[pronunce]

Nel Protocollo si è altresì precisato che il personale regionale assegnato agli uffici giudiziari «resta nella dipendenza organica della regione» (art. 3) e che il relativo «trattamento economico complessivo (fondamentale e accessorio, compresa la corresponsione degli eventuali buoni pasto) [...] rimane a carico della Regione, nella misura prevista dalla propria contrattazione decentrata» (art. 4). In considerazione di ciò, il legislatore regionale ha previsto - a seguito di numerosi emendamenti e sub-emendamenti del testo originariamente proposto - la compensazione degli «oneri relativi al trattamento accessorio posti a carico della Regione per il personale temporaneamente assegnato ad altre pubbliche amministrazioni sulla base di protocolli o accordi per lo svolgimento di funzioni di interesse regionale» con «gli incrementi delle risorse del fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività, o con specifiche indennità, ai sensi dell'art. 15 comma 1 lettera k) del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del 1° aprile 1999, certificati nel rispetto della normativa nazionale vigente in materia di contenimento dei costi della contrattazione collettiva, da utilizzarsi secondo la disciplina dell'articolo 17 del C.C.N.L. del 1° aprile 1999». 3.1.4.- Nel denunciare l'illegittimità costituzionale di tale previsione per violazione della disciplina posta dalla contrattazione collettiva, il ricorrente avrebbe dovuto fornire qualche argomento al fine di dimostrare se e come la stessa intervenga a modificare la ripartizione di risorse destinate a incentivare la produttività e le prestazioni del personale (cui si attinge ordinariamente anche per i trattamenti accessori), operata dalla contrattazione collettiva nazionale, in specie dall'art. 15, comma 1, lettera k), e dal connesso art. 17 del CCNL del 1° aprile 1999, che vengono peraltro espressamente richiamati dalla medesima norma impugnata, e/o dalla contrattazione decentrata, quest'ultima neppure evocata nel ricorso. Avrebbe, poi, dovuto spiegare espressamente, al fine di suffragare la dedotta violazione della sfera di competenza legislativa esclusiva statale in materia di «ordinamento civile», se ciò determini l'effetto di introdurre, mediante i richiamati «incrementi» delle risorse, ulteriori trattamenti accessori per una parte del personale regionale (e cioè di coloro che siano temporaneamente assegnati ad altre pubbliche amministrazioni, «sulla base di protocolli o accordi per lo svolgimento di funzioni di interesse regionale»), ovvero, all'opposto, di escluderli per alcuni (coloro che restino presso l'amministrazione regionale), visto che è prescritto che gli incrementi siano «certificati nel rispetto della normativa nazionale vigente in materia di contenimento dei costi della contrattazione collettiva». Nel ricorso e nella memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica, la difesa statale si limita invece a contestare la legittimità costituzionale della citata norma regionale sulla base della mera asserzione della contrarietà della destinazione delle risorse del fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività, ivi delineata, rispetto a quella prescritta dall'art. 15 del CCNL del 1° aprile 1999, contrarietà che, alla luce del richiamato complesso rapporto esistente fra normativa di legge statale, contrattazione collettiva nazionale, contratti decentrati integrativi e normativa regionale, oltre che della richiamata formulazione testuale della medesima norma regionale, è tutt'altro che evidente. 3.1.5.- Deve, pertanto, essere dichiarata inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 29, della legge reg. Lazio n. 17 del 2015, promossa in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. 3.2.- Occorre, ora, passare a esaminare l'ulteriore eccezione di inammissibilità per genericità e insufficienza della motivazione, proposta dalla difesa della Regione, con riguardo alla censura di violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. La resistente eccepisce la mancata dimostrazione sia della pretesa violazione, da parte della norma regionale (che «incide sulla quantificazione del trattamento accessorio del personale regionale»), dell'art. 1, comma 236, della legge n. 208 del 2015 (legge statale di stabilità per il 2016) «nell'ottica del coordinamento della finanza pubblica», sia della circostanza che la disposizione di legge statale citata risulti essere effettiva espressione di un «inderogabile "principio generale" della materia "coordinamento della finanza pubblica"», come tale vincolante per il legislatore regionale. 3.2.1.- Anche tale eccezione è fondata. Come si è già più volte ricordato, la norma regionale impugnata, nel suo tenore letterale, si limita a prevedere, genericamente, la compensazione degli «oneri relativi al trattamento accessorio posti a carico della Regione per il personale temporaneamente assegnato ad altre pubbliche amministrazioni sulla base di protocolli o accordi per lo svolgimento di funzioni di interesse regionale», con gli «incrementi delle risorse del fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività», incrementi, peraltro, «certificati nel rispetto della normativa nazionale vigente in materia di contenimento dei costi della contrattazione collettiva». L'art. 1, comma 236, della legge n. 208 del 2015 - nel frattempo abrogato e sostituito dall'art. 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, recante «Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b), c), d) ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g), h), l) m), n), o), q), r), s) e z), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche») - disponeva che «a decorrere dal 1° gennaio 2016, l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 [...], non può superare il corrispondente importo determinato per l'anno 2015 ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio, tenendo conto del personale assumibile ai sensi della normativa vigente». Il ricorrente, a sostegno della censura di violazione del citato principio di coordinamento della finanza pubblica (peraltro neppure qualificato come tale nel ricorso) e tenuto conto della formulazione generica della norma impugnata, avrebbe dovuto dimostrare il preteso superamento, ad opera di quest'ultima, del "tetto" fissato dall'art. 1, comma 236, della legge n. 208 del 2015 ai trattamenti accessori.