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un decreto-legge che va inserito nel contesto nel quale ci troviamo dal punto di vista fiscale e tributario e del patrimonio conoscitivo che abbiamo assunto attraverso le nostre attività di istituto. Non è una giornata neutra oggi, poiché oggi fa seguito alla giornata di audizione di ieri del ministro Tria, il quale ha dichiarato, dal punto di vista delle politiche attive presenti all'interno del contratto di Governo, che quelle politiche attive potranno trovare corpo alla condizione che ci siano entrate adeguate, che si abbia la esatta consistenza di uscite e di entrate. E durante l'audizione di ieri, il ministro Tria, proprio alla mia osservazione circa la pericolosità di distribuzione di parole in Italia per quanto riguarda l'indeterminatezza degli obblighi fiscali, ha preso impegno che non ci sarà, rispetto a tale indeterminatezza, nessuna posizione che favorisca sanatorie fiscali generaliste e men che meno - di fronte alla mia domanda -nessun giubileo fiscale. Perché dico questo? Perché a volte gli atti amministrativi e normativi lasciano ad intendere che poi ci potrà essere quel che magari è atteso nella peggiore condotta della cittadinanza. E qual è la peggiore condotta della cittadinanza che si può indurre con provvedimenti tipo quello all'esame? Che lo spostamento dell'obbligo di fatturazione elettronica di sei mesi può avere la sembianza di una certa speciale e determinata natura, cioè quella della civetta o del cuculo; non è tanto problematico quello di cui stiamo discutendo adesso, ma quello che si può introdurre dopo, con una certa determinata proposta di assetto normativo, se si sposta in avanti l'obbligo di fatturazione su passaggi importanti riguardanti acquisti di beni e servizi. Sappiamo che il contesto nel quale ci troviamo a operare è di questa fatta: ad esempio, la raccolta del gettito spontaneo gestito da Agenzia delle entrate attraverso i servizi forniti ai contribuenti nel 2017 è stata pari a 412 miliardi di euro (+ 7,6 miliardi di euro rispetto al 2016) e l'Agenzia delle entrate-Riscossione ha messo in campo, nel 2017, un +44 per cento rispetto al 2016, mettendo all'incasso 12,7 miliardi di euro. Abbiamo anche incassato come Agenzia delle entrate-Riscossione, attraverso la rottamazione delle cartelle, 6,5 miliardi di euro. Questo è il paniere del quale disponiamo, che dovrebbe avere la forza di coprire le politiche attive che fanno parte anche dei vostri documenti di impegno davanti alla cittadinanza. Ebbene, a fronte del bisogno che c'è di ulteriori risorse che riguardano la macchina della decisione pubblica, qual è l'iniziativa che si assume come secondo provvedimento? Lo spostamento in avanti degli obblighi di fatturazione. Naturalmente, è una richiesta che fa riferimento a un'esigenza reale: l'esigenza reale di una categoria, che è quella degli esercenti la distribuzione di carburante lungo il nostro sistema viario. Un'esigenza che va attenzionata. Anche noi abbiamo incontrato interlocutori di questi mondi: esistono gli interlocutori degli esercenti ed esistono gli interlocutori degli autotrasportatori. Noi abbiamo lavorato per fare in modo che l'esigenza venisse soddisfatta, senza però smontare l'infrastruttura della nostra macchina tributaria e fiscale. Sempre ieri, il ministro Tria ha rafforzato l'esigenza dei dati, dell'intelligenza digitale, della qualità dell'informazione, della memoria remota, perché ci vuole automatismo per fare in modo che nasca anche un clima, una condizione di reciprocità collaborativa. Qual è la ragione della nostra contrarietà? Certo, siamo contrari rispetto al merito di questa filiforme proposta, ma siamo contrari rispetto alle conseguenze, a quello che si inaugura dal punto di vista della postura culturale, di quello cioè che si distribuisce come eventualità; tanto che ieri in Commissione c'è stata l'esigenza di dover porre come domanda al Ministro: ma non è che poi, addirittura, si va a smontare anche il rapporto di obbligatorietà contributiva? Non è che questa indeterminatezza fa saltare l'idea del cittadino leale: allora io sto sbagliando? È per questa ragione che abbiamo lavorato per migliorare il decreto-legge, non soltanto a contrastarlo producendo atteggiamento di contrarietà. Abbiamo inteso migliorarlo, facendo sì che ci potesse essere una misura di attenzione alle categorie che hanno chiesto e parlato, come è giusto che sia: d'altra parte, un ordinamento come si sensibilizza, come aggiorna, come arricchisce la sua agenda? Anche interloquendo. E interloquendo con quelle categorie è emersa questa esigenza, però noi volevamo e vogliamo che quella esigenza non desse un colpo allo stomaco rispetto all'ordinamento fiscale e tributario italiano ed è per questo che abbiamo chiesto il doppio binario, che è stato attenzionato in Commissione, così come nei colloqui bilaterali che fanno parte della vita di lavoro di una Commissione. Tuttavia, alla fine abbiamo visto addirittura l'invito del rappresentante del Governo e del rappresentante della maggioranza incaricato, che ci dicono: andate oltre, ritiratelo. Noi temiamo questo, non solo perché questa misura ha un costo diretto di 87 milioni di euro, ma anche per quel carico di contrarietà culturale di cui noi dobbiamo essere portatori di timore. Dobbiamo lavorare per un'idea di ordinamento che ad ogni passaggio di legislatura non ricominci da capo. C'è una bellissima affermazione di un grande giurista che ha aiutato la produttività di queste Aule, Massimo Severo Giannini, il quale ha tuonato contro l'indeterminatezza quando questa viene prodotta dall'ordinamento, ma anche dalla classe dirigente politica all'indirizzo sia del diritto penale che del diritto fiscale e tributario. L'indeterminatezza uccide il cittadino collaboratore e leale, il cittadino che assume un atteggiamento di collaborazione positiva nei confronti dei doveri di un ordinamento democratico. Per questa ragione, mi permetto di rappresentare di nuovo l'atteggiamento di onestà culturale che abbiamo avuto noi; un'onestà culturale che ha prodotto lo sforzo di un emendamento migliorativo e anche lo sforzo di un ordine del giorno che faccia dire chiaramente al Governo che non c'è scommessa rispetto all'allentamento dei doveri fiscali. Dentro il rigore fiscale ci sono le risorse per coprire i diritti, l'aumento delle opportunità e anche la capacità di funzionamento di un ordinamento. Per queste ragioni, noi siamo contrari rispetto al decreto-legge, per come è stato concepito, sapendo che questo decreto-legge probabilmente non avrà vita lunga, nel senso che ha la vita di una farfalla destinata soltanto a riscontrare una esigenza del momento e del punto. Ed è esattamente ciò che non deve fare più la produzione legislativa: costituirsi come produzione amministrativa, provvedimentale. Ci vuole una produzione legislativa che duri, che arricchisca e infrastrutturi l'ordinamento, e non che abbia la sembianza del provvedimento ad hoc per quella singola e specifica fattispecie. In questo modo determiniamo un ingolfamento della macchina che rende difficile il rapporto del cittadino con la statualità. Quindi, la nostra è contrarietà per queste ragioni, ma è interesse a trovare una via d'uscita che non metta in affanno lo Stato quando deve fare raccolta fiscale per finanziare misure, diritti e opportunità. Ecco spiegata la ragione della contrarietà. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).