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Disposizioni per il risanamento del bacino imbrifero del Lago Trasimeno. Onorevoli Senatori . – I laghi e le zone umide rappresentano alcuni degli ecosistemi più delicati al mondo e richiedono un grande impegno per preservare lo straordinario patrimonio di biodiversità che custodiscono e dove vivono esemplari unici e preziosi per l'intero ecosistema. A ciò si aggiunge il considerevole valore economico che queste realtà rappresentano, le quali, se adeguatamente valorizzate e promosse, sono in grado di riattivare o sostenere le economie locali. La tutela degli ecosistemi acquatici rientra tra gli obiettivi di molti accordi internazionali e di direttive europee recepite anche in Italia, quali la Convenzione di Ramsar del 1971 (ratificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448), la Convenzione per la diversità biologica di Rio de Janeiro del 1992 (ratificata ai sensi della legge 14 febbraio 1994, n. 124) e le direttive europee sugli uccelli selvatici (2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009), sulle acque (2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000) e sugli habitat (92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992). Si tratta di norme che prevedono obiettivi di qualità, metodologie di monitoraggio e strumenti di tutela e di manutenzione che devono essere integrati tra loro. Tutti questi elementi evidenziano l'importanza delle zone umide ma indicano anche la complessità della gestione che deve saper combinare la naturalità dei luoghi, la loro tutela e le loro corrette fruizione e valorizzazione anche a vantaggio delle comunità locali. In questo contesto rientra a pieno titolo anche il Lago Trasimeno, che risulta sottoposto alle normative di tutela sia europee che nazionali, in virtù delle caratteristiche del tutto peculiari che rendono ancora più delicato il suo ecosistema. Il Lago Trasimeno, infatti, ha una superficie di 128 chilometri quadrati – è il più grande dell'Italia centrale e il quarto per dimensioni in Italia – e risulta caratterizzato da una scarsa profondità che non supera i 6 metri, con una profondità media di circa 4,3 metri. Il Lago, interamente compreso nel comprensorio del Trasimeno della provincia di Perugia, non ha emissari naturali, ma un emissario artificiale che fa confluire eventuali acque in eccesso nel fiume Tevere attraverso il torrente Caina. La sua portata è alimentata principalmente dalle piogge e dai torrenti Rigo Maggiore, Tresa, Moiano e Maranzano, che confluiscono nell'immissario artificiale dell'Anguillara, mentre Paganico e Pescia sono i due torrenti immissari naturali del Lago. Da studi scientifici risulta che i bassi livelli di acqua non sono una novità per il Lago Trasimeno, caratterizzato com'è da una scarsa profondità dei fondali e da livelli di portata idrica molto variabili, legati alle fasi climatiche, innalzandosi nei periodi umidi e abbassandosi nei periodi di siccità. Si tratta di un dato che risulta documentato fin dal XVIII secolo secondo le osservazioni svolte da uno studioso amico di Galilei, Benedetto Castelli, che nel 1639 ideò a Perugia, presso l'abbazia di San Pietro, il pluviometro per misurare l'intensità di pioggia e sperimentato proprio per studiare le oscillazioni del livello delle acque del Lago Trasimeno. Da sempre l'evaporazione che interessa il Lago Trasimeno costituisce il maggiore flusso di uscita delle acque che, secondo stime recenti, risulta essere pari a un volume medio annuo di 125-150 milioni di metri cubi. Per avere termini di paragone si consideri che l'intero fabbisogno idrico per usi civili di tutta l'Umbria è di circa 85 milioni di metri cubi all'anno e che il fabbisogno per usi irrigui dell'intera regione è di circa 107 milioni di metri cubi all'anno. Il prelievo di acqua dal Lago Trasimeno per irrigazione per scopi idropotabili è di circa 15 milioni di metri cubi all'anno ed è attualmente in sensibile diminuzione rispetto al passato. La riduzione delle precipitazioni che si è registrata dagli anni Novanta a oggi non ha avuto una particolare incidenza sui livelli critici del livello delle acque del Lago Trasimeno, e questo grazie ai continui interventi di manutenzione svolti regolarmente dai soggetti preposti al controllo del Lago. A fronte di questo andamento climatico, che risulta essere un fattore condizionante per la salvaguardia dell' habitat del Lago Trasimeno, gli enti preposti hanno svolto nel tempo e continuano a svolgere una costante attività di manutenzione del bacino del Lago nonché di promozione dell'intero comprensorio proprio in virtù dell'elevata valenza ambientale, arricchita da un'importante presenza antropica riconducibile alla « città diffusa » e da un'importante risorsa economica costituita dal turismo, su cui puntare con una promozione da sostenere tutto l'anno e non solo in estate. A queste si aggiungono le attività imprenditoriali presenti nella zona quali quelle legate all'agricoltura, alla pesca, alla pescicoltura e alla navigazione. Per quanto concerne le attività agricole, queste hanno un'importante incidenza sui prelievi dal Lago Trasimeno, anche se negli ultimi anni sono state caratterizzate da un significativo trend in riduzione. Rispetto agli anni passati si è registrata una discreta contrazione delle superfici investite, con colture idroesigenti; è auspicabile che tale processo continui, insieme all'incremento di utilizzo delle tecniche di irrigazione più efficaci ed efficienti, come quelle di microirrigazione, che riducono i quantitativi di acqua che si perdono nel sistema e che sono pertanto sottratti inutilmente alla risorsa idrica disponibile. Per quanto concerne la tecnica di irrigazione per aspersione è invece auspicabile che gli utilizzatori impieghino le tecnologie più avanzate presenti in commercio, oltre a essere adeguatamente formati per lo svolgimento di una razionale pratica irrigua. Per arginare il problema dell'uso della risorsa idrica proveniente direttamente dal Lago Trasimeno, molto importante è il contributo derivante dalla realizzazione della rete di adduzione dall'invaso di Montedoglio, le cui linee allo stato attuale hanno raggiunto il comune di Castiglione del Lago. Ad oggi, tutto il comprensorio irriguo nord gestito dalla comunità montana Monti del Trasimeno per una superficie di circa 1.800 ettari, di cui irrigui circa 1.000, è allacciato alle condotte primarie provenienti dalla diga, mentre sono in stato avanzato di realizzazione le condotte che raggiungono la zona sud. Infine si ricorda che per il comprensorio nord, ormai allacciato alla diga di Montedoglio, le condotte secondarie che raggiungono direttamente le aziende sono ormai funzionanti da anni, mentre nel comprensorio sud sono già stati programmati i finanziamenti per realizzare le condotte secondarie.