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Modifiche all’articolo 39 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, in materia di tracciabilità dei rifiuti per le imprese agricole e introduzione dell’articolo 185- bis al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, concernente la gestione dei rifiuti costituiti da materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso. Onorevoli Senatori. -- Al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) è stata data attuazione attraverso il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 17 dicembre 2009, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2010, come modificato dal successivo decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 15 febbraio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2010. Con i predetti decreti ministeriali, l’Italia ha ottemperato alle specifiche previsioni contenute nella direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti, che impone agli Stati membri l’adozione di misure per la tracciabilità -- dalla produzione alla destinazione finale -- e per il controllo dei rifiuti pericolosi, al fine di garantire che la gestione dei rifiuti stessi sia effettuata senza danneggiare la salute umana e senza recare pregiudizio all’ambiente. Nella realtà, tra rinvii e modifiche alla normativa, il SISTRI non è mai entrato in vigore a regime. Infatti, è stato di recente disposto il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che prevede la ripartenza del sistema di tracciabilità dei rifiuti dal prossimo autunno: 1° ottobre 2013 per le imprese produttrici di rifiuti speciali pericolosi con più di 10 dipendenti e 3 marzo 2014 per le altre aziende iscritte al SISTRI, che possono anticipare a ottobre. In particolare, in merito alle scadenze SISTRI, lo schema di decreto prevede due fasi, di riallineamento: dal 30 aprile 2013 le imprese con più di 10 dipendenti produttrici di rifiuti pericolosi (elencate dall’articolo 3, comma 1, lettere c) , d) , e) , f) , g) , h) , del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 18 febbraio 2011, n. 52) devono verificare l’attualità di dati e informazioni trasmesse al SISTRI, eventualmente aggiornandoli. Le altre lo faranno dal 30 settembre 2013 e il 28 febbraio 2014. Le imprese mai iscritte al SISTRI devono procedere entro gli stessi termini a seconda delle dimensioni e tipologie di rifiuti prodotti. Per i 30 giorni successivi alle rispettive scadenze, le imprese devono continuare a tenere anche i precedenti registri e documentazioni sui rifiuti, in una sorta di doppio binario. Dopo due anni di sospensione, quindi, durante i quali sembrava si dovesse arrivare a un nuovo sistema, il SISTRI torna come obbligo, anche se per il 2013 è sospeso il pagamento e non è chiaro cosa succederà dal 2014 e se potranno intervenire meccanismi di recupero dei due anni. L’istituzione di tale sistema, pur apprezzabile nello spirito di voler tracciare ogni movimento di ogni rifiuto, lungi dal costituire una semplificazione amministrativa degli oneri burocratici di settore oggi previsti dalla normativa vigente, appare per contro un sistema molto più complesso e costoso, soprattutto per le imprese agricole, che non pare portare i soggetti obbligati ad un contenimento degli oneri economici ed amministrativi connessi ai tradizionali adempimenti documentali oggi in essere, come impropriamente e ripetutamente sostenuto in varie sedi dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Per tali ragioni non sembra a tutt’oggi raggiunto un equilibrio tra le varie istanze da soddisfare, anche in considerazione della scarsità dei mezzi previsti (umani e tecnici) per garantire un soddisfacente controllo ed una adeguata preparazione degli operatori interessati e delle autorità pubbliche deputate al controllo, e della considerazione che chi vuole continuare a gestire illegalmente i rifiuti continuerà a farlo, perché ovviamente non si iscriverà al SISTRI. Il danno maggiore lo subiscono le aziende agricole. Tale normativa, infatti, è apparsa subito irragionevole, sproporzionata e inutilmente punitiva e -- a parere di molti operatori -- rischia di provocare la definitiva distruzione delle piccole e medie aziende agricole. Sui rifiuti le incombenze sono già parecchie, per non dire troppe, e in agricoltura si aggiungono a tutte le altre. Nella gestione dei rifiuti speciali sono stati calcolati oneri amministrativi a carico delle piccole e medie imprese agricole pari a 3-4 miliardi di euro annui, cifra che viene sottratta al valore aggiunto di aziende che, all’interno delle filiere, stanno già pagando quasi da sole le conseguenze della crisi finanziaria mondiale. Si può e si deve garantire il rispetto della legalità, ma non servono sistemi burocratici mastodontici, bensì occorre un modello innovativo di riforma, che assicuri la reale tracciabilità dei rifiuti, costruendo una griglia di adempimenti differenziati per tipologie e dimensioni di aziende, esonerando le piccole produzioni di rifiuti e mettendo in piedi delle reti di raccolta con la partecipazione degli enti pubblici e le associazioni di rappresentanza agricole. Se diamo, infatti, uno sguardo agli altri Paesi europei -- che pure hanno dovuto recepire le specifiche previsioni contenute nella direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008 -- possiamo notare come l’Austria e la Germania, per esempio, abbiano varato una normativa per la tracciabilità e per il controllo dei rifiuti pericolosi più snella e comprensibile, tenendo conto, soprattutto, delle dimensioni e della natura delle singole aziende ed esonerando quelle agricole a conduzione familiare. Il presente disegno di legge si compone di due articoli. L’articolo 1 prevede l’esclusione dall’obbligo di iscrizione al SISTRI, gli imprenditori agricoli che producono e trasportano ad una piattaforma di conferimento, oppure conferiscono ad un circuito organizzato di raccolta, i propri rifiuti pericolosi in modo occasionale e saltuario, effettuati complessivamente per non più di quattro volte l’anno per quantitativi non eccedenti i trecento chilogrammi o trecento litri l’anno, nonché i conferimenti di rifiuti ad un circuito organizzato di raccolta per quantitativi non eccedenti i trecento chilogrammi o trecento litri all’anno. Inoltre, i trasporti di rifiuti pericolosi e non pericolosi di propria produzione effettuati direttamente dagli imprenditori agricoli verso i circuiti organizzati di raccolta non sono considerati svolti a titolo professionale e di conseguenza i medesimi imprenditori agricoli non necessitano di iscrizione all’albo.