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Inoltre, il successivo articolo 12, sotto la rubrica «Tutela del diritto di cronaca nei procedimenti penali», prevede, al comma 2, che «Il trattamento di dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all'articolo 686, commi 1, lettere a) e d) , 2 e 3, del codice di procedura penale [relativo alle iscrizioni nel casellario giudiziale] è ammesso nell'esercizio del diritto di cronaca, secondo i princìpi di cui all'articolo 5» (il quale stabilisce che il giornalista garantisce il diritto all'informazione su fatti di interesse pubblico, nel rispetto dell'essenzialità dell'informazione, evitando riferimenti a congiunti o ad altri soggetti non interessati ai fatti). Meritano, sul punto, menzione alcune recenti pronunce giurisdizionali. In particolare, il tribunale di Roma, nel condannare il quotidiano «Il Messaggero», ha statuito che «la ripubblicazione, dopo circa trent'anni dall'accaduto, di un grave fatto di cronaca nera, con fotografia del reo confesso, a fini di mera promozione commerciale, costituisce diffamazione a mezzo stampa ed obbliga l'editore del quotidiano al risarcimento del danno morale, trattandosi di notizia priva di pubblico interesse e per ciò inidonea ad integrare gli estremi del legittimo esercizio del diritto di informazione e di cronaca» (Tribunale Roma, 15 maggio 1995 -- N.N.c. Il Messaggero ed.). In una successiva sentenza, lo stesso tribunale capitolino ha stabilito che «la riproduzione di vicende attinenti alla vita privata del condannato è suscettibile di produrre un danno ingiusto al diritto all'oblio del familiare in difetto di un interesse pubblico attuale alla conoscenza di tali vicende» (Tribunale Roma, 20 novembre 1996 -- Vulcano e altri c. Rai TV e altri). Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che «la divulgazione a mezzo stampa di notizie che arrecano pregiudizio all'onore e alla reputazione altrui deve, in base al diritto di cronaca, considerarsi lecita quando ricorrono tre condizioni, la verità oggettiva della notizia pubblicata, l'interesse pubblico alla conoscenza del fatto (cosiddetta pertinenza) e la correttezza formale dell'esposizione (cosiddetta continenza)» (Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 3679 del 1998). Tale ultima sentenza ha precisato che «il diritto di cronaca può poi risultare limitato dall'esigenza dell'attualità della notizia, quale giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente pubblicata, salvo che, per eventi sopravvenuti, il fatto precedente ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico all'informazione» (citata Cassazione civile, sezione III, n. 3679 del 1998). D'altra parte, la salvaguardia della dignità della persona e la protezione dei dati di carattere personale trovano fondamento già nella Costituzione europea in tema di tutela della dignità umana. In particolare, l'articolo II-61 statuisce che «la dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata», mentre il successivo articolo II-68, in tema di protezione dei dati personali, stabilisce che «Ogni persona ha il diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge». Tali princìpi, ampiamente recepiti dalla citata normativa nazionale, sono altresì ribaditi dalla ricordata Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il cui articolo 8 stabilisce, al paragrafo l, che «Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare». Lo stesso Garante per la protezione dei dati personali, nella relazione del 2004, pagine 53-54, ripresa poi dalla relazione annuale del 2006, all'esito dell'istruttoria di diverse segnalazioni e di alcuni reclami, ha ribadito che la pubblicazione di dati giudiziati (ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera e) , del codice sulla privacy ) è ammessa, pur senza il consenso dell'interessato, ma «nel presupposto dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico» (si veda l'articolo 137, comma 3, del citato codice e l'articolo 12 dell'allegato A, punto A.1, annesso al medesimo codice, recante il codice di deontologia per l'attività giornalistica). La sussistenza del carattere di essenzialità dell'informazione deve essere valutata necessariamente caso per caso, nel contesto dei fatti narrati (articolo 6 del citato codice di deontologia per l'attività giornalistica), come già specificato nel documento del Garante per la protezione dei dati personali del 6 maggio 2004, inviato all'Ordine nazionale dei giornalisti. Si evidenzia, poi, che sulla questione è intervenuto anche il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa con una dichiarazione e con la raccomandazione (2003)13 del 10 luglio 2003. La dichiarazione, innanzitutto, richiama alcuni princìpi fondamentali in materia di informazioni fornite dai media in relazione a procedimenti penali, fra i quali il diritto alla libera manifestazione del pensiero, il diritto di rettifica o di replica, il diritto ad avere un giusto processo, ma anche la tutela della vita privata e familiare, e invita gli Stati membri a promuovere, anche attraverso gli organi di autodisciplina, il rispetto da parte dei media dei princìpi stabiliti nella raccomandazione (2003)13. Ciò comporta, in particolare, l'esigenza di tutelare la dignità, la sicurezza e la privacy di tutti i soggetti coinvolti in un procedimento penale (imputati, vittime, familiari, testimoni) ai sensi dell'articolo 8 della citata Convenzione europea. La raccomandazione, poi, enumera, in 18 punti, quelli che, a giudizio del Consiglio d'Europa, devono essere i princìpi ispiratori dell'attività giornalistica in merito ai procedimenti penali. I Ministri tentano un bilanciamento fra diritti di rango paritario, quali il diritto di cronaca e il diritto alla privacy , entrambi sanciti dalla ricordata Convenzione europea dei diritti dell'uomo e ribaditi in numerosi atti anche da parte del Consiglio d'Europa. Da un lato si riconosce, infatti, il diritto del pubblico ad essere informato adeguatamente attraverso i media e il diritto dei giornalisti di ottenere informazioni accurate. Dall'altro, si ricorda che i media hanno il dovere di rispettare la privacy delle persone coinvolte in procedimenti penali (principio 8), nonché delle vittime, dei testimoni e dei familiari di persone sospettate, imputate o condannate. Ciò comporta anche la necessità di tenere conto delle possibili conseguenze derivanti dalla rivelazione di informazioni che consentano l'identificazione di tali categorie di persone. Degne di nota sono, in questa sede, le disposizioni relative al cosiddetto «diritto all'oblio».