[resaula]

Ha fatto bene, quindi, la nostra Commissione a insistere, attraverso i suoi sottogruppi, sulle cosiddette tre P (prevenzione, protezione e punizione) che ci ha indicato la Convenzione di Istanbul, e che l'Italia tra i primi Paesi ha voluto ratificare. Ed è una piattaforma contro le violenze domestiche, contro le violenze di genere e contro il femminicidio. E mentre noi lavoravamo, attraverso la nostra organizzazione interna, voglio ricordare che c'è stata anche l'approvazione del codice rosso, con l'introduzione di nuove fattispecie di reato come il revenge porn , come il delitto di costrizione al matrimonio (i cosiddetti matrimoni forzati e precoci), nonché le lesioni, le deformazioni al corpo e al viso. Mentre noi lavoravamo c'era però anche un cambiamento più generale, sia pure con le criticità di applicazione del codice rosso. Ci siamo posti la domanda - lo voglio dire con sincerità - se si dovesse prorogare questa Commissione per l'intera legislatura, come ci apprestiamo a fare, o se - lo abbiamo fatto attraverso alcuni emendamenti che abbiamo proposto come opposizione in Commissione affari costituzionali, ma che sono stati bocciati - dare un anno di proroga. È inutile stare qui a discutere: la stiamo prorogando fino a fine legislatura, ma nel rispetto del perimetro stabilito dalla delibera istitutiva possiamo e dobbiamo darci anche altri obiettivi, allargare lo sguardo e concentrare la nostra attenzione su argomenti che nel primo anno di attività non abbiamo potuto - per colpa di nessuno - affrontare. È vero che ci confrontiamo con una questione strutturale, quella della violenza di genere, che l'Organizzazione mondiale della sanità definisce un flagello sociale globale. E lo è perché le violenze restano la prima causa di morte per le donne. Ma soprattutto ci stiamo confrontando con un fenomeno che è a tutte le latitudini, in tutte le geografie sociali: è un mondo che attraversa il mondo, attraversa le etnie, le fedi religiose, i ceti sociali, le età e, quindi, è un qualcosa di molto profondo. Direi che è una malattia antica, un male secolare ed è inutile confrontarsi sui neologismi e sui termini, perché la sostanza non cambia. Se usiamo il termine femminicidio, lo facciamo perché se ne è occupata prima la criminologia attraverso il lavoro di Diana Russell, che così ha definito l'omicidio volontario di donna in quanto donna. Usiamo questo termine perché se n'è occupata la politica: penso al Parlamento messicano, al lavoro dell'antropologa Lagarde che, con una commissione d'inchiesta, ha fatto introdurre nel codice penale di quel Paese una fattispecie di reato nuova, appunto quella del femminicidio. Non c'è in Europa e non c'è in Italia, ma abbiamo comunque molte norme per oggettivare questo fenomeno e punirlo. Quelle norme vanno applicate. Gli sconti di pena che ancora vediamo sono inaccettabili per chi si macchia di reati del genere. È quindi evidente che dobbiamo rafforzare il concetto, la politica, la percezione della questione. Proprio perché dobbiamo lavorare più a lungo, per un'intera legislatura, il Gruppo Fratelli d'Italia torna a chiedere - come feci già io un anno fa, quando discutemmo della nascita della Commissione - che, tra i vari temi all'attenzione della nostra Commissione, si inserisca anche quello dell'utero in affitto, che deve diventare reato universale, di cui non sentiamo più parlare e che è una forma di sfruttamento del corpo femminile e della condizione di povertà delle donne e non c'è una pratica più turpe di questa. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC) . Attribuiamo a questa Commissione anche una funzione di monitoraggio, di statistiche, di raccolta di dati. C'è ancora un tema, che voglio proporre veramente con passione e con slancio, sul quale tutti dobbiamo fare di più ed è quello delle coppie adolescenti. La violenza all'interno delle coppie adolescenti, che è in aumento, non è indagata e non ce ne curiamo abbastanza, dimenticando che la strada verso il femminicidio e i gravi episodi di violenza inizia proprio nei primi rapporti di coppia, quelli tra adolescenti, segnati da dinamiche aggressive, svalutative, prevaricatorie, in cui le ragazzine subiscono senza dirlo a nessuno, né alla famiglia né alla scuola né alle autorità competenti. Non devo citare poi i casi, anzi lo voglio fare, di Desirèe Mariottini, violentata e uccisa; di Pamela Mastronardi e della piccola Noemi: bambine vittime di violenza e di femminicidio. Non dimentichiamo, poi, che le coppie adolescenti sono quelle più immerse nel mondo digitale, con tutto quello che esso comporta. Voglio anche dire che ci dobbiamo impegnare per un aumento dei centri antiviolenza, il cui numero è al di sotto della domanda. Dobbiamo impegnarci anche per centri per il recupero del violento e maltrattante. Desidero affermare con il cuore, augurando a noi tutte e noi tutti buon lavoro, che, finché ci sarà un cantante di successo che diventa famoso come rapper inneggiando alla violenza contro le donne e al femminicidio, vuol dire che per tutti noi ci sarà ancora molta strada da fare. (Applausi dai Gruppi FdI, PD e FIBP-UDC) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, dal 1993 in India si è stabilito, attraverso una legge, l'obbligo delle quote di genere nelle elezioni dei consigli di villaggio. Che cosa ha comportato questa scelta? Innanzitutto, ha comportato un aumento numerico. Le donne capo di villaggio sono aumentate dal 5 al 40 per cento. Una economista francese, recentemente premio Nobel, Esther Duflo, ha condotto uno studio, in particolare sui villaggi del Bengala occidentale, quelli nei quali un terzo era obbligatoriamente governato da donne. Che cosa è successo? Le bambine e i loro genitori hanno cambiato le loro aspettative. Se prima le bambine immaginavano di finire la scuola a quindici anni e poi di dedicarsi ad altro, vedendo delle donne capo villaggio hanno cominciato a pensare che anche loro potevano studiare come i maschi e anche i loro genitori hanno cominciato a farlo. Questo fatto è successo e, quindi, in molti villaggi la capacità di leggere e scrivere non era più soltanto dei maschi, ma è diventata anche delle ragazze. E, quindi, non solo si sono diversificati i desideri, ma si sono visti i loro effetti. Anche nelle questioni più pratiche - sempre nello studio dell'economista francese - si rileva che la differenza nel dedicare il tempo al lavoro domestico, fra ragazzini e ragazzine, era di circa di settantanove minuti. Ebbene, nei villaggi in cui vi erano state capo villaggio donne, questa differenza continuava a esistere, ma era di diciotto minuti in meno. Era diminuita e, quindi, le ragazzine avevano anche più tempo per studiare. Si è innescato un effetto modello in positivo. Il fatto di vedere delle donne che non guidavano soltanto la loro casa, ma sapevano guidare anche un villaggio, ha innescato una capacità e una voglia di realizzarsi in quelle ragazze. Potreste chiedere: cosa c'entra questo con il prolungamento, che stiamo discutendo, della Commissione sul femminicidio?