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Concludendo questa breve analisi sulla situazione attuale in cui operano le società del settore del recupero e tutela del credito, è lampante che il settore non chiede null'altro che un riconoscimento della identità e della professionalità delle società appartenenti a tale comparto, realtà che è sfuggita all'attenzione del legislatore e le cui richieste finora non sono mai state ascoltate nonostante sia un settore in forte crescita e sempre più attenzionato dai media e dalla opinione pubblica. Oggi, perciò, si rende più che mai necessaria anche una revisione della normativa che ruota attorno al mondo del recupero crediti primo fra tutti il provvedimento generale in materia di privacy ( ex decreto legislativo n. 196 del 2003) che è ormai risalente nel tempo. Ci si è resi conto infatti, sulla base dell'esperienza quotidiana, che alcune prescrizioni in esso contenute da un lato non sono più pienamente osservate e dall'altro forse difficilmente attuabili, perché il contesto storico si è evoluto rispetto a quello previsto in origine dal legislatore. Tale aggiornamento delle norme del settore deve prevedere un più ampio coordinamento tra le varie Autorità, attraverso anche l'applicazione dei protocolli d'intesa e con la presenza delle associazioni dei consumatori, in modo da garantire ai consumatori una tutela piena e uniforme dei loro diritti, nel quadro di un chiaro riparto dei diversi settori di intervento. Al contempo però occorre capire le reali cause di morosità e cioè distinguere il consumatore veramente vittima della crisi economica dal consumatore che cerca di approfittare della situazione per non pagare. È necessario tutelare soprattutto i consumatori onesti, perché il consumatore disonesto diventa un costo per il consumatore onesto. Alla luce di quanto sopra, è pertanto necessario che il nostro settore sia regolato con una disciplina omogenea che garantisca una precisa regolamentazione, fornendo gli strumenti adatti agli operatori del settore e garantendo la precisa attuazione e rispetto delle norme anche grazie all'apporto fornito dall'organismo pluralistico di controllo. Scopo del presente disegno di legge è quello di proporre i principali punti per una riforma che, dettando con norma di legge regole chiare ed aggiornate, assicuri tutela ai consumatori, un contesto operativo certo per le imprese, formazione continua e risparmi di costi per la pubblica amministrazione, in un'ottica di sussidiarietà che non può essere disattesa da un intervento normativo di questa portata. Per questo motivo viene dato ampio e sostanziale risalto al principio di sussidiarietà che determina la possibilità per il settore di operare secondo criteri e buone pratiche condivise dalle organizzazioni di tutela dei consumatori ed indicate dall'organismo pluralistico di controllo, vero fulcro di questa riforma. Al fine di avere un'esatta percezione della rilevanza dell'attività svolta dalle aziende e dai lavoratori dei servizi per la tutela del credito, si ricorda che i soggetti che prioritariamente affidano i propri crediti insoluti alle aziende del comparto vanno dalle piccole, medie e grandi imprese alle banche, dalle utilities alle pubbliche amministrazioni centrali e locali e che il numero delle pratiche affidate ha un valore complessivo di oltre 43 miliardi di euro (fonte: dati Unirec 2013). La necessità di una nuova disciplina del settore del recupero del credito è resa ancora più attuale dalle ultime evoluzioni legislative, prima fra tutte la reintroduzione a settembre 2013 della mediazione obbligatoria ex decreto legislativo n. 28 del 2010 riformato con il cosiddetto « Decreto del fare» (decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69), strumento di fondamentale importanza nella soluzione delle controversie creditizie. Su quest'ultimo punto è di tutta evidenza che le attività di tutela del credito presentano notevoli similitudini con quanto previsto dal decreto Alfano (decreto legislativo n. 28 del 2010) in materia di mediazione obbligatoria: le attività svolte dalle aziende di tutela del credito accompagnano, difatti, creditori e debitori verso una composizione amichevole delle controversie evitando di pervenire a contenziosi che intaserebbero ancor di più la macchina giudiziaria, ormai già allo stremo. Proprio come nella mediazione obbligatoria, attraverso le attività di tutela del credito, e dunque, attraverso uno strumento stragiudiziale, con «meno stress» e con meno costi per il consumatore, viene fronteggiato il crescente slittamento dei tempi di pagamento e vengono sanati, in via bonaria, milioni di potenziali contenziosi. Ulteriore riprova della giusta direzione intrapresa dalla proposta di legge Rossi-Ventucci (A.C. n. 4583, XVI legislatura) è l'esempio della Germania, che da qualche anno (precisamente con la legge federale sui servizi legali del 12 dicembre 2007) ha riformato il settore ponendolo sotto la vigilanza del Ministero della giustizia tedesco. La bontà di tale disciplina è stata pure avallata da uno studio posto in essere dal Centro studi della Commissione giustizia nella XVI legislatura, che ritenendo condivisibile quanto statuito nell'ordinamento tedesco, ha espresso parere positivo affinché l'attività di vigilanza del comparto del credito fosse attuata anche in Italia dal Ministero della giustizia e non, come avviene attualmente, dal Ministero dell'interno. Nel corso degli anni pochissimi sono stati i controlli effettuati dalle Questure per il riscontro dell'osservanza degli adempimenti derivanti dagli articoli 115 e seguenti del TULPS, controlli che hanno prodotto pochissimi risultati e quindi (purtroppo) uno spreco di tempo e di risorse per lo Stato, senza considerare le diverse interpretazioni e assoggettando, quindi, nei diversi territori le imprese di recupero ad adempimenti differenziati da una zona all'altra del Paese o nell'ipotesi peggiore da una zona all'altra delle medesima città. Nulla c'entra il Ministero dell'interno, poiché non si tratta, quindi di garantire l'ordine pubblico, come dimostrato dal vissuto di questi ultimi anni. Pertanto è auspicabile che, nell'ottica della riforma del settore, si giunga alla formulazione di una previsione legislativa svincolata dal controllo del Ministero dell’interno, oramai, come esposto in precedenza, anacronistico e di scarsa efficacia, e che tale controllo e vigilanza sia, altresì giustamente, demandato al Ministero della giustizia. In questo modo si riunirebbe sotto l'egida di un unico Ministero il monitoraggio di tutto il processo end to end , cioè dalla lavorazione stragiudiziale/mediazione fino all'eventuale recupero legale. Il Ministero della giustizia, a sua volta, come proposto nel testo del disegno di legge, vigilerebbe sull'organismo di controllo e regolazione, formato (a garanzia della pluralità delle parti) dai seguenti sette componenti: un componente indicato dal Ministero della giustizia, che lo presiede, due componenti designati dal CNCU (Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti), un componente designato da Confindustria e Rete imprese Italia in rappresentanza delle società che maggiormente acquisiscono servizi di gestione del credito, un componente in rappresentanza delle associazioni di imprese finanziarie e bancarie e due componenti indicati dalle organizzazioni di categoria che rappresentano le società esercenti, tutti nominati per una durata di tre anni, non rinnovabili.