[resaula]

Ora, naturalmente, noi siamo consapevoli che c'è un problema legato ai tempi, alla lentezza del Parlamento, c'è un problema, come dicevo poc'anzi, legato alla necessità di una riforma costituzionale a 360 gradi, alla velocità del mondo dell'economia, della società e della cultura, che richiede velocità di risposta. Quindi c'è bisogno, in questa prospettiva, di un ripensamento del rapporto di potere, anche all'interno del mondo istituzionale e politico, tra il potere esecutivo e il potere legislativo; su questo binario ci troverete sempre al vostro fianco, quando c'è da ragionare per il bene del Paese al di là dei facili slogan e delle semplificazioni. È per questo, colleghi, che il Partito Democratico non è stato con le mani in mano. Noi, signor Presidente, siamo rimasti un po' allibiti ieri, quando il relatore di questo importante provvedimento non ha nemmeno voluto presentarlo in Aula. Vede, non è solo una questione di mancanza di rispetto, ma è una questione di sostanza, perché una maggioranza che propone un provvedimento di questo tipo lo presenta in Aula, lo presenta in Commissione e mette l'Aula e la Commissione nelle condizioni di discuterlo e di valutarlo. In Commissione sono accaduti eventi che creano un precedente pericoloso; sono stati definiti inammissibili dei nostri emendamenti che, a nostro parere, inammissibili non sono affatto. Noi abbiamo presentato - e concludo, signor Presidente - temi di straordinaria importanza con i nostri emendamenti: abbiamo parlato di elettorato passivo e attivo da uniformare tra le due Camere, abbiamo parlato di una rimodulazione della platea che elegge il Presidente della Repubblica e, soprattutto, abbiamo parlato della necessità di superare il bicameralismo perfetto, per differenziarlo, come avviene in tutti i Paesi contemporanei. Perché ogni giorno siamo testimoni del fatto che due Camere che fanno esattamente la stessa cosa non hanno alcun senso e rallentano ogni processo decisionale, quando invece il mondo vuole velocità nella decisione sensata. Allora, il tema delle differenti funzioni di Camera e Senato è importantissimo e il Senato deve svolgere un ruolo di salvaguardia delle garanzie e di rappresentanza delle autonomie. Non si può chiacchierare a vanvera di federalismo e di autonomia e poi disegnare ogni provvedimento sul concetto di uno Stato centralista che non risponde per nulla ai bisogni reali della nostra popolazione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, le riforme costituzionali sono un momento importante nella vita del Parlamento e nella vita politica in generale. La Costituzione vigente ha già imposto limiti e procedure complesse, con pesi e contrappesi, e lo ha fatto volutamente, visto l'oggetto e l'influenza che le riforme costituzionali possono avere sul sistema di funzionamento di tutta la politica e dello Stato. Ci sono equilibri che risentono - è vero - della politica del momento, ma altri che vanno anche oltre il livello della dottrina costituzionale, che, per sua natura, è più lenta e approfondisce maggiormente i processi. La riduzione del numero dei parlamentari, come già detto, è in discussione da anni e corrisponde a un comune sentire dell'opinione pubblica, sollecitata dalla stampa e dai talk show e forse è anche una moda, per cui oggi chi fosse contrario sarebbe condannato all'ostracismo. Tuttavia, i costituzionalisti che sono stati auditi dalla 1 a Commissione e sono sostanzialmente d'accordo sulla riforma, pongono alcune obiezioni pertinenti. Secondo i costituzionalisti il processo elettorale ha una fase pre-elettorale (il sistema elettorale, la selezione delle candidature e la campagna elettorale), una fase elettorale vera e propria (l'esercizio del voto e l'elezione dei rappresentanti) e poi una fase post-elettorale (il rendiconto e il consuntivo agli elettori da parte degli eletti). A seconda della prevalenza in ogni fase di questi metri di giudizio e di questi metodi possono prevalere sistemi più centrati sul partito oppure sul candidato da cui deriva, una volta eletto, la responsabilità verso gli elettori: quella di raccogliere le istanze degli elettori e del partito, esercitare senza vincolo di mandato (spero che non sia una delle prossime riforme in programma, perché l'assenza di vincolo di mandato garantisce la libertà dell'eletto) e poi rendere conto circa l'attività svolta. Nel sistema che viene proposto e che verosimilmente sarà approvato ci saranno 200 senatori, tre ottavi dei quali eletti secondo il sistema uninominale: 60 milioni di italiani circa divisi per 75 senatori dell'uninominale corrispondono a 800.000 abitanti circa. Con collegi proporzionali enormi, che corrispondono a Regioni intere o almeno a metà Regione, è una situazione che va man mano mutando e che è difficile da sostenere, perché l'incremento ulteriore a 800.000 abitanti determina anche un aumento dei costi diretti e indiretti, al di là del budget , della campagna elettorale. Cambia anche il tipo di voto, perché tocca a volte più Regioni e senz'altro più Province, per cui cambia la mentalità e il tipo di voto di scambio, non nell'accezione penalistica e forcaiola di cui si è parlato qualche volta in quest'Assemblea, ma nel senso di una promessa e di un modo di realizzare qualcosa, così come cambia il voto di opinione o di appartenenza politica. Inoltre, cambia il rapporto tra elettori, eletti e partiti, perché 800.000 abitanti snaturano e possono anche rendere più indipendente l'eletto. Per quanto riguarda il sistema elettorale - ma è una provocazione quella che vado dicendo - probabilmente con l'uninominale secco il riferimento sarebbe a 300.000 abitanti (60.000 milioni diviso 200 senatori), che è ancora una dimensione a misura di elettore uomo e donna, per cui l'eletto può mano a mano conoscere il suo collegio. I costituzionalisti si chiedono però se ridurre il numero dei parlamentari senza modificare il bicameralismo perfetto darà più efficienza e più peso politico all'eletto e agli abitanti elettori contribuenti. Il mio intervento si concluderà con una voce di speranza, nonostante tutto. Seppure in questo momento non si possa parlare di modifica del bicameralismo perfetto, perché quando si è tentato di farlo si è finiti pure male, io credo che, mentre un minor numero di senatori sul piano dell'efficienza potrà portare magari qualche difficoltà nella gestione delle Commissioni - ma forse saranno raggruppate - potrà dare però maggiore peso politico all'eletto. Ci sono poi alcune questioni minori che vengono poste dai costituzionalisti, tra cui, innanzitutto, quella dei 58 delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica che avrebbero un peso diverso sul totale degli aventi diritto al voto. C'è poi secondo i costituzionalisti la questione dell'elettorato attivo e passivo: secondo alcune scuole, venticinque anni per votare al Senato sono troppi, così come quaranta per essere eletti. Personalmente penso che vadano bene, perché la maturità si raggiunge anche oltre.