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A proposito di battaglie di partito, visto che siamo qui anche per consentire alla politica di elevare il livello a cui purtroppo molto spesso ultimamente viene relegata, non posso esimermi dal dire che in fondo tante modifiche normative erano previste nel piano choc sulle infrastrutture presentato al Governo. Ma, considerato il momento di fragilità del Paese, sono consapevole che è necessario raggiungere gli obiettivi insieme, perché non sempre si riesce a far comprendere ai cittadini, al di fuori di questi palazzi, le difficoltà nel provare a portare a termine un lavoro a favore di un buon governo che possa garantire un effettivo innalzamento culturale ed economico della nostra società. Concludo ringraziando per questo il Governo e i colleghi con cui abbiamo condiviso sì momenti di tensione, ma anche intenzioni comuni solo per il buon governo del Paese. Mi auguro che l'attività parlamentare, concluso questo periodo, possa emergere per quella che è e che svolgiamo tutti con serietà e responsabilità e non semplicemente per dar voce a populismi diffusi che mirano solo a confondere il senso e il ruolo alto e prestigioso delle istituzioni che rappresentiamo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, «fiducia e libertà»; lasciar parlare e lavorare chi può e desidera farlo; liberare da ogni barocchismo, da ogni orpello, da ogni laccio e lacciolo imprenditori di ogni settore, titolari di attività produttive, liberi professionisti, dirigenti scolastici, rettori, operatori della sanità, aziende del riciclo, Comuni, Province, enti locali in genere, affinché la rinascita parta dalla resilienza naturale e innata del popolo italiano. È dall'inizio della pandemia che lo andiamo ripetendo come un mantra: «fiducia e libertà», perché chi ha ancora il coraggio in questo Paese e la volontà di fare contribuendo alla ripartenza possa farlo senza ostacoli. Abbiamo cercato di essere e continuiamo a essere propositivi, assertivi, concreti, senza pregiudizi e assolutamente non egoisti rispetto alla condivisione di idee e soluzioni per portare il Paese fuori dalla crisi velocemente; per amore del nostro Paese, regalandovi idee e riportandovi la voce della gente e dei territori: quella gente e quei territori dai quali voi ormai siete lontanissimi, talmente lontani da aver perso completamente il senso della realtà e delle cose. Una sola parola mi viene in mente: scuola. Vabbè, andiamo avanti. Torniamo al decreto semplificazioni: un provvedimento importantissimo che come sempre è diventato omnibus e riguarda le opere pubbliche, la giustizia, gli enti locali, l'energia, l'economia circolare, l'ambiente in generale e la pubblica amministrazione. Poteva essere il prodromo, l' incipit essenziale, il tavolo per cominciare a stendere quel progetto di investimenti per poter accedere al recovery fund , quel recovery fund condizionato alla visione Paese. Semplificare e rendere semplice la vita ai cittadini sarebbe un obiettivo ancora più necessario, visto che il commissario Gentiloni ha confermato che le risorse del recovery fund non potranno essere finalizzate per la spesa corrente improduttiva: cioè niente bonus , niente clientele, ma soltanto per investimenti. Nulla, non c'è mezzo e non c'è verso. Il muro ideologico innalzato soprattutto da una parte del Governo - quella che dal primo giorno della legislatura ha occupato gli scranni del potere continuativamente, comunque con l'avallo di chi ne è partner oggi e che quindi ne è ancora più responsabile (quindi PD e Italia Viva) e accetta tutto pur di non perdere la posizione acquisita - è sempre più alto e più denso, tanto da non consentire più a chi dovrebbe guardare lontano nemmeno di guardare al di là della punta delle proprie scarpe. Ricordatevi però che i peccati di omissione rimangono molto gravi. «Ufficio complicazioni affari semplici»: così potrebbe essere rinominato un provvedimento che avrebbe dovuto e potuto essere la vera, grande, immensa occasione per sciogliere ogni nodo, per pettinare i fili del tessuto socio-economico italiano che oggi sono ingarbugliati oltre misura sul telaio. Sarebbe stata l'occasione per avviare una vera azione di semplificazione di quelle interminabili procedure burocratiche che caratterizzano il nostro Paese; un Paese nel quale, per realizzare un'opera qualsiasi, sono necessari in media più di cinque anni e, per il settore pubblico, anche dieci. Qualche proposta è stata accolta, ma rappresenta davvero un contentino rispetto alla condivisione che un provvedimento del genere avrebbe necessitato. Sono 17 gli emendamenti di Forza Italia che entreranno nel testo del maxiemendamento: in materia di gare d'appalto e partecipazione dei consorzi; sulla ricostruzione pubblica nelle zone del sisma; sui rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, improntati al principio della collaborazione e della buona fede in tema di procedimento amministrativo e accesso ai documenti; sui Vigili del fuoco; sul sistema della telefonia e su disposizioni per favorire l'accesso delle persone con disabilità agli strumenti informatici, creando una piattaforma unica nazionale di targhe associate a permessi di circolazione dei titolari di contrassegno; sul sistema di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione ambientale strategica (VAS); sugli scarichi termali; sull'accelerazione dei processi; sulle ricariche elettriche e così via, riuscendo anche a intervenire sul carbon storage , quindi sulla diminuzione di emissioni di CO 2 , sopprimendo quella norma che limitava la possibilità di rilascio di autorizzazioni transitorie alla luce della mancanza di decreti attuativi. E su questo potremmo aprire un altro grande capitolo. Nel complesso, però, si tratta di un'occasione sprecata, con una maggioranza che ha respinto emendamenti di Forza Italia e del centrodestra che avrebbero, invece, davvero potuto fare la differenza. Li ripeto ancora una volta: l'introduzione dei voucher in agricoltura, nel turismo, nella ristorazione; la regolarizzazione e l'implementazione dei segretari comunali oppure la loro abolizione nei piccoli Comuni, paralizzati dai segretari a scavalco. Invece, niente appalti a chilometri zero; sulla VIA solo enunciati; ovviamente niente accoglimento di quei procedimenti - per esempio - di introduzione del costo standard per studente nelle scuole, per trasferire direttamente alle famiglie le risorse per la scuola; nessuna attenzione al riconoscimento della lingua dei segni per le persone sorde; non parliamo della consueta mancanza di attenzione per le persone disabili, mantenendo intatte quelle procedure e quel sottobosco di adempimenti, certificazioni e verifiche che paralizzano il Paese.