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Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Onorevoli Senatori . – Dopo oltre trent'anni dall'entrata in vigore della legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, si ritiene necessario procedere ad una attenta verifica degli effetti prodotti dall'applicazione di questa legge sulla gestione del patrimonio faunistico presente nel nostro Paese. Non vi è dubbio alcuno che, dall'analisi di questi effetti, emerga la necessità di aggiornare la legislazione vigente per fornire a tutti coloro che intendono favorire una corretta gestione del patrimonio faunistico e degli habitat natural, più adeguati strumenti nel rispetto delle direttive europee di riferimento. Riteniamo che sia l'Unione europea, con le sue direttive, il punto di riferimento che deve guidare l'attività di aggiornamento della normativa nazionale. È indispensabile fare tesoro delle esperienze positive maturate negli altri Paesi membri dell'Unione europea, nei quali, oltre a garantire il rispetto delle direttive europee, viene garantito il rispetto degli usi, costumi e tradizioni locali. Esaminando le modalità di gestione del patrimonio faunistico ed ambientale nel nostro Paese, comparandole con le modalità di gestione esistenti negli altri Paesi membri dell'Unione europea, si può constatare come la normativa italiana è, in assoluto, la più restrittiva d'Europa, sia per i tempi di esercizio venatorio consentiti che per il numero delle specie cacciabili che per le modalità con le quali questa attività viene consentita. Nella consapevolezza della grande responsabilità che abbiamo nell'essere chiamati a gestire il patrimonio faunistico ed ambientale come bene di inestimabile valore, riteniamo indispensabile agire utilizzando il concetto chiave della « gestione » che deve guidare tutte le iniziative in materia. Solo attraverso una corretta gestione delle risorse faunistiche ed ambientali sarà possibile garantire la conservazione e l'incremento di questi patrimoni a beneficio dell'intera collettività, sia per le attuali che per le future generazioni. Gestione non significa imbalsamazione, come tutela non significa intoccabilità. Per rendere ancora più esplicito il nostro concetto di gestione, potremmo paragonare il patrimonio faunistico ad un grande albero da frutto che, in condizioni ottimali, produce frutti rigogliosi. Per creare o mantenere queste condizioni ottimali e per far sì che questo albero continui a produrre frutti rigogliosi, dobbiamo tenerlo libero dalle erbe infestanti, dai parassiti, dobbiamo irrigarlo quando serve, ma dobbiamo anche potarlo. Tutto questo deve sicuramente essere fatto da mani esperte, ma deve essere fatto! Chi pensa di tutelare l'albero da frutto limitandosi comodamente ad imbalsamarlo o mettendolo sotto una campana di vetro per paura che qualcuno lo possa toccare non capisce, forse perché non vuol capire, che in queste condizioni l'albero produrrà frutti sempre più striminziti fino al punto di non produrne affatto e di morire esso stesso, magari soffocato dalle erbe infestanti. Riteniamo che per favorire una corretta gestione sia indispensabile prima di tutto conoscere, perché la conoscenza è la base fondamentale del rispetto. Nessuno conosce le problematiche legate alla corretta gestione del patrimonio faunistico ed ambientale meglio dei portatori della cultura rurale e, tra questi, il mondo scientifico, quello agricolo, quello venatorio e la parte propositiva e non integralista del mondo ambientalista. Nessuno meglio di loro può essere chiamato a gestire questi patrimoni, soprattutto perché li difendono non per moda ma per necessità, o più semplicemente perché credono fermamente in ciò che fanno. Qualsiasi progetto di conservazione e tutela che si illuda di poter escludere anche una sola di queste componenti insostituibili è destinato a fallire, come del resto l'esperienza ci ha purtroppo abbondantemente insegnato. Non è solo ai cacciatori che noi vogliamo rivolgere la nostra attenzione. Questo disegno di legge di modifica vuole fornire utili strumenti a tutte le categorie economiche e sociali che vogliono garantire la corretta gestione dei patrimoni a cui si è fatto ampio riferimento in precedenza. La proposta di modifica si compone di diciassette articoli che mirano ad aggiornare la normativa esistente, rendendola più rispettosa delle direttive europee e più aderente alle esigenze di corretta gestione emerse nel corso di trent'anni di applicazione della legge n. 157 del 1992. L'articolo 1, che modifica il comma 3 dell'articolo 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sancisce, in combinato disposto con le novelle apportate dall'articolo 3, il diritto delle regioni di dotarsi degli Istituti regionali per la fauna selvatica, coordinati nella loro attività dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Abroga altresì il comma 4 per consentire la possibilità di catturare e di detenere per l'utilizzo a fini di richiamo tutte le specie cacciabili e non solo le dieci (poi ridotte a sette) previste dalla legge. L'articolo 2, nel ribadire la possibilità di catturare e di detenere per l'utilizzo a fini di richiamo tutte le specie cacciabili (anche quelle in deroga) e non solo le dieci (poi ridotte a sette) previste dall'attuale normativa, prevede la sostituzione dell'obbligo di detenzione dei richiami vivi con l'anello inamovibile con il documento di attestazione di provenienza rilasciato dalle province competenti. L'articolo 3 riporta l'ISPRA sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre l'attuale normativa lo colloca sotto la vigilanza del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica. L'articolo 4, nel ribadire che la percentuale di territorio agro-silvo-pastorale da precludere all'attività venatoria non deve superare il 30 per cento (20 per cento in zona Alpi), obbliga lo Stato e le regioni, nell'ambito delle rispettive competenze, tramite intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, a riperimetrare le aree protette e riportarle alla percentuale prevista dalla legge, inserendo le aree demaniali nella programmazione faunistico venatoria. Si stabilisce altresì che l'addestramento dei cani con sparo all'interno dei campi addestramento appositamente autorizzati non è considerata come attività venatoria e può quindi essere esercitata anche fuori dai periodi di caccia previsti dall'articolo 18. L'articolo 5 elimina l'obbligo della scelta di caccia in via esclusiva che impone al cacciatore di scegliere preventivamente quale forma di caccia esercitare in via esclusiva (vagante in zona Alpi, da appostamento fisso, nell'insieme delle altre forme previste nell'attività venatoria programmata). Viene inoltre consentita l'attività venatoria ai soggetti che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età purché presentino, assieme alla richiesta di autorizzazione alla pratica dell'attività venatoria, anche il consenso scritto di coloro che esercitano sul minore la responsabilità genitoriale.