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Qualche tempo fa parlavo con un giovane costituzionalista che mi spiegava, giustamente, che la democrazia rappresentativa nasce quando le comunità diventano troppo grandi e non si può più stare tutti attorno a un fuoco a discutere uno con l'altro e quindi si decide che qualcuno attorno al fuoco ci sta e qualcun altro sta qualche metro più indietro, ma è rappresentato da qualcuno tra quelli che stanno attorno al fuoco. Mi diceva che oggi con questi strumenti tutti possiamo stare attorno al fuoco, perché abbiamo la possibilità di partecipare. Attenzione, perché questo non è vero: con questi strumenti si possono esprimere le proprie opinioni, con questi strumenti si può votare, ma non si può discutere e non ci si può confrontare. Essere attorno al fuoco è diverso che essere tutti lontani dal fuoco e mandare un messaggio senza contaminarsi. Corriamo allora il rischio della contaminazione. Facciamo qualcosa di sorprendente: riportiamo il Senato della Repubblica all'altezza di quello che è il suo ruolo nella storia e di quello che è il suo ruolo nel presente. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Taricco che, nell'ordine degli interventi, si sostituisce al senatore Comincini. Ne ha facoltà. LONARDO (FI-BP) . Come mai non c'è l'alternanza? PRESIDENTE. In questi casi non c'è l'alternanza. L'ordine degli interventi segue l'ordine di iscrizione. Non è prevista dal Regolamento. TARICCO (PD) . Signor Presidente, vorrei portare il mio piccolo contributo a questo percorso di riforma costituzionale che rischia, per come si è incamminato e per come lo stiamo trattando, di passare come un atto scontato di ordinaria amministrazione, in un quadro di sostanziale indifferenza generale. Dirò subito che non sono pregiudizialmente contrario, nonostante siamo in una posizione critica rispetto a questo provvedimento, a una riduzione del numero dei deputati e dei senatori e lo dico nonostante le carte che ci sono state fornite dall'Ufficio studi ci dimostrino che la situazione italiana non è così lontana da gran parte delle situazioni europee, ma è sostanzialmente in linea con il numero dei parlamentari rapportato al numero degli abitanti. Si può dire che questa proposta della riduzione, in sé, non sia irricevibile, ma lo è se pensiamo di affrontare solamente la questione della riduzione numerica dei parlamentari. Il tema di cui stiamo parlando, infatti, non riguarda tanto cosa c'è in questa proposta, ma cosa non c'è in questa proposta. Il tema che ci lascia molto perplessi è la totale assenza di un quadro di riferimento. Io credo - lo hanno già detto molti colleghi prima - che l'Italia abbia bisogno di una riforma del suo sistema-Paese, ma soprattutto del suo sistema istituzionale: è necessario un sistema più snello, più efficace, capace di rendere realmente esigibili tutti quei diritti che la Costituzione riconosce ai cittadini, alle imprese, alle comunità civili e alle loro forme di organizzazione ed è anche per questo che nella passata legislatura si è impressa una spinta fortemente riformatrice che seguiva tanti tentativi già effettuati in altre legislature di mettere mano in modo proficuo all'assetto istituzionale del Paese. Quello che sommessamente ci permettiamo di dire è che in questo percorso servirebbe un disegno compiuto che orientasse i singoli passi ed è quello che noi chiediamo in questo momento, credendo di poterci fare interpreti di tanti che lo stanno chiedendo; vogliamo cioè capire come questa modifica costituzionale, volta alla riduzione dei parlamentari, si colloca dentro un disegno generale di riforma. Il disegno, come dicevo, non c'è, anche se alcuni fatti che stanno accadendo un disegno lo lasciano intuire. Se infatti mettiamo insieme questa riforma con la riforma del referendum che si sta portando avanti alla Camera e con le dichiarazioni di leader di questa maggioranza che in qualche misura lasciano trapelare l'idea di un superamento di fatto del parlamentarismo e che lasciano intendere una modifica per mettere a sorteggio - verrebbe da dire on web - l'idea di democrazia del futuro, ciò che si intuisce è un disegno di superamento della democrazia parlamentare, che poi vuol dire sostanzialmente superamento della democrazia. Noi, in Italia, di duci che parlavano direttamente al popolo ne abbiamo già visti altri e non hanno mai portato bene a questo Paese. (Applausi del senatore Rampi). Questo lo dico soprattutto per convinzione personale, ma anche certo di interpretare le prime voci di costituzionalisti che stanno cominciando a far emergere, seppure dal nostro punto di vista in modo assolutamente diverso rispetto ad altri pronunciamenti su altre riforme, alcune osservazioni che denotano perplessità. Noi abbiamo presentato già alla Camera alcuni - pochissimi - emendamenti, senza alcun approccio strumentale o di ostruzionismo, che ponevano alcune questioni che questa riforma, nel concreto, ribalta sul sistema istituzionale. Innanzitutto, si vorrebbe capire se c'è la volontà di provare a ragionare anche, se l'obiettivo è quello di rendere più efficaci ed efficienti le istituzioni, sulle funzioni della Camera e su quelle del Senato. Se vogliamo veramente affrontare il tema dell'efficienza delle istituzioni, crediamo che questa sia una questione assolutamente centrale. Abbiamo posto il tema di una riflessione sull'attuale adeguatezza dei limiti di età per l'elettorato passivo ed attivo per il Senato; abbiamo posto anche una questione che deriva come conseguenza della riduzione del numero dei deputati e dei senatori, e cioè il ragionamento sulla distribuzione dei collegi e sulla distribuzione degli eletti a riforma completata. Vedremo quale sarà il giudizio di ammissibilità che verrà dato di questi emendamenti in Assemblea. Il fatto che in Commissione questi emendamenti siano stati ritenuti inammissibili ci pone grandi perplessità sul fatto che realmente l'obiettivo sia quello di dare maggiore efficienza, efficacia e capacità di rispondere alle istituzioni e non si voglia invece semplicemente offrire in pasto ai cittadini qualcosa che facilmente può lucrare consenso. Credo che in quest'Aula, soprattutto quando parliamo di materie costituzionali, dovremmo avere la consapevolezza che il cuore e il centro del nostro impegno dovrebbe essere il bene comune del Paese. Può sembrare un'affermazione fuori del tempo, lontana da queste Aule, ma credo che in quest'Aula discutere e confrontarsi abbia ancora un senso, un significato, e una pregnanza se lo sforzo da parte di tutti è di provare a mettere al centro quello che è in prospettiva il bene di questo Paese. Se dovessimo smarrire tale consapevolezza potrebbe passare qualunque riforma, ma credo ci avvieremmo su un percorso che sicuramente non potrebbe portare bene al futuro di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà. Le preciso che l'alternanza,peraltro quando si ritiene di farla, è tra maggioranza e opposizione. In questo caso, non c'è nessun iscritto alla discussione generale del Gruppo della Lega e relativamente pochi iscritti del MoVimento dei 5 Stelle, per cui l'alternanza non è, neanche volendo, possibile. LONARDO (FI-BP) . Signor Presidente, non insisto ma l'elenco era così fatto.