[resaula]

il quale patto ha dato origine ad un meccanismo tra le suddette derivazioni di Brescia e Bergamo, funzionale a garantire ai medesimi soggetti (o a loro collegati) il controllo del governo del gruppo bancario Ubi, con pratiche di governo societario incidenti sulla composizione ed il funzionamento degli organi di amministrazione e controllo e dei loro comitati, così da determinare un assetto sostanziale di governance societaria differente da quello ufficialmente delineato dalla documentazione aziendale, in contrasto con gli obblighi previsti dalla legge (anche quale banca cooperativa popolare e, in seguito società per azioni, quotata), così ostacolandone le funzioni; gli interessati, inoltre, interpellati nel corso di formali audizioni ed interrogatori, avrebbero fornito dati e notizie palesemente non conformi al vero, evidenziando "un'indole delinquenziale particolarmente accentuata" (citazione testuale ripresa dalle conclusioni redatte dagli alti ufficiali della Guardia di finanza, che avevano peraltro richiesto che venissero applicate misure cautelari agli indagati di allora, oggi imputati rinviati a giudizio). Gli amministratori imputati "hanno infatti influenzato e assunto decisioni sulle maggiori questioni aziendali" (ad esempio gestione dei rapporti con Banca d'Italia, modello duale, modello federale, modifiche dello statuto, concessione e revoca degli affidamenti, compravendita e liquidazione di società controllate forma societaria e collegate, cessioni di beni aziendali, gestione degli acquisti, eccetera) anche al di fuori degli organi di governo societario e dei relativi comitati, spesso fisicamente al di fuori delle sedi istituzionali preposte, così determinandone la volontà o limitandone l'autonomia e l'operatività, nulla comunicando di ciò, né a Consob, né a Banca d'Italia, né all'Autorità della concorrenza e del mercato; ne sarebbero prova il disastroso crollo del valore del titolo azionario (passato da 21,23 euro del 20 aprile 2007 al minimo storico di 1,82 euro del 27 luglio 2012, con una quotazione attuale comunque vicina ai 3 euro); l'azzeramento della redditività e dei dividendi distribuiti agli azionisti; i pessimi risultati economici, passati da buoni utili consolidati, alla perdita netta, pari ad oltre 830.000.000 euro, conseguita nell'esercizio terminato il 31 dicembre 2016, nonostante il continuo ricorso a reiterate, e tuttora insufficienti, delibere di aumento di capitale, ovviamente a carico (e danno) dell'intera compagine sociale; negli ultimi esercizi, il prezioso patrimonio mobiliare ed immobiliare, accumulato in numerosi decenni di vita della banca, è stato oggettivamente svilito dagli amministratori pro tempore che si sono assunti la responsabilità di cedere molti asset della banca "a terzi" a prezzi vili; quelle che erano state le più prestigiose società del gruppo, sono state oggetto di ripetute operazioni di fusione per incorporazione, prevalentemente finalizzate a "cancellare" i dati contabili e, con essi, il good will di società controllate, la cui gestione è stata ed è oggetto di inchieste della magistratura e di sanzioni irrogate delle autorità di vigilanza (a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo si citano i casi di Centrobanca, Banco San Giorgio, Ubi Banca International SA, IWBank), cui parimenti è stata gravata la banca ed i soci; persino i crediti deteriorati (NPL) sarebbero stati ceduti attraverso operazioni di cartolarizzazione, del valore di svariati miliardi di euro per ogni esercizio, condotte da società esse stesse controllate da misteriose fondazioni di diritto olandese ( stichting ) con sede nei Paesi Bassi; operazioni peraltro condotte in regime di evidentissimo conflitto di interessi, formalmente acclarato dalla polizia giudiziaria: "Si precisa che le Indagini tecniche svolte nell'ambito del menzionato procedimento penale n. 6019/14 R.G.N.R. hanno confermato gli interessi della famiglia Bazoli sia nella gestione di MITTEL SpA (di cui Giovanni BAZOLI è stato sino al 26 aprile 2012 presidente del CdA) sia nella gestione delle fondazioni di diritto olandese sopra menzionate"; per alcune figure apicali di Ubi Banca sarebbe stata richiesta dalla Guardia di finanza l'applicazione di misure cautelari, dopo aver indagato per i reati di: associazione a delinquere; frode fiscale; truffa; riciclaggio; autoriciclaggio; ostacolo all'attività degli organi di vigilanza; appropriazione indebita; falso ideologico; violazione della normativa sul conflitto di interessi; influenza illecita sull'assemblea; utilizzo indebito di informazioni riservate ( insider trading ); in estrema sintesi, la Procura della Repubblica di Bergamo contesta agli imputati di aver voluto mantenere il controllo della Banca tra soggetti predefiniti, mediante un accordo occultato alle istituzioni di vigilanza e quindi al mercato, a conferma che il mantenimento della gestione della banca non era fine a sé stesso, ma finalizzato ad una gestione indebita e priva di regole, che ha oltretutto determinato risultati economici devastanti per tutti i soci ed i risparmiatori rimasti, loro malgrado, coinvolti, nell'ambito di una gestione definita dalla magistratura "patronale e familistica", con notevoli, conseguenti danni patrimoniali e reputazionali, mentre tutti coloro che hanno encomiabilmente, coraggiosamente ed instancabilmente lavorato per la ricerca della verità e della giustizia siano stati, nel tempo, per incontestabili meriti professionali, destinati ad altri incarichi o soggetti a trasferimenti (il generale della Guardia di finanza, Giuseppe Bottillo, il colonnello Gabriele Procucci, il procuratore della Repubblica di Brescia Sandro Raimondi, il pubblico ministero Fabio Pelosi, che ha istruito il processo di Bergamo, chiedendo ed ottenendo 31 rinvii a giudizio, tra i quali la stessa Banca e gli organi apicali dell'istituto bancario), si chiede di sapere: se il Governo abbia avuto conoscenza della vicenda descritta che avrebbe causato danni tangibili a 80.000 soci del gruppo Ubi Banca ed alla stabilità dell'intero sistema; se, consapevole della rilevanza del ruolo del quarto istituto bancario del Paese sull'intera comunità economica italiana, intenda adoperarsi per porre fine ad una gestione a parere dell'interrogante fraudolenta del credito e del risparmio, finalizzata a preservare potere e vantaggi personali, a danno di azionisti, lavoratori di Ubi Banca e della stabilità del sistema creditizio ed economico nazionale; quali misure urgenti intenda adottare per valutare l'ipotesi di rimozione immediata dei vertici di Ubi Banca, ai sensi dell'articolo 26 del testo unico bancario, in tema di requisiti di onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali delle banche. Atto n. 4-00517 DE BERTOLDI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: secondo quanto risulta dall'ultimo report del Governo e pubblicato in un articolo del quotidiano "Il Sole-24 ore" il 30 agosto 2018, attualmente sono stati emanati meno di un quarto tra decreti attuativi, regolamenti e atti delle Autorità, con la conseguenza che il potenziale di crescita legato alle liberalizzazioni, che il documento di economia e finanza (Def) per il 2017 stimava in uno 0,2 per cento di Pil dopo 5 anni, si può considerare congelato;