[resaula]

Parliamo di assegno unico universale per i figli minori a carico, quindi di uno strumento che deve tutelare la famiglia, soprattutto se decide di avere figli. In una società come la nostra, in cui la denatalità è un problema sempre maggiore, con dati che non vanno migliorando negli anni, anzi peggiorando, è evidente che un intervento della politica, del Parlamento e del Governo si rende assolutamente necessario ed è indispensabile. Oggi parliamo in realtà di un provvedimento che serve per colmare la fase interlocutoria, che va dal 1° luglio al 31 dicembre di quest'anno, con l'introduzione di un assegno temporaneo per i figli minori. Questo a fronte della misura approvata nei mesi scorsi, che invece vuole istituire con delega al Governo un assegno unico universale, che andrà a realizzarsi a partire dal prossimo anno e per quelli a venire. Si tratta quindi di un provvedimento temporaneo e sperimentale che dev'essere solo propedeutico a una riforma più complessiva. Già nel provvedimento al nostro esame si vedono però i criteri di assegnazione e le risorse messe a disposizione ed è su questo che vogliamo puntare la nostra attenzione. Il provvedimento approvato di delega al Governo stabiliva di riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli. Il Gruppo Lega chiede effettiva garanzia che, quando si parla di riordinare e semplificare, ci sia un effettivo potenziamento delle risorse messe a disposizione e della loro efficacia. (Applausi) . Signor Presidente, come chiede in particolare l'ordine del giorno presentato dal senatore Pillon, che penso poi lo illustrerà, non vorremmo che in questo riordino e in questa semplificazione possano esserci nuclei familiari che, anziché percepire risorse maggiori, secondo il nostro intendimento quando parliamo di potenziamento, possano riceverne di inferiori. È una cosa che si deve evitare e l'ordine del giorno presentato dalla Lega e approvato alla Camera va proprio in questa direzione, perché abbiamo una certa abitudine a diffidare del termine semplificazione. Spesso in quest'Aula si portano avanti provvedimenti che parlano di semplificazione e che alla fine non rappresentano un miglioramento, ma in alcuni casi, per alcune categorie e, in questo caso, per alcune famiglie, potrebbero rappresentare un peggioramento. Vigileremo su questi aspetti e ovviamente sui decreti attuativi del Governo affinché ciò non accada. C'è poi il tema delle risorse. È evidente che quelle stanziate in questo provvedimento temporaneo sono inadeguate. Si parla di 3 miliardi di risorse già stanziate per questi sei mesi e che confermiamo con questo tipo di provvedimento, che però prevedono soglie per accedere all'assegno assolutamente sottostimate. Per chi ha un reddito ISEE superiore a 50.000 euro non c'è nulla. Anche nella fascia tra i 15.000 e i 50.000 euro parliamo di 30 euro mensili per ciascun figlio minore nei nuclei con uno o due figli. Questi sono i criteri che leggo nel provvedimento e che dico al Governo e credo che quello che è scritto nel provvedimento sia la realtà dei fatti. Ci sono pertanto risorse che dal nostro punto di vista sono inadeguate. Ci auguriamo quindi che le risorse che verranno stanziate successivamente, a partire dal prossimo anno, siano potenziate e rappresentino un effettivo aiuto alle famiglie e non solo un lodevole tentativo di affrontare i temi della denatalità, dell'aiuto alle famiglie, del carico fiscale e di costi che sopportano coloro che hanno famiglie numerose. Sorveglieremo affinché venga rispettato tale principio e ci sia quindi un accesso a questi assegni ad un numero più esteso di famiglie, che ci sia una rivisitazione dei criteri ISEE che non sempre rappresentano l'effettivo benessere delle famiglie e che ci siano risorse adeguate, che non rappresentino un palliativo a un problema ben più ampio. Questa è la sfida che ci aspetta come Parlamento, ma che ovviamente riguarda soprattutto il Governo. Da parte nostra, non potremo far altro che vigilare, perché il principio è corretto, ma la risposta dev'essere assolutamente adeguata e conforme alle aspettative della nostra cittadinanza. Le famiglie si trovano in una grave crisi e tutti dobbiamo esserne consapevoli. Il tema meriterebbe molta più attenzione e approfondimenti di quelli di attualità che, invece, altri partiti vogliono mettere al primo posto nell'agenda politica, che sicuramente vanno affrontati. Le sfide vere della nostra comunità, però, sono queste: denatalità, tutela delle famiglie e di coloro che svolgono un ruolo fondamentale nella nostra società. La Lega su questi temi c'è e vigilerà perché le risposte del Governo siano adeguate. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, non è soltanto pensando alle nostre drammatiche politiche demografiche per cui siamo un Paese a crescita zero che si guarda con simpatia, speranza e ottimismo a una misura che va a favore dei figli, ma è anche pensando al forte collante che nella vita di famiglia costituisce la possibilità di mantenere tra i coniugi e le persone che compongono il nucleo familiare quel minimo livello di serenità e di positività che fa sì che la benedetta fatica del lavoro quotidiano, quando c'è, possa aprirsi anche a uno sguardo di speranza per il futuro per poter offrire ai figli qualcosa di più che non sia lo strettamente necessario. La misura, che, da un lato, in qualche modo vorrebbe essere un incentivo alla natalità e, dall'altro, un collante coesivo all'interno del nucleo familiare, nasce nelle migliori intenzioni e - oserei dire - fra le aspettative più ampie da parte di tutti noi. Vogliamo che il Paese cresca in modo più coeso e solidale; vogliamo che i ragazzi possano avere tra i loro diritti anche quello di completare gli studi, per esempio universitari, senza fare dell'Italia un Paese fanalino di coda all'interno dell'Europa stessa. Proprio perché crediamo nel valore di una misura positiva che vada incontro alle necessità delle famiglie e a quella specifica dei figli, riteniamo che questa corra il rischio di essere una misura spot . È vero, i rischi sono di due tipi e i miei colleghi li hanno denunciati entrambi: da un lato, davanti ai redditi particolarmente bassi (penso a coloro che ricevono un reddito di cittadinanza e che, con mio stupore, non devono nemmeno fare la domanda, perché viene loro accreditato in automatico, senza doversi prendere la briga di "smanettare" per avere quell'assegno), c'è la possibilità che la gente - lo sperimentiamo in questo periodo di ripresa economica del Paese - si adatti a misure di contrasto alla povertà, piuttosto che di incentivo alla natalità; dall'altro, c'è anche la possibilità di chi le ritenga del tutto inadeguate. In questo periodo di transizione, che ci separa dal 31 di dicembre, per le famiglie che già percepiscono assegni familiari stiamo parlando di un incremento di 37 euro. Probabilmente sono una cifra significativa. Ognuno di noi, se esce con un amico una sera per un happy hour , spende 37 euro;