[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 167 del codice penale militare di pace, promosso dalla Corte di cassazione, sezione prima penale, nel procedimento penale a carico di M. B., con ordinanza del 28 settembre 2021, iscritta al n. 209 del registro ordinanze 2021 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 19 ottobre 2022 il Giudice relatore Francesco Viganò; deliberato nella camera di consiglio del 19 ottobre 2022.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 28 settembre 2021, la Corte di cassazione, sezione prima penale, ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 167 del codice penale militare di pace, censurandolo «nella parte in cui non prevede nell'ipotesi di sabotaggio per temporanea inservibilità attenuazioni della pena per fatti di lieve entità». 1.1.- La Sezione rimettente è investita del ricorso proposto avverso una sentenza della Corte militare d'appello di Roma, che ha dichiarato M. B. colpevole del reato di sabotaggio di opere militari aggravato e continuato (artt. 81, primo comma, del codice penale, 167, primo comma, e 47, numero 2, cod. pen. mil. pace), condannandolo alla pena di sei anni e due mesi di reclusione (all'esito dell'applicazione delle circostanze attenuanti generiche ritenute prevalenti sulla contestata aggravante), oltre alla degradazione, per avere reso temporaneamente inservibile, con più distinte azioni, un hangar per velivoli militari; condotta realizzata mediante ripetuto accesso ai locali e dispersione di fibre di amianto, tramite avvicinamento di un barattolo, «dal contenuto non conosciuto», al filtro rilevatore di amianto, cui erano conseguiti l'accertamento, da parte dell'Azienda sanitaria locale, della presenza di amianto in misura superiore ai limiti consentiti e l'interdizione dell'accesso ai luoghi. Disattesi i motivi di ricorso di M. B. attinenti al giudizio di responsabilità penale, e giudicata altresì manifestamente infondata una questione di legittimità costituzionale dell'art. 167 cod. pen. mil. pace - per dedotta sproporzione del trattamento sanzionatorio ivi comminato rispetto a quello contemplato dall'art. 168 del medesimo codice - prospettata dall'imputato in una successiva memoria difensiva, il giudice a quo ritiene che il dubbio di illegittimità costituzionale dell'art. 167 si ponga sotto il diverso profilo della mancata previsione, nella disposizione censurata, di una circostanza attenuante per i fatti di lieve entità. 1.2.- Quanto alla rilevanza delle questioni, la Sezione rimettente osserva che l'accoglimento delle censure di illegittimità costituzionale comporterebbe «l'applicazione dell'elemento circostanziale, con diversa e meno afflittiva determinazione del trattamento sanzionatorio». 1.3.- In ordine alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo ritiene che la disposizione censurata violi gli artt. 3 e 27 Cost., sotto il profilo dei principi di uguaglianza e ragionevolezza, nonché dei canoni di proporzionalità e individualizzazione della pena. 1.3.1.- Sotto il primo profilo, la Sezione rimettente rammenta che l'art. 167 cod. pen. mil. pace punisce con la reclusione in misura non inferiore a otto anni la condotta del militare che, fuori dai casi previsti dagli articoli da 105 a 108 del medesimo codice, distrugge o rende inservibili, in tutto o in parte, anche temporaneamente, navi, aeromobili, convogli, strade, stabilimenti, depositi o altre opere militari o adibite al servizio delle Forze armate dello Stato. La fattispecie di distruzione o sabotaggio di opere militari di cui all'art. 167 cod. pen. mil. pace sarebbe sovrapponibile, per struttura e tipicità, a quella di distruzione o sabotaggio di opere militari contemplata dall'art. 253 cod. pen. , che punisce con la medesima pena le stesse condotte, poste in essere, analogamente, su res militari, differenziandosi da essa solo in relazione al soggetto attivo (nel primo caso, il militare; nel secondo, chiunque). Al delitto di cui all'art. 253 cod. pen. sarebbe tuttavia applicabile la disposizione dell'art. 311 cod. pen. , che consente di diminuire la pena «quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell'azione ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità», laddove analoga circostanza attenuante non è contemplata dall'art. 167 cod. pen. mil. pace. Né si potrebbe ritenere applicabile la diminuente in questione «in via d'interpretazione», «non sussistendo, nel sistema, un controllo di costituzionalità c.d. diffuso», che legittimi il giudice ordinario ad applicare «disposizioni - che pur alimentate da omogeneità e identità di ratio - non sono espressamente richiamate dal precetto della cui legittimità costituzionale si dubita». In assenza di apprezzabili «elementi di differenziazione tra i due paradigmi normativi (sabotaggio ordinario e militare in senso stretto)», la mancata previsione, per quest'ultimo delitto, della diminuente legata alla lieve entità del fatto - invece applicabile al primo - violerebbe i principi di uguaglianza sostanziale e ragionevolezza. Pur alla luce della «poliedricità del bene protetto» dall'art. 167 cod. pen. mil. pace, da leggersi «in collegamento con la qualità del soggetto attivo del reato» e la «necessità di tutelare nella sua interezza il servizio militare e la sua integrità», non sarebbe ragionevole la mancata previsione della circostanza attenuante fondata sulla lieve entità del fatto, che «incide sulla portata lesiva concreta ed oggettiva della condotta». Non potrebbe infatti escludersi l'ipotesi di una ridotta offensività della condotta anche in riferimento al sabotaggio posto in essere dal militare, specie ove «il bene sia reso solo temporaneamente inservibile in assenza di un pregiudizio permanente ed irreversibile e di una qualsiasi compromissione di altri beni giuridici tutelati quali il patrimonio, oppure la salute o l'integrità personale». 1.3.2.- Quanto al secondo profilo di censura, il giudice a quo premette che, rispetto alle condotte di sabotaggio - poste in essere tanto dai militari quanto dai civili - la sanzione penale dovrebbe esprimere «un rapporto di proporzione e adeguatezza che sia collegato all'entità concreta dell'aggressione al bene protetto». A tale scopo sarebbe funzionale la diminuente relativa alla lieve entità del fatto, che consente al giudice di adeguare la pena alla concreta offensività della condotta. Tanto più necessaria sarebbe la previsione dell'attenuante in parola, a fronte di una sanzione - quale è quella comminata dall'art. 167 cod. pen. mil. pace - «fissa e inderogabile» e improntata nello stesso minimo edittale ad «asprezza eccezionale».