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Per l'adozione del provvedimento cautelare deve aversi riguardo all'oggettiva gravità dei fatti attribuiti e contestati, a prescindere da valutazioni soggettive sull'effettiva colpevolezza, non fondandosi la sospensione precauzionale sulla presunzione di responsabilità penale o disciplinare, ma sul preminente interesse pubblico, prevalente sulle situazioni soggettive del dipendente, di evitare qualsiasi pregiudizio per la regolarità del servizio e per il prestigio dell'amministrazione, che ne deriverebbe dalla permanenza in servizio del militare coinvolto. La sospensione precauzionale può essere obbligatoria o facoltativa. L'articolo 915, comma 1, del Codice elenca le situazioni che determinano la sospensione precauzionale obbligatoria. Si tratta delle misure coercitive, interdittive o di prevenzione provvisorie adottate dall'autorità giudiziaria, dalla cui applicazione derivi l'impossibilità per il militare di effettuare la prestazione lavorativa. In questi casi, il provvedimento di sospensione costituisce un atto dovuto, imposto dalla legge senza alcun margine di discrezionalità da parte dell'amministrazione, il cui scopo è definire la posizione di status giuridico del militare, motivandone l'assenza e determinandone il trattamento economico (l'assegno alimentare ai sensi dell'articolo 920, comma 1). Il comma 2 dello stesso articolo 915 stabilisce che la sospensione precauzionale obbligatoria viene meno con la revoca dei provvedimenti giudiziari che l'hanno determinata. Ma ciò non comporta la riammissione di diritto del dipendente. Salvo che la revoca non sia stata disposta per carenza di gravi indizi di colpevolezza, l'amministrazione può adottare la sospensione precauzionale a titolo facoltativo ai sensi dell'articolo 916 del Codice. Dalla data di revoca del provvedimento di sospensione precauzionale obbligatoria decorrono i centottanta giorni previsti dagli articoli 1040 e 1041 del Regolamento entro i quali l'amministrazione militare può esercitare la potestà di applicare la sospensione precauzionale facoltativa connessa a quel procedimento penale, i cui effetti decorrono dal giorno successivo alla predetta revoca. La sospensione precauzionale facoltativa può essere connessa a procedimento penale o a procedimento disciplinare. Ai fini dell'applicabilità della sospensione precauzionale facoltativa connessa a procedimento penale, prevista dall'articolo 916 del Codice, è necessario che il militare abbia assunto la qualità di imputato per un reato da cui possa derivare la perdita del grado. Il significato tecnico della parola « imputato » va ricercato nell'articolo 60, primo comma, del codice di procedura penale, laddove si legge che « assume la qualità di imputato la persona alla quale è attribuito il reato nella richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale di condanna, di applicazione della pena a norma dell'articolo 447 comma 1, nel decreto di citazione diretta a giudizio e nel giudizio direttissimo ». Relativamente invece al significato dell'espressione « da cui può derivare la perdita del grado », l'articolo 861 del Codice stabilisce che il grado si perde, tra le altre cause, per condanna penale. Ai sensi dell'articolo 866 del Codice, la perdita del grado consegue a condanna definitiva, non condizionalmente sospesa, per reato militare che comporti la pena accessoria della rimozione (quale pena accessoria conseguente alla condanna alla reclusione militare per una durata superiore ai tre anni) o per delitto non colposo che comporti la pena accessoria della interdizione temporanea dai pubblici uffici, dell'interdizione da una professione o da un'arte, della decadenza o della sospensione dall'esercizio della responsabilità genitoriale. Pertanto, per i reati « da cui può derivare la perdita del grado », « la condizione per la legittimità della sospensione (...) è la sottoposizione a procedimento penale, rectius , a processo penale con il rinvio a giudizio, e la valutazione discrezionale dell'amministrazione in ordine alla gravità dei fatti stessi ( e quindi del pregiudizio al prestigio e al decoro) » (si vedano, in varie formulazioni: TAR Campania – Napoli, sezione I, sentenza 1° aprile 2003, n. 3139; TAR Lazio – Roma, sezione I- bis , sentenza 8 luglio 2008, n. 6433; TAR Lazio – Roma, sezione I- bis , sentenza 8 luglio 2008, n. 6457; TAR Lazio – Roma, sezione I- bis , sentenza 2 settembre 2008, n. 7999; TAR Puglia – Lecce, sezione III, 15 ottobre 2010, n. 2101; Consiglio di Stato, sezione II, parere 20 ottobre 2014, n. 3195). Il Codice contempla un caso in cui è possibile applicare la sospensione precauzionale facoltativa prima che il militare accusato abbia acquisito la qualità di imputato. Si tratta della già citata evenienza della revoca delle misure coercitive, interdittive o di prevenzione provvisorie adottate dall'autorità giudiziaria nei confronti del militare (in conseguenza della quale decade il provvedimento di sospensione precauzionale obbligatoria), laddove persistano gravi indizi di colpevolezza e i fatti sui quali pendono le indagini penali siano tali da comportare, se accertati, la perdita del grado. La sospensione precauzionale facoltativa connessa a procedimento disciplinare, prevista all'articolo 917 del Codice, può essere disposta « durante lo svolgimento del procedimento disciplinare di stato instaurato per fatti di notevole gravità da cui possa derivare la perdita del grado » fino alla definizione dello stesso, ovvero « in vista dell'esercizio dell'azione disciplinare », cioè quando l'amministrazione decida di effettuare un'inchiesta disciplinare per fatti di notevole gravità. In quest'ultimo caso, l'amministrazione dispone di centottanta giorni per gli accertamenti preliminari dalla conoscenza del fatto di rilievo disciplinare (articolo 1040, comma 1, lettera d) , numero 19), e articolo 1041, comma 1, lettera s) , numero 6), del Regolamento) e di sessanta giorni per la contestazione degli addebiti dalla comunicazione del provvedimento di sospensione (a pena di revoca dello stesso provvedimento). Il comma 1 dell'articolo 919 del Codice, nel ricalcare in maniera identica la clausola di garanzia di portata generale per i dipendenti pubblici, prevista dal comma 2 dell'articolo 9 della legge 7 febbraio 1990, n. 19, dispone che la sospensione precauzionale, in totale (obbligatoria e/o facoltativa), « non può avere una durata superiore ad anni cinque. Decorso tale termine la sospensione precauzionale è revocata di diritto ». Il successivo comma 3 dello stesso articolo 919, però, « consente, in casi di “eccezionale gravità”, la protrazione della sospensione precauzionale del militare anche oltre il quinquennio di ordinaria durata, a condizione che l'Amministrazione: attivi il procedimento disciplinare con la contestazione degli addebiti; confezioni una specifica motivazione, che valuti “specificamente ogni aspetto oggettivo e soggettivo della condotta del militare”.