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Messo l'accento sulla clausola di invarianza finanziaria, che non stanzia un euro su un provvedimento che invece ha necessità di grosse risorse, non ci resta che affermare che il Partito Democratico, pur condividendo le finalità meritorie del testo e pur apprezzando alcune norme in esso contenute, è costretto ad esprimere un voto di astensione proprio nella consapevolezza che si tratta solo dell'ennesimo spot pubblicitario che non produrrà gli effetti auspicati perseguendo soltanto fini elettorali. Ma la gente, il popolo, le donne di questo Paese e tutti gli operatori del settore si aspettavano qualcosa di diverso da questo Governo. Sarete chiamati anche a rispondere dell'approvazione dell'ennesimo provvedimento che non serve assolutamente a niente, ma costituirà un ulteriore intralcio nel mondo giudiziario e di questo sicuramente i magistrati ci chiederanno e vi chiederanno conto. (Applausi dai Gruppi PD e Misto) . NISINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, prima di intervenire in dichiarazione di voto, vorrei rifarmi ad alcune affermazioni, a mio parere di basso livello, rese dal senatore Malan nel suo ultimo intervento. Voglio fare una comunicazione di servizio e dire che i senatori del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sono senatori pensanti, con un cervello, che collaborano e lavorano sodo in quest'Assemblea e non sono dei burattini che eseguono unicamente comandi, per cui il senatore Malan può ricacciare in tasca queste dichiarazioni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Del resto, oggi dovrebbe essere una giornata senza polemiche. Oggi infatti è una giornata storica. (Commenti dal Gruppo PD) . Sì, è una giornata storica. Il codice rosso diventerà legge e auspico che quest'Assemblea si esprima all'unanimità nei confronti di un provvedimento decisivo per migliorare la sicurezza di noi donne. Oggi quest'Assemblea ha il compito di raggiungere un traguardo importante, non solo per la politica, ma per tutte noi donne. Vogliamo dedicare questo provvedimento a tutte quelle donne che oggi, purtroppo, non sono più tra noi, con l'obiettivo di evitare che da oggi le donne siano lasciate sole e in balia dei propri carnefici. Lo dobbiamo a Deborah, la trentanovenne di Savona che, nonostante le 19 denunce nei confronti dell'ex marito, non è stata ascoltata e, di fatto, è stata lasciata sola. Col codice rosso si introduce l'obbligo da parte del pubblico ministero di ascoltare la denunciante nei tre giorni successivi: se ciò fosse avvenuto anche in passato, molto probabilmente Deborah, uccisa con quattro colpi di arma da fuoco, sarebbe ancora su quel palco a cantare alla vita. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Nella giornata di oggi le polemiche stanno a zero: non ci sono attenuanti, non ci sono alibi. Questo intervento deve essere una priorità assoluta per tutti noi. Bisogna garantire protezione e assistenza fin da subito: la violenza di genere deve essere considerata un'emergenza. Ormai sta diventando una moda puntare il dito comunque, sempre e a prescindere verso Matteo Salvini o verso la Lega: troppe volte ho sentito dire che i femminicidi in Italia sono aumentati per colpa nostra. Vorrei sottolineare in quest'Aula, perché probabilmente a qualcuno è sfuggito, che è stato proprio il nostro Ministro dell'interno a volere fortemente che queste misure a tutela della donna fossero inserite nel contratto di Governo. Proprio per questo, grazie al testo redatto dal ministro della Lega Bongiorno e dal ministro Bonafede, abbiamo voluto dare risposta ai sempre più numerosi fenomeni di violenza che ad oggi vedono 91 donne uccise negli ultimi tredici mesi, circa una ogni settantadue ore: 123 sono le donne uccise nel 2017, 106 quelle uccise nel 2018, più del 90 per cento per mano di un uomo, più dell'80 per cento da persone conosciute. Finalmente oggi diventa legge un testo nato proprio dalla grande sensibilità del ministro Bongiorno, che durante tutti questi anni si è battuto con forza a sostegno delle donne vittime di maltrattamenti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e della senatrice Maiorino). All'interno del provvedimento ci sono nuove misure rispetto al passato. Per i maltrattamenti in famiglia le pene sono aumentate fino a sette anni e le stesse ulteriormente, se il fatto avviene in presenza o ai danni di un minore, di una donna in gravidanza, di un disabile oppure se l'aggressione è armata. Nei casi di violenza sessuale le pene vengono inasprite fino a dodici anni di reclusione. Vorrei inoltre sottolineare che il codice penale si arricchisce di un articolo specifico sui casi di aggressione a una persona, con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l'aspetto. Il responsabile è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. Se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta l'ergastolo e per i condannati sarà poi più difficile ottenere benefici come il lavoro fuori dal carcere, i permessi premio e le misure alternative. Finalmente con il codice rosso introduciamo il reato di revenge porn , che punisce la divulgazione attraverso i social network o chat di fatti e foto personali raffiguranti le vittime in atti di intimità sessuale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). I numeri parlano chiaro: 6.500 giovani hanno ammesso di aver inviato immagini intime al proprio partner . Si parla di ragazzi di età compresa tra i tredici e i diciotto anni e il 24 per cento di questi ha visto le foto condivise senza il proprio consenso, un episodio gravissimo, che spesso finisce nel silenzio e nell'omertà. A questo proposito, mi rifaccio alle critiche del senatore Caliendo sull'emendamento che non è stato approvato. Ci sono dei disegni di legge ad hoc , uno a firma del senatore Calderoli e un altro a firma della senatrice Donno, in materia di cyberbullismo, Internet e minori, che sono già stati assegnati alle rispettive Commissioni di merito: è un argomento che va gestito a parte per la delicatezza e per la fascia di popolazione cui fa riferimento. II testo approvato prevede che chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5.000 a 15.000 euro. I nostri ragazzi devono comprendere la gravità di questi fatti e chi li compie deve assumersene la responsabilità: mai più giovani e donne che si uccidono per la vergogna di vedere proprie immagini divulgate tramite social o chat . E come non ricordare, cari colleghi, l'introduzione dell'emendamento che finalmente dice basta ai matrimoni per coercizione. Vogliamo essere chiari su questo punto: