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un cambiamento culturale che, purtroppo, è avvenuto a partire dagli anni Ottanta, che però va nella direzione dello sfaldamento della società, dello sviluppo di un individualismo personale, che diventa via via più drammatico e che, negli ultimi decenni, è passato dalla forma di un individualismo disattento all'altro da sé, addirittura alla forma di un individualismo che vede nell'altro un nemico, quindi dell'individualismo dell'odio, che forse è il principio, opposto all'educazione civica, che caratterizza veramente la nostra società. Questa discussione, questo dibattito, questa riflessione dove sono nel percorso che abbiamo svolto per questo provvedimento? Non ce n'è stato oggettivamente neanche lontanamente lo spazio. Anche in questo caso, con totale disponibilità, cortesia, volontà di andare incontro ai colleghi, non è però colpa nostra se, dopo un anno di Governo, il provvedimento sull'educazione civica arriva povero e svuotato di ogni contenuto innovativo e di risorse all'Assemblea del Senato, intorno alla fine del percorso lavorativo di tutti prima di una breve pausa estiva. A questo punto bisogna mortificare un cammino di questo tipo, perché all'inizio dell'anno scolastico dobbiamo aver depositato e attivo un provvedimento di legge. Questo è un errore politico. È oggettivamente un'occasione persa. Qualcuno ha detto - e questa, in realtà, è una conferma di ciò che sto dicendo - che ora approviamo questo provvedimento, che è la cornice, dopodiché, nei prossimi provvedimenti, soprattutto quelli di natura economica, inseriremo nella cornice il contenuto. Quindi, noi stiamo appendendo, nel più bel museo della nostra comunità, non un quadro ma una cornice e diciamo «prossimamente»: iniziamo ad occupare il posto con la cornice e vedremo se passerà qualche quadro da mettere dentro. L'arte contemporanea, sulla funzione della cornice ha svolto un lavoro meraviglioso e ha detto che tutto ciò che finisce dentro la cornice per una comunità diventa un quadro, però non è così. La potenza di Chagall e di Van Gogh è all'interno del quadro, non nella cornice e questo è il passaggio che manca completamente a questo provvedimento. Grazie al collega Cangini, ad esempio, è stato ospite in 7 a Commissione un professore tedesco il quale, nel corso di un'audizione assolutamente interessante, ci ha spiegato quale tipo di problematiche stanno sollevando i mezzi e gli strumenti digitali rispetto alle capacità di apprendimento dei nostri ragazzi. Possiamo dunque nel 2019 proporre un'iniziativa legislativa sull'educazione civica e ignorare completamente questo universo che riguarda i nostri ragazzi e le nostre ragazze? È di questo, infatti, che ci dobbiamo occupare. Mi si consenta di dire un'ultima cosa. Signor Presidente, colleghi, signor Sottosegretario, senza volere inutilmente alzare i toni, io sono drammaticamente preoccupato di un aspetto culturale di questo disegno di legge, vale a dire di dove sarà fissato il punto di caduta rispetto al tema dell'educazione. Nelle parole di tanti colleghi e tendenzialmente, purtroppo, anche nella lettera dominante di questo provvedimento, il punto di equilibrio sul piano della valutazione sta tutto nel giudizio se si è dentro o fuori da una cornice. Il tema dunque non è educare, cioè andare a trovare nelle persone quel che per ognuno significa civismo e costruirne un collettivo, perché poi è questo il compito che dovrebbe svolgere la scuola, quanto piuttosto dare un giudizio numerico se si è dentro o fuori una presunta tabella dogmatica di valutazione. In realtà, colleghi, tutta la società si sta spostando verso il concetto di chi è dentro e di chi è fuori, per cui noi continuiamo a costruire cornici, confini, insiemi e recinti - termine quest'ultimo che afferisce a un linguaggio pastorale che, secondo me, purtroppo ha molto a che vedere con questo approccio - per capire chi è dentro e chi è fuori. Questo processo, però, non serve a niente: non ci serve dire a un ragazzo, che è nel suo pieno sviluppo personale ed educativo, se ha o no le caratteristiche necessarie per essere accettato dalla società. Questo è il punto, perché il dramma di tante ragazze e di tanti ragazzi oggi, soprattutto nel momento della loro trasformazione, è già quello di non sentirsi accettati dalla società, di sentirsene lontani, di sentirsi altro e noi dobbiamo mettere in campo esattamente il processo contrario. Non si tratta, dunque, di dire loro che non hanno le caratteristiche e che non raggiungono il livello minimo che qualcuno di noi ha deciso in un'Aula come questa nel mese di agosto per essere o no parte di una comunità; al contrario, occorre capire con loro come possono condividere le caratteristiche che hanno dentro con tutti gli altri componenti della loro classe, della loro comunità e costruirle insieme. Questa è la grande sfida culturale che non stiamo nemmeno tentando: non so se saremmo stati in grado di portarla a termine, ma non abbiamo neppure provato. Ho concluso il tempo a mia disposizione. Consegno solo un nocciolo di speranza, signor Presidente: per fortuna sono convinto che anche in questa occasione, nonostante le norme che approveremo, tante insegnanti e tanti insegnanti, tante maestre e tanti maestri nella scuola italiana riusciranno a fare buona e qualificata educazione civica. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, l'educazione civica pone le sue fondamenta nella conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell'Unione europea, contribuendo a formare cittadini responsabili e attivi, promuovendo la loro piena partecipazione alla vita sociale e culturale e il rispetto delle regole del vivere comune e dei diritti e dei doveri di tutti. Nel percorso scolastico di maturazione e di formazione, la conoscenza dei princìpi basilari di legalità, di cittadinanza attiva e partecipazione, di sostenibilità ambientale, di diritto alla salute e al benessere della persona imprimerà negli studenti un'impronta indelebile, capace di influenzare le loro scelte future, creando le basi solide su cui costruire un percorso di maturazione progressiva che li porterà a diventare uomini veri, rispettosi delle istituzioni, inseriti in un contesto sociale di partecipazione attiva e di integrazione culturale e multietnica, in cui vi sia il giusto equilibrio tra l'affermazione dei propri e degli altrui sacrosanti diritti sanciti dalla Costituzione e il rispetto dei propri doveri. Ed è proprio in questo equilibrio difficile e delicato che si fonda l'essenza della democrazia. Rispetto, condivisione, partecipazione alla vita pubblica costituiscono il volano per la crescita di una democrazia sana e forte, capace di resistere a possibili derive antidemocratiche che possono nascere da spinte estremiste e isolazionistiche, le quali antepongono gli interessi particolari di pochi a quelli condivisi di molti.