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Cari colleghi, credo che debbano essere raccolte le richieste di azioni comuni per fronteggiare la pandemia del presidente Schifani e del senatore Salvini, a patto che finiscano gli insulti, la denigrazione, la mistificazione sull'operato del Governo, così come avvenne nel secondo dopoguerra per scrivere la Costituzione, quando Nenni, De Gasperi e Togliatti, pur non rinnegando le rispettive ideologie, trovarono un compromesso nella Costituente, rammentando che quei leader non ricorrevano all'insulto, ma al rispetto reciproco. Ora come allora, per superare una sciagura planetaria analoga ad un conflitto mondiale che ha colpito l'economia di tutto il mondo, abbiamo, specie in Italia, l'occasione storica per riscrivere gli assetti delle due Camere, dopo il 70 per cento dei «sì» al referendum costituzionale sul taglio di deputati e senatori, i Regolamenti parlamentari e la legge elettorale, che non devono essere come in passato appannaggio della maggioranza, ma patrimonio comune. In quest'epoca immorale delle disuguaglianze sociali, dove la pandemia ha messo in crisi un modello neoliberista, in questa Italia disuguale occorre restituire fiducia, speranza e dignità ai cittadini, in un futuro a dimensione umana. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,08) ( Segue LANNUTTI). Mi avvio verso la conclusione, signor Presidente, e la ringrazio. Nel lontano 1982, in occasione di un viaggio in Europa, rimasi colpito da una frase di un girovago, un saltimbanco che incontrai a Marsiglia ad uno spettacolo teatrale: Je ne travaille pas pour l'argent, je travaille pour l'amour (tradotto: non lavoro per il denaro, lavoro per amore). Ecco, in quest'epoca di avidità (applausi)... arrivismo, mistificazione, sopraffazione, distruzione dei valori fondanti di una società, nell'era del neoliberismo e del globalismo che hanno messo in soffitta i tre sacri principi dell'illuminismo, base delle Costituzioni democratiche, quali libertà, uguaglianza e fraternità, con il primato dell'uguaglianza, perché senza di essa non ci sono né libertà ne fraternità, nell'epoca della spietata lotta per il potere che genera odio sociale, globalizzazione dei capitali che ha creato la globalizzazione della povertà, noi del MoVimento 5 Stelle lavoriamo spinti dall'amore verso l'Italia ed il popolo italiano, coltivando quei valori di uguaglianza, solidarietà e rispetto reciproco. (Applausi) . Mi permetto di rinnovare un appello alle opposizioni democratiche per lavorare insieme, per perseguire gli interessi generali ed il bene comune dell'Italia, ricostruendo dalle macerie, come i nostri padri nel dopoguerra. Grazie dell'attenzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, sono contento di intervenire a questo punto del dibattito, perché ho potuto ascoltare senatori saggi e autorevoli, che mi hanno consentito anche di orientare quello che dirò adesso. Non mi ricordo se in quest'Aula è stato commemorato Emanuele Severino, quando purtroppo è stato richiamato dal Signore; se fosse presente, di sicuro mi aiuterebbe a dire quello che proverò a dire. La realtà di questo pianeta è fatta di due consistenze: da una parte c'è la natura e io, da credente, dico che la natura è tutto ciò che Dio ci ha messo; dall'altra parte c'è la civiltà, la cultura o la tecnica ed è tutto quello che l'uomo aggiunge. Noi abbiamo patito la rivoluzione della natura. La pandemia, nei fatti, è un ribellarsi della natura, che ha determinato una rottura della civiltà. L'ordinamento, la politica, la legislazione devono essere capaci di trovare soluzione rispetto alla rottura di civiltà. Cosa si è determinato? Abbiamo messo in campo misure straordinarie, riportate anche nella fotografia della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, ma siamo davanti ad un'altra difficoltà: se la NADEF è una fotografia, così come la legislazione prevede, noi siamo in una condizione nella quale la fotografia non ce la fa più a contenere, a rilevare la realtà. Vi sarebbe bisogno di una specie di ripresa cinematografica per la velocità dei cambiamenti. Tutto quello che è stato condiviso tre mesi fa rischia, dopo novanta giorni, di non resistere più. Quali sono i numeri riportati in questo documento? Noi sappiamo che alcune misure normative hanno determinato un recupero di liquidità a favore di imprese e famiglie; si tratta di numeri straordinari, mai concepibili prima. Abbiamo determinato più volte lo scostamento della consistenza di bilancio e lo faremo di nuovo anche in questa circostanza; abbiamo prefigurato che il recupero della normalità pre Covid-19 circa il PIL, che è l'insieme dei beni e dei servizi prodotti da un Paese, avverrà soltanto nel 2023. È questo ciò che dimostrano le prefigurazioni. La NADEF è, nei fatti, uno sforzo di programmazione, che però è caratterizzato, in questa fase, da oggettiva debolezza: non sappiamo come evolverà la capacità distruttiva di questo contagio da Covid-19. Io sono europeista, il che vuol dire che sono "anticonfinista". L'articolo 168 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea dispone che è competenza dell'Europa prevenire e reagire rispetto a flagelli e a pandemie. In occasione di questo dibattito desidero prioritariamente dire che voglio che l'Unione europea faccia più Europa, affinché i problemi riguardanti le grandi dimensioni dell'economia e le grandi questioni della salute collettiva chiamino in causa l'Europa, non gli Stati membri nazionali. C'è un cammino su questo fronte, che ha visto protagonista l'Italia: la grande consistenza di copertura del recovery plan è un obiettivo conseguito rispetto a questa nuova idea dell'Europa, che quando ci sono i problemi non chiama fuori dal perimetro della competizione l'Unione europea; l'Unione è chiamata in causa per produrre flessibilità e adeguatezza di risorse. Voglio aggiungere una cosa, in termini spero utili per l'ulteriore dibattito, perché io sono sempre convinto che questo non sia solo un luogo in cui si parla, cioè un parlatoio, ma un Parlamento, in cui si compongono i punti di vista dialettici, per collocare in alto la linea della virtù che poi produce la norma. In allegato alla NADEF abbiamo una serie di obiettivi normativi. Ne cito tre di mio grande interesse anche per il ruolo che ho nella Commissione finanze. Nel corso dell'esercizio parlamentare che si inaugurerà a gennaio avremo l'aspettativa di una legge delega riguardante la riforma fiscale e tributaria. Voglio dire a chiare lettere, riportando le parole di autorevoli intellettuali del diritto, che la legge delega è l'unico strumento per affrontare la complessità di una riforma fiscale. L'alternativa è ciò che abbiamo già conosciuto come prodotto normativo (il decreto-legge, che costringe quasi faccia al muro il lavoro parlamentare) o la normalità del lavoro parlamentare che non ce la fa ad arrivare alle altezze della téchnè che richiede un processo di riforma fiscale e tributaria. Lo stesso dicasi per la legge delega riferita alla riforma della giustizia tributaria, che da più parti molti ci chiedono.