[pronunce]

È in quest'ultimo raggruppamento che si colloca il fenomeno delle escort: termine che identifica l'accompagnatore a pagamento, disponibile ad avere rapporti sessuali con il cliente. Figura totalmente inesistente all'epoca dell'emanazione della legge n. 75 del 1958. Sotto diverso profilo, va considerato che, nel nostro ordinamento - come univocamente affermato dalla Corte di cassazione, sia civile, sia penale - la prostituzione - di là dagli apprezzamenti di ordine morale, dei quali il giudice, quale "osservatore laico", dovrebbe peraltro disinteressarsi - costituisce una attività assolutamente lecita e non sanzionabile da parte dell'ordinamento. Lo stesso Stato italiano, tramite la sua giurisdizione tributaria, ha d'altra parte richiesto alle prostitute di "pagare le tasse", sul presupposto che la prostituzione costituisca «una prestazione di servizi retribuita, che rientra nella nozione di attività economiche» (Corte di cassazione, sezione quinta civile , sentenza 13 maggio 2011, n. 10578). Si assisterebbe, dunque, a una «"schizofrenia" giurisdizionale»: il giudice tributario pretende di tassare il reddito da meretricio al pari di quello delle altre attività lavorative autonome, in vista di un gettito fiscale; il giudice penale, invece, punisce chi, mediante condotte meramente agevolatrici, come il semplice reclutamento, facilita la produzione di detto reddito e del relativo gettito. 4.2.- Ciò posto, l'art. 3, primo comma, numero 4), della legge n. 75 del 1958, nella parte in cui punisce il reclutamento della prostituzione, verrebbe a porsi in palese contrasto con il diritto soggettivo alla libertà sessuale, garantito dall'art. 2 Cost. Che la libertà sessuale costituisca un diritto fondamentale della persona sarebbe pacifico, essendo stato affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 561 del 1987. Essa è garantita, altresì, da norme sovranazionali, quali gli artt. 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848. La libertà sessuale può essere intesa, d'altro canto, in due accezioni: in senso negativo, come diritto della persona a non essere sottoposta ad atti sessuali senza il suo libero consenso (diritto tutelato dal codice penale negli artt. 609-bis e seguenti); in senso positivo, come diritto del soggetto a porre in essere, anche a scopo di lucro, una qualsiasi pratica sessuale in modo autodeterminato e non lesivo di interessi altrui, valendosi, se del caso, dell'aiuto o dell'intermediazione di terzi, pure remunerandoli. E proprio in questa seconda accezione, di libertà positiva, si inquadrerebbe oggi la prostituzione libera e volontaria delle escort e quel che ruota attorno a tale fenomeno. Alla luce di tali considerazioni, tutte le condotte agevolative della prostituzione dovrebbero essere considerate come non lesive della libera scelta della prostituta di offrire la propria sessualità in cambio di denaro. Il reclutatore - che, in base alla più recente interpretazione, è colui che si attiva al fine di collocare la prostituta nella disponibilità di chi intende avvalersi dell'attività di meretricio - si limita, infatti, a creare maggiori possibilità lavorative al libero professionista della prostituzione, senza incidere sul processo decisionale di quest'ultimo. L'attuale quadro normativo sarebbe inficiato, per converso, dalla seguente antinomia: una libertà dichiarata a parole, ma scoraggiata e ostacolata «nei fatti e nel diritto», e trattata quindi in modo deteriore rispetto a quella di qualsiasi altro libero professionista, che, a differenza della escort, può lecitamente valersi di un procuratore d'affari. 4.3.- In quest'ottica, l'art. 3, primo comma, numero 4), della legge n. 75 del 1958 si rivelerebbe lesivo anche della libertà di iniziativa economica privata, garantita dall'art. 41 Cost. La punibilità del reclutatore discriminerebbe, infatti, la prostituzione volontaria rispetto ad altre forme di lavoro autonomo, le quali possono avvalersi di strumenti organizzativi e pubblicitari, idonei ad agevolare i contatti professionali, senza ostacoli o deterrenti. La prostituta, al contrario, pur potendo esercitare liberamente la propria attività retribuita e produttiva di redditi tassabili, non può valersi di chi la "ingaggi", la segnali o la pubblicizzi, perché, così facendo, lo renderebbe perseguibile penalmente. Togliendo alle escort professioniste la possibilità di essere "ingaggiate", come loro ambiscono per l'esercizio del loro lavoro, non si farebbe altro che spingerle a cadere vittime delle reti criminali della prostituzione "da strada", realizzando così una paradossale eterogenesi dei fini del legislatore. 4.4.- L'attuale previsione sanzionatoria del reclutamento ai fini di prostituzione si porrebbe in contrasto anche con il principio di offensività. Superando l'originaria impostazione, in base alla quale la legge n. 75 del 1958 doveva ritenersi posta a tutela della moralità pubblica e del buon costume, la Corte di cassazione avrebbe individuato - in particolare, con la sentenza n. 16207 del 2014 - il bene protetto nella sola libertà di autodeterminazione del soggetto protetto. In questa prospettiva, la fattispecie sanzionatoria del reclutamento non tutelerebbe alcun bene giuridico, giacché la condotta del reclutatore non inciderebbe causalmente sulla scelta del soggetto di fare mercimonio della propria sessualità, limitandosi a facilitare l'attuazione di tale libera scelta. Al riguardo, sarebbe significativa la circostanza che, nel giudizio a quo, il giudice di primo grado, pur respingendo l'eccezione di illegittimità costituzionale formulata dai difensori, abbia negato alle escort il risarcimento del danno chiesto con la costituzione di parte civile, rilevando come nessuna conseguenza negativa sulla loro sfera psichica, emotiva o privata fosse derivata dai fatti oggetto di giudizio. Anzi, dall'istruttoria dibattimentale era emerso chiaramente come fossero le stesse escort a chiedere agli imputati di essere ingaggiate, manifestandosi entusiaste per l'«irripetibile opportunità lavorativa» loro offerta, foriera anche di vantaggi indiretti. 4.5.- La formulazione testuale dell'art. 3, primo comma, numero 4), della legge n. 75 del 1958 apparirebbe, infine, lesiva dei principi di tassatività e determinatezza. La disposizione non consentirebbe, infatti, di individuare con sufficiente precisione le condotte penalmente sanzionate, avvalendosi di una «fraseologia tanto enfatica quanto generica» («chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione»). In questo modo, il legislatore sarebbe venuto meno all'obbligo di delineare con precisione la fattispecie di reato, così da delimitare l'ambito di discrezionalità dell'autorità giudiziaria e da offrire alla conoscenza preventiva dei consociati un quadro normativo certo e ben definito, idoneo ad orientare consapevolmente le loro azioni.