[pronunce]

Ad avviso del Governo, la norma, eccedendo la competenza statutaria, contrasterebbe con l'art. 97, primo e terzo comma, della Costituzione, giacché «il passaggio dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni ad una fascia funzionale superiore, comportando l'accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate, è soggetto alla regola del pubblico concorso», alla quale – come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 194 del 2002, n. 373 del 2002 e 274 del 2003) – è «possibile apportare deroghe solo se particolari situazioni ne dimostrino la ragionevolezza». Il Presidente del Consiglio dei ministri denuncia, infine, l'art. 6, comma 7, il quale stabilisce che il personale regionale trasferito alla Provincia, secondo le modalità di cui alla legge regionale 17 aprile 2003, n. 3 (Delega di funzioni amministrative alle Province Autonome di Trento e Bolzano), e che, per almeno cinque anni, sia stato incaricato della reggenza di ripartizione, venga inquadrato, a domanda, nella qualifica di dirigente a decorrere dalla preposizione ad uno degli incarichi previsti dagli artt. 25 e 27 della legge provinciale n. 7 del 1997. La disposizione eccederebbe la competenza statutaria e contrasterebbe con l'art. 97, primo e terzo comma, della Costituzione per le stesse ragioni che fondano la censura dell'art. 4, comma 11. 2. ¾ Si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Trento, la quale, rinviando ad una successiva memoria l'esposizione delle proprie ragioni, ha chiesto la reiezione del ricorso in quanto inammissibile e infondato. 3. ¾ In prossimità dell'udienza la Provincia autonoma di Trento ha depositato memoria con la quale argomenta diffusamente avverso l'impugnativa statale. 3.1. ¾ Quanto alla denuncia dell'art. 4, comma 1, che aggiunge il comma 3-bis nell'art. 8 della legge provinciale n. 7 del 1997, prevedendo la possibilità di destinare personale provinciale, anche con qualifica dirigenziale, presso la Rappresentanza italiana presso l'Unione europea, si osserva che detta norma è stata abrogata dall'art. 5 della legge provinciale 10 febbraio 2005, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2005 e pluriennale 2005-2007 della Provincia autonoma di Trento – legge finanziaria) e che nel periodo della sua vigenza non avrebbe trovato applicazione alcuna. La Provincia chiede, pertanto, che, su tale specifica questione, sia dichiarata cessata la materia del contendere. In subordine, se ne sostiene comunque l'infondatezza, giacché il profilo relativo alla qualifica del personale da destinare alla rappresentanza italiana presso l'UE e quello sulla posizione giuridica che esso assumerebbe non toccherebbero in alcun modo aspetti della materia “politica estera”. 3.2. ¾ In riferimento alla denuncia dell'art. 4, comma 5, lettera b), che ha introdotto il comma 1-bis nell'art. 47 della legge provinciale n. 7 del 1997, la Provincia sostiene, anzitutto, che la disposizione sarebbe stata censurata unicamente in relazione a quanto previsto per il personale insegnante temporaneo, avendo lo Stato evocato la violazione del combinato disposto degli artt. 508 del d.lgs. n. 297 del 1994 e 53 del d.lgs. n. 165 del 2001. Ciò posto, si osserva che la questione proposta sarebbe stata indotta «da un'imperfetta formulazione della disposizione» oggetto di censura, la quale si riferisce genericamente al “personale insegnante temporaneo”, così da rendere «incerto l'ambito soggettivo di applicazione della norma», laddove invece la Provincia avrebbe inteso disciplinare esclusivamente le incompatibilità del personale docente della scuola materna e degli istituti di formazione professionale, in tal modo esercitando la propria potestà legislativa primaria nelle corrispondenti materie, in base all'art. 8, numero 26 e numero 29, dello statuto. Ove invece si interpretasse la norma come applicabile a tutto il personale docente e si ritenesse, altresì, che l'art. 508 del d.lgs. n. 297 del 1994 esprima un principio fondamentale valido anche per il personale precario, in forza del rinvio operato dall'art. 541, comma 2, dello stesso decreto legislativo, la disposizione denunciata – sostiene la Provincia – potrebbe anche essere dichiarata illegittima, ma soltanto «nella parte in cui si riferisce al personale delle scuole elementari, medie e superiori, con esclusione della parte in cui – in modo incontestatamente legittimo – si riferisce al personale docente delle scuole materne e degli istituti di formazione professionale». 3.3. ¾ Sarebbe poi infondata, secondo la difesa provinciale, la questione riguardante l'art. 4, comma 11, che ha riconosciuto, al personale che rivestiva nel 1983 la qualifica di direttore di sezione, la qualifica, ai soli effetti giuridici, di direttore di divisione. Nel ricostruire sinteticamente la disciplina provinciale in materia di ordinamento del personale, la resistente rammenta che la legge provinciale 30 dicembre 1971, n. 20 (Modifiche e integrazioni all'ordinamento degli uffici e statuto del personale della Provincia di Trento) individuava, nell'ambito delle qualifiche della carriera direttiva, quelle di direttore di divisione e di direttore di sezione e che il successivo art. 2 della legge provinciale 26 maggio 1980, n. 13 (Nuovo assetto retributivo-funzionale del personale provinciale e modifiche al vigente ordinamento del personale) aveva inquadrato «nel settimo livello il personale della carriera direttiva con qualifica di consigliere o di direttore di sezione e qualifiche equiparate»; personale che è stato poi inquadrato, nel 1987, nel IX livello, corrispondente alla categoria “D-livello evoluto” del vigente ordinamento. In forza della legge provinciale 29 aprile 1983, n. 12, recante il “Nuovo ordinamento dei servizi e del personale della Provincia autonoma di Trento”, venne disposto (art. 30) che, per la preposizione ad un ufficio (quale articolazione organizzativa inferiore ai servizi e ai dipartimenti), era necessario superare un concorso interno, al quale erano ammessi, tra l'altro, i funzionari inquadrati nel VII livello (cioè, gli ex direttori di sezione) e “i funzionari di cui all'articolo 57”, rientrando fra essi i funzionari collocati nella qualifica ad esaurimento di direttore di divisione. Peraltro, anche per la nomina a dirigente, l'art. 26, comma 7, della stessa legge provinciale n. 13 del 1980 prevedeva, in determinati casi, un concorso interno da indire tra i funzionari del VII livello e «i funzionari di cui all'articolo 57». Sicché, sostiene la Provincia, «sin dal 1983 la qualifica ad esaurimento di direttore di divisione non implicava un diverso livello funzionale rispetto a quella degli ex direttori di sezione».