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Nel 2012, in occasione della conferenza tenutasi a Brighton, gli Stati membri del Consiglio d'Europa hanno approvato una dichiarazione in cui, pur ribadendo l'obbligo degli Stati di provvedere all'attuazione della Convenzione, veniva auspicato il rafforzamento del principio di sussidiarietà e del margine di apprezzamento nel rapporto tra giudici nazionali e la Corte. Il Protocollo in disamina risponde in parte a tali esigenze, oltre che a quella di garantire una maggiore interazione fra le autorità giurisdizionali nazionali e la Corte. Esso, già ratificato da tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa, ad eccezione dell'Italia, è stato redatto proprio sulla scorta della dichiarazione finale della conferenza di Brighton, novellando, in primo luogo, il preambolo della Convenzione europea sui diritti umani, ribadendo che il rispetto dei diritti e delle libertà definiti nella Convenzione è responsabilità non solo della Corte ma anche degli Stati membri, in conformità al principio di sussidiarietà, e che le Parti contraenti godono di un margine di apprezzamento nell'attuazione delle disposizioni della Convenzione, sotto il controllo della Corte medesima (articolo 1). Il Protocollo novella, quindi, alcuni articoli del testo convenzionale, in primo luogo in materia di selezione dei giudici, prevedendo, in particolare, che i candidati a tale incarico debbano avere meno di 65 anni di età (articolo 2). Ulteriori modifiche sono poi volte a limitare la possibilità che una delle Parti si opponga alla rimessione alla Grande Camera di una questione oggetto di ricorso innanzi a una Camera della Corte europea (articolo 3 che novella l'articolo 30 della Convenzione) e a ridurre da sei a quattro mesi dalla sentenza nazionale il termine per adire la Corte (articolo 4, modificativo del paragrafo 1 dell'articolo 35 della Convenzione). Con una ulteriore novella al testo della Convenzione, viene, inoltre, modificata una delle condizioni di ricevibilità di un ricorso, ampliando il margine della Corte sull'entità del pregiudizio subito dal ricorrente (articolo 5). Il Relatore ricorda poi che il disegno di legge, nella sua formulazione originaria, prevedeva la ratifica anche del Protocollo n. 16 alla Convenzione, espunto nel corso dell'esame da parte della Camera dei deputati a seguito dell'approvazione di un emendamento a firma dei Relatori. Tale Protocollo n. 16 - che ad oggi è stato ratificato da quindici Stati membri del Consiglio d'Europa ed è entrato in vigore nell'agosto 2018 - risponde all'esigenza di consentire alle più alte giurisdizioni nazionali di richiedere alla Corte, in via incidentale, un parere su aspetti interpretativi o applicativi della Convenzione, prevedendo un meccanismo di accoglimento o di rigetto della richiesta di parere da parte di un collegio di cinque giudici della Grande Camera. Conclude informando che il disegno di legge in parola si compone di tre articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione e all'entrata in vigore. Non sono previsti oneri a carico della finanza pubblica per la sua attuazione. Da ultimo, rileva come la ratifica del Protocollo n. 15 non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il presidente PETROCELLI ringrazia il relatore per l'esauriente relazione svolta ed apre la discussione generale. I senatori IWOBI ( L-SP-PSd'Az ) ed AIROLA ( M5S ) chiedono una serie di delucidazioni in merito alla mancata inclusione del protocollo n. 16 nella ratifica in oggetto, cui segue un breve chiarimento da parte del relatore ALFIERI ( PD ). Il senatore AIMI ( FIBP-UDC ), invece, esprime la propria perplessità in merito all'articolo 2 della Convenzione che prescrive l'età massima di 65 anni per la candidatura alla funzione di giudice della Corte di Strasburgo. Citando, a titolo di esempio, alcune alte magistrature italiane ricoperte da personalità che hanno abbondantemente superato tale età anagrafica, rinviene in tale norma un vulnus che, a suo avviso, dovrebbe essere approfondito e superato. Relativamente a tale specifico punto, il presidente PETROCELLI raccoglie l'osservazione del senatore Aimi, auspicando che il previsto parere che la Commissione giustizia è chiamata a rendere sul disegno di legge in titolo, possa essere di ausilio. Il vice ministro Marina SERENI tiene a specificare, in proposito e in primo luogo, che l'età dei 65 si riferisce non a giudici italiani, ma di un organo giurisdizionale sovranazionale. Inoltre, la ratio di tale norma risiede, considerando che la durata del mandato di tale mandato è pari a nove anni, nell'opportunità di consentire a ciascun giudice eletto di terminare il proprio incarico in un'età anagrafica ragionevole. Conclude augurando una rapida approvazione del provvedimento in argomento, dal momento che la sua entrata in vigore dipende dalla ratifica da parte dell'Italia. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 16,30.