[resaula]

Questo ovviamente ci assegna un grossissimo gap negativo, in termini di competitività delle nostre imprese e di beneficio dei nostri lavoratori. Sappiamo che il cuneo fiscale ha principalmente tre componenti: una è l'onere contributivo a carico del datore di lavoro, l'altra è la componente fiscale a carico dei lavoratori e poi c'è quella del carico contributivo che grava sui lavoratori. Questo decreto-legge decide di lavorare solo sulla parte relativa al lavoratore per quanto riguarda la tassazione e lo fa in parte, tralasciando ancora - dico ancora perché secondo me è prioritario - di lavorare anche sul fronte del datore di lavoro. Lo fa in parte perché, nonostante il titolo di questo decreto-legge (misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente), di fatto i provvedimenti non sono esattamente coerenti all'obiettivo. Sicuramente viene centrato l'obiettivo di ampliare il reddito disponibile dei contribuenti, viene ampliata la platea dei contribuenti che hanno a disposizione questo maggior reddito disponibile e viene anche fatto un lavoro virtuoso per uniformare, rispetto a categorie diverse di reddito e quindi lavoratori dipendenti e assimilati, pensionati e lavoratori autonomi, il reddito disponibile. Non è ancora perfettamente uniforme perché, nonostante ciò che si dica, per quanto riguarda il lavoro dipendente assimilato e le pensioni c'è una sostanziale uniformità, mentre per quanto riguarda i lavoratori autonomi, anche forfettari ancora vediamo che questo reddito disponibile è leggermente inferiore alle altre due categorie. È pertanto certamente apprezzabile il lavoro sulla maggiore disponibilità di reddito, che significa maggiore capacità di spesa, maggiore capacità di dare - almeno in un contesto normale e non straordinario come quello in cui stiamo vivendo oggi - uno stimolo giusto all'economia. L'articolo 1 di questo decreto-legge, in particolar modo, non è esattamente corrispondente al titolo del provvedimento perché il bonus degli 80 euro era un credito d'imposta collocato nel testo unico delle imposte sui redditi (TUIR). Questa riforma, che assorbe l'ammontare di risorse pubbliche messe a disposizione del bonus di 80 euro, riversandole sul trattamento integrativo dei 100 euro, ha il pregio di aumentare il beneficio, di aumentare la platea fino alla soglia di 28.000 euro, ma, dal mio punto di vista, essendo espunto il provvedimento dal TUIR, non si tratta di una riduzione della pressione fiscale ma di un trattamento integrativo. Molti dicono che è una questione di forma; certo, chi non è appassionato di fisco può anche pensare sia così, invece è una questione sostanziale, che viene denotata dal lunghissimo dibattuto sul bonus degli 80 euro, durato la quasi totalità della scorsa legislatura, e si conclude a sostegno di chi non deponeva a favore della collocazione nella riduzione della pressione fiscale di quello strumento. Personalmente avrei preferito che si fosse andati nella direzione di trasformare il credito di imposta in detrazione, con le dovute correzioni per quanto riguarda gli incapienti. Sono convinta che questi ultimi abbiano un problema di mancanza di reddito, non tanto di mancanza di misure fiscali in aiuto, dal momento che il reddito degli incapienti è pressoché pari a zero. L'articolo 2 del testo è invece molto più soddisfacente, poiché introduce una vera e propria detrazione. È uno strumento temporaneo, in maniera virtuosa, si dice, perché stiamo andando verso una revisione del sistema dell'Irpef. Spetta un'ulteriore detrazione per una platea di redditi ancora più ampia, tra i 28.000 e i 40.000 euro. È una misura che avrebbe potuto essere a mio avviso molto più potente, perché la curva del prelievo Irpef è davvero una tagliola per lo scaglione di redditi dai 28.000 ai 55.000 euro. Sono 5 milioni di contribuenti che versano il 45 per cento delle entrate Irpef, quindi, una platea particolarmente appesantita da un salto di scaglione al 38 per cento sui redditi marginali superiori a 28.000 euro. È una fascia di contribuenti, corrispondente a quello che era il nostro ceto medio italiano, particolarmente capace di tenuta rispetto al nostro Paese, particolarmente compliance rispetto agli adempimenti, che - appare oggi - hanno redditi troppo alti per beneficiare degli aiuti per i redditi bassi (trattamenti integrativi) e al contempo redditi troppo alti per dover subire una tagliola impositiva del terzo scaglione pari al 38 per cento. Da questo punto di vista, sarebbe stato necessario probabilmente ampliare completamente la platea di questa detrazione temporanea non solo dai 28.000 ai 40.000, ma dai 28.000 ai 55.000 euro. Capisco che ci fosse un problema di stanziamenti sulla legge di bilancio, ma sarebbe stato sicuramente più coerente e di grande aiuto. Molti, anche in dottrina, dicono che questa fascia di contribuenti subisce una deformazione surrettizia della progressività e ne sono particolarmente convinta. Bene, comunque, che ci sia un primo passo importante, fondamentale, nella direzione giusta, che a mio avviso resta comunque la revisione dell'Irpef: basi imponibili, scaglioni, aliquote e anche detrazioni, non solo una revisione delle detrazioni, come è enunciato nel decreto-legge. Quindi, il provvedimento è una misura ordinaria comunque positiva; una misura che, in un momento di grave crisi economica come questo, dovrebbe rendere prioritaria la sensazione che una revisione sostanziale, una revisione importante del sistema fiscale volto alla crescita dovrebbe aggiungersi a tutte quelle ulteriori misure, tra le quali anche il piano shock per gli investimenti che abbiamo proposto come Italia Viva, che dovrebbero essere messe in campo in un momento veramente importante e drammatico dal punto di vista economico come questo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE . Sospendo la seduta che, come da accordi, riprenderà alle ore 17 per il prosieguo della discussione generale. (La seduta, sospesa alle ore 15,01, è ripresa alle ore 17,08) . Sull'emergenza coronavirus BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei portare alla sua attenzione e quindi all'attenzione di tutta l'Assemblea un fatto che non so se definire grave, ma che comunque è estremamente significativo del clima che si è creato a livello internazionale, alla luce di quell'emergenza che ci viene detto, a ragione, deve essere gestita in un clima di concordia. Ma naturalmente la concordia non preclude l'esame delle cause e anche l'esame delle conseguenze. Mi è stato segnalato - e ho qui l'evidenza - che un'importante catena televisiva internazionale, la CNN, ha diffuso una infografica così concepita: i casi di coronavirus collegati all'Italia. Si vede l'Italia al centro di un planisfero, che è un po' dove la storia, prima che la geografia, l'ha messa, e da lì partono tante frecce rosse che vanno ad infettare Paesi quali il Brasile, gli Stati Uniti e la stessa Cina. Ora, noi dovremmo riflettere, secondo me, su due aspetti: su quali possano essere le conseguenze di una comunicazione di questo tipo, che evidentemente credo siano letali e difficilmente reversibili (non solo per il nostro turismo), ma anche su quali ne siano le cause.