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infatti negli appartamenti prospicenti alla nuova strada risulta impossibile il riposo notturno e la frequentazione dei balconi e terrazzi è proibitiva visto l'inquinamento generato; durante il periodo estivo gli abitanti sono obbligati a chiudere gli infissi per proteggersi dal rumore e dall'aria inquinata vedendo quindi una riduzione drastica di raffrescamento degli ambienti domestici. Questa situazione ha indotto la ASL3 genovese a distribuire condizionatori mobili alle famiglie appartenenti alle fasce più deboli; il nodo stradale era stato appositamente pensato come naturale alternativa di raccordo autostradale tra i tratti terminali di A10, A7 e A12 e il crollo del ponte Morandi ha di fatto accelerato esponenzialmente il futuro viabile cui il nodo era destinato, come peraltro certificato da documentazione Autostrade per l'Italia SPEA, senza che si potessero più gradualmente ricercare soluzioni per mitigare l'effetto dell'inquinamento; l'allora presidente ANAS rilasciò la seguente dichiarazione: "L'opera (...) è attesa da molto tempo ed è di fondamentale importanza per la viabilità cittadina e per il traffico portuale e, una volta realizzata, costituirà una sorta di tangenziale interna alla città di Genova, che collegherà fra loro i caselli autostradali di Genova-Ovest e Genova Aeroporto e, mediante la già esistente Viabilità Polcevera, il casello di Genova-Bolzaneto. In considerazione dell'importanza di questo intervento l'Anas, pur non intervenendo direttamente nell'esecuzione, ha voluto accelerare la realizzazione dell'opera facendosi carico degli oneri finanziari di propria competenza, e riservandosi il compito di vigilare sulla progettazione e sull'esecuzione dei lavori", come si legge sul sito "stradeanas" il 30 luglio 2008, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare per ovviare ai problemi evidenziati; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano agire per la tutela della salute, dell'ambiente e delle infrastrutture genovesi anche prevedendo la realizzazione di un'opportuna infrastruttura di protezione quale una galleria fonoassorbente ad abbattimento degli inquinanti, eventualmente addebitandone il costo al gestore autostradale che sta beneficiando del raccordo urbano e che continuerà a beneficiarne fino al completamento del nuovo ponte. Atto n. 4-02024 BOTTICI FLORIDIA ACCOTO MORRA ANGRISANI PIRRO CASTELLONE CORBETTA LA MURA DONNO ROMANO PESCO LEONE MORONESE LANNUTTI CASTALDI TURCO D'ANGELO DESSI' PRESUTTO COLTORTI GIANNUZZI LANZI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i rapporti tra lo Stato italiano e la chiesa cattolica vennero disciplinati nel 1929 con la firma dei cosiddetti Patti lateranensi, siglati dal capo del Governo Mussolini e dal Segretario di Stato, cardinale Gasparri; la sostanziale incompatibilità di numerose disposizioni dei Patti lateranensi con i principi fondamentali della Costituzione repubblicana comportò la necessità di una loro revisione e l'avvio di una lunga trattativa con la Santa Sede che nel 1984, sotto il Governo Craxi, approdò alla stipulazione di un nuovo accordo del 18 febbraio 1984 (reso esecutivo con la legge n. 121 del 1985) e di un successivo protocollo del 15 novembre 1984; in particolare, per quanto riguarda i rapporti finanziari tra Stato italiano e Stato del Vaticano, l'articolo 7, comma 6, dell'accordo (legge n. 121 del 1985) prevedeva l'istituzione di una commissione paritetica Stato-chiesa con il compito di disciplinare tutta la materia degli enti e dei beni ecclesiastici e la revisione degli impegni finanziari dello Stato italiano; le norme formulate dalla commissione paritetica vennero approvate dal citato protocollo del 15 novembre 1984, che fu ratificato dalla legge n. 206 del 1985, e vennero poi recepite nell'ordinamento italiano dalla legge n. 222 del 1985 che detta disposizioni sugli enti e sui beni ecclesiastici e per il sostentamento del clero; considerato che: l'articolo 46 della legge n. 222 del 1985 prevede la deducibilità dal reddito imponibile delle erogazioni in denaro fatte alla chiesa fino all'importo di 2 milioni di lire; l'articolo 47 stabilisce la possibilità di destinare alla chiesa l'8 per mille dell'Irpef statuendo, altresì, che in caso di mancata scelta dei contribuenti vengono ripartite tra tutti i beneficiari anche le quote Irpef di coloro che non hanno esercitato l'opzione; l'articolo 49 stabilisce che, al termine di ogni triennio successivo al 1989, un'apposita commissione paritetica, nominata dall'autorità governativa e dalla Conferenza episcopale italiana, procede alla revisione dell'importo deducibile di cui all'articolo 46 e alla valutazione del gettito della quota Irpef di cui all'articolo 47, al fine di predisporre eventuali modifiche; considerato inoltre che: il meccanismo di funzionamento dell'8 per mille (la ripartizione anche dell'Irpef di coloro che non hanno esercitato l'opzione, la scarsa trasparenza sulle erogazioni, le mancate verifiche sui fondi distribuiti alle confessioni religiose) è stato molte volte oggetto di severe critiche da parte della sezione centrale di controllo della Corte dei conti (deliberazione 23 ottobre 2014 n. 16/2014/G; deliberazione 26 ottobre 2015 n. 8/2015/G ; deliberazione 23 dicembre 2016 n. 16/2016/G ; deliberazione 29 ottobre 2018 n. 24/2018/G); relativamente alla destinazione e gestione dell'8 per mille dell'Irpef, la Corte dei conti riporta: "Grazie al meccanismo di attribuzione delle risorse dell'8 per mille, i beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata, godendo di un notevole fattore moltiplicativo, essendo irrilevante la volontà di chi rifiuta il sistema o se ne disinteressa. (...) Su ciò non vi è adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza e si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un'operazione esplicita i fondi vengano assegnati. (...) I fondi destinati alle confessioni risultano ingenti, tali da non avere riscontro in altre realtà europee - avendo superato ampliamente il miliardo di euro all'anno - e sono gli unici che, nell'attuale contingenza di fortissima riduzione della spesa pubblica in campo, si sono notevolmente e costantemente incrementati. Già nel 1996, la Parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei incaricata delle verifiche triennali dichiarava che 'non si può disconoscere che la quota dell'8 per mille si sta avvicinando a valori, superati i quali, potrebbe rendersi opportuna una proposta di revisione. (...) detti valori, già oggi, risultano superiori a quei livelli di contribuzione che alla Chiesa cattolica pervenivano sulla base dell'antico sistema dei supplementi di congrua e dei contributi dell'edilizia di culto. Un loro ulteriore incremento potrebbe comportare, in sede della prossima verifica triennale, una revisione dell'aliquota dell'8 per mille'.