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Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.3 (testo 2). AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'emendamento in oggetto, presentato dal Gruppo Lega e accolto favorevolmente dalla Commissione, prevede che i proventi derivanti dalle sanzioni relative alle violazioni delle norme legate all'emergenza Covid, accertate da Comuni, Province e Regioni, vengano devoluti ai suddetti enti locali e non più direttamente alle casse dello Stato, come avviene oggi. Tale previsione ha un doppio significato. È anzitutto un gesto di vicinanza e interesse verso gli enti locali e soprattutto i sindaci, che sono in prima linea e mettono a disposizione il personale del proprio Comune (quindi a proprie spese) per lo svolgimento di un servizio utile alla collettività, e che pertanto cerchiamo di compensare. L'altra motivazione è legata al fatto che tale previsione garantirà un più alto livello di motivazione e responsabilità da parte degli enti locali nel garantire ciò che tutti chiediamo, ossia una maggiore attenzione al rispetto delle norme. Ringraziando il relatore e il sottosegretario Castaldi per l'attiva collaborazione al buon esito dell'emendamento in Commissione, l'invito che rivolgo ai membri della maggioranza è di seguire l'azione e il comportamento dei loro colleghi in 1 a Commissione, approvando questa proposta emendativa. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi) . I restanti emendamenti sono inammissibili, improponibili o ritirati. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, segnalo di aver sbagliato, votando erroneamente contro, anziché a favore dell'emendamento. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, con la conversione del decreto-legge n. 33 si è dato vita alla cosiddetta fase 2. Credo che il dibattito di oggi, per certi versi, non abbia trattato questo tema, ma ha visto senatrici e senatori... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Grimani così non può proprio intervenire, lo dico anche ai colleghi del suo Gruppo e agli altri. Prego, senatore, le chiedo scusa a nome dell'Assemblea. GRIMANI (IV-PSI) . La ringrazio, signor Presidente, non c'è problema. Dicevo che, con l'emanazione, prima, e ora con la conversione del decreto-legge all'esame, il Governo ha dato vita alla cosiddetta fase 2. Oggi, questo tema è rimasto in parte sullo sfondo, poiché si è preferito un dibattito intorno a valutazioni che non avevano molta attinenza con lo stesso provvedimento. Fa parte della normalità del dibattito democratico, ma credo che la polemica sul fatto che, ad esempio, il decreto-legge sia superato, sia stata stucchevole. Il sistema legislativo italiano prevede meccanismi di legislazione che in alcuni casi rendono la decretazione d'urgenza importante proprio perché riesce a fornire strumenti normativi nell'immediato. Il problema della pandemia richiedeva sicuramente strumenti immediati, quindi è evidente che la conversione avviene settimane dopo. Questo provvedimento, a mio avviso, ha sancito, accanto alle iniziative di carattere economico che si sono succedute nelle ultime settimane, una fase di rilancio del nostro Paese. La gestione dell'emergenza si è caratterizzata in due momenti nel passato: il primo ha visto le ordinanze della Protezione civile e del Ministero della salute, ai sensi della legge n. 833 del 1978; poi, con il passare delle settimane, abbiamo visto che la persistenza e la pervasività dell'epidemia hanno richiesto provvedimenti più restrittivi, necessariamente, di ordine legislativo in quanto incidono sulle libertà dei cittadini, soprattutto quella di circolazione. Ne sono derivati il decreto-legge n. 6 e poi quello convertito in legge di recente, il n. 19, che comunque è un riferimento ineludibile anche per il n. 33, visto che tutte le azioni di contenimento possibili, in virtù di un'eventuale recrudescenza dell'epidemia, fanno riferimento al decreto-legge n. 19 e agli strumenti che prevede all'articolo 2. Il provvedimento in esame introduce un aspetto importante, ossia un rinnovato rapporto con le Regioni. Si è dibattuto molto - e giustamente, direi - del rapporto tra Stato e Regioni e del contrasto che i primi strumenti hanno determinato. Questo decreto-legge rimette ordine, prevedendo un rapporto più stretto tra Stato e Regioni e consentendo a queste ultime, soprattutto sul tema riguardante le attività economiche, produttive e sociali, la possibilità di definire linee guida e protocolli a cui fa riferimento, mentre nei decreti precedenti questa possibilità di intervento delle Regioni non era esplicitata. Questo aspetto va quindi accolto positivamente: magari non fa rumore, però rientra in un insieme di rapporti tra Stato e Regioni più ordinati. Credo che l'aspetto importante del decreto-legge in esame sia quello di cui la popolazione ha potuto beneficiare in queste settimane: la riapertura dei movimenti endoregionali dal 18 maggio e quelli interregionali dal 3 giugno e rispetto all'estero; la possibilità di ripartire con riunioni in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sempre con il principio fondamentale del divieto di assembramento. Il comma 13 dell'articolo 1, soprattutto - e questi sono aspetti determinanti - definisce il tema della riapertura delle scuole: non lo esplicita, perché fa sempre riferimento agli strumenti del decreto-legge n. 19, però apre alla necessità di disciplinare la riapertura delle attività didattiche e, più in generale, delle scuole, della formazione superiore, dell'università, dei corsi professionali e quant'altro. In questi momenti si sta sviluppando un dibattito sulla riapertura delle scuole e credo che sia una missione di tutto il Parlamento lavorare per crearne le condizioni migliori, che è un percorso di appannaggio del Governo, il quale ha responsabilità chiare in merito. Se ne parla tanto e ci sono troppe chiacchiere, articoli, valutazioni e supposizioni. Credo che bisogni aspettare le linee guida. Crediamo tutti che la riapertura delle scuole sia cruciale e che la didattica a distanza sia stata un momento difficile da condividere, ma necessario. Sappiamo tutti che la scuola, come ha dichiarato ieri anche Matteo Renzi, è una comunità educante, quindi sono fondamentali il rapporto fisico e la vicinanza. Tutti vogliamo il superamento delle difficoltà di queste settimane.