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se il Ministro in indirizzo non ritenga di sottoporre il trasferimento a Minneapolis dei 45 capolavori degli Uffizi agli organi tecnici che gli sono di supporto in tema di belle arti al fine di verificare, dal momento che il Comitato scientifico di quell'Istituto è stato scavalcato dall'ennesima decisione solipsistica del direttore, se sussista ancora l'opportunità di un prestito siffatto, nel momento in cui la mancata restituzione del Doriforo di Stabiae da parte del MIA dimostra che proprio l'essere stati, teste Nardella, sempre "aperti e generosi con gli Stati Uniti e con i musei americani", è interpretato dagli istituti museali statunitensi (tutti privati) come indice di un'atavica debolezza da sfruttare a proprio vantaggio; se condivida la necessità di porre limiti alla pratica del "prestito facile", giustificata con la mera assunzione, da parte del beneficiato, dell'onere delle spese di trasporto e di qualche intervento di restauro o di analisi diagnostica la cui urgenza o opportunità sono spesso opinabili. Atto n. 4-07378 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che ai primi di luglio 2022, nei pressi di Prato, nel bellissimo complesso "Il Mulino" (ormai di proprietà pubblica), ben restaurato e con Torre del XII secolo che ospita i laboratori di diagnostica e restauro della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, ma s'intenderebbe adibire a museo del territorio, è stata inaugurata una mostra di reperti provenienti da scavi condotti non nell'area medesima di Gonfienti, dove la scoperta dell'abitato etrusco e l'avvio della costruzione dello "Interporto della Toscana Centrale", i cui capannoni oggi circondano Villa Niccolini furono contestuali, ma dal sito, coevo, di La Rotta di Figline Valdarno (Firenze); considerato che: i contenuti dell'esposizione hanno stupito non poco gli abitanti di Prato. I ritrovamenti dell'insediamento arcaico di Gonfienti (VII-V secolo a.C.), esteso su ben 17 ettari e oggetto, dal 1996 al 2007 e di nuovo dal 2012, di scavi stratigrafici estensivi finanziati con risorse statali ed europee, ma non ancora aperto al pubblico (preceduto a breve distanza da un insediamento della metà del II millennio a.C. e seguito da una frequentazione di epoca romana che hanno lasciato tracce anch'essi), ne sono infatti rimasti esclusi e, pur restaurati nella suddetta Torre, sono invece esposti, da poco e limitatamente ad una selezione, nella Rocca Strozzi di Campi Bisenzio (Firenze); vi sono stati trasferiti nella prospettiva che lì possa sorgere, in futuro (ma teste il Comune esiste già a tutti gli effetti "www.museogonfienti.it"), quel Museo archeologico di Gonfienti che il buon senso vorrebbe vedere, invece, proprio al Mulino, per assicurare la contiguità dell'auspicato parco archeologico con l' antiquarium deputato ad esporre le vestigia mobili ivi rinvenute, come accade ad esempio a Marzabotto (Bologna); valutato che: il 2 agosto 2022 su "la Nazione", il professore pratese Giuseppe Centauro, docente di restauro all'università di Firenze, interpretava quanto accaduto come un errore storico e utilizzava, al riguardo, una espressione molto forte, parlandone come del "sacco di Gonfienti" (si veda "Reperti etruschi al nuovo museo di Campi "Errore storico. Per noi il Sacco di Gonfienti"" su "www.lanazione.it"); le Amministrazioni comunale e statale non sembrano invece provare alcun imbarazzo per la situazione, ed anzi si sono impegnate a programmare visite guidate da luglio a settembre (curate da Coopculture) e una rassegna regionale con varie iniziative culturali anche al Mulino, denominata "Le notti dell'Archeologia", per poi inaugurarvi una "nuova esposizione a tema archeologico" il 24-25 settembre prossimi in occasione delle "Giornate Europee del patrimonio" (si veda "Notte con gli etruschi al Mulino di Gonfienti" su "www.lanazione.it"), si chiede di sapere quale sia la ratio delle politiche di "turismo archeologico" in atto, da parte della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato come degli enti locali, per cui gli sforzi di asserito recupero delle radici etrusche di Prato debbono avvenire esponendo al Mulino, che è adiacente all'area archeologica di Gonfienti, non una ricca campionatura dei reperti restituiti da quell'importante insediamento etrusco arcaico, accompagnati da un esaustivo apparato didattico utile a contestualizzarli, ma da altri, coevi, mentre i materiali archeologici di Gonfienti sono destinati alla ex tinaia della Rocca Strozzi di Campi Bisenzio e al suo allestimento che sembra sacrificare ogni altra esigenza alle categorie, nell'ordine, del "suggestivo" e del didattico. Atto n. 4-07379 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: la restituzione all'Italia, annunciata in pompa magna il 3 febbraio 2018, a ridosso della conclusione del secondo incarico di Dario Franceschini al Collegio Romano, di un cratere a calice decorato a figure rosse, pestano (350-340 a.C.), da parte dello "Speed Art Museum" di Louisville (Kentucky, U.S.A.) (si veda "Art of ancient cultures" "speedmuseum.org"), è stata decisa, teste il comunicato stampa ministeriale (si veda "Accordo Mibact-Speed Art Museum di Louisville: ritorna in Italia antico cratere a figure rosse Franceschini: "Presto restituito al territorio di Paestum"" su "beniculturali.it"), dopo che nel 2015 Christos Tsirogiannis, allora assistente ricercatore all'Università di Glasgow, esaminando le fotografie di un noto sequestro ai danni di un mercante d'arte italiano eseguito nel 1995 al Porto Franco di Ginevra su ordine della Procura di Roma, ha riconosciuto in uno scatto il reperto, ancora sporco di terra (il comunicato lo definisce infelicemente "incrostato di sporcizia") e ridotto in frammenti; ciò contraddiceva la provenance fornita al museo statunitense dal famigerato mercante di antichità Robin Symes, che asseriva di averlo acquistato nel 1990 da un collezionista francese, e avrebbe indotto lo Speed Art Museum a contattare Roma, per poi proporre volontariamente la restituzione del vaso, che sarebbe avvenuta nell'ambito di un accordo pluriennale stretto con il Ministero italiano; dell'effettivo rientro e della prevista esposizione a Paestum del cratere, sul quale campeggia Dioniso a banchetto e intento a giocare al cottabo, fa fede, in rete, un'unica fonte, non ufficiale e di dubbia attendibilità (si veda "Cratere con Dioniso che gioca al cottabo" su "sitiarcheologiciditalia.it"), per non dire che nelle vetrine dell' antiquarium pestano quel magnifico vaso nessuno l'ha visto. Nulla è più trapelato pubblicamente, inoltre, circa i contenuti e le conseguenze dell'asserito accordo del Ministero della cultura con il museo di Louisville, ammesso sia stato davvero firmato;