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Tuttavia rischia di essere nuovamente condizionato in termini negativi dalla mancata applicazione della legislazione comunitaria che prevede, in base ai regolamenti citati in seguito, una «rivoluzione epocale» in materia di commercializzazione di legno e prodotti derivati. Il regolamento (CE) n. 2173/2005 (FLEGT), entrato in vigore il 30 dicembre 2005, mira a contrastare l'importazione illegale delle suddette categorie merceologiche da determinati Paesi terzi con i quali l'UE firma accordi bilaterali di tipo volontario (VPA -- Voluntary Partnership Agreements ). Tali accordi sono finalizzati all'adozione di licenze standard , verificabili e non falsificabili tali da garantire la totale legalità e tracciabilità delle transazioni commerciali. Il regolamento (CE) n. 1024/2008 reca le modalità di applicazione del precedente regolamento FLEGT. L'immediata attuazione di questi regolamenti, oltre che obbligatoria, risulta strategica al fine di non interrompere gli scambi commerciali tra l'Italia, importatore netto di legnami tropicali, e i Paesi produttori di tali merci, per lo più africani e asiatici. Questa attuazione risulta ormai improcrastinabile in considerazione del lungo tempo trascorso dall'entrata in vigore delle norme comunitarie e dell'imminente avvio della fase operativa conseguente all'avvenuta definizione di ben sei accordi tra l'UE e altrettanti Paesi tropicali, dai quali anche l'Italia importa legno e semilavorati. Il terzo regolamento (UE) n. 995/2010 ( Timber Regulation ), stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano per la prima volta legno e prodotti derivati sul mercato interno, completando lo spettro d'azione del già descritto regolamento FLEGT, con l'obiettivo di contrastare il disboscamento e il conseguente commercio di legname illegale proveniente da qualsiasi parte del mondo, incluso lo stesso territorio della UE. Il fulcro di questo regolamento è rappresentato dall'adozione di un sistema di dovuta diligenza da parte degli operatori commerciali, eventualmente supportati da enti terzi, detti organismi di controllo che devono adottare tutte le misure necessarie ad accertare la legalità delle partite di legno e derivati da commercializzare. Ai trasgressori saranno applicate sanzioni commisurate al danno ambientale ed economico causato dal commercio di legno illegale, fino alla confisca di intere partite merceologiche e alla sospensione delle licenze commerciali. Responsabili finali dell'attuazione del regolamento negli Stati membri sono le autorità competenti nazionali. L'Italia ha designato quale autorità competente il Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali che si avvale del Corpo forestale dello Stato per l'effettuazione dei controlli previsti dai due citati regolamenti. A tal fine, si prevedono anche sanzioni amministrative commisurate al danno ambientale ed economico derivante dalla violazione, per la cui valutazione ci si riferirà ad un parametro oggettivo, ossia il valore commerciale relativo al peso delle merci illegali, che saranno comunque confiscate. La massima sanzione pecuniaria amministrativa -- da applicare in casi eccezionali -- è fissata in un milione di euro, somma di per sé elevata, pur rappresentando appena il 10 per cento del valore di mercato di una ipotetica (particolarmente grande) fornitura di legno di pregio effettuata in violazione dei regolamenti citati. In ogni caso si prevede che le merci illegali siano sottoposte anche a confisca. In base alle conoscenze acquisite nell'ambito dei gruppi di lavoro ad hoc della UE, questi indirizzi sanzionatori risultano in linea con quelli di altri Stati membri. Ciò anche al fine di conseguire un'applicazione uniforme dei due regolamenti nel territorio UE, secondo lo spirito delle stesse norme. Si prevede anche l'istituzione di un registro obbligatorio degli operatori che consenta l'effettuazione di una corretta analisi del rischio di commercializzare legno illegale e la conseguente estrazione del campione di soggetti da controllare. Si evidenzia che la mancata attuazione del regolamento con un organico provvedimento di normazione primaria, rischia di paralizzare completamente il macrosistema legno nazionale, penalizzando in modo irreparabile sia gli addetti del settore industriale sia quelli della selvicoltura. I principi direttivi proposti nella delega corrispondono agli impegni che è necessario affrontare per l'attuazione dei suddetti regolamenti comunitari e danno corso a specifiche previsioni demandate alla scelta degli Stati membri e che pertanto devono trovare normazione nell'ordinamento legislativo nazionale. L'articolo 8 reca la delega al Governo per l'adozione di decreti legislativi finalizzati al riordino e alla semplificazione delle procedure di autorizzazione all'esportazione di prodotti e tecnologie a duplice uso, nonché alla previsione di nuove fattispecie sanzionatorie previste dalla normativa europea nei settori di riferimento. A fronte di un contesto internazionale caratterizzato dall'aggravarsi di conflitti e da nuove forme di attività terroristiche si è avvertita l'esigenza di accentuare le azioni governative di controllo e restrizione nei confronti dei trasferimenti di materiali, tecnologie e servizi considerati di valenza strategica (in particolare, le armi ed i prodotti di duplice uso). Tali azioni di intervento non sono riconducibili soltanto al concetto di tutela degli interessi di sicurezza nazionale -- intesi nell'ampia accezione di natura politica, economica e militare -- ma hanno acquistato un ruolo determinante nella più ampia tematica della sicurezza internazionale, le cui strategie contro i programmi di proliferazione delle armi di distruzione di massa sono sempre più affidate ai maggiori organismi internazionali -- quali l'Unione europea, le Nazioni Unite -- e ai regimi internazionali di non proliferazione. In tale contesto opera il sistema dei controlli all'esportazione dei prodotti a duplice uso, cui afferiscono tutti quei beni che, pur essendo realizzati per un utilizzo civile, hanno possibilità e potenzialità d'impiego nella costruzione di armi nucleari, chimiche, biologiche e missilistiche. Il nostro Paese, così come gli altri Paesi aderenti ai cosiddetti «regimi internazionali di controllo delle esportazioni» ( Wassenaar Arrangement, Australia Group , Convenzione Internazionale per il bando delle Armi chimiche, Nuclear Suppliers Group e Missile Technology Control Regime ) sottopone ad un attento e capillare controllo le esportazioni di prodotti, tecnologie e software che possono avere un utilizzo proliferante. Ulteriori settori d'intervento afferenti alla competenza dei beni duali riguardano la gestione degli embarghi commerciali e la repressione delle infrazioni doganali. Le attuali verifiche si basano su un sistema organizzato a livello internazionale, dove elementi fondamentali risultano essere il coinvolgimento del maggior numero possibile di Paesi, lo scambio di informazioni (sulle destinazioni a rischio e sui prodotti da sottoporre a controllo) nonché sulla più ravvicinata armonizzazione europea delle procedure amministrative (autorizzazioni e controlli post-autorizzatori di arrivo a destino dei beni). Il settore del controllo dei beni duali deve rispondere a due esigenze prioritarie: a) evitare la proliferazione delle armi di distruzione di massa; b) garantire alle nostre imprese la possibilità di mantenere flussi di esportazioni, nel rispetto degli impegni e delle normative nazionali ed internazionali vigenti.