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3) a disporre l'intensificazione delle attività di controllo e monitoraggio, con specifico riferimento al traffico commerciale e alle connesse operazioni, in tutte le infrastrutture portuali italiane, in particolare nei porti della Puglia dove sbarcano navi contenenti grano duro proveniente dagli Stati Uniti e dal Canada, con lo scopo di garantire la sicurezza alimentare, ambientale e sanitaria; 4) ad adottare tutte le necessarie misure di precauzione sul territorio nazionale volte a proteggere la sanità pubblica nonché la salubrità dell'ambiente, con specifico riferimento alla tutela delle acque, della flora e della fauna. Interrogazioni Atto n. 3-00665 ERRANI DE PETRIS Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: il decreto-legge n. 4 del 2019, attualmente all'esame della Camera dei deputati, prevede la possibilità per lavoratori dipendenti e autonomi di accedere alla pensione con un'età di 62 anni e 38 anni di contributi; fino alle ore 12 di lunedì 4 marzo 2019, sono state 80.130 le domande per l'accesso alla pensione con "Quota 100" presentate all'Inps. I dati raccolti dall'istituto rivelano che da parte dei dipendenti pubblici sono arrivate 30.378 richieste, dai privati 27.569. Si conferma la prevalenza delle domande presentate dagli uomini che si attestano a 58.069, mentre 22.061 sono arrivate dalle donne; il rischio è che molte pubbliche amministrazioni si ritrovino con i ranghi decimati ed in grande difficoltà per espletare i loro compiti. I due settori che preoccupano maggiormente sono scuola e sanità; al 1° settembre 2019 saranno circa 43.000 i lavoratori della scuola, tra docenti e ATA, ad andare in pensione, di cui più di 16.000 dipendenti che hanno deciso di avvalersi di "Quota 100"; la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare considerando che le stime Inps affermano che la platea degli interessanti nel settore scolastico è di circa 34.000 persone. Da questi numeri si capisce che, senza un intervento si rischia la paralisi del sistema; nella sanità pubblica dove già oggi mancano all'appello circa 10.000 specialisti, potrebbero andare via 16.500 professionisti (si stima che potrebbero andare in pensione 4.180 medici d'emergenza-urgenza, 3.323 pediatri, 1.828 internisti, 1.395 anestesisti e 1.278 chirurghi). Con l'attuazione di "Quota 100" si rischia di portare le carenze di organico per gli infermieri dalle attuali 53.000 a oltre 90.000. Questa fuoriuscita senza un adeguato piano di ingresso di personale nel SSN, che già prima rappresentava un problema grave, rischia di fatto di essere ulteriormente accelerata portando ad una vera e propria emergenza nazionale e al collasso del sistema stesso, mettendo così a rischio la garanzia del mantenimento dei LEA; Cgil, Cisl e Uil, in audizione alla Camera dei deputati sul decreto, hanno sottolineato che "sussistono troppi vincoli sulla spesa che, a fronte del pensionamento di decine di migliaia di dipendenti, rischiano di compromettere la garanzia di servizi essenziali"; questa situazione è ulteriormente aggravata dal combinato disposto di "Quota 100" con la legge di bilancio per il 2019 che ha bloccato le assunzioni al 1° novembre e che consente un rinnovo molto parziale del turnover . Un problema che il Gruppo aveva denunciato in fase di approvazione della legge a dicembre, ma rispetto al quale non è stata ricevuta nessuna risposta, si chiede di sapere quali provvedimenti ed iniziative anche legislative il Ministro in indirizzo intenda proporre ed attuare per ottenere la rapida assunzione dei necessari dipendenti pubblici, al fine di garantire la funzionalità dei servizi pubblici e di tutte le pubbliche amministrazioni. Atto n. 3-00666 PRESUTTO Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: nelle attuali tre bozze di intesa Stato-Regione ai sensi dell'art. 116 della Costituzione, datate 25 febbraio 2019 e pubblicate sul sito del Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, è prevista l'applicazione automatica dopo tre anni della spesa media nazionale, e le formule per il trasferimento di risorse alle Regioni Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna prevedono che per ciascuna voce l'ammontare delle risorse assegnate "non possa essere inferiore al valore medio nazionale procapite"; se tale ammontare è inferiore a detto valore pro capite , il relativo importo va innalzato, mentre se è superiore esso deve rimanere inalterato; l'applicazione di tale sistema a tutte le Regioni genera matematicamente un aumento della spesa, il che risulta insostenibile per ragioni di bilancio, mentre per le sole Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna comporta una concentrazione della spesa, che aumenta i già presenti squilibri economici in favore di quelle più ricche; sul sito del Dipartimento è pubblicata una tabella con la spesa pro capite per l'istruzione universitaria in alcune Regioni, dove al vertice viene indicata l'Emilia-Romagna con 163 euro e in coda la Puglia con 93 euro; a dispetto delle dichiarazioni del Ministro in indirizzo in merito al "rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni", nelle bozze d'intesa Stato-Regioni non c'è alcun passaggio che leghi il trasferimento di funzioni e risorse, né tantomeno il calcolo dei fabbisogni standard alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, pur citati nel testo; sul sito del Dipartimento è stata pubblicata una tabella con i confronti territoriali nella spesa statale, che vedono Lombardia e Veneto in coda alla classifica della spesa pro capite . La fonte è la Ragioneria generale dello Stato, che tuttavia visiona appena un quarto della spesa del settore pubblico, mentre la banca dati del rapporto sui conti pubblici territoriali non è stata considerata in alcun modo, nonostante essa sia stata pensata proprio per verificare l'azione del sistema pubblico nelle Regioni; considerato che: tali dati permettono di raffrontare in maniera affidabile la distribuzione della spesa nelle diverse Regioni e dimostrano come la spesa pubblica complessiva sia sensibilmente più elevata per le Regioni del Centro-Nord rispetto a quelle del Mezzogiorno; il rapporto 2018 sui conti pubblici territoriali riporta che la spesa pro capite del settore pubblico nel suo insieme si attesta a 15.000 euro per le Regioni del Nord, contro i 12.000 euro per quelle del Sud, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di pubblicare una tabella di raffronto sulla spesa statale per le Regioni che prenda come riferimento i dati dei conti pubblici territoriali; se la pubblicazione dei confronti di spesa relativi alle università sia la premessa per una riduzione di risorse destinate agli atenei dell'Emilia-Romagna in favore in particolare di quelli della Puglia; se non sia opportuno tralasciare l'aggancio automatico alla spesa media pro capite , portatore di ulteriori squilibri nel bilancio statale, in ragione di altre metodologie di calcolo che facciano riferimento a una pur tardiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei fabbisogni standard . Atto n. 3-00667 RUSPANDINI CIRIANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il "pendolarismo" riguarda oltre la metà della popolazione nazionale;