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Le tariffe dovranno essere modulate come corrispettivo del servizio e dovranno prevedere una tariffa sociale per dare agevolazioni a determinate fasce di reddito e a nuclei familiari numerosi, e una tariffa che incentivi il risparmio idrico. Una grande opera pubblica sarà quella di riparare e rinnovare le reti idriche; tenuto conto che: la green economy è la leva per promuovere questo cambiamento. La green economy non è un settore dell'economia: significa innovazione ecologica in tutti i settori industriali, nei servizi, nell'agricoltura. È l'uso efficiente non solo dell'energia ma anche della materia. È l'idea di uno sviluppo a misura d'uomo. È l'Italia che dà il meglio di sé quando intreccia l'economia con l'ambiente, l'innovazione con la tradizione. Deve crescere la riqualificazione edilizia, e ridursi il consumo di suolo. Devono crescere le energie rinnovabili, e ridursi l'utilizzo dei combustibili fossili. Deve crescere il trasporto sui mezzi pubblici, e ridursi la congestione delle città; l'economia circolare è un pilastro fondamentale della green economy . Serve una strategia nazionale e un piano di azione che, anche attraverso adeguate politiche industriali e fiscali, acceleri la transizione verso un modello di economia circolare basato sul risparmio e sull'uso efficiente delle materie prime e dell'energia, oltre che su una corretta gestione del ciclo dei rifiuti, impegna il Governo: 1) ad adottare, con urgenza, interventi che consentano concretamente al nostro Paese la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera in linea con gli obiettivi fissati e sottoscritti a livello internazionale; 2) ad adottare, in particolare, misure: a) che sostengano un forte rilancio delle politiche energetico-ambientali, dando priorità a quelle per l'efficienza energetica, come previsto dal principio " efficiency first " che sta alla base del clean energy package della UE; b) che attribuiscano un ruolo importante alla promozione delle energie rinnovabili con priorità su quelle che incidono su consumi termici e trasporti; c) che favoriscano la rigenerazione urbana ed energetica degli edifici e che contrastino il consumo di suolo; d) che riducano sensibilmente, fino ad azzerarli, gli incentivi ai combustibili fossili e i sussidi per attività non sostenibili economicamente e dal punto di vista ambientale; e) che promuovano il riuso, il ripristino e la messa in sicurezza delle infrastrutture e dei territori; f) che favoriscano la riduzione dei consumi di benzina e gasolio attraverso soluzioni alternative di trasporto pubblico e privato; 3) a promuovere e rafforzare con adeguate e coerenti azioni e misure le strategie per la green economy e la transizione verso un'economia circolare. (1-00085) (Testo 2) Mozioni Atto n. 1-00096 BERARDI GALLONE MALLEGNI LONARDO CANGINI GIRO MOLES TOFFANIN DAMIANI MASINI - Il Senato, premesso che: fino a quasi 20 anni fa, l'ordinamento scolastico prevedeva che l'abilitazione necessaria per l'accesso ai concorsi per il ruolo della scuola elementare (oggi scuola primaria), si ottenesse con il conseguimento del diploma abilitante alla fine del percorso di studi degli istituti magistrali; la riforma della scuola, di cui alla legge n. 341 del 1990, ha previsto livelli di qualificazione differenziata per l'abilitazione all'insegnamento nella scuola primaria e nella scuola secondaria, ritenendo, con riferimento agli insegnanti della scuola materna ed elementare, di non poter prescindere da una formazione universitaria; con il decreto del Presidente della Repubblica n. 471 del 1996 sono stati istituiti i due corsi di laurea per l'insegnamento nella scuola dell'infanzia e primaria, attivati con il decreto ministeriale 26 maggio 1998 per l'anno scolastico 1999/2000; il decreto ministeriale 10 marzo 1997, recante "Norme transitorie per il passaggio al sistema di formazione universitaria degli insegnanti della scuola materna ed elementare, previste dall'articolo 3, comma 8, della legge 19 novembre 1990, n. 341", ha previsto un apposito regime transitorio per il passaggio al sistema di formazione universitaria degli insegnanti della scuola materna ed elementare; il predetto regime transitorio prevedeva, tuttavia, la salvaguardia dei titoli di studio acquisiti, disponendo all'articolo 2: "I titoli di studio conseguiti al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali di scuola magistrale e dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell'istituto magistrale, iniziati entro l'anno scolastico 1997-1998, o comunque conseguiti entro l'anno scolastico 2001-2002, conservano in via permanente l'attuale valore legale e consentono di partecipare alle sessioni di abilitazione all'insegnamento nella scuola materna, previste dall'art. 9, comma 2, della citata legge n. 444 del 1968, nonché ai concorsi ordinari per titoli e per esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare, secondo quanto previsto dagli articoli n. 399 e seguenti del citato decreto legislativo n. 297 del 1994"; successivamente all'emanazione del citato decreto ministeriale e a seguito dei numerosi ricorsi presentati, molti insegnanti hanno ottenuto il riconoscimento del diritto ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, utili per le immissioni in ruolo; con la sentenza n. 11, depositata in data 20 dicembre 2017, l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato, ribaltando i precedenti orientamenti giurisdizionali, ha stabilito che le assunzioni a tempo indeterminato di docenti diplomati con il titolo di diploma di istituto magistrale prima del 2001/2002 non sono valide, evidenziando che il possesso del solo diploma magistrale non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo istituite dall'articolo 1, comma 605, lett. c) , della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007); il ribaltamento della giurisprudenza consolidata da parte della sentenza comporta il rischio che migliaia di precari della scuola, che hanno conseguito il diploma magistrale prima del 2001-2002, vengano esclusi; il numero dei docenti coinvolti dalla sentenza in tutto il territorio nazionale ammonterebbe a 55.000, mentre i docenti che, nel frattempo, ambivano a divenire di ruolo, hanno potuto proseguire la professione solo grazie ad una serie di ricorsi vinti e di sentenze che hanno consentito loro di rimanere nella scuola anche senza il nuovo titolo richiesto; ad oggi, i docenti assunti a tempo indeterminato con clausola risolutiva sono 6.669 a livello nazionale, mentre gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento con riserva a seguito di una sentenza cautelare ammontano a 43.534. Le supplenze che coinvolgono docenti inseriti nelle GAE con riserva sono: 23.356 incarichi al 30 giugno o 31 agosto e 20.110 supplenze brevi. Vi sono, inoltre, precari che hanno ottenuto l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento e, in alcuni casi, anche l'inserimento in ruolo con contratti a tempo indeterminato;