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Nuove norme per la procedura di riscossione coattiva delle imposte, delle entrate patrimoniali dello Stato, delle regioni, dei comuni, degli enti pubblici, degli incaricati di pubblico servizio e degli istituti di previdenza pubblici e privati. Onorevoli Senatori. -- L'articolo 7, comma 2, lettere gg-ter) e gg-quater) , del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, stabiliva che, a decorrere dal 1º gennaio 2012, in deroga alle vigenti disposizioni, la società Equitalia Spa, nonché le società per azioni dalla stessa partecipate cessavano di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate. A decorrere dalla stessa data i comuni provvedevano ad effettuare la riscossione spontanea delle loro entrate tributarie e patrimoniali. Tra le disposizioni dettate dal decreto-legge n. 78 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2015, (cosidetto enti locali), l'articolo 7 prevede l'estensione anche alla TARES della facoltà di affidamento dei controlli al soggetto gestore del servizio rifiuti e la proroga al 31 dicembre 2015 del termine sulla riscossione, in attesa del riordino del sistema della riscossione locale, previsto dalla delega fiscale di cui alla legge n. 23 del 2014. In particolare viene differito al 31 dicembre 2015 il termine entro cui Equitalia, le società dalla stessa partecipate e Riscossione Sicilia S.p.a. cessano di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate. In attesa del riordino del sistema della riscossione locale, previsto dalla summenzionata legge di delega, il decreto-legge cosiddetto enti locali prorogava al 31 dicembre 2015 l'operatività dell'attuale assetto della gestione della riscossione delle entrate locali in scadenza al 30 giugno 2015. Nel dettaglio differiva al 31 dicembre 2015: -- il termine entro cui la società Equitalia, nonché le società per azioni dalla stessa partecipate e la società Riscossione Sicilia S.p.a. cessano di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate; -- il termine fino al quale le società cessionarie di rami d'azienda relativi ad attività svolte in regime di concessione per conto degli enti locali, possono continuare a gestire dette attività; -- il termine fino al quale le medesime attività, nei casi in cui non si sia proceduto alla cessione dei rami aziendali, sono gestite da Equitalia (ex Riscossione S.p.a), o dalle società da essa partecipate nonché il termine fino al quale possono essere prorogati i contratti in essere con le società iscritte all'albo ex articolo 53 del decreto legislativo n. 446 del 1997; -- il termine a decorrere dal quale le stesse società possono svolgere l'attività di riscossione, spontanea o coattiva, delle entrate degli enti pubblici territoriali, nonché le altre attività strumentali, soltanto a seguito di affidamento mediante procedure ad evidenza pubblica. Il comma 1 dell'articolo 10 del decreto-legge n. 210 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 21 del 2016, (cosiddetto proroga termini), intervenendo sul comma 2- ter dell'articolo 10 del decreto-legge n. 35 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 64 del 2013, ha ulteriormente prorogato la riscossione da parte di Equitalia, posticipando di sei mesi (fino al 30 giugno 2016) sia l'uscita di Equitalia dal mondo dei comuni, sia la proroga degli affidamenti in essere contenuta nel decreto-legge n. 203 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2005, stabilendo che «Al fine di favorire il compiuto, ordinato ed efficace riordino della disciplina delle attività di gestione e riscossione delle entrate dei comuni, anche mediante istituzione di un consorzio, che si avvale delle società del Gruppo Equitalia per le attività di supporto all'esercizio delle funzioni relative alla riscossione, i termini di cui all'articolo 7, comma 2, lettera gg-ter) , del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, e all'articolo 3, commi 24, 25 e 25- bis , del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, sono stabiliti inderogabilmente al 30 giugno 2016». La norma agisce, quindi, sia sull'articolo 3 del decreto-legge n. 203 del 2005 che ha governato la nascita di Riscossione SpA, oggi Equitalia, sia sul decreto-legge n. 70 del 2011, articolo 7, comma 2, che dispone l'uscita di Equitalia dal mondo dei comuni e l'utilizzo dello strumento dell'ingiunzione di pagamento per la riscossione coattiva dei comuni. Nonostante tutti gli approfondimenti fatti sul presunto consorzio e le nuove disposizioni della delega fiscale, ispirate alla presenza del Gruppo nel mondo dei comuni, nulla è in realtà cambiato. Nello specifico, il comma 1 dell'articolo 10 del decreto-legge n. 210 del 2015 interviene sull'articolo 10, comma 2- ter , del decreto-legge n. 35 del 2013. Gli aspetti riconducibili alla suddetta disposizione sono due: -- la cessazione delle attività di riscossione per le entrate dei comuni troverà efficacia da 1° luglio 2016. I comuni potranno così continuare con la formazione dei ruoli, ulteriormente garantiti dalla norma ponte che scongiura la restituzione dei carichi pendenti, contenuta nel comma 686 dell'articolo 1 della legge n. 190 del 2014 che testualmente recita: «Fino alla data di presentazione delle comunicazioni previste dal comma 684, l'agente della riscossione resta legittimato a effettuare la riscossione delle somme non pagate, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, anche per le quote relative ai soggetti creditori che hanno cessato o cessano di avvalersi delle società del Gruppo Equitalia»; -- i comuni che possono ancora ricorrere a Equitalia sono unicamente quelli che rientrano nella proroga degli affidamenti di cui ai commi 24 e 25 dell'articolo 3 del decreto-legge n. 203 del 2005, vale a dire quei comuni che, alla data di entrata in vigore della riforma, si avvalevano ope legis del concessionario nazionale della riscossione e hanno continuato a farlo senza soluzione di continuità mediante le attività dell'agente della riscossione.