[ddlpres]

Riforma in materia di costituzione e funzionamento dell'aggregazione bancaria cooperativa, quale modello organizzativo di tutela istituzionale e di misurazione e gestione dei rischi. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di salvaguardare la diversità del modello di business delle banche di credito cooperativo (BCC), considerate dalla letteratura scientifica meno soggette alla variabilità dei risultati economici e conseguentemente più anticicliche. Stabilità della raccolta, relationship banking e attitudine a limitare il razionamento del credito e la variazione dei tassi di interesse, obiettivi di redditività a medio-lungo termine coerenti con la finalità mutualistica sono elementi essenziali che assicurano una maggiore stabilità delle banche cooperative e, contestualmente, contribuiscono alla riduzione dei rischi di sistema. La natura mutualistica del modello, con l'identificazione tra clientela della banca e la sua base associativa, porta a contemperare la tipica funzione obiettivo delle banche private, incentrata sulla redditività per gli azionisti, con finalità che riguardano il benessere del territorio di riferimento. La remunerazione dei soci è pertanto interpretata attraverso la qualità e la disponibilità di servizi di investimento e di finanziamento offerti e più in generale con l'attenzione alle domande espresse dalla comunità locale. La diversità del modello delle banche di credito cooperativo va dunque ancora oggi considerata come un valore aggiunto nel contenimento dei rischi complessivi che insistono sul funzionamento dei sistemi bancari. Ciò a maggior ragione in fase di trasformazione anche normativa, in cui si tende a privilegiare la formazione dei grandi gruppi bancari e finanziari, la cui dimensione si accompagna a una maggiore concentrazione dei rischi e complessità della gestione. Peraltro, il vantaggio derivante dal loro radicamento con il territorio locale ha subito il contraccolpo causato dalla concorrenza delle banche di maggiori dimensioni e, ancor prima dalle variazioni registrate dalla struttura della domanda di credito e di servizi finanziari proveniente sia delle imprese, che per effetto dell'ampliamento internazionale dei propri scenari produttivi hanno iniziato a rivolgersi verso strumenti di finanziamento di servizi di pagamento e di assistenza finanziaria più qualificati, sia dalle famiglie, interessate a diversificare il proprio portafoglio e a ottenere servizi di consulenza e di gestione dei patrimoni più adeguati al contesto di minore remunerazione dei prodotti finanziari tradizionali e di elevata volatilità dei mercati. L'entità degli investimenti richiesti per adeguare sistemi informativi, competenze del personale e processi operativi e di controllo alle nuove sfide poste dalla concorrenza e dalla struttura dei mercati finanziari ha prodotto la scomparsa di molte banche cooperative locali di piccole dimensioni, assorbite nell'ambito di processi straordinari di riorganizzazione finalizzati all'ampliamento della scala produttiva per il contenimento degli oneri finanziari di tale trasformazione. Basti rilevare che dalle 499 banche operanti a fine 2000 si è passati alle 415 del 2010 per arrivare alle attuali 246 unità (dato Federcasse al 30 giugno 2021). Tuttavia, è con il dispiegarsi degli effetti della grande crisi finanziaria e dell'incremento preoccupante del debito sovrano che la redditività ed il livello dei rischi del sistema bancario nazionale cominciano a preoccupare le autorità di vigilanza, che valutano inadeguata la risposta di « mercato » delle BCC. A tale situazione di difficoltà del sistema bancario, è quindi, scaturita una risposta normativa e regolamentare che non si è limitata a rafforzare i presidi della vigilanza prudenziale in termini di solidità patrimoniale e di liquidità, ma che ha finito per individuare « soluzioni » organizzative fondate sull'adozione di un modello di business ritenuto più idoneo a garantire la stabilità del sistema. Tale impostazione, peraltro, risulta in linea con un quadro regolamentare e di supervisione improntato al principio dell'armonizzazione massima dove l'inasprimento dei vincoli prudenziali si accompagna ad una maggiore discrezionalità e prescrittività delle regole, accentuando l'azione di orientamento e moral suasion nei confronti delle singole banche. Ed è con queste premesse e su tale impostazione che è venuto a definirsi l'intervento legislativo nazionale di cui al decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, che ha introdotto l'obbligo per le BCC di aderire al modello del gruppo bancario cooperativo e che, nelle intenzioni, ha rappresentato la migliore risposta alle difficoltà incontrate da un sistema di banche ritenute subottimali sotto il profilo dimensionale e privo di meccanismi di coesione e coordinamento. Certamente le BCC di minori dimensioni hanno sofferto e soffrono in maggiore misura dell'inasprimento della regolamentazione che ha comportato, da un lato, l'innalzamento non proporzionale dei costi amministrativi ad essa connessi e, dall'altro, ha messo le piccole banche nella condizione di non poter utilizzare gli strumenti di nuova istituzione di gestione delle crisi. La sicurezza del sistema del credito cooperativo costituisce un obiettivo primario giustificato dalla necessità sia di conferire stabilità al sistema bancario, sia di garantire un modello di banca fondato sulla vicinanza alle comunità locali e sulla promozione del benessere complessivo dei territori in cui operano. Queste considerazioni assumono ancor più valore alla luce dei cambiamenti anche regolamentari che attribuiscono al valore sociale di impresa un peso crescente nella funzione obiettivo delle banche. Non si può trascurare di considerare come le banche di credito cooperativo svolgano un ruolo fondamentale nel sostenere le PMI operanti sui territori locali, garantendo loro facilità di accesso al credito e alle risorse provenienti dal Piano di ripresa e resilienza, assicurando loro il sostegno necessario alla realizzazione del piano Next Generation- EU. Ciò che, quindi, merita ulteriori approfondimenti è l'idoneità dell'attuale approccio dirigistico accolto dal legislatore e dalle autorità di vigilanza imponendo l'adozione di uno specifico modello di business che, attraverso la forma del gruppo bancario cooperativo, finisce per delineare forme di accentramento verticale strategico-direzionale che pongono limiti non secondari all'autonomia delle singole banche e sollevano interrogativi sulla salvaguardia della loro missione. Per tali ragioni, il disegno di legge intende difendere e rafforzare l'identità territoriale del credito cooperativo nel rispetto sia della direttiva 2019/2034/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2019 (cosiddetta « direttiva IFD ») sia del regolamento (UE) n. 2019/2033 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2019 (cosiddetto « regolamento IFR »). Si vuole, pertanto, consentire alle banche di credito cooperativo di scegliere un diverso modello organizzativo e di sistema di tutela istituzionale ritenuto più adeguato e proporzionato rispetto alle dimensioni, alle tipologie di attività svolte e ai relativi rischi assunti.