[pronunce]

Ribaditi, quanto al profilo di illegittimità già prospettato dalla Commissione tributaria provinciale di Cuneo, gli argomenti svolti in quella sede, l'Avvocatura osserva - riguardo alla denunciata disparità di trattamento connessa all'essere o meno iniziata la lottizzazione o l'edificazione - che le due fattispecie, corrispondendo ad ipotesi del tutto distinte, sarebbero dal rimettente impropriamente poste a confronto: la prima riguarderebbe, infatti, le plusvalenze realizzate mediante la lottizzazione di terreni o la realizzazione di opere intese a renderli edificabili e la successiva vendita del terreno e degli edifici, mentre la seconda avrebbe ad oggetto le plusvalenze realizzate mediante la sola alienazione a titolo oneroso di terreni suscettibili di destinazione edificatoria, senza che su di essi vi sia stato alcun intervento. Tenuto conto di ciò il legislatore avrebbe dunque, non irragionevolmente, considerato, ai fini della tassazione, l'impegno economico e di energie profuso, nel primo caso, dal contribuente per la lottizzazione del fondo, assumendo dunque quale valore iniziale del fondo il "valore normale" alla data di inizio della lottizzazione o delle opere. 6. - Nel corso di un giudizio relativo ad un accertamento tributario impugnato da una Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (IPAB), la Commissione tributaria provinciale di Forlì, con ordinanza del 2 maggio 2001, ha sollevato, in riferimento questa volta agli artt. 2, 3, 11 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 82 del d.P.R. n. 917 del 1986 (nel testo attualmente vigente), anche in combinato disposto con il successivo art. 108. Il rimettente dubita, in primo luogo, della costituzionalità della intera norma (recte: dell'intero comma 2) in relazione agli artt. 3 e 53 della Costituzione, in quanto prevede criteri di determinazione dell'imponibile diversi, e con diversa incidenza economica, per manifestazioni di ricchezza sostanzialmente identiche. Come la Commissione tributaria di Cuneo e quella di Bologna, anche la Commissione tributaria di Forlì censura poi la stessa norma nella parte in cui, in caso di cessione di fondi a destinazione edificatoria, non prevede la possibilità di rivalutare il valore iniziale del fondo ove lo stesso sia pervenuto al cedente a titolo gratuito, mentre un ulteriore profilo di incostituzionalità è, in via generale, ravvisato nella mancata previsione di "correttivi volti ad ovviare alle conseguenze delle variazioni del metro monetario nella formazione di plusvalenze di lungo periodo". Il medesimo rimettente - sul presupposto che l'assoggettamento ad imposta degli incrementi disciplinati dagli artt. 81 e 82 del d.P.R. citato sia fondato sul loro carattere speculativo - dubita altresì della legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 82 e 108 dello stesso d.P.R., in quanto comporterebbe, irragionevolmente, il prelievo fiscale anche su cespiti patrimoniali di istituzioni di beneficenza, prive di scopo di lucro. Assoggettando a tassazione i ricavi delle IPAB, destinati a scopi solidaristici, le stesse norme si porrebbero infine in contrasto con gli artt. 2 e 11 della Costituzione, anche in riferimento al principio di sussidiarietà (che si afferma ora recepito dal trattato di Amsterdam) delle erogazioni assistenziali di tali istituzioni rispetto a quelle realizzate con l'impiego di risorse pubbliche. 7. - È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la infondatezza di tutte le questioni sollevate. La difesa pubblica, ribadite le argomentazioni già svolte in relazione alle analoghe censure di incostituzionalità formulate dai precedenti rimettenti, osserva, quanto ai profili dedotti con riferimento al combinato disposto degli artt. 82 e 108 del d.P.R. n. 917 del 1986, che, al di là del riferimento assolutamente generico al principio di sussidiarietà, la tassazione delle plusvalenze realizzate attraverso la vendita di terreni aventi destinazione edificatoria prescinde dalle finalità speculative del percettore: di modo che non sarebbe affatto irragionevole la tassazione di un siffatto cespite reddituale anche in capo a soggetti che non perseguano siffatte finalità. 8. - Si è costituita in giudizio la IPAB "Casa di Riposo Pietro Zangheri", sostanzialmente aderendo alle argomentazioni svolte dal rimettente. 9. - Nella imminenza della udienza pubblica sia la Avvocatura generale dello Stato che la difesa della IPAB "Casa di Riposo Pietro Zangheri" hanno depositato memorie illustrative, insistendo nell'accoglimento delle rispettive conclusioni.1. - Stante la evidente connessione delle questioni sottoposte alla Corte, tutte concernenti, sia pure sotto profili non sempre coincidenti, la medesima norma, i giudizi vanno riuniti per essere congiuntamente decisi. 2. - Va preliminarmente dichiarata l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 82, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), come modificato dall'art. 11, comma 1, lettera g), della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Forlì, riguardo alla previsione di criteri di determinazione dell'imponibile - ai fini della tassazione delle plusvalenze realizzate in occasione della cessione di terreni edificabili - diversi e con diversa incidenza economica per fattispecie costituenti - ad avviso del rimettente - "manifestazioni di ricchezza sostanzialmente identiche". Il rimettente, infatti, non censura in sé l'imposizione sulle plusvalenze di cui si tratta, ma solamente la diversificazione dei criteri di determinazione dell'imponibile, chiedendo che la Corte riformuli i suddetti criteri, onde ricondurli alla, asseritamente violata, conformità al principio di ragionevolezza e di capacità contributiva. Ma un siffatto intervento, consistendo nella adozione di scelte di carattere legislativo, è sottratto a questa Corte. 3.