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Nel complesso, quindi, non si affronta fino in fondo e non si risolve il problema del precariato ma si rischia di alimentare una sorta di guerra tra poveri, contrapponendo nuovi e vecchi precari. Inoltre vengono contraddetti proprio quegli interventi di tutela della qualità che vengono proclamati. In una parte dei teatri si inizierà a stabilizzare, ma altri non ce la potranno fare, proprio per il meccanismo presente nel decreto-legge, e il rischio, condizionando le dotazioni organiche alla sostenibilità, è che qualcuno verrà stabilizzato ma molti altri no. Si stabilizzeranno alcuni lavoratori, ma i corpi di ballo, ad esempio, che sono anche i più deboli, continueranno ad essere costituiti da precari. Anche nelle orchestre si rischia di coprire solo una parte dei posti disponibili. Per non parlare dei tecnici, per cui abbiamo un problema davvero molto serio di carenze. Nemmeno la questione degli amministrativi è stata risolta. Il problema fondamentale, ancora una volta, è quello delle risorse, ma senza un investimento adeguato - che non è presente nel decreto-legge - non si può parlare certamente di un processo di stabilizzazione serio e di chiusura della stagione del precariato. Inoltre, non si vuole chiarire ancora una volta lo status dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, mentre sarebbe stato necessario definire una volta per tutte se sono pubblici o privati, perché, così come è scritta la norma, si continua ad alimentare questa ambivalenza. Questi erano quindi gli intenti positivi del decreto-legge, cioè di chiudere la stagione del precariato per arrivare a stabilizzare il settore, ma l'obiettivo - come abbiamo visto - non è stato adeguatamente raggiunto. Un altro problema molto serio riguarda la questione, che a nostro avviso fa addirittura fare un passo indietro rispetto al decreto Franceschini, relativa alla selezione e alla diffusione di tutte le opere di espressione italiane ed europee, concernente anche le problematiche inerenti ai fornitori di servizi e di media audiovisivi. In questo caso si fa davvero un passo indietro, perché si rinvia al 2020 - se non al 2021 - l'entrata in vigore dei passaggi cruciali per quanto riguarda i diversi tetti. Per rendere l'idea, i quattro commi dell'articolo 3 sono una sequenza di ulteriori rimandi; viene persino eliminato il parere preventivo delle Commissioni parlamentari. Inoltre, una componente dei contributi selettivi è legata all'impatto economico del progetto. Insomma, il Ministro, dopo aver abbracciato l'impegno a portare avanti le opere di pregio italiane, in realtà, in questo modo, compie a nostro avviso un passo indietro. L'articolo 44 del decreto legislativo n. 177 del 2005 era stato correttamente novellato nel 2017, con la norma che aveva innalzato e rese più cogenti le soglie, con un'attenzione proprio verso le opere di espressione originali italiane, di repertorio più recente, attraverso i servizi play e on demand , quindi anche attraverso la diffusione obbligatoria nelle ore di maggiore ascolto. Anche questo viene messo in discussione. Vi è poi la questione dei biglietti nominali, su cui noi avevamo chiesto che ci potesse essere una proroga. Anche in questo caso non ci si è resi conto dei problemi che si creeranno. Torno a ripetere che gli obiettivi del decreto-legge stesso non sono stati - ahimè - raggiunti, in particolare per quanto riguarda proprio la questione della stabilizzazione del personale dipendente delle fondazioni lirico-sinfoniche. Ciò per noi rappresenta un elemento certamente molto discutibile. Sugli altri punti avremmo voluto sicuramente molto più coraggio e non che si segnassero alcuni passi indietro per quanto riguarda la produzione e la diffusione delle opere. Per tutti questi motivi noi confermiamo, come nel corso del secondo esame, il nostro voto di astensione. (Applausi dal Gruppo Misto e PD) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, in prima lettura al Senato Fratelli d'Italia è stato l'unico Gruppo a votare contro questo provvedimento, perché ritenevamo che fossero state deluse le attese che noi avevamo riposto nell'azione di Governo, così come illustrata dal signor Ministro nel corso della prima audizione a Commissioni congiunte, quando vi è stato l'insediamento del Governo. Noi non possiamo fare altro che ribadire quelle che sono, a nostro avviso, le criticità del provvedimento. Peraltro ci troviamo, a distanza di soli dieci giorni, dopo aver lavorato in Commissione, spinti da una contingenza di tempi - salvo poi verificare le modifiche che sono state apportate alla Camera dei deputati - a dover di nuovo lavorare in Senato con lo stesso assillo per la scadenza della data di conversione del decreto-legge e la nostra pausa estiva. Riteniamo che il provvedimento tradisca gli impegni e le nostre aspirazioni in termini di stabilizzazione del precariato delle fondazioni lirico-sinfoniche. Abbiamo provato in maniera costruttiva, com'è nostro costume, a migliorare il provvedimento con una serie di emendamenti, ma abbiamo raccolto veramente poca disponibilità e di questo ci rammarichiamo profondamente. Così come ci siamo battuti per correggere o dare una possibilità di riflessione ulteriore rispetto all'applicazione sulla questione dei titoli nominativi che certamente creeranno gravi disagi e danni al settore, all'utenza e agli operatori. Lo abbiamo già verificato in tante manifestazioni dove, ad evento iniziato, si trovava ancora ai cancelli una fila chilometrica proprio per l'applicazione di questa disposizione dal 1° luglio 2019. Naturalmente la nostra critica politica è generale rispetto all'impianto del provvedimento perché manca, a nostro avviso, una visione complessiva della cultura. Speriamo che nel prosieguo dell'attività di Governo si possa mettere mano a tutta una serie di questioni per dare veramente il senso di una riforma vera, complessiva, organica. Tuttavia, dobbiamo sottolineare che questo provvedimento non chiude con la tradizione del passato, e non soltanto per quanto riguarda la stabilizzazione dei precari. Ci sembra che vi sia anche una debolezza nella filosofia d'intervento e nel ruolo della politica rispetto alla gestione dei processi, con un'abdicazione a favore delle tecnoburocrazie del Ministero che stiamo verificando anche in altri atti. Inoltre, non si mette mano alla vicenda complessivamente scabrosa della mala gestio delle fondazioni lirico-sinfoniche con una mole debitoria ormai insostenibile. Non ci sembra che, rispetto a questo aspetto, vengano messi dei paletti e ci siano interventi per porre un argine e fare delle scelte definitive rispetto a chi ha già dimostrato di non essere in grado di governare tali fondazioni, che hanno un'importanza materiale e immateriale elevatissima per quello che rappresentano in termini di espressione della nostra cultura nazionale. L'ho detto già nel precedente intervento: la lirica e il cinema rappresentano i testimoni della nostra identità nazionale e per Fratelli d'Italia, che è un partito autenticamente sovranista, questo riveste un'importanza fondamentale.