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La Whirlpool quindi chiude e l'ex Ilva rischia di fare la stessa fine, dopo che è successo quello che tutti sappiamo, e non perché lo dicono quei cattivi di destra di Fratelli d'Italia, ma perché oggi l'ha scritto sul principale quotidiano economico d'Italia, «Il Sole 24 ore», un sindacalista di sinistra, che afferma: «Il Governo straccia gli accordi e fa scappare le imprese». «Le vertenze crescono, nell'ultimo anno e mezzo non se ne è risolta nemmeno una». E aggiunge - sono sempre dichiarazioni di un sindacalista, non di pericolosi eversori di destra - che le norme abrogate rischiano di produrre una drastica riduzione dell'occupazione e, nella peggiore delle ipotesi, è solo il prologo a un disimpegno e all'abbandono del nostro Paese da parte di ArcelorMittal. Quindi, se questo è il decreto-legge salva imprese, stiamo davvero freschi. Al di là di questo, però, e delle battute, che sono amare, vorrei rivolgere alla maggioranza e al Governo una riflessione intorno al fatto, molto grave, che qui si discute non soltanto della serietà e della credibilità del Governo, ma anche di quelle del sistema Paese, che purtroppo vanno ben oltre l'immagine dell'Esecutivo. All'estero infatti non distinguono tra Governo e Paese: se quest'ultimo è rappresentato da un pessimo Governo, purtroppo chi ne paga le conseguenze è il sistema industriale nella sua complessità e nella sua capacità di attrarre investimenti e di essere credibile. Quale credibilità ha però il Governo in carica? Il fatto di dichiarare quello di Taranto - ad esempio - un sito industriale d'interesse nazionale non è stato calato dall'alto, ma si è trattato di una vostra decisione politica. La parziale immunità penale ad ArcelorMittal a fronte degli investimenti è stata una promessa: le promesse però si mantengono, se si è persone serie; qui invece abbiamo un Governo che promette, scrive, cancella, poi rimette e revoca ancora. Vorrei chiedere allora a coloro che sono intervenuti e ci hanno parlato del sistema industriale, del lavoro e del futuro in questo Paese, se investirebbero un solo euro con un socio che si comporta in questo modo, dice una cosa e poi ne fa un'altra. Vorrei chiederlo anche ai colleghi dei MoVimento 5 Stelle, che ci hanno raccontato ancora una volta le magnifiche e progressive sorti che questo decreto-legge dischiude per le aree a rischio del nostro Paese e che ci hanno rifilato quella che definisco la paccottiglia post-ideologica, i paroloni come riconversione ambientale o decarbonizzazione e tutte le altre cose bellissime e meravigliose. Vorrei darvi una notizia, però: le crisi industriali, i bilanci delle aziende e il pagamento degli stipendi agli operai non si fanno con gli slogan , né con i paroloni o le promesse elettorali. Credo che molti anche all'interno della maggioranza si sentano in imbarazzo, come sicuramente lo era ieri il ministro Patuanelli, che ha l'attenuante di ricoprire tale incarico da poche settimane. L'imbarazzo deriva dal fatto che qui c'è un immenso vuoto di idee e proposte su come uscire dalla crisi: solo grandi parole, paroloni e promesse, a fronte di risultati pari a zero. E credo che l'imbarazzo riguardi anche i colleghi di maggioranza, che magari hanno avuto l'avventura - secondo me felice - di amministrare localmente i loro Comuni e le Regioni e che sanno che, per salvare le aziende, serve una trattativa serrata, dura e faticosa con la controparte industriale e sociale e che non ci sono scorciatoie semplici da raccontare nei comizi, come fanno il ministro Di Maio e coloro che l'hanno preceduto e accompagnato in quest'avventura di Governo. La domanda che facciamo alla maggioranza e al Governo quindi è la seguente: quale idea avete per risolvere le crisi industriali di cui parliamo oggi e, più complessivamente, di questo Paese? Usando una battuta, temo che le idee siano poche, ma ben confuse. Vi chiedo cosa darete in cambio alle centinaia di operai della Whirlpool e alle migliaia - speriamo di no - dell'ex Ilva: manderete in loro soccorso i navigator , con le tre proposte congrue di lavoro alternativo? Dove sono le tre proposte di lavoro alternativo per gli operai licenziati, signor Ministro e colleghi della maggioranza? A cos'è servito il reddito di cittadinanza? Nell'ultimo anno e mezzo ci avete spiegato che il problema di questo Paese è l'incrocio tra la domanda e l'offerta di lavoro, e non l'assenza del lavoro stesso o di prospettive industriali, come pure il fatto che il lavoro non c'è e che, quando c'è, va tutelato e, se possibile, attivato; avete scelto invece la strada del reddito di cittadinanza e non c'è altra soluzione. Il relatore ieri ci ha chiesto, in maniera forse anche provocatoria, cosa avremmo fatto al suo posto: avremmo usato quelle risorse per un bonus assunzione, per tagliare il cuneo fiscale e per dare ai giovani una prospettiva di futuro e di lavoro vero, non inventato o di assistenza di Stato. Avete scelto invece di assumere 6.000 navigator , che andranno in provincia di Napoli e di Taranto: cosa andranno a raccontare alla disperazione dei lavoratori disoccupati? Quale alternativa seria e credibile offriranno loro? Avete deciso di assumere altre mille persone e spendere 50 milioni di euro per assumere all'INPS per fare cosa? Secondo l'articolo 5 della relazione ufficiale del Governo, lo si è fatto per attuare le nuove previsioni in tema di reddito di cittadinanza. Altre mille persone sono state assunte nel pubblico impiego per fare questa meraviglia. Visto che il relatore ha citato di essere stato eletto, come me, nel Nord Est, immagino il tripudio che in queste ore si vive nelle fabbriche, nelle attività artigianali e commerciali del Nord Est, e non solo, alla notizia che dovranno lavorare qualche giorno in più per pagare anche gli stipendi ai nuovi assunti all'INPS e dei navigator , che non servono assolutamente a nulla. E questo avviene mentre il Governo brancola nel buio e non sa che pesci prendere per risolvere i problemi delle nostre aziende. Concludo con un riferimento ai nostri emendamenti in tema di reddito di cittadinanza, che sono stati dichiarati beffardamente dal relatore inaccettabili e inammissibili perché estranei alla materia. Ricordo al relatore che, all'articolo 5 che ho appena citato, si parla espressamente di reddito di cittadinanza; che lui nella sua replica ha parlato quasi per metà del tempo di reddito di cittadinanza, e che i nostri emendamenti erano assolutamente ammissibili, sia perché già contenuti per materia nel decreto- legge sia perché eventualmente aggiungibili, visto che in questo decreto omnibus avete trovato spazio anche per inserire un articolo relativo agli impianti sciistici di risalita. C'era la possibilità - Presidente e colleghi - di mettere fine alla vergogna del reddito di cittadinanza assegnato a brigatisti, a ladri, a stupratori e assassini. Vi avevamo avvertiti in quest'Aula per primi con il senatore Balboni di questo rischio; è avvenuto quello che tutti sappiamo, ma voi avete scelto la strada della furbizia e avete scelto di non fare nulla quando era possibile fare qualche cosa.