[pronunce]

Nel caso in esame, come del resto non è contestato dalla difesa della Camera, il remittente ha enunciato chiaramente le ragioni del conflitto, ha lamentato la violazione dell'art. 68, primo comma, Cost. e la menomazione delle proprie attribuzioni (v., ex plurimis, le sentenze n. 10 e n. 11 del 2000, n. 421 del 2002). 3.–– Nel merito il conflitto non è fondato. Questa Corte ha ripetutamente affermato e di recente ribadito, dopo l'entrata in vigore della legge 20 giugno 2003, n. 140, da un lato, che non ogni opinione espressa da un parlamentare rientra nella previsione dell'art. 68, primo comma, Cost., perché altrimenti l'immunità si risolverebbe in un privilegio personale confliggente in modo irrimediabile con principi costituzionali fondamentali e diritti di altri soggetti; dall'altro, che non soltanto «rientrano nella sfera dell'insindacabilità tutte le opinioni manifestate con atti tipici nell'ambito dei lavori parlamentari», ma pure che le attività non tipizzate «si debbono considerare “coperte” dalla garanzia di cui all'art. 68, nei casi in cui si esplicano mediante strumenti, atti e procedure, anche “innominati”, ma comunque rientranti nel campo di applicazione del diritto parlamentare, che il membro del Parlamento è in grado di porre in essere e di utilizzare proprio solo e in quanto riveste tale carica» (v. sentenza n. 120 del 2004, ma anche sentenze n. 56 del 2000, n. 509 del 2002 e n. 219 del 2003). Ciò che conta è pur sempre l'esistenza del nesso funzionale tra opinione espressa ed attività non genericamente politica bensì parlamentare, anche se le caratteristiche di quest'ultima e di conseguenza quelle dello stesso nesso funzionale non possono essere rigorosamente definite in astratto «in ragione dell'inscindibile legame tra conflitto e singola fattispecie» (v. la citata sentenza n. 120 del 2004). Nell'ambito di tale orientamento giurisprudenziale si è altresì affermato che non è decisiva la localizzazione dell'attività in questione all'interno o all'esterno dei palazzi del Parlamento e che, per quanto concerne la divulgazione delle opinioni espresse da parlamentari, quel che rileva è la sostanziale identità di contenuti fra l'opinione come espressa in un atto tipico inteso nei sensi suindicati, e quindi caratterizzata dal nesso funzionale, ed il messaggio che siffatta opinione divulga. 4.–– Ciò premesso, si osserva che la mancata partecipazione dei componenti il gruppo di “Forza Italia” al convegno di Palermo sul riciclaggio riguardò non soltanto i deputati, ma anche i senatori e che il loro rappresentante in seno alla Commissione parlamentare, senatore Roberto Centaro, per giustificare l'astensione inviò una lettera al Presidente della Commissione antimafia, di contenuto non dissimile dalle opinioni espresse dai deputati Mancuso e Maiolo, lettera poi divulgata nel corso della stessa conferenza stampa in cui furono rese pubbliche le opinioni di questi ultimi; tanto che davanti allo stesso Tribunale di Roma pendeva analogo procedimento penale quando il Senato della Repubblica, con deliberazione del 27 gennaio 2000, dichiarò che le opinioni espresse dal senatore Centaro dovevano considerarsi coperte dalla immunità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il conflitto di attribuzioni promosso dall'attuale ricorrente fu risolto in senso favorevole al Senato della Repubblica con la sentenza n. 219 del 2003. Con tale pronuncia questa Corte, facendo applicazione dei principi sopra enunciati, ha ritenuto che le Commissioni parlamentari d'inchiesta, quale la Commissione antimafia, siano anch'esse articolazioni del Parlamento, sicché parlamentari sono le attività che si svolgono nel loro seno o con riguardo al loro funzionamento. Da tanto la Corte ha dedotto che la lettera inviata dal senatore suddetto al Presidente della Commissione per esprimere le ragioni politiche che avevano motivato la scelta di “Forza Italia” di astenersi dalla partecipazione al convegno sul riciclaggio era esercizio di funzioni parlamentari, ancorché espresse in un atto (la lettera) in senso stretto non tipico dell'attività parlamentare. La Corte ha concluso che ad essere divulgate erano opinioni espresse da un parlamentare in un atto legato dal nesso funzionale con l'attività parlamentare, ed in quanto tale rientrante nella sfera di immunità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. I principi suindicati conducono alla stessa valutazione per quanto concerne la condotta del deputato Mancuso. Questi, infatti, durante la conferenza stampa ha espresso propositi ed opinioni nella sostanza non diversi da quelli già comunicati al Presidente della Commissione antimafia e la cui essenza era costituita dal rifiuto di partecipare ad una manifestazione insieme con un magistrato che a suo dire distorceva a finalità politiche la funzione connessa all'incarico di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. Alla medesima conclusione si perviene riguardo al comportamento addebitato al deputato Maiolo, della quale fu divulgata la lettera inviata al capo del gruppo di appartenenza. Comunque, infatti, si vogliano definire i gruppi parlamentari, non si può dubitare che essi costituiscano uno dei modi, se non il principale, di organizzazione delle forze politiche in seno al Parlamento, sicché questa Corte li ha indicati come il riflesso istituzionale del pluralismo politico (sentenza n. 49 del 1998). Ne consegue che la lettera indirizzata al capo del gruppo parlamentare di “Forza Italia”, con lo scopo di rendere nota al destinatario l'opinione dell'autrice sul comportamento da tenere nella Commissione antimafia in occasione del convegno di Palermo, costituisce esplicazione di attività parlamentare nel senso che qui rileva e rientra pertanto nella previsione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Si deve quindi dichiarare che spetta alla Camera affermare che le dichiarazioni rese dai deputati Mancuso e Maiolo, per le quali pende procedimento penale davanti al GUP del Tribunale di Roma, concernono opinioni espresse da membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che spetta alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dai deputati Filippo Mancuso e Tiziana Maiolo, oggetto del procedimento penale pendente davanti al Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma, concernono opinioni espresse da membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 settembre 2004. F.to: Carlo MEZZANOTTE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 settembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA