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Lo si deve fare necessariamente creando delle alleanze con i territori, con gli enti locali, con il terzo settore e con le imprese ed è per questo motivo che è family act diventa un asse portante del PNRR, che va a letto insieme a tutti quei provvedimenti che già sono operativi e che ci dovranno portare, in prospettiva, ad esempio, a rendere strutturale la gratuità degli asili nido. Oggi abbiamo delle misure importanti che prevedono un sostegno fino a 3.000 euro, ma questo non ci può e non ci deve bastare, così come rispetto al piano strategico 2021-2026 per la parità di genere, che include alcuni elementi che per Italia Viva sono fondamentali. Se vogliamo agevolare e sostenere la presenza attiva delle donne nel mondo del lavoro, non possiamo non agire su alcune leve, ad esempio su quella della decontribuzione. Noi siamo assolutamente per spronare, e aiutare le imprese ad inserire con un'iniezione forte i giovani e le donne nel mondo del lavoro, perché ne abbiamo bisogno e perché abbiamo bisogno anche della loro carica di umanità e di innovazione. L'assegno unico universale agisce su alcune leve importanti. Alcune le ho già citate: il sostegno alle spese educative e formative, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e quest'ultima ruota sempre intorno ai servizi e noi oggi abbiamo l'opportunità, in questo Parlamento, rispetto alle politiche che dovranno essere poi attuate nei territori, di co-progettare e co-gestire davvero le politiche urbane, le politiche legate ai territori rispetto a quanti e quali sono i servizi che servono alle famiglie nella loro complessità. Allo stesso tempo, dobbiamo finalmente parlare del protagonismo e del potere decisionale dei giovani nella nostra società. Mi riferisco, ad esempio, alle politiche per la casa, per il sostegno all'affitto o alle politiche legate all'inserimento lavorativo o alla formazione continua. Questo è il family act : lavoro, reddito, competenze, tempo e partecipazione alla vita attiva del Paese. Spesso, quando si parla di numeri nel rapporto tra popolazione anziana e popolazione attiva, ci si concentra sul numeratore. È vero, i dati ci dicono che la nostra popolazione è sempre più anziana e lo vediamo anche nel modo in cui cambiano i servizi all'interno della nostra comunità e come ad esempio il nostro sistema sanitario e il nostro sistema pensionistico sono e saranno messi sempre di più a dura prova. Ora, però, dobbiamo puntare l'attenzione sul denominatore, sulla popolazione attiva, su tutti quei ragazzi che devono entrare nel mondo del lavoro e su tutte quelle donne che meritano protagonismo. Ministro Bonetti, la ringrazio. Grazie alla sua determinazione, grazie al suo lavoro continuo e certosino, è riuscita a portare le idee nate due anni fa alla Leopolda ad essere condivise e arricchite nel dibattito parlamentare attraverso il contributo di tutti i Gruppi. Per questo, dichiaro il voto favorevole e convinto del Gruppo Italia Viva-PSI a questo importantissimo provvedimento. (Applausi) . MAFFONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, ministro Bonetti, colleghi senatori, intervengo quest'oggi in Aula portando innanzitutto alcuni dati su cui dovremmo amaramente tutti riflettere: 1,3 figli per donna è la media oggi in Italia, con un primo figlio che arriva mediamente all'età di trentuno anni. La dinamica demografica del 2021 continua a essere negativa e il saldo naturale della popolazione è sempre fortemente negativo: al 31 dicembre 2021 - riporto alcuni dati Istat - la popolazione residente in Italia ammontava a quasi 59 milioni di unità, 250.000 in meno rispetto alla stessa data del 2020. Ciò è dovuto certo al drammatico eccesso di mortalità causato dal Covid, alla forte contrazione dei movimenti migratori, ma ancor più al calo delle nascite, che, scendendo sotto la soglia delle 400.000, ha fatto registrare un nuovo minimo storico dall'unità d'Italia. Il non invidiabile record , che non arriva alle 400.000 unità, e l'elevato numero dei decessi, più di 700.000, continuano ad aggravare una dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese già da parecchi anni. Tuttavia - e qui dobbiamo soffermarci, colleghi - questo non è un tema europeo e occidentale; davanti a questi numeri non possiamo nasconderci dietro il paravento della società moderna, che si concentra sulla crescita economica a discapito di quella demografica e sociale. Certo, è cosa nota che da decenni la nostra società moderna è meno concentrata sulle necessità della famiglia. Ma alcuni dati europei ci portano a pensare che la crisi demografica in Italia sia più grave che in altri Paesi. Se nei nostri confini abbiamo detto che una donna non raggiunge la media di 1,3 figli, in Paesi come la Germania e la Francia ci si avvicina alle due unità per ogni donna. La Francia, nello specifico, è caratterizzata da tassi di fertilità da sempre molto più elevati rispetto al resto dei Paesi dell'Unione europea. Nel 2009 tale indice era pari a due figli per donna e, nonostante si sia assistito a un calo, il numero di bambini medio per madre rimane comunque alto. Come mai avviene ciò? Perché in Francia si registra questo dato, mentre in Italia assistiamo a una continua contrazione delle nascite? Da dove deriva questo problema, se non dalle timide politiche che sono state adottate negli ultimi anni su un tema così delicato? Voglio essere chiaro sin dall'inizio, colleghe senatrici e colleghi senatori, nel dichiarare che Fratelli d'Italia si batte da sempre e in modo inequivocabile per tutto ciò che possa essere di sostegno alla crescita della natalità in questo Paese. (Applausi) .Fratelli d'Italia è stata disponibile, e lo sarà sempre, a sedersi ai tavoli che possono essere di aiuto alla famiglia, che, come diceva papa Giovanni XXIII, è la prima cellula essenziale della società umana. Siamo stati disponibili, e lo saremo sempre, nell'attuare politiche che, ispirandosi ad altre Nazioni, siano in grado di offrire servizi educativi gratuiti o di favorire la cooperazione tra il privato e il pubblico nell'attuare politiche di sostegno alla crescita della natalità. Siamo da sempre favorevoli ad attuare politiche di congedi per la paternità e la maternità più significativi rispetto a quelli che vengono oggi riconosciuti, sia sotto il profilo numerico che sotto l'aspetto economico. La nostra battaglia, ministro Bonetti, è quella di offrire assegni unici per i figli a carico a tutti e non solo ad alcuni. Dal nostro punto di vista, infatti, il diritto di avere un figlio non deve vedere distinzioni di classe sociale o di aree geografiche. Tuttavia, colleghe e colleghi, nonostante la vicinanza a questo tema e la sensibilità con cui lo vogliamo affrontare, siamo costretti ad annunciare la nostra astensione su questo provvedimento. Si tratta di un'astensione sofferta, ma maturata non certo perché siamo contrari ad alcune decisioni adottate dal disegno di legge in esame, ma perché credevamo - e lo crediamo tuttora - che si poteva e si deve fare qualcosa in più. Signor Ministro, aspettavamo più coraggio da parte sua su questo tema.