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Vengono altresì individuati i Paesi di importanza prioritaria per le rotte migratorie (fra cui i Paesi prioritari del Fondo Africa), per l'impatto dei cambiamenti (fra cui il bacino del Mediterraneo, il Sahel e l'Africa centro-orientale) e per lo sviluppo economico (in cui rientrano Paesi a medio reddito). Il Documento offre, quindi, una ricognizione più approfondita degli impegni per aree geografiche. Con riferimento all'Africa mediterranea, viene sottolineata la necessità di concentrare gli sforzi sui Paesi più prossimi, che necessitano di un sostegno per il consolidamento del processo democratico in atto, come nel caso della Tunisia, o per il ruolo nel processo di stabilizzazione regionale, in un quadro di tutela dei diritti umani, come nel caso dell'Egitto. In Libia, poi, proseguiranno le iniziative di emergenza volte a dare assistenza umanitaria e protezione alle fasce più vulnerabili della popolazione, nonché i programmi di sviluppo volti a favorire il processo di stabilizzazione. In Africa occidentale, l'impegno della cooperazione italiana nei confronti dei Paesi prioritari (Burkina Faso, il Niger e il Senegal, regioni del Sahel e del Lago Ciad) è volto ad avere un immediato impatto sulle condizioni di vita della popolazione. Nell'Africa orientale, dove i Paesi prioritari sono individuati nell'Etiopia, nella Somalia, nel Sudan, nel Sud Sudan e nel Kenya, proseguirà anche la collaborazione con l'IGAD ( Intergovernmental Authority on Development ). Con riferimento all'Africa australe, il Documento ricorda l'impegno italiano di lungo termine per il Mozambico, diretta conseguenza del ruolo di primissimo piano che nei primi anni Novanta l'Italia ha avuto nel processo di pacificazione tra il Governo e la guerriglia. In Medio Oriente, l'azione della cooperazione allo sviluppo si colloca nel solco delle politiche e della strategia dell'Unione Europea, in particolare l'Iniziativa Europea di Vicinato 2014-2020, con un sostegno mirato soprattutto rivolto al Libano e alla Giordania per il ruolo chiave che svolgono nell'accoglienza dei profughi provenienti dalla Siria. Un approfondimento viene, quindi, riservato al tema della cooperazione multilaterale. Il Documento evidenzia a tal riguardo come l'approccio italiano continuerà lungo le direttrici già avviate nel triennio passato, ovvero quelle sostegno al riformato sistema delle Nazioni Unite per lo sviluppo, alla promozione dei poli internazionali per lo Sviluppo sostenibile aventi sede in Italia - il Polo romano delle Nazioni Unite, il terzo per rilevanza dopo New York e Ginevra, il Polo delle Nazioni Unite di Torino per la formazione e la ricerca, il Centro di Ricerca UNICEF di Firenze e il Deposito Umanitario del Programma Alimentare Mondiale (PAM) di Brindisi - e il sostegno ai Partenariati globali e agli impegni pluriennali, a partire dal Fondo Globale contro AIDS, Tubercolosi e Malaria (GFATM), l'Alleanza Globale per i Vaccini e l'Immunizzazione (GAVI) e il Partenariato Globale per l'Istruzione. Viene inoltre rimarcato come l'azione dell'Italia nell'ambito delle banche e dei fondi multilaterali di sviluppo (BMS) si ispiri ai principi e agli obiettivi adottati a livello internazionale, a partire dagli Obiettivi per lo Sviluppo sostenibile (OSS). In questo ambito si evidenzia come il Ministero dell'economia e delle finanze proseguirà anche nel triennio 2019-2021 la sua azione di indirizzo e di vigilanza sull'operato delle Banche multilaterali di sviluppo. Uno sguardo viene offerto anche alla cooperazione europea, con l'indicazione circa l'aumento del numero di programmi UE assegnati all'Italia (passati da 4 15 negli ultimi anni) nell'ambito della cooperazione delegata anche per la rinnovata attenzione politica per l'Africa e la centralità del nesso migrazione-sviluppo. Con riferimento alla cooperazione bilaterale, per i Paesi prioritari particolare attenzione sarà data alla formulazione di Programmi Indicativi Paese che costituiscono la base per una programmazione a medio termine delle attività di cooperazione allo sviluppo e per la concentrazione in ambiti dove l'Italia ha un vantaggio comparato e valore aggiunto da offrire. Si favorirà un maggiore coinvolgimento dei soggetti del sistema della cooperazione allo sviluppo (Università e altri enti pubblici, enti territoriali, soggetti senza finalità di lucro e privati) nella realizzazione di programmi di cooperazione delegata, programmi finanziati sul Fondo Africa e ulteriori iniziative. È, inoltre, previsto uno stanziamento a dono fino al 16 per cento circa della dotazione annuale AICS, compatibilmente con la disponibilità di risorse, per il finanziamento di programmi prevalentemente nei settori e nei Paesi prioritari. Un paragrafo specifico viene, quindi, dedicato all'efficacia della cooperazione allo sviluppo, in cui si evidenzia la necessità di migliorare la disponibilità e la qualità dei dati al fine di monitorare i progressi e misurare l'impegno per la realizzazione dell'Agenda 2030 e per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Il Documento sottolinea come sia l'ISTAT a svolgere il coordinamento nazionale nella produzione degli indicatori per il monitoraggio dell'Agenda 2030, e come dal dicembre 2016 abbia iniziato a rendere disponibili semestralmente gli indicatori per l'Italia sulla piattaforma informativa dedicata agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS). La collaborazione con l'Istituto nazionale di statistica, peraltro, proseguirà anche nel nuovo triennio. Sarà, inoltre, finalizzato il Piano d'azione triennale per l'efficacia della cooperazione allo sviluppo, che mira ad allineare l'azione del sistema della Cooperazione italiana ai princìpi e agli impegni sull'efficacia assunti nei Fora di Roma, Parigi, Accra, Busan, Città del Messico, Nairobi. Il Piano, nello specifico, definisce le azioni che si prevede di svolgere nel triennio 2019-2021 per migliorare la qualità e l'efficacia della cooperazione allo sviluppo, con riferimento in particolare alla individuazione di un set di indicatori di risultato misurabili qualitativi e quantitativi secondo gli indicatori di efficacia formulati in sede OCSE-DAC. Come novità, si prevede che tali indicatori siano utilizzati, a partire dal 2019, nella Relazione annuale per verificare la rispondenza delle attività realizzate e dei risultati conseguiti rispetto agli obiettivi di azione del Documento triennale di programmazione. Inoltre, nel triennio si prevede di introdurre in seno all'AICS un Sistema di Gestione Basata sui Risultati (RBM) che include anche la predisposizione di un rapporto per risultati. Sul piano della valutazione il Documento ricorda come sia in via di finalizzazione anche una "Guida per la valutazione degli interventi di cooperazione allo sviluppo" che definirà ruolo e responsabilità del MAECI-DGCS nel quadro della legge n. 125 del 2014 e darà indicazioni sulla valutazione di impatto. Per consolidare processi e attività, la DGCS ha, inoltre, ricostituito il Comitato Consultivo sulla Valutazione rinnovandone, alla luce della legge n. 125 del 2014, funzioni e composizione.