[pronunce]

Il remittente premette che la disciplina dell'istruzione preventiva va inserita, secondo l'opinione largamente condivisa, nell'ambito di quella della tutela cautelare, la cui ragione generale consiste nell'approntare rimedi idonei ad evitare che la durata dello svolgimento del processo ordinario possa recare pregiudizio a chi ha ragione ed è parte essenziale della tutela giurisdizionale. Osserva, al riguardo, che, mentre l'art. 695 cod. proc. civ. dispone che sul ricorso per istruzione preventiva il giudice provvede con ordinanza non impugnabile, l'art. 669-quaterdecies cod. proc. civ. stabilisce che, delle disposizioni regolanti il procedimento cautelare uniforme di cui al capo III, sezione I, del libro quarto del codice di procedura civile, soltanto l'art. 669-septies è applicabile all'istruzione preventiva. Di conseguenza, non è applicabile la disposizione che, a seguito della sentenza di questa Corte n. 253 del 1994, prevede la reclamabilità anche dei provvedimenti di rigetto dei ricorsi in materia cautelare. Il remittente sostiene che ragioni in parte analoghe a quelle che hanno giustificato la pronuncia di questa Corte, con la quale fu dichiarata l'illegittimità dell'art. 669-terdecies cod. proc. civ. , nella parte in cui non prevedeva la reclamabilità del provvedimento di rigetto della domanda cautelare, conducono a ritenere illegittima la norma censurata. Infatti, da un lato, anche in questo caso, con la possibile dispersione delle prove, il rigetto del ricorso diretto ad ottenere un provvedimento di istruzione preventiva può provocare un pregiudizio irrimediabile al ricorrente; dall'altro, la non reclamabilità dei provvedimenti di accoglimento non produce eguali danni al resistente. Infatti l'art. 698 cod. proc. civ. stabilisce, al secondo comma, che «l'assunzione preventiva dei mezzi di prova non pregiudica le questioni relative alla loro ammissibilità e rilevanza, né impedisce la loro rinnovazione nel giudizio di merito» e al terzo comma che «i processi verbali delle prove non possono essere prodotti nel giudizio di merito, prima che i mezzi di prova siano stati dichiarati ammissibili nel giudizio stesso». 2.— La questione è fondata. Essa deve essere considerata unitariamente in riferimento a tutti i parametri evocati. È opportuno premettere che questa Corte non ritiene oggetto di possibili dubbi i principi costantemente affermati della non necessaria previsione di un doppio grado di merito per la realizzazione del diritto di difesa e della parimenti non necessaria attribuzione di identiche facoltà a tutte le parti, purché sia ad esse assicurata la sostanziale parità di efficacia degli strumenti processuali predisposti, a seconda delle posizioni, con riguardo alla consistenza dei diversi interessi (sentenza n. 107 del 2007). Da ribadire è, inoltre, il principio secondo cui il legislatore fruisce di ampi margini di scelte nella regolazione degli istituti processuali (sentenza n. 237 del 2007). Tutto ciò premesso, si deve anche affermare che la disciplina del processo non si sottrae allo scrutinio di ragionevolezza (ordinanza n. 128 del 1999). Con riguardo alla normativa censurata, si rileva anzitutto che essa fa parte della tutela cautelare, della quale condivide la ratio ispiratrice che è quella di evitare che la durata del processo si risolva in un pregiudizio della parte che dovrebbe veder riconosciute le proprie ragioni. Non si può dubitare che l'impossibilità di sentire in futuro nella sede ordinaria uno o diversi testimoni, così come l'alterazione dello stato di luoghi o, in generale, di ciò che si vuole sottoporre ad accertamento tecnico possano provocare pregiudizi irreparabili al diritto che la parte istante intende far valere. Le analogie tra le ragioni che impongono la tutela cautelare e quelle che presiedono alla disciplina della istruzione preventiva sono state già più volte riconosciute da questa Corte, che ha anche sottolineato il rapporto che lega il diritto di esercitare l'onus probandi con la garanzia di cui all'art. 24 Cost. (sentenze n. 471 del 1990, n. 257 del 1996, n. 46 del 1997). Se si ha riguardo alla reclamabilità dei provvedimenti di rigetto di istanze cautelari sostanziali, la non reclamabilità di quelli che respingono ricorsi per provvedimenti di istruzione preventiva si presenta quindi come un'incoerenza interna alla disciplina della tutela cautelare. La discrasia è ancora più puntuale e evidente rispetto al provvedimento di diniego di sequestro giudiziario per provvedere alla custodia temporanea di libri, registri, documenti, campioni e di ogni altra cosa da cui si pretende desumere elementi di prova, disciplinato dall'art. 670, secondo comma, del codice di procedura civile. Né varrebbe obiettare che l'art. 669-septies cod. proc. civ. attribuisce al ricorrente, sussistendo determinate condizioni, la facoltà di riproporre l'istanza. Come questa Corte ha rilevato, la riproposizione della istanza al medesimo giudice che ha emesso il provvedimento di rigetto opera su un piano diverso da quello del reclamo e non assicura lo stesso livello di efficacia di questo (sentenza n. 253 del 1994). La non impugnabilità dei provvedimenti sia di rigetto che di accoglimento non comporta tuttavia parità di tutela tra le parti. Mentre, infatti, il pregiudizio che può subire il resistente per effetto della concessione ed esecuzione di un provvedimento di istruzione preventiva non è definitivo, in quanto ogni questione relativa all'ammissibilità e rilevanza è rinviata al merito, il danno che può derivare al ricorrente da un provvedimento di rigetto può essere irreparabile. Le norme impugnate vanno, quindi, dichiarate illegittime nella parte in cui non consentono di utilizzare lo strumento del reclamo, previsto dall'art. 669-terdecies cod. proc. civ. , avverso il provvedimento che rigetta l'istanza per l'assunzione preventiva dei mezzi di prova di cui agli artt. 692 e 696 del medesimo codice.. per questi motivi LA CORTE COSTIUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale degli articoli 669-quaterdecies e 695 del codice di procedura civile, nella parte in cui non prevedono la reclamabilità del provvedimento di rigetto dell'istanza per l'assunzione preventiva dei mezzi di prova di cui agli articoli 692 e 696 dello stesso codice. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 maggio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA