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Oggi, in realtà, stiamo discutendo della conversione di un decreto-legge che reca un contenuto più tecnico-giuridico che non politico, nel senso che si è reso necessario per ridefinire la cornice all'interno della quale collocare i provvedimenti emanati nelle ultime settimane; un percorso che è iniziato il 31 gennaio con la deliberazione dello stato di emergenza ed è proseguito con una serie di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che hanno caratterizzato la vita del nostro Paese in queste settimane. Il punto di partenza, normativamente parlando, è il decreto-legge n. 6 del 23 febbraio, con il quale di fatto, andiamo ad abrogare quel decreto-legge e, con una legge dello Stato, convertendo il decreto-legge n. 19, rideterminiamo tutta la cornice giuridica che può - anzi deve - anche ricomprendere, dal punto di vista normativo, tutti gli aspetti che hanno riguardato i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che nel mese di marzo si sono succeduti. Credo sia questo il nostro compito oggi. Penso che tutte le valutazioni non possano non tener conto del fatto che la pandemia si è riversata sul nostro Paese in maniera inaspettata, come un vero tsunami. Probabilmente possiamo fare delle valutazioni relative al fatto che si sia perso un mese, di fatto febbraio, prima di approntare le strategie più restrittive. E, comunque, dobbiamo dire che non ci aspettavamo quanto è avvenuto in queste settimane, ossia le difficoltà che il virus ha determinato nella vita di tutti i giorni, la progressività del contagio, le drammatiche morti, le vicende delle residenze sanitarie assistite. Tutti i provvedimenti sono stati pertanto dettati dall'urgenza e anche dalla drammaticità dell'evoluzione del virus. Credo personalmente, però, che sia stato prodotto uno sforzo importante e c'è un Paese che ha risposto. Credo che i risultati importanti, soprattutto dal punto di vista del mutamento dell'offerta ospedaliera di cui si discute, vadano resi strutturali. Non guardiamo al momento; non facciamo una valutazione meramente relativa ai costi sostenuti, alla reale efficienza nel momento degli investimenti che sono stati fatti nel campo sanitario. Guardiamo piuttosto in prospettiva. Il fatto che si siano raddoppiati i posti della terapia intensiva deve essere visto in prospettiva e reso strutturale. Passare da 5.200 posti di terapia intensiva a 9.000 è un valore straordinario che dobbiamo consolidare. E, quindi, anche con gli impegni presi dal Governo, con il cosiddetto decreto rilancio e con le risorse che verranno dall'Europa, dobbiamo rendere strutturali i progressi in termini di offerta sanitaria e ospedaliera. Il provvedimento in esame, di fatto - come dicevo prima - abroga il primo decreto che è stato alla base di tutti i provvedimenti assunti poi dal Governo - il n. 6 del 23 febbraio 2019 - e con una legge dello Stato di conversione si va a coordinare e ad armonizzare la fonte iniziale con tutti gli strumenti successivi che sono stati messi in campo, in particolar modo i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che hanno caratterizzato la vita del nostro Paese nel mese di marzo e poi nelle settimane successive. Abbiamo fatto tutti una riflessione sull'utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per disciplinare fasi di grande restrizione delle libertà costituzionali. Anche noi, come Italia Viva, abbiamo manifestato perplessità rispetto alla strada intrapresa, perché ritenevamo che andasse coinvolto di più il Parlamento. Crediamo, però, che le valutazioni fatte abbiano portato al risultato che il decreto per la riapertura non è del Presidente del Consiglio, ma è un decreto-legge che coinvolgerà il Parlamento nella sua fase conversione e, quindi, ci sono stati progressi in tal senso. Domani sarà presente in questa sede il Presidente del Consiglio. In ogni caso, la legge di conversione contiene un comma che prevede che il Governo possa interloquire prima dell'emanazione di un provvedimento con il Parlamento. La normativa al nostro esame contiene quindi una importante possibilità che permetterà un confronto fattivo tra Governo e Parlamento anche prima dell'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio. Credo che questo sia l'aspetto che dovrebbe essere maggiormente valutato. Ritengo che sia importante fare una considerazione, che viene raccolta anche dal decreto e quindi dalla legge di conversione, relativamente agli equilibri tra lo Stato e le Regioni. Non credo sia stato un grande spettacolo quello della conflittualità perenne tra Regioni e Stato. Nessuno di noi crede sia necessario limitare l'autonomia regionale, ma in situazioni come queste penso sia determinante il ruolo centrale di programmazione e coordinamento da parte dello Stato, al quale poi le Regioni si dovranno uniformare. Ritengo che ciò avrebbe garantito una minore confusione istituzionale e anche una minore percezione all'esterno di una sorta di battaglia quotidiana tra istituzioni sulla predisposizione di diversi strumenti più o meno restrittivi. In questo caso il decreto-legge puntualizza come faccia da riferimento assoluto la norma prodotta dallo Stato; le Regioni poi possono magari mettere in campo provvedimenti più restrittivi, ma mai più permissivi. Reputo questo un aspetto che dobbiamo valutare, perché è una nota stonata in questa vicenda istituzionale che ha riguardato i provvedimenti messi in campo per combattere il coronavirus. In definitiva, sarà importante fare tesoro del percorso che è stato intrapreso nel corso delle passate settimane e delle restrizioni che hanno determinato grandi sacrifici per i cittadini, con una limitazione della libertà che mai prima d'ora c'era stata, almeno nella storia recente della Repubblica. Abbiamo quindi sicuramente il dovere di mettere in campo una capacità politica ancora maggiore di governare l'attuale fase. Dobbiamo assolutamente essere all'altezza di questa sfida. Dobbiamo - secondo me -creare le condizioni per cui la riapertura possa consentire il rilancio dell'economia di questo Paese, così tanto minata. Però, chiaramente, deve essere fatta con prudenza, garantendo e incentivando il rispetto delle regole fondamentali e semplici contenute nell'ultimo decreto, le quali dovranno caratterizzare la vita quotidiana delle prossime settimane e dei prossimi mesi. È chiaro che si tratta di una sfida ancora tutta da costruire, perché il rilancio e la fase 2 non sono solo nel decreto pubblicato in queste ore, ma anche nei comportamenti che noi dovremo incentivare e garantire come istituzioni e - soprattutto - nella capacità di essere il più unitari possibili. Mi sembra che il contesto politico non vada in questa direzione, però dovremo fare uno sforzo per condividere il più possibile i percorsi e dare una risposta quanto più unitaria possibile e caratterizzata da coesione nei confronti dei cittadini, perché abbiamo di fronte a noi dei mesi complicati, come testimoniato dai dati economici che emergono in tutta la loro drammaticità. Occorreranno pertanto sforzo e determinazione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciampolillo. Ne ha facoltà. CIAMPOLILLO (Misto) . Signor Presidente, se non fosse drammatica, la situazione attuale assumerebbe di certo il tono del grottesco. Il Governo ha subappaltato la gestione dell'emergenza sanitaria a figure senz'altro rispettabili, di certo mai scelte dai cittadini per affrontare le sfide della nostra Nazione.