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ALLEGATO REGOLE TECNICHE RIGUARDANTI I DISPOSITIVI DI SICUREZZA TERMICI ATTI AD INTERROMPERE L'APPORTO DI CALORE NEI GENERATORI E NEI RECIPIENTI DI LIQUIDI SURRISCALDATI DIVERSI DALL'ACQUA. 1. CAMPO DI APPLICAZIONE. 1.1. Le presenti regole tecniche si applicano ai dispositivi di sicurezza termici atti ad interrompere l'apporto di calore nei generatori e nei recipienti di liquidi surriscaldati diversi dall'acqua, come definiti nel decreto ministeriale 1' dicembre 1975. 2. DEFINIZIONI. 2.1. Sono definiti i seguenti termini: temperatura di blocco tb: valore massimo prefissato della temperatura del liquido surriscaldato in corrispondenza o al di sotto della quale il dispositivo deve interrompere l'apporto di calore. campo di tolleranza: campo di temperatura indicato dal costruttore entro il quale avviene l'intervento di blocco del dispositivo, campo comprendente gli errori di ripetibilità, di deriva termica e di precisione di taratura. temperatura nominale di taratura tn: temperatura alla quale è stato tarato il dispositivo di sicurezza termico (valore indicato dal costruttore). temperatura di intervento ti: temperatura effettiva di intervento del dispositivo nei limiti del campo di tolleranza e comunque non superiore alla temperatura di blocco tb. azione positiva: l'intervento deve verificarsi non soltanto al raggiungimento di un determinato valore della temperatura controllata, ma anche nel caso di avaria dell'organo sensibile, degli organi di trasmissione o della eventuale molla dell'organo finale di controllo. campo di omologazione: campo di temperatura, indicato dal costruttore, entro il quale può essere fissata la temperatura nominale di taratura tn. 3. CARATTERISTICHE GENERALI. 3.1. Il dispositivo deve interrompere l'apporto di calore al raggiungimento nel circuito di una predeterminata temperatura ed è composto essenzialmente dai seguenti organi: a) elementi sensibili alla grandezza da controllare: elementi sensibili alla temperatura del liquido surriscaldato, completi della relativa guaina di alloggiamento; b) organi che trasmettono le variazioni dell'elemento sensibile all'organo finale di controllo: organi meccanici di trasmissione delle variazioni rilevate dall'elemento sensibile ovvero circuito contenente un fluido sensibile alle variazioni di temperatura e capace di trasmettere tali variazioni, con organi meccanici o con l'ausilio di altro circuito, all'organo finale di controllo ; c) organo finale di controllo: - otturatore di una valvola d'intercettazione, installata sul tubo di afflusso del fluido combustibile, per i generatori a fuoco diretto; - interruttore dell'energia elettrica di alimentazione per i generatori a riscaldamento elettrico; - otturatore di una valvola d'intercettazione, installata sul tubo di afflusso del fluido primario, per i generatori costituiti da scambiatori di calore; - otturatore di una valvola d'intercettazione, installata sul tubo di afflusso del fluido termovettore, per gli apparecchi utilizzatori. L'organo finale di controllo può essere azionato direttamente o tramite dispositivo di servoazionamento ad azione positiva. 3.2. L'interruzione dell'apporto di calore deve avvenire in funzione della sola temperatura del fluido riscaldato indipendentemente dalla sua pressione, dalla pressione e temperatura del fluido combustibile o riscaldante e dalla temperatura ambiente. 3.3. Il dispositivo deve essere ad azione positiva. Nel caso di avaria degli elementi sensibili alla temperatura o degli organi di trasmissione o della eventuale molla dell'organo finale, l'azione positiva deve verificarsi prima che la temperatura del fluido riscaldato superi la temperatura prefissata tb. Espletata l'azione di interruzione, il dispositivo deve essere riattivato soltanto con azione manuale. 3.4. Gli elementi sensibili alla temperatura devono essere provvisti di guaina di alloggiamento realizzata con materiale buon conduttore di calore e resistente alla pressione di progetto del circuito del liquido surriscaldato e comunque non inferiore a 10 bar. 3.5. L'intervento dell'organo finale di controllo deve avvenire a temperatura compresa nel campo di tolleranza dichiarato dal costruttore. 3.6. L'ampiezza del campo di tolleranza dichiarato dal costruttore non deve essere superiore a 20› C. La temperatura di blocco non deve superare la temperatura di progetto del generatore o del recipiente. 4. CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE. 4.1. Nella progettazione delle membrature del dispositivo sottoposte a pressione o comunque ad altre sollecitazioni si deve tener conto delle condizioni previste dall'art. 1 del decreto ministeriale 21 novembre 1972 nonché, per quanto riguarda i materiali impiegati, devono essere soddisfatte le specificazioni tecniche applicative del suddetto decreto. 4.2. Materiali non previsti nelle specificazioni sopracitate potranno essere impiegati purché, da parte del progettista, ne venga garantita l'idoneità alle condizioni di progetto e di impiego. 4.3. Le molle impiegate devono essere costruite con materiali idonei allo specifico uso classificato in normative o tabelle, di riconosciuta validità nazionale o internazionale e dimensionate secondo regime di carico di tensione di cui alle rispettive normative. 4.4. Qualora gli organi che trasmettono le variazioni dagli elementi sensibili all'organo finale di controllo comprendano interruttori elettrici, questi ultimi, oltre a rispondere alle normative CEI e CENELEC, dovranno essere del tipo stagno. 5. MODALITÀ DI ESECUZIONE DELLE VERIFICHE DI COSTRUZIONE E DELLE PROVE DI FUNZIONALITÀ E DI RIPETIBILITÀ. 5.1. Il costruttore del dispositivo o la ditta importatrice, per ogni serie di dispositivi da sottoporre ad omologazione, deve approntare cinque prototipi identici del dispositivo da assoggettare alle verifiche ed alle prove sotto specificate. Una serie è costituita da dispositivi aventi la stessa temperatura nominale di taratura o lo stesso campo di omologazione, gli stessi elementi sensibili alla temperatura, lo stesso organo di trasmissione e lo stesso tipo di organo finale di controllo. 5.2. Qualora venga richiesta l'omologazione della serie per l'intero campo di omologazione, le prove su prototipo di cui al successivo paragrafo 7, dovranno essere effettuate per tre temperature nominali di taratura, la minima, la media e la massima del campo di omologazione stesso. 5.3. L'ISPESL provvede alla campionatura di tre prototipi per ogni serie. 5.4. Le prove sono eseguite presso il laboratorio dell'ISPESL od eventualmente presso il laboratorio riconosciuto del costruttore o importatore, o di istituti riconosciuti che offrono garanzie tecniche, professionali e di indipendenza adeguate e soddisfacenti. 5.5. L'impianto di prova deve consentire il rilievo delle caratteristiche del dispositivo nelle condizioni di funzionamento, con il rispetto delle tolleranze indicate. 6. VERIFICHE E PROVE SUI PROTOTIPI. 6.1. Esame della documentazione sui materiali impiegati. 6.2. Controllo dimensionale da eseguirsi sui tre prototipi scelti. 6.3. Prova di funzionalità sui prototipi scelti, da eseguirsi come specificato al successivo punto 7. 6.4. Verifica meccanica del dispositivo, su un prototipo a scelta da eseguirsi come specificato al successivo punto 8. 6.5.