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«Stiamo costruendo un'Unione europea più forte anche nel campo della sicurezza e della difesa, nella ferma convinzione del positivo contributo basato sulla complementarietà che l'architrave europeo può fornire per rafforzare ulteriormente la NATO. Vorrei sottolineare a tutti i nostri alleati non appartenenti all'Unione europea che questo è ciò che inequivocabilmente intendiamo per autonomia strategica dell'Unione europea». Io colgo un aspetto, Presidente, da queste parole: in questo modo si costruisce quella che potremmo chiamare la nascita del soggetto unico europeo. Ma, per fare questo, abbiamo bisogno di rispondere ad alcune domande, che le pongo in pochissimo tempo, in forma non retorica. Sono domande aperte, a cui bisogna dare obiettivamente una risposta. La dico così, alla vigilia di un appuntamento importante come quello del Consiglio europeo, alla presenza del presidente Biden. Può coesistere - mi si permetta l'espressione - un atlantismo intelligente, che non venga vissuto con un elemento di subordinazione, insieme al tema gigantesco dell'autonomia e della sovranità dell'Unione europea come soggetto politico? Io penso di sì. (Applausi) . Possiamo dire che l'idea della difesa comune, soprattutto se fatta sul terreno della razionalizzazione delle spese e la lotta agli sprechi in questo settore, è un pezzo della costruzione dell'identità europea? Mi consenta però di dire, presidente Draghi, che questo non c'entra nulla con l'aumento delle spese militari nazionali, che è un errore (Applausi) . L'Europa infatti non nasce da una grande vittoria militare, ma dall'infamia di una grande sconfitta e noi dobbiamo ricordarlo. Possiamo dire che l'Europa, per esempio, deve essere in prima linea per bandire - anche qui, mi si lasci passare questa espressione - quella stupidaggine che si ascolta nel dibattito che, ahimè, attraversa anche queste Aule, quando si dice che la guerra ha spazzato via dall'agenda politica il tema della transizione ecologica? Per fortuna a questa domanda ha già risposto, presidente Draghi, perché è proprio la guerra che ci mette davanti alla necessità impellente di investire ora, qui e adesso sulle energie rinnovabili e sulle fonti alternative di approvvigionamento. Possiamo dire che l'Europa o è questa roba qui o non è? Possiamo dire, per esempio, che la grandezza dell'Europa sta proprio nell'avere confini smarginati, nel non essere cioè un'Europa soltanto europea, ma che vive nella relazione con il resto del mondo e che quindi, anche in un frangente come questo, si fa carico della responsabilità di portare il punto di vista di un ordine mondiale nuovo in cui la pace sia proprio l'elemento centrale e dove si costruiscono le condizioni perché questa sia duratura? Penso che queste riflessioni debbano essere al centro del nostro dibattito - ho concluso, signor Presidente - e la nostra discussione deve essere a questa altezza e spero che lo sia. A meno di questo l'Europa e quindi anche l'Italia non darebbero il loro contributo per costruire un mondo nel quale la pace sia il tratto distintivo e dove ci sia una componente efficace e duratura per costruire un ordine mondiale che abbia a cuore esattamente questo. La ringrazio, presidente Draghi, e le auguro buon lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, presidente Draghi, signori membri del Governo, colleghi, qualche anno fa uno storico Fukuyama decretò che ci trovavamo di fronte alla fine della storia. Intervistano ancora Fukuyama, nonostante abbia sbagliato previsione, perché purtroppo c'è un ritorno prepotente della storia, anche nelle sue forme più drammatiche. Le tragedie a volte impongono ai popoli delle scelte storiche e l'Europa, mai come in queste settimane, si è riunita, si è incontrata, si è mostrata coesa perché le tragedie costringono a fare cose che in tempi ordinari non si farebbero. Ai popoli spettano dunque queste incombenze. Del resto, chi si sorprende di questa critica vuol dire che non ha studiato la storia, come male l'ha studiata forse Fukuyama. Un suo illustre predecessore, il Conte di Cavour, a nome del Regno di Sardegna - non c'era ancora Regno d'Italia - mandò i nostri soldati alla guerra di Crimea, iniziata nel 1853. Molti hanno citato, ma non hanno visto nel corso della loro vita, un celeberrimo film di Ėjzenštejn, "La corazzata Potëmkin": quei soldati che travolgono il popolo sono nel porto di Odessa, guardate un po'. Purtroppo dunque quelle terre sono attraversate da secoli da tragedie, ai tempi degli Zar, ai tempi di Stalin e, ahimè, anche ai tempi di Putin. Lei ha detto che non vogliamo lo scontro di civiltà e ha ragione, allora bisognerebbe tornare allo spirito di Pratica di Mare, alla capacità di dialogare con il mondo com'è, con gli autocrati, con tutti i personaggi particolari, e non come noi vorremmo che fosse, perché il mondo è complicato. Del resto, anche Nixon, leader conservatore, dialogava con Breznev e a quei tempi - c'è un bel libro di Charles Levinson, «Vodka Cola» - gli americani e i russi si scambiavano alcolici e bibite gassate e dialogavano. Oggi abbiamo troppi Biden e pochi Kissinger in giro nel mondo, questa è la realtà, nessuno si offenda, tessitori di dialogo che sono serviti al mondo. Presidente Draghi, lei ha citato gli incontri del 1° aprile Europa-Cina: attenti alla Cina che, siccome non muove i carri armati, oggi sembra amica! La Cina ci fa concorrenza sleale; la Cina nega i diritti umani, reprime le minoranze etniche (uiguri e altri); quindi, non vorrei che, per paura di alcuni, abbracciassimo altri che potrebbero rivelarsi peggiori. Dobbiamo tutelare anche chi subisce le conseguenze delle sanzioni inevitabili e giuste, che noi condividiamo. Dobbiamo pensare anche alle aziende colpite dallo stato di necessità e dalle cause di forza maggiore. Il decreto-legge appena varato su benzina ed energia andrebbe corretto; l'articolo 23 doveva tutelare con maggiore forza le imprese italiane che non sono in grado di reggere il crescente costo delle materie prime; rischiamo i cantieri chiusi, le auto sanzioni al nostro Paese. Riteniamo che si debba intervenire - lei lo ha ricordato - su microchip e su molte altre questioni. In sostanza, la storia ritorna prepotente e ci richiama su tre questioni, la prima delle quali è l'autonomia energetica. Benissimo diversificare le fonti, ma attenzione, presidente Draghi: i buoni di oggi potrebbero essere i cattivi di domani, e non sappiamo cosa succederà tra trent'anni in Africa o altrove. Servono centrali nucleari e tecnologia moderna. Benissimo le rinnovabili, ma le acciaierie e le ferrovie non funzioneranno con le energie rinnovabili; servono fonti qualificate. Quindi, la sfida di questi tempi è su progetti di lunga veduta per l'autonomia energetica, per l'autonomia alimentare - lei lo ha detto: coltivare più campi - l'autonomia militare, la difesa europea, pilastro della NATO. Voglio elogiare il generale Graziano e la diplomazia italiana per il lavoro che stanno facendo in questi anni e ben venga la bussola strategica: è il primo embrione.