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Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana, fatto a Roma il 13 febbraio 2019; b) Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana di assistenza giudiziaria reciproca in materia penale, fatto a Roma il 13 febbraio 2019. Onorevoli Senatori. – TRATTATO DI ESTRADIZIONE TRA LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA DOMINICANA, FATTO A ROMA IL 13 FEBBRAIO 2019 I. Premessa Il sopra menzionato Trattato s'inserisce tra gli strumenti finalizzati all'intensificazione dei rapporti di cooperazione tra l'Italia e i Paesi posti al di fuori dell'Unione europea, coi quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità. Il Trattato permetterà una più stretta e incisiva collaborazione tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana nel campo della cooperazione giudiziaria penale, in particolare in materia di estradizione. II. Previsioni generali Ciascuno Stato contraente s'impegna a consegnare all'altro le persone ricercate che si trovino sul proprio territorio. Ciò sia al fine di eseguire una misura privativa della libertà personale disposta nell'ambito di un procedimento penale (estradizione processuale); sia al fine di consentire l'esecuzione di una condanna definitiva (estradizione esecutiva) (articolo 1). Non è previsto alcun limite derivante dalla nazionalità del soggetto ricercato (articolo 5). L'estradizione sarà concessa quando il fatto per cui si procede o si è proceduto nello Stato richiedente, sia previsto come reato anche nella legislazione dello Stato richiesto (cosiddetto principio della doppia incriminazione) (articolo 2, paragrafo 1). Per la verifica della sussistenza o meno del presupposto della doppia incriminazione non rileva l'eventuale diversa qualificazione giuridica del fatto (articolo 2, paragrafo 3). Per l'estradizione processuale è previsto un limite di pena di almeno un anno di detenzione nel minimo edittale. È cioè necessario che il fatto di reato sia punibile in entrambi gli Stati con una pena detentiva di durata minima non inferiore a un anno (articolo 2, paragrafo 1). Per l'estradizione esecutiva è previsto un limite di pena pari a sei mesi, quale minimo residuo da scontare. È cioè necessario che la pena detentiva ancora da eseguire abbia una durata residua di almeno sei mesi (articolo 2, paragrafo 2). È prevista la possibilità di concedere unitariamente l'estradizione per due o più fatti, purché tutti siano qualificati come reati in entrambe le legislazioni e per almeno uno di essi sussista l'uno o l'altro dei sopra indicati limiti di pena (articolo 2, paragrafo 4). Degli stessi limiti di pena, invece, non si tiene conto quando la richiesta di estradizione riguardi reati previsti dagli accordi multilaterali, a carattere universale o regionale, dei quali entrambi gli Stati sono parte (articolo 2, paragrafo 5). Il Trattato prevede due tipologie di rifiuto dell'estradizione, segnatamente dei motivi obbligatori e dei motivi facoltativi di rifiuto. Le ipotesi di rifiuto obbligatorio sono previste dall'articolo 3 del Trattato, nel quale più in particolare si prevede che l'estradizione non è concessa – analogamente a quanto previsto nelle convenzioni multilaterali in materia – nei seguenti casi: – quando si procede o si è proceduto per un reato politico, esclusi dal novero dei reati politici quelli di genocidio e terrorismo, nonché gli altri reati non considerati come politici da un qualsiasi accordo internazionale vincolante per entrambe le Parti, come pure l'omicidio o altro reato violento contro un Capo di Stato o di Governo o un suo familiare (lettera a ); – quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di estradizione sia stata formulata in tutto o in parte a fini discriminatori e, quindi, possa essere strumentale a perseguire o punire una persona per motivi di razza, religione, sesso, orientamento sessuale, nazionalità od opinioni politiche (lettera b ); – quando si procede o si è proceduto per un reato meramente militare (lettera e ); – quando l'azione penale ( id est il reato) o la pena alle quali si riferisce la richiesta di estradizione si sono estinte per prescrizione nello Stato Richiedente (lettera d ); – quando la pena alle quale si riferisce la richiesta di estradizione, violi i princìpi costituzionali dello Stato richiesto (lettera e ); – quando la persona richiesta è stata già definitivamente giudicata nello Stato richiesto per gli stessi fatti ai quali si riferisce la richiesta di estradizione (cosiddetto principio del ne bis in idem ) (lettera f ); – quando lo Stato richiesto o lo Stato richiedente hanno concesso l'amnistia, l'indulto o qualsiasi altra forma di estinzione della pena per il reato per il quale si richiede l'estradizione (lettera g ); – quando l'estradizione possa compromettere la sovranità, la sicurezza, l'ordine pubblico o altri interessi essenziali dello Stato richiesto, oppure quando la richiesta di estradizione contrasti coi princìpi fondamentali dell'ordinamento giuridico dello stesso Stato, ovvero coi trattati in vigore per le Parti in materia di Diritti umani (lettera h ); – se lo Stato richiesto ha concesso asilo o analoga forma di protezione alla persona richiesta in relazione a una situazione verificatasi nello Stato richiedente (lettera i ). Le ipotesi di rifiuto facoltativo sono previste dall'articolo 4 del Trattato, nel quale più in particolare si prevede che l'estradizione può essere negata: – quando la persona richiesta è sottoposta a un procedimento penale nello Stato richiesto per lo stesso fatto (lettera a ); – quando le gravi condizioni di salute dell'estradando rendano la consegna pericolosa per la sua vita (lettera b ); – quando lo Stato richiedente proceda o abbia proceduto per un reato commesso fuori dal suo territorio, nel caso in cui la legislazione dello Stato richiesto non consenta il perseguimento dello stesso reato commesso fuori dal suo territorio (lettera e ). In ogni caso lo Stato richiesto può in qualsiasi momento chiedere che all'estradando sia garantito un giusto processo, cosi come che lo stesso estradando non subisca una sparizione forzata, né venga sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (articolo 11). Il principio di specialità è previsto e regolato dall'articolo 6 del Trattato in maniera simile a quella di altri trattati, sia bilaterali che multilaterali. L'estradato, infatti, non può essere sottoposto a un procedimento penale o a una qualsiasi misura restrittiva della libertà personale, come pure all'esecuzione di una pena, in relazione a fatti diversi e anteriori a quelli per i quali è stato consegnato. Fanno eccezione le cosiddette ipotesi di purgazione della specialità elencate nelle lettere a) , b) , c ) e d) del paragrafo 1, che più in particolare si verificano: – quando l'estradato abbia espressamente consentito all'estensione dell'estradizione alla presenza di un difensore e, se necessario, di un interprete;