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Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. Onorevoli Senatori. – La trasparenza è stata sempre considerata dal Movimento 5 Stelle un principio di alta democrazia e la condivisione e la partecipazione costituiscono i mezzi per raggiungere tale scopo. Il presente disegno di legge introduce una disciplina che in alcuni Stati dell'Unione europea è già esistente, mentre in altri è ancora in fase embrionale. Si tratta della disciplina regolatrice dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi, la cui adozione è necessaria e non più differibile al fine di colmare un grave vuoto normativo. Dall'analisi condotta dall'associazione Transparency International -Italia nello studio « Lobbying e democrazia. La rappresentanza degli interessi in Italia » emerge infatti uno scenario sconfortante, che classifica il nostro Paese tra i peggiori in Europa, con un punteggio di 20 su 100. Lo studio condotto porta infatti a concludere che il livello di accesso dei cittadini alle informazioni sulle attività di lobbying (« trasparenza ») raggiunge uno scarso 11 per cento; la valutazione degli standard e dei codici di comportamento dei lobbisti e dei decisori pubblici (« integrità ») arriva al 27 per cento; infine l'equità di accesso e partecipazione al processo decisionale (« parità nelle condizioni di accesso ») ottiene solo 22 punti su 100. È evidente pertanto che l'adozione di una normativa capace di colmare questo vuoto è necessaria e doverosa per ristabilire adeguati livelli di trasparenza e di partecipazione alle decisioni pubbliche. A questo fine, nel presente disegno di legge vengono disciplinati i rapporti tra i rappresentanti istituzionali (cosiddetti « decisori pubblici ») e i rappresentanti di interessi (cosiddetti « lobbisti »), mediante l'attribuzione di poteri di controllo a un comitato di sorveglianza incaricato di assicurare la trasparenza dei processi decisionali pubblici e del rapporto tra gli interessi particolari e le scelte politiche e amministrative. Spetteranno ad esso la cura, il controllo, la pubblicazione e l'aggiornamento periodico del Registro pubblico dei rappresentanti di interessi particolari; la pubblicazione delle relazioni annuali ricevute dai rappresentanti di interessi particolari; la redazione di un rapporto annuale sull'attività dei rappresentanti di interessi particolari; la gestione del contraddittorio per l'irrogazione delle sanzioni pecuniarie nei casi di violazione della disciplina. Al fine di garantire il più alto livello di trasparenza e partecipazione, il disegno di legge istituisce un registro pubblico per assicurare ai cittadini la massima conoscibilità dei processi decisionali inerenti all'attività dei decisori pubblici; a tale registro potranno iscriversi tutti i rappresentanti di interessi, che dovranno osservare le regole di un codice deontologico e rispettare la procedura definita. Quest'iniziativa costituisce un cambio di passo necessario al processo di cambiamento in corso, che tende a riavvicinare i cittadini alla partecipazione alla vita pubblica, in assoluta trasparenza e con criteri omogenei, nel rispetto dei diversi interessi oggetto di regolamentazione; in altri termini, le norme proposte mirano a definire una cornice di regole entro la quale ogni soggetto portatore di interessi particolari abbia la possibilità di interloquire con le istituzioni su un piano di parità con gli altri portatori di interessi diversi. Un intervento normativo è essenziale non solo per sanare la menzionata lacuna normativa rispetto alla regolamentazione dell'attività di lobbying , ma anche per risolvere le difficoltà applicative e interpretative riguardanti il reato di traffico illecito di influenze, introdotto nel nostro ordinamento nel 2012, e per rendere comunque più fluida l'applicazione delle disposizioni contenute nella legge n. 3 del 2019, che ha riformato tra l'altro l'articolo 346- bis del codice penale, assorbendo il reato di millantato credito nel reato di traffico di influenze illecite, aggravandone la pena massima. La nuova fattispecie non prevede più la condizione che la mediazione sia rivolta a far compiere al pubblico ufficiale un atto contrario ai doveri d'ufficio o ad omettere o ritardare un atto dell'ufficio, criminalizzando anche l'esercizio di un'influenza che abbia lo scopo di asservire il pubblico ufficiale o di fargli compiere un atto comunque conforme ai doveri dell'ufficio. Una tale formulazione, in assenza di uno strumento normativo che individui chiaramente il perimetro dell'attività di lobbying lecita e che riempia di contenuto le clausole di illiceità espressa, rende ancor più difficile l'individuazione dell'esatto confine tra le condotte penalmente illecite a norma dell'articolo 346- bis del codice penale e quelle lecite di rappresentanza degli interessi. L'intervento normativo è quindi necessario a regolamentare una fattispecie ancora estranea al nostro ordinamento, se si eccettuano isolate iniziative adottate dalla Camera dei deputati, che ha approvato uno specifico regolamento sui rappresentanti di interessi e il relativo codice di condotta, da alcune amministrazioni centrali dello Stato e da talune regioni. Regolamentare l'attività di rappresentanza di interessi particolari risponde a una duplice esigenza: da un lato, orientare la formazione della decisione del legislatore alla tutela della concorrenza, conformandola ai principi di pubblicità, trasparenza e partecipazione democratica e migliorando la qualità della regolazione; dall'altro, fornire un efficace strumento per la prevenzione e la lotta alla corruzione e per evitare e combattere i conflitti di interesse e il traffico illecito di influenze, assicurando il diritto-dovere, costituzionalmente garantito, della partecipazione della società civile ai processi decisionali.. 1 (Oggetto e finalità) 1 La presente legge disciplina l'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi, intesa come attività concorrente alla formazione delle decisioni pubbliche, svolta dai rappresentanti di interessi particolari nell'osservanza della normativa vigente, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni e con obbligo di lealtà verso di esse. 2 La disciplina di cui al comma 1 si conforma ai princìpi di pubblicità, di partecipazione democratica, di trasparenza e di conoscibilità dei processi decisionali e persegue le seguenti finalità: a garantire la trasparenza dei processi decisionali; b assicurare la conoscibilità dell'attività dei soggetti che influenzano i processi decisionali; c agevolare l'individuazione delle responsabilità delle decisioni assunte; d favorire l'ordinata partecipazione ai processi decisionali da parte dei cittadini e delle rappresentanze degli interessi; e consentire l'acquisizione, da parte dei decisori pubblici, di una più ampia base informativa sulla quale fondare scelte consapevoli. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge sono definiti: a « rappresentanti di interessi »: