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Oggi non basta soltanto creare un grande Ministero e cambiargli nome, ma bisogna anche dargli e mettere in campo i mezzi, gli strumenti, le qualifiche e il personale in grado di esercitare questo grande compito. Questi due elementi sono quelli che contraddistinguono di più il decreto-legge in esame e il riordino dei Ministeri al centro del decreto stesso. Altra questione è l'innovazione tecnologica: anche a tale proposito la creazione del Comitato interministeriale per la transizione digitale è fondamentale, e ci siamo accorti in questa pandemia di quanto tempo perso abbiamo dovuto recuperare. Abbiamo bisogno non soltanto di un Ministero - e c'è - ma anche di mettere in campo capacità di coordinamento e di indirizzo, perché la transizione deve essere orientata su tutti i settori (economici e dello Stato) e sull'intera pubblica amministrazione, che sono l'elemento vero che si accompagna e si intreccia fortemente con l'innovazione e con la transizione ecologica. Mi soffermo brevemente sulla vicenda del turismo. Quando è iniziata l'attuale legislatura, le competenze in materia di turismo e agricoltura erano affidate allo stesso Ministero, mentre nel Governo successivo la materia del turismo è stata ceduta al Ministero dei beni culturali. Ora lo scorporiamo di nuovo dal Ministero dei beni culturali. Questo è il modo in cui affrontiamo la questione del turismo, che tra l'altro oggi è un'emergenza vera e propria, perché si tratta di ricostruire completamente le politiche del turismo, che è un settore che è stato quasi distrutto dalla pandemia e per fare ciò serve avere le idee chiare e sapere che tipo di rilancio si può fare. Devo constatare che, nel passaggio da un Ministero all'altro, forse si sarà consumata tanta carta a forza di cambiare intestazione, ma certamente non ci siamo soffermati su delle scelte nell'ambito delle politiche industriali. Credo che oggi questa sia la vera emergenza e mi auguro, annunciando il voto favorevole alla conversione in legge del decreto, che sia l'ultima volta che spostiamo il turismo da un Ministero all'altro. (Applausi) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ci arriva dalla Camera questo provvedimento che mi piace pensare sia stato il frutto non di una becera spartizione all'interno di una maggioranza, peraltro neanche omogenea, ma della necessità di razionalizzare l'organizzazione di alcuni Ministeri in vista e in prospettiva dell'utilizzo degli oltre 200 miliardi di euro che di qui a qualche mese - ci auguriamo il più presto possibile - arriveranno nel nostro Paese. Se questa è la finalità - come mi piace credere - è stata un'iniziativa idonea e necessaria, e lo valuteremo nel tempo e lo valuteremo a consuntivo, dopo che sarà portato completamente a termine il Piano nazionale di ripresa e resilienza del nostro Paese. Fra le novità del provvedimento, vi è la nascita del Ministero della transizione ecologica, che sostituisce il Ministero dell'ambiente. A questo proposito, voglio fare una precisazione: se si parla soltanto di cambiamento del nome, evidentemente non abbiamo colto nel segno di questa iniziativa. Credo vi sia una filosofia completamente diversa nel Ministero della transazione ecologica, che ha grandissima importanza. E ritengo che una delle finalità delle risorse che arriveranno dall'Europa sia proprio la transizione ecologica, il fatto che il Ministero della transizione ecologica non sia più la controparte del mondo imprenditoriale, ma sia un complemento di quel mondo. (Applausi) . Credo che l'industrializzazione possa convivere con la tutela della natura e dell'ambiente. Qui il Ministero della transizione ecologica ha il compito culturale di essere a fianco delle imprese, di fare formazione alle imprese, di dare sostegno alle imprese perché si abbia un circuito virtuoso nel quale poter inserire anche il comparto industriale del nostro Paese. Tutte le competenze che sono state assegnate scorporandole da altri Ministeri - ad esempio dal Ministero dello sviluppo economico - sono assolutamente necessarie, ma avrebbero poco senso se la finalità del nuovo Ministero non fosse anche quella di venire incontro alle esigenze del mondo produttivo, ma fosse soltanto di sanzionare e di porgersi in maniera alternativa allo sviluppo industriale del nostro Paese. Lo abbiamo vissuto e lo stiamo vivendo con la tragedia dell'Ilva - constatando come il nostro Paese sia arretrato nella produzione dell'acciaio - e lo abbiamo visto anni fa con la chimica fine che abbiamo trasferito a gruppi stranieri, venuti con la scusa di salvare l'occupazione ma interessati soltanto ad acquisire le quote di mercato, che ci hanno lasciato gli impianti inquinanti e anche la disperazione della disoccupazione. Credo che questo Ministero abbia un ruolo nevralgico nel PNRR del nostro Paese. Un'altra novità, che poi è un ritorno al passato, è la costituzione del Ministero del turismo. Siamo stati facili profeti quando, due anni fa, si era incorporato il Ministero del turismo nel Ministero per i beni e delle attività culturali. Noi riteniamo che il turismo sia un ganglio fondamentale dell'economia nel nostro Paese e dobbiamo concorrere e competere con Paesi che, soltanto pochi anni fa, ci guardavano da lontano e che oggi siamo costretti a inseguire: parlo della Grecia, parlo della Spagna, ma anche della Croazia. Quindi, il Ministero del turismo è un altro elemento fondamentale ed è stato giusto - dal mio punto di vista - dargli la dignità di un Ministero proprio per il fatto di essere un elemento cruciale nella nostra economia. Anche ora, in un momento di pandemia, che ci auguriamo di metterci alle spalle quanto prima, è determinante e fondamentale l'attività del Ministero del turismo, soprattutto in vista delle prossime riaperture; riaperture che abbiamo richiesto e sollecitato, ma che devono essere non un "liberi tutti", bensì un ritorno alla vita normale, con intelligenza, e sapendo che il virus ha già prodotto oltre 117.000 morti e gravi problemi economici. Il Ministero del turismo, anche qui, ha una fondamentale importanza. Devo, però, segnalare anche alcune novità. Una modifica introdotta alla Camera introduce il Ministero della transizione ecologica nel Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, organo di raccordo politico strategico sul tema della sicurezza nazionale. Questa è ancora di più la prova di quanto sia cruciale e nevralgico detto Ministero, come è cruciale nascita di alcuni comitati interministeriali che rimangono nella responsabilità e nella direzione della Presidente del Consiglio. Quello della transizione ecologica e digitale è un altro appuntamento a cui il nostro Paese non può e non deve mancare. Una digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta una spinta enorme all'economia del nostro Paese, che può trasformarsi in punti di PIL nel nostro Paese e deve essere portata avanti con raziocinio e impegno perché nessuno resti indietro e tutti possano utilizzare tali innovazioni. Altro è stato detto e non ritengo che sia opportuno e necessario ripeterci. Voglio soltanto, avviandomi alla conclusione, parlare del MIMS, il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile. Anche in questo caso, approfittiamo delle risorse europee per cercare di diminuire e azzerare il gap esistente tra il Nord e il Sud. Esistono territori nei quali la stazione è ancora un miraggio. Non parlo dell'alta velocità o dei mezzi di trasporto moderni: