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Il comma 10 disciplina la fase transitoria prevedendo che fino alla data del 31 dicembre 2018 il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo si avvale delle competenti strutture e delle dotazioni organiche del Ministero per i beni e le attività culturali. I commi 11, 12, 13 e 14 introducono modifiche alla normativa riguardante l'ENIT-Agenzia nazionale del turismo e il Club alpino italiano (CAI), volte a sostituire il Dicastero competente per l'attività di vigilanza, individuandolo nel Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Il comma 15 dispone che dall'attuazione delle disposizioni dell'articolo 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L'articolo 2, rubricato «Riordino delle competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare», stabilisce, ai commi 1 e 2, che al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare siano trasferite le funzioni di coordinamento delle azioni e degli interventi di monitoraggio di cui al decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 2014, n. 6, esercitate attualmente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. A tal fine il Comitato interministeriale di cui all'articolo 2, comma 1, del citato decreto-legge 10 dicembre 2013 n. 136, è presieduto dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; analogamente, la Commissione di cui all'articolo 2, comma 2, del citato decreto-legge è presieduta da un rappresentante del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il comma 3 attribuisce al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i compiti in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche esercitati, nel corso della precedente legislatura, mediante un'apposita Struttura di missione, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. A tal fine reca una serie di novelle legislative contenenti previsioni normative con riferimento alla suddetta Struttura di missione. Il comma 4 provvede a novellare il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, al fine di modificarne gli articoli 35 e 37, recanti le attribuzioni del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il comma 5 stabilisce che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, si provvede all'individuazione delle risorse finanziarie allocate presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e finalizzate allo svolgimento delle funzioni di cui alle precedenti disposizioni. Il comma 6 prevede che le risorse di cui al comma 5 per l'anno 2018 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate ai pertinenti capitoli di spesa dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio. A decorrere dal 2019, con la legge di bilancio, le risorse finanziarie di cui al comma 5 sono trasferite ai pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il comma 7 rinvia a un decreto del Presidente della Repubblica le misure per l'adeguamento delle strutture organizzative del Ministero, prevedendo l'invarianza della spesa. Il comma 8 reca la clausola di invarianza finanziaria delle disposizioni contenute nel presente articolo ai commi da 1 a 5 e dispone che all'attuazione del medesimo articolo si provvede a valere sulle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. L'articolo 3 reca una revisione e un ampliamento delle funzioni di indirizzo e coordinamento in capo al Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero al Ministro per la famiglia e le disabilità, in materia di politiche per la famiglia, adozioni, infanzia e adolescenza, disabilità. L'intervento normativo è volto a raccordare alcune competenze, proprie della materia della famiglia, al fine di rendere maggiormente sistematica e coerente la relativa disciplina, ricomprendendovi anche i profili relativi alle adozioni, nazionali e internazionali, nonché un più ampio novero di competenze attinenti all'infanzia e all'adolescenza. Inoltre, l'articolo disciplina il trasferimento in capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri delle funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche in favore delle persone con disabilità, al fine di delineare un quadro coordinato e armonico degli interventi per la tutela e la promozione dei diritti delle persone con disabilità. In particolare, il comma 1, lettera a) , conferma ed amplia le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politica per la famiglia, già attribuite al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 1, comma 19, lettera e) , del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, e dell'articolo 1, comma 14, lettera b), del decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121, norme che vengono, conseguentemente, abrogate dal comma 6 del presente articolo. Le funzioni di indirizzo e coordinamento finalizzate al sostegno alla famiglia assumono una particolare valenza nell'attuale momento storico, connotato da una sempre più marcata crisi delle nascite. Come testimoniano gli ultimi dati ISTAT, nel 2017 si è registrato un nuovo record negativo: sono stati infatti iscritti all'anagrafe per nascita solo 458.151 bambini, ossia il minimo storico dall'Unità d'Italia; a maggio di quest'anno lo stesso Istituto di statistica ha diffuso altri dati allarmanti: nel 2065, ovvero tra quarantasette anni, la popolazione italiana è stimata pari a 54,1 milioni, con una flessione rispetto al 2017 di 6,5 milioni. Illustri economisti e demografi confermano l'inscindibile nesso tra crisi della natalità e andamento dell'economia. Le politiche in favore della famiglia sinora adottate non sembrano, dunque, essersi rivelate efficaci ai fini del superamento della crisi demografica. Evidentemente, queste non hanno sopperito alla mancanza di una programmazione strategica delle politiche familiari, ossia a una regia più ampia e complessiva dell'azione di governo capace di indirizzare e promuovere in modo sinergico le diverse politiche volte al sostegno e al benessere della famiglia e al rilancio della natalità, dando impulso a interventi selettivi in ogni ambito, in primis quelli economico, fiscale, del lavoro, della salute, dell'istruzione e della cultura.