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Su tutto questo noi vogliamo ragionare. Poi discuteremo, quando sarà il momento, degli errori di sottovalutazione prima e di allarmismo poi nella comunicazione del Governo. Ma oggi è tempo di agire e Fratelli d'Italia - come ha sempre fatto - collaborerà con tutta la propria forza e le proprie proposte per affrontare questa emergenza. L'Italia dà il meglio di sé nei momenti più difficili. Sono convinto che tutti insieme sapremo affrontare e superare anche questa prova. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, cari colleghi, ci apprestiamo a convertire il primo dei decreti-legge emanati dal Governo per affrontare l'emergenza del coronavirus. Lo stiamo affrontando e lo stiamo per convertire in un clima estremamente positivo: un clima di unità, un clima di cooperazione, un clima di raccordo tra le forze politiche. Credo che ciò sia un bene molto prezioso per il nostro Paese in questo momento. Voglio condividere con voi anche l'orgoglio di un Paese che reagisce, che non si piega e che, attraverso le sue istituzioni, dà risposte. Voglio provare a descrivervi tutti i messaggi, ma soprattutto a condividere con voi ciò che dai messaggi e dalle email arriva: la speranza di uscirne anche questa volta con un Paese più forte e più coeso. Il coronavirus, come epidemia ed emergenza sanitaria, ha colpito il nostro Paese in un momento molto fragile della sua storia politica, ma soprattutto della sua storia sociale. Viviamo in un periodo nel quale i legami di solidarietà sono già fortemente messi in crisi. È un momento nel quale la solitudine e l'isolamento dei nostri cittadini dilagano. Mi capita spesso di parlare di solitudine e di descrivere la sensazione di solitudine che viene dai nostri territori. Io descrivo spesso la solitudine come la periferia dell'anima, quel luogo interiore, quella parte del sé che pone domande alle quali molto spesso non vengono date risposte, a cominciare da noi, dalla politica, colleghi. Quelle sono le periferie dell'anima che in questo momento aumentano la sensazione di solitudine dei nostri cittadini, soprattutto di quelli che si trovano in alcune zone. In questo scenario lo spettro del contagio, che porta con sé la paura e la preoccupazione, risveglia antichi mostri. Chi di noi conosce la letteratura italiana ricorda, anche forse perché richiamati da alcuni testi e pezzi giornalistici, la peste manzoniana e l'epidemia di spagnola. Quanti dei nostri nonni ci hanno raccontato quella fase? Ognuno di quei momenti ha segnato in profondità la nostra storia e la nostra cultura e troppe volte ha portato con sé nei tempi successivi uno strascico di sfiducia e di rottura della solidarietà e della coesione sociale. Noi dobbiamo fare in modo che ciò non riaccada. Le pagine di Manzoni su questo sono davvero esemplari e dovrebbero servirci come monito. Colleghi, stiamo davvero attraversando come Paese un momento estremamente delicato. Dobbiamo dirlo in questa discussione generale nella quale dovremmo ascoltarci tutti reciprocamente con rispetto, senza fare allarmismo e senza esagerare, ma con la responsabilità e la consapevolezza che un grande Paese come l'Italia in questo momento alza la testa, si unisce e può farcela. Sono convinta che abbiamo molti strumenti per fare di questa crisi un momento di crescita, per trarre insegnamenti preziosi e, soprattutto, un nuovo slancio per la ricucitura di tutto il territorio. Come avete sentito dire spesso negli interventi di quest'Assemblea, il Paese ha bisogno di essere ricucito, connesso e riunificato. Troppe volte negli ultimi giorni abbiamo sentito risuonare le sirene dell'egoismo, dell'isolamento, della paura dell'altro, fino addirittura ad assistere a episodi dolorosi di discriminazione e violenza. Voglio dirlo perché la solidarietà va data sempre a tutti. Purtroppo il web è spesso il luogo peggiore per l'odio. Il nostro partito ha fatto una campagna in questo periodo proprio per dire no alle parole d'odio. Voglio dare la mia solidarietà a quella mamma di Fiumicino colpita da un odio indiscriminato con parole orrende solo per essersi contagiata andando a trovare un parente fuori dal paese. In questo le grandi amministrazioni reagiscono in modo positivo. Sono molti i mali tipici di questo tempo e la paura del contagio ha sicuramente accentuato tutto ciò. Dobbiamo fare in modo che l'appello all'allontanamento sociale non lasci dei segni permanenti. Abbiamo visto diradarsi le occasioni di contatto sociale, chiudere cinema e teatri, sospendere le iniziative politiche. Sono tutte decisioni doverose e necessarie a contenere il virus, ma i cui effetti nel lungo periodo dovremmo essere in grado di contenere. Certo, ci sono effetti sulla tenuta del tessuto economico. Ci sono effetti sulla tenuta del tessuto finanziario. Facciamola la giusta differenza tra economia e finanza. Ci saranno effetti sulla produzione e sulla crescita del nostro Paese. Dobbiamo fare in modo, però, di salvaguardare - e lo stiamo facendo con i decreti-legge - il fondamentale diritto alla salute come bene più prezioso. Non dobbiamo però limitarci a questo. Dobbiamo tenere gli occhi ben aperti e preoccuparci della tenuta del tessuto sociale e umano della nostra Italia. Vedete, colleghi, l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo può insegnarci molte cose, e non pensiate sia una frase vuota di contenuti. Può insegnarci che l'altro, quell'altro che abbiamo additato, quell'altro che abbiamo allontanato, quell'altro che abbiamo tenuto, bene, oggi quell'altro siamo noi. Per molti Paesi del mondo, quell'altro siamo noi, siamo noi italiani. Può insegnarci che ci vuole davvero solo un attimo per ritrovarsi, all'improvviso, dall'altra parte del filo spinato, dall'altra parte del muro, dall'altra parte di un tratto di mare invalicabile, pieno di pericoli; essere percepiti, all'improvviso, come fonte di pericolo per chi ci sta attorno; magari trovarsi bloccati in un aeroporto, in terra straniera, soli e guardati con sospetto. Questa è un'esperienza che sta capitando a molti italiani. C'è molto altro che possiamo imparare. Possiamo imparare che in momenti come questi un Paese si unisce. Possiamo imparare, colleghi, la responsabilità che nasce dall'essere membri di una stessa comunità; la responsabilità degli uni verso gli altri; la responsabilità verso le istituzioni, che sono chiamate ad agire per fronteggiare l'emergenza e, di tutti noi, che di queste istituzioni facciamo parte. Attenzione: possiamo imparare a non strumentalizzare l'emergenza, a non fare sciacallaggio, a non fare esibizionismo, ma anche a non parlare di giochi di Palazzo, invocando ammucchiate completamente inutili al nostro Paese. Concludo, signor Presidente, dicendo che possiamo imparare quant'è importante sostenere la ricerca scientifica pubblica, con denaro pubblico, anche se quel denaro viene dalle tasse. Possiamo imparare che quella ricerca pubblica non deve essere abbandonata al precariato e alla assenza cronica di fondi e a strutture inadeguate. Come credo diremo tutti noi nei successivi interventi, è quell'istituzione di sanità pubblica che il mondo ammira e sta salvando il nostro Paese.