[pronunce]

La disposizione recepirebbe, d'altra parte, le indicazioni di questa Corte, che - già prima della sentenza n. 106 del 2009 - aveva posto in evidenza come la disciplina del segreto di Stato involgesse il supremo interesse della sicurezza dello Stato nella sua personalità internazionale - riconosciuto dall'art. 52, in correlazione agli artt. 1 e 5 Cost. - vale a dire l'interesse dello Stato-comunità alla propria integrità territoriale e alla propria indipendenza, coincidente, al limite, con la sopravvivenza dello Stato stesso. Ciò, in quanto «un principio di segretezza che possa resistere anche dinanzi ad altri valori costituzionali, quali quelli tutelati dal potere giurisdizionale, deve [...], a sua volta, trovare fondamento e giustificazione in esigenze anch'esse fatte proprie e garantite dalla Costituzione e che possano essere poste su un piano superiore» (sentenza n. 86 del 1977). Ad avviso del ricorrente, l'oggetto del processo penale in corso non evocherebbe sotto alcun profilo i supremi interessi dianzi richiamati. Risulterebbe, al contrario, evidente - alla luce del complesso delle acquisizioni di indagine, recepite nei capi di imputazione - come tutta l'attività che, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbe stata indebitamente finanziata dal SISMI con risorse pubbliche si ponga al di fuori degli scopi istituzionali del Servizio. A fronte di ciò, resterebbe inconferente il richiamo, parimenti operato dagli atti impugnati, al d.P.C.m. 8 aprile 2008, che, a integrazione del citato art. 39, comma 1, della legge n. 124 del 2007, stabilisce i criteri per l'individuazione delle notizie suscettibili di tutela a mezzo del segreto di Stato, recando, in allegato, un elenco esemplificativo di materie cui le notizie stesse possono attenere (art. 5 del decreto). Se è ben vero, infatti, che nell'ambito di tale elenco si rinvengono dei riferimenti (peraltro, gli unici) agli «interna corporis» dei servizi informativi (punti 6, 7 e 8), in nessuna parte di esso risulta, tuttavia, prevista la possibilità di opporre il segreto di Stato in relazione alla concessione di finanziamenti o all'emanazione di ordini e direttive per lo svolgimento di attività estranee alle finalità istituzionali del Servizio. La circostanza risulterebbe tanto più significativa alla luce della disposizione dell'art. 26, comma 1, della stessa legge n. 124 del 2007, in forza della quale la raccolta e il trattamento delle notizie, da parte del Sistema di informazione per la sicurezza, debbono essere finalizzati esclusivamente al perseguimento dei suoi scopi istituzionali: precetto che il successivo comma 3 munisce di energico presidio sanzionatorio, punendo con la reclusione da tre a dieci anni (salvo che il fatto costituisca più grave reato) il personale dei servizi che istituisca, in qualsiasi forma, «schedari informativi» in violazione di esso. Rimarchevole sarebbe, altresì, il fatto che l'art. 17 della legge n. 124 del 2007, nell'introdurre una speciale causa di giustificazione a favore del personale dei servizi che ponga in essere condotte previste dalla legge come reato, ne subordini espressamente l'operatività alla condizione che si tratti di condotte indispensabili alle finalità istituzionali dei servizi stessi, oltre che al rigoroso rispetto dei limiti stabiliti (commi 1 e 6, lettera a). 1.4.- Sotto diverso profilo, e con particolare riguardo al primo dei reati contestati agli imputati (quello di peculato), occorrerebbe anche tenere conto - secondo il ricorrente - della rilevanza costituzionale propria della materia della spesa pubblica, alla luce dei precetti espressi dagli artt. 3, 81, 97, 100 e 103 Cost.: precetti dai quali si desumerebbe l'esistenza di un generale obbligo dei soggetti pubblici di giustificare l'impiego delle risorse di cui dispongono, in conformità alle rispettive finalità istituzionali, e, al tempo stesso, l'esigenza che la gestione di dette risorse sia sempre soggetta a controllo, anche giurisdizionale. A tali principi non si sottrarrebbe il settore dei servizi di informazione, relativamente ai quali l'art. 29 della legge n. 124 del 2007 dispone l'istituzione di una apposita unità previsionale di base nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze, stabilendo, altresì, che il relativo regolamento di contabilità venga adottato anche in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato, ma comunque nel rispetto dei principi fondamentali da esse enunciati, nonché di ulteriori specifiche disposizioni, che prefigurano forme di controllo preventivo e di rendiconto (comma 3, lettere d ed e). 1.5.- Alla stregua delle considerazioni esposte, sarebbe, dunque, contraddittorio riconoscere che determinate condotte, tenute dal personale dei servizi al di fuori delle proprie attribuzioni istituzionali, siano sanzionate penalmente, e, nello stesso tempo, ammettere che il loro accertamento da parte dell'autorità giudiziaria possa venire inibito mediante l'opposizione indiscriminata del segreto di Stato sugli «interna corporis». Del pari sarebbe contraddittorio richiedere anche ai servizi di informazione il rispetto dei principi costituzionali in tema di impiego delle risorse pubbliche e, contemporaneamente, consentire che venga precluso l'accesso a qualunque notizia relativa alla concreta destinazione di tali risorse. Non gioverebbe, in senso contrario, il richiamo operato dalle note impugnate alla sentenza n. 106 del 2009 di questa Corte, nella quale pure si riconosce che gli «interna corporis» del SISMI sono tutelabili mediante l'opposizione del segreto di Stato, al fine di proteggere il Servizio stesso e le sue modalità operative e organizzative da ogni indebita pubblicità. Tale principio sarebbe stato enunciato, infatti, con riguardo a una situazione fattuale sostanzialmente diversa da quella odierna, nella quale venivano in rilievo i rapporti tra l'intelligence italiana e quella di altri Stati e la connessa esigenza di preservare la «credibilità» internazionale della prima. Rispetto all'ipotesi di peculato di cui al presente si discute, la conferma del segreto di Stato opposto dagli imputati verrebbe, per converso, a precludere al giudice penale - prima ancora dell'accertamento dell'esistenza di eventuali cause di giustificazione - la verifica del fatto in tutti i suoi elementi costitutivi, fornendo agli imputati stessi «una sorta di esimente "in bianco", da spendere a piacimento», senza alcuna possibilità di riscontro da parte dell'autorità giudiziaria. 1.6.- Sotto questo profilo, la non opponibilità del segreto di Stato, nei termini di cui alle note impugnate, si desumerebbe dagli stessi principi tradizionalmente affermati dalla giurisprudenza costituzionale, letti alla luce della successiva evoluzione della disciplina legislativa della materia, la quale si sarebbe mossa nella direzione di un sempre maggiore contemperamento tra gli interessi alla cui tutela il segreto di Stato è preordinato e gli altri interessi protetti dalla Costituzione.