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Avremmo voluto atti rivolti ai piani formativi, avremmo voluto parlare di sicurezza sul posto di lavoro, avremmo voluto parlare di queste e di tante altre cose. Voi invece imponete l'obbligo dell'installazione degli strumenti di rilevazione biometrica o di videosorveglianza a tutti. Anzi, potevate prevedere che ogni mattina i dipendenti della pubblica amministrazione dovessero subire lo stesso protocollo di un pregiudicato quando entra in carcere. Attenzione, non vogliamo difendere i furbetti; ma gli strumenti per licenziare queste persone ci sono già. L'ha detto lei, signor Ministro: sono reati e vanno perseguiti, proprio per il principio di giustizia. Non è questo quello che le tante persone oneste che lavorano con dedizione nella pubblica amministrazione si aspettano dal Parlamento. Voglio parlarvi di Marta, dipendente di un Comune, categoria B; guadagna poco più di 1.000 euro, poco più di quello che volete attribuire con il reddito di cittadinanza, con la differenza che lei lavora. E alle sue aspettative di crescita, alla sua onestà e alla sua dedizione noi rispondiamo prendendole le impronte digitali. Faccio un altro esempio, relativo al Comune di Ferrara di Monte Baldo: un sindaco, due assessori, un segretario comunale condiviso con altri Comuni, tre dipendenti, 100 abitanti nel periodo invernale e 1.500 nel periodo estivo. Stando al provvedimento che volete approvare, anche questo Comune dovrà installare le apparecchiature biometriche. Sinceramente non so se questo Comune abbia assunto la Banda Bassotti, visto che i dipendenti sono tre; non credo. Imponete una spesa non giustificabile, assurda e inutile. Avete tirato in ballo i prefetti. Siete stati sordi e soprattutto muti in Commissione di fronte ai tantissimi emendamenti che chiedevano proroghe per le graduatorie concorsuali; emendamenti che avrebbero permesso a moltissime persone, dopo tanti anni di precariato e con concorsi superati alle spalle, di poter trovare una collocazione definitiva, fra l'altro salvaguardando gli investimenti che su di loro gli enti locali e le Regioni avevano fatto. Ma questo alla maggioranza non interessa; la risposta del Governo su questi emendamenti è stata di totale chiusura, salvo poi, al termine dei lavori della Commissione, sentir annunciare dal sottosegretario Fantinati l'arrivo di un nuovo provvedimento che sistemerà le cose, per quanto riguarda le graduatorie, entro fine anno. Ricordo al Governo che fine anno è tra poco più di venti giorni. Qualcosa di buono c'è, ad esempio l'articolo 5. Per quanto riguarda i buoni pasto, il disegno di legge intende risolvere i problemi nati nei mesi passati con il fallimento del gruppo "Qui!". Si prevede quindi di sanare disservizi e arretrati. Concludo dicendo che, ancora una volta, si è voluto fare in fretta un provvedimento che ha più scopo elettorale che sostanza, che prevede una spesa di 40 milioni di euro che potevano essere utilizzati per incentivare le imprese italiane e per investire sui giovani. Per le motivazioni dette, annuncio il voto contrario di Fratelli d'Italia. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Senatore Bertacco, io ricordavo che i componenti della Banda Bassotti erano più di tre. Qui Quo Qua erano tre, ma la Banda Bassotti me la ricordo più numerosa; però può darsi che si sia ridotta. LAUS (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la concretezza promessa agli italiani con il disegno di legge oggi all'esame del Senato ci rimanda tristemente indietro agli impianti di almeno altri due decreti di questo Governo, decreti montati ad arte come farebbe un'agenzia pubblicitaria nel realizzare uno spot . Intanto ci sono i titoli ad effetto, quelli che catturano il pubblico nella pancia, prima ancora che nella testa. Adesso è la concretezza, ma nel recente passato ci sono state la sicurezza e addirittura la dignità, concetti tanto assoluti quanto nobili da scoraggiare il senso critico anche dell'opinione pubblica più disincantata. Del resto, chi non sarebbe disposto a tutto pur di avere in cambio concretezza, sicurezza e dignità? Per questo dietro i titoli dei decreti ministeriali (Bongiorno, Di Maio, Salvini) c'è sempre un nemico da combattere, un nemico che equivale allo sporco impossibile nella propaganda dei detersivi di ultima generazione (ve lo ricordate? "Combattere lo sporco più sporco"). Perché la buona propaganda insegna che solo se si esaspera il problema si potranno esasperare i rimedi, proponendoli come gli unici in grado di garantire risultati. Perciò l'immigrazione è diventata, nel vocabolario del Governo, sinonimo di insicurezza, senza distinzioni di sorta tra persone e senza attenzione ai dati reali. E allo stesso modo il pubblico impiego è diventato, in questo testo, sinonimo di assenteismo e fannullaggine. A completare il capolavoro promozionale, ci sono infine le soluzioni che - neanche a dirlo - sono sempre semplici nella scrittura e miracolistiche nelle aspettative. Il ministro Di Maio quest'estate, con un microdecreto, ha abolito - parole sue - la povertà nel nostro Paese. Qui con sei articoli si garantisce - cito testualmente dalla relazione alla legge - «il miglioramento immediato dell'organizzazione amministrativa». Ma se andiamo alla pratica, all'attuazione delle misure previste, se grattiamo la superficie patinata delle intenzioni altisonanti, ci si imbatte in non poche incongruenze e - ancor peggio - nel rischio di criminalizzare una intera categoria di lavoratori e lavoratrici (Applausi dal Gruppo PD) , trattandoli tutti come potenziali furbetti, gente con poca voglia di fare e meno ancora di fare bene. Questo è l'approccio che caratterizza l'articolo 2, contenente norme in materia di contrasto all'assenteismo. Si vuole combattere un fenomeno odioso e intollerabile: benissimo, ma si spara nel mucchio a occhi chiusi. Se il Governo avesse tenuto gli occhi aperti, si sarebbe accorto che, su 3,5 milioni di dipendenti, la falsa attestazione della presenza in servizio, ha riguardato, nel 2017, 89 casi. Ottantanove furbetti del cartellino, che io definisco truffatori, e magari altrettanti prima e dopo di loro, hanno rovinato la reputazione di uno dei settori tra i più nevralgici del nostro Paese, la reputazione di milioni di italiani onesti, ma la concretezza grossolana dell'Esecutivo è incapace di operare dei distinguo. E sulla stessa strada dell'umiliazione propone di introdurre sistemi di verifica biometrica, ossia il ricorso a impronte digitali e a videosorveglianza, in un combinato disposto che ci costerà 35 milioni di euro e che equiparerà i fattori di rischio percepiti negli uffici pubblici a quelli dei luoghi cosiddetti sensibili e quindi soggetti a misure antiterrorismo. Vergogna! (Applausi dal Gruppo PD) . Come se non bastasse, si cerca di convincerci che trasformata un'anagrafe nel Pentagono vedremo, in automatico, aumentarne la produttività.