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c) la verifica dell'efficacia degli interventi in favore della famiglia e dei suoi componenti realizzati dallo Stato, dalle regioni, dagli enti locali, dalle istituzioni pubbliche e private, dai gruppi e dalle associazioni. 3. Nello svolgimento della sua attività, l'Osservatorio può avvalersi di altre strutture pubbliche e private, di enti di ricerca, di analisi e di studio, nonché delle associazioni familiari. 4. L'Osservatorio si coordina con gli altri osservatori nazionali al fine di creare un sistema informativo raccordato e coerente. 5. Entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro competente per le politiche della famiglia, sono determinate la composizione e le modalità organizzative e di funzionamento dell'Osservatorio. Art. 7. (Garante della famiglia) 1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito il Garante della famiglia, di seguito denominato «Garante». 2. L'ufficio del Garante è un organo collegiale composto da sette membri eletti, nel numero di tre dal Senato della Repubblica e di quattro dalla Camera dei deputati, con le modalità di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 luglio 1997, n. 249. I membri sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica e sono scelti tra persone di elevate doti morali e professionali, con specifica esperienza su tematiche sociali, giuridiche ed economiche riguardanti la famiglia. 3. Il Garante può avvalersi di un comitato tecnico-scientifico costituito da un numero massimo di nove membri, scelti dallo stesso Garante tra magistrati, avvocati dello Stato, professori universitari e responsabili di associazioni familiari nazionali esperti in diritto di famiglia. 4. Entro tre mesi dalla nomina, il Garante adotta un regolamento che disciplina il personale e la gestione delle spese, delle quali annualmente rende conto alla Corte dei conti. Il personale è costituito da un gruppo di lavoro non superiore a venti unità. 5. I membri dell'ufficio del Garante durano in carica cinque anni e possono essere confermati una sola volta. Art. 8. (Funzioni e competenze del Garante) 1. Il Garante svolge le seguenti funzioni: a) si attiva per lo studio, la promozione e la consulenza nei confronti delle amministrazioni dello Stato al fine di assicurare il perseguimento delle finalità e dei princìpi concernenti lo sviluppo e la tutela della famiglia stabiliti dalla presente legge, nonché di assicurare l'adeguatezza e la congruità della legislazione nazionale vigente in materia; b) promuove e svolge funzioni di natura conoscitiva e di monitoraggio per accertare le modalità di attuazione della legislazione nazionale vigente in materia di famiglia, anche monitorando le attività capaci di favorire il benessere delle famiglie; c) vigila con le altre istituzioni competenti affinché gli interventi assistenziali alle famiglie siano conformi al principio di sussidiarietà; d) propone alle amministrazioni dello Stato e agli altri enti pubblici competenti l’adozione delle iniziative, di carattere normativo e amministrativo, e degli atti di indirizzo che ritiene necessari per la realizzazione dei diritti della famiglia e del suo benessere; e) promuove il coordinamento tra le politiche per la famiglia e le altre politiche, anche proponendo iniziative sperimentali, per una più efficace azione di politica di sostegno alla famiglia; f) promuove, in collaborazione con le regioni, con gli enti locali e con gli organi di stampa e di comunicazione sociale, una cultura in favore della famiglia quale soggetto sociale delle politiche a sostegno delle famiglie; g) tutela l'immagine della famiglia nei mezzi di comunicazione e pubblicitari, richiamando i responsabili dei comportamenti lesivi e informando il Giurì previsto dal codice di autodisciplina pubblicitaria adottato dell'Istituto di autodisciplina pubblicitaria (IAP) e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, la quale adotta i provvedimenti di competenza; h) promuove, d'intesa con le regioni, con gli enti locali, con le istituzioni scolastiche e con gli enti privati operanti nel sociale, azioni dirette allo sviluppo e alla tutela delle famiglie al cui interno sono presenti soggetti in situazioni di fragilità, anche nel rispetto dell'assistenza domiciliare sostenibile; i) esprime pareri all'Autorità per l'energia e il gas in merito alla definizione dei parametri per la determinazione delle tariffe dell'energia elettrica e del gas. 2. Il Garante riferisce annualmente alle Camere in merito all'attività svolta e alla programmazione dei suoi lavori. 3. Nell'esercizio delle sue funzioni il Garante accede, mediante accordi preventivi, ai documenti e alle banche dati delle amministrazioni dello Stato. Art. 9. (Consulta nazionale della famiglia) 1. È istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri la Consulta nazionale della famiglia, di seguito denominata «Consulta». 2. La Consulta rappresenta le esigenze delle famiglie, anche in relazione ai vari contesti territoriali. Essa esprime pareri e formula proposte in ordine agli atti di programmazione di livello nazionale che riguardano la politica delle famiglie e l'attuazione della medesima. 3. Con regolamento da adottare entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro competente per le politiche della famiglia, sono adottate le disposizioni relative all'attività, alla composizione e ai supporti tecnici e organizzativi per il funzionamento della Consulta. Art. 10. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dall'attuazione degli articoli 6, 7, 8 e 9, valutati in 1.500.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.