[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 122 del codice di procedura civile in combinato disposto con gli artt. 4 e 8, commi 1, 3 e 4, della legge 23 febbraio 2001, n. 38 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della Regione Friuli-Venezia Giulia), nonché del combinato disposto degli artt. 4, comma 1, e 8, commi 1 e 5, e dell'art. 4, comma 1, della citata legge n. 38 del 2001, promosso con ordinanza del 1° aprile 2004 dal Tribunale di Trieste, nel procedimento civile vertente tra Soc. SERECO Coop. a r.l. e la UNIRISCOSSIONI s.p.a. ed altra, iscritta al n. 158 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 14 dicembre 2005 il Giudice relatore Gaetano Silvestri. Ritenuto che, con ordinanza depositata il 1° aprile 2004, il Tribunale di Trieste ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3 e 6 della Costituzione e 3 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), questione di legittimità costituzionale dell'art. 122 del codice di procedura civile in combinato disposto con gli artt. 4 e 8, commi 1, 3 e 4, della legge 23 febbraio 2001, n. 38 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della Regione Friuli-Venezia Giulia), nonché del combinato disposto degli artt. 4, comma 1, e 8, commi 1 e 5, e dell'art. 4, comma 1, della citata legge n. 38 del 2001, nella parte in cui limitano al solo ambito territoriale individuato dalla citata legge l'operatività della tutela riconosciuta agli appartenenti alla minoranza linguistica slovena del diritto all'uso della lingua materna nei rapporti con le autorità amministrative e giudiziarie locali; che il giudice rimettente è stato adìto con istanza redatta personalmente, in lingua slovena, dal legale rappresentante di una società cooperativa a responsabilità limitata avente sede in Padriciano, frazione del Comune di Trieste, per ottenere la declaratoria di nullità della cartella di pagamento riguardante una sanzione amministrativa, notificata a mezzo posta in data 30 maggio 2003, priva della traduzione in lingua slovena, con contestuale richiesta di sospensione dell'efficacia della stessa cartella; che il rimettente, previa qualificazione dell'istanza come opposizione a ordinanza-ingiunzione ai sensi degli artt. 22 e 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), con provvedimento pronunciato inaudita altera parte, ha concesso la sospensione dell'efficacia della cartella di pagamento ed ha disposto l'assistenza linguistica sia in forma scritta – mediante la traduzione in lingua italiana dell'atto introduttivo ed in lingua slovena del decreto di fissazione dell'udienza e del verbale – sia in forma orale, assicurando la presenza di un interprete di lingua slovena all'udienza di comparizione delle parti; che, a seguito della costituzione delle parti convenute, essendo emerso dalla documentazione prodotta dalla Regione Friuli-Venezia Giulia che l'ordinanza-ingiunzione aveva già costituito oggetto di impugnazione (rigettata con sentenza del Tribunale di Trieste n. 633 del 14 marzo 2001), il rimettente ha riqualificato l'atto introduttivo del giudizio – ai sensi degli artt. 617 cod. proc. civ. e 57 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'art. 1 della legge 28 settembre 1998 n. 337) – quale opposizione diretta a contestare la regolarità formale del precetto-cartella esattoriale, in quanto privo della traduzione in lingua slovena, ed ha revocato il provvedimento cautelare di sospensione dell'efficacia della cartella esattoriale; che, come riferisce il rimettente, le parti convenute hanno formulato eccezioni pregiudiziali e preliminari, in particolare assumendo che la materia dell'organizzazione della pubblica amministrazione apparterrebbe alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e che l'atto introduttivo del giudizio, in quanto redatto in lingua slovena fuori dai casi in cui la legge autorizza l'uso della lingua minoritaria nel processo civile, risulterebbe inammissibile e tale dovrebbe essere dichiarato senza ulteriori accertamenti; che il giudice a quo ritiene necessario, anche ai fini della decisione sulle eccezioni sollevate dalle convenute, stabilire se la parte attrice abbia diritto a ricevere tradotti nella lingua materna gli atti processuali, in applicazione della tutela costituzionalmente garantita agli appartenenti alla minoranza slovena in virtù del richiamo operato dall'art. 8 del Trattato di Osimo, ratificato con legge 14 marzo 1977, n. 73 (Ratifica ed esecuzione del trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica socialista federativa di Jugoslavia, con allegati, nonché dell'accordo tra le stesse Parti, con allegati, dell'atto finale e dello scambio di note, firmati ad Osimo – Ancona – il 10 novembre 1975), allo statuto speciale allegato al Memorandum di intesa firmato a Londra il 5 ottobre 1954, con il quale è stata data parziale attuazione agli artt. 6 della Costituzione e 3 dello statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia (sentenze n. 15 del 1996, n. 62 del 1992 e n. 28 del 1982); che, a parere del rimettente, il dubbio riguardante l'applicabilità della tutela nei termini già delineati discenderebbe dalla lettura congiunta dell'art. 122 cod. proc. civ. e degli artt. 4 e 8, commi 1, 3 e 4, della legge n. 38 del 2001, là dove il riconoscimento dell'uso della lingua slovena nei rapporti con le autorità amministrative e giudiziarie locali sarebbe limitato ai soli territori – insistenti nelle Province di Trieste, Udine e Gorizia – inseriti nella tabella indicata nell'art. 4 citato, con conseguente esclusione dei soggetti, persone fisiche o giuridiche, non aventi residenza o sede in quei territori; che l'uso della lingua materna risulterebbe ulteriormente condizionato – con riferimento alle zone centrali delle città di Trieste, Udine e Gorizia e alla città di Cividale del Friuli – all'istituzione, da parte delle amministrazioni interessate, di un ufficio di assistenza rivolto «anche» ai cittadini residenti in territori non previsti dall'art. 4;