[pronunce]

- ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 10, comma 9, della legge della Regione Campania n. 16 del 1998, e 77, comma 2, della legge della stessa Regione n. 10 del 2001, per violazione degli artt. 3, 42, terzo comma, e 97 Cost. Il giudice di primo grado, accogliendo il ricorso proposto da Raffaele Tolaneri, Giuseppe Munno, Luciano Palmiero, Carmine Mauriello, Mario Di Luise, Agostino Di Domenico, Nicola Sardo, Andrea Mauriello, Andrea Carlea, Stefano Coltella, Andrea Moretti, Concetta Petrarca, Maria Petrarca, Salvatore Sardo, Maria Barbato, Agnese Barbato, Antonio Santagata, Giuseppe Santagata, Maria Rosaria Santagata, Maria Santagata, Coppola Umberto e Giovanni Tetrarca, ha annullato i decreti n. 3483 del 15 maggio 2001 del Sindaco del Comune di Carinaro e n. 212 del 13 marzo 2002, del Presidente della Giunta regionale della Campania (quest'ultimo surrogandosi all'inadempiente Sindaco del Comune di Gricignano di Aversa), con cui si è disposta l'occupazione d'urgenza, per la durata di anni cinque, delle aree occorrenti alla realizzazione dell'intervento produttivo "Filiera del sistema moda e dei servizi collegati", nell'agglomerato industriale di Aversa Nord, tra cui anche i fondi dei predetti ricorrenti, oltre a tutti gli atti della procedura espropriativa. Le motivazioni della sentenza di primo grado coincidono con quelle adottate dalla sentenza n. 6888 del 2005, sopra riportate. La sezione IV del Consiglio di Stato, sospesa l'efficacia anche della sentenza n. 6882 del TAR della Campania, con sentenza non definitiva, riuniti gli appelli e ritenuta sussistente nella controversia de qua la giurisdizione del giudice amministrativo, ha respinto i motivi di appello relativi alla dedotta omessa declaratoria di inammissibilità, per tardività dei ricorsi di primo grado. Quanto al terzo motivo di appello, il giudice rimettente assume che esso sia astrattamente fondato, non potendo ragionevolmente dubitarsi dell'applicabilità al piano a.s.i. di Caserta, per le stesse ragioni esposte nell'ordinanza n. 252 del 2005 (e sopra sintetizzate), delle disposizioni contenute nel comma 9 dell'articolo 10 della legge della Regione Campania n. 16 del 1998, autenticamente interpretato dall'articolo 77 della legge della stessa Regione, n. 10 del 2001, ed ha sollevato la questione di legittimità costituzionale delle stesse norme, per le ragioni come sopra richiamate. 5.1. - Si è costituita l'Impre.co. s.r.l., deducendo l'inammissibilità, irrilevanza e infondatezza della sollevata questione, con riserva di ogni ulteriore deduzione. 5.2. - Nell'imminenza dell'udienza pubblica, il 18 aprile 2007 i signori Raffaele Tolaneri, Giuseppe Munno, Luciano Palmiero, Carmine Mauriello, Mario Di Luise, Agostino Di Domenico, Nicola Sardo, Andrea Mauriello, Andrea Carlea, Stefano Coltella, Andrea Moretti, Concetta Petrarca, Maria Petrarca, Salvatore Sardo, Maria Barbato, Agnese Barbato, Antonio Santagata, Giuseppe Santagata, Maria Rosaria Santagata, Maria Santagata, Coppola Umberto e Giovanni Tetrarca hanno depositato memoria, con la quale deducono che la giurisprudenza costituzionale va chiarendo da tempo che i vincoli preordinati ad espropriazione, o che comunque comprimano le facoltà del diritto dominicale - esclusi quelli che interessano intere categorie di beni e interessano, senza distinzione, la generalità dei proprietari - devono essere ragionevolmente limitati nel tempo. Tra i vincoli espropriativi rientrano quelli apposti dai piani a.s.i., la cui scadenza non sarebbe di ostacolo alla riadozione, purché in ragione di motivate esigenze di interesse pubblico e previo completo riesame dell'assetto urbanistico dell'area industriale, e a condizione che i vincoli che si vanno a prorogare non siano ancora scaduti. La proroga può essere disposta anche in via legislativa, purché a forza di reiterazioni non diventi a tempo indeterminato, e in mancanza di indennizzo, dal momento che una proroga sine die incide sul nucleo essenziale della proprietà per lo stato di incertezza che induce, sottraendo al proprietario la possibilità di adeguata e razionale utilizzazione del bene. Il piano a.s.i. di cui si discute è scaduto il 28 luglio 1980 per decorso del decennio e, come esattamente rilevato dal Consiglio di Stato, non sono applicabili le proroghe disposte da leggi statali, da ultima quella di cui all'art. 11 della legge n. 128 del 1990, che non può intervenire su provvedimenti già scaduti. L'originaria proroga è stata differita solo fino al 15 gennaio 1981, in quanto rientrante nella previsione dell'art. 52, comma secondo, seconda parte, del d.P.R. n. 218 del 1978 (cioè limitatamente ad un triennio per essere ancora in vigore al 15 gennaio 1978). La successiva proroga non opera, intervenendo a piano già scaduto. La prorogabilità del piano in oggetto resta affidata alle leggi della cui legittimità dubita, condivisibilmente, il Consiglio di Stato. Tali leggi, assimilabili alla categoria della "leggi provvedimento", non recano alcun elemento da cui sia desumibile la valutazione degli interessi pubblici e privati coinvolti, perché, al contrario, il carattere generale della proroga dimostra l'assenza di una valutazione analitica sulle specifiche esigenze connesse all'operatività di ciascuno dei piani, e senza previsione di alcun indennizzo. In particolare, l'art. 77, comma 2, della legge regionale n. 10 del 2001, riadotta i piani già scaduti attraverso una surrettizia interpretazione autentica, intervenendo su una norma, l'art. 10 della legge regionale n. 16 del 1978, che poteva logicamente e razionalmente riguardare i soli piani validi ed efficaci al momento della sua entrata in vigore. La questione sollevata dal Consiglio di Stato appare dunque fondata, per violazione degli artt. 3, secondo comma, 97 e 42, terzo comma, Cost. 6. - Il Consiglio di Stato, sezione IV, con ordinanza 20 maggio 2004 (reg. ord. n. 264 del 2005) - nel corso di giudizio di appello avverso decisione del TAR Campania, sezione V, 5 novembre 2005, n. 6887, proposto, con separati atti, dalla Regione Campania, dal Consorzio per l'area di sviluppo industriale di Caserta e dall'Impre.co. s.r.l.