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considerato infine che: la rimozione immediata, da parte dei restauratori del Cleveland Museum of Art, delle incrostazioni, della patina e persino dei residui interni della statua (terre di fusione), rende impossibile, oggi, avere informazioni dirette sia sulla sua origine sia sulle condizioni di giacitura del manufatto (sotto terra o sott'acqua); ciò nonostante, non è escluso che un team multidisciplinare e l'impiego delle tecnologie raffinate oggi disponibili potrebbero offrire un contributo alla verità, se il CMA non impedisse agli studiosi stranieri di avvicinare la statua, italiani compresi, benché nel novembre 2008 il Ministero per i beni e le attività culturali abbia stretto con l'Istituto un accordo di cooperazione per la restituzione di 14 reperti di provenienza italiana, si chiede di sapere: se, per il tramite dei Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, sia mai stato chiesto di interrogare o interrogato il signor Walter, asserito ex proprietario e venditore della statua oggi a Cleveland, o i fratelli Aboutaam o il curatore del CMA Michael Bennet; se esistano documenti o fotografie attestanti la presenza della statua in Germania prima della firma della convenzione UNESCO del 1970; se, come convenuto nell'accordo del 2008, una commissione scientifica paritetica di esperti designati dal Ministero e dal Museo abbia mai esaminato l'Apollo e prodotto una relazione al riguardo; se il Ministro in indirizzo abbia ricevuto dal CMA copia integrale di tutte le analisi effettuate sulla statua e sulla base (moderna), insieme alla documentazione degli interventi di restauro eseguiti; se intenda riferire in quanti casi il Memorandum d'intesa Italia - USA del 2001 abbia finora trovato applicazione; se, in generale, non creda giunto il momento di prendere le distanze dalla strategia che negli scorsi anni ha premiato con collaborazioni e prestiti proprio i musei stranieri meno attenti alla legalità nelle loro campagne acquisti, compreso il Cleveland Museum of Art; se non ritenga opportuno cessare di assecondare questi consapevoli predatori delle antichità in cambio della restituzione di pochi pezzi eclatanti, mentre nei depositi di detti istituti resta, spesso neppure reclamato, il frutto di migliaia di furti d'arte commessi sul territorio italiano. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01525 NUGNES MONTEVECCHI DE PETRIS RUOTOLO LA MURA DE BONIS FATTORI DE FALCO Al Ministro della salute Premesso che: secondo il position paper pubblicato dalla Società italiana di medicina ambientale (SIMA) e dalle università di Bologna e di Bari la presenza di polveri sottili nell'aria e la diffusione del Coronavirus hanno un legame. L'analisi sottolinea come vi sia «una solida letteratura scientifica che correla l'incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico (PM10 e PM2,5). È noto infatti che le polveri sottili funzionano da " carrier ", ovvero da vettore di trasporto, per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus»; considerato che nelle aree maggiormente colpite, come Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana sono allocati il 73 per cento dei termovalorizzatori e il 64,2 per cento delle centrali a biomasse. Le centrali a biomassa del nord Italia bruciano ogni anno 2,8 milioni di tonnellate di legno e producono 21,3 milioni di µg I-TEQ (tossine equivalenti) di diossina e 214,3 milioni di milligrammi di benzo(a)pirene. A queste vanno aggiunte le emissioni dei termovalorizzatori e dei numerosi impianti industriali. I termovalorizzatori ubicati nel nord bruciano 5,5 milioni tonnellate di rifiuti all'anno e emettono 291,5 milioni di µg I-TEQ e 3,8 milioni di milligrammi di benzo(a)pirene. Senza parlare delle polveri sottili e nano polveri per le quali non si hanno dati numerici da sottoporre. La diossina e benzo(a)pirene, nano particelle e particolato atmosferico, producono malattie allergiche, asma bronchiale, bronchiti acute e croniche, enfisema polmonare, tumori polmonari e dell'apparato respiratorio, come affermato più volte da esperti, come il dottor Ferdinando Laghi; considerato altresì che: l'ingegner Eugenio Rogano ha ipotizzato una correlazione tra distribuzione dei termovalorizzatori e diffusione del contagio, attraverso un lavoro di ricerca di cui ha scritto "L'Espresso"; a questo studio si aggiungono molti importanti lavori: di Boule L. A., Burke, C.G., O'Dell C.T., Winans B., Lawrence B.P. che, monitorando la maturazione della citotossicità dei linfociti TCD8+, a seguito di un'infezione volontaria delle prime vie aeree su topi contagiati con il virus dell'influenza, hanno evidenziato una compromissione nella funzionalità dei CTL ( Cytotoxic T lymphocytes ) in soggetti precedentemente esposti alle diossine che risultavano più soggetti a patologie respiratorie; lo studio propone in particolare un grafico relativo alla provincia di Brescia. Dal quale sembra evidente la correlazione tra i picchi di diffusione del Coronavirus e le giornate con alte concentrazioni di polveri sottili. «A questo proposito è emblematico il caso di Roma in cui la presenza di contagi era già manifesta negli stessi giorni delle regioni padane. Senza però innescare un fenomeno così virulento», aggiunge lo studio. Che conclude la propria analisi suggerendo di introdurre «misure restrittive di contenimento dell'inquinamento»; Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (SIMA), ha commentato: «L'impatto dell'uomo sull'ambiente sta producendo ricadute sanitarie a tutti i livelli» commenta «Questa dura prova che stiamo affrontando a livello globale deve essere di monito per una futura rinascita in chiave realmente sostenibile, per il bene dell'umanità e del pianeta. In attesa del consolidarsi di evidenze a favore dell'ipotesi presentata, in ogni caso la concentrazione di polveri sottili potrebbe essere considerata un possibile indicatore o "marker" indiretto della virulenza dell'epidemia da COVID-19», si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e come intenda intervenire perché si faccia chiarezza sulla vicenda e sul perché non sia stato svolto un lavoro autoptico su un campione significativo di morti; se ritenga opportuno istituire un gruppo di lavoro per approntare uno studio scientifico finalizzato ad avviare una seria indagine conoscitiva sulla relazione causale tra numero di contagi e di morti e fattori di esposizione a rischio inquinanti atmosferici, visto che geograficamente si sovrappongono, affidando l'indagine a scienziati esperti di ecologia ambientale, al fine di porre i necessari eventuali cambiamenti al modello di sviluppo che ha, nel caso, favorito la pandemia. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03267 AUGUSSORI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: