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Secondo il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, tra i primi due motivi di allontanamento dei minori si registrano: inadeguatezza genitoriale (37 per cento) e problemi di dipendenze di uno o di entrambi i genitori (9 per cento). Dalle analisi comparative con i dati degli altri principali Paesi europei, risulta che rispetto a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, il sistema italiano è meno propenso ad allontanare i bambini dalla loro famiglia di origine. In Italia si tende ad allontanare molto meno che nel resto d'Europa. È questo il dato che emerge; per comprendere la reale portata di questa affermazione, tuttavia, bisognerebbe chiedersi rispetto a cosa il numero è basso o alto. Pessimisticamente si potrebbe dire che è basso e che c'è un gran numero di non interventi nonostante vi siano casi di necessità e, dunque, che esistono situazioni sommerse. In chiave ottimistica, invece, si potrebbe dire che i servizi lavorano bene soprattutto nella fase della prevenzione a favore della famiglia. Per fornire una risposta che rispecchi il vero dato reale, sarebbe necessario andare a verificare l'esito degli allontanamenti, ma allo stato attuale questa analisi non può essere condotta in quanto non esiste un sistema che raccolga questo dato conclusivo e consenta una valutazione generale dell'efficacia degli interventi. Al fine di agevolare il superamento di questo vistoso limite che, di fatto, preclude la realistica lettura dei dati concernenti l'affido nel nostro Paese, il presente disegno di legge prevede l'istituzione di una banca dati relativa ai minori per i quali è disposto l'affidamento, nonché relativa alle famiglie ed ai soggetti che intendono diventare affidatari. La creazione di una banca dati ad hoc si pone come intervento urgente non più procrastinabile, come tale sentito anche dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, attraverso il quale verificare sul territorio la concreta e corretta applicazione dell'istituto dell'affido, mediante, innanzitutto, un sistema valutativo che tenga conto di parametri uniformi sul piano nazionale e che assicuri, altresì, un costante monitoraggio del fenomeno dell'allontanamento dei minori dalle famiglie di origine in difficoltà. Le leggi citate, nel disciplinare l'istituto, partono dalla premessa che lo stesso debba costituire l' extrema ratio e, come illustrato, l'affidamento sia disposto solamente qualora gli interventi di assistenza ed aiuto rivolti alle famiglie portatrici di disagio non siano stati risolutivi tanto da garantire al minore un ambiente idoneo in cui crescere ed essere educato. Ne discende la fondamentale importanza del lavoro di prevenzione che in Italia, purtroppo, è reso faticoso a causa della mancanza di risorse. Nel contesto attuale, infatti, è difficile che siano prese in carico tutte le esigenze del territorio; conseguentemente si ha una minore capacità di risposta anche a livello preventivo. Ci sono ad esempio territori nei quali non esiste nessun tipo di intervento, in quanto non vi è la possibilità per i servizi sociali di affiancare a domicilio la famiglia in difficoltà. Sempre in relazione alla capacità di intervento, un altro aspetto particolarmente problematico è il turn over degli assistenti sociali. Il loro supporto è già complesso di per sé e per essere efficace richiede l'instaurazione di un rapporto fiduciario. Se il turn over degli assistenti sociali è troppo frequente è chiaro che diventa elevato il rischio di compromettere l'esito dell'assistenza. Per dare risposte a queste criticità è innanzitutto necessario elevare il grado di professionalità in termini di qualità, specializzazione e formazione continua e mirata di tutti i professionisti coinvolti. Tra questi, gli assistenti sociali ricoprono un ruolo fondamentale nella tutela dei minori in Italia, ma non può aversi una adeguata tutela se prima non viene risolto il principale problema dato dallo scarso numero di questi professionisti che svolgono una funzione determinante se non risolutiva delle problematiche relative ai minori. Gli assistenti sociali, infatti, sono pochi rispetto alle reali esigenze di intervento, il loro è un settore professionale sottodimensionato a causa dei progressivi e costanti tagli ai fondi delle politiche sociali. Questo ha una indubbia ripercussione negativa in particolare per l'istituto dell'affidamento familiare che è sicuramente più complicato da seguire in ogni sua fase rispetto all'accoglienza del minore all'interno di una struttura. La rilevata criticità è tale da compromettere la diffusione dell'affido quale strumento d'eccellenza per la tutela del minore che viva in una famiglia in temporanea difficoltà; nonostante la legge istitutiva ne abbia decretato la prevalenza esso trova scarsa applicazione e sostegno ed una insufficiente promozione. I servizi sociali, quindi, data la loro incisività devono essere certamente presidiati e potenziati ora più che mai, soprattutto ove si consideri l'attuale aumento della povertà, del disagio sociale e delle situazioni di vulnerabilità che spesso sfociano nella violenza. Tutto questo a salvaguardia dei minori e del sistema che li tutela. Ed è sempre con questa finalità che tra le novità introdotte col presente disegno di legge vi è l'obbligo non solo per lo Stato ma anche per gli enti locali di promuovere ogni anno iniziative volte alla sensibilizzazione e alla formazione dell'opinione pubblica sull'affidamento, all'aggiornamento professionale degli operatori sociali, a incontri di formazione e preparazione dei soggetti che intendono diventare affidatari, attingendo dalle specifiche competenze professionali del settore, quali quelle di psicologi, pedagogisti, giudici minorili ed, appunto, dei servizi sociali. Quanto illustrato, impone l'accoglimento delle istanze che derivano dall'analisi dell'istituto dell'affidamento familiare finalizzato ad un intervento normativo di modifica della legge che lo regolamenta. Il presente disegno di legge è volto a garantire un maggiore ambito applicativo dell'affido ed una risposta ancora più incisiva alle reali esigenze di tutela del minore che vive all'interno di una famiglia in temporanea difficoltà a crescerlo e a educarlo adeguatamente.. 1 (Modifica all'articolo 1 della legge 4 maggio 1983, n. 184) 1 All'articolo 1, comma 3, della legge 4 maggio 1983, n. 184, il secondo periodo è sostituito dal seguente: « Essi promuovono altresì iniziative di sensibilizzazione e di formazione dell'opinione pubblica sull'affidamento e l'adozione e di sostegno all'attività delle comunità di tipo familiare, mediante l'organizzazione a cadenza annuale di corsi di preparazione ed aggiornamento professionale degli operatori sociali nonché di incontri di formazione e preparazione per le famiglie e le persone che intendono avere in affidamento o in adozione minori, avvalendosi delle competenze professionali di psicologi, pedagogisti, giudici minorili, servizi sociali ». 2 (Istituzione di una banca dati dei minori in affido, delle famiglie e delle persone affidatarie) 1 Per le finalità perseguite dalla presente legge è istituita, entro centottanta giorni dalla data della sua entrata in vigore, anche con l'apporto dei dati forniti dalle singole regioni, presso il Ministero della giustizia, una banca dati dei minori per i quali è disposto l'affidamento familiare, nonché delle famiglie e delle singole persone disponibili a diventare affidatarie con l'indicazione di ogni informazione atta a garantire il miglior esito del procedimento.