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Disciplina del documento unico di regolarità contributiva. Onorevoli Senatori. -- Il documento unico di regolarità contributiva (DURC) è un certificato che attesta contestualmente la regolarità di un’impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi, nonché in tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e delle casse edili verificati sulla base della rispettiva normativa di riferimento. Le imprese eseguono, così, una sola richiesta di rilascio della regolarità contributiva in luogo delle tre richieste come invece avveniva in passato. La regolarità contributiva, com’è noto, è tale quando sussiste la correttezza nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi per tutti gli obblighi previsti dalla normativa vigente riferita all’intera situazione aziendale. Tale regolarità, in quanto materia che riguarda la tutela dei lavoratori, rientra nella competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In tema di DURC, relativamente alla materia dei contratti pubblici, sono altresì competenti l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Al possesso del DURC sono invece tenuti sia i datori di lavoro che i lavoratori autonomi; nello specifico, per i contratti pubblici il DURC deve essere richiesto per ogni «operatore economico», intendendo con questo, come definito dal codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, «l’imprenditore, il fornitore e il prestatore di servizi o un raggruppamento o consorzio di essi». L’operatore economico, in tal senso, è qualsiasi soggetto, persona fisica o giuridica, il quale sia parte di un rapporto contrattuale con la pubblica amministrazione e che sia tenuto all’obbligo di iscrizione nei confronti degli enti previdenziali e, a determinate condizioni, nei confronti delle casse edili. Nel corso degli anni, e nei diversi settori economici dove viene costantemente utilizzato, il DURC ha pertanto assunto un ruolo centrale, sia per la partecipazione ad appalti pubblici, sia da parte dei committenti privati per lo svolgimento della loro attività di impresa. Ciò nonostante, il quadro normativo all’interno del quale s’inserisce questo documento è andato via via complicandosi nel corso degli anni, insieme alle relative interpretazioni amministrative, divenendo molto complesso e, talvolta, contraddittorio. Il risultato è che il DURC, pur essendo un ottimo strumento per l’emersione, si sta rivelando oggi un paradossale ostacolo alle iniziative delle imprese, anche di quelle che sono in regola. Il disegno di legge presentato reca una nuova disciplina del DURC, che tiene conto sia delle numerose problematiche legate alla disciplina vigente, sia delle evidenti difficoltà economiche legate all’attuale crisi economica per quelle imprese che, con grande difficoltà, devono mantenere la regolarità contributiva. L’articolo 5, in materia di regolarità contributiva, al comma 1 disciplina i casi in cui è attestata la regolarità contributiva dagli istituti previdenziali. Ai fini della regolarità contributiva, attualmente, rilevano gli adempimenti formali di presentazione o di denuncia inerenti ai vari istituti, i pagamenti dei contributi previdenziali e dei premi nonché l’inesistenza di inadempienze, che realizzano irregolarità rispetto alla normativa vigente. Proprio in riferimento al concetto di inesistenza di inadempienze in atto si pongono difficoltà interpretative: la logica della normativa dovrebbe indirizzare gli operatori a intendere che le inadempienze di cui trattasi devono necessariamente realizzare irregolarità, che hanno una diretta conseguenza sul pagamento dei contributi e dei premi, nel senso che hanno determinato un minore versamento rispetto a quanto dovuto; diversamente si può arrivare ad affermare, ad esempio, che un’irregolarità formale del libro paga e matricola può impedire il rilascio del DURC. Il successivo comma 2 riguarda i casi nei quali sussiste la regolarità contributiva e vuole rimediare all’evidente paradosso che si verifica ogni qualvolta l’azienda non paga i contributi per mancanza di liquidità, a sua volta generata dal mancato pagamento dei mandati di pagamento da parte della pubblica amministrazione. L’articolo 7 regolamenta la validità del DURC e la verifica dei requisiti. In questo caso, la nuova normativa intende assicurare condizioni di certezza in quanto prassi differenti e l’invenzione del «DURC interno» hanno provocato difformità in ordine all’invio della diffida ad adempiere. L’obbligo della diffida, sia che si tratti di DURC per partecipazione a gare, che di DURC per i benefici contributivi, deve essere ribadito e seguito coerentemente per tutte le fattispecie. Inoltre, si fa riferimento alla circolare del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali n. 34 del 15 dicembre 2008 laddove stabilisce che, in assenza dei requisiti per il rilascio del DURC, una volta effettuata la notifica dell’invito a regolarizzare all’interessato e trascorsi quindici giorni previsti «l’istituto potrà ritenere irregolare l’azienda e procedere al recupero delle somme indebitamente trattenute dal datore di lavoro, anche in caso di regolarizzazione oltre il citato termine». Viene quindi precisato come il diritto a usufruire del beneficio contributivo non nasce con il rilascio del DURC, ma è sottoposto alla condizione sospensiva del rilascio del DURC medesimo, che altro non è che un certificato di regolarità contributiva. Il diritto al beneficio nasce dalla posizione soggettiva dell’azienda, che ha determinate caratteristiche o che ha stipulato un contratto di lavoro subordinato con un lavoratore, che per legge è portatore di determinate agevolazioni. Passando all’articolo 8, in materia di cause non ostative al rilascio del DURC, al comma 1 si provvede a correggere una difformità formale della disciplina vigente relativa al fatto che il riferimento alla cartella amministrativa è inesatto, dovendosi, in realtà, parlare di cartella di pagamento, secondo il procedimento di cui al decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46. Allo stesso articolo 8, comma 2, riguardante i crediti non ancora iscritti a ruolo, alla lettera a) viene precisato come la regolarità dei crediti non iscritti a ruolo può essere dichiarata fino allo scadere del termine previsto per l’opposizione avverso la cartella di pagamento o di un altro atto giudiziario previsto per il recupero dei contributi e dei premi assicurativi. Nel sistema del contenzioso amministrativo relativo all’INAIL, all’INPS ovvero di competenza della direzione regionale del lavoro, esiste l’istituto del silenzio rigetto/rifiuto, in virtù del quale, se entro il termine previsto dalla normativa di riferimento l’organo competente non si pronuncia, il ricorso si considera respinto.