[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 937, primo comma, del regio decreto 30 marzo 1942, n. 327 (Approvazione del testo definitivo del Codice della navigazione), promosso dal Tribunale ordinario di Roma, in funzione di giudice del lavoro, nel procedimento vertente tra C. A. e altri e Compagnia aerea italiana (CAI) spa, con ordinanza del 17 maggio 2022, iscritta al n. 138 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visti gli atti di costituzione di CAI spa e di S. B. e altri, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 23 maggio 2023 il Giudice relatore Giulio Prosperetti; uditi gli avvocati Raffaele De Luca Tamajo e Francesco Bartolotta per CAI spa , Barbara Starna e Sabina Di Giacomo per S. B. e altri e l'avvocato dello Stato Gianni De Bellis per il Presidente del Consiglio dei ministri; deliberato nella camera di consiglio del 23 maggio 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale ordinario di Roma, in funzione di giudice del lavoro, con ordinanza del 17 maggio 2022 (reg. ord. n. 138 del 2022) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 937, primo comma, del regio decreto 30 marzo 1942, n. 327 (Approvazione del testo definitivo del Codice della navigazione), che stabilisce che i diritti derivanti dal contratto di lavoro del personale di volo si prescrivono con il decorso di due anni dallo sbarco nel luogo di assunzione successivamente alla cessazione o alla risoluzione del contratto, ritenendo la norma in contrasto con il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3, primo comma, della Costituzione. 2.- Il giudice a quo riferisce di dover decidere in materia di spettanze retributive per periodi di ferie maturate da alcuni dipendenti della Compagnia aerea italiana (CAI) spa dal 13 gennaio 2009 al 31 dicembre 2014, avendo, tra l'altro, la società convenuta eccepito la prescrizione dei diritti vantati dai ricorrenti, sia ai sensi dell'art. 937 cod. nav. , per il decorso del termine biennale, sia ai sensi dell'art. 2948, numero 4), del codice civile, per il decorso del termine quinquennale. Il giudice a quo solleva questione di legittimità costituzionale relativa all'art. 937 cod. nav. , in quanto la suddetta disposizione consentirebbe ai ricorrenti nel ricorso principale di far valere ancora, allo stato attuale, i propri diritti essendo i loro rapporti di lavoro proseguiti con la cessionaria Alitalia SAI spa, ai sensi dell'art. 2112 cod. civ. ; di qui la rilevanza della questione. 3.- In merito alla non manifesta infondatezza, secondo il rimettente, l'art. 937 cod. nav. , laddove rinvia il decorso della prescrizione al momento dello sbarco successivo alla cessazione del rapporto di lavoro, sarebbe irragionevole in rapporto alla diversa decorrenza, in corso di rapporto, della prescrizione quinquennale di cui all'art. 2948 cod. civ. In particolare, l'irragionevolezza si profilerebbe in relazione ai rapporti di lavoro assistiti da stabilità reale per i quali, in caso di lavoratori comuni, il termine quinquennale decorre in corso di rapporto e non dalla sua cessazione, come avviene per il personale di volo. 4.- Il giudice a quo, tuttavia, ricorda che analoga questione è stata rigettata da questa Corte con sentenza n. 354 del 2006, che ha ritenuto ragionevole l'imprescrittibilità in corso di rapporto, nonostante il rapporto di lavoro nautico fosse assistito da stabilità reale, e ciò in ragione della peculiarità della prestazione lavorativa, che si svolge lontano dal foro competente. Il giudice a quo, tuttavia, ritiene che la situazione sia mutata per effetto della molteplicità degli strumenti informatici e postali oggi disponibili, che consentirebbero al lavoratore addetto alla navigazione aerea di far valere le proprie pretese anche durante lo svolgimento del rapporto. Inoltre, secondo il rimettente, l'irragionevolezza della norma censurata deriverebbe anche dalla disciplina "privilegiata" dei riposi del personale aeronautico che, avendo diritto a più giorni annui di riposo di quelli spettanti alla generalità dei lavoratori, avrebbe il tempo per attendere alle proprie esigenze extra-lavorative. 5.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito la non fondatezza della questione, poiché già decisa da questa Corte con sentenza n. 354 del 2006. Con specifico riferimento alla disciplina dei riposi del personale di volo, il Presidente del Consiglio dei ministri sottolinea che essa ha la finalità di garantire il recupero psicofisico del lavoratore e comunque, considerato che il riposo è fruito dal personale navigante nel luogo in cui si trova al termine della prestazione, il maggior tempo a disposizione non incide sulla lontananza fisica del lavoratore dal foro competente e, quindi, sulla possibilità effettiva di far valere i propri diritti. 6.- Nel giudizio si sono, altresì, costituiti i ricorrenti nel giudizio principale, che hanno eccepito l'inammissibilità della questione in quanto già decisa con la sentenza di rigetto n. 354 del 2006, rispetto alla quale non è sopravvenuta alcuna modifica normativa. Quali ulteriori motivi di inammissibilità le parti hanno dedotto: il difetto di rilevanza della questione derivante dalla recente giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 6 settembre 2022, n. 26246) che ha stabilito che, a seguito delle modifiche normative introdotte dalla legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), tutti i diritti retributivi derivanti dal rapporto di lavoro comune si prescrivono alla cessazione del rapporto; l'erroneità del presupposto interpretativo da cui muove il rimettente che ritiene tuttora esistente - anche dopo la novella dell'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento) ad opera della legge n. 92 del 2012 e del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 (Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183) - il binomio tutela reale e tutela obbligatoria; l'incompleta ricostruzione e mancata ponderazione del quadro normativo, in relazione alla disciplina dei riposi del personale navigante che non sarebbe affatto privilegiata.