[pronunce]

che, nell'ambito della disciplina attuativa di tale principio, il divieto della testimonianza indiretta degli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria previsto dalla norma censurata è volto ad evitare che dichiarazioni assunte unilateralmente possano surrettiziamente confluire nel materiale probatorio utilizzabile in giudizio ed è coerente con la regola dettata dall'art. 500, comma 2, cod. proc. pen. , che mira a preservare la fase del dibattimento "da contaminazioni probatorie fondate su atti unilateralmente raccolti nel corso delle indagini preliminari" (v. ordinanza n. 36 del 2002); che anche la censura concernente la supposta irragionevole disparità di trattamento tra la disciplina impugnata e quella prevista per gli investigatori privati autorizzati, ex art. 327-bis, comma 3, cod. proc. pen. , all'espletamento di indagini difensive, è stata già ritenuta infondata da questa Corte, che ha osservato, "da un lato, che il divieto della testimonianza indiretta degli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria è coerente con il principio costituzionale del contraddittorio nella formazione della prova e, dall'altro, che interpretazioni della disciplina dell'incompatibilità a testimoniare degli investigatori privati che consentissero di aggirare le regole di esclusione probatoria si porrebbero in contrasto con l'art. 111, quarto comma, Cost." (sentenza n. 32 del 2002); che, infine, la disciplina censurata, finalizzata ad evitare l'elusione del contraddittorio ed essa stessa espressione di un principio assunto a regola costituzionale, non può ritenersi affetta da incoerenza e irragionevolezza neppure nelle ipotesi, menzionate nella sentenza n. 24 del 1992 e richiamate da uno dei rimettenti, in cui "l'esame dei testimoni-fonte obbligatoriamente indicati sia impossibile per morte, infermità o irreperibilità"; che, rispetto al momento in cui è intervenuta la sentenza n. 24 del 1992, è infatti significativamente mutato - per effetto delle modifiche legislative intervenute a far data dal d. l. 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 1992, n. 356 - anche "il sistema delle norme che disciplinano l'attività investigativa della polizia giudiziaria e il regime della lettura degli atti irripetibili" (sentenza n. 32 del 2002); che tale regime consente ora di dare lettura, a norma dell'art. 512 cod. proc. pen. e nel rispetto dei principi enunciati nel quarto e quinto comma dell'art. 111 Cost., degli atti assunti dalla polizia giudiziaria quando la formazione della prova in dibattimento è divenuta impossibile per fatti o circostanze imprevedibili; che nella medesima ottica deve essere quindi apprezzata l'innovazione al testo originario dell'art. 195, comma 4, cod. proc. pen. introdotta dalla legge 1 marzo 2001, n. 63, secondo cui la testimonianza indiretta non è vietata negli "altri casi", e cioè quando non ha per oggetto informazioni che sono, o dovrebbero essere, consacrate in verbali; che in tali situazioni, "non presentandosi l'esigenza di evitare l'aggiramento della regola di esclusione probatoria" di cui all'art. 111, quarto comma, Cost., "non sussiste alcun profilo di irragionevolezza nella disciplina che consente [...] di applicare le regole generali in tema di testimonianza indiretta" (sentenza n. 32 del 2002); che, non risultando profili diversi o aspetti ulteriori rispetto a quelli già valutati con le richiamate pronunce, le questioni vanno dichiarate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 195, comma 4, del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Lecce e dal Tribunale di Sondrio, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 5 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola