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Riforma della giustizia tributaria. Onorevoli Senatori. – L'ampia e generale discussione parlamentare in tema di « riforma fiscale » ci consente, rectius impone, di affrontare, finalmente, il delicato tema della « giustizia tributaria » ; invero, le condizioni processuali venutasi a creare con la « pace fiscale » costituiscono una straordinaria opportunità per portare avanti una riforma, chiesta a gran voce anche dal mondo professionale, che ponga il binomio contribuente-cittadino al centro del processo tributario, consentendo allo stesso una difesa efficace davanti ad un giudice tributario veramente terzo ed imparziale, nel rispetto dei dettami dell'articolo 111, secondo comma, della Costituzione. Si cita al riguardo, tra le altre, l'ordinanza della Corte costituzionale n. 227 del 20 ottobre 2016, laddove nel dichiarare la manifesta inammissibilità delle questioni, per violazione degli articoli 101, 111 e 117, primo comma, della Costituzione, sollevate dalla commissione tributaria provinciale di Reggio-Emilia in merito all'ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria, in quanto tra l'altro non compatibili con la garanzia di indipendenza anche apparente del giudice, richiesta dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) in tema di « equo processo », ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva dalla legge 4 agosto 1955, n. 848, auspicava l'intervento urgente del legislatore per dare una vera autonomia alla giurisdizione tributaria. Si tratta di un invito che non può e non deve rimanere inascoltato, ma servire da stimolo al legislatore per un necessario e coraggioso intervento di modifica dell'intero sistema giurisdizionale tributario. In tal senso si è espressa anche l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) che, nel documento di aggiornamento 2018 al Piano nazionale anticorruzione, con riferimento alle Commissioni tributarie, evidenziando numerose criticità, ha auspicato un intervento del legislatore « volto a rideterminare l'ambito delle professionalità idonee a esercitare la funzione giurisdizionale attribuita » alle stesse; si legge, poi, ancora nel documento: « Una riflessione più ampia potrebbe riguardare la riforma dell'intero sistema della giurisdizione tributaria, al fine di riservare tale funzione a giudici in possesso di una preparazione specifica, a garanzia della imparzialità e indipendenza dell'organo giudicante e di ridefinire le regole del processo nel rispetto dei principi fissati dall'articolo 111 della Costituzione, anche con riferimento alle procedure deflattive del contenzioso ». Le commissioni tributarie provinciali e regionali, ricordiamolo, si sono insediate il 1° aprile 1996, con il decreto del Ministro delle finanze 26 gennaio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29 gennaio 1996; dopo oltre vent'anni è giunto, ora, il momento di modificare radicalmente il sistema, affidando la giustizia tributaria ad una magistratura specialistica e autonoma, anche alla luce della intervenuta parziale riforma del processo tributario attuata con il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156. Gestione e organizzazione affidata alla Presidenza del Consiglio dei ministri Per attuare l'effettiva indipendenza dei giudici tributari, ai sensi dell'articolo 111, secondo comma, della Costituzione, si prevede che ogni processo venga svolto « nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata ». È necessario, quindi, svincolare dal Ministero dell'economia e delle finanze la gestione e l'organizzazione delle commissioni tributarie, in quanto esso stesso parte interessata nel contenzioso, affidandole ad un « organismo » terzo, quale per eccellenza la Presidenza del Consiglio dei ministri, affinché la giustizia tributaria sia anche nella sostanza – e non solo nella forma – indipendente e autonoma. Si rende necessario istituire il ruolo autonomo della magistratura tributaria, distinto da quella ordinaria, amministrativa, contabile e militare, una cosiddetta « quinta magistratura », con una gestione organizzativa, come detto, indipendente. Una magistratura organizzata nei tre gradi di giudizio, con una denominazione che ne rispecchi la natura, con un tribunale tributario, una Corte d'appello tributaria e una sezione speciale tributaria della Corte di cassazione. Giudici tributari professionali A normativa vigente, la giustizia tributaria è composta da giudici a tempo parziale e questo – chiaramente – non ne tutela la professionalità; situazione davvero incresciosa atteso il delicato settore, caratterizzato da elevatissimo tecnicismo, in cui si trovano ad operare, nonché il valore, molto spesso elevato, delle questioni trattate. L'assunzione del giudice tributario deve avvenire per concorso pubblico, per titoli ed esami, su base regionale; inoltre l'appartenenza agli organi di giustizia tributaria è incompatibile con qualunque altro incarico o iscrizione in albi professionali. La professionalizzazione del giudice consentirebbe, poi, di riconoscere agli stessi una retribuzione adeguata al ruolo e alle responsabilità; si pensi che ad oggi i giudici tributari percepiscono compensi pari a 25 euro netti a sentenza depositata, spesso pagati in forte ritardo, e nulla per la sospensiva. Una situazione che ne offende la professionalità e ne deprime il ruolo istituzionale. In particolare, viene prevista l'istituzione del giudice monocratico competente per tutte le controversie d'importo non superiore a euro 30.000 d'imposta; innanzi ad essi viene attivata la procedura di reclamo con mediazione, anche al fine di deflazionare – per il futuro – il contenzioso tributario. Giudici onorari Il disegno di legge prevede, inoltre, il permanere della figura del giudice onorario tributario per le controversie per cause pendenti di minore rilevanza economica. Il trend del contenzioso, secondo la relazione sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario e sull'attività delle commissioni tributarie del Ministero dell'economia e delle finanze del giugno 2018, risulta in diminuzione: il numero dei ricorsi depositati nel 2017 nelle commissioni provinciali di valore fino a euro 20.000 è stato di 104.175 unità, pari al 70,15 per cento di tutti i ricorsi, mentre il loro valore è pari a complessivi euro 399.575.063 (con un « valore medio » di euro 3.835) pari al 2,42 per cento del valore complessivo dei ricorsi. Si evidenzia il dato relativo ai ricorsi con valore inferiore ad euro 3.000 che sono pari a 65.786 (44,3 per cento), con valore complessivo di euro 57.784.885 (0,35 per cento) con valore medio di euro 878. In presenza di un numero tanto elevato di ricorsi di valore modesto, la figura del giudice onorario potrebbe smaltire le pendenze che altrimenti appesantirebbero i giudici togati, così permettendo a un giusto numero di magistrati professionali di occuparsi delle cause di più elevato valore.