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Non siamo di fronte a pratiche antiscientifiche, infatti la review delle pubblicazioni scientifiche sull'agricoltura biodinamica su riviste scientifiche soggette a referaggio, pubblicate per la Cambridge University Press nel 2009, evidenzia la consistenza della ricerca scientifica in agricoltura biodinamica, affermando che una buona parte dei risultati della ricerca dimostra gli effetti dei preparati sulla resa, sulla qualità del suolo e sulla biodiversità. La più recente review sul tema, nel 2018, ha esaminato 147 pubblicazioni su riviste scientifiche sottoposte a peerreview e ha evidenziato i risultati positivi emersi dall'analisi della letteratura. Il professor Pacini ha affermato che i sistemi biodinamici hanno dimostrato di avere il potenziale per essere superiori in date condizioni, sia quelli convenzionali, sia gli stessi biologici, per quanto riguarda la stabilità degli aggregati del suolo. Questi preparati, in determinate circostanze, hanno un impatto positivo sulla biodiversità. I sistemi biodinamici hanno un impatto positivo sull'utilizzo e sull'efficienza dell'energia, e allo stato dell'arte, nessuno è stato capace di rilevare quale principio scientifico sia alla base del funzionamento di questi preparati, né di dimostrare la loro supposta inconsistenza scientifica. Rudolf Steiner, che fu il fondatore dell'agricoltura biodinamica, studiò chimica presso il Politecnico di Vienna e conseguì il dottorato di ricerca in filosofia a indirizzo epistemologico, ebbe prestigiosi incarichi accademici, formulò una rigorosa teoria epistemologica, fu fondatore della corrente di pensiero denominata «scienza dello spirito» e fu uno dei padri della fenomenologia, insieme a Husserl, un suo collega di Vienna. A sviluppare sperimentalmente la biodinamica furono i più celebri scienziati, docenti universitari, allievi di Steiner. La prima formalizzazione matematica dei principi che sono alla base della biodinamica fu di un altro allievo di Steiner, il matematico George Adams, con laurea ad honorem in chimica a Cambridge. In quali istituti scientifici e università si ricerca e si insegna la biodinamica? Qualche esempio prestigioso: in Olanda l'Università di Wageningen e il Louis Bolk Institut sorto nel 1976 a Driebergen; in Germania, in tutte le facoltà di agraria viene introdotta la biodinamica e in particolare si insegna all'Università di Kassel, all'università di Bonn e all'università di Hohenheim; nel Regno Unito vi è l'Università di Coventry e vi sono molti altri istituti in Danimarca, in Australia, negli Stati Uniti e in tanti Paesi del mondo. Negli Stati Uniti, dal 2005 è stato costituito il Biodynamic Research Network, che federa diversi centri di ricerca operanti nella biodinamica in tutto il mondo. La biodinamica è quindi una pratica agricola non soggetta a restrizioni o brevetti e non consiste in una certificazione privata. La certificazione volontaria Demeter ha il fine di garantire in modo trasparente al consumatore l'applicazione del metodo agroecologico a ciclo chiuso. La Demeter in Italia è un'associazione non lucrativa di agricoltori italiani fondata nel 1984 per tutelare i frutti del lavoro agricolo e la trasparenza ai consumatori, fine nobile di un'agricoltura certificata. È una di quelle organizzazioni tipo che la dichiarazione ONU sui diritti degli agricoltori indica quale presidio per gli Stati che si impegnano a sostenere e a garantire i diritti contadini. Per non parlare della valutazione di impatto economico: i dati del bioreport, riportati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (MIPAAF), attestano che nel 2018, per ogni ettaro in agricoltura italiana coltivato in modo generale e convenzionale, c'è stato un reddito di 3.207; ogni ettaro coltivato ad agricoltura biodinamica ha prodotto un reddito per i nostri agricoltori di 13.309 euro. Il dato testimonia che le aziende biodinamiche sono indirizzate su colture di qualità, fortemente remunerative e pertanto costituiscono un modello con carattere di esemplarità di un'agricoltura italiana che vuol essere vocata alla qualità e all'alta remunerazione per ettaro: altro che ridicolo scientifico! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, mi soffermerò solo su alcuni punti che ritengo peculiari della norma oggi in discussione. La norma recita che la produzione biologica è attività di interesse nazionale con funzione sociale ed ambientale per lo sviluppo rurale, la tutela dell'ambiente, la salvaguardia della biodiversità e lo sviluppo sostenibile. Cari colleghi e Governo, grazie alla posizione e alla conformazione della nostra penisola con le sue isole, la varietà di climi, la diversità di altitudini e latitudini, la biodiversità in Italia esiste per natura. Quella biodiversità che va assolutamente tutelata e che occorre contrapporre all'appiattimento della più forsennata globalizzazione. (Applausi). Se aggiungiamo anche la nostra storia, la nostra grande cultura, unica al mondo in fatto di cibo e di cucina, il fatto che l'UNESCO abbia inserito la dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, definendola un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, possiamo comprendere perché abbiamo il maggior numero di aziende di produzione e trasformazione con metodo biologico in Europa. Siamo fra i primi Paesi al mondo in termini di export , siamo fra i primi Paesi in Europa per superfici dedicate alla produzione biologica con circa due milioni di ettari, abbiamo avuto negli ultimi anni i maggiori indici di crescita in Europa con i nostri agrumi, i nostri oli, i frumenti, i vini, gli ortaggi e quant'altro. Tutto ciò con un e-commerce in continua crescita, che facilita la diffusione dei prodotti anche delle più piccole aziende che creano tipicità, qualità e specialità. È infatti proprio su questa dimensione, sul parametro della botte piccola, che riusciamo a distinguerci trovando e creando mercato. In questo settore operano tante piccole e medie aziende, tante di quelle partite IVA presenti in tutti i settori dell'economia, sovente tartassate su tanti fronti che costituiscono il nerbo portante dell'economia italiana. Quelle aziende dove dipendenti, responsabile e titolare ogni mattina si devono armare di scudi, spade ed elmi per iniziare a combattere e ciò solo per produrre, creare e costruire in tutti i settori dell'economia italiana. Tornando però al tema dell'agroalimentare, mi vengono in mente, ad esempio, i fancy food show , dove gli stand dei produttori italiani sono sempre fra i più visitati e affollati. In questo contesto, ecco che prevedere il marchio del biologico italiano, che contraddistingue i prodotti ottenuti con metodo biologico con materie prime coltivate o allevate in Italia, diventa una garanzia in più per i consumatori e i produttori, soprattutto nell'ambito dell' export , dove tutti i prodotti del settore agroalimentare italiano, non solo quelli che seguono il metodo dell'agricoltura biologica, sono assai apprezzati e anche imitati - ahinoi - spesso in modo non lecito.