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Norme per una nuova governance delle istituzioni scolastiche autonome. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge si rende necessario ed urgente a seguito della presa d'atto dell'emergenza in cui versa il sistema scolastico italiano, denunciata recentemente da più parti, non solo da rappresentanze del mondo della scuola. L'istruzione pubblica italiana è, infatti, ormai da tempo profondamente in crisi, con gravi risvolti negativi per l'intero Paese. Testimonianza ne sono, tra le altre cose, la dispersione scolastica, il bullismo, le classi sovraffollate, gli edifici scolastici non in sicurezza, i giovani inoccupati, i risultati scolastici inferiori nei raffronti internazionali dell'OCSE, la carenza di giovani adeguatamente formati per il mercato del lavoro, l'analfabetismo di ritorno, i docenti demotivati, l'indebolimento generale del tessuto culturale del Paese, eccetera. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una situazione di grave bisogno che, unitamente alla generale crisi socio-economica che stiamo da tempo attraversando, potrebbe provocare un «corto circuito sociale» tale da compromettere definitivamente il progresso dell'Italia, se non affrontata in tempo. Per questa ragione, ai fini di far fronte, in parte, a tale emergenza in tempi rapidi e con pronte misure legislative da deliberare attraverso un percorso parlamentare rapido, si è ritenuto opportuno presentare di nuovo, agli albori di questa XVII legislatura, sia pure con alcune modifiche, l'atto Senato n. 3542, frutto del lavoro della VII Commissione cultura della Camera dei deputati, nato dall'iniziativa parlamentare della deputata Valentina Aprea come atto Camera n. 953 e poi approvato in un testo unificato da quel ramo del Parlamento, il cui iter di esame al Senato della Repubblica si è interrotto presso la VII Commissione permanente a causa dello scioglimento anticipato delle Camere. Con il presente disegno di legge si intende, in particolare, proporre un nuovo modello di governance della scuola statale che punta a trasformare radicalmente la guida delle istituzioni scolastiche, la quale si presenta, ancora oggi, caratterizzata da elementi che non colgono pienamente i cambiamenti costituzionali e i recenti progressi e le innovazioni sulle norme di governo in materia sia amministrativa che didattica. Il rinnovamento degli organi di governo delle istituzioni scolastiche, anche alla luce della riforma della pubblica amministrazione e dell'autonomia, richiamata, peraltro, nel testo della parte seconda, titolo V, e, in particolare, dell'articolo 117, come modificato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, è ormai indifferibile. La riforma degli organi collegiali della scuola degli anni Settanta ha cercato di superare il centralismo dello Stato, ma ha mostrato da subito tutti i suoi limiti, tra i quali il carattere assembleare e quasi sempre non all'altezza degli organi collegiali, a partire dalle assemblee studentesche e dai consigli di classe e di istituto, di fatto esautorati dall'eccessivo formalismo centralistico e dalla limitatezza delle risorse finanziare a disposizione. Tutto ciò ha determinato una continua deresponsabilizzazione della componente dei genitori e degli studenti nelle scuole superiori e l'affievolirsi della loro partecipazione. Infatti, una iper-regolazione dello Stato, il formalismo e il controllo delle procedure piuttosto che dei risultati, l'anacronistica concezione autarchica dell'organizzazione, la visione burocratica del ruolo dei docenti non ne valorizzano pienamente né l'autonomia né la responsabilità professionale. Al contrario, la responsabilizzazione professionale dei dirigenti e dei docenti e la distinzione degli ambiti di intervento sono i cardini su cui poggiare un sistema decentrato imperniato sull'autonomia. Ciò al fine di coniugare l'esigenza della piena valorizzazione dell'autonomia professionale dei dirigenti e dei docenti con quella della partecipazione degli utenti. Con il presente disegno di legge si vuole, pertanto, proporre un'iniziativa più generale di ammodernamento del sistema educativo, coerente con il processo autonomistico, avviato con l'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, che ridefinisce gli organi collegiali interni come organi di governo, nel rispetto delle prerogative definite dalle modifiche costituzionali. Si intende così restituire alla scuola un ruolo centrale nella formazione dei giovani e una funzione di sostegno allo sviluppo sociale e culturale della società. Le modifiche che si propongono rispetto al testo dell'atto Senato n. 3542 sono scaturite dalle osservazioni emerse nel corso del dibattito parlamentare formulate da esponenti di tutti gli schieramenti politici, nonché da alcune considerazioni espresse dalle associazioni nazionali dei genitori e delle rappresentanze del mondo della scuola statale e paritaria. Alcuni passaggi, infatti, disegnavano una governance della scuola ancora non al passo con i tempi, in particolare, l'articolo 4 nel prevedere che il consiglio dell'autonomia è presieduto da un genitore, eletto nel suo seno, risultava non in linea con l'articolo 25 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché con l'articolo 4 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150; l'articolo 7, poi, trascurava, di fatto, il dettato costituzionale, di cui all'articolo 33, sulla libertà di scelta educativa da parte delle famiglie, soprattutto di quelle meno abbienti. Ci si rammarica del fatto che alcune grandi questioni presenti nell'atto Camera n. 953, quali il ruolo del dirigente scolastico alla luce dell'articolo 40 del decreto legislativo n. 150 del 2009, che modifica l'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la libertà di scelta educativa da parte delle famiglie, la riforma dello stato giuridico dei docenti, il rapporto con le regioni e il federalismo scolastico, che interrogavano e richiedevano necessariamente una discussione parlamentare più ampia e articolata, su cui una convergenza è apparsa più difficile, sia in Commissione che in Aula, sono state espunte, stemperando, in tal modo, gran parte del valore innovativo originario del suddetto atto. Tuttavia si è ritenuto opportuno non reiterarle in questo disegno di legge ai fini di non compromettere, appunto, quella convergenza sul testo raggiunta nella XVI legislatura, ai fini di una rapida approvazione del presente disegno di legge. Sarebbe, tuttavia auspicabile che anche in Italia, si possa presto arrivare ad avere uno Stato che svolga un'azione più di guida che di controllo e di gestione. Ma ancor più importante, all'interno di questo cambiamento, che può agevolmente trovare attuazione nel titolo V della parte seconda della Costituzione, resta la sfida di ricollocare le risorse finanziarie destinate all'istruzione partendo dalla libertà di scelta delle famiglie. Il fatto che lo Stato abbia fino ad oggi interpretato il diritto all'istruzione dei cittadini come una funzione propria coincidente con un servizio esclusivamente statale ha certamente prodotto effetti positivi come la scolarizzazione di massa, ma è anche vero che questo impianto appare sempre più come una «gabbia» che limita le opportunità da offrire ai nostri giovani e la libertà di scelta in campo educativo. La sussidiarietà deve diventare la stella polare di questo cambiamento.