[pronunce]

In tal modo, sulla base della sola lettura testuale, si veniva a sostituire il soggetto della proposizione ("il procedimento" in luogo de "il collegio") e a intendere in senso intransitivo il significato del verbo "continuare", consentendo l'ingresso nel procedimento a carico dei ministri delle norme processuali penali comuni ("secondo le norme vigenti") già dal momento immediatamente successivo alla rimessione degli atti da parte della Assemblea parlamentare. L'apertura di questa possibilità interpretativa nel dibattito parlamentare al Senato fu fatta valere per superare le ragioni che avrebbero militato per il ripristino del testo originario, approvato in prima lettura dal Senato stesso, ciò che avrebbe peraltro comportato un rischio, con il ritorno all'altra Camera, per l'approvazione come tale o, comunque, per l'approvazione tempestiva della legge costituzionale. Da ciò risulta dunque che la lettera della disposizione dell'art. 9, comma 4, della legge costituzionale non è risolutiva. E, quanto all'intenzione del legislatore costituzionale, al non espresso intento della Camera dei deputati che ha introdotto l'emendamento da cui tale disposizione è derivata, può contrapporsi l'opposto intendimento espresso, senza incontrare dissensi, da parte del Senato della Repubblica e dal relatore della legge in particolare. Né può attribuirsi - come fatto nella sentenza n. 265 del 1990 di questa Corte - peso eccessivo alla circostanza che il Senato, nella seduta predetta, ebbe a respingere senza esplicite motivazioni un emendamento volto a ripristinare l'originario art. 9, comma 4: la spiegazione di tale rigetto può ragionevolmente trovarsi in quella stessa esigenza di conclusività del procedimento legislativo che aveva indotto ad approvare comunque il testo che proveniva dalla Camera dei deputati. 4.5. - L'obiettiva incertezza derivante dalla lettera della legge e dall'intenzione del legislatore induce allora a far prevalere le ragioni sistematiche che sopra si sono dette e a ritenere conclusivamente che, una volta concessa l'autorizzazione dall'Assemblea parlamentare, nella forma prevista dal comma 3 dello stesso art. 9, gli atti siano restituiti al collegio che a essa li aveva inviati, affinché il procedimento prosegua secondo le forme ordinarie, vale a dire per impulso del pubblico ministero e davanti agli ordinari organi giudicanti competenti. Ciò è per l'appunto quanto risulta pianamente dall'impugnato art. 3 della legge n. 219 del 1989, la cui compatibilità con l'interpretazione fino a ora data alla corrispondente norma della legge costituzionale non risulterebbe invece evidente. Tale art. 3, commi 1 e 2, infatti, stabilisce che "quando gli atti siano stati rimessi ai sensi del comma 4 dell'articolo 9 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, al collegio ivi indicato, il procedimento continua secondo le norme ordinarie vigenti al momento della rimessione" e aggiunge che, in tal caso, "il collegio provvede senza ritardo a trasmettere gli atti al procuratore della Repubblica presso il tribunale indicato nell'articolo 11 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1". 5. - Così ricostruito il sistema e, in esso, così precisata la portata della norma impugnata, la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Collegio per i procedimenti relativi ai reati previsti dall'art. 96 della Costituzione istituito presso il Tribunale di Napoli deve essere dichiarata non fondata per l'erroneità del presupposto interpretativo dal quale il giudice rimettente è partito.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, della legge 5 giugno 1989, n. 219 (Nuove norme in tema di reati ministeriali e di reati previsti dall'articolo 90 della Costituzione), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 27, secondo comma, e 111 della Costituzione, dal Collegio per i procedimenti relativi ai reati previsti dall'art. 96 della Costituzione istituito presso il Tribunale di Napoli, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 24 aprile 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola