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essa è stata per lui il modo di essere moderno, libero e, nello stesso tempo, profondamente legato alla sua comunità, come ha avuto modo di sottolineare Castellina oggi in un articolo, che ricorda che egli fu uno dei pochissimi dirigenti che, all'indomani dell'espulsione delle persone de «il manifesto», continuasse a incontrarli, a salutarli, ad apprezzarli. Si è costruito non sulla base di un impianto ideologico; ma, dalla lotta a favore dei contadini alla lotta alla mafia, si è costruito nel processo sociale reale. Un riformista, diceva coraggiosamente, un migliorista e un grande garantista, come ha ricordato giustamente prima di me il presidente Casini, non a senso unico, ma sincero e senza nessuna reticenza. Era un uomo libero perché forte e saldo nei contenuti e dallo spirito critico, senza mai abbandonare la sua comunità. Credo che ci mancherà e ci mancherà la sua voce proprio nell'anno in cui si celebrano i cento anni dalla fondazione del PCI e in questo momento difficilissimo. Macaluso non ha mai rinunciato a porre un problema: bisogna ricostruire la sinistra di massa. Questo è un tema all'ordine giorno non tanto per noi, ma per le nuove generazioni. Ci vuole un salto culturale; bisogna aprire un cantiere, avere spirito critico, misurarsi con le grandi novità che saranno il fondamento di una sinistra moderna - come è stato detto a proposito della metafora del pozzo - senza mai dimenticare le radici profonde che sono rappresentate magnificamente anche nelle contraddizioni e nella vita straordinaria di Emanuele Macaluso. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, ieri mattina presto, prima che fossimo in Aula, abbiamo ricevuto la telefonata del senatore Ugo Sposetti che comunicava al Gruppo Partito Democratico la scomparsa di Emanuele Macaluso. Il nome e la figura di Emanuele Macaluso sono molto più del lascito della sua attività parlamentare, che svolse a partire dagli anni Sessanta, prima alla Camera e poi qui al Senato. Di quegli anni di tumultuose trasformazioni egli fu sempre analista lucido e mai dogmatico. Furono anni di rivendicazioni e di conquiste sociali di cui egli fu protagonista da dirigente politico di primissimo piano del Partito Comunista Italiano, una forza sociale e un gruppo dirigente senza il cui apporto decisivo e sostanziale noi non avremmo la Costituzione della nostra Repubblica così avanzata come la conosciamo oggi. Emanuele Macaluso spesso rimarcava questo. La sua scomparsa a quasi cento anni avviene nei giorni del centenario della nascita del Partito Comunista Italiano e della scissione drammatica di Livorno. In tutta la sua vita politica Macaluso si è battuto per l'unità della sinistra e per le ragioni storiche dell'incontro tra le forze democratiche e riformiste. Lo ha fatto nei passaggi più duri della nostra vicenda repubblicana, come quello segnato dal terrorismo, o successivamente negli anni dello scollamento sempre più forte tra società e istituzioni, che ancora adesso attanaglia in una crisi la nostra democrazia. Per tanti di noi, che sono stati giovani militanti negli anni Ottanta, quella di Macaluso era una delle figure del leggendario, ai nostri occhi, gruppo dirigente comunista. Vi era stato chiamato da Togliatti nel 1956, anno paradigmatico, per contribuire a costruire un partito popolare radicato nell'urgenza dei nuovi bisogni sociali. Veniva dalle lotte concretissime del sindacato ed era stato voluto da Di Vittorio alla guida della camera del lavoro di Caltanissetta e poi del sindacato nell'intera isola. Era nato da una famiglia povera nella terra poverissima delle solfatare in Sicilia. Nella sua vita di militante politico ed intellettuale ha sempre incarnato gli ideali di emancipazione e di giustizia sociale che lo hanno portato da ragazzo a scegliere di stare dalla parte di braccianti, operai e diseredati. Quando penso a Macaluso penso ai morti di Portella della Ginestra, ai mitra della mafia contro le lotte dei braccianti e dei minatori, alla lotta per la riforma agraria, per dare la terra a chi la lavorava. Macaluso è stato tutto questo e innumerevoli altre cose, perché ha vissuto tante vite in un tempo intensissimo e duro. Giornalista e polemista di rara intelligenza e statura politica, fu al fianco di Berlinguer da dirigente politico. A lui toccò in sorte di essere direttore de «l'Unità» nei giorni terribili della morte di Berlinguer, sapendo lasciare dalle pagine del giornale la testimonianza storica di un moto emotivo enorme, di un lutto collettivo nazionale. I suoi interventi sulla questione sociale e sulla questione meridionale parlano ancora oggi con forza a chi voglia ricostruire una cultura politica di radicale cambiamento... (Il microfono si disattiva automaticamente). Fu comunista e riformista, rivendicando il nesso tra le due cose nella vicenda storica italiana. Fu strenuo garantista, in dialogo serrato e fecondo con Leonardo Sciascia; fu europeista, socialista, sempre; fu uomo di assoluta passione politica e rigore morale. Di Emanuele Macaluso ci sono tante e bellissime immagini e, tra queste, quelle che lo ritraggono con il presidente Giorgio Napolitano. Il loro sodalizio umano e politico è durato tutta la vita. Emanuele Macaluso è stata lucida coscienza critica della sinistra e della Repubblica italiana. Non ha mai smesso di denunciare il pericolo della mancanza di partiti strutturati e radicati, di una politica debole, catturata da poteri forti. Non ha mai smesso di denunciare il pericolo della mancanza dell'autonomia della politica, il pericolo del populismo e dell'antipolitica come tradimento delle giuste istanze dei più deboli. È stato - e concludo, signor Presidente - un grande italiano, uno degli interpreti più lucidi e migliori della grande lezione del nostro Novecento e continuerà ad essere riferimento fondamentale per chi crede nella democrazia e nel nostro Paese. Signor Presidente, sono grato infine perché so che il Senato della Repubblica italiana domani, 21 gennaio, parteciperà ai funerali di Emanuele Macaluso che avranno luogo a Roma. (Applausi) . CANGINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, Emanuele Macaluso, un gigante dell'analisi politica oltre che un gran galantuomo, non è morto ieri: è morto nel 1989 con la caduta del muro di Berlino, non perché sotto le macerie del muro di Berlino rimase schiacciato quel che restava del suo mondo politico (il comunismo), ma perché da allora cominciarono progressivamente, ma velocemente, a morire l'ordine geopolitico e la politica, quella con la P maiuscola, quella non solo delle ideologie, ma anche delle idee e dei partiti, la politica della visione e delle radici che programmano un futuro. Questa era la vera identità di Macaluso. Era un uomo politico formatosi nei tempi in cui la politica aveva un valore e una dignità, in cui assumeva un primato.