[pronunce]

che, infine, sono manifestamente inammissibili anche le questioni sollevate dal Giudice di pace di Perugia (r.o. n. 114 del 2010), attese le gravi carenze che segnano la descrizione della fattispecie concreta e la motivazione in punto di rilevanza; che infatti nell'ordinanza di rimessione non è prospettata, neppure con riguardo a mere allegazioni difensive, alcuna circostanza che nel caso di specie potrebbe assumere rilievo quale «giustificato motivo» della condotta di indebito trattenimento; che sono privi di pertinenza, al proposito, i cenni del rimettente all'omessa previsione di un termine per gli stranieri che volessero regolarizzare il proprio soggiorno o lasciare il territorio nazionale, sia perché non si tratta di questione concernente in fatto le ragioni della condotta omissiva, sia perché l'argomento, ove mai assumesse un senso, varrebbe per un tempo indefinito e con riguardo a tutti gli stranieri in condizione di soggiorno irregolare; che la carenza di elementi potenzialmente giustificativi della condotta, nella descrizione della fattispecie sottoposta a giudizio, priva la questione sollevata di attuale rilevanza, o comunque non consente il necessario controllo al riguardo; che analogo giudizio deve formularsi quanto alla questione concernente il difforme trattamento dello straniero espulso per via amministrativa (esonerato dalla punizione con sentenza di non luogo procedere) e dello straniero allontanatosi spontaneamente dal territorio dello Stato (da assoggettare comunque al processo ed all'eventuale condanna); che infatti, a prescindere dal carattere indeterminato del petitum formulato dal rimettente al fine di eliminare la sperequazione prospettata, il giudice a quo non ha indicato se, nella specie, l'imputato si trovi ancora sul territorio nazionale e, in caso negativo, se sia stato espulso o, piuttosto, abbia volontariamente interrotto la propria permanenza illegale; che di conseguenza non è documentata, qualunque ne sia l'oggetto, l'attuale rilevanza della questione sollevata (sentenza n. 250 del 2010); che analoghi rilievi vanno svolti in rapporto alla questione concernente il pregiudizio che la normativa oggetto di censura recherebbe al principio di finalizzazione rieducativa della pena, pregiudizio che d'altronde il rimettente ha fatto oggetto di una mera enunciazione; che, infine, questa Corte ha già ritenuto inammissibile la questione relativa all'omessa previsione di un termine dilatorio per gli stranieri che intendessero sottrarsi alla responsabilità penale sopravvenuta per la loro condizione di soggiornanti irregolari (sentenza n. 250 del 2010); che la questione medesima, infatti, si risolve nella richiesta di una pronuncia additiva, dai contenuti indefiniti e non costituzionalmente obbligati, tale da investire uno spazio discrezionale di esclusiva spettanza del legislatore. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come introdotto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, dai Giudici di pace di Lecco (sezione distaccata di Missaglia) , La Spezia, Vasto e Perugia , e dal Tribunale di Trento, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 novembre 2010. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 novembre 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA