[pronunce]

L'art. 3, comma 3, del d.P.R. n. 526 del 1987 dispone, infatti, che, «in aggiunta a quanto previsto dal primo comma dell'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1973, n. 686, i presidenti delle giunte provinciali esercitano, ai sensi dell'art. 20, primo comma, dello statuto, le funzioni spettanti alle autorità di pubblica sicurezza previste dalle leggi vigenti, in ordine ai provvedimenti» di cui all'art. 19 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), che rientrano tra le materie di competenza provinciale di cui al comma 1, quindi, tra le altre, la materia degli esercizi pubblici, latamente intesa nei termini di cui agli artt. 9 e 20 dello statuto speciale. Pertanto, nella specie non risulterebbe applicabile il criterio di risoluzione del conflitto che riposa sulla contrapposizione della nozione di «pubblica sicurezza» a quella di «polizia amministrativa locale», che riguarderebbe soltanto il caso – non concernente la ricorrente – in cui non sia possibile operare una chiara separazione tra i compiti di polizia amministrativa locale e gli interventi di pubblica sicurezza diretti alla prevenzione dei reati o al mantenimento dell'ordine pubblico. Secondo la ricorrente, l'individuazione del riparto di attribuzione richiederebbe di accertare se gli interessi o i beni oggetto di tutela mediante i poteri di pubblica sicurezza abbiano rilevanza esterna rispetto alla materia «esercizi pubblici» ed attengano in modo diretto e rilevante all'ordine pubblico, o se, invece, rientrino nell'àmbito della materia di competenza provinciale, delimitata non solo alla stregua del citato art. 9, numero 7, ma anche ai sensi dell'art. 20 dello statuto, il quale attribuisce al Presidente della Provincia le attribuzioni spettanti all'autorità di pubblica sicurezza previste dalle leggi vigenti in materia, tra l'altro, di esercizi pubblici. Nella specie, l'atto impugnato sarebbe espressione dell'esercizio di poteri di polizia la cui rilevanza si esaurisce all'interno delle attribuzioni provinciali dirette ad amministrare, in applicazione delle disposizioni statutarie e della normativa vigente, la materia degli «esercizi pubblici», senza toccare quegli interessi ulteriori che è compito dello Stato curare attraverso la preservazione dell'ordine pubblico. Questa conclusione sarebbe confortata dalla considerazione che, in virtù dell'art. 59, comma 1, lettera a), della legge provinciale n. 58 del 1988, nel territorio provinciale, a far data dall'entrata in vigore della medesima legge, non è più applicabile l'art. 100 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), con conseguente illegittimità dell'atto, fondato appunto sul richiamo di detta norma. 3. – Non ha svolto attività difensiva il Presidente del Consiglio dei ministri.1. – La Provincia autonoma di Bolzano ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione al decreto del Questore di detta Provincia del 28 settembre 2007, n. 11-A/A.S./2007, che ha disposto la sospensione per cinque giorni, con effetto immediato a decorrere dalla data di notificazione del decreto medesimo, della licenza di esercizio n. 1.4/73.09684/07BA/f, rilasciata dalla ricorrente, avente ad oggetto la gestione di una sala da ballo. Secondo la Provincia, il decreto richiama «nelle proprie premesse una serie di vicende avvenute in prossimità o all'interno dei locali della sala da ballo, che hanno reso necessario l'intervento della Polizia di Stato nei mesi precedenti l'adozione del decreto medesimo, per tentare di costruire un quadro fattuale idoneo a giustificare l'intervento del Questore». A suo avviso, l'atto impugnato violerebbe gli articoli 9, numero 7, 16 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) , l'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1973, n. 686 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige concernente esercizi pubblici e spettacoli pubblici) , l'articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 19 novembre 1987, n. 526 (Estensione alla regione Trentino-Alto Adige ed alle province autonome di Trento e Bolzano delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616), nonché l'art. 59 della legge della Provincia autonoma di Bolzano 14 dicembre 1988, n. 58 (Norme in materia di esercizi pubblici), e, conseguentemente, sarebbe lesivo delle competenze provinciali in materia di «esercizi pubblici», comprensive anche delle attribuzioni inerenti a detta materia e concernenti la pubblica sicurezza. 2. – Il conflitto è inammissibile. 2.1. – La Provincia autonoma di Bolzano, nel ricorso, premette che l'atto impugnato sarebbe stato emanato allo scopo di evitare il verificarsi di situazioni atte a turbare l'ordine pubblico e la sicurezza. La ricorrente espone, quindi, testualmente, che il decreto del Questore, nella premessa, richiama «una serie di vicende avvenute in prossimità o all'interno dei locali della sala da ballo, che hanno reso necessario l'intervento della Polizia di Stato nei mesi precedenti l'adozione del decreto medesimo, per tentare di costruire un quadro fattuale idoneo a giustificare l'intervento del Questore». A suo avviso, l'atto in esame indica, inoltre, quale norma in base alla quale è stato adottato, l'art. 100 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e, perciò, sarebbe illegittimo, poiché violerebbe l'art. 59, comma 1, lettera a), della legge provinciale n. 58 del 1988, il quale stabilisce che, «a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, cessano di avere applicazione nel territorio provinciale» una serie di norme, tra le quali anche il citato art. 100. Pertanto, secondo la stessa prospettazione svolta dalla ricorrente, l'atto impugnato sarebbe illegittimo, anzitutto, a causa della erronea identificazione dei presupposti che avrebbero potuto permetterne l'adozione, quindi dell'interesse oggetto di tutela; e, in secondo luogo, in quanto sarebbe stato emanato in violazione di una norma di una legge provinciale. La tesi si sostanzia, in linea preliminare, nella denuncia di una presunta violazione di legge da parte dell'atto impugnato, che ne comporterebbe l'illegittimità e la lesione costituzionale lamentata non sarebbe che il riflesso di tale violazione (sentenza n. 467 del 1997). Il denunciato pregiudizio sarebbe, infatti, riconducibile anzitutto al modo erroneo in cui sarebbe stata applicata la legge.