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Infine, la volontà e la determinazione dell'Esecutivo ci sono o no per investire sulle famiglie e sulla natalità, per invertire la rotta demografica e quel record negativo, insomma per sostenerle davvero? Concludo, senza polemica, su questo tema: c'è la paura che i fondi per questa misura dell'assegno unico non arrivino e non ci siano, né si trovino i 6 miliardi aggiuntivi necessari. La paura - che per noi è, anzi, una convinzione - è che non abbiate capito che serve un piano di salvataggio della famiglia e della natalità; non lo capirete, se non avrete una visione di sistema, con politiche organiche di sostegno alla famiglia e alla natalità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nannicini. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che stiamo per votare ci presenta un quadro di politica fiscale che si mantiene - e non potrebbe essere altrimenti - fortemente espansiva. Questo avviene anzitutto con un ulteriore scostamento dal rientro verso l'obiettivo di medio termine; scostamento che - è giusto ricordarlo - è perfettamente in linea con la clausola di salvaguardia generale del Patto europeo di stabilità e crescita che l'Unione europea ha deciso giustamente di estendere, anche perché, a differenza di altre crisi, c'è la consapevolezza a livello europeo che gli Stati nazionali devono essere lasciati in grado di mantenere politiche espansive per uscire dalla crisi. Vi sono, poi, le risorse del Next generation EU, che la Nota di aggiornamento considera e i cui effetti comincia a stimare; anzi, con un effetto di moltiplicatore fiscale sulla crescita del Paese che è anche cauto e precauzionale: solo 0,9 per cento di punti di PIL nel 2021, 0,8 nel 2022, lo 0,7 nel 2023. È bene che il Governo ci abbia presentato stime caute e precauzionali; è anche utile che la politica abbia consapevolezza che, dall'utilizzo di questi fondi, dobbiamo essere in grado di attivare un moltiplicatore fiscale ben maggiore, se vogliamo rimettere il Paese su un sentiero di crescita. Da qui viene il primo elemento politico di questa discussione sulla Nota di aggiornamento, secondo me, ovvero che i soldi dello scostamento, i soldi europei, non vengono da Marte; vengono dal futuro, perché li stiamo chiedendo in prestito alle future generazioni di europei e di italiani. Neanche i sussidi a fondo perduto vengono da Marte, come pure i trasferimenti dell'Europa, che giustamente rivendichiamo come Paese ad alto debito, perché abbiamo bisogno di quelle risorse, che non impattano sulla sostenibilità del debito e sono una risposta giusta e forte dell'Europa (un embrione di unione fiscale che completa quella monetaria, finalmente). Quelle risorse a fondo perduto, dunque, vengono dal futuro: le stiamo chiedendo in prestito come europei. Dobbiamo quindi sentire il peso della responsabilità di spenderli bene, mettendo al centro i giovani di oggi e le future generazioni, da cui questi soldi arrivano. Questo elemento ha un'implicazione: dobbiamo velocemente cambiare passo, non perché il primo non fosse giusto e necessario, ma perché adesso ne serve uno diverso. Da una logica emergenziale, che giustamente mirava a risarcire le persone e le imprese più colpite da una crisi terribile, come quella che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, dobbiamo passare a una progettuale, che metta al centro una visione di crescita del Paese. Certo, dobbiamo farlo con serietà e gradualità, come ci invita a fare anche la Nota di aggiornamento nel quadro di finanza pubblica. Gradualità vuol dire che adesso dobbiamo mettere al centro tre ingredienti: il primo è una serie di interventi ancora emergenziali, ma selettivi, rispetto ai settori più colpiti (turismo, spettacolo e una parte di quello dei servizi), alle persone più fragili e più in difficoltà, perché la nostra rete di ammortizzatori sociali non è sufficientemente ampia e universale; quindi, interventi ancora emergenziali, sì, ma fortemente selettivi, come primo ingrediente. Un secondo ingrediente è il rilancio veloce di investimenti pubblici e privati per attivare quel moltiplicatore fiscale. Il terzo: riforme che permettano a quei soldi di creare crescita sostenuta, sì, ma anche sostenibile sul piano ambientale e sociale e una crescita inclusiva, perché un Paese ad alto debito come il nostro dovrebbe sapere che senza riforme i soldi da soli non bastano. Per farlo abbiamo bisogno di velocità dei tempi e di coraggio delle scelte. Questo è il momento delle scelte e di priorità chiare. Giustamente, in questi giorni di dibattito parlamentare ci siamo soffermati un po' sul libro dei sogni: è giusto sognare, quando parliamo di linee guida di interventi così importanti, però adesso dovremo passare velocemente all'elenco della spesa e la nostra responsabilità politica è fare in modo che esso non sia del tutto sganciato dal libro dei sogni, perché non sappiamo resistere alla porosità delle pressioni categoriali o di lobby rispetto alle decisioni vere, alla carne viva della spesa pubblica. Sarebbe un errore politico, se l'elenco della spesa non parlasse al libro dei sogni, e perché queste due realtà si parlino dobbiamo mettere in campo un forte senso di responsabilità verso i giovani e il futuro, neanche il coraggio delle scelte. L'espansione fiscale che votiamo oggi e quella che l'Unione europea ci permetterà avranno un senso solo se non smarriremo la bussola che Governo e Parlamento hanno iniziato a darsi nel dibattito di queste settimane: una crescita sostenibile, ma anche - torno a sottolinearlo - sostenuta, perché questo Paese ha bisogno di rimettersi a correre. Non riusciremo a farlo, com'è stato detto nel dibattito di questi giorni, se non agiremo con forza su tre volani di crescita: l'occupazione femminile, quella giovanile e la ripresa della produttività totale dei fattori, permettendo al nostro sistema produttivo di agganciare le transizioni tecnologica ed ecologica e rilanciando un percorso di investimenti pubblici. L'occupazione femminile e giovanile non costituiscono soltanto priorità di inclusione sociale, ma sono fattori di crescita. In questa crisi abbiamo perso circa 600.000 occupati, nonostante la cassa integrazione e lo stop ai licenziamenti. Si tratta di 600.000 occupati in meno, che non sono visibili, come i lavoratori coinvolti nei tavoli di crisi, che finiscono sui giornali, ma sono persone in carne e ossa, che senza questa crisi avrebbero avuto un lavoro, un'ambizione e un reddito che ora non hanno. Si tratta magari di donne che hanno smesso di lavorare perché avevano un contratto temporaneo o perché solo su di loro ricade il peso di provvedere alla cura dei nostri anziani e dei nostri figli. Si tratta di giovani che sono entrati nel mercato del lavoro, ma che non hanno trovato le opportunità che hanno avuto altre generazioni. Senza i sogni, i talenti e le ambizioni di queste donne e di queste giovani, semplicemente, l'Italia non tornerà a crescere. I soldi e le proposte ci sono. Mancano solo il coraggio della scelta e la voglia di futuro: mettiamoceli! (Applausi) . PRESIDENTE .