[pronunce]

– La questione non è fondata. L'art. 20, che disciplina le condizioni di esercizio degli impianti, al comma 1 stabilisce: «Gli impianti di generazione di energia elettrica di potenza nominale maggiore di 10 MVA sono mantenuti in stato di perfetta efficienza dai proprietari o dai titolari dell'autorizzazione e possono essere messi definitivamente fuori servizio secondo termini e modalità autorizzati dall'Amministrazione competente ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera j), e dell'articolo 3, comma 1, lettera b), secondo quanto disposto dall'articolo 1-quinquies della legge 27 ottobre 2003, n. 290». L'art. 1-quinquies della legge 27 ottobre 2003, n. 290 (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 29 agosto 2003, n. 239, recante disposizioni urgenti per la sicurezza del sistema elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia elettrica. Deleghe al Governo in materia di remunerazione della capacità produttiva di energia elettrica e di espropriazione per pubblica utilità), a sua volta, dispone che «gli impianti di generazione di energia elettrica di potenza nominale maggiore di 10 MVA sono mantenuti in stato di perfetta efficienza dai proprietari o dai titolari dell'autorizzazione e possono essere messi definitivamente fuori servizio secondo termini e modalità autorizzati dall'Amministrazione competente, su conforme parere del Ministero delle attività produttive, espresso sentito il gestore della rete di trasmissione nazionale in merito al programma temporale di messa fuori servizio». Anche tale disposizione, dunque, fa riferimento, per la messa fuori servizio degli impianti, a quelli di potenza nominale maggiore di 10 MVA e prevede che essa sia autorizzata dall'«autorità competente», senza ulteriori specificazioni. La legge regionale, nell'impugnato art. 20, individua tale autorità innanzitutto in quella indicata dall'art. 2, comma 1, lettera j), e cioè la Regione che, ai sensi di tale ultima disposizione, è competente a rilasciare le autorizzazioni concernenti gli «impianti di produzione di energia di potenza superiore a 50 MW termici alimentati da fonti convenzionali e rinnovabili». Tale articolo, peraltro, fa salve, espressamente, «le competenze riservate allo Stato dalle disposizioni legislative vigenti». L'art. 20 della legge regionale, inoltre, individua quale autorità competente anche quella indicata dall'art. 3, comma 1, lettera b), e cioè le Province, le quali provvedono al rilascio delle autorizzazioni «all'installazione e all'esercizio degli impianti di produzione di energia previste dalla legislazione vigente, non riservate alle competenze dello Stato e della Regione». Per il resto, l'art. 20 della legge regionale n. 26 del 2004 richiama «quanto disposto dall'articolo 1-quinquies della legge 27 ottobre 2003, n. 290». Tale richiamo deve intendersi operato alla necessità del previo parere conforme del Ministro delle attività produttive, espresso dopo aver sentito il Gestore della rete di trasmissione nazionale. Dagli elementi evidenziati emerge che l'art. 20 della legge regionale impugnata fa riferimento unicamente agli impianti di produzione di energia che rientrano nell'ambito delle competenze provinciali e regionali, mentre fa espressamente salve «le competenze riservate allo Stato dalle disposizioni legislative vigenti» (art. 2, comma 1, lettera j). Dunque essa non prevede alcun criterio per la messa fuori servizio degli impianti limitandosi solo a specificare quale sia l'autorità competente al riguardo. 9. – È impugnato l'art. 21 della legge della Regione Emilia-Romagna n. 26 del 2004, il quale prevede che «la Regione stipula con lo Stato intese al fine di assicurare l'integrazione ed il coordinamento tra la politica energetica regionale e nazionale, concorrere ad elevare la sicurezza, l'affidabilità e la continuità degli approvvigionamenti in quantità commisurata al fabbisogno energetico regionale, garantire l'esercizio coordinato delle funzioni di rispettiva competenza, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione». Sostiene l'Avvocatura dello Stato che tale disposizione, ove fosse interpretata come disciplina sostanziale della materia, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera g), della Costituzione, «poiché interferisce sull'ordinamento e sulla organizzazione dello Stato ponendo norme di procedimento per l'esercizio di funzioni statali». Violerebbe altresì l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, ponendosi in contrasto con il principio fondamentale fissato nell'art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 7 del 2002, «dove l'intesa è prevista con la Conferenza permanente per quanto riguarda la sicurezza e la garanzia della necessaria copertura del fabbisogno nazionale, e con la Regione interessata solo per i singoli procedimenti di autorizzazione». 9.1. – Le questioni non sono fondate. Proprio il tenore letterale dell'art. 21 della legge regionale n. 26 del 2004 esclude che esso imponga allo Stato il compimento di determinate attività, e, in particolare, la stipulazione delle intese da essa previste. La disposizione impugnata, infatti, si rivolge unicamente alla Regione, mentre non contiene alcuna disciplina unilaterale di funzioni statali (v. sentenza n. 429 del 2004). Priva di fondamento è anche la asserita violazione dell'art. 1 del decreto-legge n. 7 del 2002, il quale, come si è visto sopra (paragrafo 4.1), disciplina specificamente la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica o ripotenziamento, le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all'esercizio degli stessi, prevedendo la stipula di una previa intesa con la Conferenza permanente. La disposizione regionale ha, invece, un ambito di applicazione diverso e più ampio rispetto alla norma statale, riferendosi genericamente alle intese che la Regione potrà stipulare per finalità di integrazione e coordinamento della politica regionale e nazionale in materia di energia, per garantire sicurezza, affidabilità e continuità degli approvvigionamenti e per assicurare l'esercizio coordinato delle diverse funzioni. Non è pertanto configurabile alcuna violazione dei principi fondamentali della materia. 10. – Infine, è censurato l'art. 22, comma 4, della legge regionale, il quale dispone che «la Regione promuove intese con l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas al fine di definire le modalità organizzative e procedimentali volte a coordinare le attività di rispettiva competenza riferite agli obblighi di cui al comma 1, anche attraverso lo scambio di informazioni riguardo alle inottemperanze riscontrate ed alle sanzioni applicate».