[pronunce]

a) l'art. 3 Cost., sia perché «sottopone ad un regime più rigoroso la posizione dell'estraneo rispetto a quella del congiunto», mentre «la logica vorrebbe semmai che avvenisse l'opposto», sia perché «non pare ragionevole presumere che siano simulati o fraudolenti atti posti in essere durante l'anno in cui si verifica semplicemente il presupposto del tributo, e quindi prima ancora che esso si sia compiutamente verificato [...], quando il terzo non è coniuge, parente o affine del debitore, parendo più che sufficiente (e forse già eccessivo), in questo caso, fissare una presunzione di frode in relazione al momento della consegna del ruolo all'esattore, come nella disciplina originaria del d.P.R. n. 602/1973»; b) l'art. 24 Cost., perché introduce, per i terzi opponenti, una limitazione probatoria irragionevole e limitativa del diritto di difesa; c) l'art. 42 Cost., perché dà «vita, quale pratica conseguenza, ad una sorta di espropriazione senza indennizzo»; che le questioni sono manifestamente inammissibili per difetto di rilevanza; che nella specie, infatti, secondo quanto riferito dal giudice a quo, la prova dell'acquisto dei beni da parte delle opponenti, «non ancora completamente offerta, potrebbe sopravvenire in corso di causa (non essendo ancora scattate le preclusioni istruttorie), e comunque può emergere già in parte dai contratti di affitto prodotti, che negli elenchi allegati dei beni mobili compresi nelle aziende affittate fanno riferimento a “costi storici” ed “ammortamenti”, i quali lasciano presumere annotazioni sui libri contabili delle opponenti […] e tenuta di fatture ed altri documenti di acquisto, cui per legge sono obbligate»; che il rimettente, pertanto, pur censurando i limiti che la disposizione denunciata pone ai terzi opponenti in ordine alla prova della loro proprietà dei beni oggetto di esecuzione esattoriale, non solo non precisa che tale prova, ove non operassero quei limiti, sarebbe stata già raggiunta nel giudizio a quo, ma addirittura espressamente esclude che i terzi, allo stato degli atti processuali, abbiano comunque dimostrato, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata od atti equipollenti di data certa, di essere proprietari dei beni e si limita a prospettare la mera eventualità che tale dimostrazione possa essere fornita dagli opponenti nel prosieguo del giudizio principale; che, dunque, le questioni, in quanto sollevate in relazione alla suddetta eventualità, sono ipotetiche o comunque premature e, pertanto, vanno dichiarate manifestamente inammissibili per difetto di rilevanza attuale nel giudizio a quo (ex plurimis: sentenza n. 272 del 2008; ordinanze n. 398 e n. 12 del 2008; n. 293 del 2007; n. 209 del 2006). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), sollevate dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Pisa, sezione distaccata di Pontedera, in riferimento agli artt. 3, 24 e 42 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 marzo 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 marzo 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA