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Come ha detto bene la collega Fiammetta Modena, anche l'esperienza del funzionamento della giustizia civile in epoca pandemica è stata utile ad acquisire alcuni elementi, che possono essere traslati. Quell'esperienza con questa riforma non viene perduta, ma viene ripresa e alcune delle cose che hanno funzionato meglio in quel periodo sono state assunte e calate in questa riforma. È una riforma che, prendendo lo spunto dalla necessità di dare velocità, rapidità ed efficienza alla nostra giustizia civile, è direttamente collegata anche alla possibilità di spendere i soldi che ci arrivano dall'Unione europea. A questo punto è divenuta duplice l'esigenza: non solo rendere più civile il nostro Paese e consentire agli investitori stranieri di credere nel nostro sistema giudiziario, ma anche mettere in atto tutto ciò che è contenuto nel Piano di ripresa e resilienza, che necessariamente, in tempi brevi, deve essere realizzato. Altrimenti c'è il fallimento di questa impresa, quella in cui tutti noi crediamo, soprattutto con una maggioranza così ampia ed estesa. Sappiamo bene, infatti, che la crescita del nostro Paese, la crescita economica, in un Paese straordinariamente forte ed importante, che ha una storia di cui andiamo orgogliosi, non può impantanarsi nella burocrazia e nelle lentezze, in un approccio ottocentesco che purtroppo esiste ancora in alcuni sistemi, in particolare nella giustizia, perché il problema riguarda anche il processo penale. Com'è noto, però, del civile si è occupato il Senato, mentre del penale si è occupata la Camera. Noi ce ne siamo occupati attraverso una Commissione giustizia che ha funzionato benissimo in tutte le sue componenti (ho ascoltato poco fa il collega Pellegrini e, interverranno altri), perché tutti avevano il chiaro ed evidente intento di arrivare ad una soluzione, perché siamo tutti consapevoli che non si può più andare avanti così. Si parla della riduzione - lo accennava la collega Modena - di almeno il 40 per cento dei tempi attuali: parliamo di una percentuale incredibile. È evidente che qualcosa si dovesse fare. Sono stati individuate delle carenze e delle problematiche da risolvere per ottenere la riduzione dei tempi processuali, soprattutto nella fase introduttiva del giudizio civile e nella fase decisoria. Per quanto riguarda la fase introduttiva, se non ho capito male, si tende a cercare di avvicinarsi a quello che è sempre stato il processo del diritto del lavoro, che concentra tutte le attività istruttorie (i mezzi di prova, documentali e per testi, e non solo) nonché il giuramento dei CTU cui prima si faceva cenno e tutte le altre nella prima fase. Così come diventa importante, anche nella fase decisoria, cercare di ridurre i tempi. Mi sembra che dal prodotto che è venuto fuori dalla commissione Luiso siano state ricavate alcune indicazioni, mentre altre sono state aggiunte grazie all'ottimo lavoro svolto dalla 2 a Commissione giustizia. C'è poi la questione delle procedure alternative per la risoluzione delle controversie (ne parlava il collega Pellegrini e io condivido i contenuti del suo intervento), cioè la mediazione e la negoziazione. Bisogna utilizzare di più e meglio questi strumenti. La mediazione in questi anni purtroppo non ha funzionato; paradossalmente è stato un fallimento totale. Nel giudizio civile io l'ho vista addirittura come un'ulteriore lentezza, cioè come un'occasione per allungare i tempi di un giudizio civile, invece che per ridurli. Sono pochissime le controversie che in questi anni sono state definite in mediazione. Concludo dicendo che anche nel settore delle esecuzioni civili molto è stato fatto. Penso che si debba dire che questo Parlamento ha fatto una buona cosa. È un provvedimento che certo va sperimentato e va messo alla prova; verifichiamo che effettivamente funzioni. Ringrazio tutti i colleghi, in particolare i miei amici di Forza Italia, che hanno collaborato a questo lavoro. Mi auguro con tutto il cuore che questa maggioranza riesca davvero una volta per tutte a risolvere un problema che ormai è storico e che non è mai stato risolto negli anni passati, nonostante i vari tentativi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il disegno di legge delega oggi in discussione è il frutto di un lungo lavoro svolto in Commissione giustizia al Senato. Si tratta di un disegno di legge presentato dal precedente Governo, il Conte bis , nato dall'esigenza di adeguare il nostro quadro normativo in ambito civilistico alle continue modifiche della realtà socio-economica con le quali giorno dopo giorno siamo chiamati a confrontarci. Il PNRR rappresenta una fondamentale occasione per adottare le riforme strutturali di cui il nostro Paese ha urgente necessità. Dall'approvazione di questo disegno di legge delega deriva infatti l'erogazione dei fondi previsti per contribuire al rilancio complessivo del Paese e della sua economia. La soddisfazione rispetto ai servizi è rappresentata anche da un indicatore nazionale riferito alla durata dei procedimenti civili, essenziali per identificare l'efficienza del sistema giudiziario, mediante l'adozione di procedure telematiche che accelerano la tempistica del processo e gli stessi adempimenti amministrativi, sperimentate durante il periodo del lockdown . Digitalizzazione e innovazione sono le parole chiave. La stretta connessione tra la competitività del Paese, come percepita dagli investitori internazionali, e i tempi della giustizia civile rende infatti non più procrastinabile questo intervento sul rito civile, in modo da renderlo più snello e celere. Una giustizia più veloce e più snella infatti non potrà che arrecare benefici sul piano sociale ed economico. Pertanto risulta fondamentale, per poter raggiungere i risultati prefissati, cercare di ridurre al minimo i contenziosi, incentivando i riti alternativi al processo e favorendo le procedure stragiudiziali di risoluzione delle controversie (come mediazione, negoziazione assistita e arbitrato), prevedendo anche benefici fiscali. L'ufficio del processo è una rivoluzione nell'organizzazione, proprio perché il giudice non sarà più solo, ma potrà avvalersi di uno staff che supporterà le sue decisioni nei vari ambiti. Infine, in qualità di Presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto", ritengo doveroso porre l'attenzione su un emendamento approvato all'unanimità in Commissione giustizia, che prevede l'istituzione del tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie, il quale sarà competente su tutte le materie che riguardano separazione, divorzio, affido e diritto penale minorile. Il sistema di protezione dell'infanzia presenta nel nostro Paese svariate criticità che le istituzioni e la società non possono più ignorare, soprattutto alla luce delle innumerevoli vicende drammatiche verificatesi nel corso degli anni e che continuano a rappresentare fatti di cronaca. Nel corso dell'attività della Commissione d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" sono emerse queste gravissime lacune del sistema di affidamento dei minori nel nostro Paese. Sebbene sia ancora in corso la ricostruzione dei fatti e delle specifiche responsabilità, è evidente l'esigenza di un intervento normativo in ordine al sistema degli affidamenti che abbia come perno principale l'interesse superiore del minore.