[pronunce]

Entrambi i remittenti, infatti, non contestano la legittimità costituzionale della disciplina del cosiddetto “tetto pensionabile” – cioè della determinazione di una misura della retribuzione, inferiore a quella effettiva percepita dal lavoratore, da porre a base del calcolo della pensione – della quale più volte questa Corte ha avuto modo di occuparsi (ex plurimis, sentenze n. 173 del 1986, n. 72 del 1990 e n. 296 del 1995). Neppure è in discussione, in linea di principio generale, la legittimità di una normativa che comporti un divario tra misura della retribuzione su cui vengono versati i contributi e tetto pensionabile, purché una certa proporzionalità venga assicurata e, soprattutto, non sia compromessa la realizzazione delle finalità di cui all'art. 38 della Costituzione. Evenienza, quest'ultima, sulla quale la Corte ha anche affermato che la stessa struttura di tipo solidaristico cui sono informati i sistemi previdenziali non comporta la necessaria corrispondenza tra i contributi versati e le prestazioni erogate (sentenza n. 390 del 1995). Le censure concernono, piuttosto, lo squilibrio di notevole entità che esisterebbe tra la misura del tetto pensionabile e quella, all'incirca tripla, della retribuzione assoggettata a contribuzione. La correzione di siffatto squilibrio esigerebbe da parte della Corte una pronuncia manipolativa incidente sull'uno o sull'altro dei termini del rapporto, oppure su entrambi, mentre resterebbe comunque opinabile la misura dell'intervento. La razionalizzazione dei sistemi previdenziali esige, come la Corte ha più volte ribadito, valutazioni e bilanciamenti di interessi comportanti scelte politiche che, nei limiti del rispetto dei diritti fondamentali, competono al legislatore (v., ex plurimis, la già citata sentenza n. 173 del 1986). In riferimento all'art. 38 Cost., si è affermato che «il precetto costituzionale esige che il trattamento previdenziale sia sufficiente ad assicurare le esigenze di vita del lavoratore pensionato; ma nell'attuazione di tale principio al legislatore deve riconoscersi un margine di discrezionalità, anche in relazione alle risorse disponibili, almeno quando non sia in gioco la garanzia delle esigenze minime di protezione della persona» (sentenza n. 180 del 2001, nonché, fra le altre, sentenza n. 457 del 1998). Evenienza quest'ultima estranea ai termini delle presenti questioni. 3. — Infondata è, invece, l'altra questione, prospettata dal solo Tribunale di Sanremo per violazione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto agli assicurati presso l'INPS riguardo al rapporto tra retribuzione pensionabile e retribuzione soggetta a prelievo contributivo. L'incomparabilità dei sistemi previdenziali è principio cui la Corte si è costantemente attenuta; incomparabilità che deriva dalla loro complessità inerente alla varietà delle prestazioni e delle condizioni per ottenerle – conseguenza della varietà delle attività lavorative – e alle collegate diversità delle fonti di finanziamento; principio di cui la Corte ha fatto applicazione proprio riguardo all'assicurazione presso l'ENPALS nei confronti dell'assicurazione generale presso l'INPS (ordinanza n. 325 del 1993). Né può essere trascurato, ai fini di una valutazione complessiva della prospettata questione, che il sistema previdenziale dei lavoratori dello spettacolo – anche in considerazione della particolarità di talune professioni e delle modalità di svolgimento delle medesime – è, per certi versi, un sistema ampiamente favorevole per gli iscritti, quanto all'entità delle prestazioni ed alle condizioni di accesso, rispetto a quello della generalità dei lavoratori assicurati presso l'INPS; di talché non è possibile lamentare il semplice dato della diversità esistente tra retribuzione soggetta a prelievo contributivo e retribuzione pensionabile senza tenere presente l'intero sistema previdenziale in cui detta previsione si inserisce. Il remittente assume che, in considerazione della qualità di impiegato a tempo indeterminato ricoperta dal ricorrente, questi non si sarebbe trovato nelle condizioni di fruire dei benefici del regime previdenziale dei lavoratori dello spettacolo, subendo in tal modo, con riguardo alla disciplina della retribuzione pensionabile, un trattamento deteriore rispetto a quello della generalità dei lavoratori. Tali argomentazioni, tuttavia, per un verso si risolvono nell'addurre inconvenienti di fatto – i quali, di per sé, non possono giustificare una pronuncia di illegittimità costituzionale – mentre per altro verso sembrano accennare alla illogicità dell'iscrizione all'ENPALS di chi svolge a tempo indeterminato funzioni impiegatizie, aspetto quest'ultimo certamente estraneo alla presente questione di legittimità costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, settimo comma, del d.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1420 (Norme in materia di assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti gestita dall'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo), nel testo originario e in quello sostituito dall'art. 1, comma 10, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 182, sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., sotto il profilo della ragionevolezza, e all'art. 38 Cost., dal Tribunale di Sanremo, in funzione di giudice del lavoro con l'ordinanza indicata in epigrafe ; dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, settimo comma, del d.P.R. n. 1420 del 1971, nel testo attualmente vigente, sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., dal Tribunale di Torino, in funzione di giudice del lavoro, con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, settimo comma, del d.P.R. n. 1420 del 1971, nel testo originario e in quello sostituito dall'art. 1, comma 10, del d.lgs. n. 182 del 1997, sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento, dal Tribunale di Sanremo, in funzione di giudice del lavoro, con la suddetta ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 giugno 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 giugno 2008. Il Cancelliere F.to: MELATTI