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Disposizioni concernenti l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché la riforma dello stato giuridico dei docenti. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge, coerentemente con l'articolo 33 e con l'articolo 117, secondo comma, lettera n) , della Costituzione, reca norme generali sull'istruzione e sul rafforzamento del processo dell'autonomia scolastica avviato con l'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59. Nel nostro Paese l'attribuzione dell'autonomia alle scuole è avvenuta nel quadro di un generale processo di ammodernamento della pubblica amministrazione, ma attualmente la vera autonomia scolastica è ancora solo un auspicio, sottoposta com'è a fortissime limitazioni. I limiti di questa autonomia sono sempre di più e gravano sugli aspetti organizzativi e gestionali, sui compiti della dirigenza scolastica, troppo condizionata da logiche di tipo burocratico, sulla comunità professionale dei docenti, sul processo di insegnamento e di apprendimento che si svolge nelle scuole, sulle famiglie sempre meno presenti e sugli studenti che hanno diritto a un sistema scolastico ed educativo all'altezza delle sfide che la nostra società dovrà affrontare. Questo rende indifferibile una riforma che riguarda il sistema di governo delle istituzioni scolastiche, lo stato giuridico dei docenti e la partecipazione delle famiglie. Con questo disegno di legge si intende proporre un modello di governance delle istituzioni scolastiche basato sui criteri della partecipazione e della responsabilità a ogni livello del processo decisionale, che valorizzi, nel contempo, la dimensione di comunità di apprendimento, di comunità professionale e di comunità educativa proprie di ogni istituzione scolastica. Ciò implica una profonda modificazione degli organi di governo delle istituzioni scolastiche e del loro funzionamento, la riforma dello stato giuridico dei docenti, per rendere finalmente possibile anche in Italia una progressione della loro carriera basata sul merito oltre che sull'anzianità di servizio e il superamento della distinzione tra scuole statali e non statali, che consenta la libertà di scelta educativa delle famiglie. La riforma degli organi collegiali della scuola degli anni Settanta ha cercato di superare il centralismo dello Stato, ma ha mostrato, quasi subito, tutti i suoi limiti. I poteri riconosciuti agli organi collegiali sono stati di fatto esautorati dall'eccessivo formalismo centralistico, dalla mancata chiarezza sui ruoli e sui compiti delle componenti scolastiche, della presenza, a livello distrettuale e provinciale, di soggetti che hanno di fatto annullato il peso dei genitori e degli studenti, nonché dalla limitatezza delle risorse. Ciò ha determinato una continua deresponsabilizzazione della componente dei genitori e l'affievolirsi della loro partecipazione. Queste considerazioni portano a prefigurare una consistente e radicale modifica del modello di gestione delle istituzioni scolastiche, nella direzione di una nuova articolazione degli organi di governo interni alle stesse istituzioni e nella distinzione, in ordine alle competenze e alle prerogative definite dalla riforma costituzionale, tra gli organi di livello politico e di livello amministrativo dell'intero sistema; ciò anche al fine di coniugare l'esigenza della piena valorizzazione dell'autonomia professionale dei docenti e dei dirigenti con quella della partecipazione delle famiglie. La responsabilizzazione professionale dei dirigenti e dei docenti e la distinzione degli ambiti di intervento sono i cardini su cui poggiare un sistema decentrato imperniato sull'autonomia e sulla partecipazione delle famiglie. La presente iniziativa legislativa, in considerazione di quanto rilevato, attribuisce autonomia statutaria alle scuole, dettando i princìpi e i criteri a cui devono sottostare gli statuti per quanto riguarda la formazione, la composizione e l'articolazione delle competenze degli organi di governo. Si tratta di restituire alla scuola un ruolo centrale nella formazione dei giovani e una funzione centrale per il loro sviluppo sociale e culturale anche attraverso la collaborazione con le famiglie. Il presente disegno di legge prevede, inoltre, la possibilità per le scuole autonome di essere affiancate da fondazioni, nonché di avere partner pubblici e privati che le sostengano nelle loro attività, disposti a entrare nell'organo di governo della scuola e che contribuiscano a innalzare gli standard di competenza dei singoli studenti e la qualità complessiva dell'istituzione scolastica. Si vuole anche promuovere la libertà di scelta educativa, che è ignorata in Italia a differenza di quanto succede in tutta l'Europa. Il testo si compone di tre capi, suddivisi in diciannove articoli. Il capo I disciplina gli organi delle istituzioni scolastiche. L'articolo 1 riconosce l'autonomia delle istituzioni scolastiche, che costituiscono i loro organi di governo e ne disciplinano il funzionamento; inoltre, le istituzioni scolastiche costituiscono organi di partecipazione degli studenti e delle famiglie. Nel piano dell'offerta formativa si tiene conto delle prevalenti richieste delle famiglie ed esso è comprensivo delle diverse opzioni eventualmente espresse da singoli o da gruppi di insegnanti nell'ambito della libertà di insegnamento, compatibilmente con le risorse disponibili. L'articolo 2 disciplina gli organi delle istituzioni scolastiche, che sono distinti in: dirigente scolastico, collegio dei docenti, consiglio d'istituto e direzione. Tali istituzioni provvedono ad adottare propri regolamenti in materia di organi e di organizzazione interna. L'articolo 3 attribuisce al dirigente scolastico la rappresentanza legale e la responsabilità della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e del perseguimento delle finalità dell'istituzione scolastica. L'articolo 4 disciplina il collegio dei docenti, che ha la responsabilità dell'impostazione didattica in rapporto alle particolari esigenze dell'istituto. L'articolo 5 tratta del consiglio d'istituto, al quale sono attribuiti compiti quali: indirizzo generale dell'attività dell'istituzione scolastica, approvazione del piano di offerta formativa, approvazione del bilancio di previsione, approvazione del regolamento dell'istituzione scolastica. L'articolo 6 prevede l'elezione, da parte del consiglio d'istituto, di una direzione con le competenze già previste dal testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nonché competenze propositive di impulso ed esecutive. All'articolo 7 sono istituiti gli organi di valutazione collegiale e disciplinare degli alunni, aventi il compito di valutare i livelli di preparazione e di apprendimento degli alunni periodicamente e alla fine dell'anno scolastico. L'articolo 8 prevede la possibilità da parte dell'istituzione scolastica, di costituire una fondazione che ne sostenga l'attività. Nell'articolo 9 è specificato che le disposizioni della legge si applicano anche alle scuole paritarie. L'articolo 10 prevede un nucleo di valutazione dell'efficienza, dell'efficacia e della qualità del servizio scolastico, composto da docenti superiori e da un massimo di due membri esterni. Le modalità e il compenso sono definiti dal regolamento d'istituto.