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Quei giorni in cui le Forze armate e le forze di polizia di questo Paese, troppo spesso bistrattate, sempre dai soliti noti, rappresentavano una fonte di sicurezza e di tranquillità per tutti. Alla luce di tutto questo, come vi abbiamo già detto, i fondi che avete stanziato li reputiamo insufficienti, come inadeguato è tutto il provvedimento. Sapete perché i fondi sono insufficienti? Perché una parte di questa maggioranza, non tutta, ma una buona parte, è avversa ideologicamente alle Forze armate e ai nostri militari. Lo vediamo in alcune interrogazioni depositate; lo vediamo nelle interviste dove esponenti di questa maggioranza parlano di dual use , di conversione e di decrescita; lo vediamo negli strampalati progetti di legge e di risoluzione. Fino a quando non inizierete a vedere le Forze armate e, in generale, il settore della difesa come un settore altamente strategico per il nostro Paese, anche dal punto di vista del rilancio industriale, nel campo della ricerca e dello sviluppo, non riuscirete a fare il bene dell'Italia. Puntare sulla difesa vuol dire puntare sul futuro del nostro sistema Paese: fino a quando non abbandonerete questo odio ideologico non riusciremo ad andare avanti. Per questo, l'unica soluzione per il bene del Paese è che vi facciate da parte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, in questi pochi minuti che ho a disposizione non ripercorrerò le numerose misure contenute nel decreto rilancio per l'istruzione pubblica, l'università, la ricerca, i beni e le attività culturali. Invece, vorrei concentrarmi sul futuro, su quanto ancora c'è da fare. Questo perché molto è stato fatto. Sono state iniettate risorse significative. È giusto, però, che in quest'Aula noi guardiamo al futuro, anche forti delle audizioni svolte in 7 a Commissione al Senato proprio sull'impatto che l'emergenza Covid ha avuto sul settore della cultura. Questo settore, come già è stato ricordato qui in Aula, è uno dei settori che maggiormente è stato colpito, soprattutto nel comparto dello spettacolo dal vivo. Noi sappiamo, infatti, che lo spettacolo dal vivo è un settore in cui vi è la prossimità delle persone che insieme partecipano allo spettacolo, anche da spettatori, in una sinergia e in un'unione energetica con gli attori e i musicisti che offrono il prodotto culturale. Dunque, il settore è stato gravemente colpito. Proprio dallo spettacolo dal vivo parto, quindi, ricordando che, non solo sarà necessario estendere le misure previste in questo periodo di emergenza anche per il futuro, per accompagnare questi lavoratori fuori dall'emergenza, ma sarà necessario anche fare un intervento che aspettiamo da molti anni, ovvero un percorso di riforma destinato ai lavoratori dello spettacolo, che si occupi del welfare dei lavoratori dello spettacolo dal vivo in tutte le sue accezioni (teatro, danza, musica, cinema e audiovisivo) e che tenga conto della tipicità di questi lavoratori. Tale tipicità è emersa nel corso di questa emergenza, laddove noi ci siamo dovuti occupare di mettere in campo misure adeguate per il sostegno di questa categoria di lavoratori, anche per uscire dal precariato e, dunque, prevedere forme di stabilizzazione, laddove necessario e laddove possibile. Abbiamo, poi, sicuramente bisogno di concentrarci sulla manutenzione ordinaria e straordinaria del nostro patrimonio artistico. Io già avevo ricordato al Ministro quanto sia fondamentale pensare a un piano nazionale di manutenzione ordinaria e straordinaria, perché il Paese si mette in movimento anche rimettendo in movimento le professioni dei beni culturali. Tra queste rientrano anche i restauratori, per esempio, che attendono un riconoscimento giuridico, una valorizzazione e un welfare ; attendono di uscire dalle nebbie dell'oblio ed essere finalmente valorizzati. Se è vero, come ci ricorda un decreto ministeriale del 2015, che la fruizione dei luoghi della cultura è un servizio essenziale, allora dobbiamo anche pensare alla realizzazione di livelli essenziali delle prestazioni nei beni culturali, perché è inutile ricordarci che la cultura e la sua fruizione sono un servizio essenziale, ma poi dimentichiamo di fare tutto ciò che è necessario perché essa sia tale. Le piccole, micro e medie imprese del comparto culturale del terzo settore vanno accompagnate e sostenute, perché sono quelle che ci garantiscono l'offerta culturale e la sua diffusione su tutto il territorio nazionale, al di fuori dei grandi centri aggregatori. Ciò è fondamentale in un periodo come questo in cui abbiamo un notevole bisogno di tenere insieme il tessuto sociale e di fornire dei luoghi, delle attività e delle alternative positive per superare le tragedie umane, psicologiche e personali che, giocoforza, si accompagnano in questo di emergenza. Quindi, di nuovo la cultura ci viene in soccorso. Infine, dobbiamo assolutamente ricordarci di rafforzare il sistema museale, dei piccoli musei, di valorizzare la ricerca e tutte le professioni ad essa legate in questo campo. Inoltre - e qui mi ricollego al fondo per la cultura, al coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti e ai fondi di investimento - dobbiamo stare molto attenti che il profitto non entri a gamba tesa nella cultura; già il Ministro aveva paventato questo e so che ne è ben consapevole. La cultura è giusto che si sostenga, ma essa in primis genera una ricchezza intangibile che - lo ripeto per l'ennesima volta - è quella che fa sì che noi nel mondo si possa essere apprezzati per le nostre arti, per la nostra creatività e per quello che chiamiamo il made in Italy (e la fonte arriva da lì), ma anche per la nostra crescita personale, intellettuale e spirituale, che deve essere il primo obiettivo al di là dei profitti. Quindi, occorre fare molta, molta attenzione che non si arrivi a delle dinamiche di profitto nel mondo della cultura, perché sarebbero deleterie e ci depaupererebbero di una grande ricchezza intangibile, se subordinata a logiche che non appartengono alla cultura. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non starò qui a ripetere che questo decreto-legge, per la sua complessità e corposità, andava diviso tra Camera e Senato: oltre il doppio di una legge di bilancio come stanziamento; oltre il doppio come articoli da esaminare e da emendare in soli due mesi, come è certamente giusto per un decreto-legge. Ma ricordiamo che sulla legge di bilancio solitamente il Parlamento lavora da ottobre a dicembre. Così oggi abbiamo un provvedimento, modificato dalla Camera in modo raffazzonato, e la fiducia in Senato in tutta velocità per non far decadere il decreto-legge. Complimenti davvero a Governo e maggioranza. (Applausi). Ma noi della Lega non abbiamo rinunciato a presentare la nostra visione di rilancio anche qui in Senato, come è già avvenuto alla Camera. Deve rimanere agli atti che per la Lega questo decreto, seppur modificato alla Camera, è e rimane una complicazione di articoli con tanti interventi a pioggia senza una visione complessiva. O forse una visione c'è, una visione che non serve all'Italia, ma serve soltanto a compiacere.