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3- a valorizzare nelle Regioni e Province autonome istituti regionali per la fauna selvatica, dotati di autonomia tecnico-scientifica e organizzativa, i quali operano in raccordo con ISPRA, per permettere una omogenea raccolta dei dati a supporto delle azioni di governo e programmazione delle regioni; 4- conseguentemente a garantire l'istituzione presso ISPRA  Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - di una banca dati nazionale aggiornata e di libero accesso, che contenga informazioni relative al censimento della fauna selvatica, alla sua densità e distribuzione sul territorio nazionale e ai relativi danni causati ai cittadini e al settore agricolo, dell'acquacoltura e zootecnico e concordare le modalità di libera consultazione delle pubblicazioni, dei pareri e della documentazione prodotta dall'Istituto; 5- a semplificare le procedure di programmazione faunistica e delle attività venatorie, armonizzandole con le direttive europee e rendendole più dinamiche per adeguare, mitigare e governare le trasformazioni in atto sui territori garantendo l'effettiva partecipazione e consultazione del mondo agricolo a tutela delle proprie attività. In questo quadro andrebbero ridisegnati e ridefiniti al posto degli "ambiti territoriali di caccia", gli "ambiti territoriali di gestione faunistica e venatoria" assicurando loro una natura giuridica meglio definita; 6- a promuovere efficaci piani faunistici che permettano una stabile coesistenza fra attività agricole e protezione ambientale e incremento della biodiversità in linea con quanto previsto dall'Unione europea, ridefinire i ruoli dei tanti soggetti ora sovrapponibili su determinate aree, unitamente al riordino delle competenze provinciali ripristinando risorse e mezzi ora carenti; 7- a garantire il concreto funzionamento delle aree contigue (articolo 32, legge n. 394 del 1991) e adottare una strategia nazionale di gestione della fauna selvatica e nello specifico del cinghiale, che sia basata su un'armonizzazione e coordinamento degli interventi che si eseguono nelle aree protette, nelle aree contigue, negli ambiti pubblici e privati di caccia; 8- a dare mandato al Ministero della transizione ecologica di intervenire su ISPRA affinché nell'ambito delle sue attività di organismo consultivo operi sulla base di dati costantemente aggiornati per rilasciare pareri sempre forniti di supporto scientifico, così come più volte ricordato dal Commissario europeo per l'ambiente; 9- a provvedere a risolvere le procedure di infrazione in atto sul tema ambientale, nello specifico superare la violazione della direttiva Habitat e la mancata designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e la mancata adozione delle misure di conservazione, indispensabili per una gestione sostenibile e controllata del nostro patrimonio naturale e per assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e delle specie di fauna e flora selvatiche di interesse comunitario; 10- a ripensare il modello di controllo delle specie dannose e pericolose, definite come tali dalle regioni interessate, prevedendo la possibilità, nel caso in cui le regioni dichiarino l'insufficienza dei metodi selettivi ed ecologici, anche con strumenti di cattura e conseguente soppressione, e con piani di abbattimento, attuati dalle regioni, sotto il coordinamento del corpo di polizia provinciale, di pubblici ufficiali o dipendenti pubblici incaricati del servizio, e realizzati, in coerenza con la sentenza n. 21/2021 della Corte costituzionale (che ha respinto la richiesta di cassazione all'articolo 37 della legge regionale Toscana n. 3 del 1994, nei commi 3, 4 e 4- ter ) con il coinvolgimento gestionale degli ATC e avvalendosi dei proprietari conduttori dei fondi nei quali si attuano i piani di abbattimento, delle guardie forestali e del personale di vigilanza dei comuni, nonché delle guardie venatorie dipendenti dalla Regione, le guardie addette alla vigilanza dei parchi regionali e nazionali, i corpi di polizia municipale, le guardie giurate e le guardie forestali e campestri delle unioni dei comuni subentrate alle comunità montane, le guardie venatorie volontarie convenzionate , le guardie ambientali volontarie, le guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, purché i soggetti in questione siano in possesso di licenza di caccia, nonché soggetti che abbiano frequentato appositi corsi di preparazione organizzati dalle regioni stesse sulla base di programmi concordati con l'ISPRA. Tali corsi dovranno fornire una idonea preparazione circa l'ecologia e la gestione delle popolazioni animali selvatiche, la biologia delle specie selvatiche oggetto di controllo nonché sulle tecniche e le modalità con cui effettuare il controllo. A prevedere inoltre che le regioni, per prevenire o eliminare i danni alle produzioni agricole possano autorizzare, in qualsiasi periodo dell'anno, i cacciatori e gli altri soggetti abilitati ai sensi del capoverso precedente, i proprietari o conduttori dei fondi interessati, al controllo dei cinghiali. A definire il suesposto modello di controllo prevedendo un quadro normativo condiviso in Conferenza Stato-Regioni, sulla base di linee guida validate dall'ISPRA, e che le regioni definiscano poi con loro provvedimento le specie particolarmente dannose interessate, le condizioni e le modalità degli interventi; 11- a prevedere un sistema nazionale condiviso con le regioni e province autonome di ristoro danni da fauna selvatica, laddove, malgrado le azioni preventive ed i piani di contenimento, le attività agricole, anche connesse, abbiano subito danni, ribadendo che i proprietari ed i conduttori dei fondi hanno diritto al risarcimento integrale della perdita effettivamente subita a causa di animali di proprietà dello Stato, purché abbiano dimostrato di aver messo in atto tutti i sistemi di contenimento di cui al punto 18 lettera b); 12- a snellire le procedure per il rimborso dell'installazione di sistemi di prevenzione e per il risarcimento dei danni subiti, ampliando i canali di finanziamento (anche tramite PSR), prevedendo che il risarcimento debba essere integrale, comprensivo dei danni diretti ed indiretti alle attività imprenditoriali, con criteri di determinazione dei danni e procedure e tempi del risarcimento omogenei sul territorio nazionale, in modo da non avere comportamenti difformi tra zone e/o tipologie di imprese. La gestione dei risarcimenti deve essere di spettanza delle Regioni e delle Province utonome, che eventualmente possono delegare competenze e responsabilità o usufruire della collaborazione di organismi ed enti subordinati. Per i risarcimenti le Regioni si servono di fondi provenienti dalle tasse di concessione all'abilitazione dell'attività venatoria, eventualmente integrati con fondi nazionali, qualora risultassero insufficienti; 13- a rafforzare la tracciabilità della filiera venatoria. Ai fini della sicurezza e della salute pubblica, ma anche per un generale miglior governo del settore, occorre assicurare un efficace controllo ed adeguata tracciabilità della filiera venatoria, partendo dalla presenza di centri di raccolta, sosta e lavorazione della selvaggina, idonei ed autorizzati.