[pronunce]

- Quanto alla infondatezza della censura condotta in riferimento all'art. 3 Cost., per l'irragionevolezza intrinseca della disposizione censurata a fronte delle finalità della legge regionale, la Comunità montana richiama le argomentazioni svolte in merito alla ratio della disciplina statale e di quella regionale in materia di agriturismo. Sarebbe del resto erronea la considerazione del rimettente, secondo cui il limite temporale fissato dalla norma censurata «congelerebbe l'esercizio dell'agriturismo al 4 settembre 1997». L'asserito congelamento, invero, non sarebbe riferibile all'attività agrituristica in sé, essendo possibile iniziare tale attività o ampliare quella preesistente destinando allo scopo immobili già presenti nell'azienda agricola. Analogamente, risulterebbero erronei i rilievi svolti dal rimettente a proposito del contrasto tra la disposizione regionale e l'art. 41, primo comma, Cost., giacché la limitazione temporale non riguarderebbe le imprese agrituristiche esistenti alla data del 4 settembre 1997, bensì gli edifici esistenti a quella data, sicché non si sarebbe creato alcun oligopolio. Quanto, infine, al prospettato contrasto con l'art. 9 Cost., la difesa della Comunità montana ribadisce come il legislatore regionale sia stato indotto a contingentare - quanto meno fino ad oggi - l'edificazione del territorio agricolo a fini agrituristici, e a privilegiare il restauro di manufatti già esistenti, proprio allo scopo di preservare al meglio i valori che il territorio rurale può esprimere. 4. - Con atto depositato il 16 maggio 2011, è intervenuta nel giudizio incidentale la Regione Umbria ed ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili o, comunque, infondate. 4.1. - La difesa regionale osserva come le questioni non possano essere affrontate senza il previo esame del contenuto della legislazione statale in materia di agriturismo, in particolare dell'art. 3 della legge n. 96 del 2006, riguardante i «locali per attività agrituristiche». La disposizione citata costituisce infatti, per le Regioni, principio fondamentale ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto attinente al governo del territorio (è richiamata la sentenza n. 339 del 2007 della Corte costituzionale). La difesa regionale osserva come, dal raffronto tra la disciplina statale previgente e quella attuale, emerga che anche in base alla normativa vigente l'abitazione dell'imprenditore agricolo, o meglio parte di essa, può essere utilizzata per l'attività agrituristica. La mancanza di qualsiasi riferimento all'abitazione rurale dell'imprenditore agricolo dimostra che l'offerta agrituristica si è affrancata dalla originaria dimensione familiare della casa rurale, in linea con lo sviluppo che il settore ha conosciuto negli ultimi anni, e tuttavia la formula utilizzata dal legislatore statale del 2006 nell'art. 3, comma 1, è comprensiva di ogni fabbricato sito nel fondo, e dunque anche dell'abitazione dell'imprenditore agricolo. Ancora, prosegue la difesa regionale, dall'esame congiunto delle disposizioni statali succedutesi nel tempo risulta chiaro che sono utilizzabili per attività agrituristiche gli edifici o parti di essi «già esistenti nel fondo». Peraltro, ai fini del presente giudizio, rileva solo il dato per cui gli immobili da destinare all'attività agrituristica devono trovarsi nell'azienda agricola, essendo escluso che l'imprenditore possa edificare nuovi fabbricati ad hoc. Tale interpretazione coincide del resto con uno degli scopi perseguiti da entrambe le citate leggi statali in materia di agriturismo, e cioè il miglior utilizzo del patrimonio rurale naturale ed edilizio (art. 1 della legge n. 730 del 1985), ovvero il recupero di tale patrimonio, tutelando le peculiarità paesaggistiche (art. 1, comma 1, lettera e, della legge n. 96 del 2006). 4.2. - La Regione Umbria prosegue l'esame del quadro normativo sottolineando che la legge regionale n. 28 del 1997, pure emanata nella vigenza della legge n. 730 del 1985, non è stata modificata dopo l'entrata in vigore della legge n. 96 del 2006, in quanto ritenuta conforme ai principi fondamentali contenuti in quest'ultima, anche con riferimento all'art. 3, comma 3, oggetto di censura. La disposizione appena citata, infatti, sarebbe perfettamente adeguata ai principi sopra indicati, nella parte in cui stabilisce che possono essere utilizzate per attività agrituristiche «le strutture di cui ai precedenti commi», se esistenti nell'azienda «prima dell'entrata in vigore della presente legge». Con riferimento specifico alla fattispecie oggetto del giudizio principale, la difesa regionale segnala che è lo stesso rimettente a definire «nuovo» l'immobile della cui utilizzabilità a fini di agriturismo si discute (punto 5 dell'ordinanza), ciò che del resto emergerebbe dai documenti in atti. Il primo permesso di costruire risale all'ottobre del 2003, e nel corso dei lavori è stato richiesto il permesso di costruire in variante «prima che vi fosse stata una qualsiasi utilizzazione della porzione di edificio allo scopo inizialmente ipotizzato». La situazione contrasterebbe, quindi, non solo con la norma regionale ma anche con il principio fondamentale posto dall'art. 3 della legge n. 96 del 2006, con la conseguenza che, non avendo il giudice a quo censurato anche la norma statale, le questioni aventi ad oggetto soltanto la norma regionale sarebbero inammissibili. 4.3. - Nel merito, la difesa regionale si sofferma nuovamente sulla disciplina statale dell'attività agrituristica, la cui finalità primaria, secondo quanto indicato all'art. 1 della legge n. 96 del 2006, è di assicurare sostegno all'agricoltura mediante la promozione di molteplici misure. Tra queste ultime vi è anche quella, già evidenziata, di recuperare il patrimonio edilizio rurale, tutelando le peculiarità paesaggistiche (art. 1, comma 1, lettera e). Avuto riguardo poi alla natura dell'attività agrituristica, la Regione Umbria sottolinea la necessaria connessione con l'attività agricola, che deve rimanere «prevalente», come sancito sia all'art. 2135, ultimo comma, del codice civile, sia dagli artt. 2, comma 1, e 4, comma 2, della legge n. 96 del 2006. Il regime speciale che assiste l'attività agrituristica, comprensivo di benefici di natura fiscale, non può prescindere dalla presenza di requisiti oggettivi e soggettivi, tra i quali l'esistenza di un'azienda condotta da un imprenditore agricolo, l'esercizio dell'attività attraverso l'utilizzazione della stessa azienda, e la prevalenza dell'attività primaria rispetto a quella di gestione dell'agriturismo. In realtà, prosegue la difesa regionale, l'agriturismo viene considerato come una delle forme più significative di gestione alternativa del territorio, che assicura il rispetto dell'ambiente e, al contempo, favorisce la crescita economica del settore agricolo.