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Al fine di promuovere e agevolare la cooperazione interistituzionale e concorrere, attraverso il coinvolgimento sistematico delle parti sociali, delle forze economiche e delle organizzazioni del Terzo settore, alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi per il reinserimento socio-lavorativo e l'inclusione delle persone sottoposte a provvedimenti dell'autorità giudiziaria limitativi o privativi della libertà personale, è istituito presso il CNEL il Segretariato permanente per l'inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale. 2 . Il Segretariato permanente è presieduto dal Presidente del CNEL o da un suo delegato individuato tra i componenti di cui all'articolo 2 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, in possesso di elevata professionalità o competenza nello specifico settore di riferimento, si articola in commissioni e gruppi di lavoro tematici e si avvale di un'unità tecnica di supporto composta da dipendenti del segretariato generale del CNEL e dai dipendenti collocati fuori ruolo o in posizione di comando, distacco o altro analogo istituto, appartenenti alle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che abbiano aderito allo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune attraverso accordi ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché da un contingente massimo di cinque esperti di cui all'articolo 7, comma 6, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001. 3 . Il Segretariato permanente persegue l'obiettivo dell'annullamento dei casi di recidiva attraverso l'accesso al lavoro da parte delle persone private della libertà personale e svolge in particolare le seguenti funzioni: a) attività di natura informativa sul quadro normativo regolamentare e fiscale del lavoro penitenziario; b) analisi preventive di fattibilità relative ai progetti di natura economica e imprenditoriale da realizzare negli istituti penitenziari; c) monitoraggio dei fabbisogni formativi delle persone private della libertà personale e di quelli lavorativi espressi dal territorio e dal sistema produttivo; d) attivazione di banche di dati sulle attività di formazione, studio e lavoro intramurario ed extramurario riguardanti le persone private della libertà personale; e) attività di supporto tecnico alla Cassa delle ammende anche ai fini della valutazione del sistema delle cabine di regia regionali; f) elaborazione di linee guida e procedure uniformi per la realizzazione e la valutazione d'impatto dei piani di azione regionali; g) organizzazione di giornate di lavoro, attività seminariali e iniziative di sensibilizzazione rivolte agli operatori del settore e alle forze economiche, sociali e del Terzo settore; h) monitoraggio e verifica dei percorsi di effettiva applicazione dei trattamenti contrattuali per i lavoratori detenuti alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria o di soggetti esterni alla stessa e comunque coinvolti nei possibili contesti lavorativi, anche attraverso le commissioni e i gruppi di lavoro tematici di cui al comma 2. 4 . Ai fini dello svolgimento dei compiti di cui alle lettere a) , c) e d) del comma 3, il Segretariato permanente, d'intesa con l'amministrazione penitenziaria, stabilisce forme di raccordo, collaborazione e supporto alle commissioni regionali per il lavoro penitenziario di cui all'articolo 25- bis . 5 . Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica ». Art. 2. (Modifiche alla legge 22 giugno 2000, n. 193, in materia di attività lavorativa dei detenuti) 1. All'articolo 2 della legge 22 giugno 2000, n. 193, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, primo periodo, dopo le parole: « o di servizi, all'interno » sono inserite le seguenti: « o all'esterno » e dopo le parole: « persone detenute o internate » sono inserite le seguenti: « , anche ammesse al lavoro esterno. »; b) dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti: « 1-bis . L'applicazione delle agevolazioni previste dall'articolo 4, comma 3- bis , secondo periodo, della legge 8 novembre 1991, n. 381, è estesa di ulteriori dodici mesi, rispetto alla durata temporale di diciotto e di ventiquattro mesi ivi rispettivamente prevista per i detenuti e gli internati che hanno beneficiato o meno di misure alternative alla detenzione o del lavoro all'esterno ai sensi dell'articolo 21 della legge 26 luglio 1975, n. 354, in misura rispettivamente pari al 25 per cento e al 50 per cento dell'entità delle agevolazioni previste nei suddetti casi, individuate ogni due anni con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ai sensi del medesimo articolo 4, comma 3- bis , della legge 8 novembre 1991, n. 381. Tale misura è elevata al 75 per cento nel caso di detenuti e internati presso gli istituti penitenziari situati nelle regioni del Mezzogiorno. 1-ter. Il 60 per cento delle risorse di cui al presente articolo è prioritariamente destinato ai progetti di inserimento lavorativo rivolti a detenuti e internati presso gli istituti penitenziari situati nelle regioni del Mezzogiorno e per la collocazione al lavoro di donne detenute o internate nonché di detenuti e internati di età inferiore a 35 anni »; 2. Al fine di dare attuazione alle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 6, comma 1, della legge 22 giugno 2000, n. 193, come modificata dall'articolo 1, comma 308, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, è ulteriormente incrementata di 1 milione di euro a decorrere dall'anno 2024. All'onere derivante dal primo periodo si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia. Art. 3. (Inserimento al lavoro dei giovani dimessi dagli istituti penali per minorenni) 1. La quota di riserva di cui all'articolo 18, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68, è attribuita anche in favore di giovani di età non inferiore a diciotto anni e non superiore a venticinque anni dimessi dagli istituti penali per minorenni, che abbiano dimostrato partecipazione attiva all'opera di rieducazione attraverso la frequentazione, con profitto, dei corsi di formazione professionale di cui all'articolo 18 del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121, e il conseguimento della relativa certificazione rilasciata dal competente soggetto attuatore o dalla direzione dell'istituto. 2. Ai fini dell'attuazione del presente articolo si applicano le procedure previste per l'attuazione dell'articolo 67- bis , comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.