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Ecco che è positivo che la bussola strategica, elaborata dall'alto rappresentante dell'Unione europea Borrell, preveda le premesse per la costituzione di Forze armate comuni e definisca gli scenari operativi entro i quali si potrà agire, costituendo così un primo passo significativo per il raggiungimento di un'unione della difesa, una difesa europea per la quale è necessario che si prevedano stanziamenti idonei, a livello europeo e nazionale. Anche come sistema Paese, è necessario che provvediamo ad aumentare le spese per la difesa. Il recente utilizzo di missili ipersonici da parte della Russia, ad esempio, evidenzia in tutta la sua drammaticità quanto la nostra difesa e anche quella europea, purtroppo, non siano sufficientemente attrezzate per far fronte a possibili aggressioni militari. E se, da un lato, vogliamo che ci sia il massimo impegno in Europa per trattative di pace, dall'altro lato non possiamo permetterci di essere naïf . L'invasione dell'Ucraina dimostra chiaramente quanto sia basilare essere nelle condizioni di potersi difendere e di poter assicurare la propria sicurezza, disponendo degli strumenti e anche delle risorse necessarie. A questo proposito, ci appare condivisibile la proposta avanzata dalla Presidenza di turno francese di istituire un Next generation EU 2, che consenta di recuperare nuovi fondi aggiuntivi, idonei a far fronte alle molteplici problematiche generate dallo scoppio della guerra. Sarebbe cioè opportuno dotarci di un nuovo pacchetto di investimenti rivolto ai singoli Stati membri che, sulla scia del precedente recovery fund , siano finanziati attraverso l'emissione di nuove obbligazioni europee. Si tratta di risorse di cui già si avverte il bisogno per strutturare le politiche di difesa, ma anche allo scopo di prevenire e superare grosse turbolenze derivanti dal conflitto. Accanto alla tragedia umanitaria, infatti, le conseguenze della guerra rischiano di provocare un'ulteriore pericolosa spirale di recessione a livello europeo, anche dal punto di vista economico. Non è detto che tante aziende europee, ancora alle prese con la crisi provocata dai durissimi anni di Covid, riescano a sopportare l'impennata dei prezzi in atto, causata dalla guerra. Ecco perché è urgente che l'Europa si attrezzi da subito in modo deciso per reagire alle nuove difficoltà. Bisogna favorire la nostra indipendenza energetica, in quanto l'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi delle ultime settimane rischia di mandare al collasso interi comparti produttivi. Sono segnali quanto mai preoccupanti, per contrastare i quali bisogna dare veloce attuazione a quanto discusso in campo energetico in occasione del recente consiglio informale di Versailles. Analogamente alla questione energetica è necessario che l'Europa investa anche su una diversificazione degli approvvigionamenti di alcuni alimenti (mais, soia, oli vegetali e grano). Anche in materia di derrate alimentari l'attuale crisi rivela come l'Europa, per certi prodotti, dipenda eccessivamente dalla Russia. Anche qui sono pertanto necessari massicci investimenti. C'è poi bisogno di cospicue risorse comunitarie anche per far fronte a ulteriori questioni, anzitutto per sostenere le imprese che subiscono ripercussioni dall'adozione di sanzioni contro la Russia. Serve un fondo di compensazione che ci consenta di non gravare sul tessuto economico imprenditoriale. È poi fondamentale che si investa a livello europeo anche sulla cybersecurity , mettendo al riparo gli obiettivi strategici nazionali ed europei. Proprio in questi momenti ci giunge notizia di attacchi hacker russi alle nostre ferrovie: un esempio di quanto anche il nostro Paese sia vulnerabile e quanto siano necessari investimenti di rilievo in questo senso. Bisogna poi prodigarsi per garantire ai diversi rifugiati ucraini in arrivo un'accoglienza dignitosa non soltanto con risorse, ma anche rimettendo mano alla modifica del Trattato di Dublino. Insomma, signora Presidente, l'Europa si trova ancora una volta, di nuovo, a dover far fronte a eventi di portata straordinaria e a dover mettere in campo strumenti emergenziali. L'augurio è che questa situazione così drammatica possa far compiere all'Europa un nuovo imponente balzo in avanti verso un'unione che riguardi i capitoli della politica estera, della difesa, dell'unione energetica e del bilancio. Insomma, una vera unione politica capace, tra l'altro, anche di accogliere la candidatura di adesione all'Unione europea da parte dell'Ucraina. Questo è il messaggio che le affidiamo, signor Presidente, affinché si possa arrivare a un'Europa che sappia operare per la difesa e, soprattutto, per la pace. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, il prossimo Consiglio europeo discuterà dell'aggressione militare della Russia nei confronti dell'Ucraina, della questione energetica e della dipendenza di alcuni Paesi europei dalle importazioni di gas, petrolio e carbone dalla Russia. Si discuterà inoltre degli effetti della pandemia, dei temi della sicurezza e della difesa e, come lei, presidente Draghi, ha menzionato, anche dell'approvazione della bussola strategica. È su questo specifico argomento che intervengo. La bussola strategica, dopo quasi due anni di gestazione (concepita quindi in tempi di pace) viene adottata in un momento drammatico, ovvero in tempi di guerra. È stata approvata dal Consiglio dell'Unione europea del 21 marzo scorso e se ne attende l'adozione solenne nel prossimo Consiglio europeo. È evidente che tale documento tenga conto dell'attuale assetto geopolitico e della crisi ucraina. Il documento ha però un'ambizione di lungo periodo e, tra i suoi obiettivi concreti, quello di rafforzare complessivamente la sicurezza dell'Unione e delinearne le prospettive strategiche per i prossimi cinque, dieci anni rispetto alle minacce che incombono sull'Europa. Non sfugge a nessuno che il quadro geopolitico sia sempre più complesso e che esistano numerosi focolai di instabilità e di minacce ibride e non convenzionali. Oltre ai tradizionali scenari di crisi nel vicinato più immediato, ovvero i Balcani occidentali, il Nord Africa, il Mediterraneo orientale e il Medioriente fino al confine orientale dell'Europa, non possiamo dimenticare anche i nuovi scenari di tensione in regioni più lontane dall'Europa, nonché la persistenza della minaccia terroristica. In questo contesto internazionale e globale sempre più complesso, l'Europa si propone di consolidare la sua capacità di difesa e, secondo la bussola, lo fa attraverso quattro pilastri: azione, sicurezza, investimenti e partner . In via di estrema sintesi, il filone dell'azione prevede, come il Presidente del Consiglio ci ha ricordato, l'istituzione entro il 2025 di una forza di schieramento rapido di 5.000 unità in grado di operare in scenari di conflitto nelle regioni di interesse per l'Unione europea. Tale corpo di impiego rapido si prevede sia multinazionale, interforze e multidominio; non si tratta di un esercito europeo, ma di un'unità mista di pronto intervento.