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considerato che: la Sicilia è una regione con un forte deficit di disponibilità idrica causato da un sistema infrastrutturale che risulta tra i peggiori a livello europeo, tra invasi e reti idriche, che disperde più della metà dell'acqua immessa nel circuito, nonché dalla scarsità delle piogge, che hanno registrato in quest'ultimo anno un calo di quasi 86 milioni di metri cubi nel confronto con le riserve d'acqua presenti lo scorso anno; le drammatiche conseguenze che un tale stato di cose comporta sul sistema produttivo locale sono state sollevate in una nota di Coldiretti, in cui si sottolinea come l'allarme siccità in Sicilia stia acutizzando delle situazioni già molto gravi ("Quotidiano di Sicilia", 30 luglio 2020); il Consiglio nazionale delle ricerche già tempo fa aveva evidenziato l'elevato rischio desertificazione e, come confermato da un'altra ricerca dell'Osservatorio ANBI nelle parole del presidente Francesco Vincenzi, risulta come fondamentale l'utilizzo di bacini che raccolgano le acque di pioggia quando arrivano, per utilizzarle nei momenti di bisogno idrico; considerato infine che la problematica legata alle riserve idriche in Sicilia è di natura non più emergenziale, bensì cronica e le condizioni di chiara inefficienza delle infrastrutture ormai vetuste e malfunzionanti presenti nell'isola, in particolare condotte e dighe, sono di pubblico dominio ormai da tempo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; quale sia, ad oggi, la programmazione di investimenti verso la Sicilia e il Mezzogiorno per rinnovare, nonché rendere efficaci, i sistemi di gestione delle risorse idriche, al fine di limitare la dispersione delle acque e dunque scongiurare il protrarsi del descritto stato delle cose, anche in considerazione della prolungata carenza di piogge, nonché degli storici ritardi infrastrutturali. Atto n. 4-05191 AIMI PAGANO GASPARRI CANGINI CALIENDO BARBONI PAPATHEU RIZZOTTI TOFFANIN FLORIS GALLIANI SICLARI PEROSINO MINUTO CALIGIURI FERRO BINETTI BERARDI DE SIANO GIAMMANCO GIRO MALAN GALLONE TIRABOSCHI Al Ministro della salute Premesso che: i vaccini anti COVID-19 attualmente disponibili a livello internazionale sono tanti, alcuni ancora in fase di sperimentazione o di approvazione da parte degli enti preposti ai controlli di sicurezza e affidabilità. In Italia i vaccini attualmente in uso sono Pfizer, Moderna, Astrazeneca e da ultimo Johnson&Johnson; per la somministrazione dei vaccini si è prevista una suddivisione dei soggetti per fasce di età, dai più anziani ai più giovani e dei cosiddetti "fragili". La scelta, la gestione, l'individuazione quasi maniacale che è richiesta per questo tipo di attività, è affidata ai microchip di un sistema informatico regionale, che possiede semplicemente una lista di codici delle esenzioni, che dicono soltanto da quale forma patologica è affetto un paziente, ma non quanto sia grave e se a quella malattia se ne è aggiunta un'altra che l'ha resa ancor più preoccupante; i soggetti che prenotano la somministrazione non hanno alcun riferimento sul tipo di vaccino a cui si sottoporranno, così come i sistemi informatici sanno poco o nulla dei pazienti, perché spesso portatori di patologie non evidenziabili, in quanto non sempre s'interfacciano col Sistema sanitario nazionale per una serie di motivi, che vanno dal ricorso alla sanità privata o per semplice carenza dei sistemi che configurano i soggetti fragili; è evidente che il medico di famiglia deve avere in questa situazione, un ruolo centrale, è l'unica figura di garanzia sulle scelte da fare, rispetto alle priorità da segnalare, perché conosce il paziente e il tipo di vaccino da somministrare in base al quadro clinico e alle patologie pregresse. È l'unico modo concreto, per non mettere a rischio la salute dei cittadini sottoposti a vaccinazione; alcuni medici di famiglia aderiscono alla campagna, mentre altri inviano i pazienti nei centri vaccinali; in aggiunta alcuni medici sono in possesso delle dosi vaccinali altri no, si chiede di sapere: a che punto sia la somministrazione dei vaccini attraverso i medici di famiglia e per quale motivo alcuni siano in possesso di vaccini e altri no; quali misure si stiano mettendo in atto al fine di permettere la partecipazione alla vaccinazione di tutti i medici di famiglia, considerata la loro conoscenza dello stato di salute dei propri pazienti. Atto n. 4-05192 SANTANGELO CASTELLONE GALLICCHIO VANIN LEONE DONNO FERRARA CROATTI MARINELLO PRESUTTO PAVANELLI RUSSO TRENTACOSTE CAMPAGNA PUGLIA ROMANO Al Ministro della salute Premesso che: la pandemia da COVID-19 ha generato un'altra categoria di pazienti, quelli che vengono chiamati long-haulers , ossia malati a lungo termine di una sindrome ancora oscura e che viene indicata come sindrome post COVID o long COVID; si tratta di persone che a distanza di mesi dall'infezione iniziale, presentano una serie di sintomatologie riconducibili al COVID; la sindrome colpisce indifferentemente sia soggetti ospedalizzati, sia curati presso il proprio domicilio che asintomatici; questa categoria di persone, anche dopo essersi negativizzata, continua ad avere numerosi sintomi e disturbi debilitanti che possono protrarsi per mesi e tra i quali si riscontrano: difficoltà respiratorie, palpitazioni, febbre, dolori muscolari, mal di testa lancinanti e fastidiosi formicolii, nausea, disturbi gastrointestinali, vuoti di memoria, spossatezza estrema, incapacità a concentrarsi; da uno studio pubblicato dal professor Francesco Landi del Policlinico "Gemelli" di Roma sui sintomi che rimangono dopo la fase acuta del COVID, è emerso che solamente il 12,6 per cento dei pazienti risulta completamente guarito a sessanta giorni dal primo malessere, il 32 per cento presenta ancora uno o due sintomi legati alla malattia e ben il 55 per cento riferisce tre o più sintomi tipici del virus ; inoltre nel 53 per cento dei pazienti persiste la stanchezza, nel 43 per cento la dispnea, nel 27 per cento il dolore articolare e nel 22 per cento la cefalea; considerato che: divulgare questa realtà può aiutare enormemente queste persone, un numero già consistente e purtroppo destinato ad aumentare in Italia, e anche i loro medici, al momento non a conoscenza della sindrome e quindi impossibilitati a fornire le adeguate cure; i sistemi sanitari di alcuni Paesi si sono già attivati per trattare questo gruppo di pazienti creando cliniche specializzate; si tratta di persone che, a causa dei sintomi che perdurano anche a distanza di mesi dalla guarigione, si sottopongono a numerose visite mediche; il decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124, all'articolo 1, comma 4, lett. b) , prevede che, al fine di favorire la partecipazione a programmi di prevenzione di provata efficacia e di garantire l'accesso all'assistenza sanitaria di base, sono escluse dal sistema di partecipazione al costo e, quindi, sono erogate senza oneri a carico dell'assistito al momento della fruizione, tutte le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e le altre prestazioni di assistenza specialistica finalizzate alla tutela della salute collettiva obbligatorie per legge o disposte a livello locale in caso di situazioni epidemiche (codice esenzione P01);