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Onorificenze agli addetti alle operazioni di bonifica da ordigni e residuati bellici. Onorevoli Senatori. – Le opere di bonifica del territorio italiano da ordigni e residuati bellici nel secondo dopoguerra richiesero l'impegno di un ingente numero di militari e civili che, in molti casi, perirono durante il medesimo processo di rimozione. Come noto, durante la tragica ed immane tragedia, quale fu il secondo conflitto mondiale, furono ideati e sperimentati armamenti sempre più potenti e sofisticati, utilizzati, purtroppo, non solo sui vari fronti di guerra, ma soprattutto per danneggiare o distruggere obbiettivi civili, ritenuti altamente strategici dal punto di vista militare, come strade, ponti, stazioni, edifici pubblici, fabbriche o addirittura intere città. Ma è solo dopo lo sbarco anglo-americano in Sicilia e le operazioni ad esso successive lungo tutto il territorio nazionale che la popolazione civile si trovò, dopo i combattimenti, a fronteggiare quegli sconosciuti, ma altamente pericolosi e distruttivi nemici, quali erano le mine e gli ordigni dei più svariati tipi e forme. Essi, velenosi e casuali frutti di battaglie o bombardamenti aerei, oppure scientificamente posizionati a ridosso delle principali vie di comunicazione e di ogni altro sito che permettesse il rallentamento delle truppe, costituirono il principale problema per far sì che la vita, in quelle zone, ritornasse operosa e tranquilla. Inizialmente furono singoli volontari, poi gruppi autonomi guidati da esperti improvvisati o, nelle migliori delle ipotesi, da ex artificieri militari che, come in Sardegna, in cambio di vitto e alloggio, si prodigarono nel disseppellimento dei micidiali residuati, pagando a volte con la vita tale ardimento. Per mancanza di piani e indicazioni precisi sui territori minati, ben presto ci rese conto che il problema non poteva essere risolto da azioni isolate e disomogenee per cui doveva essere lo Stato, e quindi la sua parte militare, ad intervenire grazie alle specifiche conoscenze sugli esplosivi e sull'uso che di essi veniva fatto. Per questa ragione, in collaborazione con la commissione alleata di controllo, trenta soldati vennero istruiti a Capua, da ingegneri inglesi, all'uso del « detector » e di altri moderni sistemi tecnici di rimozione degli ordigni esplosivi. Questi uomini costituirono il nucleo delle scuole appositamente create dalla commissione per insegnare ai civili le stesse tecniche. Successivamente, il 12 luglio 1944, il Ministro della guerra ordinava la mobilitazione delle forze militari bonificatrici dei campi minati con la costituzione di due compagnie rastrellatori mine che, per prime, provvidero alla bonifica della città di Pescara. Una volta consentito l'ingresso dei civili furono creati con immediatezza i primi tredici distaccamenti nelle province di Pescara, Chieti, Teramo e Campobasso, dove il 21 maggio 1946 si verificò uno degli incidenti più gravi della storia dei bonificatori. L'ansia di non superare l'esame finale, e quindi di non avere un lavoro a breve scadenza, indusse alcuni allievi del corso per rastrellatori civili ad anticipare l'orario di presenza e penetrare all'interno dell'edificio, sede dell'esame, per rivedere le nozioni fino ad allora apprese. E qui, a causa della non corretta sollecitazione di una micidiale mina, si verificò una violentissima deflagrazione che demolì completamente l'aula. Il tragico bilancio di quella giornata fu di diciotto caduti e trentacinque feriti. Per disciplinare tale materia, nel tempo si sono susseguite diverse azioni legislative: decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, n. 320, allo scopo di assegnare il compito della bonifica generale del territorio italiano al Ministero della guerra (abrogato dall'articolo 2268, comma 1, numero 258), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66); decreto legislativo del Capo dello Stato 1° novembre 1947, n. 1768, con cui venne costituito l'ispettorato bonifica immobili ordigni esplosivi (abrogato dal numero 291) del medesimo articolo 2268, comma 1); decreto legislativo 4 marzo 1948, n. 137, ratificato, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 1952, n. 93, per la concessione dei benefici ai combattenti della seconda guerra mondiale; legge 5 gennaio 1950, n. 20, per l'estensione del contributo statale di cui al decreto legislativo 21 marzo 1947, n. 158, alla traslazione delle salme dei caduti sui lavori di bonifica dei campi minati. Seppure nel tempo siano state poi implementate nuove metodologie e contromisure per rendere le operazioni di bonifica più sicure, la neutralizzazione degli ordigni e residuati bellici ha continuato a colpire i militari in prima linea esposti nella messa in sicurezza dei nostri terrori. Continuano infatti ancora oggi ad emergere, come dimostrato dalle molte operazioni di disinnesco, alcuni ordigni del secondo conflitto mondiale accidentalmente riemersi in seguito a smottamenti, scavi o movimenti di terra dovuti alla costruzione di immobili o infrastrutture varie, che coinvolgono attivamente la Marina militare e l'Esercito italiano e che rendono il loro lavoro particolarmente importante per l'incolumità e la sicurezza pubblica. Lo Stato è così tenuto a riconoscere, seppure con la consegna simbolica di una mera medaglia, il valore ed il coraggio dimostrato dal personale militare e dai civili che dal secondo dopoguerra ad oggi si sono particolarmente distinti in azioni volte a ripristinare funzionalmente il patrimonio nazionale, reso di fatto pericoloso dalla presenza di residuati bellici, con davvero preoccupanti ripercussioni sull'incolumità degli ignari passanti o abitanti del luogo. Il disegno di legge è composto da cinque articoli. L'articolo 1 istituisce la ricompensa al valore civile per la bonifica dai residuati bellici a favore dei militari e degli esponenti della società civile che si sono distinti nelle operazioni di rastrellamento, dragaggio, disattivazione e distruzione di ordigni terrestri e marini, presenti sul territorio italiano, dal secondo dopoguerra ad oggi. L'articolo 2 descrive gli adempimenti necessari a richiedere il riconoscimento di tale onorificenza, sia da parte dei diretti interessati che, in caso di decesso, dai loro parenti e affini entro il secondo grado. L'articolo 3 concerne il conferimento della ricompensa al valore civile per la bonifica dei residuati bellici, consistente in un attestato di benemerenza ed una medaglia in oro a forma di croce. Gli articoli 4 e 5 prevedono rispettivamente la copertura finanziaria del disegno di legge e la sua entrata in vigore.. 1 (Istituzione di una ricompensa al valore civile per la bonifica dai residuati bellici) 1 È concessa una ricompensa al valore civile di cui alla legge 2 gennaio 1958, n. 13, ai militari e agli esponenti della società civile che si sono distinti nelle operazioni di bonifica del territorio italiano da ordigni e residuati bellici, ovvero nel rastrellamento, dragaggio, disattivazione e distruzione di ordigni terrestri e marini, a partire dal 12 luglio 1944, senza demerito e per un periodo di almeno nove mesi anche non consecutivi.