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2) avviare a soluzione il problema della carenza degli sbocchi di mercato attraverso: l'agevolazione e lo snellimento delle procedure per l'esportazione dei materiali selezionati; il coinvolgimento, in base al principio della responsabilità del produttore, del CONAI e dei relativi consorzi per individuare e promuovere sbocchi aggiuntivi; la promozione dell'applicazione dei criteri ambientali minimi (CAM) e nuove misure di sostegno all'acquisto o all'utilizzo delle materie e prodotti provenienti dal riciclo (ad esempio IVA ridotta), in modo da evitare o colmare il divario concorrenziale tra questi ultimi e le materie naturali o vergini; 3) facilitare lo smaltimento degli scarti di lavorazione delle aziende del riciclo privilegiandoli, nell'applicazione delle tariffe, rispetto al conferimento delle frazioni indifferenziate; al contempo, rispondere al crescente fabbisogno di impianti di smaltimento attraverso la creazione di nuovi impianti o l'ampliamento di quelli esistenti con procedure più snelle e tempi certi; 4) in via straordinaria ed urgente per questo periodo di transizione, fare fronte alle limitazioni autorizzative degli stoccaggi presso gli impianti per evitare il blocco dei conferimenti e, di conseguenza, della raccolta differenziata; 5) prevedere una congrua rappresentanza degli operatori del settore negli organi di governo del sistema nel suo complesso e delle singole filiere (come peraltro previsto dalle norme di settore), si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo stia mettendo in campo per risolvere le problematiche del settore e se intenda accogliere la richiesta delle associazioni di categoria di istituire un tavolo tecnico al fine di attuare le iniziative proposte. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02817 CASTIELLO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che la società Stretto di Messina, costituita per l'allestimento del ponte sullo stretto, partecipata per l'82 per cento dall'ANAS e per il 13 per cento da Rete ferroviaria italiana (RFI) (entrambe controllate dalle ferrovie dello Stato e, quindi, dal Ministero dell'economia e delle finanze), è stata posta in liquidazione il 13 aprile 2013; al commissario liquidatore è stato conferito il mandato, in termini perentori, di "concludere le operazioni di liquidazione entro e non oltre un anno"; sennonché la società è in stato di liquidazione da ben 7 anni e il commissario liquidatore continua a percepire un compenso di 120.000 euro all'anno (parte fissa), oltre al compenso di 40.000 euro annui (parte variabile): la sezione di controllo delle amministrazioni centrali della Corte dei conti ha chiesto, ripetutamente, di chiudere la liquidazione della società, senza che i solleciti abbiano avuto alcun riscontro, tanto che la documentazione, secondo notizie di stampa, è stata trasmessa alla procura contabile ai fini del recupero del danno erariale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei rilievi dell'organo di controllo e del mancato riscontro degli stessi, e quali misure intenda assumere affinché venga finalmente a conclusione la liquidazione della società Stretto di Messina evitando, nel rispetto della funzione di controllo della magistratura contabile, il perdurare di ingiustificati oneri e il verificarsi di ulteriori sprechi. Atto n. 4-02818 CASTIELLO Ai Ministri dell'economia e delle finanze, per gli affari europei e per la pubblica amministrazione Premesso che la Corte di giustizia dell'Unione europea, con sentenza del 28 gennaio 2020 nella causa C-122/18, ha accertato che lo Stato italiano ha violato la direttiva 2011/7/UE sui tempi di pagamento delle imprese da parte della pubblica amministrazione affermando che l'Italia avrebbe dovuto assicurare il rispetto "effettivo" da parte delle pubbliche amministrazioni medesime, nelle loro transazioni commerciali con imprese private, di termini di pagamento non superiori a 60 giorni; i ritardi dei pagamenti aggravano i problemi di liquidità delle imprese rendendo più complessa e difficile la loro gestione finanziaria. I ritardi, costringendo le imprese a ricorrere al credito sobbarcandosi l'onere aggiuntivo degli interessi, compromettono anche la competitività e la redditività, in particolare nei settori "sensibili", quali quello della sanità e dell'edilizia, quest'ultimo in situazione tuttora stagnante dopo la lunga crisi 2008-2015. Non a caso l'Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) ha denunciato ritardi medi nei pagamenti della pubblica amministrazione nel settore delle costruzioni superiori a 4 mesi e mezzo, per un totale di 6 miliardi di euro di arretrati a danno delle imprese che operano nel settore. Ritardi ancor più gravi, a volte della durata di anni, si registrano nelle transazioni commerciali tra aziende sanitarie locali e imprese operanti nel settore sanitario; la sentenza ha previsto l'alternativa per lo Stato italiano di mettersi subito in regola, altrimenti incorrendo in una maximulta, si chiede di sapere quali misure i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di dare piena e tempestiva ottemperanza alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, al fine di scongiurare, oltre al danno erariale derivante dalla pesante multa irrogabile da parte delle autorità comunitarie, l'aggravarsi della già critica situazione nella quale versano, in particolare, le imprese che operano nel settore della sanità e nel settore delle costruzioni. Atto n. 4-02819 DE POLI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nella sentenza Commissione/Italia (Direttiva lotta contro i ritardi di pagamento) pronunciata il 28 gennaio 2020, la Corte di giustizia dell'Unione europea, riunita in grande sezione, ha constatato una violazione da parte dell'Italia della direttiva 2011/7/UE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, in quanto non ha assicurato che le sue pubbliche amministrazioni, quando sono debitrici nel contesto di simili transazioni, rispettino effettivamente termini di pagamento non superiori a 30 o 60 giorni di calendario, stabiliti dalla direttiva; a più di tre anni dall'avvio della procedura di infrazione inflitta per violazione della citata direttiva tuttavia, alla pubblica amministrazione italiana servono ancora in media 100 giorni per saldare le fatture; nonostante sia partito dal luglio 2017 l'obbligo da parte di tutti gli enti pubblici di trasmettere le informazioni relative ai singoli pagamenti attraverso il sistema "Siope" (Sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche gestito dal Ministero dell'economia e delle finanze) al fine di consentire a regime la quantificazione dell'ammontare delle passività commerciali e il monitoraggio continuo dei tempi di pagamento delle amministrazioni debitrici, sono ancora moltissimi gli enti che non rispettano questa disposizione e non consentono al Ministero dell'economia e delle finanze di misurare con precisione l'ammontare complessivo del debito e i relativi tempi medi di pagamento;