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Si tratta di un fattore ancora più determinante in ragione di una elevatissima parcellizzazione produttiva; dal punto di vista commerciale la scarsa capacità delle cooperative di svolgere la loro vera funzione che è quella di attrarre soci (al fine di concentrare l'offerta) ma anche quella di essere rappresentative della base sociale, nonché favorirne la consapevolezza e l'evoluzione imprenditoriale; è stato evidenziato inoltre un problema di riqualificazione della qualità dei prodotti, a causa della presenza di varietà non più gradite dal mercato o in altri casi non rispondenti alla logica dell'ampliamento del calendario produttivo. In Basilicata e in Calabria è stato sollevato il problema della carenza della ricerca pubblica, in particolare sul fronte della selezione di nuove varietà in modo da ridurre l'esposizione verso l'estero e favorire le esportazioni. Per questo motivo è necessario, per favorire il ricambio varietale, dare una nuova finalità al CREA, il più importante Ente italiano di ricerca agroalimentare, definendo un nuovo piano triennale più orientato verso la biodiversità; la grave crisi che interessa il comparto agrumicolo meridionale, in particolare in Sicilia, in Calabria e nel Metapontino, sta compromettendo in modo irreversibile la capacità di fare impresa degli agricoltori, nonché l'occupazione di migliaia di lavoratori dell'indotto. I motivi sono da imputare a molteplici cause: - eccesso di offerta in determinati periodi dell'anno dovuto principalmente alla brevità di mesi in cui l'Italia riesce ad essere presente sui mercati. Infatti tutta l'offerta si concentra in 3-4 mesi, generalmente parte di ottobre, novembre, dicembre e gennaio a causa di una dotazione varietale scarna e non concorrenziale, ciò provoca la saturazione del mercato, che subisce anche l'invasione di prodotti provenienti dall'estero in particolare dal bacino Mediterraneo come Nord Africa e Turchia in primis , a prezzi estremamente competitivi; tutto ciò è causa di concorrenza sleale per questo prodotto, dove i costi di produzione sono molto inferiori a quelli italiani ed europei, a cui si aggiunge anche l'onere economico della raccolta che, con merce collocata sul mercato, genererebbe un introito molto modesto e comunque per nulla compensativo dei costi di produzione; gli effetti degli accordi in materia di liberalizzazione reciproca dei prodotti agricoli tra l'Unione europea e alcuni Paesi della sponda sud del Mediterraneo impattano fortemente sulle economie agricole delle regioni meridionali, in quanto introducono disposizioni tariffarie e concessioni a tutto vantaggio dei Paesi in questione, le cui crescenti esportazioni verso il sud Europa destabilizzano una già difficile realtà produttiva e di mercato; - logistica e trasporti molto deboli e scarsamente efficienti per poter raggiungere in tempi brevi i mercati del nord Europa. A fronte di un'organizzazione efficientissima della Spagna. Debolezza strutturale delle regioni meridionali dovuta molto alla pervasività della mafia all'interno dei settori nodali (es autotrasporti) come dimostrano, ad esempio, il rapporto Eurispes e anche il Report sulla filiera agrumicola; - in media il 20 per cento delle aziende agricole, che rappresentano il 60 per cento della produzione, aderisce a cooperative oppure a Organizzazioni Produttori (OP). Tra Sicilia e Calabria esistono circa 40 OP specializzate nel comparto agrumicolo di dimensione medio-piccole. Altre OP ortofrutticole, invece, radicate al Centro Nord Italia che dispongono di soci produttori e impianti di produzione ubicate nelle zone di produzione del Meridione; - elevato grado di parcellizzazione della fase produttiva e commerciale. Sono infatti presenti troppi marchi commerciali e troppi operatori, ciò ad esclusivo appannaggio della Grande Distribuzione Organizzata nazionale ed internazionale che ha così il potere di incidere e decidere riguardo gli andamenti commerciali. A pagarne le conseguenze maggiori sono i produttori che sono "costretti" a svendere il proprio prodotto, destinato al consumo fresco, a prezzi imbarazzanti ed umilianti piuttosto che vederlo deperire invenduto sulle piante; - prezzi irrisori per il prodotto destinato all'industria di trasformazione: circa 1 centesimo al kg per le clementine e da 5 a 9 centesimi circa al kg per le arance; - costi di produzione più elevati rispetto alla media europea (gasolio, energia elettrica, concimi, agro farmaci, ); - poche risorse finanziarie utilizzate in attività di marketing e promozione dei prodotti a marchio e scarsissima incentivazione al consumo di frutti di piccole dimensioni che pur essendo piccoli presentano medesime qualità organolettiche dei calibri di maggiori dimensioni. 7.3. Rapporti con le Istituzioni Vi è anche una eccessiva burocratizzazione inerente gli adempimenti amministrativi e le opportunità di finanziamento che, di fatto, rappresenta un muro importante. Allo stesso tempo si registra un eccessivo ritardo nei pagamenti, soprattutto per i PSR. Per questo motivo i PSR vengono spesso considerato inefficaci, inefficienti e di scarso interesse per i produttori a differenza di altri strumenti (ad esempio l'OCM) più flessibili e rispondenti alle esigenze del tessuto produttivo; i referenti regionali, dal loro punto di vista, hanno sottolineato come spesso le opportunità di finanziamento esistenti non vengano utilizzate a causa dalla poca conoscenza o per lo scarso interesse, i produttori, dal canto loro, lamentano la scarsa capacità di coordinamento da parte delle Regioni; da più parti si chiedono maggiori controlli fitosanitari sui prodotti importati, al pari di quelli nazionali, per contrastate le pratiche di concorrenza sleale; altro tema è quello della ricerca e della gestione della manodopera, soprattutto stagionale legata alla raccolta e potatura; considerato infine che: stenta a decollare, essenzialmente per mancanza di risorse, il Programma nazionale di certificazione volontaria degli agrumi gestito dal CREA-OFA, voluto dal Ministero e volto a produrre il primo materiale di propagazione, con controlli fitosanitari e di corrispondenza varietale estremamente severi, al fine di assicurare al settore vivaistico di poter disporre di piante certificate e di elevata qualità; bisogna, quindi, adottare iniziative volte a promuovere accordi di qualità con le industrie di trasformazione, puntando sulla qualità del nostro prodotto, a sostenere il settore agrumicolo, anche attraverso la definizione di una specifica politica di ricorso al credito in favore delle aziende del comparto agrumicolo e intervenendo in maniera strutturale attraverso una attenta e puntuale programmazione, anche tramite la definizione di un Piano agrumicolo nazionale; il decreto-legge n. 27 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 44 del 2019, così detto «Decreto Emergenze», prevede misure per il sostegno del settore agrumicolo, riconoscendo un contributo destinato alla copertura, totale o parziale, dei costi sostenuti per gli interessi dovuti per il 2019 sui mutui bancari contratti dalle imprese del settore agrumicolo entro la data del 31 dicembre 2018, al fine di contribuire alla ristrutturazione di tale settore nonché uno stanziamento per la realizzazione di campagne promozionali e di comunicazione istituzionale da destinare al comparto agrumicolo; impegna il Governo: