[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2 del regio decreto-legge 19 gennaio 1939, n. 295 (Ricupero dei crediti verso impiegati e pensionati, e prescrizione biennale di stipendi, pensioni ed altri emolumenti), come modificato dall'art. 2, terzo comma (recte: quarto comma), della legge 7 agosto 1985, n. 428 (Semplificazione e snellimento delle procedure in materia di stipendi, pensioni ed altri assegni; riorganizzazione delle direzioni provinciali del tesoro e istituzione della Direzione generale dei servizi periferici del tesoro; adeguamento degli organici del personale dell'amministrazione centrale e del Ministero del tesoro e del personale amministrativo della Corte dei conti), promosso con ordinanza del 16 giugno 2005 dal Giudice unico delle pensioni presso la Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Calabria, sul ricorso proposto da Checco Antonia ed altre contro l'INPDAP, iscritta al n. 514 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42 , prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 marzo 2006 il Giudice relatore Paolo Maddalena. Ritenuto che, con ordinanza del 16 giugno 2005, il Giudice unico delle pensioni presso la Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Calabria, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 36, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del regio decreto-legge 19 gennaio 1939, n. 295 (Ricupero dei crediti verso impiegati e pensionati, e prescrizione biennale di stipendi, pensioni ed altri emolumenti), come modificato dall'art. 2, terzo comma (recte: quarto comma), della legge 7 agosto 1985, n. 428 (Semplificazione e snellimento delle procedure in materia di stipendi, pensioni ed altri assegni; riorganizzazione delle direzioni provinciali del tesoro e istituzione della Direzione generale dei servizi periferici del tesoro; adeguamento degli organici del personale dell'amministrazione centrale e del Ministero del tesoro e del personale amministrativo della Corte dei conti); che il rimettente dubita della legittimità della denunciata disposizione «laddove con il termine “rate di pensione e […] differenze arretrate […] dovuti dallo Stato che si prescrivono con il decorso di cinque anni decorrenti dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere” si accomunano “di fatto”, relativamente alla maturazione della prescrizione estintiva, sia i ratei accessori arretrati delle pensioni con valenza “retributiva”, sia quelli derivanti da pensioni privilegiate aventi connotati “indennizzatori”»; mentre «questi ultimi, al contrario, avendo carattere “reintegrativo della lesione derivante da fatto lecito”, dovrebbero seguire la regola generale di tutti i diritti personali di credito soggetti alla normale prescrizione decennale»; che nel giudizio a quo si controverte in ordine al diritto della vedova e delle due figlie di un militare appartenente al Corpo della Guardia di finanza, deceduto nel maggio 1976, a vedersi riconosciute, sulla pensione privilegiata di reversibilità in godimento, le quote dell'indennità integrativa speciale (IIS) e della tredicesima mensilità, dapprima corrisposte dall'Amministrazione (Ministero del Tesoro e poi INPDAP), ma successivamente, «a causa della contraddittorietà in diritto in ordine alla corresponsione della detta IIS e della tredicesima», recuperate «con trattenute effettuate sulla pensione e sullo stipendio»; che, precisa altresì il rimettente, alle figlie del militare defunto «non sono state corrisposte le quote dell'indennità integrativa speciale e della tredicesima mensilità» dal settembre 1984 al luglio 1986, nonostante che le interessate avessero reiteratamente inoltrato alla Direzione provinciale del Tesoro e poi all'INPDAP le «richieste di restituzione delle somme indebitamente trattenute sulle pensioni, sullo stipendio […], nonché l'adeguamento della pensione con la corresponsione» della IIS e della tredicesima mensilità; che, si evidenzia ancora nell'ordinanza di rimessione, l'INPDAP, convenuto in giudizio, nel costituirsi eccepiva, preliminarmente, «l'intervenuta prescrizione sulla presunta mancata erogazione dei benefici richiesti richiamando l'art. 2 del r.d.l. 19 gennaio 1939, n. 295», come modificato dall'art. 2 della legge n. 428 del 1985, sostenendo che il termine quinquennale previsto dalla citata disposizione, di carattere speciale, avrebbe dovuto trovare applicazione «per tutte le “pensioni pubbliche” senza distinzione tra quelle di natura “normale” ovvero “privilegiata”»; che, tanto premesso in ordine alla fattispecie oggetto di cognizione, il giudice a quo argomenta diffusamente sulla inefficacia del divieto di cumulo degli assegni accessori di pensione in costanza di rapporto di lavoro, ricostruendo il quadro normativo di riferimento ed il percorso della giurisprudenza costituzionale in materia, così da giungere alla conclusione che, essendo «il divieto di cumulo generalizzato […] incostituzionale ove non sia previsto un ragionevole limite minimo di trattamento economico complessivo», detto limite, insuperabile dal legislatore, andrebbe ravvisato, alla luce della sentenza n. 494 del 1993 di questa Corte, nell'importo «corrispondente al trattamento minimo di pensione previsto per il Fondo pensioni lavoratori dipendenti»; che il rimettente sostiene poi, quanto alla decorrenza degli emolumenti accessori alla pensione, che «il vizio d'illegittimità costituzionale non ancora dichiarato costituisce una mera difficoltà di fatto all'esercizio del diritto assicurato dalla norma, così come risultante dalla pronuncia della Corte costituzionale e, pertanto, non impedisce il decorso della prescrizione dal momento in cui (sotto ogni altro profilo) sussistano i presupposti per l'esercizio del medesimo diritto». Sicché, argomenta ancora il giudice a quo, mentre il diritto a pensione è imprescrittibile (art. 5 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, recante “Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato”), «i crediti concernenti i singoli ratei di pensione privilegiata ed i loro accessori sono soggetti a prescrizione estintiva quinquennale» in base alla denunciata disposizione di cui all'art. 2 del r.d.l. n. 295 del 1939, come sostituito dall'art. 2 della legge n. 428 del 1985, espressamente richiamato dall'art. 143 del d.P.R. n. 1092 del 1973; che, ciò posto, il rimettente motiva ampiamente sul fatto che nell'ordinamento sussisterebbe «la parificazione tra la categoria dei pensionati privilegiati per servizio e quelli di guerra», assumendo altresì che «il diritto soggettivo alla pensione privilegiata (derivante da fatto di guerra o di servizio) ha, senza dubbio, natura di “credito indennitario”» ;