[pronunce]

La disamina – da parte di questa Corte – dell'oggetto del conflitto presuppone pertanto che il ricorrente assolva all'onere di una enunciazione esaustiva di quelle condotte, che prescinda dalla tecnica adottata nella formulazione del capo d'imputazione e dalla sussistenza dei requisiti minimi di indicazione del “fatto”, prescritti dal codice di procedura penale nella diversa prospettiva di salvaguardare le esigenze del diritto di difesa e del contraddittorio. In particolare, poiché ai due parlamentari sono stati addebitati reati a condotta libera, in relazione ai quali il legislatore è ricorso cioè alla tecnica di incriminare qualsiasi “fatto” diretto, rispettivamente, a “disciogliere l'unità dello Stato” (art. 241 cod. pen.) ovvero a “mutare la costituzione dello Stato o la forma del Governo” (art. 283 cod. pen.), il ricorrente avrebbe dovuto assolvere all'onere di specificare se, nella prospettazione dell'accusa, i parlamentari avevano posto in essere comportamenti materiali tali da escludere, di per sé, la riferibilità alla prerogativa di cui all'art. 68, primo comma, Cost. (v. sentenza n. 137 del 2001), ovvero riconducibili alla espressione di voti o di opinioni, e cioè comportamenti in astratto rientranti nella sfera di applicazione della norma costituzionale suddetta. Inoltre, come già evidenziato, dalla lettura del ricorso non è dato comprendere se quello posto in essere dai due parlamentari consista in un concorso materiale ovvero morale, e quindi se essi, lungi dall'operare come autori o complici nella realizzazione delle fattispecie suddette, abbiano agito in veste di “istigatori” o “determinatori”, suscitando o rafforzando il proposito criminoso, ma comunque mantenendo il loro contributo alla realizzazione “collettiva” del reato entro limiti astrattamente idonei ad essere ricompresi nella manifestazione di una opinione. 3.2.— A fronte, dunque, di tale indeterminatezza, manca in radice la possibilità di stabilire se quella ascrivibile a ciascuno dei due parlamentari sia la realizzazione di un comportamento di carattere materiale o la manifestazione di una opinione, rimanendo così preclusa la possibilità di valutare se ricorrano le condizioni per l'operatività della prerogativa di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Verona nei confronti del Senato della Repubblica con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 giugno 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 luglio 2005. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA