[pronunce]

È dunque irrilevante, ai fini dell'ammissibilità del conflitto, che il Tribunale, nell'atto introduttivo, abbia fatto riferimento ad atti allegati, successivamente non depositati. Al tempo stesso, non vi è dubbio che il ricorrente abbia esposto anche le ragioni di diritto del conflitto: il Tribunale, infatti, dopo aver richiamato la giurisprudenza di questa Corte in materia, ha ampiamente contestato la valutazione dei presupposti dell'insindacabilità operata dalla Camera, affermando in particolare che la deliberazione contestata «esorbiterebbe dall'ambito dell'art. 68, primo comma, Cost., con conseguente violazione (art. 26 legge 11 marzo 1953, n. 87) degli artt. 101, secondo comma, 102, primo comma – titolarità della funzione giurisdizionale da parte della magistratura – 3 – per disparità di trattamento tra parlamentare e cittadino –, e 24, primo comma, Cost. - impossibilità per la parte lesa di fruire della tutela giurisdizionale – ». Del pari infondata è l'eccezione sollevata dalla resistente nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, secondo la quale il ricorso sarebbe comunque divenuto «inammissibile, ovvero improcedibile per sopravvenuto difetto dell'apprezzamento (e della motivazione) dell'interesse a ricorrere», a causa dell'approvazione della legge 24 febbraio 2006, n. 85 (Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione), che ha – tra l'altro – sostituito l'art. 292 cod. pen.. Ad avviso della resistente, si renderebbe necessaria una nuova valutazione, da parte dell'autorità giudiziaria, della sussistenza dell'interesse al ricorso, nonché, in relazione alla nuova previsione legislativa, che il vilipendio avvenga «con espressioni ingiuriose», che si proceda ad una «nuova qualificazione della fattispecie concreta in ragione della mutata fattispecie astratta». Le modifiche apportate alla figura di reato appaiono irrilevanti ai fini della perdurante sussistenza dell'interesse al ricorso per conflitto di attribuzione. D'altra parte, la valutazione circa la riconducibilità della condotta del soggetto agente nell'ambito della fattispecie incriminatrice è possibile solo in quanto il giudice possa valutare le dichiarazioni effettuate dal parlamentare, possibilità che la deliberazione della Camera – che riconduce tali affermazioni nell'ambito dell'art. 68, primo comma, Cost. – preclude. 3. – La difesa della Camera ha eccepito anche l'irricevibilità dell'atto introduttivo, dal momento che esso rivestirebbe la forma dell'ordinanza; ciò comporterebbe la violazione del principio della parità delle armi tra le parti del giudizio: in tal modo, infatti, l'autorità giudiziaria eluderebbe il disposto dell'art. 6 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, il quale obbliga la parte a depositare i propri documenti in tante copie quanti sono i componenti della Corte e le parti, prevedendo anche che il cancelliere non possa ricevere gli atti e i documenti che non siano corredati del necessario numero di copie. L'eccezione è infondata. La giurisprudenza di questa Corte – come in precedenza ricordato – non solo ha più volte affermato che non ha rilievo il fatto che l'atto introduttivo abbia, anziché la forma del ricorso quella dell'ordinanza, ove essa abbia i requisiti sostanziali necessari per un valido ricorso, ma anche che, di conseguenza, ciò non implica l'inosservanza delle prescrizioni di cui all'art. 6 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Inoltre, il principio di «parità delle armi», la cui violazione è lamentata a causa dell'adozione della forma dell'ordinanza, «è certamente male invocato quando si sostiene che la difesa della Camera, se ricorrente, si sobbarca all'onere di produrre numerose copie del ricorso laddove l'autorità giudiziaria, quando è ricorrente, si sottrae a tale “difficoltà materiale”. La par condicio non ha nulla a che vedere con una fattispecie che richiederebbe, nell'auspicio della difesa della Camera, una applicazione (non tanto rigorosa, quanto) rigidamente letterale dell'art. 6 citato da parte della Cancelleria della Corte nel sanzionare una irregolarità formale, pur non idonea a pregiudicare in qualsiasi modo la controparte» (sentenza n. 193 del 2005; di recente si veda pure la sentenza n. 249 del 2006). 4. – Nel merito il ricorso è fondato. Le espressioni in questione sono state pronunciate dal deputato mentre si recava a tenere un comizio, rivolgendosi ad un cittadino che aveva esposto alla finestra della propria abitazione la bandiera italiana. Esse non trovano alcuna corrispondenza sostanziale con atti parlamentari svolti dal medesimo deputato, come evidenziato dalla stessa difesa della Camera, che richiama solo atti ed iniziative parlamentari posti in essere da altri deputati della Lega Nord (ed a nessuno dei quali risulta aver preso parte di persona in sede parlamentare il deputato Bossi), relativamente all'uso della bandiera della Repubblica. Peraltro, ai fini della riconducibilità delle dichiarazioni per cui pende il procedimento penale nell'ambito dell'art. 68, primo comma, Cost., appaiono irrilevanti le attività svolte da altri parlamentari, sia pure appartenenti al medesimo gruppo, come questa Corte ha anche di recente ribadito in una pronuncia relativa ad una fattispecie del tutto analoga a quella oggetto del presente conflitto. In particolare, questa Corte ha affermato che la verifica del nesso funzionale tra dichiarazioni rese extra moenia ed attività tipicamente parlamentari, nonché il controllo sulla sostanziale corrispondenza tra le prime e le seconde, devono essere effettuati con riferimento alla stessa persona, mentre «sono irrilevanti gli atti di altri parlamentari», poiché, se «è vero che le guarentigie previste dall'art. 68 Cost. sono poste a tutela delle istituzioni parlamentari nel loro complesso e non si risolvono in privilegi personali dei deputati e dei senatori», tuttavia da ciò non può trarsi la conseguenza che «esista una tale fungibilità tra i parlamentari iscritti allo stesso gruppo da produrre effetti giuridici sostanziali nel campo della loro responsabilità civile e penale per le opinioni espresse al di fuori delle Camere: l'art. 68, primo comma, Cost. non configura una sorta di insindacabilità di gruppo, per cui un atto o intervento parlamentare di un appartenente ad un gruppo fornirebbe copertura costituzionale per tutti gli altri iscritti al gruppo medesimo» (sentenza n. 249 del 2006; nello stesso senso, si vedano anche le sentenze n. 146 del 2005 e n. 347 del 2004). In altre parole, l'insindacabilità di cui al primo comma dell'art. 68 Cost. è finalizzata a garantire l'istituzione parlamentare, ma si riferisce all'attività svolta personalmente dai singoli parlamentari.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dal deputato Umberto Bossi, oggetto del procedimento penale davanti al Tribunale di Venezia, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione;