[ddlpres]

Il presente disegno di legge parte dalle criticità registrate in sede di applicazione delle norme sottese alla confisca di prevenzione e si innesta nel solco del processo di giurisdizionalizzazione che le ha interessate, un processo virtuoso (ma non ancora sufficiente) recentemente avviato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e seguito da alcune pronunce in sede di giurisdizione domestica. Essa consta di due articoli. L'articolo 1 reca svariate modifiche al libro I, titoli I e II, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, in materia di misure di prevenzione. La lettera a) del comma 1, ridefinendo i destinatari delle misure di prevenzione, abroga la lettera a) del comma 1 dell'articolo 1 attualmente in vigore, che identifica i suddetti destinatari in « coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dediti a traffici delittuosi », norma, peraltro, già colpita dalla declaratoria di incostituzionalità dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 24 del 27 febbraio 2019, dunque già inapplicabile. La lettera b) del comma 1 modifica l'articolo 4, incidendo ancora sui soggetti destinatari delle misure di prevenzione che fungono da presupposto applicativo non solo delle misure personali, ma anche delle misure di prevenzione patrimoniali del sequestro e della confisca. In particolare, la disposizione sopprime il concetto di « appartenenza » ad associazioni mafiose che non coincide con quello di partecipazione delineato dall'articolo 416- bis del codice penale. Infatti, a differenza delle altre categorie contemplate dall'articolo 4 del codice antimafia, in cui si fa riferimento agli indiziati di specifici reati, nell'ipotesi della lettera a) il legislatore non ha fatto riferimento ad una fattispecie del codice penale, già tipizzata, ma ha creato una nuova categoria giuridica, appunto l'appartenenza. Si prevede, inoltre, che presupposto per l'applicazione della misura di prevenzione debbano sussistere indizi gravi precisi e concordanti. La lettera c) estende i motivi di ricorso in Cassazione, attualmente limitati dall'articolo 10 alla sola violazione di legge, ed introduce il vizio motivazionale. La lettera d) affronta una ulteriore criticità del codice antimafia, laddove è stata introdotta una misura di prevenzione nuova: la vigilanza prescrittiva di cui all'articolo 34- bis , ideata già nel 2013 dalla « Commissione Fiandaca ». Brevemente, nel caso di contatto episodico tra imprenditore e associazione criminale di stampo mafioso, l'autorità giudiziaria interviene nominando un commissario che non si sostituisce all'imprenditore ma lo affianca e lo controlla per risolvere le criticità riscontrate. Nel caso della risoluzione delle problematiche, l'imprenditore può procedere da solo nella conduzione della sua attività; se così non è, si passa al sequestro e alla confisca. Tale istituto si espone, in parte, a riserve critiche perché lascia sempre un ampissimo spazio di discrezionalità al magistrato per decidere se intervenire con il sequestro o con la vigilanza prescrittiva. È inoltre difficile stabilire ex ante se nel caso di specie si tratti di contatto continuo oppure occasionale. Il rischio é che la magistratura possa, con amplissimo margine di discrezionalità, intervenire con le misure più invasive. Così il disegno di legge introduce il nuovo articolo 19- bis fa scattare il controllo giudiziario, previsto dall'attuale articolo 34- bis in presenza dei presupposti disciplinati dall'attuale articolo 20 del codice antimafia, che si riferiscono: a) all'iscrizione della persona in una delle categorie di pericolosità sociale tipizzate dall'articolo 4; b) all'incongruenza tra il valore dei beni in rapporto o ai redditi dichiarati ai fini delle imposte sul reddito o alla attività economica svolta; c) agli indizi « sufficienti » che fanno ritenere che i beni siano il frutto o il reimpiego di attività illecite. Viene conseguentemente abrogato l'articolo 34- bis. Si tratta di una proposta equilibrata, rispettosa dei diritti individuali delle persone e delle esigenze di prevenire la criminalità mafiosa. Peraltro, la presenza dell'imprenditore nella sua azienda permetterebbe di risolvere anche i problemi della tutela dei terzi creditori e della continuità aziendale con la importantissima conservazione dei posti di lavoro e della conservazione del patrimonio oggetto della misura. La lettera e) , modifica l'articolo 20, prevedendo che la violazione di una o più prescrizioni indicate all'articolo 19- bis consenta al giudice di disporre il sequestro dei beni sottoposti a controllo giudiziario. Analogo provvedimento è adottato, ove i beni oggetto del controllo giudiziario siano, sulla base di indizi precisi e concordanti, frutto di attività delittuose o ne costituiscano il reimpiego. Sulla scorta della medesima ratio , la lettera f) modifica la confisca di prevenzione (articolo 24). La lettera g) modifica l'articolo 26 in materia di intestazione fittizia di beni, precisando che la natura fittizia delle intestazioni, al di fuori dei casi del comma 2, debba essere provata ai sensi dell'articolo 192 del codice di procedura penale. Invero, il disposto normativo di cui all'articolo 26 ritiene fittizie le intestazioni o gli acquisiti dei conviventi, coniugi e figli del proposto acquisite nei due anni antecedenti la proposta; si tratta di una presunzione legale. La prassi ha tuttavia esteso questa presunzione anche alle intestazioni o agli acquisti dei conviventi oltre i due anni antecedenti la proposta, legittimando lo statuto probatorio, ben più mite, che vale nei confronti del proposto, anche per i terzi estranei alla proposta, nei confronti dei quali più volte la Corte di cassazione ha ribadito la necessità che la prova sia piena. La lettera h) introduce il mezzo di impugnazione del riesame contro i decreti che dispongono il sequestro ai sensi dell'articolo 20, la confisca ex articolo 24, ovvero la confisca allargata di cui all'articolo 26. La lettera i) al numero 1) modifica l'articolo 28 in materia di revocazione della confisca introducendo tra i casi di revocazione, oltre le prove sopravvenute al giudicato, anche quelle preesistenti, acquisite al procedimento di prevenzione, ma non valutate. Viene poi soppresso il riferimento all'esclusione in modo assoluto dei presupposti legittimanti la misura di prevenzione, atteso che il giudicato penale può escluderne anche uno, dirimente per l'applicazione della misura, ma non necessariamente tutti. Si stabilisce al numero 3) che la sentenza di assoluzione o il decreto di archiviazione costituiscono prove nuove che permettono all'interessato di azionare lo strumento della revocazione della confisca. Il numero 4 introduce per tutti i destinatari di misure di prevenzione comunque riconosciute illegittime il diritto al risarcimento del danno. La lettera l) modifica il rapporto tra procedimento di prevenzione ed eventuale procedimento penale.