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da tempo si stanno verificando situazioni poco chiare tra l'Agenzia delle entrate e i contribuenti a causa di interpretazioni e indirizzi di prassi amministrativa oggetto dell'attuale attività ispettiva da parte degli uffici per valutare la corretta fruizione del credito d'imposta (a cui si aggiunge la posizione assunta dalla Corte di cassazione che con decisione n. 29717/2020 ha fatto coincidere il concetto di credito "non spettante" con quello di "credito inesistente"), sostenendo che devono considerarsi escluse dall'ambito di applicazione della misura le spese per attività di ricerca svolte da alcune imprese; si sta riscontrando infatti che qualora il progetto avviato dovesse risultare non coerente con la norma ed emergesse un'indebita fruizione del credito, lo stesso viene considerato "inesistente", con conseguenze gravi per le aziende e gli imprenditori; occorre evidenziare che l'attività ispettiva da parte dell'Agenzia delle entrate non può prescindere dall'acquisizione del parere ad hoc , sui casi verificati, del Ministero dello sviluppo economico, in mancanza del quale gli accertamenti non possono essere ritenuti validi per carenza di motivazione e per infondatezza degli addebiti segnalati; da quanto sopra emerge l'impossibilità di definire un corretto perimetro applicativo delle norme; l'articolo 23 della Costituzione, che tutela la libertà e la proprietà individuale, impone il rispetto della funzione primaria della legalità e, conseguentemente, il contenimento della discrezionalità finanziaria; nel sistema tributario italiano, l'imposizione è un compito demandato alla legge e non ad atti della finanza che deve limitarsi a verificare l'esistenza di quanto stabilito dalle norme, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, ritengano di adottare misure volte a chiarire la portata della norma richiamata e ad indicare la sua corretta applicazione, al fine di evitare ulteriori gravi conseguenze per le imprese destinatarie, da parte dell'Agenzia delle entrate, di controlli a posteriori che rilevano indiscriminatamente l'assenza del presupposto costitutivo del credito d'imposta; se non ritengano, in ogni caso, che l'attività ispettiva dell'Agenzia delle entrate debba essere ricondotta in un perimetro che non lasci spazio ad interpretazioni aleatorie alle quali inevitabilmente consegue incertezza applicativa delle norme; quanti siano gli accertamenti effettuati ad oggi dall'Agenzia delle entrate in merito alla fruizione del credito d'imposta; quanti pareri, ad oggi, siano stati richiesti al Ministero dello sviluppo economico Atto n. 3-02611 MALAN Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, ad opinione dell'interrogante: il 27 maggio 2021 il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha discusso e approvato la risoluzione "Assicurare il rispetto della legge internazionali sui diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, inclusa Gerusalemme Est, e in Israele"; il testo della risoluzione è unilateralmente volto a colpire Israele, dando per scontate gravi violazioni dei diritti umani e pertanto "decide di stabilire urgentemente una commissione di inchiesta permanente internazionale indipendente per investigare nei Territori Palestinesi Occupati, inclusa Gerusalemme Est e in tutto Israele, tutte le asserite violazioni delle leggi umanitarie internazionali e tutte le asserite violazioni e gli asseriti abusi delle leggi internazionali sui diritti umani (...) e tutte le cause alla radice delle ricorrenti tensioni, instabilità e del protrarsi dei conflitti, incluse le sistematiche discriminazioni e repressioni basate sull'identità nazionale, etnica razziale o religiosa"; la risoluzione si basa sul presupposto che tali violazioni sussistano e siano più gravi di quelle di ogni altro Paese, visto che non è in atto alcuna altra simile commissione d'inchiesta in tutto il pianeta; essa richiede altresì che la commissione raccolga "sistematicamente le prove di tali violazioni, abusi e crimini", in modo che possano essere usate nei procedimenti legali, che individui i responsabili, e si spinge addirittura a chiedere all'istituenda commissione di lavorare a misure "che pongano fine all'impunità", anticipando esplicitamente gli esiti dell'inchiesta; il documento chiama tutti gli Stati membri, gli organi e le agenzie delle Nazioni Unite a collaborare con la commissione; oltre a ciò, la risoluzione richiede agli Stati di non trasferire armi ove sussista il pericolo che esse vengano usate in violazione delle leggi umanitarie internazionali; contemporaneamente chiede a tutti gli Stati, agenzie e donatori di mobilitare il supporto umanitario alla popolazione civile palestinese, quando ben si sa che molto spesso questi aiuti vanno a organizzazioni parallele a quelle terroristiche alimentandone l'attività, o finiscono nei conti bancari di capi terroristi o a sostenere propaganda di odio anche e soprattutto rivolta ai bambini; in sostanza, la risoluzione votata il 27 maggio è un'aperta dichiarazione di ostilità contro Israele, che chiama Stati e strutture delle Nazioni Unite ad una sorta di alleanza contro lo Stato ebraico, per di più formulata a pochi giorni dal lancio di migliaia di missili contro la popolazione israeliana da parte di Hamas, classificata come organizzazione terroristica anche dall'Unione europea, che nel suo statuto afferma la totale illegittimità dello Stato d'Israele, stabilisce la sua distruzione e l'assassinio di ogni ebreo come obiettivi, la jihad come mezzo e la morte per Allah come desiderio; non c'è neppure un accenno nella risoluzione all'offensiva di Hamas che ha appena avuto luogo né agli innumerevoli atti di terrorismo di cui Israele è stato vittima; hanno votato contro tale risoluzione, tra i membri dell'Unione europea, Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, e il nostro alleato nella NATO il Regno Unito, oltre a Camerun, Malawi, isole Marshall e Uruguay; l'Italia si è invece astenuta, insieme a Danimarca, Francia, Paesi Bassi e Polonia, parlando di Paesi UE e NATO; nessun Paese NATO o UE ha votato a favore; dal 2015 il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato la Russia 12 volte, la Siria 8 volte e gli USA 7 volte; nessuna condanna invece per i Paesi tra i principali violatori dei diritti umani come Cina e Venezuela, nessuna condanna anche per Pakistan, Libia, Turchia e Zimbabwe; ha invece condannato ben 112 volte Israele, dove vige la libertà di religione e di espressione, la parità fra i sessi, democrazia compiuta e nessuna discriminazione per orientamento sessuale; al 2020 il 73,9 per cento delle condanne ha riguardato Israele; non si può ignorare dunque che questa ulteriore risoluzione è parte di una politica antisionista che va avanti da molti anni e non può essere ignorata; precedenti interrogazioni, del 19 dicembre 2019 e del 18 novembre 2020, su voti alle Nazioni Unite riguardanti Israele non hanno ottenuto risposta, in violazione del Regolamento del Senato, si chiede di sapere: