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I dati dicono che, espiata la pena, gli uomini violenti tendono a recidivare reati della stessa natura. Su questo aspetto è intervenuta solo parzialmente la legge 19 luglio 2019, n. 69, impegna il Governo: 1) a mettere in atto tutte le iniziative necessarie per raggiungere la piena applicazione della Convenzione di Istanbul; 2) ad assumere le iniziative necessarie ad approvare un nuovo piano nazionale antiviolenza per il triennio 2020-2023; 3) a promuovere la parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere attraverso l'educazione scolastica e la formazione degli educatori, assumendo iniziative per destinare a tale scopo nuove risorse finanziarie; 4) ad assumere iniziative per investire risorse adeguate per la formazione specifica e per il necessario aggiornamento del personale chiamato ad interagire con la vittima, forze dell'ordine, magistrati, personale della giustizia, Polizia municipale e personale sanitario, anche nell'ambito di specifici capitoli di spesa destinati alla violenza di genere; 5) ad adottare iniziative per introdurre strumenti di welfare volti a sostenere economicamente le donne nel loro percorso di fuoriuscita dalla violenza e a favorirne l'inserimento nel mondo del lavoro e l'indipendenza abitativa; 6) ad adottare iniziative volte ad incrementare le risorse destinate al Fondo per le pari opportunità, al Fondo per le vittime di reati intenzionali violenti, al Fondo antitratta e, in generale, a tutte le politiche per la promozione della parità di genere e per la prevenzione ed il contrasto di ogni forma di violenza contro le donne; 7) a garantire su tutto il territorio la presenza di case rifugio e di centri per la rieducazione degli uomini maltrattanti accreditati, privilegiando quelli che garantiscono la qualità dei servizi e la competenza professionale; 8) ad adottare le iniziative normative ed organizzative necessarie all'attuazione della legge 11 gennaio 2018 n. 4, che tutela gli orfani a causa di crimini domestici, al fine di renderla finalmente pienamente operativa. Atto n. 1-00185 PUGLIA VACCARO DONNO MAIORINO SANTILLO ANGRISANI GIARRUSSO LEONE PIARULLI LANNUTTI TRENTACOSTE ABATE NOCERINO MANTOVANI GAUDIANO MAUTONE GALLICCHIO VANIN GIANNUZZI PRESUTTO CASTELLONE RICCARDI LA MURA FEDE - Il Senato, premesso che: i cambiamenti che stanno avvenendo in questi anni fanno parte di una nuova era industriale: la quarta rivoluzione industriale che presenta alla base un insieme di tecnologie abilitanti che si aggregano grazie ad internet dando vita, in maniera sistemica, a nuovi paradigmi produttivi. Basti pensare a come le smart tecnologies ( internet of things, big data, cloud, additive manufacturing ) e la robotica avanzata rappresentino la possibilità di innovare, non solo prodotti o processi, soprattutto l'organizzazione delle imprese e il loro approccio ai mercati e ai clienti. La quarta rivoluzione industriale riguarda tutta la manifattura e, di conseguenza, la filiera agroindustriale, dall'agricoltura alla trasformazione industriale fino alla meccanica per il Food&Beverage . Non può, infatti, non considerarsi come la digitalizzazione consenta una maggior flessibilità produttiva, recuperi di efficienza e competitività; l'agricoltura cosiddetta di precisione, strategia gestionale che si avvale di moderne strumentazioni e che mira all'esecuzione di interventi agronomici, tenendo conto delle effettive esigenze culturali e delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo, rappresenta indubbiamente la principale espressione di questo nuovo approccio tecnologico al sistema di gestione delle aziende agricole e come tale risponde all'obiettivo della rivoluzione digitale sulla filiera agroindustriale, ossia la massima resa con il minor impatto ambientale. Al riguardo, alcuni studi hanno previsto e stimato una crescita sensibile del mercato mondiale dei mezzi e degli strumenti utili a tale tipo di agricoltura, con considerevoli tassi annui di sviluppo del compartimento . Il settore dell'agricoltura in Italia detiene alcuni primati europei, a partire dal valore aggiunto; ed ancora, il sistema agroalimentare nazionale conta oltre 1 milione di imprese che danno lavoro a più di 1,4 milioni di persone (917 mila in agricoltura e 486 mila occupati nell'industria di trasformazione, circa il 14 per cento del PIL con 219,5 miliardi di euro compresa la ristorazione), così come le esportazioni di prodotti agroalimentari, di primaria importanza negli scambi con l'estero, hanno raggiunto un valore di 41,8 miliardi di euro nel 2018, pari al 9 per cento delle esportazioni totali nazionali; la fase della modernizzazione, periodo che contraddistingueva i processi di innovazione nel dopoguerra, aveva come obiettivo l'aumento della produttività, al fine di velocizzare i tempi di raggiungimento dell'autosufficienza alimentare. Tuttavia, se, da un lato, la modernizzazione ha prodotto indubbi vantaggi, dall'altro lato, sono emersi anche alcuni aspetti negativi legati ai modelli di produzione intensiva e specializzata, con danni sull'ambiente, sulla fertilità dei suoli, sulla perdita di biodiversità, ma anche sulla qualità stessa degli alimenti. Occorre, infatti, considerare come oggi l'innovazione agricola, tecnica ed organizzativa, abbia come oggetto principale la tutela della sicurezza alimentare unitamente all'introduzione progressiva di modelli agricoli più sostenibili sul piano ambientale; si afferma, ogni giorno di più, un modello di sviluppo rurale di natura territoriale ove l'agricoltura intreccia sempre maggiori relazioni con il territorio di riferimento, alimentando percorsi locali di sviluppo. Pertanto, l'innovazione si caratterizza per la promozione di prodotti di qualità, come quelli biologici e tipici, per i quali la "visibilità" del territorio diviene elemento di riconoscimento e di scelta del prodotto da parte del consumatore. Ed ancora, il radicamento territoriale della produzione e dell'innovazione apre le porte a diverse attività in quanto lo spazio rurale diventa una superficie sia di produzione che di consumo (a titolo meramente esemplificativo, produrre bioenergie e ospitare turisti); considerato che: il tema del rapporto tra tecnologia e lavoro è tornato al centro del dibattito pubblico. Nella relazione "Impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale (documento conclusivo ), depositata nell'ottobre 2017, elaborata dalla 11a Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato della Repubblica, si legge " (...) la nuova rivoluzione industriale appare caratterizzata da tecnologie sempre più disponibili a basso costo per le imprese e le persone, destinate ad evolvere con ritmi e contenuti imprevedibili. Le conseguenze possono riguardare sia i modelli di business che i processi produttivi che, soprattutto, una nuova modalità di relazione con i consumatori e con i mercati, attraverso percorsi di coordinamento più efficienti, personalizzati ed immediati resi possibili dalla tecnologia. (...) La definizione di Industria 4.0 nasce in Germania come un vero e proprio paradigma economico nel quale la tecnologia non è che uno strumento per ripensare l'intera economia industriale.