[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 148, terzo comma, del codice civile, promosso con ordinanza emessa il 22 novembre 2000 dal Tribunale di Firenze nel procedimento civile Di Grazia Giovanna contro Conservatoria dei registri immobiliari di Firenze ed altra, iscritta al n. 168 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 11, prima serie speciale, dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione di Di Grazia Giovanna nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 12 febbraio 2002 il Giudice relatore Fernanda Contri; uditi l'avvocato Maria Luisa Casotti Cantatore per Di Grazia Giovanna e l'avvocato dello Stato Paolo Gentili per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Tribunale di Firenze, con ordinanza emessa il 22 novembre 2000, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 30 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 148, terzo comma, del codice civile, nella parte in cui non prevede che il decreto ivi contemplato costituisca titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale, ai sensi dell'art. 2818 cod. civ. Il Tribunale premette di essere investito del reclamo avverso l'iscrizione di ipoteca giudiziale eseguita con riserva dal Conservatore dei registri immobiliari, poiché il decreto emesso ai sensi dell'art. 148 cod. civ. , pur costituendo titolo esecutivo, non è compreso tra le tassative ipotesi che consentono l'iscrizione ipotecaria. Il rimettente, dopo aver richiamato, a conferma del principio di tassatività delle ipotesi di iscrizione dell'ipoteca giudiziale, la sentenza n. 186 del 1988, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 158 cod. civ. , in quanto non prevedeva, tra i titoli per l'iscrizione di ipoteca giudiziale, il decreto di omologazione della separazione consensuale, afferma che la stessa Corte non ha ritenuto sussistere una necessaria implicazione tra titolo esecutivo e titolo per iscrizione ipotecaria, come risulta dall'ordinanza n. 357 del 2000, che ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 186-quater cod. proc. civ. , nella parte in cui non prevede che l'ordinanza ivi contemplata costituisca titolo per l'iscrizione di ipoteca giudiziale. Sostiene il rimettente che gli argomenti espressi in tale ordinanza, e, precisamente, la diversità strutturale e funzionale delle previsioni normative poste a raffronto e l'ampia potestà discrezionale del legislatore sia nella conformazione degli istituti processuali che nella differenziazione delle condizioni di accesso all'esecuzione forzata nei vari tipi di giudizi, non potrebbero invocarsi nella fattispecie, nella quale il tertium comparationis è rappresentato dal combinato disposto degli artt. 642 e 655 cod. proc. civ. Infatti, sotto il profilo processuale, il decreto previsto dall'art. 148 cod. proc. civ. presenta struttura analoga a quella del decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, anche in relazione alle modalità di opposizione; la norma si porrebbe perciò in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione. Sotto il profilo sostanziale, l'art. 148 cod. civ. è una norma di tutela dei soggetti deboli, analogamente ai provvedimenti previsti dagli artt. 156 e 158 cod. civ. e dall'art. 8 della legge n. 898 del 1970, e pertanto vi sarebbe un contrasto con l'art. 30 della Costituzione. 2. - Nel giudizio innanzi alla Corte costituzionale si è costituita la reclamante del giudizio a quo, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile, ovvero, in subordine, che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale della impugnata norma. La detta parte pone anzitutto a confronto il procedimento previsto dall'art. 148 cod. civ. con quello monitorio, e, dopo averne illustrato i tratti comuni, conclude che il decreto di cui all'art. 148 cod. civ. è in realtà un decreto ingiuntivo, il quale, al pari di quest'ultimo, è titolo idoneo all'iscrizione di ipoteca giudiziale. La questione sarebbe quindi inammissibile, poiché il giudice a quo avrebbe dovuto interpretare la norma nel senso costituzionale, considerando il decreto compreso tra i provvedimenti indicati dal secondo comma dell'art. 2818 cod. civ. , che consentono l'iscrizione ipotecaria. Nel merito, si osserva che il creditore sarebbe privo di ogni tutela se non avesse la possibilità di conservare la garanzia offerta dal patrimonio del debitore, poiché questi potrebbe distrarre i propri beni in danno dei minori. La difesa della reclamante sottolinea infine che la norma impugnata tutela interessi di rilevanza costituzionale e che il perseguimento del preminente interesse del minore postula l'effettiva tutela giurisdizionale dei diritti di cui il medesimo è titolare. 3. - È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile ovvero infondata. La difesa erariale osserva che il decreto in esame non è confrontabile con gli altri provvedimenti idonei all'iscrizione di ipoteca, i quali sono caratterizzati dall'essere conclusivi di un giudizio, ancorché emessi con la clausola rebus sic stantibus. Il criterio di ragionevolezza non sembra quindi violato, in quanto la diversa scelta del legislatore si giustifica in relazione alla differente natura dei provvedimenti. Ad avviso dell'Avvocatura, deve infine osservarsi che il coniuge beneficiario del provvedimento emesso ai sensi dell'art. 148 cod. civ. ha comunque la possibilità di assicurarsi la garanzia patrimoniale dell'obbligato, mediante il ricorso agli altri mezzi di tutela cautelare, conservativi delle garanzie patrimoniali.1. - Il Tribunale di Firenze lamenta l'illegittimità costituzionale dell'art. 148, terzo comma, del codice civile, nella parte in cui non prevede che il decreto ivi contemplato costituisca titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale; tale norma, ad avviso del giudice rimettente, si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, in quanto il decreto previsto dall'art. 148 cod. proc. civ. , pur presentando struttura analoga a quella del decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, anche in relazione alle modalità di opposizione, non consente tuttavia l'iscrizione di ipoteca; ed inoltre con l'art. 30 della Costituzione, poiché l'art. 148 cod. civ. è una norma di tutela dei soggetti deboli, analogamente ai provvedimenti previsti dagli artt. 156 e 158 cod. civ. e dall'art. 8 della legge n. 898 del 1970, in base ai quali però può iscriversi ipoteca giudiziale. 2.