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Norme in materia di delinquenza minorile. Onorevoli Senatori . – Un fenomeno di particolare allarme sociale e in continua espansione è quello delle cosiddette baby gang . L'allarme causato dalla criminalità organizzata minorile è dovuto non solo alla giovanissima età dei componenti dei gruppi, ma anche alla sensazione di pericolo e impotenza avvertita dalla popolazione, determinata in particolare dalla crescente aggressività con cui vengono perpetrati i crimini. Per baby gang si intende un gruppo di soggetti minorenni costituito spontaneamente senza una formale affiliazione, che assume comportamenti devianti compiendo crimini di diversa natura, i cui componenti sono accomunati da un sentimento diffuso di rabbia che si sprigiona con particolare violenza nei confronti di persone o cose. Il fenomeno delle baby gang, pur avendo punti di contatto col bullismo, è estremamente differente da quest'ultimo. Le baby gang vanno, infatti, oltre il semplice bullismo: sono gruppi di adolescenti che agiscono in maniera organizzata e sistematica con un'emulazione della mafia, una finalità criminale caratterizzata da attacchi rapidi e violenti, nonché una struttura gerarchica e delle regole di condotta definite. Ciò che invece le contraddistingue dalle organizzazioni criminali composte da adulti è la violenza gratuita che le caratterizza, a differenza di queste ultime che agiscono con ferocia solo ove risulti utile ai propri interessi economici, a scopo intimidatorio o punitivo nell'ambito delle loro attività criminose, quali il traffico di stupefacenti e le estorsioni. Il senso di appartenenza al gruppo, la sensazione di predominio nei confronti del prossimo, la convinzione che solo usando violenza si possa « diventare qualcuno » fa sì che minori appartenenti alle organizzazioni criminali siano accomunati da fierezza e orgoglio per gli attacchi compiuti, con conseguente mancanza di percezione del disvalore sociale delle azioni commesse. Spesso anche nei casi di aggressione per rapina o estorsione, lo scopo principale dell'attacco della baby gang è generalmente lo sfogo della violenza e il messaggio di controllo del territorio espresso nei confronti delle persone presenti, del quartiere, della città e dell'intera comunità. La violenza non è più un mezzo eventuale per rapinare o estorcere, ma diventa lo scopo dell'aggressione, mentre la res da sottrarre alla vittima (generalmente il denaro o lo smartphone ), diviene solo il pretesto per compiere l'aggressione. Nel nostro ordinamento la minore età è considerata causa di non imputabilità, graduata a seconda che il minore agente abbia compiuto o meno i quattordici anni (articoli 97 e 98 del codice penale). Per il minore infraquattordicenne, difatti, l'esclusione dell'imputabilità è piena e assoluta. Pertanto, se l'autore del fatto criminoso è un ragazzo che non abbia ancora compiuto il quattordicesimo anno di età, egli non potrà essere giudicato e punito, per una presunzione assoluta di incapacità. Per l'articolo 97 del codice penale infatti, « non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni ». Se, tuttavia, viene accertata dal giudice la pericolosità del minore non imputabile, questi potrà essere soggetto a una misura di sicurezza, provvedimento teso a evitare la reiterazione dei reati. Tale misura si concretizza in libertà vigilata oppure ricovero in riformatorio. Diversa è la questione se il minore ha un'età compresa tra i quattordici e i diciotto anni. Egli sarà considerato giudicabile, ma il procedimento penale non avrà corso innanzi all'autorità giudiziaria ordinaria, bensì innanzi al giudice naturale per le vicende riguardanti i minori, ossia il tribunale per i minorenni. L'articolo 98 del codice penale, infatti, al comma 1 espressamente stabilisce che « è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità di intendere e di volere; ma la pena è diminuita ». Sono applicate, altresì, le disposizioni di cui agli articoli da 223 a 227 del codice penale, con riguardo ai minori non imputabili, imputabili e delinquenti abituali, le quali prevedono il ricovero in un riformatorio giudiziario. Per ricovero in un riformatorio giudiziario (articolo 223 del codice penale) si intende una misura di sicurezza speciale detentiva per i minori, che non può avere durata inferiore a un anno. Il decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, « Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni », ha modificato l'applicabilità della suddetta misura, sostituita di fatto con il collocamento in comunità. Pertanto la misura di sicurezza di cui all'articolo 224 del codice penale viene ordinata solo quando sussiste il concreto pericolo che il minore commetta delitti con uso di armi o mezzi di violenza personale, o diretti contro la sicurezza collettiva o l'ordine costituzionale, ovvero gravi delitti di criminalità organizzata. Qualora il fatto previsto dalla legge come delitto sia commesso da un minore di anni quattordici o di età compresa fra quattordici e diciotto anni, ma riconosciuto non imputabile, il giudice può ordinare il ricovero in riformatorio giudiziario, se egli è socialmente pericoloso, tenuto conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia. Per il principio di personalità della responsabilità penale i genitori non rispondono dei reati commessi dai figli, tuttavia sono civilmente responsabili del danno derivante dal fatto illecito cagionato dal figlio minore soggetto alla loro tutela e che coabita con essi (articolo 2048 del codice civile). Il citato decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 1988 inserisce una serie di tutele processuali per il minore, complementari a quelle del codice, basandosi sui principi della finalità rieducativa e della minima offensività del procedimento, tese a un percorso di rieducazione, responsabilizzazione e reinserimento del minore che ha commesso un crimine. Alla luce dell'emergenza sociale in atto, si rende necessaria la previsione di un modello di intervento educativo e morale contro il disagio minorile, e nello stesso tempo occorre trasmettere una percezione della giustizia che dia certezza sia alle vittime che ai baby criminali. Le recenti modifiche operate con i pacchetti sicurezza al decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, hanno dotato gli operatori di polizia di un utile strumento quale quello del Divieto di accedere alle manifestazioni sportive (Daspo) utilizzabile anche nei confronti dei minori sulla scorta delle previsioni contenute negli articoli 13 e 13- bis . Nell'intenzione di intensificare la via della prevenzione si propone di utilizzare, anche nei confronti degli ultradodicenni, la misura dell'ammonimento già prevista dall'articolo 7 della legge 29 maggio 2017, n. 71, in materia di prevenzione e d il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.