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Dalla presentazione della Relazione finale del Presidente della regione Abruzzo per la chiusura della fase emergenziale, inoltrata al Presidente del Consiglio ai sensi dell'articolo 67- bis del decreto-legge n. 83 del 2012, si evince che delle citate risorse risultano ancora da utilizzare circa 4,4 miliardi. Con riferimento agli stanziamenti e alle assegnazioni recenti, si evidenzia che l'articolo 23, comma 12– septies , del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, al fine di assicurare la stabilità dell'equilibrio finanziario, anche per garantire la continuità del servizio smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ha disposto l'assegnazione al comune de L'Aquila e ai comuni del cratere (come individuati dai due decreti del commissario delegato n. 3 e n. 11 del 16 aprile e del 17 luglio 2009), di un contributo straordinario per l'esercizio 2012, sulla base dei maggiori costi sostenuti o delle minori entrate conseguite, derivanti dalla situazione emergenziale, nel limite di complessivi 35 milioni di euro (26 milioni per il comune de L'Aquila, 4 milioni per i comuni del cratere e 5 milioni per la provincia de L'Aquila). Per la copertura dello stanziamento viene corrispondentemente ridotta l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 14, comma 1, del decreto-legge n. 39 del 2009. Relativamente all'esercizio 2013, l'articolo 1, comma 289, della legge n. 228 del 2012 (legge di stabilità 2013) ha previsto, per le stesse finalità, l'assegnazione di un contributo di 35 milioni di euro (26 milioni per il comune de L'Aquila; 4 milioni per gli altri comuni del cratere e 5 milioni di euro per la provincia de L'Aquila). Il comma 417 dell'articolo 1 della legge n. 228 del 2012 ha autorizzato, fino e non oltre il 30 giugno 2013, per le ultimative emergenziali esigenze di personale del comune de L'Aquila, anche in deroga alle vigenti normative limitative delle assunzioni in materia di impiego pubblico, la proroga dei contratti del personale a tempo determinato impiegato nei settori urbanistico e delle politiche sociali, per le azioni a sostegno del recupero del patrimonio immobiliare e dell'identità sociale e culturale cittadina. Per le finalità indicate la disposizione autorizza la spesa di 1,5 milioni di euro, a valere sui fondi di cui all'articolo 14 del decreto-legge n. 39 del 2009. Nella seduta del 21 dicembre 2012 il CIPE ha approvato l'assegnazione di 2.245 milioni di euro a favore degli interventi di ricostruzione nella regione Abruzzo a seguito degli eventi sismici dell'aprile 2009 a valere sul FSC, con copertura a carico delle residue disponibilità di cui alla delibera CIPE n. 35 del 2009. Nella seduta dell'8 marzo 2013 il CIPE ha approvato l'aggiornamento dei fabbisogni e la riprogrammazione delle risorse assegnate con la delibera n. 47 del 2009. L'aggiornamento riguarda in particolare il «terzo piano stralcio» deliberato nel 2011, per circa 164,8 milioni di euro, fermo restando il valore complessivo dell'assegnazione pari a 226,4 milioni di euro. Infine, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 ottobre 2012 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 28 dicembre 2012) si è provveduto a ripartire le risorse rivenienti dai risparmi conseguiti mediante la riduzione dei contributi in favore dei partiti e dei movimenti politici, disposta dall'articolo 16, comma 1, della legge 6 luglio 2012, n. 96. Ai territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 sono stati assegnati 10 milioni di euro (Documenti -- Temi dell'attività parlamentare, Camera dei deputati). Per la ricostruzione architettonica e strutturale de L'Aquila e dei comuni del cratere, il punto indispensabile è quello di avere risorse finanziarie adeguate al danno, erogate in tempi certi: un flusso costante ed esigibile per il mantenimento costante dei lavori, perché le imprese non sono più in grado di anticipare senza ottenere il rimborso dei pagamenti già effettuati. Sarebbe utile, per i prossimi sei anni almeno, inserire un capitolo di spesa solo per la ricostruzione de L'Aquila e dei comuni del cratere nel bilancio dello Stato, di una cifra quantificabile almeno intorno ad un miliardo di euro. Occorre garantire quindi risorse certe e ripristinare il contributo agevolato, tolto dal Governo Monti, che prevede l'anticipazione del buono contributo al privato cittadino da parte delle banche. La ripresa economica del territorio colpito dal sisma viene dalla ricostruzione edilizia: sinora hanno partecipato alla ricostruzione imprese di 84 province d'Italia e si tratta del giù grande cantiere aperto d'Europa. Se tutto ripartisse velocemente, si impiegherebbero circa 30.000 unità lavorative. Occorre anche citare quei comuni delle quattro province abruzzesi che sono anch'essi stati fortemente danneggiati -- mi riferisco soprattutto a quelli dell'area delle Valli Peligna e Subequana -- che hanno subìto maggiori danni, certificati dai tecnici della Protezione civile, ed essendo fuori dal cratere continuano ad avere seri problemi, nonostante il decreto-legge n. 39 del 2009, assegnasse contributi per tutti i comuni danneggiati, dentro e fuori dal cratere, senza prevedere alcuna ripartizione. Di fatto i nuovi decreti hanno bloccato gli interventi per i comuni fuori cratere, stanziando cifre assolutamente inadeguate. È necessario pertanto che i comuni fuori dal cratere vengano adeguatamente rappresentati, nel processo di programmazione delle risorse e nel processo decisionale per le valutazioni sia tecniche che economiche, che saranno poste nella fase dei prossimi decreti di finanziamento. La fase della ricostruzione, affidata oggi agli enti locali e a un commissario nominato dal Governo centrale, appare per qualche verso lenta e alquanto confusa, in qualche momento. In data 24 aprile 2013, nel corso dell'informativa sullo stato della ricostruzione post sismica in Emilia, Lombardia, Veneto e Abruzzo, il Ministro per la coesione territoriale Barca, dopo aver depositato una relazione della Protezione civile, si è soffermato in modo particolare sulla situazione abruzzese, per affrontare la quale è stata attivata nel 2012 una procedura speciale che ha consentito di semplificare le procedure e di accelerare la spesa dei 2,2 miliardi già stanziati. Come ha sottolineato il rappresentante del Governo, il 67 per cento della popolazione è tornato a vivere nelle proprie abitazioni e la ricostruzione è stata accompagnata da concreti interventi per lo sviluppo e l'occupazione. Nell'auspicio di un maggior coordinamento e cooperazione istituzionale, il Ministro ha precisato inoltre che il fabbisogno complessivo per completare la ricostruzione ammonta a 10,7 miliardi e che per non bloccare gli interventi già avviati, il nuovo Governo dovrà rendere disponibile un miliardo nei prossimi mesi.