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Se la pena dell'ergastolo sia o meno ancora oggi praticabile e attuabile è certamente un tema affascinante che però non può essere oggetto, come dicevo poc'anzi, di libera scelta da parte dell'imputato. Non può essere l'imputato a decidere se gli si applica o meno l'ergastolo. Sarà l'Assemblea legislativa a stabilire se quella pena è ancora utile o meno e ciascuno potrà confrontarsi sul punto, ma non si può delegare direttamente all'interessato la scelta in tal senso. La normativa così come costruita è, a nostro modo di vedere, del tutto equilibrata e non posso che fare mie le considerazioni del relatore, auspicando che la discussione vada nel verso di una sollecita approvazione di questo provvedimento. Lo dobbiamo a Jennifer; lo dobbiamo a sua madre Fabiola e lo dobbiamo a molti altri italiani e italiane che hanno visto i loro parenti uccisi barbaramente e gli assassini ottenere una condanna molto più lieve di quella che avrebbero meritato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Saluto ad una rappresentanza di studenti e ad un'associazione di volontariato PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Giovanni Randaccio», di Monfalcone, in provincia di Gorizia, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Saluto, altresì, i rappresentanti dell'associazione di volontariato Kiwanis, di Brunico, in provincia di Bolzano, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 925 PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, Governo, mi riallaccio a quanto detto dal collega Dal Mas, che ha sempre un modo molto elegante di esprimersi quando parla di diritto. Noi dei dubbi e delle perplessità li abbiamo espressi quando siamo intervenuti alla Camera e naturalmente li esprimiamo anche adesso perché il Presidente della Commissione, nonché relatore, ha fatto un accenno ai dati. Lo dico, pur avendo una grande stima del senatore Ostellari perché è un gran lavoratore. Dovete sapere che noi in Commissione i dati li abbiamo cercati a lungo, in quanto prima erano arrivati per un pezzo, poi per un altro pezzo; dopodiché c'è stata un'epica battaglia del senatore Caliendo, per cui, alla fine cortesemente la Commissione e gli Uffici sono riusciti a trovare i dati dei procedimenti definiti in corte di assise. Poi vi spiego perché vi parlo di tale questione. In sostanza, sulla base dei dati forniti sul 2016-2017, noi avremmo - eliminando questa tipologia di casi per cui è possibile richiedere il rito abbreviato - una quadruplicazione dei procedimenti in corte d'assise, che blocca ovviamente i processi. I procedimenti definiti con rito abbreviato erano stati 681, di cui il 73 per cento con condanna, a fronte di 163 definiti in corte d'assise. Avremmo, quindi, un impatto notevole. In altri termini ciò significa che l'applicazione di questo provvedimento comporta complessivamente i seguenti problemi. Il primo problema è che le corti d'assise si andrebbero ad intasare. Tenete conto che l'intasamento di una corte d'assise significa che, per esempio, come è stato detto in audizione in Commissione, non avremmo più una corte d'assise come quella di Milano che oggi riesce a svolgere tutto il lavoro, perché a ne servirebbero cinque. Ci troveremmo, inoltre, di fronte ad un aumento dei tempi del processo, e anche questo è stato detto chiaramente nelle audizioni, con conseguente scarcerazione per decorrenza dei termini. Quindi, al collega Pillon, vorrei dire che forse le vittime vedrebbero la scarcerazione di coloro che gli hanno strappato un familiare addirittura prima. C'è poi un problema con riferimento al numero dei magistrati, perché se non sono in corte d'assise lavorano a qualcos'altro, ma soprattutto c'è un problema molto serio per la lotta alla mafia e alla 'ndrangheta, sottolineato in modo efficace dal procuratore Bruti Liberati in audizione in Commissione, che ha descritto i casi in cui si è potuto procedere attraverso il rito abbreviato per i collaboratori di giustizia in importanti processi nei confronti di mafia e 'ndrangheta insediata in Lombardia. Bruti Liberati ha fatto degli esempi di natura concreta, dicendo chiaramente che rimuovere questi riti alternativi crea dei problemi seri nel momento in cui lo Stato e la giustizia cercano di colpire le grandi organizzazioni della 'ndrangheta e della mafia, perché viene a mancare una interlocuzione. Mi rendo conto allora che, essendo purtroppo il tempo della giustizia fatta sulle emozioni, spesso si vogliono dare in pasto degli spot , perché di questo si tratterebbe. Attenzione però ai danni che si fanno perché le obiezioni che non ho fatto io, modesto senatore di Forza Italia, ma autorevoli magistrati in sede di Commissione giustizia sugli effetti negativi, con riferimento alla lotta alle grosse organizzazioni di tipo criminale, dovrebbero indurvi a pensare che a volte, per fare dei provvedimenti che sono solo ed esclusivamente degli spot elettorali, si creano dei danni decisamente maggiori rispetto a quello che può essere l'effetto benefico di natura e di carattere pubblicitario. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, il giudizio abbreviato è stato introdotto nel nostro ordinamento con il codice di procedura penale Vassalli ed è entrato in vigore il 24 ottobre del 1989. Il codice originariamente aveva concepito l'istituto in un certo modo, caratterizzandolo come un giudizio allo stato degli atti. L'imputato infatti nel corso dell'udienza preliminare poteva richiedere, con il consenso del pubblico ministero e previa verifica del giudice sulla decisione da doversi prendere allo stato degli atti, di essere giudicato sulla base delle prove raccolte nel corso delle indagini. Il necessario consenso dell'accusa e la previa verifica del giudice di fatto hanno finito con limitare il ricorso al giudizio abbreviato, forse perché i termini di prescrizione potevano garantire migliori risultati agli imputati. Così però il rito abbreviato non ha assunto quel ruolo deflattivo sperato al momento dell'entrata in vigore del codice Vassalli. Per quanto riguarda più in particolare il tema oggetto del disegno di legge al nostro esame, la questione del rapporto tra giudizio abbreviato e i reati puniti con l'ergastolo, sin dalla redazione del codice di rito del 1988, ha suscitato un vasto dibattito sia in dottrina che in giurisprudenza. La principale criticità era rappresentata dal fatto che la legge delega n. 81 del 1987 nulla aveva previsto per l'ergastolo. La riduzione di un terzo valida per le altre pene era stata portata a trent'anni per l'ergastolo, data l'impossibilità di determinare in pari misura la diminuzione di una pena come quella del carcere a vita. La Corte costituzionale è intervenuta dichiarando l'illegittimità costituzionale della norma proprio per eccesso di delega e in questo modo per parecchi anni il rito abbreviato è stato ritenuto inapplicabile per i reati puniti in astratto con la pena dell'ergastolo.