[pronunce]

9 marzo 1998, n. 74, in forza del quale il controllo di legittimità sugli atti amministrativi della Regione si esercita esclusivamente sui regolamenti, oltre che sugli atti costituenti adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. Inoltre la regione lamenta che la delibera impugnata disapplichi le disposizioni della legge regionale n. 31 del 1998, che attribuiscono all'esecutivo regionale la competenza ad adottare le determinazioni in contestazione, e ciò senza proporre questione di legittimità costituzionale della legge stessa; e denuncia altresì la violazione delle attribuzioni costituzionali della Regione stessa in quanto la Corte dei conti non avrebbe avuto il potere di dichiarare l'inefficacia dell'atto regionale, ad essa non trasmesso per il controllo, e già esecutivo, mentre lo Stato avrebbe semmai potuto sollevare conflitto di attribuzione. 2. - Il ricorso è fondato. A parte l'anomalia del procedimento seguito dall'organo di controllo, il quale, constatando la mancata sottoposizione dell'atto contestato al controllo, a suo giudizio dovuto, ha ritenuto di esaminarlo egualmente, e di pervenire, con pronuncia atipica, alla dichiarazione della sua "inefficacia allo stato degli atti", non spettava comunque alla Corte di conti, sezione del controllo per la Regione autonoma della Sardegna, adottare la delibera impugnata. Non è necessario, ai fini della presente controversia, approfondire l'esame del contenuto dell'atto regionale, per valutarne la natura sostanziale, in ipotesi desumibile da detto contenuto, di atto normativo (regolamentare) o invece di atto generale di organizzazione, a carattere non normativo. È sufficiente, infatti, rilevare che il decreto del presidente della giunta regionale, di cui si controverte, costituisce precisa attuazione delle disposizioni della legge regionale n. 31 del 1998, le quali attribuiscono univocamente all'esecutivo regionale il potere di adottare le determinazioni relative alla istituzione dei servizi, in cui si articolano le direzioni generali dell'amministrazione regionale (art. 13, comma 2), e di costituire le posizioni funzionali dirigenziali di "staff", definendone contestualmente le competenze, nonché di determinare il contingente numerico dei dirigenti ispettori (art. 14), cioè, appunto, le determinazioni contenute nell'atto in questione: e ciò anche in sede di prima applicazione della legge (art. 71, comma 4, che rinvia alle procedure di cui agli artt. 13 e 14), a cui provvede il decreto 13 gennaio 2000, n. 4, del presidente della giunta regionale. La tesi della sezione del controllo, secondo cui la legge, riferendosi a decreti del presidente della giunta, su conforme delibera della giunta, disciplinerebbe solo la fase della proposta di un regolamento, da sottoporre poi all'approvazione del consiglio, contrasta apertamente con il testo e con la ratio della legge regionale n. 31 del 1998. L'art. 13 di detta legge, dopo avere stabilito che all'istituzione delle direzioni generali "si provvede con legge" (comma 1), dispone che i servizi "sono istituiti" con decreto del presidente della giunta, su conforme delibera della giunta (comma 2), mentre le minori articolazioni organizzative "sono istituite" con decreto del componente della giunta competente nel ramo dell'amministrazione (comma 3); e il comma 4 definisce tali decreti come "istitutivi" dei servizi e delle loro articolazioni. Analogamente l'art. 14 dispone che con la stessa procedura prevista per la istituzione dei servizi "sono costituite" le posizioni dirigenziali di "staff", ed "è determinato" il contingente numerico dei dirigenti ispettori. All'evidenza, si prevedono qui atti aventi efficacia immediata e diretta, e non semplici proposte al consiglio. Altrettanto o ancor più esplicito è l'art. 71 della legge - di cui l'atto presidenziale contestato rappresenta specifica attuazione - che disciplina la "prima definizione degli uffici", là dove dispone (comma 4) che alla ridefinizione dei servizi "si procede" nei modi di cui agli articoli 13 e 14 (cioè con decreti dell'esecutivo), e che il decreto del Presidente della Giunta adottato in attuazione di tali procedure è pubblicato ed "entra in vigore" il sessantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione (comma 5). Del resto già l'art. 2, prevedendo le "fonti" per la disciplina dell'organizzazione degli uffici della Regione e degli enti pubblici regionali non economici, menziona, accanto alle "disposizioni legislative" e alle "disposizioni statutarie e regolamentari", gli "atti di organizzazione" (comma 1), a loro volta soggetti (se di carattere generale) a pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione, che ne condiziona l'efficacia (comma 7). È dunque del tutto palese che la legge ha voluto attribuire il compito di definire i servizi, in cui si articolano le direzioni generali, ad atti di organizzazione, "non" regolamentari, dell'esecutivo. Né possono sorgere dubbi sulla qualificazione sostanziale dell'atto, come nelle ipotesi in cui esso avesse i requisiti formali sia del regolamento, sia dell'atto amministrativo generale non normativo, e si volesse desumerne la natura dall'esame del suo contenuto: nel caso della Regione Sardegna, infatti, la potestà regolamentare è riservata dall'art. 27 dello statuto al Consiglio regionale, e perciò un atto dell'esecutivo (come quello previsto dalla legge regionale qui in discussione) non può, pacificamente, essere considerato un regolamento. 3. - Né potrebbe avere rilievo in questa sede l'eventuale dubbio, se le determinazioni in cui si sostanzia il contenuto degli atti previsti dagli artt. 13, 14 e 71 della legge regionale n. 31 del 1998 possano legittimamente essere demandate ad un atto di organizzazione non normativo, o richiedano necessariamente, invece, un atto normativo (regolamentare). Una volta accertato, come si è accertato, che la legge regionale ha univocamente disposto che si proceda con atti di organizzazione non normativi, l'atto che ha dato esecuzione alla legge non può che avere tale qualificazione, e dunque non può essere assoggettato a controllo come regolamento; il dubbio accennato potrebbe rilevare solo in sede di eventuale giudizio di legittimità costituzionale della legge, che nella specie non è stato promosso. La Corte dei conti, in sede di controllo sugli atti amministrativi regionali, non può disattendere norme di legge regionale o negare ad esse applicazione, fino a quando l'eventuale illegittimità di esse non sia stata riconosciuta dal giudice costituzionale (cfr. , in relazione alla pronuncia di un giudice, sentenza n. 285 del 1990); e dunque non può far discendere l'illegittimità (o l'inefficacia) dell'atto amministrativo da una presunta ed eventuale illegittimità di tal genere che fosse imputata o imputabile alla legge.