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h) il possesso, anche per interposta persona o tramite società fiduciarie, di partecipazioni rilevanti, anche se inferiori al valore di cui alla lettera f) , nei settori della difesa, della sanità, dei trasporti, delle infrastrutture essenziali, dell'energia, del credito, delle opere pubbliche di preminente interesse nazionale, delle comunicazioni di ambito nazionale o dei servizi pubblici erogati in regime di concessione o di autorizzazione, nonché in imprese operanti nel settore pubblicitario. 2. Ai fini del comma 1, lettera h) , del presente articolo, si intendono per rilevanti le partecipazioni di controllo o che partecipino al controllo, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile e dell'articolo 7 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, nonché le partecipazioni superiori al 4,99 per cento del capitale sociale nel caso di società quotate in mercati regolamentati e del 20 per cento negli altri casi. Si intendono altresì rilevanti gli accordi contrattuali ovvero i vincoli statutari che consentono di esercitare il controllo o la direzione e il coordinamento anche di enti non societari. Art. 5. (Invito a optare e decadenza dalla carica pubblica in caso di mancata opzione) 1. Il Giudice delegato accerta, d'ufficio, anche tramite proprie verifiche, entro trenta giorni dal ricevimento delle dichiarazioni previste dall'articolo 3, le situazioni di incompatibilità di cui all'articolo 4 e ne dà comunicazione all'interessato, invitandolo a comunicare, entro i trenta giorni successivi, l'opzione tra il mantenimento della carica pubblica e il mantenimento della posizione incompatibile. 2. Il titolare di una carica pubblica che intende rimuovere una delle situazioni patrimoniali di incompatibilità di cui all’articolo 4, comma 1, lettere f), g) e h) , ha a disposizione un termine di ulteriori trenta giorni per conferire un mandato irrevocabile di vendita della quota eccedente, secondo modalità e termini compatibili con quanto previsto nella presente legge. Fino a quando la vendita non è conclusa permane la situazione di conflitto di interessi. Se la vendita non è conclusa entro il termine di sei mesi, il titolare della carica pubblica decade dalla carica stessa. 3. A decorrere dalla data dell'invito e fino all'esercizio dell'opzione di cui al comma l, il titolare della carica pubblica che si trova in una delle situazioni di incompatibilità di cui all'articolo 4 è obbligato all'astensione di cui all'articolo 6. 4. Della comunicazione e dell'invito a optare tra la carica di Presidente o di Vicepresidente del Consiglio dei ministri o di Ministro e quella incompatibile sono informati dal Giudice delegato il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio dei ministri. Per le altre cariche indicate nell'articolo 2, comma 2, lettera a) , sono informati dal Giudice delegato i Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio dei ministri. Per le cariche di cui all'articolo 2, comma 2, lettera b) è informato dal Giudice delegato il presidente dell'organo collegiale interessato e, per le cariche di cui all'articolo 2 comma 3, il Ministro vigilante ovvero l'autorità regionale competente. La comunicazione dell'invito a optare è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. 5. Nel caso di mancato esercizio dell'opzione di cui al comma 1 entro il termine prescritto, si intende che l'interessato abbia optato per la posizione incompatibile con la carica pubblica ed egli decade dalla carica stessa. È fatto salvo il comma 7. 6. Nel caso di cui al comma 5, il Giudice delegato informa i medesimi soggetti di cui al comma 4. Del mancato esercizio dell'opzione è pubblicata notizia nella Gazzetta Ufficiale . 7. Nel caso dei parlamentari nazionali, senza pregiudizio di sanzioni disciplinari eventualmente previste nell'ambito della potestà regolamentare di ciascuna Camera, nel caso di mancato esercizio dell'opzione il Presidente della Camera di appartenenza ne dà notizia all'Assemblea. A seguito di tale comunicazione, laddove la Camera interessata non disponga diversamente il Presidente attiva la procedura per la proclamazione in subentro. Art. 6. (Obbligo di astensione e sottoposizione della questione al Giudice delegato) 1. Al di fuori delle situazioni di incompatibilità assoluta di cui all'articolo 4, il titolare di una carica pubblica di cui all'articolo 2, che si trova in una situazione di conflitto di interessi ai sensi dell'articolo 1, ha l'obbligo di astenersi dalla partecipazione a qualunque decisione che possa specificamente incidere sulla situazione patrimoniale propria o del coniuge non legalmente separato o di altri soggetti a loro legati da rapporti di interesse, recando ad essi un vantaggio economico rilevante e differenziato rispetto a quello della generalità dei destinatari del provvedimento. 2. Quando il titolare di una delle cariche pubbliche di cui all'articolo 2 dubita della sussistenza dell'obbligo di astensione nel caso specifico ovvero ritiene comunque di poter essere in conflitto di interessi nell'adozione di una decisione o nella partecipazione a una deliberazione, egli è tenuto a investire immediatamente della questione il Giudice delegato. 3. Il Giudice delegato stabilisce le linee guida relative all'obbligo di astensione nei limiti di cui al comma l, definendo in dettaglio modalità, tempi e misure che assicurino la non interferenza del titolare della carica pubblica in conflitto di interessi nelle decisioni di cui al citato comma 1. 4. Nei casi previsti dal comma 2, il Giudice delegato si pronuncia, con propria deliberazione, entro i cinque giorni successivi al ricevimento della richiesta, trascorsi i quali l'interessato può ritenersi esente da ogni obbligo di astensione. In pendenza del termine per la decisione, colui che ha investito della questione il Giudice delegato è in ogni caso tenuto ad astenersi. Art. 7. (Diffida) 1. Al di fuori delle situazioni di incompatibilità assoluta di cui all'articolo 4 della presente legge, ove l'impresa facente capo al titolare di cariche pubbliche, al coniuge non legalmente separato o ai parenti o agli affini entro il secondo grado, ovvero le imprese o le società da essi controllate, ai sensi dell'articolo 7 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, pongano in essere comportamenti discrezionali diretti a trarre vantaggio da atti adottati in conflitto di interessi ai sensi dell'articolo l, il Giudice delegato diffida l'impresa dall'adottare qualsiasi comportamento diretto ad avvalersi dell'atto medesimo ovvero a porre in essere azioni idonee a far cessare la violazione o, se possibile, misure correttive. Art. 8. (Sanzioni per violazioni dell'obbligo di dichiarazione) 1.