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Franco Cardini nel 2017 definisce la cultura come «sapersi e volersi mettere in discussione», come «condizione di coraggio morale e intellettuale». «Desiderio di imparare, di ascoltare gli altri, di portare un contributo alla crescita». Auspico dunque che questo Governo e l'Italia facciano propria la consapevolezza che la cultura rimanga, come lo è stato nella scorsa legislatura, terreno di impresa e di diffusione creativa, di comunità, da definire in sinergia tra il Ministero della cultura, del turismo, su cui ha lavorato il ministro Franceschini, e quello dello sviluppo economico, per portare avanti un discorso di eccellenza che ci contraddistingue con il supporto delle singole competenze. Non sarà certamente casuale il fatto che tutti i regimi totalitari abbiano voluto mettere un bavaglio alla cultura: la mia comunità nazionale, quella slovena della Venezia Giulia, fu vittima di un vero e proprio tentativo di genocidio perpetrato durante il Ventennio fascista, con la soppressione di tutte le associazioni culturali, con roghi di case di cultura e di libri di biblioteche pubbliche e private, provocando un fuoriuscitismo in massa degli intellettuali sloveni, unico nell'Europa tra le due Guerre. Non vorrei che dovessimo richiamare le parole di Alcide de Gasperi, che nel 1913 parla - lo cito - «di una parabola discendente della nostra cultura che ormai si pieghi verso la decadenza». Non è decadenza la volontà di far convergere problematiche e necessità in un calderone che ha più il sapore di un franchising che non di Ministeri con delle serie basi programmatiche che è la politica a dover indicare? Non le sembra pericoloso, signor Presidente, onorevoli senatori, pensare che stiamo scivolando verso un finis terrae , dando il segnale alle generazioni future come non ci si debba preoccupare dell'educazione al pensiero critico tout court ? Saremo in grado di tollerare generazioni future, convinte che la rete o le immagini condivise sui vari social determinino o rappresentino la verità e la realtà assolute? È una politica culturale seria, congiunta a una politica sulle sue possibilità di sviluppo, a dover dare ai giovani gli strumenti per valutare criticamente ciò che apprendono. Concludo dicendo che, nella consapevolezza dell'unicità e dell'inestimabile valore del patrimonio culturale italiano, bisogna creare delle sinergie serie per svilupparlo, prendere coscienza che la cultura riguarda ciascuno di noi in prima persona, e che è la politica a doverne portare la responsabilità, promuovendola a livello internazionale in un Paese che può e deve continuare a essere protagonista. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP) . Signor Presidente, colleghi del Senato della Repubblica, oggi si porta in votazione, in questo Senato, la conversione in legge del decreto-legge sul riordino dei Ministeri, nello specifico il provvedimento che trasferisce le funzioni in materia di turismo fino ad oggi esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e l'attribuzione al Ministro per la famiglia e le disabilità delle funzioni di indirizzo e di coordinamento in materia di politiche per la famiglia, adozioni, infanzia, adolescenza e disabilità. Un provvedimento che nel suo complesso se, da una parte, va nella direzione dell'ottimizzazione e valorizzazione delle risorse umane ed economiche, dall'altra tende a connettere e ad armonizzare materie e settori che non è più pensabile di trattare a comparti stagni e in modo separato. Rispondo alla senatrice Malpezzi, che si stupisce di fronte a un provvedimento davanti al quale io, invece, mi sarei aspettata di vedere l'approvazione e l'appoggio di chi era al Governo nella passata legislatura e oggi si trova ai banchi dell'opposizione, e proprio dai miei colleghi è stato fortemente criticato mettendo in evidenza una grande contraddizione della loro politica. È stato criticato il fatto che in questo riordino il turismo sia stata ricompreso all'interno del Ministero dell'agricoltura, adducendo come motivo principale il fatto che esso abbia registrato negli ultimi anni una crescita, al contrario dell'agricoltura, e che in tal modo si rischia di farlo retrocedere. Mi sembra, cari colleghi, che sia una motivazione molto fragile, che non tiene conto di quanto il turismo, che finora è stato in capo al MIBACT, abbia giovato dell'attività agricola e di tutto quello che a essa ruota intorno. Ciò che dico è non un'invenzione, ma un preciso riferimento al fatto che nella passata legislatura gli ex Ministri dell'agricoltura e del turismo andavano a braccetto, e proprio l'ex Ministro del turismo - al turismo, lo sottolineo - aveva elaborato un programma che prevedeva che, dopo l'anno dei cammini e dei borghi, il 2018 sarebbe stato l'anno del cibo, con l'obiettivo di avviare manifestazioni, iniziative, eventi legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica dell'Italia. Tutto questo per dire che chi oggi siede ai banchi dell'opposizione sa benissimo che il turismo ha bisogno dell'agricoltura, perché non si può di esso parlare senza abbinarlo al cibo, il quale a sua volta ci riporta all'agricoltura, a quella tradizione contadina che da secoli ha curato le nostre terre, portando come frutto le materie prime che sono alla base dei nostri prodotti tipici, della nostra cucina tipica; quei prodotti e quella cucina che qualsiasi turista ricerca quando viene a visitare le nostre città d'arte; quei prodotti che dal Trentino alla Sicilia sono un'attrattiva indiscutibile, al pari delle nostre Alpi, dei nostri mari e di tutte le bellezze storiche che ci raccontano, insieme al cibo, la storia del nostro Paese. Tutti noi, penso, quando andiamo a visitare un luogo turistico, non possiamo fare a meno di ricercare la trattoria tipica del luogo, e d'altra parta, chiedo ai miei colleghi senatori cosa varrebbe visitare Parma, la mia bella città, senza assaggiarne il prosciutto, il parmigiano o senza visitarne le bellissime campagne e colline che la circondano. Nella mia piccola esperienza nel settore turistico mi sono assolutamente convinta che il turismo abbia bisogno dell'agricoltura e che quest'ultima sia un traino importante per il turismo. Lo dicono anche i pacchetti turistici che vengono confezionati dalle più importanti aziende di marketing turistico. Chiedo ancora se siete davvero convinti che il florido turismo toscano sarebbe stato tale senza le distese di girasoli delle sue colline e i suoi ordinati vigneti e uliveti. Il turismo ha bisogno dell'agricoltura e questo lo dimostrano anche le infinite sagre che da decenni si svolgono nei nostri paesi, nei nostri piccoli Comuni italiani che in quelle occasioni, proprio proponendo i prodotti tipici del territorio, registrano flussi di turismo che diversamente non ci sarebbero. Solo per fare un esempio, una piccola frazione del parmense di soli 58 abitanti con la sua storica sagra della polenta è capace di attirare fino a 10.000 persone ogni anno. È un esempio fra tanti, che i miei colleghi in Parlamento che sono anche sindaci, consiglieri o assessori possono confermare, riconoscendo l'importanza di eventi del genere, che altro non sono che feste dei frutti della terra.