[pronunce]

- La difesa erariale evidenzia, in particolare, che il diritto all'indennità integrativa speciale, come quello alla tredicesima mensilità, non nascerebbe da un provvedimento formale della amministrazione competente, bensì direttamente dalla legge, «ed è proprio per questa ragione che il dies a quo di decorrenza della relativa prescrizione non è ancorato alla comunicazione di alcun apposito provvedimento, salvo quello pensionistico a norma dell'art. 143, ultimo comma, del d.P.R. n. 1092/1973», sicché «il mancato pagamento della stessa determina l'immediata azionabilità del diritto che si pretende leso». Nella memoria si argomenta, infine, sull'incidenza della declaratoria di incostituzionalità di una norma rispetto alla decorrenza della prescrizione del diritto dalla medesima norma riconosciuto.1. - La Corte dei conti, Sezione terza centrale d'appello, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 2, primo comma, del regio decreto-legge 19 gennaio 1939, n. 295 (Ricupero dei crediti verso impiegati e pensionati, e prescrizione biennale di stipendi, pensioni ed altri emolumenti) – convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739 –, nel testo sostituito dall'art. 2, quarto comma, della legge 7 agosto 1985, n. 428 (Semplificazione e snellimento delle procedure in materia di stipendi, pensioni ed altri assegni; riorganizzazione delle direzioni provinciali del tesoro e istituzione della Direzione generale dei servizi periferici del tesoro; adeguamento degli organici del personale dell'amministrazione centrale e del Ministero del tesoro e del personale amministrativo della Corte dei conti), «nella parte in cui assoggetta a prescrizione quinquennale non solo i ratei di pensione liquidi ed esigibili ma anche i ratei di pensione non ancora liquidi ed esigibili e, quindi, non ancora ammessi a pagamento». Ad avviso della rimettente, la disposizione denunciata violerebbe gli artt. 3 e 38 Cost., in quanto avrebbe «reso omogenee, identicamente disciplinandole, posizioni soggettive difformi e cioè i crediti pensionistici esigibili e liquidi da una parte e i crediti pensionistici illiquidi ed inesigibili dall'altra», e ciò «ancora una volta in stretta connessione […] all'entrata in vigore di una norma di gran lunga successiva (anche se non di interpretazione autentica)», comportando «ovvi riflessi […] sulle garanzie introdotte dal successivo art. 38, essendo evidenti, nei confronti dei soggetti interessati, il venir meno delle connotazioni di adeguatezza alle esigenze di vita, ivi tutelate». 2. - È opportuno rammentare, ancor prima di esaminare le censure mosse dal giudice a quo alla norma sospettata di incostituzionalità, che, ad eccezione delle pensioni di guerra, in ragione della loro specifica natura (risarcitoria e non previdenziale), il diritto a pensione dei pubblici dipendenti è imprescrittibile e, quindi, può essere fatto valere in ogni tempo (art. 5 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, recante «Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato»). Sono soggetti, invece, a prescrizione quinquennale i ratei di pensione e le differenze arretrate degli emolumenti pensionistici dovuti dallo Stato, e ciò in base al denunciato art. 2, primo comma, del r.d.l. 19 gennaio 1939, n. 295, come sostituito dall'art. 2, quarto comma, della legge n. 428 del 1985. La norma citata, infatti, così dispone: «Le rate di stipendio e di assegni equivalenti, le rate di pensione e gli assegni indicati nel decreto-legge luogotenenziale 2 agosto 1917, n. 1278, dovuti dallo Stato, si prescrivono con il decorso di cinque anni». Inoltre, la stessa norma, al secondo comma, precisa che: «Il termine di prescrizione quinquennale si applica anche alle rate e differenze arretrate degli emolumenti indicati nel comma precedente spettanti ai destinatari o loro aventi causa e decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere». Seguono poi altri tre commi, di originaria formulazione e non fatti oggetto di alcun intervento di modifica, i quali dispongono rispettivamente: «Le indennità una volta tanto che tengono luogo di pensione e le indennità di licenziamento si prescrivono col decorso di 10 anni [terzo comma]. La prescrizione decorre dal giorno della scadenza della rata o assegno dovuti quando il diritto alla rata od assegno sorga direttamente da disposizioni di legge o di regolamento, anche se la Amministrazione debba provvedere di ufficio alla liquidazione e al pagamento. Nel caso invece che il diritto sorga in seguito e per effetto di un provvedimento amministrativo di nomina, di promozione e simili o comunque dopo una valutazione discrezionale dell'Amministrazione, la prescrizione decorre dal giorno in cui il provvedimento sia portato, a norma delle disposizioni in vigore, a conoscenza dell'interessato [quarto comma]. La prescrizione è interrotta soltanto da istanza o ricorso in via amministrativa o contenziosa o da atto giudiziale valevole a costituire in mora [quinto comma]. ». Quanto al momento di decorrenza della prescrizione occorre fare riferimento anche all'art. 143, ultimo comma, del d.P.R. 1092 del 1973, il quale stabilisce che, in ogni caso, il termine prescrizionale non decorre prima del giorno in cui il provvedimento di liquidazione della pensione sia portato a conoscenza dell'interessato. 3. - L'orientamento consolidato della giurisprudenza pensionistica della Corte dei conti sulla portata della norma censurata è quello per cui la prescrizione quinquennale si applica a tutti i tipi di pensione riguardanti i dipendenti statali e riguarda non solo i ratei, ma anche gli accessori degli stessi, nonché l'attribuzione dell'indennità integrativa speciale e della tredicesima mensilità. Non rileva, dunque, la distinzione, posta dall'art. 129 del r.d.l. 4 ottobre 1935, n. 1827 (Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale), circa la prescrizione delle sole rate non riscosse e cioè delle somme già poste in riscossione, giacché in forza dell'art. 2 censurato, secondo l'interpretazione assolutamente prevalente, la prescrizione dispiega i suoi effetti su tutte le fasi del procedimento di liquidazione ed attiene perciò anche al mancato pagamento delle rate, pur restando fermo che essa inizialmente decorre dalla data di conoscenza del provvedimento di liquidazione della pensione (e non già, quindi, dalla data di messa in pagamento delle rate o degli arretrati). Ed è consolidato anche l'orientamento secondo cui la prescrizione quinquennale dei ratei pensionistici (relativi anche all'indennità integrativa speciale ed alla tredicesima mensilità) decorre dalla data di scadenza di ciascuna rata (e cioè dalla data di inadempimento della prestazione) anche nel caso in cui la mancata prestazione trovi fondamento in una disposizione di legge successivamente dichiarata incostituzionale.