[pronunce]

Detta norma, incidente sulle modalità di applicazione della tariffa, violerebbe anch'essa, secondo il TAR rimettente, gli artt. 3, 41 e 77 Cost., oltre che per le ragioni già esposte in relazione al successivo comma 3, perché la sua dichiarata (sub comma 1) finalità di ottimizzare la gestione dei tempi di raccolta ed erogazione degli incentivi avverrebbe a scapito del fruitore degli stessi, il quale, in particolare per il primo anno, subirebbe il pregiudizio economico della ritardata percezione del 10 percento dell'incentivo (qualificato) in termini di «conguaglio», essendo differita al 30 giugno dell'anno successivo l'erogazione dell'incentivo dovuto in base alla produzione effettiva. 3.- Preliminarmente va confermata l'inammissibilità dell'intervento ad adiuvandum della Federazione Nazionale delle Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche (ANIE) nel giudizio n. 37 del 2016, per le motivazioni di cui all'allegata ordinanza resa in udienza. 4.- Sempre in limine, va esaminata la duplice eccezione di inammissibilità, delle su riferite questioni, formulata dall'Avvocatura generale dello Stato, rispettivamente: (a) sul rilievo di un loro difetto di incidentalità, poiché prospettate attraverso «una lis ficta», in quanto «sub specie di impugnazione di provvedimenti amministrativi» i ricorrenti attiverebbero, in realtà, «un giudizio di impugnazione, "in via immediata e diretta", dell'art. 26, commi 2 e 3, del d.l. n. 91 del 2014»; (b) in ragione di una asserita non pertinenza del correlativo petitum al proprium del giudizio di costituzionalità, poiché «l'affermazione del (preteso) diritto alla conservazione delle condizioni preesistenti [...] sarebbe realizzabile solo attraverso un vero e proprio "intervento additivo non rientrante nei poteri della Corte costituzionale ma nelle scelte discrezionali del legislatore"». 5.- Nessuna di tali eccezioni è fondata. 5.1.- Quanto alla prima, è sufficiente ricordare come l'incidentalità sia stata reiteratamente riscontrata nei casi (come appunto quello che ne occupa) in cui le doglianze mosse contro provvedimenti o norme secondarie non potrebbero altrimenti essere accolte che a seguito dell'eventuale accoglimento della questione di legittimità proposta nei confronti della disposizione di legge da quei provvedimenti applicata (sentenze n. 151 del 2009, punto 4.4; n. 303 del 2007, punto 6.1; n. 4 del 2000, punto 2.2, del Considerato in diritto). Neppure vi è, del resto, nel caso di specie, l'asserita identità tra il petitum del giudizio incidentale di legittimità e il petitum dei giudizi a quibus. Infatti, l'eventuale accoglimento dell'impugnativa del d.l. n. 91 del 2014 non si identificherebbe con il petitum dei giudizi di merito, ma, rispetto a questi, costituirebbe solo la pregiudiziale logico-giuridica per l'accoglimento della duplice domanda dei ricorrenti volta all'annullamento dei provvedimenti impugnati ed all'accertamento del conseguente loro diritto alla corresponsione degli incentivi nella misura indicata nelle Convenzioni rispettivamente stipulate con il GSE. 5.2.- Priva di fondamento è anche la seconda eccezione, poiché ciò che i rimettenti auspicano è non già l'intervento "additivo", che l'Avvocatura dello Stato assume riservato alla discrezionalità del legislatore, ma un intervento "demolitorio" della normativa impugnata, che ne elimini il deprecato automatico impatto in peius sulle condizioni dei rapporti in corso. Vale a dire che ciò che richiedono i giudici a quibus non altro è che una declaratoria di illegittimità costituzionale della normativa denunciata: provvedimento che proprio (e solo) a questa Corte compete di adottare. 6.- Anche il GSE ha formulato varie eccezioni di inammissibilità. Tali eccezioni - non avendo un contenuto ostativo all'esame delle questioni sollevate, ed essendo sostanzialmente, invece, rivolte a contestare le argomentazioni poste a base delle singole censure articolate nelle ordinanze di rimessione, eccependone, con formula di stile, la «inammissibilità e infondatezza» - vanno più propriamente rimesse al correlativo esame nel merito. 7.- La censura di violazione dell'art. 77 Cost., ancorché prospettata dal Tribunale a quo solo in via residuale, va esaminata con carattere di priorità, per essere logicamente pregiudiziale rispetto ad ogni altra doglianza, configurandosi come potenzialmente assorbente della sua valutazione in caso di eventuale accoglimento. Nella (comune) prospettazione delle numerose ordinanze di rinvio, il contrasto del comma 3 e (nelle sole tre ordinanze di cui si è sopra detto anche) del comma 2 dell'art. 26 del d.l. n. 91 del 2014 è motivato sulla base della «circostanza che, pur rinvenendosi nel titolo del d.l. n. 91 del 2014 il riferimento al "rilancio e [al]lo sviluppo delle imprese" e al "contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche", nel preambolo del provvedimento non si rinviene tuttavia esplicitazione di tali punti». Da ciò inferendosi che alle disposizioni censurate - in quanto eterogenee ed eccentriche rispetto al contenuto ed alle finalità del menzionato decreto - non potrebbero riferirsi i presupposti della straordinaria necessità ed urgenza, che legittimano l'adozione del decreto-legge. Presupposti, dai quali le disposizioni impugnate non potrebbero, per di più, ritenersi assistite anche perché recanti misure di non immediata applicazione. 7.1.- La censura così formulata è priva di fondamento. 7.1.1.- In primo luogo, non si ravvisa l'asserita estraneità delle disposizioni scrutinate rispetto al decreto-legge che le contiene. Non si vede, infatti, quale rilievo possa attribuirsi al dato formale della mancata esplicitazione, nel preambolo, degli obiettivi (pur espressamente indicati nel titolo) relativi al rilancio dell'impresa ed al contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, una volta che l'intero (omogeneo) capo III del d.l. n. 91 del 2014 - rubricato «Disposizioni urgenti per le imprese» - contiene ben quattordici articoli (dal 23 al 30 sexies) dedicati al settore delle energie, ed all'interno di questo si colloca, appunto, il censurato art. 26 che (come indicato nell'incipit del suo comma 1) proprio quegli obiettivi si propone di realizzare nello specifico ambito delle energie prodotte da impianti fotovoltaici, in piena coerenza, quindi, con lo scopo unitario della «crescita economica», che accomuna i plurimi interventi operati dal decreto in esame, relativi a materie, se pur diverse, del pari, però, richiedenti rimedi urgenti a situazioni straordinarie venutesi a determinare (ex plurimis, sentenze n. 22 del 2012, n. 128 del 2008, n. 171 del 2007).