[pronunce]

che la censura di cui all'art. 13 della Costituzione, secondo l'Avvocatura dello Stato, è inammissibile in quanto non sufficientemente motivata, essendosi il rimettente limitato a dire che il giudizio di pericolosità sociale deve necessariamente precedere il provvedimento di espulsione; che, infine, la Corte costituzionale ha già avuto modo di affermare che il cosiddetto automatismo espulsivo non è affatto in contrasto con la Carta costituzionale rappresentando un «riflesso del principio di stretta legalità che permea l'intera disciplina dell'immigrazione e che costituisce anche per gli stranieri presidio ineliminabile dei loro diritti» (sentenza n. 146 del 2002). Considerato che il Giudice di pace di Bari, con ordinanza del 26 gennaio 2005, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 13 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nella parte in cui prevede che l'omessa richiesta, da parte dello straniero, del permesso di soggiorno nel termine di otto giorni lavorativi dall'ingresso in Italia comporti – anche quando l'ingresso sia avvenuto legittimamente e sussistano le condizioni per l'ottenimento del predetto permesso – l'automatica emissione del decreto di espulsione, senza una preventiva valutazione della sussistenza delle condizioni per il rilascio del titolo di soggiorno; che la norma viene denunciata perchè disciplina in modo eguale, con la sanzione dell'espulsione e del divieto di reingresso nel territorio dello Stato per dieci anni, le diverse condotte dello straniero che ha semplicemente omesso o ritardato la richiesta del permesso di soggiorno entro gli otto giorni dall'ingresso (regolare) in Italia e dello straniero che ha commesso reati o si è reso pericoloso per la sicurezza pubblica; che risulta dalla descrizione della fattispecie fatta dal rimettente che il cittadino extracomunitario destinatario del provvedimento di espulsione è di nazionalità rumena; che l'Italia, con legge 9 gennaio 2006, n.16 (Ratifica ed esecuzione del Trattato di adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania all'Unione europea, con Protocollo e allegati, Atto di adesione ed allegati, Atto finale e dichiarazioni e scambio di Lettere, fatto a Lussemburgo il 25 aprile 2005), ha ratificato il Trattato di adesione della Repubblica di Romania all'Unione europea e, pertanto, a far data dal 1° gennaio 2007, i cittadini rumeni sono diventati cittadini dell'Unione; che spetta al giudice a quo valutare se, a seguito di tale modifica normativa, il provvedimento di espulsione impugnato nel giudizio principale è ancora produttivo di effetti, anche tenuto conto della circolare congiunta dei Ministri dell'interno e della solidarietà sociale n. 2 del 28 dicembre 2006 recante «Ingresso nell'U.E. dei cittadini della Romania e della Bulgaria», la quale ha esplicitamente affermato che «devono intendersi cessati, a decorrere dal 1° gennaio p.v. , gli effetti dei provvedimenti di espulsione adottati nei confronti dei cittadini neocomunitari»; che, pertanto, va ordinata la restituzione degli atti al giudice rimettente, al fine di una nuova valutazione della rilevanza della questione sollevata, alla luce dello ius superveniens. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Giudice di pace di Bari; Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA