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Negli ultimi mesi la situazione è precipitata riguardo all'unica arteria importante che lambisce questo territorio, l'autostrada A14 (Bologna-Taranto), già un imbuto per il mancato adeguamento della terza corsia che si ferma a Porto Sant'Elpidio; ora colpita dalle conseguenze delle indagini della procura della Repubblica di Avellino su sicurezza e manutenzione dell'autostrada da parte di Aspi, la società del gruppo Benetton coinvolta anche nella strage del ponte Morandi. I guardrail di alcuni viadotti non sono a norma, per cui la viabilità ne risulta ulteriormente ridotta. La situazione è critica in termini di tempi di percorrenza e incidenti. Oltretutto, la nostra Provincia di Ascoli Piceno presentava già statisticamente il maggior numero di morti, incidenti e conseguenti rallentamenti su tutto il tratto autostradale a Sud di Bologna, con ulteriore danno per l'intasamento delle vie interne che rende ancor più pesante la situazione. Servirebbero interventi immediati, come la revisione del sistema dei pedaggi in autostrada, ma al momento - incredibile a dirsi - il contratto con Autostrade per l'Italia non sembra prevedere questa opzione. Occorre nell'immediato adottare le garanzie migliori per gli automobilisti e prevedere corsie più larghe e protezioni nelle corsie d'emergenza, una carreggiata ridotta ma comunque con doppie corsie e la limitazione della velocità controllata dal sistema Tutor. Occorre far partire progetti concreti per risolvere strutturalmente i problemi logistici di quel territorio, dalla terza corsia dell'autostrada, alla valorizzazione della stazione di San Benedetto del Tronto, fino alla ferrovia dei due mari. E lo dobbiamo fare ricordando che si tratta di un territorio che storicamente dovrebbe essere uno dei cardini tra Nord e Sud Italia, ma che attualmente non è nelle condizioni di svolgere questa funzione e rende complesso non solo il traffico locale e regionale, ma anche tutta la connessione sulla dorsale adriatica da Nord a Sud del Paese, limitando così lo sviluppo non solo locale, ma anche quello di tutte le aree a Sud delle Marche, e cioè di Abruzzo, Molise e Puglia. In tal senso sto presentando interrogazioni al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per sollecitare ulteriormente l'attenzione su questo grave problema al quale dobbiamo finalmente dare soluzione. (Applausi dal Gruppo M5S) . LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, vorrei segnalare l'ennesima truffa perpetrata dalle banche con il concorso del controllore a danno di decine di migliaia di risparmiatori, già oggetto di una denuncia dell'Adusbef nel 2015 e di un mio atto di sindacato ispettivo firmato da altri colleghi, l'interrogazione a risposta scritta 4-00179 , del 30 maggio 2018. Oggi Nicola Borsi, un bravo giornalista su «il Fatto Quotidiano» scrive un articolo dal seguente titolo: «Bankitalia sapeva dal 2016 della truffa MPS sui diamanti». L'esposto di un dipendente della banca racconta come facevano abboccare i clienti, ma si è scoperto solo tre anni dopo. La truffa era configurata nel modo seguente: il risparmiatore paga 10.000 euro un diamante acquistato a meno di 2.000 euro e l'80 per cento viene diviso tra le banche, le società di investimenti e gli sponsor; quando lo vorrà vendere troverà un altro risparmiatore cui passare la patata bollente o - come si dice a Roma - la sola, il cui valore è meno della metà di quanto pagato. L'Antitrust, nella sanzione comminata a Intesa-San Paolo, Unicredit, MPS, Banco BPM ai broker IDB e DPI, che per quindici anni hanno gestito il business di oltre due miliardi di euro, ha parlato di comportamenti omissivi e gravemente ingannevoli per i clienti, mentre gli ispettori di Bankitalia non vedevano nulla, forse perché nella società DPI vi era Massimo Santoro, un alto funzionario che ha lavorato in Banca d'Italia per trent'anni. Mentre a Milano il pubblico ministero Colacicco, dopo aver sequestrato 700 milioni, ha chiuso le indagini il 28 settembre per i reati di truffa, riciclaggio, autoriciclaggio e corruzione tra privati a carico di 87 manager, dipendenti bancari e sette società, l'esposto trasmesso dai magistrati di Siena il 2 marzo a Roma sembra sia svanito nel porto delle nebbie. Ho presentato al disegno di legge di bilancio l'emendamento 86.0.9, che impone alle banche doverosi e immediati risarcimenti, con l'auspicio possa essere approvato dai colleghi di maggioranza e opposizione, come doveroso atto di giustizia a favore dei risparmiatori truffati o raggirati col concorso della Banca d'Italia (Applausi dal Gruppo M5S) . BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo semplicemente per comunicare all'Assemblea che recentemente abbiamo appreso con grande sorpresa l'ennesimo stop imposto dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismoalla realizzazione di una infrastruttura strategica per la provincia di Cuneo e non solo, perché si collega con i valichi della vicina Francia. Eravamo a un passo dalla pubblicazione del bando di gara, ma la variante di Demonte, lungo la strada statale n. 21, è stata bloccata per un parere non conforme rispetto a quello che era stato dato dalla sovrintendenza regionale. Siamo davvero preoccupati perché, a causa di un parere negativo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo,alcuni Comuni, tra cui quello di Demonte, dovranno continuare a subire il traffico di mezzi pesanti. Faccio notare a quest'Assemblea che a Demonte, un piccolo Comune con un'unica strada principale che lo attraversa, transitano oltre 800 veicoli pesanti al giorno: un disastro ambientale e di vivibilità assolutamente pericoloso. Sapete qual è il risultato dello stop imposto dal Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo? Buttare all'aria un progetto del costo previsto di 50 milioni di euro per tre chilometri di strada, con una sola corsia per senso di marcia e una galleria di 638 metri. In conclusione, il parere ministeriale vincolante, espresso attraverso i suoi tre esperti, blocca la Conferenza dei servizi, beffando ancora una volta questa importantissima opera e soprattutto tutti gli amministratori che la attendono da anni. Pensate che ANAS aveva ribadito di aver speso oltre 500.000 euro per la progettazione e di aver avanzato altre cinque soluzioni partendo dal 2002. L'unica approvata era questa. A Demonte, in tutto questo, rimane purtroppo ancora assente un'alternativa per il traffico pesante che attraversa il concentrico. Tra pareri che rimbalzano e documenti in perenne itinere e soprattutto scadenze non rispettate, il territorio cuneese con le sue imprese, con 80.000 iscritti alla camera di commercio di Cuneo, rischia di vedere rallentare il treno della ripresa nonostante ciò riguardi la logistica a locomotiva. Noi cuneesi siamo gente concreta, più attenta alla sostanza che all'apparenza; chiediamo risposte certe, tempi brevi e che il Ministro dei beni culturali si impegni anche col Ministero dei trasporti su questo fronte.