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Fase 1, fase 2 e fase 3, ma noi siamo ancora a «Caro amico ti scrivo». Si parla di 55 miliardi di euro nel cosiddetto decreto rilancio, dove avete commesso un altro errore clamoroso, come vi ha ricordato il vostro ex vice ministro Morando: avete delegato al Ministero dell'economia e delle finanze poteri in tema di bilancio che sono invece previsti solo per il Parlamento. Si parla di 55 miliardi di euro, ma quando pagate i 35 miliardi di debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti dei cittadini? Il rinvio delle scadenze fiscali è una barzelletta. Voi non potete rinviare le scadenze fiscali perché nei tre mesi precedenti non si è lavorato. Se non si è lavorato nei tre mesi precedenti, come si fa a pagare le tasse nei tre mesi successivi? Vi è poi il tema della sanatoria degli extracomunitari. Chi vi parla è animato da cristiano sentimento di solidarietà, ma si può pensare a solidarizzare con gli extracomunitari quando nel nostro Paese ci sono 5 milioni di poveri assoluti che probabilmente, dopo questa emergenza, diventeranno di più? Lo si può fare quando ci sono centinaia di migliaia di percettori di reddito di cittadinanza che non hanno lavorato un giorno e che potrebbero essere ben destinati ad attività lavorative? (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Vitali, sono costretta a chiederle di concludere. VITALI (FIBP-UDC) . Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Mi sia consentito soltanto un richiamo al bravo collega Parrini, che ci ha dedicato parole mielose dicendo che nella Commissione c'è stato un proficuo lavoro di collaborazione. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,34) ( Segue VITALI). Ebbene, signor Presidente, andiamo a vedere gli emendamenti: sono stati approvati soltanto quelli del Governo e del relatore: se questo è lo spirito di collaborazione, ognuno rimarrà sulle proprie posizioni e si assumerà le proprie responsabilità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarielli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dopo due ore di interventi - ma vorrei dire dopo qualche giorno di lavoro e, soprattutto, dopo quasi quaranta giorni dal 16 maggio scorso - credo che dal surreale si sia sterzato verso il grottesco. Dico surreale perché è già surreale stare qui oggi a parlare di un decreto-legge varato il 16 maggio - come è stato più volte ripetuto - che ha esaurito le sue funzioni di fatto il 2 giugno. Ebbene, allora dove sta il grottesco? Sbagliare prima ci sta, soprattutto in una situazione grave come quella che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo; ma riuscire a sbagliare addirittura a posteriori è grottesco. (Applausi) . Era proprio questo l'unico senso di un provvedimento da portare in conversione oggi: analizzare a posteriori la situazione e inserire quei correttivi sia per la fase attuale sia - Dio non voglia! - se dovesse essercene ancora bisogno. E invece, anche questa volta, il Governo e la maggioranza hanno chiuso gli occhi e lo hanno fatto su una situazione - badate bene, è giusto che chi sta a casa lo sappia - in cui nel dossier per noi parlamentari, quelli che leggi le dovrebbero fare, quelli che dovrebbero seguire tutto, le prime 10 pagine servono a spiegarci quello che è stato: è un elenco di 10 pagine di decreti-legge, DPCM, misure adottate, perché è una selva nella quale oramai non ci ritroviamo nemmeno noi. E per fortuna non c'è l'elenco delle task force , degli esperti, per non parlare delle dichiarazioni, perché se no avremmo avuto un'enciclopedia ancor prima di entrare nel merito del provvedimento. E non è solo una questione di forma. Non si dica che non c'era tempo; il tempo c'era almeno per un confronto chiaro, aperto, costruttivo con l'opposizione e anche con le forze di maggioranza da parte del Governo, perché, in mezzo a tutti i tavoli inutili, l'unico tavolo permanente utile non l'avete voluto, nonostante le richieste del Presidente della Repubblica, nonostante la nostra continua disponibilità costruttiva. Il problema è che l'altra lista che a ogni provvedimento si allunga è quella dei problemi irrisolti; l'elenco che si allunga è quello delle attività chiuse, delle occasioni perdute, quello delle dichiarazioni allucinanti da parte degli esponenti del Governo e di altri soggetti. Ne sono state riportate tante. Di quelle passate permettetemi di citarne almeno una: la vergogna di sentire il presidente dell'INPS dire che «abbiamo ricoperto di soldi gli italiani». Li abbiamo ricoperti di debiti! (Applausi) . Debiti, conti aperti, magari col salumiere o con il negozio di alimentari per continuare a dare da mangiare ai figli, per chi quella cassa integrazione, ancora oggi, ancora per il primo mese non l'ha ricevuta; alle aziende che sono dovute andare in banca. E molti di coloro che hanno avuto la cassa integrazione in tempo ce l'hanno avuta proprio per quegli imprenditori che l'hanno anticipata, quegli imprenditori che sono accusati, nella gran parte ingiustamente, di essere potenziali evasori, e che invece si sono fatti carico in quota parte di risposte che il Governo non è stato in grado di dare. Da questo sterminato elenco permettetemi un'altra citazione che risale a ieri sera, quando, a «Porta a Porta», il ministro Di Maio ha proposto di sospendere il codice degli appalti per tre o quattro anni, dopo che noi lo abbiamo proposto più volte sentendoci dire di no. (Applausi) . È una vergogna! Vergognatevi! Almeno siate coerenti. Ebbene, neanche una notte e stamattina, alle 10,30, Delrio risponde che non se ne parla perché il codice degli appalti ha funzionato bene e deve rimanere. Almeno mezza giornata, compresa la notte e magari dormite, riuscite ad andare d'accordo e a dire la stessa cosa all'interno del Governo? (Applausi) . Ce la fate? Mezza giornata! E in merito alle responsabilità, collega Fattori, per fortuna l'ha detto la Commissione bicamerale permanente: su certi temi la responsabilità, anche in sanità, in virtù dell'articolo 117 della Costituzione, è del Governo, non delle Regioni. L'avete detto voi e in maggioranza ci sono tutti. (Applausi). Per fortuna, allora, che le Regioni, da Nord a Sud, tutte, chi più, chi meno, hanno fatto in proprio e in audizione, non in conferenza stampa, i rappresentanti delle Regioni sono venuti a dire che hanno dovuto mettere una pezza loro, perché non ha funzionato niente: non ha funzionato la Protezione civile, non ha funzionato la comunicazione come neanche il confronto con il Governo. Lo sapete che, in uno dei DPCM, Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha chiesto ai colleghi di esprimersi intorno alle 22 ed entro le 23 su un DPCM? Poi, di fronte alla levata di scudi, hanno rinviato al giorno dopo. Un'ora per un commento su un provvedimento annunciato in Commissione che ancora non c'era! Collega Parente, sa che cos'è una doppia svolta se va per strada? Significa proseguire nella stessa direzione sbagliata. Anche con questo provvedimento state proseguendo nella stessa direzione sbagliata.