[pronunce]

Il codice di procedura penale stabilisce (art. 58, comma 3) che "l'autorità giudiziaria [...] può [...] avvalersi di ogni servizio o altro organo di polizia giudiziaria"; attribuisce (art. 327) al pubblico ministero la direzione delle indagini preliminari e la disponibilità diretta della polizia giudiziaria e prevede (art. 56) che le funzioni di polizia giudiziaria sono svolte alle dipendenze e sotto la direzione dell'autorità giudiziaria - oltre che dalle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni procura della Repubblica e dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria appartenenti agli altri organi cui la legge fa obbligo di compiere indagini a seguito di una notizia di reato [lettere b) e c)] - "dai servizi di polizia giudiziaria previsti dalla legge" [lettera a)]. Per quanto riguarda infine specificamente i procedimenti per i delitti indicati dall'art. 51, comma 3-bis del codice di procedura penale, il quadro anzidetto si completa con l'art. 371-bis del codice medesimo, dettato allo scopo di istituire un'attività di coordinamento delle indagini relative. A tal fine, si prevede che il Procuratore nazionale antimafia - organo del pubblico ministero preposto alla Direzione nazionale antimafia istituita nell'ambito della procura generale presso la Corte di cassazione, a norma dell'art. 76-bis del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario), introdotto dall'art. 6 del decreto-legge 20 novembre 1991, n. 367, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 gennaio 1992, n. 8 - dispone della Direzione investigativa antimafia e dei servizi centrali e interprovinciali delle forze di polizia e impartisce direttive intese a regolarne l'impiego a fini investigativi (comma 1) ed esercita funzioni di impulso nei confronti dei procuratori distrettuali, al fine di rendere effettivo il coordinamento delle attività d'indagine, di garantire la funzionalità dell'impiego della polizia giudiziaria nelle sue diverse articolazioni e di assicurare la completezza e la tempestività delle investigazioni (comma 2), secondo le specificazioni contenute nel seguito dello stesso articolo. Tra i servizi di polizia giudiziaria, di cui l'autorità giudiziaria ha la disponibilità alla stregua del quadro normativo ora riportato, indubbiamente rientrano i servizi centrali e interprovinciali della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza istituiti dall'art. 12 del decreto-legge n. 152 del 1991 per il "coordinamento dei servizi di polizia giudiziaria" (secondo la "rubrica" dell'articolo stesso), dei quali il pubblico ministero, "quando procede a indagini per delitti di criminalità organizzata [...] si avvale di regola, congiuntamente", impartendo "le opportune direttive per l'effettivo coordinamento investigativo e operativo tra i diversi organismi di polizia giudiziaria" (commi 4 e 5 del medesimo art. 12). Un'ulteriore conferma della configurazione delle strutture anzidette quali servizi di polizia giudiziaria si può trarre anche dall'art. 8 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8 (Nuove misure in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e per la protezione di coloro che collaborano con la giustizia), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, in relazione alle indagini relative ai delitti di sequestro di persona a scopo di estorsione, nonché dall'art. 3 del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345 (Disposizioni urgenti per il coordinamento delle attività informative e investigative nella lotta contro la criminalità organizzata), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410, il quale, istituendo la Direzione investigativa antimafia (DIA) con funzioni, oltre che di investigazione preventiva, anche di polizia giudiziaria (comma 1), stabilisce che gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria dei servizi centrali e interprovinciali in questione operino in costante collegamento con la Direzione investigativa stessa alla quale, a decorrere dal 1 gennaio 1993 (termine scaduto inutilmente), tale personale - nei contingenti e con i criteri e le modalità determinati da un decreto interministeriale - avrebbe dovuto essere assegnato. Direzione investigativa antimafia e servizi centrali e interprovinciali, infine, rientrano nella disponibilità del Procuratore nazionale antimafia, alla stregua dell'art. 371-bis del codice, il quale conferma così la loro funzione di polizia giudiziaria. Il decreto impugnato, a sua volta, non contraddice la natura delle funzioni dei servizi, quali configurati dall'art. 12 del decreto-legge n. 152 del 1991 e dalle altre norme citate. Esso prevede l'attività d'indagine di polizia giudiziaria, relativamente ai delitti indicati nell'art. 51, comma 3-bis cod. proc. pen. , svolta dai servizi interprovinciali e l'eventualità della richiesta ai servizi centrali di "concorso" a tali indagini, qualora si tratti d'indagini aventi caratteristiche di particolare complessità, specificate nel decreto. In questo modo, viene confermata la natura di polizia giudiziaria, già prevista dalla legge, non solo dei servizi interprovinciali ma anche del servizio centrale, superandosi così i dubbi interpretativi, e anche di legittimità, sorti relativamente alla configurazione di quest'ultimo quale struttura adibita esclusivamente a compiti "di analisi, di raccordo informativo e di supporto tecnico-logistico relativamente alle attività investigative svolte dai servizi interprovinciali", secondo la formulazione dell'art. 1, lettera a), del precedente decreto ministeriale 25 marzo 1998. In quanto servizi di polizia giudiziaria, dunque, i servizi in questione e i poteri dell'autorità giudiziaria di avvalersi degli stessi ricadono pienamente nella vigente disciplina, generale e speciale, dettata nel codice di procedura penale: una disciplina che - soprattutto in relazione ai rapporti tra i poteri del Procuratore nazionale antimafia e gli altri organi del pubblico ministero - può dare luogo a problemi interpretativi ma la cui ricostruzione sistematica esula dai limiti del presente giudizio, nel quale si tratta esclusivamente di stabilire se il decreto ministeriale impugnato ha inciso, contro gli artt. 109 e 112 della Costituzione, sui poteri del pubblico ministero. 5. - La normativa dettata nel decreto ministeriale - come dianzi detto - mira a predisporre criteri di razionale utilizzazione delle strutture investigative dei servizi, onde evitare sovrapposizioni tra quello centrale e quelli periferici nonché il sovraccarico del primo nei casi in cui l'attività d'indagine richiesta può essere svolta dai secondi. A tal fine, quando si tratta di indagini di polizia giudiziaria, si prevede che i responsabili dei servizi interprovinciali "possono segnalare" ai Procuratori della Repubblica distrettuali la necessità di richiedere il concorso alle attività di indagine dei servizi centrali e che le richieste dei Procuratori, in tal caso, sono inoltrate dai responsabili dei servizi interprovinciali ai rispettivi servizi centrali. L'intera procedura prevista configura evidentemente, secondo la stessa formula utilizzata dal decreto, una delle possibilità che non esclude le altre, previste dalla legislazione vigente.