[pronunce]

- La Regione rivendica, in quarto luogo, il gettito dell'imposta sugli interessi ed altri proventi applicata nei confronti dei titolari di conti correnti o di deposito - ai sensi dell'art. 26, comma 2, del d.P.R. n. 600 del 1973 -, mediante ritenute effettuate dall'Ente poste italiane (ora s.p.a. Poste Italiane) e dagli istituti di credito aventi il domicilio fiscale fuori dal territorio regionale, nell'ipotesi in cui le ritenute eseguite dai suddetti «sostituti di imposta siano relative a interessi e altri proventi corrisposti a depositanti e correntisti di uffici postali e dipendenze bancarie operanti nella Regione». Al pari dei tributi precedentemente esaminati, la rivendicazione di tale imposta da parte della ricorrente non è fondata. Il tributo in esame è versato all'erario dall'Ente Poste o dalla banca che, nella loro qualità di sostituti di imposta, hanno effettuato ritenute (in via di acconto o di imposta, a seconda dei casi) in relazione agli interessi e proventi dovuti al depositante. In base al criterio del luogo della riscossione da applicare nella specie, rileva il luogo in cui il sostituto d'imposta ha effettuato il versamento all'erario, e cioè il luogo in cui esso ha domicilio fiscale. Ne consegue che, nel caso in cui i sostituti d'imposta siano l'Ente Poste italiane o banche che abbiano il proprio domicilio fiscale fuori dal territorio siciliano, il gettito del tributo spetta allo Stato, ai sensi dell'art. 2 delle norme di attuazione statutaria. 2.4.5. - Infine, in quinto luogo, la Regione rivendica il gettito delle «ritenute d'acconto operate dalle amministrazioni dello Stato o da altri enti pubblici, con sede centrale fuori dal territorio regionale, su stipendi ed altri emolumenti corrisposti in favore di dipendenti o altri soggetti che abbiano espletato stabilmente la propria attività lavorativa nel territorio della regione». La pretesa della ricorrente non è fondata neppure in questa ipotesi. Deve prendersi preliminarmente atto che - come già notato in precedenza - non è controversa tra le parti la spettanza regionale della quota delle imposte sui redditi di impresa o di lavoro dipendente afferente agli stabilimenti od impianti ubicati in Sicilia ed appartenenti ad imprese pubbliche o private con sede centrale fuori dal territorio della Regione (artt. 37 dello statuto e 7 delle relative norme di attuazione). La richiesta della ricorrente riguarda, infatti, ipotesi diverse, relative a datori di lavoro pubblici non imprenditori, per le quali opera il generale criterio di riparto basato sul luogo della riscossione del tributo e non quello eccezionale basato sul luogo di realizzazione del presupposto d'imposta. Per tali ritenute d'acconto, operate alla fonte (ai sensi dell'art. 23 del d.P.R. n. 600 del 1973) nei confronti dei propri dipendenti, da amministrazioni pubbliche di natura non imprenditoriale, nella loro qualità di sostituti d'imposta, e riscosse dall'erario mediante versamento diretto (ai sensi dell'art. 3, primo comma, numero 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602), rileva, dunque, soltanto il luogo in cui le ritenute sono versate all'erario, cioè il luogo in cui è la sede centrale di dette amministrazioni, senza che vengano in considerazione né il domicilio fiscale del dipendente, né la localizzazione degli impianti e stabilimenti dell'amministrazione presso i quali viene svolta l'attività lavorativa. Poiché la questione è posta dalla ricorrente solo per le amministrazioni pubbliche con sede centrale situata fuori dal territorio siciliano, il gettito delle ritenute spetta, in tali ipotesi, allo Stato e va rigettata, pertanto, la richiesta della Regione. A maggior ragione, tale conclusione vale per l'ipotesi di ritenuta diretta in acconto da parte dello Stato, ai sensi degli artt. 29 del d.P.R. n. 600 del 1973 e 2 del d.P.R. n. 602 del 1973.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che spettava allo Stato e, per esso, al Ministero dell'economia e delle finanze emettere la nota in data 18 dicembre 2007, n. 27685-2007/DPF/UFF, del Dipartimento per le politiche fiscali presso detto Ministero, impugnata dalla Regione Siciliana con il ricorso per conflitto di attribuzione indicato in epigrafe. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 22 marzo 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 marzo 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA