[pronunce]

che il presupposto interpretativo da cui il rimettente muove contrasta, tuttavia, con l'indirizzo seguito dalla prevalente giurisprudenza di legittimità, la quale ritiene che nelle ipotesi in cui l'azione penale non possa essere iniziata per mancanza di querela, si determina non già una preclusione all'applicazione della sanzione della sospensione della patente, ma soltanto lo spostamento della relativa competenza dal giudice penale all'autorità amministrativa; che, al riguardo, giova in effetti osservare che - a differenza del precedente codice della strada, il quale (secondo la tesi maggioritaria) configurava la sospensione della patente di guida come pena accessoria, totalmente legata, in quanto tale, alle sorti del reato cui accedeva - il nuovo codice della strada del 1992 qualifica tale misura come sanzione amministrativa accessoria, tanto nei casi in cui essa segue ad una violazione costituente semplice illecito amministrativo, quanto nei casi in cui essa segue ad un fatto previsto come reato: e ciò anche allo scopo di renderla insensibile alle vicende del processo penale, aumentandone l'effettività; che facendo eco alla generale previsione dell'art. 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689, l'art. 221 del nuovo codice della strada stabilisce, altresì, che quando l'esistenza di un reato dipenda da una violazione del medesimo codice non costituente reato - ossia nel caso di connessione obiettiva tra reato ed illecito amministrativo stradale - il giudice penale è competente a conoscere di entrambi e ad applicare, quindi, anche le sanzioni amministrative; nondimeno, la competenza del giudice penale sulla violazione amministrativa cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato o per difetto di una condizione di procedibilità; che in tale cornice sistematica, l'art. 222 del codice della strada - nello stabilire che nei casi di omicidio e lesioni colpose per violazione di norme sulla circolazione stradale il giudice applichi, con la sentenza di condanna, la sanzione della sospensione della patente di guida (unitamente alle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione stessa) - opera dunque su un duplice versante: giacché, da un lato, individua il fatto punibile con la sanzione amministrativa accessoria de qua (profilo sostanziale); e, dall'altro, attribuisce al giudice penale la competenza ad irrogarla, sul presupposto (e a condizione) che la cognizione di quel "fatto", in quanto costituente illecito penale, sia a lui devoluta (profilo processuale); che da ciò si inferisce, quindi, che ove il giudice penale non sia chiamato ad intervenire - come quando manchi una condizione di procedibilità - la competenza ad applicare la sanzione avuta di mira non può che spettare all'autorità amministrativa ordinariamente deputatavi; che a tale conclusione non varrebbe opporre che il successivo art. 224, comma 3, del codice della strada demanda specificamente al prefetto il compito di disporre la sospensione della patente, in luogo del giudice, previo accertamento dei relativi presupposti, solo nel caso di estinzione del reato per causa diversa dalla morte dell'imputato, senza far menzione dell'ipotesi dell'improcedibilità; che la disposizione da ultimo citata - alla luce dell'orientamento giurisprudenziale maggioritario, dianzi ricordato - deve essere infatti letta come espressiva della voluntas legis di rimettere al prefetto l'irrogazione della sanzione definitiva in tutti i casi (diversi dalla morte dell'imputato) in cui l'accertamento della responsabilità non possa aver luogo in sede penale (compreso, dunque, quello di mancanza della querela o rinuncia alla stessa); e ciò non soltanto per motivi di ordine sistematico, ma anche per una ragione di ordine logico: tra le cause di estinzione del reato il codice penale annovera, invero, anche la remissione della querela (art. 152 cod. pen.), onde sarebbe inspiegabile un diverso trattamento dell'ipotesi di mancata presentazione della stessa (o di rinuncia), essendosi al cospetto di situazioni del tutto omogenee rispetto all'interesse pubblico all'irrogazione della sanzione, che la norma ha inteso tutelare; che in simile prospettiva non si riscontra, dunque, alcuno "stravolgimento" della funzione cautelare propria della misura della sospensione provvisoria della patente: misura che, a mente dell'art. 223, comma 2, del codice della strada, il prefetto è chiamato a disporre, a fini di tutela immediata della sicurezza della circolazione stradale, quando "sussistano fondati elementi di una evidente responsabilità" per taluno dei reati in rapporto ai quali è prevista l'omologa sanzione accessoria; che nei casi di mancanza di querela - e, amplius, di improcedibilità dell'azione penale - la misura in questione conserva infatti pienamente detta funzione in rapporto alla sanzione definitiva che sarà irrogata, non più dal giudice penale, ma dallo stesso prefetto; che palesemente insussistente si rivela, del pari, la dedotta violazione del diritto di difesa: la previsione, nell'art. 222 del codice della strada, dell'applicabilità della sospensione della patente ad opera del giudice penale costituisce infatti espressione del principio del simultaneus processus; principio che non ha modo peraltro di operare quando il processo penale non si celebri per difetto di una condizione di procedibilità, e che comunque resta privo di copertura costituzionale (cfr., ex plurimis, sentenza n. 60 del 1996; ordinanze n. 410 del 2000, n. 396 del 1996 e n. 308 del 1991); che nella fattispecie considerata, d'altro canto, l'interessato - al di là della facoltà di immediata impugnazione davanti all'autorità giudiziaria ordinaria dello stesso provvedimento di sospensione provvisoria (cfr. sentenza n. 31 del 1996) - può svolgere egualmente con pienezza le sue difese proponendo opposizione davanti al giudice civile, ai sensi dell'art. 205 del codice della strada, avverso il provvedimento del prefetto di applicazione della sanzione in via definitiva; che, di conseguenza, va negato anche il supposto vulnus del principio di uguaglianza, sotto il profilo della disparità di trattamento, a seconda delle scelte della persona offesa in tema di proposizione della querela, tra soggetti cui il giudizio sarebbe concesso e soggetti cui sarebbe negato; che d'altro canto, una volta escluso l'ipotizzato fenomeno di trasformazione della sospensione provvisoria della patente in vera e propria sanzione, i sospetti di violazione dei principi "della legalità e della tassatività in materia sanzionatoria" restano eo ipso travolti;