[pronunce]

234/17)», per cui le norme regionali censurate introdurrebbero una deroga alla normativa statale in tema di rapporto di lavoro, intervenendo in una materia riservata alla competenza legislativa dello Stato. Infine, in relazione all'art. 97, secondo comma, Cost., il rimettente rileva che la norma regionale «assegna all'ASPIV [recte: AVISP] - ente pubblico, sia pure economico - un ambito di discrezionalità irragionevole nel determinare il trattamento economico-retributivo spettante al personale acquisito da Veneto Agricoltura», con conseguente violazione del principio di buon andamento dell'azione amministrativa. 2.- Con atto depositato l'8 maggio 2018 si è costituito in giudizio F. F., ricorrente nel giudizio principale, che, condividendo gli argomenti esposti nell'ordinanza di rimessione dal giudice a quo, ha chiesto che la questione sia dichiarata fondata. 3.- Con atto depositato l'8 maggio 2018 è intervenuta in giudizio la Regione Veneto, sostenendo l'inammissibilità della questione con riferimento agli artt. 39 e 97, secondo comma, Cost., e, comunque, la sua infondatezza nel merito con riferimento a tutti i parametri costituzionali evocati. 3.1.- In relazione alle dedotte eccezioni di inammissibilità, la difesa della Regione sostiene, per la questione sollevata in riferimento all'art. 39 Cost., l'inammissibilità della censura sulla base della considerazione che «la natura "esterna" della disposizione di legge regionale sospettata di incostituzionalità sembra elidere ab origine i dubbi di costituzionalità, in presenza di una lesione che può derivare dalle concrete modalità di attuazione della stessa e non dal suo contenuto precettivo». 3.2.- In riferimento, invece, all'art. 97, secondo comma, Cost., la Regione Veneto evidenzia come la questione sollevata non possa che essere riferita all'esercizio di potestà pubblicistiche e non già all'esercizio dei poteri di determinazione della retribuzione, da riconoscere al datore di lavoro nell'ambito di un rapporto privatistico come quello oggetto del giudizio. Secondo la difesa regionale non sarebbe perciò chiaro come il buon andamento della pubblica amministrazione possa essere leso nel caso in esame, per cui bisognerebbe concludere «prima ancora che per l'infondatezza del motivo di costituzionalità, per la sua inammissibilità, data l'indeterminatezza dello specifico motivo di impugnazione». 3.3.- Nel merito, ad avviso della Regione Veneto, la questione sarebbe da ritenere non fondata in riferimento a tutti i parametri costituzionali evocati. In particolare, in relazione alla questione riferita all'art. 97, secondo comma, Cost., la difesa regionale ne sostiene la non fondatezza in quanto l'art. 13, comma 1, della legge reg. Veneto n. 37 del 2014 porrebbe «un vincolo temporale e un limite dimensionale economico-finanziario di spesa chiaro nel suo significato e nei suoi effetti precettivi, che lascia all'amministrazione unicamente un necessario margine di discrezionalità tecnica diretta esclusivamente a determinare in concreto come rispettare il limite economico-finanziario posto dalla legge», e senza che si possa, quindi, ipotizzare, sotto alcun profilo, una violazione del principio di buon andamento dell'azione amministrativa. Con riguardo, poi, alla questione riferita all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., la difesa regionale sottolinea che la disposizione di legge regionale sospettata di incostituzionalità «non regolamenta, tanto più in via generale e astratta, il rapporto di lavoro, ma si limita a prevedere "limitazione e vincoli" a contenuto economico-finanziario, che si pongono come misure afferenti all'organizzazione amministrativa degli enti pubblici strumentali della regione, idonei unicamente a tracciare il confine "esterno" al riconoscimento di emolumenti a favore dei lavoratori di uno specifico ente pubblico economico strumentale della Regione del Veneto». Pertanto, ad avviso della difesa regionale, l'art. 13, comma 1, censurato, si potrebbe annoverare «a pieno di diritto tra le misure organizzatorie che si "traducono in un mero risparmio di spesa" (decisione n. 178/2015) e che non afferiscono ad altri ambiti materiali, quali "tributi" o "ordinamento civile"». Infine, in relazione alla questione sollevata con riferimento all'art. 39 Cost., la Regione Veneto sostiene che la norma regionale di cui all'art. 13, comma 1, censurato, «non è diretta in alcun modo a vincolare l'autonomia collettiva e la libertà sindacale, ma pone unicamente un parametro di riferimento di carattere economico-finanziario volto a garantire il contenimento della spesa pubblica latamente intesa», sottolineando anche come la recente sentenza n. 178 del 2015 di questa Corte ha evidenziato «come norme di tal fatta, volte a garantire la compatibilità con obiettivi generali di politica economica, pur ove pongano vincoli legali all'autonomia collettiva, in tal modo comprimendo la libertà tutelata dall'art. 39 Cost., debbono ritenersi legittime allorché sia in gioco la salvaguardia di superiori interessi generali». 4.- In prossimità dell'udienza pubblica, F.F. ha depositato una memoria illustrativa, in cui contesta gli argomenti e le conclusioni esposti dalla Regione Veneto nel suo atto di intervento, ribadendo le conclusioni già rassegnate nell'atto di costituzione in giudizio. 5.- In data 29 gennaio 2019, anche la Regione Veneto ha depositato una memoria con la quale argomenta, ulteriormente, la ritenuta infondatezza della questione.1.- Con ordinanza del 12 gennaio 2018 il Tribunale ordinario di Venezia, sezione per le controversie di lavoro, ha sollevato - in riferimento agli artt. 39, 97, secondo comma, e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale degli artt. 12, comma 3, e 13, comma 1, della legge della Regione Veneto 28 novembre 2014, n. 37 (Istituzione dell'Agenzia veneta per l'innovazione nel settore primario), come, rispettivamente, modificati dall'art. 57, commi 3 e 4, della legge della Regione Veneto 27 aprile 2015, n. 6 (Legge di stabilità regionale per l'esercizio 2015). Ad avviso del ricorrente, le disposizioni regionali censurate stabilendo, all'art. 12, comma 3, che «[a]i dirigenti e dipendenti dell'Agenzia si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro delle aziende municipalizzate di igiene ambientale, nel rispetto dei vincoli e delle limitazioni contenute nell'articolo 13» e, all'art. 13, comma 1, che «[f]erma restando l'attuale consistenza organica, il personale in servizio nella soppressa Azienda regionale Veneto Agricoltura mantiene il contratto di lavoro in essere e, per quanto riguarda le dinamiche contrattuali, segue il contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto regioni-autonomie locali», violano sia l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., intervenendo nella materia «ordinamento civile», riservata alla esclusiva competenza legislativa statale;