[pronunce]

Anche qualora il suddetto art. 10 si ritenesse tuttora applicabile, limitatamente al suo comma 6, la norma impugnata risulterebbe non in linea con esso, posto che mentre in quest'ultimo si ribadisce il principio consensuale che regola i rapporti finanziari tra Stato e Regioni speciali e comunque e si fa riferimento ad «una quota del previsto incremento del gettito tributario», nella norma impugnata lo Stato riserverebbe unilateralmente all'erario tutte «le maggiori entrate» derivanti dal d.l. n. 201 del 2011. L'art. 48, comma 1, risulterebbe in contrasto altresì con l'art. 79 dello statuto speciale (come sostituito dalla lettera h del comma 107 dell'art. 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191), già richiamato, che configurerebbe un sistema completo di concorso della Regione agli obiettivi di finanza pubblica, non derogabile se non con le modalità previste dallo Statuto. Proprio in quanto configurerebbe una deroga agli artt. 69 e 79 dello statuto speciale e alle relative norme di attuazione, perché disposta con una fonte primaria "ordinaria" - ossia un decreto-legge convertito -, l'art. 48, comma 1, impugnato, violerebbe altresì, ad avviso della ricorrente, gli artt. 103, 104 e 107 dello statuto speciale che, rispettivamente, disciplinano: il procedimento di revisione costituzionale per modificare lo statuto speciale in via ordinaria; la modifica della disciplina finanziaria con legge statale, ma «su concorde richiesta del Governo e, per quanto di rispettiva competenza, della regione o delle due province»; la procedura per l'adozione delle norme di attuazione dello statuto speciale. Una specifica censura è poi rivolta dalla ricorrente nei confronti del secondo periodo dell'art. 48, comma 1, che demanda ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze le modalità di individuazione del maggiore gettito. Oltre ad essere affetta dai medesimi vizi che caratterizzerebbero il periodo precedente, la disposizione sarebbe in contrasto con il principio di leale collaborazione, in quanto, in una materia dominata dal principio consensuale, prevede un decreto ministeriale senza intesa con la Regione. L'impugnato art. 48, comma 1-bis, reca la cosiddetta «clausola di salvaguardia», rinviando alle norme di attuazione degli statuti speciali di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 la definizione delle modalità di applicazione del decreto-legge e i suoi effetti finanziari per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano, stabilendo peraltro che restano ferme le disposizioni previste dagli artt. 13, 14 e 28, nonché quelle del medesimo art. 48 (comma 1). A parte la difficoltà di individuare un contenuto alle norme di attuazione ivi prefigurate, la ricorrente argomenta per l'illegittimità costituzionale anche di tale disposizione, in quanto non spetterebbe alla legge ordinaria disciplinare il contenuto delle norme di attuazione dello statuto. 1.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha depositato, in data 11 maggio 2012, e dunque fuori termine (trenta giorni dal termine perentorio di trenta giorni dalla scadenza del termine stabilito per il deposito del ricorso, ai sensi dell'art. 19, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale), una propria memoria, argomentando per l'infondatezza del ricorso e chiedendone il rigetto. 1.3.- In prossimità dell'udienza pubblica fissata per il 29 gennaio 2014, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol ha depositato, in data 7 gennaio 2014, una memoria, nella quale reitera le censure rivolte agli artt. 28, comma 3, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011. Riguardo all'art. 28, comma 3, la ricorrente sostiene che la fondatezza delle censure sollevate sarebbe avvalorata dalle sentenze n. 118 del 2012 e n. 241 del 2012, che hanno confermato l'importanza del principio pattizio nei rapporti tra lo Stato e le Regioni speciali in materia finanziaria. Riguardo all'art. 48, la ricorrente rileva che l'illegittimità costituzionale delle «riserve all'erario» sarebbe confermata dalle sentenze n. 142 e n. 241 del 2012, che hanno accolto le censure relative, rispettivamente, alla riserva allo Stato del gettito dell'addizionale erariale sulla tassa automobilistica e ad una riserva integrale di entrate erariali avente analoga destinazione rispetto a quella oggetto di impugnazione. 1.4.- In prossimità dell'udienza pubblica fissata per il 22 ottobre 2014, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol ha depositato, in data 30 settembre 2014, una ulteriore memoria, richiamando in particolare, la sentenza n. 23 del 2014 della Corte costituzionale, che confermerebbe l'illegittimità dell'art. 28, comma 3, impugnato, per violazione dell'art. 69 dello statuto. 1.5.- La Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, in data 28 gennaio 2015, ha depositato il proprio atto di rinuncia all'impugnazione degli artt. 28, comma 3, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011. In data 4 febbraio 2015 la medesima Regione ha depositato altresì la delibera con cui il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol, il 21 gennaio 2015, ha ratificato la delibera con cui la Giunta rinunciava al ricorso. 1.6.- Con memoria depositata il 19 febbraio 2015, l'Avvocatura generale dello Stato, sulla base della delibera del Consiglio dei ministri del 10 febbraio 2015, ha comunicato di accettare, a nome del Presidente del Consiglio dei ministri, la rinuncia al giudizio da parte della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol. 2.- Con ricorso notificato in data 24 febbraio 2012 e depositato il successivo 28 febbraio 2012 (reg. ric. n. 34 del 2012) , la Provincia autonoma di Trento ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 28, comma 3, e 48 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, per violazione del Titolo VI, e in particolare degli artt. 75, 79, 80, 81 e 82, nonché degli artt. 103, 104 e 107 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige);