[pronunce]

Il Tribunale ordinario di Sondrio dubita, in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 1 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 179 (Disposizioni legislative statali anteriori al 1° gennaio 1970, di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246), nella parte in cui, alla voce n. 1266 dell'Allegato 1, dichiara la permanente vigenza dell'art. 8 della legge 25 luglio 1952, n. 991 (Provvedimenti in favore dei territori montani). Il giudice rimettente è chiamato a pronunciarsi su una domanda, proposta da una società agricola operante in territorio montano, «di accertamento del proprio diritto a beneficiare dell'esenzione dal pagamento dei contributi», secondo quanto previsto dall'art. 8 della legge n. 991 del 1952. Disposizione, quest'ultima, la cui permanenza in vigore è stata ritenuta indispensabile dalla norma censurata. Il giudice a quo rileva che l'art. 14, comma 14, della legge 28 novembre 2005, n. 246 (Semplificazione e riassetto normativo per l'anno 2005) - nel testo risultante dalla sostituzione ad opera dell'art. 4, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile) - aveva delegato l'esecutivo ad adottare decreti legislativi che individuassero le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, anche successivamente modificate, delle quali si riteneva indispensabile la permanenza in vigore, nel rispetto, tra gli altri, dei seguenti principi e criteri direttivi: «esclusione delle disposizioni oggetto di abrogazione tacita o implicita» e «esclusione delle disposizioni che abbiano esaurito la loro funzione o siano prive di effettivo contenuto normativo o siano comunque obsolete» (rispettivamente, lettere a e b della disposizione delegante). Il richiamato art. 8 della legge n. 991 del 1952, tuttavia, doveva considerarsi - a parere del Tribunale ordinario di Sondrio - implicitamente abrogato. A tale conclusione il giudice rimettente giunge sulla base dell'articolato percorso argomentativo, che espressamente fa proprio, svolto dalla giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenze 22 agosto 2013, n. 19420 e 20 aprile 2016, n. 7976). Allo stesso tempo, il giudice a quo dissente da altra parte del decisum della Corte di cassazione. In specie, non condivide l'affermazione del giudice di legittimità - fondata su di una supposta «funzione meramente ricognitiva» del d.lgs. n. 179 del 2009 - stando alla quale l'inclusione del citato art. 8 tra le norme "salvate" dovrebbe ritenersi «tamquam non esset, frutto di un lapsus calami, sulla base di una interpretazione rispettosa dell'art. 15 preleggi e costituzionalmente orientata, nel senso della coerenza e ragionevolezza dell'ordinamento (art. 3 Cost.), del rispetto dei principi e criteri direttivi della legge di delega (art. 76 Cost.), alla luce anche dell'art. 44 Cost., comma 2». L'inserimento del richiamato art. 8 tra le disposizioni delle quali si riteneva indispensabile la permanenza in vigore sarebbe invece, secondo il Tribunale ordinario di Sondrio, «un'attività normativa sfornita di copertura costituzionale posta in essere dal legislatore delegato», la quale non può determinare la disapplicazione ad opera del giudice ordinario della norma censurata, ma soltanto l'annullamento di quest'ultima da parte della Corte costituzionale. Di qui, nella prospettiva del giudice rimettente, la necessità di sollevare le questioni di legittimità costituzionale. La norma impugnata, infatti, per un verso sarebbe di indispensabile applicazione nel giudizio a quo, in quanto impedirebbe il rigetto della domanda della parte attrice, al quale il Tribunale altrimenti perverrebbe in ragione della pregressa abrogazione tacita dell'art. 8 della legge n. 991 del 1952; per un altro, sarebbe stata adottata in contrasto con i principi e criteri direttivi posti dall'art. 14, comma 14, lettere a) e b), della legge di delega n. 246 del 2005. 2.- Preliminarmente, deve essere dichiarata inammissibile, perché del tutto priva di motivazione in punto di non manifesta infondatezza, la questione di legittimità sollevata in relazione all'art. 3 Cost. La struttura della motivazione dell'ordinanza di rimessione, invero, è tutta volta a denunciare l'eccesso di delega in cui sarebbe incorso il Governo con l'adozione della norma impugnata. In questo contesto, l'art. 3 Cost. è fugacemente evocato in due sole occasioni. Una prima, allorché è richiamato il passaggio argomentativo della giurisprudenza di legittimità - dal quale il rimettente, peraltro, espressamente dissente - in base al quale la norma impugnata, secondo una interpretazione costituzionalmente conforme che garantisca coerenza e ragionevolezza dell'ordinamento, dovrebbe considerarsi «tamquam non esset». Una seconda, nella parte finale dell'ordinanza di rimessione, quando il giudice a quo afferma che la non manifesta infondatezza (anche) per la violazione del canone di ragionevolezza si desume dalle argomentazioni in precedenza addotte. Si tratta, dunque, di apodittici richiami del parametro costituzionale, non accompagnati dall'indicazione delle ragioni circa la sua asserita violazione, necessariamente diverse da quelle che fondano il dubbio di legittimità costituzionale in relazione all'art. 76 Cost. 3.- Non sono fondate, invece, le eccezioni di inammissibilità proposte da entrambe le parti costituite. 3.1.- Secondo l'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS), sarebbe carente anche la motivazione circa la presunta violazione dell'art. 76 Cost. Il giudice rimettente si sarebbe limitato a confutare il percorso argomentativo della Corte di cassazione, senza tuttavia dar conto delle ragioni che non gli consentirebbero di disapplicare la norma censurata, che conferma la vigenza di «una disposizione che non è più in essere». Va invece rilevato, in senso contrario, che il Tribunale di Sondrio ha senza dubbio ben argomentato il lamentato vizio di eccesso di delega, risultando chiarissime le ragioni le quali, da un lato, lo inducono a ritenere che la norma impugnata sia stata adottata in contrasto con i principi e criteri direttivi posti dalla relativa legge di delega e, dall'altro, gli impediscono di disapplicarla, rendendo invece necessario l'incidente di costituzionalità. 3.2.- A parere della Società agricola Melavì - società cooperativa, parte attrice nel giudizio a quo, le questioni di legittimità costituzionale dovrebbero considerarsi inammissibili in quanto non sarebbe mai stato oggetto di abrogazione implicita l'art. 8 della legge n. 991 del 1952, sicché il giudice rimettente dovrebbe farne senz'altro applicazione.