[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 83/11, quinto comma, del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali), promosso con ordinanza del 23 gennaio 2003 dal Tribunale amministrativo regionale per la Campania sul ricorso proposto da Cioppa Giuseppe e altri contro il Ministero dell'interno e altri, iscritta al n. 452 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione di Cioppa Giuseppe e altri e del Comune di Bellona; udito nell'udienza pubblica del 10 febbraio 2004 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi gli avvocati Giuseppe Palma per Cioppa Giuseppe e altri e Antonio Romano per il Comune di Bellona.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Nel corso di un giudizio elettorale promosso davanti al Tribunale amministrativo regionale per la Campania per ottenere l'annullamento delle operazioni elettorali svoltesi, per il rinnovo del consiglio comunale e della carica di sindaco, in due sezioni del Comune di Bellona e il consequenziale annullamento della proclamazione degli eletti, l'adito Tribunale, con ordinanza del 23 gennaio 2003, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dell'art. 83/11, quinto comma, del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali), nella parte in cui, «non derogando ai sistemi probatori ordinari del giudizio avanti alle magistrature amministrative, limita, nel giudizio elettorale, alle sole risultanze documentali i poteri istruttori fruibili per la definizione del merito». 1.1.- Il Tribunale rimettente premette che i ricorrenti - consiglieri comunali e candidati non eletti della lista rimasta in minoranza - avevano dedotto, fra l'altro, che in una delle due sezioni elettorali de quibus si sarebbero verificate gravi irregolarità, concretanti violazione degli artt. 51 e seguenti del d.P.R. n. 570 del 1960: alla fine della prima giornata di votazione, al momento della chiusura del seggio, riscontrata la mancanza di una scheda vidimata, per ritrovare la stessa il presidente del seggio aveva proceduto all'apertura dell'urna e, quindi, aveva esaminato le schede votate, finché, trovata una scheda bianca, l'aveva prelevata e inserita fra le schede non votate. Di ciò non si faceva menzione nel verbale - del quale il Tribunale aveva disposto l'acquisizione -, ma i ricorrenti avevano tentato di provare la circostanza mediante dichiarazioni sottoscritte da due persone. Osserva il rimettente che le dichiarazioni prodotte dai ricorrenti non hanno valore di prova, ma soltanto di istanza di ammissione della prova per testi, e che le dedotte violazioni di legge potrebbero essere provate solo mediante testimonianza. 1.2.- Premette il rimettente che la tutela giurisdizionale in materia elettorale è ripartita fra il giudice ordinario, al quale spettano le controversie in tema di eleggibilità, e il giudice amministrativo, al quale sono devolute le controversie in tema di operazioni elettorali, e che tale ripartizione, per costante giurisprudenza della Corte di cassazione, integra, in conformità agli artt. 103 e 113 Cost., una puntuale applicazione dei criteri generali di riparto della giurisdizione, secondo la natura delle posizioni soggettive dedotte in causa, involgendo le prime controversie diritti soggettivi e le seconde, invece, interessi legittimi. Da tale premessa discende l'orientamento dominante della giurisprudenza amministrativa, secondo la quale «nel giudizio amministrativo elettorale la prova testimoniale non è ammissibile e le dichiarazioni testimoniali sotto forma di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà non possono essere lo strumento surrettizio per introdurvela»; orientamento del tutto consolidato - osserva il rimettente - non scalfito da un'isolata pronuncia, secondo la quale al processo elettorale, avendo esso natura di giurisdizione di merito, sarebbe applicabile, in via diretta, l'art. 27 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642 (Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato), il quale consente (nei giudizi in cui la giurisdizione del giudice amministrativo è, appunto, estesa al merito) l'espletamento di ogni mezzo di prova ammesso dal codice di procedura civile, compresa la prova testimoniale. 1.3.- Quanto alla rilevanza della questione, il Tribunale rimettente osserva che le operazioni, denunciate dai ricorrenti, compiute in violazione degli artt. 51 e seguenti del d.P.R. n. 570 del 1960, se accertate attraverso la prova testimoniale, «potrebbero condurre in astratto all'accoglimento del ricorso», e che ai ricorrenti non poteva farsi carico di non aver esplicitamente chiesto l'ammissione di tale prova, in quanto - come statuito da questa Corte con sentenza n. 146 del 1987 - «non è lecito imporre alla parte l'onere di chiedere l'assunzione di mezzi istruttori la cui ammissibilità dipende dalla declaratoria di incostituzionalità di disposizioni che non la prevedono». Né la questione di costituzionalità sarebbe resa irrilevante - come sostenuto dai controinteressati costituitisi in giudizio - dal valore di atto fidefacente del verbale delle operazioni elettorali, redatto dall'ufficio elettorale di sezione, con conseguente impossibilità di acquisire una prova testimoniale: rileva in proposito il rimettente che la giurisprudenza penale ritiene che «il falso ideologico è ravvisabile solo in relazione a ciò che l'atto esplicitamente è destinato a provare»; mentre la giurisprudenza amministrativa ha precisato che «il verbale delle operazioni elettorali fa fede fino a querela di falso in relazione a quanto il presidente di seggio, in qualità di pubblico ufficiale, attesta essere avvenuto in sua presenza, ma tale effetto non riguarda le circostanze non verbalizzate che, pertanto, possono essere dimostrate dagli interessati anche in mancanza di formale querela». Osserva, quindi, che, alla luce della richiamata giurisprudenza, l'eccezione è infondata, poiché, nel caso di specie, nulla risulta verbalizzato in ordine alla anticipata apertura dell'urna contente le schede votate, «con la conseguenza che il giudice adito è privo di qualsiasi elemento su cui fondare il proprio convincimento». 1.4.- Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il Tribunale rimettente ritiene che la norma impugnata contrasti, innanzitutto, con l'art. 3 Cost., giacché, nella stessa materia elettorale, riserva un trattamento deteriore a coloro che ricorrono al giudice amministrativo rispetto a coloro che ricorrono al giudice ordinario: