[pronunce]

– Il ricorrente impugna l'art. 1, comma 5, della legge regionale n. 26 del 2004, il quale, nell'elencare le fonti di energia rinnovabili, violerebbe l'art. 117, primo comma, della Costituzione, in quanto si sarebbe discostato dalla definizione di tali fonti contenuta nella direttiva 2001/77/CE del 27 settembre 2001 (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità). La disposizione in questione, violerebbe, inoltre, l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, sia in quanto non risulterebbe adeguata ai principi fondamentali dettati dallo Stato, il quale – nell'art. 2, lettera a) del d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della Direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità) – avrebbe individuato le fonti di energia rinnovabili, sia in quanto avrebbe «sconfinato nell'ambito dei principi fondamentali». Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura dello Stato sembra, altresì, censurare l'art. 1, comma 5, anche sotto un ulteriore profilo, e cioè in quanto esso individuerebbe anche fonti energetiche rinnovabili «diverse da quelle riportate nei principi fondamentali». 3.1. – Le questioni sono inammissibili. Il ricorrente, nel prospettare la violazione dell'art. 117, primo comma, della Costituzione, si limita ad affermare che i due elenchi di fonti rinnovabili posti a raffronto, cioè quello comunitario e quello regionale, non corrispondono, senza tuttavia individuare i tratti concreti di questa mancata corrispondenza dai quali discenderebbe la violazione del parametro evocato; omettendo, in particolare, di specificare se l'elenco contenuto nella disposizione regionale sia più o meno comprensivo rispetto a quello previsto dalla direttiva 2001/77/CE. Il ricorrente, inoltre, neppure specifica quale sarebbe l'obbligo comunitario asseritamente violato dalla disposizione regionale. Dall'esame comparato della disciplina regionale e di quella comunitaria emerge che la disposizione censurata, nella prima parte, riproduce l'elencazione delle fonti di energia rinnovabili contenuta nella direttiva (e riprodotta nel d.lgs. n. 387 del 2003), omettendo tuttavia, solo l'energia “maremotrice”. La difesa regionale giustifica tale esclusione, ritenendo compresa questa fonte in quella idraulica e del moto ondoso. In realtà, a prescindere dalla considerazione che alla base della mancata previsione di tale fonte energetica è verosimile che vi sia la notoria irrilevanza del fenomeno delle maree nel mare prospiciente la Regione Emilia-Romagna, la censura è formulata in modo del tutto generico, in contrasto con l'esigenza, ripetutamente affermata da questa Corte, che il ricorrente svolga specifiche argomentazioni a sostegno delle proprie doglianze (v., tra le molte, le sentenze n. 51 del 2006, numeri 360 e 336 del 2005). Analoghe considerazioni valgono con riguardo alla prospettata violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, dal momento che anche tale censura è priva di qualsiasi sostegno argomentativo. A ciò si aggiunga che il ricorrente neppure ha individuato il principio fondamentale del quale lamenta la violazione, e la cui specificazione, secondo la giurisprudenza di questa Corte, è richiesta a pena di inammissibilità della censura (v. sentenza n. 73 del 2004). Quanto alla censura concernente l'art. 1, comma 5, nella parte in cui prevede, accanto alle fonti di energia rinnovabili, anche fonti energetiche assimilate, essa è stata prospettata per la prima volta nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, risultando pertanto inammissibile perché tardivamente formulata. 4. – Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna l'art. 2, comma 1, lettera k), della legge regionale n. 26 del 2004, in quanto, nell'attribuire alla Regione il compito di rilasciare l'intesa di cui all'art. 1, comma 1, del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7 (Misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale), convertito con modificazioni nella legge 9 aprile 2002, n. 55, violerebbe l'art. 117, terzo comma, della Costituzione. La disposizione censurata, infatti, si porrebbe in contrasto con il principio fondamentale espresso nel citato art. 1 del decreto-legge, secondo il quale l'intesa deve intervenire con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. 4.1. – La questione non è fondata. L'art. 2, comma 1, lettera k), della legge regionale n. 26 del 2004, stabilisce che «la Regione esercita le funzioni concernenti: […] il rilascio dell'intesa di cui alla legge 9 aprile 2002, n. 55 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7, recante misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale), in conformità agli indirizzi di cui al comma 3». L'art. 1 del citato decreto-legge n. 7 del 2002, al comma 1, prevede che, al fine di evitare il pericolo di interruzione di fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale, e comunque non oltre il 31 dicembre 2003, «previa intesa con la Conferenza permanente», la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica o ripotenziamento, le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all'esercizio degli stessi, siano dichiarati opere di pubblica utilità e soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dal Ministero delle attività produttive. Il comma 2, prevede che l'autorizzazione suddetta sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale prendono parte le amministrazioni statali e locali interessate, «d'intesa con la Regione interessata». Dalla lettura delle disposizioni richiamate, emerge innanzitutto come il ricorrente muova da un'erronea interpretazione della disposizione impugnata. A differenza di quanto prospettato nel ricorso, l'art. 2, comma 1, lettera k), della legge regionale n. 26 del 2004 si limita a richiamare genericamente l'intesa di cui alla legge n. 55 del 2002 (recte: del decreto-legge n. 7 del 2002, convertito nella legge n. 55 del 2002), senza alcuno specifico riferimento a quella prevista dal comma 1 dell'art. 1 di tale legge. È tuttavia evidente che la disposizione regionale, là dove richiama l'intesa, faccia riferimento a quella prevista dal comma 2, dell'art. 1 del decreto-legge citato, in quanto si tratta dell'unica intesa che riguarda direttamente la singola Regione.