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b) un rinvio dell’applicazione della direttiva 2008/43/CE (precedentemente stabilita al 5 aprile 2012) al 5 aprile 2015, in relazione al maggior tempo richiesto per consentire alle imprese di sviluppare adeguatamente e rendere sicuri i sistemi informatici necessari per attuare il sistema di identificazione e tracciabilità degli esplosivi, di apporre la marcatura sugli esplosivi medesimi, nonché di assolvere gli obblighi relativi alla raccolta dei dati e alla tenuta dei registri; c) particolari criteri per l’apposizione della marcatura per l’identificazione univoca di alcuni esplosivi per i quali, in relazione alle loro dimensioni troppo ridotte, alla loro particolare forma o progettazione, l’apposizione dell’identificazione univoca è effettuata sulle relative «confezioni elementari» piuttosto che sul singolo articolo. Al fine di recepire tali disposizioni occorre apportare delle modifiche al decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 8, concernente l’attuazione della richiamata direttiva 2008/43/CE, adesso modificata dalla direttiva n. 4/2012/UE in argomento, con specifico riferimento alla semplificazione ed accelerazione delle procedure relative all’identificazione univoca degli esplosivi da parte delle aziende. La lettera a) dell’articolo 30 in oggetto integra l’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo n. 8 del 2010, al fine di prevedere -- come stabilito dall’articolo 1, paragrafo 1, lettere d) , e) ed f) , della direttiva 4/2012/UE, l’esclusione dall’applicazione delle disposizioni del medesimo decreto legislativo di talune tipologie di «micce» ed «inneschi». La lettera b) apporta alcune modifiche all’articolo 2, concernente l’identificazione univoca. Con le modifiche di cui ai numeri 1 e 2) si provvede a sostituire il rinvio ad un decreto interministeriale con quello ad un decreto dirigenziale del Ministero dell’interno, ai fini dell’attribuzione ad ogni singola azienda di un codice indispensabile per la definizione del codice di identificazione univoca dei prodotti. Con le modifiche di cui al numero 3) si provvede a sopprimere i riferimenti alle «micce», agli «inneschi» e ai detonatori comuni «a fuoco», esclusi, in attuazione della direttiva 4/2012/UE, dall’ambito di applicazione del decreto legislativo n. 8 del 2010. La lettera c) apporta delle modifiche all’articolo 3, concernente il sistema informatico di raccolta dei dati. Con le modifiche ai commi 1, 2 e 8, si provvede ad adeguare la disciplina della raccolta dati e tracciabilità degli esplosivi per uso civile al nuovo termine del 5 aprile 2015 stabilito dalla direttiva 2012/4/UE, differendo, quindi, il termine per l’attivazione del sistema informatico di raccolta dati del Ministero dell’interno di cui possono avvalersi le imprese, nonché consentendo alle stesse imprese, in alternativa, anche il ricorso ad un sistema di raccolta dati gestito in proprio, fermi restando gli obblighi di comunicazione dei dati al Ministero dell’interno. La lettera d) apporta alcune modifiche all’articolo 5, concernente le disposizioni finali. Con la modifica di cui al numero 1) si introduce il comma 01, necessario per recepire i nuovi termini di entrata in vigore di alcune disposizioni, previsti dalla direttiva 4/2012/UE per il 5 aprile 2015. Con la modifica di cui al numero 2) si provvede a circoscrivere il ricorso al decreto del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, alle sole disposizioni che entrano in vigore nel 2015, relative alla verifica periodica del sistema di raccolta e trasmissione dei dati, nonché alle spese di funzionamento del sistema informatico di raccolta dati del Ministero dell’interno. La lettera e) inserisce talune integrazioni all’allegato 1 del decreto legislativo n. 8 del 2010, al fine di adeguare lo stesso alle modifiche previste dalla direttiva 4/2012/UE, relative a specifiche modalità di identificazione univoca concernenti i prodotti di ridotte dimensioni. L’articolo 31 reca modifiche, in tema di Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, al fine di superare la procedura di infrazione 2012/2189. In particolare, il comma 2 dell’articolo 4 del decreto legislativo n. 25 del 2008 prevede che le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale siano fissate, con decreto del Ministro dell’interno, nel numero massimo di dieci. In attuazione di tale disposizione, nel 2008 sono state istituite le dieci Commissioni e individuate le relative sedi e circoscrizioni territoriali. Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3703/2008, adottata sulla base della dichiarazione dello stato di emergenza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 marzo 2002, diretta a fronteggiare l’eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari sul territorio nazionale, il Ministro dell’interno è stato autorizzato a istituire, nell’ambito di ciascuna Commissione territoriale, una sezione composta dai membri supplenti della corrispondente Commissione territoriale, con oneri a carico dei pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero dell’interno. Ai sensi di tale ordinanza sono state quindi istituite dieci sezioni corrispondenti alle relative Commissioni territoriali, che possono continuare a operare fino al 31 dicembre 2012, considerata la proroga dello stato di emergenza citato disposta, da ultimo, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 novembre 2011. Poiché in base alla nuova disciplina della protezione civile di cui al decreto-legge n. 59 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 100 del 2012, gli effetti della citata ordinanza n. 3703 sono destinati a venire meno, si ritiene necessario introdurre a regime la facoltà per l’Amministrazione di istituire, ove si verifichi un eccezionale incremento delle domande di asilo connesso all’andamento dei flussi migratori, una o più sezioni presso ciascuna Commissione territoriale, nel numero massimo complessivo di dieci, in modo da tenere conto delle esigenze istruttorie delle Commissioni in cui si concentrano il maggior numero di istanze. Ove tale facoltà non venga prevista in via ordinaria, sono agevolmente prevedibili gli effetti negativi sull’attuale organizzazione imperniata sulle Commissioni territoriali e sulle relative sezioni, chiamate a gestire, su tutto il territorio nazionale, l’istruttoria di migliaia di istanze che ogni anno vengono avanzate, nonché le pericolose ricadute sul versante del riconoscimento e della tutela dei fondamentali diritti del rifugiato disciplinati da convenzioni internazionali e direttive europee in materia e tutelati dall’articolo 10 della Costituzione.