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Chiediamo quali misure urgenti questo Governo intenda adottare per la bonifica e la salvaguardia dell'ambiente e la tutela della qualità della vita dei cittadini della valle del Sacco e se non ritenga necessario investire maggiori risorse umane ed economiche nell'attività di monitoraggio, coordinamento e controllo di tutti processi che regolano il meccanismo di gestione degli scarichi delle numerose aziende della zona industriale, in particolare sul funzionamento del depuratore ASI. Signor Ministro, io ho apprezzato molto il suo lavoro nella Terra dei fuochi. Lei sa che nella parte Sud della provincia di Frosinone contigua alle terre delle quali lei si è occupato, c'è stato anche - ad ascoltare alcuni pentiti di camorra - un pesante interramento di rifiuti tossici. Nel Nord della provincia, invece, dopo il boom economico, fabbriche del comparto chimico hanno dato vita ad uno sviluppo selvaggio, in un momento storico in cui non esisteva nemmeno l'ipotesi di reato ambientale. Quello che non sa è che io sono di Ceccano, una delle città martiri di questo disastro ambientale e che vengo da una parte politica che ha denunciato il dramma della valle del Sacco, quando ad esempio Grillo ancora faceva il comico, negli anni in cui DC e PCI inondavano la Ciociaria di posti di lavoro e non era facile schierarsi contro quel meccanismo. Noi quel meccanismo lo conosciamo molto bene, signor Ministro. Io stesso sono stato sempre contro questo ragionamento che lega ASI, alcune industrie della provincia, gli uomini più rappresentativi del PD e che da consigliere comunale, consigliere provinciale, assessore comunale e assessore provinciale, ora da senatore, combatto da sempre. Non faremo sconti, quindi, perché ne abbiamo sentite a valanga di promesse. Ci hanno raccontato, a cominciare da Zingaretti a tutti gli ambientalisti del Lazio, che bisognava riconvertire quella zona sul modello della Ruhr. Abbiamo sentito solo parole, mentre gli ospedali di Roma, nei reparti di oncologia, sono pieni di cittadini del mio territorio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, generale Costa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . Signor Presidente, ringrazio il senatore interrogante. Alcune delle cose che dirò, ovviamente, sono le medesime che ho detto nella precedente risposta. È chiaro che noi sappiamo perfettamente che cosa è accaduto. Nel momento in cui, recentemente, è emersa quella schiuma nel fiume Sacco, abbiamo subito inviato i tecnici del RAM e i Carabinieri per fare le prime indagini insieme all'Istituto superiore di sanità, proprio per i motivi che lei accennava, con le strutture sanitarie locali, l'ISPRA e le ARPA. Quello è oggetto di campionamento, l'abbiamo detto prima, sono tensioattivi. Stiamo verificando che altro tipo di sottotensioattivi esistono per arrivare alla filiera del cosiddetto colpevole, ma sono cose che riguardano, a questo punto, la procura della Repubblica. Possiamo parlare del SIN e dei 40,8 milioni di euro, che servono effettivamente per iniziare finalmente il percorso, con questo accordo di programma che stiamo accelerando, ma che non sono sufficienti. Se però non si inizia, non si finisce nemmeno, come diceva lei, e quindi dopo le tante le tante promesse finalmente ci sono delle risorse per iniziare un percorso. Lo stesso vale per il discorso della depurazione. Lei sa molto meglio di me che la depurazione non è ovviamente una competenza nazionale, ma è una competenza regionale, c'è il piano regionale, è chiaro che noi possiamo fare una moral suasion e, come si suol dire, esercitare quel forte controllo che lo Stato ha il dovere e anche il diritto di esercitare, ferme restando le competenze di cui all'articolo 117 della Carta costituzionale. Le dico e le confermo, per quella che è la mia cosiddetta vita precedente, che effettivamente in quella parte di territorio del cosiddetto basso Lazio ne ho interrogati di camorristi e mi hanno raccontato dove erano e dove probabilmente ancora sono determinati rifiuti, che sono ovviamente sotto l'occhio vigile delle Forze di polizia e dell'autorità giudiziaria. Pertanto, quel percorso che io ho sospeso il 31 maggio di quest'anno per venire a fare il Ministro il giorno successivo, le posso confermare, da generale dei Carabinieri, che sta proseguendo. È chiaro che entrerà nel ragionamento dei siti orfani, perché purtroppo quelli non saranno più dei siti con un nome e un cognome. Io sto provando a dar vita ad un disegno di legge, che si chiama «Terra mia», in cui è prevista anche la bonifica dei cosiddetti siti orfani, che ahimè non sono né dei SIN, né dei SIR, ma che finalmente stiamo qualificando dal punto di vista giuridico, altrimenti non si possono nemmeno bonificare né sostanziare economicamente. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ruspandini, per due minuti. RUSPANDINI (FdI) . Signor Ministro, la ringrazio. Noi e la nostra gente riponiamo tante speranze in questa nuova governance del problema. Vigileremo con tutte le nostre forze affinché non cali l'attenzione su questo dramma. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La senatrice Gallone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00454 sul finanziamento degli interventi contro il dissesto idrogeologico, per tre minuti. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, inizio con una parentesi per esprimere la mia soddisfazione per il protocollo d'intesa che ha firmato ieri con il MIUR sulle ore di educazione ambientale nelle scuole, che poi, come sa bene, era una proposta contenuta in un disegno di legge presentato dal Gruppo Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Quindi, ci fa molto piacere la condivisione. Passando al tema dell'interrogazione, è noto che il territorio italiano presenti caratteristiche di elevato rischio idrogeologico, ma sono meno noti i numeri, inquietanti, secondo i quali oltre 7 milioni di abitanti vivono in zone vulnerabili, più di un milione in zone a rischio frane, oltre 5,5 milioni in zone comunque a rischio e, in più, altri 6 milioni vivono in zone a rischio alluvioni. Per l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) sono ben nove le Regioni con il 100 per cento di Comuni a rischio idrogeologico: la Valle d'Aosta, la Liguria, l'Emilia-Romagna, la Toscana, l'Umbria, le Marche, il Molise, la Basilicata e la Calabria, a cui poi bisogna aggiungere l'Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento, con percentuali tra il 90 e il 100 per cento. Il 91 per cento dei Comuni italiani e oltre 3 milioni di nuclei familiari vivono in territori classificati ad alta pericolosità. La superficie potenzialmente soggetta a frane supera l'8 per cento del territorio nazionale e quella potenzialmente alluvionabile sfiora i 25.400 chilometri quadrati. Quindi, complessivamente, il 16,6 per cento del territorio è mappato nelle classi di maggiore pericolosità per frane e alluvioni.