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E questo vuoto crea a sua volta una mancanza di Governo e rende più difficile governare l'immigrazione e controllare i fenomeni migratori. Ecco perché il nostro emendamento è quanto mai urgente e necessario. A fronte della cancellazione di quella protezione umanitaria, esso serve certo a rispondere all'appello del Capo dello Stato; certo a rispondere alla lettera della Costituzione; ma, colleghi, serve soprattutto a rispondere alle nostre coscienze che qui dovrebbero parlare con forza e non tacere. La cancellazione del permesso di soggiorno umanitario impedirà attività lavorativa, formazione, accesso al servizio sanitario nazionale; impedirà, cioè, i processi di integrazione che sono necessari e fanno la differenza tra inclusione ed esclusione, tra legalità e illegalità. Per questa ragione migliaia di sindaci, di ogni colore politico, chiedono a gran forza di fermare il decreto Salvini, perché sanno che genererà degrado e abbandono. Le stime parlano di 120.000 migranti irregolari in più nelle nostre città, che saranno ai margini ad amplificare conflitti e paure. Il decreto-legge in esame rischia di creare manovalanza per la criminalità, per gli spacciatori che infestano le nostre città. Altro che sicurezza! Non c'è oggi alcuna emergenza che giustifichi il decreto, il ricorso alla decretazione d'urgenza, tantomeno se venisse posta la fiducia. Ciò, Presidente, sarebbe ulteriormente vergognoso. Corriamo invece il rischio domani di vivere l'emergenza sociale che il decreto avrà creato, il rischio di una vera bomba sociale. Forse, però, Presidente, è proprio questo che si vuole creare, è questo l'obiettivo; non risolvere i problemi, ma alimentarli per poter poi lucrare sul fuoco della paura, dell'odio e del rancore. Quale perversa motivazione può altrimenti spingervi a smantellare il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), imperniato sui Comuni, sulle comunità locali, sui sindaci, sul loro attivismo, sull'accoglienza diffusa e quindi meno impattante? Tale sistema ha garantito risultati positivi non solo per l'integrazione, che è fondamentale, ma anche per la sicurezza sociale e l'ordine pubblico, consentendo un controllo più capillare e riducendo la clandestinità e il rischio di coinvolgimento in dinamiche criminali. Voi tutto questo lo colpite per ammassare migliaia di persone in centri governativi di grandi dimensioni, che hanno già dimostrato la loro pericolosità sia per i migranti, sia per gli italiani. Presidente, con il decreto-legge al nostro esame si è voluto a tutti i costi imporre un'operazione propagandistica, ideologica, pericolosa e anche falsa. Si è detto che immigrazione è sinonimo di criminalità e terrorismo. Colleghi, criminalità e terrorismo sono sinonimo di esclusione e marginalità. (Applausi dal Gruppo PD) . Gli stupri, purtroppo, non hanno colore della pelle. Questo decreto-legge rischia di favorire criminali e scafisti, anziché contrastarli, perché rifiuta l'idea stessa di integrazione, ma solo integrazione e inclusione costruiscono sicurezza e legalità. Quel che manca oggi è una maggiore integrazione e voi rispondete creando nuovi clandestini. Chi però nega diritti, Presidente, alimenta esclusione e illegalità. E questo vale per tutti noi. Per noi la battaglia per il lavoro, per il diritto allo studio, per la ricostruzione dopo il terremoto, è la stessa che vale per il diritto d'asilo. Per noi sono un'unica battaglia, perché la democrazia non è un menù alla carta e, se ne perdiamo un pezzo, la perderemo tutta quanta e non possiamo permetterlo, per essere all'altezza dei nostri padri e per potere un domani guardare in faccia le nuove generazioni, i nostri figli, e avere il loro rispetto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, oggi discutiamo di immigrazione per garantire protezione, accoglienza e integrazione agli immigrati che ne hanno diritto, e di sicurezza pubblica per contrastare il terrorismo, le mafie e migliorare anche lo scambio d'informazioni tra le Forze dell'ordine e i magistrati: due temi fortemente connessi e meritevoli di un'attenzione politica seria. Abbiamo dialogato a lungo per trovare un equilibrio accettabile tra solidarietà umana e tutela della sicurezza interna dello Stato, giungendo a condividere un testo normativo che, prevedendo l'accoglimento corretto di quei soggetti che giungono nel nostro Paese per ritrovare quella tanto sospirata pace negata nei loro Paesi d'origine, possa consentire di mantenere in Italia e in Europa uno standard di civiltà e sicurezza che finora troppo spesso è stato sacrificato e di rendere possibile una vera integrazione sociale. La regolamentazione dei flussi migratori è una necessità non più differibile e che è necessario decidere insieme per ripristinare uno Stato civile di sicurezza. Introdurre un filtro in grado di rilevare le situazioni specifiche per un ingresso regolare in Italia significa assicurare una vera tutela ai migranti, altra rispetto a quella della protezione internazionale e della protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie; avviare responsabili percorsi di integrazione e di ripristino delle condizioni di rientro nei propri territori, nonché garantire a tutti di trascorrere un'esistenza serena e dignitosa nel territorio nazionale. È necessario ristabilire la possibilità di circolare serenamente a qualsiasi ora in ogni angolo delle nostre città, perché un Paese poco sicuro non può definirsi democratico. In una società pluralistica in continua evoluzione lo Stato deve dettare le regole che garantiscano, alle condizioni attuali, il vivere civile. Non si può consentire la permanenza di zone territoriali fuori dal controllo delle istituzioni, in cui si comincia con un eccesso di tolleranza e si finisce con il rendere interi quartieri off limits al resto della popolazione, vere e proprie zone franche occupate da personaggi dediti alle più svariate attività di prepotenza e, quindi, delinquenziali. Il diritto di ognuno di noi non può nascere da situazioni illegittime ab origine e per questo il testo che esaminiamo oggi non lede alcun diritto, ma piuttosto disciplina situazioni gravi di irregolarità e illegittimità, per consentire migliori e uguali condizioni di accesso ai vantaggi e alle tutele già predisposte dalla Costituzione e dalle leggi a ogni cittadino. In concreto, il testo in discussione è un primo passo per porre fine a tutte quelle situazioni di colpevolmente consapevole esenzione dal rispetto di qualsiasi norma, dalle più elementari regole igienico-sanitarie fino ad arrivare a consentire impunemente vere e proprie violazioni del codice civile e del codice penale. È innegabile che il sistema di business che ancora oggi gravita attorno a situazioni di miseria e di emergenza sociale, tutelato dal buonismo dilagante, ha prodotto la diffusione incontrollata di degrado umano e sociale a cui ora abbiamo il dovere di riparare con un riordino della normativa, che ne impedisca la permanenza e l'espansione, per ristabilire condizioni di effettiva democrazia, giustizia e civiltà. Garantire l'ordine sociale e la sicurezza pubblica, insieme alla solidale protezione di chi fugge da guerre, è per questo Governo la sfida più grande.