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l'Apollo e la Vittoria, peraltro, facevano parte dei 40 pezzi di cui il Ministero aveva chiesto la restituzione al CMA, alcuni dei quali di pregio altissimo, come il cosiddetto Cratere di Medea (400 a.C. circa), attribuito al pittore di Policoro e acquistato dal CMA nel 1991, e un altro cratere a campana decorato a figure rosse con volto di Dioniso, oggetti che il Museo ha rifiutato di restituire, diversamente dai 14 ceduti, per asserita mancanza di prove certe dell'illecita esportazione; nel 2017, sulla base della collaborazione in atto, anche una testa marmorea di Druso Minore, venduta all'asta a Parigi nel 2004 e comperata dal CMA nel 2012 ma in realtà, si è scoperto, sottratta sul finire del secondo conflitto mondiale ad un sito nei pressi di Napoli, è stata restituita all'Italia, si chiede di sapere: se la commissione scientifica paritetica chiamata ad approfondire l'indagine sulle due sculture bronzee di origine dubbia abbia effettivamente operato e quando, quali risultati abbia eventualmente raggiunto in merito all'Apollo Sauroctono e quali circa la Vittoria con cornucopia, se detti risultati siano stati univoci, quindi inseriti in un'unica relazione, o ciascuno dei due gruppi di studio abbia prodotto un proprio documento, evenienza già prevista nell'accordo; se il Ministro in indirizzo non ritenga di rivedere la strategia delle collaborazioni con i musei statunitensi che dall'inizio degli anni Duemila hanno continuato ad acquistare o accettare in dono da collezionisti privati reperti e oggetti d'arte frutto di illecita esportazione, considerato che detto contegno rende improponibile ottemperare alle previsioni del Memorandum d'intesa Italia - USA firmato a Washington il 19 gennaio 2001 (emendato ed ampliato nel 2006, 2011 e 2016), che, mentre impone restrizioni al trasferimento dall'Italia negli USA di materiale archeologico di epoca pre-classica, greca e romano-imperiale privo di certificato di esportazione, previsione frequentemente disattesa, impegna il nostro Paese a facilitare oltremodo prestiti e scambi; se non ritenga inoltre di adoperarsi presso il Governo USA, relativamente alle antichità entrate in quel Paese dall'inizio degli anni Duemila, per raggiungere l'obiettivo minimo dell'inversione dell'onere della prova, oggi a carico di chi reclama l'oggetto presuntivamente trafugato invece che dell'acquirente, anche quando quest'ultimo non sia in grado di esibire alcun documento attestante la liceità della compravendita. Atto n. 3-01587 BERUTTI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: gli interventi posti in essere per contrastare e contenere l'emergenza sanitaria causata dalla pandemia da COVID-19 incidono in modo significativo sulle entrate dei comuni italiani, sia in ragione dei rinvii previsti, sia, soprattutto, per l'impatto che potranno avere le entrate messe a rischio in modo definitivo dalle conseguenze economiche degli interventi per contrastare e contenere il virus COVID-19; secondo l'Associazione nazionale comuni italiani, rispetto alle entrate proprie comunali 2019, pari a quasi quaranta miliardi di euro, circa dodici miliardi sono state rinviate a causa dell'emergenza COVID-19; di tale cifra, la stessa Associazione stima che oltre cinque miliardi e mezzo potrebbero con alta probabilità non essere mai recuperati; secondo indiscrezioni di stampa, a fronte di tali previsioni negative, il Governo appare intenzionato a riconoscere agli enti territoriali, con i provvedimenti dedicati all'emergenza COVID-19 in via di elaborazione, risorse per circa tre miliardi e mezzo di euro da destinare a comuni, province e città metropolitane; tale previsione, considererebbe le minori entrate al netto delle minori spese, ma non gli incrementi di spese sostenuti dagli enti territoriali, come ad esempio quelli per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti speciali (mascherine, guanti) prodotti per la gestione dell'emergenza COVID-19, si chiede di sapere: quali strumenti intendano implementare i Ministri in indirizzo, senza gravare sui cittadini già messi a dura prova dall'emergenza COVID-19, per sopperire alla mancanza di risorse che impatteranno sui bilanci degli enti territoriali; se non ritengano necessario incrementare le risorse stanziate almeno ad un'entità tale da eguagliare le previsioni già prudenziali dell'Associazione nazionale comuni italiani, in modo tale da consentire agli enti territoriali di far fronte in modo adeguato agli oneri dai quali sono gravati, offrendo servizi e interventi di qualità a cittadini e imprese. Atto n. 3-01588 LANNUTTI PESCO PRESUTTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Istituto nazionale di statistica (Istat) è un ente pubblico di ricerca, interamente finanziato dallo Stato, avente per finalità istituzionale il rilevamento e la diffusione dei dati statistici; con sentenza n. 302/2018, depositata in segreteria il 21 maggio 2018, la Seconda sezione giurisdizionale di Appello della Corte dei conti, in via definitiva, ha rigettato il gravame proposto dall'ex presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, dagli ex direttori generali Olimpio Cianfarani e Giuseppe Perrone, e dall'ex direttore centrale Valerio Terra Abrami, avverso la sentenza n. 1096, emessa dalla Sezione giurisdizionale del Lazio il 7 novembre 2012, con la quale i medesimi, a fronte di un danno erariale quantificato dalla Procura regionale del Lazio della Corte dei conti in oltre 91 milioni di euro, per parziale prescrizione del medesimo danno, erano stati condannati a risarcire all'erario la somma complessiva di euro 210.364, così suddivisa: per l'ex presidente Luigi Biggeri, 145.384 euro; per l'ex direttore generale Olimpio Cianfarani, euro 47.880; per l'ex direttore generale Giuseppe Perrone, euro 10.260 e per l'ex direttore centrale Valerio Terra Abrami, euro 6.840, oltre spese legali e interessi, anche a favore di Adusbef e di Usi-Ricerca, intervenuti in giudizio ad adiuvandum della Procura generale; l'azione della Procura regionale del Lazio della Corte dei conti era stata originata da un esposto del sindacato Usi-Ricerca presentato nel 2007, in relazione alla mancata applicazione da parte dell'Istat delle sanzioni previste per la violazione dell'obbligo di fornire le informazioni richieste dall'Istat in sede di raccolta dei dati necessari all'elaborazione delle indagini statistiche (art. 11 del decreto legislativo n. 322 del 1989); con ricorso proposto in data 4 luglio 2018, l'ex presidente Biggeri, chiedeva la revocazione della citata sentenza n. 302/2018; previo rigetto, con ordinanza n. 35 del 24 settembre 2018, dell'istanza di sospensiva degli effetti della sentenza impugnata, con decisione n. 10/2020, depositata il 27 gennaio 2020, la Corte dei conti - II Sezione giurisdizionale d'appello, dichiarava inammissibile il ricorso proposto dal Biggeri, si chiede di sapere: