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l'allegato relativo alle priorità politiche e alle risorse destinate al Ministero della giustizia per il triennio 2019-2021 individua per la voce "Una giustizia diffusa sul territorio e vicina ai bisogni dei cittadini" la somma di 3.768.372.312 euro per il 2019, 3.734.467.928 per il 2020 e 3.762.135.562 euro per il 2021; per la voce "Rilancio di una politica sul personale, verso la piena copertura, il possibile ampliamento delle piante organiche e la creazione di un ambiente di lavoro orientato al benessere organizzativo prevede" 131.130.795 euro per il 2019, 93.920.981 per il 2020 e 93.582.924 per il 2021; gli uffici di prossimità sarebbero, secondo il Ministro, "un presidio di giustizia presso i centri che, con la riforma della geografia giudiziaria, avevano subito la soppressione degli uffici giudiziari, in modo da venire incontro alle esigenze dei cittadini. Tali nuove esigenze rappresentano le sfide che il Ministero della giustizia ha colto promuovendo il progetto 'Ufficio di prossimità' e coinvolgendo nello stesso, vista la portata nazionale dell'intervento, tutte le Regioni nella veste di soggetti beneficiari. Negli Uffici di prossimità sarà possibile per tutti i cittadini e secondo un modello tendenzialmente uniforme sviluppato 'dal basso' ricevere informazioni relative ai procedimenti giudiziari, inviare atti telematici, ritirare comunicazioni e notificazioni, ricevere consulenza e aiuto specialmente nei contesti della volontaria giurisdizione, senza doversi necessariamente recare presso gli Uffici giudiziari"; in sede di approvazione della legge n. 3 del 2019, contenente la previsione della sospensione del corso della prescrizione dalla pronuncia della sentenza di primo grado che entrerà in vigore il 1° gennaio 2020, così come in sede di illustrazione delle linee programmatiche, il Ministro ha sempre affermato che la sospensione della prescrizione, prevista per il 1° gennaio 2020, è strettamente connessa agli investimenti per le riforme e per la copertura totale delle piante organiche, si chiede di sapere quali siano le politiche e le risorse per gli investimenti, per le riforme e per la copertura totale delle piante organiche, considerate le priorità delle politiche e delle risorse per il triennio 2019-2021. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01812 FERRO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: un'irruzione di aria fredda artica ha raggiunto l'Italia sabato 4 e domenica 5 maggio 2019 determinando venti impetuosi, un marcato calo termico, piogge e temporali più intensi tra il Nord-Est e l'Appennino settentrionale, dove la neve è scesa a quote collinari insolitamente basse per la stagione; la depressione ha richiamato impetuose raffiche di bora e tramontana (con punte di 104 chilometri orari a Trieste-molo Bandiera, 87 chilometri orari a Lugano, 128 chilometri orari a Savona-istituto nautico) che hanno abbattuto alberi, danneggiato strutture e scatenato burrasche perfino sulle acque del lago di Garda; il vento violento ed una grandinata hanno causato notevoli danni sia alle colture vitivinicole, sia al territorio con importanti allagamenti alle abitazioni e alle attività commerciali; il livello del lago, inoltre, ha raggiunto livelli impressionanti tanto che l'acqua ha invaso il lungolago di Peschiera del Garda, mentre gli allagamenti si sono registrati in quasi tutti i comuni più importanti della sponda veronese, come Lazise e Bardolino. Anche molte barche hanno rotto gli ormeggi e sono finite alla deriva; il livello elevato del lago ha provocato una lagheggiata che ha recato danni importanti alle infrastrutture turistiche come pontili, spiagge, difese spondali, passeggiate lungolago e a numerose aziende turistiche dalla costa e dall'immediato entroterra; AGS, gestore del Servizio idrico dell'area del Garda, impegnato per la tutela e protezione dell'ambiente del lago, è stato incaricato dai Comuni rivieraschi della sponda veronese e precisamente dai sindaci di Bardolino, Brenzone sul Garda, San Zeno di Montagna e Torri del Benaco, quale portavoce dei propri Comuni soci per denunciare gli ingenti danni subiti; la gravità dell'evento meteorologico ha messo in grave difficoltà l'imminente avvio della stagione turistica, cuore economico fondamentale dell'area benacense, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per arginare i danni e aiutare i Comuni e le attività turistiche seriamente colpiti dall'evento calamitoso ad una rapida ripresa della normalità; se ritengano di adottare interventi di mitigazione dei danni alle istituzioni, al fine di garantire supporto e una rapida ripresa della normalità. Atto n. 4-01813 LANNUTTI DELL'OLIO NATURALE ROMANO LEONE FENU Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: "Chi glielo va a dire a uno qualsiasi dei 150mila volontari che la loro Croce Rossa è un carrozzone inefficiente e sprecone? Loro che, se va bene, prendono come rimborso per una giornata di lavoro un buono pasto. Un esercito di lettighieri, autisti e operatori sui mezzi di soccorso che donano gratis il loro tempo, mentre ogni anno lo Stato italiano sorregge i conti dell'associazione umanitaria e di assistenza con la bellezza di 180 milioni di euro", scriveva Fabio Pavesi su "Il Sole-24 ore" del 5 febbraio 2013, in un pezzo intitolato "Tutti gli sprechi della Croce Rossa italiana, mega-stipendificio di Stato"; il 5 novembre 2018 su "Themis & Metis", un articolo dal titolo "Croce Rossa Italiana in rosso. Dove sono finiti i soldi? " racconta che «La Prestigiosa organizzazione italiana che ha lottato a tutte le latitudini per combattere povertà e fame è in croce. Ed è in rosso. L'organizzazione che è sempre stata in prima fila nei paesi più poveri per alleviare denutrizione e carestie sta morendo di stenti. Una prodigiosa realtà in rapido disfacimento. Oltre 150.000 'volontari' (molti dei quali veri e propri dipendenti mascherati da volontari), con all'attivo 5000 dipendenti e 3000 unità in mobilità coatta, senza risposte e TFR. Un'eccellenza italiana ridotta a colabrodo, tanto è vero che più volte negli ultimi trent'anni è stata sottoposta a commissariamento nell'utopica ipotesi d'un risanamento. Non sorprende che siano spuntati fuori qua e là come funghi comitati spontanei di aficionados indignati per la decadenza della nobile istituzione. Soldi a pioggia comunque di per sé non possono spiegare il perché di un dissesto così imponente. Forse neanche gli stipendi da nababbi della classe dirigente della Croce Rossa Italiana (da 100.000 in su i top manager mentre migliaia di volontari non prendono il becco d'un quattrino).