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anche il leader del movimento antischiavitù Biram Dah Abeid, premiato nel 2013 dalle Nazioni Unite per il suo impegno per i diritti umani e ora candidato alle elezioni presidenziali del 2019, è stato più volte detenuto arbitrariamente dal regime, prima nel 2014 durante la campagna presidenziale, poi di nuovo nel 2016, nonché da ultimo tra i mesi di agosto e dicembre 2018 nel corso della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento, dei consigli regionali e municipali. Nelle ultime settimane, l'attivista e politico mauritano è stato impegnato in alcune visite istituzionali in Francia, Spagna, Germania, Olanda, Belgio e anche in Italia, dove, intervenendo all'iniziativa "La schiavitù nel XXI secolo", organizzata dalla Federazione italiana diritti umani, con il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, ha denunciato le violazioni subite nel suo Paese e il timore che esse possano ripetersi nel corso della prossima campagna elettorale; si aggiunga che le autorità mauritane hanno negato l'ingresso nel Paese a una delegazione di Amnesty International giunta per indagare sul fenomeno della schiavitù; considerato che: l'Italia e l'Unione europea promuovono e tutelano i diritti umani, la democrazia, l'uguaglianza e lo Stato di diritto nel mondo e riconoscono il sostegno e la protezione dei difensori dei diritti umani come parte integrante della politica estera; l'attività di osservazione elettorale rappresenta sempre più una componente rilevante della politica dell'Unione europea e di numerose organizzazioni internazionali e regionali per rafforzare i processi democratici attraverso il monitoraggio della campagna e dell'organizzazione elettorale, del ruolo e dell'indipendenza dell'amministrazione pubblica, nonché degli spazi di libertà di espressione e della possibilità di accedere ai media concessi; l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ribadisce l'importanza della Dichiarazione universale dei diritti umani, nonché di tutti gli altri accordi internazionali in materia di garanzia dei diritti umani e indica i soggetti impegnati nell'aiuto allo sviluppo dei Paesi terzi quali responsabili nel garantire il rispetto delle libertà fondamentali negli stessi; nell'ultimo triennio, l'Italia ha stanziato diversi finanziamenti in favore del Governo mauritano per progetti volti ad aumentare la sicurezza alimentare e la produttività agricola nel Paese sahariano, per un ammontare complessivo di circa 5 milioni di euro; il 1° aprile 2019, il Governo mauritano ha firmato un accordo con l'Unione europea per ottenere 25 milioni di euro di aiuti dal Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa, di cui l'Italia, con 110 milioni di euro, è il secondo Paese donatore. Il sostegno è volto a rafforzare la capacità della Mauritania di attuare strategie nazionali per uno sviluppo accelerato e il benessere condiviso, oltre a rafforzare la gestione finanziaria pubblica e migliorare la governance della sicurezza in relazione alla migrazione illegale; precedentemente, in data 5 dicembre 2018, la Corte dei conti europea aveva pubblicato una relazione sull'impiego delle risorse del Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa da parte della Commissione europea, evidenziando alcune criticità in relazione ai criteri per il finanziamento dei progetti e al monitoraggio degli interventi, impegna il Governo: 1) a condannare fermamente in tutte le sedi internazionali le discriminazioni che persistono in Mauritania contro gli appartenenti alle comunità haratin e afromauritane, spesso privati anche dei più fondamentali diritti e delle più essenziali libertà, nonché le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate ai danni degli attivisti impegnati contro la schiavitù, dei difensori dei diritti umani e degli oppositori del Governo; 2) a sollecitare presso l'Unione europea e le altre sedi competenti l'invio di osservatori internazionali in occasione delle prossime elezioni presidenziali in Mauritania, al fine di monitorare l'intero processo elettorale, vigilare che ai candidati e ai gruppi politici sia assicurata l'opportunità di esprimere il proprio pensiero politico, nonché accertare che le procedure elettorali garantiscano a tutta la popolazione un'effettiva libertà di voto; 3) a verificare che nell'attivazione dei programmi di cooperazione con la Mauritania non emergano contraddizioni tra gli obiettivi di sviluppo e la tutela dei diritti umani, monitorando i progetti e i programmi finanziati; 4) a rappresentare alla Commissione europea l'esigenza di aumentare la trasparenza del Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa, al fine di garantire che il contributo allo sviluppo dei Paesi beneficiari, al miglioramento dei servizi pubblici locali, al rafforzamento della partecipazione politica e della governance degli stessi avvenga nel pieno rispetto dei diritti umani. Atto n. 1-00127 MALLEGNI BINETTI GASPARRI GALLIANI BARBONI BATTISTONI BERARDI DAMIANI RIZZOTTI MALAN - Il Senato, premesso che: il Parlamento italiano ha approvato nella XVII Legislatura la legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa"; la legge reca norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa ("Cannabis sativa L"); la canapa industriale (Cannabis sativa L) è una pianta da fibra tessile o coltivata a scopo alimentare che, per essere piantata, deve avere per legge un contenuto complessivo di THC (principio attivo ad azione psicotropa) compreso tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento; la canapa, utilizzata per scopi industriali, appartiene tuttavia alla "cannabis", specie di cui fa parte la canapa stupefacente, dalla quale la canapa industriale differisce per alcune caratteristiche morfologiche e per un basso tenore di tetraidrocannabinolo (THC), l'agente psicotropo della cannabis; la coltivazione della canapa industriale è pertanto soggetta in ogni caso ad una regolamentazione restrittiva; la coltivazione di tali piante da parte di istituti universitari e laboratori pubblici aventi fini istituzionali di ricerca può essere tuttavia autorizzata dal Ministro della salute per scopi scientifici, sperimentali o didattici; la sentenza n. 360 del 1995 della Corte costituzionale ha sancito che "la condotta di coltivazione di piante da cui sono estraibili i principi attivi di sostanze stupefacenti integra un tipico reato di pericolo presunto, connotato dalla necessaria offensività della fattispecie criminosa astratta"; la sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite, n. 28605 del 2008, ha precisato che: costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale; ai fini della punibilità della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, spetta al giudice verificare in concreto l'offensività della condotta ovvero l'idoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile;