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, e che solo ad una superficiale lettura del quadro normativo di riferimento potrebbe apparire che la Regione Molise sia titolare relativamente al solo demanio turistico-ricreativo (art. 59 del d.P.R. n. 616 del 1977) di tutte le connesse funzioni, laddove in realtà l'art. 105 del d.lgs. n. 112 del 1998, attribuendo alla Regione la materia del rilascio delle concessioni, le attribuirebbe altresì quella del rinnovo, dell'annullamento, della revoca e della decadenza, e, pertanto, tutte le funzioni amministrative relative al demanio marittimo. A conforto di tale conclusione la Regione Molise osserva che, in base alla nuova formulazione degli artt. 114, 117 e 118 Cost., lo Stato è solo uno degli enti che compongono la Repubblica, a fianco dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Regioni; che alla legislazione esclusiva dello Stato spettano esclusivamente le materie tassativamente individuate, mentre tutte le altre rientrano, invece, nella potestà delle Regioni; che il settore dei beni demaniali non compare neppure tra le materie di legislazione concorrente, salvo che per i porti; che non viene più menzionato un demanio regionale, in contrapposizione a quello statale; che, conseguentemente, il demanio pubblico, e cioè il complesso dei beni che servono al raggiungimento dei fini pubblici, deve ritenersi ripartito tra Stato, Regioni e altri enti pubblici territoriali sulla base dell'attribuzione delle rispettive funzioni; che, in definitiva, essendo stata la materia del demanio marittimo, con la sola eccezione dei porti, interamente trasferita alle Regioni e non essendo concepibile la proprietà del bene demaniale distinta dal perseguimento delle relative funzioni, alle Regioni va riconosciuta la proprietà dei beni del demanio marittimo. Sulla base di tali argomentazioni sostiene la Regione ricorrente che l'emanazione degli ordini di sgombero contenuti nei provvedimenti impugnati rientra tra le attribuzioni conferite alle Regioni dal d.P.R. n. 616 del 1977 e ora anche dall'art. 118 Cost., nonché - in quanto atti strumentali all'esercizio della funzione concessoria, delle funzioni di organizzazione e di quelle di polizia amministrativa - dall'art. 1 del d.lgs. n. 112 del 1998; che alle medesime conclusioni deve pervenirsi per quanto riguarda la richiesta di pagamento di indennizzo, perché il principio enunciato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 343 del 12 luglio 1995 - secondo cui spetta allo Stato e non alla Regione la determinazione e la percezione del canone di concessione dei beni del demanio marittimo - va rivisitato alla luce delle modifiche intervenute nel titolo V della parte II della Costituzione; che, in definitiva, il primo comma dell'art. 822 cod. civ. è incompatibile col nuovo assetto costituzionale. Sotto altro profilo, rileva ancora la Regione che - essendo pur sempre la collettività titolare dei beni del demanio marittimo, indipendentemente dalla loro imputazione formale, come sostenuto da un'antica e consolidata dottrina - il trasferimento della gestione di quei beni non può non comportare anche quello della loro appartenenza e, comunque, il trasferimento delle risorse necessarie all'esplicazione delle attività di conservazione, amministrazione e tutela oggi svolte dalla Regione; che, avendo il canone concessorio natura giuridica di "corrispettivo”, tale natura avrebbero anche le somme il cui pagamento è intimato a titolo risarcitorio, posto che alla base della relativa pretesa sarebbero valutazioni inscindibilmente connesse all'esplicazione delle funzioni amministrative conferite alla Regione. Conclude la Regione Molise, chiedendo che la Corte costituzionale, previa sospensiva, dichiari che non spetta allo Stato e per esso all'Agenzia del Demanio, ma alla Regione Molise, l'adozione di tutti i provvedimenti inerenti all'amministrazione del demanio marittimo ad essa conferita, ivi compresi quelli di pagamento delle indennità per abusiva occupazione e di rilascio degli immobili; annulli gli atti impugnati; ove occorra, dichiari la sopravvenuta incostituzionalità dell'art. 822, primo comma, cod. civ. 2.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo l'inammissibilità e, comunque, l'infondatezza del ricorso. 3.- Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri osserva, a sostegno dell'inammissibilità del ricorso, che: a) sussiste difetto di legittimazione della Regione e conseguente difetto di interesse al mezzo azionato, posto che, come ammette la stessa ricorrente, «ai sensi dell'art. 42 del d.lgs. n. 96 del 1999, nonché della legge regionale n. 34 del 1999, le funzioni afferenti al demanio marittimo per usi residenziali sono state conferite ai Comuni», sicché la Regione «finisce per operare una sorta di sostituzione processuale», agendo in luogo di un soggetto (il Comune) non legittimato a promuovere conflitti con lo Stato davanti a questa Corte; b) manca, in ogni caso, una copertura costituzionale all'attribuzione alle Regioni delle funzioni amministrative relative alle aree demaniali marittime «utilizzate per finalità turistiche e ricreative»; ricorda all'uopo che l'art. 118 Cost., nel testo novellato, lungi dal prevedere un ambito di funzioni amministrative di necessaria spettanza delle Regioni, afferma nel primo comma il principio generale dell'attribuzione delle funzioni amministrative ai Comuni, salvo il conferimento di alcune di esse a Stato, Regioni, Province o Città Metropolitane, "per assicurar(ne) l'esercizio unitario sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”; che, del resto, anche nell'assetto costituzionale antecedente alla riforma del titolo V, le funzioni amministrative sul demanio marittimo non potevano considerarsi costituzionalmente garantite, in quanto non rientranti tra le materie di cui al previgente testo dell'art. 117 Cost.; che, conseguentemente, il loro esercizio non era stato "trasferito”, ma semplicemente "delegato”, sulla base di scelte discrezionali del legislatore ordinario; c) è estranea al giudizio instaurabile davanti a questa Corte la questione dell'appartenenza, in astratto, in capo alla Regione del potere in concreto esercitato dall'organo statale e dei profili relativi all'insussistenza di fenomeni di abusivismo, posto che tali questioni investono il sindacato sulla legittimità dell'esercizio della funzione e sono, pertanto, di competenza, a seconda della natura della posizione soggettiva azionata, del giudice ordinario o di quello amministrativo; d) inconferente, in ogni caso, è l'asserita legittimità, sul piano urbanistico, delle opere realizzate, rispetto al possesso di un aggiornato titolo di godimento delle aree demaniali sulle quali le stesse insistono; e) del tutto estranee al possibile oggetto di conflitto di attribuzioni sono questioni di vindicatio rei riservate, secondo la costante giurisprudenza della Corte di cassazione (condivisa dalla Corte costituzionale), alla giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria.