[pronunce]

legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e dell'art. 62-bis del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'art. 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468 ), aggiunto dall'art. 1, comma 17, lettera d), della legge n. 94 del 2009; che, secondo il giudice a quo, l'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui non prevede la possibilità per lo straniero di addurre una causa di giustificazione o di usufruire di un termine per potersi allontanare, si pone in contrasto con l'art. 3 Cost., dal momento che introduce una irragionevole disparità di trattamento rispetto alla fattispecie di cui all'art. 14, comma 5-ter, del medesimo decreto legislativo, stante l'assenza del riferimento alla sussistenza di giustificati motivi di inosservanza del precetto, presente invece in quest'ultima norma; che la disposizione in oggetto, ad avviso del rimettente, si pone, altresì, in contrasto con l'art. 24 Cost. e, in particolare, con il principio nemo tenetur se detegere in quanto, non indicando le forme di allontanamento, costringe lo straniero, presente in modo irregolare sul territorio dello Stato alle ore 00,00 del giorno 8 agosto 2009, ad autodenunciarsi; che, secondo il giudice a quo, l'art. 16, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 e l'art. 62-bis del d.lgs. n. 274 del 2000, là dove attribuiscono la facoltà al giudice di pace di applicare il provvedimento di espulsione in sostituzione della condanna al pagamento dell'ammenda di cui all'art. 10-bis, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998, violano l'art. 27, terzo comma, Cost., poiché detta facoltà non risponde alla finalità rieducativa della pena; che, inoltre, le disposizioni di cui all'art. 1-ter, commi 1 e 8, del d.l. n. 78 del 2009 nella parte in cui non prevedono la sospensione del procedimento penale per la violazione delle norme che disciplinano l'ingresso ed il soggiorno dello straniero, anche nei confronti di lavoratori stranieri disponibili all'emersione svolgenti attività lavorative diverse da quella di assistenza e sostegno alle famiglie, si pongono in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto la discrezionalità del legislatore appare essere stata esercitata in modo da discriminare gli stranieri in relazione all'attività di lavoro esercitata; che, con ordinanza emessa il 7 gennaio 2010 (r.o. n. 188 del 2010), il Giudice di pace di Rivarolo Novarese ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, primo comma, 25, secondo comma, e 97, primo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998, limitandosi ad osservare, in un procedimento penale promosso per asserita violazione di detta norma, che tale questione, prospettata dal pubblico ministero, meritava di essere condivisa per le motivazioni addotte, «in quanto ritenuta fondata e non manifestamente irrilevante»; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto soltanto nei giudizi promossi con ordinanze iscritte al r.o. n. 2 e n. 100 del 2010, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili per difetto di motivazione sulla rilevanza e sulla violazione dei parametri costituzionali invocati o, comunque, infondate. Considerato che le ordinanze di rimessione, indicate in epigrafe, sollevano questioni identiche o analoghe, onde i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica decisione; che il Giudice di pace di Borgo San Dalmazzo dubita, in riferimento agli articoli 2, 3, 10 e 27 della Costituzione, «nonché del principio costituzionale di ragionevolezza della legge penale», della legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), che punisce con l'ammenda da 5.000,00 a 10.000,00 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero il quale fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del (citato) testo unico; che il Giudice di pace di Vergato dubita, in riferimento agli articoli 3, 24, secondo comma, e 27, terzo comma, Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 10-bis e dell'art. 16, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998; dell'art. 1-ter, commi 1 e 8, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102; dell'art. 62-bis del decreto legislativo del 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'art. 14 della legge 24 novembre 1999 n. 468 ), aggiunto dall'art. 1, comma 17, lettera d), della legge n. 94 del 2009; che, in particolare, sebbene il rimettente non abbia indicato nei dispositivi delle ordinanze i precetti oggetto di censura, ad eccezione dell'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998, dall'intero contesto dei provvedimenti emerge chiaramente come le doglianze si appuntino anche sulle altre norme citate, sicché, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, esse vanno ritenute oggetto del sindacato di legittimità costituzionale (ex plurimis: sentenza n. 320 del 2009, ordinanze n. 192 del 2010 e n. 85 del 2003); che il Giudice di pace di Rivarolo Canavese (r.o. n. 188 del 2010) dubita, in riferimento agli artt. 2, 3, primo comma, 25, secondo comma, e 97, primo comma, Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998;