[pronunce]

9.- Con memoria integrativa depositata il 30 aprile 2024, la Regione Emilia-Romagna ribadisce che l'indiscussa natura di persona giuridica di diritto privato della partecipanza agraria non sarebbe in alcun modo decisiva ai fini della «valutazione del suo assoggettamento a controlli amministrativi», e ciò sarebbe comprovato dalla circostanza che le fondazioni sarebbero sottoposte a «controlli amministrativi non molto diversi da quelli degli enti locali». A tale conclusione condurrebbe anche la considerazione dell'indubitabile interesse pubblico, sotteso alla conservazione dei beni appartenenti alle comunità anche ai fini della trasmissione alle generazioni future. Ad avviso della difesa regionale, non vi sarebbe sovrapposizione tra le competenze esercitate dallo Stato nella legge n. 168 del 2017 e quanto disposto dalla Regione in materia di controlli, poiché quello previsto delle norme censurate «non [sarebbe] un controllo sul merito dei diritti civilistici di uso civico, o limitante dette facoltà, o interessante la disciplina sulla titolarità e l'esercizio dei diritti domenicali sulle terre civiche», bensì riguarderebbe «il diverso profilo della regolarità e legittimità procedurale dei meccanismi di elezione e di funzionamento dell'Ente, che è a presidio e a tutela degli stessi soggetti titolari partecipanti, al fine - di indiscutibile interesse pubblico - di assicurare, attraverso la regolarità delle procedure e [...] la piena rispondenza della formazione degli Organi di amministrazione dell'Ente, alla legge, allo Statuto, e al Regolamento di cui si è autodotato, la continuità nel tempo di un "dominio collettivo", quanto più possibile aderente agli scopi suoi propri». La Regione insiste, dunque, nel ritenere che il controllo previsto dalle norme censurate non possa considerarsi una illegittima estensione di poteri di controllo originariamente concepiti per enti dipendenti e strumentali della Regione stessa, ma sia una tipologia di controllo specificamente prevista per le partecipanze agrarie, secondo una ratio che sarebbe identica a quella che sovrintende ai controlli sulle fondazioni. La difesa della Regione replica, infine, agli argomenti esposti dalle parti private nell'atto di costituzione, ribadendo il «palese contrasto» tra le delibere di modifica del regolamento per la divisione dei capi e lo statuto della partecipanza, richiamando, a tale riguardo, la pronuncia del Tribunale ordinario di Ferrara, sezione civile, 27 marzo 2024, con la quale sono state «dichiarate nulle per contrasto con le regole statutarie» varie delibere degli organi della partecipanza. Conclude ribadendo che l'entrata in vigore della legge n. 168 del 2017, la quale nulla avrebbe disposto in materia di controllo, avrebbe confermato la persistente vigenza di un potere di vigilanza sugli enti esponenziali della partecipanza. 10.- All'udienza pubblica del 21 maggio 2024 la difesa della Regione Emilia-Romagna ha insistito per le conclusioni rassegnate negli scritti difensivi, sottolineando come la decisione di questa Corte sia destinata a trascendere la dimensione regionale. Nella medesima udienza anche la difesa delle parti private è intervenuta per ribadire l'adesione alla prospettazione dell'ordinanza di rimessione.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe (reg. ord. n. 9 del 2024) , il Consiglio di Stato, sezione sesta, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 49, comma 1, lettera b), della legge reg. Emilia-Romagna n. 6 del 2004, «nel suo combinato disposto con gli artt. 25 e 29 della legge della Regione Emilia-Romagna 27 maggio 1994 n. 24», per violazione degli artt. 3, 9 e 117, secondo comma, lettere l) ed s), Cost., con riguardo - rispettivamente - alle materie «ordinamento civile» e «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali». 2.- Il menzionato art. 49 prevede: «la Giunta regionale esercita il controllo preventivo di legittimità sulle deliberazioni [...] b) delle Partecipanze agrarie dell'Emilia-Romagna concernenti gli Statuti ed i regolamenti, ferma restando l'eventuale applicazione del titolo III, capo II, della legge regionale n. 24 del 1994». Tra le disposizioni ivi ricomprese rientrano l'art. 25 della legge reg. Emilia-Romagna n. 24 del 1994, secondo cui il citato Capo II riguarda soggetti qualificati come «enti dipendenti» dalla Regione, e l'art. 29 della medesima legge regionale, che prevede incisivi poteri di scioglimento degli organi e di commissariamento dell'ente. 3.- La rimettente sezione del Consiglio di Stato riferisce di essere stata adita in sede di appello avverso la decisione del TAR Emilia-Romagna, che aveva accolto il ricorso di un gruppo di consiglieri e magistrati della Partecipanza agraria di Cento. Innanzi al giudice di prime cure, i ricorrenti avevano chiesto l'annullamento delle delibere regionali con le quali erano stati disposti lo scioglimento degli organi statutari della partecipanza agraria e la nomina di un commissario. Il TAR Emilia-Romagna aveva accolto il primo motivo di ricorso, reputando non più vigenti le norme regionali poste alla base dell'adozione degli atti contestati. La Regione ha proposto appello avverso tale decisione. In sede di gravame, il giudice a quo ha riformato la sentenza di primo grado, ravvisando la perdurante vigenza delle norme regionali in parola, della cui legittimità costituzionale nondimeno dubita. 4.- Il rimettente solleva, pertanto, plurime questioni di legittimità costituzionale che motiva, sotto il profilo della rilevanza, avendo riguardo alla necessaria applicazione delle norme censurate nel giudizio di appello pendente. Quanto alla non manifesta infondatezza, ritiene che l'art. 49, comma 1, lettera b), della legge reg. Emilia-Romagna n. 6 del 2004, «nel suo combinato disposto con gli artt. 25 e 29 della legge della Regione Emilia-Romagna 27 maggio 1994, n. 24», vìoli l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., con riguardo alla materia «ordinamento civile», in quanto inciderebbe sui «presupposti sostanziali» di attivazione e di esercizio delle funzioni di controllo sugli enti esponenziali dei domini collettivi. Le medesime norme contrasterebbero inoltre con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., con riguardo alla materia «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali» , nonché con l'art. 9 Cost., poiché, prevedendo «ficcanti poteri di matrice autoritativa in grado di condizionare profondamente la vita degli enti esponenziali della collettività», finirebbero «con l'incidere, almeno indirettamente, anche sullo svolgimento delle funzioni di protezione dell'ambiente ad essi affidate».