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La salvaguardia del sistema parlamentare dal plebiscitarismo -- che per quindici anni ha rivendicato una primazia costituzionale del premier di fatto eletto dal popolo, primazia clamorosamente bocciata nel referendum del 12 e 13 giugno 2011 -- passa anche e forse soprattutto per un recupero di dignità della rappresentanza del popolo» . I partiti politici italiani, cioè la società politica che li esprime, devono incominciare a muoversi diversamente a seconda della sede istituzionale che occupano i loro componenti. Non si tratta di formalismi e finzioni del diritto costituzionale, si tratta di capisaldi di ogni forma istituzionale che voglia definirsi liberaldemocratica. Con la modificazione norvegese adombrata (che ha evidenti ricadute coercitive nelle pratiche di comportamento dei partiti politici), si potrebbe integrare la disciplina costituzionale in modo da consentire che si formino e permangano anche Governi che non hanno la fiducia in entrambe le Camere, senza intaccare la parità tra di esse nella competenza legislativa e nel rapporto fiduciario, salva la differente consistenza numerica della Camera dei deputati, che potrebbe portare ad una prevalenza politica di fatto della stessa (cosa che potrebbe essere superata riducendo e parificando il numero sia dei deputati sia dei senatori , parificandone così in ogni senso l'influenza politica). A questo proposito, Amato parlò, il 16 ottobre 1982, di una suddivisione «in numero pari, ad esempio 400, fra le due Camere», nel suo intervento «Ragioni e temi della riforma istituzionale» al seminario a porte chiuse sulle riforme istituzionali di Trevi (organizzato da Luigi Covatta, per conto della Direzione del Partito socialista, per predisporre il «Progetto socialista») . In questo disegno di legge si propone, piuttosto, un numero pari di trecento membri per ramo . Indubbiamente vi sarebbe il pregio assoluto di non consentire ad un Governo che abbia una solida maggioranza in una Camera di cadere per un colpo di mano di un pugno di parlamentari nell'altra, senza che la prima possa intervenire in alcun modo (cosa che urta, appunto, contro la perfezione del bicameralismo). Prima di illustrare brevemente anche alcune altre modalità per rendere non sovrapponibili la normazione e la funzione di indirizzo (oltre quella norvegese), ed a latere della questione Parlamento monocamerale/bicamerale e Parlamento bicamerale perfetto/imperfetto, voglio mettere questo tema a sistema con i temi dei due precedenti punti. Le ragioni di formalità democratica dei rapporti tra poteri, di limpidezza della gerarchia delle fonti, sono state abbozzate. Si potrebbe dire -- ed infatti viene reiterato da decenni oramai nel nostro sistema culturale -- che queste sono appunto ragioni di forma, mentre nella sostanza un gruppo politico che vinca le elezioni (e che le leggi elettorali devono mettere in condizioni di vincere quasi meccanicamente) deve realizzare il suo programma per leggi. Prima obiezione: così non è nelle democrazie consolidate, nord europee e statunitensi. Lì vi sono prevalentemente governi di minoranza, ovvero comunque governi che non possono formalmente imporre la loro legislazione al Parlamento (includendo in questa definizione il caso dei governi di grande coalizione tedeschi, ed il governo di gabinetto britannico ). Seconda obiezione: se si rivendica una peculiarità italiana, secondo la quale tutto deve passare per una ratifica legislativa, a questo punto, perché non formalizzare la cosa. Ne nascerebbe un solo Potere che governa ed amministra legiferando. Il filo rosso che tiene insieme la necessità dell’introduzione della separazione dei poteri con i precedenti temi del superamento della legislazione regionale e dell’introduzione della democrazia interna ai partiti, è chiaramente quello della deontologia politica . Alcune brevi considerazione per sostanziare, se mai ce ne fosse bisogno. I poteri economici privati tutelano meglio le loro esigenze, quando esse non fossero rappresentabili pubblicamente perché non in sintonia con la concorrenza di un mercato aperto, nell'ombra dei vari dicasteri, obbligando poi il Parlamento a ratificare. Quindi un solo un organo che assommi in sé Esecutivo e Legislativo è quell'oscuro oggetto dei desideri inconfessabili di chi non pratica la deontologia economica né quella politica. Il Parlamento democratico, secondo questa visione, è una forzatura innaturale (come una Autorità antitrust ), perché introduce la liberaldemocrazia, secondo la quale la composizione degli interessi deve avvenire in base a scelte di valori prevalenti nel sentire della società, e non sulla base della forza bruta come succede nello stato di natura precedente la comunità politica. La liberaldemocrazia si fonda sulla separazione/controllo/collaborazione tra poteri, e sulla legittimazione dell'Assemblea legislativa attraverso la rappresentanza politica sanzionata dalle elezioni. Ma in Italia dal 1848 ad oggi vi è però solo il Governo (prima del Re poi dei vertici dei partiti) che di fatto esercita tutto il potere. Questa naturale avversione delle forze economiche che si muovono in maniera coperta si incontra con la mentalità -- non democratica al loro interno -- dei partiti, che sono retti da oligarchie che si succedono per annessioni/scomposizioni/scalate, e non su proposte politiche sensibilmente differenti. Può facilmente osservarsi come i temi ed alcune proposte discusse in periodo costituente fossero assai più avanzate rispetto a più punti delle prospettazioni contemporanee in tema di riforme costituzionali. Questo vale anche per il tema della differenziazione per materie entro il bicameralismo. Se il Costituente non ha ritenuto di prendere in considerazione questa strada, non è stato perché non lo avrebbe potuto e saputo fare. A dimostrazione di ciò, quando si pose il problema della divisione per materie tra legge statale e legge regionale, lo seppe fare sicuramente assai meglio del legislatore costituzionale del 2001. E proprio dalla difficoltosa prassi attuativa, sanzionata da una fitta giurisprudenza della Corte costituzionale, dovrebbero emergere chiare ragioni per avere forti remore a percorrere analoghi sentieri riguardo ai due rami del Parlamento, sempre che si voglia lasciare in essere un Parlamento bicamerale «vero e proprio» (come definito da Mortati, supra ). Ed infatti, sia per l'ipotesi norvegese, sia per altre due varianti, il presupposto è non differenziare per materie la competenza paritaria tra Camere nella legislazione. L'ultimo sistema è prettamente monocamerale. Queste, quindi, le modalità istituzionali per rendere scindere la normazione e la funzione di indirizzo: a) esempio norvegese, migliorato secondo la proposta Tosato, con due Camere che legiferano separatamente ed alla pari, ed esprimono l'indirizzo politico esclusivamente in sede congiunta; b) primo esempio derivato dagli Stati Uniti d'America (USA), innestato nella forma di governo parlamentare secondo la proposta Mortati, con due Camere che legiferano separatamente ed alla pari, ed esprimono l'indirizzo politico esclusivamente in sede congiunta ma con la durata fissa del Governo investito della fiducia; c) secondo esempio derivato dal bicameralismo perfetto USA, innestato nella forma di governo parlamentare, con due Camera che legiferano separatamente ed alla pari, e con una sola di esse che esprime l'indirizzo politico;