[pronunce]

1.1.- La disposizione censurata modifica gli artt. 15-bis e 180 della legge 22 aprile 1941, n. 633 (Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio), consentendo l'attività di intermediazione del diritto d'autore, in precedenza riservata alla Società italiana autori ed editori (da qui: SIAE), anche agli altri organismi di gestione collettiva (da qui: OGC), come definiti dall'art. 2, comma l, del decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 35 (Attuazione della direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno). 2.- Secondo il giudice rimettente tale disposizione contrasterebbe con l'art. 77 Cost., con riguardo ai presupposti per la decretazione d'urgenza. 2.1.- In primo luogo, infatti, non sussisterebbe alcuna giustificazione collegabile alla necessità e urgenza di provvedere in ordine alla censurata modifica del sistema d'intermediazione nel settore del diritto d'autore, che avrebbe natura di riforma ordinamentale e non sarebbe neppure immediatamente applicabile, rinviando a ulteriori misure attuative. 2.2.- In secondo luogo, mancherebbe il necessario requisito dell'organicità delle disposizioni contenute nel d.l. n. 147 del 2018, come convertito, che risponderebbe a finalità non univoche, ma comunque collegate a esigenze indifferibili in materia finanziaria, rispetto alle quali il censurato art. 19 si rivelerebbe del tutto estraneo, disciplinando una materia priva di diretta e rilevante relazione con il bilancio dello Stato, atteso che i diritti d'autore non confluiscono nell'erario. 3.- Preliminarmente deve essere esaminata l'eccezione d'inammissibilità, sollevata dalla difesa dell'Associazione Lea - Liberi editori e autori (da qui: LEA), parte nel giudizio a quo, per irrilevanza delle questioni, in quanto il giudice a quo avrebbe censurato una disposizione del d.l. n. 147 del 2018, come convertito, che non potrebbe però più trovare applicazione in virtù della novazione della fonte determinata dalla legge di conversione. Eccezione a cui si lega l'ulteriore argomento in forza del quale la questione di legittimità costituzionale sarebbe inammissibile una volta intervenuta la legge di conversione, che avrebbe efficacia sanante rispetto al decreto-legge. 3.1.- L'eccezione non è fondata. Da un lato, l'ordinanza di rimessione appunta il dubbio di legittimità costituzionale sulla disposizione dell'art. 19 del d.l. n. 148 del 2017, così come confermata dalla legge di conversione. Dall'altro lato, costituisce ormai costante orientamento della giurisprudenza costituzionale, a partire dalla sentenza n. 29 del 1995, che la conversione in legge non ha efficacia sanante dei vizi del decreto-legge, poiché l'evidente mancanza dei presupposti di necessità e urgenza configura tanto un vizio di legittimità costituzionale del decreto-legge, quanto un vizio in procedendo della stessa legge di conversione (tra le tante, sentenze n. 97 del 2019, n. 287 del 2016, n. 10 del 2015, n. 93 del 2011, n. 83 del 2010, n. 128 del 2008 e n. 171 del 2007). 4.- Secondo la difesa di LEA le questioni sarebbero altresì inammissibili per irrilevanza in relazione ai commi 1 e 3 dell'art. 19 del d.l. n. 148 del 2017, come convertito, in quanto tali disposizioni non dovrebbero trovare applicazione nel giudizio a quo. Quest'ultimo, infatti, riguarderebbe la verifica dei requisiti per l'iscrizione nel registro degli OGC, disciplinata dal solo comma 2 dell'art. 19, secondo cui per gli OGC stabiliti in Italia l'esercizio dell'attività di intermediazione è in ogni caso subordinata alla verifica del rispetto dei requisiti da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (da qui: AGCOM). 4.1.- Anche tale eccezione non è fondata. In primo luogo, infatti, l'art. 19, comma 3, lettera a), modifica l'art. 8, comma 3, del d.lgs. n. 35 del 2017 proprio in relazione al provvedimento di verifica dei requisiti; dunque, anche tale disposizione trova sicuramente applicazione nel giudizio a quo. In secondo luogo, l'iscrizione nel registro degli OGC ha l'effetto di consentire agli stessi di svolgere l'attività di intermediazione sul diritto d'autore - prevista degli artt. 15-bis e 180 della legge n. 633 del 1941, su cui interviene l'art. 19, comma 1 - senza, tra l'altro, dover raggiungere un accordo di rappresentanza con la SIAE. Tale condizione, infatti, è stata eliminata dalla modifica all'art. 20, comma 2, del d.lgs. n. 35 del 2017, operata dall'art. 19, comma 3, lettera b), del d.l. n. 148 del 2017, restando solo per le entità di gestione indipendenti (da qui: EGI). Ne consegue che i commi 1 e 3 del citato art. 19 - la cui violazione è richiamata tra i motivi di ricorso avverso il provvedimento dell'AGCOM impugnato nel giudizio a quo - recano norme che, per ciò stesso, rilevano in tale giudizio. 5.- Sempre in via preliminare, da ultimo, devono essere dichiarate inammissibili le doglianze della difesa della Federazione autori, anch'essa parte nel giudizio principale, relative all'illogicità e irragionevolezza della disciplina di cui all'art. 19 del d.l. n. 148 del 2017, come convertito (dunque, implicitamente, alla violazione dell'art. 3 Cost.). Si tratta, infatti, di censure non contenute nell'ordinanza di rimessione e, pertanto, estranee al thema decidendum. 6.- Nel merito le questioni non sono fondate. 6.1.- Va premesso che le disposizioni censurate riguardano la materia dell'intermediazione del diritto d'autore, su cui è intervenuto il d.lgs. n. 35 del 2017, che ha recepito la direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014 «sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno» («direttiva Barnier»). 6.1.1.- La direttiva Barnier ha dettato norme concernenti la struttura organizzativa degli OGC e i rapporti tra gli autori e tali organismi, con l'obiettivo di armonizzare le regole sull'attività delle organizzazioni e delle società di gestione collettiva. Principio fondamentale è il riconoscimento agli autori della libertà di scegliere il soggetto a cui assegnare, in concreto, le varie tipologie di diritti previsti dalla legge (art. 5). A tal fine (art. 3), pertanto, oltre agli OGC possono costituirsi le EGI, ossia enti di carattere commerciale, sebbene non sia previsto che gli Stati debbano permettere l'adozione anche del modello apertamente commerciale di gestione.