[pronunce]

2.1.- La disposizione censurata, in particolare, sarebbe illogica e irragionevole, determinando il paradossale risultato secondo cui, nei confronti di un soggetto cui è stata applicata una misura cautelare per un reato che non rientra tra quelli indicati dal suddetto art. 7, comma 3, debba essere sospesa l'erogazione del reddito o della pensione di cittadinanza, mentre un soggetto che per il medesimo reato sia stato condannato con sentenza non definitiva non sarebbe destinatario del provvedimento di sospensione. Conseguenza illogica, tenuto conto che per l'applicazione di una misura cautelare sono sufficienti i «gravi indizi di colpevolezza», mentre per una sentenza di condanna l'imputato deve risultare «colpevole del reato contestato al di là di ogni ragionevole dubbio» (art. 533 del codice di procedura penale). 2.2.- Ulteriore conclusione irrazionale e paradossale deriverebbe dal fatto che, nei confronti del soggetto a cui sia stata sospesa l'erogazione del reddito di cittadinanza in virtù dell'applicazione di una misura cautelare personale per un reato diverso da quelli indicati dal citato art. 7, comma 3, la stessa sospensione potrà essere revocata qualora il medesimo soggetto venga successivamente condannato in via definitiva per il reato in questione. 3.- La questione non è fondata. 3.1.- L'art. 2 del d.l. n. 4 del 2019, nella sua versione originaria, individuava i requisiti reddituali e personali per beneficiare del reddito di cittadinanza, che devono essere posseduti, sia alla presentazione della domanda da parte del richiedente, sia per tutta la durata dell'erogazione del beneficio. Il successivo art. 7, comma 3, invece, prevedeva le misure nei confronti di chi benefici del reddito di cittadinanza senza averne i requisiti. Così, tra le altre misure, era stabilita la revoca del beneficio (disposta dall'Istituto nazionale di previdenza sociale, da qui: INPS) - con efficacia retroattiva e obbligo alla restituzione di quanto indebitamente percepito - nel caso di condanna in via definitiva (o di sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti) per i reati di cui ai commi 1 e 2 dello stesso art. 7 (attinenti alle false dichiarazioni o alle omesse comunicazioni concernenti i requisiti per ottenere e mantenere il reddito di cittadinanza), nonché per quello previsto dall'art. 640-bis del codice penale (ossia il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), con l'ulteriore effetto di non poter più richiedere il beneficio prima che siano decorsi dieci anni dalla condanna. In sede di conversione del d.l. n. 4 del 2019 sono intervenute rilevanti modifiche a tali disposizioni. In primo luogo, è stata inserita la lettera c-bis) nell'art. 2, comma 1, che ha aggiunto, tra i requisiti necessari a ottenere il reddito di cittadinanza, la mancata sottoposizione a misura cautelare personale, anche adottata a seguito di convalida dell'arresto o del fermo, nonché la mancanza di condanne definitive, intervenute nei dieci anni precedenti la richiesta, per i delitti indicati dall'art. 7, comma 3. In secondo luogo, tra siffatti delitti sono stati inclusi anche quelli di cui agli artt. 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter e 422 cod. pen, nonché quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto art. 416-bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni di cui allo stesso articolo. Si tratta di reati ritenuti di particolare allarme sociale, concernenti fattispecie di terrorismo ed eversione e di stampo mafioso, già individuati dall'art. 2, comma 58, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita) quale causa di revoca, in caso di condanna, degli ammortizzatori sociali, comunque denominati in base alla legislazione vigente, di cui il condannato sia eventualmente titolare (come l'indennità di disoccupazione, l'assegno sociale, la pensione sociale e la pensione per gli invalidi civili). La legge di conversione, infine, ha aggiunto al testo del decreto-legge l'art. 7-ter, oggetto di censura, che ha introdotto la fattispecie della sospensione del reddito di cittadinanza nei confronti del beneficiario o del richiedente a cui venga applicata una misura cautelare personale, nonché del condannato con sentenza non definitiva per uno dei reati di cui al predetto art. 7, comma 3. La sospensione, inoltre, si applica anche nei confronti del beneficiario o del richiedente dichiarato latitante ai sensi dell'art. 296 cod. proc. pen. o che si sia sottratto volontariamente all'esecuzione della pena. A differenza della revoca, la sospensione non ha effetto retroattivo ed è adottata dal giudice che ha disposto la misura cautelare o ha emesso la sentenza di condanna non definitiva o ha dichiarato la latitanza, ovvero dal giudice dell'esecuzione, su richiesta del pubblico ministero che ha emesso l'ordine di esecuzione di cui all'art. 656 cod. proc. pen. , al quale il condannato si sia volontariamente sottratto. Il provvedimento di sospensione è poi comunicato all'INPS, che deve disporre la temporanea cessazione dell'erogazione del reddito di cittadinanza. La sospensione può a sua volta essere revocata dall'autorità giudiziaria che l'ha disposta, quando vengano meno le condizioni che l'avevano determinata, con la conseguenza che l'interessato potrà presentare domanda all'ente previdenziale per il ripristino dell'erogazione, che non ha però effetto retroattivo (non prevedendosi, pertanto, la corresponsione differita degli importi maturati durante il periodo di sospensione). 3.2.- Ricostruito così il quadro normativo appare corretta l'interpretazione del giudice a quo, condivisa anche dall'Avvocatura generale dello Stato, secondo cui la sospensione del reddito di cittadinanza consegue all'applicazione di una misura cautelare personale per qualsiasi tipologia di reato. Più difficilmente percorribile, sia per ragioni lessicali, sia alla luce dei lavori parlamentari (in particolare del dossier del Servizio studi della Camera dei deputati) e della prassi applicativa, risulterebbe, invece, il differente percorso argomentativo, pure implicitamente ipotizzato dal rimettente, secondo cui le misure cautelari personali che comportano la sospensione del reddito di cittadinanza sono solo quelle disposte per i reati di cui all'art. 7, comma 3, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito. Ciò precisato, il provvedimento di sospensione del reddito di cittadinanza, nel caso di sopravvenuta misura cautelare personale a carico del richiedente o del beneficiario, appare trasparentemente collegato alla circostanza che la mancata soggezione a tali misure, così come l'assenza di una condanna per taluni specifici reati (intervenuta nei dieci anni antecedenti), costituiscano due requisiti essenziali per l'ottenimento del reddito di cittadinanza.