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Quindi speriamo davvero che la Brexit significhi al più presto, possibilmente nei tempi autunnali previsti, un accordo non punitivo - lo ribadisco - che possa dare risposta alle emergenze che la Brexit comporta. Penso naturalmente alle emergenze per i nostri concittadini italiani residenti nel Regno Unito: sono oltre 300.000 quelli iscritti all'AIRE, ma si parla in realtà di oltre 600.000 italiani di fatto residenti nel Regno Unito. Dobbiamo preoccuparci che questi nostri concittadini vengano tutelati, nel momento in cui non ci fosse un accordo per la fuoriuscita della Gran Bretagna. Dobbiamo tutelare le nostre esportazioni, il nostro made in Italy , i nostri prodotti ad indicazione geografica tutelata e protetta. Dobbiamo avere riguardo alle comunicazioni, alle vie stradali e ferroviarie e ai nostri giovani, che tanto si sono resi protagonisti con i programmi Erasmus. Tutti questi aspetti vanno considerati nei rapporti con uno Stato europeo che se ne va da questa Unione europea. Nel merito, condividiamo l'impostazione che è stata data dalla maggioranza al decreto-legge in esame, che abbiamo discusso e approfondito in Commissione. Tuttavia - qui sono il nostro rammarico e la ragione per cui non potremo supportare con il nostro voto favorevole il disegno di legge in materia di Brexit - avremmo voluto da parte della maggioranza un atteggiamento più responsabile e attento anche ai consigli e ai suggerimenti che le opposizioni hanno avanzato, in modo costruttivo, nel corso dell'attività di Commissione. Noi senatori del Gruppo Fratelli d'Italia abbiamo presentato alcuni emendamenti, che sono stati bocciati, addirittura per estendere il golden power al Governo, in sostanza per tutelare maggiormente la sicurezza nazionale. Non entro nel merito degli emendamenti, che esamineremo e voteremo nel prosieguo dei lavori, però credo che se la maggioranza avesse avuto un atteggiamento costruttivo e, come ha detto prima un collega di Forza Italia, avesse saputo avere con le opposizioni un rapporto davvero vicino agli interessi del popolo e della nazione, si sarebbe potuta trovare una condivisione trasversale sul provvedimento, che avrebbe certamente fatto onore ai singoli parlamentari e all'intero Parlamento. Signor Presidente, rispettando il tempo di dieci minuti a mia disposizione, così come avevo promesso, concludo con una considerazione finale. Occorre che tutti ci impegniamo, da oggi in avanti, affinché l'accordo tra Unione europea e Regno Unito venga trovato e, quindi non debba servire il decreto Brexit, ma soprattutto perché la prossima Europa - l'Europa sovranista che dal prossimo 26 maggio darà un cambio di passo - faccia sentire i popoli europei fieri di un'unità europea e non prigionieri di una gabbia a due velocità che privilegia alcuni figli rispetto ad altri. (Applausi dal Gruppo FdI) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . A nome dell'Assemblea, saluto studenti e docenti dell'Istituto tecnico economico «Macedonio Melloni» di Parma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1165 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, vorrei condividere una riflessione e una considerazione con l'Assemblea sul provvedimento in esame che, in maniera forse quasi ossessiva, si concentra sugli aspetti tecnici di un passaggio estremamente delicato, quasi dovuto - anzi, direi dovuto - perdendo però un'occasione per fare una riflessione seria su cosa vuol dire affrontare e guardare negli occhi la prima crisi vera nella costruzione europea. Stiamo parlando di un Paese che, a un certo punto, si è aggiunto al nucleo originario degli Stati europei e ha condiviso poi le scelte fondamentali, tanto da incidere su uno dei passaggi più importanti della crescita della costruzione europea. Mi riferisco all'allargamento, alla fine degli anni Novanta, quando c'erano, da una parte, chi spingeva per approfondire la costruzione europea (quindi rafforzarne i poteri e aumentare le materie in cui si decide a maggioranza) e, dall'altra, chi - Regno Unito in testa - spingeva per avere una grande area di libero scambio, con i Paesi dell'Europa dell'Est, che si affrancavano dall'influenza sovietica e potevano diventare interessanti dal punto di vista dell' export e dei servizi finanziari. Il Regno Unito insistette molto perché si andasse verso quel modello, che allargò certamente l'Unione e rese più difficile rafforzare la costruzione europea. Si decise infatti, con un compromesso, che le materie per cui si decideva a maggioranza erano molte di meno. Un Paese come il nostro, che invece è stato tra i fondatori e ha spinto per un organismo sovranazionale straordinario, unico nel suo genere, ha fatto uno sforzo di fantasia per affrontare le sfide del futuro, quelle che non si è in grado di affrontare con misure meramente nazionali; per sfide epocali come l'uscita dalle crisi economiche, la gestione dei flussi migratori, la lotta ai cambiamenti climatici, la lotta alla criminalità organizzata ci vogliono spalle larghe e una dimensione più ampia. Un Paese come il nostro, che è stato sempre nella prima fila degli Stati che hanno spinto per la costruzione europea, non può affrontare questo passaggio come se fosse meramente tecnico. È certamente giusto discutere su come mettere in sicurezza gli istituti assicurativi e bancari, le autorità di pagamento, su come rafforzare la presenza consolare e i servizi offerti agli italiani che risiedono nel Regno Unito, ma questa deve anche essere l'occasione per riflettere su cosa significhi questo passaggio per l'Europa. Vuol dire mettere in discussione i principi e i valori fondamentali che hanno fatto sì che questo fosse un esperimento straordinario: il tema dell'integrazione e della libera circolazione dei beni, dei servizi e delle persone, il fatto che ci si possa curare in tutti gli ospedali e le strutture sanitarie dei Paesi europei, l'utilizzazione di un sistema di pagamento collegato (è uno dei punti che effettivamente si affrontano), la possibilità di muoversi da un Paese all'altro in aereo. Si dà per scontato che sarà ancora così e invece ha fatto bene il senatore Comincini, collaborando con la Commissione, a porre ad esempio il tema di come, in assenza di norme chiare, si metteranno a rischio i voli con il Regno Unito, che uscirebbe dallo spazio comune, in cui ci sono regole condivise. Questo vale per tantissimi altri esempi che potremmo fare. È una questione non solo economica, ma anche politica e simbolica: si rompe quel principio fondamentale per cui all'interno dell'Europa vi è uno spazio, che è sì economico, ma in cui vengono anche garantite le stesse libertà, gli stessi diritti e doveri. Questo è un punto fondamentale che dobbiamo aver presente quando parliamo di Brexit, altrimenti diventa una questione meramente tecnica, che è certamente giusta, su cui bisogna intervenire a salvaguardia, ma non dobbiamo rischiare di perdere un'occasione per riflettere su cosa significhi questo passaggio per noi. Io la penso diversamente rispetto ad alcuni colleghi che mi hanno preceduto: è un segnale estremamente preoccupante.