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PAROLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, i relatori sono già stati sufficientemente esaustivi, anzi, se dovessi riferirmi al lavoro che abbiamo fatto in Commissione, forse sono entrati troppo nei particolari, per una legge delega come questa, e quindi potrebbero essere anche cassati nella loro esposizione. Al di là delle battute, mi preme ringraziare i relatori e la Commissione per il lavoro svolto con grande senso di responsabilità e grande collaborazione, che mi sento di poter definire anche costruttiva da parte della componente di Fratelli d'Italia, che non è mai venuta meno alla volontà di cercare e trovare soluzioni che andassero nella direzione di un'utilità per il Paese. Devo altresì ringraziare il vice ministro Bellanova ed il ministro D'Incà per la schiettezza e la cortesia che hanno contraddistinto il loro lavoro. Nonostante questo, mi è rimasto un dubbio: la Commissione ha fatto il proprio lavoro, ma non so se abbiamo fatto, colleghi, fino in fondo e completamente il nostro dovere, perché il testo è migliorato, ma credo davvero che si potesse fare di più. Troppe volte c'è questo vincolo, che ormai ci portiamo dietro, perlomeno in questa legislatura, per cui il Parlamento in fondo è giusto che intervenga, ma il meno possibile. Credo che questo non sia in linea con quella che deve essere la nostra attitudine ad intervenire sui testi normativi che vengono portati alla nostra attenzione. Semplificazione e operatività: dobbiamo velocizzare le procedure per gli appalti. Questo è il tema del testo normativo che affrontiamo ed è quello che ci aspettiamo dai decreti che verranno emanati; ma non sarà facile, lo dico chiaramente: non sarà facile perché serve più coraggio e spero che questo coraggio lo si trovi quando si scriveranno i testi. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza saremo chiamati come Paese a investire da cinque a dieci volte la nostra normale capacità annuale: rispetto alla normalità, avremo una capacità - e aggiungerei un dovere - di spesa e di investimento che sarà cinque-dieci volte la normalità, che già ci vede in affanno. Già siamo in affanno quando le opere pubbliche - a livello nazionale, regionale o locale - si misurano in una progettazione che non può durare meno di un anno e spesso dura anche tre anni. Dopodiché, c'è l'affidamento tramite gara dei lavori e anche questa - salvo contenziosi - normalmente dura uno, due, tre anni e dopo cinque-sei anni ci troviamo davanti a un'opera che può veder partire i propri lavori ma che allo stesso tempo rischia di non essere più attuale. Dobbiamo misurarci con questo quando diciamo, confermiamo e ripetiamo che bisogna essere più coraggiosi. Dobbiamo superare questa grande, troppa diffidenza che manteniamo nella collaborazione pubblico-privato. Sembra che scriviamo i testi, perché alcuni strumenti esistono, quasi come se non volessimo che venissero utilizzati. Parlo del partenariato pubblico privato (PPP), del contratto di disponibilità che, anche grazie agli emendamenti, è stato oggetto di discussione all'interno della Commissione, ed è uno strumento previsto dal codice ma non utilizzato perché non vengono fatte quelle modifiche che lo renderebbero utilizzabile. Quando dico che questi strumenti vanno resi utilizzabili intendo dire prima che sia troppo tardi. È mia convinzione che, nel giro di uno o due anni, rincorreremo i privati e il loro contributo perché si possa attuare il PNRR; ma rischierà di essere troppo tardi. Dobbiamo partire ora, dobbiamo farlo ora prima che sia troppo tardi. Sì, è vero - è nelle intenzioni e spero anche nel risultato del nostro lavoro - dobbiamo restituire alle disposizioni del codice semplicità e chiarezza di linguaggio. Anche in tale ambito però il rapporto Governo-Parlamento è sì corretto, però, come dicevo prima, rischia di vedere ancora troppa resistenza a una vera collaborazione e ritengo che la cosa sia grave, soprattutto nell'ambito di una delega qual è questa. Se, infatti, il Parlamento deve dire meno possibile quando deve dare indicazioni per l'attuazione di una delega al Governo, credo che non sia sulla strada giusta. Bene, però, il risultato, e per questo - ripeto - ringrazio i rappresentanti attraverso cui il Governo è intervenuto cercando di trovare quegli spazi che sembravano non agibili. Va bene l'aggiornamento dei prezzi così come la valorizzazione delle piccole imprese. Bene la limitazione al minimo del metodo del sorteggio. Tuttavia, ci sono alcune questioni che non sono comprensibili. Una è stata accennata dal relatore. Mi riferisco al tema del Consiglio di Stato. È previsto dalla legge che il Governo possa utilizzare il Consiglio di Stato per emanare provvedimenti legislativi, ci mancherebbe; anzi, io credo che sia uno strumento non solo utile, ma molte volte è stato davvero prezioso per la nostra legislazione. Il fatto che il Consiglio di Stato scriverà i decreti attuativi - il che, ripeto, può essere una cosa positiva - sinceramente non ho capito perché l'abbiamo scritto nel testo. Il Governo lo può fare automaticamente e autonomamente: perché lo abbiamo scritto nel testo? Credo sia stato sbagliato inserirlo nel testo, anche perché anche a me risulta - c'è stata una discussione - che non sia mai accaduto che si sia delegata al Consiglio di Stato una competenza così importante scrivendolo in un testo normativo. Lo si faceva di fatto, è bene che sia così. Abbiamo fortunatamente come Paese un Consiglio di Stato e quindi dei consiglieri di Stato tecnici davvero all'altezza della situazione, che esprimono grandissime capacità legislative ed è bene assicurarci che esse possano servire all'attuazione del nostro lavoro e quindi della normazione. Ripeto però che il fatto che si sia volutamente andati avanti confermando la presenza nel testo non ci piace. Non credo che ciò sia stato adeguato; l'abbiamo assunta come una richiesta chiaramente accettabile, ma non ci piace. Riteniamo che non vada nella direzione giusta anche perché comunque, quale che sia la lettura, è di difficile comprensione in un certo senso e non ci lascia tranquilli. Qual è infatti la lettura? Il Governo voleva assicurare il Parlamento che non avrebbe scritto i testi delegati? Non ce ne era bisogno e sinceramente mi sembra abbastanza inopportuno e poco appropriato. Sarebbe infatti la sottolineatura di una poca fiducia in se stessi e ciò non va bene. Ci imbarazza altresì l'interpretazione che ci può porre, rispetto al Parlamento, come coloro che devono dire al Governo di non fare i testi, ma delegarli, scrivendolo nel disegno di legge; non mi sarei mai permesso infatti di presentare un emendamento che vincolasse il Governo a dover assolutamente e obbligatoriamente dare al Consiglio di Stato questa competenza che, essendo comunque preziosa, era opportuno che fosse presente. Insomma, da questo punto di vista, è un pasticcio. È fondamentale comunque raggiungere l'obiettivo e in questo la Commissione e il Governo hanno lavorato bene per arrivare nella direzione giusta e unica di costruire un provvedimento che possa dare le risposte che i cittadini, le imprese e il Paese ci chiedono. Confidiamo anche che nei prossimi sei mesi, nei quali verranno approvati i testi, si mantenga un rapporto costruttivo e collaborativo con il Parlamento, perché è nell'interesse di tutti e soprattutto nell'interesse del Paese. Certamente noi faremo la nostra parte. (Applausi) . PRESIDENTE.