[pronunce]

La difesa erariale evidenzia, inoltre, che una eventuale sentenza di accoglimento inciderebbe negativamente sul c.d. piano di "disarmo bilanciato" predisposto dal legislatore del 1997, che vorrebbe una contestuale attuazione delle norme di cui all'art. 3, commi 6, 7 e 9, della legge n. 249 del 1997 (quest'ultimo comma è relativo al programma di ristrutturazione di una delle reti della RAI in una emittente che non può avvalersi di risorse pubblicitarie). Nel merito, l'Avvocatura si sofferma ampiamente sulla nuova tecnica di trasmissione digitale per evidenziare che l'aumento del numero dei programmi irradiabili non può non avere una ricaduta sui criteri di adeguamento ai principi costituzionali in materia. Il nuovo scenario digitale riceverà completa definizione, continua la difesa erariale, entro l'anno 2006, secondo quanto disposto dall'art. 2-bis, comma 5, della legge n. 66 del 2001; medio tempore verrà consentita la sperimentazione della diversa tecnica di trasmissione con obbligo dei soggetti titolari di più di una concessione di riservare almeno il 40% della capacità di trasmissione di ciascun blocco di programmi ad altri operatori. Riferisce sempre l'Avvocatura che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con deliberazione del 7 agosto 2001, n. 346, sulla base della predetta normativa e all'esito di approfondite analisi di mercato, ha fissato il termine del 31 dicembre 2003 per il definitivo abbandono dell'etere terrestre da parte delle reti eccedenti, con riserva di rivedere il termine stesso entro il 31 gennaio 2003, prevedendo che alla data per prima indicata, almeno il 50% della popolazione sarà in grado di ricevere segnali televisivi digitali e satellitari. Per le esposte ragioni, l'Avvocatura conclude, anche alla luce delle menzionate novità legislative e provvedimentali, nel senso della inammissibilità o infondatezza della questione sollevata. 15.— La difesa della RAI s.p.a. si richiama anch'essa al contenuto della legge n. 66 del 2001 e al provvedimento n. 346 del 2001 dell'Autorità per evidenziare come la soglia del 50% — ritenuta dall'Agcom stessa un giusto "bilanciamento tra la necessità di procedere ad una rapida deconcentrazione e le esigenze economiche delle imprese" — appaia rispondente ai criteri di ragionevolezza e proporzionalità. Dopo aver sottolineato la natura del tutto eterogenea della misura prevista dall'art. 3, comma 9, rispetto alle misure anticoncentrative disposte dai commi 6 e 7 dello stesso art. 3, la deducente insiste nella dichiarazione di infondatezza della questione sollevata dal Tar. 16.— La difesa di Rete A s.r.l. mette in evidenza, nella memoria depositata, che il termine del 31 dicembre 2003 fissato dall'Agcom è: a) eccessivamente lontano in relazione alla perdurante situazione di accertata illegittimità; b) non "credibile" alla luce della facoltà di proroga prevista; c) "smentito" da altre analisi di mercato, secondo le quali la diffusione digitale interesserà il 60% delle famiglie italiane soltanto nel 2017. La deducente aggiunge, inoltre, che il legislatore e l'Agcom avrebbero disegnato un circolo vizioso, attribuendo il compito di stimolare e accelerare il passaggio alle nuove tecnologie ai principali operatori privati, che hanno interesse a ritardare l'attuazione di un sistema che porterà alla perdita della rete "eccedente". La parte insiste, pertanto, per l'accoglimento della questione sollevata. 17.— La difesa di R.T.I. s.p.a., rispetto alle argomentazioni difensive prospettate nell'atto di costituzione, sottolinea la necessità di una rinnovata valutazione del requisito della rilevanza ad opera del giudice a quo, in quanto: a) non sarebbe stata impugnata, da parte dei ricorrenti, la deliberazione n. 346 del 2001 dell'Agcom; b) tale deliberazione ha fissato il termine finale del regime transitorio, con consequenziale venuta meno della natura indeterminata delle disposizioni censurate. Da qui la prospettata necessità di una restituzione degli atti al giudice a quo, già altre volte, effettuata dalla Corte in presenza di ius superveniens contenuto in atti non aventi forza di legge (vengono citate la sentenza n. 177 del 1991 e l'ordinanza n. 173 del 1973). Il suddetto provvedimento dell'Autorità viene richiamato anche al fine di riaffermare l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale, atteso che non sussisterebbe più né il rischio di una protrazione indefinita del regime transitorio, né una applicazione dello stesso per un periodo ancora eccessivamente lungo. In questo quadro si inserirebbe la legge n. 66 del 2001, che avrebbe integrato il regime transitorio previsto dalla legge n. 249 del 1997, rispettando le indicazioni date dalla sentenza n. 420 del 1994. Dopo aver ricordato le disposizioni più rilevanti del nuovo assetto televisivo "imposto" dal legislatore, la difesa di R.T.I. sostiene che le attuali reti "eccedentarie" dovranno — alla luce, soprattutto, di quanto statuito dall'art. 2-bis della legge citata — svolgere un ruolo trainante del sistema verso la conversione delle tecniche di trasmissione e conseguentemente verso la migliore attuazione del principio del pluralismo informativo. La società deduce, inoltre, che una ipotetica dichiarazione di illegittimità costituzionale determinerebbe il crollo dell'intero sistema televisivo, in quanto: a) verrebbe a cadere l'insieme degli atti impugnati; b) le imprese sarebbero private dei titoli abilitativi, tornando ad operare in una situazione di precarietà ed incertezza; c) non sarebbe possibile assegnare frequenze "ad altri aspiranti", atteso che, venute meno le concessioni, tutti i soggetti diventerebbero soltanto "aspiranti"; d) non si potrebbe procedere all'assegnazione di frequenze in presenza di un piano "annullato". A questo, la difesa della parte aggiunge che l'impossibilità di assegnazione delle frequenze deriverebbe anche dal fatto che le stesse sarebbero localizzate in determinati punti di irradiazione, suscettibili, in quanto tali, di utilizzazione soltanto mediante gli impianti disattivati. Tutto questo evidenzierebbe l'errore in cui sarebbe incorso il giudice rimettente; da ciò la rafforzata necessità di un riesame della rilevanza della questione da parte di quest'ultimo. 18.— La difesa di TV Internazionale s.p.a. e di Beta Television s.r.l., in ordine alle diverse eccezioni sollevate dalle parti costituite sulla rilevanza della questione, replica che, affinché la questione di legittimità costituzionale possa dirsi rilevante, è sufficiente "una non implausibile motivazione sulla applicabilità nel giudizio a quo delle disposizioni" censurate; osserva che, in ogni caso, nell'ipotesi concreta la rilevanza deriva dal fatto che il trasferimento sul satellite delle reti eccedenti consentirebbe di "recuperare" un numero elevato di radiofrequenze suscettibili di nuova assegnazione.