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Questo divario è destinato a crescere se non blocchiamo il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione alle aspettative di vita. Infatti in Germania l'età pensionabile è fissata a 67 anni, ma «solo» nel 2029; nel Regno Unito l'età richiesta per accedere alla pensione è pari a 65 anni, per uomini e donne, a decorrere dal 2018, mentre in Austria gli uomini vanno in quiescenza a 65 anni e le donne ancora a 60 anni, con un aumento progressivo per parificarne l'età pensionabile entro il periodo 2024-2033. Nella stessa Grecia, dove il requisito anagrafico richiesto è pari a 67 anni, tale requisito è suscettibile di numerose deroghe attualmente in vigore che possono abbattere l'età di accesso alla pensione fino a 55 anni per gli uomini e 50 anni per le donne. L'età più bassa è richiesta in Svezia, dove dai 61 anni il lavoratore può decidere di accedere alla pensione. Anche se paragoniamo il requisito anagrafico del nostro Paese con la media dei Paesi non europei, si evince come in Italia siano richiesti circa tre anni in più di anzianità per gli uomini e quattro per le donne per accedere alla pensione. Inoltre, i dati ISTAT sulla speranza di vita mostrano che negli ultimi dieci anni l'incremento risulta minore nelle donne (1,06 contro 1,92 negli uomini per gli anni 2007-2016), e decisamente disomogeneo tra le diverse aree del Paese (come ad esempio emerge dal rapporto ISTAT Le dimensioni della salute in Italia , pubblicato nel 2015), creando ulteriori sperequazioni di genere e territoriali nel diritto ad accedere alla pensione, per non parlare della diversa gravosità delle varie professioni di cui questa regola non tiene minimamente conto, mentre sarebbe opportuno reintrodurre il principio della flessibilità di accesso alla pensione di vecchiaia come era previsto dalla Riforma Dini. Come prima misura proponiamo, dunque, di sospendere il procedimento di cui al comma 12- ter dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, fino al 31 dicembre del 2022. Per quanto concerne la copertura finanziaria del nostro disegno di legge, che ha un costo di 2,4 miliardi annui, si provvede mediante il maggior gettito derivante dall'incremento dell'aliquota della tassazione separata in vigore sui redditi da capitale, innalzando tale aliquota dal 26 per cento attuale al 31 per cento a decorrere dal 1º gennaio 2017.. 1 (Sospensione del meccanismo di innalzamento dell'età pensionabile) 1 All'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 12- bis: 1 le parole: «con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,» sono sostituite dalle seguenti: «con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,»; 2 le parole: «La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale» sono soppresse; b al comma 12- ter , le parole: «e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita» sono soppresse; c al comma 12- quater , le parole: «del decreto direttoriale» sono sostituite dalle seguenti: «del decreto ministeriale». 2 In deroga alla normativa vigente, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino al 31 dicembre 2022 è sospeso il procedimento di cui al comma 12- ter dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, modificato dal comma 1 del presente articolo. 2 (Copertura finanziaria) 1 All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, quantificato in 2.400 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede con il maggior gettito derivante dalla disposizione di cui al comma 2. 2 A decorrere dal 1º gennaio 2019, all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, le parole: «nella misura del 24 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «nella misura del 31 per cento».