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Non è questo provvedimento che può dare una prospettiva al nostro Paese e alla sua economia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, tutti noi vogliamo crescere, tutti noi vogliamo che l'Italia esca da questo momento di stagnazione, tutti noi vogliamo che l'Italia non rischi la procedura di infrazione, anzi la scongiuri. Certo è che stagnazione e infrazione hanno anche un nome e un cognome, un responsabile. Qui c'è stata un'influenza dominante. La crescita non basta sognarla, non basta propagandarla, ma deve essere costruita con metodo. Se noi stessimo allenando un atleta, un corridore che deve fare una corsa a ostacoli o una staffetta, non ci meraviglieremmo di dovergli dare dei fondamentali, allenarlo, tenerlo in forma con un fisico atletico non appesantito, facendogli seguire i consigli del medico sportivo, di dovergli dire di non litigare con i compagni di squadra, altrimenti la staffetta cade, e magari di fare performance adeguate, se ci sono osservatori esterni e vuole fare un upgrade in una squadra migliore. Questi fondamentali, che diamo per scontati nello sport, pare non valgano per l'Italia, perché mangiamo malissimo, cibi tossici come il reddito di cittadinanza e quota 100, che intasano il bilancio dello Stato, con un debito sempre più alto e fuori controllo, che appesantisce il fisico del nostro atleta. I consigli degli osservatori, istituzionali e non, interni ed esterni, sono carta straccia. Spagna, Portogallo e Irlanda, che li hanno seguiti e hanno conseguito dei risultati, non sono considerati esempi virtuosi; voi dovete ispirarvi a teorie economiche di minoranza quali quelle del denominatore, mai applicate perché già sulla carta sembravano non essere efficaci. Tutto questo, in metafora, è veramente paradossale. Dobbiamo dirci qual è la realtà, fotografarla. Non siamo performanti: una disoccupazione oltre il 10 per cento, quella giovanile oltre il 33, il debito al 133 per cento del Pil, la crescita a 0,2 per cento, lo spread oltre 280 punti base, ormai stabile. Non ci basta più la propaganda di chi dice «ma prima». Prima si faceva meglio di così, ora si sta facendo peggio; e quandanche non fosse così, voi vi siete candidati per cambiare in meglio. Questo non è un cambiamento in meglio, non lo è. Si parla di decreto crescita. Chi crede nella crescita, crede in un provvedimento con cui bisogna investire; in questo caso sono stati investiti 400 milioni di euro, che sono pochini. Giusto per fare dei termini di paragone, sono la quota che Veneto e Lombardia investono sulle Olimpiadi: due Regioni, sì, virtuose, ma sempre due Regioni. 400 milioni per la crescita, contro i 7 miliardi per la decrescita del reddito di cittadinanza. Questo è l'investimento che si fa sulla crescita e si sa già che sarà improduttivo, perché è scritto nella relazione tecnica e nel DEF che il decreto crescita e il provvedimento sblocca cantieri valgono lo 0,1 per cento del PIL. Quindi zero. Abbiamo detto: va bene, non hanno investito, ma almeno hanno disegnato un framework , una visione per il futuro, hanno investito sulla tecnologia, sul 5.0, sulle infrastrutture, sui giovani e quindi sulla formazione, su un nuovo rapporto tra impresa e fisco. Non abbiamo trovato niente di tutto questo. Sul 4.0 si è solo ripristinato ciò che c'era, senza aggiungere un centesimo. Sulle infrastrutture siamo ancora nel dilemma tra TAV sì e TAV no. Non solo: si privatizza ciò che il Governo voleva pubblico, come l'acqua, e si nazionalizza ciò che si voleva privato, come Alitalia. Sulle infrastrutture autostradali c'è una grandissima confusione, perché non si vuole recepire nemmeno la direttiva europea che consiglia di mantenere nella società, per renderla virtuosa, una quota parte di soci privati (e infatti un ordine del giorno è stato accolto). Il massimo della visione è tamponare le falle. Carige, Alitalia, salva Roma, Banca popolare: sono toppe su situazioni di grave difficoltà. Per i giovani si fa pochissimo, al di là dei quattro articoli, che prevedono contributi di nicchia. Tutti sappiamo che un cervello che all'estero guadagna tre volte quello che guadagnerebbe qui, certamente non torna in Italia per avere una decontribuzione fiscale di 250 euro al mese. Questa cosa non interessa, ma a tutti i giovani interessa avere delle opportunità in Italia, che siano pari allo sforzo, in capacità e in formazione, proprio, della propria famiglia e dello Stato. Quindi l'investimento va fatto sulle imprese, perché sono coloro che creano quella crescita, quel PIL e quelle risorse, che poi possono essere redistribuite. Si parla molto di semplificazione e dunque si sarebbe potuto investire sul dato. Adesso la pubblica amministrazione ha milioni di dati, a spese dei professionisti e delle imprese: 941 milioni di fatture elettroniche, 750 milioni di dati sulle spese sanitarie, 21 milioni di versamenti unificati, 16 milioni di ristrutturazione edilizie. Questi dati vanno usati per fare compliance , cioè far fare alle imprese ciò che sanno fare: stimolare la crescita, creare lavoro, produrre, ricercare ed esportare. Tutto il resto deve farlo la pubblica amministrazione: adesso può e non ha più alibi. Ammettiamo allora che anche la parte di semplificazione che è stata introdotta non è una vera semplificazione, perché abbiamo solo oliato delle cose che erano palesi errori e non funzionavano. Facciamo degli esempi: abbiamo caricato le imprese dei costi per i software , per la formazione, per la fatturazione elettronica e per lo scontrino elettronico e abbiamo dato sei mesi di sanatoria per le sanzioni. Va bene, vivaddio che ci sono. Ci sono due giorni in più per l'emissione della fattura: avremmo potuto tenerci i dieci giorni e sarebbe stato uguale. Quanto alla norma sui redditi da locazione, il fatto che essi non debbano essere tassati, se non percepiti, almeno per le persone fisiche sembrava un principio basilare, ma abbiamo dovuto scriverlo. Quanto al fatto che, in caso di accertamento, si debba fare un contraddittorio, direi che sarebbe stato contro-intuitivo il contrario. Che, dal professionista, mi vengano date le istruzioni per fare i modelli di dichiarazione dei redditi nei tempi utili perché siano compilati, anche in questo caso forse non occorreva un decreto crescita per stabilirlo. Per stabilire che gli indici sintetici di affidabilità (ISA) dovessero essere prorogati, visto che la pubblica amministrazione non mi ha dato i dati, non ho l'accesso e non ho il software , forse non occorreva far insorgere tutte le categorie d'Italia. In questo provvedimento di crescita purtroppo - dico veramente: purtroppo - c'è pochissimo, ma la cosa grave è che le imprese sono state anche illuse, perché le misure fiscali, che sono state semplicemente reintrodotte, non solo contraddicono la propaganda politica, ma non hanno aggiunto un centesimo in favore delle imprese stesse. Le imprese sono state illuse, perché vogliono i quasi 11 miliardi di euro di crediti che hanno verso la pubblica amministrazione e vogliono pagare meno tasse.