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Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il rango di legge costituzionale che attiene al disegno di legge oggi in esame in Senato ci chiama a essere il più possibile liberi da qualunque faziosità e a collocarci al di sopra di qualsiasi oltranzismo ( sine ira et studio , direbbe qualcuno). Di primo acchito, il provvedimento sembrerebbe facilitare il nostro compito, in quanto si compone di un articolato breve, tanto - forse troppo - asciutto e con poche modifiche numeriche. Si tratta di un testo che sembra ratificare il trionfo del processo deduttivo, a dispetto della pluralità e delle diverse argomentazioni contenute nei differenti testi connessi al disegno di legge in esame. Questa riduzione numerica cela - invece - una materia complessa e articolata. Penso, ad esempio, ai temi della rappresentanza del nostro sistema politico e della rappresentatività degli eletti, del ruolo e del peso delle Assemblee rappresentative, nonché della caratura della nostra democrazia rappresentativa. Ho ripetuto più volte i concetti di rappresentanza e rappresentatività, perché al provvedimento in esame, che riduce il numero dei senatori e dei deputati, non si può associare - come lo è formalmente - l'Atto Senato 881, concernente l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari. Mi spiego meglio. Non potete liquidare il provvedimento come un semplice taglia-poltrone, come nella cartolina grafica che qualche collega del MoVimento 5 Stelle, o meglio, «portavoce cittadino» ha già sfoggiato sui social . Il vero combinato disposto che si accompagna al disegno di legge in esame è la visione di Davide Casaleggio, che bolla la nostra democrazia rappresentativa come un feticcio che sarà presto superato. (Applausi dal Gruppo PD) . C'è poi la dichiarazione di Alessandro Di Battista, vice premier ombra, che giudica il nostro sistema democratico obsoleto come la monarchia. È quindi con la legge della Casaleggio Associati che vanno letti e compresi il senso profondo di questa vostra iniziativa e il disegno occulto che questa disposizione traccia. In fin dei conti, le parole del ministro Fraccaro dello scorso giugno furono sibilline nell'annunciare che gli interventi di aggiornamento istituzionale sarebbero stati adottati tramite iniziative costituzionali distinte e autonome, rinunciando quindi a un programma di riforme organico e di insieme. Sarebbe pertanto opportuno che il Governo chiarisse meglio il vostro concetto - come maggioranza - di aggiornamenti istituzionali. Occorre ricordare che la nostra Costituzione non è un software prodotto a Cupertino, che ogni tanto si aggiorna in automatico. La nostra Costituzione è ben altra cosa che la vostra piattaforma Rousseau. (Applausi dal Gruppo PD) . Ma tant'è, oggi portate all'esame dell'Assemblea la riduzione del numero dei deputati a 400 e dei senatori a 200. Mi chiedo: può essere questo - e giusto questo - il punto di caduta del percorso di innovazione delle istituzioni di vertice del nostro ordinamento? Siete proprio sicuri che non sia ancora oggi necessario intervenire prima sulle caratteristiche del nostro bicameralismo indifferenziato? Siete proprio convinti che riuscirete a bleffare ancora i cittadini dicendo che con questa riduzione avete riformato il Parlamento? Personalmente credo che la risposta a tutte queste domande sia e sarà: no. Dico di più: ciò che critico oggi in quest'Aula è l'approccio alla democrazia rappresentativa come se fosse una semplice voce di spesa corrente e il voler nutrire l'antipolitica, con la quale avete sin qui gonfiato le vostre percentuali con gli strumenti propri della rappresentanza democratica. Non ho nemmeno difficoltà a dichiarare qui in Aula che all'inizio avevo nei confronti di questo disegno di legge delle generiche perplessità che, attraverso una serena discussione e un'attività emendativa mirata, pensavo potessero trovare anche facile soluzione. Oggi, però, ascoltandovi in questi giorni e guardando i muri che avete eretto alla discussione, le perplessità sono diventate preoccupazioni dinanzi alla vostra irriducibile volontà di fare tutto da soli. Nel testo disponete che ogni 150.000 abitanti ci sarà un deputato eletto e ogni 300.000 un senatore. Ampliate, insomma, considerevolmente la forbice tra eletti e abitanti, senza voler considerare però che il numero del corpo elettorale è in costante crescita. Vi chiedo: come pensate sia possibile dare seguito all'esercizio reale della funzione rappresentativa? Come pensate di contribuire a garantire la capacità effettiva di presenza sul territorio di un eletto, di ridurre la distanza tra eletto ed elettore? Pensate davvero che basteranno le dirette Facebook o le storie su Instagram? È un assurdo. Il corto circuito, che sempre più spesso si verifica nelle scelte del Governo giallo-verde, sta nel fatto che voi del MoVimento 5 Stelle, eletti in Parlamento, vi fate chiamare portavoce dei cittadini, mentre voi altri della Lega - dico «Lega» perché oggi, forse per questioni di procura, vi chiamate così - che avete fatto fin qui dei territori del Nord, della Padania e della loro rappresentanza una bandiera oggi di fatto tracciate una frattura non più ricomponibile con la logica che finora vi ha accompagnato. (Applausi dal Gruppo PD) . Per essere chiari, non sarei contrario alla riduzione del numero dei parlamentari; sono invece contrario ad un semplice taglio dei parlamentari e basta, senza un progetto di riforma che ridistribuisca e riassegni competenze e prerogative. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo disegno di legge svela il vostro errore di fondo, il vostro abbaglio fatale nel gestire con la logica dei piccoli ragionieri ciò che con la ragioneria non c'entra niente. Ve lo hanno fatto presente gran parte degli accademici auditi in Commissione, gli stessi accademici che un tempo prendevate a manifesto e che oggi non considerate nemmeno. (Applausi dal Gruppo PD) . La mera scelta aritmetica di riduzione dei parlamentari senza un intervento più complesso di insieme e corale degli aspetti che toccano il sistema di rappresentanza, oltre a non produrre miglioramento, di fatto innesca una serie di ulteriori problemi, che voi colpevolmente continuate a ignorare. La scelta di rendere inammissibili i nostri emendamenti non fa altro che acuire questa responsabilità. A tal proposito chiedo anche alla Presidenza del Senato una riflessione. Vi ostinate a ritenere che gli effetti di questa legge saranno contenuti dall'associazione con la legge elettorale, ma in merito vi chiedo: come intendete ridurre il problema delle soglie di sbarramento implicite che si vengono a creare con l'abbassamento del numero dei seggi? Al Senato, di fatto, le soglie di accesso potrebbero superare il 10 per cento e questa percentuale è la stessa misura massima tollerata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nei sistemi proporzionali. Come pensate di rimediare a tale vulnus ? E sulla questione dell'elettorato attivo per il Senato, ha ancora senso la soglia dei venticinque anni per eleggere la Camera alta? Anche in questo caso, da voi nessuna risposta. Avrei ulteriore gioco facile nel ricordare come risultino sensibilmente modificati i rapporti tra i membri di Camera e Senato con la rappresentanza dei delegati regionali in fase di elezione del Capo dello Stato: