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Il presente disegno di legge introduce, secondo quanto già attuato in altri Stati europei, come la Germania e, con la decisione di estendere il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, la Gran Bretagna, un nuovo istituto distinto dal matrimonio, denominato «Unione civile», finalizzato al riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso. L'istituto dell'Unione civile contiene due differenze rispetto al matrimonio. La prima riguarda il cognome. Si dispone che i coniugi dello stesso sesso debbano scegliere il cognome della famiglia, scegliendolo tra i loro cognomi, dando comunque facoltà di continuare ad usare anche il proprio cognome originario che non sia stato scelto come cognome della famiglia. La seconda differenza riguarda l'adozione. La previsione dell'articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184, secondo la quale l'adozione è consentita solo ai coniugi uniti in matrimonio, è esclusa all'articolo 3, comma 1, del presente disegno di legge dalle disposizioni previste per il matrimonio che si applicano all'unione civile. È esteso invece all'unione civile quanto previsto dall'articolo 44 della citata legge n. 184 del 1983 in merito alla possibilità di adozione del minore da parte del coniuge.. Art. 1. (Forma e condizioni) 1. Due persone dello stesso sesso costituiscono un’unione civile tra persone dello stesso sesso quando dichiarano di voler fondare tale unione di fronte all'ufficiale di stato civile. 2. All’unione civile tra persone dello stesso sesso, ai suoi presupposti ed agli atti conseguenti si applicano le disposizioni in materia di matrimonio. 3. Non può contrarre un’unione civile tra persone dello stesso sesso: a) chi è vincolato da un matrimonio o da un’unione civile tra persone dello stesso sesso precedente; b) le persone per cui ricorrono fra loro le condizioni di cui all'articolo 87 del codice civile, nonché zii e nipoti dello stesso sesso. Art. 2. (Cognome dell'unione civile tra persone dello stesso sesso) 1. Dopo l'articolo 143- bis del codice civile è aggiunto il seguente: «Art. 143- bis. 1 -- (Cognome dell’unione civile tra persone dello stesso sesso) . -- Le parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso stabiliscono il cognome della famiglia scegliendolo tra i loro cognomi. Lo stesso è conservato durante lo stato vedovile, fino a nuove nozze o al perfezionamento di nuova unione civile tra persone dello stesso sesso. La parte può anteporre o posporre al cognome della famiglia il proprio cognome, se diverso». Art. 3. (Regime giuridico) 1. Ad ogni effetto, all’unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano tutte le disposizioni previste per il matrimonio nelle leggi, decreti e regolamenti, ad esclusione dell'articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184. 2. La parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso è familiare dell'altra parte ed è equiparata al coniuge per ogni effetto. 3. La parola «matrimonio» ovunque ricorra nelle leggi, decreti e regolamenti si intende riferita anche alla «unione civile tra persone dello stesso sesso» 4. Le parole «coniuge», «marito» e «moglie», ovunque ricorrano nelle leggi, decreti e regolamenti, si intendono riferite anche alla «parte della unione civile tra persone dello stesso sesso». Art. 4. (Modifiche al codice civile) 1. All'articolo 86 del codice civile, dopo la parola «matrimonio» sono aggiunte le parole «o da un’unione civile tra persone dello stesso sesso». Art. 5. (Delega al Governo per la regolamentazione dell'unione civile) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) modificazione delle disposizioni in materia di ordinamento dello stato civile, prevedendo che gli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso siano conservati dall'ufficiale di stato civile insieme a quelli del matrimonio; b) modifica e riordino delle norme in materia di diritto privato internazionale, prevedendo i criteri di applicazione della disciplina della unione civile tra persone dello stesso sesso regolato dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all'estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo. c) modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la presente legge delle disposizioni contenute nelle leggi, decreti e regolamenti. 2. Il decreto o i decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro della giustizia e del Ministro competente per le pari opportunità. 3. Sugli schemi approvati dal Consiglio dei ministri esprimono il loro parere le Commissioni parlamentari competenti entro due mesi dalla loro trasmissione alle Camere. Decorso tale termine, i decreti legislativi sono comunque addottati, anche in mancanza dei pareri. Qualora il termine per l'espressione dei pareri parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto dal comma 1 o successivamente, quest'ultimo termine è prorogato di sei mesi. 4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascun decreto legislativo adottato ai sensi del comma 1 il Governo può adottare decreti integrativi o correttivi, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui al medesimo comma 1 e con la procedura prevista dai commi 2 e 3.