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(Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Forse non sono i giorni giusti per esibire la sue fede calcistica, senatore Berardi, comunque abbiamo apprezzato. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà GARAVINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la riforma costituzionale che ci apprestiamo a votare quest'oggi è un clamoroso colpo contro la democrazia. Un clamoroso colpo contro la democrazia. Qui non si tagliano le poltrone; qui si taglia la democrazia. Ciò vale in misura maggiore e in misura ancora più che proporzionale per uno spicchio di rappresentanza, quella degli eletti all'estero dai concittadini che vivono all'estero, perché lo si fa riducendo il numero degli eletti all'estero in misura molto più che proporzionale, nel rapporto tra eletti ed elettori, rispetto a quanto non avvenga a livello nazionale. Cito qualche numero, signor Presidente, per dare il senso dell'ingiustizia e per comprendere quella sproporzione che in realtà già oggi esiste, ma che, nel caso in cui la riforma andasse avanti, diverrebbe ancora più consistente. Non bisogna dimenticare che noi facciamo riferimento alla legge n. 459 del 2001 e al relativo regolamento di attuazione. Tutte le proposte di legge presentate allora prevedevano l'istituzione non di 18 parlamentari, in rappresentanza dei cittadini che vivono all'estero, bensì addirittura di 30. Lei, signor Presidente, lo ricorderà bene, dal momento che l'allora parlamentare Tremaglia fu promotore di quella proposta di legge. All'epoca si pensava di istituire la presenza di 30 parlamentari, 20 deputati e 10 senatori; fu soltanto il compromesso politico che indusse a prevedere l'introduzione di soli 18 parlamentari, 12 deputati e 6 senatori. Ebbene, se guardiamo i numeri, alla luce di quella disparità che quindi già oggi esiste, vediamo che alla Camera, se a livello nazionale ad ogni eletto corrispondono 96.000 elettori, all'estero ne corrispondono 400.000. Se si andasse avanti con l'attuale riforma, si arriverebbe addirittura alla bellezza di 700.000 elettori che corrispondono a un deputato. Stessa cosa al Senato: già oggi la sproporzione è ancora maggiore rispetto ai numeri della Camera. In Italia si elegge un senatore ogni 192.000 elettori, mentre se un senatore è eletto all'estero necessitano 800.000 elettori; se la riforma andasse in porto servirebbero la bellezza di 1.400.000 elettori. Tra l'altro, stiamo parlando di quattro collegi dalle dimensioni gigantesche: se valesse il concetto a cui faceva riferimento il collega D'Alfonso poco fa, nel suo intervento, e venisse misurato attraverso le distanze che un cavallo dovrebbe percorrere per toccare tutti i suoi territori, si capirebbe ancora di più quanto questi dati siano davvero improponibili. Anche perché - mi preme sottolinearlo, Presidente - i dati riportano un elettorato che a livello nazionale in questi anni non ha conosciuto aumenti; anzi, c'è stata addirittura una lieve riduzione dell'elettorato a livello nazionale (-1,04 per cento) nell'arco di tempo che coincide con l'introduzione del voto per corrispondenza e quindi del diritto di voto passivo degli italiani all'estero. In contemporanea, il nostro elettorato all'estero è cresciuto in modo incredibile: abbiamo assistito negli ultimi tredici anni a un aumento degli iscritti all'AIRE, vale a dire di cittadini autorizzati ad esprimere il loro voto, della bellezza del 56 per cento, oltre il raddoppio degli aventi diritto. Rispetto a quella sproporzione che cercavo di chiarire, anche citando numeri, che già oggi esiste, se questa riforma andrà in porto si determinerà una ulteriore sproporzione, estremamente ingiustificata. Rispetto a questa ingiustizia, Presidente, le nostre comunità nel mondo si stanno mobilitando e sono estremamente preoccupate, perché questo non è diminuire il numero dei loro rappresentanti, è cassare il diritto degli italiani nel mondo di esprimere, attraverso la loro rappresentanza, la loro voce e le loro istanze: tra l'altro sono istanze che non ineriscono soltanto alle nostre comunità, ma ineriscono alla proiezione del sistema italiano nel mondo, proprio perché i nostri oltre 5 milioni di residenti all'estero sono la migliore espressione della proiezione del nostro Paese a livello internazionale. Presidente, le nostre comunità si stanno mobilitando in diversi modi: proprio in queste ore, si stanno tenendo presidi dei nostri concittadini preoccupati davanti alle sedi consolari, in concomitanza con i nostri lavori in Senato. Ci sono arrivate oggi pomeriggio le immagini di concittadini che stanno manifestando davanti all'agenzia consolare di Wolfsburg, mentre sono preannunciate iniziative analoghe di protesta davanti alle sedi consolari di Charleroi in Belgio o di Londra in Gran Bretagna. Decine e decine di concittadini hanno scritto - come mi riferiva il nostro Capogruppo, senatore Parrini - intasando di mail le caselle postali dei componenti della Commissione affari costituzionali, proprio per denunciare questa ingiustizia e attrarre l'attenzione del Parlamento, in particolare della maggioranza. Mi rivolgo, tramite lei Presidente, anche gli esponenti del Governo con l'auspicio che si tenga conto di queste istanze. Proprio quest'oggi una professoressa di biologia dell'università di Uppsala in Svezia è venuta personalmente, a nome di migliaia di intellettuali che nelle giornate scorse si sono mobilitati attraverso una petizione on line , promossa da un professore che insegna in Germania, che ha visto l'adesione da parte di autorevoli nostre personalità. Abbiamo rettori di università straniere, rettori di origine italiana in sud America; abbiamo chirurghi che hanno ottenuto riconoscimenti autorevoli in Svizzera; abbiamo giornalisti, gente di cultura. Quasi 4.000 sottoscrittori, intellettuali italiani all'estero, espressione delle nostre migliori eccellenze all'estero, si sono mobilitati. Queste persone sono venute personalmente oggi e, attraverso la persona della professoressa Parducci, hanno consegnato quasi 4.000 firme al Presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, hanno avanzato una richiesta a noi - e saluto con favore il fatto che anche colleghi di altre forze politiche abbiano voluto accompagnarci in una conferenza stampa - e hanno rivolto un appello al Governo e alla maggioranza a tornare sui loro passi, proprio perché una modifica che andasse nella direzione prospettata dall'attuale testo di riforma sarebbe una madornale ingiustizia nei confronti delle nostre comunità italiane all'estero.