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Per diciassette giorni il Governo italiano ha omesso di prestare soccorso ai naufraghi. Parole sante quelle pronunciate dal sindaco di Lampedusa: «Io sto dalla parte della legge del mare (...) a mare vige la regola che bisogna salvare chi è in difficoltà. Né tantomeno si può pensare che chi salva possa o debba chiedere il passaporto…», o il colore. Io aggiungo che questa deve essere la legge degli uomini. L'Italia è un grande Paese che, dopo l'ecatombe dell'ottobre 2013, ha dato avvio all'operazione Mare nostrum, salvando oltre 150.000 vite e noi non smetteremo mai, né lo farà tutto il mondo, di ringraziare i nostri militari, la nostra Marina militare. È stato detto che quell'operazione e quelle che sono seguite hanno salvato l'onore dell'Europa, mentre il vostro Governo infanga l'onore dell'Italia, lasciando in mezzo al mare poche decine di persone per imbastire un feroce circo mediatico, così da far credere di essere duri, quando poi i barchini fantasma sbarcano indisturbati a tutte le ore, senza alcun controllo e senza alcuna identificazione. Una messinscena per nascondere il fallimento di questo Governo sui problemi reali del Paese: (altro che pochi sbarchi) il lavoro non c'è, l'economia è a picco, ci sono tagli alla scuola e alla sanità. Con una campagna violenta volete imporre il nesso tra immigrazione e sicurezza, un nesso infondato fino ad oggi, fino a quando c'è stato un sistema di integrazione gestito dai Comuni, con diritti, doveri e controlli che voi state smantellando, rendendo illegali i richiedenti asilo, alla mercé delle grandi organizzazioni criminali e rendendoci più insicuri. Voi create la paura su cui poi fate propaganda e, anziché provare a governare un fenomeno così grande ed endemico, lo utilizzate per una battaglia infima di calcolo elettorale. Del resto, se voi voleste davvero governare questo fenomeno, costringere l'Unione europea ad occuparsene, modificare quel trattato di Dublino che mette in difficoltà l'Italia e che è stato sottoscritto dai Governi della Lega anni fa, il ministro Salvini almeno qualche volta parteciperebbe alle riunioni dei suoi colleghi a livello europeo, anziché passare tempo a fare dirette Facebook, in una continua opera di disinformazione. Mi riferisco a quel ministro Salvini che ha scelto le ONG come il suo nemico perfetto, criminalizzandole, dandole in pasto all'odio del web . Signor Ministro - a lei innanzitutto mi rivolgo - le ONG vanno invece ringraziate, perché chi salva vite è un eroe, non un delinquente e sono orgoglioso dei parlamentari saliti a bordo della Sea-Watch, perché è nostro compito adempiere al dovere di salvare vite, sempre. È un valore assoluto per chi sta in quest'Aula e fa politica e per noi è la stessa battaglia che presentare un emendamento affinché non chiudano le scuole del cratere sismico o per dare reddito agli operai della Whirlpool in crisi. E allora, Presidente, basta sciacallaggio da parte di chi lucra voti sui migranti e non si occupa né di terremoto, né di crisi industriali. Presidente, noi chiediamo che siano l'Europa intera e l'ONU ad intervenire in Libia subito, per fermare l'ecatombe. Noi chiediamo corridoi umanitari europei e se oggi ci sono le ONG è perché i Governi non fanno il loro dovere, perché voi state chiudendo l'operazione Sophia. Chiediamo che la comunità internazionale entri nei campi lager e li chiuda. Quei migranti, signora Ministro, le persone che fuggono da guerre, violenze e cambiamenti climatici siamo noi, è la nostra stessa umanità. Non possiamo perdonarci - lo dico a quest'Assemblea così distratta anche adesso - la morte di tanti nel nostro mare, soprattutto bambini che magari custodiscono, come è successo, sul comodino o stretta nella tasca del giubbino, durante la traversata, la loro pagella scolastica come la cosa più preziosa, come un amuleto, come un pezzo di futuro, come farebbero i nostri figli. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Avverto che al testo del documento in esame sono stati presentati i seguenti ordini del giorno: G1, a firma della senatrice De Petris e di altri senatori, G2, a firma del senatore Causin e di altri senatori, G3, a firma del senatore Marcucci e di altri senatori, e G4, a firma del senatore Ciriani e di altri senatori. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, che invito a pronunziarsi sulla risoluzione già approvata dalle Commissioni riunite 3 a e 4 a e sugli ordini del giorno presentati. DEL RE, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla risoluzione. Esprimo altresì parere contrario sui quattro ordini del giorno. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il ministro della difesa Elisabetta Trenta. TRENTA, ministro della difesa . Signor Presidente, onorevoli senatori, gli impegni internazionali delle nostre Forze armate per il 2019 che hanno già visto, in data 3 luglio, l'approvazione da parte della Camera dei deputati dell'atto di indirizzo relativo alla proroga delle missioni in corso e all'avvio della nuova missione in Tunisia, sono stati definiti attraverso un'attenta analisi del quadro geopolitico e geostrategico nel quale i nostri militari devono operare, caratterizzato da continue evoluzioni che non esito a definire, in alcuni casi, convulse. Pensiamo solamente al recente degrado delle generali condizioni di sicurezza in Libia che ci richiede un costante monitoraggio anche dei possibili riflessi sul contingente nazionale; all'Afghanistan, teatro protagonista negli ultimi mesi di una marcata accelerazione della dimensione politica, con i negoziati diretti tra talebani e Stati Uniti, sino a pochi mesi fa impensabili, o ai recenti avvenimenti nel Golfo persico, relativi alla nota serie di incidenti avvenuti in prossimità dello Stretto di Hormuz e il repentino innalzamento della tensione in un'area che rappresenta uno snodo cruciale per l'approvvigionamento energetico del Paese. Nell'articolare il complesso degli interventi delle nostre Forze armate, abbiamo adottato un approccio innovativo che lega le concrete esigenze di sicurezza nazionale al consolidamento delle legittime istituzioni locali, coniugando stabilizzazione e sviluppo e valorizzando i formati multilaterali a nostra disposizione, al fine di garantire la nostra presenza militare nei vari teatri, concentrando forze e risorse nelle aree geografiche di prioritario interesse strategico nazionale, con particolare riferimento al Mediterraneo allargato e all'Africa, operando sia su base bilaterale che in seno alle organizzazioni internazionali di riferimento (NATO, Unione europea e ONU). Il Mediterraneo rappresenta perciò lo spazio nevralgico della nostra azione e la nostra priorità strategica continua a essere la pacificazione e stabilizzazione della Libia. Continuiamo perciò a sostenere a livello bilaterale le istituzioni e la società civile libica con la missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit).