[ddlpres]

Misure volte al contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge mira a contrastare la discriminazione e la violenza perpetrate per motivi fondati sul sesso, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità al fine di colmare l'attuale vuoto normativo italiano rispetto agli altri Paesi dell'Unione europea. Il 17 maggio 1990, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha eliminato l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Nonostante siano passati quasi trent'anni, gli episodi di discriminazione fondati su tali temi rimangono nel nostro Paese numerosi. In un'indagine statistica dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) del 2012, riferita all'anno 2011, purtroppo mai più ripetuta, circa un milione di persone si è dichiarato omosessuale o bisessuale, mentre altri due milioni circa hanno dichiarato di aver sperimentato nella propria vita l'innamoramento o l'attrazione fisica per persone dello stesso sesso. Il 15,6 per cento degli intervistati non ha risposto al quesito sul proprio orientamento sessuale, mentre il 5 per cento ha scelto la modalità « altro », senza altra specificazione. E, infatti, trattandosi di un quesito delicato e sensibile, i dati raccolti, ha precisato l'ISTAT nella ricerca, non sono indicativi della effettiva consistenza della popolazione omosessuale nel nostro Paese, ma – per difetto – solo di quella che ha deciso di dichiararsi. In base a quanto emerge da una ricerca effettuata da Euromedia Research nel gennaio 2018, il 12,8 per cento della popolazione italiana si dichiara LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender ). Nonostante questi numeri, ancora notevoli sono le difficoltà incontrate dalle persone appartenenti alla comunità LGBT sia in famiglia che nella vita sociale e professionale. Secondo la medesima indagine ISTAT, infatti, solo il 20 per cento dei genitori è a conoscenza del fatto che i propri figli siano gay o lesbiche, mentre la percentuale sale al 45,9 per cento per fratelli e sorelle, al 55,7 per cento per i colleghi e al 77,4 per cento per gli amici. Secondo i dati del servizio di supporto telefonico per persone LGBT, Gay Help Line , nel 2017 sono stati circa 20.000 i contatti per denunciare situazioni di discriminazioni, aggressioni o allontanamento dalla casa familiare da parte dei genitori. In particolare, il 20 per cento delle richieste ricevute attraverso il numero verde si riferisce a un intervento di natura legale rispetto a casi di violenze e abusi, perpetrati a volte anche all'interno del nucleo familiare di provenienza. Le persone giovani denunciano violenze o discriminazioni alle forze dell'ordine solo in un caso su venti, mentre gli adulti in un caso su dieci. Tra le vittime di tali discriminazioni figurano anche donne e bambini, a scuola come in casa o al lavoro. In base ai dati rilevati attraverso gli organi di stampa, ogni anno sono un centinaio le persone che denunciano pubblicamente di aver subìto abusi a causa dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere (nel 2016 gli episodi riscontrati furono ben 196): tali dati confermano che, rispetto al fenomeno rilevato, solo una esigua parte denuncia, in quanto le vittime non trovano un supporto efficace da parte dello Stato. È stato inoltre riscontrato negli ultimi anni un aumento del numero di minori che subiscono violenze in famiglia a causa del loro orientamento sessuale o dell'identità di genere. Alcuni minori vengono allontanati da casa, segregati senza poter avere contatti con l'esterno, o autorizzati ad uscire solo per andare a scuola. Le discriminazioni e le violenze nei confronti delle persone LGBT si concretizzano soprattutto in discorsi d'odio, lesioni, violenze private, atti di bullismo, stalking e omicidi. Il Consiglio d'Europa, attraverso i suoi organismi, è più volte intervenuto per promuovere azioni tese a realizzare il rispetto e il pieno godimento dei diritti umani da parte delle persone LGBT (raccomandazioni dell'Assemblea parlamentare n. 924/1981, n. 1470/2000, n. 1635/2003 e n. 1915/2010; risoluzione n. 1728/2010; raccomandazione del Comitato dei ministri n. 5/2010). Il Parlamento europeo è intervenuto chiedendo agli Stati membri di legiferare in materia con risoluzioni che sottolineavano la necessità di adottare provvedimenti legislativi antidiscriminatori, ivi inclusa la discriminazione determinata dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere. La direttiva europea n. 2000/78/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2000, che vieta le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale nell'ambito del lavoro, è stata recepita nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216. Il 17 giugno 2011, il Consiglio per i diritti umani dell'ONU ha adottato per la prima volta la risoluzione del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite A/HRC/17/19, sui diritti umani delle persone LGBT, condannando le discriminazioni e le violenze subite a causa dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere. Lo stesso Consiglio ha approvato successivamente altre risoluzioni dello stesso tenore nel 2014 (risoluzione A/HRC/RES/27/32) e nel 2016 risoluzione A/HRC/RES/32/2). Nonostante queste copiose iniziative in ambito sia europeo che internazionale, la normativa nazionale in materia di diritti e garanzie riconosciuti alle persone omosessuali e transessuali non si conforma ancora pienamente a quanto stabilito dai princìpi della nostra Costituzione, dall'ONU, dai trattati dell'Unione europea, dalle istituzioni del Consiglio d'Europa e dalle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. Pertanto appare necessario che il Parlamento intervenga legislativamente per rimuovere quegli ostacoli di ordine sociale « che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana » (articolo 3 della Costituzione), non consentendo di realizzare « la pari dignità sociale », minando la garanzia dei diritti inviolabili, in particolare il bene giuridico della dignità umana, e mortificando il canone della solidarietà sociale. Atteggiamenti concretamente ostili, discriminazioni e violenze nei confronti di persone non eterosessuali producono danni alle persone e rafforzano stigma e pregiudizi. Come evidenziato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della XIII Giornata mondiale contro l'omofobia, essi « violano la dignità umana, ledono il principio di eguaglianza e comprimono la libertà e gli affetti delle persone. A nessuno può sfuggire che qualunque forma di persecuzione in base all'orientamento sessuale costituisca, sempre e ovunque abbia luogo, una violazione inaccettabile dei diritti umani universali ». Si sottolinea, inoltre, come atti di intolleranza e di discriminazione hanno inaccettabili ripercussioni non solo sui singoli soggetti vittime di tali atti, ma anche sull'intera società, che risulta indebolita nei suoi valori fondamentali di convivenza.