[pronunce]

ciò che appare particolarmente grave in ipotesi in cui, pure in presenza di situazioni di conflitto di interessi, o di rilevanti contratti, non possono essere messi in atto, non solo i meccanismi giuridici ripristinatori o riparatori delle società a capitale diffuso, ma neppure i più blandi meccanismi consistenti nei "rilievi" in argomento. 4.7. - La disposizione abrogatrice è poi censurata dalla ricorrente sotto il profilo dell'eccesso di delega (art. 76 della Costituzione). Oggetto della delega conferita con la legge n. 59 del 1997 era, oltre che il "riordino" degli enti e delle istituzioni indicati nell'art. 11, comma 1, lettera b), il riordino e il potenziamento dei meccanismi e degli strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attività svolta dalle amministrazioni pubbliche [art. 11, comma 1, lettera c)]; nell'esercizio della delega, poi, il Governo avrebbe dovuto attenersi ai principi generali desumibili, tra l'altro, "dall'art. 3, comma 6, della legge 14 gennaio 1994, n. 20", secondo quanto simmetricamente stabiliscono gli artt. 14, comma 1 (per la delega di cui alla lettera b) e 17, comma 1 (per la lettera c), della medesima legge n. 59 del 1997. L'art. 3, comma 6, sopracitato dispone a sua volta che "la Corte dei conti riferisce, almeno annualmente, al Parlamento ed ai consigli regionali sull'esito del controllo eseguito. Le relazioni della Corte sono altresì inviate alle amministrazioni interessate, alle quali la Corte formula, in qualsiasi altro momento, le proprie osservazioni ...". Tale disposizione, prosegue la ricorrente, deve essere letta in combinato disposto con il successivo comma 7, che, come si è detto, tiene "ferme" per gli enti partecipati o finanziati dallo Stato le disposizioni della legge n. 259 del 1958 nel suo complesso. Se quindi il comma 6 richiamato dalla delega per porre un principio al legislatore delegato si riferisce esplicitamente alle "amministrazioni" (cioè agli enti a regime di diritto amministrativo o soggetti alle norme di contabilità pubblica), il comma 7, escludendo ("restano ferme ...") l'applicazione del comma che lo precede rispetto agli enti sovvenzionati, vale a delimitare la portata dello stesso comma 6 appunto alle "amministrazioni" in senso stretto; e ciò, si aggiunge, in coerenza con il disegno costituzionale che per le "amministrazioni" soltanto ha previsto il generale controllo di legittimità e le garanzie della giurisdizione amministrativa e contabile. Posto dunque che il controllo di cui al comma 6 dell'art. 3 citato sarebbe da ricondurre, secondo la ricorrente, al controllo collaborativo non costituzionalmente necessario cui si riferisce la sentenza n. 29 del 1995 della Corte costituzionale, che è cosa diversa dal controllo cui ha riguardo l'art. 100, secondo comma, della Costituzione, la disposizione del comma 6 che vale a porre il principio al legislatore delegato non potrebbe comunque riguardare il controllo sugli enti ai quali ha riguardo la legge n. 259 del 1958, che non sono "amministrazioni" e tantomeno amministrazioni "di erogazione", per lo più dotate di autonomia politica e comunque operanti in modo formalizzato secondo le regole del diritto amministrativo (come le regioni). Alla stregua di questa ricostruzione, la Corte dei conti ritiene che la delega così congegnata non autorizzava in nessun caso a intervenire, "sconvolgendola", su una disciplina dei controlli caratterizzata da completezza e organicità, abrogando una disposizione l'art. 8 della legge del 1958 che rappresenta una norma cardine nel sistema dei controlli medesimi. Inoltre, l'intervento ablativo avrebbe alterato l'equilibrio della disciplina, giacché non si comprende, secondo la ricorrente, perché siano stati mantenuti i poteri di formulare "osservazioni" (comma 6 dell'art. 3 richiamato) e sia stato invece eliminato il potere, corrispondente ma come si è detto operante in ambito diverso, di formulare i "rilievi", che sono assimilabili alle osservazioni (comma 7 dell'art. 6). In tal modo si sarebbe creata una disciplina disorganica, perché il venir meno del raccordo e della sinergia tra il controllo della Corte dei conti e le altre istanze di vigilanza determinerebbe incertezze e crisi nell'attività di controllo medesima. Ancora, sempre con riguardo al profilo dell'eccesso di delega, la ricorrente ricorda che la Corte costituzionale ha affermato che per il controllo sugli enti "la determinazione dei casi e delle forme [del controllo] è rimessa alla legge" (sentenza n. 457 del 1999). Da ciò dovrebbe ricavarsi, implicitamente, l'inammissibilità di provvedimenti di natura meramente ablativa: il legislatore dovrebbe comunque disciplinare "in modo positivo ed espresso (oltre che ragionevole)" la materia, non essendo viceversa consentita l'abolizione di una consistente parte del sistema dei controlli senza la contestuale introduzione di una nuova e organica disciplina. L'eccesso di delega sarebbe infine desumibile dalla impropria considerazione, da parte del legislatore delegato, dei rapporti che intercorrono tra il controllo di legittimità (sugli atti) previsto dall'art. 100 della Costituzione e il controllo di gestione (sul risultato delle attivita) previsto dalla legge n. 20 del 1994. Il secondo perseguirebbe finalità ulteriori rispetto al primo, quali l'efficienza, l'economicità e la responsabilizzazione, affiancandosi ad esso nelle forme e nei limiti stabiliti dal legislatore. Se ne dovrebbe dedurre che la Corte dei conti è titolare di due distinte funzioni di controllo, entrambe indispensabili e dotate di rilievo costituzionale, mentre al legislatore spetterebbe di "garantire la perfetta operatività" di ciascuna di esse. 4.8. - Nel ricorso vengono svolte altresì alcune argomentazioni, sostenute dal richiamo di precedenti della giurisprudenza costituzionale, sia circa la legittimazione attiva della Corte dei conti a proporre conflitto in sede di controllo sulla gestione degli enti sovvenzionati (sentenze n. 466 del 1993 e n. 457 del 1999), legittimazione esistente anche se è mancato l'esercizio di un controllo su un atto concreto appunto per l'intervenuta abrogazione della fonte che lo prevedeva, onde è "preliminare l'esame della legittimità [costituzionale] dell'intervento legislativo limitativo del controllo"; sia circa l'ammissibilità del conflitto su un atto di rango legislativo (sentenza n. 457 citata), assumendosi sul punto "lo stretto collegamento tra la questione di legittimità costituzionale sollevata" e la sfera delle attribuzioni costituzionalmente riconosciute alla Corte dei conti; una sfera, si precisa, che è stata incisa anche indipendentemente dal vizio di eccesso di delega e cioè in relazione ai parametri "sostanziali" che si sono indicati e ai principi che discendono direttamente dalla Costituzione. 4.9.