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già a seguito del primo intervento di bonifica del sito dall'amianto nel 2015, il Comune non ha mai provveduto ad installare le opportune opere provvisionali atte a preservare il bene e pare che sul complesso gli enti locali competenti non abbiano un'idea chiara e una strategia finalizzata al suo recupero. Negli anni si sono, infatti, susseguiti diversi progetti e studi tutti disastrosamente arenati che hanno alimentato la speranza nella cittadinanza che si dice assolutamente contraria all'abbattimento dei fabbricati previsto dal master plan del porto di Napoli, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti descritti; se intenda attivarsi nelle sedi di competenza per verificare che il Comune di Napoli provveda a installare le opportune opere provvisionali atte a preservare il bene, come sancito dal codice dei beni culturali; se, vista la gravità e l'urgenza, non ritenga opportuno intervenire in forza dell'art. 32 del codice, affinché il Comune di Napoli adempia ai suoi doveri. Atto n. 4-04838 BORGONZONI PISANI Pietro OSTELLARI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nei giorni scorsi si è svolto un presidio delle lavoratrici e dei lavoratori delle ex officine grandi riparazioni, ora officina manutenzione ciclica locomotive e carrozze di Trenitalia a Bologna, in occasione dello sciopero indetto a livello regionale dalla FILT-CGIL; nonostante Trenitalia, negli anni scorsi, avesse concordato con le parti sociali, sia a livello nazionale sia a livello locale, una serie di piani di investimento, secondo il sindacato dei trasporti si sta realizzando un percorso di dispersione professionale e produttiva che investe moltissimi lavoratori; sembra infatti che i piani di investimento siano passati in secondo piano a causa dell'emergenza pandemica; il rischio, paventato dai lavoratori interessati, è che l'assenza di investimenti porti pian piano alla dismissione dell'intero sito industriale, con la conseguente perdita del posto di lavoro per 125 dipendenti della sede di Bologna e 250 di quella di Rimini; il ridimensionamento in atto, dovuto alla mancata riconversione e ammodernamento dello stabilimento, infatti, comprometterebbe la capacità produttiva dell'officina stessa, con la deviazione in altri siti delle attività lavorative, si chiede di sapere: quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di evitare che l'area industriale sia colpita da una grave ed irreversibile crisi che porti alla dismissione dell'intero sito; quali iniziative intendano assumere al fine, in particolare, di garantire il rispetto degli accordi che prevedevano un preciso piano di investimenti volto a riconvertire e ammodernare gli stabilimenti; quali iniziative intendano assumere, più in generale, per tutelare i lavoratori coinvolti ed evitare il loro licenziamento. Atto n. 4-04839 URSO MAFFONI RAUTI Ai Ministri dello sviluppo economico e della difesa Premesso che: IVECO, attualmente appartenente al gruppo industriale italo-statunitense CNH industrial N.V., rappresenta un'azienda leader a livello internazionale nello sviluppo, nella produzione, nella vendita e nell'assistenza di una vasta gamma di veicoli industriali, leggeri, medi e pesanti, impiegando, in tale attività, circa 25.000 dipendenti, dislocati nei 24 stabilimenti presenti in 11 Paesi del mondo, ivi compresa l'Italia; il 10 marzo 2020 è stata sottoscritta un'intesa tra CNH industrial e le organizzazioni sindacali al fine di garantire la tenuta sociale, occupazionale e produttiva del ramo italiano, anche avuto riguardo alle società di IVECO e FPT motori, mentre, recentissimamente, si è appreso dell'esistenza di una trattativa preliminare tra il citato gruppo industriale e il gruppo cinese Faw Jiefang, proprio con riferimento ad un'ipotetica cessione di IVECO, che, ovviamente, preoccupa per la tenuta dei livelli occupazionali, con possibile conseguente impoverimento del sistema produttivo italiano; considerato che: da alcune fonti di stampa si è potuto apprendere che la trattativa con il gruppo cinese avrebbe ad oggetto: per un verso, la produzione degli autobus e dei camion di IVECO, in particolare, sia quelli prodotti nello stabilimento di Suzzara (Mantova), vale a dire, il "Daily", sia quelli prodotti nello stabilimento di Brescia, vale a dire gli "Eurocargo"; per un altro verso, la possibile acquisizione di una quota di FPT industrial, divisione motori, presente a Torino e a Foggia; i lavoratori impegnati in tali produzioni superano le 8.000 unità, secondo la seguente suddivisione: 1.680 a Suzzara; 2.250 a Brescia; 2.450 a Torino e 1.700 a Foggia, e tale piano sarebbe in contrasto con l'intendimento del Governo di rafforzamento della " golden power " quale strumento di tutela dei settori strategici per il Paese, tra i quali sono ricompresi certamente i trasporti; rilevato che: IVECO Defence fornisce, da 80 anni, alle forze armate italiane protezione, sicurezza e mobilità per tutti gli operatori impegnati quotidianamente in contesti complicati, nelle zone più inospitali e pericolose della terra: collaborazione che interviene con grande passione, dedizione e, soprattutto, senso di responsabilità da parte della stessa società, la quale ha sempre cercato di venire incontro alle necessità ed esigenze della difesa; in particolare, IVECO Defence occupa, in Italia, circa un migliaio di persone, altamente qualificate e specializzate, investendo in tecnologia per la difesa tra il 6 e l'8 per cento dei ricavi annui; attività alla quale deve essere aggiunta quella degli oltre 350 fornitori presenti sul territorio italiano, i quali, gradualmente, negli anni, hanno adattato la loro produzione agli standard richiesti dalle esigenze militari; atteso che la società ha diverse sedi in Italia: a) la sede principale di Bolzano, dove, in particolare, vengono prodotti i veicoli blindati 8x8, i Lince 4x4 e la maggior parte dei gruppi meccanici dei veicoli in dotazione alle forze armate; b) la sede di Vittorio Veneto (Treviso), dove si procede al taglio e alla saldatura dell'acciaio balistico; c) gli stabilimenti di Piacenza e Brescia, dove vengono prodotti i camion militari, cabine blindate e non blindate, sfruttando la sinergia con le linee di produzione dei veicoli civili; ritenuto che la IVECO rappresenta un'importate realtà del sistema industriale italiano, e, in particolare, la IVECO Defence per il settore strategico della difesa nazionale, e, pertanto, appare necessario un immediato intervento al fine di evitare la cessione di tali società a gruppi integralmente stranieri, anche in ragione dell'importanza strategica per il sistema della difesa nazionale che, tra l'altro, non può certo essere sottoposto a condizionamenti o depotenziamenti, tantomeno derivanti da scelte di soggetti esteri; considerato che la società acquirente possa anche agire al fine di acquisire la tecnologia IVECO per poi eventualmente chiudere o comunque ridurre in modo sensibile la produzione in Italia, eliminando di fatto un temibile concorrente internazionale, si chiede di sapere: