[pronunce]

Queste disposizioni contrasterebbero con quanto previsto nell'Allegato A al d.P.R. n. 31 del 2017 e non sarebbero conformi neppure all'art. 10, comma 5, del d.l. n. 76 del 2020 - che esclude l'autorizzazione per la posa in opera di strutture amovibili nelle aree di cui all'art. 10, comma 4, lettera g), cod. beni culturali - e all'art. 9-ter, comma 5, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 176: gli interventi che la legge regionale impugnata sottrarrebbe all'autorizzazione sarebbero «ben più ampi» di quelli contemplati dalla legislazione statale, riferendosi la normativa regionale a «opere non facilmente rimovibili, mentre quella statale richiede[rebbe] l'amovibilità dei manufatti per escludere la necessità dei titoli autorizzatori». Inoltre, lo spostamento al 31 luglio 2025 del detto esonero sarebbe sproporzionato rispetto al fine che l'art. 78, comma 6, starebbe perseguendo: quello di fronteggiare un'emergenza epidemiologica in corso. E la giurisprudenza di questa Corte avrebbe più volte censurato norme regionali che dispongano proroghe successive nel tempo, «in quanto esse [avrebbero] l'effetto di consolidare nel tempo l'assetto "in deroga"». Del tutto irrilevante sarebbe, poi, la circostanza che il comma novellato non sia stato precedentemente impugnato, «posto che "nei giudizi in via principale non si applica l'istituto dell'acquiescenza, atteso che la norma impugnata, anche se riproduttiva, in tutto o in parte, di una norma anteriore non impugnata, ha comunque l'effetto di reiterare la lesione da cui deriva l'interesse a ricorrere" (Corte cost. sentenze n. 56/2020, n. 39/2016, n. 231/2016 e n. 41/2017)». Dunque, l'art. 56, comma 1, della legge reg. Valle d'Aosta n. 15 del 2021, in quanto contrastante con gli artt. 146 e 149 cod. beni culturali e con l'Allegato A al d.P.R. n. 31 del 2017, con l'art. 10, comma 5, del d.l. n. 76 del 2020 e con l'art. 9-ter del d.l. n. 137 del 2020, violerebbe l'art. 2, comma 1, lettera q) dello statuto speciale, che imporrebbe alla Regione di esercitare la competenza legislativa in armonia con la Costituzione e con le norme fondamentali di riforma economico-sociale (è richiamata la sentenza n. 238 del 2013, con la quale questa Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittime proprio disposizioni della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, in tema di esonero dall'autorizzazione paesaggistica); l'art. 9 Cost., «in base al quale il paesaggio costituisce valore costituzionale primario e assoluto (Corte cost. sentenza n. 378/2007)», poiché la Regione, ampliando gli interventi sottratti all'autorizzazione paesaggistica, determinerebbe un ingiustificato abbassamento del livello della tutela paesaggistica; l'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., in quanto le disposizioni impugnate inciderebbero sulla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, riservata allo Stato; l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., sulla base del quale il legislatore statale avrebbe adottato le norme di cui al codice dei beni culturali e del paesaggio. 4.- Con atto depositato il 10 settembre 2021, si è costituita in giudizio la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, deducendo in primo luogo l'inammissibilità dell'impugnativa governativa, per tardività della contestazione relativa all'art. 78, comma 7, legge reg. Valle d'Aosta n. 8 del 2020. Sarebbe, infatti, evidente come le censure ammissibili con il ricorso in esame sarebbero quelle concernenti l'ampliamento temporale dell'efficacia delle norme di cui al comma 6, perché la circostanza che gli interventi ivi previsti potessero effettuarsi anche in relazione a opere pubbliche era stato già stabilito, senza che il Governo proponesse censure a riguardo. Nel caso che ci occupa, d'altro canto, il legislatore regionale non avrebbe introdotto nuove disposizioni riproduttive di quelle contenute nell'indicato art. 78, comma 7. L'unico effetto dell'eventuale accoglimento del ricorso sarebbe, dunque, l'eliminazione dell'ultimo periodo dell'art. 78, comma 7, mentre l'originaria previsione rimarrebbe invariata, per non essere stata ritualmente impugnata con il ricorso n. 85 del 2020. Le censure rivolte all'art. 56, comma 1, della legge reg. Valle d'Aosta n. 15 del 2021, comunque sia, sarebbero inammissibili per genericità e, in ogni caso, infondate. La difesa regionale sottolinea come il ricorrente, pur avendo denunciato la sproporzione tra la ratio dell'art. 78, comma 6, e l'allungamento dell'efficacia temporale delle norme di cui al novellato comma 7, non avrebbe nemmeno indicato la norma parametro dell'art. 3 Cost., articolando una censura generica. La previsione di interventi in forme semplificate e l'allungamento dei termini per effettuarli, al contrario di quanto assume il ricorrente, rappresenterebbero esercizio legittimo di competenze statutarie, primarie e di integrazione e attuazione, rispondente a ragionevolezza ed efficienza amministrativa. Infatti, il legislatore regionale avrebbe correttamente «individuato e dettagliato le ipotesi di esenzione dall'acquisizione dell'autorizzazione paesaggistica di cui all'All. A al d.p.r. n. 31 del 2017», non violandone le prescrizioni: gli interventi contemplati all'art. 78, comma 6, lettere a), b) e c), sarebbero ricompresi nell'elenco di cui al richiamato Allegato A. Quelli contemplati alle lettere a) e b) rientrerebbero nelle fattispecie indicate al punto A.17 dell'Allegato A, trattandosi «comunque di installazioni amovibili, sebbene dotate di una maggiore stabilità rispetto a ombrelloni o altre coperture immediatamente rimovibili»; quelli contemplati alla lettera c) si ricondurrebbero alle fattispecie di cui al punto A.1 del citato Allegato, che riguarda le «opere interne che non alterano l'aspetto esteriore degli edifici, comunque denominate ai fini urbanistico-edilizi, anche ove comportanti mutamento della destinazione d'uso». 5.- Con atto depositato il 28 settembre 2021, il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato, parzialmente, al ricorso n. 85 del 2020. A seguito dell'approvazione della legge della Regione Valle d'Aosta 21 dicembre 2020, n. 14 (Disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale per il triennio 2021/2023.