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Signor Presidente, presidente Draghi, onorevoli colleghi, vaccini ed ancora vaccini, in Italia a livello europeo: la priorità di questa fase non può che essere un efficiente approvvigionamento di dosi e un'accelerazione sulle vaccinazioni. Scene come quelle che abbiamo visto nei giorni scorsi in Regione Lombardia sono inaccettabili. Al contrario, è molto positivo che lei, presidente Draghi, in appena un mese di tempo, abbia subito predisposto un piano per la vaccinazione di mezzo milione di persone al giorno: è un passo avanti gigantesco rispetto a sole poche settimane fa. Ha fatto bene, già nel corso dell'ultimo Consiglio europeo, a pretendere che l'Unione europea alzasse la voce nei confronti delle case farmaceutiche, affinché tengano fede ai loro impegni, arrivando anche a vietare l'esportazione al di fuori dell'Europa dei vaccini predisposti in Italia da quelle stesse aziende. Allo stesso modo, è condivisibile la sua proposta, signor Presidente, di ordinare ulteriori vaccini in modo autonomo, come Paese, laddove non si riesca a ottenere sufficienti dosi attraverso gli ordinativi già fatti dall'Europa, perché noi abbiamo un imperativo: salvare vite umane e tornare in fretta alla normalità. Non possiamo permetterci di fare della vaccinazione una questione politica e non possiamo precluderci l'uso dell'uno o dell'altro vaccino. La situazione continua a essere troppo grave. Bisogna riuscire a dotarsi in breve tempo di un numero congruo di vaccini, indipendentemente dalla tipologia, così da riuscire a vaccinare entro l'estate, con la prima dose, almeno i tre quarti della popolazione, in modo da ridurre consistentemente il numero di malati gravi che finiscono in terapia intensiva. Contemporaneamente bisogna velocizzare l'acquisizione di licenze, così da essere nelle condizioni di riconvertire impianti industriali per la produzione di vaccini, in Italia e in Europa, con un contemporaneo massiccio investimento nella sperimentazione, attraverso la creazione di un incubatore comunitario che serva a potenziare la ricerca a livello europeo e a renderci il più possibile autonomi in materia di vaccini. La nostra ambizione è tornare alla quotidianità nel minor tempo possibile, favorendo anche il ritorno alla libera circolazione. Ecco che è un bene che l'Unione europea si sia dotata di un certificato verde digitale, cioè un passaporto vaccinale, che può contribuire ad un graduale ripristino della mobilità in Italia e in Europa, con positive ricadute a livello anche economico. Accanto alla questione sanitaria c'è però un altro tema ambizioso al centro dell'agenda di domani: il tema dei rapporti internazionali. Ci ritroviamo nelle sue parole, signor Presidente, ogni volta che sottolinea l'impronta europeista e atlantista del suo Governo, così come quando esprime preoccupazione per quanto sta avvenendo all'interno della Federazione Russa e in altri Paesi in merito al mancato rispetto dei diritti fondamentali. Noi condividiamo queste preoccupazioni, rispetto alla Russia ad esempio, con la quale come Unione europea intratteniamo rapporti politici piuttosto tesi, perché contestiamo diverse loro infrazioni attraverso un progressivo inasprimento delle sanzioni. Per quanto queste ultime non siano bastate a dissuadere Putin dai suoi atteggiamenti autoritari, credo che continuino a rimanere l'unica strada percorribile per segnalare il nostro disappunto, in Russia come pure in altri Paesi dove si continua sistematicamente a violare i diritti universalmente riconosciuti. Trovo valida la scelta adottata dall'Unione europea di prevedere sanzioni mirate contro singoli, così da gravare il meno possibile su un'intera società civile e colpire invece in modo puntuale dirigenti responsabili vicini alla Presidenza. In questo modo cerchiamo di tenere al tempo stesso aperto il dialogo con un Paese che per la sua storia, ma anche per la sua posizione geografica, è destinato a mantenere un ruolo di rilievo per l'Unione europea. Con il nostro agire politico cerchiamo di indurre i nostri partner internazionali al rispetto dello Stato di diritto, compresi i diritti delle donne. Ed è ciò a cui puntiamo con la richiesta di un agenda dell'Unione europea con la Turchia, che condizioni eventuali accordi finanziari e di cooperazione al rientro della Turchia nella Convenzione di Istanbul. Serve una politica estera equilibrata, in cui l'Italia sia protagonista, a favore del dialogo e della mediazione. C'è bisogno di un Italia che sia presente. Con lei, Presidente, siamo sicuri che la voce dell'Italia tornerà di nuovo a contare. Noi siamo al suo fianco. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, l'abbiamo ascoltata con molto interesse e l'avremmo voluta qui anche un mese fa, in occasione del Consiglio europeo precedente, in cui pure si parlava di piano vaccinale. La nostro proposta, purtroppo, non è stata accettata e ci auguriamo che invece diventi prassi istituzionale venire in Parlamento e coinvolgerlo in occasione dei Consigli europei, anche per dare un segno di discontinuità rispetto all'Esecutivo precedente, che con molti atti lo ha svuotato progressivamente di alcune competenze e prerogative. È passato un mese da quel Consiglio europeo ad oggi, sono accadute cose senza precedenti e, signor Presidente, è tempo di andare oltre. Signor Presidente del Consiglio,Fratelli d'Italia le chiede di alzare la voce in Europa e di farlo nella gestione dei vaccini. Lei deve dire con chiarezza, perché può farlo, che l'impatto delle varianti ha trovato i Paesi europei impreparati, nonostante si conoscesse da tempo il tasso di contagiosità. In questo clima di impreparazione, è stato un cortocircuito la campagna di profilassi ritardata, che ha rivelato il totale e clamoroso fallimento dell'Unione europea nel piano vaccinale. L'Unione europea ha sottoscritto contratti capestro con le aziende farmaceutiche, che non hanno rispettato i tempi e i numeri delle dosi da consegnare e, grazie a quei vincoli assurdi, sottoscritti da Bruxelles, quelle stesse case farmaceutiche sono rimaste sostanzialmente impunite rispetto alle loro inadempienze. Su questo fallimento, come un ciclone, è arrivata la questione relativa ad AstraZeneca del 10 marzo: quello appena trascorso è stato quindi un mese molto denso. Signor Presidente, lei può e deve dunque dire all'Europa che ha enormi responsabilità nella cattiva gestione dei piani vaccinali e deve farlo, perché l'Europa sta pagando un prezzo altissimo alla pandemia. Il numero delle vittime ha già superato la cifra di un milione: si tratta del 35,5 per cento del totale dei decessi del pianeta. Nella sua ultima conferenza stampa, in occasione del decreto-legge sostegni, ha evocato un concetto ispirato al pragmatismo anche riguardo all' export dei vaccini da parte delle case farmaceutiche inadempienti. Ha anche detto di più: se il coordinamento dell'Unione europea non funziona, faremo in altro modo; e, se l'UE non autorizza presto, potremo farlo noi. Ha fatto quasi lasciar intendere che si possa aprire alla valutazione dello Sputnik. Questo pragmatismo e l'autonomia decisionale, che oggi ha chiamato autonomia strategica, vanno bene: lo faccia e ci troverà d'accordo. Se lo Sputnik è un vaccino sicuro ed efficace, non c'è guerra commerciale che tenga.