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Sappiamo perfettamente che non esiste impatto zero. Ciò che manca in questo provvedimento è chiaro, ovvero un riferimento ai carburanti, che oggigiorno rappresentano sicuramente uno dei costi più alti che sia le aziende sia i cittadini devono affrontare. (Applausi) . Quindi, questo è certamente un problema e il Governo, ad oggi, ha fatto poco o addirittura nulla. Non dimentichiamo che l'inflazione nel mese di marzo è salita al 6,7 per cento. Quello dei trasporti, che è un settore sicuramente molto importante per quanto riguarda il nostro Paese - soprattutto quello su gomma - svolge un ruolo primario e rappresenta altresì un settore chiave per quanto riguarda il fronte dell'occupazione, ragion per cui l'obiettivo sarebbe quello di abbattere immediatamente l'accisa del 40 per cento, come da noi più volte proposto in tutte le varie Commissioni. Bisogna anche intervenire sull'IVA e non creare disparità, come denunciano tante associazioni di settore. Un'intera filiera rischia di essere messa in ginocchio per colpa di questo Governo che ha creato una vera e propria concorrenza tra carburanti. È chiaro che questa situazione è diventata insostenibile, sia per gli operatori del comparto ma soprattutto per gli utenti. Il processo di transizione ecologica, di cui tanto si parla (e, come prediligo definirlo, di conversione ecologica, perché di fatto sono tutte conversioni), è irreversibile e cruciale e deve portare l'Italia verso il definitivo abbandono delle fonti fossili e ad adottare fonti energetiche più sostenibili, come dicevo prima. Signor Presidente, sappiamo perfettamente che nulla è a impatto zero, ma dobbiamo abituarci anche all'idea che non si può più procrastinare e che servono anche delle scelte sensate e coraggiose. In questo provvedimento, come dicevo prima, non vedo affatto semplificazione. Questo decreto-legge, purtroppo, crea invece ulteriore burocrazia e soprattutto confusione. Quella stessa burocrazia rappresenta, forse, il peggior limite per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, tanto agognati. Tali limiti, chiaramente, non ci consentiranno mai, continuando di questo passo, a raggiungere ciò che serve al nostro Paese, cioè l'indipendenza energetica. Il vero incubo, soprattutto negli ultimi anni, è la realizzazione degli impianti FER (fonti energia rinnovabile), ma la mancanza di procedure snelle disincentiva gli investimenti nel nostro Paese. Non dimentichiamo che la Germania ha iniziato a correre, varando anche un piano importante per installare 20 gigawatt all'anno per i prossimi tre anni, che andrà ad accelerare per aumentare fino a 40 gigawatt fino al 2035. Stessa cosa sta facendo la Francia. E l'Italia? Nulla, e questo sicuramente è un demerito vostro. L'obiettivo è evitare di perdere le grandi opportunità che ci vengono fornite, come abbiamo sempre detto in quest'Aula, dal PNRR. Dobbiamo ricordare a noi tutti che saranno i nostri figli e anche nipoti coloro che ripagheranno il debito. Pertanto, è opportuno che esso venga realmente investito anche in maniera strategica. Ciò che manca oggi non è soltanto la strategia, ma anche la lungimiranza. Non avete approvato alcuna soluzione per quanto riguarda la promozione dell'autoproduzione e dell'autoconsumo di energia per famiglie e imprese. Bisogna incentivare l'efficientamento energetico degli edifici. Non dimentichiamo che una buona parte degli uffici delle pubbliche amministrazioni è vecchia ed obsoleta. E io voglio denunciare, in quest'Aula, anche gli sprechi di riscaldamento nelle strutture pubbliche, di cui nessuno parla e che rappresentano un vero schiaffo a tutte quelle famiglie che oggi stentano ad arrivare a fine mese e che non sanno come pagare le bollette dell'energia. (Applausi) . Nessun accenno neanche al made in Italy e agli incentivi per rilanciare la produzione nazionale del settore e anche dell'indotto. Abbiamo dimenticato completamente i territori che sono stati colpiti dal sisma. Si poteva e si doveva fare di più per la realizzazione di sistemi centralizzati per la produzione e distribuzione nella comunità. Le leggi dovrebbero prevedere alcune misure, ma non lo fanno più da tanto tempo e questo è sicuramente un grande problema. Quando la sinistra era una sinistra sociale, diceva che c'era un evidente problema di modello di sviluppo. Oggi non dice più nulla. La necessità di approvvigionarsi di gas, soprattutto in questo periodo, sicuramente esiste, ma non possiamo e non dobbiamo fare lo stesso errore che abbiamo fatto con la Russia e che Fratelli d'Italia ha sempre rimarcato. L'autosufficienza per noi è sicuramente importante ed è chiaro che oggi andare nel Qatar, piuttosto che in Algeria, serve. L'autosufficienza, però, prevede una battaglia seria e di questo, nel provvedimento al nostro esame, non si dice nulla. In questo decreto-legge non si parla neanche del piano per la transizione energetica. In conclusione, signor Presidente, siamo sinceramente preoccupati anche per la superficialità con cui viene trattata una materia così delicata. Questa è una situazione, come dicevo prima, sicuramente insostenibile e non si può e non si deve scaricare il tema dell'insufficienza energetica italiana sui singoli cittadini e sulle singole famiglie, perché questo metterebbe in ginocchio le nostre imprese. Gli italiani vi guardano, vi sentono. Sicuramente senza strategia questo Paese non avrà nulla. Questo è un decreto-legge vuoto, che, come dicevo prima, manca di strategia e di lungimiranza. Ma gli italiani ci sono, vi sentono e sicuramente ne terranno conto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, il testo del decreto-legge da convertire in legge che ci apprestiamo a votare contiene misure urgenti per il contenimento dei costi dell'energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali. Esso è frutto di un primo intervento del Governo, datato 1° marzo scorso, teso a limitare i rincari delle bollette conseguenti agli ingenti aumenti del gas. Innanzitutto c'è una riflessione da fare su questi poderosi incrementi del prezzo del gas. Il ministro Roberto Cingolani, in occasione di un'informativa resa proprio il mese scorso in quest'Aula, ci ha riferito che un anno fa in questo periodo il gas costava 30 centesimi di euro a metro cubo e riempire uno stoccaggio di 10 miliardi di metri cubi di gas costava 3 miliardi di euro. Il prezzo a marzo 2022 - ha proseguito - è invece pari ad 1,5 euro a metro cubo e il costo potenziale di stoccaggio è dunque salito a 15 miliardi di euro. Siccome la quantità di gas non è diminuita e i flussi sono sostanzialmente analoghi, il Ministro chiudeva osservando che non è giusto si passi da 3 a 15 miliardi. È quindi ormai evidente a tutti come l'aumento dei costi energetici sia frutto di speculazione finanziaria. Il meccanismo di determinazione del prezzo del gas, infatti, dipende solo in parte dal gioco della domanda e dell'offerta reale. Alcune considerazioni su questo tema della speculazione vanno dunque fatte.