[pronunce]

che, pertanto, secondo il giudice a quo, trattandosi di una relazione «nata nell'ambito del gruppo dei pari e sfociata in rapporti sessuali privi di qualunque connotato di violenza o clandestinità», non sarebbe possibile individuare nell'agente «alcun profilo personologico patologico tale da suggerire o imporre quel periodo di osservazione intramuraria di un anno previsto dalla legge»; che nel caso di sottoposizione della vittima ad atti di natura sessuale con violenza o minaccia, con l'attenuante del terzo comma dell'art. 609-bis cod. pen. , pur residuando nell'autore un profilo personologico tale da consigliare un'osservazione della personalità, l'esecuzione della pena verrebbe riportata alle regole ordinarie, mentre in una situazione di fatto di minore gravità, quale quella di cui all'art. 609-quater, quarto comma, cod. pen. , sopra riferita, il condannato subirebbe un trattamento ingiustificatamente deteriore rispetto al primo, con violazione del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost.; che, secondo la Corte di appello di Bologna, inoltre, sarebbe ravvisabile la violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost.; che tale precetto, attuato a livello penitenziario con la previsione della «forma carceraria di esecuzione della pena soltanto come extrema ratio», laddove forme diverse di esecuzione non siano possibili o praticabili, troverebbe un suo «corollario inevitabile nell'adeguatezza della forma di esecuzione della pena alla concreta esigenza rieducativa»; che nei casi come quello di specie non sussisterebbe la particolare «esigenza rieducativa» che ha condotto il legislatore a stabilire un regime differenziato e più gravoso dell'esecuzione penale, con la previsione dell'anno di osservazione intramuraria; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata; che, secondo l'Avvocatura, la normativa denunciata non appare irragionevole, essendo evidente che «la ratio che giustifica la differenziazione tra il trattamento penitenziario riservato ai soggetti condannati per reati di violenza sessuale ai danni di minorenni, sia pure attenuati ai sensi dell'art. 609-quater, quarto comma, cod. pen.», e il trattamento riservato alle persone condannate per reati di violenza sessuale attenuati ai sensi dell'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. si rinviene nell'esigenza «di assicurare la particolare protezione di soggetti minorenni e di affrontare adeguatamente casi che mettono in luce profili patologici della personalità dei rei»; che ugualmente non fondata risulterebbe la questione concernente la violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost., in quanto la finalità della rieducazione del condannato potrebbe essere realizzata solo sulla base di un'attenta osservazione intramuraria della personalità delle persone condannate per reati di violenza sessuale ai danni di minorenni. Considerato che la Corte di appello di Bologna, in funzione di giudice dell'esecuzione penale, ha sollevato, con riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale sia dell'articolo 4-bis, comma 1-quater, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui si riferisce anche ai condannati per il reato di cui all'art. 609-quater del codice penale, attenuato a norma del quarto comma dello stesso articolo, sia dell'articolo 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui, rinviando all'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario, prevede che non possa disporsi la sospensione dell'esecuzione della pena inflitta per tale reato; che in particolare, per il giudice a quo, «la considerazione dell'ipotesi di fatto del processo» a carico del ricorrente, che «ha portato all'inflizione della pena della cui esecuzione si discute nel presente incidente di esecuzione, mostra in tutta evidenza un profilo di irragionevolezza nel complesso normativo applicabile alla fase esecutiva»; che la condanna riguarda «fatti di congiunzione carnale con una minorenne» con la quale il ricorrente «aveva allacciato una relazione - nec vi nec clam e consenzienti i genitori della vittima - iniziata quando anch'egli era minorenne e proseguita nel corso degli anni sino all'instaurazione di una stabile convivenza dalla quale era nato anche un figlio»; che, trattandosi di una relazione «nata nell'ambito del gruppo dei pari e sfociata in rapporti sessuali privi di qualunque connotato di violenza o clandestinità», non sarebbe stato possibile individuare nell'agente «alcun profilo personologico patologico tale da suggerire o imporre quel periodo di osservazione intramuraria di un anno previsto dalla legge»; che nell'ipotesi di sottoposizione della vittima ad atti di natura sessuale con violenza o minaccia, attenuata ai sensi del terzo comma dell'art. 609-bis cod. pen. , pur residuando nell'autore un profilo personologico tale da consigliare un'osservazione della personalità, l'esecuzione della pena verrebbe riportata alle regole ordinarie, mentre in una situazione di fatto di minore gravità, quale quella di cui all'art. 609-quater, quarto comma, cod. pen. , sopra riferita, il condannato subirebbe un trattamento ingiustificatamente deteriore, con violazione del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost.; che, secondo la Corte di appello di Bologna, inoltre, sarebbe ravvisabile la violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost. in quanto nei casi come quello di specie non sussisterebbe la particolare «esigenza rieducativa» che ha condotto il legislatore a stabilire un regime differenziato e più gravoso dell'esecuzione penale, con la previsione dell'anno di osservazione intramuraria; che successivamente alla pronuncia dell'ordinanza di rimessione è intervenuta la legge 1° ottobre 2012, n. 172 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno);