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Si precisa inoltre che, nell'ambito delle competenze che passano dal Ministero dello sviluppo economico al MITE, rientrano quelle inerenti all'attività delle società operanti nel settore di riferimento, l'esercizio dei diritti di azionista nei confronti del Gestore servizi energetici (GSE Spa), l'approvazione della disciplina del mercato elettrico e del mercato del gas naturale e dei criteri per l'incentivazione dell'energia elettrica da fonte rinnovabile, così come l'esercizio di ogni altra competenza già a qualunque titolo esercitata dal Ministero dello sviluppo economico in materia di concorrenza e regolazione dei servizi di pubblica utilità nei settori energetici, nonché in materia di tutela degli utenti consumatori in coordinamento con il MISE. Inoltre, sono novellati gli articoli 174- bis e 828 del codice dell'ordinamento militare al fine di modificare l'attuale denominazione del Comando carabinieri per la tutela ambientale in Comando carabinieri per la tutela ambientale e la transizione ecologica. Con una novella alla legge n. 124 del 2007, il Ministero della transizione ecologica è aggiunto ai componenti di diritto del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. L'articolo 3 disciplina il trasferimento al Ministero della transizione ecologica della Direzione generale per l'approvvigionamento, l'efficienza e la competitività energetica e della Direzione generale per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari del Ministero dello sviluppo economico, incluse le risorse umane, strumentali e finanziarie, individuando altresì la dotazione organica del personale dirigenziale del Ministero della transizione ecologica. Con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sono individuate puntualmente le risorse umane e strumentali da trasferire dal Ministero dello sviluppo economico al nuovo Ministero della transizione ecologica. L'articolo 4, con una novella al codice dell'ambiente, istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione. È presieduto dal Presidente del Consiglio, e in sua vece dal Ministro, e approva il piano per la transizione ecologica, al fine di coordinare le politiche in materia di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, mobilità sostenibile, contrasto del dissesto idrogeologico e del consumo del suolo, risorse idriche, qualità dell'aria ed economia circolare. Ogni anno, entro il 31 maggio, viene trasferita alle Camere una relazione annuale sullo stato di attuazione del piano. L'articolo 5 modifica la denominazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sostituendola con quella di Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. L'articolo 6 cambia l'attuale denominazione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo in Ministero della cultura e sopprime le attribuzioni da esso svolte in materia di turismo e a tal fine novella il decreto legislativo n. 300 del 1999. Dispone inoltre l'istituzione del Ministero del turismo e ne disciplina le relative attribuzioni, introducendo nel citato decreto legislativo 300 del 1999 gli articoli 54- bis e 54- quater. A tal fine l'articolo 7 reca disposizioni transitorie inerenti il trasferimento al nuovo Ministero del turismo delle risorse umane, strumentali e finanziarie destinate all'esercizio delle funzioni allo stato riconosciute. L'articolo 8 reca una serie di disposizioni concernenti le attribuzioni del Presidente del Consiglio in materia di innovazione tecnologica e transizione digitale, l'istituzione di un Comitato interministeriale per la transizione digitale, un contingente aggiuntivo di personale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per l'innovazione e la digitalizzazione, anche al fine di operare quale segreteria tecnico-amministrativa del neo istituito Comitato interministeriale. Il gruppo di supporto digitale alla Presidenza del Consiglio dei ministri, istituito in via temporanea dal decreto-legge n. 76 del 2020 per l'attuazione delle misure di contrasto all'emergenza Covid, viene reso permanente con il compito di garantire al Ministro per l'innovazione tecnologica le professionalità richieste per l'esercizio dei compiti attribuitigli dal decreto-legge, nonché di coordinare e monitorare l'attuazione dei progetti in materia di transizione digitale, da prevedersi in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'articolo 9 pone in capo alla Presidenza del Consiglio, ovvero al Ministro delegato per la famiglia, le funzioni di competenza statale in materia di Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza. Conseguentemente, le risorse del fondo vengono trasferite dallo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali al bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 11,10) ( Segue GRIMANI, relatore ). L'articolo 10 stabilisce che, entro il 30 giugno, i regolamenti del 2021 di riorganizzazione dei Ministeri dello sviluppo economico, della transizione ecologica, della cultura, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del turismo, nonché del lavoro e delle politiche sociali, siano adottati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, in deroga al procedimento ordinario stabilito dalla legge n. 400 del 1988, all'articolo 17, che prevede che i regolamenti governativi siano emanati con decreto del Presidente della Repubblica. Infine, gli articoli 11 e 12 disciplinano gli aspetti riguardanti la copertura finanziaria e l'entrata in vigore del provvedimento. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo lo spettacolo offerto questa mattina dalla maggioranza, come esponente di Fratelli d'Italia sono ancora più fermo nelle convinzioni che il partito ha espresso in lungo e in largo. Sulla genesi e sull'operato di questo Governo ci siamo soffermati più volte, evidenziandone le contraddizioni, l'inadeguatezza e le storture. Questo provvedimento sul riordino dei Ministeri ne è, oserei dire, una rappresentazione plastica, la sintesi perfetta delle carenze che ho esposto in premessa. È un provvedimento che, lungi dall'essere propedeutico al raggiungimento di una maggiore efficienza amministrativa, rappresenta lo strumento, realizzato con grande capacità di equilibrismo politico, per raggiungere i desiderata e le esigenze dei partiti che fanno parte di questa maggioranza. Ne sono la testimonianza concreta le sorprendenti e fantasiose formule lessicali utilizzate nelle nove denominazioni dei Dicasteri. Interessante da questo punto di vista è ascoltare l'intervento dell'onorevole Sgarbi, che alla Camera si è soffermato molto sulle denominazioni utilizzate, tanto innovative quanto vuote di concretezza, ma altrettanto strumentali - come dicevo - per accontentare le esigenze di retorica e di posizionamento dei partiti che compongono questa eterogenea maggioranza. In tutto questo contesto spicca un'assenza clamorosa: