[pronunce]

Ad avviso della ricorrente gli atti impugnati, nel loro complesso e nelle singole previsioni, invaderebbero la sfera di attribuzioni, sia legislative che amministrative, delle Regioni nella materia della urbanistica, loro riservata dall'art. 117 della Costituzione, e in quella della difesa del suolo e dell'assetto del territorio, già trasferita alle Regioni dagli artt. 79, 80 e ss. del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e successive modificazioni, in quanto farebbero rientrare nella materia, mantenuta allo Stato, dei programmi innovativi funzioni ed attività che in realtà non potrebbero essere ricomprese tra i compiti di rilievo nazionale definiti dall'art. 1, comma 4, lettera c), della legge n. 59 del 1997 e dallo stesso art. 52 del decreto legislativo n. 112 del 1998, ma si sostanzierebbero in “normalissimi interventi sul territorio”, come tali riconducibili, sulla base della citata normativa, alla competenza regionale. 2. - L'Avvocatura dello Stato ha eccepito l'inammissibilità del ricorso poiché sarebbe stata raggiunta in sede di Conferenza unificata un'intesa con le Regioni e gli enti locali. A tale eccezione ha replicato la Regione Veneto asserendo, da un lato, di avere espresso voto contrario in sede di Conferenza unificata, ciò che renderebbe comunque proponibile il ricorso per conflitto innanzi a questa Corte, e dall'altro che l'intesa raggiunta era condizionata al recepimento di alcune modifiche, richieste dalle Regioni e dagli enti locali, che non sarebbero state trasfuse nell'impugnato decreto del Ministro. Entrambe le allegazioni della Regione Veneto sono, in fatto, prive di fondamento. Dal verbale della seduta del 10 settembre 1998, data in cui l'intesa è stata raggiunta, non risulta che la Regione Veneto fosse presente e che avesse in quella sede espresso voto contrario, né la Regione stessa ha allegato un suo dissenso, manifestato in una qualche forma, in data anteriore. La documentazione trasmessa dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, in ottemperanza alla ordinanza istruttoria in data 24 ottobre 2001, conferma inoltre la veridicità della prospettazione dell'Avvocatura, secondo cui tutte le modificazioni concordate in sede di Conferenza unificata e che costituivano condizioni esplicite dell'intesa sono state effettivamente trasfuse nel decreto impugnato. I documenti in atti smentiscono gli assunti della ricorrente in ordine al mancato perfezionamento di una valida intesa. Anche a prescindere dalla questione se in simili casi sia consentito alla Regione promuovere conflitto di attribuzione a tutela delle proprie competenze costituzionali, il ricorso è inammissibile. 3. - Va premesso che il ricorso deve essere scrutinato alla luce delle disposizioni costituzionali sulla competenza vigenti nel momento in cui il decreto impugnato è stato adottato, a nulla rilevando il successivo mutamento del parametro conseguente all'entrata in vigore del nuovo Titolo V della Parte seconda della Costituzione. Il procedimento predisposto dal decreto per l'ammissione al finanziamento e la conseguente allocazione delle risorse si è esaurito prima dell'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, né a questa è data la capacità di rendere invalidi atti posti in essere in conformità al previgente riparto di competenze. 4. - È del resto alla disciplina previgente che la Regione Veneto ha affidato il suo ricorso, evitando anche nei più recenti scritti difensivi qualsiasi attualizzazione, seppure lessicale, delle censure alla luce del nuovo Titolo V e continuando, quindi, ad indicare come materia di propria competenza l'urbanistica, alla quale la difesa del suolo e l'assetto del territorio accederebbero in virtù dei successivi trasferimenti operati sotto il vigore del “vecchio” articolo 117. Ma l'impugnato decreto è privo di qualsiasi attitudine lesiva delle competenze della Regione in materia urbanistica. Gli artt. 52 e 54 del decreto legislativo n. 112 del 1998, che individuano, nell'ambito della materia urbanistica, i compiti di rilievo nazionale e, rispettivamente, le funzioni mantenute allo Stato, tra le quali espressamente, alla lettera e), quelle relative alla promozione di programmi innovativi in ambito urbano che implichino un intervento coordinato di diverse amministrazioni, non sarebbero stati rispettati dal decreto impugnato, in quanto, ad avviso della ricorrente, i programmi in esso individuati non afferirebbero a compiti di rilievo nazionale e non avrebbero alcunché di innovativo, ma si risolverebbero in normali interventi sul territorio rientranti nelle competenze regionali in materia urbanistica. Così argomentando, la Regione Veneto trascura il fatto che, a mente dell'art. 4, comma 1, del decreto impugnato, i programmi che i Comuni hanno la facoltà di promuovere devono essere conformi agli strumenti urbanistici di pianificazione e programmazione territoriale e che, se difformi, devono essere promossi d'intesa con l'amministrazione provinciale o regionale, titolare di tali strumenti. Se dunque il programma è conforme, la sua realizzazione ricade nella competenza dei Comuni promotori e le competenze urbanistiche della Regione non ricevono alcun pregiudizio dall'apporto finanziario dello Stato. Se invece è difforme, tali competenze non subiscono menomazione, poiché esso non può essere realizzato in assenza di un'intesa: tanto basta per affermare che le attribuzioni regionali in materia urbanistica sono salvaguardate. Non mette conto a questo punto indagare oltre sulle singole prescrizioni del decreto e dei suoi allegati, che la Regione assume illegittime. Poiché il conflitto di attribuzione innanzi a questa Corte è preordinato alla tutela di competenze costituzionali, una volta accertato che l'atto impugnato, per il suo contenuto, non è idoneo a incidere sulle rivendicate competenze della Regione Veneto in materia urbanistica, ne risulta dimostrata l'inammissibilità del ricorso. Ulteriori censure che non si attengano alla difesa di attribuzioni costituzionali non possono essere infatti introdotte in questa sede. 5. - Alcune argomentazioni difensive della stessa ricorrente pongono peraltro in evidenza il reale interesse che ha mosso la Regione al ricorso per conflitto: esso è inteso a provocare, quale conseguenza dell'eventuale annullamento del decreto, l'acquisizione alle Regioni delle risorse finanziarie destinate a sostenere i programmi in questione. Ma una simile conseguenza non avrebbe alcun fondamento normativo. Va, infatti, ricordato che l'art. 1 del decreto ministeriale impugnato stabilisce che i programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST) sono finanziati con le disponibilità del Ministero dei lavori pubblici - Direzione generale del coordinamento territoriale, derivanti dalle somme non utilizzate per i precedenti programmi di riqualificazione urbana di cui al decreto ministeriale 21 dicembre 1994, provenienti a loro volta dal fondo di lire 288 miliardi di cui all'art. 2, comma 2, della legge 17 febbraio 1992, n. 179 (Norme per l'edilizia residenziale e pubblica) e successive modificazioni ed integrazioni.