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Il precedente Ministro dell'interno si è battuto affinché fossero organizzati i corridoi umanitari e che non fossero le ONG a gestirli perché non è loro compito. Deve essere lo Stato a farsene carico e questo presuppone azioni serie, mirate e ordinate e un'immigrazione governata da regole chiare anche per chi arriva nel nostro Paese. Le misure che leggiamo invece in questo provvedimento sembrano mosse da una finta volontà di integrare che è lontana dal potersi definire accoglienza. Entrando nel merito del provvedimento, all'articolo 1 si è modificata la disciplina del decreto flussi, introdotta nel 1998 dalla cosiddetta legge Turco-Napolitano, con la soppressione del termine previsto per la programmazione triennale da parte del Governo sulla base delle esigenze del mercato del lavoro e del limite delle quote stabilite nel decreto emanato nell'anno precedente. Il primo decreto sicurezza aveva sostituito il permesso di soggiorno per motivi umanitari (un unicum nel panorama europeo che si prestava, in assenza di una puntuale normazione, a un uso per questo arbitrario) con permessi di soggiorno speciali, puntualmente disciplinati (condizioni di salute di eccezionale gravità, situazioni contingenti di calamità nei Paesi di origine, atti di particolare valore civile). Il provvedimento in esame amplia i casi in cui può essere concesso un permesso di soggiorno per calamità - una delle tipologie introdotte dal primo decreto sicurezza in sostituzione della protezione umanitaria - da contingenti ed eccezionali a solo gravi ed elimina il termine massimo di sei mesi per il rinnovo, che quindi potrà non avere limiti. Su questo punto si potrebbe aprire un dibattito. I permessi per calamità, già previsti dal decreto Salvini, erano legati a casi eccezionali e per calamità eccezionali e contingenti, come ad esempio il terremoto di Haiti o lo tsunami in Indonesia. Nel testo che stiamo esaminando si è scelto di eliminare il riferimento a «gravi e contingenti», lasciando quindi la dicitura «gravi calamità». Rimane pertanto da stabilire quali siano le gravi calamità cui si allude, perché potrebbe verosimilmente trattarsi anche di siccità, di caldo eccessivo o di altre condizioni ambientali caratteristiche di alcuni Paesi. In questo modo potremo avere una nuova fattispecie di migranti: i migranti climatici. C'è da pensare attentamente a questo concetto. L'80 per cento dell'Africa subsahariana ha problemi di siccità, ma non sembra attuabile la migrazione dei 2,5 miliardi di persone che vivono in zone disagiate del nostro pianeta verso le nostre coste, né tantomeno una loro successiva regolarizzazione. L'articolo 1 consente, inoltre, lo svolgimento di attività lavorativa in caso di permesso di soggiorno per cure mediche, in modo irragionevole, considerata la specificità di tale permesso di soggiorno e il fatto che il titolare dovrebbe essere in condizioni di salute gravi. Si prevede poi la conversione automatica in permesso di soggiorno per motivi di lavoro di una serie di permessi precedentemente esclusi (protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto di cittadinanza, attività sportiva, lavoro artistico, motivi religiosi, assistenza minori), senza alcun limite e di fatto sradicando tutta la programmazione dei flussi migratori. Questo è un punto che è importante sottolineare. Il permesso di lavoro viene dato a chi ha il permesso per residenza elettiva, oggi concesso a coloro che hanno una pensione italiana, che dimostrano di essere autosufficienti e che non hanno bisogno di lavorare. Sembra paradossale, ma con questo provvedimento si vuole accordare un permesso di lavoro a qualcuno che deve dimostrare che non ha bisogno di lavorare. Siamo arrivati all'assurdo. (Applausi) . Lo stesso vale per il permesso per motivi religiosi che, per definizione, è rilasciato per soggiorni brevi. Anche questo può essere trasformato in permesso di lavoro. Il comma 1 reintroduce la possibilità del rilascio di permesso di soggiorno al compimento della maggiore età, anche senza il parere del Ministro del lavoro - già abrogato dal primo decreto sicurezza - che quindi avverrà in automatico e senza alcun controllo. Inoltre, è stato soppresso il limite temporale, nonché le quote stabilite per il decreto flussi annuale, mentre si è disposto un ulteriore ampliamento dei motivi di non respingimento ed espulsione fino a ricomprendere l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Con il fine di incrementare il fenomeno migratorio nel nostro Paese e di agevolare le organizzazioni non governative, il provvedimento interviene eliminando dal testo unico sull'immigrazione la facoltà del Ministero dell'interno di poter limitare o vietare il transito di navi in mare territoriale, oltre ai commi relativi a multa, sequestro e confisca delle navi in caso di violazione del divieto di ingresso, come previsto con il decreto sicurezza bis. Così facendo, le organizzazioni non governative non sono più soggette a multe, confisca e sequestro delle navi. Nella pratica il Governo vuole dare una legittimazione all'opera di traghettamento nel Mediterraneo svolta regolarmente dalle ONG. Il comma 2 inserisce nel codice della navigazione la facoltà di limitare e vietare solo la sosta e il transito in mare territoriale - viene quindi eliminata l'ipotesi di vietare l'ingresso da parte del Ministero dell'interno - escludendola per il naviglio militare o per navi in servizio governativo non commerciale - come previsto dal decreto sicurezza- bis - e per le ipotesi di soccorso in mare. Viene inoltre rimodulata la multa in caso di inosservanza del divieto da 10.000 a 50.000 euro, anziché da 150.000 a un milione di euro, come previsto dal decreto sicurezza bis: direi un bel regalo a Carola Rackete e ai suoi soci. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nel decreto Salvini si vietavano dunque l'ingresso e la sosta all'interno delle acque territoriali. In questo provvedimento non è più presente la parola «ingresso», per cui sono vietati solo la sosta nelle acque territoriali o il transito, mentre è consentito l'ingresso. Appare quindi evidente che il Ministro dell'interno, che resta comunque autorità di pubblica sicurezza, non può più vietare l'ingresso nelle acque territoriali. L'articolo 2 interviene sulle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. Il comma 1 riformula le ipotesi di esame prioritario delle domande di asilo, ossia con precedenza, dandone competenza al presidente di commissione, assieme all'individuazione dei casi di procedura accelerata. A seguito della novella, per i casi di richiedente sottoposto a trattamento nei CPR o in un hotspot , perché richiedente asilo che non è possibile identificare, e di richiedenti provenienti da Paesi di origine sicura, viene eliminata la possibilità di procedere ad un esame prioritario della domanda. Si dispone altresì che, in caso di domanda reiterata, in fase di esecuzione di un provvedimento di allontanamento, si demanda la valutazione di ammissibilità al presidente della commissione, anziché operare automaticamente, ossia essere considerata inammissibile già dal momento della sua presentazione, come strumentale ad evitare il rimpatrio. La norma allunga la durata del permesso di soggiorno speciale, ossia la protezione umanitaria, da un anno a due anni, esattamente com'era prima del primo decreto sicurezza.