[pronunce]

tale norma, dunque, risulta in contrasto con gli artt. 117, primo comma, Cost., e, in quanto la difficoltà applicativa si possa tradurre in una diminuita tutela dell'ambiente, con la legge delega e con l'art. 76 Cost. (per le ragioni viste in precedenza). Tali violazioni pregiudicano la tutela del territorio regionale e l'efficienza dell'azione regionale di tutela ambientale, per cui, per le ragioni sopra viste, si traducono in una lesione della competenza regionale. L'art. 74, comma 2, lettera ee), definisce “sostanze pericolose” le «sostanze o gruppi di sostanze tossiche, persistenti e bio-accumulabili e altre sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a preoccupazioni analoghe». Come è evidente, la norma dà una definizione di sostanze pericolose così generica da risultare fuorviante e di nessuna utilità sotto il profilo applicativo. È vero che tale definizione corrisponde a quella di cui all'art. 2, n. 29, della direttiva 2000/60/CE, ma compito del legislatore nazionale è appunto quello di integrare le norme delle direttive e renderle applicabili. Ciò non è avvenuto per il concetto di “sostanze pericolose”, e le difficoltà applicative su questo punto pregiudicano, come è facilmente intuibile, la migliore tutela dell'ambiente; né tale pregiudizio è interamente superabile in virtù degli elenchi di sostanze nocive che, a vari fini, sono previsti da singoli atti normativi statali, perché la tutela dell'ambiente necessita di una precisa definizione generale, al fine, ad esempio, di far fronte alle nuove sostanze pericolose. Anche in questo caso, dunque, sarebbero violati l'art. 3 Cost. e, in virtù della diminuita tutela dell'ambiente, l'art. 76 Cost., con pregiudizio sull'attività regionale in materia (per le ragioni viste in precedenza). 4.1. – Nel giudizio promosso dalla Regione Liguria ha presentato atto di intervento ad adiuvandum l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus. 4.2. – Nell'imminenza dell'udienza la Regione Liguria ha depositato memoria. Per quanto riguarda l'art. 74, da essa impugnato, la Regione dà atto della modifica legislativa intervenuta (con il d.lgs. n. 4 del 2008), che ha radicalmente modificato tale norma, conseguendone il venir meno dell'interesse ad impugnare, per le singole disposizioni oggetto di modifica [comma 1, lettere ff), h), n) (limitatamente alla parte della fognatura dinamica), e oo)], sicché la stessa ricorrente, con delibera n. 460 del 16 aprile 2009, ha deciso la rinuncia al ricorso. Restano i motivi concernenti le definizioni di “agglomerato” (comma 1, lettera n), e di “sostanze pericolose” (comma 2, lettera ee). Pur essendo intervenuto di recente il decreto legislativo 16 marzo 2009, n. 30, per l'attuazione della direttiva 2006/118/CE in tema di tutela delle acque sotterranee dall'inquinamento, le disposizioni tuttora censurate non hanno subito modificazioni, onde permangono le censure mosse dalla Regione sulle definizioni dell'art. 74 del d.lgs. n. 152 del 2006, non modificate dal d.lgs. n. 4 del 2008. 5. – Con ricorso notificato al Presidente del Consiglio dei ministri il 23 giugno 2006, la Regione Marche (reg. ric. n. 79 del 2006) ha chiesto a questa Corte la declaratoria di illegittimità costituzionale di una serie di disposizioni del d.lgs. n. 152 del 2006, per avere violato le competenze regionali sotto molteplici aspetti. Le censure riguardano, tra l'altro, il settore della «Tutela delle acque dall'inquinamento», oggetto della Sezione II della Parte III. In tale ambito, appare lesivo delle attribuzioni regionali costituzionalmente garantite l'art. 75, comma 5, per violazione dell'art. 119 Cost.: la disposizione pone a carico della Regione una serie di obblighi di informazione sullo stato di qualità delle acque, nonché l'obbligo di trasmettere al «Dipartimento tutela acque interne e marine» i dati conoscitivi e le informazioni relative all'attuazione dello stesso decreto legislativo. Questi obblighi informativi presuppongono una attività di rilevazione e monitoraggio delle acque indubbiamente costosa che, riconducibile alla materia della tutela dell'ambiente, è demandata dalla Costituzione alla competenza esclusiva dello Stato, dove nella sostanza le Regioni agiscono come meri «bracci operativi dello Stato». Con la disposizione in esame, invece, sono stati attribuiti alle Regioni compiti e funzioni che non sono loro propri, senza che sia stata loro riconosciuta la destinazione di specifiche ed aggiuntive risorse finanziarie. L'art. 77, comma 5, appare illegittimo per violazione degli artt. 117 e 118 Cost., e del principio di leale cooperazione. La norma dispone che «la designazione di un corpo idrico artificiale o fortemente modificato e la relativa motivazione siano esplicitamente menzionate nei piani di bacino e sono riesaminate ogni sei anni». Di seguito il comma 5 riconosce alle Regioni la possibilità di definire un corpo idrico artificiale o fortemente modificato in presenza delle condizioni individuate nella norma medesima (lettere a e b). Non è escluso che «l'individuazione del corpo idrico artificiale o fortemente modificato» sia effettuata dallo Stato. Se così fosse, si ricondurrebbe in capo allo stesso un'attività finalizzata a politiche di «governo del territorio», come tali riservate, dall'art. 117, terzo comma, Cost., alla legislazione concorrente Stato-Regione, e rispetto alla quale compete allo Stato la sola fissazione dei principi fondamentali. L'art. 87, comma 1, appare illegittimo per violazione degli artt. 117 e 118 Cost. La disposizione prevede che le Regioni, d'intesa con il Ministero delle politiche agricole e forestali, designino, nell'ambito delle acque marine costiere e salmastre che sono sede di banchi e di popolazioni naturali di molluschi bivalvi e gasteropodi, quelle richiedenti protezione e miglioramento per consentire la vita e lo sviluppo degli stessi e per contribuire alla buona qualità dei prodotti della molluschicoltura direttamente commestibili per l'uomo. La finalità della disposizione – assicurare la qualità dei prodotti commestibili – porta a ritenere che la norma incida su diversi interessi ora di competenza della legislazione statale (tutela dell'ambiente), ora della legislazione concorrente (tutela della salute), ora della legislazione residuale delle Regioni (agricoltura). La materia dell'agricoltura comprende tutto ciò che «ha a che fare con le produzioni di vegetali ed animali destinati all'alimentazione». Questa impostazione, nel caso di specie, risulta anche confermata dall'individuazione del Ministero delle politiche agricole e forestali quale Ministro competente all'intesa. Ne consegue l'illegittimità costituzionale di una previsione che impone la necessaria intesa tra le Regioni e il Ministero delle politiche agricole e forestali in una materia riconducibile alla competenza residuale delle Regioni. 5.1.