[pronunce]

che, infatti, è pacifico che dette affermazioni siano state rese nel corso di una trasmissione televisiva di informazione politica e parlamentare (come, del resto, attestato anche dallo stesso tema della trasmissione oltre che dalla qualità degli ospiti intervenuti) e che esse abbiano univocamente avuto ad oggetto «il tema della politica giudiziaria e criminale, specialmente in materia di terrorismo», senza contare che il sen. Castelli ricopriva, al tempo, l'incarico di Ministro della giustizia e che, da parlamentare, s'era già espresso, in sede di atti tipici, in senso critico circa le modalità di gestione del cosiddetto "caso Baraldini" da parte dell'allora Guardasigilli on. Diliberto; che si ribadisce l'auspicio che questa Corte enuclei un concetto di "nesso funzionale" più in linea con il mutato quadro socio-politico, nel senso di «ritenere coperta dalla garanzia di insindacabilità qualunque attività - sia soggettivamente, sia oggettivamente - appunto riconducibile alla obiettiva esplicazione del mandato parlamentare, anche in relazione agli specifici interessi del parlamentare stesso». Considerato che questa Corte è chiamata a pronunciarsi sul ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Corte d'appello di Roma, sezione prima civile, contro il Senato della Repubblica a seguito della deliberazione del 30 giugno 2004, con la quale è stata dichiarata l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Roberto Castelli nei confronti dell'onorevole Oliviero Diliberto e per le quali quest'ultimo ha promosso azione civile per il risarcimento dei danni davanti al Tribunale di Roma; che il ricorso contiene anche la richiesta di annullamento della predetta deliberazione all'origine del conflitto; che la medesima questione relativa alla spettanza del potere del Senato della Repubblica di dichiarare l'insindacabilità delle opinioni espresse dal sen. Roberto Castelli nei confronti dell'on. Oliviero Diliberto è stata già esaminata da questa Corte - con riferimento alla stesso provvedimento oggi nuovamente sottoposto all'esame, di cui anche era stato chiesto l'annullamento - nel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato instaurato su ricorso del Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Roma e definito con la sentenza n. 304 del 2007; che quest'ultima pronuncia ha, da un lato, dichiarato che «non spettava al Senato della Repubblica affermare che le dichiarazioni rese dal senatore Roberto Castelli, oggetto del procedimento penale pendente dinanzi al Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione»; e, dall'altro, ha disposto l'annullamento della «deliberazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del 18 maggio 2005 (Doc. IV-ter, n. 10) nella parte in cui richiama la delibera di insindacabilità adottata il 30 giugno 2004 per il procedimento civile avente il medesimo oggetto (Doc. IV-quater, n. 22)»; che la risoluzione di un conflitto di attribuzione con la pronuncia, come nel caso, sulla spettanza del potere in contestazione - adottata all'esito di un giudizio specificamente orientato alla garanzia dell'ordine costituzionale delle competenze piuttosto che non al controllo della legittimità di singoli atti, ancorché di questi possa, per conseguenza, disporsi l'annullamento (sent. n. 457 del 1999) - preclude il riesame nel merito di una questione che, in quanto connessa a un medesimo atto e relativa a un medesimo fatto, avrebbe il medesimo oggetto, dovendosi considerare esaurita la competenza a giudicarne; che, d'altra parte, la garanzia sancita dall'art. 68, primo comma, Cost., assicurando ai membri del Parlamento la non perseguibilità a qualsiasi titolo e in qualsivoglia sede (civile, penale, amministrativa, disciplinare, ecc.) per le opinioni espresse nell'esercizio delle proprie funzioni, secondo l'ormai consolidata accezione del "nesso funzionale", appare dotata di una portata necessariamente integrale, non suscettibile di ottenere diversi effetti ove riferita ai medesimi fatti; che, inoltre, l'annullamento disposto dalla sentenza n. 304 del 2007 ha riguardato una deliberazione che - in quanto espressamente adottata sulla base della presa d'atto, conforme alla prassi, «che non vi è luogo a deliberare perché la richiesta concerne fatti per i quali il Senato si è già pronunciato», sul presupposto che «le deliberazioni del Senato concernono i fatti e non i procedimenti» - ha esplicitamente acquisito significato e consistenza proprio attraverso il «rinvio alla deliberazione già assunta sul medesimo fatto il 30 giugno 2004 dall'Assemblea del Senato», con la precisazione che questa, adottata in riferimento a un procedimento civile, «deve intendersi applicabile anche al procedimento penale ai sensi dell'art. 3, comma 8, della legge n. 140 del 2003»; che, dunque, le ragioni delle doglianze prospettate dalla Corte ricorrente devono intendersi complessivamente già accolte con la sentenza n. 304 del 2007, sia con riguardo alla spettanza del potere sia con riguardo all'efficacia dell'atto reputato lesivo; che il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato manifestamente inammissibile per carenza d'interesse.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità del ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Corte d'appello di Roma, sezione prima civile, contro il Senato della Repubblica, come specificato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 settembre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 settembre 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI