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Il senatore AIROLA ( M5S ) tiene a sottolineare l'importanza del Protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur, trovandosi, in particolare, concorde sull'esigenza, messa in evidenza dalla relatrice, di salvaguardare in ogni modo la diversità biologica a livello internazionale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. AS 927 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo relativo alla protezione dell'ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (Accordo RAMOGE), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, fatto a Monaco il 10 maggio 1976 ed emendato a Monaco il 27 novembre 2003 DDL 927 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo relativo alla protezione dell'ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (Accordo RAMOGE), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, fatto a Monaco il 10 maggio 1976 ed emendato a Monaco il 27 novembre 2003 (Esame e rinvio) La senatrice TAVERNA ( M5S ), relatrice, introduce il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, di ratifica ed esecuzione dell'Accordo relativo alla protezione dell'ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (il cosiddetto Accordo RAMOGE), tra l'Italia, la Francia e il Principato di Monaco, sottoscritto a Monaco nel maggio del 1976 ed emendato nel novembre 2003. Ricorda, innanzitutto, che un disegno di legge di ratifica del medesimo Accordo era già stato esaminato ed approvato nel dicembre 2017 dalla Commissione esteri del Senato (Atto Senato n. 2979), dopo la sua approvazione da parte della Camera dei deputati, ma non poté vedere completato il suo iter di esame per la conclusione della XVII legislatura. L'Accordo in esame, frutto dell'iniziativa dell'allora Principe di Monaco Ranieri e finalizzato a limitare l'inquinamento marino nel Mediterraneo con la creazione di una zona pilota attraverso una cooperazione sub-regionale, era originariamente delimitato ad un'area che andava da Genova a Saint-Raphaël  da cui l'acronimo che fa riferimento alle località di Saint-Raphaël, Monaco e Genova  poi estesa al perimetro di mare territoriale antistante la regione francese della Provenza-Alpi-Costa Azzurra e la regione Liguria fino a La Spezia. Nel 1993, con l'attuazione del Piano RAMOGEPOL, l'Accordo RAMOGE ha esteso le proprie competenze anche all'alto mare. In più di quarant'anni di attività, RAMOGE ha acquisito una solida esperienza nella lotta agli inquinamenti marini e costieri e nella protezione della biodiversità, impegnandosi fortemente nella sensibilizzazione dei giovani all'ambiente marino. Rispetto al testo del 1976, il nuovo Accordo, che si inserisce in modo coerente nell'ordinamento giuridico nazionale vigente e nel quadro giuridico internazionale a tutela dell'ambiente marino, a partire dalla Convenzione di Barcellona del 1976, introduce importanti elementi di novità, estendendo il proprio ambito di competenza agli aspetti della prevenzione e della lotta contro gli inquinamenti e le degradazioni della fascia costiera, oltre che dell'ambiente marino, e alla salvaguardia della biodiversità. Composto da un preambolo e da 14 articoli, l'Accordo prevede innanzitutto l'istituzione di una Commissione composta dalle delegazioni delle tre Parti, ciascuna delle quali designa un massimo di sette delegati (articolo 1), e fissa la nuova delimitazione della zona RAMOGE, anche in riferimento alla porzione del litorale continentale e alle isole situate nei limiti del mare territoriale, prevedendo che la Commissione possa procedere ad una ulteriore estensione dei limiti geografici per lo svolgimento delle proprie missioni (articolo 2). I successivi articoli disciplinano la missione e i compiti della Commissione RAMOGE, prevedendo che essa sia chiamata a stabilire una più stretta collaborazione tra i competenti servizi delle tre Parti contraenti e delle collettività territoriali rispettive per i fini previsti dall'Accordo (articolo 3), promuovendo, tra l'altro, ricerche e scambi di informazione, l'aggiornamento del Piano di prevenzione e di intervento italo-franco-monegasco sugli inquinamenti marini (Piano RAMOGEPOL), favorendo l'informazione e la partecipazione del pubblico, assicurando il necessario coordinamento con gli organismi internazionali e, infine, raccomandando ai tre Governi e alle collettività territoriali interessate ogni misura utile a perseguire gli scopi dell'Accordo (articoli 3-4). L'Accordo prevede, inoltre, che la Commissione sia assistita da un Comitato tecnico composto da esperti (articolo 6), che la presidenza della struttura decisionale sia assicurata per due anni consecutivi dal capo di ciascuna delle delegazioni (articolo 7), e che il Comitato direttivo della stessa Commissione sia formato dai capi delle tre delegazioni (articolo 11). Per quanto concerne gli aspetti finanziari, il testo prevede che ciascuna delle Parti contraenti si assuma le spese della propria rappresentanza in seno alla Commissione RAMOGE e nei relativi Comitati, oltre le spese per le ricerche condotte sul proprio territorio e per l'attuazione delle diverse raccomandazioni (articolo 12). Precisa, inoltre, che il bilancio dell'Accordo è costituito dai contributi ordinari delle Parti fissati, quanto all'ammontare, dalla Commissione RAMOGE, nonché dai contributi volontari la cui accettazione è parimenti approvata dal Comitato direttivo della Commissione, e che le spese di comune interesse gravano sul bilancio dell'Accordo. Il contributo ordinario spettante all'Italia, deliberato dalla Commissione RAMOGE nel 2003, ammonta a poco più di 36.000 euro annui, alla cui copertura provvede già un apposito stanziamento che insiste su di un apposito capitolo di bilancio (capitolo 1617) del Ministero dell'Ambiente. Il disegno di legge di ratifica si compone di 4 articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), all'ordine di esecuzione (articolo 2), alla clausola di invarianza finanziaria (articolo 3) ed all'entrata in vigore (articolo 4). La relazione tecnica, allegata al provvedimento, fa presente che dall'attuazione dell'Accordo non deriveranno nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. L'Accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. La relatrice conclude aggiungendo che, come evidenziato anche da colleghi della Camera dei deputati, sin dagli anni Novanta, le Parti del menzionato Accordo collaborano anche sotto l'aspetto dell'organizzazione di annuali esercitazioni congiunte anti-inquinamento al fine di contrastare al meglio l'ulteriore potenziale rischio derivante dall'inquinamento marino di origine accidentale. Risultando, dunque, essenziale il potenziamento di tutte le forme di cooperazione virtuose a livello internazionale, lo strumento in esame si inserisce armonicamente in una architettura di accresciuta collaborazione in ambiti strategici come la protezione dell'ambiente. Considerato quanto descritto, auspica, quindi, la celere approvazione del provvedimento in esame. Il PRESIDENTE , nel ringraziare la relatrice per esauriente esposizione, dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato.