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con l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, l'italiano rappresenta la terza lingua madre più parlata dopo tedesco e francese, mentre l'inglese oggi è unicamente la seconda lingua ufficiale di Irlanda e Malta (ex colonie britanniche con circa 6 milioni di abitanti) le quali, peraltro, non hanno finora mai chiesto di soppiantare il gaelico o il maltese con l'inglese, come prevede l'articolo 1 del regolamento (UE) n. 1 del 15 aprile 1958, si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda promuovere il Ministro in indirizzo per assicurare la partecipazione dei cittadini, delle imprese, degli enti e delle organizzazioni italiane interessate a contribuire alla realizzazione di questo genere di iniziative, e per evitare che, come in questo caso, ne venga ridotta la partecipazione a causa degli ostacoli segnalati, soprattutto in relazione alle eventuali prossime consultazioni attinenti agli ambiti del suo Ministero. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06113 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: con atto di sindacato ispettivo 3-02449, pubblicato il 21 aprile 2021, l'interrogante evidenziava che il 23 marzo 2021, nell'ambito della riforma della PAC, rinviata al 2023 a causa dell'emergenza epidemiologica, il Ministro in indirizzo avanzava una nuova proposta (prot. n. 0137532) riguardante la ripartizione dei fondi europei assegnati all'Italia nel settore dello sviluppo rurale (FEASR) per gli anni 2021-2022, trasmessa, poi, alla segreteria della Conferenza Stato-Regioni, al fine di acquisire l'intesa, ai sensi dell'art. 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; nel corso della seduta della Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, tenutasi il 30 marzo, la Regione Sicilia e le altre Regioni del Sud, quali la Calabria, la Puglia, la Basilicata, l'Umbria e la Campania, espressero forte dissenso sulla proposta ministeriale di riparto per il biennio di transizione 2021-2022, in quanto avrebbe tolto la disponibilità delle risorse alle regioni più svantaggiate per distribuirle ai territori più sviluppati, aumentando così ulteriormente il divario tra i territori agricoli e rurali e, al contempo, producendo un effetto penalizzante nei confronti del comparto agricolo delle regioni del Sud, con impatti preoccupanti sulla tenuta economico-sociale dei territori rurali; tale effetto che inasprisce il divario tra il Nord ed il Meridione era emerso sin dalla trattazione delle disposizioni transitorie, di cui al regolamento (UE) 2020/2220 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 dicembre 2020; per evitare un ulteriore aumento del divario tra i territori agricoli e rurali, l'interrogante invitava, così, il Ministro a trovare una soluzione rispettosa dei criteri storici per definire il riparto dei fondi FEASR per la proroga biennale del PSR, al fine di evitare il taglio di tali fondi all'agricoltura del Mezzogiorno o, quantomeno, ridurlo drasticamente rispetto a quanto si stava ipotizzando, anche in considerazione dei moniti dell'Europa per una maggiore assegnazione di risorse al Sud del nostro Paese; considerato che: è di qualche giorno fa la notizia dello "scippo" (dizione giornalistica, ma efficace) alla Sicilia di oltre 400 milioni di euro di fondi per l'irrigazione. Infatti, in molti hanno denunciato la modifica del secondo pilastro della PAC (politica agricola comune), ovvero delle regole per l'erogazione del citato fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, senza modificare il primo pilastro della PAC, che corrisponde ai pagamenti diretti agli agricoltori, penalizzando, così il Sud e la Sicilia; questo modus operandi , che non dovrebbe appartenere alle istituzioni, ha danneggiato fortemente gli agricoltori della Sicilia e del Sud Italia. Si tratta di una grandissima scorrettezza che ha tolto all'agricoltura siciliana oltre 400 milioni di euro, che sarebbero dovuti servire per migliorare l'irrigazione in Sicilia; il bando a valere sui fondi del PNRR pare sia stato scritto dal Ministero con il preciso obiettivo di penalizzare l'agricoltura siciliana. Se, come dicono le fonti ministeriali, i progetti presentati dai consorzi di bonifica della Sicilia non erano adeguati, non c'era affatto bisogno di "cassare" i progetti, sarebbe bastato chiedere un adeguamento ai criteri ministeriali. Invece il Ministero ha tolto immediatamente oltre 400 milioni di euro al sistema irriguo della Sicilia, per dirottarli, probabilmente, in altre Regioni non certo meridionali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di dovere dare chiarimenti in merito alla citata sottrazione di 400 milioni di euro dai fondi che sarebbero dovuti servire per migliorare l'irrigazione in Sicilia; come mai non si sia pensato di chiedere un adeguamento dei progetti presentati dai consorzi di bonifica della Sicilia rispetto ai criteri ministeriali, invece di invalidare tali progetti; quali urgenti iniziative intenda assumere per fare in modo che i 400 milioni di euro vengano riattribuiti all'agricoltura siciliana per migliorare l'irrigazione in Sicilia. Atto n. 4-06114 MARGIOTTA Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il 18 novembre 2019 il presidente del CNR, annullando la precedente convenzione firmata l'11 giugno 2018 a seguito di un accordo transattivo con il consorzio CNCCS Scarl (Collezione nazionale dei composti chimici e centro screening), firma un'altra convenzione con lo stesso consorzio per realizzare "High science TV", canale satellitare free esclusivamente dedicato alla scienza e gestito editorialmente dal CNR; il 28 novembre 2019 il CNR, dopo circa 3 anni, invia al CNCCS la prima tranche di finanziamento approvato dal Consiglio dei ministri con delibera CIPE del 1° dicembre 2016; nel mese di dicembre 2019, quindi, il CNCCS avvia tutte le azioni propedeutiche alla messa in onda del canale televisivo, raccogliendo preventivi e predisponendo le gare previste dalla legge, ma a febbraio 2020 il Paese entra nell'emergenza legata alla diffusione del COVID-19 e il 10 marzo il Governo decreta il lockdown nazionale, con tutto ciò che ne consegue per la gestione del lavoro; il consorzio, sia pure in condizioni proibitive, porta avanti il progetto e 10 giorni dopo la conclusione del lockdown , avendo verificato che il preventivo dei costi approvato nel 2018 non era più in linea con le condizioni di mercato e generava uno spreco di risorse pubbliche, in data 20 maggio 2020 scrive al presidente del CNR e alla dirigente incaricata di seguire il progetto per chiedere la convocazione di una riunione urgente e la nomina, sia pure informale, di un comitato per procedere alla rimodulazione a saldo invariato dei costi previsti; purtroppo, la convocazione di tale riunione non è mai avvenuta nonostante molti solleciti inviati alle strutture del CNR, in attesa della nomina del nuovo consiglio di amministrazione;