[pronunce]

Innanzitutto, la sua portata deve essere circoscritta alle dichiarazioni che, in riferimento alle due diverse delibere di insindacabilità innanzi menzionate, si sovrappongono interamente e cioè alle dichiarazioni rese dallo Sgarbi nelle trasmissioni del 10, 14 e 18 gennaio 1997. Resterebbero fuori, dunque, le dichiarazioni concernenti il «caso del sindaco di Buia», relative alla trasmissione del 24 luglio 1997, anch'esse coperte dalla delibera del 7 ottobre 2003, attualmente impugnata, ma non da quella del 24 febbraio 1999 che concerne, appunto, le dichiarazioni rese dal deputato nelle predette trasmissioni del gennaio 1997 relative – per quanto interessa in questa sede – alla vicenda “Tito-Fasan-Agrusti”. Ciò precisato, le dichiarazioni in esame, sebbene assunte unitariamente da entrambe le delibere di insindacabilità, sono apprezzabili partitamente in relazione alle posizioni dei vari soggetti alle quali si indirizzano, tant'è che esse hanno concretato (nella prospettazione accusatoria dei capi d'imputazione e, per il Tito, anche secondo la sentenza di condanna dello Sgarbi in primo grado) due distinti reati di diffamazione, per la lesione della reputazione di due diverse persone. E difatti, in relazione a tali reati si sono aperti due differenti procedimenti giudiziari, dinanzi a distinti giudici penali: il Tribunale di Treviso per le dichiarazioni concernenti la Fasan e, per quelle concernenti il Tito, dapprima il Tribunale di Venezia e poi l'attuale ricorrente Corte d'appello di Venezia. Di qui, la necessità delle due delibere di insindacabilità, rispetto alle dichiarazioni indirizzate alla Fasan ed al Tito, avvertita consapevolmente anche dalla Camera dei deputati, come si evince chiaramente là dove, nella relazione della Giunta per le autorizzazioni presentata il 4 luglio 2002, viene affermato che la delibera assunta il 24 febbraio 1999 ha «riguardato un fatto parzialmente diverso, vale a dire le affermazioni rese, sia pure nelle stesse puntate di una trasmissione televisiva, ma all'indirizzo di una persona diversa e senza alcuni riferimenti rivolti precipuamente alla parte offesa del procedimento di Venezia». In tale prospettiva, va ribadito quanto già in precedenza questa Corte ha avuto modo di affermare con la sent. n. 265 del 1997 (richiamata nella stessa relazione della Giunta per le autorizzazioni), e cioè che l'effetto inibitorio della deliberazione di insindacabilità, rappresentando una deroga eccezionale, fondata sull'art. 68 della Costituzione, alla normale esplicazione della funzione giurisdizionale, presuppone che essa si riferisca specificamente alle “opinioni” che sono oggetto del giudizio che viene “inibito”, non essendo sufficiente «una generica valutazione del contesto documentale nel quale le dichiarazioni sono contenute a “coprire” manifestazioni di opinione diverse da quelle sulle quali la Camera sia stata chiamata a pronunciarsi» e che a loro volta delimitano l'oggetto e dunque gli effetti della delibera di insindacabilità. Non è, quindi, pertinente invocare l'estensione della ratio decidendi seguita dalla sentenza n. 116 del 2003 di questa Corte, giacché l'esigenza costituzionale che il giudizio per conflitto, una volta instaurato, sia concluso in termini certi non rimessi alle parti confliggenti può trovare rilievo nelle ipotesi di conflitto sollevato più volte dalla stessa autorità giudiziaria per gli stessi fatti, coperti da specifica e pertinente delibera di insindacabilità; dunque, in presenza di una fattispecie, con tutta evidenza, differente da quella in esame. 2.1.3. - Con la seconda eccezione la Camera dei deputati chiede che il conflitto sia dichiarato inammissibile rispetto alle dichiarazioni pronunciate dal deputato Sgarbi nella trasmissione televisiva “Sgarbi quotidiani” del 24 luglio 1997, in cui si fa riferimento al caso del sindaco di Buia – delle quali, diversamente dalle dichiarazioni rese nelle trasmissioni televisive del 10, 14 e 18 gennaio 1997, non è allegata al ricorso la relativa trascrizione integrale – non avendo il ricorrente assolto, in tal modo, all'onere di cui all'art. 26 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Peraltro, ad avviso della difesa della Camera, siffatto profilo di inammissibilità dovrebbe «ripercuotersi, stante la sua intima unitarietà, sull'intero atto introduttivo». La giurisprudenza di questa Corte ha più volte rammentato la necessità che il ricorso per conflitto, perché possa essere scrutinato nel merito, indichi i fatti che ne sono all'origine e, segnatamente, il reale contenuto delle dichiarazioni attribuite al deputato, oggetto della delibera di insindacabilità (da ultimo, sentenze n. 152, n. 97, n. 53, n. 52 del 2007). Nella fattispecie, appare evidente che, in relazione alla vicenda del sindaco di Buia, non soltanto manca la trascrizione della trasmissione televisiva (del 24 luglio 1997) nel corso della quale sono state rese le dichiarazioni incriminate ed oggetto della delibera di insindacabilità, ma del contenuto di tali dichiarazioni neppure sommariamente viene dato conto nel ricorso. Del resto, il fatto che dette dichiarazioni non risultino specificate nemmeno nella delibera della Camera del 7 ottobre 2003 (e neanche nella relazione della Giunta del 2002), non può assumere rilievo alcuno, giacché appare incontrovertibile che la medesima deliberazione della Camera investa anche le predette dichiarazioni. L'eccezione deve quindi essere accolta in riferimento alle sole dichiarazioni rese dal deputato Sgarbi nella trasmissione televisiva del 24 luglio 1997, mentre è priva di fondamento nella sua richiesta estensione a tutto il ricorso introduttivo del presente giudizio, giacché risultano del tutto scindibili, già in punto di solo fatto, le dichiarazioni rese dal predetto parlamentare concernenti i due casi sopra menzionati. Il conflitto va dunque dichiarato inammissibile in parte qua; deve trovare, invece, conferma la sua ammissibilità in riferimento alle restanti dichiarazioni del 10, 14 e 18 gennaio 1997, oggetto sia del procedimento penale pendente dinanzi al giudice ricorrente, sia della impugnata delibera di insindacabilità. 3. - Nella parte in cui è ammissibile la delibazione nel merito, il ricorso è fondato. 3.1.