[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorti in relazione all'articolo 45 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), nonché in relazione al provvedimento dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione del 6 giugno 2005, a seguito del referendum effettuato nel Comune di San Michele al Tagliamento il 29 e il 30 maggio 2005 e da effettuarsi nei Comuni di Teglio Veneto, Pramaggiore, Gruaro e Cinto Caomaggiore il 26 e il 27 marzo 2006, con contestuale richiesta di giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 45, comma secondo, terzo, quarto, primo inciso e quinto della legge del 25 maggio 1970, n. 352; degli articoli 1 e 5 della legge 27 dicembre 2001, n. 459 (Norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero); dell'articolo 67 del decreto del Presidente della Repubblica del 5 gennaio 1967, n. 200 (Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari); dell'articolo 4 della legge 27 ottobre 1988, n. 470 (Anagrafe e censimento degli italiani all'estero); della legge 7 febbraio 1979, n. 40 (Modifiche alle norme sull'elettorato attivo concernenti la iscrizione e la reiscrizione nelle liste elettorali dei cittadini italiani residenti all'estero), e, in particolare, dell'articolo 6; della legge 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali), e, in particolare, degli articoli 42, 43 e 44; della legge 23 aprile 1976, n. 136 (Riduzione dei termini e semplificazione del procedimento elettorale), e, in particolare, dell'articolo 9, comma primo e decimo; del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), e, in particolare, dell'articolo 53, promossi nei confronti del Parlamento e dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione con ricorsi dei signori Bozzato Antonio Michele “delegato supplente” del Comune di Teglio Veneto e Frattolin Francesco «Coordinatore e legale rappresentante dell'Unione Comuni Italiani per cambiare Regione» e “delegato supplente” del Comune di San Michele al Tagliamento; Portello Adelino “delegato supplente” del Comune di Pramaggiore e Frattolin Francesco «Coordinatore dell'Unione Comuni Italiani per cambiare Regione» e “delegato supplente” del Comune di San Michele al Tagliamento; Comin Giovanni “delegato supplente” del Comune di Gruaro e Frattolin Francesco «Coordinatore legale rappresentante dell'Unione Comuni Italiani per cambiare Regione» e “delegato supplente” del Comune di San Michele al Tagliamento; Calabrò Salvatore “delegato effettivo” del Comune di Cinto Caomaggiore e Bortolussi Romano “delegato supplente” del Comune di Cinto Caomaggiore, depositati in cancelleria il 28 marzo 2006 ed iscritti ai numeri 9, 10, 11 e 12 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2006, fase di ammissibilità. Udito nella camera di consiglio del 5 luglio 2006 il Giudice relatore Ugo De Siervo. Ritenuto che, con ricorso depositato in data 28 marzo 2006, il sig. Antonio Michele Bozzato, in qualità di “delegato supplente” del Comune di Teglio Veneto (Ve) per il referendum chiesto dallo stesso Comune con delibera consiliare n. 26 del 19 settembre 2005, ed il sig. Francesco Frattolin, in qualità di coordinatore e legale rappresentante dell'«Unione Comuni Italiani per cambiare Regione», di “delegato supplente” per la procedura d'aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia del Comune di San Michele al Tagliamento, nonché di cittadino iscritto nelle liste elettorali del Comune di San Michele al Tagliamento che ha partecipato al referendum del 29 e 30 maggio 2005 per cambiare Regione, hanno sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro il Parlamento e l'Ufficio centrale per il referendum; che il conflitto è proposto in relazione all'art. 45 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), che non permetterebbe una corretta applicazione dell'art. 132 della Costituzione, nonché in relazione alla proclamazione dei risultati del referendum di San Michele al Tagliamento del 29 e 30 maggio 2005, in quanto l'Ufficio centrale, «nella sua funzione di garante delle leggi», avrebbe «troppo pedissequamente seguito alla lettera quanto normato per la succitata procedura del referendum in questione»; che, in particolare, ad avviso dei ricorrenti, l'art. 45 della citata legge n. 352 del 1970 sarebbe censurabile, anzitutto, nella parte in cui, al comma secondo, richiede – per ritenere approvata la proposta sottoposta a referendum – che a votare affermativamente sia la maggioranza non delle «popolazioni», come recita l'art. 132 Cost., bensì degli «elettori iscritti nelle liste elettorali», tra i quali si trovano comprese persone come i «non diciottenni», cioè i diciassettenni che compiono 18 anni nell'anno in corso, ma che non votano se non sono ancora maggiorenni e gli iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, che non possono votare per posta o ai consolati, e sarebbero obbligati a rientrare nel Comune interessato, così rendendo evidente la «grave ingiustizia e disparità di trattamento che non rispetta neppure gli articoli fondamentali della Costituzione (2, 3 e 48)»; che, in secondo luogo, sempre ad avviso dei ricorrenti, l'art. 45 sarebbe censurabile anche nella parte in cui, al comma terzo, non prevede la consegna del verbale dell'Ufficio centrale per il referendum ai delegati per il referendum, nominati dai Comuni, così «escludendo i principali artefici ed interessati alla questione»; che, ancora, l'art. 45 citato sarebbe censurabile nella parte in cui, al primo inciso del comma quarto, blocca la procedura presso l'Ufficio centrale per il referendum se quest'ultimo non è dichiarato approvato, conseguenza che sarebbe estranea al disposto dell'art. 132 Cost., e che a ciò sarebbe collegata, altresì, l'illegittimità costituzionale del comma quinto, il quale, qualora venisse opportunamente modificato il comma quarto, «potrebbe semplicemente significare» proposta «non approvata dal Parlamento»;