[resaula]

tali disposizioni prevedono che le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale qualora, entro 3 anni dalla concessione degli stessi, delocalizzino la propria produzione dal sito incentivato in un Paese non appartenente all'Unione europea, con conseguente riduzione del personale di almeno il 50 per cento, decadono dal beneficio stesso e hanno l'obbligo di restituire i contributi in conto capitale ricevuti. La disposizione è efficace per i contributi erogati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge; infine, si prevede che i soggetti erogatori dei contributi disciplinano le modalità e i tempi di restituzione dei contributi; per l'attuazione di tali disposizioni il Ministero dello sviluppo economico ha emanato il 25 novembre 2015 una direttiva sulle "modalità e i tempi di restituzione dei contributi in conto capitale erogati alle imprese in caso di delocalizzazione della produzione in uno Stato non appartenente all'Unione europea"; l'articolo 6 prevede che: "in caso di delocalizzazione, gli uffici del Ministero provvedono tempestivamente a notificare al soggetto beneficiario delle agevolazioni, con le procedure previste dalla vigente normativa in materia di procedimento amministrativo, il provvedimento di revoca totale del solo contributo in conto capitale, specificando le modalità di restituzione delle eventuali quote del contributo medesimo già erogate, che sono maggiorate di un interesse pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data dell'ordinativo di pagamento, maggiorato di cinque punti percentuali"; appare evidente come l'effetto applicativo della normativa appaia fortemente limitato da due presupposti precisi: il primo, che l'impresa abbia delocalizzato la propria produzione dal sito incentivato a un Paese non appartenente all'Unione europea; il secondo, che la delocalizzazione abbia comportato una riduzione del personale pari almeno il 50 per cento; la crisi italiana ha rafforzato la delocalizzazione soprattutto nell'Europa orientale: l'80 per cento delle imprese italiane che hanno intrapreso la via della delocalizzazione ha scelto Paesi come Bulgaria, Polonia, Romania e Ungheria; il secondo punto riguarda, invece, la circostanza che tale delocalizzazione debba comportare una riduzione del personale pari almeno al 50 per cento, il che ovviamente non assicura quell'esigenza di salvaguardia e di protezione sociale dei livelli di occupazione dell'impresa che abbia avviato procedure di delocalizzazione della propria attività produttiva, si chiede di sapere: quanti e quali provvedimenti di revoca di agevolazioni in conto capitale il Ministero dello sviluppo economico abbia notificato dal 1° gennaio 2014 ad oggi ai soggetti beneficiari ai sensi dell'articolo 1, commi 60 e 61, della legge n. 147 del 2013; quali iniziative anche legislative intenda assumere al fine di rendere più efficaci le disposizioni dissuasive nei confronti del fenomeno delle delocalizzazioni anche in riferimento ad alcune vertenze in atto come quella della Whirlpool che intende chiudere lo stabilimento di Napoli per delocalizzare la produzione in Turchia o in Polonia. Atto n. 4-03639 MANTOVANI LANZI ANGRISANI CORRADO DONNO GALLICCHIO L'ABBATE MARILOTTI MONTEVECCHI PAVANELLI PISANI Giuseppe ROMANO TRENTACOSTE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto cura Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ha previsto, all'articolo 43, comma 1, che allo scopo di sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese a seguito dell'emergenza sanitaria coronavirus, l'INAIL provvede entro il 30 aprile 2020 a trasferire ad Invitalia l'importo di 50 milioni di euro da erogare alle imprese per l'acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale. L'articolo 77 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, ha esteso la platea dei beneficiari dei contributi anche agli enti del terzo settore; in attuazione della norma, Invitalia (Agenzia nazionale per lo sviluppo) ha emesso il bando "Impresa sicura" per definire i criteri e le modalità di riconoscimento alle imprese del rimborso delle spese sostenute per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, come mascherine, guanti in lattice, dispositivi per la protezione oculare, indumenti di protezione, calzari, cuffie, dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea, detergenti ed altri strumenti; per quanto riguarda i termini e le modalità per la presentazione delle domande, il bando prevedeva l'invio, attraverso uno sportello informatico, di una prenotazione del rimborso, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, a partire dall'11 maggio ed entro il 18 maggio 2020; successivamente è stato pubblicato l'elenco di tutte le prenotazioni correttamente inoltrate dalle imprese con l'indicazione della loro ammissibilità o non ammissibilità sulla base dell'ordine cronologico di arrivo. Le imprese la cui prenotazione risulta collocata in posizione utile per l'ammissibilità devono compilare la domanda di rimborso attraverso la procedura informatica nella pagina dedicata nel sito web dell'Agenzia; il termine della procedura prevede l'erogazione del rimborso spettante alle imprese selezionate in seguito all'adozione del provvedimento di ammissione al rimborso; considerato che: a quanto risulta agli interroganti, alcuni imprenditori della provincia di Modena hanno denunciato alla stampa locale (come riporta "Il Resto del Carlino" del 26 maggio 2020) di essere stati svantaggiati nella procedura di selezione descritta a causa dell'utilizzo da parte di altri soggetti concorrenti di uno strumento automatico di invio delle prenotazioni di rimborso, espressamente vietato nella "guida all'utente alla fase di prenotazione del rimborso" cui fa riferimento il bando "Impresa sicura"; attraverso il possibile uso di tale software " robot " detti soggetti sarebbero riusciti ad inviare la domanda in un breve lasso di tempo, in alcuni casi in pochi millesimi di secondo dall'avvio della procedura, collocandosi in posizione utile per l'ammissibilità a presentare la domanda di rimborso. Risulta che le domande presentate ammontino a 194.175, di cui 3.151 ammissibili, tutte acquisite nei primi 1,4 secondi; tali presunte irregolarità hanno destato il malcontento tra gli imprenditori che hanno seguito la procedura corretta e che ora denunciano di aver subito una palese ingiustizia nonché un potenziale danno economico in un difficile periodo di crisi dovuto all'emergenza epidemiologica conseguente al diffondersi del COVID-19, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda descritta e quale sia la sua valutazione in merito; se sia in corso un'indagine o siano stati effettuati controlli successivi per verificare l'eventuale utilizzo di strumenti automatici di invio delle prenotazioni di rimborso che erano stati espressamente vietati nella procedura prevista da Invitalia;