[pronunce]

La lettera b) del comma 796 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, come modificata dal comma 50 dell'art. 2 della legge n. 244 del 2007, istituisce per il triennio 2007-2009 un fondo transitorio da ripartire tra le Regioni interessate da elevati disavanzi nel settore sanitario (primo periodo) e subordina l'accesso alle risorse stanziate ad una serie di condizioni (e cioè: sottoscrizione di apposito accordo e predisposizione di un piano di rientro dai disavanzi che deve contenere sia le misure di riequilibrio del profilo erogativo dei livelli essenziali di assistenza, sia le misure necessarie all'azzeramento del disavanzo entro il 2010, sia gli obblighi e le procedure previsti dall'articolo 8 dell'intesa 23 marzo 2005 sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano). In particolare, tale accesso «presuppone che sia scattata formalmente in modo automatico o che sia stato attivato l'innalzamento ai livelli massimi dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, fatte salve le aliquote ridotte disposte con leggi regionali a favore degli esercenti un'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, che abbiano denunciato richieste estorsive e per i quali ricorrano le condizioni di cui all'articolo 4 della legge 23 febbraio 1999, n. 44». La medesima disposizione precisa, al quinto periodo, che «la regione interessata può proporre misure equivalenti che devono essere approvate dai Ministeri della salute e dell'economia e delle finanze» nell'ipotesi in cui «nel procedimento di verifica annuale del piano si prefiguri il mancato rispetto di parte degli obiettivi intermedi di riduzione del disavanzo contenuti nel piano di rientro». «In ogni caso» – prosegue il sesto periodo della medesima lettera b) – «l'accertato verificarsi del mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi comporta che, con riferimento all'anno d'imposta dell'esercizio successivo, l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive si applicano oltre i livelli massimi previsti dalla legislazione vigente fino all'integrale copertura dei mancati obiettivi». Tale maggiorazione, secondo il successivo settimo periodo, «ha carattere generalizzato e non settoriale e non è suscettibile di differenziazioni per settori di attività e per categorie di soggetti passivi». Simmetricamente, l'ottavo periodo della stessa lettera b) precisa che «la regione interessata può ridurre, con riferimento all'anno d'imposta dell'esercizio successivo, l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive per la quota corrispondente al miglior risultato ottenuto», qualora «sia verificato che il rispetto degli obiettivi intermedi è stato conseguito con risultati ottenuti quantitativamente migliori» rispetto a quelli programmati. I successivi periodi nono e decimo dettano previsioni strumentali alla complessiva misura introdotta dalla lettera b) del comma 796 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, prevedendo la vincolatività, per le Regioni sottoscrittrici, degli interventi individuati dai programmi operativi di riorganizzazione, qualificazione o potenziamento del servizio sanitario regionale necessari per il perseguimento dell'equilibrio economico (nono periodo) e misure di monitoraggio e controllo sull'applicazione dell'accordo di cui all'articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2005), pure finalizzato all'individuazione degli interventi necessari per il perseguimento dell'equilibrio economico, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, in riferimento alla spesa sanitaria (decimo periodo). 2. – La ricorrente Regione Calabria deduce, in riferimento alle riportate disposizioni, due motivi di censura. 2.1. – Con il primo motivo, rileva la violazione dell'art. 119 della Costituzione, lamentando, nella sostanza, l'avvenuta lesione dell'«autonomia finanziaria regionale e degli EE.LL.». In primo luogo, secondo la Regione, l'«esenzione dalla imposta comunale sugli immobili dell'unità immobiliare adibita ad “abitazione principale”», determinando «l'acquisizione di una minore imposta, calcolata in un ammontare pari ad 1.700 milioni di €», comporta una «carenza di risorse finanziarie in capo ai comuni» che «si pone – di per sé – in evidente contrasto con la previsione di cui all'art. 119 Cost., commi 2 e 4». In secondo luogo, la medesima ricorrente lamenta che la disposizione impugnata, sospendendo «il potere delle regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato», risulta altresí lesiva dei commi primo, secondo e quarto dell'evocato parametro costituzionale, perché «lo Stato non può introdurre una disciplina normativa che sia piú restrittiva dei confini di autonomia finanziaria regionale, delineati dal citato art. 119». In terzo luogo, infine, la Regione Calabria – riprendendo alcune osservazioni formulate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in data 12 giugno 2008 – deduce che la disposizione denunciata lede il medesimo parametro costituzionale perché «penalizza le regioni e gli enti locali nel giudizio delle agenzie di rating e, quindi, di riflesso», incide «sul costo dell'indebitamento futuro». Né potrebbe ritenersi – prosegue la ricorrente – che detta disposizione si sottragga ai denunciati vizi di legittimità costituzionale in quanto «contempla la misura del “rimborso” ai singoli comuni del minor gettito percepito». E ciò perché, secondo la medesima Regione, «le minori risorse finanziarie destinate agli EE.LL. sono compensate e recuperate attraverso l'eventuale storno di contributi già devoluti a favore delle regioni (cfr. comma 2-bis, art. 8, d.lgs. n. 504/1992, introdotto dal comma 5, art. 1, legge n. 244/2007)». 2.2. – Con il secondo motivo, la ricorrente deduce che la disposizione denunciata víola il principio di leale collaborazione sancito dall'art. 120 Cost., perché: a) è «compendiata in un provvedimento normativo (i.e. il decreto-legge) sottratto alla necessaria (in materia) dialettica istituzionale Stato-regioni»; b) persegue una ratio «pur condivisibile, nel merito», «attraverso forme che aggirano i “metodi della concertazione e leale collaborazione fra livelli istituzionali, intenti piú volte richiamati dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome” ed altresí oggetto – per l'attuazione della normativa relativa a tali ambiti materiali – di una giurisprudenza costituzionale costante nel richiamare lo Stato alle necessarie forme di cooperazione, tipiche di un sistema di governo multilivello». 3.