[pronunce]

In ordine alle altre censure la difesa erariale, rinviando a successiva memoria, si limita a rilevare che l'art. 1, comma 4, è suscettibile di più interpretazioni, e può quindi essere ad esso data lettura conforme a Costituzione; e che l'art. 4, comma 4, che intenderebbe coinvolgere alcune associazioni di categoria in un procedimento amministrativo, appare sintonizzato, in modo forse troppo esplicito, ad un connotato “materiale” dell'attuale assetto istituzionale, nel quale le associazioni di categoria degli operatori economici sono divenute protagoniste molto ascoltate, anzi non di rado imperiose. 3. - In prossimità dell'udienza pubblica del 3 dicembre 2002 ha depositato memoria la ricorrente Regione Lombardia insistendo per l'accoglimento del ricorso. La Regione Lombardia si sofferma, anzitutto, sulle novità apportate dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, che, nel riformare il titolo V della parte seconda della Costituzione, ha inciso significativamente sul riparto di competenze tra Stato e Regioni. La ricorrente sottolinea che - come appare ormai emergere dalla ricostruzione del quadro costituzionale effettuata da questa Corte nella sentenza n. 407 del 2002 - gli aspetti riconducibili al “governo del territorio” e alla “tutela della salute” sono connessi a materie o meglio a interessi attribuiti alla competenza legislativa concorrente delle Regioni (art. 117, terzo comma, Cost.) e gli stessi aspetti che trasversalmente riguardano la “tutela dell'ambiente” non sarebbero estranei alle competenze delle Regioni. Con specifico riferimento alla materia delle acque minerali e termali, la ricorrente rileva che essa non figura nel nuovo testo dell'art. 117 della Costituzione, per cui deve ritenersi che rientri nella competenza esclusiva residuale regionale di cui al quarto comma del medesimo art. 117. Tuttavia, essendo evidenti le connessioni tra la materia termale ed alcuni settori rientranti nella competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni quali la tutela della salute, la ricerca scientifica, il governo del territorio, nonché, più latamente, la tutela dell'ambiente, la ricorrente ritiene che la materia termale rientri in parte nella competenza residuale esclusiva regionale e in parte nella competenza concorrente. Peraltro, prima della riforma del titolo V della Costituzione, allo Stato residuava, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa erariale, unicamente la competenza a regolamentare l'istituto del riconoscimento delle proprietà terapeutiche delle acque minerali e termali e della pubblicità relativa alla loro utilizzazione a scopo sanitario (art. 30, lettera u), del d.P.R. n. 616 del 1977). Sarebbe inconferente, al fine della dimostrazione della presunta estraneità della materia de qua alla competenza legislativa regionale, il richiamo all'art. 119, comma 1, lettera d), del d.lgs. n. 112 del 1998, sebbene contenuto nell'art. 3 della legge n. 323 del 2000, in quanto esso concerne l'autorizzazione pubblicitaria in materia di acque minerali imbottigliate e non in materia di acque termali. Con riferimento alle sollevate questioni di legittimità costituzionale, la ricorrente ribadisce le ragioni addotte nel ricorso circa la fondatezza delle censure, che risulterebbe ancor più evidente alla luce della mutata distribuzione delle competenze legislative statali e regionali. In particolare, con riferimento alla censura relativa all'art. 3, comma 1, della legge impugnata - che contiene la definizione di stabilimento termale a mezzo dell'individuazione dei requisiti da possedere al fine di erogare le cure termali - la ricorrente ritiene che le Regioni risultino frustrate nella loro potestà legislativa sia prima che a maggior ragione dopo la riforma del titolo V della Costituzione e che, per quel che attiene alla Regione Lombardia, si deve considerare che sin dal 1980 è stato disposto che l'apertura e l'esercizio di stabilimenti termali sia soggetto ad autorizzazione regionale (art. 47, della legge regionale 29 aprile 1980, n. 44). Quanto alla censura relativa all'art. 4, commi 1, 2 e 3, la ricorrente rileva che essa permane anche in seguito alla riforma del titolo V della Costituzione, essendo la tutela della salute una materia rientrante nella competenza concorrente dello Stato e delle Regioni. Inoltre, non sarebbe pertinente l'eccezione della difesa erariale secondo cui non sarebbe leso il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, in quanto il coinvolgimento della Conferenza unificata è previsto, ai sensi dell'art. 115, comma 1, del d.lgs. n. 112 del 1998, solo nel procedimento per l'adozione del piano sanitario nazionale, dei piani di settore di rilievo nazionale e per il riparto delle risorse. La disposizione censurata avrebbe dovuto prevedere quanto meno forme di collaborazione tra Stato e Regioni in considerazione delle ricadute delle determinazioni dell'autorità statale sulla finanza regionale. Infine, per quanto concerne l'art. 13 della legge impugnata, istitutivo del marchio di qualità termale, la ricorrente sostiene che il legislatore abbia agito in spregio alle competenze regionali nei settori delle acque minerali e termali, della tutela della salute e del governo del territorio. Peraltro, la lettura della disposizione in discussione dimostrerebbe che, al contrario di quanto sostenuto dalla difesa erariale, la proposta della Regione non sarebbe vincolante ai fini dell'adozione del decreto interministeriale. 4. - In prossimità dell'udienza ha depositato memoria il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, insistendo nella richiesta di dichiarare in parte inammissibile e comunque di respingere il ricorso della Regione Lombardia. La difesa erariale si sofferma anzitutto sulla censura relativa all'art. 4, comma 4, della legge impugnata, rilevando che la partecipazione del Ministero della sanità alla formazione degli accordi ivi previsti trovi fondamento soprattutto nell'esigenza di individuare le patologie da contrastare e le qualità terapeutiche delle acque termali. La suddetta partecipazione si baserebbe, dunque, nel concreto, sugli apporti che possono al Ministero essere forniti dalle autorevoli e qualificate strutture scientifiche nazionali. In ordine alla disposizione contenuta nell'art. 1, comma 4, della legge impugnata, si osserva anzitutto che l'inciso “entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge” ha ormai perso efficacia, venendo così meno l'interesse della ricorrente alla specifica censura. Inoltre, a giudizio della difesa erariale, non appare giustificata la preoccupazione manifestata nel ricorso per cui il Governo sarebbe autorizzato addirittura a sostituirsi al legislatore regionale. L'attività richiesta dalla norma censurata sarebbe di mero coordinamento amministrativo, non di natura legislativa, riferendosi alla definizione di strumenti di valorizzazione, di tutela e di salvaguardia urbanistico-ambientale dei territori termali, adottati dalla Regione e dagli enti interessati, secondo le rispettive competenze, come definite - dovrebbe ritenersi - dalle norme primarie.