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Realizzazione di zone economiche speciali (ZES). Onorevoli Senatori. -- L’Italia è uno dei Paesi dell’Unione europea che maggiormente stanno pagando il prezzo della crisi economico-finanziaria globale che perdura oramai dal 2009. Analogamente a quanto accade in Grecia e in Spagna, anche l'Italia ha dovuto realizzare un intenso programma di tagli alla spesa indispensabili per evitare il default . È evidente che un programma di austerità per risultare efficace deve essere necessariamente accompagnato da misure che favoriscano la crescita economica, anche mediante la realizzazione di nuovi investimenti. In questo contesto si inserisce la necessità e l'opportunità di ricorrere alla realizzazione delle cosiddette zone economiche speciali (ZES). Una ZES è una zona all'interno di una Nazione in cui sono adottate specifiche leggi finanziarie ed economiche costruite con l'obiettivo di attrarre investitori stranieri che potrebbero essere interessati a fare affari in un’area dove ricevono trattamenti vantaggiosi in termini fiscali, economici e finanziari. Alcune delle ZES più estese si trovano in Cina, dove il Governo ha avviato la creazione di tali aree dal 1980 e dove ultimamente si stanno caratterizzando intere province, ma ci sono esempi anche in Europa (Madeira, in Lettonia) anche se numerose free trade zone in realtà hanno caratteristiche analoghe alle ZES e ben 14 in Polonia recentemente sono state rinnovate sino al 2020. All'interno della ZES, le tasse vengono ridotte e possono essere azzerate completamente e le aziende pagano tariffe più basse. L'idea alla base di una ZES è che può essere in grado di stimolare una rapida crescita economica. Attirando gli investitori stranieri, le Nazioni possono attingere ricchezze provenienti da altri Paesi per migliorare le loro economie e le loro condizioni di vita. Tali zone possono svilupparsi molto rapidamente, attirando lavoratori provenienti da tutta l'area di riferimento. Numerose nazioni hanno sperimentato un boom economico dovuto agli effetti istitutivi delle ZES con un PlL/Area sui primi quattro anni superiore al 300 per cento. Recentemente anche la Grecia ha manifestato il suo interessamento verso l'istituzione di ZES come strumento eccezionale per lo sviluppo di aree depresse ma con forti potenzialità, legate alla presenza di porti di rilevo come il Pireo. In Italia esistono le condizioni ideali per l'istituzione di una ZES in diverse aree ma in particolare in regioni in cui sono situati porti di transhipment , come la Sardegna, la Calabria o la Puglia, regioni, queste ultime due, che pagano un notevole ritardo in termini di sviluppo economico e sociale e che quindi rientrano nell'obiettivo convergenza, cioè tra quelle regioni interessate al sostegno mediante fondi strutturali dell’Unione europea. I porti favoriscono la circolazione di milioni di contenitori all'anno provenienti da ogni parte del mondo e quindi, insieme alle aree retrostanti, possono rappresentare i luoghi migliori per l'istituzione di aree di sviluppo per aziende che operano in settori industriali o nella logistica distributiva, ma anche nella filiera agro-alimentare e viti-vinicola; tuttavia per attrarre tali aziende occorre offrire significativi vantaggi fiscali e amministrativi. In particolare, il porto di Brindisi, ai primi posti nel transhipment nel Mediterraneo, con la disponibilità delle aree retroportuali e aeroportuali, ha tutte le carte in regola per favorire la nascita di una zona economica speciale a sostegno di un rapido sviluppo economico e sociale di tutta la regione Puglia. A questo si aggiunga che la regione Puglia si sta dotando di un apposito Piano delle infrastrutture regionali che prevede una serie di complessi ed articolati interventi infrastrutturali e non, votati al rilancio del Salento intero quale importante polo logistico. La realizzazione delle ZES appare dunque la ricetta ideale per rilanciare i foreign direct investment in Italia, cioè investimenti esteri in Italia, catalizzando l'interesse di grandi gruppi internazionali che oggi non sono in Italia e nazionali, creando dunque occupazione e sviluppo economico stabile. Tali benefici sono attesi in misura nettamente superiore alle perdite che l'erario sostiene per implementare il sistema di incentivazione dal momento che si tratta di entrate fiscali al momento inesistenti. In altre parole, se si considerano soltanto i benefici e gli oneri marginali che derivano dalla creazione di una ZES, il saldo rimane di gran lunga favorevole. Pertanto, il Governo nazionale dovrebbe avere tutto l'interesse a perseguire questo tipo di soluzioni per lo sviluppo, lavorando strenuamente per la condivisione con i partner europei per superare le eventuali obiezioni in merito al rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato.. 1 (Finalità della legge) 1 La presente legge stabilisce le procedure, le condizioni e le modalità per la realizzazione di una zona economica speciale (ZES). 2 La ZES è un territorio ben identificato dove le aziende insediate possono beneficiare di regimi particolari. 3 Lo scopo della legge è quello di creare condizioni favorevoli in termini doganali, fiscali, finanziari e amministrativi per incentivare l'insediamento nella ZES di aziende internazionali che svolgono attività logistica o industriale e quindi promuovere lo sviluppo economico e l'occupazione. 2 (Istituzione di una ZES nella regione Puglia) 1 È istituita nella regione Puglia una ZES che comprende i comuni di Bari, Brindisi, Taranto, Barletta, Manfredonia, Molfetta, Monopoli e Gallipoli, sede di porti aventi rilevanza strategica, che insistono in un contesto territoriale idoneo a fruire del sostegno all'obiettivo convergenza, nonchè del sostegno transitorio all'obiettivo competitività regionale e occupazione in base alle politiche di coesione. 3 (Caratteristiche e amministrazione della ZES) 1 La regione Puglia definisce i confini della ZES e la gestione dei rapporti con i vari soggetti pubblici e privati che godono diritti di proprietà o di utilizzo delle aree che saranno annesse alla ZES. Tutte le aziende già presenti nel territorio di riferimento al momento della realizzazione della ZES continuano a mantenere gli eventuali diritti di concessioni di cui sono in possesso. 2 Nella ZES sono ammesse aziende che svolgono attività di natura logistico-distributiva o di natura industriale e aziende di servizi in genere. 3 Nella ZES in particolare sono consentiti: a operazioni di importazione; b operazioni di deposito merce; c confezionamento; d trasformazione; e assemblaggio; f riesportazione merce. 4 Nella ZES sono espressamente vietati: a la produzione e lo stoccaggio di materiali radioattivi; b la produzione di sostanze chimiche che possono avere un impatto negativo sull'ambiente; c la fabbricazione di armi; d la produzione di tabacco; e ogni altra attività non ammessa dalla normativa dell’Unione europea. 5 All'interno della ZES non possono essere comunque consentiti insediamenti o unità produttive o di trasformazione delle merci il cui ciclo di lavorazione sia in contrasto con le disposizioni vigenti in materia di tutela ambientate o di salvaguardia del territorio. 6 Le nuove imprese che si insediano nella ZES operano in piena armonia con le normative nazionale e dell’Unione europea e con gli specifici regolamenti adottati per il funzionamento della ZES.