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Gli ulteriori paragrafi sanciscono - fra l'altro - che l'Ufficio sarà finanziato con risorse del bilancio ordinario del CdE e con risorse extra -bilancio per l'attuazione di programmi di cooperazione (paragrafo 18), l'esenzione dall'applicazione della legislazione italiana sulla previdenza sociale (paragrafo 21), l'immatricolazione con targa diplomatica dei suoi veicoli (paragrafo 22) e l'obbligo del rispetto delle leggi locali da parte dei funzionari dell'Ufficio (paragrafo 23). I paragrafi conclusivi stabiliscono che le controversie tra le Parti sull'interpretazione o l'applicazione del Memorandum saranno risolte per via diplomatica (paragrafo 25), e definiscono regole e procedure per l'entrata in vigore, la durata e l'eventuale rinnovo o interruzione della validità del documento internazionale (paragrafi da 26 a 30). Per quanto concerne le agevolazioni di cui al paragrafo 12, esse corrispondono a quelle previste dall'articolo 7 dell'Accordo Generale sui Privilegi e le Immunità del Consiglio d'Europa (GAPI - fatto nel 1949 e ratificato dall'Italia) e risultano essere in linea con quelle normalmente concesse nella maggior parte degli Accordi di Sede stipulati dall'Italia e attribuite agli enti internazionali in virtù della loro specifica configurazione giuridica. Le disposizioni del Memorandum rispettano inoltre il criterio di esclusione dal suddetto regime di esenzione dei tributi diretti alla copertura dei servizi di pubblica utilità. Pur in assenza di una relazione tecnica allegata al provvedimento, secondo il RELATORE, si può certamente evidenziare come il Memorandum non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DI AUDIZIONI INFORMALI NELL'AMBITO DELL'AFFARE ASSEGNATO N. 47 (IL FUTURO DELLE RELAZIONI TRA L'ITALIA E LA FEDERAZIONE RUSSA) Il presidente PETROCELLI fa presente che, nell'ambito dell'Affare assegnato n. 47 (Il futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione russa), è stato audito, giovedì 10 gennaio scorso, in sede di Ufficio di Presidenza, il giornalista professionista Fulvio Scaglione, che ha trasmesso della documentazione scritta che sarà pubblicata sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DI AUDIZIONI INFORMALI NELL'AMBITO DELL'AFFARE ASSEGNATO N. 48 (LE NUOVE PROSPETTIVE GEOPOLITICHE NEL CORNO D'AFRICA E IL RUOLO DELL'ITALIA) Il presidente PETROCELLI fa presente che, nell'ambito dell'Affare assegnato n. 48 (Le nuove prospettive geopolitiche nel Corno d'Africa e il ruolo dell'Italia), sono stati auditi, in sede di Ufficio di Presidenza, giovedì 17 gennaio scorso, i rappresentanti del Centro Studi di Politica Internazionale (CESPI), i quali hanno consegnato della documentazione scritta che sarà pubblicata sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 15,15. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 662 La Commissione Affari esteri, emigrazione, esaminato il disegno di legge recante introduzione nel Codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne; tenuto conto che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 riconosce il diritto di ogni persona al matrimonio e tutela la libertà di ognuno a contrarre tale vincolo; considerato che la Convenzione supplementare delle Nazioni Unite sull'abolizione della schiavitù, del commercio di schiavi, e sulle istituzioni e pratiche assimilabili alla schiavitù del 1956 annovera i matrimoni forzati a nuove forme di schiavitù; rilevato che la "Convenzione delle Nazioni Unite del 1962 sul consenso al matrimonio, età minima per il matrimonio e registrazione dei matrimoni", oltre a vietare i matrimoni forzati, impone agli Stati parte di fissare un limite minimo di età per sposarsi; tenuto conto che il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 vieta di fatto i matrimoni forzati, ribadendo, all'articolo 10, che "il matrimonio deve essere celebrato con il libero consenso di futuri coniugi"; ricordato che la Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del 1979 prevede che gli Stati parte adottino misure adeguate per eliminare la discriminazione contro le donne in tutte le questioni relative al matrimonio e ai rapporti familiari, in particolare garantendo su una base di uguaglianza tra uomini e donne gli stessi diritti a contrarre matrimonio e a scegliere liberamente il coniuge; rilevato altresì che la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 affronta diffusamente la questione dei matrimoni precoci e forzati, considerati espressione di una evidente violazione dei diritti dei minori; ricordato che la Risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sui matrimoni precoci e forzati del 18 dicembre 2014, sollecita gli Stati membri ad assicurare la celebrazione di matrimoni solo mediante consenso informato, libero e pieno di entrambe le parti e a intervenire per eliminare ogni forma di matrimonio precoce e forzato; sottolineato inoltre che la Risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite volta a rafforzare gli sforzi per prevenire e eliminare i matrimoni precoci e forzati del 2 luglio 2015, considera i matrimoni precoci e forzati come una grave violazione di diritti umani che limita la possibilità delle donne e delle ragazze di vivere libere e lontane dalla violenza; ricordato che la Raccomandazione n. 1450 del 2000 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in materia di protezione della donna, annovera i matrimoni forzati tra le pratiche religiose o tradizionali incompatibili con i diritti e le libertà fondamentali della donna, sollecitando gli Stati membri a prevenirli e a reprimerli; ricordato altresì che la Risoluzione n. 1468 del 2005 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, espressamente dedicata ai matrimoni forzati e precoci, invita gli Stati membri ad adottare modifiche legislative al fine di contrastare tale pratica; tenuto conto che la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del 2011, interviene direttamente sulla questione dei matrimoni forzati, imponendo agli Stati membri di adottare misure, civili e penali, per contrastare tale pratica; esprime parere favorevole.