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Quindi un limite del 3 per cento del rapporto deficit -PIL, invece dell'attuale 1,6 per cento previsto, ma solo per spese in investimenti. Questa è la nostra proposta. Chiediamo, inoltre, l'impegno del Governo ad affermare chiaramente in Europa che, in assenza di un cambiamento radicale della politica economica e monetaria dell'Unione, l'Italia è destinata al tracollo economico e che in questo contesto non esclude di sostenere in sede europea lo scioglimento concordato e controllato della zona euro e il ritorno alle monete nazionali. Una battaglia che - mi auguro - le forze di maggioranza non abbiano abbandonato una volta diventate forze di Governo. Secondo: la difesa decisa del made in italy. Chiediamo una politica economica basata sulla difesa del lavoro, dell'industria e dell'agricoltura italiani da concorrenza sleale e direttive europee penalizzanti. Il sostegno alla produzione industriale e agricola riconoscibile come marchio Italia e la graduale riconversione della produzione esposta alla concorrenza indiscriminata. Terzo: una sensibile riduzione della pressione fiscale. Chiediamo l'impegno ad evitare l'aumento dell'IVA, disinnescando una volta per tutte le clausole di salvaguardia con misure strutturali, e l'impegno all'introduzione immediata della flat tax al 15 per cento sui redditi incrementali rispetto all'anno precedente. Una misura a costo zero, che può essere un importante volano per l'economia. Signor Presidente, se ho terminato il tempo a mia disposizione, posso abbreviare il mio intervento. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Fazzolari. FAZZOLARI (FdI) . Bene, la ringrazio. Quarto punto: chiediamo un imponente piano di sostegno alla famiglia e alla natalità, a partire dall'adozione di quello che noi abbiamo chiamato «reddito d'infanzia»: un assegno di 400 euro al mese per ogni minore a carico fino a sei anni di età. Quinto: il radicale taglio delle spese per l'accoglienza. Il DEF prevede una spesa di 5 miliardi di euro in accoglienza, nonostante i dati ci dicano che solo l'8 per cento di chi sbarca in Italia ha diritto allo status di rifugiato. Chiediamo allora l'immediata istituzione di un blocco navale al largo delle coste libiche, unica soluzione vera all'invasione... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Prego, senatore Fazzolari, concluda il suo intervento. FAZZOLARI (FdI) . Queste le principali proposte di Fratelli d'Italia per dare un futuro di crescita, lavoro e speranza alla nostra Nazione. Le mettiamo a disposizione del Governo e lo sfidiamo a dimostrare con i fatti, e non solo a parole, di essere quello del cambiamento che si aspettano gli italiani. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà. Ricordo che, per prassi, lo scampanellio avvisa che manca un minuto. MISIANI (PD) . Signor Presidente, in campagna elettorale la Lega e il MoVimento 5 Stelle hanno assunto impegni per 150 miliardi di euro; è stato un grande inganno perché Di Maio e Salvini sapevano benissimo che i soldi per mantenere tutte queste promesse non c'erano, non ci sono e non ci saranno. I nodi però, uno dopo l'altro, verranno al pettine; anche i furbastri prima o poi devono fare i conti con la realtà e fare i conti con la realtà oggi in Italia vuol dire rendersi conto che il nostro debito pubblico sta calando in rapporto al PIL, ma l'anno prossimo dovremo collocare 375 miliardi di titoli. Fare i conti con la realtà vuol dire comprendere che gli spazi di bilancio sono limitati e bisogna utilizzarli con grande attenzione. Gli aumenti dell'IVA e delle accise vanno bloccati, su questo siamo tutti d'accordo. Dobbiamo sapere però che fatta questa scelta, che vale 12 miliardi di euro e mezzo per l'anno prossimo, di "trippa per i gatti" ne rimane molto poca: bisogna scegliere e bisogna farlo bene. La via maestra per rilanciare lo sviluppo sono gli investimenti, signor Presidente. Per rilanciare gli investimenti pubblici abbiamo fatto scelte importanti nella scorsa legislatura: abbiamo abolito il Patto interno di stabilità e stanziato 82 miliardi di euro con le leggi di bilancio 2017 e 2018. Si può fare di più naturalmente, ma la prima cosa da fare - lo dico al Governo - è spendere rapidamente questi soldi intervenendo sulle procedure e sugli apparati amministrativi. Bisogna continuare a sostenere gli investimenti delle aziende: impresa 4.0, ecobonus e sisma- bonus sono scelte strategiche che vanno confermate e rafforzate. C'è una seconda grande priorità per il Paese ed è la lotta alle disuguaglianze. Il reddito di cittadinanza, che era una priorità del contratto di Governo, per come è stato congegnato costa almeno 17 miliardi di euro (qualcuno dice 30) e rischia di degenerare in assistenzialismo. Ai 5 milioni di poveri di questo Paese dobbiamo offrire lavoro e inclusione sociale, non assistenza. Abbiamo iniziato a farlo nella scorsa legislatura, creando il reddito di inclusione: ripartiamo da lì, signor Vice Ministro. Oggi ci sono 3 miliardi su questo strumento; raddoppiando questa cifra, con 3 miliardi (e non i 17 del reddito di cittadinanza) potremmo aiutare tutte le persone in condizioni di povertà assoluta in questo Paese. Serve lavoro per combattere le disuguaglianze. Il salario minimo è una misura che condividiamo. Lo abbiamo scritto nel nostro programma e va introdotto al più presto. Valuteremo con grande attenzione quello che farà il Governo in materia di lavoro. Vorremmo dire al ministro Di Maio di fare attenzione, perché l'ansia da prestazione rischia di portarci fuori strada. Capisco che Di Maio debba recuperare visibilità nei confronti del vero Presidente del Consiglio che si chiama Matteo Salvini: è legittimo, ma la fretta è cattiva consigliera. Abbiamo presentato proposte in materia di contenimento del ricorso ai contratti a termine e riduzione della precarietà. Ce ne sono altre: valutatele con attenzione per fare le scelte giuste e trovare il giusto punto di equilibrio tra l'esigenza di flessibilità del mercato del lavoro e la lotta senza quartiere alla precarizzazione del lavoro. Le tasse vanno ridotte, signor Presidente, lo diciamo tutti; noi però aggiungiamo «partendo da chi ha più bisogno». La flat tax per le persone fisiche, da questo punto di vista, è una scelta radicalmente sbagliata: è sbagliata da un punto di vista sociale, perché aumenta le disuguaglianze, ma è sbagliata anche da un punto di vista economico, perché regaliamo 25 miliardi di euro ai contribuenti più ricchi, che sono quelli con la minore propensione al consumo. La flat tax costa 50 miliardi di euro per come l'avete scritta nel vostro programma; con poco più di un quinto di questa cifra potremmo istituire l'assegno unico di 240 euro al mese per i minori a carico; potremmo aumentare a 50.000 euro la soglia del regime dei minimi per le partite IVA;