[pronunce]

n. 288 del 2003, il quale subordina l'applicazione delle disposizioni dello stesso decreto alla conclusione della procedura di riconoscimento del carattere scientifico degli IRCCS che, per i due Istituti regionali, sarebbe ancora in corso di definizione. 3. – Si è costituita in giudizio la Regione Puglia, la quale ha, preliminarmente, eccepito l'inammissibilità delle censure svolte dall'Avvocatura in relazione al titolo II della legge per «assoluta oscurità e genericità», dal momento che non si comprenderebbe quale sarebbe il rilievo mosso. Né il richiamo all'art. 16 del d.lgs. n. 76 del 2000 fornirebbe chiarimenti, in quanto il ricorrente non spiegherebbe sotto quale profilo tale disposizione sarebbe violata, di talché le censure risulterebbero vaghe e generiche. Il ricorrente, poi, si sarebbe limitato a dedurre la violazione dell'art. 81 Cost. senza fornire alcuna indicazione in ordine a quale sarebbe la presunta lesione della disposizione costituzionale. Nel merito, la difesa regionale sostiene che l'art. 16 del d.lgs. n. 76 del 2000, evocato quale parametro interposto asseritamente violato, sarebbe inconferente rispetto all'oggetto della censura, in quanto tale disposizione, al comma 1, consente variazioni di bilancio a mezzo di provvedimenti amministrativi purché autorizzati dalla legge regionale di bilancio. Nel caso in esame, tuttavia, non verrebbero in considerazione provvedimenti amministrativi, bensì una legge regionale, e perciò non vi sarebbe ragione di evocare simile previsione normativa. Anche le restanti disposizioni dell'art. 16 citato sarebbero del tutto irrilevanti ai fini della controversia. Laddove la censura prospettata nel ricorso dovesse interpretarsi nel senso di ritenere che le leggi regionali recanti variazioni di bilancio dovrebbero disporre esclusivamente tali variazioni, essa sarebbe infondata, dal momento che un tale principio non sarebbe rinvenibile nell'art. 16 del d.lgs. n. 76 del 2000. Per quanto attiene all'art. 12 della legge regionale impugnata, la difesa della Regione osserva, innanzitutto, che, benché sia impugnata l'intera disposizione, le censure avrebbero ad oggetto solo le parti di essa (commi 1 e 5) in cui si autorizza l'incremento della dotazione organica, di modo che la questione di legittimità costituzionale concernente le ulteriori previsioni sarebbe inammissibile. Nel merito, le questioni sollevate sarebbero infondate. Innanzitutto il ricorrente evocherebbe, ancora una volta, un parametro inconferente. Infatti, l'art. 5 del d.lgs. n. 517 del 1999 prevede l'intesa tra il direttore generale dell'azienda ospedaliera universitaria e il rettore dell'Università solo ai fini dell'individuazione nominativa dei singoli professori e ricercatori chiamati a svolgere attività assistenziale, mentre nulla dice nella diversa ipotesi disciplinata dalla norma regionale che riguarda l'autorizzazione ad incrementare la provvista dei posti disponibili. In ogni caso, il parametro richiamato sarebbe stato erroneamente interpretato. Insussistente sarebbe, poi, l'asserita violazione dell'art. 33 Cost., dal momento che la previsione non interferirebbe in alcun modo con le prerogative delle Università in ordine alla copertura dei posti di ruolo di cui la disposizione impugnata consentirebbe solo un incremento della dotazione. Quanto alle censure svolte in relazione all'art. 14, esse sarebbero innanzitutto inammissibili, in quanto si lamenta la violazione dell'atto di intesa del 1° luglio 2004 che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (sentenza n. 270 del 2005), non potrebbe essere assunto a fonte di norme interposte e dunque non potrebbe fungere da parametro. D'altra parte, il d.lgs. n. 288 del 2003 non escluderebbe l'esercizio del potere regionale. Nel merito, tali censure sarebbero comunque infondate. 4. – L'Avvocatura dello Stato, in data 21 marzo 2006, ha depositato un atto di rinuncia parziale al ricorso, limitatamente alle censure riguardanti l'art. 14 della legge regionale n. 12 del 2005, in considerazione della circostanza che, successivamente alla proposizione del ricorso, la Regione Puglia ha emanato la legge 22 novembre 2005, n. 14, recante «Modificazioni agli articoli 12 e 14 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 12 (Seconda variazione al bilancio di previsione dell'esercizio finanziario 2005)», la quale ha modificato gli artt. 12 e 14 della legge regionale n. 12 del 2005. Ritenendo venute meno le ragioni poste a fondamento dell'impugnazione unicamente con riguardo alle censure svolte in relazione all'art. 14, il Consiglio dei ministri ha deliberato la rinuncia parziale al ricorso. 5. – In prossimità dell'udienza, la Regione Puglia ha depositato una memoria, nella quale svolge ulteriori argomentazioni a sostegno delle proprie difese. Innanzitutto, ribadisce l'inammissibilità della censura proposta dallo Stato avverso l'intero titolo II della legge regionale n. 12 del 2005, stante l'impossibilità di ricostruirne la precisa portata e cioè se si contesti il fatto che la Regione avrebbe affiancato disposizioni «di carattere settoriale» a disposizioni recanti variazioni di bilancio, ovvero il fatto che in una tale legge siano state inserite anche disposizioni di carattere eterogeneo, ovvero, ancora, se si lamenti il fatto che siano state dettate disposizioni di carattere settoriale proprio nei settori in concreto disciplinati. Inammissibile sarebbe altresì la censura con cui si lamenta la violazione dell'art. 81 Cost., dal momento che essa non viene in alcun modo argomentata né motivata. Quanto alla asserita violazione dell'art. 16 del d.lgs. n. 76 del 2000, il ricorrente non avrebbe chiarito per quale profilo tale disposizione sarebbe stata disattesa. In ogni caso, il richiamo a tale disposizione si rivelerebbe del tutto inconferente. Anche tale censura sarebbe dunque inammissibile e comunque infondata. Infatti il suddetto art. 16 non limiterebbe in alcun modo il contenuto delle leggi regionali di variazione al bilancio, e neppure circoscriverebbe la possibilità per il legislatore regionale di intervenire, con legge, sul bilancio regionale, come invece sembrerebbe sostenere l'Avvocatura. Il ricorso si fonderebbe, dunque, su un errore di interpretazione della disposizione statale evocata a parametro interposto. La difesa regionale contesta comunque che le disposizioni dell'art. 16 del d.lgs. n. 76 del 2000 costituiscano principi fondamentali in materia di «armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica», dal momento che, come avrebbe chiarito la giurisprudenza costituzionale, non potrebbero considerarsi tali quelle disposizioni che pongano precetti specifici e puntuali ovvero strumenti concreti per il raggiungimento di determinati obiettivi. L'art. 16 del d.lgs.