[pronunce]

La disposizione censurata sarebbe altresì in contrasto con l'art. 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, come questa Corte avrebbe già affermato con riferimento alle discriminazioni dello straniero in materia di prestazioni sociali (è richiamata la sentenza n. 187 del 2010). 5.3.2.- Il giudice a quo lamenta anche la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in quanto la disposizione regionale si porrebbe in contrasto con l'art. 11 della direttiva 2003/109/CE, alla quale deve riconoscersi efficacia diretta. In proposito, non varrebbe richiamare la possibilità per il legislatore di circoscrivere la platea dei beneficiari delle prestazioni sociali in ragione della limitatezza delle risorse (sentenza n. 133 del 2013), in quanto gli obblighi europei richiedono pur sempre la parità di trattamento tra cittadini UE e soggiornanti di lungo periodo (sentenza n. 166 del 2018). 5.4.- Per quel che concerne le questioni sollevate in via subordinata - quelle concernenti il requisito dell'impossidenza di cui all'art. 29, comma 1, lettera d), della legge reg. Friuli-Venezia Giulia n. 1 del 2016 - il Tribunale di Udine osserva che sarebbe violato il principio di ragionevolezza e proporzionalità. La legge regionale intende tutelare, come espressamente si dice all'art. 1, il diritto all'abitazione (in relazione al quale il rimettente richiama la sentenza di questa Corte n. 44 del 2020) e, in tale ambito, questa Corte - osserva il giudice a quo - nella sentenza n. 176 del 2000 ha ritenuto non irragionevole precludere l'accesso a prestazioni quali quelle di cui alla disposizione censurata, quando si sia titolari di un bene della medesima natura pur se al di fuori dell'ambito territoriale di riferimento, in quanto si può da detto bene «ricavare utilità comparabili a quelle di un alloggio situato in luogo adeguato in relazione alle proprie esigenze lavorative». Il Tribunale di Udine rileva, tuttavia, che secondo la disposizione censurata «risulta preclusiva all'accesso al beneficio la titolarità di diritti di proprietà su immobili ubicati in tutto il mondo, il che pare sproporzionato e contrastante con le esigenze di tutela sociale della provvidenza», tanto più che, sotto il profilo reddituale, il rilievo di altre proprietà «è comunque garantito all'interno della certificazione ISEE». 6.- Con atto del 4 settembre 2023, si sono costituiti in giudizio, con il medesimo collegio difensivo, ASGI e trentanove cittadini extra UE, tutte parti nel giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento delle questioni sollevate. 6.1.- La difesa delle parti private offre, innanzitutto, un quadro complessivo della vicenda da cui origina il giudizio a quo, in diverse occasioni conosciuta da giudici di merito della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. Il contributo integrativo per il pagamento dei canoni di locazione di cui all'art. 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo), rinvia a un successivo decreto del Ministro dei lavori pubblici per l'indicazione dei requisiti minimi per beneficiare del contributo, individuati nei soli requisiti di reddito massimo (art. 1 del decreto ministeriale 7 giugno 1999, recante «Requisiti minimi dei conduttori per beneficiare dei contributi integrativi a valere sulle risorse assegnate al Fondo nazionale di sostegno per l'accesso alle abitazioni in locazione di cui all'art. 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e criteri per la determinazione degli stessi»). Il successivo art. 2 del medesimo d.m. prevede che le regioni e i comuni possano incrementare le risorse con propri fondi ma senza potere inserire, rilevano le parti private, «requisiti diversi da quelli reddituali». Nessuna regione avrebbe mai aggiunto requisiti ulteriori, salvo la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, la quale all'art. 29 della legge regionale n. 1 del 2016 ha introdotto il requisito della «impossidenza planetaria»: la proprietà preclude l'accesso al contributo di per sé, e non per via dell'effetto «doveroso e pacifico» che tale proprietà ha ai fini reddituali e dell'ISEE. Questa Corte si sarebbe occupata di normativa analoga «con riferimento all'accesso alla casa», introducendo il «correttivo della "utilità comparabile"», il quale però non sarebbe applicabile ai contratti di locazione in quanto «l'essere o meno proprietario di un alloggio altrove è, dal punto di vista della sua condizione di bisogno (e ferma restando, si ribadisce, l'incidenza sul reddito) del tutto irrilevante». In termini analoghi alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia si sarebbe mossa soltanto la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ma, a seguito di condanna da parte del Tribunale di Torino, ha subito modificato la norma che prevedeva il requisito dell'impossidenza. La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, invece, non solo «pretende di mantenere il requisito» , ma ha introdotto altresì un onere documentale aggiuntivo a carico dei cittadini extra UE «che tutti i giudici sin qui investiti della questione hanno ritenuto illegittimo». 6.1.1.- Ciò premesso, le parti private rilevano che, successivamente all'ordinanza di rimessione, le norme regolamentari che prevedevano detto onere documentale sono state abrogate con il regolamento regionale n. 045 del 2023 e si è espressamente stabilito che gli effetti valgano anche nei confronti delle domande presentate prima della modifica. Con la conseguenza che «per le domande 2023 (relative ai canoni 2022) la regola vigente è del tutto coerente con quanto il Giudice rimettente ritiene conforme a Costituzione»; peraltro, i cittadini stranieri che hanno presentato domanda per gli anni 2020 e 2021 hanno tutti ottenuto la prestazione, o sulla base di provvedimenti giurisdizionali o in ragione del comportamento dei comuni, che per evitare contenziosi si sono adeguati a tali provvedimenti. Alla luce di quanto rappresentato, le parti private osservano, pertanto, «che tutti coloro che vantavano un diritto in apparente contrasto con la norma sospetta di incostituzionalità hanno già ottenuto il riconoscimento del diritto vantato; e che nessuna altra lesione è prospettabile per il futuro, salvo che non intervenga una ulteriore modifica del Regolamento (ipotesi che, tra l'altro, nessuno risulta aver mai prospettato)». Le vicende illustrate potrebbero avere effetti sulla rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale. Pur non avendo «interesse a formulare conclusioni nel senso della inammissibilità», la difesa delle parti private osserva, infatti, che l'ordine di rimozione del regolamento - sulla cui necessità di adozione si fonda la valutazione sulla rilevanza del giudice rimettente - non potrebbe più essere emanato, in ragione dell'intervenuta abrogazione. 6.2.- Nel merito, le parti private ritengono «pregiudiziale e assorbente» il dubbio di legittimità costituzionale concernente il requisito dell'impossidenza di cui all'art. 29, comma 1, lettera d), della legge reg.