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introdurre misure aggiuntive per i Comuni a sostegno delle fragilità. Abbiamo cioè deciso di dire al Governo che è necessario occuparsi immediatamente delle fragilità che abitano nel territorio, perché la crisi pandemica lascia ancora nel territorio i problemi delle fragilità sociali. Occorre un fondo ulteriore per aggiungere risorse al sistema delle autonomie locali per contrastare le fragilità. Ancora, abbiamo introdotto una prima misura per abbattere i costi fissi, ma ce ne sono altre, a cominciare dall'eliminazione della Tari per chi ovviamente è stato chiuso e deve continuare a ridurre costi fissi per le attività economiche. Parliamo di misure fondamentali. Penso a un tema vero: il disagio psicologico che colpisce i nostri ragazzi. Le misure della solitudine che, purtroppo, hanno chiuso nella dimensione domestica le persone, a cominciare dai giovani, pongono problemi reali circa la necessità del confronto. Il disagio psicologico tra i minori è una questione cruciale per il futuro di questo Paese. Si è detto al Governo che serve un fondo straordinario per aggiungere risorse ai consultori, per allargare un diritto, quello di contrastare il disagio psicologico dei giovani. Questo sarà un tema del prossimo provvedimento, ed è un'iniziativa importante che abbiamo intrapreso e che, insieme alle altre misure, determina un intervento ulteriore nel mondo del lavoro per i lavoratori cosiddetti stagionali, quelli più fragili. Il mondo dello spettacolo e della cultura contempla aree di precarietà che esistevano già prima della crisi pandemica: aver chiesto al Governo di utilizzare il prossimo provvedimento per risolvere questi limiti è un altro elemento fondamentale della conversione in esame. Per tale motivazione, ritengo che questa sia una pagina positiva del lavoro che abbiamo compiuto insieme. Perciò credo sia un lavoro che complessivamente va attribuito a una grande responsabilità di coesione della maggioranza che, pur di fronte a identità differenti, ha preso tra le mani quella più importante, che è l'interesse nazionale, che credo rappresenti una pagina positiva del lavoro parlamentare e del ruolo del Parlamento anche in relazione al Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore De Carlo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. DE CARLO, relatore di minoranza . Signor Presidente, abbiamo affrontato e commentato il decreto-legge sostegni - primo provvedimento di aiuto alle imprese e all'economia nazionale del nuovo Governo Draghi - con la stessa obiettività e con la stessa onestà intellettuale con le quali ci siamo approcciati ai provvedimenti del precedente Governo Conte e abbiamo votato quasi 200 miliardi di scostamento in un anno. Tali scostamenti e decreti si inseriscono in una situazione drammatica, ben evidenziata nel Documento di economia e finanza (DEF) recentemente approdato in Aula. Il DEF, infatti, evidenzia una revisione al ribasso delle stime di crescita per l'anno in corso rispetto a quanto previsto dal documento programmatico di bilancio dello scorso ottobre: si passa da una crescita programmatica del 6 per cento a una del 4,5, motivata dal DEF come conseguenza della ripresa dei contagi e delle nuove restrizioni. Una situazione, quindi, certamente figlia della pandemia, ma anche di una gestione poco attenta all'equilibrio tra le esigenze sanitarie e quelle economiche, che ha costretto di fatto molte imprese e molti settori a rimanere chiusi senza precise evidenze scientifiche che ne attestassero la pericolosità. Di conseguenza, è lo Stato a cercare di porre rimedio attraverso l'intervento pubblico, che si è rivelato, ahimè, poco efficace. Sempre con onestà intellettuale, in tema di indennizzi alle imprese, o ristori, che dir si voglia, abbiamo accolto con soddisfazione - trattandosi peraltro di due modifiche chieste a gran voce da Fratelli d'Italia, proposte ripetutamente nei nostri emendamenti ai provvedimenti del Governo Conte - l'estensione dei contributi a fondo perduto alla platea dei professionisti e il superamento della logica fredda dei codici Ateco. Ancora, con la stessa lucidità intellettuale, non possiamo non ribadire l'inadeguatezza dell'ammontare dei contributi a fondo perduto previsti dal decreto-legge, a favore soprattutto del mondo produttivo: erano inadeguati i ristori del precedente Governo Conte e lo sono egualmente quelli dell'attuale Governo Draghi, a maggior ragione considerando il perdurare dell'emergenza sanitaria che aumenta sempre di più le difficoltà del mondo produttivo. Parliamo di contributi che, a seconda del volume d'affari, vanno dall'1,7 al 5 per cento del fatturato perso complessivamente nell'intero 2020. Credo che già questo dica tutto e le percentuali si commentano da sole, purtroppo. Si tratta piuttosto di una presa in giro, che non di qualcosa che possa definirsi un contributo: non saprei come altro definire quei 2.500 euro per un commerciante, un artigiano o un ristoratore che nel 2020 hanno subito una perdita 50.000 euro, magari dimezzando il loro fatturato rispetto all'anno precedente. Questo è il caso più favorevole, perché, salendo il volume d'affari, come detto, la quota del contributo diminuisce rispetto alla perdita subita. Purtroppo, sul tema non vediamo sostanziali differenze rispetto ai decreti-legge ristori del Governo Conte; vediamo, anzi, assoluta continuità, e a dirlo sono le cifre, che evidenziano come siano quasi praticamente identici negli importi. Le cifre sono impietose anche sotto l'aspetto del lavoro. Siamo scesi in piazza il 1 o maggio, mentre altri ascoltavano concerti o comizi improponibili, da palchi autorevoli. Siamo scesi al fianco dei lavoratori, perché i dati del lavoro sono impietosi, con un crollo dell'occupazione del 4,1 per cento, rispetto a febbraio 2020, considerando anche che c'è il blocco dei licenziamenti, e un aumento del 5,4 per cento degli inattivi tra i quindici e i sessantaquattro anni. Non va certo bene alle donne, con 402.000 posti di lavoro persi tra aprile e settembre 2020. La disoccupazione giovanile è in forte aumento, con 159.000 posti di lavoro persi per i ragazzi tra i quindici e i ventiquattro anni. Sono quasi il 15 per cento le partite IVA cancellate e le aziende chiuse. Si tratta di dati impietosi, ma non sono questi gli unici ad essere tali. Sono sempre le cifre a dirci che i ristori sono stati e sono tuttora irrisori. La CGIA di Mestre ha stimato, per il solo 2020, una perdita di fatturato complessivo, per le imprese italiane, di circa 423 miliardi di euro. A fronte di questo, il Governo Conte ha destinato alle imprese 11,3 miliardi di euro, a titolo di contributi diretti a fondo perduto, pari ad appena il 2,7 per cento del fatturato perso. Il decreto-legge sostegni ha stanziato poco più di 11 miliardi di euro: la cifra è simile, ma la platea è più vasta, comprendendo anche i professionisti ed avendo eliminato ovviamente i codici Ateco. Sommando tale misura alle precedenti, arriviamo a ristori che coprono il 5,3 per cento del fatturato perso nel solo 2020.