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Ho presentato un altro emendamento che mi ha creato parecchio travaglio interiore rispetto alla necessità di garantire alle ragazze e ai ragazzi con disabilità di avere, su richiesta dei genitori e con decisione unanime da parte dei docenti, la possibilità di ripetere l'anno. So che questo è un emendamento che può creare qualche elemento di ostilità da certi punti di vista, perché abbiamo chiuso classi e scuole speciali, abbiamo pensato e immaginato l'inclusione proprio perché abbiamo pensato che bisognasse immaginare percorsi didattici che non avessero bisogno di alcuna specialità. Capita però di trovarsi di fronte alla mamma o al papà che chiama piangendo perché il figlio è rimasto privo di didattica e dell'opportunità di apprendere. Infatti, anche per le ragazze e i ragazzi con disabilità l'apprendimento scolastico è indispensabile, dal momento che vengono loro date le basi per la costruzione di una futura inclusione nella società. Quando un ragazzo perde un anno e la mamma o il papà chiedono di farglielo recuperare, di fronte all'obbligo della promozione credo che saremmo stati troppo violenti e discriminatori nei confronti di queste ragazze e di questi ragazzi se non avessimo creato questa opportunità. La scuola ha tanti limiti, ma di fronte alla disabilità molto spesso anche in condizioni di normalità, quindi senza il lockdown , spesso mi era capitato di incontrare genitori che chiedevano le bocciature per poter ripetere l'anno, perché comunque quello è un ambiente considerato ovattato e protetto rispetto a quanto aspetta i ragazzi quando si finisce il ciclo di studi. Questo vuol dire che la scuola ha, in questi anni, costruito le condizioni per percorsi di inclusione veri; quindi quando abbiamo abolito le classi delle scuole speciali e abbiamo costruito questi percorsi di inclusione, abbiamo creato condizioni di crescita complessiva per ragazzi e ragazze, un aiuto vero per le famiglie. Io credo che dobbiamo investire su questo, migliorando e con insegnanti di sostegno sempre più formati. Questo lockdown ci ha insegnato che vi è una necessità di intervento suppletivo da parte della società, anche di fronte a bisogni considerati speciali, ma che molto spesso non vengono trattati con la stessa dignità con cui consideriamo interventi di altro tipo. Ringrazio pertanto il Ministro, il Governo e la maggioranza per questo provvedimento, con l'invito a fare uno sforzo in più e assumere l'impegno per una riapertura certa delle scuole. (Applausi). IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di iniziare il mio intervento vorrei trasmettere al Ministro la solidarietà del partito Fratelli d'Italia. Per noi ogni forma di violenza fa schifo; ogni forma di violenza rivolta alle donne ci fa doppiamente schifo. (Applausi). Quindi, da questo punto di vista, non sono ammessi equivoci per nessuno. Ciò detto, noi non voteremo però la fiducia a questo provvedimento; anzi, voteremo determinatamente contro la fiducia a questo Governo perché per un partito patriottico come il nostro non si può assolutamente sostenere un provvedimento che non sarebbe votato da nessuno del mondo della scuola italiana: dagli alunni, dalle famiglie, dal personale docente e non docente e dai dirigenti scolastici. Avete fatto un capolavoro al contrario: avete scontentato tutti e avete fatto un torto a chi, in questi mesi, ha veramente portato avanti l'istituzione della scuola italiana. Desidero ringraziare coloro - e soltanto loro, signor Ministro - che in questi mesi hanno compiuto ogni sforzo per garantire, seppur nell'emergenza, che il mondo dell'istruzione potesse andare avanti: ragazzi (soprattutto coloro che avevano minori possibilità) che hanno seguito la didattica a distanza; docenti che si sono inventati; famiglie che si sono massacrate dal punto di vista economico per sostenere i propri figli; tutto il mondo del personale ATA e dei dirigenti scolastici che ha cercato invano di capirci qualcosa per l'immediato e per il futuro. Entrerò, seppur velocemente, nel merito delle varie questioni. Signor Ministro, mi consenta di dire che, con il provvedimento in esame, a queste persone vengono date risposte completamente sbagliate. Di questa emergenza si poteva fare anche un'opportunità. È veramente un momento zero per fare giustizia e ripartire in modo nuovo. Parlo del cuore della vicenda, ossia della questione del concorso e della stabilizzazione dei precari. Fin dall'inizio della legislatura abbiamo avuto una linea di coerenza: pensiamo che il nostro precariato vada completamente stabilizzato, perché il merito non viene stabilito da un concorso a crocette, come era previsto nella stesura iniziale, né dal sistema che ipotizzate adesso. Desidero segnalarle, signor Ministro, che è lo stesso modello scelto per il concorso dei dirigenti scolastici, il quale ha generato un contenzioso mostruoso. Attenzione, quindi: abbiamo un esercito di professionisti che a settembre sarebbe stato certamente pronto ad essere in cattedra, fatto di persone che hanno servito lo Stato e in questi anni hanno assicurato la funzione della scuola. Senza i precari, non ci sarebbe stata la scuola italiana: non si possono trattare come kleenex usa e getta. Il merito sta nella capacità di fare il proprio lavoro di educatore e vale più un grammo di pratica e buon esempio che miliardi di parole e di teoria. Siamo quindi schierati, senza se e senza ma, con il nostro precariato e continueremo a portare avanti questa battaglia al loro fianco, perché ribadisco che non saremo mai dell'idea che lo Stato si possa servire di persone che non possono svolgere una funzione e poi sostenere che vanno cestinati: è un principio per noi inderogabile, che naturalmente vale anche per tutte le altre categorie del mondo della scuola. Ugualmente, signor Ministro, ci aspettavamo una scelta politica coraggiosa, anche per sanare le tante vicende di contenzioso esistenti. Parlo espressamente del concorso dei dirigenti scolastici e dei docenti delle suppletive 2016, persone che hanno rinunciato anche al loro lavoro a tempo indeterminato, perché vincitori del concorso, e poi, per effetto di una sentenza, si trovano a non essere, né docenti, né al posto di lavoro che avevano precedentemente. Come può uno Stato rimanere sordo rispetto a questa ingiustizia? È chiaro che è una decisione politica, ma, fino a quando non avremo il coraggio di affrontare politicamente tali questioni, staremo sempre ad arrenderci docilmente al dio della Ragioneria dello Stato e alle sentenze della magistratura e il nostro ruolo politico in quest'Aula verrà a mancare completamente. Non servirà avere un Governo, un Ministro e un Parlamento, ma soltanto un'attività di carattere freddo e burocratico, che chiaramente non può essere la politica italiana. Lo diciamo soprattutto in questo momento, in cui bisogna dare segnali al Paese, secondo i quali c'è qualcuno in cabina di comando e alla guida e la macchina non è a folle e in discesa ad assecondare gli eventi. Com'è possibile che, a pochi giorni dagli esami di Stato, i nostri alunni e le nostre famiglie non sappiamo ancora nulla? Sono preoccupati del loro futuro e del loro destino, perché i figli si mettono davanti a tutto. Per molti mesi, durante questa crisi, ho sentito il presidente Conte parlare di modello Italia: quale?