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Ripercorsa così, in termini sommari, l'evoluzione della legislazione italiana in materia di violenza contro le donne è giunto però il momento di dare un ulteriore impulso alla risposta dello Stato, considerati i numeri statistici, ancora preoccupanti, riportati in premessa. Il presente disegno di legge si pone pertanto in tale direzione, andando ad intervenire nel solco di una strategia d'azione legislativa che affonda le sue radici nella riforma del 1996 e nei provvedimenti successivi con spirito di maggior valorizzazione e di maggior efficacia delle misure. A tal fine si introducono una serie di modifiche normative che vanno ad incidere su più fronti, sia sotto il profilo civile che penale, nella prospettiva concreta di creare una più ampia ed articolata tutela. In tal senso la novella legislativa si pone in continuità con i provvedimenti, più o meno recenti, emanati nell'azione legislativa di contrasto alla violenza di genere, rafforzandoli e proprio su tale presupposto utilizza la nozione di violenza domestica di cui all'articolo 3 del citato decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013 introdotta con il pacchetto normativo in tema di femminicidio ai soli fini delle misure di prevenzione per condotte violente. Secondo un preciso percorso logico ciascuna modifica prospettata, infatti, si pone l'obiettivo di rendere operativo ed efficace tale nuovo concetto nell'ordinamento giuridico, sia sotto il profilo civile che penale. L'articolo 1 modifica il codice penale estendendo, per fattispecie di reato riconducibili all'ambito della violenza domestica così come delineato nell'articolo 3 del citato decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013, il termine per proporre querela da tre a sei mesi. La modifica si innesta in una situazione concreta ricorrente in cui le donne vittime di violenza domestica non trovano il coraggio o sono impossibilitate a denunciare il proprio aggressore nell'immediatezza dei fatti. La modifica proposta si pone sulla scorta di quanto già introdotto dalla legge 15 febbraio 1996, n. 66, e dal decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 che, rispettivamente avevano esteso i termini per proporre querela per i reati di violenza sessuale e di stalking . Su tale presupposto si propone pertanto in questa sede di ricomprendere nel termine ampio per proporre querela una serie più ampia di reati che vanno dalla semplice minaccia anche non reiterata fino laddove gli stessi siano riconducibili all'ambito della violenza domestica così come delineata dall'articolo 3 del più volte citato decreto-legge n. 93 del 2013. L'obiettivo concreto è quello di consentire alle vittime di far emergere situazioni di violenza che potrebbero nel tempo aumentare sia in termini di reiterazione che di gravità. L'articolo 2 interviene sul codice di procedura penale al fine di predisporre un'adeguata ed efficace risposta sanzionatoria da parte dell'ordinamento nazionale a fenomeni violenti molto ricorrenti. Secondo quanto introdotto con il nuovo testo l'autore di uno dei reati riconducibili nell'ambito di violenza domestica non potrà accedere ai riti alternativi di natura premiale previsti dal codice di procedura penale. Nello specifico la norma, andando ad intervenire sugli articoli 438 e 444 esclude gli autori di siffatti reati dalla sfera dei soggetti che possono accedere al rito abbreviato ed alla applicazione della pena su richiesta delle parti (cosìddetto patteggiamento). L'obiettivo è quello di evitare che gli autori di reati particolarmente violenti usufruiscono di diminuzioni, anche notevoli, di pena. L'articolo 3 esplica la sua portata innovativa in ambito civilistico. La modifica prospettata è finalizzata ad evitare che il coniuge che ha ucciso l'altro coniuge possa entrare in possesso dei beni dello stesso. A tal fine si interviene dapprima, in via temporanea, con la sospensione della successione per tutta la durata del processo ed in un secondo momento, in via definitiva, con la dichiarazione dell'indegnità a succedere nel momento in cui interviene la sentenza di condanna per omicidio. Tale intervento si pone l'obiettivo di superare la situazione attuale in cui l'indegnità deve essere accertata con apposita procedura giudiziale solo a seguito dell'intervenuta condanna in sede penale. L'articolo 4 si occupa delle conseguenze di situazioni di violenza particolarmente gravi. La norma introduce l'ipotesi di sospensione, che va ad aggiungersi all'ipotesi di esclusione definitiva già esistente, del meccanismo di legge che prevede la reversibilità della pensione per il coniuge superstite, autore dell'omicidio consumato o tentato nei confronti dell'altro coniuge. L'articolo 5 si concentra invece sulla tutela delle vittime di violenza andando a modificare in senso più ampio l'ambito di applicazione del cosìddetto gratuito patrocinio. Nello specifico la modifica estende l'area di ammissione, per la persona offesa, al patrocinio a spese dello Stato in deroga ai limiti di reddito di cui al comma 1 dello stesso articolo 76 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. La norma, già oggetto di revisione e di ampliamento a seguito di interventi legislativi a sostegno delle donne vittime di violenza, prevedeva infatti un elenco di reati che consentivano l'accesso della persona offesa in deroga al tetto massimo reddituale fissato dal legislatore del 2002, a questi si aggiungono il reato di percosse e quello di lesioni personali, ove commessi nell'ambito di violenza domestica. Nella stessa prospettiva di maggior tutela si introduce inoltre una ipotesi di nuovo conio in base alla quale anche gli eredi della vittima di omicidio, figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti, possono usufruire del patrocinio a spese dello Stato in deroga ai limiti di reddito.. 1 (Modifiche al codice penale) 1 All'articolo 124 del codice penale, dopo il primo comma, è inserito il seguente: «Il termine di cui al primo comma è di sei mesi se il fatto debba ritenersi riconducibile ai reati di cui agli articoli 581, 582, 605, 609, 610, 612 ove commessi nell'ambito di violenza domestica ai sensi dell'articolo 3, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119». 2 (Modifiche al codice di procedura penale) 1 All'articolo 438 del codice di procedura penale dopo il comma 1 è inserito il seguente: «1- bis . Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 575, 582 secondo comma, 583- bis , 609- bis , 609- quater , 609- octies e 612- bis , del codice penale, ove commessi nell'ambito di violenza domestica ai sensi dell'articolo 3, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119».