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Questi progressi sono anche il frutto del confronto di coordinamento tra i vari Paesi europei grazie all'impulso dell'Italia e al suo intenso lavoro di tessitura culminato nel vertice che abbiamo svolto con i Paesi del Mediterraneo a Venezia lo scorso 3-4 giugno. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Balboni, per due minuti. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, signora Ministro, mi meraviglia che lei riesca a tener conto anche degli sbarchi fantasma perché se sono tali, nessuno può sapere quanti sono, quando avvengono e in che misura. Complimenti però per questo. Per quanto riguarda la teoria della ricollocazione, signora Ministro, non si può pretendere di ricollocare migranti che arrivano sulle nostre coste senza essere veri rifugiati. Lei sa meglio di me che chi veramente fugge dalla guerra, dalla persecuzione, chi veramente ha diritto allo status di rifugiato è al massimo il 10 per cento di chi arriva. L'altro 90 per cento sono rifugiati economici, come dimostra anche la composizione anagrafica; sono in stragrande maggioranza uomini giovani e in forze, diversamente dall'Ucraina dove il 90 per cento sono donne e bambini che scappano davvero dalla guerra. Capisce, signora Ministro, la differenza? La soluzione non è aiutare gli sbarchi, non sono le ONG che fanno da taxi del mare per gli scafisti per il traffico di esseri umani. La soluzione consiste nel bloccare le partenze; meno partenze significa anche meno morti. È un dato statistico, signora Ministro. L'unico modo di bloccare le partenze è far sì che, d'accordo con gli Stati di origine, ci sia quello che noi chiamiamo in gergo blocco navale, anche se in realtà non è propriamente un blocco navale perché non proponiamo un atto di guerra, ma un atto di pace in accordo con i Paesi di origine in modo che in tali Paesi si facciano le domande di asilo e presso le rappresentanze diplomatiche dei Paesi di origine o di transito si possano presentare le domande ed effettuare lo screening. Si tratta di uno screening che dovremmo comunque fare in qualsiasi forma di ricollocazione riuscissimo ad avere ottenendo il via libera dall'Europa. È molto discutibile che Paesi europei accettino immigrati che non hanno titolo per rimanere sul nostro territorio. Pertanto, signora Ministro, la soluzione che Fratelli d'Italia propone, che spero prima o poi il Governo vorrà adottare, è far sì che queste barche della disperazione non partano. Questo è il vero obiettivo cui dobbiamo tendere. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Biti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03433 sull'utilizzo di risorse del PNRR per la rigenerazione urbana anche nei Comuni minori, per tre minuti. BITI (PD) . Signora Ministro, abbiamo presentato questa interrogazione per capire come il Governo abbia intenzione di rimediare ad alcune piccole questioni che riguardano l'utilizzo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la rigenerazione urbana anche nei Comuni minori e per Comuni minori intendo soprattutto quelli tra i 5.000 e i 15.000 abitanti, ma a volte anche fino a 50.000. Signora Ministro, lei sa che cosa hanno in comune i Comuni di Camponogara di Montespertoli e di Lauria - uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud - vale a dire il fatto che per più regole non troverebbero bandi adatti per progetti di rigenerazione urbana. Sappiamo che l'attuale Governo è nato anche e soprattutto per dare attuazione ai principi contenuti nel Next generation EU e quindi nel PNRR. Uno di questi, il primo a nostro avviso, è quello di colmare le disuguaglianze, che sono anche territoriali. Nei Comuni tra i 5.000 e i 20.000 abitanti, che rappresentano il 18 per cento dei Comuni italiani, vivono 18 milioni di persone, 18 milioni di cittadini che non potranno beneficiare di fondi del PNRR per regole e criteri che sono stati usati finora nei bandi per la rigenerazione urbana (PNRR e sport, ad esempio). Peraltro ci sono alcuni criteri, come l'indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) ormai famoso tra i nostri sindaci, o l'associazione che viene richiesta per Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti, che sono lacci che non permettono di accedere a questi bandi, che invece darebbero la possibilità di disporre di risorse che potrebbero ridurre quelle marginalità sociali che nei piccoli Comuni sono fondamentali. Le grandi città da parte loro hanno caratteristiche che permettono di avere di per sé risorse e investimenti anche da privati; nei piccoli Comuni questo è difficilissimo, soprattutto nelle aree rurali, ma anche in quelle urbane. Ridurre dunque le disuguaglianze, che è la priorità del PNRR, in base alla nostra considerazione, non riesce ad essere attualizzato per i Comuni più piccoli. Bisogna dare le stesse opportunità: il PNRR ci chiede questo. Chiudo facendo riferimento anche a tanti emendamenti che il Partito Democratico ha presentato in questo senso e che non capiamo come mai abbiano sempre avuto parere contrario da parte del Governo. PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, consigliere di Stato Lamorgese, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. LAMORGESE, ministro dell'interno . Signor Presidente, in via preliminare e ferme restando le prevalenti competenze del Ministero dell'economia e delle finanze in materia, occorre ricordare che la legge n. 160 del 2019 ha previsto per i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e per ciascuno degli anni dal 2021 al 2034 specifici finanziamenti per investimenti in progetti di rigenerazione urbana volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano. L'erogazione di tali contributi è stata attuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 gennaio 2021, a seguito di un'intesa acquisita in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali anche con l'ANCI. In quella sede fu individuato tra i criteri per la selezione dei progetti quello che fa riferimento all'indice di vulnerabilità sociale e materiale definito dall'Istat derivante dalla necessità di riconoscere una preferenza alle realtà più svantaggiate. Rammento anche che per ampliare la sfera dei beneficiari furono stanziate ulteriori risorse per 905 milioni di euro dal decreto-legge n. 17 del 2022, consentendo anche il finanziamento di tutte le altre opere ammesse nella graduatoria finale. La legge di bilancio 2022 ha poi previsto l'assegnazione ai Comuni di contributi per investimenti nel limite complessivo di 300 milioni di euro per l'anno in corso, sempre al fine di favorire gli investimenti in progetti di rigenerazione urbana. Tra i possibili beneficiari sono contemplati i Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti che, in forma associata, presentano una popolazione superiore a tale limite. La stessa legge di bilancio prevede che, qualora l'entità delle richieste superi l'ammontare delle risorse, l'attribuzione sia effettuata a favore dei Comuni che presentino un valore più elevato dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale.