[pronunce]

non sarebbe da ascrivere a mera svista del legislatore, essendo chiara la ratio della differente disciplina prevista per le dette ipotesi, «ascrivibile al fatto che solo l'udienza indicata in citazione e quella fissata con apposito decreto dal giudice designato risultano espresse in atti scritti idonei a determinare conoscenze certe, a differenza di quanto avviene per i rinvii di ufficio, non soggetti a comunicazioni di sorta e desumibili solo dalla previsione generale del calendario giudiziale» (Cass. n. 12490 del 2007); che, infatti, ad avviso del rimettente, le forme di pubblicità del calendario giudiziario, previste dagli artt. 69-bis e 80 disp. att. cod. proc. civ. , consentono alle parti di prevedere tempestivamente la data effettiva dell'udienza, sol che si conosca quale sia il giudice designato, e ciò si potrebbe agevolmente accertare mediante accesso alla cancelleria, comunque necessario per l'esame dei documenti prodotti da controparte; che la questione di legittimità costituzionale merita, dunque, di essere riproposta, secondo il rimettente, con i nuovi argomenti illustrati; che essa è detta rilevante perché, in caso di accoglimento, la domanda riconvenzionale dovrebbe essere ritenuta tempestiva, mentre in caso contrario sarebbe inammissibile, perché formulata oltre il termine di decadenza di cui al combinato disposto degli articoli 166 e 167 cod. proc. civ. ; che, inoltre, la questione stessa sarebbe non manifestamente infondata, perché l'art. 166 cod. proc. civ. sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto tratterebbe in modo diverso situazioni simili (quella di cui all'art. 168-bis, quarto comma, e quella di cui all'art. 168-bis, quinto comma, cod. proc. civ.), disparità di trattamento che si rifletterebbe anche sul diritto di difesa tutelato dall'art. 24 Cost., «nonché sui principi del giusto processo e della parità tra le parti, di cui all'art. 111 Cost., laddove la normativa in questione impone alla difesa di una delle parti un termine decadenziale con modalità e secondo un meccanismo non perfettamente razionale, comprimendo, pertanto, più del necessario l'esercizio delle attività difensive». Considerato che il Tribunale di Pisa – sezione distaccata di Pontedera – dubita, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 166 del codice di procedura civile, nel testo risultante dopo le modifiche di cui all'art. 10 della legge 26 novembre 1990, n.353 (Provvedimenti urgenti per il processo civile) e all'art. 1 del decreto-legge 7 ottobre 1994, n. 571, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 1994, n. 673 (Modificazioni delle leggi 21 novembre 1991, n. 374, istitutiva del giudice di pace e 26 novembre 1990, n. 353, concernente provvedimenti urgenti per il processo civile), nella parte in cui non prevede che il termine di costituzione del convenuto si computi a ritroso dall'udienza fissata a norma dell'art. 168-bis, quarto comma, cod. proc. civ. , nelle ipotesi previste dall'art. 82, primo e secondo comma, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, anziché dall'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione; che la questione di legittimità costituzionale è manifestamente infondata; che, come il rimettente non ignora, essa è stata già decisa in tali sensi da questa Corte con ordinanza n. 461 del 1997, poi confermata con ordinanza n. 164 del 1998, sulla base del rilievo che «le fattispecie di rinvio della prima udienza di comparizione, considerate nel quarto e nel quinto comma dell'art. 168-bis cod. proc . civ. , non sono riconducibili ad una ratio comune, in quanto la previsione del potere di differimento della data della prima udienza di comparizione, attribuito al giudice istruttore dal quinto comma del citato art. 168-bis, è correlata alla fondamentale esigenza di porre il giudice in condizione di conoscere l'effettivo thema decidendum fin dal momento iniziale della trattazione della causa, mentre le medesime esigenze non sussistono in relazione al rinvio previsto dal quarto comma del detto art. 168-bis, il quale può derivare da qualunque motivo, anche fortuito e indipendente da ragioni organizzative dell'ufficio o del giudice» (ordinanza n. 164 del 1998); che con la medesima ordinanza, inoltre, si è esclusa la prospettata violazione del diritto di difesa, «poiché la garanzia di tale diritto non può implicare che sia illegittimo imporre all'esercizio di facoltà o poteri limitazioni temporali, al fine di accelerazione del corso della giustizia (ordinanza n. 900 del 1988)»; che il rimettente non adduce elementi idonei a superare il convincimento qui richiamato; che, invero, la possibilità per la quale il rinvio previsto dal quarto comma dell'art. 168-bis cod. proc. civ. possa dipendere anche da motivi organizzativi, e la considerazione che il decreto destinato a fissare la data e l'ora dell'udienza di prima comparizione abbia adeguata pubblicità, essendo dunque agevolmente conoscibile dal difensore del convenuto, non fanno venir meno la diversità di ratio (sopra posta in evidenza) esistente tra detta norma e quella contenuta nel quinto comma dello stesso art. 168-bis; che tale diversità si riflette anche sulla differente struttura delle due ipotesi, perché, mentre quella prevista dal quarto comma può dipendere da vari motivi (si veda anche l'art. 82 disp. att. cod. proc. civ.), il quinto comma dell'art. 168-bis cod. proc. civ. attribuisce uno specifico potere processuale al giudice istruttore, il quale «può differire, con decreto da emettere entro cinque giorni dalla presentazione del fascicolo, la data della prima udienza fino ad un massimo di quarantacinque giorni. In tal caso il cancelliere comunica alle parti costituite la nuova data della prima udienza»; che tale disposizione persegue appunto il fine (estraneo all'ipotesi contemplata nel quarto comma dello stesso articolo) di consentire che le complesse attività da compiere nella prima udienza si svolgano in un giorno in relazione al quale il giudice abbia avuto la possibilità di conoscere il thema decidendum, assicurando nel contempo la certezza della nuova data mediante la comunicazione di essa ad opera del cancelliere (mentre nel caso previsto dal quarto comma il rinvio d'ufficio non prevede comunicazione, essendo basato sul differimento automatico all'udienza immediatamente successiva tenuta dal giudice designato); che la diversità strutturale e funzionale esistente tra le due ipotesi qui esaminate giustifica la diversa disciplina per la costituzione del convenuto stabilita dall'art. 166 cod. proc. civ.