[resaula]

il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, sull'organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, stabilisce che le denominazioni di origine, anche dei vini, devono essere protette da ogni tentativo di abuso, imitazione o evocazione, che può avvenire anche attraverso la semplice traduzione linguistica; è inaccettabile che l'Europa possa dar corso ad una simile procedura, che evidentemente appare come un tentativo di imitazione del Prosecco italiano, peraltro già provato dalla Croazia e rifiutato dalla stessa UE nel 2013, rischiando di indebolire la sua stessa posizione nei rapporti internazionali e nei negoziati per gli accordi di scambio, dove occorre proteggere la denominazione Prosecco nei Paesi in cui tale protezione è assente, come in Argentina e in Australia; il Prosecco è un'eccellenza del made in Italy agroalimentare; nel 2020 le esportazioni hanno raggiunto il valore di oltre un miliardo di euro, con un terzo delle bottiglie nella sola Gran Bretagna. Nel primo trimestre del 2021, l'aumento complessivo delle esportazioni è stato di un ulteriore 8 per cento, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente sollecitare un confronto nelle opportune sedi europee al fine di mettere in atto ogni iniziativa volta a garantire la protezione della denominazione "Prosecco", ed in generale delle denominazioni DOP e IGP, di fronte al dilagare del fenomeno dell' Italian sounding . Atto n. 3-02675 PARENTE FARAONE Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: la pandemia da COVID-19 ha evidenziato la profonda valenza strategica del settore socio-sanitario, nonché la lungimiranza di ogni investimento progettato ed effettuato in tale comparto; la formazione dei giovani medici, a tal proposito, acquisisce un rilievo preponderante per lo sviluppo del nostro Paese nei prossimi anni: alla luce della direzione assunta dal PNRR, gli investimenti in strutture, tecnologie e distribuzione, infatti, dovranno essere necessariamente accompagnati anche dalla valorizzazione delle risorse umane e, nello specifico, da interventi a favore della preparazione del personale; una questione di stretta attualità riguarda proprio l'aumento dei posti disponibili per le specializzazioni mediche: nel corso degli anni, infatti, è frequentemente mancata la convergenza tra i posti disponibili per i vincitori dei test di ingresso, e le disponibilità delle borse di specializzazione, con i primi in quantità maggiore delle seconde, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti che il Ministro in indirizzo intenda esprimere in merito alla questione evidenziata; se non ritenga opportuno abbattere l'imbuto formativo dei giovani medici nell'accesso alle specializzazioni, anche allargando le "reti formative"; se non ritenga altresì necessario modificare le modalità di accesso e di permanenza presso le scuole di specializzazione, al fine di rendere maggiormente convergenti le aspirazioni e i desideri di specializzazione dei giovani medici con le borse effettivamente disponibili e alle quali hanno accesso. Atto n. 3-02676 VERDUCCI MALPEZZI RAMPI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: il fondamento del diritto allo studio universitario si rinviene negli articoli 3 e 34 della Costituzione e, a seguito della riforma del titolo V della parte II della Costituzione, operata con la legge costituzionale n. 3 del 2001, la potestà legislativa in materia di diritto allo studio universitario spetta alle Regioni, mentre spetta allo Stato la competenza legislativa esclusiva relativa alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art. 117, secondo comma, lett. m) , della Costituzione); in tale contesto, l'articolo 5 della legge n. 240 del 2010 ha conferito al Governo la delega per la revisione, in attuazione del titolo V della Costituzione, della normativa di principio in materia di diritto allo studio, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'accesso all'istruzione superiore, e per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate dalle università statali; in attuazione della delega, è stato emanato il decreto legislativo n. 68 del 2012, le cui disposizioni hanno avuto efficacia a decorrere dall'anno accademico 2012/2013 e riguardano gli studenti iscritti ai corsi svolti dalle università, dalle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e dalle scuole superiori per mediatori linguistici abilitate a rilasciare titoli equipollenti ai diplomi di laurea conseguiti presso le università; ai sensi dell'articolo 7, le borse di studio rientrano nell'ambito dei LEP da assicurare in modo uniforme sul territorio nazionale, il cui importo è definito tenendo in considerazione le differenziazioni territoriali correlate ai costi di mantenimento agli studi universitari. L'importo standard della borsa andrebbe pertanto quantificato sulla base dei costi che occorre effettivamente sostenere per il mantenimento degli studi universitari; i costi devono riguardare le spese per il materiale didattico, per il trasporto, per la ristorazione, per l'alloggio, nonché per la frequenza ad eventi culturali. L'articolo 8, inoltre, stabilisce che siano definiti i requisiti di eleggibilità per l'accesso alle borse di studio con riferimento a criteri relativi al merito e alla condizione economica degli studenti; l'importo della borsa di studio, i criteri e le modalità di riparto del fondo integrativo statale di cui all'articolo 7 e i requisiti di eleggibilità per l'accesso alle borse di studio di cui all'articolo 8 sono determinati con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sentito il consiglio nazionale degli studenti universitari, che avrebbe dovuto essere adottato entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, che tuttavia, ad oggi, non risulta ancora emanato; il decreto legislativo n. 68 del 2012 ha peraltro previsto una disciplina transitoria in attesa della definizione dei LEP, che come noto si è protratta sino ad oggi. Nello specifico, ai sensi dell'articolo 18, nelle more della completa definizione dei LEP e di quanto previsto dal decreto legislativo n. 68 di attuazione del federalismo fiscale, si prevede che al fabbisogno finanziario necessario per garantire gli strumenti ed i servizi per il pieno successo formativo a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, che presentino i requisiti di eleggibilità, si provvede attraverso: il fondo integrativo statale (FIS) per la concessione delle borse di studio, il gettito derivante dalla tassa regionale per il diritto allo studio e le risorse proprie delle Regioni (ulteriori rispetto alla richiamata tassa regionale), che devono essere almeno pari al 40 per cento dell'assegnazione relativa al FIS; considerato che: