[resaula]

Bisogna unificare le competenze e rivolgersi alle imprese. Perché queste ultime, quando vanno all'estero qualcuno ha detto che vanno in ambasciata, ma ci vanno per un ricevimento, a bere un bicchiere di prosecco, ma poi vanno a parlare con i loro competitor , si recano nel mondo del lavoro e delle professioni; è un altro mondo. Colleghi, anni fa avevamo una piattaforma digitale che il mondo ci invidiava, nella quale avevamo riunificato tutte le competenze del settore import-export con un'interlocuzione digitale diretta con il mondo delle imprese, quello delle categorie professionali (avvocati e commercialisti), quello delle banche e di tutti gli enti che finanziano il comparto del commercio con l'estero, con le assicurazioni, con i legali che fanno gli arbitrati, con tutto il mondo dei trasporti (tutto collegato digitalmente), con quello delle dogane, con quello delle istituzioni e delle organizzazioni internazionali, con le camere di commercio e con gli enti fieristici. È un mondo rispetto al quale il corpo diplomatico era assolutamente estraneo. Voi invece passate tutto questo a una serie di uffici del Ministero degli affari esteri (che saranno la direzione generale dell'Unione europea per alcune competenze, come quella del sistema Paese, la direzione generale mondializzazione, l'unità per l'autorizzazione dei materiali degli armamenti) e spezzettate le competenze che tutti gli altri Paesi nostri competitor unificano e difendono nella loro autonomia. Non vi rendete conto di quello che fate. PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere. FANTETTI (FI-BP) . Otto minuti sono passati, signor Presidente? PRESIDENTE. Da un po'. FANTETTI (FI-BP) . Chiedo scusa e l'autorizzazione a consegnare agli atti la restante parte del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. FANTETTI (FI-BP) . Voglio mettere solo qualche punto finale: il provvedimento è controproducente per la nostra economia, fuorviante per i rapporti intragovernativi e illogico nelle motivazioni e negli sviluppi. Potrebbe inoltre spostare l'asse delle alleanze dell'Italia, in un momento in cui bisogna essere molto chiari nei rapporti internazionali. Perseguiamo strategie di politica commerciale con la Cina, con la quale abbiamo un interscambio minore di quello con la Slovenia, ma soprattutto disperdiamo un patrimonio di know how e di competenze specifiche di personale che si è formato con appositi studi. Penso al master in commercio con l'estero, che l'ICE ha organizzato per tanto tempo: a questi funzionari non viene neanche riconosciuto un minimo di specifico emolumento in base a questa expertise e infatti abbiamo presentato emendamenti che difenderemo più avanti; li si butta in un calderone, quello del Ministero degli affari esteri, senza differenziare tra le funzioni e l' expertise di questo personale. È una manovra sbagliata e un errore strategico per il sistema Paese, quindi noi di Forza Italia non lo voteremo. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, la Repubblica sembra precipitata dentro al gigantesco gioco delle tre carte; l'asso appare, poi scompare, per poi riapparire forse da un'altra parte. Per la velocità con la quale si stanno muovendo e per la mancanza di logica chi osserva corre il rischio di perdere di vista dove è andato a finire. Sta accadendo questo con una struttura governativa importantissima come quella del turismo. Sappiamo bene infatti che il turismo è il petrolio del nostro Paese. Non dobbiamo mai dimenticare che dal turismo dipendono migliaia di posti di lavoro. Con il decreto-legge al nostro esame, il cosiddetto riordino dei Ministeri, vengono riassegnate le deleghe del turismo ai beni culturali. Vi ricordo che da quando si insediò il Governo di cui facevano parte, il Governo del cambiamento, tali funzioni sono state esercitate bene per pochi mesi, non per anni, insieme al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Noi avevamo voluto immaginare un Dicastero per la gestione della promozione delle eccellenze del nostro Paese in Italia e all'estero, ma voi volete semplicemente sacrificare questo obiettivo per squallide ragioni di poltrone (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , per poter assegnare a un Ministro del Partito Democratico un portafoglio così decisivo per il nostro Paese. È una decisione assolutamente sbagliata, alla quale noi ci opponiamo con forza dentro e fuori l'Aula perché è fatta con assoluta superficialità e frutto anche di una certa dose di ignoranza, e, soprattutto, di arroganza. La ricerca «Mobilità, accoglienza, cultura e fascino», curata da Confimprese, in collaborazione con Nielsen, ha certificato che il 40 per cento dei turisti stranieri sceglie l'Italia come destinazione per il proprio viaggio per il cibo, considerato parte integrante del patrimonio culturale italiano e dell'immagine del territorio nel mondo. Ci sono Regioni come il Piemonte, ad esempio, da pochi mesi guidato dal centrodestra, che ha addirittura all'assessorato all'agricoltura una delega specifica sul cibo e sulla sua promozione: un grande esempio di vitalità nell'abbinamento al turismo per la promozione dei nostri prodotti. L'Italia è sempre più spesso menzionata tra le mete di turismo enogastronomico più desiderate al mondo. È un'ulteriore componente del made in Italy , quella maggiormente in crescita. Sappiamo bene che il nostro Paese possiede il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e anche identificazione geografica riconosciuti dall'Unione europea. Inoltre la ristorazione italiana nel 2017 contava oltre 240.000 unità, attestandosi come l'attività più rilevante e diffusa nel Paese. Pensate che vi è un esercizio ogni 143 abitanti. È stato detto prima dei 5 milioni di posto letto disponibili nel nostro Paese. Secondo l'Organizzazione mondiale del turismo, l'Agenzia specializzata delle Nazioni unite, il turismo enogastronomico è tra i segmenti turistici con maggiore potenzialità. Si stima che circa il 93 per cento dei turisti abbia partecipato ad almeno un'esperienza enogastronomica nel corso della propria vacanza. Il legame è palese e acclarato. L'esperienza enogastronomica non è utile soltanto a chi viene, ma produce nuovi flussi. Come è stato detto prima, essa produce benessere, è una risorsa determinante per il riposizionamento di destinazioni emergenti o mature. Esistono distretti nati o rinati grazie a prodotti agroalimentari. Basti pensare ai luoghi e alle terre del vino, non solo del nostro Piemonte ma di gran parte del nostro Paese. Ci sono borghi che sono stati rivitalizzati dal turismo e dall'abbinamento con l'enogastronomia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , attraverso le fiere e la tantissima attività di volontariato delle pro loco o delle associazioni, che - voglio ricordare in questo momento - vanno abbinate al turismo e allo sviluppo dell'enogastronomia del nostro Paese. Il legame tra turismo e politiche agricole produce sviluppo e nuovo lavoro: è una new economy rispetto alla vecchia economia del semplice turismo dei beni culturali, che sono un settore statico e spesso troppo esausto.