[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 438, comma 1-bis, del codice di procedura penale, come inserito dall'art. 1, comma 1, lettera a), della legge 12 aprile 2019, n. 33 (Inapplicabilità del giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo), nonché degli artt. 3 e 5 della medesima legge n. 33 del 2019, promossi complessivamente dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario della Spezia con ordinanza del 6 novembre 2019, dalla Corte di assise di Napoli con ordinanza del 5 febbraio 2020 e dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Piacenza con ordinanza del 16 luglio 2020, iscritte, rispettivamente, ai numeri 1, 77 e 127 del registro ordinanze 2020 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 4, 27 e 38, prima serie speciale, dell'anno 2020. Visti gli atti di costituzione di F. F., di A. C. e di A. F., nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 18 novembre 2020 il Giudice relatore Francesco Viganò; uditi gli avvocati Fabio Sommovigo per F. F., Alfonso Liccardo per A. C., Andrea Perini per A. F. e l'avvocato dello Stato Ettore Figliolia per il Presidente del Consiglio dei ministri; deliberato nella camera di consiglio del 18 novembre 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 6 novembre 2019 (r.o. n. 1 del 2020) , il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario della Spezia ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 438, comma 1-bis, del codice di procedura penale, come inserito dall'art. 1, comma 1, lettera a), della legge 12 aprile 2019, n. 33 (Inapplicabilità del giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo), in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione, nonché dell'art. 5 della medesima legge n. 33 del 2019, in riferimento all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). 1.1.- Il giudice a quo si trova a vagliare la richiesta di giudizio abbreviato formulata da un imputato per il delitto di cui agli artt. 575, 576, primo comma, numero 1) (in riferimento all'art. 61, numero 1), e 577, secondo comma, del codice penale, per avere cagionato la morte della moglie, verificatasi il 28 maggio 2019, in conseguenza dell'accoltellamento subito ad opera dello stesso imputato il 20 marzo 2019 in occasione di un litigio insorto tra i coniugi per il malfunzionamento di una caldaia. Rileva il rimettente che, essendo entrata in vigore, il 20 aprile 2019, la menzionata legge n. 33 del 2019, che preclude il giudizio abbreviato per gli imputati di un delitto punito con la pena dell'ergastolo, come l'omicidio aggravato dai futili motivi commesso a danno della moglie, l'istanza dell'imputato dovrebbe essere respinta, dovendo ritenersi che il fatto contestato sia stato commesso il 28 maggio 2019, e dunque che a esso si applichi la nuova disciplina processuale in forza dell'art. 5 della medesima legge n. 33 del 2019, che limita la sua applicazione ai «fatti commessi successivamente» alla sua entrata in vigore. Il giudice dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale tanto della preclusione del giudizio abbreviato per gli imputati di delitti puniti con l'ergastolo sancita dal nuovo art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. , quanto della disciplina intertemporale di cui al citato art. 5 della legge n. 33 del 2019. 1.2.- In punto di rilevanza delle questioni relative all'art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. , il rimettente ritiene «pacifica» l'applicabilità della nuova disciplina al procedimento penale pendente nei confronti dell'imputato, dal momento che il delitto di omicidio contestatogli si sarebbe consumato soltanto nel maggio del 2019, e dunque successivamente all'entrata in vigore della legge n. 33 del 2019. Tale conclusione non potrebbe essere revocata in dubbio sulla base della recente giurisprudenza (sono citate Corte di cassazione, sezioni unite penali, sentenza 29 luglio 2018, n. 40986, e sezione quarta penale, sentenza 20 dicembre 2018, n. 16026) che, in tema di successione di leggi penali rispetto a reati "a evento differito", ha identificato nel momento della condotta il tempus commissi delicti, dal momento che tale principio varrebbe esclusivamente nella materia del diritto penale sostanziale, e non già in materia processuale, dove impererebbe invece il diverso principio tempus regit actum, secondo il quale tutti gli atti successivi rispetto all'entrata in vigore di una nuova norma debbono essere compiuti secondo i presupposti richiesti da quest'ultima (è citata Corte di cassazione, sesta sezione penale, sentenza 12 giugno 2019, n. 39823). 1.3.- Quanto alla non manifesta infondatezza delle questioni, il rimettente dubita, anzitutto, della compatibilità con i principi di uguaglianza e ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost. del divieto di giudizio abbreviato introdotto dal nuovo art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. Il giudice a quo è consapevole della giurisprudenza costituzionale che ha ritenuto non sindacabili le disposizioni normative che stabiliscono preclusioni all'accesso ai riti premiali per alcune tipologie di reati (è citata l'ordinanza n. 433 del 2006), ma ritiene che la preclusione qui censurata sia «potenzialmente foriera di esiti applicativi discriminatori, sia in termini di trattamenti differenziati per situazioni omogenee, sia, ex adverso, in termini di ingiustificata parificazione di ipotesi obiettivamente differenti». Ad avviso del rimettente, la violazione dell'art. 3 Cost. si coglierebbe con particolare chiarezza nelle ipotesi in cui la comminatoria dell'ergastolo consegue - come nel caso di specie - al ricorrere di una circostanza aggravante, come tale soggetta a potenziale elisione nel giudizio di bilanciamento di cui all'art. 69 cod. pen. , con conseguente applicazione della pena della reclusione. Ciò accadrebbe, in particolare, rispetto alla figura criminis dell'omicidio volontario aggravato, che accomunerebbe «una serie di ipotesi che, in concreto, pur nella comunanza dell'evento tipico, si differenziano profondamente per modalità dell'azione e per la configurazione dell'elemento psicologico», e che pertanto sarebbero connotate da un disvalore disomogeneo;