[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 109 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), nel testo sostituito dall'art. 8 della legge 29 marzo 2001, n. 135 (Riordino della legislazione nazionale del turismo), promossi con tre ordinanze del 26 marzo 2004 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno, rispettivamente iscritte ai nn. 612, 613 e 699 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 27 e 35, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 maggio 2005 il Giudice relatore Paolo Maddalena. Ritenuto che, con tre distinte ordinanze di simile contenuto (tutte emesse il 26 marzo 2004 e rispettivamente iscritte al r.o. nn. 612, 613 e 699 del 2004), il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 109 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), “nella parte in cui prevede la sanzione penale per l'omessa o ritardata comunicazione dei nominativi degli ospiti di un albergo”, là dove gli artt. 86 e 108 del medesimo regio decreto n. 773 del 1931 (TULPS) “stabiliscono la mera sanzione amministrativa in caso di esercizio dell'attività senza licenza, senza previa dichiarazione all'autorità di pubblica sicurezza o in spregio del divieto del questore”; che il remittente è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta del pubblico ministero di emissione di decreti penali di condanna nei confronti di tre distinti gestori di strutture ricettive, imputati del reato di cui agli artt. 109 e 17 TULPS, per aver, nella suddetta qualità, omesso di comunicare all'autorità locale di pubblica sicurezza, entro le ventiquattro ore dal loro arrivo, le generalità di talune persone alloggiate; che, come rileva il giudice a quo, la condotta ascritta agli imputati, della quale vi sarebbe concreto riscontro in base alle risultanze degli atti, integrerebbe la fattispecie descritta dal citato art. 109, la cui sanzione, non indicata dal medesimo art. 109, va individuata, “in difetto di altri possibili riferimenti”, nella generale statuizione dell'art. 17 dello stesso TULPS, sicché la condotta contestata andrebbe punita con la pena alternativa dell'arresto sino a tre mesi o dell'ammenda sino ad euro 206,00; che, tanto premesso, il remittente evidenzia che il testo della norma denunciata è stato più volte interessato da interventi del legislatore e l'attuale formulazione è quella risultante dalle modifiche apportate dall'art. 8 della legge 29 marzo 2001, n. 135 (Riordino della legislazione nazionale del turismo); che, difatti, già punita con le pene dell'arresto e dell'ammenda, la condotta prevista dall'art. 109 è stata oggetto di depenalizzazione ad opera dell'art. 7 della legge n. 203 del 1995 (rectius: decreto-legge 29 marzo 1995, n. 97, recante “Riordino delle funzioni in materia di turismo, spettacolo e sport”, convertito, con modificazioni, nella legge 30 maggio 1995, n. 203), e tale previsione, ad avviso del remittente, si poneva in linea con la scelta legislativa attuata con il decreto legislativo 13 luglio 1994, n. 480 (Riforma della disciplina sanzionatoria contenuta nel testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773), che aveva sanzionato soltanto in via amministrativa le violazioni degli artt. 86 e 108 TULPS, i quali, rispettivamente, prevedono l'obbligo di munirsi di licenza per l'esercizio dell'attività alberghiera (art. 86), nonché l'obbligo, per chi intenda esercitare attività di affittacamere e simili, di provvedere ad una preventiva dichiarazione all'autorità locale di pubblica sicurezza (art. 108), la quale può vietare l'attività per specifici motivi di ordine e sicurezza pubblica (art. 108, comma 3); che, ad avviso del GIP del Tribunale di Livorno, la depenalizzazione della condotta prevista dall'art. 109 TULPS conseguiva logicamente alla depenalizzazione delle condotte punite dalle altre norme suddette, giacché era stato ricondotto nell'ambito dell'illecito amministrativo “addirittura l'esercizio irregolare dell'intera attività”; che, pertanto, argomenta ancora il giudice a quo, “la modifica operata dall'art. 8 legge 29 marzo 2001, n. 135 ripristina la condizione di disequilibrio che, conseguita all'intervento del 1994, era stata prontamente ovviata nel 1995”, con conseguente violazione del principio di ragionevolezza, avendo il legislatore, da un lato, mantenuto la sanzione amministrativa “per l'illecito esercizio tout court di un'attività di ricezione turistica” e, dall'altro, introdotto la sanzione penale “per la violazione di una delle modalità sancite dalla legge per la sua corretta conduzione, ovvero la tempestiva comunicazione all'autorità di p.s. dei dati personali inerenti gli ospiti (con massima contraddizione laddove le due violazioni vengano consumate congiuntamente)”; che è intervenuto in tutti i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o comunque infondata; che, nei giudizi iscritti al r.o. nn. 612 e 613 del 2004, la difesa erariale osserva che le norme poste a confronto dal remittente hanno ragioni e finalità differenti; che, in particolare, nell'ipotesi di cui all'art. 108 TULPS, l'interesse tutelato è quello dell'amministrazione locale ad essere informata dell'inizio dell'esercizio dell'attività alberghiera per meglio consentire i vari controlli attribuiti alla polizia locale, senza che, però, detta attività possa essere impedita in un regime di libera iniziativa economica; che, dal canto suo, l'art. 109 denunciato tutela invece la sicurezza pubblica, nel cui interesse deve quindi leggersi l'obbligo di informativa all'autorità di pubblica sicurezza della presenza in strutture ricettive, caratterizzatesi per la temporaneità del soggiorno, nell'ottica di prevenzione dei reati; che, pertanto, ad avviso dell'Avvocatura, le situazioni poste a raffronto dal remittente sono diverse e che, dunque, ben può il legislatore calibrare differentemente la risposta sanzionatoria, senza incorrere nella violazione del principio di ragionevolezza, tanto più che anche sui privati grava analogo obbligo di comunicazione dell'ospitalità resa a soggetti diversi dai componenti il nucleo familiare;