[pronunce]

La Corte d'appello ha ritenuto immotivata tale delibera, essendosi la Camera limitata ad esprimere una valutazione circa il carattere lato sensu politico delle affermazioni del deputato Vendola: carattere politico che, come ricorda (e consente) la difesa della Camera, non è idoneo da solo a giustificare l'immunità di cui all'art. 68, primo comma, Cost. secondo l'ormai risalente e costante giurisprudenza di questa Corte (da ultimo, sentenza n. 28 del 2005). 2.3. – La difesa della Camera ha sollecitato una pronuncia di rigetto del conflitto osservando che: a) una serie di atti ispettivi del deputato Vendola dimostrerebbe l'esistenza del nesso funzionale tra la funzione parlamentare così esercitata e le affermazioni in questione; b) ad analogo risultato condurrebbero – nell'auspicata revisione dell'indirizzo recentemente espresso dalla Corte, revisione suggerita da un'adeguata considerazione di tutte le esigenze contemplate dalla lettera e dalla ratio dell'art. 68, primo comma, Cost. – numerosi atti parlamentari tipici posti in essere, con sostanziale contestualità e corrispondenza di contenuti, da altri deputati; c) a fortiori, una adeguata considerazione del ruolo assegnato, dal vigente regolamento della Camera, ai gruppi parlamentari impone di ritenere che l'immunità di cui all'art. 68, primo comma, Cost., non possa negarsi al parlamentare che riproduca extra moenia dichiarazioni rese da altro deputato, appartenente al medesimo gruppo, nell'esercizio intra moenia delle sue funzioni. 2.3.1. – Pregiudiziale ad ogni altra è la questione della sussistenza di un nesso funzionale tra gli atti tipici del deputato Vendola, indicati dalla difesa della Camera, e le dichiarazioni contenute nell'articolo apparso su “Il Manifesto” del 27 marzo 1997. Premesso che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (da ultimo, sentenza n. 28 del 2005), tale nesso sussiste quando è ravvisabile «una sostanziale corrispondenza di significato» tra gli uni e le altre, è agevole rilevare che di sostanziale corrispondenza non può certamente parlarsi con riguardo agli atti ispettivi del deputato Vendola: né in quello (l'unico) anteriore al 27 marzo 1997 (nell'interrogazione del 10 ottobre 1996 si imputa all'ambasciata che la lentezza nel rilascio dei visti incoraggia l'immigrazione clandestina), né in quelli posteriori indicati dalla difesa della Camera (aventi ad oggetto ora l'appoggio del Governo italiano ora anche quello dell'ambasciata italiana al governo Berisha) è dato riscontrare altro che una generica comunanza tematica (la situazione albanese e la politica estera italiana), mentre il loro oggetto è sostanzialmente diverso da quello di cui all'articolo apparso su “Il Manifesto”, nel quale si imputa al Paolo Foresti, dandogli del “lestofante”, di essere la “cerniera tra l'Italietta dei predoni e un'Albania da colonia o da protettorato”. 2.4. – La difesa della Camera, nel mentre sollecita una revisione in termini generali dell'indirizzo espresso dalla sentenza n. 347 del 2004 (cfr. anche la sentenza n. 164 del 2005) fondandosi sul sindacato cui sarebbero indirettamente sottoposti atti tipici della funzione parlamentare sol perché esternati extra moenia da altro parlamentare, osserva che questa Corte non ha mai avuto occasione di pronunciarsi sul caso (costituente una species dell'altro) del parlamentare che esterni l'oggetto di atto tipico di altro membro del suo gruppo. Questa Corte ha già avuto modo, qualificando atto parlamentare la missiva indirizzata al proprio capo-gruppo da un parlamentare, di ravvisare nei gruppi parlamentari “il riflesso istituzionale del pluralismo politico” (sentenza n. 298 del 2004): tanto premesso, la difesa della Camera sostiene che, coerentemente, la Corte dovrebbe dedurne che, come nell'ambito dell'attività istituzionale intra moenia l'appartenenza al medesimo gruppo consente perfino la fungibilità tra i membri del gruppo stesso in quanto contribuiscono tutti all'azione politico-istituzionale comune, così il membro del gruppo che esterni extra moenia quanto altro membro ha espresso nel recinto parlamentare lo farebbe – sulla base di un rapporto più intenso di quello con un qualsiasi altro parlamentare – relativamente ad atti tipici nei quali si esprime un'azione politico-istituzionale che è del gruppo, e che, quindi, è anche sua propria. 2.5.– Le due ipotesi – nelle quali si articola il caso della riproduzione extra moenia di dichiarazioni altrui – hanno tuttavia in comune un elemento che, in quanto logicamente preliminare, impedisce in questa sede – oltre che il sollecitato riesame della prima e più generale questione (riproduzione di atti di un qualsiasi altro parlamentare) –l'esame della specifica questione riguardante l'appartenenza (dell'autore originario e dell'esternatore extra moenia) al medesimo gruppo parlamentare: entrambe le ipotesi, infatti, richiedono che vi sia, quanto meno ed in ogni caso, una sostanziale corrispondenza tra le dichiarazioni rese extra moenia e quelle rese – da un altro qualsiasi parlamentare ovvero da altro parlamentare del medesimo gruppo – intra moenia. 2.5.1. – Di corrispondenza sostanziale non può parlarsi (così come per gli atti tipici del deputato Vendola) neanche con riguardo ad atti tipici posti in essere da altri parlamentari, appartenenti o non al medesimo gruppo politico del Vendola: così quando oggetto di censura è la politica albanese del Governo italiano (seduta 4 marzo 1997, on. Brunetti; seduta 5 marzo 1997, on. Leccese e Calzavara) o genericamente la «lobby mafioso-massonica-affaristica che opera in Albania» (seduta 17 giugno 1997, on. Brunetti) o il Foresti per l'appoggio dato al governo Berisha (seduta 5 marzo 1997, on. Danieli; seduta 22 maggio 1997, on. Mantovani e Gramazio) o il Foresti perché svolgeva una «funzione non negli interessi del paese» (seduta 5 giugno 1997) ovvero ancora, infine, l'ambasciata italiana (seduta 12 giugno 1997). In tutti questi atti – e, come si è detto, la circostanza è dirimente, nel caso di specie, essendo superfluo occuparsi del logicamente successivo problema della eventuale rilevanza del rapporto con altri parlamentari, di altro o del medesimo gruppo – è ravvisabile soltanto una generica comunanza tematica costituita dalla linea politica seguita (ora dal Governo italiano ora dall'ambasciatore) nella “gestione” della situazione albanese, ma non anche una sostanziale corrispondenza con l'oggetto dell'articolo di stampa, incentrato sul ruolo attribuito al Foresti – “lestofante” – di essere la «principale cerniera tra l'Italietta dei predoni e un'Albania da colonia o da protettorato».. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spetta alla Camera dei deputati deliberare che i fatti, per i quali è in corso il procedimento civile promosso dal sig. Paolo Foresti contro il deputato Nicola (Nichi) Vendola, riguardano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione;