[pronunce]

Nel merito, la Camera conclude per la infondatezza del ricorso, osservando che il deputato Sgarbi aveva sostanzialmente lamentato la ritenuta esistenza di rapporti non corretti tra il dott. Di Pietro e l'avv. Lucibello, in riferimento all'attività di difensore del dott. Pacini Battaglia svolta dallo stesso Lucibello. Le affermazioni del predetto deputato si inserirebbero nel solco di una risalente polemica dello stesso con l'attività della Procura della Repubblica di Milano, e, in particolare, del dott. Di Pietro, ritenute in contrasto con alcuni essenziali principi del nostro ordinamento. Sussisterebbe, pertanto, un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia per cui si procede penalmente e gli atti tipici della funzione parlamentare del deputato Sgarbi. In particolare, quest'ultimo, già molto tempo addietro, aveva, in sede parlamentare, criticato l'inchiesta “Mani pulite”, lamentando l'«innegabile grado di inquinamento ambientale che la sta ormai caratterizzando» e l'uso di metodi arbitrari e inquisitori e, successivamente, dopo tali esternazioni, aveva censurato i rapporti tra il dott. Di Pietro e l'avv. Lucibello, con specifico riferimento alla consegna di un'automobile da parte della MAA Assicurazioni tanto all'uno quanto all'altro e al fatto che l'autovettura era stata rivenduta dal primo al secondo per la somma di lire 20.000.000. Né rileverebbe il tempo trascorso tra quegli atti tipici e le dichiarazioni rese extra moenia, ma solo il nesso di sostanziale contestualità tra gli uni e le altre. La difesa della Camera sottolinea che analoghe iniziative parlamentari erano state adottate anche da altri deputati, i quali avevano lamentato come tra alcuni avvocati del Foro di Milano, in particolare l'avv. Lucibello, e i magistrati della Procura milanese, in particolare il dott. Di Pietro, intercorressero rapporti censurabili, con riferimento a favoritismi a certi imputati in ragione dell'identità del difensore e al tema specifico del ritenuto privilegio riservato all'avv. Lucibello. Esisterebbe, dunque, una corrispondenza sostanziale, anche se non formale, tra le dichiarazioni rese extra moenia dal deputato Sgarbi e i predetti atti tipici della funzione parlamentare, adottati sia dallo stesso Sgarbi, sia da altri deputati del suo stesso gruppo parlamentare: identità sostanziale che dovrebbe desumersi dal complesso della politica parlamentare. 5. – In una memoria depositata nell'imminenza della data fissata per la udienza pubblica, la difesa della Camera dei deputati, nel ribadire le predette conclusioni, aggiunge che, a norma dell'art. 67 Cost., che afferma che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato, è la Nazione intera che ha in ciascun parlamentare rappresentazione e rappresentanza; sicché, le opinioni manifestate, nella qualità di rappresentante della Nazione, da qualunque parlamentare debbono sempre essere considerate ai fini dell'applicabilità dell'art. 68, primo comma, Cost., quale che sia il parlamentare che ha manifestato le opinioni extra moenia.1. – Il Tribunale di Milano ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato in relazione alla deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 4 febbraio 2004 (Doc. IV-quater, n. 86), con la quale – in difformità rispetto alla proposta della Giunta per le autorizzazioni – è stato dichiarato che i fatti per i quali il deputato Vittorio Sgarbi è sottoposto a procedimento penale per il reato di diffamazione nei confronti dell'avvocato Giuseppe Lucibello riguardano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – Preliminarmente, deve essere confermata l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte nell'ordinanza n. 10 del 2005. 3. – L'eccezione di inammissibilità formulata dalla difesa della Camera dei deputati, per la mancanza, nell'atto introduttivo del ricorso, della indicazione dei fatti all'origine del conflitto, che non consentirebbe la conoscenza del reale contenuto delle dichiarazioni attribuite al deputato, è infondata. Invero, nell'atto introduttivo sono testualmente riportate le dichiarazioni in ordine alle quali pende il giudizio penale a carico del predetto parlamentare, quali risultanti dal capo di imputazione, riprodotto anche nella Relazione della Giunta per le autorizzazioni del 10 novembre 2003. 4. – Parimenti infondata è la ulteriore ragione di inammissibilità ravvisata nella mancanza del petitum, per il fatto che nell'atto non vi sarebbe richiesta di annullamento della deliberazione impugnata, né di pronuncia sulla spettanza al Tribunale ricorrente del potere in contestazione, ovvero sulla erroneità dell'esercizio del potere stesso da parte della Camera dei deputati. Ai fini della corretta formulazione del petitum, è sufficiente «qualsiasi espressione idonea a palesare, in modo univoco e chiaro, la volontà del ricorrente di richiedere la decisione della Corte su un determinato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato» (ex plurimis, sentenza n. 452 del 2006). Nel caso di specie, emerge, con chiarezza, dall'atto introduttivo, anche in assenza di una esplicita richiesta, la pretesa del giudice volta alla dichiarazione di non spettanza del potere alla Camera ed all'annullamento della delibera impugnata. Ed infatti, nel ricorso si fa riferimento esplicito alla legittimazione dello stesso ricorrente a sollevare conflitto di attribuzione, nonché alla finalizzazione dello stesso alla delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali. 5. – Nel merito, il ricorso è fondato. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, per l'esistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare e l'espletamento delle sue funzioni di membro del Parlamento, è necessario che tali dichiarazioni possano essere identificate come espressione dell'esercizio di attività parlamentare (sentenze n. 392, n. 371, n. 335, n. 317 del 2006). Affinché il relativo scrutinio possa avere esito positivo, occorre il concorso di un duplice requisito: un legame temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna, di modo che questa assuma una finalità divulgativa della prima; e una sostanziale corrispondenza di significato tra opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari e atti esterni, non essendo sufficienti né una mera comunanza di argomenti, né un mero contesto politico cui le prime possano riferirsi (sentenze n. 317 e n. 258 del 2006).