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L'iniziativa presentata a Crotone il 26 luglio replica, infatti, un errore già commesso dal Ministero a capo Colonna, ripete un esperimento tentato e fallito proprio in quella sede ma senza l'attenuante, questa volta, dell'ignoranza delle conseguenze; infatti, sempre a quanto risulta, nella prima stagione di vita del museo, aperto nell'estate 2006, i servizi aggiuntivi furono esternalizzati, affidandoli ad un soggetto privato che agì in modo tale da arrivare, dopo qualche tempo, ad un passo dall'annullamento del contratto in autotutela da parte del Ministero. Di recente, poi, il museo è rimasto per più anni "ostaggio" della convenzione firmata con la fondazione che a fine 2014 si era vista approvare e finanziare dalla Regione Calabria un progetto di gestione dei servizi aggiuntivi mai attuato ma costato molto denaro pubblico per la rifunzionalizzazione dei locali pensati come bar e ristorante, che negli anni erano stati convertiti in depositi di materiale archeologico per l'assenza di spazi dedicati; infine, complice la pandemia da COVID-19, l'istituto è rimasto chiuso per oltre due anni a causa della decisione di sguarnirlo del poco personale ministeriale superstite (cosiddetto AFAV) per garantire, invece, l'apertura del Castello di Le Castella, frazione di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), di cui la Direzione regionale musei ha assunto solo di recente la piena responsabilità ma senza avere dipendenti assegnati a quel monumento, che è il secondo più visitato della Calabria tra quanti fanno capo al citato ufficio regionale del Ministero; valutato che nel Crotonese, distretto marginale di una regione la cui economia è costantemente depressa, dove l'imprenditoria sana è minoritaria e anche quella non riconducibile in modo diretto ad interessi criminali troppo spesso mira solo ad intercettare finanziamenti statali e comunitari invece che a fare impresa, tanto che la sua "aspettativa di vita" è direttamente proporzionale alla vigenza di quelli, anche il terzo settore non sempre nasce da presupposti nobili o, quand'anche li abbia, si mostra incline ad accettare compromessi. Affidare il museo e parco di capo Colonna ad "associazioni che hanno una lunga esperienza in campo culturale", come dichiarato dal direttore Demma nonostante sul territorio non ne esista alcuna, o meglio non ne esista alcuna che a capo Colonna non abbia già dato cattiva prova di sé, è un azzardo almeno pari a quello commesso al tempo del ministro Bondi, si chiede di sapere a quale titolo la Direzione regionale musei della Calabria abbia inteso cedere al terzo settore la gestione dei servizi aggiuntivi di uno degli istituti di sua competenza, assumendosi il rischio di una scommessa che l'esperienza degli anni scorsi dice persa in partenza, poiché l'assenza di infrastrutture e servizi essenziali rende del tutto velleitario attendersi a capo Colonna quei flussi turistici dei quali si favoleggia come il risultato, invece che come il presupposto, dell'impiego di associazioni no profit nella gestione di uno dei più importanti luoghi della cultura statali del Mezzogiorno. Atto n. 4-07343 BERGESIO VALLARDI ZULIANI PIZZOL Nadia Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: come si apprende dalla stampa, ha ripreso vigore il dibattito sulla delicata questione relativa all'uso della denominazione dell'aceto balsamico italiano DOP; lo scorso anno la Repubblica di Slovenia ha adottato una norma tecnica per l'introduzione nel mercato interno di una nuova categoria di aceto miscelato con mosto concentrato, recante la denominazione di "aceto balsamico" in lingua italiana, ingannando i consumatori europei sull'acquisto di prodotti che non hanno nulla dell'eccellenza del " made in Italy "; la problematica è grave e mette a rischio i comparti dei tre aceti balsamici tutelati a livello europeo, l'IGP e le due DOP, che complessivamente rappresentano un fatturato al consumo di oltre un miliardo di euro, una produzione annua di circa 100 milioni di litri e un export superiore al 90 per cento; la filiera italiana coinvolge 265 trasformatori, 180 cantine e produttori di mosto e migliaia di viticoltori che coltivano le sette varietà di uve necessarie per la produzione dell'aceto balsamico; ciò che si sta verificando è un vero e proprio attacco alle produzioni italiane di eccellenza, trattandosi di una forma di concorrenza sleale che va assolutamente contrastata, in quanto rischia di creare un pericoloso precedente per quanto concerne la tutela delle denominazioni; sembrerebbe che dopo i molteplici solleciti provenienti dal mondo agricolo e industriale vi sia stata un'apertura da parte del Governo nell'intraprendere le azioni necessarie ad avviare la procedura di infrazione, prevista dall'art. 259 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea; è necessaria, a livello sia nazionale che europeo, l'adozione di tutti gli interventi volti a sostenere il sistema delle DOP e IGP, scongiurando il rischio di una loro perdita di valore e di credibilità; l'ambiguità da parte delle istituzioni europee sul tema della tutela delle denominazioni geografiche mette a rischio 17 miliardi di euro e 180.000 posti di lavoro soltanto in Italia, mentre a livello europeo la cifra è di circa 74,7 miliardi di euro, se si voglia procedere senza ulteriori ritardi a mettere in atto le azioni necessarie e propedeutiche di competenza per favorire l'avvio, da parte della Commissione europea, della procedura di infrazione nei confronti della Repubblica di Slovenia riguardo all'uso della denominazione di "aceto balsamico". Atto n. 4-07344 L'ABBATE Patty VANIN Orietta PELLEGRINI Marco CASTALDI CASTELLONE Maria Domenica LICHERI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: il diritto allo studio rientra tra i diritti fondamentali previsti dalla nostra Carta costituzionale, la quale, all'art. 34, commi terzo e quarto, così recita: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso"; parimenti, il diritto allo studio fonda le proprie radici anche su un'ulteriore disposizione costituzionale, nella specie l'art. 3, il quale, nel disciplinare il principio di eguaglianza sostanziale quale diritto fondamentale dell'uomo, prevede infatti che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"; in base alla normativa vigente in tema di diritto allo studio universitario, da individuare nel decreto legislativo n. 68 del 2012, sono previste alcune forme di sostegno nei confronti degli studenti più "meritevoli e privi di mezzi", quali ad esempio borse di studio in denaro, esenzione dalle tasse totale o parziale, posti letto in residenze universitarie e pasti nelle mense a titolo gratuito, supporto alle persone con disabilità, prestiti d'onore, possibilità di lavorare all'università con la soluzione "200 ore" retribuite; visto che: