[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito del decreto del Presidente della Corte costituzionale del 2 dicembre 2015, promosso dalla Procura della Corte dei conti presso la Sezione giurisdizionale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, sede di Bolzano, con ricorso depositato in cancelleria il 9 giugno 2016 ed iscritto al n. 7 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2016, fase di ammissibilità. Udito nella camera di consiglio del 9 novembre 2016 il Giudice relatore Giuliano Amato. Ritenuto che con ricorso depositato in data 9 giugno 2016, la Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, sede di Bolzano, ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato nei confronti della Corte costituzionale, in riferimento all'adozione, da parte del Presidente della Corte costituzionale, del decreto del 2 dicembre 2015 con il quale è stata disposta l'archiviazione dell'istanza di correzione di due errori materiali dell'ordinanza della Corte costituzionale n. 323 del 2013, presentata dalla Procura ricorrente con atto pervenuto alla Corte in data 26 ottobre 2015; che tale provvedimento presidenziale, secondo la ricorrente, sarebbe lesivo delle prerogative costituzionali di indipendenza ad essa riconosciute dall'art. 108, comma secondo, della Costituzione; che la Procura regionale premette che, con ordinanza n. 323 del 2013, questa Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della asserita «pretesa» del Presidente della Repubblica di valutare, su diretta sollecitazione del Presidente della Provincia autonoma di Bolzano, la correttezza dell'operato della Procura della Corte dei conti di Bolzano, in relazione a due specifici procedimenti di responsabilità amministrativa; nonché a seguito della successiva asserita «interferenza», da parte dello stesso Presidente della Repubblica, con l'esercizio dell'attività della Procura medesima, attraverso contatti ufficiosi con i vertici della Corte dei conti; che tuttavia, ad avviso della ricorrente, nel riferire le ragioni poste a fondamento del ricorso, nell'ordinanza n. 323 del 2013 viene riportato - contrariamente al chiaro ed univoco tenore testuale del documento richiamato nel ricorso - che il comunicato stampa del Quirinale del 4 marzo 2013 aveva smentito, anziché confermato, la consegna di un promemoria tra il Presidente della Provincia autonoma e il Presidente della Repubblica, o comunque l'illustrazione di esso da parte del primo; e viene altresì riportato che nello stesso comunicato stampa veniva smentito il coinvolgimento dei vertici della Corte dei conti nei termini descritti; che in realtà, secondo la Procura contabile, nel ricorso era stato chiaramente evidenziato come il comunicato stampa avesse confermato l'illustrazione al Capo dello Stato di un promemoria da parte del Presidente della Provincia autonoma, limitandosi a smentire il fatto che «la Presidenza della Repubblica sia stata interessata ad inchieste sull'uso di fondi riservati della Provincia, di cui d'altronde non c'è alcun riferimento nel documento illustrato dal Presidente della Provincia autonoma nel corso di un colloquio istituzionale con il Capo dello Stato avvenuto all'inizio del mese di giugno del 2012»; che la ricorrente osserva, inoltre, che il comunicato stampa del Quirinale non avrebbe spiegato in quale modo il Procuratore generale, a soli tre giorni dall'incontro istituzionale svoltosi il 5 giugno 2012 nel Palazzo del Quirinale, fosse stato messo a conoscenza delle improprie sollecitazioni rivolte dal Presidente della Provincia autonoma al Capo dello Stato; che di conseguenza, la Procura contabile, ritenendo che le espressioni testuali contenute nell'ordinanza n. 323 del 2013 - a suo avviso totalmente difformi dalla realtà, di cui offrivano una ricostruzione non veritiera - fossero frutto di un lapsus calami da parte del redattore del provvedimento, faceva pervenire in data 26 ottobre 2015 al Presidente della Corte costituzionale un'istanza di correzione di errore materiale della richiamata ordinanza; che in particolare, ad avviso della ricorrente, la Corte costituzionale sarebbe incorsa in due evidenti errori materiali nel riferire che «tale circostanza è stata smentita con una nota ufficiale del Quirinale», anziché scrivere «tale circostanza è stata confermata con una nota ufficiale del Quirinale»; nonché, in riferimento alla frase «sempre secondo la ricostruzione della Procura ricorrente, smentita dal Quirinale», nella quale sarebbe stata omessa la parola "non" prima di «smentita dal Quirinale»; che la Procura contabile riferisce che, con provvedimento adottato in data 2 dicembre 2015, il Presidente pro tempore della Corte costituzionale, «sentita la Corte» - senza tuttavia specificare quando, in quale modo e in quale composizione sia stata sentita -, richiamate le ragioni poste a fondamento dell'istanza e «considerato che non si è in presenza di errori materiali ai sensi dell'art. 32 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, approvate dalla Corte il 7 ottobre 2008, bensì di un'attività valutativa degli atti di causa il cui significato peraltro non è suscettibile di essere equivocato nella sua oggettiva configurazione», dichiarava l'istanza «manifestamente irricevibile» e ne disponeva la trasmissione all'archivio della cancelleria; che ad avviso della ricorrente, il Presidente della Corte costituzionale avrebbe in tal modo deciso con un proprio provvedimento sui generis il merito dell'istanza di correzione di errore materiale dell'ordinanza n. 323 del 2013, senza dare formale avvio al relativo giudizio disciplinato dall'art. 32 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, e dunque senza avvisare le parti; senza, inoltre, fissare apposita camera di consiglio dinanzi alla Corte costituzionale nella sua composizione collegiale; senza, infine, lasciare che ad adottare la decisione circa l'ammissibilità, la ricevibilità, la fondatezza o non fondatezza dell'istanza fosse la Corte costituzionale nella sua composizione collegiale a mezzo di apposita ordinanza; che in ordine al requisito soggettivo, ad avviso della Procura ricorrente non vi sarebbero dubbi in ordine alla legittimazione passiva della Corte costituzionale ad essere parte di un conflitto tra poteri dello Stato, potendo anch'essa - fermo restando il principio di insindacabilità delle relative decisioni, ai sensi dell'art. 137 Cost. - ledere le prerogative costituzionali di altri poteri dello Stato attraverso atti invasivi delle relative competenze; che viene richiamata, al riguardo, l'ordinanza di questa Corte n. 77 del 1981, secondo la quale «la Corte costituzionale [rientra] - potenzialmente - fra gli organi legittimati ad essere parti in conflitti di attribuzione fra poteri dello Stato»;