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Una successiva risoluzione approvata a Strasburgo il 18 gennaio 2006 con il voto, oltre che delle sinistre, della gran parte dei liberali e dei popolari, dichiara l’omofobia, definita come una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT), «assimilabile a razzismo, xenofobia, antisemitismo, sessismo». La serie di risoluzioni del Parlamento europeo è continuata con quella del 15 giugno 2006 «Sull’intensificarsi della violenza razzista e omofoba in Europa» e quella del 26 aprile 2007 «Sull’omofobia in Europa» che, fra l’altro, ha indetto il 17 maggio di ogni anno quale Giornata internazionale contro l’omofobia. La data scelta ricorda la cancellazione dell’omosessualità, il 17 maggio 1990, dalla lista delle malattie mentali da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tale giornata ha visto momenti di celebrazione ufficiale anche in Italia. Basti pensare all’incontro fra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e le associazioni più rappresentative della comunità LGBT italiana, avvenuta il 17 maggio 2010, o la lettera inviata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a tutti i dirigenti scolastici in occasione del 17 maggio 2012. La risoluzione sulla lotta all’omofobia in Europa del 2012 ribadisce la condanna di tutte le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e deplora vivamente che all’interno dell’Unione europea, i diritti fondamentali delle persone LGBT non siano sempre rispettati appieno. Dal 1996 numerose proposte di legge depositate nei due rami del Parlamento italiano hanno chiesto di estendere le tutele già previste dalla normativa per altri soggetti sottoposti a discriminazioni e ai cosiddetti «crimini d’odio» alle persone omosessuali e transessuali, ma finora il Parlamento non ha adottato nessuna misura in questo senso. Va ricordato che nel gennaio del 2008 la Commissione giustizia della Camera ha licenziato il testo unificato 1249- ter ed abbinati contenente misure contro gli atti persecutori e contro la discriminazione e la violenza determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Il tema di una tutela delle persone LGBT da atti di discriminazione e violenza in Italia è quanto mai urgente. Purtroppo non esistono nel nostro paese statistiche ufficiali sulle discriminazioni di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali: questo rappresenta di per sé un segno evidente della sottovalutazione di questa piaga sociale da parte delle istituzioni. I dati a disposizione sono quelli prodotti nel corso del tempo, a volte all’interno di progetti di collaborazione con istituzioni nazionali e locali, dalle organizzazioni di volontariato e di promozione sociale che operano nel campo della promozione dei diritti e della tutela da discriminazioni delle persone omosessuali e transessuali. Secondo il « Report Omofobia» pubblicato annualmente da Arcigay, nel 2011 sono apparse sui giornali le cronache di più di cinquanta casi di aggressioni, violenze, episodi di ricatto, atti di bullismo di carattere omofobico o transfobico. Si tratta della punta di un iceberg , che nasconde una casistica assai più diffusa che le vittime spesso non denunciano per paura di ritorsioni o per timore della visibilità pubblica. L’assenza di una tutela normativa delle persone omosessuali e transessuali non solo lascia prive di protezione le vittime di questi atti, ma, in presenza di una normativa antidiscriminatoria relativa alla protezione di altre soggettività, sembra quasi indicare l’assenza di un disvalore degli atti di omofobia e transfobia . Il presente disegno di legge si propone di estendere agli atti di discriminazione e ai delitti motivati dall’odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali la protezione già garantita ai crimini d’odio fondati su motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose dalla legge 13 ottobre 1975, n. 654, come modificata dal decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, detta «legge Mancino». In ossequio al generale principio stabilito dall’articolo 609- septies del codice penale, si ritiene di escludere la perseguibilità d’ufficio, ricollegata dall’articolo 6 della «legge Mancino» alla configurabilità dell’aggravante di cui all’articolo 3, per il delitto di violenza sessuale di cui all’articolo 609- bis del codice penale.. Art. 1. 1. All’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, lettera a) , le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere»; b) al comma 1, lettera b) , le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere»; c) al comma 3, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere». 2. Al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni: a) nel titolo, le parole: «e religiosa» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosa e fondata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere»; b) all’articolo 1, la rubrica è sostituita dalla seguente: «Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere»; c) all’articolo 1, comma 1- quinquies , le parole: «o degli extracomunitari» sono sostituite dalle seguenti: «, degli extracomunitari, delle persone omosessuali e transessuali»; d) all’articolo 3, comma 1, le parole: «o religioso» sono sostituite dalle seguenti: «, religioso o motivato dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere»; e) all’articolo 6, comma 1, dopo le parole: «comma 1, » sono inserite le seguenti: «ad eccezione di quelli previsti dall’articolo 609- bis del codice penale,».