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4 milioni di nostri concittadini non riescono a far fronte alle bollette e più di 150.000 famiglie saranno sfrattate prima della fine dell'anno in corso. Già oggi la situazione è gravissima e, se dovessimo rinunciare al gas russo, andremmo incontro all'ulteriore perdita di 4 punti di PIL e alla recessione, ovvero a un'enorme disoccupazione e a un impoverimento diffuso. A fronte di tale catastrofe, il Presidente del Consiglio, nella conferenza stampa del 6 aprile scorso (per intenderci, quella di: preferite la pace o i condizionatori?), ha affermato testualmente: se ci propongono l'embargo sul gas russo, noi saremo ben contenti di seguire. Nell'intervista al quotidiano «Corriere della sera» del 17 aprile scorso ha poi dichiarato che i sacrifici richiesti agli italiani saranno contenuti. È chiaro che il Presidente del Consiglio sta mentendo ripetutamente agli italiani. La realtà è che, se la guerra proseguisse e si dovesse arrivare all'embargo di gas e petrolio russo, non ci sarebbe modo di contrastare gli effetti economici della crisi. Anche per questo motivo, oltreché per quello etico e umanitario, riteniamo sconsiderato e irresponsabile il comportamento di questo Governo, che, invece di promuovere con ogni sforzo la pur difficile via diplomatica, accetta supinamente e con zelo la politica di escalation imposta dalla NATO. (Applausi) . Invece di promuovere una conferenza di pace che persegua un compromesso tra le parti, invia armi, aumentando il rischio di allargamento del conflitto, e prevede ingenti aumenti dei costi bellici per i prossimi anni. È evidente che il Governo sa perfettamente che i Paesi egemoni della NATO non hanno alcun interesse a trovare un compromesso che conduca a un cessate il fuoco in breve tempo. Il nostro Governo lo sa ed esegue gli ordini funzionali alla prosecuzione del conflitto, aumentando appunto la spesa in armi e proseguendo nel fornire alle milizie ucraine armamenti sempre più pesanti e ad ampio raggio. A quanto si apprende, Draghi in America avrebbe garantito anche l'invio al confine di un ulteriore contingente di soldati italiani, e ciò senza alcun dibattito in Parlamento. La spia ulteriore che il Governo si prepara al coinvolgimento in una guerra lunga, modificando e derogando anche all'assetto democratico interno per farvi fronte, è data però proprio da alcune norme introdotte dal decreto-legge in conversione, che poco o nulla hanno a che vedere con il contrasto agli effetti economici e umanitari della guerra in corso. Prendiamo la parte quarta del decreto-legge, colleghi, che già dal titolo denuncia la propria estraneità all'oggetto dello stesso, perché si intitola: «Rafforzamento dei presidi per la sicurezza, la difesa nazionale e per le reti di comunicazione elettronica». Ebbene, l'articolo 27 stanzia 1,3 milioni di euro per costituire un nucleo di valutazione strategica volto a potenziare la capacità del Presidente del Consiglio in materia di esercizio di poteri speciali, affidando inoltre al Presidente stesso il potere di avvalersi dei militari della Guardia di finanza. (Applausi) . A noi, unico gruppo di opposizione rimasto in quest'Aula, spetta il dovere di segnalare l'anomalia di norme come questa, che, nascoste in un decreto truffaldinamente denominato taglia prezzi, rafforzano i poteri speciali dell'uomo solo al comando e derogano a principi basilari dell'ordinamento, consentendogli di disporre direttamente di un nucleo militare come quello della Guarda di finanza. Anche altri poteri speciali vengono però attribuiti al Presidente del Consiglio, ad esempio dall'articolo 29 in materia di disciplina cyber , in cui si prevede la possibilità che possa disattivare apparati o sistemi informatici in deroga a qualunque disposizione e in assenza del preventivo controllo di legittimità. Lo stesso articolo inoltre introduce deroghe al principio di responsabilità erariale, salvaguardando dalle azioni per danno chi dovesse abusare di soldi pubblici in nome della cybersicurezza. Si prevede inoltre che il personale dell'Agenzia per la cybersicurezza, assunto in deroga ai principi di concorso pubblico, possa avere contratti di lunga durata, informandone esclusivamente il Copasir. Come vedete, nell'assoluto silenzio del Parlamento e dei media , il Governo si sta preparando alla guerra (ed è una lunga guerra quella che prevedono) e vi si prepara anche mediante deroghe profondissime ai principi fondamentali del nostro ordinamento democratico. Noi non ci rassegniamo e non accettiamo il coinvolgimento in una guerra che non è ineluttabile e contrastiamo con ogni forza questo Governo guerrafondaio. L'abbiamo fatto, ad esempio, presentando un ordine del giorno che imponeva al Governo di non aumentare le spese in armamenti e di utilizzare quei soldi per abbassare le bollette agli italiani. Purtroppo non avremo neppure la possibilità di discuterlo in Aula, perché il Governo ha posto l'ennesima fiducia, facendolo decadere. Noi però insistiamo e abbiamo presentato una mozione che ripropone quell'impegno e che indica al Governo la strada per la pace, attraverso la promozione di una conferenza di pace qui a Roma e lo stop all'invio di armi. Di questa mozione chiediamo la discussione immediata, oggi stesso o domani, per far sapere senza infingimenti agli italiani chi è per la pace solo a chiacchiere e chi lo è nei fatti. (Applausi) . A breve, colleghi, dovrete votare se calendarizzare con urgenza tale mozione o fare come Ponzio Pilato, lavandovene le mani e lasciando carta bianca al Governo. In conclusione, noi crediamo che chi vuole la pace debba agire pacificamente e non prepararsi alla guerra. Crediamo anche che per contrastare gli effetti economici della guerra il solo modo sia mettervi fine e non votare provvedimenti che pongono, passo dopo passo e nascostamente, il Paese in assetto di guerra, come quello in trattazione oggi. Per tali motivi, negheremo più che mai la fiducia a questo Governo furtivo e asservito, votando contro alla conversione dell'odierno decreto-legge. (Applausi) . MARINO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, signora Sottosegretaria di Stato, la prassi vuole che io sia qui chiamato a esprimere, a nome di Italia Viva-PSI, l'intenzione di voto del mio Gruppo. Nel fare ciò dovrei quindi soffermarmi sulle cose buone che in questo decreto-legge sono state inserite o modificate su proposta di Italia Viva-PSI, che non sono poche e chi ci lasciano parzialmente soddisfatti. Dovrei quindi parlare del bonus carburanti, che adesso potrà essere corrisposto ai dipendenti non solo da parte delle aziende private, ma anche dei liberi professionisti: 200 euro che non concorrono alla formazione del reddito in questo momento difficile per il caro carburanti. Potrei parlare delle semplificazioni amministrative che abbiamo raggiunto per la costruzione delle infrastrutture passive, quali pali, torri e tralicci per l'installazione di impianti di comunicazione di nuova tecnologia, sempre più indispensabili in un mondo che fa del digitale un volano del progresso.