[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 4, della legge della Regione Siciliana 29 dicembre 2003, n. 21 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2004), promossi, con ordinanze del 7, del 14 (n. 4 ordinanze), del 15 (n. 3 ordinanze), del 16 (n. 2 ordinanze), del 19, del 27 (n. 3 ordinanze) e del 28 febbraio 2007 (n. 10 ordinanze), dalla Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, sede di Palermo, rispettivamente iscritte ai numeri da 544 a 567 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 33, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento della Regione Siciliana; udito nella camera di consiglio del 30 gennaio 2008 il Giudice relatore Sabino Cassese. Ritenuto che la Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, sede di Palermo, in composizione monocratica, con 24 ordinanze di identico contenuto, nel corso di altrettanti giudizi in cui i ricorrenti avevano impugnato il provvedimento di diniego del collocamento in pensione anticipata, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 4, della legge della Regione Siciliana 29 dicembre 2003, n. 21 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2004), per contrasto con l'art. 3 della Costituzione; che la norma censurata prevede, a decorrere dal 31 dicembre 2003, l'abrogazione dei commi 2, 3, 4, 5, 6 e 8 dell'art. 39 della legge della Regione Siciliana 15 maggio 2000, n. 10 (Norme sulla dirigenza e sui rapporti di impiego e di lavoro alle dipendenze della Regione Siciliana. Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Istituzione dello Sportello unico per le attività produttive. Disposizioni in materia di protezione civile. Norme in materia di pensionamento); che il giudice rimettente premette in fatto che le domande formulate nei giudizi principali hanno ad oggetto il riconoscimento del diritto dei ricorrenti al collocamento a riposo anticipato in base all'art. 39 della legge regionale n. 10 del 2000, prepensionamento ad essi rifiutato dalla Regione Siciliana a seguito dell'abrogazione della norma, sancita dal censurato art. 20, comma 4, della legge regionale n. 21 del 2003; che l'art. 39, nel testo originario, prevedeva: – al comma 2 che, «in deroga a quanto disposto dal comma 1 [blocco dei pensionamenti anticipati], i dipendenti regionali in possesso dei requisiti di cui all'articolo 2 della legge regionale 23 febbraio 1962, n. 2, hanno diritto a conseguire l'anticipato collocamento a riposo entro il limite del 45 per cento dei dipendenti in servizio, in ciascuna qualifica, al 31 dicembre 1993»; – al comma 3 che, nella percentuale stabilita dal comma 2, vengono ricompresi i dipendenti cessati anticipatamente dal servizio a partire dal 1994 in presenza dei requisiti previsti dall'art. 2 della legge regionale n. 2 del 1962, ad eccezione di coloro che vantano comunque 35 anni di servizio e i soggetti portatori di handicap a norma dell'art. 2 della legge n. 104 del 1992; – al comma 4 che la domanda di prepensionamento deve essere presentata entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge; – al comma 5, i criteri di preferenza, nel caso in cui le domande di pensionamento anticipato superino la percentuale di cui al comma 2; – al comma 6 che «a far data dal 1 gennaio 2004, il sistema pensionistico regionale si adegua ai principi fondamentali del sistema pensionistico vigente per i dipendenti dello Stato, facendo salvi comunque i diritti quesiti»; – al comma 8 che «il collocamento a riposo di cui al presente articolo è disposto a partire dalla data di entrata in vigore della presente legge per contingenti semestrali pari ad un sesto degli aventi diritto»; che il giudice rimettente sottolinea, inoltre, che i ricorrenti sono stati collocati dalla Regione Siciliana nei contingenti di uscita ai fini del prepensionamento e che su tale dato «non sussiste contestazione tra le parti» (decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale del personale della Regione Siciliana n. 2800 del 20 giugno 2001) e che con successiva circolare sarebbero stati cancellati dal ruolo dei dipendenti regionali (circ. n. 29511 del 21 novembre 2000 della Regione Siciliana); che – aggiunge il giudice rimettente – la Regione Siciliana, costituitasi nei giudizi a quibus, ha eccepito, in via preliminare, il difetto di giurisdizione e chiesto, nel merito, il rigetto dei ricorsi; che, in punto di non manifesta infondatezza, il giudice rimettente, innanzitutto, afferma la propria giurisdizione in base all'art. 62, secondo comma, del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 (Approvazione del Testo unico delle leggi sulla Corte dei conti); che, in secondo luogo, dopo aver ricostruito il quadro normativo, osserva come la giurisprudenza della Corte dei conti in materia di prepensionamento, non sia univoca: difatti, secondo un primo orientamento, i ricorrenti avrebbero diritto di godere, con decorrenza dal 1 gennaio 2004, del relativo trattamento di quiescenza maturato, atteso che al 31 dicembre 2003 il quadro normativo di riferimento in materia di diritto a fruire del pensionamento anticipato di anzianità non aveva subito mutamenti (orientamento in passato già condiviso dallo stesso giudice rimettente: sentenza Corte dei conti – sezione giurisdizionale della Regione Siciliana, 25-31 ottobre 2006, n. 3120); secondo un altro orientamento giurisprudenziale, invece, alla data del 31 dicembre 2003, non si sarebbe perfezionato il diritto dei ricorrenti al conseguimento della pensione anticipata del personale incluso nei contingenti previsti dal comma 8 dell'art. 39 della legge n. 10 del 2000 (sentenza Corte dei conti – sezione giurisdizionale della Regione Siciliana, 19 dicembre 2006-26 gennaio 2007, n. 223 e ordinanza Corte dei conti di appello – sezione giurisdizionale della Regione Siciliana, n. 80/A/2006 del 7 dicembre 2006); che il giudice rimettente ritiene di «dovere ora aderire» a quest'ultimo orientamento, ma che tale «interpretazione determina l'insorgere di dubbi di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 4, della legge regionale n. 21 del 2003, con riferimento all'art. 3 Cost.»; difatti, la norma censurata incide su di un diritto soggettivo perfetto al collocamento a riposo, già acquisito dagli interessati e che sarebbe stato irragionevolmente compresso per effetto di una norma retroattiva;