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I nostri impianti, strategici e fondamentali per lo sviluppo e la produzione dell'acciaio nazionale, all'epoca anche europeo, sono andati nelle mani di imprenditori non italiani, ma esteri. Oggi siamo un'entità zoppa. Nei giorni scorsi, l'imprenditore che gestisce - si fa per dire - Piombino ha addirittura chiuso l'ultimo treno di laminazione dell'acciaieria piombinese. Ci sono 1.800 persone che non sanno quale sarà il loro destino, una comunità intera che guarda a quell'azienda come possibile ipotesi di sviluppo e un Paese e una Regione che fanno conto su quell'attività, di cui fino ad oggi ci siamo occupati poco e male. La prospettiva è allora quella contenuta in un fantomatico piano industriale che ancora non abbiamo visto. C'è soltanto una linea astratta nell'aria, che l'azienda ancora non ha mostrato a nessuno; non l'ha mostrata sicuramente al Parlamento e penso neppure alla compagine di Governo. C'è l'ipotesi di una partecipazione di Invitalia all'azienda piombinese, che però è ancora per aria, perché giustamente le prospettive legate al piano industriale sono evanescenti. Sembra quasi che ci sia la volontà di far chiudere l'azienda e trasferire la produzione altrove, probabilmente perché produrre acciaio nel mondo costa molto meno rispetto a quello che costa nel nostro Paese. Abbiamo sottoscritto però un accordo di qualche miliardo tra Ferrovie dello Stato e Piombino per la realizzazione delle rotaie, senza di fatto un oggettivo vincolo di permanenza sul posto di questa commessa, che domani l'imprenditore indiano potrebbe prendersi e trasferire nei propri impianti indiani, abbandonando la città di Piombino, senza guardare alla prospettiva del futuro dell'azienda, delle persone, delle famiglie, dell'economia italiana e della centralità del Paese all'interno dell'economia dell'acciaio. Non possiamo accettare tutto questo. Vogliamo un impegno forte del Governo, che ringrazio, insieme al sottosegretario Pichetto Fratin, che, pur non avendo la delega per le aree di crisi, si è subito prestato per entrare nel merito della questione, dando la sua disponibilità insieme al sottosegretario Todde, che ha la delega e che pure ringrazio. Vogliamo un rapporto diretto e stretto anche con tutta la questione della cantieristica industriale navale italiana e con Fincantieri. Vogliamo capire l'esercizio del golden power, perché probabilmente non c'è stato, e comprendere a posteriori l'opportunità di tanti imprenditori dell'acciaio italiano ancora oggi disposti a partecipare quell'azienda, rendendola nuovamente nazionale e portando avanti la prospettiva dell'acciaio italiano nel mondo, con una visione occupazionale di rilievo, per la centralità del nostro Paese in quello scenario, che ormai abbiamo abbandonato da troppo tempo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marti. Ne ha facoltà. MARTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio il senatore Urso per averci dato oggi l'opportunità di riparlare in Aula di un tema così importante, così come ringrazio il Governo, che da quando si è insediato sta lavorando alacremente per far ripartire l'Italia, dopo un lungo anno di lockdown politico ed economico. È questo il momento di ricostruire il Paese, non sono con le infrastrutture, il turismo, l'agricoltura e lo snellimento della burocrazia, ma anche con un piano industriale che faccia tornare l'Italia ad essere protagonista in Europa. L'Italia ha bisogno di un'industria sana, che rispetti il diritto al lavoro, il diritto all'ambiente e il diritto alla salute. È necessario un piano industriale diverso e aggiornato, perché l'obbligo è quello di far lavorare le aziende. Il settore siderurgico costituisce un elemento fondamentale delle attività produttive e rientra in questo piano. Noi della Lega siamo consapevoli di quanto sia importante produrre acciaio in Italia, ma siamo anche consapevoli di quanto sia importante tutelare la salute. Per questo motivo, il problema dev'essere affrontato a tutto tondo e, chiaramente, non solo con una mozione. Non è infatti un caso che uno dei primi dossier su cui il ministro Giorgetti ha iniziato a lavorare sia stato quello relativo allo stabilimento di ArcelorMittal, incontrando da subito il commissario dell' ex Ilva, il governatore della Puglia, Emiliano, il sindaco di Taranto, i sindacati e Confindustria Puglia. Inoltre, egli ha proposto di effettuare una verifica di fattibilità tecnico-economica, per puntare a una riconversione energetica del sito dell'ex Ilva. Tale possibilità è prevista nel quadro del Next generation EU, con la riconversione energetica di questi impianti, per produrre acciaio con bassissimo impatto inquinante. Signor Presidente, la città di Taranto vive momenti di grandi tensioni sociali, legati alle incertezze per il mantenimento dei livelli occupazionali, da un lato, e alle legittime aspettative di tutela della salute, dall'altro. È il momento di intervenire in favore di questa città, dei suoi abitanti e di questa Regione, non concentrandosi più sui racconti di un domani non realizzabile. Corre l'obbligo di dare finalmente concretezza a scelte di buonsenso, capaci di infondere fiducia anche nelle aziende dell'indotto, che, da più parti e a più riprese, chiedono interventi urgenti in favore della produttività. È inderogabile una significativa accelerazione, sia sul piano ambientale, sia sul piano industriale. Vigileremo affinché ArcelorMittal rispetti tutti gli impegni assunti con il Governo: lo dobbiamo a un pezzo importante della storia industriale italiana e ai tanti lavoratori che di questa storia fanno parte. L'ambizione è quella di trasformare l'attuale sito produttivo dell'Ilva di Taranto nel più grande polo siderurgico d'Europa e mai come in questo momento ci sono fondi per garantire l'adeguata copertura finanziaria di questo eccezionale progetto. Le risorse messe a disposizione dell'Europa attraverso il recovery fund, il decisivo intervento della Cassa depositi e prestiti e i 400 milioni di euro di Invitalia devono essere gli strumenti attraverso i quali costruire solide basi, sulle quali poter riaffermare il ruolo strategico della nostra siderurgia in Italia e in Europa. Per far questo è necessario evitare che le pesanti e gravi responsabilità del passato ricadano su chi intende impegnarsi attivamente per salvaguardare l'ambiente e la salute, garantendo il risarcimento dei luoghi e la riconversione industriale, nonché prorogare l'estensione del golden power , unico argine in grado di garantire gli attuali livelli occupazionali del settore siderurgico. Signor Presidente, l'ingresso dello Stato non servirà per fare la solita politica assistenziale, perché il Sud non ha bisogno di questo, ma per far crescere e sviluppare non solo il Mezzogiorno, ma l'intera nazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pavanelli. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, la mozione sottoposta alla valutazione dell'Assemblea pone importanti questioni in merito al punto di svolta in cui si trova il settore siderurgico nazionale, sul piano economico, della salute pubblica e ambientale.