[pronunce]

In particolare, la lettura integrata delle disposizioni contenute nell'articolo in esame, conferma l'individuazione dei criteri direttivi previsti dal legislatore nel collegamento evidente tra il comma 3 - che disciplina le modalità di approvazione del piano programmatico volto alla «maggiore razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili», al fine di «conferire una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico», sentite la Conferenza Unificata e le Commissioni parlamentari competenti - e i regolamenti di delegificazione che intervengono in vari ambiti essenziali del sistema scolastico, che riguardano: l'accorpamento delle classi, per rendere più flessibile l'impiego dei docenti (comma 4, lettera a); la ridefinizione dei curricoli (lettera b); la revisione dei criteri per la formazione delle classi (lettera c); la rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria, compresa la formazione professionale del personale docente (lettera d), e la ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali (lettera f). Un riassetto di tale ampiezza non può non riguardare anche il personale ATA, in relazione al quale il comma 2 dell'art. 64 ha individuato la necessità della sua riduzione complessiva, quantificata nella percentuale del 17 per cento, e il comma 4 lettera e), la conseguente esigenza di revisione dei criteri e dei parametri per la determinazione della consistenza organica complessiva, «finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi»: in quest'ultimo obiettivo la norma, correttamente interpretata, individua il necessario collegamento della revisione dell'organico ATA con gli effetti della riforma complessiva avviata dall'art. 64. 5.3.- Infine, anche la censura riferita alla violazione dei criteri di riparto delle competenze tra Stato e Regioni in materia di istruzione non è fondata. Come si è visto, la più volte richiamata sentenza n. 200 del 2009 ha specificamente qualificato le disposizioni di cui al comma 4, lettere da a) ad f), dell'art. 64, come «norme generali sull'istruzione», affermando che «è indispensabile precisare che la disposizione in questione, correttamente interpretata, deve essere intesa nel senso che oggetto di revisione sono le "caratteristiche basilari" dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico. Ciò in coerenza con la natura di norma generale che deve essere riconosciuta alla disposizione stessa e proprio perché essa è diretta, nel suo insieme, ad assicurare unitarietà ed uniformità nell'intero territorio nazionale all'ordinamento scolastico». Ancora più diffusamente, la medesima sentenza ha chiarito che le disposizioni previste dal predetto comma 4, lettere da a) ad f), e quindi anche dal comma 4, lettera e), qui impugnato, possono «essere senz'altro qualificate come "norme generali sull'istruzione", dal momento che, per evidenti ragioni di necessaria unità ed uniformità della disciplina in materia scolastica, sono preordinate ad introdurre una normativa operante sull'intero territorio nazionale». In relazione al comma 2, dello stesso articolo 64 censurato, deve rilevarsi che con la sentenza n. 37 del 2005 questa Corte ha dichiarato non fondata, in riferimento all'art. 117 Cost., la questione concernente una disposizione statale analoga a quella qui censurata, che rinviava a un decreto ministeriale per disporre la riduzione delle dotazioni organiche dei collaboratori scolastici, compresi nel personale ATA, in modo da conseguire nel triennio 2003-2005 una riduzione complessiva del 6 per cento della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l'anno scolastico 2002-2003. La Corte ha affermato che «attualmente (...) tutto il personale ATA è alle dipendenze dello Stato (...). E' evidente, pertanto, che la disposizione censurata detta una norma di contenimento della spesa pubblica attraverso la contrazione graduale degli organici di personale che è alle dipendenze dello Stato, sicché un tale intervento deve essere ascritto alla materia dell'ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato, di competenza esclusiva statale ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost.» (sentenza n. 37 del 2005, paragrafo 4). Anche nel caso in esame, si deve confermare che l'oggetto della disposizione impugnata, prevista dall'art. 64, comma 2, del decreto-legge n. 112, rientra nella competenza esclusiva dello Stato, dal momento che esso attiene alle modalità della revisione delle dotazioni organiche del suddetto personale ATA, il quale permane alle dipendenze dello Stato secondo quanto previsto dagli artt. 542 e seguenti del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado) e dall'art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico). Infine, deve escludersi che la recente sentenza n. 147 del 2012, richiamata nella memoria depositata dallo SNALS - CONF.SAL, possa condurre a diverse conclusioni, dal momento che in quel caso è stata dichiarata illegittima una disposizione ritenuta di dettaglio, ed in grado di incidere direttamente sul dimensionamento degli istituti scolastici - che prevedeva l'aggregazione delle scuole dell'infanzia e delle scuole primarie e secondarie in istituti comprensivi, unitamente alla fissazione della soglia rigida di 1000 alunni - mentre nel caso in esame, come si è visto, la Corte ha già ritenuto che le norme impugnate prevedono una riforma della «struttura di base del sistema di istruzione» (si veda ancora la sentenza n. 200 del 2009) e rientrano tra le norme generali sull'istruzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 64, commi 2 e 4, lettera e) , del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sollevata dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in riferimento agli articoli 3, 97 e 117, secondo comma, lettera n), e terzo comma della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 dicembre 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Sergio MATTARELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 dicembre 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI