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In ultimo vengo al settore turistico e alle imprese turistiche. Abbiamo sempre detto, sin dal primo giorno, che è una delle filiere che ha bisogno di un'attenzione particolare perché rappresenta un ambito di potenziale crescita del prodotto interno lordo del nostro Paese. L'Italia è una piattaforma naturale sul piano culturale e ambientale. Per le sue bellezze architettoniche e la qualità della vita non ha rivali nel mondo. Dunque è evidente che dobbiamo cominciare a ragionare per filiere: non siamo tutti uguali, non tutte le dinamiche economiche si scaricano in maniera proporzionale. Dobbiamo cominciare a guardare al futuro del Paese attraverso misure dedicate alle diverse filiere. Il tema del sistema aeroportuale è diverso da quello della meccanica o della manifattura. Basta guardare i dati Istat sulla crescita industriale, per accorgersi che ci sono settori, come quello industriale o dell'edilizia, che crescono, mentre altri, purtroppo, come i servizi o il commercio, sono in grande difficoltà. Sul turismo dobbiamo inevitabilmente aprire la stagione degli investimenti, concentrandoci sulla possibilità di creare un sistema di accoglienza e di ricettività più qualificato. Dunque dobbiamo mettere in campo investimenti e favorire gli investimenti privati. Se vogliamo che questo settore resti italiano - come è giusto che sia - abbiamo bisogno di spazi ulteriori, di crediti di imposta e di meccanismi fiscali favorevoli al rilancio degli investimenti. Abbiamo bisogno di qualificare la nostra capacità e la nostra offerta, se vogliamo tornare a far crescere il PIL turistico, che ha sicuramente importanti margini di crescita nei prossimi anni. A queste dinamiche dobbiamo unire l'investimento fatto sul lavoro, le riforme necessarie per riorganizzare gli ammortizzatori sociali e la necessità di spostare risorse dall'assistenza alle politiche attive, perché dobbiamo essere sempre consapevoli che un reddito di formazione diventerà decisivo, nei prossimi anni, per accompagnare una nuova crescita, e lo si farà attraverso un'importante riforma degli ammortizzatori sociali. Tutto questo tiene insieme gli elementi decisivi dell'universalità del Sistema pubblico sanitario, con la forza sociale ed economica che contraddistingue il nostro Paese. Credo che, in questa dinamica, con l'immunità di gregge, con l'uscita dalla pandemia, nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e con le riforme, l'Italia abbia tutte le condizioni per uscire dalla crisi. (Applausi) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 12,31) PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. DE CARLO, relatore di minoranza . Signor Presidente, nella relazione di minoranza, svolta ieri, ho cercato di inquadrare l'argomento e di evidenziare le iniziative di Fratelli d'Italia, per migliorare un decreto-legge, che sicuramente non ci vede particolarmente entusiasti. Vediamo invece entusiasmo negli interventi della maggioranza, che ho seguito nelle giornate di ieri e di oggi, come se il provvedimento in esame fosse davvero essere utile a un'impresa o a un artigiano che riceve 2.500 euro su una perdita di 50.000 euro. Abbiamo anche visto entusiasmo per il fatto di aver potuto disporre, in Parlamento, di 770 milioni di euro, sui 32 miliardi di euro del provvedimento, come se ciò significasse riportare centralità al Parlamento (così è stato detto testualmente). Direi che 770 milioni di euro su 32 miliardi di euro comportano ben poca centralità al Parlamento e molta centralità al Governo: mi sembra un dato di fatto oggettivo. Abbiamo visto un entusiasmo forse esagerato per aver scritto, su un ordine del giorno, i desiderata per il prossimo decreto-legge. Ciò è sempre accaduto ed è in piena ed assoluta continuità con i decreti del Governo Conte, per cui si rimandava sempre ad un momento successivo l'emanazione del prossimo decreto salvifico: è cambiato il nome, da ristori a sostegni, ma in realtà è sempre stato quello il modus operandi . Si tratta di un entusiasmo forse un po' eccessivo, che non solo stride con il fatto che la maggioranza abbia presentato 2.500 emendamenti, a dimostrazione che il provvedimento non piaceva particolarmente a nessuno e non solo alla minoranza di Fratelli d'Italia, che ne aveva presentati circa 500. Ciò stride soprattutto con lo sconforto e lo scoramento che c'è fuori da questo palazzo, dove tante categorie produttive pagano, come tutti i cittadini - e non solo - le limitazioni anticostituzionali della libertà, come l'assurdo coprifuoco, che continua a persistere nonostante non ci sia alcuna evidenza scientifica del fatto che il virus morda di più dopo le 22, rispetto a prima. E non solo questo: pagano quelle attività produttive che fino ad oggi hanno tirato la carretta di questa Nazione; pagano sulla propria pelle anche le chiusure e le limitazioni della propria attività. Cito due esempi: gli agriturismi, che erano oggetto di emendamenti bipartisan , sono gli unici che non ricevono nemmeno un indennizzo, perché non si è scorporata la loro attività di agriturismo da quella agricola. Questo credo sia emblematico di come sia prestata poca attenzione soprattutto a quelle categorie che riempiono le nostre mense e le nostre cucine di prodotti sani, tipici, e costituiscono l'ossatura di quel made in Italy di cui tutti ci riempiamo la bocca, ma che ben pochi, poi, cercano di supportare in maniera concreta. Mi soffermo su un altro aspetto relativo all'articolo 37 che avrebbe dovuto istituire un fondo per permettere anche alle aziende in amministrazione controllata di usufruire delle risorse per il sostegno. Faccio appello al ministro D'Incà - non lo vedo in Aula - e cito l'esempio Embraco-Acc, che conosce perfettamente per averlo a casa sua (come a casa mia). Faccio appello al Ministro conoscendo la sua sensibilità - al di là delle questioni e delle diatribe interne al Governo tra chi ha una visione più privatistica della soluzione del problema e chi, come il Governo precedente e la Regione Veneto, magari intravedeva una prospettiva di strategicità del progetto Italcomp - affinché si possa trovare immediatamente una soluzione comune, perché oggi la liquidità che l'Acc necessita è immediata, e non più differibile. Quindi, al di là delle prese di posizione all'interno della maggioranza, auspico che a pagarne il prezzo - come sono sicuro che lei, Ministro, vuole scongiurare - non siano i tanti lavoratori e soprattutto le tante famiglie che intorno all'Acc ed Embraco in Piemonte vivono e lavorano. Credo che il giudizio che possiamo dare, anche dopo il dibattito che abbiamo ascoltato in Aula, sia assolutamente insufficiente, come lo sono state le misure; insufficiente come sono i giudizi che arrivano da tante categorie. Noi siamo sempre stati a disposizione. Ringrazio i relatori, sia la collega Toffanin che il collega Manca, per la disponibilità e le aperture che hanno avuto nei confronti dell'opposizione, consci -come siamo - di avere sempre lavorato non per far crescere nelle percentuali il nostro partito - anche se è oggettivamente un dato di fatto anche quello - ma soprattutto con il solo interesse, di far crescere questa Nazione che noi - contrariamente magari a qualcuno di voi - non vogliamo certo vedere né soffrire né tantomeno asservita alle logiche europee di Francia e Germania. (Applausi) .