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Noi abbiamo fornito il nostro contributo in Commissione bilancio e nelle altre Commissioni competenti e siamo pronti a darlo in Assemblea, con ulteriori suggerimenti e proposte. Tuttavia, nel frattempo, poiché queste norme sono soggette a modifiche - non si sa quali - spesso radicali, proposte dallo stesso Governo o comunque dalla maggioranza, c'è l'incertezza più totale su questa materia. L'intenzione era quella di velocizzare, ma - al contrario - si blocca tutto. Sarebbe stato normale presentare un disegno di legge, in modo da svolgere le discussioni non su provvedimenti in vigore, ma su misure che entrano in vigore alla fine dell' iter legislativo. Invece, in questo modo, abbiamo oggi in vigore norme che forse verranno completamente cancellate da un emendamento, forse no, non si sa. Nel frattempo si rinvia. Il presidente del Consiglio Conte, di fronte a questa situazione che evidentemente - come ben noto - non è solo legata a questo decreto, ha riferito, ma non nei luoghi dove avrebbe dovuto farlo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . I discorsi che ha fatto ieri pomeriggio, più o meno condivisibili, doveva farli in Consiglio dei ministri, in Senato e alla Camera: questi erano i luoghi istituzionali dove tenere tali discorsi (ed eventualmente al Quirinale). Vanno benissimo le conferenze stampa, per carità, ma era lui che aveva detto che voleva avere rispetto istituzionale. Ebbene, secondo il procedimento istituzionale, in primo luogo i provvedimenti si discutono nelle Commissioni e in Aula e non in conciliaboli che non sappiamo neppure dove avvengono, e in secondo luogo, se ci sono problemi di crisi di governo, si viene ad esporli in Parlamento e non in conferenza stampa. Dunque riteniamo anche noi opportuno che il Presidente del Consiglio venga a riferire in Parlamento, così gli italiani potranno conoscere non ciò che si vuole dire sui giornali, ma i proponimenti per i prossimi giorni, quali provvedimenti saranno messi in discussione e quali no, quale fine farà il provvedimento al nostro esame. Chi vuole lavorare deve sapere a quali norme fare riferimento. Naturalmente è opportuno che si riunisca anche la Conferenza dei Capigruppo per stabilire l'andamento dei lavori. Il garbo del presidente Patuanelli nell'avanzare la sua richiesta non toglie - e non lo ha nascosto neanche lui - che vi siano dei nodi da sciogliere. Tali nodi andrebbero sciolti nelle istituzioni, con i voti. Ci sono delle norme, si possono formare delle maggioranze e non sarebbe una tragedia se non tutte le norme venissero approvate dalla maggioranza contrattuale. Sarebbe rispettoso delle istituzioni e degli italiani che hanno votato e invece così non si vuole fare. Ma a noi questo non va e non va agli italiani. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, una nota amara, ancora una volta, perché ormai risalta - e lei, Presidente, credo che sia cosciente di questo quanto noi - la mancanza totale di rispetto per le Aule di Camera e Senato, del Parlamento, anche per quanto riguarda i provvedimenti. Il provvedimento al nostro esame ormai si sta trascinando; siamo stati moltissimo tempo in Commissione. Ognuno, più o meno, ha dato il proprio contributo. In alcuni casi il contributo è stato apprezzato e in altri assolutamente respinto. Ci sembrava, come al solito, di poter concludere. Poi si potevano determinare le maggioranze sui singoli emendamenti e invece ci siamo trovati di fronte a quella che ormai è la cifra di questa maggioranza, cioè le provocazioni reciproche o un emendamento proposto sul quale si aspettava una reazione. Questo non significa soltanto che siamo proprio arrivati alla frutta e che la maggioranza è arrivata la frutta. In questo, Presidente, la mancanza di rispetto del Parlamento, ancora una volta, la dobbiamo stigmatizzare. Per quanto riguarda la conferenza stampa di ieri, capisco che ormai ci si è abituati (non solo da questa legislatura ma anche da quelle precedenti) ad andare a Palazzo Chigi senza passare per il Parlamento. Ci si dimette da Presidente del Consiglio attraverso le conferenze stampa. In questo caso si annuncia di fatto la crisi e si apre la crisi attraverso una conferenza stampa. Ad un certo punto, secondo me, bisognerà pur dare il segnale che bisogna fermarsi, che ormai siamo andati oltre. Anche lo spettacolo del gioco del cerino, perché questo è quello che sta accadendo, non solo umilia il Parlamento ma solleva un problema molto serio. Abbiamo assistito ad una campagna elettorale in cui si giocava a chi provocava di più per prendere più voti, adesso abbiamo il post elezioni per vedere chi comanda. In tutto questo, le questioni vere, che riguardano i cittadini e il Paese sono in realtà considerate e disprezzate, perché così è, così come viene disprezzato il Parlamento. Quindi - la faccio breve - credo che sia comunque opportuno a questo punto convocare la Conferenza dei Capigruppo e ovviamente non posso che chiedere al Presidente del Consiglio - visto che ha premesso nella sua conferenza stampa, ancora una volta, il grande rispetto di se stesso e delle istituzioni - di rispettare anche i parlamentari. Credo sia assolutamente opportuno che in questa crisi (se c'è, se si riprende, se va avanti, se si trascina, se si chiude), comunque sia, si torni finalmente a quello che non si sente più da molto tempo, cioè alla parlamentarizzazione della crisi, perché credo che sia arrivato il momento di farlo. (Applausi dei senatori De Falco ed Errani) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, devo dirle, a nome del Gruppo di Fratelli d'Italia, che, con tutta la buona volontà di questo mondo, è difficile non commentare in maniera preoccupata quello che sta avvenendo oggi in Italia e in quest'Aula relativamente alle sorti del Governo. Credo che noi abbiamo dimostrato molte volte senso di responsabilità rispetto alle istituzioni, a chi le rappresenta, anche rispetto ai provvedimenti urgenti che andrebbero approvati non nell'interesse di una parte, ma nell'interesse di tutti. Questo decreto-legge, dichiarato sei mesi fa urgentissimo, langue ancora in Commissione e non sapremo mai se arriverà in Aula. Al di là delle norme relative al cosiddetto sblocca-cantieri, ci sono altre norme che a noi stanno a cuore, relative alla situazione da risolvere nelle zone terremotate. Purtroppo ci si occupa e ci si preoccupa di tutt'altro. Signor Presidente, noi dobbiamo constatare che la richiesta della maggioranza, avanzata dal capogruppo Patuanelli, è quella di andare in 5 a Commissione al buio, senza sapere qual è l'orientamento della maggioranza e del Governo. Andiamo in Commissione per discutere del provvedimento, analizzarlo e capire cosa stiamo votando o andiamo in Commissione per prendere un po' di tempo, in attesa che Conte, Salvini, Di Maio o chi per loro decida se il Governo va avanti o si ferma? Questa è la domanda che facciamo.