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Tornando seri e tornando al merito, è chiaro che questa svista - chiamiamola così per essere benevoli -, fatta salva comunque la tutela della salute dei consumatori, avrebbe aperto una serie di situazioni che - attenzione - non avrebbero avvantaggiato i nostri agricoltori e produttori, ma aperto le porte ad una serie di prodotti di scarsa qualità, a tutto beneficio di tanti Paesi, in primis la Cina, dove la qualità non è certo l'obiettivo principale della produzione. In sostanza, sarebbe stato un danno irreparabile per le nostre produzioni agroalimentari di qualità, e avrebbe aperto il mercato a prodotti che non mi perito a considerare e definire prodotti spazzatura. Colleghi, forse non ci sarebbe da parlare molto su questo provvedimento, poiché si tratta fondamentalmente di tre articoli complessivi, di cui solo il primo è sostanziale; quindi poco c'è da dire. Ma lascio queste considerazioni al collega Balboni, che meglio di me saprà entrare negli aspetti tecnico-giuridici. Quello che mi meraviglia è che abbiamo parlato comunque poco delle conseguenze e dell'impatto di questa norma sia sulla sicurezza alimentare, sia sulle nostre produzioni di eccellenza. Ripeto, non per generare incomprensioni, che la salute dei consumatori è per noi prioritaria, ma è anche di fondamentale importanza tutelare i nostri prodotti agroalimentari con leggi severe, e siamo convinti che anche le pene devono essere severe. Quindi, tutela dei produttori e dei consumatori: lo dico perché, quando ci troviamo di fronte ad una frode alimentare, non c'è solo un danno diretto e specifico del prodotto in questione, ma molto spesso c'è un danno generale a un'intera filiera o a un intero comparto. Credo che tutti noi ricordiamo lo scandalo del vino al metanolo o i recenti scandali sulla pasta, e potremmo citarne altri. Il concetto è che queste frodi non danneggiano solo chi le compie, ma danneggiano l'immagine di tutto un settore che non può permettersi sbagli di questo tipo. Chi sbaglia deve essere punito, e per noi si dovevano addirittura inasprire ancora di più le sanzioni verso coloro che danneggiano con il loro comportamento l'immagine della qualità italiana: lo consideriamo né più e né meno alla stregua di un vero e proprio tradimento. Ma se da una parte diciamo che chi sbaglia deve pagare e che le pene siano anche più severe, dall'altra diciamo anche che il Governo deve mettere in campo politiche che aiutino i nostri agricoltori, i nostri allevatori e i nostri pescatori; politiche che devono avere due obiettivi fondamentali, uno complementare all'altro. In primo luogo, occorrono maggiori tutele per i marchi italiani contro le contraffazioni che tolgono alle nostre aziende un potenziale mercato che vale più del doppio delle nostre esportazioni. Infatti, a fronte di circa 50 miliardi di esportazione dell'agroalimentare, ci sono oltre 100 miliardi di falsi prodotti italiani (il fenomeno dell' italian sounding ). E qui il nostro Governo dovrebbe essere forte nel chiedere maggiori tutele, soprattutto sul fronte interno europeo; così come dovrebbe essere più forte e determinato nel chiedere l'abolizione di sistemi di certificazione della qualità che penalizzano i nostri prodotti di eccellenza rispetto a quelli spesso fatti in laboratorio: mi riferisco al nutri-score, il sistema di etichettatura a semaforo; dovremo effettivamente discutere della sua valenza sul piano della buona alimentazione. Occorre maggiore attenzione alle dinamiche relative all'importazione di prodotti dall'estero che sono palesemente di scarsa qualità, ma che, per i meccanismi di rimbalzi internazionali, entrano nel mercato europeo e danneggiano i nostri produttori. Se vogliamo fare un esempio recente, basti pensare al miele cinese, fatto con sciroppi zuccherati e che entra nel mercato con prezzi ridotti dell'80 per cento rispetto al prezzo medio di un normale miele naturale. In questo Fratelli d'Italia da tempo ormai sta chiedendo che siano applicati i cosiddetti dazi di civiltà, che colpiscano quei prodotti fatti senza il rispetto delle regole ambientali, sanitarie e di sicurezza e tutela dei lavoratori. Innanzitutto, quindi, tutela dei nostri prodotti; ma poi, come secondo elemento, occorrono politiche economiche e finanziarie per aiutare l'agricoltura. Occorre tutelare il reddito degli agricoltori. Spesso, nelle filiere agroalimentari, gli attori a monte e a valle della filiera, cioè i produttori e i consumatori, sono i più penalizzati: si parte da prezzi sempre più bassi, che rischiano di strozzare i produttori, per poi arrivare al consumatore, con prezzi spesso dieci volte maggiori del prezzo pagato alla fonte. La grande distribuzione deve farsi carico dell'onere di valorizzare maggiormente il lavoro degli agricoltori. Occorrono, poi, risorse per investire in tecnologia e regole per facilitare le procedure finanziarie, dirette ad agevolare il credito agli imprenditori agricoli. In Italia abbiamo un parco di macchine agricole ormai vecchio e poco produttivo, senza parlare della flotta peschereccia, ormai obsoleta per la stragrande maggioranza delle imbarcazioni. Maggiori investimenti significano anche migliore qualità e maggiore sicurezza alimentare. Ci sarebbe ancora molto di cui parlare, signor Presidente, ma voglio concludere citando un altro elemento importante, che riguarda i controlli. Abbiamo bisogno di più controlli sui prodotti che arrivano nel nostro Paese e, soprattutto, di ridurre gli accessi portuali per un controllo più capillare. Contemporaneamente, però, abbiamo bisogno di una semplificazione di tante procedure, che spesso soffocano le nostre aziende agricole, che hanno un solo e unico interesse: produrre qualità e sicurezza alimentare. Infine, occorre prendere spunto da quanto accaduto con questo provvedimento per fare una riflessione profonda su cosa significhi la sicurezza alimentare e soprattutto sulla normativa che ne definisce confini, che è complessivamente ormai datata, da decenni, e su cui ogni tanto interveniamo in maniera spot , in particolare solo quando ce lo chiede l'Europa. Forse dovremmo pensare ad un nuovo quadro, forse ad un testo unico, più adeguato ai nostri tempi e che contemporaneamente, da una parte, consenta una maggiore tutela della salute dei consumatori e, dall'altra, cerchi di agevolare, snellire e meglio controllare questo importante settore dell'economia nazionale che è l'agroalimentare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signor Presidente, colleghi senatori e colleghe senatrici, con l'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 42 del 22 marzo 2021 all'ordine del giorno il Governo è corso ai ripari rispetto alla rischiosa abrogazione degli illeciti previsti nella cosiddetta legge alimenti, la legge n. 283 del 30 aprile 1962. Tutta la rocambolesca vicenda, che a grandi linee poi accennerò, è lo specchio della confusione che negli ultimi mesi sta vivendo la politica italiana. Infatti, questa confusa vicenda ci deve interrogare sulle modalità di svolgimento dei lavori legislativi, nella fattispecie in una materia così delicata quale è quella della sicurezza alimentare.