[pronunce]

che la violazione degli artt. 111, primo e secondo comma, e 24 Cost., sotto il profilo del mancato rispetto dei principi del contraddittorio integro e della “parità delle armi”, penalizza chi si avvale delle procedure speciali, anche in relazione alla perdita o riduzione della imparzialità del giudice adito, che non accerta necessariamente l'illecito della circolazione, nel caso di amichevole intesa tra le parti, in danno del terzo responsabile estromesso dalla lite per volontà di legge; che la deroga italiana alle direttive europee che configurano una procedura per azione diretta ma a contraddittorio integro e con parità delle armi, contrasta con il principio di ragionevolezza di cui al comma primo dell'art. 3 Cost., poiché le norme esaminate, senza un ragionevole motivo, prevedono un trattamento diverso nei confronti dei cittadini che si trovano in eguali situazioni di interesse sostanziale in ordine all'accertamento dell'illecito da circolazione stradale, trattamento che invece le direttive europee in tema di r.c.a. e lo stesso Codice delle assicurazioni considerano come diretto all'accertamento pieno di responsabilità civili ed all'ottenimento di risarcimenti satisfattivi; che, riguardo a tutti i profili evidenziati, il rimettente assume che l'auspicabile accoglimento della questione sollevata avrebbe delle inevitabili ricadute strutturali sul giudizio in corso, giacché permetterebbe la partecipazione del responsabile civile e/o della propria impresa di assicurazione, garantendo un maggiore approfondimento della vicenda e determinando, verosimilmente, un esito diverso e più corretto della controversia; che nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'inammissibilità e l'infondatezza delle questioni sollevate, perché, al di là di generiche petizioni di principio, il rimettente pone un problema interpretativo e trascura di evidenziare la sussistenza di circostanze dalle quali dipende la rilevanza della questione, riguardo alla responsabilità del soggetto convenuto come responsabile civile, che non risulta provata in giudizio e neppure affermata, dal momento che le affermazioni sulla rilevanza delle questioni sono esposte con formule apodittiche e stereotipate. Considerato che il Giudice di pace di Marano di Napoli (reg. ord. n. 318 del 2008) e il Giudice di pace di Vizzini (reg. ord. n. 327 del 2008) dubitano della legittimità costituzionale degli artt. 149 e 150 (il secondo anche dell'art. 141) del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), nella parte in cui disciplinano il risarcimento diretto dei danni nella circolazione stradale, entrambi, sostanzialmente, per violazione: a) dell'art. 76 Cost., in quanto su tali norme sarebbe mancato il parere del Consiglio di Stato, previsto dalla procedura di formazione del decreto legislativo; b) dell'art. 76 Cost., per aver introdotto – esorbitando dalla delega contenuta nell'art. 4, comma 1, della legge 29 luglio 2003, n. 229 (Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione. - Legge di semplificazione 2001) – innovazioni sostanziali e abrogazioni normative (tra le quali la impossibilità di convenire in giudizio il responsabile del giudizio), non limitandosi al mero riassetto della disciplina assicurativa esistente; c) dell'art. 3 Cost. poiché le norme esaminate, senza un ragionevole motivo, prevedono un trattamento diverso ai cittadini che si trovino in eguali situazioni di interesse sostanziale in ordine all'accertamento dell'illecito da circolazione stradale, derogando altresì alle direttive europee in tema di r.c.a. in funzione dell'accertamento pieno di responsabilità civili e dell'ottenimento di risarcimenti satisfattivi; d) degli artt. 111 e art. 24 Cost., perché il danneggiato perde il diritto di farsi assistere da un difensore di fiducia nella fase pre-contenziosa, di agire secondo i principi della responsabilità extracontrattuale contro il danneggiante, mentre l'assicuratore del danneggiato si trova a dover resistere a pretese risarcitorie senza poter contare su adeguati strumenti processuali, ed il danneggiante subisce le conseguenze di un giudizio cui non ha partecipato, anche in relazione alla perdita o riduzione della funzione di giudice imparziale del giudice adito, che non accerta necessariamente l'illecito della circolazione; che, proponendo le due ordinanze sostanzialmente le medesime censure, va disposta la riunione dei giudizi perché siano decisi con la stessa pronuncia; che nessuno dei due rimettenti dà sufficiente motivazione in ordine alla rilevanza delle questioni, con la conseguente manifesta inammissibilità di queste ultime (ordinanze nn. 82 del 2008 e 12 del 2007; n. 179 del 2006); che, in particolare, il Giudice di pace di Marano di Napoli si è limitato ad affermare che, avendo parte attrice promosso azione di risarcimento diretto contro la propria compagnia, in applicazione degli artt. 149 e 150 del Codice delle assicurazioni, ove le suddette norme fossero ritenute in contrasto con la Costituzione, la domanda risarcitoria dovrebbe essere rivolta contro il responsabile del danno e la relativa compagnia; che il Giudice di pace di Vizzini ha sostenuto, invece, che l'auspicabile accoglimento dell'eccezione avrebbe delle inevitabili ricadute strutturali sul giudizio in corso, giacché permetterebbe la partecipazione del responsabile civile e/o della propria impresa di assicurazione, garantendo un maggiore approfondimento della vicenda e determinando, verosimilmente, un esito diverso e più corretto della controversia; che entrambi i rimettenti svolgono in tal modo osservazioni non riferite alla specifica incidenza di una decisione di accoglimento sui rispettivi procedimenti, atteso che all'interno di essi appare escluso che la domanda possa essere estesa, pur dopo una dichiarazione d'incostituzionalità, ad altri soggetti; che, in più, il Giudice di pace di Vizzini, a chiusura delle proprie considerazioni, dichiara che «si pone pertanto il problema di comprendere se il danneggiato abbia agito correttamente, ovverosia se fosse tenuto a citare anche l'assicuratore del responsabile civile o se, al contrario, fosse tenuto a citare unicamente la propria compagnia assicurativa. In ogni caso, si pone il problema di comprendere se il responsabile civile possa chiedere di chiamare in causa (anche iussu iudicis) il proprio assicuratore, nell'ottica di un giudizio a contraddittorio integro», così ponendo un problema interpretativo manifestamente inammissibile (ordinanze nn. 422 e 208 del 2008; 98 e 86 del 2006) ;