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La transizione ecologica deve assicurare il sacrosanto principio della neutralità tecnologica, perché tutte le tecnologie che contribuiscono a decarbonizzare devono essere impiegate e nella transizione ecologica occorre ridurre la dipendenza energetica dell'Unione europea e dell'Italia. Quella del nostro Paese - lo ricordo - per il gas è al 95 per cento, anche impiegando maggiormente le proprie risorse naturali e investendo per diversificare le fonti di approvvigionamento per garantire la sicurezza e la resilienza del nostro sistema energetico. Insomma, occorre avere l'umiltà di ammettere che le fonti energetiche per decarbonizzare durante la transizione sono il gas naturale a basse emissioni di carbonio e il nucleare a nulle emissioni, sul quale non possiamo perdere la ricerca e lo sviluppo, almeno su quello di quarta generazione. (Applausi) . Dunque, nel pacchetto europeo sulla finanza sostenibile, che dovrà essere chiuso nel prossimo mese di dicembre, nei criteri della tassonomia degli investimenti verdi, d'accordo fuori il petrolio e il carbone, ma occorre riconsiderare il ruolo di accompagnamento strategico del gas naturale nella transizione ecologica ed energetica sia ai fini del contenimento dei costi dell'energia sia per garantire stabilità, sicurezza e resilienza del sistema energetico. Una riflessione va fatta anche sul pacchetto Fit for 55, formalizzato a luglio dalla Commissione, che ha molte criticità: l'estensione del sistema Emissions trading schene (ETS) ad altri settori, quali il trasporto marittimo e quello su strada e l'edilizio; l'eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi (il che significa altre tasse) e soprattutto il bando dal 2035 delle auto a combustione interna, con il solo modello elettrico scelto dall'industria automobilistica tedesca, rappresentano una criticità. Questa previsione è un assurdo. È sbagliato entrare a gamba tesa e cancellare le auto Euro 6 di ultima generazione o le Euro 7, che sono oggetto di ricerca e sviluppo, quelle alimentate con carburanti low carbon, a biometano o ibride, capaci anch'esse di ridurre le emissioni della CO 2 , a vantaggio delle sole elettriche classificate - ma falsamente - veicoli a emissioni zero. (Applausi) . È un'ipocrisia misurare ancora le emissioni al tubo di scarico; l'elettrico inquina anch'esso nel suo ciclo di vita a partire dalle batterie, oggi per il 70 per cento di produzione cinese e per il 70 per cento caricate con energia elettrica prodotta da combustibili fossili. Il bando delle auto a combustione interna mina il principio di neutralità tecnologica e distrugge il comparto della meccanica italiana, la filiera dell' automotive e quella della raffinazione e inganna sulla tutela dell'ambiente. Per questo, il nostro Governo deve battersi in Europa affinché, per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di mobilità sostenibile e occorrendo uniformare la contabilizzazione delle emissioni nell'ambito del settore dei trasporti, siano adottati i principi del metodo del ciclo di vita per la valutazione dei reali impatti ambientali dei veicoli associati al consumo dei singoli carburanti, inclusi i processi di fabbricazione e di fine vita. Concludo, signor Presidente, con un'ultima considerazione. Nella transizione ecologica ed energetica crescerà il ruolo dei minerali critici, come riportato dal recente rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia. I veicoli elettrici, gli impianti fotovoltaici, i parchi eolici e gli accumulatori richiedono molti più minerali rispetto alle loro controparti basate sui combustibili fossili. Come si evince dallo stesso rapporto dell'Agenzia, rispetto a un'auto convenzionale, una tipica auto elettrica richiede sei volte gli input minerali; rispetto a un impianto a gas, un impianto fotovoltaico richiede sette volte più risorse minerali; un impianto eolico on-shore nove volte e addirittura uno off-shore. Insomma, il passaggio a quello che viene considerato un sistema energetico pulito determinerà dunque un significativo fabbisogno di rame, litio, nichel, manganese, cobalto, grafite, zinco e terre rare, per l'estrazione dei quali servono tante energie e si producono tanti rifiuti. Occorre dunque che nella promozione e nello sviluppo delle diverse tecnologie per l'attuazione della politica strategica dell'Unione europea per la decarbonizzazione venga effettuata un'attenta analisi degli impatti ambientali, economici, sociali e - soprattutto - geopolitici, in ordine a disponibilità, costi, approvvigionamento e dipendenza estera dei metalli, dei minerali critici e delle terre rare, necessari nella transizione basata sull'elettrificazione spinta dei consumi. Insomma, cerchiamo di evitare con la transizione ecologica che il baricentro della geopolitica mondiale si sposti troppo verso la Cina. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ricciardi. Ne ha facoltà. RICCIARDI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, la legge europea rappresenta l'appuntamento annuale con il quale lo Stato, di fatto, si adegua all'ordinamento dell'Unione europea. Sottolineo che si adegua, perché è innegabile che, dopo la pandemia, diversi paradigmi sono cambiati, non soltanto per permettere agli Stati membri di adeguarsi a un'Europa più giusta, solidale, inclusiva e condivisa, ma anche per permettere all'Europa stessa di adeguarsi a processi di cambiamento che si sono già resi necessari ben prima della pandemia: mi riferisco a quando sono scoppiate le crisi dei mutui subprime e la cosiddetta crisi degli spread . Il MoVimento 5 Stelle è stato e vuole continuare ad essere parte attiva di questi cambiamenti di scenario e il tempo sarà galantuomo nel decretare quanto sia stato importante il Governo Conte II, che, in occasione della pandemia, ha interpretato e indirizzato i processi di cambiamento europei. È un fatto che, ancora nell'aprile 2020, l'Unione europea ritenesse possibile rispondere all'emergenza Covid con i logori e insufficienti strumenti del Meccanismo europeo di stabilità (MES), dei prestiti della Banca europea per gli investimenti (BEI) e dell'allora nascente piano Sure. La storia sarà sempre più in grado di riconoscere quanto sia stata rilevante l'azione del Governo Conte II nel momento in cui, con altri otto Paesi, ha saputo convincere quelli europei più riottosi, i frugali in testa, a mettere in campo una mole di risorse molto più incisiva e finanziata dall'emissione di debito comune europeo. Questo è proprio quello che è accaduto con il recovery fund , evolutosi poi nel Next generation EU, alla cui base ci sono veri e propri eurobond , finalmente decollati dopo decenni di auspici, seguiti dalla prima proposta di eurobond , che venne avanzata a metà degli anni Novanta da Jacques Delors. Se oggi abbiamo il Next generation EU e gli eurobond , è perché il dramma della pandemia ha accelerato l'adozione di soluzioni che erano già improcrastinabili, ma è anche perché il Governo Conte II e tutto il MoVimento 5 Stelle hanno saputo interpretare le enormi opportunità che questo drammatico tornante della storia ci ha messo davanti. Da ciò è derivata la sospensione del patto di stabilità, che certamente non potrà più essere recuperato nelle forme dannose in cui l'abbiamo conosciuto, come peraltro confermato dall'attuale premier Draghi.