[pronunce]

che, in particolare, l'art 14, comma 1, nel censurato testo originario, trova applicazione nel solo periodo compreso tra il 3 ottobre 2000 e il 27 agosto 2002, perché la materia dei canoni di depurazione delle acque reflue è disciplinata: a) fino al 2 ottobre 2000, dagli articoli 16 e 17 della legge 10 maggio 1976, n. 319 (Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento), mantenuti in vigore per tale periodo dall'art. 62, commi 5 e 6, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole); b) dal 28 agosto 2002 fino al 28 aprile 2006, dal nuovo testo del citato art. 14, comma 1, introdotto dall'art. 28 della legge 31 luglio 2002, n. 179 (Disposizioni in materia ambientale), e abrogato dall'art. 175, comma 1, lettera u), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), con decorrenza dal 29 aprile 2006; che l'individuazione del periodo cui i canoni oggetto del giudizio principale si riferiscono sarebbe stata necessaria anche per consentire il riscontro della sussistenza della giurisdizione del giudice rimettente, in quanto, come affermato dalla costante giurisprudenza di legittimità, fino al 2 ottobre 2000 il canone di depurazione aveva la natura di tributo e le controversie ad esso relative erano, perciò, attribuite alla giurisdizione tributaria e non a quella ordinaria (ex plurimis: Cassazione, n. 14314 del 2005; n. 3078 del 2005 ; sezioni unite, n. 6418 del 2005); che, pertanto, tali lacune, non consentendo il controllo di questa Corte sull'individuazione della norma applicabile nel giudizio a quo e sulla sussistenza della giurisdizione del rimettente, si risolvono in un difetto di motivazione sulla rilevanza (v., ex plurimis, ordinanze n. 396 del 2005 e n. 55 del 2006).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3, 32, 53 e 97 della Costituzione, dal Giudice di pace di Gragnano, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 giugno 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA