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In ordine alla vaccinazione, il decreto-legge che oggi intendiamo approvare definisce alcuni profili dell'attività di vaccinazione già oggetto di un apposito piano strategico nazionale, prevedendo l'istituzione di una piattaforma informativa nazionale predisposta e gestita dal commissario straordinario. Essa è destinata ad agevolare le attività di distribuzione sul territorio nazionale delle dosi vaccinali e a svolgere le operazioni di prenotazione e registrazione delle vaccinazioni, laddove il sistema informativo vaccinale delle Regioni non risulti adeguato. In molte Regioni, tuttavia, la campagna di vaccinazione procede a rilento, perché non vi è un adeguato piano strategico vaccinale regionale. Incombe la burocrazia, mancano i centri vaccinali organizzati. Penso in particolare alla mia Regione, la Sardegna, che risulta al terzultimo posto in Italia per percentuale di popolazione che ha completato il ciclo: circa l'1,59 per cento, laddove la media nazionale è del 2,18. La Giunta regionale ha sponsorizzato una piattaforma CUP web per le prenotazioni mai attivata, il piano vaccinale per gli anziani over 80 è ancora fermo, salvo una piccola cerchia nel Sud della Sardegna. Anche la vaccinazione dei docenti è a rilento e terminerà, purtroppo, ad anno scolastico finito. Lo stesso accade per le categorie fragili: penso ai 500 non vedenti che avrebbero dovuto essere vaccinati a febbraio e che non sono stati mai chiamati; penso ai migranti; per non parlare poi delle Forze dell'ordine, una delle categorie più esposte al contagio, che lamentano anche dubbi sull'efficacia del farmaco. È notizia solo di qualche giorno fa il coinvolgimento dei medici di base in questa campagna di vaccinazione, grazie a un accordo Governo-Regione, con la conseguenza di dare un po' più di respiro agli altri comparti sanitari. Anche loro attendono le dosi per partire, però, laddove ci sono i medici di medicina generale. Anche sotto questo profilo non posso non segnalare la grave assenza dei medici di famiglia in tutto il territorio del nuorese, denunciata dai nostri sindaci. Penso in particolare all'ordinanza di qualche settimana fa del sindaco di Oniferi, in provincia di Nuoro, che testualmente vietava ai cittadini di ammalarsi, soprattutto di Covid. Occorre pertanto che il Governo intervenga al più presto sulle Regioni, al fine di monitorare ed eventualmente intervenire, laddove le amministrazioni regionali arranchino. Anche il comparto giustizia ha bisogno di ripartire a pieno regime e in sicurezza. All'arretrato consolidato in molti anni si è aggiunto quello dell'anno di Covid; non possiamo permetterci di ledere ulteriormente diritti e funzioni previsti dalla Costituzione. Per questo anche gli avvocati, e non solo i magistrati, debbono essere inseriti tra le categorie da vaccinare in via prioritaria in tutte le Regioni, cosa che ancora non è accaduta. Sono loro, insieme ai giudici togati e onorari, la categoria che nei tribunali ha pagato di più le conseguenze della pandemia in termini economici e di difficoltà a svolgere il lavoro. Anche nelle carceri bisogna accelerare, per tutelare sia i detenuti sia gli agenti di Polizia penitenziaria. In questi mesi abbiamo potuto riscontrare enormi difficoltà nel garantire il distanziamento sociale nelle carceri e nei tribunali e pertanto abbiamo visto quanto sia importante investire nell'edilizia carceraria e penitenziaria, per garantire a tutti i cittadini un efficiente sistema giustizia. Tornando al provvedimento che oggi siamo chiamati a votare, il sistema sanzionatorio previsto è puntuale e articolato; esso mira a rafforzare l'osservanza delle misure in materia di contenimento e prevenzione dell'emergenza sanitaria, al fine di evitare quanto già accaduto in altri Paesi. Pensiamo agli Stati Uniti, dove il numero dei morti è superiore a quello totale delle vittime della Prima e della Seconda guerra mondiale e della guerra in Vietnam. Il nostro intervento legislativo prevede che, salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento a tutti ormai note venga punito secondo le disposizioni contenute nei decreti-legge nn. 19 e 33 del 2020, ossia la sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va da 400 a 1.000 euro. Non si applica invece più la sanzione penale di cui all'articolo 650 del codice penale. Se il mancato rispetto avviene mediante l'utilizzo di un veicolo, la predetta sanzione è aumentata fino a un terzo, mentre nell'ipotesi in cui la violazione sia commessa nell'esercizio di un'attività di impresa produttiva o commerciale, viene altresì applicata la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio dell'attività da cinque a trenta giorni. Nell'ipotesi specifica dell'inosservanza della quarantena, la sanzione invece è quella dell'arresto fino a diciotto mesi. Concludo, signor Presidente. Tale sistema sanzionatorio non ci esime dal richiamo al senso di responsabilità personale, attraverso l'uso delle mascherine e il distanziamento sociale, che mai come ora, nella drammatica emergenza determinata dalla pandemia, si traduce in un senso di responsabilità collettiva. La strada dell'unità e della responsabilità rimane l'unica possibile nella guerra a questo nemico invisibile, al fine di garantire a tutti, soprattutto ai nostri figli, una vita normale e un futuro libero da impedimenti e restrizioni. Ringrazio l'Assemblea tutta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Europeisti-MAIE-CD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi concentrerò su alcuni profili principali del decreto-legge di cui oggi si discute la conversione; mi riferisco soprattutto alla mancanza di dati, al sistema di classificazione del rischio e alla piattaforma informativa. Una recente sentenza del TAR del Lazio ha detto che il Governo non può più chiudere le scuole senza dati specifici. L' escamotage di collegare la chiusura delle scuole al tasso generale dei contagi pare non sia sufficiente. Dovremmo quindi sapere quanti sono i casi negli istituti e soprattutto i doppi casi nelle singole classi, per capire la trasmissibilità. È indifferibile, dunque, che l'Italia disponga di una propria rilevazione, di respiro nazionale e con carattere multicentrico, sui determinanti sociali dell'infezione da SARS-CoV-2, attraverso la creazione di una rete di collaborazione tra Istituto superiore di sanità, Regioni e altre istituzioni del mondo la ricerca, come le università. Come evidenziato di recente dai professori Alleva e Zuliani, i dati finora comunicati non sono utili per capire come stia evolvendo il Covid-19; per esempio, si rileva la discrepanza tra i risultati dati dai test rapidi e quelli dati dagli altri esami diagnostici. In questa incertezza, il dato sul tasso generale di positività risulta poco attendibile; stesso dicasi per i ricoveri e per i dati sulla mortalità, che, a giudizio dei due statistici, è sottostimata. Quanto al mondo dell'istruzione, appaiono tanto più necessarie una maggiore trasparenza ed efficienza nella rilevazione e nella comunicazione dei dati, come rilevato da un'associazione di 300 professori universitari, che hanno chiesto l'accesso ai dati per capire come vengono stabiliti i colori delle Regioni.