[resaula]

Il modo di gestire la crisi cui assistiamo è questo, esattamente come in un altro noto episodio quando si è creata una moneta senza Stato, ora si vuole andare avanti sulla stessa strada, creando un debito senza Stato e il debito senza Stato dovrebbe far sorgere delle domande in ognuno di noi. La domanda è: chi lo gestisce, come e con quali criteri? Questa domanda nessuno se la pone, come nessuno si pone la domanda di quale responsabilità politica abbia un burocrate che vuole dettare, con l'arma del ricatto, le politiche finanziarie e le politiche per lo sviluppo e per la ripresa dei singoli Stati, decidendo lui a quale mix di risorse i singoli Stati debbano ricorrere per finanziarle. Questo accade, tra l'altro, in un momento in cui i mercati sono estremamente generosi nei riguardi del Tesoro italiano. Le ultime collocazioni dei titoli di Stato hanno tassi negativi: letteralmente i mercati pagano il Tesoro italiano per potergli prestare dei soldi. Il punto, allora, è che questa Europa che crede tanto nel mercato ci impedisce di accedere al mercato e ci impone di accedere ai suoi prestiti per poterci poi dettare le linee guida di come spenderli. Ma allora, se il tema è questo, se la BCE non vuole acquistare titoli, smetta di farlo e se la BCE smette di acquistare tutti i titoli di Stato, un secondo dopo tutta l'Europa, tranne l'Italia, sarà sott'acqua. È questo il gioco al quale vogliamo giocare o vogliamo invece, in un'ottica di vera solidarietà e di vera cooperazione, affrontare veramente tutti insieme la pandemia? Tutti insieme non è qui dentro. Io non faccio il piagnisteo del Governo che non ci ascolta. Il Governo può tranquillamente non ascoltarci. Vengo così fulmineamente al terzo punto, che è responsabilità. Basta che chi è qua fuori sappia che le responsabilità delle scelte di chi governa sono di chi governa e non di chi, come noi, fa opposizione. (Applausi) . A noi basta questo. Poi possiamo tranquillamente fare a meno di venir presi in giro e di perdere tempo con profferte di cooperazione che non portano da nessuna parte (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi: sono state citate tante cose, è stato detto tutto e il contrario di tutto; sono state fatte anche le consuete polemiche, nonostante gli appelli ad abbassare i toni rivolti dalle massime istituzioni. In questa sede non ci sono bandierine di partito da piantare, c'è un solo nemico e non siamo noi, ma il virus . Certamente sono d'accordo col collega Bagnai, quando afferma che le responsabilità del governo sono del Governo, però le opposizioni chiedevano di istituire un tavolo: quando Conte ha detto di istituirlo, vi siete girati dall'altra parte (Applausi) . L'appello è ancora presente. Siamo di fronte a una tragedia globale che ha mietuto due milioni di morti nel mondo e 51 milioni di contagiati e provocato in Italia 42.330 morti. A quei morti dobbiamo portare rispetto, soprattutto ai vecchi, ai quali, essendo della mia stessa età, qualcuno diceva che, essendo improduttivi, forse, come secondo alcune dottrine, dovevano sparire, chissà con quale metodo. Facciamo anche un po' di chiarezza sui numeri: la fondazione Gimbe, evocata da tanti, ha scritto che abbiamo sacrificato sull'altare della austerità fiscale la nostra capacità di garantire cure adeguate alla popolazione; vent'anni di tagli alla spesa pubblica e dieci di rigida applicazione del dogma del pareggio di bilancio hanno ridotto in macerie uno dei pilastri dello Stato sociale del nostro Paese, il suo servizio sanitario. Col pretesto della crisi dei conti, sotto il ricatto del debito pubblico, dal 2001 a oggi in Italia, signor Presidente, sono stati chiusi 165 ospedali, soprattutto quelli periferici; ci sono 45.000 posti letto in meno, 2.300 terapie intensive in meno, 7.200 medici in meno, 12.000 infermieri in meno e 150.000 occupati in meno. Dal 2001 a oggi sono state ridotte la prevenzione e anche la ricerca e, man mano che gli ospedali pubblici chiudevano, ne venivano aperti di nuovi, quelli dei privati (Applausi) . Oggi la sanità privata rappresenta il 40 per cento di quella complessiva e i privati cercano il profitto sulla salute e sulla pelle degli italiani. Mi permetta di dire, signor Presidente, che, se c'è un perfetto esempio della distorsione del nostro sistema sanitario, è quello della maggiore Regione italiana. A differenza di ciò che si pensa, in Lombardia la spesa per la sanità pubblica corrisponde al 5,4 per cento del PIL, inferiore rispetto alla media italiana (1.758 euro a testa, contro una media nazionale di 1.821); di conseguenza, quel sistema risulta insufficiente in 11 indicatori su 25 e oltre la metà delle aziende sanitarie ospedaliere regionali sono insufficienti in più della metà degli indicatori. Nonostante la narrazione lo definisca come il miglior sistema sanitario, gli sprechi sono tanti, come dimostrano le cicliche inchieste e perfino - mi dispiace dirlo - gli arresti del governatore Roberto Formigoni. In Lombardia ci sono 30 ospedali pubblici e 31 privati, specialmente nelle Province di Milano, Bergamo e Brescia, non a caso, le più colpite dalla pandemia. La sanità privata è fatta per generare profitto: analisi mediche, visite specialistiche, sale operatorie e lungodegenze. Sono queste le cose che creano profitto in ospedale: non il pronto soccorso, non la terapia intensiva, non certo quell'articolo della Costituzione che mette al primo posto la salute, non l'economia, né il profitto dei privati, ma la salute. Non devono quindi sorprendere, signor Presidente, alcune dichiarazioni - che mi permetto di citare - dei fautori della prevalenza dell'economia sul profitto, sulle costituzioni: «Nei prossimi cinque anni mancheranno 45.000 medici di base, ma chi va più dal medico di base? (...) Chi ha meno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito». (Commenti). È una dichiarazione testuale, colleghi, andate pure a leggere su Internet, invece di criticare a priori , senza conoscere neanche quello di cui si parla. E ancora, un'altra dichiarazione, parlando della Svizzera: «loro stanno andando con l'approccio Boris Johnson, tutto aperto, prendetevelo tutti, cureremo chi possiamo e chi non possiamo pazienza ma almeno leviamo il dente. Tutti li chiamano pazzi, io un po' invece li ammiro». Ci saranno stati sbagli, errori, ma questo Governo, seppur commettendo errori e agendo qualche volta in ritardo rispetto alla pandemia, mette al primo posto la salute dei cittadini. Per questo è stato varato il decreto-legge di cui oggi stiamo discutendo: