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La questione della produzione siderurgica italiana è un fatto che ha a che fare con lo sviluppo del nostro Paese, che deve crescere mettendo assieme la produzione, il lavoro e l'ambiente come fossero, perché lo sono, un'unica cosa. Il suo intervento è estremamente importante e richiama la nostra responsabilità, che è la responsabilità di questo Parlamento. Romano Prodi in questi giorni ha fatto un intervento che io mi permetto di riprendere e citare, dicendo che abbiamo una responsabilità perché questa questione, così drammatica, possa preparare una nuova politica industriale per il nostro Paese. Il Ministro non doveva qui oggi presentare il piano industriale del futuro, ma dare il senso e la prospettiva, la direzione di un Paese; cosa che egli ha fatto in maniera puntuale e precisa e di questo dobbiamo essere orgogliosi. In un momento così drammatico non c'è nessuno scarico di responsabilità, ma ci si assume fino in fondo tutta la responsabilità. Lei lo ha fatto, noi dobbiamo farlo e lo faremo oggi e di qui in avanti sostenendo l'azione del Governo per le cose che lei poc'anzi ha detto. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), M5S e PD. Commenti del Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Ministro, lei ha ricostruito esattamente, e per questo mi associo anch'io al ringraziamento, tutta la storia che ha portato all'assegnazione ad ArcelorMittal. Dalla ricostruzione precisa ed esatta - a cui io mi permetto di aggiungere anche altro - e dalle discussioni fatte, che provocano anche tanta fibrillazione - lo voglio dire qui con molta chiarezza -, legate allo scudo penale, come se fosse quella la questione fondamentale, si capisce chiaramente che le questioni vengono molto da lontano, che lo scudo è soltanto ed unicamente un alibi strumentale e che non ha nulla a che fare con le intenzioni di ArcelorMittal. Parliamoci chiaro, partendo da quello che lei, signor Ministro, ha ricostruito anche sui punteggi dell'assegnazione. Vogliamo dirci le cose come stanno sul piano industriale? Oggi si dice di portare il piano industriale a 4 milioni, ma si capiva già da quel piano che forse non poteva stare in piedi. Invece di fare polemiche del tutto inutili e strumentali, se siamo parlamentari di questo Paese e abbiamo a cuore il suo interesse forse dovremmo chiederci per quale motivo - e chi è un po' più esperto di me sa quali potrebbero essere i motivi - ArcelorMittal è venuta a fare quell'offerta. È una multinazionale che evidentemente fin dall'inizio - di questo dobbiamo essere coscienti, non è soltanto una ricostruzione maligna - aveva soltanto un interesse non produttivo, ma legato probabilmente soltanto ad occupare e ad impedire che in questo mercato e in Italia potesse arrivare qualche altro concorrente. Questo è evidente. Se uno va a mettere insieme il piano industriale e anche i punteggi che erano stati dati sul piano industriale (già dal punto di vista tecnico si vedeva che non era certo quello il piano migliore), si capiscono molte cose. Lei, signor Ministro, ha fatto bene a spiegare nel dettaglio che, nel momento in cui viene fatta l'offerta incondizionata, la questione di un provvedimento legislativo per lo scudo penale era stata sì posta, ma era a parte. Per non citare quello che tra l'altro ha ricordato prima la senatrice Nugnes, e cioè che nella nostra legislazione chiunque è obbligato da un'autorità superiore a mettere in atto un piano non può certamente essere perseguito. Evidentemente non è stato quello il motivo principale. Forse è stato quello che ha riguardato il problema Afo2? Ma veramente pensiamo noi che questo Parlamento, o chiunque, possa in questo Paese intervenire rispetto a un'ordinanza del tribunale per impedire oppure per contraddire o per mettere in mora le determinazioni? La risposta la conosce perfettamente anche ArcelorMittal. È evidente che quello che è stato predisposto - e si è capito perché è stato subito messo in discussione comunicando il recesso dal contratto - è chiaramente un vero e proprio ricatto. Quando si dice che si vuole arrivare al dimezzamento delle unità lavorative, mettendo in cassa integrazione 5.000 addetti, andando a guardare qual era il piano industriale si capiva che i numeri erano già questi. Ribadisco un aspetto che il Ministro sa perfettamente. Quando noi abbiamo cominciato a esaminare il decreto-legge e gli emendamenti, quindi quando ancora non era stata presa alcuna decisione né in Commissione né in quest'Aula, ArcelorMittal aveva già predisposto le sue decisioni attraverso, per esempio, la nomina dell'amministratore delegato: certo è un po' strano che fosse l'amministratore delegato anche dell'altro concorrente. Quindi ci sono un po' di cose che non quadrano. Quindi, a maggior ragione, la preoccupazione del Governo e di questa maggioranza si era palesata rispetto alle intenzioni di ArcelorMittal proprio nel momento in cui si assume la decisione di indicare un amministratore delegato noto per chiudere le fabbriche e non tanto per aprirle o per tagliare teste. Queste erano le nostre preoccupazioni molto prima che si assumesse la decisione, assolutamente legittima e sovrana di quest'Aula, di intervenire sull'articolo 14 del decreto cosiddetto salva imprese. Ciò significa che l'operazione che si è tentato di fare è di mercato, di collocazione e di interessi. Ora, però, il problema davanti a noi è un altro. Per questo dovremmo evitare di buttarci gli contro gli altri o di fare operazioni strumentali. Dobbiamo rifiutare in modo chiaro e preciso - non lo deve fare solo il Governo, ma tutti e in alcuni interventi non ho sentito questa preoccupazione - il ricatto vergognoso di ArcelorMittal e mettere in evidenza quali sono stati gli elementi. Certamente il futuro non può non preoccuparci perché dovremmo prendere comunque una decisione. Noi siamo preoccupati della questione del lavoro, ma lo siamo enormemente per il fatto che c'è una bomba ambientale e sanitaria che continua a fare morti e a produrre danni. Questo non possiamo dimenticartelo ogni volta che discutiamo della vicenda di Taranto. Se diciamo che la siderurgia è strategica per il nostro Paese, sapete perfettamente cosa vuol dire la parola «strategica». Pertanto, si deve decidere se lo Stato in prima persona rinazionalizza, interviene e, quindi, si fa carico di tutto quello che ciò comporta, oppure dobbiamo essere in grado di mettere seriamente in campo, come hanno fatto altri Paesi, un progetto di riconversione. Queste sono le questioni su cui in modo unitario e serio dovremmo concentrarci e non sulla strumentalità. Torno a ripetere, la nostra preoccupazione - dovrebbe essere di tutti - è intervenire, salvare e dedicare il nostro tempo a quella città per il lavoro, per la salute e per il futuro. Questa dovrebbe essere la nostra preoccupazione. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, il mio intervento ha una premessa: noi difendiamo le lavoratrici e i lavoratori dell'Ilva di Taranto. Stiamo parlando di persone in carne e ossa. Molti hanno dato i numeri anche sui giornali: 8.200 diretti lavoratori e lavoratrici a Taranto;