[pronunce]

si rivelerebbe ancora più eccessiva, a dire del rimettente, se rapportata alla cornice edittale decisamente più mite prevista per la fattispecie base (reclusione da sei mesi a tre anni), soprattutto ove si consideri che gli elementi che integrano le circostanze aggravanti speciali non consistono in fattori eccezionali tali da giustificare il livello completamente diverso della sanzione, ricollegandosi, piuttosto, a modalità o mezzi della condotta, condizioni soggettive dell'autore del fatto o della persona offesa, caratteristiche dell'oggetto o del contesto, statisticamente più frequenti della stessa ipotesi di furto non aggravato. Per il giudice a quo, la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. , limitatamente all'ipotesi del concorso tra circostanza ad effetto speciale e circostanza comune, ripristinerebbe la proporzionalità del regime sanzionatorio, riconoscendo all'aggravante ex art. 61 cod. pen. l'effetto comune anche quando concorra con una circostanza ex art. 625, primo comma, cod. pen. , sicché la pena applicabile sarebbe quella della reclusione da due anni ed un giorno nel minimo ad otto anni nel massimo. 1.4.- In subordine, il Tribunale di Firenze invoca una declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. limitatamente alla previsione della pena della reclusione nel minimo pari a tre anni, anziché a due anni ed un giorno, evitando che il minimo stabilito per il furto monoaggravato (due anni) venga aumentato della metà per effetto del concorso altresì di una circostanza comune. 1.5.- Ulteriore aspetto della disparità di trattamento sanzionatorio, in violazione dell'art. 3 Cost., riferibile alla norma censurata, risiederebbe, ad avviso del rimettente, nella generalizzata efficacia speciale accordata a tutte le circostanze aggravanti ex art. 61 cod. pen. eventualmente concorrenti, e non solo a talune, come avviene, ad esempio, negli artt. 576 e 585 cod. pen. , o nell'art. 640, secondo comma, numero 2-bis), cod. pen. La scelta, viceversa, operata per il furto (come anche dall'art. 624-bis cod. pen. per il furto in abitazione e per il furto con strappo) è quella di riconnettere efficacia speciale a tutte le circostanze ex art. 61 cod. pen. che concorrano con una circostanza ad effetto speciale, ciò sulla base di valutazione che il giudice a quo reputa del tutto slegata da una analisi specifica del fatto di reato, prevedendosi indiscriminatamente un aumento eccezionale del trattamento sanzionatorio per una lista del tutto eterogenea di fattispecie circostanziali. In particolare, osserva il rimettente, le circostanze di cui all'art. 61 cod. pen. esplicano per il reato di furto un'efficacia speciale solo ove concorrano con una circostanza ex art. 625, primo comma, cod. pen. , ciò denotando un altro profilo di arbitrarietà della scelta normativa: invero, ove il furto fosse aggravato da due circostanze ex art. 61 cod. pen. , la pena, determinabile secondo i criteri ordinari, oscillerebbe da un minimo di sei mesi e due giorni di reclusione ad un massimo di cinque anni e quattro mesi. Il concorso delle circostanze comuni elencate dall'art. 61 cod. pen. e di quelle ad effetto speciale dettate dall'art. 625, primo comma, cod. pen. darebbe luogo, poi, a più di centocinquanta possibili combinazioni, non oggetto di ponderata valutazione da parte del legislatore, il quale ha adottato una scelta di particolare rigore sanzionatorio, con un meccanismo di crescita esponenziale della pena, «a prescindere» dal principio di proporzionalità ed in deroga al regime ordinario indicato dall'art. 63, terzo comma, cod. pen. L'aumento di pena stabilito per l'eventualità del concorso tra aggravante ad effetto speciale ed aggravante comune sarebbe frutto, piuttosto, secondo il Tribunale di Firenze, di una opzione irragionevole, riconoscendosi arbitrariamente a quest'ultima una maggiore offensività rispetto alla somma del disvalore delle due circostanze, con un automatismo sanzionatorio incompatibile con gli artt. 3 e 27 Cost. 1.6.- Il giudice a quo segnala altresì l'irragionevolezza dell'applicazione di un regime sanzionatorio derogatorio per il concorso delle circostanze speciali ex art. 625, primo comma, cod. pen. con le sole aggravanti elencate dall'art. 61 cod. pen. , e non anche con altre circostanze comuni, come, ad esempio, la recidiva e quelle previste dagli artt. 92, 94 e 112 cod. pen. 2.- Ha depositato atto di intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili, o comunque non fondate. 2.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri deduce pregiudizialmente l'inammissibilità delle questioni per difetto di rilevanza rispetto alla definizione del giudizio principale, in quanto l'ordinanza di rimessione muoverebbe da un presupposto interpretativo - quello secondo cui nella specie non sarebbe configurabile la circostanza di cui all'art. 625, primo comma, numero 8-bis), cod. pen. - erroneo, in quanto, secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione, la detta circostanza può sussistere anche quando la persona offesa sia in procinto di salire o di scendere da un mezzo di pubblico trasporto. Il Tribunale rimettente, quindi, avrebbe dovuto ravvisare un concorso fra due delle circostanze prevedute dall'art. 625, primo comma, cod. pen. , trovando così applicazione la prima ipotesi e non la seconda ipotesi di tale disposizione. 2.2.- L'atto di intervento evidenzia, comunque, l'insostenibilità dell'assunto dell'irragionevolezza della norma denunciata, non sussistendo la sproporzione del trattamento sanzionatorio su cui si fonda la prospettazione delle questioni di legittimità costituzionale. Innanzitutto, a differenza di quanto prescrivono l'art. 624-bis, quarto comma, cod. pen. e l'art. 628, quinto comma, cod. pen. , l'art. 625, secondo comma, cod. pen. non esclude il concorso con le circostanze attenuanti, che possono essere ritenute altresì equivalenti o prevalenti, e ciò attenua la denunciata eccessiva rigidità della forbice edittale. Si tratta, in ogni caso, di scelta rientrante nella discrezionalità del legislatore in materia di politica sanzionatoria, sottratta al sindacato di legittimità costituzionale giacché non irragionevole o arbitraria, e anzi coerente con il complessivo sistema di contrasto delle offese al patrimonio. Il Presidente del Consiglio dei ministri nega anche che emerga la irragionevolezza della disposizione censurata quanto alla equiparazione del peso delle circostanze ad effetto comune e di quelle speciali nelle varie combinazioni del concorso sanzionato. 2.3.-