[pronunce]

che, secondo la parte privata, le disposizioni in esame, ove impedissero la fruizione degli sgravi contributivi in caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato di lavoratori collocati in CIGS "a zero ore" beneficiari nel semestre precedente, sarebbero altresì lesive dei principi dettati dagli artt. 4 e 38 Cost.; che, pertanto, ad avviso della parte privata, le disposizioni sarebbero costituzionalmente illegittime, nella parte in cui escludono l'applicabilità dei previsti benefici contributivi in caso di assunzione di lavoratori sospesi dal lavoro "a zero ore", per essere stata ammessa la società datrice alla CIGS per una delle seguenti causali: cessazione di attività, procedura concorsuale e trattamento in deroga; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio con atto depositato l'8 gennaio 2019; che, in via preliminare, ha eccepito la inammissibilità della questione, poiché il rimettente richiederebbe una pronuncia creativa, laddove le discipline in esame sono frutto di scelte di natura politico-legislativa la cui concreta attuazione è rimessa alla discrezionalità del legislatore ordinario; che, nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato ha dedotto la infondatezza della questione, poiché i rilievi formulati nell'ordinanza non consentirebbero di ravvisare profili di irragionevolezza nell'intervento normativo in esame, in quanto i lavoratori sospesi "a zero ore" e beneficiari del trattamento straordinario di integrazione salariale nel semestre precedente non sono equiparabili ai lavoratori privi di occupazione nel medesimo lasso temporale, stante la diversità delle condizioni e la funzione conservativa del rapporto di lavoro svolta dalla CIGS; che in prossimità dell'udienza l'INPS e la parte privata hanno depositato memorie nelle quali hanno richiamato le argomentazioni e le conclusioni già rassegnate nei rispettivi atti di costituzione. Considerato che il Tribunale ordinario di Trento, sezione per le controversie di lavoro, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. l, comma 118, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)», e dell'art. l, comma 178, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», che dispongono un esonero contributivo in caso di assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato effettuate, rispettivamente, nell'anno 2015 e nell'anno 2016, nella parte in cui stabiliscono che «[l]'esonero [...] spetta ai datori di lavoro in presenza delle nuove assunzioni [...], con esclusione di quelle relative a lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro [...]»; che, secondo il rimettente, le due disposizioni censurate escludono in modo irragionevole e, dunque, lesivo del principio posto dall'art. 3 Cost., dal diritto all'esonero contributivo, previsto in caso di assunzioni con contratti di lavoro a tempo indeterminato stipulati, rispettivamente, per l'anno 2015 e per l'anno 2016, i «datori di lavoro che abbiano proceduto all'assunzione a tempo indeterminato di lavoratori, i quali nei sei mesi precedenti erano alle dipendenze a tempo indeterminato di altro datore, ma i cui rapporti erano sospesi a zero ore per essere quel datore stato ammesso alla integrazione salariale straordinaria in ragione della possibilità di un parziale riassorbimento occupazionale ad opera di altro imprenditore non assoggettato ai vincoli previsti dall'art. 2112 cod. civ. o per inapplicabilità della norma o per effetto di negozi abdicativi dei lavoratori determinati esclusivamente dall'indisponibilità dell'imprenditore subentrante, accertata in sede sindacale, ad assumere tutti i lavoratori sospesi»; che, in particolare, secondo il rimettente, non sarebbe ragionevole non riconoscere gli esoneri contributivi in oggetto al datore di lavoro che assuma lavoratori beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale "a zero ore", in quanto, attesa la incertezza delle prospettive di ripresa dell'attività lavorativa, essi si troverebbero in una situazione di occupazione "non stabile", sicché la loro assunzione, nel garantire una nuova e certa occupazione, realizzerebbe la finalità perseguita dalle misure legislative in esame, volte a promuovere forme di occupazione stabile; che l'esame della questione va condotto esclusivamente in riferimento alla violazione dell'art. 3 Cost. nei termini prospettati dal rimettente, non essendo ammissibili gli ulteriori parametri dedotti dalla parte privata; che la questione è manifestamente infondata; che il rimettente pone a base della dedotta censura di costituzionalità una identità di condizioni tra il lavoratore disoccupato e il lavoratore in cassa integrazione guadagni straordinaria (d'ora in avanti: CIGS) "a zero ore", assumendo che anche quest'ultimo verserebbe in una situazione di "occupazione non stabile", sicché la sua assunzione realizzerebbe la finalità perseguita dalle disposizioni in esame di favorire forme di occupazione stabile; che tale assunto non trova riscontro né sotto il profilo giuridico, né sotto quello fattuale, in ragione della profonda diversità delle condizioni del lavoratore beneficiario del trattamento straordinario di integrazione salariale e del soggetto disoccupato o inoccupato; che difatti, in relazione alle due condizioni, operano due diversi sistemi di ammortizzatori sociali, rispettivamente, quello «in costanza di rapporto di lavoro», come rivisitato dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 (Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183), e quello operante «in caso di disoccupazione involontaria», come disciplinato dal decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 (Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183); che, in sintesi, anche in caso di fruizione di trattamento straordinario di integrazione salariale "a zero ore", il rapporto di lavoro, ancorché sospeso nei suoi principali obblighi sinallagmatici, concernenti la prestazione lavorativa e la retribuzione, sostituita dalla prescritta indennità a carico dell'INPS, continua a produrre altri effetti ed obblighi, quali: la computabilità, ai sensi dell'art. 2120, terzo comma, del codice civile, nella retribuzione utile ai fini della determinazione del trattamento di fine rapporto dell'equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro; il riconoscimento della valenza previdenziale del periodo di sospensione dal lavoro tramite l'istituto della contribuzione figurativa, calcolata sulla base della retribuzione globale cui è riferita l'integrazione salariale;