[massime]

Processo penale - Spese processuali - Ipotesi di proscioglimento dell’imputato, per divieto di un secondo giudizio - Esclusione della condanna dello stato al rimborso delle spese in favore dell’imputato - Prospettata violazione del principio di parità delle parti, del principio di ragionevolezza e di eguaglianza, e del diritto di difesa - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 529 e 649, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata in riferimento agli articoli 111, secondo comma, 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono la condanna dello Stato al rimborso delle spese in favore dell'imputato quando si pronuncia nei suoi confronti sentenza di proscioglimento per il divieto di un secondo giudizio. Esclusa, infatti, qualsiasi utile comparazione, quanto al regime delle spese, tra processo penale e altri processi – non esistendo un vincolo costituzionale alla identità dei diversi procedimenti – ed atteso, nel processo penale, l'ineliminabile squilibrio di posizioni, il problema non è quello della rifusione delle spese da parte dello Stato nel caso di infondatezza dell'azione penale esercitata, che non realizzerebbe alcuna parità di mezzi, ma del contemperamento tra contrapposte istanze, entrambe espressive di valori costituzionali, non irragionevolmente bilanciate sul piano della individuazione di ipotesi di responsabilità nell'esercizio dell'attività giudiziaria nei casi di dolo e colpa grave: da un lato, l'esigenza dello Stato di svolgere la propria potestà punitiva a tutela della sicurezza collettiva e, dall'altro, l'aspettativa del soggetto ingiustamente sottoposto al procedimento penale a vedersi ristorato degli eventuali pregiudizi subiti dall'uso illegittimo di questa potestà.