[pronunce]

in particolare, il Tribunale fa riferimento alla interpretazione della domanda e alla delimitazione del petitum che sarebbe stata operata dalla Camera, richiamando il passaggio della relazione della Giunta per le autorizzazioni in cui si afferma che l'intervista rilasciata dal deputato Bondi era intesa a richiamare l'attenzione sulla necessità che, nelle trasmissioni televisive nelle quali si dibattesse sulle questioni oggetto di esame da parte del Parlamento, fosse garantito il contraddittorio tra i sostenitori di orientamenti contrapposti, e si sottolinea come tale questione avesse costituito oggetto di aspri contrasti tra le forze politiche, senza alcun approfondimento sulla sussistenza del nesso funzionale tra intervista e attività parlamentare, in base alla osservazione, definita «sbrigativa» dal ricorrente, che «non è di questo che si dolgono gli attori». Né sarebbe ravvisabile, nel caso in esame, alcuno degli indici individuati dalla giurisprudenza costituzionale ai fini della verifica della sussistenza del nesso funzionale tra atto atipico riferibile al parlamentare e funzione parlamentare: non la natura ufficiale e pubblica dell'atto, trattandosi di una intervista rilasciata ad un quotidiano; non il contenuto politico sul quale si articoli la opinione espressa dal deputato, in quanto nella intervista in questione non si formula alcuna opinione, ma si afferma la falsità delle dichiarazioni dei due professionisti; non la circostanza che l'atto atipico sia compiuto in un contesto cronologico unitario rispetto all'atto parlamentare tipico o che sia conseguenziale ad un atto tipico, costituendone la divulgazione, né che le dichiarazioni rese dal parlamentare siano «specifiche e circostanziate», risultando l'accusa di falsità del tutto generica, e priva della indicazione delle ragioni della stessa; e neppure la corrispondenza sostanziale di significato tra l'atto atipico e il precedente atto tipico, corrispondenza per la cui ravvisabilità non è sufficiente la semplice comunanza di argomenti, né la semplice riconducibilità ad un medesimo contesto politico. Il Tribunale ricorrente ha, pertanto, chiesto che la Corte costituzionale accerti e dichiari che non spettava alla Camera dei deputati dichiarare la insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal deputato Sandro Bondi, per le quali pende il procedimento civile promosso dai dottori Luca Gianaroli e Claudio Giorlandino, e, per l'effetto, annulli la deliberazione di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati il 30 settembre 2004. 2. – Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza di questa Corte n. 119 del 2005, depositata il 18 marzo 2005. Il Tribunale di Roma ha provveduto a notificare tale ordinanza, e l'atto introduttivo del giudizio innanzi a questa Corte, alla Camera dei deputati in data 23 marzo 2005, e li ha, quindi, depositati il 1° aprile 2005. 3. – Si è costituita in giudizio, con memoria depositata il 12 aprile 2005, la Camera dei deputati, eccependo la inammissibilità e/o irricevibilità nonché la improcedibilità del ricorso, e, nel merito, la infondatezza dello stesso. Sotto il primo profilo, la difesa della Camera eccepisce la inammissibilità della censura, dedotta dal Tribunale, relativa al procedimento seguito dalla Camera dei deputati per l'approvazione della delibera di insindacabilità, rilevando lo sconfinamento dell'autorità ricorrente in un sindacato sugli interna corporis del Parlamento, tra l'altro esulante dal terreno del conflitto di attribuzione. Si sottolinea, al riguardo, il carattere del relativo giudizio, che non è di tipo impugnatorio, consistendo nello scrutinio sulla effettiva sussistenza dei presupposti di operatività dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, e non già sulla mera esistenza e congruità della motivazione della delibera di insindacabilità, come confermato dall'art. 3, comma 8, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato). In ogni caso, si fa presente che l'oggetto della delibera in questione era fissato nell'ordine del giorno dei lavori dell'Assemblea, e che la relazione della Giunta per le autorizzazioni era nella disponibilità dei parlamentari. Quanto alla motivazione della delibera, essa sarebbe ampiamente desumibile sia dalla stessa relazione della Giunta, che ne costituisce parte integrante, sia dagli articolati interventi resi in sede di dichiarazione di voto da parte dei deputati intervenuti. Nel merito, la difesa della Camera conclude per il rigetto del ricorso, rilevando un inscindibile nesso funzionale tra le predette dichiarazioni e la funzione parlamentare, e sottolineando, in particolare, che le prime altro non sarebbero che la riproposizione, ancorché in forma necessariamente più sintetica, di opinioni già manifestate dallo stesso deputato in Assemblea nella seduta dell'11 giugno 2002. Né rileva, secondo la difesa della Camera, alla stregua della giurisprudenza costituzionale, l'anteriorità di detti interventi rispetto alle dichiarazioni di cui si tratta, tanto più che l'arco temporale che separa i due interventi è il medesimo nel corso del quale si è articolata la discussione pubblica e parlamentare in ordine alla disciplina della procreazione assistita. Si sottolinea, inoltre, che l'intervento del giugno 2002, contrariamente alla versione riduttiva accreditata dal ricorrente, presenterebbe un più ampio respiro, investendo soprattutto quei richiami di metodo, riferiti alla necessità della completezza delle argomentazioni in campo, del ruolo della scienza e della enucleazione delle diverse posizioni scientifiche, la cui inosservanza è stata oggetto delle dichiarazioni critiche rivolte alla trasmissione televisiva dalle quali ha avuto origine il procedimento civile pendente presso il Tribunale di Roma. In definitiva, l'oggetto della critica mossa dal deputato non sarebbero state le posizioni assunte dai due medici, ma le modalità organizzative del dibattito nel cui contesto quelle posizioni hanno avuto modo di manifestarsi. 4. – Nell'imminenza della data fissata per la pubblica udienza, la difesa della Camera dei deputati ha depositato una memoria con la quale, nel sottolineare la contraddittorietà del ricorso, che, mentre fa valere una pretesa carenza di motivazione, contesta proprio le motivazioni addotte in sede parlamentare, ribadisce che l'iter della delibera si è svolto secondo le cadenze fissate dal regolamento della Camera e le prassi organizzative, segnalando, in particolare, che la relazione della Giunta per le autorizzazioni, cui si è conformata l'Assemblea, era rubricata come «Doc. IV-quater, n. 106», come attestato dalla apertura della discussione da parte del Presidente: sicché detto documento era sicuramente a conoscenza dei membri della Camera prima che si svolgesse la relativa relazione in Assemblea.