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se abbia valutato le tre offerte che, come risulta dagli organi di stampa, sono rimaste rispetto alle 21 pervenute all' advisor. Atto n. 4-02328 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: sono decenni che la Basilicata risente dell'inquinamento proveniente da sistemi di depurazione e da sversamenti, per lo più abusivi, di liquami di vario genere; per tale ragione sono in atto procedure di infrazione da parte dell'Unione europea che ha ravvisato, appunto, irregolarità o non conformità alle norme comunitarie. Il recente caso del malfunzionamento del depuratore di località Ogliastro, a Maratea, con annesso doppio divieto di balneazione poi revocato, non ha fatto altro, dunque, che riproporre in tutta la sua attualità il problema relativo alla depurazione in Basilicata; infatti, l'infrazione comunitaria è la 2014-2059, sul trattamento delle acque reflue, che ha imputato alla Basilicata 40 agglomerati urbani come non conformi alla direttiva 91/271/CEE. Di questi, allo stato attuale, 24 risultano conformi ai valori limite imposti dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, mentre 16 non lo sono ancora; la recente normativa riguardante, in particolare il decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, all'articolo 4- septies , rubricato "Disposizioni in materia di accelerazione degli interventi di adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione anche al fine di evitare l'aggravamento delle procedure di infrazione in corso", ha esteso l'operato del commissario straordinario unico anche alle altre due procedure d'infrazione in materie di acque reflue urbane, tra le quali, appunto, anche la 2014-20159; al di là del dettato normativo, che riguarda principalmente gli addetti ai lavori, gli agglomerati lucani ancora in infrazione sono Acerenza, Atella, Barile, Bella, Chiaromonte, Genzano di Lucania, Grassano, Irsina, Matera, Pescopagano, Pietragalla, Pisticci, Pomarico, Rionero in Vulture, Salandra e Tricarico, mentre per altri 24 si è raggiunta la conformità; per i citati 16 agglomerati non conformi si prevede che Grassano lo diventi entro il 2019, Pescopagano entro il 2021, altri 6 entro il 2022 (Acerenza, Genzano di Lucania, Irsina, Matera, Pietragalla e Tricarico) e altri 8 entro il 2023 (Atella, Barile, Bella, Chiaromonte, Pisticci, Pomarico, Rionero in Vulture, Salandra). Il caso più emblematico è quello della Città dei Sassi, dove l'agglomerato è non conforme all'articolo 4 della direttiva 91/271/CEE. Il 93 per cento del carico collettato confluisce agli impianti di trattamento e il restante 7 per cento è raccolto e trattato con trattamento primario; per siffatto agglomerato sono stati proposti interventi, risolutivi della procedura, per l'adeguamento degli impianti di Borgo Venusio e La Martella, con un costo di investimento di 1 milione di euro, finanziato a valere sul Po-Fesr Basilicata 2014-20; il potenziamento dei depuratori a servizio dell'abitato di Matera, in località Sarra, per un costo di investimento di 4 milioni e 490.000 euro; il potenziamento dei depuratori a servizio dell'abitato di Matera, in località Pantano, per un costo di investimento di poco meno di 5 milioni e il potenziamento dei depuratori di località Lamione, per un investimento di 1 milione e 813.000 euro. L'inizio dei lavori è previsto per il mese di giugno 2020 con ultimazione e la raggiunta conformità dell'agglomerato per dicembre 2022; in provincia di Potenza, invece, spicca il caso di Rionero in Vulture dove, come a Matera, l'agglomerato è non conforme all'articolo 4 della direttiva 91/271/CEE, mentre è conforme all'articolo 3, poiché il 100 per cento del carico collettato confluisce agli impianti di trattamento. È prevista la realizzazione di un impianto consortile a servizio dell'abitato di Rionero in Vulture e di Atella e la realizzazione dei relativi collettori fognari afferenti per ridurre i costi gestionali e migliorare l'efficienza depurativa. Il costo di investimento è di 4,5 milioni di euro a valere sul Po-Fesr 2014-20. L'inizio dei lavori è previsto per ottobre 2020 e l'ultimazione degli stessi, con la raggiunta conformità dell'agglomerato, per aprile 2023; considerato che il monitoraggio delle acque dei fiumi eseguito nell'aprile del 2019, che aggiorna quello del luglio 2017, dimostra con chiarezza come le acque del fiume Bradano, prima di incrociare i bacini idrici che toccano la città di Matera, sono valutate di qualità "Sufficiente" e finiscono per diventare di qualità "Cattiva", dopo aver intercettato i torrenti che bagnano Matera e nei quali confluiscono i depuratori della città, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sollecitare la Regione Basilicata, perché acceleri gli interventi di adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione, anche al fine di evitare l'aggravamento delle procedure di infrazione in corso. Atto n. 4-02329 DE BONIS Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: le saline è una delle perle del territorio di Calasetta, da cui dista pochi chilometri, nell'isola di Sant'Antioco, la più grande per estensione dell'arcipelago del Sulcis, all'estremità sud-occidentale della Sardegna; le saline di Margherita di Savoia, in Puglia, sono le più grandi d'Europa, con 4.500 ettari di specchi d'acqua, le seconde nel mondo e rappresentano per il Paese una realtà aziendale importante e strategica; considerato che: secondo quanto risulta da diversi articoli di stampa del mese di settembre, il Gruppo francese "Salins du Midi" avrebbe acquistato la concessione delle saline, sia di Sant'Antioco, che di Margherita di Savoia. La nuova proprietà è uno dei più forti gruppi mondiali operanti nel settore, ed è già presente in Italia. Infatti, dal 1981 ha acquisito Compagnia italiana sali (Cis), con sede in provincia di Rovigo; il pacchetto sardo-pugliese sarebbe stato gestito direttamente dal Monte dei Paschi di Siena che, per un debito da saldare della società titolare delle saline, avrebbe affidato ai francesi i due compendi esclusivi, 4.500 ettari quello di Margherita di Savoia, 1.500 quello di Sant'Antioco. Produzione complessiva 700.000 tonnellate e giro d'affari da 30 milioni di euro l'anno; tale cessione al gruppo francese sarebbe avvenuta per un debito (garantito da azioni) che Atisale SpA, controllata da Salapia Sale, avrebbe maturato verso il Monte Paschi di Siena. A garanzia di tali crediti erano state rilasciate nel 2011 fidejussioni e pegni sul 100 per cento di azioni Atisale e sul 77,44 per cento di azioni Salapia.