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Disposizioni in materia di indennizzo alle vittime di reati intenzionali violenti e istituzione di un fondo di solidarietà. Onorevoli Senatori. – La direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, ebbe a prevedere che gli Stati membri adottassero un sistema di cooperazione volto a facilitare, per le vittime di reati violenti, l'accesso all'indennizzo, anche nelle situazioni transfrontaliere, e, pertanto, che fosse stabilita un'agevole procedura risarcitoria, in grado di operare sulla base dei singoli sistemi degli Stati membri, in materia di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori. Tutti gli Stati membri, quindi, avrebbero dovuto istituire, entro il 1° luglio 2005, uno specifico sistema di indennizzo delle vittime dei reati internazionali violenti commessi nei rispettivi territori, per garantire un indennizzo equo e adeguato alle vittime. La fase ulteriore di attuazione della direttiva avrebbe dovuto assicurare un percorso di cooperazione tra le autorità degli Stati membri per facilitare l'accesso all'indennizzo nelle situazioni transfrontaliere. Le vittime di reati commessi al di fuori dello Stato membro di abituale residenza avrebbero, infatti, nelle previsioni della direttiva, potuto rivolgersi a un'autorità dello Stato membro di residenza (indicata come autorità di assistenza) per ottenere informazioni su come presentare la domanda di indennizzo. L'autorità dello Stato membro di residenza avrebbe dovuto poi trasmettere la richiesta risarcitoria all'autorità dello Stato membro in cui risultava essere stato commesso il reato (indicata come autorità di decisione), competente all'esame della domanda e al versamento del relativo indennizzo. Gli Stati membri avrebbero dovuto adottare e far entrare in vigore, entro il 1° gennaio 2006, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva. Entro il successivo 1° gennaio 2009, poi, la Commissione avrebbe dovuto presentare al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo un'apposita relazione sull'applicazione della direttiva. In Italia il recepimento della direttiva è avvenuto, oltre il termine fissato, con il decreto legislativo 9 novembre 2007, n.204, e con relativo regolamento di attuazione di cui al decreto del Ministro della giustizia 23 dicembre 2008, n. 222. Il mancato rispetto del termine fissato per il recepimento ha già comportato, per lo Stato italiano, la condanna della Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza C-112/07 del 29 novembre 2007. La nostra legislazione, tuttavia, continua a rivelarsi del tutto inadeguata rispetto agli oneri conformativi imposti dalla direttiva, atteso che lo spazio di tutela previsto dal nostro ordinamento è tuttora sostanzialmente confinato al risarcimento dei danni alla persona causati da reati di terrorismo, di eversione dell'ordine democratico o ascrivibili a finalità mafiosa. Risulta, cioè, tuttora elusa la previsione dell'articolo 12, paragrafo 2, della direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, che, nello stabilire «Tutti gli Stati membri provvedono a che le loro normative nazionali prevedano l'esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori, che garantisca un indennizzo equo ed adeguato delle vittime», ha dettato l'obbligo, per gli Stati membri, di definire adeguati meccanismi risarcitori in favore delle vittime di tutti i reati intenzionali violenti e non già di una specifica tipologia dei reati in questione. Nel 2012, la Commissione europea ha aperto un'ulteriore procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano proprio in ragione della perdurante non conformità della normativa italiana alle previsioni della direttiva. Numerose sono state, inoltre, le pronunce dei giudici italiani che, nel rilevare l'inadempimento dello Stato italiano nell'effettivo recepimento della direttiva, hanno non di meno condannato lo Stato medesimo a risarcire i danni giudizialmente lamentati da vittime di reati intenzionali violenti. Lo Stato italiano è stato, infatti, ugualmente condannato a risarcire il danno subìto dalle vittime di reati intenzionali violenti «pur in carenza del più snello procedimento previsto dalla direttiva» nei giudizi civili all'uopo promossi dalle vittime davanti, all'autorità giudiziaria. In definitiva, nell'attuale situazione normativa, lo Stato italiano si trova esposto sia alle ulteriori iniziative che la Commissione europea intendesse assumere, sia agli obblighi risarcitori che derivano dalle pronunce dei giudici italiani, emesse sul presupposto del non completo recepimento della direttiva. Fermo restando, com'è ovvio, che l'onere del risarcimento del danno derivante da qualsiasi reato grava, in via immediata, sull'autore del reato stesso, appare dunque indifferibile l'introduzione di un apposito istituto che preveda l'assunzione, da parte dello Stato, dell'obbligo di ristoro delle vittime dei reati intenzionali violenti in tutti i casi in cui gli autori dei reati in oggetto siano rimasti ignoti, nonché nei casi in cui i condannati per tali reati risultino, in tutto o in parte, insolventi o siano irreperibili. Il ruolo di assistenza dello Stato in favore delle vittime di reato volontario violento e delle loro famiglie, quando dal reato consegua la morte o lesioni permanenti all'integrità fisica delle vittime, non può, tuttavia, esaurirsi nella sola tutela indennitaria, dovendo invece comprendere quelle ulteriori misure di assistenza, alle vittime o ai loro familiari, destinate ad attenuare gli ulteriori effetti del reato, segnatamente attraverso la previsione del diritto al collocamento obbligatorio perché sia massimamente agevolato l'ottenimento di un posto di lavoro da parte dei soggetti danneggiati da reati violenti. Il presente disegno di legge si propone, dunque, di colmare l'attuale vuoto normativo, prevedendo un sistema generalizzato di indennizzo a carico di un fondo appositamente istituito. Il fondo prevede una dotazione iniziale di 15 milioni di euro e sono indicate le modalità di rifinanziamento annuale. È, infine, previsto che l'operatività dei benefici da erogare attraverso il fondo sia fissata retroattivamente al 1° gennaio 2012. Ciò sia per prevenire la conclusione dell'ulteriore procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano «avviata, appunto, nel 2012» con l'adozione di un'ulteriore sentenza di condanna, sia per ovviare a ulteriori pronunce giurisdizionali di condanna motivate dall'incompleto recepimento della direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004 e dalla citata procedura di infrazione.. 1 (Oggetto) 1 La presente legge reca disposizioni in materia di indennizzo dei reati intenzionali violenti in favore delle vittime e dei loro familiari prevedendo, a tale fine, l'istituzione di un apposito fondo di solidarietà e detta disposizioni in materia di collocamento obbligatorio dei medesimi soggetti.