[pronunce]

A tale proposito la Regione evidenzia come l'art. 1 della legge n. 64 del 2001 indichi tra le finalità del servizio civile nazionale la realizzazione dei principi costituzionali di solidarietà sociale, di salvaguardia e tutela del patrimonio nazionale e della formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani, ambiti materiali di competenza delle Regioni. Analoga prospettiva ispira gli artt. 2, comma 2, e 6, comma 6, del d.lgs. n. 77 del 2002 i quali prevedono rispettivamente che «Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano curano l'attuazione degli interventi di servizio civile secondo le rispettive competenze», e che «l'Ufficio nazionale e le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano curano, nell'ambito delle rispettive competenze, il monitoraggio, il controllo e la verifica dell'attuazione dei progetti di servizio civile». Secondo la Regione, dalle norme richiamate emerge con tutta evidenza l'importanza del ruolo che il legislatore statale ha attribuito alle Regioni, impostazione accolta anche dalla Corte costituzionale nelle sentenze n. 228 del 2004 e n. 431 del 2005, dove si è precisato che allo Stato spettano in «via esclusiva solo le determinazioni organizzative meritevoli di disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale» tenuto conto che il servizio civile, pur rientrando nella materia «difesa della patria», coinvolge comunque ambiti quali «l'assistenza sociale e sanitaria», «la protezione civile», «la valorizzazione dei beni culturali e ambientali», «la promozione e organizzazione di attività culturali», «la tutela dell'ambiente» e «l'istruzione», di competenza delle Regioni. Per la difesa della ricorrente la circolare impugnata avrebbe dovuto salvaguardare le prerogative regionali in modo da rendere concreta la partecipazione delle Regioni all'attuazione del servizio civile in applicazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui all'art. 118 Cost. e dei principi di leale collaborazione, e «di favor per il valore dell'autonomia» di cui all'art. 5 Cost. La Regione, a tale proposito, richiama il proprio statuto speciale, che all'art. 4 riserva alla Valle d'Aosta le funzioni amministrative nelle materie nelle quali essa ha potestà legislativa ai sensi degli artt. 2 e 3 dello statuto stesso. In particolare fa riferimento alle seguenti materie: «agricoltura e foreste» (art. 2, lettera d); «turismo e tutela del paesaggio», (art. 2, lettera o); «biblioteche e musei di enti locali» (art. 2, lettera q); «istruzione» (art. 3, lettera g); «assistenza e beneficenza pubblica» (art. 3, lettera i); «antichità e belle arti» (art. 3, lettera k). Inoltre, per le materie «agricoltura», «turismo», «assistenza» e «istruzione», a norma dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), la Regione invoca quanto previsto nell'art. 117, terzo e quarto comma, Cost. che, in tali ambiti, prevede forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite dallo statuto. La circolare, pertanto, violerebbe le disposizioni e i principi costituzionali sopra indicati. Inoltre, secondo la ricorrente, il divieto di iscrizione agli albi, determinando l'impossibilità per la Regione di partecipare all'attività esecutiva dei progetti di servizio civile, violerebbe gli artt. 5, 114 e 117, secondo comma, lettera d), Cost., dai quali «si ricava la volontà del legislatore costituente di garantire uno stretto collegamento tra il soggetto deputato all'intervento e la realtà di riferimento, volontà ben recepita dal legislatore nazionale». Infatti, l'art. 5 del d.lgs. n. 77 del 2002 dispone che presupposto per l'iscrizione agli albi nazionale, provinciale e regionale è il possesso dei requisiti previsti dall'art. 3 della legge n. 64 del 2001, vale a dire : a) assenza di scopo di lucro; b) capacità organizzativa e possibilità di impiego in rapporto al servizio civile volontario; c) corrispondenza tra i propri fini istituzionali e le finalità di cui all'art. 1; d) svolgimento di un'attività continuativa da almeno tre anni. Requisiti di cui certamente è in possesso la Valle d'Aosta, come del resto tutte le altre Regioni. Ne consegue – sempre secondo la ricorrente – che l'ingiustificato divieto per le Regioni di essere soggetti attivi del servizio civile, non fondato su un principio legislativo di riferimento, comporta anche la violazione degli artt. 2 e 3 Cost., in quanto esclude dalla possibilità di partecipare alla concreta erogazione dei servizi, enti in possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge, con danno per lo stesso destinatario finale del servizio e con ricadute anche in termini di efficienza e buon andamento dell'agire amministrativo (art. 97 Cost.). 1.3. – La Regione motiva la sussistenza della violazione delle proprie attribuzioni costituzionali anche in relazione al quadro delineatosi a seguito delle sentenze della Corte costituzionale in materia. In particolare, evidenzia che, con le sentenze n. 228 del 2004 e n. 431 del 2005, la Corte ha precisato che, pur rientrando il servizio civile nella materia della difesa della patria di competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera d), Cost., non è esclusa la legittimità di un intervento della legislazione regionale qualora siano coinvolte attività che riguardino l'assistenza sociale, la tutela dell'ambiente e la protezione civile, fatte salve le sole specificità direttamente connesse alla struttura organizzativa del servizio e alle regole previste per l'accesso al servizio stesso e che, nell'esercizio delle funzioni amministrative spettanti agli organi centrali, deve essere garantita la partecipazione degli altri livelli di governo coinvolti, attraverso strumenti di cooperazione. La ricorrente deduce, inoltre, la lesione del principio di leale collaborazione in considerazione del diretto contrasto della parte di circolare impugnata con l'intesa sancita in sede di Conferenza Stato-Regioni in data 26 gennaio 2006, non potendosi porre nel nulla con atto amministrativo quanto stabilito in tale intesa. La ricorrente sottolinea poi che la lesione delle sue prerogative e del suo ruolo, così come previsti dai principi costituzionali e dal legislatore nazionale, emerge con particolare evidenza ove si consideri il divieto per le Regioni di accedere ad accordi di partenariato. Tali accordi costituiscono lo strumento attraverso il quale un ente privo di accreditamento affida ad un ente capofila accreditato la presentazione e la gestione per suo conto di progetti di servizio civile nazionale. Le Regioni, con detto divieto, vengono private in radice della possibilità di partecipare attivamente all'attuazione di progetti di servizio civile anche nell'ipotesi in cui siffatti progetti afferiscano a materie di propria competenza ed abbiano diretto collegamento con il territorio.