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Brogli è una parola pesante. Vi è un modo molto semplice per eliminare questa parola da questa bruttissima vicenda: verificare le schede e capiremo se i brogli ci sono. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . A tale proposito, c'è anche una lettera che lei, presidente Marcucci, mi ha inviato e con riferimento a tale lettera e alle osservazioni che oggi ha svolto in Aula, voglio rassicurarla che, nelle forme che saranno proprie, avrò modo di fornirle tutti i chiarimenti che lei ha richiesto. (Il senatore Paragone fa cenno di voler intervenire) . MALPEZZI (PD) . Vogliamo le schede. PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il ministro Moavero Milanesi ha chiesto di terminare presto la seduta perché deve prendere parte ad una riunione dei Ministri, quindi abbiamo dato la parola al presidente Marcucci ma non vogliamo avviare un dibattito su questo punto. Magari si potrà fare in un altro momento, ma ora, essendoci delle esigenze legate al Consiglio dei ministri, dopo la sua informativa il Ministro si dovrà allontanare, come ci aveva avvertito preventivamente. In realtà oggi nemmeno avrebbe potuto essere qui. Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sugli sviluppi della situazione in Libia e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sugli sviluppi della situazione in Libia». Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, professor Moavero Milanesi. MOAVERO MILANESI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, senatrici e senatori, mi scuso perché, come adesso anticipava il Presidente, dovrò andar via dopo il mio intervento. Iniziava più o meno in orario corrispondente a questa presentazione in Aula una riunione di Ministri (non è proprio un Consiglio dei ministri, ma una riunione sulle questioni economiche), come peraltro annunciato anche da alcune agenzie giornalistiche. Mi dovrò recare in tale sede però tenevo a mantenere doverosamente l'impegno nei confronti dell'Assemblea, com'era stato richiesto, per presentare la relazione sulla Libia, tema del quale, peraltro, tengo regolarmente al corrente le Commissioni per gli affari esteri sia del Senato che della Camera. Brevemente, per punti schematici, cerco di riassumervi la situazione. Nelle ultime settimane ci sono state una serie di sviluppi che hanno investito sia la sicurezza della già tribolata situazione in Libia, sia gli aspetti di carattere economico. Sono state anche settimane - parlo dell'ultimo mese e mezzo - caratterizzate da una serie di intensi contatti tenuti dal Presidente del Consiglio, da me e da altri membri del Governo con la Libia e con gli attori dello scenario libico. Mi riferisco, in primo luogo, ai rappresentanti del Governo riconosciuto dalla comunità internazionale, il presidente Sarraj e il ministro degli esteri Siala, e all'inviato dell'ONU Salamé. Penso anche al vice presidente Maitig, che è venuto di recente a Roma e con il quale abbiamo frequenti rapporti. Io mi sono anche recato - come penso già sappiate - in Cirenaica, a Bengasi, a incontrare il maresciallo di campo Haftar. La settimana scorsa, in occasione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, abbiamo avuto (parlo sempre al plurale, riferendomi in particolare al Presidente del Consiglio e a me medesimo) una serie di ulteriori incontri, approfittando della presenza di molti leader internazionali a New York per la settimana dell'ONU. Credo che i principi ai quali ci stiamo attenendo sullo scenario libico siano a voi tutti noti, ma utili da riprendere e ricordare. Il primo riguarda il pieno riconoscimento da parte nostra, come Italia, della necessità di un'assunzione di responsabilità da parte dei protagonisti dello scenario libico, delle istituzioni e dello stesso popolo della Libia. Mi riferisco a quello che, con un'espressione inglese (secondo me anche un po' forviante) si chiama ownership e che cito perché magari c'è chi è abituato a certe terminologie. Ownership significa assunzione della responsabilità che è giusto che il popolo e le istituzioni di uno Stato abbiano sulla loro realtà e sul loro futuro. Questo è il primo grande principio. Il secondo principio a cui ci atteniamo è quello del dialogo con tutti gli interlocutori affidabili dello scenario libico e in primis con i rappresentanti del Governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Anche quest'ultima cosa sembra ovvia, è relativamente ovvia in una situazione difficile, ma è importante ricordarla, perché, come Italia, dobbiamo sempre muoverci in un contesto di principi di diritto internazionale nel quale ci siamo sempre riconosciuti, in particolare nel corso della nostra storia repubblicana. Il terzo principio è quello della centralità delle Nazioni Unite. Esiste una missione speciale dell'ONU, con un rappresentante speciale, il libanese Salamé, che opera nello scenario libico e che ha preparato un piano, un percorso delle varie cose da fare che si accinge anche a rivedere. Il signor Salamé si trova a Tripoli e segnalo che vi è rimasto anche durante la settimana dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, proprio come segnale nei confronti della popolazione civile della presenza del delegato ONU, un segnale che credo comprendiamo tutti sia percepito come rassicurante. Stiamo parlando quindi di una persona che non solo è dotata di un incarico molto importante e cruciale, ma è e opera sul terreno. Un altro principio a cui ci atteniamo è quello della necessità di garantire quanta più coesione possibile nell'ambito dei rapporti tra la comunità internazionale, gli Stati della comunità internazionale (quindi tutti i vari Stati del mondo) e la Libia. Anche qui, sembra che siano tutte cose evidenti, ma teniamo conto - credo non sfugga a nessuno in quest'Aula - che questi Stati, che magari sono tutti collaboranti e anche pieni di buone intenzioni per un processo di pace e stabilizzazione, poi si fanno una certa competizione, ad esempio, sul piano dell'influenza economica (per citare quello più frequente). Quindi, bisogna mantenere un rapporto tale da permettere a questa miscela di cooperazione e competizione di operare al meglio e non a danno degli interessi della Libia e del suo popolo. Ricordo poi l'importanza del rafforzamento del nostro rapporto bilaterale con la Libia, che ci è stato sollecitato da più parti e da tutte le parti dello scenario libico da me incontrate. Diciamola pure così: c'è un'apertura e un desiderio di presenza italiana, vista come una presenza che può facilitare. Naturalmente, c'è poi la normale reazione di diffidenza quando certe presenze (eventualmente anche la nostra) possano essere percepite, da questa o da quest'altra parte, come antitetiche; in uno scenario così in movimento, è più che normale. Il terzo elemento che vorrei portare alla vostra attenzione è relativo al fatto che in Libia, sul terreno, esiste una situazione di fragilità dal punto di vista della sicurezza, proprio della sicurezza materiale, quella a cui noi, in Paesi più normali, siamo totalmente abituati. Sul piano della sicurezza materiale, abbiamo visto le recrudescenze di conflitti armati, abbiamo visto vari cessate il fuoco, accordi di tregua e quant'altro.