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gli ultimi dati di monitoraggio ambientale (maggio 1999) hanno infatti segnalato un costante aumento della conducibilità elettrica e del COD nelle acque circostanti. Tale tipologia di rifiuto è stato classificato ai fini di un eventuale smaltimento (Deliberazione C.I. 27 luglio 1984) come rifiuto speciale non tossico - nocivo. La caratterizzazione chimica del polverino ha evidenziato l'elevata presenza di metalli pesanti (piombo, cadmio e cromo esavalente) e la sua classificazione ai fini di un eventuale smaltimento (Deliberazione C.I. 27 luglio 1984) come rifiuto tossico - nocivo. Esso è inoltre infiammabile ed esplosivo quando macinato e libera a contatto con acqua arsine e fosfine. Nel comune di Ceregnano, in località Lama Polesine, sono presenti ingenti quantità di fluff all'interno e all'esterno di un capannone di proprietà della società Geotecas. Anche in questo caso il comune sta operando in via sostitutiva in danno dei responsabili inadempienti. Principali caratteristiche ambientali. Dal punto di vista idrologico l'area è circondata da acque superficiali consistenti in: bacino di cava (lato sud), fossati d'irrigazione a confine dell'area (lati nord, est ed ovest), canali di bonifica (scolo Cesta e Ceresolo). Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I finanziamenti finora ottenuti dalla provincia e dalla regione per la messa in sicurezza e bonifica del sito di Mardimago ammontano a 980 milioni. Circa 250 milioni sono stati spesi per i primi interventi di messa in sicurezza dell'area e per la caratterizzazione preliminare di tutto il sito. La restante cifra sarà utilizzata per l'inizio dell'intervento di bonifica dei cumuli di sale da conceria e del polverino. Il costo totale dell'intervento di bonifica e ripristino ambientale è stato stimato in circa 13 miliardi di lire, dei quali 4 per il sito di Ceregnano. Piano di caratterizzazione. Da elaborare Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. La messa in sicurezza del sale da conceria è stata effettuata mediante una copertura con tettoia e teli di idonea resistenza per impedire il percolamento delle acque meteoriche mentre quella del fluff è consistita nella realizzazione di arginature attorno al cumulo e di un sistema di bagnatura della superficie del cumulo al fine di minimizzare i fenomeni di combustione e la conseguente dispersione di aerosol e fumi dannosi per la salute pubblica. Il progetto preliminare di bonifica del sito di Mardimago prevede per il fluff due alternative: A) Smaltimento transfrontaliero del rifiuto ad esempio in cave o miniere in Germania, disponibili ad accettare il materiale (costo pari a circa 9 miliardi). B) Declassazione ai fini dello smaltimento di parte del materiale contaminato (costo pari a circa 7 miliardi), attraverso le seguenti fasi: smassamento e separazione meccanica del rifiuto (separazione in lotti omogenei, vagliatura meccanica nelle due classi granulometriche > e < 4 mm, lavaggio con acqua in pressione, caratterizzazione chimica delle due frazioni ottenute); smaltimento finale del rifiuto in discariche italiane di seconda categoria - tipo B. Per quanto riguarda il sale è prevista la rimozione ed il suo recupero come antighiaccio stradale (costo circa 200 milioni). Il polverino, in considerazione delle quantità limitate, sarà rimosso e smaltito in discarica (costo circa 8 milioni). Una volta rimossi i rifiuti si procederà alla valutazione del grado di contaminazione dei terreni sottostanti e delle acque superficiali e di falda. Un progetto preliminare di bonifica del sito di Ceregnano prevede l'asportazione e lo smaltimento del fluff in discarica autorizzata (costo circa 4 miliardi). PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO Comune - Località. Bolzano. Tipologia dell'intervento. Bonifica aree industriali dismesse. Perimetrazione. Lo stabilimento Aluminia, edificato nei primi anni '30, si trova nell'area industriale di Bolzano. Inizialmente l'area presentava dislivelli successivamente colmati con materiale di riporto; con l'ampliamento dello stabilimento, si resero necessari altri riempimenti realizzati anche con materiale proveniente dalla demolizione di vecchi capannoni e sale forni, e molto probabilmente con impiego di scorie di produzione provenienti da altri stabilimenti della zona industriale (Magnesio, Acciaierie). Lo stabilimento produceva alluminio a partire dalla bauxite, costituita dal 58% di sesquiossido di Al (Al(base)2 0(base)2), mescolata con il 23% di ossidi di ferro, 2,5 di silice (Sio(base)2), 3,5% di ossido di titanio ed acqua. Attraverso varie trasformazioni ed ampliamenti, lo stabilimento ha continuato a produrre alluminio fino al 1991 (è ancora attiva la produzione secondaria degli estrusi): in tutti gli anni di atti-vità, i fanghi ricchi di fluoruri vennero raccolti ed accumulati nei piazzali dello stabilimento per poi essere portati in discariche, cosi come i residui dei forni delle sale denominati Bz2, che furono accumulati e spianati nella parte sud-est dello stabilimento, area in cui lo spessore di tale accumulo è testimoniato da scarpate alte circa tre metri. L'inquinamento maggiore è provocato dal fluoruro (presente nella criolite), che può raggiungere le più importanti matrici ambientali attraverso i seguenti meccanismi fisici: diffusione di fumi e polveri in atmosfera, infiltrazione delle acque di percolazione provenienti dagli accumuli di stoccaggio delle scorie, percolazione attraverso i materiali provenienti dalla demolizione di parti dello stabilimento ed utilizzati per rilevati nell'area dello stesso; perdite dalle vasche di decantazione dei fanghi. Lo stabilimento magnesio, che ha iniziato le sue attività di produzione nell'aprile 1938, ha prodotto negli anni successivi le seguenti sostanze: carburo di calcio, magnesio (metodi Pidgeon e Bolzano), ferro, silicio e ossido di bario. La lavorazione predominante all'interno dell'area è stata certamente quella relativa alla produzione del magnesio, il cui residuo di lavorazione è un materiale di formula chimica Ca(base)2SiO(base)4 (silicato bicalcico). Fino alla fine del 1983, la presenza di questo residuo di lavorazione non costituiva problema ambientale, poiché veniva conferito ai cementifici che lo usavano come "filler" all'interno del loro processo produttivo. Motivazioni di carattere economico, hanno in seguito indotto la soc. Magnesio ad accumulare, dapprima saltuariamente (1983, 1984) poi con regolarità (dal 1985 fino alla cessazione della produzione avvenuta nel febbraio 1992), il residuo su di un'area situata all'interno dello stabilimento. Principali caratteristiche ambientali. L'area relativa allo stabilimento Aluminia è situata lungo la sinistra idrografica del fiume Isarco, in particolare nella parte terminale del suo conoide. Il terreno ha un andamento pianeggiante con diversi piani tra piazzali e scantinati: in particolare i piazzali sono realizzati su rilevati e quindi a quote superiori rispetto ai terreni adiacenti ad est e sud-est.