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Disposizioni in materia di tutela e valorizzazione dei piccoli comuni. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge intende tutelare e valorizzare i piccoli comuni che hanno una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. La lotta contro la desertificazione economica e sociale di tali realtà, l'incentivazione dell'occupazione e del ripopolamento, il sostegno alle imprese tramite la riduzione del carico fiscale e la semplificazione degli adempimenti burocratici, sono alcune delle finalità che si prefigge di raggiungere la presente proposta. L'attenzione a questa delicata questione è scaturita grazie al confronto con gli agricoltori, i commercianti, gli artigiani e le varie associazioni di categoria, che simboleggiano da sempre il tessuto socio-economico e culturale dei piccoli comuni e dei borghi italiani. I comuni con una popolazione al di sotto delle 5000 unità non sono delle eccezioni territoriali, ma una realtà diffusa su tutto il territorio nazionale che merita attenzione. Secondo i dati ISTAT del 2019, in Italia ci sono 5.498 comuni sotto i 5000 abitanti, che rappresentano il 69,47 per cento del numero totale dei comuni italiani, e tali piccoli centri sono a rischio di abbandono. Un'Italia dove vivono 10 milioni e mezzo di cittadini e che rappresenta oltre il 55 per cento del territorio nazionale, fatto di zone a prevalente vocazione agricola, dove è possibile potenziare tali attività anche a livello imprenditoriale. Questi 5.498 piccoli centri non solo svolgono un'opera insostituibile di presidio e cura del territorio, ma sono portatori di cultura, di saperi e di tradizioni. Una costellazione solo apparentemente minore, che brilla per le colture agricole e per la straordinaria varietà ambientale. Di questi 5.498 piccoli centri a rischio, 2381 comuni sono già in avanzato stato di abbandono e i rimanenti sono già completamente spopolati. Tali comuni si trovano in gran parte nelle aree svantaggiate, nelle zone interne, insulari e nelle aree rurali, soprattutto pedemontane e montane. Il fenomeno è particolarmente grave lungo tutta la dorsale appenninica, in vaste aree del Mezzogiorno, a partire da quelle montuose e interne della Sicilia e della Sardegna. La pandemia causata dal COVID-19, poi, ha ulteriormente incentivato un fenomeno che caratterizza in negativo i piccoli comuni italiani: lo spopolamento, accompagnato dall'invecchiamento della popolazione e dalla diminuzione delle opportunità di lavoro, con il conseguente impoverimento dell'offerta dei servizi essenziali. È ora di ripensare la morfologia dell'Italia come un sistema diffuso che valorizzi la nostra identità culturale. Sono i piccoli comuni, i borghi del Paese i primi detentori di questa eredità ultramillenaria. Pendolari, studenti o, più semplicemente, lavoratori in regime di smart working , hanno scelto di permanere, durante questa terribile pandemia, nella città natale, favorendo il ripopolamento dei piccoli comuni a scapito delle aree metropolitane. Un'inversione di tendenza che dobbiamo accogliere: adesso abbiamo la possibilità di dare nuova linfa a quei piccoli comuni e borghi, gioielli italiani, fino a oggi troppo spesso dimenticati. Adesso è il momento di riappropriarci del nostro patrimonio culturale, fatto di queste piccole realtà che hanno il potenziale per diventare snodo e punto centrale di idee e creatività. Per ottenere il ripopolamento dei piccoli comuni d'Italia è necessario individuare forme di incentivazione, di detassazione e di semplificazione in favore dei piccoli e medi imprenditori che intendono investire nel commercio e nelle attività artigianali e agricole caratterizzanti da sempre la vitalità dei comuni. Pensiamo per un attimo alle botteghe o agli empori, dove sono state tramandate conoscenze e valori inestimabili, tenendo in vita l'amore delle tipicità di cui il nostro Paese custodisce la memoria storica e che tutto il mondo ci invidia. È ora di creare un nuovo sistema cittadino anche grazie all'ausilio della tecnologia. L'obiettivo è rianimare i piccoli paesi, con i loro borghi, grazie alla versatilità che il digitale garantisce: rendere i piccoli comuni dei centri innovativi per la vita lavorativa di tutti coloro che sceglieranno, grazie ai sostegni, di risiedere lontano dalle città metropolitane, in un ambiente a misura d'uomo. Abbiamo un patrimonio importante, un tesoro unico che grazie alla sensibilità di leggi, come la presente, può tornare ad essere un vanto e una modalità di vita nuova, un'occasione importante per cittadini e amministratori. Lo spopolamento, oggi, deve essere inteso non solo come mero abbandono dei territori marginali, ma come una carenza di risorse e un limite ai processi di qualificazione e di sostenibilità territoriale. Ecco perché bisogna interessarsi di riattivare tali comuni abbandonati, come entità territoriali fulcro di tradizioni e testimonianze dal forte valore umano e sociale. Un Governo che voglia far progredire il proprio Paese deve assolutamente prestare attenzione verso quei cittadini che hanno scelto di restare o di tornare a vivere nei luoghi di origine, i quali, senza la presenza umana, diverrebbero, nel giro di pochissimi anni, un vero e proprio deserto. Il presente disegno di legge valorizza la scelta di coloro che intendono restare o tornare a vivere in tali territori, garantendo così, in particolare, una funzione di sviluppo economico e di tutela ambientale. Vivere e crescere una famiglia in alcuni territori è complesso, ma costituisce altresì un valore aggiunto; è necessario quindi che chi vive e chi fa impresa in tali luoghi goda di alcuni vantaggi che possano riequilibrare le differenze di diritti esistenti. Bisogna incentivare la vita nei piccoli comuni, al fine di evitarne lo spopolamento sociale ed economico. Con questo disegno di legge si vuole altresì riequilibrare la posizione dei cittadini che pagano le stesse tasse di coloro che vivono nelle città, ma non ricevono alcun tipo di servizio. Occorre, in definitiva, guardare ad un futuro, sebbene lontano, in cui la protezione e la difesa di tali realtà saranno una necessità imprescindibile. Il presente disegno di legge promuove, dunque, una serie di misure, da adottare anche di concerto con le regioni, che, da una parte, permettono alle imprese già esistenti di usufruire di agevolazioni fiscali e, dall'altra, puntano ad attrarre nuovi investimenti, tramite la previsione di agevolazioni fiscali per le aziende che abbiano intenzione di fare impresa nei piccoli comuni del nostro Paese. L'obiettivo è quello di aumentare l'occupazione e, parallelamente, di incrementare il benessere economico e sociale come antidoto allo spopolamento sopra descritto. Il disegno di legge si compone di quindici articoli. L'articolo 1 reca le finalità, l'articolo 2 definisce i piccoli comuni e ne stabilisce le tipologie al fine della concessione dei contributi economici.