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Ancora, appaiono pericolose... PRESIDENTE. Ancora, magari no. Va bene così. La ringrazio. (Commenti della senatrice Malpezzi). Bisogna imparare anche a non leggere necessariamente fino in fondo la relazione e chiudere ogni tanto con le proprie parole. La prego di concludere. MALPEZZI, relatrice di minoranza . Presidente, le garantisco che non leggerò fino in fondo la relazione, ma ci tengo che rimanga agli atti la pericolosità delle disposizioni all'articolo 3, in materia di accorpamento delle funzioni relative alle persone con disabilità, così come abbiamo già evidenziato, e anche quelle riguardanti il ricorrente riferimento alla famiglia esclusivamente al singolare, più opportuno per noi... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Battistoni. Ne ha facoltà. BATTISTONI (FI-BP) . Illustre Presidente, autorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge in questione introduce disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri. Per quanto riguarda l'utilizzo di questo strumento, che dovrebbe operare nel perimetro dell'urgenza, molti colleghi hanno già avuto modo di esprimere le giuste obiezioni che, condividendole, non riproporrò nel mio intervento. Sorvolerò invece per motivi di tempo sul fatto che se è vero che questo provvedimento ridisegna le competenze sui vari settori e dipartimenti, è altrettanto vero che il testo in esame non ci mette un centesimo di euro. Questo ci porta a dover credere, ad esempio, che le competenze del turismo in capo all'agricoltura attiveranno un maggior giro di affari per il settore, convinzione però a cui dobbiamo abbandonarci sulla fiducia, non essendo specificato come, quando e perché. In particolare, trasferire a un apposito Dipartimento del Ministero delle politiche agricole le funzioni in materia di turismo, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie e le necessarie modifiche normative conseguenti, riguardanti gli enti vigilati, sembra muoversi nella direzione di svilirne l'importanza. Per questo, oltre alle eccezioni che seguiranno, merita di essere affrontata anche la questione legata ai segnali che vogliamo mandare all'interno e all'esterno delle nostre istituzioni e del Paese. Quello che ci si dovrebbe aspettare da un Governo del cambiamento è come minimo il superamento, in maniera articolata, di ogni ostacolo o resistenza, come quello della burocrazia della burocrazia. Invece, purtroppo, ci troviamo di fronte a un provvedimento che porta in dote i soliti problemi relativi ai dipendenti ministeriali da trasferire di Ministero in Ministero, senza che si parli mai di produttività o almeno di progettualità. Ancora: le competenze che riguardano il turismo, ora accorpate al Dicastero dell'agricoltura, inducono a fare alcune riflessioni. Brevemente, ricordo ai colleghi che il Ministero del turismo e dello spettacolo fu istituito nel 1959, poi abrogato nel 1993 e poi di nuovo ricostituito dal Governo Berlusconi nel 2009, l'unico Governo con la lungimiranza di capire che un Paese come l'Italia, sul cui PIL il turismo incide per oltre il 12 per cento, ha bisogno di un Ministero del turismo. E guardate, non lo dico per essere polemico, ma, se ci si assume l'onere e l'onore di rappresentare i cittadini e ancor più di governare questo Paese, c'è bisogno di coraggio, non della paura, della fragilità e dell'incertezza di questo Governo, che dichiara di voler trasferire delle competenze da un Ministero a un altro, per poi un giorno forse dare al turismo la dignità di Ministero a sé, che invece meriterebbe. Ciò che manca, ora più che mai, è la perspicacia di guardare al futuro e ai provvedimenti da attuare, in un ottica a priori e non a posteriori . Quello che ci si aspetterebbe dal Governo del cambiamento e della partecipazione è che ci si attenesse a quanto sottoscritto nel contratto di Governo, che riporta, al punto 26, gli indirizzi per il turismo. Cito testualmente: «Un Paese come l'Italia non può non avere un Ministero del turismo, che non può essere solo una direzione di un altro Ministero, ma ha bisogno di centralità, di governance e di competenza, con una vision e una mission coerenti ai grandi obiettivi di crescita che il nostro Paese può raggiungere». Questo è scritto nel contratto di Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Allora mi chiedo e chiedo al Governo: dobbiamo avvalorare la tesi che questo passaggio al Ministero delle politiche agricole sia per dare un senso alle competenze del Ministro? Se così fosse, allora, soprassedendo bonariamente sulle ritualità della scelta, che si istituisca il Ministero del turismo, con a capo il ministro Centinaio. La posizione di questa opposizione, la posizione di Forza Italia è chiara e decisa, e sono i dati a indicarcela. Il turismo - lo ricordavo prima - vale oltre il 12 per cento del prodotto interno lordo e ha un peso più che rilevante sull'economia del Paese, con circa due milioni e mezzo di cittadine e cittadini che lavorano in questo settore, animato da oltre 650.000 imprese. Il prodotto interno lordo dell'agricoltura, di contro, è sceso - ahimè - a 28 miliardi nel 2017 ed è stato l'unico settore che ha registrato un calo pari al 4,4 per cento e un -1,2 per cento sull'occupazione. A questo punto è naturale chiedersi se, addirittura, un accorpamento del turismo nel Dicastero dell'agricoltura non possa comportare un rallentamento di un settore, come quello del turismo, che al contrario ha registrato un'ottima crescita. Il turismo non è solo agriturismo, come l'agricoltura non è e non potrà mai essere solo agriturismo. Farli incontrare è una buona idea, ma confonderli significherebbe non avere idee. Sappiamo che l'Italia vanta, in tutte le nostre Regioni, un patrimonio storico, artistico, archeologico e paesaggistico, frutto delle numerose civiltà fiorite nei millenni sul nostro territorio e nella lunga e perdurante interazione tra uomo e natura. Sappiamo che la cultura dell'accoglienza italiana è indiscutibile e non parlo solo di albergatori e ristoratori, ma di tutti gli esercenti che vivono quotidianamente nei nostri borghi, nelle nostre metropoli e nelle nostre città. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Credo che ci sia bisogno di una svolta, dunque, che rafforzi l'Italia come museo diffuso; che abbia la forza di proporre nuove destinazioni ai turisti stranieri e che rilanci la leadership nel nostro Paese sul mercato mondiale, come epicentro del turismo sostenibile e di qualità, in grado di essere strumento di benessere economico e sociale per tutti. Bisogna tenere presente poi che la composizione della spesa dei viaggiatori è cambiata e vede, sì, in rilevante aumento l'importo per l'alloggio, ma anche quello dei servizi connessi. Pertanto, si dovrebbe puntare su nuovi accordi commerciali con l'estero e aiutare, con veri piani strutturali, le imprese che offrono servizi aggiuntivi per i nostri turisti, che invece, ad oggi, sostengono da sole questi investimenti che fanno bene al Paese.