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Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992. Onorevoli Senatori . – La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è stata redatta in seno al Consiglio d'Europa e aperta alla firma il 5 novembre 1992 a Strasburgo. A seguito del raggiungimento delle cinque ratifiche previste, la Carta è entrata in vigore a livello internazionale – condizione per l'entrata in vigore nei singoli ordinamenti dei Paesi ratificanti – il 1° marzo 1998. Attualmente la Carta è in vigore per 25 Stati membri del Consiglio d'Europa, che l'hanno ratificata. Sono 8 gli Stati membri, firmatari della Carta, che non hanno ancora proceduto a ratificarla e, tra questi, l'Italia, che ha sottoscritto il testo il 27 giugno 2000, dopo l'approvazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante « Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche ». La tutela delle minoranze nazionali e linguistiche è contemplata in numerose dichiarazioni internazionali a partire dal dopoguerra: ricordiamo ad esempio la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata a Parigi dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, (articoli 2, 7 e 26), la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 dagli Stati allora membri del Consiglio d'Europa – e e resa esecutiva in Italia dalla legge 4 agosto 1955, n. 848,(articoli 6 e 14), il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottato a New York dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 1966 (articolo 27), e ratificato dall'Italia con la legge 25 ottobre 1977, n. 881, che ha fissato i princìpi fondamentali relativi alla tutela dei gruppi minoritari e delle loro aspirazioni a ricevere una uguaglianza di trattamento nei confronti della maggioranza della popolazione, affermando che « in quegli Stati, nei quali esistono minoranze etniche, religiose o linguistiche, gli individui appartenenti a tali minoranze, non possono essere privati del diritto di avere una vita culturale propria, di professare e praticare la propria religione, o di usare la propria lingua, in comune con gli altri membri del proprio gruppo ». Gli atti internazionali adottati a partire dagli anni Novanta focalizzano l'attenzione sul diritto ben definito delle popolazioni di minoranza e parlanti lingue di minoranza ad apprendere la lingua madre e ad usarla in ambito pubblico, sostenuta dalle relative e necessarie facilitazioni. Nella Dichiarazione sui diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche, adottata dalle Nazioni Unite il 18 dicembre del 1992 (articoli 1, 2 e 4) viene affermato il diritto delle persone appartenenti alle minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche di beneficiare della loro cultura, di professare e praticare la loro religione e di usare la loro lingua, in privato e in pubblico, liberamente e senza interferenza, e si dispone anche l'obbligo per gli Stati di adottare, quando possibile, appropriate misure perché le persone appartenenti alle minoranze abbiano adeguate possibilità di apprendere la loro madrelingua o di essere istruite nella loro madrelingua. La Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, adottata dal Consiglio d'Europa fatta Strasburgo il 1° febbraio 1995, ratificata dall'Italia con la legge 28 agosto 1997, n. 302, entrata in vigore in Italia il 1° marzo 1998, sancisce non solo la non discriminazione delle minoranze, ma anche la necessità di garantire l'effettiva partecipazione degli appartenenti a tali minoranze alla vita collettiva del loro Paese, in ambito economico, sociale, politico e culturale. Da ultimo si richiama anche la Convenzione sulla protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali, fatta a Parigi il 20 ottobre 2005, e ratificata dall'Italia con la legge 19 febbraio 2007, n. 19, che ribadisce nel preambolo « che la diversità linguistica è parte integrante della diversità culturale » e riafferma « il ruolo fondamentale svolto dall'educazione nell'ambito della protezione e della promozione delle espressioni culturali ». Per quanto riguarda la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, l'Italia l'ha firmata nel 2000, dopo l'approvazione della legge15 dicembre 1999, n. 482 che adotta i princìpi di questo atto internazionale a difesa delle minoranze linguistiche presenti sul territorio italiano. La Carta propone precise linee guida su come le lingue regionali o minoritarie dovrebbero essere protette e promosse nella vita di ogni giorno. Gli Stati membri sono invitati a impiegare la lingua di minoranza nei settori dell'educazione, dei servizi stampa, radiofonici e televisivi, anche nell'ambito nei nuovi media, nonché nell'ambito della pubblica amministrazione. Questo documento contribuisce all'integrazione linguistica e culturale avendo come presupposto l'unità dei popoli, non la loro divisione, ed è uno strumento di fondamentale importanza per integrare popoli con background linguistici e culturali diversi, ma ricchi di storia e di valore. La Carta è divisa in 5 parti: nella prima parte si prevede la definizione delle finalità dell'atto; nella seconda parte sono enunciate le disposizioni da applicare a tutte le lingue riconosciute e tradizionalmente presenti sul territorio nazionale; la terza parte, invece, presenta le misure specifiche da adottare per ogni lingua riconosciuta dallo Stato. Fra di esse si un minimo di 35 disposizioni fino a un massimo di 68. La parte quarta definisce il monitoraggio delle azioni svolte, mentre la quinta riguarda le procedure di sottoscrizione e ratifica.. Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992, di seguito denominata: « Carta ». Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data alla Carta, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 19 della Carta stessa. Art. 3. (Ambito di applicazione) 1. Ai fini di quanto previsto dall'articolo 2, paragrafo 2, e dall'articolo 3, paragrafo 1, della Carta, le disposizioni ivi contenute si applicano, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, alle lingue regionali o minoritarie di cui all'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, secondo quanto previsto nell'allegato A alla presente legge. Art. 4. (Competenza per l'attuazione della Carta) 1. La competenza relativa all'attuazione della Carta è attribuita al Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio dei ministri, d'intesa con le regioni, con le province autonome di Trento e di Bolzano e con i Ministeri interessati. Art. 5. (Programmazione radiotelevisiva) 1.