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Modifiche alla legge 28 aprile 2022, n. 46, in materia di esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare. Onorevoli Senatori . – L'articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, riconosce la specificità del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, separandone la disciplina rispetto al restante pubblico impiego e creando un unico raggruppamento con il preciso intento di regolarne il complesso dei diritti e doveri in maniera congiunta. Il Comparto è stato però segnato, per lungo tempo, da una profonda differenza tra i Corpi ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Polizia penitenziaria e Vigili del fuoco), il cui personale ha avuto il diritto di organizzarsi in sindacati, e le Forze armate e Forze di polizia ad ordinamento militare (Carabinieri e Guardia di finanza), il cui personale, secondo l'indirizzo giurisprudenziale della Corte costituzionale, ha potuto tutelare i propri diritti soltanto attraverso gli organi di rappresentanza, introdotti dalla legge 11 luglio 1978, n. 382. Con la sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 2018 è finalmente caduto il dogma per il quale i militari non possano costituire associazioni sindacali. La Corte ha infatti espressamente previsto che i militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale di categoria con possibilità di esercitare tale diritto immediatamente, seppur nei limiti della legislazione allora vigente, anche in assenza dell'intervento del legislatore. Il legislatore può comunque fissare condizioni e limiti per l'esercizio del diritto sindacale da parte dei militari. La Corte, in accordo con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ha stabilito infatti un importante principio: la libertà di riunione e associazione, nella quale rientra la libertà sindacale, non può essere negata e deve essere assicurata senza discriminazioni; è possibile prevedere per legge restrizioni all'esercizio del diritto sindacale per alcune categorie, tra cui i militari, ma solo se necessarie alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, alla difesa dell'ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale e alla protezione dei diritti e delle libertà altrui. Quindi la Corte non solo ha stabilito che gli organismi di rappresentanza, organici alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare, non siano sufficienti a compensare l'assenza del diritto sindacale, dal momento che la libertà sindacale presuppone la facoltà di dare vita a forme autonome di rappresentanza, ma ha affermato anche che le eventuali limitazioni al diritto sindacale debbano essere giustificate dalla necessità di garantire esigenze vitali per uno Stato democratico ed espressamente indicate dall'articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Il legislatore non ha quindi piena libertà di introdurre condizioni e limiti all'attività sindacale dei militari, garantita dall'articolo 39 della Costituzione, ma deve intervenire solo dove i compiti e le finalità delle Forze armate rischierebbero di essere compromesse. La legge n. 46 del 2022 è invece un insieme di restrizioni del tutto arbitrarie ed ingiustificate, in alcuni casi tali da sopprimere totalmente il diritto sindacale. Il presente disegno di legge propone quindi una serie di modifiche, di seguito descritte, con l'obiettivo di risolvere tali criticità. L'articolo 1 della legge definisce il diritto di associazione sindacale per i militari in aderenza alla sentenza n. 120 del 2018 della Corte costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1475, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, nella parte in cui prevede che « I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali » invece di prevedere che « I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali ». Il comma 1 dell'articolo 1 della legge n. 46 del 2022 prevede infatti che « in deroga al comma 1 » dell'articolo 1475 (che stabilisce che « La costituzione di associazioni o circoli fra militari è subordinata al preventivo assenso del Ministro della difesa »), « i militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale per singola Forza armata o Forza di polizia a ordinamento militare o interforze ». Vengono esclusi però dal diritto di libera organizzazione sindacale i militari « della riserva e del congedo » (comma 2). Si osserva preliminarmente che ai sensi dell'articolo 880 del codice dell'ordinamento militare la riserva è una categoria del congedo, quindi escludere i militari in congedo escluderebbe automaticamente anche i militari della riserva. Probabilmente il legislatore con la parola « congedo » ha inteso riferirsi al « congedo assoluto ». In ogni caso, la Corte costituzionale ha sancito che « i militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale » e il personale in congedo è da considerarsi militare. Ciò è rinvenibile nell'articolo 621 del codice dell'ordinamento militare, che stabilisce che « è militare il cittadino che presta servizio armato a difesa della Patria, nella posizione di servizio o in congedo », nell'articolo 874 del codice dell'ordinamento militare che, nel definire le posizioni di stato giuridico distingue i militari tra servizio permanente, servizio temporaneo e congedo, nell'articolo 622 del codice dell'ordinamento militare che stabilisce che lo stato di militare si perde esclusivamente per degradazione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e in seguito a condanna alla reclusione non inferiore a due anni per taluni delitti contro la pubblica amministrazione. I militari della riserva hanno obblighi di servizio in tempo di guerra o di grave crisi internazionale (articolo 887 del codice dell'ordinamento militare), mentre i militari in congedo assoluto, pur non essendo vincolati ad obblighi di servizio neppure in tempo di guerra o di grave crisi internazionale, conservano il grado e l'onore dell'uniforme, e sono soggetti alle disposizioni di legge riflettenti il grado e la disciplina (articolo 880 del codice dell'ordinamento militare). In entrambi i casi vi è una riduzione degli obblighi d'istituto e non la perdita dello status di militare. Peraltro la legge non esclude i militari dell'ausiliaria che è anch'essa categoria del congedo (articolo 880 del codice dell'ordinamento militare). Il divieto di adesione ai sindacati militari del personale in congedo esclude tale personale dalla possibilità di tutela dei propri interessi, dal momento che permane per essi l'impossibilità di iscriversi ad altre associazioni sindacali e, anche qualora questo fosse possibile, queste ultime non potrebbero comunque tutelare gli interessi dei militari. Pertanto il disegno di legge, nel riformulare il comma 2 dell'articolo 1 della legge n. 46 del 2022, come punto di mediazione, concede il diritto alla sindacalizzazione anche al personale della riserva, escludendo solo il personale del congedo assoluto.