[resaula]

E ciò anche per la riaffermazione di valore di quel comportamento che è stato punito e per avviare il processo di rieducazione che comunque deve improntare la risposta punitiva dello Stato. Solo in questo modo potremo rendere un servizio doveroso anche alle vittime dei reati, le cosiddette parti offese. Abbiamo sentito dire spesso che il processo che non si prescrive va a beneficio delle vittime: è una follia completa, una falsità. Le vittime vengono tutelate se il processo è veloce, non se abbiamo il fine processo mai, come inopinatamente aveva stabilito la riforma attuata dal Ministro della giustizia precedente, per essere chiari, quello che aveva le idee confuse sui concetti di dolo e di colpa. In questa direzione va la riforma che ci apprestiamo ad approvare. Si pensi all'avvio graduale del processo penale telematico o al sistema delle notificazioni, con la concentrazione dei tempi per gli avvisi e per le comunicazioni; all'incentivazione dei riti alternativi, rispetto ai quali - questo lo voglio sottolineare - forse avremmo potuto fare anche qualcosa in più; avremmo dovuto essere forse un po' più coraggiosi, rendendo più conveniente la decisione di non andare a dibattimento in più circostanze. Ovviamente avremmo ottenuto una riduzione più imponente dei carichi processuali e dibattimentali. Tuttavia, ciò che conta a mio avviso è che questo processo sia stato finalmente avviato, perché il resto potrà farsi cammin facendo. Da noi un vecchio proverbio dice - lo dico in italiano - che durante il percorso si aggiusta il carico, ed è questo che dovremo fare. Dovremo, cioè, apportare quelle piccole modifiche che si renderanno necessarie una volta che il nuovo sistema andrà a regime. Un altro aspetto che segna indubbiamente un cambio di passo rispetto all'impianto originario della riforma Bonafede è la questione della priorità nell'esercizio dell'azione penale. Si sceglie infatti, finalmente, di affidare al Parlamento il compito di stabilire periodicamente i criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale. Si tratta di criteri generali, nell'ambito dei quali gli uffici del pubblico ministero saranno chiamati a individuare criteri di priorità trasparenti e predeterminati, da indicare nei processi organizzativi. Affidare al Parlamento questo importante e delicato compito, visto l'enorme carico giudiziario, vuol dire garantire l'uniforme esercizio dell'azione penale, sottraendola all'esercizio discrezionale delle singole procure, che troppe volte hanno creato problemi nel sistema. Devo inoltre sottolineare che i colleghi della Camera dei deputati hanno fatto un grande lavoro e mi fa anche piacere che alcuni emendamenti del Gruppo Italia Viva, che precedentemente non avevano trovato accoglimento nelle riforme varate dal Governo Conte, abbiano invece trovato accoglimento: mi riferisco agli emendamenti rispettivamente del collega Vitiello e della capogruppo in Commissione giustizia, Lucia Annibali. Il primo interviene sull'articolo 123 del codice di procedura penale, in tema di dichiarazioni e richieste di persone detenute o internate, e il secondo prevede invece l'arresto obbligatorio in flagranza per i reati di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Colleghi, questa per noi è davvero una priorità, perché si tratta di una previsione significativa e molto attesa, che garantisce maggior tutela e protezione alle vittime di maltrattamenti e di stalking e che va a colmare anche il vulnus creato dal cosiddetto codice rosso. Vedremo poi di sistemare meglio la normativa nel disegno di legge che è all'attenzione della Commissione giustizia del Senato. Devo sottolineare poi che importante e significativo è il ridimensionamento della prescrizione, anche se il "fine processo mai" è rimasto purtroppo per alcuni reati. Colleghi, scusatemi se devo sottolineare questo aspetto, ma al riguardo il mio pensiero non può non correre ad una nota vicenda che ha coinvolto una persona onesta e retta: mi riferisco evidentemente ad Enzo Tortora. Oggi, con il sistema attuale, visto il tipo di reati che gli veniva contestato, egli avrebbe dovuto fare i conti con il "fine processo mai". È corretto questo? Quanti Enzo Tortora esistono nel nostro Paese? Quante persone innocenti vengono coinvolte con accuse infamanti, che poi vengono regolarmente a terminare nel nulla? Forse noi stessi e scusatemi se lo dico con uno sfogo... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Concluda pure, senatore Cucca. CUCCA (IV-PSI) . Grazie, signor Presidente. Forse noi stessi avremmo dovuto fare qualche riflessione in più, anche quando, in quest'Aula, abbiamo autorizzato l'arresto di un collega, che dopo cinque anni è stato dichiarato innocente perché il fatto non sussiste. (Applausi) . L'abbiamo messo in carcere: forse l'utilizzo della custodia cautelare dovrebbe essere un po' più oculato e a questo dovremmo mettere mano, una volta per tutte. Concludendo, signor Presidente, mi rivolgo al Governo per sottolineare che Italia Viva c'è su queste riforme, per dare una giustizia equa, giusta e soprattutto coerente con i principi costituzionali. Continueremo ad appoggiare la vostra azione, in questo senso e in questa direzione, che mi sembra davvero la più giusta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. Il senatore Balboni ha disposizione un tempo più ampio per svolgere il proprio intervento, avendolo chiesto ai sensi dell'articolo 89 del Regolamento. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, tra le finalità del disegno di legge in esame viene indicata come preminente quella di accelerare i tempi della giustizia penale. Tra i principali strumenti anche di questa riforma, come di quella civile, che abbiamo discusso ieri, viene individuato l'ufficio per il processo, al quale vengono destinati ben 2 miliardi e 342 milioni di euro, cioè la quasi totalità dei fondi stanziati per la giustizia dal PNRR. Devo ribadire ancora una volta tutte le perplessità, mie e di Fratelli d'Italia, nei confronti di questa scelta. La giustizia, quella penale come quella civile, ha bisogno di ben altro. Ha bisogno di riforme strutturali, ha bisogno di colmare i vuoti paurosi negli organici dei magistrati (ne mancano oltre 600) e i vuoti del personale amministrativo, che, come sappiamo, sono ancora più ampi. Ha bisogno di ingenti investimenti per la digitalizzazione (per fortuna questi sono previsti), ma anche per la migliore organizzazione degli uffici e, in molte parti d'Italia, per la modernizzazione dei palazzi di giustizia (troppi ancora in condizioni precarie). Per non parlare dell'edilizia carceraria, perché il sovraffollamento carcerario si risolve costruendo nuove carceri e nuovi padiglioni, non abrogando di fatto la pena detentiva e liberando i delinquenti (come fate purtroppo con questo disegno di legge), né con la cosiddetta vigilanza dinamica, che ha consegnato il controllo delle carceri alla criminalità organizzata. L'ufficio del processo non servirà ad abbreviare i tempi dei processi; lo sa chiunque abbia un po' di pratica giudiziaria.