[pronunce]

Secondo lo schema delineato dal legislatore - e diversamente da quanto ritenuto dalle ricorrenti - spetterebbe ai Consigli delle autonomie locali e alle Regioni la formulazione di proposte di riordino, che, nel rispetto dei requisiti dimensionali, rispondano all'esigenza di configurare, in ogni Regione, enti provinciali espressivi anche di omogeneità geografiche, storiche, sociali, economiche, demografiche, meritevoli di essere rappresentate a livello di area vasta. E del resto, osserva l'Avvocatura, la promozione delle autonomie locali non si consegue necessariamente con il loro aumento numerico, ma con l'attribuzione agli enti locali di adeguate funzioni e di una riconosciuta rappresentanza. In ogni caso, l'Avvocatura ribadisce che l'art. 5 Cost. affida allo Stato il compito di attuare il più ampio decentramento amministrativo nei propri servizi, e quindi in Province riordinate e riformate, in linea con l'evoluzione della società, secondo un disegno funzionale e razionale, che non può non rientrare nella materia attribuita alla competenza statale esclusiva dall'art. 117, secondo comma, lettera p), Cost. 23.6.- Per quanto appena detto, risulterebbero infondate le censure prospettate in riferimento all'art. 117, commi secondo, quarto e sesto, Cost., anche a prescindere dal fatto che un titolo concorrente di legittimazione potrebbe essere rinvenuto nella materia del «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario», di cui agli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, Cost., avuto riguardo al vincolo di stabilità finanziaria derivante dal patto di stabilità comunitario, che legittimerebbe l'intervento statale volto a ridurre il numero delle Province e a contenere la spesa pubblica, come esplicitato nel preambolo del d.l. n. 95 del 2012. Tale decreto, invero, rappresenta l'ultimo di una serie di interventi che si propongono di fare fronte, con urgenza, ad una grave crisi economica, al fine di assicurare la stabilità finanziaria dello Stato. In questa prospettiva, i principi enunciati dall'art. 17 sarebbero espressione di princìpi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica (comma 5), giacché impongono a tutti gli enti costitutivi della Repubblica di concorrere alla realizzazione del bene pubblico, in attuazione dei valori di solidarietà politica, economica e sociale (art. 2 Cost.), di uguaglianza economico-sociale (art. 3, comma 2, Cost.), di unitarietà della Repubblica (art. 5 Cost.), di responsabilità internazionale dello Stato (art. 10 Cost.), e dei correlati principi del concorso di tutti nelle spese pubbliche (art. 53 Cost.), della tutela dell'unità giuridica ed economica (art. 120 Cost.), e degli altri doveri espressi dalla Costituzione. In definitiva, secondo la difesa statale, si deve ritenere che il riassetto delle circoscrizioni provinciali, in quanto articolazioni amministrative dello Stato, è sicuramente consentito allo Stato e che il d.l. n. 95 del 2012 delinea, in proposito, un procedimento rispettoso delle autonomie locali. Sarebbero già state evidenziate le differenze di tale procedimento rispetto a quello previsto dall'art. 133 Cost., finalizzato a consentire il mutamento delle indicate circoscrizioni ad iniziativa delle comunità locali, le cui norme di attuazione sono contenute nel d.lgs. n. 267 del 2000. Si tratterebbe quindi di interventi diversi, entrambi volti alla tutela di interessi pubblici, e tra loro perfettamente compatibili. Da un lato, l'art. 21, lettera f), del d.lgs. n. 267 del 2000 stabilisce che l'istituzione di nuove Province non comporta necessariamente l'istituzione di uffici provinciali delle amministrazioni dello Stato e degli altri enti pubblici, dall'altro lato, l'art. 17, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 prevede che «le ipotesi e le proposte di riordino tengano conto delle eventuali iniziative comunali volte a modificare le circoscrizioni provinciali esistenti». La disposizione sottoposta all'odierno scrutinio sarebbe, infine, rispettosa delle autonomie locali, garantendo il relativo coinvolgimento, a livello di Consiglio delle autonomie locali e di Regione, in un procedimento di riordino che non sarebbe possibile attuare attraverso il modello delineato dall'art. 133 Cost. È richiamata la sentenza n. 347 del 1994 della Corte costituzionale, che ha riguardato l'istituzione di una nuova Provincia nonché la modifica della circoscrizione di una Provincia esistente, e nella quale si è affermato che la modifica può essere effettuata, oltre che con legge formale, anche mediante delega legislativa, nel rispetto dei limiti fissati dall'art. 76 Cost. 23.7.- A proposito del prospettato contrasto fra la previsione che attribuisce al Consiglio delle autonomie locali il compito di formulare ipotesi di riordino delle Province e l'art. 123 Cost., l'Avvocatura osserva come tale compito rientri pienamente nella missione istituzionale dell'organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali, in quanto tale legittimato a fornire una ipotesi di riordino, e quindi a dare un parere, in termini non dissimili dal parere previsto dall'art. 133 Cost. in capo alle Regioni. 23.8.- Quanto, infine, alla prospettata violazione della Carta europea dell'autonomia locale, secondo la difesa statale la Carta non avrebbe contenuto precettivo (è richiamata la sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale), e, in ogni caso, la procedura partecipata prevista dall'art. 17 del d.l. n. 95 del 2012 sarebbe rispettosa sia dell'art. 5, che richiede la preventiva consultazione delle popolazioni interessate dalle modifiche territoriali, sia dell'art. 4 della stessa Carta, che riconosce alle collettività locali la facoltà di assumere iniziative nella materia in oggetto. 23.9.- Quanto, infine, alla prospettata violazione dell'art. 120 Cost., l'Avvocatura generale ribadisce che la procedura di riordino in esame è rispettosa delle istanze delle autonomie locali, evidenziando che l'art. 17, comma 4, non avrebbe previsto un vero e proprio potere sostitutivo dello Stato, volendo soltanto ovviare alla eventuale mancanza di proposta regionale con il parere aggiuntivo della Conferenza unificata. 23.10.- La difesa statale esamina, quindi, le censure aventi ad oggetto l'art. 18 del d.l. n. 95 del 2012, ed eccepisce anzitutto l'inammissibilità della questione posta in riferimento all'art. 77 Cost. , per le medesime ragioni già esposte a proposito dell'impugnazione dell'art. 17, alla cui sintesi si rinvia. L'urgenza di provvedere renderebbe infondata la questione posta in riferimento all'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevolezza della fissazione di termini brevi entro i quali le Regioni devono comunicare le relative proposte. L'art. 18 reca un intervento che si collocherebbe a valle del complesso procedimento di razionalizzazione delle Province e sarebbe finalizzato al raggiungimento dei medesimi obiettivi di risanamento della finanza pubblica.