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ripeto, restare sopra o sotto il 10 per cento di calo del PIL non credo sia ciò che interessa agli italiani che devono mettere insieme il pranzo con la cena, che hanno problemi a intravedere un futuro per i propri figli o, per chi deve tirar su la serranda e resistere a una crisi economica devastante. Quello che ci interessa - dicevo - è lavorare per evitarlo, il disastro: esattamente quello che il Governo non ha fatto fino adesso e si ostina a non fare andando avanti da solo, senza il minimo coinvolgimento delle opposizioni e del Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, il nostro Paese, o meglio il mondo intero è stato travolto dal Covid, una pandemia che ha spezzato la società, gli affetti, il modo di vivere e di pensare, l'economia, il commercio, la mobilità internazionale. Lo scenario macroeconomico internazionale, illustrato nella Nota, evidenzia che nella prima metà del 2020 l'economia mondiale ha subito, a causa del Covid, la battuta d'arresto più profonda dalla Seconda guerra mondiale, conseguente al blocco delle attività economiche. Nonostante gli interventi straordinari messi in campo dai Governi e le misure di politica monetaria introdotte dalle Banche centrali, il blocco produttivo ha determinato una contrazione del PIL e del commercio mondiale, rispettivamente del 3,5 per cento e del 2,7 per cento nel primo trimestre dell'anno, rispetto al trimestre precedente. Tale contrazione si è andata accentuando nel secondo trimestre, con un calo del 5 per cento del PIL e del 12,5 per cento del commercio mondiale. La caduta del PIL ha interessato tutte le principali economie avanzate, come gli Stati Uniti e il Giappone, il PIL è diminuito dell'8 per cento rispetto al primo trimestre, mentre nella zona euro la contrazione è stata ancora maggiore, intorno all'11,8 per cento. Ancor più rilevante è la riduzione del PIL nel Regno Unito, pari al 19,8 per cento. In controtendenza c'è solo la Cina, che avendo riattivato l'economia già all'inizio di aprile, ha registrato una crescita del 3,2 per cento, su base tendenziale, nel secondo trimestre. Una graduale ripresa, più sostenuta delle attese, si è registrata a partire dai mesi di maggio e giugno, col riavvio delle attività produttive, ma con un andamento disomogeneo tra i vari Paesi. Per la BCE, il PIL in termini reali dell'area euro diminuirà dell'8 per cento nel 2020 e tornerà a crescere del 5 per cento nel 2021 e del 3,2 per cento nel 2022. Purtroppo il livello del PIL, in termini reali, potrebbe rimanere inferiore del 3,5 per cento rispetto a quello atteso nelle proiezioni di dicembre. Secondo i dati riportati dalla Nota, gli indicatori disponibili registrano un andamento in crescita nei mesi estivi dell'indice della produzione industriale, con un aumento del 7,4 per cento, anche nel settore delle costruzioni, con un aumento del 3,5 per cento. La questione è se, nel futuro prossimo, nel Paese perdureranno le disuguaglianze, tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri, tra chi ha accesso al futuro digitale e chi no, così come ci ha indicato per una volta l'Unione europea. La pandemia ha rimescolato le carte e ha rimesso tutto in gioco. Qualche mese fa, tutte le previsioni interne e internazionali dicevano che avremmo avuto un grande tonfo, ma altri Paesi, come Francia e Spagna, stanno peggio di noi. Le rigide regole di controllo del virus fissate dal Governo e il comportamento virtuoso dei nostri cittadini ci stanno forse mettendo al riparo da un nuovo lockdown , quasi certo in Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito, Ungheria e Repubblica Ceca, probabile in Germania. In contemporanea, le risorse messe in campo per sostenere l'economia e soprattutto per impedire l'allargamento delle forbici sociali, probabilmente riusciranno a non far crollare del tutto la domanda interna, principale volano per la ripresa economica, come la soppressione delle clausole salvaguardia, l'esonero dal pagamento del saldo IRAP 2019, del primo acconto IRAP 2020, le agevolazioni per interventi di efficientamento energetico, i benefici fiscali per l'acquisizione di servizi turistico-ricettivi da parte delle famiglie con ISEE fino a 40.000 euro, gli sgravi contributivi volti a sostenere il livello occupazionale, il superbonus. La manovra prevede significativa risorse per il sostegno dell'occupazione e dei redditi, il completamento del finanziamento del cuneo fiscale, il rifinanziamento del taglio contributivo al Sud, il rifinanziamento delle cosiddette politiche invariate, mentre ci sono componenti importanti della programmazione, come l'introduzione della riforma fiscale. A proposito di Europa, finalmente possiamo dire che le linee guida provenienti da Bruxelles non sono sulla falsariga della religione neoliberista e questo lo si deve anche al Governo e alla maggioranza. (Applausi) . Questo è un grande successo che può vantare l'Italia, come ci ha riconosciuto anche l'Organizzazione mondiale della sanità, per aver combattuto questa pandemia. La "zattera Italia" è stata trascinata per tre decenni dalla corrente impetuosa del neoliberismo, grazie anche alle vele forniteci dall'Europa, verso il baratro dell'autodistruzione. Il Covid ci ha mostrato tutto ciò e ci ha fatto finalmente aprire gli occhi. È arrivato il tempo di andare controcorrente e di cambiare le vele. È stata l'Europa a fornircele: bisogna cambiare paradigma. Ieri, signor Presidente, lo spread è sceso a 120, con rendimenti triennali a meno 0,14: una sorta di nemesi per i piazzisti del MES, quel feticcio agitato a meri fini di propaganda che nessun Paese UE ha richiesto. (Applausi) . Ringrazio di cuore il ministro Gualtieri per la saggezza dimostrata dopo aver compreso che questo totem , evocato come la panacea di tutte le questioni sanitarie proprio da parte degli "Attila" del sistema sanitario, è antieconomico, se non una vera e propria sciagura per l'Italia. Sul MES non c'è bisogno di qualche bocconiano per smentirne la convenienza economica con gli attuali tassi; basta un semplice pallottoliere, quell'abaco antico utilizzato per i calcoli fin dal ventunesimo secolo avanti Cristo. Bisogna cambiare paradigma: non può essere la finanza a dettare l'agenda alla politica e ai Governi democratici. Ieri in Commissione bilancio è stato presentato un documento dal direttore generale del Tesoro, dottor Rivera, sulla genesi degli strumenti derivati. Ebbene, vi è una tabella che rappresenta la plastica subalternità della politica e dei Governi alla finanza e all'oligarchia dei banchieri. Dal 2011 al 2019, mentre alcuni Paesi hanno guadagnato dai contratti derivati (i Paesi Bassi quasi 20 miliardi), l'Italia, grazie a contratti capestro, ha pagato alle banche di affari 45 miliardi di euro. Ripeto: 45 miliardi di euro, con direttori generali e ministri dell'economia poi assoldati dalle banche di affari, da Mario Draghi a Vittorio Grilli e a Domenico Siniscalco.