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Vergognosi ritardi, disfunzioni, proteste, da parte degli addetti ai lavori (magistrati, personale giudiziario, avvocati) ma soprattutto disagi e proteste da parte di chi si affida alla giustizia, ovvero i cittadini, la collettività, che ha subito un vero e proprio affronto. Ricostruiamo questa storia. Il palazzo di via Nazariantz, di proprietà dell'INAIL, ha ottenuto un certificato di agibilità nel lontano 2000. Nel corso degli anni, quasi un quinquennio dopo, già si erano evidenziate delle problematiche strutturali. La verifica, pur portando ad una conferma dell'idoneità ad ospitare uffici pubblici, mancava completamente di un effettivo monitoraggio della struttura, in quanto erano evidenti, già allora, disfunzioni non solo strutturali (come la caduta di pezzi di cornicione) ma anche sul versante dell'impiantistica, tanto da portare, nel tempo, a non provvedere alla riparazione a fronte dei continui guasti. Arriviamo al 31 maggio, quando, a fronte di un paventato rischio strutturale, viene adottata un'ordinanza di revoca della stessa agibilità. Le udienze si sono celebrate nei tendoni allestiti dalla Protezione civile, con macroscopiche difficoltà nell'espletamento dei processi, alcuni anche sospesi, con pregiudizio della salute di tutti, non avendo condizioni lavorative idonee (per non dire sufficientemente umane), con le conseguenti lungaggini processuali. Questa è la dimostrazione di una cattiva gestione amministrativa e politica, dove, a farne le spese, è stata la Giustizia. Credo che da parte di coloro che, quanto meno, hanno dimostrato una chiara culpa in vigilando su quanto oggi accaduto (tenendo conto che, fino al 2015, la manutenzione degli immobili delle sedi degli uffici giudiziari era di competenza del Comune e, dal 2016, del Ministero della giustizia, entrambi facenti parte della compagine politica del Partito Democratico) occorra una chiara ammissione di responsabilità. (Applausi dal Gruppo M5S) . Pertanto non si possono non riconoscere oggi gli sforzi compiuti dal ministro della giustizia Bonafede che in breve tempo ha dovuto risolvere una problematica atavica. Oggi le bacchette magiche non ci sono e sappiamo bene che quando c'è un'urgenza è più difficoltoso affrontare le svariate situazioni. È necessario soffermarsi sul perché si è arrivati a questo punto, perché nel corso degli anni non sia stata definitivamente risolta questa problematica con la costruzione di una cittadella per la giustizia. Come direttore di istituto penitenziario pugliese, prima di questo mandato al Senato, devo sottolineare con forza, così come ha fatto il vice premier Di Maio, l'esigenza di un'edilizia pubblica che sia adeguata alla normativa del decreto legislativo n. 81 del 2008 in maniera programmatica e non in maniera estemporanea in modo da non mettere a rischio lavoratori, utenti e datori di lavoro su cui gravano (anche su questi ultimi) le conseguenti responsabilità. Pertanto, si esprime un parere ampiamente favorevole a questo decreto-legge volto solo a superare queste criticità evidenti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore che invito anche a pronunziarsi sull'ordine del giorno G100. PILLON, relatore . Signor Presidente, vorrei che quest'Aula tornasse ad essere realista su questa vicenda. Stiamo parlando di un rinvio di tre mesi - ripeto: di tre mesi - oltretutto sostanzialmente a vantaggio delle difese perché vengono sospesi tutti i termini, ivi compresi quelli a vantaggio degli imputati. Quindi non riesco a capire l'accanimento da parte di talune opposizioni sulla questione, come se fosse in ballo la Costituzione repubblicana. Questa è la prima questione. In secondo luogo, il decreto al nostro esame non ha nulla a che vedere con l'edilizia. Ringrazio il senatore Stancanelli che lo ha ricordato all'Assemblea. Non stiamo parlando di edilizia, stiamo parlando di termini e basta. In terzo luogo, per quanto riguarda i costi, la norma è più che chiara: non sono necessari interventi di copertura, perché la spesa relativa è già compresa nella spesa corrente. Le obiezioni che sono state fatte, mi duole dirlo ma probabilmente sono state portate da chi non esercita la professione di avvocato perché gli avvocati sanno che l'articolo 157, comma 8- bis consente le notifiche per via telematica direttamente al difensore dopo che è stata fatta la prima notifica. Quindi, poiché la prima notifica va fatta comunque a mano - e quella è già ricompresa nella spesa corrente - è ovvio che le eventuali successive notifiche saranno fatte in modo telematico e quindi con costi molto contenuti. Ancora: per quanto riguarda le garanzie costituzionali che sono state evocate, a me fa piacere scoprire che i colleghi del Partito Democratico si dichiarino oggi garantisti. Devo dire che negli ultimi vent'anni non ce ne eravamo accorti. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Meglio così, cambiare idea è sintomo di intelligenza, però sul garantismo non accettiamo lezioni da nessuno. I termini sono sospesi per tutte le parti, ivi compresi i termini a difesa (vedi appello e quant'altro). Per quanto riguarda l'individuazione del dies a quo dal quale interviene la sospensione dei termini, a me pareva che il testo fosse sufficientemente chiaro perché è evidente che il dies a quo decorre dalla data di entrata in vigore della norma, come per tutte le norme. Tuttavia, per maggiore sicurezza - visto che è opera di misericordia consigliare i dubbiosi - abbiamo ritenuto di sottolineare questo aspetto in un ordine del giorno, che è stato presentato in data di ieri, dal quale risulta chiaramente che i termini sono sospesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge. Ripeto, non è una norma di contenuto sostanziale, perché già si capiva chiaramente dal testo del provvedimento che stiamo andando ad approvare. Abbiamo ritenuto di raccogliere una indicazione delle opposizioni, in particolare quella del senatore Cucca, sollevata in Commissione e, nell'ordine del giorno, abbiamo anche chiesto al Governo di riferire, entro diciotto mesi dalla data di conversione in legge del decreto-legge, sulla base dei dati statistici in suo possesso, il numero dei procedimenti penali sospesi e di quelli sopravvenuti in modo che questa Assemblea, e in generale il Parlamento, possano continuare a monitorare la situazione. Non intendo rispondere a provocazioni di chi oggi parla dell'arroganza del potere eccetera eccetera. Colleghi, qui non c'è alcuna arroganza; stiamo cercando di mettere pezze su disastri di vent'anni. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Stiamo cercando di venire incontro alle legittime esigenze dei cittadini pugliesi, che hanno il diritto di celebrare i processi penali in un'aula degna della ritualità e dell'importanza che il procedimento penale deve avere, nella dignità e nel rispetto che ciascuno comunque merita; soprattutto gli operatori della giustizia, gli imputati, gli avvocati e i magistrati. (Applausi dal Gruppo L-SP).