[pronunce]

che il giudice a quo muovendo dalla premessa per cui la disciplina contemplata dall'originaria disposizione dell'art. 14, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, è frutto di una discrezionalità legislativa esercitata in modo tale da non ledere i principi dettati dagli artt. 3 e 53 della Costituzione, ritiene, tuttavia, che lo stesso legislatore, nel porre la norma denunciata, abbia fatto un uso irragionevole della propria discrezionalità e ciò per non aver conferito portata retroattiva ad un regime che, in quanto analogo a quello in vigore prima del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, risulterebbe, per ciò stesso, intrinsecamente ragionevole; che, così argomentando, l'ordinanza, sebbene invochi l'estensione di un regime a discapito dell'altro, nega che la disposizione applicabile per il 1988 si presti a dubbi di costituzionalità, mostrando, in definitiva, di ritenere ambedue le discipline sostanziali, succedutesi nel tempo, frutto, di per sé, di un esercizio non censurabile della discrezionalità del legislatore; che, peraltro, disattendendo una siffatta prospettazione, già di per sé contraddittoria, il giudice a quo solleva, nella medesima ordinanza, dubbi di costituzionalità che investono, a ben vedere, non tanto le disposizioni portate al vaglio di questa Corte, quanto la disciplina dettata originariamente dall'art. 14, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, la quale, pur tuttavia, non viene denunciata, malgrado costituisca la norma applicabile, ratione temporis alla fattispecie sottoposta a cognizione nel giudizio principale; che, pertanto, alla stregua del consolidato orientamento della Corte, la questione, così prospettata in termini contraddittori, deve essere dichiarata manifestamente inammissibile (vedi, tra le altre, ordinanze n. 7 e n. 435 del 2000, n. 373 del 1999).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 3, del d.l. 27 aprile 1990, n. 90 (Disposizioni in materia di determinazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, di rimborso dell'imposta sul valore aggiunto e di contenzioso tributario, nonché altre disposizioni urgenti), convertito, con modificazioni, nella legge 26 giugno 1990, n. 165, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Corte di cassazione, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Vari Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 16 marzo 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola