[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 124, ultimo comma (recte: quinto comma), del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato) e 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646 (Modifiche agli ordinamenti degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro), promosso con ordinanza emessa il 5 febbraio 1999 dal pretore di Torino nel procedimento civile tra Ortalda Luisa e l'INPS, iscritta al n. 287 del registro ordinanze 1999 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, 1a serie speciale, dell'anno 1999. Visti gli atti di costituzione di Ortalda Luisa e dell'INPS nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 28 novembre 2000 il giudice relatore Massimo Vari; Uditi gli avvocati Francesco Paolo Videtta per Ortalda Luisa, Antonino Sgroi per l'INPS e l'Avvocato dello Stato Giuseppe Stipo per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso di un giudizio promosso da una pensionata amministrata dall'INPS, al fine di ottenere il computo, nel trattamento di reversibilità, dei contributi versati dal coniuge defunto per il riscatto degli anni di laurea, il pretore di Torino ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646 (Modifiche agli ordinamenti degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro), "in combinato disposto con l'ultimo comma dell'art. 124" del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato). Espone, in punto di fatto, il rimettente che il marito della ricorrente aveva presentato, in data 11 giugno 1973, domanda al Ministero di grazia e giustizia per il riscatto della durata legale degli studi universitari, ai sensi dell'art. 13 del d.P.R. n. 1092 del 1973. Dopo la sua morte, avvenuta in data 26 ottobre 1975, senza aver maturato il diritto a pensione, la vedova, quale coniuge superstite avente diritto all'indennità una tantum in forza dell'art. 81 del citato d.P.R., aveva chiesto che "il predetto Ministero trasferisse all'INPS i contributi relativi alla retribuzione percepita dal marito come magistrato". Rammenta ancora l'ordinanza che, successivamente, la ricorrente aveva rivolto istanza di computo di tali contributi a fini di pensione, ma che l'istanza stessa era stata respinta sulla base della motivazione che il riscatto degli anni di laurea non era "stato trasferito all'INPS in quanto utilizzato dal Ministero di grazia e giustizia per la concessione dell'indennità una tantum". 1.1. - Tanto premesso, il giudice a quo osserva che l'art. 124 del menzionato d.P.R. n. 1092 del 1973 dispone, per i servizi computabili a domanda, che "la costituzione della posizione assicurativa presso l'INPS si effettua a norma dell'art. 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646" e che, a sua volta, quest'ultima disposizione subordina la costituzione di detta posizione assicurativa, per i periodi ammessi al riscatto in favore dei dipendenti statali, alla condizione che si tratti di periodi per i quali vi sia stata effettiva prestazione di lavoro. Nel rilevare, altresì, che, nella fattispecie, le somme relative al riscatto degli anni di laurea "sono state riversate alla Tesoreria centrale dello Stato", l'ordinanza perviene alla conclusione che, in base al richiamato quadro normativo, l'INPS non poteva che respingere l'istanza di computo del suddetto periodo, non concernendo gli anni del corso di laurea periodi nei quali vi era stata effettiva prestazione lavorativa. Il rimettente dubita, tuttavia, della ragionevolezza di un sistema che, consentendo al dipendente civile dello Stato il riscatto degli anni di studio universitario, solo ed esclusivamente quando il diploma di laurea sia necessario per l'ammissione in servizio, impedisca, poi, di utilizzare il periodo riscattato, unicamente perché la posizione contributiva, a seguito di ricongiungimento contributivo (o di costituzione di nuova posizione contributiva), viene a costituirsi presso l'INPS. L'ordinanza, mentre ritiene giustificato che il dipendente civile dello Stato non possa costituire una posizione assicurativa presso l'INPS, attraverso il riscatto di periodi di studi universitari per i quali non ricorrano i presupposti dell'ordinamento pensionistico statale - e cioè essenzialmente la circostanza che detti studi costituiscano "condizione necessaria" per l'ammissione in servizio - è dell'avviso che analoga conclusione non possa ammettersi quando il dipendente abbia riscattato, presso l'Amministrazione di appartenenza, il periodo corrispondente al corso di laurea, nel rispetto delle previste condizioni. In quest'ultima ipotesi l'ostacolo al computo degli anni relativi, anziché evitare un trattamento di favore, verrebbe a "discriminare in modo ingiustificato coloro che abbiano riscattato", in presenza dei requisiti richiesti dall'art. 13 del d.P.R. n. 1092 del 1973, il periodo legale del corso di laurea; e questo solo perché l'erogazione della pensione avviene a carico dell'INPS e non dello Stato. 2. - Si è costituita la ricorrente nel giudizio a quo la quale ha chiesto, in primo luogo, che la sollevata questione sia dichiarare infondata, dovendosi la normativa interpretare nel senso che essa non impedisca di costituire presso l'INPS la posizione assicurativa, anche per il periodo della durata legale degli studi universitari ammessi a riscatto giusta l'art. 13 del d.P.R. n. 1092 del 1973. In via subordinata, la parte chiede che venga dichiarata l'illegittimità costituzionale della normativa censurata, a causa della ingiustificata disparità di trattamento fra quei dipendenti che hanno riscattato, in forza dell'art. 13 del d.P.R. n. 1092 del 1973, il periodo degli studi universitari, ma hanno maturato il diritto a pensione a carico dello Stato, e quelli che, avendo anch'essi riscattato ex art. 13 il periodo degli studi universitari, hanno maturato il diritto a pensione verso l'INPS. 3. - Si è, altresì, costituito l'INPS, parte convenuta nel giudizio a quo per sentir dichiarare inammissibile e, comunque, infondata la sollevata questione.