[pronunce]

In linea preliminare, la difesa erariale ha eccepito l'inammissibilità delle censure, in quanto, nella parte relativa al contenuto dei poteri del commissario, essa sarebbe meramente riproduttiva dell'ordinanza del 31 marzo 2000, n. 3052, non impugnata dalla Regione. Nel merito, secondo l'Avvocatura, la dedotta violazione dell'art. 14, lettere a), g) ed i), dello statuto speciale, risulterebbe infondata, essendo il provvedimento impugnato volto a fronteggiare una situazione di grave ed improvvisa emergenza in relazione alla quale, secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale, è necessaria una "direzione unitaria" - che non può essere affidata ad altri che al Governo - che consenta agli organismi a vario titolo interessati alle attività di protezione civile di agire in modo armonioso e razionale, cosicchè le risorse disponibili vengano impiegate opportunamente e conducano alla maggiore efficacia degli interventi. Pertanto, ad avviso dell'Avvocatura, il fatto che l'intervento di protezione civile, che è "materia trasversale", investa anche materie di competenza regionale non dovrebbe ritenersi "un'anomalia costituzionale", ma "un fenomeno normale e ricorrente, perchè le esigenze di protezione civile non sono legate alla specificità degli interessi di settore (lavori pubblici, agricoltura, acque) ma al carattere degli eventi calamitosi che (...) possono pregiudicare interessi che vanno ben al di là di quei settori". Anche la censura relativa alla violazione dell'art. 32 dello statuto, che assegna alla Regione la proprietà demaniale delle acque, sarebbe infondata, poichè il provvedimento impugnato non incide sulla proprietà delle acque ma solo sulla gestione delle stesse e solo per un tempo limitato, quello necessario a fronteggiare l'emergenza. Nè ci sarebbe lesione dell'autonomia finanziaria della Regione, dal momento che gli stanziamenti ulteriori previsti dall'impugnata ordinanza graverebbero, per una parte, sul Fondo della protezione civile e sulle disponibilità del Ministero dei lavori pubblici, e solo per una parte (gli interventi previsti dall'art. 3, comma 3) sui fondi comunitari 2000/2006, "previa intesa con la Regione siciliana (¡) anche attraverso accordi specifici per ogni opera". L'Avvocatura generale dello Stato esclude, inoltre, che l'ordinanza impugnata abbia leso il principio di leale collaborazione, contenendo essa "norme già in vigore e concordate", dato che "le norme che potrebbero in teoria interferire con la sfera della Regione corrispondono a quelle già portate dall'ordinanza precedente", alla cui elaborazione la Regione ha concorso, con l'unica eccezione costituita dalla nomina del commissario delegato, organo straordinario statale, rispetto alla quale, tuttavia, la difesa erariale esclude la necessità del consenso della Regione, ricadendo essa su di un soggetto estraneo alla Regione e non avendo la medesima Regione "nessun potere di intervento in materia di organizzazione statale". Quanto, infine, alla censura relativa alla dedotta lesione del principio di sussidiarietà, essa risulterebbe infondata, ad avviso della difesa erariale, dal momento che detto principio (contemplato in particolare dall'art. 4 della legge n. 59 del 1997) "va coniugato con quello di adeguatezza, che (...) impone che le funzioni siano affidate a chi ha l'organizzazione idonea ad assicurarne il corretto esercizio". 5. - All'udienza pubblica le parti hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nelle difese scritte.1. - Il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Sicilia nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe concerne l'ordinanza del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri del 24 febbraio 2001, n. 3108, recante &laquo;Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza idrica nelle Province di Agrigento, Caltamisetta, Enna, Palermo e Trapani&raquo; , emanata dal Ministro dell'interno delegato per il coordinamento della protezione civile. L'ordinanza in questione è stata impugnata in riferimento agli artt. 14, lettere a), g) ed i), 32, 33, 34 e 36 dello statuto della Regione Siciliana, all'art. 3 del d.P.R. 1° dicembre 1961, n. 1825 e all'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 -recanti norme di attuazione dello statuto della Regione Siciliana- nonchè all'art. 5 della Costituzione ed ai principi di leale collaborazione e di sussidiarietà. Secondo la Regione ricorrente, l'ordinanza in oggetto, che riguarda la nomina di un commissario delegato per la realizzazione delle azioni e degli interventi necessari per fronteggiare l'emergenza idrica in Sicilia, violerebbe, sotto diversi profili, le predette norme essenzialmente perchè non sarebbero affatto previsti "meccanismi di raccordo operativo" tra l'attività del commissario e l'attività della Regione in materie di competenza di quest'ultima, quali "acque pubbliche", "lavori pubblici","agricoltura e foreste". Una carenza di forme di leale collaborazione sarebbe poi rilevabile, secondo la ricorrente, specialmente in ordine alla identificazione della persona del commissario, alla facoltà del commissario stesso di avvalersi dell'amministrazione regionale nonchè di personale di provenienza regionale, e infine in ordine all'utilizzo, come copertura finanziaria degli interventi previsti, dei fondi comunitari 2000-2006, la cui disponibilità spetterebbe invece "senza ombra di dubbio alla Regione". 2. - Preliminarmente va rigettata l'eccezione di inammissibilità del ricorso per non avere la Regione Sicilia impugnato una precedente ordinanza ministeriale di contenuto sostanzialmente identico. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, infatti, l'istituto dell'acquiescenza non è applicabile ai ricorsi per conflitto d'attribuzione tra Stato e regioni (cfr. sentenza n. 389 del 1995). 3. - Il ricorso è infondato nei termini di seguito precisati. Va premesso che situazioni di emergenza, specialmente connesse a calamità naturali, che reclamano la massima concentrazione di energie umane e di mezzi materiali, possono anche giustificare, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, interventi statali straordinari suscettibili anche di arrecare compressioni della sfera di autonomia regionale (cfr. sentenze n. 520 e n. 127 del 1995). La legge 24 febbraio 1992, n. 225, istitutiva del servizio nazionale della protezione civile, sulla cui base è stata adottata l'ordinanza oggetto del conflitto in esame, è stata infatti interpretata da questa Corte non nel senso di avere determinato l'accentramento di competenze e poteri, ovvero organizzato gli stessi secondo schemi di dipendenza gerarchico-funzionale, ma piuttosto nel senso di essersi limitata a prevedere ed a disciplinare nelle loro specifiche esplicazioni funzioni dirette alla promozione e al coordinamento di tutte le attività che possono convergere a finalità di tutela dei beni messi in pericolo (cfr. sentenza n. 418 del 1992). Nè tale linea interpretativa appare contraddetta dal successivo d.l.