[pronunce]

Siciliana n. 15 del 2015, differisce le elezioni dei Presidenti dei liberi consorzi comunali e dei consigli metropolitani a una data fissata con decreto del Presidente della Regione Siciliana da adottarsi «entro centoventi giorni dalla data di svolgimento delle elezioni degli organi degli enti locali nel turno elettorale ordinario da svolgersi nell'anno 2024», e contestualmente proroga al 31 dicembre 2024 il termine della gestione commissariale delle funzioni dei Presidenti dei liberi consorzi comunali. Tale differimento (che segue altri sedici precedenti rinvii delle elezioni degli enti di area vasta siciliana) irragionevolmente e ingiustificatamente impedirebbe la costituzione degli organi degli enti di area vasta in Sicilia, in violazione dell'autonomia costituzionalmente attribuita agli enti in questione. 2.- Preliminarmente, va ribadita l'inammissibilità dell'intervento, nel presente giudizio, di F.M. D., per le ragioni esposte nell'ordinanza dibattimentale letta all'udienza del 15 ottobre 2024 e allegata alla presente sentenza. 3.- Va poi respinta l'eccezione, sollevata dalla Regione Siciliana, di inammissibilità delle questioni per genericità della motivazione sulla rilevanza e difetto di strumentalità rispetto alla definizione del giudizio a quo. Il giudice a quo ha infatti precisato: - di ritenere sussistenti l'interesse ad agire e la legittimazione del Comune di Enna a impugnare il decreto di nomina del Commissario straordinario per la gestione del Libero consorzio comunale di Enna, atteso che, ai sensi dell'art. 6, commi 5 e 6, della legge reg. Siciliana n. 15 del 2015, il sindaco e i consiglieri comunali sono titolari del diritto di elettorato attivo e passivo in ordine all'elezione del Presidente del libero consorzio comunale; - di giudicare ammissibile l'impugnazione del Comune di Enna, avendo essa a oggetto un atto amministrativo di cui il ricorrente assume, tra l'altro, l'illegittimità "derivata", in quanto fondato su una disposizione di legge (l'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023) da ritenersi costituzionalmente illegittima; - di ritenere che la censura del ricorrente Comune di Enna possa essere accolta, e il decreto n. 566 del 2023 annullato, solo all'esito della declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023, non essendo l'atto affetto da altri vizi che ne possano inficiare totalmente la legittimità. Tale puntuale motivazione supera certamente la soglia della non implausibilità cui questa Corte deve improntare il proprio vaglio esterno in ordine alla rilevanza delle questioni (ex multis, sentenze n. 80 del 2024, punto 4.1. del Considerato in diritto; n. 50 del 2024, punto 3.5.1. del Considerato in diritto; n. 164 del 2023, punto 4 del Considerato in diritto). 4.- Nelle more del presente giudizio, la legge reg. Siciliana n. 6 del 2023, il cui art. 1 è oggetto delle censure del rimettente, è stata abrogata dall'art. 1, comma 2, della legge reg. Siciliana n. 24 del 2024. Quest'ultima legge regionale non dispone alcun ulteriore differimento delle elezioni degli organi degli enti di area vasta, ma individua direttamente un intervallo temporale per lo svolgimento delle consultazioni elettorali (una domenica compresa tra l'1 e il 31 dicembre 2024). Alla luce di tale sopravvenienza normativa, la Regione Siciliana ha chiesto a questa Corte di restituire gli atti al giudice a quo per una nuova valutazione in ordine alla rilevanza delle questioni. L'istanza non può essere accolta. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (ex multis, sentenze n. 227 del 2021, punto 6 del Considerato in diritto; n. 170 del 2019, punto 3 del Considerato in diritto; n. 7 del 2019, punto 3 del Considerato in diritto; n. 240 del 2018, punto 3 del Considerato in diritto; n. 245 del 2016, punto 2.1. del Considerato in diritto; nonché, a contrario, ordinanza n. 30 del 2024), quando le norme censurate costituiscono il fondamento di provvedimenti amministrativi impugnati innanzi al giudice amministrativo, «[l]o ius superveniens non impone la restituzione degli atti al rimettente, poiché è ininfluente nel giudizio a quo, ove si discute della legittimità di provvedimenti amministrativi da valutare in base al principio tempus regit actum» (sentenza n. 245 del 2016, punto 2.1. del Considerato in diritto), e dunque «con riguardo alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della [loro] adozione» (sentenza n. 170 del 2019, punto 3 del Considerato in diritto). Nel giudizio a quo, il Comune di Enna ha impugnato innanzi al TAR Sicilia, tra l'altro, il decreto del Presidente della Regione di nomina di C. M. a Commissario straordinario per la gestione del Libero consorzio comunale di Enna, lamentandone l'illegittimità "derivata", discendente dal contrasto con gli artt. 1, 3, 5 e 114 Cost. dell'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023, sulla cui base l'atto amministrativo è stato adottato. È dunque evidente che la legittimità del decreto impugnato dovrà essere valutata, nel giudizio a quo, sulla base della legge vigente al momento della sua adozione, e quindi della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023, senza che rilevi la sua successiva abrogazione a opera dell'art. 1, comma 2, della legge reg. Siciliana n. 24 del 2024. 5.- Nel merito, le questioni sono fondate in riferimento agli artt. 5 e 114 Cost., con assorbimento delle ulteriori censure. 5.1.- La sentenza n. 136 del 2023 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 13, comma 43, della legge reg. Siciliana n. 16 del 2022, per contrasto con gli artt. 3, 5 e 114 Cost. Tale disposizione aveva rinviato le elezioni degli organi degli enti di area vasta della Regione Siciliana dal 2022 al 2023; e aveva contestualmente prorogato il termine finale delle gestioni commissariali delle funzioni dei presidenti dei liberi consorzi comunali da «non oltre il 31 agosto 2022» a «non oltre il 31 agosto 2023». Ripercorsa la successione delle quindici leggi regionali, precedenti la n. 16 del 2022, che avevano disposto altrettanti rinvii delle elezioni degli organi degli enti di area vasta della Regione Siciliana, questa Corte ha rilevato che l'assetto istituzionale di tali enti è rimasto «sinora sostanzialmente inattuato», dal momento che i continui rinvii delle elezioni da parte del legislatore siciliano hanno «di fatto impedito la costituzione degli enti di area vasta in Sicilia».