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In serata il presidente Conte firmava il primo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di attuazione, disponendo tra l'altro nei Comuni e nelle aree, dalle quali risultava positiva almeno una persona, per la quale non era dato sapere la fonte di trasmissione, che le autorità competenti fossero tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionata all'evolversi della situazione epidemiologica. In conseguenza venivano istituite le zone rosse nei Comuni di Lombardia e Veneto. Ricordiamo, tra le diverse misure adottate, il divieto di allontanamento, il divieto di accesso al Comune all'area interessata, la sospensione dei servizi educativi dell'infanzia, delle scuole, dei viaggi d'istruzione, la sospensione dell'apertura al pubblico dei musei, l'applicazione della quarantena con sorveglianza attiva e le relative sanzioni. Sempre in attuazione del decreto-legge n. 6 del 2020, veniva adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 febbraio 2020, al fine di introdurre ulteriori misure restrittive in materia di manifestazioni sportive e restrizioni negli istituti penitenziari. È vero, sì, seguivano diversi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, contenenti misure che hanno sicuramente ristretto le libertà fondamentali dei cittadini, ma necessarie in quel periodo, fino ad arrivare addirittura a quelli che hanno esteso tutte le misure anzi dette a tutto il territorio nazionale; disponevano anche la chiusura dei negozi, esclusi quelli di generi alimentari e delle farmacie, e la chiusura di tutte le attività produttive. È così che arriviamo al 24 marzo, quando il Consiglio dei ministri approva il decreto-legge che oggi ci apprestiamo a votare, già approvato alla Camera dei deputati, che assorbe il decreto-legge n. 6 del 2020. Ecco, allora, appare evidente da questo breve excursus , che non vi è stata mai alcuna violazione della gerarchia delle fonti da parte del Governo, il quale invece attraverso due fondamentali decreti-legge, il n. 6 e, poi, il n. 19 e, quindi, norme di rango primario, con la piena legittimità dell'organo titolare del potere legislativo e rappresentativo del popolo sovrano, il Parlamento, ha potuto attraverso i conseguenti atti attuativi di alta amministrazione, quali sono i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, gestire lo stato di emergenza sanitaria da pandemia. Lo ha fatto intervenendo a più riprese, con cautela e prudenza, ogni volta che ciò era richiesto dalla situazione epidemiologica del momento e ciò sempre al fine di limitare il meno possibile, per gradi e per il minor tempo possibile, i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione ai cittadini. Allora, signori, non è dato comprendere tutte le accuse strumentali che in questi mesi sono state fatte dalle opposizioni, le quali hanno parlato impropriamente di sospensione della democrazia, hanno vaneggiato di violazione addirittura di norme costituzionali. Ciò al fine di mettere in difficoltà un Governo nel pieno di una pandemia, come se altri governanti, al posto di quelli che si sono trovati in questa situazione, avrebbero potuto fare di meglio. Chi, allora, dice che la Costituzione è stata violata, non conosce il nostro ordinamento giuridico, cioè i poteri di emanazione dei DPCM, che non sono affatto pieni poteri. È la stessa Costituzione che ritiene ammissibile che la legge ordinaria attribuisca all'autorità amministrativa l'emanazione di atti normativi, purché la legge indichi i criteri idonei a delimitare la discrezionalità dell'organo cui il potere è stato attribuito. Dunque, nessun golpe, come ha affermato irresponsabilmente una parte politica, ma un Governo responsabile, che ha agito e non senza dolore. Non posso non ricordare le lacrime di Conte in diretta TV, perché comprimere i diritti costituzionali non è un'operazione indolore. Alla Camera, con un emendamento al decreto-legge che oggi siamo chiamati a votare, i DPCM sono stati parlamentarizzati, ossia è stato stabilito che d'ora in avanti - ricordiamoci che siamo nella fase 2, quella di allentamento delle misure restrittive e limitative dei diritti costituzionali garantiti - i DPCM debbono essere illustrati al Parlamento da parte del Presidente del Consiglio dei ministri prima dell'emanazione o almeno entro quindici giorni dalla stessa. Infatti, proprio domani il presidente Conte verrà alle Camere per illustrarci il DPCM del 17 maggio. Signor Presidente, concludo con un auspicio: che questo Paese si riprenda il più presto possibile sia dallo shock economico sia dal collasso sanitario, e che non ci sia più bisogno di DPCM, perché ciò significa che non siamo più in stato di emergenza sanitaria. Ringrazio l'Assemblea tutta. (Applausi). PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SILERI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, sarò brevissimo. Ho ascoltato davvero con interesse tutto ciò che è stato detto e ho preso anche appunti. Ribadendo la sovranità dell'Assemblea, devo dire - e parlo in qualità di medico più che di Vice Ministro e politico - che ho trovato cose giuste in gran parte degli interventi di diversi oratori. La verità è che è difficile oggi tirare le somme: abbiamo 33.000 morti e altri ne abbiamo davanti. Parleremo di questo per giorni, mesi, anni, decenni. Trovo sbagliato quanto è stato detto della Lombardia: io non accuso nessuno; credo che la Lombardia abbia vissuto un dramma, e dalle parole del senatore Pellegrini traspare il dramma di aver perso amici. Non credo che questo sia il momento di dire chi ha sbagliato e chi ha fatto bene. Credo, invece, che sia il momento di dire che in questa guerra vince chi sbaglia meno, e quanto abbiamo sbagliato - chi di noi ha sbagliato - lo scopriremo solo negli anni a venire. Davvero rivolgo un invito a tutti, e parlo da medico perché questo fa male al medico e ai miei colleghi, a coloro che stanno in prima linea, a chi è morto, a coloro che erano a mani nude. (Applausi). Sono mancati i dispositivi. La Lombardia ha vissuto un dramma vero, e io non me la sento di dire se si è sbagliato qualcosa o meno. Io per primo non sono in grado di dirlo, e faccio il medico; sono l'unico medico del Governo. Parlo con i miei colleghi e, nonostante tutto, non sono in grado di dire chi ha sbagliato. Invito, quindi, chiunque qui dentro a fare la stessa cosa. Invito chiunque a rispettare gli oltre 32.000 morti e quelli che abbiamo davanti, perché, purtroppo, ancora qualcun altro morirà. Ho sentito parlare di terapie; ho sentito parlare di carenze per l'autismo. Ho sentito parlare di tantissime carenze. Sicuramente molte cose potevano essere fatte meglio, ma ha detto bene la senatrice Pinotti: stasera, ognuno di noi, quando torna a casa, chiuda gli occhi, spenga il telefonino, si prenda un quarto d'ora e ripensi a come viveva il 29 gennaio, quando abbiamo scoperto i primi due turisti cinesi positivi a Roma, a quando il 21 febbraio sono arrivati i primi positivi a Codogno, e poi piano piano arrivi fino ad oggi.