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L'articolo 3 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, contiene disposizioni di diritto internazionale privato volte ad individuare il criterio di collegamento applicabile in ordine alla disciplina delle condizioni economiche, normative, previdenziali ed assicurative dei rapporti di lavoro dei marittimi italiani, comunitari e non comunitari imbarcati a bordo delle navi iscritte nel Registro internazionale. Va precisato che il suddetto Registro, ai sensi dell'articolo 1 del citato decreto-legge n. 457 del 1997, è istituito presso il Ministero dei trasporti e della navigazione -- ora Ministero delle infrastrutture e dei trasporti -- e nel medesimo sono iscritte le navi, appartenenti a soggetti italiani, comunitari o non comunitari, che siano adibite esclusivamente a traffici commerciali internazionali. Ora, per quanto attiene al criterio di collegamento summenzionato, l'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 457 del 1997 stabilisce che le condizioni economiche, normative, previdenziali ed assicurative dei marittimi italiani o comunitari, imbarcati sulle navi iscritte nel Registro internazionale, sono disciplinate dalla legge regolatrice del contratto di arruolamento e dai contratti collettivi dei singoli Stati membri. A tale proposito, va osservato che il criterio di collegamento tradizionalmente usato per regolare i rapporti di lavoro dei marittimi è quello della legge nazionale della nave sulla quale essi sono arruolati (cosiddetta legge della bandiera). Tale criterio, infatti, risulta recepito anche nel Codice della navigazione (cfr. articolo 9). Conseguentemente, l'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 457 del 1997, nel fare riferimento alla «legge regolatrice del contratto di arruolamento», individua, di fatto, la legge della bandiera quale criterio di collegamento utilizzabile ai fini della disciplina del rapporto di lavoro dei marittimi italiani e comunitari imbarcati sulle navi iscritte nel Registro internazionale. Diversamente dall'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 457 del 1997, il comma 2 del medesimo articolo stabilisce che il rapporto di lavoro del personale non comunitario non residente nell'Unione europea, imbarcato a bordo delle navi iscritte nel Registro internazionale, è regolamentato non dalla legge regolatrice del contratto di arruolamento, bensì dalla legge scelta dalle parti e comunque nel rispetto delle convenzioni OIL in materia di lavoro marittimo. L'articolo qui formulato, pertanto, modificando l'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 457 del 1997, equipara il criterio di collegamento utilizzabile ai fini della disciplina del rapporto di lavoro dei marittimi non comunitari non residenti nell'Unione europea, imbarcati a bordo delle navi iscritte nel Registro internazionale, al criterio di collegamento stabilito per i marittimi italiani e comunitari imbarcati a bordo delle navi iscritte nel medesimo Registro, prevedendo che anche il rapporto di lavoro dei primi sia disciplinato dalla legge regolatrice del contratto di arruolamento, ossia dalla legge della bandiera. Tale modifica normativa si rende necessaria in base ai principi della Convenzione internazionale sul lavoro marittimo (ILO -- MLC 2006), come viene osservato nella relazione per il recepimento di tale Convenzione, predisposta dalla competente Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Va osservato, infatti, a tale riguardo, che nel Rapporto pubblicato dalla Commissione esperti dell'OIL sull'applicazione della Convenzione n. 147 del 1976 (marina mercantile -- norme minime) la Commissione stessa ritiene che la disposizione di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 457 del 1997, che, come si è detto, prevede che i rapporti di lavoro dei marittimi non comunitari non residenti nell'Unione Europea, imbarcati a bordo di navi iscritte nel Registro internazionale, siano regolati dalla legge scelta dalle parti e comunque nel rispetto delle Convenzioni OIL in materia di lavoro marittimo, non sia conforme alla Convenzione n. 147 summenzionata, che prevede che la responsabilità primaria della regolamentazione delle condizioni di lavoro e della vita a bordo dei marittimi sia in capo allo Stato di bandiera. Ora, la Commissione Esperti dell'OIL ritiene che, in modo analogo, anche la Convenzione MLC 2006 attribuisca allo Stato di bandiera la responsabilità primaria della regolamentazione delle condizioni di lavoro e della vita a bordo dei marittimi, come si desume dalla regola 5.1 (che prevede che ogni Stato membro dell'OIL abbia la responsabilità di garantire che a bordo delle navi che battono la sua bandiera siano adempiuti gli obblighi previsti dalla Convenzione medesima), ad eccezione della regola 1.4 (reclutamento e collocamento) e della regola 4.5 (previdenza sociale), laddove la responsabilità ricade sullo Stato fornitore della manodopera. Conseguentemente, l'articolo qui formulato modifica l'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 457 del 1997, nel senso indicato dalla Commissione esperti dell'OIL. C) Modifiche in materia di età minima per l'ammissione al lavoro La regola 1.1, comma 1, della Convenzione internazionale sul lavoro marittimo stabilisce che nessuna persona di età inferiore all'età minima può essere impiegata o ingaggiata o lavorare a bordo di una nave. In base al comma 2 della regola citata, l'età minima al momento dell'entrata in vigore iniziale della Convenzione è di 16 anni. Occorre, pertanto, rendere pienamente conforme l'ordinamento interno alle richiamate previsioni della Convenzione. A tale proposito, il comma 1 della proposta normativa modifica l'articolo 119 del codice della navigazione -- in linea con quanto indicato nella relazione per il recepimento della Convenzione, predisposta dalla competente Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti -- prevedendo che possano conseguire l'iscrizione nelle matricole della gente di mare i cittadini italiani o comunitari di età non inferiore ai sedici anni, anziché ai quindici anni (come prevede attualmente la norma in esame), che abbiano i requisiti stabiliti dal regolamento per ciascuna categoria. È necessario, inoltre, modificare anche la normativa di rango secondario, e segnatamente il regolamento recante la disciplina del collocamento della gente di mare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 2006, n. 231, come si legge sempre nella sopra citata relazione per il recepimento della Convenzione. Nell'allegato al predetto regolamento, infatti, vengono indicate le qualifiche professionali del personale marittimo ed i relativi requisiti minimi, ivi compresa l'età minima di ammissione al lavoro. Ora, le uniche due qualifiche professionali per le quali l'allegato richiede ancora un'età minima di 15 anni, sono il mozzo e il piccolo di camera (per le altre qualifiche contemplate dall'allegato, infatti, viene richiesta un'età minima di 18 anni). Il comma 2 della proposta normativa, pertanto, modifica l'età minima stabilita per le due qualifiche professionali in questione, prevedendo che essa sia di 16 anni, anziché di 15. D)