[pronunce]

che, in altri termini, lo stesso giudice assume che la domanda formulata dai ricorrenti nei giudizi principali equivarrebbe all'esercizio di un diritto potestativo al collocamento a riposo anticipato che, in quanto tale, non necessiterebbe di alcuna accettazione da parte dell'amministrazione e che, nel caso in esame, peraltro, avrebbe trovato formale cristallizzazione nei due provvedimenti regionali citati, l'uno, di inserimento nei contingenti di uscita e, l'altro, di cancellazione dal ruolo dei dipendenti; che, pertanto, secondo il giudice a quo, la censurata abrogazione avrebbe, da un lato, creato una grave disparità di trattamento tra coloro che, destinatari dell'originaria disposizione (art. 39 della legge n. 10 del 2000), appartenenti ai primi contingenti, sono stati effettivamente collocati a riposo e coloro che, invece, sono stati bloccati dall'abrogazione dell'art. 39 (sancita dalla norma impugnata), trattandosi di situazioni identiche e comparabili e, dall'altro, avrebbe «arrecato un grave vulnus all'immagine della Regione come legislatore, inducendo una percezione di inaffidabilità connessa al modus legiferandi che nell'arco di un solo quinquennio ha concesso, modificato e poi eliso un diritto, in termini palesemente incoerenti e contraddittori»; che, infine, in punto di rilevanza, il giudice rimettente osserva che dall'accoglimento della questione di legittimità costituzionale prospettata deriverebbe l'accoglimento delle domande proposte dai ricorrenti nei giudizi principali; che nel giudizio si è costituita la Regione Siciliana, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sollevata sia dichiarata inammissibile e infondata; che, ad avviso della Regione, non sussiste la dedotta violazione del principio di ragionevolezza prospettato dal giudice rimettente, secondo cui la norma denunciata discriminerebbe soggetti che si trovano in situazioni identiche. In proposito, la difesa regionale contesta, per una duplice ragione, l'asserita omogeneità delle situazioni poste in comparazione. Da un lato, infatti, osserva che i ricorrenti nei giudizi principali avevano presentato domanda di prepensionamento, ma erano stati inseriti in contingenti di uscita diversi da quelli dei colleghi collocati in quiescenza e, pertanto, varrebbe l'orientamento della Corte costituzionale secondo cui «è lo stesso fluire del tempo» a costituire «un elemento diversificatore delle situazioni giuridiche» (ordinanza n. 216 del 2005). Dall'altro lato, sottolinea come la norma denunciata sia volta al riequilibrio del bilancio nel quadro complessivo della finanza regionale, atteso che essa è inserita in una legge recante il titolo di «Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2004» (ordinanza n. 319 del 2001); che, infine, la Regione contesta anche l'ulteriore profilo di illegittimità proposto, consistente nella violazione del principio di tutela dell'affidamento, sottolineando come, con la norma denunciata, si sia provveduto al riordino della materia pensionistica. Considerato che la Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, sede di Palermo, in composizione monocratica, nel corso di 24 giudizi in cui i ricorrenti avevano impugnato il provvedimento di diniego al collocamento in pensione anticipata, con altrettante ordinanze di identico contenuto, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 4, della legge della Regione Siciliana 29 dicembre 2003, n. 21 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2004), per contrasto con l'art. 3 della Costituzione; che il giudice unico delle pensioni siciliano ritiene che la norma impugnata sia intervenuta con effetto retroattivo, elidendo il diritto soggettivo all'anticipato collocamento a riposo, già attribuito ai ricorrenti da una norma precedente, ed abbia creato una grave disparità di trattamento tra coloro che, beneficiari dell'originaria disposizione, sono stati effettivamente collocati a riposo e coloro la cui istanza è stata, invece, respinta per effetto dell'abrogazione della norma; che, in considerazione dell'identità delle questioni sollevate, i giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica pronuncia; che questa Corte ha ripetutamente affermato che, nei rapporti di durata, «il fluire del tempo – il quale costituisce di per sé un elemento diversificatore che consente di trattare in modo differenziato le stesse categorie di soggetti, atteso che la demarcazione temporale consegue come effetto naturale alla generalità delle leggi – non comporta, di per sé, una lesione del principio di parità di trattamento sancito dall'art. 3 della Costituzione» (sentenza n. 234 del 2007 e ordinanza n. 400 del 2007); che, inoltre, è stato chiarito come l'elemento temporale sia un legittimo criterio di discrimine allorquando esso intervenga a delimitare le sfere di applicazione di norme nell'ambito del riordino complessivo della disciplina attinente ad una determinata materia (ordinanza n. 275 del 2005); che ciò è quanto si verifica nel caso in esame, atteso che la norma censurata rientra in un più ampio disegno normativo regionale volto a riallineare la disciplina delle disposizioni in tema di collocamento a riposo anticipato ai principi della disciplina statale; che, pertanto, la questione va dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 20, comma 4, della legge della Regione Siciliana 29 dicembre 2003, n. 21 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2004), sollevata, con riferimento all'articolo 3 della Costituzione, dalla Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, sede di Palermo, in composizione monocratica, con le ordinanze indicate in epigrafe. Cosi deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 marzo 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 marzo 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA