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Ancor più discutibile sarebbe una previsione penale e sanzionatoria distorta dall'ideologia, sorda ad ogni richiamo di saggezza pur di accontentare la velleità di una partigianeria culturale o di un gruppo di pressione. In linea di principio, comunque, è sempre un azzardo legislativo dividere e classificare le persone in categorie, proteggendone o tutelandone alcune più di altre, in quanto ciò finirebbe inevitabilmente per alimentare, implementare o acuire una disparità. L'attenzione verso soggetti deboli, fragili o maggiormente esposti, la cui situazione di pregiudizio o pericolo meritasse interventi normativi peculiari, non può, a sua volta, creare nuovi tipi di discriminazione o pregiudicare altri diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti. In tal senso, in verità, preoccupa molto il pericolo che il disegno di legge possa istituire limitazioni alla libertà di pensiero, una sorta di reato d'opinione la cui ricaduta appare oggettivamente antidemocratica e illiberale. L'articolo 4 del disegno di legge in discussione è sicuramente frutto di una posizione culturale inaccettabile, che, attraverso la repressione penale delle semplici idee, vuole istituire una polizia del pensiero. È oggettivamente impossibile, nel concreto, individuare con certezza preventiva quali espressioni del libero pensiero siano caratterizzate dalla idoneità a produrre un pericolo di compimento di atti discriminatori o violenti, specialmente se le maglie del dispositivo si allargassero a condotte eseguite astrattamente da parte di una pluralità indistinta di terzi. La libertà di parola, esimi colleghi, consiste proprio nel garantire a chiunque di poter esprimere idee non condivise, anche provocatorie o pungenti. Reprimere la libertà di parola significa soffocare il pensiero di chi non volesse adeguarsi alle posizioni dominanti. L'istituzione di censure e bavagli sfocia inevitabilmente nel regime autoritario. Non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo consentire che da quest'Aula venga istituita alcuna forma di limitazione della libertà di pensiero, parola, espressione, manifestazione e finanche di mobilitazione del dissenso. (Richiami del Presidente) . Signor Presidente, a questo punto devo avviarmi alla conclusione, pur essendo appena a metà del mio intervento. PRESIDENTE. Senatore Barbaro, se è solo a metà dell'intervento, ritengo sia opportuno che consegni il testo. Io posso concederle ancora un minuto, ma la invito ad avviarsi alle conclusioni. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio del tempo in più concessomi. In conclusione, nessuno dovrà essere mai discriminato per i propri gusti o le proprie preferenze, laddove i comportamenti e le attitudini sessuali si svolgano in rapporti tra adulti consenzienti. Su questo siamo assolutamente d'accordo. Tuttavia, non ci convincerete mai che da questo assioma che, lo ripeto, ci trova assolutamente favorevoli, possa scaturire un modello di società repressiva contro le libere opinioni. (Applausi) . Chiedo l'autorizzazione a consegnare agli atti la restante parte del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, come ho anticipato, le chiederò qualche minuto in più. Preliminarmente, voglio dire che ho sbagliato a fotografare il collega Faraone, benché questa sia ormai una pratica molto diffusa. Ammetto l'errore, ma resta il mio giudizio politico. Ognuno è libero di applaudire, ma ognuno è libero di dare significato politico alle singole azioni. (Applausi) . Detto questo, signor Presidente, colleghi, non sarà facile né troppo breve questo mio intervento, il primo del Gruppo del Partito Democratico, Gruppo titolare e firmatario di questa legge. Dopo tanta, troppa disinformazione e sterile polemica politica, è l'ora di fare chiarezza. Il disegno di legge Zan si occupa di parità sociale; il disegno di legge Zan si occupa di uguaglianza. Si occupa di dare piena attuazione all'articolo 3 della Costituzione, una norma fondamentale sulla quale non dovrebbero esserci differenze tra di noi. Eppure, ci sono e ci sono state molte differenze, a cominciare dalla Commissione giustizia del Senato, una Commissione che ha ostacolato, attraverso l'operato del suo Presidente, il lavoro su questo testo fin dall'inizio, addirittura rimodulando 170 audizioni, ripercorrendo anche quelle fatte alla Camera. Aver dovuto votare l'incardinamento, come ha ricordato ieri il mio collega Mirabelli, Capogruppo del Partito Democratico in Commissione giustizia, è una cosa inaudita. E quando si è sbloccato l'incardinamento? Si è sbloccato quando il dibattito pubblico, quando il dibattito sui social , quando quegli influencer , che tanti blandiscono ma che, secondo me, tanti temono, hanno alzato il tiro sul perché il testo non venisse incardinato. Penso anche alla grande mobilitazione del mondo LGBT e del mondo femminista, culminato in un grande appello di 114 associazioni che ci chiedono che questo testo sia approvato senza modifiche. 114 sigle ci chiedono che questo testo sia approvato senza modifiche. Il movimento LGBT italiano, in modo praticamente unitario, dice: «Meglio nessuna legge che una cattiva legge». Adesso brevemente, signor Presidente, vorrei dire su che cosa il testo Zan interviene, nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione. Esso punisce i reati d'odio, estendendo fattispecie già previste dalle nostre leggi, in particolare dalla legge Mancino. Non è vero che si introducono nuovi reati; si estendono fattispecie di reato già esistenti, che sono il compimento di atti discriminatori e violenti e l'istigazione a commetterli. Non viene esteso il reato di propaganda delle idee; ripeto, non viene esteso il reato di propaganda delle idee, che resta limitato alle idee fondate sull'odio razziale e sull'odio etnico. Questi reati, già previsti, vengono estesi per proteggere alcune fondamentali dimensioni della personalità (sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità) e, per le stesse ragioni, viene estesa la circostanza aggravante speciale della legge Mancino. Cari colleghi di Forza Italia, non ci accontentiamo dell'aggravante semplice dell'articolo 61; abbiamo bisogno di tutele più forti per queste soggettività. Si è e si resterà liberi di dire comunque ciò che si pensa; non si sarà però liberi di istigare all'odio, alla discriminazione e alla violenza. L'articolo 4 del disegno di legge Zan non mette a rischio la libertà di espressione: chi lo dice forse vuole continuare a essere libero di spargere odio e alimentare violenza. No, non è così. Il disegno di legge Zan non si occupa assolutamente di regolare la circolazione delle idee nello spazio pubblico di questo Paese; si occupa soltanto di proteggere la dignità delle persone, punendo solo le condotte idonee a determinare un concreto pericolo di violenza o di discriminazione. La seconda azione che il disegno di legge Zan mette in campo per applicare l'articolo 3 della Costituzione è fare cultura.