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Il senatore GIACOBBE ( PD ) si dichiara pienamente soddisfatto della risposta fornita dal Vice Ministro, che ha replicato, in modo puntuale, a tutti i quesiti posti dagli interroganti. Tiene solamente a sottolineare l'esigenza che le informazioni relative ai molteplici servizi che la rete diplomatico consolare ha offerto, negli ultimi mesi, ai connazionali all'estero, in ragione dell'emergenza Covid, vengano maggiormente pubblicizzati nei media , i quali, in non pochi casi, tendono a diffondere notizie erronee o confuse. Il presidente PETROCELLI dichiara, quindi, conclusa la procedura informativa all'ordine del giorno. IN SEDE REFERENTE AS 1935 Adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009 DDL 1935 Adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009 (Esame e rinvio) Il presidente PETROCELLI ( M5S ), in sostituzione della senatrice Maiorino, relatrice, impossibilità a prendere parte all'odierna seduta, dà conto del disegno di legge recante l'adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali. Il Protocollo, firmato il 16 novembre 2009, rappresenta - come sottolinea la relazione introduttiva al disegno di legge - il culmine di oltre 20 anni di lavoro a livello intergovernativo in seno al Consiglio d'Europa in tema di partecipazione democratica a livello locale, iniziato con la firma della Carta europea delle autonomie locali. Questo documento, approvato nell'ottobre del 1985 in seno al Consiglio d'Europa e ratificato ad oggi da tutti e 47 i Paesi membri dell'organismo continentale, obbliga le Parti ad applicare le regole fondamentali per garantire l'indipendenza politica, amministrativa e finanziaria degli enti locali, prevedendo che il principio dell'autonomia locale sia riconosciuto dal diritto nazionale e protetto dalla Costituzione, permettendo agli enti locali di essere eletti con suffragio universale. Esso, inoltre, prevede che alla Carta europea delle autonomie locali sia aggiunta anche un'altra dimensione, quella relativa al diritto della persona a partecipare alla gestione degli affari delle collettività locali, ovvero il diritto di adoperarsi per determinare o influenzare l'esercizio delle competenze e delle responsabilità dell'autorità locale. Composto da un Preambolo e da 7 articoli, il Protocollo - ratificato ad oggi da 20 Paesi membri del Consiglio d'Europa, fra cui Finlandia, Francia, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera -, dopo aver sintetizzato i suoi obiettivi e stabilito i conseguenti obblighi per gli Stati che l'abbiano ratificato (articolo 1), stabilisce l'impegno delle Parti contraenti ad adottare tutte le misure necessarie a permettere l'esercizio effettivo del diritto di ogni persona a partecipare agli affari delle collettività locali, conferendo a queste ultime le necessarie competenze e definendo le conseguenti ed opportune procedure per l'attuazione di tale diritto (articolo 2). Ulteriori disposizioni prevedono che il Protocollo si applichi a tutte le categorie di collettività locali sul territorio degli Stati, pur facendo salva la possibilità per le Parti contraenti, al momento del deposito della ratifica, di stabilire eventuali limitazioni o esclusioni al campo di applicazione (articolo 3). Il testo contempla, inoltre, la possibilità per gli Stati parte di indicare l'ambito territoriale di applicazione, garantendo la possibilità di una sua estensione anche in momenti successivi (articolo 4). Da ultimi, gli articoli 5, 6 e 7 del Protocollo, concernono l'entrata in vigore del testo, la procedura di denuncia e le notifiche e a cura del Segretario Generale del Consiglio d'Europa. Conclude osservando che il disegno di legge di ratifica del Protocollo si compone di 4 articoli. L'articolo 3, nel porre una clausola di invarianza finanziaria, stabilisce che le amministrazioni interessate provvedano all'attuazione del provvedimento in esame con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Successivamente, il presidente PETROCELLI apre la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. AS 1958 Ratifica ed esecuzione del Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 24 giugno 2013 DDL 1958 Ratifica ed esecuzione del Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 24 giugno 2013 (Esame e rinvio) Il senatore ALFIERI ( PD ), relatore, introduce il disegno di legge, già approvato dalla Camera, recante ratifica ed esecuzione del Protocollo n. 15 emendativo della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, sottoscritto nel 2013. Ricorda, innanzitutto, che un disegno di legge di ratifica del medesimo Protocollo, nonché del Protocollo n. 16 alla stessa Convenzione (AS 2921), era già stato esaminato nell'ottobre 2017 dalle Commissioni riunite 2ª e 3 a del Senato, dopo la sua approvazione da parte della Camera dei deputati, ma non poté vedere completato il suo iter di esame a causa della conclusione della XVII legislatura. Il relatore poi rammenta che la Corte europea dei diritti dell'uomo è l'organismo giurisdizionale internazionale istituito nel 1959, nel quadro del Consiglio d'Europa, per garantire l'applicazione ed il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Si tratta di uno strumento di straordinaria importanza giuridica, a cui aderiscono tutti i 47 membri del Consiglio d'Europa. Il successo di questa istituzione è testimoniato dal crescente rilievo assunto dalla sua giurisprudenza negli ordinamenti dei Paesi che vi aderiscono. Questo successo ha, però, prodotto un aumento considerevole dei ricorsi, evidenziando alcuni limiti di funzionalità, che hanno reso necessario avviare un percorso di riforma. Già con il Protocollo n. 14 alla CEDU, entrato in vigore nel 2010, si è cercato di conferire maggiore efficienza e rapidità nella trattazione dei ricorsi, in particolare con l'introduzione di un giudice unico per i casi manifestamente inammissibili, con l'ampliamento delle competenze attribuite ai comitati di tre giudici, nonché con un nuovo criterio di ammissibilità dei ricorsi. Il problema di sovraccarico, tuttavia, continua a sussistere. Alla data del 31 dicembre 2019 risultavano pendenti davanti alla Corte 59.800 procedimenti, di cui 3.050 relativi all'Italia. Alcuni Paesi, inoltre, ed in particolare il Regno Unito, hanno lamentato una presunta tendenza da parte dei giudici della Corte ad invadere settori di competenza dei tribunali nazionali.