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È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, nella Commissione ambiente in Senato abbiamo esaminato il presente disegno di legge, che riguarda il complesso di misure per il contrasto alla diffusione della peste suina africana (PSA). Ricordo anche che nelle Regioni Piemonte e Liguria, dal 7 gennaio 2022, è stata accertata nelle popolazioni di cinghiali la presenza della peste suina africana, con un numero di casi confermati pari a 46 alla data del 28 febbraio 2022. La PSA è una malattia virale, non trasmissibile all'uomo, fortunatamente, ma altamente contagiosa, che colpisce suini domestici e selvatici, spesso anche in modo letale. Nelle nostre osservazioni all'articolo 1, comma 1, tra gli interventi adottati con lo strumento dei piani regionali riteniamo necessario includere: un piano di gestione della popolazione dei cinghiali; il coordinamento con i calendari venatori riconducibili alle specie di cinghiali nell'ambito dei territori ricadenti nella zona infetta; la gestione straordinaria dei suini di allevamento e delle relative carni; campagne di informazione al pubblico attraverso la realizzazione e il posizionamento di adeguata cartellonistica nelle aree coinvolte; l'organizzazione di specifiche attività di formazione per tutti i soggetti fruitori dell'ambiente, ivi inclusi gli agricoltori, gli allevatori e i cacciatori; la regolamentazione delle varie attività, ivi incluse quelle di outdoor nelle zone infette e in quelle di protezione attiva. Quanto all'articolo 2, è necessario che vengano riconosciuti al Commissario straordinario poteri idonei all'esercizio urgente delle funzioni attribuitegli. Al Commissario straordinario devono essere altresì riconosciuti il coordinamento dell'unità centrale di crisi e la gestione dei rapporti con ANAS, Società autostrade per l'Italia e con tutti gli altri soggetti gestori o proprietari delle reti o tratti stradali sui quali si compiranno gli interventi necessari alla gestione dell'emergenza, anche con l'eventuale coinvolgimento della Protezione civile. Queste malattie - la peste suina africana, come anche l'influenza aviaria, che colpisce il pollame domestico e gli uccelli acquatici selvaggi - rappresentano in realtà due grandi preoccupazioni per la zootecnica non solo italiana, perché si registrano casi in tutto il mondo. Ancora una volta, raccogliamo segnali di allarme su quanto le nostre attività antropiche agiscono sull'equilibrio del pianeta. Per questo la transizione ecologica in atto deve assolutamente rifondare il sistema alimentare. Purtroppo stiamo scontando delle azioni probabilmente sbagliate anche del nostro modello economico, come la scelta di produrre quantità elevate di carne a costi sempre più bassi; altri fattori possono essere attribuiti al commercio e al trasporto illegale degli animali e delle carni o allo scorretto smaltimento dei rifiuti prodotti dagli allevamenti e di animali infetti, che - attenzione - a volte possono essere inclusi nei mangimi per avicoli e suini; parliamo anche del bracconaggio di cinghiali - fenomeno molto diffuso - che solitamente vengono macellati sul posto in maniera illegale, contribuendo alla diffusione del virus in questione. Bisogna rendere sostenibili gli allevamenti, che sono una fetta importante della nostra economia, e dobbiamo ridurre la densità degli animali allevati. Occorre proteggere l' habitat e la ricchezza della biodiversità, effettuare barriere naturali per creare una distanza spaziale tra le specie selvatiche e la specie umana e gestire i cinghiali pianificando nel medio e nel lungo periodo la popolazione, svincolando anche la gestione della fauna selvatica da interessi di tipo venatorio. Dobbiamo anche contrastare - lo ribadisco - il bracconaggio di cinghiali come misura per la tutela sia della biodiversità, sia della salute umana. In quest'Aula vorrei leggere alcuni chiarimenti che ci vengono dati dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) per valutare come la scienza e i nostri esperti italiani affrontano la gestione della peste suina africana. Alla domanda sul perché è importante sospendere qualsiasi tipo di attività venatoria nella zona infetta da peste suina africana, la risposta è la seguente: si tratta di attività che comportano un duplice rischio, ossia la movimentazione di cinghiali potenzialmente infetti sul territorio, soprattutto conseguente al ricorso di tecniche che utilizzano i cani, e la diffusione involontaria del virus attraverso calzature, indumenti, attrezzature e veicoli. C'è un'altra domanda alla quale l'ISPRA ha risposto sottolineando l'importanza di regolamentare qualsiasi tipo di attività venatoria nell'area confinante con la zona infetta almeno entro 10 chilometri di confine. Considerati infatti i rischi che comporta la diffusione della peste suina africana, è importante che siano adottate modalità di prelievo venatorio volte a limitare al massimo il disturbo ai cinghiali per non aumentarne la mobilità, unitamente a misure di biosicurezza in grado di ridurre il rischio di diffusione del virus come effetto della contaminazione di indumenti, scarpe, materiali e quant'altro. La comparsa della peste suina africana è dovuta all'elevata densità dei cinghiali? Vediamo come rispondono i nostri esperti: assolutamente no, la comparsa del virus «è totalmente indipendente dalle densità» delle popolazioni di cinghiale. Questa è una cosa importante. E aggiunge ancora l'ISPRA: «Le popolazioni di cinghiali infette più vicine all'Italia vivono a diverse centinaia di chilometri di distanza. La comparsa dell'infezione nel cinghiale in Piemonte e in Liguria è sicuramente dovuta all'inconsapevole introduzione del virus da parte dell'uomo». Un'altra domanda: l'elevata densità delle popolazioni dei cinghiali favorisce la persistenza del virus? La densità non ha effetti significativi sulla persistenza in natura della peste suina africana. La notevole resistenza del virus nell'ambiente fa sì che la malattia continui a circolare per anni, anche in popolazioni di cinghiali a densità bassissime. In conclusione, dobbiamo ripensare i nostri sistemi produttivi e di consumo del cibo e le nostre relazioni con la fauna selvatica in una dimensione ecologica che sia rispettosa di tutte le componenti che caratterizzano la vita sul pianeta. Questa è la migliore prevenzione che possiamo attuare per preservare la nostra salute e quella degli animali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice La Mura. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il Parlamento si è un po' diviso sull'argomento che stiamo oggi affrontando, anche se poi è riuscito a trovare una sintesi. Leggendo il testo del provvedimento ci si chiede infatti se si voglia effettivamente eradicare la peste suina africana oppure deregolamentare l'attività venatoria, in deroga alla legge n. 157 del 1992. L'erogazione della peste suina africana è un intervento con finalità sanitarie che non può essere messo in relazione con attività ludico ricreative come la caccia o il controllo faunistico svolto dai privati cittadini. A questo si vuole arrivare e su questo si sta lavorando da anni.