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I settantenni (70-79 anni) in Italia avrebbero ricevuto appena il 3,7 per cento delle dosi nonostante rappresentino il 10 per cento della popolazione e uno su 10, se contagiato, muoia. Anche i ventenni (20-29) rappresentano il 10 per cento della popolazione, eppure avrebbero ricevuto il 10 per cento delle dosi nonostante il tasso di mortalità in questa fascia sarebbe di un contagiato su 1.000. Gli ottantenni, il cui tasso di mortalità per COVID-19 sarebbe di 2 ogni 10 contagiati, avrebbero invece avuto molte meno dosi dei trentenni, il cui tasso di mortalità sarebbe di 6 su 1.000 casi; il "personale socio-sanitario" invece avrebbe ricevuto 2,25 milioni di dosi, quando in base ai dati ufficiali ISTAT l'intero personale sanitario italiano pubblico e privato (medici generici e specializzati, infermieri, odontoiatri, ostetriche, farmacisti) risulterebbe di 725.000 persone. Per vaccinarle tutte con doppia dose sarebbero bastate quindi 1,4 milioni di dosi. Invece il personale socio-sanitario ne avrebbe assorbite 800.000 in più, numero quasi uguale a quello degli anziani in meno vaccinati rispetto ai loro coetanei francesi; sembrerebbe quindi che le 800.000 dosi mancanti per gli anziani non siano finite al personale socio-sanitario "in prima linea" come da piano strategico del Ministero, ma che in parte siano andate agli iscritti di un certo numero di ordini professionali collegati più o meno direttamente al mondo sanitario (anche solo ai laboratori di ricerca), o iscritti agli ordini ma in pensione, oppure ad almeno parte dei circa 350.000 addetti amministrativi della sanità pubblica o privata, si chiede di sapere se i vaccini siano andati prioritariamente solo al personale sociosanitario di prima linea o anche a quello indirettamente legato alla categoria, e come il Ministro in indirizzo spieghi la carenza di dosi vaccinali per la popolazione più anziana sia nella fascia di età 70-79 che in quella degli over 80. Atto n. 4-05004 PARAGONE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nel 2017 lo Stato italiano ha salvato banca Monte dei Paschi di Siena, al costo di 5,4 miliardi di euro: 4 miliardi circa per iniettare liquidità tramite ricapitalizzazione precauzionale e 1,5 miliardi per acquistare le azioni assegnate ai titolari di obbligazioni subordinate della banca senese; oggi il Ministero dell'economia e delle finanze è il primo azionista di MPS di cui detiene il 68,24 per cento del capitale. Il salvataggio del 2017 è stato fatto al prezzo di 7 euro in media per azione, 6,49 euro per l'aumento di capitale e 8,65 euro per i possessori dei bond . Attualmente il valore delle azioni pari a 1,25 euro sta però causando notevoli perdite per lo Stato calcolate in 4,4 miliardi di euro, l'82 per cento di quanto investito; secondo una stima dell'associazione dei consumatori "Consumerismo no profit", riportata anche in un articolo del 20 febbraio 2021 sul quotidiano "Finanza On Line", alla luce di quanto perso rilevando la partecipazione in MPS, pari a circa 60 milioni di euro, l'operazione sarebbe costata a ciascun cittadino 73 euro, circa 167 euro per famiglia; considerato che: come evidenziato nell'articolo, sulla banca pesano, inoltre, cause legali per un valore pari a 10 miliardi di euro. Fra i contenziosi più rilevanti quello aperto fra il Monte dei Paschi di Siena e la fondazione MPS, che ha chiesto alla banca nel complesso 3,8 miliardi di euro. Secondo quanto riportato dal quotidiano "Milano Finanza", lo Stato starebbe valutando l'ipotesi di farsi carico anche di questo costo poiché sarebbe pressoché impossibile riuscire a trovare un'altra banca disposta a comprare o fondersi con MPS. Per questa operazione è stato stimato che il contribuente italiano spenderebbe ulteriori 166 euro (383 euro a famiglia); stando a quanto si apprende, lo Stato sarebbe pronto a versare altri 2,4 miliardi di euro di crediti fiscali a banca MPS per stimolare l'acquisto da parte di un altro gruppo bancario, il tutto al costo di ulteriori 40 euro per il singolo cittadino, 91,80 a famiglia; considerato altresì che: una parte dei crediti deteriorati di MPS, pari a circa 8 miliardi di euro, sono passati a una partecipata pubblica, la AMCO Asset management company, società italiana controllata del Ministero dell'economia attiva nel settore finanziario, in particolare per gestione e recupero di crediti deteriorati, che, secondo alcuni operatori del settore, li avrebbe pagati fino al 20 per cento in più. La differenza fra il valore di mercato e il prezzo dell'operazione AMCO rappresenterebbe un ulteriore appesantimento per il contribuente stimato in 33 euro, 76,5 euro a famiglia, come rilevato da Consumerismo no profit; tutto il salvataggio della più antica banca in attività, nonché la più longeva al mondo, potrebbe costare fino a 717 euro ad ogni famiglia italiana, si chiede di sapere: quali ulteriori iniziative il Ministro in indirizzo intenda avviare nell'operazione Monte dei Paschi di Siena e se corrisponda al vero la notizia, rilanciata dal quotidiano "Milano Finanza" secondo cui sarebbe intenzionato a intervenire finanziariamente per coprire il contenzioso legale di quasi 10 miliardi di euro o, per favorirne l'aggregazione, concedere una dote generosa di sgravi fiscali; quali misure intenda adottare per evitare che i nuovi costi del salvataggio di banca MPS, che ha chiuso 8 degli ultimi 10 bilanci in perdita e opera in un settore con redditività in crollo verticale, siano a carico del contribuente italiano, già sottoposto alla dura prova della pandemia; se non ritenga inopportuna la nomina dell'ex Ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan, presidente designato di Unicredit, fra i "cavalieri bianchi" del salvataggio di MPS intenzionato a portare avanti l'operazione con "neutralità di capitale" per la propria banca ovvero contando sulla dote pubblica e se, in merito a questo, intenda affrontare e predisporre una seria normativa che impedisca il meccanismo delle "porte girevoli" tra vigilanti e vigilati in modo da prevenire situazioni future di conflitto di interessi; se intenda fare chiarezza sul rispetto della scadenza pattuita fra il Ministero, azionista fra l'altro di Rocca Salimbeni al 68 per cento, e la Commissione europea per l'uscita dal capitale entro il 2021. Atto n. 4-05005 IANNONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: in data 24 febbraio 2021 la "Gazzetta dello Sport" ha pubblicato il percorso del giro d'Italia 2021; esso esclude praticamente tutta l'Italia al di sotto di Cassino e le isole; tale scelta non è un episodio isolato, infatti da uno studio sui tracciati del giro degli ultimi 12 anni emerge che: a) il 55,30 per cento dei chilometri totali percorsi degli ultimi 12 anni è stato nelle regioni settentrionali, il 6,30 per cento all'estero e solo il restante 38,40 per cento nell'Italia peninsulare ed isole;