[pronunce]

In aggiunta a quanto già dedotto, la difesa erariale osserva che l'obbligo di solidarietà di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 non potrebbe essere paralizzato, per la ricorrente, da un'eccezione, da parte di quest'ultima, di inadempienza dello Stato ai doveri connessi con la riforma dello statuto speciale. Sarebbe in proposito necessario che la Regione dimostrasse - secondo quanto richiesto dalla sentenza n. 431 del 2004 di questa Corte - che la riduzione delle risorse finanziarie abbia dato luogo ad una complessiva insufficienza dei mezzi finanziari a disposizione per l'adempimento dei propri compiti, mentre le doglianze della ricorrente sarebbero, sul punto, generiche, e pertanto inidonee a documentare tale insufficienza. Quanto infine alla sentenza n. 95 del 2013 di questa Corte, richiamata nella memoria della ricorrente, la difesa erariale rileva che essa riconosce che l'inadempimento dello Stato è solo parziale e dichiara inammissibile il ricorso proprio in base alla considerazione che il legislatore statale ha già operato, con la legge 16 ottobre 2012, n. 182 (Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2012), gli aggiustamenti contabili necessari all'esecuzione dell'art. 8 dello statuto della Sardegna. 6.7.- La Regione autonoma Sardegna in data 17 marzo 2015 (con successiva correzione di errore materiale depositata il 24 marzo 2015) ha depositato la delibera della Giunta regionale del 10 marzo 2015 di rinuncia al ricorso, limitatamente all'art. 28, commi 3, da 7 a 10, e 11-ter, e all'art. 48 del decreto-legge impugnato. 7.- Con ricorso notificato in data 25 febbraio 2012 e depositato il successivo 5 marzo (reg. ric. n. 50 del 2012) la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 28, comma 3, e 48 del d.l. n. 201 del 2011 convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, in riferimento agli artt. 3, 116, primo comma, e 119 della Costituzione; agli artt. 48, 49, 51, 54, 63 e 65 dello statuto speciale adottato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, dell'art. 9 del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni), all'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1965, n. 114 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia in materia di finanza regionale), nonché al principio di leale collaborazione. 7.1.- In merito al censurato art. 28, comma 3, la ricorrente premette che esso determina una rilevante sottrazione di risorse per le Regioni speciali, aggiuntiva rispetto a quelle già previste con precedenti interventi dello Stato, ed estesa anche agli enti locali ricompresi nel territorio di tali Regioni. La ricorrente si ritiene legittimata ad agire anche a tutela di tali enti, il cui concorso, peraltro, incide comunque sulla Regione, in forza dell'art. 54 dello statuto del Friuli-Venezia Giulia e dell'art. 9 del d.lgs. n. 9 del 1997. La disposizione censurata, ad avviso della difesa regionale, non avrebbe alcuna base statutaria e, anzi, contrasterebbe con le disposizioni dello statuto speciale, a partire dall'art. 49, le quali assicurano alla Regione le finanze necessarie all'esercizio delle funzioni e, ad avviso della ricorrente, non avrebbero senso, ove fosse consentito alla legge ordinaria dello Stato di riportare, con deliberazione unilaterale, riportare all'erario tali risorse. Ciò a maggior ragione se si considera che lo Stato avrebbe già ridefinito, con l'art. 1, commi da 152 a 155, della legge n. 220 del 2010, con norme che hanno recepito il cosiddetto «accordo di Roma» del 29 ottobre 2010, le modalità con cui la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia concorre al risanamento della finanza pubblica. In tal modo il legislatore statale avrebbe invaso la generale competenza legislativa regionale in materia di finanza locale prevista dagli artt. 51 e 54 dello statuto speciale e dall'art. 9 del d.lgs. n. 9 del 1997 , e avrebbe operato in contrasto con il principio dell'accordo che, ad avviso della ricorrente, dominerebbe i rapporti finanziari tra lo Stato e le Regioni speciali, riconosciuto anche nella giurisprudenza costituzionale. La ricorrente ritiene che il rinvio alle norme di attuazione dello statuto, in base all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, non sia sufficiente a nascondere l'illegittimità della disposizione impugnata: in primo luogo, l'accantonamento di risorse finanziarie, previsto in attesa delle norme di attuazione, sarebbe autonomamente lesivo; in secondo luogo, nemmeno con le norme di attuazione si potrebbe derogare all'art. 49 dello statuto del Friuli-Venezia Giulia, modificabile solo con l'apposita procedura di cui all'art. 104 (recte: 63, quinto comma) dello statuto speciale (secondo cui «Le disposizioni contenute nel titolo IV possono essere modificate con leggi ordinarie, su proposta di ciascun membro delle Camere, del Governo e della Regione, e, in ogni caso, sentita la Regione»); in terzo luogo, il censurato art. 28, comma 3, porrebbe un vincolo di contenuto alle norme di attuazione. Sarebbero dunque violate diverse previsioni dello statuto della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia: l'art. 49, perché sarebbe ridotto l'importo delle compartecipazioni spettanti in virtù di tale previsione statutaria; l'art. 63, comma quinto, che richiederebbe il consenso della Regione per la modifica delle disposizioni del Titolo VI (recte: IV) dello statuto ; l'art. 65, perché una fonte primaria pretenderebbe di vincolare il contenuto delle norme di attuazione. Analoghe censure possono essere rivolte alla quota di 60 milioni di euro che, ai sensi dell'impugnato art. 28, comma 3, secondo periodo, lo Stato esige dalla Regione come «da parte dei Comuni ricadenti nel proprio territorio», dal momento che non rientrerebbe tra i compiti della Regione quello di fungere da esattore per conto dello Stato, né quest'ultimo avrebbe titolo per esigere dalla prima somme che ritenga a qualsiasi titolo dovute dai Comuni. È oggetto di censura altresì il criterio di riparto dell'accantonamento determinato dal terzo periodo dell'art. 28, comma 3, impugnato, che deve aver luogo «proporzionalmente alla media degli impegni finali registrata per ciascuna autonomia nel triennio 2007-2009», in quanto non risulta essere stato in alcun modo pariteticamente concordato tra Stato e Regioni speciali.