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Conversione in legge del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016. Onorevoli Senatori. -- Il presente decreto-legge è destinato a disciplinare gli interventi urgenti per la ricostruzione nei territori colpiti dall'evento sismico del 24 agosto 2016, coordinati e diretti dal Commissario straordinario all'uopo nominato col decreto del Presidente della Repubblica del 6 settembre 2016. In esso sono contenute innanzi tutto le norme sulla ricostruzione degli immobili pubblici e privati, e quindi le regole specifiche per l'affidamento degli interventi sulle opere pubbliche e per l'attribuzione dei contributi finalizzati alla ricostruzione e riparazione dei beni privati, ma anche le misure per il sostegno alle attività economiche e alle imprese danneggiate dall'evento calamitoso e per la ripresa dello sviluppo economico nelle zone colpite, ivi comprese le misure in favore dei lavoratori operanti in tali zone, e le misure di sostegno agli enti locali interessati. Inoltre, in considerazione dell'autonomia del Commissario straordinario e delle sue funzioni rispetto alla gestione dell'emergenza, essendo il presente decreto destinato a disciplinare esclusivamente la fase di ricostruzione, sono inserite le indispensabili norme di coordinamento con l'attività tuttora in corso da parte degli organismi di protezione civile e per l'ordinata transizione dallo stato emergenziale alla gestione «ordinaria» della ricostruzione. Si tratta di una scelta di governance totalmente innovativa rispetto a quella attuata in occasione di precedenti eventi sismici, perché tende a proiettarsi in un futuro di maggior respiro, con la dichiarata finalità di superare l'emergenza, da un lato, ma anche di ricostruire mantenendo l'identità territoriale e la cultura del luogo. In quest'ottica si è reso necessario fornire una cornice dei poteri, anche derogatori, del Commissario già nominato con il menzionato decreto del Presidente della Repubblica del 6 settembre 2016, che superi la normale attività di coordinamento riconducibile a tale figura e ne delinei in un ambito comunque emergenziale, ancorché non di protezione civile, il potere derogatorio. In altre parole, anziché, come avvenuto ad esempio in occasione del sisma del 20-29 maggio 2012, prorogare sic et simpliciter il potere commissariale riconducibile alla legge n. 225 del 1992 attribuito ai Presidenti delle singole regioni, si è inteso creare una figura di raccordo che nel contempo ne assorba le funzioni e le superi in una visione soprattutto programmatoria, funzionale all'obiettivo di recupero territoriale sopra evidenziato. Tale innovativa prospettiva discende, peraltro, anche dall'evoluzione subita dal quadro normativo vigente in materia di protezione civile, che, rispetto agli eventi sismici di rilevanza nazionale più recenti (2009 e 2012) ha subito rilevanti e incisive modifiche. Ovviamente, non essendo possibile distinguere in maniera netta la fase emergenziale di protezione civile da quella di ricostruzione affidata al Commissario, radicandosi quest'ultima necessariamente in attività a stretto rigore riconducibili alla prima, la disciplina transitoria e quella dei singoli interventi risente necessariamente di un momento chiaroscurale nel quale i due titoli di legittimazione paiono sovrapporsi; sovrapposizione solo apparente, in quanto ogni intervento del Commissario ha la precipua finalità di supportare e per così dire preparare la sua specifica funzione di ricostruzione/recupero delle aree interessate nella loro piena identità sociale, paesaggistica e culturale. A tale scopo nell'articolo 2, quando si vanno a delineare in termini generali le funzioni del Commissario straordinario, si prevede quale prima necessità, correlata ovviamente al periodo emergenziale, ma non solo, di raccordarsi con il Capo del Dipartimento della protezione civile. E successivamente in apertura del titolo III, capo II, contenente «Misure per il passaggio dalla gestione dell'emergenza alla ricostruzione nei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016» (articolo 42) si chiarisce apertis verbis che, al fine di ottimizzare l'utilizzo della nuova figura commissariale, il Capo del Dipartimento della protezione civile adotti le ordinanze di cui all'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, aventi ad oggetto la disciplina del proseguimento o completamento delle menzionate attività emergenziali, «sentito il Commissario straordinario». Nel contempo, i poteri straordinari coerenti con la medesima legge n. 225 del 1992, il cui esercizio sia ancora necessario, eventualmente anche dopo la cessazione dell'emergenza originaria e comunque non oltre il 31 dicembre 2018, vengono mantenuti in capo ai soggetti cui sono stati attribuiti dall'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 19 settembre 2016, n. 394. In particolare, viene prorogato il potere derogatorio attribuito dal comma 5 dell'articolo 3 della suddetta ordinanza ai soggetti competenti, con la sola finalità, auspicabilmente non più necessaria, di garantire agibilità operativa per l'eventuale rimodulazione dei fabbisogni per l'utilizzo di strutture temporanee ad usi pubblici, gli interventi di assistenza alle popolazioni, gli interventi per finalità sociali, eccetera. In questo modo, la durata ipotizzata dell'attività del Commissario straordinario coincide, nello specifico ambito indicato, con quella del potere derogatorio eventualmente ancora necessario per assicurare il passaggio dall'emergenza alla ricostruzione e alla normalizzazione, evitando soluzioni di continuità ed ipotetiche carenze di tutela a tutto tondo per le popolazioni interessate. Nella disciplina dell'attività di ricostruzione, per la quale sono state stanziate ingenti risorse economiche, si è fatto tesoro delle esperienze maturate a seguito di altri recenti eventi sismici, purtroppo molto frequenti nel nostro Paese (in particolare, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, e del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122, relativi ai sismi che hanno colpito rispettivamente le regioni Abruzzo e i territori della Pianura Padana al confine tra le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto), recependone gli aspetti che si sono dimostrati utili ed efficaci ed introducendo una serie di innovazioni, intese a superare i profili di criticità che tali esperienze hanno disvelato. In linea generale, le principali direttrici sulle quali si sono mosse le presenti scelte normative consistono nella salvaguardia della sicurezza delle persone quale valore primario da tutelare: la circostanza che, ancora una volta, l'inadeguatezza del patrimonio edilizio esistente abbia comportato un rilevantissimo prezzo in vite umane, rende ormai ineludibile la necessità di un intervento generalizzato di messa in sicurezza degli abitati e delle infrastrutture, da tempo esposti al rischio di essere gravemente danneggiati in occasione di eventi anche di non rilevantissima intensità (con i conseguenti rischi per la sicurezza e la stessa vita delle popolazioni interessate).