[pronunce]

che, nell'aderire espressamente a siffatto orientamento, il rimettente, tuttavia, adduce, per un verso, la difficoltà ermeneutica di equiparare la sentenza di patteggiamento alle sentenze di non doversi procedere di cui alla prima parte del comma quinto dell'art. 112, pur ravvisando la medesima ratio - "e cioè l'esigenza di pervenire a un rapido accertamento delle responsabilità del fatto-reato" - tra i due menzionati tipi di pronunce; per altro verso, afferma, motivatamente, di non condividere quell'interpretazione, fatta propria da un'unica decisione della cassazione, secondo la quale la sentenza pronunciata dal giudice penale a norma dell'art. 444 cod. proc. pen. deve reputarsi di condanna, con la conseguenza che il termine di cui all'art. 112, quinto comma, del d.P.R. n. 1124 del 1965 deve ritenersi di prescrizione; che, così opinando, il rimettente fornisce, a supporto dei proposti incidenti di costituzionalità, una motivazione perplessa, giacché, da un lato, dubita della equiparazione, agli effetti disciplinati dalla disposizione denunciata, della sentenza di patteggiamento a quelle di non doversi procedere, ma, dall'altro, esprime netta contrarietà che, ai medesimi predetti effetti, la stessa sentenza di patteggiamento possa reputarsi sentenza di condanna; che, inoltre, il giudice a quo pur palesando chiaramente quale sia l'interpretazione della norma censurata che predilige e che reputa maggiormente conforme al dettato costituzionale, si risolve, nonostante ciò, a proporre le questioni, sì da utilizzare il giudizio di costituzionalità allo scopo di ottenere da questa Corte un avallo dell'opzione interpretativa ritenuta preferibile e, dunque, per un fine estraneo a detto giudizio (tra le molte, ordinanza n. 351 del 2001); che, pertanto, sotto entrambi gli esaminati profili, le questioni vanno dichiarate manifestamente inammissibili.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 112, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Venezia con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vari Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 3 maggio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola