[pronunce]

7.- In prossimità dell'udienza la Regione Liguria ha depositato atto di rinuncia al ricorso relativamente alla norma oggetto del presente giudizio.1.- Le Regioni Toscana e Liguria, con distinti ricorsi, rispettivamente contrassegnati con i numeri 90 e 99 del registro ricorsi dell'anno 2011, hanno promosso, in via principale, varie questioni di legittimità costituzionale, tra cui alcune relative all'articolo 35, commi 6 e 7, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nella parte in cui aggiunge la lettera d-bis) al comma 1 dell'art. 3 del decreto-legge l4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 4 agosto 2006, n. 248. Secondo le ricorrenti, la norma impugnata violerebbe l'art. 117, quarto comma, della Costituzione che riserva alle Regioni la competenza legislativa nella materia del commercio, non costituendo detta norma né adeguamento dell'ordinamento interno al diritto dell'Unione europea né esercizio di competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettere e) ed m), Cost. La Regione Toscana ritiene lesa anche la propria competenza legislativa residuale in materia di turismo. 2.- Stante la connessione esistente tra i predetti ricorsi, i relativi giudizi possono essere riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia, la quale avrà ad oggetto esclusivamente le questioni di legittimità costituzionale delle disposizioni legislative sopra indicate, essendo riservata ad altre decisioni la valutazione delle restanti questioni sollevate, coi medesimi ricorsi, dalle sopraindicate Regioni. 3.- L'art. 35, comma 6, del d.l. n. 98 del 2011 prevedeva testualmente che «All'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, dopo la lettera d) è aggiunta la seguente: "d-bis), in via sperimentale, il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l'obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell'esercizio ubicato nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte». Il successivo comma 7 prevedeva, a sua volta, che «Le regioni e gli enti locali adeguano le proprie disposizioni legislative e regolamentari alla disposizione introdotta dal comma 6 entro la data del 1° gennaio 2012». In sintesi, con le citate disposizioni si estendeva l'elenco degli ambiti normativi per i quali era espressamente escluso che lo svolgimento di attività commerciali potesse incontrare limiti e prescrizioni anche alla disciplina degli orari e della chiusura domenicale o festiva degli esercizi commerciali, sia pure solo in via sperimentale e limitatamente agli esercizi ubicati nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte. A tal fine si prevedeva il termine del 1° gennaio 2012 entro il quale le Regioni dovevano adeguare le proprie disposizioni legislative e regolamentari. Successivamente, in data 6 dicembre 2011, è stato approvato l'art. 31, comma 1, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che ha modificato la lettera d-bis) del comma 1 dell'art. 3 introdotta dall'art. 35 del d.l. n.98 del 2011 (norma impugnata), eliminando dal testo le parole «in via sperimentale» e dopo le parole «dell'esercizio» l'espressione «ubicato nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte». Tale ultima norma è stata oggetto di impugnazione da parte di numerose Regioni che hanno lamentato la violazione della competenza legislativa residuale in materia di commercio, ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost. Questa Corte, con sentenza n. 299 del 2012, ha ritenuto non fondate le questioni di costituzionalità sollevate dalle Regioni, dovendosi inquadrare l'art. 31, comma 1, del d.l. n. 201 del 2011 nella materia «tutela della concorrenza», riservata alla competenza esclusiva dello Stato ex art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Per questo motivo la Regione Liguria ha rinunciato al ricorso. Tuttavia, ai fini della dichiarazione di estinzione del giudizio, ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi dinanzi a questa Corte, non è pervenuta l'accettazione della rinuncia da parte del Presidente del Consiglio dei ministri. 4.- In ordine alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 35, commi 6 e 7, del d.l. n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 11 del 2011 deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere. La norma impugnata, invero, è stata modificata prima che scadesse il termine di adeguamento imposto alle Regioni, stabilito nel 1° gennaio 2012. Ne consegue che la norma non ha potuto ricevere alcuna applicazione durante il periodo in cui è rimasta in vigore.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunce la decisione sulle altre disposizioni impugnate su ricorso delle Regioni Toscana e Liguria; riuniti i giudizi, dichiara la cessazione della materia del contendere in ordine alle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 35, commi 6 e 7, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, proposte dalle Regioni Toscana e Liguria con i ricorsi indicati in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 aprile 2013. F.to: Luigi MAZZELLA, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 aprile 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI