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Accolto ricorso CAA Liberi Professionisti" on line su "agricultura"); nelle motivazioni della sentenza, il giudice accoglie l'obiezione mossa dai ricorrenti, ossia che per i lavoratori dipendenti non è richiesto il possesso di alcun titolo di studio specialistico né del necessario tirocinio specialistico, così che la disciplina introdotta avrebbe l'effetto opposto a quello dichiarato, ossia di valorizzazione della professionalità ("Annullata la delibera di Agea che vincolava l'accesso al Sian ai soli dipendenti" on line su "teatronaturale"); con la vittoria (con la sentenza n. 00477/2021 del giugno 2021) del CAA Canapa (Centro autorizzato nazionale assistenza produttori agricoli) sono già tre ricorsi del TAR persi da AGEA e altri ancora sono attesi nelle prossime settimane (si vedano "Convenzione Agea-Caa, anche il Caa Canapa vince al Tar contro l'agenzia" su "terraevita.edagricole", "Sui CAA AGEA perde contro i professionisti: il TAR annulla la delibera che li escludeva" su "gestioneagrotecnici.enpaia" e "AGEA-CAA, convenzione annullata per tre volte dal TAR: "Patuanelli intervenga" su "agricolae.eu" e "corriereortofrutticolo"); con una precedente interrogazione (3-02154 presentata il 9 dicembre 2020) la prima firmataria del presente atto aveva già segnalato al Ministro pro tempore delle politiche agricole alimentari e forestali (da cui AGEA dipende) le irregolarità presenti nel testo della convenzione (2020-2021) e gli effetti negativi che questa avrebbe potuto avere sui CAA e, soprattutto, sugli agricoltori e le imprese agricole chiedendo già allora di intervenire rivedendo proprio i paragrafi 3 e 4 dell'articolo 4, quelli bocciati dal TAR, ma la segnalazione si è risolta con un nulla di fatto e ancora si attende risposta per quell'atto di sindacato ispettivo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sta avvenendo in merito alla convenzione AGEA-CAA e che cosa aspetti a prendere atto di quanto hanno ordinato ben tre sentenze del TAR del Lazio che, di fatto, hanno certificato il danno che questa convenzione ha fatto a migliaia di liberi professionisti del settore agricolo; se e quali iniziative intenda intraprendere, attivando magari le misure ispettive previste dall'ordinamento, nei confronti del direttore di AGEA Papa Pagliardini, principale artefice di questa forzata e illegittima (oltre che illegale per come dimostrato dal TAR del Lazio) convenzione anche in vista dei futuri risarcimenti che potrebbero richiedere i professionisti a seguito delle pronunce delle sezioni del Tribunale amministrativo del Lazio; con quali fondi verranno pagate le spese legali sostenute dal Ministero per tutti questi ricorsi al TAR e se potranno essere addebitate al direttore di AGEA Papa Pagliardini al quale, da più parti, era stato consigliato di non intraprendere questa strada nella scrittura della convenzione valida per le annualità 2020 e 2021 perché già allora pareva chiaro si configurassero profili di possibile incostituzionalità come poi ha riconosciuto anche il TAR già in tre occasioni; se e quali iniziative intenda intraprendere affinché sia modificata la proposta di convenzione 2021 sussistente tra AGEA e i CAA tenendo conto di tutti i rilievi fatti dal TAR del Lazio in merito restituendo dignità all'operato di circa 50.000 professionisti. Atto n. 3-02703 ABATE Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: per il biennio 2021-2022, in attesa dell'approvazione della nuova PAC (politica agricola comune), continuerà ad essere in vigore la regolamentazione della PAC 2014-2020; secondo quanto dichiarato dal Ministro in indirizzo, l'intenzione è che dal 2023 i fondi europei per l'agricoltura potrebbero essere assegnati secondo il "new delivery model", un nuovo modello di gestione centralizzato che, attraverso un piano strategico nazionale, stabilirà la programmazione sia delle risorse per i pagamenti diretti, nell'ambito del primo pilastro, che di quelle per lo sviluppo rurale, nel secondo; le risorse per entrambi i periodi, 2021-2022 e nuova PAC 2023-2027, derivano dal quadro finanziario pluriennale, che per quei 7 anni assegna alla politica agricola comune 336,4 miliardi di euro. Nel primo biennio, però, i piani di sviluppo rurale (PSR) beneficiano anche di fondi aggiuntivi provenienti dal recovery fund o "Next generation EU": 7,5 miliardi di euro in tutto, oltre 8 in prezzi correnti, di cui circa 910 milioni di euro per l'Italia; il problema riguarda il piano per l'assegnazione dei fondi europei del fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo transitorio (2021 e 2022), 3 miliardi e 910 milioni di euro, che diventano 6,9 miliardi con il cofinanziamento nazionale e regionale; considerato, inoltre, che: le 6 Regioni che più hanno da perdere dal passaggio ai nuovi criteri, e che rappresentano da sole il 60 per cento delle aree interessate dai PSR (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria), hanno bocciato qualsiasi ipotesi transitoria, motivo per cui per cui il 21 aprile 2021 non era stata trovata l'intesa in Conferenza Stato-Regioni, nella ripartizione dei fondi FEASR relativo gli anni 2021 e 2022, per un importo complessivo di 3.915.095.032 euro, assegnati all'Italia per la programmazione futura del programma di sviluppo rurale; la proposta pervenuta alle Regioni, per come da loro evidenziato in una lettera, inviata sia al Ministro in indirizzo sia al commissario europeo per l'agricoltura, parte dal presupposto di utilizzo dei parametri per la ripartizione dei fondi FEASR definendoli "oggettivi" come se fossero portatori di una verità scientifica. Questo viene fatto passare come se fosse un equivalente del concetto che l'adozione di siffatti criteri renda giustizia a tutte le Regioni. Un'ipotesi logica basata su un sistema di assegnazione delle risorse per il de minimis errata perché l'assegnazione dei fondi FEASR non può e non deve seguire i criteri di assegnazione degli altri fondi, proprio perché questi sono utilizzati per colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere ed emarginali; è questa, d'altronde, anche la posizione del commissario europeo per l'agricoltura Janusz Wojciechowski, visto che i fondi sono europei, ed è chiara e ben delineata sulla questione generale dei fondi destinati allo sviluppo rurale: le somme del FEASR del secondo pilastro sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e le aree più povere e marginali. Un'indicazione che peraltro dovrebbe valere sia per il biennio di transizione che per la nuova programmazione; il regolamento (UE) 2020/2220 ha prorogato per il 2021 e 20211 non solo i programmi di sviluppo rurale ma anche l'attuale regime dei pagamenti del primo pilastro della PAC (pagamenti diretti, convergenza interna, convergenza interna, riserva nazionale, pagamenti accoppiati, eccetera).