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Contestualmente la fattispecie di travisamento in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico è stata elevata al rango di delitto con la previsione di una speciale aggravante nelle ipotesi in cui il soggetto sia trovato in possesso di una cosiddetta arma impropria, adeguandola così alla sua effettiva pericolosità sociale. È inoltre prevista una circostanza aggravante speciale del reato di danneggiamento se il fatto è commesso durante manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico e l'autore porta indosso qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento; c) previsione, in caso di patteggiamento, della consultazione delle persone offese e della corresponsione in loro favore di un'adeguata provvisionale, al cui pagamento è condizionata la stessa applicazione della pena su richiesta; d) eliminazione del meccanismo dell'esecuzione anticipata del beneficio della liberazione anticipata di cui ai commi 4- bis , 4- ter e 4- quater dell'articolo 656; e) riduzione da tre anni a un anno del limite di pena per la sospensione della pena (al fine di renderla compatibile con la corrispondente modifica apportata all'istituto dell'affidamento in prova al servizio sociale); f) ripristino del divieto di sospensione dell'esecuzione della pena detentiva non superiore a tre anni, anche se costituente residuo di maggiore pena, per i soggetti condannati plurirecidivi; 2) al codice penale: a) introduzione dei nuovi articoli 187- bis e 187- ter in materia di risarcimento delle vittime dei reati da parte dello Stato, affinché non siano i cittadini a pagare il fallimento del sistema rieducativo e sia assicurata maggiore dignità alla vittima del reato stabilendo un principio generale di tutela e impegnando le autorità dello Stato a garantire assistenza e sostegno alle persone offese; b) scorporo del reato di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale di cui all'articolo 336 in due fattispecie autonome e innalzamento delle relative pene edittali; c) innalzamento delle pene edittali per il reato di estorsione, con conseguente esclusione della fattispecie dall'applicazione del patteggiamento; d) innalzamento delle pene edittali per il reato di truffa aggravata, con conseguente esclusione della fattispecie dal nuovo istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto, che esclude la punibilità per i reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale (legge n. 67 del 2014); e) innalzamento della pena edittale nel minimo per il reato di usura; 3) alla legge 26 luglio 1975, n. 354, sull'ordinamento penitenziario: a) innalzamento da dieci a venti anni del periodo di pena che il condannato alla pena dell'ergastolo deve avere già espiato per poter accedere ai permessi premio; b) riduzione da tre a un anno della pena detentiva inflitta per accedere all'affidamento al servizio sociale, in modo che potranno essere ammessi all'affidamento solo i condannati per reati lievi; c) soppressione della disposizione che prevede che, ai fini dell'affidamento ai servizi sociali, si possa prescindere del tutto dall'osservazione della personalità ove il condannato, dopo la commissione del reato, abbia tenuto un comportamento tale da permettere una prognosi favorevole sull'idoneità della misura a contribuire alla sua rieducazione; d) riduzione da quattro a due anni della pena detentiva inflitta per accedere alla detenzione domiciliare; e) riduzione da due anni a un anno del limite di pena massimo previsto per la concessione della detenzione domiciliare qualora non ricorrano i presupposti per l'applicazione dell'affidamento in prova e la misura alternativa in esame si ritenga adeguata a escludere il pericolo di recidiva; f) attribuzione all'ufficio di esecuzione penale esterna del compito di monitorare la misura della detenzione domiciliare, imponendo anche l'obbligo di relazionare periodicamente al magistrato di sorveglianza sull'andamento della stessa; g) previsione che la semilibertà sia concedibile qualora il condannato abbia scontato almeno due terzi della pena (attualmente essa è concedibile dopo aver scontato metà della pena) e, nei casi più gravi, qualora il condannato abbia scontato almeno tre quarti della pena, anziché fino a due terzi come attualmente previsto; 4) al decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 10, in materia di riduzione controllata della popolazione carceraria: eliminazione della liberazione anticipata speciale (cosiddetta « extralarge ») che prevede la possibilità (fino al 24 dicembre 2015) di detrarre 75 giorni di pena per ogni semestre di pena scontata, anziché 45 giorni; 5) al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309: ripristino della disciplina normativa antecedente alla modifica approvata con il secondo provvedimento cosiddetto svuota-carceri del Governo Letta (citato decreto-legge n. 146 del 2013), che ha reso autonoma fattispecie di reato quella che fino ad allora costituiva una circostanza attenuante del delitto di detenzione e cessione illecita di stupefacenti, producendo l'effetto di riduzione della pena per le fattispecie di minore gravità (per esempio il piccolo spaccio), con un impatto deleterio sugli ingressi in carcere considerando che, come si legge nella stessa relazione illustrativa al disegno di legge di conversione del decreto-legge, « al 26 luglio 2013 su 23.683 detenuti imputati ben 8.486 erano ristretti per violazione della legge stupefacenti e che, su 40.024 detenuti condannati, ben 14.970 stavano scontando pene inflitte per lo stesso tipo di reati ». La norma ha, di fatto, vietato l'arresto in caso di piccolo spaccio, consentendo ai pusher di spacciare impunemente e frustrando l'operato delle Forze di polizia e dei magistrati, con il rischio più che concreto di trasformare alcune zone delle nostre città in ghetti. Inoltre il disegno di legge prevede assunzioni straordinarie nel comparto difesa e sicurezza, sia per far fronte all'esigenza di sicurezza pubblica da più parti invocata, sia per affrontare le ormai note criticità delle carceri italiane, consentendo altresì la messa in funzione delle strutture già esistenti e non operative per mancanza di personale. Solo intervenendo su questi temi si potrà dare una seria risposta a un'esigenza di sicurezza e di legalità da più parti sollevata e su cui, purtroppo, si troppo a lungo si è continuato solo a fare demagogia, confondendo il tema della rieducazione e del reinserimento dei detenuti con provvedimenti « svuota carceri » che, di fatto, scaricano un'inefficienza dello Stato sui cittadini, sulle vittime e sulle Forze di polizia..