[pronunce]

n. 517 del 1999, realizzerebbe una ingiustificata disparità di trattamento dei docenti universitari delle Facoltà di medicina e chirurgia rispetto ai docenti di tutte le altre Facoltà «ai quali non è imposta opzione alcuna in ordine all'esercizio “intramurario o extramurario” dell'attività professionale privata», mentre l'art. 5 di detto decreto legislativo violerebbe altresì l'art. 35 della Costituzione, poiché l'opzione per l'esercizio dell'attività extramuraria priverebbe i docenti universitari «di una delle tre attività istituzionali di cui il loro lavoro si compone», ponendosi in contrasto con l'art. 36 della Costituzione, «avendo riguardo ai consistenti apporti economici di cui sarebbe privato il docente optante per la prestazione “extramuraria” (dimezzamento degli appannaggi e perdita degli incentivi)». che, ad avviso dei rimettenti che impugnano anche il comma 12 dell'art. 5 del d.lgs. n. 517 del 1999, questa norma, nella parte in cui dispone che, fino alla data di entrata in vigore della legge di riordino dello stato giuridico universitario, «lo svolgimento di attività libero professionale intramuraria comporta l'opzione per il tempo pieno e lo svolgimento dell'attività extramuraria comporta l'opzione per il tempo definito ai sensi dell'art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382», recherebbe una disciplina dei rapporti di lavoro a tempo pieno ed a tempo definito difforme rispetto a quella stabilita dall'art. 11 del d.P.R. n. 382 del 1980, come modificato dall'art. 3 della legge 9 dicembre 1985, n. 705, e dagli artt. 3 e 4 della legge 18 marzo 1989, n. 118, lesiva dell'art. 3 della Costituzione, del principio dell'autonomia universitaria nel perseguimento dei fini istituzionali, didattici e scientifici e dell'art. 76 della Costituzione, poiché inciderebbe sullo stato giuridico dei medici universitari, eccedendo il contenuto della delega conferita al Governo dall'art. 6, lettera c), della legge 30 novembre 1998, n. 419, realizzando una intrinseca contraddittorietà della disciplina concernente i medici universitari, in violazione sia dell'art. 3 della Costituzione, sia dell'art. 97 della Costituzione, sotto il profilo della mancanza di proporzionalità rispetto agli scopi da realizzare; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in tutti i giudizi, con distinti atti, di contenuto in larga misura coincidente, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque infondate; che, ad avviso della difesa erariale, il d.lgs. 28 luglio 2000, n. 254, attribuendo ai medici universitari la facoltà di esercitare l'attività libero-professionale intramuraria in regime ambulatoriale presso i propri studi, nei casi di carenza di strutture e di spazi idonei all'interno delle aziende ospedaliero-universitarie, inciderebbe sulla fondatezza delle censure riferite all'art. 5, comma 8, del d.lgs. n. 517 del 1999; che, secondo l'interveniente, la norma in esame, al comma 8, fissando un termine perentorio per l'esercizio dell'opzione de qua, non sarebbe legata da alcun nesso con il comma 7, e, comunque, i medici universitari, allorquando effettuano la scelta, sono consapevoli degli effetti che ne derivano; che le censure riferite all'art. 5, comma 7, cit. , ed alle disposizioni ad esso sottese, sarebbero infondate, in quanto gli incarichi di direzione dei programmi del comma 4 sono stati ragionevolmente riservati ai medici universitari i quali, scegliendo il rapporto esclusivo, assicurano piena disponibilità per la loro realizzazione; che, a suo avviso, le censure riferite all'art. 76 della Costituzione sarebbero infondate, poiché la legge-delega ha inteso rafforzare la collaborazione tra Università e Servizio sanitario nazionale, realizzando la coerenza fra l'attività assistenziale e le esigenze della formazione e della ricerca anche grazie all'organizzazione dipartimentale e alle opportune disposizioni in materia di personale, stabilendo principi correttamente attuati dal d.lgs. n. 517 del 1999; che, negli atti di intervento depositati nei giudizi introdotti dalle ordinanze reg. ord. n. 254/02, n. 389/02 n. 390/02 e n. 504/02, la difesa erariale osserva che la Corte, con la sentenza n. 71 del 2001, avrebbe affermato che spetta alla discrezionalità del legislatore ordinario modulare il rapporto tra attività di ricerca ed insegnamento ed attività di ricerca dei medici universitari; che, nel merito, a suo avviso, la censura riferita all'art. 5, comma 12, del d.lgs. n. 517 del 1999 sarebbe infondata, in quanto la diversità della disciplina applicabile ai medici universitari deriva da una scelta liberamente e consapevolmente esercitata e la sua peculiarità rispetto a quella concernente i docenti universitari delle altre Facoltà sarebbe giustificata dall'esigenza di assicurare il corretto svolgimento dell'attività assistenziale all'interno delle strutture ospedaliere; che nei giudizi introdotti dalle ordinanze n. 557 del 2001 e n. 504 del 2002 si sono costituiti alcuni dei ricorrenti nel processo principale, chiedendo che le questioni siano accolte; che, nel giudizio promosso dall'ordinanza n. 557 del 2001, si è altresì costituita l'Università Cattolica del Sacro Cuore - parte convenuta nel processo principale - la quale, nell'atto di costituzione e nella memoria depositata in prossimità della camera di consiglio, ha chiesto che la Corte dichiari l'illegittimità costituzionale anche degli artt. 4, comma 2, 5, commi 13 e 14, del d.lgs. n. 517 del 1999, in riferimento all'art. 33, ultimo comma, della Costituzione, nonché dell'art. 2, in relazione agli artt. 32 e 33 della Costituzione, dell'art. 7, comma 1, ed 8, comma 4, in riferimento agli artt. 33 e 42 della Costituzione - norme queste non censurate dall'ordinanza di rimessione - eccependo altresì l'illegittimità costituzionale dell'art. 5, commi 7, 11 e 12, di detto decreto anche in riferimento all'art. 32, della Costituzione, parametro non indicato dal giudice a quo. Considerato che le ordinanze censurano, in gran parte, le stesse norme, in riferimento agli stessi parametri costituzionali, svolgendo argomentazioni sostanzialmente coincidenti, sicché è opportuna la riunione dei giudizi;