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Quanto tempo voi della maggioranza ci avete fatto perdere in Commissione per chiedere una cosa che andava già inserita nel decreto-legge, ossia l'intesa Stato-Regioni, poiché sappiamo che sono materie di competenza regionale, alcune concorrenti. Avremmo dovuto dividerci sulle soluzioni politiche e non su una questione che andrebbe inserita. Vi faccio una domanda: perché non l'avete fatto prima? Perché il Governo non si è presentato con un testo che già recepiva l'intesa Stato-Regioni? Sono molte le risposte: incompetenza - io difficilmente dico questo - o la mancata visione di uno Stato rispettoso dei vari livelli istituzionali, oppure - in quest'Aula molto solenne userò un'espressione dialettale romanesca - «ce state a prova'». Riteniamo che anche l'accordo politico con i livelli regionali, recepito nel testo approvato dalla Camera, sia stato molto importante. Ma in questo modo il comma 3 dell'articolo 12, da una decina di righe del testo iniziale, è diventato di due pagine nel testo modificato dalla Camera, aggiungendo i commi 3- bis , 3- ter e 3- quater . Questo provvedimento, come molti altri del Governo, risente anche di una scrittura dei testi ridondante, noncurante dell'accessibilità delle norme, soprattutto quando esse si rivolgono a cittadine e cittadini maggiormente fragili. Il disordine è spesso indice della difficoltà - l'abbiamo constatato nella dialettica in Commissione, in Aula, nei ritardi ancora ieri della Commissione bilancio e tra Governo e maggioranza - di una maggioranza non compatta che va avanti per somma di provvedimenti, purtroppo senza una visione d'insieme del Paese. Passiamo alla questione dei cosiddetti navigator . Nel testo iniziale era prevista l'assunzione di «professionalità» - così dice il testo, perché navigator è un termine dato in pasto all'opinione pubblica, mentre nel testo giuridico si parla di «professionalità» - nel numero di 6.000, ma alla Camera è stata apportata una modifica grazie all'intesa Stato-Regioni, e sono diventate 3.000 le persone con professionalità che andranno a fornire assistenza tecnica - questo dice l'intesa Stato-Regioni e il testo legislativo che oggi dovremo votare - ma rimane il peccato originale: si immettono nei servizi per il lavoro in Italia 3.000 precari laureati, le cui modalità di selezione non sono ancora rese pubbliche, i quali dovranno essere formati sul campo presumibilmente da altri precari, che sono già operanti nell'ambito di ANPAL Servizi. Noi, ancora una volta, vi chiediamo l'assunzione dei 654 precari della ANPAL Servizi; anzi, credo che siano 652, perché già due persone (due donne) non hanno visto rinnovato il loro contratto di collaborazione. Nel corso del dibattito parlamentare il Governo ha risposto in maniera surreale e a tratti cinica - fatemelo dire, trattandosi di persone - alle nostre richieste di stabilizzazione di professionalità, che sono molto rare nel sistema italiano, adducendo motivazioni riferite al fatto che la situazione dei precari di ANPAL Servizi è responsabilità dei Governi della passata legislatura. È vero che sono ventidue anni che si accumula personale precario, avendolo ANPAL Servizi ereditato da Italia Lavoro, ma ci troveremo di fronte a una situazione per cui il personale di ANPAL Servizi sarà per il 90 per cento precario e solo per il 10 per cento avrà contratti di lavoro stabile. Quindi, saranno altri precari a dover aiutare i disoccupati a trovare lavoro. Sul tema della disabilità torneremo nel corso dell'esame degli emendamenti, ma non c'è nulla nella scala di equivalenza che dia di più alle persone con disabilità. Si usa infatti una scala di equivalenza unica al mondo: non c'è da nessuna parte una scala di equivalenza che non dia di più a chi merita di più e sicuramente le famiglie di cui fanno parte persone con disabilità hanno bisogno di maggiori attenzioni. Per quel che riguarda i controlli - come ha ricordato la relatrice, presidente della Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale - nel testo approvato dalla Camera dei deputati sono state aggiunte assunzioni nella Guardia di finanza e nei Carabinieri. Ciò la dice lunga, ancora una volta, sulla natura del provvedimento in esame: invece di assumere assistenti sociali e ispettori del lavoro, si assumono Carabinieri. (Applausi dal Gruppo PD) . Naturalmente non siamo assolutamente contrari ad aumentare le risorse per i Carabinieri e la Guardia di finanza e pertanto non abbiamo esercitato attività emendativa su questo punto: si tratta infatti di uomini e donne che si prendono cura della nostra sicurezza. Inserire però, in un testo contro la povertà, l'assunzione di Carabinieri dà la misura del provvedimento in esame. Del controllo sui consumi abbiamo discusso davvero molto nel corso della prima lettura del provvedimento in Senato. La misura di contrasto alla povertà diventa una carta per i consumatori, che implica un controllo su quello che fanno. Le persone e le famiglie in condizioni di bisogno hanno diritto di essere libere di scegliere la propria vita e non devono essere controllate, perché sono in difficoltà economica. La politica deve adoperarsi per consentire a tutte e a tutti pari opportunità, perché lo sviluppo è libertà, come dice un grande del nostro tempo, Amartya Sen. Signor Presidente, concludo dicendo che, a proposito dei livelli essenziali, una volta che si è stipulato l'accordo tra Stato e Regioni, lo Stato deve vigilare affinché i livelli essenziali siano garantiti. Delle due, l'una: o questo meccanismo farraginoso non parte e, quindi, le persone non saranno messe in un percorso di inclusione e dunque si tratta di una misura assistenziale; o lo Stato, dal minuto dopo l'approvazione del provvedimento in esame, si prende veramente cura della realizzazione dei livelli essenziali, perché si parla di diritti. Vigileremo sui livelli essenziali, dall'opposizione, senza fare sconti, perché ognuno dei nostri concittadini può avere il diritto di esigere quello che è previsto dalla legge e di esprimere i propri doveri. Utilizzeremo poi la nostra capacità di proposta per istituire una misura universale europea di sostegno al reddito, perché questa è l'unica strada da percorrere. Infine, signor Presidente, ritengo che gli effetti delle norme in esame saranno misurati soprattutto sul benessere delle donne, che spesso sono capofamiglia e affrontano le maggiori difficoltà. Di recente una donna illuminata, Luisa Muraro, a proposito del reddito di cittadinanza ha ripercorso il dibattito tra le donne, nel femminismo, a proposito di salario e lavoro domestico. Ebbene, le donne scelsero il mercato del lavoro piuttosto che il salario del lavoro domestico. Analogamente al racconto di questa esperienza dobbiamo prendere ad esempio la vita delle donne e il loro desiderio di costruire una società di persone libere e solidali, con una politica che fornisca strumenti e opportunità per esserlo. In conclusione, riteniamo che un reddito di cittadinanza senza percorsi di inclusione, i controlli al posto della responsabilità, le punizioni in luogo dell'accompagnamento e del sostegno, il reddito senza il lavoro e l'esclusione dei cittadini immigrati dagli aiuti sociali non siano le strade da percorrere per la nostra comunità ed è anche questo il discrimine politico tra destra e sinistra.