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il 20 giugno 2019 il Ministero degli affari esteri algerino ha inviato una nota verbale all'ambasciata italiana ad Algeri, nella quale ribadiva la liceità della determinazione della ZEE ai sensi del diritto internazionale vigente, ma apriva al dialogo con l'Italia con l'obiettivo di raggiungere "una soluzione equa e mutualmente accettabile" sui limiti esterni della ZEE algerina, si chiede di sapere: quale sia l'avanzamento dei negoziati con l'Algeria sul tema; se e quali ulteriori misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per assicurare la tutela di zone marittime di elevato interesse per il nostro Paese. Atto n. 4-02851 PRESUTTO ANGRISANI CASTELLONE CORRADO DONNO GIANNUZZI LANNUTTI LEONE PAVANELLI ROMANO TRENTACOSTE VACCARO VANIN DELL'OLIO GUIDOLIN MOLLAME DI MICCO LOMUTI PESCO MININNO ABATE PELLEGRINI Marco GALLICCHIO CASTIELLO DE LUCIA LANZI LOREFICE ORTIS MANTOVANI PISANI Giuseppe MARINELLO ACCOTO PIRRO GARRUTI RICCIARDI DI GIROLAMO Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la situazione che riguarda il Comune di Napoli desta non poca preoccupazione. L'amministrazione partenopea potrebbe trovarsi a breve, infatti, a dover recuperare oltre un miliardo di euro in più di disavanzo che si sommerebbero agli 1,7 miliardi già accertati, per un totale di 2,8 miliardi di euro per sanare il proprio deficit di bilancio, in caso contrario sarà default ; con la recente sentenza n. 4 del 2020 la Corte costituzionale, infatti, intervenuta per sanare la disputa tra il Comune di Napoli, guidato da Luigi de Magistris, e la Corte dei conti della Campania, sezione di controllo, ha deliberato che utilizzare le anticipazioni di liquidità dello Stato o di altri enti, come Cassa depositi e prestiti, per coprire disavanzi nascosti dei Comuni o per liberare risorse per fare altre spese, è illegittimo; andando più nello specifico, la Consulta ha censurato l'uso da parte di palazzo San Giacomo delle anticipazioni di liquidità per 1,1 miliardi di euro (il FAL, fondo anticipazioni di liquidità), cioè i prestiti avuti dal Governo dal 2013 in poi, per andare ad azzerare il fondo crediti di dubbia esigibilità (FDCE), ossia i crediti che il Comune riteneva difficili da riscuotere. Tale sistema, secondo i giudici costituzionali, ha consentito di abbassare il disavanzo in maniera "fittizia", liberando risorse per fare altre spese, "in tal modo incrementando di fatto, senza che ciò appaia dalle scritture ufficiali, il disavanzo di amministrazione già maturato negli esercizi precedenti". La spesa del Comune, insomma, negli ultimi 3 anni pare sia stata "sovradimensionata" generando di fatto un extradeficit ; tale criticità ha origini lontane. A chiedere l'intervento della Corte costituzionale sulla questione dell'anticipazione di liquidità erano state le sezioni riunite della Corte dei conti, a febbraio 2019, intervenute su ricorso del Comune contro la delibera n. 107/2018 della Corte dei conti della Campania, che aveva disposto appunto il blocco della spesa. Le sezioni riunite con sentenza non definitiva n. 5/2019 avevano respinto in parte le contestazioni del Comune e per la restante parte, relativa all'anticipazione di liquidità, avevano rinviato la questione alla Consulta appunto. Nell'attesa della decisione, però, le stesse sezioni riunite avevano consentito al Comune di continuare a spendere; il Comune, dal canto suo, ha persistito nella sua condotta senza preoccuparsi delle possibili conseguenze; lo scenario attuale, a seguito della pronuncia della Consulta, prevede un nuovo intervento delle sezioni riunite della Corte dei conti, che potranno così emettere la sentenza definitiva sul ricorso presentato dal Comune nel 2018, in parte già respinto, come detto, e in parte basato su un assunto dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza citata; la situazione che si profila, in base a quanto espresso dalla sentenza e in base ai probabili sviluppi futuri, appare comunque molto preoccupante per l'amministrazione e per i cittadini napoletani: blocco della spesa e delle assunzioni, tasse al massimo e un piano di rientro fino al 2045 per recuperare 2,8 miliardi di euro di disavanzo (come già riportato sopra, 1,1 miliardi di euro in più di disavanzo, in aggiunta a 1,7 miliardi già accertati, per un totale di 2,8 miliardi) oltre a un extradeficit ancora da calcolare per tutte le spese fatte e non coperte dal 2017 ad oggi. L'alternativa sarà il dissesto, che potrà essere dichiarato dal Comune, per evitare il blocco della spesa, oppure potrà essere disposto dalla Corte dei conti della Campania e dichiarato dal prefetto a mezzo di un commissario ad acta ; secondo il parere della Consulta, il Comune di Napoli sarebbe giunto ad una situazione talmente compromessa a causa di una gestione amministrativa che ha consentito di effettuare spese superiori a quelle costituzionalmente permesse, determinando un peggioramento significativo dei conti. Tale gestione ha prodotto una serie di impegni e pagamenti, ed ora è auspicabile che i soggetti venuti in contatto a vario titolo con l'amministrazione comunale e i progetti posti in essere da quest'ultima non vengano travolti dalla dichiarazione di illegittimità di norme che hanno consentito, durante la loro vigenza, il sovradimensionamento della spesa; l'amministrazione comunale nel pronunciarsi sull'argomento aveva già in passato addotto giustificazioni riguardo alla propria pessima gestione dei conti facendo appello alla necessità di ricorrere alle anticipazioni di liquidità per ridurre il disavanzo a causa dell'enorme difficoltà riscontrata nella riscossione dei tributi locali, in particolare in un territorio considerato a "ridotta capacità fiscale" dalla stessa amministrazione; occorre sottolineare come anche in merito a quest'ultimo aspetto la stessa Consulta si sia espressa evidenziando come la capacità di escutere i debitori non dipenda solo dalla situazione economica dei membri della collettività, ma anche e soprattutto dall'efficienza amministrativa dell'ente locale e dei propri uffici preposti alla riscossione, aggiungendo inoltre come un conto sia la quantificazione della misura del gettito, effettivamente legata alle condizioni socio-economiche del territorio, un altro la capacità di riscuotere i tributi, consistente in una percentuale di realizzazione del gettito stesso e strettamente collegata all'efficienza del sistema di riscossione; per la Corte costituzionale, inoltre, l'incapacità di riscuotere le tasse locali rappresenterebbe, nel caso di Napoli, un problema strettamente organizzativo e non di carattere socio-economico imputabile al territorio; il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha precedentemente portato all'attenzione del Governo la situazione critica sul piano gestionale, amministrativo e contabile del Comune di Napoli, presentando due interrogazioni al Ministro dell'economia e delle finanze e al Ministro dell'interno (4-01774 e 4-01773);