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L'articolato presenta anche, a suo avviso, profili di scarsa leggibilità. Per quanto riguarda le proposte del proprio Gruppo, nota che, nel corso dell' iter , alcune sono state assorbite da emendamenti di maggioranza e solo due o tre sono state approvate: in particolare, non vi sono le risposte alle richieste in tema di disabili e famiglie numerose, sulle quali sono intervenuti solo limitati aggiustamenti, palesemente insufficienti. Anche la riscrittura dell'articolo 12, pur opportuna, giunge tardivamente: il problema andava affrontato e risolto prima di aprire il termine per la presentazione delle domande di reddito di cittadinanza. Quanto ai centri per l'impiego, reputa assai difficile che circa 560 strutture con un totale di 8.000 addetti riescano a svolgere tutte le funzioni loro attribuite: a parte la totale indeterminatezza che si ha tuttora in materia di formazione, i centri, che oggi consentono di far incrociare l'offerta con la domanda solo nel 3,5 percento dei casi, non possono creare lavoro laddove questo non vi sia. In sintesi ritiene che assistenza e politiche attive del lavoro siano difficilmente conciliabili. Quanto alle ingenti risorse stanziate dal Governo, esprime forti riserve sulla scelta di ricorrere all'indebitamento, specialmente se l'effetto sul PIL sarà quello stimato, ovvero circa la metà di quanto speso: sarebbe stato preferibile, invece, reperire tali risorse rimettendo in moto l'economia. Passando al tema pensionistico, esprime soddisfazione per la rimozione del limite, palesemente incostituzionale, di 45 anni ai fini del riscatto agevolato degli anni di laurea. Su "Quota 100" manifesta, invece, le proprie riserve, sia perché si tratta di una finestra limitata nel tempo e nei destinatari, sia perché se ne avvantaggerà maggiormente la Pubblica Amministrazione, con effetti preoccupanti su categorie professionali essenziali quali quelle dei medici o dei docenti. In sintesi, sebbene il processo non si possa arrestare, auspica almeno che, negli spazi consentiti dalle norme, i decreti ministeriali attuativi possano restituire coerenza ad alcune aporie del provvedimento, anche con riferimento alle differenze di disciplina tra chi ha presentato la domanda nella vigenza del decreto-legge e chi la presenterà a seguito della entrata in vigore della legge di conversione. Il senatore AUDDINO ( M5S ) si rivolge con accenti critici ai gruppi di opposizione, che, a suo avviso, avrebbero dovuto sostenere convintamente il provvedimento in esame. La scelta della decretazione d'urgenza, peraltro, è a suo giudizio coerente con la necessità di dare risposte immediate ai gravi problemi della povertà, che avrebbero dovuto essere affrontati dai precedenti governi nei passati decenni. Tiene anche a rimarcare la differenza con il previgente reddito di inclusione, istituito alla fine e non all'inizio della legislatura e rivolto - con un ammontare assai ridotto rispetto al reddito di cittadinanza - ad una platea di aventi diritto pari a circa un quarto dei nuovi beneficiari. Sottolinea che il Reddito di cittadinanza rappresenta una misura non assistenzialistica, bensì basata su due binari convergenti, il sostegno al reddito e le politiche attive del lavoro. Invita perciò l'opposizione a contenere le proprie critiche su un provvedimento meritorio e puntuale anche sul versante dei controlli, come testimoniato dalle previste assunzioni nell'ambito della Guardia di Finanza e dell'Arma dei Carabinieri, senza parlare di quelle presso i centri per l'impego. Sebbene riconosca che interventi migliorativi potranno rendersi necessari in futuro, ritiene tuttavia che le critiche pervenute non siano sempre di carattere costruttivo. Quanto a "quota 100", nota semplicemente come si tratti di un'opzione che viene introdotta per rimediare ai disastrosi effetti della legge Fornero. In definitiva, rimarca come il Movimento 5 Stelle abbia rispettato le proprie promesse fin dall'avvio dell'esperienza di Governo, circostanza sicuramente inusuale: dissente perciò da chi giudica il provvedimento una misura elettorale, perché se così fosse sarebbe stato adottato nell'imminenza delle elezioni politiche, mentre non vi è alcuna correlazione con l'approssimarsi delle consultazioni europee. Il senatore FLORIS ( FI-BP ) interloquisce brevemente per far presente al senatore Auddino che con il decreto-legge in esame è stata in realtà la maggioranza ad aver perso un'occasione per cambiare in meglio il provvedimento, non avendo quasi in nessun caso accolto le giuste sollecitazioni pervenute dall'opposizione. Il senatore LAUS ( PD ) rileva polemicamente che non sono stati mai presi in considerazione i rilievi e le osservazioni sollevati dall'opposizione, nemmeno durante la prima lettura del provvedimento. Più in generale sottolinea come tutta la discussione che si è svolta sul decreto-legge è stata di fatto sterile, in quanto non finalizzata mai al miglioramento del testo. Replica quindi al senatore Auddino, secondo il quale il reddito di cittadinanza costituirebbe un intervento che, a differenza del reddito di inclusione, interviene non a fine legislatura, ma all'inizio dell'attività dell'attuale Governo, facendo presente che, a suo parere, difficilmente l'attuale maggioranza potrà durare per l'intera legislatura, alla luce del drammatico quadro economico italiano attuale. Premesso che la finalità principale del decreto-legge, ossia il contrasto alla povertà, è largamente condivisibile, critica innanzitutto la scelta della copertura finanziaria, affidata quasi esclusivamente al maggiore indebitamento e in assenza di interventi di carattere strutturale diretti ad incidere sulla crescita economica e sul mercato del lavoro. Critica in particolare quanto previsto all'articolo 1 del decreto-legge, laddove, in modo del tutto contradditorio, si dice che il reddito di cittadinanza costituisce livello essenziale delle prestazioni ed al tempo stesso si prevede un limite riferito alla disponibilità delle risorse. Ricorda che il reddito di inclusione, strumento previsto dal precedente Governo, era nato dopo un attento ascolto delle istanze provenienti dai vari soggetti operanti nell'ambito sociale e del lavoro e che da tale confronto era emerso come la povertà non fosse legata soltanto al reddito, ma dipendesse anche dall'inclusione sociale: per questo motivo, pertanto, il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso il ricorso ai centri per l'impiego. Ritiene che se il reddito di cittadinanza non risolverà tutte le problematiche legate alla povertà dipende anche dal fatto che non sono state previste, accanto a tale intervento, misure per la promozione del lavoro: pertanto - a fronte di un probabile incremento del numero dei poveri nei prossimi anni, dovuto anche all'assenza di interventi finalizzati alla crescita della produzione, se non diretti addirittura al blocco delle infrastrutture strategiche - lo strumento manifesterà tutti i propri limiti. Cita il caso delle misure di incentivazione in favore delle imprese previste dall'articolo 8 del provvedimento, che giudica del tutto inefficaci per promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro, a fronte di richieste da parte degli imprenditori di disporre di infrastrutture più efficienti e di poter operare in un quadro giuridico certo.