[pronunce]

Per quanto riguarda, in particolare, le esenzioni, essa ricorda che, secondo quanto affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 25 del 1958, affinché una norma regionale di esenzione da un tributo possa essere costituzionalmente legittima, occorre che: esistano nella legislazione statale casi di esenzione da quello stesso tributo; le disposizioni regionali di esenzione trovino rispondenza in un tipo di esenzione previsto dalla legge statale; l'esenzione risponda ad un interesse regionale. La Regione Siciliana aggiunge che l'art. 76 della citata legge regionale n. 17 del 2004 fa letteralmente riferimento ad un'esenzione disposta dallo Stato in relazione alla tipologia del tributo e dell'esenzione. Quanto poi all'interesse regionale, rileva che esso va ravvisato nell'obiettivo di non vanificare l'intervento volto a favorire la «fuoriuscita dal bacino dei lavoratori socialmente utili», in una situazione, quale quella siciliana, in cui, essendo detto «bacino» più «rilevante» che in altre zone d'Italia, tale «fuoriuscita» risulterebbe necessaria per sgravare i futuri bilanci regionali. Il risultato interpretativo cui perviene l'Agenzia delle entrate con l'impugnata nota contrasta, perciò, sia con l'art. 36 dello statuto speciale e con le relative norme di attuazione, sia con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), che fa salve le forme di autonomia più ampie attribuite alle Regioni a statuto speciale. Sotto un secondo profilo, la ricorrente deduce che il principio di leale cooperazione avrebbe imposto, nel caso di specie, di raggiungere una preventiva intesa in ordine alle determinazioni da assumere; e ciò tanto più in quanto l'Assessorato regionale competente aveva, proprio in osservanza di quel principio, trasmesso all'Agenzia delle entrate il parere dell'ufficio legislativo e legale della Regione. 2. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che il ricorso venga dichiarato inammissibile o comunque respinto. Quanto all'eccepita inammissibilità, la difesa erariale osserva che la nota impugnata costituisce risposta ad un interpello richiesto dall'amministrazione regionale ai sensi dell'art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), norma in forza della quale l'amministrazione finanziaria è tenuta a rispondere alle «circostanziate e specifiche istanze di interpello concernenti l'applicazione delle disposizioni tributarie a casi concreti e personali, qualora vi siano obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni stesse». Da ciò consegue, per l'Avvocatura generale, che la nota impugnata, in quanto costituisce una mera risposta ad un interpello, non è atta a ledere la sfera di competenza della Regione. Nel merito, la difesa erariale osserva che l'Agenzia delle entrate ha correttamente interpretato la norma regionale in coerenza con i princípi costituzionali che conformano il potere legislativo della Regione Siciliana in materia tributaria. La diversa lettura ipotizzata dalla ricorrente, del resto, comporterebbe l'illegittimità costituzionale della norma regionale oggetto di interpretazione, perché questa introdurrebbe un'esenzione da tributi erariali, in deroga ai princípi della legislazione statale sulle imposte sui redditi, la quale in generale considera come imponibili anche le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per motivi di studio o di addestramento professionale a favore di beneficiario non legato da rapporto di lavoro dipendente al soggetto erogante. Quanto poi alla denunciata violazione del principio di leale cooperazione, l'Avvocatura rileva che, poiché la nota impugnata è stata emessa in risposta ad istanza di interpello, non si comprende quale «preventiva intesa in ordine alle determinazioni da assumere» sarebbe dovuta intervenire nel caso di specie, né quale altra forma di cooperazione l'Agenzia, sollecitata proprio dall'organo regionale a interpretare la normativa coinvolta, avrebbe dovuto porre in essere. 3. – In prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria, con la quale ribadisce le proprie conclusioni.1. – La Regione Siciliana propone conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione alla nota dell'Agenzia delle entrate – Direzione centrale normativa e contenzioso – Settore fiscalità generale e contenzioso – Ufficio persone fisiche, prot. n. 954-91232/2005 del 14 giugno 2005, emessa in risposta a un interpello formulato dall'Agenzia regionale per l'impiego e la formazione professionale dell'Assessorato regionale del lavoro, della previdenza sociale, della formazione professionale e dell'emigrazione, ai sensi dell'art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, ed avente ad oggetto il trattamento fiscale applicabile ai contributi erogati ai sensi dell'art. 2 della legge della Regione Siciliana 23 gennaio 1998, n. 3 (Disposizioni in materia di lavoro e occupazione. Norme di proroga e di finanziamento degli oneri per il contingente dell'Arma dei carabinieri operante in Sicilia). La ricorrente premette che tali contributi, al fine di favorire l'occupazione dei lavoratori socialmente utili, sono diretti a finanziare progetti di «formazione all'autoimpiego» e che l'art. 76 della legge della Regione Siciliana 28 dicembre 2004, n. 17 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2005), dispone che i medesimi contributi «sono assimilabili alle borse di studio di cui all'art. 4 della legge 13 agosto 1984, n. 476». Secondo la ricorrente, in forza di tale assimilazione, i contributi per la «formazione all'autoimpiego» godono dell'esenzione dall'imposta locale sui redditi e da quella sul reddito delle persone fisiche prevista dall'art. 4 della legge n. 476 del 1984 (Norme in materia di borse di studio e dottorato di ricerca nelle Università) per dette borse di studio. Tanto premesso, la Regione denuncia la lesione delle proprie attribuzioni in materia tributaria, quali delineate dall'art. 36 dello statuto speciale e dal d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), nonché del principio di leale cooperazione, perché nell'impugnata nota l'Agenzia delle entrate ha affermato che l'assimilazione disposta dal legislatore regionale ha effetto «esclusivamente in ambito amministrativo-giuslavoristico», senza che alcuna valenza fiscale possa attribuirsi alla predetta norma regionale, la quale, diversamente, «non risulterebbe conforme ai principi cardine dell'ordinamento costituzionale, relativi alla materia tributaria», secondo i quali la Regione Siciliana «può operare, nel rinnovato quadro istituzionale (legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) solo per gli ambiti non riconosciuti di competenza esclusiva» dello Stato. 2.