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Lo abbiamo presentato nel giugno 2019, ma l'organo investito della sua approvazione, il Consiglio di Presidenza, non lo ha ancora esaminato. Entriamo nell'ultimo anno di legislatura e la stampa di discorsi parlamentari come quelli di Banfi, di Cossiga, di Alma Capiello ancora non è potuta avvenire, in ragione di questo adempimento mancato. I Questori sono stati espliciti, sin dalla scorsa legislatura (XXI Collegio, 19 giugno 2014), sulla necessità della gara per l'individuazione dell'editore con il quale instaurare il rapporto di coedizione avente ad oggetto la pubblicazione dei volumi delle collane dell'Archivio storico. Ne deriva che, senza la possibilità di proroga dei vecchi editori e con un bando ancora da approvare, l'attività editoriale dell'Archivio storico procede a stralcio, come per le ristampe che meritoriamente la Presidente ha richiesto per Angelina Merlin o che noi abbiamo disposto per Emilio Lussu o Araldo di Crollalanza, utilizzando collane esterne. Altra modalità di intervento suppletivo è la coedizione con soggetti esterni, che, partecipi del progetto culturale di valorizzazione di documenti del nostro Archivio, si dichiarano disposti a scegliere e pagare l'editore. Abbiamo proposto la convenzione con la Fondazione Ferrovie dello Stato, ma la trattazione in Collegio dei Questori è stata rinviata. Spero che venga ripresa quanto prima, in modo tale da consentire questa importante edizione. Lo proporremo di nuovo per il volume sui senatori del regno ebrei, avendo acquisito il consenso della presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (UCEI), ma vorremmo garanzie di non trovarci di nuovo davanti a un diniego di fatto. Altra conseguenza del blocco del piano editoriale è stata che ovviamente una delle risorse umane dedicate, con grande apprezzamento, all'attività di redazione dei discorsi parlamentari è stata distolta e inviata altrove, aggiungendosi ai molti segretari che, assunti come archivisti storici, svolgono mansioni in altri settori dell'amministrazione. Questo mentre la progressiva apertura alle desecretazioni, avvenuta nel luglio del 2020 con il decreto del presidente del Senato, comporta la gestione, nella nuova banca dati dell'Archivio, di oltre un milione di immagini scansionate soltanto per la Commissione stragi. Di qui la mia richiesta che nella prossima batteria di concorsi si contempli anche la professionalità archivistica o comunque una modalità per ricostruire il numero iniziale di unità dell'epoca della presidenza Pera. Non tutto comunque dipende da noi; anche se riuscissimo ad esitare in tempi celeri la richiesta di desecretazione di 130.000 pagine provenuta dall'onorevole Casson, la modalità ordinaria di attivazione degli interpelli appare vistosamente inadeguata. Ecco perché attendiamo dalla Presidenza del Consiglio risposta alla proposta di una nuova e più agevole modalità di esame delle richieste di declassifica. Nel frattempo, abbiamo dato istruzioni di dare attuazione in Senato all'ordine del giorno approvato in 7 a Commissione il 23 novembre scorso sul segreto archivistico. Ricordo poi che le ristrettezze di bilancio hanno indotto a remunerare solo con titolo onorifico di consulenti coloro che, dedicando tempo ed energie, aiutano chi versa fondi privati ad inventariarli per poi renderli consultabili secondo il sistema di gestione archivistico presente in Senato. Questa modalità, totalmente gratuita, ritarda il conferimento dei fondi privati all'utenza; andrebbe ripristinata pertanto da parte del Collegio dei questori la maggiore disponibilità che a questo scopo era dedicata nelle scorse legislature alla stipula di contratti di acquisizione a titolo oneroso. Per concludere, voglio spendere una parola sulla lapide apposta nel cortile d'onore; se la monarchia ha fatto l'Italia, la Repubblica ha completato il pactum societatis con la promessa di maggiore giustizia sociale. Ho chiesto ripetutamente e chiedo in questa sede un completamento iconografico di quel fronte del cortile con richiami della Repubblica e della Costituzione. Mi aspetto che i Questori si dimostrino sensibili a questa proposta e che vogliano imprimere nell'ultimo anno del loro mandato una svolta culturale alla loro azione. Per mio conto, la Commissione procederà, con i mezzi di cui dispone, a valorizzare i suoi fondi archivistici e quelli che in sinergia con altre istituzioni culturali sta contribuendo a rendere noti. È il caso dei processi matteottiani, il cui restauro da parte dell'Archivio di Stato di Roma sarà oggetto di una mostra che svolgeremo in Senato nella prima metà dell'anno prossimo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Trentacoste. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, l'ordine del giorno G3, che ho voluto sottoporre all'attenzione dell'Assemblea, ha l'obiettivo di disciplinare il rapporto di lavoro tra i parlamentari e i rispettivi collaboratori per porre fine all'annosa questione dell'inquadramento contrattuale di questi ultimi. Nonostante le Camere mettano a disposizione di ciascun parlamentare somme destinate al rimborso delle spese per l'esercizio del mandato, all'interno del Parlamento si rileva che parte dei collaboratori non ha un contratto regolare e non sempre la gestione di tali rapporti di lavoro appare limpida. Ciò non è concepibile, sia per la dignità del lavoratore sia per la mancanza di trasparenza, richiesta invece al mondo politico e alle Istituzioni da parte dell'opinione pubblica. Non è previsto uno specifico inquadramento contrattuale e di fatto i collaboratori parlamentari vengono equiparati ai dipendenti di studi professionali. È necessario tutelare la figura professionale del collaboratore parlamentare, ancor di più dopo il taglio dei parlamentari, che produrrà un aumento del carico di lavoro per i singoli, attraverso una regolamentazione chiara e trasparente che determini il contenuto essenziale dei contratti stipulati sia sotto l'aspetto economico sia sotto quello normativo. Rivolgo un invito ai senatori Questori perché avanzino in Consiglio di Presidenza del Senato una proposta per giungere al pieno riconoscimento della figura del collaboratore parlamentare, prendendo come modello le soluzioni adottate da molti Paesi europei e dal Parlamento europeo, nel rispetto dei seguenti principi: la gestione amministrativa e finanziaria delle posizioni lavorative dei collaboratori parlamentari sia ricondotta all'amministrazione del Senato, ferme restando la natura fiduciaria del rapporto di lavoro e la durata del contratto di collaborazione, legata come termine massimo alla durata della legislatura e del mandato parlamentare; l'istituzione di una voce nel bilancio del Senato della Repubblica vincolata e destinata esclusivamente alla retribuzione dei collaboratori parlamentari con contratto; l'individuazione di tipologie contrattuali specifiche e relative fasce retributive, mutuando quanto in uso per i collaboratori dei senatori facenti parte del Consiglio di Presidenza o dei Presidenti di Commissione, nonché la disciplina degli uffici di diretta collaborazione della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri. Colleghi, oggi autorevoli quotidiani nazionali chiamano in causa il Parlamento, i parlamentari e questa Istituzione, che discute un passaggio così importante. A proposito dei collaboratori parlamentari, ritengo che sia giunta l'ora di fare chiarezza su questo punto, facendo in modo che nelle istituzioni parlamentari non alligni nessuna forma di potenziale illegalità.