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L'Italia continuerà a sostenere il ripristino della revisione di medio termine del bilancio, indispensabile per adattare le decisioni attuali a situazioni future, alcune delle quali, al momento, non completamente prevedibili. Questa richiesta, avanzata anche dal Parlamento europeo, è motivata altresì dalle analisi che il Governo ha fatto circa gli aspetti relativi al finanziamento del bilancio pluriennale dell'Unione europea. Nella proposta del presidente Michel valutiamo positivamente il mantenimento della risorsa IVA e domani, al Consiglio europeo, discuteremo i dettagli delle proposte per l'introduzione congiunta di nuove risorse legate alla tassazione della plastica non riciclabile e al sistema degli Emission trading system. Continuiamo a reputare inaccettabile il mantenimento del sistema di correzioni - i famosi rebate - che consente ad alcuni tra gli Stati membri più ricchi - che dovrebbero essere cinque - di vedere artificialmente ridotto il loro contributo al bilancio europeo. Unitamente alla maggior parte degli Stati membri dell'Unione europea, alla Commissione e al Parlamento europeo, il Governo italiano ribadirà la necessità di rivedere radicalmente il sistema delle correzioni che discendono dal rebate che, come ricorderete, venne concesso al Regno Unito ormai nel lontano 1984: un meccanismo obsoleto, iniquo e regressivo. Vi è però un altro punto fondamentale, che reputo ancora insoddisfacente nell'ambito dell'architettura del bilancio. Abbiamo sempre affermato che il mezzo per ottenere un aumento delle risorse disponibili, affinché l'attuazione dell'Agenda europea diventi credibile, risiede nella modernizzazione del bilancio dal lato delle entrate. In altre parole, crediamo che sia necessario introdurre nuove forme di finanziamento capaci di assicurare il giusto contributo al benessere collettivo da parte delle grandi imprese del settore digitale, di chi sfrutta le differenze di tassazione tra gli Stati membri per evitare parte delle imposte, degli speculatori finanziari e dei grandi inquinatori. Questo può avvenire, ad esempio, attraverso l'istituzione della nuova border carbon tax . Finalmente la proposta di Michel offre un'apertura condizionata a questa richiesta fondamentale, che mira a evitare ulteriori aggravi agli sforzi già richiesti ai cittadini europei e chiede a tutti i beneficiari dell'Unione di contribuire ai benefici che traggono dal mercato unico. Dopo tanta insistenza, ritroviamo nella proposta del Presidente del Consiglio europeo la possibilità di intervenire, anche dopo il 2021, ma comunque nel corso del prossimo settennato, per istituire nuove risorse proprie europee, quando saranno adottate quelle regole comuni a cui stiamo lavorando intensamente, che sono volte, al contempo, a tutelare il mercato unico dalla concorrenza di imprese di Paesi terzi con una normativa ambientale meno severa della nostra e ad affrontare il problema del dumping fiscale anche interno ai confini dell'Unione, per non tacere di quello sociale. Nell'avviarmi a concludere, desidero ribadire che il nostro obiettivo è duplice: da un lato, permettere all'Unione e agli Stati membri di affrontare le grandi sfide di portata globale, a partire dall'accresciuta instabilità geopolitica, dalla competizione economica, dal cambiamento climatico e dalle migrazioni; dall'altro, ci dobbiamo opporre ad un'idea di Europa ripiegata sugli interessi nazionali e dobbiamo piuttosto assicurare che ciascuno faccia la sua parte e che nessun cittadino sia lasciato solo nell'affrontare queste sfide. L'Italia è pienamente consapevole di abitare e di essere parte di questa casa comune. Ci rendiamo conto che non tutte le nostre priorità possono essere imposte agli altri e da essi condivise, ma non siamo disposti ad accettare, in nome di una rapida conclusione del negoziato, un bilancio europeo insufficiente per il futuro dei nostri cittadini. Saremmo infatti in presenza di una sconfitta non meramente di natura contabile, ma più squisitamente politica, dell'idea stessa di Europa e della sua capacità di offrire soluzioni e risposte soddisfacenti. Mi riferisco a quelle soluzioni e risposte suscettibili di contribuire a eliminare i divari di crescita economica e sociale all'interno del Continente in grado di rendere l'Unione capace di dare l'esempio e di affrontare, con coraggio e determinazione, le sfide e le criticità dell'attuale globalizzazione. Com'è noto, fu espresso un primo apprezzamento di massima verso il programma preannunciato dal presidente von der Leyen di fronte al Parlamento europeo. Intravedemmo allora il sincero proponimento del neopresidente d'imprimere, a fronte delle note sfide globali, un ambizioso salto di qualità alla politica dell'Unione. Di fronte a questa proposta di bilancio del presidente del Consiglio dell'Unione europea, la nostra iniziale insoddisfazione muove esattamente dalla constatazione che di tale ambizione resta poca traccia. L'ho detto chiaramente nel corso dell'incontro anche al presidente della Commissione europea. Registriamo certamente qualche progresso, ma di ambizione, francamente, ne rinveniamo ben poca. Auspico dunque che le complesse discussioni e le conseguenti determinazioni che attendono me e i miei omologhi europei al Consiglio europeo straordinario di domani consentano di far avanzare il negoziato in direzione di un'Europa forte al suo interno e nei confronti degli altri attori globali, che quindi trovi il coraggio di realizzare un futuro migliore per i suoi cittadini e le generazioni che verranno. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. LEZZI (M5S) . Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione la relazione del presidente Conte. Voglio intervenire sulle politiche di coesione che - è inutile nasconderlo - vedono nei nuovi criteri un impoverimento di circa 7 miliardi a sfavore del nostro Paese, che vanno poi a favore di Francia e Germania. Da questo punto di vista, credo si debba essere più rigorosi nel pretendere maggiori risorse, proprio perché, tra l'altro, andrebbero alle Regioni del Centro-Nord, che si ritrovano purtroppo indici inferiori rispetto alla scorsa programmazione. Bisognerebbe quindi intervenire immediatamente con nuovi investimenti, per non risultare tardivi in futuro. Vi è poi un'altra questione: le politiche di coesione ci sono da circa trent'anni, ma non hanno sortito gli effetti desiderati. Mi permetto di suggerire allora ciò che insieme ad altri miei colleghi parlamentari, stavo già portando all'attenzione della Commissione europea: svincolare parte di queste risorse a favore di grandi progetti per il Mezzogiorno. Sto parlando di alta velocità in grado di collegare grandi porti e poli universitari. Tali progetti devono seguire scadenze diverse, dettate non dalla Commissione europea, ma dalla loro fattibilità: Gioia Tauro, Taranto, Salerno e tutte le grandi università devono essere collegate dall'alta velocità. In questi trent'anni tutti i colori che hanno amministrato le Regioni non sono ancora riusciti a fare un grande progetto del genere. Utilizziamo allora queste importanti risorse, che verranno di nuovo dai fondi strutturali europei e dalle politiche di coesione, per fare qualcosa che finalmente sarà utile e strategico per il nostro territorio. (Applausi dal Gruppo M5S) . So poi che Confindustria aveva paventato una soluzione per risolvere la lentezza della spesa dei fondi europei.