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Oggi non possiamo non festeggiare la grande trasformazione storica che si è compiuta trent'anni fa, ma allo stesso tempo non possiamo neppure davvero festeggiarla, perché le promesse di allora non sono state mantenute e non abbiamo saputo realizzare le possibilità che quella trasformazione schiudeva. In un certo senso, quell'opera è stata lasciata a metà, come suggeriva appunto papa Wojtyła. Se non riusciremo a completarla abbattendo i nuovi muri, quelli visibili e quelli invisibili, quelli che sorgono sui confini e quello di un'ingiustizia sociale mai così profonda, ci ritroveremo - anzi, ci ritroviamo già - in una situazione tanto drammatica come quella del mondo ai tempi del Muro. La speranza per noi è in quelle centinaia di migliaia di giovani che manifestano in tutto il mondo, con altre bandiere e in apparenza per cause diverse, ma che in realtà somigliano moltissimo ai giovani che negli anni '80 manifestavano ovunque e che diedero il loro contributo fondamentale alla caduta di quel Muro e alla fine di quell'incubo. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e IV-PSI. Congratulazioni). NENCINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la storia che ricordiamo oggi ne racconta di fatto tre, oppure nessuna: se è nessuna, basterebbe leggere il muro alla maniera di Banksy, tale per cui il muro ha due facce, una grigia, che guarda verso la vecchia Berlino Est, e una colorata, che guarda verso Berlino Ovest, quindi verso l'Occidente. Queste tre storie, però, ci sono e hanno segnato le vite di molti - se non di ciascuno di noi - a cominciare dalla prima che il muro racconta nella sua edificazione e nel suo crollo, ossia la fine di un secolo. I grandi storici, Hobsbawm in testa, hanno scritto che il '900 è il secolo più breve nella storia della civiltà umana, perché inizia con un ritardo ventennale, alla fine della Prima guerra mondiale, e finisce con la caduta del Muro, quindi undici anni prima della fine del secolo e del 2000. In verità, è un secolo straordinario e lunghissimo, quello delle ecatombi e dell'Olocausto. Questa è la ragione per la quale la fine di quel secolo, che il crollo del Muro testimonia, indica alla Banksy un inno alla felicità e il trionfo della gioia (e, non a caso, si scelse di utilizzare Beethoven la notte successiva alla caduta del Muro). La seconda storia che la caduta del Muro racconta è la lotta tra due civiltà, non la sua civiltà, senatore La Russa (Applausi ironici del senatore La Russa) , ma la storia di altre due, quella cristiana dell'Europa occidentale socialdemocratica e quella - sconfitta - del comunismo nel mondo. LA RUSSA (FdI) . Non è la mia! Qual è la mia, comunista? Vergogna, pensa alla tua! (Commenti del senatore Ferrazzi). PRESIDENTE. Presidente La Russa, la richiamo, secondo quanto compete alla Presidenza; non interrompa. Prego, senatore Nencini. NENCINI (IV-PSI) . Continuo volentieri e, addirittura, Presidente, ora spiego. La lotta tra due civiltà, la lotta fra un'Europa che nasce nell'immediato dopoguerra con due obiettivi: ricostruire se stessa, se medesima e creare un baluardo sia contro il fascismo, che l'aveva devastata per un ventennio e, naturalmente, contro il nazismo, sia contro il comunismo, che aveva occupato e stava dominando, lo stalinismo nel caso, l'Europa Orientale e non soltanto l'Unione Sovietica. L'Unione Sovietica invece quel muro lo costruisce per motivi uguali e opposti. L'Europa occidentale appena nata è la rappresentazione fisica e geografica del fascismo e, quindi, va combattuta e quel muro è la rappresentazione fisica di quella battaglia. La verità è che le due civiltà che si confrontano - e vincerà l'Europa cristiana e socialdemocratica - sconfiggono una visione del mondo che si era rivelata sbagliata e che si era rivelata soprattutto la più stupefacente illusione posta nell'animo umano. Questo apre, e concludo, il terzo racconto di quel Muro. Il terzo racconto e la terza storia è il racconto di un tradimento e di una finzione. Tutte le dittature, siano esse comuniste o su base nazionalista, nascono e fanno leva su sentimenti umani profondi, perché promettono la palingenesi e la resurrezione laica. Il Muro testimonia che non vi fu né resurrezione laica, né palingenesi, ma il dramma di un popolo moltiplicato per moltissimi popoli. Lì fu il tradimento, la finzione fu in molte case vicino alle nostre, perché chi vide non ebbe il coraggio di dire. Questa fu una colpa straordinaria di cui molti si sono macchiati anche in Occidente. Concludo citando un grande poeta che è stato senatore a vita solo per pochi mesi, Mario Luzi, che ci ha lasciato con una frase, non con una poesia perché era un poeta, ma anche un grande scrittore. Non c'è monito nella caduta di quel Muro, non c'è una morale, c'è solo un insegnamento. La libertà - dice Mario Luzi - è una palestra nella quale andare ogni giorno. Se non ci vai, inaridisce. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e Misto-LeU. Congratulazioni) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, il giorno della caduta del Muro fu il giorno della felicità, ma anche il giorno della vergogna. «Ma i giovani cancelleranno le ferite del Muro»; queste furono le parole di Helmut Kohl. Inizio da qui per dare una chiave di lettura ad un evento storico straordinario. Quel crollo fu la fine di un sistema che era destinato a crollare perché inviluppato in sé, in un circolo vizioso di assenza di libertà politica, civile e di iniziativa economica libera. Quel giorno è stato uno dei momenti più alti della nostra storia che ha portato con sé un messaggio di libertà e di ricucitura dell'Europa, di riunificazione, di ciò che la scrittrice Christa Wolf definì «Il cielo diviso». Quel giorno segnò uno spartiacque profondo, una cesura rivoluzionaria tra un prima e un dopo. Oggi, se non vogliamo ridurci ad una mera dissertazione retorica in questa Aula, dobbiamo chiederci onestamente se oltre al valore inestimabile della vittoria dei princìpi della democrazia e della libertà, l'enfasi liberista con cui da alcuni il crollo del Muro fu accompagnato e la debolezza del movimento progressista mondiale, non abbiano consentito che tutta intera la potenzialità di cambiamento si fosse realizzata. Quello che voglio dire è che, dopo il crollo del muro, non tutte le sorti sono state magnifiche e progressive. Grandi questioni ci interrogano ancora. Ne cito qualcuna: l'avvento di un turbocapitalismo finanziario vorace e immorale, l'idea ingenua e colpevole che bisognasse lasciar fare senza controlli nazionali, europei o mondiali (un'idea che ha devastato le vene del Pianeta, portandoci alla crisi dei giorni nostri); l'avanzata di una globalizzazione, preziosa per alcuni, e penosa per altri, senza che questi ultimi fossero protetti;