[pronunce]

che, il rimettente riferisce che, secondo la ricorrente Provincia regionale di Ragusa, l'impugnato decreto violerebbe l'art. 10 della legge regionale n. 2 del 2002, perché in base a tale disposizione le somme riscosse nel territorio regionale a titolo di imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore avrebbero dovuto essere attribuite alle province regionali, essendo venuto meno, dal momento dell'entrata in vigore di detta legge (27 marzo 2002), il titolo per la ritenzione del relativo gettito da parte della Regione Siciliana; che il giudice a quo, dopo aver obiettato alla tesi della ricorrente che l'impugnato decreto assessoriale trova fondamento di legittimità proprio nell'art. 64 della legge regionale n. 4 del 2003, modificativo del sistema delineato dall'art. 10 della legge regionale n. 2 del 2002, ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale di detto art. 64, in riferimento agli artt. 118 e 119 Cost.; che il giudice a quo ha motivato la propria censura affermando che il principio introdotto dalla legge statale con gli artt. 60 e 61 del d.lgs. n. 446 del 1997 – secondo il quale il gettito della suddetta imposta sulle assicurazioni va direttamente attribuito alle Province, con conseguente venir meno di ogni titolo delle Regioni a percepire detto gettito, anche nel caso in cui questo dovesse essere poi trasferito in tutto o in parte agli enti locali – «risponde all'esigenza, tutelata dal legislatore ordinario di dare attuazione al principio costituzionale contenuto nell'art. 119 della Costituzione, di assicurare l'autonomia degli enti locali, anche mediante l'attribuzione ad essi di risorse finanziarie costituite da prelievi tributari, effettuati nel territorio di detti Enti»; che si è costituita nel giudizio di fronte a questa Corte la Provincia regionale di Catania, già intervenuta nel giudizio principale a sostegno dell'impugnazione proposta dalla Provincia regionale di Ragusa, chiedendo l'accoglimento della sollevata questione; che, in aggiunta alle argomentazioni svolte dal rimettente, la Provincia regionale di Catania deduce l'illogicità del procedimento delineato dalla disposizione censurata e la violazione del principio di eguaglianza, per la disparità di trattamento tra le Province soggette all'applicazione della legge nazionale (che attingono direttamente dai concessionari i gettiti tributari di loro spettanza) e le Province della Regione Siciliana, le quali invece debbono attendere l'intervento della medesima Regione per conoscere l'effettivo gettito del cespite tributario e le effettive disponibilità dei trasferimenti regionali, essendo questi calibrati in relazione al gettito definitivo dell'imposta; che è intervenuta in giudizio la Regione Siciliana, eccependo innanzitutto la inammissibilità della questione per i seguenti tre distinti profili: a) difetterebbe la motivazione sulla non manifesta infondatezza, risultando soltanto affermata apoditticamente la lesione dei princípi costituzionali e non essendo enunciati con precisione i termini della questione; b) l'oggetto della questione sarebbe individuato in modo generico, perché il rimettente ha censurato l'intero art. 64 della legge regionale n. 4 del 2003 e non il solo comma 4, secondo e terzo periodo, dello stesso articolo; c) viene denunciata la violazione dell'art. 119 Cost., senza che risulti motivata, ai sensi dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, l'applicabilità di detto parametro alla Regione Siciliana; che, nel merito, la Regione Siciliana rileva che l'art. 36 dello statuto di autonomia e le relative norme di attuazione (d.P.R. n. 1074 del 1965) le attribuiscono tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, salvo quelle specificamente eccettuate; che, comunque, per la Regione, la disposizione censurata, in considerazione della peculiare autonomia finanziaria della Regione Siciliana, attua coerentemente i princípi costituzionali che regolano il complesso sistema finanziario che lega lo Stato, essa Regione e gli enti locali; che hanno spiegato intervento, con unico atto, anche le Province regionali di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani, nonché la Provincia regionale di Ragusa, parte nel giudizio principale; che le Province intervenienti deducono l'ammissibilità del loro intervento – in quanto portatrici di un interesse istituzionale riconosciuto dall'ordinamento in relazione alla sollevata questione di legittimità costituzionale o comunque titolari di una posizione giuridica suscettibile di essere immediatamente e irreparabilmente pregiudicata da una pronuncia di accoglimento o di rigetto – e chiedono, nel merito, l'accoglimento della questione; che la difesa delle intervenienti rileva che il decreto impugnato nel giudizio principale ha decurtato l'assegnazione ordinaria alle Province in misura superiore a quella stabilita dal legislatore statale con l'art. 61 del d.lgs. n. 446 del 1997; che le medesime intervenienti precisano, sul punto, che: a) rispetto all'assegnazione ordinaria il sottraendo non è costituito dal gettito dell'imposta nell'esercizio precedente all'entrata in vigore della legge (esercizio 2002), ma dal gettito dell'imposta nello stesso esercizio nel corso del quale la legge è stata approvata (2003); b) analoga regola, ai sensi del censurato art. 64, comma 4, della legge regionale n. 4 del 2003, vale per l'anno 2004, essendo previsto che l'assegnazione annuale è ridotta sulla base dei dati finali dell'anno 2003; c) per gli anni 2005 e 2006, il legislatore regionale ha poi determinato l'assegnazione ordinaria «detraendo allo stanziamento previsto nel bilancio regionale per l'anno 2001 un importo corrispondente alle somme complessivamente introitate dalle stesse province nell'anno 2003» (art. 64, comma 5); che la difesa delle intervenienti ricorda che, secondo quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 138 del 1999, l'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore è un tributo erariale, disciplinato da una legge dello Stato, in relazione al quale le Regioni a statuto speciale possono vantare una semplice competenza di attuazione; che la stessa difesa aggiunge che: a) la situazione non ha subito alcun mutamento a séguito della modificazione del Titolo V della Parte II della Costituzione introdotta dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, perché il nuovo art. 119 Cost. prevede che non possono essere considerati tributi propri delle Regioni quelli istituiti e disciplinati con legge dello Stato, quale la suddetta imposta sulle assicurazioni, ancorché il gettito relativo sia in tutto o in parte destinato agli enti autonomi; b) tale regime vale anche per la Regione Siciliana, la quale ha in passato beneficiato dell'indicata imposta non perché questa fosse “propria”, ma solo in forza dell'art. 36 dello statuto speciale, come attuato dal d.P.R. n. 1074 del 1965;