[pronunce]

In particolare, l'art. 16, comma 1, lettera d), stabilisce che «l'azione per la rimozione degli squilibri strutturali di natura economica e sociale a sostegno delle aree sottoutilizzate si attua attraverso interventi speciali organizzati in piani organici finanziati con risorse pluriennali, vincolate nella destinazione». Viene inoltre evidenziato come il d.lgs. n. 88 del 2011 stabilisca che la politica di riequilibrio economico e sociale sia perseguita prioritariamente con le risorse del FSC e con i finanziamenti a finalità strutturale dell'Unione europea «e i relativi cofinanziamenti nazionali» (art. 2, comma l). Nella riduzione della quota nazionale del Fondo, lo Stato non potrebbe, ad avviso della ricorrente, invocare legittimamente il titolo competenziale del coordinamento della finanza pubblica, in ragione dell'incidenza sproporzionata degli oneri derivanti dall'applicazione dell'art. 18 del d.l. n. 91 del 2014 in danno dei territori interessati dagli interventi di perequazione e del conseguente effetto sperequativo implicito della riduzione, mancando ogni indice da cui possa trarsi la conclusione che le risorse così finalizzate siano esclusivamente destinate ai medesimi territori e con le medesima misura percentuale di riparto (80 per cento per le aree del Mezzogiorno e 20 per cento per le aree del Centro-Nord). 2.2.- Sarebbe inoltre violato il principio di uguaglianza sostanziale di cui all'art. 3, secondo comma, Cost., in considerazione della irragionevole sottrazione di risorse dall'ambito delle azioni volte a rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale che, soprattutto in determinati territori svantaggiati, limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini. 2.3.- Risulterebbe, infine, violato l'art. 120 Cost. ed il principio di leale collaborazione, in quanto verrebbe vanificata la bilateralità della procedura, prevista da norme interposte, attraverso la statuizione della volontà della sola parte statale, successivamente alla intesa prestata dalla Conferenza unificata. 3.- Con atto depositato il 28 novembre 2014 si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 3.1.- Il Presidente del Consiglio eccepisce, anzitutto, l'inammissibilità del ricorso, poiché la Regione denuncerebbe esclusivamente la riduzione ingiustificata e sproporzionata della quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, senza lamentare la violazione delle norme sul riparto di competenza legislativa tra Stato e Regioni. 3.1.1.- In particolare, la censura relativa alla violazione dell'art. 119 Cost. sarebbe inammissibile per carenza di un interesse concreto e attuale. Secondo la difesa statale, infatti, la Regione non riceverebbe alcuna utilità diretta e immediata dall'eventuale accoglimento del ricorso. 3.1.2.- Del pari inammissibile, per genericità, sarebbe la censura relativa alla violazione dell'art. 120 Cost. Il principio di leale collaborazione non troverebbe applicazione in riferimento al procedimento legislativo e, in ogni caso, l'intesa prestata dalla Regione sulla proposta di Accordo di partenariato non impegnerebbe affatto lo Stato a non ridurre l'importo delle risorse destinate alla realizzazione degli obiettivi fissati. 3.1.3.- Sarebbe infine inammissibile anche la censura relativa alla violazione dell'art. 3, secondo comma, Cost., perché generica e riferita a parametri non attinenti al riparto di competenze tra Stato e Regioni. 3.2.- Nel merito, il ricorso sarebbe infondato perché la Regione non avrebbe fornito alcuna dimostrazione dell'insufficienza dei mezzi finanziari necessari all'esercizio delle funzioni che deriverebbe dalla lamentata riduzione dei trasferimenti statali. 3.3.- In secondo luogo, le norme contestate sarebbero espressione della competenza esclusiva statale in materia di «perequazione delle risorse finanziarie», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), e, con riferimento alle «risorse aggiuntive» destinate alla Regione Campania, dell'art. 119, quinto comma, Cost. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, inoltre, i richiami della ricorrente alle leggi ordinarie che disciplinano i vincoli di destinazione cui soggiace il Fondo e i procedimenti attinenti la perequazione regionale, non consentirebbero affatto di avallare alcun dubbio di costituzionalità delle norme in parola. 3.4.- Non sarebbe neppure violato il principio di tipicità dei procedimenti attinenti alla perequazione regionale, in quanto il legislatore si sarebbe limitato a modificare l'ammontare delle risorse iscritte nel Fondo e non gli aspetti strutturali dell'intervento perequativo. Inoltre, fino all'emanazione delle delibere CIPE che dispongono il riparto del Fondo, l'appostamento delle risorse potrebbe sempre essere modificato; d'altra parte, la legge di stabilità per il 2014 prevede interventi di riduzione del Fondo, a seguito dei quali sarebbero revocabili le stesse assegnazioni disposte dal CIPE. Pertanto, non esisterebbe un vincolo permanente di destinazione delle risorse appostate nel Fondo, con la conseguenza che la Regione, in caso di accoglimento del ricorso, non avrebbe alcuna certezza in ordine all'effettivo reinserimento di tali risorse nell'importo precedente all'adozione delle norme censurate. 3.5.- Parimenti infondata sarebbe la questione formulata in riferimento all'art. 120 Cost., non essendo ravvisabile, nell'azione dello Stato, alcun intervento sostitutivo nei confronti della Regione riconducibile alle previsioni di tale disposizione. 3.6.- Infine, sarebbe infondata anche la denuncia relativa alla violazione dell'art. 3, secondo comma, Cost., non essendo in discussione l'esistenza del Fondo, ma solo la determinazione del quantum delle risorse messe a disposizione. 4.- Con una memoria depositata in prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri, ha insistito nelle conclusioni già rassegnate nell'atto di costituzione.1.- La Regione Campania, con ricorso notificato il 20-23 ottobre 2014 e depositato il successivo 30 ottobre, ha promosso - in riferimento agli artt. 3, secondo comma, 119, quinto comma, e 120 della Costituzione - la questione di legittimità costituzionale degli artt. 18, comma 9, e 19, comma 3, lettera a), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91 (Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 11 agosto 2014, n. 116.