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Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18. Istituzione delle circoscrizioni Sicilia e Sardegna per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia. Onorevoli Senatori. -- Nella primavera dell'anno 2014 gli europei saranno chiamati per l'ottava volta a eleggere direttamente la loro rappresentanza al Parlamento di Strasburgo. La legge 24 gennaio 1979, n. 18, che disciplina l'elezione della rappresentanza italiana al Parlamento europeo, ha subìto nel tempo diverse modifiche, mantenendo tuttavia una caratteristica che si reputa negativa, ovvero l'incertezza della rappresentanza che ogni circoscrizione in cui è diviso il Paese andrà a esprimere in esito al risultato elettorale. Infatti i seggi assegnati a ogni circoscrizione in funzione della popolazione residente possono «migrare» ad altre aree territoriali per effetto della particolare tecnica di attribuzione dei parlamentari eletti che, invece, è determinata dall'affluenza alle urne. Inoltre, la stessa definizione territoriale delle circoscrizioni, laddove unisce regioni più popolate con altre meno abitate, può ulteriormente accentuare questo limite della legge e i suoi effetti di alterazione della rappresentanza democratica. Il presente disegno di legge affronta e rimuove questo improprio effetto «traslativo» delle attuali disposizioni sulla rappresentanza parlamentare italiana in Europa, rendendola certa; riallinea -- agganciandola saldamente al criterio della popolazione residente -- l'assegnazione dei seggi alle circoscrizioni e la loro concreta attribuzione all'esito delle elezioni; scompone la circoscrizione Italia insulare, istituendo la circoscrizione Sicilia e la circoscrizione Sardegna. Il disegno di legge incide nella parte disponibile della materia al legislatore nazionale. L'ordinamento europeo ha infatti fissato alcuni princìpi comuni alla disciplina dell'elezione del Parlamento europeo e allo status dei parlamentari europei, che si ritengono vincolanti per le singole discipline degli Stati membri. La decisione 2002/772/CE, Euratom del Consiglio, del 25 giugno 2002 e del 23 settembre 2002, (il cosiddetto «Atto di Bruxelles») ha modificato l'atto del 1976 relativo all'elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio universale diretto, precedentemente adottato in occasione delle prime elezioni a suffragio universale del 1979. In esso è effettuata una scelta di fondo a favore di sistemi elettorali nazionali di tipo proporzionale. Si stabilisce, infatti, che «in ciascuno Stato membro, i membri del Parlamento europeo sono eletti a scrutinio di lista o uninominale preferenziale con riporto di voti di tipo proporzionale» (articolo 1). Le disposizioni nazionali «non devono nel complesso pregiudicare il carattere proporzionale del voto» (articolo 7) e possono introdurre soglie minime per l'attribuzione dei seggi, purché esse non siano «fissate a livello nazionale oltre il 5 per cento dei suffragi espressi» (articolo 2 bis ). Di particolare interesse, per i temi affrontati dal disegno di legge, è la previsione dell'articolo 2 dell'Atto di Bruxelles, per il quale «In funzione delle loro specificità nazionali, gli Stati membri possono costituire circoscrizioni elettorali per le elezioni al Parlamento europeo o prevedere altre suddivisioni elettorali, senza pregiudicare complessivamente il carattere proporzionale del voto». La riarticolazione della quinta circoscrizione in due nuove circoscrizioni insulari (articolo 1 del disegno di legge) si colloca entro tale potestà direzionale affidata al legislatore nazionale, contrastando l'eccessiva dimensione dell'attuale circoscrizione unica, che insieme alla distanza fisica, alla limitatezza delle linee di trasporto diretto e alle profonde differenze storiche, culturali e linguistiche, rende difficile o addirittura impedisce la fisiologia del rapporto tra eletto al Parlamento europeo e ambito territoriale rappresentato. Altri punti della disciplina elettorale per l'elezione del Parlamento europeo rivisti dalla presente proposta sono stati definiti anche tenendo conto dei rilievi della Corte costituzionale che con la sentenza n. 271 del 22 luglio 2010, ha ricostruito criticamente il sistema ed evidenziato -- seppure senza riscontrarvi i caratteri dell'illegittimità costituzionale e dichiarando inammissibili le questioni rimesse dal giudice a quo -- elementi di contraddizione tra il criterio dell'assegnazione della rappresentanza parlamentare secondo il criterio della popolazione residente e la concreta attribuzione secondo il criterio dei voti validi espressi. Va ricordato, per inciso, che nelle elezioni del 2009 tale effetto ha prodotto la mancata attribuzione (e dunque lo spostamento di rappresentanza) di due seggi della circoscrizione isole e di tre seggi della circoscrizione sud: rispettivamente un quarto e un sesto del totale della rappresentanza. Rammenta difatti la Corte che «(...) per tentare di rimediare a questo inconveniente, con la legge n. 61 del 1984, il legislatore ha modificato l'articolo 2 della legge n. 18 del 1979, prevedendo espressamente che a ciascuna circoscrizione venga assegnato un numero di seggi proporzionale alla popolazione in essa residente. La legge n. 61 del 1984, però, non ha tratto tutte le conseguenze dalla assegnazione dei seggi alle circoscrizioni in base alla popolazione. Essa, infatti, ha lasciato inalterata la disciplina censurata, che, ai fini della distribuzione dei seggi fra le circoscrizioni, considera il rapporto fra la cifra elettorale circoscrizionale della lista e il quoziente elettorale nazionale di lista, anziché il quoziente circoscrizionale. Dal 1984 in poi, pertanto, nella disciplina elettorale italiana per il Parlamento europeo, convivono due ordini di esigenze: da un lato, l'assegnazione dei seggi nel collegio unico nazionale in proporzione ai voti validamente espressi; dall'altro, la distribuzione dei seggi fra le circoscrizioni in proporzione alla popolazione. Il primo riflette il criterio della proporzionalità politica e premia la partecipazione alle consultazioni elettorali e l'esercizio del diritto di voto. Il secondo riflette il principio della rappresentanza cosiddetta territoriale, determinata in base alla popolazione (ma astrattamente determinabile anche in base ai cittadini, o agli elettori, o in base a una combinazione di tali criteri)». La Corte costituzionale ha ben presente che «(...) tali ordini di esigenze, però, sono difficilmente armonizzabili e, anzi, non possono essere fra loro perfettamente conciliati. Esistono, tuttavia, diversi possibili meccanismi correttivi che, senza modificare la ripartizione proporzionale dei seggi in sede di collegio unico nazionale, riducono l'effetto traslativo lamentato dal rimettente, cioè lo scarto fra seggi conseguiti nelle circoscrizioni in base ai voti validamente espressi e seggi ad esse spettanti in base alla popolazione». Tuttavia, anche dopo l'intervento del 1984, «il riparto dei seggi fra le circoscrizioni ha continuato ad avvenire, come in precedenza, in proporzione ai voti validi, a prescindere dalla previa assegnazione in ragione della popolazione».