[pronunce]

Essa, infatti, sarebbe stata modificata a seguito delle sentenze n. 81 e n. 10 del 2019 della Corte costituzionale, proprio in accoglimento del principio per cui la disciplina dell'inquadramento dei giornalisti alle dipendenze della Provincia è soggetta alla riserva di contrattazione contenuta nell'art. 40 del d.lgs. n. 165 del 2001. Per l'effetto, l'impugnato art. 11 non farebbe altro che recepire le indicazioni emergenti dalla giurisprudenza costituzionale, da un lato, eliminando la previsione che imponeva l'applicazione del CCNL dei giornalisti e, dall'altro, limitandosi a prevedere l'esigenza di "avere riguardo" ai contratti collettivi di categoria. In questo modo, la disposizione impugnata ha fatto propria una «direttiva che guida l'azione pubblica provinciale in sede di trattative, limitando la discrezionalità della delegazione trattante, cui è imposto di "tenere conto" - ciò significa "avuto riguardo" - di quanto stabilisce la contrattazione di categoria dei giornalisti». L'infondatezza della censura governativa sarebbe, peraltro, avvalorata dal regime transitorio di deroga introdotto nell'art. 9, comma 5, della legge n. 150 del 2000 dall'art. 25-bis, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 (Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni) convertito, con modificazioni, nella legge 28 marzo 2019, n. 26, secondo il quale per i giornalisti in servizio presso gli uffici stampa delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano continua ad applicarsi la disciplina riconosciuta dai singoli ordinamenti «sino alla definizione di una specifica disciplina da parte di tali enti in sede di contrattazione collettiva e comunque non oltre il 31 ottobre 2019». 2.4.- Con riferimento al terzo motivo di ricorso, avente ad oggetto l'art. 24 della legge prov. Trento n. 5 del 2019, la Provincia autonoma eccepisce innanzi tutto l'inammissibilità delle doglianze erariali relative alla violazione dell'art. 97 Cost., per difetto di argomentazione. Nel merito, essa ne fa valere comunque l'infondatezza perché la norma censurata fa in ogni caso salva la natura selettiva della procedura, non potendosi ricavare altro dall'art. 97 Cost. che la necessità di predisporre una selezione comparativa delle diverse posizioni dei candidati. 2.5.- In relazione al quarto e ultimo motivo di ricorso, concernente l'art. 46, comma 12, della legge prov. Trento n. 5 del 2019, la Provincia autonoma eccepisce l'inammissibilità delle censure governative e invoca comunque la loro reiezione. Ricostruiti il quadro delle competenze provinciali in materia (art. 8, numero 1, in materia di «ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto» e art. 9, numero 10, in materia di tutela della salute, dello statuto reg. Trentino-Alto Adige), nonché la ratio della norma impugnata, consistente in una misura straordinaria di reclutamento del personale medico «di fronte all'accertata e oggettiva impossibilità di reperire medici specializzati mediante le procedure ordinarie», la resistente rileva innanzi tutto l'inammissibilità, anche sub specie di contraddittorietà, delle censure avverse per non aver il Governo motivato in ordine all'applicazione dell'art. 117, commi secondo, lettera l), e terzo Cost., anziché delle relative norme dello statuto speciale. Nel merito, la Provincia autonoma fa valere l'infondatezza della censura, osservando come la norma impugnata non lederebbe la competenza legislativa statale in materia di ordinamento civile perché essa detterebbe norme di organizzazione, coperte dalla competenza provinciale in materia di organizzazione del servizio sanitario e collocate a monte della stipula del contratto di lavoro. Essa non contravverrebbe neanche all'art. 117, terzo comma, Cost., perché la violazione dei principi di coordinamento della finanza pubblica non potrebbe essere fatta valere dallo Stato in presenza di un sistema sanitario che la Provincia stessa finanzia sotto la sua integrale responsabilità (viene richiamata la sentenza n. 125 del 2015). Né, da ultimo, vi sarebbe un contrasto con il titolo di competenza legislativa concorrente in materia di tutela della salute (art. 117, terzo comma, Cost.) perché la norma censurata è rivolta a garantire servizi e prestazioni che, senza di essa, non sarebbero resi. 3.- La trattazione del ricorso veniva fissata per l'udienza pubblica del 21 aprile 2020. In prossimità di tale udienza, l'Avvocatura generale, con memoria depositata il 31 marzo 2020, ha insistito nelle conclusioni a supporto dell'incostituzionalità delle norme censurate. La trattazione del ricorso è stata rinviata non avendo le parti concordemente espresso la propria volontà nel senso che la causa venisse decisa in camera di consiglio allo stato degli atti, in forza di quanto disposto dal decreto della Presidente della Corte del 24 marzo 2020, punto 1), lettera c). 4.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con ricorso iscritto al n. 28 del registro ricorsi 2020, ha promosso questioni di legittimità costituzionale di varie disposizioni della legge della Provincia autonoma di Trento 23 dicembre 2019, n. 13 (Legge di stabilità provinciale 2020), fra le quali quella contenuta nell'art. 12, comma 1, censurata in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera l), e 97 Cost. 4.1.- Osserva il ricorrente come con tale disposizione normativa sia stato ulteriormente modificato l'art. 21, comma 7, della richiamata legge prov. Trento n. 7 del 1997, già modificato dall'impugnato art. 7, comma 5, lettera b), della legge prov. Trento n. 5 del 2019, prevedendo la riduzione al diciotto per cento della quota di incarichi dirigenziali conferibili a tempo determinato dalla Provincia autonoma di Trento al personale non di ruolo e introducendo una riserva di almeno cinque posti in favore del personale in possesso della qualifica di direttore. La disposizione viene censurata dal Presidente del Consiglio dei ministri con motivi in larga parte analoghi a quelli impiegati nei confronti della norma contenuta nell'art. 7, comma 5, lettera b), della legge prov. Trento n. 5 del 2019, di cui si è detto sub 1.1. Dopo aver dedotto, in particolare, la violazione della riserva di competenza legislativa statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. in materia di ordinamento civile, lamentando altresì la violazione del medesimo parametro interposto di cui all'art. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001, il ricorrente evoca ora la lesione anche dell'art. 97 Cost. e del principio di buon andamento della pubblica amministrazione ivi contenuto, asseritamente menomato dall'estensione della soglia oltre la quale possono essere conferiti incarichi dirigenziali a personale non di ruolo e non reclutato a seguito di apposita selezione comparativa.