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per le imprese d'investimento, la possibilità di operare nei confronti dei clienti al dettaglio. Per l'istituto di moneta elettronica, invece, è esclusa in toto l'operatività in regime di libera prestazione dei servizi. L'articolo prevede, poi, due regimi speciali di prosecuzione dell'attività: uno per le banche e le imprese d'investimento del Regno Unito abilitate alla partecipazione all'asta dei titoli di Stato alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame, che possono continuare a svolgere i servizi e le attività bancarie, ad eccezione dell'attività di raccolta del risparmio, nonché i servizi e le attività d'investimento senza necessità di notifica; uno per la gestione degli eventi del ciclo di vita di particolari categorie di contratti derivati over the counter in essere alla data del recesso. Durante l'esame, è stato approvato l'emendamento 3.2, volto a chiarire che le banche e le imprese d'investimento operano secondo quanto previsto dal TUB e dal TUF fino al giorno antecedente al recesso. L'articolo 4 elenca invece i soggetti del Regno Unito operanti in Italia che sono tenuti a cessare l'attività entro la data di recesso: istituti di pagamento, gestori di fondi, organismi d'investimento collettivo del risparmio, istituti di moneta elettronica che operano in regime di libera prestazione dei servizi o tramite agenti o soggetti convenzionati. Devono altresì cessare la raccolta del risparmio e la prestazione dei servizi di investimento, qualora effettuati in regime di libera prestazione dei servizi, senza una stabile organizzazione sul territorio della Repubblica. Nell'elenco rientrano inoltre i soggetti autorizzati a proseguire l'attività che non abbiamo notificato l'intenzione di farlo all'autorità e che non prestino un'istanza di autorizzazione trascorsi sei mesi dall'inizio del periodo transitorio. Al fine di garantire maggiore trasparenza e tutelare la clientela, è stato previsto un obbligo di comunicazione in capo ai soggetti che cessano le suddette attività, volto a garantire la cessazione delle stesse. L'articolo 5 indica i soggetti italiani per i quali, nel rispetto delle disposizioni previste nel Regno Unito, viene consentita la prosecuzione dell'attività nel periodo transitorio. La prosecuzione viene condizionata ad obblighi di notifica alle autorità competenti e alla presentazione dell'istanza di autorizzazione allo svolgimento delle relative attività entro i dodici mesi anteriori alla fine del periodo transitorio. Tali adempimenti, comunque, non sono necessari se i soggetti hanno presentato istanza di autorizzazione alle autorità competenti entro la data del recesso, come previsto dall'emendamento 5.1. L'articolo 6 disciplina la possibilità che i gestori di sedi di negoziazione italiana (ad esempio, Borsa Italiana SpA) possano continuare a svolgere la propria attività nel Regno Unito e che, viceversa, i gestori di sedi di negoziazione del Regno Unito possano continuare a svolgere la propria attività sul territorio della Repubblica. Tale facoltà viene riconosciuta subordinatamente alla presentazione, entro la data del recesso, di un'istanza per l'estensione dell'operatività nel Regno Unito da parte dei gestori italiani e, viceversa, di una in Italia da parte dei gestori del Regno Unito. L'articolo 7 stabilisce l'obbligo per le banche, le imprese d'investimento e gli istituti di pagamento e di moneta elettronica di mantenere l'adesione ai sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con le clientele disciplinati, per quanto riguarda i servizi bancari, dall'articolo 128- bis del TUB e, per quanto riguarda quelli d'investimento, dall'articolo 32- ter del TUF. L'articolo 8 stabilisce, per le banche e le imprese di investimento che possono continuare a svolgere le attività e i servizi bancari e d'investimento nel periodo transitorio, l'adesione di diritto ai sistemi italiani di garanzia dei depositanti aderenti e d'indennizzo degli investitori. L'adesione di diritto si applica anche ai soggetti che operano nel regime di libera prestazione di servizi, ai gestori di fondi, alle banche e alle imprese d'investimento che cessino i servizi e le attività secondo quanto previsto all'articolo 4, fatto salvo il caso in cui tali soggetti presentino al sistema italiano (di garanzia o indennizzo) una dichiarazione di quello del Regno Unito, attestante che i relativi investitori continueranno ad essere protetti per il periodo successivo alla data del recesso. Vengono, inoltre, stabiliti obblighi informativi nei confronti dei depositanti e degli investitori, che consentono loro di essere correttamente informati sulle tutele loro applicabili. L'articolo 9 è relativo al settore assicurativo e dispone la cancellazione delle imprese di assicurazione del Regno Unito operanti nel territorio della Repubblica, in regime sia di stabilimento sia di libera prestazione dei servizi, dall'elenco delle imprese dell'Unione europea dopo la data di recesso. Nel periodo transitorio le imprese di assicurazione del Regno Unito proseguono l'attività nei limiti della gestione dei contratti in essere e delle coperture in corso alla data di recesso senza assumere nuovi contratti, né rinnovare, anche tacitamente, contratti esistenti. Ai sensi del successivo articolo 10, anche gli intermediari assicurativi o riassicurativi del Regno Unito, ossia i soggetti attivi nella distribuzione di polizze assicurative operanti in Italia, cessano la loro attività entro la data di recesso e sono cancellati dal relativo registro. Per tutelare i clienti, sono fatte salve le operazioni necessarie all'ordinata chiusura dei rapporti di distribuzione già in essere, non oltre il termine massimo di sei mesi dalla data di recesso. L'articolo 11 dispone invece la prosecuzione dell'attività delle imprese italiane di assicurazione o riassicurazione operanti nel territorio del Regno Unito in regime di stabilimento o di libera prestazione dei servizi. L'articolo 12 prevede che i fondi d'investimento del Regno Unito siano assimilati a quelli europei per tutto il corso del periodo transitorio. Si consente pertanto ai fondi pensione italiani di continuare ad investire in fondi del Regno Unito. L'articolo 13 reca una disposizione di carattere generale e dispone il mantenimento della legislazione vigente in materia fiscale durante il periodo transitorio previsto dall'accordo di recesso raggiunto il 22 novembre 2018. In particolare, è previsto che fino al 31 dicembre 2020 si continuino ad applicare ai soggetti del Regno Unito che operano in Italia le disposizioni fiscali nazionali previste in funzione dell'appartenenza del Regno Unito all'Unione europea. Gli articoli 14, 15, 16 e 17 contengono norme nelle seguenti materie: soggiorno in Italia dei cittadini del Regno Unito e dei loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell'Unione europea; concessione della cittadinanza italiana ai cittadini del Regno Unito; potenziamento dei servizi consolari italiani nel Regno Unito; prestazioni sanitarie e di sicurezza sociale nell'ambito dei sistemi di sicurezza sociale. In materia aeroportuale è stato approvato l'emendamento 17.0.1, volto a conservare l'esistente sistema tariffario aereo tra l'Italia e il Regno Unito, in attesa dell'eventuale Brexit, al fine di scongiurare l'aumento delle tariffe che deriverebbe dalla perdita dello status comunitario al secondo Paese.