[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 1, del codice di procedura penale, promosso con ordinanza emessa il 10 maggio 2000 dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Montepulciano nel procedimento penale a carico di C. S., iscritta al n. 438 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 30, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 21 marzo 2001 il giudice relatore Giovanni Maria Flick.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Montepulciano, con ordinanza emessa il 10 maggio 2000, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 1, cod. proc. pen. , "nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del giudice che, avendo contribuito a pronunciare sentenza di condanna di primo grado, si ritrovi, a seguito di successive vicende processuali, a dover riesaminare la medesima fattispecie, sia pure ai ... limitati fini dell'eventuale pronuncia del decreto che dispone il giudizio". Il giudice a quo premette, in punto di fatto, di aver concorso, quale componente del collegio, alla pronuncia della sentenza di condanna emessa il 26 aprile 1998 dal tribunale di Montepulciano nei confronti dell'imputato C.S. A seguito dell'annullamento della decisione da parte della Corte di appello di Firenze e della conseguente regressione del procedimento, esso rimettente - che aveva nel frattempo assunto le funzioni di giudice delle indagini preliminari nello stesso tribunale - si era peraltro trovato a conoscere nuovamente, in sede di udienza preliminare, dei fatti in precedenza giudicati. L'"eccezione di incompatibilità" - sollevata per tale ragione dalla difesa dell'imputato - non poteva, tuttavia, secondo il rimettente, essere accolta in base alle norme vigenti, non rientrando la fattispecie in questione fra quelle elencate dall'art. 34 cod. proc. pen; né, d'altra parte, poteva configurarsi un obbligo di astensione di esso giudice ai sensi dell'art. 36 cod. proc. pen. ; e particolarmente della lettera h) di tale disposizione, in quanto le "ragioni di convenienza", cui essa ha riguardo, sono, per giurisprudenza consolidata, di natura esclusivamente extraprocessuale. Ad avviso del giudice a quo, l'art. 34, comma 1, cod. proc. pen. contrasterebbe, peraltro, sotto il profilo indicato, con gli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione. L'ipotesi del giudice che, avendo concorso a pronunciare sentenza, venga chiamato a riesaminare la medesima vicenda in sede di udienza preliminare, risulterebbe, infatti, del tutto analoga a quella - considerata per converso generativa di incompatibilità dalla norma impugnata - del giudice che, avendo concorso a pronunciare sentenza in un grado di giudizio, si trovi ad esercitare le proprie funzioni in un diverso grado o nel giudizio di rinvio dopo l'annullamento. Anche nella prima evenienza si assisterebbe, per vero, ad una evidente compromissione dell'imparzialità del giudice, a fronte della "forza di prevenzione" esercitata, nella rinnovata fase processuale, dalle valutazioni compiute ai fini della precedente decisione. Quanto, poi, alla rilevanza della questione, il rimettente evidenzia come dalla sua decisione venga a dipendere "il regolare e imparziale svolgimento dell'udienza preliminare" in corso nel giudizio a quo. 2. - È intervenuto nel giudizio di costituzionalità il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata non fondata. L'Avvocatura erariale sottolinea, in particolare, come questa Corte abbia in più occasioni chiarito che la disciplina delle incompatibilità è volta ad evitare che la valutazione sul merito dell'accusa possa essere, o apparire, pregiudicata da precedenti valutazioni "di merito", onde la "relazione di incompatibilità" costituzionalmente rilevante avrebbe come termine di riferimento esclusivo il "giudizio" vero e proprio, ossia l'accertamento di merito sulla responsabilità dell'imputato. Tale qualifica non spetterebbe, per contro, all'udienza preliminare, in quanto sede di valutazioni meramente "propedeutiche" al giudizio stesso.1. - Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Montepulciano dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Carta, dell'art. 34, comma 1, cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del giudice che, avendo concorso a pronunciare sentenza in un grado di giudizio, si trovi, per effetto dell'annullamento della sentenza stessa e della conseguente regressione del processo, a dover riesaminare la medesima vicenda in sede di udienza preliminare. Alla radice del quesito di costituzionalità vi è il rilievo del diverso trattamento riservato alla fattispecie in esame rispetto ad ipotesi analoghe, per le quali è invece sancita l'incompatibilità, e particolarmente rispetto a quella del giudice che, avendo concorso a pronunciare sentenza in un grado del procedimento, sia chiamato ad esercitare funzioni di giudice negli altri gradi o a partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento. Risulterebbero in tal modo compromessi, oltre al principîo di uguaglianza, anche il diritto di difesa e la garanzia del giusto processo, di riflesso al vulnus dei principî di terzietà e imparzialità del giudice. 2. - La questione è fondata. 2.1. - La norma oggetto dello scrutinio di costituzionalità, dettando la regola primaria in tema di incompatibilità del giudice determinata da atti compiuti nel procedimento, delinea una incompatibilità di tipo "verticale" - in senso tanto "ascendente" che "discendente" - escludendo segnatamente che il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare sentenza in un grado del procedimento possa esercitare funzioni di giudice negli altri gradi, ovvero partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento o al giudizio per revisione. Alla previsione normativa resta estranea la fattispecie che qui interessa, ossia quella del giudice che, avendo pronunciato o concorso a pronunciare sentenza di primo grado, sia chiamato ad esercitare funzioni di giudice dell'udienza preliminare nel medesimo processo per effetto di una vicenda regressiva conseguenziale all'annullamento della decisione da parte del giudice di appello. L'udienza preliminare non può essere infatti considerata quale "grado diverso" rispetto alla fase del giudizio;