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Ovviamente, quando si fa un atto di questo tipo, si deve esprimere - a mio avviso - soddisfazione per il fatto che trova sanzione, a livello costituzionale, un principio importante; per il fatto che ci si allinea a una regola pacificamente riportata in tutti i più importanti trattati a livello continentale: a partire dall'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ma il principio era già presente nel Trattato di Amsterdam del 1997, come sappiamo bene. Soprattutto, questa nostra azione costituisce un impegno poi, in sede di legislazione ordinaria e di atti pratici quotidiani, a dar corso a azioni conseguenti con il principio che si esprime e questa opportunità non dovremmo assolutamente mancarla nei prossimi mesi e anni. Come Presidente della Commissione affari costituzionali, osservo anche, perché è tema che mi preme e non potrei non notare, che questa è la quarta riforma costituzionale che in questa legislatura riusciamo a fare. Arriviamo oggi molto vicini al traguardo. Sono ottimista e credo che non ci saranno problemi. Ce n'è una quinta, che ha già avuto un primo voto nel nostro ramo parlamentare. Conosciamo tutti le difficoltà, la situazione estremamente complessa nella quale in questa legislatura ci siamo trovati per far procedere il nostro lavoro sul terreno delle riforme istituzionali. Queste difficoltà non ce le nascondiamo. Sappiamo che pongono dei limiti alla nostra azione e ci consentono di fare meno di quello che vorremmo fare. Io credo, però, che, in questo terreno accidentato, essere riusciti a portare avanti queste iniziative sia cosa non priva di importanza. Per dette ragioni, rinnovo la dichiarazione di voto favorevole del Gruppo Partito Democratico a questa iniziativa di riforma costituzionale, ovviamente esprimendo un ringraziamento, a partire dai cittadini sardi che hanno animato il comitato promotore e dai senatori della Sardegna che hanno costituito il fattore di spinta più forte per questa iniziativa. E rinnovo il favore del Partito Democratico alla riforma costituzionale di modifica dell'articolo 119, che riconosce la posizione di svantaggio e le peculiarità - lo ribadisco - delle Regioni insulari del nostro Paese. (Applausi) . RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, eccoci dunque al secondo passaggio del disegno di riforma di questa legge costituzionale così importante per i nostri territori. Già nella dichiarazione di voto che facemmo come Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali, in sede di prima lettura, definimmo questo come avvenimento importantissimo, in quanto l'arrivo all'attenzione dell'Assemblea del testo era frutto di una iniziativa popolare, come ha ricordato il collega Parrini; una eccezione alla triste regola delle leggi a iniziativa popolare, che non vengono mai discusse e approvate dalle Assemblee. Il disegno di legge di riforma costituzionale che ci accingiamo a votare cerca, dunque, di porre rimedio a un errore molto grave e pesante, compiuto nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione, che, con la nuova formulazione dell'articolo 119, ha portato alla scomparsa di qualsiasi riferimento alla valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole come finalità prioritaria. Si pone quindi non solo il concetto di insularità, ma anche la questione forte e urgente del riequilibrio degli interventi a favore del Mezzogiorno e delle isole. Non c'è dubbio che, con l'approvazione di questa legge costituzionale, si accendono i riflettori sulla condizione di disagio e di emarginazione che vivono le comunità che abitano le nostre isole. Quando parliamo di isole, pensiamo subito a quelle più grandi, come la Sardegna e la Sicilia. Ma noi siamo anche il Paese delle piccole isole. Proprio in questi giorni ho ricevuto un' email dai promotori di una raccolta di firme tra i cittadini delle isole Eolie, che combattono contro il ridimensionamento del loro ospedale e pongono il tema del diritto alla salute uguale per tutti. Conosciamo purtroppo cosa hanno significato i tagli indiscriminati alla sanità pubblica nell'era pre-Covid. Senza entrare nel merito della questione, l'ho voluta ricordare oggi per sottolineare l'importanza del riconoscimento delle peculiarità delle isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall'insularità. Questo di oggi è un primo passo, che ci consente di ottenere il giusto riconoscimento dello svantaggio in sede europea e, quindi, la possibilità di accedere a misure di riequilibrio. Ma non potremo considerarci soddisfatti fino a quando quello che stiamo per modificare nella nostra Costituzione non si tradurrà in misure concrete a sostegno delle nostre comunità. Colleghe e colleghi, consentitemi di tornare su un punto centrale: con la riforma del Titolo V della Costituzione si è fatto un passo indietro rispetto allo stesso dibattito che ci fu nell'Assemblea costituente, dove si posero il problema di riconoscere la specificità della condizione di svantaggio derivante dall'insularità. Oggi dunque in un certo senso facciamo pace con le isole. Ho citato la questione della sanità, ma vorrei ricordarvi anche la questione dei trasporti. Per quanto riguarda le reti stradali, dato indice 100 per l'Italia, è 87,1 per il Mezzogiorno e 45,59 per la Sardegna. Per quanto riguarda le reti ferroviarie, l'indice 100 per l'Italia significa 87,81 per il Mezzogiorno e 15,06 per la Sardegna. Non mi fermo qui, perché, oltre alla sanità e alle infrastrutture, c'è anche l'ambiente: sappiamo che le isole sono ecosistemi più fragili, particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Poi abbiamo il problema fortissimo della disoccupazione e dello spopolamento, questioni che negli ultimi anni si sono particolarmente aggravate. Questo disegno di legge fondamentale non è soltanto la formale trascrizione di una condizione geografica all'interno della Carta costituzionale, ma è anche il riconoscimento, nella nostra Costituzione, degli svantaggi oggettivi ad essa connessi - questo è il punto - che pone con forza la questione del rispetto dell'articolo 3 e, quindi, del riequilibrio. È un tema certamente nazionale, che riguarda la nostra identità, fatta di isole grandi come la Sardegna e la Sicilia, ma anche di quelle piccole (pensiamo all'arcipelago Toscano, alle isole Pontine, alle isole Eolie). È pertanto un nostro tema caratteristico e identitario, ma anche europeo. Vi sono ritardi da colmare molto forti. Quindi il riconoscimento della condizione di insularità e il suo inserimento -finalmente - anche in Costituzione, dopo la sua cancellazione con la riforma del Titolo V, sono certamente un passo molto importante, un riconoscimento costituzionale dello svantaggio e un impegno della Repubblica al riequilibrio. Per questo motivo, voteremo convintamente a favore del disegno di legge in esame, in cui vi è davvero un impegno a sanare questo svantaggio e mettere in campo tutti i provvedimenti necessari per il riequilibrio. (Applausi) . PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) .