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Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge prende spunto dall'approfondito lavoro svolto nel corso della XVII legislatura al fine di inquadrare un fenomeno in progressiva crescita qual è il commercio equo e solidale, divenuto ormai un'esperienza consolidata che da alcuni decenni rappresenta una pratica concreta per mettere in relazione le esigenze dei piccoli produttori del Sud del mondo con la scelta di maggiore solidarietà ed equità negli scambi commerciali e nelle relazioni tra comunità e Paesi. Il disegno di legge in esame riprende dunque il testo unificato derivante dall'esame degli atti Camera nn. 75, 241, 811, 2726, approvato dalla Camera dei deputati nel marzo 2016 e sul quale era stato raggiunto un ampio consenso trasversale, giunto all'esame del Senato ma non approvato in via definitiva nel corso della XVII legislatura. Sono state in ogni caso espunte dal testo le norme relative al «sostegno al commercio equo e solidale negli appalti pubblici», dal momento che nella legge di bilancio per il 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), all'articolo 1, commi 1089 e 1090, è stato già previsto quanto il testo unificato proponeva: l'istituzione di un Fondo per il commercio equo e solidale nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, finalizzato a promuovere l'utilizzo da parte dello Stato dei prodotti e dei servizi del commercio equo e solidale nei propri acquisti. A questo scopo la legge di bilancio prevede infatti che le pubbliche amministrazioni che bandiscono gare di appalto per la fornitura di prodotti di consumo alle proprie strutture possano prevedere, nei capitolati di gara, meccanismi che promuovono l'utilizzo di prodotti del commercio equo e solidale. In favore delle imprese aggiudicatrici viene così riconosciuto, nel limite delle risorse disponibili nel Fondo, un rimborso fino al 15 per cento dei maggiori costi conseguenti alla specifica indicazione di tali prodotti nell'oggetto del bando. Come evidenziato nelle relazioni dei disegni di legge presentati nel corso della scorsa legislatura, ed in particolare dall'atto Camera n. 75, il commercio equo e solidale negli ultimi anni è cresciuto in quantità e in qualità diventando, nell'ultimo ventennio, sia a livello globale che europeo e soprattutto italiano, oggetto di interesse da parte dei cittadini, dei gruppi di ricerca delle università e dei decisori politici. A livello mondiale, l'andamento del fatturato dei prodotti certificati Fairtrade è passato da 238 milioni di euro nel 2001 a 4,9 miliardi di euro nel 2011 (Fonte FairTrade International Annual Report 2011-2012, ultimo report disponibile), coinvolgendo un numero complessivo di 1,2 milioni di agricoltori associati in 991 organizzazioni di produttori certificati in 66 Paesi e oltre 120 Paesi consumatori. A livello europeo, la rete commerciale del commercio equo solidale è particolarmente diffusa in Germania, Francia, Italia, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna e Svizzera. Nel 2009, tra il 60 per cento e il 70 per cento delle vendite mondiali provenienti dal commercio equo e solidale hanno avuto luogo in Europa. In Italia, dove il movimento del commercio equo e solidale si è diffuso a partire dagli anni Ottanta, sono presenti 90 organizzazioni associate all'assemblea generale italiana del commercio equo e solidale (AGICES, Rapporto Annuale 2013). Queste organizzazioni gestiscono 247 botteghe, garantendo uno spazio di lavoro a oltre 1.000 persone e coinvolgendo circa 5.000 volontari. Tali botteghe, oltre a occuparsi della vendita dei prodotti del commercio equo e solidale, svolgono un'importante attività di informazione e di sensibilizzazione della società civile su queste tematiche. Altra importante realtà italiana dell'equosolidale è rappresentata dalla rete CTM Altromercato, alla quale aderiscono 118 soci e che gestisce 300 botteghe del Mondo Altromercato. Nella produzione e della commercializzazione di prodotti equosolidali in gioco non sono soltanto questioni legate a dinamiche di mercato: operano infatti realtà produttive concentrate nei Paesi in via di sviluppo che coniugano il rispetto dei diritti dei lavoratori e la tutela dell'ambiente e che fondano la loro prassi economica sulla collaborazione responsabile con i produttori. I canali di vendita garantiscono non solo, quindi, il riconoscimento di un giusto prezzo a chi li produce e la massima trasparenza per chi li acquista, ma anche il sostegno e lo sviluppo di una filiera produttiva «corta». Valori che legano produzione, commercio e consumo, in una relazione «etica». I princìpi su cui si fonda il commercio equosolidale sono essenzialmente: partenariato responsabile; un prezzo più equo pagato alle imprese dei produttori; salari adeguati; relazioni commerciali durature; opere sociali per le comunità coinvolte ; sostenibilità ambientale dei processi di lavorazione; miglioramento qualitativo della filiera produttiva. La rilevanza dell'approccio equo e solidale al ciclo delle merci è stata riconosciuta anche in sede europea: ad esempio, dalle risoluzioni del Parlamento europeo A3-0373/93 del 19 gennaio 1994, sulla promozione del commercio equo e solidale fra nord e sud, e 198/98/CE del 2 luglio 1998, sul commercio equo e solidale, che ne riconoscevano il valore sociale, si arriva negli ultimi anni ad una risoluzione sul commercio equo e solidale e lo sviluppo approvata il 6 luglio 2006 – risoluzione 2005/2245 (INI) – dal Parlamento su sollecitazione della Commissione per lo sviluppo e un'altra risoluzione sulla responsabilità sociale delle imprese approvata il 13 gennaio 2007 – risoluzione 2006/2133 (INI). Lo stesso Parlamento italiano nelle scorse legislature ha approvato diverse mozioni che indicano il commercio equo e solidale come possibile e ulteriore strumento di lotta alla povertà, con particolare riferimento ai piccoli produttori, a partire da quelli coinvolti nella filiera del caffè. In Italia, pur non essendovi una legislazione nazionale in materia, diverse regioni hanno proceduto a disciplinare il settore: il Friuli Venezia Giulia, le Marche, la Toscana, l'Umbria, il Trentino-Alto Adige, l'Abruzzo, la Liguria, il Piemonte e il Veneto. Molti enti locali, inoltre, hanno manifestato grande interesse per questi temi, attraverso la partecipazione alle iniziative promosse dall'arcipelago del commercio equo e solidale: la campagna «Città eque e solidali», promossa da FairTrade/TransFair Italia, AGICES, Coordinamento Agenda 21 e Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, con l'adesione dell'Associazione botteghe del Mondo Italia e dei soci AGICES CTM Altromercato e Commercio alternativo. Nonostante tutto ciò, il nostro Paese non ha ancora riconosciuto ufficialmente l'importanza di questa esperienza attraverso una legge di riordino del settore: