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La Repubblica tutela l'uso della lingua romanì, ne promuove lo studio e la conoscenza della relativa letteratura. 2. Ogni persona appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti ha il diritto di utilizzare liberamente e senza ostacoli la lingua romanì in pubblico e in privato, oralmente e per iscritto, in conformità con l'articolo 10 della Convenzione-quadro. 3. Il diritto all'uso della lingua romanì e all'interprete da parte della persona appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti è garantito nell'ambito dei procedimenti giudiziari che si svolgono sul territorio della Repubblica, secondo quanto previsto dalle norme generali in materia. 4. Le pubbliche amministrazioni, anche in collaborazione con associazioni rappresentative dei Rom e dei Sinti, redigono le comunicazioni e gli atti che riguardano prevalentemente persone appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti anche in lingua romanì. Esse possono altresì avvalersi di mediatori linguistico-culturali per lo svolgimento di attività rivolte nei confronti di tali persone. 5. Le pubbliche amministrazioni che dispongono di uffici frequentemente a contatto con persone appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti provvedono, anche attraverso convenzioni con altri enti o con le associazioni iscritte nel Registro nazionale istituito ai sensi dell’articolo 35 della presente legge, a garantire la presenza di personale in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la lingua romanì e, a tal fine, possono attingere anche alle risorse disponibili nel Fondo nazionale per la tutela delle minoranze linguistiche, istituito dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482, presso il Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Art. 17. (Diritto di usare la lingua romanì per i propri nomi e cognomi e per informazioni ed insegne di carattere privato esposti al pubblico) 1. Ogni persona appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti, in conformità con l'articolo 11 della Convenzione-quadro, ha il diritto di: a) utilizzare il proprio cognome (il suo patronimico) e i suoi nomi propri nella lingua romanì e, in tal caso, ha diritto al loro riconoscimento ufficiale; b) esporre in pubblico insegne, iscrizioni e altre informazioni di carattere privato in lingua romanì. All’insegna, all'iscrizione o all'informazione redatta nella lingua romanì è sempre comunque affiancata quella redatta in lingua italiana. 2. Analogamente a quanto previsto dall'articolo 11 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, i cittadini italiani appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti, i cui cognomi o i nomi siano stati modificati prima della data di entrata in vigore della presente legge o ai quali sia stato impedito in passato di apporre il proprio nome nella lingua romanì, hanno diritto di ottenere, previa apposita richiesta e sulla base di adeguata documentazione, il ripristino degli stessi in forma originaria. Il ripristino del cognome ha effetto anche per i discendenti degli interessati che non siano maggiorenni o che, se maggiorenni, abbiano prestato il loro consenso. La richiesta indica il nome o il cognome che si intende assumere ed è presentata al sindaco del comune di residenza del richiedente, il quale provvede d'ufficio a trasmetterla al prefetto, corredandola di un estratto dell'atto di nascita. Il prefetto, qualora ricorrano i presupposti previsti dal presente comma, emana il decreto di ripristino del nome o del cognome. Per i membri della stessa famiglia, il prefetto può provvedere con un unico decreto. Nel caso di reiezione della domanda, il relativo provvedimento può essere impugnato, entro trenta giorni dalla data della comunicazione, con ricorso al Ministro dell'interno, che decide previo parere del Consiglio di Stato. Il procedimento, che non comporta spese, deve essere concluso entro novanta giorni dalla data della richiesta. Gli uffici dello stato civile dei comuni interessati provvedono alle annotazioni conseguenti all'attuazione delle disposizioni di cui al presente comma. Tutti gli altri registri, tutti gli elenchi e ruoli nominativi sono rettificati d'ufficio dal comune e dalle altre amministrazioni competenti. Art. 18. (Diritto di apprendere e di insegnare la lingua romanì e possibilità di insegnamenti scolastici in lingua romanì) 1. Ogni persona appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti, in conformità con l'articolo 14 della Convenzione-quadro, ha il diritto di apprendere la lingua romanì. 2. Nelle aree in cui esiste una sufficiente richiesta, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, le istituzioni scolastiche e le regioni, anche avvalendosi di personale docente qualificato reperito nell'ambito di apposite convenzioni con associazioni ed enti specializzati, attuano iniziative volte a favorire, nel quadro del sistema di istruzione e di formazione professionale, l’insegnamento e l’apprendimento della lingua romanì da parte degli alunni appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti, fermo restando l'apprendimento e l’insegnamento della lingua italiana e l'insegnamento delle lingue straniere. 3. Ogni persona appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti ha il diritto di insegnare la lingua romanì. 4. Nell'insegnamento della lingua romanì all'interno delle istituzioni scolastiche sono promossi la formazione, il coinvolgimento, la valorizzazione e l'esperienza di persone appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti e delle loro organizzazioni, associazioni ed istituzioni culturali. Art. 19. (Diritto di stabilire e di mantenere contatti internazionali con persone ed enti che si occupano della condizione, delle lingue, della cultura e della storia della minoranza dei Rom e dei Sinti) 1. In conformità con l'articolo 17 della Convenzione-quadro, ogni persona appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti che si trova sul territorio della Repubblica ha il diritto di stabilire e di mantenere, liberamente e pacificamente, contatti con persone che si trovano legalmente in altri Stati, specialmente quelle con le quali ha in comune un'identità etnica, culturale, linguistica o religiosa, ovvero un patrimonio culturale, e ha il diritto di partecipare ai lavori delle organizzazioni non governative di livello nazionale ed internazionale che si occupano della sua condizione, lingua, cultura e storia. Art. 20. (Scuole private e paritarie. Centri culturali per la lingua romanì) 1. In conformità con l'articolo 13 della Convenzione-quadro, ogni persona appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti ha il diritto di creare e di gestire istituti privati di insegnamento e di formazione, senza oneri per lo Stato, nel rispetto delle norme vigenti in materia di scuole private e paritarie e in materia di scuole straniere. 2. Nelle scuole private o paritarie eventualmente istituite in Italia ai sensi del comma 1 gli insegnamenti possono anche svolgersi in parte o in via prevalente in lingua romanì. 3.