[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 52, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218 (Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno), promosso con ordinanza emessa il 4 febbraio 2000 dal Tribunale amministrativo regionale della Calabria sul ricorso proposto da Agricola Cammarata S.r.l. contro il Consorzio per l'area di sviluppo industriale di Sibari - Crati ed altri, iscritta al n. 301 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24 - 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di costituzione della Agricola Cammarata S.r.l; Udito nell'udienza pubblica del 9 ottobre 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa. Udito l'Avvocato Stanislao De Santis per l'Agricola Cammarata S.r.l.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso del procedimento promosso con ricorso innanzi al Tribunale amministrativo regionale della Calabria da una società agricola avverso la deliberazione della Giunta regionale della Calabria 18 novembre 1998, con la quale era stata approvata la variante generale al piano regolatore Asi (area di sviluppo industriale), così reiterando i vincoli urbanistici divenuti inefficaci per scadenza del termine di legge, il giudice adito, con ordinanza emessa in data 4 febbraio 2000 (r.o. n. 301 del 2000), su eccezione della ricorrente, ha sollevato, in riferimento all'art. 42, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 52, primo comma, del d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218 (Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno), nella parte in cui consente la reiterazione, oltre il termine decennale di efficacia legislativamente previsto, dei vincoli di destinazione previsti dai piani regolatori delle aree e dei nuclei di sviluppo industriale, senza previsione di indennizzo. Il Collegio rimettente muove dalla premessa che, con sentenza n. 260 del 1976, la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 147 del precedente t.u. delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno, nella parte in cui consentiva vincoli sostanzialmente espropriativi, senza prevedere un indennizzo o senza prefissione di un termine di durata. A seguito di tale decisione, l'art. 52 del nuovo testo unico, approvato con d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218, stabilì che "i vincoli di destinazione previsti dai piani regolatori delle aree e dei nuclei di sviluppo industriale hanno efficacia per la durata di dieci anni a decorrere dalla data del provvedimento di approvazione", senza, peraltro, disporre il divieto di reiterazione di detti vincoli, ancorché divenuti inefficaci per scadenza del decennio. Nella ordinanza di rimessione si richiama, altresì, la sentenza n. 179 del 1999, con la quale la stessa Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il combinato disposto degli artt. 7, numeri 2, 3 e 4, e 40 della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica) e dell'art. 2 della legge 19 novembre 1968, n. 1187 (Modifiche ed integrazioni alla legge urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150), nella parte in cui tale normativa consentiva all'amministrazione di reiterare i vincoli urbanistici scaduti senza la previsione di un indennizzo secondo modalità legislativamente previste. Ad avviso del Collegio rimettente, la situazione esaminata dalla Corte nella riferita situazione presenterebbe elementi di identità con quella in questione, e la mancata previsione di un indennizzo per l'ipotesi di reiterazione del vincolo decennale, posto dai piani regolatori delle aree e dei nuclei di sviluppo industriale, comporterebbe i medesimi profili di irragionevolezza e di arbitrarietà. Al riguardo, nella ordinanza si sottolinea, come emblematica, la situazione denunciata dalla ricorrente, i cui terreni, già aventi destinazione agricola, erano stati assoggettati per trenta anni ad una mai realizzata destinazione industriale, comprimendo per un così rilevante periodo di tempo l'utilizzazione dei beni in conformità alle caratteristiche oggettive degli stessi. 2. - Nel giudizio innanzi alla Corte si è costituita la parte privata del procedimento a quo riportandosi alle argomentazioni svolte dal Tribunale amministrativo regionale e concludendo per la declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione impugnata. Nella imminenza della data fissata per l'udienza pubblica, la parte ha depositato una memoria con la quale insiste nelle conclusioni rassegnate, rilevando che i vincoli, di cui si tratta, rientrano sicuramente tra quelli soggetti all'alternativa tra predeterminazione certa del termine di durata e obbligo di indennizzo per il caso di pur legittima reiterazione, rientrando negli schemi della espropriazione. Nella memoria si richiama, poi, anche l'art. 39, comma 1, del recente d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità, Testo a) il quale ha previsto, sia pure in attesa di una organica risistemazione della materia, che, nel caso di reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio o di un vincolo sostanzialmente espropriativo, è dovuta al proprietario una indennità commisurata all'entità del danno effettivamente prodotto.1. - La questione di legittimità costituzionale sottoposta in via incidentale all'esame della Corte riguarda l'art. 52, primo comma, del d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218 (Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno), nella parte in cui consente la reiterazione, oltre il termine decennale di efficacia legislativamente stabilito, dei vincoli di destinazione preordinati all'esproprio o sostanzialmente espropriativi previsti dai piani regolatori delle aree e dei nuclei di sviluppo industriale, senza previsione di indennizzo. È denunciato il contrasto con l'art. 42, terzo comma, della Costituzione, attraverso il richiamo alla sentenza n. 179 del 1999, con la quale la Corte ha dichiarato la illegittimità costituzionale delle analoghe norme urbanistiche (combinato disposto degli artt. 7, numeri 2, 3 e 4, e 40 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, e dell'art. 2 della legge 19 novembre 1968, n. 1187), nella parte in cui tale normativa consentiva all'amministrazione di reiterare i vincoli urbanistici scaduti, preordinati all'espropriazione o che comportino l'inedificabilità, senza la previsione di un indennizzo. 2. - Preliminarmente deve essere verificata l'ammissibilità della questione alla luce della motivazione sulla rilevanza adottata dal giudice remittente.