[resaula]

durante la conferenza stampa per l'illustrazione dell'ultimo decreto il premier Conte ha sbandierato l'impegno del Governo a garantire indennizzi per gestori ed esercenti penalizzati dalle nuove limitazioni; a seguito delle disposizioni della nuova normativa, si potrebbe aggravare la situazione delle attività commerciali, e questo potrebbe costare 1,3 miliardi di euro al mese; inoltre, i report diffusi dall'Istituto superiore di sanità in queste settimane hanno evidenziato una diffusa circolazione del virus su tutto il territorio nazionale, riportando che focolai anche di dimensioni rilevanti si sono verificati soprattutto in ambito familiare; la trasmissione di un virus respiratorio si verifica ovviamente in ambito familiare, e in generale nelle situazioni di affollamento, soprattutto al chiuso, quindi, al fine di individuare gli ambiti di intervento, sarebbe necessario conoscere più nel dettaglio quali siano i contesti nei quali si stanno maggiormente producendo i focolai, visto anche che, dalle evidenze scientifiche, la probabilità di contrarre il virus Sars-CoV-2 e di trasmetterlo sembra essere differente nelle diverse fasce di popolazione; questi dati dovrebbero essere disponibili, dato che dagli stessi report dell'ISS si apprende che i servizi sanitari territoriali, nonostante le criticità derivanti dal notevole incremento del carico di lavoro, sono finora riusciti a contenere la trasmissione locale del virus, individuando i focolai e le catene di trasmissione; l'Istituto superiore di sanità con la collaborazione della fondazione "Bruno Kessler", di Regioni, protezione civile, AIFA, INAIL, dell'ospedale "Spallanzani", dell'Università Cattolica e di AREU 118 Lombardia, ha da pochi giorni diffuso un documento con le misure di prevenzione e risposta al COVID-19 dove vengono definiti 4 ipotetici scenari di evoluzione dell'epidemia a cui corrispondono diversi livelli di rischio e conseguenti misure che possono portare nel peggiore dei casi ad un nuovo lockdown nazionale; in un precedente studio del mese di maggio reso noto dai media in una versione senza intestazione, senza firma e senza note bibliografiche, si presentavano in caso di riaperture più ampie scenari catastrofici con fino a 150.000 ricoverati in terapia intensiva a metà giugno; dai report dell'ISS emerge che al 20 ottobre il 92,7 per cento dei positivi al Sars-Covid-2 era asintomatico, paucisintomatico o presentava sintomi lievi; a parere di eminenti studiosi, la letalità del virus è attualmente stimata a 0,3-0,6 per cento, inferiore a quella della maggior parte delle infezioni gravi; per esempio la letalità della SARS del 2003 era circa il 10 per cento; a parere dell'interrogante, l'impressione è che i "tecnici" anche in questa nuova fase abbiano voluto consigliare di chiudere estesamente e indiscriminatamente delle attività per non assumersi responsabilità, in una sorta di sanità pubblica "difensiva", o per sviare l'attenzione dal fatto che il sistema sanitario, già sofferente per i tagli degli ultimi anni, non è stato sufficientemente rafforzato durante i mesi della pandemia, si chiede di sapere: sulla base di quali dati in possesso del comitato tecnico scientifico e sulla base di quali evidenze scientifiche o epidemiologiche aggiornate si sia deciso di adottare le restrizioni per palestre, piscine, centri benessere, cinema e teatri, attività di ristorazione (ristoranti, pub , bar, pasticcerie, gelaterie); se nelle decisioni siano stati determinanti i 4 scenari descritti nell'ultimo documento elaborato dall'Istituto superiore di sanità, atteso che non vengono riportati percentuali e statistiche riferiti alle attività imprenditoriali colpite dal decreto del 24 ottobre; quali iniziative, oltre a quelle già adottate, si intenda attivare a sostegno di imprese ed operatori commerciali che operano in zone turistiche e non, al fine di superare la crisi di un settore fondamentale per l'economia italiana. Atto n. 3-02043 DE BERTOLDI CIRIANI BALBONI Al Ministro della giustizia Premesso che: numerosi articoli di stampa, pubblicati su internet nel 2019, riportano che il Consiglio superiore della magistratura affidò alla Banca popolare di Bari (peraltro salvata dal fallimento nel dicembre dello stesso anno) il proprio servizio di tesoreria, nel corso del mese di agosto 2015, attraverso una delibera che prevedeva la gestione per 5 anni di un patrimonio pari a circa 100 milioni di euro; al riguardo, il CSM (organo di rilevanza costituzionale, dotato di ampia autonomia), rileva l'articolo del quotidiano "Il Riformista" (pubblicato anch'esso nel dicembre dell'anno scorso), non è mai stato assoggettato alla tesoreria unica e si è sempre avvalso per tale necessità di un istituto di credito privato; tale "anomalia" fu evidenziata anche dal collegio dei revisori dei conti, che evidenziò come l'affidamento della gestione di tesoreria del CSM sia sempre avvenuto mediante una gara pubblica, in osservanza delle disposizioni previste dalla vigente normativa, come accadde tuttavia proprio nell'estate 2015, in cui venne fissato come termine ultimo per presentare le domande il 16 agosto, alle ore 14 (tra l'altro di domenica); agli istituti di credito che volevano concorrere per il prestigioso incarico, prosegue l'articolo, erano stati concessi solo 8 giorni di tempo: l'avviso del bando di gara, firmato dal segretario generale (un magistrato peraltro fuori ruolo), fu infatti pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale del 7 agosto 2015 (un annuncio, "semi nascosto", fra le oltre 250 pagine che componevano il n. 92 della Gazzetta Ufficiale di quell'anno); "Il Riformista" evidenzia ancora che, per attrarre la massima attenzione del CSM, l'istituto di credito barese mise sul "piatto della bilancia" un ventaglio di condizioni estremamente vantaggiose per i componenti del Consiglio, stabilendo tra l'altro, la possibilità di stipulare contratti di mutui a tassi estremamente bassi, di stipulare contratti per l'apertura di conti correnti con spese di gestione irrisorie e di ottenere finanziamenti personali a tassi d'interesse irrilevanti; l'unico requisito richiesto dall'organo, per aggiudicarsi la "ricca posta", consisteva pertanto nella presentazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa, senza considerare (come invece avrebbe dovuto valutare) gli indispensabili requisiti legati al punteggio della solidità finanziaria della banca (imposti rigidamente dai regolamenti dalla Banca centrale europea sugli stress test );