[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 14 della legge 18 febbraio 1999, n. 28 (Disposizioni in materia tributaria, di funzionamento dell'Amministrazione finanziaria e di revisione generale del catasto), promosso con ordinanza del 4 ottobre 2005 dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia, nel giudizio vertente tra il Comune di Milano e l'Agenzia delle entrate – Ufficio di Milano, iscritta al n. 140 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di costituzione del Comune di Milano, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 ottobre 2006 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, nel corso di un giudizio tributario di appello – riguardante il ricorso proposto dal Comune di Milano avverso il silenzio-rifiuto formatosi sulla sua istanza di rimborso della ritenuta effettuata a titolo di imposta da vari istituti di credito, ai sensi dell'art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), sugli interessi maturati nel corso dell'anno 1996 sui depositi, titoli e conti correnti intestati all'AMSA - Azienda Municipalizzata per i Servizi Ambientali (all'epoca priva di personalità giuridica distinta da quella del Comune di Milano) –, la Commissione tributaria regionale della Lombardia, con ordinanza del 4 ottobre 2005, pervenuta alla Corte costituzionale il 20 aprile 2006, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 23, 76, 77, primo comma, 101, secondo comma, e 104, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 della legge 18 febbraio 1999, n. 28 (Disposizioni in materia tributaria, di funzionamento dell'Amministrazione finanziaria e di revisione generale del catasto), recante la rubrica «Interpretazione autentica della disciplina concernente le ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale», nella parte in cui si applica al testo dell'art. 26, quarto comma, «ultimo periodo» (recte: terzo periodo), del d.P.R. n. 600 del 1973, anche nella formulazione anteriore alla sostituzione di detto art. 26 operata, con effetto dal 1° luglio 1998, dall'art. 12, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461 (Riordino della disciplina tributaria dei redditi di capitale e dei redditi diversi, a norma dell'art. 3, comma 160, della legge 23 dicembre 1996, n. 662); che, per il giudice rimettente, il citato art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. n. 600 del 1973, nel testo vigente anteriormente al 1° luglio 1998 ed applicabile ratione temporis alla fattispecie di causa – nel prevedere l'applicazione, in sostituzione dell'ordinaria imposizione sul reddito delle persone giuridiche, della suddetta ritenuta sugli interessi e sui redditi di capitale «a titolo di acconto», nei confronti di quanti sono soggetti all'imposta ordinaria, nonché «a titolo d'imposta, nei confronti dei soggetti esenti dall'imposta sul reddito delle persone giuridiche ed in ogni altro caso» –, riguarderebbe soltanto i soggetti incisi e quelli esenti dall'IRPEG e non i soggetti esclusi dall'imposta; che, sempre per il giudice a quo, tale interpretazione sarebbe l'unica possibile alla luce dei criteri e princípi dettati dalla legge di delegazione in base alla quale era stato emanato il predetto d.P.R. n. 600 del 1973, cioè dalla legge 9 ottobre 1971, n. 825 (Delega legislativa al Governo della Repubblica per la riforma tributaria); che infatti, ad avviso della Commissione tributaria regionale, l'art. 10, secondo comma, numero 5, di tale legge di delegazione – disponendo l'applicazione della menzionata ritenuta nei confronti dei soggetti incisi od esenti dall'imposta e consentendo al legislatore delegato la previsione di «particolari ritenute» solo per redditi corrisposti a non residenti – imporrebbe di interpretare il citato art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. n. 600 del 1973 nel senso che la ritenuta a titolo d'imposta è applicata soltanto nei confronti dei «soggetti esenti» dall'IRPEG e di quelli non residenti («in ogni altro caso»), non anche nei confronti dei soggetti esclusi dall'imposta; che, ad avviso del rimettente, tale interpretazione sarebbe confermata dal rilievo che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 1974 (data di entrata in vigore del citato d.P.R. n. 600 del 1973) ed il 31 dicembre 1990, la legislazione tributaria non prevedeva soggetti esclusi dall'IRPEG, ad eccezione dello Stato, in quanto sia l'art. 2, lettera c), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 598 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche), sia, successivamente, l'art. 88 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), indicavano come non «soggetti all'imposta» esclusivamente gli organi e le amministrazioni dello Stato; che infatti – sottolinea il giudice a quo – la non soggezione all'imposta è stata prevista per i Comuni (e per altri enti pubblici) soltanto a decorrere dal 1° gennaio 1991, a séguito della modifica apportata al suddetto art. 88 del d.P.R. n. 917 del 1986 dall'art. 4, comma 3-bis, del decreto-legge 31 ottobre 1990, n. 310, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 1990, n. 403; che, proprio in considerazione della indicata sopravvenuta esclusione dall'IRPEG dei Comuni e di altri enti, il legislatore – secondo il medesimo giudice – avrebbe delegato il Governo, con l'art. 3, comma 160, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a rivedere la disciplina dell'imposta sui redditi di capitale, al fine di fornire una puntuale definizione delle singole fattispecie di reddito e di prevedere «norme di chiusura volte a ricomprendere ogni provento derivante dall'impiego di capitale»; che, come afferma il rimettente, l'art. 12, comma 1, del decreto legislativo n. 461 del 1997, in vigore dal 1° luglio 1998, in attuazione di detta legge di delegazione, ha sostituito l'art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. n. 600 del 1973, introducendo per la prima volta, con “norma di chiusura” («ed in ogni altro caso»), la ritenuta a titolo d'imposta sugli interessi e sui redditi di capitale anche nei confronti dei soggetti esclusi dall'IRPEG;