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Intanto l'ha già indossata. Andiamo avanti, prego senatore Morra. Le chiedo la cortesia di indossarla, così magari riusciamo a proseguire. MORRA (Misto) . Debbo ricordare a me stesso che in precedenza altri colleghi sono intervenuti parlando senza il dispositivo e nessuno ha fatto rilevare niente. Adesso, vorrei semplicemente sottolineare all'Assemblea come questo dibattito sia viziato da una sostanziale ipocrisia, dettata dal fatto che a parole tantissimi, per non dire tutti, ritengono che forse il problema fondamentale da risolvere affinché si possa restituire fiducia nei confronti dell'istituzione Stato è quello della giustizia. Badate, poc'anzi qualcuno, anche ironizzando, commentava ricordando che ai cinque quesiti referendari hanno risposto pochissimi elettori, circa un quinto. Ma io vado oltre: quanti sono gli italiani che hanno votato per eleggere le loro amministrazioni comunali e i loro sindaci? Perché questo è il segnale della crisi delle istituzioni. E se noi abbiamo, come faceva capire Corrado Alvaro, la percezione che sia inutile provare a cambiare, noi veniamo afflitti dalla disperazione, quella disperazione che è tipica di chi, leggendo il libro di Luca Palamara o l'ultimo libro di Matteo Renzi, scopre tante nefandezze che hanno investito anche il mondo della politica e constata che tanto nulla cambia. Allora, scusatemi, vi pare normale che i trojan , per quanto siano programmati per rimanere accesi fino alla mezzanotte, vengano a spegnersi prima di un'importante cena fra il dottor Palamara e l'allora procuratore capo della Repubblica di Roma? Vi pare normale? Il dottor Pignatone, certamente. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Morra, le ricordo, ovviamente, che si assume la responsabilità delle sue affermazioni. MORRA (Misto) . Io ho domandato se pare normale che si spenga all'improvviso il trojan : se questo costituisce il motivo per essere perseguito penalmente perseguitimi. PRESIDENTE. Benissimo. MORRA (Misto) . Allora, il 23 maggio scorso abbiamo ricordato con grande ipocrisia Falcone e Borsellino, ma gli stessi Falcone e Borsellino hanno dovuto fare la guerra all'interno della magistratura per ribadire che alcune linee d'azione contro la criminalità organizzata di stampo mafioso non potevano essere oggetto di mercimonio e tutti hanno ricordato la figura di Giammanco. Ma senza andare indietro nel tempo, coloro che osannavano pochi giorni fa Falcone e Borsellino replicano le stesse dinamiche e gli stessi schemi con cui alcuni magistrati, coraggiosamente, stanno provando a far giustizia; far giustizia non è una cosa semplice, anzi, e fare ingiustizia è qualcosa da cui dovremmo essere tutti distanti. Quando in Commissione antimafia mi sono trovato alla mia destra Giuseppe Gulotta, che ha scontato ventun'anni di detenzione a seguito di un cosiddetto errore giudiziario, io ho avuto accanto a me un essere umano che è stato segnato dalla - debbo usare le parole con attenzione - cattiveria di uno Stato che, per salvaguardare qualcuno, massacra gli innocenti. Io sono stanco di assistere ad una gestione politicizzata della giurisdizione. Ma da cosa nasce questa mia stanchezza? Tutti sappiamo che se un terzo dei membri del Consiglio superiore della magistratura è designato da questo Parlamento, allora gioco forza è il peso della politica o della partitocrazia che determina le scelte del governo autonomo della magistratura, perché è su quel terzo che poi si modellano le correnti stesse. A me da cittadino non spaventa il fatto che il magistrato abbia una sensibilità politica, ma che quella sensibilità politica possa orientare e dirigere l'esercizio dell'azione penale e non soltanto. Queste sono cose che tutti sappiamo, perché tutti abbiamo anche capito, come ci hanno detto i magistrati Gratteri, Di Matteo e tanti altri, che per esempio la riforma attuale del metodo di elezione dei membri elettivi togati del CSM, esattamente come ribadiva poc'anzi il senatore Balboni, non soltanto non evita, ma neanche riduce e addirittura potenzia lo strapotere delle correnti, con meccanismi elettorali che incentivano accordi e cordate. Pochi giorni fa la trasmissione «Report» ci ha fatto capire qualcosa, in funzione di una precisa azione strategica che si è tentato di attuare fin dalla riforma Castelli e che poi è andata in porto con la riforma Mastella, attraverso la gerarchizzazione di un potere che doveva essere diffuso e capillare, ma libero e indipendente. Attraverso questa gerarchizzazione per cui il capo dell'ufficio ha potere di avocare a sé e di penalizzare anche il magistrato che cerca di indagare, basta controllare sette o otto procure per controllare l'azione giudiziaria. Ci siamo mai chiesti perché Palamara non riceveva mai richieste per poter esser messo a capo di uffici giudiziari considerati periferici? Perché tutti quanti volevano controllare Roma, Palermo, Milano, Perugia? Queste sono cose che dobbiamo capire, perché, ex articolo 11 del codice di procedura penale, con questi meccanismi si può controllare anche l'operato dei colleghi. Signor Presidente, c'è sfiducia nei confronti dello Stato, perché il cittadino non avverte più la protezione di un'amministrazione della giustizia che, non guardando in faccia nessuno, penalizza anche il potente. Qualcuno di voi potrebbe ricordare quanto è avvenuto a Taranto, ove, attraverso il fare di alcuni avvocati e di alcuni magistrati, si impediva che il diritto alla salute dei cittadini tarantini potesse essere salvaguardato, ma la stessa cosa adesso si sta disvelando per Priolo e qualcuno ricorderà anche che c'è la terra dei fuochi, su cui forse si doveva essere molto più attenti. Noi dovremmo avere il coraggio di far capire che se proprio vogliamo che il Parlamento indichi membri laici di designazione parlamentare nel Consiglio superiore della magistratura, magari ridurre da un terzo a un decimo la componente significherebbe ben altro. Stesso discorso per la burocratizzazione della funzione giurisdizionale: se il magistrato viene valutato in funzione del numero di fascicoli che porta a sentenza, tra fascicolo complesso - che potrebbe anche far gemmare altre ipotesi di reato, per cui con stralcio si potrebbero fare altre indagini - e fascicolo decisamente lineare, univoco e semplice, il magistrato che non vuole avere problemi, che asseconda la volontà di normalizzazione del potere e che sceglie quindi il fascicolo più leggero e più debole, risulterà alla fine più bravo e il cittadino avrà meno giustizia. Se è questo quello che vogliamo, possiamo anche votare la riforma che è al voto oggi. Io non la voterò. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, parlerò come Capogruppo in Commissione giustizia del Partito Democratico, perché condivido con il presidente Ostellari che sia fondamentale restituire dignità al Parlamento e che ognuno rispetti il proprio ruolo. I relatori ricevono un mandato dalla Commissione, presentano la relazione sui lavori della Commissione e poi c'è la discussione politica a cui partecipo in qualità di senatore del Partito Democratico.