[normattiva_dump]

Infatti, se ad esempio una tariffa ammonta a lire 85, la sua riespressione ai centesimi di euro - con un euro compreso tra le 1.900 e le 2.000 lire - condurrebbe ad uno scostamento massimo del 12,5% tra l'importo espresso in lire e quello espresso in euro, di segno positivo o negativo casuale, dipendente dai tassi di conversione. In termini più generali, la seguente tabella indica gli scostamenti percentuali massimi che si possono registrare traducendo in euro, col vincolo dei centesimi, importi in lire inferiori alle decine di migliaia, assumendo sempre che un euro valga tra le 1.900 e le 2.000 lire. Come può notarsi, per gli importi espressi in migliaia di lire o superiori la variazione massima è inferiore all'1%, per gli importi espressi in centinaia di lire la variazione massima è compresa tra l'1 e il 10%, per gli importi compresi tra le 50 e le 100 lire la variazione massima è compresa tra il 10 e il 25%, per gli importi compresi tra le 20 e le 50 lire la variazione massima è compresa tra il 25 e il 50% e, infine, per gli importi inferiori alle 20 lire la variazione massima supera il 50%. (a) (b) = (a) / 2.000 e 1.900 (c) (d) = (c) (b) x 100 Valore Importo in euro troncato Scarto massimo Variazione % in lire ai centesimi dell'arrotondamento massima 10.000 5,00 - 5,26 0,005 0,1 - 0,09 1.000 0,50 - 0,52 0,005 1,00 - 0,96 100 0,05 - 0,05 0,005 10,00 - 10,00 50 0,02 - 0,03 0,005 25,00 - 16,66 20 0,01 - 0,01 0,005 50,00 - 50,00 10 0,00 - 0,00 0,005 > 50,00 1 0,00 - 0,00 0,005 > 50,00 Si rende pertanto necessario imporre, laddove le circostanze lo richiedano, l'uso di un numero di decimali di euro superiore a due, tanto maggiore quanto minore è l'importo in lire da cui si parte, in modo tale da rendere accettabile lo scarto percentuale tra l'importo espresso in lire e quello espresso in euro. Il comma, si noti, non produce dal 1 gennaio 1999 l'automatica sostituzione in euro, ex lege, degli importi in lire contenuti in norme vigenti che stabiliscono tariffe, prezzi amministrati o comunque imposti. Esso trova applicazione solo qualora le circostanze lo richiedano. L'espressione in lire e quella in euro degli importi potranno quindi convivere nel triennio transitorio. Si pensi, ad esempio, alle imprese concessionarie di pubblici servizi tenute a praticare determinate tariffe il cui ammontare fosse contenuto in norme vigenti piuttosto che in altri strumenti giuridici (nel qual caso si applicherebbe il comma 1 dell'articolo 3). Poichè queste imprese, al pari di tutte le altre, sono libere d'adottare l'euro quale moneta di conto nel triennio transitorio, se alcune decideranno di continuare ad utilizzare la lira nulla per loro cambia rispetto a prima. Solo quelle che decideranno di utilizzare l'euro, avranno l'esigenza di fatturare con le tariffe espresse in euro e solo in questo caso il comma troverà effettiva applicazione. Secondo e terzo comma. Il secondo e il terzo comma modificano quelle norme del codice civile che trattano del capitale delle società al fine di rendere possibile, fin dal 1 gennaio 1999, la costituzione e l'ordinato funzionamento delle società con capitale espresso in euro. Poichè le norme sono formulate in modo idoneo a regolare la situazione a regime, il secondo comma fa decorrere gli effetti delle modifiche dal 1 gennaio 2002, quando l'adozione dell'euro diventerà obbligatoria. Il terzo comma anticipa la decorrenza del comma 2 limitatamente alle societa che liberamente sceglieranno di costituirsi in euro fin dal 1 gennaio 1999. La lettera a) del comma 2 modifica il comma 1 dell'articolo 2327 del codice civile e fissa il nuovo capitale sociale minimo delle società per azioni in centomila euro. Si tratta, per scelta, di un importo presumibilmente inferiore a quello che si otterrà applicando ai 200 milioni di lire attualmente previsti il tasso fisso di conversione. Poichè l'ammontare di capitale minimo è condizione per esercitare una facoltà (la costituzione della società per azioni), dovendo scegliere la direzione dell'aggiustamento dell'importo risultante dalla conversione, si è ritenuto preferibile anticipare il momento a partire dal quale la facoltà può essere esercitata, rendendo meno gravosa la costituzione di una società con capitale sociale espresso in euro, seppur di poco, nei ristretti limiti richiesti dalla funzione che la norma svolge. La lettera b) aggiunge all'articolo 2327 del codice civile un secondo comma che stabilisce in euro o suoi multipli il valore nominale delle azioni delle società per azioni. Si tratta dl un principio nuovo. A tutt'oggi, infatti, non esiste un corrispondente obbligo per il valore nominale delle azioni espresse in lire. Si è ritenuto opportuno introdurlo per facilitare lo svolgimento di tutte quelle operazioni che riguardano il capitale sociale. Il mantenimento dell'attuale situazione di libertà incondizionata, che non trova in realtà neppure riscontro nel diffuso concreto comportamento delle imprese, non è sembrato meritevole di particolare tutela, potendo il nuovo principio assolvere alla funzione che gli è affidata con efficacia e semplicità anche maggiori. Naturalmente, come si evince facilmente anche dalla collocazione della norma, l'obbligo riguarda solo le società di nuova costituzione. Per ragioni sistematiche, si è ritenuto preferibile inserire qui, subito dopo la modifica del comma 1, il nuovo comma 2 dell'articolo 2327 del codice civile, ancorché esso - a rigore - non riguardi importi in lire contenuti in norme vigenti. La lettera c) modifica rispettivamente i commi 1, 2 e 3 dell'articolo 2474 dei codice civile riguardante le società a responsabilità limitata il cui capitale minimo viene fissato in diecimila euro, frazionabile in quote pari ad un euro o suoi multipli. La lettera d) modifica i commi 1 e 2 dell'articolo 2521 del codice civile riguardante le società cooperative. L'attuale importo di lire 80 milioni che rappresenta il limite massimo delle quote che un socio può possedere viene fissato in cinquantamila euro. In tal caso, poiché l'importo stabilisce un divieto, si è ritenuto d'innalzare il corrispondente limite espresso in euro, così da spostare "un pò più in là" il verificarsi del presupposto e non creare altresì incertezze nel momento in cui le cooperative costituite in lire passeranno all'euro. Le lettere e), f) e g) modificano taluni commi degli articoli 29, 33 e 34 del decreto legislativo n. 385 del 1 settembre 1993 (TULB), relativi alle società bancarie costituite in forma cooperativa, secondo gli stessi criteri adottati per le società cooperative "ordinarie" richiamate alla lettera d) precedente.