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Istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace, ai fini dello stimolo e del sostegno a progetti internazionali nell'area. Onorevoli Senatori . – Il Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles il 10 e 11 dicembre 2020 ha delineato le nuove prospettive delle relazioni del vicinato meridionale, in occasione del 25° anniversario del processo di Barcellona e in vista della comunicazione congiunta che la Commissione europea e l'Alto rappresentante presenteranno nel primo trimestre del 2021. Nelle conclusioni adottate dal Consiglio in quella sede, si indica la priorità strategica per l'Unione europea di avere un vicinato meridionale democratico, più stabile, verde e prospero. L'Unione europea intende cooperare con i Paesi del vicinato meridionale per rafforzarne le economie e le società. La nuova Agenda per il Mediterraneo dovrà essere basata su priorità condivise e incentrata su risposte specifiche per il Mediterraneo, promuovendo una gestione condivisa in settori quali l'ambiente, la connettività, l'istruzione, la cultura e le risorse naturali e prevedendo, altresì, un ruolo forte per la società civile. La prossima comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto rappresentante su un rinnovato partenariato con il vicinato meridionale dovrà promuovere un nuovo livello di dialogo politico nel Mediterraneo e condurre ad una rinforzata cooperazione per affrontare le sfide comuni e cogliere le opportunità condivise. Il Governo italiano, a sua volta, aveva presentato nel settembre 2020 un contributo relativo al rilancio del partenariato mediterraneo attraverso un nuovo approccio, fondato su alcuni elementi essenziali: – energia, ambiente e cambiamento climatico: le direttrici disegnate dal Green Deal europeo aprono nuove possibilità di cooperazione e di investimento in ambito energetico con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo. La nuova Strategia per l'idrogeno adottata dalla Commissione, che prevede l'importazione di quantità non trascurabili di idrogeno verde e l'installazione di elettrolizzatori in Nord Africa, costituisce la premessa per un ulteriore coinvolgimento dei Paesi mediterranei; con essi l'Unione europea potrebbe instaurare un rapporto di investimenti e fornitura di tecnologie che vadano gradualmente a coprire la domanda interna, consentendo al contempo di fornire energia decarbonizzata all'Europa; – sviluppo economico e digitalizzazione: creare nuove sinergie di ricerca e di sviluppo con i Paesi della regione mediterranea attraverso il coinvolgimento di attori locali nello sviluppo di tecnologie di punta; – cooperazione fiscale: utile precondizione per un rafforzamento dei rapporti economici con i Paesi mediterranei è il consolidamento del loro quadro normativo in materia di tassazione e di contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo; – mobilità, migrazioni, contatti tra popolazioni: istituire partenariati riaffermando il vincolo condizionale tra l'impegno dell'Unione europea per la sponda sud del Mediterraneo e una più efficace e convinta collaborazione di quei Paesi nel contrastare le dinamiche migratorie irregolari, per il contrasto dello sfruttamento della migrazione irregolare e la gestione delle riammissioni; – scambi culturali e ricerca: al fine di rilanciare lo scambio culturale e di ricerca occorre valutare la ripresa di un dialogo su forme di facilitazione alla mobilità intellettuale, con un'articolazione migliore dei programmi di scambio tra studenti e ricercatori della regione della sponda meridionale del Mediterraneo. In questo quadro è fondamentale che l'Italia proceda verso la concreta attivazione dei contenuti e degli obiettivi della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998,, che attribuisce al pubblico (individui e associazioni che li rappresentano) il diritto di accedere alle informazioni e di partecipare nelle decisioni in materia ambientale, così come ad avere diritto di ricorso se questi diritti non vengono rispettati. La Convenzione di Aarhus (firmata dalla Comunità europea – ora Unione europea – e dai suoi Stati membri nel 1998 e ratificata dall'Italia con la legge16 marzo 2001, n. 108), in vigore dal 30 ottobre 2001, si sviluppa a partire dall'idea che un maggiore coinvolgimento e una più forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi di tipo ambientale conduca ad un miglioramento della protezione dell'ambiente. Essa intende contribuire a salvaguardare il diritto di ogni individuo, delle generazioni attuali e di quelle future, di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere. A questo fine, la Convenzione prevede tre aree di intervento: assicurare l'accesso del pubblico alle informazioni sull'ambiente detenute dalle autorità pubbliche; favorire la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali che influiscono sull'ambiente; estendere le condizioni per l'accesso alla giustizia in materia ambientale, attraverso l'adozione delle necessarie misure legislative, regolamentari o di altra natura. Inoltre, i firmatari debbono: consentire ai funzionari e alle autorità pubbliche di fornire assistenza e orientamento ai cittadini, agevolandone l'accesso alle informazioni, la partecipazione ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia; promuovere l'educazione ecologica dei cittadini e aumentare la loro consapevolezza dei problemi ambientali; riconoscere e sostenere le associazioni, i gruppi o le organizzazioni aventi come obiettivo la protezione dell'ambiente. La Convenzione prevede diritti ed obblighi precisi in materia di accesso all'informazione, concernenti in particolare i tempi di trasmissione e i motivi di cui dispongono le autorità pubbliche per rifiutare l'accesso a determinati tipi di informazione. Le autorità pubbliche devono mantenere aggiornate le informazioni in loro possesso, e a questo fine devono mantenere liste, registri e documenti accessibili al pubblico. Nel 2003, poi, l'Unione europea ha adottato la direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale. I Paesi dell'Unione erano tenuti ad integrarla nella legislazione nazionale entro il 14 febbraio 2005. Nel 2006, l'Unione europea ha adottato il regolamento (CE) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 settembre 2006, che impone alle istituzioni e agli organi comunitari l'attuazione degli obblighi contenuti nella Convenzione di Aarhus. La seconda parte della Convenzione riguarda la partecipazione del pubblico ai processi decisionali. Ciò deve venire garantito attraverso la procedura di autorizzazione per specifiche attività (di natura principalmente industriale) elencate nell'Allegato I alla Convenzione. La decisione finale deve adeguatamente conto dei risultati della partecipazione del pubblico.