[pronunce]

Da ultimo, il carattere interpretativo dell'art. 1, comma 148, primo periodo, della legge n. 124 del 2017 si coniuga perfettamente anche con quanto dispone la legge n. 183 del 2011, il cui art. 10, comma 9, fa salvi i diversi modelli societari già vigenti alla data di entrata in vigore della legge. 8.- Verificata la natura interpretativa dell'art. 1, comma 148, primo periodo, della legge n. 124 del 2017, occorre, di seguito, puntualizzare che, secondo questa Corte, anche le norme di interpretazione autentica sono sottoposte a un vaglio di non irragionevolezza (e di non sproporzione). Se è vero, infatti, che la natura interpretativa si fonda sul presupposto che il significato accolto dal legislatore già rientri nel perimetro testuale della disposizione interpretata, nondimeno non può tacersi che l'intervento interpretativo del legislatore - che vincola il giudice - potrebbe frustrare interessi meritevoli di tutela, specie ove il legislatore accogliesse un'interpretazione della disposizione non sostenuta dalla maggioranza della giurisprudenza (in tal senso, ex plurimis, sentenze n. 55 del 2024, n. 104 del 2022 e n. 127 del 2015). L'efficacia ex tunc delle norme di interpretazione autentica ha indotto, dunque, questa Corte a ritenere che esse debbano essere sottoposte a un vaglio di non irragionevolezza, a tutela, in particolare, degli eventuali affidamenti ingenerati da una diversa, precedente interpretazione della medesima disposizione (sentenze n. 77 del 2024, n. 70 del 2020 e n. 73 del 2017). 8.1.- Ciò precisato, risulta non irragionevole la scelta del legislatore di dare preferenza a una interpretazione idonea a preservare un sicuro ambito di vincolatività all'art. 24, comma 1, della legge n. 266 del 1997, che altrimenti risulterebbe integralmente svuotato del suo contenuto precettivo per effetto della mera inerzia del potere esecutivo nel dare attuazione all'art. 24, comma 2, della citata legge. L'art. 1, comma 148, primo periodo, della legge n. 124 del 2017 ha voluto, dunque, «ristabilire un'interpretazione più aderente alla originaria volontà del legislatore» (sentenza n. 78 del 2012), correggendo quella che era una imperfezione del dato normativo, che non aveva previsto le conseguenze dell'eventuale mancata adozione della disciplina secondaria. In particolare, il legislatore ha inteso chiarire che l'omessa previsione di tale disciplina secondaria, concernente i requisiti per l'esercizio dell'attività professionale, certamente non può inibire lo svolgimento di detta attività, ai sensi dell'art. 24, comma 1, della legge n. 266 del 1997, ove sussista - come nel caso delle società di ingegneria costituite nelle forme delle società di capitali o cooperative - una regolamentazione di fonte legale relativa ai requisiti di esercizio dell'attività da parte di società di professionisti. La non irragionevolezza dell'intervento trova, del resto, conforto anche adottando quella visione sinergica del rapporto fra principi costituzionali interni e principi contenuti nella CEDU che, nel sindacato di costituzionalità su leggi che hanno un'efficacia ex tunc, questa Corte ha di recente sostenuto (sentenze n. 4 del 2024 e n. 145 del 2022). La richiamata esigenza di correggere una imperfezione del dato normativo integra, infatti, una ragione che, anche secondo la Corte EDU, giustifica la previsione di norme retroattive (Corte EDU, sentenza 27 maggio 2004, OGIS-Institut Stanislas e altri contro Francia, punto 69, e Corte EDU, sentenza 23 ottobre 1997, National & Provincial Building Society ed altri contro Regno Unito; richiamate dalle sentenze n. 145 del 2022, n. 12 del 2018 e n. 308 del 2013). 8.2.- Le motivazioni che depongono per la non irragionevolezza della norma di interpretazione autentica dimostrano, al contempo, che essa non vìola l'art. 41 Cost. Anzitutto, la norma interpretativa, nel riferirsi alle società di ingegneria, la cui attività professionale era già regolamentata (dall'art. 17 della legge n. 109 del 1994 e poi dalle disposizioni che hanno riprodotto la stessa disciplina nei codici dei contratti pubblici, susseguitisi nel tempo), è conforme all'istanza di un corretto esercizio delle professioni intellettuali «nei confronti dei clienti, dei terzi, della collettività in generale, garanzia che si ritiene fornita essenzialmente dalla qualificazione professionale e soprattutto dalla responsabilità personale del professionista» (sentenza n. 17 del 1976, nello stesso senso, ordinanza n. 71 del 1988). Risultano, pertanto, tutelate le esigenze riconducibili ai limiti dell'iniziativa economica privata, di cui all'art. 41, secondo comma, Cost. Una volta assicurate tali istanze, la nullità non appare necessaria e, anzi, si palesa un rimedio sproporzionato al fine di assicurare la tutela dell'utilità sociale e degli altri interessi contemplati dal secondo comma dell'art. 41 Cost. Pertanto, l'affermata validità dei contratti stipulati con soggetti privati da società di ingegneria costituite nelle forme delle società di capitali o di società cooperative rispetta i limiti di cui all'art. 41, secondo comma, Cost. ed è coerente con una piena tutela della libera iniziativa economica privata, di cui all'art. 41, primo comma, Cost., anche per come interpretato alla luce dei principi concorrenziali desumibili dal diritto dell'Unione europea. Nella normativa del diritto dell'Unione europea (in particolare, l'art. 25 e il considerando 101 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno), così come nella giurisprudenza della Corte di giustizia, gli obiettivi di tutela dei destinatari di servizi, di garanzia della qualità dei servizi e di tutela della salute costituiscono, infatti, motivi imperativi di interesse generale idonei a giustificare restrizioni alle libertà garantite dal diritto dell'Unione, ma non a vietarne del tutto l'esercizio (in tal senso, Corte di giustizia, sentenze 3 ottobre 2000, in causa C-58/98, Corsten, punto 38, e 1° marzo 2018, in causa C-297/16, CMVRO, punto 58). 8.3.- Quanto agli altri interessi implicati, a fronte dell'efficacia ex tunc della norma interpretativa, occorre rilevare che l'art. 1, comma 148, della legge n. 124 del 2017, non soltanto non è irragionevole, in quanto - come già sopra evidenziato (supra, punto 8.1.