[pronunce]

A differenza di quanto prevede quest'ultima disposizione, si osserva nell'atto di costituzione, "l'art. 36 [che la disposizione censurata integra, inserendovi il comma 2-bis] non risolve il problema del danno alle colture consentendo l'inclusione di determinate specie non cacciabili nel calendario venatorio (e quindi: utilizzando l'attività venatoria in corso quale metodo per limitare la sovrappopolazione di specie dannose all'agricoltura), ma è norma che regola con carattere di generalità il controllo delle specie dannose, al di là ed indipendentemente dalla stagione venatoria, e con l'utilizzo di metodi non necessariamente coincidenti con l'abbattimento". Il comma 2-bis introdurrebbe la competenza della giunta regionale in luogo di quella provinciale al fine dell'adozione di misure di controllo destinate a prevenire "danni che - per la loro estensione generalizzata - esorbitino dal territorio di una o più province, per assurgere a fenomeno di portata regionale", come accade per i danni alle coltivazioni di olivi causati dallo storno, "per il controllo del quale sono risultati del tutto inadeguati gl'interventi finora attuati da parte provinciale". A questo proposito, deduce la Regione resistente che "il prelievo di specie non cacciabili non avviene (né lo potrebbe) mediante inclusione della singola specie nell'elenco, giacché ciò consentirebbe il prelievo con carattere di stabilità per tutto il tempo collegato alla durata dell'intera stagione venatoria, ma al diverso fine di controllare - quando se ne presenti la necessità, e con le modalità descritte al secondo comma del medesimo art. 36 - una specie faunistica che sta causando danno alle colture". Sarebbe proprio l'esplicito riferimento alla necessità di coordinamento "con le norme del presente articolo", contenuto nella stessa disposizione censurata, a garantire il rispetto della procedura che prevede il previo parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica e la eventuale predisposizione di un piano di abbattimento. In merito al riferimento, contenuto anch'esso nella disposizione censurata, all'art. 34, comma 2, della legge regionale n. 29 del 1994, la Regione afferma che tale rinvio "serve solo a richiamare l'identità dei presupposti di fatto delle due fattispecie (esistenza di danni all'agricoltura o al bestiame)".1. - Con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, il Governo ha sollevato in via principale, in riferimento all'art. 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), questione di legittimità costituzionale della delibera legislativa recante "Ulteriori modificazioni alla legge regionale 1° luglio 1994 n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio)", riapprovata a maggioranza assoluta dal Consiglio regionale della Liguria nella seduta del 26 gennaio 1999, nell'identico testo rinviato dal Governo con atto del 15 gennaio 1999. Nel ricorso, si deduce tra l'altro la violazione, da parte della Regione, della riserva di competenza statale in materia di regolamentazione delle specie cacciabili, profilo non esplicitato nell'atto di rinvio. 2. - In via preliminare, occorre esaminare l'eccezione, sollevata dalla resistente, di inammissibilità dell'impugnativa del Governo in quanto successiva ad un atto di rinvio illegittimamente reiterato, per il quale "mancava radicalmente il presupposto". L'impugnata delibera legislativa è la terza di una sequenza di tre delibere di contenuto omogeneo, in materia di controllo faunistico, recanti modificazioni alla legge regionale 1° luglio 1994, n. 29: la prima, del 3 novembre 1998, è stata rinviata dal Governo con atto comunicato alla Regione il 5 dicembre 1998; la seconda, adottata a maggioranza assoluta il 22 dicembre 1998, che ha modificato il testo approvato il 3 novembre nella parte oggetto dei rilievi formulati dal Governo, ed in relazione a tali rilievi, ha provocato, anziché l'impugnazione da parte del Governo, un nuovo rinvio, in data 15 gennaio 1999; la terza delibera legislativa, impugnata nel presente giudizio costituzionale, è stata adottata a maggioranza assoluta dal Consiglio regionale il 26 gennaio 1999 e non apporta modifiche alla precedente. Senonché, deduce la resistente, a giustificazione del secondo rinvio governativo difettava il requisito della novità della seconda delibera, ciò che si rifletterebbe sull'atto introduttivo del presente giudizio, determinandone l'inammissibilità. L'eccezione non è fondata. Questa Corte è chiamata a valutare se sia ammissibile il ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale è stata impugnata la delibera legislativa recante "Ulteriori modificazioni alla legge regionale 1° luglio 1994 n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio)", riapprovata a maggioranza assoluta dal Consiglio regionale il 26 gennaio 1999 nell'identico testo rinviato dal Governo con atto del 15 gennaio 1999, giacché il testo rinviato in data 15 gennaio 1999 (approvato dal Consiglio regionale con delibera del 22 dicembre 1998) sarebbe stato modificato rispetto ad una precedente delibera legislativa (adottata il 3 novembre 1998, e già oggetto di un primo rinvio governativo, comunicato alla Regione il 5 dicembre 1998) al solo scopo di adeguarsi al rilievo, formulato con il primo atto di rinvio, circa l'inosservanza, da parte della delibera legislativa del 3 novembre 1998, delle norme contenute nel d.P.C.m. 21 marzo 1997. La difesa della Regione muove dalla premessa secondo la quale il Governo non avrebbe potuto, dopo la riapprovazione a maggioranza assoluta in data 22 dicembre 1998, reiterare il rinvio. In base alla consolidata giurisprudenza di questa Corte, la seconda delibera legislativa non poteva considerarsi "nuova" in quanto le modifiche apportate dalla Regione alla prima delibera concernevano la disposizione censurata con il primo rinvio e risultavano introdotte proprio allo scopo di accogliere e superare i rilievi governativi (v., ex plurimis sentenze nn. 260 del 1995; 359 del 1994; 287 del 1994; 158 del 1988). In tale frangente, il Governo, ritenendo inappaganti le modifiche operate dalla Regione, avrebbe dovuto impugnare la delibera nel termine previsto dall'art. 127 della Costituzione. In più di un'occasione, questa Corte ha già avuto modo di precisare che il sistema previsto dall'art. 127 della Costituzione presuppone, da un lato, che il Consiglio regionale, ove intenda superare l'ostacolo costituito dal rinvio governativo, riapprovi la legge non nuova a maggioranza assoluta e, dall'altro, che il Governo, di fronte ad una legge non nuova, possa solo proporre questione di legittimità costituzionale dinanzi a questa Corte (sentenza n. 287 del 1994; v. anche la sentenza n. 154 del 1990).