[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 7 della legge 10 dicembre 1997, n. 425 (Disposizioni per la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore), promosso con ordinanza emessa il 22 gennaio 2001 dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio sul ricorso proposto dalla Federazione italiana istituti non statali di educazione e istruzione e altri contro il Ministero della pubblica istruzione, iscritta al n. 860 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 43, prima serie speciale, dell'anno 2001. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'8 maggio 2002 il Giudice relatore Gustavo Zagrebelsky. Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con ordinanza del 22 gennaio 2001, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 della legge 10 dicembre 1997, n. 425 (Disposizioni per la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore), in riferimento all'art. 33, quarto comma, della Costituzione; che la questione è stata sollevata nel corso di un giudizio promosso da alcuni organismi associativi di istituti di istruzione non statali per l'annullamento della nota del Ministero della pubblica istruzione, Direzione generale per l'istruzione media non statale, n. 6341 del 17 settembre 1998, avente a oggetto «Esami di idoneità nelle scuole legalmente riconosciute e pareggiate - Applicazione dell'art. 7 della legge 10 dicembre 1997, n. 425», nella parte in cui, in risposta a quesiti concernenti l'applicazione dell'art. 7 della legge n. 425 del 1997, stabilisce, con riferimento alle scuole pareggiate o legalmente riconosciute, che i candidati agli esami di idoneità possono sostenere l'esame solo per la classe immediatamente superiore a quella successiva alla classe cui dà accesso il titolo di licenza o promozione che essi possiedono e inoltre che il candidato in possesso di un titolo di idoneità può sostenere un ulteriore esame solo presso un istituto scolastico statale; che le associazioni ricorrenti - rilevando che il principio trova applicazione con esclusivo riferimento alle scuole pareggiate o legalmente riconosciute e che pertanto il candidato privatista, in possesso di un titolo di idoneità a una determinata classe, conseguito presso un istituto legalmente riconosciuto o pareggiato, può sostenere un ulteriore esame di idoneità soltanto presso un istituto statale - hanno impugnato dinanzi al TAR del Lazio la citata nota ministeriale, deducendo, tra l'altro, la necessità della «previa verifica della legittimità costituzionale dell'art. 7 della legge n. 425 del 1997 o della parte in cui non si prevede che l'intero suo disposto sia applicato a tutte le scuole», in quanto la circolare consentirebbe alla scuola statale - in contrasto con il principio di parità tra scuola statale e scuola non statale - l'esercizio di attività scolastiche precluse alle scuole, riconosciute ed equiparate, gestite da enti diversi dallo Stato, privando in tal modo gli utenti della libertà di scelta costituzionalmente garantita perché solo nella scuola statale sarebbero possibili «salti incontrollati» di classi a prescindere dalla frequenza scolastica; che il TAR del Lazio ritiene rilevante, ai fini della decisione dell'anzidetto motivo di impugnazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 della legge n. 425 del 1997, in relazione all'art. 33 della Costituzione; che il giudice rimettente, ricostruendo il quadro risultante dalla vigente legislazione in materia, osserva che: a) gli alunni «interni» (appartenenti ad istituto o scuola sia statale, sia pareggiata o legalmente riconosciuta) possono sostenere [a norma dell'art. 192, comma 6, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado)] esami di idoneità solo per la classe immediatamente superiore a quella successiva alla classe frequentata; b) i candidati «esterni», qualora intendano svolgere esami di idoneità presso scuole pareggiate o legalmente riconosciute, possono accedere, ai sensi del denunciato art. 7, solo alla classe immediatamente superiore a quella successiva alla classe cui dà accesso il titolo; c) «nel silenzio della legge», invece, gli stessi candidati «esterni», per lo svolgimento dei medesimi esami di idoneità presso istituti o scuole statali, possono presentarsi anche per una classe successiva, non valendo per essi lo sbarramento disposto dalla disposizione censurata; che, posto tale quadro, il TAR rimettente ritiene che l'art. 7 della legge n. 425 del 1997 contrasti con l'art. 33, quarto comma, della Costituzione - secondo il quale la legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali - in quanto, prospettando per gli iscritti alle scuole non statali un trattamento deteriore rispetto a quello degli alunni delle scuole statali, dissuaderebbe dall'iscriversi a istituti non statali e in definitiva penalizzerebbe questi ultimi nell'espletamento delle loro funzioni; che, ad avviso del giudice a quo, a dare giustificazione alla norma censurata non potrebbero valere a) né la distinzione soggettiva tra scuola statale e scuola non statale, poiché la disposizione non riguarda gli istituti ma l'attività scolastica (espressione di una funzione pubblica) in sé, b) né il «sospetto» che le scuole non statali siano contraddistinte da «eccessiva liberalità» verso i propri iscritti, non solo perché, contro tale eventualità, l'amministrazione scolastica dispone di facoltà ispettive e di rimedi, ma anche perché tali scuole sono tenute ad avvalersi di insegnanti in possesso di requisiti di idoneità analoghi a quelli richiesti per l'insegnamento nelle scuole statali e sono vincolate al rispetto di un ordinamento, di programmi e di orari stabiliti da disposizioni legislative e regolamentari comuni alle istituzioni scolastiche statali; che infine, secondo il rimettente, lo stesso tenore della norma in questione, che pone una disciplina destinata a valere «in attesa della entrata in vigore delle disposizioni di attuazione dell'art. 33, quarto comma, della Costituzione», parrebbe esprimere la consapevolezza del legislatore circa il possibile contrasto dell'art. 7 della legge n. 425 del 1997 con il parametro costituzionale invocato; che nel giudizio così promosso è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata.