[pronunce]

b) un avviso di accertamento dell'IRPEG, dell'IRAP e dell'IVA notificato in data 27 dicembre 2005, conseguito ad un processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di finanza in data 1° ottobre 2002 e riguardante l'anno d'imposta 1998 – le Commissioni tributarie provinciali di Frosinone (r.o. n. 120 del 2008) e di Cosenza (r.o. n. 124 del 2008) hanno sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 97 della Costituzione e, quanto alla Commissione tributaria di Frosinone, anche all'art. 111 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 10 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), come modificato (con effetto dal 23 febbraio 2003) dall'art. 5-bis, comma 1, lettera e), del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282 (Disposizioni urgenti in materia di adempimenti comunitari e fiscali, di riscossione e di procedure di contabilità), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 21 febbraio 2003, n. 27. In particolare, i giudici rimettenti censurano detta disposizione nella parte in cui proroga di due anni, nei confronti dei contribuenti che non si avvalgono delle agevolazioni fiscali previste dagli articoli da 7 a 9 della medesima legge n. 289 del 2002, i termini di decadenza previsti dagli artt. 43 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (e successive modificazioni), e 57 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (e successive modificazioni), per la notificazione degli avvisi di accertamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto (ordinanza r.o. n. 124 del 2008) , nonché nella parte in cui rende applicabile detta proroga all'imprenditore sottoposto ad amministrazione straordinaria ai sensi del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'articolo 1 della legge 30 luglio 1998, n. 274), anche nel caso in cui l'autorità fiscale non abbia provveduto a far inserire il proprio credito tributario nello stato passivo della procedura (ordinanza r.o. n. 120 del 2008). 2. – L'identità della disposizione denunciata e l'analogia delle censure prospettate dai giudici a quibus impone la riunione dei giudizi di legittimità costituzionale, al fine di decidere congiuntamente le sollevate questioni. 3. – I rimettenti affermano che la disposizione denunciata – nello stabilire la proroga di due anni dei termini per l'accertamento delle imposte sui redditi e dell'IVA per i contribuenti che non si siano avvalsi delle agevolazioni fiscali di cui agli artt. da 7 a 9 della legge n. 289 del 2002 – víola l'art. 3 Cost., perché: a) in violazione del principio di uguaglianza, comporta una irragionevole disparità di trattamento «tra chi può accedere al meccanismo “premiale”» previsto dalla legge n. 289 del 2002, avvalendosi del “condono”, e «chi, invece, […] subisce soltanto il meccanismo “punitivo” della proroga dei termini per l'accertamento» (ordinanza r.o. n. 120 del 2008); b) in violazione del principio di ragionevolezza, penalizza irragionevolmente il contribuente che non presenti istanza di definizione agevolata, prorogando nei suoi confronti i termini per la notificazione dell'accertamento delle imposte riguardanti non solo l'«anno di imposta in scadenza alla data di entrata in vigore della legge 289/2002, come è avvenuto con l'art. 32, sesto comma, della legge 516/1982, bensí cinque anni d'imposta» (ordinanza r.o. n. 124 del 2008). Entrambi i rimettenti denunciano, altresí, la violazione dell'art. 24 Cost. E ciò, secondo quanto precisato nella sola ordinanza r.o. n. 120 del 2008, perché la suddetta disposizione, omettendo di indicare «che, i termini di cui all'art. 43 del DPR 600/73, non sono prorogati per i contribuenti che non possono accedere al beneficio del condono», assoggetta «ad un termine indefinito il cittadino alla azione di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria». Inoltre, i giudici a quibus affermano che la disposizione censurata, in violazione dell'art. 97 Cost., lede i princípi di efficienza e di buon andamento della pubblica amministrazione, nonché il dovere di leale collaborazione nei confronti degli amministrati, perché esclude «quella minima attività di riscontro volta ad individuare la possibilità di un soggetto giuridico sottoposto ad amministrazione straordinaria di accedere al condono» (ordinanza r.o. n. 120 del 2008); ovvero, perché favorisce l'amministrazione finanziaria e danneggia il contribuente il quale, per i motivi piú vari, non si sia avvalso delle suddette agevolazioni fiscali (ordinanza r.o. n. 124 del 2008). La Commissione tributaria provinciale di Frosinone (ordinanza n. 120 del 2008) denuncia anche il contrasto della suddetta disposizione con l'art. 111 Cost., senza però addurre alcuna argomentazione a sostegno. Va infine rilevato che, nell'ordinanza emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Cosenza (r.o. n. 124 del 2008) , si accenna anche al contrasto dell'art. 10 della legge n. 289 del 2002: a) con il principio generale dell'ordinamento tributario costituito dal divieto di proroga – mediante leggi speciali o norme non espresse – dei termini di decadenza e prescrizione per gli accertamenti d'imposta, stabilito dagli artt. 1 e 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente); b) con i princípi di affidamento, di certezza nei rapporti e di non discriminazione menzionati in non meglio precisate «norme Comunitarie». Tuttavia, l'accenno a tali contrasti è fatto dal rimettente solo ad abundantiam, per “colorare” le argomentazioni svolte a sostegno delle sollevate censure e non si traduce in ulteriori questioni di illegittimità costituzionale per violazione del cosiddetto “statuto del contribuente” e della normativa comunitaria, perché – come risulta chiaramente dalla parte motiva e dal dispositivo dell'ordinanza – i parametri evocati sono esclusivamente gli artt. 3, 24, 97 Cost. e viene chiesto alla Corte di costituzionale di pronunciarsi sulla violazione di essi soltanto. 4. – La difesa erariale eccepisce, in via preliminare, l'inammissibilità di alcune delle questioni sollevate. 4.1. – In primo luogo, l'Avvocatura Generale dello Stato eccepisce il difetto di motivazione della questione posta dall'ordinanza r.o. n. 124 del 2008 con riferimento all'art. 24 Cost. L'eccezione è fondata.