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La scuola moderna che abbiamo in mente non dovrebbe rifuggire, come invece succede ora, in modo miope e anche un po' codardo, dai test di valutazione oggettiva dei risultati riconosciuti a livello internazionale (salvo poi deprimersi, quando non addirittura vergognarsi, delle insufficienti performance registrate, purtroppo ancora di recente, dai nostri studenti, secondo gli standard dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Rassegniamoci e rassegnatevi: la meritocrazia non può prescindere da una valutazione oggettiva delle capacità, in nessuna parte del mondo. Quindi, purtroppo con questa riforma ancora non ci siamo, ma almeno, su input di Forza Italia, con l'introduzione del coding nella scuola pubblica un passo in avanti oggi è stato fatto. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Senatrice Binetti, abbiamo già preso provvedimenti sulla questione. BINETTI (FIBP-UDC) . È gravissimo. PRESIDENTE . Abbiamo appena ripreso i lavori. Onestamente anche io non avevo volto immediatamente lo sguardo verso i banchi del Governo per notarne l'assenza, ma stiamo provvedendo. Sono tutti nelle vicinanze dell'Aula. Sospendo la seduta per qualche minuto. (La seduta, sospesa alle ore 14,06, è ripresa alle ore 14,08) . Senatore Fantetti, mi scuso con lei perché non ero stata attenta. Se intende riprendere qualche passo del suo intervento, le do nuovamente la parola. FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, confido che tutto sia stato registrato e sia agli atti; lascio quindi all'attenzione del Governo, ovviamente presente, la lettura del mio intervento. PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, colleghi, è stato detto in maniera molto chiara ed efficace non solo dai colleghi del mio Gruppo, ma anche dai rappresentanti del Governo e, tra le righe, anche da alcune delle forze dell'opposizione qual è la rilevanza del provvedimento. Vorrei allora chiarire un aspetto. Noi nella giornata di domani voteremo la fiducia, che darò convintamente su questo provvedimento, perché permette alla scuola italiana di compiere un ulteriore passo in avanti. Sappiamo bene che mancano molti aspetti in questo decreto e sappiamo che ci sono degli elementi controversi. Chiunque abbia messo mano a provvedimenti sulla scuola sa che è impossibile intervenire non scontentando qualcuno, anche perché negli anni si sono accavallati tanti e tali provvedimenti e tanti e tali meccanismi di formazione, di accreditamento, d'ingresso nel mondo della scuola che ci vorrà ancora diverso tempo per rimettere ordine. Anzi, questa dovrebbe essere la prospettiva che dovremmo condividere tutti: fare del percorso di accesso all'insegnamento scolastico un percorso ordinato che non viene modificato ogni volta che cambia il Governo pro tempore della Repubblica italiana e che quindi non genera una confusione continua nella categoria che, forse, insieme ai medici, è la più preziosa per una Repubblica e per un'istituzione democratica perché si occupa delle future generazioni e che innanzitutto deve avere fiducia in se stessa. Per me parlare di fiducia oggi significa innanzitutto avere fiducia nella scuola, nelle donne e negli uomini che scelgono di fare quel lavoro. Lo fanno spesso per vocazione, ma noi vogliamo sempre di più che lo facciano anche con un riconoscimento professionale; non può essere solo vocazione, deve essere qualche cosa che li rimette in alto nelle classifiche dei lavori considerati tali. Questa è la vera inversione di tendenza che vogliamo. Vedete, io non voglio sfuggire da un nodo; è stato anzi molto interessante ascoltare gli interventi su questo punto. Le posizioni politiche del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, ma anche dei colleghi di Liberi e Uguali (con cui abbiamo avuto molte discussioni nella scorsa legislatura) e probabilmente anche dei colleghi di Italia Viva (con cui questo potrebbe essere uno dei nodi politici della divisione) sono diverse per quanto riguarda la scuola. Tali idee sono state espresse trovandosi in posizioni diverse durante gli ultimi anni di Governo. Tuttavia io ho sentito, non solo in queste settimane in cui abbiamo lavorato insieme a questo provvedimento, ma in tutto questo anno e mezzo di legislatura, che c'è una visione comune sulla scuola. I colleghi ricorderanno che, quando ero all'opposizione, ho sempre tenuto gli stessi toni che tengo oggi; questo atteggiamento non nasce quindi da un'alleanza di Governo. Poi probabilmente abbiamo pensato e abbiamo ritenuto di arrivare a quegli obiettivi con interventi e con provvedimenti differenti; ma tra queste forze politiche c'è una visione comune sulla scuola, che non è quella di una scuola 0che serve solo ed esclusivamente a formare delle persone per mandarle nel mondo del lavoro, errore che troppo spesso io sento quando si discute di scuola, ma è innanzitutto - come diceva prima il sottosegretario De Cristofaro - quella della principale istituzione che forma i cittadini e che fornisce gli strumenti culturali, gli strumenti critici e gli elementi di pensiero critico, che sono anche professionalizzanti. Oggi si è infatti più capaci di vivere in un mondo del lavoro che è in continuo cambiamento e in cui è molto improbabile - e forse nemmeno così tanto triste - che il primo lavoro della vita debba per forza essere l'ultimo. Una volta era così: a un certo punto, ognuna delle generazioni - credo fino a quella dei miei genitori - pensava di arrivare, magari passando per un paio di lavori intermedi, al lavoro della vita, quello che ti avrebbe accompagnato fino alla pensione. Oggi è improbabile che sia così e noi dobbiamo sempre di più pensare che questo però può essere un elemento di liberazione della persona, non una condanna. Questa è la differenza ed è ciò che passa tra il precariato come condanna e invece la flessibilità del lavoro come liberazione dal lavoro. E questo passa esattamente dagli strumenti che noi saremo in grado di dare ai ragazzi e alle ragazze nella scuola: la capacità di cambiare, la capacità di gestirsi dentro le situazioni, la capacità di apprendere nel corso di tutta la loro vita professionale, l'intelligenza del contesto, la capacità di capire come comportarsi in quella determinata situazione. Questa è la sfida più grande di ogni insegnante: dare questi strumenti in maniera diversa per ciascun bambino e per ciascuna bambina, per ciascuna ragazza e per ciascun ragazzo, perché ogni ragazzo nella scuola è diverso. E, affinché la scuola sia uguale per tutti e produca uguaglianza, deve essere diversa per ciascuno. Questa è la sfida più grande e questa sfida passa dalla professionalità dei docenti. Noi possiamo fare tutte le discussioni del mondo, introdurre tutte le ore curriculari che vogliamo, discutere all'infinito su quale sia la materia più importante, ma il vero elemento fondamentale della scuola è quella relazione unica che si crea tra un docente e uno studente. Ognuno di noi, nel corso della propria vita, si ricorda quell'insegnante che gli ha cambiato la vita in positivo e purtroppo si ricorda anche di quell'insegnante che invece avrebbe preferito non incontrare mai nel proprio percorso scolastico, perché ci sono stati tutti e due.