[resaula]

con una comunicazione pubblicata il 26 giugno 2015, l'Agenzia europea dei medicinali (EMA) ha raccomandato diverse misure al fine di garantire che i pazienti e gli operatori sanitari usino correttamente gli autoiniettori di adrenalina. In particolare, l'EMA ha raccomandato agli operatori sanitari di provvedere alla prescrizione di due autoiniettori che i pazienti devono portare con sé in ogni momento; l'Italia ha recepito questa raccomandazione in modo incompleto e frammentario. Nel nostro Paese, l'Agenzia italiana del farmaco con determinazione del 5 agosto 2005, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 31 agosto 2005, ha riclassificato l'adrenalina autoiniettabile in fascia H, rendendo la sua distribuzione possibile solamente attraverso le farmacie ospedaliere e territoriali su prescrizione dello specialista allergologo operante in strutture pubbliche. Tuttavia, ad oggi, ad eccezione di pochissime regioni, viene prescritto e fornito gratuitamente un solo autoiniettore di adrenalina; la classificazione in fascia H non tiene conto delle necessità dei pazienti e contribuisce a creare incongruenze a livello territoriale, causando una disparità di trattamento dei cittadini; l'erogazione delle due dosi degli autoiniettori di adrenalina è legata ai percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) e, di conseguenza, l'eterogeneità dei PDTA regionali contribuisce ad aumentare la disparità di accesso alla cura da parte dei pazienti; ciò rende difficile l'accesso all'adrenalina e non risponde alla necessità di intervenire rapidamente per arrestare la possibile crisi anafilattica, si chiede di sapere: se sia possibile valutare, insieme alle autorità competenti, una riclassificazione dell'autoiniettore di adrenalina in regime di fascia A, al fine di rendere più facile l'accesso al farmaco ed omogenea la sua somministrazione a livello regionale; se si intenda provvedere all'inserimento degli autoiniettori nei livelli essenziali di assistenza, al fine di facilitare la gestione dei pazienti e contribuire al raggiungimento dell'uniformità territoriale delle prestazioni sanitarie, nonché dei servizi per le persone affette da anafilassi. Atto n. 4-07316 LOREFICE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che da molti anni la gestione dei rifiuti in Sicilia vive nell'emergenza e la stessa Regione ha tra le più basse percentuali di raccolta differenziata in Italia. Per ovviare a questa situazione, il Governo regionale ha recentemente approvato il nuovo piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani in Sicilia, approvato con decreto presidenziale 12 marzo 2021, n. 8, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, supplemento ordinario del 9 aprile 2021. Esso prescrive che "la realizzazione di nuovi impianti non deve determinare impatti tali da provocare effetti negativi per la salute e per le componenti ambientali fondamentali, quali acqua, aria, suolo flora e fauna, tutelando il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, i territori agricoli, i sistemi idrici e le aree fragili"; considerato che: in contrada Timpazzo, all'interno del sito "Natura 2000" del territorio gelese, da circa 20 anni opera una discarica, nel tempo trasformata in piattaforma polifunzionale per il deposito e il trattamento dei rifiuti che, nel corso degli anni, ha subito numerosi interventi di ampliamento, ultimo dei quali autorizzato nel 2013 e sottoposto a diversi vincoli a seguito dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) regionale che lo ha autorizzato; recentemente la Regione, in palese violazione della normativa europea, pur accertando il mancato rispetto delle prescrizioni dell'AIA vigente da parte del gestore pubblico e ignorando il parere contrario del direttore della riserva naturale orientata "Biviere di Gela", quale soggetto pubblico deputato al rilascio dei pareri di legge per i progetti ricadenti nell'area, ha autorizzato una modifica sostanziale della discarica, consistente in un nuovo ampliamento dei volumi della stessa (più 700.000 metri cubi vasca E), con grave impatto sugli ecosistemi tutelati presenti nel sito e un altrettanto grave impatto sui cittadini dei comuni del comprensorio; nel medesimo parere l'ente gestore della riserva denunciava anche la violazione dell'articolo 5, comma 1, lett. k) , del decreto 17 ottobre 2007 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che prevede che nelle zone di protezione speciale (ZPS) è vietata la realizzazione di nuove discariche o nuovi impianti di trattamento e smaltimento di fanghi e rifiuti, nonché ampliamento di quelli esistenti in termini di superficie; tenuto conto che: la realizzazione originaria della discarica di Timpazzo e tutti i successivi ampliamenti con nuove installazioni impiantistiche risultano in contrasto con gli indirizzi strategici del piano di risanamento ambientale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 17 gennaio 1995 (all. 1); detti ampliamenti e installazioni di impianti nel sito di Timpazzo risultano anche in contrasto con un altro strumento di pianificazione territoriale sovraordinato, in quanto previsto dalle direttive UE, ovvero il piano di gestione della rete Natura 2000 "Biviere Macconi di Gela", approvato dalla stessa Regione con decreto del direttore generale n. 465 del 31 maggio 2016; considerato che: la chiusura della discarica della Sicula trasporti a Lentini e le normative speciali dovute all'emergenza sanitaria da COVID-19 hanno fatto sì che la Regione autorizzasse un aumento della capacità di conferimento nella discarica di Timpazzo, la quale ha visto incrementare di oltre il 100 per cento la quantità di rifiuti ammissibili su base annua, passando dalle 450 tonnellate previgenti alle 950 attuali. Anche tale aumento si pone in aperto contrasto con la normativa speciale che consente un aumento massimo della capacità di stoccaggio massimo del 50 per cento, come specificato dalla circolare ministeriale recante "Criticità nella gestione dei rifiuti per effetto dell'emergenza COVID 19 del 27 marzo 2020"; a gestione dei rifiuti da parte della Regione si è dimostrata fallimentare sotto tutti i punti di vista, facendo emergere in maniera chiara la totale incapacità di programmazione e gestione dell'ordinario e costringendo la popolazione a vivere in uno stato di costante emergenza; rilevato che: già in anni passati nell'impianto sono state accertate a seguito di controlli delle autorità competenti numerose e ripetute violazioni delle prescrizioni per l'esercizio dell'impianto previste dall'AIA del 2013 con grave danno all'ambiente, ai cittadini gelesi e del comprensorio; l'ampliamento della discarica, inoltre, va a impattare su un territorio già profondamente colpito a livello ambientale dalla presenza del petrolchimico e segnato da una grave crisi economica dovuta alla mancata riconversione economica a seguito della chiusura degli impianti della raffineria di Gela, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; come intenda agire, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare l'ampliamento della discarica sita in contrada Timpazzo e quindi la commissione di azioni palesemente in contrasto con le direttive UE in materia di economia circolare e di protezione della rete ecologica Natura 2000;