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Il 25 febbraio si procedeva all'inoltro della circolare del Ministero della salute a tutte le articolazioni dell'amministrazione penitenziaria, invitando i provveditori e i direttori locali a contattare le unità sanitarie locali per uniformarsi alle direttive e adeguare il contesto penitenziario di riferimento; a predisporre negli istituti spazi dove allocare eventualmente i detenuti per consentire l'eventuale fase di isolamento nei casi di sospetto contagio; a interloquire con le autorità giudiziarie competenti per concordare le modalità di eventuali traduzioni per motivi di giustizia, valutando anche la possibilità di garantire la presenza del detenuto con il supporto della videoconferenza. Si segnala, inoltre, la particolare attenzione da porre rispetto ai detenuti provenienti dall'esterno, i cosiddetti nuovi giunti, predisponendo delle piccole tensostrutture da dedicare al cosiddetto pre -triage. Attualmente sono 83 le tensostrutture ed è stata richiesta la fornitura, per le Regioni Emilia-Romagna, Lazio e Abruzzo, di ulteriori 14 tende. Veniva infine fatta richiesta ai provveditorati di individuare il fabbisogno relativo ai dispositivi di protezione, con particolare riferimento a tutto il personale che svolge servizi operativi o attività che possano comportare esposizione diretta al contagio; rilevazione che veniva inviata al comitato operativo della Protezione civile il 28 febbraio. Nel frattempo, con la nota del 26 febbraio 2020, si richiedeva ai direttori degli istituti penitenziari di avviare una capillare attività di informazione e di sensibilizzazione della popolazione detenuta, perché fosse informata e potesse condividere eventuali disposizioni da adottare, soprattutto con riferimento alla temporaneità delle stesse, per limitare le occasioni di possibile contagio o comunque lo sviluppo e la diffusione del virus all'interno degli istituti. Si tratta di atti amministrativi poi confluiti nei più noti e recenti decreti-legge del 2 marzo 2020, n. 9, e del 9 marzo 2020, n. 14. È opportuno ricordare che quest'ultimo, tra le misure a tutela della salute dei detenuti, annovera, per un periodo di quindici giorni, una limitazione dei colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i detenuti, stabilendo al contempo un'estensione - ove possibile e anche oltre i limiti - dei colloqui a distanza. Si tratta di un tempo tecnico necessario per affrontare tutte le cautele per consentire una pronta ripresa dei colloqui familiari. Proprio ieri è arrivata la prima fornitura di circa 100.000 mascherine, che sono in fase di distribuzione, prioritariamente destinate agli operatori che accedono dall'esterno. Da oggi, d'intesa con la Protezione civile, anche in conseguenza dell'estensione della cosiddetta zona protetta a tutto il territorio nazionale, verranno effettuati i tamponi ai detenuti trasferiti a vario titolo, in aggiunta alle operazioni di pre -triage. È evidente che tutti questi sforzi, profusi dall'amministrazione al solo scopo di evitare che l'epidemia si faccia largo nelle carceri, rischiano di essere gravemente compromessi dalle rivolte di questi giorni che hanno causato l'inagibilità di un numero elevatissimo di posti detentivi. A Modena, per esempio, gran parte dell'istituto è diventata inagibile. Stiamo parlando di rivolte portate avanti da almeno 6.000 detenuti su tutto il territorio nazionale, quasi contemporaneamente, che di fatto hanno messo in evidenza le già note carenze strutturali del sistema penitenziario. Ora, possiamo anche imbatterci - come qualcuno ha fatto - in una lunga disquisizione tra visione securitaria e visione trattamentale. A tal proposito, sarebbe abbastanza semplice replicare che, da quando sono Ministro della giustizia, ho previsto 2.548 agenti di polizia penitenziaria in più, di cui 1.500 già in servizio e 754 prossimamente. Quanto all'area trattamentale, ho previsto un numero di protocolli di lavoro che non ha precedenti, senza considerare gli investimenti dell'ultima legge di bilancio, che rafforzano enormemente il profilo della rieducazione. Sono circostanze ben note all'attuale maggioranza, ma anche a una parte dell'opposizione, che era al Governo quando sono stati fatti gli investimenti che sto continuando a portare avanti. E potremmo anche provare ad avventurarci nelle responsabilità di un sistema strutturalmente fatiscente, fingendo di non sapere che si tratta del risultato di un disinteresse per l'esecuzione della pena accumulato nei decenni. Ma io propongo di dirci semplicemente la verità: negli ultimi anni si sta facendo il possibile per garantire un sistema che rispetti la dignità dei lavoratori e dei detenuti nel mondo penitenziario. Non è semplice per nessuno, ma ce la stiamo mettendo tutta. È giusto che tale impegno si intensifichi proprio in questo periodo, in cui la salute di tutti deve essere tutelata, ed è giusto ascoltare le rivendicazioni che arrivano anche dai detenuti che rispettano le regole e che dimostrano di seguire un percorso di rieducazione vero. Ma dobbiamo anche avere il coraggio e l'onestà di dire che tutto questo non ha nulla a che fare con gli incendi, i danneggiamenti, le devastazioni, addirittura le violenze contro gli agenti della polizia penitenziaria. Ribadisco che stiamo lavorando senza sosta nel quadro di una più ampia battaglia contro il coronavirus. La task force all'interno del Ministero sta preparando possibili interventi per garantire da un lato i poliziotti penitenziari e dall'altro lato i detenuti. Ma bisogna mantenere la calma ed essere uniti con una consapevolezza: questo è un momento difficile per il Paese. È nostro dovere chiarire tutti insieme che lo Stato italiano non indietreggia di un centimetro di fronte all'illegalità. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della giustizia. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Ministro, credo, prima di tutto in questo momento che è veramente drammatico per l'Italia, che il nostro dibattito si debba ritrovare su un punto fondamentale: esprimere solidarietà e gratitudine alla polizia penitenziaria e al personale che lavora nelle carceri, che in questo momento, esattamente come i medici e gli infermieri, meritano il plauso di tutta la Nazione. Grazie a loro possiamo sperare di rimanere in piedi. (Applausi) . Secondo me bisogna anche usare, per quanto ci è possibile, un linguaggio di verità. Quando il Ministro poco fa ha ricordato un disinteresse accumulato per anni, problemi come il sovraffollamento e condizioni di carcerazione che tante volte non rispondono ai criteri minimi di dignità, ha detto la verità. Purtroppo ce ne dobbiamo far carico, perché pensare che si possa addebitare a lui o a gli ultimi Ministri una situazione che viene da lontano è profondamente sleale, in termini personali e politici.