[resaula]

crescente incertezza nel collocamento dei prodotti agricoli, stagnazione dei prezzi, aumento dei costi, difficoltà ad individuare mix produttivi economicamente convenienti, subalternità delle organizzazioni agricole al mondo della trasformazione industriale, aumento dell'indebitamento, incapacità a finanziare gli investimenti; questa situazione di incertezza si ripercuote su tutto il sistema agroalimentare, è aggravata dall'assenza di una strategia politica nazionale e si riflette anche sul bilancio sanitario dello Stato. Il malessere delle imprese agricole non è generalizzabile a tutte le situazioni: è evidente che le maggiori problematicità si riscontrano nei settori delle commodities rispetto alle specialities , nelle produzioni vegetali rispetto alle produzioni zootecniche, nelle aziende monocolturali rispetto a quelle diversificate; si tratta di un fenomeno che attraversa tutta la penisola, dalle zone più marginali a quelle più ricche. Alcune zone del Sud stanno vivendo situazioni di grave emergenza, come la Puglia, la Basilicata la Sicilia nel settore olivicolo, vitivinicolo e cerealicolo, il Metapontino per il settore ortofrutticolo. Anche alcune zone del Nord, ad agricoltura tradizionalmente ricca, mostrano segnali di forte crisi: l'ortofrutta in Romagna a causa del crollo dei prezzi, la zootecnia intensiva da carne per la mancanza di libertà economica. Allarmi più recenti stanno interessando il pomodoro da industria ed il settore lattiero-caseario, come noto; tutto ciò riduce l'indice di approvvigionamento nelle diverse filiere ed espone i consumatori a grossi rischi sanitari derivanti dall'importazione di materie prime extra Unione europea; tenuto conto che: il problema principale dell'agricoltura oggi è un problema culturale, che non riguarda solo gli agricoltori, ma molti strati del mondo agricolo che non hanno saputo disegnare una efficace strategia e una sana competitività nel settore primario; l'agricoltura non potrà mai superare le crisi e gli agricoltori non potranno mai essere dei veri imprenditori agricoli, fin quando non saranno loro a decidere il prezzo dei propri prodotti (così come avviene in qualsiasi altro settore). I prezzi agricoli di base diminuiscono per l'effetto congiunto di una serie di fattori, quali la globalizzazione; la carenza di trasparenza dell'offerta, (l'agricoltore subisce uno sfruttamento oligopsonistico da parte delle componenti della trasformazione e della distribuzione e le Con stentano a partire in molte filiere); l'asimmetria informativa, per cui la qualità dei prodotti non viene adeguatamente comunicata al consumatore; a parere degli interroganti l'agricoltura dovrebbe essere sganciata dai gruppi di potere e dalle lobbies, specie da quelle che hanno voluto che il Parlamento consentisse lo spargimento di fanghi agli idrocarburi. Qualsiasi accordo, sia che si chiami memorandum che con altro nome, deve avvenire tra i principali attori, gli agricoltori, indipendenti dai gruppi di potere, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga lapalissiano che l'accordo tra Eni, azienda multinazionale di idrocarburi e Coldiretti, che da anni si occupa di rappresentare e assistere gli agricoltori (con i risultati sopra evidenziati), non possa in alcun modo garantire che i prodotti agricoli delle aree inquinate dall'attività estrattiva siano affidabili e, magari, anche biologici; se non ritenga che i petrolieri abbiano già ampiamente devastato il territorio della Lucania con inquinamenti delle matrici ambientali (aria, acqua e suolo agricolo di cui ancora non è stata definita una caratterizzazione), in particolare contaminando il reticolo idrografico della Val d'Agri e adesso vorrebbero "redimersi" attraverso alleati anch'essi poco credibili; se non ritenga che vadano anteposte a questo memorandum operazioni di bonifica integrale dei siti inquinati, già attenzionati attraverso inchieste della magistratura; se non sia del parere che il connubio Eni-Coldiretti, operazione indubbiamente di marketing , non rappresenti un ottimo sistema per appannare l'immagine dell'agricoltura lucana; se e quali iniziative intenda assumere perché gli agricoltori diventino i protagonisti nella scelta degli indirizzi e non gli esecutori, al fine di una reale ripresa dell'agricoltura italiana. Atto n. 4-01989 DI PIAZZA LEONE GUIDOLIN PUCCIARELLI ROMANO ANGRISANI PRESUTTO CASTALDI LANNUTTI MANTOVANI LUCIDI Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta agli interroganti: nella notte dell'8 luglio 2019 in via Veneto, a Brescia, presso la filiale di Banca Etica, un gruppo di soggetti, contrari ai finanziamenti che l'istituto realizza in attuazione della propria mission , ha effettuato un blitz esponendo uno striscione che riporta testualmente "Banca Etica: ONG finanziate €urocessi". È stato inoltre posizionato un sanitario all'interno del quale sono stati accesi alcuni fumogeni e la porta d'ingresso della filiale è risultata danneggiata. Le foto dell'azione sono poi state pubblicate sulla pagina "Facebook" "Brescia ai bresciani", con il volto dei protagonisti oscurato; questo tipo di azioni, se non adeguatamente contrastate, sono a rischio emulazione da parte di altri piccoli gruppi in cerca di visibilità. Una prima dimostrazione di questo rischio arriva dal sito "VoxNews", sul quale è pubblicato un articolo che alza il tiro della calunnia, dichiarando che Banca Etica finanzia il traffico di clandestini, e appare minaccioso (anche dopo i fatti di Brescia) nel suo affermare un generico "facciamogliela pagare", accanto alla pubblicazione della foto dei dipendenti della Banca; dopo i fatti di Brescia, in città è scattata una mobilitazione di solidarietà verso la banca, con centinaia di messaggi di sostegno pubblicati on line e oltre 150 bresciani che si sono incontrati nella filiale del capoluogo lombardo per dimostrare vicinanza ai lavoratori e alle lavoratrici di Banca Etica; considerato che: Banca Etica è la prima e unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica e che rispetta i dettami dell'articolo 111- bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico bancario). Ha aperto il primo sportello nel 1999 a Padova, è una banca popolare e cooperativa di proprietà di oltre 41.000 persone e organizzazioni socie e opera su tutto il territorio nazionale attraverso una rete di 17 filiali e 30 uffici di consulenti finanziari impiegando oltre 300 persone. Banca Etica raccoglie risparmio per oltre 1,5 miliardi di euro e eroga quasi 1 miliardo di euro di credito a progetti di imprese responsabili, organizzazioni no profit e famiglie. Progetti che contribuiscono alla creazione di posti di lavoro, anche per soggetti in situazione di fragilità; promozione di attività culturali; tutela ambientale, agricoltura sociale e biologica; e molto altro; a Brescia la banca da credito a 750 progetti di imprese, associazioni, famiglie per un totale di 62 milioni di euro. Questi progetti migliorano l'ambiente e il tessuto sociale della comunità bresciana perché sviluppano posti di lavoro per persone diversamente abili, producono energia da fonti rinnovabili, offrono assistenza a donne vittime di violenza, promuovono una cultura della diversità, della pace e dell'accoglienza.