[ddlpres]

Nuovo statuto con una propria peculiarità, ed unicità ordinamentale, i cui contenuti di merito dovranno ispirare ed orientare l'esercizio professionale della funzione docente da parte di prestatori di lavoro alle dirette dipendenze della pubblica amministrazione, aventi anch'essi un proprio status , che deve essere coerente con le finalità del servizio da erogare, vale a dire coerente con quello stesso statuto. Di qui l'ovvio corollario che, senza un'antecedente definizione dello status del soggetto discente, secondo la Costituzione e le nuove fonti normative del nuovo progetto di scuola, non si possa ragionevolmente e con certezza di riferimenti, fare chiarezza sulla portata e sui contenuti di merito dell'attività che coinvolge l'esercizio della funzione docente e della libertà di insegnamento. Non si ritiene pensabile, cioè, poter definire, sotto il profilo istituzionale, la natura, la qualità e il ruolo di essa funzione e di essa libertà, senza avere prima definito lo status del soggetto discente, all'interno del servizio, in quanto sono i diritti, gli interessi e le aspettative di una tale persona, unite a quelle del Paese, a costituire la fonte generativa, unica e originaria, del conferimento della funzione e del riconoscimento della libertà che ad essa accede. Dunque, una scuola di Stato laica, non confessionale e democratica, garante del diritto ad una prestazione didattica secondo standard di qualità e quantità definiti e garante, altresì, dei diritti inviolabili che fanno capo al soggetto discente, cioè alla libertà di apprendimento, alla continuità di esso e alla propria diversità, in attuazione del principio di eguaglianza sostanziale, di cui all'articolo 3, secondo comma, della Costituzione. Statuto dei docenti. Il «nuovo» professionista docente della progettazione formativa. Gli ambiti di esercizio della libertà di insegnamento Una premessa del tutto necessaria, diretta a fare chiarezza sul tema. Lo svolgimento di una qualsivoglia attività è sempre legata alla qualità e al valore dello scopo da conseguire. Quando quest'ultimo ha la finalità di soddisfare bisogni, od esigenze, aventi rilievo meramente privatistico, cioè che si esauriscono entro i limiti che le stesse persone ritengono confacenti alle proprie aspettative, allora la normativa che lega il prestatore dell'attività al datore di lavoro, ha il solo rilievo di garantire e tutelare -- attraverso la contrattazione -- la migliore retribuzione possibile, alle migliori condizioni possibili di lavoro e con il riconoscimento della necessaria autonomia tipica dell'attività da svolgere, risultando -- in sede contrattuale -- irrilevanti gli interessi privati che spingono i «clienti» ad utilizzare il «prodotto» di quell'attività. Al contrario, quando è l'ordinamento giuridico, nel nostro caso la Costituzione, a sancire che l'educazione, la formazione anche professionale e l'istruzione, costituiscono valori fondanti dello stesso assetto democratico, allora è il medesimo ordinamento a prevedere la specifica funzione docente (articolo 33, primo comma, della Costituzione), il cui esercizio è diretto al soddisfacimento dello scopo posto, scopo come «servizio» da rendere al discente e al Paese. In tal caso, dovendosi garantire e tutelare uno scopo, o un bene, avente natura pubblica, l'ordinamento pone a presidio della funzione guarentigie la cui definizione non può essere nella disponibilità dei soggetti firmatari del contratto di lavoro. In tale previsione, le norme di stato giuridico hanno una duplice finalità: quella -- istituzionale -- di garantire e tutelare le condizioni del pieno esercizio della funzione in rapporto al «servizio» da garantire, e quella -- strumentale -- di stabilire sia la retribuzione economicamente più vantaggiosa, sia le migliori condizioni possibili di lavoro (area quest'ultima, fisiologicamente tipica della contrattazione tra organizzazioni sindacali e parte datoriale). Ad oggi, nel mentre il legislatore ha provveduto ad una prima definizione della normativa riguardante l'autonomia della scuola e alla riforma degli ordinamenti didattici, lo stesso non ha ancora ridefinito e riorientato la funzione docente, dirigente e dirigente tecnica, secondo la previsione costituzionale e secondo la nozione di scuola come servizio. Norme in materia di dirigenza scolastica Attualmente è in esame al Senato in 1 a Commissione permanente Affari costituzionali, in sede referente, il provvedimento governativo noto come «decreto Madia» sulla «Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» (atto Senato n. 1577) dove si prevede, tra l'altro, la revisione della disciplina in materia di dirigenza pubblica attraverso: a) l'istituzione del sistema della dirigenza pubblica, articolato in ruoli unificati e coordinati, accomunati da requisiti omogenei di accesso e da procedure analoghe di reclutamento; b) l'istituzione di un ruolo unico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, in cui confluiscono anche i dirigenti degli enti pubblici (non economici) nazionali e delle agenzie governative, con esclusione della dirigenza scolastica; c) l'accesso alla dirigenza per corso-concorso; cadenza annuale del corso-concorso per ciascun ruolo; d) l'affidamento alla Scuola nazionale dell'amministrazione dei bandi di concorso. Di qui le osservazioni che seguono. La normativa vigente sulla dirigenza scolastica contenuta nel decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, risulta viziata da varie illegittimità che, necessariamente, vanno eliminate. In merito si osserva: a) la dirigenza scolastica, ai sensi dell'articolo 21, comma 16, della legge delega 15 marzo 1997, n.59, è filiazione organica e diretta dell'articolo 33, primo comma, della Costituzione: «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento». Essa deriva dalla unicità della funzione docente, costituendo di essa forma differenziata. I dirigenti scolastici sono reclutati esclusivamente all'interno del personale docente. L'attività didattica organizzata, di cui al Piano dell'offerta formativa (articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275), costituisce riserva di legge, per cui essa non è nella disponibilità del potere esecutivo. In ragione di ciò non può esistere -- tra il titolare del potere di indirizzo politico e il dirigente scolastico -- alcun rapporto di fiduciarietà. Non è il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -- quale organo politico di indirizzo, a governare l'attività didattica organizzata attraverso proprie direttive. L'assenza di un qualsivoglia rapporto di fiduciarietà comporta, come diretta conseguenza, l'applicazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e una valutazione dei risultati coerente con le finalità del nuovo sistema di autonomia della scuola. La dirigenza scolastica, come forma differenziata dell'unica funzione docente ex articolo 33, primo comma, della Costituzione, costituisce snodo politico di fondo del nuovo sistema di autonomia della scuola, di cui all'articolo 21, comma 16, della legge di delega 15 marzo 1997, n. 59, ed al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275;