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Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, ho ascoltato le sue parole e, devo dire la verità, noi del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia abbiamo sempre cercato di rispettare le istituzioni (a partire da quella che lei rappresenta), il lavoro dei colleghi Questori e quello degli Uffici, quindi non siamo qui a gettare la croce addosso a nessuno. Tuttavia ci sia consentito, signor Presidente, di coltivare il dubbio (il dubbio è legittimo) che su quel voto richiesto dal collega Calderoli ci sia un'ombra. E quell'ombra rimane per un fatto che nessuno può controvertere e cioè che è la prima volta - che io sappia - che c'è una differenza tra il voto per alzata di mano e la controprova con sistema elettronico. (Applausi). Evidentemente in una delle due occasioni qualcosa non ha funzionato. Non so in quale delle due, signor Presidente, lo lascio decidere a lei, però qualcosa non ha funzionato se alla prima richiesta di votazione lei ha certificato il fatto che l'Assemblea si era espressa in un modo e nella successiva, per soli due voti, il risultato è stato rovesciato. Credo quindi che sia buon senso, non da parte sua o nostra ma del Governo, rispetto a un voto che definirei in maniera eufemistica controverso, prendere atto che forse ogni tanto un po' di buon senso e di umiltà non fa male. Pertanto, l'invito che a nome del Gruppo Fratelli d'Italia rivolgo al Governo è di ritirare il decreto-legge in esame, perché se non fosse per un voto controverso, esso sarebbe su un binario morto e sono soltanto circostanze un po' controverse che vi hanno consentito di sopravvivere. Noi vi proponiamo di riscrivere un decreto-legge che riguarda le regole del gioco insieme alle opposizioni; scegliete voi dove, quando e i tempi; noi siamo disponibili a venire anche domani e ad approvarlo domani sera. Questa è l'offerta che facciamo noi, ma se voi pensate ancora una volta, nonostante tutto quello che successo anche oggi in quest'Aula e dopo tutto quello che è successo la settimana scorsa sempre in quest'Aula sul decreto-legge sulla scuola, di continuare con questo andazzo, noi non saremo più spettatori di queste forzature e di queste dimostrazioni di arroganza, perché le questioni di fiducia, collega Romeo, non sono 22 ma 27. Abbiamo raggiunto ogni limite. (Applausi). Pertanto, signor Presidente, vorrei aggiungere che non faremo gli spettatori, non parteciperemo al voto di fiducia, abbandoneremo l'Aula; lasciamo che la maggioranza faccia ciò che vuole da sola. Noi abbiamo fatto la nostra proposta; se la respingete ve ne assumerete la responsabilità. (Applausi). Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. La discussione sulla fiducia sarà limitata solo all'intervento del rappresentante del Gruppo Forza Italia per cinque minuti; seguiranno le dichiarazioni di voto e la chiama. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1845 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, egregi colleghi, rappresentanti del Governo, quella di cui stiamo discutendo - e siamo nel dibattito legato alla fiducia - è sostanzialmente l'ennesima occasione nella quale viene totalmente svilito il ruolo del Parlamento. È stato detto da altri prima di me, ma evidentemente, tenuto conto anche di quanto affermato dal Presidente del Senato soltanto pochi istanti fa, mi sento di dire che la misura è colma. Si è arrivati davvero a considerare in particolare questo ramo del Parlamento, caro Ministro, come totalmente svilito: abbiamo notato e verificato infatti come il Governo prediliga incardinare i propri provvedimenti prevalentemente presso la Camera dei deputati, evidentemente per convenienza. La verità è questa: al Senato non si dà più l'opportunità di fare politica e non si possono più discutere nemmeno gli emendamenti. Anche questa mattina, quando abbiamo fatto tanti sforzi per cercare di negoziare, non ci siamo posti in una condizione di scontro a prescindere, e il sottosegretario Variati può confermarlo. Siamo di fronte a un muro di cemento armato, perché la verità è che purtroppo - è giusto che vada detto, soprattutto nella discussione legata alla fiducia - esiste una formazione politica, o forse più di una, che sottopone l'interesse collettivo a quello di partito. (Applausi). Mai come in quest'occasione, infatti, va rammentato che non era convenienza di nessuno forzare soprattutto su un decreto-legge che avrebbe dovuto stabilire la data delle elezioni, o comunque un periodo circoscritto nel quale indicare l'appuntamento elettorale, e che va necessariamente condiviso anche con le opposizioni. Non è un argomento sul quale si può pensare di andare avanti come treni, come se fosse della sola maggioranza; non lo è, ma lo state piegando agli interessi di partito, per esempio soprattutto per quanto riguarda l'accorpamento del referendum costituzionale alle elezioni locali, solo per l'interesse di uno dei partiti di maggioranza. Non vi è una sola ragione infatti, né costituzionale, né di prassi consolidata, né di buonsenso sulla base della quale si possa tentare come state facendo voi, di limitare il diritto all'approfondimento e alla coscienza del voto che dovrebbero avere tutti gli italiani sia quelli che vivono nella penisola italiana sia quelli che vivono all'estero, che sono quasi 5 milioni. Ebbene, questo significa disprezzare gli italiani e non aver conto dell'interesse collettivo, subordinando a un interesse di parte ciò che invece andrebbe condiviso. Concludo dicendo che il collega Romeo poco fa ha ricordato che sullo scostamento di bilancio avete avuto bisogno dei nostri voti e noi ve li abbiamo dati, perché abbiamo il senso dello Stato e innanzitutto la nostra priorità è l'interesse degli italiani, non quello di Forza Italia, cari colleghi. (Applausi). Lo abbiamo dimostrato in quest'occasione, voi no, caro Ministro: voi state sottoponendo ai vostri interessi di bottega un interesse nazionale, quello di raggiungere in modo democratico e libero, così com'è sempre stato, anche nei momenti più bui e difficili di questa Nazione, la coscienza di tutti i cittadini italiani. Cari colleghi, cosa si può più allora dire? Anche quando vi abbiamo offerto il ramoscello di ulivo, lo avete preso, spezzato e buttato nella spazzatura! Non si può andare avanti così, nemmeno per una persona come me, sempre dedita al negoziato, alla transazione e alla volontà di trovare comunque un accordo: persino in un'occasione come questa, caro Sottosegretario, lei che è un democristiano, come fa ad accettare una roba del genere? Mi perdoni, ma si ricordi quel che era e l'insegnamento dei suoi padri. Lei è pure veneto: si ricorda quando il Veneto era una Regione bianca? Tenete conto di tutto questo.