[pronunce]

il compimento di ulteriori indagini è meramente eventuale, dovendo il pubblico ministero procedervi solo se il giudice per le indagini preliminari, «con giudizio praticamente insindacabile ed insuscettibile di riesame», le ritiene necessarie; che la disuguaglianza tra l'indagato destinatario dell'avviso previsto dall'art. 409, comma 2, cod. proc . pen. e quello destinatario dell'avviso previsto dall'art. 415-bis cod. proc. pen. sarebbe confermata dal rilievo che mentre quest'ultimo riceve un avviso recante un'imputazione «sostanzialmente cristallizzata e delineata», il che si risolve in una garanzia in termini di salvaguardia del diritto di difesa, il primo deve difendersi da una «contestazione fluida, imprecisa, insufficientemente determinata e suscettibile di variazioni anche in senso a lui sfavorevole», posto che nell'avviso di fissazione dell'udienza prevista dall'art. 409, comma 2, cod. proc. pen. mancherebbe qualsiasi riferimento all'imputazione; che la mancata indicazione di un capo di imputazione certo e definito si risolverebbe in un grave vulnus al diritto dell'indagato di conoscere l'accusa dalla quale difendersi ove si consideri che il giudice per le indagini preliminari potrebbe imporre al pubblico ministero un'imputazione diversa da quella per la quale l'accusa aveva formulato la richiesta di archiviazione; che, osserva ancora il rimettente, all'esito della camera di consiglio, il pubblico ministero, nonostante l'imputazione coatta disposta dal giudice per le indagini preliminari, potrebbe formulare una contestazione diversa da quella originariamente ipotizzata, con il rischio per l'imputato di «essersi difeso per una contestazione e di subire il giudizio per un'altra»; che siffatto «ventaglio di eventualità accusatorie» sarebbe gravemente lesivo del diritto di difesa dell'indagato, che, a fronte della possibilità di ricevere contestazioni diverse e "a sorpresa", sarebbe condizionato (se non menomato) nella scelta della linea difensiva; che il profilo di illegittimità della norma di cui all'art. 409 cod. proc. pen. sarebbe riscontrabile anche nel suo contrasto con l'art. 6, comma 3, lettera a), della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848), che, utilizzando il termine "accusato" senza alcuna distinzione tra persona sottoposta ad indagini e imputato, sarebbe estensibile anche alla fase delle indagini preliminari; che tale lettura, confermata dall'art. 61 cod. proc. pen. , sarebbe esplicitata anche dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza 1° marzo 2006, n. 56581/00, Sejdovic contro Italia); che la diversità, sotto il profilo difensivo, della posizione dell'indagato che si trovi nella situazione disciplinata dall'art. 409 cod. proc. pen. rispetto a quella dell'indagato destinatario dell'avviso ex art. 415-bis cod. proc. pen. sarebbe comprovata dall'orientamento dottrinale secondo cui, nell'ipotesi in cui proceda ad una modifica della contestazione, il pubblico ministero avrebbe l'obbligo di notificare un nuovo avviso di conclusione delle indagini; che, ad avviso del giudice a quo, anche nella fase delle indagini preliminari la contestazione dalla quale difendersi deve essere, così come previsto dall'art. 415-bis cod. proc. pen. , «chiara, precisa e cristallizzata», sicché, «non diversamente dall'indagato che riceve l'avviso previsto ex art. 415-bis c.p.p., anche all'indagato destinatario di imputazione coatta vanno riconosciute le medesime garanzie difensive, con la notifica del medesimo avviso»; che, ritenere, come ha fatto la Corte costituzionale con l'ordinanza n. 441 del 2004, che il contraddittorio sulla eventuale incompletezza delle indagini si esplichi necessariamente nell'udienza in camera di consiglio, fissata dal giudice qualora non accolga la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, significherebbe «assimilare situazioni processuali che simili non sono e che, anzi, ed a tanto è finalizzata la proponenda questione di legittimità costituzionale, andrebbero finalmente assimilate, in ossequio ai princìpi costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 Cost.»; che il divario tra le garanzie difensive assicurate all'indagato dagli artt. 409 e 415-bis cod. proc. pen. sarebbe immediatamente percepibile: nel primo caso «non vi è una contestazione determinata e cristallizzata ma una fluida ipotesi accusatoria, la discovery sugli atti di indagine potrebbe essere incompleta (non essendo gravato il p.m. da alcun obbligo in tal senso) ed infine non vi è alcun obbligo di procedere all'interrogatorio dell'indagato che ne faccia richiesta»; nella seconda ipotesi, invece, «la contestazione è già delineata e cristallizzata, la discovery degli atti processuali trova massima estrinsecazione avendo il p.m. un preciso obbligo in merito alla piena ostensione di tutti gli atti di indagine (a pena di inutilizzabilità degli atti inizialmente criptati e successivamente scoperti), sussiste l'obbligo di procedere all'interrogatorio dell'indagato che lo richieda, pena la nullità della richiesta di rinvio a giudizio e degli atti ad essa successivi»; che la situazione di squilibrio tra le due situazioni sarebbe molto evidente e meritevole di essere riequilibrata alla luce dei principi di cui agli artt. 3, 24 e 111 Cost., nonché in ossequio all'art. 6 della CEDU; che la necessità sarebbe «maggiormente accresciuta dalla esigenza di sottrarre il momento procedimentale di cui all'art. 409 c.p.p. da quella specie di zona grigia dove, in spregio ai princìpi informatori del nostro codice di rito, non solo il dominio sulle indagini preliminari passa dal p.m. al g.i.p. (...) ma, soprattutto, passa di mano il dominio sull'esercizio dell'azione penale, poiché, in chiara violazione del principio ne procedat iudex ex officio, il g.i.p. esercita di fatto l'azione penale per interposizione del p.m.»; che, alla luce delle argomentazioni indicate, il rimettente solleva «questione di legittimità costituzionale dell'art. 409 c.p.p. in relazione agli artt. 3, 24 e 111 Cost. nella parte in cui non prevede che anche a seguito di imputazione ex art. 409 quinto comma c.p.p. sia obbligatoria la previa notifica all'indagato dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari»; che è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, la quale rileva innanzi tutto la mancanza di una valutazione da parte del giudice rimettente sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza della questione sollevata;