[pronunce]

per tardività, perché rivolto avverso la legge di conversione e non avverso il decreto-legge, ed entrambi i ricorsi perché conterrebbero considerazioni di “merito” non rilevanti nel giudizio di costituzionalità. Nel merito, la difesa erariale ritiene che i ricorsi non siano fondati, perché il demanio marittimo appartiene allo Stato e a quest'ultimo spetta la competenza esclusiva a fissare i relativi canoni di concessione. Determinante, d'altra parte, sarebbe la circostanza che spetta allo Stato la competenza in materia di sistema tributario e contabile, nonché in materia di ordinamento e organizzazione amministrativa, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettere e) e g), della Costituzione. L'Avvocatura generale dello Stato conclude ritenendo che il criterio della leale cooperazione tra Stato e Regioni non potrebbe comunque comportare “surrettizie spoliazioni” a carico del demanio statale, né pregiudicare la “governabilità” del sistema. 5. - Nell'imminenza dell'udienza le parti hanno presentato memorie difensive. 5.1. - La Regione Puglia, in relazione alle controdeduzioni formulate dall'Avvocatura generale dello Stato nell'atto di costituzione, sostiene che l'eccezione di tardività del ricorso sollevata dalla difesa erariale non potrebbe essere accolta. Dovrebbe, infatti, ritenersi, secondo quanto afferma la giurisprudenza costituzionale, che, nonostante il deposito del ricorso oltre il termine dalla data di pubblicazione del decreto-legge, le censure apportate a quest'ultimo si trasferiscano alle corrispondenti disposizioni della legge di conversione. La Regione ritiene inoltre che la sostituzione dell'art. 32, comma 22, del decreto-legge n. 269 del 2003 con l'art. 2, comma 53, della legge n. 350 del 2003 non determini la inammissibilità del ricorso, trattandosi di sostituzione meramente formale. Nel merito, la ricorrente, pur ammettendo che i beni del demanio marittimo, per espressa disposizione di legge (art. 822 cod. civ. ) , sono beni di proprietà statale, rivendica comunque la facoltà di concedere in uso detti beni e di determinare l'entità del canone di concessione, essendo essa titolare tanto di funzioni amministrative in materia (art. 59 del d.P.R. n. 616 del 1977 e art. 105 del d.lgs. n. 112 del 1998), quanto di funzioni legislative, riservate alla competenza residuale regionale ovvero a quella concorrente. La Regione Puglia sottolinea poi che la norma impugnata, nel riservare allo Stato l'imposizione e la determinazione del canone di concessione per i beni del demanio marittimo, risulterebbe in contrasto con l'art. 119 della Costituzione, perché sarebbe lesiva del principio di autonomia di entrata e di spesa degli enti territoriali ed impedirebbe la stessa copertura finanziaria concernente l'esercizio delle funzioni amministrative esercitate dalla Regione per delega statale. 5.2. - La difesa erariale, nel confermare le conclusioni rappresentate nell'atto di costituzione, pone in evidenza, per un verso, che la competenza statale in materia troverebbe fondamento nell'art. 117, secondo comma, lettera l) (“ordinamento civile”) e lettera s) (“tutela dell'ambiente” e “dell'ecosistema”), della Costituzione e, per altro verso, che non potrebbe sottrarsi allo Stato la potestà di far leva sul reddito dei propri beni demaniali e patrimoniali per manovre di finanza pubblica e di bilancio. L'Avvocatura generale dello Stato rileva infine che le impugnate disposizioni sarebbero state rese necessarie proprio dall'inerzia delle Regioni nell'applicazione della normativa previgente; talché non sarebbe fondata la censura concernente la lesione del principio di leale collaborazione, atteso che detto principio presupporrebbe invece una sinergia attiva tra Stato e Regioni, che nella specie non si sarebbe realizzata. 5.3. - La Regione Emilia-Romagna, in replica all'atto di costituzione dell'Avvocatura generale dello Stato, ritiene, come la Regione Puglia, non accoglibile l'eccezione di tardività del ricorso, perché rivolto nei confronti della legge di conversione n. 326 del 2003 e non invece del decreto-legge n. 269 del 2003. Nel merito, la ricorrente conferma le censure già svolte nei ricorsi. 5.4. - Per parte sua l'Avvocatura generale dello Stato ribadisce le proprie conclusioni di inammissibilità ovvero di infondatezza dei ricorsi. A questo ultimo riguardo, la difesa erariale pone in risalto, quanto alla misura, l'irrisorio livello dei canoni fin qui praticati a fronte della elevata redditività delle aree demaniali in concessione, facendo presente che il fondamento giuridico dei canoni è dominicale e non tributario. Quanto al metodo, la difesa erariale sostiene che la partecipazione regionale in via amministrativa al procedimento di determinazione dei canoni è stata sin qui prevista dalla stessa legislazione statale, sicché non sarebbe configurabile, al riguardo, un “diritto quesito” delle Regioni a conservare momenti di partecipazione all'esercizio di funzioni statali.1. - Con ricorso notificato il 17 ottobre 2003 e depositato il successivo 25 ottobre (reg. ric. n. 76 del 2003) , la Regione Campania ha impugnato l'art. 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), in riferimento agli artt. 3, 9, 77, 114, 117, 118, 119 e 127 della Costituzione, oltre che per i profili concernenti il “condono edilizio”, anche in relazione ai commi 21, 22 e 23, che disciplinano la rideterminazione dei canoni d'uso del demanio marittimo, senza peraltro specifiche motivazioni sul punto. 1.1. - Con successivo ricorso notificato il 22 gennaio 2004 e depositato il 30 gennaio 2004 (reg. ric. n. 14 del 2004) , la stessa Regione Campania ha impugnato anche la legge 24 novembre 2003, n. 326 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), nella parte in cui ha convertito in legge, con modificazioni, l'art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003, in riferimento agli artt. 3, 9, 32, 77, 97, 114, 117, 118, 119 e 127 della Costituzione. 1.2. - Con ricorso notificato il 21 gennaio 2004 e depositato il successivo 28 gennaio (reg. ric. n. 9 del 2004) , la Regione Puglia ha impugnato l'art. 32, commi 21 e 22, della legge n. 326 del 2003 (recte: