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da una parte non si vogliono fare troppi tamponi per evitare di mettere sul piatto troppi casi, dall'altro non identificando questi casi si alimenta il contagio tanto che, secondo la valutazione che pubblichiamo oggi, negli ultimi 23 giorni, dal 4 al 27 maggio, la Lombardia ha il 6% di tamponi diagnostici positivi, e sottolineo 'diagnostici' perché se mettiamo al denominatore tutti i tamponi fatti è chiaro che questa percentuale artificiosamente scende. La Liguria è al 5,8%, il Piemonte al 3,8%"; la Regione Lombardia ha replicato: "Fin dall'inizio della pandemia i dati vengono pubblicati in maniera trasparente e inviati alle Istituzioni e alle autorità sanitarie preposte. Nessuno, a partire dall'Istituto Superiore di Sanità, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro che, anzi, proprio l'ISS ha sempre validato ritenendolo idoneo per rappresentare la situazione della nostra regione". Dalla Regione si sottolinea che "è inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo vengano rettificate da chi le pronunciate"; considerato che la regione Lombardia è stata duramente colpita dalla pandemia e gli stessi organi di informazione hanno più volte riportato la notizia di decessi di massa, soprattutto nelle RSA e di disguidi organizzativi nella gestione dell'emergenza ed a parere degli interroganti, trattandosi di vite umane, è necessario fare chiarezza al fine di poter affrontare nel migliore dei modi il presente ed il futuro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ed il Presidente del Consiglio dei ministri siano a conoscenza delle dichiarazioni riportate in premessa e se intendano verificare se esse corrispondano al vero; se non ritengano opportuno programmare una gestione commissariale della Lombardia per individuare eventuali responsabilità pregresse e per evitare che la "fase due" sia gestita come quella dell'emergenza. Atto n. 4-03577 AIMI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: le concessioni demaniali marittime per acquacoltura e pesca rappresentano una tematica di rilevantissimo impatto dal punto di vista economico e occupazionale; la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019) reca alcune disposizioni relative alla questione delle concessioni demaniali marittime; in particolare, la legge, all'articolo 1, comma 675, "al fine di tutelare, valorizzare e promuovere il bene demaniale delle coste italiane, che rappresenta un elemento strategico per il sistema economico, di attrazione turistica e di immagine del Paese, in un'ottica di armonizzazione delle normative europee, demanda a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro per gli affari europei, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro per gli affari regionali e la Conferenza delle regioni e delle province autonome, i termini e le modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime"; l'articolo 1, al comma 682, in vigore dal 1° gennaio 2019, in attesa della revisione, ha disposto la proroga di 15 anni delle concessioni demaniali marittime in essere, la cui scadenza era precedentemente fissata al 2020; lo stesso articolo, al comma 683, stabilisce che "al fine di garantire la tutela e la custodia delle coste italiane affidate in concessione, quali risorse turistiche fondamentali del Paese, e tutelare l'occupazione e il reddito delle imprese in grave crisi per i danni subiti dai cambiamenti climatici e dai conseguenti eventi calamitosi straordinari, le concessioni di cui al comma 682, vigenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge 31 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, nonché quelle rilasciate successivamente a tale data a seguito di una procedura amministrativa attivata anteriormente al 31 dicembre 2009 e per le quali il rilascio è avvenuto nel rispetto dell'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328, o il rinnovo è avvenuto nel rispetto dell'articolo 02 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, hanno una durata, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, di anni 15. Al termine del predetto periodo, le disposizioni adottate con il decreto di cui al comma 677 rappresentano lo strumento per individuare le migliori procedure da adottare per ogni singola gestione del bene demaniale"; a distanza di un anno e mezzo dall'approvazione delle disposizioni contenute nella legge di bilancio 145 del 2018, non sono stati forniti chiarimenti sull'applicabilità della proroga, e risultano emanati i decreti ai quali i commi citati rimandano; tale vuoto normativo sta creando notevoli disagi nel settore, si chiede di sapere se siano in fase di adozione i decreti richiamati in premessa e in caso negativo, se i Ministri in indirizzo non ritengano, ciascuno per la propria competenza, di adottare in tempi rapidi misure a tutela del comparto. Atto n. 4-03578 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in località Trasanello, a circa 3 chilometri in linea d'aria da Matera, è ubicato l'impianto Italcementi, che ha una capacità produttiva di 400.000 tonnellate di clinker e 320.000 tonnellate di cemento per un totale di 720.000 tonnellate; tale impianto è nelle immediate prossimità dell'area protetta Gravine di Matera (codice IT9220135) e con deliberazione della Giunta regionale, DGR n. 1197/2017, è stato rilasciato un giudizio favorevole di compatibilità ambientale, comprensivo del parere favorevole di valutazione di incidenza e riesame per l'A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale); con la nuova autorizzazione è stata concessa la possibilità di utilizzo di 60.000 tonnellate di Css-combustibile da utilizzare nel forno per produrre cemento. I valori emissivi sono quelli che prevede il decreto del Ministero dell'ambiente 14 febbraio 2013, n. 22 e Italcementi non ha avuto bisogno di adeguamento, perché già vi rientrava; la cementeria Costantinopoli di Barile, al contrario, ha avuto bisogno di adeguamenti dell'impianto per rientrarvi; in merito ai valori emissivi, la soglia prevista per le polveri totali è stata abbassata da 30 mg/Nm³ a 10 mg/Nm³ e per NO2 da 500 a 450 mg/Nm³; Italcementi aveva sottoscritto, ad ottobre 2011, un protocollo con il Comune di Matera, la Provincia di Matera, la Regione Basilicata e la supervisione dell'ARPAB (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente in Basilicata).