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Disposizioni in materia di inserimento lavorativo in agricoltura di soggetti con disturbi dello spettro autistico mediante l'affiancamento di tutor aziendali. Onorevoli Senatori. -- Inserire le persone con disturbo dello spettro autistico nel mondo del lavoro comporta una nuova visione dello stesso finalizzato al riconoscimento dell’esigenza di attivare strumenti confacenti alle diverse abilità e ai diversi deficit . Come emerge da diversi interventi dell'ANGSA (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), troppo spesso si arriva alla fine del percorso scolastico senza aver considerato quali competenze della persona con disturbo dello spettro autistico possano essere utilizzate per consentire alla stessa prospettive di inserimento sociale e lavorativo. Spesso infatti la persona con autismo viene assegnata a servizi aspecifici in una logica di assistenzialismo che rischia di cronicizzare la disabilità e di far perdere anche le abilità acquisite. Il collocamento mirato previsto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) se rappresenta un efficace strumento per le persone con disabilità motorie o sensoriali, si è rivelata, però, del tutto insufficiente per le persone con disabilità psichica e in particolare per le persone con disturbo dello spettro autistico. Oggi si rivela ancora più difficoltoso a causa della previsione della «chiamata» nominativa da parte dei datori di lavoro. I numeri sono rivelatori di una situazione desolante: mentre il tasso di disoccupazione dei disabili è quattro volte più alto di quello dei normodotati, solo una persona con disturbo dello spettro autistico su dieci viene inserita nel mondo del lavoro, il 50 per cento frequenta centri diurni e il 22 per cento rimane tutto il giorno in casa o in istituti sanitari. Per cambiare questa situazione occorre un’azione straordinaria che preveda disposizioni ad hoc, percorsi specifici, progetti personalizzati in una visione finalizzata non alla «normalizzazione» della persona autistica -- sforzo che troppo spesso è destinato a fallire con l'unico risultato di relegare le persone in strutture di tipo assistenziale o in casa a carico, in modo esclusivo e totalizzante, della famiglia -- , ma alla creazione di modelli diversi per offrire opportunità che soddisfino i bisogni di ciascuno nel rispetto della diversità. Come sostiene Cinzia Raffin, presidente e direttrice scientifica della Fondazione bambini e autismo, «gli studi sul funzionamento neuropsicologico delle persone con autismo in questi anni sono stati rilevantissimi e hanno dimostrato inequivocabilmente che, dal momento dello screening diagnostico all'età adulta queste persone hanno bisogno di approcci che non facciano violenza al loro modo di funzionare. Hanno bisogno di modalità di comunicazione confacenti ai loro deficit .» Purtroppo, l'attuale organizzazione sociale e lavorativa è lungi dall'aver maturato questa consapevolezza e tutti i programmi lavorativi destinati alle persone con disturbi dello spettro autistico sono finalizzati alla ricerca di strumenti che possano aiutare le persone ad adattarsi al mondo e non il contrario. È necessario favorire la maturazione e la crescita dell'individuo attraverso percorsi qualificati e specifici di sviluppo delle competenze che realmente consentano alle persone con disturbo dello spettro autistico di raggiungere un grado di autonomia personale, sociale e lavorativa, adeguato alle potenzialità di ognuno. Un percorso che non può essere che personalizzato data l'enorme eterogeneità della casistica. L'obiettivo del presente disegno di legge è quello di far incrociare abilità specifiche, le cosiddette «isole di abilità», con le attività lavorative nel settore dell'agroalimentare che permette ritmi e tempi diversificati, con il supporto della figura di un facilitatore, un tutor aziendale che possa favorire l'inserimento della persona nell'ambito lavorativo, agevolarne l'inserimento sociale e supportarlo nei passaggi di difficoltà iniziali dei processi di lavoro e di rapporto relazionale in ambito lavorativo. Una figura formata, nell'ambito del sistema sanitario, da una équipe con competenze specifiche per consentire al tutor aziendale di seguire e indirizzare la persona nello svolgimento dell'attività lavorativa, consentendo la crescita della sua autonomia. L'impostazione del disegno di legge si basa su un circuito virtuoso di «convenienze buone», per gli imprenditori agricoli e le cooperative sociali che in questo modo vedono riconoscersi una «premialità» per il proprio impegno sociale, per l'ampliamento della base occupazionale o la qualificazione professionale per l'inserimento dei tutor , per la crescita di autonomia della persona con autismo e della conseguente autostima e per il sostegno alle famiglie. Il disegno di legge si pone l'importante obiettivo di aiutare le imprese ad accrescere la loro funzione di responsabilità sociale. Sempre più la rilevanza dell'azione economica delle imprese incide infatti sul benessere della collettività e sul suo futuro. La stessa Commissione europea promuove le condizioni favorevoli per la crescita del comportamento etico responsabile delle imprese e per la creazione di occupazione durevole. Per questi motivi il disegno di legge prevede l'istituzione di un «Albo d'onore delle imprese "isole di abilità"» in cui inserire le imprese che assumono persone con disturbo dello spettro autistico, considerata la particolare complessità che comporta questo tipo di inclusione e l'alto significato etico che la stessa comporta. L'impresa socialmente responsabile non persegue solo obiettivi di qualità nel rispetto di standard stabiliti per legge, ma contribuisce, nel proprio ambito, all’evoluzione dell'intera società nella direzione del raggiungimento di maggiore equilibrio dei diritti e di maggiore coinvolgimento delle fasce e dei soggetti più deboli. L'obiettivo è quello di realizzare una società sempre più inclusiva in un concetto di «responsabilità diffusa» e sempre meno «istituzionalizzata». Oggi le possibilità di inserimento lavorativo di persone con disturbo dello spettro autistico sono due: l'inserimento in esperienze protette (imprese sociali) e l'inserimento in aziende attraverso formazione iniziale e tutoraggio per accrescere l'autonomia della persona nell'ambiente e nei processi lavorativi. Come riporta il documento-manuale di Start Autismo, «L'esperienza italiana mostra che nei casi di autismo medio-grave l'inserimento può essere proposto attraverso laboratori in imprese sociali, purché siano organizzati non come ambulatori per terapie occupazionali ma come veri e propri luoghi di lavoro con inquadramenti appropriati e una gestione imprenditoriale delle attività. (...) Le difficoltà nascono non solo per l'inadeguatezza dello strumento legislativo, ma anche per l'assenza di servizi di accompagnamento specializzati nell'inserimento di disabili e, in particolare, di persone con autismo». In altri Paesi, soprattutto anglosassoni, ci sono agenzie dedicate al processo di transizione dalla scuola al mondo del lavoro che forniscono servizi come la diagnostica, l'assistenza, il collocamento, la fornitura di personale, le tecnologie e i servizi di supporto all'inserimento. Sono i modelli proposti dalla National Autistic Society (NAS) o le tecniche che da oltre vent'anni vengono portate avanti negli Stati Uniti di inserimento lavorativo assistito (supported employement).