[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 172 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia. Testo B), trasfuso nell'art. 172 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. Testo A), promosso con ordinanza del 30 maggio 2005 dalla Corte dei conti – sezione giurisdizionale centrale, sull'appello proposto dal Procuratore generale nei confronti di C. G., iscritta al n. 529 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 44, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 giugno 2006 il Giudice relatore Paolo Maddalena. Ritenuto che, con ordinanza notificata il 6 giugno 2005 ed iscritta al n. 529 del registro ordinanze 2005, la Corte dei conti – sezione giurisdizionale centrale ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 101, 102, 104 e 108 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 172 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia. Testo B), trasfuso nell'art. 172 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. Testo A); che il Collegio rimettente chiarisce di dovere decidere sull'appello avverso la sentenza 27 febbraio 2003-29 maggio 2003, n. 490 della Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Calabria; che il giudice contabile di primo grado ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione sull'azione di responsabilità amministrativa promossa a carico dell'allora Pretore di Caulonia, il quale, avendo dapprima omesso di provvedere al dissequestro di beni sequestrati contestualmente alla sentenza penale (divenuta esecutiva nell'ottobre 1996) ed avendo provveduto in tal senso solo il 22 gennaio 1998 (pur dopo la ricezione di un biglietto di segreteria in data 22 gennaio 1997, che ricordava l'incombenza), avrebbe comportato all'erario un danno pari alle maggiori spese di custodia dei beni in questione; che la sentenza di primo grado ha declinato la giurisdizione in quanto ha giudicato di natura giudiziaria, e come tale insindacabile in sede di responsabilità amministrativa, l'attività «posta in essere dalla convenuta» ed in quanto «non ha individuato norme di diritto positivo che» ne «consentissero» la «chiamata in giudizio»; che, in particolare, la sentenza impugnata davanti al giudice a quo ha individuato, nella fonte normativa legittimante (norme penali e relativo codice di procedura) e nella fase processuale in cui era consentito adottare il provvedimento di dissequestro (in sede di sentenza), le circostanze connotanti la natura giudiziaria dell'attività contestata al Pretore di Caulonia; che il rimettente riferisce poi i motivi dell'appello del Procuratore generale, il quale, sul presupposto della giurisdizione del giudice contabile, ha chiesto l'annullamento della sentenza, con rinvio al primo giudice per lo svolgimento della relativa istruttoria; che, per l'appellante, l'attività di dissequestro non avrebbe natura giudiziaria e, comunque, dall'articolo 5 della legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile), dagli articoli 150 e 172 del testo unico n. 115 del 2002 sarebbero desumibili argomenti normativi per interpretare la disciplina dettata dalla legge 13 aprile 1988, n. 117 (Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati), nel senso di ammettere la responsabilità dei magistrati in conseguenza della loro attività stricto sensu giurisdizionale, oltre che per i danni indiretti (arrecati a terzi), anche per quelli direttamente recati allo Stato, per i quali, ovviamente, sussisterebbe la giurisdizione del giudice contabile; che, quanto alla natura dell'attività contestata al Pretore di Caulonia, l'appellante sostiene che, alla luce delle previsioni degli articoli 263 del codice di procedura penale, 84 delle relative norme di attuazione (poi trasfuso nell'articolo 150 del testo unico n. 115 del 2002) e 10, comma 3, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 237 (Modifica della disciplina in materia di servizi autonomi di cassa degli uffici finanziari) – che riproduce l'articolo 455 del regio decreto 23 maggio 1924, n. 827 (Regolamento per l'amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato), e che è ora stato trasfuso nell'articolo 172 del testo unico n. 115 del 2002 –, si tratterebbe di «veri e propri atti dovuti, sforniti di qualsivoglia margine di discrezionalità […] che rappresentano necessitato adempimento di altrettanti obblighi di servizio ed implicano profili di spesa che non hanno diretta incidenza non solo e, se del caso, indirettamente sulle parti private, ma principalmente e direttamente sul bilancio erariale»; che, quanto alla ammissibilità di una responsabilità amministrativa dei magistrati anche per attività giudiziaria, l'appellante sostiene che la sentenza n. 385 del 1996 di questa Corte legittimerebbe una tale ipotesi di giurisdizione contabile, in quanto fondata su una specifica interpositio legislatoris. Nella specie le norme legittimanti sarebbero costituite, sul piano soggettivo, dagli articoli 81, 82 e 83 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440 (Nuove disposizioni sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato), dall'articolo 52 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 (Approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti), dall'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti) – che individuano nell'ampia nozione di pubblico dipendente i soggetti passivi della responsabilità amministrativa – e, sul piano oggettivo, dagli articoli 150 e 172 del testo unico n. 115 del 2002 (che regolano il procedimento di restituzione di beni sequestrati e la responsabilità dei magistrati e funzionari amministrativi);