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Esame e rinvio) La senatrice GINETTI ( IV-PSI ), relatrice, illustra i contenuti dello schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che, in base all'articolo 2, comma 1- ter , del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21 (recante norme in materia di poteri speciali sui settori strategici), individua ulteriori beni e rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale, rispetto a quelli già individuati con gli altri decreti adottati in base al medesimo decreto-legge, nei settori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2019/452 che istituisce un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione, ai fini della verifica della sussistenza di un pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblico, compreso il possibile pregiudizio alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti, e alla continuità degli approvvigionamenti. L'articolo 2 dello schema identifica le definizioni di "infrastrutture critiche", "tecnologie critiche", "fattori produttivi critici", "informazioni critiche" e "rapporti di rilevanza strategica", che costituiscono un elemento essenziale ai fini del corretto inquadramento dell'ambito di applicazione della disciplina. L'articolo 3 individua i beni e i rapporti rilevanti ai fini dell'esercizio dei poteri speciali nel settore dell'energia, ulteriori rispetto a quelli già individuati per il medesimo settore nel regolamento adottato con il D.P.R. 25 marzo 2014, n. 85, ai sensi dell'articolo 2 comma l del decreto legge n. 21 del 2012. Gli articoli 4, 5, e 6 dello schema individuano i beni e i rapporti rilevanti ai fini dell'esercizio dei poteri speciali nei settori dell'acqua, della salute e del trattamento dei dati personali rilevanti. L'articolo 7 specifica che, fra i beni e i rapporti rilevanti ai fini dell'esercizio dei poteri speciali rientra la piattaforma del Sistema Informativo Elettorale (SIEL). L'articolo 8 individua i beni e i rapporti rilevanti ai fini dell'esercizio dei poteri speciali nel settore finanziario, mentre l'articolo 9 individua quelli nei settori dell'intelligenza artificiale, della robotica, dei semiconduttori, della cibersicurezza, delle nanotecnologie e delle biotecnologie, l'articolo 10 nei settori delle infrastrutture e delle tecnologie aerospaziali non militari, e l'articolo 11 nel settore dell'approvvigionamento di fattori produttivi e nel settore agroalimentare. L'articolo 12 specifica che tra i beni e i rapporti rilevanti ai fini dell'esercizio dei poteri speciali rientrano i "prodotti a duplice uso", mentre l'articolo 13 individua quelli che sono esclusi dall'applicazione della disciplina sui poteri speciali. Infine, l'articolo 14 integra la composizione del Gruppo di coordinamento, mentre l'articolo 15 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REFERENTE Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2019 DDL 1721 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2019 Doc Doc. LXXXVI, n. 3 Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2020 Doc Doc. LXXXVII, n. 3 Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2019 (Seguito dell'esame congiunto e rinvio) Prosegue l'esame congiunto sospeso nella seduta del 22 giugno. In riferimento all'esame della Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'UE nel 2019, la senatrice GAUDIANO ( M5S ), relatrice, svolge una relazione integrativa sul tema delle procedure di infrazione, anche in risposta ad alcune questioni emerse nel corso della precedente seduta. La Relatrice rende noto, anzitutto, che il 27 maggio scorso la Commissione europea ha aperto altre 9 procedure d'infrazione per mancato (o ritardo nel) recepimento, e che, pertanto, le procedure ad oggi aperte nei confronti dell'Italia sono complessivamente 92, di cui 68 per violazione del diritto dell'Unione europea e 24 per mancato recepimento di direttive UE. Risultano essere maggiormente coinvolti il settore ambiente, con 23 casi, il settore trasporti, con 14 casi, e la fiscalità, con 13 casi. Oltre alle infrazioni risultano aperti 41 casi EU pilot, che rischiano di trasformarsi in altrettante procedure di infrazione. Per quanto riguarda l'ammontare delle sanzioni pecuniarie, si ricorda che esse riguardano solo le sentenze ex articolo 260 del TFUE, ovvero solo quelle per mancata attuazione di una precedente sentenza di condanna. Ad oggi, l'importo delle sanzioni pecuniarie che sono state pagate dall'Italia, con riferimento alle prime 5 procedure di infrazione giunte alla seconda condanna (contratti di formazione lavoro, aiuti a Venezia e Chioggia, rifiuti in Campania, discariche abusive, acque reflue urbane), è pari complessivamente e cumulativamente, dal 2012 ad oggi, a circa 713 milioni di euro, di cui la più onerosa è quella sulle discariche. I pagamenti delle sanzioni sono ancora in corso, sia pure in maniera decrescente, in funzione del grado di adempimento alle rispettive sentenze. Per dare una quantificazione annuale, si ricorda che nel 2018 l'Italia ha versato quasi 149 milioni di euro in sanzioni. Le sanzioni si compongono di una quota forfettaria una tantum e di una penalità di mora relativa al perdurare della situazione di non conformità. La loro quantificazione si basa su una formula che prende in considerazione il PIL dello Stato membro, il suo peso istituzionale nel processo decisionale europeo, nonché la gravità dell'infrazione e la durata della stessa. In particolare: - per la sentenza sui contratti di formazione lavoro (C-496/09), l'Italia è stata condannata, il 17 novembre 2011, al pagamento della somma forfettaria di 30 milioni di euro, e di una penalità di mora semestrale, pari al prodotto tra l'importo di base di 30 milioni di euro e la percentuale degli aiuti ancora non recuperati; - per la sentenza sulle discariche abusive (C-196/13), l'Italia è stata condannata, il 2 dicembre 2014, al pagamento della somma forfettaria di 40 milioni di euro, e di una penalità di mora semestrale, pari a 42,8 milioni di euro, meno 400 mila euro per ogni discarica di rifiuti pericolosi messa a norma o 200 mila euro per ogni altra discarica messa a norma; - per la sentenza sui rifiuti in Campania (C-653/13), l'Italia è stata condannata, il 16 luglio 2015, al pagamento della somma forfettaria di 20 milioni di euro, e di una penalità di mora pari a 120 mila euro per ogni giorno di ritardo nell'attuazione delle misure necessarie a conformarsi alla sentenza;