[pronunce]

– Non ravvisabile è, infine, la violazione del principio di ragionevole durata del processo (art. 111, secondo comma, Cost.), denunciata dal Tribunale di Velletri sul rilievo che l'esigenza di far ricorso al giudice dell'esecuzione, al fine di ottenere l'applicazione della disciplina della continuazione – quale conseguenza dell'impossibilità di provvedervi in sede di cognizione, stante il regime di separazione prefigurato dalla norma impugnata – procrastinerebbe la definizione del processo. È ben vero che l'opzione normativa censurata incrementa la possibilità di innesto di un segmento procedimentale successivo alla formazione dei giudicati sui reati in continuazione (quello affidato, appunto, al giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 671 cod. proc. pen.). È altrettanto vero, tuttavia, che ciò consegue ad una valutazione comparativa – di per sé, non irragionevole – compiuta dal legislatore tra i costi, indotti dalla ampliata esigenza di far ricorso al procedimento in sede esecutiva previsto dal citato art. 671 cod. proc. pen. , e i benefici connessi alla esclusione del cumulo delle imputazioni davanti al giudice professionale. Da un lato, questa esclusione riduce tendenzialmente i tempi di definizione del processo davanti a tale giudice, deflazionando, altresì, in una prospettiva d'assieme, i carichi di lavoro dei giudici togati. Dall'altro, per le imputazioni di competenza del giudice di pace, è mantenuta la speciale procedura, improntata a marcata snellezza e semplicità di forme, prefigurata dal d.lgs. n. 274 del 2000. Questa Corte ha già rilevato (sentenza n. 298 del 2008) che non è configurabile violazione del principio di ragionevole durata del processo ove l'allungamento dei tempi processuali, eventualmente indotto dalla norma sottoposta a scrutinio, sia compensato dal risparmio di attività processuali su altri versanti. 6. – Quanto precede non esclude, naturalmente, che la soluzione adottata dal legislatore del d.lgs. n. 274 del 2000 e innescata dalla citata direttiva della legge delega (peraltro, non evocata dalle ordinanze di rimessione), nel segno di una riduzione delle ipotesi di connessione nel procedimento avanti il giudice di pace e del favor separationis, possa presentare margini di opinabilità, in quanto idonea a dar luogo in qualche caso a moltiplicazioni di procedimenti presso giudici diversi tali, specie in rapporto a determinate vicende, da apparire discutibili nella prospettiva di un eventuale diverso equilibrio degli interessi in gioco. Tuttavia, simili valutazioni – che i rimettenti pongono, nella sostanza, alla base delle loro denunce – restano sul piano delle critiche di politica criminale e giudiziaria, estranee all'area del sindacato della Corte, senza poter debordare in autentici vizi di costituzionalità.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, dal Tribunale di Montepulciano, e in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Velletri, sezione distaccata di Albano Laziale, con le ordinanze indicate in epigrafe; 2) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1, del decreto legislativo n. 274 del 2000, sollevata, in riferimento all'art. 111 della Costituzione, dal Tribunale di Montepulciano con l'ordinanza indicata in epigrafe; 3) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 del decreto legislativo n. 274 del 2000, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Montepulciano con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 25 febbraio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 marzo 2009. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA