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la diagnosi risulta tra l'altro oltremodo problematica e complicata anche dal fatto che gli impianti sono già stati gravemente danneggiati dal cancro batterico dell'actinidia, o "PSA", che ha già colpito in Italia la coltura negli ultimi anni. Ricorda che questo fenomeno, del quale ancora non si conoscono bene le cause, è stato riscontrato cinque anni fa in Veneto soprattutto nell'area nord-ovest della provincia di Verona, i cui amministratori hanno già sottoscritto appelli e avviato varie iniziative di sostegno tra cui la richiesta di calamità naturale, e l'anno seguente in Piemonte, dove sono state avviate analoghe iniziative. In ciascuna delle due regioni il fenomeno è stato già causa, in questi anni, di danni per alcune decine di milioni di euro. Come precisato dal sottosegretario Manzato lo scorso 29 novembre dinanzi alla Commissione, in risposta ad un'apposita interrogazione, sono stati avviati vari studi, in particolare dalla regione Veneto, sia sugli aspetti di carattere parassitario che agronomico, per identificare le cause del fenomeno, che non hanno però condotto a risultati definitivi, non essendosi rilevate anomalie per quanto riguarda il contenuto di elementi nutritivi, inquinanti od organismi nocivi. Sottolinea invece che la manifestazione della fitopatologia potrebbe essere legata a una serie di concause, tra cui le caratteristiche agronomiche del terreno e le condizioni metereologiche degli ultimi anni, con innalzamento delle temperature medie e dell'indice di piovosità, essendo la pianta del kiwi particolarmente sensibile a tali fattori che, insieme, concorrono ad alterare la vitalità degli apparati radicali fino a comprometterne la funzionalità. Tra i possibili rimedi, il rappresentante del Governo ha citato l'adozione di nuove pratiche di coltivazione, in particolare sistemi di irrigazione a goccia, uso di portinnesti specifici e adeguate lavorazioni del terreno. Al riguardo, la Regione Veneto ha approvato e finanziato recentemente un progetto sperimentale di studio di durata quadriennale, a continuazione delle attività di sperimentazione iniziate nel 2014, i cui risultati verranno periodicamente valutati dal Comitato fitosanitario nazionale, anche per attivare le eventuali misure che si rendessero necessarie. Con riferimento alle misure di ristoro previste a favore degli agricoltori colpiti, per quanto riguarda l'attivazione del Fondo di solidarietà nazionale, fa presente che sempre il sottosegretario Manzato ha precisato che non essendo la fattispecie in esame prevista dalle normative vigenti, occorre valutare i requisisti per una procedura d'urgenza ad hoc . Viceversa, le misure ex ante a valere sui fondi europei dei programmi di sviluppo rurale nazionale possono essere già attivate, dato che la fitopatologia, specie se fosse confermato che si tratta di una batteriosi, rientra tra le infezioni per le quali è possibile sottoscrivere polizze assicurative agevolate. Inoltre le Regioni, nell'ambito del loro piano di sviluppo rurale, possono attivare la misura di ripristino del potenziale produttivo, mentre i soci che aderiscono alle organizzazioni di produttori possono attivare analoghi interventi mediante i rispettivi programmi operativi finanziati dall'Unione europea. Infine, il Ministero si è fatto carico di valutare attraverso ISMEA l'attivazione di garanzie per consentire alle imprese l'accesso al credito per le necessarie operazioni di risanamento (espianto e reimpianto degli alberi) e di ristrutturazione del debito). Fa quindi presente l'urgenza di affrontare la questione, dato che il persistere del fenomeno della moria del kiwi sta costringendo molte aziende, soprattutto nelle regioni Piemonte e Veneto, a eradicare un numero sempre più alto di piante malate, rischiando quindi, nel medio-lungo periodo, si compromettere significativamente la produzione. Chiede pertanto anch'egli ai colleghi di far pervenire alla Presidenza eventuali suggerimenti o indicazioni per audizioni e altri approfondimenti. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Problematiche del settore agrumicolo in Italia Doc n. 148 Problematiche del settore agrumicolo in Italia (Esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio) La relatrice ABATE ( M5S ) riferisce sull'affare assegnato in titolo, rilevando che, secondo i dati forniti dall' Annuario dell'agricoltura italiana 2017 , pubblicato dal CREA nel 2019, l'Italia, negli ultimi dieci anni, ha visto diminuire la produzione di agrumi, in controtendenza rispetto agli altri paesi produttori del Bacino del Mediterraneo, nei quali il trend è risultato in crescita, e attualmente si trova dietro a Spagna, Turchia ed Egitto. Nei confronti della Spagna, in particolare, l'Italia ha perso sempre più peso in campo internazionale e da concorrente è diventato importatore netto. Oggi la dipendenza dalla Spagna pesa per oltre 212 milioni di euro. Ricorda che la produzione agrumicola nazionale nel 2017 si è mantenuta sugli stessi livelli della stagione precedente, attestandosi, secondo l'ISTAT, su 2,8 milioni di tonnellate (+1,6 per cento). Anche la superficie coltivata resta quasi invariata (+1,4 per cento), a parte l'incremento di poco meno di 2.000 ettari di aranceti in Sardegna. L'autoapprovvigionamento dell'Italia, pur sempre alto, segna un'ulteriore leggera decrescita, portandosi sul 92 per cento. Il 2017 ha risentito fortemente della prolungata siccità, che ha colpito in modo incisivo e diffusa l'intera penisola, segnando tutta la campagna produttiva e imponendo, laddove possibile, interventi irrigui ben superiori all'ordinario, con conseguente aggravio dei costi. Invece, laddove le risorse idriche si sono rivelate insufficienti, la siccità ha condizionato gli aspetti produttivi e qualitativi: gli effetti sui frutti si sono riscontrati in termini di calibro e accumulo di zuccheri, mentre buona è stata l'invaiatura con coloritura apprezzabile della buccia. Nelle aree beneficiate dalle utili, anche se modeste, piogge autunnali, le produzioni hanno raggiunto standard soddisfacenti per dimensioni, gusto e contenuto in succo. Passando poi ad analizzare le singole tipologie di agrumi, rileva che la produzione di arance si è attestata su 1,62 milioni di tonnellate (+2 per cento), con una campagna di vendita più breve e quotazioni non elevate (0,32-0,40 euro/kg), tranne per le arance di qualità superiore e le tardive. Le pregiate clementine calabresi, con una raccolta di 613.919 tonnellate, per il 68 per cento realizzata in Calabria (+7,3 per cento rispetto a quella dello scorso anno), hanno mantenuto discrete quotazioni (da 0,38-0,40 a 0,60-0,65 euro/kg). Con riferimento particolare alla Piana di Sibari, segnala che secondo le ultime stime l'annata 2018 vede una produzione di circa 170.000 tonnellate tra clementine ed arance della varietà navel (queste ultime pari a circa il 10 per cento del totale).