[pronunce]

Si legge, infatti, nella sentenza n. 233 del 2010, che si tratta «di norma fondamentale di riforma economico-sociale, in quanto indica il nucleo minimo di salvaguardia della fauna selvatica il cui rispetto deve essere assicurato sull'intero territorio nazionale e, quindi, anche nell'ambito delle Regioni a statuto speciale (sentenze n. 227 del 2003 e n. 536 del 2002)». 1.6. - La difesa dello Stato richiama ulteriori pronunce a conferma dell'orientamento ormai consolidato della Corte costituzionale, secondo cui la previsione contenuta nell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. «esprime una esigenza unitaria per ciò che concerne la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, ponendo un limite agli interventi a livello regionale che possono pregiudicare gli equilibri ambientali» (sentenza numero 226 del 2003). Il resistente sottolinea inoltre come la tutela dell'ambiente, più che una materia in senso stretto, rappresenti un compito nell'esercizio del quale lo Stato introduce standard di protezione uniformi validi in tutte le Regioni e non derogabili da queste (sono citate le sentenze n. 222 del 2003 e n. 407 del 2002). Dalle pronunce richiamate, nonché dai lavori preparatori relativi alla riforma dell'art. 117 Cost., emergerebbe con chiarezza l'intento del legislatore di revisione costituzionale di riservare allo Stato il potere di fissare standard di tutela uniformi sull'intero territorio nazionale. La Corte costituzionale avrebbe poi ribadito che la materia «tutela dell'ambiente» presenta un contenuto allo stesso tempo oggettivo, in quanto riferito appunto al bene ambiente, e finalistico, perché tende alla migliore conservazione del bene stesso (sono richiamate le sentenze n. 225, n. 220, n. 30, n. 12, n. 10 del 2009, n. 104 del 2008, n. 378 e 367 del 2007). In ragione di ciò, prosegue la difesa statale, la Corte ha affermato che la tutela e la conservazione dell'ambiente sono affidate allo Stato, mediante la fissazione di livelli «adeguati e non riducibili di tutela» (sentenza n. 61 del 2009), con la conseguenza che le Regioni possono esercitare le loro competenze per regolare la «fruizione dell'ambiente» nel rispetto dei livelli di tutela fissati dalla disciplina statale (sentenze n. 214 e n. 62 del 2008). Sarebbe questo il senso dell'affermazione secondo cui la competenza statale, quando è espressione della tutela dell'ambiente, costituisce un limite all'esercizio delle competenze regionali, le quali non possono derogare i livelli minimi di protezione dettati dallo Stato (sono richiamate le sentenze n. 164 del 2009, n. 437 e n. 180 del 2008). La difesa dello Stato conclude con una osservazione di carattere generale, secondo cui la normativa provinciale oggetto di impugnazione sarebbe illegittima sotto un duplice profilo: per un verso, l'utilizzo di nozioni non coincidenti con quelle proprie della normativa statale e comunitaria, unitamente alla previsione di deroghe ai limiti imposti dalla normativa statale, producono l'effetto di vanificare la tutela uniforme minima dell'ambiente; per altro verso, l'attribuzione ad autorità provinciali di competenze che la normativa statale riserva a propri organi «rende impossibile garantire quella uniformità di tutela che sarebbe altrimenti raggiungibile». 2. - La Provincia di Bolzano, in persona del vice Presidente sostituto pro tempore, si è costituita in giudizio chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza delle questioni promosse. 2.1. - Preliminarmente, la resistente eccepisce l'inammissibilità della questione avente ad oggetto l'art. 4 della legge prov. Bolzano n. 6 del 2010, per la genericità della censura, limitata al rilievo della non coincidenza tra la nozione di «specie integralmente protette», utilizzata nella disposizione impugnata, con quelle di «specie protette e particolarmente protette», contenute nella normativa statale e comunitaria. In particolare, ad avviso della difesa provinciale, il ricorrente non avrebbe chiarito in quale modo l'asserita lesione dei parametri costituzionali evocati, in rapporto alla normativa statale e comunitaria, ridondi in una lesione delle competenze legislative statali in tema di "ambiente". 2.2. - Nel merito, il ricorso nella sua interezza sarebbe basato sull'erroneo presupposto della riconducibilità della disciplina dettata dalla legge provinciale impugnata alla materia dell'ambiente, prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. In realtà, osserva la difesa della resistente, l'art. 8, primo comma, numeri 15) e 16), dello statuto speciale attribuisce alle Province autonome la competenza a legiferare nelle materie «caccia e pesca» e «alpicoltura e parchi per la protezione della flora e della fauna», là dove il valore prescrittivo del catalogo di materie contenuto nello statuto è rimasto fermo, pur dopo la modifica del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, salve le modifiche in melius secondo il disposto dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). Pertanto, la competenza legislativa esclusiva dello Stato, come prevista nel secondo comma dell'art. 117 Cost., assumerebbe nei confronti della Provincia autonoma di Bolzano carattere necessariamente residuale. Ciò posto sul piano generale, la difesa provinciale nega che la competenza esclusiva dello Stato in materia di ambiente possa avere, nei suoi confronti, «quell'effetto "trasversale" di limitazione delle attribuzioni legislative periferiche caratterizzante il riparto di competenze delineato dal Titolo V Cost., nella parte non applicabile alla resistente in quanto meno favorevole, alla luce dell'art. 10, l. cost. n. 3/2001». Tale ultima disposizione non consentirebbe allo Stato di opporre alle Regioni a statuto speciale ed alle Province autonome le «più estese competenze legislative in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema», e gli enti territoriali richiamati conserverebbero, nelle stesse materie, le competenze ad essi pacificamente riconosciute prima della revisione costituzionale del 2001, unitamente a tutte le altre attribuzioni statutarie. La Provincia autonoma richiama la giurisprudenza costituzionale per evidenziare come, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, non sia affatto affermata la compressione delle potestà legislative provinciali a favore della competenza statale in materia di ambiente prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Nella sentenza n. 378 del 2007, già ampiamente citata dal ricorrente, la Corte costituzionale ha precisato che «occorre tenere conto degli statuti speciali di autonomia», i quali «nell'attribuire competenze legislative a detti enti, distinguono le materie oggetto di una potestà legislativa primaria, dalle materie oggetto di una potestà legislativa concorrente», e che, qualora si verta in materia di competenza provinciale primaria, «la Provincia autonoma è tenuta ad osservare soltanto i principi generali dell'ordinamento e le norme fondamentali di riforma economica e sociale».