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Rappresentano l'8,9 per cento delle lavoratrici, ivi incluse le donne in cerca di occupazione. Parliamo quindi di una donna su dieci. Limitatamente ai ricatti sessuali sul lavoro, sono invece 1,173 milioni, il 7,5 per cento, le donne che, nel corso della loro vita lavorativa, sono state sottoposte a qualche tipo di ricatto sessuale per ottenere un lavoro, mantenerlo o ottenere progressioni nella loro carriera. Non è tutto, però: il termometro migliore per avere il polso della situazione consiste in un altro dato, ossia che, nell'81 per cento dei casi, la donna vittima di tali comportamenti non ne parla con nessuno sul posto di lavoro. Per non parlare delle denunce: solo lo 0,7 per cento delle vittime di ricatti ha sporto denuncia alle forze dell'ordine. Perché, di fronte a un fenomeno tanto vasto, le denunce sono invece così poche? Per ragioni piuttosto ovvie: la paura di non essere credute o di essere addirittura colpevolizzate, di perdere il posto o che tutto sia vano. Possiamo dare loro torto? Direi di no. Basti pensare al caso eclatante avvenuto l'estate scorsa, quando il presidente della società di trasporti lucana, la Cotrab, pur essendo stato processato e condannato con sentenza definitiva a due anni e sei mesi per violenza sessuale ai danni di una dipendente, è stato poi rieletto dagli stessi consorziati. Quella donna rientrava in quello 0,7 per cento delle vittime che trovano il coraggio di denunciare, sfidano la paura di perdere il posto di lavoro e di non essere credute e affrontano un lungo processo. Il colpevole viene condannato, ma poi tutto rischia di essere vanificato da una subcultura che normalizza e banalizza la violenza sessuale sul lavoro. Per fortuna, ci ha pensato l'ondata di indignazione generale a ripristinare davvero la giustizia, convincendo il colpevole a dimettersi. L'episodio dimostra che gli strumenti attuali non sono sufficienti a contrastare quest'odioso fenomeno. Mi sento di sottoscrivere la preoccupazione manifestata, tra gli altri, dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, che sottolinea come gli effetti nefasti della pandemia da Covid-19 sull'occupazione femminile, quali l'accresciuta precarizzazione lavorativa e il conseguente disagio economico e sociale, possano contribuire ad aggravare ulteriormente il fenomeno delle molestie e soprattutto dei ricatti sul luogo di lavoro. Ricordo che già nel 2019 la Commissione femminicidio - di cui mi onoro di far parte - aveva dedicato il 25 novembre di quell'anno proprio al contrasto alla violenza e alle molestie sul luogo di lavoro, sottolineando come il lavoro sia un diritto universalmente riconosciuto e come, tuttavia, proprio il lavoro rappresenti purtroppo ancora un luogo di disparità tra uomini e donne. Salutiamo quindi con favore il traguardo dell'odierna ratifica della Convenzione dell'OIL, che sancisce che violenza e molestie costituiscono una violazione o un abuso dei diritti umani e riconosce il diritto di tutti e tutte a un mondo del lavoro libero da violenza e molestie. Auspichiamo altresì che, proprio come indicato dalla stessa Convenzione che oggi ratifichiamo, questo Parlamento approvi quanto prima una normativa nazionale specifica. Ci sono disegni di legge depositati da diverse colleghe, tanto di maggioranza quanto di opposizione, per normare questa specifica fattispecie di reato, violenza e molestie sui luoghi di lavoro: mi auguro che se ne possa iniziare presto l'esame. Ricordo peraltro, sommessamente, che anche le Forze armate costituiscono un luogo di lavoro. Le donne sono entrate a farne parte da ormai ventun anni; non è più possibile quindi procrastinare, a questo punto, l'introduzione, anche all'interno del codice militare penale, dello specifico reato di violenza e molestie sessuali. Anche in questo caso, vi sono disegni di legge in materia che attendono di essere approvati, tra i quali uno specifico a mia prima firma. Speriamo di non dover sentire mai più - né fuori né dentro quest'Aula - che, se una donna è oggetto di attenzioni sessuali non richieste, è perché lei è provocante, non perché lui è un molestatore (Applausi,) o - peggio - che, se una donna ha ottenuto un posto di lavoro o una promozione, è perché si è concessa alle persone giuste. Rimettiamo l'inquadratura nel verso giusto e impariamo a distinguere chi sono le vittime e chi gli aguzzini. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1944, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 1598. (Applausi). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1222 Ratifica ed esecuzione dello Scambio di note di modifica della Convenzione del 19 marzo 1986 per la pesca nelle acque italo-svizzere tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera, fatto a Roma il 10 e il 24 aprile 2017 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1222. Il relatore, senatore Ferrara, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. FERRARA, relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è oggi chiamata a esaminare il disegno di legge recante ratifica ed esecuzione dello scambio di note, sottoscritto dall'Italia e dalla Confederazione elvetica nell'aprile 2017, per la modifica della Convenzione bilaterale risalente al 1986, relativa, appunto, alla pesca nelle acque italo-svizzere. Ricordo innanzitutto che la Convenzione bilaterale del 1986 è lo strumento normativo che la Svizzera e l'Italia hanno sottoscritto al fine di assicurare la gestione ottimale del patrimonio ittico delle acque italo-svizzero dei laghi Maggiore, di Lugano e del fiume Tresa e, in particolare, per favorire lo sviluppo delle categorie che operano nel settore della pesca professionale e dell'attività di pesca sportiva, nonché per contribuire alla difesa e al miglioramento dell'ambiente acquatico. Lo scambio di note in esame reca una modifica della Convenzione al fine di adeguarla alle mutate situazioni ambientali, all'accresciuto corpo di conoscenze scientifiche, all'emergere di nuove problematiche e all'esigenza di rendere più agile l'ordinamento previsto dalla Convenzione medesima. Il disegno di legge di ratifica si compone di quattro articoli. In particolare, l'articolo 3, emendato a seguito del parere formulato dalla Commissione bilancio, pone una clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che per le attività derivanti dallo scambio di note si provveda con le risorse disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e che le amministrazioni competenti diano attuazione alla legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili. Il provvedimento non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE .