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se e come si intenda conferire nell'istituendo registro tumori nazionale i dati ad oggi rilevati dai registri tumori locali e regionali e, in atto, contenuti nella banca dati nella disponibilità dell'Airtum. Atto n. 4-04014 TOTARO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: da ormai 6 anni le acciaierie di Piombino sono praticamente ferme, nonostante vari passaggi di proprietà, prima Aferpi del magnate tunisino Rebrab, poi l'attuale proprietà, la multinazionale indiana dell'acciaio Jindal; sono anni che le varie istituzioni, tra Ministero dello sviluppo economico, Regione Toscana e Comune, insieme ai sindacati, provano a trovare una soluzione di rilancio, ma la situazione si arena sempre a discapito dei lavoratori e della questione della siderurgia, che investe non solo Piombino, ma i comparti di tutta Italia. Le produzioni sono limitate, a Piombino sono rimasti pochi contratti con clienti eccellenti, come RFI; inoltre, nonostante un accordo di programma, gli impegni presi con il Governo italiano non sono mai stati rispettati, tutt'altro. Dopo due anni dall'insediamento, la nuova proprietà indiana JSW non ha ancora presentato un piano industriale. Costi dell'energia troppo alti, si dice, però l'azienda (e non solo) sa o dovrebbe sapere che l'Unione europea mette a disposizione dei fondi ingenti per le nuove tecnologie di approvvigionamento energetico, e l'occasione andrebbe sfruttata. Si parla di troppo personale rimasto in organico, allora bisognerebbe incentivare con un accordo serio, come a Taranto, gli operai con delle buonuscite o con dei prepensionamenti. Addirittura si potrebbe innalzare, come lo era in precedenza, il coefficiente della spettanza in esposizione all'amianto dall'1,25 all'1,5 per cento. Queste manovre porterebbero una riduzione del personale ingente, e, dalle 1.860 unità in forza oggi, si potrebbe arrivare a un migliaio circa; la siderurgia italiana è da anni trascurata e i risultati, anche a causa della concorrenza spietata di Paesi come la Cina o la stessa India, creano non poche difficoltà ai Paesi occidentali; è necessario che il Governo solleciti e proponga soluzioni a JSW, perché quest'ultima davvero sviluppi un piano industriale credibile per i prossimi anni, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere al fine di: correggere il vecchio accordo di programma; realizzare rapidamente un accordo per ottenere una ripresa delle attività industriali a Piombino e non solo; investire in sicurezza e manutenzione (gli impianti sono obsoleti e si rischiano infortuni); ottenere investimenti nel forno elettrico, moderno ed ecocompatibile; realizzare linee di produzione moderne ed a basso impatto ambientale (che, vedendo altre acciaierie italiane, risultano anche meno costose e sicuramente sono più funzionali); spingere il nuovo management a cercare poi soluzioni innovative e poco impattanti per far tornare gli operai piombinesi ad avere la professionalità e la dignità che meritano e che hanno dimostrato in più di un secolo di storia siderurgica della città, ribadendo la necessità di fare presto e bene perché lo Stato non può e non deve continuare ad accettare ulteriori ritardi. Atto n. 4-04015 BATTISTONI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni e le attività culturali e per il turismo e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'ATO 3 della Provincia di Macerata ha individuato, con propria delibera, le aree idonee e non idonee per la realizzazione di una discarica; tale localizzazione fa riferimento al piano regionale di gestione dei rifiuti e alla delibera del Consiglio provinciale n. 8 del 3 agosto del 2017 di individuazione ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 delle zone idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, approvata all'unanimità dagli allora componenti del Consiglio provinciale; a seguito di uno studio della società Oikos progetti Srl, incaricata con determina del 5 giugno 2017, a seguito di procedura comparativa dall'ATO 3 Macerata, azienda in precedenza incaricata anche dalla Regione Marche per lo studio del piano regionale di gestione dei rifiuti (del quale non risultano disponibili i documenti), sono state individuate, come aree idonee ad ospitare una discarica, territori della provincia di Macerata ad alta vocazione agricola con colture biologiche, vocazione turistico-culturale e vincolate al rispetto ambientale e paesaggistico, fra cui diverse aree individuate nei comuni di Recanati e Montefano con territorio prospicente anche verso la costa della città di Porto Recanati; tale scelta appare poco percorribile, poiché non tiene conto dell'importanza di questi luoghi, famosi nel mondo per la bellezza del paesaggio, l'importanza storica, anche a livello internazionale, da ultimo inseriti come le prime mete turistiche di pregio al mondo da riviste specializzate, che, per la sola paventata ipotesi realizzazione, stanno subendo notevoli danni di immagine; da un'ulteriore analisi della documentazione e procedure adottate dall'ATO 3 si evince che la scelta è stata prettamente politica in capo alla Provincia di Macerata. Infatti, nel piano regionale e in altri atti si indicavano due opzioni, di cui la più equa prevedeva una gestione dei rifiuti, in cui gli ATO delle Province di Ancona e Pesaro avrebbero continuato secondo un sistema di gestione già collaudato, mentre i tre ATO di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, con specifici accordi tra le Province, individuavano Macerata quale sito atto ad occuparsi del trattamento dei rifiuti delle tre province con il proprio impianto del Cosmari per poi destinare i rifiuti trattati nelle discariche già esistenti nei territori delle province di Fermo ed Ascoli, che hanno ancora ampie possibilità di ricezione, evitando così l'individuazione e la creazione di nuove discariche; la motivazione che ha portato a declinare l'ipotesi di accordo tra le Province non appare chiara e trasparente; nel 2020 parlare ancora di discariche e avere una legge regionale delle Marche, la legge n. 22 del 2018, dichiarata illegittima costituzionalmente, poiché esclude l'utilizzo delle tecnologie avanzate per il recupero e il riutilizzo dei rifiuti previste dal decreto legislativo n. 152 del 2006, appare anacronistico, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano intervenire nell'immediato, per quanto di loro competenza, per far luce su una situazione a dir poco sconcertante e che mette a rischio l'ambiente, la salute e l'economia di un intero territorio, che vive di immagine turistica, culturale e di attività di pregio legate all'agricoltura; se intendano verificare, con gli enti interessati, le reali motivazioni di un mancato accordo tra le Province che avrebbe evitato l'individuazione di nuove discariche; se intendano verificare che la procedura adottata abbia rispettato tutti i criteri di legge, anche alla luce della mancata previsione, al momento della decisione, di tecnologie avanzate nel trattamento e gestione dei rifiuti, così come sentenziato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 142 del 2019 nei confronti della legge regionale delle Marche.