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Gratitudine per l'impegno quotidiano, oserei dire quasi missionario, che gli agenti di polizia penitenziaria si trovano a svolgere, adempiendo sia alla funzione che è loro propria, cioè quella della custodia dei detenuti, ma anche a quelle, talvolta, dello psicologo o del sacerdote. Insomma, devono fare praticamente qualunque cosa. Sono uomini eccezionali. Facciamo, dunque, in modo che il loro lavoro sia ancora di più reso sicuro e che possano lavorare con serietà e nel totale possesso di ciò che spetta loro per svolgere la loro funzione. Signor Ministro, concludo con un auspicio: la responsabilità cui ho fatto cenno all'inizio è davvero una responsabilità importante che abbiamo. Lei ha parlato di interlocuzione costante con il Parlamento. Noi le crediamo, perché nella legislatura che ci ha preceduto lei è stato tra questi banchi e, come noi, aveva il desiderio di portare idee, intuizioni e proposte per migliorare davvero la vita dei nostri cittadini e per fare della giustizia italiana quel fiore all'occhiello che tutti noi vorremmo fosse. Ci consideri, allora, nel Parlamento, e particolarmente nel Gruppo del Senato, un suo prezioso alleato, con il quale condividere i passaggi. Siamo con lei. Grazie, signor Ministro. A tal proposito, quindi, dichiaro il voto favorevole, a nome del Gruppo Lega-Salvini Premier -Partito Sardo d'Azione, alla risoluzione n. 2. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, al Ministro della giustizia dico che abbiamo ascoltato con molta attenzione la sua relazione. Per questo motivo abbiamo preso buona nota di alcuni punti principali e quello che più mi ha colpito, perché si è verificato sin dalla prima fase del suo intervento, è stato il fatto di aver citato fin dall'inizio il contratto di Governo. Lo ha poi citato diverse altre volte, ma non ha mai citato la Costituzione. Io spero che la Costituzione sia nel suo cuore e nei suoi ragionamenti. A volte, però, quello che è nel cuore dovrebbe anche emergere nel proprio dire. Nella Costituzione vi sono alcuni princìpi che discendono da quello di realtà e di saggezza: ad esempio, quello secondo cui non tutti gli imputati sono colpevoli. Molto spesso non tutti i condannati sono colpevoli: talvolta non lo sono neanche tutti i condannati alla fine dei tre gradi di giudizio. Gli ultimi capitoli dei quattro Vangeli offrono un esempio storico di ciò che sto dicendo, ma ce ne sono di molto più recenti e che pesano molto di più sulla nostra giustizia. Un altro punto è che noi abbiamo condiviso alcuni propositi che lei ha manifestato ma poi osserviamo che, dal manifestare questi propositi al metterli in pratica, c'è stato o un blocco oppure, addirittura, si è andati in direzione opposta. Iniziamo dalla questione della rapidità della giustizia, sia penale che civile. Su quella penale lei ha addirittura manifestato un proposito ambiziosissimo. Ha detto che vuole azzerare il capitolo di spesa della rifusione dei danni attraverso la legge Pinto, che è quella che rifonde i danni alle persone che sono state danneggiate dalla irragionevole durata del processo: addirittura, li vuole azzerare. Poi, però, voi avete approvato la cancellazione della prescrizione, che va contro i princìpi della Costituzione e contro i princìpi internazionali visto che, già prima di questo provvedimento, siamo stati più volte condannati a livello internazionale per l'irragionevole durata dei nostri processi. Così però si dice una cosa e poi si fa esattamente l'opposto. Questo problema non riguarda solo il fatto di pagare i danni. Magari fosse solo quello il problema! Il problema - e anche di questo non abbiamo sentito parlare - è che ogni anno entrano nelle carceri italiane migliaia di persone, che poi la giustizia italiana dichiara innocenti. Questo sarebbe un problema di cui occuparsi. Non ne abbiamo sentito parlare, perché l'unico problema è perseguire una persona magari per trenta o quaranta anni, anziché arrivare a condanne in tempi ragionevoli. Basterebbe leggere Cesare Beccaria che scriveva duecentocinquanta anni fa; cerchiamo di aggiornarci almeno alla metà del XVIII secolo, non torniamo più indietro di quello. Ebbene quelle persone innocenti, che subiscono un processo e che non vedono mai arrivarne la fine, magari perché qualcuno appositamente non lo fa finire. Le leggi e i princìpi costituzionali sono fatti nel presupposto che non tutti siano perfetti e può anche darsi che qualche magistrato non sia perfetto. Gli arresti negli ultimi giorni ne costituiscono esempi anche abbastanza notevoli. Se un magistrato vuole protrarre all'infinito un processo... (Brusio). PRESIDENTE. Senatore Malan, mi perdoni solamente un attimo. La richiesta di silenzio è stata avanzata dal senatore Pillon e io la ribadisco all'Assemblea nel rispetto maggiormente delle opposizioni; se si può abbassare il tono della voce, permettiamo al senatore Malan di concludere il suo intervento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MALAN (FI-BP) . La ringrazio, Presidente. Un innocente e anche un colpevole devono avere il diritto di arrivare alla fine del processo. La cancellazione della prescrizione - perché a questo siamo arrivati di fatto, se non addirittura di diritto - va esattamente nella direzione opposta. Vuol dire che degli innocenti vengono rovinati in nome del popolo italiano, perché purtroppo questo è quello che avviene; la loro vita è distrutta, così come sono distrutte le loro famiglie e, quando ce l'hanno, le loro aziende; i loro dipendenti si trovano senza lavoro e poi magari, dopo dieci, venti o trenta anni, forse vengono proclamati innocenti. Comunque, sempre ricordando Cesare Beccaria, anche per i colpevoli la punizione deve essere il più possibile vicina al momento della commissione del fatto, anche per evitare di punire persone che ormai sono diverse quando passa troppo tempo, e comunque non costituire alcun deterrente. Per quanto riguarda la giustizia civile, cito il contratto di Governo che lei giustamente ha citato più volte. Nel contratto c'è una frase che è straordinaria: «occorre velocizzare e snellire il processo civile mediante una semplificazione e riduzione drastica del numero dei riti, limitandoli al rito ordinario e al rito del lavoro». Nella stessa frase si dice che bisogna fare processi più brevi, ma poi si escludono tutti i riti abbreviati, lasciando solo il rito ordinario. Lei ha parlato adesso di questo progetto che speriamo di vedere presto, che dovrebbe mettere in atto lo strano principio contenuto nel contratto di Governo, del processo della formula a fisarmonica. Attenzione che la fisarmonica è uno strumento molto difficile e faticoso da usare, se già adesso con gli strumenti ordinari, abbiamo quelle lungaggini spaventose, che rappresentano uno dei principali motivi di mancanza di competitività dell'Italia e, in altre parole, del fatto che i posti di lavoro si trasferiscono all'estero;