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l'accordo citato è stato siglato per le celebrazioni dei 500 anni della morte di Leonardo da Vinci; considerato che: il celeberrimo disegno, raffigurante le proporzioni umane secondo i canoni antropometrici dell'architetto romano Vitruvio Pollio vissuto nel II secolo d.C. è conservato presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia; come riportato dalle notizie di stampa, la notizia del trasferimento ha destato la contrarietà di alcuni esperti e studiosi per due ordini di motivi: la fragilità dell'opera e la normativa vigente posta a tutela dei beni culturali; l'art. 66, comma 2, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) stabilisce che non possono uscire dall'Italia i beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo, pinacoteca, galleria, archivio o biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica, così come non possono uscire i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli; inoltre, un'opera fragile come quella in oggetto, richiede dopo un'esposizione prolungata un periodo di "riposo", vale a dire di non esposizione, stimato in 10 anni; considerato inoltre che il periodo di mancata esposizione si tradurrebbe in impossibilità ad una fruizione pubblica di un'opera di fama mondiale che attira visitatori da tutto il mondo; considerato infine che: come riportato da numerose agenzie di stampa, tra cui "Ansa" del 7 ottobre 2019, "Italia Nostra al Tar su Uomo Vitruviano", l'associazione Italia Nostra, sulla base della normativa citata, ha presentato un ricorso al Tar per l'annullamento del provvedimento del direttore delle Gallerie dell'Accademia, di autorizzazione al prestito all'estero della nota opera; a seguito di tale ricorso, il Tar del Veneto con proprio decreto ha sospeso l'efficacia del provvedimento del direttore delle Gallerie dell'Accademia di Venezia di autorizzazione al prestito e del memorandum d'intesa tra il Ministero per i beni culturali italiano e il Ministero della cultura francese firmato il 24 settembre scorso, quest'ultimo per la parte in cui vìola il principio dell'ordinamento giuridico per cui gli uffici pubblici si distinguono in organi di indirizzo e controllo, da un lato, e di attuazione e gestione dall'altro; l'udienza per la sospensiva sarebbe stata fissata per il 16 ottobre 2019, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario rivedere i termini del suddetto accordo per il trasferimento delle opere in un'ottica che garantisca il più alto grado di tutela e conservazione delle opere soggette a prestito; se abbia diligentemente verificato che il provvedimento di autorizzazione al prestito non fosse in contrasto con le prescrizioni di cui al Codice dei beni culturali e in tal caso a quale normativa faccia riferimento l'autorizzazione del prestito. Atto n. 3-01183 BALBONI CIRIANI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nelle scorse settimane notizie di stampa hanno reso noto il riconoscimento del reddito di cittadinanza in favore degli ex brigatisti e terroristi Federica Saraceni (condannata a ventuno anni e sei mesi per associazione con finalità di terrorismo e per l'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona), Raimondo Etro (condannato a venti anni e sei mesi per concorso al sequestro di Aldo Moro e per l'omicidio del giudice Riccardo Palma) e Massimiliano Gaeta (esponente del Partito comunista politico militare, condannato a cinque anni e tre mesi); inevitabilmente la notizia, oltre a suscitare la dolorosa, indignata, ed assolutamente condivisibile, reazione dei familiari delle vittime del terrorismo, ha generato nell'opinione pubblica un diffuso sentimento di ripudio, sdegno e turbamento, alimentando in misura preoccupante il generale senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni; tuttavia, quanto accaduto non ha affatto sorpreso né meravigliato, quanti, come in primis i parlamentari del Gruppo «Fratelli d'Italia», nella fase di esame del decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019 (vale a dire il provvedimento che ha istituito il reddito di cittadinanza), avevano ampiamente segnalato l'emersione di tale rischio, contrastandolo convintamente e concretamente, oltre che con accorati appelli e interventi, anche con precise e mirate proposte emendative, peraltro, proprio a prima firma del primo interrogante del presente atto di sindacato ispettivo, volte a determinare una serie di fattispecie delittuose gravi, che avrebbero dovuto determinare l'incompatibilità con il beneficio; nella medesima ottica gli emendamenti proponevano una serie di previsioni di buon senso, relativamente ad esempio alla retroattività della revoca del beneficio, o ancora, alla presentazione del certificato del casellario giudiziale contestualmente alla domanda; un pacchetto di proposte mirate, quello proposto, ma a giudizio degli interroganti irresponsabilmente bocciato dalla maggioranza, irresponsabile allora, ma fortemente responsabile oggi sul piano politico e morale per aver determinato l'emersione di gravi ingiustizie e forti iniquità, che non possono essere trascurate, tollerate o consentite, né trovare spazio in un Paese democratico ed in un ordinamento equo; proprio in questi giorni e con le medesime finalità, il Gruppo «Fratelli d'Italia» ha riproposto i medesimi emendamenti in sede di conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101; si apprende di alcune dichiarazioni di esponenti del Governo che lasciano ben sperare in ordine ad un opportuno ravvedimento rispetto al pregresso orientamento politico e normativo: un intervento considerato assolutamente urgente e necessario per correggere la inaccettabile situazione che si è creata, si chiede di sapere quanti siano in totale i casi di riconoscimento del reddito di cittadinanza in favore di soggetti già condannati per gravi reati, e quali interventi indispensabili ed urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di introdurre i correttivi necessari ad assicurare che il beneficio sia precluso ai condannati per gravi delitti. Atto n. 3-01184 FARAONE SBROLLINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il provvedimento "salva precari", approvato in Consiglio dei ministri il 7 agosto 2019, non veniva successivamente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 agosto, in seguito alla crisi del Governo Conte I ingenerata dalla Lega; il decreto era stato approvato con la formula "salvo intese", in quanto il Movimento 5 stelle non aveva raggiunto l'accordo con la Lega sul testo proposto dal Ministro pro tempore Marco Bussetti; tra le altre misure presenti, per lo più una tantum , si intendeva istituire un percorso formativo abilitante straordinario (Pas) universitario per sopperire alla mancanza di docenti abilitati nelle scuole statali e paritarie; al corso avrebbero avuto accesso tutti gli aspiranti in possesso di almeno tre anni di servizio prestato nel periodo compreso tra il 2011/12 e il 2018/19;