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a questi due vulnus non si può rispondere creandone un terzo, perché con la decisione che oggi viene sottoposta all'Assemblea noi violiamo l'articolo 57 della Costituzione, come hanno ricordato tanti colleghi e gli ordini del giorno presentati dalle altre opposizioni, che noi abbiamo votato e sostenuto. Con questa decisione infatti diamo un senatore in più di quelli previsti dalla Costituzione all'Umbria e decidiamo definitivamente che la Sicilia debba avere un senatore in meno di quelli che la Costituzione le riconosce. L'ultimo comma dell'articolo 57 della Costituzione dice chiaramente che i seggi del Senato vengono ripartiti tra le varie Regioni in proporzione alla loro popolazione; noi stiamo quindi violando il quarto comma dell'articolo 57 della Costituzione, oltre che il primo comma dello stesso, che dice che il Senato è eletto a base regionale. E allora, cari colleghi, la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è contro la legge, è contro la Costituzione ed è basata esclusivamente sull'arroganza dei numeri e della maggioranza, che impone una dittatura della maggioranza contro la legge, contro la Costituzione e contro lo stesso buon senso. (Commenti del senatore Lanzi) . Una maggioranza, tra l'altro, risicata perché non so quanti sappiano in quest'Aula che la maggioranza della Giunta è stata determinata con un solo senatore di differenza, nemmeno non appartenente alla maggioranza, dato che il senatore che ha fatto la differenza con il suo voto è stato il rappresentante del Gruppo Per le Autonomie. E c'è da chiedersi come mai la Südtiroler Volkspartei, con il suo voto determinante, preferisca arrecare un vulnus così grave alla Costituzione, appoggiando la maggioranza gialloverde. È una domanda politica che credo in quest'Assemblea tutte le forze politiche dovrebbero porsi. Per queste ragioni, cari colleghi, voteremo contro la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi dal Gruppo FdI) . STEFANO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella precedente vicenda in materia di immunità ministeriali - mi riferisco al caso del ministro Salvini e della nave Diciotti - come Gruppo PD avevamo già espresso l'imbarazzo davanti a soluzioni avventate e giuridicamente imbarazzanti. Oggi a quell'imbarazzo si aggiunge l'amara consapevolezza che si stia scrivendo una delle pagine più buie della storia parlamentare repubblicana. (Applausi dal Gruppo PD) . Non è un'esagerazione, non è il ricorso a toni enfatici per aumentare l'attenzione - quella è un'arte che riesce meglio a voi della maggioranza -, è un dato oggettivo. Oggi ci viene sottoposta una proposta che non ricade in quella opinabilità che può caratterizzare la nostra attività. Oggi c'è di più: la proposta votata dalla maggioranza della Giunta va oltre: è un atto eversivo, di regime, ha il sapore della vera e propria abnormità. (Applausi dal Gruppo PD) . Non esagero ed anzi mi chiedo e vi chiedo: ma tutti i costituzionalisti che gridavano al rischio di una deriva autoritaria dove sono finiti? (Applausi dal Gruppo PD) . Perché restano in silenzio davanti a tale abnormità? È davvero strano perché la questione è nota e conosciuta. L'articolo 57 della Costituzione, primo comma, prevede che il Senato sia eletto a base regionale, punto. (Applausi dal Gruppo PD) . Una specificazione è assente, non a caso, nell'analoga disposizione della Costituzione concernente la Camera dei deputati. È un caso? Avrà pure un senso la sua presenza lessicale nella Costituzione solo con riferimento al Senato. Possibile che nessuno vi abbia ricordato l'interpretazione data dalla Presidenza della Repubblica già all'epoca di Ciampi, che invitò il Governo a modificare l'emendamento alla legge elettorale che voleva trasformare il premio di maggioranza da nazionale a regionale? Lo ricordò lo stesso senatore Calderoli, che forse oggi difetta di memoria, autore allora della legge elettorale, e lo ricordò in una seduta del Senato nell'agosto del 2013. È stato sempre così, signor Presidente, e anche rileggendo i resoconti delle audizioni dei costituzionalisti in Commissione affari costituzionali della Camera nella scorsa legislatura, durante l'elaborazione di questa legge elettorale, nessuno, e dico nessuno, ha mai ammesso la possibilità di prevedere lo slittamento di eletti per una lista o per una coalizione da Regione ad altra Regione, nemmeno nell'ipotesi limite dell'esaurimento dei candidati di una lista in una Regione, come invece si stava prevedendo per la Camera. (Applausi dal Gruppo PD) . Ed anche la legge elettorale approvata, in caso di esaurimento del numero dei candidati presentati in un collegio plurinominale, fa, sì, riferimento all'articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361, ma esplicitamente afferma l'esclusione del sistema di slittamento, così come previsto per le elezioni della Camera. (Applausi dal Gruppo PD) . E allora, sarebbe forse stato un esercizio utile almeno andarsi a rileggere i lavori preparatori delle leggi in vigore. Avreste scoperto, ad esempio, che fu dato per pacifico che la nuova legge elettorale per il Senato non avrebbe consentito il cosiddetto slittamento. «Per il Senato», si disse, «si procede analogamente, con la differenza che non si applicano le norme che consentono il subentro di candidati da altre Regioni». (Applausi dal Gruppo PD) . Vi ho appena letto testualmente le parole del relatore Torrisi. E allora è evidente, signor Presidente, che l'intento del legislatore era di evitare, anche in caso di vacanza di seggi, lo slittamento da una circoscrizione all'altra degli eletti in Senato e ciò in coerenza con il dettato costituzionale, non come scelta discrezionale. La proposta della maggioranza allora contiene non solo un'abnormità costituzionale, ma anche quella che gli amministrativisti chiamano una chiara violazione di legge, perché, pur a voler tacere dei rilievi di incostituzionalità, è la legge ad escludere esplicitamente lo slittamento che voi invece oggi volete realizzare. (Applausi dal Gruppo PD) . Appare poi ai limiti del ridicolo far rientrare dalla finestra il criterio dello slittamento mediante quella che è un'interpretazione capziosa di diversi articoli del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica. Perché allora - chiedo al relatore di maggioranza, che pure conosco come uomo di diritto - e secondo quale logica il legislatore prima dispone eccezioni esplicite e poi invece le annulla? (Applausi dal Gruppo PD) . Non vi sono dubbi interpretativi di sorta. Siete indifendibili. Non vi possono essere, perché vi è un divieto espresso. Ancora, qualora proprio vi fossero stati dubbi, è noto che in casi come questi deve essere di supporto il criterio della prevalenza dell'interpretazione più costituzionalmente conforme e dunque il riparto esclusivamente regionale previsto dall'articolo 57 della Costituzione e torniamo al punto. Ecco perché dispiace, signor Presidente, in questa legislatura questa sorta di verifica delle elezioni à la carte .