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E pur facendo a tali sentimenti e risentimenti postelettorali le falcidie che meritano, resta quel margine insopprimibile di verità che, allo stato delle cose, è sufficiente indizio dell'entità di entrate e di spese sproporzionate alle possibilità normali dei candidati stessi. C'è chi accusa l'apparato dei partiti, il quale, discriminando i candidati della stessa lista, ne determina l'accaparramento di voti a favore degli uni con danno degli altri. Non mancano indizi circa il patrocinio politico che enti statali e privati si assicurano in Parlamento favorendo l'elezione di chi possa sostenere e difendere i propri interessi, impegnando a tale scopo somme non lievi nella battaglia delle preferenze. Quando entrate e spese sono circondate dal segreto della loro provenienza e della loro destinazione, la corruzione diviene impunita; manca la sanzione morale della pubblica opinione; manca quella legale del magistrato; si diffonde nel Paese il senso di sfiducia nel sistema parlamentare. Ecco i motivi fondamentali che rendono urgenti i provvedimenti da me proposti circa i finanziamenti e le spese dei partiti nel loro funzionamento normale; dei partiti e dei candidati nelle elezioni politiche e amministrative». Luigi Sturzo così proseguiva: «Per ottenere questi scopi di pubblica moralizzazione, occorre anzitutto affrontare il problema giuridico della figura e dell'attività dei partiti. La Costituzione contiene in proposito due disposizioni fondamentali. All'articolo 49 sta scritto: "Tutti i cittadini, hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". All'articolo 67 si legge "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Il partito, pertanto, ha per fine di concorrere a determinare la politica nazionale, tale concorso è attuato con metodo democratico; mentre i membri del Parlamento, pur eletti con l'organizzazione e l'ausilio dei partiti, rappresentano come tali non il partito, ma la Nazione ed esercitano il proprio ufficio senza vincolo di mandato. Né l'elettorato che li sceglie, né il partito che ne aiuta la scelta, può vincolare gli eletti a deputati e senatori ad una predeterminata linea di condotta, perché in tale caso essi rappresenterebbero una frazione della propria circoscrizione elettorale ovvero un partito cioè una sezione di cittadini (spesso assai esigua) al quale ha data la propria adesione. La Costituzione implicitamente contiene tutto quel che si può esplicitare in leggi per mantenere puro, alto e indipendente l'ufficio di rappresentante della Nazione, in modo da non essere mai accusato di aver contratto legami per finanziamenti di dubbia origine o peggio essere portavoce di gruppi particolari contro gli interessi generali. Per precisare le responsabilità occorre anzitutto che il partito, pur conservando la libertà che deve avere il cittadino nella propria attività politica, sia legalmente riconoscibile ed essere posto in grado di assumere anche di fronte alla legge le proprie responsabilità. A questo scopo con il disegno di legge, che ho l'onore di presentare, viene fatto obbligo ai rappresentanti dei partiti di depositare nella cancelleria del tribunale competente lo statuto e le successive variazioni, firmato dal presidente e dal segretario generale. Questo atto basta per potere attribuire al partito la personalità giuridica e in tale veste potere anche possedere beni stabili e mobili senza alcuna autorizzazione preventiva. La figura che verrebbe assegnata al partito non trova completi riferimenti nelle disposizioni codificate; invero, il partito non può ritenersi, quale al presente, una semplice società di fatto senza personalità giuridica, perché mancherebbe di responsabilità; né può essere equiparato ad una associazione o fondazione privata da essere riconosciuta agli effetti legali con decreto del Presidente della Repubblica e quindi ricadente sotto la vigilanza ministeriale, la qual cosa lederebbe l'indipendenza del cittadino nel campo della politica; neppure potrebbe avere la figura di società con fine economico, patrimoniale o di qualsiasi interesse materiale da tutelare; pertanto, nel sottoporre gli associati non uti singuli ma come corpo morale a determinati obblighi, la personalità giuridica e i diritti che derivano vengono acquisiti con l'unico atto volontario, quello di darsi uno statuto e di depositarlo in forma autentica alla cancelleria del Tribunale competente. L'atto di volontà collettiva reso pubblico, senza interventi di autorità politica o amministrativa e di formalità nelle quali partecipi un qualsiasi funzionario pubblico (notaio o giudice di tribunale) attua e completa il diritto alla personalità politica del partito. Mi è sembrata questa la soluzione più aderente allo spirito della legge, soluzione che nel codice vigente non potrebbe trovare elementi concreti, mentre la soluzione adottata è da escludere che sia in contrasto con princìpi ritenuti fondamentali. Non ho previsto il caso che lo statuto contenga disposizioni non consone al metodo democratico prescritto dalla Costituzione, perché manca fin oggi una definizione che possa giuridicamente fare stato per ciò che precisa il metodo democratico e quali possano essere gli effetti legali di una violazione od omissione. Ciò non ostante, una volta stabilito l'obbligo del deposito dello statuto con l'effetto dell'acquisto della personalità giuridica, la discussione sul metodo democratico dei partiti prenderà aspetto concreto in base ad una elaborazione teorica e pratica che non mancherà da parte di giuristi e di interessati. Nella fase attuale è meglio mettere il problema da parte e lasciare che gli studi in merito diano sufficienti indicazioni per un susseguente atto legislativo. Conseguente al primo articolo è il secondo che prescrive il deposito alla cancelleria del tribunale dei rendiconti annuali. Questa disposizione è completata da quella contenuta all'articolo terzo con il quale sono vietati i finanziamenti che, per la loro origine e il loro carattere particolare, attenuerebbero la libertà politica dei partiti, ovvero li renderebbero consociati a determinate finalità o renderebbero i partiti conniventi in atti illeciti o discutibili per gli enti finanziatori e per gli interessi particolari che da tali enti si intendono assicurare. L'elenco dei finanziamenti vietati è di per sé evidente e posso dispensarmi dal darne nella relazione una particolare dimostrazione, pur riservandomi di rispondere in Commissione o in Aula a tutte le richieste in merito; qui mi limito a chiarire il motivo per avere incluso nell'elenco ogni società o singolo contribuente che viene tassato in base a bilancio, perché il bilancio che deve essere presentato dovrebbe indicare come spesa il contributo ad un partito, non potendo questo essere incluso nella somma che si mette a disposizione del consiglio di amministrazione o dell'unico gestore per beneficienza o per spese nell'interesse dell'azienda. È chiaro che in questo caso il segreto che si vuole sopprimere nei rapporti fra partiti e finanziatori resterebbe ancora possibile. L'articolo 4 riguarda i finanziamenti e le spese elettorali dei partiti; per questi si mantiene l'obbligo del deposito dei rendiconti nella cancelleria del tribunale competente. È opportuno che si tengano distinte entrate ed uscite normali per il funzionamento dei partiti da quelle straordinarie per le elezioni, anche perché a queste sono state assegnate opportune limitazioni, fra le quali importantissimo il divieto di dare concorsi ai candidati per le spese personali.