[pronunce]

In tal modo, la Regione non solo non può essere soggetto attivo di partenariato, in quanto privata della possibilità di accreditarsi, ma nemmeno soggetto passivo. Ciò sarebbe in contrasto con «l'art. 116 della Costituzione oltre che con il quadro statutario e con l'intero titolo V per la parte che introduce forme di autonomia più ampie». Sulla base di tali argomentazioni, la Regione chiede che venga dichiarato che non spetta allo Stato e, per esso, alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Ufficio nazionale per il servizio civile – regolare con propria circolare la materia dell'accreditamento degli enti di servizio civile, escludendo la possibilità per le Regioni di essere accreditate, essere sede di attuazione di progetto, essere soggetto di accordi di partenariato e iscritte agli albi regionali e provinciali o all'albo nazionale, limitando l'iscrizione all'albo nazionale alle sole Regioni a statuto speciale e alle Province Autonome, al solo fine di presentare progetti di servizio civile nazionale nelle materie, negli ambiti e nei servizi di loro competenza ai sensi degli statuti speciali e delle relative norme di attuazione nei quali nel restante territorio nazionale le correlative funzioni sono svolte dalle Amministrazioni dello Stato, e, per l'effetto, che venga annullata la parte impugnata della circolare. 2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto del ricorso. Secondo la difesa erariale va prima di tutto evidenziato che il servizio civile, anche dopo la sospensione della obbligatorietà del servizio militare (art. 7 del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, «Disposizioni per disciplinare la trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale, a norma dell'articolo 3, comma 1, della L. 14 novembre 2000, n. 331»), pur configurato come scelta volontaria, costituisce una forma di adempimento del dovere costituzionale di difesa della Patria in relazione ai principi costituzionali di solidarietà e di mutuo soccorso. Al riguardo, è significativo il dettato dell'art. 1 del d.lgs. n. 77 del 2002 che considera il «servizio civile nazionale quale modalità operativa concorrente ed alternativa alla difesa dello Stato, con mezzi e attività non militari». Pertanto il titolo costituzionale di legittimazione dell'intervento statale va individuato nell'art. 117, secondo comma, lettera d), Cost., che riserva alla legislazione esclusiva dello Stato non solo la materia delle forze armate ma anche la difesa (sentenza n. 228 del 2004). A parere dell'Avvocatura dello Stato il servizio civile non può essere ricondotto nell'ambito delle materie trasversali in quanto non suscettibile di una collocazione mobile all'interno di plurimi ambiti materiali. Tale interpretazione, secondo l'Avvocatura, è stata accolta anche dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 228 del 2004 che fonda la competenza legislativa statale sull'art. 117, secondo comma, lettera d), Cost. Il resistente rileva, inoltre, che, alla luce della sopra citata sentenza, è errato il richiamo al principio della leale collaborazione. Non può confondersi, infatti, la leale collaborazione tra lo Stato e le Regioni o le Province autonome, realizzata mediante il riconoscimento della possibilità di istituire un autonomo servizio civile volontario nel proprio ristretto ambito territoriale, «con un intervento diretto nella autonoma unitaria disciplina normativa del servizio civile nazionale, intervento costituzionalmente illegittimo in quanto la materia è di esclusiva competenza statale». In virtù di tale ricostruzione, l'Ufficio nazionale per il servizio civile, nel redigere la circolare oggetto di impugnazione, avrebbe agito nei limiti delle prerogative ad esso riconosciute dal d.lgs. n. 77 del 2002, restando di sua competenza i profili procedurali e organizzativi tra i quali rientra l'individuazione degli enti destinatari del procedimento di accreditamento. In tal senso, afferma il resistente, si è espressa anche la Corte costituzionale, con la sentenza n. 431 del 2005. Pertanto, secondo l'Avvocatura dello Stato, l'intesa con le Regioni e le Province autonome avrebbe avuto lo scopo di dare piena attuazione al d.lgs. n. 77 del 2002, per la parte concernente l'assunzione di responsabilità in materia di servizio civile da parte delle stesse Regioni e Province Autonome in relazione all'accreditamento degli enti, alla valutazione dei loro progetti di servizio civile, al monitoraggio, alla formazione e alla comunicazione. La parte dell'intesa riguardante l'esclusione dell'Ufficio, degli Enti e delle Province autonome dalla procedura di accreditamento di per sé stessa rispondeva semplicemente al criterio logico-giuridico, di comune buon senso, di non consentire la sovrapposizione delle figure del controllante e del controllato. Al riguardo, lo stralcio deciso anche a seguito delle richieste della Regione Valle d'Aosta non aveva lo scopo di affermare il diritto degli enti ad autoaccreditarsi ma, non diminuendo le prerogative proprie dell'Ufficio nazionale in materia di organizzazione e di procedure, rimandava la definizione della questione ad ulteriori eventuali approfondimenti e, comunque, alla circolare stessa, che – senza innovare – ha tenuto conto delle specifiche competenze delle Regioni e Province autonome. 3. – In prossimità dell'udienza pubblica la Regione Valle d'Aosta ha depositato memoria, con la quale ha ribadito le argomentazioni esposte nel ricorso, insistendo nel suo accoglimento.1. – La Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ha proposto ricorso per conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione alla circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri – Ufficio nazionale per il servizio civile del 2 febbraio 2006 (Norme sull'accreditamento degli enti di servizio civile nazionale). Di questa circolare la ricorrente contesta specificamente la seguente parte del paragrafo 2: «Non possono essere accreditate, essere sede di attuazione di progetto, essere soggetto di accordi di partenariato e iscritte agli albi regionali e provinciali o all'albo nazionale, le (...) Regioni o Province autonome. Possono essere iscritte all'albo nazionale le sole Regioni a statuto speciale e le Province Autonome al solo fine di presentare progetti di servizio civile nazionale nelle materie, negli ambiti e nei servizi di loro competenza ai sensi degli Statuti speciali e delle relative norme di attuazione, nei quali, nel restante territorio nazionale, le correlative funzioni sono svolte dalle Amministrazioni dello Stato». Secondo la Regione ricorrente, lo Stato, con tale disposizione, avrebbe violato il principio di leale collaborazione fra Stato e Regioni nonché le attribuzioni costituzionali ad essa riservate sia dagli artt. 2, 3, e 4 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), sia dagli artt. 2, 3, 5, 52, 97, 114, 116, 117, terzo e quarto comma, e 118 della Costituzione. 2. – L'ordine logico delle questioni sollevate impone di esaminare prioritariamente la censura relativa alla violazione del principio di leale collaborazione che attiene allo stesso modus procedendi per l'adozione dell'atto impugnato.