[pronunce]

Infatti, la giurisprudenza di questa Corte, a detta della difesa statale, sarebbe da tempo orientata nel senso di ritenere inammissibili i ricorsi proposti avverso atti alla cui formazione i ricorrenti abbiano contribuito con il proprio assenso (è richiamata sentenza n. 507 del 2002). Solo la manifestazione esplicita del dissenso, anteriore all'approvazione della normativa oggetto di concertazione e puntualmente documentato, renderebbe ammissibile un'impugnativa, da parte della Regione dissenziente, dell'atto normativo, nel testo poi definitivamente approvato (viene citata la sentenza n. 275 del 2011). 6.- All'udienza del 17 aprile 2018, su istanza della Regione Veneto accolta dalle altre parti, è stato disposto il rinvio della discussione di entrambi i giudizi, successivamente fissata per l'udienza del 3 luglio 2018. Tale rinvio trovava giustificazione nell'entrata in vigore del decreto legislativo 13 aprile 2018, n. 43 (Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40, concernente: «Istituzione e disciplina del servizio civile universale, a norma dell'articolo 8 della legge 6 giugno 2016, n. 106»), recante interventi correttivi al d.lgs. n. 40 del 2017. 7.- In prossimità dell'udienza del 3 luglio 2018 tutte le parti hanno presentato memorie. 7.1.- La Regione Lombardia, oltre a ribadire le conclusioni rassegnate nel ricorso introduttivo, ha replicato alle argomentazioni della difesa statale, nonché preso in considerazione le innovazioni introdotte dal d.lgs. n. 43 del 2018 che, in ogni caso, lascerebbero impregiudicate le censure relative all'art. 7, comma 1, lettera d). 7.1.1.- La parte ricorrente sottolinea, in primo luogo, che le modifiche apportate, rispettivamente, dagli artt. 2 e 3 del d.lgs. n. 43 del 2018 all'art. 4, comma 4, del d.lgs. n. 40 del 2017, nonché all'art. 7, comma 1, lettera a), non muterebbero la sostanza delle disposizioni impugnate. Il legislatore statale, infatti, ha introdotto l'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni - ai sensi dell'art. 3, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato - città ed autonomie locali) - sul decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l'approvazione dei piani di servizio civile universale. Tuttavia, qualora non si raggiunga l'intesa, il Consiglio dei ministri può comunque provvedere con deliberazione motivata. La nuova formulazione dell'art. 4, comma 4, dunque, non avrebbe carattere satisfattivo, poiché consentirebbe il superamento unilaterale del dissenso regionale per il raggiungimento dell'intesa, mentre sarebbe stato necessario prevedere un'intesa forte. Ciò contrasterebbe altresì con l'esigenza di unitarietà che, in quanto espressione dell'art. 118, primo comma, Cost., sarebbe il fondamento della chiamata in sussidiarietà e, conseguentemente, dell'intesa stessa (sul punto si richiama la sentenza n. 121 del 2010). Inoltre, il Governo non avrebbe dato alcun elemento che comprovi la mancata applicazione delle disposizioni impugnate, mentre, anzi, vi sarebbe stata una prima fase sperimentale di esecuzione delle stesse (di cui all'avviso della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale del 3 agosto 2017). Non si determinerebbero, in definitiva, le condizioni richieste dalla giurisprudenza costituzionale perché debba essere dichiarata la cessazione della materia del contendere (sul punto sono richiamate le sentenze n. 246, n. 228, n. 218 e n. 187 del 2013 e n. 300 del 2012) e la questione dovrebbe essere trasferita sulla nuova formulazione dell'art. 4, comma 4, del d.lgs. n. 40 del 2017 (vengono richiamate le sentenze n. 219 del 2013 e n. 162 del 2007). 7.1.2.- La Regione Lombardia, in secondo luogo, contesta l'eccezione d'inammissibilità dell'Avvocatura generale dello Stato, per intervenuta acquiescenza alla luce del parere favorevole espresso dalla Conferenza unificata sullo schema del decreto legislativo impugnato. Le pronunce richiamate dalla difesa statale a sostegno di tale tesi, adottate da questa Corte in sede di conflitto di attribuzione, non sarebbero pertinenti, in quanto relative al perfezionamento d'intese, che si sostanziano in una paritaria codeterminazione del contenuto dei provvedimenti da adottare (ex plurimis, sono richiamate le sentenze n. 121 del 2010, n. 21 del 2006 e n. 27 del 2004). Questione del tutto differente, invece, sarebbe l'espressione del parere sugli schemi di provvedimenti legislativi, che mai potrebbe assumere quel carattere negoziale proprio degli atti d'intesa. 7.2.- Anche la Regione Veneto, oltre a ribadire le argomentazioni di cui al ricorso introduttivo, ha replicato alle eccezioni d'inammissibilità sollevate dalla difesa statale, argomentando altresì riguardo alle innovazioni introdotte dal d.lgs. n. 43 del 2018. 7.2.1.- Siffatte innovazioni non sarebbero satisfattive delle ragioni espresse nel ricorso. Il legislatore statale, infatti, avrebbe previsto una mera intesa debole, mentre sarebbe stato necessario stabilire strumenti di cooperazione con meccanismi per il superamento delle divergenze basati sulla reiterazione delle trattative o su specifici strumenti di mediazione, senza la possibilità dell'assunzione unilaterale dell'atto da parte dell'autorità centrale in caso di mancato raggiungimento dell'intesa entro un determinato periodo di tempo (ex plurimis, sono richiamate le sentenze n. 239 del 2013, n. 179 del 2012, n. 165 del 2011 e n. 378 del 2005). Dunque, sarebbero sostanzialmente rimaste immutate, sia la lesione alle competenze regionali lamentate con l'originario ricorso, sia l'essenza della norma impugnata, che contemplerebbe comunque la possibilità di una decisione unilaterale su materie di competenza anche regionale. Pertanto, dovrebbe disporsi il trasferimento della questione di legittimità costituzionale dall'art. 4, comma 4, del d.lgs. n. 40 del 2017, dalla sua versione originale a quella novellata (da ultimo, è richiamata la sentenza n. 44 del 2018). 7.2.2.- Inoltre, non sarebbe fondata l'eccezione d'inammissibilità sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato per intervenuta acquiescenza.