[pronunce]

dall'art. 3 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento); dai principi costituzionali relativi all'esercizio della funzione di indirizzo e coordinamento; dall'art. 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa); dal principio di leale cooperazione tra Stato, regioni e province autonome. In particolare, si chiede alla Corte di accertare se siano lesivi delle attribuzioni provinciali l'art. 4 del decreto impugnato, che abilita il Ministro dell'ambiente a svolgere funzioni di indirizzo, promozione e coordinamento delle attività connesse con l'applicazione del medesimo (comma 1, lettera a) e ad elaborare e proporre "le linee guida relative all'applicazione delle tecnologie di contenimento e rilevamento dei rilasci dei serbatoi interrati" (lettera b) - avendo "tali "linee guida ... al di là delle apparenze, un netto carattere normativo, come risulta dal rinvio che ad esse fa l'art. 12" - e le disposizioni successive, che stabiliscono competenze di organi statali, regionali e comunali in ordine al rilascio di autorizzazioni e concessioni (art. 5, commi 1-3), disciplinando i relativi procedimenti (art. 5, comma 4); che stabiliscono procedure amministrative per l'installazione di nuovi serbatoi (art. 6) e per la dismissione di serbatoi esistenti (art. 9); che dettano regole sulla conduzione, la registrazione e il controllo dei serbatoi interrati (art. 8) e stabiliscono i tempi limite di esercizio degli stessi, nonché le modalità di adeguamento alla nuova disciplina (artt. 10 e 11). Ad avviso della ricorrente, le richiamate disposizioni sarebbero lesive della propria sfera di autonomia legislativa ed amministrativa, giacché, in primo luogo, inciderebbero in un settore nel quale la Povincia di Trento aveva già legittimamente esercitato la propria potestà legislativa, con l'adozione del "Testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti", che all'art. 26 disciplina i serbatoi o contenitori di materiali inquinanti (disciplina integrata dalla deliberazione della Giunta provinciale del 25 maggio 1990, n. 6043, "Determinazione soglie-limite per l'applicazione della disciplina relativa ai serbatoi e contenitori di materiale inquinante") e con l'approvazione della legge provinciale 22 dicembre 1983, n. 46 (Disciplina del settore commerciale), che all'art. 51 detta norme in materia di distributori di carburanti. In secondo luogo, lamenta la ricorrente, la disciplina impugnata sarebbe priva di "base legislativa", giacché l'atto all'origine del conflitto non può considerarsi emanato nell'esercizio del potere conferito al Ministro dell'ambiente dal menzionato decreto legislativo n. 132 del 1992: lo escluderebbero, "da un lato, il diverso oggetto ... dall'altro, la diversa procedura e le diverse autorità coinvolte". In sede di replica alla difesa erariale, la provincia ha poi rilevato l'intervenuta abrogazione del decreto legislativo n. 132 del 1992 ad opera del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, ed altresì richiamato l'art. 18 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, che ha abrogato il d.P.R. n. 175 del 1988, anch'esso richiamato nel preambolo dei regolamenti impugnati, ed invocato dall'Avvocatura, unitamente al d.lgs. n. 132 del 1992, quale fondamento legale del potere ministeriale contestato. In terzo luogo, l'impugnato decreto ministeriale, eventualmente interpretato come atto di indirizzo e coordinamento, sarebbe - ad avviso della ricorrente - in contrasto con l'art. 3 del citato decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266, che prevede la consultazione della provincia e richiede una fonte legislativa per porre "oneri di adeguamento della legislazione provinciale" (a quest'ultimo riguardo, viene in realtà implicitamente evocato anche l'art. 2 del decreto legislativo n. 266 del 1992); interpretato come disciplina di natura tecnica, l'impugnato d.m. avrebbe d'altro canto violato l'art. 8, comma 1, della legge n. 59 del 1997, che assoggetta ad intesa con la conferenza Stato-regioni anche gli "atti di coordinamento tecnico", e, contestualmente, il principio costituzionale di leale cooperazione. 2. - Del tutto analoghi sono i termini del secondo conflitto [R. confl. n. 32/1999] , sollevato in relazione al successivo decreto del Ministro dell'ambiente 24 maggio 1999, n. 246. Con riferimento a questo secondo decreto ministeriale, in aggiunta alle censure sopra enumerate, la Provincia di Trento lamenta la lesione delle attribuzioni statutarie anche in materia di commercio (art. 9, n. 3, dello statuto per il Trentino-Alto Adige); la violazione anche dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri); la violazione altresì dell'art. 2 del decreto legislativo n. 266 del 1992. 3. - Con i ricorsi in epigrafe, la Provincia autonoma di Trento lamenta la lesione della propria sfera di attribuzioni ad opera dei decreti del Ministro dell'ambiente 20 ottobre 1998 e 24 maggio 1999, n. 246, di contenuto quasi identico, invocando i medesimi parametri e avanzando doglianze del tutto analoghe. I relativi giudizi possono pertanto essere riuniti e decisi con unica sentenza. 4. - In ordine al primo dei due ricorsi, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, essendo stato il decreto del Ministro dell'ambiente 20 ottobre 1998 abrogato e sostituito dal decreto dello stesso Ministro 24 maggio 1999, n. 246, anch'esso impugnato dalla Provincia di Trento, con il secondo ricorso. Come si evince dal secondo ricorso, il primo decreto ministeriale, all'origine del conflitto n. 1 del 1999, è stato espressamente ed interamente sostituito dal successivo regolamento ministeriale n. 246 del 1999, sostanzialmente invariato nel contenuto, in seguito a rilievi della Corte dei conti in merito alla non conformità del primo decreto - sotto il profilo formale e procedurale - all'art. 17, commi 3 e 4, della legge n. 400 del 1988. In particolare - si legge nell'atto introduttivo del secondo conflitto - era stata rilevata l'omessa sottoposizione del primo regolamento al controllo preventivo della Corte di conti. Poiché il regolamento del Ministro dell'ambiente 24 maggio 1999, n. 246 è venuto a sostituire integralmente l'atto all'origine del conflitto di cui si tratta, e non risultando che il decreto impugnato abbia prodotto effetti, deve dichiararsi la cessazione della materia del contendere. 5.