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Il Ministero, o meglio la sua struttura tecnica rappresentata dal direttore generale Gilberto Dialuce, non ha affatto affermato l'impossibilità di procedere al phase out entro il 2025 per l'isola, pur rappresentando le difficoltà della chiusura se non si fossero fatte tutta una serie di cose nei tempi stabiliti; il parere tecnico espresso da Terna ha evidenziato come la situazione sarda fosse fragile dal punto di vista elettrico, ma come tale situazione potesse essere ovviata dalla realizzazione del triterminale, che permetterebbe lo sviluppo di nuove FER, regolerebbe frequenza e tensione sulla rete e a consentirebbe il previsto phase out carbone; la presa di posizione del Presidente del Consiglio dei ministri Conte del 2 ottobre scorso conferma la decisione contenuta nel PNIEC: il premier ha infatti dichiarato "Non vedo con favore il differimento del termine della decarbonizzazione, il cui programma è fissato al 2025 e non ho preso assolutamente impegni per differire questa scadenza" e ancora che la transizione energetica per la Sardegna "vuol dire favorire la realizzazione dell'elettrodotto con la Sicilia e investire sulle energie rinnovabili e, se è il caso, creare piccoli depositi di gas naturale liquefatto a supporto delle zone industriali", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, non ritenga di dover chiarire la posizione del Ministero dello sviluppo economico e in particolare di: garantire che quanto stabilito nella SEN e nel PNIEC, e cioè il 2025 come data limite del phase out del carbone, sia riaffermato senza equivoci anche per la Regione Sardegna, accelerando il processo di elettrificazione (triterminale in primis ); lavorare perché proprio la Regione Sardegna divenga un vero laboratorio per una conversione energetica realmente green e che, anche coerentemente con quanto affermato dal premier Conte, questa transizione possa fare a meno di ricorrere ad una massiccia nuova infrastrutturazione gas (ad esempio "Dorsale") che sarebbe peraltro anche incompatibile (come evidenzia la letteratura scientifica) con un processo di totale decarbonizzazione da conseguire entro il 2050; assicurare, nella valutazione dei piani di sviluppo decennali e nelle autorizzazioni, sulla necessaria coerenza tra l'infrastruttura sviluppata e lo scenario di decarbonizzazione di lungo periodo. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02286 MALLEGNI Al Ministro dell'interno Premesso che: l'analisi del capo della Polizia del mese di luglio 2019, sulla carenza degli organici della Polizia di Stato e del delicato momento di turnover che riguarda un patrimonio di esperienze e professionalità, evidenzia uno dei principali problemi che riguardano la sicurezza del nostro Paese; i raggiunti limiti di età dei poliziotti prossimi al pensionamento rappresentano un problema a lungo dibattuto, che contribuisce al blocco delle assunzioni e della programmazione delle stesse, che si protraggono da almeno 10 anni; lo stesso capo della Polizia afferma che si andrà incontro a un deficit di professionalità dovuto all'esperienza degli anziani che lasceranno il servizio. "L'Amministrazione ha meno di 99.000 uomini rispetto ai 117.000 che avrebbe dovuto avere. Il saldo nei prossimi anni permarrà negativo e contestualmente si abbasserà l'età media del personale in servizio"; alla luce degli sconvolgenti fatti del 4 ottobre 2019, che hanno portato all'uccisione di due giovani agenti della Questura di Trieste, il sindacato della Polizia di Stato di Lucca (FSP) ha denunciato la precarietà del personale, che ormai è sempre più ridotto e impossibilitato a gestire eventi violenti; lo stesso sindacato ha confermato le carenze di organico che affliggono da tempo il personale del commissariato di Viareggio e Forte dei Marmi, dove ad ogni quadrante corrisponde a fatica una volante. La Polizia stradale non sempre riesce a mettere sulla viabilità ordinaria, pattuglie che possano fattivamente contrastare fenomeni come la guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto effetto di stupefacenti. Riprova ne è il fatto che nelle occasioni in cui vengono disposti servizi anti strage, poche sono le patenti ritirate; per tali motivi, occorrono rinforzi per garantire una maggiore sicurezza, sia degli operatori, che della cittadinanza. Ma, soprattutto, affinché sempre meno cittadini piangano per figli o parenti gravemente feriti o morti per incidenti stradali, causati da persone in preda dell'alcool o sotto effetto di stupefacenti; la sicurezza dei cittadini e delle città non può continuare ad esser demandata alla buona volontà, al senso di responsabilità e alla passione degli agenti delle forze dell'ordine; il tema della sicurezza è quasi assente nel dibattito politico e ad oggi sembrerebbe non esserci alcuna intenzione di sollevarlo, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, affinché si possano dare finalmente alle forze dell'ordine tutti quegli strumenti necessari per metterli in condizione di difendere i cittadini e tutelare la propria incolumità. Atto n. 4-02287 CRUCIOLI CASTELLONE ROMANO DI NICOLA DI MARZIO LEONE TRENTACOSTE DONNO LANNUTTI BOTTO DELL'OLIO LANZI PAVANELLI PARAGONE ACCOTO PIRRO FENU MANTERO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in data 12 ottobre 2007 è stata sottoscritta una Convenzione unica tra il Ministero delle infrastrutture dei trasporti (tramite ANAS SpA) e Autostrade per l'Italia SpA (ASPI) avente ad oggetto la regolazione dei rapporti contrattuali per la gestione di 2854,6 chilometri della rete autostradale italiana; in data 14 agosto 2018 si è verificato a Genova, sul tratto autostradale A10, il crollo di una campata del viadotto Polcevera, meglio noto come ponte Morandi, che ha causato 43 vittime, 9 feriti e danni incalcolabili alla città e all'economia dell'intero territorio ligure; all'indomani del crollo del ponte, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha avviato un procedimento volto ad accertare eventuali inadempimenti del concessionario ASPI agli obblighi scaturenti dalla citata convenzione unica del 2007; in data 16 agosto 2018 il Ministero ha inviato ad ASPI una prima nota di contestazione di addebiti, nella quale sono in particolare richiamati le clausole, che disciplinano la cessazione anticipata della stessa; il 20 dicembre 2018 e il 5 aprile 2019 il Ministero ha inviato ad ASPI due integrazioni alla nota di contestazione del 16 agosto 2018, a seguito delle quali la stessa Aspi ha presentato le proprie controdeduzioni al riguardo in un "Documento di riscontro", depositato entro il termine di scadenza assegnatole del 3 maggio 2019; considerato che: dall'indagine ministeriale svolta dalla Commissione ispettiva, nominata dal Ministro in indirizzo con decreto n. 386 del 14 agosto 2018 e conclusasi il 14 settembre 2018, emergono gravissime responsabilità per il crollo del ponte da parte di ASPI, la quale, pur a conoscenza di un accentuato stato di degrado del viadotto, non solo non ne ha provveduto al ripristino a regola d'arte, ma non ha nemmeno adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell'utenza.