[pronunce]

che il difensore domiciliatario, d'altra parte, ha sempre - e, quindi, anche nel caso di notifica regolare - il preciso obbligo, «deontologico, contrattuale (e) procedimentale», di avvertire il proprio assistito della fissazione dell'incombente in relazione al quale ha ricevuto per suo conto la notifica: né potrebbe ipotizzarsi che egli ignori di essere stato designato come domiciliatario, giacché tale circostanza risulta comunque con chiarezza dallo stesso decreto di citazione; che, a fronte di ciò, il fatto che il difensore domiciliatario non sia tenuto ad eccepire i vizi della notificazione ricevuta per conto dell'imputato nei termini previsti dall'art. 181, comma 3, cod. proc. pen. - il che basterebbe a garantire adeguatamente l'interesse alla regolarità anche formale delle notificazioni in parola - ma possa invece farlo in quelli di cui all'art. 180 cod. proc. pen. , si tradurrebbe in una soluzione normativa priva di valida ragione; che essa sacrificherebbe gravemente, infatti, i principi di ragionevole durata, efficienza, speditezza ed economia del processo, senza salvaguardare alcun apprezzabile interesse della parte, se non quello, eventuale e non costituzionalmente protetto, alla prescrizione dei reati; che si consentirebbero, in tal modo, manovre dilatorie, analoghe a quella avutasi nel giudizio a quo; il difensore domiciliatario - il quale abbia ricevuto la contestuale notificazione della propria citazione e sia altresì consapevole delle irregolarità che inficiano entrambe le notifiche ricevute - potrebbe infatti comparire (con l'effetto tra l'altro di sanare la nullità che lo riguarda, ai sensi dell'art. 184, comma 1, cod. proc. pen.), senza però dedurre quella concernente il proprio assistito: facendo così celebrare l'intero giudizio di primo grado, salvo poi proporre la questione con i motivi di appello; che, in via subordinata - nell'ipotesi in cui dovesse ritenersi che la nullità della notificazione equivalga ad omissione della stessa, dando così luogo ad una nullità assoluta disciplinata dall'art. 179 cod. proc. pen. - il giudice a quo sottopone a scrutinio di costituzionalità quest'ultima disposizione, rilevando come le argomentazioni svolte a dimostrazione della non manifesta infondatezza della questione sollevata in via principale valgano a fortiori qualora le irregolarità di cui si discute integrassero una nullità ancora più grave, rilevabile in ogni stato e grado del processo; che, da ultimo, ed in via ulteriormente subordinata - ove si reputasse che la sussunzione della fattispecie considerata nell'ambito dell'una o dell'altra categoria di nullità resti affidata al giudice ordinario - la Corte rimettente denuncia l'illegittimità costituzionale di entrambe le norme; che le questioni, gradatamente poste nei termini dianzi indicati, sarebbero altresì rilevanti nel giudizio a quo, giacché il loro accoglimento consentirebbe di evitare l'annullamento della sentenza impugnata e, dunque, di decidere l'appello nel merito; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili per difetto di rilevanza e, comunque, manifestamente infondate. Considerato che la Corte d'assise d'appello di Venezia dubita della legittimità costituzionale dell'art. 180 codice procedura penale, nella parte in cui sottopone alla disciplina delle nullità c.d. a regime intermedio - anziché a quella prevista dall'art. 181, comma 3, cod. proc. pen. in rapporto alle nullità relative - anche le nullità concernenti le notificazioni o gli avvisi all'imputato che ha eletto domicilio presso il difensore; che, in via subordinata - e per l'ipotesi in cui la fattispecie oggetto del giudizio a quo (attinente a citazione non omessa, ma notificata in modo irregolare, senza pregiudizio per l'effettiva conoscenza dell'atto) fosse ritenuta integrativa di una nullità assoluta, ai sensi dell'art. 179 cod. proc. pen. - la Corte rimettente sottopone a scrutinio di costituzionalità, in omologhi termini, quest'ultima disposizione; salvo a denunciare poi cumulativamente, in via di ulteriore subordine, entrambe le disposizioni, qualora la collocazione dell'anzidetta fattispecie nell'una o nell'altra categoria di nullità fosse reputata di competenza del giudice ordinario; che la premessa ermeneutica posta a base della questione sollevata in via principale - relativa all'esigenza di distinguere, ai fini considerati, la citazione omessa dalla citazione irregolarmente notificata - risulta plausibile, avendo trovato l'avallo delle Sezioni Unite della Corte di cassazione (v. sentenza 7 gennaio 2005, n. 119) e della successiva giurisprudenza di legittimità; che alla stregua di tale indirizzo interpretativo, difatti, la nullità assoluta ed insanabile prevista dall'art. 179 cod. proc. pen. ricorre soltanto nel caso in cui la notificazione della citazione dell'imputato sia stata radicalmente omessa, ovvero quando - essendo stata eseguita in forme diverse da quelle prescritte - essa risulti astrattamente o concretamente inidonea a determinare la conoscenza effettiva dell'atto da parte del destinatario; con la conseguenza che la notificazione irrituale, ma comunque atta a garantire l'anzidetta conoscenza, ricade nel novero delle nullità c.d. a regime intermedio, di cui all'art. 180 cod. proc. pen. ; che, nella specie, il giudice a quo ha ampiamente argomentato riguardo al fatto che - ad onta dell'omissione dell'avviso dell'avvenuta notifica mediante lettera raccomandata, prescritto dall'art. 157, comma 3, cod. proc. pen. - la consegna dell'atto al portiere aveva comunque assicurato al difensore domiciliatario dell'imputato una effettiva e piena conoscenza dell'atto ricevuto per conto del suo assistito; che in questa prospettiva, tuttavia, l'affermazione della Corte rimettente circa la rilevanza della questione nel giudizio a quo - avuto riguardo all'eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio, dedotta dal difensore dell'imputato per la prima volta con i motivi di appello - appare basata su un presupposto del tutto indimostrato; che, a mente dell'art. 180 cod. proc. pen. , infatti, le nullità c.d. a regime intermedio non possono essere più dedotte «dopo la deliberazione della sentenza di primo grado»: mentre solo per quelle che si sono verificate «nel giudizio» la preclusione si sposta al momento di «deliberazione della sentenza del grado successivo»; che, nell'assumere che l'anzidetta eccezione di nullità della difesa sarebbe tempestiva ai sensi della disposizione ora citata, la Corte rimettente dà, dunque, per scontato che la nullità della notificazione del decreto che dispone il giudizio si debba considerare verificata «nel giudizio»: il che, invece, è tutto da dimostrare, dato che tale notificazione rappresenta un incombente anteriore e prodromico all'instaurazione di detta fase processuale;