[pronunce]

111] Cost.», in quanto - a differenza di «altre ipotesi in cui, al fine di deflazionare il contenzioso, è stato previsto il dovere di estinguere i giudizi in corso, previa verifica, da parte del giudice, del pagamento da parte di un soggetto pubblico di una determinata somma di denaro, ovvero l'adempimento di specifiche obbligazioni» - la norma impugnata stabilisce l'estinzione dei giudizi in corso a prescindere dalla soddisfazione degli interessi della parte, che sarebbe, perciò, costretta a promuovere un nuovo procedimento, senza che al «necessario allungamento dei tempi processuali» faccia «da contrappeso alcun interesse particolare o generale»; che è intervenuto in giudizio, con atto depositato nella cancelleria il 30 ottobre 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'inammissibilità e l'infondatezza della questione; che, in via preliminare, la difesa dello Stato ritiene la questione inammissibile perché il giudice rimettente non avrebbe individuato in modo chiaro «le violazioni lamentate e i parametri invocati», avendo, in particolare, «a pagina 9 dell'ordinanza di rimessione individua[to] quale norma costituzionale violata l'art. 11 Cost.», così commettendo «un palese errore nell'individuazione del parametro di costituzionalità»; che la questione sarebbe, altresì, inammissibile per difetto del requisito della rilevanza, in quanto la norma impugnata «riconosce in modo pieno ed incondizionato agli ex lettori di lingua straniera le pretese da essi vantate» e, quindi, «l'ordinanza avrebbe dovuto essere supportata quantomeno dalla prospettazione che in caso di accoglimento della questione di costituzionalità potrebbe pervenirsi ad una statuizione diversa e più favorevole» per la parte ricorrente, mentre il giudice rimettente si sarebbe limitato ad asserire che la norma impugnata «"è perfettamente applicabile al caso dei ricorrenti" senza motivare in merito alle ragioni dell'applicabilità della norma censurata al giudizio principale ed omettendo di chiarire quale rapporto sussista tra l'eventuale estinzione del giudizio [...] e le pretese sostanziali vantate dal ricorrente»; che, nel merito, la difesa dello Stato ritiene non fondate le censure sollevate dal Tribunale remittente, perché «la norma in esame ha disposto l'estinzione dei giudizi in corso solo a seguito, e in ragione, del pieno riconoscimento a favore degli ex lettori di madrelingua straniera del bene della vita al quale i medesimi aspirano con la proposizione del contenzioso»; che, in particolare, l'estinzione dei giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge n. 240 del 2010, disposta dall'art. 26, comma 3, di tale legge, non sarebbe lesiva dell'art. 24 Cost., in quanto «gli strumenti processuali per la tutela dei diritti sono finalizzati al conseguimento di un bene della vita assicurato, nel caso di specie, dalla norma» impugnata, con la conseguenza che, «venuto meno in corso di causa il fondamento stesso della lite, [...] vengono a mancare sia l'interesse ad agire che a contraddire e, con essi, la necessità di una pronuncia del giudice»; che parimenti non fondata sarebbe la censura riferita all'art. 111 Cost., perché «l'avvenuto riconoscimento del bene della vita esclude che l'estinzione del giudizio si traduca in un illegittimo utilizzo» da parte dello Stato «di strumenti di risoluzione delle controversie preclusi al privato», talché l'estinzione del giudizio non sarebbe «una decisione volta ad avvantaggiare la parte pubblica», ma «una misura deflattiva di un contenzioso che non ha più ragion d'essere» giustificata dall'esigenza di «assicurare il buon andamento dell'organizzazione della giustizia»; che, infine, non sussisterebbe - ad avviso della difesa dello Stato - la lamentata disparità di trattamento tra i ricorrenti che abbiano instaurato un giudizio prima dell'entrata in vigore della legge n. 240 del 2010 e i ricorrenti che lo abbiano promosso dopo quella data, in quanto «ciò che rileva è che la pretesa economica vantata in giudizio sia soddisfatta in entrambi i casi, anche se con strumenti diversi», di modo che «i primi vedranno riconosciute le proprie pretese economiche da una pronuncia giurisdizionale mentre i secondi in via amministrativa per effetto dell'applicazione della norma di legge». Considerato che il Tribunale ordinario di Potenza, sezione civile - giudice del lavoro, con ordinanza del 31 gennaio 2012, depositata nella cancelleria l'11 settembre 2012 (reg. ord. n. 203 del 2012) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 26, comma 3, ultimo periodo, della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario), per violazione degli articoli 3, primo comma, 24, primo e secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione; che il Tribunale rimettente, nel descrivere la fattispecie oggetto del giudizio principale, si limita a riferire che tale giudizio trae origine dalla richiesta dei ricorrenti «di ottenere, previa dichiarazione di nullità, annullamento, invalidità o inefficacia dei rispettivi contratti di collaboratore ed esperto linguistico, il riconoscimento del loro diritto ad un rapporto unitario con l'amministrazione resistente (Università degli studi di Basilicata) con trattamento economico pari alle seguenti opzioni subordinate: trattamento accertato da precedenti giudizi fra le stesse parti (tutti passati in giudicato) e precisamente quantificato nel 70 per cento dello stipendio spettante ad un ricercatore confermato a tempo pieno; quello relativo al professore associato a tempo definito (corrispondente alle mansioni effettivamente svolte); quello definito ai sensi dell'art. 1» del decreto-legge n. 2 del 2004; che il Tribunale rimettente non chiarisce se i ricorrenti nel giudizio principale siano stati assunti per la prima volta come collaboratori ed esperti linguistici, a norma dell'art. 4 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120 (Disposizioni urgenti per il funzionamento delle università), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1995, n. 236, o come lettori di madrelingua straniera, a norma dell'art. 28 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382 (Riordinamento della docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica), con conseguente impossibilità di accertare la natura della pretesa fatta valere in giudizio e l'eventuale soddisfazione della stessa ad opera del legislatore (ordinanza n. 38 del 2012);