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Fare politica estera, nella mia modestissima esperienza, significa anche sapersi porre sullo scenario internazionale sempre e comunque nella maniera più adeguata. Non a caso il Ministero degli affari esteri è - a mio modestissimo giudizio - uno dei Ministeri che prepara i fascicoli e i dossier in maniera estremamente rigorosa e adeguata, per consentire alle nostre delegazioni, ai nostri rappresentanti e ai nostri Ministri di potersi muovere agevolmente nell'ambito di uno scenario estremamente complesso, tecnico e difficile da gestire. Dico questo perché, in realtà, molto spesso - lo abbiamo notato in passato - il nostro atteggiamento in politica estera è stato estremamente contraddittorio e soprattutto - per quello che mi riguarda - non è stato coerente con la funzione di Governo della settima potenza del mondo che fa parte saldamente di un'Alleanza atlantica. Aggiungo anche un altro elemento, sempre di metodo. Sono intervenuto in discussione generale e sono seguite delle dichiarazioni di voto da parte dei Gruppi - ne seguiranno altre e sarà interessante sentirle - ma qui c'è un grande assente, e lo dico a lei, signor Presidente, rivolgendomi però indirettamente a tutti i miei colleghi, anche a quelli che sono intervenuti, ossia i senatori Casini, Malan e Urso. Ripeto che qui c'è un grande assente: quello odierno era l'unico momento che avevamo a disposizione in Senato per poter discutere della via della seta - questo atto riguarda infatti la via della seta - e il grande assente è il Governo italiano, il quale non soltanto non si è presentato con il Ministro che ha firmato quegli accordi e che poteva in questa sede raccontarci in che stato si trova la via della seta, ma i suoi rappresentanti presenti in Aula questa mattina non ci hanno degnato neanche di un minimo di replica e non ci hanno detto se la via della seta è morta, è moribonda, sta benino o si sta riprendendo. Potevano spiegarci qualcosa, ma così non è stato. Secondo me, questo è un grande segno di superficialità e di atteggiamento scostante nei confronti di un argomento fondamentale come quello della politica estera. Tra l'altro, stiamo scoprendo in queste ore - lo stiamo facendo, ad esempio, nel corso di un affare assegnato - come il tanto decantato multilateralismo sia al suo tramonto. Quello che infatti stiamo notando nel corso delle audizioni che stiamo svolgendo in Commissione esteri è che ci sono delle contrapposizioni fortissime tra schieramenti che vanno contro tutto quello per cui si è lavorato, ossia il famoso multilateralismo. Stiamo assistendo a delle contrapposizioni fortissime (Israele-Palestina, mondo arabo-mondo occidentale), e questo sta emergendo in tutte le sue contraddizioni proprio nella nostra Commissione. La prima domanda che pertanto dobbiamo porci è per quale motivo il Governo viene in quest'Aula e non ci dice niente su un Accordo così importante e fondamentale per il nostro futuro. Ritengo che questo sia un atteggiamento estremamente grave. Veniamo ora alla dichiarazione di voto specifica sull'Accordo. È stato detto che quello in esame è un Accordo commerciale e sostanzialmente fiscale, e il Gruppo Lega-Salvini Premier è ovviamente a favore di tutte le aziende che stanno operando in tutti i territori internazionali, e quindi anche in quello cinese, che per noi - è evidente - è un grande mercato. Ma accanto a questo ci sono tutti i ragionamenti fatti finora. Questo Accordo andava inquadrato per ciò che è, ovvero un grande scenario, una grande proposta che - contrariamente a quanto affermato - non è stata ben gestita a livello di politica estera durante gli accordi del 23 marzo 2019, per il forte sbilanciamento non affrontato in maniera opportuna a livello politico dall'allora nostro Ministro degli affari esteri e del suo entourage , ma io mi sento di denunciare in politica estera e, che, ovviamente, una ben nota ragion di Stato ha più volte riportato nei giusti binari. Siamo favorevoli alla semplificazione e alla possibilità per le nostre aziende, i nostri imprenditori e i cittadini che lavorano all'estero di trarne beneficio in qualsiasi scenario. E, quindi, saremmo ovviamente favorevoli a questo Accordo, come lo siamo stati e lo saremmo in uno scenario normale. Abbiamo però capito che lo scenario non è normale e siamo quindi contrari alla superficialità con cui si affronta una materia estremamente delicata come la politica estera. Per queste ragioni, dichiaro il voto di astensione del Gruppo Lega-Salvini Premier . ( Applausi ). GALLICCHIO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, l'Accordo di cui stiamo parlando - come sappiamo - ha l'obiettivo di disciplinare gli aspetti di fiscalità diretta concernenti le relazioni economiche e finanziarie tra l'Italia e il grande partner commerciale, la Cina. Mira, in particolare, a eliminare i fenomeni di doppia imposizione sui redditi, nonché a rendere equilibrata la ripartizione della materia imponibile tra i due Paesi. Esso attualizza e adegua i suddetti aspetti ai più recenti standard internazionali rispetto al precedente Accordo del 1986 e include i requisiti obbligatori derivanti dalle raccomandazioni del progetto OCSE-G20 in materia di contrasto ai fenomeni di elusione e spostamento artificioso delle basi imponibili. Accoglie, inoltre, le disposizioni contenute nel modello ONU, che andranno, pertanto, a integrare il precedente quadro giuridico di riferimento nei vari e vasti settori della fiscalità perché di questo stiamo parlando. È inutile andare ad aprire altri scenari che poco hanno a che fare con questo argomento ben tecnico. Finalmente detta criteri dirimenti, chiari, precisi ed equilibrati. Questo è un grande vantaggio per chi ha letto l'Accordo in esame. In estrema sintesi, voglio sottolineare - a differenza di quanto è stato detto in discussione generale da alcuni - che questo quadro complessivo di aggiornamento della normativa fiscale permetterà importanti risultati. In primo luogo, le imprese italiane potranno operare in Cina in condizioni migliori e in posizione concorrenziale rispetto alle imprese degli altri Stati europei che hanno concluso un accordo fiscale con la Cina. Grazie a questo Accordo, inoltre, ci sarà maggiore certezza per gli investitori cinesi in Italia, ma soprattutto maggiore certezza per gli investitori italiani in Cina. Un altro importante obiettivo da non sottovalutare è che con tale Accordo si tutelano, altresì, gli interessi generali rientranti nella competenza dell'amministrazione finanziaria italiana. Questi sono gli obiettivi e i vantaggi che il nostro Paese può raggiungere con l'Accordo in esame e quindi, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, dichiaro il voto favorevole al presente Accordo fiscale tra Italia e Cina. ( Applausi ). PRESIDENTE . Ricordo che i senatori Garavini e Alfieri hanno già dichiarato il proprio voto favorevole. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1704 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Roma il 25 novembre 2009 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE .