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Disposizioni volte a favorire l'utilizzazione in attività di utilità pubblica delle competenze e capacità delle persone sospese dalla prestazione lavorativa contrattuale con intervento della cassa integrazione guadagni. Onorevoli Senatori. -- Il provvedimento prevede che le imprese per le quali ricorrano gli estremi per fare ricorso alla cassa integrazione guadagni possano adottare lo schema del progetto Lavoro per la città al fine di utilizzare le prestazioni dei lavoratori, destinati altrimenti alla sospensione con intervento ordinario o straordinario della cassa integrazione, in attività di utilità pubblica o sociale. Il progetto, nella sua versione ordinaria (articoli da 1 a 3), comporta da parte dell’impresa: 1) la raccolta delle richieste di collaborazione temporanea provenienti dal comune o da altri enti locali, oppure da associazioni di volontariato senza fini di lucro; 2) la raccolta della disponibilità per tale collaborazione da parte dei dipendenti interessati; 3) il distacco degli stessi presso il soggetto richiedente, per un periodo pari o inferiore alla durata dell'intervento di cassa integrazione richiesto. L'impresa stessa deve inoltre curare il reperimento delle risorse necessarie per la corresponsione ai lavoratori impegnati nel progetto di una indennità non inferiore a un quarto dell'integrazione salariale e non superiore all'importo necessario per assicurare alla persona interessata un reddito pari a quello percepito prima della sospensione della sua prestazione ordinaria, rimanendo gli altri tre quarti dell'integrazione salariale a carico dell’INPS. Si trasforma, in questo modo, un momento di sospensione dal lavoro in uno in cui il proprio lavoro è messo a disposizione della società civile circostante. La prima e più rilevante differenza rispetto all'utilizzo della cassa integrazione è che la persona partecipante al progetto Lavoro per la città continua a lavorare, ancorché in ambiti diversi da quelli per i quali è stata assunta e sarebbe contrattualmente obbligata, mettendo a disposizione della comunità il suo tempo e le sue capacità. L'attuale meccanismo della cassa integrazione offre, invece, un sostegno finanziario per le ore «non lavorate», assomigliando per questo aspetto in tutto e per tutto ai sussidi alla disoccupazione. Altra differenza essenziale rispetto al funzionamento tradizionale della cassa integrazione è che le persone impegnate nel progetto ricevono una parte dell'integrazione salariale, ed eventualmente anche un'integrazione dell'integrazione stessa fino a concorrenza dell'ultima retribuzione, dall’impresa datrice di lavoro, eventualmente rimborsata dal soggetto utilizzatore della loro collaborazione volontaria, o da un soggetto terzo. L'impresa datrice di lavoro garantisce comunque il relativo pagamento e vi provvede alle scadenze consuete. L'indennizzo è esente da oneri contributivi, restando inalterata la copertura figurativa operante in tutti i casi di intervento della cassa integrazione. Per la parte che resta a carico dell'impresa datrice di lavoro l'indennizzo resta deducibile ai fini fiscali, come se si trattasse di retribuzione corrisposta per una prestazione direttamente utilizzata dall'impresa stessa. Per altro verso, l'impegno dell'impresa nel progetto -- anche quando non sia essa a farsi carico dell'indennità pagata ai lavoratori volontari -- può assumere un significato importante, agli occhi dei lavoratori come di ogni altro interlocutore e del mercato in generale, manifestando in modo inequivocabile la solidità dell'impresa stessa e la sua volontà di riprendere appena possibile la propria attività. Per questo aspetto, il progetto Lavoro per la città si colloca agli antipodi rispetto a una prassi, purtroppo molto diffusa, di utilizzazione dell'intervento della cassa integrazione come sostanziale trattamento di disoccupazione, per «traghettare» il lavoratore al prepensionamento o per mantenere formalmente in vita posti di lavoro per i quali non ci sono prospettive ragionevoli di riattivazione. Il finanziamento almeno parziale del progetto Lavoro per la città con la cassa integrazione si rende, comunque, indispensabile perché è assai raro, per un verso, che l'impresa sia in grado di sostenere tutto il costo dell'integrazione salariale per lavoratori che sono sospesi dalla produzione, e, per altro verso, che tale costo possa essere integralmente sostenuto dall'ente pubblico interessato alla collaborazione volontaria. Sono, infatti, poche le aziende in cui al forte rallentamento della domanda di mercato si accompagni ancora una buona redditività aziendale. Lo abbiamo chiamato Lavoro per la città perché la funzione delle imprese consiste, secondo il principio della responsabilità sociale, oltre che nel creare e organizzare il lavoro e dare opportunità di sviluppo dell'identità professionale, nel soddisfare un bisogno del mercato, nel produrre e distribuire in modo corretto valore economico, anche nel perseguire dove possibile direttamente l'interesse della collettività. Quando l'azienda non è in condizione di poter produrre per il suo mercato, essa deve poter nondimeno, quando il suo titolare voglia farsene carico, mettere a disposizione della comunità in cui è radicata tutte o parte delle sue risorse e/o delle sue strutture, ancorché temporaneamente, trasformandosi appunto in una azienda per la città. L'articolo 4 istituisce invece una diversa possibile modalità di partecipazione di persone sospese dal lavoro con intervento ordinario o straordinario della cassa integrazione a iniziative di pubblica utilità, che prevede il permanere dell'integrazione salariale interamente a carico dell'INPS. In questo caso, a differenza del caso precedente; 1) l'impresa datrice di lavoro non svolge alcun ruolo organizzativo, né promozionale, né negoziale; 2) la prestazione di attività non è svolta dalla persona interessata in forza del distacco (concordato con l'impresa datrice di lavoro) presso il soggetto utilizzatore, bensì in forza di una sua adesione spontanea, la cui piena legittimità viene in questo modo confermata, all'appello di un ente pubblico, che abbia scoperture di organico non immediatamente suscettibili di copertura, o comunque necessità straordinarie di cooperazione; 3) il sostegno al reddito della persona interessata resta interamente a carico dell'INPS e non sono previste sue integrazioni. Qui si prevede che l'ente interessato pubblichi attraverso i Centri per l'impiego una propria proposta di collaborazione volontaria, definendone il contenuto e individuando la persona incaricata del coordinamento; si prevede inoltre che ogni persona sospesa dal lavoro con intervento della cassa integrazione, quale che sia l'impresa di sua appartenenza, possa aderire alla proposta dell'ente pubblico, semplicemente dandone comunicazione al coordinatore e a un Centro per l'impiego. L'articolo 5 prevede che in entrambi i casi – sia quello di cui all'articolo 1, sia quello di cui all'articolo 4 -- il rapporto di collaborazione volontaria così costituito sia automaticamente coperto dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, senza oneri contributivi a carico dell'ente utilizzatore. All'Istituto competente è affidata l'emanazione delle disposizioni attuative, con riduzione al minimo indispensabile dell'aggravio burocratico per gli operatori e i beneficiari. L'articolo 6 chiarisce la non interferenza tra la nuova normativa e la disposizione contenuta nel comma 1 dell'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, che prevede la possibilità di svolgimento, da parte di persone sospese dal lavoro con intervento della cassa integrazione, di prestazioni di lavoro accessorio.