[ddlpres]

Istituzione di un'assicurazione obbligatoria contro i rischi derivanti da calamità naturali, nonché di un Fondo per la sicurezza e l'efficienza energetica degli edifici. Onorevoli Senatori. -- Gli eventi catastrofici che frequentemente colpiscono il nostro Paese pongono in evidenza la necessità di una politica più efficace di prevenzione a fronte degli eventi naturali, non soltanto in rifermento alle opere strategiche o di particolare rilevanza, quali prefetture, caserme, ospedali, scuole, eccetera, ma per l'intero patrimonio immobiliare nazionale, pubblico e privato. Agli episodi legati ai fenomeni naturali si aggiungono spesso crolli totali o parziali dovuti ad interventi architettonico-funzionali o strutturali impropri ovvero alla vetustà ed al degrado, acuiti da una manutenzione carente, se non del tutto assente. La questione della sicurezza dei nostri edifici, la conoscenza e il controllo del loro stato di salute rappresentano problemi centrali, non ulteriormente procrastinabili. Gran parte del patrimonio edilizio ha un'età superiore ai cinquant'anni, valore assunto anche dalle recenti norme tecniche per le costruzioni come durata usuale della vita nominale di un edificio; pertanto è ragionevole pensare che abbia bisogno di importanti interventi di recupero sia architettonico sia strutturale, e ciò vale anche per le strutture che non presentano evidenti effetti di degrado. Inoltre, i periodi di maggiore attività in campo edilizio hanno seguito eventi eccezionali (si pensi all'inurbamento dopo la seconda guerra mondiale) col risultato che molte costruzioni sono state edificate in fretta, con sistemi e materiali scadenti, con controlli inesistenti o inefficaci. Non va poi trascurato che il patrimonio edilizio italiano sperpera un'enorme quantità di energia. È necessaria un'inversione di rotta. Va messa a punto una strategia per il miglioramento della sicurezza strutturale e dell'efficienza energetica, ma anche per una gestione ottimale dei costi di ricostruzione a seguito di eventi calamitosi, fornendo al legislatore gli strumenti per predisporre norme semplici ed efficaci a tal fine e creando un sistema virtuoso che possa anche favorire il rilancio del settore edilizio e del mercato immobiliare. Sul tema ENEA, FEDERPROPRIETÀ, Ordine degli ingegneri, UCIT s.r.l., l’Unione nazionale esperti di diritto immobiliare (UNEDI) e l’Unione romana ingegneri architetti (URIA), hanno stipulato un protocollo d'intesa, nell'ambito del quale è stata messa a punto la proposta di istituzione di un'assicurazione obbligatoria sui fabbricati e di un fondo per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio. Gran parte degli edifici esistenti in Italia non è in grado di sopportare l'azione sismica che attualmente la normativa impone, nelle rispettive aree, per quelli di nuova costruzione. I motivi sono diversi. Innanzitutto va ricordato che la classificazione sismica del territorio italiano è iniziata solo dopo il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 e fino alla fine degli anni '70 nuove zone erano classificate sismiche solo a seguito di un terremoto in esse avvenuto. Nel 1980, anno del terremoto dell'Irpinia, solo il 25 per cento del territorio nazionale era classificato sismico; la percentuale è salita al 43 per cento nel 1981 e tale è rimasta fino al 2003, anno successivo al terremoto di San Giuliano di Puglia, quando, con l'introduzione della zona a sismicità molto bassa, la classificazione è stata estesa a tutto il territorio nazionale e a molte aree è stata attribuita una pericolosità sismica maggiore che in precedenza. Anche le normative tecniche per le costruzioni sono state aggiornate a seguito degli eventi sismici e i dati ISTAT sul censimento 2001 riportano che oltre il 60 per cento delle abitazioni in Italia sono state costruite ben prima dell'entrata in vigore della prima normativa sismica di moderna concezione, che risale al 1975, e, quindi, nominalmente non rispondono a criteri di sicurezza sismica. Va anche osservato che le norme tecniche per le costruzioni, entrate definitivamente in vigore soltanto nel luglio 2009, non impongono l'adeguamento o anche il solo miglioramento sismico degli edifici esistenti non conformi alle vigenti norme tecniche. Inoltre, nelle fasi di ricostruzione a seguito degli eventi sismici degli ultimi decenni, si è accettato il miglioramento sismico in luogo dell'adeguamento (quest'ultimo consentito, ma non finanziato al 100 per cento), tollerando, di fatto, un grado di sicurezza inferiore a quello richiesto dalle norme vigenti. Infine, in numerosi casi, anche approfittando della mancanza di adeguati controlli, edifici ben progettati sono stati realizzati in maniera scorretta. All'inizio degli anni ’80 il Gruppo nazionale difesa dai terremoti (GNDT) del CNR stimò in circa centomila miliardi di lire l'investimento necessario per un'adeguata riduzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale. Tenuto conto dei costi sostenuti nelle fasi di emergenza e nelle ricostruzioni a seguito dei vari eventi che si sono verificati successivamente, l'investimento sarebbe stato estremamente conveniente. Ovviamente, una tale somma non era disponibile allora né, opportunamente attualizzata, lo è oggi e, comunque, non sarebbe utilizzabile in tempi brevi. Analisi più recenti indicano una spesa media di circa 3.000 milioni di euro/anno per riparare i danni dovuti ad eventi naturali. Finora tali costi sono stati sempre fronteggiati dallo Stato, anche attraverso tassazioni aggiuntive a quelle ordinarie. Uno dei primi obiettivi, pertanto, deve essere quello di sollevare lo Stato da questo onere e, al riguardo, già prima del recente evento sismico nella pianura padana emiliana, il Governo italiano si era espresso in tal senso. Altro obiettivo primario è quello di ridurre il rischio, migliorando la capacità degli edifici di sopportare le azioni sismiche, il che richiede la conoscenza dello stato di salute delle costruzioni e un'oculata programmazione della spesa e degli interventi, stabilendo delle priorità, per quanto riguarda il patrimonio pubblico, e degli incentivi, per quanto riguarda il patrimonio privato, al fine di avviare un processo virtuoso che si auto-sostenga, senza interventi pubblici, se non in una breve fase iniziale. La proposta messa a punto da ENEA, FEDERPROPRIETÀ, Ordine degli ingegneri, UCIT s.r.l., UNEDI e URIA prevede un programma ventennale per la sicurezza e l'efficienza energetica del patrimonio immobiliare, che impegni i cittadini ad investire sulla sicurezza strutturale dei propri immobili al fine di una cospicua riduzione del rischio a fronte di eventi ambientali, mediante l'istituzione di: -- un'assicurazione obbligatoria a fronte di eventi naturali, inclusi terremoti, frane e alluvioni; -- un fondo per la sicurezza strutturale e l'efficienza energetica, che potrebbe alimentarsi anche con quota parte del premio di assicurazione obbligatorio di cui sopra. L'assicurazione obbligatoria avrebbe l'immediata conseguenza di sollevare lo Stato dalle spese di ricostruzione a seguito di eventi calamitosi;