[pronunce]

Giorgianni è contestata una condotta non collaborativa, concretantesi in un ostacolo alla normale conduzione delle indagini, mentre la deliberazione del Senato prenderebbe in considerazione una mera mancata consegna (dei files con i documenti istruttori); e che le frequentazioni con il Mollica risalirebbero, secondo il capo di incolpazione, ad epoca anteriore alla elezione del medesimo dott. Giorgianni. In punto di diritto, si afferma che spetterebbe alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, a norma dell'art. 105 Cost., stabilire se il dott. Giorgianni, prima della sua elezione a senatore, non avesse alcun obbligo di collaborazione con i colleghi dell'ufficio e se abbia ostacolato di fatto il normale svolgimento delle indagini, e accertare se sia censurabile la ipotizzata frequentazione con un personaggio, che nel capo di incolpazione è definito "di dubbia fama", risalente all'epoca anteriore alla elezione al Senato dello stesso magistrato. La Sezione aggiunge, relativamente al punto 2, che la motivazione del Senato apparirebbe contraddittoria, ed evidenzierebbe la confusione, operata dal Senato stesso, fra il dovere di collaborare con i colleghi, mettendo a disposizione il proprio patrimonio di conoscenze, e il dovere di non interferire, astenendosi dal compiere ulteriore attività positiva di indagine: il Senato avrebbe infatti affermato che fin quando il dott. Giorgianni era magistrato in attesa di essere eletto non avrebbe avuto alcun obbligo di collaborare con l'ufficio, e che dopo l'elezione avrebbe avuto addirittura l'obbligo di non collaborare, per non interferire in attività giudiziarie a cui era divenuto estraneo. 2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con l'ordinanza n. 530 del 2000. L'ordinanza-ricorso introduttiva del presente giudizio è stata notificata al Senato della Repubblica, unitamente all'ordinanza di ammissibilità, il 27 novembre 2000 e depositata presso la cancelleria della Corte costituzionale il 1 dicembre 2000. 3. - Si è costituito nel giudizio davanti alla Corte il Senato della Repubblica, chiedendo che il conflitto sia dichiarato inammissibile o comunque infondato, e depositando numerosi documenti. Sulla notifica dell'ordinanza-ricorso, il Senato nota che essa risulta "richiesta come in atti", senza che si possa ricavare con certezza quale organo abbia formalizzato la richiesta di notificazione, la quale - ai sensi della lettera b) del dispositivo dell'ordinanza n. 530 del 2000 - doveva essere effettuata a cura della ricorrente: sicché si potrebbe dubitare che il ricorso sia stato formalmente instaurato dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Quanto alla ammissibilità del conflitto, il Senato sostiene l'assenza della legittimazione soggettiva dell'organo ricorrente a essere parte nel conflitto di attribuzione tra poteri. La Sezione disciplinare, infatti, sul piano oggettivo, contesta la menomazione, da parte della delibera del Senato, del potere di adottare provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Ma tale potere sarebbe attribuito dall'art. 105 della Costituzione al Consiglio superiore della magistratura nel suo complesso, e non alla Sezione disciplinare. Il riconoscimento dei caratteri giurisdizionali del procedimento disciplinare, effettuato dal legislatore e dalla giurisprudenza costituzionale, non implicherebbe la spettanza alla sola Sezione disciplinare della formale titolarità del potere né della legittimazione processuale a far valere la titolarità del potere in sede di conflitto di attribuzione davanti alla Corte: tale riconoscimento, infatti, sarebbe stato effettuato ai soli fini della garanzia dell'interesse pubblico al corretto e regolare svolgimento delle funzioni giurisdizionali, del prestigio dell'ordine giudiziario nonché della tutela del diritto di difesa della persona incolpata. L'assimilazione del procedimento disciplinare ad un procedimento di tipo giurisdizionale sarebbe stata effettuata dalla Corte "ai limitati fini" della legittimazione a sollevare il giudizio in via incidentale sulla legittimità costituzionale delle norme che la Sezione disciplinare è tenuta ad applicare nel corso del procedimento. Le norme che attribuiscono carattere giurisdizionale al procedimento disciplinare non configurerebbero una violazione delle norme costituzionali relative al divieto di istituzione di giudici speciali, proprio perché non introdurrebbero con legge ordinaria un organo ad hoc, ma si limiterebbero a trasferire al Consiglio superiore della magistratura lo svolgimento di un'attività già prevista con dettagliata disciplina dall'ordinamento giudiziario previgente alla norma costituzionale. In definitiva, il riconoscimento della legittimazione a proporre conflitto di attribuzione alla Sezione disciplinare implicherebbe l'individuazione, accanto al plenum del Consiglio superiore della magistratura, di un ulteriore organo autonomo, che invece i Costituenti non hanno introdotto ed al quale non hanno espressamente attribuito la competenza. Il difetto di legittimazione soggettiva della Sezione disciplinare si manifesterebbe in particolare sul piano processuale: nel caso, la decisione di proporre il conflitto sarebbe spettata al collegio, e questo avrebbe dovuto essere rappresentato, nel processo costituzionale, dal suo Presidente che quale espressione di unità dell'organo avrebbe dovuto presentare, in tale veste, anche formalmente, il ricorso. Quanto al merito del conflitto, il Senato nota che la deliberazione dell'Assemblea ha recepito in modo completo e senza alcuna voce di dissenso la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. La dichiarazione di insindacabilità si collegherebbe in modo implicito, ma chiaramente ricavabile dalla relazione della Giunta, alla tutela della posizione di indipendenza che il parlamentare deve acquisire rispetto agli organi con i quali, prima dell'assunzione delle funzioni di parlamentare, ha stabilito e mantenuto un rapporto di servizio. Nel caso di specie la dichiarazione di insindacabilità implicherebbe il riconoscimento di un diritto del parlamentare, strettamente connesso con il suo status e cioè quello di interpretare liberamente il suo ruolo di rappresentante del corpo elettorale, scindendo in modo totale questa sua attività - in applicazione del principio di libertà del mandato di cui all'art. 67 della Costituzione ed in attuazione del diritto di cui all'art. 51, terzo comma, della Costituzione - dal permanere formale dell'appartenenza all'ordine giudiziario ed all'ufficio rispetto al quale si è verificata la situazione di aspettativa. L'interpretazione della irresponsabilità parlamentare dovrebbe essere in altri termini estesa - nel caso di specie - alla tutela della posizione del parlamentare e dei suoi comportamenti, come espressione dell'autonomia delle Camere nei confronti dei poteri o degli organi dai quali eventualmente il parlamentare possa dipendere. 4. - Nell'imminenza dell'udienza pubblica del 9 aprile 2002, la ricorrente Sezione disciplinare ha presentato una memoria illustrativa, depositando alcuni documenti e insistendo per l'accoglimento delle conclusioni formulate nell'ordinanza-ricorso introduttiva del conflitto.