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Abbiamo sollevato questo tema in Commissione bilancio, torniamo a sollevarlo in Aula per un provvedimento che ha le motivazioni ricordate dal relatore nel suo intervento, ma che dal punto di vista finanziario, per quanto concerne l'articolo 81 della Costituzione, a nostro parere presenta numerose criticità di cui il Senato non può non tenere conto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, vorrei prendere le mosse del mio intervento citando inizialmente alcune delle definizioni che in queste settimane sono state utilizzate per giudicare il decreto-legge in questione, quello che avrebbe dovuto avere parte decisiva per risolvere la questione del tribunale di Bari: fallimentare, irragionevole, incompetente, in malafede, una mostruosità e, per concludere, incostituzionale. È evidente, quindi, che tali giudizi unanimi, la maggior parte dei quali provenienti da giuristi addetti ai lavori, non possono essere certo ascritti a una rivalità politica o a consueta dialettica tra maggioranza e opposizione. Si tratta, infatti, di obiezioni tecniche e severe prese di posizione indicative di una criticità, sostanziale e formale, che il Governo non può ignorare e che abbiamo il dovere, in sede di conversione del decreto-legge, di valutare nell'interesse particolare della situazione oggetto del provvedimento, ma soprattutto nell'interesse generale di alcuni principi fondamentali dell'ordinamento giuridico, che non possono essere bypassati a cuor leggero, senza tener conto delle conseguenze disastrose per la realtà giudiziaria. Infatti, Forza Italia ha presentato questa mattina una pregiudiziale di costituzionalità, che è stata ahimè respinta a maggioranza dall'Assemblea, poiché, qualora il decreto-legge venisse convertito, le conseguenze delle eccezioni di costituzionalità, che verranno sicuramente sollevate nel corso dei processi, saranno incalcolabili. Il ministro della giustizia Bonafede, incontrando ai primi di giugno avvocati, magistrati e personale del tribunale barese, aveva assicurato una soluzione rapida per ripristinare le condizioni di sicurezza per gli operatori della giustizia e riavviare tutti i servizi all'utenza: il risultato è stato diametralmente opposto, al punto che le camere penali di Bari affermano oggi di preferire i processi nella tendopoli in piena estate, con i disagi già sperimentati nelle scorse settimane, rispetto alla sospensione dei termini. Come chiesto poc'anzi dal relatore, eviterò di entrare nel merito della scelta dell'immobile, di cui si è già occupata la stampa nei giorni scorsi, ma si tratta comunque di elementi di valutazione, che incidono sul giudizio negativo complessivo, che purtroppo l'intera vicenda suscita, frutto di superficialità o anche di scarsa conoscenza del territorio. Di fatto, purtroppo, il rischio di complicare una situazione già gravissima è palese. Bisogna comunque, a onor del vero, riconoscere che l'attuale dramma del tribunale di Bari ha radici sicuramente risalenti nel tempo, trattandosi di una situazione già nota da moltissimi anni, ma purtroppo ignorata dalle amministrazioni locali del tempo (il sindaco Emiliano in testa), fino al prevedibile collasso degli ultimi mesi. Addossare però responsabilità pregresse sarebbe solo un mero esercizio di stile e quindi, come tale, inutile. La vicenda è senza dubbio complessa, per cui tanto più inadeguata appare oggi la soluzione semplicistica proposta, sia dal punto di vista giuridico, attraverso la sospensione dei termini processuali, che dal punto di vista logistico, con la scelta appunto dell'edificio provvisorio che deve ospitare le aule giudiziarie. Bisogna purtroppo riconoscere che, anche in questo caso, l'approccio del Governo appare in linea con una generalizzata tendenza ad offrire soluzioni semplici a problemi complessi; soluzioni che, chiaramente, non tardano a rivelarsi inadeguate, manifestando tutta la loro debolezza. Ciò sarebbe anche il male minore, se non fosse che intervenire con un provvedimento inadatto in una materia dalle innumerevoli implicazioni e ripercussioni sulle realtà professionali di tantissimi operatori del diritto e sulle vite di tantissimi cittadini, già penalizzati dai tempi biblici della giustizia italiana, comporta una pluralità di ricadute negative, che rischiano di aggravare sine die la situazione generale, piuttosto che risolverla. Dopo i mesi di sospensione sarà infatti necessario notificare migliaia di avvisi alle parti e ai difensori per fissare nuovamente le udienze, paralizzando a tempo indeterminato i processi. Soprattutto, il Ministro dovrebbe spiegare perché questa pseudo-emergenza, che reale emergenza non è, poiché ampiamente prevista, giustifica la sospensione dei diritti dei cittadini, ma non procedure d'urgenza e finanziamenti straordinari. I numeri confermano il caos : si parla di circa 72.000 procedimenti per almeno 100.000 notifiche: a quale costo? Il Ministero dice soltanto 60.000 euro, ma assolutamente esprimo i miei forti dubbi. Per farlo gli uffici impiegheranno mesi, se non anni, e intanto la prescrizione comincerà di nuovo a correre. Quale è il senso, dunque, di questa sospensione, nel quadro generale della situazione giudiziaria? Forza Italia rifiuta la soluzione temporanea, parziale e incostituzionale contenuta nel decreto-legge e indica invece la via della procedura d'urgenza, attraverso una norma che conferisca allo stesso Ministro poteri straordinari, in modo da poter derogare ai vincoli urbanistici e procedere al trasloco nell'immobile definitivo che sarà ritenuto idoneo. Se di reale emergenza si tratta, si abbia il coraggio di affrontarla con gli strumenti più incisivi a disposizione, piuttosto che ricorrere a rimedi di basso cabotaggio, apparentemente risolutivi, ma dagli effetti disastrosi nel lungo termine. A tutto questo non ci stiamo, nell'esclusivo interesse dei cittadini. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, nell'intervento che ho svolto stamani, illustrando la questione pregiudiziale di costituzionalità al decreto-legge in esame, ho inteso, come previsto, ribadire che con esso si vanno a ledere diversi fondamentali diritti sanciti dalla nostra Costituzione, innescando per giunta uno scellerato effetto domino. Tutto ciò, peraltro, in un quadro politico dove residua, in modo sempre più evidente ed imbarazzante, quella che mi viene spontaneo definire come schizofrenia. (Brusio). Signor Presidente, potrebbe consentire di intervenire senza questo fastidioso brusio? PRESIDENTE. Colleghi, consentiamo al senatore di svolgere il suo intervento. STEFANO (PD) . Dapprima, infatti, abbiamo avuto una furia cieca, ossessa, che ha spinto il Ministro della giustizia a emanare con urgenza il decreto-legge in esame; una furia che paga subito il suo limite, dal momento che le condizioni riportate in premessa del decreto-legge e a giustificazione della sua necessità ed urgenza oggi non sussistono più: le tende sono state smontate.