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(Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 85 (testo 3), 97, 122 e 135 DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, oggi - lo abbiamo detto in molti - è la giornata mondiale per l'ambiente e credo che dovremmo tutti quanti fare uno sforzo per uscire dal rituale delle celebrazioni. Presidente, colleghi, è arrivato infatti il momento delle decisioni: non si può più continuare a far finta di niente, perché l'evidenza dei cambiamenti climatici e delle minacce alla specie umana che essi producono è ormai un dato acquisito dalla comunità scientifica. Vorrei ricordare rapidamente i dati. Nell'ultimo rapporto sul riscaldamento climatico, pubblicato proprio nell'ottobre del 2018 dal Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC), si dice con chiarezza che limitare il riscaldamento a 1,5 gradi richiede decisioni rapide e cambiamenti urgenti, immediati e lungimiranti in tutti gli aspetti della società. Si tratta di trasformazioni assolutamente necessarie perché siamo a un punto che rischia di essere di non ritorno. Siamo già praticamente oltre. Essendo già nel 2019, abbiamo undici anni di tempo per riuscire a contenere rapidamente l'aumento della temperatura. L'Accordo di Parigi - certamente è stato un importante punto in avanti - non ha prodotto però quei cambiamenti, con l'assunzione di responsabilità da parte dei singoli Paesi, che fanno sperare nell'assunzione di decisioni sulle trasformazioni urgenti, su una transizione, soprattutto energetica, e una vera e propria rivoluzione industriale, assolutamente necessaria. Purtroppo, anche la recente Conferenza sul clima tenutasi a Katowice in Polonia nel dicembre del 2018 ha confermato una scarsa efficacia dell'assunzione di impegni cogenti. Credo sia assolutamente necessario rendersi conto anche di un'altra questione che, soprattutto nel nostro Paese e in Europa, non viene considerata nella sua interezza, che vorrei ricordare rapidamente. Vi è un trend pericolosissimo osservato proprio nell'area mediterranea. Noi siamo stati abituati a sentire nella narrazione che i cambiamenti climatici possono avere un effetto più drammatico magari fuori da questa area e, invece, è proprio nell'area mediterranea che si è osservato non genericamente, ma con dati scientifici, ampiamente confermati anche dal nostro Consiglio nazionale delle ricerche, l'incremento maggiore. Noi abbiamo registrato nell'area mediterranea un incremento dell'1,58, molto al di sopra - pericolosamente al di sopra - della media dell'aumento della temperatura di un grado. Credo allora, in misura ancora maggiore, che l'Italia debba non solo rendersi protagonista di una campagna e di un'iniziativa efficaci in Europa per accelerare sugli obiettivi di riduzione delle emissioni, ma anche assumere delle decisioni. La mozione che presentiamo oggi propone la dichiarazione dello stato di emergenza climatica e ambientale, perché serve fare delle cose rapidamente, non solo andare alle manifestazioni o ricevere - come abbiamo fatto al Senato - Greta Thunberg. Bisogna immediatamente attivarsi perché si avviino i processi veri per accelerare la transizione energetica. La prima questione è la seguente: bisogna farla finita con i sussidi ai fossili (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) , e non solo perché quelle risorse ci servono per poterle investire nella transizione energetica, nelle rinnovabili e in un piano di sostenibilità accelerata. Bisogna farlo perché ciò significa non mettere in discussione e chiudere una volta per sempre con l'economia fossile. Non abbiamo più tempo: bisogna accelerare e prevedere un piano di adattamento. Non serve soltanto una grande conversione ecologica, introdurre tutti gli elementi per il piano di mitigazione e, quindi, contenere fortemente e ridurre le emissioni. Bisogna altresì modificare tutte le attività umane e l'agricoltura, investendo sul piano di adattamento in ogni settore: un green new deal . Presidente, discutiamo ormai da mesi, del cosiddetto sblocca cantieri. Noi dobbiamo sbloccare l'Italia per investire in una grande rivoluzione verde ed ecologica della nostra economia. Da lì non arriveranno solamente le possibilità di nuova occupazione e di una spinta fortissima all'economia. Lo dobbiamo fare perché abbiamo un obbligo, anzitutto etico e morale, verso le future generazioni. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice L'Abbate per illustrare la mozione n. 135. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, illustrerò la mozione n. 135, che avrà una riformulazione negli impegni 2 e 8, il cui testo consegnerò in seguito alla Presidenza. Premetto che nel 1988 è stato costituito il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, l'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), foro scientifico internazionale per lo studio e la valutazione dei cambiamenti climatici istituito dall'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) e dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), con lo scopo di fornire una visione scientifica sullo stato delle conoscenze sul cambiamento climatico e sui suoi potenziali impatti ambientali e socio-economici. Fin dal suo primo rapporto di valutazione elaborato nel 1990, l'IPCC ha rivelato come l'anidride carbonica e gli altri gas climalteranti come il protossido di azoto, il metano e i clorofluorocarburi, contribuiscano ad aumentare l'effetto serra naturale e come le attività antropiche siano tra le principali cause dell'aumento della concentrazione dei gas serra nell'atmosfera. Nel 2018 la NASA e l'Ente americano per le ricerche sull'atmosfera e gli oceani hanno affermato che i precedenti cinque anni sono stati in assoluto i più caldi dell'ultimo secolo. Secondo i dati rilevati e analizzati dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche, il 2018 è stato l'anno più caldo mai registrato in Italia dal 1800, con un'anomalia sopra la media di 1,58 gradi, rispetto al periodo di riferimento che va dal 1971 al 2000. L'impatto ambientale negativo di emissioni climalteranti generate da attività antropiche contribuisce al riscaldamento globale, cosiddetto global warming , e ha come conseguenza l'aumento in intensità e frequenza di fenomeni meteorologici estremi, quali temperature eccessivamente elevate o estremamente rigide - come accaduto nell'ultimo mese - soprattutto fuori stagione, nevicate a bassa quota, venti eccezionalmente forti, bombe d'acqua e intense grandinate, alternate a periodi di forte siccità. Con l'incremento dei fenomeni climatici estremi aumentano anche i rischi di fenomeni di dissesto idrogeologico e, quindi, i danni alla nostra agricoltura, alle infrastrutture e al territorio; si tratta di impatti che causano insicurezza nelle nostre città e in termini di salute dei cittadini. Attualmente, anche i costi correlati al dissesto idrogeologico del territorio italiano sono elevati: si stimano circa 2,5 miliardi di euro all'anno, ma la cifra potrebbe aumentare nel corso dei prossimi decenni, come anche i costi legati al contenimento degli incendi e alla messa in sicurezza dei territori.