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un articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 22 ottobre 2021, mette in evidenza come la procedura per l'assunzione di 2.800 tecnici specializzati nelle amministrazioni del Mezzogiorno sia stata un misto di nuovi errori e problematiche; il primo ostacolo sarebbe stato costituito da alcune norme predisposte dal Ministero della pubblica amministrazione che avrebbero determinato la rinuncia di molti giovani e, successivamente, a causa della scarsità di presenze, vi sarebbe stato il ripescaggio dei candidati "scartati". Secondo l'articolo non avrebbero preso parte al concorso i più preparati ed esperti, in quanto non attratti dalle prospettive economiche e lavorative e pare che lo stesso Ministro, che puntava ad accelerare le procedure di assunzione, sempre secondo l'articolo, avrebbe ammesso: "Vanno ripensati contratti e stipendi"; considerato che: in merito al Concorso Coesione per le amministrazioni del Mezzogiorno, già a metà aprile 2021 era scoppiata la protesta di migliaia di persone al di sotto dei 40 anni contro le disposizioni volte ad accelerare le procedure di selezione. Di fatto, il decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito dalla legge 28 maggio 2021, n. 76, aveva previsto nuove modalità di reclutamento nella pubblica amministrazione e doveva servire proprio a sbloccare l' iter di oltre 60 concorsi per 125.000 posti di lavoro. È chiaro, però, che le cose non sono andate esattamente per il verso giusto. Le nuove norme hanno legittimato le pubbliche amministrazioni (anche per i concorsi già banditi) a sostituire la prova pre-selettiva con la valutazione dei titoli ed, eventualmente, l'esperienza professionale specifica. Paradossalmente, la selezione in base al possesso di titoli come master o esperienze pregresse discriminava chi si era appena laureato o diplomato. I più giovani e meno esperti, quindi, ma anche chi si trovava in condizioni non agiate o tali da consentire l'acquisizione di costosissimi titoli e di maturare significative esperienze lavorative; molti giovani, dunque, avranno anche rinunciato al concorso con queste premesse (e quindi per colpa del bando), ma lo stesso hanno fatto anche molti degli 81.000 candidati, che inizialmente avevano compilato la domanda e che avevano tutti i requisiti, titoli, competenze e pure esperienza, ma sono stati allontanati dalle condizioni poco appetibili (come ha ammesso lo stesso ministro Brunetta). Infatti, alla prova scritta si è presentato in media il 65 per cento degli ammessi e, in alcune regioni, non si è arrivati neppure alla metà degli 8.582 candidati ammessi per titolo. A quel punto il Dipartimento della Funzione Pubblica ha rivisto la soglia di sbarramento per la partecipazione alla prova scritta, ammettendo gli altri 70.000 candidati di cui erano già stati valutati i titoli nella fase pre-selettiva; subito dopo, in maniera inaspettata, sono stati selezionati anche i candidati "scartati", mentre sono rimasti fuori tutti quelli che non avevano fatto proprio domanda. Si è arrivati a 1.483 idonei (circa la metà dei posti da coprire) e il problema principale si è verificato proprio nei profili altamente specializzati. Circa la metà dei posti era destinata a funzionari tecnici esperti: se ne cercavano 1.412 e solo 167 sono risultati idonei (restando scoperti 1.245 posti). Per il profilo di esperto in gestione, rendicontazione e controllo, gli idonei sono stati 196 e 722 i posti rimasti scoperti. Così il Ministro si è visto costretto ad annunciare un altro bando per la copertura dei posti rimasti (quasi 2.000, sempre a tempo determinato), rimarcando la necessità di un serio approfondimento sulle condizioni di inquadramento delle figure più qualificate, anche dal punto di vista retributivo; a non partecipare al concorso sono stati proprio i più preparati ed esperti, nonostante il fatto che, pur trattandosi di un contratto a tempo determinato di 36 mesi, almeno una parte di quei contratti si sarebbero potuti trasformare in contratti a tempo indeterminato. Infatti, l'alta specializzazione va remunerata con stipendi giusti e, nel caso specifico del bando per il Sud, lo stipendio netto previsto era tra i 1.400 e i 1.500 euro (tra i 1.800 e 1.900 lordi); ma il concorso per il Sud non è stato l'unico ad affrontare ostacoli. A circa cinque anni dal bando, solo la scorsa estate si è svolta la prova scritta per la selezione di 1.052 dipendenti del Ministero della cultura. Si è sbloccato di recente, il bando per 2.736 funzionari amministrativi della Pubblica Amministrazione centrale. Anche quello, annunciato a giugno 2020 dall'ex ministra Dadone, che aveva parlato di "criteri innovativi", ma che alla fine è slittato di oltre un anno; alla riapertura del bando, le disposizioni sono cambiate con l'abolizione delle prove pre-selettiva e orale e, come unico test di verifica, un quiz da 40 domande che si è svolto qualche settimana fa. Si valuteranno solo i titoli di chi ha superato il quiz . Stessa fine anche per un altro concorso: solo in questi giorni si svolgeranno le prove scritte per selezionare 1.541 profili per l'Istituto Nazionale del Lavoro, l'INAIL e il Ministero del lavoro. Autorizzato a dicembre 2018 e più volte bloccato, dopo due anni è stato ripubblicato, anche in questo caso apportando delle modifiche: niente prova selettiva né orale, ma un altro test scritto a risposta multipla; tenuto conto che: il flop del primo concorso è stato davvero un colpo basso per il Sud e occorre fare presto. L'associazione "Recovery Sud", composta da più di 500 sindaci meridionali, ha subito lanciato l'allarme, rivolgendosi direttamente alla Comunità europea. Lo stesso interrogante ha scritto ai Presidenti della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europei ricevendo risposte rassicuranti: "Il raggiungimento della coesione economica, sociale e territoriale all'interno degli Stati membri è un obiettivo dell'Unione, che emana dai Trattati UE e a cui, da molti anni, viene destinato circa un terzo del bilancio comunitario. L'attenzione data dalla Commissione alla questione della convergenza tra regione europee è dimostrata dalla dotazione, proprio a questi fini, del dispositivo per la ripresa e la resilienza e dall'aumento del stanziamento di fondi per la politica di coesione nel Quadro finanziario pluriennale 2021-2027"; se non si dotano le amministrazioni del Sud di personale tecnico qualificato in breve tempo, il Sud non riuscirà ad intercettare i bandi del PNRR e si otterrà l'effetto contrario a quello desiderato dall'Europa: i comuni ricchi vinceranno i bandi, riceveranno altri fondi; i comuni poveri non riusciranno ad aggiudicarsi i fondi, non riceveranno un bel nulla. In questo modo si rischia davvero di ottenere l'effetto contrario: anziché ridurre il gap socio-economico-infrastrutturale tra Nord e Sud, verrà accentuato;