[pronunce]

Sempre ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, la normativa impugnata contrasterebbe, oltre che con la legislazione statale menzionata, anche «con quanto previsto dalla Direttiva discariche 1999/31/CE, nonché con i principi generali elaborati sul punto dalla Corte di giustizia dell'Unione europea in numerose pronunce». A tale riguardo, il ricorrente sottolinea che la sentenza della Corte di giustizia 15 ottobre 2014, resa nella causa C-323/13, Commissione europea contro Repubblica italiana, ha precisato che dall'art. 13 della direttiva 2008/98/CE del 19 novembre 2008 (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive) «discende che gli Stati membri hanno l'obbligo, per quanto riguarda i rifiuti da sottoporre a trattamento, di prendere le misure necessarie affinché solo i rifiuti già trattati vengano collocati a discarica». Il Presidente del Consiglio dei ministri conclude affermando che, per le ragioni indicate, i commi 6 e 8 dell'art. 42 della legge reg. Basilicata n. 26 del 2014, come sostituito dall'art. 1 della legge reg. Basilicata n. 35 del 2015, violano sia l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che attribuisce allo Stato la competenza legislativa eslusiva nella materia «tutela dell'ambiente», sia l'art. 117, primo comma, Cost., che impone anche alle Regioni di esercitare la potestà legislativa nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario. 1.3.- Secondo il ricorrente, le disposizioni impugnate, «riproducendo nella sostanza il contenuto normativo dell'art. 42, commi 4 e 5, della legge della Regione Basilicata n. 26 del 2014, dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza n. 180 del 2015, dalla Corte costituzionale», violerebbero altresì l'art. 136 Cost. e il «principio del rispetto del giudicato costituzionale in esso sancito». A proposito di tale censura, la difesa del Presidente del Consiglio dei ministri richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 245 del 2012, là dove ha affermato che «il giudicato costituzionale è violato non solo quando il legislatore emana una norma che costituisce una mera riproduzione di quella già ritenuta lesiva della Costituzione, ma anche laddove la nuova disciplina miri a "perseguire e raggiungere, 'anche se indirettamente', esiti corrispondenti" (sentenze n. 223 del 1983, n. 88 del 1966 e n. 73 del 1963)». Il che si sarebbe verificato, per le ragioni già esposte, anche nel caso dell'impugnata normativa della Regione Basilicata. 2.- Si è costituita in giudizio la Regione Basilicata, chiedendo che le questioni proposte siano dichiarate infondate. La resistente sottolinea anzitutto che la legge reg. Basilicata n. 35 del 2015 ha inteso conformare la normativa regionale alla sentenza della Corte costituzionale n. 180 del 2015, che aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale dei commi 4 e 5 dell'art. 42 della legge reg. Basilicata n. 26 del 2014, nel loro testo originario, in quanto «consentivano la prosecuzione del conferimento in discarica di rifiuti non trattati, non avendo specificato il significato e la portata del "trattamento parziale" indicato, peraltro ben oltre il termine previsto dalla legge statale» (così l'atto di costituzione della Regione). Secondo la stessa Regione, i commi 6 e 8 dell'art. 42 della legge reg. Basilicata n. 26 del 2014, come sostituito dall'art. 1 della legge reg. Basilicata n. 35 del 2015, rispettano effettivamente quanto stabilito dagli artt. 7 e 17, comma 1, del d.lgs. n. 36 del 2003, nonché dalla normativa dell'Unione europea (è citata, in particolare, la direttiva 1999/31/CE). A tale proposito, la resistente rappresenta che il vigente Piano regionale di gestione dei rifiuti, di cui alla legge della Regione Basilicata 2 febbraio 2001, n. 6 (Disciplina delle attività di gestione dei rifiuti ed approvazione del relativo piano), e la conseguente pianificazione provinciale, hanno scelto, come modello di trattamento dei rifiuti solidi urbani a smaltimento, quello meccanico-biologico cosiddetto a doppio flusso. In base a tale modello, il rifiuto urbano indifferenziato è prima sottoposto a triturazione e poi deferrizzato e posto in vaglio, generando, così, un doppio flusso: il sopravaglio o sovvallo, costituito da un materiale secco di pezzatura grossolana, ricco di componenti a elevato potere calorifico, che viene inviato al recupero presso impianti presenti nel territorio della Regione; il sottovaglio, caratterizzato, viceversa, da una pezzatura ridotta e ricco di materiale organico putrescibile, che viene invece avviato al trattamento di biostabilizzazione prima dello stoccaggio definitivo nelle vasche di discarica. Quest'ultimo prodotto del processo è costituito, oltre che da rifiuti classificati come "compost fuori specifica", da rifiuti classificati come "parte di rifiuti urbani e simili non compostata" e contrassegnati con il codice CER 19.05.01 che, per prassi tecnica consolidata, identifica i rifiuti che hanno subito un trattamento aerobico solo parziale. Tanto esposto, la Regione Basilicata asserisce che la nota (*) alla Tabella 5 (recante i «Limiti di concentrazione nell'eluato per l'accettabilità in discariche per rifiuti non pericolosi») dell'art. 6 del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 27 settembre 2010 (Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica, in sostituzione di quelli contenuti nel decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 3 agosto 2005), nel testo vigente alla data della promulgazione della legge reg. Basilicata n. 35 del 2015, avrebbe consentito «in pratica ad un rifiuto non stabilizzato e quindi parzialmente stabilizzato (CER 19.05.01) di essere conferito in discarica senza il rispetto dei valori limite per il parametro Doc [carbonio organico disciolto] (nell'eluato) e per l'indice di respirazione dinamico». Per tali ragioni, la Regione Basilicata afferma di ritenere che il comma 6 dell'art. 42 della legge reg. Basilicata n. 35 del 2015, come sostituito dall'art. 1 della legge reg. Basilicata n. 35 del 2015, non era in contrasto, al momento della promulgazione di tale legge, «con le norme nazionali vigenti, prevedendo un esplicito trattamento, come previsto dall'art. 7 del D. Lgs. n° 36/2003, e rispettando i dettami [...] del D.M. 27 settembre 2010». La Regione resistente ha peraltro evidenziato che, successivamente alla promulgazione della legge reg.