[pronunce]

- Il Presidente del Consiglio dei ministri è intervenuto in giudizio, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile, in quanto meramente interpretativa e proposta in riferimento ad una normativa liberamente apprezzabile dal legislatore nella sua discrezionalità. L'Avvocatura, premessa la distinzione tra i diversi istituti della ricongiunzione dei servizi prestati presso differenti soggetti pubblici (art. 12 del d.P.R. n. 1092 del 1973) e della ricongiunzione dei periodi assicurativi (art. 2 della legge n. 29 del 1979), sostiene, poi, che la questione sarebbe infondata, in quanto il dipendente potrebbe utilmente avvalersi della ricongiunzione ex lege n. 29 del 1979 e sarebbe, a tal fine, tenuto non ad un duplice esborso economico, ma a versare, in due momenti, un contributo pari alla riserva matematica (calcolata in riferimento al nuovo impiego pubblico), dalla quale sarebbe scomputato l'ammontare dei contributi già versati per il primo riscatto.1. - La Corte dei conti - sezione giurisdizionale d'appello per la Regione Siciliana ha sollevato, in relazione all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), nella parte in cui non prevede, a favore dei dipendenti statali, ove sussistano i requisiti prescritti dall'art. 13 dello stesso decreto, il computo presso la gestione previdenziale statale del periodo di tempo corrispondente alla durata legale degli studi universitari, già riscattato presso la gestione previdenziale dei dipendenti delle assemblee legislative, degli enti locali territoriali, degli enti parastatali e degli enti e istituti di diritto pubblico sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato. 2. - Il remittente lamenta che il riscatto, già effettuato presso l'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti per i lavoratori dipendenti, gestita dall'INPS, non produce i suoi effetti anche presso la gestione speciale dello Stato, nella quale il riscattante sia successivamente transitato. In particolare il giudice a quo ritiene che la disposizione denunciata contrasti con l'art. 3 della Costituzione, giacché introduce una differente regolamentazione dei periodi di servizio prestati e dei periodi di studi universitari che l'ordinamento riterrebbe meritevoli di analoga considerazione ai fini pensionistici. Inoltre la disposizione in esame comporterebbe una irragionevole discriminazione tra coloro che siano ammessi a riscattare per la prima volta nell'ordinamento pensionistico statale un determinato periodo di studi universitari, ai sensi dell'art. 13 del d.P.R. n. 1092 del 1973, e coloro che invece, pur avendo riscattato tale periodo nella gestione previdenziale di provenienza, siano costretti, per poterlo fare valere ai fini della pensione statale, o a richiedere un nuovo riscatto, ovvero a ricongiungere il corrispondente periodo assicurativo, ai sensi della legge 7 febbraio 1979, n. 29 (Ricongiunzione dei periodi assicurativi dei lavoratori a fini previdenziali), sobbarcandosi un duplice esborso economico. Infine, l'attuale assetto normativo realizzerebbe una irrazionale ed ingiustificata regolamentazione della materia, perché, mentre sarebbe possibile, ai sensi dell'art. 124, comma quinto, del d.P.R. n. 1092 del 1973, nel testo risultante dalla sentenza n. 113 del 2001 di questa Corte, il trasferimento senza oneri a carico del dipendente del periodo di studi universitari, che sia stato oggetto di riscatto ai sensi dell'art. 13 del d.P.R. n. 1092 del 1973, dallo Stato alla assicurazione generale obbligatoria, non sarebbe invece possibile il contrario. 3. - Va preliminarmente respinta l'eccezione dell'Avvocatura generale dello Stato per la quale la questione sarebbe inammissibile, in quanto meramente interpretativa. In realtà il remittente non pone una questione interpretativa, ma censura, per contrasto con l'art. 3 della Costituzione, l'unica interpretazione che ritiene possibile della norma. Va parimenti respinta l'ulteriore eccezione dell'Avvocatura per la quale la questione sarebbe inammissibile, in quanto proposta in riferimento ad una normativa liberamente apprezzabile dal legislatore nella sua discrezionalità. Invero il carattere discrezionale della materia regolata assume rilevanza non ai fini dell'ammissibilità della questione, bensì ai fini della valutazione della fondatezza della stessa. 4. - Nel merito la questione non è fondata. Occorre premettere che il sistema previdenziale italiano, caratterizzato da una struttura pluralistica e frammentata dell'ordinamento pensionistico, con presenza, accanto alla assicurazione generale obbligatoria gestita dall'INPS, di più gestioni previdenziali, ha prescelto come regola generale, per la conservazione ed il completamento dei periodi assicurativi posti in essere presso gestioni diverse, sia per i lavoratori dipendenti, che per i liberi professionisti, quella della ricongiunzione (legge n. 29 del 1979 e legge 5 marzo 1990, n. 45, recante “Norme per la ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti”), secondo la quale, a domanda dell'interessato, si realizza la concentrazione di tutte le contribuzioni versate presso le varie gestioni in un'unica gestione, con la liquidazione di una pensione unica in base alle norme della gestione medesima e con l'utilizzazione di tutti i periodi trasferiti per il valore che essi avevano acquisito presso la gestione originaria. Nell'ambito della ricongiunzione per i lavoratori dipendenti (legge n. 29 del 1979), si deve distinguere l'ipotesi dell'accentramento delle posizioni previdenziali da una o più gestioni speciali nell'assicurazione generale obbligatoria gestita dall'INPS (art. 1 della legge n. 29 del 1979), da quella dell'accentramento di una o più gestioni ordinaria o speciali in una gestione speciale (art. 2 della legge n. 29 del 1979). Nel primo caso, la ricongiunzione presso l'assicurazione generale obbligatoria è gratuita per il dipendente, essendo unicamente previsto che, a tal fine, le gestioni interessate trasferiscano a quella accentrante i contributi versati, maggiorati dell'interesse annuo del 4,5 per cento. Nel secondo caso, invece, il trasferimento della posizione assicurativa dalla gestione ordinaria o da altre gestioni speciali presso una determinata gestione speciale è oneroso per il richiedente.