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Il presidente Draghi ha affermato che il Governo si è mosso nell'ambito dei 32 miliardi di euro di scostamento di bilancio già approvato: si poteva fare di più per le imprese e le partite IVA, ma, come sempre, è una questione di priorità e di scelte. È una scelta politica e, per questo, crediamo che si dovesse e si potesse fare di più. Ci saremmo aspettati decisamente di più dal decreto-legge sostegni. Lo aspettiamo da dicembre, l'abbiamo aspettato per Pasqua e probabilmente lo vedremo licenziato a Pentecoste. In coerenza con quanto detto sinora, ci saremmo aspettati un Governo che mettesse a terra manovre diverse, ma non siamo i soli, perché il decreto-legge sostegni è stato addirittura bocciato dalla stessa maggioranza, considerato che sono stati presentati complessivamente oltre 3.000 emendamenti, dei quali meno del 15 per cento erano di Fratelli d'Italia, unica forza all'opposizione: il rimanente 85 per cento erano della maggioranza, che in questo modo sconfessa l'operato stesso del suo Governo. Proprio per questo ci aspettavamo di più, anche dal passaggio nelle Commissioni, in cui abbiamo provato a migliorare il provvedimento, con proposte che andassero nel verso di un intervento per sostenere completamente i settori in crisi e lo abbiamo fatto attraverso emendamenti puntuali. Come abbiamo detto nei mesi scorsi, era necessario in primo luogo intervenire sui costi fissi, che gravano sulle imprese, in quanto la logica del bonus una tantum non risolve il problema del mondo produttivo e della continuità imprenditoriale. Se non lo risolveva prima, a maggior ragione non lo fa ora, dopo un anno di chiusure e restrizioni. Abbiamo ribadito per questo la necessità di intervenire a copertura dei costi fissi che gravano su imprese, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi, quali, ad esempio, canoni di locazione, mutui e leasing in essere, utenze, imposte e tasse, premi assicurativi, versamenti contributivi, quando indipendenti dal fatturato, come nelle gestioni speciali degli artigiani e dei commercianti. Invece il decreto-legge prevede poco o nulla in tal senso. Qualche piccolo passo avanti è stato fatto con alcuni interventi approvati nelle Commissioni, che hanno previsto ad esempio l'esenzione totale dal pagamento del canone RAI per le strutture ricettive e per i locali di somministrazione o anche la proroga dal 30 giugno al 30 dicembre dell'esenzione della tassa sull'occupazione del suolo pubblico. Lo stesso vale per l'esenzione dal pagamento della prima rata IMU per le imprese che nel 2020 hanno subito un calo di fatturato almeno del 30 per cento. Si tratta comunque di interventi di portata molto limitata e per l'appunto insufficienti, a maggior ragione se si considera che nel 2020 è terminato per quasi tutti i settori anche il credito d'imposta del 60 per cento sui canoni di locazione degli immobili utilizzati nell'attività di impresa. Per gli altri settori è terminato il 31 dicembre 2020, dopo averne beneficiato per i mesi da marzo a giugno e da ottobre a dicembre. Fratelli dall'Italia a tal proposito ha presentato due proposte emendative al decreto-legge, che sono state trasformate, nel corso dell' iter in Commissione, in ordini del giorno, che impegnano il Governo a valutare l'opportunità di prevedere ristori commisurati ai costi fissi e l'estensione dei crediti di imposta sulle locazioni. Sempre in tema di locazioni, accogliamo positivamente il fatto che in un emendamento al decreto-legge sia stata prevista la non tassabilità dei canoni di locazione non percepiti dal proprietario dell'immobile locato, come da tempo proposto da Fratelli d'Italia, anche in relazione al decreto-legge sostegni. Positiva è la novità che riguarda i professionisti. Grazie a un emendamento presentato da Fratelli d'Italia, è stata approvata la misura che riconosce il principio del differimento per malattia Covid dei termini relativi agli adempimenti che i professionisti devono rispettare a tutela di questi ultimi e dei loro clienti. Ora, però, con il concorso di tutti, bisogna approvare il disegno di legge di Fratelli d'Italia per estendere i diritti anche a quelle categorie che fino ad oggi si sono sobbarcate il costo delle loro malattie. Bisogna estendere l'applicazione dei regimi facoltativi della cedolare secca e del canone concordato anche per gli immobili non abitativi, prevedendo la possibilità di optare da parte del proprietario per la stessa tassazione prevista per i canoni di affitto derivanti dagli immobili a uso abitativo. Anche questa è una proposta di Fratelli d'Italia. Abbiamo proposto di elevare al 100 per cento l'entità di ristori previsti per le imprese e le partite IVA con volume d'affari fino a 400.000 euro. Attualmente sono pari al 60 per cento della perdita mensile fino a 100.000 euro e al 50 per cento per la fascia tra i 100.000 e i 400.000 euro, sempre con riferimento alla perdita mensile. Riteniamo necessario tutelare i settori di rilevanza strategica dalle scalate ostili da parte di aziende straniere che potrebbero approfittare della debolezza del tessuto finanziario, economico e sociale del Paese come conseguenza della nuova ondata pandemica. Alla luce anche del recente caso Iveco, abbiamo proposto di estendere al settore automobilistico l'uso dello strumento della golden power . Allo stesso tempo, abbiamo proposto di prorogare l'esercizio dei poteri speciali al 31 dicembre 2021 in tutti i settori strategici e, in particolare, quelli finanziari, bancari e assicurativi, dell'agroalimentare e del siderurgico. A questo proposito, balza agli occhi il cortocircuito interno alla maggioranza relativamente all'articolo 37, la cui finalità è intervenire per supportare con una finanza ponte anche le aziende in amministrazione straordinaria e a cui, in realtà, i tempi di approvazione del decreto-legge di fatto impediscono di avere liquidità in tempo breve. Porto un esempio che conosco: la Acc di Trichiana, un'azienda del mio territorio, paga sulla propria pelle la carenza di liquidità. È una diatriba tutta interna alla maggioranza tra chi ne riconosce il progetto come strategico, e quindi meritevole di intervento pubblico, e chi invece crede che a intervenire debbano essere i privati. Peccato che a rimetterci siano i dipendenti, illusi da mesi di promesse non mantenute. Questa è l'unica discontinuità che abbiamo visto sul campo tra il Governo precedente e questo, ma in peggio. Abbiamo chiesto per le imprese che hanno subito un calo di fatturato nel 2020 che la variabile passi dal 25 al 33 per cento a seconda del volume d'affari. Sulla scuola, tenendo fede alla nostra linea politica e per dimostrare di essere un'opposizione costruttiva e super propositiva, non solamente - come leggiamo oggi da qualche agenzia - una che grida e basta, abbiamo proposto soluzioni per la mobilità straordinaria per l'eliminazione del vincolo quinquennale, il concorso riservato solo per i direttori dei servizi generali amministrativi, l'aumento dell'aliquota per la mobilità interprovinciale, la mobilità straordinaria per i dirigenti scolastici.