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Lo dico perché - e su questo attiro la vostra attenzione - c'è una vicenda relativa allo scorrimento delle graduatorie delle prove scritte del concorso per il reclutamento di 893 allievi agenti della Polizia di Stato (successivamente elevati al numero di 1.182), ossia la graduatoria dei cosiddetti civili. Qual è il contesto? Il Governo sta valutando di assumere 1.851 nuovi agenti di Polizia. Benissimo, ma non è questo il punto. C'è un «ma»: a sorpresa viene presentato un emendamento in base al quale verranno chiamati a svolgere le successive prove del concorso solo coloro che non abbiano compiuto i ventisei anni di età e siano in possesso di un diploma di scuola superiore. Quali sono la discriminazione e l'illegittimità? Il bando di concorso e, quindi, quanto contenuto allora nel bando - prevedeva che potessero partecipare al concorso coloro che non avevano superato i trent'anni (non i ventisei anni) prima del termine delle iscrizioni, e avevano conseguito la licenza media come titolo di studio. In forza dell'emendamento sul quale voglio attirare l'attenzione di tutti, migliaia di aspiranti poliziotti saranno - permettetemi il termine - buttati fuori dal concorso in virtù di una regola che viene creata e inserita successivamente al concorso. Gli aspiranti poliziotti in questione, che peraltro in questi giorni hanno cercato di denunciare anche attraverso le forme sindacali l'aberrante situazione, sono stati pregiudicati anche in passato - lo voglio dire - sempre a causa di un criterio, non previsto neanche questo dal bando, e non vennero convocati a sostenere le prove fisiche perché l'amministrazione ne chiamò soltanto una piccola parte. Ma - come si dice - torniamo a bomba. Non si cambiano le regole del gioco in corso d'opera (Applausi dal Gruppo FdI) , quando c'è stato un bando e si è svolto parzialmente un concorso. L'effetto discriminatorio che l'emendamento in questione produce è che si penalizzano i giovani e meritevoli candidati che hanno già acquisito l'idoneità. Il contesto è che noi abbiamo una graduatoria già approvata e un emendamento che la sovverte, rischiando - lo ripeto, perché sono non numeri, ma persone e famiglie - di lasciare per strada 14.000 persone, in un campo, come quello della sicurezza, che credo che sia cuore non soltanto a una parte della maggioranza e del Governo, ma all'intero Paese e sicuramente è molto a cuore di Fratelli d'Italia. Questa è la storia assurda del bando di 148 allievi di Polizia, chiuso - lo voglio ribadire - a maggio 2018, con un elenco di idonei non vincitori che puntavano a questo scorrimento, ma che, in virtù di questo emendamento, non lo potranno godere a loro favore. Intanto è una norma discriminatoria rispetto al bando, che va inoltre a incidere veramente in modo negativo su migliaia di idonei non vincitori rimasti in ballo, che puntavano allo scorrimento della graduatoria. Questo emendamento introduce nuovi criteri che di fatto eliminano buona parte degli aspiranti, ovvero tutti coloro che hanno un'età non superiore a ventisei anni compiuti. Si tratta di persone che verranno scavalcate da altre persone che hanno ottenuto punteggi più bassi soltanto per una questione anagrafica. Mi chiedo e vi chiedo se un emendamento respinto in Commissione affari costituzionali, poi ripresentato, ritirato e modificato (ma in realtà non modificato affatto), non sia un emendamento evidentemente della discordia con princìpi discriminatori e di illegittimità. Avrei altre cose da aggiungere, ma credo di essere stata chiara nel principio. Visto che dovete sfoltire, vi invito a fare un'operazione di giustizia e tagliate questo emendamento. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Berardi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, il decreto-legge n. 135, al contrario di quanto accaduto per la legge di bilancio, è stato esaminato nelle Commissioni riunite 1 a e 8 a , anche se le sedute sono state ripetutamente sconvocate, e reca, almeno nell'intento del testo originario e da quanto si evince dalla relazione introduttiva, disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, volte a superare situazioni di grave difficoltà nelle dinamiche dei rapporti di mercato con la pubblica amministrazione. Si doveva dare un taglio alla burocrazia e facilitare la vita ai cittadini e alle imprese, ma nel lungo percorso al Senato il decreto, di fatto, si è trasformato in un testo omnibus , arricchito di svariate norme, che vanno dalla riduzione dell'IRES per le no profit, ai 10 milioni per le famiglie delle vittime di Rigopiano; dagli NCC all'obbligo di distruzione degli ulivi affetti da Xylella, sino all'etichettatura. Ad allungare i tempi, c'è stato soprattutto il tema delle trivelle, che ha fatto procedere a singhiozzo i lavori delle Commissioni, e sul quale poi è stato trovato un accordo che lascia un po' perplessi gli ambientalisti italiani. Ho presentato alcuni emendamenti che nelle Commissioni riunite purtroppo sono stati respinti. Avevo proposto una moratoria per le aziende agricole, anche nei precedenti provvedimenti, con una sospensione di ventiquattro mesi dei debiti delle imprese agricole, degli agricoltori, degli allevatori e dei pescatori in difficoltà. In caso di beneficio, gli stessi avrebbero potuto rateizzare i debiti fino a settantadue mesi. Questa misura, sin dalla manovra di bilancio, è stata però dichiarata improponibile, nonostante l'articolo 1 del decreto-legge istituisca, nell'ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, una sezione speciale dedicata a interventi di garanzia in favore delle PMI. Un altro mio emendamento in materia ambientale, sempre respinto, prevedeva l'abrogazione dell'articolo 41 del decreto Genova sui fanghi di depurazione. Le mie maggiori perplessità sulla novella approvata sono legate ai rapporti con la Carta costituzionale: in attesa di una revisione organica della normativa di settore - come aveva promesso anche il ministro Costa - occorre prestare attenzione affinché questa materia non impatti negativamente sul diritto alla salute tutelato dall'articolo 32 della Costituzione. Il bene della vita e dell'ambiente meritano tutela e l'enorme aumento di limiti che abbiamo visto tenta di pregiudicare questi obiettivi. Del resto, anche l'Unione europea con le sue direttive ci invita alla prudenza e a una disciplina nell'utilizzo dei fanghi tesa a evitare effetti nocivi al suolo. Ho anche presentato alcuni ordini del giorno in materia di moratoria antiriciclaggio e trivellazione, anch'essi non considerati. La moratoria sulle trivellazioni, infatti, non precisa che saranno autorizzate 15 nuove rivelazioni, di cui 4 in mare e 11 su terraferma. La norma, infatti, salva dalla moratoria le istanze di concessione già in essere alla data di entrata in vigore della legge e anche le concessioni in scadenza verranno automaticamente rinnovate senza controllo, comprese quelle della Val d'Agri, in Basilicata, in scadenza il 31 ottobre 2019.