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, cui, per espressa e testuale previsione normativa, “devono intendersi riferiti” gli obblighi, i diritti ed i rapporti in campo nazionale riferiti alla Riscossione S.p.a.». Il modello di “governance” prescelto per la Riscossione Sicilia S.p.a. , alla stregua delle norme recate dal decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6 (Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366), è stato quello dualistico, nel cui àmbito il consiglio di sorveglianza «non può essere parificato al collegio sindacale cui tradizionalmente competeva il controllo gestionale ed il controllo contabile», e dove il controllo contabile «deve necessariamente essere esercitato da un revisore contabile o da una società di revisione». Sicché, prosegue la difesa regionale, si è provveduto ad affidare il controllo contabile di detta società «ad un revisore contabile da scegliersi, come specificato nei patti parasociali, tra i magistrati della Corte dei conti, con ciò non intendendosi tanto soddisfare l'esigenza di applicare pedissequamente» l'art. 3, comma 3, del d.l. n. 203 del 2005, che appunto prevede che il presidente del collegio sindacale della Riscossione S.p.a è scelto tra i magistrati della Corte dei conti, quanto invece «adeguare l'esigenza sottesa dalla richiamata previsione alla diversa realtà societaria conseguente alla scelta discrezionale effettuata in attuazione della normativa regionale» e, dunque, «per ovvie esigenze di imparzialità e garanzia, di doversi giovare della medesima figura di magistrato contabile, la cui professionalità certamente garantisce le sottese occorrenze». Ad avviso della difesa della Regione, posto che la disciplina in tema di incarichi extraistituzionali a magistrati della Corte dei conti, di competenza della legislazione statale, afferma il principio dell'ammissibilità di incarichi espressamente previsti da legge o da altre fonti normative, risulterebbe coerente con «il vigente ordinamento» la previsione della norma censurata che attribuisce all'Amministrazione regionale la scelta del revisore contabile della Riscossione Sicilia S.p.a. «tra una individuata platea di magistrati contabili», là dove, inoltre, essendo la carica di revisore prevista dal codice civile, sarebbe rispettato anche l'art. 3, comma 3, del d.P.R. 27 luglio 1995, n. 388 (Regolamento recante norme sugli incarichi dei magistrati della Corte di conti, ai sensi dell'art. 58, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29), che contempla tra gli incarichi consentiti quelli «previsti da legge dello Stato». Peraltro, si precisa nella memoria, il comma 5 dello stesso art. 3 del citato Regolamento «esclude dalle vietate partecipazioni a collegi sindacali o di revisori dei conti […] “i casi espressamente previsti da legge dello Stato e delle regioni”», risultando, quindi, solo una “astratta evenienza”, concernente “situazioni patologiche”, la «eventualità che la disposizione impugnata determini un vulnus all'imparzialità e all'indipendenza del magistrato», come tale non rilevante ai fini di una declaratoria di incostituzionalità. La difesa regionale evidenzia, ancora, che «la presenza di un magistrato della Corte fra i revisori di enti pubblici è, da sempre, prevista dall'ordinamento […] in quanto funzionale al tempestivo esercizio della funzione di controllo già in fase di gestione dell'ente e non può dar luogo al conflitto di interessi rilevato» dal rimettente, conflitto che potrebbe, comunque, essere superato con l'esclusione dal collegio del magistrato revisore. Sicché, puntualizza la stessa difesa regionale, «la scelta rimessa dalla censurata norma all'Amministrazione regionale va correttamente intesa quale segnalazione di un ben individuato magistrato, assolutamente consentita dalle norme di riferimento ed in particolare dal più volte citato Regolamento emanato con il d.P.R. 27 luglio 1995, n. 388». Ne consegue che «l'indipendenza e l'imparzialità dei magistrati contabili è certamente salvaguardata dal potere-dovere del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti a provvedere – previo espletamento delle valutazioni di competenza ex articolo 13 della L. 27 aprile 1982, n. 186, ed articolo 2 del DPR 388/1995 – all'attribuzione dell'incarico in questione, sulla base di quella motivata richiesta nominativa, seppur priva di un effetto vincolante, formulata dalla Regione, in cui si sostanzia legittimamente quella “scelta” cui si riferisce il legislatore regionale».1. - Viene all'esame di questa Corte la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, dell'art. 3 della legge della Regione siciliana 5 dicembre 2006, n. 21 (Provvedimenti urgenti per il funzionamento dell'Amministrazione regionale ed interventi finanziari). La norma stabilisce: «Al fine di garantire le finalità di cui al disposto dell'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, recepito dall'articolo 2 della legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19, il revisore contabile è scelto dall'Amministrazione regionale tra i magistrati della Corte dei conti, in servizio presso gli uffici della Corte dei conti aventi sede in Sicilia, in possesso, per tutta la durata del mandato, dei requisiti di cui all'articolo 2409-quinquies del codice civile». Ad avviso del rimettente, la disposizione censurata contrasterebbe con gli artt. 100, terzo comma, e 108, secondo comma, Cost., giacché essa, nell'attribuire «all'amministrazione regionale controllata il potere di scegliere il revisore dei conti della società di riscossione delle entrate regionali proprio fra i soggetti istituzionalmente preposti ad effettuare il controllo sulla gestione della società medesima e, in generale, di tutto l'apparato amministrativo regionale, ossia fra i magistrati preposti agli uffici siciliani della Corte», sarebbe «idonea a vulnerare l'imparzialità e l'indipendenza del magistrato contabile sul quale cada la scelta ampiamente discrezionale dell'amministrazione regionale, proprio perché appare atta a realizzare quella “linea di coinvolgimento istituzionale” di tali magistrati nell'attività di controllo interno nell'ambito dell'organizzazione delle amministrazioni, poi soggette ai poteri di controllo esterno delle sezioni siciliane della magistratura contabile». 2.