[pronunce]

Nondimeno, l'ha dichiarata manifestamente infondata, poiché «l'erogazione pecuniaria suddetta nella sua disciplina rivela assenza di specifiche connotazioni tributarie» e la prestazione stabilita dalla norma scrutinata esorbita «dal complesso dei fenomeni tributari [e] non incide sui contenuti dell'art. 119 Cost.». Tale esito è, peraltro, coerente con la rilevanza che questa Corte attribuisce al cosiddetto «diritto vivente», la cui presenza la induce, di regola, ad assumere la disposizione censurata nel significato da questo ritenuto, astenendosi dal fornirne uno proprio. Affinché ciò accada, è però necessario che sussista un'elaborazione giurisprudenziale che connoti la norma censurata in termini appunto di «diritto vivente», circostanza ricorrente in presenza di un'interpretazione offerta dalla Corte di cassazione, alla quale compete la funzione nomofilattica (per tutte, sentenze n. 122 del 2017, n. 220, n. 78 e n. 11 del 2015). In mancanza di un «diritto vivente» (quindi, di un'esegesi della disposizione da parte del giudice di legittimità), questa Corte procede invece direttamente all'interpretazione della disposizione e, conseguentemente, ancora prima, grava sul rimettente l'onere di esplicitare le ragioni della premessa interpretativa dalla quale egli muove per dubitare della legittimità costituzionale della medesima. Siffatto onere non può essere escluso neanche qualora, come nella specie, il giudice a quo sia vincolato in punto di sussistenza della giurisdizione. Di detta ultima circostanza si è, peraltro, significativamente dimostrata avveduta la Società ricorrente nel processo principale che, nel presente giudizio, l'ha infatti approfondito, svolgendo argomentazioni che, tuttavia, non possono porre rimedio alle lacune descrittive dell'ordinanza di rimessione. 4.2.- La mancanza di una consolidata elaborazione giurisprudenziale - e, comunque, di una pronuncia sul punto da parte del giudice di legittimità - impone a questa Corte di verificare se la qualificazione come tributario del prelievo sia corretta. Tuttavia, proprio per questo, ancora prima, come sopra precisato, detta mancanza onerava il giudice a quo dell'esplicitazione delle ragioni a conforto di tale qualificazione. Si tratta infatti di un'operazione ermeneutica imprescindibile, allo scopo di accertare la riferibilità alla norma dei parametri costituzionali che il rimettente ipotizza lesi, proprio ed esclusivamente in ragione dell'asserita natura tributaria del prelievo. La controvertibilità del profilo in esame, desumibile già dal contrasto maturato all'interno del processo principale, è avvalorata anzitutto dalla constatazione che la natura tributaria è stata negata dalla Corte di cassazione con riguardo a contributi omologhi previsti da norme di altre leggi regionali (sezioni unite civili, ordinanze 24 dicembre 2009, n. 27347 e 19 dicembre 2009, n. 26815). Inoltre, la stessa controvertibilità è confortata dalla circostanza che un orientamento della giurisprudenza amministrativa ha evidentemente ritenuto la natura non tributaria dei contributi previsti dall'art. 18 della legge della Regione Campania 13 dicembre 1985, n. 54 (Coltivazione di cave e torbiere), affermando che le relative controversie sono attribuite alla giurisdizione del giudice ordinario (TAR Campania, Napoli, sezione quarta, sentenza 6 luglio 2016, n. 340; sezione terza, sentenza 12 gennaio 2015, n. 138). Quest'ultimo orientamento assume preciso rilievo, tenuto conto dell'espresso riferimento contenuto nel censurato art. 17, comma 1, alla legge regionale n. 54 del 1985 e dell'ancora più specifico richiamo della stessa da parte del citato art. 19 (che, al comma 1, dispone: «i titolari di autorizzazioni estrattive sono tenuti annualmente, in aggiunta ai contributi di cui all'articolo 18 [...]» di detta legge), in quanto entrambi sono tali che impongono di approfondire se, ed entro quali termini, il contributo previsto da dette norme si inscriva in quello già previsto dalla legge regionale n. 54 del 1985, che potrebbero essersi limitate ad integrare. Nel contesto di dette circostanze, costituendo la natura tributaria dei contributi il presupposto dei sollevati dubbi di legittimità costituzionale, gravava dunque sul rimettente l'onere di indicare, almeno in sintesi, le ragioni a conforto della sussistenza degli indefettibili requisiti necessari per detta configurazione (e cioè che la disciplina legale deve essere diretta, in via prevalente, a procurare una definitiva decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo; la decurtazione non deve integrare una modifica di un rapporto sinallagmatico; le risorse, connesse ad un presupposto economicamente rilevante e derivanti dalla suddetta decurtazione, debbono essere destinate a sovvenire pubbliche spese; per tutte, sentenze n. 269 e n. 236 del 2017). L'ordinanza di rimessione non ha svolto invece nessun argomento a conforto di tale premessa. Il relativo onere motivazionale non può, inoltre, ritenersi adempiuto mediante il mero, generico, riferimento alla sentenza del giudice di appello, in quanto effettuato senza dare conto in alcun modo delle ragioni in questa addotte a conforto della natura tributaria dei prelievi, che costituisce il presupposto dei dubbi di legittimità costituzionale. Il difetto di motivazione in ordine alla premessa interpretativa comporta l'inammissibilità delle sollevate questioni (sentenza n. 45 del 2017).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 17 della legge della Regione Campania 11 agosto 2005, n. 15 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione Campania - Legge finanziaria regionale 2005) e dell'art. 19 della legge di detta Regione 30 gennaio 2008, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione Campania - Legge finanziaria 2008), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 23, 41, 117 e 119 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Napoli, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 febbraio 2018. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Augusto Antonio BARBERA, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'8 marzo 2018. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA