[pronunce]

mentre una sentenza di illegittimità costituzionale riguardante la legittimazione passiva del procuratore in tali giudizi potrebbe aprire la strada ad analoga sentenza con riguardo alla legittimazione attiva dello stesso nei giudizi di responsabilità, come pure nei giudizi di conto e nei giudizi per responsabilità amministrativa concorrenti con quelli di conto. D'altra parte, aggiunge la stessa parte privata, le ordinanze di rimessione non terrebbero conto che il procuratore regionale, nei giudizi per denegato rimborso di quote d'imposta inesigibili, è tenuto a coinvolgere nell'istruttoria l'amministrazione finanziaria, giacché l'art. 54, primo comma, del regolamento di procedura prevede che il procuratore regionale, prima di formulare le proprie conclusioni, compie «le istruttorie che ravvisi necessarie». E rientrerebbe nel potere-dovere del pubblico ministero – attesa la funzione, che gli è devoluta, di tutela degli interessi generali dell'Erario – l'acquisizione del fascicolo amministrativo e, con esso, del punto di vista dell'amministrazione finanziaria, la quale, resa così edotta della pendenza del giudizio, avrebbe la possibilità, ove lo ritenga opportuno, di intervenire nel giudizio promosso dall'esattore. 4. - In prossimità dell'udienza, la parte privata ha depositato una memoria illustrativa per ribadire le proprie conclusioni.1. - La questione di legittimità costituzionale – sollevata dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, con tre ordinanze di identico tenore, i cui giudizi, pertanto, possono essere riuniti per essere decisi con unica pronuncia – investe gli artt. 52, 53 e 54 del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con il regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, i quali recano la disciplina del giudizio, che si svolge dinanzi alla Corte dei conti, per rifiutato rimborso di quote di imposta inesigibili. Il giudice rimettente dubita che l'omessa previsione sia della notifica del ricorso dell'esattore all'amministrazione finanziaria interessata, sia della comunicazione a quest'ultima delle successive attività processuali, violi gli artt. 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, giacché la pur necessaria partecipazione a tale giudizio del pubblico ministero, quale garante dell'imparziale buona gestione contabile, non soddisferebbe la condizione di parità processuale e di contraddittorio tra le parti sostanziali del rapporto, una delle quali rimarrebbe al di fuori della dialettica processuale. 2. - Le censurate norme del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti dispongono che il ricorso per rifiutato rimborso di quote d'imposta inesigibili sia depositato nella segreteria della Corte (art. 52); dettano disposizioni sulla fissazione della relativa udienza di discussione e sulla comunicazione degli atti al pubblico ministero (art. 53); prevedono l'istruttoria e le relative conclusioni da parte del predetto organo, con conseguente deposito degli atti in segreteria ed avviso al ricorrente (art. 54). 3. - La questione è fondata. 3.1. - Questa Corte ha già scrutinato un'analoga questione, sollevata in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dichiarandola inammissibile (con la sentenza n. 65 del 1992) e manifestamente inammissibile (con l'ordinanza n. 217 del 1992): pur precisandosi che «non è a priori da escludersi che i procedimenti sulla materia contabile potrebbero ricevere, nel loro complesso, altra pur adeguata regolamentazione», è stato ritenuto che spetta al legislatore «stabilire […] nella discrezionalità delle scelte se le configurazioni procedimentali attuali vadano rimosse e sostituite e con quali conseguenze sull'intero sistema». 3.2. - Queste conclusioni meritano ora di essere rimeditate. Il giudizio avverso il rifiutato rimborso di quote di imposta inesigibili non è limitato all'esame della mera legittimità del provvedimento impugnato, il quale, definendo in sede amministrativa le posizioni soggettive che vengono poi fatte valere davanti alla Corte dei conti, costituisce pur sempre presupposto necessario del giudizio stesso. Esso investe, piuttosto, tutto il rapporto contabile tra l'amministrazione finanziaria e l'esattore, e con esso l'accertamento della posta attiva reclamata da quest'ultimo. All'esame della Corte dei conti viene sottoposto, pertanto, non già semplicemente l'atto finale del procedimento amministrativo, nel suo aspetto formale, perché se ne pronunci l'annullamento, bensì l'intero rapporto che ha formato oggetto della vertenza nella fase amministrativa; ed in caso di riscontrata illegittimità di detto atto, il giudice contabile accerta il diritto alla posta attiva rivendicata dall'esattore nell'ambito del rapporto contabile, eventualmente ordinando all'amministrazione finanziaria la restituzione della quota inesigibile. Inoltre, sebbene il giudizio nasca normalmente su istanza dell'esattore, il suo oggetto non muta quando sia l'ente impositore ad instaurare il rapporto contenzioso contro l'esattore che abbia ottenuto in sede amministrativa un provvedimento a sé favorevole sull'istanza di rimborso delle quote inesigibili: anche in tal caso, infatti, il giudizio è volto a definire la contestazione sorta su una partita di conto tra l'esattore e l'amministrazione finanziaria. Deve considerarsi che il giudizio de quo per rifiutato rimborso di quote di imposta inesigibili fuoriesce dallo schema generale dei giudizi contabili, nei quali il pubblico ministero, intervenendo a tutela dell'ordinamento e degli interessi generali ed indifferenziati della collettività (sentenza n. 104 del 1989), agisce, per questa via, anche a tutela degli interessi concreti e particolari dei singoli e delle amministrazioni pubbliche. Infatti tale giudizio è ad istanza di parte e l'azione è esercitata nel suo esclusivo interesse dall'esattore, il quale è solo uno dei soggetti del rapporto contabile in discussione, mentre l'amministrazione finanziaria, che è l'altro soggetto del medesimo rapporto, resta fuori dal processo. Questa diversità di trattamento delle parti del rapporto, determinata dalle norme censurate, contrasta con il diritto di difesa, con il principio del contraddittorio e con il principio della parità delle parti, sanciti dagli artt. 24 e 111, secondo comma, Cost. Pertanto, le norme denunciate, nella parte in cui non prevedono che il ricorso dell'esattore (parte istante) sia notificato all'amministrazione (parte resistente) e che anche ad essa siano dati gli ulteriori avvisi, violano i predetti articoli della Costituzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 52, 53 e 54 del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con il regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, nella parte in cui non prevedono che il ricorso dell'esattore sia notificato all'amministrazione finanziaria e che anche ad essa siano dati gli ulteriori avvisi. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 gennaio 2007. F.to: