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l'avvocato Lauteri fa parte dello studio Fair play lawyers che supporta legalmente le imprese che operano nel settore dei giochi pubblici. Come recita la mission dello studio "l'obiettivo è quello di riuscire a fornire un'assistenza a 360 gradi all'operatore del gioco, in tutti i vari campi di interesse: dal diritto amministrativo, al diritto civile e commerciale sino al diritto penale e tributario, puntando a rappresentare un polo di riferimento Unico, sempre Aggiornato, altamente Specializzato e facilmente Accessibile", si chiede di sapere: se, al momento della nomina a sottosegretario e al momento dell'assegnazione della delega al gioco, si fosse a conoscenza delle informazioni sui trascorsi legali dell'avvocato Federico Freni e se per questo sia ravvisabile un conflitto di interessi, in quanto ex partner degli avvocati citati, che si sono occupati e si occupano di tutelare legalmente operatori e società di gioco; se il Ministro in indirizzo ritenga che il sottosegretario debba quantomeno astenersi dalla gestione delle questioni riguardanti Sisal, in quanto i suoi ex colleghi di studio rappresentano tale società dinnanzi al Consiglio di Stato, che è bene ricordarlo è il massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell'amministrazione pubblica. Atto n. 4-06230 TOFFANIN AIMI PEROSINO GALLONE FLORIS Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: gli interroganti sono venuti a conoscenza delle controversie che hanno avuto origine dall'inadempimento di fornitori di cure dentistiche finanziate con contratti stipulati con agenzie finanziarie; l'arbitro bancario finanziario (ABF) si è già espresso sulla non necessità della preventiva messa in mora stante il fallimento dell'azienda, pertanto il grave inadempimento è in re ipsa ; non è necessaria, quindi, alcuna "dimostrazione" dell'inadempimento, come vorrebbero le agenzie finanziarie; l'art. 125- quinquies del testo unico bancario (decreto legislativo n. 385 del 1993, e successive modifiche) consente l'azione diretta del consumatore verso la finanziaria una volta dimostrato, con messa in mora, l'inadempimento dell'azienda; secondo l'arbitro, laddove le rate siano state integralmente versate ed il finanziamento sia chiuso, il consumatore non avrebbe diritto alla restituzione delle somme in quanto non esisterebbe più un contratto da attivare ed in virtù del quale "decretare" la restituzione delle rate medesime; il collegio di coordinamento dell'ABF, con la decisione n. 12645/21 del 17 maggio 2021 ha stabilito che "Il diritto alla restituzione delle rate pagate è precluso dalla eventualità che il finanziamento sia stato interamente rimborsato"; tale posizione non appare da tutti condivisa non essendo supportata da alcuna disposizione normativa. Sul punto è già intervenuto il Tribunale di Torino, sezione 8a civile, sentenza n. 5532 del 28 novembre 2018, chiarendo che, in caso di risoluzione è dovuta la restituzione anche a finanziamento estinto; la Corte di cassazione civile, sezione VI, con ordinanza n. 13504 del 18 maggio 2021, ha stabilito che "il venir meno del titolo, quale che ne sia la causa, rende indebita la prestazione effettuata in base ad esso e, una volta che ne sia stata chiesta la restituzione, non rileva la ragione per cui il pagamento è divenuto indebito, potendo identico effetto restitutorio seguire all'accertamento d'ufficio di altra causa di risoluzione"; occorre altresì considerare l'ulteriore principio di diritto dell'indebito arricchimento ai sensi dell'articolo 2037 del codice civile posto che, in ogni caso, al di là ed oltre la disciplina stretta del citato articolo 125- quinquies , che è posta sempre a tutela del consumatore, sussiste in via subordinata anche la disciplina del principio generale dell'indebito oggettivo e tale va applicata; l'effetto recuperatorio comporta l'applicabilità della disciplina sulla ripetizione dell'indebito (si vedano Bianca, 1994, 290, Sacco-De Nova, in Tr. Res., 1988, 514). E ciò indipendentemente dal fatto che l'art. 1455 del codice civile disponga: "la risoluzione del contratto di credito comporta l'obbligo del finanziatore di rimborsare al consumatore le rate già pagate", in quanto tale norma prevede che le rate "già pagate" siano quelle prive di giustificazione e siano, quindi, un indebito. Laddove, invece, si verta in tema di prestazioni da eseguirsi frazionate nel tempo, in modo continuativo, ovviamente le prestazioni già eseguite non saranno oggetto di rimborso e ciò proprio in virtù dell'art. 1458 del codice che specifica la particolare disciplina "salvo il caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali l'effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite"; la posizione dell'ABF appare come un'evidente ingiustizia nel momento in cui si esclude tutela al consumatore che è stato diligente nell'esecuzione della propria prestazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato e quali siano le valutazioni in merito; se non ritenga di individuare iniziative di competenza che possano rivelarsi risolutive delle problematiche in atto, nell'ottica di tutelare i pazienti coinvolti. Atto n. 4-06231 RUFA FREGOLENT CANTU' LUNESU MARIN DORIA CANDIANI SIRI DE VECCHIS Al Ministro della salute Premesso che: Oxfam e Emergency, membri della People's vaccine alliance (PVA) con UNAIDS e quasi altre 70 organizzazioni, in un recente rapporto, hanno rivelato come solo Pfizer Biontech e Moderna nel 2021 potrebbero far pagare agli Stati 41 miliardi di dollari in più, rispetto al costo di produzione stimato dei vaccini a tecnologia mRNA. Nonostante per il loro sviluppo le stesse aziende abbiano ricevuto oltre 8,25 miliardi di euro di finanziamenti pubblici; i costi dei farmaci anti COVID sono informazioni strettamente riservate e la Commissione europea non ha mai confermato né smentito le cifre in circolazione. Tuttavia, a fine 2020 il segretario di Stato al bilancio del Governo belga, Eva De Bleeker, ha pubblicato su "Twitter" il prezzo di ogni dose applicato ai Paesi UE, salvo poi cancellare il post pochi minuti dopo (quando ormai era stato già riportato da numerose testate). Il vaccino più economico sembrerebbe essere AstraZeneca, che costa 1,78 euro a dose, poi 12 euro a dose per il vaccino sviluppato da Pfizer e Biontech e 18 dollari a dose per quello di Moderna. Per Curevac sono 10 euro a dose , per Sanofi Gsk 7,56 euro a dose, per Johnson & Johnson 8,5 dollari a dose ; sulla base di nuove analisi delle tecniche di produzione dei vaccini di tipo rMNA messi in commercio da Pfizer e Moderna, realizzate da "Public citizen" con ingegneri dell'Imperial college e pubblicate in un recente rapporto, la "People's vaccine alliance" ha stimato che i due vaccini potrebbero essere realizzati, in media, con un costo che varia da appena 1,18 a 2,85 dollari a dose;