[pronunce]

che, su queste premesse, la norma censurata si porrebbe, per il giudice a quo, «in contrasto con il principio di eguaglianza previsto dall'art. 3 della Costituzione, perché, a fronte di situazioni identiche, vi è una ingiustificata disparità di trattamento tra il contribuente che effettua il “primo acquisto” e quello che effettua il “riacquisto”»; che la norma contrasterebbe, inoltre, sia con il primo comma dell'art. 35 Cost., «perché rende più disagevole il lavoro, nei limiti in cui impedisce il “riacquisto” dell'immobile che non si identifichi anche con l'abitazione principale», sia con il quarto comma dello stesso articolo, «perché pregiudica la libertà di emigrazione, nei limiti in cui impedisce il “riacquisto” di un immobile senza il rientro in Italia»; che, secondo il giudice rimettente, la questione «è rilevante per il giudizio in corso, essendo pregiudiziale e indispensabile per la decisione della controversia» accertare la legittimità costituzionale della norma denunciata; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata «manifestamente inammissibile e quindi infondata»; che, in punto di ammissibilità, la difesa erariale sostiene che il giudizio sulla rilevanza delle questioni espresso dal giudice a quo è assolutamente generico; che, nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato osserva che: a) il giudice a quo non ha considerato la possibilità di interpretare la norma censurata nel senso che la decadenza dalle agevolazioni fiscali è impedita dall'acquisto «di uno qualsiasi dei diritti indicati dal comma 1 (proprietà, nuda proprietà, usufrutto, uso, abitazione)»; b) la previsione della necessità di adibire il secondo immobile acquistato ad abitazione principale del contribuente non è irragionevole, «in quanto persegue lo scopo di escludere dal godimento dei benefici fiscali le operazioni di compravendita di immobili […] aventi una finalità meramente speculativa»; che, quanto alle censure sollevate con riferimento all'art. 35 Cost., la difesa erariale sostiene che «la disciplina fiscale dell'acquisto non è ispirata ad esigenze di tutela del lavoro e della libertà di emigrazione, e non è assolutamente idonea a menomare l'esercizio dei relativi diritti». Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Udine dubita, in riferimento agli artt. 3 e 35, primo e quarto comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'ultimo periodo del comma 4 della nota II-bis dell'art. 1 della parte I della tariffa allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), quale sostituito dall'art. 3, comma 131, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); che, in forza della disposizione censurata (nel testo in vigore sin dal 1° gennaio 1996), nel caso in cui il contribuente che ha usufruito delle agevolazioni fiscali per l'acquisto di una casa di abitazione non di lusso (cosiddette “agevolazioni per la prima casa”) trasferisca l'immobile prima del decorso del termine di cinque anni dall'acquisto, la decadenza dalle agevolazioni prevista dalla stessa legge per detto trasferimento infraquinquennale è esclusa ove il contribuente stesso proceda, entro un anno dall'alienazione dell'immobile, all'acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale; che il rimettente censura la norma «nella parte in cui non prevede che, al fine di evitare la decadenza dalle agevolazioni fiscali concesse per il precedente acquisto, l'acquisto di altro immobile si possa perfezionare con atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso e con atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell'usufrutto, dell'uso e dell'abitazione relativi alle stesse e nella parte in cui, invece, prevede l'obbligo di adibire a propria abitazione principale l'altro immobile acquistato»; che le questioni proposte sono in parte manifestamente inammissibili e in parte manifestamente infondate; che, secondo quanto riferito dal rimettente, nella fattispecie oggetto del giudizio principale, il contribuente ha acquistato in piena proprietà una casa di abitazione non di lusso, godendo «delle agevolazioni c.d. “prima casa”», ha alienato, prima del decorso di cinque anni da tale acquisto, la proprietà della predetta casa di abitazione ed ha, infine, acquistato, entro l'anno successivo alla rivendita, la piena proprietà di altra casa di abitazione (e non la nuda proprietà o altro diritto reale di godimento), subendo la revoca delle suddette agevolazioni per non avere adibito la nuova casa a propria abitazione principale; che, di conseguenza, la questione avente ad oggetto la norma «nella parte in cui non prevede che, al fine di evitare la decadenza dalle agevolazioni fiscali concesse per il precedente acquisto, l'acquisto di altro immobile si possa perfezionare […] con atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell'usufrutto, dell'uso e dell'abitazione relativi» a case di abitazione non di lusso è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza, in quanto – avendo il contribuente acquistato la piena proprietà e non la nuda proprietà, o un mero diritto reale di godimento – il rimettente non deve fare applicazione, nel giudizio principale, della suddetta norma denunciata; che è, invece, rilevante e deve, perciò, essere esaminata nel merito la questione avente ad oggetto la norma «nella parte in cui […] prevede l'obbligo di adibire a propria abitazione principale l'altro immobile acquistato» in piena proprietà; che, nel merito, il giudice a quo sostiene che tale norma censurata si pone in contrasto, in primo luogo, con l'art. 3 Cost., perché comporta «una ingiustificata disparità di trattamento tra il contribuente che effettua il “primo acquisto” e quello che effettua il “riacquisto”», ancorché le due situazioni siano «identiche»; che il rimettente muove dall'erroneo presupposto che la situazione di chi effettua il “primo acquisto” sia omogenea rispetto a quella di chi effettua il secondo acquisto; che infatti il legislatore, con il denunciato ultimo periodo del comma 4 della nota II-bis dell'art. 1 della parte I della tariffa allegata al d.P.R. n. 131 del 1986, ha inteso disciplinare una fattispecie del tutto diversa da quella dell'accesso alle agevolazioni, stabilendo non una reiterazione delle agevolazioni medesime, ma un'eccezione alla regola della decadenza da tali benefici prevista dal primo periodo dello stesso comma; eccezione che opera esclusivamente nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall'alienazione, proceda all'acquisto di un altro immobile da adibire a propria abitazione principale;