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Infine, il paragrafo 7 dispone che la mera presenza di una società controllante o controllata nel territorio di uno Stato non determina di per sé l'insorgenza di una stabile organizzazione di una impresa dell'altro Stato. L'Articolo 6 disciplina l'imponibilità dei redditi immobiliari, stabilendo il criterio per cui essi debbano essere tassati nello Stato in cui sono situati i beni immobili fonte di tali redditi, ancorché in maniera non esclusiva, seguendo il principio previsto nel modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni. L'articolo 7 disciplina il trattamento degli utili di impresa e completa la disciplina della stabile organizzazione. L'articolo in esame, infatti, nello stabilire il principio generale secondo il quale gli utili d'impresa sono imponibili esclusivamente nello Stato di residenza di quest'ultima, riconosce l'eccezione dell'imponibilità di detti redditi nello Stato della fonte, solo nella misura in cui essi siano attribuibili ad una stabile organizzazione. Ai fini dell'attribuzione dei redditi, la stabile organizzazione viene considerata come entità separata ed indipendente. In materia di utili derivanti dall'esercizio di navi o aeromobili in traffico internazionale, l'articolo 8, paragrafo 1, prevede la tassazione esclusiva nello Stato in cui è residente l'impresa che utilizza le navi o gli aeromobili, in linea con il criterio indicato nel modello OCSE di Convenzione. L'articolo 9 prevede che, nelle transazioni fra imprese associate, siano consentite rettifiche degli utili ad esse attribuiti, nei casi in cui i termini di tali transazioni si discostino da quelli che sarebbero stati pattuiti in transazioni tra imprese indipendenti. Il paragrafo 2 disciplina gli aggiustamenti corrispondenti alla rettifica primaria, nel rispetto del principio di libera concorrenza. Peraltro, la normativa italiana sui prezzi di trasferimento infragruppo, con particolare riferimento agli articoli 110, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi e 31- quater del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, consente di effettuare rettifiche in diminuzione anche al di fuori dell'instaurarsi di una procedura amichevole ai sensi delle Convenzioni contro le doppie imposizioni. Redditi di capitale Gli articoli 10, 11, 12 e 13 prevedono le regole di tassazione dei redditi di capitale (interessi, dividendi, royalties e capital gains ). Le aliquote massime di prelievo che possono essere fissate dallo Stato della fonte (da dove derivano i pagamenti di tali redditi) sono in linea con quelle concordate dalla Cina nelle Convenzioni stipulate con gli altri Paesi dell'Unione europea maggiormente comparabili all'Italia, quali Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Sotto questo profilo, quindi, gli investitori italiani possono operare in condizioni paritarie rispetto ai maggiori competitors europei. L'articolo 10 contiene la disciplina relativa ai dividendi. Il principio generale contenuto nel paragrafo 1 è quello della imponibilità nello Stato contraente di residenza del percipiente. Tuttavia, ai sensi del paragrafo 2, gli stessi dividendi sono tassabili anche nello Stato della fonte, ma con aliquote ridotte. In particolare, l'articolo 10 dell'Accordo prevede al paragrafo 2, lettera a) , una riduzione dell'aliquota convenzionale di prelievo alla fonte, rispetto all'Accordo del 1986, dal 10 per cento al 5 per cento, nel caso di partecipazioni dirette di almeno il 25 per cento del capitale della società che paga i dividendi, detenute per un periodo di almeno 365 giorni. Di tale riduzione dell'aliquota potranno pertanto beneficiare le imprese italiane che percepiscono dividendi di fonte cinese. Inoltre, la riduzione dell'aliquota relativa alle partecipazioni qualificate potrà incoraggiare la capitalizzazione delle imprese cinesi in Italia, attraverso investimenti in equity . Per i dividendi diversi da quelli di cui alla lettera a) , si applica l'aliquota del 10 per cento. In materia di interessi, l'articolo 11 stabilisce, al paragrafo 1, in via generale, che lo Stato di residenza del percettore degli interessi può esercitare i propri diritti impositivi, in linea con il corrispondente articolo del modello OCSE di Convenzione. Quanto alla misura della ritenuta applicabile nello Stato della fonte, il paragrafo 2 prevede un'aliquota generale pari al 10 per cento dell'ammontare lordo degli interessi (lettera b) ), nonché un'aliquota ridotta, dell'8 per cento, sugli interessi pagati ad istituti finanziari, in relazione a prestiti con durata almeno triennale mirati a finanziare progetti d'investimento (lettera a) ). Il paragrafo 3 disciplina i casi di esenzione da ritenuta sui pagamenti di interessi in uscita quando, ai sensi della lettera a) , il soggetto pagatore è il Governo o un ente locale, oppure quando gli interessi sono percepiti dai soggetti di cui alla lettera b) . Ciò consente, peraltro, di ripristinare l'esenzione sui pagamenti di interessi di fonte cinese percepiti da alcune istituzioni finanziarie pubbliche italiane, le quali – in base all'Accordo del 1986 – non avevano più diritto all'esenzione in quanto non più detenute al 100 per cento da capitale pubblico. Il rinnovato trattamento di esenzione risulta dal combinato disposto del citato articolo 11, paragrafo 3, e dal paragrafo 3 del Protocollo, che contiene la lista dei soggetti ricompresi nella definizione di « any public entity or any entity the capital of which is wholly owned by the Government of other Contracting State », sia da parte cinese che da parte italiana. Inoltre, il paragrafo 4 dell'articolo 11 consente l'esenzione da ritenuta in Italia sui pagamenti di interessi pagati da Banca d'Italia, Cassa depositi e prestiti, Sace e Simest a soggetti residenti in Cina, che siano beneficiari effettivi di tali interessi, in relazione a titoli emessi nel quadro regolamentare vigente nei due Paesi ed alle condizioni ivi previste. L'articolo 12 prevede un criterio impositivo concorrente tra lo Stato di residenza del percettore delle royalties e lo Stato della fonte. Il paragrafo 2, lettera a) , del suddetto articolo 12 individua l'aliquota massima generale applicabile nello Stato della fonte, che non può eccedere il 10 per cento sui canoni di cui al paragrafo 3, lettera a) , ossia corrisposti per l'uso, o la concessione in uso, di un diritto d'autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche ivi compresi il software , le pellicole cinematografiche e le pellicole o registrazioni per trasmissioni televisive o radiofoniche, nonché per brevetti, marchi, disegni o modelli, formule o processi segreti, o per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico. Il paragrafo 2, lettera b) , consente una tassazione più ridotta per i pagamenti relativi all'utilizzo o al diritto di utilizzo di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche, poiché è previsto che l'aliquota del 10 per cento si applichi sull'ammontare del 50 per cento delle royalties (ciò si traduce in un'aliquota effettiva del 5 per cento).