[pronunce]

Il tradimento dei principi e dei criteri direttivi della legge di delegazione sarebbe evidente e si riverbererebbe in una lesione delle competenze legislative e amministrative delle Regioni, di cui agli artt. 114, 117 e 118 Cost., oltreché in una violazione del principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost. Infatti, come già evidenziato, gli artt. 64 e 65 del d.lgs. n. 117 del 2017 avrebbero attribuito i sopra enunciati poteri in capo all'ONC, lasciando agli organismi regionali un ruolo meramente esecutivo e privo di ogni autonomo rilievo decisorio. Tra l'altro, la stessa distribuzione territoriale degli OTC sarebbe irragionevole, se si tiene conto che la Regione Veneto, con riferimento a un'area demografica di oltre sei milioni di abitanti, parteciperebbe a un organismo che accorpa Veneto e Friuli-Venezia Giulia, mentre la Liguria e la Calabria, con popolazioni notevolmente inferiori, avrebbero un organismo territorialmente dedicato. 2.2.2.- Tale accentramento a livello statale, non previsto e non voluto dal legislatore delegante e in grado di sacrificare e marginalizzare i bisogni specifici e peculiari dei diversi territori, si porrebbe irragionevolmente in contraddizione anche con gli artt. 3 e 97 Cost. Il che, anche in questo caso, si tradurrebbe in una menomazione delle competenze regionali. 2.3.- Da ultimo, sarebbe illegittimo l'art. 72 (secondo la Regione Veneto anche in relazione all'art. 73) del d.lgs. n. 117 del 2017, per violazione degli artt. 97, 117, terzo e quarto comma, e 118 Cost., nonché del principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost. 2.3.1.- L'art. 72 disciplina le modalità di funzionamento e di utilizzo delle risorse del «Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore», istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al fine di sostenere lo svolgimento di attività d'interesse generale rientranti nell'ambito del Terzo settore, attraverso il finanziamento d'iniziative e di progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni comprese tra i soggetti del Terzo settore. Siffatto fondo, finanziando con rilevanti risorse lo svolgimento di attività di interesse generale di cui all'art. 5 del d.lgs. n. 117 del 2017, sotto forma di puntuali iniziative e progetti, inciderebbe significativamente su numerosi settori di competenza regionale, alterando la capacità e comprimendo l'autonomia degli enti territoriali nell'amministrare i correlati interessi pubblici. Come sottolineato dalla giurisprudenza costituzionale in materia di fondi statali, «[l]'esigenza di rispettare il riparto costituzionale delle competenze legislative fra Stato e Regioni comporta altresì che, quando tali finanziamenti riguardino ambiti di competenza delle Regioni, queste siano chiamate ad esercitare compiti di programmazione e di riparto dei fondi all'interno del proprio territorio» (sentenza n. 16 del 2004; nello stesso senso è richiamata la sentenza n. 189 del 2015). Ove ciò non avvenga, il ricorso a finanziamenti ad hoc potrebbe divenire uno strumento indiretto, ma pervasivo, d'ingerenza dello Stato nell'esercizio delle funzioni degli enti territoriali, nonché di sovrapposizione di politiche e di indirizzi governati centralmente a quelli legittimamente decisi dalle Regioni negli ambiti materiali di propria competenza. Nel caso di specie, invece, sarebbe il solo Ministero del lavoro e delle politiche sociali a determinare gli obiettivi generali, le aree prioritarie d'intervento e le linee di attività finanziabili, nonché quali debbano essere i soggetti attuatori, senza alcuna forma d'intervento, né istruttorio, né decisorio, né programmatorio, da parte delle Regioni. Le concrete modalità di funzionamento del fondo, quindi, si porrebbero in aperto contrasto con l'autonomia amministrativa e legislativa delle Regioni, laddove si vengano a finanziare interventi o progetti afferenti a materie di competenza regionale. La mancata previsione di ogni apporto partecipativo da parte delle Regioni determinerebbe, inoltre, una lesione del principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost. Quanto sin qui affermato troverebbe conferma nell'art. 73 del d.lgs. n. 117 del 2017, ove il legislatore, nel destinare altre risorse finanziarie al sostegno del Terzo settore, ha fatto espresso riferimento al finanziamento di «interventi in materia di Terzo settore di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali». Il che consentirebbe, nel caso specifico, di giustificare la previsione di un potere decisorio unilaterale in capo allo stesso Ministero, non afferendo né interferendo il vincolo di destinazione delle risorse finanziarie del fondo nazionale per le politiche sociali rispetto ad ambiti materiali attribuiti alla competenza delle Regioni. 2.3.2.- La denunziata alterazione del riparto di competenze, peraltro, sarebbe idonea a ledere il principio di buon andamento dell'agire pubblico di cui all'art. 97 Cost. - a detrimento dell'interesse dei cittadini e del proficuo svolgimento delle attività sociali d'interesse generale afferenti al Terzo settore - e il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., poiché vi sarebbero severi rischi di sovrapposizioni, se non contrapposizioni, nell'ambito delle politiche sociali da perseguire a soddisfacimento dei bisogni emersi nei vari territori. 3.- Con due atti d'identico contenuto, depositati il 13 novembre 2017, si è costituito in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni promosse dalle Regioni ricorrenti siano dichiarate infondate. 3.1.- In via preliminare la difesa statale asserisce che, com'è noto, il complesso delle materie di competenza esclusiva dello Stato è definito dall'art. 117 Cost. e si caratterizzerebbe per la presenza di elementi dinamici, che manterrebbero in capo allo Stato stesso un ruolo di rilievo, in forza del loro carattere trasversale. È il caso, ad esempio, della competenza a determinare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, anche in ragione della forte connotazione sociale che ispira tutte le norme costituzionali. La materia del Terzo settore - più di ogni altra - ricomprenderebbe in sé una pluralità di competenze, che investono anche altri settori, con i quali s'intersecherebbero strettamente. Al pari dell'ambiente e della concorrenza, dunque, il Terzo settore costituirebbe una di quelle materie per le quali la giurisprudenza costituzionale riconosce allo Stato il potere di fissare standard di tutela uniformi sull'intero territorio nazionale, potendo così interessare molte delle materie di competenza concorrente o primaria regionale.