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solo nel 2017 circa 30 milioni di persone si sono spostate ogni giorno per raggiungere il luogo di studio (il 18,5 per cento) o di lavoro (il 35,5 per cento); la lunghezza media dei viaggi tende ad aumentare, attestandosi ormai da qualche anno ben sopra i 25 chilometri; la crescita della domanda della mobilità pendolare è dovuta soprattutto alla crescente migrazione di larghe fasce di popolazione urbana verso le periferie o verso le "cinture" metropolitane, a cui non ha corrisposto un adeguato ampliamento dell'offerta di reti e di servizi del trasporto pubblico, in particolare nelle modalità ferroviarie; secondo dati recenti, per spostarsi quotidianamente, 5,59 milioni di persone scelgono il trasporto ferroviario (un nuovo record rispetto al 2012: 7,9 in più in 4 anni): 2.874.000 utenti usufruiscono dei treni regionali, mentre 2.716.000 sono i passeggeri che prendono le metropolitane; il sistema di trasporto locale versa oramai da tempo in condizioni estremamente critiche: numerosi sono i disagi dal punto di vista sia logistico che sanitario (ritardi, mancanza di collegamenti diretti, infiltrazioni, presenza di insetti, topi, scarsa illuminazione, servizi igienici inagibili, sedili sporchi, ambienti vetusti, mancanza di riscaldamento) che i viaggiatori si trovano a dover affrontare quotidianamente; quello che emerge, con sempre maggiore evidenza, è il quadro di una nazione divisa in due, con gap infrastrutturali (in termini sia quantitativi che qualitativi) diffusi in tutta Italia, e, in particolare, tra Nord e Sud, che vanno drammaticamente aumentando negli ultimi anni; numerose tratte, soprattutto nell'Italia centro-meridionale, presentano carenze strutturali significative, difficilmente superabili con misure frammentarie e disorganiche; infatti, ad oggi, a fronte dei numerosi annunci trionfalistici provenienti da esponenti dell'attuale maggioranza, manca un vero e proprio piano pluriennale efficiente di investimenti da realizzare a sostegno della mobilità (anche locale), che costituisce, come è evidente, lo snodo nevralgico dell'intero settore economico-produttivo italiano; nulla (o quasi) è stato fatto sul versante del "riequilibrio" infrastrutturale, mentre non sono mancati tagli considerevoli alle risorse finanziarie che hanno finito per aggravare ulteriormente le condizioni già di assoluta fragilità e disagio; considerato che: a parere degli interroganti, negli ultimi contratti di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana SpA (soprattutto nella parte volta a regolare la programmazione degli investimenti di sviluppo e potenziamento della rete ferroviaria, nonché gli interventi relativi alla sicurezza della rete e all'adeguamento della stessa agli obblighi di legge) non è stata data un'adeguata attenzione alla valorizzazione e implementazione delle reti regionali; peraltro, un monitoraggio attento e puntuale sui profili e sulle dinamiche del pendolarismo, articolato su scala locale, avrebbe permesso di focalizzare l'analisi sulle reali esigenze e sui bisogni della domanda, e quindi di organizzare politiche più calibrate dal lato dell'offerta, anche in termini di risorse stanziate; un obiettivo assolutamente prioritario, anche per la competitività del nostro Paese, è quello di completare e realizzare le grandi opere strategiche e al contempo garantire gli opportuni e tempestivi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria nonché di ammodernamento e riqualificazione dell'intera rete ferroviaria regionale e locale, prestando particolare attenzione alla messa in sicurezza di ponti, viadotti, gallerie, sistemi di segnalamento e di distanziamento dei treni, soprattutto ai fini della sicurezza e della prevenzione del rischio idrogeologico; i limitati interventi degli ultimi anni si sono rivelati del tutto insufficienti, come dimostrano anche le cronache di ogni giorno, in quanto è mancata una strategia di medio-lungo periodo, finalizzata ad un efficace potenziamento dei collegamenti e miglioramento delle tecnologie, ad un incremento strutturale delle risorse e al coordinamento e controllo dell'intera rete, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere le problematiche evidenziate e rilanciare, mediante investimenti adeguati, l'offerta per i pendolari e il trasporto pubblico locale. Atto n. 3-00668 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-00669 D'ARIENZO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il 27 febbraio 2019 è stato emanato un decreto dal Presidente del Consiglio dei ministri avente ad oggetto l'assegnazione di risorse finanziarie di cui all'articolo 1, comma 1028, della legge 30 dicembre 2018, n. 145; nel dettaglio, il decreto assegna le risorse alla realizzazione di investimenti strutturali ed infrastrutturali finalizzati alla mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico nonché all'aumento del livello di resilienza delle strutture e infrastrutture colpite da gravi eventi calamitosi, compresi quelli avvenuti in diversi comuni del Veneto; i beneficiari delle risorse sono i territori colpiti da rilevanti eventi atmosferici accaduti nei periodi dal 25 al 28 giugno 2017, dal 4 al 10 agosto 2017 e dal 27 ottobre al 5 novembre 2018, per i quali è stato decretato lo stato di emergenza il 22 dicembre 2017 e l'8 novembre 2018; il decreto, tuttavia, non ricomprende tra i beneficiari i Comuni di Verona, Negrar, S. Pietro in Cariano, Colognola ai Colli, S. Martino Buon Albergo, Zevio, Belfiore, Soave, Monteforte D'Alpone, Cazzano di Tramigna e Illasi, colpiti da eccezionali avversità atmosferiche nei giorni 1° e 2 settembre 2018 per i quali, in considerazione dei gravi danni arrecati, la Regione Veneto aveva dichiarato lo stato di crisi e chiesto lo stato di emergenza che, allo stato, non risulta essere stato concesso; in sede di discussione del disegno di legge di bilancio per il 2019, sono stati depositati due emendamenti, contrassegnati 1.3342 e 1.3096, con i quali l'interrogante chiedeva di destinare 10 milioni di euro per la copertura dei danni arrecati nel biennio 2019 e 2020. Tali emendamenti sono stati respinti dalla Commissione di merito e, pertanto, non sono stati inseriti nel maxiemendamento con il quale il Governo ha posto la questione di fiducia sul provvedimento; è fondata la preoccupazione dei tanti residenti, famiglie e imprese, nei territori colpiti e dei relativi enti locali di fronte all'incertezza se i danni subiti rientreranno o meno in provvedimenti che ne consentiranno la compensazione economica; a fronte dei gravi danni subiti nei territori dei suddetti comuni, si ritiene urgente e necessario un appropriato esame del contesto al fine di non discriminare il territorio veronese interessato dagli eventi rispetto ad analoghi accadimenti avvenuti altrove e compensati con le risorse assegnate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si chiede di sapere: