[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1-bis, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 (Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, come modificato dall'art. 44, comma 3, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, promosso con ordinanza del 26 ottobre 2004 dal Tribunale di Roma nel procedimento civile vertente tra l'INPS e Angelini Antonio ed altro, iscritta al n. 171 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di costituzione dell'INPS nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 26 settembre 2006 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi l'avvocato Gaetano De Ruvo per l'INPS e l'avvocato dello Stato Francesco Lettera per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di alcuni processi di opposizione agli atti esecutivi, fra loro riuniti, proposti dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) per contestare gli interventi spiegati, con titoli esecutivi giudiziali emessi dal Tribunale di Taranto, da Antonio Angelini in altrettanti processi di espropriazione presso terzi intrapresi contro il medesimo Istituto presso il Tribunale di Roma, il giudice dell'esecuzione, con ordinanza del 26 ottobre 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1-bis, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 (Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, e successive modificazioni, con particolare riguardo alle modifiche apportate dall'art. 44, comma 3, lettera b), del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, «per violazione del principio di ragionevolezza, e dell'art. 3, comma primo, in riferimento agli artt. 24, comma primo, e 97, comma primo, della Costituzione». 1.1. – Il giudice a quo riferisce che, ad avviso dell'opponente INPS, gli interventi in questione sarebbero impediti dalla norma impugnata, contenuta nel secondo periodo del comma 1-bis dell'art. 14 cit. , la quale dispone che «il pignoramento di crediti di cui all'art. 543 del codice di procedura civile promosso nei confronti di Enti ed Istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatorie organizzati su base territoriale deve essere instaurato, a pena di improcedibilità, rilevabile d'ufficio, esclusivamente innanzi al giudice dell'esecuzione della sede principale del Tribunale nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento in forza del quale la procedura civile è promossa». Riferisce, inoltre, il giudice rimettente che, dal canto suo, l'interveniente-opposto ha contestato l'applicabilità della norma al caso di specie, chiedendo, in subordine, che fosse sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art. 44, comma 3, lettera b) del decreto-legge n. 269 del 2003, per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione. Il Tribunale di Roma, sentite le parti, ha sospeso le esecuzioni limitatamente agli interventi proposti da Antonio Angelini ed ha sollevato d'ufficio la questione di legittimità costituzionale della norma in esame nella parte in cui non prevede che anche l'intervento, ai sensi dell'art. 551 cod. proc. civ. , del creditore di enti ed istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatoria organizzati su base territoriale sia proposto, a pena d'improcedibilità rilevabile d'ufficio, esclusivamente nei processi di espropriazione di crediti presso terzi pendenti innanzi al giudice dell'esecuzione della sede principale del tribunale nel cui circondario ha sede l'ufficio giudiziario che ha emesso il provvedimento posto a fondamento dell'intervento. 1.2. – Quanto alla rilevanza della questione, osserva il giudice rimettente che essa discende dal fatto che i giudizi a quibus vertono sull'applicabilità della norma denunciata ad una fattispecie nella quale gli interventi sono stati effettuati, in espropriazioni presso terzi pendenti innanzi al Tribunale di Roma, sulla scorta di titoli esecutivi giudiziali formati dal Tribunale di Taranto e che risulta impossibile interpretare tale norma nel senso di ritenerla estensibile anche agli interventi spiegati nell'espropriazione ex art. 543 cod. proc. civ. Ad avviso del giudice a quo, la disposizione in esame, infatti, introducendo una deroga alla regola della competenza stabilita dall'art. 26, comma secondo, cod. proc. civ. , è di stretta interpretazione e, pertanto, risulta insuscettiva di applicazioni estensive o analogiche. In particolare, la inapplicabilità agli interventi spiegati ai sensi dell'art. 551 cod. proc. civ. emergerebbe, oltre che dalla mancanza di un espresso riferimento, anche da altri chiari indici lessicali e normativi – quali il richiamo al solo atto introduttivo (pignoramento) dell'espropriazione forzata presso terzi e l'utilizzo dei verbi “promuovere” ed “instaurare” – che sottolineano l'esclusività del collegamento funzionale con il momento di esercizio originario dell'azione esecutiva. 1.3.