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La stabilità ha un numero in questa legge di bilancio, il 59, come i miliardi di euro che dovremo investire per recuperare il costo degli interessi. Si tratta di una cifra enorme: il debito pubblico italiano ci costerà 59 miliardi di euro, ma nel 2013 i miliardi di euro erano 77, segno che, con il lavoro di riforma che può fare questo Parlamento, con la stabilità e grazie al quantitative easing , possiamo ridurlo e arrivare fino a quota 50, che è meno evocativa di quota 100, ma che è più importante per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . La stabilità, signori del Governo, non può però essere immobilismo. C'è un problema di crescita nel Paese e Italia Viva proporrà, dopo le elezioni regionali in Emilia-Romagna, un piano shock per sbloccare 120 miliardi di euro sui cantieri. Se non sblocchiamo i cantieri, non saremo in grado di far ripartire l'economia di questo Paese. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Commenti dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FdI) . E siccome lo dite tutti, sarà il caso in cui finalmente vedremo. Trovo un certo entusiasmo dei colleghi della Lega, che evidentemente nei giorni pari sono europeisti e in quelli dispari sono di lotta antieuropea. Voglio dire ai colleghi della Lega che credo alle parole dei loro capi, forse più di loro, e che evidentemente, se è passata la sbornia antieuropeista che tre giorni fa ha portato a cercare di far cadere il Governo sul MES e oggi arriva a immaginare un Governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi, in una simpatica tarantella che sicuramente merita di essere approfondita, e se davvero hanno voglia di essere seri e responsabili verso questo Parlamento, il piano shock sui cantieri è a loro disposizione per far vedere se davvero al centro dell'interesse del Paese c'è il bisogno di sbloccare i lavori pubblici o di continuare con le polemiche. Da parte nostra, signor Presidente, e mi accingo a chiudere, pensiamo che un'Italia viva ci sia già: è quella che non può accettare l'idea che un lavoratore, un imprenditore o un artigiano sia un potenziale evasore ed è quella che oggi a questo Parlamento dice che è ora di finirla con chi continua ad alimentare polemiche senza senso: è il momento di sbloccare i cantieri più che di sbloccare le polemiche. Tuttavia quest'Italia viva, che c'è e sta fuori da qui, ci attende al vaglio, perché il 2020 non potrà essere definito ancora un anno bellissimo. È l'anno delle scelte: o stavolta si fa sul serio o la crescita zero inghiottirà tutti. Noi siamo dalla parte di chi ci prova, ci crede e non nega la fiducia al Governo, ma gli chiede un cambio di passo, perché il 2020 sia l'anno della ripartenza per tornare ai livelli di crescita che abbiamo vissuto in passato. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e PD. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, noi membri della Commissione bilancio siamo reduci da un'intensa maratona che ci ha visti protagonisti per valutare non solo la manovra di bilancio ma gli oltre 4.500 emendamenti presentati da maggioranza e opposizione. Permettetemi di ringraziare velocemente la Commissione, i relatori di maggioranza e minoranza e il presidente Pesco, perché quest'anno per la prima volta siamo riusciti quantomeno ad approfondire i temi legati a questa manovra di bilancio. Nei lavori che abbiamo svolto in Commissione in queste settimane si è avuta la conferma di ciò che ognuno di noi pensava. Questa manovra di bilancio non piace a nessuno, né alle categorie economiche e sociali che abbiamo ascoltato in audizione, né soprattutto ai nostri colleghi di questa maggioranza, che oggi si apprestano a votarla. Dico questo perché voglio ricordare ai miei colleghi che hanno presentato migliaia di emendamenti alla legge di bilancio che in questi casi una domanda sorge spontanea, come diceva un giornalista tanti anni fa: dove eravate quando il vostro Governo scriveva questa legge di bilancio? Vede, signor Presidente, questa è una manovra che non piace a nessuno, come dicevo prima, ma specialmente a noi di Fratelli d'Italia, che pure abbiamo cercato con insistenza di essere propositivi, facendo approvare alla Commissione bilancio una serie di emendamenti che hanno dato risposte positive alle categorie più deboli. Voglio andare con ordine per fornire un quadro chiaro e spiegare gli aspetti di questa manovra che assolutamente non ci convincono. È una manovra di quasi 32 miliardi di euro, di cui oltre 16 a debito con un rapporto deficit -PIL quasi al 2,3 per cento. Lo scorso anno non ero in quest'Aula, signor Presidente, perché non ero ancora senatore, ma ricordo bene il polverone che si sollevò quando la manovra dell'allora Governo giallo-verde doveva essere al 2,4 per cento di deficit . L'Europa ci disse che non si poteva fare quel tipo di manovra e allora il Governo la cambiò, passando dal 2,4 al 2,04 di deficit . Non ho capito e vorrei che il Governo, qui presente con il sottosegretario Misiani, ci potesse illuminare per capire perché una manovra al 2,4 per cento non era possibile lo scorso anno ed è invece possibile oggi al 2,3 per cento. Vede, Presidente, facciamo una manovra e ci indebitiamo. Non è che noi di Fratelli d'Italia in linea di principio siamo contrari a produrre deficit , ma se producessimo deficit per investimenti e se questi investimenti servissero a portare crescita, allora tutto questo avrebbe un senso. È un fatto che in questo caso la crescita non c'è; lo dice il Governo, che fissa la crescita dell'Italia allo 0,6 per cento, riducendo le stime precedenti che erano fin troppo ottimistiche. Lo dice anche l'Unione europea, che stima addirittura una crescita pari allo 0,4 per cento. Non può sfuggire a nessuno che siamo il fanalino di coda dell'Unione europea. Per crescere servono investimenti, infrastrutture e mettere in sicurezza il nostro territorio. Nulla di tutto questo c'è in questa legge di bilancio che abbiamo davanti e che probabilmente determinerà un percorso dell'Italia per il prossimo anno che ci farà perdere un altro anno ancora. Tuttavia, per onestà intellettuale, voglio anche considerare alcuni aspetti positivi della manovra, come diceva il collega Errani. Mi riferisco in particolare all'aver evitato l'aumento dell'IVA; è costato 23 miliardi di euro che, almeno sulla carta, dovrebbero - utilizzo il condizionale - far risparmiare qualcosa al popolo italiano. Avremmo però gradito che con la stessa onestà intellettuale con cui riconosciamo questo merito, il Governo ci avesse detto con maggiore chiarezza che il problema sarà solo rimandato all'anno prossimo, quando arriveremo con altri 19 miliardi che addirittura diventeranno quasi 26 nel 2022. Un altro aspetto seppur molto timido su cui focalizzare l'attenzione è il tentativo di ridurre il cuneo fiscale, che riguarda la sola riduzione delle tasse sul lavoro dipendente, che evidentemente non tocca le imprese.