[pronunce]

che il rimettente, pertanto, «dichiara rilevante nel giudizio in corso» la questione relativa a tale disposizione, nonché all'art. 213, comma 2-sexies, del medesimo codice della strada, questione che solleva – sulla base di argomenti simili a quelli svolti nella ordinanza r.o n. 48 del 2005 – in riferimento ai soli artt. 2, 3 e 42 della Costituzione; che, infatti, quanto ai primi due parametri, ribadisce la sproporzione «tra violazione e conseguenze economiche della sanzione», sottolineando come l'irragionevolezza di tale circostanza sia «amplificata» dalla «notevole diversità di valore economico riguardo ai singoli ciclomotori o motoveicoli confiscati», ciò che porta a punire «in modo ingiustificatamente diverso i trasgressori», pur in presenza della medesima infrazione, in evidente spregio del diritto «inviolabile» all'eguaglianza; che il contrasto con l'art. 42 della Costituzione viene, invece, ravvisato nel fatto che le norme impugnate non distinguono «l'ipotesi dell'appartenenza del ciclomotore o del motoveicolo a terzo non trasgressore, dando luogo ad una sottrazione illegittima del bene a soggetto non responsabile», gravandolo, inoltre, «delle spese di custodia senza limite di tempo»; che, infine, nelle ultime due citate ordinanze di rimessione (r.o. n. 125 e n. 141 del 2006), il Giudice di pace di Torre Annunziata censura, nuovamente, gli artt. 171, commi 1 e 2, e 213, comma 2-sexies, del codice della strada, ipotizzando il contrasto con tutti i parametri – artt. 2, 3, 24, 42 e 111 della Costituzione – già evocati nell'ordinanza r.o. n. 48 del 2006; che il predetto Giudice evidenzia di dover decidere, in entrambi i casi, ricorsi proposti da soggetti proprietari di motoveicoli, alla conduzione di ciascuno dei quali i ricorrenti venivano sorpresi privi del casco protettivo (donde l'elevazione a loro carico di verbale di contestazione di infrazioni amministrative); che alle censure, già in precedenza illustrate, di violazione degli artt. 2, 3 e 42 della Costituzione, il rimettente affianca quella – peraltro anch'essa oggetto della ricordata ordinanza r.o. n. 48 del 2006 – basata sull'ipotizzato contrasto con gli artt. 24 e 111 della Carta fondamentale, giacché la disciplina impugnata «sottrae a qualsivoglia giudice terzo la comminatoria di una sanzione», di una tale «gravità economica» da superare, in alcune ipotesi, persino «l'entità di sanzioni pecuniarie previste dalle leggi penali»; che, in particolare, l'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, nello stabilire la possibilità della confisca di un bene «adoperato per commettere una delle violazioni» di cui ai precedenti artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171, presuppone la «volontarietà» dell'illecito, in contrasto «con il principio secondo il quale in materia di sanzione amministrativa è ininfluente l'elemento psicologico»; che il Presidente del Consiglio dei ministri – con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato – è intervenuto anche nei giudizi che originano da tali ordinanze di rimessione, ribadendo le medesime tesi e conclusioni svolte e rassegnate già in relazione al primo dei provvedimenti emessi dal Giudice di pace rimettente (all'infuori dell'eccezione relativa all'irrilevanza delle questioni sollevate, basata sulla circostanza che la circolazione dei motocicli sarebbe avvenuta contro la volontà dei proprietari, atteso che, nella specie, proprio costoro risultano sanzionati per essere stati colti alla conduzione dei veicoli in difetto del casco protettivo); che anche il Giudice di pace di Napoli (r.o. n. 142 del 2006), ha sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione – del solo art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che il rimettente premette di essere chiamato a decidere dell'opposizione proposta dal proprietario di un motoveicolo, sorpreso alla conduzione dello stesso senza indossare il casco protettivo, a carico del quale, dunque, veniva contestata la violazione dell'art. 171, comma 1, del codice della strada, con conseguente sequestro e confisca del veicolo ai sensi del censurato art. 213, comma 2-sexies, del medesimo codice; che, ciò premesso in fatto, il giudice a quo assume che la sanzione accessoria della confisca sia «in palese contrasto con gli artt. 3 e 27 della Costituzione, per aperta violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione», nonché «per la disparità di trattamento tra le violazioni» del codice della strada (differenziate ingiustificatamente a seconda che siano commesse mediante motoveicoli o autoveicoli), ed anche in contrasto con «il principio di personalità» della sanzione; che, in particolare, egli ravvisa un primo profilo di irragionevolezza nel fatto che «il contenuto afflittivo della disposizione impugnata risieda più nella sanzione accessoria disposta che in quella principale», denunciando segnatamente «l'incongruità» della corrispondenza, ad una «sanzione principale fissata in misura modesta», di «una sanzione accessoria notevolmente penalizzante per la libertà del cittadino»; che richiamato, dunque, quell'indirizzo della giurisprudenza costituzionale (del quale, secondo il rimettente, sarebbero espressione le sentenze n. 144 del 2001, n. 58 del 1999, n. 297 del 1998, n. 313 del 1995) secondo cui «uno scrutinio che direttamente investa il merito delle scelte sanzionatorie del legislatore è possibile solo ove l'opzione normativa contrasti in modo manifesto con il canone della ragionevolezza, vale a dire si appalesi, in concreto, come espressione di un uso distorto della discrezionalità», il giudice a quo reputa che tale evenienza ricorra nel caso di specie, dal momento che, osserva, neppure «l'esistenza di casi limite» può «giustificare misure sanzionatorie sproporzionate» (sentenza n. 110 del 1996); che nella specie, quindi, il legislatore – non diversamente da quanto avvenuto con l'introduzione dell'art. 126-bis del codice della strada, sulla decurtazione dei punti dalla patente (norma dichiarata costituzionalmente illegittima dalla sentenza n. 27 del 2005) – non avrebbe fatto un uso corretto del proprio potere discrezionale, anche perché ha disatteso l'«auspicio più volte espresso dalla Corte costituzionale della estrema necessità di “rimodellare il sistema della confisca, stabilendo alcuni canoni essenziali al fine di evitare che l'applicazione giudiziale della sanzione amministrativa produca disparità di trattamento” (sentenze n. 435 e n. 349 del 1997)»;