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Infatti il primo atto forte della costruzione europea è stata la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, proprio per impedire fisicamente una guerra tra gli Stati membri. Il secondo atto era molto coerente con questa prospettiva, cioè la comunità europea di difesa; una volta impedito agli Stati membri di farsi la guerra tra loro, diventava importante dotare l'Unione europea di una personalità di politica estera e di politica della difesa. Sappiamo che, a causa della mancata ratifica nel Parlamento francese (era il 1954, ne sono passati parecchi di anni), questa parte del processo di costruzione è rimasta bloccata. Ora abbiamo la tragica guerra in Ucraina. Le istituzioni comunitarie stanno per approvare la bussola strategica, che il presidente Draghi ha giustamente sottolineato. Non nascondiamoci che questo è uno strumento nato all'indomani della crisi afghana dell'estate scorsa e che adesso viene rinforzato; tuttavia siamo ancora molto lontani da un embrione di difesa europea. Questo si incrocia, a mio parere, con le questioni finanziarie. Molti dicono che abbiamo avuto e che sta avendo successo il Next generation EU, dopo la pandemia; adesso la guerra provocherà gravi ripercussioni sull'economia europea e ci vorrebbe un Next generation EU numero due. Io mi permetto di esprimere parere contrario su questo, perché con il Next generation EU l'Unione europea ha deciso, anche con proprie risorse, di favorire la proiezione nel futuro di tutti gli Stati membri, con progetti di investimento e di riforme, però, sul piano nazionale. Cosa molto diversa è invece dotarsi, anche con risorse finanziarie proprie, della possibilità di creare e di fornire un bene pubblico europeo, cioè la sicurezza collettiva. Sarebbe un grave errore, secondo me, ripercorrere semplicemente il Next generation EU; è arrivato il momento di creare la "Secure EU", un grande progetto comunitario. La considerazione su guerra e mercato unico è più rapida. Tutti stiamo realizzando in questi tempi che ci sarà una certa deglobalizzazione e una certa maggiore dipendenza dai mercati di ciascuno. Pensiamo cosa sarebbe dell'Europa se, di fronte alla Cina e all'America (due grandi mercati continentali), noi avessimo ancora i nostri piccoli mercatucci nazionali. Un'ultima considerazione, signora Presidente, riguarda l'Unione europea e l'allargamento. Ricordiamo tutti quante volte è stata criticata o noi stessi abbiamo criticato la decisione della Commissione europea, alla fine del secolo scorso, di procedere all'allargamento verso est e con quanta cura e con quanta attenzione questo allargamento è stato implementato. Molti però hanno criticato questo, che ha portato anche a fenomeni di concorrenza a basso costo da parte dei nuovi Stati membri. Bene, io vorrei fare una domanda, in particolare a quei senatori alcuni dei quali, un paio d'anni fa, dicevano di sentirsi più sicuri nella Russia di Putin che nei Paesi dell'Unione europea. Oggi che sensazione di sicurezza avremmo in Italia, se quella parte d'Europa che sta tra la Slovenia e l'Estonia fosse nella situazione di Paesi candidati un giorno a essere membri dell'Unione europea? Meglio, credo, che l'allargamento sia già avvenuto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittella. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, ci sono tante emozioni che determinano una guerra, ancor più quando si tratta di una guerra improvvisa, un'invasione brutale di uno Stato sovrano e di un popolo innocente: rabbia, dolore, stupore, condanna, solidarietà e impegno per ripristinare la pace e assistere milioni di persone indifese. È ciò che sta facendo molto bene il Governo italiano insieme a lei, signor Primo Ministro, e il nostro sostegno è pieno, convinto e determinato. È ciò che stanno facendo bene l'Unione europea e la comunità internazionale, le forze a cui siamo legati da un saldo afflato atlantista ed europeista. C'è una lezione da trarre da questa guerra, ed è la stessa che abbiamo saputo trarre dalla pandemia: non esistono fortezze nazionali o locali che possano difenderci appieno e tutta la propaganda isolazionista è platealmente annichilita da una particella invisibile che ci mette in ginocchio, dai carri armati che avanzano e dai cieli anneriti di gas, di lacrime e di lutti. Questa lezione chiama in campo l'Europa; come per il Covid, anche la guerra ci impone di rafforzare la risposta europea. Volendo analizzare solo l'aspetto economico, le stime, sia pure approssimative, in ambito europeo ci dicono che tra aumento dei costi domestici, recupero dell'autonomia energetica, assistenza ai rifugiati e politica di difesa e di sicurezza, parliamo di somme non inferiori ai 200 miliardi. Tutto questo comporta almeno tre impegni prioritari. Il primo: l'emissione di eurobond deve diventare strutturale, non episodica, per ampliare la potenza finanziaria di un Piano europeo di ripresa e resilienza, non dei singoli piani nazionali, come giustamente ha detto il presidente Monti; un piano europeo che deve comprendere necessariamente gli interventi conseguenti alla guerra, in particolare le politiche rafforzate di difesa comune e di politica energetica comune. Certo, l'approvazione della bussola strategica sarà un passo in avanti importante in questa direzione. Il secondo impegno: la riforma del Patto di stabilità va affrontata garantendo autonomia fiscale alla zona euro e il varo di un bilancio della zona euro che si rispetti, che non sia l'1 per cento del reddito nazionale lordo. Terzo impegno: serve una forte iniziativa politica. Ho colto segnali importanti nel suo intervento, presidente Draghi: adesione dell'Ucraina, conclusione dei processi di adesione dei Paesi dei Balcani e attenzione a non sottovalutare ciò che sta succedendo in Bosnia. Non facciamo l'errore esiziale di non vedere ciò che ribolle nel ventre della Bosnia e non dimentichiamo il Mediterraneo. Se si saldano la guerra ad Est e i possibili sommovimenti in Africa, dovuti anche alle crescenti carenze alimentari, saremo in una morsa mortale. Per questo oggi - non domani - è il giorno di un'Europa più forte e più unita. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-+Eu-Az) . Signora Presidente, signor Primo Ministro, alcuni continuano a ripetere che l'Europa si sveglia solo a un metro dal baratro e che nei periodi di calma non si mette a discutere come migliorare. Mi auguro che il Consiglio europeo di giovedì e venerdì segni questo metro dal baratro da cui dobbiamo uscire e che si possa vedere un Consiglio europeo reagire ancora unitariamente. Credo che il problema, dal punto di vista degli obiettivi di Putin, era esattamente quello di dividere l'Europa e di dividere gli Stati europei. Peccato, ha perso, perché almeno finora la coesione dell'Unione europea è stata un elemento importante. Anche la visita di Biden in questi giorni per il vertice NATO, secondo me, può dare qualche indicazione importante e ovviamente rafforzare la difesa. Sulla difesa, signor Presidente, vorrei dirle una cosa. Penso che per costruire un palazzo non si parte dal tetto, ma dalle radici.