[pronunce]

4.- In prossimità dell'udienza pubblica, le parti private hanno depositato memorie integrative di identico tenore, richiamando la giurisprudenza costituzionale sull'inviolabilità del diritto alla tutela giurisdizionale di cui all'art. 24 Cost. (sono citate le pronunce n. 67 del 1990, n. 26 del 1999, n. 29 del 2003, n. 386 del 2004 e n. 120 del 2014) ed evidenziando l'incomprimibilità del nucleo essenziale di detto diritto, costituito dalla garanzia del contraddittorio, di cui all'art. 111 Cost. L'eliminazione di quest'ultima garanzia darebbe luogo a un processo «non giusto», in cui il diritto di difesa diverrebbe «solo apparente» (sono richiamate le sentenze n. 317 del 2009 e n. 127 del 1979). Nella sentenza n. 144 del 1997, questa Corte avrebbe riconosciuto che gli «ordini di firma presso l'ufficio di polizia» costituiscono misure incidenti sulla libertà personale del destinatario; alla luce degli stessi principi enucleabili da tale pronuncia, si giustificherebbe la necessità di prevedere, in materia di convalida delle misure alternative al trattenimento dello straniero, la garanzia dell'udienza partecipata dal difensore dell'interessato, eventualmente nominato d'ufficio. Tale garanzia sarebbe infatti la sola adeguata alla «struttura del singolo procedimento o dell'atto che va adottato» e alle «esigenze sostanziali del caso sottoposto all'esame del giudice» - criteri questi enunciati nella sentenza n. 144 del 1997 - atteso che, da un lato, le misure alternative al trattenimento si rivolgono a un soggetto straniero «inibito da limiti culturali e sociali» e sono finalizzate all'accompagnamento alla frontiera, e che, d'altro lato, il sindacato del giudice potrebbe estendersi alla valutazione del provvedimento presupposto di espulsione, ancorché solo se manifestamente illegittimo (è citata Corte di cassazione, sezione sesta civile, sentenza 30 novembre 2015, n. 24415). Il «diritto al contraddittorio», così come declinato nel censurato art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione, rendendo «in pratica effettivamente difficile, se non impossibile, l'esercizio del diritto di difesa», lederebbe inoltre i principi di effettività ed equivalenza ai rimedi interni, cui gli Stati membri dell'Unione europea debbono ottemperare nel predisporre i «modelli processuali» volti alla tutela dei diritti derivanti dal diritto dell'Unione (è citata la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, 14 gennaio 2016, in causa C-74/14, "Eturas" UAB e altri). Le parti private, nel reiterare la propria tesi circa l'«identità funzionale» tra il trattenimento e le misure a esso alternative, soggiungono che sovente la scelta tra l'una o l'altra misura dipenderebbe esclusivamente dalla sussistenza o meno di posti disponibili nei CPR, sicché una disparità di trattamento - sotto il profilo delle garanzie del diritto alla difesa - tra il procedimento di convalida del trattenimento e quello di convalida delle misure alternative sarebbe «irragionevolmente discriminatoria nei confronti dei destinatari».1.- Con due ordinanze di identico tenore la Corte di Cassazione, sezione prima civile, ha censurato, in riferimento agli artt. 13 e 24, secondo comma, Cost., l'art. 14, comma 1-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), introdotto dall'art. 3, comma 1, lettera d), numero 2), del decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89 (Disposizioni urgenti per il completamento dell'attuazione della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari), convertito, con modificazioni, nella legge 2 agosto 2011, n. 129, nella parte in cui non prevede che il giudizio di convalida della misura dell'obbligo di presentazione all'ufficio della forza pubblica territorialmente competente «si svolga in udienza con la partecipazione necessaria del difensore dell'interessato, eventualmente nominato d'ufficio». 2.- Preliminarmente va disposta la riunione dei giudizi, relativi a identiche questioni. 3.- Prima di affrontare il merito delle questioni prospettate, conviene sinteticamente ricostruire il complesso quadro normativo nel quale esse si inseriscono. 3.1.- L'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione, in questa sede censurato, è stato introdotto nel corpo del t.u. immigrazione dal d.l. n. 89 del 2011, allo scopo di trasporre nell'ordinamento interno l'art. 15, paragrafo 1, della direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, secondo cui gli Stati membri procedono al trattenimento del cittadino di un paese terzo destinatario di una decisione di rimpatrio, «salvo se nel caso concreto possono essere efficacemente applicate altre misure sufficienti ma meno coercitive» (v. relazione al disegno di legge C. 4449, di conversione del d.l. n. 89 del 2011, presentato alla Camera dei deputati il 23 giugno 2011). 3.2.- Presupposto per l'adozione delle misure contemplate dalla disposizione censurata è che lo straniero - in possesso del passaporto o di altro documento equipollente in corso di validità - sia stato attinto da un provvedimento di espulsione adottato per motivi diversi da quelli previsti dall'art. 13, commi 1 e 2, lettera c), t.u. immigrazione e da quelli contemplati dall'art. 3, comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144 (Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale), convertito, con modificazioni, nella legge 31 luglio 2005, n. 155. Deve dunque trattarsi di un soggetto espulso dal prefetto, per ragioni non legate alla tutela dell'ordine pubblico o della sicurezza dello Stato, né alla pericolosità sociale dello straniero, né - ancora - a esigenze di prevenzione e repressione di fenomeni terroristici. Al contempo, dall'espressa previsione dell'alternatività delle misure di cui al censurato art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione rispetto al trattenimento in un centro per i rimpatri (di seguito, CPR), si ricava che l'espulsione deve essere stata disposta con prescrizione prefettizia - da eseguirsi ad opera del questore - di accompagnamento dell'interessato alla frontiera a mezzo della forza pubblica (art. 13, comma 4, t.u. immigrazione), e senza concessione di un termine per la partenza volontaria dell'interessato (art. 13, commi 5, 5.1. e 5.2. , t.u. immigrazione).