[pronunce]

c) art. 114 Cost. in quanto le norme impugnate implicherebbero una «compromissione della dignità autonoma delle Province e delle Città metropolitane, quali componenti essenziali della Repubblica ex art. 114. Cost.»; d) artt. 117, commi terzo e quarto, e 118 Cost., nonché il principio di leale collaborazione perché alle regioni ed ai comuni dovrebbero essere attribuite le funzioni non fondamentali delle province e le relative risorse finanziarie, ragion per cui il contributo forzoso imposto alle province dai commi 418, 419 e 451 della legge n. 190 del 2014 pregiudicherebbe indirettamente anche gli enti subentranti, condizionerebbe la potestà legislativa regionale di distribuzione delle funzioni amministrative e violerebbe il principio di leale collaborazione, dato che «la libera attribuzione delle funzioni provinciali non fondamentali», da parte delle regioni, sarebbe stata «ribadita e concordata tra Stato e Regioni anche in sede di Accordo raggiunto nella Conferenza Unificata dell'11 settembre 2014». 2.- I due ricorsi hanno un oggetto parzialmente comune, sia per le disposizioni impugnate che per le questioni sollevate, sicché ne appare opportuna la riunione ai fini di una decisione congiunta. 3.- In via preliminare, occorre soffermarsi sull'ipotesi (formulata dalla Regione nella memoria depositata nel giudizio r.r. n. 36 del 2015) di trasferimento delle questioni di legittimità costituzionale a seguito dello ius superveniens. Il comma 418 è stato modificato dall'art. 4, comma 5-ter, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2015, n. 11, con l'aggiunta di un periodo che ripartisce le riduzioni di spesa tra gli enti delle regioni ordinarie e gli enti delle regioni insulari. Lo ius superveniens, tuttavia, non incide né sulla norma censurata, né - a ben vedere - sulla specifica disposizione impugnata, nel senso che il testo espressivo della riduzione di spesa corrente oggetto di contestazione non è stato toccato, limitandosi la novella ad aggiungere un periodo ulteriore. Dunque, non sussistono i presupposti per un trasferimento delle questioni in quanto «[l]a citata modifica non incide comunque sui termini del ricorso» (sentenze n. 151 del 2016 e, analogamente, n. 272 del 2015). 3.1.- Sempre in via preliminare, occorre precisare il thema decidendum con riferimento all'impugnazione del comma 451 dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014. Il comma 451, lettere a) e b), proroga al 2018 le riduzioni di spesa previste dai commi 1, 2, 8 e 9 dell'art. 47 del decreto-legge n. 66 del 2014, ma il ricorso censura la disposizione solo con riferimento alle province e alle città metropolitane, per cui la norma di cui alla lettera b) risulta estranea all'oggetto del giudizio là dove fa riferimento ai commi 8 e 9 dell'art. 47, contemplanti un contributo alla finanza pubblica posto a carico dei comuni. 3.2.- Infine, è opportuno ricordare che le regioni sono legittimate a denunciare la lesione delle prerogative costituzionali degli enti locali (ex multis, sentenze n. 151 e n. 29 del 2016, n. 236 e n. 220 del 2013, n. 298 del 2009, n. 196 del 2004). 4.- Si può ora passare ad esaminare le questioni promosse dalla Regione Veneto con il primo ricorso (r.r. n. 36 del 2015). Con riferimento alla prima questione (violazione degli artt. 2 e 3 Cost., per la «disparità di trattamento e di sacrifici tra i vari comparti di cui si compone la Pubblica Amministrazione») la difesa erariale eccepisce l'inammissibilità per insufficiente motivazione sulla «ridondanza delle lamentate violazioni sul riparto di competenze». L'eccezione è infondata. La Regione osserva che «la politica di tagli generalizzati alla spesa e alle risorse degli enti territoriali [...] impedisce a questi ultimi di svolgere le funzioni loro deferite: il che si riverbera, evidentemente, sulle garanzie che la Costituzione assicura a tali enti per l'esercizio delle rispettive funzioni». Tale motivazione, prospettando la compressione dell'autonomia degli enti di area vasta in tutti i settori di loro competenza, quale deriva chiaramente dalla riduzione della spesa corrente e dal passaggio delle corrispondenti risorse allo Stato, è sufficiente ad argomentare la ridondanza dei vizi denunciati sulle competenze degli enti stessi (sentenze n. 117, n. 110 e n. 64 del 2016 e n. 250 del 2015). 4.1.- Il primo motivo del primo ricorso è tuttavia inammissibile per un'altra ragione. La Regione non svolge alcuna argomentazione sull'assimilabilità delle posizioni rispettive dello Stato e degli enti di area vasta, e dunque sull'irragionevolezza della limitazione - alle province e alle città metropolitane - dell'ambito di applicazione del comma 418. Una specifica motivazione sul punto sarebbe stata a fortiori necessaria perché, come si vedrà, il comma 418 si inserisce nel contesto della riforma prevista dalla legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), e delle conseguenti riduzioni di personale stabilite dall'art. 1, comma 421, della legge n. 190 del 2014. Collegandosi dunque il comma in contestazione alla peculiare situazione delle province e delle città metropolitane, la censura immotivata della «disparità di trattamento» non si presta ad uno scrutinio nel merito per carenza di motivazione sulla «confrontabilità delle situazioni» (sentenze n. 151 e n. 69 del 2016). 5.- La seconda questione (violazione dell'art. 5 Cost. per lesione delle «esigenze basilari dell'autonomia e del decentramento») non richiede un esame distinto. Secondo la ricorrente la violazione del principio di promozione delle autonomie locali deriverebbe dal «trattamento deteriore» riservato ad esse rispetto ad altri comparti della pubblica amministrazione e dai «tagli indiscriminati ed eccessivi alle risorse finanziarie a disposizione delle Amministrazioni locali». Tale questione si può dunque considerare ricompresa sia in quella - appena esaminata - fondata sull'art. 3 Cost., sia in quella che fa leva sull'art. 119 Cost., trattata qui di seguito. 6.- La terza questione si riferisce ai primi quattro commi dell'art. 119 e all'art. 117 Cost. In realtà l'argomentazione è poi incentrata unicamente sull'art. 119 Cost., con la conseguenza che è inammissibile, per difetto di motivazione, la questione relativa all'art. 117 Cost. 6.1.- La questione avente come parametro l'art. 119 Cost. comprende due distinte censure: la prima attiene alla violazione dell'art. 119, quarto comma, in quanto le province e le città metropolitane sarebbero «private delle risorse minime per assicurare il finanziamento integrale delle funzioni pubbliche loro attribuite»;