[pronunce]

In ordine alla censura avente ad oggetto l'art. 1, comma 5, della legge regionale n. 26 del 2004, la Regione sostiene che l'elencazione delle fonti di energia rinnovabili contenuta in tale disposizione corrisponderebbe perfettamente a quella della direttiva 2001/77/CE, ad eccezione dell'energia maremotrice, la quale non sarebbe stata inclusa nell'elenco regionale in quanto ritenuta compresa all'interno dell'energia idraulica e del moto ondoso. Pertanto la dedotta violazione dell'art. 117, primo comma, della Costituzione sarebbe insussistente. Le stesse considerazioni sono svolte anche con riguardo alla elencazione delle fonti di energia rinnovabili contenuta nel d.lgs. n. 387 del 2003, di tal che anche la censura prospettata per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. sarebbe infondata. Quanto al dedotto «sconfinamento» dai principi fondamentali, si osserva che ben potrebbe la Regione riprodurre in proprie disposizioni normative i principi determinati da leggi statali senza perciò esorbitare dalle proprie competenze. Con riguardo, infine, alle ulteriori fonti di energia individuate dalla legge regionale e assimilate alle fonti rinnovabili, la Regione osserva come esse riproducano la definizione di fonti assimilate contenuta nella legge 9 gennaio 1991, n. 10 (Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia). L'inclusione, poi, quale ulteriore fonte, dell'idrogeno, conseguirebbe al fatto che l'art. 1, comma 71, della legge n. 239 del 2004 avrebbe esteso all'energia elettrica prodotta dall'utilizzo di tale elemento il regime di favore accordato alle altre fonti rinnovabili. Inammissibile sarebbe la censura avente ad oggetto l'art. 2, comma 1, lettera k), della legge regionale, dal momento che il ricorrente avrebbe mal interpretato la disposizione regionale. Essa, infatti, farebbe riferimento «all'unica intesa che nell'art. 1, decreto-legge n. 7 del 2002 riguarda direttamente la singola Regione, e cioè l'intesa di cui al comma 2», vale a dire l'intesa rilasciata dalla singola Regione in relazione ad uno specifico impianto. Non riguarderebbe, invece, l'intesa di cui al comma 1, la quale è demandata alla Conferenza unificata ed è relativa al fabbisogno complessivo di impianti a livello nazionale. Con riguardo alla ulteriore censura proposta avverso il medesimo art. 2, comma 1, lettera k), laddove richiama gli indirizzi definiti dalla Giunta di cui al comma 3, secondo la difesa regionale si tratterebbe di censura «inammissibile per contraddittorietà». Il ricorrente, infatti, pur contestando la norma che richiama i suddetti indirizzi, non avrebbe impugnato il comma 3 che attribuisce alla Giunta il potere di definirli. Né l'illegittimità costituzionale di tale disposizione potrebbe essere pronunciata dalla Corte facendo applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), dal momento che – osserva la Regione – il comma 3 sarebbe «norma-presupposto» rispetto a quella di cui al comma 1, lettera k), di modo tale che mancherebbero «le condizioni per annullare il comma 3 in via di illegittimità consequenziale». La censura sarebbe comunque infondata in quanto proprio la norma indicata quale parametro interposto violato, cioè l'art. 1, comma 3, della legge n. 239 del 2004, riconoscerebbe che tutti gli enti territoriali devono concorrere al perseguimento degli obiettivi indicati dall'art. 2, comma 3, della legge regionale n. 26 del 2004. D'altra parte, la legge regionale attuerebbe tale previsione limitando l'azione di indirizzo della Giunta al sistema energetico regionale. Inoltre, la disposizione impugnata, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, prenderebbe in adeguata considerazione il sistema nazionale, prescrivendo alla Giunta regionale di tener conto dello sviluppo di tale rete. Del resto, a seguire la tesi dell'Avvocatura, sostiene la Regione, non vi sarebbe alcuno spazio per la programmazione regionale, espressamente prevista, invece, sia dall'art. 29, comma 1, del d.lgs. n. 112 del 1998, sia dall'art. 1, comma 8, della legge n. 239 del 2004. Insussistente sarebbe, altresì, la asserita lesione dell'art. 1, comma 4, lettera d) di tale legge, poiché essa «contempla espressamente anche le Regioni come responsabili del compito di garantire l'adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio per assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio». L'art. 2, comma 1, lettera k), della legge regionale n. 26 del 2004 darebbe attuazione alla disposizione statale. La difesa regionale sostiene, poi, che la censura concernente la asserita violazione dell'art. 1, commi 7 e 8, della legge n. 239 del 2004 sarebbe inammissibile per genericità, dato che l'Avvocatura non avrebbe indicato quali delle complesse disposizioni contenute nell'articolo citato sarebbero state violate. In ogni caso, la censura sarebbe infondata poiché il potere della Giunta di definire gli indirizzi di sviluppo del sistema regionale non pregiudicherebbe le funzioni attribuite allo Stato dalla disposizione statale richiamata. La censura avente ad oggetto l'art. 2, comma 1, lettera o), della legge regionale, oltre ad essere generica, sarebbe infondata. Infatti, l'art. 14 del d.lg.s n. 164 del 2000 asseritamente violato, riguarderebbe l'affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale ed i rapporti fra enti locali e gestori di tale servizio. Dunque avrebbe un oggetto diverso da quello della disposizione impugnata, la quale disciplinerebbe gli indirizzi di sviluppo delle reti di distribuzione dell'energia (e non l'indirizzo dell'attività di distribuzione) ed inoltre si riferirebbe solo al gas naturale, laddove la norma regionale riguarderebbe genericamente le «reti». Inoltre, la disposizione statale richiamata risalirebbe ad un periodo in cui le Regioni non avevano competenza costituzionale in materia di energia. Le medesime considerazioni sono svolte dalla Regione anche con riguardo alle censure concernenti l'art. 3, comma 1, lettera c), della legge regionale, il quale attribuisce alle Province la competenza a rilasciare le autorizzazioni alla installazione ed esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia. Anche in tal caso, infatti, la lamentata violazione dell'art. 14 del d.lgs. n. 164 del 2000 sarebbe infondata, dal momento che tale norma si occuperebbe solo dell'affidamento del servizio ed avrebbe un oggetto più limitato rispetto alla disposizione regionale.