[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge 23 dicembre 2002, n. 279 (Modifica degli articoli 4-bis e 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento penitenziario), promossi, nell'ambito di due diversi procedimenti, dal Tribunale di sorveglianza di Sassari con ordinanze del 17 aprile e del 3 luglio 2003, iscritte al n. 506 e al n. 783 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 32 e n. 40, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di costituzione della parte privata del procedimento nel cui ambito è stata sollevata la questione iscritta al n. 506 del registro ordinanze 2003, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 10 febbraio 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona; uditi l'avvocato Rossella Cicchetti per la parte costituita e l'avvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Tribunale di sorveglianza di Sassari ha sollevato (r.o. n. 506 del 2003), in riferimento all'art. 3 della Costituzione, su eccezione della difesa, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge 23 dicembre 2002, n. 279 (Modifica degli articoli 4-bis e 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento penitenziario), «nella parte in cui non prevede che le disposizioni di cui all'art. 1 della legge citata non si applichino ai condannati per i reati già compresi nel testo previgente dell'art. 4-bis, comma 1, primo periodo, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e commessi prima dell'entrata in vigore del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306»; che la norma censurata prevede che le disposizioni di cui all'art. 1 - che modifica l'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario (introdotto dall'art. 1 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito dall'art. 1 della legge 12 luglio 1991, n. 203, modificato dall'art. 15, comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito con modificazioni dall'art. 1 della legge 7 agosto 1992, n. 356), sostituendo l'intero comma 1 e parzialmente il comma 2-bis - «non si applicano nei confronti delle persone detenute per i delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale ovvero per delitti posti in essere per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico commessi precedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge»; che il rimettente premette di essere investito del reclamo avverso il decreto con cui il Magistrato di sorveglianza di Nuoro aveva rigettato la richiesta di permesso premio di un detenuto, condannato con sentenza divenuta esecutiva nel 1991 a ventisei anni di reclusione per sequestro di persona a scopo di estorsione; che alla luce dell'attuale quadro normativo il detenuto non potrebbe essere ammesso al beneficio richiesto, essendo stato condannato per un delitto per il quale è preclusa l'ammissione alle misure alternative in assenza del requisito della collaborazione con la giustizia; che il giudice a quo precisa inoltre che non ricorrono le ipotesi di utile collaborazione o di collaborazione impossibile elaborate dalla Corte costituzionale, ora espressamente contemplate dall'art. 4-bis come modificato dalla legge n. 279 del 2002, e che il Tribunale ha già escluso che il condannato al momento dell'entrata in vigore del decreto-legge del 1992 avesse raggiunto un grado di rieducazione tale da poter beneficiare del permesso premio; che sussistono le altre condizioni richieste dalla legge per l'ammissione al beneficio e che non risultano accertati collegamenti attuali con la criminalità organizzata o eversiva; che, quanto ai profili di non manifesta infondatezza, il rimettente ricorda che con la sentenza n. 273 del 2001 e con l'ordinanza n. 280 del 2003 la Corte ha escluso che l'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario, in quanto «applicabile anche ai detenuti già condannati con sentenza passata in giudicato» prima dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 306 del 1992, si ponga in contrasto con il principio di irretroattività sancito dall'art. 25, secondo comma, Cost., posto che tale norma individua esclusivamente un criterio legale di valutazione di un comportamento che deve concorrere al fine di escludere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata e, quindi, la pericolosità sociale del condannato; che tuttavia l'art. 4, comma 1, della legge n. 279 del 2002 prevede che la disciplina del citato art. 4-bis, come modificato dall'art. 1 della stessa legge, non si applica retroattivamente ai soggetti condannati per i nuovi delitti ostativi alla concessione di benefici in assenza di collaborazione individuati dal novellato art. 4-bis; che la norma censurata determinerebbe perciò una ingiustificata disparità di trattamento fra coloro che hanno riportato condanna per reati commessi anteriormente all'entrata in vigore del decreto-legge n. 306 del 1992, per i quali opera il divieto di concessione di benefici in assenza del requisito della collaborazione, e coloro che sono stati condannati per reati commessi prima dell'entrata in vigore della legge n. 279 del 2002, ma originariamente non compresi nell'elenco di quelli ostativi, in quanto solo per questi ultimi è previsto il principio di irretroattività; che il giudice a quo ritiene che «il legislatore, reputando la modifica legislativa una sorta di "reformatio in peius" del trattamento penitenziario dei condannati per i nuovi reati ostativi contemplati dall'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario, abbia voluto espressamente escluderne l'applicazione ai fatti commessi in epoca precedente alla sua entrata in vigore», in base al principio per il quale il condannato non può veder aggravata la punizione prevista dall'ordinamento per effetto di una legge successiva «alla sua condotta criminale»; che ad avviso del rimettente non vi è ragione per cui analogo principio non debba valere anche per i delitti ostativi già previsti nel testo previgente dell'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario consumati prima dell'entrata in vigore della riforma del 1992;