[pronunce]

Risulta, in particolare, preclusa la possibilità «di sottoporre a sequestro l'autovettura a bordo della quale viaggiavano Ilaria Alpi e Miran Hrovatin», e con essa quella «di effettuare rilevamenti ed accertamenti sul veicolo stesso ai fini dell'esatta ricostruzione della dinamica dei fatti, attività queste tutte essenziali nell'ambito del procedimento penale in oggetto e la cui mancata effettuazione ha determinato una vera e propria paralisi» del procedimento medesimo. In tal modo, oltretutto, si contravviene a quella «opportunità di un effettivo coordinamento tra la Commissione e le strutture giudiziarie» presa in considerazione «all'atto dell'istituzione della stessa Commissione con Deliberazione della Camera dei Deputati del 31 luglio 2003 (art. 6, comma 3) nonché nel regolamento interno approvato dalla Commissione nella seduta del 4 febbraio 2004 (art. 22, comma 1)». 1.4.- Su tali basi, pertanto, la suindicata Procura ha proposto il presente conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, nei confronti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, chiedendo – previa declaratoria di non spettanza, alla predetta Commissione, del potere di adottarla – l'annullamento della nota del 21 settembre 2005 (prot. n. 2005/0001389/SG-CIV) emessa dalla medesima Commissione (con la quale quest'ultima ha rifiutato di aderire alla richiesta della ricorrente di valutare «l'opportunità dello svolgimento congiunto di accertamenti tecnici»), nonché l'annullamento, per l'effetto, anche dell'atto del 17 settembre 2005 (prot. n. 3490/ALPI) con cui la stessa – in persona del suo Presidente – ha conferito incarico peritale al dott. Alfredo Luzi. 2.- All'esito della camera di consiglio del 20 febbraio 2006, il conflitto è stato dichiarato ammissibile con l'ordinanza n. 73 del 24 febbraio 2006. In data 10 marzo 2006 il ricorso introduttivo e la predetta ordinanza sono stati notificati – come da richiesta del giorno 1° marzo della Procura della Repubblica di Roma – alla Commissione parlamentare di inchiesta, in persona del suo Presidente. 3.- Con memoria depositata presso la cancelleria della Corte il 29 marzo 2006 si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, dichiaratamente allo scopo di «far constatare l'avvenuta cessazione della Commissione parlamentare d'inchiesta» suddetta (essendosi svolta in data 23 febbraio 2006 l'ultima sua seduta, all'esito della quale è stata approvata la relazione finale e sono state date disposizioni per gli incombenti amministrativi del caso), nonché per «fare emergere le circostanze in virtù delle quali sembrano essere ormai venute meno le ragioni stesse del conflitto», su tali basi, dunque, chiedendo che il proposto conflitto sia «dichiarato irricevibile, improcedibile ovvero inammissibile». 4.— La Camera dei deputati, nell'imminenza dell'udienza pubblica di discussione del 5 giugno 2007, ha depositato un'ulteriore memoria, ribadendo le conclusioni già rassegnate. 5.— In tale udienza pubblica è comparsa – ai sensi dell'art. 37, ultimo comma, della legge 11 marzo del 1953, n. 87 – la ricorrente autorità giudiziaria, in persona del dott. Franco Ionta, all'uopo delegato dal Procuratore della Repubblica. Ribadite le ragioni a sostegno dell'iniziativa assunta, la ricorrente ha replicato alle eccezioni preliminari svolte dalla Camera dei deputati. 6.— Con sentenza n. 241 del 2007, questa Corte ha dichiarato «non fondate le eccezioni pregiudiziali di inammissibilità del conflitto per nullità assoluta della notificazione, nonché di improcedibilità dello stesso per sopravvenuta carenza di interesse, sollevate dalla Camera dei deputati». La predetta sentenza ha assegnato, nel contempo, «alla Camera dei deputati ed alla ricorrente Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma il termine di giorni sessanta» – decorrente dalla data della pubblicazione della decisione nella Gazzetta Ufficiale – «per la eventuale presentazione di memorie difensive», ravvisandone la necessità proprio in ragione della «scelta operata dalla Camera dei deputati, in relazione alla novità ed alla particolarità della vicenda, di non svolgere difese di merito in ordine al thema decidendum», scelta compiuta «sul presupposto di non rivestire la qualità di contraddittore necessario nel presente giudizio». 7.— In data 27 luglio 2007 la Camera dei deputati ha depositato una memoria, chiedendo che il ricorso sia «dichiarato improcedibile e inammissibile», ovvero, in subordine, che lo stesso sia rigettato. 7.1.— Sul presupposto che «eccezioni in rito possono essere formulate in ogni stato del processo costituzionale», nonché evidenziando come quelle sollevate con la suddetta memoria si fondino sul «verificarsi di fatti nuovi, successivi ai primi scritti difensivi», ovvero sulle stesse domande di merito della ricorrente, le quali – come riconosciuto dalla stessa sentenza n. 241 del 2007 – «non erano state vagliate nelle precedenti difese», la Camera dei deputati eccepisce, gradatamente, «l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse», nonché l'inammissibilità dello stesso «per la contraddizione del petitum e della causa petendi». Ed invero, dal momento che la medesima autorità giudiziaria ricorrente ha chiesto – successivamente alla pronuncia della sentenza n. 241 del 2007 – «l'archiviazione del procedimento penale relativo all'individuazione dei mandanti dell'uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin», appare evidente che l'eventuale «annullamento degli atti impugnati sarebbe inutiliter datum», tenuto conto che il giudizio per conflitto di attribuzione deve vertere «su conflitti non astratti o ipotetici, ma attuali e concreti» (viene citata la sentenza della Corte costituzionale n. 404 del 2005). Infatti, la descritta evenienza, specie se si considera che è proprio il ricorso ad istituire «un nesso di logica consequenzialità tra il fatto che le indagini siano in corso» (o meglio, che lo fossero) «ed il vulnus subíto» dalla ricorrente, denoterebbe la sopravvenuta carenza di interesse alla definizione del giudizio. Un profilo, invece, di inammissibilità del ricorso è ravvisato in relazione all'individuazione dell'oggetto del conflitto de quo. Premesso, infatti, che esso ruota «tutto e solo intorno al tema se quegli accertamenti» – effettuati sulla vettura a bordo della quale si trovavano la Alpi ed il Hrovatin – «dovessero essere sottoposti ad uno “svolgimento almeno congiunto”, così come richiesto dalla Procura della Repubblica di Roma», risulterebbe evidente come le considerazioni svolte dalla ricorrente – e con esse anche la domanda di annullamento che integra il petitum dell'atto di promovimento del presente conflitto – non possano «avere ingresso in un conflitto da menomazione», come è stato qualificato dalla ricorrente.