[pronunce]

– Quanto all'ammissibilità del conflitto di attribuzione determinato da atti legislativi, il ricorrente richiama la giurisprudenza di questa Corte ed in particolare la sentenza n. 457 del 1999, secondo la quale qualora l'atto lesivo delle attribuzioni costituzionali sia un atto legislativo, lo strumento del conflitto sarebbe utilizzabile in via residuale rispetto alla questione di legittimità costituzionale in via incidentale. A quanto si osserva nel ricorso, nel caso in questione non vi sarebbe «altro rimedio che l'elevazione del conflitto tra poteri per tutelare le attribuzioni», dal momento che il Consiglio non potrebbe dare attuazione parziale al disposto normativo provvedendo sulla domanda di riammissione ai fini della ricostruzione del solo rapporto di servizio senza procedere anche all'assegnazione delle funzioni giudiziarie. L'alternativa possibile consisterebbe, secondo il ricorrente, nel negare ai magistrati istanti il diritto che la legge ha voluto assicurare, attendendo eventuali ricorsi in sede amministrativa allo scopo di sollevare in via di eccezione la relativa questione di legittimità costituzionale; tale soluzione, tuttavia, sarebbe preclusa dal divieto, per l'amministrazione, di disapplicare leggi della cui costituzionalità si dubita. Comunque, la considerazione dell'astratta praticabilità del giudizio comune al fine di sollevare la questione di legittimità costituzionale in via incidentale farebbe dipendere la tutela delle attribuzioni costituzionali del CSM dall'eventuale impugnativa dei provvedimenti contra legem da parte degli interessati e dalla valutazione del giudice adito. 5. – Il ricorrente chiede, pertanto, a questa Corte di accertare se le attribuzioni costituzionali del CSM siano lese in relazione agli artt. 77, 97, 105 Cost., nonché al principio di leale collaborazione, dall'art. 3, comma 57, della legge n. 350 del 2003, nonché dall'art. 2, comma 3, del decreto legge n. 66 del 2004, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge n. 126 del 2004, «nella parte in cui prevedono che il CSM debba, senza procedere ad alcuna valutazione, riammettere in servizio il magistrato prosciolto in sede penale con una formula piena dopo che questi sia volontariamente cessato, a causa di tale pendenza, dall'ordine giudiziario, e laddove stabiliscono che a questi venga conferita, in casi di anzianità non inferiore a dodici anni nell'ultima funzione esercitata, una funzione di livello immediatamente superiore, previa valutazione della sola anzianità di ruolo e delle attitudini desunte dalle ultime funzioni esercitate, e, nel caso di anzianità inferiore, una funzione, anche in soprannumero, dello stesso livello». Conseguentemente, il ricorrente chiede che la Corte dichiari: – che non spetta al Parlamento, in violazione dell'art. 105 Cost. e del principio di leale collaborazione, convertire il decreto legge n. 66 del 2004, contrastante a sua volta con l'art. 77 Cost., senza avere previamente assunto il parere del CSM, ai sensi dell'art. 10 della legge n. 195 del 1958; – che non spetta al Parlamento (né al Governo in sede di approvazione del decreto legge n. 66 del 2004) stabilire, in violazione dell'art. 105 Cost., che la riammissione in servizio dei magistrati ordinari prosciolti avvenga senza che il CSM possa valutare la rilevanza disciplinare dei fatti che hanno formato oggetto di procedimento penale e che l'attribuzione ad essi delle funzioni avvenga senza che il CSM possa valutare l'idoneità specifica, in concreto, del magistrato a rivestirle in relazione al posto richiesto; – che spetta invece al CSM, in base all'art. 105 Cost. e al principio di leale collaborazione, fornire al Governo e al Parlamento il proprio parere in ordine ai progetti di legge in materia di ordinamento giudiziario; – che spetta al CSM, ai sensi dell'art. 105 Cost., quando disponga la riammissione in servizio di magistrati ordinari prosciolti, valutare la rilevanza disciplinare dei fatti che hanno formato oggetto di procedimento penale e l'idoneità specifica, in concreto, del magistrato a rivestire quelle determinate funzioni in relazione al posto richiesto. Per gli effetti, il CSM chiede, infine, che la Corte annulli l'art. 3, comma 57, della legge n. 350 del 2003, nella parte in cui non prevede che il CSM abbia il potere di valutare la rilevanza disciplinare dei fatti che hanno formato oggetto di procedimento penale e l'art. 2, comma 3, del decreto legge n. 66 del 2004, convertito nella legge n. 126 del 2004, nella parte in cui non prevede che il CSM abbia il potere di valutare l'idoneità specifica, in concreto, del magistrato a rivestire quelle determinate funzioni in relazione al posto richiesto. 6. – Questa Corte, con ordinanza n. 116 del 2005, ha dichiarato ammissibile il conflitto, disponendo la notifica del ricorso e della stessa ordinanza al Presidente del Consiglio dei ministri, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. Il ricorso e l'ordinanza di ammissibilità sono stati notificati al Presidente del Consiglio dei ministri e al Senato della Repubblica il 22 marzo 2005, alla Camera dei deputati il 23 marzo 2005 e sono stati depositati presso la cancelleria della Corte, con la prova delle avvenute notifiche, il 31 marzo 2005. 7. – La Camera dei deputati si è costituita in giudizio eccependo, preliminarmente, l'inammissibilità del conflitto, in quanto sollevato in relazione ad atti legislativi asseritamente lesivi delle attribuzioni costituzionalmente garantite. Poiché la disciplina delle funzioni del CSM è coperta da riserve di legge (artt. 102, 105, 106, 107 e 108 Cost.), ritenere ammissibile il conflitto proposto avverso la fonte costituzionalmente necessaria equivarrebbe a stravolgere il sistema della riserva di legge, finendo per consentire a tutti gli organi le cui funzioni siano regolate con legge di dolersi del contenuto della medesima attraverso lo strumento del conflitto. Verrebbe, altresì, alterato il sistema della giustizia costituzionale delineato dalla Carta fondamentale, incentrato sul giudizio in via incidentale e nel quale la possibilità di censurare le leggi con strumenti diversi sarebbe circoscritta a casi limite. È ben vero, riconosce la difesa della Camera, che la Corte costituzionale, nelle sentenze n. 457 del 1999 e n. 221 del 2002 ha ammesso il conflitto di attribuzione avente ad oggetto un atto legislativo; tuttavia la fattispecie oggetto del presente conflitto sarebbe del tutto diversa da quelle considerate in tali sentenze. Mentre nelle pronunce richiamate la ricorrente Corte dei conti lamentava la sottrazione di alcune delle proprie competenze, nel caso in esame, invece, si avrebbe una «semplice regolazione di una competenza comunque appartenente al CSM». Pertanto, nelle prime due fattispecie l'instaurazione di un giudizio incidentale sarebbe stata difficile o impossibile mancando una competenza il cui esercizio fosse contestabile in sede giurisdizionale;