[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera della Camera dei deputati, approvata in data 13 novembre 2003 (doc. IV – quater, n. 91), relativa alla insindacabilità ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'on. Tiziana Maiolo nei confronti del dott. Gianfranco Caselli, promosso con ricorso del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, notificato il 16 maggio 2008, depositato in cancelleria il 28 maggio 2008 ed iscritto al n. 14 del registro conflitto tra poteri dello Stato 2007, fase di merito. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 4 novembre 2008 il Giudice relatore Maria Rita Saulle; udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso del 10 ottobre 2007, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in ordine alla delibera della Camera dei deputati, approvata in data 13 novembre 2003 (doc. IV–quater, n. 91), con la quale si afferma che i fatti per i quali è in corso un procedimento penale a carico dell'on. Tiziana Maiolo, per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e sono pertanto insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – Il giudice ricorrente premette di essere investito del procedimento penale che vede il predetto parlamentare sottoposto alle indagini per il reato di cui all'art. 595 del codice penale, nonché agli artt. 13 e 21 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), perché, quale autore dell'articolo pubblicato sul quotidiano «Libero» del 5 maggio 2001, dal titolo «Caselli bastonato. Assolto Contrada», avrebbe offeso la reputazione del dott. Gian Carlo Caselli, affermando, tra l'altro: «Una valanga ha travolto l'antimafia del dott. Caselli, con i suoi pentiti, le vendette politiche costruite a tavolino, le versioni concordate […] tutto quello che è accaduto in Sicilia dopo gli assassinii dei magistrati Falcone e Borsellino puzza più di ritorsione che di lotta alla mafia […] Erano gli anni in cui la Procura della Repubblica di Palermo era unta del Signore e chi la criticava faceva oggettivamente il gioco della mafia. L'Ufficio era presieduto dal procuratore Caselli che, tra viaggi per conferenze e dibattiti (un centinaio l'anno) e una cospicua attività pubblicistica trovava anche il tempo per condurre indagini […] Oggi, però, dopo le assoluzioni di Andreotti, Musotto, e Contrada non si può mettere la parola fine su queste vicende senza aprire un'altra pagina: chi ha imbeccato i pentiti, chi ha costruito la propria carriera (e che carriera) sbattendo qualcuno in galera, distruggendogli la vita e l'onore, isolandolo dalla società per dieci anni, resterà sempre al calduccio senza pagare?». Il ricorrente dà atto della intervenuta richiesta di archiviazione del procedimento da parte del pubblico ministero, sul presupposto dell'approvazione della citata delibera di insindacabilità del 13 novembre 2003 ad opera della Camera dei deputati e deduce che, a seguito di opposizione proposta dalla persona offesa, ha ritenuto di dover sollevare l'odierno conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. 3. – Ad avviso del giudice ricorrente, sulla base dei principi affermati dalla giurisprudenza di questa Corte ai fini dell'applicabilità dell'art. 68, primo comma, Cost., sarebbe del tutto evidente l'insussistenza del “nesso funzionale” tra l'attività parlamentare esercitata dall'on. Maiolo ed il contenuto delle affermazioni riportate nell'articolo di giornale da cui è scaturito il giudizio pendente dinnanzi a lui. In particolare, non sarebbe dato «individuare uno specifico legame cronologico tra l'attività parlamentare dell'on. Maiolo ed il contenuto dell'articolo giornalistico, pubblicato il 5 maggio 2001 e riguardante fatti risalenti all'epoca degli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e, da lì, sviluppatisi fino alle sentenze assolutorie menzionate nell'articolo medesimo». Sempre secondo il ricorrente, neppure potrebbe «individuarsi alcuna corrispondenza di significato - se non si vuole ragionare in termini talmente generici ed indeterminati da apparire nella sostanza elusivi ed evanescenti - tra opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni ed atti esterni, con riferimento al contenuto dell'articolo giornalistico in questione». Il giudice ricorrente ha, pertanto, chiesto a questa Corte di dichiarare «che non spettava alla Camera dei deputati la valutazione circa la condotta addebitabile all'on. Tiziana Maiolo, oggetto di contestazione nel presente giudizio, in quanto estranea alla sfera di previsione dell'art. 68 Cost.» e, per l'effetto, di annullare la delibera della Camera dei deputati approvata in data 13 novembre 2003. 4. - Con ordinanza n. 108 del 2008, questa Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto. 5. – Con atto depositato il 30 maggio 2008 si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, chiedendo la dichiarazione di inammissibilità e, in subordine, il rigetto nel merito del ricorso. 5.1. – In punto di ammissibilità, la resistente eccepisce la mancanza, nel ricorso introduttivo del giudizio, di una «adeguata motivazione in ordine alla valenza pretesamente lesiva della delibera impugnata»; ad avviso della Camera, infatti, nei conflitti sull'applicazione della guarentigia di cui all'art. 68, primo comma, Cost., non sarebbe «bastevole una generica affermazione di dissenso rispetto alla determinazione assunta in sede camerale, laddove, come nella specie, vengano addotti in sede parlamentare specifici riscontri probatori a sostegno della delibera di insindacabilità». La resistente osserva come su tali puntuali riferimenti, contenuti nella delibera di insindacabilità, il ricorrente non prenda alcuna posizione, «fosse pure per contestarne la deducibilità a sostegno della ricomprensione delle opinioni esterne sotto la sfera di operatività della garanzia costituzionale»; da ciò deriverebbe l'inammissibilità del conflitto. 5.2. – Quanto al merito, la difesa della Camera deduce l'infondatezza del ricorso sulla base di tre ordini di argomentazioni. In primo luogo, la «univocità contenutistica e la consistenza quantitativa delle iniziative» parlamentari assunte dal deputato nel corso della XIII legislatura sarebbe «suscettibile di per sé di dare ragione della conclusione raggiunta in ordine alla ricorrenza dei requisiti richiesti per la dichiarazione di insindacabilità delle opinioni di cui trattasi». Al riguardo, la resistente segnala, in particolare, «l'interpellanza sottoscritta dall'on.