[pronunce]

Le parti hanno posto in risalto l'unitarietà del ruolo della carriera diplomatica (art. 101 del d.P.R. n. 18 del 1967), contraddistinta dall'avvicendarsi di periodi di servizio all'estero e da periodi di servizio in Italia, e hanno osservato che il funzionario diplomatico non beneficia di una facoltà di scelta circa la permanenza all'estero o il richiamo in Italia. A fronte di tali peculiarità della carriera diplomatica, sarebbe ingiustificata, fonte di «grave sperequazione» nonché di una «palese disparità di trattamento» la notevole decurtazione del trattamento di quiescenza e dell'indennità di buonuscita che deriva dal computo dell'indennità di posizione al minimo e non nella misura prevista in relazione al grado. Non sarebbe ragionevole attribuire un rilievo determinante al luogo in cui casualmente si conclude la carriera lavorativa, nell'adempimento dei propri doveri di servizio. Tale incongruenza emergerebbe anche dal raffronto con l'indennità integrativa speciale: pur non essendo corrisposta durante il periodo di servizio all'estero, tale voce sarebbe comunque computata ai fini pensionistici. Né l'incongruenza potrebbe essere giustificata in ragione del mancato pagamento dei necessari contributi previdenziali: al diplomatico sarebbe sufficiente tornare in Italia anche pochi giorni prima del pensionamento per fruire dell'indennità di posizione, ai fini previdenziali, in misura corrispondente al grado. La prassi dei rientri anticipati in Italia, che avrebbe riguardato un gran numero di diplomatici, sarebbe pertanto contraria al principio di buon andamento dell'amministrazione. Il trattamento deteriore non potrebbe essere considerato ragionevole neppure sulla scorta del godimento dell'indennità di servizio all'estero, in quanto tale indennità persegue la diversa funzione di sovvenire agli oneri derivanti dal servizio all'estero e non ha natura retributiva. 3.- È intervenuto in tutti i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto di dichiarare inammissibili e/o non fondate le questioni sollevate dal rimettente. 3.1.- La difesa dello Stato ha formulato, in linea preliminare, molteplici eccezioni di inammissibilità. 3.1.1.- Le questioni sarebbero inammissibili per incompleta ricostruzione del quadro normativo e tali lacune comprometterebbero l'iter logico argomentativo posto a fondamento delle censure, sia sotto il profilo della rilevanza, sia sotto quello della non manifesta infondatezza. Il rimettente non avrebbe offerto alcun ragguaglio sulla complessa evoluzione del trattamento previdenziale del personale appartenente alla carriera diplomatica. Non sarebbe stata adeguatamente valutata la disciplina del trattamento retributivo del personale diplomatico all'estero, che include emolumenti aggiuntivi, come l'indennità di servizio all'estero. 3.1.2.- Un ulteriore profilo di inammissibilità si ravviserebbe nella mancata sperimentazione di un'interpretazione conforme a Costituzione. Il rimettente, nel sottrarsi al doveroso tentativo di esplorare una interpretazione costituzionalmente orientata, si prefiggerebbe di ottenere da questa Corte un improprio avallo dell'interpretazione che ha prescelto. 3.1.3.- Le questioni sarebbero inammissibili anche per l'indeterminatezza e l'inadeguatezza del petitum, che non indicherebbe una soluzione costituzionalmente obbligata. 3.1.4.- Carente sarebbe anche la motivazione in punto di non manifesta infondatezza. Il rimettente non avrebbe considerato che l'indennità di posizione, pur conteggiata nella misura minima, è controbilanciata dal riconoscimento di ulteriori voci retributive e che l'indennità di servizio all'estero è, sia pure in parte, pensionabile. 3.2.- I dubbi di legittimità costituzionale prospettati dal rimettente, nel merito, non sarebbero fondati sia con riguardo all'art. 3, secondo comma, Cost. sia con riguardo all'art. 97, secondo comma, Cost., parametro che non potrebbe essere invocato per conseguire miglioramenti retributivi. 4.- In prossimità dell'udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria illustrativa, per insistere nell'accoglimento delle conclusioni preliminari e di merito. 5.- In vista dell'udienza, hanno depositato memorie illustrative anche le parti, per ribadire le conclusioni già rassegnate e replicare alle argomentazioni dell'Avvocatura generale dello Stato. 6.- All'udienza le parti hanno chiesto l'accoglimento delle conclusioni formulate negli scritti difensivi.1.- Con le ordinanze indicate in epigrafe, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Lazio, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 43, primo comma, del d.P.R. n. 1092 del 1973 e dell'art. 170, primo comma, del d.P.R. n. 18 del 1967, in riferimento agli artt. 3, secondo comma, e 97, secondo comma, Cost. Le censure del giudice rimettente investono il trattamento previdenziale del personale diplomatico assegnato all'estero al momento del collocamento a riposo e, in particolare, la valutazione dell'indennità di posizione ai fini pensionistici, nel sistema retributivo applicabile nella specie. Alla luce del tenore testuale delle disposizioni censurate, il giudice a quo argomenta che l'indennità in esame è computata nella misura minima, stabilita dalle disposizioni applicabili per il caso di servizio all'estero, e non è commisurata al grado e alle funzioni del diplomatico che concluda la carriera in una sede estera. 1.1.- Il descritto meccanismo di computo dell'indennità di posizione contrasterebbe, anzitutto, con il «principio di eguaglianza sostanziale» (art. 3, secondo comma, Cost.) e sarebbe foriero di un'arbitraria disparità di trattamento pensionistico tra i diplomatici in servizio in Italia, che ai fini previdenziali beneficiano di una indennità di posizione liquidata nel più cospicuo importo base, e i diplomatici in servizio all'estero, che godono della citata indennità soltanto nella misura minima. La circostanza accidentale della conclusione all'estero della carriera diplomatica, che pure si caratterizza come unitaria, determinerebbe una considerevole riduzione del trattamento di quiescenza. Il riconoscimento dell'indennità di servizio all'estero, che persegue una diversa funzione e non è valorizzata ai fini previdenziali, non giustificherebbe la sperequazione denunciata. 1.2.- Il giudice rimettente ravvisa, inoltre, il contrasto con il principio di buon andamento dell'amministrazione di cui all'art. 97, secondo comma, Cost. In conseguenza della disciplina sospettata di illegittimità costituzionale, il diplomatico assegnato a una sede estera potrebbe infatti essere indotto all'immediato collocamento a riposo, quando già abbia maturato i requisiti per conseguire la pensione, o potrebbe scegliere di rientrare nella sede centrale prima del collocamento a riposo, «in potenziale contrasto con l'incondizionata protrazione del servizio all'estero». 2.- I giudizi, che hanno ad oggetto le medesime disposizioni, censurate in riferimento ai medesimi parametri costituzionali, devono essere riuniti e decisi con un'unica pronuncia.