[resaula]

evidenziano che nell'annualità 2019 il rischio è quello di restituire all'Europa circa 400 milioni di euro non spesi; in Italia ci sono tre Regioni in netta difficoltà sulla spesa di tali fondi europei: la Puglia, la Liguria e l'Abruzzo; ci sono anche altre Regioni che sono lontane dall'obiettivo di spesa prefissato per il 2019 come la Basilicata, la Sicilia e la Campania; la cattiva gestione di fondi comunitari deriva principalmente da una carenza amministrativa divenuta ormai cronica; è altresì elevato, e spesso poco attrattivo, il numero di sottomisure tale da causare una mancanza di richieste da parte di soggetti privati e pubblici, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti e quali misure e strategie intenda adottare in merito; se sia previsto un piano per l'armonizzazione delle procedure amministrative coordinato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Atto n. 4-02616 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato il 7 dicembre 2019, dal quotidiano "Italia Oggi", il conto oneroso e non indennizzato del processo di revisione della spesa pubblica (finalizzata a ridurre e a migliorare l'efficienza e la produttività della pubblica amministrazione) detta " spending review " applicata alle casse previdenziali dei professionisti, quantificato in 78 milioni di euro di tagli alle spese interne (i cui proventi sono stati versati all'erario a partire dal 2012) non considera il mancato risarcimento, nonostante la sentenza della Corte costituzionale n. 7 del 2017 (nel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 8, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, promosso dal Consiglio di Stato, nel procedimento tra la cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei dottori commercialisti, Cnpadc, ed altri ed il Ministero dell'economia e delle finanze) avesse sancito che l'imposizione era illegittima, attivando la strada dei ricorsi per la restituzione delle somme dovute; pertanto l'interrogante evidenzia che, in aggiunta alla penalizzazione fiscale, peraltro già nota, derivante dalla tassazione sui rendimenti degli investimenti pari al 26 per cento (sebbene le casse gestiscano il primo pilastro pensionistico), si affianca un'altra imposizione fiscale gravosa, come rilevato dal presidente dell'associazione degli enti previdenziali privati (Adepp) che raggruppa 20 enti, il quale ha aggiunto che il rimborso di tali crediti consentirebbe di garantire gratuitamente agli iscritti importanti prestazioni assistenziali; a giudizio dell'interrogante, risulta urgente e indifferibile porre in essere ogni misura finalizzata a chiarire i motivi per i quali, nonostante la dichiarazione d'illegittimità costituzionale espressa dalla Consulta, riferita al citato articolo 8, comma 3 (nella parte in cui prevede che le somme derivanti dalle riduzioni di spesa ivi previste siano versate annualmente dalla Cnpadc ad apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato), l'amministrazione finanziaria insista nell'applicazione della riduzione delle spese interne degli enti, i cui proventi sono ad oggi successivamente versati all'amministrazione fiscale, si chiede di sapere quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto e se non ritenga urgente e opportuno intraprendere necessarie iniziative, anche di carattere normativo, al fine di adeguare l'operato dell'amministrazione finanziaria a quanto disposto dalla Corte costituzionale. Atto n. 4-02617 DE PETRIS Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: palazzo Medici-Clarelli sito a Roma, in via Giulia 79, è stato oggetto di una lunga trattativa volta ad alienare l'immobile a privati da parte dell'Agenzia del demanio. Si tratta di un edificio del XVI secolo, opera di Antonio da Sangallo il giovane, ed è stato la dimora romana di Cosimo II de' Medici. Rappresenta l'ultima traccia pubblica dei Medici nella capitale. Si tratta di un immobile di particolare pregio architettonico ed artistico per la presenza di numerosi affreschi nonché di bassorilievi di epoca romana presenti nel piano interrato. L'edificio risulta aver avuto un ampliamento nel XVII secolo; l'immobile è vincolato ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, e successive modifiche, rientrando tra i beni elencati all'art. 10, comma 1; considerato che: in base alla parte II del codice dei beni culturali, in particolare ai sensi dell'art. 55, deve essere assicurata, anche in caso di dismissione, la tutela e la valorizzazione in maniera tale da non arrecare danno alla sua conservazione e prevedendo un utilizzo per il quale non sia pregiudicato il pubblico godimento; l'analisi storico-critica realizzata dalla Soprintendenza prima della conferenza dei servizi del 20 maggio 2005 riportava tutti gli elementi di pregio architettonico sia esterni che interni quali: le cimase modanate, le cornici architettoniche in pietra, i lacerti di affresco, i gradoni con la specifica del materiale, le nicchie, i portali, i controsoffitti lignei. Inoltre dovranno essere compiuti opportuni saggi per l'accertamento dell'eventuale conservazione dei graffiti documentati del Letarouilly sul fronte di via Giulia. Tutti questi elementi dovranno essere restaurati, ripristinati e tutelati, nonché garantiti alla pubblica fruizione secondo quanto prescritto in sede di conferenza dei servizi con apposita dichiarazione scritta dal soprintendente per i beni architettonici e del paesaggio; la Soprintendenza per i beni archeologici riferì con apposito parere del 9 giugno 2005 di esprimersi dopo aver ricevuto dettagliata ed esaustiva documentazione tecnica-strutturale inerente al progetto esecutivo per la rilevanza archeologica dell'area su cui insiste l'immobile; in particolare, a norma dell'art. 29, comma 2, del codice la tutela comporta misure di studio, prevenzione, manutenzione e restauro dirette a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto; non risulta essere stato richiamato il piano volto a tutelare continuativamente il bene che potrebbe, seppur in data successiva al restauro, essere esposto ad un uso non consono per la propria conservazione ed intangibilità quale quello di hotel comprendente sala ristorante e cucina nonché locali tecnici e locali destinati al personale di servizio, risultando dunque inottemperante all'obbligo di assicurare tutte le necessarie tutele in conformità alle prescrizioni di tutela; l'accordo di programma nell'ambito del quale era intervenuto il nulla osta all'alienazione del 2005 è ormai scaduto e privo di efficacia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga tuttora valido ed efficace l'esito del procedimento autorizzativo ai fini dell'alienazione dell'immobile, essendo scaduto e non rinnovato l'accordo di programma che ne era il presupposto e comunque trascorso un lasso di tempo di oltre 10 anni;