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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 231 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del presidente ALBERTI CASELLATI, del vice presidente TAVERNA e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,31). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge: Doc 1845 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020 (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 1845, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di parlare il senatore Pagano per illustrare la questione pregiudiziale QP1. PAGANO (FIBP-UDC) . Se magari si generasse un po' di silenzio, Presidente, riuscirei anche ad illustrare la questione pregiudiziale. Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, intervengo sul decreto-legge 20 aprile del 2020, n. 26, uno dei tanti varati dal Governo in epoca Covid-19. Abbiamo avuto spesso modo di discutere sulla legittimità costituzionale di questi provvedimenti, abbiamo a lungo discusso dei DPCM e abbiamo ritenuto alla fine che una qualche argomentazione, legata alla possibilità di esprimere un provvedimento da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, potesse essere legittima. Ma qui siamo di fronte ad un altro genere di problematica. In questo provvedimento, in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020, il Governo ha previsto - come ha spiegato il Sottosegretario in Commissione - per motivi di emergenza sanitaria e, soprattutto, come suggerito dal Comitato tecnico-scientifico di cui si avvale, di individuare una forbice di tempo, un periodo entro cui stabilire una data unica, il cosiddetto election day , per svolgere le elezioni comunali, amministrative e regionali. Anche se - come tutti sanno - sono le Regioni che autonomamente dovrebbero stabilire la data in cui far svolgere le consultazioni, da questo provvedimento emerge la volontà politica da parte del Governo di far svolgere tutte le operazioni elettorali in un'unica data. Emerge altresì che il Governo intende stabilire questa data, proprio su suggerimento del Comitato di cui parlavo prima, entro il mese di settembre. Ebbene, fin qui qualcuno può contestare il fatto che per poter svolgere le elezioni, ad esempio nei giorni 20 e 21 di settembre, bisogna di fatto depositare le liste... (Brusio). Chiedo scusa, Presidente, le chiedo se può richiamare i colleghi al silenzio, tanto si può chiacchierare anche fuori. PRESIDENTE. Colleghi, l'Emiciclo non è una piazza. PAGANO (FIBP-UDC) . Per chiacchierare si può andare tranquillamente all'esterno dell'Aula. Non c'è necessità di farlo per forza qui dentro. Volevo soffermarmi anche sul fatto che in Commissione, presso l'altro ramo del Parlamento, si è voluto, un po' a gamba tesa, introdurre in questo election day anche il referendum costituzionale. Non vi sono precedenti di referendum costituzionali che si sono svolti nella stessa data in cui sono svolte altre consultazioni elettorali, che siano comunali, provinciali, regionali, politiche o persino europee. Non vi sono precedenti. Si sono svolti già tre referendum costituzionali, nel 2001, nel 2006 e nel 2016, come è noto a ciascuno di noi, e si sono sempre svolti in modo indipendente e autonomo. In quel giorno si è votato solo per il referendum costituzionale, cosiddetto confermativo, anche se - come adesso dirò - questo è un referendum di tipo oppositivo, ex articolo 138 della Costituzione, che nulla ha a che vedere con il referendum abrogativo ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione. Ebbene, la volontà di introdurre in quella data anche il referendum costituzionale è una cosa che, a nostro giudizio, non si può fare, ed è viziata da legittimità costituzionale. (Applausi) . E non lo è soltanto per una prassi consolidata. Nella giornata di ieri, in Commissione, lo stesso sottosegretario Variati ha dovuto ammettere che in una circostanza, e cioè nel 2006 - quando si votò la riforma costituzionale organica, che fu confezionata dall'allora maggioranza di centrodestra - ci fu la possibilità di mettere insieme sacro e profano, e cioè elezioni di natura politica con elezioni referendarie costituzionali. Quell'anno, infatti, si votò per il referendum il 25 giugno e soltanto un mese prima si votò per il rinnovo dei consigli comunali e dei sindaci delle città più importanti del nostro Paese, cioè, Milano, Roma, Napoli, Torino e centinaia di altri Comuni italiani. Si sarebbero messe insieme, quindi, l'una e l'altra elezione se ciò fosse stato possibile; in realtà, non fu fatto non perché non è consentito da una norma precisa dalla nostra Costituzione. La nostra Carta fondamentale, infatti, non prescrive cosa non si può fare: lo si deve desumere dal dettato della stessa. Ebbene, esiste una sentenza della Consulta - la n. 496 del 2000 - che stabilisce in modo inequivoco anzitutto la natura del referendum costituzionale, una natura di tipo oppositivo. La Suprema Corte, infatti, sottolinea che il popolo interviene solo come istanza di freno, di conservazione e di garanzia, ovvero di conferma successiva rispetto a una volontà parlamentare di revisione già perfetta; e cioè, il Parlamento ha deciso, dovrà essere il popolo, in termini di opposizione, a voler contrastare eventualmente una volontà espressa dai suoi rappresentanti in Parlamento.