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È grazie alla cultura del risparmio che al 30 giugno 2018, da dati di Banca d'Italia, la raccolta complessiva diretta e indiretta degli italiani ammonta a 3.915 miliardi di euro, mentre il debito privato delle famiglie consumatrici italiane è di 536 miliardi di euro. Da una recente indagine dell'Associazione di fondazioni e di casse di risparmio (ACRI), realizzata in occasione della Giornata del risparmio, risulta che il desiderio di risparmiare è molto forte e riguarda l'86 per cento dei cittadini. Più dell'80 per cento degli italiani ritiene che il risparmio sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese e sono sempre di più coloro che, quando risparmiano, percepiscono di fare, oltre ai propri interessi, anche quelli del Paese. Ciò è possibile perché il popolo italiano è uno dei popoli più virtuosi del mondo. Ecco perché in Italia il risparmio è sovrano ed è tutelato dalla Costituzione. Fino alla fine degli anni Ottanta la natura imprenditoriale delle banche italiane, così come risultava dalla legge bancaria del 1936, era in prevalenza a cornice pubblicistica. Le banche italiane erano per oltre il 70 per cento pubbliche. L'intermediazione creditizia si configurava sostanzialmente come un mercato amministrato. Il concetto di banca coincideva con quello di un produttore di credito a breve termine e separatamente, tramite le sezioni speciali, di credito a medio e lungo termine. La Banca d'Italia svolgeva il ruolo di custode e di arbitro supremo di un modello di specializzazione che comportava l'assegnazione a ogni singola banca di spazi e ambiti operativi protetti e non contendibili. Con la globalizzazione dei mercati le banche hanno subìto una profonda trasformazione. Negli Stati Uniti la deregulation reaganiana ha condotto alla definitiva affermazione del principio che la banca commerciale potesse esercitare congiuntamente l'intermediazione creditizia e quella mobiliare. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,22) ( Segue DI PIAZZA, relatore ). Anche in Italia, a inizio degli anni Novanta, si è affermato il modello di banca universale come impostazione organizzativa di riferimento. L'effetto è stato di allargare l'operatività della banca, tradizionalmente identificata con la raccolta del risparmio, su strumenti del mercato mobiliare e il progressivo venir meno della barriera di separazione tra banche commerciali (raccolgono depositi ed emettono prestiti) e banche d'affari (si occupano invece della compravendita dei titoli); barriera che venne definitivamente a cadere nel 1999, durante la presidenza Clinton, con la legge sulla modernizzazione finanziaria, che rendeva possibile la fusione tra i due tipi di banca. Sorsero in tal modo enormi holding finanziarie « too big to fail » (troppo grandi per poter fallire), le quali potevano esporre i depositi dei risparmiatori ai rischi del gioco della finanza. Aggiungiamo a quest'ultimo anche gli interessi delle agenzie di rating che sovrastimarono i titoli spazzatura e si visse, fino al 2007, un decennio di boom economico di cui si avvantaggiarono la finanza speculativa e diverse banche amministrate da cattivi banchieri. La crisi investì il resto del mondo, perché tante banche si ritrovarono con una gran massa dei cosiddetti titoli salsiccia. Ovviamente la crisi finanziaria investì anche l'Italia, anche se, ad onor del vero, le banche italiane non erano avvelenate, se non in misura contenuta, da titoli tossici: il vero problema della malafinanza in Italia non sono le banche, ma i cattivi banchieri. Le banche ci sono sempre state. Le prime banche sorsero in Italia grazie ai Francescani che, nel XV secolo, per arginare il fenomeno dell'usura, fondarono i primi "Monti di pietà". Oggi le banche hanno una funzione un po' diversa, ma le finalità sono le stesse. L'articolo 10 del Testo unico bancario che disciplina l'attività delle banche definisce la banca come «l'esercizio congiunto dell'attività di raccolta di risparmio tra il pubblico e dell'attività di concessione del credito». Scriveva Raffaele Mattioli: « La Banca è un'impresa sui generis , che porta un'enorme responsabilità sulle sue spalle. Le sue cautele non sono mai troppe, i suoi errori sono sempre troppo gravi. La sua azione deve essere audace e cauta insieme, legata alla realtà di oggi, ma in armonia con la prevedibile realtà di domani». Mattioli fa riferimento soprattutto alle qualità etiche che deve avere un banchiere. In Italia abbiamo tante banche con banchieri virtuosi. Vi è il sistema delle BCC: 278 banche con 4.246 sportelli presenti in 101 Province e 2.646 Comuni che utilizzano l'82 per cento della raccolta della clientela per finanziare le piccole e medie imprese e le famiglie nei propri territori. Vi è il sistema delle banche etiche, disciplinate dall'articolo 111- bis del Testo unico bancario. Vi sono poi le banche gestite da banchieri illuminati che hanno istituito, all'interno del proprio istituto di credito, sezioni dedicate a finanziare settori civili come il terzo settore. Purtroppo, però, ci sono anche banchieri disonesti che hanno usato la finanza con scopi esclusivamente speculativi o di tornaconto personale. I fatti accaduti alla Cassa di risparmio di Ferrara, alla Banca delle Marche, alla Banca popolare dell'Etruria e del Lazio, alla Società cooperativa e Cassa di risparmio di Chieti, alla Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca ne sono una prova. Per questo motivo, nel corso della XVII legislatura, il sistema bancario è stato oggetto di diversi interventi. Il legislatore, anche mediante provvedimenti d'urgenza, ha in primo luogo fronteggiato le difficoltà delle banche italiane: gli istituti bancari nazionali, a seguito della crisi economico-finanziaria degli ultimi anni, presentavano infatti ingenti quantità di crediti deteriorati (cosiddetti NPL) di cui si è inteso agevolare lo smaltimento. È inoltre proseguita l'attività di recepimento della disciplina europea in materia bancaria e creditizia, soprattutto alla luce del nuovo quadro dell'Unione bancaria e della gestione delle crisi. Parallelamente, è stato avviato un complessivo processo di riforma del sistema bancario nazionale, che ha riguardato le banche popolari, le fondazioni bancarie e infine le banche di credito cooperativo. Nel finire della legislatura è stata anche istituita una Commissione bicamerale di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, che ha concluso i propri lavori alla fine di gennaio 2018. Appare con tutta evidenza che le soluzioni normative siano risultate inadeguate e insufficienti a garantire una piena tutela del risparmio dei cittadini, in linea con i princìpi costituzionali sanciti dall'articolo 47. Risulta quindi doverosa l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario italiano che abbia il compito, in primo luogo, di tutelare il risparmio degli italiani ed evitare il profilarsi della cattiva finanza. La sfida è conservare ciò che c'è di buono nella finanza riducendo i rischi a cui ci possono esporre comportamenti poco corretti. Per tale motivo, la Commissione finanze e tesoro del Senato ha svolto l'esame in sede redigente riguardo l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.