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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno dei costi degli enti costituiti o partecipati nonché delle società partecipate o controllate dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è finalizzato allo svolgimento di una inchiesta parlamentare sugli enti costituiti o partecipati e sulle società partecipate o controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, dalle regioni, dalle province o dai comuni, con riferimento anche ai costi degli amministratori, dei dipendenti e dei consulenti. Nel corso della XVI legislatura, precisamente in data 25 luglio 2011, è stata presentata alla Camera una proposta di inchiesta parlamentare d'iniziativa dei deputati Lo Presti, Bocchino, Della Vedova, Menia, Giorgio Conte e Consolo, recante la «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle nomine negli enti pubblici statali e nelle società controllate dallo Stato» ( Doc . XXII, n. 25). La proposta in questione risulta non essere stata assegnata ad alcuna Commissione, diversamente da altre trentasei che sono state assegnate, discusse e finanche assorbite con altre precedenti proposte. Un tema analogo è stato trasversalmente affrontato in altra proposta di inchiesta parlamentare, presentata il 24 gennaio 2012 ( Doc . XXII, n. 29), seppur riferita soltanto ai trattamenti economici dei titolari di mandati elettivi e di impieghi e incarichi presso pubbliche amministrazioni, enti pubblici nonché enti e società a partecipazione pubblica. Tale proposta, assegnata alla I Commissione della Camera dei deputati, non è stata però approvata e risulta presentata anche nella legislatura in corso ( Doc . XXII, n. 15). Nel complesso, a giudizio dei firmatari, emerge la ritrosia del Parlamento ad affrontare concretamente il fenomeno, che pure è stato oggetto di intervento legislativo a livello nazionale ma che ancora manca di unitarietà nella visione. È dunque quanto mai opportuno, attraverso la presente proposta di inchiesta parlamentare, cogliere l'occasione per attuare i contenuti delle raccomandazioni ricevute dal Consiglio europeo al termine del primo semestre europeo 2013, volte a riequilibrare efficienza e qualità della spesa pubblica attraverso il coordinamento fra i livelli amministrativi. Ed invero, l'opinione pubblica, la televisione e la stampa periodica e quotidiana hanno da tempo puntato la propria attenzione sul fenomeno delle società pubbliche, controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, dalle regioni, dalle provincie o dai comuni e sui costi degli amministratori, dei dipendenti e dei consulenti di tali società. Tali costi rappresentano, sempre secondo la stampa, una percentuale assai elevata dei costi complessivi che ovviamente varia considerevolmente da società a società. Inoltre, la stampa ha evidenziato, con ampia documentazione, spesso con grande rilievo, l'elefantiasi della composizione degli organi e dei consigli di amministrazione di tali società rispetto alla rilevanza economica e alle attività svolte, gli emolumenti dei componenti di tali organi, sensibilmente più elevati rispetto a società private di analoghe dimensioni e volumi di fatturato, nonché gli elevati costi aggiuntivi dell'attività amministrativa sotto forma di spese di rappresentanza e missione, vetture aziendali, arredo di uffici e personale di segreteria esclusivo. Oltre ai costi amministrativi e con riferimento al personale direttivo, è stata evidenziata l'esistenza di una percentuale -- assolutamente sproporzionata -- di personale a cui viene riconosciuto il livello direttivo, rispetto al restante personale con riferimento a società di analoghe dimensioni a capitale privato ed a cui non sono effettivamente attribuite funzioni di direzione, impulso o controllo di altro personale. Ed ancora, è noto come anche il personale di concetto adibito agli uffici gestionali. ma in molti casi anche quello adibito alle attività operative e quello d'ordine, sarebbe di dimensioni eccedenti rispetto alle reali esigenze operative della società. Sempre secondo le denunzie giornalistiche, tale insieme di costi di personale amministrativo, direttivo e operativo sarebbe sproporzionato in percentuale rispetto agli altri costi aziendali delle società pubbliche e darebbe luogo a costi complessivi di esercizio non sempre coperti dai proventi ordinari derivanti dall'attività svolta e quindi in molti casi gravanti sul bilancio degli enti pubblici di controllo con trasferimenti a copertura, diretta o indiretta, dei disavanzi di tali enti, con conseguente concorso all'incremento del disavanzo pubblico, oggi soggetto ai vincoli del patto di stabilità europeo e a quello nazionale. A tal proposito, giova notare che proprio l'assoggettamento al patto di stabilità anche di tali fonti di spesa, di amministrazione e di personale delle società pubbliche e l'eventuale traslazione dei relativi disavanzi sugli enti pubblici controllanti determina, nei limiti in cui dette spese di personale siano eccesive per sovrabbondanza rispetto alle effettive esigenze operative delle società pubbliche di riferimento, una contrazione delle risorse disponibili per promuovere lo sviluppo di ogni finalità sociale degli stessi enti pubblici controllanti. Pertanto, proprio per impedire che l'eccedenza rispetto a quanto necessario alle società pubbliche in tema di spesa corrente per il personale, contragga le disponibilità di spesa sociale di tali soggetti giuridici e dei relativi enti pubblici controllanti per effetto dei limiti globali di spesa derivanti dal patto di stabilità interno e dai vincoli europei a monte, occorre intervenire con la massima energia in questo campo, emanando norme e prevedendo interventi volti a ridurre gli eccessi esistenti e a impedirli per il futuro. A questo proposito, appare utile richiamare gli interventi normativi sollecitati dalle raccomandazioni del Consiglio europeo che, in particolare, sono volti a perseguire «un miglioramento duraturo dell'efficienza e della qualità della spesa pubblica» (raccomandazione 1) e a conferire «tempestiva attuazione alle riforme in atto adottando in tempi rapidi le disposizioni attuative necessarie, dandovi seguito con risultati concreti a tutti i livelli amministrativi e con tutti i portatori d'interesse e monitorandone l'impatto; potenziare l'efficienza della pubblica amministrazione e migliorare il coordinamento fra i livelli amministrativi» (raccomandazione 2). Ne consegue -- da parte dell'Europa -- un doveroso invito alla razionalizzazione della spesa pubblica anche riferita alle società pubbliche controllate dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni. Trattasi sostanzialmente di interventi normativi che potrebbero essere facilitati dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, che ha trasferito tra le competenze esclusive dello Stato anche l'armonizzazione dei bilanci pubblici, differentemente da quanto previsto dall'articolo 117 della Costituzione con riferimento alle competenze concorrenti.