[ddlpres]

Modifiche all'articolo 117 della Costituzione, concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia. Onorevoli Senatori. -- L'Unione europea, negli ultimi anni, ha cercato di attivare politiche di contrasto al riscaldamento globale, tentando di mantenere un ruolo centrale con un'azione politica unitaria, pur non mancando di ascoltare, valutare e tenere conto delle esigenze e delle peculiarità degli Stati membri. In particolar modo con il pacchetto sul clima e l'energia adottato dal Parlamento europeo il 17 dicembre 2008, e con la direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, sono state adottate decisioni tese a impegnare gli Stati membri al rispetto, entro il 2020, di obiettivi ambiziosi di riduzione dell'emissione di gas ad effetto serra. Il pacchetto sul clima e l'energia, pur intervenendo in un periodo di crisi di cui ancora non si conoscono la portata e la fine, ha costretto tutti gli Stati europei ad agire con misure politiche ed economiche di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, che di fatto hanno condizionato l'orientamento delle risorse e delle strategie degli Stati stessi verso l'emergenza climatica. C'è chi lo ha fatto in modo veloce e chi, come l'Italia, ha dovuto fare i conti con una politica energetica estremamente frammentata e con un grado di dipendenza elevato dalle forniture estere di fonti energetiche tradizionali e fossili. D'altronde è noto come gli italiani si trovino a sostenere il peso economico di bollette energetiche più care di almeno il 30 per cento rispetto ai cittadini degli altri Stati europei. Tale circostanza è indubbiamente dovuta in primis alla carenza di produzione di energia e alla necessità di coprire il nostro fabbisogno energetico attraverso l'importazione dagli altri Paesi produttori. Per tale motivo la corsa alla riduzione progressiva della dipendenza dalle fonti fossili (petrolio, carbone, gas), puntando sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, si è rivelata molto complessa, anche se ad oggi possiamo contare su una quota di energia prodotta da fonti rinnovabili che è all'avanguardia con i migliori Paesi europei. Un ulteriore fattore di criticità nel sistema energetico italiano è dovuto anche alla carenza di infrastrutture di trasporto e distribuzione dell'energia, in virtù del fatto che negli ultimi anni gli investimenti in nuove infrastrutture e nel miglioramento di quelle esistenti sono stati insufficienti rispetto a quanto si doveva e poteva fare. Le opere di ammodernamento, ancora oggi, procedono in modo lento presentando forti ritardi e sprechi di risorse pubbliche. La carenza di infrastrutture pone inoltre un evidente freno a uno sviluppo coordinato delle fonti rinnovabili, soprattutto nel sud del Paese laddove, pur essendoci le migliori condizioni climatiche e ambientati, è più evidente il deficit infrastrutturale. E non si può non far riferimento, infine, alla problematica causata dall'incompleta realizzazione del processo di liberalizzazione del mercato dell'energia, ad oggi tutt'altro che realizzato in modo definitivo. Tutti questi fattori producono non solo l'effetto di aumentare i costi delle bollette energetiche per le imprese e per le famiglie, ma creano un enorme gap in termini di competitività rispetto agli altri Paesi europei. Il fattore comune a tutte le criticità analizzate non può che essere ricercato nell'assenza di una politica energetica nazionale che sia in grado di agire e di operare in modo strategico e unitario per lo sviluppo del Paese. È proprio in tal senso che il presente disegno di legge costituzionale, nell'intento di riassegnare al problema energetico la necessaria importanza prioritaria che merita, intende attribuire a tale materia un'esclusiva competenza nazionale, e non concorrente con gli enti locali come previsto nella Carta costituzionale. La questione energetica è un problema complessivo e strutturale e necessita, pertanto, di una politica unica nazionale. Ovviamente, la necessità di una politica nazionale non pregiudica il fatto che bisogna comunque tener conto delle situazioni e delle esigenze locali, talvolta molto complesse e diverse tra loro, ma il tutto deve essere affrontato con l'obiettivo di porre concreti e immediati rimedi agli ostacoli frapponibili. Assegnare la competenza esclusiva in materia energetica allo Stato faciliterebbe senza dubbio la previsione di una soluzione definitiva ai molteplici problemi che impediscono la realizzazione delle opere e degli investimenti energetici. Snellire gli iter burocratico-amministrativi e autorizzativi per l'installazione di fonti rinnovabili e non promuovere un piano di localizzazione e di installazione dei rigassificatori; trasformare i rifiuti da problema a risorsa mediante la costruzione di termovalorizzatori; incentivare l'innovazione tecnologica e l'efficienza energetica; sviluppare una nuova capacità produttiva di energia elettrica privilegiando progetti di ristrutturazione di impianti esistenti; in definitiva, pensare a un mix energetico che possa puntare a minimizzare le necessità di approvvigionamento dall'estero: queste sarebbero soluzioni immediatamente perseguibili solo con una strategia energetica nazionale. E, non da ultimo, tale strategia permetterebbe la realizzazione di un sistema armonizzato, con norme uguali sul territorio evitando la concentrazione di realizzazioni nelle zone dove le regole sono più agevoli. Questo porterebbe alla possibilità di avere controlli più efficaci anche perché meno interpretabili evitando, di fatto, tanti scempi ambientali che troppe volte hanno violato territori di pregio. Dunque, il nostro Paese necessita di un vero e proprio piano energetico nazionale e per tale ragione il presente disegno di legge costituzionale si propone di semplificare la normativa vigente e di riordinare le competenze in materia di energia dei vari organi ed enti (Stato, regioni, enti locali, Autorità per l'energia elettrica e il gas). In definitiva, solo una politica energetica nazionale permetterebbe di: 1) consentire una riallocazione delle risorse e dei fondi pubblici, nell'ambito del Quadro comunitario di sostegno 2007-2013, che generalmente vanno dispersi o sono utilizzati in maniera indiscriminata e poco efficace, verso politiche di incentivo alle iniziative di ricerca e di innovazione volte alla predisposizione di nuove soluzioni tecnologiche che possano affiancare le tecnologie già esistenti e migliorarle in termini di efficienza; 2) snellire gli iter burocratici nella messa in atto di interventi per il rifacimento, l'ammodernamento e i nuovi investimenti nelle reti infrastrutturali energetiche; 3) sviluppare iniziative volte a favorire lo sviluppo dell'edilizia eco-sostenibile, aiutando il sistema produttivo e indirizzandolo verso tecniche attente all'ambiente e alla centralità dell'uomo; 4) favorire lo sviluppo dei trasporti pubblici eco-sostenibili, soprattutto di quelli alimentati a biocarburanti, anche inserendoli in un contesto di piani di viabilità volti a disincentivare il traffico privato a vantaggio di quello pubblico, la ciclabilità, il risparmio energetico nell'illuminazione pubblica e l'estensione delle aree verdi, il recupero e il riutilizzo delle acque meteoriche e grigie;