[resaula]

Signor Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento che recepisce le modifiche proposte dalla Commissione in sede referente, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia. PRESIDENTE . Alla luce dell'intervento del Ministro, la Presidenza valuta l'emendamento ammissibile, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento. Ha chiesto nuovamente di parlare il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 1766, di conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo. Ai sensi dell'articolo 102- bis del Regolamento, trasmette il testo dell'emendamento alla 5 a Commissione permanente, che può convocarsi immediatamente. In attesa della diretta televisiva, sospendo brevemente la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 12,33, è ripresa alle ore 12,35) . STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, gli ultimi dati diffusi dalla Protezione civile ci dicono che le norme di distanziamento sociale stanno avendo gli effetti che tutti speravamo. La curva dei contagi ha iniziato la sua discesa e, proprio per questo, adesso arriva la parte più difficile, quella della convivenza con il virus. Diventa allora ancora più importante il comportamento dei singoli, perché più saranno attenti e prudenti, più il Governo potrà alleggerire le attuali norme. Quello che voglio dire è che c'è una linea oltre la quale la politica non può fare nulla, laddove sono i comportamenti dei singoli a fare la differenza e non soltanto perché si tratta di rispettare norme, ma perché si è mossi da un profondo senso di responsabilità. Abbiamo bisogno di ritornare gradualmente alla normalità: per questo proprio adesso è il momento in cui tenere comportamenti responsabili da parte di ogni cittadino di questo Paese. Abbiamo bisogno di ritornare alla normalità, innanzitutto perché questa situazione ha conseguenze sulla condizione psicologica delle persone, di quanti faticano a lavorare da casa, dei bambini strappati alla possibilità di giocare all'aperto, degli anziani chiusi, dei ragazzi che non vanno a scuola. Ci sono anche delle conseguenze sulla salute e per questo sarebbe opportuno allentare i vincoli sulla possibilità di passeggiare, quanto meno nelle località a bassa densità abitativa. Poi, come i dati Istat ci dicono, ci avviciniamo a un punto di non ritorno per tantissime imprese e per un'economia che si ritroverà a vivere la stagione più difficile dalla fine del Secondo dopoguerra. Ci attende una nuova ricostruzione, nella speranza che le macerie non siano troppe e che le imprese, col sostegno del Governo e delle istituzioni locali, trovino la strada giusta per ripartire, senza trovarsi stritolate dalla burocrazia, dai debiti e dalla mancanza di liquidità. L'Italia è il secondo sistema industriale d'Europa, uno dei più grandi esportatori del mondo, un Paese che non può restare alla finestra, che ha bisogno di agire per non essere tagliato fuori dai flussi commerciali ed economici, per non veder ridimensionato il proprio ruolo di potenza economica del Continente. Bisogna allora consentire la riapertura di quelle attività che non costituiscono un problema in termini di distanziamento sociale: penso alle industrie che possono operare in sicurezza, ai cantieri che, come abbiamo visto anche ieri per l'ennesima volta col crollo del ponte sul fiume Magra, non possono rimanere chiusi per molto. Naturalmente bisogna riaprire anche gli esercizi commerciali che fino ad oggi non sono rientrati tra quelli che vendono beni primari, come le officine e gli artigiani, sempre che non ci siano situazioni di contatto diretto. Bisogna fare poi tutto il necessario per quei settori per cui il virus non ha rappresentato una contrazione nel cammino, ma un crollo vertiginoso, da cento a zero da un giorno all'altro: il mondo della cultura, delle iniziative e delle manifestazioni pubbliche, il mondo del turismo, che oggi è in ginocchio e che avrà bisogno di tempo per rimettersi in piedi. Quindi, come nell'ordine del giorno da me proposto, in accordo con tutti i Gruppi di maggioranza, e che è stato accolto in Commissione: subito sospensioni dei pagamenti e aiuti per quelle imprese che operano in regime di locazione immobiliare, sostegno per i disoccupati stagionali che hanno esaurito la durata del Nuova assicurazione sociale per l'impiego (Naspi) e liquidità subito. La crisi che attraversa questo settore è esemplificativa del lavoro che bisogna fare: non accontentarsi di stanziare le risorse, ma farle arrivare nel più breve tempo possibile nelle tasche delle imprese e delle famiglie in difficoltà. Il punto vero è che oggi abbiamo un sistema burocratico pieno di adempimenti, che possono avere un senso nella fase di piena, ma che si tramuta oggi in una minaccia per l'esistenza stessa di molte imprese. Va messo subito in campo un disegno che punti alla più radicale opera di semplificazione burocratica che il Paese abbia mai conosciuto e va rafforzato l'impegno per una radicale semplificazione delle procedure per fare in modo che le banche e tutti i soggetti coinvolti, dall'INPS all'Agenzia delle entrate, diventino acceleratori e non rallentatori di un processo. Sono stati positivi in tal senso alcuni accordi con l'ABI per la cassa integrazione e per altri interventi e, tuttavia, rimane la questione dell'accesso alla liquidità, che è il vero nodo da sciogliere. Le istituzioni devono farsi garanti al 100 per cento anche oltre la soglia dei 25.000 euro, proprio come sta accadendo in altri Paesi europei e, quando dico le istituzioni, intendo tutte, lo Stato centrale, le Regioni, le Province autonome e i Comuni, perché gli enti locali hanno strumenti e risorse, ma, soprattutto, hanno la prossimità con i cittadini, che favorisce la qualità e l'efficacia degli interventi. Poi c'è l'Europa e sarebbe ingiusto dire di non vedere gli strumenti che ha messo in campo in questi giorni: la cassa integrazione europea; il poderoso acquisto di titoli di Stato da parte della BCE; il riutilizzo dei fondi strutturali che l'Italia non ha ancora speso; le misure a sostegno dell'agricoltura, della liquidità delle imprese; la sospensione del Patto di stabilità; la maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato. Tuttavia, è evidente che queste risorse aiutano nell'emergenza, ma non danno garanzie sul futuro, sulle risorse che serviranno per far ripartire l'economia.