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Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea -- Legge europea 2015. Onorevoli Senatori. -- Con il presente disegno di legge europea 2015, il Governo, nell'adempiere a quanto previsto dalla legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, intende compiere un ulteriore sforzo per adeguare la normativa italiana agli obblighi imposti dall'Unione. Come è noto, già con la legge 6 agosto 2013, n. 97, (legge europea 2013), con la legge 30 ottobre 2014, n. 161, (legge europea 2013- bis ) e con la legge 29 luglio 2015, n. 115, (legge europea 2014), è stato avviato un percorso virtuoso finalizzato alla veloce chiusura dei casi di pre-infrazione, avviati dalla Commissione europea nel quadro del sistema di comunicazione EU Pilot, e dei casi che hanno dato origine a procedure di infrazione, ai sensi degli articoli 258 e 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Residuando ancora una parte di pre-contenzioso e contenzioso, per la quale si è riconosciuta la fondatezza delle censure della Commissione europea, occorre quindi fare ricorso, nuovamente, allo strumento legislativo fornito dalla legge n. 234 del 2012, al fine di porvi rimedio entro i tempi ristretti dettati dall'obiettivo prioritario del Governo di ridurre significativamente il numero delle procedure di infrazione tuttora aperte nei confronti dell'Italia. Sinteticamente, con il presente provvedimento il Governo intende: -- chiudere due procedure d'infrazione e nove casi EU Pilot; -- chiudere una procedura di cooperazione in materia di aiuti di Stato. Si illustrano di seguito i contenuti del disegno di legge, predisposti secondo la medesima struttura del Trattato su funzionamento dell'Unione europea, in sette capi, oltre a un capo contenente le disposizioni finali. Il capo I contiene disposizioni in materia di libera circolazione delle merci. L'articolo 1, concernente l'etichettatura degli oli di oliva, è finalizzato a risolvere il caso EU Pilot 4632/13/AGRI relativo alle disposizioni in materia di qualità e trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini. In particolare la lettera a) del comma 1 concerne l'evidenza cromatica dell'indicazione di origine delle miscele degli oli di oliva. In proposito, si rileva che con l'articolo 18 della legge n. 161 del 2014 (legge europea 2013- bis ), il legislatore italiano è infatti intervenuto per modificare il comma 4 dell'articolo 1 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, prevedendo che «L'indicazione dell'origine delle miscele di oli di oliva originari di più di uno Stato membro dell'Unione europea o di un Paese terzo [...], deve essere stampata [...] con diversa e più evidente rilevanza cromatica rispetto allo sfondo, alle altre indicazioni e alla denominazione di vendita». Tuttavia la Commissione europea, nell'ambito del medesimo caso EU Pilot ha continuato a rilevare un contrasto con l'articolo 13 del regolamento (UE) n. 1169/2011, il quale prevede che «le informazioni obbligatorie sugli alimenti sono apposte in un punto evidente in modo da essere facilmente visibili, chiaramente leggibili ed eventualmente indelebili. Esse non sono in alcun modo nascoste, oscurate, limitate o separate da altre indicazioni scritte o grafiche o altri elementi suscettibili di interferire». La norma proposta mira quindi a risolvere tale questione con una modifica all'articolo 1, comma 4, della legge 13 gennaio 2013, n. 9, mediante la quale prevedere che l'indicazione dell'origine delle miscele di oli di oliva originari di più di uno Stato membro dell'Unione europea o di un Paese terzo debba essere stampata in modo da essere visibile, chiaramente leggibile ed indelebile e non possa essere in nessun modo nascosta, oscurata, limitata o separata da altre indicazioni scritte o grafiche o da altri elementi suscettibili di interferire. Con la lettera b) si interviene modificando l'articolo 7 della legge n. 9 del 2013 relativamente alla previsione di un termine minimo di conservazione degli oli di oliva. In particolare, la Commissione europea non ha ritenuto conforme alla normativa europea l'indicazione normativa di un termine non superiore a diciotto mesi, ritenendo l'indicazione della durata da rimettere alla scelta dei singoli produttori sotto la propria responsabilità. Pertanto la norma, nel ribadire comunque l'obbligo di inserire in etichetta la previsione di un termine minimo di conservazione, lascia la sua individuazione effettiva alla responsabilità dei produttori. L'articolo 2 reca disposizioni relative all'etichettatura del miele, volte a sanare il caso EU Pilot 7400/15/AGRI, nell'ambito del quale la Commissione europea ha contestato la non conformità con la direttiva 2001/110/CE sul miele dell'articolo 3, lettera f) , del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 179, che per i mieli prodotti sul territorio nazionale ha reso obbligatoria l'indicazione analitica del Paese (o dei Paesi) di origine del miele sull'etichetta della rispettiva confezione. Il caso EU Pilot è stato originato da alcuni sequestri amministrativi, poi immediatamente annullati, di confezioni di mieli commercializzati in Italia ma provenienti da altri Stati membri, sulla cui etichetta era indicata la generica nomenclatura «miscela di mieli originari e non originari della CE» al posto dell'indicazione analitica dei singoli Paesi d'origine in cui il miele era stato raccolto. Il presente articolo è volto a chiarire la non obbligatorietà dell'indicazione dei singoli Paesi di provenienza in caso di (miscele di) mieli prodotti in altri Stati membri e immessi sul mercato nel rispetto della direttiva 2001/110/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2001, concernente il miele. Tale direttiva all'articolo 2 infatti prevede la possibilità di indicare in tali casi semplicemente che i mieli provengano da paesi UE o non UE, ovvero da entrambi. In Italia, invece, il legislatore ha previsto con una novella al decreto legislativo n. 179 del 2004, introdotta ai sensi dell'articolo 2- bis del decreto-legge n. 2 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 81 del 2006, l'indicazione analitica dei singoli Paesi di provenienza. La Commissione europea, pur riconoscendo la legittimità di tale scelta, ha chiesto di chiarire in sede legislativa la non applicabilità di tale obbligo ai prodotti realizzati fuori dal confine nazionale nel rispetto delle norme europee. L'articolo 3 sull'etichettatura dei prodotti alimentari è volto a sanare quella parte del caso EU Pilot 5938/13/SNCO relativa alla non conformità dell'articolo 4, comma 49- bis , della legge n. 350 del 2003, rispetto alle previsioni del regolamento (UE) n. 1169/2011, in materia di informazioni sugli alimenti. L'articolo 4, comma 49- bis , della legge n. 350 del 2003, come modificato dall'articolo 43, comma 1-