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A fronte di 10.000 offerte vi sarebbero state solo 1.397 adozioni. Per ogni bambino dichiarato adottabile, ci sono 6,91 famiglie disponibili. Per assegnare un minore ad una famiglia occorre una decisione del tribunale che segue tempi lunghi e una prassi burocratica particolarmente complessa, con la conseguenza che molte coppie desistono dopo anni di attesa. Uno dei problemi più importanti è quello dei cosiddetti « fallimenti adottivi », che, secondo il Garante per l'infanzia, « sono in aumento ». Molti italiani, per ovviare al problema, decidono di andare all'estero, dove l' iter legislativo è più semplice. Una volta tornati in Italia però occorre richiedere al tribunale dei minori il riconoscimento della decisione presa da uno Stato estero e legittimare l'adozione. In questi casi, come in tutti quelli che riguardano l'adozione di minori da parte di una persona non coniugata, questa viene approvata come « adozione in casi particolari » (di cui al citato articolo 44, comma 1, lettera d) , della legge n. 184 del 1983). In gran parte d'Europa i single possono infatti adottare un bambino. In Gran Bretagna possono adottare un minore i single o le coppie che abbiano più di ventuno anni di età; in Francia possono adottare sia i single che una coppia sposata da almeno due anni; in Spagna possono adottare i single con più di venticinque anni di età; anche in Germania è consentito adottare un minore individualmente, anche da parte di persone non coniugate. Anche negli Stati Uniti e perfino in Cina l'adozione per i single è consentita con gli stessi requisiti previsti per le coppie. Per le adozioni internazionali valgono gli stessi requisiti dell'adozione nazionale in casi particolari. Anzi, era stata proprio una sentenza della Corte costituzionale emessa su un caso di adozione internazionale a provare di fatto l'apertura decisiva delle adozioni ai single (sentenza n. 347 del 29 luglio 2005). Va specificato che, anche se il tribunale si schierasse a favore della persona single che ha chiesto l'adozione del minore straniero, l'adozione è possibile concretamente solo se anche il Paese da cui proviene il bimbo prevede la possibilità per le persone singole di adottare. Per la legge italiana possono invece essere dichiarati adottabili da parte di persone singole solo quei bambini che rientrano nelle « adozioni speciali ». A regolare l'adozione nazionale e internazionale è la già menzionata legge n. 184 del 1983. Nello specifico, è il richiamato articolo 44 a regolare le adozioni « speciali ». La differenza rispetto all'adozione piena è che, in quelle relative ai casi particolari, il bambino adottato non può assumere lo status di figlio legittimo di chi lo adotta, poiché non si recidono i legami con la famiglia d'origine, anche se il genitore adottivo ne assume i medesimi doveri. Sempre l'articolo 44 prevede che adottare per i single è possibile solo nei casi di rapporti stabili e duraturi tra chi vuole adottare e il bambino, in caso di grave disabilità del minore e nel caso sussista l'impossibilità di un affidamento preadottivo da parte di una coppia (ad esempio, non ci sono coppie idonee ad adottare il bambino o le coppie si rifiutano). Tale indirizzo contrasta però con l'orientamento, oggetto in passato di un ampio dibattito e recepito da convenzioni internazionali, secondo il quale l'adozione dovrebbe essere consentita anche ai singoli. Il riferimento, in particolare, riguarda l'articolo 6 della Convenzione europea in materia di adozione di minori, firmata a Strasburgo il 24 aprile 1967, resa esecutiva dalla legge 22 maggio 1974, n. 357, che prevede l'illimitata possibilità della persona singola di adottare un minore. È stata di recente approvata una riforma della legge sulle adozioni, la legge 19 ottobre 2015, n. 173, che di fatto potrebbe rinforzare la possibilità per i single di adottare un minore modificando la legge n. 184 del 1983. Tale intervento legislativo, da un lato, garantisce al minore il diritto alla continuità affettiva, qualora l'affidatario volesse chiederne l'adozione, dall'altro prevede altri due casi in cui i single potrebbero riuscire ad ottenere un'adozione (in questo caso piena e legittimante): la condizione di single dovrebbe subentrare a seguito di una malattia o morte di uno dei coniugi o a seguito di una separazione. Il presente disegno di legge mira a fare ordine nella materia e a promuovere due obiettivi, entrambi riconducibili all'interesse del minore. Da un lato è necessario ampliare la platea dei possibili adottanti e dall'altro è opportuno porre fine ai pregiudizi e adeguare l'impianto normativo all'evoluzione dei tempi e metterlo al passo con l'ordinamento di altri Paesi. Se il tribunale deve valutare i requisiti di coloro che si propongono come adottanti e, ai sensi dell'articolo 22, comma 5, della legge n. 184 del 1983, deve scegliere i soggetti che appaiono più in grado di corrispondere alle esigenze del minore, non sembra più opportuno ormai porre antistorici ostacoli pregiudiziali. Il disegno di legge consta di un unico articolo con cui si interviene su alcune disposizioni della legge n. 184 del 1983. Sostanzialmente, l'insieme degli interventi ha il risultato di ammettere le persone singole nell'ambito dei soggetti a cui è possibile affidare un minore ovvero che possono procedere all'adozione. Così il comma 1, lettera a) , numero 1), modifica l'articolo 4 della citata legge, aggiungendo, nel testo, accanto alla « famiglia affidataria » « la persona singola affidataria ». Mentre il numero 2) della medesima lettera a) sostituisce il comma 5- ter dell'articolo 4 della legge n. 184 del 1983, cambiando prospettiva. Attualmente si prevede che, se « durante un prolungato periodo di affidamento » il minore venga dichiarato adottabile e sussistano i requisiti previsti dall'articolo 6 (ovvero prima di tutto che gli adottanti siano « coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni ») allora sia possibile per la famiglia affidataria chiedere di poter adottare. Il disegno di legge, invece, prevede che « a seguito di un periodo di affidamento », nel caso in cui il minore « faccia ritorno nella famiglia di origine o sia dato in affidamento ad altra famiglia o ad una persona singola o sia adottato da altra famiglia o da una persona singola, è comunque tutelata, se rispondente all'interesse del minore, la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l'affidamento ». Il comma 1, lettera b), modifica l'articolo 5, comma 4, affiancando ancora « persona singola » a « famiglia ». Il comma 1, lettera c) , interviene sull'articolo 6, che disciplina i requisiti generali per l'adozione, aggiungendo tra essi l'ipotesi della persona singola « che, in relazione ad un periodo di affidamento, abbia già instaurato un legame affettivo significativo in virtù del rapporto stabile e duraturo consolidatosi con il minore ».