[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nel testo vigente prima delle modificazioni recate dall'art. 11 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), promosso con ordinanza emessa il 29 novembre 2000 dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna, iscritta al n. 243 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14 - 1ª serie speciale - dell'anno 2001; Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 24 ottobre 2001 il giudice relatore Valerio Onida; Ritenuto che, con ordinanza emessa il 29 novembre 2000, pervenuta a questa Corte il 14 marzo 2001, la Commissione tributaria provinciale di Bologna ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 97, primo comma, e 24, primo comma, della Costituzione, dell'art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nel testo vigente prima delle modificazioni recate dall'art. 11 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), "nella parte in cui non prevede che la cartella di pagamento debba indicare anche la data di consegna del ruolo all'intendenza di finanza"; che il remittente premette che è impugnata una cartella di pagamento relativa ad imposte non versate calcolate in sede di liquidazione della dichiarazione IRPEF relativa ai redditi dell'anno 1992, cartella di cui il contribuente eccepiva la tardiva notificazione, invocando il disposto dell'art. 17 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (nel testo anteriore alle modifiche di cui all'art. 6 del d.lgs. n. 46 del 1999), ai cui sensi le imposte liquidate in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti, comprese quelle riscuotibili mediante versamento diretto e non versate, devono essere iscritte in ruoli formati e consegnati all'intendenza di finanza, a pena di decadenza, entro il termine di cui al primo comma dell'art. 43 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (nel testo a sua volta anteriore alla modifica di cui all'art. 15 del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241), vale a dire entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione; che, secondo il giudice a quo il termine in questione deve correttamente riferirsi non già alla notifica della cartella, ma alla data di consegna del ruolo all'intendenza di finanza per il visto di esecutorietà; che peraltro, sempre ad avviso del remittente, sarebbe di dubbia costituzionalità l'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973 (nel testo anteriore alla modifica recata dall'art. 11 del d.lgs. n. 46 del 1999), il quale, nello stabilire le indicazioni che dovevano essere contenute nella cartella notificata al contribuente, non contemplava anche la data di consegna del ruolo all'intendenza di finanza; che tale norma contrasterebbe, in primo luogo, con l'art. 97, primo comma, della Costituzione, sotto un duplice profilo: sia perché, omettendo di prescrivere l'indicazione in questione, renderebbe "oltremodo remota" la possibilità di un controllo ex post sull'osservanza del termine per la consegna dei ruoli, allenterebbe "sensibilmente" la "cogenza del vincolo" imposto dal termine medesimo, favorirebbe l'instaurarsi di prassi contrarie al precetto di una sollecita e proficua realizzazione della pretesa tributaria, e pregiudicherebbe così l'interesse pubblico al conseguimento delle entrate, con violazione del principio di buon andamento dell'azione amministrativa; sia perché la "preclusione di ogni controllo cartolare sulla tempestività della pretesa tributaria" amplierebbe indebitamente la discrezionalità dell'amministrazione, e agevolerebbe l'evasione dalla regola, con violazione del principio di imparzialità della pubblica amministrazione; che, in secondo luogo, la mancata indicazione lamentata contrasterebbe altresì con l'art. 24, primo comma, della Costituzione, poiché ne risulterebbe l'impossibilità per il contribuente di far valere in giudizio il vizio connesso ad una iscrizione a ruolo tardiva, non essendo egli in grado, se non a prezzo di un ingiusto e irragionevole "onere di cognizione", di poter conoscere se la pretesa tributaria sia stata o meno esercitata tempestivamente; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, il quale eccepisce anzitutto l'inammissibilità della questione sotto un duplice profilo: perché il remittente non avrebbe motivato la rilevanza della questione sollevata con riguardo ad una norma abrogata in data anteriore alla notifica della cartella impugnata; e perché l'art. 25 denunciato non stabilirebbe tassativamente ed in modo esaustivo gli elementi che debbono essere indicati nella cartella di pagamento, onde l'asserita essenzialità dell'indicazione della data di consegna dei ruoli potrebbe, in ipotesi, tradursi nella illegittimità del decreto ministeriale che ha stabilito il modello di cartella, e non nella illegittimità costituzionale della norma legislativa; che, in subordine, il Presidente del Consiglio sostiene l'infondatezza della questione, osservando che l'ora abrogato art. 13 del d.P.R. n. 602 del 1973 prevedeva, proprio al fine del rispetto del termine di cui all'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, formalità di consegna dei ruoli (redazione di processo verbale e affissione dello stesso in locali aperti al pubblico) idonee a farne risultare la data e a renderla pubblica: onde, da un lato, non avrebbe fondamento l'affermazione secondo cui la possibilità di controllo del rispetto del termine sarebbe remota, e, d'altro lato, non potrebbe dirsi pregiudicato il diritto del contribuente di agire in giudizio, poiché egli avrebbe la possibilità di conoscere la data di consegna dei ruoli, potrebbe accedere al verbale di consegna anche prima di ricorrere in giudizio, e potrebbe sollecitare i poteri istruttori del giudice tributario. Considerato che le eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura dello Stato non meritano accoglimento: infatti, da una parte, il remittente motivatamente ritiene la applicabilità alla specie della norma denunciata, poi abrogata dall'art. 10 del d.lgs. n. 46 del 1999, il cui art. 36, comma 2-bis introdotto dall'art. 2 del d.lgs. 17 agosto 1999, n. 326, stabilisce che fino al 30 settembre 1999 i ruoli potevano essere formati e resi esecutivi secondo le disposizioni in vigore al 30 giugno 1999;