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nel testo si legge infatti che "in sede di conversione del decreto-legge n. 221/2021, la legge 18 febbraio 2022, n. 11, ha modificato l'articolo 17 del medesimo decreto-legge disponendo la proroga al 31 marzo 2022 delle disposizioni contenute: nel comma 2-bis dell'articolo 26 del decreto-legge n. 18/2020, inerente, come anticipato, allo svolgimento in modalità agile dell'attività lavorativa per i lavoratori in condizione di fragilità individuati ai sensi del decreto interministeriale 4 febbraio 2022"; il decreto interministeriale citato è stato emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, del richiamato decreto-legge, il quale dispone che, fermo restando quanto previsto al comma 1, con decreto del Ministro della salute, di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione, siano individuate le patologie croniche con scarso compenso clinico e con particolare connotazione di gravità, in presenza delle quali ricorre la condizione di fragilità; è quindi evidente l'assenza di legami diretti con le tutele disposte dal comma 1 dell'articolo 17, che proroga le disposizioni di cui all'articolo 26 del decreto-legge n. 18 del 2020, senza apportarvi alcuna modifica di contenuto, né circoscrivendo in alcun modo la platea dei beneficiari, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di rettificare le informazioni non corrette sopra richiamate e, in particolare, se stia valutando di emanare una circolare interpretativa; quali iniziative intenda adottare al fine di assicurare l'effettiva tutela dei lavoratori fragili, nel pieno rispetto delle disposizioni di legge vigenti. Atto n. 4-06750 CAMPARI Al Ministro della salute Premesso che: in Italia i cani randagi risultano essere diverse centinaia di migliaia. I dati del 2020 sul randagismo, condivisi dal Ministero della salute, registrano 76.192 ingressi in canili sanitari, 42.665 in canili rifugio e 42.360 adozioni di cani randagi. Ma il numero di quelli fuori dalle strutture sarebbe estremamente più alto: il dato del 2019 parlava di 500-700.000 cani randagi. Un fenomeno diffuso soprattutto in alcune regioni, dove prosperano colonie di animali vaganti e dove gli abbandoni di animali domestici si intensificano nel periodo estivo o in concomitanza con l'apertura della stagione di caccia; molto spesso gli animali randagi non sono sterilizzati, un elemento che porta ad una riproduzione incontrollata e così il fenomeno si alimenta e aumenta; nella verifica dei dati del 2020 va anche tenuto conto del periodo di lockdown , che ha reso più difficile il monitoraggio regionale e forse il salvataggio di molti animali, nonostante gli sforzi dei volontari e delle associazioni . Secondo il presidente dell'OIPA, Organizzazione internazionale protezione animali, "I cani abbandonati sono sempre tanti e, laddove le campagne di sterilizzazione sono lacunose, le molte femmine vaganti partoriscono cuccioli che, quando non muoiono di stenti, di malattia o d'incidente, diventando adulti alimentano la popolazione di randagi"; ogni anno, seguendo le direttive della legge n. 281 del 1991, il Ministero ripartisce il fondo per la tutela del benessere e per la lotta all'abbandono degli animali da compagnia. Nel 2020, così come era stato nell'anno precedente, il Ministero ha messo a disposizione un milione di euro da distribuire a Regioni e Province autonome, perché individuassero le priorità di intervento ed elaborassero il piano operativo di prevenzione del randagismo; ai fini della ripartizione del fondo, Regioni e Province autonome trasmettono ogni anno al Ministero i seguenti dati: numero di ingressi dei cani nei canili (cioè il numero di cani vaganti catturati sul territorio); numero dei cani dati in adozione; numero di gatti sterilizzati nell'anno dal servizio sanitario nazionale; le Regioni sono tenute, sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, ad adottare un programma di prevenzione del randagismo. Il programma deve prevedere interventi di informazione, anche nelle scuole, e corsi di formazione per chi opera nei servizi veterinari; il problema principale è quello della mancanza di attenzione nella custodia degli animali, che spesso sono senza microchip di identificazione, vengono lasciati liberi di girare per conto proprio e si riproducono, non essendo sterilizzati. Quello della mancata sterilizzazione è un punto critico, che dovrebbe essere precipuamente monitorato, al fine di individuare strumenti volti alla risoluzione, considerando che molte volte non si procede alla sterilizzazione a fronte dei suoi costi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno fornire il numero complessivo di cani e felini sterilizzati negli ultimi 5 anni, con dati chiari, suddivisi per singola regione, al fine di monitorare lo stato dell'arte in materia di sterilizzazione, e individuare delle idonee soluzioni per incrementare i numeri di animali sterilizzati, al fine di contrastare la piaga del randagismo, fornendo i dati in ordine al costo medio della procedura di sterilizzazione, nonché la retribuzione media di un medico veterinario dipendente del servizio sanitario nazionale. Atto n. 4-06751 RUFA PERGREFFI CAMPARI CORTI SUDANO ARRIGONI ALESSANDRINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale e per la pubblica amministrazione Premesso che: con il decreto-legge 14 giugno 2021, n. 82, recante disposizioni urgenti in materia di cybersicurezza, definizione dell'architettura nazionale di cybersicurezza e istituzione dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, il Governo ha inteso ridefinire la complessiva architettura nazionale cyber , nell'ottica di rispondere alle sfide poste dalle nuove tecnologie in materia di intelligence , nonché ai nuovi rischi come quello di introdurre vulnerabilità strutturali all'interno di servizi e funzioni essenziali dello Stato; la tutela della sicurezza nazionale richiede capacità di prevenire e contrastare minacce tradizionali e di far fronte a profili di rischio che assumono negli ultimi anni caratteristiche, modalità e valenze inedite; al fine di realizzare gli indirizzi operativi del piano nazionale della sicurezza cibernetica, i fattori cruciali restano il rafforzamento della collaborazione tra settore privato, amministrazioni ed istituzioni locali, una maggiore promozione della cultura della sicurezza informatica ed il pieno supporto dello sviluppo industriale e tecnologico del Paese; è recentemente emerso che numerosi enti, fra cui agenzie di sicurezza italiane, Polizia, Carabinieri, e Ministeri dell'interno, della giustizia e della difesa utilizzano e acquisiscono software antivirus prodotti da Paesi stranieri; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla sicurezza nazionale, ha recentemente dichiarato che "Dobbiamo liberarci da una dipendenza dalla tecnologia russa. Per esempio quella dei sistemi antivirus prodotti dei russi e utilizzati dalle nostre pubbliche amministrazioni, per evitare che da strumento di protezione possano diventare strumento di attacco"; la pandemia prima e la guerra dopo hanno messo in luce la dipendenza dell'Italia per quanto riguarda certi prodotti, materie prime critiche e alcune catene del valore;