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L'articolo 4 prevede che la registrazione o la cancellazione, nel registro delle imprese, della sede secondaria di una società di capitali soggetta alla legge di uno Stato membro dell'Unione europea sia comunicata senza indugio dal medesimo registro allo Stato membro in cui è registrata la società tramite il sistema di interconnessione dei registri delle imprese (BRIS). L'articolo 5 individua le modalità con le quali devono essere sottoscritte le istanze di iscrizione o deposito di atti o dati nel registro delle imprese presentate in via telematica. L'articolo 6, in primo luogo, estende agli amministratori delle società a responsabilità limitata le cause di ineleggibilità e decadenza previste per gli amministratori delle società per azioni e prevede che, prima della nomina ad amministratore, il soggetto interessato dichiari l'inesistenza a suo carico delle cause di ineleggibilità previste dall'articolo 2382 del codice civile e di cause di ineleggibilità sussistenti secondo la legge di uno Stato membro dell'Unione europea. Esso, inoltre, introduce nel codice civile il nuovo articolo 2508- bis , relativo alla registrazione e alla cancellazione telematica della sede secondaria di una società soggetta alla legge di uno Stato membro dell'Unione europea. L'articolo 7 - i cui effetti, ai sensi del successivo articolo 12, decorreranno dal 1° agosto 2023 - disciplina lo scambio di informazioni su amministratori colpiti da cause di ineleggibilità o decadenza mediante il sistema di interconnessione dei registri delle imprese, al fine di evitare che un soggetto interdetto in uno Stato membro possa aggirare tale divieto mediante l'assunzione di identica carica in un altro Stato membro. L'articolo 8 elenca gli atti e i dati concernenti le società di capitali che devono essere resi disponibili gratuitamente per il tramite del sistema di interconnessione tra i registri delle imprese (BRIS) e sancisce la gratuità dello scambio di informazioni tra registri delle imprese attraverso il BRIS stesso. Esso prevede inoltre che i diritti applicati per ottenere dati e documenti attraverso il BRIS non eccedano i relativi costi amministrativi, includendosi in questi i costi di sviluppo e di mantenimento del registro delle imprese. L'articolo 9 prevede che le copie e gli estratti di documenti e informazioni detenuti dagli uffici del registro delle imprese siano rilasciati in formato elettronico e, salvo rinuncia del richiedente, siano autenticati, ai sensi del Codice dell'amministrazione digitale, dal conservatore del registro delle imprese che ne attesta la provenienza dallo stesso registro e la conformità ai documenti ed alle informazioni in esso conservati. L'articolo 10 individua gli atti che i registri delle imprese devono rendere consultabili tramite il BRIS. L'articolo 11 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 293 - raccolta per conferimento rifiuti navi Doc n. 293 Schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva (UE) 2019/883 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi che modifica la direttiva 2010/65/UE e abroga la direttiva 2000/59/CE (Osservazioni alla 13 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore SANTILLO ( M5S ) illustra lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2019/883, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi. La materia è attualmente disciplinata dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182, che verrà abrogato al momento dell'entrata in vigore dello schema in esame. Lo schema si compone di 19 articoli e 6 allegati, che riproducono la struttura e  con le dovute integrazioni e modificazioni richieste dalla nuova direttiva  il contenuto del suddetto decreto legislativo n. 182 del 2003. L'articolo 1 individua come obiettivi del provvedimento la protezione dell'ambiente marino dagli effetti negativi degli scarichi dei rifiuti delle navi che utilizzano porti situati nel territorio dello Stato, nonché la garanzia del buon funzionamento del traffico marittimo migliorando la disponibilità e l'uso di adeguati impianti portuali di raccolta dei rifiuti e il conferimento dei rifiuti stessi presso tali impianti. L'articolo 2 reca le definizioni. La relazione illustrativa segnala che, tra le altre novità, viene introdotta una definizione specifica per i " rifiuti accidentalmente pescati ", ossia raccolti durante le operazioni di pesca, funzionale ad una disciplina e ad un sistema di tariffazione differenziati rispetto agli altri " rifiuti delle navi ", nel cui ambito ricadono anche tutti i rifiuti, compresi i residui del carico, le acque di sentina e le acque reflue prodotti durante le operazioni di servizio o durante le operazioni di carico, scarico e pulizia. In particolare, mentre i rifiuti delle navi sono considerati rifiuti speciali, quelli prodotti dai passeggeri e dall'equipaggio e i rifiuti accidentalmente pescati sono considerati rifiuti urbani. Tale specificazione, contenuta nel comma 2 dell'articolo in esame, si rende opportuna sotto il profilo sia delle conseguenze sull'applicazione delle tariffe, sia dell'individuazione delle responsabilità connesse alla produzione e gestione del rifiuto che - soprattutto con riferimento ai rifiuti accidentalmente pescati - nell'ottica di garantirne il massimo incentivo al conferimento, non possono essere poste a carico dell'operatore che porta a riva i rifiuti. La relazione illustrativa segnala inoltre che la nuova definizione di " zona d'ancoraggio " - ossia l'area individuata nello specchio acqueo interno o esterno alle aree del porto, ove una nave può sostare, non necessariamente all'ancora, senza compiere operazioni commerciali intese come quelle che comportano la movimentazione del carico pagante o l'imbarco o lo sbarco di passeggeri  sebbene non prevista dalla direttiva è stata ritenuta necessaria, in quanto in diverse parti della direttiva (e quindi del decreto), si fa riferimento alla zona di ancoraggio per il riconoscimento di alcune semplificazioni. L'articolo 3 definisce l'ambito di applicazione del provvedimento, individuando le tipologie delle navi a cui esso si applica e specificando che la normativa si estende a tutti i porti dello Stato ove fanno abitualmente scalo le navi. Con riferimento alla facoltà riconosciuta dalla direttiva agli Stati membri di escludere le zone di ancoraggio dall'applicazione degli articoli 6, 7 e 8, il comma 2 dell'articolo in esame rimette la scelta all'Autorità di sistema portuale o all'Autorità marittima, al fine di evitare ingiustificati ritardi per le navi. L'articolo 4 disciplina gli impianti portuali di raccolta, che dovranno essere adeguati alle esigenze delle navi che vi fanno abitualmente scalo. All'apposito Piano di raccolta e di gestione dei rifiuti vengono demandate la definizione degli adempimenti e delle modalità operative relative all'utilizzo degli impianti e quella dei criteri per la determinazione delle tariffe per il conferimento dei rifiuti, che non devono creare un disincentivo all'uso degli impianti da parte delle navi.