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appena 245.000 euro, di cui 140.000 di abbonamenti, pari a circa 0,7 euro all'anno per utente. Di utenti registrati se ne contano appena 141.000 ("Dario Franceschini, la "nuova Netflix italiana" chiude con i conti in rosso" su "Il Tempo"), o 146.000 secondo Luca Beatrice su "Libero Quotidiano" del 25 giugno ("Dario Franceschini, ministro flop: buco milionario ai Beni culturali" su "Libero Quotidiano"), i quali, entrando nella piattaforma, teste ancora Tecce: "si trovano davanti un catalogo modesto con prezzi fuori mercato. E alcuni doc e film si trovano gratis su RaiPlay"; Aldo Grasso, infine, nell'articolo del 25 giugno "La cultura a rischio fallimento" (su "Corriere.it"), dopo avere citato un pezzo di Luciano Capone su "il Foglio" che affronta lo stesso argomento, ha commentato amaramente: "La cosa più triste non sono i tre amministratori delegati cambiati in poco tempo, ma la totale mancanza di una linea culturale (...) con i soldi investiti Rai Cultura avrebbe ora un'offerta più ricca e interessante, anche internazionale"; valutato che come già lamentato dagli interroganti nell'atto di sindacato ispettivo 3-02640 del 22 giugno 2021, ovvero che "il cospicuo quanto contestato investimento ministeriale ("Che cosa sarà concretamente questa Netflix della cultura" su "ilpost"), pari a 10 milioni di euro, e la campagna mediatica connessa, costata altro denaro pubblico, coperti dal recovery fund, finora non sono bastati ad attirare l'attenzione degli utenti", e "l'unico affare è per gli azionisti privati di Chili" (Tecce), che nell'immediato non spese neanche un euro dei sei milioni del suo investimento, avendo messo a disposizione del progetto la piattaforma, auto-valutata proprio sei milioni, e solo a gennaio 2021, con l'aumento di capitale (2 milioni), ha coperto la sua quota per un solo milione, si chiede di sapere quando il Ministro in indirizzo vorrà prendere atto di quello che gli interroganti appare il completo fallimento (terminologico, imprenditoriale e finanziario, oltre che culturale) di "ITsArt" e adoperarsi per tirare fuori il Ministero da quello che gli stessi ritengono uno sciagurato affare, prima che altro denaro pubblico vada sprecato per l'assurda pretesa di fare concorrenza a RaiPlay, la preesistente ed effettiva "Netflix italiana", che, in quanto iniziativa del servizio pubblico, egli avrebbe semmai dovuto sostenere. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03421 DE FALCO FATTORI Elena NUGNES Paola Ai Ministri dell'interno e della transizione ecologica Premesso che: da vari giorni, quasi quotidianamente, si registrano incendi in tutta l'area a nordest di Napoli: Pomigliano d'Arco, Acerra, Casalnuovo, Caivano; sabato 18 giugno ha preso fuoco un deposito d'auto a Caivano. Nella notte di lunedì 20 la stessa sorte è toccata ad un capannone in via degli Etruschi ad Acerra, mercoledì 22 un nuovo rogo si è sviluppato tra Casalnuovo ed Acerra, mentre giovedì 23 giugno è divampato un grande incendio all'interno dell'area dello stabilimento automobilistico Stellantis a Pomigliano d'Arco; l'incendio del 23 giugno si è sviluppato verso le 12 all'aperto, nei pressi del capannone dell'unità plastica della Stellantis, a nord dell'area, nei pressi dell'abitato di Acerra, ed ha interessato l'area dove si lavorano i componenti plastici destinati all'assemblaggio delle vetture prodotte dalla grande fabbrica; in particolare, secondo quanto afferma l'azienda, il rogo si sarebbe sviluppato partendo da due contenitori di plastica vuoti e destinati a contenere i componenti ricordati. Avrebbero anche preso fuoco delle sterpaglie abbandonate in un giardino che si trova nei pressi dell'area interessata al rogo; gli interroganti ricordano che il 23 giugno nel Napoletano era una giornata soleggiata, ma tra Pomigliano ed Acerra il cielo appariva molto scuro, a causa della densissima e minacciosa nuvola nera che si era alzata dal rogo, e della quale non si conosce l'eventuale, ma probabile, tossicità e, quindi, gli effetti che essa può avere sulla salute dei cittadini; ulteriori incendi si sono sviluppati il 24 giugno sempre nella zona tra Acerra e Pomigliano d'Arco; considerato che: si tratta di un vero e proprio un assedio che vede ogni giorno nuovi incendi, spesso nemmeno considerati dai media anche locali, quasi che si trattasse di ordinaria amministrazione; la serie di roghi ricordata non coinvolge solo discariche abusive ubicate nelle campagne, ma anche luoghi chiusi, recintati, di proprietà privata; si tratta, infatti, di incendi che interessano fabbriche, in funzione o dismesse, depositi contenenti rifiuti di ogni sorta o negli esercizi commerciali, e forse solo nel caso del rogo del 23 giugno si può ipotizzare che esso sia dovuto a cause accidentali, mentre gli altri sono tutti evidentemente di natura dolosa; a parere degli interroganti, ci si trova di fronte ad una vera e propria abdicazione delle istituzioni nazionali e regionali, che hanno abbandonato a sé stessa larga parte di territorio che, al contrario di quanto afferma, a giudizio degli interroganti imprudentemente il Presidente De Luca, quando afferma che la "Terra dei fuochi appartiene al passato", non è affatto monitorato e controllato; il controllo da parte delle forze dell'ordine, invece, è indispensabile per ridurre le possibilità di atti criminali e per poter intervenire con quella tempestività che al momento manca, verificando, ad esempio, quali siano i depositi di rifiuti non autorizzati, laddove è evidente che non esistono impianti antincendio e personale, e che, quindi, vanno sequestrati; visto che: sempre a parere degli interroganti, il vero e costante monitoraggio del territorio è dovere ineludibile non solo e non tanto per motivi di ordine pubblico quanto, in via prioritaria, per la tutela della salute pubblica; il controllo del territorio è indispensabile anche per evitare che si ripeta quanto accaduto di recente a Roccarainola (Napoli), dove sono stati sversati a pochi metri dalle abitazioni sacchi contenenti polveri di lavorazioni industriali, mettendo in serio pericolo l'incolumità degli abitanti; risulta agli interroganti che il materiale sversato si trovi ancora nella zona dove è stato rinvenuto;