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Negli ultimi due o tre anni (sappiamo esattamente da quando) abbiamo parlato e abbiamo ripetuto più volte: basta con il carrierismo dei magistrati e basta con il sistema correntizio. Molto bene. Il sistema che questa normativa sta introducendo premia il carrierismo e le correnti. Anche nella valutazione dei magistrati, di cui parlavo testé, è evidente che interverranno ancora una volta le correnti più forti, che saranno in condizione di determinare una valutazione positiva o negativa dei magistrati. Certo, non possiamo non dire che sicuramente non nuoce ai cittadini. Ma certamente non giova granché, anche nel sistema europeo. Come dicevo, agevola e favorisce il carrierismo dei magistrati, agevola e favorisce il sistema correntizio. Diciamo che è in continuità con il sistema che era stato introdotto in precedenza. Certamente, con questo sistema, saranno prevedibili i nomi di coloro che saranno eletti nel CSM, ciò che effettivamente volevamo evitare. Avevamo proposto una sorta di estrazione a sorte temperata, ma non è stata accolta nemmeno quella. Si pensava che ci fossero dubbi di costituzionalità, ma noi non concordiamo neanche su questo fatto. Per ribadire il dato essenziale di questa riforma, credo che basti riferirsi al contenuto dell'articolo 5, laddove si creano alcune incompatibilità, perché si è detto che, quando qualcuno viene distaccato fuori ruolo, una volta che finisce il periodo non può rientrare. Io apprezzo molto il collega Giacomo Caliendo, che, con la sua consueta correttezza, ha reiteratamente detto che si è trattato di una dimenticanza. Io purtroppo sono meno benevolente rispetto al senatore Caliendo e credo che quella non sia stata una dimenticanza, ma sia stata una svista voluta, con l'intento di escludere i capi dell'ufficio del legislativo dall'elenco delle incompatibilità. Così in questo modo - e passerà in questa maniera, ma spero che vi si possa porre rimedio in un secondo tempo, con un emendamento o con un sistema qualsiasi - si favoriranno tutti coloro che si trovano a svolgere le funzioni di capo del legislativo, che, lungi dal tornare a fare i magistrati, una volta che avranno finito in quel ruolo, avranno la possibilità di andare a ricoprire il ruolo di capo del legislativo. Questo è un segnale estremamente chiaro e molto profondo di cosa significhi questa riforma, che - torno a dire - non è certamente una riforma che faccia bene ed è una riforma che porta una firma ben definita. Mi dispiace, perché abbiamo perso un'occasione. La stessa ministra Cartabia ha perso un'occasione straordinaria per lasciare un'impronta che fosse indelebile nella storia del nostro Stato, nella storia della separazione dei poteri e nella storia della magistratura. Ci abbiamo rinunziato. Noi - ripeto - lo stiamo facendo con grande responsabilità; l'abbiamo fatto per senso di responsabilità e per i motivi che ho enunciato poco fa. Però certamente non possiamo tacere. L'auspicio è che, da qui al periodo futuro, ci sia un'effettiva assunzione di responsabilità sui temi cardine del nostro sistema democratico; sono stati il cardine fino ad oggi e lo devono essere ancora, perché noi vogliamo credere nella magistratura, nonostante le storture a cui abbiamo assistito e di cui anche oggi abbiamo avuto dei segnali. Noi vogliamo continuare a credere nella magistratura sana, quella di coloro che lavorano dalla mattina alla sera, che stanno lì al buio delle loro stanze, qualche volta anche correndo rischi serissimi. Noi crediamo in quella magistratura e vogliamo che la si smetta con la strumentalizzazione del potere giudiziario a favore di pochi. Questo è l'auspicio. Speriamo che questo sia il primo passaggio e che un domani si riesca davvero a mettere mano a una riforma che in questo momento - torno a dire - mi pare davvero inutile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci accingiamo a esaminare e votare una riforma che sarà completamente inutile per molte parti, o - addirittura - otterrà l'effetto contrario a quello che, a parole, viene prospettato. Sarà quindi una riforma dannosa che non affronta e risolve nessuno dei temi centrali che sono oggi al centro della discussione sulla politica che riguarda la giustizia e, soprattutto, non risolve il grave deficit di credibilità che si è creato a causa delle note vicende che hanno coinvolto vertici della magistratura e della politica. L'opinione pubblica non ha ormai più fiducia nella magistratura e non credo proprio che con questa riforma si riuscirà a invertire questa tendenza. Ormai, purtroppo, in questo Parlamento quello che approva un ramo non può essere toccato dall'altro. Quello che approva la Camera, non può essere toccato al Senato. In Commissione giustizia abbiamo esaminato tanti pregevoli emendamenti che, al di là di quelli più politicamente sensibili, in molti casi contribuivano a risolvere evidenti difetti di carattere tecnico e giuridico. Eppure, sono stati tutti quanti respinti. Poco fa è intervenuto il collega Cucca. Fratelli d'Italia ha votato tutti (o quasi tutti, tranne forse uno o due) gli emendamenti proposti dal collega Cucca, che erano certamente pregevoli. Non riusciamo però a comprendere la ragione per cui ieri abbiamo svolto ore e ore di discussione in Commissione giustizia per poi vedere, oggi, il ritiro di tutti questi emendamenti da parte non soltanto di Italia Viva, anche di Forza Italia e altri Gruppi. Della serie: vorrei ma non posso. Cari colleghi, noi siamo qui per svolgere una funzione legislativa che non può rispondere al criterio del «vorrei ma non posso». Infatti, volendo, c'era il tempo di fare alcuni interventi "chirurgici" in questa normativa che fa acqua da tutte le parti e si sarebbe potuti tornare alla Camera per la terza definitiva lettura. (Applausi) . La verità è che gli equilibri interni alla maggioranza sono molto precari e rivolti sempre al compromesso al ribasso. Il collega Cucca ha prima fatto riferimento all'esigenza che almeno in una legge sull'ordinamento giudiziario non risulti che qualcuno è più uguale degli altri. Penso, ad esempio, al capo dell'ufficio legislativo che viene escluso dalle incompatibilità pur avendo un ruolo politico preminente rispetto a tante altre figure che, invece, vengono inserite nell'elenco delle incompatibilità. Orwell ci ha insegnato che quando uno è più uguale degli altri, siamo vicini a una dittatura. Non è stato affrontato nessuno dei problemi che più stanno a cuore all'opinione pubblica e, soprattutto, agli addetti ai lavori che vedono ormai una giustizia che non è più in grado di svolgere appieno il suo compito. Nessuno di questi problemi è stato affrontato. Il principale è la commistione, la contiguità, lo scambio di favori tra politica e magistratura. (Applausi) . Attenzione, però: