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Disposizioni in materia di fatturazione elettronica. Onorevoli Senatori. – Nella scorsa legislatura, grazie all'autorizzazione dell'Unione europea, si è anticipato in Italia l'obbligo di fatturazione elettronica. Con le modifiche apportate dal comma 909 e seguenti della legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), questa entrerà in vigore, per tutti gli operatori, dal prossimo 1º gennaio 2019, mentre, relativamente agli operatori del settore dei subappalti con la pubblica amministrazione e alla filiera dei carburanti per motori, scatterà a partire dal prossimo 1º luglio 2018. In particolare, per questi ultimi, è stata prevista l'eliminazione della scheda carburante e obbligo di pagamento con strumenti tracciabili ai fini della deduzione costi e detraibilità IVA. Il modello che prenderà il posto della fatturazione trimestrale introdotta con il decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili, cosiddetto «decreto fiscale 2017» (articolo 1- ter , comma 2, lettera a) e b) , decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172), sarà il seguente: a) le fatture elettroniche transiteranno dal Sistema di interscambio (SDI) che avrà il compito di «postarle» al destinatario e gestire le relative «notifiche»; b) il file xml andrà firmato digitalmente e conterrà il riferimento di ricezione del destinatario (PEC o «Codice destinatario»); c) le fatture attive e passive, essendo in formato elettronico, dovranno essere poste a conservazione sostitutiva. La norma cita che la conservazione che effettuerà Sogei sarà valida solo ai fini fiscali secondo i parametri previsti dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 17 giugno 2014. Dall'obbligo – che comprenderà sia le operazioni tra imprese che quelle verso consumatori finali – sono esonerati solo i soggetti passivi che rientrano nel cosiddetto «regime di vantaggio» di cui all'articolo 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e quelli che applicano il regime forfettario di cui all'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Dunque, l'esclusione riguarda i soggetti passivi che beneficiano della franchigia per le piccole imprese, i quali non sono tenuti ad emettere e possono rifiutare di accettare le fatture elettroniche. Si tratta di una deroga temporanea – dal 1º luglio 2018 al 31 dicembre 2021 – agli articoli 218 e 232 della direttiva IVA (direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006) che equiparano la fattura cartacea a quella elettronica (decisione di esecuzione (UE) 2018/593 del Consiglio, del 16 aprile 2018). Un'eventuale prolungamento di proroga dovrà essere preceduto da una relazione alla Commissione europea sui risultati e l'efficacia della nuova misura speciale in merito al contrasto all'evasione fiscale e alla semplificazione nella riscossione dell'IVA, nonché sull'incidenza dell'obbligo in termini di oneri e di costi amministrativi dei soggetti passivi. La giustificazione alla richiesta di autorizzazione apportata dall'Italia è stata basata sul fatto che il nuovo sistema da un lato permetterà all'amministrazione finanziaria di acquisire in tempo reale le informazioni contenute nelle fatture, in modo da poter effettuare controlli tempestivi e automatici sulla coerenza dell'imposta dichiarata e versata, e, dall'altro lato permetterà di imprimere un impulso alla digitalizzazione e semplificare la riscossione delle imposte. Per tale motivo quindi l'Unione europea ha dato il via libera all'Italia ex articolo 395 della direttiva IVA che consente di autorizzare misure speciali in deroga alla direttiva stessa al fine di «semplificare la riscossione dell'imposta o di evitare talune evasioni o elusioni fiscali» che poi, come detto, dovranno essere dimostrate. Nelle premesse della decisione europea infatti, considerata «l'estensione dell'ambito di applicazione e la novità della misura speciale», le istituzioni dell'UE ritengono importante valutarne l'impatto. In realtà, sia da un punto di vista pratico che normativo le nuove disposizioni in materia di fatturazione elettronica creerebbero sia dei problemi agli operatori, sia delle discrepanze nell'armonizzazione europea relativa alla normativa in merito all'imposta sul valore aggiunto. Innanzitutto, con l'approssimarsi dell'inizio dell'obbligatorietà, la maggior parte degli operatori si trova ancora in serie difficoltà organizzative e questo ha suscitato l'interesse economico da parte di alcuni soggetti che hanno visto nell'obbligo della fatturazione elettronica fra privati un business enorme: società di software , enti certificatori, banche e società di intermediazione bancaria. In particolare, le società di software stanno offrendo alle aziende e ai commercialisti il servizio di fatturazione elettronica al prezzo di euro 0,50 a documento, affermando che quest'ultimo prezzo derivi principalmente dal costo che loro devono sostenere per la conservazione sostitutiva di euro 0,15 a documento. Dunque alcune società di software prevedono già l'acquisizione di centinaia di migliaia di aziende, con un enorme incremento di fatturato, e di contro si assisterà anche alla lievitazione dei costi per gli studi commercialisti, così come per i clienti. Per le attività di rifornimento di carburante sono le banche e le società di intermediazione bancaria che si faranno carico dell'emissione della fattura al costo di euro 0,50 a carico del gestore, generando una protesta generalizzata dalle associazioni dei gestori dei rifornimenti di carburante in quanto il ricavo a litro di carburante erogato non consentirebbe la copertura del costo di emissione della fattura. Relativamente alla conformità della normativa nazionale rispetto all'autorizzazione europea, si segnala che la prima prevede l'obbligo di fatturazione elettronica alle operazioni tra «soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato» coinvolgendo anche i soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello Stato, che siano però ivi identificati ai fini IVA mediante rappresentante fiscale, oppure identificazione diretta. Di conseguenza, mentre le normativa nazionale impone l'obbligo alle operazioni tra «soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato», la decisione europea menziona le fatture elettroniche emesse «da soggetti passivi stabiliti sul territorio italiano», identificando i destinatari nei soggetti passivi che hanno nel territorio italiano la sede dell'attività economica, oppure una stabile organizzazione, oppure – in mancanza di sede e di stabile organizzazione – l'indirizzo permanente o la residenza abituale. La norma italiana, con una simile dicitura, attrae invece nell'obbligo (di emissione e accettazione della fattura elettronica) anche i soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello Stato, che siano però ivi identificati ai fini dell'imposta mediante rappresentante fiscale oppure identificazione diretta. Si creeranno dunque dei problemi anche in materia di operazioni transfrontaliere: