[pronunce]

3.- Con ricorso notificato il 25 febbraio 2014 e depositato il 5 marzo 2014 (reg. ric. n. 15 del 2014) , la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 427 e 429, della legge n. 147 del 2013, in riferimento agli artt. 4, numero 1), 16, 43, 44, 79, 104 e 107 del d.P.R. n. 670 del 1972, agli artt. 2, 3 e 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), e, se più favorevoli, agli artt. 117, quarto e sesto comma, e 118 Cost., nonché al principio di leale collaborazione. La ricorrente rileva che il concorso alla finanza pubblica è assicurato o nei modi indicati dall'art. 79 dello statuto regionale speciale o in forza dell'accordo con lo Stato ivi previsto; pertanto, a suo avviso, una misura come quella derivante dall'impugnato art. 1, comma 429, lede il principio dell'accordo, in relazione agli artt. 79, 104 e 107 dello statuto. Il contributo alla finanza pubblica avviene a valere sui risparmi connessi alle misure di cui all'art. 1, comma 427, impugnato; si tratta di misure di razionalizzazione e di revisione della spesa, di ridimensionamento delle strutture, di riduzione delle spese per beni e servizi e di ottimizzazione dell'uso degli immobili. Esse sono adottate sulla base degli indirizzi indicati dal Comitato interministeriale di cui all'art. 49-bis, comma 1, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 9 agosto 2013, n. 98, in considerazione dell'attività svolta dal Commissario straordinario di cui all'art. 49-bis, comma 2, del d.l. n. 69 del 2013. La ricorrente reputa che in tal modo le sia stato imposto un vincolo in materia di organizzazione interna, in violazione degli artt. 4, numero 1), e 16 dello statuto, o degli artt. 117, quarto comma, e 118 Cost., se più favorevoli. Sarebbe inoltre illegittimo stabilire che sia una fonte secondaria ad introdurre tale vincolo, in violazione degli artt. 43 e 44 dello statuto, dell'art. 117, sesto comma, Cost., e dell'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992. In particolare, ove gli indirizzi del Comitato interministeriale fossero un atto di indirizzo e di coordinamento, sarebbe violato l'art. 3 dello statuto, non essendo stata prevista né la competenza del Consiglio dei ministri, né il parere della Regione. Ove, invece, essi costituissero un atto amministrativo, sarebbe leso l'art. 4 dello statuto, che vieta l'attribuzione ad organi statali di funzioni amministrative nelle materie di competenza provinciale. In ogni caso, sarebbe violato anche il principio di leale collaborazione, perché gli enti territoriali non sono coinvolti nell'elaborazione degli indirizzi appena menzionati. 4.- Con ricorso notificato il 25 febbraio 2014 e depositato il 5 marzo 2014 (reg. ric. n. 14 del 2014) , la Provincia autonoma di Trento ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 427 e 429, della legge n. 147 del 2013, in riferimento agli artt. 8, numero 1), 16, 53, 54, 79, 80, 81, 104 e 107 del d.P.R. n. 670 del 1972, agli artt. 2, 3 e 4 del d.lgs. n. 266 del 1992, e, se più favorevoli, agli artt. 117, quarto e sesto comma, e 118 Cost., nonché al principio di leale collaborazione. Il ricorso è analogo a quello proposto dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige. La Provincia aggiunge che le norme impugnate, anche nella parte in cui si riferiscono agli enti locali e a quelli strumentali, sono illegittime, in riferimento non solo all'art. 79 dello statuto regionale speciale ma anche alla competenza provinciale in materia di finanza locale, prevista dagli artt. 16, 80 e 81 dello statuto e attuata dall'art. 17 del d.lgs. n. 268 del 1992. 5.- Con ricorso notificato il 25 febbraio 2014 e depositato il 3 marzo 2014 (reg. ric. n. 10 del 2014) , la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 427 e 429, della legge n. 147 del 2013, in riferimento all'art. 3 Cost., agli artt. 4, comma 1-bis, 51, 54, 63, comma 5, e 65 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), all'art. 9 del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni), all'art. 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2011), e al principio di leale collaborazione. La ricorrente richiama le censure svolte con il ricorso n. 32 del 2013, a proposito dell'art. 1, comma 454, della legge n. 228 del 2012, e rileva che le norme impugnate pongono ulteriori limiti di spesa alla Regione, in violazione del principio dell'accordo stabilito dagli artt. 63, comma 5, e 65 dello statuto regionale speciale, nonché dall'art. 1, comma 155, della legge n. 220 del 2010, e conforme al principio di leale collaborazione. Le modalità di partecipazione della Regione alle manovre di finanza pubblica sarebbero già state previste dalla legge n. 220 del 2010, e non potrebbero venire ulteriormente modificate dalla legge statale. Inoltre, la ricorrente lamenta che, in violazione dell'art. 3 Cost., il riparto del contributo tra le autonomie speciali è stato operato con un criterio differente da quello adottato nei confronti delle Regioni a statuto ordinario, che si riferisce al Pil del relativo territorio nell'anno 2011. Nella parte concernente gli enti locali della Regione, le norme impugnate violerebbero la competenza regionale in materia di finanza locale prevista dagli artt. 4, numero 1-bis), 51, e 54 dello statuto, e dall'art. 9 del d.lgs. n. 9 del 1997.