[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 213, commi 2-quinquies e 2-sexies (introdotti dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), e dell'articolo 171, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promossi con ordinanze del 1° marzo 2006 dal Giudice di pace di Chioggia, del 12 gennaio 2006 dal Giudice di pace di Trapani, del 2 marzo 2006 dal Giudice di pace di Scicli, del 31 marzo 2006 dal Giudice di pace di Caltanissetta, del 22 dicembre 2005 dal Giudice di pace di Torre Annunziata, del 27 febbraio 2006 dal Giudice di pace di Palermo, del 24 novembre 2005 (pervenuta alla Corte costituzionale il 22 agosto 2006) dal Giudice di pace di Torre Annunziata, del 3 marzo 2006 dal Giudice di pace di Siracusa e del 16 giugno 2006 dal Giudice di pace di Comiso, rispettivamente iscritte ai numeri 226, 229, 315, 331, 377, 379, 381, 433 e 502 del registro ordinanze 2006 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 29, 38, 41, 43, 46, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 febbraio 2007 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che, con le ordinanze in epigrafe, i Giudici di pace di Chioggia, Trapani, Scicli, Caltanissetta, Palermo, Siracusa e Comiso, hanno sollevato – in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, 27 e 42 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 213, commi 2-quinquies (censurato dal solo rimettente di Comiso) e 2-sexies (commi entrambi introdotti dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); che, analogamente, anche il Giudice di pace di Torre Annunziata, con due ordinanze, ha sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 42 e 111 della Costituzione – degli artt. 171, commi 1 e 2, e 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che, in particolare, il Giudice di pace di Chioggia dubita – in relazione all'art. 3 della Costituzione – della legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, «in riferimento all'art. 171, comma 1», del medesimo codice; che il rimettente – premesso di essere chiamato a giudicare dell'opposizione proposta avverso un verbale con cui si è contestata, al proprietario e al conducente di un ciclomotore, la violazione dell'art. 171, comma 1, del codice della strada (essendosi accertato che il conducente circolava alla guida del veicolo indossando un casco non omologato) – censura, «con riguardo al principio di ragionevolezza e di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost.», il suddetto art. 213, comma 2-sexies, che prevede per tale infrazione l'applicazione della sanzione accessoria della confisca; che il giudice a quo, sul presupposto che la discrezionalità del legislatore, nell'individuazione delle condotte punibili e nella scelta delle relative sanzioni, può essere sottoposta al sindacato della Corte costituzionale ove il suo esercizio si riveli «distorto o arbitrario, così da confliggere in modo manifesto con il canone della ragionevolezza», reputa che l'evenienza da ultimo indicata ricorra proprio nel caso di specie; che, difatti, non rinvenendosi – ad avviso del rimettente – nel sistema del codice della strada «sanzioni così afflittive» come quella della confisca, il legislatore non avrebbe realizzato un adeguato «contemperamento degli opposti interessi», atteso che la salvaguardia del pur «superiore interesse alla sicurezza della circolazione stradale» non può giustificare «l'enorme sacrificio del diritto, anch'esso costituzionalmente garantito, di proprietà sul veicolo», specialmente quando esso spetti «ad un soggetto diverso dal trasgressore»; che l'irragionevolezza della scelta legislativa sarebbe, inoltre, confermata dalla «disparità di trattamento sanzionatorio» tra il contegno sanzionato con la confisca «ed analoghe condotte compiute, però, alla guida di altri tipi di veicoli» (sono indicate, a titolo esemplificativo, quella previste dagli artt. 164, 169 e 172 del codice della strada); che il giudice a quo ha, infine, stigmatizzato «l'enorme ed ingiustificata disparità di trattamento in ragione del sacrificio economico che ne deriverebbe, a fronte del medesimo illecito, fra proprietari di ciclomotori o motocicli di bassissimo o inesistente valore economico e proprietari di ciclomotori o motocicli di valore»; che il Giudice di pace di Trapani ha, a sua volta, censurato il medesimo art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, deducendone il contrasto con gli artt. 3 e 42 della Carta fondamentale; che il rimettente – dopo aver dedotto di essere investito dell'opposizione proposta avverso verbale di contestazione, con il quale si è addebitato al ricorrente nel giudizio a quo la violazione dell'art. 171, commi 1, 2, e 3, del codice della strada – assume che la norma censurata violerebbe il principio di eguaglianza, poiché «introduce nella legislazione una disparità di trattamento tra il cittadino motociclista e il cittadino automobilista, in quanto la sanzione della confisca del mezzo è prevista solo se la violazione viene commessa con l'utilizzo di ciclomotore o motociclo e non quando sia commessa utilizzando un altro tipo di veicolo» (a titolo esemplificativo, viene individuata, quale infrazione altrettanto grave da giustificare l'irrogazione della medesima sanzione accessoria, «il mancato uso della cintura di sicurezza»); che il giudice a quo prospetta, altresì, la violazione dell'art. 42 della Costituzione, che «prevede la possibilità dell'espropriazione della proprietà privata solo “per motivi di interesse generale”», risultando «eccessivo, se non abnorme, farvi rientrare l'ipotesi della confisca della moto o motociclo per guida imprudente senza casco protettivo»;