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Non credo che il decreto-legge oggi al nostro esame possa risolvere le situazioni, anche perché è circoscritto alle crisi industriali della Sicilia, della Sardegna e di Ivrea. Va benissimo, naturalmente, intervenire su emergenze lasciate latenti fin troppo a lungo (sull'Ilva, su Whirlpool, su Blutec o sulla ex Alcoa), ma, dal momento che l'Italia è fatta di tante Regioni e che le crisi industriali, come abbiamo appena detto, sono più di quattro o cinque, mi sono sentito in dovere di presentare un emendamento, sottoscritto da molti colleghi e amici di Forza Italia, all'articolo 10 del decreto-legge. La proposta emendativa chiede l'introduzione di un fondo rotativo per le aree di crisi industriale, finanziato con 100 milioni e a disposizione del Ministro dello sviluppo. Un ordine del giorno che abbiamo presentato incoraggiava il Ministro a farsi carico di questa nuova prospettiva e di utilizzare tale strumento (a mio avviso essenziale per porre mano alle tante, troppe crisi industriali in essere). Non si tratta di un capriccio, ma di dotare il Governo, e quindi il Paese, di uno strumento in grado d'intervenire tempestivamente su un problema strutturale italiano, perché l'arretratezza e le crisi del nostro sistema industriale purtroppo lo sono. Essendo stato eletto nelle Marche, l'ho fatto pensando alle crisi della Regione che rappresento, all'area di crisi complessa pelli e calzature e a quella di crisi industriale Antonio Merloni, nonché alla necessità di riconvertire e riqualificare la zona della Valle del Tronto e della Val Vibrata. Purtroppo questo emendamento è stato respinto senza una ragione, evidentemente in coerenza e in continuità con l'approccio che caratterizza questo Governo e che caratterizzava quello precedente. Si tratta del tirare a campare, del vivere giorno dopo giorno, del non cercare neanche di darsi strumenti necessari e urgenti per affrontare degnamente, con un minimo di visione, di efficacia e di efficienza, i problemi strutturali del Paese. È un approccio miope, rinunciatario e destinato a far spegnere l'entusiasmo che in queste Aule (ma non nel Paese) ha accompagnato la nascita del Governo in carica. Per me è giusto che gli elettori marchigiani e gli italiani complessivamente siano informati di questa scelta, prendano atto di una tale mancanza radicale e totale di visione, di prospettiva e di capacità innovativa di questo Governo e della maggioranza che lo sostiene e che su queste basi possano giustamente e consapevolmente giudicarvi (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero a mia volta iniziare il mio intervento ringraziando il presidente Girotto e i componenti delle due Commissioni di competenza per il clima che si è avuto durante l'esame del provvedimento in discussione: quando succedono queste cose, è sicuramente un momento positivo per la politica. La tematica in argomento è di rilevanza fondamentale per il territorio e per il Paese, quindi è giusto affrontarla con buon senso da parte di tutte le forze politiche. Vorrei soffermarmi sulla parte legata alle crisi aziendali, che ovviamente mi sta particolarmente a cuore, anche per la competenza della Commissione cui appartengo. Il decreto-legge in esame era atteso da tempo, forse da troppo. In Italia ormai si sono aperti oltre 150 tavoli di crisi e ci sono molte aree interessate da zone di crisi complessa o speciale, una situazione preoccupante e urgente per la quale ritengo che di certo si sarebbe potuto osare di più; anzi, sono sicuro che lo si sarebbe dovuto fare, per parlare con voce chiara e forte a chi da tempo attende risposte concrete. Il decreto-legge finanzia le casse integrazioni di Sardegna e Sicilia, come l'area di crisi di Isernia, e attraverso l'articolo 11 concede l'esonero al contributo addizionale, strumento che vuole dare sollievo ad alcune aziende, grandi o particolari, che magari iniziano con una lettera precisa. Non mi si fraintenda, attenzione: quest'azione però si sarebbe potuta di certo estendere anche alle piccole e piccolissime imprese, vero tessuto del nostro Paese, che purtroppo molto spesso, anzi troppo spesso, vengono trascurate. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si potenziano le strutture dei Ministeri al fine di prevenire il declino produttivo: questo è senza dubbio un dato positivo, almeno sulla carta, ma di certo non può e non dev'essere l'unico strumento per contrastare la grave crisi aziendale in cui versa il nostro Paese. Merita attenzione anche l'argomento dell' end of waste . Dopo le forti, fortissime criticità emerse nel Paese a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, che ha precluso alle Regioni la valutazione caso per caso e ha inferto una battuta d'arresto all' end of waste e dunque all'economia circolare; e dopo che per oltre un anno - lo sottolineo - i colleghi dei 5 Stelle hanno continuamente opposto un rifiuto all'accoglimento dello storico emendamento a firma dei senatori Arrigoni e Briziarelli, il quale è sempre stato salutato con favore da tutto il mondo delle imprese, condiviso all'unanimità dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e presentato del resto molte e molte volte durante i mesi scorsi; dopo tutto questo, insomma, ecco che i 5 Stelle - ravvedendosi, a mio avviso - ne condividono la bontà. Certo, accogliamo con piacere questo cambio di rotta; non possiamo non sottolineare però che la famosa indecisione degli stessi ha prodotto molti costi aggiuntivi sulle famiglie e sulle imprese e che nell'emendamento della maggioranza c'è l'introduzione di un meccanismo di controlli ex post a doppio regime farraginoso e preoccupante, che risulterà inefficace per la tutela dell'ambiente e che mette in discussione l'operato delle Regioni, sminuite nel loro ruolo. Proprio sull'argomento, l'emendamento della Lega a firma dei senatori Arrigoni e Briziarelli era, a nostro avviso, la giusta risposta alla problematica dell' end of waste . Spiace prendere atto che su questo la maggioranza abbia purtroppo perso una buona occasione per dare davvero la risposta giusta. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . In merito all'Ilva, poi, a Roma si dice: «Ma che davvero?». Le notizie di questi giorni, con quello che è avvenuto ieri in Commissione, non possono lasciarci indifferenti: la retromarcia del Governo è davvero clamorosa e ci lascia senza parole. Questa mossa rischia di rappresentare un colpo mortale all'azienda, la quale ora ha l'alibi per andarsene. L'Esecutivo prima ha detto una cosa e poi ne ha fatta un'altra: si tratta di un cambio di rotta sulla pelle di migliaia di famiglie e di lavoratori, che per noi è motivo di grande preoccupazione. Se dal punto di vista del MoVimento 5 Stelle devo ammettere una coerenza su quest'argomento, al PD faccio veramente i complimenti per il loro salto carpiato triplo e quadruplo sull'argomento, che ha fatto veramente invidia ai Cagnotto, padre e figlia.