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Posto che il DEF fotografa solo la situazione a legislazione vigente, noi oggi prendiamo atto dei numeri insoddisfacenti e fallimentari della gestione del centrosinistra dal 2013 al 2017 e non analizziamo i numeri del nuovo Governo che, in realtà, si limiterà in questa occasione a dare solo seguito ad una sintetica trasposizione del contratto del cosiddetto Governo del cambiamento. Proviamo noi, allora, a dare alcuni numeri: il DEF, la luce degli effetti della legge di bilancio per il 2018 contempla l'aumento delle imposte indirette nel 2019 per 12,4 miliardi di euro e nel 2020 per 19,5 miliardi di euro. Questo è il primo punto su cui anche il nuovo Governo deve dare una risposta, perché stiamo parlando dell'inizio di un percorso che porterebbe in un triennio agli aumenti dell'IVA al 13 al 25 per cento. Il Governo Conte deve quindi chiarire come si sblocca questo percorso, se con minori oneri o con altre diverse imposte o con il taglio di detrazioni fiscali attualmente in essere e se l'ingrediente nuovo sarà la cosiddetta pace fiscale, intesa come rottamazione: chiamiamola allora per quello che è, cioè condono. Va detto che il DEF fotografa un'Italia che non è ancora uscita da una crisi economica e finanziaria lunga e drammatica. La piccola crescita economica degli ultimi anni, di gran lunga inferiore alla media europea, è dovuta quasi esclusivamente a variabili esterne. Ora, alcune soluzioni proposte del nuovo Esecutivo per la crescita sono basate in parte sull'assurda idea della spesa pubblica ad ogni costo e peggio sarebbe se la nuova spesa fosse spesa corrente, cioè incomprimibile, oltretutto fatta in disavanzo. In più, qualcuno su dei blog ha proposto addirittura di riacquistare il nostro debito pubblico stampando lire e reinvestendo in euro e così via: per fortuna, chi adesso occupa la poltrona al MEF ha usato maggiore prudenza marginalizzando le posizioni estreme propagandistiche. Va ricordato che dal 2011 al 2017 l'incidenza del debito pubblico sul prodotto interno lordo è passata dal 121 per cento al 131,8 per cento non solo perché è cresciuto poco il PIL ma perché al contempo è lievitato il debito pubblico, ormai ben oltre i 2.300 miliardi di euro. Sono mancate le riforme strutturali nei principali settori e conseguenza ne è che l'andamento del PIL a legislazione vigente è previsto rallentare fin dal prossimo anno perché non beneficia di alcuna misura strutturale o anticiclica del Governo uscente. In questi anni, inoltre, non c'è stato un significativo recupero in termini di crescita, occupazione, produzione industriale, export , domanda interna e clima di fiducia. Bene: oggi è necessario che la fiducia torni anche negli investitori. Ciò che dovrebbe fare il nuovo Governo è l'esatto opposto di quello che ha fatto quello uscente: bisogna evitare che l'impiego delle risorse pubbliche sia frammentato e non riesca a conseguire alcun obiettivo, bisogna utilizzare gli investimenti pubblici per creare un volano con quelli privati tale da attivare reali moltiplicatori di crescita e innescare un circolo economico virtuoso e non continuare con la spesa pubblica non qualitativamente valida, che finisce così per alimentare gli sprechi già esistenti. Bisogna concentrare gli sforzi sull'obiettivo principale - la crescita economica - la sola che porta occupazione, altro che reddito di cittadinanza! Bisogna mettere in campo riforme strutturali e semplificazione, che sono mancate nella scorsa legislatura. La spesa pubblica si compone di due parti: quella il cui ammontare può essere variato con decisioni governative a legislazione invariata, l'altra - di gran lunga la più grande - composta da quelle spese che a legislazione invariata non possono essere mutate. Sulla prima si agisce con le manovre, sulla seconda con le riforme. Siccome la seconda è di gran lunga la più grande, allora non manovre, ma sì riforme, grandi riforme per riportare la spesa a un livello compatibile con la crescita: riforma delle grandi spese automatiche e flat tax. Di ciò, purtroppo, ancora non c'è traccia. Staremo a vedere. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, il Documento di economia e finanza non fa altro che tracciare il recinto all'interno del quale il Parlamento e il Governo devono stare, cioè le risorse utili e necessarie per riuscire a far fronte alle azioni che dobbiamo assolutamente mettere in campo per far ripartire il nostro Paese. La coperta è corta, l'indebitamento che possiamo attuare è veramente poco sia per quest'anno, sia per l'anno prossimo, quindi le risorse a disposizione sono poche. Per questo dobbiamo concentrarci assolutamente sul disinnescare le clausole di salvaguardia sull'IVA, che tenderebbero veramente a impoverirci ancora di più, perché sappiamo benissimo che riducendo i consumi si ridurrebbe anche il PIL e quindi anche le possibilità per far fronte a nuovi investimenti. Proprio sugli investimenti dobbiamo cercare di concentrarci, perché gli investimenti produttivi servono per dare lavoro, quindi quelli sulla green economy , sulle infrastrutture leggere, su tutte quelle cose che possono aiutare il nostro Paese per riuscire a creare lavoro sono tutti investimenti che vanno fatti. Purtroppo le risorse sono poche e lo sappiamo benissimo, quindi troviamo sistemi alternativi, magari coinvolgendo anche i privati, troviamo le forme giuste per coinvolgerli, puntando magari sulle detrazioni fiscali, ma cerchiamo di fare il possibile per far ripartire il nostro Paese. Da dove dobbiamo partire? Dobbiamo partire da chi sta peggio: in questo momento ci sono numeri molto alti di famiglie e imprese che non sono messe bene. Mi riferisco innanzitutto a quelle imprese che sono rimaste fuori dal circuito del credito. Ebbene, in questo momento troppe imprese e troppi imprenditori sono fuori, non possono accedere al credito e non possono partire con una nuova azienda, non possono comprarsi i mezzi necessari per far ripartire la loro azienda. Queste persone e queste aziende vanno aiutate. Allo stesso tempo, ci sono famiglie con un unico percettore di reddito che è rimasto senza lavoro, famiglia allo sbando, che stanno perdendo la casa, che sono veramente in difficoltà. Ebbene, dobbiamo concentrarci su queste persone. Quindi, da una parte, per le imprese troviamo nuove risorse e stanziamenti per far accedere queste imprese al credito e, dall'altra parte, dobbiamo fare in modo che le famiglie più disagiate abbiano un'ancora di salvataggio che si chiama reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo ripeto: le risorse non sono tante. Dobbiamo iniziare ad impegnarci sulle misure a costo zero. Sul reddito di cittadinanza, ad esempio, potremmo fare veramente tante cose se ci concentrassimo subito sui centri per l'impiego. Studiamo nuove procedure, nuove strategie, nuovi processi affinché chi si rivolge ai centri per l'impiego riesca a trovare risposte concrete.