[pronunce]

Se la garanzia costituzionale del diritto di difesa non comporta per ciò solo la illegittimità di preclusioni o decadenze, tuttavia, nel caso di specie, preclusione e decadenza del contribuente dal diritto di esibire in giudizio i mezzi di prova, non rivestono natura propriamente processuale, poiché non si maturano all'interno del giudizio tributario, ma nella antecedente fase amministrativa di risposta al questionario inviato dall'amministrazione, quando, peraltro, il contribuente non è assistito dalla difesa tecnica, prevista dall'art. 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413). 6.- Anche l'art. 111, secondo comma, Cost., sarebbe leso dalla norma impugnata, in quanto la preclusione in questione non si applicherebbe simmetricamente a tutte le parti in giudizio, incidendo sulla cosiddetta "parità delle armi". 7.- È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'inammissibilità e la non fondatezza della questione. 8.- Quanto al primo profilo, la difesa dello Stato ha dedotto la possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma impugnata, non ostando a ciò alcun "diritto vivente", ma, anzi, rinvenendosi nella giurisprudenza di legittimità più pronunce volte ad una esegesi favorevole al contribuente della norma impugnata. Quindi l'Avvocatura dello Stato ha rilevato che la Commissione tributaria provinciale di Como non avrebbe adeguatamente motivato l'ordinanza di rimessione con riguardo alla rilevanza della questione, non avendo specificato se i documenti prodotti in giudizio fossero stati o meno oggetto di specifica richiesta da parte dell'Amministrazione. 9.- Nel merito il Presidente del Consiglio dei ministri ha richiamato la giurisprudenza costituzionale che ha affermato che il mezzo probatorio può essere sottoposto a delimitazioni suggerite con riguardo al tipo di procedimento, e che l'esclusione di un mezzo di prova non costituisce di per sé violazione del diritto di difesa. Ricorda, quindi, come la norma impugnata vada contestualizzata nel complessivo procedimento di accertamento sulla veridicità delle dichiarazioni, in cui è previsto un sub procedimento con l'invio di un questionario, per favorire il dialogo tra le parti, al fine di escludere il contenzioso. Infine, osserva come il rimettente non abbia attribuito rilievo alla disposizione di cui all'art. 32, quinto comma, del d.P.R. n. 600 del 1973 che opera il necessario bilanciamento tra gli interessi che vengono in rilievo.1.- La Commissione tributaria provinciale di Como, con ordinanza del 25 febbraio 2014, ha impugnato l'art. 32, quarto comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), prospettando la lesione degli artt. 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione. 2.- Il giudizio tributario ha ad oggetto l'impugnazione di due avvisi di accertamento (IRPEF, anni di imposta 2007 e 2008) emessi dall'Amministrazione finanziaria a seguito di accertamento sintetico effettuato ai sensi dell'art. 38 del d.P.R. n. 600 del 1973, nel testo anteriore alla novella introdotta dall'art. 22 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122. Quest'ultimo articolo, al quarto comma, nel testo applicabile ratione temporis, stabilisce, per quanto qui rileva: «L'ufficio [...] può, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente in relazione al contenuto induttivo di tali elementi e circostanze quando il reddito complessivo netto accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato. A tal fine, con decreto del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono stabilite le modalità in base alle quali l'ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione agli elementi indicativi di capacità contributiva [...] quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta». Con il sistema comunemente denominato "redditometro", dunque, l'ufficio può determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, persona fisica, non basandosi sulle singole e specifiche fonti produttive dello stesso, ma assoggettando a tassazione anche redditi di fonte sconosciuta. Il contribuente però, ai sensi del successivo sesto comma dello stesso art. 38, sempre nel testo all'epoca vigente, può dimostrare che il maggior reddito presunto induttivamente è costituito o giustificato da redditi esenti, redditi soggetti a ritenuta a titolo d'imposta o da una diminuzione del patrimonio posseduto. Precisa inoltre la norma che «l'entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione». 3.- È in questo quadro che si inserisce la norma impugnata, secondo cui «Le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell'ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell'accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l'ufficio deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta». Essa, dunque, stabilisce un collegamento fra il giudizio e il procedimento tributario e in particolare la fase istruttoria di quest'ultimo, i relativi poteri d'ufficio e i corrispondenti oneri del contribuente. L'art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, infatti, stabilisce: «per l'adempimento dei loro compiti gli uffici delle imposte possono», tra l'altro, «inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell'accertamento nei loro confronti, [...] con invito a restituirli compilati e firmati» (art. 32, primo comma, numero 4). E al riguardo si può ricordare come la circolare 9 agosto 2007, n. 49/E, dell'Agenzia delle entrate abbia dato indicazioni volte ad instaurare un contraddittorio anticipato fra l'Amministrazione e il contribuente, ancor prima della specifica disciplina poi dettata dalla novella del d.l. n. 78 del 2010. Ciò è quanto avvenuto nella specie, poiché l'Amministrazione finanziaria ha inviato al contribuente un questionario che è rimasto senza risposta. 4.- Va premesso che una questione di legittimità costituzionale del quarto comma dell'art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, è già stata sollevata dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in riferimento all'art. 53, primo comma, Cost.;