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Obiettivo centrale dell'intervento è assicurare un'ampia distribuzione fra i partecipanti delle quote rappresentative di un patrimonio di pubblico interesse. Un assetto proprietario della Banca che contribuisca alla sua indipendenza è infatti rappresentato dall'equilibrata distribuzione delle quote, come stabilito dallo Statuto della Banca d’Italia (articolo 3, secondo comma) e positivamente valutato dalla BCE nel suo parere del 25 agosto 2006 sul medesimo Statuto (CON/2006/44, paragrafo 3.1). In particolare, l'articolo 4, comma 1, del decreto-legge riprende principi già previsti dalla legislazione vigente: l'integrazione della Banca d'Italia nel SEBC (per effetto dell'articolo 2 del decreto legislativo 10 maggio 1998, n. 43, sulla convergenza legale e del comma 1 dell'articolo 19 della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio) e la sua natura di istituto di diritto pubblico (principio contenuto all'articolo 20, primo comma, del regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, n. 141 e riaffermato dall'articolo 19, comma 2, della citata legge n. 262 del 2005). Si richiama inoltre il ruolo della Banca quale autorità nazionale di vigilanza facente parte del meccanismo di vigilanza unico istituito con il regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013. Viene infine rimarcata la regola dell'indipendenza della Banca con la formulazione inserita per la BCE nell'articolo 282, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), i cui principi valgono per tutte le banche centrali degli stati dell'Unione. L'articolo 4, comma 2, fissa i limiti massimi della rivalutazione del capitale della Banca d'Italia, sostituendo il valore indicato nella vecchia legge bancaria del 1936-1938, ormai privo di significato (la cui previsione, all’articolo 20, secondo comma, viene abrogata dal successivo articolo 6, comma 2, del decreto-legge); a tal fine viene determinato in modo trasparente il valore corrente delle quote sulla base dei diritti riconosciuti ai partecipanti nell'attuale contesto giuridico-istituzionale della Banca d'Italia; a questi ultimi, infatti, ai sensi dell'attuale Statuto, oltre al dividendo ordinario, può essere erogata una somma ulteriore, fino al 4 per cento delle riserve. Questa operazione realizza una definitiva rivalutazione del valore del capitale a suo tempo conferito dai soggetti partecipanti, secondo le loro legittime aspettative, non diversamente da qualunque altro investitore e non comporta alcun trasferimento di risorse pubbliche dalla Banca agli stessi partecipanti. Il nuovo ammontare del capitale è stato considerato congruo da una commissione di esperti indipendenti e qualificati. Il comma 3 mantiene il tetto alla remunerazione delle quote, fissandolo nel 6 per cento del capitale. Sistemi di remunerazione del capitale basati sulla distribuzione di dividendi in misura massima si ritrovano negli Statuti di altre banche centrali aperti alla partecipazione di privati (ad esempio Stati Uniti, Svizzera, Belgio, con fissazione del limite del 6 per cento del capitale, e Giappone). Il meccanismo di remunerazione basato esclusivamente sull'ammontare massimo dei dividendi, a valere sull'utile netto di esercizio, mantiene inalterato l'attuale regime fiscale ed il sistema di riconoscimento all'erario degli utili netti (articolo 39, secondo comma, dello Statuto della Banca) e renderà necessaria l'eliminazione dallo stesso Statuto della previsione che riconosce ai partecipanti pretese sull'importo delle riserve (articolo 40, terzo comma, dello Statuto) con il meccanismo di adeguamento previsto all'articolo 6, comma 5, lettera b) , del decreto-legge. Il comma 4 stabilisce quali categorie di investitori possono acquisire le quote, richiamando le categorie già pacificamente ammesse dalla normativa vigente (assicurazioni, fondazioni, enti ed istituti di previdenza ed assicurazione ), inserendo i fondi pensione e chiarendo la possibilità per tutte le banche di partecipare al capitale. Quest'ultimo passaggio è necessario per superare le incertezze legate al fatto che attualmente solo le banche che sono succedute nelle posizioni giuridiche delle aziende creditizie considerate dal decreto-legge n. 375 del 1936 (casse di risparmio, istituti di credito di diritto pubblico, banche di interesse nazionale) appaiono pienamente legittimate a possedere le quote (si veda l’articolo 49 dello Statuto della Banca d'Italia). Per quanto riguarda banche, assicurazioni e fondi pensione si apre la possibilità di partecipare anche a soggetti dell'Unione europea. Il comma 5 introduce un limite al possesso delle quote, che varrà di conseguenza anche quale limite di voto, da applicare alle partecipazioni detenute direttamente o indirettamente; a questo riguardo lo Statuto provvederà a definire norme di dettaglio. Il limite al diritto di voto è inferiore a quello attualmente previsto dallo Statuto , al fine di favorire la distribuzione del capitale fra i partecipanti. Il comma 6 autorizza la Banca ad effettuare operazioni temporanee sul proprio capitale, senza necessità di ridurlo, al fine di favorire lo smobilizzo delle partecipazioni in eccesso rispetto al nuovo limite partecipativo. Le operazioni andranno effettuate con modalità tali da garantire piena trasparenza e parità di trattamento fra i partecipanti al capitale. La disposizione introduce una facoltà altrimenti non prevista ed è stata quindi redatta in modo ampio e non tassativo. All’articolo 5, il comma 1 riprende e ribadisce un principio già stabilito dall'articolo 5, primo comma, del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 17 luglio 1947, n. 691, che previene ogni forma di ingerenza del Consiglio superiore, nominato dai partecipanti al capitale, nelle funzioni istituzionali della Banca e in particolare di vigilanza. La disposizione è redatta tenendo anche conto dei compiti attribuiti dal TFUE, dallo Statuto del SEBC ed in linea generale dal diritto dell'Unione ; essa ha come ampio oggetto le finalità istituzionali, formulazione già utilizzata nella più recente revisione dello Statuto (si veda l’articolo 21, secondo comma), per ricomprendere tutti i compiti istituzionali e le attribuzioni autoritative assegnati alla Banca d'Italia. L'articolo 5, comma 2, intende garantire la costante presenza di membri dotati di requisiti di indipendenza, onorabilità e professionalità nel Consiglio Superiore; si prevede quindi un comitato nomine cui verrà affidato il compito di selezionare la lista di candidati, dotati di stringenti requisiti di indipendenza, onorabilità e professionalità, da sottoporre per l'elezione alle assemblee presso le sedi della Banca. L'articolo 6, ai primi quattro commi, dispone l'abrogazione di norme incompatibili con i principi della riforma. Viene mantenuto il potere governativo di inviare un proprio rappresentante ad assistere alle assemblee ordinarie dei partecipanti ed alle sedute del Consiglio superiore della Banca; ciò è in linea con il principio di accountability dell'operato della Banca stessa.