[resaula]

Se da parte dell'Aula non c'è interesse, possiamo anche consegnare l'intervento. PRESIDENTE. La sua altezza non la aiuta. CAUSIN (Europeisti-MAIE-CD) . La mia altezza non mi aiuta, perché il microfono è troppo basso. PRESIDENTE. Dovremmo mettere una prolunga. CAUSIN (Europeisti-MAIE-CD) . Capisco che non possiamo fare un provvedimento ad hoc , altrimenti sarebbe sgradevole. Sembrò allora, cioè quando vennero adottati questi provvedimenti di limitazione delle libertà personali, che questo fosse un atto straordinario ed enorme, un atto fortemente controverso, che fu fortemente criticato da molte forze politiche. Tuttavia non deve sfuggire che nelle settimane successive tutti i Paesi europei, nessuno escluso, seguirono l'esempio dell'Italia, a riprova che la scelta di andare verso le chiusure e verso queste limitazioni era una scelta corretta. Si sceglieva di non sottovalutare la pericolosità del virus e la velocità con cui poteva diffondersi. A distanza di un anno, il fronte del contrasto alla pandemia è ancora drammaticamente aperto. Proprio per questa ragione si rende ancora una volta necessario prorogare le misure di limitazione delle libertà personali ed economiche. In questi giorni le evidenze scientifiche legate alla diffusione del virus e alle nuove varianti delineano un quadro ancora una volta preoccupante, soprattutto in considerazione - come abbiamo posto in evidenza nello scorso dibattito d'Assemblea - delle scarse quantità di vaccini che vengono prodotte e messe a disposizione del nostro Paese e degli altri Paesi europei. Tuttavia, nella normalità con cui oggi convertiamo l'ennesimo decreto-legge non c'è nulla di normale e non c'è nulla di scontato. Nell'anno primo dell'epoca del coronavirus le attività turistiche, le attività ricettive e di ristorazione, le palestre, i centri estetici, i negozi di abbigliamento, il mondo dello spettacolo, dell'intrattenimento e della cultura, le attività portuali e le attività aeroportuali con tutte le filiere annesse (per citarne solo alcune) hanno fatturato nel corso di dodici mesi, quando è andata bene, il 30 per cento dei ricavi dell'anno precedente. Come capirete, si tratta di un valore economico assolutamente insufficiente non solo a garantire un reddito personale o familiare, ma anche a pagare la fiscalità e i costi fissi. Oltre 350.000 piccole e medie imprese (artigiane e commerciali) e professionisti hanno già chiuso i battenti e solo l'ingente utilizzo della cassa integrazione consente oggi di contenere il problema del lavoro e il problema delle professioni. Gli effetti della crisi sono devastanti sul piano della fiscalità generale. Non sfugga a questo Parlamento - ripeto: non sfugga a questo Parlamento - che l'INPS, nel corso del 2020, ha prodotto un disavanzo di cassa di 20 miliardi di euro, 15,7 dei quali sono dovuti al fatto che abbiamo chiesto all'INPS di intervenire sulle casse integrazioni e sui 600 euro per i professionisti. Inoltre le scuole sono ancora chiuse e i nostri ragazzi procedono con la didattica a distanza; è un danno per l'apprendimento, ma è un danno anche per la socialità delle persone più giovani. Io non credo e noi non crediamo che il Paese reale possa reggere a lungo in queste condizioni. Bisogna fare presto. Il fatto che, a sessanta giorni di distanza dall'approvazione dello scostamento di 32 miliardi di euro di bilancio (approvato all'unanimità da questo Parlamento e da questa Assemblea), non si sia ancora trovato il tempo e il modo, da parte del Governo, di mettere a punto il provvedimento sui ristori (o sui sostegni, comunque li si voglia chiamare), è sicuramente un cambio di passo; però è un cambio di passo all'indietro. Ci sono 32 miliardi a disposizione da sessanta giorni e il Governo, insediato già da due settimane, non ha dato priorità a questo provvedimento. Non possiamo permetterci di temporeggiare, perché temporeggiare su queste misure vuol dire temporeggiare sulla pelle della gente. Credo, allora, che il tempo e l'esperienza acquisita in questi dodici mesi debbano mettere in condizione il Governo e il Parlamento di agire subito, di aprire, di chiudere, di determinare gli orari e di farlo non più sulla base di ipotesi o di valutazioni di carattere casuale; di agire sui codici Ateco, ma anche sugli orari, sulla base di certezze scientifiche. Cambiare passo vuol dire anche avere il coraggio, come è stato indicato dalla forza politica Fratelli d'Italia, di ripensare, per esempio, le chiusure e le aperture di alcune categorie Ateco e di farlo su base scientifica. Un Paese grande come l'Italia si salva solo se torna a produrre. Non possiamo affidarci né ai ristori, né ai sostegni, né al recovery fund . Infatti, anche se sono tanti soldi, se un Paese non funziona sulla base dell'economia reale, si bruciano subito. Il cambio di passo ci potrà essere solo nella prospettiva che le persone possano tornare presto alla vita normale, a vivere liberamente, a produrre, a fare il proprio lavoro, ad avere la propria socialità e anche ad essere consumatori. Auspichiamo perciò che l'impegno del Governo in sede europea per la campagna vaccinale possa avere il risultato che tutti quanti speriamo e auspichiamo, che possa essere efficace e ottimale, considerata la capacità organizzativa della sanità italiana, e che questo sia un modo per accelerare il ritorno alla normalità. Per questa ragione, il Gruppo Europeisti-MAIE-CD annuncia un voto favorevole al disegno di legge di conversione del decreto-legge presentato dal Governo. (Applausi) . GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, volevo utilizzare un minuto del tempo a mia disposizione per parlare di un fatto increscioso che è avvenuto poco fa e che ha riguardato il senatore Matteo Renzi. Mi riferisco all'arrivo di una busta con due bossoli. Io credo che debba essere espressa solidarietà e vicinanza al senatore Matteo Renzi (Applausi) , come ha già avuto modo di fare la Presidenza del Senato, come è stato comunicato, con un gesto che è assolutamente da apprezzare. Crediamo che questi fatti siano la spia di qualcosa che non va molto bene. Non è la prima volta che avvengono ma continuano ad accadere. C'è bisogno di riportare -e questo deve essere un invito alla responsabilità rivolto a tutti noi - il confronto politico nel luogo in cui lo stesso deve avvenire. Un confronto politico anche aspro, su questioni su cui non c'è condivisione, lacerante, ma che mai deve arrivare alla denigrazione, alla campagna d'odio, alla campagna violenta sulla persona. È qualcosa da cui dobbiamo assolutamente proteggere le istituzioni. Questo è un dovere che abbiamo al di là della nostra provenienza, della nostra appartenenza partitica, delle nostre storie personali. La mia vuole essere soprattutto una riflessione che dobbiamo consegnare a noi stessi, provando a invertire la rotta nel confronto politico. Credo che questa legislatura, per le caratteristiche che ha assunto, potrà fornire qualche soluzione in questa direzione.