[resaula]

è stata istituita presso il Ministero dello sviluppo economico una task force sui trattati commerciali e la prima riunione tenutasi il 20 novembre 2018 ha avuto ad oggetto il CETA, con all'ordine del giorno la tutela delle indicazioni geografiche, che è stata impostata, alla presenza dell'ambasciatrice canadese in Italia, su un'esposizione pro CETA da parte degli uffici del Ministero, degli avvocati di parte canadese, di uno studio legale privato che difende la posizione commerciale di alcune imprese e consorzi italiani a Bruxelles e in Canada, e di una singola azienda che ha spiegato come, grazie ai loro servizi, ha ottenuto la registrazione in Canada dell'indicazione geografica prosciutto di Carpegna indipendentemente dalle previsioni del CETA; le parti rappresentate erano in larga maggioranza favorevoli all'accordo e che nessuna voce critica o contenuto tecnico interlocutorio era stato contemplato tra gli interventi programmati, ma relegato tra i "Q&A"; l'ambasciatore italiano in Canada ha riferito che, pur considerando il CETA una scelta irrinunciabile per il Paese, rimangono aperti problemi di implementazione del trattato stesso a partire dalla tutela dai fenomeni di misleading e di italian sounding , e di gestione della "quota TRQ"; attraverso la Francia, grazie al CETA, stando alla denuncia della "Fondation pour la nature et l'homme", sono entrati nel mercato europeo cereali canadesi contaminati da atrazina, che è tra le 99 sostanze chimiche vietate in Italia e perfettamente legali in Canada; il nuovo trattato di liberalizzazione commerciale sottoscritto dal Canada con Stati Uniti e Messico (USMCA, il nuovo Nafta) ha cambiato molte regole del mercato interno canadese, a partire dall'origine, per cui non sarà più possibile individuare contenuto statunitense o messicano nei prodotti trasformati o manifatturieri provenienti dal Canada, alterando così le condizioni di partenza e di vantaggio comparato sulle quali il CETA è stato negoziato; l'USMCA ha abolito il sistema di tracciabilità e etichettatura canadese degli organismi geneticamente modificati, rendendo di fatto impossibile la loro individuazione in patria, in materie prime, semilavorati e trasformati canadesi anche destinati al mercato europeo, scaricando oltre confine l'onere dei controlli; grazie al CETA, il nuovo Nafta permette a oltre 40.000 corporation Usa con base in Canada di ottenere sui nostri mercati gli stessi vantaggi assicurati alle imprese canadesi e di fare pressione sui comitati regolatori riservati per abbattere garanzie e standard europei che ritengono più costosi e svantaggiosi per i loro interessi; considerato che: se l'Italia ratificherà il CETA al nostro Paese verrà imposto il pericoloso arbitrato ISDS/ICS, che limiterebbe fortemente la nostra democrazia, a differenza del Canada che ne ha ottenuto l'eliminazione dal nuovo trattato con gli Usa; un ampio movimento di cittadini, associazioni, sindacati, produttori, movimenti ecologisti, del commercio equo e delle economie solidali della campagna "Stop TTIP/CETA" ha chiesto e ottenuto un impegno pubblico preciso dalle forze di Governo, come da molti partiti e eletti delle opposizioni, per la bocciatura del CETA e la riapertura di un negoziato con la Commissione europea sulla struttura e le priorità dei negoziati commerciali condotti anche a nome dell'Italia, e chiede che si arrivi quanto prima a un conseguente voto in Aula; si è costituito un intergruppo parlamentare "No CETA", che vede tra le sue fila esponenti di tutti i Gruppi, uniti nel rappresentare la richiesta di cittadine e cittadini di monitorare tutti gli effetti legati all'implementazione del trattato e nell'invocare coerenza rispetto agli impegni assunti, si chiede di sapere, a fronte anche delle ripetute dichiarazioni pubbliche contrarie al CETA del Ministro in indirizzo e del vicepremier Salvini, quali siano le reali intenzioni del Governo rispetto al CETA e quale sia il mandato, la missione, la composizione, la metodologia e la roadmap della task force istituita in seno al Ministero dello sviluppo economico. Atto n. 3-00395 BERGESIO Al Ministro della giustizia Premesso che: la riforma della geografia giudiziaria ha previsto la soppressione del Tribunale di Alba ed il suo accorpamento al più piccolo Tribunale di Asti: tutto ciò, senza tenere in alcun conto il fatto che quello albese risultava, secondo gli stessi dati ministeriali, fra i più grandi tribunali del Piemonte, ed aveva raggiunto altissimi livelli di efficienza; è noto, infatti, che il Tribunale di Alba rappresentava il quarto tribunale del distretto della Corte d'appello di Torino (comprendente ben due regioni: Piemonte e Valle d'Aosta), per bacino di utenza e per numero di affari trattati, tra i 17 tribunali del distretto; l'accorpamento del Tribunale di Alba, sito in provincia di Cuneo e contiguo al circondario del tribunale di Cuneo, a quello di Asti, in altra provincia, contraddice la previsione legislativa, secondo cui la ridefinizione dei circondari di tribunale doveva avvenire preferibilmente nell'ambito della stessa provincia, tenuto conto anche del fatto che nella provincia di Cuneo (terza per ampiezza territoriale in Italia) sono stati soppressi tre dei quattro tribunali esistenti e quello di Cuneo, unico rimasto, è ora travolto da un eccessivo sovraccarico; occorre rammentare che la provincia di Cuneo è la terza provincia più estesa d'Italia, con una superficie di 6.903 chilometri quadrati, con 250 comuni presenti. Fonti ministeriali hanno individuato quale criterio, per il mantenimento del Tribunale, un territorio di almeno 2.000 chilometri quadrati. Nella provincia di Cuneo si potrebbero pertanto mantenere addirittura tre tribunali; in provincia di Cuneo vi sono 592.303 abitanti e la media degli abitanti che ogni tribunale dovrebbe servire (individuata dal gruppo di studio del Ministero della giustizia) è di 363.769 abitanti; il circondario del Tribunale di Alba comprende alcune zone extra provincia, come Carmagnola (29.140 abitanti), Poirino (10.245 abitanti), Pralormo (1.939 abitanti); come più volte lamentato dagli ordini forensi e dalle autorità civili del territorio, l'accorpamento del Tribunale di Alba a parere dell'interrogante assurdo ad uno di dimensioni inferiori, reca grave nocumento alle attività economiche di un territorio ricco di iniziative e fra i più prosperi ed innovativi del Paese e si sottolinea, ancora una volta, che tale errore di programmazione esigerebbe tempestivo rimedio; inoltre, ad Alba, vi è una casa circondariale con oltre 200 detenuti e risulta evidente che i costi di trasferimento di tali detenuti presso il Tribunale di Asti piuttosto che in quello di Alba sarebbero nettamente maggiori; vi è il comando compagnia dei Carabinieri, da cui dipende il nucleo radio mobile e vi hanno sede imprese di valenza nazionale ed internazionale, prima fra tutte la Ferrero SpA, ma anche Miroglio SpA, Mondo SpA. Numerosissime poi sono le aziende vinicole, che esportano in tutto il mondo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non reputi necessario adoperarsi per la riapertura del Tribunale di Alba, al fine di garantire una migliore operatività e un miglior servizio della giustizia in quel territorio;