[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 5, commi 1 e 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), promossi con ricorsi della Provincia di Bolzano e della Regione Sardegna, notificati il 2 e il 5 agosto 2003, depositati in cancelleria il 6 e il 7 successivi ed iscritti ai nn. 59 e 61 del registro ricorsi 2003; Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 27 aprile 2004 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi gli avvocati Roland Riz e Sergio Panunzio per la Provincia di Bolzano e l'avvocato dello Stato Ignazio Francesco Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 2 agosto 2003 e depositato il 6 agosto 2003, la Provincia autonoma di Bolzano ha impugnato - tra gli altri - l'art. 5, commi 1 e 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). La ricorrente sostiene innanzi tutto la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui tale disposizione assegna alla competenza concorrente di Stato e Regioni la materia dei “rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni”. Le disposizioni oggetto del presente giudizio - in quanto riguardanti la partecipazione delle Regioni alla c.d. “fase ascendente” del diritto comunitario - ricadrebbero, secondo la prospettazione del ricorso, in tale ambito. Ciò comporterebbe che - anche alla luce del quinto comma dell'art. 117 Cost., il quale prevede che lo Stato stabilisca “norme di procedura” per la partecipazione delle Regioni “alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari” - la legge statale potrebbe soltanto “dettare la disciplina procedurale di massima nell'ambito della quale Regioni e Province autonome possano prendere parte ai processi decisionali di livello comunitario, limitandosi a tracciarne i principi fondamentali, e lasciando invece alla disciplina regionale (o provinciale) gli aspetti di dettaglio”. Le citate disposizioni costituzionali sarebbero applicabili alla Provincia autonoma ricorrente in virtù dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). In sintesi, da questo primo punto di vista, la pretesa illegittimità costituzionale della normativa in esame dipenderebbe dalla circostanza che quest'ultima detterebbe una disciplina della partecipazione delle Regioni e delle Province autonome ai processi decisionali comunitari non limitata ai principi fondamentali, e tale da non lasciare spazio alcuno all'intervento di leggi regionali (e provinciali). Gli ambiti nei quali occorrerebbe una specificazione delle scelte compiute dall'art. 5 della legge n. 131 del 2003, infatti, sarebbero affidati dalla medesima normativa a decisioni da adottare in sede di Conferenza Stato-Regioni, mostrando così ancora una volta la sottrazione alla legge regionale dello spazio suo proprio. 2. - Quale secondo motivo di ricorso, la Provincia autonoma di Bolzano evidenzia come, in concreto, la disciplina dettata dall'art. 5, comma 1, della legge n. 131 del 2003 configurerebbe la partecipazione delle Regioni e delle Province alla “fase ascendente” dei processi decisionali comunitari “in modo assai riduttivo rispetto a quanto (sarebbe) imposto dal dettato costituzionale del quinto comma dell'art. 117”. Tale disposizione, infatti, riconoscerebbe “il diritto delle Regioni di concorrere in modo incisivo ed efficace” ai citati processi decisionali; viceversa, la normativa impugnata si limiterebbe a prevedere “che tale partecipazione avvenga nell'ambito delle delegazioni del Governo senza introdurre alcuna ulteriore garanzia”. Si tratterebbe, secondo la ricorrente, di una partecipazione “scarsamente o per nulla incisiva”, e comunque “non idonea a rappresentare efficacemente le istanze di tali enti”; inoltre, le disposizioni impugnate non assegnerebbero “alle autonomie territoriali un ruolo di reale rilievo nel processo decisionale”. In particolare, l'inadeguatezza dello strumento partecipativo in questione dipenderebbe: a) dalla mancata previsione “di un meccanismo atto a garantire una reale consistenza al ruolo delle Regioni e delle Province autonome nell'ambito delle delegazioni”; b) dalla mancata previsione di un numero minimo di rappresentanti regionali; c) dalla mancata prescrizione secondo la quale nelle “materie di legislazione regionale esclusiva” le delegazioni siano composte di soli rappresentanti regionali. Quale specifica forma di partecipazione regionale nelle materie di cui al quarto comma dell'art. 117 Cost., la disciplina impugnata prevede la possibilità che il capo delegazione, in tali circostanze, possa anche essere un Presidente di Giunta regionale o di Provincia autonoma. Tale previsione, secondo la ricorrente, sarebbe da ritenere costituzionalmente illegittima in quanto “riferita solo alle materie di competenza esclusiva-residuale, e non anche alle materie che spettano alla legislazione primaria della Provincia autonoma di Bolzano”, ai sensi dell'art. 8 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), nonché delle relative norme di attuazione. 3. - Anche il comma 2 dell'art. 5 della legge n. 131 del 2003, secondo la ricorrente, sarebbe costituzionalmente illegittimo per violazione del quinto comma dell'art. 117 Cost., in relazione all'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, nonché degli articoli 8, 9, 10 e 16 dello Statuto speciale. Mentre da tali disposizioni, infatti, sarebbe desumibile la prescrizione secondo la quale le Regioni e le Province autonome dovrebbero avere “la possibilità di far valere eventuali illegittimità” degli atti normativi comunitari davanti agli organi competenti, la norma impugnata si limiterebbe a prevedere “la facoltà del Governo di proporre l'azione richiesta dalle Regioni”, rimettendo il concreto esercizio di tale facoltà “alla più assoluta discrezionalità, per non dire al vero e proprio arbitrio, del Governo”. La ricorrente non manca di notare come, in effetti, per mezzo di una deliberazione adottata dalla Conferenza Stato-Regioni a maggioranza assoluta, sia possibile vincolare il Governo a presentare le istanze regionali dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee;