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Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. Onorevoli Senatori. – Obiettivo del presente disegno di legge è quello di disciplinare l'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi svolta, nei confronti dei decisori pubblici, da portatori di interessi privati al fine di influire sul processo decisionale in corso presso le istituzioni. Per attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi si intende l'attività concorrente alla formazione delle decisioni pubbliche, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni e con l'obbligo di lealtà nei loro confronti. L'esperienza comparata ha dimostrato, nel tempo, che la regolamentazione delle lobbies , da tempo presente nell'ordinamento degli Stati Uniti d'America (Lobbying Disclosure Act ), del Canada (Lobbying Act ) nonché dell'Unione europea (Accordo interistituzionale su un registro comune per la trasparenza del Parlamento europeo e della Commissione), costituisce non solo un'efficace mezzo per accrescere la trasparenza delle istituzioni, ma soprattutto uno strumento essenziale per assicurare l'efficacia delle politiche pubbliche e la più ampia partecipazione della società civile ai processi decisionali. In Italia, al contrario, l'attività dei cosiddetti «lobbisti» è sempre stata tradizionalmente guardata con sospetto e in passato anche giuristi autorevoli hanno talvolta esplicitato una sorta di pregiudizio nei confronti dei gruppi di pressione, considerati come una sorta di minaccia alla «purezza» delle Assemblee parlamentari o, in ogni caso, come un elemento patologico, negativo e dunque da non regolamentare. Tuttavia, in anni più recenti, anche nell'ordinamento italiano si sono registrati diversi e più favorevoli orientamenti giurisprudenziali a favore delle cosiddette attività di lobbying . La stessa Corte costituzionale ha avuto occasione di pronunciarsi su questo tema con la sentenza n. 379 del 6 dicembre 2004, nella quale in particolare ha sostenuto che le attività di influenza svolte dai portatori di interessi privati nei confronti dei decisori pubblici non sono finalizzate «ad espropriare dei loro poteri gli organi legislativi o ad ostacolare o a ritardare l'attività degli organi della pubblica amministrazione, ma mirano a migliorare ed a rendere più trasparenti le procedure di raccordo degli organi rappresentativi con i soggetti più interessati dalle diverse politiche pubbliche». Anche in Italia si sono andati pertanto gradualmente affermando nuovi orientamenti, sia in dottrina sia in giurisprudenza, che hanno messo in luce come l'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi possa essere valutata positivamente ogni qualvolta essa risulti funzionale al processo deliberativo, consentendo ad esempio, di valutare l'impatto delle scelte legislative in atto su coloro che ne saranno i destinatari. Un'analoga sensibilità nei confronti dell'esigenza di regolamentare l'attività di rappresentanza degli interessi privati si è affermata nello stesso periodo a livello politico. Nella XVI legislatura, durante il Governo Monti, in particolare, da una parte è stata annunciata l'intenzione di predisporre una bozza di disegno di legge di regolamentazione delle attività di lobbying e dall'altra, con la legge 6 novembre 2012, n. 190 (cosiddetta«legge Severino») si è introdotto nel codice penale il reato di traffico di influenze illecite (articolo 346- bis ), che punisce chi sfrutta in modo improprio le sue relazioni con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio. Nell'aprile 2013 il Gruppo di lavoro sui temi istituzionali, istituito dal Presidente della Repubblica il 13 marzo 2013, ha pubblicato un rapporto ove è stato proposto, tra le altre cose, l'adozione di misure concrete per disciplinare le attività di lobbying sul modello della normativa in vigore nel Parlamento europeo e negli Stati Uniti d'America. Nella XVII legislatura, il Governo Letta, a sua volta, si è occupato della regolamentazione delle attività di lobbying prima attraverso una consultazione delle principali realtà del settore e successivamente redigendo una bozza di provvedimento istitutivo dell'Elenco dei portatori di interessi particolari. Nel luglio 2013 il Consiglio dei ministri ha avviato l'esame preliminare di tale bozza senza poi darvi seguito. Un'iniziativa interessante è stata l'istituzione di un elenco dei portatori di interessi promossa dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali con il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 9 febbraio 2012, n.2284. Ad aprile 2014 l'elenco dei lobbisti comprendeva 112 soggetti tra singoli professionisti, associazioni di categoria, società di lobbying e aziende. Nell'aprile 2014 il Governo Renzi, nell'ambito del Programma nazionale di riforma del Documento di economia e finanza, ha previsto la definizione di un provvedimento legislativo per regolare le lobby e le relazioni fra gruppi di interesse e istituzioni a tutti i livelli. In mancanza di una normativa nazionale, alcune regioni hanno approvato proprie leggi di regolamentazione del settore. La strada è stata aperta dalla Toscana (legge regionale 18 gennaio 2002, n. 5), seguita dal Molise (legge regionale 22 ottobre 2004, n. 24) e dall'Abruzzo (legge regionale 22 dicembre 2010, n. 61). Ulteriori proposte di legge regionale per la disciplina dell'attività di lobbying sono state presentate in Calabria, Marche, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Inoltre, in entrambi i rami del Parlamento sono stati depositati vari disegni di legge finalizzati proprio alla regolamentazione della rappresentanza di interessi particolari. L'insieme di tali iniziative evidenzia come sia ormai largamente diffusa la consapevolezza che l'interesse pubblico, non può che essere il frutto di un processo di confronto con gli interessi particolari. La stessa crisi di rappresentanza dei partiti nonché l'abolizione del finanziamento pubblico diretto ai partiti e ai movimenti politici (sancita dal decreto-legge 28 dicembre 2013,n.149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13) ha reso più urgente la necessità di regolamentare anche questo aspetto dell'ordinamento. I tempi sembrano dunque maturi anche nel nostro Paese perché si introduca una nuova normativa che finalmente disciplini l'attività dei portatori di interessi particolari, fondamentale per il buon funzionamento della democrazia. Il presente disegno di legge risponde precisamente a questa finalità: definire e regolamentare l'attività di lobbying; migliorare il grado di trasparenza delle relazioni tra i portatori di interessi particolari e i decisori pubblici; garantire procedure certe e trasparenti per qualsiasi atto normativo, assicurando pari opportunità a tutti gli interessi particolari nei processi decisionali; uniformare le regole per le varie istituzioni pubbliche, superando la frammentazione delle leggi regionali. L'articolo 1 stabilisce che la disciplina delle attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi è intesa come attività concorrente alla formazione delle decisioni pubbliche, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni, e con l'obbligo di lealtà nei loro confronti.