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Questo filone, che noi avevamo proposto fin dalla presentazione del disegno di legge di bilancio, in quella sede non è stato ascoltato. Il decreto-legge semplificazione diventa, quindi, una correzione - a mio avviso troppo rapida - a dimostrazione che, se si ascoltano anche le proposte dell'opposizione, si possono migliorare i provvedimenti legislativi e non necessariamente si deve continuare a operare in un'opposizione che guarda al passato e non al presente e al futuro di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, sta per finire gennaio e questo provvedimento, insieme a quelli che arriveranno nelle prossime settimane, segna una discontinuità netta rispetto al passato e rispetto a una consuetudine negativa, cui purtroppo sembrava non si potesse trovare una cura. Questo per anni è stato il periodo in cui i partiti tradizionali "davano il La" al " festival dei favori" per agevolare questo o quell'amico. So che molti dei miei colleghi che sono stati in maggioranza negli ultimi anni se ne dispiaceranno, ma tant'è. Dovrete abituarvi all'idea che al centro dell'azione politica del Parlamento ci deve essere il cittadino e l'interesse generale; certamente non i particolarismi. Questa aberrazione di inizio anno, come è chiaro, non avverrà quest'anno perché nel decreto-legge semplificazione si interviene invece opportunamente a chiarire e a modificare norme che da anni bloccano vari ambiti della pubblica amministrazione, con interventi mirati che daranno risultati tangibili già nel breve periodo. Questo provvedimento è un aiuto a chi è in difficoltà, spesso non per colpe proprie. Tutte le piccole e medie imprese che hanno dei crediti verso la pubblica amministrazione saranno tutelate da un fondo creato ad hoc , che supporterà tante realtà imprenditoriali del nostro Paese nella restituzione dei loro debiti verso le banche. In chi siede tutt'ora in Parlamento e ha assistito negli anni, senza far nulla, a notizie di decine e decine di imprenditori falliti per colpa dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione oggi dovrebbe scattare quantomeno un sentimento di profonda vergogna, veramente profonda. Ne approfitto per un ringraziamento al collega Paragone, che tanto si sta spendendo su questo argomento e sul quale, sono sicuro, non indietreggerà neanche di un centimetro, né oggi, né in futuro. Non solo le piccole e medie imprese: il Governo e la maggioranza si sono già dimostrati attenti e scrupolosi nell'intervenire puntualmente in presenza di tragedie e calamità naturali. È un fatto la pianificazione e l'attuazione in pochi mesi di un piano strategico per la ricostruzione del ponte di Genova. Purtroppo, però, ci siamo trovati ad affrontare e gestire il futuro di chi è stato colpito negli anni passati da eventi calamitosi e non ha ricevuto nulla dallo Stato. Chi ha governato il Paese negli ultimi anni non ha voluto tendere una mano a chi si è trovato vittima di eventi che esulano totalmente dalla propria volontà; per questo è bene ribadire che queste persone devono necessariamente essere supportate da un Parlamento e da un Esecutivo che non possono fare sempre e solo il minimo indispensabile e limitarsi al cordoglio. In questo provvedimento inseriamo, perciò, un aiuto per quelle famiglie che sono state devastate dalla valanga del gennaio 2017 a Rigopiano; si tratta di un gesto che arriva dopo i provvedimenti inseriti nella legge di bilancio, con la proroga della zona franca urbana, indispensabile per tutto il cratere appenninico, nonché la proroga delle assunzioni straordinarie, della sospensione del pagamento dell'IMU e dei mutui per le popolazioni colpite dal terremoto dell'Emilia del 2012. Il testo oggi in discussione è la prosecuzione naturale di un lavoro che stiamo portando avanti da mesi e in esso siamo coerenti con la nostra storia e con le battaglie che da sempre il Movimento porta avanti. Finalmente si pone un freno a tutte le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su tutto il territorio nazionale, attività che non rivestono carattere strategico per il nostro futuro. Il perché di tutto ciò va ricercato nella politica confusionaria, senza un piano strategico, che gli scorsi Governi hanno attuato nel rilasciare le autorizzazioni per le trivellazioni; un piano, invece, che questo Esecutivo ha perfettamente chiaro e punta alle fonti rinnovabili, in antitesi rispetto al recente passato. La nostra è una idea di Paese che punta decisa alla decarbonizzazione e al superamento di tutte le fonti energetiche fossili, in una transizione organizzata e condivisa tra Governo ed enti locali. Fino a che non verrà definito il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, tutte le autorizzazioni già rilasciate verranno sospese, insieme ovviamente a tutte le richieste per nuove prospezioni. Sono sinceramente curioso di capire cosa si inventerà domani un certo tipo di stampa per travisare la chiarezza di questa norma; chiarezza che è la stessa espressa dal ministro Costa sull'argomento e che non lasceremo solo in questa battaglia. Già nel mese di ottobre il ministro Di Maio è riuscito a bloccare le trivellazioni in Provincia di Modena e Reggio Emilia, sulle quali ho sottoscritto una interrogazione parlamentare insieme alla senatrice Mantovani, e con il provvedimento in esame blocchiamo decine di richieste di ulteriori autorizzazioni. La voce dei cittadini che da anni ci chiedono di fermare questo scempio del nostro territorio finalmente verrà ascoltata. Nessuno fingerà più che le trivellazioni siano strategiche per la crescita nazionale; nessuno subordinerà più il rispetto dei territori alla volontà di un Ministero in passato governato da poteri esterni alla politica. Il 2019 non poteva iniziare in maniera migliore per tanti italiani: lotta alla burocrazia, protezione verso il territorio e, nelle prossime settimane, la lotta contro la povertà con l'arrivo del reddito di cittadinanza: un aiuto per tanti cittadini che viene invocato da anni e che invece non fa dormire tanti di voi perché non lo approvate. Vorrei essere chiarissimo: se è vero (ed è vero) che è meglio un delinquente libero che un innocente in galera, alla stessa maniera è meglio che un non avente diritto abbia il reddito di cittadinanza piuttosto che privarne un indigente. Sono i controlli che faranno la differenza, con pene severe per chi cercherà degli stratagemmi per ottenere il non dovuto. Il fatto che qualcuno tenterà di non comportarsi bene non deve farci restare immobili senza pensare a milioni di cittadini che davvero faticano. Il primo cambiamento deve passare da noi stessi: tutti noi siamo la società ed una società giusta vede i propri componenti rispettarne le leggi. Nel caso si fosse giustamente sanzionati per qualche infrazione, si deve procedere al pagamento senza domandarsi se in quel tal ufficio ci possa essere qualcuno che ci favorisca. I furbi non devono trovare chi li asseconda: questo principio è di una semplicità disarmante. Invito chi si straccia le vesti di fronte a queste norme di buon senso che aiutano tanti italiani a rileggere i dati dell'Oxfam di pochi giorni fa.