[ddlpres]

Disposizioni concernenti il governo del territorio, l'uso razionale del suolo, la rigenerazione urbana e l'edilizia residenziale sociale. Deleghe al Governo per la definizione delle dotazioni territoriali essenziali e per il riordino e la semplificazione delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. Onorevoli Senatori. -- L'intento di fondo del presente disegno di legge è quello di offrire una cornice «di princìpi» che elevi la qualità, la coerenza e l'efficacia della ricchissima strumentazione per il governo del territorio che le regioni hanno costruito durante un percorso ormai ultraquarantennale. La presente proposta pertanto non intende sovrapporsi alla ricchissima esperienza regionale e, al tempo stesso, ricentralizzare la normativa a livello statale. Periodicamente si riapre il dibattito su una legislazione statale in materia di governo del territorio, e sistematicamente emerge in molti dei partecipanti a tale dibattito una certa nostalgia per la «legge regolamento»: è forte l'aspettativa per una nuova legge n. 765 del 1967 corredata di decreti attuativi. Quindi di una legge di fatto esclusivamente urbanistica, immediatamente operazionabile, senza passare per la definizione di princìpi e della loro applicazione. Il presente disegno di legge, invece, nasce dalla convinzione che in un ordinamento funzionale i princìpi svolgano un ruolo fondamentale, non solo per il legislatore delle norme di dettaglio, ma anche per l'interprete, cioè per il giudice. E questo è un problema molto delicato nel sistema italiano. Ma i princìpi orientano anche l'amministratore, che deve applicare le norme. Inoltre, grazie a princìpi normativi chiari si stabilizza anche, nel tempo, l'azione dell'insieme degli organi esecutivi, anche politici, troppo spesso esposti a un tasso eccessivamente alto di instabilità. Venendo ai contenuti del disegno di legge. Il primo tema che si è affrontato è quello del coordinamento delle politiche pubbliche territoriali; quindi la precisazione dei compiti e delle funzioni dello Stato, le modalità e gli strumenti con i quali sono svolti i compiti assegnati (articoli 2, 3, 4 e 5). Il secondo nucleo tematico è quello delle dotazioni territoriali e dei livelli essenziali delle prestazioni (articolo 6). Si tratta, com'è noto, di uno dei grovigli più complicati, sui quali il legislatore statale deve intervenire (oggi è un decreto ministeriale risalente al 1968 a segnare argini sempre più instabili) poiché su questi aspetti del governo del territorio si definiscono i contenuti reali dei diritti di cittadinanza. Collegato a questo tema è quello dell'edilizia residenziale sociale (articoli 18 e 19) che si è voluto introdurre in questa proposta di princìpi proprio per sottolineare come l'edilizia residenziale sociale debba rappresentare -- sul piano culturale oltre che normativo -- parte integrante della città del futuro. Il disegno di legge svolge poi il tema della pianificazione di area vasta e comunale, non tanto per prescrivere contenuti e livelli di pianificazione in sé, quanto per «avvicinare» forme e stili di pianificazione in uso nelle regioni valorizzando quelle che si sono ormai consolidate come le migliori pratiche (articolo 7). Il tema della proprietà, il suo trattamento e la stessa sua tutela nel rispetto dei princìpi che ispirano la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950, di cui alla legge n. 848 del 1955, sono declinati attraverso un insieme di norme che servono a creare un quadro comune e omogeneo in tutto il territorio nazionale e che permettono di non disattendere fondamentali princìpi costituzionali (articoli 8-14): la fiscalità immobiliare, la perequazione, la compensazione, la trasferibilità e la commercializzazione dei diritti edificatori, la premialità e gli accordi urbanistici. Un ulteriore ambito normativo che il disegno di legge affronta è quello della rigenerazione e del rinnovo urbano (16 e 17). Questo tema da solo sarebbe sufficiente a definire sinteticamente l'urbanistica del presente e del futuro, laddove l'espansione urbana ha rappresentato l'asse portante dell'urbanistica (e della connessa legislazione urbanistica) del recente passato. Si tratta quindi di un'innovazione dell'approccio culturale, prima che normativa, che è urgente e ineludibile. Si tratta, addirittura, dell'unico modo concreto -- e non velleitario o propagandistico -- di prevenire lo spreco e il consumo non sostenibile del suolo. Come si vede princìpi e strumenti, ma anche politiche. Questo disegno di legge non ridisegna solo il perimetro formale del governo del territorio, non si limita a ridefinire il contenitore amministrativo (il piano e i suoi livelli), ma vuole essere anche una risposta al problema delle carenze di politiche pubbliche territoriali e del loro coordinamento, dettando i princìpi della rigenerazione urbana e dell'edilizia residenziale sociale quale parte integrante di una nuova urbanistica. Il titolo riassume questo intento. L'idea di tenere insieme politiche pubbliche territoriali e azioni conseguenti ne esce rafforzata. Così come quella di tenere insieme pianificazione urbanistica e welfare urbano, nella componente delle dotazioni territoriali e dell'edilizia sociale pubblica, superando tradizionali separatezze concettuali e operative. La valenza politico-culturale della proposta è a sua volta riassumibile in alcuni indirizzi chiari, che raccolgono alcuni elementi qualificanti prodotti da un'elaborazione pluridecennale e che non hanno finora trovato -- purtroppo -- nessun seguito nella legislazione di rango statale dove -- al contrario -- si rischia sempre di più una disordinata e discordante stratificazione. Una risposta viene data -- con precise norme -- alla diffusissima esigenza di coordinamento delle politiche pubbliche territoriali, di quelle sia a valenza spaziale esplicita che implicita, soprattutto con riguardo alla fiscalità immobiliare. Si è cercato di ridurre quella condizione da mero «piatto imponibile» al quale l'attuale tassazione immobiliare ha ridotto territorio e città, sia nella dimensione spaziale che in quella delle attività economiche che vi si svolgono (dall'agricoltura, all'artigianato, all'industria, alla residenza, al tempo libero ed agli stessi servizi alle attività produttive). Con la leva fiscale si cerca anche di guidare il processo di urbanizzazione -- ritorna in auge lo strumento della densità insediativa e delle forme dell'insediamento -- dando soluzione al problema dell'occupazione di suolo, da contenere negli eccessi, ma senza arrivare alla condizione di «mancanza di suolo» alla quale rischiano di portare di fatto certe ipotesi sulla riduzione del consumo di suolo qualora divenissero effettive obbligazioni e non mere dichiarazioni «manifesto». Anche il famoso traguardo della costruzione della città su se stessa richiede «nuovo» suolo, se non altro per esigenze funzionali. Chi ha studiato l' urban renewal statunitense lo sa bene: le politiche di rinnovo urbano oltre l'obiettivo principale servono proprio a regolare il rapporto tra esigenze di nuovo suolo e trasformazione dell'esistente. Ne consegue il ridisegno della filiera della strumentazione della pianificazione: