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Io per la verità ritengo che nessuno dovrebbe aver paura del fatto che si presentino delle liste. Trovo che tutte le regole e le norme che hanno presieduto e che presiedono alla presentazione delle liste, e che vengono derogate o modificate a seconda delle pressioni, siano un retaggio del passato e siano dovute anche un po' alla volontà, da parte di chi sta dentro, di non far partecipare quelli che stanno ancora fuori. A mio avviso dovremmo affrontare la questione con molta serietà e con molta razionalità; credo che andrebbero rimossi tutti questi impedimenti burocratici o che andrebbe almeno facilitata la possibilità per i cittadini, come accade con le liste civiche alle elezioni amministrative, di condividere un progetto insieme e di presentarsi alle elezioni. Credo pertanto che dovremmo trovare un modo per ritornare su questo aspetto. Così come è scritta, la norma contenuta in questo decreto-legge è stata fatta soltanto a immagine e somiglianza della Camera ed è francamente molto discutibile. Se hai un Gruppo al Senato, comunque raccogli le firme; se invece hai un Gruppo alla Camera, allora non raccogli le firme. È una norma impari, che non potrebbe reggere a nessuna analisi seria. Questo però cosa dimostra? Dimostra, ancora una volta, che questa vicenda delle firme e delle deroghe si verifica in tutte le legislature, man mano che ci si avvicina alla fine della legislatura e quindi alla scadenza delle nuove elezioni, a seconda di chi fa pressione. In questo caso, siccome è partita dalla Camera, i gruppi di pressione si erano concentrati alla Camera e la norma ha assunto una certa forma. Questo assolutamente non va. Sono convinta che si debbano rivedere tutte le norme che presiedono alla presentazione delle liste, nel senso di essere un po' più razionali e di facilitarle, perché questo è anche un modo per aiutare i cittadini a partecipare di più e quindi è uno strumento importante per ridare vita alla nostra democrazia, che non sta messa bene (questo dobbiamo saperlo). Viviamo questa situazione ormai da molto tempo: non si vuole affrontare il nodo della legge elettorale e non si vogliono affrontare tante altre questioni, ci si presenta alle elezioni con un programma e poi si fanno altri Governi. Questi sono tutti elementi che evidentemente non depongono a favore di una partecipazione forte al voto. Dovremmo davvero affrontare tali questioni una volta per tutte e con serietà. Fatte queste riflessioni, suscitate dagli interventi e ovviamente anche dal decreto-legge, annuncio il voto favorevole alla fiducia dei senatori di LeU-Ecosolidali. (Applausi) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, con molta sincerità provo un po' di imbarazzo a prendere la parola in dichiarazione di voto su un provvedimento che peraltro ha esplicitato già i suoi effetti (quindi è una ratifica postuma) e che ci arriva dopo le elezioni amministrative (per il quale era stato pensato) e dopo il turno di ballottaggio. In Commissione, nonostante la presentazione di una ventina di emendamenti, questo provvedimento non ha trovato l'ostruzionismo da parte delle opposizioni. Venire pertanto in Aula a porre la fiducia credo sia una caduta di stile e anche una mancanza di rispetto nei confronti della maggioranza che sostiene questo Governo (Applausi) , perché significa che non ci si fida di questa maggioranza. È una cosa molto sbagliata perché stiamo subendo da un po' di tempo non dico delle angherie, ma l'ostruzionismo da parte della burocrazia ministeriale, un allungamento dei tempi, perché non arrivano i pareri, e oggi abbiamo anche le fiducie su provvedimenti - consentitemi il termine - insignificanti dal punto di vista politico: vuol dire veramente che questo Parlamento è soltanto diventato un passacarte e di questo mi dispiaccio, perché sono tra quelli che hanno sostenuto convintamente la necessità, in un momento particolare e delicato per il nostro Paese, di un Governo di responsabilità nazionale, però vedo che veniamo ripagati con una moneta che sicuramente non meritavamo. Mi auguro che ci possa essere, da qui alla fine della legislatura, un cambio di passo (Applausi) , perché non so fino a quando si potrà abusare della pazienza e del senso di responsabilità dei parlamentari. Detto questo, il decreto-legge in esame emanava provvedimenti urgenti in occasione delle elezioni amministrative e dei referendum , in considerazione di uno stato emergenziale tutt'altro che finito, circa le modalità per l'espressione del voto, le modalità per la sanificazione dei locali adibiti a seggi, per la presentazione delle liste (la riduzione delle firme soltanto per queste elezioni), le indennità, il collegio elettorale e quant'altro. Ci sono però due elementi che invece sono a regime e non sono straordinari: il primo è la creazione nelle Corti di appello di Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli di centri per le circoscrizioni del voto e all'estero; il secondo, come è stato già detto, è l'inserimento di un emendamento alla Camera che consente ai Gruppi costituitisi entro il 31 dicembre 2021 o che comunque abbiano partecipato alle elezioni eleggendo almeno un parlamentare, di non raccogliere le firme. Vorrei dire una cosa molto semplice: questo decreto-legge manca di un atto di di coraggio, ossia si rinvia sempre sine die una sperimentazione della digitalizzazione del voto elettronico, che ormai esiste in tutti i Paesi democratici e del quale non dobbiamo avere assolutamente paura, innanzitutto a partire dal voto per gli italiani all'estero, che è quello che crea maggiori problemi e contrasti, e che impegna maggiormente la nostra Giunta per le elezioni. Un'altra cosa che reputo negativa è il fatto di essere tornati ancora una volta indietro sulla questione dell'arco di tempo nel quale si deve espletare il voto: un giorno mi sembra veramente poco, soprattutto in un periodo che è l'anticamera dell'estate, una stagione in cui effettivamente gli italiani pensano ad andare al mare piuttosto che ad esercitare un diritto-dovere. Voglio anche aggiungere qualcosa sul famoso astensionismo. Si è approfittato di questo decreto-legge per parlare dell'astensionismo e si è detto che la colpa è degli italiani che non hanno senso di responsabilità, che delegano, che non vogliono andare a votare. Signora Presidente, credo che, piuttosto che fare analisi sociologiche e psicologiche degli elettori italiani, la politica debba fare una sana ed introspettiva autocritica su sé stessa. Non so quanto gli italiani possano andare a votare e riaccendere gli entusiasmi assistendo a uno spettacolo di scissioni continue, di cambi di casacca, di ritorni sulle proprie posizioni e quant'altro, al punto tale da far ritenere che il voto che viene espresso non serva assolutamente a niente. Si dà un voto perché si sposa un programma e un progetto, ma quel voto viene utilizzato per fare tutt'altro. Credo che, prima di impegnarci in queste valutazioni di carattere sociologico, la politica debba fare una seria autocritica.