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Conversione in legge del decreto-legge 5 gennaio 2023, n. 2, recante misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale. Onorevoli Senatori . – L'attuale contesto internazionale di crisi energetica e di aumento dei prezzi delle materie prime pone a repentaglio il funzionamento ordinario di produzioni industriali considerate d'interesse strategico nazionale. Per tale motivo, si rendono indifferibili interventi volti a garantire a tali tipologie di produzioni un quadro di possibili interventi finalizzati a far fronte alle specificità del modo di manifestarsi della crisi internazionale nei loro riguardi e coerenti con la speciale importanza di tali produzioni in relazione all'interesse pubblico nazionale. In questa prospettiva, risulta urgente intervenire sia per salvaguardare determinati contesti industriali di rilievo strategico nazionale che, a causa del caro energia, si trovano in situazione di carenza di liquidità, sia per fornire allo Stato strumenti più rapidi per intervenire, laddove la gestione di tali imprese dovesse ritenersi disfunzionale rispetto all'interesse nazionale, specialmente in una fase in cui il contesto internazionale richiede particolare rapidità al fine di consentire la permanenza e competitività nel mercato. Per tali motivi, nel dare continuità alle previsioni, già contenute nell'articolo 1, commi 1 -ter e 1- quinquies , del decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 febbraio 2020, n. 5, che autorizzano Invitalia a intervenire nella società Acciaierie d'Italia Spa mediante strumenti di rafforzamento patrimoniale della stessa, si è previsto e specificato che i 705.000.000 euro (stanziati dall'articolo 3, comma 4- bis , del decreto-legge 20 luglio 2021, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 settembre 2021, n. 125) possano essere utilizzati oltre che per sottoscrivere aumenti di capitale sociale (com'era nella previsione originaria) anche quale finanziamento soci da erogare secondo logiche, criteri e condizioni di mercato e da convertire in aumento di capitale sociale su richiesta di Invitalia. Quanto, invece, al miliardo di euro stanziato per l'anno 2022 dall'articolo 30 del decreto-legge 09 agosto 2022, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2022, n. 142 (ulteriore e addizionale rispetto alle risorse già stanziate dall'articolo 3, comma 4- bis , del citato decreto-legge n. 103 del 2021), si è previsto, in sostituzione della precedente previsione, che « anche in costanza di provvedimenti di sequestro o confisca degli impianti dello stabilimento siderurgico, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p. A. è autorizzata a sottoscrivere aumenti di capitale sociale o finanziamento soci secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, da convertire in aumento di capitale sociale su richiesta della medesima, sino all'importo complessivamente non superiore a 1.000.000.000 di euro, ulteriori e addizionali rispetto a quelli previsti dal comma 1- ter ». La disposizione, della quale è confermato il carattere meramente facultizzante (Invitalia è autorizzata) e non obbligatorio, innova su due punti quella sostituita: a) consente che l'investimento sia effettuato anche in pendenza di provvedimenti di sequestro o confisca; b) elimina il riferimento ai « diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale », concentrando le possibilità di intervento, oltre che nell'incremento del capitale sociale, nel finanziamento soci in conto aumento di capitale, specificando che quest'ultimo debba avvenire secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, e debba essere convertibile in aumento di capitale sociale su richiesta di Invitalia (articolo 1). Sotto altro profilo, è stato consentito che, in caso di imprese che gestiscono uno o più stabilimenti di interesse nazionale strategico individuati ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231, non quotate, in cui il socio pubblico detenga oltre il 30 per cento delle quote societarie, la richiesta di accesso immediato alla procedura di amministrazione straordinaria ai sensi del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbrao 2004, n. 39, possa avvenire non soltanto su istanza degli amministratori, ma anche del socio pubblico detentore della minoranza qualificata nei termini anzidetti, qualora gli amministratori siano rimasti inerti a fronte della ricorrenza dei presupposti per accedere alla procedura. Al contempo, sono stati previsti limiti massimi ai compensi degli amministratori giudiziari e un meccanismo di progressivo décalage dei compensi dei commissari straordinari, con funzione di incentivo alla realizzazione nei termini più rapidi degli obiettivi posti dall'amministrazione straordinaria e di evitare consolidamenti connessi a procedure che, per natura, dovrebbero avere carattere temporaneo e straordinario (articolo 2). L'articolo 3 detta disposizioni che introducono meccanismi incentivanti e disincentivanti miranti a provocare una riduzione della durata delle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi nonché una maggiore efficacia delle stesse. In particolare, si consente di liquidare somme parametrate al fatturato dell'impresa in amministrazione straordinaria « solo ove non siano prodotte ulteriori perdite rispetto alla situazione esistente al momento della dichiarazione dello stato di insolvenza » e di corrispondere acconti sul compenso nella sola fase di esercizio dell'impresa. Ancora, si scoraggiano le proroghe subordinando il 15 per cento del compenso « al completamento del programma senza il beneficio di alcuna proroga » (articolo 3). In ordine ai commissari giudiziari (ausiliari del giudice) è poi previsto, al fine di assicurare la prevedibilità e ragionevolezza delle liquidazioni, che il giudice, nell'utilizzare le tabelle e i parametri per la liquidazione del compenso, debba comunque osservare un tetto massimo di euro 500.000,00 anche in caso di incarico collegiale (articolo 4). Accanto all'attuale contesto energetico e internazionale, altro fattore suscettibile di incidere sull'effettivo conseguimento dell'interesse pubblico sotteso alle produzioni industriali dichiarate di rilevante interesse nazionale è dato dalla possibile presenza di procedimenti e vincoli giudiziari che li riguardino. Gli impedimenti allo svolgimento dell'attività o i vincoli alla disponibilità dei beni strumentali al relativo esercizio possono determinare pregiudizi significativi, e finanche danni irreparabili, a una serie di interessi pubblici di primaria importanza, quali in particolare l'approvvigionamento di beni e servizi ritenuti essenziali per il sistema economico nazionale e la tutela della coesione sociale, con speciale riferimento al diritto al lavoro e alla tutela dell'occupazione. Al contempo, occorre adottare ogni misura necessaria affinché lo svolgimento dell'attività negli stabilimenti o loro parti o beni strumentali afferenti non rechi pregiudizio ad altri beni giuridici di primaria importanza ed essenzialità, quali in particolare il diritto alla salute e alla salubrità ambientale.