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Peraltro è abbastanza ridotta la diffusione del regime IVA per cassa, considerate le complicazioni che esso pone, e inoltre l'emissione della fattura rimane passaggio obbligato nella prassi comune per poter avviare il processo d'incasso. Si propone quindi di prevedere un termine più ampio per il versamento dell'IVA mensile ed in particolare collocato al giorno 16 del secondo mese successivo al mese di competenza. L'articolo 5, in materia di decreti ingiuntivi, prevede che l'imposta di registro per la registrazione non sia solo a carico del richiedente, bensì anche a carico del debitore se si verifica l'esistenza del credito (articolo 57 decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986). Infatti, in questi ultimi anni, considerata la mancanza di liquidità nel sistema e quindi la conseguente difficoltà a far fronte ai pagamenti, sono aumentati i decreti ingiuntivi di cui all'articolo 633 del codice di procedura civile. Il creditore, per cercare di incassare quanto gli spetta, spesso deve, tramite un legale, richiedere al tribunale l'emissione di un decreto ingiuntivo. Il decreto ingiuntivo viene emesso dal giudice dopo aver verificato l'esistenza del credito e che lo stesso non è stato riscosso. Il decreto ingiuntivo, ai sensi dell'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986, deve essere trasmesso da parte dell'autorità giudiziaria all'Agenzia delle entrate per la tassazione. L'imposta dovuta, nel caso tipico di credito risultante da fattura, è di 400 euro, indipendentemente dal valore del credito. Ad oggi detta imposta, ai sensi dell'articolo 57, comma 1, sempre del decreto del Presidente n. 131 del 1986, viene richiesta esclusivamente al creditore e non al debitore. Conseguentemente, nel caso di incasso del credito, il creditore deve comunque sostenere questo onere. Inoltre, nel caso in cui non si riesca nemmeno ad incassare il credito, il creditore si trova anche «percosso» da questo tributo: non incassa il credito, paga le spese del legale e 400 euro di imposta di registro. Si propone pertanto che anche il debitore, nel momento in cui il giudice abbia verificato che il credito esiste, sia soggetto solidalmente responsabile al pagamento dell'imposta di registro dovuta per la registrazione del decreto tavolare. In alternativa si potrebbe prevedere che venga rivista al ribasso la misura di questa imposta di registro sui decreti ingiuntivi, considerata la crescita esponenziale degli stessi anche per ridotti importi a credito. In tema di rateizzazione di importi, si verifica che nel caso di imposte esposte in dichiarazione dei redditi, IVA ed IRAP, come dovute ma effettivamente non versate, ad oggi viene inviata al contribuente una comunicazione di irregolarità e nel caso di importi dovuti maggiori di 5.000 euro è prevista una rateizzazione per venti rate trimestrali. Con l'articolo 6 si propone di elevare la rateizzazione da venti a venticinque rate trimestrali (le cartelle di Equitalia possono essere pagate anche con centoventi rate mensili). Si evidenzia che si tratta di soggetti che hanno esposto il debito in dichiarazione, quindi ne hanno palesato la debenza, ma che non sono riusciti a far fronte al pagamento. L'articolo 7 prevede un aumento della deduzione del costo dei beni strumentali ammortizzabili nell'esercizio (articolo 102 del testo unico delle imposte sui redditi). L'articolo 8 prevede limiti alla deduzione del costo di autoveicoli e di altri mezzi di trasporto. L'articolo 9 tratta della deduzione forfetaria per spese non documentate. Già da tempo si è palesata l’inadeguatezza, dovuta al decorso del tempo e alla svalutazione monetaria di alcuni valori di riferimento nelle norme che disciplinano la deducibilità dei costi dei beni e servizi. Tale elemento distorsivo si è ulteriormente aggravato per il ben noto effetto sui prezzi dei beni e dei servizi dovuto al passaggio all'euro. Il criterio più logico sul quale basare sostanzialmente la proposta di modifica è rappresentato dal necessario incremento del valore di tali beni o dei servizi per effetto della svalutazione monetaria, calcolata a partire dalla data in cui la norma è stata emanata. È evidente che tali tetti di volumi di affari sono ormai anacronistici, data la notevole svalutazione monetaria verificatasi in questo lungo lasso di tempo e l'incremento dell'ammontare delle spese effettive dell'agenzia, rappresentate spesso da una pletora di piccoli importi non assistibili, per motivi pratici e contingenti, da una rigorosa documentazione formale. Si pensi alle caratteristiche peculiari dell'attività dell'agente, di un operatore commerciale che quotidianamente svolge la sua attività «itinerante», alle prese con le grosse difficoltà, maggiori rispetto ad altri contribuenti, di raccogliere una documentazione formale e sostanziale per spese minute di trasferimento, vitto, rappresentanza e varie. L'articolo 10 prevede l'esenzione dal pagamento del diritto d'autore per gli eventi di musica dal vivo organizzati da associazioni di volontariato. L'esenzione dall'imposta di bollo oggi spetta unicamente alle Onlus, cioè alle associazioni di volontariato iscritte al registro regionale del volontariato e come tali automaticamente Onlus oppure alle Onlus iscritte all'apposito registro presso l'Agenzia delle entrate. Si ricorda che la legge n. 266 del 1991, all'articolo 8, comma 1, stabilisce l'esenzione dall'imposta di bollo e di registro per gli atti costitutivi e le modifiche statutarie adottate dalle organizzazioni di volontariato, di cui all'articolo 3 della stessa legge, costituite unicamente per fini di solidarietà. Le associazioni che non sono riconosciute come Onlus sono obbligate all'assolvimento dell'imposta. Allo scopo di migliorare i rapporti tra enti pubblici e mondo del volontariato, l'articolo 11 prevede che anche alle associazioni iscritte in apposito elenco (come del resto alle Onlus) sia consentito l'esonero della marca da bollo. L'articolo 12 esonera dalla dichiarazione dei redditi, nei limiti di 30.000 euro, le associazioni sportive dilettantistiche, pro loco e altri enti. Infatti, per le associazioni sportive dilettantistiche, le associazioni pro loco e le altre associazioni che si avvalgono dell'opzione di cui all'articolo l della legge n. 398 del 1991 non concorrono a formare il reddito imponibile, per un numero complessivo non superiore a due eventi per anno e per un importo non superiore al limite annuo complessivo di euro 51.645,69, i proventi realizzati dalle associazioni nello svolgimento di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali ed i proventi realizzati per il tramite della raccolta pubblica di fondi; nonostante detta esenzione questi enti sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi. Inoltre ad oggi questi enti sono tenuti, come obblighi fiscali, a manifestare l'opzione per la legge n. 398 del 1991, presentare il modello BAS, a conservare e numerare le fatture di acquisto e vendita, tenere un registro riepilogativo di incassi e pagamenti, pagare l'IVA dovuta tramite modello F24.