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L'iniziativa è più che lodevole ed è la sintesi di quanto da sempre richiesto in maniera trasversale, ma ricordo che se a quanto enunciato non segue un impegno economico preciso, immediato, all'interno della legge di bilancio l'enunciazione rimarrà solo un ennesimo proclama di questo Governo. Perché nella legge di bilancio 2019, a oggi, le somme stanziate per il fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità subiscono una decurtazione di quasi 2 milioni di euro per il triennio 2019/20/21 e il fondo per le vittime di reati intenzionali violenti destinato anche agli orfani per crimini domestici subisce a sua volta un taglio rispetto agli anni precedenti. Noi voteremo a favore di ogni euro a sostegno di questo tema. Perché il fenomeno della violenza sulle donne, che piuttosto che addolcirsi continua invece, purtroppo, ad inasprirsi, si può contrastare e combattere solo combinando contemporaneamente più azioni, tra cui, prima di tutto, l'attuazione di una vera e propria rivoluzione culturale, una presa di coscienza collettiva della società, che deve poi trasformarsi, come stiamo tentando di fare, in una battaglia comune di uomini e donne contro questa grave realtà. Ma le rivoluzioni costano. Formare gli insegnanti costa. Formare gli operatori delle Forze dell'ordine costa. Sostenere le associazioni costa. Ma può uno Stato civile chiamare «costo» lo stanziamento di risorse per costruire coscienze? No e allora cambio termine: il Governo deve «investire». Investire, investire. Perchè l'investimento poi produrrà un rientro con gli interessi. Ricordiamolo! Investire sulla scuola e sull'educazione è la migliore garanzia per ridurre domani i costi sociali derivanti dai fenomeni di violenza. Perché la scuola è un osservatorio privilegiato sulla vita dei bambini e delle bambine, delle ragazze e dei ragazzi e di conseguenza sulle famiglie, in cui figure di estrema prossimità e di grande importanza come sono gli insegnanti, possono favorire l'emersione della violenza subita e assistita riconoscendo i segnali di disagio e attivando segnalazioni e percorsi di sostegno e di aiuto. Ma per investire sulla scuola è necessario un intervento organico. Non bastano interventi a pioggia nelle scuole senza organizzare un piano organico e di ampio respiro che consenta di strutturare percorsi di educazione al rispetto delle donne. Sussidiarietà può essere una delle parole chiave: sussidiarietà tra Stato, ente locale, agenzie educative, associazioni, volontariato e sport. Perché bisogna lavorare sempre di più per dare alle donne la consapevolezza del loro diritto alla sicurezza e per intensificare la politica del sostegno alla vittima, perché una donna lasciata sola dalla società è una donna che subisce una doppia violenza. Perché chissà poi quanti sono i casi - lo abbiamo sentito e lo sappiamo - che rimangono nascosti, se si considera l'elevata percentuale delle donne che non denunciano uno stupro o un maltrattamento. Secondo l'ISTAT il 95 per cento delle vittime non denuncia la violenza subita, senza contare che l'omicidio è solamente l'ultima fase - come dicevo prima, quella più estrema - di un percorso fatto di abusi e violenze. È ora di andare oltre: perché, come leggevo in uno dei tanti messaggi che in questi giorni sono girati sui social , «viviamo in una società che insegna alle Donne a difendersi dallo stupro invece di insegnare agli Uomini a NON stuprare le Donne». E in questo le madri dei figli maschi siamo noi donne! Ecco perché la richiesta della mozione rispetto alla necessità di obbligo per gli uomini maltrattanti di seguire un percorso di "riabilitazione" presso centri specializzati. E un intervento a parte e specifico meriterebbe l'orribile questione degli abusi sulle donne con disabilità. Sono il 36 per cento le donne disabili vittime di violenza, il doppio delle altre donne. Agghiacciante! E l'orrore aumenta se si pensa che nella maggior parte dei casi chi commette violenza su di loro è proprio chi dovrebbe prendersene cura. Mi viene la pelle d'oca. L'introduzione delle telecamere di sorveglianza negli istituti si rivelerà fondamentale e ringrazio per questo l'iniziativa della collega Gabriella Giammanco. E sono ancora davvero molte, troppe, le donne straniere in Italia vittime della violenza maschile subdola che opera per mano femminile. Penso alle donne che sottopongono a infibulazione le loro figlie, dopo aver subito a loro volta lo stesso trattamento. Comincia il periodo del «taglio» e noi non possiamo permetterlo perché l'Italia è in prima linea contro questa pratica agghiacciante. Di conseguenza, i diritti e le libertà che le donne hanno faticosamente conquistato nel corso del tempo si scontrano con la mancanza di diritti di altre culture, perché sconosciuti o denigrati e anche qui. La Convenzione di Istanbul ratificata anche dall'Italia e da altri due Paesi, rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che presenti un quadro completo giuridico per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Ha il duplice scopo, da una parte, di prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione, di disuguaglianza e di violazione dei diritti fondamentali di tutti e, dall'altra, di sostenere le vittime e di perseguire i responsabili attraverso una strategia coordinata e condivisa a livello internazionale. Quindi, che cosa chiediamo al Governo? Chiediamo che si impegni a confermare che il contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica rientri fra le politiche prioritarie della sua azione. Chiediamo di promuovere una adeguata campagna di informazione e di sensibilizzazione e di procedere ad un approfondimento, al fine di verificare, in vista dell'eventuale ratifica della Convenzione, che le previsioni della stessa siano conformi ai principi del diritto naturale e delle norme della Carta costituzionale. Anche prendendo spunto dalle realtà territoriali, dalle iniziative degli enti locali che molto spesso sono più avanti. Penso al mio percorso amministrativo che mi vede dal 1996 componente del Consiglio delle Donne del Comune di Bergamo, diventato vero e proprio organo statutario che, affianca l'opera della Giunta e del Consiglio comunale lavorando sui temi delicati in affìancamento di tutte le associazioni presenti sui territori. Lasciatemi ringraziare il mio partito, Forza Italia, all'interno del quale troviamo realmente valorizzato il ruolo della donna al pari di quello dell'uomo nel ricoprire ruoli apicali di grande responsabilità e di guida. Lasciatemi ringraziare tutti i colleghi uomini per essere al nostro fianco in una battaglia comune che li rafforza proprio come uomini. Spero che quella di oggi non rimanga l'ennesima giornata simbolo, ma che segni davvero una svolta importante di impegno e sinergia di azione. La rivoluzione parte in primis da noi, che siamo la politica Concrete , supportata dalle risorse adeguate per dare finalmente il megafono alla voce di tutte le donne e per amplificare quel grido di aiuto che non può più essere silenzioso. Silenziosa come l'assenza oggi del sottosegretario alle pari opportunità Spadafora, che avremmo avuto il piacere di avere con noi oggi. Ci siamo trovati tante volte in quest'Aula a discutere di violenza sulle donne, spesso in maniera concitata, sulla spinta emotiva di gravi fatti di violenza.