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Divieto di utilizzo e di detenzione di esche e bocconi avvelenati. Onorevoli Senatori. -- Il dilagare del fenomeno di uccisione di animali mediante l'utilizzo di esche o bocconi avvelenati -- sia in ambito urbano che extraurbano -- e le sempre più frequenti morti tra la fauna selvatica per ingestione di sostanze tossiche abbandonate volontariamente nell'ambiente, sono causa di rilevanti danni al patrimonio faunistico selvatico e in particolare alle specie in via di estinzione. Inoltre, la presenza di veleni e sostanze tossiche sul territorio, rappresenta un serio rischio per la popolazione umana e per l'ambiente, sia direttamente, in particolare per i bambini, sia indirettamente, attraverso la contaminazione ambientale. Con queste premesse, nel 2008, il Ministero della salute ha emanato l'ordinanza «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati» e, considerando come il fenomeno nel tempo sia stato e sia ancora largamente presente in ogni regione italiana, tale ordinanza è stata reiterata negli anni. Le disposizioni dell'ordinanza del 2008, e successive modificazioni e proroghe, hanno reso possibile un maggior controllo del fenomeno, sono utili a ridurre l'incidenza degli episodi di avvelenamento e all'individuazione dei responsabili, tuttavia nel corso degli anni è stata riscontrata una difforme applicazione delle disposizioni in essa previste e in taluni casi, ancora peggio, la loro completa disapplicazione. Tale strumento normativo è dunque certamente importante, ma per svolgere una più concreta azione di prevenzione e contrasto del fenomeno occorrono disposizioni durature nel tempo e corredate di sanzioni. È per questi motivi che la Lega antivivisezione (LAV) e altre associazioni da tempo chiedono che i suoi contenuti siano trasformati in legge. Già alcune regioni italiane come la Toscana, l'Umbria e la Puglia si sono dotate di una legge ad hoc per prevenire e contrastare il fenomeno degli avvelenamenti, ma considerata la diffusione in tutta Italia e la pericolosità dei bocconi avvelenati per gli animali, l'uomo e l'ambiente, è necessaria una legge nazionale che rafforzi i contenuti dell'ordinanza attualmente in vigore, ne standardizzi le procedure e le uniformi sul territorio nazionale e stabilisca sanzioni penali e amministrative per i trasgressori. Al fine di tutelare la salute pubblica, di salvaguardare l'incolumità delle persone, degli animali e dell'ambiente, l'articolo 1, comma 1, del presente disegno di legge vieta a chiunque di detenere, utilizzare, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli o materiale esplodente; vieta, altresì, la detenzione, l'utilizzo e l'abbandono di qualsiasi sostanza o alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni, lesioni o morte al soggetto che li ingerisce. La definizione di bocconi o esche di cui al comma 1 non è solo circoscritta a preparazioni contenenti sostanze velenose, ma è estesa anche a preparati contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli o materiale esplodente. Ciò nasce dalla constatazione di come i preparati utilizzati per uccidere animali possano contenere materiali vari come spugne, pezzi di vetro e chiodi o materiali esplodenti. Considerato come la denuncia sia uno strumento fondamentale al fine di contrastare il fenomeno e individuare i responsabili, il comma 2 istituisce l'obbligo per il proprietario o il responsabile dell'animale deceduto o che abbia riportato intossicazioni o lesioni a causa di esche o bocconi avvelenati, o comunque di sostanze o alimenti preparati per uccidere, di segnalare l'episodio alle autorità competenti. Con l'articolo 2, comma 1, si disciplinano le modalità di derattizzazione e disinfestazione cui i privati e le ditte che esercitano tali attività devono attenersi per eliminare il rischio che le citate operazioni possano nuocere alle persone e alle specie animali non bersaglio. Con il comma 2 si definisce la procedura da seguire nel caso di operazioni di derattizzazione nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specie selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere internazionale. Al fine di non causare la morte o l'intossicazione di animali non bersaglio e di non causare l'inquinamento dell' habitat naturale si dovrà dimostrare che ogni metodo ecologico utilizzato si è rivelato inefficace e si dovrà ottenere un'autorizzazione dal Ministero della salute presentando apposita documentazione contenente la stima della popolazione dei ratti, uno studio che dimostri l'impatto negativo di tale popolazione sulle specie che si intendono salvaguardare, i metodi incruenti già utilizzati e i risultati ottenuti, il tipo di rodenticida che si intende utilizzare nonché la durata del trattamento. Il medesimo comma 2 prevede anche un piano di monitoraggio post trattamento per verificare se eventuali decessi di animali non bersaglio siano attribuibili al trattamento stesso. L'articolo 3, comma 1, istituisce l'obbligo per il medico veterinario che, sulla base di una sintomatologia conclamata, emetta diagnosi di sospetto di avvelenamento di un esemplare di specie animale domestica o selvatica, o di rinvenimento di esche o bocconi avvelenati o comunque di sostanze o di alimenti capaci di causare intossicazioni, lesioni o morte al soggetto che le ingerisce, di darne immediata comunicazione al sindaco e al Servizio veterinario pubblico territorialmente competente. Ciò permette di attivare immediatamente indagini volte a verificare la presenza di esche, bocconi o preparati letali nella zona in cui si è verificato l'episodio e conseguentemente di tutelare la salute pubblica e l'incolumità di animali e persone. Al fine di verificare se la causa della morte o dell'intossicazione sia avvenuta per avvelenamento o per ingestione di sostanze o preparati comunque letali, il comma 2 del medesimo articolo prevede che il medico veterinario debba inviare all'Istituto zooprofilattico sperimentale competente per territorio eventuali campioni e, in caso di decesso dell'animale, anche la carcassa. Gli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZS) devono sottoporre a necroscopia l'animale ed effettuare gli opportuni accertamenti e analisi di laboratorio sui campioni pervenuti o prelevati in sede necroscopica, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 4, comma 1. Al fine di attivare tempestivamente le attività di bonifica dei luoghi colpiti e le indagini, il comma 2 del medesimo articolo prevede che gli Istituti debbano eseguire e refertare la necroscopia entro quarantotto ore e le analisi entro ventiquattro ore dall'arrivo del campione, comunicandone gli esiti al medico veterinario che ha segnalato l'evento, al Servizio veterinario pubblico territorialmente competente, al sindaco e, in caso di accertato avvelenamento, all'autorità giudiziaria.