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(b) nel Regno Unito, dove il legislatore è intervenuto nel 2013 con il Crime and Courts Act , sezione 43, proprio per evitare la punibilità di un uso non proporzionato della forza nell'ipotesi di difesa del proprio luogo di residenza (household) dall'intrusione non autorizzata di terzi (trespassers) . I suoi effetti, tuttavia, sono stati ben presto vanificati «in via giurisprudenziale» e uno sguardo alle cronache giudiziarie, colme di «difensori» indagati, imputati e sinanche condannati, ne è la conferma. Il tutto, al di là di forzature giurisprudenziali più o meno palesi, a causa dell'attuale formulazione dell'articolo 55 del codice penale, dedicato all'eccesso colposo, secondo il quale – per quanto di interesse in questa sede –, quando nel commettere alcuno dei fatti preveduti dall'articolo 52, si eccedano colposamente i limiti stabiliti dalla legge, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, ove il fatto sia preveduto dalla legge come delitto colposo. Si tratta di una delle ipotesi che la dottrina qualifica come colpa impropria, ove l'evento (ad esempio la morte o le lesioni personali) è imputato a titolo colposo all'autore pur non trattandosi ontologicamente di fatto colposo, giacché si tratta di evento volontariamente ricercato (la difesa): il soggetto agente, in pratica, percepisce correttamente la situazione che gli si presenta e altrettanto correttamente (e legittimamente) reagisce in presenza dei presupposti normativi; erra, però, vuoi nella percezione dell'entità del pericolo (cosiddetto «eccesso nel fine»), vuoi nell'uso del mezzo prescelto per fronteggiarlo (cosiddetto «eccesso nel mezzo»). Di qui l'imputazione dell'evento, sia pure a titolo di colpa. L'essenza oggettiva della colpa, come noto, è costituita da imprudenza, imperizia o negligenza, ma suona davvero singolare – se non anche contrario al diritto naturale – richiedere a chi sia costretto a difendersi in determinati contesti di mantenere una reazione misurata, diligente, appropriata, ponderata. Il punctum dolens è che l'articolo 55 del codice penale non si occupa affatto dei motivi dell'eccesso, come invece fa – operando sul piano generale dell'esclusione del reato, quantunque sotto forma di scusante – l'istituto previsto dal paragrafo 33 del codice penale tedesco, con la conseguenza che, complice la parificazione degli affetti cosiddetti astenici (turbamento, paura, panico, terrore) a quelli stenici (collera, rabbia, desiderio di vendetta), il risultato sarà il medesimo: il «difensore» che ecceda nei mezzi per il (comprensibile) stato di panico indotto dalla virulenza dell'aggressione, cagionando la morte dell'aggressore, è punibile per omicidio colposo al pari di quello che ecceda per collera. Occorre invece recuperare la distinzione, già conosciuta alla dottrina tedesca, tra eccesso intensivo, costituito dal superamento della misura della necessità di difesa o della proporzione ed eccesso estensivo, costituito dal superamento dei limiti cronologici dell'attualità dell'offesa, per poi conferire rilevanza anche alle motivazioni di tale superamento. Il disegno di legge, che – sia chiaro – non va a «toccare» il testo dell'articolo 52, è quindi volto a restituire alla colpevolezza un ruolo centrale nella disciplina delle cause di giustificazione, sul presupposto che chi si trovi in determinate situazioni (non solo necessità di difendersi, ma anche di reazione armata da parte del pubblico ufficiale, ovvero stato di necessità) quasi mai è in grado di «dosare» la propria condotta, arrecando quella «difesa minima» che la giurisprudenza sembra pretendere, con conseguente giustificabilità dell'azione lesiva. Tra l'altro la norma che si propone di introdurre nel testo dell'articolo 55, rilevando sul piano della colpevolezza, si limita a «scusare» la condotta e, non operando sul piano dell'oggettiva illiceità, lascia comunque aperta la strada ad eventuali azioni in sede civile.. 1 1 All'articolo 55 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente comma: «La colpa è esclusa quando l'eccesso riguardante la misura della necessità di difesa o della proporzione, o i limiti cronologici dell'attualità dell'offesa, sia dovuto, sulla base della valutazione di tutte le circostanze del caso concreto e di quelle ragionevolmente prevedibili, al condizionamento psicologico determinato dal comportamento di colui verso il quale la reazione sia diretta».