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6, n. 44761 del 30/10/2003, Spinelli, Rv. 228188). Ecco quindi che è diventato ricorrente, in chi sostiene l'opportunità di una modifica delle norme incriminatrici dei peggiori reati contro la pubblica amministrazione, il richiamo alle cosiddette «proposte di Cernobbio» (per il cui testo si veda Proposte in materia di prevenzione della corruzione e dell'illecito finanziamento dei partiti (cosiddetta proposta di Cernobbio) , in Cass. Pen. , 1994, pag. 2348): sia nell'opinione pubblica che nella parte della dottrina più attenta all'esigenza di prevenire il diffondersi del malcostume amministrativo, si sostiene che la soluzione sarebbe la «galera per tutti, corrotti e corruttori, con un unico reato che qualificasse la corruzione come delitto della massima gravità e prevedesse, di fronte a indizi gravi, l'obbligatorietà dell'arresto cautelare» (v. Davigo: le tangenti restano un'emergenza nazionale, in Corriere della Sera , 30 maggio 1998, pagina 12). Al di là dell'approccio divulgativo portato dall'ingresso nella questione di politica legislativa da alcuni organi di stampa (Marco Travaglio, La corruzione? Ecco come sconfiggerla , in Il fatto quotidiano , 11 settembre 2010) vi sono delicati profili di adeguatezza del testo proposto allo scopo (cfr. Gaetano De Luca, Tratti comuni e differenziali tra corruzione e concussione. Il problema della imputazione alternativa, relazione all'Incontro di studio sul tema: «Giudice penale e pubblica amministrazione» curato dalla Nona Commissione del Consiglio superiore della magistratura, Frascati, 9 -- 11 dicembre 1999). Essendo «comuni le premesse e analogo il disvalore per entrambe le parti dello scambio illecito», appare intuizione condivisibile circoscrivere l'indagine -- attualmente defatigante e foriera di tattiche elusive -- sul perché un pubblico ufficiale si fa dare dei soldi o sul perché un imprenditore glieli dà: il primo non dovrebbe prenderli mai; il secondo non dovrebbe darglieli mai. Il problema è però che la concussione è un fatto almeno in astratto possibile e non si può contemplarne l'inesistenza assumendo che l'imprenditore non possa esserne vittima. Il livello di benessere e di relazioni sociali cui si è addivenuti, nel settantennio di vigenza del codice Rocco, ha fatto sì che l'arrogante imposizione ad un interlocutore privato di una dazione (pecuniaria o altrimenti utile) -- da parte del soggetto investito del potere di supremazia amministrativa -- non avvenga più sotto forma della coercizione fisica o morale bensì corredata dell'autorizzazione a rivalersi dell'esborso, nel corso dei rapporti così autorizzati con la pubblica amministrazione (o, attraverso questi, sulla generalità dei consociati). Ecco perché l'indagine sui moventi psicologici degli attori è, oltre che poco proficua, inattuale. Va sanzionato il pactum sceleris ; la proposta di Cernobbio sul punto appare assai poco coraggiosa: essa si limita ad uniformare le pene, ma non fa reali passi avanti nella costruzione di una fattispecie unica, la quale si rivela sempre più l'unico modo per soddisfare le richieste provenienti anche a livello internazionale. Le raccomandazioni provenienti in particolare dal rapporto sulla fase 3 dell'applicazione della Convenzione anticorruzione Ocse in Italia hanno riguardato infatti anche la necessità di evitare che l'applicazione della fattispecie della concussione possa funzionare quale strumento di possibile esonero da responsabilità per la corruzione internazionale: il rapporto «Greco» ha segnalato la necessità di evitare che la previsione, non conosciuta nelle restanti codificazioni europee, consenta al corruttore di sfuggire a sanzioni presentandosi come vittima di concussione, l’introduzione del nuovo reato appare frutto di una scelta in linea con le istanze internazionali, benché foriera di non poche complicazioni stante, a questo punto, la compresenza, nel sistema, di ben tre previsioni delittuose tra loro contigue (corruzione, induzione indebita e concussione) . La recente riforma (che punisce anche il privato concusso) parrebbe rispondere alla medesima logica, ma in realtà «resta a metà del guado»: l'articolo 319- quater non può che costituire una ulteriore remora a far emergere quelle condotte di concussione, poste in essere con minacce implicite, omissioni, ritardi ingiustificati, ricorso alla frode, all'inganno e all'induzione in errore; nel contempo, la nuova fattispecie di reato si colloca su una linea intermedia tra corruzione e concussione o, se si vuole, su una posizione più prossima al reato di corruzione, nel quale, in forza dell'articolo 321 del codice penale, è punito infatti anche il soggetto che prometta o corrisponda l'utilità, che a quello di concussione. Come rilevato dalla stessa Cassazione nel suo primissimo studio della novella , «se, come prevede l'articolo 319- quater , si è in presenza, non di meri silenzi, allusioni, ammiccamenti o sospiri, ma di un concreto abuso dei poteri o della qualità da parte del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio, causalmente collegato all'induzione, alla dazione o all'indebita promessa di danaro o altra utilità, non si vede perché il privato, sopraffatto, prevaricato, intimidito, da un serio e concreto “metus publicae potestatis”, da vera vittima, debba diventare imputabile come una sorta di mezzo complice, compartecipe alla lesione del bene protetto (il buon andamento e l'imparzialità della Pubblica Amministrazione), e perciò punito con una pena più mite (reclusione fino a tre anni). Il risultato sarà che il mezzo complice preferirà non denunziare il suo aguzzino. Se è certamente auspicabile che i privati non cedano a qualsiasi pressione di funzionari pubblici, appare intollerabile punire autentiche vittime, indotte a dazioni o promesse abusivamente sollecitate pur di vedere riconosciuti i propri diritti e senza conseguire alcun vantaggio. Al contrario, il privato che si inserisce volontariamente in ambienti del genere, ne accetta supinamente le regole, si determina alla dazione a prescindere da qualsiasi comportamento oppressivo, e per conseguire un vantaggio, non può che essere ritenuto complice dell'accordo corruttivo. Peraltro, la non punibilità del privato per il reato di concussione per induzione produrrà l'effetto di far rientrare nuovamente in detto reato i casi di frode e di abusiva induzione in errore, non ipotizzabili con la disciplina vigente». Anche la seconda linea di intervento della novella -- rinvenuta nella rimodulazione del reato di concussione -- appare insoddisfacente per la Cassazione: «l'originaria ed unitaria fattispecie prevista nell'articolo 317 del codice penale e comprensiva tradizionalmente delle condotte di costrizione e di induzione (intese quali modalità alternative di realizzazione del reato), oltre ad essere stata riferita esclusivamente al pubblico ufficiale e non più anche all'incaricato di pubblico servizio come in passato, è stata ora circoscritta esclusivamente alla prima delle due condotte menzionate e cioè quella di costrizione.