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nel 2019, ad esempio, a fronte di oltre 20.000 candidati, sono state disposte solo 8.000 borse di specializzazione; quello che agli interroganti appare come un "imbuto formativo" obbliga annualmente giovani medici neolaureati a "congelare" il loro percorso formativo, non avendo a disposizione contratti di formazione specialistica, oppure a trasferirsi all'estero (ad un costo per il nostro Paese di oltre 225 milioni di euro annui, fonte FNOMCEO), sebbene, secondo stime elaborate da organizzazioni di settore, all'anno 2025 vi sarà un'acclarata mancanza di medici specialisti, quantificata in circa 16.500 unità; per di più, nel 2029 si potrebbe arrivare al pensionamento di 29.000 professionisti, in assenza di politiche di assunzione mirate; con la misura nota come "quota 100", inoltre, si stima che potrebbero essere 25.000 i medici in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi per lasciare il lavoro già nei prossimi tre anni; ciononostante, l'Esecutivo ha aumentato del 20 per cento i posti in ingresso in Medicina, di modo che nel giro di qualche anno, senza opportune correzioni, lo stesso imbuto formativo avrà dimensioni enormi; premesso inoltre che: il numero dei laureati in medicina dovrebbe essere tarato in base al reale fabbisogno dei medici attraverso un'efficace programmazione; non è chiaro a quale visione strategica di fondo risponda la volontà di aumentare i posti per le facoltà di Medicina e chirurgia, avendo consapevolezza del fatto che la maggior parte dei laureati non potrà continuare il proprio percorso di studi e specializzarsi; proteggere il corretto funzionamento e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale dovrebbe essere una priorità assoluta, così come riuscire a garantirsi il frutto della formazione che viene finanziata annualmente, permettendo alle migliaia di giovani medici italiani di operare nelle strutture della sanità pubblica nazionale, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare, ognuno per i profili di competenza, al fine di aumentare i posti programmati per la formazione post lauream e superare il problema "dell'imbuto formativo". Atto n. 4-01985 ROMANO MININNO TURCO ORTIS DONNO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: le proposte di "A2A" ed Enel per le centrali termoelettriche Brindisi nord e Brindisi sud sono state definite " green ". A2A ha contestato la prescrizione di effettuare la bonifica delle acque di falda sotto lo stabilimento e ha chiesto la verifica di assoggettabilità alla VIA per realizzare 8 motori endotermici (potenza nominale 150 Mw) alimentati a metano, da attivare per coprire la domanda di punta in rete. È il caso di sottolineare che la Regione Puglia nel 2017 ha prodotto 33.153,3 Gwh lordi e 31.569,7 Gwh netti, a fronte di un consumo regionale di 17.017,6 Gwh. I dati dimostrano quanto assurda e strumentale sia la motivazione di coprire la domanda di punta poiché i carichi, e quindi i picchi di consumo, sono ben lontani da una regione che esporta circa la metà della sua produzione; Enel ha presentato l'intenzione di realizzare una centrale a turbogas alimentata a metano che dovrebbe entrare in funzione alla fine dell'esercizio dell'alimentazione a carbone. Queste conversioni interessano, oltre alla centrale di Brindisi, quelle di Civitavecchia, La Spezia e Fusina. Nel caso della proposta di A2A, va precisato che è improprio parlare di riconversione in quanto si tratterebbe di costruire una nuova centrale: una scelta che comporterebbe, considerando la vita media di una centrale termoelettrica, il mantenimento in esercizio del nuovo impianto fino al 2045, condannando il territorio salentino a subire per lunghi anni la combustione di fossili, qual è il metano, fortemente climalteranti e ad alto impatto ambientale; in una regione che oggi esporta (giova ripeterlo) il 50 per cento della sua produzione elettrica ed in un territorio che ancora paga i gravi danni dovuti a impianti industriali ed elettrici, è incredibile che si propongano impianti termoelettrici alimentati a metano mentre nel contempo in Italia si chiudono 11.000 Mw con alimentazione similare; la centrale termoelettrica Enel di Cerano vede ridursi fino quasi ad un quarto l'esercizio dei 2.640 Mw installati a causa della contrazione della domanda e della produzione da fonti rinnovabili. Peraltro, è bene ricordare che nel petrolchimico sono attivi 1.170 Mw di Enipower alimentati a metano e che la provincia di Brindisi è quella con una presenza di fonti rinnovabili maggiore in Puglia, cosa che rafforza la richiesta di una produzione diffusa in Italia in rapporto ai dati effettivi di domanda e consumo. È significativo che il sindaco di Civitavecchia, in merito alla riconversione della centrale, abbia affermato che il nuovo impianto "non sistema la situazione ambientale, non risolve i problemi lavorativi diretti e di indotto" aggiungendo che "il gas è fortemente inquinante"; appare necessario, dunque, rifuggire dalla riproposizione di vecchie logiche aziendaliste e dalla strumentalizzazione del ricatto occupazionale, al fine di operare scelte che vadano concretamente verso l'uscita dalla combustione dei fossili. Si ricorda che la centrale di Brindisi nord A2A (ex Enel, ex Edipower) doveva essere chiusa e dismessa, dopo la riconversione a gas, il 31 dicembre 2004 e che è rimasta inattiva dal 2012, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo per la centrale di Brindisi nord ritengano necessario lo smantellamento dei gruppi 1 e 2 nonché di quelli 3 e 4 dismessi nel 2012, con la conseguente bonifica di tutte le matrici ambientali, ivi incluse le acque di falde; se in merito alla centrale Brindisi sud ritengano necessario intervenire in ordine a quella che viene impropriamente definita soluzione transitoria, atteso che il turbogas perpetuerebbe la combustione di fossili e il conseguente inquinamento fino al 2040-2045; se intendano prendere in considerazione l'alternativa individuabile nella bonifica e nella riqualificazione del territorio di cui Enel deve farsi carico, negli impianti da fonti rinnovabili concentrati nei 270 ettari di proprietà Enel, nel solare diffuso e nella riconversione economica, misure in linea con gli interessi generali che garantirebbero un'occupazione ad alto valore aggiunto di rilevanti dimensioni nell'interesse generale del territorio salentino. Atto n. 4-01986 RONZULLI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la famiglia e le disabilità Premesso che: i recenti fatti di Reggio Emilia, emersi a seguito dell'indagine "Angeli e demoni", tuttora in corso, hanno posto nuovamente l'attenzione sulla questione relativa all'affidamento e al collocamento in case famiglia dei minori; l'attuale quadro legislativo, apparentemente garantista dei diritti dei minori e delle loro famiglie, nella realtà mostra una serie di criticità sul piano applicativo;