[pronunce]

che, difatti, quest'ultima disposizione (richiamata, oltretutto, dal testo originario dall'art. 126-bis, comma 2, proprio al fine di individuare la sanzione pecuniaria applicabile all'infrazione da esso prevista) stabilisce «l'esonero dalla sanzione» – da irrogare nel caso della «mancata ottemperanza» all'invito dell'autorità a presentarsi, entro il termine stabilito nell'invito medesimo, «ad uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti ai fini dell'accertamento delle violazioni amministrative previste dal codice» – in presenza «di un giustificato motivo, senza alcun dovere di allegazione documentale»; che tale differente trattamento appare al remittente, oltre che contrario al principio di eguaglianza, anche «illogico», specie in considerazione del contenuto – a suo dire «identico» – delle due disposizioni, come confermerebbe la circostanza che, prima della riforma operata nel 2006, l'art. 180, comma 8, del codice della strada era espressamente richiamato dall'art. 126-bis, comma 2, del medesimo codice nel fissare l'entità della sanzione pecuniaria irrogabile in caso di omessa comunicazione dei dati personali e della patente del conducente; che, d'altra parte, la scelta del legislatore neppure potrebbe ritenersi giustificata ipotizzando che essa abbia inteso «compensare la maggiore gravosità dell'onere giustificativo introdotta a seguito della modifica con una sanzione pecuniaria d'importo più lieve rispetto a quella inflitta in precedenza» (per effetto proprio del riferimento all'art. 180, comma 8), giacché il piano relativo «alle modalità di esercizio del diritto di difesa» e quello concernente «il quantum della pretesa sanzionatoria» non dovrebbero essere «confusi»; che su tali basi, quindi, il Giudice di pace di Montefiascone – ritenuta la questione sollevata «rilevante ai fini del decidere», giacché l'applicazione dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada, nel caso di specie, «comporterebbe il rigetto dell'opposizione», dal momento che il ricorrente si è limitato a dichiarare, «sia pure per iscritto e nel termine previsto dalla norma», di «non essere in grado di ricordare» chi fosse alla guida della propria autovettura, «senza documentare in alcun modo tale circostanza» – ha chiesto che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale della norma censurata. Considerato che il Giudice di pace di Montefiascone ha sollevato – in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'articolo 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 2, comma 164, lettera b), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2006, n. 286; che, secondo il remittente, la disposizione censurata – subordinando alla ricorrenza di un «giustificato e documentato motivo» l'esonero dalla sanzione pecuniaria, prevista a carico di chi non comunichi «i dati personali e della patente del conducente» (responsabile di taluna di quelle infrazioni stradali assoggettate anche alla sanzione della decurtazione del punteggio dalla patente di guida) – determinerebbe «un'eccessiva compressione del diritto di difesa spettante ai soggetti su cui grava l'obbligo di trasmissione dei dati», con conseguente violazione dell'art. 24 Cost., giacché costoro «si trovano nella difficile situazione di dover documentare a posteriori la sussistenza di una circostanza giustificatrice in relazione alla commissione di un illecito amministrativo di cui, prima della notifica del verbale, possono senza colpa non aver avuto notizia»; che essa, inoltre, riserverebbe, irragionevolmente, «ai destinatari dell'obbligo di trasmissione dati un trattamento ingiustificatamente più severo rispetto a quello previsto dall'art. 180, comma 8», del medesimo codice, giacché quest'ultima disposizione – richiamata, oltretutto, dal testo originario dall'art. 126-bis, comma 2, proprio al fine di individuare la sanzione pecuniaria applicabile all'infrazione da esso prevista – stabilisce «l'esonero dalla sanzione», da irrogare in caso di «mancata ottemperanza all'invito dell'autorità di presentarsi entro il termine stabilito nell'invito medesimo ad uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti ai fini dell'accertamento delle violazioni amministrative previste dal codice», in presenza «di un giustificato motivo, senza alcun dovere di allegazione documentale»; che questa Corte – nel vagliare la legittimità costituzionale della norma censurata, innanzitutto in relazione al secondo dei profili appena indicati, presentando lo stesso carattere chiaramente pregiudiziale – deve ribadire che, anche con riferimento alla disciplina della circolazione stradale, «l'individuazione delle condotte punibili e la scelta e la quantificazione delle relative sanzioni rientrano nella discrezionalità del legislatore» (così, da ultimo, e con specifico riferimento proprio alla sanzione della decurtazione del punteggio della patente di guida, l'ordinanza n. 204 del 2008); che, pertanto, «tale discrezionalità può essere oggetto di censura, in sede di scrutinio di costituzionalità, soltanto ove il suo esercizio ne rappresenti un uso distorto o arbitrario, così da confliggere in modo manifesto con il canone della ragionevolezza» (ex multis, ordinanza n. 169 del 2006); che tale evenienza, però, deve escludersi nel caso di specie, solo che si abbia riguardo alla centralità che il censurato comma 2 dell'art. 126-bis riveste nel sistema della cd. “patente a punti”; che, difatti, questa Corte ha già sottolineato come «l'obbligo di comunicazione posto a carico del proprietario del veicolo tende ad assicurare l'irrogazione di una sanzione (la decurtazione del punteggio dalla patente di guida) nei confronti del conducente resosi responsabile di un'infrazione stradale», presentando, pertanto, «carattere strumentale» alla soddisfazione di un interesse – la repressione, appunto, delle infrazioni stradali – «il cui collegamento con la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica» è stato a più riprese ribadito dalla giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 165 del 2008); che quest'ultima, difatti, ha ripetutamente evidenziato come «la disciplina contenuta nel codice della strada, specie quella di natura sanzionatoria», sia diretta «a soddisfare «l'esigenza, connessa alla strutturale pericolosità dei veicoli a motore, di assicurare l'incolumità personale dei soggetti coinvolti nella loro circolazione (conducenti, trasportati, pedoni)» (sentenze n. 165 del 2008 e n. 428 del 2004; ordinanza n. 247 del 2005);