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Per questo motivo io avrei auspicato che il documento recante peso, percentuale e ammontare degli investimenti nel Mezzogiorno per ciascuna delle sei missioni fosse pubblicato anche nella versione ufficiale del PNRR e non soltanto sul sito del suo Ministero. Infine, apprendo con piacere che sta lavorando a un sistema di monitoraggio del rispetto della destinazione territoriale e non posso che plaudere a tale iniziativa, che dà seguito a quanto previsto da un mio emendamento al decreto fondo complementare, che obbliga il suo Ministero a presentare annualmente alle Camere, fino alla completa realizzazione del PNRR, una relazione sulla ripartizione territoriale dei programmi e degli interventi previsti dal decreto, anche sulla base del sistema di monitoraggio. Il Parlamento, signora Ministra, non chiede atti di fede incondizionata, ma certezze. Ovviamente abbiamo ancora fiducia nel Governo, ma auspichiamo che possa smentire con i fatti le preoccupazioni avanzate da uno studio ideologico e ragionieristico nell'interesse del popolo italiano. (Applausi) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PAVANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il Parlamento europeo ha riconosciuto la salute sessuale e riproduttiva tra i diritti umani. Nel testo approvato pochi giorni fa si afferma che i diritti alla salute, in particolare i diritti alla salute sessuale e riproduttiva, sono diritti fondamentali delle donne, che dovrebbero essere rafforzati e che non possono essere in alcun modo indeboliti o revocati. Una decisione, quella presa, che va nella direzione di almeno tre degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: garantire una vita sana e promuovere il benessere e garantire l'accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva per raggiungere l'uguaglianza di genere rientrano anche nelle azioni volte a creare una società pacifica e più inclusiva a tutti i livelli. Le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne costituiscono una forma di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze e ostacolano il progresso verso la parità di genere. Ecco perché ora i Paesi dell'Unione europea dovranno garantire l'accesso a un'ampia gamma di servizi di alta qualità, completi e accessibili, nel campo della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti e dovranno rimuovere tutte le barriere giuridiche, politiche, finanziarie e di altro tipo che impediscono il pieno accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti per tutte le persone. Nel testo si esortano gli Stati membri ad assicurare l'accesso universale all'aborto sicuro e legale e a garantire che l'aborto su richiesta sia legale nelle prime fasi della gravidanza, soprattutto se la salute della persona incinta è in pericolo. Non è una novità che alcuni Stati membri dell'Unione europea applicano leggi fortemente restrittive, che vietano o rendono difficilmente accessibile l'aborto, costringendo le donne a ricorrere all'aborto clandestino, a recarsi in altri Paesi o a portare a termine la gravidanza contro la loro libertà. Ciò costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di violenza di genere. Anche per l'Italia è arrivato il momento di adeguarsi alle direttive europee in fatto di diritto alla salute sessuale e riproduttiva e di superare le oggettive difficoltà di accesso all'aborto. Infatti, il Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS), sulla base dei dati dal 2013 al 2015, ha bacchettato l'Italia definendolo un Paese dove è sempre più difficile abortire. Mi rivolgo al ministro Speranza e ai Presidenti di Regione, in particolare modo del Piemonte, dell'Umbria, delle Marche, dell'Abruzzo e della Calabria, per dire che è giunto il momento di ripristinare i servizi alle donne, sia nei consultori sia negli ospedali. Le donne non sono persone di serie B, ma hanno diritto di avere accesso ai servizi che tutelino la loro salute sessuale e riproduttiva in piena libertà, come prevede la legge n. 194 del 1978 (Applausi) . RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Signora Presidente, colleghe e colleghi, ho chiesto di poter intervenire perché oggi ricorre l'anniversario della morte di un giovane napoletano, Mario Paciolla, e un silenzio assordante avvolge dopo un anno la morte di questo ragazzo che partecipava ad una missione di pace per conto dell'ONU in Colombia. Mario Paciolla aveva trentatré anni quando, un anno fa, è stato ritrovato privo di vita nel suo appartamento di San Vicente del Caguan. Sappiamo che è stato trovato nella sua casa, appeso a un lenzuolo bianco e con tagli ai polsi. Non conosciamo ancora la verità, non sappiamo nulla di questo caso: è stato un suicidio o si è trattato di un omicidio? Se stato un omicidio, perché Mario Paciolla è stato ucciso? Colleghe e colleghi, signora Presidente, ricorderete tutti che all'epoca abbiamo interrogato in quest'Aula il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, e che egli si è impegnato a fare pressione sull'ONU, sulle autorità colombiane, chiedendo la loro collaborazione per le indagini. Ma la sensazione un anno dopo è di una cortina oltre la quale non si riesce ad andare. Questa lunga attesa di dodici mesi ci sembra un'eternità. Non si sa nulla neppure sull'esito dell'autopsia disposta dalla procura della Repubblica di Roma. È giunto il momento che la magistratura italiana renda pubblici i risultati dell'esame autoptico. I familiari e gli amici di Mario hanno il diritto di conoscere la verità, ma anche il nostro Paese deve sapere cosa è successo quel 15 luglio di un anno fa. Il caso Paciolla non può e non deve essere considerato un caso di serie B. Sappiamo che Mario era impaurito: ce lo racconta la madre che lo sentì al telefono poco prima di morire. Sappiamo anche che la scena del crimine fu alterata, pulita, e sullo sfondo c'è qualcosa che non convince e che riguarda proprio la missione ONU della quale faceva parte. Per questo mi è sembrato doveroso ricordare Mario Paciolla. Abbiamo bisogno tutti che si faccia chiarezza. Tutti noi ci sentiamo prigionieri di questo silenzio, impotenti di fronte al silenzio (Applausi) . PRESIDENTE . La Presidenza si associa al ricordo e all'attenzione che lei ha sollecitato sulla storia di Mario Paciolla. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo rispetto a due episodi davvero inquietanti. Il primo è avvenuto il 20 maggio nella zona Est di Asti: una signora di novantuno anni è stata nella sua abitazione rapinata e violentata per vendetta da un diciannovenne appartenente alla comunità rom; rom che viveva nel campo nomadi appunto della parte Est di Asti. Quest'uomo, Euro Seferovic, ha sfondato con una grossa ascia una porta finestra semiaperta, ha strappato alla signora fede e orecchini, l'ha svestita e stuprata.