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per tale ragione, Centrale adriatica ha comunicato ai sindacati la rescissione del contratto di appalto, a partire dall'inizio del mese di ottobre, con la società Ellepi Service Srl che, attualmente, sembrerebbe non essere impegnata in altri appalti; conseguentemente, vi sarebbe il rischio di licenziamento collettivo per cessazione dell'attività per i quasi 200 lavoratori dell'impresa; negli ultimi giorni si sono tenuti alcuni incontri, nell'ambito del tavolo metropolitano di salvaguardia del patrimonio produttivo, tra sindacati, società coinvolte, Città metropolitana di Bologna, Regione Emilia-Romagna, sindaco di Anzola dell'Emilia e Agenzia regionale per il lavoro, a seguito dei quali è stata ventilata l'ipotesi di concedere ai lavoratori in appalto il trattamento straordinario di integrazione salariale di cui all'articolo 44 del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 ("decreto Genova"); il trattamento, ai sensi del citato articolo, può essere "autorizzato sino ad un massimo di dodici mesi complessivi, previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (...) qualora l'azienda abbia cessato o cessi l'attività produttiva e sussistano concrete prospettive di cessione dell'attività con conseguente riassorbimento occupazionale"; considerato che: appare evidente la disparità di trattamento tra i lavoratori diretti, ai quali sarebbe garantita la cassa integrazione straordinaria per 24 mesi, e quelli in appalto che potrebbero percepirla per soli 12 mesi; risulta difficile per le quasi 200 famiglie provvedere al proprio sostentamento, con una cassa integrazione pro capite mensile che, stando ad alcuni calcoli, non arriverebbe a 1.000 euro netti; una soluzione alternativa, nelle more del termine dei lavori di ristrutturazione, sarebbe il temporaneo assorbimento, su base volontaria, dei lavoratori presso gli altri magazzini del Nord Italia presso i quali saranno dirottati i flussi di merci e che, inevitabilmente, dovranno far fronte ad un maggiore carico di lavoro, con una presumibile necessità di ulteriore forza lavoro; nessuna garanzia è stata fornita in merito al futuro riassorbimento delle forze lavoro dirette e in appalto, all'interno del magazzino di Anzola dell'Emilia, una volta terminati i lavori, si chiede di sapere: se sia stato avviato l' iter per l'accordo relativo alla concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale per le imprese in crisi, ai sensi dell'articolo 44 citato; se siano stati affrontati, nella discussione sull'accordo, temi relativi a solide e concrete garanzie, da parte delle società coinvolte, per il completo riassorbimento della forza lavoro diretta e in appalto attualmente impiegata nel magazzino di Anzola dell'Emilia; se i Ministri in indirizzo non intendano, per le parti di propria competenza, anche partecipando al tavolo metropolitano ovvero promuovendo l'istituzione di un tavolo di crisi aziendale, sostenere l'immediato assorbimento, su base volontaria, della forza lavoro attualmente impiegata nel magazzino di Anzola dell'Emilia nei magazzini del Nord Italia che dovranno gestire gli ulteriori flussi di merci a seguito dei lavori di ristrutturazione. Atto n. 3-01936 BOLDRINI PARRINI TARICCO PINOTTI ROJC ASTORRE VERDUCCI IORI NANNICINI FEDELI LAUS D'ALFONSO FERRAZZI ROSSOMANDO VATTUONE D'ARIENZO PITTELLA STEFANO ALFIERI BITI COLLINA GIACOBBE VALENTE Al Ministro della salute Premesso che: il nostro Paese ha dovuto affrontare, e ancora lo farà, il COVID-19, un virus impercettibile quanto pericoloso, in grado di scatenare un'emergenza sanitaria senza precedenti, che nella sua tragicità ha fatto emergere il valore della sanità digitale, intesa come l'applicazione all'area medica e a quella della assistenza sociosanitaria dell' information and communication technology . Sanità digitale non vuol dire solo telemedicina, ma questa ne rappresenta una componente essenziale; la telemedicina (nelle sue componenti principali di televisita, telemonitoraggio e teleconsulto) è intesa, secondo le linee di indirizzo nazionali per la telemedicina, recepite dalle Regioni, una modalità di esecuzione dell'atto sanitario in cui il professionista della salute ed il paziente sono in luoghi differenti, permettendo quindi la cura di un paziente a distanza o in generale l'erogazione di servizi sanitari a distanza, che sono in grado di monitorare e garantire la gestione ordinaria dei pazienti cronici e delle persone con disabilità. La pandemia COVID-19 ha messo in evidenza quanto la telemedicina possa essere di supporto per la tutela ed il monitoraggio della salute e in particolar modo per l'assistenza a quella parte di popolazione più fragile; l'OMS ha definito la telemedicina come servizio essenziale per il "rafforzamento della risposta dei sistemi sanitari al COVID-19", mentre l'OCSE l'ha annoverata tra le misure chiave che i sistemi sanitari stanno adottando per migliorare la cura e l'assistenza alle persone in isolamento rilevandone gli importanti benefici, evitando un sovraccarico delle reti ospedaliere e sanitarie; in Italia i principali riferimenti regolativi riguardo alla diffusione delle nuove tecniche di interazione tra personale sociosanitario e pazienti, e dunque anche alla telemedicina, sono il patto per la sanità digitale e le linee di indirizzo nazionali del Ministero della salute in materia di telemedicina, elaborate da un gruppo di lavoro presso il Consiglio superiore della sanità (2014-2015). Dopo l'approvazione delle linee nazionali sono stati emanati ulteriori indirizzi normativi e programmatori che riguardano l'aspetto organizzativo o tecnologico della telemedicina: il patto della salute 2014-2016, ma anche il più recente patto della salute 2019-2021, ove si fa riferimento a dispositivi e tecnologie mediche e la necessità di coadiuvare e collaborare con "l'industria dei dispositivi e delle tecnologie mediche (per cronicità ed anziani in particolare) per generare nuovo valore a beneficio di medici e pazienti"; le specifiche tecniche per l'interoperabilità tra i sistemi regionali di fascicolo sanitario elettronico (FSE) (2015), le reti di eccellenza per le malattie rare, il teleconsulto, la telecooperazione e la telesorveglianza (2015), il nuovo nomenclatore ambulatoriale e i LEA (2017); le linee di indirizzo nazionali forniscono infatti indicazioni e definizioni di livello generale in merito alla tipologia dei servizi ed alla modalità di erogazione, ma non contengono indicazioni di tipo tecnico per l'implementazione e non risultano essere aggiornate; il Ministero della salute nel 2019 ha stanziato 17.432.447 euro nel 2019 ed altrettanti nel 2020 e nel 2021 per l'obiettivo strategico di promozione delle azioni prioritarie, previste dal patto per la sanità digitale e identificate dalla cabina di regia NSIS integrata, "per il conseguimento degli obiettivi di efficienza, trasparenza e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, attraverso l'impiego sistematico dell'innovazione digitale in sanità", tra le quali anche la "mappatura delle esperienze di telemedicina sul territorio nazionale in coerenza con quanto definito nelle linee di indirizzo in materia di telemedicina".