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E si può immaginare che possa essere riconosciuto anche il valore sociale della cura degli anziani e dei malati mediante la deduzione dal reddito imponibile delle relative spese, in tal modo alleggerendo lo Stato e gli enti locali almeno di parte dei corrispondenti oneri. Il sistema delle deduzioni documentate, inoltre, fa emergere redditi spesso nascosti, da alcune spese sostenute per i ricoveri in case di riposo agli emolumenti pagati ai badanti. In più, la solidarietà tra le generazioni è fonte di ricchezza non soltanto spirituale, ma occasione di trasferimento di risorse dalle vecchie alle nuove generazioni, sollecitazione virtuosa al risparmio, perché all'interno di questa piccola comunità che è la famiglia si realizzano trasferimenti di reddito da genitori a figli e da figli a genitori, non solo nei momenti di difficoltà. Si tratta di argomenti sui quali si è sviluppata un'ampia letteratura che ha portato a definire la famiglia come «fonte di capitale sociale» per l'incidenza che ne deriva per la società e le istituzioni, una vera e propria risorsa per la nazione. La famiglia, osserva Pierpaolo Donati (La famiglia come capitale sociale primario) , dà alla creazione del capitale sociale complessivo di una comunità un essenziale contributo. In particolare, nel presentare le varie concezioni del capitale sociale e i risultati delle ricerche empiriche, l'autore introduce una nuova distinzione, ancora assente in letteratura, e cioè la distinzione tra capitale sociale primario e secondario, una distinzione che permette di osservare meglio la specificità del contributo della famiglia, chiarendo il ruolo che le associazioni civili hanno nel produrre capitale sociale rispetto alla famiglia. L'analisi delle dinamiche che connettono il capitale sociale della comunità ai cambiamenti familiari nelle strutture e nei comportamenti dimostra che la famiglia aumenta, e non diminuisce, la sua importanza come produttrice di ciò in cui consiste il capitale sociale più raro, cioè quelli che l'autore chiama «beni relazionali». Sono infine suggerite linee di azione per valorizzare, anziché per far deperire, il capitale sociale della famiglia. È evidente, premesse tali considerazioni, che è necessario, sulla base del quadro costituzionale riferito alla famiglia, definire più nel dettaglio alcuni diritti che si danno per scontati, al fine di evitare il pericolo che la società e le sue istituzioni, assorbite da altri interessi, lascino la famiglia a se stessa e alle sue reti di solidarietà interne e tra le famiglie. Occorre attivare l'esercizio di un circuito virtuoso di interventi pubblici e di iniziative private mediante la partecipazione alle relative procedure di un soggetto pubblico autorevole che possa veramente interpretare le esigenze delle famiglie italiane. Il disegno di legge individua questa figura nell'Autorità garante dei diritti della famiglia, che non è equiparabile alle altre autorità che l'ordinamento già conosce in funzione di regolazione e di controllo. Si tratta, invece, di un organismo molto snello che si fa carico delle esigenze che pervengono dalle singole famiglie ma soprattutto dalle associazioni che le rappresentano e le tutelano. Interviene in alcuni procedimenti nei quali si decidono misure che incidono sulla realtà economica e sociale delle famiglie, dalla determinazione dei canoni di affitto, alle tariffe di luce e di gas, ai livelli minimi di assistenza sanitaria e sociale, nel rispetto dell'articolo 117 della Costituzione. L'articolo prevede non solo la potestà dello Stato di legiferare in materia di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ma anche l'obbligo di fare in modo che questi livelli essenziali divengano reali ed effettivi. L'Autorità non interferisce nelle attività delle amministrazioni centrali dello Stato, alle quali, anzi, presta la collaborazione propria di un organismo capace di monitorare la situazione raccogliendo ed elaborando dati su fatti e situazioni che in tal modo la mettono in condizione di suggerire alle amministrazioni e agli enti le iniziative da assumere. Di particolare rilievo, nel rispetto delle competenze delle regioni e degli enti locali, è la possibilità di promuovere intese e convenzioni per agevolare l'assistenza dei malati e degli anziani e per rendere effettiva la pluralità degli indirizzi culturali e didattici. Le nostre famiglie sono in grado di offrire molto allo sviluppo della persona, alla società e allo Stato. Hanno una grande forza nell'affrontare le responsabilità e possono essere protagoniste di tale processo. Fare un investimento sulla famiglia significa garantire allo Stato le premesse fondamentali per il vivere civile. Significa, altresì, creare delle condizioni perché l'individuo compia delle scelte giuste e concorra allo sviluppo dello Stato. Nello specifico l'articolato del disegno di legge dispone: l'articolo 1 istituisce l'Autorità garante dei diritti della famiglia, la quale opera in piena autonomia con indipendenza di giudizio e di valutazione. Si tratta di un organo collegiale, costituito da cinque membri eletti dal Parlamento, tra persone di elevate doti morali e professionali, con specifica esperienza in ordine ai profili giuridici, economici e sociali concernenti la famiglia. L'Autorità si avvale del Comitato tecnico-scientifico e della Consulta nazionale delle associazioni familiari, organi istituiti nell'ambito della medesima Autorità; l'articolo 2 prevede le funzioni dell'Autorità, individuandole nello studio e nella ricerca in materia di problemi economico-sociali della famiglia e nell'impulso e nella consulenza nei confronti delle amministrazioni statali, con le quali collabora segnalando le misure idonee ad assicurare il perseguimento delle finalità concernenti lo sviluppo e la tutela della famiglia. L'Autorità svolge, in particolare, funzioni di natura conoscitiva per accertare le modalità con le quali le amministrazioni statali hanno dato applicazione alle disposizioni di legge e regolamentari concernenti la condizione economica e sociale delle famiglie; l'articolo 3 prevede che alle dipendenze dell'Autorità è posto un ufficio di modeste dimensioni, ma idoneo alle esigenze; l'articolo 4 reca la copertura finanziaria del provvedimento, valutata prudenzialmente in 500.000 euro annui.. Art. 1. (Istituzione dell'Autorità garante dei diritti della famiglia) 1. È istituita l'Autorità garante dei diritti della famiglia, di seguito denominata «Autorità garante», la quale opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione. 2. L'Autorità garante è organo collegiale costituito da cinque componenti eletti dal Parlamento, tra persone di elevate doti morali e professionali, con specifica esperienza in ordine ai profili giuridici, economici e sociali concernenti la famiglia. L'Autorità garante sceglie il presidente tra i propri componenti. 3. Sono organi dell'Autorità garante il Comitato tecnico-scientifico e la Consulta nazionale delle associazioni familiari. Il Comitato tecnico-scientifico è composto da undici membri, nominati dall'Autorità stessa, scelti tra quelli indicati dal Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, in numero di due per ciascuna delle seguenti categorie: magistrati e avvocati dello Stato, professori ordinari delle università, dirigenti delle pubbliche amministrazioni e consiglieri parlamentari.