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L'obiettivo è stato perseguito dapprima sul versante della promozione e della riconoscibilità sui mercati esteri della produzione italiana, con un pacchetto di misure che sono state inserite nella legge finanziaria per il 2004; successivamente gli interventi si sono concentrati sul profilo della lotta alla contraffazione dei prodotti. Nella legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004) all'articolo 4 (commi da 49 a 84), sono state inserite apposite norme finalizzate a promuovere la produzione italiana («Made in Italy») e a tutelare i diritti di proprietà industriale e intellettuale delle imprese italiane sui mercati esteri, prevedendo a tutela delle merci prodotte integralmente in Italia o considerate prodotto italiano ai sensi della normativa europea in materia di origine, la regolamentazione dell'etichettatura «Made in Italy», oltre che la possibilità di adottare un apposito marchio. In particolare, la legge finanziaria 2004 ha istituito un Fondo di promozione straordinaria del «Made in Italy», presso il Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello Sviluppo economico), ai fini di una campagna promozionale straordinaria a sostegno della produzione italiana. Ai sensi dell'articolo 4, comma 61, si prevede la possibilità di disporre di questo Fondo per «l'istituzione di un apposito marchio a tutela delle merci integralmente prodotte sul territorio italiano o assimilate ai sensi della normativa europea in materia di origine». Il presente disegno di legge, quindi, s'inserisce sulla scia di questa disposizione, posto anche che il comma 63 del citato articolo 4 dispone che «le modalità di regolamentazione delle indicazioni di origine e di istituzione ed uso del marchio di cui al comma 61» sono definite con un apposito regolamento, che ad oggi non risulta essere stato emanato. Nel merito della proposta, che fa riferimento al modello tedesco di marchio collettivo volontario, e quindi al Geräte -- und Produktsicherheitsgesetz del 2004 (in particolare, alla sezione 7 e all'articolo 7 della proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza dei prodotti di consumo del 13 febbraio 2013 [COM(2013) 78 final], il disegno di legge si compone di 7 articoli. All'articolo 1, al fine di favorire la crescita delle esportazioni dei prodotti italiani, nonché di garantire la protezione dei consumatori attraverso la piena e corretta informazione in ordine al ciclo produttivo delle merci, è istituito il marchio «Italian Quality» (di seguito marchio). La scelta del nome del marchio è volta a superare la citata confusione terminologica che può intervenire tra «marchio» e «marcatura d'origine» che alcuni prodotti possono già vantare. La ratio sottesa all'istituzione del marchio collettivo come disciplinato nel presente disegno di legge, infatti, fa riferimento all'esigenza di maggiore trasparenza circa l'origine dei prodotti, laddove anche il «luogo di produzione» fa parte del «come del processo produttivo», nel senso che l'attività svolta in un certo Paese risponde sia a specifiche tradizioni che a specifiche normative, le quali si riflettono inevitabilmente sull'atto produttivo e, quindi, sul prodotto. Secondo questa prospettiva, le caratteristiche qualitative intrinseche e oggettive del prodotto marchiato «Italian Quality» costituiscono evidentemente una conseguenza inscindibile e imprescindibile del fatto che più fasi del processo produttivo sono avvenute nel nostro Paese. In sostanza, si tratta di mettere il consumatore in condizioni di riconoscere le produzioni italiane per le quali non solo «l'ultima trasformazione sostanziale» è stata realizzata nel territorio nazionale (si veda il citato articolo 24 del codice doganale comunitario), arrestando così quell'indubbia diluizione del valore reputazionale del «Made in Italy» determinatasi a seguito dell'incremento degli scambi import-export dei primi anni duemila, in assenza di un obbligo di marcatura d'origine sui prodotti a livello europeo. L'istituzione del marchio è volta all'identificazione dei prodotti italiani che presentano caratteristiche di eccellenza, per tali intendendo quei prodotti finiti realizzati da professionisti, artigiani ed imprese, iscritti alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e aventi domicilio fiscale nel territorio italiano, che riportano la marcatura d'origine «Made in Italy», in ottemperanza al codice doganale comunitario; hanno subìto nel territorio italiano almeno una operazione ulteriore e precedente l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ai sensi dell'articolo 24 del codice doganale comunitario; sono stati realizzati nel rispetto delle condizioni previste dal disciplinare di settore di cui all’articolo 2, comma 1, della presente legge. L'articolo 2, comma 1, prevede infatti che la proprietà del marchio spetti allo Stato italiano, così come il rilascio della relativa autorizzazione all'uso che rimane di competenza del Ministero dello sviluppo economico ed avviene secondo modalità da esso definite con apposito decreto, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, d'intesa con il Ministro dell'economia, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Con il medesimo decreto, il Ministero dello sviluppo economico è tenuto a stabilire uno o più disciplinari di settore ai quali professionisti, artigiani ed imprese si attengono ai fini della richiesta di autorizzazione all'uso del marchio, nonché le modalità per l'esecuzione uniforme su tutto il territorio nazionale dei relativi controlli. Il comma 2 dell'articolo 2 prevede poi che l'autorizzazione all'uso del marchio sia rilasciata dal Ministero dello sviluppo economico a società semplici, in nome collettivo e cooperative, società in accomandita semplice, società a responsabilità limitata, reti di imprese, organizzazioni di produttori e consorzi o società consortili, anche in forma cooperativa, costituiti da imprese, anche artigiane, facenti parte di specifiche filiere produttive, a valere chiaramente sui prodotti che l'impresa realizza nel rispetto delle condizioni stabilite per l’autorizzazione all’uso del marchio dalla presente legge e dal disciplinare di settore di cui all’articolo 2, comma 1. L'articolo 3 dispone che il Ministero dello sviluppo economico provveda alla registrazione del marchio in sede comunitaria e internazionale, mentre ai fini della riconoscibilità e della tutela del marchio, l'articolo 4 stabilisce che il Ministro dello sviluppo economico debba prevedere, mediante il decreto di cui all'articolo 2, un sistema di etichettatura adeguato a garantire l'originalità dei prodotti recanti il marchio. L'articolo 5, rubricato «Promozione del marchio», al comma 1 dispone che il Ministero dello sviluppo economico predisponga campagne annuali di promozione del marchio nel territorio nazionale nonché sui principali mercati internazionali per il sostegno e la valorizzazione della produzione italiana e per la sensibilizzazione del pubblico ai fini della tutela del consumatore.