[pronunce]

La soluzione deve essere positiva, poiché l'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale offre una giustificazione plausibile della rilevanza della questione di legittimità costituzionale sollevata in un giudizio in cui - oltre ad impugnare la variante generale di piano regolatore di Area sviluppo industriale, con reiterazione (senza indennizzo) di vincoli, preordinati all'espropriazione, divenuti inefficaci per scadenza del decennio previsto dalla legge (in realtà si afferma che l'assoggettamento a vincoli durava "da trenta anni" senza che fosse realizzata la destinazione industriale) - si chiedeva il risarcimento del danno relativo. Né - come sottolineato dalla difesa della parte privata in sede di discussione - può avere rilievo preclusivo ai fini dell'esame della questione, la sopravvenuta disposizione contenuta nell'art. 39 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità, Testo a). Le disposizioni del testo unico, infatti, sono destinate ad entrare in vigore "a decorrere dal 1 gennaio 2002" (art. 59 del d.P.R. n. 327 del 2001). Occorre, tuttavia, sottolineare che la richiamata sentenza n. 179 del 1999 aveva fatto salva, nel frattempo, in mancanza di intervento legislativo, la necessaria applicazione delle norme e dei principi costituzionali da parte dei giudici chiamati a decidere sulle domande proposte. Questi infatti restano tenuti sia a definire le controversie, sia, ormai, ad osservare il principio, risultante da dichiarazione di illegittimità costituzionale, di riconoscere un indennizzo per i casi di reiterazione o proroga dei vincoli di piano urbanistico espropriativi, oltre i limiti legislativamente definiti, ricavando, in difetto di intervento legislativo, dall'ordinamento le regole per la liquidazione della obbligazione di ristoro del pregiudizio subito. 3. - La questione è fondata, alla luce di quanto già deciso da questa Corte con sentenza n. 179 del 1999, relativa all'analoga previsione di reiterazione dei vincoli urbanistici. La disposizione oggetto della presente questione (art. 52, primo comma, del d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218) era stata introdotta nell'ordinamento dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 147, commi 1 e 9, dell'allora vigente t.u. delle leggi sul Mezzogiorno approvato con d.P.R. 30 giugno 1967, n. 1523, "nella parte in cui dette norme, senza prevedere un indennizzo, consentono che vincoli di destinazione preordinati all'espropriazione siano imposti su beni di proprietà privata dai piani regolatori delle aree e dei nuclei di sviluppo industriale, senza prefissione di un termine di durata" (sentenza n. 260 del 1976). Detta dichiarazione di illegittimità costituzionale si ricollegava all'analoga questione - relativa a vincoli espropriativi imposti da piano regolatore generale - risolta con la sentenza n. 55 del 1968, con dichiarazione di illegittimità costituzionale dei numeri 2, 3, e 4 dell'art. 7 e dell'art. 40 della legge urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150, alla quale avevano fatto seguito la legge 19 novembre 1968, n. 1187, contenente la imposizione di limiti temporali di durata dei vincoli stessi preordinati all'espropriazione o comportanti l'inedificabilità, ed una serie di successive disposizioni particolari prevedenti termini di efficacia temporale di varie forme di pianificazioni urbanistiche (v. la citata sentenza n. 260 del 1976). Nella progressiva elaborazione giurisprudenziale del principio della alternatività tra temporaneità dei vincoli urbanistici preordinati alla espropriazione o sostanzialmente ablativi e obbligo di indennizzo, la Corte ha sviluppato l'iter interpretativo della garanzia costituzionale in materia espropriativa, aggiungendo una ulteriore affermazione di principio, derivata dall'art. 42 della Costituzione, secondo cui, per gli anzidetti vincoli (urbanistici) espropriativi, la reiterazione comporta necessariamente un indennizzo diretto al ristoro del pregiudizio causato dal protrarsi della durata. La sentenza surrichiamata n. 179 del 1999 ha avuto occasione di precisare che "l'obbligo specifico di indennizzo deve sorgere una volta superato il primo periodo di ordinaria durata temporanea (a sua volta preceduto da un periodo di regime di salvaguardia) del vincolo" (periodo di franchigia da ogni indennizzo), quale determinata dal legislatore entro limiti non irragionevoli, riconducibili alla normale sopportabilità del peso gravante in modo particolare sul singolo. In altri termini deve essere separato e distinto - rispetto alla pretesa indennitaria - il profilo sia della ammissibilità e legittimità della reiterazione degli anzidetti vincoli in via amministrativa, sia della ammissibilità sul piano costituzionale, entro i limiti della non irragionevolezza, delle proroghe in via legislativa o delle differenziazioni di durata per taluni vincoli o in talune regioni a statuto speciale (sentenza n. 179 del 1999). Di conseguenza, per tutti i casi in cui può essere ammessa la reiterazione (o la proroga) degli anzidetti vincoli c.d. espropriativi, "deve essere dichiarata la illegittimità costituzionale non dell'intero complesso normativo che consente la reiterazione dei vincoli" stessi, "ma esclusivamente della mancata previsione di indennizzo" (con caratteristiche distinte dall'indennità di espropriazione). L'indennizzo deve essere riferito alla permanenza del vincolo, oltre i limiti di durata non irragionevoli fissati dal legislatore, come periodo di franchigia, riconducibili alla normale sopportabilità.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 52, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218 (Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno), nella parte in cui consente all'Amministrazione di reiterare i vincoli, scaduti, preordinati all'espropriazione o che comportino l'inedificabilità, senza la previsione di indennizzo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Chieppa Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 18 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola