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Penso che sia arrivato il momento di mettere un po' di ordine in questo caos istituzionale, che ha visto un rimpallo di responsabilità tra il Governo e le Regioni e le Regioni e le città. Credetemi, questo rimpallo istituzionale sta diventando stucchevole e sta alimentando nella comunità una sorta di ansia nervosa e rabbia nei confronti di tutta la politica. E quando dico tutta la politica mi rivolgo non solo alla maggioranza, ma anche all'opposizione. Portare il dibattito su una polarizzazione di argomenti, toni e prospettive non aiuta certamente a disegnare il futuro di questo Paese, che dobbiamo disegnare insieme. Questa situazione è imbarazzante, perché quando si scorre l'elenco delle ordinanze regionali e dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri ci si accorge che sono quasi sempre in conflitto tra loro. Mi chiedo, pertanto, se non pensiamo tutti sia arrivato il momento di fare una riflessione attenta sul Titolo V della Costituzione e ragionare su una sorta di reset istituzionale a cinquant'anni dall'istituzione delle Regioni, che furono volute nel 1970 come enti di programmazione e non di gestione. Si tratta di enti ai quali abbiamo dato sempre più risorse e, visto che sediamo qui e sappiamo leggere i documenti, non possiamo nasconderci che hanno contribuito in maniera importante ad aumentare il debito del Paese. Ricordo che si è poi passati anche attraverso la riforma costituzionale del 2001 e - mi rivolgo soprattutto al PD, che volle quel cambiamento in modo particolare - credo che noi tutti dovremmo ragionare su questo reset con grande lucidità, soprattutto in vista di un cambio forte, ormai indispensabile per dare un nuovo modello di crescita e sviluppo e che non può assolutamente passare attraverso 20 tipi di legislazioni differenti. Oggi il mondo è talmente grande, ma anche talmente piccolo per le interconnessioni che tutti noi conosciamo al punto che - provo a dire qualcosa buttando un po' il cuore oltre l'ostacolo - è forse arrivato il momento di ridare funzione di programmazione a degli enti che non sono neanche più concepibili come le venti Regioni, ma - magari - come delle macro Regioni, visto che ci sono delle realtà territoriali che possono stare benissimo insieme pensando a un mondo (e al nostro territorio) sempre più interconnesso. Questo ci porterebbe anche a ragionare in termini costruttivi sui tre comparti che sono stati i più interessati dalla pandemia (la scuola, i trasporti e la sanità) e su quali modelli regionali, al momento in antitesi uno con l'altro e con delle direttive nazionali che sono sempre più necessarie, potrebbero rappresentare veramente la sfida del XXI secolo e di questo Parlamento, che ha ancora del tempo davanti per poter riflettere. Siamo tutti consapevoli che le riforme richiedono tempo, buona volontà, capacità di ascolto e di svincolarsi un po' dalle singole appartenenze. Passo all'ultimissima riflessione sul tema del digitale, che mi sta particolarmente a cuore e su cui (abbiamo letto le dichiarazioni del ministro Patuanelli) ci saranno consistenti risorse. Mi raccomando: questa è una materia su cui occorre veramente un intervento prepotente dello Stato, che significa non voler rendere tutto pubblico - assolutamente - ma ripensare il modello di collaborazione tra pubblico e privato. Stiamo infatti parlando di un settore dell'economia che diventerà sempre più strategico e dovrà essere governato fortemente a livello centrale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, inizialmente, vedendo come il Governo stava annaspando davanti a questa seconda ondata, mi ero fatto l'idea che fosse mancata una serietà da parte del Governo, forse la capacità di condividere le responsabilità di un momento tanto difficile. Del resto, la cosa più ovvia, quando si è in un momento difficile, è cercare di condividere il più possibile la responsabilità, anche con le forze dell'opposizione, ma questo non è stato fatto. Mi ero forse posto la questione sotto il profilo di una mancanza di strategia generale, perché vedere il Governo che non è in grado di garantire da una parte la salute ai nostri cittadini e, dall'altra, la ricchezza del Paese e la stabilità della nostra economia mi aveva portato ad analizzare la questione sotto forma di una sostanziale incapacità del Governo. Mancano le linee guida dal punto di vista terapeutico su come trattare il Covid-19 e mancano precisi atti di indirizzo finalizzati a salvaguardare le piccole e medie imprese del nostro Paese, così come a salvaguardare la produttività e la nostra economia. Poi ho capito che non era così; non è una questione di inadeguatezza, non è una questione di mancanza di serietà e non è neanche una questione di mancanza di strategia. Forse si sta perseguendo un altro piano strategico generale. Continuate a dire di non avere tempo, eppure avete trovato il tempo in questi ultimi tre mesi, ad esempio, di liberalizzare la pillola para-abortiva per le minorenni, senza obbligo di ricetta, né firma dei genitori, dimenticandovi che lo stesso farmaco EllaOne da 30 milligrammi è stato vietato, con il nome di Esmya in concentrazione da 5 milligrammi (quindi inferiore) in quanto tossico e nocivo. (Applausi) . Vale a dire che per gli adulti fa male e per le ragazzine minorenni, senza ricetta e senza neanche la firma dei genitori, fa benissimo, in concentrazione oltretutto superiore. Avete trovato il tempo - è notizia di questi giorni - di liberalizzare le droghe leggere, ancora con la storia della cannabis pseudo- light , ancora una volta con questa leggenda che la droga leggera si può vendere nei cannabis shop . Il Ministro della salute ha trovato il tempo di scrivere un meraviglioso libro autocelebrativo, «Perché guariremo: dai giorni più duri a una nuova idea di salute», tolto dal commercio nottetempo perché non era il caso, con i malati di Covid che ci lasciavano le penne nelle terapie intensive. (Applausi) . Avete trovato il tempo di demonizzare le Regioni del Nord che sarebbero state incapaci di gestire la sanità, tanto che in questa stessa Aula ho sentito dire «fortuna che ci sono i contributi da parte delle Regioni del Sud, perché altrimenti…», quando invece, attaccando l'indipendenza e l'autonomia della sanità regionale, l'obiettivo non era quello di colpire la malattia, cioè il Covid, ma di colpire l'autonomia, perché c'è un progetto di fondo. Qual è questo progetto di fondo? (Applausi) . Avete bloccato per mesi, da luglio a oggi, i lavori della Camera dei deputati per il disegno di legge Zan, che metterà una benda sulle nostre bocche. (Applausi) . È una legge liberticida che non serve a nulla se non a fare danni e a portare il gender nelle scuole. Perché? Lo avete fatto perché avete un obiettivo molto chiaro: usare la crisi del coronavirus per abolire la famiglia, per abolire le tradizioni, per abolire i valori e per abolire la nostra identità. (Applausi) . Lo avete fatto perché il nostro Paese sia consegnato alle grandi lobby , alle grandi speculazioni della finanza internazionale, che hanno tutti gli strumenti e tutto l'interesse a trasformare il nostro Paese, come l'intero Occidente, da una società di famiglie in una sorta di coacervo di individui soli, isolati, impauriti e terrorizzati. Questo è quanto state facendo. Non ve lo permetteremo.