[pronunce]

che, seguendo un ordine di idee non dissimile, questa Corte, in riferimento ad ipotizzate violazioni del diritto di difesa conseguenti alla negligenza o comunque all'inadempimento dell'ufficiale giudiziario nella notificazione di un atto, ha affermato che gli interventi volti a comporre le contrapposte esigenze di concedere alla parte ulteriori strumenti di difesa e di assicurare al processo una ragionevole durata attraverso la previsione di termini perentori, richiedono apprezzamenti rimessi esclusivamente al legislatore e preclusi nel giudizio di legittimità costituzionale (ordinanza n. 855 del 1988); salvo, beninteso, l'ipotesi estrema, che qui non ricorre, in cui un intervento demolitorio si renda necessario al fine di preservare il nucleo essenziale della tutela giurisdizionale, nel qual caso andrebbe comunque lasciato al legislatore il compito di colmare il vuoto con una nuova disciplina; che anche la nozione di decisività del documento verrebbe ad essere considerevolmente ampliata per effetto della sollecitata pronuncia di accoglimento, giacché è noto che, nella interpretazione giurisprudenziale, di decisività si parla in relazione a documenti concernenti il merito della controversia - vale a dire a documenti, la cui produzione, non verificatasi per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario, avrebbe in astratto potuto condurre ad una diversa decisione di diritto sostanziale - e non anche in relazione a quei documenti la cui acquisizione, lungi dal consentire una decisione sul merito diversa da quella già resa, avrebbe unicamente l'effetto di rendere possibile il superamento di una soluzione processuale; che solo in apparenza, dunque, l'oggetto della questione è limitato all'art. 391-bis, nella parte in cui non consente la revocazione per i motivi di cui all'art. 395, numero 3: in realtà esso è chiaramente inteso a provocare, all'interno dello stesso art. 395, numero 3, un intervento manipolativo che consenta di superare la configurazione che hanno assunto nel diritto vivente le nozioni di forza maggiore e decisività; che un intervento di simili dimensioni, inteso a coinvolgere simultaneamente la disciplina di più fasi del giudizio e a rivedere istituti e nozioni che hanno trovato da lungo tempo il loro assetto stabile nella giurisprudenza, è riservato al legislatore, al quale soltanto competerebbe definire un equilibrio diverso da quello attuale tra rimedi interni alle singole fasi o gradi del giudizio, mezzi di impugnazione ordinari, mezzi straordinari e rimedi risarcitori; che d'altronde lo stesso legislatore, nel realizzare l'attuale equilibrio, ha osservato particolare cautela nell'impiego dei mezzi straordinari di impugnazione, nella consapevolezza che un indiscriminato accrescimento di questi pregiudicherebbe il bene costituzionale della ragionevole durata del processo, che è preordinato a garantire la stabilità delle situazioni giuridiche, e che, già implicito nell'art. 24 Cost., è ora oggetto di specifica enunciazione nel nuovo testo dell'art. 111 Cost., sulla scia dell'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; che, una volta appurato che rientra appieno nella discrezionalità del legislatore la scelta circa il mezzo più idoneo per soddisfare le ulteriori esigenze di difesa di cui si fa portatrice l'ordinanza di rimessione - la scelta, cioè, tra rimedi interni al processo (qual'è, ad esempio, quello previsto dall'art. 184-bis), mezzi di impugnazione straordinaria, tutela risarcitoria, e via discorrendo - la questione si appalesa manifestamente inammissibile anche per l'ulteriore ragione che tra le situazioni poste a raffronto nel caso di specie non è riscontrabile quella identità di rationes normative che è presupposto indefettibile perché questa Corte possa intervenire sulle disposizioni impugnate per estenderne l'ambito di operatività; che, infatti, quanto all'art. 395, numero 3, cod. proc. civ. , l'obiettivo perseguito dal legislatore, nel prevedere l'ipotesi di revocazione per la mancata produzione di un documento decisivo oltre che nei casi di forza maggiore, anche quando tale mancata produzione sia imputabile al fatto dell'avversario, è stato quello di sanzionare con la possibile riapertura del processo comportamenti sleali di una parte ai danni dell'altra; che una simile finalità non potrebbe ravvisarsi in una disciplina che analoga sanzione prevedesse per il fatto di terzi estranei al processo, quali indubbiamente sono l'ufficiale giudiziario e gli uffici consolari che con esso cooperano per le notificazioni all'estero; che, contrariamente a quanto il giudice a quo mostra di ritenere, la mancata produzione di un documento necessario al fine di non incorrere nella sanzione processuale della decadenza e l'errore di fatto del giudice, contemplato nell'art. 391-bis, non obbediscono ad una medesima ratio, solo in quest'ultimo caso, e non anche nel primo, potendo parlarsi di una sentenza viziata; che non ricorrono, quindi, le condizioni perché questa Corte, con una pronuncia additiva, possa ampliare, nel senso richiesto dal remittente, la sfera applicativa degli artt. 391-bis e 395, numero 3, cod. proc. civ; che infatti una tale operazione non si risolverebbe nella semplice estensione di una disciplina ad ipotesi in essa non ricomprese e tuttavia accomunate da identica ratio, ma comporterebbe l'introduzione di un motivo di revocazione affatto nuovo, che sarebbe caratterizzato da una ratio autonoma e diversa, e che solo il legislatore potrebbe prevedere nell'esercizio della sua discrezionalità; che, conclusivamente, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 391-bis e 395, numero 3, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dalla Corte di cassazione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 luglio 2001. Il Presidente: Vari Il redattore: Mezzanotte Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 25 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola