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La disabilità è vista non più come un handicap o motivo di discriminazione individuale, ma come rispetto del singolo e forte segnale di solidarietà sociale, garantendo a ognuno il pieno esercizio dei propri diritti civili, la piena inclusione sociale e lavorativa. Più diritti e meno discriminazioni è il presupposto fondamentale per fare un passo in avanti importante, per garantire il diritto all'autodeterminazione dei cittadini più fragili. Signor Presidente, voglio sottolineare altri aspetti caratterizzanti presenti in questa legge, come la prevista riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione, di accessibilità e l'istituzione di un Garante nazionale della disabilità, che sarà un organo indipendente e collegiale. Secondo me, la grossa novità, la spina dorsale che pervade e anima l'intero provvedimento e ne rappresenta un nuovo aspetto quasi rivoluzionario è che la disabilità non è più vista come un peso da surrogare o una semplice passività per la collettività, ma le dà un ruolo attivo di partecipazione e la possibilità di utilizzare il contributo che ogni persona disabile può offrire, pur nelle oggettive difficoltà, alla crescita comune. La legge rappresenta un punto fermo per il nostro Paese: non è e non può essere un punto di arrivo, ma è certamente un passo in avanti. C'è ancora parecchia strada da percorrere, ma il MoVimento 5 Stelle c'è, è presente e sa bene qual è la direzione giusta da seguire per il bene comune e per soddisfare le richieste e le necessità dei cittadini tutti e delle persone più fragili in particolare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Ministro, onorevoli colleghi, in un contesto nazionale con oltre tre milioni di persone con disabilità questa giornata ha davvero un valore importante, un valore aggiunto. Il ringraziamento va al ministro Erika Stefani in primis e a tutti coloro i quali hanno contribuito a questo importante testo. Il disegno di legge rappresenta l'attuazione di una delle riforme previste dalla Missione 5, inclusione e coesione, del PNRR, che include la Componente infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore. La riforma prevede una legge di delegazione riguardante tutte le persone con disabilità avente il suo fulcro nel progetto di vita personalizzato e partecipato diretto a consentire alle persone con disabilità di essere protagonisti della propria vita e realizzare un'effettiva inclusione nella società. L'obiettivo principale di questa riforma è modificare la legislazione sulle disabilità e promuovere la deistituzionalizzazione, vale a dire il trasferimento dalle istituzioni pubbliche o private alla famiglia o alle case della comunità per un'autonomia delle persone con disabilità. Ciò deve comportare il rafforzamento dell'offerta dei servizi sociali; la semplificazione dell'accesso ai servizi sociali e sanitari; la riforma delle procedure di accertamento delle disabilità; la promozione di progetti di vita indipendente; la promozione del lavoro dei gruppi di esperti in grado di sostenere le persone con disabilità con esigenze multidimensionali; la definizione -gli ambiti sono molto chiari e delimitati - della condizione di disabilità; il riassetto e la semplificazione della normativa di settore; l'accertamento della condizione di disabilità e la revisione dei suoi processi valutativi di base, unificando tutti gli accertamenti concernenti l'invalidità civile, la cecità civile, la sordità, la sordo-cecità, l' handicap anche ai fini scolastici, la disabilità prevista ai fini del collocamento mirato e ogni altra normativa vigente in tema di accertamento di invalidità; una valutazione, quindi, multidimensionale della disabilità; il progetto personalizzato della vita indipendente; l'informatizzazione dei processi valutativi e di archiviazione; la riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione e accessibilità; l'istituzione di un Garante nazionale delle disabilità. Chiaramente viene attuata in maniera molto diretta e concreta la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, la stessa strategia 2021-2030 della Commissione europea. La finalità perseguita è quella di garantire alla persona il riconoscimento della propria condizione anche mediante una valutazione della stessa congruente, trasparente e agevole, in modo da consentire l'esercizio pieno dei suoi diritti civili e sociali, inclusi i diritti alla vita indipendente e alla piena inclusione sociale e lavorativa, ma anche l'effettivo e pieno accesso al sistema dei servizi, delle prestazioni, dei trasferimenti finanziari previsti e di ogni altra relativa agevolazione per promuovere l'autonomia della persona con disabilità e il suo vivere su basi di pari opportunità con gli altri, nel rispetto dei principi di autodeterminazione e di non discriminazione. Sono, poi, intervenute alcune modifiche nel corso dell'esame alla Camera dei deputati. Otto sono gli ambiti molto chiari, all'interno di ciascuno dei quali sono previsti principi specifici e criteri direttivi: in particolare, l'adozione di una definizione di disabilità, anche integrando la legge n. 104 del 1992 e introducendo disposizioni che prevedano una valutazione di base della disabilità, distinta da una successiva valutazione multidimensionale; una valutazione di base attivabile dalla persona con disabilità o da chi la rappresenta, previa adeguata informazione sugli interventi, sui sostegni, sui benefici cui può accedere, finalizzata al progetto di vita individuale personalizzato e partecipato, e assicurando in merito alla stessa valutazione di base l'applicazione di criteri idonei a tenere nella dovuta considerazione le differenze di genere. È davvero questo un giorno importante e significativo: rappresenta il valore uomo e la dignità dell'uomo in una Costituzione amplificata attraverso questo testo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, il disegno di legge concernente la delega al Governo in materia di disabilità è previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e già questo di per sé è un fatto politico rilevante, perché vuol dire che le risorse del PNRR messe a disposizione dalla nostra Casa comune europea per risollevarsi dalla terribile pandemia da Covid-19 nell'ambito della Missione 5 (coesione e inclusione) sono dirette anzitutto a migliorare la condizione delle persone con disabilità. Obiettivi principali sono la deistituzionalizzazione e l'autonomia delle persone con disabilità per attuare davvero la Convenzione ONU del 2006, con l'aggiornamento in primis della disciplina dell'accertamento anche attraverso modifiche legislative. Il nostro Paese ha oggi una grande occasione: intervenire anche sul linguaggio legislativo - ormai da bandire - come quello contenuto nella legge n. 104 del 1992, che si riferisce ancora al termine handicappati e non alle persone con disabilità come parte della diversità umana e titolari di diritti umani. Ad ogni modo, in Italia non cominciamo da zero: abbiamo avuto leggi importantissime, come la n. 328 del 2000, che per prima ha sancito il progetto individuale per la presa in carico delle persone con disabilità. È un concetto questo richiamato, poi, dalla legge n. 112 del 2016, la cosiddetta legge dopo di noi, che tra l'altro ha posto l'accento anche sul diritto all'autonomia abitativa e sull'attuazione dell'articolo 19 della Convenzione ONU sul diritto di scegliere dove e con chi vivere;