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L'ultima Relazione annuale presentata dal Governo al Parlamento sulle esportazioni italiane di sistemi militari evidenzia un totale di oltre 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell'85,7 per cento rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. Confrontando il dato rispetto al 2014 emerge uno scenario ancor più impressionante: + 452 per cento in soli due anni. Tra le zone geopolitiche di esportazione, figurano al primo posto i Paesi dell'Africa Settentrionale e del Medio Oriente, che con oltre 8,6 miliardi euro ricoprono da soli più del 58,8 per cento delle autorizzazioni. Al di là di tutte le modifiche della legge avvenute finora, uno dei grossi problemi dell'applicazione della legge n. 185 del 1990 è la mancanza di un criterio chiaro per l'attribuzione dei requisiti degli Stati acquirenti di armi. In particolare, desta scalpore che l'Italia autorizzi l'esportazione di armamenti a Paesi belligeranti, come ad esempio le bombe fabbricate dalla RWM Italia nello stabilimento di Domusnovas (Sardegna) all'Arabia Saudita, che le utilizza nella guerra in corso nello Yemen. Un conflitto che secondo l'ONU ha provocato più di 10.000 vittime tra i civili. Secondo un rapporto UNICEF, «nel solo 2015, oltre 900 bambini sono stati uccisi e oltre 1.300 sono rimasti feriti: cifre quasi 7 volte superiori rispetto a quelle dell'anno precedente». In tal senso l'UNICEF ha verificato più di 50 attacchi contro scuole. Alle interrogazioni rivolte al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per chiedere conto del perché non si sia applicato il divieto di vendita all'Arabia Saudita in quanto Paese «belligerante», la risposta è stata che non sussiste un embargo decretato dall'ONU. Con le modifiche qui proposte il Governo italiano, in forza del parere vincolante del Parlamento, sarebbe tenuto a stilare annualmente un elenco degli Stati belligeranti. L'articolo unico di cui è composto il disegno di legge vede l'inserimento di un periodo finale al comma 1 dell'articolo 1 della legge n. 185 del 1990, prevedente che le operazioni che riguardano l'esportazione, l'importazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiale di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione e la delocalizzazione produttiva, non solo debbano rispettare i principi della Costituzione repubblicana, ma anche i principi di cui alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali o della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, fatto salvo il Trattato sul commercio delle armi adottato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013 e ratificato dall'Italia con legge n. 118 del 2013. Continuando, il medesimo articolo 1, inserisce due nuove disposizioni all'interno del disposto delle lettere a) e d) del comma 6 dell'articolo 1 della legge in vigore. Detto comma, infatti, riporta la casistica del divieto di esportazione, transito, trasferimento intracomunitario e intermediazione relativa a materiali d'armamento. Alla lettera a) , oltre a citare il già previsto divieto di cessione verso Paesi in conflitto armato, in contrasto con i princìpi dell'articolo 51 della Carta delle Nazione Unite, si prevede l'introduzione di ulteriori casi di divieto di esportazione anche nei confronti di Paesi che abbiano violato le disposizioni di cui all'articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite. Disposizioni relative anche alla semplice astensione dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato. Inoltre, alla lettera d) del medesimo comma 6 dell'articolo 1, relativo all'accertamento delle violazioni che impediscono l'esportazione di armi, si prevede l'inserimento -- in aggiunta alle Nazioni Unite, all'Unione europea ed al Consiglio d'Europa -- anche delle organizzazioni internazionali a cui l'Italia aderisce od anche dello stesso Governo italiano, qualora abbia contezza della violazione di diritti umani, della mancata adozione delle misure idonee a contrastare il terrorismo, di repressioni armate nei confronti della popolazione civile o del compimento di atti di rappresaglia verso un altro Stato. Si propone inoltre, al comma 3 dell'articolo 5, l'obbligo di specificare all'interno della relazione al Parlamento: il numero progressivo di autorizzazione degli oggetti concernenti le operazioni contrattualmente definite; la lista dei Paesi destinatari di ciascuna operazione contrattualmente definita; l'elenco dei dinieghi emessi indicandone il Paese e il materiale di armamento al fine di rendere trasparente e leggibile la relazione stessa. La parte più importante della proposta di modifica è l'inserimento di un comma 3- bis all'articolo 5 che obbliga il Governo, entro il 31 dicembre di ogni anno, ad inviare alle Camere, per la discussione e le conseguenti deliberazioni parlamentari secondo le norme dei rispettivi regolamenti, una relazione che contenga l'elenco dei Paesi che si trovino nelle condizioni di cui al comma 6, lettere a) , b) , c) , d) ed e) , dell'articolo 1 della legge. Verso tali Paesi non potrà essere rilasciata alcuna autorizzazione di vendita di materiali di armamento. L'elenco può essere aggiornato anche più volte nel corso dell'anno e ne viene data tempestiva comunicazione alle Camere. Tale modifica serve a poter definire in modo chiaro quali siano i Paesi da considerarsi «belligeranti» e quali in violazione di Carte, convenzioni, principi e dettati costituzionali il cui rispetto è requisito fondamentale per poter acquistare armi dal nostro Paese. Infine, al comma 1 dell'articolo 7- bis , nel periodo finale relativo al personale di altre Amministrazioni di cui si avvale l'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA), si prevede che il personale tecnico dell'UAMA possa non essere militare, con la possibilità, quindi, di inserimento di magistrati fuori ruolo al fine di garantire una maggior efficacia dei controlli svolti.. 1 1 Alla legge 9 luglio 1990, n. 185, recante nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1, comma 1, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e secondo i princìpi sanciti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, di cui alla legge 4 agosto 1955, n. 848, o dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, fatto salvo altresì il Trattato sul commercio delle armi adottato a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013, di cui alla legge 4 ottobre 2013, n. 118»; b all'articolo 1, comma 6, lettera a) , dopo le parole: «Carta delle Nazioni Unite,» sono inserite le seguenti: «o i Paesi i quali abbiano violato l'obbligo di astensione dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato ai sensi dell'articolo 2, numero 4), della Carta delle Nazioni Unite,»;