[pronunce]

che, infine, quanto al presupposto interpretativo da cui muove il rimettente circa l'applicabilità della norma censurata alla generalità dei condannati, la parte privata - premesso che non si è formato un diritto vivente nel senso indicato dal giudice a quo - rileva, sulla base di argomentazioni di carattere letterale e sistematico e dell'iter parlamentare relativo all'art. 58-quater come non sia preclusa una interpretazione adeguatrice conforme a Costituzione; che nella pubblica udienza il difensore della parte privata ha insistito per l'accoglimento della questione, precisando che per rendere conforme a Costituzione la disciplina censurata sarebbe sufficiente attribuire al magistrato di sorveglianza il potere di operare una valutazione in concreto, eliminando l'automatismo del divieto di concessione delle misure alternative in ogni caso di revoca di precedente misura. Considerato che il rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 58-quater comma 2, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della liberta), nella parte in cui prevede che il divieto di concessione dei benefici penitenziari di cui al comma 1 si applica a tutti i condannati nei cui confronti sia stata disposta la revoca di una misura alternativa ai sensi degli artt. 47, comma 11, 47-ter comma 6, o 51, primo comma, dell'ordinamento penitenziario, anziché ai soli condannati per uno dei delitti indicati dall'art. 4-bis comma 1, del medesimo ordinamento; che la disciplina censurata si porrebbe in contrasto con gli artt. 3, primo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione, in quanto il divieto triennale di concessione dei benefici penitenziari previsto dai commi 2 e 3 dell'art. 58-quater si applica ai condannati per qualsiasi reato, in contrasto con la logica che sorregge il sistema delle altre ipotesi di divieto di concessione delle misure previste dalla norma in esame, basata sulla individuazione, quale presupposto della disciplina impeditiva, di determinate categorie di reati di particolare gravità, ed opera in via assoluta ed automatica, a prescindere dalla condotta che ha determinato la revoca della misura alternativa e dal beneficio penitenziario successivamente richiesto; che il rimettente chiede a questa Corte una pronuncia che, alla stregua di quanto previsto nel comma 1 dell'art. 58-quater circoscriva la sfera di applicazione del divieto stabilito nel comma 2 ai condannati per i reati previsti dall'art. 4-bis comma 1, dell'ordinamento penitenziario, in quanto solo nei confronti di tali soggetti il divieto troverebbe ragione nella scelta, già operata in via generale dal legislatore, di prevedere una disciplina differenziata di concessione e revoca dei benefici in relazione a determinate categorie di reati; che, nei termini in cui è posta, la questione, volta ad ottenere una radicale trasformazione della disciplina censurata, è manifestamente infondata; che diversi sono infatti i presupposti cui è collegato nel comma 1 e nel comma 2 dell'art. 58-quater il divieto di concessione del lavoro all'esterno, dei permessi premio, dell'affidamento in prova al servizio sociale, della detenzione domiciliare e della semilibertà, in quanto nel comma 1 il divieto consegue ad una condotta punibile a titolo di evasione, mentre nel comma 2 la preclusione trova la sua causa nella revoca di precedenti benefici disposta a seguito dell'accertamento di un comportamento ritenuto incompatibile con la prosecuzione della misura a norma degli artt. 47, comma 11, 47-ter comma 6, e 51, primo comma, dell'ordinamento penitenziario; che, come emerge anche dalle disposizioni di cui ai successivi commi dell'art. 58-quater il legislatore ha operato scelte articolate e differenziate nel definire la natura e la durata delle varie ipotesi di preclusione e nel modularle in relazione a determinate categorie di reati - anche all'interno di quelli contemplati nel comma 1 dell'art. 4-bis - e alla tipologia dei benefici; che una meccanica trasposizione nel comma 2 dell'art. 58-quater della categoria dei delitti indicati nel comma 1 si risolverebbe pertanto in un intervento della Corte del tutto arbitrario all'interno di una disciplina complessiva che si propone di contemperare le peculiari esigenze che sottostanno alla concessione, ai divieti di concessione e alla revoca delle misure alternative alla detenzione e degli altri istituti contemplati nel medesimo articolo.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 58-quater comma 2, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della liberta), sollevata, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale di sorveglianza di Venezia, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 giugno 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 26 giugno 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola