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Ringraziamo il Governo e le altre forze politiche per aver compreso l'importanza della questione e aver convenuto nella realizzazione di un documento finale unitario: un ordine del giorno che recepisce gran parte delle nostre indicazioni, tutte quelle sostanziali, e che pone al primo punto il settore siderurgico come un asset strategico del Paese a cui l'Italia non può rinunciare. Lo ringraziamo quindi nel merito, perché stiamo parlando di una cosa fondamentale per l'economia italiana, ma lo ringraziamo anche nel metodo, che è quello che noi vogliamo attuare in questa fase della legislatura, come ha detto sin dall'inizio Giorgia Meloni nel motivare la nostra posizione rispetto al Governo, quella di un'opposizione patriottica e quindi costruttiva e collaborativa, tanto più quando si tratta di argomenti e di decisioni che vanno prese oggi per non pregiudicare il futuro del Paese, anzi per costruirlo insieme. Poi, quando noi saremo al Governo, ci ritroveremo in una condizione migliore, se abbiamo collaborato insieme in Parlamento a indicare le vie giuste su cui il Paese si deve indirizzare. Nel merito si tratta quindi di un argomento strategico su cui lo Stato - l'abbiamo detto - deve intervenire non come Stato interventista, ma come Stato stratega nel delineare quale sia il fabbisogno dell'acciaio in Italia, per sostenere la propria industria e nel delineare quali devono essere gli attori. Tutti siamo infatti consapevoli che gli stabilimenti di Terni, Piombino e Taranto, oggi in mano ad aziende straniere, nei prossimi mesi o nei prossimi anni vedranno altri attori, perché siamo consapevoli che costoro stanno uscendo da tali aziende per motivi diversi: TyssenKrupp per una strategia internazionale abbandona l'acciaio; Piombino perché di fatto non vediamo un impegno reale, come era stato assicurato dall'azienda indiana che aveva acquisito lo stabilimento; l'Ilva perché voi che avete governato in questi anni siete più consapevoli di noi di quali fossero i reali intendimenti del soggetto che è intervenuto e di come si possa operare. Però oggi si può fare qualcosa, anzi si può fare molto, anzi si può fare tutto, oggi più che mai, utilizzando proprio le risorse del recovery fund , e non solo quelle. Sulla siderurgia è stata costruita l'industria italiana: nessuno può dimenticare che la siderurgia è il fondamento dell'industria automobilistica e manifatturiera italiana, che è la principale voce delle nostre esportazioni proprio perché ha potuto usufruire in questi anni di un prezzo competitivo e di un acciaio prodotto che è migliore di quello prodotto in altri stabilimenti europei. Lo sanno tutti, a cominciare dai militari europei che operano all'estero e che, quando si ritrovano in un mezzo protetto dall'acciaio italiano (Applausi) , sanno bene che quell'acciaio protegge meglio di quello prodotto in Francia. Ecco perché noi sappiamo quanto fondamentale sia e oggi delineiamo una strategia che prevede un piano per la siderurgia, una logica unitaria (non lo spezzettamento tra i tre tavoli di Piombino, dell'Ilva e di Terni, ma una logica complessiva), e nel contempo la riproposizione del golden power , che era stato inserito con un emendamento nostro e credo della Lega alla Camera nel decreto-legge liquidità dell'aprile scorso, ma che è scaduto il 31 dicembre dello scorso anno. Ringrazio il ministro Giorgetti per la postura che ha adottato in questo campo, e il sottosegretario Gilberto Pichetto Fratin, che ha fortemente voluto che la discussione si concludesse con un documento unitario, ben consapevole che su questo il Parlamento non si deve dividere. Noi per primi non intendiamo dividere le altre forze politiche, nemmeno quelle della maggioranza: il nostro intendimento era unire, non dividere; era costruire, non ostruire; era risolvere, non denunciare. Tutti possono ostruire, dividere e denunciare, ma ora si tratta invece di costruire, di unire e di risolvere; lo dobbiamo ai tanti lavoratori e anche a coloro che hanno pagato in termini sanitari, talvolta con la vita, l'inquinamento della siderurgia di Taranto. Noi dobbiamo risolvere il problema e non meramente denunciarlo, né tantomeno dobbiamo lasciare che sia la magistratura a dettare le regole della politica industriale e ambientale in questo Paese. È la politica e il Parlamento che lo debbono fare, e in questo la magistratura non può, a nostro avviso, svolgere un ruolo di supplenza del Parlamento; ovviamente deve indagare e colpire in maniera chiara i colpevoli. Per questo l'estensione del golden power è importante: in un momento in cui probabilmente i soggetti stranieri intendono uscire dal Paese, dobbiamo indirizzare chi ne prenderà il posto per costruire una siderurgia che si regga sulla strategia dello Stato, anche sull'intervento pubblico - che sia Invitalia o Cassa depositi e prestiti - che può essere importante per il momento di supplenza per condizionare poi le scelte e indirizzarle verso l'interesse nazionale nel settore. Ma cito anche i privati italiani, perché abbiamo un'industria siderurgica e un management di prim'ordine in Italia, che va coinvolto nella logica di un piano nazionale e nella gestione industriale di queste aziende: si può fare se insieme costruiamo una politica nazionale che sia di esempio anche su altri settori. In queste ore alla Camera si sta discutendo di Borsa italiana. Anche in questo caso, essendo un settore fondamentale, Giorgia Meloni ha voluto che ci fosse un dibattito aperto in Parlamento, con delle convergenze tra maggioranza e opposizione, nell'interesse supremo del Paese, su decisioni che - prese oggi - possono pregiudicare o salvare e costruire l'interesse nazionale dei prossimi anni. Su questa linea proseguiremo anche sulle altre questioni fondamentali, con la consapevolezza che in questo scorcio finale di legislatura dobbiamo proporre e costruire un rapporto corretto con la maggioranza e con il Governo, nella convinzione che in questo campo è sempre più necessario condividere le scelte. Talvolta critico, come sapete, la posizione della Francia su alcune questioni, ma ammiro quel Paese perché quando fa una scelta condivisa tra maggioranza e opposizione, la mantiene nell'arco degli anni e dei decenni, perché non si può cambiare una politica sulla siderurgia, sull'acciaio o sulla finanza allo stormir dei Governi. Queste sono scelte nazionali che tutelano e rafforzano l'interesse nazionale e per questo devono essere condivise nel Parlamento. Oggi siamo l'unica forza di opposizione ed anche in questo vogliamo segnare la discontinuità con il passato. (Applausi) . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, desidero ringraziare il sottosegretario Pichetto Fratin e tutti i Capigruppo della 10 a Commissione, che hanno contribuito a costruire l'ordine del giorno unitario, che credo scaturisca essenzialmente dalla consapevolezza che abbiamo tutti della particolarità di questo momento, che ci costringe a guardare con occhi nuovi le situazioni che viviamo nel nostro Paese e in tutto il mondo. Il Covid ci ha fatto dire spesso che niente sarà come prima, ma questo dipende essenzialmente dalla nostra capacità di guardare in modo diverso alla realtà, di proiettarla nel futuro in un modo più consapevole rispetto a tanti temi che oggi abbiamo scoperto essere essenziali, come la sostenibilità ambientale. L'Europa si è data, con grande coraggio, degli obiettivi ambiziosi di cambiamento;