[pronunce]

che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014; che con ordinanza del 18 ottobre 2013 (r.o. n. 47 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta nei confronti del Ministero della giustizia dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, presentato l'11 ottobre 2013, con il quale M.C. aveva chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un processo civile dallo stesso promosso, con ricorso depositato il 27 aprile 2001, nei confronti dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), per il riconoscimento di una malattia professionale e la corresponsione di una rendita; b) che detto processo era stato definito con la sentenza del Tribunale ordinario di Patti n. 986 del 2012 con la quale la domanda proposta da M.C. era stata rigettata, con compensazione delle spese; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza della stessa Corte del 3 ottobre 2013 iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2014; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014; che con ordinanza del 7 novembre 2013 (r.o. n. 48 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta nei confronti del Ministero della giustizia dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, presentato il 18 ottobre 2013, con il quale G.S.L.G., nella qualità di erede di B.A., deceduta il 24 giugno 2011, aveva chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un processo civile promosso dalla propria dante causa davanti al Tribunale ordinario di Patti; b) che detto processo, conclusosi in primo grado con la sentenza del detto Tribunale n. 2500/02 del 1° ottobre 2002 e in secondo grado con la sentenza della Corte d'appello di Messina n. 433/05 del 27 settembre 2005, era stato definito con la sentenza della Corte di cassazione 7 marzo 2013, n. 5713, passata in giudicato il 7 marzo 2013, che aveva rigettato il ricorso proposto da B.A.; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza della stessa Corte del 3 ottobre 2013 iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2014; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014; che con ordinanza del 7 novembre 2013 (r.o. n. 48 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta nei confronti del Ministero della giustizia dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, presentato il 31 ottobre 2013, con il quale V.L. aveva chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un processo da lui promosso davanti al Tribunale ordinario di Messina, sezione lavoro, nei confronti dell'INAIL, al fine di ottenere una rendita o un vitalizio in séguito ad un infortunio sul lavoro;