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"Questo è il Paese dell'ipocrisia e dei sepolcri imbiancati in cui forse qualcuno, facendo servizio pubblico, reputa che il presidente di commissione Antimafia piuttosto che essere severamente esaminato dai giornalisti, debba essere semplicemente escluso dalla partecipazione a una trasmissione". Il divieto a partecipare al programma televisivo imposto a Morra è stato stigmatizzato dai partiti di maggioranza e anche dalla Federazione nazionale della stampa (FNSI) e dall'USIGRAI (il sindacato dei giornalisti RAI) con una nota congiunta: "Pur rimarcando il più profondo disgusto per le parole nei confronti di Santelli, anche Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti, rispettivamente segretario e presidente della FNSI, e Vittorio di Trapani, segretario dell'Usigrai, spiegano di considerare la cancellazione un errore, nei modi, nei tempi e nel merito". Hanno poi aggiunto: "Abbiamo sempre sostenuto, e non abbiamo cambiato idea, che il problema non è chi intervisti ma come, ovvero le domande che vengono poste o non poste. A meno che da oggi la Rai non comunichi i criteri di esclusione, chiaramente fin qui non utilizzati". Quindi hanno concluso: "Noi proponiamo, per cominciare, di non invitare chiunque abbia avuto comportamenti o parole contrarie al Contratto di Servizio, e quindi alla Costituzione"; considerato, infine, che, in quanto servizio pubblico, la RAI ha il dovere di rimanere imparziale e di permettere a tutti di esprimere le proprie posizioni. In questi anni nella televisione di Stato sono transitati assassini, mafiosi, parlamentari impresentabili e politici condannati. Tutto ciò nel solco del principio secondo il quale va offerta agli italiani un'informazione più completa possibile. Pertanto è del tutto incomprensibile che il maglio dell'oscurantismo televisivo sia caduto proprio sulla figura del presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra. In questa vicenda, il sospetto è che la censura sia scattata sulle riflessioni che il senatore Morra avrebbe potuto fare durante la trasmissione proprio sulle liste di impresentabili prodotte dalla Commissione antimafia, liste che vengono spesso ignorate, tanto che alcuni partiti continuano a candidare persone segnalate che poi finiscono arrestate, come è accaduto per Domenico Tallini. La polemica sulle parole pronunciate dal senatore Morra, per le quali peraltro l'esponente del M5S ha chiesto scusa, e la seguente censura sono sembrati, dunque, un tentativo per distogliere l'attenzione dalle vicende giudiziarie di un esponente del centrodestra, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie attribuzioni relative al contratto di servizio, non ritenga che con l'annullamento della partecipazione del senatore Morra al programma di RAI3 sia venuto meno quel pluralismo inteso come rappresentazione nei mezzi di comunicazione della pluralità di cui è composta la società, espressamente indicato dall'articolo 1 della legge 6 agosto 1990, n. 223, come uno dei "principi fondamentali del sistema radiotelevisivo, che si realizza con il concorso di soggetti pubblici e privati", considerando che ciò che rappresenta un dovere per l'intero sistema radiotelevisivo, diventa un obbligo per ciascun mezzo radiotelevisivo gestito dal servizio pubblico, che motiva la sua esistenza (e il suo finanziamento attraverso il canone) nel suo essere dalla parte di ogni cittadino, evitando ogni subordinazione a partiti, poteri o interessi; quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, circa l'accaduto; se ritenga che i massimi vertici della RAI, in particolare il direttore di RAI3 Franco Di Mare, responsabile della programmazione della rete, debbano essere sollevati con urgenza dalle cariche che ricoprono in virtù di queste gravi violazioni, ma anche per rispetto dei cittadini che con il canone contribuiscono a finanziare le attività e la programmazione del servizio pubblico. Atto n. 4-04513 VALENTE PITTELLA D'ARIENZO FEDELI IORI MANCA NANNICINI ROJC Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: in Italia dal 1° gennaio 2020 ai prodotti per la protezione dell'igiene femminile compostabili secondo la normativa comunitaria o lavabili e alle cosiddette coppette mestruali viene applicata l'aliquota IVA al 5 per cento, mentre l'aliquota è rimasta al 22 per cento per tutti gli altri prodotti igienici di questo genere in cellulosa monouso, incidendo così notevolmente sul loro prezzo al consumo; la disposizione, di cui all'articolo 32- ter del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, in materia di "Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili", ha inserito i prodotti per la protezione dell'igiene femminile a minor impatto ambientale nella tabella A, parte II- bis del testo unico sull'IVA (di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modifiche), recependo, anche se soltanto parzialmente, un'istanza largamente diffusa nel nostro Paese e condivisa in Parlamento da parte di forze politiche appartenenti a schieramenti diversi; quell'intervento, inserito in sede di conversione del decreto "fiscale", era stato limitato ad una categoria molto ristretta di prodotti a causa di una copertura finanziaria proposta in sede parlamentare e reputata non sufficiente per l'estensione dell'aliquota IVA al 5 per cento a tutti gli assorbenti igienici femminili; inoltre, durante il dibattito in Aula alla Camera dei deputati la relatrice del provvedimento riferiva che la diminuzione di gettito derivante dall'abbassamento dal 22 al 5 per cento della tassazione IVA per tutti i prodotti per la protezione dell'igiene femminile era stata stimata dalla Ragioneria generale dello Stato in circa 300 milioni di euro e in 212 milioni nel caso di riduzione di aliquota al 10 per cento; diversamente, dati raccolti da parte di istituti di ricerca (dati Nielsen) sulla base dei prezzi al pubblico portano ad analisi secondo cui l'intervento di riduzione dell'aliquota necessiterebbe di una copertura di circa 72 milioni di euro; considerato inoltre che la riduzione attualmente in vigore coinvolge un genere di prodotti che rappresentano meno dell'1 per cento del totale degli assorbenti venduti in Italia, mentre oltre 15 milioni di donne in età fertile continuano a preferire prodotti assorbenti monouso, soggetti ad una tassazione piena; in Italia, a differenza che in buona parte dei Paesi più avanzati d'Europa e del mondo, la grande maggioranza delle donne continua quindi ad essere soggetta ad un'aliquota ingiusta e discriminatoria, poiché applicata ad un prodotto necessario per un'esigenza naturale di cui non possono fare a meno, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intrapreso per verificare, d'intesa con i dipartimenti competenti, l'effettiva valutazione delle coperture finanziarie necessarie per prevedere l'abbassamento dell'aliquota IVA dal 22 al 5 per cento su tutti gli assorbenti igienici femminili. Atto n. 4-04514 LAFORGIA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: il 28 luglio 2015 la famiglia Pesenti ha annunciato la vendita alla multinazionale tedesca Heidelberg (seconda azienda al mondo in termini di fatturato) del gruppo Italcementi S.p. A. (quinta azienda al mondo in termini di fatturato);