[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati del 27 ottobre 2004 (doc. IV-quater, n. 77), relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi nel confronti del dott. Paolo Ielo, promosso dalla Corte d'appello di Brescia con ricorso notificato il 4 agosto 2005, depositato in cancelleria l'11 agosto 2005 ed iscritto al n. 35 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2005, fase di merito. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 3 luglio 2007 il Giudice relatore Francesco Amirante; udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. –– Con ricorso del 31 gennaio 2005 la Corte di appello di Brescia ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla delibera adottata il 27 ottobre 2004 (doc. IV-quater, n. 77) con la quale – in conformità alla proposta della Giunta per le autorizzazioni – è stato dichiarato che i fatti per i quali il deputato Vittorio Sgarbi è sottoposto a procedimento penale per il delitto di diffamazione a mezzo stampa riguardano opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari e sono, quindi, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Premette la Corte di appello che il suddetto deputato, nel corso della trasmissione televisiva “Sgarbi quotidiani” del 28 dicembre 1995, aveva letto e commentato alcuni articoli di stampa nei quali si dava notizia che il G.I.P. del Tribunale di Milano, all'esito dell'udienza preliminare, aveva prosciolto alcuni imputati – tra i quali Fedele Confalonieri, presidente della società Mediaset proprietaria dell'emittente televisiva “Canale 5” – dal reato di finanziamento illecito al partito socialista italiano. Nel dare lettura dell'articolo pubblicato sull'argomento dal quotidiano “Il Messaggero” in data 23 dicembre 1995, il parlamentare aveva rivolto una serie di pesanti apprezzamenti nei confronti del dott. Paolo Ielo, all'epoca sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ritenendolo responsabile della conduzione dell'inchiesta che si era poi conclusa col proscioglimento del Confalonieri e degli altri imputati. Nel corso della medesima trasmissione, poi, era stata mandata in onda una parte dell'intervista resa dal Confalonieri, il quale aveva fatto presente di essere stato inquisito per l'allestimento di stand in occasione del congresso del partito socialista, mentre per fatti identici – compiuti però in occasione di congressi di altri partiti, nella specie il partito comunista italiano – nessuna iniziativa era stata assunta dalla magistratura. A commento di tale intervista, il deputato aveva pronunciato una serie di frasi contro il dottor Ielo, ipotizzando un uso distorto della giustizia consistente nel trattare in modo diverso fatti sostanzialmente analoghi («Per la stessa cosa fatta da Confalonieri, con il partito comunista non si era aperta l'inchiesta. Il che cosa vuol dire? Vuol dire due pesi e due misure. Vuol dire proteggere il partito comunista e per lo stesso reato non iniziare neanche il procedimento, il quale dopo due anni finisce con il proscioglimento…È una cosa intollerabile …Io qui ho voluto ricordare come un esempio di cattiva giustizia di cui, naturalmente, il magistrato è il pubblico ministero Ielo»). Instauratosi, a seguito di querela da parte del dott. Ielo, il procedimento penale nei confronti dell'onorevole Sgarbi, il Tribunale di Brescia, con sentenza del 9 maggio 2002, aveva condannato il parlamentare per il delitto di diffamazione aggravata. Proposto appello avverso tale sentenza ed intervenuta, nel frattempo, la legge 20 giugno 2003, n. 140, la Corte di appello aveva trasmesso gli atti alla Camera dei deputati per le decisioni del caso e la Camera aveva votato per l'insindacabilità con la delibera oggetto di conflitto. Ciò posto in punto di fatto, la Corte di appello di Brescia osserva che le frasi di cui si tratta non paiono connesse con atti tipici della funzione parlamentare, non sussistendo alcun collegamento tra quest'ultima ed il commento svolto, nel corso di una trasmissione televisiva, sulle vicende giudiziarie del Confalonieri; d'altra parte, la stessa difesa dell'imputato non aveva prodotto alcun atto idoneo a dimostrare che lo Sgarbi si fosse interessato della menzionata vicenda processuale in veste di parlamentare. Inoltre, anche alla luce della sentenza n. 120 del 2004 di questa Corte, (che ha chiarito la portata e l'esatta interpretazione della legge n. 140 del 2003), il contenuto delle dichiarazioni rese dal deputato non consente, di per sé, di ricondurle all'esercizio delle funzioni parlamentari, tanto più che le dichiarazioni sono nel caso «piuttosto riconducibili alla libera manifestazione del pensiero garantita ad ogni cittadino». Il riferimento, contenuto anche nella delibera impugnata, al tema del finanziamento dei partiti politici, oggetto di ampia discussione in Parlamento, non sembra alla Corte di appello pertinente, giacché la trasmissione televisiva in questione non verteva affatto su questo argomento, essendo piuttosto centrata sulla critica dell'operato della magistratura inquirente, nella specie identificata col dottor Ielo. E se è vero che l'art. 3 della citata legge n. 140 del 2003 ricomprende nella prerogativa dell'immunità anche le attività di divulgazione, di critica e di denuncia politica, è altrettanto vero che esse debbono risultare connesse con l'esercizio delle funzioni parlamentari. In base a tali considerazioni la Corte bresciana ritiene illegittima la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati e «solleva conflitto di attribuzione in ordine al corretto uso del potere di decidere sulla sussistenza dei presupposti di applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione», così come esercitato dalla Camera nella delibera citata. 2.–– Il conflitto così proposto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 294 del 2005, depositata in data 19 luglio 2005. Tale provvedimento, comunicato al ricorrente, è stato da questi notificato alla Camera dei deputati, unitamente al ricorso, il 4 agosto 2005 ed il successivo deposito presso la cancelleria di questa Corte è avvenuto, a mezzo posta, l'11 agosto 2005. 3. –– Si è costituita la Camera dei deputati, preliminarmente eccependo la inammissibilità ovvero l'improcedibilità del ricorso, in quanto carente sotto il profilo della prospettazione del petitum, avendo la Corte bresciana omesso di rivolgere alla Corte costituzionale la richiesta di annullamento dell'atto lesivo. Inoltre la difesa della Camera dei deputati dubita che la mera menzione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione – che si legge in ricorso – possa integrare l'onere di indicazione delle norme costituzionali che regolano la materia, e che sarebbero state violate.