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Modifiche al procedimento monitorio ed esecutivo per l'effettiva realizzazione del credito. Onorevoli Senatori. – L'attuale sistema di realizzazione del credito risulta come noto farraginoso, poco funzionale, ma soprattutto non in linea con gli standard europei che impongono il principio dell'effettività degli strumenti di tutela processuale. Tale ritardo storico nella realizzazione delle pretese creditorie non è stato risolto neanche dalla recente introduzione del processo civile telematico. Tutto ciò sta generando un clima di sfiducia negli operatori economici nazionali ed europei, con un impatto nefasto sul nostro sistema economico-produttivo. È chiaro infatti che, nel momento in cui l'operatore economico deve affrontare complesse complicate procedure per la realizzazione di un credito (litigation risks) , con il rischio di non riuscire poi a realizzare il credito medesimo, finisce inevitabilmente con il perdere fiducia nel sistema della giustizia civile del nostro Paese: le conseguenze in tema di perdita di competitività nei mercati europei sono facilmente intuibili. Il rischio è quello di un vero e proprio isolazionismo commerciale. Partendo da queste premesse si intende semplificare e deburocratizzare la gestione di una procedura piuttosto frequente nei tribunali civili italiani: si allude al ricorso per decreto ingiuntivo. Come noto il ricorso per decreto ingiuntivo si caratterizza per una serie di criticità riscontrate nella prassi giudiziaria quotidiana: la lentezza e la farraginosità della procedura costringe il creditore a rivolgersi al giudice civile, onorario o togato, per ottenere l'ingiunzione monitoria. Come noto il giudice, verificata la sussistenza dei presupposti dell'articolo 633 del codice di procedura civile, procede con l'emissione di un decreto ingiuntivo su una formula che è già predisposta in calce al ricorso dal medesimo difensore. Si tratta insomma di una mera verifica cartolare (quasi di tipo notarile) priva di qualsiasi momento di analisi giurisdizionale. Tant'è vero che il procedimento monitorio si caratterizza per la mancanza del contraddittorio che è posticipato alla fase successiva dell'opposizione. Si propone allora, nella logica di semplificare l'attività burocratica dell'amministrazione della giustizia civile, di «bypassare» il preventivo filtro del giudice civile, consentendo, nella logica della semplificazione procedimentale che ha caratterizzato la legislazione italiana negli anni scorsi (si allude per esempio ai meccanismi dell'autocertificazione, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, e della segnalazione certificata di inizio attività, introdotta dal decreto legislativo n. 59 del 2010, direttamente al difensore munito di procura di emettere un provvedimento di intimazione di tipo monitorio che verrebbe dal medesimo poi notificato alla controparte debitrice. Trattandosi di un atto di parte, tale provvedimento non sarebbe caratterizzato dalla spendita di poteri pubblicistici, quali quelli connessi alla concessione di provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, di norma prerogativa riservata all'autorità giudiziaria. Si badi bene qui non vogliamo sostituirci all'autorità giudiziaria, né mettere in discussione il monopolio statale nella gestione delle controversie civili: questa ingiunzione non sarebbe, almeno in questa fase, munita di esecutorietà. Si tratterebbe di un procedimento da collocare nell'ambito delle alternative dispute resolution , che si affianca al procedimento tradizionale disciplinato attualmente dal codice di procedura civile. In buona sostanza è il difensore di parte che accerta gli elementi di cui all'articolo 633 del codice di procedura civile, che il disegno di legge riproduce nel nuovo articolo 656- bis , eliminando, per talune ipotesi, quel mero «accertamento notarile» che oggi è svolto dai giudici civili e che tuttavia ha un notevole costo per l'amministrazione della giustizia provocando un rallentamento ed un impatto negativo sulle aspettative di giustizia dei cittadini e delle imprese. Al fine di evitare preventivamente critiche attinenti alla presunta violazione del principio del giusto processo, dal momento che una parte, quella creditrice, avrebbe la possibilità senza contraddittorio e senza passare attraverso il giudice di procedere con l'emanazione di un provvedimento monitorio, ed anche al fine di autoresponsabilizzare il difensore che si avvale di questa procedura, si propone di porre a carico del difensore che accerta la sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 656- bis del codice di procedura civile precisi obblighi di verifica preventiva dei presupposti per l'emanazione di siffatto provvedimento. Il travalicamento di siffatti limiti, ove caratterizzato da dolo o colpa grave, potrà essere suscettibile di illecito disciplinare dinanzi al competente ordine professionale, salva la responsabilità civile per i danni provocati. Dopo la notifica del provvedimento monitorio a cura del difensore del creditore, il debitore manterrà inalterata la possibilità di procedere all'opposizione come oggi previsto dal codice di procedura civile, con delle innovazioni che si intende di seguito suggerire. Innanzitutto l'opposizione andrà introdotta con ricorso e non con citazione al fine di snellire i tempi procedurali analogamente a quanto avviene nel rito locatizio e nel rito del lavoro: sarà, ovviamente, a suo carico il costo del contributo unificato posto che è lui che rende necessario l'intervento del giudice, non certo il creditore il quale invece ha solo diritto ad esser pagato! Nel caso in cui l'opposizione non sia fondata su prove certe dovrà essere respinta ed ove altresì si riveli infondata e temeraria vi sarà l'obbligo da parte del giudice di procedere all'applicazione della condanna per lite temeraria come previsto dall'articolo 96 del codice di procedura civile. Inoltre, al fine di rendere tale sistema maggiormente efficace, si potrebbe anticipare il ricorso alla procedura nota come ricerca telematica dei beni del debitore (introdotta dal decreto-legge n. 172 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 162 del 2014), concedendo la possibilità di fruire di tale verifica direttamente al difensore senza dover passare dalla preliminare autorizzazione giudiziaria in favore degli ufficiali giudiziari dell'UNEP. D'altra parte il legale sarebbe deontologicamente, civilmente e penalmente responsabile della custodia e conservazione delle informazioni apprese in attuazione dei principi in materia di tutela dei dati personali, recepiti con la recente attuazione della direttiva europea sulla privacy entrata in vigore il 25 maggio 2018. Così facendo il legale potrebbe agire per il recupero del credito fruendo di preventive ed accurate informazioni circa la solvibilità del debitore e il suo stato patrimoniale ed evitando in tal modo l'avvio di procedure esecutive nei confronti di soggetti già ab origine insolventi. I vantaggi di questa procedura possono essere così sintetizzati: riduzione dei costi del contenzioso civile, accelerazione dei tempi per l'ottenimento di un provvedimento monitorio, e come effetto snellimento dell'arretrato pendente presso i giudici civili. Né tale proposta può essere tacciata di voler sovvertire principi fondamentali dell'ordinamento giuridico quali quelli degli articoli 24 e 111 della Costituzione.