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Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in materia di rapporti contrattuali. Onorevoli Senatori . – Si rende necessario modificare alcuni articoli del testo unico in materia bancaria e creditizia (TUB), di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, essendone stata fatta, nel tempo, un'applicazione distorta e spesso contraria alla buona fede contrattuale. Secondo l'articolo 50 del TUB, nella sua attuale formulazione, « la Banca d'Italia e le banche possono chiedere il decreto d'ingiunzione previsto dall'articolo 633 del codice di procedura civile anche in base all'estratto conto, certificato conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della banca interessata, il quale deve altresì dichiarare che il credito è certo e liquido ». La norma si giustifica in ragione dell'interesse a che gli istituti di credito abbiano possibilità di riscuotere prontamente i propri crediti e, dunque, siano in grado di mantenere una elevata liquidità a vantaggio del sistema bancario nel suo complesso, giustificata anche dall'articolo 47 della Costituzione che, come noto, tutela il risparmio. La norma di cui all'articolo 50 del TUB non è una novità nel panorama giuridico italiano, derivando dall'articolo 102 del regio decreto-legge 17 luglio 1937, n. 1400, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 aprile 1938, n. 636, che prevedeva che il decreto monitorio poteva essere richiesto in base all'estratto di saldaconto, dichiarato conforme alle scritturazioni contabili da un dirigente il quale doveva anche dichiarare che il credito era vero e liquido. Nella prassi le banche, quando richiedono il decreto ingiuntivo ex articolo 50 del TUB, non depositano mai il contratto di apertura del conto corrente (e di apertura di credito e successive modificazioni) unici documenti che possono aver giustificato tempo per tempo l'applicazione di condizioni diverse da quelle legali (e quindi anatocismo, commissione di massimo scoperto (CMS), commissione disponibilità fondi, mancanza fondi, disponibilità immediata fondi, maggiorazione extra fido, spese per il rinnovo dell'affidamento, spese di tenuta conto e per singole operazioni), ed ugualmente mai depositano, oltre all'estratto conto certificato, gli ultimi due estratti conto trimestrali e mai provano che essi sono stati ricevuti dal correntista facendo quindi sorgere la presunzione che non essendo stati contestati sono corretti e quindi idonei per l'emissione di un decreto ingiuntivo. Tutto quanto sopra comporta che spesso vengono concessi decreti ingiuntivi per crediti maggiori di quelli reali come risultanti nel giudizio di opposizione, se non addirittura inesistenti in quanto spesso, per i rapporti più risalenti, viene accertato esservi un credito e non un debito del correntista, il quale nel frattempo è stato segnalato a sofferenza nella centrale dei rischi tenuta dalla Banca d'Italia e, di fatto, è stato escluso dal mercato del credito con conseguenze gravissime. Avendo le banche preso coscienza del fatto che i saldi riportati negli estratti conto sono di norma tutt'altro che esatti, quando richiedono il decreto ingiuntivo, depositano insieme all'estratto conto certificato (ed a volte alla serie storica degli estratti conto dall'apertura del conto alla domanda) un ricalcolo sommario effettuato dalla stessa banca, nel quale viene ad esempio depurato il conto corrente dalla capitalizzazione trimestrale degli interessi e dalla CMS. Trattandosi di un atto di parte, non contemplato dall'articolo 50 del TUB, né dichiarato da un dirigente della banca certo, liquido ed esigibile, il decreto ingiuntivo non può e non deve in tali casi essere emesso in quanto manca totalmente la prova del saldo finale del conto corrente. Per poter ottenere il decreto la banca dovrà rettificare e ricalcolare tutta la serie storica degli estratti conto, trasmetterli al correntista e poi dichiarare con un estratto conto certificato che il saldo (pari a quello ricalcolato) è certo, liquido ed esigibile. È importante, infine, intervenire per riformare l'articolo 50 del TUB in quanto, sebbene la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo possa essere sospesa in sede di opposizione nella prima udienza, gli effetti prodotti rimangono validi e quindi la banca nel frattempo ha potuto ipotecare e pignorare ogni bene del debitore, con effetti dirompenti sul suo merito creditizio, inducendo in tal modo anche gli altri istituti di credito a recedere da affidamenti o mutui, in tal modo ponendo le basi di una crisi aziendale irreversibile che spesso conduce alla rovina o al fallimento. Come evidenziato dalla migliore dottrina (Dolmetta e Malvagna, Vicinanza della prova e prodotti di impresa nel comparto finanziario , in « Banca, Borsa, Titoli di credito », 2014, 6, p. 659) la concessione della provvisoria esecutività a seguito di una richiesta di decreto ingiuntivo ex articolo 50 del TUB travalica probabilmente le giuste esigenze del ceto bancario di un celere incasso dei propri crediti, ragione per cui è opportuno prevedere che i decreti ingiuntivi emessi ex articolo 50 del TUB non possano essere immediatamente esecutivi, essendo troppo alto il pericolo che la somma ingiunta sia sensibilmente diversa da quella realmente dovuta. L'articolo 119 del TUB, nella corrente formulazione, prevede che: « 1. Nei contratti di durata i soggetti indicati nell'articolo 115 forniscono al cliente, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente stesso, alla scadenza del contratto e comunque almeno una volta all'anno, una comunicazione chiara in merito allo svolgimento del rapporto. Il CICR indica il contenuto e le modalità della comunicazione. 2. Per i rapporti regolati in conto corrente l'estratto conto è inviato al cliente con periodicità annuale, o a scelta del cliente, con periodicità semestrale, trimestrale o mensile. 3. In mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, gli estratti conto e le altre comunicazioni periodiche alla clientela si intendono approvati trascorsi sessanta giorni dal ricevimento. 4. Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni, Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione ». Nella giurisprudenza sono sorti innumerevoli contrasti tra gli utenti bancari e le banche riguardo all'interpretazione da dare al comma 4 dell'articolo 119 del TUB ed in particolare se « la documentazione inerente singole operazioni » comprenda anche i contratti di conto corrente e di apertura di credito, nonché se per in contratti valga il limite decennale per la loro conservazione e consegna, ed infine riguardo i costi di copia da addebitare al cliente. Queste incertezze interpretative sono state causa di innumerevoli giudizi ove il cliente lamentava la mancata consegna dei contratti e degli estratti conto e la banca si opponeva alla consegna in quanto tramite essa il cliente sarebbe venuto in possesso di tutta la documentazione necessaria per ricalcolare il saldo del conto corrente.