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Disposizioni per garantire la sicurezza, l'ordine pubblico e l'incolumità di cittadini ed operatori medico-sanitari presso le strutture ospedaliere. Onorevoli Senatori. – Sempre più frequentemente si verificano gravi episodi di violenza nei confronti di medici e operatori sanitari. Le aggressioni negli ospedali e negli ambulatori pubblici sono oramai una vera emergenza che richiede risposte d'emergenza, prima di tutto con l'inasprimento delle pene per chi si scaglia contro gli operatori delle Aziende sanitarie. L'iniziativa legislativa scaturisce da una lunga scia di violenze, la cui coda sono gli episodi denunciati nei giorni scorsi a Napoli, Roma e provincia di Bari, ma che, secondo la Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri, ammontano oramai ad oltre tremila casi di aggressioni l'anno. Quelli denunciati all'INAIL sono stati 1.200 nel corso del 2017, ma un'indagine del Sindacato delle professioni infermieristiche (Nursind) ha contato duemila casi solo tra i sanitari non medici, molti dei quali non seguiti da denuncia. Numerose e celeri sono state le iniziative delle principali sigle sindacali dei medici e del personale sanitario. Le conseguenze di ogni episodio di aggressione si ripercuotono sugli operatori sanitari che, per tutelarsi sono obbligati a stipulare un'idonea assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale, poiché l'azienda ospedaliera non copre colpa grave. Inoltre le conseguenze di questi episodi si ripercuotono, inevitabilmente, sul senso di sicurezza dei cittadini, che proprio presso le strutture ospedaliere chiedono di essere protetti e al sicuro. Ci si trova dunque di fronte a una progressione di violenze, difficilmente arrestabile in forma autonoma, per cui non è rinviabile l'adozione di valide soluzioni volte ad assicurare la sicurezza di chi opera per la salute (medici, infermieri e così via) dei cittadini italiani e per la sicurezza dei cittadini stessi. Oggi, i presìdi di polizia all'interno delle strutture ospedaliere dipendono dalle questure territoriali e sono attivati su richiesta delle amministrazioni per ragioni di sicurezza e di opportunità debitamente motivate, ove le risorse di personale e di organizzazione lo consentano. Bisogna preliminarmente ricordare come l'articolo 32 della Costituzione sancisce la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. La tutela della salute è, dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, materia di potestà legislativa concorrente tra Stato e regioni in base all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione; questo ha portato a un pluralismo di centri di potere e ampliato il ruolo e le competenze delle autonomie locali. La potestà legislativa concorrente prevede, infatti, che lo Stato stabilisce i princìpi fondamentali della materia e le regioni legiferano rispettando quei princìpi. In particolare, la delega alle regioni sull'organizzazione e gestione dei servizi sanitari ha generato 21 differenti sistemi sanitari. Tuttavia, è di competenza esclusiva dello Stato, in base all'articolo 117, secondo comma, lettera h) , della Costituzione, l'ordine pubblico e la sicurezza, anche all'interno, quindi, delle strutture ospedaliere, per garantire l'incolumità dei cittadini e dei pazienti nonché del personale sanitario che, peraltro, è spesso di genere femminile. La mancanza di sicurezza e ordine pubblico presso i pronto soccorso può arrivare perfino ad inficiare il diritto fondamentale alla tutela della salute sancito nell'articolo 32 della Costituzione, oltre – ovviamente – a generare un senso di pericolo e insicurezza in uno dei luoghi più sensibili per una comunità come sono le strutture ospedaliere e i pronto soccorso, soprattutto pubblici, dove la presenza – anche fisica – dello Stato è bene che sia percepita dai cittadini e dagli operatori sanitari. Occorre dunque assolutamente equiparare in ogni caso il reato di aggressione verso un operatore sanitario a quello di violenza e minacce a pubblico ufficiale, e reintrodurre le postazioni di polizia all'interno dei pronto soccorso degli ospedali che risultano da tempo privi di adeguata vigilanza. I posti di controllo, in particolare, sono di pertinenza del Ministero dell'interno che prevede il personale in divisa solo per i referti e non per la protezione del personale sanitario; negli ospedali più piccoli, la Questura effettua dei controlli, ma nei presìdi più grandi diventa più difficile coprire perché anche il personale di polizia è insufficiente. Anche laddove si è riusciti a colmare la mancanza, il turno di guardia è coperto solo di giorno. I posti di polizia in questione non sono più operativi in via continuativa, essendosi resa necessaria la riduzione dei turni di servizio – parallelamente a quanto avvenuto in altre realtà similari – per corrispondere più efficacemente alle esigenze di incremento dei servizi di prevenzione generale e controllo del territorio. Va evidenziato, tuttavia, che le strutture ospedaliere sono inserite nell'elenco degli obiettivi sensibili nell'ambito del piano coordinato di controllo del territorio e, proprio a tale riguardo, di recente la vigilanza esterna delle medesime, operata dalle pattuglie della Polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri, è stata ulteriormente intensificata. La situazione è estremamente variegata nelle diverse realtà italiane. In generale, sembra che presìdi fissi siano stati rimossi nel corso degli ultimi anni e che ora vi sia una richiesta diffusa di maggior sicurezza. Per quanto riguarda le misure di sicurezza esistenti, in genere, la sorveglianza degli ospedali viene espletata da istituti di vigilanza privata attraverso postazioni fisse agli ingressi e servizi di ronda notturna, sulla base di contratti stipulati tra gli istituti medesimi e le aziende ospedaliere. In tali strutture le forze dell'ordine intervengono solo qualora ricorrano situazioni di emergenza o particolari esigenze. Nei nosocomi dove sono previsti presìdi di polizia, questi ultimi assolvono principalmente a compiti di polizia giudiziaria mediante l'acquisizione di eventuali notizie di reato direttamente dal personale medico e paramedico in servizio presso le postazioni di pronto soccorso, segnalando alla centrale operativa e agli organi di Polizia competenti qualsiasi altro fatto ritenuto di rilievo sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica. I compiti di questi agenti sono prettamente di Polizia giudiziaria. Mai quest'ultimi sono intervenuti direttamente in episodi di aggressioni o tumulti ma il loro compito è sempre stato di chiamare le volanti o i Carabinieri per eventuali interventi. Il fenomeno dell'insicurezza presso le strutture ospedaliere e i pronto soccorso è legato principalmente all'inciviltà di alcuni che si scatena spesso anche a causa dei lunghi tempi di attesa presso i pronto soccorso. Il poliziotto in questi casi si limita, come è giusto che sia, a chiamare le volanti. D'altronde un unico operatore non potrebbe mai intervenire da solo. Si è cercato di colmare queste lacune tramite mezzi tecnologici, quali un collegamento telefonico diretto con «numero dedicato» tra le sale di pronto soccorso degli ospedali e le sale operative della questura e dei commissariati locali.