[pronunce]

2.- La disposizione che viene ora al vaglio di legittimità costituzionale è stata, nel tempo, più volte modificata. Nella sua formulazione originaria, essa, infatti, richiedeva - ai fini della proponibilità della domanda di equa riparazione per irragionevole durata del processo - l'avvenuta presentazione dell'istanza di prelievo, allora disciplinata dall'art. 51 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642 (Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato), «nei sei mesi antecedenti alla scadenza dei termini di durata di cui all'articolo 4, comma 1-ter, lett. b)». Con la legge di conversione (n. 133 del 2008) quel riferimento temporale veniva eliminato e la previa presentazione dell'istanza di prelievo diveniva così condizione di proponibilità della domanda di equa riparazione anche per i giudizi pendenti alla data (25 giugno 2008) di entrata in vigore del d.l. n. 112 del 2008, in rapporto all'intero svolgimento del giudizio presupposto e, dunque, anche per la frazione di tempo anteriore alla presentazione dell'istanza. L'Allegato 4 (Norme di coordinamento e abrogazioni) al d.lgs. n. 104 del 2010 - in vigore dal 16 settembre 2010 - ha poi sostituito (con l'art. 3, comma 23) le parole «un'istanza ai sensi del secondo comma dell'articolo 51 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642» con «l'istanza di prelievo di cui all'articolo 81, comma 1, del codice del processo amministrativo, né con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione». E, in ulteriore prosieguo, il d.lgs. n. 195 del 2011, correttivo del d.lgs. n. 104 del 2010, ha sostituito le parole «81, comma 1», con «71, comma 2». A seguito delle ricordate modifiche, la disposizione dell'art. 54, comma 2, del d.l. n. 112 del 2008, in vigore dal 16 settembre 2010, risulta, dunque, del seguente testuale tenore: «La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione di cui all'art. 2, comma 1, della legge 24 marzo 2001, n. 89, non è stata presentata l'istanza di prelievo di cui all'articolo 71, comma 2, del codice del processo amministrativo, né con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione». 2.1.- Come ricorda la Corte di cassazione, sul punto, il quadro normativo è stato ulteriormente modificato dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016)», in vigore dal 1° gennaio 2016, che essa rimettente ritiene non applicabile ai giudizi a quibus, relativi a domande di indennizzo concernenti la durata di processi definiti prima dell'entrata in vigore di tale novum ius. L'art. 1, comma 777, lettere a), b) ed m), della predetta legge n. 208 del 2015, rispettivamente: - introduce nel testo della legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile), cosiddetta "legge Pinto", il nuovo art. 1-ter, comma 3, che rimodula l'istanza di prelievo come «rimedio preventivo», da presentarsi «almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all'articolo 2, comma 2-bis» (e, cioè, tre anni per il primo grado e due anni per il secondo grado); - riscrive l'art. 2, comma 1, della "legge Pinto", stabilendo che «[è] inammissibile la domanda di equa riparazione proposta dal soggetto che non ha esperito i rimedi preventivi della irragionevole durata del processo di cui all'articolo 1-ter»; - aggiunge all'art. 6 (Norma transitoria) della "legge Pinto" il comma 2-bis - prevedendo che «[n]ei processi la cui durata al 31 ottobre 2016 ecceda i termini ragionevoli [...] non si applica il comma 1 dell'articolo 2» (quanto alle conseguenze del mancato esperimento del rimedio preventivo) - e il comma 2-ter, disponendo che «il comma 2 dell'articolo 54 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 [...] si applica solo nei processi amministrativi la cui durata al 31 ottobre 2016 ecceda i termini di cui all'articolo 2, comma 2-bis». 3.- È preliminare l'esame dell'eccezione di inammissibilità, formulata dell'Avvocatura dello Stato nel (solo) giudizio relativo all'ordinanza della Corte di appello di Napoli, che coinvolge la ricordata sopravvenienza normativa ed è, in tesi, riferibile alla questione come sollevata in tutti i procedimenti a quibus. Sostiene, infatti, l'Avvocatura che il legislatore del 2015, con la disposizione di cui al citato art. 6, comma 2-bis, della "legge Pinto", «abbia inteso abrogare la condizione di proponibilità», di cui all'art. 54 del d.l. n. 112 del 2008, «con riferimento alle domande di equa riparazione proposte in relazione a processi amministrativi definiti prima dell'entrata in vigore della legge 208/2015». Ciò, a suo avviso, desumendosi dal fatto che detto art. 6, comma 2-bis, avrebbe sostituito «alla condizione di proponibilità costituita dall'istanza di prelievo tout court, la condizione di proponibilità dell'istanza di prelievo proposta in un certo termine», dando così luogo ad una sorta di «neutralizzazione» dell'art. 54, comma 2, della legge n. 133 del 2008. L'eccezione non è fondata. In linea di principio, l'abrogazione (ancor più, come in questo caso, implicita) di una norma opera ex nunc e non è, quindi, sostenibile che possa derivarne la prospettata «neutralizzazione» degli effetti verificatisi, ratione temporis, fin quando la norma abrogata sia stata in vigore. Il tenore letterale della disposizione di cui all'art. 6, comma 2-bis, della legge n. 89 del 2001 chiaramente, del resto, ne implica l'applicabilità (solo) pro futuro. Ai sensi di detta norma, l'ammissibilità della domanda di equa riparazione per l'eccessiva durata di processi amministrativi è ora, infatti, condizionata dalla intervenuta proposizione del «rimedio preventivo» dell'istanza di prelievo «almeno sei mesi prima» della scadenza del termine di ragionevole durata del processo. Ed è evidente che una tale condizione - riscritta ora nei più incisivi termini di un onere di diligenza posto a carico della parte chiamata a cooperare con il giudice al fine di evitare il superamento del termine di ragionevole durata del processo - non può che riferirsi a processi ancora pendenti, la cui ragionevole durata si protragga per il tempo necessario a consentire alle parti di proporre l'istanza di prelievo nel termine introdotto dalla legge n. 208 del 2015.