[pronunce]

3.1.- Il successivo decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59 (Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 12 luglio 2012, n. 100, all'art. 3, comma 4, tuttavia, oltre a disporre il pagamento diretto alla società creditrice, aveva anche previsto, per la Regione Campania, una corrispondente riduzione dei limiti di spesa di cui al patto di stabilità. A fronte di tale intervento normativo, quest'ultima aveva quindi adottato la delibera di Giunta n. 241 del 21 maggio 2012, con cui, in rettifica della precedente n. 240, aveva, da un lato, ribadito la volontà di coltivare il contenzioso instaurato avverso il d.P.C.m. , ivi compreso il conflitto innanzi alla Corte costituzionale, nella parte in cui tale provvedimento, in seguito alla sopravvenuta modifica normativa, «venga interpretato nel senso che, nel provvedere agli oneri derivanti dall'acquisto del termovalorizzatore di Acerra, debba operarsi una corrispondente riduzione nei confronti della Regione Campania dei limiti di spesa di cui al patto di stabilità», e, dall'altro, affermato di riservarsi il diritto di «intraprendere ogni opportuna azione necessaria a censurare l'illegittimità» del citato art. 3, comma 4, del d.l. n. 59 del 2012. 3.2.- Tanto premesso, la Regione Campania ha nuovamente illustrato alcune delle censure rivolte al d.P.C.m. oggetto del conflitto e, segnatamente, quelle relative alla violazione dell'autonomia negoziale, dell'autonomia finanziaria e del principio di leale collaborazione. 4.- Con memoria depositata il 28 agosto 2012 il Presidente del Consiglio dei ministri ha ribadito l'eccezione di inammissibilità sollevata nell'atto di costituzione in giudizio, essendo il decreto gravato meramente attuativo di disposizioni di legge non impugnate. Ha poi eccepito che la ricorrente censurerebbe il d.P.C.m. per difetto di motivazione e d'istruttoria, sicché mancherebbe il tono costituzionale del conflitto. Ha ancora eccepito l'improcedibilità del ricorso per carenza di interesse e per rinuncia: con la delibera n. 240 del 15 maggio 2012, infatti, la Regione Campania aveva deciso di «accedere, in attuazione della deliberazione n. 174 del 4 aprile 2012, al trasferimento in proprietà del termovalorizzatore», nonché di rinunciare ai ricorsi proposti innanzi al TAR Lazio e alla Corte costituzionale; né tale accettazione era stata revocata con la successiva delibera n. 241 del 21 maggio 2012. Ogni questione inerente all'incidenza del prezzo sui limiti di spesa posti dal patto di stabilità, invece, avrebbe dovuto farsi valere impugnando la disposizione di legge che ha ridotto quei limiti, ossia l'art. 3, comma 4, del d.l. n. 59 del 2012. 4.1.- Il ricorso sarebbe comunque improcedibile, perché la condizione implicita che la Regione sostiene di avere apposto alla rinuncia ai ricorsi e che sarebbe stata vanificata dal citato art. 3, comma 4, del d.l. n. 59 del 2012, id est «la nettizzazione», si sarebbe comunque poi avverata con la sua conversione in legge. 4.2.- Nel merito, il ricorso, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, sarebbe infondato. L'adozione del d.P.C.m. senza l'intesa troverebbe fondamento nell'art. 61, comma 3, del d.l. n. 5 del 2012 e si giustificherebbe in ragione della necessità di assicurare la chiusura definitiva della fase emergenziale della gestione rifiuti in Campania, senza pregiudicare la continuità di funzionamento di una infrastruttura essenziale a tale gestione. In ogni caso la Regione ricorrente aveva espresso il proprio assenso al trasferimento, solo subordinandolo al reperimento di fonti finanziarie diverse dal FCS. 5.- Con memoria depositata il 29 agosto 2012 la Regione Campania ha inteso dare conto degli ulteriori sviluppi della vicenda. Illustra la ricorrente che sul piano normativo l'art. 12, comma 11, del d.l. n. 16 del 2012, nella versione precedente la conversione in legge, aveva inserito nell'elenco delle voci escluse dal computo delle spese finali, ai fini della valutazione del rispetto del patto di stabilità, quelle sostenute per la gestione del termovalorizzatore ma non quella per l'acquisto. La legge di conversione n. 44 del 2012, invece, aveva ricompreso nella nettizzazione anche quest'ultima. Il sopravvenuto art. 3, comma 4, del d.l. n. 59 del 2012, l'aveva poi esclusa e, da ultimo, la legge di conversione n. 100 del 2012, inserendo un comma 4-bis al citato art. 3, aveva previsto una nettizzazione parziale. La ricorrente ha dunque insistito per l'accoglimento del ricorso e l'annullamento del d.P.C.m. impugnato, previo, se del caso, promovimento d'ufficio della questione di legittimità costituzionale delle norme già indicate in ricorso (fatta eccezione per l'art. 5, comma 1, del d.l. n. 216 del 2011) e dell'art. 1-bis, comma 4, del d.l. 25 gennaio 2012, n. 2 (Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 marzo 2012, n. 28. 6.- Con memoria depositata il 19 novembre 2013 la Regione Campania ha dedotto che tutte le censure avverso gli atti impugnati trarrebbero importanti e ulteriori conferme dalla sopravvenuta sentenza n. 39 del 2013 della Corte costituzionale, con cui era stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 61, comma 3, del d.l. n. 5 del 2012, ovverosia della norma invocata nel corpo del d.P.C.m. impugnato per superare il mancato raggiungimento dell'intesa con la Regione. 7.- Con memoria depositata il 16 settembre 2014 il Presidente del Consiglio dei ministri ha osservato come la scelta di attribuire la proprietà del termovalorizzatore alla Regione Campania sia stata legittimamente operata dallo Stato nell'esercizio della sua competenza esclusiva in materia di tutela dell'ambiente. Ha altresì osservato che, secondo la Ragioneria generale dello Stato, il FCS presentava la disponibilità economica di somme non impegnate bastevoli per l'acquisto del termovalorizzatore, sì che ingiustificato apparirebbe il rifiuto della ricorrente. 8.- Con ordinanza del 15 ottobre 2013, iscritta al n. 267 del registro ordinanze 2013, il Tribunale Amministrativo regionale per il Lazio - nel giudizio promosso dalla Regione Campania per l'annullamento del citato d.P.C.m.