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L'etichettatura a semaforo, presidente Conte, rischia di compromettere ancora di più l' export agroalimentare italiano perché induce i consumatori a ritenere dannosi prodotti che dannosi non sono. Abbiamo tutti in mente le raffigurazioni dell'olio extravergine d'oliva e di altri prodotti. Ebbene, l'olio è classificato con il colore arancione, vicino al rosso. Quando mostriamo queste scale cromatiche, siamo consapevoli di indurre il consumatore a non comprare quel prodotto. Il colore arancione utilizzato per l'olio di oliva induce l'acquirente a desistere dall'acquisto. Non è assolutamente vero che l'acquirente metterà in fila i diversi tipi di olio - semi, girasole e quant'altro - per vedere il colore migliore per poi procedere all'acquisto. L'indicazione di un colore anziché di un altro esprime cosa è bene comprare e cosa no, e diventa pericoloso. Presidente, leggo una parte di un articolo che dovrebbe essere a favore del Nutri-score . Sul «Fatto Alimentare» si legge: «bisogna tenere presente che lo scopo di un logo nutrizionale, come il Nutri-score, non è di classificare gli elementi sani e non sani», bene contro male. «Un tal fine per un logo nutrizionale sarebbe del tutto discutibile in quanto questa proprietà è legata alla quantità di alimento consumata e alla frequenza di consumo, ma anche all'equilibrio nutrizionale globale dell'individuo». «Si tratta di nozioni complesse che non possono certo essere riassunte da un logo nutrizionale attribuito ad un prodotto specifico di una certa marca». Aggiungo che il semaforo così concepito fa esattamente questo, dando proprio l'idea di riassumere e indicare ciò che è sano e ciò che non lo è. Proseguendo si legge che «Lo scopo del Nutri-score è fornire ai consumatori informazioni, in valore relativo» - non è però assolutamente relativo perché, da che mondo e mondo, il rosso è un'indicazione a fermarsi e il verde ad andare avanti - che permette in un colpo d'occhio di dare indicazioni sull'acquisto. Il Nutri-score vuole fare proprio questo: dare indicazioni esatte su ciò che è bene comprare e ciò che non lo è, togliendo l'85 per cento del nostro made in Italy . Alla luce delle diverse considerazioni avanzate da più voci del mondo scientifico, economico, produttivo e politico, questo sistema di etichettatura sarebbe distante dalle finalità dichiarate, volte ad un presunto e generico perseguimento di obiettivi di tutela e di salute dei consumatori, mentre più verosimilmente appare vicino ad uno sfacciato, maldestro e intollerabile tentativo di pressione politica sulle istituzioni europee. Altro punto, Presidente, sul quale siamo molto preoccupati e che in realtà scontenta tutti, è la bozza di bilancio al quale lei ha fatto riferimento. Si auspicava un po' di coraggio in più, anche perché per attuare i progetti politici, gli strumenti di bilancio sono essenziali. Le risorse sono insufficienti. Tra i settori più penalizzati, se il piano venisse approvato così come è, c'è l'agricoltura. In tutto, tra la sforbiciata del 10 per cento agli aiuti diretti e il calo del 25 per cento ai finanziamenti dello sviluppo rurale, si tratterebbe di 54 miliardi in meno per il settore primario. Per l'Italia il taglio sarebbe di circa 2,7 miliardi di euro. Il calo del 25 per cento, in particolare, sullo sviluppo rurale è sinonimo di involuzione del mondo agricolo e di abbandono delle aree rurali. Non possiamo permettercelo, Presidente. Cito i pensieri di Coldiretti e Confagricoltura in merito: «il taglio dei fondi contrasta con l'ambizioso obiettivo di una PAC più green , strategica per la lotta ai cambiamenti climatici e per la riduzione delle emissioni. Con meno risorse si favorisce lo spopolamento delle aree agricole, cancellando così quei presidi fondamentali per il mantenimento dell' habitat e la tutela dei territori. Si rischia di frenare il processo di rilancio del settore soprattutto da parte dei giovani» - ai quali faceva riferimento lei - «che stanno riscoprendo la professione agricola in un momento difficile per l'occupazione in Europa». Sulla stessa linea le osservazioni di Confagricoltura che chiede che le risorse restino almeno invariate. «Gli obiettivi proposti dalla Commissione non sono raggiungibili con gli stanziamenti previsti nella proposta. Possiamo aumentare ulteriormente la sostenibilità ambientale dei processi produttivi in linea con le giuste aspettative della collettività, ma sono necessarie risorse finanziarie adeguate per una maggiore competitività per gli investimenti e per l'innovazione». Naturalmente in discussione, oltre agli aspetti finanziari, c'è la nuova riforma PAC. Si propone di continuare a ridurre il divario esistente tra gli importi degli aiuti diretti erogati nei diversi Stati membri; la convergenza esterna alla quale lei faceva riferimento. Come sappiamo, l'Italia esprime il più alto valore aggiunto per ettaro in ambito europeo. Guardare esclusivamente ai differenti importi degli aiuti diretti, non considerando la vistosa diversità dei costi di produzione e soprattutto, Presidente, non evidenziando come l'agricoltura italiana sia basata sulla qualità, piuttosto che sull'estensione della cultura, ci sembra quantomeno riduttivo e non rispettoso delle nostre esigenze. Da diversi anni, purtroppo, la percentuale delle spese agricole nel bilancio dell'Unione è in continuo calo; basti pensare che negli anni Ottanta eravamo intorno al 66 per cento del bilancio dell'Unione europea, mentre nel periodo 2014-2020 siamo arrivati al 37,8 per cento del bilancio. Per questo siamo preoccupati, Presidente. Ricordiamo che nessun altro settore è in grado contemporaneamente di rimuovere le emissioni dall'atmosfera in modo naturale, prevenire il dissesto idrogeologico, continuare a svolgere una politica sociale, garantendo assunzioni di manodopera, e costituire allo stesso tempo la base per lo sviluppo di un'economia basata sulla biodiversità, garantendo la sicurezza alimentare. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia. Ne ha facoltà. FLORIDIA (M5S) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, condivido e apprezzo ciò che ha riferito in quest'Aula e certamente, ascoltando i colleghi che mi hanno preceduto, sono consapevole che in questa nuova geopolitica è chiaro che l'Europa deve parlare con una sola voce, perché le sfide che abbiamo di fronte sono importanti e solo insieme possiamo affrontarle. Certamente condivido chi ha parlato di metodo, ad esempio su un veto, per fare in modo che l'Italia si faccia sentire. Di certo i temi di cui ho sentito parlare sono tutti interessanti. Signor Presidente, siamo però distratti, perché abbiamo forse dimenticato qual è la priorità dell'incontro del Consiglio europeo. Voglio fare un esempio semplice: sono una docente e a volte lavoro utilizzando gli esempi. Immaginiamo che ciascun parlamentare, ciascuno di noi in quest'Aula, rappresenti uno dei temi importantissimi che stiamo andando a discutere: i trasporti, il Sud, il digitale (al quale sono molto legata) o l'agricoltura.