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Ricorda poi che il reddito di cittadinanza viene finanziato in deficit, quandoil Paese sta vivendo una fase di recessione economica, e che la decisione di innalzare la tassazione sul settore dei giochi mette a repentaglio la sopravvivenza delle aziende che vi operano. Critica quindi l'intervento in materia pensionistica, che ha carattere temporaneo e non solo non risolve le problematiche prodotte dalla legge Fornero, ma potrebbe produrne di peggiori nel settore sanitario, che già presenta una carenza di medici. Dopo aver espresso forti critiche con riferimento al limite dei 45 anni per il riscatto della laurea, in conclusione, ribadisce la sua contrarietà sul provvedimento nel suo complesso e si augura un ripensamento della maggioranza su alcuni dei temi da lei segnalati. La senatrice GUIDOLIN ( M5S ), dopo aver richiamato la vocazione imprenditoriale del suo territorio di origine e le misure di welfare adottate da determinati titolari di impresa, esprime sconcerto per alcune delle considerazioni espresse dai rappresentanti di Confindustria nel corso delle audizioni. A suo parere, infatti, contestare l'entità del beneficio economico offerto con il Reddito di cittadinanza perché troppo vicino al valore del primo salario medio dei giovani significa non aver compreso il significato della misura che si sta mettendo in campo. Ritiene che proprio i valori degli stipendi rappresentino un vero e proprio scandalo e si augura quindi che si completi in tempi brevi l' iter dei disegni di legge in materia di salario minimo orario (disegni di legge nn. 310 e 658), affinché nessun lavoratore sia più costretto a ricevere una paga umiliante. Giudica ormai non più rinviabile un intervento a favore di chi versa in situazione di difficoltà, anche nel solco di quanto disposto dall'articolo 3 della Costituzione, agendo su una delle emergenze del Paese e favorendo un sostegno al reddito e un percorso di formazione per il reinserimento nel mondo lavorativo. In conclusione, elenca le misure previste dal provvedimento a favore delle imprese. Il senatore NANNICINI ( PD ) dà conto delle innumerevoli criticità emerse nel corso delle audizioni e preannuncia la presentazione di diversi emendamenti che se ne faranno carico, sulla base di una serie di priorità. Osserva che il decreto in esame rappresenta il primo investimento politico, comunicativo e finanziario dell'attuale Governo e impegna ingenti risorse, a suo parere gestite con estrema disinvoltura. Il riferimento è soprattutto all'intervento in materia pensionistica, che rappresenta una misura tampone per tre anni e che provocherà una disparità di trattamento tra persone con requisiti simili - la platea peraltro è rappresentata da uomini che vivono al Nord e hanno un'alta quota retributiva - e metterà a rischio la tenuta dei conti previdenziali del Paese. Tale misura peserà sugli altri pensionati, che subiranno un blocco dell'indicizzazione, e sui giovani e non riguarderà chi invece ne avrebbe più bisogno, come i lavoratori prossimi ai 67 anni che sono disoccupati o hanno familiari disabili, coloro che svolgono lavori gravosi, i giovani, le donne e i lavoratori con carriere discontinue. Passando al Reddito di cittadinanza, ritiene si colmi una lacuna del sistema di welfare nazionale, anche se non condivide l'impianto della misura, che mette nello stesso provvedimento più politiche riferite ad ambiti distinti e prevede una scala di equivalenza che penalizza i più deboli. Anticipa quindi il contenuto di proposte emendative, che riguarderanno il requisito dei dieci anni di residenza continuativi, che giudica incostituzionale; la rete di attivazione dei servizi, che dovrebbe avere un canale di comunicazione continuo tra il settore del lavoro e quello sociale; il regime sanzionatorio; l'offerta congrua di lavoro; il rafforzamento degli ammortizzatori sociali. Conclusivamente, pur consapevole che la filosofia di fondo non potrà essere modificata, esprime l'auspicio di interventi migliorativi del provvedimento nel corso dell' iter parlamentare. Il senatore BERTACCO ( FdI ) riconosce preliminarmente che il reddito di cittadinanza risponde ad una vera emergenza nazionale, quale quella della povertà, ed apprezza che nel provvedimento esso venga strettamente connesso al tema dell'accompagnamento al lavoro e del sostegno alle iniziative dei Comuni. Ritiene tuttavia che le risorse messe a disposizione della classe imprenditoriale al fine di incentivare l'offerta di lavoro siano insufficienti e che il provvedimento si basi più sulla buona volontà dei datori di lavoro che sulla messa in campo di strumenti concreti per migliorare il sistema dell'offerta di lavoro. Considera peraltro errato aver previsto incentivi soltanto in favore di quegli imprenditori che decidono di assumere con contratti di lavoro a tempo indeterminato, segnale di scarsa comprensione delle attuali caratteristiche del mercato del lavoro, in cui prevalgono forme contrattuali flessibili e spesso a tempo determinato. Segnala poi le difficoltà applicative della nozione di offerta di lavoro congruo prevista nel provvedimento ai sensi del decreto legislativo n. 150 del 2015, che dovrebbe comportare una maggiorazione del 20 per cento rispetto all'ultimo trattamento percepito dal lavoratore, considerando che già oggi i centri per l'impiego non sono in grado di fornire risposte adeguate a fronte di richieste comunque più limitate rispetto a quelle che si avranno nei prossimi mesi. Sottolinea peraltro come tali centri lamentino, oltre alle note carenze di personale, anche forti limitazioni infrastrutturali, che richiederebbero maggiori risorse e interventi non occasionali. Esprime dubbi sulle modalità con cui si procederà ad assumere i cosiddetti navigator , senza concorso pubblico e prevedendo sin da ora una loro probabile stabilizzazione, quasi anticipando pertanto un meccanismo di elusione delle vigenti norme per le assunzioni nel settore pubblico; riterrebbe sul punto preferibile far ricorso a figure professionali già oggetto di selezione pubblica, che potrebbero essere individuate in fase di applicazione del decreto-legge. Condivide le critiche di chi ritiene che il provvedimento penalizzi le famiglie numerose per avvantaggiare i single e i piccoli nuclei familiari, ritenendo che tale circostanza finisca per disincentivare soprattutto le giovani coppie dal mettere al mondo figli. Per quanto concerne i servizi sociali dei Comuni, ritiene che se questi non saranno adeguatamente supportati con risorse economiche e nuovo personale verseranno sempre più in una situazione di grande sofferenza, dovendo far fronte a nuovi compiti e dovendo fronteggiare un'ampia platea di beneficiari; se a ciò si aggiunge che ad usufruire della cosiddetta "Quota 100" saranno prevalentemente lavoratori dipendenti del settore pubblico, ciò costituirà un ulteriore nocumento per gli uffici comunali che dovranno affrontare anche una probabile carenza di personale. Stigmatizza il fatto che, per rispondere alla giusta esigenza del contrasto alla povertà, il provvedimento non abbia voluto far ricorso a positive esperienze già esistenti e funzionanti sul territorio, circostanza emersa chiaramente dalle audizioni di enti e associazioni afferenti al mondo del sociale e del volontariato. Sul trattamento di fine servizio, critica la circostanza che sia possibile richiederne l'anticipo ricorrendo ad un canale privato, ritenendo che sarebbe stato più corretto prevedere il ricorso a qualche soggetto pubblico in grado di svolgere la stessa funzione senza creare vantaggi inopportuni per banche ed altri intermediari finanziari.