[pronunce]

che, all'udienza del 23 aprile 2002, le parti costituite hanno preso atto dell'approvazione da parte del Parlamento, in sede di conversione in legge del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 13 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali), di una modifica della disposizione denunciata, in quel momento peraltro non ancora entrata in vigore, concludendo anche in relazione ad essa; che la questione è stata, quindi, rinviata a nuovo ruolo; che, a seguito della successiva pubblicazione e dell'entrata in vigore della legge 24 aprile 2002, n. 75, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 13 del 2002, il cui art. 3-ter ha modificato l'impugnata disposizione dell'art. 63, comma 1, numero 4, del testo unico sull'ordinamento degli enti locali, la causa era nuovamente fissata nella camera di consiglio del 3 luglio 2002; che, con atto depositato il 4 maggio 2002, le parti ricorrenti, attori popolari nel giudizio a quo, avevano intanto chiesto che la Corte, previa fissazione di nuova udienza, sollevasse davanti a sé questione di legittimità costituzionale del nuovo testo dell'art. 63, comma 1, numero 4, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, nelle parti modificate e aggiunte dalla legge n. 75 del 2002, per contrasto con gli articoli 3, 24, 25, secondo comma, 97, 101, secondo comma, e 113 della Costituzione; che ha depositato altresì memoria il Comune di Rimini, contestando l'ammissibilità e la fondatezza della eccezione di legittimità costituzionale delle norme sopravvenute. Considerato che, successivamente all'udienza del 23 aprile 2002, e prima della nuova camera di consiglio fissata per il 3 luglio 2002, è entrata in vigore la legge 24 aprile 2002, n. 75, di conversione del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 13 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali), la quale ha introdotto nel decreto-legge convertito un articolo 3-ter, modificativo dell'art. 63, comma 1, numero 4, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, vale a dire della disposizione oggetto della presente questione di legittimità costituzionale; che, a seguito delle modifiche così introdotte, il nuovo testo del citato art. 63, comma 1, numero 4, prevede fra l'altro che "la pendenza di una lite in materia tributaria ovvero di una lite promossa ai sensi dell'art. 9 del presente decreto [vale a dire di una lite promossa in via di azione popolare per far valere azioni o ricorsi spettanti al comune, come nel caso di cui si discute nel giudizio a quo] non determina incompatibilità" (secondo periodo); che "la lite promossa a seguito di o conseguente a sentenza di condanna determina incompatibilità soltanto in caso di affermazione di responsabilità con sentenza passata in giudicato" (settimo periodo); e che "la presente disposizione si applica anche ai procedimenti in corso" (ultimo periodo: disposizione che, pur essendo inserita nel testo dell'art. 63 del testo unico, si riferisce, evidentemente, ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della predetta modifica); che si rende pertanto necessaria una nuova valutazione della rilevanza della questione ad opera del remittente, in relazione alla sopravvenuta modifica della norma oggetto della questione medesima; che anche i dubbi di costituzionalità, che una delle parti solleva riguardo alle norme sopravvenute, rientrano nell'ambito delle valutazioni che devono essere rimesse al medesimo giudice a quo, al quale spetta vagliarne la eventuale rilevanza ai fini del giudizio davanti ad esso pendente, nonché la non manifesta infondatezza; che non può essere, invece, questa Corte a sostituirsi al remittente in tali valutazioni, come chiede la parte ricorrente nel giudizio a quo, poiché anche l'eventuale rilevanza della nuova questione ai fini del giudizio già rimesso a questa Corte in relazione al precedente testo dell'art. 63, comma 1, numero 4, del testo unico presuppone il previo esame, spettante al giudice a quo, della permanente rilevanza della questione originariamente sollevata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Rimini. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Onida Il cancelliere: Fruscella Depositata in Cancelleria il 25 luglio 2002. Il cancelliere: Fruscella