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Norme per incentivare l'insediamento in Italia di istituzioni accademiche straniere. Onorevoli Senatori. -- Le disposizioni di cui all'articolo 2 della legge 14 gennaio 1999, n. 4, in materia di «Filiazioni in Italia di università e istituti superiori di insegnamento a livello universitario stranieri», in ormai oltre quindici anni di vigenza, hanno consentito il tranquillo e regolare svolgimento di prestigiose attività culturali ed accademiche straniere in Italia, avendo fornito un quadro giuridico sufficientemente completo nel nostro ordinamento per tali peculiari entità. Proprio in questi ultimi anni, il numero delle «filiazioni» italiane di università ed istituti superiori di insegnamento a livello universitario stranieri è aumentato in maniera considerevole, con indubbi benefici per il nostro Paese, sia sotto il profilo sociale e culturale, che sotto quello più strettamente economico. Come recentemente pubblicato dall' Institute of International Education (Open Doors Data: www.iie.org ), l'Italia è il secondo Paese europeo, dopo solo il Regno Unito, prescelto ad esempio dagli studenti nordamericani per un soggiorno di studio, con un numero di ingressi nell'ordine di circa 30.000 unità. Crescente interesse per il nostro Paese si registra da parte di Paesi «emergenti» come Cina, India, Australia, eccetera. Tuttavia, questo primo periodo applicativo delle predette norme ha evidenziato taluni profili che necessitano di migliore e più completa regolamentazione, onde non penalizzare ingiustamente realtà accademiche che, seppure non esattamente coincidenti con i confini della normativa originaria, nondimeno ne centrano la sostanza e dunque la ratio ad esse sottesa, cogliendo nel contempo l'essenziale obiettivo di promozione dell'internazionalizzazione del sistema universitario italiano, di garanzia della sua qualità e di valorizzazione del merito. D'altro canto appare necessario impedire e contrastare utilizzi in ipotesi fraudolenti della stessa normativa al solo fine di aggirare i vigenti vincoli che in Italia sono previsti per taluni corsi di laurea, ad esempio in settori o materie di indubbia rilevanza pubblicistica. Infine, appaiono indispensabili talune, seppure minime, semplificazioni amministrative che, senza aggravio per la finanza pubblica, potranno da sole incentivare ulteriormente questo tipo di investimenti stranieri in Italia, con immediati benefici in termini occupazionali, fiscali ed economici in genere per il nostro Paese. Il presente disegno di legge mira, quindi, a meglio precisare intanto l'ambito applicativo delle disposizioni dell'articolo 2 della citata legge n. 4 del 1999, inserendo poi una ulteriore e chiara condizione che le filiazioni straniere devono rispettare per essere autorizzate ad operare in Italia e prevedendo semplici, ma efficaci, obblighi dichiarativi annuali. Inoltre, fornisce interpretazioni autentiche su taluni profili che per le attività accademiche straniere in Italia si sono rivelati essenziali, vale a dire la possibilità di utilizzare forme giuridiche flessibili per i contratti di insegnamento, secondo le vigenti normative italiane in materia di lavoro, nonché di evitare le lunghe procedure per il rilascio del permesso di soggiorno per gli studenti che rimangono in Italia per periodi di tempo comunque limitati, e senza deroghe alle esigenze di controllo e sicurezza pubblica. Le disposizioni proposte ai sensi dell’articolo 1 comma 1, lettera a) , del presente disegno di legge al novellato comma 1 dell’articolo 2 della legge n. 4 del 1999 mirano a impedire l'utilizzo fraudolento delle disposizioni attualmente vigenti, inserendo più puntuali condizioni che le filiazioni straniere in Italia debbono soddisfare per poter essere autorizzate ad operare nel territorio della Repubblica italiana. In primo luogo nella nuova lettera a) del novellato comma 1 del citato articolo 2 si indicano le aree delle discipline in cui la filiazione può legittimamente attivare corsi in Italia, sempre a condizione che gli stessi facciano parte a pieno titolo del programma didattico dell'istituzione estera, onde confermare un indispensabile collegamento con il patrimonio culturale italiano, inteso nel senso più ampio del termine. Inoltre nella nuova lettera b) del medesimo comma 1 novellato si stabilisce che il singolo insegnamento nelle discipline di cui alla precedente lettera a) non possa durare, quale corso a sé considerato, per oltre dodici mesi, onde non consentire lo «snaturamento» del concetto stesso di filiazione di istituzione accademica straniera. La novella di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b) , del presente disegno di legge aggiunge un periodo al comma 3 dell'articolo 2 della legge n. 4 del 1999, introducendo un semplice obbligo annuale a carattere dichiarativo, che non sarà motivo di aggravio burocratico per le filiazioni, ma che consentirà ai competenti organi del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di verificare costantemente la rispondenza della filiazione ai requisiti di legge; si prevede, infatti, con scadenza al 30 giugno di ogni anno, l'invio al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca dell'elenco, in forma dettagliata e quindi sufficientemente esaustiva, degli insegnamenti tenuti dalla filiazione e degli studenti che li hanno frequentati, nei dodici mesi precedenti, sancendo la possibile revoca dell'autorizzazione se la filiazione non adempie per due anni consecutivi. La novella di cui all’articolo 1, comma 1, lettera c) , del presente disegno di legge riformula il comma 5 dell'articolo 2 della legge n. 4 del 1999, onde recepire la possibilità di avvalersi di esperti nelle singole materie di insegnamento, ed al contempo renderlo coerente ed aggiornato con la riforma del mercato del lavoro introdotta dal cosiddetto Jobs Act (legge n. 10 del 2014), con riferimento alla tipologia del contratto d'opera e di quello di collaborazione, che possono tuttora ben svolgere la loro funzione, laddove non sia oggettivamente possibile per la filiazione stipulare contratti di lavoro. Nello specifico, con le disposizioni di cui alla novella introdotta dall’articolo 1, comma 1, lettera d) , infine, si chiarisce che l'ambito di applicazione dell'articolo 2 della legge n. 4 del 1999, come modificato ai sensi della presente legge, si estende anche a quelle filiazioni formate da più di una università o istituto superiore di insegnamento a livello universitario stranieri, solitamente riunite in appositi consorzi o raggruppamenti variamente nominati nell'ordinamento di origine. Del pari, si precisa che il medesimo ambito applicativo ricomprende anche quelle filiazioni che svolgono in Italia corsi ovvero programmi a livello post-laurea o equipollenti. Il tutto, ovviamente, senza che ciò comporti alcun diretto ed automatico riconoscimento in Italia dei diplomi ovvero titoli accademici, comunque denominati, in ipotesi rilasciati dalle istituzioni madri estere, e sempre secondo la precisa procedura autorizzativa di cui ai commi 2 e 3 del medesimo articolo 2 della legge n. 4 del 1999, che molto bene ha funzionato negli scorsi anni, coniugando le insopprimibili esigenze di cautela e garanzia con un procedimento veloce e che valorizza il principio del silenzio-assenso in materia amministrativa.