[pronunce]

In base al rilievo che il provvedimento di convalida allora in discussione aveva «portata e conseguenze molto più limitate sulla libertà personale del destinatario» rispetto alla convalida dell'arresto e del fermo di polizia giudiziaria e che «la necessità di garantire all'interessato una adeguata difesa va coniugata con la celerità nell'applicazione della misura», nella citata sentenza n. 144 del 1997 questa Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 6, comma 3, della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di competizioni agonistiche), nella sola parte in cui non prevedeva che la notifica del provvedimento del questore contenesse l'avviso della facoltà dell'interessato di presentare, personalmente o a mezzo di difensore, memorie o deduzioni al giudice per le indagini preliminari, nell'ambito del giudizio di convalida. Del resto - prosegue il rimettente - dalla giurisprudenza costituzionale risulterebbe che l'obbligatorietà della difesa tecnica - con conseguente necessità che il giudice nomini un difensore d'ufficio in mancanza del difensore di fiducia - opera solo in riferimento al processo penale, agli incidenti di esecuzione penale, al processo per l'applicazione delle misure di sicurezza e a quello per l'applicazione delle misure di prevenzione, ossia a procedimenti preordinati all'adozione di misure penali o che trovano causa nella pericolosità sociale-criminale dell'interessato (sono citate le sentenze n. 160 del 1995 e n. 160 del 1982). Secondo il giudice a quo, tuttavia, le conclusioni cui è pervenuta questa Corte nella sentenza n. 144 del 1997 non sarebbero trasponibili al procedimento di convalida previsto dall'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione. In primo luogo, infatti, la misura dell'obbligo di presentazione presso un ufficio di polizia sarebbe finalizzata, nel caso in esame, ad assicurare l'espulsione dell'interessato con accompagnamento alla frontiera, e dunque costituirebbe un provvedimento di ben altro impatto rispetto al divieto di assistere a manifestazioni sportive, che veniva in rilievo nella citata pronuncia della Corte. In secondo luogo, l'avviso della facoltà di presentare, personalmente o a mezzo di difensore, memorie o deduzioni al giudice della convalida, giudicato nella sentenza n. 144 del 1997 sufficiente ad assicurare all'interessato una «concreta ed effettiva conoscenza delle facoltà di difesa di cui può fruire», non potrebbe ritenersi tale in relazione al procedimento di convalida disciplinato dall'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione, atteso che il destinatario della misura è un cittadino di Stati non appartenenti all'Unione europea (in seguito, extracomunitario), «presumibilmente inibito da limiti culturali e sociali che ne ostacolano le consapevolezze, nonché le capacità di autodifesa». Si giustificherebbe pertanto il dubbio di compatibilità dell'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione - nella parte in cui non prevede la celebrazione, nel giudizio di convalida della misura dell'obbligo di presentazione, di un'udienza con la partecipazione necessaria del difensore dell'interessato, anche nominato d'ufficio - con «la garanzia giurisdizionale di cui all'art. 13 Cost. in tema di provvedimenti limitativi della libertà personale e con il diritto di difesa in giudizio riconosciuto dall'art. 24, comma secondo». 2.- È intervenuto in entrambi i giudizi, con atti di identico tenore, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate manifestamente infondate. L'interveniente rammenta che il comma 1-bis dell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998 è stato introdotto dal d.l. n. 89 del 2011, allo scopo di trasporre nell'ordinamento interno l'art. 15, paragrafo 1, della direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, che, nel disciplinare il trattenimento ai fini dell'allontanamento, fa salvo il caso in cui «possono essere efficacemente applicate altre misure sufficienti ma meno coercitive». 2.1.- Le misure alternative al trattenimento adottabili ai sensi delle lettere a), b) e c) del censurato art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione (rispettivamente, obbligo di consegna del passaporto o altro documento equipollente in corso di validità, da restituire al momento della partenza; obbligo di dimora in un luogo preventivamente individuato, dove lo straniero possa essere agevolmente rintracciato; obbligo di presentazione, in giorni ed orari stabiliti, presso un ufficio della forza pubblica territorialmente competente), inciderebbero in misura assai minore sulla libertà personale del cittadino extracomunitario, rispetto al trattenimento presso un CPR. Tale minore incidenza sulla libertà personale, unitamente all'esigenza di celerità del procedimento, giustificherebbe la previsione della sola facoltà di presentare, personalmente o a mezzo di difensore, memorie e deduzioni al giudice della convalida, diversamente da quanto avviene in relazione al trattenimento presso il CPR, per la cui convalida, invece, è previsto lo svolgimento di un'udienza in camera di consiglio con la partecipazione necessaria di un difensore tempestivamente avvertito (art. 14, comma 4, del d.lgs. n. 286 del 1998). La scelta legislativa di prevedere due distinti procedimenti di convalida, applicabili l'uno al trattenimento dello straniero, l'altro alle misure ad esso alternative, sarebbe ispirata al principio di proporzionalità - richiamato anche dal sedicesimo considerando della direttiva 2008/115/CE -, al principio di gradualità - essendo i destinatari delle misure alternative al trattenimento gli stranieri in possesso di passaporto o altro documento di identità equipollente in corso di validità, destinatari di un'espulsione con accompagnamento alla frontiera non adottata per motivi di pericolosità - e al principio di contemperamento del diritto di difesa in relazione a situazioni incidenti in misura differente sulla libertà personale. A parere dell'Avvocatura generale dello Stato, non sussisterebbe un'apprezzabile differenza tra la convalida dell'obbligo di presentazione previsto dall'art. 6, comma 3, della legge n. 401 del 1989, oggetto della sentenza n. 144 del 1997 di questa Corte, e la convalida delle misure alternative al trattenimento dello straniero. E invero, le misure previste dal censurato art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione non porrebbero in questione la legittimità del provvedimento di espulsione dello straniero, essendo adottate dopo la pronuncia di quest'ultimo;