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In tutto questo, la politica deve fare le scelte giuste, con tempestività e lungimiranza, nonché provvedimenti mirati, sia in campo sanitario, sia in ambito sociale, economico e ambientale, per poter finalmente ripartire e guardare con più ottimismo al futuro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sarò molto rapido, perché voglio solo dire due cose: la prima è che ci sono molte zone rosse nel nostro Paese e si teme anche per intere Regioni. Nella mia, il Piemonte, ci sono 22 Comuni in zona rossa, tra cui uno a settanta metri da casa mia, ma la questione non è che sia vicino o lontano. Dato che mi è giunta questa segnalazione da sindaci estremamente preoccupati di dover gestire una situazione di forte disagio per la popolazione, per non parlare naturalmente di coloro che sono malati, chiedo informalmente al Governo, di tenere conto delle zone dichiarate rosse, con tutte le limitazioni che hanno, per privilegiarle e consentire loro una qualche forma di precedenza e priorità nella campagna vaccinale. Questa è una richiesta che viene veramente dal territorio e dai sindaci che gestiscono, con grande difficoltà, situazioni difficili. La seconda cosa che voglio dire è questa: stiamo esaminando un decreto-legge emanato dal precedente Governo, con alcune differenze nel merito; il 22 febbraio scorso l'attuale Governo Draghi ha emanato un altro decreto-legge in materia di Covid-19 e mi chiedo perché non si sia continuato con lo strumento del decreto-legge, anziché tornare al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Il decreto-legge ha il grosso vantaggio di essere previsto dalla Costituzione e vi sono un vaglio preventivo del Presidente della Repubblica e un controllo immediato del Parlamento, con la possibilità di intervento: tutte queste cose non ci sono nel DPCM. Ecco perché intervengo in questa sede e non con riferimento a un DPCM, per il quale non è previsto alcun intervento del Parlamento. Mi chiedo perché non si sia continuato sulla strada che già in parte il Governo Conte aveva usato e che il Governo Draghi ha usato proprio il 22 febbraio scorso. Ora siamo tornati all'altro strumento. Mi chiedo perché e auspico che si ritorni a utilizzare gli strumenti propri, previsti dalla Costituzione, come abbiamo chiesto tante volte in vari atti da noi presentati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirovano. Ne ha facoltà. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, sono felice di intervenire oggi, in questa settimana che è un nuovo inizio, perché finalmente la nostra squadra di Governo è al completo. Faccio ovviamente il mio in bocca al lupo ai colleghi della Lega che sono entrati nella squadra dei Sottosegretari, ma anche a tutti gli altri, perché se vogliamo davvero essere un Governo di unità nazionale dobbiamo imparare, dopo un periodo difficile di scontri, anche molto accesi, a lavorare bene insieme e con rispetto reciproco. Il lavoro della 1 a Commissione è stato un banco di prova interessante, perché ci siamo ritrovati per la prima volta - cosa di cui ringrazio il sottosegretario Malpezzi, che ha seguito con pazienza, perché non è stato facile - a seguire un provvedimento fatto dal precedente Governo, insieme ai relativi emendamenti, sistemati di corsa e poi rivisti con i nuovi Sottosegretari e i nuovi Ministri. È stato un banco di prova e direi che è andata bene. Anche se la quantità degli emendamenti non era così copiosa, ce la siamo cavata e siamo arrivati in tempo. Ovviamente non è un provvedimento fatto con noi e abbiamo cercato di fare il possibile per dare il nostro contributo. Qualcosa è stato recepito; qualcos'altro l'abbiamo trasformato in ordini del giorno, che sono stati approvati in Commissione. C'è stato quindi un nuovo inizio, con - spero - buoni auspici. Abbiamo avuto notizia proprio in questi giorni anche di un cambio di squadra con il nuovo capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio e il super commissario all'emergenza Covid, generale Figliuolo. Si respira quindi aria nuova, con persone di tutto rispetto, che hanno già dimostrato nel loro settore di saper lavorare bene, quindi ci auguriamo che anche per la parte più tecnica della gestione della pandemia ci sia un nuovo corso. È passato un anno. Come sapete, sono di Bergamo e purtroppo non ho bisogno di aspettare il 18 marzo per commemorare le vittime della pandemia del Covid, perché non ci dimenticheremo mai di quanto successo. La cosa che in questo periodo con questa nuova ondata preoccupa sempre più me, i nostri territori, i colleghi sindaci e la nostra popolazione è che la gente è veramente molto stanca, a partire da chi ha gravi problemi economici, che si sente abbandonato per disfunzioni che - ne sono certa - non sono dovute solo a cattiva volontà, ma proprio al sistema di erogazione degli aiuti. È stanca, perché non si sente presa in considerazione, come è avvenuto per certe categorie che sono state totalmente dimenticate. Penso al mondo dello sport e dello spettacolo, perché ci sono settori che non rientrano in certe casistiche e non hanno preso neanche un euro, pertanto stanno sopravvivendo. La gente è stanca, perché, anche se all'inizio si prospettava uno scenario che non comprendevamo e non conoscevamo, c'era la speranza che finisse in fretta, ma dopo un anno ovviamente tutti sono più demoralizzati. Credo che la gente abbia bisogno del buon esempio, che dovremmo dare noi, perché non siamo qui solo a fare leggi. La popolazione ha bisogno di fidarsi di noi, perché a volte la frase ricorrente e generalizzata per tutto l'arco costituzionale è: mettete misure restrittive, passa un Governo e ne arriva un altro, ma voi lo stipendio fisso - e anche abbastanza importante - lo avete, quindi cosa vi importa se noi siamo a casa e non abbiamo da mangiare? Purtroppo passa il messaggio che mettere la salute prima di tutto, senza dimenticare l'economia, sia una leggerezza, perché tanto noi comunque lo stipendio lo prendiamo, come altre categorie, tra cui i dipendenti pubblici. Bisogna far capire che tale messaggio non è vero, nel senso che nessuno prende le decisioni alla leggera e da sindaco lo so, avendo gestito la fase più critica dell'emergenza l'anno scorso. Dobbiamo spiegare alla gente la bontà delle decisioni e, a volte, anche del modo in cui si comunicano. Mi pare che il premier Draghi abbia avviato anche a tal proposito un nuovo metodo, forse meno da protagonista, ma più concreto e veloce. Servono chiarezza e tempismo, per spiegare esattamente le regole, affinché non ci siano più le difficoltà emerse nell'applicazione delle norme. Servono anche in questo periodo più controlli sul territorio, perché, come diceva il collega Malan, i sindaci sono molto preoccupati e hanno bisogno di sostegno e di aiuti. Vi faccio solo un esempio: stiamo aspettando il decreto attuativo per dare i contributi per l'assunzione di personale a tempo determinato all'interno dei Comuni per gestire il superbonus. Sembra che non c'entri niente con la pandemia, ma in realtà c'entra, eccome, perché gli uffici tecnici sono oberati e l'ufficio tecnico solitamente segue anche il centro operativo comunale (COC) di protezione civile.