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con riferimento all'ingresso nel ruolo sociosanitario degli assistenti sociali, sociologi ed operatori sociosanitari, è evidente come questo riconoscimento giuridico, seppur riferito ai dipendenti della sanità pubblica, non potrà che avere effetti e ricadute positive anche nella sanità privata, nel terzo settore e in tutti i comparti pubblici e privati ove queste figure professionali operano; considerato che: il 12 aprile 2022 la Giunta regionale del Veneto, su proposta dell'assessore per la sanità e il sociale, ha approvato, trasmettendola alla competente commissione del Consiglio regionale con richiesta di parere, una nuova delibera sul "percorso di formazione complementare in assistenza sanitaria dell'operatore socio-sanitario" e sul "corso di formazione per infermieri referenti per l'inserimento di operatori socio-sanitari nelle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani" (delibera sostitutiva del provvedimento di Giunta regionale n. 305 del 16 marzo 2021, sullo stesso tema); il comunicato stampa n. 923 della Regione Veneto riporta la dichiarazione dell'assessore per la sanità della Regione, Manuela Lanzarin, in risposta alle polemiche sulla delibera citata con la quale è stato approvato un nuovo percorso di formazione complementare per l'operatore sociosanitario, in cui afferma: "la delibera sulla formazione degli Oss è talmente calata dall'alto che l'abbiamo inviata alla Commissione competente del Consiglio regionale per averne il parere e che ho personalmente proposto alla Presidente Brescacin di attivare una serie di consultazioni con le parti coinvolte"; tale scelta sembra essere contraria al percorso intrapreso dal legislatore e illustrato, nonché contraria al patto per la salute per gli anni 2014-2016, che all'articola 6, rubricato "Assistenza socio sanitaria", comma 8, recita: "Le Regioni si impegnano ad armonizzare i servizi sociosanitari, individuando strandard minimi qualificanti di erogazione delle prestazioni socio-sanitarie", si chiede di sapere: se il Ministro indirizzo ritenga di attivarsi nelle opportune sedi affinché venga impugnata la delibera della Giunta regionale del Veneto del 12 aprile 2022, la quale attribuisce prestazioni sanitarie infermieristiche agli operatori sociosanitari, prestazioni che, ad oggi, necessitano di una speciale abilitazione prevista per le sole professioni sanitarie ordinate negli atenei, il cui ordinamento è una precisa competenza dello Stato e non già delle Regioni; ed ancora, rispetto alla totale assenza di garanzia sul rapporto di lavoro, sulla retribuzione e sulle responsabilità professionali in cui potrebbero incorrere gli operatori sociosanitari; se intenda istituire tavoli tecnici specifici presso il Dicastero che coinvolgano i Ministeri trasversalmente competenti, le Regioni, le rappresentanze sindacali e professionali, nonché le associazioni maggiormente rappresentative del personale coinvolto affinché si giunga ad un rapido adeguamento e accrescimento delle competenze dei professionisti appartenenti a quest'area o ruolo sociosanitario, uniforme sul territorio nazionale; quali iniziative intenda assumere al fine di garantire adeguate ed omogenee competenze dei professionisti appartenenti all'area e al ruolo sociosanitario. Atto n. 4-07078 ROMANO MATRISCIANO Susy CATALFO Nunzia ROMAGNOLI GUIDOLIN Barbara Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'Ispettorato nazionale del lavoro (INL) è stato istituito, ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 300 del 1999, che disciplina l'ordinamento delle agenzie fiscali, con decreto legislativo n. 149 del 2015, in forza della delega contenuta nella legge n. 183 del 2014; il decreto legislativo n. 149 del 2015, all'art. 6, comma 1, ha stabilito che "al personale dirigenziale e non dirigenziale di ruolo dell'Ispettorato si applica, rispettivamente, la contrattazione collettiva dell'Area I e la contrattazione collettiva del comparto Ministeri"; la legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio per il 2020), al comma 143 dell'art. 1, ha previsto che, "al fine di perseguire la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale appartenente alle aree professionali e del personale dirigenziale dei Ministeri, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze un fondo da ripartire, con dotazione pari a 80 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2021"; il secondo e il terzo periodo del comma 143 hanno, inoltre, stabilito che, "a decorrere dall'anno 2020, il fondo può essere alimentato con le eventuali somme, da accertarsi con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, che si rendono disponibili a seguito del rinnovo dei contratti del pubblico impiego precedenti al triennio contrattuale 2019-2021"; il quarto e il quinto periodo prevedono ancora che "le risorse del fondo sono destinate nella misura del 90 per cento, alla graduale armonizzazione delle indennità di amministrazione del personale appartenente alle aree professionali dei Ministeri al fine di ridurne il differenziale e, per la restante parte, all'armonizzazione dei fondi per la retribuzione di posizione e di risultato delle medesime amministrazioni. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (...) si provvede alla ripartizione delle risorse del fondo tra le amministrazioni di cui al primo periodo per il finanziamento del trattamento accessorio di ciascuna di esse, tenendo conto anche del differenziale dei trattamenti di cui al precedente periodo e, in deroga all'articolo 45 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, alla conseguente rideterminazione delle relative indennità di amministrazione"; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 marzo 2022, n. 59, emanato in attuazione della normativa, ha previsto, ai fini della progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale appartenente alle aree professionali e dirigenziali dei Ministeri, un incremento, rispettivamente, delle indennità di amministrazione e dei fondi per la retribuzione di posizione e di risultato; gli incrementi e le amministrazioni presso le quali opera il personale destinatario sono stati individuati con lo stesso decreto; fra le amministrazioni non è, tuttavia, annoverato l'Ispettorato nazionale del lavoro, sebbene al relativo personale, in forza del citato art. 6 del decreto legislativo n. 149 del 2015, trovi applicazione la medesima contrattazione collettiva prevista per il personale dipendente dai Ministeri; il mancato intervento perequativo si manifesta fra l'altro contestualmente all'assunzione di crescenti compiti e responsabilità ai sensi dell'art. 13 del decreto-legge n. 146 del 2021;