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Infine, c'è bisogno di una politica migratoria comune, che non può prescindere da una politica per l'Africa, di un controllo della frontiera esterna, che rafforzi il sistema dei corridoi umanitari, ma con un comune sistema del diritto di asilo, di rimpatri e di ricollocamenti obbligatori per superare i limiti dell'accordo di Dublino. Signor Presidente, l'Italia ha abbandonato la politica isolazionista del precedente Governo e, in particolare, della Lega (lo ripeto). Ci sono, pertanto, tutte le condizioni perché possiamo concorrere con il nostro patrimonio di valori a disegnare l'orizzonte di un processo di integrazione che non dobbiamo mai dare per scontato e la Brexit ne è l'emblema. Il rischio di hard Brexit va scongiurato, perché andrebbe a danno di oltre mezzo milione di cittadini italiani e di tante imprese. L'Europa deve dunque considerarsi sempre a un bivio, ma deve altresì sempre considerare se stessa come mezzo unico e possibile di un comune destino. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, lei è in quest'Aula perché domani parteciperà al Consiglio europeo in cui prenderà forma la nuova politica della Commissione europea. Si tratta di una nuova Commissione che vedrà l'Italia più debole, come dimostrato anche dalla sua composizione, che vede la presenza addirittura di otto Vice Presidenti (come a dire che un Vice Presidente non si nega a nessuno, si nega solo all'Italia). Una Commissione in cui la Germania ha preso il pieno controllo: prima agiva per procura, oggi assume direttamente nelle sue mani la guida della Commissione europea. È come se la capitale si sia trasferita da Bruxelles a Berlino. In questa Commissione lei si presenta ormai come un veterano, perché credo che questo sia il quarto o quinto dibattito in cui lei presenta gli indirizzi del suo Governo - il primo Governo Conte e ora il secondo Governo Conte - in vista del Consiglio europeo. Ma lei si presenta più debole, come dimostrano i dati di ieri del Fondo monetario internazionale, che attestano come l'Italia sia l'unico Paese dell'Unione europea in stagnazione. In quest'ultimo anno il Governo Conte uno e il nuovo Governo Conte due hanno notevolmente indebolito l'Italia per quanto riguarda sia la composizione della Commissione europea (aggiungo che alla Banca centrale europea ci sarà non più il governatore Draghi, ma un governatore francese), sia la postura del nostro Paese, che è più debole e piegato su se stesso, a crescita zero e con il debito pubblico in aumento. In questo contesto vorrei concentrare il mio intervento solo su due aspetti, che rappresentano due emergenze, in quanto del resto abbiamo già discusso ampiamente in questo Parlamento nei sedici mesi scorsi e lei sa, signor Presidente del Consiglio, che le nostre posizioni non cambiano, anche se noi sappiamo che le sue cambiano e anche molto spesso. Desidero concentrarmi su due aspetti, quelli dei dazi e quello della Turchia, che sono due concrete minacce per l'Italia. Mi soffermo anzitutto sui dazi punitivi che il presidente Trump ha ottenuto dalla World trade organization, anche se - per la verità - li hanno ottenuti i precedenti Presidenti, perché quest'azione punitiva è stata chiesta dal presidente Bush e avvalorata dal presidente Obama, non c'entra nulla il cattivo Trump, che ha ottenuto dal tribunale dei dazi di ritorsione punitiva. Ebbene, già ci sono stati dei colloqui qui a Roma e sappiamo che non siete riusciti a ottenere quello che lei, presidente Conte, giustamente chiede, attraverso un rapporto bilaterale, oltre che multilaterale, cioè l'esenzione delle aziende italiane. Del resto, noi non c'entriamo proprio nulla con le misure di sovvenzione che Francia e Germania hanno adottato per Airbus e anche in tante altre occasioni siamo riusciti a far escludere le aziende italiane da misure ritorsive. È accaduto nei primi anni Duemila - eravamo noi al Governo - quando siamo riusciti a far escludere le aziende italiane dai dazi sull'acciaio introdotti allora illegalmente dal Governo americano. Le cinque aziende italiane che erano nella prima lista (noi eravamo i primi produttori in Europa) sono state escluse grazie all'azione bilaterale del Governo italiano. È accaduto altrettanto nel 2008, quando i prodotti italiani che erano inclusi nel carosello punitivo daziario furono esclusi grazie all'azione bilaterale. Avete quindi dei buoni esempi e modelli da seguire se davvero siete ascoltati oltreoceano e noi ci auguriamo che così sia. La seconda questione è quella della Turchia, signor Presidente del Consiglio, e le chiedo ciò che le ha già chiesto di sapere qualche collega prima di me: non abbiamo ben compreso se il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale abbiano adottato un provvedimento per sospendere l' export di armi nei confronti della Turchia e a valere da che data. Le chiedo, in modo particolare, se il cannone di ultima generazione che sta uscendo da un deposito di Affile, di cui leggo su un giornale - mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che su questi argomenti dovrebbero avere un minimo di sensibilità: anche se il Governo è cambiato, spero che non siano cambiate le loro idee - sarà consegnato alle armate turche o sarà bloccato sulle strade italiane. Su questo ne va della credibilità del Governo, ma temo che anche su questo agli annunci non seguiranno delle effettive e conseguenziali azioni. Ci chiediamo soprattutto qual è la posizione che il Governo esprimerà al Consiglio europeo sulla Turchia, perché dobbiamo dire con chiarezza che le misure che l'Europa sta prendendo in merito a Cipro Nord riguardano un'azienda italiana che è stata minacciata nei suoi interessi dal sultano Erdoğan, perché quei pozzi da trivellare sono stati dati in concessione all'ENI. Aggiungo che le misure che l'Unione europea dovrebbe assumere devono essere ben più significative in relazione a quanto di tragico e di drammatico sta accadendo, peraltro già annunciato da tempo, nel territorio siriano, dove sono in corso un genocidio e una pulizia etnica da parte di un Governo che all'interno pratica una politica totalitaria di islamizzazione del Paese e all'esterno una politica imperiale di islamizzazione crescente, con minacce significative nei Balcani, nel cuore d'Europa e in ogni territorio confinante con la Turchia e non solo; infatti non a caso il Governo turco sta sobillando e armando le fazioni persino in Libia. Ebbene, in questo contesto di islamizzazione crescente del Paese e di minaccia imperiale nei confronti dei vicini e, direttamente, nei confronti dell'Italia (perché le aree minacciate, da Cipro sul piano economico in Libia, nei Balcani e persino nel grande Medioriente, sono di prioritario interesse strategico dell'Italia, che era - lo ricordo a me stesso - il principale partner commerciale della Siria, oggi disastrata), mi chiedo cosa il Governo stia facendo. Pertanto, signor Presidente del Consiglio, la invitiamo ad agire subito affinché l'Europa realizzi prima di tutto delle sanzioni selettive nei confronti di Erdoğan e della sua cricca di potere, a cominciare dalla sua famiglia, che è coinvolta direttamente nella islamizzazione e nel sostegno all'Isis. (Applausi dal Gruppo FdI) .