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per mitigare gli effetti di tale situazione, con l'articolo 13- ter , comma 1, del decreto-legge n. 21 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 51 del 2022, è stato modificato l'articolo 27 del decreto legislativo n. 286 del 1998 con l'aggiunta del comma 1- septies , che consentirebbe ai tutti i marittimi non unionali, a prescindere dalla mansione a bordo, che hanno il contratto di arruolamento con società non unionali proprietarie di navi non italiane, presenti nei porti italiani per un lungo periodo, di richiedere il "visto di lavoro" fuori dalle quote previste, senza nulla osta al lavoro e con procedure semplificate; purtroppo però, in base alla risposta ottenuta il 31 agosto 2022 dalla Direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie, Unità per i visti: "attualmente la nuova norma è in discussione con i competenti organi del Ministero dell'Interno al fine di stabilire, col decreto di attuazione, le modalità di applicazione, ovvero la tipologia di visto più consona per questi lavoratori", nemmeno questa procedura risulta al momento applicabile; anche alcuni consolati italiani, contattati, hanno confermato che non applicheranno le nuove procedure in mancanza delle disposizioni d'attuazione. Inoltre, sebbene ufficialmente sia negato dalle rispettive autorità, si sono avuti riscontri che in Francia e Spagna i timbri in uscita continuano ad essere apposti anche per le unità che stazionano per lunghi periodi; la situazione sta portando molti armatori e comandanti di megayacht a valutare di portare le loro unità in Paesi dove non siano presenti tali problematiche, con un rilevante danno economico al settore; occorre evidenziare che l'Italia è ancora oggi lontana da una soluzione di questa problematica e ciò rappresenta un fattore penalizzante che da un lato alimenta un marketing negativo contro il nostro Paese, soprattutto contro Genova, da parte di tutte le principali città concorrenti a livello internazionale come Palma di Maiorca, Barcellona, La Ciotat e Marsiglia, dall'altro limita nuovi progetti e investimenti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della problematica esposta; se ritengano di adottare, ciascuno per quanto di competenza, misure urgenti volte a rimuovere lo svantaggio competitivo, soprattutto rispetto ai Paesi limitrofi come Francia e Spagna. Atto n. 4-07437 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa LANNUTTI GRANATO Bianca Laura Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che, a distanza di 3 anni dalla menzione del settembre 2019, quando "il Fatto Quotidiano" fece il nome di Salvo Nastasi per celebrarne a modo suo il ritorno al Ministero per i beni e le attività culturali riportato nel ruolo da Franceschini e ripercorrere a beneficio dei lettori il peculiare cursus honorum dell'avvocato barese, ma lo fece schermandosi dietro la firma (ovviamente posticcia) di tale Romano Collegi, il 16 giugno 2022 il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha di nuovo messo nero su bianco quel nome e cognome in un pezzo a firma di Marco Palombi intitolato "PNRR, meritocrazia e dirigenti pubblici" (su "ilfattoquotidiano.it"). Nei giorni precedenti, su "Il Sole-24ore", era stato pubblicato un articolo di Antonio Naddeo e Raffaella Saporito, più corposo e di diverso tenore, che poneva in termini di potenziale sconfitta del sistema italiano di dirigenza il problema affrontato invece da Palombi per sommi capi e tutto in chiave ironica ("Il futuro dei dirigenti nella PA e la scelta di percorsi chiari"); il giornalista del "Fatto" segnalava, tra gli emendamenti presentati in Senato in vista della conversione del decreto-legge n. 36 del 2022, dal Partito democratico, analogo però ad altri di tutto l'arco parlamentare, l'emendamento che, su una presunta pressione delle Regioni, intendeva inquadrare in ruolo, stabilizzandoli come dirigenti, i funzionari pubblici diventati tali non con concorso, come vuole il principio generale sancito dall'art. 97 della Costituzione, in verità già minato dal decreto-legge n. 80 del 2021 che permette le progressioni verticali degli interni anche verso la dirigenza, ma a contratto, per un minimo di 3 anni (durante i quali essi sono messi in aspettativa), ricorrendo al comma 6 dell'art. 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, peraltro "allargato" grazie all'art. 14, comma 2- bis , del decreto-legge n. 83 del 2014; a giudizio degli interroganti, grazie ad una parziale riforma del 2005, con il comma 6 non si attinge più solo fuori dai ruoli dirigenziali dell'amministrazione ma anche e soprattutto all'interno, senza verifica alcuna, troppo spesso, del possesso della richiesta "particolare e comprovata qualificazione professionale" ma agendo sulla base di criteri come la sintonia intellettuale o caratteriale (e qualche volta persino affettiva) con i decisori amministrativi e politici. Il comma 6 serve a cooptare i fedelissimi senza dover brigare per far loro vincere un concorso pubblico e consente non solo di controllare i ruoli di vertice ma di infiltrare, con uomini e donne di propria fiducia, tutto il tessuto dell'amministrazione; tra le vette toccate dalla "specifica e motivata valutazione discrezionale dell'amministrazione", di recente ribadita dall'adunanza generale della Corte dei conti (n. 41662 del 23 agosto 2022), "il Fatto", pur citando anche esempi al Ministero dell'economia e delle finanze e al Ministero dello sviluppo economico, ha puntato tutto su Salvo Nastasi: caso limite di un comune funzionario amministrativo entrato al Ministero per i beni culturali nel 2000 e assurto a dirigente a contratto, nel ruolo di segretario generale del ministero economico più importante di tutti, come da sempre lo definisce l'on. Franceschini (è stato persino scritto, e non smentito dal Ministro, che sarebbe lui a regolarne le sorti), proprio grazie ad un comma 6; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: come nelle più classiche "catene di Sant'Antonio", Nastasi ha a sua volta proceduto alla nomina di parecchi dirigenti a contratto, compreso quell'Angelantonio Orlando al quale ha affidato il servizio V "Contratti e attuazione programmi" del segretariato generale, creato ex novo con il decreto ministeriale 28 gennaio 2020, e più di recente l'unità di missione del Ministero per l'attuazione del PNRR. Si tratta di un funzionario tecnologo dell'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, specializzato in ingegneria sanitaria e ambientale, che è stato trasferito in comando e creato dirigente dell'allora Ministero per i beni culturali proprio grazie ad un provvidenziale comma 6; la Corte dei conti fece un rilievo alla nomina dell'ingegner Orlando, lamentando che gli mancavano i 5 anni (almeno) di "esperienza in funzioni dirigenziali", che il curriculum non attestava la prescritta "particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica", né egli proveniva "dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e dei procuratori dello Stato".