[pronunce]

Ha aspettato ad inviarglielo, il giudice Caselli... ha aspettato che Orlando fosse eletto parlamentare europeo. Ha consentito, con evidente favoreggiamento, che fosse eletto il suo compagno di presepe per poi mandargli l'avviso di garanzia". La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati, nella relazione presentata il 20 febbraio 1997, pur non ponendo in discussione il fatto che l'on. Sgarbi svolgesse nella situazione ricordata una funzione parlamentare, riteneva che "ci si trovi di fronte, nella circostanza, alla imputazione apodittica al dottor Caselli della commissione di un reato (favoreggiamento)", e che in definitiva "il confine tra opinioni (protette costituzionalmente) e accuse apodittiche infamanti (che rappresentano violazione di altro valore costituzionalmente protetto: la dignità della persona) sia stato varcato nei fatti": onde concludeva ritenendo che i fatti per i quali si procede "non concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni". Nella seduta del 9 luglio 1998 la Camera respinse, con 241 voti contro 94 e 59 astenuti, la proposta della giunta: onde, secondo la prassi oggi seguita, con detto voto la Camera ha deliberato che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni. Il tribunale di Caltanissetta, premesso che attraverso il conflitto questa Corte sarebbe chiamata ad una "verifica esterna, entro i limiti dell'arbitrarieta-plausibilità", degli eventuali vizi del procedimento e della "omessa o erronea valutazione dei presupposti della prerogativa da parte della Camera", rileva che nella specie l'assemblea avrebbe fatto un uso distorto del potere attribuitole, poiché non avrebbe dato conto del motivo per cui le dichiarazioni del deputato sono state ritenute connesse ad attività parlamentari, e in particolare non avrebbe esaminato se sussistesse quella corrispondenza sostanziale di contenuti fra opinione incriminata e atti parlamentari, che sarebbe, secondo la giurisprudenza di questa Corte, presupposto indefettibile per l'operatività della prerogativa. Sarebbe, invece, del tutto ragionevole "la prospettazione dell'assoluta mancanza di qualsivoglia connessione con la funzione parlamentare delle affermazioni incriminate", essendo esse state pronunciate nel corso di una trasmissione televisiva non preceduta da un dibattito parlamentare specifico e non essendo pertanto ricollegabili, nemmeno in senso largo, ad una iniziativa parlamentare di analogo contenuto. Di qui discenderebbe la menomazione della sfera di attribuzioni dell'autorità giudiziaria, fatta valere con il conflitto. La difesa della Camera, a sua volta, afferma che la motivazione della delibera potrebbe essere integrata sia dalla relazione della giunta, per la parte in cui si ricorda che non si è posto in discussione il fatto che il deputato svolgesse, nella specie, una funzione parlamentare, sia dal dibattito, in cui si sarebbe messa in rilievo la continuità fra le opinioni incriminate e l'attività politico-parlamentare dell'on. Sgarbi. Nel merito, la difesa della Camera cita numerosi atti ispettivi posti in essere dall'on. Sgarbi, che avrebbero riguardo alla questione delle interferenze tra potere giudiziario e potere politico e alla supposta parzialità degli organi inquirenti quanto al trattamento riservato ad uomini politici, nonché atti di sindacato ispettivo posti in essere da altri deputati, che riguarderebbero anche l'azione della Procura di Palermo: fra di essi, in particolare, una interrogazione presentata in data 12 ottobre 1993 dall'on. Polizio. 2. - Il ricorso è fondato. Va premesso che, come ricorda la difesa della Camera, secondo il più recente orientamento di questa Corte, il giudizio sui conflitti di attribuzione fra autorità giudiziaria e Camere parlamentari, in ordine alla applicazione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, originati da deliberazioni di insindacabilità adottate dalle assemblee, non si configura come mero sindacato sulla esistenza e congruità della motivazione con cui la Camera di appartenenza del parlamentare abbia affermato che la dichiarazione di cui si discute rientra nell'ambito della prerogativa, ma richiede che si verifichi se, nella specie, l'opinione sia stata espressa nell'esercizio delle funzioni parlamentari, alla luce della nozione di tale esercizio che si desume dalla Costituzione (sentenze n. 10 e n. 11 del 2000). Al di là, dunque, della assenza, lamentata dal tribunale ricorrente, di motivazione del voto con cui la Camera respinse la proposta della giunta, la Corte deve esprimersi sul punto se la dichiarazione della quale l'on. Sgarbi è chiamato a rispondere sia opinione espressa nell'esercizio delle funzioni parlamentari, nel qual caso l'art. 68 della Costituzione impedirebbe l'attivazione di tale responsabilità, ovvero sia opinione espressa allo stesso titolo di ogni altro cittadino, nel qual caso spetterebbe al giudice procedere, entrando nel merito dell'accusa per valutarne la fondatezza. Essendo pacifico il contesto in cui si colloca la dichiarazione, resa nel corso di un programma televisivo condotto dallo stesso deputato, del tutto al di fuori di un'attività funzionale riconducibile alla qualità di membro della Camera, e del tutto al di fuori delle possibilità di controllo e di intervento offerte dall'ordinamento parlamentare, l'unico punto da verificare riguarda l'eventualità che la dichiarazione medesima non rappresenti altro se non la divulgazione all'esterno (sia pure col mezzo televisivo) di un'opinione già espressa, o contestualmente espressa, nell'esercizio di funzioni parlamentari (cfr. sentenze nn. 10, 11, 56, 58, 82, 320, 321, 420 del 2000). 3. - In concreto, deve escludersi che alla dichiarazione in esame possa attribuirsi siffatto carattere divulgativo di un'opinione parlamentare insindacabile. Gli atti di sindacato ispettivo evocati e prodotti dalla difesa della Camera, e compiuti dall'on. Sgarbi, come firmatario o co-firmatario, tutti peraltro in epoca posteriore alla data della dichiarazione incriminata, oltre a non essere legati da rapporto di contestualità, non hanno alcuna precisa relazione di contenuto con quest'ultima, riguardando questioni o critiche attinenti all'attività di altre procure e di altri magistrati, o comunque vicende del tutto estranee a quella cui si riferisce l'esternazione in oggetto. La stessa cosa è a dirsi riguardo agli atti di sindacato ispettivo ricordati dalla difesa della Camera, ma compiuti da altri deputati, in epoca peraltro molto posteriore rispetto ai fatti sub judice, che dimostrano solo l'esistenza di atteggiamenti critici da parte di alcuni parlamentari nei confronti dell'operato di alcuni uffici giudiziari, nonché dello stesso dott. Caselli, ma in rapporto a vicende del tutto diverse da quella in oggetto.