[pronunce]

che nessuna violazione dei principì di personalità della responsabilità penale e della funzione rieducativa della pena può essere pertanto ravvisata in riferimento ad una disciplina che – nel caso di sopravvenienza di sentenze di condanna per fatti anteriormente commessi a pena che, cumulata con quella sospesa, determini il superamento degli anzidetti limiti e, con esso, la caduta del presupposto per la concessione del beneficio – ripristini l'esecuzione della pena già sospesa, senza prevedere alcuna «detrazione» per il periodo di sospensione trascorso, che è un periodo di «non esecuzione» di alcuna sanzione penale; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata; che il giudice a quo dubita, in secondo luogo, della legittimità costituzionale dell'art. 164, quarto comma, cod. pen. , nella parte in cui prevede che la sospensione condizionale della pena non possa essere concessa più di due volte, anche quando il superamento di tale limite numerico sia determinato dalla sopravvenienza di condanne per reati anteriormente commessi a pene che – cumulate alla parte residua della pena sospesa che, ad avviso del giudice, dovrebbe espiarsi – non superino i limiti indicati dall'art. 163 cod. pen. ; che tale questione risulta, peraltro, del tutto irrilevante nel giudizio a quo; che il giudice rimettente non è difatti chiamato né a valutare la concedibilità del beneficio per una eventuale terza volta; né a revocare, in sede esecutiva, una precedente sospensione condizionale per violazione del limite numerico in discorso, in base al combinato disposto degli artt. 168, terzo comma, cod. pen. e 674, comma 1-bis, cod. proc. pen.: e, d'altra parte, dall'ordinanza di rimessione non consta neppure che le condanne sopravvenute, che si aggiungono alle due con pena sospesa, dispongano ulteriori sospensioni condizionali; che il quesito verte, pertanto, su norma della quale il rimettente non deve fare applicazione: e ciò a prescindere dal rilievo, già in precedenza formulato, che il livello delle pene inflitte risulterebbe comunque ostativo tanto ad una nuova concessione del beneficio, che al mantenimento dei benefici già concessi; che la questione va dunque dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 164, quarto comma, del codice penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Calabria con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 168, primo comma, numero 2, del codice penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Calabria con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA