[resaula]

dall'altra, con un'esigenza che è stato possibile concretizzare attraverso i primi bandi per le misure dei 600 euro e dei successivi 600 e poi dei 1.000 e degli altri 1.000 euro, abbiamo potuto censire i lavoratori del settore, anche in questo caso, per la prima volta. Sono così emersi numeri e tipologie di contratto che adesso consentiranno di affrontare il tema che più volte il Parlamento si è posto, quello cioè della regolarizzazione e tipizzazione dei contratti nel settore dello spettacolo sulla base di numeri certi, cioè quelli che hanno ricevuto i fondi dell'emergenza, che hanno fatto le domande. Abbiamo quindi sia una quantificazione sia caratterizzazioni rispetto a queste tipologie così variegate e poco conosciute. Credo che questa sia un'esigenza fondamentale, però abbiamo strumenti da portare a termine, naturalmente al di là degli interventi per l'emergenza che continueranno, come ho detto prima. Più in generale, come l'interrogante ha chiesto, in relazione ai decreti legislativi di cui alla legge n. 175 del 2017, si tratta di deleghe che erano già scadute prima dell'inizio del mio mandato nel settembre 2019 e la presentazione del disegno di legge collegato alla manovra di bilancio 2020 è stata ovviamente superata dalle vicende dell'emergenza. In ogni caso, è mia intenzione presentare il disegno di legge collegato alla manovra di bilancio 2021, con il quale intendiamo riaprire la delega prevista dalla legge n. 175 del 2017 in materia di spettacolo, mediante la revisione del codice dello spettacolo. Quella sarà l'occasione, con un meccanismo partecipativo, per censire le varie tipologie di lavoratori e capire, al di là delle misure di ristoro per l'emergenza, quali possono essere le garanzie da mettere a disposizione di un settore i cui lavoratori hanno diritto di essere regolamentati, garantiti e tutelati come gli altri, cosa che non è mai avvenuta in modo preciso nel mondo dello spettacolo dal vivo. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Montevecchi, per due minuti. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, devo dire di non essere del tutto soddisfatta della risposta, perché è vero che le deleghe erano scadute, ma veniamo dalla legislatura precedente, in cui Ministro era colui che aveva portato a termine il codice dello spettacolo: quindi, questa non mi pare una grande giustificazione. Che si debba aspettare un nuovo disegno di legge di revisione del codice, quando ce n'è già uno, collegato alla manovra di bilancio del 2020, non lo trovo francamente opportuno, visti anche i tempi e le urgenze, quindi riprenderei quel testo. Se comunque è in arrivo un nuovo testo, va bene: lo valuteremo. Sono invece soddisfatta per la parte in cui, finalmente, grazie alla pandemia, siamo arrivati ad avere numeri e tipologie certi e quindi, sicuramente, una base solida su cui ripartire. Signor Ministro, la invito anche, quando sarà votato il documento finale, a prendere visione dell'indagine conoscitiva promossa dall'onorevole Carbonaro alla Camera dei deputati, che credo le sarà molto utile per una ripartenza solida, perché non andrà tutto bene, se sarà tutto come prima. (Applausi) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, leggo che il direttore generale musei, Massimo Osanna, ha appena dichiarato di voler esportare il modello Pompei in tutti i luoghi culturali italiani. Vorrei chiarire ai presenti e al Paese di cosa stiamo parlando. Pochi minuti fa ho interrogato il ministro Franceschini sui lavori nel teatro di Velia, cioè su un restauro del restauro eseguito negli anni Novanta del secolo scorso. A distanza di circa venti o trent'anni bisogna infatti intervenire di nuovo, per garantire la conservazione. Pensate cosa questo significhi quando si ha a che fare non con un singolo monumento, ma con un'intera città antica, dove - come nel caso di Pompei, palcoscenico dell'archeologia mondiale - gli scavi restituiscono strade, case e templi in condizioni eccezionali e in cui però scavi e restauri sono iniziati tre secoli fa. Per questo inorridisco quando sento Osanna o il Ministro, suo mentore, dichiarare entusiasti, dopo ogni scoperta eclatante, che ci sono ancora decine di ettari da scavare. Continuare a scavare Pompei con questo spirito significa condannarla a un declino inesorabile. L'archeologia non può essere uno strumento di potere, né un cilindro dal quale si estrae una sorpresa straordinaria, eccezionale e irripetibile ogni volta che il super-direttore di turno o il Ministro stesso ricevono critiche per la propria eclatante incapacità gestionale. A dicembre scorso è stato il turno del termopolio, che non solo è uno degli 80 thermopolia scoperti finora, ma che era stato identificato già a febbraio 2019. Celebrarlo è servito a contrastare la reprimenda dell'Unione europea per la cattiva gestione dei fondi destinati alla Casa dell'efebo. Pochi giorni fa, poi, è toccato al Carro nuziale o cerimoniale - comunque a orologeria - di Civita Giuliana, che è servito a dare il benvenuto al nuovo direttore, Zuchtriegel, distraendo gli italiani dalle sue responsabilità nella cattiva amministrazione di Paestum e Velia, dove mi dicono che, a breve, Osanna si recherà pellegrino, di persona, per dare il placet ai pessimi lavori di restauro del teatro, che però è di tutti e questo basta a decidere di ricostruirlo malamente, perché accolga spettatori e spettacoli. Siamo ormai oltre il promoveatur ut amoveatur , siamo al promoveatur ut deleatur . È questo il modello Pompei, osannato da Osanna. Propongo invece di esportare il modello Italia a Pompei, perché la tradizione dell'Italia repubblicana, in materia di tutela e conservazione dei beni culturali, ha raccolto consensi in tutto il mondo, prima che Franceschini e i suoi liberti svendessero il patrimonio culturale al peggior offerente. GRANATO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, ieri, in Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, il ministro Franceschini, a proposito della cosiddetta Netflix della cultura, ha testualmente detto che la legge approvata in Parlamento prevede espressamente la creazione della piattaforma con Cassa depositi e prestiti, la quale può coinvolgere soggetti pubblici e privati e che, a quel punto, il Ministero non c'entra più niente, ma la RAI non ha partecipato. Ha poi aggiunto che, visto che siamo in Parlamento, se c'è da modificare qualcosa, si ragioni anche della modifica di qualche norma, in modo da coinvolgere la principale industria culturale del Paese in un'iniziativa che vende la cultura italiana nel mondo; ha detto anche di non poterlo fare, ma che, se ci fosse un atto della Commissione di vigilanza, ne sarebbe felice. Quanto affermato da Franceschini è una palese mistificazione dei fatti.