[pronunce]

n. 165 del 2001, ravvisando, innanzitutto, un vizio di eccesso di delega legislativa in relazione alla legge di delegazione n. 340 del 2000, la quale (art. 1, comma 8) consentiva al Governo di «emanare un testo unico per il riordino delle norme, diverse da quelle del codice civile e delle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, che regolano i rapporti di lavoro dei dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, secondo quanto disposto dall'articolo 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, apportando le modifiche necessarie per il migliore coordinamento delle diverse disposizioni», e pertanto conferiva all'esecutivo non già veri e propri poteri normativi, bensì meramente compilativi e di «coordinamento delle diverse disposizioni»; che, in tal modo, sono stati travalicati i limiti della delega, sicché la norma delegata risulta illegittima per violazione degli artt. 76 e 77 Cost.; che, secondo la Corte rimettente, la norma denunciata sarebbe in contrasto anche con l'art. 3 Cost., in quanto, da un lato, essa irragionevolmente consente che posizioni sostanziali identiche possano essere sottoposte alla cognizione di organi giurisdizionali diversi, operanti con moduli processuali non completamente sovrapponibili e con differenti forme di tutela, a seconda del momento in cui l'azione venga proposta, ed in quanto, dall'altro lato, irragionevolmente consente «la rinascita postuma» di un eventuale diritto soggettivo, già estinto per effetto di una decadenza sostanziale (quale, appunto, quella comminata dall'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998), solo a condizione che del diritto stesso non sia stata chiesta tempestiva tutela (nel termine decadenziale del 15 settembre 2000), mentre chi abbia proposto l'azione (dinanzi al giudice amministrativo) dopo il decorso del termine di decadenza, ma prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 165 del 2001, si potrebbe trovare di fronte a una decisione con forza di giudicato che dichiari estinto il proprio diritto per effetto della decadenza; che si è ritualmente costituita l'appellante Regione Calabria, eccependo, innanzitutto, la inammissibilità della questione sollevata in riferimento all'art. 3 Cost., in quanto prospettata in via ipotetica o perplessa; che, nel merito, essa osserva che in giurisprudenza, anche delle sezioni unite della Corte di cassazione, si è affermata un'opzione ermeneutica divergente da quella adottata dalla Corte rimettente, secondo la quale l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 non ha sostanzialmente innovato l'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998 , ma ne ha riprodotto il contenuto normativo, sia pure con diversa formulazione, sicché non ha determinato il trasferimento alla giurisdizione del giudice ordinario delle controversie, già devolute al giudice amministrativo, non proposte nel termine del 15 settembre 2000; che, pertanto, sarebbero infondati i dubbi di costituzionalità sollevati in riferimento agli artt. 76 e 77 Cost.; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata infondata, in quanto, da un lato, la legge di delega n. 340 del 2000 non si è limitata a demandare all'esecutivo compiti meramente compilativi e ricognitivi, ma ha conferito ad esso piena potestà normativa (in particolare, un potere correttivo-modificativo non solo formale, bensì anche sostanziale) e, dall'altro lato, l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 non ha apportato alcuna modifica sostanziale al disposto dell'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998, dovendosi entrambe le disposizioni interpretare nel senso che il termine del 15 settembre 2000 non costituisce un termine di decadenza sostanziale, ma il limite temporale della giurisdizione del giudice amministrativo, oltre il quale le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30 giugno 1998 sono devolute al giudice ordinario; che non sussisterebbe la sospettata violazione dei principi di cui all'art. 3 Cost., perché, da un lato, rientra nella discrezionalità del legislatore la definizione del riparto fra la giurisdizione del giudice amministrativo e quella del giudice ordinario, e del relativo momento discriminante, e, dall'altro lato, non prevedendo né l'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998, né l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 alcuna decadenza sostanziale, non è configurabile alcuna disparità di trattamento, collegabile all'eventualità di un giudicato che sanzioni la tardiva proposizione dell'azione; che, in prossimità dell'udienza pubblica, la Regione Calabria e il Presidente del Consiglio dei ministri hanno depositato memorie; che la Regione Calabria ha ribadito, in ordine alla censura di eccesso di delega, che l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 è norma di mero recepimento, in punto di riparto di giurisdizione, della disciplina introdotta dalla legge di delegazione 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale), la quale, all'art. 2, si è limitata a stabilire che l'attribuzione al giudice ordinario delle controversie in materia di rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni doveva essere disposta «comunque non prima della fase transitoria», con ciò rimettendo alla discrezionalità del legislatore delegato la determinazione dei tempi e delle modalità del trasferimento delle anzidette controversie alla giurisdizione ordinaria; che nello stesso senso va interpretato - ad avviso della parte - l'art. 11, comma 4, della legge n. 59 del 1997, il quale, nel conferire la delega, in forza della quale è stato emanato il d.lgs. n. 80 del 1998, ha indicato la data del 30 giugno 1998, entro la quale dovevano essere devolute al giudice ordinario le medesime controversie, ma ha previsto, altresì, l'adozione di «misure organizzative e processuali anche di carattere generale atte a prevenire disfunzioni dovute al sovraccarico del contenzioso», così lasciando al legislatore delegato un ulteriore margine di discrezionalità; che la diversa formulazione dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 (rispetto all'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998) costituisce - senza travalicare i limiti della delega - una mera variazione letterale, dovuta non a una diversa ratio della norma, bensì soltanto alla circostanza che, al momento dell'emanazione della legge delegata, la data del 15 settembre 2000, presa in considerazione, era già stata superata;