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la soglia effettiva, dunque, è "variata" sensibilmente da tra ateneo ed ateneo, causando una disparità di trattamento tra i candidati lesiva dei principi di uguaglianza, imparzialità e buon andamento (a Teramo, per esempio, sono stati esclusi candidati con un punteggio pari a 25 mentre a Bari, all'inverso, è stato sufficiente aver ottenuto il punteggio minimo, 21, di cui al regolamento ministeriale), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la sua valutazione al riguardo; se non reputi opportuno un intervento normativo di propria competenza onde assicurare che sia preclusa la possibilità di determinazione di ondivaghe soglie di sbarramento nelle prove preselettive, ma anche in quelle successive, tra diversi atenei, come avvenuto in modo eclatante nel caso del VI ciclo TFA sostegno, le quali hanno già determinato, a pochi giorni dalla pubblicazione delle graduatorie degli ammessi agli scritti, l'immissione giudiziale in via cautelare di un cospicuo numero di ricorrenti nella fase successiva della procedura. Atto n. 3-02871 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: secondo uno studio pubblicato in questi giorni dall'autorevole rivista scientifica "The Lancet", sarebbero più di 53 milioni al mondo le persone colpite da disturbo depressivo e 76 quelle da disturbi d'ansia causati dalla pandemia, con un aumento rispettivamente del 28 e del 26 per cento: donne e giovani i soggetti più colpiti; una ricerca analoga, tutta italiana, a cura dell'"Humanitas university" di Milano, coordinata da Giampaolo Perna, responsabile del centro di medicina personalizzata per i disturbi d'ansia e di panico, ha preso in esame dati relativi alle due ondate di pandemia del 2020 e ha osservato come ci sia stato un aumento di casi nuovi, cioè di persone che prima del COVID non presentavano disturbi, del 16 per cento durante la prima ondata e un nuovo aumento del 18,6 per cento nella seconda, con casi che vanno dalla depressione ansiosa a quella post traumatica da stress ; i casi osservati riguardano per la maggior parte i giovani e non è facile prevedere quali saranno le conseguenze di questa sindrome ansioso-depressiva nei prossimi anni, quando i giovani si imbatteranno in periodi di indeterminatezza e di incertezza e saranno esposti a nuove situazioni critiche, sia pure diverse dalla pandemia appena sperimentata; secondo numerosi articoli scientifici pubblicati su riviste, analoghe a quanto riportato dall'articolo citato, nei prossimi anni saranno decine di milioni le persone che soffriranno di disturbi d'ansia e depressivi nel mondo in relazione alla pandemia e sarà fondamentale potenziare i servizi per la salute mentale al fine di tutelare e aiutare la popolazione a superare questa situazione così difficile; in Italia sono aumentate molto le richieste di persone che per la prima volta si sono rivolte ai diversi servizi di psicologia e psicoterapia accreditati e convenzionati, sperimentando lunghi tempi di attesa e una disponibilità molto limitata nel tempo, se si valuta il numero di incontri a cui era possibile avere accesso per lo più inadeguati ad affrontare i problemi descritti dai pazienti; tra gli elementi predittivi dello sviluppo di queste nuove condizioni patologiche ci sono una bassa capacità di resistere allo stress che crea un malessere diffuso e persistente, con intolleranza alle frustrazioni e la difficoltà di adattarsi anche ai cambiamenti di orario, agli spostamenti degli impegni, alle attese impreviste, che ha visto emergere una spiccata labilità emotiva, con conseguenze immediate sugli stili di vita, sulle abitudini alimentari, sui ritmi sonno-veglia, sulla capacità di mantenere fede agli impegni assunti nella scuola, nella vita sociale, nelle attività sportive; non sorprende tutto lo stress accumulato in questi due anni, associato al fatto che il ritorno alla normalità rivela una coda lunga di disagio soprattutto in relazione alla situazione sociale ed economica, che ancora desta forti preoccupazioni per il futuro; l'ansia si alimenta con l'incertezza e visto che l'incertezza legata alla pandemia, soprattutto alle sue conseguenze a medio e lungo termine e non soltanto dal punto di vista sanitario, non è ancora scomparsa, molte persone vivono con la guardia alzata, in allerta e quindi stressate. Quando ci si confronta con un cambiamento nella vita, come quello in corso, il miglioramento della condizione pandemica da un lato permette più libertà ma, proprio perché la situazione pandemica è inserita in un contesto più vasto, che include la tensione e la preoccupazione delle persone con cui si vive, genitori, figli, nonni, compagni, eccetera, la partita non può ancora essere considerata vinta; questo sta avendo effetti negativi sulla salute mentale della popolazione: il mondo che verrà sarà diverso da quello precedente e lo sforzo di adattamento comporterà un aumento di stress che non tutti saranno in grado di superare così facilmente; basta pensare alla diminuzione del lavoro, all'impoverimento generale, alla più acuta percezione delle disparità sociali; tutto ciò aumenta i livelli di preoccupazione per il futuro e per quello delle prossime generazioni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, anche in vista del previsto spostamento del SSN verso la territorializzazione, incrementare quanto prima la presenza di personale esperto nei diversi servizi di psichiatria, di neuropsichiatria infantile e di psicologia clinica, anche per stimolare nuovi modelli di presa in carico del paziente, a livello individuale e di gruppo, attraverso una selezione adeguata di best practice sperimentate in questo periodo e valutate su base scientifica. Atto n. 3-02872 BERGESIO VALLARDI RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: sono sempre più frequenti gli incidenti provocati dalla presenza di cinghiali sulle strade italiane; l'ultimo è avvenuto sulla tangenziale di Asti, dove una famiglia di cinghiali ha causato un tamponamento a catena, nel quale sono rimasti coinvolti 5 mezzi e un'ambulanza con a bordo un ferito; la frequenza con cui avvengono questi episodi, soprattutto durante l'emergenza da COVID, che con la limitazione degli spostamenti ha favorito il proliferare della specie (più 15 per cento), inizia a destare preoccupazione. Sono circa 15 i morti all'anno per incidente contro cinghiali e 215 i feriti, con una media di un incidente ogni 48 ore; sono 10.000 gli incidenti stradali causati ogni anno dagli animali selvatici; si tratta di una problematica ormai non più gestibile, che richiede un intervento immediato da parte delle istituzioni, al fine di contenere la proliferazione dei cinghiali, passati da una popolazione di 900.000 capi in Italia nel 2010, ai quasi 2 milioni di oggi; è necessaria dunque l'adozione di un piano di gestione della fauna selvatica che abbia l'obiettivo di rendere compatibile la presenza degli ungulati con le attività umane ed il paesaggio circostante; ammontano a circa 200 milioni di euro i danni procurati dai cinghiali alle produzioni agricole e agli allevamenti. Questi continui attacchi stanno danneggiando l'equilibrio ambientale di vasti ecosistemi in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità, sia animale che vegetale;