[pronunce]

In ordine alla impugnazione degli artt. 1 e 2, che, rispettivamente, sopprimono l'AIMA e istituiscono l'AGEA, l'Avvocatura ne contesta l'ammissibilità, rilevando come nel ricorso regionale non sia precisato quali competenze dell'AGEA violerebbero competenze proprie della regione. Analoga ragione di inammissibilità dovrebbe valere nei confronti dell'impugnazione dell'art. 4, con la quale si lamenta che all'agenzia sono state affidate tutte le attività amministrative propriamente decisorie ed esecutive in materia di finanziamenti dell'agricoltura e di interventi sul mercato agricolo, senza indicare a quali attività e a quali specifiche norme si faccia riferimento. Quanto alla impugnazione dell'art. 3, la difesa dello Stato osserva preliminarmente che la regione non sembra contestare i compiti di coordinamento affidati all'AGEA, ma piuttosto lamenta che l'agenzia sia configurata come organismo pagatore dello Stato italiano. Tale competenza sarebbe tuttavia attribuita in via soltanto temporanea, al fine di consentire alle regioni di organizzarsi adeguatamente per far fronte alle proprie competenze in materia, ciò che dovrebbe bastare ad escludere la illegittimità costituzionale della menzionata disposizione. In riferimento ai commi 2 e 3 del medesimo articolo, che affidano al Ministro per le politiche agricole la determinazione del numero degli organismi pagatori, si osserva che l'obbligo di fissazione di un limite numerico agli organismi pagatori risulta espressamente dal regolamento CE n. 1663/1995 e che d'altro canto le attribuzioni regionali in materia non possono dirsi affatto incise, in quanto il Ministro può procedere alla determinazione di tale numero solo previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Non potrebbe essere accolta, secondo l'Avvocatura dello Stato, la censura che investe l'art. 5, comma 3, il quale autorizza l'agenzia ad avvalersi degli uffici regionali, in quanto anche in questo caso è prevista una intesa con le regioni, che dovrebbe adeguatamente tutelare l'autonomia organizzativa e finanziaria della ricorrente. Pure da respingere, secondo la difesa del Presidente del Consiglio dei ministri, sarebbe la censura relativa all'art. 5, comma 5, che fa gravare sulle regioni le correzioni finanziarie negative imputabili agli organismi pagatori istituiti a livello regionale. Tali correzioni finanziarie, si argomenta, sarebbero effettuate dalla Comunità e quindi lo Stato le subirebbe, al pari delle regioni, né potrebbe sostenersi che lo Stato, tenuto a rispondere subito verso la Comunità degli sfondamenti di spesa, debba attendere il pagamento spontaneo della singola regione debitrice. Quanto al trasferimento del personale dall'AIMA all'AGEA, di cui all'art. 6, secondo la difesa erariale sarebbe perfettamente legittimo lasciare allo Stato la valutazione relativa al personale da trasferire, posto chel'AGEA è un ente statale, né potrebbe la regione lamentare il mancato coinvolgimento nella procedura di determinazione del personale da trasferire, che, secondo l'Avvocatura, potrebbe far sorgere "questioni sul piano amministrativo, ma non su quello della legittimità costituzionale della legge". In ordine all'art. 11, che designa l'AGEA come successore universale della soppressa AIMA, la difesa dello Stato nega che la regione possa vantare alcun diritto sul patrimonio di un ente nazionale che viene soppresso ed i cui beni lo Stato destina ad un nuovo ente che gli succede nei compiti essenziali e rileva come la regione abbia già ottenuto le risorse necessarie a coprire le spese per il personale trasferito (art. 6, comma 4, del decreto impugnato). Quanto infine alla impugnazione dell'art. 13, che affida le funzioni di certificazione dei conti annuali degli organismi pagatori ad un comitato istituito presso il Ministero del tesoro, l'Avvocatura rileva che esso risulterebbe direttamente attuativo del regolamento CE n. 1663/1995, il quale richiede che la certificazione sia rilasciata da un servizio o da un organismo indipendente sotto il profilo funzionale dall'organismo pagatore o dall'organismo di coordinamento.1. - La regione Lombardia ha proposto questione di legittimità costituzionale in via principale del decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165, recante "Soppressione dell'AIMA e istituzione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59", nella sua interezza e con specifico riguardo agli articoli 1; 2; 3, commi da 1 a 4; 4; 5, commi 3 e 5; 6; 11; 13, comma 1, denunciandone il contrasto con gli articoli 3, 5, 11, 76, 97, 115, 117, 118 e 119 della Costituzione e con il principio di leale collaborazione. 2. - La ricorrente, con un primo motivo di ricorso, denuncia l'intero decreto legislativo per contrasto con la previsione dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, che autorizzava il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi diretti a "razionalizzare l'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri, anche attraverso il riordino, la soppressione e la fusione di Ministeri, nonché di amministrazioni centrali anche ad ordinamento autonomo". La ratio della delega legislativa, volta alla decentralizzazione delle funzioni tradizionalmente svolte a livello statale in materia di agricoltura, sarebbe stata tradita dal decreto impugnato, che avrebbe conservato una organizzazione centralistica del settore agroalimentare attraverso la istituzione di un ente, l'AGEA, in tutto identico, per funzioni e patrimonio, alla soppressa Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA), con ciò ledendo attribuzioni regionali. Nonostante che l'Avvocatura dello Stato abbia preliminarmente eccepito la inammissibilità della censura per la genericità della sua formulazione, è di tutta evidenza che essa va letta nel complessivo contesto del ricorso, rispetto al quale non è dotata di alcuna autonomia, poiché si limita ad esporre in forma sintetica una doglianza che viene rivolta, nei successivi motivi di ricorso, contro disposizioni determinate, sicché è a queste che può farsi riferimento per individuare l'oggetto specifico della questione di costituzionalità. 3. - La prima questione concerne dunque gli artt. 1 e 2 del d.lgs. n. 165, con i quali si dispone la soppressione e la messa in liquidazione dell'AIMA e, rispettivamente, la istituzione dell'AGEA. La ricorrente assume che i poteri di gestione nel settore degli aiuti all'agricoltura dovrebbero essere attribuiti non all'AGEA, ma alle regioni, in quanto la riserva posta a favore dello Stato dall'art. 2 del decreto legislativo n. 143 del 1997 è limitata alle funzioni di disciplina generale e di coordinamento nazionale in materia di interventi di regolazione dei mercati. 3.1. - La questione non è fondata.