[pronunce]

Non si potrebbe negare la «sussistenza di una piena competenza delle Camere, con legge ordinaria, a disciplinare la formazione della volontà dello Stato - con particolare riguardo alla posizione del Governo - in riferimento alla stipula di intese di cui lo Stato stesso e&#768; parte necessaria». Inoltre, sarebbe contraddittorio qualificare la legge di differenziazione come legge superiore e affermare che i rapporti di tale fonte con la legge ordinaria sarebbero regolati dal principio di competenza. 9.2.- Quanto alla non fondatezza del secondo motivo (iniziativa legislativa del Governo), la Regione ribadisce gli argomenti sopra esposti (punto 7.12.). 9.3.- Il terzo motivo di ricorso (legge statutaria regionale) sarebbe non fondato perché gli oggetti che l'art. 2, commi 1 e 5, della legge impugnata, rinvia alla disciplina della legge statutaria, riguarderebbero «il ruolo che ciascuno degli organi regionali dovrà/potrà assumere con riguardo alla deliberazione dell'atto di iniziativa e della successiva ed eventuale adesione all'intesa», cioè riguarderebbero la forma di governo della Regione: dunque, il rinvio all'autonomia statutaria regionale non sarebbe illegittimo. 9.4.- Il quarto motivo di ricorso (iniziativa dell'esecutivo regionale) sarebbe inammissibile perché basato su «una prospettazione meramente eventuale e ipotetica»; se del caso, il vizio riguarderebbe la futura fonte statutaria, non la norma statale impugnata. Comunque, la questione sarebbe non fondata: al Presidente della regione, quale suo rappresentante, spetta manifestare all'esterno la volontà della regione relativa all'intesa; quanto alla formazione di tale volontà, l'art. 2, commi 1 e 5, della legge n. 86 del 2024 si limiterebbe «a riconoscere un dato normativo già presente nella realtà costituzionale vigente», cioè che «le deliberazioni interne alla Regione circa gli atti di iniziativa e l'adesione agli schemi di intesa ai sensi dell'art. 116, terzo comma, Cost., attengono ai rapporti tra gli organi regionali, e quindi alla forma di governo, non potendo dunque che essere disciplinate da atti regionali di espressione ed esercizio dell'autonomia statutaria». 9.5.- In relazione ai motivi concernenti il ruolo della Conferenza unificata (o della Conferenza Stato-regioni), la Regione Piemonte rileva che l'assunto alla loro base sarebbe contraddittorio rispetto alla tesi secondo cui l'art. 116, terzo comma, Cost. sarebbe autosufficiente ed esaustivo; inoltre, i motivi si tradurrebbero in una contestazione della stessa norma costituzionale e sarebbero non fondati, perché la leale collaborazione non si applica al procedimento legislativo. Infine, il procedimento di revisione degli statuti speciali confermerebbe che non e&#768; in alcun modo necessaria la collaborazione - debole o forte che sia - di altri enti territoriali, oltre a quelli direttamente interessati nei procedimenti speciali volti a riconoscere, alle Regioni, forme e condizioni particolari di autonomia. Con particolare riguardo alla decisione del Presidente del Consiglio dei ministri di circoscrivere il negoziato, si tratterebbe di una fase preliminare e, dunque, non si vedrebbe «su quale oggetto "definito" potrebbe mai esprimersi l'eventuale apporto partecipativo/deliberativo auspicato dalla ricorrente». 9.6.- Il decimo motivo (approvazione parlamentare unilaterale) sarebbe non fondato perché, «se sono le norme costituzionali [...] a richiedere implicitamente l'utilizzazione degli strumenti collaborativi de quibus, in tal senso sarà necessario operare ove si verifichino le condizioni prefigurate dalla ricorrente, senza che sia necessaria alcuna dichiarazione di illegittimità costituzionale della presunta "lacuna" asseritamente rinvenibile nella legge n. 86/2024, poiché tale esito non e&#768; per nulla impedito dalle disposizioni legislative qui contestate»; se, invece, quegli strumenti non sono costituzionalmente necessari (come ritiene la Regione Piemonte), allora la loro mancata previsione non è illegittima. 9.7.- L'undicesimo motivo di ricorso (trasferimenti puntuali) sarebbe non fondato per le ragioni già esposte (punto 7.2.). Inoltre, si osserva che la legge n. 86 del 2024 non sarebbe la sede adatta per predisporre «strumenti in grado di contrastare gli effetti negativi dell'insularità»; quanto alla possibilità, per le regioni differenziate, di avere più competenze delle regioni speciali, la Regione Piemonte obietta che la legge impugnata è applicabile anche alle seconde. 9.8.- Il dodicesimo motivo di ricorso (delega "in bianco") sarebbe non fondato per le ragioni già esposte (punto 7.4.). Inoltre, la tesi secondo cui il vero oggetto dell'art. 3 non sarebbe costituito dalla definizione dei LEP, dal momento che questi ultimi, in realtà, sarebbero comunque destinati a essere fissati - a tutt'oggi - tramite d.P.C.m. , sarebbe non fondata: l'art. 3 disporrebbe in contrasto con i commi 795 e 796 dell'art. 1 della legge n. 197 del 2022, prevedendo che i LEP siano adottati non con d.P.C.m. , ma con «uno o più decreti legislativi», «producendosi così un chiaro effetto di abrogazione tacita per incompatibilità in danno dei menzionati commi». La tesi secondo cui l'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. porrebbe una riserva di legge sarebbe non fondata, perché il successivo sesto comma della medesima disposizione costituzionale espliciterebbe «con chiarezza la possibilità (anche) per le fonti regolamentari di intervenire sul punto, ossia nella determinazione» dei LEP. Infine, quanto all'aggiornamento dei LEP effettuato con d.P.C.m. , sulla base dell'art. 3, comma 7, della legge impugnata sarebbe «evidente che tale operazione dovrà avvenire conformemente ai principi e criteri direttivi individuati per l'esercizio della delega legislativa rivolta alla loro "prima" determinazione». 9.9.- Quanto al tredicesimo motivo di ricorso (ruolo della Commissione paritetica), la Regione Piemonte osserva che, «ove si ritenga che in base alla c.d. "clausola di maggior favore" anche le autonomie speciali debbano [...] poter accedere all'istituto del regionalismo differenziato, le stesse non potranno pretendere di "ibridare" tale istituto con la disciplina statutaria». Ove lo si applichi a una regione speciale, quest'ultima non potrebbe invocare l'applicazione di alcun istituto statutario. Peraltro, la regione speciale resterebbe libera di scegliere fra due differenti strade, per ottenere funzioni ulteriori: o l'utilizzo delle norme di attuazione ovvero la strada della "legge di differenziazione"; ma, ovviamente, «in questo secondo caso le modalità di trasferimento delle funzioni non potranno che essere definite da tale legge». 9.10.- Il quattordicesimo motivo di ricorso (monitoraggio e Conferenza unificata) sarebbe, in primo luogo, inammissibile per «contraddittorietà tra la parte del petitum e quella della motivazione», perché la ricorrente chiederebbe un accoglimento secco.