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in particolare, i magistrati genovesi hanno inviato alcune intercettazioni relative alla Direzione operazioni centrali di Autostrade all'epoca del crollo del ponte Morandi e, grazie ad alcuni file custoditi nel computer di uno degli indagati nell'inchiesta sui falsi report sui viadotti, gli investigatori hanno scoperto che già nel 2017 alcuni atti avrebbero rappresentato un quadro non veritiero sullo stato delle strutture, sempre per un obiettivo: ridurre i costi, una logica di comportamento che "prevale sulla finalità di garantire la sicurezza dell'infrastruttura"; da ciò si evince che alcuni organismi preposti a garantire la sicurezza delle infrastrutture per la circolazione in Italia non hanno svolto adeguatamente la loro funzione di controllo sullo stato di salute della rete stradale (ponti e viadotti, come anche asfalto drenante, segnalamenti e servizi ausiliari); il quadro diventerebbe ancora più allarmante se si considera che la condizione del sistema stradale nazionale evidenzia una bassa qualità delle strutture viarie e scarsi livelli di manutenzione a fronte dell'entità enorme del traffico su gomma, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda riferire con urgenza sulla vicenda; se, al fine di salvaguardare l'incolumità di milioni di utenti in transito nel nostro Paese, siano stati avviati un accertamento sull'attendibilità di tutti i report e perizie esistenti sulla sicurezza dei viadotti, riguardanti iter di monitoraggio e controlli eseguiti negli ultimi 5 anni sulla rete autostradale nazionale. Atto n. 4-02198 PAPATHEU Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: negli ultimi 30 anni in Italia è andato distrutto il 12 per cento del patrimonio forestale nazionale e tale tendenza è in costante aumento. In tutta Italia continuano a registrarsi numerosi casi di roghi tossici. Ogni giorno divampano incendi in varie zone ed in particolare in Campania, con decine di migliaia di ettari che bruciano anche a causa di incendi dolosi o colposi dovuti alla speculazione edilizia, all'incuria o la disattenzione dell'uomo; il CNR già da diverso tempo ha lanciato l'allarme relativo alla diossina ed è emerso un quadro preoccupante soprattutto negli allevamenti di Napoli e Caserta: ad essere compromessa infatti non è solo la salute dei cittadini ma anche degli animali e dell'intera catena alimentare. La diossina, sprigionata dai roghi appiccati ai cassonetti stracolmi di rifiuti, contamina infatti acqua, terreno e piante, passando nel grasso degli ovini e da lì al latte e alla carne; in questo scempio ambientale, tra l'altro, si utilizzano sempre più spesso pneumatici che trattengono il calore e hanno un processo lento di combustione, sprigionando diossina a cielo aperto. La strage ambientale attanaglia da troppo tempo il Paese e lo affligge in modo sempre più grave ed espone le popolazioni a gravi rischi per la salute pubblica; il CNR ha fatto sapere che: "Le discariche abusive presenti in Campania e la sistematica bruciatura dei vari residui ha comportato un notevole accumulo di inquinanti ambientali, tra i quali le diossine, sostanze altamente tossiche e cancerogene. L'incendio sistematico dei cassonetti da parte della popolazione locale ha inconsapevolmente favorito l'entrata nel ciclo vitale di questo veleno (la diossina), che inizialmente si deposita su erba, terreno e acque, fissandosi successivamente nei tessuti adiposi degli animali (incluso il grasso del latte) che hanno ingerito cibo contaminato"; dal confronto tra pecore esposte ad alti livelli di diossina e ovini che crescono in ambienti non contaminati, è emerso come i primi ne subiscano rilevanti effetti a livello cromosomico: secondo l'istituto di ricerca "Nelle pecore esposte a diossina le ricerche hanno evidenziato una notevole fragilità nei cromosomi. Inoltre, nell'allevamento sottoposto ad alti livelli di diossine (51 pg/g) sono stati registrati numerosi casi di nascita di feti anormali e di aborti", si chiede di sapere quali iniziative siano state poste in essere per contrastare tali fenomeni, a che punto siano le procedure di bonifica dei territori e quali misure siano state intraprese al fine di favorire le attività di prevenzione sul territorio e di tutela della salute dei cittadini. Atto n. 4-02199 PAPATHEU Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo i bilanci aziendali del 2018 depositati nel registro delle imprese di Infocamere, sembrerebbe che i giganti del web e della sharing economy incassino somme esorbitanti pagando in Italia tasse con importi minimi se raffrontati al loro effettivo volume d'affari; se si prendono in considerazione alcune società a responsabilità limitata italiane collegate a tali colossi del calibro di Amazon, Google, Twitter, Airbnb e Tripadvisor il conto complessivo delle imposte versate nel 2018 nel nostro Paese arriva a 14.300.000 euro; ancora non è dato conoscere il bilancio di Facebook che nel 2017 ha comunque pagato soltanto 120.000 euro di tasse, e ha promesso un cambio di registro nel nuovo bilancio (quello appunto del 2018) dove si è impegnata a contabilizzare tutti gli incassi ottenuti con il supporto dei team locali nel Paese in cui questi sono stati realizzati (Italia compresa) e non più a Dublino, come ha fatto finora; Airbnb, il colosso delle case in affitto sulla sua piattaforma web , solo in Italia conta oltre 214.000 case e nel 2018 ha fatto registrare 3,7 milioni di arrivi. Nel bilancio 2018 la sua costola italiana, Airbnb Italy Srl, dopo un'interlocuzione con il fisco, registra 6,328 milioni di euro di perdite dovute a tasse pagate per 6.583 milioni di cui 4,520 milioni relative a esercizi precedenti (nel 2017 aveva pagato 131.000 euro). Google Italy Srl, secondo il bilancio del 2018, ha invece versato 4,719 milioni (erano 5,641 milioni nel 2017) a fronte di utili denunciati per 15 milioni di euro. Il colosso degli acquisti on line Amazon Italia logistic Srl ha pagato nel 2018 soltanto 3 milioni di euro di tasse (4,177 nel 2017) a fronte di 11,8 milioni di utile lordo; da questo quadro si evince come il volume delle imposte pagato in Italia dai vari colossi del web e della sharing economy sia al momento palesemente insufficiente e che allo Stato italiano vengono pagati importi quasi irrisori, che equivalgono ad una frazione delle entrate reali, mentre ingenti somme finiscono presumibilmente nei "paradisi fiscali". Emerge, quindi, l'inefficace azione, in tal senso, dei Governi italiani succedutisi in questi anni alla guida del Paese che non hanno saputo concertare con l'Europa azioni concrete per il contrasto a tale fenomeno, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda assumere iniziative di competenza per contrastare tale fenomeno e se non intenda incrementare il volume delle tasse da far pagare ai "colossi" in Italia. Atto n. 4-02200 PAPATHEU Al Ministro della salute Premesso che: secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità in Italia sono attualmente 11,6 milioni i fumatori, ovvero più di un italiano su 5. Gli uomini che fumano sono 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni.