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Signor Presidente, mi sia infine consentito soffermarmi brevemente sull'agghiacciante attualità. Nel leggere il Trattato, nella sua premessa, ho visto che si fa riferimento alla cooperazione nel settore alpino, alle nostre montagne e alle profonde mutazioni che l'emergenza climatica sta causando. Credo che questo Trattato abbia anche un valore per quanto riguarda il futuro dell'ambiente e con questo riferimento voglio esprimere, a nome mio, del Gruppo Partito Democratico e dell'Assemblea, il cordoglio alle sette vittime, ai familiari e ai cinque dispersi del disastro della Marmolada, sperando che tragedie del genere non si ripetano più. (Applausi) . PRESIDENTE . Grazie, senatore Porta. Naturalmente il cordoglio è di tutta l'Assemblea, per una tragedia che ha colpito non soltanto i nostri cittadini, ma tutti coloro i quali si trovavano sulla sommità della Marmolada. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. LUCIDI, relatore . Signora Presidente, replico in maniera molto breve, semplicemente per ringraziare i colleghi per la discussione costruttiva e per ringraziare gli Uffici, sia del Senato che del Governo, perché abbiamo avuto scambi importanti e un supporto notevole. Colgo l'occasione per sottolineare che è la prima volta che andiamo in Aula con una sessione di ratifiche dopo l'elezione della nuova presidente della Commissione affari esteri, emigrazione, Stefania Craxi (Applausi) , che saluto e ringrazio per avermi affidato la relazione di un trattato molto importante. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale . Signora Presidente, intervengo soltanto per mettere agli atti una precisazione relativa alla discussione che si è appena tenuta. L'accordo del Quirinale non riguarda in alcun modo la definizione di confini marittimi o terrestri. Giusto per metterlo agli atti e lasciare le cose nero su bianco, per come sono scritte. PRESIDENTE . Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che invito i presentatori ad illustrare. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, illustro l'ordine del giorno G100, a mia prima firma, sottoscritto da tutti i componenti del Gruppo Fratelli d'Italia. Come già emerso durante la discussione generale, questo Trattato, il cosiddetto Trattato del Quirinale, reca accordi fra Italia e Francia in diverse materie e, tra queste, anche in materia di giustizia. In particolare, l'articolo 4 del Trattato, che è rubricato «Politiche migratorie, giustizia e affari interni», sancisce l'impegno comune - cito testualmente - «ad approfondire la cooperazione tra le rispettive amministrazioni giudiziarie» e ad assicurare «un coordinamento costante nel rispetto delle prerogative delle autorità giudiziarie». Ebbene, come sapete, lo scorso 29 giugno l'autorità giudiziaria francese, la corte d'appello di Parigi, ha deciso di negare l'estradizione richiesta dall'Italia di dieci terroristi comunisti rifugiatisi in Francia dopo aver commesso gravissimi delitti in Italia e avere lasciato dietro di sé una interminabile scia di sangue. C'era un'aspettativa da parte delle vittime e di tutti gli italiani, che non hanno dimenticato cosa hanno significato per l'Italia gli anni di piombo, cosa ha significato per l'Italia l'imperversare per anni e anni, per decenni, di criminali assassini che si ammantavano dietro false giustificazioni politiche mentre commettevano crimini comuni gravissimi (rapine, assassini, sequestri di persona), cosa ha significato per l'Italia, per la nostra Patria, attraversare quegli anni veramente difficili. Si sperava quindi che, anche grazie agli impegni presi dal presidente Macron nei confronti dell'Italia e agli arresti finalmente effettuati nel 2021, dopo decenni di impunità a Parigi, si potesse chiudere questa tragica pagina della storia nazionale degli anni di piombo, ovviamente attraverso l'applicazione della giustizia. Invece, purtroppo, a distanza di tanti anni ha prevalso ancora una volta la dottrina Mitterrand, che cerca di giustificare in qualche modo questi crimini dietro un falso paravento della loro natura di ispirazione politica. Inoltre, da quanto si apprende dalla stampa e dai commenti di questi giorni, sembra che l'autorità giudiziaria francese abbia addirittura messo in discussione, richiamandosi alla convenzione Europea dei diritti dell'uomo, il fatto che l'Italia abbia garantito un equo processo a questi imputati. Ebbene, non c'è Paese garantista quanto l'Italia; non c'è processo che rispetta i diritti dell'imputato più di quanto si faccia in Italia; soprattutto, per quanto riguarda la questione umanitaria (o pretesa tale), visto che si citano anche le condizioni di salute precarie di alcuni di questi imputati, non c'è ordinamento penitenziario che garantisce infiniti diritti ai detenuti come quello italiano. È veramente ridicolo pensare che in Francia qualcuno immagini che un detenuto in gravi condizioni di salute in Italia non abbia tutte le tutele che i principi umanitari riconoscono a persone in queste condizioni. (Applausi) . Vorrei sommessamente ricordare che proprio questo Governo ha riconosciuto la detenzione domiciliare anche a pericolosi mafiosi con condizioni di salute certamente non così gravi come quelle che sembra riguardino almeno uno degli arrestati di Parigi. Suona quindi paradossale, cari colleghi, che da un lato la Francia voglia sottoscrivere con l'Italia un impegno a una maggiore cooperazione nel campo della giustizia e nello stesso tempo voglia continuare a garantire l'impunità a questi criminali. (Applausi) . È chiaro che l'Italia deve reagire nel modo più fermo a questa ingiustizia. È chiaro che, nel rispetto dell'autorità giudiziaria e del principio della divisione dei poteri, l'Italia non può limitarsi a una semplice manifestazione di delusione o di dissapore, ma deve porre con fermezza una questione imprescindibile. I criminali rifugiati in Francia non devono godere di alcuna impunità, non devono godere di alcuna immunità. Quegli applausi in quell'aula, quando la corte d'appello di Parigi ha letto la sentenza, sono un oltraggio all'intero popolo italiano e al sentimento di giustizia non soltanto delle vittime, ma di tutti gli italiani che credono nel sistema giudiziario italiano, pur con i suoi limiti e i suoi difetti (perché di perfettibile tutto c'è e di perfetto nulla si può ritenere). Certamente, però, l'Italia non ha nulla da imparare in termini di garanzie da un Paese come la Francia. (Applausi) . Poi parleremo di cosa fa la Francia nei confronti degli immigrati che arrivano attraverso Ventimiglia, di come si comporta la Francia nei confronti di persone che avrebbero diritto (quelle sì) agli aiuti umanitari e che invece respinge anche se sono minori. Per queste ragioni noi abbiamo proposto l'ordine del giorno G100 e confidiamo che il Governo possa accoglierlo. (Applausi) . PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per illustrare l'ordine del giorno G101. Credo che questo'rdine del giorno derivi da un atto di responsabilità politica.