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Questi signori vogliono sfidare le istituzioni e con esse lo Stato. Come personalmente già denunciato in più occasioni in quest'Aula, è ora che le istituzioni ne prendano atto e diano dimostrazione di contrasto fermo a questo tipo di atteggiamento. È ora che le forze politiche che compongono il Governo, specialmente una, prendano le distanze e condannino fermamente e ufficialmente i contestatori no TAV che, come dimostrato dai fatti, non c'entrano nulla con i valligiani, ma molto c'entrano con gli anarco-insurrezionalisti. È ora che il ministro De Micheli dia il via alla partenza dei lavori delle nicchie sul versante italiano, dal momento che in Francia i lavori per l'Alta velocità non si sono mai fermati. Torino e l'Italia hanno già vissuto un periodo di terrore negli anni Settanta e i torinesi sinceramente non meritano di ripiombare in questo incubo. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio per questa sua puntuale perorazione. MODENA (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, utilizzo questi tre minuti perché, anche se abbiamo terminato la discussione sul decreto agosto, ci sono impegni che è opportuno ricordare in quest'Aula, in quanto sono stati assunti dal Governo e dovranno essere ripresi sicuramente con i successivi decreti, al più tardi con la manovra di bilancio che le Camere affronteranno a breve. Le questioni sono tre. La prima riguarda la partita - chiamiamola così - del turismo, perché abbiamo lasciato fuori (tra l'altro è qui presente il sottosegretario Agea che era a conoscenza della questione) una serie di città d'arte dai contributi per i centri storici e per le loro attività. C'era la possibilità di individuare un percorso per le Regioni del Centro Italia, in modo particolare quelle colpite dal sisma, e si poteva magari fare un'operazione come quella fatta per il decreto rilancio. Si potevano prevedere per queste Regioni aiuti specifici con riferimento alle città d'arte (penso in modo particolare ad Assisi, pur essendo tutta l'Umbria una città d'arte, dove ci siamo anche visti con la senatrice Pavanelli), proprio perché sono aree particolarmente colpite e provate. Stesso ragionamento per la decontribuzione dagli oneri sul lavoro dipendente: anche in questo caso si potevano individuare delle aree, sempre comprese nelle quattro Regioni colpite dal sisma dell'agosto del 2016, e individuare la possibilità di una decontribuzione. In Commissione bilancio il Governo ha accolto i nostri ordini del giorno - che originariamente erano emendamenti - come raccomandazione. Voglio quindi ora ricordare in quest'Aula, alla presenza anche di chi aveva seguito queste vicende, che c'è la volontà di tutte le forze politiche di tener conto sia dei contributi alle città d'arte sia del tema della decontribuzione e non solo per aree specifiche del Paese. Infine vorrei anche ricordare, perché era fra gli emendamenti e gli impegni che si erano assunti, la problematica relativa all'estensione ai professionisti iscritti alle casse di previdenza del beneficio già previsto per le società dei professionisti e per le piccole e medie imprese cioè l'accesso contributo a fondo perduto. Ne parlo ora perché penso che ogni momento del dibattito parlamentare debba essere utilizzato per ricordare questi impegni che si trascinano di decreto in decreto e che il Governo deve assumere. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 8 ottobre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 19,11) . Testo integrale dell'intervento della senatrice Conzatti nella discussione generale congiunta dei disegni di legge nn. 1912 e 1913 Presidente, colleghe, colleghi, esponenti del Governo, l'esame del rendiconto dello Stato 2019 e dell'assestamento di bilancio 2020 quest'anno si svolge in uno scenario economico e sociale che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana. Questo passaggio aveva assunto negli anni scorsi l'aspetto di un passaggio rituale per addetti ai lavori, a causa anche del suo elevato tecnicismo. Il rendiconto generale dello Stato appena approvato è lo strumento, infatti, attraverso il quale il Governo, alla chiusura dell'anno finanziario, rende noti al Parlamento, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, i risultati della gestione finanziaria. Il rendiconto pertanto, nel certificare la gestione dell'anno precedente, costituisce la necessaria base contabile sulla quale si adeguano le autorizzazioni di cassa dell'anno in corso, quindi, l'assestamento e, al tempo stesso, si costituiscono le previsioni per l'anno successivo, ovvero per la legge di bilancio del 2021. L'assestamento di bilancio che approviamo ora consente, invece, l'aggiornamento a metà dell'esercizio degli stanziamenti del bilancio, anche in base alla consistenza dei residui attivi e passivi accertati. Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2021 che il Governo presenterà nel prossimo mese di ottobre, dunque, assumerà come base di riferimento per la valutazione i risultati definiti nel rendiconto 2019 e nell'assestamento 2020. È del tutto evidente, pertanto, come il rendiconto 2019, l'assestamento 2020 e la prossima legge di bilancio 2021 siano strettamente connessi tra loro, un legame che, al di là delle fredde cifre contabili, ha in realtà un valore altamente politico. Infatti, con l'approvazione della legge di bilancio si concentrano le fondamentali scelte di indirizzo, si decide della contribuzione dei cittadini alle entrate dello Stato e dell'allocazione delle risorse pubbliche. Nel 2019 i dati definitivi di contabilità nazionale hanno evidenziato un PIL nominale pari a 1.787,664 miliardi di euro, con una crescita dell'1,2 per cento per cento rispetto al 2018. In termini di volume (PIL reale) la crescita è stata dello 0,3 per cento rispetto al 2018. I dati a consuntivo del 2019 facevano sperare in un futuro più positivo per le nostre finanze. Certamente, malgrado lo shock provocato alla nostra economia dall'epidemia, questi dati ci consentono ancora oggi di poter affermare che la finanza pubblica italiana è pienamente sostenibile. Il saldo primario è risultato positivo e pari all'1,7 per cento del PIL, parliamo di 31 miliardi, con una crescita di 0,2 punti percentuali rispetto al 2018, quand'era all'1,5 per cento. La spesa per interessi è stata pari al 3,4 per cento del PIL, con una diminuzione di 0,3 punti rispetto al 2018. Il saldo di parte corrente è stato positivo e pari a 27,8 miliardi a fronte dei 16 del 2018. Il deficit è migliorato, passando dal 2,2 per cento all'1,6 per cento nel 2019.