[pronunce]

che, viceversa, il Governo ha escluso entrambe tali opzioni, le quali sarebbero state in grado di evitare la sospensione dello svolgimento della consultazione referendaria; che, difatti, certamente idonea a tale scopo sarebbe stata la prima soluzione (è cioè il differimento della decisione ad un momento successivo allo scioglimento delle Camere), non potendo certo ritenersi – a dire dei ricorrenti – che la sospensione prevista dall'art. 34 della legge n. 352 del 1970 possa riguardare «anche i referendum non ancora indetti»; che ad escludere, infatti, tale opzione ermeneutica – si sottolinea sempre nel ricorso – possono invocarsi il «chiarissimo ed insuperabile dato letterale», la «prassi applicativa» (analiticamente ricostruita dai ricorrenti) e una «lettura costituzionalmente orientata» del suddetto art. 34, da condurre alla stregua di quanto previsto dagli artt. 1, 2, 48 e 75 Cost.; che le menzionate norme costituzionali impongono, difatti, una «interpretazione restrittiva degli impedimenti allo svolgimento del referendum (tra cui la sospensione)» in ossequio al «principio del favore per l'esercizio dei diritti politici» connesso all'art. 2 Cost. e discendente anche dai principi comuni (sono richiamate le sentenze n. 277 del 1990 e n. 23 del 1979 e l'ordinanza n. 321 del 2001); che, d'altra parte, altrettanto idonea ad evitare la sospensione del referendum – sottolineano sempre i ricorrenti – sarebbe stata l'ulteriore opzione a disposizione del Governo, consistente nell'indire i referendum «in un momento successivo alle elezioni politiche, secondo modalità che avrebbero ben potuto garantirne lo svolgimento entro il 15 giugno 2008» e dunque nel rispetto del termine di cui alla legge n. 352 del 1970; che una scelta siffatta, oltre che conforme al «quadro normativo costituzionale e ordinario richiamato», nel quale «non è possibile ravvisare traccia alcuna di un obbligo di immediata indizione dei referendum dichiarati ammissibili dalla Corte costituzionale», sarebbe stata, oltretutto, in linea con «la prassi seguita in occasione delle numerose consultazioni referendarie che hanno caratterizzato la storia costituzionale repubblicana»; che, ciò premesso quanto alla decisione del Governo di indire i referendum alla data del 18 maggio 2008, i ricorrenti ribadiscono, altresì, che «la lesione della attribuzione costituzionale di cui si chiede in questa sede tutela» deriva anche, direttamente, dalla previsione dell'art. 34, secondo comma, della legge n. 352 del 1970, e ciò «in virtù dell'automatismo della sospensione prevista dalla suddetta disposizione»; che ne deriva, pertanto, la necessità di affrontare – si sottolinea sempre nel ricorso – «la questione relativa all'ammissibilità di un conflitto, come quello qui sollevato, che sorge a seguito di atti legislativi»; che i ricorrenti – pur consapevoli «dell'orientamento restrittivo che ha assunto al riguardo la giurisprudenza costituzionale» – si dicono, tuttavia, convinti «che nel caso di specie venga soddisfatta quella condizione di residualità che rende ammissibile il conflitto»; che escluso, infatti, che l'ammissibilità possa essere «negata sulla sola base della natura legislativa degli atti ai quali venga riferita la lesione delle attribuzioni costituzionali del ricorrente» (è richiamata la sentenza n. 457 del 1999), si sottolinea come tale esito processuale sia stato limitato dalla giurisprudenza costituzionale ai soli casi in cui «la legge, dalla quale, in ipotesi, deriva la lesione delle competenze, sia denunciabile dal soggetto interessato nel giudizio incidentale» (è citata la sentenza n. 221 del 2002); che i ricorrenti – richiamate, inoltre, le sentenze n. 284 del 2005 e n. 343 del 2003, che hanno ribadito tali principi – sottolineano che il caso di specie configurerebbe «proprio una ipotesi nella quale non sussiste neanche in astratto la possibilità di un giudizio che consenta di sollevare la questione in via incidentale»; che, invero, oggetto del conflitto «è l'automatismo della sospensione del referendum» che si determina in ragione di quanto previsto dall'art. 34, secondo comma, della legge n. 352 del 1970 e che si atteggia «come effetto ineludibile» tanto dell'anticipato scioglimento delle Camere, quanto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere; che ne consegue, quindi, che, in mancanza «di un formale atto di sospensione impugnabile innanzi alla competente autorità giudiziaria, non è neanche astrattamente immaginabile un giudizio a quo nel quale poter sollevare la questione di legittimità costituzionale della legge, sicché l'unico strumento per poter tutelare le attribuzioni costituzionali lese dall'automatismo della sospensione è rappresentato dal conflitto di attribuzione contro la legge»; che quanto, infine, alla sussistenza della lesione delle competenze costituzionalmente garantite ai promotori del referendum, in violazione degli artt. 1, 48 e 75 Cost., i ricorrenti rilevano come il suddetto art. 34, secondo comma, della legge n. 352 del 1970 detti una duplice previsione «contraddistinta da un pregiudiziale e ingiustificato sfavore per l'esercizio del referendum abrogativo»; che, infatti, la «presunta volontà di porre “al riparo” il Parlamento appena eletto dagli effetti derivanti dallo svolgimento di un referendum immediatamente successivo alle elezioni troverebbe giustificazione solo in una concezione di rigida e astorica separazione fra i circuiti della democrazia rappresentativa e i circuiti della democrazia diretta»; che siffatta ratio, inoltre, non appare in linea con il disposto dell'art. 1 Cost., il quale, «nell'attribuire sovranità al popolo “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, impone al legislatore ordinario di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino l'un circuito della democrazia (quello diretto, previsto dall'art. 75 Cost.) all'altro (quello rappresentativo, previsto dagli artt. 55-70 Cost.)»; che, inoltre, ove anche «si volesse ritenere che tale ratio di separazione e contrapposizione fosse ancora giustificabile in una prima fase di attuazione dell'art. 75» Cost., la successiva prassi costituzionale – si sottolinea sempre nel ricorso, richiamando anche le deroghe espresse al disposto del citato art. 34 che il legislatore, per talune consultazioni referendarie, ha inteso introdurre (art. 1 della legge 7 agosto 1987, n. 332, che reca «Deroghe alla legge 25 maggio 1970 n. 352, in materia di referendum») – avrebbe dimostrato come detta ratio «sia divenuta nel tempo palesemente irragionevole, alla luce degli esiti fortemente dilatori a cui può condurre»;