[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 275, comma 3, del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, promossi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia con ordinanza del 13 novembre 2010 e dalla Corte di cassazione con ordinanza del 5 aprile 2011, rispettivamente iscritte ai nn. 146 e 148 del registro ordinanze 2011 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 18 ottobre 2011 il Giudice relatore Giuseppe Frigo.. Ritenuto che, con ordinanza del 13 novembre 2010, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 13, primo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 275, comma 3, del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui «non consente la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari in relazione al reato di cui all'art. 575» del codice penale (omicidio volontario); che il giudice rimettente è investito della decisione sull'istanza di revoca della misura della custodia cautelare in carcere o di sostituzione della stessa con gli arresti domiciliari, proposta dal difensore di una persona sottoposta a giudizio, nelle forme del rito abbreviato, per il reato di omicidio volontario commesso in danno della madre convivente; che, in punto di fatto, il giudice a quo riferisce che la custodia cautelare era stata disposta a seguito di arresto nella «quasi flagranza» effettuato presso l'abitazione dell'imputato, il quale aveva chiamato telefonicamente le forze dell'ordine affermando di aver soffocato poco prima la madre premendole sul volto un cuscino; che, nel corso dell'interrogatorio reso all'udienza di convalida dell'arresto, l'imputato, nel rendere ampia confessione, aveva dichiarato di avere commesso il fatto a causa dello stato di angoscia e di frustrazione in lui indotto dalla demenza senile e dal grave carcinoma da cui era afflitta la madre; che, dopo la richiesta di giudizio immediato formulata dal pubblico ministero, il difensore munito di procura speciale aveva chiesto la definizione del giudizio nelle forme del rito abbreviato, subordinando la richiesta all'espletamento di una perizia psichiatrica volta a verificare la capacità di intendere o di volere dell'imputato al momento del fatto; che, ammesso il rito abbreviato e nelle more del deposito della relazione peritale, la difesa aveva presentato richiesta di revoca o sostituzione della misura, evidenziando che il fatto ascritto - pur grave - era «isolato rispetto al contesto di vita dell'imputato», persona incensurata e dedita al volontariato, che aveva sempre convissuto con la madre, negli ultimi tempi anche accudendola; che, ad avviso del rimettente, le ragioni addotte dalla difesa, unitamente alle particolarità della vicenda concreta - seppure inidonee a dimostrare il venir meno delle esigenze cautelari, connesse al pericolo di commissione di reati della stessa specie - farebbero ritenere effettivamente adeguata a soddisfarle la meno costrittiva misura degli arresti domiciliari; che all'accoglimento dell'istanza osterebbe, tuttavia, la preclusione, introdotta dalla novella legislativa modificativa dell'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. , in forza della quale, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza per una serie di reati, tra cui quello di omicidio volontario, «è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari»; che, secondo il giudice a quo, tale disposizione presenterebbe, però, profili di illegittimità costituzionale, con riferimento agli artt. 3, 13, primo comma, e 27, secondo comma, Cost.; che, al riguardo, il rimettente rileva come questa Corte, con la sentenza n. 265 del 2010, abbia già dichiarato costituzionalmente illegittima la norma censurata, per contrasto con i parametri costituzionali dianzi indicati, nella parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui agli artt. 600-bis, primo comma, 609-bis e 609-quater cod. pen. , è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì, l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure; che, ad avviso del rimettente, le medesime considerazioni svolte dalla Corte nella citata sentenza varrebbero anche in relazione al delitto di omicidio volontario; che, in questa prospettiva, la presunzione censurata si porrebbe in contrasto sia con il principio di uguaglianza, sancito dall'art. 3 Cost., per l'irrazionale assoggettamento a un medesimo regime cautelare di situazioni oggettivamente e soggettivamente differenti e per l'ingiustificata disparità di trattamento connessa al fatto che, tra i reati a «custodia carceraria necessaria», non figurano delitti puniti più gravemente di quello oggetto del giudizio a quo, quali quelli previsti dagli artt. 285 e 422 cod. pen. ; sia con il principio di inviolabilità della libertà personale, enunciato dall'art. 13 Cost., in forza del quale il sacrificio di detto bene primario va contenuto nei limiti indispensabili a soddisfare le esigenze cautelari riconoscibili nel caso concreto; sia, infine, con la presunzione di non colpevolezza, espressa dall'art. 27, secondo comma, Cost., in quanto attribuirebbe alla misura cautelare tratti funzionali tipici della pena; che è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, in subordine, infondata; che, con ordinanza del 22 marzo 2011, la Corte di cassazione ha sollevato questione di legittimità costituzionale del medesimo art. 275, comma 3, cod. proc. pen.