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quali interventi ritenga di attuare al fine di garantire i necessari investimenti per la ricerca indirizzata alla valorizzazione e diversificazione delle produzioni; se intenda garantire, e in quale tempistica data l'urgenza, iniziative di propria competenza per promuovere il marchio di tutela del latte prodotto in Sardegna e suoi derivati; se intenda altresì garantire, e attraverso quali strumenti, la formazione continua degli allevatori ovicaprini ai fini del necessario aggiornamento tecnologico e professionale; se risulti quali siano le ragioni per le quali il Ministro dell'interno, in materia del tutto incompetente, abbia ritenuto di intervenire direttamente nella vertenza, convocando presso il proprio Ministero un incontro con allevatori e associazioni di categoria, nonostante la già manifestata intenzione del Presidente del Consiglio dei ministri di istituire un tavolo assieme al Ministero delle politiche agricole per trovare congiuntamente agli allevatori soluzioni alle problematiche sollevate. Atto n. 2-00023 FERRO Al Ministro dell'interno Premesso che: l'art. 23- bis del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante "Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata," convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, prevede che qualora il soggetto che ha eseguito il sequestro del veicolo in seguito a violazioni del codice della strada non appartenga ad una delle forze di polizia di cui all'art. 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, le spese di custodia sono anticipate dall'amministrazione di appartenenza; in presenza di un sequestro amministrativo operato dalla Polizia locale, l'ente deve di fatto sostenere le spese di custodia tutt'altro che modeste; molti Comuni della provincia di Verona, poco prima della fine dell'anno 2018, si sono visti recapitare dalla Prefettura richieste di ristoro rispetto a spese sostenute, nel corso degli anni pregressi, in presenza di veicoli sottoposti a sequestro ad opera della Polizia locale medesima, creando notevoli difficoltà per i bilanci; l'interesse pubblico perseguito trascende da quello del singolo Comune per investire quello intercomunale, se non addirittura nazionale: è di tutta evidenza che la Polizia locale quando opera il sequestro di un veicolo, magari senza copertura assicurativa, persegue un interesse collettivo che attiene alla tutela dell'ordine pubblico e pertanto non è comprensibile la ragione per la quale debba essere l'ente locale a farsi carico di tali spese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario attivarsi con la massima urgenza e sollecitudine affinché sia presa in esame la possibilità di rivedere questa norma di notevole impatto finanziario per le comunità locali. Atto n. 2-00024 LANNUTTI DI NICOLA PARAGONE MORRA PESCO GIARRUSSO AIROLA LEONE ABATE BOTTO ACCOTO DELL'OLIO CROATTI PIRRO GALLICCHIO CORRADO LOMUTI LANZI SILERI FENU DESSI' NOCERINO DRAGO DI PIAZZA Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: il crac delle banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ha prodotto una voragine di 18,9 miliardi di euro per 210.000 azionisti (120.000 BpVi, 90.000 Veneto Banca) tra azzeramento del valore delle azioni (10 miliardi), perdite di bilancio per 4 miliardi, aumenti di capitale per 4,9 miliardi di euro; senza contare l'intervento del "Fondo Atlante" ed in ultimo dello Stato, costretto ad elargire 5 miliardi di euro cash e 12 di garanzie pubbliche a Banca Intesa, per avere acquistato le due banche venete al valore simbolico di un euro; a giudizio degli interpellanti il crac si sarebbe potuto evitare seguendo l'ordinaria diligenza e vigilanza da parte di autorità preposte ai controlli; tra le prime denunce contro la BpVi per il valore gonfiato delle azioni illiquide, arrivate a 62,50 euro cadauna, ed i metodi estorsivi per diventare azionisti con "prestiti-baciati" (ossia venivano negati fidi, mutui o prestiti se non si acquistavano le azioni), quella di Adusbef, che il 18 marzo 2008 depositava un esposto alla Procura di Vicenza, la cui denuncia, secondo quanto riferito da un ex agente dei servizi (come è documentato nell'atto di sindacato ispettivo 2-00005 del 26 giugno 2018), era in bella evidenza sulla scrivania del presidente BpVi Giovanni Zonin, due giorni dopo; considerato che: scrive il direttore di "VicenzaPiu" Giovanni Coviello il 13 febbraio 2019: "Allucinante ma ancora più allucinante sarà se i colleghi, gli organi ufficiali dei giornalisti, i politici e i cittadini tutti non interverranno con decisione e senza ipocrisie di maniera. Noi pubblicheremo subito questo testo col titolo "Caso BPVi Servizi segreti, intercettazioni a go go dei giornalisti Nicola Borzi e Francesco Bonazzi: pessimi… Servizi per il Paese". E voi cosa farete per Borzi, Bonazzi e la libertà di informare ed essere informati?»; prosegue l'articolo intitolato "Caso BPVi - Intelligence, intercettati a go go giornalisti Borzi e Bonazzi e parlamentari, solo del M5S: pessimi… Servizi per il Paese" «Non mi fa alcun piacere scoprire - scrive sul suo profilo Facebook il collega Nicola Borzi che solo pochi giorni fa ci ha affidato un suo preoccupante memoriale -, che nell'indagine a mio carico per rivelazione di segreto di Stato per i miei articoli sui conti dei servizi segreti alla Banca Popolare di Vicenza (BpVi) Banca Nuova, oltre a migliaia di mie email, sono state esaminate tutte le telefonate (le hanno contate: 5.412, di cui 2.553 in ingresso e 2.859 in uscita) e gli sms (2.589, di cui 1.570 in ingresso e 1.109 in uscita), ma anche gli squilli (426, di cui 186 in ingresso e 240 in uscita) che ho scambiato sul mio cellulare aziendale e tramite la mia e-mail aziendale tra il primo ottobre e il 22 novembre 2017. (...) Non solo hanno contato sms e telefonate - prosegue, quindi, il collega Nicola Borzi - tra me e Francesco Bonazzi de La Verità. Hanno soprattutto censito contato monitorato le comunicazioni e persino gli spostamenti di un sacco di gente che non c'entrava niente: giornalisti, assistenti parlamentari, sindacalisti, presidenti di associazioni di risparmiatori. (...) Hanno contato quante telefonate e quanti sms sono intercorsi dai numeri di giornalisti di altre testate con me e Bonazzi.