[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, lettere b) e c), della legge della Regione Veneto 8 febbraio 2019, n. 6 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2 "Addestramento e allenamento dei falchi per l'esercizio venatorio"), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato l'8-12 aprile 2019, depositato in cancelleria il 16 aprile 2019, iscritto al n. 51 del registro ricorsi 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di costituzione della Regione Veneto; udito nella udienza pubblica del 25 febbraio 2020 il Giudice relatore Giulio Prosperetti; uditi l'avvocato dello Stato Maria Letizia Guida per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Andrea Manzi per la Regione Veneto; deliberato nelle camere di consiglio del 26 febbraio e del 9 marzo 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato l'8-12 aprile 2019 e depositato il 16 aprile 2019 (reg. ric. n. 51 del 2019) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, e in relazione agli artt. 13, 18 e 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, lettere b) e c), della legge della Regione Veneto 8 febbraio 2019, n. 6 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2 "Addestramento e allenamento dei falchi per l'esercizio venatorio"), che si riporta: «Art. 1 Modifiche all'articolo 3 della legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2 "Addestramento e allenamento dei falchi per l'esercizio venatorio". 1. All'articolo 3 della legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2 sono apportate le seguenti modifiche: a) il comma 2 dell'articolo 3 della legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2, è così sostituito: "2. Il falconiere deve inoltre comunicare alla Regione una o più località ove esercitare al volo i falchi, allegando il consenso scritto del proprietario o del titolare di altro diritto reale o personale di godimento del fondo di esercitazione, nonché il periodo di utilizzo del falco stesso. "; b) il comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2, è così sostituito: "3. Con l'iscrizione al registro di cui al comma 2 dell'articolo 2, il falconiere viene altresì autorizzato dalla Regione ad addestrare ed allenare i falchi durante l'intero periodo dell'anno, con divieto di cattura di fauna selvatica limitatamente ai periodi e laddove non è previsto l'abbattimento, nelle zone di cui all'articolo 18 comma 1 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50, nonché a partecipare alle gare o alle prove cinofile di cui al comma 3 del medesimo articolo. "; c) dopo il comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2 sono inseriti i seguenti: "3-bis. La Regione autorizza l'istituzione di apposite zone con periodi per l'addestramento e l'allenamento dei falchi, accompagnati anche dai cani, con l'abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili. 3-ter. La Regione per le finalità di cui all'articolo 1 può avvalersi dei falconieri registrati ai sensi dell'articolo 2 in possesso di requisiti specifici a svolgere attività: a) di controllo di cui all'articolo 17 comma 2 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50, di altri piani di controllo o di dissuasione di specie invasive; b) di riabilitazione dei rapaci in difficoltà di cui all'articolo 5 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50. "». 2.- La difesa dello Stato rappresenta che l'art.1, comma 1, lettera b), della legge impugnata ha modificato il comma 3, dell'art. 3, della legge della Regione Veneto 20 gennaio 2000, n. 2 (Addestramento e allenamento dei falchi per l'esercizio venatorio), nel senso di consentire tali attività durante tutto l'anno, ma con divieto di "cattura" di fauna selvatica limitatamente ai periodi nei quali non è previsto l'abbattimento e solo nelle zone di cui all'art. 18, comma 1, della legge della Regione Veneto 9 dicembre 1993, n. 50 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio). Nella precedente formulazione il citato comma 3 dell'art. 3, consentiva ai falconieri, previa autorizzazione, l'addestramento e l'allenamento dei falchi con divieto di "predazione" di fauna selvatica limitatamente ai periodi di caccia chiusa. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ricorda che con la sentenza n. 468 del 1999 questa Corte, in sede di ricorso avverso la precedente formulazione del citato comma 3, dell'art. 3 della legge reg. Veneto n. 2 del 2000, «ha dichiarato non fondata la questione proprio con riferimento al "divieto di predazione" [...] ritenendolo il punto di equilibrio del sistema con riferimento alla normativa nazionale, "poiché vieta in termini assoluti ogni attività di addestramento o allenamento implicante predazione"». Infatti, prosegue l'Avvocatura generale, l'istinto predatorio dei rapaci si conserva anche durante l'addestramento, così da rendere impossibile distinguerlo dall'attività venatoria in senso stretto e da determinare importanti ricadute negative sulla consistenza della fauna selvatica, in special modo durante il periodo della riproduzione e della dipendenza, periodo in cui i giovani involati sono maggiormente vulnerabili. L'art. 1, comma 1, lettera b), impugnato, secondo il ricorrente, nell'autorizzare l'addestramento e il volo del falco «senza limiti temporali e in tutto il territorio regionale, senza prevedere contestualmente il "divieto di predazione"», non garantirebbe il rispetto della normativa nazionale e dell'art. 18 della legge n. 157 del 1992, che indica le specie cacciabili e i relativi periodi entro cui è consentita l'attività venatoria, proprio al fine di preservare la consistenza della fauna selvatica.