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Dobbiamo dunque differenziare in maniera netta tra la Cina quale partner commerciale e la Cina come avversario sistemico. E questo è doveroso. Per questo chiedo che quest'Assemblea si esprima il prima possibile anche sulle mozioni che tutelano le libertà e le prerogative di Hong Kong, perché Hong Kong oggi è come Berlino ieri. Noi tutti siamo cittadini di Hong Kong perché, se lì la Cina riesce a calpestare gli accordi internazionali e a reprimere ogni forma di libertà, se lo fa ad Hong Kong e noi glielo consentiamo, vuol dire che domani lo farà anche a Roma e anche in Europa e non possiamo permettercelo. (Applausi) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghi, sono grato al senatore Urso perché affrontiamo un tema su cui bisogna finalmente cercare di fare chiarezza da parte di chi si occupa di politica estera. Se infatti sul tema del rapporto con la Cina noi facciamo demagogia o propaganda elettorale, non arriveremo mai a capo di un problema che esiste, quello cioè delle alleanze geopolitiche del nostro Paese. Innanzitutto, sgombriamo per favore il campo da questo disegno di legge. Quello che ci apprestiamo a votare è frutto di un accordo firmato tra il Governo precedente, i cui azionisti erano Lega e 5 Stelle, ed è un accordo ineccepibile, che non può non essere votato, perché corrisponde agli interessi nazionali. Credo che lo stesso senatore Urso, che ha fatto un intervento intelligentemente critico dal suo punto di vista - io lo condivido fino a un certo punto, anzi, per alcuni aspetti non lo condivido - abbia sgombrato il campo dal tema che è concretamente oggi sul tappeto nel momento in cui ha detto che su questo accordo non ha fatto rilievi di alcun tipo. Premesso dunque che il tema non è l'accordo, la questione è il rapporto con la Cina. Io sostengo un Governo che ha come Ministro degli affari esteri un esponente del MoVimento 5 Stelle. Tuttavia, se adesso io esamino la politica estera tradizionale dei 5 Stelle, vi devo dire sinceramente che ho non un dissenso, ma cento, a partire dalle posizioni che i 5 Stelle hanno espresso in passato sul Venezuela o anche sulla Cina. In questa sede, però, non posso fare una raccolta giornalistica sul passato. Io devo stare agli atti della politica governativa che il Ministro degli esteri ha portato avanti in questi mesi. Se sto agli atti e sono in buona fede, non posso mai pensare che il Ministro degli affari esteri - perché non l'ha fatto - abbia parificato la Cina alle alleanze geopolitiche dell'Italia e cioè agli Stati Uniti d'America. Capisco che retoricamente il senatore Urso è ricorso a questo per spiegare che non sono la stessa cosa, ma non possiamo fare un processo alle intenzioni. Il Ministro degli affari esteri ha espressamente detto in molte sedi, a partire da interventi pubblici ai giornali, che la posizione dell'Italia è di avere un'amicizia forte con Russia e Cina, ma che non si possono confondere le alleanze strategiche e geopolitiche dell'Italia con i rapporti con la Russia e con la Cina. Su questo il Parlamento è tutto d'accordo. Poi, se vogliamo dividerci per far polemiche finte, possiamo dividerci. Tutti noi vogliamo essere in rapporti buoni con la Cina e con la Russia: sono interlocutori diversi. Che cos'è one belt, one road , la via della seta? Probabilmente un'opera amichevole sul mondo che sta facendo la Cina e ha interessi strategici che possono essere confliggenti con quelli dell'Europa o con quelli dell'Italia, però per certi versi ci sono anche collaborazioni da sviluppare. Qui il tema è delicato, ad esempio sotto il profilo delle tecnologie, perché riguarda il rapporto tra l'Occidente e la Cina, tra l'Europa e la Cina. Non servono fughe in avanti, ma serve una concertazione europea, perché è chiaro che non possiamo dare le chiavi della nostra tecnologia in mano ai cinesi. Non possiamo dare un patrimonio informativo al governo cinese: questo sarebbe assolutamente autolesionista e infatti i governi europei si stanno interrogando su molti dossier che sono aperti. Però, colleghi, nel preannunciare a nome del Gruppo per le Autonomie il voto favorevole all'Accordo stipulato tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, dobbiamo stare ai fatti: questo Governo e questo Ministro degli affari esteri hanno confermato la tradizionale politica dell'Italia e non hanno fatto confusione nel rapporto tra gli alleati storici e la Cina o la Russia. Vi ricordate la Prima Repubblica e lo scontro ideologico prima della caduta del muro di Berlino? Noi con la Russia (allora la Cina era una potenza defilata) abbiamo sempre tenuto rapporti. Addirittura le grandi aziende italiane come la FIAT fecero Togliattigrad e fecero gli stabilimenti in Russia. Eppure c'era la Guerra fredda, eppure eravamo tagliati noi e loro dalla presenza di un muro di Berlino e della cortina di ferro, ma l'Italia è rimasta coerentemente nell'Alleanza atlantica, successivamente ha installato gli euromissili con Craxi e Cossiga, ma ha sempre cercato di sviluppare una politica di amicizia con la Russia. Oggi questo deve valere anche con la Cina e deve valere per l'Europa, perché il rapporto con scelte delicate di uso della tecnologia cinese noi dobbiamo concertarlo in sede europea, perché non avrebbe senso un no o un sì italiano diverso da quello francese o tedesco, perché siamo una massa critica importante se stiamo assieme. Se procediamo in ordine sparso siamo formiche irrilevanti in un'epoca di globalizzazione. Credo che su questo tema sia giusto che il Parlamento si esprima, perché questo non è un accordo così come tanti altri che possiamo ratificare rapidamente, ma è giusto anche che mettiamo i puntini sulle i ed evitiamo che nascano polemiche su questioni che a mio parere ci vedono molto più uniti di quello che sembra. (Applausi) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, come è stato detto, questo accordo è opportuno. Non possiamo lasciare le nostre aziende, le tante aziende italiane che svolgono attività economica con la Cina, in una situazione in cui possano essere in svantaggio concorrenziale rispetto ad altre aziende di altri Paesi europei o comunque occidentali, che invece hanno l'accordo contro la doppia imposizione. Tuttavia, sappiamo che le relazioni con la Cina non sono simmetriche, ma asimmetriche, non soltanto per la dimensione della manifattura cinese, ma anche per una serie di elementi, tra cui il mancato rispetto dei diritti umani da parte della Cina nei suoi territori, che comporta evidentemente un grande vantaggio concorrenziale per l'impresa cinese: dal punto di vista dei costi, per applicare prezzi su cui poi si sviluppa la competizione internazionale, è molto meglio avere lavoratori senza diritti, né quelli prettamente lavorativi, né quelli civili e di libertà; così si gestisce più facilmente la situazione. Non abbiamo garanzie da parte cinese sulla copiatura e sulla violazione della proprietà intellettuale. Non abbiamo garanzie formali, ma purtroppo abbiamo la certezza fattuale che queste cose avvengono.