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Delega al Governo per la modifica della normativa in materia di utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura. Onorevoli Senatori. -- L'aumento della quantità di fanghi derivanti da processi di depurazione e l'adozione di norme più restrittive sullo smaltimento in discarica hanno portato a considerare con maggiore attenzione la possibilità di riutilizzo di tali sostanze in agricoltura. Difatti, anche al fine di favorire lo sviluppo di un economia circolare, il 40 per cento dei fanghi di depurazione viene impiegato nel settore agricolo in virtù delle note proprietà fertilizzanti. In Italia (con particolare riferimento alla Lombardia, all'Emilia Romagna e al Veneto) l'impiego dei fanghi in agricoltura si è diffuso fin dagli anni '80, in connessione con la gestione degli impianti di depurazione e trattamento delle acque reflue, la cui costruzione è stata implementata con l'entrata in vigore della legge 10 maggio 1976, n. 319 (cosiddetta «Merli»). Come evidenziato dal rapporto ISPRA 2015, numerosi sono i vantaggi derivanti dall'impiego dei fanghi in agricoltura in termini di arricchimento del suolo in sostanze organiche ed elementi nutritivi. Tuttavia, negli ultimi anni, lo spandimento dei fanghi nei terreni ad uso agricolo è motivo di preoccupazione nella cittadinanza, a causa dei potenziali rischi ambientali derivanti dalle carenze e dagli inadempimenti nelle attività di controllo e dalle lacune nella definizione dei criteri per effettuarli. Un utilizzo massiccio dei fanghi, se non adeguatamente controllato, può comportare il verificarsi di fenomeni che vanno dall'inquinamento del suolo per concentrazione di contaminanti, a danni economici per il degrado qualitativo dei prodotti agricoli; dai disagi e disturbi dovuti ai negativi fenomeni olfattivi che si determinano nelle aree adiacenti ai terreni interessati dallo spandimento, alla presenza di microrganismi patogeni. Pertanto, al fine di poter sfruttare al meglio questa risorsa e dare nuovo slancio al settore industriale di riferimento, è imprescindibile aggiornare la normativa vigente, rendere sempre più efficace ed efficiente il meccanismo di controllo sugli spandimenti di fanghi e, soprattutto, garantire gli stessi livelli di regolamentazione e tutela su tutto il territorio nazionale. A livello europeo l'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura è regolato dalla direttiva 86/278/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1986, che stabilisce valori limite per la concentrazione di metalli pesanti, superati i quali si vieta lo spandimento nel terreno. Ai fini del recepimento in Italia è stato adottato il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, che fissa le condizioni per l'utilizzazione e la gestione dei medesimi. Giova ricordare che in ventiquattro anni l'unica modifica apportata al citato decreto legislativo è stata la sostituzione della scheda di accompagnamento di cui all'articolo 12, modificata ai sensi del comma 9 dell'articolo 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come sostituito dalla lettera e) del comma 1 dell'articolo 16 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205. Di particolare rilevanza in merito è il disposto dell'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 99 del 1992, che conferisce allo Stato la facoltà di modificare e integrare gli allegati in conformità con le determinazioni dell'Unione europea, o in relazione a nuove acquisizioni tecnico-scientifiche, che sono effettivamente sopraggiunte nel tempo. Per contro, l'eterogeneità della normativa regionale in materia e i diversi livelli di tutela della salute dei cittadini che ne conseguono trovano il loro fondamento nel disposto del comma 1 dell'articolo 6, che conferisce alle regioni la facoltà di stabilire «ulteriori limiti e condizioni di utilizzazione in agricoltura per i diversi tipi di fanghi in relazione alle caratteristiche dei suoli, ai tipi di colture praticate, alla composizione dei fanghi, alle modalità di trattamento». La provincia di Pavia è una delle poche (la prima nella regione Lombardia) ad aver avviato un monitoraggio sullo stato dei suoli. È evidente, dunque, la necessità di una tempestiva quanto puntuale revisione del decreto legislativo n. 99 del 1992, che apporti i correttivi necessari per un adeguamento della normativa alle innovazioni scientifiche e tecniche che si sono realizzate in quasi trent'anni e per il superamento delle diversità regionali. Solo così sarà possibile garantire una concreta ed universale tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente, nel rispetto del disposto dell'articolo 32 della Costituzione. In questa direzione si è mosso il Senato con l'approvazione, il 28 ottobre 2015, dell'ordine del giorno n. 9/1676/11, al disegno di legge n. 1676 recante disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali (collegato alla legge di stabilità 2014) (legge 28 dicembre 2015, n. 221), con il quale si impegna il Governo ad implementare una complessiva revisione della normativa nazionale in materia di spargimento dei fanghi di depurazione in agricoltura. Il presente disegno di legge vuole dare compimento all'impegno preso dal Governo con l'approvazione dell'ordine del giorno al «collegato ambientale». Il testo si compone di un unico articolo con il quale si attribuisce una delega al Governo per il riordino, la modifica e l'integrazione delle disposizioni legislative vigenti in tema di utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura. In particolare, il comma 2 individua i princìpi e i criteri direttivi al quale il Governo si deve attenere per esercitare la delega, partendo dalla revisione organica delle disposizioni (ormai obsolete non tutelative della salute pubblica e dell’ambiente) contenute nel decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, prevedendo in particolare: 1. una revisione sistemica degli allegati, incentrata specificatamente sui seguenti aspetti: a) aggiornamento delle soglie di ammissibilità delle sostanze già indicate; b) integrazione della lista di ammissibilità delle sostanze dannose; c) elaborazione di una classificazione dei fanghi ammissibili al trattamento facendo riferimento ai codici CER (Catalogo europeo dei rifiuti), previsti nell'allegato D del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale; 2. l'introduzione di specifici controlli sulle acque superficiali e sotterranee, che oggi non sono previsti; 3. l'individuazione di norme che equiparino l'utilizzo dei gessi di defecazione e dei carbonati di calcio di defecazione a quello dei fanghi, in quanto l'impiego in agricoltura dei primi non è adeguatamente normato; 4. l'adozione di norme che prevedano la modalità del contraddittorio nella gestione dei campioni prelevati per le analisi, rendendo altresì obbligatoria la produzione di certificati di analisi riferiti ai fanghi, ai terreni e alle acque. La revisione del decreto legislativo n. 99 del 1992 dovrà prevedere, inoltre, un aggiornamento delle misure sanzionatorie già ivi previste; 5.