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risulta che l'Agenzia delle entrate ha messo in atto in questi anni una serie infinita di pratiche che l'interrogante ritiene non conformi al principio di ragionevolezza irrogando sanzioni illecite a decine di migliaia di cittadini, sul valore stimato sempre più alto di quello effettivamente pagato nelle compravendite, bollando i malcapitati cittadini tutti come "presunti evasori"; risulta, infatti, impossibile rispettare un valore che non si conosce in quanto deciso di volta in volta dai funzionari dell'Agenzia; nel caso di specie dell'affitto a Roma in via Costi, sarebbero state evase le imposte con una differenza di 9 milioni di euro, tra il costo di 13 milioni e la valutazione congrua di circa 22 milioni di euro; nel comunicato di risposta del 18 novembre 2016 al servizio di Striscia la Notizia del 17 novembre 2016 sulla nuova sede dell'Ufficio di Roma, l'Agenzia delle entrate ha fornito alcune precisazioni, senza rispondere ai rilievi più importanti riguardanti la congruità del prezzo dell'immobile di proprietà di Polis Fondi, molto più basso del valore di mercato, come del relativo affitto, molto più elevato, senza contare che in 6 anni l'esborso di 10,5 milioni di euro a favore della società delle Banche popolari S.G.R.p. A riuscirebbe ad ammortizzare quasi il 90 per cento del costo complessivo dell'immobile pari a 13 milioni di euro, con un vero e proprio sperpero di pubblico denaro; considerato che: un comunicato stampa dell'Agenzia delle entrate del 30 settembre 2016 informava che dal 10 ottobre 2016 la sede dell'Ufficio di Roma si trasferiva da viale Ciamarra (Cinecittà Est non distante dal capolinea Metro A Anagnina e fermata Cinecittà) nella nuova sede di via Raffaele Costi 60, nel quartiere Tor Sapienza; "Purtroppo l'ufficio pur se nuovo funzionale bello e confortevole, è sito in un luogo altrettanto disagiato desertico e fuori mano per i collegamenti da non essere conosciuto alla gran parte dei cittadini romani, in via Raffaele Costi, Tor sapienza a ridosso di stabilimenti e altrettanti palazzi ed uffici disabitati. Un luogo che obbliga di fatto a prestare attenzione di sera all'uscita invernale del personale, in quanto adiacente a campi nomadi e accampamenti fortuiti di senza tetto e vagabondi", si legge in una nota sindacale UGL dell'11 novembre, che riporta l'inaugurazione "in pompa magna" dei vertici del giorno precedente; un servizio del 31 marzo 2017 di Striscia torna a denunciare uno sperpero di 1.525.000 euro sull'affitto pagato a viale Ciamarra, ossia 305.000 euro al mese sborsati a vuoto, oltre ad ulteriori annessi ed oneri, in un edificio con tutte le utenze non disdette, come dimostrato dall'illuminazione accesa all'interno degli uffici nel servizio realizzato dall'inviato Riccardo Trombetta; in data 3 aprile 2017, in un esposto inviato alla Procura della Corte dei conti, Adusbef chiede di aprire un'indagine sul comportamento dell'Agenzia delle entrate, per accertare l'evidente danno erariale concretizzato nel trasferimento della sede da viale Ciamarra nella nuova sede di via Raffaele Costi 60, nel quartiere Tor Sapienza, si chiede di sapere: se i descritti comportamenti dell'Agenzia delle entrate, che appaiono all'interrogante vessatori, non risultino, ad avviso del Ministro in indirizzo, controproducenti per l'interesse pubblico e non possano generare responsabilità amministrative o penali; se la scelta dell'Agenzia delle entrate di trasferire dal 10 ottobre 2016 la sede dell'Ufficio di Roma da viale Ciamarra nella nuova sede disagiata di via Raffaele Costi 60, nel quartiere Tor Sapienza, non abbia favorito Polis Fondi immobiliare SGR p.a, senza contare che in 6 anni l'esborso di 10,5 milioni di euro a favore della società di Banche popolari S.G.R.p. A riuscirebbe ad ammortizzare quasi il 90 per cento del costo complessivo dell'immobile pari a 13 milioni di euro, configurando un vero e proprio sperpero di pubblico denaro; se tale sperpero quantificato in 1.525.000 euro sull'affitto pagato all'immobile di viale Ciamarra, ossia 305.000 euro al mese sborsati a vuoto, non debba essere segnalato alla Corte dei conti, la quale, per quanto a conoscenza dell'interrogante, non ha aperto alcun procedimento dopo le denunce di Adusbef e di Striscia la Notizia; quali misure urgenti il Ministro intenda attivare, per limitare le descritte prassi che i contribuenti percepiscono come vessatorie e arbitrarie da parte dell'Agenzia delle entrate, la quale a giudizio dell'interrogante non viene chiamata a rispondere ad alcuno del suo operato. Interrogazioni Atto n. 3-00008 VITALI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della giustizia e dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il giorno 8 marzo 2017 il giornalista Franco Bechis ha pubblicato integralmente sul proprio canale "YouTube" il contenuto di uno stralcio dell'informativa riepilogativa dell'attività dell'indagine delegata nell'ambito del procedimento penale n. 6285/13 DDARGNR n. 246/557, più comunemente nota come "inchiesta Consip", condotta dai sostituti procuratori Henry Woodcock e Celeste Carrano, indirizzata alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli; oggetto del capitolo 4 dell'informativa (pagine da 126 a 181) è un immobile di pregio sito al centro storico di Roma denominato "palazzo Capponi", già sede dell'ANAC, preso in locazione dalla Romeo Gestioni, prima di essere restituito a quest'ultima nel 2015, per essere dalla stessa società ristrutturato ed adibito a struttura ricettiva, più precisamente a hotel di lusso; nel corso dei lavori di ristrutturazione sarebbero stati rinvenuti alcuni reperti di interesse artistico e storico-culturale risalenti all'epoca romana, dunque di valore archeologico. Nel dettaglio, una cinta muraria e un mosaico ancora intatto, entrambi risalenti a 2.000 anni fa che, come da normativa vigente, avrebbero dovuto essere segnalati alla Soprintendenza territorialmente competente. Come viene riferito dal giornalista, Romeo e i suoi collaboratori avrebbero omesso di procedere con la segnalazione per non interferire con i lavori di ristrutturazione dell' hotel che sarebbero stati bloccati; per non dover adempiere alla segnalazione, sembrerebbe che la società Romeo abbia elargito benefit (valore stimabile di 6.000 euro) alla funzionaria della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Comune di Roma, la quale avrebbe attestato falsamente che si trattava di manufatti "probabilmente" settecenteschi di nessun valore artistico o archeologico, autorizzandone la distruzione e lo smaltimento; nel corso di una delle conversazioni telefoniche intercettate e pertanto presente agli atti dell'indagine, Alfredo Romeo e il direttore dei lavori si sarebbero espressi in questo modo in merito al mosaico appena ritrovato: "lo sta macinando (...) non sia mai (...) qualcuno ha fatto qualche fotografia (...) Non voglio sapere niente" (pag. 178 dell'informativa);