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Il cacciatore deve essere munito di licenza di porto di fucile per uso di caccia, di polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi derivante dall'uso delle armi o degli arnesi utili all'attività venatoria, con massimale non inferiore ad un milione di euro per ogni sinistro, di cui 750.000 euro per ogni persona danneggiata e 250.000 euro per danni ad animali ed a cose, nonché di polizza assicurativa per infortuni correlata all'esercizio della attività venatoria, con massimale di 150.000 euro per morte o invalidità permanente. Ai soli fini delle coperture assicurative le polizze di cui sopra coprono, con i medesimi massimali, le attività di controllo faunistico. 9 . Chi abbia compiuto il sedicesimo anno di età ed abbia superato l'esame per il conseguimento dell'abilitazione all'esercizio venatorio riceve, previo assenso scritto di chi ne esercita la patria potestà, dalla questura competente per territorio un attestato di tirocinio nel quale, su indicazione dell'interessato, sono riportati i nominativi di massimo tre cacciatori titolari di licenza di caccia da almeno cinque anni. 10 . Il tirocinante, in possesso di quanto richiesto dal comma 8, può esercitare l'attività venatoria purché accompagnato da un cacciatore indicato nell'attestato di tirocinio, non può acquistare o detenere armi e nei soli luoghi di caccia può utilizzare un fucile fornito in comodato dal cacciatore che lo accompagna. Al compimento del diciottesimo anno di età riceve la licenza di caccia a semplice istanza nella permanenza dei presupposti per il conseguimento della licenza di porto di fucile. 11 . Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sentito il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, provvede ogni quattro anni, con proprio decreto, ad aggiornare i massimali di cui al comma 8. 12 . In caso di sinistro colui che ha subito il danno può procedere ad azione diretta nei confronti della compagnia di assicurazione presso la quale colui che ha causato il danno ha contratto la relativa polizza. 13 . La licenza di porto di fucile per uso di caccia ha validità su tutto il territorio nazionale e consente l'esercizio venatorio nel rispetto delle norme di cui alla presente legge e delle norme emanate dalle regioni. 14 . Ai fini dell'esercizio dell'attività venatoria è altresì necessario il possesso di un apposito tesserino rilasciato dalla regione di residenza, consegnato unitamente ad un foglio informativo in cui sono indicate norme inerenti il calendario regionale e provinciale ed altre eventuali norme regolamentari inerenti l'esercizio venatorio nell'ambito della provincia in cui è iscritto il cacciatore titolare del tesserino». Art. 12. 1. Dopo l'articolo 12 della legge n. 157 del 1992 è inserito il seguente: «Art.12- bis -- (Forme di prelievo venatorio specialistico) -- 1. Sono forme di prelievo venatorio specialistico: a) la caccia di selezione agli ungulati; b) la caccia al cinghiale (Sus scrofa) mediante battuta, braccata e girata; c) la caccia alla selvaggina migratoria da appostamento; d) la caccia alle specie opportunistiche ed invasive; e) la caccia in forma vagante con l'ausilio del cani da ferma; f) la caccia con il falco; g) la caccia con l'arco; h) la caccia alla lepre con l'ausilio di cani da seguita. 2 . Le province, gli ambiti territoriali di caccia e comprensori alpini anche su applicazione di norme regionali possono regolamentare l'esercizio delle singole forme di prelievo venatorio specialistico. La caccia di cui alla lettera f) , qualora riguardi il prelievo di ungulati, ne segue le specifiche disposizioni». Art. 13. 1. All'articolo 13, comma 1, della legge n. 157 del 1992 le parole: «con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40» sono sostituite dalle seguenti: «dotato esclusivamente del caricatore omologato o catalogato». Art. 14. 1. L'articolo 14 della legge n. 157 del 1992 è sostituito dal seguente: «Art. 14 -- ( Gestione programmata della caccia) -- 1. Le regioni, con apposite norme, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e le province interessate, ripartiscono il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata ai sensi dell'articolo 10, comma 6, in ambiti territoriali di caccia, di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali. 2. Le regioni tra loro confinanti, per esigenze motivate, possono, altresì, individuare ambiti territoriali di caccia interessanti anche due o più province contigue. 3. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali stabilisce con periodicità quinquennale, sulla base dei dati censuari, l'indice di densità venatoria minima per ogni ambito territoriale di caccia. Tale indice è costituito dal rapporto fra il numero dei cacciatori ed il territorio agro-silvo-pastorale nazionale. Le regioni calcolano con le stesse modalità il proprio indice di densità venatoria minima sulla base dei limiti di flessibilità determinati, per tipologie di territori prevalenti, dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. 4. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali stabilisce altresì l'indice di densità venatoria minima per il territorio compreso nella zona faunistica delle Alpi, che è organizzato in comprensori secondo le consuetudini e tradizioni locali. Tale indice è costituito dal rapporto tra il numero dei cacciatori e il territorio regionale compreso, ai sensi dell'articolo 11, comma 4, nella zona faunistica delle Alpi. 5. Gli ambiti territoriali di caccia e comprensori alpini che, tenuto conto dell'intera superficie agro-silvo-pastorale, hanno un numero di cacciatori iscritti inferiore all'indice di densità venatoria minima regionale, sono tenuti ad accogliere le domande di iscrizione dei cacciatori fino ad esaurimento dei posti disponibili secondo i criteri di priorità stabiliti dalla regione. 6. Per l'esercizio dell'attività venatoria alla fauna stanziale, sulla base di norme regionali, ogni cacciatore, previa domanda all'amministrazione competente, ha diritto all'accesso in un ambito territoriale di caccia o in un comprensorio alpino compreso nella regione di residenza venatoria e può aver accesso ad altri ambiti o ad altri comprensori anche compresi in una diversa regione, previo consenso dei relativi organi di gestione. 7. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica alle regioni e alle province l'indice nazionale di densità venatoria minima. Le regioni approvano e pubblicano il piano faunistico-venatorio e il regolamento di attuazione, che non può prevedere indici di densità venatoria inferiori a quello comunicato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Il regolamento di attuazione del piano faunistico-venatorio deve prevedere, tra l'altro, le modalità di costituzione degli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, la loro durata in carica, nonché le norme relative alla loro elezione e ai successivi rinnovi.