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probabilmente, se due ragazzi escono, come ieri sera, per festeggiare la vittoria dell'Italia agli europei, con una birra e una pizza spendono 37 euro. In che modo questa cifra può diventare, anche soltanto sul piano simbolico, un incentivo alla natalità? In che modo un genitore può sentirsi incoraggiato ad avere un figlio? Conosciamo l'aneddoto che dice che tutti vorrebbero avere tre figli; poi si sposano e ne vorrebbero due, possibilmente un maschio e una femmina, sempre facendo riferimento a identità ben consolidate, e poi invece si accontentano di un unico figlio, perché non riescono a mantenerne di più. Come si fa a pensare a questa cifra? Qui abbiamo uno scollamento totale: da una parte, il piano dei desideri, quello che chiamiamo del dover essere, che percepiamo come il piano eticamente sensibile, cosa dovrebbe fare uno Stato per andare incontro alle necessità delle famiglie e al desiderio di maternità e di paternità di coppie che hanno consolidato il loro rapporto e la loro vita insieme; dall'altra, la totale e assoluta inadeguatezza della misura rapportata ai bisogni. E sappiamo che, quando non sono esigibili, i diritti, in un certo senso, sono come dai piedi d'argilla, cioè di fatto finiscono col non essere nemmeno tali. In questo periodo di transizione, in questi famosi mesi, da adesso fino a dicembre, questa misura dovrebbe rappresentare un incoraggiamento. Eppure, ci troviamo davanti all'inadeguatezza economica della proposta e molto spesso, anche alla difficoltà per le famiglie, di venire incontro a questo tipo di aiuto rispetto a un fatto che, - attenzione, è importante da tenere presente - ossia che è stato minacciato l'arrivo di una certa inflazione. Mentre la misura economica viene da una povertà che attualmente rende molto basso il reddito percepito e quello realmente ottenuto, in questo momento la fragilità dei risultati è tale che corriamo il rischio che le famiglie che possano accedervi in prima istanza siano molto poche: in soli due giorni hanno chiesto di accedere a questo assegno transitorio 75.000 persone. È molto poco. Non basta vivere di simboli, che, è vero, sono importanti, come lo è che le promesse allargano il cuore, ma se queste non si trasformano in una fattualità concreta, dall'illusione scaturisce la delusione, e questo può essere molto pericoloso per le nostre famiglie. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carbone. Ne ha facoltà. CARBONE (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, signori e signore del Governo, il provvedimento che stiamo per approvare è frutto di un lavoro molto lungo, nato da una proposta di Italia Viva e già riconosciuto dal precedente Governo. La conversione di questo decreto-legge permette una vera e propria riforma rivoluzionaria che il Paese attende da anni e che arriva in un momento in cui è estremamente necessaria per sostenere le famiglie italiane e aiutarle a progettare la ripartenza dopo la drammatica crisi causata dalla pandemia. L'assegno unico è un grande pezzo del più grande e generale family act che il Governo ha approvato e che da qui a qualche tempo anche il Parlamento discuterà. Com'è noto, esso mette a disposizione risorse finanziarie dal settimo mese fino ai diciotto anni di età; si estende fino ai ventun anni quando ci sono attività importanti di formazione ed educazione e ha una specifica formulazione anche in termini di indicazioni finanziarie per i figli che hanno problemi di disabilità. È una misura che offre un contributo importante, che va da 168 euro a figlio fino a 217, se ne hanno più di due. Ad oggi, a sette giorni dal via, sono arrivate più di 150.000 domande. Si può richiedere l'accesso al beneficio fino al 30 settembre prossimo, prendendo gli assegni arretrati dal 1° luglio scorso. Questo grande numero di domande pervenute ci fa capire tutta la bontà della norma che abbiamo fortemente voluto. Al centro dell'azione del provvedimento, quindi, vi è finalmente la famiglia. Italia Viva e questo Governo hanno finalmente - e sottolineo l'avverbio, signor Ministro - messo la famiglia al centro non solo dell'azione dell'Esecutivo, ma anche dello sviluppo delle politiche demografiche del nostro Paese. Dal 1945 ad oggi, infatti, le nascite si sono dimezzate. L'Istat negli ultimi dati presenta cifre clamorose: poco più di 400.000 nati annui contro circa 700.000 deceduti. In questo saldo naturale così negativo, è evidente che, senza interventi urgenti per il nostro Paese, ci sono all'orizzonte solamente prospettive difficili di sviluppo e di crescita. Grazie all'assegno possiamo invertire il pauroso fenomeno del dimezzamento delle nascite e metterci in carreggiata con i Paesi più attrezzati in tema di politiche familiari, proponendoci finalmente come terra ospitale per i giovani, per le giovani coppie e per le famiglie che vogliono continuare a credere e a investire nel futuro. L'Italia è un Paese che ha costruito, nel corso degli anni, tantissime agevolazioni di tipo fiscale: sono circa 500 quelle che vengono censite, ma di queste pochissime sono state dedicate o sono dedicate alla famiglia. L'assegno è unico, perché riorganizza una giungla di misure, bonus e detrazioni stratificate nel tempo. Semplifica la vita delle famiglie e alle famiglie, permettendo loro di ricevere una misura di programmazione e di stabilità nel tempo. È un provvedimento attivante, come spesso diciamo, perché stimola la famiglia a proiettarsi nel futuro e a compiere scelte coraggiose. Le politiche familiari danno i frutti migliori quando hanno un carattere di stabilità, perché danno un'autonomia nella progettazione economica della vita. Grazie all'assegno unico, ogni mese una famiglia saprà di poter contare su un importo fisso fino ai ventun anni di età di ciascun figlio. Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione per il nostro Paese. Dovremmo poter consentire alle stesse famiglie di richiedere l'attivazione dell'assegno universale, oltre che all'INPS e ai CAF, anche tramite i patronati - l'ho detto già precedentemente - che sono al momento esclusi e che - mi permetto di dire - in questo momento particolare si sono spesso gratuitamente sostituiti al lavoro dell'INPS. È un investimento sullo sviluppo sociale, che non rende le famiglie dipendenti da un aiuto spot dello Stato, come altri inutili provvedimenti assistenziali. Italia Viva dimostra di essere ancora una volta un grande movimento riformista, che non propone misure spot e senza visione; è invece un luogo sano di presentazione di proposte concrete e realizzabili per il futuro del nostro Paese. Noi abbiamo a cuore l'Italia del domani, un'Italia che, grazie al contributo determinante del ministro Elena Bonetti, a cui va tutta la nostra gratitudine per il lavoro costantemente ed efficacemente svolto, e grazie al lavoro di questo Governo, che sosteniamo fortemente, compie passi in avanti notevoli e importanti verso la civiltà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, egregi colleghi, il tema che oggi stiamo dibattendo in quest'Aula è di fondamentale importanza, perché parla - e ciò accade proprio raramente - di futuro.