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Nel racconto di oggi, infatti, la presidente De Petris ha provato a mettere un po' di ordine per dimostrare come il termine «forzatura» non sia assolutamente appropriato, perché al netto di quando il citato disegno di legge è stato approvato alla Camera e di quando è arrivato all'esame del Senato (quindi stiamo parlando di sette mesi fa), io vorrei metterle di fronte una data, signor Presidente, e lo vorrei dire anche ai colleghi: nel mese di aprile, dopo innumerevoli richieste, in Commissione giustizia, dove io mi trovavo perché sostituivo la collega Cirinnà, che in quel periodo era via per un piccolo intervento, abbiamo dovuto votare a maggioranza per poter incardinare un provvedimento che era già qui da mesi. Una cosa simile non si era mai vista (Applausi) e ciò succedeva perché c'era una netta contrapposizione con chi ci diceva che di quel tema non bisognava parlare. Non è che noi ieri o la settimana scorsa ci siamo svegliati nel chiedere la calendarizzazione, perché sono mesi che stiamo chiedendo che in quella Commissione si possa affrontare il tema in maniera ordinata. La risposta di ordine data dal presidente Ostellari, certamente nelle sue prerogative, è stata quella di consentire - e va benissimo - un numero molto elevato di audizioni, ben 170. A quel punto abbiamo fatto un'altra richiesta: che almeno le audizioni già svolte alla Camera venissero date per consolidate, conosciute, quindi depositate nuovamente e lette; non ci è stato concesso neppure quello. Abbiamo quindi chiesto che le 170 audizioni potessero essere contenute in un programma molto compatto, in modo tale da consentire alla Commissione di procedere; non ci è stato consentito neppure quello, tanto che da aprile le audizioni sono ancora in corso e non sono terminate, perché c'erano solo poche ore alla settimana per poterle svolgere (Applausi) . Sul termine «forzatura» direi quindi di stare attenti, anche perché, come spiegava prima bene la senatrice De Petris, avremmo potuto utilizzare altri strumenti per forzare, ma poiché non li ritenevamo corretti, volendo davvero dare il tempo giusto alla discussione, abbiamo provato a rispettare i tempi. Signor Presidente, ricorderà altresì che insieme al presidente Licheri, alla presidente De Petris e alla presidente Unterberger le abbiamo anche scritto, segnalandole le difficoltà dei lavori in quella Commissione, mettendo in evidenza che, qualora non ci fosse stata un'azione, che io voglio ridefinire ordinata, avremmo chiesto la calendarizzazione del provvedimento e non è mai successo nulla. E allora ecco perché, senatrice Bernini, non è una forzatura, ecco perché, senatore Romeo, non è una forzatura, perché stiamo andando avanti da mesi rispetto a questo. Allora abbiamo detto: bene, calendarizziamo, stabiliamo una data certa, in modo tale che la Commissione poi lavorerà. Tra l'altro, abbiamo sentito importanti esponenti della Lega dire che bastano dieci minuti per trovare gli accordi. (Applausi) . E allora quella Commissione li potrà trovare gli accordi! Oggi scopriamo in Aula che invece non può essere così e sentiamo però anche altre cose che non sono corrette, perché corretto non è neppure il termine "mediazione". Quella che è stata presentata oggi, dal nostro punto di vista (legittimo o meno), non è una mediazione, perché non si può mediare con una proposta che decide di tener fuori dalle tutele e dalla protezione tutte le persone trans o in transizione. Questa non è una mediazione o, almeno, noi non vogliamo mediare su questo. (Applausi) . Siccome il presidente Romeo citava il disegno di legge a firma della senatrice Ronzulli e del senatore Salvini, dicendo che vi eravate fatti portatori anche di questo, vorrei segnalare un aspetto relativo a quell'impianto. Ve l'abbiamo anche detto, perché non è vero che non l'abbiamo letto; l'abbiamo letto molto bene. Quell'impianto è completamente antitetico a quello del disegno di legge Zan, per un semplice motivo: esso scardina addirittura la legge Mancino e interviene su una serie di sovrapposizioni che rendono addirittura poco interpretabile la legge che già c'è. Presidente, non abbiamo inventato niente in questo disegno di legge; i termini sono tutti quelli già presenti nel nostro ordinamento e quelli utilizzati dalla Corte costituzionale nelle sentenze. Non solo: non abbiamo inserito un divieto di espressione o limitato la libertà di opinione, perché quella legge non crea nulla di nuovo, ma estende solo la legge Mancino. Allora diteci se il problema è la legge Mancino; se non volete la legge Mancino, quello è il tema, ma è un altro argomento. (Applausi) . Presidente, noi andiamo avanti, convinti che una data certa possa consentire a questo ramo del Parlamento di esercitare un suo diritto, adempiendo al proprio lavoro di legislatore, con trasparenza, davanti a tutti, senza tirare in ballo il Governo. Onestamente quest'ultimo, tra l'altro, ha già risposto, dicendo che è fuori da tali questioni. Ha risposto anche alla domanda del senatore Alfieri, qui in quest'Aula, quando gli è stato chiesto quale fosse la sua posizione rispetto a quella nota uscita in un determinato modo e resa pubblica. Le informazioni e le posizioni da parte del Governo mi sembrano molto chiare; qui c'entra il Parlamento, non c'entrano le maggioranze vecchie e le maggioranze nuove. C'entra la volontà di dare a questo Paese una legge che questo Paese non ha: estendere le tutele di persone che oggi, per quelle tutele che non hanno, rischiano la vita. Quindi, Presidente, noi andiamo avanti nel chiedere. (Commenti) . Ah, non la rischiano? Vede, Presidente, non la rischiano? (Applausi) . È chiaro che per voi il problema non esiste, ma per noi sì; per questo c'è bisogno di una legge. (Applausi) . CIOFFI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, intervengo molto rapidamente, tanto non c'è bisogno di aggiungere tante parole a quelle già spese. Come abbiamo detto, il disegno di legge di cui si parla, che è stato già approvato dalla Camera dei deputati (lo voglio ricordare), è qui in Senato da sette o otto mesi (dipende da come li calcoliamo). Comunque noi cosa stiamo chiedendo? Stiamo chiedendo semplicemente di arrivare a una data certa per la discussione in Aula, che ci sembra una cosa opportuna, visto il lungo tempo intercorso nello svolgimento dell' iter e nell'analisi del testo in Commissione. Potremmo fare magari un parallelismo con l'Odissea: non si capisce chi è Ulisse, chi sono i proci e chi è Penelope perché mi sembra che qui si cucia e si scucia costantemente e continuamente la tela, senza voler mai arrivare al punto. Quindi, dobbiamo capire qual è l'obiettivo che dobbiamo avere tutti. Che poi le forze liberali dicano che questo disegno di legge interviene sui diritti, beh, io dico che loro più di tutti dovrebbero sposare i diritti delle persone. Perché di questo stiamo parlando: dei diritti delle persone. Qualcuno ha parlato delle scuole: non c'entra niente, l'autonomia scolastica è libera di decidere cosa fare, altrimenti stravolgiamo anche l'ordinamento, che dovremmo conoscere, anche se in questa Aula mi sembra che non si conosca bene.