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l'autore del ferimento è un ventenne marocchino, Mustapha Rami, immigrato irregolare e senza fissa dimora, già conosciuto alle forze dell'ordine, sorpreso a spacciare droga nella pineta con altri connazionali; l'ipotesi di reato contestata a Rami è di tentato omicidio; Rami era stato già identificato il 20 dicembre 2018 dagli uomini della squadra mobile e in quella occasione riuscì a disfarsi di 100 grammi di hashish che furono rinvenuti solo il giorno successivo anche grazie all'impiego dei cani antidroga. Ancora il 6 ottobre 2018 era stato controllato in una stanza d'albergo insieme ad altri connazionali con quasi 2.000 euro in contanti, denaro probabilmente provento di spaccio, secondo la polizia; considerato che: a seguito dell'approvazione del "decreto-legge sicurezza" (di cui al decreto-legge n. 113 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018), il Ministro in indirizzo ha dichiarato ripetutamente che, grazie a questo provvedimento, gli immigrati che delinquono "vengono rimandati a casa"; purtroppo, la realtà appare all'interrogante ben diversa da quanto annunciato più volte dal Ministro e gli effetti salvifici e miracolosi del decreto-legge sicurezza sono ben lungi dal concretizzarsi; non è sufficiente indossare la divisa delle forze dell'ordine per risolvere i problemi di organico, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la sicurezza dei cittadini ed il potenziamento degli organici delle forze di polizia. Atto n. 3-00692 NANNICINI MARCUCCI MALPEZZI VALENTE STEFANO COLLINA CIRINNA' PATRIARCA PARENTE LAUS ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BOLDRINI COMINCINI CUCCA D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI PARRINI PINOTTI PITTELLA RAMPI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: la legge di bilancio per il 2019 ha disposto, per il triennio 2019-2021, il blocco della rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, con riferimento a quelli di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS (art. 1, comma 260, della legge n. 145 del 2018); pertanto, con decorrenza dal 1° gennaio 2019, tutte le pensioni di importo superiore a 1.539 euro (a valori 2019), che a legislazione previgente avrebbero avuto diritto a un incremento pari all'1,1 per cento (secondo l'indice di rivalutazione previsto dalla circolare INPS n. 122 del 27 dicembre 2018), sono soggette per legge al blocco della perequazione automatica; tuttavia, le pensioni in pagamento da quella data risultano a tutt'oggi calcolate ad importo pieno, senza cioè l'applicazione della prevista riduzione, rimessa in via ammnistrativa a un successivo "conguaglio"; con comunicato del 30 dicembre 2018, l'INPS ha infatti informato che "alle pensioni in pagamento nel prossimo mese di gennaio non è stato possibile applicare la normativa sul sistema di rivalutazione delle pensioni introdotto dalla legge di stabilità 2019" avendo l'Istituto già "elaborato entro novembre 2018 gli importi di pensione rivalutati in applicazione della legislazione a quel momento vigente"; lo stesso comunicato ha quindi rinviato a una successiva circolare INPS l'illustrazione delle modalità di attuazione delle nuove norme sulla perequazione delle pensioni e l'indicazione dei tempi per i conguagli; considerato altresì che la norma che ha disposto il blocco della perequazione automatica delle pensioni concorre alla copertura della manovra di bilancio per il 2019 in misura significativa, determinando un risparmio permanente di spesa pari a 3,6 miliardi di euro nel solo triennio 2019-2020, si chiede di sapere: se i Ministri di indirizzo non ritengano che i pensionati, ai quali è stato richiesto un sacrificio economico rilevante per la copertura della manovra di bilancio per il prossimo triennio, abbiano diritto a una piena e tempestiva informazione circa gli effetti del previsto blocco della perequazione automatica sui loro importi pensionistici, attuali e futuri; se non ritengano il differimento sine die del "conguaglio" a loro carico lesivo del diritto alla certezza della prestazione previdenziale e sostanzialmente illegittimo, in quanto risulterebbe lasciata alla discrezionalità amministrativa la scelta dei tempi e delle forme per l'esazione di una prestazione patrimoniale che colpisce una vastissima platea di cittadini (circa 5 milioni di persone); se non valutino indispensabile provvedere nei tempi più rapidi all'applicazione del blocco della perequazione previsto nell'ambito dell'ultima legge di bilancio, in modo da: a) assicurare l'effettività di una norma che concorre significativamente alla copertura della manovra finanziaria; b) limitare al massimo l'importo dei conguagli che saranno posti a carico dei pensionati; c) non da ultimo, fugare ogni dubbio che la vera intenzione del Governo non sia quella di forzare l'INPS a realizzare il conguaglio dopo le elezioni europee di maggio 2019 per far sì che i pensionati se ne accorgano solo a urne elettorali chiuse. Atto n. 3-00699 VALENTE GINETTI ALFIERI CUCCA CIRINNA' MALPEZZI STEFANO BELLANOVA BINI BOLDRINI COMINCINI D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GIACOBBE MANCA ROSSOMANDO VERDUCCI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: in una lettera inviata al Governo in data 22 ottobre 2018 la special rapporteur dell'ONU sulla violenza contro le donne, Dubravka Simonovic, e la chair rapporteur del "Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sul tema della discriminazione contro le donne nel diritto e nella pratica", Ivana Radacic, hanno espresso "profonda preoccupazione" in relazione al disegno di legge recante "Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità", AS 735, attualmente all'esame della 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato della Repubblica; la lettera, composta di sei pagine, in cui si analizzano gli articoli del testo, muove puntuali osservazioni su "disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione che alimenterebbe la disuguaglianza di genere". A cominciare dalla mediazione obbligatoria tra coniugi che il disegno di legge introduce nelle separazioni in cui è coinvolto un bambino, che, come scrivono le due relatrici, appare "molto dannosa se applicata ai casi di violenza domestica", nonché suscettibile di violare il divieto della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011 e ratificata dall'Italia con la legge 27 giugno 2013, n. 77.