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il sito di VideoCittà risulterebbe privo di indicazioni del proprietario e della sua partita IVA, contrariamente alle vigenti disposizioni di legge; sempre secondo quanto riporta l'articolo, «non solo evidentemente Rutelli fa inevitabilmente leva sulla sua posizione di presidente dell'Anica per lanciare la sua personale iniziativa ma mischia, anche a livello societario, interessi privati e interessi associativi, una mossa quantomeno inopportuna, soprattutto per un politico navigato e noto come lui. Tanto più che VideoCittà, "all'insegna della trasparenza" ha affidato ad Anica tutti i rapporti con le istituzioni pubbliche. Inoltre, si legge sul sito, si propone di tenere una sorta di doppia contabilità dato che: "Tutte le risorse di provenienza pubblica saranno destinate da ANICA in via esclusiva ad attività di interesse pubblico (nessun introito da esse verrà attribuito ai promotori)". In pratica, ANICA, che certamente ha un ruolo e una veste istituzionale che il solo Rutelli non può vantare (se non come presidente della stessa Associazione), si prodiga per promuovere e raccogliere fondi per un'iniziativa che però resta e resterà di proprietà esclusiva del suo presidente. Fossimo negli associati di Anica avremmo più di qualche perplessità»; infine, "Digital day" riferisce che l'iniziativa di Rutelli avrebbe «ricevuto la benedizione (e probabilmente i finanziamenti) del Comune di Roma, del Mise, della Regione Lazio, della Camera di Commercio di Roma e della Rai, oltre che di sponsor privati, come Eni, Linkem e Intesa San Paolo», oltre al coinvolgimento diretto del Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo, del quale è stato Ministro, che si è fatto promotore dell'iniziativa presso altri enti, di fatto proponendo e ottenendo la partecipazione al finanziamento di 1.140.000 euro (IVA esclusa) di costi vivi dell'evento, tanto che questi enti terzi riconoscono nel Ministero dei beni culturali il "Ministero proponente del progetto" e ad esso versano i contributi finalizzati a finanziarlo, si chiede di sapere se i fatti esposti corrispondano al vero, e di quali ulteriori elementi il Ministro in indirizzo disponga in merito. Atto n. 4-00367 TOFFANIN Al Ministro della salute Premesso che: il Comitato percorso nascita nazionale (CPNn) è stato costituito con decreto ministeriale 12 aprile 2011, come previsto dall'accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, recante linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo; è stato rinnovato con decreto ministeriale 19 dicembre 2014 e successivamente integrato con decreto ministeriale 11 novembre 2015; esso supporta tutte le Regioni e Province autonome nell'attuare le migliori strategie di riorganizzazione dei punti nascita, verifica che esse siano coerenti con quanto definito nell'accordo ed assicura, nel contempo, un efficace coordinamento permanente tra le istituzioni centrali e periferiche in funzione della qualità e sicurezza del percorso nascita; la particolare attenzione verso la tematica del percorso nascita è attestata anche dall'inserimento nella verifica dei LEA di uno specifico punto dedicato al percorso nascita, attraverso cui è possibile svolgere un'azione di monitoraggio sullo stato di attuazione delle 10 linee di azione sottoscritte da Regioni e Province autonome nell'accordo; questo fissa in almeno 1.000 nascite all'anno lo standard cui tendere, nel triennio, per il mantenimento e l'attivazione dei punti nascita e prevede la razionalizzazione o la riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1.000 all'anno, prevedendo l'abbinamento per pari complessità di attività delle unità operative ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche e pediatriche. La possibilità di punti nascita con numerosità inferiore, e comunque non al di sotto di 500 parti all'anno, potrà essere prevista solo sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate da rilevanti difficoltà di attivazione dello STAM (servizio di trasporto assistito materno); l'11 novembre 2015, infine, è stato redatto un protocollo metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili (art. 1 del decreto ministeriale 11 novembre 2015). La richiesta di deroga deve essere formalizzata dall'Assessorato regionale per la salute, sentito il parere del Comitato percorso nascita regionale e deve contenere i seguenti elementi, necessari per la valutazione: standard operativi, tecnologici e di sicurezza del punto nascita in deroga ; descrizione della rete dei punti nascita; bacino d'utenza attuale e potenziale per il punto nascita in deroga; definizione del responsabile del punto nascita in deroga e formazione; da parte del Comitato verranno valutati: standard operativi, tecnologici e di sicurezza del punto nascita in deroga ; descrizione della prevista rete dei punti nascita, incluso STAM/STEN 3; bacino d'utenza attuale e potenziale per il punto nascita in deroga; definizione del responsabile del punto nascita in deroga e formazione; analisi dei costi; dopo un braccio di ferro con il dicastero della salute, che si trascina dal 2016, il Veneto è costretto a rinunciare a 4 punti nascita sotto i 500 parti all'anno, come disposto dal decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70; i punti nascita interessati dal provvedimento riguardano, oltre a quello già chiuso di Trecenta (Rovigo), gli ospedali di Adria (Rovigo), Valdagno (Vicenza) e Piove di Sacco (Padova); si evidenzia che, nel 2017, si è raggiunto il record negativo di nascite dall'unità d'Italia (464.000 nuovi nati, contro il record positivo di 1.016.000 del 1964); la chiusura dei punti nascita citati diventa un problema particolarmente sentito, anche in relazione al profilo orografico di un territorio così esteso, e in ogni caso il numero delle nascite che avvengono in questi ospedali è vicino al punto massimo richiesto; considerata l'importanza dei punti nascita di Adria, Valdagno e Piove di Sacco, occorre profondere un costante impegno, a livello sia regionale che nazionale, affinché gli stessi siano mantenuti, garantendo al contempo più servizi, migliori condizioni di sicurezza e maggiori risorse, si chiede di sapere: quali risposte il Ministro di indirizzo intenda fornire in relazione alla richiesta di deroga per i punti nascita di Trecenta, Adria, Valdagno e Piove di Sacco; se non ritenga di attuare interventi finalizzati alla riorganizzazione e al potenziamento strutturale dei suddetti punti nascita, in ottemperanza al decreto ministeriale 11 novembre 2015 che prevede anche gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza delle strutture. Atto n. 4-00368 NASTRI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i dati raccolti nel mese di maggio 2018, periodo cruciale per la formazione del Governo in carica, da parte della Banca centrale europea all'interno del sistema "target 2"