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dopo 6 mesi di Governo, il ministro Toninelli e il Governo si sono accorti che in Sicilia sussistono gravi problemi dovuti alle molteplici criticità nelle infrastrutture stradali e nelle principali opere viarie. Risulta, tra l'altro, che i siciliani abbiano versato negli ultimi cinque anni circa un miliardo di euro per l'imposta aggiuntiva sulle assicurazioni auto, eppure quasi nulla è stato utilizzato per la manutenzione delle disastrate strade provinciali, con l'impossibilità ad intervenire da parte di enti già di per se stessi messi, a loro volta, in ginocchio dal prelievo forzoso, che ha saccheggiato le casse delle ex Province per ripianare il deficit statale; a fronte di questa drammatica situazione, gli amministratori siciliani hanno espresso e ribadito il forte il disagio legato al profondo stato di degrado del sistema di viabilità autostradale e secondario, fatto di strade dissestate, autostrade a una corsia per deviazioni e restringimenti di carreggiata, vegetazione incontrollata che ostruisce pericolosamente la visibilità e gallerie in cattivo stato e poco illuminate. Tale condizione disastrosa, rileva l'Anci, "lede il diritto alla mobilità e alla sicurezza dei cittadini". Pertanto,ad opinione dell'interrogante, amministratori e cittadini ritengono concluso il tempo di illusorie "passerelle" istituzionali o peggio ancora della logica "tampone" del "rattoppo" saltuario, mentre urgono opere di completo rifacimento delle sedi stradali, mettendo al centro la manutenzione quotidiana ed il potenziamento concreto della rete stradale, ponendo rimedio alla negligenza dello Stato nel monitoraggio delle condizioni degli assi viari che potevano e dovevano essere finanziate e poste in condizioni di funzionalità e sicurezza con le programmazioni del fondo sociale europeo e dei fondi strutturali; la dignità di un territorio, il suo sviluppo economico e la stessa coesione sociale passano proprio dalle sue infrastrutture e in particolare dalle vie di comunicazione. Oltre ad accendere i riflettori mediatici sui disagi che si vivono ogni giorno in Sicilia, è arrivato il momento di dare delle risposte e dei tempi certi sull'attuale situazione, sui finanziamenti possibili e/o in corso, i progetti per la viabilità e l'attuazione dei cantieri; necessario appare supportare l'apprezzabile impegno del Governo siciliano, che ha già eseguito una ricognizione delle opportunità di intervento con i progetti inseriti nel "Patto per il Sud" ed inoltre occorre monitorare la corretta attuazione dei previsti investimenti Anas per 3 miliardi di euro nonché le procedure di gara del Cas, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda realmente porre in essere un piano di interventi mirati per la Sicilia, ed in tal caso se voglia quantificare in termini esatti le cifre disponibili ed un crono-programma per i relativi stanziamenti delle risorse necessarie, sulla base di un report dettagliato di tutte le aree viarie critiche; inoltre se, al fine di dare risposte efficaci alle citate emergenze, non ritenga opportuno istituire e convocare una cabina di regia, mediante un Tavolo di lavoro permanente del quale facciano parte, tra gli altri soggetti individuati come partecipanti necessari, anche il Presidente della Regione Siciliana, i vertici degli enti Anas/Cas, Anci Sicilia ed una rappresentanza parlamentare del territorio, considerando l'urgente ineludibilità di un confronto serrato ed incisivo per avviare interventi infrastrutturali finalizzati ad una mobilità più agevole e sicura in tutta l'isola. Atto n. 4-00938 PAPATHEU Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'economia e delle finanze e per il Sud Premesso che: l'"Education and Training Monitor" è un rapporto annuale in cui si analizzano e comparano le principali sfide per i sistemi educativi europei, la situazione dei singoli Paesi ed in tale rapporto si assegna all'Italia uno dei livelli più bassi d'investimento in educazione, sia in rapporto al Pil (3,9 per cento nel 2016, comparato al 4,9 per cento della media europea), sia in rapporto al totale della spesa pubblica (7,9 per cento contro il 10,2 per cento). Il dato riguarda principalmente i fondi utilizzati in educazione superiore; se per la scuola primaria il dato italiano risulta in linea con quello degli altri Paesi, in oggetto ai più alti livelli di istruzione e all'Università, l'Italia risulta penultima in classifica, prima della Gran Bretagna (dove le tasse pagate dagli studenti sono alte e gli istituti sono finanziariamente autonomi) per uno 0,3 per cento di risorse investite, a fronte dello 0,7 per cento europeo. Il Consiglio Ue ha richiesto all'Italia un impegno specifico affinché siano "favorite la ricerca, l'innovazione, le competenze digitali e le infrastrutture attraverso lo stanziamento di fondi mirati" ed "aumentata la formazione professionale dell'istruzione superiore". Altra sfida essenziale, al momento priva delle dovute misure migliorative di intervento, è rappresentata dai numerosi giovani che non lavorano, né studiano, né sono impegnati nella formazione. Un quinto degli italiani (20,1 per cento) tra i 15 e i 24 anni, nel 2017, rientra in questa categoria, rappresentando la più alta percentuale in Europa, la cui media si attesta sui 10,9 punti percentuali. Il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro continua poi a rimanere estremamente difficoltoso, anche per le persone altamente qualificate; le disparità a livello regionale sono persistenti come evidenziato dai test Invalsi e, nel frattempo, i salari degli insegnanti continuano a rimanere tra i più bassi a livello europeo, e le prospettive di carriera sono limitate. La percentuale di giovani che intraprendono gli studi universitari risulta tra le più basse in Europa (26,9 per cento a fronte della media Ue del 39,9 per cento nel 2017), anche se la quota di laureati è in aumento. Tuttavia permane una crescita del costo degli studi, che risulta spesso insostenibile per le famiglie e le tasse universitarie italiane sono tra le più alte in Europa; secondo quanto affermato dal Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, il 16 novembre scorso al convegno "Occupazione: il futuro è nel Sud", che si è tenuto presso l'Aula Magna Storica dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, in particolare "Occorre pretendere che al Sud ci siano più asili nido, il tempo pieno nelle scuole e le università del Meridione, che devono avere gli stessi fondi di quelle del Nord"; ciò nonostante, il decreto fiscale, di cui al decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante "Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria" prevede, al contrario, un taglio alle risorse del Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca per scuola e università pari a 29 milioni di euro. Tale taglio, descritto dal Governo, ad avviso dell'interrogante erroneamente, come un "risparmio" (fatto che si evince dalle tabelle allegate al decreto - "Riduzioni delle dotazioni finanziarie delle spese dei ministeri"), viene ripartito in 14 milioni destinati alla scuola e 15 milioni alla formazione universitaria e post-laurea.