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Le imprese che soddisfano invece solo i primi 4 criteri sono definite come « imprese indipendenti di secondo livello », oggi per lo più piccole e medie imprese, che riescono, anche per loro struttura aziendale, a operare all'interno delle regole di mercato, ma che necessitano comunque di sostegno pubblico in deroga (seppur in diversa misura) per poter meglio competere all'interno dei mercati di riferimento. Si consideri inoltre che la situazione in cui si trovano ad operare le micro imprese indipendenti del settore è stata ulteriormente aggravata da due anni di pandemia da COVID-19, con difficoltà legate ai flussi di cassa e all'accesso al credito. Mentre le piccole e medie imprese, soprattutto dedite ai prodotti audiovisivi realizzati per conto delle TV e delle OTT, sono riuscite, dopo un primo periodo di fermo, a tornare velocemente sui set con nuovi protocolli di sicurezza, le micro imprese spesso non sono state in grado di rimettere in piedi le proprie produzioni, in particolare per l'aggravarsi delle possibilità di accesso al credito e non potendo di conseguenza usufruire degli incentivi emergenziali messi a disposizione dal Ministero della cultura. Una situazione grave che oggi mette in seria difficoltà, e persino a rischio di sopravvivenza, una gran parte di imprese del settore audiovisivo. In virtù di tale preoccupazione, il secondo obiettivo del presente disegno di legge è volto ad aumentare il sostegno alle micro e piccole imprese che operano prevalentemente all'interno del perimetro dell'eccezione culturale, riequilibrandolo rispetto al sostegno alla componente industriale tramite alcune modifiche alla legge 14 novembre 2016, n. 220, recante disciplina del cinema e dell'audiovisivo. L'articolo 2 aggiorna la definizione di impresa cinematografica e audiovisiva indipendente anche nell'ambito della legge 14 novembre 2016, n. 220, rimandando al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, così come modificato dall'articolo 1 del presente disegno di legge. L'articolo 3 interviene sul riparto del Fondo per il cinema e l'audiovisivo in relazione ai cosiddetti contributi selettivi e alla promozione slegando, e quindi aumentando, le percentuali minime di sostegno a queste due linee di intervento, portandole in un range tra il 10 per cento e il 12 per cento solo per i contributi selettivi (articolo 26 della legge n. 220 del 2016) e in un range tra il 6 per cento e l'8 per cento solo per i contributi alla promozione (articolo 27, comma 1, lettere dalla a) alla h) , della citata legge). L'articolo 4 reca alcune modifiche alle aliquote dei crediti di imposta alla produzione, introducendo il principio della diversa intensità in base alla classificazione tra impresa indipendente di primo o di secondo livello e riservando l'accesso al credito su alcune linee (film low budget e sviluppo ) alle sole imprese indipendenti di primo livello. L'articolo 5 introduce i medesimi princìpi al credito di imposta per la distribuzione. L'articolo 6 apporta alcune modifiche in materia di contributi automatici e selettivi previsti dagli articoli 23 e 26 della citata legge n. 220 del 2016. I contributi automatici per le opere cinematografiche sono ora riservati alle sole imprese indipendenti di primo livello, mentre quelli alle opere televisive e web sono destinati alle imprese indipendenti di primo livello e di secondo livello. I contributi selettivi sono invece destinati alle sole imprese indipendenti di primo livello. In conclusione, le misure di sostegno al settore del cinema e dell'audiovisivo non concorrono solamente allo sviluppo della produttività e dell'occupazione, ma anche alla crescita culturale, sociale e di rappresentazione esterna del sistema-Paese. L'intervento proposto mira dunque a « democratizzare » e a rendere maggiormente diversificata e plurale sia la creazione sia la fruizione dei contenuti audiovisivi multimediali, che rischiano altrimenti di essere relegati solo nell'ambito di dinamiche di mercato fortemente influenzate dalle multinazionali dell'intrattenimento. Obiettivi rivolti, infine, alle giovani generazioni, che solo attraverso un'offerta culturale ampia, plurale e diversificata potranno avere gli strumenti idonei a essere cittadini informati e critici, consapevoli e attivi, capaci di immaginare e costruire un futuro migliore per il proprio Paese.. 1 (Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, in materia di definizione di impresa cinematografica o audiovisiva indipendente) 1 Al testo unico dei servizi di media audiovisivi , di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 3, comma 1, la lettera t) è sostituita dalle seguenti: « t) “imprese cinematografiche o audiovisive indipendenti di primo livello”: gli operatori della comunicazione europei che svolgono attività di produzione e distribuzione audiovisive aventi i seguenti requisiti: 1) non siano controllati da, o collegati a, produttori indipendenti di secondo livello, produttori non indipendenti, emittenti televisive, fornitori di servizi di hosting o fornitori di servizi di media audiovisivi soggetti alla giurisdizione italiana; 2) non destinino, per un periodo di tre anni, più del 90 per cento del proprio fatturato a una sola emittente televisiva o a un solo fornitore di servizi di hosting o di servizi di media audiovisivi; 3) realizzino o abbiano realizzato, nei tre anni precedenti, opere in associazione produttiva con emittenti televisive o fornitori di servizi di hosting o fornitori di servizi di media audiovisivi per le quali, congiuntamente: 3.1) contribuiscano, o abbiano contribuito, al costo complessivo dell'opera in misura non inferiore alla percentuale di tax credit maturata dall'opera stessa; 3.2) mantengano, o abbiano mantenuto, la titolarità dei diritti di elaborazione creativa in proporzione alla propria quota di partecipazione all'opera; 4) realizzino, o abbiano realizzato nei tre anni precedenti, opere in associazione produttiva con emittenti televisive o fornitori di servizi di hosting o fornitori di servizi di media audiovisivi per le quali ricorra una delle seguenti condizioni: 4.1) mantengano, o abbiano mantenuto, la titolarità al 100 per cento di almeno uno dei seguenti diritti di utilizzazione su reti di comunicazione elettronica in Italia: 4.1.1) pay-tv; 4.1.2) free-tv; 4.1.3) video on demand (VOD) in tutte le sue tipologie; 4.1.4) diritti di distribuzione internazionale; 4.2) stipulino, o abbiano stipulato, contratti nei quali siano presenti clausole che prevedano la limitazione temporale dei diritti ceduti al fornitore di servizi di media audiovisivi non superiore a tre anni; 5) non siano partecipati da imprese cinematografiche o audiovisive non italiane o da società o gruppi finanziari o altri enti non appartenenti al settore cinematografico o audiovisivo; 6) i cui soci non abbiano contratti continuativi o esclusivi di collaborazione o di consulenza con broadcaster o provider di servizi over the top (OTT) aventi sede legale o operativa in Italia;