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Sono state bocciate le nostre richieste di abolizione, non solo a parole, della cosiddetta protezione umanitaria. È stata bocciata la revoca della protezione internazionale per i reati di sfruttamento della prostituzione e istigazione a delinquere. È stata bocciata la nostra proposta per potenziare l'operazione di «Strade sicure», così come quella di istituire sezioni speciali nei tribunali per il contrasto alla mafia nigeriana e cinese o di prevedere misure a favore delle Forze di polizia. Sono stati rifiutati tanti, troppi emendamenti che potevano migliorare questa legge. Gli italiani chiedono più sicurezza. A questa volontà si aggiunge, a nostro parere, anche il peccato originale della nascita di questo decreto-legge. Il decreto sicurezza nasce debole, perché è il risultato della somma di tre provvedimenti: immigrazione, sicurezza e agenzia. Anziché presentare tre differenti decreti-legge, il Governo ha preferito puntare su un unico provvedimento più pesante e di impatto, ma che di fatto affronta in modo frettoloso e superficiale, alleggerendo i tre argomenti in discussione, mediando così fra le anime movimentiste e sinistroidi del MoVimento 5 Stelle e l'anima più integralista della Lega, operazione, a quanto sembra, non pienamente riuscita. In quest'Aula oggi non è in discussione solo un decreto-legge, ma si confrontano due visioni di come si vuole gestire il gravoso fenomeno dell'immigrazione e come si pensa di poter dare più sicurezza ai nostri cittadini, due visioni che si pongono in maniera trasversale, sia all'interno della maggioranza di Governo sia nelle forze di opposizione. Il Governo, attraverso la presentazione del decreto-legge su immigrazione e sicurezza, cerca di mettere in atto un cambio di passo, trattenuto però da una parte della maggioranza, che lo costringe a farlo in un modo poco chiaro e in maniera incompleta. Sono infatti tante le lacune che rendono questo testo insufficiente per garantire una sicurezza vera degli italiani. Quindi, cari colleghi della Lega, caro ministro Salvini, con questo disegno di legge non avete potuto correre come dovevate, ma avete potuto solo muovere qualche passo. Peccato: si poteva e si doveva avere più coraggio. In Commissione ho sentito i senatori del centrosinistra accusare la maggioranza del fatto che, con la conversione di questo decreto-legge, si consentirebbe a centinaia di migliaia di persone di entrare in condizione di clandestinità. Ma colleghi, non avete ancora capito, anzi, molto probabilmente fate finta di non capire che siete stati proprio voi, in questi ultimi cinque anni, ad istituzionalizzare l'illegalità, trasformando l'immigrazione clandestina in accoglienza umanitaria. Negli ultimi cinque anni vi siete sciacquati la bocca con parole quali umanità, solidarietà, integrazione. Guardate i numeri di chi è stato accolto. Pochissimi che provengono da zone di guerra, pochi infatti i rifugiati, i minori o le donne. Tantissimi, invece, in cerca di lavoro, i cosiddetti immigrati economici. Molti baldi giovanotti, che salgono sui barconi perché sanno perfettamente che poi saranno raccolti in mare, accompagnati e in seguito accuditi e sfamati. E caso mai, dopo aver mangiato e dormito a nostre spese, nei migliori dei casi non cercano un lavoro, ma iniziano a spacciare droga nei nostri parchi e giardini e, nei peggiori, sono protagonisti di vere e proprie tragedie: violentano e uccidono le nostre ragazze. Avete pensato più ai diritti civili che ai diritti sociali. In questo modo, avete reso più poveri e insicuri i nostri cittadini. Si spende più di mille euro per un immigrato e meno della metà per un pensionato sociale. Questo è il prodotto della politica della sinistra. E voglio ricordare che, invece, gli immigrati regolari, quelli veri, quelli che vorrebbero venire nel nostro Paese per lavorare onestamente seguendo le regole e i canali regolari, restano bloccati. In Commissione, e mi rivolgo ai membri del Governo, avete bocciato anche la nostra richiesta di facilitare l'ingresso nel nostro Paese a persone di origine italiana. Qual è allora, per voi, il significato dello slogan : «Prima gli italiani»? Non può essere solo uno slogan elettorale. Concludo, con l'auspicio che gli emendamenti presentati da Fratelli d'Italia per la discussione in Aula, che hanno solo l'obiettivo di rendere questa nazione più sicura, per tutti, non solo per gli italiani ma per tutti coloro che hanno la fortuna di vivere in questo Paese meraviglioso, possano essere giudicati per quello che sono e che ci sia una diversa valutazione rispetto a quella avuta in Commissione. Questo sempre che abbiate il coraggio di discuterli. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la conversione in legge del decreto sicurezza conferisce a questo Parlamento l'onere e la responsabilità di un intervento normativo di cui il Paese ha effettivo bisogno. Se lo Stato, infatti, non riesce a garantire la sicurezza dei cittadini non può garantire altri diritti. Una società che non protegge dalla violenza, dalla prevaricazione, dalla criminalità, dal fanatismo e dal terrorismo, di fatto, non è una società libera. L'equilibrio tra libertà e sicurezza è uno dei compiti più difficili affidati al legislatore, in quanto la seconda, necessaria per garantire la prima, se adopera misure blande non raggiunge il suo scopo, se diviene eccessiva o oppressiva si trasforma in un limite alla libertà individuale. Occorre quindi individuare la giusta dose di sicurezza da somministrare al contesto civile, di modo che il vivere ordinato garantisca a tutti il massimo della libertà senza che esso comporti nocumento agli altri individui o, in genere, alla collettività. Ciò premesso, in un'attenta disamina di ogni interesse in gioco, condividiamo in particolare la scelta di estendere all'ambito urbano e civile un istituto come quello del Daspo, nato in seguito agli episodi di violenza afferenti le manifestazioni sportive. Una misura congrua e opportuna, condivisa da larga parte della pubblica opinione, che troppe volte si è vista costretta a lamentarsi della inefficacia preventiva delle misure di sicurezza pubblica. Ma nel decreto ci sono anche altri riferimenti al mondo dello sport . Grazie all'emendamento presentato e approvato in Commissione dai colleghi Pirovano, Saponara, Calderoli e Augussori, viene introdotta una novità importante e significativa, di grande portata politica. I costi per la sicurezza derivanti dall'organizzazione delle partite di calcio, posti a carico delle società sportive, vengono innalzati: si passa da un simbolico un per cento ad un contributo minimo, derivante dagli introiti delle partite di calcio, del 5 per cento; si passa da un contributo massimo del 3 per cento ad un contributo massimo del 10 per cento. Non si tratta solo di un evidente e già di per sé legittimo intento di contenere la spesa pubblica; ci troviamo di fronte a un primo e deciso passo per richiamare il mondo del calcio alle assunzioni delle proprie responsabilità, responsabilità verso gli appassionati che vogliono tornare a vivere serenamente sane giornate di svago sportivo;