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Pur affermando l'inammissibilità delle questioni sollevate, per ragioni di natura processuale (spetta al legislatore una « priorità di valutazione ... sulla congruità dei mezzi per raggiungere un fine costituzionalmente necessario »), la Corte ne ha riconosciuto la fondatezza sostanziale, e quindi la necessità di individuare « un rimedio estremo, il quale, quando non sia altrimenti possibile mediante le ordinarie misure dell'ordinamento penitenziario, permetta una fuoriuscita del detenuto dal circuito carcerario », sollecitando il legislatore a intervenire: « non sarebbe tollerabile l'eccessivo protrarsi dell'inerzia legislativa in ordine al grave problema individuato nella presente pronuncia ». Ad oggi la citata sentenza n. 279 del 2013 della Corte costituzionale non ha avuto seguito e i detenuti italiani sono rimasti privi di quel « rimedio estremo », efficace a interrompere il protrarsi di una grave violazione dei loro diritti umani. Esistono, invece, significative esperienze in tal senso in altri Stati, europei ed extraeuropei. Già trentacinque anni fa al Governo norvegese appariva ragionevole non incarcerare persone alle quali non si potesse assicurare un posto letto e così sperimentò per primo il cosiddetto « numero chiuso » e la formazione delle liste d'attesa per l'esecuzione delle pene detentive, secondo criteri di priorità temporali e di gravità in ordine al reato commesso. Nel febbraio 2011, la Corte costituzionale tedesca si è pronunciata sul ricorso di un detenuto contro le condizioni di detenzione cui era costretto, a suo dire lesive della dignità umana. Già la Corte federale di giustizia, nel decidere il caso (BGH III ZR 124/09), aveva affermato che se le condizioni di detenzione sono inumane e – prese in considerazione tutte le alternative disponibili (ivi compreso il trasferimento in un'altra prigione) – lo staff dell'istituto penitenziario non è in condizione di rimediare, l'esecuzione di una pena detentiva deve essere interrotta, esplicitando che non è ammissibile operare un bilanciamento tra l'inviolabile principio della dignità umana (articolo 1, Legge fondamentale della Repubblica federale della Germania) e qualsiasi altro argomento, anche di natura costituzionalmente rilevante. Nella sua successiva decisione, la Corte costituzionale sostiene che la Corte federale non solo ha formulato « in maniera convincente » l'obbligo dello Stato di rinunciare immediatamente all'esecuzione di una pena carceraria nel caso di condizioni di detenzione inumane, ma da ciò ne ha tratto anche una nuova modalità di tutela legale per i detenuti, posto che all'obbligo dello Stato corrisponde il diritto del detenuto di richiedere alle autorità penitenziarie l'interruzione o il rinvio dell'esecuzione. In questo modo, la giurisprudenza tedesca – che da tempo aveva riconosciuto il diritto al risarcimento del danno della persona detenuta in condizioni lesive della dignità umana – ha fatto un passo ulteriore, lasciando il risarcimento come modalità compensativa della violazione di diritto compiuta nel passato, ma individuando una specifica soluzione alla sua continuazione, attraverso – appunto – la sospensione e il rinvio dell'esecuzione della pena. Lo stesso CPT, nel Rapporto annuale del 2021, ha ritenuto che, « per ogni carcere, debba esistere un limite massimo assoluto per il numero di detenuti ( numerus clausus ), al fine di garantire lo standard minimo in termini di spazio abitativo. Pertanto, ogni volta che un carcere ha raggiunto tale limite, le autorità competenti devono adottare misure appropriate per garantire che a una persona, appena sottoposta a custodia cautelare o condannata a una pena detentiva, siano offerte condizioni di detenzione accettabili (anche in termini di spazio abitativo) ». Il presente disegno di legge, dunque, rielabora quello depositato in Senato nella XVIII legislatura dai senatori Manconi, Tronti e Torrisi (A.S. 286) ed è frutto del lavoro svolto dalle associazioni Antigone e A Buon Diritto, anche sulla base della riflessione sviluppatasi all'interno della stessa magistratura italiana e, in particolare, nell'ambito di Magistratura democratica. Alla luce degli standard di abitabilità degli istituti penitenziari individuati dal Ministero della sanità, secondo l'unico articolo del presente disegno di legge, il Ministro della giustizia determina con proprio decreto la capienza massima di ciascun istituto, superato il quale l'ordine di esecuzione della pena si converte in obbligo di permanenza in casa o in altro luogo indicato dalla persona. La lista segue un ordine cronologico e tuttavia, nel caso di gravi reati contro la persona, si potrà procedere direttamente all'esecuzione del provvedimento di condanna. Durante la sospensione del provvedimento di carcerazione, la pena scorre regolarmente come se fosse espiata, mentre il detenuto che non rispetti le prescrizioni relative all'obbligo di domicilio vedrà interrompersi lo scorrimento della pena.. Art. 1. 1. Nessuno può essere detenuto per esecuzione di una sentenza in un istituto che non abbia un posto letto regolarmente disponibile, come individuato con il regolamento di cui all'articolo 2 della presente legge. 2. Qualora, in applicazione del principio di cui al comma 1, non sia possibile l'esecuzione della sentenza di condanna a pena detentiva, nei confronti di un soggetto proveniente dallo stato di libertà, nell'istituto di assegnazione e non sia possibile individuarne altro idoneo nel rispetto del principio di territorializzazione della pena, previsto dall'articolo 42, secondo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, la pena è espiata in taluno dei luoghi di cui all'articolo 47- ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, o in altro luogo indicato dal condannato, con le relative eventuali prescrizioni stabilite dal giudice responsabile dell'esecuzione. 3. Ai fini di cui al comma 2, il Ministero della giustizia predispone una lista dei condannati alla detenzione carceraria, secondo l'ordine cronologico dell'emissione delle condanne, ai fini dell'esecuzione della pena nell'istituto di assegnazione. Un adeguato numero di posti letto regolarmente disponibili ai sensi del comma 1 è mantenuto libero, per essere riservato all'esecuzione della pena nei confronti dei condannati per reati contro la persona ovvero per taluno dei delitti di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quinquies , del codice di procedura penale. 4. Il periodo di conversione temporanea dell'ordine di esecuzione della pena in obbligo di permanenza domiciliare ai sensi del comma 2 è computato al fine della complessiva durata della pena al pari della detenzione in carcere. La disposizione di cui al primo periodo cessa di applicarsi qualora il soggetto non ottemperi all'obbligo di permanenza domiciliare e alle eventuali prescrizioni stabilite ai sensi del medesimo comma 2. Art. 2. 1.