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Proposta per la promozione di progetti a impatto sociale sul territorio. Onorevoli Senatori . – Nel solco della positiva esperienza della legge 29 luglio 2014, n. 106, definito art bonus, che ha previsto la creazione di un credito d'imposta a favore dei soggetti che effettuano delle erogazioni liberali a sostegno della cultura, si propone di prevedere un contributo a decorrere dall'anno 2024 a tutte le iniziative che abbiano un impatto sociale sul territorio. La delicatissima e complicata fase economica e sociale che l'Italia ha attraversato negli ultimi tre anni, in conseguenza dell'emergenza pandemica, a cui sono correlate anche una dinamica sociale ed economica, destinata a lasciare segni ben oltre l'emergenza sanitaria, una crisi energetica, che continua a colpire duramente, e una crisi economica, che vede l'inflazione ai massimi da trent'anni, aggravata ancor di più dalla guerra russo-ucraina, ha imposto una profonda revisione delle scelte, pubbliche e private, e dei comportamenti, individuali e collettivi. Oggi più che mai la sfida che impegna gli Stati e i corpi sociali è quella di costruire una società più equa e inclusiva, sostenibile e aperta. Si tratta di una sfida ardua, che deve far fronte al peggioramento del quadro economico italiano determinato da diversi fattori, tra cui una prolungata fase di inflazione e il rialzo dei tassi di interesse, in un contesto internazionale che rimane complesso e caratterizzato da forte incertezza, tutti meno favorevoli di quanto previsto nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NADEF) dello scorso novembre. In tale scenario, la previsione tendenziale prevista era una progressiva riduzione dell'indebitamento netto dal -5,6 per cento del Prodotto interno lordo (PIL) nel 2022 al -4,5 per cento nel 2023, al -3,7 per cento nel 2024 e al -3,0 per cento nel 2025. Con il Documento di economia e finanza (DEF) 2023 sono confermati gli obiettivi programmatici di indebitamento netto. In termini strutturali, il saldo risulta pari al -4,9 per cento nel 2023, al -4,1 per cento nel 2024, al -3,7 per cento nel 2025 e al -3,2 per cento nel 2026. Le risorse che si rendono disponibili saranno utilizzate con un provvedimento normativo di prossima adozione per sostenere il reddito disponibile e il potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti nel 2023, e saranno destinate, nel 2024, a interventi di riduzione della pressione fiscale. Tuttavia, il DEF vede la luce in un quadro economico che resta incerto. Un contributo assai più rilevante all'innalzamento della crescita nel periodo coperto dal DEF proverrà dagli investimenti e dalle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). A quasi tre anni dall'adozione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, pensati per fronteggiare l'emergenza sanitaria e riavviare le economie del Vecchio Continente in un orizzonte futuro più sostenibile, digitale ed equo, ne viene fuori un quadro che evidenzia tutte le difficoltà dell'attuazione, rendendo necessaria, non solo l'azione coordinata degli Stati, ma anche quella dei singoli cittadini e delle realtà economiche che operano sui territori. Inoltre, il piano presentato il 18 maggio 2022 dalla Commissione europea, cosiddetto REPowerEU, comprenderà, tra l'altro, nuovi investimenti nelle reti di trasmissione dell'energia e nelle filiere produttive legate alle fonti energetiche rinnovabili. L'apporto prezioso di tutti gli attori sociali mostra quanto sia necessario puntare su un Governo aperto, che opera con logiche di cooperazione e partecipazione. Al fine di ridisegnare le politiche pubbliche per la ripartenza, è necessario anche rivedere il rapporto tra i poteri pubblici e i privati, incentivando una vera e propria evoluzione, che possa portare a quel cambiamento di paradigma auspicato già con l'introduzione, nel 2001, del principio di sussidiarietà orizzontale, di cui all'articolo 118, ultimo comma, della Costituzione, secondo il quale le forze economiche e sociali possono contribuire al raggiungimento di obiettivi e interessi generali, al fianco delle istituzioni. Un principio, tuttavia, che ancora oggi ha bisogno di una piena ed effettiva applicazione, ad esempio prevedendo politiche pubbliche di supporto alle realtà impegnate sul territorio con progetti ad alto impatto sociale. È dunque giunto il momento di immaginare strumenti concreti per sostenere e favorire la partecipazione dei cittadini singoli e associati, ma anche delle realtà economiche che si impegnano quotidianamente sul territorio, e non solo, ben oltre i contorni dell'attività principale della propria azienda, il cosiddetto core business . In questo quadro, è pertanto del tutto realistico puntare per i prossimi anni a un aumento del tasso di crescita del PIL e dell'occupazione. Per tale ragione è assolutamente necessario che lo Stato, nel predisporre le misure necessarie alla ripartenza, si preoccupi di comprendere in esse un sistema di agevolazione efficace, rapido e accessibile per tutte le iniziative a impatto sociale che puntino sul territorio, affiancando l'azione delle amministrazioni pubbliche e mettendo a disposizione idee e forze per la rigenerazione e il rilancio dei territori italiani. Lo Stato dovrà fungere da volano per un dinamismo di idee e di iniziative che, anche grazie al coinvolgimento dei privati, mirino alla realizzazione dell'interesse generale. Per rendere il nostro Paese più dinamico, innovativo e inclusivo non basta soltanto il PNRR. È necessario, infatti, investire anche per rafforzare la capacità produttiva nazionale e lavorare su un orizzonte temporale più esteso, al fine di consentire la creazione di condizioni adeguate. Con idonee iniziative di sostegno finanziario sarà quindi possibile valorizzare l'impatto creativo e propositivo dei progetti di interesse generale realizzati da privati (sia cittadini, singoli o associati, sia imprese o attività economiche di vario titolo) e da pubbliche amministrazioni. Lo spirito dell'intera proposta , dunque, non è solo quello di garantire un riconoscimento economico da parte delle istituzioni pubbliche alle iniziative più meritevoli sul territorio, in una logica redistributiva delle risorse, ma anche quello di reinvestire le finanze pubbliche in iniziative in grado di garantire un effetto moltiplicatore sull'intero tessuto economico e sociale. La definizione di impatto sociale sarà un elemento chiave all'interno della policy proposta. Infatti, considerata la necessità di selezionare i progetti in base all'impatto sociale apportato, l'intento del disegno di legge in esame è quello di fissare indicatori precisi, necessari per la predisposizione di una definizione chiara ed univoca all'interno del testo normativo e che possano permettere un'efficace selezione dei progetti. La base da cui partire per costruire tale definizione può essere rappresentata dagli indicatori utilizzati dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) per definire la qualità della vita, nonché da criteri come quelli utilizzati dall'Istituto nazionale di statistica (Istat) per la misurazione del Benessere equo e sostenibile (BES).