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per quanto riguarda gli insegnanti, secondo l'OCSE quelli italiani risultano meno preparati rispetto ai colleghi europei e utilizzano le nuove tecnologie ben al di sotto di altri lavoratori altamente qualificati. I dati mostrano, inoltre, come 3 insegnanti su 4 riferiscano di aver bisogno di ulteriore formazione nelle TIC per svolgere la propria professione; rilevato che: i dati dimostrano come, sul piano delle competenze tecnico-scientifiche e digitali della popolazione, l'Italia appaia in grave ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Si trova infatti al terzultimo posto nella classifica DESI, davanti solo a Romania e Bulgaria. Lussemburgo, Olanda e Svezia sono ai primi posti per le competenze digitali di base, mentre Finlandia, Svezia ed Estonia guidano i Paesi con il possesso delle competenze digitali più avanzate. L'Italia si trova indietro anche rispetto ai partner europei più prossimi: a livello di capitale umano digitalizzato, risulta, come già indicato, al 26° posto, molto in ritardo, dunque, rispetto a Spagna (17°), Francia (14°), Germania (10°) e Regno Unito (6°); tre italiani su dieci, secondo il rapporto DESI, non utilizzano ancora internet abitualmente. La mancanza di conoscenze digitali riguarda tanto gli adulti quanto i giovani: i primi rischiano di non sfruttare le possibilità di riqualificazione professionale che la formazione digitale è in grado di offrire; i secondi, seppur "nativi digitali", se non tecnicamente e correttamente formati, corrono il pericolo di non saper affrontare le sfide future poste da un mondo del lavoro altamente tecnologico e digitalizzato; tale carenza di competenze si riflette anche in un minore utilizzo dei servizi on line , dove si registrano ben pochi progressi. La scarsa domanda influenza l'offerta e questo comporta una bassa attività di vendita on line da parte delle piccole e medie imprese italiane rispetto a quelle europee; il rischio per le imprese è di non riuscire a cogliere le opportunità offerte dal digitale, ad esempio dell'intelligenza artificiale, perdendo competitività e produttività rispetto alle altre imprese europee, a causa della mancanza della forza lavoro da reclutare con le competenze richieste. Dall'analisi sulle offerte di lavoro pubblicate emerge infatti chiaramente il divario tra i profili ricercati dalle aziende e la preparazione professionale in termini digitali dei candidati, che comporta un ulteriore elemento di debolezza per il sistema di imprese italiano; tale condizione risulta grave, nonostante nel piano nazionale impresa 4.0 i crediti d'imposta per le spese sostenute dalle imprese per la formazione del personale nelle materie aventi a oggetto le tecnologie rilevanti per il processo di trasformazione tecnologica e digitale, inizialmente presentati solo per il 2018, siano stati estesi anche per il 2019; la mancanza di tali competenze rischia anche di vanificare ogni azione di trasformazione tecnologica nell'ambito della pubblica amministrazione o, peggio, di privare taluni cittadini della possibilità di accedere ad alcuni diritti, tutelati dal nostro ordinamento, in un contesto nel quale il digitale è destinato a diventare modalità ordinaria di dialogo con l'amministrazione pubblica, a ogni livello, e di esercizio della cittadinanza in una società globalizzata; considerato, inoltre, che: a livello nazionale, l'Italia registra ancora un forte divario tra i laureati nell'area scientifica rispetto agli omologhi nell'area sociale. Secondo l'Anagrafe nazionale studenti (ANS), per l'anno accademico 2016/2017, l'ultimo a disposizione, i laureati afferenti all'area scientifica risultano pari al 31,94 per cento sul totale dei laureati, oltre il 6 per cento in meno rispetto a coloro che si sono laureati in discipline sociali (pari al 38,01); lo stesso divario è presente anche a livello di istruzione secondaria: si registra una forte carenza di diplomati presso gli istituti tecnici superiori, in quanto, rispetto agli attuali 11.000 diplomati ogni anno, ne sarebbero necessari almeno il triplo (33.000) per soddisfare le esigenze delle aziende che richiedono le loro specifiche competenze; valutato infine che: gli esiti dei test Invalsi 2019, che comprendono anche gli studenti che hanno affrontato l'esame di maturità, confermano che la scuola italiana si trova in una condizione di grave crisi: in particolare, per quanto riguarda la matematica, il livello medio degli alunni è fermo alla terza classe della scuola secondaria di primo grado. Inoltre resta alto il gap di genere e tra le diverse zone del Paese; l'ottundimento delle capacità di argomentazione e comprensione e la mancata consapevolezza rischiano di essere un pericolo per le attuali generazioni e per lo sviluppo della società democratica; l'adozione di politiche attive di formazione, in particolare a livello scolastico, potrebbero invertire questa tendenza, permettendo a tutti di apprendere strumenti e competenze tecnico-scientifiche in linea con le richieste del mercato del lavoro e con le esigenze necessarie per interagire con la società moderna, ma soprattutto per possedere gli strumenti culturali e critici per esercitare il proprio diritto di cittadinanza, ossia di essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli; parte fondamentale, e vero e proprio sostegno di questa nuova strategia formativa per le prossime generazioni, dovrebbe essere l'insegnamento delle competenze matematiche, che in prospettiva di ricerca di un'occupazione sono richieste da istituti ed enti di ricerca, pubblici e privati, nonché da imprese che offrono consulenza e servizi di vario genere, da aziende dei settori industriale, ambientale, sanitario, finanziario, addirittura nell'ambito della pubblica amministrazione. Tale disciplina è inoltre un'ottima base per accedere alla professione di docente, vista la carenza strutturale di insegnanti in queste materie; è necessario in particolare, sin dal livello della scuola primaria, rivedere sia la didattica della matematica, per sviluppare le capacità tecniche e matematiche degli alunni, sia la fase dell'orientamento scolastico, permettendo agli studenti di scegliere un percorso formativo conformato, nel medesimo tempo, sulle proprie passioni ma anche sugli sviluppi del mercato del lavoro; sul tema dell'educazione informatica, la Commissione europea, nella comunicazione COM(2020) 624 final del 30 settembre 2020, ha dichiarato che essa consente ai giovani di acquisire una solida comprensione del mondo digitale. L'introduzione dell'informatica nelle scuole può infatti contribuire a sviluppare competenze in materia di risoluzione dei problemi, creatività e collaborazione, incentivando l'interesse per gli studi relativi alle discipline STEM (science, technology, engineering and mathematics) e le future carriere in tale ambito. La promozione dell'educazione informatica può anche avere un impatto positivo sul numero di ragazze che seguono studi informatici nell'istruzione superiore e lavoreranno poi nel settore digitale o svolgeranno professioni digitali in altri settori economici; la pandemia ha rafforzato la percezione della necessità di una maggior capacità del sistema Paese in questo ambito e ha anche fatto emergere ed esplodere alcune carenze e debolezze, aumentando le difficoltà, impegna il Governo: