[pronunce]

Considerato che il giudice a quo – sul presupposto che gli atti di investigazione difensiva entrino a far parte, al pari di quelli del pubblico ministero, del materiale utilizzabile dal giudice ai fini della decisione da assumere all'esito del giudizio abbreviato – dubita, in riferimento all'art. 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 438 e 442, comma 1-bis, del codice di procedura penale; che, secondo il rimettente, l'inclusione degli atti di indagine difensiva fra il materiale probatorio utilizzabile dal giudice si porrebbe in contrasto – nell'ipotesi in cui la richiesta di giudizio abbreviato risulti contestuale al deposito del fascicolo del difensore, e non subordinata ad una integrazione probatoria – con il principio del contraddittorio nella formazione della prova: e ciò per l'impossibilità di ricondurre la disciplina censurata alla previsione derogatoria di cui all'art. 111, quinto comma, Cost. – concernente i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato – essendo tale consenso riferibile solo al materiale di indagine proveniente dal pubblico ministero; che, tuttavia, onde porre rimedio alla denunciata incostituzionalità, il rimettente prospetta tre diverse soluzioni in rapporto di alternatività irrisolta, invocando una pronuncia che vieti al difensore di depositare il fascicolo delle investigazioni difensive e chiedere contestualmente il giudizio abbreviato; ovvero che consenta al giudice, nel caso di richiesta del rito alternativo, di dichiarare inutilizzabili gli atti contenuti nel fascicolo del difensore; ovvero, ancora, che permetta al pubblico ministero, nell'ipotesi considerata, di chiedere l'ammissione della prova contraria; che, pertanto – in conformità alla costante giurisprudenza di questa Corte – la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile, in quanto prospettata in forma ancipite (ex plurimis, ordinanze n. 363 del 2005, n. 192 del 2004, n. 299 e n. 128 del 2003). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 438 e 442, comma 1-bis, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all'art. 111 della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Sassari con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 febbraio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 marzo 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA