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Con la ratifica della Convenzione, l'istituto della kafala potrebbe essere finalmente disciplinato anche nel nostro ordinamento, distinguendo, caso per caso, le delicate questioni di compatibilità tra il sistema giuridico italiano e i vari provvedimenti di kafala previsti dagli ordinamenti di matrice islamica. Tornando più in generale ai contenuti del testo oggetto di ratifica, e in particolare, per quanto mi riguarda, ai profili di competenza della Commissione affari esteri, si fa presente che la Convenzione in esame consta di 63 articoli suddivisi in sette capitoli riguardanti, rispettivamente, l'ambito di applicazione, la competenza giurisdizionale, la legge applicabile, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni, la cooperazione, le disposizioni generali e le clausole finali. Passo rapidamente all'esame dei capitoli principali e chiedo alla Presidenza l'autorizzazione ad allegare agli atti il testo integrale della mia relazione, che reca la loro esplicazione complessiva. Gli articoli da 1 a 4 (capitolo I) delineano il campo di azione della Convenzione, cioè le misure relative all'attribuzione, l'esercizio e la revoca della responsabilità genitoriale, il diritto di affidamento, la tutela, la curatela e gli istituti analoghi, il collocamento del minore in famiglia di accoglienza o in istituto (anche mediante kafala o istituto analogo), la supervisione da parte delle autorità pubbliche e l'amministrazione dei beni del minore. Gli articoli da 5 a 14 (capitolo II) contengono disposizioni relative alla competenza (che viene attribuita in via generale alle autorità, amministrative o giudiziarie, dello Stato di residenza abituale del minore). Gli articoli da 15 a 22 (capitolo III) dettano disposizioni in materia di legge applicabile, stabilendo in linea generale l'applicabilità, anche in questo caso, delle norme dello Stato ove il minore risieda abitualmente. Gli articoli da 23 a 28 (capitolo IV) si incentrano sul riconoscimento di pieno diritto negli altri Stati e sull'esecuzione delle misure adottate in materia di protezione del minore da parte delle autorità di uno Stato. Per quanto riguarda infine il disegno di legge di ratifica, come recita l'articolo 13, vi è invarianza finanziaria per l'attuazione delle disposizioni, mentre, per tutti gli altri aspetti di contenuto più pertinente della Commissione giustizia, rinvio alla relazione della collega Filippin. La Convenzione non presenta profili d'incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario o con altri obblighi internazionali assunti dal nostro Paese. L'auspicio, come vi dicevo, è che si possa procedere ad una rapida approvazione del provvedimento, ricordando come il ritardo da parte italiana nell'adempiere a tale impegno internazionale sia oggetto di valutazione da parte dell'Unione europea. Con due lettere, rispettivamente del 23 maggio 2012 e del 14 giugno 2013, la Commissione europea ha infatti chiesto al nostro Paese di far conoscere le motivazioni di un simile grave ritardo, prospettando la possibile apertura di una procedura d'infrazione. Con successiva missiva del 18 luglio scorso, Bruxelles ha nuovamente chiesto di conoscere il calendario preciso di adozione del disegno di legge di ratifica, quello che vi chiediamo di approvare oggi. Sollecitiamo pertanto l'approvazione da parte dell'Assemblea del testo in esame. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale della sua relazione affinché sia allegato al Resoconto della seduta. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Filippin. FILIPPIN, relatrice . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, la collega Fattorini ha ben esposto il contenuto della Convenzione di cui oggi si propone la ratifica. Tuttavia, il disegno di legge n. 1552, d'iniziativa governativa, non si limita alla mera ratifica della Convenzione fatta all'Aja il 19 ottobre 1996, ma prevede anche una serie di norme di adeguamento dell'ordinamento interno. Nel corso di ripetute audizioni presso le Commissioni esteri e giustizia riunite, nonché nella successiva discussione generale, sono emerse alcune criticità nel testo già votato alla Camera dei deputati, non relative al testo oggetto di ratifica, ma ai dispositivi previsti per l'adeguamento della normativa italiana di taluni istituti. Le due Commissioni di merito hanno quindi optato per proporre all'esame dell'Assemblea una ratifica semplice dello strumento internazionale, consapevoli però che ciò richiederà, in tempi successivi, la previsione di ulteriori norme di adeguamento. Nella seduta dello scorso 17 febbraio le Commissioni riunite hanno infatti conferito il mandato alle relatrici a riferire favorevolmente sul testo del disegno di legge n. 1552, già approvato dalla Camera dei deputati, ma con lo stralcio degli articoli dal 4 al 12 compreso e dell'articolo 14, e a proporre l'assorbimento nel medesimo del disegno di legge n. 572, a prima firma del senatore Di Biagio. L'importanza della Convenzione e la necessità di una sua rapida ratifica, per le ragioni che sono state prima esposte dalla collega Fattorini, hanno dunque consigliato questa soluzione. Si ricorda che la Convenzione ha soprattutto l'obiettivo di dare adeguata veste normativa nell'ordinamento italiano alla kafala , istituto sconosciuto nel nostro ordinamento ed in quelli occidentali. Cito in questo caso la definizione che della kafala hanno dato le Sezioni unite della Cassazione, con una sentenza depositata il 17 settembre 2013: un «istituto di diritto musulmano che - stante il divieto coranico dell'adozione (recepito in tutti gli ordinamenti di diritto musulmano (...) e in ossequio al precetto che fa obbligo a ogni buon musulmano di aiutare i bisognosi e in particolare gli orfani - consente ad una coppia di coniugi, o anche ad una persona singola, di custodire e assistere minori orfani o comunque abbandonati con l'impegno di mantenerli, educarli ed istruirli, come se fossero figli propri fino alla maggiore età, senza che però l'affidato entri a fare parte giuridicamente della famiglia che lo accoglie e senza che all'affidatario siano conferiti poteri di rappresentanza o di tutela che rimangono attribuiti alle pubbliche autorità competenti». Ne deriva che il riconoscimento dell'istituto della kafala non può far derivare nel nostro ordinamento effetti identici o analoghi a quelli dell'adozione, ma svolge piuttosto la funzione di giustificare l'attività di cura materiale ed affettiva del minore con esclusione di ogni vincolo di natura parentale o anche di sola rappresentanza legale. Questa definizione vi fa capire perché si è deciso di meditare ulteriormente sulle norme di adeguamento interno, alle quali comunque sarà necessario procedere in maniera tale che l'istituto della kafala possa essere finalmente disciplinato anche nel nostro ordinamento, ma distinguendo caso per caso proprio le delicate questioni di compatibilità tra il sistema giuridico italiano e i vari provvedimenti di kafala previsti invece negli ordinamenti di matrice islamica.