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Il mio intervento intende spiegare la nostra mozione, ma anche debilitare le altre mozioni e trovare un'altra agenda, nella quale riversare la fantasia del Presidente della Commissione finanze e tesoro. (Applausi dal Gruppo PD. Molte congratulazioni) . DAMIANI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, mi sarei aspettato da parte del Governo e del suo rappresentante qualche parola in più in merito all'argomento in discussione, che costituisce un argomento sicuramente interessante. Egli ha soltanto espresso la posizione del Governo e della maggioranza in merito alle mozioni. Sicuramente l'avrebbe potuta farcire di qualche elemento in più, così in dichiarazione di voto avremmo potuto esprimere meglio la posizione dell'opposizione, anche in relazione a quella del Governo. La questione della proprietà delle riserve auree, distinta da quella della detenzione o della gestione, è argomento sicuramente interessante e al centro del dibattito politico e do atto ai colleghi del Gruppo Fratelli d'Italia di aver tirato fuori questo argomento. Anche noi siamo favorevoli alla puntualizzazione, attraverso ogni iniziativa, che possa mettere nero su bianco a chi spetta la titolarità del diritto di proprietà e a chi la mera detenzione. È quindi un argomento interessante e Forza Italia, quando si tratta degli interessi nazionali, sicuramente non si astiene dal dibattito e partecipa. Pertanto abbiamo scritto nella nostra mozione quali sono gli impegni che proponiamo e che invitiamo i colleghi ad approvare. Tuttavia l'argomento non può essere considerato a sé stante, ma deve essere necessariamente inserito nel dibattito politico e mediatico che si è svolto in queste settimane. Quindi, la nostra sensazione è che l'aspetto formale, volto all'individuazione di una norma che faccia chiarezza in merito a tale questione, possa essere una chiave d'accesso per il Governo, rispetto ad un discorso ben più ampio e sostanziale. Per chiarire meglio, la nostra impressione è che, una volta che venga eventualmente riconosciuta, anche attraverso una norma, la proprietà delle riserve auree da parte dello Stato e non della Banca d'Italia, alla luce di questo riconoscimento formale il governante di turno possa utilizzare tale patrimonio pubblico per qualunque uso ritenga necessario in un determinato momento. Quindi, a questo punto la questione più che di carattere formale rischia di diventare di carattere sostanziale, di una sostanza che sicuramente non ci vede assolutamente in accordo, perché va considerato il dibattito politico e vanno tenute in considerazione le dichiarazioni da parte di importanti esponenti del Governo. Ricordiamo le dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo che prospettavano la possibilità di utilizzare oggi, sotto qualsiasi forma, eventualmente anche di garanzie, le riserve auree, ad esempio, per sterilizzare le imminenti clausole di salvaguardia relativamente all'IVA. È una posizione che di sicuro a noi non piace e, quindi, non è assolutamente condivisibile. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI) . La riserva aurea italiana - sappiamo tutti - è la quantità di oro che Banca d'Italia detiene nei propri caveau . La detiene sia come garanzia della moneta in circolazione, sia come sicurezza per degli imprevisti. Sappiamo tutti che oggi al valore corrente la quantità di riserve auree equivale a circa 90 miliardi di euro. Abbiamo già detto in quest'Aula con altri colleghi in altri interventi che la Banca d'Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo e il terzo come Paese e che oggi le riserve auree sono detenute a poche centinaia di metri da qui, in via Nazionale a Palazzo Koch. Altre piccole quantità sono detenute a Basilea, Londra e a New York. Queste piccole quantità sono all'estero perché ci sono stati accordi o garanzie di prestiti fatti in passato con altri Paesi. Oggi riportarle nel nostro Paese è una questione anche di sicurezza. Anche diversificare la detenzione in altri Paesi può essere sinonimo di garanzia contro eventuali possibili furti. Dal momento che le attuali banconote non sono più convertibili in oro, come in passato, le riserve auree acquisiscono oggi un valore simbolico di stabilità del sistema finanziario italiano e di sicurezza. Dalle riserve auree dipende anche molto la capacità dell'Italia di fornire oggi garanzie ai nostri partner commerciali e, in particolar modo, anche alla BCE. Come dice l'articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'oro dello Stato serve per rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e del sistema euro. Dire oggi, pertanto, che l'oro appartiene agli italiani è sicuramente una dichiarazione forte, ma nella sostanza è smontata dal fatto che oggi l'Italia con i trattati dell'Unione ha preso degli impegni e, quindi, quelle riserve auree oggi sono una garanzia non degli interessi di altri Paesi, ma una garanzia dell'Italia nel sistema monetario non soltanto europeo e, come dicevo, per i nostri partner commerciali. Da quel momento l'Italia ha blindato queste riserve come dote a garanzia della solvibilità, in particolar modo, del nostro debito pubblico. In questo momento il nostro Governo nazionale, invece di mettersi seriamente a studiare una manovra economica espansiva invece che depressiva, si trova con i risultati della manovra economica approvata a dicembre. Si vedono con l'acqua alla gola e, quindi, pensano di mettere le mani sui lingotti della nostra Italia per poter pagare il debito pubblico e i debiti che questo Governo sta contraendo con le misure che ha varato per debito pubblico e spesa corrente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La domanda di fondo è proprio questa: è mai possibile oggi fare certe affermazioni da parte di esponenti del Governo e parlare di utilizzare o smobilizzare le riserve auree per coprire il debito pubblico? Abbiamo detto - facciamo facilmente i conti - che le riserve auree oggi equivalgono a circa 90 miliardi di euro. L'Italia ha un debito pubblico di oltre 2.400 miliardi. Fate i conti della minima parte che andrebbero a coprire. È come vendere la nostra casa di proprietà per andarci a fare una vacanza o, ancora meglio, vendere gli ori della nostra nonna per poter uscire una sera a cena. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sono idee malsane che vengono in testa a questo Governo. È inutile; è una goccia nel mare e un'operazione assolutamente priva di senso. Signor Presidente, faccio qualche considerazione più in generale, visto che stiamo parlando di sistema, di banche, di Banca d'Italia, dell'autonomia e di BCE. Mi viene da fare qualche riflessione anche rispetto alle dichiarazioni di molti esponenti di questa maggioranza e, soprattutto, del MoVimento 5 Stelle sull'idea che hanno del settore bancario. Tante volte il settore bancario viene demonizzato e altre tutelato. Ricordiamo le ultime vicende che hanno riguardato, soprattutto in questa Aula, anche il decreto-legge su Banca Carige. Non voglio ricordare la questione in sospeso di migliaia di risparmiatori che non hanno ricevuto neanche un centesimo di euro di rimborso, dei provvedimenti che questo Governo ha sbagliato e dei piani individuali di risparmio (PIR), che sono stati assolutamente bloccati.