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Secondo la teoria della prevenzione generale, nella sua più recente elaborazione denominata « teoria della prevenzione generale positiva », la forte disapprovazione sociale favorisce e stabilizza l'identificazione della maggioranza dei cittadini con il sistema di valori protetto dall'ordinamento giuridico. Considerato dal punto di vista della psicologia collettiva, il diritto penale assolve, dunque, A una funzione di socializzazione, allo stesso modo di istituzioni quali la famiglia, la scuola, il gruppo e la comunità. L'effettività di questa rimarchevole funzione è tuttavia subordinata al « principio di certezza della pena ». L'effetto di ammonimento e di moralizzazione prodotto dalla minaccia della pena viene meno se alla minaccia della sanzione non segue la sua effettiva applicazione nei casi di trasgressione del precetto penale: l'obiettivo della prevenzione generale risulterà tanto più raggiungibile quanto minori saranno le chance di impunità degli autori dei reati. Il presente disegno di legge costituzionale, che ripropone il testo dell'atto Senato n. 379 presentato nella precedente legislatura, è stato concepito proprio per salvaguardare e garantire il concetto di « certezza della pena ». Analizzando a fondo la nuova formulazione proposta dell'articolo 27 della Costituzione, si può notare come al terzo comma, che introduce questo principio, si afferma che « La pena (...) assicura la giusta punizione del reo per il fatto commesso e la prevenzione generale e speciale del reato e deve tendere, con la collaborazione del condannato, alla sua rieducazione », confermando così la ferma intenzione di voler subordinare il concetto di « certezza della pena » alla teoria della prevenzione generale o dell'intimidazione e dissuadendo i consociati, con la minaccia di una pena esemplare e senza chance di impunità per i criminali, dal violare le norme dell'ordinamento. In questo modo, uno dei limiti del vigente articolo 27 della Costituzione, e cioè quello relativo all'impossibilità da parte del giudice di erogare pene esemplari che fungano da ammonimento per i consociati, verrebbe automaticamente eliminato. Proseguendo nell'analisi del terzo comma, si introduce la volontà di stabilire « con legge i limiti della finalità rieducativa in rapporto con le altre finalità e con le esigenze di difesa sociale », affermando così la netta volontà di subordinare e limitare la finalità rieducativa della pena, ormai definita « in crisi » dalle più autorevoli correnti di pensiero giurisprudenziali, con legge e in rapporto stretto con le altre finalità di interesse collettivo nonché con le esigenze di difesa sociale.. Art. 1. 1. L'articolo 27 della Costituzione è sostituito dal seguente: « Art. 27. – La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. La pena, che non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, assicura la giusta punizione del reo per il fatto commesso e la prevenzione generale e speciale del reato e deve tendere, con la collaborazione del condannato, alla sua rieducazione. Sono stabiliti con legge i limiti della finalità rieducativa in rapporto con le altre finalità e con le esigenze di difesa sociale. Non è ammessa la pena di morte. La legge determina, secondo princìpi conformi alle disposizioni di cui al presente articolo, le finalità e le modalità delle misure di sicurezza personali ».