[pronunce]

n. 104 del 2017 - artt. 5, 22, commi 1, 2, 3 e 4, 26, comma 1, lettera a) - che, nel rinviare ai nuovi Allegati, hanno modificato l'assetto delle competenze in materia di VIA, dovendosi anch'esse qualificare come norme di riforma economico-sociale idonee a limitare le competenze statutarie delle Province autonome. Risulterebbe da ciò, dunque, l'infondatezza della premessa da cui muove il ricorso, basata sull'assunto che la Provincia sarebbe priva di un titolo statutario di competenza. 5.2.- Alla luce di tale complessivo quadro normativo, la resistente ribadisce innanzitutto l'inammissibilità della censura fondata sull'art. 117, secondo comma, lettera s), in quanto il ricorso non prospetta una violazione dei limiti statutari, ma una violazione della competenza statale esclusiva. Viene poi osservato che la pretesa difformità della disciplina provinciale, rispetto al codice dell'ambiente, doveva, semmai, essere fatta valere in sede di mancato adeguamento e, dunque, con ricorso successivo alla scadenza del termine semestrale previsto dall'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992. 5.3.- Viene ribadita anche la dedotta inammissibilità della censura relativa alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), per contrasto con l'art. 27-bis cod. ambiente. Nella sentenza n. 198 del 2018, infatti, tale prospettiva non sarebbe stata accolta, in quanto la disposizione è stata ricondotta alla tutela dell'ambiente e, per le Regioni speciali e le Province autonome, «alle norme di grande riforma». Si tratterebbe, comunque sia, di un parametro non conferente, in quanto la norma provinciale impugnata non regola in alcun modo il provvedimento autorizzatorio unico. 5.4.- Viene ribadita anche l'inammissibilità delle censure riferite all'art. 97 dello statuto e al principio di leale collaborazione, nonché l'infondatezza di quella prospettata in relazione all'art. 5 Cost. Pur tenendo conto, infatti, delle osservazioni svolte dal ricorrente nella memoria, il riferimento all'art. 97 dello statuto risulterebbe del tutto oscuro, così come in termini del tutto generici sarebbe stato evocato il principio di leale collaborazione. Quanto alla lamentata violazione dell'art. 5 Cost., si rinnova l'osservazione secondo la quale la disposizione impugnata avrebbe una portata meramente interpretativa, volta a evitare che il richiamo agli Allegati III e IV alla parte seconda del codice dell'ambiente fosse inteso quale rinvio mobile; il che troverebbe conferma nel fatto che quegli allegati si riferiscono ai progetti di competenza regionale e provinciale. Così intesa, la legge provinciale non metterebbe in discussione la normativa statale, la cui efficacia rimane quella sua propria, secondo i rapporti tra fonti statali e provinciali per come determinati dalle disposizioni statutarie e dalle relative norme di attuazione. La non immediata efficacia del d.lgs. n. 104 del 2017, dunque, non deriverebbe dalla norma impugnata ma dal richiamato art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992 e, conseguentemente, non vi sarebbe alcuna compromissione dell'unità dell'ordinamento giuridico né violazione del principio di leale collaborazione. 6.- Anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato, in prossimità dell'udienza pubblica, un'ulteriore memoria, nella quale ha insistito sulle conclusioni già rassegnate nel ricorso. 6.1.- Nel rievocare il contenuto della sentenza n. 198 del 2018, si sottolinea che questa Corte ha dichiarato non fondate le censure rivolte al d.lgs. 104 del 2017, in quanto la disciplina statale, oltre a impingere nella materia "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema", è riconducibile a due limiti previsti da tutti gli statuti delle autonomie speciali, rappresentati dalle norme statali di riforma economico-sociale e dagli obblighi internazionali: ciò che confermerebbe la fondatezza degli argomenti spesi nel ricorso e nella successiva memoria. 6.2.- Quanto alle due declaratorie di illegittimità costituzionale contenute nella richiamata sentenza n. 198 del 2018, si tratterebbe di declaratorie che non incidono sull'assetto delle competenze «come delineato con chiarezza nella sentenza stessa», ma che sono destinate esclusivamente a salvaguardare le prerogative delle Province autonome in ordine alle modalità e ai tempi di adeguamento dei propri ordinamenti alla nuova disciplina statale.1.- Con il ricorso indicato in epigrafe, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l'art. 28, comma 5, della legge della Provincia autonoma di Trento 29 dicembre 2017, n. 17 (Legge collegata alla manovra di bilancio provinciale 2018). La disposizione censurata inserisce un comma 01 all'art. 3 della legge della Provincia autonoma di Trento 17 settembre 2013, n. 19, recante «Disciplina provinciale della valutazione dell'impatto ambientale. Modificazioni della legislazione in materia di ambiente e territorio e della legge provinciale 15 maggio 2013, n. 9 (Ulteriori interventi a sostegno del sistema economico e delle famiglie)», il quale dispone che - in attesa dell'esito del ricorso, promosso davanti a questa Corte dalla stessa Provincia autonoma di Trento e iscritto al n. 68 del registro ricorsi 2017, avverso l'art. 22 del decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 (Attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, ai sensi degli articoli 1 e 14 della legge 9 luglio 2015, n.114) - i rinvii agli Allegati III e IV alla parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale» (d'ora in poi, anche: cod. ambiente) , contenuti nel medesimo art. 3 della legge prov. n. 19 del 2013, devono intendersi riferiti al testo degli Allegati precedente la modifica operata dal citato d.lgs. n. 104 del 2017. Il Presidente del Consiglio dei ministri reputa tale disposizione in contrasto, innanzitutto, con l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione: poiché la disciplina della valutazione d'impatto ambientale (VIA) - e in particolar modo il riparto di competenze tra Stato e Regioni e Province autonome, cui si riferiscono i suddetti Allegati - rientrerebbe, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale, nella competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, le Regioni e le Province autonome possono esercitare la loro competenza legislativa entro gli ambiti precisi e limitati delineati dall'art. 7-bis, comma 8, cod. ambiente.