[ddlpres]

Ordinamento della giurisdizione tributaria. Onorevoli Senatori . – Sono ormai maturi i tempi per una riforma radicale dell'assetto ordinamentale della giustizia tributaria e ciò appare evidente al solo considerare l'interesse destato sul tema in Parlamento: soltanto in questa legislatura sono stati presentati diversi disegni di legge, accomunati dalla presa d'atto dei vulnera presenti nell'attuale assetto normativo e dalla chiara manifestazione dell'esigenza di superarli. L'impianto attuale della giustizia tributaria, molto risalente, ha dato indubbiamente molti buoni frutti. Tra questi, assai apprezzabile, la rapidità dei giudizi, almeno nelle fasi di merito. Non possono essere sottaciuti, tuttavia, i segnali che impongono una riforma dell'intero assetto ordinamentale, a partire dal sovraccarico di lavoro della sezione tributaria della Corte di cassazione, che rischia di mettere in crisi l'esercizio della funzione nomofilattica. Le sollecitazioni per una riforma strutturale sono numerose e provengono persino dagli stessi giudici tributari attualmente in servizio, così come dal mondo professionale e dalle più alte magistrature. Anche la Corte costituzionale, con l'ordinanza n. 227 del 20 ottobre 2016, resa su ordinanza di rimessione della commissione tributaria provinciale di Reggio nell'Emilia, ha auspicato un intervento del legislatore che possa garantire una piena autonomia e indipendenza del giudice tributario. Occorre considerare anche la necessità di conformare l'impianto della giustizia tributaria ai fondamentali princìpi consacrati dalla Carta costituzionale, in particolare – ma non solo – all'articolo 111, così come dall'articolo 6 della Convezione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto ai quali da più parti si sono paventate incompatibilità dell'impianto oggi vigente. I disegni di legge presentati durante questa legislatura si pongono tutti, seppure con diversi accenti, nel solco di tali esigenze e rivelano una volontà politica diffusa, che prende forma in rilevanti tratti comuni alle diverse proposte su alcune questioni fondamentali. Anzitutto l'introduzione di un giudice professionalizzato ed assunto mediante concorso pubblico, che sia del tutto indipendente dal Ministero dell'economia e delle finanze. Da ultimo, la VI Commissione permanente della Camera dei deputati il 12 ottobre scorso ha impegnato il Governo ad una complessiva revisione della giustizia tributaria, che preveda, al suo interno, l'affidamento delle controversie ad un giudice speciale tributario, a tempo pieno e nominato previo concorso pubblico, valutando l'opportunità di inserire una riserva di posti in favore di tutte le professionalità attualmente impegnate nelle commissioni tributarie. L'articolato che segue è coerente con la risoluzione della VI Commissione della Camera dei deputati e allo stesso tempo compendia e valorizza i punti nodali delle proposte già presentate in Parlamento. Su tali premesse, l'auspicio è che questa proposta possa costituire un'occasione di convergenza al fine di conseguire l'obiettivo di un impianto della giustizia tributaria effettivamente indipendente, anche tenuto conto della rilevanza economica delle questioni attinenti alla materia fiscale, che coinvolgono non solo gli interessi dello Stato ma anche quelli dei contribuenti, nazionali e stranieri che investono nel nostro Paese. Di seguito si espongono, dunque, i punti cardine di questo disegno di legge. Gestione e organizzazione della nuova giustizia tributaria I caratteri fondamentali della giustizia tributaria sono fissati sin dall'articolo 1 del disegno di legge, che sancisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura tributaria. Al fine di garantire l'indipendenza del giudice tributario, non soltanto sostanziale ma anche nella sua accezione, parimenti rilevante sul piano costituzionale, della sua « apparenza », vale a dire nella percezione diffusa, si ritiene irrinunciabile distaccare l'organizzazione e la gestione dell'apparato giurisdizionale tributario dal Ministero dell'economia e delle finanze, che è organicamente legato anche all'Amministrazione finanziaria, la quale però è una delle parti in causa nei contenziosi fiscali. A tal fine si è ritenuto di trasferire le relative attribuzioni alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La proposta interviene altresì sulla natura dei giudici e sulla distribuzione geografica degli organi giudicanti, che vengono denominati tribunali tributari e corti d'appello tributarie. A tale ultimo proposito, la proposta intende risolvere l'attuale inefficienza della distribuzione per province delle commissioni tributarie di primo grado, che emerge anche dai dati statistici raccolti nella relazione finale della commissione interministeriale per la riforma della giustizia tributaria: infatti, a fronte di una tendenza in diminuzione del contenzioso, ben 74 su 103 commissioni tributarie provinciali registrano un numero di ricorsi pendenti inferiore a 1.000. Su questa scorta, l'articolo 2 del presente disegno di legge prevede una ripartizione geografica per regioni dei tribunali tributari, sul modello della giustizia amministrativa, di cui all'articolo 1, secondo e terzo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034. Un tale assetto permetterebbe una migliore suddivisione dell'organico giudicante, nonché del personale di cancelleria ed eviterebbe di disperdere importanti risorse mediante un relativo accentramento della giurisdizione. La nuova composizione della magistratura tributaria Come anticipato, uno dei principali obiettivi è il ripensamento della figura del giudice tributario. La presente proposta si prefigge di giungere a contemperare la necessità imprescindibile di affidare la giustizia tributaria a un giudice a tempo pieno e l'opportunità di preservare le preziose esperienze degli attuali giudici facenti parte delle Commissioni tributarie provinciali e regionali. In tale direzione, il ruolo della magistratura tributaria è composto dai giudici, di cui agli articoli 6 e 7, e dai giudici onorari, di cui all'articolo 8. Quanto ai primi, si tratta di un nuovo ruolo composto da giudici professionali, assunti mediante concorso e a tempo pieno. In questo senso, l'appartenenza al ruolo di giudice tributario togato è incompatibile con qualunque altro incarico o professione intellettuale. In particolare, l'articolo 6 contempla la nomina a giudice tributario mediante concorso pubblico per titoli ed esami ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione. Potranno acquisire altresì tale qualifica gli attuali giudici togati facenti parte delle Commissioni tributarie provinciali e regionali che esercitino l'opzione di cui all'articolo 6, comma 10, per entrare a far parte, definitivamente ed in via esclusiva, del ruolo della magistratura tributaria. Allo stesso tempo, la presente proposta contempla il distinto ruolo del giudice tributario onorario, di cui all'articolo 8. Si è così scelto di dare la possibilità agli attuali giudici « non togati » già componenti delle Commissioni tributarie provinciale e regionali di esercitare un'opzione per essere inseriti de plano nei nuovi tribunali tributari, con la previsione – a differenza della condizione attuale – di una remunerazione commisurata all'importanza della funzione esercitata.