[pronunce]

Il giudice a quo, inoltre, dà conto del fatto che i conservatori, le accademie e gli istituti di alta cultura sono stati assoggettati ad una radicale riforma ad opera della legge 21 dicembre 1999, n. 508, il che imporrà in futuro un sistema particolare di reclutamento degli insegnanti; l'art. 2, comma 6, di tale legge ha, infatti, trasformato le graduatorie permanenti cui aspirano i ricorrenti in graduatorie “ad esaurimento”. Ciò non toglie, però, che proprio la norma in ultimo citata ha riconosciuto la possibilità di fare ricorso, per la creazione di tali graduatorie, alle procedure della legge n. 124 del 1999, come ha riconosciuto anche il Consiglio di Stato nel proprio parere n. 485 del 2001. Da tanto consegue, ad avviso del TAR di Lecce, che le procedure di abilitazione riservata sono identiche per tutte le citate categorie di docenti, il che impone una declaratoria di illegittimità costituzionale della norma impugnata nei termini di sopra riportati. 2. — Si sono costituiti in giudizio davanti a questa Corte tutti i ricorrenti, chiedendo l'accoglimento della prospettata questione. La difesa dei docenti nota innanzitutto che la questione è rilevante perché dal suo accoglimento deriva per gli stessi il diritto all'inserimento nelle graduatorie nazionali e, in concreto, quello all'ingresso in ruolo, «stante l'esaurimento degli inclusi a pieno titolo nelle graduatorie» medesime. Ciò posto, dopo aver ricapitolato le principali tappe dell'evoluzione legislativa nella complessa materia, la difesa dei ricorrenti rammenta che le sessioni riservate di abilitazione di cui agli artt. 2 e 3 della legge n. 124 del 1999 hanno costituito indubbiamente una normativa transitoria finalizzata all'obiettivo di sanare le posizioni di precariato scolastico accumulatesi negli anni. La lentezza nello svolgimento delle relative procedure, però, ha fatto sì che i decreti ministeriali di aggiornamento delle graduatorie permanenti venissero emanati in epoca assai distante dall'entrata in vigore della legge n. 124 del 1999 (decreti ministeriali 27 marzo 2000, n. 123, e 18 maggio 2000 per gli insegnanti delle scuole elementari e medie, decreto ministeriale 7 dicembre 2000, n. 426, per gli insegnanti delle accademie e dei conservatori), sicché in tale periodo intermedio parecchi docenti avevano maturato il requisito dei 360 giorni di precariato (di cui 180 a decorrere dall'anno scolastico 1994-1995) che avrebbe consentito loro di partecipare alla sessione riservata. Di tali situazioni si è fatto carico il legislatore dettando la norma impugnata, che ha prolungato il termine al 27 aprile 2000, con l'intento di sanare il più ampio numero di posizioni, come è dimostrato dal fatto che, con ordinanza ministeriale 2 gennaio 2001, n. 1, è stata bandita un'ulteriore sessione riservata di abilitazione per tutti coloro che non avevano fatto domanda, mancando del requisito di anzianità, in occasione della precedente tornata di concorsi. L'art. 1, comma 6-bis, del d.l. n. 240 del 2000, però, non ha tenuto conto degli aspiranti alla docenza nell'ambito dei conservatori e delle accademie di belle arti, il che determina un'evidente irrazionalità soprattutto per quelli (fra cui i ricorrenti) che, ammessi con riserva alla sessione di abilitazione, hanno superato le relative prove. La diversità di trattamento tra le varie categorie di docenti è, a parere della difesa, inspiegabile, poiché il meccanismo di reclutamento previsto dagli artt. 1, 2 e 3 della legge n. 124 del 1999 è evidentemente lo stesso, così come identiche sono la creazione delle graduatorie permanenti e la prima integrazione delle medesime. D'altra parte, come il TAR ha osservato, la parificazione dei sistemi di concorso si deve far risalire all'art. 2 della legge n. 417 del 1989, istitutiva del citato doppio canale. Il semplice confronto fra l'art. 2, comma 4, e l'art. 3, comma 3, della legge n. 124 del 1999 dimostra come i requisiti di accesso alle sessioni riservate siano in tutto identici, sicché la diversità di trattamento determinata dalla norma impugnata si palesa ancor più irragionevole. Ad ulteriore supporto delle proprie argomentazioni la difesa delle parti private rileva che nessuna influenza può avere, in relazione alla presente questione, la riforma di cui alla legge n. 508 del 1999. Infatti, benché l'art. 2, comma 6, di tale legge abbia trasformato le graduatorie dei docenti di accademie e conservatori in graduatorie ad esaurimento, ciò significa solo che esse non verranno più aggiornate, ma non può modificare la posizione dei ricorrenti, che è antecedente a tale riforma; oltre a ciò, a tutt'oggi non sono stati emanati i decreti che dovrebbero regolamentare la selezione dei docenti del settore artistico, né la citata legge n. 508 del 1999 ha esercitato alcuna funzione di abrogazione delle procedure concorsuali in atto. È, anzi, lo stesso art. 2, comma 6, della legge n. 508 del 1999 a fare rinvio alle graduatorie permanenti istituite ai sensi della legge n. 124 del 1999; ciò dimostra l'irrazionalità dell'esclusione, per gli insegnanti del settore, di una norma che è parte integrante di quella disciplina transitoria, la quale «per ogni altro aspetto è estesa in maniera perfettamente parallela e continua a tutto il personale della scuola». La norma impugnata, quindi, sarebbe lesiva del principio di uguaglianza, dell'art. 4 Cost., in quanto costituisce un'indebita limitazione dell'accesso al lavoro dei cittadini, nonché dell'art. 97 Cost., perché la restrizione dei criteri di ammissione al concorso riservato si risolve in una pregiudiziale selezione del personale docente, certamente non idonea a garantire il miglior andamento dell'amministrazione scolastica. 3. — È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata non fondata. La difesa erariale osserva che le censure prospettate dal giudice a quo appaiono incentrate sull'assunto dell'estensibilità al personale docente delle accademie e dei conservatori di musica di un beneficio previsto in favore dei docenti delle scuole e degli istituti di cui all'art. 2, comma 2, della legge n. 124 del 1999. Tale assunto è, tuttavia, privo di fondamento, trattandosi di categorie di insegnanti diverse regolate da discipline differenziate. Ciò può desumersi sia dal fatto che la legge n. 124 del 1999, nell'innovare le modalità di accesso ai ruoli del personale docente, ha tenuto distinte quelle rispettivamente proprie di ciascuna delle due suddette categorie, sia dalla circostanza che la legge n. 508 del 1999, nel prevedere la riforma delle accademie e dei conservatori, ne ha confermato le peculiarità trasferendone la gestione dal Ministero della pubblica istruzione al Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica.