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Resta infine da riscrivere il testo dell'articolo 2 della legge sulle guarentigie (regio decreto legislativo n. 511 del 1946) che, dopo la parziale modifica approvata nel 2006, manifesta l'esigenza di essere più esattamente modellato in relazione all'introduzione del principio di tipicità dell'illecito disciplinare e alla descritta abrogazione del citato articolo 3, lettera l) . L'esigenza è quella di evitare che, attraverso il trasferimento d'ufficio per condotte incolpevoli, in realtà si sottopongano a grave sanzione comportamenti volontari del magistrato, con menomazione della titolarità dell'azione disciplinare che la Costituzione affida al solo Ministro della giustizia e al Procuratore generale presso la Corte di cassazione. Tra l'altro il medesimo Consiglio superiore, con la delibera del 24 gennaio 2007, preso atto della definitività del nuovo assetto normativo realizzatosi e delle relative incongruenze, ha rilevato il verificarsi di zone grigie nei casi più delicati, caratterizzati dalla compresenza di comportamenti di diversa rilevanza, il cui permanere mina o rischia di minare la credibilità dell'ordine giudiziario, casi nei quali non trovano attuazione le nuove disposizioni relative alle misure cautelari adottabili in sede di procedimento disciplinare, sia per la diversità dei presupposti sia per la più ristretta applicazione di queste ultime, segnalando quindi al Ministro della giustizia l'opportunità di reintrodurre strumenti attivabili d'ufficio, idonei ad attribuire al Consiglio un potere di intervento su situazioni oggettivamente pregiudizievoli, più incisivo e di maggior portata di quello configurato dall'articolo 2 della legge sulle guarentigie. La giurisprudenza amministrativa, di recente, ha fortemente circoscritto questo potere officioso del Consiglio superiore della magistratura, ed il TAR del Lazio, con sentenza n. 54/09 dell'8 aprile 2009, ha disposto l'annullamento della delibera del 22 luglio 2008 con cui il Plenum del Consiglio superiore della magistratura aveva accolto la proposta formulata dalla Prima commissione di trasferimento d'ufficio della dottoressa Mariaclementina Forleo dalla sede del tribunale di Milano per incompatibilità ambientale. La sentenza evidenziava che la Prima commissione, nell'interpretare l'articolo 2, secondo comma, del regio decreto legislativo n. 511 del 1946, come modificato dall'articolo 26, comma 1, del decreto legislativo n. 109 del 2006, è incorsa in violazione di legge per non aver preso atto della circostanza che la norma, nella nuova formulazione, prevede che la fattispecie dell'incompatibilità «può ritenersi integrata soltanto in presenza di una situazione non attribuibile a colpa del magistrato, che sia produttiva di un effetto costituito dall'impossibilità di svolgere nella sede occupata le proprie funzioni con piena indipendenza ed imparzialità». Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3587 del 10 maggio 2011, ha confermato la detta decisione statuendo, in via ultimativa, che «l'intera materia dei trasferimenti coattivi dei magistrati va letta alla luce del principio di inamovibilità sancito dall'articolo 107 della Costituzione, in base al quale gli stessi magistrati possono essere trasferiti di sede senza il loro consenso solo “per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario”; non va obliterato, infatti, che nel sistema anteriore alla riforma il trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale era stato ritenuto conciliabile con la menzionata previsione solo in quanto configurato come procedura “paradisciplinare”, nella quale al magistrato interessato spettavano garanzie difensive a fronte -- quando non di vere e proprie “incolpazioni” -- di censure di incompatibilità il più delle volte riconducibili a condotte (colpevoli o meno) dello stesso. È verosimile ritenere che, con la novella del 2006, il legislatore abbia inteso superare proprio questa configurazione ”ibrida” della procedura ex articolo 2 del regio decreto legislativo n. 511 del 1946, tracciando una demarcazione netta tra i trasferimenti che conseguono a veri e propri procedimenti disciplinari e i trasferimenti amministrativi». Infine, il Ministro della giustizia, nella seduta plenaria del Consiglio superiore della magistratura del 3 ottobre 2011, aveva direttamente preso in considerazione l'argomento dei poteri attribuiti alla Prima commissione in relazione alla profonda riscrittura dell'articolo 2 della legge sulle guarentigie, ricordando come gli spazi di applicazione della norma si fossero sensibilmente ridotti, se non annullati, a seguito della novella del 2006, con cui «il legislatore ha inteso tracciare una demarcazione netta tra i trasferimenti d'ufficio amministrativi ed i trasferimenti d'ufficio che conseguono a veri e propri procedimenti disciplinari. È evidente l'intento di rendere residuali le ipotesi di trasferimento amministrativo del magistrato, disancorandole da qualsiasi contestazione di condotte colpevoli e riconducendole esclusivamente a situazioni oggettive e involontarie (tra le quali sono richiamate le ipotesi di incompatibilità di cui agli articoli 16, 18 e 19 del regio decreto n. 12 del 1941)». La Prima Commissione, inoltre, si è occupata della vicenda del procuratore della Repubblica di Bari, ribadendo questi princìpi e procedendo alla proposta di archiviazione del procedimento ex articolo 2 dopo aver curato una lunga e complessa istruttoria che, per le modalità del suo svolgimento e le scarse guarentigie assicurate, si è risolta in un’inevitabile valutazione negativa sulla condotta del magistrato, per il quale risulta attivata la procedura disciplinare, nell'ambito della quale quei fatti potevano essere più correttamente delibati e instaurato il contraddittorio, come ha puntualmente ricordato -- sia pure in termini generali -- il Presidente della Repubblica nel discorso del 15 febbraio 2012. Infatti, anche su questo punto il Presidente della Repubblica, all'adunanza plenaria del 15 febbraio 2012, ha con grande autorevolezza segnalato la necessità di un intervento legislativo che segni definitivamente la linea di demarcazione tra le condotte volontarie e colpevoli di cui allo status disciplinare del magistrato e le situazioni involontarie ed incolpevoli che potrebbero dar luogo all'applicazione dell'articolo 2 del regio decreto legislativo n. 511 del 1946. A questa esigenza risponde il testo dell'articolo 2 del presente disegno di legge. L'articolo 3 contiene le necessarie statuizioni di diritto intertemporale per consentire ai titolari dell'azione disciplinare di valutare la sussistenza delle proprie attribuzioni alla luce delle nuove disposizioni di legge.. Art. 1. 1. All'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, dopo la lettera i) sono aggiunte le seguenti: