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In particolare, mi riferisco a un emendamento che ha una caratura molto importante, vale a dire quello con il quale avevamo proposto che fosse il Parlamento e non la segreteria del Ministro a redigere le tabelle elettorali per l'elezione del CSM. Nel momento in cui deleghiamo al Ministero la redazione delle tabelle, di fatto deleghiamo a quegli stessi magistrati fuori ruolo la cui funzione è stata ampiamente messa in discussione proprio in quest'Aula la determinazione delle circoscrizioni elettorali che molto poi potranno determinare ai fini dell'elezione al CSM. Lei capisce allora, signora Ministro, che farlo fare al Parlamento in realtà avrebbe permesso di risparmiare tempo, perché adesso dovrà essere la sua segreteria a compilare le tabelle elettorali, a definire le circoscrizioni elettorali e non si potrà votare per il nuovo CSM finché quelle tabelle non saranno fatte. A questo punto conveniva restituire al Parlamento la sovranità anche sulla determinazione delle circoscrizioni elettorali, perché i tempi sarebbero stati sostanzialmente gli stessi, ma, a nostro avviso, avremmo compiuto un gesto per riconsegnare al Parlamento, cioè alla sovranità popolare, un aspetto molto delicato in ordine alla vita della magistratura. Ho voluto fare questo esempio perché il tempo è poco, anche se ci sarebbero altri aspetti. Peccato. È andata così. Penso che la vera riforma dovremmo farla nel 2023, quando il centrodestra vincerà le elezioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Passiamo alla votazione finale. LANNUTTI (CAL-Alt-PC-IdV) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (CAL-Alt-PC-IdV) . Signor Presidente, signora Ministra, leggo oggi un titolo: «Riforme? No, disastri. Correnti ancor più forti e pm meno autonomi». A tale proposito, vorrei iniziare dalla dichiarazione della signora ministra Cartabia, ripresa mesi addietro da agenzie e giornali. La Ministra ha messo con le spalle al muro gli esponenti della maggioranza, ricordando che entro la fine del 2021 dovevano essere approvate le leggi delega per la riforma del processo civile e penale e del CSM. La Commissione europea, ha ricordato, ha imposto al Governo italiano alcune condizioni. Per quanto riguarda la giustizia, gli obiettivi sono chiari: in cinque anni dobbiamo ridurre del 40 per cento i tempi dei giudizi civili e del 25 per cento quelli dei giudizi penali. Sono obiettivi davvero ambiziosi. Niente riforme, niente soldi dall'Europa, affermò. Il solito trito e stanco ritornello. Ce lo chiede l'Europa. Ma dove ci sta portando questa Europa? L'Europa ci sta portando in una delle più gravi recessioni della storia, accompagnata da una gravissima crisi di politica economica, con la tempesta perfetta pandemia, guerra e le famigerate sanzioni ai russi, che di fatto sono pagate da cittadini, famiglie e imprese italiane, con mutui più salati, bollette di luce e gas triplicate, prezzi dei carburanti rincarati. A questo si aggiungono le stolte, improvvide e totalmente errate decisioni della Banca centrale dell'era di Christine Lagarde, che già il 16 marzo 2020, da nuovo Presidente della BCE, nella più disastrosa delle conferenze stampa affermò testualmente: «Non siamo qui per chiudere gli spread . Ci sono altri strumenti e altri attori per gestire tali questioni», salvo poi correggersi il giorno dopo. Giorni fa, il 12 giugno, ha reiterato il gravissimo errore, prendendo la stolta decisione, dopo undici anni di politica monetaria espansiva, di aumentare i tassi dal prossimo luglio, dopo aver predicato la temporaneità dell'inflazione, oggi al 7 per cento, che erode il potere d'acquisto delle famiglie, provocando un disastro sui mercati borsistici europei ed italiani, con lo spread balzato a 250 punti base, che - voglio ricordare - con il precedente Governo era a 100, con i titoli dei gazzettieri di Draghi, gli stessi delle liste di proscrizione stilate dal «Corriere della sera», che giuravano si sarebbe dimezzato a 50 punti con il Governo dei migliori. «Spread, Btp, Bund: perché (con Draghi) può scendere a 50 punti» è il titolo di un articolo del «Corriere della sera» del 15 febbraio 2021. A fronte di questo disastro della tecnocrazia, alla quale Governi legittimamente eletti hanno delegato poteri enormi, senza responsabilità e controlli democratici, con l'asse del potere spostato dai popoli e dai Governi alla finanza, mi torna in mente il titolo di un volume di William Easterly, «La tirannia degli esperti», signora Ministro, la plastica rappresentazione di una severa critica agli economisti asserviti al potere dei manutengoli, quei tecnocrati ed ottimati che governano questo Paese tramite un golpe morbido, con alte complicità istituzionali e dalle nefaste conseguenze dei loro approcci per lo sviluppo economico ordinato di una grande Nazione come l'Italia, purtroppo asservita a quel feticcio del neoliberismo e globalismo che ha sostituito gli Stati con i trattati, la giustizia con gli arbitrati. La riforma costituisce un'ulteriore dimostrazione di una pericolosa voglia di rivalsa nei confronti della magistratura, il segnale di un vero e proprio regolamento di conti, come ha detto il consigliere del CSM Nino Di Matteo, che non ha mai risparmiato critiche a questa riforma, arrivando a definirla pericolosa. L'elezione dei membri del CSM, secondo la proposta, avverrà con un sistema nuovo, misto maggioritario e proporzionale e piuttosto complesso, che invece di arginare clientele, lottizzazione delle cariche, avanzamenti di carriera legati all'appartenenza politica, li acuisce, con l'aggravante punitiva per quei magistrati che intendano candidarsi e che al momento dell'accettazione della candidatura devono trovarsi in aspettativa senza assegni (comma 4) e di cui il comma 5 dell'articolo 12 esclude l'eleggibilità a parlamentare nazionale ed europeo e ad altre cariche. Ferdinando Imposimato, un grande magistrato purtroppo scomparso, della cui amicizia sono stato onorato, avendo trascorso insieme l'ultimo triennio della sua vita, mi ripeteva spesso: le correnti sono il cancro, la metastasi della magistratura. Sorvolo sugli scandali, le clientele, le cricche di potere che hanno governato la magistratura, con la diretta complicità di coloro che devono fungere da garanti della Costituzione, ben descritte da molte pubblicazioni. Ma cosa prevede questa riforma per cambiare il metodo correntizio, per mettere al centro il merito oltre le appartenenze? Esisteva la possibilità del sorteggio puro, con la divisione dell'Italia per macroaree, come se fossero elezioni europee, rispettando le proporzioni, 80 per cento giudici, 20 per cento pubblici ministeri, rispettando le proporzioni di primo grado, secondo grado e cassazione, e poi sorteggiare.