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Istituzione del reddito minimo garantito. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è il frutto di un lavoro importante e impegnativo realizzato dalla società civile. È stato discusso in decine e decine di assemblee pubbliche ed ha trovato il consenso di oltre 50.000 elettori e di oltre 170 tra associazioni, comitati e forze politiche. Si tratta di una legge di iniziativa popolare che, per ragioni unicamente tecniche, non ha assunto tale veste formale in Parlamento e che i senatori e le senatrici di Sinistra Ecologia Libertà condividono e presentano oggi al Senato. Con questo atto vogliamo valorizzare l'importante lavoro di così tante associazioni e cittadini, vogliamo seguire la Costituzione -- la via maestra -- che richiede il rafforzamento del contributo della società civile e vogliamo rappresentare l'impegno di SEL a favore del reddito minimo garantito. In sede parlamentare, in occasione della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione ordinaria del Consiglio dell'Unione europea del 27 e 28 giugno 2013, abbiamo presentato una risoluzione che chiedeva al Governo di proporre l'introduzione di un sistema continentale di reddito minimo garantito cofinanziato dagli Stati europei, ricordando che il 21 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sul «reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa». Siamo convinti che, in attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (Carta di Nizza), il reddito minimo sia un diritto sociale fondamentale, destinato a fungere da strumento di protezione della dignità della persona e della sua «possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale, culturale e politica». Vi è fin troppo nota per doverla ricordare in questa sede la condizione di profonda crisi in cui tuttora versa la società italiana. Gli ultimi rilevamenti dell'Istat ci hanno restituito ancora una volta un'immagine drammatica: sono 2,8 milioni i lavoratori precari, la disoccupazione è prossima ormai alla soglia inaudita del 12 per cento, con punte che sfiorano il 40 per cento tra i più giovani, tra i disoccupati solo 1 su 4 riesce a trovare un lavoro, sempre più spesso precario, entro un anno (dati Bankitalia, novembre 2011). I furti dei generi di prima necessità nei supermercati sono aumentati del 7,8 per cento nell'ultimo anno (dato tratto dal «Barometro dei furti nella vendita al dettaglio» a cura del Centre for Retail Research , ottobre 2011). Si aggiunga a tutto questo l'emergere di continui scandali nella gestione delle risorse pubbliche (ammonta a 60 miliardi ogni anno il costo della corruzione, secondo la Corte dei conti), e la perdurante incapacità dei poteri pubblici di agire in modo convincente sul fronte dell'evasione fiscale (l'Agenzia delle entrate stima l'evasione fiscale in misura pari a 120 miliardi annui). Il mix esplosivo tra crisi economica e impoverimento di massa da un lato e corruzione e ingiustizie sociali dall'altro rende sempre meno differibile l'avvio di un'operazione di importante redistribuzione delle risorse. Il presente disegno di legge, istitutivo del reddito minima garantito, si propone di porre un argine alla spirale di declino che sta avviluppando il Paese in modo sempre più grave. La proposta, modellata sugli schemi di tutela del reddito presenti nella maggior parte dei Paesi europei e rispettosa delle indicazioni in materia del Parlamento europeo, prevede un sostegno ai soggetti disoccupati, precariamente occupati o in cerca di prima occupazione pari a 600 euro mensili, oltre integrazioni in beni e servizi a carico delle regioni. Il beneficiario del reddito minimo garantito è tenuto ad accettare eventuali proposte di impiego, purché le stesse siano effettivamente compatibili con la carriera lavorativa pregressa del soggetto e con le competenze, formali o informali, in suo possesso. Sono infine previste delle deleghe al Governo per la fissazione di un salario minimo orario e per il riordino degli ammortizzatori sociali e della spesa assistenziale in genere, allo scopo di rendere l'insieme del welfare italiano coerente con la nuova misura di garanzia dei minimi vitali. I proponenti auspicano che da tale iniziativa possa finalmente scaturire per l'Italia una riforma da lungo attesa, adatta a fornire tutela al cittadino nell'epoca della crisi e della cosiddetta «produzione flessibile». Da troppo tempo il nostro Paese attende che vengano corrette le drammatiche carenze di un sistema di protezione sociale incapace di offrire protezioni adeguate ai soggetti più esposti ai rischi di esclusione sociale: giovani, donne, lavoratrici e lavoratori precari primi fra tutti. La Commissione europea ci esorta da anni a combattere quella che definisce la «segmentazione» del nostro mercato del lavoro e ci chiede di adottare in particolare misure in favore del precariato e dei giovani nonché di adottare forme inclusive e universali di indennità di disoccupazione, oltre che efficienti misure di sostegno al reddito. Risale addirittura al 1992 la prima Raccomandazione in questo senso, con la quale veniva chiesto all'Italia di «adottare misure di garanzia a partire dal reddito minimo come elemento qualificante del modello sociale europeo». Il Parlamento europeo ha adottato nell'ottobre del 2010 a larghissima maggioranza una Risoluzione dai toni ancora più netti. È noto che in numerosi Stati europei quando si perde il posto di lavoro si ha la possibilità di accedere ad un sussidio di disoccupazione (in Italia solo il 17,2 per cento di disoccupati riesce a farlo, contro il 94,7 per cento dell'Olanda o il 91,8 per cento del Belgio o il 70,9 per cento della Francia o l'80 per cento della Germania) e sappiamo anche che quando questo tipo di misura termina si può ancora avere un sostegno economico quale il reddito minimo garantito. E non si tratta di sostegni simbolici perché l'ammontare medio è pari a circa 600 euro al mese in Belgio, a circa 700 euro in Austria, altrettanti in Irlanda o in Belgio, senza poi menzionare i livelli di tutela offerti dagli ordinamenti scandinavi. È noto poi che oltre al sostegno finanziario i nostri concittadini europei in stato di bisogno possono contare sull'accesso alla casa, ai trasporti, alla cultura o alle misure di supporto per la famiglia o per i figli. Il disegno di legge proposto al dibattito parlamentare prende le mosse dalla legge regionale 20 marzo 2009, n. 4, del Lazio che, seppure solo in via sperimentale, ha introdotto sul territorio di quella regione una misura di reddito garantito dalle caratteristiche fortemente innovative, che molti osservatori hanno salutato con entusiasmo come possibile momento di svolta per le politiche sociali del nostro Paese. Sulla scia di quanto previsto nella summenzionata legge regionale, e in accordo con le migliori prassi in vigore nei Paesi europei, l'erogazione ha carattere individuale (e non familiare, come molte prestazioni assistenziali del nostro welfare ) ed è destinata non soltanto ai soggetti irrevocabilmente esclusi dal mercato del lavoro, bensì anche ai soggetti in cerca di prima occupazione o ai lavoratori precariamente occupati o a basso reddito.