[pronunce]

Il divieto di devoluzione ad arbitri delle controversie di cui si tratta sarebbe poi in contrasto con il principio di ragionevolezza, apparendo, al contrario, il rito arbitrale, per la sua maggiore speditezza, coerente con un impianto normativo destinato a fronteggiare situazioni di emergenza, quale quello di cui al decreto-legge n. 180 del 1998. Del pari irragionevole e fonte di ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni analoghe sarebbero poi ad avviso ancora del rimettente la fissazione di un termine a decorrere dal quale siffatto divieto opera e la conseguente previsione di esclusione dalla generale procedura transattiva delle istanze di accesso ad arbitrato notificate oltre il suddetto termine. Nessun specifico argomento è addotto, infine, a sostegno delle censure riferite agli artt. 24 e 97 Cost. 2. - Si è costituito in giudizio il Consorzio CO.RI. concludendo per l'accoglimento della questione. Preliminarmente la parte privata - sulla scorta, in buona sostanza, degli stessi argomenti addotti dal rimettente - ribadisce la legittimazione del collegio arbitrale a sollevare la questione di legittimità costituzionale. Nel merito, la medesima parte rileva che il decreto-legge n. 180 del 1998 venne emanato per fronteggiare l'emergenza conseguente al disastro idrogeologico che aveva colpito il comune di Sarno ed assume pertanto che il divieto di devoluzione ai collegi arbitrali delle controversie relative all'esecuzione di opere pubbliche comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali, divieto contenuto nell'art. 3 dello stesso decreto-legge, non poteva all'evidenza ritenersi direttamente applicabile anche alle controversie sorte tra concedenti e concessionari per la realizzazione del programma di edilizia residenziale di cui al titolo VIII della legge n. 219 del 1981, stante l'estraneità di tale programma alla disciplina dettata dal suddetto decreto-legge. Con la successiva legge 17 maggio 1999, n. 144 (Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali), intervenuta nel corso del giudizio arbitrale, il Governo venne delegato (art. 42) ad emanare uno o più decreti legislativi per la definitiva chiusura del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della legge n. 219 del 1981, con fissazione dei relativi principi e criteri direttivi. La delega al Governo non comprendeva peraltro il potere di legiferare in materia di competenza arbitrale né comunque di ampliare l'ambito di applicazione del divieto di cui all'art. 3 del decreto-legge n. 180 del 1998. L'art. 8 del decreto legislativo n. 354 del 1999, che di fatto secondo il Consorzio CO.RI. - avrebbe esteso tale divieto alle controversie riguardanti il programma di edilizia residenziale di cui al citato titolo VIII della legge n. 219 del 1981, sarebbe pertanto in contrasto con l'art. 76 Cost. Entrambe le norme denunciate violerebbero poi l'art. 77 Cost., sia perché l'estensione del divieto di arbitrato alle controversie relative al suddetto programma di edilizia residenziale sarebbe stata disposta in difetto dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dalla norma costituzionale, sia perché il d.-l. n. 180 del 1998 difetterebbe dei necessari caratteri di specificità ed omogeneità, stante l'eterogeneità delle situazioni colpite dal divieto di giudizio arbitrale. Le norme stesse, infine, si porrebbero, ad avviso della medesima parte, in contrasto con gli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione sulla base di considerazioni in tutto analoghe a quelle svolte nell'ordinanza di rimessione. 3. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità e infondatezza della questione. In una memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica, l'Avvocatura, in via preliminare, manifesta dubbi in ordine alla legittimazione del collegio arbitrale a sollevare questione di legittimità costituzionale, in base al combinato disposto degli artt. 25 e 102 della Costituzione e 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e tenuto conto altresì dell'orientamento della Corte di giustizia, secondo cui l'arbitro non può essere considerato giurisdizione dello Stato membro ai sensi dell'art. 177 del Trattato CE. Nel merito, la parte pubblica deduce innanzitutto l'insussistenza del vizio riferito all'art. 77 Cost., derivante dall'asserita disomogeneità della disposizione contenuta nell'art. 3, comma 2, del decreto-legge n. 180 del 1998 rispetto alla materia disciplinata dallo stesso decreto-legge. La norma, ad avviso dell'Avvocatura, intenderebbe infatti affermare un principio valido con riferimento ad ogni tipo di calamità naturale. Priva di pregio sarebbe altresì la censura sollevata, riguardo all'art. 8, comma 1, lettera d) del decreto legislativo n. 354 del 1999, con riferimento al parametro di cui all'art. 76 Cost. Il d.P.C.m. 22 maggio 1984 (recte: 22 maggio 1981), emanato ai sensi del decreto-legge 13 febbraio 1981, n. 19 (Individuazione dei comuni colpiti dal sisma del novembre 1980), avrebbe infatti individuato anche il comune di Napoli tra quelli "gravemente danneggiati" a seguito degli eventi sismici del novembre 1980, cosicché il programma straordinario di edilizia residenziale per l'area metropolitana di Napoli, di cui al titolo VIII della legge n. 219 del 1981, rientrerebbe a pieno titolo nell'ambito dei "provvedimenti organici per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti". La norma del decreto legislativo avrebbe dunque un valore meramente dichiarativo e consequenziale rispetto all'art. 3, comma 2, del decreto-legge n. 180 del 1998, già direttamente applicabile alle controversie relative al suddetto programma straordinario di edilizia residenziale. Parimenti infondate sarebbero infine le censure riferite agli artt. 3, 24 e 97 Cost. Osserva al riguardo l'Avvocatura che il giudizio arbitrale a prescindere dalla dubbia costituzionalità di quello di cui si tratta, in quanto obbligatorio costituisce comunque una eccezione alla regola della giurisdizione ordinaria e si caratterizza per la rapidità di giudizio ma anche per le minori garanzie offerte alle parti. Tale ridotto livello di garanzia non sarebbe compatibile con la necessità di tutela dell'interesse pubblico, "particolarmente pregnante quando esso è collegato alla ricostruzione e sviluppo di aree colpite da calamità naturali di grave entità".