[pronunce]

La Regione dubita, infine, della legittimità costituzionale degli artt. 10 e 11, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, in relazione all'art. 3, comma 1, lettera g), della legge n. 59 del 1997. L'art. 10 stabilisce che l'attività di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro possa essere svolta da imprese, società cooperative con capitale versato non inferiore a 200 milioni e da enti non commerciali con patrimonio non inferiore a 200 milioni, richiedendo all'uopo una apposita autorizzazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e disciplinando in dettaglio la procedura per il rilascio dell'autorizzazione, i requisiti soggettivi e oggettivi necessari e i principi ai quali le imprese autorizzate dovranno attenersi nell'esercizio di tale attività. L'art. 11 disciplina il Sistema informativo lavoro (S.I.L.), uno strumento per l'esercizio di funzioni di indirizzo politico-amministrativo con caratteristiche unitarie a livello nazionale, al quale il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le Regioni, gli enti locali nonché i soggetti autorizzati alla mediazione tra domanda e offerta di lavoro hanno l'obbligo di connettersi. Entrambi gli articoli teste menzionati fanno espresso rinvio all'art. 3, comma 1, lettera g), della legge n. 59 del 1997, il quale prevede che con i decreti delegati possano essere "individuate le modalità e le condizioni per il conferimento a idonee strutture organizzative di funzioni e compiti che non richiedano, per la loro natura, l'esercizio esclusivo da parte delle regioni e degli enti locali". La Regione ricorrente osserva che, in seguito al conferimento operato dagli artt. 1 e 2 del d.lgs. n. 469 del 1997, la maggior parte delle funzioni e dei compiti relativi al collocamento e alle politiche attive del lavoro sarebbero state trasferite alla competenza regionale e sostiene che gli impugnati artt. 10 e 11, attribuendo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale la quasi totalità delle competenze sia in materia di attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, sia in materia di sistema informativo lavoro, invertirebbero l'ordine delle competenze desumibile dal d.lgs. e risulterebbero inoltre viziati per eccesso di delega, in quanto pretenderebbero di ricavare dalla generica formulazione di cui all'art. 3, comma 1, lettera g), sopra citata, una autorizzazione generale alla riforma sostanziale del settore della mediazione tra domanda e offerta di lavoro, privando in tal modo il parlamento di ogni possibilità di interlocuzione su temi di tale spessore socio-economico. 2. - Si è costituita la Presidenza del Consiglio dei ministri, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o comunque infondato. Quanto al primo motivo di censura, relativo all'art. 4, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto impugnato, la difesa erariale ricorda la sentenza n. 177 del 1988, con la quale questa Corte ha affermato che non si realizza una violazione dell'autonomia regionale costituzionalmente garantita per il solo fatto che nelle materie attribuite alla competenza della Regione sia intervenuta una legge statale contenente disposizioni di dettaglio, tanto più ove si consideri che la materia del mercato del lavoro, ai sensi dell'art. 117 della Costituzione, non rientra tra quelle di competenza regionale. Secondo l'Avvocatura dello Stato le prescrizioni di natura organizzativa relative alla costituzione degli organi previsti nel citato art. 4, che la ricorrente ritiene comprimano illegittimamente la propria autonomia, risponderebbero all'esigenza di assicurare una disciplina omogenea sul territorio attraverso strutture volte al soddisfacimento di un interesse primario costituzionalmente garantito, qual è il diritto al lavoro. Non sarebbe possibile - a giudizio dell'Avvocatura - invocare in contrario la giurisprudenza di questa Corte che vieta allo Stato di ripartire le funzioni regionali fra gli organi interni della Regione, perché tale giurisprudenza farebbe riferimento agli organi previsti dall'art. 121 della Costituzione e comunque già istituiti, mentre nella specie si sarebbe in presenza di organi regionali "soprannumerari", la cui istituzione sarebbe coessenziale all'identificazione stessa della funzione. La difesa erariale contesta anche il secondo motivo di censura, che ha ad oggetto l'art. 4, comma 1, lettera a), del decreto n. 469 del 1997, nella parte in cui impone alle Regioni di esercitare le funzioni relative al collocamento, oggetto di conferimento, esclusivamente mediante delega alle province. L'Avvocatura osserva che, se è possibile in generale allo Stato, con disposizioni legislative, "ritagliare" le funzioni amministrative di interesse locale e attribuirle alle province, ai comuni e agli altri enti locali, anche quando le funzioni riguardino le competenze riservate dall'art. 117 alle Regioni, a più forte ragione, nella disciplina del collocamento, che non rientra tra le materie riservate, dovrebbe riconoscersi al legislatore statale la potestà di individuare le province quale soggetto destinatario delle relative funzioni, senza violare con ciò alcun principio costituzionale. Tale intervento risulterebbe anzi coerente con il principio di sussidiarietà e con la giurisprudenza costituzionale, secondo la quale una delega può ritenersi devolutiva o traslativa solo se le competenze delegate costituiscono un'integrazione necessaria di funzioni proprie delle regioni, ciò che non si darebbe nella specie. In ordine all'impugnazione dell'art. 4, comma 1, lettera f), la difesa erariale rileva che l'individuazione delle province e dei centri per l'impiego con utenza non inferiore a 100.000 abitanti quali soggetti destinatari delle competenze gestionali relative al collocamento rispecchierebbe il vigente assetto organizzativo e sarebbe finalizzata alla realizzazione di una efficiente rete organizzativa di servizi per l'impiego, così da apparire funzionale ad un interesse nazionale. L'Avvocatura dello Stato ritiene infondata anche la censura mossa all'art. 7, comma 1, lettera b), ed osserva innanzitutto che la disposizione impugnata prevede una procedura concertativa con le organizzazioni sindacali per individuare le modalità di trasferimento del personale, e che comunque la concreta attuazione delle previsioni del d.lgs. impugnato è stata demandata ad un atto secondario che, previa consultazione e parere della conferenza Stato-regioni ed autonomie locali, ha puntualmente individuato i beni e le risorse finanziarie, umane e strumentali da conferire. Quanto poi alla censura relativa alla mancata copertura degli oneri finanziari da parte del medesimo art. 7, commi 5 e 8, l'Avvocatura rileva che il limite massimo delle spese effettivamente sostenute dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale nell'esercizio finanziario 1997 è indicato con riferimento alle "funzioni e compiti conferiti" e non anche al trattamento retributivo inerente il trasferimento del personale, il cui onere potrà essere calcolato solo quando materialmente si procederà al trasferimento, tenendo conto della posizione retributiva maturata.