[pronunce]

rischierebbe di pregiudicare definitivamente le ragioni dei creditori privilegiati, e renderebbe inevitabile il ricorso alla tutela giurisdizionale più complessa di cognizione; che va dichiarato inammissibile, in questa sede, l'atto di costituzione dei creditori dipendenti del Comune di Pozzuoli, perché tardivo; che la norma censurata, nel testo originario, consentiva l'intervento nella procedura esecutiva, oltre che ai creditori indicati nel precedente art. 498 (creditori aventi un diritto di prelazione sui beni pignorati risultante da pubblici registri), i quali dovevano (e devono tuttora) essere avvertiti della espropriazione, anche agli altri creditori, ancorché non privilegiati; che per effetto dell'art. 2, comma 3, lettera e), del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dall'art. 39-quater del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273 (Definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti), convertito, con modificazioni, nella legge 23 febbraio 2006, n. 51, in vigore dal 1° marzo 2006, l'art. 499 cod. proc. civ. , per la parte che interessa nella presente sede, reca oggi una formulazione (che è quella della cui legittimità costituzionale il rimettente dubita) la quale limita l'ammissibilità dell'intervento nella procedura ai creditori che nei confronti del debitore abbiano un credito fondato su titolo esecutivo, nonché a quelli che, al momento del pignoramento, avessero eseguito un sequestro sui beni pignorati o avessero un diritto di pegno o un diritto di prelazione risultante dai pubblici registri ovvero fossero titolari di un credito di somma di danaro risultante dalle scritture contabili di cui all'art. 2214 cod. civ. ; che deve, peraltro, avvertirsi, per un verso, che i commi successivi dello stesso art. 499 cod. proc. civ. - la cui attuale formulazione è, parimenti, frutto della novellazione richiamata - disciplinano il procedimento con riferimento alla possibilità di riconoscimento o disconoscimento dei crediti per i quali hanno avuto luogo interventi senza titolo esecutivo; per l'altro, che l'art. 510 cod. proc. civ. , nel regolare la fase della distribuzione della somma ricavata dalla procedura esecutiva, dispone, ai commi secondo e terzo, l'accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo, i cui crediti non siano stati in tutto o in parte riconosciuti dal debitore; che, infine, va ricordata la disciplina riservata ai titoli esecutivi dall'art. 474 cod. proc. civ. , a sua volta inciso dalla novellazione del 2005; che il riferito quadro normativo induce a rilevare la incompiutezza della motivazione sulla rilevanza della questione nel giudizio a quo, operata nella ordinanza di rimessione senza alcun richiamo al ricordato plesso di disposizioni che accompagna la norma censurata, né con riferimento alla complessiva disciplina dell'intervento dei creditori non muniti di titolo esecutivo nella procedura esecutiva, riguardata sotto il profilo del possibile riconoscimento del credito ovvero del disconoscimento dello stesso con la conseguenza dell'accantonamento della somma relativa in sede di distribuzione del ricavato della procedura medesima; né, soprattutto, con riferimento al mancato rilievo della circostanza che, nella specie, i creditori intervenuti avessero ottenuto decreto ingiuntivo; che tale ragione di manifesta inammissibilità della questione sollevata supera quella, evocata dall'Avvocatura generale dello Stato, relativa alla omessa descrizione della fattispecie, dal momento che, dalla ordinanza di rimessione, attraverso una ricostruzione sistematica dei dati offerti pur in modo frammentario e non organico, appare sufficientemente chiara la vicenda processuale che ha dato luogo al giudizio di legittimità costituzionale all'odierno esame; che quanto precede prescinde da una ragione di manifesta infondatezza della questione sollevata, rinvenibile nel tentativo, operato dal giudice rimettente, di ottenere dalla Corte una pronuncia che estenda una disposizione avente chiaramente carattere derogatorio rispetto al principio della par condicio creditorum ad ipotesi diverse da quella per la quale essa è stata dettata, e che è quella del creditore di somma di danaro risultante dalle scritture contabili di cui all'art. 2214 cod. civ. , in contrasto con il principio costantemente affermato da questa Corte, secondo cui non è possibile una pronuncia additiva tesa ad estendere una disposizione derogatoria ed eccezionale - quale quella impugnata - senza che sussista piena identità di funzione tra le discipline poste a raffronto (ex plurimis: sentenze n. 96 del 2008; n. 439 del 2007; n. 149 del 2005 ; ordinanza n. 144 del 2007). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile, perché tardivo, l'atto di costituzione dei dipendenti del Comune di Pozzuoli; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 499, primo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal giudice dell'esecuzione del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 giugno 2011. F.to: Paolo MADDALENA, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 luglio 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI