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Ai pregi naturalistici il Matese affianca valori storici e culturali che ne fanno un simbolo di questa parte d'Italia. Le sue ricchezze hanno permesso la formazione di comunità umane stabili già in epoche preistoriche: anche senza voler risalire all'insediamento della Pineta nei pressi di Isernia, datato di oltre 700.000 anni, tutti i principali centri alle sue pendici risalgono ad epoche ben anteriori la conquista romana, e in epoca antica è stato il perno attorno al quale si è costruita l'identità dei popoli Sanniti (Pentri, Caudini), che ne fecero il cuore del loro territorio attorno al quale si svilupparono gli insediamenti principali (Bojano, Sepino, Telese, Alife, Isernia). Bojano, in particolare, fu il centro principale dei Sanniti Pentri; la stessa Bojano e poi Isernia assunsero il ruolo di capitale degli Italici durante le ultime fasi della guerra sociale. In epoca altomedievale, sempre Bojano, con la sua ampia conca, fu il nucleo originario del gastaldato longobardo da cui si formò la Contea normanna di Molise, che in fasi successive diventerà il Contado, quindi la provincia, infine la regione Molise. Anche le più recenti vicende del brigantaggio, in particolare quello post-unitario, hanno lasciato tracce forti sia nel territorio che nella memoria delle popolazioni locali. Il Matese è stato anche testimone di un singolare episodio di sollevazione anarchica nel 1877, promossa da Luca Cafiero ed Errico Malatesta, concretizzatasi in una marcia attraverso la montagna che si concluse a Letino, coinvolgendo larga parte della popolazione (e perfino il parroco), con l'arresto degli anarchici. Testimonianze di questa vicenda restano nei numerosi siti archeologici, tra i quali è d'obbligo citare il gioiello romano di Altilia-Saepinum, con l'appendice sannita di Terravecchia, i resti di cinte murarie e acropoli (Castello del Matese, Faicchio, Letino, Longano, Morcone, Piedimonte), numerose necropoli, le imponenti vestigia romane di Alife e Bojano, i castelli che dominano le vallate (Roccamandolfi, Monteroduni, Longano, Civita di Bojano, Castello del Matese, Gioia Sannitica, Letino, Prata Sannita, Raviscanina), resti di ponti che attraversano i numerosi corsi d'acqua presenti. Tutti i nuclei urbani, poi, conservano, anche solo nella loro struttura, tracce di una presenza umana spesso ultra millenaria, testimoniata dalla presenza di torri, palazzi, chiese, resti di mura. Il ruolo identitario del Matese per le popolazioni locali è testimoniato anche dalle emergenze religiose: basti citare il ruolo di Arcidiocesi svolto dalla Cattedra di Bojano, la rilevanza del Santuario di Castelpetroso, il Pellegrinaggio a San Liberato di Roccamandolfi, ancora oggi uno dei più sentiti dalle popolazioni dell'intero comprensorio matesino, o ancora i diversi siti religiosi che si ritrovano lungo tutte le sue pendici, a testimonianza di un rapporto anche sacro con la montagna: dal santuario di Ercole Curino (Campochiaro) di epoca sannita, alle chiese-rifugio di Sant'Egidio (Bojano) e Santa Maria (San Polo), dal Santuario di Santa Lucia (Sassinoro), alle grotte legate al culto di San Michele Arcangelo (Faicchio, Gioia Sannitica, Sant'Angelo d'Alife) o della Madonna (Fontegreca), o, ancora, gli insediamenti monastici medievali (Ailano, Faicchio, Gioia sannitica, la grancia cistercense di San Gregorio, San Massimo). Le risorse naturali del Matese, infine, sono state e sono tuttora il presupposto per lo sviluppo economico delle aree circostanti il massiccio ma non solo. I suoi pascoli e i suoi tratturi sono stati parte integrante del sistema della transumanza, che per secoli è stata la fonte principale di ricchezza del Regno di Napoli; ancora oggi l'allevamento resta una delle più importanti attività economiche dell'area, mentre boschi e cave forniscono materie prime per attività industriali. Proprio per tutti i motivi sopra citati è importante la scelta di istituire il Parco nazionale del Matese, ampliando l'attuale parco regionale istituito in Campania con i territori del Matese molisano. Gli anni trascorsi dall'approvazione della legge 6 dicembre 1991, n. 394, hanno dimostrato quanto sia profondo ed efficace il legame tra tutela dell'ambiente, fruizione e opportunità di lavoro per i residenti all'interno dei parchi. Attraverso i parchi sono state valorizzate e protette vaste aree del nostro territorio, dando spazio alle produzioni locali e artigianali, incrementando uno sviluppo autonomo e il turismo. Per questo, nel presente disegno di legge si abbina l'istituzione del Parco nazionale del Matese alla creazione di marchi di qualità per i prodotti agricoli ed artigianali provenienti dalle aree protette, al recupero dei centri storici, a misure urgenti atte a salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico, a tutelare un ecosistema che produce una risorsa idrica di qualità. Il caso del Matese rappresenta un paradosso che si può compendiare col termine di «montagna spaccata», in quanto mentre sul versante campano già dal 1999 è stato istituito un parco regionale, che peraltro non ha inglobato tutti i comuni campani del massiccio, sul versante molisano non sono state ancora attivate forme concrete di tutela: la corretta gestione ambientale si scontra così con i confini amministrativi. In sostanza una risorsa ambientale di tale rilevanza è soggetta a regimi gestionali e di tutela diversi e necessariamente squilibrati, che rischiano di vanificare anche le misure che vengono adottate nella parte tutelata, trattandosi di un comprensorio unico, omogeneo e fortemente integrato, per quanto attiene agli ecosistemi, al regime delle acque sotterranee e più in generale agli equilibri naturali, ma anche, come abbiamo visto, per gli aspetti storici, sociali e culturali del comprensorio. Con questo disegno di legge si mira anche a fermare l'abbandono, spesso inevitabile, dei territori, visto che troppi, soprattutto giovani, sono costretti a trasferirsi per avere una possibilità di vivere decentemente. È intuitivo il vantaggio che deriverebbe da una strategia unitaria di valorizzazione del territorio, che solo un parco nazionale potrebbe dare, sul piano della promozione delle sue grandi potenzialità agro-alimentari, turistiche e ricreative, alla stregua di quanto avviene per altre aree che hanno saputo valorizzare questo aspetto di proposta territoriale forte (non mancano gli esempi: dalle Cinque Terre, alla Majella, dalle Foreste Casentinesi al Cilento). Nel caso del massiccio del Matese, istituire un'area protetta unica tra Molise e Campania significa dar credito ad un valore ambientale ampiamente riconosciuto, costruire un progetto di sviluppo basato sulla tutela e la valorizzazione delle risorse naturali, dell'identità e della storia locali, fornendo così risposte per un'area oggi in forte crisi di identità e di prospettive.