[pronunce]

La censurata norma va letta in riferimento alla disposizione di cui all'art. 158, comma 2, della stessa legge finanziaria n. 388 del 2000, secondo la quale le norme in questione “sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”. La questione proposta dalla Regione Siciliana si risolve, pertanto, nell'ambito interno all'interpretazione della legge denunciata, la quale non prevede e non consente, essa stessa, l'attribuzione allo Stato di entrate tributarie erariali in contrasto con le norme statutarie e di attuazione in materia finanziaria della Regione (sentenza n. 430 del 1996). A ciò va aggiunto che ad escludere la fondatezza della doglianza regionale vi è anche la disposizione di cui all'art. 3, comma 4, della legge 18 ottobre 2001, n. 383 (Primi interventi per il rilancio dell'economia), la quale prevede che con decreto ministeriale, da emettere sentita la Conferenza unificata, sono determinate le regolazioni contabili degli effetti finanziari per lo Stato, le Regioni e gli enti locali, conseguenti all'attuazione delle disposizioni in parola. Il che significa che la Regione non ha nulla da temere anche per il caso in cui, in sede di applicazione della normativa, dovessero in concreto rilevarsi riduzioni del gettito di sua spettanza, poiché, appunto, in tal caso, ben potrà provvedersi attraverso regolazioni contabili per far conseguire alla Regione quanto di pertinenza (sentenza n. 138 del 1999, punto 16 del considerato in diritto). 3. - Passando all'esame delle questioni riferite agli artt. 23 e 25 della legge n. 388 del 2000, occorre rilevare, in via preliminare, che, nelle more della trattazione del giudizio, talune disposizioni del citato art. 25 sono state modificate dall'art. 1, comma 5, del decreto-legge 30 giugno 2001, n. 246 (Disposizioni in materia di accise sui prodotti petroliferi, di modalità di presentazione delle dichiarazioni periodiche IVA, nonché di differimento di termini in materia di spesa farmaceutica e di contributo unificato sugli atti giudiziari), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2001, n. 330, e dall'art. 8 del decreto-legge 1° ottobre 2001, n. 356 (Interventi in materia di accise sui prodotti petroliferi), convertito, con modificazioni, nella legge 30 novembre 2001, n. 418. Anche in questo caso, il quadro normativo sopravvenuto non è tale da modificare sostanzialmente le norme oggetto di censura. Infatti, la principale disposizione di cui al citato art. 25, che al comma 4 prevede, a favore di determinate categorie di contribuenti, il rimborso di quanto spettante “anche mediante la compensazione di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 e successive modificazioni”, è rimasta immutata. Non sussistono pertanto i presupposti per una pronunzia preclusiva dell'esame del merito della medesima questione. 3.1. - Nel merito le censure non sono fondate. Ritiene la Regione che gli artt. 23 e 25 della citata legge finanziaria n. 388 del 2000 siano lesivi della sua autonomia, nella parte in cui i medesimi, dopo aver disposto la riduzione delle accise - imposte riservate allo Stato, gravanti su prodotti petroliferi destinati ad alcuni impieghi (autovetture da noleggio da piazza e autoambulanze, ex art. 23, sostitutivo dei punti 12 e 13 della tabella A allegata al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, recante “Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative”) o utilizzati da alcuni soggetti (autotrasportatori ex art. 25) -, prevedono, rispettivamente, che le agevolazioni sono concesse anche mediante crediti di imposta da utilizzare in compensazione, ai sensi dell'art. 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, ovvero mediante rimborsi, da utilizzare anch'essi in compensazione, ai sensi del medesimo articolo. Con ciò, secondo la ricorrente, verrebbe indebitamente decurtato il gettito dei tributi di pertinenza della stessa Regione, con pregiudizio dell'autonomia finanziaria di quest'ultima. Inoltre, tale decurtazione del gettito determinerebbe una discriminazione arbitraria ed ingiusta ai danni della stessa Regione e violerebbe l'art. 3 della Costituzione. Il problema va inquadrato nell'ambito del cosiddetto versamento unitario dei tributi, introdotto dal citato decreto legislativo n. 241 del 1997 - menzionato, come si è visto, dagli stessi articoli 23 e 25 in esame -, il quale prevede un sistema di versamenti unitari delle imposte e delle altre somme dovute allo Stato, alle Regioni ed agli enti previdenziali, con facoltà per tutti i contribuenti di operare la compensazione dei crediti. Tale sistema prevede infatti una successiva attività tecnico-contabile, da parte di un'apposita struttura di gestione, individuata nella Agenzia delle entrate (cfr. art. 22 del d.lgs. n. 241 del 1997) , volta a ricondurre al lordo le somme riguardo alle quali il contribuente si sia avvalso della facoltà di compensazione, e a consentire, in tempi tecnici compatibili, le necessarie regolazioni finanziarie sulle contabilità di pertinenza, a copertura delle somme compensate dai contribuenti (sentenza n. 156 del 2002). In pratica, l'Agenzia delle entrate procede, con cadenza quotidiana, al riversamento a tutti gli enti destinatari, ivi comprese le Regioni, delle somme relative ai tributi di rispettiva spettanza. Ed è evidente che in questo ambito trova soluzione anche l'altra questione, adombrata dalla Regione, relativa a presunti pregiudizi derivabili da possibili ritardi, tenuto conto che, nell'attuale configurazione delle modalità per l'attribuzione agli enti destinatari delle somme a ciascuno di essi spettanti (decreto ministeriale 22 maggio 1998, n. 183), non può dirsi ravvisabile uno iato di significato apprezzabile tra minore entrata e riconoscimento della relativa spettanza regionale (sentenza n. 405 del 2000). È da aggiungere che le leggi di bilancio per il 2001 (legge 23 dicembre 2000, n. 389, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2001 e bilancio pluriennale per il triennio 2001-2003”) e per il 2002 (legge 28 dicembre 2001, n. 449, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2002 e bilancio pluriennale per il triennio 2002-2004”) - nelle quali è prevista una apposita unità previsionale di base nell'ambito dell'allegata tabella numero 2 - consentono, comunque, la possibilità del ricorso a regolazioni contabili tra lo Stato e la Regione Siciliana. Deve dunque concludersi su questo punto affermando che non esiste una lesione delle norme costituzionali invocate. 4. - Infine, ad avviso della Regione Siciliana sarebbe lesivo della sua autonomia anche l'art. 67 della citata legge finanziaria n. 388 del 2000.