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Con il nostro disegno di legge prevediamo all'articolo 1 una riscrittura precisa dell'intervento normativo attualmente vigente disponendo che, per i contributi erogati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge stessa, le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale e che entro tre anni dalla concessione degli stessi delocalizzino la propria produzione dal sito incentivato a uno Stato anche appartenente all'Unione europea, con conseguente riduzione o messa in mobilità del personale, decadono dal beneficio stesso e hanno l'obbligo di restituire i contributi in conto capitale ricevuti, con applicazione degli interessi legali, anche laddove la delocalizzazione avvenga tramite cessione di ramo d'azienda o di attività produttive appaltati a terzi, con riduzione o messa in mobilità del personale dell'impresa. Inoltre, proponiamo, alla stregua delle linee tracciate dalla cosiddetta «legge Flonrage» approvata recentemente in Francia, che le imprese italiane ed estere con almeno 1.000 dipendenti non possano delocalizzare la propria produzione dal sito incentivato a uno Stato anche appartenente all'Unione europea con conseguente riduzione o messa in mobilità del personale, prima di aver trovato un nuovo acquirente che garantisca la continuità aziendale e produttiva, nonché il mantenimento dei livelli occupazionali dell'impresa stessa. Nel caso di mancato rispetto di tale obbligo, le imprese interessate dovranno restituire i contributi in conto capitale ricevuti negli ultimi cinque anni, con applicazione degli interessi legali, nonché corrispondere al soggetto erogatore del contributo il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 2 per cento del fatturato conseguito negli ultimi cinque anni. Sempre all'articolo 1 del presente disegno di legge, proponiamo infine che le somme derivanti dall'applicazione della sanzione amministrativa pari al 2 per cento del fatturato conseguito negli ultimi cinque anni affluiscano in un apposito fondo, istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze, finalizzato a sostenere le imprese che assumono lavoratori posti in mobilità da imprese che hanno delocalizzato la propria produzione attraverso il riconoscimento di appositi incentivi, ivi compreso il diritto a dedurre, per il periodo di cinque anni, dall'imponibile dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche un importo pari al 50 per cento del costo del lavoro relativo ai medesimi lavoratori. All'articolo 2 proponiamo, inoltre, che al fine di contrastare la delocalizzazione delle piccole e medie imprese e la conseguente perdita di occupazione e di elevati gradi di specializzazione e unicità sul mercato mondiale, sia istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico il «Fondo speciale per il sostegno alla formazione di cooperative di maestranze» con una dotazione di 125 milioni di euro per l'anno 2015 destinato a supportare le nuove cooperative costituite da lavoratori dipendenti che intendano riscattare l'azienda subentrandone nella gestione per il mantenimento della continuità produttiva qualora si tratti di piccole e medie imprese che versano in gravi difficoltà di produzione e commercializzazione dei prodotti con immanente pericolo di chiusura oppure che abbiano avviato procedure di delocalizzazione delle attività produttive. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge, saranno disciplinate le modalità di funzionamento del Fondo in questione la cui dotazione iniziale, potrà essere incrementata mediante versamento di contributi da parte delle regioni e di altri enti e organismi pubblici. Per la copertura finanziaria economica si provvede mediante l'utilizzo dei proventi derivanti dalla maggiorazione di prezzo riconosciuta per il riscatto dei nuovi strumenti finanziari previsti dagli articoli da 23- sexies a 23- duodecies del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2013, n. 135, recanti misure finalizzate alla ripatrimonializzazione della Banca Monte dei Paschi di Siena S.p. A. (MPS). All'articolo 3 proponiamo, invece una sostanziale modifica dell'articolo 1, comma 12, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, recante «Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico sociale e territoriale». Attualmente l'articolo in questione prevede che la SACE Spa (società partecipata al 100 per cento da Cassa depositi e prestiti) possa assumere in garanzia le operazioni di spostamento all'estero delle attività produttive e la condizione prevista dalla legge affinché le imprese possano investire all'estero, accedendo alla copertura assicurativa garantita da SACE Spa, è che si preveda sul territorio nazionale il mantenimento dell'attività di ricerca, sviluppo, direzione commerciale, nonché una «parte sostanziale» delle attività produttive: criterio che, con tutta evidenza, ha sempre dato adito a controversie interpretative sul piano meramente applicativo, senza contare che per il rispetto di tale condizione la SACE Spa, ha sino ad oggi, per quanto risulta ai firmatari del presente disegno di legge, sempre richiesto unicamente una dichiarazione da parte dell'assicurato senza eseguire alcun tipo di accertamento, assumendo, di fatto, e nonostante si tratti di una società a capitale interamente pubblico, il medesimo comportamento di una semplice società privata. Inoltre, facendo leva su quanto previsto dal citato decreto-legge n. 35 del 2005, nel nostro Paese sono state avviate numerosissime procedure di delocalizzazione di importanti attività produttive che fanno capo anche ad aziende, quali, ad esempio, la FIAT, che lo Stato italiano ha sempre generosamente contribuito a sostenere, intervenendo puntualmente attraverso l'erogazione di ingenti risorse pubbliche ogni qualvolta si erano presentate situazioni di difficoltà. A ciò si aggiunga la gravissima anomalia che ne è conseguita per cui, mentre lo Stato continuava a stanziare risorse per consentire la cassa integrazione dei lavoratori, non si è deciso di fare nulla per combattere la disoccupazione che deriva proprio dalle delocalizzazioni. Si ricorda che nel 2011, solo qualche mese dopo la vittoria del «si» al referendum sul nuovo modello contrattuale avvenuto il 15 gennaio 2011, nonostante l'amministratore delegato di FIAT, Sergio Marchionne, avesse festeggiato tale vittoria come una «svolta storica» ed avesse rassicurato i lavoratori sull'inviolabilità dei loro diritti, promettendo il rilancio degli stabilimenti FIAT in Italia, la FIAT cercava di assicurarsi in SACE Spa la delocalizzazione dei propri investimenti all'estero, ottenendo la garanzia per il progetto di ammodernamento ed ampliamento di un impianto esistente in Serbia, operante dal 1950, che avrebbe di fatto sostituito quello di Termini Imerese, nonché ospitato la produzione del segmento compact della gamma FIAT di Mirafiori; conseguentemente la produzione del suddetto segmento si sarebbe svolta in Serbia e non più a Mirafiori.