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Chi è in grado di scrivere una sentenza sarà sicuramente in grado di valutare e scrivere un parere per un procuratore o qualunque presidente di sezione o presidente di tribunale, ha affermato Nicola Gratteri, ma ciò avrebbe sottratto potere a quel sistema correntizio che ha alimentato la metastasi della magistratura, ossia un sistema di protezione per i propri adepti anche se dovessero applicare la legge per i nemici, interpretarla per amici e sodali, come documentato dai gravi fenomeni quotidiani di malagiustizia. Infine, non poteva mancare la ciliegina sulla torta, ovvero che i magistrati vengono sottoposti a valutazione degli avvocati, ossia quella controparte che in aula rappresenta coloro che sono imputati dagli stessi magistrati. Altro criterio di valutazione è il numero di sentenze, ma poi c'è un altro punto che rischia di minare per sempre il principio della separazione tra il potere esecutivo e quello giudiziario, sui quali da tre secoli si basa la cultura giuridica e politica dell'Europa occidentale. In base alla riforma sarà il Parlamento a indicare ai procuratori capo quale reato devono perseguire con maggiore urgenza e il Ministro della giustizia avrà voce in capitolo nell'organizzazione del lavoro del pubblico ministero. Già la riforma della giustizia rischia di mandare al macero decine di processi: violenze sessuali semplici, reati ambientali, morti sul lavoro, vittime di incidenti stradali e omicidi colposi potrebbero rimanere per sempre impuniti. La guerra delle correnti continua a segnare le scelte più importanti del CSM, come dimostrano le anomalie verificatesi nelle ultime elezioni del Procuratore nazionale antimafia, che hanno visto la bocciatura di Nicola Gratteri, uno dei grandi magistrati italiani. Signora Ministro, questa riforma è l'ulteriore pietra tombale sulla giustizia, perpetrando quella prevalenza degli interessi economici di banche, finanza e politica sul diritto già teorizzata e praticata dall'ex procuratore capo di Milano Bruti Liberati sullo scandalo Expo o dal suo successore Francesco Greco sul gravissimo crac MPS, travolto dentro un buco nero di 65,7 miliardi di euro bruciati dal 2008. Signora Ministro, è una giustizia a misura di potenti, prepotenti, poteri economici, mafio-massonerie, faccendieri e consorterie; una giustizia penalizzante per i cittadini vessati e angariati dalla malagiustizia; un'ulteriore vergogna del Governo dei migliori a danno del popolo sovrano. Per questi motivi, annuncio il voto contrario del Gruppo CAL (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-PC-IdV, che si richiama ai valori della Costituzione. (Applausi) . PRESIDENTE.Senatore Lannutti, ho ascoltato con attenzione il suo intervento. Spero non sia ultroneo un commento da avvocato. Gli avvocati non sono proprio la controparte dei magistrati. Chiedo perdono per questo commento. RENZI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente, signora Ministra della giustizia, noi non voteremo la sua riforma. Una riforma della giustizia e dell'ordinamento giudiziario serve, ma la sua riforma serve meno di quello che noi speravamo. Non tocca il potere delle correnti; non tocca la responsabilità dei magistrati, per cui chi sbaglia spesso non paga; soprattutto - me lo lasci dire per la stima che come, lei sa, nutro nei suoi confronti - lascia un po' di amaro in bocca per la modalità con cui è arrivata al traguardo. Colleghi, la separazione dei poteri, cardine della democrazia liberale, si fa non soltanto con il potere politico che rispetta i limiti del potere giudiziario (sacrosanto), ma anche evitando che il potere giudiziario definisca le regole e le norme attraverso un'incredibile e massiccia presenza di magistrati negli uffici tecnici dei Ministeri che fanno e disfanno le leggi. Questa non è responsabilità della ministra Cartabia, perché è una cosa che ci portiamo dietro da anni, ma questa riforma non cambia assolutamente niente in tale ambito. Allora votate contro? No, ci asteniamo perché la riforma non fa danni, a differenza di altre scelte del passato (è una riforma più inutile, che dannosa), e anche perché siamo consapevoli che l'avvento dell'autorevole ministra Cartabia ha portato il Governo un passo in avanti nella gestione della giustizia rispetto agli ultimi anni. Signor Presidente, non posso dimenticare che per tre anni il ministro della giustizia ha sostenuto - cito testualmente - che gli innocenti non vanno in carcere. È bene ricordare all'ex ministro Bonafede che negli ultimi trent'anni ogni giorno tre innocenti sono finiti in carcere. Il sito www.errorigiudiziari.com svolge un servizio pubblico di straordinaria efficacia su questo. Inoltre, non è vero che non paga nessuno. Non pagano i magistrati che sbagliano ma - diciamolo qui, perché i cittadini lo sanno visto che ci sono passati - paga lo Stato. Ogni anno, più o meno, paghiamo tra i 25 e i 30 milioni di euro di danni, che non risarciscono il dolore di chi viene messo in carcere ingiustamente, ma che vengono pagati con le tasse del contribuente. Il magistrato non paga, il contribuente sì. Questo non è stato colto da quel Ministro, che allora diceva che gli innocenti non vanno in carcere, che diceva cose ancora peggiori sul rapporto tra garantismo e giustizialismo e faceva cose ancora peggiori sul Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP). Il punto fondamentale è che questa riforma non fa danno, ma non è quel passo in avanti che serviva. Davvero pensiamo che la giustizia sia il problema principale del Paese? La risposta è evidente: apriamo i giornali di questa mattina e tutti noi abbiamo il cuore a Kiev, anzi in quel treno, in cui il nostro Presidente del Consiglio, a cui va un ringraziamento sentito e sincero (Applausi) , assieme al presidente francese Macron e al cancelliere tedesco Scholz, ha dato un'immagine iconica fantastica di come l'Europa, finalmente, dopo quattro mesi, accanto alla necessaria partecipazione con i nostri fratelli ucraini, sceglie la strada anche della diplomazia, non lasciandola totalmente nelle mani dei turchi, degli israeliani o dei cinesi. È chiaro che le preoccupazioni dei cittadini sono innanzitutto per l'inflazione e il costo della vita: non è la giustizia il problema considerato numero uno. Tuttavia la giustizia è un dramma, non per i politici che vi incorrono, come una narrazione monocorde, stanca e noiosa continua a far passare, ma per quel cittadino a cui viene sottratta la possibilità di vivere, nel caso in cui incappi in un procedimento da innocente e non riesca a provarlo, se non dopo tanti anni. Questo racconto costante, per cui la politica vuole fermare la magistratura, intanto si scontra con un dato di fatto.