[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 6 del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193 (Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili), convertito, con modificazioni, nella legge 1° dicembre 2016, n. 225, promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Trieste nel procedimento vertente tra R. D.R. e Agenzia delle entrate-Riscossione, con ordinanza del 28 maggio 2019, iscritta al n. 216 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 49, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito il Giudice relatore Luca Antonini nella camera di consiglio del 26 maggio 2020, svolta ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto 1), lettera a); deliberato nella camera di consiglio del 26 maggio 2020. Ritenuto che la Commissione tributaria provinciale (CTP) di Trieste, con ordinanza del 28 maggio 2019 (r. o. n. 216 del 2019), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6 del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193 (Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili), convertito, con modificazioni, nella legge 1° dicembre 2016, n. 225; che nel giudizio a quo il ricorrente ha impugnato il rigetto della domanda di definizione agevolata, presentata ai sensi del richiamato art. 6, di debiti iscritti a ruolo a suo nome, oggetto di una cartella di pagamento notificatagli nel 1997; che, da quanto riferisce il rimettente, l'Agenzia delle entrate-Riscossione ha motivato il rigetto con l'anteriorità del carico in questione rispetto al termine iniziale considerato dalla disposizione censurata - la quale, difatti, ammette la definizione agevolata «[r]elativamente ai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016» - ma che, ad avviso del giudice a quo, questa sarebbe in contrasto con gli evocati parametri costituzionali, nella parte in cui consente il beneficio per i soli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016 e non per quelli affidati anteriormente; che, ai fini della definizione della controversia, il giudice rimettente ritiene innegabile la rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale ed esclude di potere dare alla disposizione censurata una interpretazione diversa da quella fatta propria dall'amministrazione; che, in punto di non manifesta infondatezza, l'ordinanza di rimessione motiva che l'impossibilità di accedere alla definizione agevolata per i carichi affidati prima del 2000 si porrebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., realizzando una discriminazione e determinando un'ingiustificata disparità di trattamento, in quanto l'accesso alla definizione agevolata sarebbe condizionato a un «evento, l'affidamento del debito tributario all'agente della riscossione, il cui realizzarsi può dipendere da circostanze casuali»; che, inoltre, sempre in violazione dell'art. 3 Cost. sarebbe la previsione del termine iniziale, quale «requisito ulteriore per accedere alla definizione agevolata», in quanto «arbitraria e non giustificata»; che, quanto al contrasto con l'art. 53 Cost., l'ordinanza censura la disposizione dell'art. 6 del d.l. n. 193 del 2016, come convertito, perché diversificherebbe «il trattamento tributario di contribuenti in posizioni similari, condizionando l'applicazione dell'istituto della definizione agevolata al semplice fatto che l'affidamento del debito tributario sia [avvenuto] dopo una determinata data, senza che detto affidamento sia collegato con la capacità contributiva dei diversi contribuenti»; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la inammissibilità o comunque la manifesta infondatezza delle questioni; che, ad avviso dell'Avvocatura, la disposizione censurata si inserirebbe nell'ambito del processo di riforma di cui all'art. 1 dello stesso d.l. n. 193 del 2016, come convertito, che, a decorrere dal 1° luglio 2017, ha disposto lo scioglimento delle società del Gruppo Equitalia, e conseguentemente attribuito le relative funzioni ad Agenzia delle entrate-Riscossione; che la definizione agevolata disciplinata dal censurato art. 6, come altre iniziative simili adottate negli anni dal legislatore, valorizzerebbe il principio di leale collaborazione tra contribuente e amministrazione finanziaria, consentendo allo Stato e agli altri enti creditori di incassare più rapidamente le somme oggetto dei carichi pendenti, e ai contribuenti in difficoltà di poter adempiere all'obbligo con una significativa riduzione del quantum; che la questione sollevata con riferimento all'art. 3 Cost. sarebbe inammissibile, sotto un duplice profilo: per un verso, il ricorrente non avrebbe interesse a lamentare la mancata estensione del beneficio disposto dalla norma censurata, non avendo in passato ritenuto di avvalersi di disposizioni similari (richiamandosi, al riguardo, la previsione contenuta nell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2003», avente a oggetto la definizione dei carichi inclusi in ruoli emessi da uffici statali e affidati ai concessionari della riscossione fino al 31 dicembre 2000); per altro verso, l'ordinanza non motiverebbe in ordine alla rilevanza della questione, alla luce della citata possibilità, già offerta dal legislatore, di avvalersi di una definizione agevolata; che anche la questione riferita all'art. 53 Cost. sarebbe inammissibile, atteso che il rimettente non avrebbe né precisato la natura (tributaria o non) del credito iscritto a ruolo, né adeguatamente argomentato la violazione del principio di capacità contributiva; che, ai fini del rigetto nel merito, l'interveniente richiama l'ampia discrezionalità legislativa nella previsione di norme agevolative. Considerato che la Commissione tributaria provinciale (CTP) di Trieste dubita della legittimità costituzionale dell'art. 6 del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193 (Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili), convertito, con modificazioni, nella legge 1° dicembre 2016, n. 225, per violazione degli artt. 3 e 53 della Costituzione, in quanto al comma 1 prevede la definizione agevolata per i soli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016 e non per quelli affidati anteriormente;