[pronunce]

che, a parere del giudice a quo, anche senza voler «approfondire il problema» delle conseguenze, sulla legittimità costituzionale delle disposizioni della legge nazionale, del contrasto tra queste e le norme comunitarie, ai sensi dell'art. 117, primo comma, Cost., tuttavia da queste ultime possono trarsi utili criteri per valutare la soglia anche minima di ragionevolezza della legge nazionale; che, secondo il remittente, il giudizio di pericolosità può, in ipotesi, fondarsi anche su una sola condanna penale, ma esso deve essere dato in concreto con riguardo alle specifiche condizioni della persona, e tenendo anche in considerazione la valutazione operata dal giudice nel concedere il beneficio della sospensione condizionale della pena; che, sempre ad avviso del remittente, l'irragionevolezza delle disposizioni censurate sarebbe grave, in quanto il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno si riflette sulla possibilità di lavorare e, quindi, sull'effettivo godimento dei diritti fondamentali, garantito dai parametri costituzionali invocati; che appare opportuno precisare anzitutto che, nel caso in esame, la questione è posta con specifico riferimento al diniego del rinnovo del permesso di soggiorno e non, come in altri casi in passato sottoposti all'esame di questa Corte, con esclusivo riguardo al conseguente provvedimento di espulsione, di per sé estraneo all'oggetto del giudizio amministrativo (ordinanze n. 9 del 2005 e n. 431 del 2006); che, in secondo luogo, si deve rilevare come la questione sollevata attualmente dal TAR per la Lombardia attenga all'efficacia ostativa di una condanna con pena patteggiata successiva alla modifica del d.lgs n. 286 del 1998 introdotta dalla legge n. 189 del 2002, che siffatta efficacia ha previsto, sicché, anche sotto tale profilo, la questione si presenta diversa rispetto a quella oggetto di altre pronunce di questa Corte (sentenza n. 414 del 2006); che, in ordine all'interpretazione delle disposizioni censurate, alcune pronunce di giudici amministrativi hanno escluso – facendo riferimento principalmente all'ultima parte dell'art. 5, comma 5, nel testo vigente all'epoca dell'emissione dell'ordinanza di rimessione – il criticato automatismo tra condanna penale e diniego del rinnovo del permesso di soggiorno; che, comunque, successivamente all'emissione dell'ordinanza di rimessione, con il decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3, è stata data attuazione alla direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo ed, inoltre, con il coevo decreto legislativo n. 5 del 2007 è stata data attuazione anche alla direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al ricongiungimento familiare (del pari, già da lungo tempo approvata al momento dell'emissione dell'ordinanza di rimessione); che per effetto, in particolare, di tale ultimo decreto è stato, fra l'altro, aggiunto un periodo finale al comma 5 dell'art. 5 in questione, ove si afferma che per il rifiuto del rilascio, ovvero per la revoca o il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, nel caso di straniero che abbia esercitato il diritto al ricongiungimento familiare o di familiare ricongiunto, «si tiene conto anche della natura e dell'effettività dei vincoli familiari dell'interessato, dell'esistenza di legami familiari e sociali con il Paese di origine, nonché, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del soggiorno nel medesimo territorio nazionale» (e analoga modifica è stata apportata, per quel che riguarda il provvedimento di espulsione, all'art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998, con l'inserimento del comma 2-bis); che, di conseguenza, appare opportuno restituire gli atti al TAR remittente affinché, alla luce delle suddette innovazioni legislative, esprima una nuova valutazione in merito alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza della questione, tanto più che, nella giurisprudenza amministrativa, si va affermando un indirizzo in base al quale, pur non essendo da misconoscere il modello impugnatorio dei giudizi concernenti l'asserita illegittimità dei provvedimenti di diniego del permesso di soggiorno o del relativo rinnovo, si ritiene che il loro oggetto «non sia solo l'atto impugnato, ma si estenda alla pretesa sostanziale posta a base della impugnazione» (si veda, per tutte, la decisione del Consiglio di Stato 7 giugno 2006, n. 3412).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 aprile 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 aprile 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI