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è scritto nero su bianco, signor Presidente: «È necessaria l'adozione di coraggiose e rivoluzionarie misure di riforma, nell'ottica di un miglioramento del rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuenti». Questa è la rotta sulla quale vogliamo procedere, senza se e senza ma. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatrici, senatori, il vero tema oggi è l'introduzione della fatturazione elettronica, che è uno degli obiettivi di semplificazione che l'Europa ci ha suggerito e che l'Italia ha scelto di darsi: è un primo passo verso la creazione del mercato unico digitale europeo. È uno stimolo per il livello legislativo, che ci compete, all'introduzione di processi di trasformazione digitale e ingrediente essenziale di Industria 4.0, che già abbiamo approvato. La fatturazione elettronica vuol dire passare dalle molte copie dello stesso documento cartaceo stampate, protocollate, fotocopiate, spedite, ad un unico documento digitale, anzi a un flusso di dati. Vuol dire passare da abitudini consolidate a un ciclo digitale nuovo. È un passaggio faticoso: tutti i cambiamenti comportano un certo grado di resistenza, ma ne vale davvero la pena e lo dico per esperienza professionale. La fatturazione elettronica, quindi, non è un adempimento da vivere con fatica, ma una filosofia fiscale, che genera un profondo cambio di mentalità: processi amministrativi più veloci, diffusione del digitale per semplificare le relazioni di business , disponibilità di informazioni interoperabili nello scambio di dati tra soggetti commerciali, istituti di credito, imprese e pubblica amministrazione. Il legislatore italiano ha compreso e raccolto questa sfida con determinazione, rendendo obbligatoria la fatturazione elettronica nel 2015 verso tutta la pubblica amministrazione e la fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione ha evidenziato elementi positivi sul fronte della rivoluzione digitale: cito, su tutti, la certezza degli impegni di spesa e il monitoraggio dei tempi di pagamento dei fornitori. Oggi vengono gestite più di 30 milioni di fatture elettroniche verso la pubblica amministrazione: è un dato interessante, ma serve completare questo percorso sul fronte dell'ottimizzazione dei processi. Sappiamo infatti che nella pubblica amministrazione è ancora diffusa l'abitudine di stampare le fatture elettroniche ricevute (è un paradosso!), per poi imputarle nel software , digitandole in modo tradizionale e talvolta addirittura conservandole, non solo sostitutivamente, anche in cartaceo. Quindi ci si chiede: che ne è della gestione digitale dei workflow ? Che ne è della conservazione sostitutiva a norma? Che stimolo stiamo dando ai fornitori per estendere la relazione digitale anche ad altri documenti: gli ordini, le conferme d'ordine, i documenti di trasporto (DDT)? Sì, si stanno applicando questi nuovi processi e sappiamo che chi li conosce non li vuole più lasciare, ma il percorso che si era intrapreso con grande coraggio si è via via perso ed oggi, dal 1° gennaio 2019, deve riprendere con vigore. Infatti, oltre al lavoro sui processi, deve essere completato il percorso sugli attori, va diffusa la fatturazione B2B. Anche tra gli attori economici deve passare la filosofia della fatturazione elettronica come facilitatore digitale delle relazioni di business , capace di incrementare la competitività e - questo è il primo messaggio al mondo dell'impresa - sull'altro fronte, di innovare la relazione tra fisco e imprese. Sul fronte B2B, in realtà, già lo scorso Governo ha introdotto blandi incentivi per l'implementazione della fatturazione elettronica: pensiamo al decreto legislativo n. 127 del 2015, che permetteva, a chi optava, una corsia prioritaria per i rimborsi IVA, esonero dalle comunicazioni, spesometro, black list , riduzione di un anno dei termini di accertamento. Bene? Non abbastanza, perché nello stesso decreto si dava la possibilità di optare per la trasmissione telematica di tutti i dati, fatture emesse e ricevute, in modo cartaceo tradizionale, un controsenso. Solita dicotomia tra MEF e Agenzia delle entrate, dicotomia tra visione politica che compete al MEF e contingenza di gettito. Il provvedimento è certamente servito per dare visibilità all'Agenzia delle entrate dei dati fiscali, va detto. Totalmente scentrato, invece, come provvedimento, se l'obiettivo politico era stimolare l'adozione della fatturazione elettronica. Peggio ancora è stato fatto nel 2017 col decreto legislativo n. 193, che ha proprio preso per le corna il tema fiscale, prevedendo non la facoltà, ma l'obbligo per le imprese di trasmettere all'Agenzia delle entrate i dati IVA attivi e passivi, a meno che il contribuente non fosse passato integralmente alla fatturazione elettronica. È uno stimolo? Macché, è niente di più che un nuovo adempimento, che adesso dicono vorranno abolire (è ovvio: con la fatturazione elettronica non saranno più necessari, quindi dallo split payment allo spesometro questi adempimenti verranno conseguentemente aboliti, nessuna grande conquista politica). Allora, per superare l' impasse dobbiamo dirci con onestà intellettuale che le esigenze sul fronte digitale sono tre: far evolvere il sistema di business Italia verso un modello di interscambio digitale; dotare gli attori economici di piattaforme ed interfacce informatiche semplici, perfettamente funzionanti (cosa sulla quale abbiamo ancora molti dubbi) e poco costose; infine, naturalmente, far arrivare i dati all'Agenzia delle entrate. Indubbiamente ad oggi l'unico obiettivo centrato è stato il pur importante obiettivo della raccolta dati finalizzata alla lotta all'evasione, evasione dell'emerso o del parzialmente emerso, perché per il sommerso la fatturazione elettronica potrà ben poco. Forse l'Agenzia dovrà ingegnarsi in qualcosa di più costruttivo, da questo punto di vista. Ad oggi, quindi, Stato, Agenzia delle entrate, contribuenti giocano partite diverse ed è per questo che serve da parte nostra, da parte del legislatore, una scelta di rotta decisa, di vision , di normativa premiale, di revisione dell'attuale normativa sugli adempimenti IVA, e necessariamente ne consegue, di adeguatezza della struttura informatica della pubblica amministrazione e, naturalmente, di esigenze di controllo. In tutto questo scenario ampio, piccola cosa è il decreto-legge n. 79 del 2018 che stiamo convertendo; ma è bene comunque che si proroghi il termine per l'entrata in vigore della fatturazione elettronica per le cessioni di carburante. Evidenti motivi organizzativi sia sul fronte della pubblica amministrazione, sia sul fronte economico, lo impongono.