[resaula]

Allora, a fronte di tanta irrazionalità e incapacità di gestire per il bene della comunità europea un processo che i Trattati comunque disciplinavano e prevedevano, è chiaro che non ci può essere altro che uno sguardo di profonda attenzione critica verso il progetto. Prevedere un progetto irrevocabile, il cui obiettivo peraltro non è definito, perché questa Unione è sempre più stretta ma per arrivare a cosa realmente non si sa, è stato un gesto di grande hybris e con grande umiltà dovremmo tutti riflettere seriamente e serenamente su come gestire la situazione nella quale ci siamo venuti a trovare. In questa particolare contingenza il Governo italiano ha affrontato con senso di responsabilità i potenziali danni che potevano venire da un atteggiamento di contrasto e punitivo nei riguardi del Regno Unito e ha saputo fare un lavoro che è riuscito a tenere il Paese in sicurezza, come le opposizioni ci hanno riconosciuto, cosa per la quale siamo loro grati, ricambiando altresì il riconoscimento per il loro contributo costruttivo. Tuttavia è evidente che, se minaccia c'è in quanto sta eventualmente per accadere, cioè l'uscita di un Paese dall'Unione europea, la minaccia non è tanto nella scelta di chi l'ha compiuta, quanto nell'atteggiamento di chi, dall'altra parte, non l'ha accompagnata, ma l'ha gestita con spirito di contrapposizione, per dare una punizione esemplare che, come metodo politico, ritenevamo e speravamo appartenesse ad epoche che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . SCIASCIA (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SCIASCIA (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signori del Governo, il provvedimento oggi in esame prevede le disposizioni che dovrebbero essere adottate in ipotesi di uscita del Regno di Gran Bretagna dall'Unione europea, senza che si raggiunga alcun accordo (cosiddetto no deal ). Una breve premessa: il Governo inglese ha richiesto e ottenuto più rinvii per la sua decisione. Giorni fa i Capi di Stato dell'Unione europea hanno proposto una ulteriore possibile proroga della decisione, addirittura al 31 ottobre prossimo venturo, ponendo però, a mio avviso, rilevanti problemi al funzionamento delle istituzioni europee, date anche la concomitanza delle elezioni del Parlamento previste per il periodo dal 23 al 26 maggio. A tale proposito, rammento che la signora May ha dichiarato l'8 aprile che, in caso di voto favorevole del suo Parlamento all'uscita con accordo, tale evento, avverrà in data 22 maggio e quindi il Regno Unito non parteciperà alle elezioni europee. A chi scrive sembra che questo continuo rinvio si atteggi a una vera e propria farsa: chi dice "restiamo", chi dice "usciamo", chi paventa problemi di ordine pubblico, chi addirittura fa previsioni catastrofiche di decisioni per l'autonomia da parte dell'Irlanda del Nord. Insomma, un vero caos. Si tenga poi presente che, così come riportato giorni fa da uno dei più importanti quotidiani nazionali, uno dei principali consiglieri del Regno di Gran Bretagna ha affermato che sotto il profilo economico la sua nazione, in uscita senza accordo, subirebbe un aumento di almeno il 15 per cento per i generi alimentari e dell'8 per cento per quelli tessili; un vero danno per i consumi del ceto medio-basso. Aggiungasi inoltre che il Regno Unito, ulteriore posta negativa, dovrà versare all'Unione europea ben 40 miliardi di euro, in gran parte nel periodo dal 2019 al 2025. Non entrerò nel merito del provvedimento, composto di 24 articoli, già chiaramente illustrati da coloro che mi hanno preceduto. Rammento solo che le disposizioni, che mi auguro non entrino mai in vigore, tendono a tutelare gli istituti bancari ed assimilati di entrambe le nazioni, sempre ovviamente in ipotesi di recesso, le prestazioni di servizi in Italia e in Gran Bretagna da parte sia dei soggetti italiani che di quelli inglesi, la tutela, anche fiscale, dei cittadini delle due nazioni e le regole per la loro permanenza nelle due nazioni anche in ipotesi di soggetti non cittadini, ma di lunga residenza. Viene infine prevista - fatto questo di rilevanza non indifferente - la sostituzione del capitale versato dalla Gran Bretagna nella Banca europea degli investimenti, con l'accollo di tale onere, pro quota , agli Stati membri. Altro elemento negativo è quello che, sempre in ipotesi no deal , comporterà, sia per i cittadini sia per gli imprenditori, una serie di iniziative non sempre semplici e gradevoli, dovendosi recare forse più e più volte presso le rispettive ambasciate o uffici consolari, al fine di regolarizzare la propria permanenza o attività nei rispettivi Paesi. Un ulteriore effetto negativo si avrà, quasi sicuramente, per l'economia nazionale, in quanto verranno imposti, per le importazioni nel Regno Unito, dazi e altri balzelli anche burocratici, con impatto non certo positivo per le nostre esportazioni verso la Gran Bretagna, che peraltro, secondo le stime UE confermate dall'Istat, non sono di particolare rilevanza, essendo solo il 5 per cento del totale. Sulla base di tutti questi argomenti, confermando l'augurio che si vada ad un'uscita del Regno Unito con apposito accordo, dichiaro il voto favorevole di Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . LICHERI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LICHERI (M5S) . Signor Presidente, l'ordine degli interventi in dichiarazione di voto mi permette di utilizzare le osservazioni approfondite e ispirate che sono state fino ad ora avanzate, per tentare, se possibile, una sintesi del dibattito odierno, in maniera tale da uscire questa sera dall'Aula magari con le idee un po' più chiare. Come hanno detto tutti i colleghi intervenuti, siamo in un momento difficile della storia dell'Europa, perché certamente questa è l'Europa della scontentezza, ovvero l'Europa che non è contenta di sé e della propria identità politica. (Brusìo). PRESIDENTE. Invito i colleghi ad abbassare il volume. LICHERI (M5S) . Grazie, signor Presidente. Come dicevo, questa è un'Europa in cui molti o pochi, per vocazione o, se mi permettete, per calcolo elettorale, si dicono scontenti, perché non si sentono contenuti e rappresentati all'interno di questa Europa. Si tratta di soggetti che, in qualche modo, esprimono una sorta di ribellione rispetto a questa Europa, ma mi chiedo quanto di questo sia genuino e spontaneo e quanto influisca la prossima tornata elettorale, nel parlar male di quell'Europa, alla quale pure si è contribuito, sia nella fase della sua ideazione, sia in quella della sua realizzazione. Certamente il titolo del provvedimento in esame non è ottimistico, perché parla di un'Europa del futuro o del futuro di un'Europa nel cui contesto non ci sarà più il Regno Unito.