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In tutto questo, con posizioni diverse, siamo riusciti a costruire una sintesi e questa è la cosa di cui sono più soddisfatto. Si tratta di una sintesi in cui ognuno ha pagato dei prezzi. In fondo la politica è la capacità di capire anche fin dove ti puoi spingere e a che cosa sei disponibile a rinunciare. Io credo che questa sia la sintesi politica. Se non sai chi sei e se non sai dove vuoi andare, è difficile fare una mediazione, anche la più banale. Noi, con un dibattito a tratti aspro - non voglio fare una descrizione geografica della nostra discussione - e non privo di polemiche, tuttavia questa sintesi siamo riusciti a farla e la mettiamo a disposizione dell'Assemblea, dei Gruppi o meglio dei cittadini, perché in fondo - e mi avvio alla conclusione - ancora una volta questa è l'unica lettura del disegno di legge di bilancio. Non voglio rinunciare ad affrontare questo problema. C'è qualcosa che non va, c'è qualcosa che via via, diventando patologico, propone un problema significativo di funzione non solo dell'Assemblea, non solo dei Gruppi, non solo del Senato e della Camera, ma della politica e non perché c'è Draghi, un tecnico, come Presidente del Consiglio. No, ciò è avvenuto perché non riusciamo a sviluppare come dovremmo. Comincia a essere un problema confrontarsi e rapportarsi sulla dialettica tra tempi, tempo e possibilità di incidere, anzi di dire la propria. Questo è un grande problema. Non si può, l'ultimo mese prima del Natale, dover esaminare il disegno di legge di bilancio, il decreto sul PNRR, la legge delega sulla disabilità, il decreto fiscale e altri provvedimenti. Questo problema appesantisce e soprattutto indebolisce la politica non perché non si riesce a far approvare l'emendamentino, bensì perché in questo modo la politica perde di senso. Forse in questo difficile e a tratti anche abbastanza faticoso lavoro che tutti insieme abbiamo fatto, con il coinvolgimento di tutti i Gruppi, un piccolo contributo siamo riusciti a darlo. (Applausi) . PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Calandrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Calandrini. CALANDRINI, relatore di minoranza . Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare il Presidente della Commissione bilancio e i relatori, senatore Errani e senatrice Rivolta. In particolare, mi ha fatto molto piacere che dall'intervento del senatore Errani sia emersa la sua comprensione per la sensibilità avuta dall'opposizione in una fase così delicata come quella dell'approvazione di questa manovra finanziaria. Lo ringrazio perché ha capito la responsabilità che l'unico partito e Gruppo parlamentare di opposizione ha mostrato nella conduzione di questo momento particolare della vita del Paese, con riferimento a una manovra che è l'ultima che approveremo in quest'Aula del Parlamento (la prossima sarà approvata nell'altro ramo). Vorrei però far notare chiaramente che c'è molta delusione per i lavori della Commissione, che sono stati svolti in tempi velocissimi e ristretti. Si sono sconvocate decine e decine di sedute (cosa che avevamo sempre detto di non fare), per poi avere una seduta fiume la notte scorsa e stare diciotto ore in Commissione per approvare la manovra e dare mandato ai relatori per venire oggi in Aula. Prima di arrivare in Aula la manovra conteneva degli interventi abbastanza indefiniti, che avrebbero dovuto accentuare la sua presunta espansività. Il Governo si è riempito la bocca (passatemi il termine) con questa espansività della manovra, che io ho valutato solo per un aspetto in particolare. La manovra è espansiva fondamentalmente per due ordini di motivi e non per meriti del Governo: abbiamo un Piano nazionale di ripresa e resilienza, così come detto dai colleghi (che vale 200 miliardi di euro, più 30 miliardi di un fondo complementare), ma la cosa più importante è la clausola di salvaguardia, ossia la sospensione del Patto di stabilità. Quindi questi sono i motivi per cui oggi si parla di espansività della manovra. Come dicevo, il lavoro della Commissione, sia per il tempo ristretto, sia per le forti divisioni di questa maggioranza, come faceva notare anche il collega Errani, forse perché si è alla fine di un percorso, non è servito, per quanto ci riguarda, ad apportare significativi miglioramenti al testo. Questo perché, come si è letto e si è detto spesso - e non ho dubbi a confermarlo -, questa manovra vale 37 miliardi di euro, a fronte dei quali ci sono risorse coperte per 13,7 miliardi, con un conseguente incremento del deficit per 23,3 miliardi di euro. Rispetto a quanto dicevo a proposito dell'espansività, va sottolineato che rispetto al 2020, quando l'Italia veniva pesantemente impattata dalla pandemia e da disastrose misure restrittive, la situazione è certamente migliorata, ma per i fatti oggettivi che prima ricordavo: da una parte il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, dall'altra, il mantenimento della clausola di salvaguardia, con la conseguente sospensione del Patto di stabilità. Questa manovra porta in dote dei risparmi, che in parte sono stati - badate bene - valutati dall'unica forza di opposizione, cioè da Fratelli d'Italia. In primo luogo, infatti, vi è la nostra battaglia storica contro il cashback che, grazie alla sua sospensione dall'anno 2022, porterà in dote a questa maggioranza, a questo Governo e a questo Parlamento un miliardo e mezzo di euro. Voglio altresì ricordare un nostro emendamento - rispetto al quale abbiamo dovuto faticare con il Vice Ministro per fargliene comprendere l'importanza - presentato dall'unica forza politica di opposizione, che fa risparmiare 130 milioni di euro nel settore del cross financing . Per una partita di giro legata all'IVA, con questo emendamento, approvato grazie alla nostra sensibilità, ci sarà un risparmio di 130 milioni di euro. Quanto ai contenuti, mi ha fatto piacere sentire quanto detto prima dal senatore Vasco Errani a proposito di riduzione della pressione fiscale, ossia che serviva più coraggio. È vero, serviva più coraggio per fare questa riforma fiscale. C'è stato un taglio di 8 miliardi di euro, un terzo dei fondi totali, rispetto alla manovra, ma è poco più dell'1 per cento delle entrate tributarie totali dello Stato, che ammontano - voglio ricordare - a più di 500 miliardi di euro. Pertanto, sulla riforma fiscale, diciamo che va sempre bene quando si riducono le tasse, però questa riduzione varrà, come diceva qualche quotidiano nazionale, qualche caffè non al giorno, ma a settimana. Ci saremmo aspettati, invece, da questa risorsa così importante nell'importo, un effetto moltiplicatore, che evidentemente non ci potrà essere con una riduzione che, quando andrà bene, varrà 200-300 euro l'anno, considerando che abbiamo inglobato anche i 100 euro di Renzi. Prenderemo quindi qualche centinaio di euro l'anno e ne perderemo 1.200. Effetti moltiplicatori con questa riduzione delle tasse purtroppo non ce ne saranno.