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in realtà, il sopralluogo fu condotto dalla sola senatrice Margherita Corrado, della 7a Commissione permanente, la quale, lungi dal condividere e mancando della facoltà di stabilire congiuntamente di proseguire nel rispetto del parere del 2016, nel proprio comunicato stampa del 13 luglio 2018, sottoscritto anche dal senatore Iunio Romano e pubblicato solo dopo che il Comune aveva diffuso una nota fuorviante, prendeva invece le distanze dalle scelte dell'Ente, peraltro contestate da un Comitato civico fin dal 2014 (si veda "https://www.fondazioneterradotranto.it/tag/caserma-massa/"); la parlamentare stigmatizzava anche l'accondiscendenza acritica dimostrata dagli uffici statali di tutela nell'ultimo biennio (dopo che l'ondivago contegno degli anni 2012-2016 aveva contribuito a far degenerare la situazione), ribadendo l'interesse non solo culturale dell'area per la comunità locale a dispetto delle demolizioni e qualificando il progetto come "una sconfitta per tutti". Esprimeva poi preoccupazione per i resti della chiesa di S. Maria del Tempio: il solo lembo dell'area archeologica destinato scampare agli sventramenti previsti ma "minacciato" da ipotesi di musealizzazione inadeguate e da un'errata tempistica di esecuzione dei restauri (si veda "M. Corrado - I. Romano (M5S Senato) su Lecce - ex caserma Massa" su "archivio.politicamentecorretto.com" e "lecceprima.it"); pesava, sul giudizio della senatrice, oltre alle sollecitazioni dei cittadini e alla diretta visione del cantiere e degli atti, anche la dura valutazione che l'archeologa pugliese Paola Tagliente aveva pubblicato in un articolo del 2017, significativamente affidato alla rivista scientifica "Archeomafie" (anno IX, n. 9, pp. 41-76), intitolato "Tutela archeologica e pianificazione urbanistica: il caso giudiziario di piazza Tito Schipa a Lecce". Poiché all'origine del caso leccese sta una grave inadempienza del Comune nella fase di progettazione, la vicenda della ex Caserma Massa vi è proposta come paradigmatica di un malcostume diffuso quando gli enti locali ricorrono ad operazioni di project financing : favorire oltre misura il privato, anche a danno dell'interesse dei cittadini, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di sollecitare la Direzione generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio a chiedere al Comitato tecnico-scientifico per l'archeologia una consulenza, in extremis , circa l'operazione di smontaggio dei resti del complesso conventuale di S. Maria del Tempio a Lecce, di fatto assimilabile ad una demolizione, per valutare se tale decisione sia davvero tecnicamente fondata e priva di alternative o non avvantaggi oltre misura ed esclusivamente il privato, sgomberandogli il campo da ogni traccia di preesistenza; se, forte della serenità derivante della conclusione favorevole della vicenda giudiziaria inerente alla cosiddetta riqualificazione dell'area dell'ex Caserma Massa, non ritenga opportuno sollecitare agli uffici del Ministero una seria riflessione sull'accaduto, affinché la lezione che si ricava da casi come questo, in cui gli organi periferici e centrali, chiamati a gestire situazioni complesse dove enti locali e soggetti privati attentano, di fatto, al principio costituzionale della tutela che il dicastero è chiamato a realizzare, si dimostrano incapaci di assolvere ai propri compiti, non vada perduta a vantaggio di un progressivo raffinamento, invece, della capacità del personale tecnico ministeriale di dissimulare, se contestato dai cittadini, le verità giudiziarie. Atto n. 4-07387 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che il 29 luglio 2022, l'architetto Annalisa Di Mase, in qualità di responsabile unico del procedimento della centrale di committenza (Invitalia), ha pubblicato il Disciplinare di gara della "Procedura per l'affidamento dei servizi tecnici propedeutici alla realizzazione dei lavori di riqualificazione e valorizzazione dei percorsi storici e della ex galleria di Velia finalizzati a migliorare l'accessibilità, l'attrattività, la tutela e la fruizione - Parco Archeologico di Paestum e Velia. ", con scadenza della presentazione delle domande di partecipazione fissata al 13 settembre 2022. RUP per l'Ente aderente, ovvero per il "Parco Archeologico di Paestum e Velia " (PAEVE), è il funzionario archeologo Francesco U. Scelza (si veda "ingate.invitalia.it"); considerato che: a maggio 2021, il Codacons Cilento chiedeva al Ministero della cultura l'accesso agli atti sul progetto da 7.660.000 euro ammesso a finanziamento con riserva, in gennaio, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a seguito di una manifestazione d'interesse prevista dal Programma di Azione e Coesione (PAC) "Infrastrutture e Reti" 2014-2020, Asse C "Accessibilità turistica", progetto che tra l'altro intende musealizzare la galleria ferroviaria cosiddetta borbonica di Ascea (Salerno), passante sotto l'acropoli di Elea - Velia . A quella data il "Comitato Civico l'Essere per Elea-Velia" aveva già tentato la via diplomatica, mediante interlocuzioni con l'ex direttore del PAEVE, Gabriel Zuchtriegel, senza risultati apprezzabili; agli occhi delle associazioni no profit del territorio si profilava all'orizzonte un nuovo pericolo per il Parco, finora difeso dalla speculazione edilizia grazie alla legge regionale n. 5 dell'8 febbraio 2005, purtroppo aggirata e infranta, invece, in assenza del piano di attuazione per l'inadempienza del Comune di Ascea e della Regione Campania, fuori dal suo perimetro, in tutta l'area circostante (si veda "Elea: da Parmenide al Resort" su "doppiozero.com"). Se l'aspirazione della comunità cilentana a dotarsi di un museo nazionale è infatti legittima e condivisibile, oltre che risalente, certe esperienze "infelici" vissute nel PAEVE durante la gestione Zuchtriegel inducevano e inducono tuttora a dubitare che l'iniziativa che si contesta risponda realmente alle esigenze dei cittadini e, soprattutto, a temere che possa compromettere irreversibilmente il delicatissimo equilibrio dei luoghi; è lampante, infatti, che trasformare in uno spazio espositivo visitabile la galleria "borbonica", per età anch'essa un bene storico (l'art. 4 del Disciplinare indica come obiettivo farne un "museo multimediale e centro ricerche"), richiederebbe interventi molto invasivi sia sul manufatto sia sul banco di roccia soprastante, spesso oltre 50 metri, con un'alterazione sensibile del contesto, interventi che, oltre a vanificare gli sforzi finanziari già sostenuti per adibirla a deposito, la assoggetterebbe ad una ulteriore forzatura funzionale;