[resaula]

Le mie posizioni su questo credo siano abbastanza chiare e anche molto improntate a diffidenza, ma il dibattito in corso non aiuta il nostro Paese e anzi lo indebolisce; invece sarebbe opportuno discutere di quello che ci può dare la spinta e su cui in Europa non abbiamo ancora vinto, poiché non abbiamo definitivamente acquisito questi punti. Ci sono ancora resistenze dei Paesi cosiddetti frugali, resistenze egoistiche, e lei ha parlato giustamente di privilegi. Pertanto, non solo noi le confermiamo il nostro appoggio e la nostra fiducia per andare avanti su questo tipo di negoziato, ma credo che tutto il Paese - e il nostro dibattito a questo dovrebbe servire - la sostenga. In conclusione, signor Presidente del Consiglio, come noi abbiamo chiesto all'Europa di mettere da parte gli interessi egoistici in nome non solo di ideali astratti, ma di valori che tengono insieme i popoli europei, davanti a lei qui, in quest'Aula, non posso non sollevare la questione che riguarda la verità e la giustizia per Regeni (Applausi) . Ritengo infatti, signor Presidente, che, come afferma la nostra Costituzione, noi dobbiamo essere un Paese che non solo porta avanti la difesa di un nostro cittadino, come era Giulio Regeni, ma soprattutto che non permette che nel mondo si possa dire che abbiamo anteposto interessi economici di vendita di armi alla ricerca della verità e della giustizia per Regeni. Sono quindi convinta - e tutti noi la sosterremo su questo - che ci sarà la possibilità non solo di ripensare la vendita degli armamenti, ma ancor di più di sostenere con forza e di ottenere finalmente dall'Egitto verità e giustizia per Regeni (Applausi). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, autorevoli colleghi, in questi giorni il nostro modo di vivere questo momento è particolarmente complicato e contraddittorio. Da una parte i dati sull'emergenza sanitaria ci supportano, ci spingono ad andare avanti, a guardare al futuro con un po' più di ottimismo; dall'altro vi è la consapevolezza, sempre più consistente guardandoci intorno, della difficile crisi economica che il nostro Paese e probabilmente il mondo intero dovranno attraversare. Vi è poi anche la paura per un'eventuale ricaduta, che ovviamente ci auguriamo non vi sarà. In questo momento il lavoro delle istituzioni, il nostro, il suo, signor Presidente del Consiglio, sono particolarmente importanti, come lo è anche il modo col quale le istituzioni riescono a collaborare. Per questo io la ringrazio per essere oggi qui in Aula, per aver svolto le informative alla Camera e al Senato della Repubblica, per aver sentito il dovere di tenere il Parlamento informato anche quando non era dovuto. Infatti, non essendoci un passaggio di votazione, visto che il Consiglio europeo in forma digitale al quale lei parteciperà è ancora di preparazione per le decisioni definitive e ci auguriamo positive per il nostro Paese che verranno prese a luglio, lei non era tenuto ad essere qua e io la ringrazio a nome di tutto il Parlamento italiano per tenere informati i parlamentari e quindi tutta l'Italia (Applausi) , su come stanno andando avanti trattative difficili, complesse, dove l'Italia ha già ottenuto molto. A questo proposito c'è un ulteriore motivo di ottimismo rispetto a questa situazione. Oggi tutte le forze politiche, anche quelle che in passato si sono dichiarate molto avverse all'Unione europea, parlano dell'Europa come di una strada obbligata per individuare le corrette soluzioni per la drammatica crisi che stiamo attraversando. Ci voleva forse la pandemia, è triste dire questo. Noi ci siamo formati, siamo cresciuti nel sogno e nell'ideale dell'Europa. Oggi questa Europa ci è vicina e ce lo sta dimostrando con atti concreti, senza fare regali. È una battaglia quotidiana, un confronto difficile che spetta a lei, signor Presidente, e ai suoi Ministri guidare. Rivolgo quindi un ringraziamento al ministro Gualtieri, al ministro Amendola, al ministro Di Maio, che le sono vicini in questo passaggio così delicato. Noi le vogliamo certificare la forza, la determinazione, l'unità della maggioranza rispetto a questo passaggio e anche la perplessità rispetto ad alcuni atteggiamenti delle forze di opposizione. Ieri abbiamo assistito ad una complicata Conferenza dei Capigruppo, abbiamo votato sul calendario perché si pretendeva di fare delle votazioni e di avere delle comunicazioni quando non solo non erano dovute, ma neanche erano previste, vista la natura dell'incontro. Ma perché questo? Per l'esigenza e la volontà di alcuni, magari, di farci apparire più deboli, di farci scontrare sul MES. Le questioni sul MES in gran parte sono state definite. Noi del Partito Democratico non abbiamo difficoltà a parlare a lei, a parlare ai colleghi di maggioranza, a parlare all'Italia intera. Noi riteniamo che sul MES il Governo abbia fatto un buon lavoro e abbia ottenuto molto. Siamo soddisfatti che il MES oggi non costi niente, perché ha tassi negativi, abbia delle finalità importanti, soprattutto per il nostro Paese, rispetto al sistema sanitario, ma più in generale rispetto alla sanità nazionale, alla capacità del nostro Paese di intervenire sul livello sanitario, sulla qualità dei nostri servizi. È a disposizione, valuterà il Parlamento, lo valuteremo insieme e noi spingiamo ulteriormente il Governo a fare meglio, perché alcuni colleghi, anche nella maggioranza, hanno legittimamente il dubbio che comunque nella natura di quel tipo di finanziamento ci possano essere nascosti meccanismi condizionali che comportano qualche rischio per il Paese. Bisogna fugarli, quei dubbi, al Governo l'onere di farlo. Noi sicuramente vogliamo che tutti gli strumenti messi a disposizione dall'Europa siano utilizzati esclusivamente nell'interesse della nostra comunità nazionale, del nostro Paese e nel caso specifico nell'interesse degli investimenti sulla sanità. (Applausi). L'ha detto lei chiaramente in questi giorni e in queste settimane: sarà poi chiamato il Parlamento a decidere. Il desiderio, però, era quello di dividere non solo la maggioranza su un tema che, tra l'altro, non è neanche all'ordine del giorno, ma di dividere anche l'opposizione, che ha in sé posizioni molto diverse rispetto al tema. Questo è stato il contributo per il quale si è litigato in Aula, per il quale alcune forze politiche hanno addirittura, in maniera simbolica, abbandonato l'Aula alla Camera. Il mio è un appello, lo continuo a fare, anche se forse sono rimasto l'ultimo dei mohicani: noi abbiamo bisogno di un Paese unito (Applausi) , con una maggioranza e un'opposizione che abbiano la forza morale e la determinazione di dare un contributo fattivo dalle proprie legittime posizioni, con le proprie legittime modalità e con i punti programmatici che si ritiene. Per me è un errore che le forze di opposizione abbiano rinunciato a dare il loro contributo ai cosiddetti Stati generali. Vede, signor Presidente, la modalità, la forma, tutto è discutibile.