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Con tale modifica, si amplia l'oggetto del decreto che, al fine di superare il digital divide , definisce non solo le modalità di consegna ma anche quelle di messa a disposizione dei documenti per i soggetti che non abbiano accesso al domicilio digitale, in tal modo coordinando la norma anche con quanto previsto dalla disposizione di cui all'articolo 26 del presente decreto, in materia di piattaforma per la notificazione digitale degli atti della pubblica amministrazione. Nel successivo numero 5) della lettera a) viene introdotta una modifica al comma 4- bis del suddetto articolo 3- bis , estendendone l'ambito di applicazione anche alle ipotesi in cui il domicilio digitale non sia attivo o non stia funzionando o non risulti raggiungibile e prevedendo la possibilità che i documenti vengano comunque messi a disposizione del destinatario ovvero consegnati. Con tale modifica, si garantisce una ulteriore tutela agli utenti, consentendo di consegnare ai destinatari che non hanno accesso al domicilio digitale, per la sua assenza o per il suo mancato funzionamento, i documenti sottoscritti con firma autografa sostituita a mezzo stampa predisposta secondo le disposizioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 12 dicembre 1993, n. 39, ovvero un avviso che contenga le indicazioni delle modalità con le quali i documenti sono resi disponibili. La modifica introdotta al numero 6) consente, solo nelle more dell'adozione delle Linee guida previste all'articolo 3- bis , comma 1- ter , e della realizzazione dell'indice di cui all'articolo 6- quater del CAD, di eleggere domicilio speciale diverso da quello contenuto nell'elenco. Con le modifiche introdotte alla lettera b) , si chiarisce che, nell'Indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti di cui all'articolo 6- bis del CAD, siano indicati anche i domicili digitali dei professionisti iscritti in registri o elenchi detenuti dalle pubbliche amministrazioni e istituti con legge dello Stato. In particolare, nel predetto elenco saranno riportati, ad esempio, gli indirizzi dei professionisti di cui al regolamento adottato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 5 agosto 2019, n. 106, abilitati alla difesa dinanzi alle Commissioni tributarie, i quali non potendo indicare il proprio indirizzo PEC nell'INI-PEC, non essendo iscritti in albi o elenchi tenuti da ordini o collegi professionali, allo stato possono ricevere dalla pubblica amministrazione atti di rilevanza giuridica solo attraverso l'elezione di domicilio digitale nell'elenco delle persone fisiche. Si è conseguentemente chiarito che anche il professionista iscritto in albi, registri o elenchi tenuti da una p.a. e istituiti da una legge dello Stato possano eleggere un domicilio digitale professionale nell'elenco INI-PEC. Alla lettera c) , la modifica del comma 3 dell'articolo 6- quater del CAD è volta ad evitare che, con il funzionamento a regime dell'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), sia cessato l'INAD. In tal modo si preservano anche i domicili digitali degli enti di diritto privato e dei professionisti non tenuti all'iscrizione in albi professionali o nel registro delle imprese. Con la lettera d) si modifica il comma 3 dell'articolo 6- quinquies del CAD, introdotto dall'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 13 dicembre 2017, n. 217, per contrastare il fenomeno dell'invio di comunicazioni indesiderate, diverse da quelle aventi valore legale ovvero estranee alla finalità di erogazione di servizi pubblici. In fase applicativa è emersa infatti l'opportunità di un chiarimento al fine di assicurare una più chiara tutela ai titolari dei domicili digitali. Pertanto, la modifica proposta precisa che il divieto dell'uso del domicilio digitale senza il preventivo consenso del destinatario si riferisce non solo ai soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, del CAD, ma a qualunque mittente. Si chiarisce altresì che il divieto attiene appunto all'invio, senza il consenso dei destinatari, di comunicazioni commerciali di carattere promozionale e di materiale pubblicitario estraneo alle finalità istituzionali del mittente. Le conseguenze sanzionatorie per il caso di violazione del divieto dell'uso del domicilio digitale senza consenso sono disciplinate dal decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, nonché dal regolamento generale dell'Unione europea sulla protezione dei dati 2016/679. Con le modifiche di cui alla lettera e), in un'ottica di rafforzamento dell'utilizzo delle tecnologie digitali per l'accesso ai servizi delle pubbliche amministrazioni, si semplifica e si rafforza lo strumento dell'identità digitale per favorire l'accesso dei cittadini ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni. In particolare, si prevede una misura di semplificazione per il cittadino, le imprese e le pubbliche amministrazioni, intervenendo sull'articolo 64 del CAD per chiarire e precisare che l'accesso ai servizi in rete avviene parimenti tramite il sistema pubblico per l'identità digitale (SPID) e la Carta d'identità elettronica (CIE) e disponendo che i soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, lettera a) , del CAD, a decorrere dal 28 febbraio 2021, utilizzino esclusivamente i suddetti strumenti di identificazione digitale per l'accesso dei cittadini ai propri servizi on line ; con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sarà stabilita la data a decorrere dalla quale tale accesso esclusivo sarà consentito alle imprese, non appena sarà maggiormente diffuso lo SPID cosiddetto professional , di cui alle recenti linee guida dell'AgID pubblicate a novembre del 2019 (si veda la novella al comma 3- bis ). L'intervento normativo è volto a semplificare e rafforzare l'accesso ai servizi in rete tramite le identità digitali, senza modificare in alcun modo e, anzi, rafforzando le modalità di gestione e di utilizzo dell'identità digitale nell'attuale impianto del CAD. Resta fermo, quindi, che l'accesso ai servizi in rete è sempre consentito con SPID e con CIE, oltre che con la Carta nazionale dei servizi (CNS). Con l'introduzione del comma 2- undecies , si precisa, inoltre, che i gestori dell'identità digitale, a seguito dell'accoglimento della richiesta di accreditamento, vengono iscritti in un apposito elenco pubblico, tenuto dall'AgID, consultabile anche in via telematica. Tale elenco è peraltro già esistente presso l'AgID, non determinando pertanto nuovi oneri per la finanza pubblica. Con l'introduzione del comma 2 -duodecies , si prevede che, al pari di quanto previsto dall'articolo 35 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000 con riguardo alla equipollenza dei documenti di riconoscimento nei casi previsti dal testo unico, la verifica dell'identità digitale equivale all'esibizione e alla produzione del documento di identità in tutti i casi in cui questo onere burocratico sia previsto e richiesto per l'accesso ai servizi o nelle transazioni elettroniche.