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Da un lato, infatti, ricordiamo la figura di Carla Nespolo nella funzione che ha esercitato tanto più e soprattutto nella fase finale della sua esistenza, senza togliere nulla alla biografia importante che lei stessa, Presidente, ricordava e cioè quella di essere stata prima donna a capo di una grande organizzazione, anche molto complessa. In molti non conoscono infatti le dinamiche interne dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia. Prima donna a capo di un'organizzazione così importante e così complessa, ha svolto la sua funzione con grande determinazione, con caparbietà e anche con molta sensibilità, come quella che solo una donna può portare dentro un contesto di quel genere. Chi l'ha frequentata, chi ha avuto questo privilegio nei mesi più difficili della sua esistenza, prima che Carla si spegnesse, può raccontarci e ci ha raccontato di quanto fosse forte la sua determinazione nel portare avanti l'esercizio della sua funzione fino all'ultimo minuto disponibile e fino all'ultima risorsa fisica disponibile. Smuraglia, presidente emerito dell'Associazione, racconta di quando recentemente Carla lo chiamò nel cuore della notte perché assillata dal fatto che bisognasse ragionare e assumere una posizione su una vicenda politica. Carla Nespolo era infatti questo e interpretava la sua funzione in questo senso, in un rapporto vivo con la società italiana e con il mondo dell'associazionismo, soprattutto non si è mai sottratta e non ha mai sottratto la sua associazione alle partite importanti della politica italiana, assumendo di volta in volta la posizione che lei riteneva fosse quella giusta, cioè quella di stare dalla parte della Costituzione e in difesa dei suoi valori. Carla Nespolo è stata tutto questo. Presidente, in questi pochi minuti che ci vengono offerti c'è però un ulteriore significato di questa commemorazione che naturalmente vive in ragione del ricordo e della memoria di Carla Nespolo. L'occasione che noi dobbiamo darci e che soprattutto dobbiamo fornire al Paese in una discussione che va aumentata di scala, nel dibattito pubblico, deve ruotare attorno ad una domanda: cosa vuol dire essere antifascisti nell'Italia di oggi? Questo era un assillo di Carla Nespolo, così come lo è stato di tutti i presidenti dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia che l'hanno preceduta. Ci sono, Presidente, due nemici che dobbiamo contrastare, al di là dell'appartenenza ai campi politici. Da un lato, una sorta di revisionismo strisciante, che esiste nel nostro Paese, più o meno esplicito, e che confonde in modo truffaldino la pietà che dobbiamo avere per i morti, tutti, e le vittime, tutte, con l'idea però che dobbiamo preservare e conservare, secondo la quale in ogni passaggio della storia c'è chi si siede dalla parte della ragione e chi invece decide deliberatamente di stare da un'altra parte. Questo è un punto importante che va conservato e che deve far parte del patrimonio condiviso di un'intera comunità e di un intero Paese. C'è però un secondo nemico più subdolo, e su questo Carla ha combattuto ed ha esercitato la sua funzione in nome di questo contrasto. E cioè l'idea che non c'è soltanto una pagina della storia buia di questo Paese che richiama alla vicenda del fascismo, poiché il fascismo di ritorno non ha bisogno di divise per ripresentarsi nella storia, ma entra nelle pieghe della società in modo più insidioso e subdolo perché ha un volto diverso: quello del sopruso, della violenza, della negazione delle differenze, del razzismo, del contrasto al valore assoluto, che è quello della pace. Spesso dimentichiamo questa parola anche nelle nostre discussioni e quanto sia importante. Qui c'è la lezione di una figura importante come quella di Carla Nespolo, cioè l'idea che i valori della Resistenza e dell'antifascismo sono i valori delle nostre radici costituzionali e non sono relegabili semplicemente a una pagina di storia, ma devono vivere il rapporto con la società. In questo senso è molto importante la sottolineatura che ha fatto il collega che mi ha preceduto, perché è un passaggio inedito, ma fondamentale. Carla non era una partigiana in senso storico; non ha partecipato alla Resistenza, non fosse altro che per ragioni anagrafiche, ma la scelta dell'ANPI è caduta sulla sua figura anche in ragione del fatto che non fosse una partigiana in senso storico. Ma Carla partigiana lo era, perché sapeva da che parte stare; sapeva che doveva stare dalla parte della Costituzione e in questo senso penso debba essere ricordata, appunto, come una partigiana. Perché una persona che lavora e combatte nel segno della libertà muore anche per la libertà come ogni partigiano. Grazie, Carla, per quello che hai fatto. Ci mancherai. (Applausi). BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, Antonio Gramsci ha scritto: «Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani». Carla Nespolo non ha fatto la Resistenza, ma ha vissuto intensamente e politicamente; ha dimostrato cosa significa essere partigiani per le libertà, per la Costituzione. Per questo è diventata presidente dell'ANPI; prima donna, primo presidente che non ha fatto la Resistenza. Il nostro ricordo è per la sua intensa e autentica passione civile. (Applausi). ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, «combattente» è l'aggettivo più ricorrente nel ricordare Carla Nespolo in questi giorni. Voglio anch'io adoperarlo per la cifra della sua vita e del suo impegno politico, istituzionale e civico. Carla Nespolo se n'è andata a settantasette anni, dopo una lunga attività politica, svolta dentro e fuori le istituzioni, spesa ininterrottamente per rendere più robusta la coscienza democratica, più salde le istituzioni, più forte l'impegno nel miglioramento della società nazionale, che, per lei e la sua parte politica, significava diritti dei lavoratori, giustizia sociale, lotta contro ogni forma di discriminazione, economica e di genere. Parlamentare del Partito Comunista Italiano e del PDS, eletta in Piemonte, declinò il suo lavoro alla Camera, prima, e al Senato, poi, occupandosi di riforma della scuola secondaria, di emittenza radiotelevisiva, di ambiente e dei problemi di emancipazione delle donne. Combattente, dunque; prima donna - è stato detto - eletta presidente dell'ANPI e prima presidente a non aver partecipato direttamente, per motivi anagrafici, alla Resistenza. Ma proprio per questo è importante la sua esperienza e il lavoro che ha fatto come ponte, come generazione ponte tra un prima e un dopo. Sono elementi che hanno connotato il suo impegno nell'ANPI. Penso all'allestimento del Memoriale della Resistenza, un giacimento di memoria collettiva; ma penso soprattutto a come ha inteso essere dirigente dell'ANPI. Luciana Castellina l'ha definita: «Una grande partigiana dell'epoca presente», una combattente che ha interpretato il suo ruolo come impegno a schierarsi da una parte e che si è battuta molto per le celebrazioni del 25 aprile, fino alla fine. Voglio citare quanto disse a proposito della memoria: l'ANPI «serve per continuare una memoria che non è retorica, ma lotta per la costruzione di un Paese migliore». E ricominciare dalla Costituzione vuol dire esattamente non ricominciare come prima.