[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 159, primo comma, del codice penale, promosso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Alessandria, con ordinanza del 27 febbraio 2012, iscritta al n. 171 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 16 gennaio 2013 il Giudice relatore Gaetano Silvestri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 27 febbraio 2012, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Alessandria ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 159, primo comma, del codice penale, «nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione anche in presenza delle condizioni di cui agli artt. 71 e 72 c.p.p., laddove sia accertata l'irreversibilità dell'incapacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo», per contrasto con gli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione. 2.- Nel giudizio principale si procede per un delitto di omicidio colposo (art. 589, primo e secondo comma, cod. pen.), in relazione ad un sinistro stradale avvenuto il 16 ottobre 2001, nel quale aveva perso la vita la persona trasportata nell'autovettura guidata dall'imputato. 2.1.- Il rimettente riferisce che, nel corso del procedimento, si è accertato come, in esito al sinistro stradale di cui si è detto, l'imputato abbia riportato lesioni che gli hanno provocato un trauma encefalico grave, con conseguente condizione di infermità permanente e totale, e con prognosi di irreversibilità. Lo stesso giudice a quo afferma, altresì, che «il grado di opinabilità della prognosi formulata, in termini di durata e di reversibilità della malattia è sostanzialmente nullo, tenuto conto delle nozioni mediche correnti, della gravità della patologia e del periodo di tempo già trascorso in assenza di qualsivoglia cambiamento delle condizioni cliniche e dello stato psichico del prevenuto». Avuto riguardo alle conseguenze processuali della situazione descritta, il rimettente rileva che l'infermità mentale dell'imputato, in quanto sopravvenuta al fatto di reato, impedisce di definire il procedimento con pronuncia di proscioglimento o di non luogo a procedere, dovendo trovare applicazione il disposto dell'art. 71 del codice di procedura penale, che impone la sospensione del procedimento. Ciò che nella specie è puntualmente avvenuto, con ordinanza del 20 ottobre 2005, confermata da ultimo in data 14 luglio 2011, da confermare ulteriormente, all'esito del subprocedimento in corso, atteso il contenuto della documentazione medica acquisita. In tale contesto, riferisce ancora il giudice a quo, la difesa dell'imputato ha eccepito l'illegittimità costituzionale dell'art. 159, primo comma, cod. pen. , per contrasto con gli artt. 3 e 111 Cost., «nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione anche in presenza delle condizioni di cui agli artt. 71 e 72 cod. proc. pen. , laddove sia accertata l'irreversibilità della incapacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo». 3.- Il rimettente esamina la questione introdotta dall'eccezione della difesa, evidenziando in primo luogo come la norma sospettata di illegittimità costituzionale sia rilevante nel giudizio principale. Il procedimento, infatti, è stato sospeso a norma dell'art. 71 cod. proc. pen. , e si prefigura una conferma della sospensione, sebbene, tenuto conto del tempus commissi delicti, qualora non fosse stata disposta la sospensione, il reato in oggetto risulterebbe prescritto alla data del 16 ottobre 2008 - in applicazione dell'art. 157 cod. pen. , come modificato dalla legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione) - ovvero alla data del 16 ottobre 2011, secondo il testo previgente del medesimo art. 157 cod. pen. 4.- Il giudice a quo ritiene non manifestamente infondato il dubbio di legittimità, «alla luce dei principi costituzionali di eguaglianza e di ragionevole durata del processo». Osserva lo stesso giudice che la ratio della sospensione del termine di prescrizione del reato, nei casi di sospensione obbligatoria del procedimento richiamati dall'art. 159, primo comma, cod. pen. , risponde alla logica secondo cui contra non valentem agere non currit praescriptio, posto che, nei casi predetti, l'impossibilità di procedere non può essere ascritta all'incapacità del sistema giudiziario di pervenire ad una verità processuale entro i termini imposti dall'ordinamento. Nondimeno, prosegue il rimettente, «la medesima logica sottende non soltanto l'esigenza che i casi di sospensione siano espressi e tassativi, ma altresì che detta situazione di "stallo" sia comunque contenuta nei limiti della transitorietà e temporaneità», ciò che risulta incompatibile con la reiterazione dei provvedimenti di sospensione del processo per la durata della vita dell'imputato, ridotto alla condizione di «eterno giudicabile». Quanto alla ratio della prescrizione, le ragioni che giustificano l'estinzione del reato per decorso del tempo andrebbero ravvisate, secondo il rimettente, nel principio di ragionevole durata del processo e nell'attenuazione dell'interesse dello Stato alla punizione di fatti il cui ricordo sociale è ormai affievolito per effetto, appunto, del trascorrere del tempo, senza che vi sia stato l'accertamento della responsabilità o l'esecuzione della pena inflitta. La rinuncia dello Stato alla pretesa punitiva si collega, dunque, al venir meno dell'allarme sociale o al suo affievolimento, prodotto dal decorso del tempo, nella prospettiva della funzione retributiva della pena (è richiamata, tra l'altro, la sentenza della Corte costituzionale n. 202 del 1971). La norma censurata sacrificherebbe in modo significativo proprio l'interesse dello Stato ad evitare il dispendio di risorse quante volte, «nonostante l'inevitabile attenuazione del "bisogno di pena" connessa al sopravvenuto decorso del c.d. "tempo dell'oblio", l'esercizio della potestà punitiva permanga per un periodo di tempo non determinato, né determinabile, e comunque verosimilmente destinato a cessare soltanto per la sopravvenuta integrazione della fattispecie estintiva di cui all'art. 150 c.p.». 4.1.- Secondo il giudice a quo, la disciplina dettata dall'art. 159, primo comma, cod. pen.