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l'AIFA si è giustificata infatti sostenendo che le risorse di questo Fondo dal 2010 ad oggi si sono praticamente dimezzate, passando dai 20 milioni iniziali ai 10,5 milioni del 2021. In cambio è fortemente aumentato il livello delle richieste di accesso al Fondo, che negli ultimi due anni hanno superato i 50 milioni di euro per anno. La richiesta di accesso al fondo è nominale e quest'anno oltre 2.000 pazienti ne hanno fatto richiesta; per questo, sempre secondo l'AIFA, si rende necessario sospendere, sia pure temporaneamente, anche le attività correnti di valutazione delle richieste di accesso al Fondo e avviare un profondo ripensamento volto a ridefinire le regole e i criteri da utilizzare; immediatamente si sono sollevate le voci preoccupate di quelle associazioni di pazienti le cui patologie non sono ancora coperte da farmaci specifici, facilmente reperibili sul mercato; le associazioni sono infatti convinte che sospendere questo fondo dedicato al rimborso di farmaci orfani per il trattamento di malattie rare, creerà gravi disagi ai pazienti con malattia rara, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario intervenire presso l'AIFA, perché non sospenda il fondo in questione, dal momento che per molti pazienti costituisce una oggettiva possibilità di cura di cui non possono attualmente fare a meno; se non intenda destinare al suddetto fondo, sia pure in via provvisoria, le risorse necessarie ad un suo corretto funzionamento sempre a garanzia del diritto alla salute di tutti i malati, compresi i "rari". Atto n. 3-02941 MONTEVECCHI DE LUCIA Al Ministro della cultura Premesso che: in un recente articolo de "L'Espresso", dal titolo "Paradosso Italia: è record di siti dell'Unesco ma gli archeologi non possono lavorare", viene evidenziata la nota situazione di carenza di personale del Ministero della cultura con le evidenti conseguenze negative sul lavoro degli enti periferici; in particolare, l'articolo sottolinea come in Italia sia presente il maggior numero di siti UNESCO tra quelli distribuiti nei 167 Paesi e nonostante ciò vi sia una persistente e grave insufficienza di personale per la loro tutela e più in generale per la salvaguardia di tutto il patrimonio culturale del Paese; considerato che: quest'anno il Consiglio superiore dei beni culturali, a fronte di una crescita delle posizioni apicali, ha denunciato l'aumentare della carenza di personale nelle soprintendenze del 10 per cento rispetto a 5 anni fa; gli addetti ai lavori hanno sempre sottolineato la gravità di una tale carenza e del ricorso a forme di volontariato anche per attività di tutela delicate che per loro natura dovrebbero essere eseguite solo da professionisti; per la figura dell'archeologo, in particolare, sono note le problematiche relative agli esigui numeri del personale assunto dal Ministero, al frequente ricorso a contratti a termine con paghe sottostimate e all'impossibilità materiale per gli stessi di svolgere le innumerevoli attività a cui sono destinati (si pensi solo alla necessità di partecipare alle attività di archeologia preventiva); valutato che: il decreto-legge n. 77 del 2021, recante "Governance del PNRR e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure", convertito con modificazioni dalla legge n. 108 del 2021, ha previsto, nel solco della transizione ecologica, un'ulteriore riduzione dei termini procedurali autorizzativi comportando inevitabilmente un aumento del carico di lavoro del personale preposto (si cita, ad esempio, la riduzione dei termini prevista dall'articolo 44 in materia di verifica preventiva dell'interesse archeologico); ad opinione delle interroganti, un'estrema accelerazione procedurale potrebbe configurarsi non rispettosa del dettato costituzionale di tutela del patrimonio culturale laddove oggettivamente impossibile da effettuarsi a causa di una nota e persistente carenza di personale qualificato presso gli organismi preposti, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo stia adottando per dotare gli organi ministeriali preposti al rilascio di autorizzazioni e alle operazioni di indagine di "archeologia preventiva" di un adeguato contingente di personale e, più in generale, per porre rimedio alla grave carenza di organico che affligge i settori dedicati alla tutela e alla conservazione del patrimonio culturale; in che modo intenda declinare, all'interno dei progetti di competenza previsti nel PNRR, azioni per la valorizzazione delle figure professionali dei beni culturali e per attuare un piano di manutenzione preventiva programmata. Atto n. 3-02942 LOREFICE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la legge 15 maggio 1989, n. 181, disciplina gli aiuti per il rilancio delle attività industriali, la salvaguardia dei livelli occupazionali, il sostegno dei programmi di investimento e lo sviluppo imprenditoriale delle aree colpite da crisi industriale e di settore; il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, ha previsto l'applicazione del regime di aiuto alle imprese di cui alla suddetta legge n. 181 nelle aree di crisi industriale complessa; con la deliberazione della Giunta regionale 14 maggio 2015, n. 111, la Regione Siciliana ha presentato istanza di riconoscimento, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, del decreto del Ministro dello sviluppo economico 31 gennaio 2013, per il territorio del comune di Gela e per le aree di localizzazione delle aziende dell'indotto quale area di crisi industriale complessa; tale istanza ha trovato accoglimento con il decreto del Ministro dello sviluppo economico 20 maggio 2015 che riconosce l'area di crisi industriale complessa di Gela, mentre con decreto ministeriale 1° ottobre 2015 lo stesso ha provveduto alla perimetrazione dell'area di crisi industriale, la quale ricomprende il comune di Gela e altri 22 comuni; il 23 ottobre 2018, il Ministero dello sviluppo economico, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la Regione Siciliana, il libero consorzio comunale di Caltanissetta, il Comune di Gela e l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p. A. hanno firmato un accordo di programma per il rilancio e la riconversione industriale dell'area di crisi industriale complessa di Gela; le risorse originariamente stanziate per il rilancio dell'area di crisi industriale di Gela sono pari a 25 milioni di euro, di cui 15 milioni a valere sulle risorse del programma operativo nazionale "Imprese e competitività" 2014-2020 FESR e 10 milioni di euro a valere sul piano azione coesione, programma operativo complementare 2014-2020 della Regione Siciliana; con la circolare direttoriale 6 febbraio 2019, n. 37925, si è aperto il bando rivolto alle aziende per l'accesso agli aiuti per il rilancio dell'area di crisi industriale di Gela. Il bando ha visto la presentazione di sei domande di finanziamento, di cui solo una è andata a buon fine; considerato che: