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Per questo i Costituenti hanno ritenuto opportuno non limitare il diritto d'iniziativa popolare ad una sola categoria di persone ma lo hanno allargato a tutti gli elettori. Il medesimo strumento è stato introdotto, più di recente, anche nell'ordinamento europeo, con l'ICE. Se le leggi d'iniziativa popolare non esistessero, esisterebbe una sorta di monopolio del potere legislativo nelle mani di un gruppo di persone limitato e sostanzialmente omogeneo. Fino ad oggi lo strumento democratico delle leggi d'iniziativa popolare è stato vanificato da un banale Regolamento parlamentare che si frappone all'applicazione di un dettato costituzionale. Il Regolamento in questione in pratica attribuisce alle leggi di iniziativa parlamentare la precedenza sulle leggi d'iniziativa popolare. Queste seconde raramente hanno avuto la possibilità di essere calendarizzate per il dibattito parlamentare. Con la nostra proposta di legge costituzionale il diritto dei cittadini a esercitare il potere legislativo viene di fatto garantito. È opportuno notare che nonostante questo inconveniente di cui i cittadini sono perfettamente coscienti, lo strumento delle leggi d'iniziativa popolare a voto parlamentare non è affatto in disuso. Al contrario, gruppi di cittadini si attivano e continuano sempre più ad attivarsi: raccolgono firme e depositano leggi d'iniziativa popolare. Il nuovo testo dell'articolo 73 rende finalmente applicabile lo spirito e l'intenzione del dettato costituzionale. Non sarà più possibile vanificare le leggi d'iniziativa popolare a voto parlamentare, in quanto se esse non dovessero essere prese in considerazione dopo un certo tempo passerebbero al voto popolare. L'articolo 73- bis è il logico complemento ed estensione di questo principio, perfettamente in sintonia con il dettato costituzionale. I cittadini, detentori della sovranità, hanno il diritto anche al voto delle leggi di loro iniziativa. In questo caso il Parlamento, se lo ritiene opportuno, può redigere una controproposta. Entrambe, proposta e controproposta, vengono sottoposte al voto popolare. Va sottolineato che questo strumento, già esistente in diversi Paesi democratici del mondo, non è affatto in contrapposizione con il sistema di democrazia rappresentativa, ma ne rappresenta un importante complemento. Un elemento essenziale per l'uso di questi strumenti democratici è l'informazione sulle proposte di legge, che deve essere libera e indipendente. Il tema è affrontato in altri punti della nostra proposta di legge costituzionale: articolo 75- quinquies sul libretto informativo. Art. 74 ( Referendum confermativo e obbligatorio). Con l'articolo 74 chiediamo che venga introdotto anche in Italia il referendum confermativo, sull'esempio del referendum opzionale che esiste in Svizzera dal 1874. Ossia chiediamo che ogni legge approvata dal Parlamento, se i cittadini lo desiderano (con regole precise e con un adeguato numero di firme), possa essere posta a votazione di tutta la cittadinanza. Solo se i cittadini la confermano con il loro voto allora la legge entra in vigore. Il referendum confermativo dal punto di vista delle autorità è uno strumento particolarmente insidioso. Come esempio alcuni dati. Dalla sua introduzione a livello federale in Svizzera nel 1874 alla fine 2004, si sono tenuti 151 referendum opzionali. In 78 occasioni i cittadini hanno bocciato la proposta del Parlamento, il 51,65 per cento. I temi trattati sono stati i più vari: dagli accordi con l'Unione europea, all'impiego dei soldati svizzeri in missioni all'estero, dalla riforma dell'esercito alla privatizzazione del mercato dell'energia. Ma ciò non significa che l'attività del Parlamento sia stata bloccata. Dal 1874 al 2004 il Parlamento ha approvato 2.200 leggi. Di queste solo il 7 per cento è stato sottoposto a referendum . Ciò vuol dire che il 93 per cento delle volte i cittadini hanno giudicato le leggi delle autorità sufficientemente buone da non essere poste a referendum opzionale. Nella nostra proposta di legge costituzionale stabiliamo che per permettere l'utilizzo di questo strumento è necessario che entro dieci giorni dall'approvazione della legge da parte del Parlamento si formi un comitato di 11 cittadini, che raccolga 10.000 firme. Questo sospende la promulgazione della legge e permette al comitato di ottenere tre mesi di tempo per raccogliere almeno l'1 per cento -- oggi circa 500.000 -- delle firme dell'elettorato. Se questo traguardo viene raggiunto allora la legge va sottoposta a referendum e tutto l'elettorato ha la facoltà di esprimersi al riguardo con un voto a favore o contro. Senza quorum di partecipazione chi va a votare sceglie e l'opzione più votata decide. Inoltre, sempre sull'esempio svizzero, abbiamo deciso che alcune fondamentali decisioni per il Paese e per il suo funzionamento democratico vengano obbligatoriamente sottoposte a referendum , senza necessità che i cittadini si attivino con la raccolta firme. Esse sono: 1. qualsiasi modifica alla Costituzione; 2. ogni trattato internazionale che trasferisce diritti di sovranità ad altre organizzazioni; 3. le leggi elettorali; 4. le leggi sul finanziamento dei partiti e dell'attività politica; 5. i decreti-legge entro un anno dalla loro approvazione. Il primo punto differisce dalla situazione attuale perché oggi maggioranze dei due terzi del Parlamento impediscono ai cittadini di esprimersi. Noi chiediamo invece che qualsiasi cambiamento alla Costituzione debba essere approvato dai cittadini. Perché la Costituzione è la legge fondamentale che deve assolutamente rispecchiare la volontà dei cittadini, che può essere ben diversa da quella dei loro rappresentanti. Il secondo punto è fondamentale per permettere ai cittadini di essere i veri titolari del potere democratico e non lasciare che organismi sovranazionali, spesso non eletti e non democratici, possano imporre decisioni. Il terzo punto riguarda le leggi elettorali. Esse possono differire enormemente e a seconda di come sono costruite favorire la democrazia o soffocarla. Per questo è necessario che siano condivise dalla maggioranza dei cittadini. Il quarto punto riguarda il finanziamento dei partiti. Quando i parlamentari esprimono il loro voto sul finanziamento dei partiti, da cui essi sono scelti e nominati, sono in clamoroso conflitto di interessi e favoriscono l'interesse dei partiti anche quando va a discapito del bene comune. Per questo ogni decisione su questo argomento deve essere approvata dai cittadini tramite referendum . Il quinto punto riguarda i decreti-legge. Per il loro carattere d'urgenza essi devono entrare in vigore subito. Ma bisogna evitare abusi, come accaduto in Svizzera nei primi decenni dopo il secondo conflitto mondiale dove il Parlamento legiferava quasi sempre con leggi a carattere d'urgenza per evitare il referendum opzionale. Poi negli anni cinquanta, con un'iniziativa popolare cittadini svizzeri hanno posto fine a questo abuso, votando una proposta che permetteva alla legge urgente di entrare subito in vigore, ma rendendo obbligatoria la votazione popolare su ogni legge urgente entro un anno dalla sua introduzione.