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Anche l'ordinamento dell'Unione europea prevede che alle Regioni ultraperiferiche possano essere destinati aiuti da parte degli Stati per superare la persistenza di tutti questi fattori che, sommati, recano un grave danno allo sviluppo del territorio. Si pensi alle misure per favorire la continuità territoriale, riconosciuta dalla stessa Unione europea come presupposto del diritto fondamentale di libertà di circolazione e di soggiorno. Da tempo la Regione Sicilia ha chiesto al Governo interventi concreti per garantire ai siciliani il diritto alla continuità territoriale e superare gli svantaggi competitivi strutturali e permanenti che tale discontinuità comporta, anche se - colleghi - confido che, attraverso lo stanziamento di risorse adeguate, tale divario possa essere finalmente colmato; continuità territoriale a cui dobbiamo pensare anche in termini di attività di circolazione delle merci, che può essere compromessa da un'offerta insufficiente di servizi di trasporto. La politica deve far sì che anche nei territori insulari siano favoriti lo sviluppo, l'insediamento di imprese e la realizzazione di infrastrutture moderne. È anche per questo che guardo con fiducia al PNRR. Mi riservo di consegnare il testo integrale dell'intervento, auspicando che il disegno di legge al nostro esame sia approvato, perché consentirebbe un passo importante per riconoscere alle nostre splendide isole quello che meritano. (Applausi) . PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. È iscritto a parlare il senatore Doria. Ne ha facoltà. DORIA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, cari colleghi, la giornata di oggi è per me un momento di grande soddisfazione, in cui viene riconosciuto quanto per decenni è stato oggetto di battaglie da parte di chi mi ha preceduto, con l'obiettivo di perseguire quella felicità dei sardi che anche lo statuto del Partito Sardo d'Azione annovera da sempre tra i suoi obiettivi principali. È un partito che quest'anno ha compiuto cent'anni dalla sua nascita, che ha sempre sostenuto le battaglie autonomiste e identitarie, condividendo oggi con la Lega lo spirito federalista di sempre. La Sardegna è un'isola fiera della sua cultura e storia millenaria, ma anche limitata nel suo sviluppo economico, oggi più di ieri, da quel gap rappresentato dall'insularità. Questa, se da un punto di vista filogenetico ha favorito le alchimie genomiche, che hanno fatto della Sardegna la terra dei centenari famosa in tutto il mondo, dall'altra ha determinato un'inaccettabile disparità nello sviluppo socioeconomico che va oggi colmata. Tutte le isole, chi più chi meno, presentano situazioni di svantaggio che riguardano vari ambiti, primi fra tutti i trasporti e l'ambiente. In tema di trasporti, alla Sardegna occorre una vera continuità territoriale marittima ed aerea, duratura nel tempo e non legata a scadenze e proroghe che generano incertezze e diseconomie. La Sardegna, Regione a vocazione turistica, ha iniziato a vedere uno spiraglio di ripresa economica dopo il disastro determinato dalla pandemia e non ha certo bisogno dell'incertezza legata a un sistema di trasporti costoso, inadeguato e penalizzante. Se è un dato inequivocabile il diritto dei sardi alla mobilità da e per la Sardegna al pari del resto degli italiani che vivono e si muovono nella Penisola, non da meno deve essere garantito il diritto a una continuità per le merci in entrata e in uscita dall'isola, che ridurrebbe il gap derivante dal costo dell'insularità, eterna palla al piede di chi decide di fare impresa in Sardegna. A tal fine abbiamo più volte richiesto ai vari Governi che si sono succeduti nel tempo una nuova continuità territoriale che abbatta i costi di trasporto per persone e merci, ma anche un sistema di trasporto con elevati standard di qualità che siano degni di un Paese civile. L'affidamento ai vettori delle rotte in continuità territoriale può reggersi, infatti, non solo con il criterio del basso costo, ma piuttosto su un'offerta complessiva che miri alla qualità del servizio, frequenza dei servizi e maggiori rotte. La qualità e il comfort offerto dai traghetti che solcano le rotte per la Sardegna e la Penisola devono servire come biglietto da visita del nostro comparto turistico e come primo giorno di vacanza per chi decide di trascorrere le ferie nella nostra terra. Tuttavia, se la continuità marittima piange, quella aerea di certo non ride. La continuità aerea imposta alla Sardegna da Roma e da Bruxelles ha concesso di connettere i tre aeroporti sardi con i soli hub di Linate e Fiumicino. Ma, per una libera circolazione dei passeggeri e delle merci, con ovvio rilancio dell'economia, sarebbe invece necessario collegare i tre aeroporti principali sardi anche con gli aeroporti di altre realtà produttive del Paese. Da anni, però, il bando è bloccato al vaglio della Commissione europea, a causa di un'incomprensibile ipotesi di violazione delle regole del mercato che valgono per noi, ma non per la Corsica. Dopo il suo insediamento, il presidente della Regione Christian Solinas, già membro di quest'Assemblea, in una situazione incerta per il mancato rinnovo del bando di continuità aerea fermo Bruxelles, ha dovuto affrontare uno dei più grandi crack economico-finanziari della storia dell'aviazione civile italiana, con il fallimento di Air Italy che, oltre ad aver messo sulla strada 1.500 dipendenti specializzati e le loro famiglie, ha anche lasciato il monopolio delle rotte ad Alitalia, che nei giorni scorsi ci ha salutato per sempre, travolgendoci fra scioperi e disservizi. Oggi si viaggia con Volotea, vettore low cost spagnolo, che assicurerà il servizio fino a maggio e poi non è dato saperlo. Viene proprio da dire che del domani non c'è certezza e lo sviluppo economico di un'isola non si può certo basare su questi presupposti. In tema di ambiente, le isole sono state spesso caratterizzate da un ecosistema fragile, particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e a fenomeni quali l'erosione della costa, la siccità e la scarsità di risorse naturali, che si collega alla dipendenza energetica con la terraferma. Tale situazione suggerisce un intervento pubblico per favorire la produzione di energia da fonti rinnovabili e, più in generale, l'adozione delle misure volte alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici. Alla luce di queste considerazioni oggi plaudo al disegno di legge costituzionale n. 865, d'iniziativa popolare, che mira a riconoscere il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall'insularità e introduce un comma aggiuntivo dopo il quinto comma dell'articolo 119 della Costituzione, in cui solennemente la Repubblica riconosce la peculiarità delle isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità. La disposizione pone in capo alla Repubblica il compito di riconoscere la situazione di svantaggio e di provvedere alle necessarie misure attraverso l'individuazione delle relative risorse necessarie. Per apprezzare la portata innovativa del disegno di legge in esame, desidero richiamare i contenuti dell'articolo 119 della Costituzione e in particolare il quinto comma, a cui si ricollega il provvedimento da un punto di vista contenutistico.