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Signor Presidente, penso sia opportuno che accanto alla voce del Governo - ieri è intervenuto il presidente Conte - ci sia anche quella del Parlamento, delle Assemblee, e in particolare del Senato, sulla vicenda delicatissima e che sta assumendo degli aspetti estremamente preoccupanti al confine tra la Turchia e la Siria. La decisione turca di avviare raid mirati sulle città di confine curde, dalla città simbolo di Kobane fino a Sari Kani e, più in generale, sul Rojava, un esperimento di autonomia delle realtà curde, spesso massacrate nel passato dai regimi differenti, non può non destare una reazione forte delle opinioni pubbliche occidentali e quindi dei loro rappresentanti all'interno del Parlamento. La realpolitik ha un limite e quel limite è l'attenzione forte affinché non si ripetano violenze soprattutto sulle comunità civili dell'area. Si tratta di un'area delicata e strategica non solo e non tanto per la gestione dei flussi migratori. Noi, come comunità democratiche occidentali siamo ossessionati da quel tema, ma non c'è solo quello; c'è la stabilità di quell'area, dove le tensioni sono sempre all'ordine del giorno. Il ritiro degli Stati Uniti ha provocato un'accelerazione di alcune dinamiche. La Turchia insieme all'esercito di liberazione siriano anti al-Assad, sunnita - ricordo che al-Assad è alleato con gli sciiti - sta portando avanti delle operazioni che non possono non preoccupare l'Europa per la stabilità di quell'area, ma soprattutto nella lotta al terrorismo di matrice islamica. I curdi hanno fatto un lavoro straordinario nella lotta al terrorismo internazionale. L'Europa e gli Stati Uniti non possono abbandonarli. (Applausi dai Gruppo PD, IV-PSI e Misto-LeU. Brusio) . PRESIDENTE. Credo che questo argomento meriti un po' più di attenzione e quindi di silenzio. ALFIERI (PD) . I curdi in questo momento garantiscono la sicurezza del centro di reclusione di Al Hol, dove sono detenuti decine di migliaia di componenti dell'Isis, alcuni dei quali foreign fighter , con il rischio che rientrino in Europa e, dall'altra parte, decine di migliaia di familiari. Evidentemente se le unità di protezione popolare (YPG) si dovranno spostare verso il confine per affrontare questa nuova offensiva che rischia di diventare anche di terra, sposteranno l'attenzione verso il confine, abbandonando le aree dove hanno contenuto con efficacia l'avanzata dell'Isis e dove oggi sono recluse persone che hanno fatto parte di azioni terroristiche. Serve quindi un'azione forte dell'Italia non solo in ambito NATO, ma anche a livello europeo. È chiaro che una posizione comune europea può essere d'aiuto in ambito NATO. Mi rivolgo alla Presidenza e al Governo, ritenendo utile una pronuncia del Parlamento perché è evidente che in Europa in questo momento c'è un Paese che impedisce la formazione di una posizione comune. Quel paese è l'Ungheria e quindi, sia per i rapporti che ha con il leader della Lega, ma anche con il leader di Forza Italia, essendo all'interno del Partito popolare europeo, un pronunciamento forte, inequivocabile e bipartisan dell'Assemblea potrebbe essere utile affinché l'Europa parli con una voce sola. In questo momento il fatto che l'Europa non parli con una voce sola è dovuto all'Ungheria. Penso che non si possa essere ossessionati solo dai temi dell'immigrazione; i temi della stabilità, della sicurezza del nostro continente e della lotta al terrorismo chiedono una risposta unitaria anche delle Aule parlamentari. (Applausi dai Gruppo PD e IV-PSI) . AIMI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, è un momento particolarmente difficile per l'Europa. Immagino lo sia anche per l'Italia, ma lo è soprattutto per il confine Nord della Siria ed, in particolar modo, per il popolo curdo, al quale dobbiamo riconoscere di aver dato un contributo fondamentale, direi quasi determinante, alla lotta contro il terrorismo islamico, contro l'Isis, contro il cosiddetto Stato islamico. Vedere oggi questo popolo abbandonato ci colpisce fortemente. È davvero per noi un momento di dolore; non solamente per Forza Italia, ma - spero di poter dire - per tutto il Senato della Repubblica. Abbiamo assistito prima ai bombardamenti, ai raid aerei sulla città di Ras al-Ayn. Abbiamo assistito poi allo schieramento di 5.000 uomini e delle truppe turche al confine Nord-Est della Siria e da lì già avremmo potuto immaginare ciò che sarebbe potuto accadere. Sono bastati un momento di ambiguità, un'affermazione forse non felice del Presidente degli Stati Uniti, che tuttavia - consentitemi l'espressione - ha immediatamente corretto il tiro, per dare il via a questa operazione da parte di Erdogan, peraltro annunciata con un semplice tweet . La situazione è di grande pericolo anche per l'Italia, per quello che ha testé detto il collega Alfieri: se dovessero essere liberati i circa 10.000 combattenti dell'Isis e 2.000 foreign fighter , mantenuti in sicurezza all'interno delle prigioni dai curdi, si creerebbe un problema non solamente per l'Europa, ma anche e primariamente per l'Italia. La guerra di Erdogan a noi ovviamente non piace. Abbiamo sentito le parole di Putin, di condanna nei confronti dello stesso Erdogan, e anche Trump ha evidenziato che l'invasione non è una buona idea. Possiamo dire con grande serietà che tutto il mondo occidentale e tutte le potenze straniere sono orientate nella direzione di evitare che il conflitto si inasprisca. Erdogan lo ha giustificato evidenziando che si tratterebbe di un corridoio di 30 chilometri, nel quale sostanzialmente mantenere la pace per evitare l'infiltrazione di terroristi. Ci troviamo quindi in una situazione di reale pericolo. Che cosa possiamo fare, oltre a quello che ha detto Juncker? Juncker ha evidenziato l'opportunità di evitare che l'Europa finanzi quel corridoio, ma mi pare davvero poco. C'è già un'iniziativa - e noi chiediamo che l'Italia si unisca alla Francia, alla Gran Bretagna, alla Polonia, alla Germania e al Belgio - di chiedere consultazioni urgenti al Consiglio di sicurezza dell'ONU, che si riunirà domani per affrontare questo tema delicatissimo. Il problema - ripeto - è davvero serio, ma lo è soprattutto per l'Italia in questo momento. Credo che dovremmo trovare unità in quest'Aula. Voglio ricordare, in conclusione, che l'Europa, purtroppo, nonostante sia stato evidenziato in tutti i modi, anche nella recente campagna elettorale per le elezioni europee, non ha una forza armata. Non abbiamo un'unità delle forze armate europee: questo è un problema. La saggezza latina diceva « si vis pacem, para bellum ». Non dobbiamo preparare la guerra perché siamo guerrafondai, ma dobbiamo essere pronti in situazioni particolari come quella attuale a scongiurare che certe iniziative isolate di alcuni personaggi possano arrivare a compromettere l'equilibrio e la stabilità della pace in una certa area e, conseguentemente, l'equilibrio e la stabilità della pace nel mondo. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Floridia) . FERRARA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) .