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È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, che il problema fondamentale del nostro tempo sia la disuguaglianza è certamente un elemento chiaro e che questa disuguaglianza sia anche segno e responsabilità della globalizzazione per come è avvenuta, del fallimento delle politiche di austerità europea e in questo anche delle responsabilità che il centrosinistra in Europa ha avuto in questi anni, è un dato acquisito. Sono d'accordo su questi elementi. Mi è chiaro e non ho dubbi che occorreva e occorre intervenire sulla povertà e chiaramente non condivido l'idea secondo la quale se si fa un intervento sulla povertà lo si fa per i fannulloni che stanno sul divano. Sono affermazioni che non condivido e che considero profondamente sbagliate. Detto questo, faccio un'altra precisazione, perché è troppo semplice il confronto tra propaganda e parole: non condivido nemmeno l'obiezione secondo la quale un reddito di 780 euro produrrebbe un problema per chi ha un lavoro e ha salari più bassi. Nel Paese esiste un'emergenza salariale che va assolutamente affrontata, che però, colleghi della maggioranza che sostiene questo Governo, non avete in nessun modo affrontato. Lasciate stare la demagogia sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: la scaricate sul PD, ma non avete fatto niente sull'articolo 18, come vi eravate impegnati a fare. Non lo avete fatto nel cosiddetto decreto dignità e, dunque, cercate di avere almeno un po' di coerenza! Ciò su cui rifletto e spero lo facciate anche voi è il merito della questione. La prima cosa che non mi convince è questa sovrapposizione tra lotta alla povertà - che, ripeto, è giusta - e politiche attive per il lavoro. È una cosa che purtroppo non funzionerà, per alcune ragioni statistiche. In primo luogo, come sapete bene e come ci dicono tutti gli studi, circa il 35 per cento delle famiglie in povertà assoluta non avrà la possibilità del lavoro, non perché non lo trova, ma perché non può andare a lavorare. Come affrontiamo, dunque, tale questione? Il Rei, per quanto ristretto e non sufficiente, comunque proponeva un doppio percorso: da una parte un percorso sociale, con le politiche sociali gestite in primo luogo dai Comuni, e dall'altra le politiche attive per il lavoro. Lasciamo stare, nonostante anche gli ultimi emendamenti, la contraddizione che non volete vedere, vale a dire il fatto che siete in una situazione di conflitto con le Regioni e con gli enti locali, su cui scaricate una serie di competenze e che non avranno né le risorse, né le possibilità dal punto di vista normativo di affrontare questi problemi. C'è una cosa che però mi colpisce. Colleghi, ho ascoltato attentamente tutti i vostri interventi, perché ho questo vizio, che nella politica del cambiamento riconosco essere tale: io ascolto. Ebbene, signori, siamo in una situazione economica molto critica. Possibile che in questo dibattito non vi sia nessuna relazione reale tra le politiche di sostegno e le politiche di inserimento lavorativo? Qui il problema è che non si produce lavoro e che ci troviamo all'interno di un processo recessivo. Sono colpito dal fatto che nessuno di voi abbia nemmeno dialettizzato questo problema. È una cosa seria, perché si può fissare il limite delle tre offerte di lavoro e dei due rifiuti dopo i quali si è obbligati ad accettare, ma se il lavoro non c'è, con o senza navigator , dove stiamo andando? Voi parlate di diritti, avete citato Gramsci - e lo apprezzo - avete parlato del bene comune, avete messo davanti i più deboli, ma vi rendete conto che state votando un provvedimento che fa una cosa odiosa, ad esempio, rispetto agli immigrati? Quella della permanenza minima di dieci anni in Italia è una condizione che porterà una parte di queste famiglie a non poter accedere al reddito perché non potranno avere i documenti che state chiedendo, e lo sapete. Per non parlare delle persone senza fissa dimora e dei minori. Insomma, c'è una serie di problemi che questo provvedimento non è in grado di risolvere. Abbiamo cercato di presentare degli emendamenti e lo abbiamo fatto con spirito assolutamente costruttivo, ma non una risposta nel merito è stata data, perché siete sempre costretti, nel vostro patteggiamento, a tappare le orecchie rispetto al dibattito e a cercare la mediazione tra di voi. Ma questo non sarà quel miracolo che voi avete annunciato qui per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e FI-BP). PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Urso. Non essendo presente in Aula, si intende abbia rinunziato ad intervenire. È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, prima di entrare nel vivo del mio intervento vorrei ricordare a tutti coloro che oggi siedono in quest'Aula e che a suo tempo hanno votato a favore della legge Fornero che noi della Lega quella schifezza non l'avevamo votata. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Riguardo ad alcuni interventi, che ho seguito con attenzione, di colleghi delle opposizioni, che sembrano al ballo delle debuttanti, dimenticandosi dei danni che hanno fatto, dal mio punto di vista sarebbe stato più appropriato un doveroso silenzio. Visto, però, che sono voluto intervenire, mi permetto di sottolineare che, se avessi avuto l'occasione di dar loro un consiglio avrei suggerito dei semplici concetti di base. Prima di iniziare gli interventi, avrei suggerito loro di guardare per una volta fisso nella telecamera, senza ricorrere ai soliti lunghi show mediatici per guadagnare un po' di attenzione, avrei suggerito loro di fare un respiro e, per una volta, rivolgersi a tutti i giovani a cui hanno rubato il futuro, a tutti gli esodati e alla gente che è stata rovinata dalla loro sciagurata legge. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). A questo punto, se avessero voluto dire qualcosa di veramente intelligente agli italiani, sarebbero bastate tre semplici e umili paroline, che nelle Aule dei palazzi si sentono veramente poco: «Scusateci, abbiamo sbagliato». (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Io non ho dimenticato, nessuno di noi qui ha dimenticato e nemmeno il popolo italiano fuori da quest'Aula ha dimenticato e mai dimenticherà: 6 dicembre 2011, conversione in legge del decreto-legge n. 201, articolo 24, la data infelice che passerà alla storia come il giorno in cui il Governo Monti e la maggioranza che allora lo sosteneva hanno ferito il popolo italiano in maniera quasi mortale, con un provvedimento vigliacco profondamente ingiusto quale la riforma Fornero. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Mi ricordo bene quel periodo in cui c'era il Governo dei tecnici: quelli bravi, che piacevano tanto all'Europa e che dicevano di voler salvare l'Italia, che oggi non sono neanche qua seduti, ma magari sono a casa a guardarci comodamente in poltrona; quelli che dicevano di salvare l'Italia, ma che in realtà stavano facendo l'esatto contrario. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).