[pronunce]

Essa censura inoltre la mancata considerazione della virtuosità degli enti, in quanto i tagli «colpiscono indiscriminatamente» anche quelli che hanno già ridotto al minimo le proprie spese. 3.- Con il secondo ricorso (r.r. n. 42 del 2015) la Regione Veneto impugna alcune disposizioni della legge n. 190 del 2014 «che influiscono gravemente sul processo di riforma» degli enti locali di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), pregiudicando le attribuzioni costituzionali degli enti di area vasta e della Regione Veneto. Con il primo motivo di ricorso la Regione impugna congiuntamente i commi 418 (già impugnato con il ricorso r.r. n. 36 del 2015), 419 e 451, in quanto inciderebbero «in modo significativo sulle risorse proprie di Province e Città metropolitane, minacciandone la solvibilità e l'effettiva possibilità di continuare a svolgere le funzioni amministrative di loro competenza». La ricorrente ricorda il contenuto dei commi 418 e 419 e aggiunge che il comma 451 aggraverebbe «ulteriormente il regime di contribuzione forzosa delineato dai commi 418 e 419, prorogando anche per l'anno 2018 analogo contributo coattivo posto a carico di Province e Città metropolitane dall'art. 47 del d.l. 24 aprile 2014, n. 66 (pari a "576,7 milioni di euro per l'anno 2015 e 585,7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018")». La Regione precisa di agire a tutela della propria autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria, «nonché delle attribuzioni costituzionali degli enti di area vasta veneti», come sarebbe ammesso dalla giurisprudenza costituzionale. Con riferimento ai commi 418, 419 e 451, la Regione avanza quattro distinte censure di legittimità costituzionale. La prima questione è sollevata con riferimento all'art. 119, primo, secondo e quarto comma, Cost. La riduzione della spesa corrente prevista dal comma 418 sarebbe, «in realtà, [...] un contributo economico forzoso che gli enti di area vasta sono tenuti a versare alle casse dello Stato» e «[d]el tutto analoghe» sarebbero «le caratteristiche (e la ratio) del contributo disciplinato dall'art. 47 del d.l. n. 66/2014, prorogato fino al 2018 dall'art. 1, comma 451, della l. n. 190/2014». L'obiettivo del «contenimento della spesa pubblica» non verrebbe perseguito «tramite processi di ottimizzazione nella gestione delle risorse statali (o locali), ma attraverso lo spostamento coattivo di risorse dalla periferia al centro: la leva fiscale e le conseguenti risorse proprie di Province e Città metropolitane dovranno essere utilizzate (ed in modo consistente) non per finanziare le funzioni di area vasta, ma per contribuire al risanamento del bilancio statale». In tal modo risulterebbe violato l'art. 119 Cost., in quanto «l'autonomia finanziaria di entrata e di spesa», le «risorse autonome» ed i «tributi ed entrate propri» (di cui devono godere le province e le città metropolitane) «hanno a che vedere con la loro capacità di gestire responsabilmente le risorse economiche di cui dispongono, senza vincolo di subordinazione rispetto ad alcun altro ente costitutivo della Repubblica». Tale capacità verrebbe meno quando si impone a province e a città metropolitane «di destinare una parte così rilevante di tali risorse al finanziamento delle funzioni altrui (dello Stato, in specie), in luogo delle proprie». La lesione dell'autonomia di entrata e di spesa di tali enti sarebbe evidenziata dalle «modalità di riscossione coattiva del contributo forzoso delineate dal comma 419, che incide sulle più significative forme di finanziamento delle funzioni di area vasta: l'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, la cui aliquota può essere dalle Province innalzata dal 12,5 al 16%», e «l'imposta provinciale di trascrizione, sulle cui tariffe le Province hanno un margine di manovra del 30%», quest'ultima per il caso di «incapienza» della prima. Il legislatore statale, dunque, avrebbe previsto che il «prelievo forzoso» imposto dal comma 418 possa «esaurire l'intero gettito» derivante dalla citata imposta sulla assicurazione contro la responsabilità civile, gettito che rappresenterebbe, «da solo, più della metà delle entrate tributarie di cui dispongono le Province». Dunque, verrebbe meno «la natura di tributi propri derivati delle due principali imposte provinciali, che presupporrebbe l'effettivo mantenimento in capo alle Province ed alle Città metropolitane del relativo gettito». La ricorrente sottolinea che «[l]o Stato potrà, così, giovarsi delle risorse raccolte da Province e Città metropolitane senza assumere in alcun modo la responsabilità politica delle corrispondenti decisioni impositive»: anche da ciò deriverebbe la «violazione dei principi di autonomia - e di responsabilità - finanziaria di cui all'art. 119 Cost.». Secondo la Regione, il «contributo forzoso imposto dalla legge di stabilità per il 2015 alle Province venete causerà [...] un disequilibrio grave nei saldi di parte corrente relativi alla spesa per funzioni fondamentali, pari complessivamente a oltre 50 milioni di euro nel 2015, e ad oltre 120 milioni di euro nel 2016», sicché «il saldo di parte corrente diverrà negativo», con punte nel 2016 di circa 18 milioni di euro (Provincia di Padova), 34 milioni di euro (Provincia di Treviso), 22 milioni di euro (Provincia di Venezia), 20 milioni di euro (Provincia di Verona), 28 milioni di euro (Provincia di Vicenza): da ciò si desume che, «a causa a dell'effetto combinato dei contributi imposti dall'art 1, comma 418 della l. n. 190/2014, e dall'art 47 del d.l. n. 66/2014 (prorogato fino ai 2018 dall'art. 1, comma 451, della l. n. 190/2014), Province e Città metropolitane non riusciranno con le proprie risorse a "finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite"», con conseguente violazione dell'art. 119, quarto comma, Cost. Dunque, le norme impugnate violerebbero i canoni della ragionevolezza e proporzionalità dell'intervento normativo rispetto all'obiettivo prefissato, in contrasto con i principi fissati dalla giurisprudenza costituzionale (vengono citate le sentenze n. 22 del 2014 e n. 236 del 2013). Infine, la violazione dell'art. 119 Cost. deriverebbe dalla non transitorietà dei limiti previsti dalle norme impugnate (si citano, a tale proposito, le sentenze n. 44 del 2014 e n. 193 del 2012). Il comma 418 prevede «una riduzione della spesa corrente [...] di 3.000 milioni di euro, "a decorrere dall'anno 2017"» e, dunque, non ha un orizzonte temporale definito.