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(Applausi) . È da marzo del 2020 che ci stiamo dicendo che bisogna fare 400.000-500.000 tamponi al giorno; i Paesi più importanti d'Europa lo fanno, e noi no. Io voglio sapere perché. Voglio che il rappresentante del Governo nella replica ci dica perché non facciamo i tamponi, dal momento che lui, per primo, dice una cosa sacrosanta. Perché ancora noi continuiamo a pensare di far pagare i tamponi anche a chi, per necessità magari o perché sta in quella fascia intermedia tra chi è esentato e chi ha avuto patologie, non se la sente di fare il vaccino? Se io ho avuto un ictus, Presidente, ci penso dieci volte prima di fare il vaccino; avendo la possibilità di fare il tampone, voglio fare il tampone. Perché me lo devo pagare? PRESIDENTE. La invito a concludere. ZAFFINI (FdI) . Sto terminando, Presidente. Abbiamo tutto il tempo del mondo, perché siamo solo in cinque. Non si preoccupi. PRESIDENTE. Lei ha dieci minuti a disposizione e li sto già prolungando. ZAFFINI (FdI) . Ho finito. Voglio solo sapere dal collega Sileri perché dentro quel Ministero non c'è nessuno che si sveglia la mattina e dice di fare da oggi 500.000 tamponi, di tracciare il maledetto virus, di vedere dove sta, di individuare le varianti e i focolai, di praticare le cure domiciliari e aggredire la pandemia anche con le cure e non solo con gli obblighi, anche di contenimento delle attività economiche, che ancora esistono. Voglio capire dal rappresentante del Governo cosa accade in questo Paese. E non sono un no vax: sono un pro vax, ho fatto il vaccino e dico a tutti di farlo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (PD) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, il decreto-legge in discussione interviene con misure urgenti per l'esercizio in sicurezza delle attività scolastiche, dalle scuole alle università, delle attività sociali e culturali e in materia di trasporti. Si tratta di scelte nette ma fondamentali per contrastare la pandemia, garantendo dunque su tutto il territorio nazionale il regolare svolgimento dei servizi educativi e della didattica in presenza, bilanciando così il diritto costituzionale alla salute con quello all'istruzione. Sappiamo che in una parte dell'opinione pubblica le annunciate misure hanno suscitato diverse perplessità - abbiamo sentito anche poco fa un'espressione di tali perplessità - credo soprattutto perché le stesse venivano presentate nel passato al di fuori di un discorso organico e coerente. Il provvedimento in esame - a mio avviso - colma in larga misura questi limiti, proponendosi senza mezzi termini di chiedere al Paese uno sforzo condiviso per superare questa fase di transizione da una situazione emergenziale - caratterizzata da numeri preoccupanti di contagi da Covid-19, da ricoveri che rendevano le nostre strutture ospedaliere oberate e in difficoltà nel garantire sufficienti posti letto e da un numero di morti davvero esorbitante - alla ripresa, dal lockdown , con la totale chiusura delle attività commerciali, produttive, sociali e culturali, alla progressiva ripresa della vita quotidiana. Abbiamo imparato che tutto questo non può avvenire attraverso il liberi tutti e che l'emergenza non è del tutto superata. Gli sforzi per la vaccinazione di massa sono stati decisivi per garantire uno scudo protettivo efficace, ancorché non risolutivo per la presenza di varianti ancora in grado di colpire. Le misure precauzionali, quali l'uso di mascherine e disinfettanti, il distanziamento interpersonale sono ancora essenziali, e lo sappiamo. Per questo il progressivo utilizzo dello strumento del green pass rappresenta un'idonea certificazione prudenziale per poter vivere in una situazione di relativa sicurezza e sperare in un ritorno alla normalità. La scuola ha dato una grande prova di responsabilità, sia nel pieno della pandemia, sia oggi, con la ripresa delle lezioni in presenza. Consentitemi di dire che la differenza, rispetto all'anno scolastico passato, è che, nonostante gli sforzi della ministra Azzolina per garantire l'apertura delle scuole con la didattica in presenza, senza il piano vaccinale realizzato nel corso del 2021 e la conseguente immunità di gregge sarebbe stata impossibile la riapertura. Va dato atto comunque al corpo docente di aver saputo far fronte alle difficoltà legate alla didattica a distanza, che ha privato gli insegnanti dell'essenziale rapporto umano con gli studenti e li ha costretti a percorsi educativi inediti con le piattaforme on line . Hanno saputo far fronte alla situazione in modo ammirevole, garantendo una qualità formativa in taluni casi ottima e perfino eccellente. Dobbiamo ringraziarli per questo impegno, che ha saputo mantenere viva la comunità scolastica. Oggi, anche con il presente decreto-legge, è possibile riprendere le normali attività scolastiche, ottemperando agli adempimenti di sicurezza atti a contenere il rischio di contagio. Le prime settimane sembrano incoraggianti e, tranne sporadici casi, non risultano criticità di rilievo. È troppo importante che le cose continuino così. La didattica a distanza, gli ausili informatici, i sussidi multimediali possono integrare la didattica, ma non potranno mai sostituire una comunità scolastica che vive di relazioni, di emozioni, di socialità, di condivisione. Una risposta organizzata, condivisa e chiara negli obiettivi da parte del mondo scolastico, dagli studenti ai docenti, al personale ATA, alla dirigenza, rispetto ai rischi ancora incombenti può, anzi, rappresentare un momento di crescita formativa importante. Mi auguro vivamente, da ex docente, che si sappiano cogliere queste opportunità, ma anche il Governo deve fare la sua parte e cogliere tali opportunità. La perdurante emergenza da Covid-19 impone il ridimensionamento delle classi, in nome del distanziamento sociale, ma alla ripartenza dovremo pensare seriamente alla fine delle classi sovraffollate, perché il sovraffollamento delle classi è la prima causa dell'abbandono e dell'elusione scolastica: su questo ci sono studi importanti, svolti sia a livello nazionale, sia Regione per Regione. Questo è un fatto importante, così come un altro fatto estremamente significativo, che porta alla cosiddetta mala istruzione, è la demotivazione del corpo docente, per questioni non soltanto legate agli stipendi, ma anche e soprattutto al fatto che, negli ultimi decenni, hanno perso quel ruolo sociale che hanno sempre avuto nel nostro Paese. Naturalmente queste misure precauzionali devono valere non solo all'interno degli ambienti scolastici, ma anche al di fuori, nelle serate ludiche dei ragazzi con gli amici, nelle attività sportive, nei centri di ritrovo e in famiglia. Questo è un esame di maturità che la situazione ci impone. Il sistema dei trasporti rappresenta un altro momento fondamentale: evitare per quanto possibile assembramenti dipenderà non solo dalla capacità dei ragazzi di rispettare le regole anti-Covid, ma anche dall'organizzazione di un piano di trasporti razionale e funzionale, regionale e comunale, che eviti sovraffollamenti e sia in grado di allestire un parco bus adeguato. Anche il mondo della cultura, così come quello della scuola e delle attività sportive, è stato fortemente colpito dalla pandemia.