[pronunce]

n. 164 del 2000 disciplina l'affidamento da parte degli enti locali dell'attività di distribuzione del gas, qualificata come servizio pubblico, e, più precisamente, i rapporti tra gli enti locali e i soggetti affidatari del servizio, disponendo appunto che gli enti locali svolgono attività di indirizzo, di vigilanza, di programmazione e di controllo sulle attività di distribuzione. L'art. 2, comma 1, lettera o), della legge regionale impugnata, invece, ha ad oggetto la determinazione degli obiettivi della politica energetica con riguardo allo sviluppo delle reti di distribuzione, ed anche in relazione alle esigenze locali di garantire lo scopo sociale del servizio, assicurando l'approvvigionamento delle aree e degli utenti disagiati. Il parametro interposto evocato dall'Avvocatura risulta, dunque, inconferente rispetto alla norma impugnata e rende pertanto inammissibile la questione sollevata nel ricorso. Parimenti inammissibile è la censura prospettata in relazione all'art. 118 della Costituzione, in quanto formulata tardivamente. 6. – Il ricorrente ha impugnato anche l'art. 3, comma 1, lettera c), della legge regionale in questione, il quale assegna alle Province la competenza al rilascio delle autorizzazioni all'installazione e all'esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia. Lo Stato lamenta la violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, stante il contrasto con il principio posto dall'art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 164 del 2000, ai sensi del quale «per enti locali, ai sensi del primo comma, si debbono intendere i comuni, unioni di comuni e comunità montane» e, dunque, non le Province. Nella successiva memoria l'Avvocatura ha prospettato, quale ulteriore profilo di illegittimità della norma, la violazione dell'art. 118 della Costituzione e del principio di sussidiarietà di cui sarebbe espressione la disposizione statale evocata a parametro interposto. Anche tale questione è inammissibile, per le medesime ragioni sopra evidenziate. Il parametro evocato, anche in questo caso, non è pertinente, dal momento che il d.lgs. n. 164 del 2000 disciplina solo il gas naturale e, soprattutto, in quanto l'art. 14 del citato decreto regola l'affidamento del servizio di distribuzione del gas, mentre la disposizione regionale si riferisce all'installazione e all'esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia. Inammissibile è altresì la questione formulata in relazione all'art. 118 della Costituzione, trattandosi di censura proposta tardivamente. 7. – Anche l'art. 16, commi 1, 6 e 7, della legge della Regione Emilia-Romagna n. 26 del 2004 è oggetto di impugnazione da parte del Governo. Il comma 1 di tale disposizione stabilisce che la Giunta regionale «emana, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, uno o più regolamenti volti a disciplinare le procedure autorizzative di propria competenza». Ai sensi del successivo comma 6, «gli enti locali esercitano il potere regolamentare in ordine alla organizzazione ed allo svolgimento delle funzioni ad essi attribuite ai sensi della presente legge», mentre il comma 7 prevede che fino a quando tali regolamenti non siano entrati in vigore, anche ai procedimenti autorizzativi di competenza degli enti locali si applichino i regolamenti regionali di cui al comma 1, i quali cesseranno di avere efficacia non appena entrino in vigore i regolamenti locali. Il ricorrente lamenta che le suddette disposizioni violerebbero l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, il quale attribuendo ai Comuni la potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni attribuite, escluderebbe che la Regione possa dettare norme suppletive. Occorre, preliminarmente, osservare che, benché siano espressamente impugnati anche i commi 1 e 6 dell'art. 16, le censure del ricorrente si appuntano unicamente sul comma 7 ed è pertanto a tale disposizione che deve intendersi circoscritta la questione sollevata. 7.1. – La questione è fondata. Conformemente al dettato dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione, l'art. 16, comma 6, della legge impugnata riconosce agli enti locali il potere regolamentare concernente l'organizzazione e lo svolgimento delle funzioni che la medesima legge regionale attribuisce loro in materia di energia; tuttavia, quanto disposto dal successivo comma 7 illegittimamente contraddice questa normativa. Infatti, la disposizione impugnata in realtà amplia, seppure in via suppletiva, l'oggetto del regolamento quale definito dal comma 1 dell'art. 16 («disciplinare le procedure autorizzative di propria competenza»), estendendolo alla disciplina dell'organizzazione e dell'esercizio delle funzioni attribuite ai Comuni e agli altri enti locali territoriali. Tuttavia, se il legislatore regionale nell'ambito delle proprie materie legislative dispone discrezionalmente delle attribuzioni di funzioni amministrative agli enti locali, ulteriori rispetto alle loro funzioni fondamentali, anche in considerazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza di cui al primo comma dell'art. 118 della Costituzione, non può contestualmente pretendere di affidare ad un organo della Regione – neppure in via suppletiva – la potestà regolamentare propria dei Comuni o delle Province in riferimento a quanto attribuito loro dalla legge regionale medesima. Nei limiti, infatti, delle funzioni attribuite dalla legge regionale agli enti locali, solo quest'ultimi possono – come espressamente affermato nell'ultimo periodo del sesto comma dell'art. 117 Cost. – adottare i regolamenti relativi all'organizzazione ed all'esercizio delle funzioni loro affidate dalla Regione. La previsione oggetto di censura non potrebbe neppure giustificarsi nell'ambito dei poteri sostitutivi ordinari della Regione sugli enti locali; ammesso, infatti, che i poteri sostitutivi siano configurabili in relazione ai regolamenti degli enti locali, si tratterebbe comunque, nel caso di specie, di un intervento preventivo, configurato oltretutto in assenza di una qualunque ipotesi di inadempimento da parte dell'ente locale rispetto ad un obbligo a provvedere, come è confermato sia dal primo comma dell'art. 16, che prevede un termine di dodici mesi per l'adozione degli stessi regolamenti regionali, sia dal quarto comma dello stesso art. 16, che prevede che in attesa dei regolamenti regionali «si applichino le norme e le procedure vigenti». 8. – Il ricorrente impugna, poi, l'art. 20, comma 1, della legge della Regione Emilia-Romagna n. 26 del 2004, il quale, nel prevedere direttamente la possibilità di mettere fuori uso gli impianti di generazione di energia elettrica superiori a 10 MVA, violerebbe l'art. 117, terzo comma, della Costituzione. La disposizione censurata, infatti, ad avviso dell'Avvocatura, disciplinerebbe i criteri di messa fuori servizio dei suddetti impianti in modo non conforme alla normativa statale, la quale soltanto sarebbe competente a determinarli, dovendo esserne assicurata l'omogeneità su tutto il territorio nazionale al fine di garantire la sicurezza della rete nazionale. 8.1.