[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera della Camera dei deputati del 27 ottobre 1999 relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Mario Borghezio nei confronti del dott. Luigi Tennirelli, promosso con ricorso del Tribunale di Novara, notificato il 26 maggio 2000, depositato in Cancelleria il 14 giugno 2000 ed iscritto al n. 27 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; Udito nell'udienza pubblica del 18 dicembre 2001 il giudice relatore Giovanni Maria Flick; Udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Tribunale di Novara, nel corso di un procedimento penale a carico dell'on. Mario Borghezio - imputato dei reati di diffamazione a mezzo stampa e di minaccia, in esito ad alcune dichiarazioni rilasciate nei confronti del segretario comunale di Novara - ha sollevato, con ordinanza del 16 novembre 1999, conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla delibera del 27 ottobre 1999 con la quale, accogliendo le proposte della giunta per le autorizzazioni a procedere, è stato ritenuto che le opinioni manifestate dall'on. Borghezio - ed in relazione alle quali è in corso il citato procedimento penale - risultano espresse nell'esercizio della funzione parlamentare e, in quanto tali, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. Il Tribunale premette che, in data 18 ottobre 1996 in Novara, il deputato Borghezio aveva rilasciato, dapprima ai giornalisti di alcune testate televisive locali e successivamente nel corso di una manifestazione pubblica, dichiarazioni di natura diffamatoria e minacciosa nei confronti del segretario comunale di Novara, dott. Luigi Tennirelli, in relazione al comportamento da questi tenuto in una seduta del consiglio comunale. In particolare, l'on. Borghezio aveva affermato: "... rispondiamo come governo della Padania alla provocazione antidemocratica del solito terronaccio paracadutato dal governo di Roma, con il suo sguardo occhialuto, a controllare e ad inficiare le libere determinazioni dell'autonomia locale; ... questo termine "terronaccio" è un termine eufemistico ... tra militanti duri e puri della vecchia guardia leghista avrei usato sicuramente un termine molto più appropriato ai modi di fare antidemocratici, incivili, beceri di un rappresentante del potere centrale dello Stato, che ogni giorno non perde occasione di mostrare il suo volto razzista ... attraverso personaggi gauleiter...". Inoltre, nelle stesse circostanze di tempo e di luogo, il predetto deputato pronunciava la seguente frase, contestata, nel procedimento penale in questione, quale ipotesi di reato di minaccia: L'atto grave compiuto, caro Prefetto di Novara ... è un avvertimento. Vogliamo usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, è un avvertimento mafioso alla libera autodeterminazione dei cittadini di Novara e dei cittadini liberi della Padania... non è igienico che l'ex segretario innominabile di Novara si presenti alla prossima seduta del consiglio comunale. Per usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, questo è un avvertimento!". Il ricorrente evidenzia come la delibera della Camera dei deputati del 27 ottobre 1999 - con la quale è stata sancita l'insindacabilità delle predette affermazioni, sul presupposto che esse siano state rese nell'esercizio della funzione parlamentare - non sia in realtà condivisibile, in quanto non sussisterebbe alcuna connessione della condotta contestata al deputato Borghezio con la sua attività parlamentare ed, in particolare, con l'interrogazione da esso presentata il 17 ottobre 1996, il giorno prima delle dichiarazioni contestate. Secondo il tribunale, queste ultime non rappresenterebbero, infatti, proiezione esterna o mera divulgazione della prima e costituirebbero, piuttosto, una condotta autonoma, ancorché riconducibile alla medesima vicenda. In particolare, secondo l'argomentazione del tribunale ricorrente, restano escluse dalla sfera di operatività della prerogativa costituzionale "tutte le manifestazioni di pensiero che, espresse in comizi, cortei, trasmissioni televisive, non vantano alcun collegamento funzionale con l'attività parlamentare, se non quello soggettivo (per il fatto che le condotte sono poste in essere da chi è "anche deputato o senatore)". Nel caso di specie, in particolare, la frase pronunciata dall'on. Borghezio, oggetto della contestazione del reato di minaccia, risulterebbe totalmente estranea ad una finalità di tutela degli interessi e delle prerogative del parlamentare e persino ad un contesto di dibattito politico, traducendosi solo in una concreta minaccia per l'incolumità fisica o comunque personale della persona offesa. Il Tribunale, pertanto, non potendo disattendere la delibera di insindacabilità, ha sollevato conflitto di attribuzione in ordine al corretto esercizio del potere della Camera di valutare, nel caso di specie, la sussistenza dei presupposti di applicabilità dell'art. 68, primo comma, Cost; ed ha richiesto alla Corte, previa delibazione di ammissibilità del conflitto, l'annullamento della delibera predetta. 2. - La Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione con ordinanza n. 150 del 2000. 3. - Il ricorrente ha provveduto alla notifica dell'ordinanza predetta al Presidente della Camera dei deputati in data 25 maggio 2000 (e, dunque, entro il termine dei sessanta giorni dalla comunicazione, assegnatogli con la medesima ordinanza); nonché al deposito, presso la cancelleria della Corte, del ricorso e dell'ordinanza notificati - a norma dell'art. 26, terzo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale - a mezzo fax, in data 14 giugno 2000, evidenziando che la relata di tale notifica gli era pervenuta solo il giorno precedente. In data 22 giugno 2000 risulta infine effettuato il deposito in originale, essendo pervenuto in quella data, presso la cancelleria della Corte, il plico postale contenente le copie notificate alla Camera dei deputati in persona del suo Presidente e la relazione di avvenuta notifica. 4. - Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, in persona del suo Presidente, eccependo preliminarmente, nel relativo atto, l'inammissibilità del conflitto proposto. Nell'osservare, infatti, che l'intervenuta declaratoria di ammissibilità non preclude, nella presente sede, un diverso apprezzamento dei medesimi presupposti di ammissibilità del ricorso, la difesa della Camera evidenzia due vizi dell'atto introduttivo del conflitto: da un lato, esso reca la sottoscrizione del solo Presidente del collegio e non quella di tutti i suoi componenti; dall'altro, l'atto introduttivo del conflitto ha veste formale (ed esplicita qualificazione) di "ordinanza" e non già di "ricorso". Nel merito, la difesa della Camera deduce comunque l'infondatezza del ricorso evidenziando: