[pronunce]

– Riservata ad altre pronunce la decisione sulle ulteriori questioni di legittimità costituzionale sollevate con i medesimi ricorsi, occorre premettere che questa Corte, con la sentenza n. 225 del 2009 ha ritenuto in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni sollevate dalle stesse Regioni relativamente alla dedotta illegittimità costituzionale dell'intero testo del Codice dell'ambiente. Con la stessa sentenza – cui ci si uniforma in questa sede - sono stati, altresì, dichiarati inammissibili gli interventi in giudizio dell'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia)-Onlus, nonché della Biomasse Italia s.p.a., della Società Italiana Centrali Termoelettriche – SICET S.r.l. , della Ital Green Energy S.r.l. e della E.T.A. Energie Tecnologiche Ambiente S.p.a, in applicazione dell'orientamento della giurisprudenza costituzionale, secondo cui il giudizio di legittimità costituzionale in via principale si svolge «esclusivamente fra soggetti titolari di potestà legislativa, fermi restando per i soggetti privi di tale potestà i mezzi di tutela delle loro posizioni soggettive, anche costituzionali, di fronte ad altre istanze giurisdizionali ed eventualmente anche di fronte a questa Corte in via incidentale» (da ultimo sentenza n. 405 del 2008). 3. – Ciò premesso, dal momento che varie Regioni hanno impugnato le medesime norme, è conveniente muovere dalle censure riferite all'intera parte sesta del Codice dell'ambiente e, poi, esaminare le ulteriori doglianze nella successione numerica delle disposizioni cui esse si riferiscono. 4. – La Regione Calabria ha impugnato, per violazione degli artt. 76 e 77 Cost., l'intera parte sesta del Codice dell'ambiente. 4.1. – In primo luogo, la Regione Calabria sostiene che la disciplina censurata sia attuativa di una specifica direttiva comunitaria (direttiva 2004/35/CE «sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale»), la quale non è contemplata fra quelle per la cui attuazione è stata conferita delega al Governo da parte della legge 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione). La questione è inammissibile. La ricorrente non ha indicato una lesione delle competenze ad essa costituzionalmente attribuite che discenda direttamente dall'asserito vizio di eccesso di delega. Di conseguenza, la Regione non può ritenersi legittimata a denunciare il dedotto vizio. D'altro canto, nell'obbligo di attuare tutte le direttive comunitarie, sancito dai criteri direttivi, rientra implicitamente anche la direttiva in questione. 4.2. – In secondo luogo, la Regione Calabria rileva che la legge 18 aprile 2005, n. 62 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2004), nel delegare il Governo all'attuazione della citata direttiva 2004/35/CE, ha previsto un procedimento di approvazione del relativo decreto attuativo diverso da quello prefigurato dalla legge n. 308 del 2004 e in concreto osservato per l'approvazione del decreto legislativo che ha introdotto il censurato Codice dell'ambiente. Quest'ultimo, di conseguenza, sarebbe, ad avviso della ricorrente, illegittimo, in quanto adottato senza rispettare i criteri previsti dalla delega contenuta nella legge n. 62 del 2005, che, in quanto norma successiva, avrebbe abrogato la precedente delega contenuta nella legge n. 308 del 2004. In particolare, il decreto censurato sarebbe stato adottato senza rispettare l'art. 1, commi 2, 4 e 6, della legge n. 62 del 2005. La questione non è fondata. A prescindere dalla circostanza che, anche in questo caso, la violazione dei criteri di delega, dedotta dalla ricorrente, non si traduce in una diretta lesione delle sue competenze, deve comunque escludersi che la delega successiva, contenuta nella legge n. 62 del 2005 e relativa all'attuazione di una ampia serie di direttive comunitarie in diverse materie, abbia tacitamente abrogato la delega precedente, conferita, invece, nella specifica materia ambientale, dalla legge n. 308 del 2004. Inoltre, la legge delega n. 62 del 2005 è diversa dalla legge delega n. 308 del 2004, che non richiede solo l'attuazione del diritto comunitario, ma anche il suo coordinamento nell'ambito della legislazione ambientale. Né si può dire che i criteri della legge n. 62 del 2005 ne restringano la portata. 5. – La Regione Piemonte ha impugnato l'intera parte sesta del decreto (anche se le censure menzionano in particolare alcune disposizioni), per «violazione degli artt. 3, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost.», nonché «dei principi di leale collaborazione, ragionevolezza, adeguatezza, differenziazione, sussidiarietà, buon andamento della pubblica amministrazione anche sotto l'aspetto della violazione di principi e norme del diritto comunitario e di convenzioni internazionali». 5.1. – Con riferimento alla dedotta violazione degli artt. 3, 5, 119 e 120 Cost., la ricorrente non svolge alcuna argomentazione, con conseguente inammissibilità delle questioni sollevate. 5.2. – Con riferimento alla asserita violazione dell'art. 76 Cost., ad avviso della ricorrente, le norme censurate si porrebbero in contrasto con la legge delega, da un lato, perché introdurrebbero una disciplina «innovativa» in attuazione di una delega concessa a soli fini di riordino e coordinamento normativo e, dall'altro lato, perché tale disciplina, «caratterizzata da uno sforzo di specificazione e di minuto dettaglio», finirebbe per produrre «limitazione e difficoltà nell'espletamento dell'attività di prevenzione e riparazione del danno ambientale anziché rafforzamento della stessa», non corrispondendo così alle indicazioni della legge delega e in particolare al criterio previsto dall'art. 1, comma 9, lettera e), della legge n. 308 del 2004 («conseguire l'effettività delle sanzioni amministrative per danno ambientale mediante l'adeguamento delle procedure di irrogazione e delle sanzioni medesime; rivedere le procedure relative agli obblighi di ripristino, al fine di garantire l'efficacia delle prescrizioni delle autorità competenti e il risarcimento del danno; definire le modalità di quantificazione del danno»). La questione è inammissibile. Innanzitutto, la ricorrente si è limitata a dedurre il vizio di eccesso di delega, senza fornire alcuna dimostrazione in ordine alla incidenza che esso avrebbe sulle proprie competenze costituzionalmente garantite. Inoltre, la censura è generica, atteso che la ricorrente impugna l'intera disciplina della parte sesta del Codice dell'ambiente senza indicare, in particolare, quali norme della stessa, e per quali ragioni, determinerebbero una riduzione del livello di tutela ambientale in contrasto con i principi della legge delega. 5.3.