[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione autonoma della Sardegna 16 marzo 2017, n. 4 (Ridefinizione dei confini tra i Comuni di Magomadas e Tresnuraghes), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 19-23 maggio 2017, depositato in cancelleria il 23 maggio 2017 ed iscritto al n. 39 del registro ricorsi 2017. Visto l'atto di costituzione della Regione autonoma della Sardegna; udito nella udienza pubblica del 23 gennaio 2018 il Giudice relatore Nicolò Zanon; uditi l'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Mattia Pani e Alessandra Camba per la Regione autonoma della Sardegna.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 19-23 maggio 2017, e depositato il 23 maggio 2017, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, in riferimento all'art. 133, secondo comma, della Costituzione e agli artt. 3 e 45 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione autonoma della Sardegna 16 marzo 2017, n. 4 (Ridefinizione dei confini tra i Comuni di Magomadas e Tresnuraghes). 1.1.- Premette il Presidente del Consiglio dei ministri che la legge reg. Sardegna n. 4 del 2017 provvede, «ai sensi del titolo II della legge regionale 30 ottobre 1986, n. 58», alla ridefinizione dei confini dei Comuni di Magomadas e Tresnuraghes, e, in particolare, alla permuta di porzioni di territorio tra i due Comuni, con conseguente incremento della popolazione residente in favore del Comune di Tresnuraghes e decremento demografico nel Comune di Magomadas. Premette ancora il ricorrente che, dal testo della legge e dai documenti ad essa allegati, non risulta essersi svolta alcuna consultazione popolare. Osserva, quindi, il Presidente del Consiglio dei ministri che la legge della Regione autonoma della Sardegna 30 ottobre 1986, n. 58 (Norme per l'istituzione di nuovi comuni, per la modifica delle circoscrizioni comunali e della denominazione dei comuni e delle frazioni) disciplina, al Titolo II, il procedimento per la definizione dei confini, disponendo che debba essere acquisito il parere dei Consigli comunali interessati alla «determinazione e definizione dei confini comunali» (ed eventualmente anche dei Consigli provinciali), senza, invece, «apparentemente» prevedere lo svolgimento di una consultazione popolare. Il ricorrente evidenzia, però, che al Titolo IV, che regola le modalità di svolgimento della consultazione popolare, è stabilito, all'art. 22, che quest'ultima abbia luogo «quando vi si debba procedere», e, dunque, ritiene che debba essere presa in considerazione la disposizione «fondamentale e di principio» contenuta all'art. 1 della menzionata legge reg. Sardegna n. 58 del 1986, che espressamente richiama i «referendum consultivi ai sensi dell'art. 45 dello Statuto della Sardegna approvato con legge 26 febbraio 1948, n. 3». Quest'ultimo stabilisce che «la Regione, sentite le popolazioni interessate, può con legge istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni». Secondo il ricorrente, in definitiva, da una corretta ricostruzione del quadro normativo vigente e, in particolare, delle disposizioni da ultimo richiamate, si dovrebbe desumere che la ridefinizione dei confini tra due Comuni costituisca una delle ipotesi, contemplate dal Titolo IV della legge reg. Sardegna n. 58 del 1986, nelle quali si deve procedere alla consultazione popolare. Poiché, nel caso di specie, tale consultazione non si è svolta, il legislatore regionale sarebbe incorso in una violazione di norme di rango costituzionale sotto un duplice profilo. 1.2.- Riconosce il Presidente del Consiglio dei ministri che la Regione autonoma della Sardegna - al pari delle altre Regioni a statuto speciale - gode, ai sensi dell'art. 3 del proprio statuto, di competenza legislativa esclusiva in materia di «ordinamento degli enti locali», da esercitarsi «in armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica». Il legislatore regionale sarebbe tuttavia vincolato - in tale materia - al rispetto delle altre disposizioni contenute nello statuto speciale e, in particolare, dell'art. 45. Quest'ultimo - il quale, come ricordato, obbliga a consultare le popolazioni interessate quando si intenda procedere ad una modifica delle circoscrizioni comunali - sarebbe stato violato, poiché la legge impugnata non è stata preceduta da alcuna consultazione, né essa «prevede che [tale consultazione] debba avvenire». 1.3.- Ad avviso del ricorrente, vi sarebbe, inoltre, una violazione dell'art. 133, secondo comma, Cost., il quale - analogamente al citato art. 45 dello statuto speciale - testualmente stabilisce che «[l]a Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni». La legge impugnata si porrebbe, dunque, in contrasto anche con tale disposizione costituzionale, posta a garanzia della partecipazione popolare ad un procedimento destinato ad incidere significativamente sulla vita quotidiana dei cittadini interessati. In tal senso si sarebbe più volte espressa la Corte costituzionale in relazione a leggi di Regioni a statuto ordinario, ma ponendo principi - ad avviso del ricorrente - «certamente applicabili al caso oggi in esame, considerato, tra l'altro, il tenore degli artt. 3 e 45 dello Statuto della Regione Sardegna sopra richiamati» (sono menzionate le sentenze n. 214 del 2010, n. 47 del 2003, n. 94 del 2000, n. 433 del 1995, n. 279 del 1994, n. 107 del 1983 e n. 204 del 1981). 2.- Si è costituita in giudizio, con atto depositato il 22 giugno 2017, la Regione autonoma della Sardegna, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, in subordine, infondato. 2.1.- Osserva preliminarmente la difesa regionale che la ridefinizione dei confini dei Comuni di Magomadas e Tresnuraghes si sarebbe resa necessaria per risolvere problematiche evidenziate a più riprese alle amministrazioni locali interessate dai cittadini e dai residenti del quartiere denominato «Bianae». Quest'ultimo, adiacente all'abitato del Comune di Tresnuraghes, era giuridicamente inserito nella circoscrizione territoriale del Comune di Magomadas, nonostante si trovi geograficamente più lontano da quest'ultimo.