[pronunce]

4.3.5.- La decurtazione delle risorse del Piano di azione coesione, infine, comprometterebbe il completamento degli interventi in corso, tra i quali i progetti inizialmente previsti nei programmi comunitari, successivamente trasferiti al di fuori di tali programmi, perché non in grado di conseguire la chiusura delle attività entro i termini della programmazione comunitaria (dicembre 2015), a causa della complessità delle procedure autorizzative. 4.4.- In via subordinata, nell'ipotesi in cui si ritenesse che dall'adozione di tale misura possa discendere il rischio - in senso uguale e contrario a quello appena prospettato - di pregiudizi analoghi a quelli derivanti dall'applicazione della norma censurata e non si ravvisasse la prevalenza del danno derivante dal perdurare dell'efficacia della medesima, la difesa regionale chiede che venga quantomeno disposta, a titolo di misura cautelare minima, la fissazione della trattazione del merito del giudizio nel più breve termine possibile. 5.- Con atto depositato il 13 aprile 2015, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato, previa reiezione dell'istanza cautelare. 5.1.- In via preliminare, il Presidente del Consiglio dei ministri eccepisce l'inammissibilità delle censure relative alla violazione degli artt. 3, 11 e 117, primo comma, Cost., in quanto la lesione di tali parametri non si risolverebbe in una limitazione delle competenze legislative regionali. 5.2.- Nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato deduce l'infondatezza di tutte le censure. 5.2.1.- Secondo la difesa statale, non esisterebbe alcun "legittimo affidamento" per somme che non erano ancora state impegnate, tanto che avrebbero ancora potuto essere finanziati anche altri progetti di altre Regioni. 5.2.2.- Neppure si potrebbe affermare che l'autonomia finanziaria della Regione sia stata in qualche modo incisa, atteso che il principio dell'affidamento non potrebbe che riferirsi alla disponibilità di risorse già stanziate e destinate all'ente territoriale. Peraltro, il distogliere determinate risorse - non ancora impegnate - da una precedente astratta destinazione, a beneficio di un'altra, ritenuta di maggior rilievo, rientrerebbe nella piena discrezionalità del legislatore statale, trattandosi di una scelta politica dettata da esigenze di razionalizzazione della spesa e di miglior perseguimento della finalità di coordinamento della finanza pubblica, che non inciderebbe in alcun modo sulla libertà delle Regioni di allocare e gestire le proprie risorse. In ogni caso, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, il legislatore statale ben potrebbe imporre agli enti autonomi vincoli alle politiche di bilancio; se ciò si fosse verificato nel caso di specie, sarebbe avvenuto in applicazione di criteri e obiettivi generali. 5.2.3.- Ad avviso della difesa statale, inoltre, l'evidente infondatezza del ricorso porterebbe di per sé ad escludere la possibilità di concedere una tutela cautelare, difettando peraltro la concreta prova di un danno e della irreparabilità dello stesso con riferimento all'ordinamento della Repubblica. Neppure si comprenderebbe in cosa possa consistere la richiesta tutela cautelare. Da essa, infatti, non potrebbe derivare la distribuzione di ipotetici finanziamenti in forza di una sorta di "ultrattività" del Piano di azione coesione, poiché in questo caso si verificherebbe un danno irreparabile a carico delle finanze dello Stato, che difficilmente potrebbe poi ripetere quanto costretto ad erogare. Sarebbe quindi possibile solo un "congelamento" di somme, la cui corretta individuazione risulterebbe comunque difficoltosa. D'altra parte, ad avviso della difesa statale, occorrerebbe considerare il vulnus derivante al programma di finanziamento degli incentivi a favore dei datori di lavoro privati per la promozione di forme di occupazione stabile. Tale programma costituisce uno dei punti qualificanti dei provvedimenti adottati con la legge di stabilità per il rilancio dell'economia nazionale e il legislatore statale, nella sua discrezionalità, lo ha ritenuto una misura da privilegiare rispetto a quelle i cui fondi sono stati distolti. 6.- Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, la Regione Puglia ha chiesto alla Corte di dichiarare la cessazione della materia del contendere con riferimento alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con il ricorso introduttivo del giudizio. 6.1.- Nelle more del giudizio, infatti, l'impugnato art. 1, comma 122, è stato modificato ad opera dell'art. 7, comma 9-sexies, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 (Disposizioni in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2015, n. 125, il quale stabilisce che «All'art. 1, comma 122, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, le parole: "alla data del 30 settembre 2014" sono sostituite dalle seguenti: "alla data di entrata in vigore della presente legge"». 6.2.- La ricorrente considera satisfattiva delle sue pretese la modifica sopravvenuta, in quanto essa elimina il censurato effetto retroattivo della disposizione impugnata, impedendo che vengano utilizzate le risorse destinate agli interventi rientranti nel Piano di azione coesione impegnate non solo alla data del 30 settembre 2014 - come prevedeva la versione originaria del comma 122 - ma fino al 31 dicembre 2014, ovvero fino al giorno prima dell'entrata in vigore della legge. 6.3.- La Regione, inoltre, produce apposita documentazione dalla quale risulta come la norma impugnata non abbia avuto applicazione nel periodo intercorrente tra la sua entrata in vigore (1° gennaio 2015) e l'entrata in vigore della modifica normativa (29 agosto 2015). 6.3.1.- L'Agenzia per la coesione territoriale, infatti, con nota adottata in data 2 aprile 2015, ha comunicato alla Regione la riprogrammazione delle risorse ad essa attribuite nell'ambito del PAC e la destinazione delle risorse così individuate a copertura delle spese previste dall'impugnato art. 1, comma 122. Tale nota considera quali impegni giuridicamente vincolanti, non suscettibili di riprogrammazione, sia quelli presenti nella banca dati del MEF-IGRUE - Ministero dell'economia e delle finanze, Ispettorato generale per i rapporti finanziari con l'Unione europea, e comunque assunti al 31 dicembre 2014, sia quelli non risultanti nella predetta banca dati, ma risultanti dall'attività di monitoraggio. Di conseguenza, essa ritiene che non sia più possibile alcuna riprogrammazione delle risorse per l'annualità 2015, mentre prevede l'applicazione di tagli per le annualità successive.