[pronunce]

che, in particolare, anche nel presente giudizio si discute di alcune asimmetrie che possono riscontrarsi nel momento applicativo del sistema di individuazione della pensione da integrare al minimo discrezionalmente e non irragionevolmente prescelto dal legislatore, le quali, come si è detto nella citata sentenza, costituiscono disparità di mero fatto insuscettibili di dare luogo a problemi di costituzionalità con riferimento al principio di eguaglianza, secondo quanto più volte affermato da questa Corte (v., da ultimo, sentenza n. 374 del 2002 e ordinanza n. 267 del 2002); che, quanto alla censura riferita all'art. 38 della Costituzione, va rilevato che l'integrazione al minimo delle pensioni è già, di per sé, finalizzata ad assicurare mezzi adeguati alle esigenze di vita al lavoratore che, in mancanza di altri redditi di una certa consistenza, abbia maturato, sulla sola base dei contributi accreditati, il diritto ad un trattamento pensionistico di importo troppo esiguo per soddisfare i bisogni minimi di protezione della persona, sicché il riconoscimento dell'integrazione può considerarsi sufficiente per garantire il rispetto del principio costituzionale invocato, mentre in merito all'eventuale attribuzione di ulteriori benefici va riconosciuto al legislatore un margine di discrezionalità, anche in relazione alle risorse disponibili (v., da ultimo, sentenza n. 180 del 2001 e ordinanza n. 342 del 2002); che, nell'esercizio della suddetta discrezionalità, di recente il legislatore con l'art. 38 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 ha, attraverso l'aumento delle maggiorazioni sociali dei trattamenti pensionistici, inteso garantire, a decorrere dal 1° gennaio 2002, il raggiungimento di un reddito minimo pari a 516,46 euro al mese a diverse categorie di pensionati, ivi compresi i titolari di pensioni integrate al minimo; che, pertanto, la questione va dichiarata manifestamente infondata in relazione a tutti i parametri invocati.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, terzo comma, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463 (Misure urgenti in materia previdenziale e sanitaria e per il contenimento della spesa pubblica, disposizioni per vari settori della pubblica amministrazione e proroga di taluni termini), convertito, con modificazioni, nella legge 11 novembre 1983, n. 638, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, dal Tribunale di Viterbo, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA