[pronunce]

Osserva l'ente previdenziale che il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708 (Disposizioni concernenti l'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo), istituì l'ENPALS rendendolo sostitutivo dell'INPS per una serie di categorie di lavoratori i quali, in considerazione della peculiarità della loro attività, spesso saltuaria, ben difficilmente avrebbero potuto raggiungere il diritto a pensione secondo le regole fissate per la generalità degli altri lavoratori assicurati presso l'INPS. Ne consegue che non è possibile istituire un raffronto tra sistemi previdenziali diversi, tanto più che la normativa dei lavoratori dello spettacolo è per molti versi più favorevole rispetto a quella degli altri lavoratori dipendenti. Secondo l'ENPALS, poi, è da tener presente che l'attuale sistema previdenziale è di carattere solidaristico e non mutualistico, il che implica che i contributi versati sulla parte di retribuzione non pensionabile vanno ad alimentare il sistema nella sua globalità. 4.— È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. La parte intervenuta evidenzia che l'apporto maggiore che i lavoratori dello spettacolo sono tenuti a versare in favore del Fondo pensionistico gestito dall'ENPALS trova una logica corrispondenza nel fatto che tali lavoratori godono di requisiti ridotti (rispetto a quelli della generalità dei lavoratori dipendenti) per l'accesso ad una serie di prestazioni previdenziali, sicché la presenza di tali requisiti è bilanciata dal maggiore apporto contributivo da parte dei titolari di retribuzioni più elevate. D'altra parte, con l'entrata in vigore della riforma di cui al d.lgs. n. 182 del 1997, il massimale contributivo è ormai il medesimo fissato per gli altri lavoratori dipendenti, e sull'eccedenza deve essere versato il solo contributo di solidarietà nella misura del cinque per cento. Non sussisterebbe, perciò, alcuna violazione del principio di eguaglianza, stante la diversa organizzazione dei due sistemi previdenziali posti a confronto. 5.— Nel corso di due controversie previdenziali – promosse da cantanti lirici professionisti nei confronti dell'ENPALS per ottenere il ricalcolo della pensione loro già erogata – il Tribunale di Bologna, con due ordinanze di identico contenuto, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 36, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 412 (Disposizioni in materia di finanza pubblica), che ha modificato il testo dell'art. 2, terzo comma, del d.P.R. n. 1420 del 1971. Il giudice a quo premette che identica questione era già stata sollevata, nel corso dei medesimi giudizi, dal Pretore di Bologna, e che questa Corte, con ordinanza n. 369 del 1998, aveva provveduto alla restituzione degli atti al remittente alla luce delle sopravvenute modifiche normative di cui al d.lgs. n. 182 del 1997. Ciò posto il Tribunale di Bologna, nel riportare integralmente il contenuto delle due precedenti ordinanze di rimessione, ricorda che il sistema di contribuzione fissato prima dell'entrata in vigore della disposizione censurata prevedeva l'obbligo per il lavoratore di versare l'aliquota del 14,70 per cento fino all'ammontare massimo di lire 315.000 di compenso giornaliero, ed il versamento di un contributo di solidarietà nella misura del tre per cento sull'eccedenza rispetto a tale somma. La norma impugnata, che ha modificato il terzo comma dell'art. 2 del d.P.R. n. 1420 del 1971, ha stabilito che il prelievo contributivo si applichi ai compensi giornalieri fino alla concorrenza di lire un milione, innalzando nel contempo il contributo di solidarietà dal tre al cinque per cento. Il remittente precisa che i due ricorrenti sono stati collocati in pensione in data 1° maggio 1994 e che, nel periodo che va dal 1° gennaio 1992 (data di entrata in vigore della norma impugnata) a quella del collocamento a riposo, entrambi hanno percepito redditi rispettivamente per 449 e 321 giornate di retribuzione, delle quali 270 e 274 con redditi superiori ad un milione di lire. Ora, mentre nel periodo che va dal gennaio 1972 al dicembre 1991 vi è stata corrispondenza tra massimale contributivo imponibile e massimale retributivo pensionabile (entrambi fissati in lire 315.000 giornaliere), per effetto della norma impugnata la situazione è radicalmente cambiata a decorrere dal 1° gennaio 1992; da quel momento in avanti entrambi i ricorrenti hanno subìto un prelievo contributivo calcolato sulla somma di un milione di lire senza però beneficiare di alcun aumento della retribuzione pensionabile, il cui tetto è rimasto fermo a lire 315.000 giornaliere. Ne consegue che per entrambi il trattamento pensionistico sarebbe stato ben più elevato di quello effettivamente loro liquidato se la disposizione in oggetto, anziché limitarsi ad innalzare il solo limite della retribuzione soggetta a contribuzione, avesse anche allo stesso modo innalzato il tetto della retribuzione pensionabile. 6.— Anche in questi due giudizi si è costituito l'ENPALS, con due atti di contenuto identico ma diversi rispetto a quello depositato nel giudizio promosso dal Tribunale di Sanremo, chiedendo che la questione venga dichiarata non fondata. L'ente costituito, dopo aver osservato che la categoria degli artisti lirici, alla quale appartengono entrambi i ricorrenti, gode di condizioni di particolare favore nelle modalità di calcolo delle prestazioni pensionistiche, nota che la stretta correlazione tra obbligazione contributiva e conseguente erogazione di prestazioni previdenziali è ormai superata dalla moderna concezione della previdenza sociale, non più connotata dal carattere contrattualistico bensì da quello solidaristico. Il carattere centrale della solidarietà, intesa come elemento che può giustificare anche talune apparenti sperequazioni nei trattamenti previdenziali, è stato già da tempo riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 31 e n. 173 del 1986), così com'è ormai pacifico che l'individuazione dell'adeguatezza del trattamento previdenziale va valutata con riferimento a criteri generali ed oggettivi, senza che possano assumere rilievo i singoli casi concreti. Corrisponde quindi alla logica del sistema che i contributi versati sulla parte non pensionabile della retribuzione vadano ad alimentare la previdenza generale, seguendo lo schema per cui i titolari dei redditi più alti partecipano alla copertura delle prestazioni in favore dei titolari di quelli più bassi. 7.— È pure intervenuto in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Osserva l'Avvocatura che la previsione di un massimale contributivo più elevato rispetto a quello fissato per la pensione determina un maggior apporto, in termini di solidarietà, a carico dei titolari dei redditi più alti.