[pronunce]

la questione relativa all'idoneità a ledere competenze costituzionalmente garantite non avrebbe dovuto, ad avviso dell'Avvocatura, essere sollevata in astratto, bensì accertata con riferimento a ciascuna direttiva inclusa nell'allegato D, secondo la specifica attribuzione - risultante dall'art. 117 della Costituzione - di volta in volta interessata; in subordine l'Avvocatura ha richiesto una pronuncia di infondatezza perché il recepimento delle direttive indicate non involgerebbe competenze regionali; che in prossimità dell'udienza la Regione Lombardia ha depositato una memoria illustrativa nella quale ha ribadito ulteriormente le argomentazioni sostenute nel ricorso. Considerato che la Regione Lombardia solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 5 febbraio 1999, n. 25 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle comunità europee - legge comunitaria 1998), per violazione degli artt. 3, 5, 11, 117 e 118 della Costituzione; che, in particolare, la ricorrente si duole (a) del comma 1 dell'articolo anzidetto il quale, prevedendo che "l'allegato D [alla legge] elenca le direttive attuate o da attuare mediante regolamento ministeriale da emanare ai sensi dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, o atto amministrativo, nel rispetto del termine indicato nelle direttive stesse", configurerebbe un nuovo sistema di adeguamento dell'ordinamento nazionale al diritto comunitario, diverso da quello stabilito dalla legge n. 86 del 1989 e privo di riserve a garanzia delle attribuzioni regionali e troverebbe inoltre irragionevole applicazione in relazione a un complesso di direttive, e non in riferimento a materie particolari (art. 4, comma 7, della legge n. 86 del 1989), con violazione delle attribuzioni regionali; (b) del comma 1 dell'art. 4 anzidetto, in correlazione con il comma 3 del medesimo articolo, il quale - stabilendo che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, "nelle materie di loro competenza, possono inviare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie proposte in merito al contenuto dei provvedimenti da emanare ai sensi del comma 1" - degraderebbe le regioni a un ruolo solo eventuale e propositivo da svolgersi entro un termine irragionevolmente breve, privandole della competenza ad attuare il diritto comunitario nelle materie di loro spettanza e presupponendo un potere dello Stato eminente, estraneo al quadro dei rapporti con l'autonomia normativa regionale delineato dalla Costituzione e definito da questa Corte con la sentenza n. 126 del 1996, incompatibile inoltre con i principi fondamentali della Costituzione (artt. 5, 117 e 118) che nemmeno le "limitazioni di sovranità" consentite dall'art. 11 della Costituzione giustificano; che l'impugnato art. 4, comma 1, contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente, non istituisce nuove forme di recepimento delle direttive comunitarie ma, conformemente al suo dettato letterale ("L'allegato D elenca ..."), presuppone l'esistenza della disciplina delle forme di recepimento, di cui esso stesso costituisce applicazione, come è confermato dal seguito del comma stesso: "Resta fermo il disposto degli artt. 11 e 20 della legge 16 aprile 1987, n. 183", i quali, per l'appunto, prevedono in astratto - il primo - l'attuazione degli atti normativi comunitari tramite regolamenti o atti amministrativi generali e - il secondo - l'attuazione tramite decreti ministeriali delle direttive comunitarie nelle parti in cui modifichino modalità esecutive e caratteristiche di ordine tecnico di altre direttive già recepite nell'ordinamento nazionale; che, comunque, l'attuazione delle direttive comunitarie tramite regolamenti ministeriali e atti amministrativi, di cui è questione nella disposizione impugnata, non appare in sé illegittima, comportando ovviamente il necessario rispetto nei casi concreti di tutte le regole che disciplinano tanto la distribuzione del potere normativo tra gli organi dello Stato e tra gli organi del Governo, quanto i presupposti e i limiti materiali del potere statale rispetto alle competenze regionali e provinciali, e non precludendo comunque l'esercizio, anche successivo, da parte delle regioni e delle province autonome degli ordinari poteri che loro spettano nell'attuazione del diritto comunitario; che, pertanto, le eventuali doglianze regionali e provinciali contro l'attuazione delle direttive comunitarie operata tramite i regolamenti ministeriali e gli atti amministrativi di cui all'impugnato art. 4, comma 1, della legge n. 25 del 1999 hanno da essere dirette nei confronti dei singoli atti attuativi, qualora si prospetti, con la violazione dei limiti che essi incontrano, la lesione delle competenze costituzionalmente garantite alle regioni e alle province autonome; che la previsione del comma 3 dell'art. 4, attribuendo alle regioni e alle province autonome la facoltà di formulare proposte all'autorità governativa, per l'attuazione delle direttive comunitarie nelle materie di loro competenza, lungi dal rappresentare una limitazione dell'autonomia - autonomia che, come già detto, resta integra, secondo i principi sopra richiamati, di fronte all'attuazione regolamentare e amministrativa menzionata dal comma 1 dello stesso art. 4 - costituisce il riconoscimento di una possibilità di partecipazione all'esercizio di poteri che - nei limiti consentiti - spettano allo Stato.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 5 febbraio 1999, n. 25 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle comunità europee - legge comunitaria 1998), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 5, 11, 117 e 118 della Costituzione, dalla Regione Lombardia con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 10 aprile 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola