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Solo per citare due casi estremi, la Svezia, nel periodo 1993-994, investiva nel Mediterraneo l'1,1 per cento delle sue risorse rispetto all'11,2 per cento investito nei Paesi dell'Europa centro-orientale. L'Italia, invece, investiva nel Mediterraneo il 24,6 per cento a fronte del 7,8 per cento nei Paesi dell'Est. I fattori geopolitici sopracitati si intrecciano con fattori di carattere ambientale dalle cui dinamiche deriva una situazione di particolare complessità, tanto più che non tutti i Paesi attuano politiche omogenee e coerenti con l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile. Tali fattori, che pur presentano differenze spesso sostanziali tra le diverse aree del Mediterraneo, sono i seguenti: incremento demografico, che ha provocato in cinquanta anni quasi il raddoppio della popolazione, concentrata prevalentemente nelle zone costiere; inquinamento da scarichi industriali (sono numerose le aziende che operano con tecnologie obsolete) e da smaltimento dei rifiuti, soprattutto nelle aree costiere in corrispondenza dei grandi agglomerati urbani; inurbamento di una consistente parte della popolazione rurale che ha provocato una crescita abnorme delle aree urbanizzate ; incremento dei trasporti marittimi, specie petroliferi, che creano zone ad alto rischio in corrispondenza delle rotte obbligate e delle aree di accesso ai porti; utilizzo crescente di energia, proprio in funzione dell'accelerazione dello sviluppo da parte dei Paesi della sponda meridionale, con conseguente inquinamento atmosferico; crescita dell'utilizzo dell'acqua, in contrasto con la riduzione delle riserve idriche provocata dalla diminuzione delle precipitazioni; cambiamenti climatici che, presumibilmente, provocheranno nella regione mediterranea e del Mar Nero l'aumento del livello del mare, l'accelerazione dell'erosione costiera, l'intrusione dell'acqua marina nell'acqua di sottosuolo, negli estuari e nei sistemi fluviali. Occorre sostenere quindi un partenariato globale euromediterraneo-Mar Nero per uno sviluppo sostenibile, economico, sociale e ambientale, al fine di trasformare questo bacino in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza. Il nostro Paese deve dotarsi di conseguenza di uno strumento che concretizzi, in sintonia con la politica estera in materia di ambiente e sviluppo, la componente ambientale e territoriale nel processo di dialogo e di costituzione di riferimenti sociali ed economici nell'area euromediterranea. Il finanziamento previsto dal presente disegno di legge è dedicato pertanto a sostenere la creazione un Osservatorio euromediterraneo-Mar Nero per promuovere l'informazione e la partecipazione alle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale. L'Osservatorio dovrà svolgere attività di promozione della ricerca e favorire lo scambio di pratiche di sostenibilità attraverso un nuovo utilizzo dell'informazione (nel senso lato del termine) e lo sviluppo di meccanismi di coinvolgimento delle comunità locali. L'Osservatorio sarà uno strumento concreto per l'implementazione operativa di quanto definito nell'ambito delle decisioni sancite dalla Conferenza sullo sviluppo sostenibile, tenutasi a Johannesburg dal 26 agosto a1 4 settembre 2002, per le azioni di tipo II, relative al partenariato per lo sviluppo sostenibile. Il progetto si propone anche di sostenere le iniziative che si sono svolte dal 2005, anno internazionale dedicato al Mediterraneo e alla revisione e all'aggiornamento del Protocollo di Barcellona, sancito dalla Conferenza ministeriale euromediterranea tenutasi a L'Aja il 29-30 novembre 2004. Una quota parte del contributo previsto dal presente disegno di legge sarà destinato dall'Osservatorio alla costituzione di un fondo di garanzia per sostenere progetti di microimprenditorialità sociale a carattere internazionale, favorendo così la cooperazione economica tra l'Italia e i Paesi della sponda meridionale ed orientale del Mediterraneo-Mar Nero in cooperazione con il Comitato di cui all'articolo 2, commi 185 e seguenti, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. L'Osservatorio mette concretamente in atto quanto richiamato dalla «Dichiarazione di Roma» per l'Unione mediterranea, approvata dai Governi italiano, francese e spagnolo il 20 dicembre 2007, che così recita: «Il valore aggiunto dell'Unione per il Mediterraneo consisterà innanzitutto nell'impulso politico che saprà imprimere alla cooperazione mediterranea e alla mobilitazione delle società civili, delle imprese, degli enti locali, delle associazioni e delle ONG». Il presente disegno di legge ripropone uno di quelli esaminati nella scorsa legislatura dalla commissione affari esteri del Senato. Il 5 dicembre 2012 pervenne alla stessa Commissione, da parte della FISPMED Onlus, una documentazione sull'attività svolta e venne avanzata una richiesta di parere della Commissione bilancio sulla copertura finanziaria, ma la fine anticipata della legislatura non consentì l'approvazione del disegno di legge.. Art. 1. 1. Nell'ambito delle iniziative di cooperazione per i Paesi del dialogo mediterraneo di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45, e per attuare le finalità previste dall'articolo 1, comma 1124, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è affidata alla Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nel Mediterraneo-Mar Nero ONLUS (FISPMED), la costituzione dell'Osservatorio euromediterraneo-Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace, di seguito denominato «Osservatorio». 2. La gestione dell'Osservatorio è vigilata dal Ministero degli affari esteri -- Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza. 3. Entro il 28 febbraio di ogni anno la FISPMED presenta alle Camere, ai fini dell'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti, il programma di attività dell'Osservatorio. 4. Le attività dell'Osservatorio: a) favoriscono, indicano e sostengono soluzioni ai problemi più urgenti di sviluppo economico sostenibile nell'area del Mediterraneo e del Mar Nero; b) favoriscono, indicano e sostengono buone pratiche nei Paesi dell'Unione per il Mediterraneo e nei Paesi dell'Unione europea; c) attivano e promuovono forum come luoghi di incontro e di confronto sullo sviluppo sostenibile; d) attivano campagne di monitoraggio e di analisi dello stato dell'ambiente nel Mediterraneo. 5. La FISPMED è inserita nell'elenco delle organizzazioni e degli enti di rilievo internazionale di cui all'articolo 1 della legge 6 febbraio 1992, n. 180. Art. 2. 1. Gli oneri di costituzione e di funzionamento dell'Osservatorio sono a carico della FISPMED. 2.