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«chiunque induce taluno a contrarre matrimonio o unione civile mediante violenza, minaccia, o approfitta di una situazione di inferiorità fisica o psichica ovvero mediante persuasione fondata su precetti religiosi è punito con la reclusione da uno a cinque anni». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La norma prevede che il delitto sia punibile anche se è commesso all'estero in danno di un cittadino o di uno straniero legalmente residente in Italia. Troppo spesso sentiamo ancora di bambine e ragazze costrette a sposarsi, soprattutto per precetti religiosi, contro la propria volontà. È nostro compito tutelarle. Anno 2019, donne uccise: Luisa Minghè, Luisa Zardo, Marisa Sartori, Maria Sestina Arcuri, Ghizlan El Hadraoui, Neda Vannoni, Claudia Bortolozzo, Norina Matuozzo, Alessandra Immacolata Musarra, Fortuna Bellisario, Rosalia Lagumina, Roberta Priore, Khaddouj Hannioui, Hong Songmei, Romina Meloni, Loredana Calì, Benedicta Daniel, Anna Lisa Ravenna, Andreina Paganoni, Elena Caprio, Clementina Spada, Romina Iannicelli, Elvira Bruno, Licia Zambon, Lucia Benedetto, Alice Bredice, Erika Cavalli, Carmen Vermica, Damia El Essali, Agurita Istrate, Anna Cassalia, Mileidy Verdial Canales, Marianna Sandonà, Elisa Ciotti, Maria Corazza, Gloria Danho, Roberta Perillo e - non ultima, il 13 luglio - Deborah Ballesio. A ciascuna di loro dedichiamo un ricordo. Votare oggi a favore del provvedimento in esame è anche per loro; è un atto doveroso nei confronti di queste donne che non ci sono più, di tutte quelle donne che fino a oggi non hanno avuto giustizia, né ricevuto la protezione dovuta. Oggi si colma questa lacuna. Sarà sicuramente necessaria anche una programmazione di politiche sociali e investimenti seri e mirati, come iniziative nelle scuole e programmi di formazione agli studenti per prevenire la violenza nei confronti delle donne, anche declinati su un corretto utilizzo del web , volti a rafforzare la consapevolezza di quelle che possono essere le conseguenze drammatiche, evitando un uso superficiale, errato e talvolta criminale di questi strumenti. Il testo in esame vuole essere l'incentivo per le donne a denunciare senza avere più paura, avendo la garanzia di una corsia autonoma e preferenziale. In quest'Assemblea noi donne rappresentiamo il 34 per cento dei senatori ed è proprio su questo che vorrei invitare i colleghi uomini a una riflessione. Vorrei che per un momento cercassero di immaginare cosa prova una donna vittima di violenza. Posso assicurarvi che una donna perde sempre. La violenza contro le donne non ha passaporto; non ci sono vittime, né dolori di serie A e di serie B. Sono convinta che, approvando oggi questo testo, diamo dimostrazione che avremo regolamentato in maniera netta e precisa la violenza maschile sulle donne. Oggi trasformiamo in legge quella speranza e ridiamo fiducia a chi non credeva più nella forza e nella vicinanza delle istituzioni, perché è anche di questo che ha bisogno chi soffre o chi ha sofferto. Per questi motivi, esprimo in maniera assolutamente unanime e convinta il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni) . CONZATTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, complimenti per il titolo, davvero un gran bel titolo, peccato che questo provvedimento è un po' come voler costruire una casa partendo dal tetto senza occuparsi delle fondamenta. Noi membri della Commissione di inchiesta sul femminicidio, ma anche i colleghi della Commissione giustizia lo sanno, avendo ascoltato e approfondito i dati, sappiamo che il 98 per cento dei maltrattanti è un uomo, sappiamo che di questo 98 per cento l'80 per cento è rappresentato da mariti, ex mariti, compagni e figli, ma in questo provvedimento non c'è praticamente traccia del tema focale, che è la rieducazione degli uomini maltrattanti. Se il problema sono gli uomini, perché non si investe per risolvere il problema alla radice? (Applausi dal Gruppo FdI) . Le donne vittime di violenza in Italia, secondo i dati ufficiali, sono una su tre, tra i sedici e i settant'anni, hanno subito vari tipi e forme di violenza, dalla segregazione fisica ed economica alle intimidazioni fisiche, alle percosse e ovviamente alle violenze sessuali. Dov'è la rete? Dov'è la cultura? Dov'è quella cultura che non permette nemmeno alle donne di avere il coraggio di denunciare? Solo il 10 per cento delle donne in Italia denuncia. Questo certamente ci mette al riparo da una cosa probabilmente non esatta detta ieri, ovvero che saranno i tre giorni del codice rosso a debellare le false accuse. Non ci sono false accuse, ci sono solo drammi e percorsi umani che portano moltissime donne a fare un passo indietro, a decidere di non denunciare, a decidere di restare a vivere con degli aguzzini, per mettere al riparo i propri figli, prima ancora che sé stesse, dall'allontanamento. (Applausi della senatrice Masini) . C'è questo automatismo per cui tutte le denunce passano per la procura, dove devono essere giudicate, ma non si danno alla procura gli strumenti per specializzarsi, né l'organico. Come possiamo immaginare che i pubblici ministeri possano ascoltare, al netto del fatto che sia opportuno farlo, e che invece non deleghino ancora a quella stessa polizia giudiziaria che tre giorni prima ha già raccolto la denuncia e ha già puntualmente relazionato sulla circostanza del fatto? In Italia, una donna su tre muore anche dopo aver denunciato, una donna ogni due giorni e mezzo. Questo ci dice che forse il problema è la presa in carico della donna, ciò che manca in Italia è quello che la Convenzione di Istanbul ha raccomandato, cioè la presa in carico integrata, la rete integrata di enti e istituzioni che permette alla donna di non restare sola, dal momento primo della segnalazione, passando per l'ammonimento, la denuncia, la querela, il processo, fino al reinserimento nel mondo lavorativo. Se le donne vengono uccise anche dopo aver denunciato, purtroppo, moltissime volte, è perché questo percorso non funziona. Venendo all'ordinamento giuridico, che è il tema di oggi, è evidente che questo è un problema che ha radici culturali e giuridiche molto profonde. Fino a pochissimi anni fa, il nostro ordinamento giuridico era improntato alla violenza, fino alla riforma del diritto di famiglia la donna era subordinata all'uomo, fino agli anni Ottanta c'era il delitto d'onore, fino agli anni Sessanta c'era lo ius corrigendi in Italia, quindi è evidente che tutto questo ha delle radici molto profonde.