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Al fine di attuare i princìpi di riduzione del consumo del suolo, i comuni eseguono il censimento degli edifici e delle aree dismesse, non utilizzate o abbandonate, onde creare una banca dati del patrimonio edilizio pubblico e privato inutilizzato. L'esecuzione del censimento da parte dei comuni è vincolante per l'eventuale pianificazione di nuovo consumo di suolo. L'articolo 5 delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi recanti disposizioni volte a semplificare e a incentivare, con opportune misure fiscali, interventi di rigenerazione urbana di aree urbane degradate attraverso il miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, paesaggistiche, ambientali e culturali. L'articolo 6 detta disposizioni in tema di Piano del verde e delle superfici libere urbane. In particolare, si prevede che le regioni, al fine di favorire la rigenerazione dei tessuti urbani, soprattutto di quelli degradati, di riqualificare le periferie, di mantenere permeabili e inedificate le aree libere nelle zone ad alta densità abitativa e nei contesti prevalentemente artificiali e, per quanto possibile, in quelli a media densità, di ridurre l'inquinamento, di offrire una migliore qualità della vita dal punto di vista della salubrità, del clima, della socialità e dell'integrazione, nonché di migliorare la qualità estetico-formale dell'ambiente urbano, definiscono criteri e modalità di realizzazione del Piano del verde e delle superfici libere urbane, che deve essere adottato da parte di ciascun comune. A tal fine, le regioni assicurano che il Piano del verde e delle superfici libere urbane attribuisca a ciascuna superficie libera, in un contesto prevalentemente artificiale, una destinazione d'uso che non comporti nuove edificazioni e impermeabilizzazioni del terreno e preveda la realizzazione o il completamento di corridoi ecologici, aree destinate all'agricoltura urbana e periurbana, aree pedonali, piste ciclabili, percorsi per disabili e il soddisfacimento degli standard urbanistici comunali e sovracomunali. Le regioni devono assicurare altresì che il medesimo Piano censisca i soggetti vegetali significativi esistenti, preveda la piantumazione di piante e masse arboree anche nelle aree di proprietà privata, crei fasce di pertinenza di fiumi e torrenti e di aree sensibili di particolare valenza paesistica, ambientale e culturale, tuteli e valorizzi le aree naturali, gli ecosistemi, le aree incolte che possono rappresentare aspetti di storia del territorio a causa di presenze vegetali e morfologia e infine provveda all'individuazione della cintura verde intorno ai comuni. L'articolo 7 disciplina il divieto di mutamento di destinazione delle superfici agricole che hanno ricevuto finanziamenti europei legati alla politica agricola comune (PAC) ed alla politica di sviluppo rurale, per un periodo di cinque anni dall'ultima erogazione. Tali superfici non possono essere destinate ad uso diverso da quello agricolo né essere oggetto di interventi di trasformazione urbanistica, nonché di trasformazione edilizia non connessi alla conduzione dell'attività agricola, ad eccezione delle opere pubbliche. Il comma 2 della norma dispone che deve essere fatta menzione, a pena di nullità, del vincolo sopracitato, salvo il caso dei trasferimenti derivanti da procedure esecutive e concorsuali, in tutti gli atti di modifica soggettiva della proprietà, dei diritti reali o personali di godimento o della conduzione della superficie agricola, mentre il comma 3 detta disposizioni sanzionatorie per le violazioni delle previsioni dei commi precedenti. L'articolo 8 reca misure di incentivazione. In particolare, il comma 1 attribuisce priorità ai comuni iscritti nel registro di cui al successivo articolo 9, nella concessione di finanziamenti statali e regionali finalizzati ad interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana e di bonifica dei siti contaminati, nonché ad interventi volti a favorire l'insediamento di attività di agricoltura urbana e il ripristino delle colture nei terreni agricoli incolti o abbandonati. Tale ordine di priorità è attribuito dal comma 2 anche ai soggetti privati che intendono realizzare il recupero di edifici, manufatti e di infrastrutture rurali di antico impianto nei nuclei abitati rurali, finalizzato all'insediamento di attività connesse alla conduzione dell'attività agricola, nonché il recupero del suolo ad uso agricolo. Il comma 3 consente alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano l'adozione di misure di semplificazione e di incentivazione per il recupero del patrimonio edilizio esistente, anche al fine di favorire il reinsediamento di attività agricole in aree interessate da estesi fenomeni di abbandono. Il comma 4 delega il Governo a prevedere le misure di incentivazione di natura fiscale finalizzate a compensare i mancati introiti in termini di contributo di costruzione per i comuni che prevedono una riduzione delle previsioni di consumo del suolo nella strumentazione urbanistica. L'articolo 9 prevede l'istituzione di un registro pubblico, presso le regioni e le province autonome, dove sono iscritti i comuni che hanno adeguato gli strumenti urbanistici comunali in ordine alla riduzione quantitativa di consumo di suolo e nei quali non è previsto consumo di suolo agricolo. L'articolo 10 reca disposizioni in materia di destinazione dei proventi dei titoli abilitativi edilizi, mentre l'articolo 11 reca la disciplina transitoria fino all'adozione dei provvedimenti di attuazione della riduzione del consumo di suolo. In particolare, viene stabilito che a partire dalla data di entrata in vigore della presente legge e nelle more dell'attuazione delle disposizioni regionali di cui all'articolo 3, i comuni non possano adottare varianti urbanistiche che prevedano un incremento del consumo di suolo libero. Inoltre, non possono rilasciare titoli abilitativi che consentano trasformazioni di aree libere per una superficie maggiore del 60 per cento dell'incremento relativo all'anno precedente. Sono fatti comunque salvi i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge, relativi ai titoli abilitativi edilizi già rilasciati comunque denominati aventi ad oggetto il consumo di suolo inedificato, gli interventi e i programmi di trasformazione con le relative opere pubbliche derivanti dalle obbligazioni di convenzione urbanistica, previsti nei piani attuativi, comunque denominati, per i quali i soggetti interessati abbiano presentato istanza per l'approvazione, in modo conforme ai regolamenti urbanistici ed edilizi vigenti, prima della data di entrata in vigore della presente legge, nonché le varianti il cui procedimento sia attivato prima della data di entrata in vigore della legge, che non comportino aumento del dimensionamento dei piani attuativi. Decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore della legge, nei comuni italiani non è consentito consumo di suolo in misura non conforme alle disposizioni regionali o, in mancanza di queste, superiore al limite fissato ai sensi del comma 1 dell'articolo 3.. 1 (Finalità e ambito della legge)