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tutti cercano di tenerli perché sono parte della loro famiglia, ma è anche ovvio che non si può distruggere un'azienda perché non si dà la necessaria flessibilità. Credo, per questo, che nei prossimi provvedimenti, a cominciare dal nuovo scostamento di bilancio e dal decreto che lo seguirà, non ogni euro - perché forse sarebbe esagerato - ma tanti euro devono essere destinati a quegli ambiti in grado di fare da moltiplicatore economico per consolidare e garantire l'effetto di rimbalzo del prossimo anno. Dobbiamo uscire dall'emergenza ed entrare in un'ottica di rilancio e di ripartenza, quindi meno tasse e un impegno costante per la semplificazione burocratica, un processo di accompagnamento per l'innovazione e per la competitività, che rimane il vero punto debole del sistema produttivo italiano. Una vera strategia industriale, quello ci vuole in Italia. In questo senso, le modalità con cui verranno erogati gli aiuti europei possono davvero trasformarsi in un'occasione storica per la modernizzazione e per il superamento di una serie di limiti strutturali che impediscono la crescita delle imprese. L'Europa però ci chiederà - a mio avviso giustamente - i progetti di investimento prima di versare soldi, ma noi siamo pronti per investire questi soldi europei? Abbiamo la progettualità necessaria per investirli nei prossimi due o tre anni? Abbiamo una pubblica amministrazione in grado di guidare questo processo? Io sono scettico, ma comunque non dobbiamo perdere questa occasione storica e unica, dobbiamo prepararci subito. Chiedo questo al Governo, per il bene dei nostri cittadini e per una vera ripartenza del nostro Paese. I temi, allora, sono digitalizzazione, giustizia civile finalmente funzionante, transizione ecologica che non penalizzi le imprese, ma che le accompagni gradualmente sul terreno della sostenibilità. L'Europa sta indicando una strada di uscita dalla crisi che non si limiti alla sola erogazione di risorse, ma che porti a tramutare questa vicenda in un'occasione per costruire nuovi Paesi in una nuova Europa. Credo si tratti di un segnale di straordinaria importanza e per questo spero davvero che l'accordo finale conservi questo impianto. Per tornare al provvedimento, è davvero complicato dover dare conto di tutte le misure contenute. Sicuramente la misura bandiera, quella che viene guardata con attenzione dalle imprese, è il superbonus per i lavori di miglioramento energetico degli edifici. Si tratta di una misura che sicuramente può offrire impulso al settore, a condizione che le norme applicative siano all'altezza e consentano concretamente di accedere ai benefici. Purtroppo mi torna alla mente quanto è già successo in passato con lo sconto in fattura o di recente con l'erogazione dei piccoli prestiti garantiti al 100 per cento dello Stato. Positive sono invece le misure a favore dei nostri territori. Penso al fondo di due milioni per le scuole della Valle d'Aosta e delle Province autonome, ma anche all'estensione della rete di gas naturale nelle zone climatiche F, così come alla possibilità nei territori montani di poter applicare il superbonus anche agli interventi di allaccio ai sistemi di teleriscaldamento efficiente. Importante, poi, è l'articolo del provvedimento che concerne il corretto funzionamento delle Regioni e delle Province autonome. L'accordo politico raggiunto negli ultimi giorni per far fronte al mancato gettito fiscale delle Province autonome è fondamentale per garantire il corretto funzionamento di una serie di servizi primari. Queste misure sono la riprova che il lavoro in Parlamento non è inutile ma conduce al miglioramento dei provvedimenti e qui va anche il ringraziamento al Vice Ministro che si è speso tanto per questo accordo. Purtroppo, ancora una volta un ramo del Parlamento ha ratificato il lavoro dell'altro. Sono mesi che denunciamo questa situazione. Se si vuole superare il bicameralismo perfetto si faccia una riforma costituzionale ma fino ad allora Camera e Senato hanno la stessa dignità, e questo vale ancora di più per un provvedimento di una tale importanza che vale due manovre finanziarie come minimo e che è stato reso possibile solo grazie allo scostamento di bilancio che il Parlamento ha autorizzato. Non vale neppure la scusa dei tempi dell'emergenza e della mole del provvedimento: in tempi non sospetti avevamo chiesto lo spacchettamento della misura per garantire a entrambi i rami di poter lavorare e di rendere ancora più veloce la sua approvazione. Questa continua spoliazione delle prerogative parlamentari non è accettabile, il Governo ripristini pienamente la corretta relazione tra esecutivo e legislativo. In conclusione, signor Presidente, il mio forte auspicio è che d'ora in avanti si proceda con interventi che rifuggano tentazioni assistenzialistiche ma che siano in grado di rilanciare consumi ed economia. Una momentanea riduzione dell'IVA produrrebbe tra i consumatori, un effetto di fiducia nel mercato, con benefici immediati soprattutto per il ceto medio e quello basso; in Germania è stato fatto con profitto, se ne vedono adesso le conseguenze, non capisco perché questo non si possa fare anche in Italia. Serve un'accelerazione con la consapevolezza che il tema vero è quello della ripresa economica su cui dobbiamo concentrare tutte le nostre energie e tutte le risorse economiche, a cominciare dal decreto-legge semplificazioni, che sarà un altro importante banco di prova per verificare anche il doveroso coinvolgimento del Parlamento da parte del Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, nel mio intervento parlerò della materia della quale mi interesso in Commissione, quindi questa mia inclinazione verso la sanità da una parte è un motivo di vanto, ma dall'altra è una sorta di condanna. Come per quegli attori che sono fin dall'inizio destinati a fare solo la parte del buono o del cattivo nei film, mi riesce difficile uscire dall'argomento. In questa fase però vorrei prendere qualche minuto per ragionare sul provvedimento; il collega Urso ne ha declinato meglio di me le dimensioni assolutamente ipertrofiche che, come ogni ipertrofia, poi pregiudicano il funzionamento dell'organo come è noto (quindi parliamo anche di sanità). È tuttavia motivo di preoccupazione, Presidente, la disinvoltura con la quale il testo in esame sostanzialmente adotta provvedimenti degni di una riforma: penso alla riforma del Servizio sanitario nazionale, alla riforma della scuola e dell'università, per parlare solo delle materie che conosco. Se vogliamo, in merito a questo regime di funzionamento a senso alternato delle Camere (mi viene in mente Matteo Renzi con il suo destino rispetto a un referendum che ha tentato di portare avanti nel Paese, andando a sbattere la faccia, come è noto a tutti), sarebbe stato facile: bastava fare un Governo con i 5 Stelle e sarebbe stato facilissimo fare la riforma costituzionale nel senso di abrogare alternativamente una Camera o l'altra. Mi riferisco a questo funzionamento a senso alternato per cui dove si incardina il provvedimento forse ci sono margini per ragionare nella fase emendativa e di discussione in Commissione, mentre dove purtroppo il provvedimento arriva già "masticato" dall'altro ramo del Parlamento non se ne parla nemmeno: