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È una svolta storica perché Svezia e Finlandia sono grandi democrazie e con la loro adesione si rafforza e si evidenzia come, alla base dell'Alleanza atlantica, vi siano comuni valori di libertà che oggi più che mai dobbiamo difendere a fronte della sfida lanciata dai sistemi totalitari, autocratici e imperiali che vogliono sottometterci, come stanno cercando di sottomettere l'Ucraina, e magari domani Taipei. Questo evidenzia come l'Alleanza atlantica abbia valori comuni nello Stato di diritto e nei principi democratici che esprime e tutela, nell'emblematico valore della libertà, che, se permettete, è la base del benessere - lo dico ad alcuni colleghi - a fronte di sistemi autoritari che sostengono di poterlo garantire meglio di noi anche in assenza di libertà. Il benessere senza libertà non ci interessa. (Applausi) . Nel vertice di Madrid, oltre a sancire l'adesione all'Alleanza atlantica, è stato determinato come la Russia sia la minaccia più significativa e diretta e in queste ore dobbiamo rendercene conto anche a fronte di quanto sta accadendo nei Balcani, in Kosovo e nella Bosnia Erzegovina, un altro degli obiettivi dell'espansionismo di Putin, come dimostra anche il fallito viaggio di Lavrov. Al contempo, è importante che sia avvenuto mentre la NATO ridefinisce i suoi obiettivi e l'Europa comincia a ritrovare un'intesa sulla necessità di una difesa comune, che non significa esercito comune, ma condivisione di sicurezza e di difesa con una scala di priorità, tanto più importante per quanto potrebbe ancora accadere. Svezia e Finlandia sono grandi democrazie, ma sono anche Paesi che hanno sviluppato una difesa militare efficiente. Ci aiuteranno a tutelare il fronte Nord là dove le minacce incombono su Kaliningrad, quindi sui Paesi baltici e sull'Artico, dove si svilupperà la competenza e la supremazia anche militare della Russia in rapporto all'Occidente. Potremo quindi dedicarci di più al fronte Sud, dove durante il vertice di Madrid è stata individuata - per la prima volta in maniera cogente - la necessità di una centralità della difesa del Mediterraneo allargato, quindi dei Balcani, della sponda Sud e dell'Africa, che dev'essere la nostra scommessa, perché è lì che si sviluppa e si conclude - speriamo favorevolmente per noi, cioè per il mondo delle libertà e dello sviluppo - il confronto titanico tra Oriente e Occidente. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 15,39) ( Segue URSO). Ne dobbiamo essere consapevoli noi italiani più di altri nella tutela del Mediterraneo allargato, in una politica europea atlantica nei confronti dell'Africa che non sia solo militare, ma che sia soprattutto una politica sociale, economica e produttiva per crescere e far crescere con noi il continente. Cari colleghi, altri Paesi altrettanto democratici - mi riferisco alla Germania e al Giappone di oggi - hanno già deciso di cambiare la Costituzione per consentire ai propri popoli di difendersi e di preparare una difesa migliore. Noi dobbiamo raggiungere il prima possibile l'obiettivo del 2 per cento di investimento nel campo della difesa per dare il nostro contributo, oggi più che mai decisivo, perché è nel Mediterraneo allargato che vi è la più grande sfida tra Occidente e Oriente, non soltanto nei confronti della Russia e del fondamentalismo islamico, ma anche della Cina, che nel Mediterraneo allargato trova le sue ragioni d'essere e lo sbocco naturale della sua logica di predominio economico e produttivo attraverso la Via della seta. Cari colleghi, vi stupite perché la destra è su questa posizione. La destra - e chi conosce la storia della Repubblica lo sa - è sempre stata dalla parte dell'Alleanza atlantica e ha votato e contribuito a scegliere nei momenti più decisivi, quando l'Italia doveva affrontare la sfida. È stato così anche nel 1983, quando il Partito Comunista e la sinistra italiana scendevano in piazza contro l'installazione dei missili cruise e pershing , che furono l'atto decisivo nella guerra fredda tra Occidente e Oriente. Allora, il Movimento Sociale Italiano votò quell'atto decisivo e permise all'Italia di essere il primo Paese a sbloccare la difesa, cioè a installare i missili cruise , a cui poi sarebbero seguiti gli altri, mentre la sinistra italiana era da un'altra parte, dall'altra parte della storia, che poi si è rivelata perdente. Non dovete essere stupiti dalla nostra determinazione, dalla nostra coerenza e dalla nostra responsabilità, che ha portato all'unità - direi quasi all'unanimità - del nostro Parlamento anche quando c'è stato da votare sull'invio delle armi a Kiev. Attenzione, perché non è finita qui: sappiamo tutti che i mesi che verranno e le prossime settimane saranno decisivi, anche per quanto riguarda il conflitto bellico e dobbiamo essere consapevoli, coerenti e responsabili in ogni momento e sostenere con determinazione e continuità la resistenza ucraina di fronte all'invasore, che utilizza ogni mezzo di distruzione, sempre più cruenta. Noi dobbiamo dare un segnale di affidabilità. Lo faremo anche dalla maggioranza, ovviamente. Se i cittadini lo vorranno, se gli elettori ci riserveranno la guida del Paese, saremo garanti del fatto che l'Italia manterrà fede agli impegni, perché è nostro interesse nazionale. Mi auguro che l'opposizione del futuro non cambi posizione. Mi auguro che le forze politiche qui rappresentate non mutino la loro posizione nel cambiare gli scranni dalla maggioranza all'opposizione. Mi auguro che anche voi manifestiate la stessa coerenza, la stessa determinazione e la stessa responsabilità di cui noi vi abbiamo dato esempio in questi mesi e in questi anni. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, questa non è una ratifica ordinaria, ma rappresenta un atto politico decisamente importante per più di un motivo. In primo luogo, dopo la dissennata scelta di non votare la fiducia al Governo Draghi da parte di alcune forze politiche qui presenti, è stato evidente che a Mosca hanno brindato. Lo hanno fatto perché la leadership di Draghi in Europa è credibile. In quella foto simbolica a Kiev ha preso per mano Olaf Scholtz ed Emmanuel Macron, aprendo la strada all'Ucraina verso l'Unione europea, con la decisione della candidatura, assecondando l'aspirazione di quel popolo, che ha diritto di scegliere da quale parte guardare (in quel caso, dalla parte delle democrazie liberali). Essi brindavano, perché pensavano di interrompere un processo positivo, con l'Italia pienamente nel campo atlantico, pienamente pro-Europa, pienamente a sostegno delle scelte prese dagli alleati atlantici ed europei. Abbiamo quindi fatto bene, sia come Governo (che ha ancora i poteri per farlo), sia come Parlamento (che ha ancora i poteri per farlo), ad arrivare velocemente alla ratifica di questo provvedimento, per dare un segnale forte: l'Italia c'è ed è pienamente nel campo atlantico. Mi rivolgo anche al senatore Urso, presidente del Copasir: non abbiamo bisogno di lezioni di atlantismo da parte della destra sovranista.