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All’atto della cessazione del rapporto conseguente a licenziamento per motivo economico od organizzativo, al prestatore che abbia superato il periodo di prova è dovuta dal datore di lavoro un’indennità pari a tanti dodicesimi della retribuzione lorda complessivamente goduta nell’ultimo anno di lavoro, quanti sono gli anni compiuti di anzianità di servizio in azienda, computandosi anche l’eventuale contratto a termine tra le stesse parti che abbia preceduto quello a tempo indeterminato, diminuita della retribuzione corrispondente al preavviso spettante al prestatore stesso a norma del contratto collettivo applicabile. 2. La retribuzione per il periodo di preavviso e la corrispondente indennità sostitutiva sono imponibili ai fini delle assicurazioni obbligatorie. L’indennità di cessazione del rapporto non costituisce retribuzione imponibile ai fini delle assicurazioni obbligatorie. 3. L’indennità di cessazione del rapporto di cui al comma 1 si dimezza nei rapporti di lavoro con aziende che occupino meno di sedici dipendenti nella stessa unità produttiva e non occupino più di sessanta dipendenti nell’intero territorio nazionale. 4. La stessa indennità si applica nel caso di cessazione di contratto a termine senza proroga o conversione in rapporto a tempo indeterminato, quando il contratto stesso non rientri in uno dei casi nei quali l’apposizione del termine è ammessa per motivi specifici, secondo la disciplina previgente. Il contratto a termine può essere stipulato, rinnovato o prorogato tra le stesse parti senza necessità di motivazione, purché esso o la sua proroga non comportino il protrarsi della prestazione lavorativa oltre il termine complessivo di trentasei mesi. 5. La durata massima del periodo di prova è di un anno. Art. 5. (Contratto di ricollocazione) 1. Quando non sia stato stipulato il patto di prova, o il relativo termine sia scaduto, il licenziamento non disciplinare deve essere preceduto da esame congiunto del motivo economico, tecnico od organizzativo in sede amministrativa o sindacale, che non può durare più di venti giorni dalla comunicazione iniziale. 2. Le esigenze economiche, organizzative o comunque inerenti alla produzione, che motivano il licenziamento, non sono soggette a sindacato giudiziale, salvo il controllo, quando il lavoratore ne faccia denuncia, circa la sussistenza di motivi discriminatori determinanti, o motivi di mero capriccio, intendendosi per tali motivi futili totalmente estranei alle esigenze economiche, organizzative o produttive aziendali. 3. Al lavoratore dipendente che abbia superato due anni di anzianità di servizio, quando abbia perso il posto in conseguenza di un licenziamento non disciplinare cui non abbia fatto seguito la reintegrazione, il datore di lavoro è obbligato a offrire la stipulazione di un contratto di ricollocazione al lavoro che preveda: a) l’erogazione di un trattamento complementare per il periodo di disoccupazione effettiva e involontaria, pari al 15 per cento dell’ultima retribuzione per la durata del trattamento erogato dall’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) e al 60 per cento per il semestre successivo alla cessazione del trattamento ASpI e al 50 per cento per un ulteriore semestre; la retribuzione di riferimento è soggetta al limite massimo di 40.000 euro annui; il trattamento è condizionato all’assolvimento da parte del lavoratore degli obblighi di cui alle lettere d) ed e) ; la durata minima del trattamento complementare di disoccupazione che deve essere garantita al lavoratore in stato di disoccupazione effettiva e involontaria è pari alla durata del rapporto di lavoro che lo ha preceduto ridotta di diciotto mesi; la durata massima è di ventiquattro mesi; b) l’erogazione di assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione, programmata, strutturata e gestita secondo le migliori tecniche del settore; c) la predisposizione di iniziative di formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle capacità del lavoratore; d) l’impegno del lavoratore a porsi a disposizione delle strutture incaricate dell’assistenza per le iniziative di cui alle lettere b) e c) , secondo un orario settimanale corrispondente all’orario di lavoro praticato in precedenza; e) l’assoggettamento dell’attività svolta dal lavoratore nella ricerca della nuova occupazione al potere direttivo e di controllo della struttura incaricata dell’assistenza, la quale lo esercita di regola attraverso un tutor cui il lavoratore viene affidato; f) la possibilità di sospensione delle prestazioni reciproche oggetto del contratto, per la durata del rapporto di lavoro a termine o in prova in cui il lavoratore si impegni, con conseguente e corrispondente riduzione della durata complessiva residua delle prestazioni stesse. 3. Il tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi, nonché ogni altro indice di efficacia dell’assistenza prestata al lavoratore, secondo quanto previsto nel comma 2, sono rilevati da un valutatore indipendente secondo le disposizioni emanate dalla regione competente, sotto il coordinamento della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. Gli stessi dati sono costantemente disponibili in rete. 4. Il lavoratore è libero di recedere dal contratto di ricollocazione, anche senza preavviso. 5. Il datore di lavoro può recedere dal contratto di ricollocazione soltanto quando sia cessato lo stato di disoccupazione del lavoratore, oppure il lavoratore abbia rifiutato senza giustificato motivo un’opportunità di lavoro o un’iniziativa di formazione o riqualificazione professionale che gli siano state offerte, oppure il lavoratore abbia commesso un grave inadempimento degli obblighi di cui alle lettere d) ed e) del comma 3. 6. Le controversie relative all’esecuzione e cessazione del contratto di ricollocazione sono di competenza del giudice del lavoro, secondo il rito di cui agli articoli 409 e seguenti del codice di procedura civile. Il contratto aziendale di sperimentazione di cui all’articolo 3 può prevedere che le controversie stesse siano risolte mediante arbitrato, disciplinandone lo svolgimento. Art. 6. (Aliquota contributiva pensionistica e relativa alla cassa integrazione guadagni per i contratti stipulati in regime sperimentale) 1. La retribuzione del lavoratore assunto a tempo indeterminato in attuazione di un contratto aziendale di sperimentazione di cui all’articolo 3 è soggetta per i primi tre anni di durata del rapporto a un’aliquota contributiva pensionistica a carico del datore di lavoro del 25 per cento e a carico del prestatore del 6 per cento; dall’inizio del quarto anno l’aliquota pensionistica a carico del datore è del 30 per cento e quella a carico del prestatore del 7 per cento. 2. Nei settori soggetti a contribuzione per la cassa integrazione guadagni, la retribuzione del lavoratore assunto a tempo indeterminato in attuazione di un contratto aziendale di sperimentazione di cui all’articolo 3 è soggetta all’aliquota contributiva per tale provvidenza nella misura dello 0,5 per cento. Art. 7. (Interventi regionali per la copertura dei costi dei servizi di assistenza intensiva nel mercato del lavoro) 1.