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Allora, mentre giustamente ci preoccupiamo del dramma dell'Ucraina, non possiamo dimenticare il dramma delle donne, dei bambini, delle bambine e del popolo afgano. Invito altri colleghi ad aderire alla nostra staffetta. (Applausi) . BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, ricorreva ieri la Giornata internazionale dei bambini Down. Credo che tutti noi conosciamo qualche bambino Down; ne conosciamo la simpatia, l'affettuosità, la voglia di imparare guardando quello che fanno gli altri, il bisogno di compagnia, del gruppo e dell'integrazione. Sappiamo anche che oggi, grazie a tutta una serie di sistemi combinati, che includono l'istruzione, la formazione, l'attività sportiva e anche un approccio alla medicina e quindi alla sanità, che riesce a colmare quelle che possono essere patologie che talora fin dalla nascita si portano con loro, questi bambini riescono a raggiungere risultati alti, anche molto significativi. Ogni tanto si sente dire che un ragazzo Down è riuscito perfino a laurearsi o che un ragazzo Down sta lavorando in un certo contesto e svolgendo determinate funzioni. Li vediamo. Ieri io stessa ho ricevuto un breve filmato in cui si vede un ragazzo Down che suona straordinariamente bene il pianoforte. Sono ragazzi che, se opportunamente stimolati, trasformano davvero le loro difficoltà in obiettivi che raggiungono per la gioia e la soddisfazione loro, delle loro famiglie, dei loro fratelli, delle persone che hanno accanto. Essendo, tuttavia, così facile fare una diagnosi di Down prima ancora che i bambini nascano, perché la loro è un'indagine che si fa sui cromosomi (hanno un cromosoma in più, la Trisomia 2), a volte succede che, proprio per questo, non vengano fatti nascere. Per la paura che possano soffrire e possano rappresentare un peso eccessivo per le loro famiglie, non vengono fatti nascere. Oggi il mondo scientifico, il mondo sociale e il mondo sportivo ci dicono che sono bambini che possono vivere con gioia la loro condizione e possono trasmettere gioia e serenità. Ieri era la Giornata mondiale della sindrome di Down e in conclusione vorrei spendere una lancia a favore della vita di quei bambini, a favore del riconoscimento del loro diritto alla vita. (Applausi) . TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, l'uva zibibbo è la cultivar principe di Pantelleria. Nota per la ricchezza aromatica conferita dalla maturazione al sole e dal ricco terreno vulcanico, è uno dei simboli stessi dell'isola di Pantelleria. La tradizione e il duro lavoro di quegli agricoltori ricavano dallo zibibbo il moscato DOC di Pantelleria, prodotto in numerose cantine dell'isola, la cui procedura è sottoposta a un rigido disciplinare che ne tutela l'antica tecnica di coltivazione, la prima pratica agricola ad essere iscritta dal 2014 nel registro dei beni immateriali dell'umanità, così come l'impianto della vite ad alberello che è un'unicità dell'isola. Nel 2019, con voto di maggioranza del Consorzio volontario di tutela e valorizzazione dei vini a DOC dell'isola di Pantelleria, si è stabilito di introdurre nel disciplinare di produzione l'utilizzo della menzione geografica più ampia «Sicilia» in aggiunta la denominazione «Pantelleria DOC». Si tratta di una pratica di concorrenza avallata dai maggiori produttori siciliani, che hanno compreso la possibilità di vendere un vino DOC a prezzi inferiori, potendo contare sui propri stabilimenti sull'isola maggiore, che certamente ha una migliore logistica e prezzi più concorrenziali, stante l'agricoltura meccanizzata. La variazione non è stata gradita dai produttori panteschi, i quali, preoccupati della possibilità di assimilare la loro produzione a quella meno costosa e faticosa condotta sull'isola maggiore, hanno manifestato più volte preoccupazioni per il futuro dell'attività di viticoltori. L'acquisto d'uva dalle grandi aziende vitivinicole siciliane diviene il modo per esercitare pressioni e dettare indirizzi non solo economici e di valutazione commerciale, ma anche di esistenza stessa della viticoltura eroica a Pantelleria. Il rischio maggiore è che i giovani rimasti a coltivare i circa 400 ettari di zibibbo (sino a qualche anno fa erano circa 4.000) decidano di abbandonare tutto e cercare fortuna altrove. In questo modo chi ha provocato una forzatura rischia di mettere in discussione anche il riconoscimento UNESCO, che vuol dire turismo e attrazione per l'isola e i suoi prodotti. Pagare poco le uve e portare via un'identità vuol dire creare abbandono; abbassare il profilo della qualità significa spingere il consumatore verso altri prodotti. Lo zibibbo per i panteschi è fonte di reddito e di attrazione, è un'identità del luogo che non deve essere scissa, perché è una garanzia per chi eroicamente rimane a vivere e a lavorare secondo la millenaria cultura pantesca, che è anche una tipicità dell'Italia stessa. Esprimo la mia vicinanza ai produttori e ai cittadini che hanno a cuore il futuro dell'isola di Pantelleria e lottano per una mandorla e auspico da parte del Governo misure di sostegno economico alla viticoltura eroica pantesca. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, ieri è stata la ventisettesima Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Questa giornata è riconosciuta ufficialmente dalle istituzioni e vuole dare il giusto risalto al grande lavoro svolto e al costante impegno della vasta rete di associazioni, scuole, realtà sociali da sempre impegnate in prima fila e senza paura nella lotta alle mafie. Questa giornata rappresenta il giusto riconoscimento del cammino fatto, un percorso difficile e tortuoso, costellato purtroppo da tante morti, tragedie e dolori, ma da un costante impegno civile per un vero percorso di cambiamento e di piccoli grandi successi, come i beni confiscati alla mafia e riutilizzati da tante associazioni per un crescita sociale e culturale e, spesso, per il recupero di tante persone fragili o in difficoltà. In quei luoghi dove la legge della violenza, del sangue, della sottomissione e del silenzio rappresentavano la normalità si è riusciti a portare la cultura della non violenza e della solidarietà, con uno sguardo nuovo rivolta a un futuro libero che tutti vogliamo costruire. È una giornata di riflessione collettiva sulle vittime innocenti delle mafie; una giornata per stringersi simbolicamente attorno ai loro familiari; una giornata per affermare il diritto-dovere alla verità; un momento per denunciare pubblicamente la presenza, purtroppo ancora forte, delle organizzazioni criminali mafiose e della loro connivenza con la società civile.