[pronunce]

2.4.- Nel senso della qualificazione delle previsioni regionali come norme applicative di principi già desumibili dalla legislazione statale deporrebbe, inoltre, la previsione di cui all'art. 36 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164, che ha riconosciuto la nettizzazione dai limiti imposti dal patto delle maggiori entrate derivanti dalle royalties, per gli anni 2015-2017, nel limite degli incrementi di produzione realizzati rispetto al 2013. 2.5.- Secondo la difesa regionale, ove l'art. 32, comma 4, della legge n. 183 del 2011 fosse interpretato nel senso di precludere l'utilizzabilità delle royalties come previsto dalla disposizione regionale impugnata, la Corte non potrebbe esimersi dal sollevare innanzi a se stessa la questione di legittimità costituzionale della disposizione de qua, per violazione degli artt. 3, 117, primo e terzo comma, e 119 Cost. 2.5.1.- Quanto alla rilevanza della questione, essa si rinverrebbe nella circostanza che i principi contenuti nella suindicata disposizione svolgerebbero la funzione di parametri interposti, rispetto ai quali andrà verificata la legittimità costituzionale della legge regionale impugnata. E tali principi, ad avviso della Regione, consisterebbero non solo nella previsione di tetti di spesa, ma anche nell'esclusione, da quei tetti, di talune voci di spesa necessarie per il rilancio dell'economia e l'incentivazione degli investimenti. 2.5.2.- Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, l'art. 32, comma 4, violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost., perché - ove l'elencazione delle spese escluse fosse ritenuta tassativa - essa esaurirebbe lo spazio entro il quale potrebbero concretamente esercitarsi le competenze legislative e amministrative regionali. 2.5.2.1.- La censurata disposizione violerebbe, altresì, l'art. 3 Cost., in quanto produrrebbe un'ingiustificata disparità di trattamento tra Regioni, alcune delle quali verrebbero arbitrariamente favorite dall'esclusione di specifiche voci di spesa, con la conseguenza di incentivare lo sviluppo di singoli territori e penalizzarne altri. 2.5.2.2.- L'art. 32, comma 4, infine, violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., in quanto la mancata previsione delle spese di investimento fra le deroghe al patto di stabilità sarebbe in contrasto con il sistema normativo dell'Unione europea in tema di finanza pubblica, che avrebbe tra i suoi obiettivi quello di una «crescita sostenibile» e «promotrice dell'occupazione». 2.5.2.3.- La mancata indicazione fra le deroghe al patto di stabilità interno delle spese di investimento finanziate con le royalties petrolifere, in Regioni che presentano specificità economiche e territoriali quali la Basilicata, violerebbe inoltre i principi comunitari di proporzionalità e ragionevolezza, posto che il tetto di spesa assegnato alla Regione Basilicata è più basso della reale disponibilità di cassa della Regione; e posto che il legislatore statale, nel disciplinare le eccezioni al patto di stabilità interno, ha previsto deroghe in favore di alcune Regioni, tenendo conto delle situazioni peculiari nelle quali versano. 2.5.3.- Né, ad avviso della Regione, l'intervenuta modifica dell'art. 32, comma 4, ad opera dell'art. 36 del d.l. n. 133 del 2014, varrebbe a superare le dedotte censure di incostituzionalità della norma, in quanto la prevista esenzione dal patto di stabilità è limitata temporalmente e si riferisce soltanto alle entrate da royalties incrementali. 2.6.- La Regione, infine, chiede alla Corte di valutare l'opportunità di un rinvio pregiudiziale interpretativo dell'art. 32, comma 4, della legge n. 183 del 2011 innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea, per sapere se gli artt. 3 e 119 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), l'art. 1 del Trattato su stabilità, coordinamento e governance dell'Unione economica e monetaria, il patto di stabilità e crescita e i principi di proporzionalità e ragionevolezza, ostino ad una normativa nazionale, quale quella del citato art. 32, comma 4, che non preveda - fra le deroghe al patto di stabilità interno - le spese per investimento funzionali allo sviluppo del territorio; e che, nel testo modificato dall'art. 36 del d.l. n. 133 del 2014, le preveda solo entro certi limiti. 2.6.1.- Secondo la Regione, la rilevanza di una simile questione andrebbe ravvisata nel fatto che l'interpretazione richiesta alla Corte di giustizia sarebbe pregiudizialmente necessaria per la pronuncia di questa Corte in ordine all'impugnata legge regionale, dal momento che le norme delle quali si chiede il rinvio interpretativo costituiscono parametro interposto alla luce del quale valutare la legittimità costituzionale della suddetta legge. 3.- Con una memoria depositata in prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri ha insistito nelle conclusioni già rassegnate nel ricorso, ritenendo che l'elencazione di cui all'art. 32, comma 4, della legge n. 183 del 2011 abbia carattere tassativo. La disposizione impugnata, pertanto, autorizzando pagamenti a fronte di spese non consentite dal patto di stabilità interno, sarebbe in contrasto non solo con la lettera, ma anche con la ratio della disposizione statale. 3.1.- Secondo la difesa statale, inoltre, ove anche si riconoscesse alle royalties petrolifere la natura di risorsa autonoma regionale, non sarebbe comunque preclusa allo Stato la possibilità di imporre alle Regioni vincoli alle politiche di bilancio per ragioni di coordinamento finanziario. 3.2.- Quanto alla richiesta rivolta a questa Corte di sollevare innanzi a se stessa la questione di legittimità costituzionale del richiamato art. 32, comma 4, l'Avvocatura generale ne deduce anzitutto l'inammissibilità, in quanto si tradurrebbe in un'elusione del termine perentorio di sessanta giorni, previsto dall'art. 127, secondo comma, Cost., per promuovere la questione di legittimità costituzionale della legge statale. 3.2.1.- Nel merito, in ogni caso, la questione sarebbe infondata, perché il legislatore statale può, con una disciplina di principio, imporre alle Regioni vincoli alle politiche di bilancio per ragioni di coordinamento finanziario. 3.3.- Del pari inammissibile sarebbe la richiesta di attivare il meccanismo del rinvio pregiudiziale ai sensi dell'art. 267 TFUE.