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Sappiate che non ce n'era bisogno, perché prima che ci foste voi avevamo già fatto anche noi delle cose. Purtroppo sono state bocciate; giustamente il popolo ha deciso. Ma sappiate che anche noi abbiamo fatto una riforma e la volevamo fare complessivamente, mettendo davvero i puntini sulle "i". Mi riferisco anche al fatto di aver pensato a una sanità più nazionale e meno frammentata; una sanità che poteva essere l'ascolto di tutto il territorio nazionale, e non in maniera eterogenea come viene adesso svolta in piena autonomia dalle Regioni. Quindi, noi non ci stiamo a vedere che il nostro Parlamento venga esautorato. E non ci stiamo a vedere che, solo per il mero consenso, questo Parlamento venga svuotato di quella che invece è la sua prerogativa più importante, e cioè portare le istanze dei nostri cittadini in quest'Aula. La democrazia è stata pagata a caro prezzo, e la storia ce lo insegna. I Padri costituenti non a caso avevano fatto un impianto così complesso, perché ci fosse una gestione dello Stato e della Nazione che potesse sostenere e sostenersi. Non c'è tabù nel dire che dobbiamo tagliare i parlamentari. Ma tagliati così, in maniera lineare, come quando si tagliano le spese in maniera lineare senza intervenire, non ha senso, è sterile. Davvero è sempre e solo un tema di consenso elettorale. Mi auguro che finirà questo tempo - dovrà finire - perché non è possibile gestire uno Stato in questa maniera, e cioè solo con spot elettorali come quelli che abbiamo visto in questi giorni, aprendo come se ci fosse una bacheca magica, o facendo uscire una card . Sappiate, tra l'altro, che era già stata fatta dai Governi precedenti, e non è stata una cosa fatta per la prima volta. Devo dire che noi a questo punto non ci stiamo a ridurre semplicemente il numero dei parlamentari. Abbiamo presentato degli emendamenti che intervengono in una forma molto più complessa, per una riforma che davvero creerebbe un impianto più velocizzante. Ma su un bene prezioso, qual è la democrazia, noi non ci stiamo con voi in questo percorso. Noi abbiamo un valore troppo grande, e il valore della democrazia è troppo prezioso e deve essere preservato per il futuro anche dei nostri figli. Quindi, o ci ascoltate o non ci stiamo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi - per quei pochi che mi ascoltano - il disegno di legge in esame ci permette di svolgere un dibattito molto importante e, per chi ha assistito questa mattina, sicuramente è una conferma; uno dei tanti dibattiti su un tema sviscerato in passato sotto ogni punto di vista, ma che non per questo perde di importanza nell'attualità. Noi sentiamo il dovere di dare il nostro contributo, certamente consapevoli che innanzitutto è la politica che deve rappresentare la speranza della democrazia. Voglio esordire nel mio intervento mettendo in evidenza questo aspetto, proprio perché ritengo che la politica sia la risposta che noi dobbiamo a tutti coloro che devono rinnovare e rinnovarsi: la politica come speranza. Ovviamente in Italia questo aspetto assume un carattere tutto suo particolare perché, mentre altrove, nelle altre Nazioni, in quelle che già si sono inoltrate - e da tempo - nella democrazia dell'alternanza, la politica si sostanzia in una politica di sviluppo, ma non nella necessità di una politica di riforma del sistema, da noi purtroppo ancora il rinnovamento della politica passa dal rinnovamento del sistema. E sul concetto del rinnovamento del sistema a me sembra importante dire alcune cose, anche se oggi la politica è sotto tiro, proprio perché è mancato il rinnovamento del sistema politico italiano. Certamente della riduzione del numero dei parlamentari non se ne può che parlar bene, ma nell'ambito di una rivoluzione di sistema. Nessuna forza politica negli ultimi quarant'anni ne ha parlato male. D'altro canto, siamo stati i primi a portare a compimento, grazie alla tenacia del nostro presidente Berlusconi, una riforma vera e seria che rivedeva e uniformava il nostro sistema politico-istituzionale. L'Italia aveva e ha bisogno di una riduzione dei parlamentari, che riporti il loro numero al livello delle altre democrazie. E vi era soprattutto la necessità di una politica più sobria, in particolare nei comportamenti, che ogni giorno vediamo essere esagerati da parte di membri del Parlamento e del Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Soprattutto, i dati raccontano che occorreva e occorre evitare che il numero eccessivo dei membri del Parlamento, unito all'annosa questione del bicameralismo paritario, continui a rendere farraginoso, complesso ed estremamente frammentato l' iter di approvazione dei disegni di legge. Noi, come parlamentari, vivendo ogni giorno l'attività parlamentare, sappiamo però perfettamente che, quando una legge ha un iter rapido, è perché il Governo che la propone è d'accordo su tutti i passaggi. Pertanto, nonostante la discussione in Commissione, la presentazione di emendamenti e altri passaggi, si sa perfettamente che, nonostante il bicameralismo, un provvedimento può essere approvato nell'arco di trenta o sessanta giorni al massimo. È quando accadono le cose che sono successe anche in questa legislatura, e precedentemente, che l' iter di esame dei provvedimenti va avanti due anni o due anni e mezzo, a causa di un continuo rimpallo, perché non c'è una voce univoca nel Governo. Quanto alla riduzione dei fantomatici costi della politica, mi auguro che siano stati valutati non solo il minor costo determinato dalla riduzione del numero di parlamentari, ma anche i possibili maggiori oneri che si potrebbero determinare a seguito delle modificazioni che dovrà affrontare la macchina legislativa. D'altro canto, è facile ritenere che sia automatico il risparmio conseguente alla riduzione del cosiddetto ceto politico (la casta). Qualcuno ha però verificato quanto si è risparmiato, in passato, a seguito delle riforme che hanno portato alla riduzione dei componenti dei diversi organi collegiali rappresentativi sia regionali, che locali? Forse no. Inoltre, non è che forse serviva immaginare anche che, se un organo legislativo ridotto potesse acquisire maggiore autorevolezza, la scelta dei rappresentanti dei cittadini dovesse avvenire con una maggiore capacità di selezione? Tuttavia, sappiamo che questo non rientra certo nelle intenzioni della piattaforma Rousseau. Immagino che tutti auspichiamo un Parlamento più autorevole e un ceto politico meglio selezionato, soprattutto in questi tempi di ignoranza dilagante. Ma, al di là dei dubbi, emersi anche in Commissione durante le audizioni, voglio dire con altrettanta sincerità a chi pensa, qui dentro e fuori, che basta solo un tweet - praticamente si sta parlando di questo e non di una riforma - per rinsaldare le istituzioni politiche e il sentire del nostro popolo e della gente, che è fuori dalla realtà. È anche fuori dalla realtà nel dimostrare di non saper parlare e ascoltare le migliaia di persone che abbiamo l'onore, la ventura, il piacere e il dovere di incontrare ogni giorno. Occorre altro, onorevoli colleghi.