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Misure per la competitività dell’imprenditoria giovanile e il ricambio generazionale in agricoltura. Onorevoli Senatori. -- L’accesso al bene terra è il primario e più difficoltoso sbarramento al ricambio generazionale in agricoltura. Nella cosiddetta fase di start up infatti non è certo una difficoltà irrisoria per il giovane agricoltore fornire agli istituti di credito le garanzie richieste per lo stanziamento di finanziamenti per accedere al bene primario della terra. Questo accade fin da tempi non sospetti, precedenti all’attuale crisi economica globale ed ancora prima dell’entrata in vigore del Nuovo Accordo sui requisiti minimi di capitale firmato a Basilea (cosiddetto Basilea 2) che mirava a prevenire, tra le altre cose, la concessione di «mutui facili». Se vogliamo citare un Paese che sta operando concretamente in questo senso possiamo certamente ricordare la vicina Francia che sta approntando un « plan massif » per fronteggiare la crisi del settore primario con prestiti agevolati (a tassi pari all’1 per cento per i giovani agricoltori), fondi straordinari per far fronte all’aumento dei prezzi e contributi a fondo perduto per il pagamento degli interessi dei prestiti già contratti dagli imprenditori agricoli. Il presente disegno di legge ha lo scopo, nel rispetto delle normative europee, di promuovere, d’intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, il primo insediamento, il ricambio generazionale e la permanenza di giovani nel settore dell’agricoltura. I più recenti dati ISTAT, pubblicati il 1º marzo 2013 e relativi al quarto trimestre 2012, rilevano una diminuzione del numero degli occupati di 148.000 unità rispetto a un anno prima. Il numero dei disoccupati manifesta un ulteriore forte aumento su base tendenziale (+23,0 per cento, pari a 559.000 unità). L’incremento, diffuso su tutto il territorio nazionale, interessa entrambe le componenti di genere e in oltre la metà dei casi persone con almeno trentacinque anni. La crescita è dovuta in un caso su due a quanti hanno perso la precedente occupazione. Il tasso di disoccupazione trimestrale (dati grezzi) è pari all’11,6 per cento, in crescita di 2 punti percentuali rispetto a un anno prima; per gli uomini l’indicatore passa dall’8,7 per cento del quarto trimestre 2011 all’attuale 10,7 per cento e per le donne dal 10,8 per cento al 12,8 per cento. Dato ancora più preoccupante è però quello che riguarda i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile, che viene calcolato tenendo in considerazione i giovani di età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni, sale al 39 per cento (6,4 punti percentuali in più nel raffronto tendenziale), con un picco del 56,1 per cento per le giovani donne del Mezzogiorno. Inoltre, con specifico riguardo al settore agricolo, tra i Paesi dell’Unione europea, l’Italia è quello che, dopo il Portogallo, presenta la maggiore incidenza di imprenditori agricoli di età superiore ai cinquantacinque anni. Un tale stato di cose, che già di per sé non appare ottimale, diviene addirittura preoccupante nel momento in cui lo si confronta con il fenomeno dell’invecchiamento degli imprenditori agricoli che assume, in Italia, carattere strutturale e deve ritenersi espressione di una duplice difficoltà: quella che hanno gli agricoltori più anziani ad uscire dal settore e quella che hanno i più giovani ad entrarvi. Da ciò ne consegue che, riguardo al problema dell’invecchiamento degli imprenditori agricoli italiani, non appare tanto realistico porsi l’obiettivo del ricambio generazionale, inteso nel senso di ricercare l’equilibrio tra i flussi di agricoltori in entrata ed in uscita, ma occorre piuttosto porre in essere degli interventi efficaci che siano finalizzati a favorire sia l’insediamento che la permanenza dei giovani in agricoltura. La globalizzazione del mercato, i rapporti tra gli agenti istituzionali che a vario titolo si occupano del settore primario, i processi di integrazione economica e politica tra Paesi, l’ampliamento ad est dell’Unione stanno determinando profondi mutamenti nei sistemi agricoli europei e forti esigenze di ristrutturazione. Con l’Agenda 2000, adottata il 15 luglio 1997, la Commissione europea ha esposto la propria posizione sulla direzione da imprimere alle politiche europee per preparare l’agricoltura europea alle sfide future interne -- allargamento e coesione economica e sociale -- ed esterne -- integrazione spinta dei mercati internazionali. L’orientamento dell’Unione europea è volto a sostenere e rafforzare il modello agricolo europeo basato sulla multifunzionalità, la compatibilità ambientale, la sostenibilità economica e la sicurezza alimentare, un modello culturale prima che tecnico, economico e sociale. La riforma della PAC, varata nel 2003, punta proprio a favorire tali elementi ma determina la necessità di adeguamenti per rispondere alle esigenze dei consumatori e dei cittadini, sia sul versante delle strutture di produzione che delle strategie di conduzione aziendale, per l’attuazione dei quali il fattore umano e, più in particolare, le capacità imprenditoriali assumono un ruolo chiave. Obiettivi quali lo sviluppo integrato delle aree rurali, la produzione di alimenti con elevati standard di qualità e di sicurezza, la valorizzazione dei prodotti tipici, la competitività delle imprese, l’adozione di metodi produttivi eco-compatibili, possono essere conseguiti oltre che con opportune politiche di incentivi e sanzioni, anche con una decisa politica a favore delle risorse umane tesa a dischiudere prospettive di sviluppo in linea con le nuove esigenze di una società che deve comunque garantire la tutela dell’ambiente nell’interazione tra l’agricoltura e le altre attività dell’uomo. Ma è proprio sul fronte imprenditoriale che si manifestano forti contraddizioni e ritardi nell’assecondare le nuove tendenze. Un generale invecchiamento della popolazione agricola e uno scarso ricambio generazionale accompagnano la diminuzione degli addetti all’attività agricola e soprattutto dei giovani imprenditori che, negli ultimi anni, si riducono drasticamente. I fenomeni di esodo e abbandono del settore in vaste aree dell’Unione europea sono, inoltre, causa di degrado delle aree rurali e dell’ambiente naturale. Il ruolo del settore primario travalica, pertanto, la produzione di alimenti, garantendo la protezione dell’ambiente, la salvaguardia del patrimonio naturale e della biodiversità, della cultura delle popolazioni rurali, obiettivi, questi ultimi, che aprono nuove e interessanti prospettive economico-imprenditoriali per i giovani delle aree rurali europee. In questo contesto appare non più prorogabile una strategia nazionale volta alla rivitalizzazione dell’attività agricola anche e soprattutto attraverso il mantenimento e l’insediamento di nuove generazioni di imprenditori agricoli. La promozione dello spirito imprenditoriale assume un ruolo chiave per lo sviluppo del settore, la salvaguardia del territorio, la tutela dell’ambiente e del paesaggio, ovvero per quelli che sono gli obiettivi della nuova politica di sviluppo rurale.