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il calvario giudiziario di chi deve provare che la propria difesa è stata proporzionale. Ecco perché votiamo a favore, ma sosteniamo ancora una difficoltà nel far entrare nel nostro ordinamento un concetto basilare: chi si difende perché aggredito a casa propria non può valutare, nel momento dell'offesa, se la sua difesa è proporzionata o no all'azione di chi si introduce furtivamente a casa sua. Vi è un secondo aspetto che intendiamo sottolineare. Non solo la sinistra, ma anche tanti intellettuali in Italia hanno indicato questo come il provvedimento che aprirà certamente la società italiana al far west : mai cosa è stata più menzognera di questa. Questo disegno di legge, infatti, non cambia minimamente la normativa sull'uso e sul controllo delle armi in Italia; come è stato detto dalla senatrice Rauti, non esiste in Italia una normativa pari a quella che vi è in tante altre parti del mondo (si fa spesso riferimento agli Stati Uniti d'America) e non vi è alcun mutamento. L'Italia è una delle Nazioni con più restrizioni, anche dal punto di vista amministrativo, nell'uso delle armi. Non esiste quindi questo pericolo. Tra l'altro, come ha ricordato benissimo la senatrice Modena, nelle audizioni in Commissione giustizia al Senato abbiamo sentito tanti rappresentanti del mondo dell'imprenditoria e del commercio dire che il 93 per cento degli imprenditori non vuole usare le armi. Questa norma, quindi, serve soltanto a coloro i quali hanno la capacità e la volontà di difendersi. Ecco perché Fratelli d'Italia si aspettava di più ma, come è stato detto ampiamente e come ripetiamo in questa sede, noi voteremo con convinzione a favore del disegno di legge in esame, come abbiamo fatto in prima lettura al Senato e come abbiamo fatto alla Camera. Avremmo preferito di più, ma ci auguriamo che, così come avvenuto con la riforma del 2006, quando si gridò allo scandalo ma poi, in effetti, si constatò che la riforma portava delle novità nella possibilità di difendersi, anche questa norma possa entrare nel vivo della società italiana, in attesa di poterla modificare ulteriormente, a vantaggio di chi viene offeso a casa propria e vuole difendersi. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, gentili colleghi, anticipo che anche noi voteremo convintamente a favore di questo disegno di legge che modifica le norme sulla legittima difesa e lo faremo per un'impostazione culturale che credo di poter dire ci appartenga per una primazia in una battaglia, quella appunto sulla legittima difesa, che va nell'ordine di salvaguardare la sicurezza del popolo italiano. La ratio di questa norma non è infatti quella di fare più morti e non è quella di togliere la vita a qualcuno, perché quando si viene aggrediti nella propria abitazione non esiste l' animus necandi e non c'è la volontà di offendere, ma c'è semplicemente la volontà di difendersi. La norma va quindi nella direzione, ovviamente, di fare meno morti e questo è anche il nostro auspicio. La sicurezza è al centro di questa norma e non solamente di alcune categorie che certamente sono le più bersagliate, ma la sicurezza di tutti: la sicurezza anche di coloro che non si possono permettere di avere un allarme in casa o di avere la polizia privata che li controlla; la sicurezza di chi, Presidente, vive in condizioni di disagio e magari deve difendere un minimo di patrimonio che ha raccolto con enormi difficoltà, attraverso il lavoro, la fatica e il sudore della propria fronte. Ecco perché riteniamo convintamente che il provvedimento al nostro esame debba essere approvato. Questo è nel DNA della gente e non lo è da oggi, ma da sempre. Lo ritroviamo addirittura nel Digesto: addirittura un tempo la saggezza latina sosteneva che « vim vi repellere licet ». C'è una giustificazione alla violenza: alla violenza si può rispondere legittimamente con una violenza in senso positivo. Questo è il motivo per il quale voteremo a favore di questo provvedimento, in considerazione anche di un altro fatto. Noi che facciamo politica dobbiamo confrontarci con la realtà delle cose: abbiamo 600.000 immigrati clandestini; certamente non saranno e non possono essere tutti delinquenti, ma abbiamo la consapevolezza che una buona parte di costoro delinquono. Non lo diciamo semplicemente noi, ma lo dice la cronaca dei giornali, lo dicono le statistiche giudiziarie e lo dicono i procuratori della Repubblica. Vorrei ricordare quello che ha dichiarato il procuratore generale della Repubblica di Bologna presso la corte d'appello, Ignazio De Francisci, nell'ultima relazione del 2018: «L'Italia non è solo diventata un Paese importatore di detenuti stranieri, che preferiscono il nostro sistema a quello del loro Paese, ma diventerà ben presto una sorta di paradiso penale per i latitanti rumeni e di tutti gli altri Paesi dell'Est». Accade spesso che l'arrestato rumeno, quando si dà esecuzione a un mandato di arresto europeo, venga rimesso in libertà, in quanto la Romania o non risponde alle richieste di informazioni sullo stato delle sue carceri, o prende addirittura tempo. Abbiamo in Italia bande di delinquenti efferati che provengono dall'Est che consumano violenze inenarrabili, spesso nei confronti di anziani, di persone giovani e di coloro che si trovano in uno stato di minorata difesa. Noi abbiamo l'obbligo e il dovere giuridico di intervenire pesantemente con una norma che possa davvero dare a queste persone la possibilità di difendersi con coraggio nella propria abitazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il nostro è un appello anche al coraggio per uscire da questa situazione vergognosa e stagnante alla quale ci hanno abituato ormai da troppo tempo certe sentenze, che potremmo definire arcobaleno o addirittura con altri termini, che hanno messo in difficoltà lo stesso ordinamento. Si tratta di sentenze creative, nelle quali si preserva l'eccezione. Ricordatevi sempre, infatti, che in queste situazioni drammatiche - che, per l'appunto, non sono la regola - la vittima è l'aggredito. Secondo la regola, è l'aggressore a commettere la violenza. Quando ci si trova all'interno della propria abitazione, che, come qualcuno ha ricordato anche in Aula, dovrebbe essere un luogo sacro, il luogo dove sono custoditi i nostri affetti e soprattutto dove vogliamo trovare la nostra tranquillità, la serenità, la pace, che vogliamo proteggere con grande forza, difendere tutto questo credo sia un atto legittimo e di giustizia. Quindi, la ratio di questa norma non è solo di ordine politico o giurisdizionale. Le ragioni attengono alla cultura del popolo italiano, e noi difendiamo, in questa situazione, la vita e la proprietà: questo è il nostro obiettivo. Quando si viene aggrediti all'interno della propria abitazione, nei negozi o nelle nostre attività - anche in questo caso soccorre un broccardo latino: bis dat qui cito dat , ovvero chi colpisce per primo colpisce due volte - veniamo colpiti due volte, veniamo colpiti doppiamente. Credo quindi sia doveroso e giusto dare la possibilità di evitare, in tantissimi casi, quella graticola giudiziaria che trascina l'imputato che si è difeso per troppi anni davanti ai tribunali. Questa deve essere la nostra impostazione.