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il Sindaco ingauno, appena avuta notizia della vendita, ha preso contatto con l'ufficio territoriale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, al fine di valutare l'eventualità che lo Stato e gli Enti locali abilitati (Comune e Regione) possano esercitare il diritto di prelazione nella procedura di alienazione, il cui avvio è stato comunicato dalla proprietà alla competente Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio; qualche giorno dopo, il ministro Franceschini ha telefonato personalmente al Sindaco e gli ha assicurato massima attenzione da parte del Ministero, impegnato nella stesura dell'istruttoria prodromica a qualsiasi intervento, da attuare nei tempi previsti dalla normativa (90 giorni). La competenza del Ministero è molto articolata e si interseca con quella del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; considerato altresì che: interdetta ai turisti, che non possono approdare nel porticciolo, la Gallinara è tuttavia una meta ambita dai vacanzieri del Ponente ligure, in quanto paradiso dei subacquei, ai quali offre percorsi naturalistici sommersi di grande suggestione e persino un itinerario archeologico sottomarino per disabili e non vedenti; le testimonianze dei traffici commerciali mediterranei che lambivano la Gallinara superstiti sui suoi fondali sono in effetti numerosissime e datano almeno dal V sec. a.C. al Medioevo; sull'isola, poi, e in particolare sul versante sud-est, qualche anno fa (1994-1996) sono state condotte indagini archeologiche che hanno restituito prove tangibili dell'uso cultuale e funerario della grotta detta di san Martino almeno dal IV secolo, confermando quanto si legge nelle fonti storiche circa l'eremitaggio di Martino di Tour ; tracce monumentali della frequentazione stabile della Gallinara dal Rinascimento in poi sono la torre di guardia fatta edificare dai Genovesi nel '500, il palazzo padronale sovrapposto ai resti del monastero benedettino e la chiesetta di primo Novecento in stile neoromanico, tutti elementi ormai integrati nel paesaggio storicizzato dell'isola-tartaruga; considerato infine che, a giudizio dell'interrogante a fronte di una risposta immediata e abbastanza rassicurante da parte del Ministero, preoccupa, invece, il silenzio della Regine Liguria e del suo Presidente, possibile spia di una tacita accondiscendenza alle mire degli immobiliaristi, si chiede di sapere: se e come i Ministri in indirizzo, sulla base delle rispettive competenze, intendano attivarsi per garantire la piena tutela della "Riserva naturale regionale dell'isola Gallinara"; se abbiano intenzione di esercitare il diritto di prelazione nella procedura di alienazione in corso (sempre che non si tratti di una manovra speculativa per costringere lo Stato ad acquistare), per assicurare l'isola alla fruizione pubblica, sottraendola all'ennesimo passaggio di proprietà tra privati, che, nel caso di specie, vedrebbe quale nuovo padrone un cittadino extracomunitario con interessi immobiliari nella vicina Costa Azzurra. Atto n. 3-01891 CORRADO NATURALE TRENTACOSTE DE LUCIA ANGRISANI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta all'interrogante che, in vista della fine del lockdown decretato a causa della pandemia da coronavirus SARS Co-V 2, il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo abbia impartito ai propri istituti sparsi sul territorio nazionale le disposizioni necessarie, a seconda delle diverse tipologie (aree archeologiche, musei, gallerie, monumenti, biblioteche, archivi), per garantirne la riapertura in sicurezza; l'accessibilità dei 560 musei statali, in particolare, che si prevedeva di ripristinare entro il 18 maggio 2020 e più tardi, con gli altri cosiddetti luoghi della cultura, entro il 30 giugno 2020, si è concretizzata, in realtà, in tempi e modi assai variabili, e solo circa due terzi del totale sono finora riusciti a riaprire, mentre l'altro terzo è rimasto inaccessibile al pubblico; in Calabria, dei 17 istituti che fanno capo al Ministero, dodici sono musei archeologici; a partire da luglio 2020, nove di questi sono tornati ad accogliere il pubblico grossomodo con le stesse modalità e tempi del pre COVID, mentre due hanno incontrato particolari difficoltà, che ancora ne condizionano e a tratti ne compromettono il funzionamento; uno resta tuttora sbarrato; nel merito, il Museo archeologico nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia, uno di quelli penalizzati, fa il paio con il Museo archeologico nazionale di Crotone, e, sempre nel territorio della città pitagorica, adiacente al Parco archeologico di Capo Colonna, si trova il Museo archeologico nazionale di Capo Colonna, unico istituto chiuso da marzo 2020 e mai riaperto; non sembra casuale che le due (ex) province minori della Calabria si siano aggiudicate il triste primato della riapertura più tardiva e stentata, né sorprende oltremodo l'eccezione, in negativo, costituita dal Museo archeologico nazionale di Capo Colonna; la gestione dell'ex Polo museale, oggi Direzione regionale Musei della Calabria, affidata da gennaio 2019 alla storica dell'arte napoletana Antonella Cucciniello, si è infatti caratterizzata fin dall'inizio per un'assai scarsa attenzione nei confronti dei musei e dei parchi archeologici, specialmente vibonesi e crotonesi (nonché del personale a quelli assegnato) che, a dispetto della loro straordinaria valenza culturale, sembrerebbero essere molto distanti, non solo geograficamente, dagli interessi della dirigente insediata a Cosenza; il fatto stesso che tra Crotone e Capo Colonna, situate a circa 10 chilometri l'una dall'altra, insistano due musei archeologici nazionali, complementari ma di eccezionale importanza scientifica, anche se considerati singolarmente, dimostra che l'atteggiamento denunciato non può trovare alcuna sensata giustificazione; eppure, per accennare solo al caso mediaticamente più eclatante, la vicenda del guasto dell'impianto di video-sorveglianza del Museo e Parco di Capo Colonna protrattosi per oltre tre mesi, a partire da metà luglio 2019, per manifesta incapacità di gestire una situazione di ordinaria emergenza persino dopo lo stanziamento ad hoc di 75.000 euro, a fine agosto 2019, da parte della Direzione generale Musei, poteva far temere quanto sarebbe accaduto in un caso di ben più grave ed eccezionale disagio, qual è stata la pandemia occorsa nel 2020; considerato che: la riapertura del Museo archeologico nazionale di Crotone, ospitato dal 1968 in un immobile del centro storico cittadino, è avvenuta solo in data 11 luglio 2020, dopo un lungo tergiversare che lo stesso direttore, dottor Gregorio Aversa, ha candidamente riassunto ai media a metà giugno senza nascondere il carattere ondivago delle decisioni assunte fin lì; il cattivo funzionamento e poi il definitivo cedimento dell'impianto di climatizzazione del museo (sanificato solo grazie all'intervento di un privato), però, ne ha compromessa la fruizione al punto di consentire solo la visita al piano terreno, comunque ardua a causa delle temperature torride;