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Il successivo comma 4- septies prevede che, in caso di morte del soggetto nei cui confronti sia stata disposta la confisca con sentenza di condanna passata in giudicato, il procedimento di esecuzione inizi o prosegua nei confronti degli eredi e degli aventi causa del de cuius. L'articolo 21 istituisce la «Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie», fissando la data del 21 marzo di ogni anno e prevedendo che in tale occasione possano essere organizzate iniziative presso istituzioni pubbliche al fine di costruire una memoria condivisa delle vittime innocenti e degli avvenimenti. L'articolo 22 prevede che le vittime di reati di tipo mafioso, degli atti di terrorismo ed i familiari superstiti possano ottenere un attestato di «testimone della memoria storica» da rilasciarsi dal Ministero dell'interno. Al possesso dell'attestato consegue il diritto per i dipendenti pubblici di fruire di permessi lavorativi straordinari nella misura massima di cento ore annue, retribuiti e soggetti a recupero, per la partecipazione alle iniziative intraprese sui temi della memoria storica e dell'impegno contro le mafie e il terrorismo. L'articolo 23 prevede la possibilità di procedere al cambiamento delle generalità anche per i soggetti che, nell'ambito dei procedimenti per taluno dei delitti di cui all'articolo 51, comma 3- bis , c.p.p. , rendono dichiarazioni nella veste di persone offese dal reato, persone informate sui fatti o testimoni. L'articolo 24 reca modifiche alla legge n. 512 del 1999, di istituzione del Fondo di rotazione per la solidarietà alla vittime dei reati di tipo mafioso. Il primo comma aggiunge all'articolo 4 della legge n. 512 del 1999 il comma 4- ter . Il secondo comma introduce all'articolo 6, comma 1, della stessa legge la lettera c- quater ). Entrambe le disposizioni, in una logica di coerenza con la ratio solidaristica della normativa, escludono l'obbligazione del Fondo nelle ipotesi in cui l'istante o gli eredi della vittima, pur non incontrando le specifiche preclusioni previste dalla legge (condanne o sottoposizione a misure di prevenzione), risultino dagli atti processuali appartenenti o contigui ad organizzazioni e ambienti di tipo mafioso; quindi le disposizioni modificano l'ambito dei requisiti soggettivi la cui sussistenza è condizione per l'accesso al Fondo medesimo. Si tende ad evitare -- anche sul piano della tutela dell'interesse pubblico sostanziale alla legalità -- che i benefici della legge ricadano nelle mani di soggetti contigui a tali ambienti, sulla falsariga di quanto disposto dalla disciplina in favore delle vittime del terrorismo, laddove si condiziona l'elargizione alla circostanza fattuale che il soggetto leso risulti estraneo ad ambienti delinquenziali. L'obiettivo è duplice: da un lato, quello di superare le problematiche applicative della normativa vigente, riducendo l'ambito di discrezionalità della pubblica amministrazione che dovrà quindi valutare la concessione del beneficio anche alla stregua di questo ulteriore criterio di riferimento; dall'altro -- aspetto non secondario nell'attuale momento storico -- il contenimento della spesa, venendo ad essere preclusa la concessione del beneficio previsto dalla legge n. 512 del 1999 in casi attualmente non considerati dalla normativa vigente e lasciati alla discrezionalità dell'amministrazione procedente. Pertanto le misure previste -- oltre ad essere rispondenti ad un'esigenza avvertita -- conseguono obiettivi di risparmio delle risorse assegnate al Fondo, unitamente alla razionalizzazione delle procedure volte alla corresponsione dei benefici in termini di semplificazione, economicità e di efficacia. L'articolo 25 riscrive l'articolo 101 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. Al comma 1 si prevede che gli enti locali, i cui organi sono stati sciolti in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, hanno l'obbligo di avvalersi della stazione unica appaltante per lo svolgimento delle procedure di evidenza pubblica di loro competenza, per l'intera durata della gestione straordinaria e per i cinque anni successivi al rinnovo degli organi elettivi. L'obbligo di avvalimento si può perfezionare sia attraverso il ricorso ai servizi integrati infrastrutture e trasporti (SIIT) che agli strumenti e alle procedure di cui al comma 3- bis dell'articolo 33 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Il comma 2 prevede, altresì, che sono nulli i contratti conclusi dall'ente in violazione dell'obbligo di avvalimento della stazione unica appaltante. L'articolo 26 modifica l'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Si modifica il comma 2 prevedendo che nella commissione di indagine nominata dal prefetto, al fine di verificare l'esistenza di forme di condizionamento di un ente locale, partecipi un funzionario della prefettura territorialmente competente, che vanta, normalmente, una migliore conoscenza delle condizioni ambientali e delle dinamiche istituzionali con riguardo allo specifico ente e, più in generale, al contesto territoriale di riferimento. Si integra, poi, il disposto del comma 5 introducendo il ricorso alla mobilità obbligatoria presso altro ente o al licenziamento del dipendente per i casi più gravi di sussistenza dei collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso descritti al comma 1. Si riscrive la prima parte del comma 7 al fine di evitare un'applicazione della disposizione che impone l'obbligo di emanazione del decreto di conclusione del procedimento di accesso solo nel caso in cui vengano a verificarsi congiuntamente le due seguenti condizioni: non sussistano i presupposti per procedere allo scioglimento e non siano stati adottati i provvedimenti a carico dei dipendenti dell'ente. L'applicazione in tal senso della norma è evidentemente irragionevole poiché ignora la ratio della disposizione, sicuramente non impeccabile da un punto di vista della formulazione tecnica. L'obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento in cui si «dà conto degli esiti dell'attività di accertamento» appare, viceversa, ancor più necessario proprio nella ipotesi in cui ad un giudizio di «non condizionamento degli organi elettivi» corrisponda un provvedimento di rigore nei confronti di parte della struttura burocratica. Per tali considerazioni, la nuova formulazione del primo periodo del comma 7 prevede che il Ministro dell'interno, entro tre mesi dalla chiusura dell'accesso, nel caso in cui non sussistano elementi per sciogliere l'ente, emani comunque un decreto di conclusione del procedimento con cui dà conto complessivamente delle attività di indagine e quindi, pur senza espresso riferimento nella nuova norma, dell'adozione di eventuali provvedimenti sanzionatori nei confronti del personale dipendente dell'ente. Si sostituisce, inoltre, la seconda parte del comma 7 introducendo la pubblicazione dei provvedimenti emessi in caso di insussistenza dei presupposti per la proposta di scioglimento, da effettuarsi con le modalità stabilite dal Ministro dell'interno con proprio decreto.