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cara Unione europea, noi vogliamo che tu vada alla porta e porti via i tuoi trattati e tutto il resto. Non vogliamo che l'80 per cento delle leggi italiane siano fatte dalla Commissione europea. Non lo vogliamo. Chi vuole questo, è giusto che voglia anche il Meccanismo europeo di stabilità. (Applausi dei senatori Nugnes e De Bonis) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, il Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salva Stati, è un'organizzazione internazionale che nel corso del tempo ha assunto la veste di un'organizzazione intergovernativa con il compito di aiutare gli Stati che hanno adottato la moneta unica qualora questi si trovino in difficoltà finanziarie. In altre parole, la funzione del MES è quella di prestare assistenza agli Stati membri in difficoltà, mettendo a loro disposizione risorse finanziarie vincolate ad alcune rigide condizionalità. La revisione del Trattato istitutivo del MES è quindi frutto anch'essa di un accordo intergovernativo, visto che non è stata condivisa la proposta di regolamento che aveva provato a integrarlo nell'ordinamento dell'Unione europea. La revisione del meccanismo è e deve essere valutata in stretta connessione con il completamento dell'unione bancaria mediante lo schema europeo di garanzia sui depositi e con la realizzazione del bilancio per la convergenza e la competitività da utilizzare per promuovere la crescita dei Paesi membri. La connessione tra tutti questi elementi deriva da quella logica del pacchetto complessivo richiamato nella risoluzione approvata dal Senato in data 19 giugno 2019, in vista del vertice del 21 giugno, con cui si impegnava il Governo ad opporsi ad assetti normativi che costringessero alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti e automatici dei debiti sovrani. Si tratta di impegni che il Governo e lei, signor Presidente del Consiglio, avete rispettato, come ci ha esaustivamente comunicato in Aula il 2 dicembre scorso. Una delle novità della revisione rispetto al Trattato vigente è rappresentato dal dispositivo comune di sostegno, il cosiddetto backstop , al fondo di risoluzione unica che, a sua volta, è uno degli elementi dell'unione bancaria. Esso consente di raddoppiare il volume di risorse a disposizione, anche se ancora non costituisce un superamento delle regole in materia di risoluzione delle crisi degli enti creditizi. Esistono senz'altro alcuni aspetti critici da approfondire come l'introduzione, a partire dal 1° gennaio 2022 per i titoli di Stato della zona euro di nuova emissione con scadenza superiore a un anno, delle clausole di azione collettiva con approvazione a maggioranza unica, le cosiddette singlelimb CACS. Per queste occorre definire le regole e le procedure evitando eccessive semplificazioni delle procedure contrattuali di ristrutturazione del debito. Per quanto riguarda invece, alcuni degli elementi del pacchetto in particolare sul completamento dell'unione bancaria e, quindi, sull'assicurazione sui depositi bancari, vanno respinte le proposte di attribuzione di un ingiustificato livello di rischio per i nostri titoli di Stato detenuti dalle banche italiane. Non avrebbe senso attribuire un livello di rischio a titoli di Stato di Paesi europei e contemporaneamente ignorare il rischio - questo sì più realistico ed elevato - portato da quei titoli e liquidi custoditi nei bilanci di qualche banca estera. Proprio per questo la firma della proposta di revisione del MES andava rinviata, come è stato fatto, con il fine di evitare che sulle altre necessarie riforme l'Europa continui ad alimentare asimmetrie e sperequazioni che dovremmo definitivamente archiviare. Sono certo del fatto che lei ha ben presente quali siano le questioni da approfondire e le criticità del dibattito in corso. Sul MES ci sono quindi aspetti da approfondire. In questi giorni, tuttavia, da parte di alcuni esponenti dell'opposizione si è sentito di tutto sulle conseguenze di una revisione del Trattato MES. Tale revisione, si condivida o meno l'impianto del meccanismo, non cambia di molto la sostanza del testo originario. Si parla di prelievi nottetempo sui conti correnti degli italiani; si paventa nuovamente l'uscita dall'euro; si dice che l'argomento non deve essere tabù. Sono d'accordo sul fatto che l'argomento non debba essere tabù. Del funzionamento dell'euro si può e si deve parlare, del fatto che finora ha effettivamente funzionato attraverso la svalutazione del lavoro, ha agevolato con l'eliminazione del rischio di cambio la libera circolazione dei capitali, favorendo il dumping fiscale e salariale, favorendo la deindustrializzazione del nostro Paese e alcune altre cause del nostro attuale declino economico. Ma non è una questione di tabù, è una questione pratica: l'uscita dall'euro non è una soluzione. La soluzione ci viene indicata da alcuni importanti economisti eurocritici che vengono citati proprio in questi giorni, come Joseph Stiglitz, secondo cui l'uscita dall'euro, per il nostro Paese, avrebbe un costo e la migliore soluzione sarebbe invece lavorare per una riforma dell'eurozona, arrivando a una condivisione dei rischi tra gli Stati membri e completando l'unione bancaria con la garanzia unica sui depositi per evitare fughe di capitali dai Paesi deboli verso quelli forti. Sono esattamente le indicazioni che noi stiamo esprimendo con la nostra risoluzione e ciò che lei ha appena detto con la sua comunicazione. È, dunque, evidente come solo una riforma dell'Unione europea in grado di rendere le istituzioni più flessibili e più adatte a facilitare la cooperazione fra gli Stati membri possa aiutare l'Italia e l'Europa a uscire dalla difficile situazione economica in cui si è venuta a creare. È difficile; le resistenze da parte di altri Stati non mancano e, a volte, le confesso che sono anche insopportabili. Questa è, però, la strada da seguire, anche imponendo la logica del pacchetto. Non dobbiamo certo assecondare quegli esponenti dell'opposizione che parlano del MES a volte un po' inconsapevolmente, con battute che ormai stanno venendo sempre più a noia alle persone, alternando invettive antieuropee a invettive anti-Nutella. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Non è certo questo il metodo da seguire, ma è evidente che le regole di stabilità e crescita sinora seguite hanno prodotto una fragile stabilità e poca crescita, crescita che spesso riguarda soltanto le fasce più ricche della popolazione. Credo che stiamo indicando la strada giusta, come Parlamento italiano: è questo il percorso che lei, signor Presidente del Consiglio, ha iniziato a seguire in Europa, ma dev'essere palesato ed evidenziato che le regole economiche che ci siamo imposti negli ultimi venti o trent'anni, forse anche in buona fede da parte di alcuni, non hanno funzionato. E, sempre per citare Stiglitz, quando le regole non funzionano, è il momento di cambiarle. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà. MONTI (Misto) .