[ddlpres]

Riconoscere e valorizzare le differenze di genere permettono di erogare cure appropriate: questo concetto sottolinea la necessità di impostare politiche orientate ad aumentare strategie efficaci per affrontare le disuguaglianze di genere nei servizi sanitari e garantire alle persone la cura migliore rafforzando il concetto di centralità del paziente. Nel nostro Paese con la legge 11 gennaio 2018, n. 3 (delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute) sono state introdotte, all'articolo 3, comma 5, norme per l'applicazione e la diffusione della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale, alle quali occorre dare seguito e concretezza affinché abbiano cogenza normativa e diffusione in tutte le articolazioni del Servizio sanitario nazionale, dal Ministero della salute e sue articolazioni, alle regioni per finire alle aziende sanitarie e loro articolazioni.. Art. 1. (Definizione e finalità) 1. Per medicina di genere o medicina genere-specifica (MdG) si intende lo studio delle differenze di sesso, definite dalle caratteristiche biologiche della persona, e delle differenze di genere, associate a fattori socio-economici e culturali, occupazionali, ambientali, che influenzano lo stato di salute e di malattia di ogni persona. 2. La MdG è volta all'inclusione di una prospettiva di genere nella medicina, nella ricerca e nella formazione al fine di potenziare approfondimenti scientifici, clinici e assistenziali nella pratica quotidiana all'interno delle strutture di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione del Servizio sanitario nazionale. Art. 2. (Servizio sanitario nazionale e medicina di genere) 1. Nell'ambito della tutela del diritto alla salute, della programmazione sanitaria e della definizione dei livelli essenziali e uniformi di assistenza di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, sono disposte iniziative volte a promuovere collaborazioni e interventi intersettoriali tra le diverse aree mediche e le scienze umane che tengano conto delle differenze derivanti dal genere, al fine di : a) garantire l'appropriatezza della ricerca, della prevenzione, della diagnosi, della cura e della riabilitazione; b) garantire la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, nel rispetto della dignità, della libertà e delle specificità di genere della persona umana; c) definire i livelli essenziali e uniformi di assistenza tramite il Piano sanitario nazionale nel rispetto dei princìpi della dignità della persona umana, del bisogno di salute, dell'equità nell'accesso all'assistenza, della qualità delle cure e della loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze in rapporto all'economicità nell'impiego delle risorse e alla specificità di genere. Art. 3. (Piano per l'applicazione e la diffusione della medicina di genere e Osservatorio sulla medicina di genere) 1. Il Piano sanitario nazionale e i piani sanitari regionali sono integrati con il Piano per l'applicazione e la diffusione della MdG, di cui all'articolo 3, comma 1, della legge del 11 gennaio 2018, n. 3. 2. È attribuita all'Osservatorio sulla medicina di genere, di cui all'articolo 3, comma 5, della legge del 11 gennaio 2018, n. 3, la funzione di monitorare l'attuazione delle azioni di promozione, applicazione e sostegno alla MdG previste nel Piano per l'applicazione e la diffusione della MdG. L'Osservatorio si avvale dell'apporto tecnico-scientifico di un tavolo costituito da esperti regionali e dai referenti per la medicina di genere della rete degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) e della Rete italiana della medicina di genere, di cui all'articolo 4. Art. 4. (Rete italiana della medicina di genere) 1. Presso il Ministero della salute è istituita la Rete italiana della medicina di genere, di seguito denominata « Rete », costituita dai seguenti soggetti: a) il Centro di riferimento per la medicina di genere dell'Istituto superiore di sanità (ISS); b) la società scientifica Gruppo italiano salute e genere (GISeG); c) il Centro studi nazionale su salute e medicina di genere, la Federazione delle società medico-scientifiche italiane (FISM) e la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCEO); d) il Gruppo tecnico regionale per la programmazione delle attività di diffusione della MdG (GTRMdG), di cui all'articolo 5. 2. La Rete ha la finalità di sviluppare la ricerca scientifica, di promuovere la formazione di medici e operatori sanitari nell'ambito della MdG e di avviare idonee iniziative di informazione nei confronti dell'utenza attraverso specifici programmi formativi. 3. La Rete si avvale per la propria attività della collaborazione delle altre federazioni delle professioni sanitarie, di quelle non sanitarie interessate alla disciplina oggetto della presente legge e delle società scientifiche che hanno interesse allo sviluppo della MdG. 4. Il Ministro della salute, con proprio decreto, determina le modalità per l'individuazione e la nomina di un responsabile nazionale della Rete, scelto all'interno della stessa, con il compito di coordinamento. Art. 5. (Gruppo tecnico regionale della MdG) 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano avviano, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le attività del Gruppo tecnico regionale per la programmazione delle attività di diffusione della MdG (GTRMdG), di seguito denominato « Gruppo tecnico », coordinato da un responsabile regionale per l'esecuzione dei seguenti compiti: a) promozione e coordinamento delle attività intraprese a livello regionale; b) implementazione e monitoraggio del Piano per l'applicazione e la diffusione della MdG, di cui all'articolo 3; c) attivazione nel recepimento dei documenti, degli atti e delle disposizioni legislative emanate a livello nazionale. 2. Il Presidente della giunta regionale individua e nomina tra i componenti del Gruppo tecnico il responsabile regionale. L'incarico ha durata equivalente alla durata del mandato del Presidente della giunta regionale e non può essere ricoperto oltre i due mandati consecutivi. 3. Il responsabile regionale di cui al comma 2 partecipa ai tavoli tecnici nazionali in materia di MdG e alla predisposizione delle linee strategiche e dei documenti attuativi nazionali redatti dalla Rete. 4. I componenti del Gruppo tecnico sono individuati tra gli operatori sanitari regolarmente iscritti al relativo ordine professionale della regione di appartenenza in possesso di documentata esperienza ed attività di studio e ricerca nel campo della MdG. Il Gruppo tecnico di ciascuna regione e provincia autonoma è composto da: a) cinque componenti per le regioni con popolazione non superiore a 3.000.000 di abitanti; b) dieci componenti per le regioni con popolazione superiore a 3.000.000 di abitanti; c) tre componenti per ciascuna provincia autonoma di Trento e di Bolzano. 5. L'esperienza professionale, di cui al comma 4, dei componenti del Gruppo tecnico è documentata attraverso il possesso di almeno tre dei seguenti requisiti: