[pronunce]

che, nell'imminenza dell'udienza pubblica, in data 20 maggio 2016, le parti costituite nel giudizio di fronte al Tribunale ordinario di Trieste hanno depositato un'ulteriore memoria, in cui replicano alle osservazioni dell'Avvocatura generale dello Stato; che, quanto alle eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato, le parti osservano che delle disposizioni censurate non sarebbe possibile dare un'interpretazione costituzionalmente conforme e che solo l'accoglimento delle questioni sollevate dal giudice a quo consentirebbe di dare effettiva parità di trattamento, garantita dagli artt. 2, 3 e 6 Cost., alle minoranze linguistiche riconosciute dalla legge n. 482 del 1999 e tutelate dall'art. 3 dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia e dalla relativa disciplina di attuazione; che sussisterebbe, inoltre, l'interesse delle parti ad agire nel giudizio principale, in quanto il ricorso sarebbe stato promosso prima dello svolgimento della consultazione elettorale del 2014, allo scopo di potere esercitare il diritto di voto sotto la vigenza di una legislazione elettorale «costituzionalmente compatibile», anziché dover attendere l'esito finale dell'applicazione di leggi elettorali incostituzionali per impugnarne, in un momento successivo, i risultati; che, quanto alla concretezza dell'interesse ad agire, le parti evidenziano che il ricorso è stato promosso in relazione ad una legislazione elettorale che, nel 2009, aveva già trovato applicazione; che i ricorrenti - in qualità di appartenenti alla minoranza friulanofona - vanterebbero anche un interesse all'affermazione dell'eguaglianza tra minoranze linguistiche (sono menzionate le sentenze della Corte costituzionale n. 215 del 2013 e n. 159 del 2009) e, infatti, l'accertamento richiesto nel giudizio pendente avanti al Tribunale civile di Trieste risulterebbe riferito non soltanto alle questioni elettorali, ma all'affermazione di fondamentali principi di parità di trattamento tra tutte le comunità linguistiche autoctone legislativamente riconosciute; che, quanto al merito delle censure sollevate dal giudice rimettente, le parti ribadiscono - anche attraverso il richiamo alle già menzionate decisioni della Corte costituzionale - la necessità di garantire l'eguaglianza tra minoranze linguistiche, in particolare ricordando i caratteri e la diffusione della comunità linguistica friulanofona; che, infine, esse, in via subordinata, chiedono alla Corte costituzionale di operare un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, ai sensi dell'art. 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in merito alla «compatibilità della legislazione elettorale interna per il Parlamento Europeo rispetto all'ordinamento comunitario», in relazione al mantenimento in vigore nell'ordinamento interno di uno Stato membro delle discriminazioni legislative tendenti ad escludere, o comunque a trattare in maniera deteriore, ai fini dell'elezione dei rappresentanti dei propri cittadini comunitari in seno al Parlamento europeo, le minoranze linguistiche che non siano «collegate a uno Stato estero». Considerato che il Tribunale ordinario di Cagliari, con ordinanza del 12 maggio 2014, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 12, comma 9, 21, comma 1, numeri 1) e 3), e 22, commi 2 e 3, della legge 24 gennaio 1979, n. 18 (Elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia), nel testo risultante dalle modifiche introdotte dalla legge 20 febbraio 2009, n. 10 (Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia), in riferimento agli artt. 3, 48, secondo comma, e 51, primo comma, della Costituzione; che il Tribunale ordinario di Trieste, seconda sezione civile, con ordinanza del 12 agosto 2014, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 12, comma 9, 21, comma 1, numeri 1) e 3), e 22, commi 2 e 3, della legge n. 18 del 1979, nel testo risultante dalle modifiche apportate dalla legge n. 10 del 2009, in riferimento agli artt. 2, 3, 48, secondo comma, e 51, primo comma, Cost.; che entrambi i rimettenti lamentano che le disposizioni censurate tratterebbero in modo diseguale le liste di candidati eventualmente presentate da partiti o gruppi politici espressi dalle minoranze di lingua francese della Valle d'Aosta, di lingua tedesca della Provincia autonoma di Bolzano, di lingua slovena del Friuli-Venezia Giulia, favorendole rispetto alle liste eventualmente presentate da altre minoranze linguistiche «riconosciute e tutelate da una legge dello Stato o da Convenzioni internazionali sottoscritte e ratificate dall'Italia» e, in particolare, dall'art. 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche); che i giudizi, avendo ad oggetto le medesime disposizioni, e in parte gli stessi parametri costituzionali, devono essere riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia; che le questioni prospettate sono manifestamente inammissibili, per le ragioni già evidenziate da questa Corte nella sentenza n. 110 del 2015; che, infatti, entrambi i giudici rimettenti, quanto all'interesse ad agire dei ricorrenti nei due giudizi, si limitano a richiamare, con un rinvio per relationem, i contenuti delle decisioni della Corte di cassazione, prima sezione civile, 21 marzo-17 maggio 2013, n. 12060 e 4-16 aprile 2014, n. 8878, e a citare il petitum delle domande rispettivamente presentate da costoro, relative all'accertamento della conformità a Costituzione del loro diritto di voto; che, così facendo, entrambi i giudici a quibus non argomentano, sul punto, in modo sufficiente e non implausibile, così da esimere questa Corte da un riesame della motivazione in ordine alla rilevanza delle questioni prospettate (ex multis, sentenze n. 110 del 2015, n. 200 del 2014, n. 91 del 2013 e n. 41 del 2011); che, in particolare, in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate, i rimettenti non offrono un'adeguata motivazione sull'appartenenza dei ricorrenti alle specifiche minoranze linguistiche, asseritamente discriminate, limitandosi ad affermare, il solo Tribunale ordinario di Trieste, che essi sono di lingua friulanofona, nulla invece essendo esposto dal Tribunale ordinario di Cagliari; che, inoltre, le disposizioni di legge regolanti l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia possono pervenire al vaglio di legittimità costituzionale secondo l'ordinaria via incidentale, in un giudizio avente ad oggetto una controversia concretamente originatasi nel procedimento elettorale (sentenza n. 110 del 2015);