[pronunce]

– Si è altresì costituito l'INPS, opponente nei giudizi a quibus, il quale, considerato che la norma impugnata persegue lo scopo di evitare gli oneri connessi allo spostamento della documentazione tra le diverse sedi territoriali degli enti, così evitando le ricadute negative sui tempi dell'adempimento e consentendo alle strutture decentrate di avere una immediata cognizione delle azioni esecutive intraprese al fine di gestirle direttamente, ha concluso nel senso che, in realtà, è l'interpretazione restrittiva fornita dal Tribunale di Roma a determinare la violazione del principio di razionalità ed il vulnus all'art. 24 Cost., per l'evidente contrasto con la ratio ispiratrice dell'intera disciplina dell'esecuzione forzata nei confronti della pubblica amministrazione, ricavabile fin dai lavori preparatori in termini di contenimento della spesa pubblica. Ad avviso del deducente, dunque, la questione di legittimità costituzionale in esame andrebbe dichiarata infondata, tenuto conto che, alla luce della interpretazione estensiva della norma denunciata – non esclusa dalla natura eccezionale di questa e, anzi, imposta dalla necessità di superarne la lettera violativa della Costituzione – essa andrebbe intesa in via sistematica come diretta a disciplinare il procedimento di espropriazione forzata presso terzi nel suo complesso e, quindi, anche gli atti di intervento. 3.1– Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'INPS ha ribadito le conclusioni già prese precisando che, diversamente da quanto ritenuto dal giudice rimettente, la norma impugnata, non avendo introdotto alcuna deroga alla competenza territoriale in materia di espropriazione presso terzi, ma individuando solamente il luogo in cui si trovano le cose mobili da sottoporre ad esecuzione, imporrebbe di operare una puntuale interpretazione dei criteri e dei motivi fondanti la previsione, nel senso di evitare, in quanto irrazionale, di trattare il creditore interveniente in maniera differenziata da quello procedente. In subordine, nel caso in cui si dovesse ritenere la disposizione censurata non applicabile anche al creditore interveniente, l'INPS ha chiesto che sia ritenuta fondata la questione di legittimità costituzionale in esame sia per irragionevolezza che per violazione degli articoli 3, comma primo, e 97, comma primo, Cost., essendo identici, tanto nel caso di avvio della procedura espropriativa che in quello di intervento successivo, l'esigenza e lo scopo di consentire all'ente esecutato di gestire le risorse finanziarie in maniera adeguata, evitando che la spesa sia sostenuta da articolazioni diverse da quella territorialmente competente per l'esecuzione principale.1. – Il Tribunale di Roma dubita della legittimità costituzionale – in riferimento agli articoli 3, comma primo, 24, commi primo e secondo, e 97, comma primo, della Costituzione – dell'art. 14, comma 1-bis, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 (Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, e successive modificazioni, con particolare riguardo alle modifiche apportate dall'art. 44, comma 3, lettera b), del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, nella parte in cui non prevede che anche l'intervento, ai sensi dell'art. 551 del codice di procedura civile, del creditore di enti ed istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatoria organizzati su base territoriale sia proposto, a pena d'improcedibilità rilevabile d'ufficio, esclusivamente nei processi esecutivi per espropriazione di crediti ex art. 543 del codice di procedura civile pendenti innanzi al giudice dell'esecuzione della sede principale del tribunale nel cui circondario ha sede l'ufficio giudiziario che ha emesso il provvedimento posto a fondamento dell'intervento. 2. – La questione non è fondata nei sensi di seguito precisati. 2.1. – Il giudice a quo osserva che lo «scopo perseguito dal legislatore con la norma di cui si tratta … (consentire all'ente di gestire le proprie risorse finanziarie in maniera adeguata, evitando che la spesa sia sostenuta da articolazioni diverse da quella territorialmente competente rispetto ai soggetti interessati)» sarebbe frustrato dalla formulazione della disposizione la cui «terminologia, dai significati tecnici e linguistici specifici ed univoci, impone di ritenere che la norma … si caratterizza per essere stata redatta all'esito di un percorso di formazione della volontà legislativa, nel corso del quale sono state ben distinte le fattispecie e le ipotesi oggetto della previsione da quelle ad essa estranee»: di qui, a giudizio del rimettente, la violazione del precetto di cui all'art. 3 Cost. sia per intrinseca, manifesta irragionevolezza della norma, sia per ingiustificata disparità di trattamento tra creditore procedente e creditore interveniente, sia, ancora, in relazione all'art. 24 Cost., per impedimento a che sia reso «più facilmente e compiutamente esercitabile il diritto di difesa» dell'ente previdenziale. 2.2. – La giurisprudenza di questa Corte è costante – tanto da rendere superflua ogni citazione di precedenti – nell'affermare che il giudice (specie in assenza, come nel caso in esame, di un consolidato orientamento giurisprudenziale) ha il dovere di adottare, tra più possibili interpretazioni di una disposizione, quella idonea a fugare ogni dubbio di legittimità costituzionale, dovendo sollevare la questione di legittimità costituzionale solo quando la lettera della norma sia tale da precludere ogni possibilità ermeneutica idonea a offrirne una lettura conforme a Costituzione. Di qui il potere-dovere di questa Corte di verificare se il giudice rimettente, nel prospettare la questione di legittimità costituzionale, ha previamente adempiuto a tale dovere e se le ragioni da lui addotte per escludere la possibilità di una interpretazione conforme a Costituzione scaturiscono da un adeguato sforzo interpretativo. 2.3. – L'ordinanza de qua è caratterizzata da una articolata ed esaustiva motivazione nella parte dedicata all'individuazione della ratio della norma, desunta – non soltanto dal tenore della disposizione censurata ma anche – dal «più complesso e ampio sistema disciplinato dai commi 1 e 1-bis all'art. 14 del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669», tutto volto a favorire la gestione – adeguata proprio perché articolata – delle proprie risorse finanziarie da parte dell'ente previdenziale organizzato su base territoriale e così anche, indirettamente, a favorire la più rapida soddisfazione dei creditori. Ed è sulla base di questa ratio che, coerentemente, il giudice rimettente non ha dato corso alla questione di legittimità costituzionale sollevata dal creditore interveniente – tesa all'espunzione radicale della norma – ma ha sollevato d'ufficio l'opposta questione diretta ad ampliarne la portata, a suo avviso ingiustificatamente limitata.