[pronunce]

che, quale terzo profilo di inammissibilità, il Comune deduce l'«irrilevanza della questione […] in quanto diretta a sindacare una scelta discrezionale del legislatore», il quale – prevedendo che il canone sia dovuto anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi, e che i relativi proventi affluiscano in un fondo a disposizione dei gestori del servizio idrico integrato, la cui utilizzazione è vincolata all'attuazione del piano d'ambito – avrebbe legittimamente scisso la prestazione del pagamento del canone dalla controprestazione dell'erogazione del servizio di depurazione, collocandole in due diversi momenti; che, nel merito, l'ente territoriale chiede che la questione sia dichiarata manifestamente infondata; che, al riguardo, con riferimento alla dedotta violazione dell'art. 97 Cost., rileva che la norma impugnata non si pone in contrasto con i princìpi di legalità, imparzialità e buon andamento; con riferimento al parametro dell'art. 3 Cost., rileva che la norma censurata appare non irragionevole e, anzi, è diretta «a rendere concreto, anche se solo in una prima fase, attraverso la raccolta dei fondi con vincolo di destinazione, il diritto dei cittadini a godere di un servizio di depurazione delle acque reflue»; con riferimento al parametro dell'art. 32 Cost., rileva la genericità della censura, osservando che «il diritto alla salute invocato dal Giudice Tributario di certo non verrebbe tutelato dal mancato pagamento del canone di depurazione da parte dei cittadini privi di tale servizio»; che è intervenuto in tutti i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atti di contenuto sostanzialmente identico, concludendo per la manifesta inammissibilità o comunque per la manifesta infondatezza delle questioni; che l'Avvocatura sostiene, in particolare: a) che il giudice rimettente non ha fornito alcuna motivazione sulla rilevanza della questione ai fini della decisione del giudizio; b) che «nessuna rilevanza sostanziale può, comunque, avere sull'emanando giudizio la questione sollevata perché la natura di tributo dell'emolumento del quale si chiede la restituzione […] svincola la sua debenza da un corrispettivo diretto di servizio»; c) che non sussiste la violazione dell'art. 3 Cost., in quanto non esiste rapporto sinallagmatico tra l'obbligazione pecuniaria del contribuente e il servizio di depurazione delle acque, il quale è reso non ad un singolo utente, ma alla collettività nel suo complesso; d) che non sussiste la violazione dell'art. 32 Cost., in quanto il prelievo censurato è destinato a finanziare opere ed impianti di depurazione, per la salvaguardia del patrimonio idrico e dell'ambiente; e) che non sussiste la violazione dell'art. 97 Cost., in quanto il contenuto di tale parametro appare totalmente estraneo alle ragioni di doglianza espresse dal giudice a quo; che, con memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica nel giudizio registrato al n. 4 del 2005, il Presidente del Consiglio dei ministri ha sostanzialmente ribadito quanto già sostenuto nell'atto di intervento, prospettando, quali ulteriori profili di inammissibilità della questione: a) la mancanza di motivazione nell'ordinanza di rimessione circa le ragioni che hanno indotto il giudice a quo a non pronunciarsi sulle questioni preliminari relative all'inammissibilità del ricorso proposto; b) l'inapplicabilità della norma denunciata alla fattispecie sottoposta al giudizio a quo, in quanto tale norma sarebbe entrata in vigore solo al termine del periodo al quale sono inerenti i tributi di cui si chiede il rimborso; che, con successiva memoria, il Comune di Meta ha sostanzialmente ribadito le argomentazioni già svolte nei precedenti scritti difensivi, concludendo, in via principale, per la declaratoria di inammissibilità della questione, in via subordinata, per la restituzione degli atti al giudice a quo «affinché provveda ad una nuova deliberazione sulla rilevanza», in via ulteriormente subordinata, per l'infondatezza della questione. Considerato che, con undici ordinanze di contenuto sostanzialmente identico, il rimettente solleva, in riferimento agli articoli 3, 32 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), in quanto esso prevede, nella formulazione originaria, che la quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi; che i giudizi devono essere riuniti, per l'identità delle questioni sollevate; che le questioni sono manifestamente inammissibili, in primo luogo, per insufficiente descrizione delle fattispecie oggetto dei giudizi a quibus, che si risolve in difetto di motivazione sulla rilevanza e, in secondo luogo, per aberratio ictus nell'individuazione della norma da censurare; che, sotto il primo profilo, la Commissione tributaria rimettente si limita ad esporre che i contribuenti hanno proposto ricorso nei confronti del Comune di Meta e dell'Azienda risorse idriche penisola sorrentina (ARIPS) avverso «il silenzio rifiuto alla restituzione dei canoni di depurazione delle acque reflue» versati nel periodo dal 1° gennaio 1999 al 3 ottobre 2000, senza precisare se i contribuenti medesimi abbiano presentato domanda di restituzione delle somme pagate, né come il silenzio-rifiuto oggetto dei ricorsi si sia formato; che la domanda di restituzione costituisce il presupposto necessario per il formarsi del silenzio-rifiuto, disponendo gli articoli 19 e 21 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), che il ricorso avverso il rifiuto tacito può essere proposto solo dopo il novantesimo giorno dalla domanda di restituzione e fino a quando il diritto alla restituzione non è prescritto; che tale omissione non consente il controllo di questa Corte sulla proponibilità dei ricorsi introduttivi dei giudizi a quibus e si risolve, perciò, in difetto di motivazione sulla rilevanza, per insufficiente descrizione della fattispecie da parte del rimettente (v., ex plurimis, ordinanza n. 396 del 2005); che, sotto il secondo profilo, lo stesso rimettente è incorso in errore nell'individuazione della disposizione applicabile al caso concreto;