[ddlpres]

Disposizioni in materia di cani da protezione del bestiame. Onorevoli Senatori . – I cani da protezione del bestiame o cani da guardiania sono una realtà irrinunciabile nel mondo della pastorizia e dell'allevamento del nostro Paese ma purtroppo il loro lavoro e la loro abnegazione non sono legittimati da nessuna legge che ne tuteli l'opera e che sia da garanzia ai pastori e agli allevatori che condividono con essi la propria vita. In Italia l'esigenza di una norma che tuteli questi cani è sentita e sollecitata ormai da tempo, anche perché il nostro Paese è conosciuto in tutto il mondo per aver fatto scuola sul tema del cane da protezione, così come su altre esperienze secolari come per esempio la transumanza. L'esigenza di una norma idonea al cane da guardiania risponde infatti a due temi principali: l'aumento di questa tipologia di cani sul territorio nazionale, dovuta alla costante e naturale espansione dei grandi carnivori, come ben evidenziato dal primo Monitoraggio nazionale sul lupo i cui dati, resi pubblici nel giugno 2022, hanno mostrato un ritorno naturale in tutto il Paese del lupo. Inoltre la necessità di trovare un equilibrio sociale tra i pastori che ricorrono ai cani da protezione rispetto alla convivenza con chi vive, appunto, il territorio è diventata un'emergenza che richiede una risposta improrogabile. La gestione del cane da guardiania rientra tra le buone pratiche per la protezione del bestiame e per la mitigazione del conflitto uomo-lupo: infatti, se è vero che le leggi di protezione di alcune specie (come il lupo) e l'abbondanza di prede selvatiche (come cinghiali e caprioli) hanno contribuito alla naturale espansione nel territorio italiano di questi animali fondamentali per la conservazione della biodiversità, allo stesso tempo la loro presenza è anche un problema per gli allevamenti, in particolare di ovini. I cani da guardiania o da protezione del bestiame sono il mezzo più efficace per contrastare le predazioni delle pecore da parte del lupo senza arrecare alcun danno al territorio. I cani da protezione sono a tutti gli effetti cani da lavoro, animali territoriali, selezionati da centinaia di anni e abituati a stare da soli con le greggi e sono di fatto uno strumento fondamentale per l'economia di interi territori e per tale motivo non solo vanno tutelati, ma il loro utilizzo va disciplinato nel modo più coerente possibile con la vita di chi popola i territori dove questi lavorano. L'articolo 1 del disegno di legge chiarisce le definizioni, mentre l'articolo 2 illustra le caratteristiche e i requisiti sanitari dei cani da bestiame, includendo tra le prime una struttura idonea ad affrontare animali predatori e condizioni ambientali, sviluppate capacità di apprendimento, memorizzazione e lavoro in branco, capacità di riconoscimento del pericolo, di vigilanza e di difesa del bestiame, di socializzazione con gli operatori e con animali diversi da quelli al pascolo, di eseguire autonomamente il lavoro di difesa e di custodia del bestiame, di mitigazione della perdita accidentale dello stesso, nonché mancanza di istinto predatorio e comportamenti aggressivi e scarsa attitudine all'inseguimento di ciclomotori e autovetture; tra i requisiti sanitari troviamo l'assenza di consanguineità diretta, di malattie congenite trasmissibili e di malformazioni, la copertura vaccinale contro le malattie infettive tipiche della specie e il trattamento annuale contro i parassiti. L'articolo 3 norma le competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, come l'istituzione del « Registro dei cani da protezione del bestiame » presso i comuni o le aziende sanitarie locali, mentre l'articolo 4 illustra le modalità di impiego dei cani: impiego esclusivamente per la protezione del bestiame dagli attacchi degli animali predatori nei terreni destinati al pascolo, divieto di costrizione da guinzagli, museruole o altro mezzo contenitivo che possa nuocere alla loro incolumità in caso di scontro con gli animali predatori e, inoltre, di contenzione a catena durante la stabulazione notturna a meno che questa non sia temporanea e solo per motivi di gestione straordinaria del bestiame. All'articolo 5 vengono descritte le prove di idoneità all'impiego dei cani mentre l'articolo 6 dispone la necessità di segnalare i terreni destinati al pascolo sorvegliato da cani da protezione del bestiame mediante apposite tabelle delimitanti. All'articolo 7 vengono disposti le responsabilità e i doveri del proprietario o di chi detiene il cane da protezione del bestiame; l'articolo 8 stabilisce alcuni divieti da rispettare nei terreni destinati al pascolo in cui sono presenti cani bestiame (attività venatorie; campeggio; consumo di cibo cotto; attività ludico-ricreative con utilizzo di mezzi motorizzati) e nelle zone prossime (di interferire con le attività del bestiame pascolante e del cane da protezione, di liberare ulteriori cani, di somministrare cibo o bevande e di lancio di oggetti). L'articolo 9 istituisce un Fondo per i cani da protezione del bestiame presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con una dotazione di 1 milione di euro per l'anno 2022 e di 2 milioni di euro a decorrere dall'anno 2023, mentre l'articolo 10 predispone la promozione di campagne di informazione e di sensibilizzazione su questi temi da parte del medesimo Ministero.. 1 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende per: a « cane da protezione del bestiame »: il cane con specifiche attitudini alla vigilanza e alla difesa del bestiame nonché idonee caratteristiche comportamentali associabili ad attività antropiche e ludiche, appartenente a razze o incroci di razze storicamente impiegate solo nella protezione del bestiame dagli attacchi dei grandi carnivori e proveniente da linee di sangue pastorali. Si tratta di specie di cane con capacità psico-fisico-attitudinali adatte alla cooperazione con l'uomo e il bestiame negli ambienti per cui è stato selezionato e per cui ha sviluppato l'inclinazione atavica alla protezione del bestiame; b « bestiame »: gli ovini, i caprini, i bovini, gli equini e altre specie di interesse zootecnico; c « animali predatori »: il lupo, la lince, l'orso, lo sciacallo dorato, la volpe, i cani che hanno assunto comportamenti selvatici e per i quali non è possibile risalire al legittimo proprietario e qualsiasi ulteriore animale con attitudini predatorie del bestiame; d « terreni destinati al pascolo »: i prati, i prati-pascoli, gli alpeggi e le superfici in cui il bestiame può servirsi di vegetazione spontanea o debitamente coltivata su terreni di un'azienda agricola zootecnica. 2 (Caratteristiche e requisiti sanitari del cane da protezione del bestiame) 1 Il cane da protezione del bestiame possiede le seguenti caratteristiche: a una struttura morfologica e attitudinale idonea ad affrontare gli animali predatori del bestiame e le condizioni ambientali circostanti; b sviluppate capacità di apprendimento, memorizzazione e lavoro in branco; c capacità di riconoscimento del pericolo, di vigilanza e di difesa del bestiame mediante la marcatura del territorio nonché mediante azioni di dissuasione quali abbaio, allontanamento ed eventuale inseguimento dell'animale predatore e ritorno al bestiame nel minor tempo possibile;