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In altre parole, l'Unione europea indica già i disagi di cui soffrono le isole e invita a tenere presente la situazione specifica delle Regioni insulari in sede di preparazione della proposta relativa al prossimo quadro finanziario pluriennale. Membri del Governo, svegliatevi! Davanti a un'offerta come quella che vi proviene dall'Unione europea di tenere presenti i disagi delle Regioni insulari, tutto tace. Presidente Licheri, la pregherei di leggere - so che l'ha già fatto - le prime tre pagine del dossier del Servizio studi del Senato. Questa è la via: avere un riconoscimento dei disagi per le isole minori non solo dallo Stato italiano, ma anche da parte dell'Unione europea, che si rende disponibile ad affrontarli. Il problema non è di rapporti tra maggioranza e minoranza. No, non lo è. Siamo di fronte a un problema che deve riguardare tutti noi e, per questo, chiedo a tutta l'Assemblea attenzione anche sulla proposta di riforma costituzionale che verrà esaminata in Senato. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, il testo che giunge quest'oggi all'Assemblea del Senato è il frutto di una lunga discussione iniziata la scorsa legislatura, senza che, tuttavia, si arrivasse all'approvazione definitiva del provvedimento. Si ripropone pertanto in questa nuova legislatura un provvedimento per favorire lo sviluppo delle isole minori, che assume come testo base il disegno di legge n. 497, che tra l'altro raccoglie il lavoro svolto dalla Commissione territorio, ambiente, beni ambientali al fine di rimuovere i tanti ostacoli che - come abbiamo detto prima - sono presenti nell'organizzazione della vita insulare, in ragione delle sue peculiarità. L'esame e il dibattito in Commissione territorio, ambiente, beni ambientali sono stati caratterizzati da tempi e modalità - a mio avviso - fortemente critici. Il provvedimento avrebbe necessitato di tempi maggiormente adeguati al fine di verificare le numerose disposizioni previste dall'impianto normativo. Tuttavia, l'incertezza del Governo ha causato continui rinvii e, soprattutto, gli accantonamenti degli emendamenti che anche il Gruppo Fratelli d'Italia ha presentato. Ci troviamo, pertanto, di fronte a un testo che affronta in modo parziale le articolate criticità che affliggono da anni le comunità isolane del nostro Paese. Le isole minori - com'è noto - costituiscono una realtà particolare e complessa in cui si combinano tradizioni popolari e valori artistici, ambientali e turistici e sono caratterizzate da numerosi fattori che talvolta si presentano anche sotto forma di problemi legati alla particolarità del territorio, alla limitata disponibilità di risorse proprie, ai costi supplementari dei trasporti e delle comunicazioni e soprattutto all'inquinamento marino e costiero. Dall'altra parte, invece, proprio l'insularità costituisce un punto potenzialmente sfruttabile, anche importante, per ciò che riguarda la politica strategica di sviluppo sostenibile mirato a un corretto uso delle risorse e al rispetto delle caratteristiche paesaggistiche. Purtroppo nel testo in esame non vi è alcuna traccia di tale peculiarità. Ogni questione riguardante le isole minori italiane si lega anche alla situazione generale del mar Mediterraneo. La sua apparente decadenza come via d'acqua non gli ha impedito di mantenere comunque, in tutti questi anni, in senso sia politico che strategico, un ruolo di grande protagonista. A tale proposito è significativo che le isole minori italiane del Mediterraneo siano in gran parte parchi o riserve marine che contribuiscono alla protezione dell'ambiente nell'intera regione mediterranea. Tale caratteristica dovrebbe spingere - anche questa istanza è assente nel provvedimento - l'Unione europea e il Parlamento a non limitarsi a dichiarare la propria attenzione ai problemi delle isole ma ad attivare anche specifiche politiche per poter aiutare e supportare la crescita. Invece, anche in questa occasione, si assiste a un sistema normativo e soprattutto a una burocrazia che ingessa le dinamiche potenziali di crescita economica, rallentando ogni tipo di tentativo di concreto sviluppo. Ciò detto, nel corso dell'esame in Commissione, anche attraverso il ciclo delle audizioni che ci sono state, si è potuta comprendere l'esigenza di una revisione normativa in materia, dettata dalla necessità di provvedere a una profonda analisi delle isole minori che deriva da esigenze economiche e soprattutto territoriali. È altrettanto nota la particolare posizione delle isole minori presenti nel territorio italiano, e parliamo di Campania, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana. Esse costituiscono 36 Comuni con un territorio molto vasto e soprattutto con una popolazione di circa 220.000 abitanti, che si trovano però collocati in un contesto geografico e politico peculiare e, pertanto, meritevole di differente considerazione rispetto alla normativa ordinaria. In tale ottica, l'impianto normativo previsto dal disegno di legge in esame si occuperebbe in pratica di tutto, dallo smaltimento dei rifiuti al rifornimento idrico, all'amministrazione della giustizia, al radicamento dell'attività imprenditoriale e dello sviluppo di settori quali l'agricoltura e la pesca, che diventano sempre più problematici e soprattutto più onerosi. Sono tutti aspetti che - è inutile che ci giriamo intorno - avrebbero bisogno di risorse finanziarie adeguate, importanti, che in questo provvedimento, purtroppo, non sono previste, perché il dimezzamento delle risorse iniziali attribuite al fondo di sviluppo delle isole minori, che per il 2019 si riduce da 100 a 50 milioni di euro, e soprattutto i rilievi critici che arrivano dalla Commissione bilancio, secondo cui gli oneri di parte corrente del provvedimento trovano copertura soltanto a decorrere dall'anno 2020, la dicono lunga sulla difficoltà che questo disegno di legge rischia di trovare nella sua applicazione. Il testo affronta anche una serie di esigenze e di emergenze nel tentativo in qualche modo di ottimizzare e risolvere al meglio i problemi delle realtà locali. Proprio per questo - a mio avviso - avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente - ed è emerso anche nel corso delle audizioni - i soggetti privati che avrebbero portato quelle esperienze e quelle migliorie necessarie per poter valorizzare al meglio i territori isolani. L'impianto normativo, invece, è stato scritto esclusivamente da enti pubblici, e quindi Stato, Regioni e Comuni, mentre manca del tutto la parte privata, che avrebbe dato anche un valore aggiunto. In un'epoca così veloce, sarebbe stato opportuno il coinvolgimento dei privati attraverso il project financing che - come ho già detto - avrebbe portato quel valore aggiunto in grado di far leva per la crescita e soprattutto per lo sviluppo dei territori in questione. Non si è, al riguardo, minimamente ascoltato in Commissione Federalberghi, che ha evidenziato il bisogno di un maggiore coinvolgimento degli operatori turistici e delle organizzazioni imprenditoriali in tutti i processi decisionali. Rilevo, tra l'altro, che anche sul piano normativo il testo contiene norme di eccessivo dettaglio e, come al solito, la burocrazia la fa da padrona.