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L'articolo 5 delega il Governo all'adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) n. 655/2014, sulla procedura per l'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari per facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale. In base alla normativa, nei casi transazionali, il creditore può chiedere al giudice competente di emettere l'ordinanza europea di sequestro conservativo, fondata su un credito risultante da atto pubblico (sentenza o transazione). L'ordinanza in questione può essere richiesta parallelamente o in cumulo con misure conservative nazionali, con l'obbligo di dichiararlo nella richiesta. L'articolo 6 reca i principi e i criteri specifici di delega per l'attuazione della direttiva (UE) 2017/828, che è volta a favorire un più consapevole e stabile coinvolgimento degli azionisti nel governo societario e a semplificare l'esercizio dei relativi diritti. A tal fine, la direttiva prevede che le società abbiano il diritto di identificare i propri azionisti e che gli intermediari agevolino l'azionista nell'esercizio dei suoi diritti, tra cui quello di partecipare e votare nelle assemblee generali. Viene inoltre richiesto, a investitori istituzionali e gestori di attività, di svelare le proprie politiche di investimento nelle società partecipate, e vengono introdotte norme procedurali e sull'informazione relative alla politica di remunerazione degli amministratori e alle operazioni con i soggetti che sono in grado di esercitare un'influenza sulla società (cosiddetti "parti correlate"). L'articolo 7 reca i principi e i criteri direttivi per l'attuazione della direttiva (UE) 2017/1852, sui meccanismi di risoluzione delle controversie in materia fiscale nell'Unione europea (cosiddetta "direttiva DRM" - Dispute Resolution Mechanism ). La direttiva DRM è volta a garantire l'effettiva risoluzione delle controversie relative all'interpretazione e all'applicazione delle convenzioni fiscali bilaterali e della "convenzione sull'arbitrato dell'Unione" (90/436/CEE), con particolare riferimento alle doppie imposizioni. L'articolo 8 conferisce la delega per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/1129, che stabilisce i requisiti relativi alla redazione, all'approvazione e alle modalità di diffusione del "prospetto" da pubblicare per l'offerta pubblica o per l'ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato. I prospetti sono documenti che contengono tutte le informazioni su una determinata società e sugli strumenti oggetto di offerta. La pubblicazione di tali informazioni è finalizzata a consentire agli investitori di effettuare scelte di investimento consapevoli. Il regolamento ha abrogato la previgente normativa contenuta nella direttiva 2003/71/CE, al fine di contenere gli oneri per le imprese, in particolare piccole e medie (PMI), connessi al rispetto degli obblighi di tale disciplina, garantendo al contempo che gli investitori siano ben informati sui prodotti in cui stanno investendo. Tra i criteri di delega vi è l'individuazione della CONSOB quale autorità competente e l'attribuzione ad essa del potere di imporre le sanzioni amministrative e del potere di prevedere, nel rispetto del regolamento, l'esenzione dall'obbligo di pubblicazione del prospetto, per le offerte di titoli di ridotte dimensioni (di corrispettivo non superiore a 8 milioni di euro). È prevista anche l'attribuzione della responsabilità sulle informazioni all'emittente o soggetto che chiede l'ammissione alla negoziazione. L'articolo 9 conferisce la delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/1131, sui fondi comuni monetari (FCM), che rappresentano uno strumento di finanziamento a breve termine per gli enti finanziari, le società e le amministrazioni pubbliche. In alcuni Stati membri, quali Francia, Irlanda e Lussemburgo, gli FCM rappresentano oltre il 95 per cento del mercato. Tale rilevanza del comparto e le conseguenti implicazioni sul rischio sistemico hanno indotto l'Unione europea a stabilire una normativa specifica, volta a garantire una loro stabilizzazione e un livello di liquidità minima al fine di coprire le eventuali richieste di riscatto degli investitori. Sono inoltre rafforzati i requisiti di trasparenza, per garantire che l'investitore comprenda correttamente il profilo di rischio e il rendimento del suo investimento. L'articolo 10 delega il Governo ad adeguare l'ordinamento interno al regolamento (UE) n. 2016/2031, relativo alle misure di protezione contro gli organismi nocivi per le piante, e al regolamento (UE) n. 2017/625, sui controlli sanitari, limitatamente alla normativa sulla sanità delle piante. La delega prevede anche l'emanazione di un testo unico ove raccogliere tutte le norme nazionali vigenti in materia di sementi e di materiali di moltiplicazione delle piante da frutto, delle ortive e dei materiali di moltiplicazione della vite, divise per settori omogenei, in coordinamento con i citati regolamenti (UE) n. 2016/2031 e (UE) n. 2017/625. Al riguardo rileva, tuttavia, che non è chiaro il nesso tra la materia oggetto del testo unico e i due regolamenti europei che non riguardano le sementi e i materiali di moltiplicazione delle piante. L'articolo 11 concerne il già citato regolamento (UE) n. 2017/625, il quale, oltre a disciplinare i controlli sulla sanità delle piante, disciplina anche i controlli sugli alimenti e sui mangimi, sulla salute e benessere degli animali, nonché sui prodotti fitosanitari. L'articolo, quindi, conferisce al Governo la delega per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni di tale regolamento, salvo che per la parte relativa alla sanità delle piante, essendo questa coperta dalla delega di cui all'articolo 10. L'articolo 12 delega il Governo all'attuazione della direttiva (UE) 2018/410, della decisione (UE) 2015/1814, nonché all'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/2392. I tre atti in questione sono tutti relativi al sistema ETS di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra. Il Quadro per il clima e l'energia 2030, confermato nell'ambito dell'Accordo di Parigi, prevede l'obiettivo vincolante di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra nel territorio dell'Unione europea di almeno il 40 per cento, rispetto ai livelli del 1990, mentre i settori interessati dal sistema ETS dovranno ridurre le emissioni del 43 per cento, rispetto al 2005. Di qui, nasce l'esigenza di una riforma del sistema ETS e di un suo costante rafforzamento, in linea con la sostanziale riduzione nel tempo delle quote disponibili sul mercato, prevista dalla direttiva 2018/410/UE. L'articolo 13 reca i principi e criteri direttivi specifici di delega per l'attuazione della direttiva (UE) 2018/849, in materia di veicoli fuori uso, rifiuti di pile e accumulatori, e di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).