[pronunce]

e 7 e 8 dello statuto, sia in quanto il ridotto finanziamento delle autonomie locali relativo al maggior gettito derivante dalla TARES si riverbererebbe sull'autonomia finanziaria regionale, costretta a far fronte al mancato incremento delle risorse comunali con uno specifico sostegno finanziario sia perché discriminerebbe ingiustificatamente gli enti locali sardi (e siciliani) - gli unici direttamente attinti dal meccanismo compensativo introdotto dalla norma, a differenza delle altre autonomie speciali - rispetto a quelli delle altre Regioni, anche a statuto ordinario, le quali continuerebbero a beneficiare, oltre che del gettito della maggiorazione tariffaria prevista dal comma 13 del medesimo art. 14, anche dei trasferimenti statali previsti da altre norme. 5.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio, eccependo preliminarmente l'inammissibilità del ricorso perché la Regione non dimostrerebbe che l'intervento statale abbia comportato una complessiva insufficienza dei mezzi finanziari della Regione. Le censure sarebbero poi infondate per le medesime argomentazioni illustrate nella difesa avverso il ricorso n. 39 del 2012 della Regione siciliana. 5.3.- In data 16 ottobre 2012, la Regione autonoma Sardegna ha depositato due memorie di identico contenuto, in cui, dopo aver negato che l'emergenza finanziaria consenta di derogare all'ordinamento costituzionale, sostiene di non essersi doluta della complessiva insufficienza dei mezzi finanziari a disposizione né della disciplina dell'IMU da parte del legislatore statale nell'esercizio della competenza attribuitagli dall'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., ma della violazione di ambiti competenziali esclusivi o concorrenti da parte dell'art. 13 del d.l. n. 201 del 2011, che non avrebbe lasciato alla Regione alcun ambito di autonoma regolamentazione di un tipico tributo locale. La ricorrente, inoltre, ribadisce che la riserva allo Stato della metà del gettito dell'IMU - non essendo destinata ai Comuni - rientrerebbe nel generale regime di compartecipazione alle entrate erariali, così come gli interessi e le sanzioni derivanti dalla relativa attività di accertamento e riscossione. La Regione, inoltre, a proposito degli artt. 13, comma 17, e 14, comma 13-bis, del d.l. n. 201 del 2011 evidenzia come l'assunto del resistente - secondo cui la diversa disciplina dettata per i Comuni sardi e siciliani si giustificherebbe in ragione del fatto che per essi, diversamente che nelle altre Regioni autonome, la finanza locale è ancora a carico dell'erario - non spiegherebbe la discriminazione rispetto ai Comuni delle Regioni a statuto ordinario. Inoltre, i Comuni sardi vedrebbero ridotti i finanziamenti diversamente dalle altre Regioni a statuto speciale, che potrebbero mantenerli al medesimo livello. 5.4.- In data 16 ottobre 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria dove sostiene che l'IMU sperimentale rappresenterebbe un'imposta diversa da quella «a regime» prevista dagli artt. 8 e 9 del d.lgs. n. 23 del 2011 e svincolata dalle procedure di cui al successivo art. 14, il cui comma 3 - secondo il quale «Nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome che esercitano le funzioni in materia di finanza locale, le modalità di applicazione delle disposizioni relative alle imposte comunali istituite con il presente decreto sono stabilite dalle predette autonomie speciali in conformità con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione» - peraltro non sarebbe stato applicabile alla ricorrente, che in concreto non eserciterebbe funzioni in materia di finanza locale. L'IMU, inoltre, costituirebbe, analogamente all'ICI - il cui rimborso continua ad essere operato a beneficio dei Comuni delle autonomie speciali in virtù di quanto disposto dall'art. 4, comma 5, lettera m), del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44, secondo diverse modalità in ragione del concreto esercizio delle funzioni in materia di finanza locale - un tributo proprio derivato la cui disciplina sarebbe esercizio della competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Peraltro, la manovra sarebbe a saldi invariati per gli enti locali con riferimento sia al gettito dell'IMU che a quello della TARES. Infine, non avrebbero pregio le doglianze relative all'attività di accertamento e riscossione dei Comuni, vertendosi in materia di imposte comunali proprie. 5.5.- In data 18 marzo 2014, la Regione autonoma Sardegna ha depositato una memoria, in cui ribadisce di essere titolare di competenza legislativa esclusiva in materia di «finanza locale», con la conseguenza che avrebbe trovato applicazione anche nei suoi confronti, oltre alla clausola di salvaguardia di cui all'art. 14, comma 2 (sulla neutralità finanziaria), del d.lgs. n. 23 del 2011, istitutivo dell'IMU, anche quella di cui al successivo comma 3 (sulle modalità applicative). Nell'esercizio della propria competenza legislativa in materia di «sistema tributario» (ex art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.) e di «coordinamento del sistema tributario» (ex art. 117, terzo comma, Cost.) il legislatore non avrebbe potuto sopprimere gli spazi di autonomia già riconosciuti con le citate disposizioni, con la conseguenza che l'art. 13 del d.l. n. 201 del 2011 violerebbe i parametri statutari (artt. 7 e 8 dello statuto) e costituzionali (art. 119 Cost.) che presidiano l'autonomia finanziaria regionale. Detti spazi di autonomia non sarebbero sufficientemente salvaguardati dal ripristino della compensazione per il gettito dell'ICI sull'abitazione principale. Né la pretesa equivalenza di gettito per i Comuni garantirebbe quella per la Regione, che perderebbe la compartecipazione all'IRPEF per la componente immobiliare. A proposito dell'art. 14, comma 13-bis, la Regione evidenzia che il recupero del maggior gettito non avverrebbe attraverso le procedure previste dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, come per le altre autonomie speciali (esclusa la Regione siciliana), ma attraverso la riduzione dei trasferimenti ai Comuni, nonostante la competenza legislativa esclusiva in materia di «finanza locale». Inoltre, la ricorrente patirebbe anche gli effetti della diminuzione del Fondo sperimentale di riequilibrio e del Fondo perequativo comunale, i quali opererebbero anche a vantaggio degli enti locali sardi, come desumibile dall'indistinta clausola di salvaguardia contenuta nell'art. 14 del d.lgs. n. 23 del 2011 che ha istituito detti fondi.