[pronunce]

crea una discrasia del sistema normativa di tutta evidenza". Dopo questa affermazione, il rimettente sostiene che la presunzione di comunione comporterebbe a carico del creditore procedente l'onere della prova contraria e, quindi, della sussistenza della "proprietà assoluta del debitore sui beni staggiti o procedere ex art. 599 c.p.c. " . Infine il rimettente rileva che il "difetto di coordinamento fra la legge n. 151 del 1975 e l'art. 52 del d.P.R. n. 602 del 1973" non sarebbe stato eliminato nemmeno con le modifiche apportate dal d.lgs. n. 46 del 1999 "poiché il nuovo art. 58, pur avendo modificato alcuni aspetti, ha lasciato irrisolto il problema". Non resterebbe, dunque, che sottoporre a giudizio di costituzionalità l'art. 52. La relativa questione sarebbe rilevante perché il rimettente "potrebbe solo rigettare l'opposizione, non essendo possibile diversa interpretazione della norma ridetta, se non quella di limitare l'opposizione ai beni dotali". Il rimettente motiva la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'esclusione del rilievo della presunzione legale fra coniugi, ravvisando un contrasto: 1) con l'art. 3 della Costituzione, per disparità di trattamento "con l'analoga situazione del coniuge in comunione del fallito che, alla stregua dell'interpretazione offerta all'art. 70 legge fall. da Cass. , Sez. I, 29 dicembre 1995 n. 13149 - sarebbe favorito"; 2) con l'art. 29 della Costituzione, per la lesione del principio della pari dignità ed eguaglianza fra i coniugi nell'ambito della famiglia, che potrebbe subire limitazioni solo a garanzia dell'unità familiare; 3) con l'art. 31 della Costituzione, perché sarebbe aggravato l'adempimento dei compiti familiari per il coniuge in comunione; 4) con gli artt. 41 e 47 della Costituzione, in quanto sarebbe precluso al coniuge di sottrarre al creditore esclusivo dell'altro coniuge "il frutto del proprio lavoro, del proprio impegno economico, negando la presunzione di apporto paritario". 2. - La stessa questione è stata proposta dal Tribunale di Cassino, in composizione monocratica ed in funzione di giudice istruttore - sulla base di una motivazione identica e con il medesimo contrasto fra motivazione e dispositivo - con l'ordinanza iscritta al n. di ruolo 165 del 2001, che risulta pronunciata sempre il 19 dicembre 2000, in un procedimento di opposizione di terzo all'esecuzione, introdotto - con ricorso del 17 dicembre 1998 - da Antonio Marrone avverso l'esecuzione forzata esattoriale mobiliare, promossa dal Servizio di Riscossione tributi della Provincia di Frosinone, sportello di Cassino, gestito dalla Banca di Roma S.p.a. , a carico del coniuge dell'opponente per un (non meglio precisato nell'ordinanza di rimessione) "debito erariale connesso alla sua attività imprenditoriale esclusiva". Anche le difese delle parti del procedimento sono state le stesse di cui si riferisce nell'ordinanza n. 164 del 2001. 3. - Con l'ordinanza n. 166 del 2001, anch'essa pronunciata il 19 dicembre 2000, lo stesso Tribunale di Cassino, in composizione monocratica, ma questa volta in funzione di giudice dell'esecuzione, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 58 del d.P.R. n. 602 del 1973, nel corso di un procedimento di opposizione di terzo all'esecuzione, introdotto da Antonio Marrone avverso l'esecuzione forzata esattoriale mobiliare promossa dal Servizio di riscossione tributi della Provincia di Frosinone, gestito dalla Banca di Roma S.p.a. , a carico del coniuge dell'opponente per un (non meglio precisato nell'ordinanza di rimessione) "debito erariale connesso alla sua attività imprenditoriale esclusiva". Anche in tal caso le difese delle parti del procedimento sono le stesse di cui alle altre due ordinanze. La motivazione di tale ordinanza si differenzia da quella delle altre due: a) perché il rimettente questa volta enuncia, sempre invocando il principio tempus regit actum che l'opposizione dev'essere decisa in base al regime dell'art. 58 del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo risultante dopo il d.lgs. n. 46 del 1999, che non escluderebbe più l'ammissibilità dell'opposizione di terzo del coniuge, ma porrebbe solo limiti ai mezzi di prova deducibili per dimostrare la proprietà; b) per l'espressa affermazione - sull'assunto, già contenuto anche nelle altre due ordinanze, secondo cui anche la comproprietà sarebbe situazione deducibile dal terzo opponente ex art. 58 - che, pur ammessa tale deducibilità, l'opposizione non potrebbe essere accolta, "in quanto il coniuge in comunione dovrebbe comunque dimostrare la comproprietà con i documenti richiesti dall'art. 58 cit. "; c) per l'espressa affermazione che l'art. 58 del d.P.R. n. 602 del 1973 nel nuovo testo avrebbe escluso la rilevanza della presunzione legale di comunione; d) per il fatto che la motivazione della lesione dei parametri costituzionali è ad esso riferita. 4. - È intervenuto in tutti i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo l'inammissibilità ed infondatezza della questione. Con memorie di identico contenuto depositate nell'imminenza della camera di consiglio, l'Avvocatura, dopo aver identificato la questione proposta dalle ordinanze riferendola alla mancata previsione, da parte dell'art. 58 del d.P.R. n. 602 del 1973, "dell'opposizione di terzo per il caso di eccezione di comunione legale" ha osservato che il dubbio di costituzionalità non avrebbe fondamento, perché l'esclusione di simile previsione sarebbe stata voluta dal legislatore per evitare che possano essere sottratti al pignoramento beni comunque rientranti nella proprietà del contribuente moroso ed in considerazione dell'impossibilità per l'ufficiale giudiziario di "formulare interpretazioni di diritto e sottili distinzioni" all'atto dell'esecuzione del pignoramento. Per tali ragioni, mentre sarebbero stati plausibili i limiti posti da questa Corte all'esclusione dell'opposizione di terzo con riferimento al previgente art. 52 del d.P.R. n. 602 del 1973, altrettanto non potrebbe dirsi per i beni rientranti nella comunione legale. In ogni caso, per essi potrebbe trovare applicazione l'art. 599 c.p.c., "a condizione, però, che i beni facenti parte della comunione siano acquistati in data anteriore al verificarsi del presupposto al quale si collega il rapporto obbligatorio tributario".1.