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Quest'ultima norma estende agli operatori in Paesi terzi che esportino animali e prodotti di origine animale nell'UE sia il divieto di impiegare antimicrobici per promuovere la crescita e la produttività degli animali sia il divieto di impiegare quegli antimicrobici riservati, secondo la disciplina europea, alla cura di alcune infezioni nell'uomo. La proposta rientra nell'ambito della Strategia dal "Produttore al consumatore", con la quale l'Unione europea ha fissato l'obiettivo di ridurre del 50 per cento entro il 2030 le vendite complessive, nel proprio territorio, di antimicrobici impiegati per gli animali di allevamento e per l'acquacoltura. Il regolamento (UE) 2019/6, che entrerà in vigore il 28 gennaio 2022, sostituisce il quadro giuridico per i medicinali veterinari istituito dalla direttiva 2001/82/CE e dal regolamento (CE) n. 726/2004. L'articolo 118, relativo agli animali e ai prodotti di origine animale importati dall'Unione, al paragrafo 1, estende agli operatori in Paesi terzi che esportino animali e prodotti di origine animale nell'UE sia il divieto di impiegare antimicrobici per promuovere la crescita e la produttività degli animali sia il divieto di impiegare quegli antimicrobici riservati, secondo la disciplina europea, alla cura di alcune infezioni nell'uomo. Tali divieti sono disciplinati, rispettivamente, dagli articoli 107, paragrafo 2, e 37, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2019/6. L'articolo 118 viene considerato un elemento chiave nella lotta alla resistenza antimicrobica. Tuttavia, la Commissione europea sostiene che, ai fini dell'attuazione  nell'ambito del sistema dei controlli ufficiali  della verifica di conformità (da parte degli importatori) ai suddetti divieti, sia necessario inserire nel regolamento (UE) 2017/625, relativo all'esecuzione dei controlli ufficiali in vari ambiti, tra cui la sicurezza degli alimenti e dei mangimi, un richiamo del medesimo articolo 118, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2019/6, dal momento che quest'ultimo regolamento non prevede, per gli animali o i prodotti di origine animale, disposizioni sulle condizioni e prescrizioni per l'importazione o sui controlli ufficiali di conformità. La proposta di regolamento opera inoltre alcuni aggiornamenti o correzioni di riferimenti normativi. Più in particolare, l'articolo 1 della proposta reca alcune modifiche al citato regolamento (UE) 2017/625, relativo all'esecuzione dei controlli ufficiali in vari ambiti, tra cui la sicurezza degli alimenti e dei mangimi. La prima riguarda l'ambito di applicazione del suddetto regolamento, ambito disciplinato dall'articolo 1. Attualmente, in base al paragrafo 4, lettera c), di quest'ultimo, sono esclusi i controlli ufficiali per la verifica della conformità alla direttiva 2001/82/CE, sui medicinali veterinari. Tale direttiva, a partire dal 28 gennaio 2022, sarà sostituita dal regolamento (UE) 2019/6. La modifica proposta interviene, quindi, sulla lettera c), al fine di sostituire il riferimento alla suddetta direttiva con quello al regolamento (UE) 2019/6. La proposta prevede, inoltre, un'eccezione a tale esclusione, specificando che "il presente regolamento si applica tuttavia ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità all'articolo 118, paragrafo 1, di tale regolamento". Un'altra modifica riguarda l'articolo 47, relativo ad animali e merci soggetti a controlli ufficiali ai posti di controllo frontalieri. In particolare, al paragrafo 1, la lettera e) viene sostituita al fine di correggere un riferimento normativo. L'articolo 2 della proposta stabilisce la data di applicazione del nuovo provvedimento in esame, che è fissata al 28 gennaio 2022, stessa data in cui entrerà in vigore il regolamento (UE) 2019/6. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, si osserva che la base giuridica è individuata nell'articolo 43, paragrafo 2, l'articolo 114 e nell'articolo 168, paragrafo 4, lettera b), del TFUE, la medesima base giuridica del regolamento (UE) n. 2017/625. L'articolo 43, paragrafo 2, riguarda l'organizzazione comune dei mercati agricoli e le altre disposizioni necessarie al perseguimento degli obiettivi della politica comune dell'agricoltura e della pesca; l'articolo 114 disciplina il mercato interno e il ravvicinamento delle normative nazionali; l'articolo 168, paragrafo 4, lettera b) , prevede misure nei settori veterinario e fitosanitario aventi come obiettivo primario la protezione della sanità pubblica. Nella relazione che accompagna la proposta, la Commissione europea, relativamente al principio di sussidiarietà, afferma che le importazioni di animali e di prodotti di origine animale da Paesi terzi sono disciplinate in modo completo a livello dell'Unione. Per questo motivo, non sarebbe possibile affrontare la questione a livello nazionale. Per quanto concerne il principio di proporzionalità, la Commissione europea afferma che la modifica proposta è indispensabile al fine di permettere che, nel sistema dei controlli ufficiali dell'Unione su animali e prodotti di origine animale, si attui la verifica della conformità al citato articolo 118, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2019/6. Nella relazione del Governo, inviata alle Camere ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 234 del 2012, si esprime una valutazione complessivamente positiva delle finalità della proposta, sottolineando come lo sforzo di ciascuno Stato membro, in collaborazione con la Commissione europea, per contrastare la resistenza antimicrobica (AMR), non possa essere vanificato dall'introduzione, nel mercato dell'Unione, di animali (e relativi prodotti) da Paesi terzi in cui siano ancora vigenti norme che possano mettere a rischio la salute pubblica. Il Governo definisce la proposta di particolare urgenza in considerazione dell'applicazione in data 28 gennaio 2022 del regolamento (UE) 2019/6. La proposta viene ritenuta inoltre conforme all'interesse nazionale, in quanto in Italia, così come in tutta l'Unione, il divieto dell'uso di antimicrobici come agenti di promozione della crescita è previsto da una norma del 2003 (regolamento (CE) n. 1831/2003), applicabile sull'intero territorio dell'Unione dal 2006. Relativamente all'impatto finanziario, il Governo afferma che al momento non è possibile stimare l'entità e i costi dell'aumento dell'attività di campionamento e analisi che scaturirebbe dalla proposta di regolamento (e quindi dall'applicazione del citato articolo 118, paragrafo 1).