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Alle nomine europee si accompagna, al Consiglio europeo, una decisione sull'agenda strategica, documento questo che contiene, ad ogni avvio di legislatura europea, linee programmatiche in cui si riconoscono tutti e 28 gli Stati membri. L'agenda strategica combina quasi inevitabilmente, in un'Unione caratterizzata da una membership così ampia, sia ambizione sia realismo. È dunque di fondamentale importanza, tenendo a mente le sfide cui ho fatto cenno in precedenza (crescita, lavoro, sicurezza e ambiente), che all'agenda si accompagnino, nei prossimi cinque anni, decisioni e politiche europee all'altezza della situazione e che trovino una tempestiva attuazione. In quest'ottica, considero prioritari i seguenti obiettivi, che riassumo: una governance europea multilivello della migrazione basata sulla solidarietà, sull'equa condivisione delle responsabilità fra Stati membri, sulla collaborazione con i Paesi di origine e transito, inclusi i corridoi umanitari europei per quanti abbiano diritto all'asilo, nonché su una decisa politica europea sui rimpatri e di contrasto costante e incisivo al traffico illegale di esseri umani. Altro punto: un deciso avanzamento dell'Unione nel completamento del pilastro dei diritti sociali, nel definire e attuare iniziative e strumenti europei volti a proteggere i disoccupati, soprattutto i giovani, in modo da perseguire e realizzare forme di salario minimo europeo e da proseguire la lotta contro l'esclusione sociale e le tante povertà. Ancora: un budget dell'eurozona dotato anche di funzione di stabilizzazione, obiettivo essenziale per la solidità dell'eurozona nello scenario globale, che, come sappiamo, è caratterizzato da turbolenze e da una persistente guerra dei dazi che hanno un impatto negativo sulla congiuntura economica europea. Ancora, un impulso concreto affinché vengano incentivati investimenti pubblici produttivi, soprattutto negli Stati membri che più ne hanno necessità, e affinché si possa porre rimedio alla concorrenza fiscale ingiustificata tra Stati membri. Ancora, un'Unione capace di promuovere politiche ambientali a sostegno dell'economia circolare e di incentivo all'obiettivo di neutralità climatica da raggiungere entro il 2050, senza che ciò incrini l'unità europea su un obiettivo essenziale per tutti i cittadini europei di oggi e di domani. Ancora, un altro punto è l'adeguata tutela europea sia dei prodotti agricoli (etichettatura e tracciabilità), sia delle indicazioni di origine geografica, quali presupposti di una politica commerciale dell'Unione europea - sapete che questa è una competenza esclusiva dell'Unione - che sia rispettosa dei cittadini, siano essi consumatori o imprenditori. Ancora, l'ulteriore miglioramento della cooperazione legislativa e amministrativa europea nel contrasto al terrorismo internazionale e al crimine organizzato, contro cui non possiamo permetterci di abbassare mai la guardia. Infine, una politica estera dell'Unione europea realmente efficace, capace di definire posizioni e, se necessario, di adottare misure con decisioni efficaci e adeguate al ruolo nel mondo globale, cui l'Unione Europea non può, né deve rinunciare. Una volta adottata l'Agenda strategica in sede di Consiglio europeo, sarà decisiva la capacità o meno di assicurarne coerente e tempestiva attuazione. Auspico, in questa prospettiva, un ruolo centrale per il Parlamento europeo, come stimolo democratico per la Commissione europea e gli Stati membri ad agire in linea con gli impegni assunti proprio all'inizio della legislatura. Il Consiglio europeo è inoltre chiamato a valutare lo stato di avanzamento del negoziato relativo al prossimo quadro finanziario pluriennale. Al riguardo, mi permetto di definire la nostra posizione chiara e coerente. Come Presidente del Consiglio del Paese quinto contributore netto del bilancio dell'Unione rappresenterò infatti l'aspettativa che la tempistica del negoziato non vada a discapito della sua qualità. È essenziale lavorare con spirito autenticamente europeo all'avanzamento del negoziato verso una tempestiva conclusione, ma senza che si abbraccino scorciatoie che possono condurre a un bilancio settennale inadeguato alla posta in gioco. L'Unione deve avere un quadro finanziario pluriennale radicato nel presente, ma proiettato nel futuro, che faccia pertanto tesoro delle esperienze pregresse e rappresenti un'effettiva garanzia di politiche efficaci sia per le nuove priorità che si affacciano (migrazione, sicurezza, investimenti e ricerca), sia per le politiche più tradizionali, dove dobbiamo essere determinati a difendere dei livelli adeguati di intervento. Parlo, ad esempio, del tema della coesione, ma anche del tema - per noi strategico - della politica agricola comune, che sono entrambi essenziali per i nostri cittadini e, in generale, per quelli europei, in particolare per consumatori e imprenditori. Dicevo che questi temi sono essenziali per la crescita e per garantire occupazione anche nelle aree del Continente più svantaggiate e che soffrono maggiormente le ricadute negative della sfida globale. È inoltre auspicabile, nella prospettiva di un bilancio pluriennale che sia veramente all'altezza delle sfide, che si sappia guardare con maggiore ambizione alle nuove risorse proprie, a beneficio del contribuente europeo, garantendo un maggior valore aggiunto della spesa dell'Unione, senza gravare con questo sui bilanci nazionali. Parimenti proiettato a un futuro dell'Europa, da preparare fin d'ora con efficacia e lungimiranza, è il tema del cambiamento climatico. Il Consiglio europeo esprimerà un invito al Consiglio e alla Commissione a continuare a lavorare in direzione della transizione verso la neutralità climatica, sulla base delle misure già concordate per raggiungere il target di riduzione del 2030, ed in direzione della tempestiva adozione, entro il 2020, di una strategia dell'Unione europea di lungo termine. Il Consiglio europeo guarda inoltre al Climate action summit, organizzato dal Segretario generale delle Nazioni Unite a settembre, come ad una tappa significativa per l'azione globale sul cambiamento climatico e agli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima. Ci aspettiamo di poter lavorare insieme agli altri Stati membri ad un ruolo dell'Unione europea ambizioso, di respiro globale. È essenziale, ad esempio, che si avanzi sul piano europeo con determinazione verso la neutralità climatica entro il 2050, un traguardo che i sette Paesi del Sud dell'Unione europea, fra cui il nostro, nella dichiarazione del 14 giugno scorso, sottoscritta a La Valletta a Malta, hanno auspicato venga raggiunto tenendo conto delle specificità nazionali. La sfida ambientale non può essere affidata all'iniziativa dei singoli Paesi, non è questione che possa essere risolta nella prospettiva di una dimensione nazionale: essa richiede uno sforzo congiunto, uno sforzo europeo, anzi uno sforzo globale e l'Unione europea non può non giocare un ruolo da protagonista su questo tema, anche in vista dei prossimi appuntamenti internazionali, come appunto il già citato summit delle Nazioni Unite fissato per il prossimo settembre. Sull'ambiente occorre rispettare le regole europee ed il principio di responsabilità verso i cittadini e fra generazioni.