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Tenuto conto dei termini inderogabili stabiliti dalle richiamate disposizioni del decreto-legge n. 34 del 2020 per l'utilizzo in compensazione, tramite F24, dei crediti d'imposta in parola, nel caso in cui il sequestro dovesse essere revocato o comunque perdere efficacia, il credito potrebbe ritornare nella disponibilità dell'ultimo titolare ormai scaduto (a causa del decorso del tempo) e, quindi, inutilizzabile. Con la disposizione di cui al comma 1 si prevede che, nelle ipotesi in cui i crediti d'imposta non possano essere utilizzati in quanto oggetto di sequestro disposto dall'Autorità giudiziaria, il termine per l'utilizzo delle quote residue al momento del sequestro è aumentato di un periodo pari alla durata del sequestro stesso. Pertanto, per l'intera durata del sequestro e fintantoché lo stesso abbia efficacia, restano sospesi i termini per l'utilizzo di ognuna delle quote residue del credito d'imposta. Nel caso in cui il credito sia utilizzabile mediante ripartizione in quote annuali (come per i crediti derivanti dai bonus edilizi di cui all'articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020), i termini di scadenza di ciascuna delle quote residue del credito sono aumentati di un periodo pari alla durata del sequestro. Per la medesima durata, restano fermi gli ordinari poteri di controllo esercitabili dall'Amministrazione finanziaria nei confronti dei soggetti che hanno esercitato le opzioni di cui agli articoli 121 e 122 del decreto-legge n. 34 del 2020. Il comma 2 prevede che l'Agenzia delle entrate effettui il monitoraggio sull'utilizzo del credito d'imposta nei casi di cui al comma 1, e comunica i relativi dati al Ministero dell'economia e delle finanze ai fini di quanto previsto dall'articolo 17, comma 13, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Art. 4. – (Disposizioni in materia di benefici normativi e contributivi e applicazione dei contratti collettivi e per il miglioramento dei livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro) La disposizione è tesa garantire un elevato livello di sicurezza all'interno dei luoghi di lavoro e a promuovere il miglioramento della formazione in materia di sicurezza sul lavoro nell'ambito del settore edile. In tale settore, anche in conseguenza delle numerose misure di agevolazione previste dalla legislazione vigente, si è assistito ad un sensibile aumento dei lavori avviati e del numero delle imprese operanti nel settore. In particolare, con riferimento ai lavori edili di cui all'allegato X al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, di importo superiore a 70.000 euro, si stabilisce che non possano essere riconosciuti i benefici di cui agli articoli 119, 119 -ter , 120 e 121 del decreto-legge n. 34 del 2020, nonché quelli previsti dall'articolo 16, comma 2, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, ove siano eseguiti da datori di lavoro che non applicano i contratti collettivi del settore edile, nazionale e territoriali, stipulati dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale ai sensi dell'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. A tal fine si richiede che il contratto collettivo applicato debba essere indicato nell'atto di affidamento dei lavori e riportato nelle fatture emesse in relazione all'esecuzione dei lavori. Il requisito dell'applicazione dei contratti collettivi del settore edile nazionale e territoriale stipulati dalle associazioni sindacali o datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale rappresenta il parametro amministrativo più idoneo per realizzare efficacemente le finalità sancite dalla norma, poiché permette di realizzare un corretto inquadramento merceologico dei soggetti che effettivamente svolgono le lavorazioni, assicurando ai lavoratori un robusto apparato di tutele in materia di salute e sicurezza di matrice contrattuale e bilaterali che non trova eguali negli altri settori merceologici (maggiori tutele prevenzionistiche con l'istituzione del libretto sanitario del lavoratore, formazione in materia di salute e sicurezza rafforzata sia in termini di numero di ore che di periodicità, maggiori compiti collaborativi nella progettazione e monitoraggio del sistema di prevenzione del rischio, maggiori ore di formazione per i lavoratori). Il richiamo al contratto collettivo nazionale di lavoro dei datori di lavoro e dei sindacati comparativamente più rappresentativi è uno standard consolidato ed affidabile sul piano normativo già utilizzato dal legislatore quale parametro di selettività di incentivi e norme premiali (si veda l'articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; l'articolo 51 del codice degli appalti, di cui al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 - disciplina del distacco transnazionale) Tale riferimento evita inoltre un accertamento casistico e in concreto dei singoli parametri di adeguatezza, il quale richiederebbe uno sforzo amministrativo non realizzabile in tempi brevi e rischierebbe di compromettere l'approccio preventivo della misura di sicurezza demandando agli organi di controllo un improbo compito di accertamento in concreto delle singole voci contrattuali. Viene specificato che i soggetti indicati all'articolo 3, comma 3, lettere a) e b) del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322 (gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro oltre ai soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria) e i responsabili dell'assistenza fiscale dei centri costituiti dai soggetti di cui all'articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, per rilasciare, ove previsto, il visto di conformità, ai sensi dell'articolo 35 del citato decreto legislativo n. 241 del 1997, verificano anche che il contratto collettivo applicato sia indicato nell'atto di affidamento dei lavori e riportato nelle fatture emesse in relazione all'esecuzione dei lavori. L'Agenzia delle entrate, per la verifica dell'indicazione del contratto collettivo applicato negli atti di affidamento dei lavori e nelle fatture, può avvalersi dell'Ispettorato nazionale del lavoro, dell'INPS e delle Casse edili. Le amministrazioni e gli enti coinvolti provvedono alle previste attività di verifica con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. È prevista l'efficacia della norma decorsi novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto e l'applicazione ai lavori edili ivi indicati avviati successivamente a tale data. Art. 5. – (Ulteriori interventi sull'elettricità prodotta da impianti a fonti rinnovabili) 1. Premessa Gli incentivi al fotovoltaico cosiddetti in « Conto energia » hanno previsto, in aggiunta al prezzo di mercato riconosciuto per l'energia prodotta, il pagamento di una tariffa fissa, indipendente dal valore del prezzo di mercato dell'energia.