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la strategia più adatta a valorizzare e rendere competitivo il settore olivicolo italiano dovrebbe incidere direttamente sull'intera filiera, dagli oliveti alla trasformazione, con relativa promozione e commercializzazione, secondo paradigmi di qualità e sostenibilità finalizzata alla sicurezza dell'ambiente e della salute dei cittadini; secondo ISMEA, uno dei difetti principali è la carenza informativa relativa alla struttura dei costi, peraltro di difficile definizione proprio per la grande diversità delle aziende olivicole e dei numerosi modelli produttivi che caratterizzano il panorama nazionale, in cui si registra una grande variabilità dell'olivicoltura italiana anche sotto il profilo della redditività, dipendentemente dall'area geografica e dall'annata di "carica" o "scarica"; ancora ISMEA sottolinea come negli ultimi anni abbiano sofferto soprattutto le regioni del Sud e in particolare la Puglia, che da sola rappresenta più della metà di tutta la produzione di olio in Italia e che è stata colpita da una flessione produttiva non solo per la Xylella ma a causa delle condizioni climatiche avverse degli ultimi anni (gelate, problemi fitosanitari, eccetera); occorre orientare le scelte politiche sostenendo maggiormente le aree olivicole più vocate per competere sul mercato globale e nel contempo evitare l'abbandono degli oliveti nelle aree più marginali, fenomeno peraltro in preoccupante espansione, dove l'olivo rappresenta una preziosa risorsa paesaggistica fondamentale per prevenire il dissesto idrogeologico; bisogna inoltre considerare la necessità di sostegno alle aziende anche riguardo alla gestione diretta e all'aggiornamento tecnico, con adozione di piattaforme informatiche utili al complessivo miglioramento gestionale nonché l'importanza, per le zone marginali ma anche per le aree vocate, di contribuire in questo modo anche a un contenimento o a una riduzione dei costi di produzione; dall'ultimo rapporto ISMEA, si evidenzia l'esigenza di una cabina di regia che elabori una strategia condivisa di medio e lungo termine e che, dopo aver fissato alcuni obiettivi, possa utilizzare al meglio gli strumenti messi a disposizione dalla PAC, sia nel primo che nel secondo pilastro; il piano olivicolo nazionale stenta a decollare e la sua applicazione è necessaria per frenare il decremento della produzione, favorire la programmazione commerciale, creare innovazione tecnologica per nuove soluzioni di produzione; considerato infine che, in relazione al settore dell'olio d'oliva e delle olive da tavola, le risorse finanziarie dell'Unione allocate per l'Italia saranno di 34,59 milioni di euro annui, che verranno limitate al 30 per cento del valore della produzione commercializzata dalle organizzazioni di produttori e dalle loro associazioni per il 2023 e 2024, al 15 per cento per il 2025 e 2026, e al 10 per cento per il 2027, si chiede di sapere: quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, nell'ambito del piano strategico nazionale, per salvaguardare le nostre produzioni olivicole al fine di mantenere alta la qualità, favorire una maggiore e più stabile redditività per gli olivicoltori nonché limitare le importazioni di oli esteri; se non intenda procedere ad una serie di interventi per favorire la maggiore produzione olivicola italiana, la promozione dell'innovazione in ambito della sostenibilità ambientale, l'istituzione di una cabina di regia statale per l'applicazione del piano olivicolo, la revisione delle associazioni di produttori secondo un modello imprenditoriale e non assistenziale, la riduzione del fenomeno delle speculazioni sui prezzi e il rafforzamento dei controlli per impedire frodi e contraffazioni. Atto n. 3-02698 PITTELLA ASTORRE BOLDRINI CERNO CIRINNA' COLLINA COMINCINI FEDELI FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MANCA MARCUCCI MARGIOTTA MISIANI ROJC PINOTTI ROSSOMANDO STEFANO VALENTE VERDUCCI TARICCO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il 6 luglio 2021, durante l'assemblea annuale dell'Associazione bancaria italiana, il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, in un passaggio della propria relazione, ha evidenziato il rischio di possibili situazioni critiche negli istituti bancari di minori dimensioni, che in assenza di adeguate soluzioni richiederanno pronti interventi da parte della Banca d'Italia; nel sistema bancario italiano vi sono diversi intermediari di medie e piccole dimensioni in grado di competere sul mercato, alcuni dei quali presentano modelli di business innovativi, strutture operative snelle, costi contenuti e sistemi informativi avanzati, mentre altri, anche se più tradizionali, hanno attivato piani industriali solidi e lungimiranti o aumentato la scala della propria operatività mediante operazioni di aggregazione; in questo panorama rimane, tuttavia, un numero non trascurabile di istituti bancari di medie e piccole dimensioni che, anche in conseguenza del lungo periodo di recessione innescato dall'emergenza sanitaria da COVID-19, faticano ad adattarsi al mutamento del contesto esterno, in ragione di difficoltà strutturali derivanti da modelli di attività non più sostenibili e da significative carenze nel governo societario; i problemi di maggiore rilievo sono concentrati prevalentemente tra gli istituti con modelli di attività tipici della banca commerciale tradizionale. Alla fine del 2020 i costi operativi delle quasi 60 banche commerciali meno significative, la cui incidenza in termini di depositi era pari all'8 per cento, assorbivano in media circa tre quarti dei ricavi e in numerosi casi il rapporto tra costi e ricavi era tale da lasciare solo una piccola parte dei proventi ordinari per la copertura del rischio di credito, gli investimenti innovativi, la remunerazione del capitale e il rafforzamento patrimoniale; per tali banche, in assenza di piani di recupero dell'efficienza sul fronte dei costi, in primis del personale, e di chiare prospettive di rilancio da parte degli organi di dirigenza e della compagine sociale, non è da escludere che nel prossimo futuro si verifichino casi di crisi, con pesanti ricadute sui depositanti che ne rimarranno coinvolti; il percorso di risanamento degli istituti bancari di minori dimensioni individuati come a maggiore rischio per costi di funzionamento elevati e per basso livello reddituale, secondo quanto evidenziato dallo stesso governatore Visco, non potrà prescindere: a) da una riduzione dei costi del personale, in quanto il numero eccessivo degli addetti è un tratto comune a molte banche commerciali tradizionali e assume maggiore criticità per quelle di minore dimensione; b) dall'integrazione con altri intermediari dotati di livelli di efficienza più elevati, senza la quale sarebbero concrete le prospettive di uscita dal mercato; in tale inevitabile percorso di risanamento, appare indispensabile salvaguardare quanto più possibile le esigenze di prossimità e di presenza degli istituti bancari nei territori, in particolare nelle aree interne del Paese; considerato che: in caso di necessità, gli interventi del fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) rappresentano uno strumento efficace per la gestione delle crisi di banche di medie e piccole dimensioni, per le quali in base agli attuali orientamenti a livello comunitario la procedura di risoluzione non risulta applicabile;