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Oggi nel vostro bilancio non mi pare ci siano misure così epocali ma forse bisogna fare i rivoluzionari solo a parole, sempre che il concetto di neutralità climatica, citato nel suo discorso a New York (io c'ero, Presidente, quindi ho avuto la possibilità di ascoltarlo in prima persona) non equivalga ad un concetto di neutralità di azione. In sostanza, dire tutto per non fare nulla. Riferendosi poi alle questioni che ritengo più urgenti e più reali, perché si tratta di vite umane, non posso non evidenziare il tema della Turchia. Fonti di ieri, non so se ne è a conoscenza, affermavano che non sarebbe di primo interesse all'interno del Consiglio europeo la discussione sulle responsabilità della Turchia e sulla sua scellerata condotta, al di là di tutti gli ordini del giorno che possono essere accolti. Solo poche settimane fa, in occasione dell'incontro bilaterale durante l'Assemblea generale delle Nazioni unite, come delegazione italiana abbiamo avuto la possibilità di incontrare il rappresentante del Governo turco. Io ero presente e il rappresentante del Governo turco ha detto che l'occupazione da parte della Turchia di una fascia di 25 chilometri in territorio siriano sarebbe servita semplicemente per garantire la postazione dei profughi e per garantire la sicurezza della Siria. Le dico di più: questo rappresentante ci ha detto che in questa fascia di 25 chilometri sarebbero stati insediati dei campi profughi. Lui non ha utilizzato questo termine, ma ha parlato di una serie di villettine con degli orticelli, affinché tutti possano mantenersi e coltivare il proprio cibo per il proprio fabbisogno. Poi ha aggiunto che ovviamente questo sarebbe stato fatto a spese dell'Europa. Mi permetta, Presidente: se è vero che all'interno del Consiglio europeo non è di prioritario interesse parlare di quanto sta succedendo, o meglio non è di prioritario interesse adottare le azioni concrete tanto richieste in quest'Aula, mi perdoni, ma in Europa cosa ci stiamo a fare? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sono un europeista convinto anch'io - la dico grossa - ma se nelle sedi ufficiali non facciamo valere il nostro peso e non facciamo veramente qualcosa di concreto, davvero l'Europa non serve a nulla. Non parliamo di azioni militari, parliamo di qualcosa su cui siamo tutti concordi e che sia a vantaggio del popolo curdo. Stiamo parlando di persone che stanno morendo e che sono oggetto di un genocidio. Ce lo vogliamo dire o no? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . All'Assemblea della NATO, qualche giorno fa, i rappresentanti del Governo turco hanno detto che, sostanzialmente, loro garantiscono la sicurezza. Ma sappiamo di cosa stiamo parlando? Qualcuno, il rappresentante del Governo armeno, ha provato ad esprimere il proprio disaccordo, ma non gli è stata data la parola per la replica. Questo è il clima internazionale in cui ci muoviamo. Concludo, signor Presidente del Consiglio, e le dico semplicemente una cosa. Lei una volta ha detto di essere l'avvocato del popolo e allora contestava il termine populista, perché lo si sarebbe dovuto intendere in maniera più corretta, ovvero quella che anche noi riteniamo tale. Oggi probabilmente queste cose sono passate di moda: va bene, ne prendiamo atto. Comunque, se lei vuole recarsi al Consiglio europeo da mero funzionario di una maggioranza senza sentimento, vada sereno, però sia consapevole della sua precarietà. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il prossimo Consiglio europeo rappresenta un momento di fondamentale importanza, per l'Unione tutta e in particolare per il nostro Paese. È innegabile che molte questioni irrisolte, che affliggono il Paese, possano trovare soluzione solo se affrontate in sede europea: questo glielo dobbiamo, signor Presidente del Consiglio. Nonostante i proclami, le prove di forza e gli spot propagandistici del suo precedente Governo, tra le questioni da affrontare vi è ancora, ahimè, quella della gestione dei flussi migratori incontrollati. Da troppo tempo siamo costretti a fronteggiare, in quasi totale solitudine, le conseguenze legate all'acuirsi delle ondate migratorie, anche in seguito alla scellerata scelta di destabilizzare la Libia, decisione sulla quale Forza Italia - lo ricordo - ha sin da subito mostrato tutte le sue perplessità. Più volte, anche in quest'Aula, ho sostenuto la necessità di rivendicare in modo più efficace, in sede europea, una soluzione comunitaria vera e non solamente di facciata. Purtroppo però, alla prova dei fatti, abbiamo assistito, da parte dei Governi che si sono succeduti in questi anni, compreso il suo, presidente Conte, a pallide acquiescenze su accordi vuoti, privi di contenuto, o a inutili bracci di ferro e a diserzioni degli appuntamenti europei, che hanno contribuito, tra l'altro, ad aumentare la distanza fra cittadini e istituzioni europee, nonché a soffiare sul fuoco della propaganda euroscettica. Da ultimo, sull'accordo di Malta, lei ha parlato adesso, in quest'Aula - uso le sue parole - di «tappa significativa». Ebbene, il suo Governo ha presentato questo accordo con toni trionfalistici, come una grande conquista, ma a noi appare come l'ennesimo palliativo, che presenta numerose criticità, su cui è necessario discutere al prossimo Consiglio, signor Presidente. Innanzitutto, i destinatari dell'accordo saranno solamente i migranti soccorsi dalle navi che chiederanno un porto sicuro, non quelli che arrivano autonomamente, vale a dire la maggioranza. I numeri parlano chiaro: quest'anno, su 6.500 approdi, più di 5.000 fanno parte della seconda categoria. Questo accordo, quindi, rischia di incentivare i rapporti sottobanco fra scafisti e ONG, che realisticamente inizieranno a fare il pieno di migranti. Un altro punto critico importante è il meccanismo di rotazione dei porti, che non avviene su base obbligatoria, bensì volontaria. Lo stesso principio della volontarietà costituisce il vero nodo di tutti i più recenti tentativi di risolvere la questione migratoria. Anche per ciò che riguarda l'accordo di Malta, è bene sottolineare - avrebbe dovuto farlo lei, signor Presidente del Consiglio, poc'anzi, in quest'Aula - che l'adesione avviene solo su base volontaria. Questo fa sì che i singoli Paesi si pieghino a logiche egoistiche. Appare evidente infatti come gli Stati di Visegrád siano europeisti quando si tratta di ricevere fondi per costruire infrastrutture, scuole e ospedali, ma diventino euroscettici e autoreferenziali quando si tratta di fare la propria parte nell'accogliere i migranti. Non solo; anche i Paesi più apparentemente solidali a parole si sono tirati indietro alla prova dei fatti e lei lo sa bene. Come dimenticare i respingimenti operati dalla Francia di Macron al confine con l'Italia o ancora il recente comportamento della Spagna del socialista Sanchez, il cui Governo ha prima criticato Roma per la cattiva gestione del fenomeno migratorio e poi si è deciso ad accogliere solo quindici - ripeto: