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Essa richiama infatti alla mente i « moduli deposito » già in uso nel processo amministrativo telematico ove, appunto, le informazioni da trasferire nei registri del processo, diversamente che nel processo civile telematico, sono contenute in un documento in formato PDF nel quale è « incorporato » una sorta di documento XML (per l'esattezza XFA, che sta per XML Forms Architecture). La pedissequa esecuzione della delega in parte qua avrebbe significato l'abiura del collaudato standard XML che da anni costituisce l'ossatura del processo civile telematico e che vede, come noto, ciascun atto e provvedimento accompagnarsi ad un documento (il datiatto.xml) che contiene, appunto, le informazioni strutturate destinate ad essere inserite nei registri di cancelleria. Evidentemente consapevole di ciò, il legislatore delegato ha tradotto la previsione di cui sopra nell'articolo 46, quarto comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, ove si legge che « I l Ministro della giustizia, sentiti il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio nazionale forense, definisce con decreto gli schemi informatici degli atti giudiziari con la strutturazione dei campi necessari per l'inserimento delle informazioni nei registri del processo ». E, però, con tale disposizione, il decreto legislativo è andato forse ben oltre le intenzioni. Posto infatti che gli schemi-atto (vale a dire, le specifiche tecniche relative al processo civile telematico) sono regolate da provvedimenti del direttore generale dei servizi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, ai sensi dell'articolo 34 del regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia n. 44 del 2011, sentiti il parere dell'AgID e, limitatamente ai profili inerenti alla protezione dei dati personali, il Garante per la protezione dei dati personali; e posto altresì che « schemi informatici degli atti giudiziari con la strutturazione dei campi necessari per l'inserimento delle informazioni nei registri del processo » non possono essere altro che gli schemi xsd rilasciati dalla Direzione generale dei servizi informativi automatizzati, costituenti una sorta di « modello » per la creazione dei documenti contenenti le informazioni strutturate di cui all'articolo 11 del citato decreto ministeriale n. 44 del 2011, se ne ricava che la norma in questione aggiunge al parere dell'AgID ed a quello (eventuale) del Garante Privacy anche quelli del Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio nazionale forense, con ciò contraddicendo anche il dettato dell'articolo 4 del decreto-legge n. 193 del 2009, da cui ha preso vita e prende tuttora vita il processo civile telematico. La proposta di modifica riconduce la portata della norma alla sua funzione, vale a dire quella di assicurare, attraverso i modelli in parola, l'osservanza del principio di sinteticità e chiarezza degli atti processuali. Con l'articolo 2, comma 1, lettera c) , si riporta a sistema l'articolo 123 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, probabilmente sfuggito al legislatore delegato nell'ambito dell'attuazione della legge delega n. 206 del 2021. Sia l'articolo 137 del codice di procedura civile, che la legge n. 53 del 1994 considerano infatti l'avvocato soggetto abilitato alle notifiche nell'ambito del processo civile. Con l'articolo 2, comma 1, lettera d) , infine, si mira a rendere operativo a tutti gli effetti il principio di non discriminazione dei documenti, sancito dall'articolo 46 del regolamento eIDAS (regolamento (UE) n. 910/2014). Tale modifica va infatti vista nell'ottica di una digitalizzazione più completa del processo civile. Si ricorda che, ai sensi dell'articolo 2, comma 6, del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005, vige il principio di specialità delle norme sui processi telematici rispetto a quelle generali dettate dal medesimo codice dell'amministrazione digitale. Ora, in virtù di tale principio, il legislatore « tecnico » ha dettato, ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge n. 193 del 2009, le regole tecniche per il processo civile telematico che sono quelle previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia n. 44 del 2011. Ivi, all'articolo 34, è previsto il potere, in capo al direttore generale dei servizi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, di dettare le « specifiche tecniche » per il processo civile e penale telematico. Nell'ambito di queste ultime, sono previste forti limitazioni circa i formati dei documenti informatici depositabili nei fascicoli del processo civile telematico, il che crea un forte iato rispetto alla normativa dell'Unione europea, e segnatamente rispetto all'articolo 46 del regolamento eIDAS, secondo il quale a nessun documento informatico può essere negata efficacia giuridica o valore di prova per il solo fatto della sua immaterialità. Tra i documenti informatici che tecnicamente non sono suscettibili di deposito vi sono, in particolare, i documenti audio e video: negare a tali categorie di documenti il valore di prova costituisce un controsenso che la modifica normativa qui proposta mira ad eliminare. Oltre ai documenti audio e video, la norma fa riferimento a tutti i formati previsti dalle Linee guida dettate dall'AgID ai sensi dell'articolo 71 del citato codice dell'amministrazione digitale, nella prospettiva di un'armonizzazione delle regole tecniche valide per il processo civile telematico e di quelle valide ai sensi della normativa generale.. Art. 1. (Modifiche al codice di procedura civile) 1. Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni: a) l'articolo 169 è abrogato; b) all'articolo 288: 1) il secondo comma è sostituito dal seguente: « Negli altri casi, la parte richiedente deposita l'istanza di correzione, che è notificata a cura della cancelleria alle altre parti costituite. Le altre parti possono opporsi alla correzione mediante memoria motivata da depositare nei cinque giorni successivi alla notifica. Alla scadenza di detto termine, il giudice provvede con ordinanza che è inserita nel fascicolo informatico »; 2) al terzo comma, le parole: « il ricorso e il decreto debbono essere notificati alle altre parti personalmente » sono sostituite dalle seguenti: « il ricorso è notificato alle altre parti personalmente e successivamente depositato con la prova dell'avvenuta notificazione »; c) all'articolo 320, quarto comma, sono premesse le seguenti parole: « Nel caso previsto dall'articolo 316, secondo comma »; d) all'articolo 371, quarto comma, le parole: « a norma dell'articolo precedente » sono sostituite dalle seguenti: « da depositare nel termine di quaranta giorni decorrente dalla data di deposito del controricorso contenente il ricorso incidentale ». Art. 2. (Modifiche alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie) 1. Alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 46, quarto comma, il primo periodo è sostituito dal seguente: