[resaula]

Mi permetta di dire che la salute mentale è un grande tema di cui ci dobbiamo occupare. Quest'iniziativa va nella direzione giusta, ma dico con assoluta chiarezza che non potrà sicuramente bastare e che la salute mentale è un tema cruciale che non può sicuramente essere affrontato solo con la logica dei bonus. Mi faccia ricordare che nell'ultima legge di bilancio abbiamo messo in campo alcune ulteriori strumenti. Ben 38 milioni di euro sono stati finanziati in legge di bilancio: 20 milioni di euro per il disagio psicologico di bambini e adolescenti, che si trasformeranno in assunzioni di personale per assistere queste persone, 10 milioni di euro per l'accesso ai servizi psicologici di fasce più deboli, in modo particolare pazienti oncologici, e 8 milioni di euro per il potenziamento dei servizi territoriali e ospedalieri di neuropsichiatria infantile e adolescenziale. A riprova dell'attenzione del Governo, voglio inoltre ricordare che nel prossimo autunno, proprio a Roma, si svolgerà la Conferenza mondiale della salute mentale: dopo le edizioni di Amsterdam, di Londra e di Parigi la ospiteremo a Roma, proprio per dare il senso del massimo impegno su un tema che riteniamo cruciale per il futuro del Servizio sanitario nazionale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Biti, per due minuti. BITI (PD) . Signor Ministro, è per me davvero una soddisfazione poter dire che siamo pienamente soddisfatti della sua risposta e sapere anche che siamo davvero così vicini. Signor Ministro, la ringraziamo anche per averci spiegato come la misura sarà attuata e come ci si potrà avvalere di queste risorse così importanti. Uso il tempo che rimane per dire che, come lei, pensiamo che il tema della salute mentale sia talmente prioritario nel nostro Paese, che questo bonus non è e non ha mai preteso di essere risolutivo. Lo abbiamo usato per accendere una piccola luce su questo tema e il Partito Democratico è al suo fianco, con disegni di legge e con proposte normative, alcune delle quali sono arrivate in fondo, anche attraverso emendamenti alla manovra di bilancio: a tal proposito mi rivolgo alla collega, senatrice Boldrini, che si è fatta portatrice di tante istanze. Signor Ministro, siamo dunque al suo fianco, per far sì che il sistema sanitario nazionale sia sempre più forte da questo punto di vista, perché siamo noi per primi consapevoli del fatto che una misura di questo tipo è fondamentale e aiuta moltissimo ora, ma che il tema della salute mentale, come quello della salute fisica, deve essere trattato sempre e costantemente e deve diventare davvero prioritario. Signor Ministro, grazie ancora e buon lavoro. PRESIDENTE . Il senatore De Falco ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03265 sulle misure di attuazione del piano nazionale pandemico, per tre minuti. DE FALCO (Misto) . Signor Ministro, la ringrazio per essere venuto qui a rispondere a queste interrogazioni ormai antiche, la prima delle quali risale al 1° aprile 2020, la seconda al luglio 2020, sempre a risposta orale urgente, mentre la terza è a risposta scritta. Le interrogazioni nascono dal fatto che nel marzo 2020, da notizie di stampa del «Fatto Quotidiano», si apprende dell'esistenza di un piano nazionale di preparazione e risposta alla pandemia. Di questo piano, tuttavia, negli atti di Governo, in nessun atto di Governo, vi è traccia, nemmeno nella dichiarazione di emergenza del 31 gennaio 2020. Eppure il piano era banalmente rintracciabile e visibile sul sito Internet, checché ne abbia avuto poi a dire il vice ministro Sileri. Il piano prevedeva e prevede fasi e livelli di pericolo e per ogni fase o livello è prevista una serie di adempimenti, a cominciare dal cosiddetto periodo inter-pandemico: sto parlando del periodo che intercorre tra una pandemia e l'altra, cioè quando tutto è tranquillo. In quel periodo si prevede, da parte del piano, una serie di adempimenti, ovvero: approvvigionamento di materiali, dispositivi di protezione individuale, verifica dei dispositivi di sanificazione e di disinfezione, procedure, percorsi separati per malati sospetti, soprattutto catena di comando e quindi riparto di responsabilità tra Stato, Regioni e Comuni, poi censimento delle strutture e dei posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva e dei dispositivi di ventilazione, eccetera. In presenza poi, in fase successiva, della trasmissione interumana, cioè col passaggio dall'animale all'uomo del virus, che avviene il 10 gennaio 2020, si prevedono l'adeguamento di approvvigionamenti ed eventuali restrizioni di spostamenti da e per nazioni in cui ci sono i cluster . Ancora, sempre prima dell'emergenza, si ha la valutazione della chiusura delle scuole e degli altri luoghi di comunità. A questo punto, la questione del mancato utilizzo del piano pandemico viene posta al punto stampa delle 18,30, laddove il commissario straordinario Borrelli rispose che per ogni agente patogeno occorreva predisporre un piano. È assurdo: ciò segnala una confusione di idee pericolosissima, come se per ogni nave che sta per affondare occorresse un piano di soccorso, per ogni persona a seconda della sua età e per ogni condizione metereologica. In altre parole, ad impossibilia nemo tenetur . Dovete morire tutti quanti. Ma scherziamo? La questione viene poi dibattuta il 21 aprile 2020 sul quotidiano «Corriere della sera», con l'intervista al direttore generale Urbani, il quale parla di un ulteriore piano creato il 20 gennaio, ma segreto, anche nelle procedure operative da comunicare alla popolazione. Quindi, un piano assolutamente inutile. Passo alle domande e concludo. Signor Ministro, all'epoca era ignaro dell'esistenza del piano? Il piano vigeva o era stato abrogato (e con quale atto)? In ogni caso, perché non si è tenuto conto del piano almeno come manuale? Perché non se ne è tenuto conto per gli approvvigionamenti, per censire le strutture e per far funzionare la catena di comando? Infine, esiste il cosiddetto piano segreto di cui parlava Urbani? PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente, ringrazio il senatore De Falco per essere tornato su un tema di cui abbiamo discusso in moltissime occasioni. Ho avuto modo di chiarire personalmente in moltissime occasioni tutti i temi di questa vicenda. È chiaro che tre minuti non sono sicuramente sufficienti. Quello che voglio ribadire è che il piano cui lei fa riferimento, di cui evidentemente le Istituzioni erano al corrente, era, come noto, non aggiornato. Si erano succeduti ben sette Governi che non avevano aggiornato il piano. Il Governo di cui allora facevo parte - il Governo Conte 2 - lavorò poi per aggiornare il piano, che oggi è stato chiaramente aggiornato. Ciò è avvenuto il 25 gennaio 2021 con l'approvazione in sede di Conferenza Stato-Regioni, dopo un lungo lavoro di elaborazione, per cui ringrazio i nostri tecnici, e anche di coordinamento con le Regioni. Alcune parti del piano vigente sono state sicuramente utilizzate (penso alla stessa programmazione dello stato di emergenza che era prevista dal piano precedente).