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si modifica la disciplina dei limiti alle partecipazioni reciproche contenuta nell'articolo 121 del TUF per le società con azioni quotate. In particolare, la disciplina civilistica (articolo 2359- bis , primo comma, del codice civile) e quella del TUF (articolo 121) prevedono limiti in materia di incroci azionari, con la finalità di prevenire possibili abusi di carattere amministrativo derivanti dagli incroci azionari, come l'inquinamento del voto, nonché di scongiurare il pericolo di un effetto «annacquamento» dei patrimoni delle società coinvolte. Si osserva, tuttavia, che il limite del 2 per cento attualmente previsto in Italia per le quotate è il più basso tra quelli previsti negli Stati europei dotati di una specifica disciplina in materia. Al fine di favorire le politiche di alleanza commerciale tra le PMI (anche già quotate), si prevede l'innalzamento della soglia dal 2 per cento al 5 per cento e, nei casi di accordo autorizzato dall'assemblea ordinaria delle società interessate, al 10 per cento; con l'introduzione nel TUF di un nuovo articolo 127- quinquies («Maggiorazione del voto»), si rimette all'autonomia statutaria delle società in via di quotazione ovvero già quotate di prevedere azioni a voto maggiorato a beneficio degli azionisti di lungo periodo. Il timore di perdere il controllo a seguito della quotazione rappresenta uno dei principali fattori che disincentiva l'ingresso in borsa delle imprese familiari italiane. Una maggiore flessibilità nella struttura del capitale in deroga al principio « one share-one vote » può consentire di aumentare la dimensione del flottante in sede di offerta al pubblico finalizzata alla quotazione (IPO) e, di conseguenza, la liquidità delle azioni delle società quotate senza determinare una diluizione in sede assembleare per gli azionisti di riferimento. L'uso di diverse classi di azioni con diritti di voto differenziati e di meccanismi di incremento del diritto di voto per gli azionisti stabili è prassi comune in altri Paesi, tra i quali Francia, Olanda, Paesi nordici europei e Stati Uniti. In Italia, l'articolo 2351 del codice civile, a seguito della riforma del diritto societario del 2003, consente all'autonomia statutaria di prevedere l'emissione di categorie di azioni senza diritto di voto, con voto limitato a particolari argomenti, con voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative, ma continua a vietare l'emissione di azioni con voto plurimo. Tuttavia, come evidenziato dalla letteratura economica e dalla prassi operativa, l'obbligatorietà della regola «un'azione-un voto» può spingere le imprese a ricorrere alla stipula di patti parasociali o altri strumenti di rafforzamento del controllo tendenzialmente più opachi come, ad esempio, i gruppi piramidali. Si evidenzia, inoltre, che il Piano d'azione della Commissione europea per la modernizzazione del diritto delle società e il rafforzamento del governo societario del 2012 ha riproposto una riflessione sull'opportunità di incentivare gli azionisti a investimenti di lungo periodo, anche attraverso l'utilizzo di azioni a voto multiplo (con particolare riguardo alle loyalty shares francesi che attribuiscono un doppio voto a coloro che le abbiano detenute ininterrottamente per un certo periodo di tempo). Si rammenta che in Italia, con il decreto legislativo n. 27 del 2010, al fine di incentivare gli investitori di lungo periodo, è stata rimessa all'autonomia statutaria delle quotate (cfr. articolo 127- quater del TUF) la possibilità di prevedere un «dividendo maggiorato» (non superiore al 10 per cento del dividendo ordinario) a beneficio degli azionisti, diversi dai soci di controllo, che abbiano detenuto in modo continuativo le azioni per un periodo individuato dagli stessi statuti, non inferiore ad un anno. Si ritiene, pertanto, importante consentire alle società quotande e quotate di prevedere una maggiorazione del voto come «premio di fedeltà» per gli azionisti di lungo periodo. Con l'introduzione dell'articolo 127- quinquies nel TUF si consente, quindi, alle società quotande e quotate di prevedere in via statutaria l'attribuzione di un diritto di voto maggiorato, con un limite di due voti, per tutte le azioni detenute da uno stesso azionista per un periodo consecutivo indicato nello statuto, non inferiore a ventiquattro mesi dall'iscrizione in un apposito elenco, la cui tenuta è disciplinata dallo statuto. Lo statuto deve inoltre individuare le modalità per l'accertamento dei presupposti per l'attribuzione del voto maggiorato. La Consob stabilisce con regolamento le norme attuative della disciplina in commento, funzionali ad assicurare la trasparenza delle partecipazioni rilevanti e l'osservanza della disciplina in materia di OPA obbligatoria, prevedendo, in particolare, la pubblicazione periodica da parte della società del numero totale dei voti esercitabili, tenendo conto delle azioni con voto maggiorato (commi 1 e 2 dell'articolo 127- quinquies) . Le azioni a voto doppio non costituiscono una categoria speciale di azioni e in caso di successivo trasferimento delle stesse la maggiorazione del voto si estingue (commi 3 e 5 dell'articolo 127- quinquies) . Se lo statuto non dispone diversamente, è previsto che: 1) il trasferimento del controllo di società che detengono azioni a voto maggiorato in misura superiore alle soglie delle partecipazioni rilevanti faccia venir meno lo stesso voto maggiorato; 2) il voto maggiorato sia mantenuto in caso di trasferimenti delle azioni per successione mortis causa o in caso di fusione/scissione del titolare delle azioni; 3) in caso di aumento di capitale a titolo gratuito, ai titolari delle azioni a voto maggiorato siano assegnate azioni a voto maggiorato (comma 3 dell'articolo 127- quinquies) . Lo statuto può prevedere che anche in caso di aumenti di capitale a pagamento siano assegnate azioni a voto doppio ai titolari delle azioni a voto maggiorato; il progetto di fusione/scissione della società che prevede il voto plurimo può stabilire che ai titolari del voto doppio siano assegnate in concambio azioni con lo stesso numero di voti (comma 4 dell'articolo 127- quinquies) . Come per la disciplina del dividendo maggiorato di cui all'articolo 127- quater del TUF, è precisato che la delibera di modifica statutaria per l'introduzione del voto maggiorato non comporta il diritto di recesso (comma 6 dell'articolo 127- quinquies) . Per le società che non siano già quotate ma che abbiano avviato un procedimento di ammissione a quotazione (che non derivi dalla fusione con una società già quotata), è prevista la possibilità di computare il periodo anteriore all'iscrizione nel citato elenco ai fini del possesso continuativo di almeno ventiquattro mesi (comma 7 dell'articolo 127- quinquies) . Infine, se non disposto altrimenti dallo statuto, è previsto che, ai fini dei quorum costitutivi e deliberativi che fanno riferimento ad aliquote di capitale, si tenga conto anche del voto maggiorato.