[pronunce]

contro l'Assessorato regionale della cooperazione, del commercio, dell'artigianato e della pesca e altri per ottenere l'annullamento della sentenza del 27 gennaio 2006, n. 122, del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia - sezione staccata di Catania - con la quale sono stati respinti sia il ricorso principale sia il ricorso per motivi aggiunti proposti dalla citata società, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, sede giurisdizionale, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 1, della 1egge della Regione siciliana 16 aprile 2003, n. 4 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2003), nella parte in cui prevede che «La Regione esercita le funzioni relative al rilascio di concessioni demaniali marittime nel mare territoriale per tutte le finalità, ad eccezione di quelle relative all'approvvigionamento di fonti di energia». 1.1. - Ad avviso del rimettente, la disposizione regionale censurata si porrebbe in contrasto «con lo Statuto regionale siciliano, approvato con decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale dall'art. 1 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, nonché con le competenze e funzioni che detto Statuto e la Costituzione della Repubblica Italiana attribuiscono alla Regione siciliana in materia di mare territoriale, per quanto concerne la relativa porzione ubicata al di fuori del demanio marittimo». Infatti, poiché né lo statuto della Regione siciliana, né la stessa Costituzione - prosegue il Collegio rimettente - attribuiscono competenze in tema di demanio marittimo alla Sicilia, la Regione si sarebbe autoattribuita, con la norma regionale impugnata, una competenza funzionale, «praeter vel contra costitutionem», che sarebbe dovuta rimanere di spettanza dello Stato. 2. - Ciò premesso, la questione di legittimità dell'art. 7, comma 1, della legge della Regione siciliana n. 4 del 2003 è inammissibile per più motivi. 2.1. - Un primo motivo di inammissibilità attiene alla carente descrizione della fattispecie oggetto del giudizio a quo, in quanto il rimettente si limita ad elencare, sia nella parte in fatto che in quella in diritto, gli atti impugnati dalla società ricorrente nel ricorso principale e nel ricorso per motivi aggiunti, riportandosi, sostanzialmente, - come rilevato anche dalla difesa della Regione siciliana - alle argomentazioni formulate dal ricorrente in primo grado, omettendo la descrizione del caso concreto sottoposto al suo esame. Tale carenza, secondo costante giurisprudenza di questa Corte, rende impossibile ogni valutazione circa la rilevanza della questione, perché impedisce di vagliare l'effettiva applicabilità della norma denunciata al caso dedotto, e si risolve in una carente motivazione sulla rilevanza della questione (ordinanza n. 49 del 2008). Tale vaglio appare, inoltre, particolarmente necessario nel caso di specie, in quanto lo stesso rimettente, pur ritenendo la disposizione regionale denunciata «jus superveniens rispetto al procedimento per cui è causa», non motiva in ordine alla sua applicabilità alla fattispecie del giudizio a quo, pur essendo questo volto all'annullamento di una molteplicità di provvedimenti amministrativi emanati (salvo uno) in data precedente a quella dell'entrata in vigore della norma impugnata, né chiarisce il percorso argomentativo che intenda seguire per sottoporre a giudizio di annullamento, superando i termini di decadenza, provvedimenti amministrativi adottati e, presumibilmente, (dato che la questione ha formato oggetto di precedente controversia) resi noti alla appellante nel giudizio principale molto tempo prima della data di presentazione dei motivi aggiunti, dal rimettente indicata nel 3 ottobre 2003. Pertanto, poiché il contenuto dell'ordinanza di rimessione non chiarisce sufficientemente l'oggetto del giudizio principale ed, anzi, evidenzia questioni per la cui definizione la disposizione sospettata di illegittimità costituzionale potrebbe risultare irrilevante, non consentendo a questa Corte di vagliare l'effettiva applicabilità della norma, da parte del giudice a quo, al caso dedotto, la questione - secondo giurisprudenza costituzionale costante - deve essere dichiarata inammissibile (ex plurimis, sentenze n. 294 e n. 281 del 2010; ordinanza n. 302 del 2009). 2.2. - Un ulteriore profilo di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale della norma censurata - dedotto anch'esso dalla difesa regionale - attiene alla carente motivazione sulla non manifesta infondatezza della questione. Al riguardo, difatti, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana si limita ad affermare genericamente che la Regione si sarebbe autoattribuita «praeter vel contra costitutionem, un ambito di competenza funzionale relativo al mare territoriale posto al di là del demanio marittimo (costiero) che, nel riparto delle attribuzioni stabilito fra organi costituzionali avrebbe dovuto rimanere allo Stato». Il rimettente, quindi, non indica quali siano le disposizioni della Costituzione e dello statuto della Regione siciliana che si ritengono violati dalla norma censurata, né gli stessi possono essere dedotti, neppure in modo implicito, dal contesto dell'ordinanza di rimessione. Inoltre, il Collegio rimettente - nel sostenere l'attribuibilità allo Stato delle competenze in materia di mare territoriale in carenza di disposizioni di rango costituzionale che conferiscano tale competenza alla Regione siciliana - solleva questione di legittimità costituzionale di una disposizione adottata da una Regione a statuto speciale, lamentando anche violazioni del riparto di competenze tra Stato e Regioni stabilite dalla Carta costituzionale. Non viene, però, ad individuare un preciso parametro rinvenibile nella Costituzione (la quale, tra l'altro, nel novellato quarto comma dell'art. 117 ha adottato l'opposto criterio dell'attribuzione «alle Regioni [della] potestà legislativa in [...] ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato» e nel nuovo art. 118 individua nei «Comuni» gli «enti autonomi» cui sono naturalmente attribuite le funzioni amministrative) che possa essere preso a riferimento per procedere alla valutazione della questione sottoposta a questa Corte. Neppure fornisce elementi riguardo alla possibile estensione anche alla Regione siciliana delle disposizioni contenute nella Costituzione in ordine alla suddivisione delle competenze legislative tra lo Stato e la Regione stessa. La censura, pertanto, appare formulata in modo generico ed apodittico, con conseguente inammissibilità della stessa (sentenza n. 288 del 2010; ordinanza n. 345 del 2008). 3. - Conclusivamente, secondo costante giurisprudenza costituzionale, dalle descritte omissioni deriva l'inammissibilità della questione..