[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 6, comma 2, della legge 13 maggio 1997, n. 132 (Nuove norme in materia di revisori contabili), promosso con ordinanza del 26 ottobre 2002 dal Tribunale di Milano emessa nel procedimento civile vertente tra Albini Federico e altri e il Ministero della giustizia e altra, iscritta al n. 580 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti l'atto di costituzione di Albini Federico e altri, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 14 ottobre 2003 il Giudice relatore Fernanda Contri; uditi l'avvocato Alessandro Pace per Albini Federico e altri, nonché l'avvocato dello Stato Antonio Palatiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso di un giudizio promosso da Federico Albini e altri contro il Ministero della giustizia e la Commissione esaminatrice per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili costituita presso la Corte d'appello di Milano, il Tribunale di Milano, sez. I civile, con ordinanza emessa il 26 ottobre 2002, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, primo comma, 4, primo comma, 35, primo comma, e 41, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge 13 maggio 1997, n. 132 (Nuove norme in materia di revisori contabili). La disposizione censurata prevede l'esonero dall'esame per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili per coloro che alla data di entrata in vigore della legge (22 maggio 1997) siano iscritti od abbiano acquisito il diritto ad essere iscritti nell'albo professionale dei dottori commercialisti o nell'albo professionale dei ragionieri e periti commerciali. La disposizione censurata non prende dunque in considerazione la posizione di coloro che, alla data di entrata in vigore della legge, abbiano ancora in corso la sessione d'esame per l'iscrizione all'albo professionale, né, in ragione del chiaro dettato della stessa, potrebbe trovare spazio, secondo il giudice a quo, un'interpretazione adeguatrice che permetta di estendere a questi ultimi la previsione dell'esonero. Il rimettente riferisce che le parti attrici e l'intervenuto nel giudizio a quo risultano essere iscritti all'albo dei ragionieri e periti commerciali di Milano e Lodi, all'esito della sessione d'esame 1996/1997, iniziatasi nel novembre 1996 e conclusasi nel mese di ottobre 1997, e che le loro domande di iscrizione nel registro dei revisori contabili con esonero dall'esame sono state respinte sulla base della sola circostanza che gli interessati non avevano provato di aver maturato tale diritto all'iscrizione entro la data del 22 maggio 1997, così come previsto dalla disposizione censurata. Il giudice a quo sottolinea, inoltre, che le sessioni d'esame 1996/1997 svoltesi presso almeno 79 distretti diversi da quello di Milano-Lodi si sono concluse entro il termine del 22 maggio 1997. La questione sarebbe rilevante in quanto, sussistendo per il resto i requisiti previsti dalla legge per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili, l'eventuale dichiarazione di incostituzionalità della norma censurata determinerebbe l'accoglimento delle domande proposte al giudice a quo. La questione sarebbe altresì non manifestamente infondata, sussistendo disparità di trattamento, in relazione alla possibilità di ottenere l'iscrizione nel registro dei revisori contabili con esonero dall'esame, tra i partecipanti alla medesima sessione d'esame 1996/1997 per l'iscrizione all'albo dei ragionieri e periti commerciali che abbiano concluso positivamente gli esami entro il 22 maggio 1997 e coloro che invece abbiano completato detti esami in data successiva. Secondo il giudice a quo, la disposizione censurata avrebbe introdotto un elemento di differenziazione rispetto ai partecipanti alla medesima sessione d'esame - per motivi del tutto indipendenti dalla loro condotta o volontà, in quanto discendenti da mere esigenze di carattere organizzativo della specifica commissione d'esame - cui non appare attribuibile alcun carattere di ragionevolezza che possa far ritenere correttamente esercitata la discrezionalità pure riconosciuta al legislatore. L'irragionevolezza della norma censurata risulterebbe evidente, peraltro, nel confronto con la disciplina contenuta nel decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88 (Attuazione della direttiva n. 84/253/CEE, relativa all'abilitazione delle persone incaricate del controllo di legge dei documenti contabili), che prevede - in sede di prima formazione del registro dei revisori contabili - la possibilità di iscrizione nel registro senza preventivo esame di coloro che abbiano acquisito il diritto ad essere iscritti all'albo dei ragionieri e periti commerciali anche successivamente alla data di entrata in vigore del decreto in base ad una sessione d'esame in corso a tale data (art. 11, comma 2, lettera b). L'omessa considerazione da parte della disposizione censurata della posizione di coloro che abbiano ancora in corso la sessione d'esami per l'iscrizione all'albo non sarebbe giustificabile e determinerebbe la violazione degli artt. 3, primo comma, 4, primo comma, 35, primo comma, e 41 primo comma, della Costituzione, incidendo pregiudizievolemente e senza ragionevole motivo sulla stessa possibilità per gli attori nel giudizio a quo di esplicare compiutamente la propria professione con accesso all'iscrizione nel registro dei revisori contabili alle stesse condizioni di altri professionisti in posizione del tutto simile. La disposizione censurata sarebbe quindi incostituzionale, in quanto non prevede che l'iscrizione nel registro dei revisori contabili possa essere ottenuta con esonero dall'esame anche da coloro i quali abbiano conseguito il diritto di essere iscritti nell'albo professionale dei ragionieri e periti commerciali all'esito della sessione d'esame in corso alla data di entrata in vigore della legge n. 132 del 1997. 2. - Si sono costituiti gli attori e l'intervenuto nel giudizio a quo per chiedere l'accoglimento della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Milano. Ad avviso della parte privata, la norma denunciata sarebbe irrazionale e ingiustificata, in violazione dell'art. 3, primo comma, della Costituzione, perché opererebbe una differenziazione all'interno di una medesima categoria di soggetti, fondata sulla mera circostanza di fatto che la sessione d'esami si sia conclusa o meno. Sotto questo profilo, si richiama nella memoria la sentenza n. 209 del 1995 di questa Corte, con la quale fu dichiarata l'incostituzionalità di una norma che non si preoccupava dell'ipotesi che disfunzioni della pubblica amministrazione potessero pregiudicare i diritti del richiedente. Peraltro, nel caso di specie, il sindacato di ragionevolezza legislativa ai sensi dell'art. 3 della Costituzione avrebbe un motivo in più per imporsi, venendo in considerazione anche altri principi o valori costituzionali specificamente protetti.