[pronunce]

che, ad avviso del giudice a quo, la norma denunciata violerebbe gli artt. 2, 32 e 38 Cost., in quanto la previsione della mancata rivalutazione della indennità integrativa speciale inciderebbe sulla misura globale dell'indennizzo che, essendo soggetto a rivalutazione soltanto per la componente di cui al comma 1, dell'art. 2, della legge n. 210 del 1992, risulterebbe iniquo ed inadeguato, privo di qualunque correlazione con il pregiudizio da fronteggiare; che, inoltre, il rimettente ritiene che il legislatore, pur volendo, attraverso la previsione del meccanismo della rivalutazione dell'indennizzo, ai sensi dell'art. 2, comma 1, della legge n. 210 del 1992, mantenere inalterata la consistenza reale dell'importo di tale beneficio rispetto alla perdita di potere di acquisto della moneta, avrebbe irragionevolmente contraddetto tale finalità, escludendo, con la norma censurata, la rivalutazione di una componente della indennità stessa e, di fatto, limitando l'applicazione del meccanismo della rivalutazione ad una parte minima dell'importo dell'indennizzo - quello relativo all'assegno reversibile, di cui al citato art. 2, comma 1 - diversamente da quanto previsto per i soggetti affetti da sindrome da talidomide, per i quali, ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto ministeriale n. 163 del 2009, l'indennizzo - di cui all'art. 1 della legge 29 ottobre del 2005, n. 229 (Disposizioni in materia di indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie) ad essi esteso dall'art. 2, comma 363, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) - è integralmente rivalutato ex lege; che, pertanto, ad avviso del giudice a quo, la norma denunciata violerebbe anche l'art. 3 Cost., stante la palese contraddizione tra le finalità perseguite dal legislatore e gli strumenti adoperati, con incidenza sui contenuti dei vincoli solidaristici sottesi al riconoscimento dell'indennizzo in questione; che, con atto depositato in data 14 settembre 2011, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata; che la difesa erariale eccepisce, in primo luogo, la inammissibilità della questione per genericità della motivazione sulla non manifesta infondatezza, con riferimento agli artt. 2 e 38 Cost.; che, nel merito, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, la questione sarebbe infondata in quanto: a) mentre nel caso di danni da vaccino la ratio dell'istituto dell'indennizzo risiederebbe nel dovere dello Stato di evitare gli effetti teratogeni degli interventi terapeutici obbligatori, con conseguente fondamento negli artt. 2 e 32 Cost., nel caso di danni determinati da emotrasfusione la ratio dell'istituto sarebbe piuttosto solidaristico-assistenziale, con fondamento negli artt. 2 e 38 Cost.; b) il fatto che l'istituto indennitario con finalità solidaristico-assistenziale prescinda completamente dalle condizioni reddituali dell'avente diritto, comporterebbe che il riferimento all'art. 38 Cost., contenuto nella giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 342 del 2006 e n. 118 del 1996), vada letto in senso ampio, senza desumerne la necessità di un adeguamento al costo della vita di tutte le componenti dell'indennizzo; che, in particolare, ad avviso della difesa erariale, se la Corte costituzionale ha espressamente escluso che la mancata previsione del diritto agli interessi e alla rivalutazione sull'assegno una tantum di cui all'art. 2, comma 2, della legge n. 210 del 1992, rilevi sotto il profilo dell'equità di tale ultimo beneficio (sentenza n. 27 del 1998), ciò dovrebbe a maggior ragione valere anche nel caso della mancata previsione di una sola componente dell'indennizzo, stante l'identità di scopo dell'assegno una tantum e dell'indennizzo stesso, entrambi diretti a compensare - rispettivamente per il passato e per il futuro - il danno alla salute provocato da trattamenti sanitari leciti; che, quanto alla assunta violazione dell'art. 3 Cost., la difesa erariale - nel sottolineare la diversità ab origine del beneficio indennitario delle diverse categorie di danneggiati da vaccino (che hanno diritto sia all'indennizzo base di cui all'art. 2 della legge n. 210 del 1992, sia a quello ulteriore di cui all'art. 1 della legge n. 229 del 2005), da emotrasfusioni (che hanno diritto unicamente all'indennizzo base di cui all'art. 2, comma 1 della legge n. 210 del 1992) e da somministrazione del farmaco "talidomide" (che hanno diritto all'indennizzo di cui all'art. 1, della legge n. 229 del 2005, interamente rivalutato annualmente in base alla variazione degli indici Istat, ai sensi dell' art. 1, comma 4, del decreto ministeriale n. 163 del 2009) - rileva che la differente quantificazione dell'indennizzo per le diverse categorie di aventi titolo allo stesso beneficio rientrerebbe nella discrezionalità del legislatore, in considerazione della diversa fattispecie genetica del danno, e che una eventuale rivalutazione della componente commisurata all'indennità integrativa speciale dell'indennizzo base, di cui all'art. 2 della legge n. 210 del 1992, non eliminerebbe la diversa entità dei benefici indennitari, atteso che detta indennità, inclusa nel calcolo dell'indennizzo spettante ai vaccinati e «talidomidici», subirebbe in tal modo una doppia rivalutazione; che, in data 1° febbraio 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria illustrativa, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile, stante la intervenuta declaratoria di illegittimità costituzionale del denunciato art. 11, comma 13, (nonché del successivo comma 14), con sentenza n. 293 del 2011. Considerato che il Tribunale ordinario di Pistoia dubita, in riferimento agli articoli 2, 3, 32 e 38 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 13, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122; che, successivamente all'ordinanza di rimessione, questa Corte, con la sentenza n. 293 del 2011, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di detto art. 11, comma 13 (e del successivo comma 14); che, per effetto di tale sentenza, la questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione, sollevata dal Tribunale di Pistoia, è divenuta priva di oggetto e, pertanto, deve essere dichiarata manifestamente inammissibile;