o nell'altro, hanno voluto lanciare un segnale. Dico questo per mettere a fuoco il contesto di bassa crescita in Europa, per il quale la stessa Unione europea ha colpe non indifferenti. Tale contesto ha penalizzato l'Italia e ci ha spinto con la massima convinzione a elaborare questo decreto crescita. In esso ci sono misure fiscali molto importanti per le imprese, che corrispondono in parte a richieste storiche per troppo tempo rimaste senza risposta: penso all'ulteriore aumento della deducibilità dell'Imu pagata sui beni strumentali delle imprese, che fra qualche anno diventerà integrale; all'abbattimento progressivo dal 24 al 20 per cento dell'Ires sugli utili delle aziende accantonati; alla previsione che rende strutturale il taglio delle tariffe INAIL per abbassare il costo del lavoro delle imprese; al recupero di uno strumento importante per incentivare gli investimenti in beni strumentali come il superammortamento. Un capitolo molto importante riguarda gli investimenti, per le imprese e per le persone.