[resaula]

L'emergenza del Covid-19 e la creazione di un vaccino hanno dimostrato quanto la ricerca scientifica sia fondamentale, non soltanto per il progresso della società, ma anche per la salvaguardia della vita dei cittadini. È questo il principio che ispira la misura del credito d'imposta in favore delle imprese che effettuano attività di ricerca e sviluppo per i farmaci, inclusi i vaccini, con riferimento ai costi sostenuti dal 1° giugno 2021 al 31 dicembre 2030. Il senso di responsabilità, il rispetto delle istituzioni e l'attenzione ai problemi reali dei cittadini: sono questi i princìpi che hanno ispirato l'azione di sostegno al Governo di Insieme per il futuro e Impegno civico. Su questi valori, da noi tutti condivisi, si sono fondati il nostro lavoro e il nostro impegno, volti a fornire risposte concrete ai cittadini in un momento così drammatico come quello che stiamo vivendo. In una fase tra le più difficili della storia repubblicana era inevitabile per noi mettere da parte le divisioni che normalmente caratterizzano il dibattito politico per impegnarsi in un'azione di Governo ispirata all'unità nazionale. Purtroppo, Presidente, mi preme aggiungere che questo percorso, su cui abbiamo faticosamente lavorato, è stato bruscamente interrotto e con esso tutti i progetti di riforma che avevamo in programma di concludere, da quello fiscale a quello sulle pensioni. Questa crisi di Governo, che ha interrotto prematuramente una legislatura che già volgeva al termine, ha lasciato attoniti non solo noi, ma tutto il Paese e tanti dei nostri partner internazionali. Noi di Insieme per il futuro-Centro Democratico abbiamo cercato in ogni modo di evitare che l'esperienza di questo Governo, guidato dal professor Draghi, si interrompesse in questo momento così delicato. Come noi, tantissimi cittadini, sindaci, rappresentanti di associazioni, categorie produttive e organizzazioni della società civile hanno chiesto un gesto di responsabilità da parte di tutte le forze politiche che sostenevano questo Governo, affinché le fratture si ricomponessero e si continuasse a lavorare per far fronte alle tante emergenze di questa fase storica. La responsabilità, però, signor Presidente, richiede impegno. Evidentemente, alcune forze politiche hanno preferito anteporre i propri interessi a quelli dell'Italia e degli italiani e hanno scelto la via dello scontro sulla base di meri calcoli elettorali, lasciando il Paese nell'incertezza e gettandosi in una campagna elettorale estiva che ha già assunto toni in qualche caso grotteschi. C'è chi ha deciso di remare contro, perché braccato da un evidente calo dei consensi, portando a non votare la fiducia al Governo; c'è chi invece, come i partiti di centrodestra, ha colto l'occasione per sfilarsi dall'Esecutivo senza assumersene la responsabilità, sacrificando il benessere del Paese sull'altare del consenso. In questo contesto straordinario di emergenza, signor Presidente, con la pandemia che ancora attanaglia il sistema sanitario, la guerra alle porte dell'Europa, il prezzo dell'energia e delle materie prime alle stelle e un'inflazione quasi in doppia cifra, i cittadini hanno dovuto assistere a uno spettacolo impietoso e indecoroso. A pochi mesi dal voto si è scelto di affossare il Governo, indebolendo enormemente la capacità del Paese di effettuare le riforme necessarie a contrastare gli effetti del rincaro dei prezzi e a fornire ai cittadini le risposte concrete di cui hanno bisogno. Tutto questo è stato fatto per un motivo semplice, quanto inquietante per la sua gravità: il puro interesse a rincorrere qualche punto nei sondaggi, ignorando che la posta in palio è il futuro degli italiani e la struttura sociale ed economica del nostro Paese. Signor Presidente, un Governo dimissionario ha per definizione poteri limitati e nel disbrigo degli affari correnti non può far fronte alle misure ambiziose e determinanti che sono necessarie in un momento del genere. I programmi di finanza pubblica saranno necessariamente limitati e ciò avrà delle ripercussioni gravi, che si avvertiranno soprattutto sui nostri territori. Vi è il rischio di perdere quanto di buono è stato fatto in sede europea, con il raggiungimento degli accordi previsti dal PNRR: senza portare a compimento le riforme necessarie entro la fine del 2022, vi è il rischio concreto di perdere i 20 miliardi di euro previsti. Siamo di fronte al pericolo di varare una legge di bilancio che aumenti il debito pubblico senza le dovute coperture o che costringa gli italiani, fin da subito, a enormi sacrifici. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, mi avvio a concludere. La ripartenza tanto auspicata e gli investimenti per realizzare le opere pubbliche per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio e per l'adeguamento dei servizi essenziali sono ora messi a rischio dall'irresponsabilità di forze politiche che hanno a cuore soltanto il proprio interesse. Siamo pronti ad andare avanti per dare risposte ai cittadini, salvaguardare le risorse del PNRR, contrastare i devastanti effetti della crisi economica e sostenere l'Ucraina, colpita dalla vile aggressione russa. Ci saremo, con senso di responsabilità, sempre al servizio dei nostri concittadini, per costruire e non per demolire. Pertanto, annuncio il voto favorevole del Gruppo Insieme per il futuro-Centro Democratico. (Applausi) . MARINO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO (IV-PSI) . Signora Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, signora Sottosegretario di Stato, oggi affrontiamo con diversi stop and go il decreto-legge n. 70 del 2022, comunemente definito decreto delle semplificazioni fiscali. Era un decreto-legge atteso e ritenuto di notevole importanza per gli interventi di semplificazione che il nostro Paese da tempo auspicava. È però diventato un'altra cosa rispetto alle aspettative, anche perché gestito a cavallo di una crisi di Governo e quindi con delle problematicità in più. Non mi soffermo, se non per il resoconto stenografico, sulla ormai ritrita questione del monocameralismo perfetto de facto o del bicameralismo imperfetto, che ci costringe oggi, in quest'Aula, a una mera presa d'atto. Ho già avuto occasione di affrontare il problema qui in Senato, che mi riporta alla nota vicenda del referendum del 2016. Allo stesso modo non mi soffermo, se non per un veloce accenno, che svilupperò dopo, sulla complessa situazione sotto il profilo dei risultati del processo legislativo così gestito e del precedente costituzionale di Camere sciolte che lavorano a pieno regime - anzi, di più - in modo ondivago. In questo caso, però, ci troviamo di fronte a una somma di micronorme, quasi un coacervo: si è passati infatti da 47 articoli a 61. Provo un'invidia positiva per i colleghi della Camera dei deputati, che hanno potuto approfondire adeguatamente questo decreto-legge, e un po' meno per noi. Voglio però invece ragionare sul portato positivo e innovativo di questo decreto-legge e almeno del suo principio ispiratore, poi in parte stravolto in sede di conversione.