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I magistrati devono fare i magistrati, anche perché, purtroppo, viviamo una carenza cronica del ruolo della magistratura. (Applausi) . Se mi consente, Presidente, illustrerei contemporaneamente anche l'emendamento successivo, il 5.16, perché è un altro caso di qualcuno che è sempre più uguale degli altri. Sappiamo che alla Camera c'è stata una battaglia importante su questo argomento, purtroppo persa. Sappiamo che il magistrato fuori ruolo somma gli emolumenti che percepisce in qualità di magistrato - li continua a percepire anche mentre è fuori ruolo - alle indennità che percepisce per la funzione che va a svolgere all'interno del Ministero o dell'altro organo; somma i due redditi. È un privilegio assolutamente inaccettabile. Quante volte in quest'Aula abbiamo sentito la retorica sulle persone che non arrivano a fine mese, giustamente (Applausi) , per criticare giustamente gli eccessi, le pensioni d'oro, gli stipendi dei politici. E oggi che abbiamo l'occasione di dare un piccolo taglio e di fare un'azione moralizzatrice, tutti contrari! Tutti contrari, anche quelli che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, zitti e muti contro questo vergognoso privilegio. (Applausi). Zitti e muti, perché non sia mai che l'approvazione di questo emendamento possa creare qualche perturbazione nel Governo e si vada a votare qualche mese prima, e di 100 e più che siete ritorniate in quattro o cinque. Allora, zitti e muti su tutto, anche su un'evidente e inaccettabile ingiustizia come questa. Noi diciamo una cosa molto semplice: il magistrato che vuole andare fuori ruolo - è lui che decide di andarci - sceglie se continuare a prendere lo stipendio da magistrato o se prendere le indennità previste per il ruolo che va a svolgere. Sommarle è veramente inaccettabile. Chi vota contro questo emendamento - a mio modesto parere - dovrebbe evitare in futuro certa retorica contraddetta anche adesso nei fatti. (Applausi). GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Italexit, chiedo di poter sottoscrivere gli emendamenti 5.15 e 5.16, se il collega Balboni è d'accordo. Riteniamo di condividere assolutamente il senso e l'opportunità dell'emendamento che dimezza i fuori ruolo e soprattutto l'analisi fatta dal collega Balboni sulla presenza di magistrati al Ministero della giustizia nel 99 per cento dei ruoli apicali. Dobbiamo anche chiederci se quanto avviene nella giustizia non sia frutto di questa fattispecie, e cioè di personale assunto per un ruolo, quello della giurisdizione, che viene distaccato a fare altro al Ministero che, evidentemente, sotto questo profilo, in questi ultimi anni non ha brillato. Quindi, condividiamo l'emendamento 5.15 così come condividiamo il 5.16 relativo all'accumulo di prebende ed emolumenti, che in questo momento di grande crisi ci sembra cosa assolutamente inopportuna. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.15, presentato dal senatore Balboni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.17 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.16, presentato dal senatore Balboni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G5.200 (testo 2) è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame emendamento 6.0.1, volto a inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 6, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 6.0.1. PRESIDENTE . Comunico che sull'emendamento 6.0.1 è stata presentata da parte del prescritto numero di senatori una richiesta di votazione a scrutinio segreto, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento. La Presidenza ritiene ammissibile lo scrutinio segreto. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.0.1. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, come le avevo annunciato e la ringrazio per avermi dato la parola, dichiaro anche su questo emendamento, con votazione a scrutinio segreto, il voto di astensione da parte dei dieci componenti del Gruppo di Italia Viva, esattamente per le medesime motivazioni che ho esposto in precedenza. VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, mi permetto di intervenire su questo emendamento, che trovo particolarmente significativo. È significativo, delicato e importante e mi permetto di rivolgermi all'Assemblea e in maniera accorata a ciascuno di noi, alla coscienza di ciascuno di noi, che è chiamato a fare i conti con quello che votiamo in quest'Aula e con quello che con questo voto accade fuori da quest'Aula. Ricordo a tutti noi che parliamo di abolire non la carcerazione preventiva, ma tutte le misure cautelari che il nostro ordinamento prevede molto spesso a tutela di soggetti vittime di reati abituali, contemperando sostanzialmente interessi contrapposti, che sono, da un lato, la garanzia dell'indagato o dell'imputato e, dall'altro, la sicurezza della vittima: è una scelta che l'ordinamento ha fatto. Voglio dirlo da donna che si è sempre ascritta in una cultura profondamente garantista e che crede che siamo tutti innocenti in questo Paese fino al terzo grado di giudizio: se il nostro ordinamento ha previsto alcune misure o alcune circostanze nelle quali è possibile contemperare interessi contrapposti, forse qualche ragione c'è. Vorrei portare la discussione fuori da quest'Aula a quello che sta accadendo in queste ore, in questi giorni, nel nostro Paese. Soltanto negli ultimi dieci giorni, dal 5 giugno ad oggi, sono state ammazzate dieci donne. Sono state ammazzate, nella stragrande maggioranza dei casi, perché non sono state applicate nella misura corretta misure cautelari che pure era possibile e - dico di più - doveroso applicare, guardando con occhi competenti, specializzati e formati le circostanze che avevamo davanti.