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Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anche se so che parliamo di una legge che adempie a normative europee, io mi permetterò di inserire tale legge in un quadro più generale. Per noi del Gruppo per le Autonomie l'Europa rappresenta un punto di riferimento imprescindibile. I territori che rappresentiamo credono nel valore dell'Europa, i nostri concittadini sentono di appartenere a quella casa comune che ha voluto dire abbattimento delle frontiere e ricongiungimento con le storie e le culture dalle quali proveniamo. Per questo abbiamo criticato il Governo per le parole spesso ostili e le offese verso l'Europa, un atteggiamento che non ha portato, secondo noi, ad un beneficio. Siamo i primi a dire che in Europa ci sono tante cose che non hanno funzionato e che devono cambiare, che la stagione di mera austerità dopo la grande crisi non ha fatto altro che aggravare i problemi, che occorreva ed occorre dare un'altra immagine rispetto a quella di burocrati distanti dalla vita concreta delle persone. Condividiamo tutto questo, ma vorremmo un'Italia che sia in prima fila in Europa per ribadirne l'unità rispetto alle grandi sfide mondiali, il ruolo dei Paesi emergenti, quello della Russia e dell'America di Trump. Un'Italia che chieda all'Europa di farsi carico della questione dell'immigrazione in maniera intelligente e collettiva, sapendo che ci vogliono politiche articolate di governo di un fenomeno che sarà il grande tema dei prossimi dieci anni. Un'Italia che incoraggi l'Europa ad andare avanti sui nuovi diritti di cittadinanza, il diritto all'ambiente e alla qualità della vita, la tutela dei dati personali e quella dei consumatori dalle pratiche commerciali sleali. Crediamo che sia questo il ruolo di un Paese fondatore, un Paese che ha sicuramente delle ragioni rispetto al quadro europeo, ma che senza l'Europa sarebbe condannato alla marginalità internazionale. Auspichiamo un'Italia che intervenga attivamente già nella fase ascendente della creazione della legislazione europea. L'articolato del provvedimento fotografa esattamente il ruolo dell'Europa. Una lettura pigra è quella dell'adeguamento degli ordinamenti, ma la verità è che invece l'Europa, così facendo, sollecita gli Stati membri a misurarsi su tutta una serie di misure e di temi, dalla giustizia, all'ambiente, alla salute. Consideriamo positiva la norma sui rivenditori di tabacchi, per la semplice ragione che questi punti vendita, soprattutto nei piccoli territori di montagna, sono centri multifunzionali in zone a rischio spopolamento proprio per l'assenza di servizi. Così come l'impegno, ribadito in Commissione, per tempi di pagamento più rapidi all'emissione delle fatture. Sono solo piccoli esempi, ma credo rendano bene quello che dicevo prima, ossia il modo con cui l'Europa può sollecitare interventi e misure positive. Speriamo allora che la stagione dello scontro sia archiviata e che si possa aprire invece una nuova fase. Già in estate, col vertice nel quale si decise la ricollocazione facoltativa dei richiedenti asilo, si comprese che i Paesi di Visegrád non erano interessati all'Italia. Se ne è avuta la riprova anche sulla manovra economica, quando si sono detti favorevoli all'apertura della procedura. Per questo motivo, la nuova pagina non può che vedere l'Italia al centro del processo europeo, così come lo è sempre stata nella storia: un Paese che lavora per la sua unità e per aprire una fase nuova, di profonde riforme. Questo è il nostro auspicio e questo è l'invito che facciamo al Governo. Annuncio pertanto il voto di astensione del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, come ogni anno, cominciamo questo rito di sottomissione dell'Italia all'Unione europea. È un po' come l'omaggio feudale che sussisteva nei rapporti tra signori e vassalli e anche noi, oggi, in quest'Aula, compiamo questo rito nel quale ci diciamo assoggettati alla volontà dell'Unione europea e dobbiamo compiere questo atto dovuto. Non siamo nemmeno a «ce lo chiede l'Europa», ma proprio a «ce lo ordina l'Europa». Purtroppo, ne abbiamo avuto un esempio nel dibattito di oggi. Non è però scontato che debba essere così. Ci hanno raccontato che la normativa europea, per una nostra cessione di sovranità è posta in una condizione superiore alla normativa interna, financo alla Costituzione, e pertanto, laddove ci sono norme che contrastano col nostro ordinamento, noi annualmente facciamo atto di sottomissione e ci adeguiamo. Perfino nel nome della legge europea, abbiamo usato i termini: «adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea»: avremmo potuto usare un titolo meno servile che non quello che abbiamo scelto, ma questo purtroppo é perché la legge è del 2012, un periodo nel quale abbiamo, con il Governo Monti, sancito la perdita della sovranità dell'Italia in ogni suo ambito. È proprio del 2012 la riforma costituzionale che ha creato questa situazione gravissima, di fatto, dell'assoggettamento dell'Italia a una non meglio precisata sovranità dell'Unione europea. Sono stati rivisti gli articoli 97, 117 e 119, dove, in sostanza, si crea un automatismo della necessità per l'Italia di adeguarsi alla normativa europea, il tutto in un sistema che prevede anche l'articolo 75 della nostra Costituzione, che vieta la possibilità di referendum popolare per esprimersi riguardo ai trattati internazionali. Questa mostruosità è stata creata, non a caso, da un Governo voluto e imposto dalle cancellerie straniere e dall'Unione europea contro il Governo legittimamente eletto dal popolo italiano, col colpo di Stato del 2011 e non la denunciamo solamente noi, che siamo pericolosi sovranisti e patrioti, ma anche tutti i giuristi, che di queste materie sanno sicuramente di più di noi. Vale la pena citare, ad esempio, Calamandrei, padre costituente e uno dei principali giuristi italiani, il quale scrive: «Quando i padri costituenti hanno pesato, parola per parola, periodo per periodo, il testo della Costituzione, la immaginavano come la legge fondamentale della Repubblica, come la (sola) fonte della convivenza civile degli italiani, come l'unico pilastro della vita istituzionale del Paese, ma anche delle libertà e dei diritti dei cittadini». Poi qualcuno, bravo, arriva e ci dice che l'articolo 10 e l'articolo 11 della Costituzione impongono all'Italia di assoggettarsi alla volontà dell'Unione europea. Anche su questo, Benedetto Conforti (molti di noi hanno studiato sui suoi libri all'università) ci dice: «È vero che, agli articoli 10 e 11, era prevista un'apertura a fonti del diritto sovranazionali, ma è anche vero che quelle previsioni restavano confinate nell'ambito di un fisiologico riconoscimento degli effetti giuridici del diritto internazionale pattizio e alle limitazioni imposte dalla necessità di assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni».