[pronunce]

Tanto più che, secondo il resistente, non avrebbe avuto senso affidare ad un successivo decreto il compito di stabilire «le modalità di individuazione del maggior gettito di competenza delle autonomie speciali da riservare all'Erario» se la riserva fosse limitata al solo maggior gettito delle accise, già di spettanza statale a termini di statuto. Nemmeno sarebbe configurabile la dedotta violazione del principio di leale collaborazione, che, in caso di riserva all'Erario di nuove entrate tributarie, opererebbe nei rapporti tra Stato e Regione siciliana solo ove sia complessa la determinazione in concreto del gettito in questione, ipotesi che non ricorrerebbe nella fattispecie. In ogni caso detto principio, attuato attraverso la consultazione, non avrebbe imposto di protrarre l'interlocuzione fino al raggiungimento dell'accordo. In ordine all'autorimessione, invocata dalla Regione, ad avviso della difesa erariale essa sarebbe inammissibile, in quanto la ricorrente avrebbe dovuto impugnare in via principale le norme della cui lesività si duole. Comunque, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del d.l. n. 74 del 2012 sarebbe manifestamente infondata, in quanto sussisterebbero le condizioni indicate dall'art. 2, primo comma, del d.P.R. n. 1074 del 1965 per la riserva allo Stato del gettito in considerazione, ossia la novità dell'entrata tributaria cui sia impressa una specifica destinazione rispondente ad una finalità statale. 2.2.- Con memoria depositata il 16 febbraio 2016, il Presidente del Consiglio dei ministri ha ribadito l'eccezione d'inammissibilità del conflitto per difetto di tono costituzionale e, nel merito, la sua infondatezza, oltre a negare la sussistenza degli estremi perché questa Corte sollevi innanzi a sé questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del d.l. n. 74 del 2012.1.- Con il ricorso indicato in epigrafe la Regione siciliana ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione alla nota del Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del 5 dicembre 2012, n. 26757 ed al decreto del Direttore generale delle finanze e del Ragioniere generale dello Stato del 5 dicembre 2012 (Modalità di individuazione del maggior gettito di competenza delle autonomie speciali da riservare all'Erario, ai sensi dall'articolo 2, comma 4, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122). Quest'ultimo, attuativo dell'art. 2, comma 4, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74 (Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012) - convertito con modificazioni dall'art. 1, comma 1, della legge 1° agosto 2012, n. 122 - identifica il maggior gettito di competenza delle autonomie speciali relativo alle risorse derivanti dall'aumento di due centesimi al litro, fino al 31 dicembre 2012, dell'aliquota dell'accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonché dell'aliquota dell'accisa sul gasolio usato come carburante; risorse destinate ad alimentare, ai sensi del precedente comma 3, il Fondo statale per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma in pianura padana del 2012. La ricorrente riferisce che lo schema del decreto le era stato preventivamente sottoposto e che il Ministero con la nota impugnata, nel dare riscontro - senza condividerle - alle osservazioni formulate, aveva trasmesso la versione definitiva dello stesso decreto, successivamente adottato. Tanto premesso, la ricorrente lamenta che la nota ed il decreto pretendano di includere tra le risorse attribuite allo Stato anche il gettito dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) calcolata sull'incremento delle accise sui carburanti - asserendone l'integrale spettanza alla Regione - in difetto degli estremi previsti per la riserva erariale. Di qui la violazione degli artt. 36, primo comma, del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), e 2, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), nonché del principio di leale collaborazione, atteso che, malgrado l'attivazione del meccanismo della previa intesa, il Ministero non avrebbe provveduto solo a seguito di reiterate trattative volte a superare le divergenze. 2.- Va anzitutto disattesa l'eccezione di difetto di tono costituzionale sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato, secondo la quale la doglianza concernente l'attribuzione all'Erario dell'incremento di gettito relativo all'IVA si risolverebbe nella deduzione del contrasto degli atti censurati con l'art. 2, comma 3, del d.l. n. 74 del 2012, che farebbe riferimento esclusivamente al maggior gettito delle accise sui carburanti. Questa Corte ha infatti affermato che «la prospettazione della lesione delle competenze costituzionali della ricorrente [...] conferisce ai ricorsi, di per sé, il necessario tono costituzionale (sentenze n. 263 e n. 137 del 2014, n. 380 del 2007 e ordinanza n. 27 del 2006)» (sentenza n. 235 del 2015), il quale deve essere riconosciuto sebbene il conflitto «abbia ad oggetto un atto che potrebbe risultare anche illegittimo per violazione della norma di legge alla quale avrebbe dovuto dare esecuzione» (sentenza n. 137 del 2014). 3.- Il ricorso per conflitto di attribuzione proposto dalla Regione siciliana è tuttavia inammissibile per una diversa ragione. Giova in proposito ricordare che questa Corte «ha già sottolineato l'inammissibilità dei ricorsi per conflitto di attribuzione proposti contro atti meramente consequenziali (confermativi, riproduttivi, esplicativi, esecutivi, etc.) rispetto ad atti anteriori, non impugnati, con i quali sia già stata esercitata la competenza contestata. In questi casi viene, infatti, a determinarsi la decadenza dall'esercizio dell'azione, dal momento che non può essere consentita, attraverso l'impugnazione dell'atto meramente consequenziale della norma non impugnata, la contestazione di quest'ultima, in ordine alla quale è già inutilmente spirato il termine fissato dalla legge» (ex plurimis, sentenza n. 144 del 2013). Gli atti impugnati sono meramente consequenziali rispetto all'art. 2, commi 3 e 4, del d.l. n. 74 del 2012, a suo tempo non impugnato dalla Regione siciliana.