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L'articolo 8, infine, riguarda le emittenti radiotelevisive pubbliche e le relative piattaforme elettroniche telematiche. Si stabilisce che la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (cosiddetta Vigilanza Rai) incentivi le emittenti radiotelevisive pubbliche a sfruttare al meglio le possibilità tecniche offerte dai media online , verificando che la loro presenza su internet sia conforme agli stessi standard editoriali previsti per l'informazione offline . Come previsto dal punto 12.1.2. della già citata risoluzione «I media online e il giornalismo: sfide e responsabilità», i media del servizio pubblico dovrebbero dar prova di particolare attenzione rispetto ai contenuti generati dagli utenti o da terzi e pubblicati sulla loro versione internet . A tal fine si pone in capo all'organismo parlamentare in questione la possibilità di adottare le misure necessarie alla realizzazione di tale indirizzo.. 1 (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico, attraverso piattaforme informatiche) 1 Dopo l'articolo 656 del codice penale è inserito il seguente: «Art. 656- bis. – (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendeziose, atte a turbare l’ordine pubblico, attraverso piattaforme informatiche) . – Chiunque pubblica o diffonde, attraverso piattaforme informatiche destinate alla pubblicazione o diffusione di informazione presso il pubblico, con mezzi prevalentemente elettronici o comunque telematici, notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'ammenda fino a euro 5.000». 2 Nel caso in cui le fattispecie previste dall'articolo 656- bis del codice penale, introdotto dal comma 1 del presente articolo, comportino anche il reato di diffamazione, la persona offesa può chiedere, oltre il risarcimento dei danni ai sensi dell'articolo 185 del codice penale, una somma a titolo di riparazione. La somma è determinata in relazione alla gravità dell'offesa e alla diffusione della notizia, ai sensi dell'articolo 12 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Si applica altresì il terzo comma dell'articolo 595 del codice penale. 3 L'articolo 656- bis del codice penale, introdotto dal comma 1 del presente articolo, non si applica ai soggetti e ai prodotti di cui alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e di cui all'articolo 1, comma 3- bis , della legge 7 marzo 2001, n. 62. 2 (Diffusione di notizie false che possono destare pubblico allarme, fuorviare settori dell'opinione pubblica o aventi ad oggetto campagne d'odio e campagne volte a minare il processo democratico) 1 Dopo l'articolo 265 del codice penale sono inseriti i seguenti: «Art. 265- bis. – (Diffusione di notizie false che possono destare pubblico allarme o fuorviare settori dell’opinione pubblica) . -- Chiunque diffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possono destare pubblico allarme, o svolge comunque un'attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell'opinione pubblica, anche attraverso campagne con l'utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online , è punito con la reclusione non inferiore a dodici mesi e con l'ammenda fino a euro 5.000. Art. 265- ter. -- (Diffusione di campagne d’odio o volte a minare il processo democratico) . – Ai fini della tutela del singolo e della collettività, chiunque si rende responsabile, anche con l'utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online , di campagne d'odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici, è punito con la reclusione non inferiore a due anni e con l'ammenda fino a euro 10.000». 3 (Comunicazione al tribunale e obblighi dell'amministratore del sito) 1 Al fine di accrescere la trasparenza e di contrastare l'anonimato, all'atto dell'apertura di una piattaforma informatica destinata alla pubblicazione o diffusione di informazione presso il pubblico, non soggetta agli obblighi di cui all'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e di cui all'articolo 1, comma 3- bis , lettera a) , della legge 7 marzo 2001, n. 62, l'amministratore della piattaforma medesima deve, entro quindici giorni dalla diffusione online , darne apposita comunicazione, tramite posta elettronica certificata, al tribunale territorialmente competente, trasmettendo il nome e l'URL ( Uniform resource locator ) della piattaforma elettronica e le seguenti informazioni personali: a cognome e nome; b domicilio; c codice fiscale; d l'indirizzo di posta eletronica certificata. 2 L'amministratore della piattaforma informatica di cui al comma 1 deve indicare in modo visibile e pienamente accessibile all'utente della stessa l'indirizzo di posta elettronica certificata per qualsivoglia comunicazione. 4 (Rettifica) 1 L'amministratore di cui all’articolo 3 è tenuto a pubblicare le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale. 2 Le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma 1 sono pubblicate, non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, sulla pagina principale della piattaforma e con la medesima evidenza riservata al contenuto contestato. 3 Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono essere pubblicate nella loro interezza. 4 La mancata o incompleta ottemperanza all'obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da 500 a 2.000 euro. 5 (Misure a tutela del soggetto diffamato o del soggetto leso nell'onore o nella reputazione) 1 Fermo restando il diritto di ottenere la rettifica o l'aggiornamento delle informazioni contenute nell'articolo ritenuto lesivo dei propri diritti ai sensi dell’articolo 4, l'interessato può chiedere l'eliminazione, dai siti internet e dai motori di ricerca, dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione di disposizioni di legge e delle notizie sulla propria persona che non rivestano una rilevanza attuale o motivo di pubblico interesse. 2 L'interessato, in caso di rifiuto o di omessa cancellazione dei dati, ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, può chiedere al giudice di ordinare la rimozione, dai siti internet e dai motori di ricerca, delle immagini e dei dati ovvero di inibirne l'ulteriore diffusione. 3 In caso di morte dell'interessato, le facoltà e i diritti di cui al comma 2 possono essere esercitati dagli eredi o dal convivente.