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Disposizioni sugli emolumenti pubblici. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge nasce dalla consapevolezza che, in un momento di crisi economica quale quello che sta affrontando il nostro Paese, occorre un sacrificio da parte di tutte le categorie sociali, compresi i manager , i cui compensi appaiono spesso inadeguati rispetto alla media dei salari dei dipendenti e spesso non trovano neppure giustificazione nei risultati conseguiti. Negli ultimi decenni la media dei compensi percepiti dagli amministratori delegati è aumentata in misura sproporzionata rispetto alla media dei salari dei lavoratori. Secondo il Rapporto 2012 stilato dalla Fisac-Cgil la proporzione tra le retribuzioni delle due categorie è pari a 1 su 163. L'OCSE nel Rapporto « Government at a Glance 2013 » sulle retribuzioni dei senior manager dell'amministrazione pubblica centrale italiana, con dati aggiornati al 2011, certifica che i dirigenti italiani della pubblica amministrazione percepiscono una retribuzione di 632.000 dollari l'anno, quasi tre volte la media dei Paesi OCSE, cifre che non sono in linea con gli stipendi dei lavoratori dipendenti e con lo stato di salute delle imprese. Olivetti diceva: «Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l'ammontare del salario minimo». Al fine di porre un tetto agli stipendi dei manager , la Svizzera ha recentemente votato un referendum proposto dall'imprenditore Thomas Minder, denominato 1:12; tale proposta stabilisce che all'interno della stessa società le retribuzioni corrisposte all'amministratore delegato e ai dirigenti di prima fascia non possono essere superiori a dodici volte lo stipendio versato ai dipendenti meno pagati. Nella stessa direzione, la presente proposta normativa mira a ridurre il gap tra le retribuzioni percepite dagli organismi di vertice delle società a partecipazione pubblica e i dipendenti. Essa si inscrive in una più generale disciplina del tetto alle retribuzioni pubbliche, che già ha formato oggetto di previsione nella legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008). L'effetto concretamente peggiorativo, in quella sede normativa, è derivato dal meccanismo di deroghe e di proroghe di entrata in vigore, rispondenti ad un «assalto alla diligenza» di lobbies che hanno trovato ascolto anche nella maggioranza: i diplomatici (esclusione degli incarichi «fuori del territorio metropolitano»), i dipendenti della Banca d'Italia e delle authorities (rinvio ad un'improbabile riforma della disciplina interna, tutta a venire), gli attori, presentatori e giornalisti RAI (deroga per il presunto effetto competitivo sulle professionalità pagate dall'Erario), i manager in servizio (entrata in vigore a partire dai nuovi contratti). La presente proposta rende anzitutto trasparente quello che è stato approvato nella legge 27 dicembre 2006, n. 296, (legge finanziaria del 2007), con sei articoli che disciplinano le diverse situazioni toccate alquanto confusamente dal testo vigente, che si è reso conseguentemente per lo più inapplicabile. Si evita così di affrontare in unico articolo varie questioni (lavoratori pubblici, amministratori di società di diritto privato, consulenti, Corte dei conti) che richiedono separata trattazione. Appare incongruo -- oltre che diseconomico -- inseguire proposte demagogiche sul tetto alle retribuzioni private, stante la miriade di meccanismi di elusione ed ancor prima la considerazione che l'assemblea degli azionisti ben remunera i suoi manager societari, suo iure utitur. Ma questo non è e non può essere il caso degli emolumenti che impingono sulle pubbliche finanze, che devono essere pubblici, riconoscibili da tutti ed espressione di una scala di priorità, che non può non mettere al vertice dei dipendenti non onorari dello Stato e degli altri enti pubblici il primo presidente della Corte di cassazione (già utilizzato come riferimento per l'individuazione della parte retributiva del trattamento economico complessivo dei parlamentari). In tema di statuizione legislativa di tetti massimi alla retribuzione, la Corte costituzionale ha avuto modo di affermare che: «l'autonomia collettiva non è immune da limiti legali. (...) Compressioni legali di questa libertà, nella forma di massimi contrattuali, sono giustificabili solo in situazioni eccezionali, a salvaguardia di superiori interessi generali, e quindi con carattere di transitorietà» (sentenza n. 124 del 26 marzo 1991, relativa ad un meccanismo di indicizzazione stabilito per legge). La formula proposta evita quindi che si violi il principio costituzionale dell'affidamento, per le situazioni in atto, senza frustrare lo scopo della norma con un'applicazione selettiva e sperequata; essa evita dubbi sulla possibilità di eludere la norma con compensi non fissi e si arricchisce anche di una clausola che opera il contemperamento tra pubblicità e rispetto della privacy , consentendo di risalire ad eventuali abusi. Inoltre si esprime preferenza per un meccanismo di contemperamento del tetto retributivo con i diritti quesiti, bloccando le progressioni ulteriori di chi è, già sopra il tetto (invece di una loro generalizzata salvezza) e mantenendo la quota raggiunta con il sistema dell'assegno ad personam . Infine, recepisce la possibilità del Ministro dell'economia e delle finanze di derogare al tetto per venticinque nominativi nel triennio, ma estende la possibilità di deroga (nel rispetto delle norme sulla trasparenza della decisione e del controllo della Corte dei conti) a tutti gli altri organi di vertice delle amministrazioni non statali, nel presupposto che la norma si debba applicare anche a loro ed all'interno di una quota percentuale sul totale delle posizioni apicali. L'inclusione di tutte le varie amministrazioni risponde all'intento di sfoltire la «giungla retributiva», riconducendo alla disciplina di legge ogni ente che attinge al denaro pubblico come individuato da indirizzi parlamentari e giurisprudenziali consolidati: per le Amministrazioni costituzionali vedasi l'ordine del giorno approvato dalla Commissione giustizia del Senato -- ed accolto dal Governo -- in sede di rapporto sui documenti di bilancio nell'autunno 2007; per gli enti sottoposti a controllo contabile, vedi Cassazione civile, sezioni unite, ordinanza n. 19667 del 22 dicembre 2003 (in cui la Cassazione ha riconosciuto la giurisdizione della Corte dei conti anche nei confronti degli amministratori degli enti pubblici economici) e sentenza n. 3899 del 26 febbraio 2004 (con cui la Cassazione ha riconosciuto la giurisdizione della Corte dei conti anche nei confronti degli amministratori delle Spa partecipate in modo totalitario o prevalente da pubblici poteri). Per le società quotate in borsa, invece, il limite è duplice, ed è fissato all'articolo 4: più stringente quello del rapporto pari ad un massimo di dodici volte tra gli emolumenti percepiti dall'amministratore delegato e dal presidente delle società a partecipazione pubblica e il salario aziendale minimo (sicuramente più basso rispetto al tetto dello stipendio del primo presidente della Cassazione); meno stringente quello della possibilità di remunerazione «differita» in termini di azionariato della società, purché non determini il surrettizio conseguimento di posizioni di controllo o di influenza (che rappresenterebbero fonti di un inquinante conflitto di interesse proprietario-gestore).