[pronunce]

Né può sostenersi – come fa la difesa regionale riferendosi a risalente giurisprudenza di questa Corte – che le attribuzioni dell’A.R.S. sono solo legislative o politiche e “non amministrative” (sentenza n. 66 del 1964, e, con esclusivo riferimento alle Commissioni permanenti, sentenza n. 2 del 1959). Il disegno costituzionale concernente i Consigli regionali (art. 121 Cost.) si è, infatti, mostrato sufficientemente elastico per consentire, gradualmente, che tali organi venissero ad esercitare, unitamente alle fondamentali funzioni legislative, di indirizzo politico e di controllo, nonché di autoorganizzazione (sentenza n. 70 del 1985), anche altre funzioni amministrative, secondo una linea normativa di sviluppo «di per sé sicuramente compatibile con le norme costituzionali» (sentenza n. 69 del 1985). Di essa questa Corte ha riconosciuto la conformità al modello statutario siciliano già con la sentenza n. 88 del 1973, «comunque si preferisca classificare la funzione esplicantesi attraverso […] nomine e designazioni», attribuita nel caso di specie all’organo legislativo regionale. Quando, pertanto, le Commissioni permanenti dell’Assemblea regionale esercitano funzioni amministrative non riconducibili a forme di autoorganizzazione, esse debbono ritenersi soggette al potere istruttorio attribuito alla Procura contabile dall’art. 74 del r.d. n. 1214 del 1934: la censura della ricorrente è per tali ragioni non fondata. 4.3. – Una volta escluso che, in linea di principio, l’Assemblea regionale si sottragga ai poteri istruttori della Procura contabile ove abbia esercitato, in concreto, una funzione amministrativa, resta da decidere se i componenti di essa possano ritenersi personalmente responsabili per avere concorso a tale attività, ovvero se essa debba ricomprendersi nell’area dell’insindacabilità per i voti dati, loro garantita dall’art. 6 dello statuto. È su questo piano distinto, infatti, che la ricorrente sviluppa un’ulteriore censura, con la quale si denuncia che l’iniziativa del PM contabile sia preordinata all’affermazione di responsabilità dei deputati regionali per danno erariale, nonostante essi, per mezzo del parere reso in Commissione, abbiano a tutti gli effetti esercitato una funzione di indirizzo politico nei confronti della Giunta regionale, avente ad oggetto le condizioni di stipula dell’atto aggiuntivo alla convenzione del 31 marzo 2001. Questa Corte osserva a tal proposito che, senza alcun dubbio, l’insindacabilità dei deputati regionali concerne qualsivoglia funzione loro conferita dalla Costituzione e dalle fonti normative cui essa rinvia, quand’anche essa assuma «forma amministrativa» (sentenza n. 81 del 1975), poiché «il criterio di delimitazione dell’immunità consiliare non sta nella forma amministrativa degli atti […], bensì nella fonte attributiva delle funzioni stesse. Sono coperte dall’immunità le funzioni amministrative attribuite al Consiglio regionale in via immediata ed esclusiva dalla Costituzione e da leggi dello Stato. Non sono, per contro, coperte dall’immunità eventuali altre funzioni amministrative, attribuite al Consiglio dalla normativa regionale» (sentenza n. 69 del 1985). Infatti, a seguito del fenomeno appena ricordato di accrescimento normativo dei compiti amministrativi dell’organo legislativo regionale, questa Corte è stata chiamata a discernere l’area delle funzioni tipiche dei Consigli (legislative, di indirizzo e controllo politico, ma anche di tipo amministrativo purché strettamente finalizzate a garantire l’autonomo funzionamento dei Consigli regionali), e pertanto tutelate dalle apposite disposizioni di cui agli artt. 121 e 122 Cost. (e dalle disposizioni corrispondenti per le Regioni ad autonomia particolare e per le Province autonome), dalle altre funzioni di tipo amministrativo che ai Consigli regionali siano attribuite dalla legislazione statale e regionale. Così la sentenza n. 81 del 1975 ha ricondotto sotto la sfera della insindacabilità sancita dall’art. 122 Cost. una delibera consiliare di approvazione della stipula di un contratto di assicurazione dei consiglieri regionali, ma solo perché essa rappresentava una forma di «esplicazione di una funzione consiliare per garantire […] l’autonomia del Consiglio». In generale, va ricordato che le sentenze n. 69 e n. 70 del 1985 (e poi analogamente le sentenze n. 289 del 1997 e n. 392 del 1999) hanno distinto dall’area insindacabile, riferita alle funzioni legislative, di indirizzo politico e di controllo, di autoorganizzazione interna, nonché a quelle aggiuntive determinate dal legislatore nazionale, un’area invece pienamente sindacabile, costituita dalle altre e diverse funzioni amministrative, determinate dalle varie fonti regionali. Ancora di recente si è chiarito sul punto, con un ragionamento valevole anche per le Regioni ad autonomia speciale, che nessuna fonte regionale potrebbe introdurre «nuove cause di esenzione dalla responsabilità penale, civile o amministrativa, trattandosi di materia riservata alla competenza esclusiva del legislatore statale, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.» (sentenza n. 200 del 2008). Quanto all’odierno conflitto, va conseguentemente esclusa l’idoneità delle leggi regionali che hanno previsto e disciplinato il parere reso dalla Commissione consiliare a fungere da base normativa per l’applicabilità della guarentigia assicurata dall’art. 6 dello statuto; a maggior ragione, e ovviamente, tale conclusione andrebbe tenuta ferma, ove si volesse giustificare l’esercizio della funzione consultiva sulla base dell’art. 21 della convenzione del 31 marzo 2001, che espressamente la prevede in ordine agli eventuali “atti aggiuntivi”. Si tratta, invece, di interrogarsi sulla riconducibilità di siffatta attività consultiva alle funzioni di indirizzo politico e di controllo, esercitabili dall’Assemblea regionale siciliana nei riguardi della Giunta, e che trovano un fondamento di rilievo costituzionale nello statuto: esse, infatti, non appaiono in linea di principio estranee al modello di “consonanza politica” che, allo stato, caratterizza anche la forma di governo vigente nella Regione Siciliana (sentenze n. 352 del 2008 e, quanto alle Regioni a statuto ordinario, n. 12 del 2006), pur in un contesto di indubitabile rafforzamento del Presidente della Regione (sentenza n. 352 del 2008). 4.4. – Sul piano di indagine appena accennato, è opinione della ricorrente che la riferibilità del parere (di cui alle note impugnate) alle funzioni statutariamente proprie dell’Assemblea regionale deriverebbe (oltre che dagli artt. 5 e 116 Cost., e dall’art. 12 dello statuto, che sono, invece, parametri palesemente inconferenti) dall’art. 4 dello statuto regionale, che si riferisce al regolamento interno dell’organo legislativo, come fonte legittimata a disciplinare «l’esercizio delle funzioni spettanti all’Assemblea regionale»: