[pronunce]

Nel merito, ad avviso dell'Associazione, l'attività in esame rientrerebbe nella materia della caccia, attribuita alla competenza legislativa di tipo esclusivo della regione, nella quale, in virtù della legge 15 marzo 1997, n. 59, e del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, allo Stato spettano compiti residuali, tra i quali non rientra la gestione della caccia, ad eccezione di quello di disporre le variazioni dell'elenco delle specie cacciabili. In ogni caso, poiché il Tribunale amministrativo regionale ha identificato l'interesse nazionale nel principio della tutela della fauna, la norma impugnata andrebbe scrutinata in riferimento a quest'ultimo, non con riguardo a tutte le disposizioni che genericamente ad esso si ricollegano, dovendo altresì escludersi che quelle di dettaglio possano vincolare il legislatore regionale. A suo avviso, l'art. 4 della legge n. 157 del 1992 non prevederebbe affatto l'obbligo della gestione pubblicistica degli impianti, bensì disporrebbe soltanto che questa debba essere affidata a personale tecnicamente qualificato, che è appunto quanto stabilisce la norma censurata, subordinando l'esercizio dell'attività alla frequenza di corsi organizzati dalle province d'intesa con l'INFS. Inoltre, il giudizio di idoneità sarebbe riservato a questo Istituto esclusivamente per il personale che esercita l'attività di cattura a fini di inanellamento per scopi scientifici non per quella in esame, che rientra nella materia della caccia, riservata alla competenza esclusiva del legislatore regionale, il quale ha ragionevolmente valorizzato la pregressa esperienza nel settore per ricavarne un giudizio di idoneità tecnica. Secondo l'AFMI, sarebbero altresì infondate le censure riferite ai principia di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione, indipendentemente dall'impossibilità di scrutinare la norma avendo riguardo al principio di tutela della fauna, dato che la fattispecie in esame rientrerebbe nella materia della caccia. In particolare, il primo di siffatti principi risulterebbe inesattamente richiamato, in quanto riguarda esclusivamente l'attività amministrativa provvedimentale e non un'attività materiale quale è la cattura degli uccelli. Inoltre, la legge regionale realizzerebbe un corretto bilanciamento tra esercizio dell'attività venatoria ed esigenze protezionistiche, dal momento che il calendario dell'attività di cattura è adottato previo parere dell'INFS, sono predeterminate le catture effettuabili e sono previste efficaci misure di controllo. 6. - All'udienza pubblica la Regione Friuli-Venezia Giulia e l'AFMI hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nelle difese scritte.1. - La questione di legittimità costituzionale promossa con l'ordinanza indicata in epigrafe concerne l'art. 3 (recte: art. 3, commi 1 e 3) della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 1o giugno 1993, n. 29. Ad avviso del Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia, la disposizione impugnata violerebbe gli artt. 4, n. 3), e 6 (recte: n. 3) dello statuto regionale in riferimento all'art. 4 (recte: art. 4, comma 3) della legge n. 157 del 1992. Il contrasto riguarderebbe, secondo il giudice rimettente, la norma in esame nella parte in cui "prevede la concessione da parte delle amministrazioni provinciali competenti della gestione degli impianti di cattura degli uccelli catturabili a soggetti privati che abbiano superato specifici corsi organizzati dalle province d'intesa con l'INFS, ovvero, con precedenza, ai soggetti già titolari di autorizzazione alla cattura di uccelli, ai sensi delle leggi regionali n. 17 del 1969 e n. 39 del 1978, cioè quelli autorizzati a svolgere attività di uccellagione" e appunto l'art. 4, comma 3, della legge n. 157 del 1992. La disposizione in esame pertanto non garantirebbe "né l'imparzialità, né la qualificazione degli operatori dell'attività di cattura", in quanto si tratterebbe in primis di "ex uccellatori" e secondariamente di coloro che hanno superato l'esame finale di corsi "in cui l'INFS interviene peraltro solo come soggetto che concorre adorganizzarli", violando così la legge n. 157 del 1992, la quale, secondo l'ordinanza di rinvio, "si propone come paradigma dell'interesse nazionale della tutela della fauna selvatica che la legislazione regionale, anche esclusiva, in materia di caccia non può compromettere". In particolare, l'art. 4 della stessa legge n. 157, disponendo che la gestione degli impianti di cattura degli uccelli debba essere riservata a personale dipendente dalle province, giudicato idoneo dall'INFS, recherebbe, ad avviso del rimettente, un principio vincolante per il legislatore regionale, in quanto strumentale rispetto al fine di assicurare l'effettiva tutela dell'interesse nazionale alla salvaguardia della fauna selvatica. 2. - Preliminarmente va dichiarata inammissibile per tardività la costituzione in giudizio del Wwf, in quanto effettuata oltre il termine perentorio stabilito dall'art. 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87, computato secondo quanto previsto dall'art. 3 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (cfr., ex plurimis sentenze n. 94 e n. 178 del 2000). Va poi respinta l'eccezione di inammissibilità per intervenuto giudicato, formulata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia sotto il profilo che il Tribunale amministrativo regionale adito avrebbe sollevato la questione di costituzionalità per gli stessi motivi di censura già proposti dal Wwf e ritenuti manifestamente infondati con la sentenza n. 10 del 1997 dello stesso tribunale: si tratta infatti di un giudizio diverso rispetto a quello a quo. Così pure va respinta l'eccezione di inammissibilità per irrilevanza formulata dall'AFMI, secondo cui, riguardando i provvedimenti impugnati innanzi al Tribunale amministrativo regionale il numero massimo degli uccelli catturabili ed il calendario dell'attività di cattura, solo questi profili e non anche quelli relativi alla gestione pubblicistica degli impianti di cattura sarebbero rilevanti. Il tribunale rimettente ha infatti affermato, con motivazione che la Corte ritiene non implausibile (cfr. sentenze n. 176 e n. 94 del 2000), il carattere pregiudiziale e fondamentale del sistema concessorio previsto dall'art. 3 rispetto alle altre norme della legge regionale n. 29 del 1993. Va infine rigettata l'eccezione di inammissibilità, pure sollevata dall'AFMI, sotto il profilo che l'ordinanza di rinvio avrebbe identificato il parametro di costituzionalità della questione in modo perplesso e contraddittorio, dato che, invece, la questione di legittimità appare articolata secondo un criterio di subordinazione logica e non di alternatività (cfr. sentenza n. 188 del 1995). 3. - Nel merito la questione è fondata nei limiti di seguito precisati.