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Disposizioni per il contrasto della violenza domestica e la tutela delle vittime di reati particolarmente violenti. Onorevoli Senatori. -- La violenza contro le donne è, ancora ad oggi, un fenomeno particolarmente grave e tristemente diffuso. Secondo i dati Istat, in Italia 6.788.000 donne hanno subìto, nel corso della propria esistenza, forme di violenza fisica o sessuale (31,5 per cento delle donne tra i sedici e i settanta anni): il 20,2 per cento ha subìto violenza fisica, il 21 per cento violenza sessuale, il 5,4 per cento forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Nello specifico, i dati riportano numeri impressionanti, ovvero 652.000 le donne che hanno subìto stupri e 746.000 le vittime di tentati stupri. Seppur negli ultimi anni il numero di violenze risulta essere in leggera diminuzione, deve evidenziarsi che dal 2006 si registra un aumento della gravità degli episodi. Nello specifico si è verificato un aumento progressivo delle azioni violente da parte del partner che hanno provocato lesioni gravi alle vittime (dal 26,3 al 40,2 per cento), fino all'aumento del numero di donne che hanno seriamente rischiato di perdere la vita (dal 18,8 del 2006 al 34,5 per cento del 2014). Sempre secondo i dati statistici esaminati, 3.466.000 donne hanno subito episodi di stalking e, tra queste, il 16,1 per cento è rappresentato da donne italiane. Nello specifico, di queste ultime, 1.524.000 sono rimaste vittime del proprio ex partner , mentre 2.229.000 hanno subìto violenza da parte di sconosciuti. Sul fenomeno e sulla urgente necessità di rimedi adeguati per la prevenzione e la repressione nonché per la tutela delle vittime, frequenti ed incisivi sono i moniti che arrivano dall'ordinamento sovranazionale. Numerose convenzioni dell'ONU affermano e ribadiscono i diritti delle donne, da ultimo, la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ratificata dall'Italia ai sensi della legge 27 giugno 2013, n. 77. L'azione legislativa nazionale di prevenzione e di contrasto della violenza sulle donne ha segnato tappe importanti nella storia giuridica, sociale e culturale del fenomeno in esame soprattutto da quando con la legge 15 febbraio 1996, n. 66, il legislatore italiano è intervenuto con forza sulle norme del codice penale in materia di reati sessuali. Nello specifico la legge ha ricondotto i delitti sessuali dalla categoria dei delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume alla categoria dei delitti contro la libertà personale, in maniera tale da attribuirgli un ambito di applicazione più vasto rispetto a quello tradizionale. L'intervento legislativo non ha solo innovato i profili di accertamento e di repressione di una categoria di reati particolarmente gravi ma, soprattutto, ha segnato l'inizio di un nuovo approccio, sociale e culturale ancor prima che giuridico, basato sull'azione combinata di più strategie aventi un unico fine. Il nuovo percorso intrapreso dal legislatore è andato avanti con il decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, recante «Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori», con il quale è stato introdotto nel nostro ordinamento il reato di atti persecutori (cosiddetto stalking) , di cui all'articolo 612- bis del codice penale. Contestualmente all'introduzione della nuova fattispecie penale, al fine di assicurare una più adeguata protezione alla vittima del reato nella prospettiva della strategia combinata cui poc'anzi si faceva riferimento, il legislatore ha ravvisato l'opportunità di agire su più fronti. Da un lato, ha deciso di ampliare lo spettro delle misure cautelari coercitive inserendo, tra loro, il «divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa» (articolo 282- ter del codice di procedura penale); dall'altro, ha introdotto una misura preventiva volta a conferire al questore il potere di muovere una sorta di rimprovero al presunto stalker affinché desista dal tenere condotte persecutorie. Da ultimo il legislatore è intervenuto con il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, che ha introdotto una serie di misure per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere. Nello specifico, il provvedimento ha modificato il codice penale e quello di procedura penale ampliando, al contempo, le misure a tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica. Il testo, inoltre, ha messo in campo risorse per finanziare un piano d'azione antiviolenza e la rete di case-rifugio. Le principali novità riguardano la relazione affettiva: rilevante sotto il profilo penale che è ravvisata nella relazione tra due persone, a prescindere da convivenza o vincolo matrimoniale (attuale o pregresso). Più specificamente la novella legislativa positivizza la nozione di «violenza domestica» individuata in «uno o più atti, gravi ovvero non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima». Per quanto riguarda la violenza assistita, il codice si arricchisce di una nuova aggravante comune applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica, commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte. Quanto all'aggravante per lo stalking commesso dal coniuge, viene meno la condizione che vi sia separazione legale o divorzio. L'intervento ha comportato, inoltre, l'inserimento al codice di procedura penale dell'articolo 384- bis , rubricato «Allontanamento d'urgenza dalla casa familiare», ai sensi del quale «Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, o per via telematica, l'allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in flagranza dei delitti di cui all'articolo 282- bis , comma 6, ove sussistano fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l'integrità fisica o psichica della persona offesa. La polizia giudiziaria provvede senza ritardo all'adempimento degli obblighi di informazione previsti dall'articolo 11 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 38, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, e successive modificazioni».