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La tutela della salute delle persone, dell'ambiente, del paesaggio, della proprietà privata e delle libertà personali sarà scalzata da meri interessi economici, come ci dimostra la sconcertante gestione della vicenda xylella con gli atti del gip Alcide Maritati e della procura di Lecce, che, come avrete sicuramente letto, ormai si palesa in tutte le sue reali intenzioni. L'articolo 8 ergerà il caso xylella ad un modello criminale, come ha anche annunciato il procuratore Caselli in due rapporti sull'agromafia. Con il presente provvedimento si potrà utilizzare qualunque emergenza fitosanitaria (o presunta tale) come pretesto per fare qualsiasi cosa, senza considerare l'impatto ambientale delle misure imposte; ancor peggio, però, è che si potranno imporre misure invasive e pericolose senza che vi siano stati un serio e aperto confronto scientifico, una reale partecipazione della cittadinanza alle decisioni che riguardano il territorio né una valutazione di alternative e sviluppi. Il caso xylella in Puglia dimostra come l'imposizione di eradicare su gran parte del territorio gli ulivi secolari e monumentali e un ampio uso di fitofarmaci si siano dimostrati pratiche inefficaci e scientificamente infondate, il tutto senza tener conto degli effetti di queste misure sulla salute pubblica e sulla sicurezza dei territori. Stiamo parlando della devastazione di un patrimonio paesaggistico che è la principale attrazione per milioni di turisti e viaggiatori, della fine dell'agricoltura biologica pugliese, uno dei pochi settori in costante e consistente crescita, e del comparto apistico, della rovina della biodiversità e soprattutto della distruzione di uno dei prodotti fiore all'occhiello del made in Italy , ossia l'olio pugliese. Tale deriva viene dimostrata dal fatto che la richiesta di istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare, supportata dalle firme di 50 senatori, giace ancora in Commissione dal 28 giugno, nonostante l'appello di migliaia di cittadini, compresi numerosi ricercatori. In merito al caso xylella il gip di Lecce ha affermato che gli interventi fatti finora da istituzioni, politica e ricerca si sono dimostrati disarticolati, tardivi, caratterizzati da scarsa trasparenza e professionalità e non consoni ad una corretta gestione dell'emergenza. Le misure adottate nel tempo per affrontare il problema xylella inoltre sono inadeguate, ma lo si sapeva già dall'inizio e tale inadeguatezza è stata sottolineata da gran parte della comunità scientifica nazionale e internazionale. A tal proposito vorrei ricordare a tutti i colleghi il parere di molti scienziati, auditi anche in 9 a Commissione, che ci hanno già messo in guardia da queste pratiche nonché l'appello giunto da oltre 2.000 tra esperti, medici, scienziati, professori e accademici che chiedono che l'articolo 8 del presente decreto-legge sia ritirato. Oggi invece stiamo dando il futuro del nostro territorio in mano a qualche scienziato che, senza autorevolezza, farà ciò che ritiene del nostro patrimonio agroalimentare, gastronomico, economico e turistico. Vogliamo che questo genere di persone abbia in mano le sorti del nostro Paese? Quando le loro linee guida si riveleranno inutili, i loro dati errati, i loro monitoraggi farlocchi (come è già successo con l'ulivo di Monopoli), chi pagherà i danni? Chi ridarà la salute a tutte quelle persone e a quei bambini che oggi sono costretti a respirare piretroidi e neonicotinoidi non si sa bene per quale motivo? Chi potrà mai restituire a quella terra e al nostro Paese l'inestimabile patrimonio che questo Governo sta distruggendo? Sul batterio ho presentato emendamenti finalizzati anzitutto alla ricerca della cura sostenibile, piuttosto che all'eradicazione delle piante. Per questo motivo, nella lotta al batterio è necessario adottare misure sostenibili che aumentino le difese naturali delle piante, come hanno sostenuto anche altri colleghi della Camera. Ho riproposto anche la soppressione all'articolo 41 del decreto-legge Genova sui fanghi di depurazione in agricoltura, una moratoria per il sostegno alla ripresa delle imprese agricole; ho presentato un ordine del giorno sull'IMU agricola che impegnasse il Governo a prevedere una disposizione di favore per le imprese e aiutare i Comuni in difficoltà (ma oggi continua a vigere per gli stessi Comuni e non è cambiato nulla). Il Governo sembra preoccuparsi solo del settore saccarifero, al quale ha concesso una moratoria. Noi riteniamo indispensabile una nuova riforma agraria che affronti le nuove strozzature del mercato: la perdita di autosufficienza negli approvvigionamenti di materia prima nazionale; una forte concentrazione nelle filiere zootecniche; una forte concentrazione nelle filiere agroindustriali, con poteri dominanti dal lato della domanda di acquisto; una forte concentrazione della distribuzione e la perdita della funzione di rappresentanza sindacale. Riteniamo che le sfide importanti e complesse vadano affrontate con una attenta valutazione della qualità tossicologica di ciò che arriva sulle nostre tavole. La globalizzazione senza diritti produce uno schiavismo e un autoritarismo che in Italia dobbiamo contrastare. Il settore agricolo non può più essere utilizzato per arricchire gli altri segmenti a valle della filiera e impoverire se stessa. Ritengo, quindi, che il Governo debba riflettere attentamente e decidere di varare provvedimenti che prevedano non solo ulteriori stanziamenti di risorse, ma anche l'introduzione di una programmazione a lungo termine, che possa risolvere finalmente le numerose criticità dell'intero settore agricolo. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Lonardo) . TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo i dati pubblicati dall'Eurostat lo scorso anno, l'Italia, con i suoi 52,9 miliardi di fatturato, è la seconda potenza agricola europea, dietro alla Francia e davanti alla Germania. Se si guarda, invece, al valore aggiunto, si vede che l'Italia, in ambito agricolo, con i suoi trenta miliardi di euro è il primo Paese dell'Unione europea. Siamo il Paese dell'eccellenza agroalimentare e lo dimostra il nostro assoluto primato in ambito comunitario per numero di prodotti a denominazione di origine (quasi trecento). Sul tavolo possiamo mettere anche le nostre sessantamila aziende biologiche e i nostri 4.965 prodotti alimentari censiti. Dobbiamo tener ben presente queste cifre per essere consapevoli di quanto sia importante il comparto agroalimentare per la nostra economia; un settore che non fa differenze geografiche ma che, anzi, specie nelle aree meno sviluppate del nostro Paese, dà lavoro, speranza e futuro. Nel documento in esame viene trattata tutta una serie di emergenze che stanno colpendo la nostra agricoltura, in particolare il settore olivicolo-oleario della regione Puglia, piegato sia dalle eccezionali gelate del 2018 che dalla diffusione del batterio xylella fastidiosa, che sta diventando una vera e propria emergenza nazionale. Trovano, giustamente, spazio anche le questioni concernenti le emergenze dell'ovino-caprino e dell'agrumicolo, oltre a misure di sostegno per altri settori.