[pronunce]

Inoltre, si osserva che la sentenza di questa Corte n. 282 del 2002, collegando la competenza statale sui LEP a «tutte le materie», intendeva estenderla anche alle materie regionali (concorrenti e residuali), non affermare la necessità di una determinazione dei LEP in tutte le materie di cui all'art. 116, terzo comma, Cost. Ancora, la Regione non sarebbe legittimata a proporre il motivo in questione, trattandosi di una competenza esclusiva statale. Si eccepisce poi l'inammissibilità della censura relativa alla mancata individuazione delle risorse da trasferire nelle materie "no-LEP", dato che essa andrebbe rivolta nei confronti delle singole leggi rinforzate: l'interesse a ricorrere, dunque, non sarebbe attuale. Quanto al sedicesimo motivo di ricorso (criterio della spesa storica nelle materie "no-LEP"), l'Avvocatura osserva che la fase del negoziato ai fini della conclusione delle intese si basa sulla disponibilità di un quadro di funzioni relative alle materie "LEP" e "no-LEP", a seguito del lavoro della Cabina di regia. Il coordinamento tra funzioni trasferite e non trasferite «spetterà alla medesima intesa; anche sulla base di tali intrecci tra funzioni, l'impatto economico del trasferimento di funzioni potrà essere valutato in termini concreti nell'ambito dei negoziati tra Stato e singole Regioni richiedenti». Inoltre, si osserva che «il monitoraggio riguarderà sia le funzioni "LEP" che quelle "non LEP"» e che «le risorse occorrenti non potranno evolvere indipendentemente dalle esigenze di spesa, ma saranno periodicamente riviste per essere allineate ai fabbisogni o alle risorse a disposizione», in base all'art. 8 della legge impugnata. Anche per tale censura l'Avvocatura eccepisce l'inammissibilità per difetto di interesse attuale. Il diciassettesimo e diciannovesimo motivo di ricorso (compartecipazioni) sarebbero non fondati perché il richiamo al concetto di "residuo fiscale" sarebbe del tutto inconferente rispetto al contenuto della legge n. 86 del 2024. In nessun punto essa evoca il concetto di "residuo fiscale regionale" né, tanto meno, verrebbe indicato «l'obiettivo di ridurne l'entità e quindi di intaccare la portata redistributiva e perequativa della finanza pubblica nazionale». Non ci sarebbe «alcun rischio che, per effetto dell'attuazione della Legge n. 86/2024, le Regioni con minore capacità fiscale, siano o meno richiedenti funzioni e firmatarie di intese ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, Cost., vedano compromessa la propria capacità di fare fronte ai fabbisogni di spesa connessi alle funzioni da esse svolte». L'Avvocatura richiama gli artt. 4 e 5, comma 2, della legge impugnata e ricorda che restano fermi i meccanismi perequativi. Il percorso dell'autonomia differenziata non prescinderebbe dall'attuazione del federalismo fiscale nel suo complesso. Inoltre, il gettito maturato dalla compartecipazione ad uno o più tributi delle regioni ordinarie "differenziate" «non potrebbe incidere in alcun modo sulle quote di compartecipazione delle Regioni a statuto speciale». L'Avvocatura ribadisce poi argomenti già esposti nel punto 6.1. (motivo n. 5 della Regione Puglia). Il ventesimo motivo di ricorso (concorso agli obiettivi finanziari) sarebbe inammissibile e non fondato per le ragioni già esposte nel punto 6.1. (motivo n. 7 del ricorso della Regione Puglia). Infine, il ventunesimo motivo di ricorso (fondo perequativo) sarebbe non fondato perché l'art. 10, comma 2, della legge impugnata, attraverso il richiamo all'art. 15 del d.lgs. n. 68 del 2011, si limiterebbe a «confermare che il percorso di attuazione dell'autonomia differenziata non può pregiudicare la piena applicazione del federalismo fiscale c.d. "simmetrico", per cui i due percorsi devono procedere in completa sintonia». Il fondo perequativo di cui al citato art. 15 sarebbe «del tutto coerente con i principi di cui all'articolo 119 Cost., in quanto non presenta specifici vincoli di destinazione». Quanto al rilievo riguardante l'applicazione del criterio della "spesa storica", l'Avvocatura precisa che la norma prevede una graduale convergenza verso l'applicazione del criterio perequativo basato sui costi standard. 6.4.- Nel giudizio promosso dalla Regione Campania, il Presidente del Consiglio dei ministri eccepisce, innanzi tutto, l'inammissibilità del ricorso per mancanza «di legittimazione ed interesse», stante la omessa individuazione delle «specifiche competenze ritenute lese» e delle «ragioni della lamentata lesione». Inoltre, la violazione denunciata non sarebbe né attuale, né potenziale. Quanto al primo motivo di ricorso (trasferimenti puntuali), esso sarebbe non fondato per le ragioni già esposte (punti 6.1. e 6.2.: motivo n. 2 del ricorso della Regione Puglia e n. 1 del ricorso della Regione Toscana). L'Avvocatura sottolinea anche la «potenziale insussistenza dell'interesse a ricorrere, attesa la stretta compenetrazione tra la legge in esame e i successivi procedimenti - sia politico-amministrativi, sia stricto sensu legislativi - ivi previsti». Il secondo motivo di ricorso (eliminazione della potestà concorrente) sarebbe non fondato perché l'art. 116, terzo comma, Cost. prevede la possibilità di derogare alle norme costituzionali di competenza. La deroga, peraltro, sarebbe reversibile, in virtù dell'art. 7 della legge n. 86 del 2024. Il terzo motivo di ricorso (materie "no-LEP") sarebbe non fondato per le ragioni già esposte (motivo n. 3 del ricorso della Regione Puglia e motivo n. 15 del ricorso della Regione autonoma Sardegna). Inoltre, l'Avvocatura rileva che, per individuare le materie "no-LEP", «il legislatore ha tenuto conto delle motivazioni sostanziali emerse dalla relazione del [Comitato tecnico scientifico con funzioni istruttorie per l'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni] CLEP». Il quarto motivo di ricorso (garanzia dei LEP) sarebbe non fondato per le ragioni già esposte (motivo n. 8 del ricorso della Regione Toscana). L'Avvocatura aggiunge che «la "previa identificazione" dei LEP e&#768; frutto, in ogni caso, del necessario bilanciamento tra esigenze essenziali di tutela dei diritti e quadro finanziario generale». La legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), avrebbe disegnato un «percorso graduale di avvicinamento ai livelli essenziali delle prestazioni, con la fissazione di obiettivi intermedi, qualificati quali "obiettivi di servizio"». Tale iter sarebbe stato seguito nel comparto comunale; l'Avvocatura cita la disciplina della legge n. 178 del 2020, relativa al Fondo di solidarietà comunale.