[pronunce]

La Regione rileva, infatti, che l'art. 3 impugnato prevede per gli ungulati una “caccia di selezione”, diversa dalla “caccia programmata” posta a fondamento del calendario venatorio di cui alla legge n. 157 del 1992. Tale diversa disciplina trova giustificazione, sempre a parere della Regione, nel fatto che la specie degli ungulati, stante anche il suo costante aumento, non rientra tra quelle protette indicate nella suddetta legge statale. A sostegno di ciò, la Regione osserva che il decreto-legge n. 203 del 2005 ha previsto la possibilità di abbattimento di tali animali anche al di fuori dei periodi e degli orari fissati dalla legge n. 157 del 1992. Quanto alla pretesa illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 5, dell'art. 4, comma 2, lettera c), e dell'art. 9, comma 5, la Regione evidenzia che tali disposizioni rappresenterebbero, diversamente da quanto sostenuto dal rimettente, applicazione equilibrata dei principi del calendario venatorio regionale da sempre praticati sulla base della tradizione venatoria locale, nonché esplicazione della potestà legislativa regionale in materia di organizzazione dell'esercizio venatorio. Infine, anche l'ultima censura, concernente i carnieri giornalieri e stagionali ammessi per la tortora e la beccaccia, sarebbe infondata in quanto anche in tale caso ricorrerebbe una valutazione che, rispettosa delle tradizioni locali e della consistenza faunistica del territorio, sarebbe esercizio della competenza legislativa regionale in materia di caccia.1. – Il Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna dubita, in riferimento agli artt. 97, primo comma, e 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 5, dell'art. 3, commi 1, lettera d), 2 e 3, dell'art. 4, commi 2, lettera c), 4 e 5, dell'art. 6, comma 4, e dell'art. 9, comma 5, della legge della Regione Emilia-Romagna 12 luglio 2002, n. 14 (Norme per la definizione del calendario venatorio regionale). Le norme impugnate, a parere del rimettente, sarebbero in contrasto con i parametri costituzionali evocati e, in particolare, con la legge statale 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), che fissa il nucleo minimo di salvaguardia della fauna selvatica valido per l'intero territorio nazionale e, pertanto, riservato alla competenza esclusiva dello Stato (ex plurimis: sentenze n. 311 del 2003 e n. 536 del 2002). 2. – Il rimettente ha impugnato l'art. 3, commi 1, lettera d), 2 e 3, nella parte in cui, da un lato, amplia il calendario venatorio previsto per gli ungulati dall'art. 18 della legge n. 157 del 1992, e, dall'altro, ne consente la caccia anche su terreni coperti in tutto o in parte di neve, in violazione del divieto sancito all'art. 21, comma 1, lettera m), della legge n. 157 del 1992. Con riferimento a tale questione va rilevato che – successivamente all'emanazione dell'ordinanza di rimessione – è intervenuto l'art. 11-quaterdecies, comma 5, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 2 dicembre 2005, n. 248, il quale ha previsto che le regioni possono, sulla base di adeguati piani di abbattimento selettivi, regolare il prelievo di selezione degli ungulati appartenenti alle specie cacciabili anche al di fuori dei periodi e degli orari di cui alla legge n. 157 del 1992. Stante l'innovazione legislativa, va disposta, in via preliminare, e limitatamente a tale questione, la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna, affinché lo stesso valuti la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale sulla base dello ius superveniens. 3. – In via preliminare, deve essere dichiarata, per le restanti norme impugnate, l'inammissibilità delle censure per contrasto con l'art. 97 della Costituzione e, in particolare, con i principi di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione. Tali censure, infatti, risultano sommarie e meramente assertive, così contraddicendo l'esigenza di una adeguata motivazione a sostegno della impugnativa. 4.– La questione relativa all'art. 1, comma 5, non è fondata. Tale norma viene impugnata nella parte in cui prevede che le aziende faunistico-venatorie ed agri-turistico venatorie provvedono ad abbattere gli ungulati «in base alle vigenti direttive regionali relative alla gestione delle Aziende medesime ed al vigente regolamento regionale concernente la gestione faunistico-venatoria». A parere del rimettente la disposizione in esame, nell'autorizzare la caccia di fauna selvatica non di allevamento nelle aziende sopra indicate, si porrebbe in contrasto con l'art. 16, primo comma, lettera b), della legge n. 157 del 1992, nella parte in cui prevede che nelle suddette aziende è possibile immettere ed abbattere la sola fauna selvatica di allevamento, con conseguente violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. Orbene, poiché la norma impugnata si limita a rinviare, quanto alla definizione della disciplina della caccia all'interno delle aziende faunistico-venatorie, ad un regolamento e a direttive regionali, essa risulta priva di autonomo carattere precettivo e inidonea ad incidere sul riparto delle competenze legislative fissato dall'art. 117 della Costituzione. 5. – La questione relativa all'art. 4, comma 2, lettera c), non è fondata. Il giudice a quo ritiene che tale disposizione violi l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, nella parte in cui prevede, dal 1° ottobre al 30 novembre, ulteriori due giornate settimanali per la caccia alla fauna migratoria da appostamento, senza che tale concessione sia subordinata ad una valutazione necessariamente congrua del parere dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), richiesto dall'art. 18, comma 6, della legge n. 157 del 1992. Tale censura si fonda su di un erroneo presupposto interpretativo. L'art. 18 richiamato, infatti, al comma 5, stabilisce il limite di tre giornate di caccia settimanali prevedendo, al successivo comma 6, la possibilità per le regioni di derogare a tale limite nel periodo dal 1° ottobre al 30 novembre «sentito» l'INFS e tenuto conto delle consuetudini locali. Risulta da ciò che, contrariamente a quanto sostenuto dal rimettente, la norma statale evocata prevede una mera interlocuzione tra l'ente territoriale e l'INFS, senza che il parere da quest'ultimo espresso si possa considerare vincolante per la Regione ai fini dell'esercizio legittimo della deroga. 6.