[pronunce]

b) che il ricorrente nel giudizio a quo era risultato interamente soccombente in detto presupposto processo civile, atteso che lo stesso era stato definito con una sentenza del Tribunale ordinario di Messina che aveva rigettato la domanda dello stesso ricorrente e che era passata in giudicato il 15 aprile 2013; che, in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte di appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza del 16 settembre 2013 (r.o. n. 266 del 2013); che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 266 del registro ordinanze 2013; che, con ordinanza del 24 ottobre 2013 (r.o. n. 21 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente a oggetto una domanda di equa riparazione proposta dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso in riassunzione, proposto il 17 ottobre 2013 nei confronti del Ministero della giustizia, con il quale M.N. aveva chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di una controversia di lavoro da lui promossa davanti al Giudice del lavoro di Siracusa con ricorso depositato il 3 ottobre 1996 diretto a ottenere il riconoscimento dell'illegittimità del licenziamento intimatogli dalla Industria Acqua Siracusana s.p.a.; b) che il ricorrente nel giudizio a quo era risultato interamente soccombente in detto presupposto processo di lavoro, atteso che lo stesso era stato definito, in sede di rinvio, con la sentenza della Corte d'appello di Messina n. 1289 del 2011, che aveva rigettato la domanda dello stesso ricorrente; che, in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nelle ordinanze iscritte al n. 266 del registro ordinanze 2013 e al n. 3 del registro ordinanze 2014; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui agli atti di intervento nei giudizi iscritti al n. 266 del registro ordinanze 2013 e al n. 3 del registro ordinanze 2014; che, con ordinanza pronunciata il 31 ottobre 2013 e depositata l'11 novembre 2013 (reg. ord. n. 23 del 2014) , la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nel corso di un procedimento di opposizione contro un decreto che aveva deciso su di una domanda di equa riparazione proposta dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito dell'opposizione proposta, ai sensi dell'art. 5-ter della legge n. 89 del 2001, da S.F. nei confronti del Ministero della giustizia avverso il decreto del 22 maggio 2013 con il quale la Corte d'appello di Reggio Calabria aveva rigettato il ricorso proposto dallo stesso S.F. il 2 maggio 2013 al fine di ottenere l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di una controversia; b) che il contraddittorio era stato ritualmente integrato nei confronti dell'amministrazione opposta a mezzo della notificazione del ricorso in opposizione presso la competente Avvocatura distrettuale dello Stato il 2 agosto 2013; c) che il diritto all'indennizzo era stato negato dal giudice di prime cure in ragione del fatto che lo stesso S.F. era stato integralmente soccombente nel processo presupposto; d) che l'opponente S.F. lamenta che: d.1.) la tipicità e la tassatività delle ipotesi di esclusione del diritto all'indennizzo previste dall'art. 2-quinquies (recte: art. 2, comma 2-quinquies) della legge n. 89 del 2001 impedisce che, tra di esse, possa essere compresa «quella ulteriormente coniata dal provvedimento impugnato»; d.2.) la negazione del diritto all'indennizzo da parte del giudice di prime cure «deriverebbe, in ogni caso, da un'applicazione analogica dell'art. 2-bis [della legge n. 89 del 2001] non consentita dalla circostanza del vertere tale disposizione non l'an, ma solo il quantum, dell'indennizzo riconoscibile»; e) che l'opposto Ministero della giustizia ha dedotto: e.1.) l'inammissibilità del ricorso in opposizione «per omessa illustrazione delle ragioni fondanti il relativo merito»; e.2.) in subordine, l'infondatezza della domanda; f) che detta eccezione di inammissibilità del ricorso in opposizione non è fondata perché dalla documentazione in atti si evince che l'opponente S.F. «pur non allegando il decreto opposto ha chiaramente ed efficacemente, quantunque per sintesi, enunciato il contenuto del medesimo e le ragioni ivi addotte, nonché le doglianze al riguardo da sé mosse, consentendo così agevolmente l'esercizio del contraddittorio»; che il medesimo giudice rimettente espone poi le seguenti considerazioni in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione sollevata;