[pronunce]

che, infatti, pur assumendo che la pronuncia citata si estenda ai tabulati telefonici, come il ricorrente afferma di ritenere, nel caso in esame la richiesta di autorizzazione rigettata dal Senato concerne l'utilizzazione della prova sia nei confronti del soggetto “terzo”, che ha avuto contatti telefonici con il parlamentare, sia nei confronti dello stesso parlamentare; che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma chiede quindi che la Corte costituzionale voglia dichiarare che non spettava al Senato della Repubblica negare l'autorizzazione all'utilizzo dei tabulati delle comunicazioni riferite all'utenza in uso a Michele Sinibaldi, nella parte relativa ai contatti con l'utenza in uso al senatore Valentino e, conseguentemente, annullare la delibera del 21 dicembre 2007 (doc. IV, n. 1). Considerato che, in questa fase del giudizio, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la Corte costituzionale è chiamata a deliberare, senza contraddittorio, circa l'esistenza o meno della «materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza», restando impregiudicata ogni ulteriore decisione, anche in punto di ammissibilità; che, per quanto riguarda il requisito soggettivo, deve riconoscersi al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma la qualifica di organo competente a dichiarare in via definitiva – nel procedimento sottoposto al suo giudizio – la volontà del potere cui appartiene, in ragione dell'esercizio delle funzioni giurisdizionali svolte in posizione di piena indipendenza (da ultimo, ordinanze numeri 122 e 84 del 2008); che, ancora sotto il profilo soggettivo, il Senato della Repubblica, che ha adottato la delibera di diniego dell'autorizzazione all'utilizzo di tabulati telefonici nei confronti di un proprio membro, è legittimato ad essere parte del conflitto di attribuzione, essendo competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere che esso impersona, in relazione all'applicabilità della prerogativa di cui all'art. 68, terzo comma, della Costituzione; che, quanto al requisito oggettivo del conflitto, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma lamenta la lesione della propria sfera di attribuzioni, costituzionalmente garantita, in conseguenza dell'esercizio – ritenuto illegittimo perché non corrispondente ai criteri che la Costituzione stabilisce, come sviluppati dalla giurisprudenza di questa Corte – del potere, spettante al Senato della Repubblica, di negare l'autorizzazione all'utilizzo di materiale probatorio nei confronti di un proprio membro; che, in conclusione, esiste la materia di un conflitto di attribuzione, la cui risoluzione spetta alla competenza di questa Corte.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara ammissibile, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, il conflitto di attribuzione proposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma nei confronti del Senato della Repubblica, con il ricorso indicato in epigrafe; dispone: a) che la cancelleria della Corte dia immediata comunicazione della presente ordinanza al ricorrente Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma; b) che, a cura del ricorrente, il ricorso e la presente ordinanza siano notificati al Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui al punto a), per essere successivamente depositati, con la prova dell'avvenuta notifica, presso la cancelleria di questa Corte entro il termine di venti giorni dalla notificazione, a norma dell'art. 26, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 luglio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 luglio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA