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Per le attività di caching (articolo 15), il prestatore non è responsabile se non modifiche le informazioni e se agisca prontamente per rimuovere le informazioni che ha memorizzato, o per disabilitare l'accesso, non appena venga effettivamente a conoscenza del fatto che le informazioni sono state rimosse dal luogo dove si trovavano inizialmente sulla rete o che l'accesso alle informazioni è stato disabilitato oppure che un organo giurisdizionale o un'autorità amministrativa ne ha disposto la rimozione o la disabilitazione. Ad ogni modo l'autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza può esigere, anche in via d'urgenza, che il prestatore impedisca o ponga fine alle violazioni commesse. Per le attività di hosting (articolo 16), il prestatore non è responsabile se non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l'attività o l'informazione è illecita (e per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illiceità dell'attività o dell'informazione) e se, non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso. L'autorità giudiziaria o quella amministrativa competente può esigere, anche in via d'urgenza, che il prestatore impedisca o ponga fine alle violazioni commesse. Dunque si profilano esclusi dalla definizione di "gestore" (e dall'ambito di applicazione del provvedimento) gli access provider (ossia i provider che forniscono connessione ad Internet) nonché i cache provider (i provider che memorizzano temporaneamente siti web). L'articolo 2 interviene sugli articoli 604- bis e 604-ter del codice penale, per aggiungere alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi gli atti discriminatori fondati sul genere, sull'orientamento sessuale o sulla disabilità. È prevista inoltre una circostanza aggravante nel caso in cui le condotte in rilevo siano commesse a mezzo web , ovvero in occasione di manifestazioni pubbliche o aperte al pubblico. L'articolo 3 legittima, in primo luogo, i gestori dei siti internet e dei social media , a seguito di apposita segnalazione, ad impedire l'accesso ai siti o a rimuovere i contenuti o espressioni rientranti nell'ambito di previsioni di cui all'articolo 604- bis del codice penale, come novellato dalla presente legge (comma 1). Il comma 2 prevede che qualora il gestore non provveda alla rimozione o inibizione, analoga istanza debba essere inoltrata all'autorità giudiziaria competente e all'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori. Il comma 3 sancisce l'obbligo dei gestori di comunicare alle Forze di polizia tutte le informazioni utili all'individuazione degli autori degli illeciti e di adottare, a seguito di provvedimento dell'autorità giudiziaria procedente, le misure dirette ad impedire l'accesso ai contenuti dei siti o a rimuovere i contenuti medesimi. Il comma 4, infine, prevede l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria (da 15.000 a 50.000 euro) nel caso in cui i gestori dei siti internet e dei social media non provvedano all'adempimento degli obblighi di comunicazione da ultimo ricordati. L'articolo 4, infine, oltre a demandare al Ministero dell'istruzione l'adozione di linee guida volte alla predisposizione di progetti educativi qualificati da svolgere nelle scuole di secondarie di primo e secondo grado, al fine di prevenire e contrastare il linguaggio d'odio in tutte le sue forme e manifestazioni (comma 1), destina le risorse economiche scaturenti dall'eventuale applicazione della sanzione amministrativa di cui all'articolo 3, comma 4, al fondo di cui all'articolo 12 della legge 18 marzo 2008, n. 48, per il finanziamento di tali progetti educativi (comma 2). La senatrice ROSSOMANDO ( PD ) interviene insistendo nella richiesta di disgiunzione dei disegni di legge di iniziativa senatoriale e chiedendo che la richiesta venga messa ai voti. Il PRESIDENTE prende atto che le determinazioni dell'Ufficio di Presidenza integrato vengono inopinatamente disattese; precisa allora che si procederà a mettere ai voti la proposta di disgiunzione dei testi delle quattro senatrici acquiescenti, ma senza che ciò implichi ulteriori conseguenze procedurali in ordine all'interpretazione dell'articolo 51 primo comma del Regolamento: la valutazione della "stretta connessione" dei disegni di legge compete alla Presidenza, in fase di stesura dell'ordine del giorno; la decisione odierna, di ammettere il voto richiesto, non può pregiudicare il dovere del Presidente di garantire una trattazione congiunta di disegni di legge ulteriori che, sulla medesima materia, dovessero sopraggiungere. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) interviene sulla proposta di disgiunzione invitando tutti i colleghi a riflettere sul clima che si sta rischiando di creare all'interno della maggioranza di governo: che questa acrimonia nelle relazioni tra i commissari rischia di pregiudicare il buon andamento dell'azione di governo ed il sostegno parlamentare della maggioranza in un momento delicato per il Paese. Ricorda come la genesi dell'attuale governo sia da rinvenire nell'invito del presidente della Repubblica, ribadito quotidianamente dal Presidente del consiglio, alla concordia nazionale: proprio per non pregiudicare tale clima di concordia il proprio gruppo si sia astenuto dal presentare disegni di legge che avrebbero potuto essere interpretati come divisivi. Auspicando che possa mantenersi un clima di concordia, invita i colleghi del Partito democratico e del Movimento cinque stelle ad una scelta di maggiore responsabilità; preannuncia, pertanto, che non parteciperà al voto considerando la richiesta di messa ai voti della odierna richiesta procedurale una netta forzatura regolamentare, pertanto inaccettabile. La senatrice MALPEZZI ( PD ) nega con decisione che la materia rientri nella disciplina di Governo o di maggioranza, essendo il disegno di legge n. 2005 di iniziativa esclusivamente parlamentare. Il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ) denuncia la mancanza di precedenti a sostegno dell'interpretazione sottesa alla richiesta della senatrice Rossomando: la scelta di disgiungere i disegni di legge preclude a tutti la possibilità di discutere nel merito e di confrontarsi su aspetti emergenti da ciascuno dei disegni di legge congiunti. Essi avrebbero potuto quanto meno consentire di raggiungere un accordo su determinati profili, sui quali potevano convergere le sensibilità comuni; preannuncia pertanto che non parteciperà al voto, rifiutandosi di accettare l'imposizione di una disgiunzione dei disegni di legge operata "a scatola chiusa". Il senatore BALBONI ( FdI ) ritiene che oggi la maggioranza abbia dato una pessima prova di coesione, dimostrandosi rissosa e divisa al suo interno; si dichiara quindi soddisfatto della scelta del proprio partito di non essere entrato a far parte della compagine che sostiene il governo. Denuncia poi la richiesta di disgiunzione dei disegni di legge come foriera di una grave mortificazione del dibattito;