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2 L'affidamento e lo svolgimento del servizio di ristorazione collettiva sono effettuati in conformità alla normativa dell'Unione europea vigente, nonché alle disposizioni del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende per: a servizio di ristorazione collettiva: l'attività di approvvigionamento, preparazione, conservazione, distribuzione e somministrazione di pasti, definita da un contratto stipulato tra il fornitore del servizio e un soggetto privato o una pubblica amministrazione in qualità di committenti; b committente pubblico: le amministrazioni dello Stato, le amministrazioni e gli enti di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nonché organismi di diritto pubblico; c) committente privato: qualsiasi soggetto di diritto privato; d fornitore: l'operatore economico che si impegna a fornire servizi di ristorazione collettiva ed è responsabile dell'esecuzione dei relativi contratti; e piattaforma di distribuzione: struttura logistica dove allocare le forniture di beni alimentari, provenienti anche dal sistema produttivo locale e destinati alla ristorazione collettiva organizzata; f filiera agroalimentare: l’insieme articolato delle attività tecnologiche, risorse e organizzazioni che concorrono alla creazione, trasformazione, distribuzione, commercializzazione, fornitura e somministrazione di prodotti agroalimentari. 3 (Linee guida) 1 Il Ministro della salute, con proprio decreto, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sentite le principali associazioni rappresentative della filiera agroalimentare e l'Associazione nazionale dei comuni italiani, elabora ogni due anni le linee guida per la ristorazione collettiva, al fine di definire i requisiti di qualità minimi necessari, il contributo nutrizionale degli alimenti e dei pasti, le indicazioni dietetiche atte a contrastare patologie quali sovrappeso, obesità, diabete, ipertensione, allergie e intolleranze alimentari, nonché i criteri standard minimi per il corretto svolgimento del servizio di ristorazione collettiva. 4 (Educazione alimentare e piattaforme di distribuzione) 1 Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministero della salute e con il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche che gestiscono le mense scolastiche, promuove l’educazione alimentare, definendo con proprio decreto, sulla base delle linee guida di cui all’articolo 3, princìpi e messaggi uniformi su tutto il territorio nazionale volti a favorire l’adozione di una corretta alimentazione, la riduzione degli sprechi alimentari e il rispetto per il cibo, anche nell’ottica di promuovere la produzione agroalimentare nazionale. 2 Nella definizione dei bandi di gara dei contratti relativi alla ristorazione collettiva, in riferimento ai beni alimentari provenienti dal sistema produttivo locale, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano coadiuvano le pubbliche amministrazioni aggiudicatrici nella definizione dei criteri da osservare nei capitolati di appalto al fine di garantire il rispetto delle norme in materia di libera circolazione delle merci, i requisiti di qualità, di quantità e di prezzo in relazione alle derrate alimentari richieste. 3 Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano promuovono la creazione di piattaforme interregionali per la distribuzione di prodotti agroalimentari, al fine di favorirne la diffusione a livello nazionale, agevolandone altresì l’acquisto da parte delle aziende della ristorazione collettiva. 5 (Ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica) 1 I servizi di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, in quanto contribuiscono a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla salute, all'assistenza e all'istruzione, sono considerati servizi pubblici essenziali, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146. 2 Nei contratti pubblici relativi ai servizi di cui al comma 1, le procedure di selezione dell'offerta avvengono sulla base del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, di cui all'articolo 83 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, e nel rispetto delle modalità di cui al comma 3. È comunque esclusa l'applicazione del criterio del prezzo più basso, di cui all'articolo 82 del citato codice di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006. 3 Nell'ambito delle procedure di cui al comma 2, le amministrazioni hanno facoltà di scelta tra: a un criterio di aggiudicazione che contemperi la valutazione del prezzo e della qualità; b un criterio di aggiudicazione che contemperi la valutazione del solo elemento della qualità, ai sensi di quanto previsto all'articolo 67 della direttiva n. 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014. 4 Nei casi di cui al comma 3, lettera a) , al prezzo non possono comunque essere attribuiti più di 30 punti. I restanti o superiori 70 punti devono essere riservati alla valutazione del progetto. Nei casi di cui al comma 3, lettera b) , il prezzo è invece stabilito dalla stazione appaltante utilizzando le stime di costo della fornitura periodicamente stimate dall'Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, riconducibili all'ambito territoriale in cui si svolge il servizio. 5 Le procedure di selezione dell’offerta sono fondate su parametri di qualità, che possono essere riferibili, tra l'altro: a ai criteri stabiliti come obbligatori nelle tabelle allegate alle linee d'indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica del 29 aprile 2010, adottate dal Ministero della salute; b ad indici di valorizzazione di offerte di alimenti a filiera corta; c all'utilizzo di prodotti alimentari a ridotto impatto ambientale, quali alimenti provenienti da produzione biologica e da produzione integrata; d alla valorizzazione delle imprese agricole che dispongano di autonome piattaforme alimentari; e alle offerte caratterizzate da utilizzo di prodotti non alimentari a ridotto impatto ambientale, quali materiali riutilizzabili e biodegradabili; f all'insonorizzazione dei refettori, manutenzione ordinaria di arredi, attrezzature, locali adeguati nonché ai tempi di sostituzione di arredi e attrezzature e di eventuale ristrutturazione di locali; g alla formazione del personale, avendo riguardo in particolare a progetti di promozione della salute; h all'organizzazione del servizio con riferimento ad aspetti quali la preparazione e distribuzione di diete e il rispetto di quanto previsto all’articolo 4, comma 3, della legge 4 luglio 2005, n. 123, in materia di prodotti senza glutine; i al monitoraggio dei cibi prodotti in eccesso e non utilizzati; l alle procedure di monitoraggio della qualità del servizio e di soddisfazione dell'utenza. 6 Almeno il 60 per cento dei parametri di cui al comma 5 deve essere espresso in forma univocamente qualitativa e secondo criteri di valorizzazione oggettivamente stabiliti nel bando di gara.