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Voglio ringraziare anche gli uffici legislativi della Difesa, dei Carabinieri e della Guardia di finanza, che hanno fornito un supporto tecnico e un contributo di equilibrio importante rispetto alla portata innovativa della norma, nella consapevolezza che, con equilibrio, è comunque necessario fare passi avanti anche nel campo dei diritti. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Castiello. Ne ha facoltà. CASTIELLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il disegno di legge n. 1893 segna un momento molto importante nella produzione normativa di settore e riconcilia il codice dell'ordinamento militare con importanti e fondamentali principi, sia dell'ordinamento costituzionale interno, sia del Trattato di Lisbona (e quindi nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo-CEDU, che in esso è recepita), sia della Carta sociale europea. C'erano delle antinomie ormai intollerabili, censurate dalla Corte costituzionale con la storica sentenza n. 120 del 2018. La CEDU, agli articoli 11 e 14, prevedeva e prevede espressamente la libertà di associazione sindacale, estesa alla generalità dei cittadini, senza distinzioni tra i cittadini militari e i cittadini - chiamiamoli così - civili. Ebbene, questa disposizione era rimasta inattuata, anzi violata, perché l'articolo 1475 del COM (codice dell'ordinamento militare) era in rapporto assolutamente antinomico con tale disposizione, perché poneva il divieto generale, laddove la norma internazionale poneva la facoltà, istituiva un diritto. Per di più, l'articolo 1475, nel vietare la partecipazione dei militari alle associazioni sindacali, contrastava in modo stridente con l'articolo 18 della Costituzione, che prevede - com'è noto - tra i diritti fondamentali della persona la libertà di associazione. Anche la Carta sociale europea prevedeva, all'articolo 5, e prevede la libertà delle garanzie sindacali estese ai militari, rinviando poi alla legge nazionale l'individuazione dei limiti e delle misure necessarie per sintetizzare questa fondamentale libertà con le esigenze istituzionali. Orbene, la Corte costituzionale si era pronunciata già altre volte, prima della sentenza 120 del 2018, che ha dato poi la stura alla legge che ci accingiamo ad approvare. Esattamente, con la sentenza 126 del 1985, aveva evidenziato l'esigenza che la democraticità dell'ordinamento delle Forze armate fosse attuata nella massima misura compatibile con il perseguimento dei fini istituzionali. Quindi, era un problema di proporzione, un problema di sintesi, ma la Corte costituzionale, con la sentenza del 1985, già incoraggiava il legislatore interno ad andare in questa direzione. Ancora più esplicita fu la successiva sentenza di due anni dopo, la n. 278 del 1987, in cui la Corte costituzionale evidenzia che l'ordinamento militare rifiuta radicalmente - dice la Corte - la teoria istituzionalistica. Ciò vuol dire che non può essere considerato un ordinamento separato, un corpo estraneo, rispetto all'ordinamento generale. Se non può considerarsi un ordinamento separato ed è parte integrante, ontologicamente, dell'ordinamento generale, non può rifiutare i princìpi fondamentali dell'ordinamento generale: l'articolo 18, che abbiamo già citato, quello della libertà di associazione sindacale. Cosa è accaduto dopo questi arresti, molto importanti ed eloquenti, della giurisprudenza costituzionale? Ci siamo trovati nel 2010 con un legislatore pavido, il legislatore del decreto legislativo n. 66 del 2010, che vara un codice dell'ordinamento militare sul quale la Corte costituzionale ha dovuto più volte intervenire per tagliare dei rami secchi, in quanto conteneva numerose disposizioni incostituzionali. Il legislatore del 2010, pavido e timoroso, non ebbe il coraggio di dare seguito a questi spunti importanti, agli incoraggiamenti della giurisprudenza costituzionale. Il rifiuto della teoria istituzionalistica significava attuare e recepire, nell'ambito dell'ordinamento militare, i valori fondamentali della Costituzione repubblicana e i valori fondamentali dell'ordinamento comunitario. E ciò anche perché l'articolo 117, primo comma, della Costituzione fa obbligo al legislatore interno di osservare e recepire i principi della gerarchia delle fonti normative di livello superiore, che sono i principi comunitari, e di osservare gli obblighi internazionali. Sono queste le parole del Costituente, all'articolo 117. Il COM non fece questo ed ecco che interviene oggi il Parlamento - sia pure con molto ritardo, ma interviene ed interviene decisamente - per attuare l'articolo 52 della Costituzione e riconciliare il quadro normativo ordinario con il quadro costituzionale e internazionale. Come è noto, l'articolo 52, comma 1, della Costituzione sancisce che la difesa della Patria è un dovere di tutti i cittadini, ma all'ultimo comma prescrive che l'ordinamento delle Forze armate si informi ai principi democratici della Repubblica italiana. Questo articolo era rimasto inattuato e oggi abbiamo l'orgoglio di poter dire che viene finalmente attuato e rispettato. (Applausi) . Signor Presidente, è poi molto importante il fatto che il provvedimento, oltre a disporre nel suo ordito normativo, contenga una delega di grande importanza al Governo. Gli articoli 12 e 16 danno mandato al Governo di introdurre nel codice dell'ordinamento militare le necessarie modifiche e al Ministro della difesa di introdurre ulteriori modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90 (cosiddetto TUOM) per i necessari raccordi. L'ordito normativo si può quindi ulteriormente completare e affinare attraverso il meccanismo della delega. Concludo, signor Presidente, evidenziando un passaggio della relazione che abbiamo sentito illustrare poc'anzi dal collega Vattuone. La Commissione difesa, intervenendo sul testo approvato dalla Camera dei deputati, ha introdotto alcuni nuovi principi. Vediamo qual è questo quid novi che il collega Vattuone sapientemente riassume in tre espressioni: rafforzamento della partecipazione femminile alle cariche direttive ; trasparenza del sistema di finanziamento; non interferenza dell'attività delle associazioni rispetto allo svolgimento dei compiti operativi. Questo commento - sintetico, ma chiarissimo - rende esattamente l'idea della sintesi equilibrata tra le esigenze istituzionali, che non vengono compromesse dalla modifica, e l'introduzione del diritto che attua la Costituzione. Concludo rivolgendo un ringraziamento e un apprezzamento ai colleghi per il lavoro fatto in Commissione difesa, in particolare alla presidente Pinotti, al relatore Vattuone e a tutti i colleghi di tutte le forze politiche che hanno lavorato con impegno e serietà, producendo un buon testo che poi si affinerà nei successivi passaggi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mininno. Ne ha facoltà. MININNO (Misto) .