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al riguardo, le modifiche statutarie proposte dalla Giunta comunale a parere degli interroganti svuotano l'organismo della municipalità di importanti funzioni, una scelta le cui ricadute (anche con riferimento alla sicurezza del territorio, notoriamente a forte rischio idrogeologico) rischiano di accrescere le difficoltà operative e di monitoraggio degli uffici dei consigli di municipalità; una tale decisione, ad avviso degli interroganti, se considerata nell'alveo delle norme anche di rango costituzionale citate, non rientra pertanto nell'ambito delle attribuzioni del Consiglio comunale, in quanto lede il principio della sovranità dei cittadini e del decentramento politico, attuato con la previsione dell'obbligatoria istituzione degli organismi circoscrizionali per i comuni con popolazione superiore ai 250.000 abitanti, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se non convenga che le modifiche statutarie della Città metropolitana di Genova, proposte dal Giunta comunale, rischino di determinare gravi inefficienze al funzionamento delle circoscrizioni comunali, accentrando le competenze di importanti settori sociali ed economici della comunità locale in un unico centro decisionale e rallentando pertanto l'attività e la rappresentanza riconosciuta degli organi municipali; quali iniziative di competenza, anche sul piano normativo, intenda infine intraprendere, al fine assicurare all'organismo della municipalità le sue effettive funzioni e consentire di esercitare la sua parte di sovranità e di rappresentanza nella comunità genovese. Atto n. 4-04814 PEPE Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nel palazzo di giustizia di Potenza sono ormai anni che quando piove, nei piani più alti, occorre mettere dei recipienti a terra per evitare che l'acqua, sgocciolando dal soffitto, si infiltri ovunque; nell'aula di Corte d'appello, un giudice e un cancelliere sono stati costretti a farsi luce con i telefonini, perché l'impianto elettrico non funzionava a dovere; aumentano di giorno in giorno i disservizi che da qualche mese a questa parte stanno rendendo sempre più difficile il lavoro di magistrati, funzionari e avvocati; ad aggravare ulteriormente la situazione è stata l'emergenza sanitaria. In diverse aule gli impianti di riscaldamento sono stati spenti, perché le raccomandazioni anti contagio impediscono il funzionamento di sistemi che aspirano l'aria in ambienti comuni e causano il ricircolo; così tra i banchi è diventato sempre più comune vedere avvocati col cappotto e toghe gonfiate dai piumini indossati per proteggersi dal freddo, o tanti normali cittadini chiamati a rendere testimonianza, che hanno dovuto sopportare rigide temperature; molti dei problemi all'interno del palazzo di giustizia, ad ogni modo, restano precedenti e indipendenti dal rischio contagio: il caso più eclatante è quello degli ascensori che in una struttura di 5 piani, più altri 3 interrati, sono indispensabili per chi ha difficoltà di movimento; sono stati messi fuori servizio quelli collocati all'interno dell'atrio principale al pian terreno della struttura, così come due dei tre a servizio delle scale nell'ala nord della struttura, provocando così notevoli disagi per addetti ai servizi e non, e in particolare per quei soggetti eventualmente portatori di disabilità, cui la mancanza di ascensori potrebbe impedire di raggiungere le aule del Tribunale; per porre rimedio a questa situazione, nei giorni scorsi, sono iniziati dei lavori che dovrebbero adattare un paio di montacarichi presenti all'utilizzo da parte del pubblico: palliativo del tutto inadeguato per la dignità del luogo e la sicurezza degli utenti; considerato che la gestione del palazzo di giustizia di Potenza, inaugurato nel 1990, è passata dal Comune di Potenza al Ministero della giustizia nell'ottobre 2015, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere al fine di eliminare tutti i disservizi nel palazzo di giustizia di Potenza e renderlo fruibile agli addetti ai lavori, come ai comuni cittadini. Atto n. 4-04815 PINOTTI VATTUONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'ex strada statale 456 del Turchino rappresenta un'arteria fondamentale per il collegamento tra Liguria e Piemonte; la strada è oggi di competenza ANAS in territorio ligure e di competenza della Provincia di Alessandria in territorio piemontese; con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 novembre 2019 è stato stabilito il trasferimento del tratto piemontese ad ANAS S.p. A.; da novembre 2019, per effetto del movimento franoso in località Gnocchetto (tra i comuni di Rossiglione e Ovada) originato dalle fortissime precipitazioni che hanno colpito l'ex strada statale 456, la strada è stata prima chiusa ad intermittenza e ora bloccata del tutto da oltre un mese; gli interventi per affrontare il dissesto idrogeologico nell'area e la messa in sicurezza del territorio, indispensabili per la riapertura e per evitare l'isolamento dei comuni delle valli Stura, Orba e Leira, non sono ancora stati effettuati e il perdurare della chiusura con la conseguente deviazione di tutto il traffico veicolare sull'autostrada A26 (interessata da numerosi cantieri che ne rendono fortemente critica la transitabilità) o sull'impervia strada montana del Termo (non idonea a sopportare un traffico così elevato), sta generando infiniti disagi alla cittadinanza, ai lavoratori, agli studenti e alle imprese del territorio con gravissime conseguenze per lo sviluppo e l'economia locale, già fortemente colpita dalla crisi economica causata dalle conseguenze della pandemia; si rende necessario e urgente il passaggio in gestione ad ANAS della parte piemontese dell'ex strada statale 456, in più occasioni sollecitato attraverso iniziative istituzionali e manifestazioni pubbliche di eletti e cittadini del territorio, come azione indispensabile alla realizzazione di tutti gli interventi necessari alla riapertura e alla messa in sicurezza; in considerazione dell'assenza di alternative al transito sull'ex strada statale 456, si rende altresì necessaria l'immediata eliminazione del pedaggio autostradale sulla A26 tra i caselli di Masone e Ovada; in relazione al previsto passaggio di gestione il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha indicato, rispondendo in sede di " question time " alla Camera il 24 giugno 2020, che la consegna da parte della Provincia di Alessandria ad ANAS del tratto sarebbe stata effettuata nell'ottobre 2020, stante la necessità di procedere ai preventivi sopralluoghi lungo la rete stradale interessata dal trasferimento e all'adozione dei conseguenti atti amministrativi; nella stessa occasione è stato inoltre comunicato che ANAS, nelle more del trasferimento, sarebbe stata disponibile ad eseguire, su base convenzionale ed in accordo con la Regione e gli enti locali interessati, tutte le occorrenti attività anche manutentive relative alla tratta, si chiede di sapere: quali iniziative siano state assunte per garantire la messa in sicurezza del territorio e il diritto alla mobilità tra le regioni Liguria e Piemonte e per la riapertura dell'ex strada statale 456 del Turchino;