[pronunce]

- Le questioni proposte con il ricorso investono, in primo luogo, l'art. 5 (Emersione di basi imponibili e riduzione del carico tributario sui redditi di impresa) della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)”, secondo il quale le “maggiori entrate che risulteranno dall'aumento delle basi imponibili dei tributi erariali … per effetto dell'applicazione delle disposizioni per favorire l'emersione, di cui all'art. 116 della stessa legge, sono destinate ad un fondo istituito presso lo stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica [ora, Ministero dell'economia e delle finanze], finalizzato, con appositi provvedimenti, alla riduzione dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche e dell'imposta sul reddito delle persone fisiche gravanti sul reddito d'impresa”. La riduzione è effettuata con priorità temporale nelle aree e nei territori di cui all'art. 10, comma 7, della legge medesima, e cioè nei territori individuati dall'art. 4 della legge n. 388 del 2000, e nelle aree di cui all'obiettivo 1 del regolamento del Consiglio della Comunità europea n. 1260/1999, del 21 giugno 1999. Ai commi 2 e 3, lo stesso articolo 5 prevede poi che con decreto del Ministro delle finanze vengono determinate le maggiori entrate di cui al precedente comma 1, derivanti dall'emersione del lavoro irregolare, e che, in relazione alle stime del maggior gettito così determinato, viene disposta, a decorrere dal 2002, la riduzione delle imposte come previsto dal medesimo comma 1. La disposizione in esame - come anche quelle contenute negli artt. 23, 25 e 67 della legge n. 388 del 2000 - viene censurata in relazione all'art. 36 dello statuto speciale della Regione Siciliana (r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2) ed all'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), nonché in relazione agli artt. 3 e 81, quarto comma, della Costituzione. 2.1. - Per quanto riguarda l'art. 5 della legge n. 388 del 2000, occorre rilevare, che nelle more della trattazione del giudizio, profonde modifiche sono state apportate dalla legge 18 ottobre 2001, n. 383 (Primi interventi per il rilancio dell'economia). Tale legge ha dettato nuove disposizioni per incentivare l'emersione del lavoro sommerso, ed in particolare, al comma 6 dell'art. 1 della legge n. 383 del 2001, ha confermato che “restano fermi, in alternativa, per gli interessati, i regimi connessi ai piani di riallineamento retributivo e di emersione del lavoro irregolare” di cui all'art. 116 della legge n. 388 del 2000. La stessa legge, al comma 8 dell'art. 1 - che è stato, poi, sostituito dall'art. 21, comma 1-bis, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350 (Disposizioni urgenti in vista dell'introduzione dell'euro in materia di tassazione dei redditi di natura finanziaria, di emersione di attività detenute all'estero, di cartolarizzazione e di altre operazioni finanziarie), aggiunto, in sede di conversione, dalla legge 23 novembre 2001, n. 409 - ha confermato la prevista affluenza al fondo delle maggiori entrate derivanti dal recupero della base imponibile connessa ai programmi di emersione, ed ha disposto l'abrogazione dei commi 2 e 3 del medesimo art. 5. In secondo luogo, ha previsto che il fondo di cui al citato art. 5 sia destinato, non più alla riduzione dell'IRPEG e dell'IRPEF, ma alla riduzione della pressione contributiva e al riequilibrio dei conti pubblici. Infine, l'art. 3, comma 4, della medesima legge ha disposto che con decreto ministeriale, da emettere sentita la Conferenza unificata di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali), sono determinate le regolazioni contabili degli effetti finanziari per lo Stato, le Regioni e gli enti locali conseguenti all'attuazione delle disposizioni di cui al citato art. 1 della legge medesima. Il quadro normativo, come si nota, appare notevolmente modificato. Se è vero, infatti, che viene confermata la previsione di un apposito fondo destinato ad essere alimentato con le maggiori entrate risultanti sia dall'aumento che dal recupero delle basi imponibili, connesso ai programmi di emersione, è altrettanto vero che viene modificata la finalizzazione del fondo stesso, il quale, a decorrere dall'entrata in vigore della nuova legge, non è più diretto alla riduzione dell'IRPEG e dell'IRPEF, ma alla riduzione della pressione contributiva ed al riequilibrio dei conti pubblici. Sennonché, le modifiche intervenute non sono tali da far superare tutte le censure mosse dalla Regione Siciliana. Infatti, se, a partire dalla nuova legge, non può più prendersi in esame il motivo secondo il quale la Regione subirebbe un pregiudizio per la destinazione del fondo alla riduzione dell'IRPEG e dell'IRPEF, sopravvive, invece, la censura secondo la quale “il considerare riservato allo Stato il conseguente gettito” risultante dall'aumento delle basi imponibili per effetto delle disposizioni sull'emersione “comporta un pregiudizio economico per la regione violandone le attribuzioni in materia finanziaria”, talché non v'è spazio per una pronunzia preclusiva dell'esame del merito della questione medesima (sentenza n. 1031 del 1988). 2.2. - Passando al merito della censura, la questione non è fondata. Certamente, come afferma la Regione, il caso in esame non rientra nella previsione di cui all'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, secondo la quale spettano alla Regione tutte le entrate riscosse nell'ambito del proprio territorio “ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime”. Infatti, non si tratta nella specie di “nuove entrate”, considerato che il maggior gettito in questione deriva - in relazione ai contratti di riallineamento retributivo di cui all'art. 116 della legge n. 388 del 2000 - dall'emersione di pagamenti di tributi già dovuti, che hanno la loro fonte “nelle previgenti, ed invariate, disposizioni che li disciplinano” (sentenza n. 198 del 1999), e non da una nuova imposta o dall'aumento dell'aliquota di un'imposta preesistente o comunque da un atto impositivo nuovo (sentenza n. 49 del 1972).