[pronunce]

Requisiti che, in ogni caso, non concernerebbero opere, quali i gasdotti e i metanodotti, poiché, come riconosciuto dalla stessa difesa statale, non sono finalizzate alla «salvaguardia della pubblica incolumità e dell'ambiente». Manifestamente infondate sarebbero, in ogni caso, anche le censure formulate in riferimento agli artt. 41, 42, 43 Cost. e, in particolare, all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione agli artt. 43 e 49 del TFUE. Non si comprenderebbe, infatti, in che modo la norma regionale impugnata violi i parametri evocati. 3.3.- Altresì infondate sarebbero le censure formulate in riferimento: all'art. 117, terzo comma, Cost., per contrasto con i principi fondamentali di cui all'art. 1, commi 7, lettera g), e 8, lettera b), numero 2), della legge n. 239 del 2004; all'art. 118 Cost., in quanto non sarebbe rispettato il riparto costituzionale delle competenze amministrative e, in particolare, quello previsto dall'art. 29, comma 2, lettera g), del decreto legislativo n. 112 del 1998; all'art. 120 Cost., in quanto la disposizione regionale arrecherebbe un vulnus al principio di leale collaborazione. 3.3.1.- Secondo la difesa regionale, l'intero impianto di tali censure sarebbe frutto di un erroneo presupposto interpretativo. Esse, infatti, sarebbero tutte concentrate esclusivamente sulla rilevanza che la nuova disciplina regionale assume riguardo alla costruzione delle infrastrutture gas di competenza nazionale che interessano la Regione Puglia e sull'esigenza di garantire la correttezza dei procedimenti autorizzatori per la realizzazione degli interventi relativi alla rete nazionale dei gasdotti - tra i quali è specificamente richiamato il metanodotto TAP - con particolare riguardo al raggiungimento dell'intesa tra Stato e Regione prevista dalla normativa nazionale. Riguardo alla necessità di tale intesa - quale presupposto indispensabile per la legittimità costituzionale dei procedimenti disciplinati dalla legislazione statale - la difesa regionale richiama in particolare la sentenza di questa Corte n. 110 del 2016, in cui si è ribadito che l'art. 52-quinquies del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità (Testo A)», «prevede "la cosiddetta intesa 'forte' ai fini della localizzazione e realizzazione delle infrastrutture lineari energetiche quale modulo procedimentale necessario per assicurare l'adeguata partecipazione delle regioni allo svolgimento di procedimenti incidenti su una molteplicità di loro competenze" (sentenza n. 182 del 2013)». La medesima pronuncia afferma espressamente che anche «ai "gasdotti di approvvigionamento di gas dall'estero" è pienamente applicabile il disposto dell'art. 52-quinquies, comma 5, del d.P.R. n. 327 del 2001, che prevede l'adozione, d'intesa con le Regioni, dell'atto conclusivo del procedimento di autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di ogni infrastruttura lineare energetica». Da ciò, argomenta la difesa regionale, deriverebbe l'assunto dell'Avvocatura generale dello Stato per cui la norma regionale impugnata avrebbe l'effetto «di impedire il rilascio della prevista intesa Stato-Regione nell'ambito dei procedimenti di autorizzazione delle infrastrutture, in quanto la Regione Puglia sarebbe tenuta, in applicazione della norma regionale, a negare sempre e comunque l'intesa, anche in caso di convergenza tra interesse statale e interesse regionale nella localizzazione e realizzazione degli impianti». L'erroneità del presupposto interpretativo delle censure mosse dal ricorrente, secondo la difesa regionale, sarebbe, dunque, palese, poiché il vincolo urbanistico imposto dalle disposizioni impugnate potrebbe operare solo con riferimento alle opere fuori terra e, comunque, andrebbe riferito ai soli terreni interessati da infezione a causa di xylella fastidiosa o co.di.r.o. L'intesa che Stato e Regione sono chiamati a raggiungere nei procedimenti di localizzazione delle infrastrutture in questione, invece, sarebbe un atto di natura politica, che, come tale, ben potrebbe implicare l'impegno delle parti ad adottare ogni ulteriore atto al fine di assicurare l'adempimento degli obblighi assunti con l'intesa medesima, comprese eventuali modifiche al proprio ordinamento legislativo. Inoltre, il comma 8-bis dell'art. 1 della medesima legge n. 239 del 2004, prevedendo uno speciale procedimento in caso di mancato raggiungimento dell'intesa imputabile alla Regione, consentirebbe, in ultima istanza, alla Presidenza del Consiglio dei ministri di provvedere in merito. 3.4.- Riguardo alle specifiche censure, la difesa regionale ritiene priva di fondamento quella di violazione del riparto delle competenze legislative, stabilito dall'art. 117, terzo comma, Cost., con specifico riferimento alla materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia», per contrasto con l'art. 1, commi 7, lettera g), e 8, lettera b), numero 2), della l. n. 239 del 2004, che riservano allo Stato, di intesa con la Conferenza unificata, rispettivamente «l'identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento all'articolazione delle reti infrastrutturali energetiche dichiarate di interesse nazionale ai sensi delle leggi vigenti» e «l'individuazione della rete nazionale dei gasdotti». Parimenti infondata sarebbe la censura di violazione dell'art. 118 Cost., per contrasto con l'art. 29, comma 2, lettera g), del d.lgs. n. 112 del 1998 - che pone in capo allo Stato le competenze amministrative ed autorizzatorie per gli impianti oggetto dell'intervento normativo, in quanto opere di preminente interesse nazionale per la sicurezza del sistema energetico e degli approvvigionamenti - nonché con l'art. 1, comma 8, lettera b), numero 2), della legge n. 239 del 2004, per l'impedimento che la norma regionale porrebbe al raggiungimento dell'intesa ivi prevista. Secondo la difesa della parte resistente, infatti, la norma impugnata non concernerebbe la competenza concorrente in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia», ma quella in materia di «governo del territorio» e, in parte, anche la competenza residuale regionale in materia di «agricoltura». La Regione Puglia, dunque, avrebbe agito all'interno del riparto di competenze legislative sancito dalla Costituzione.