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Questo è un provvedimento importantissimo, anche perché ha un titolo assolutamente ridondante: liquidità. È quello che serve a tutti ed è quello che tutti chiedono: famiglie, imprese, professionisti cercano e chiedono liquidità; operai che hanno ricevuto l'ultima busta paga a febbraio e non ricevono la cassa integrazione chiedono liquidità, perché della liquidità c'è bisogno anche per fare spesa e per comprare il pane. Questo è allora l'argomento cardine che dovrebbe non impegnare, ma anche stravolgere le coscienze, perché di questo credo - senza enfasi eccessiva - dovremmo parlare. Questo è lo specchio del nostro Senato ed è inevitabile, perché questa maggioranza - e comprendo anche l'intervento di poco fa della collega Vono - in realtà ha adottato la riforma costituzionale di Renzi bocciata dal referendum . L'ha adottata; anzi, è andata oltre, perché quella cancellava una delle due Camere, mentre questo Governo le ha cancellate tutte e due. Questo è sotto gli occhi di tutti. Può anche funzionare in un momento di emergenza che si cerchino scorciatoie per dare soluzione a problemi enormi. Può anche funzionare e nessuno si scandalizzerebbe di ciò, ma prima di tutto va fatto di comune accordo e il comune accordo non può essere solo enunciato. In questi giorni in Commissione sanità ci siamo sinceramente sforzati, almeno sul tema della sanità, di trovare un accordo, Presidente, ma anche questo sembra purtroppo uno sforzo vano. Quindi, come primo presupposto, è indispensabile l'accordo tra maggioranza e opposizione. Quando si cercano scorciatoie, si cerca realmente la condivisione con l'opposizione. In secondo luogo, si presentano provvedimenti che arrivano a destinazione e al destinatario. Di questo provvedimento, quanto è arrivato a destinazione? Trovate voi, colleghi, un commento favorevole o positivo sul fatto che imprese, famiglie e professionisti hanno trovato ristoro in questo decreto? Ho fatto una ricerca nella rassegna stampa, ma non sono riuscito a trovare un solo articolo di un commentatore - e Dio solo sa quanto la stampa sia attenta in questo momento difficile nei confronti del Governo - che ha enfatizzato una sola parte di questo decreto che oggi andrete a convertire. Che cosa dire in chiusura, Presidente? PRESIDENTE. Chiuda però per cortesia. ZAFFINI (FdI) . Ho finito. C'è un problema di decoro. Credo che anche la Presidenza si debba porre questo problema, perché tutto ha un limite e a un certo livello - e noi il livello l'abbiamo superato, Presidente (evidentemente parlo con lei come figura, non come collega) - anche il decoro delle istituzioni deve essere posto come il limite e certamente questo problema ce lo dobbiamo porre tutti insieme. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ormai di tutta evidenza che il nostro bicameralismo non esiste più, e non certo per causa del Covid. Il Governo, più dei precedenti, ha assunto per prassi che i provvedimenti, soprattutto quelli di maggior rilievo, vengano esaminati da una sola Camera e che l'altro ramo del Parlamento che li esamina successivamente debba per forza ratificarli, visto che non è più consentito alcun esame. Si tratta di una vera e propria contrazione del dibattito parlamentare e mi auguro che, almeno sul decreto-legge rilancio, il Governo decida di cambiare iter . Dopo l'emergenza, abbiamo immediatamente compreso tutti che la principale delle preoccupazioni è la crisi economica, che certamente non viene sanata con questo decreto-legge liquidità. La sua denominazione infatti non corrisponde all'effettivo contenuto del provvedimento, che non reca contributi e sostegni diretti alle varie attività imprenditoriali in crisi, soprattutto per quanto riguarda l'agricoltura, nella quale la crisi è strutturale e viene da lontano e a cui l'emergenza coronavirus ha solo dato il colpo di grazia, specie in molte filiere. In questo provvedimento non ci sono interventi volti a rafforzare il nostro sistema produttivo per renderlo maggiormente efficiente ad affrontare la crisi presente e quelle future. Se non si dà forza alle nostre imprese e ai lavoratori, non si va da nessuna parte. Ho la sensazione che il Governo si sia arroccato all'interno del Palazzo, abbia perso totalmente il contatto con la realtà e non si sia realmente reso conto di cosa sta accadendo. Si è parlato tanto di semplificazione, ma sia nel testo del decreto-legge liquidità sia in quello del rilancio, in 323 pagine, 266 articoli e 98 decreti attuativi, non ve n'è traccia alcuna. Con il decreto-legge liquidità ci saremmo aspettati, secondo quanto era stato annunciato, liquidità immediata nelle tasche delle aziende italiane e delle famiglie, che hanno attraversato uno dei momenti storici più difficili della nostra Repubblica. E invece, rispetto a tutto quel fragore di annunci, di fatto ancora nulla si è mosso. Per l'agricoltura, inizialmente era previsto un meccanismo di garanzia per l'accesso al credito imperniato su SACE e che soltanto in un secondo momento ha visto aggiungersi anche le garanzie fornite da Ismea, che pare interverrà anche senza valutare il merito creditizio, che oggi ostacola le piccole domande, d'importo inferiore ai 25.000 euro. Le scarse risorse messe a disposizione risultano essere già esaurite in poche settimane. In realtà, il Governo avrebbe dovuto attivarsi per una rinegoziazione dell'accordo di Basilea, in base al quale sono stati definiti in modo troppo rigido i criteri di vigilanza prudenziale sui requisiti patrimoniali delle banche, quindi bisognava interrompere, oltre al Patto di stabilità, anche le regole di Basilea. L'applicazione rigorosa dei criteri di Basilea comporta infatti per moltissime aziende il rischio di non poter accedere ai fondi messi a disposizione dallo Stato. In assenza di una discussione approfondita sui criteri di vigilanza prudenziale, si ritiene insufficiente concentrarsi esclusivamente sulla valutazione delle entità delle risorse messe a disposizione. Non è affatto vero che aziende che hanno riscontrato maggiori difficoltà siano proprio e solo quelle che si trovavano già in una situazione di sofferenza preesistente rispetto all'emergenza Covid. Ciò è accaduto in quanto con il provvedimento in esame è stata data liquidità a imprese che hanno subìto danni a seguito della situazione emergenziale, mentre sono rimaste le difficoltà di accesso al credito per quei soggetti che già presentavano una posizione di sofferenza. Cosa facciamo, gli ultimi li lasciamo indietro? Benché le novità introdotte con il decreto-legge cura Italia abbiano consentito alle imprese agricole un accesso diretto al Fondo per le piccole e medie imprese, che è importante perché consente di superare i limiti della garanzia dei tempi troppo brevi e del rating , esso non ha ancora avuto la sua piena esplicazione. Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane. Grazie alla citata norma è stata infatti prevista la garanzia dello Stato, che consentirà una possibile rinegoziazione dei mutui e, quindi, un allungamento dei tempi di restituzione dei capitali. Grazie inoltre a una procedura attiva presso Mediocredito, sarà possibile fornire un rating anche per le imprese agricole. Nel frattempo, però, mentre il medico studia, il malato muore.