[pronunce]

In quest'ultimo caso, il sostegno economico non potrebbe, dunque, essere assicurato dalle provvidenze previste per l'ipotesi del mancato svolgimento di un'attività lavorativa proficua, bensì dalle specifiche provvidenze apprestate dall'ordinamento per favorire lo studio, tra le quali rientra quella prevista dall'art. 1 della legge 11 ottobre 1990, n. 289, che riconosce agli invalidi civili minori degli anni diciotto che frequentano scuole di ogni ordine e grado un'indennità mensile di frequenza di importo pari all'assegno di cui alla norma censurata. 3. - Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'infondatezza della questione, in quanto il giudice rimettente avrebbe annesso all'"assegno mensile di assistenza" di cui all'art. 13 della legge n. 118 del 1971 funzioni proprie di altro istituto, l'"indennità di frequenza" di cui alla legge 11 ottobre 1990, n. 289. La difesa erariale, nell'evidenziare la diversità di ratio dei due istituti, osserva che l'indennità di frequenza avrebbe lo scopo di consentire ai minori invalidi di ricorrere a trattamenti riabilitativi o terapeutici e di frequentare scuole di ogni ordine e grado, centri di formazione e di addestramento professionale. L'"assegno mensile di assistenza" sarebbe rivolto, invece, ad offrire un'alternativa, o meglio, un aiuto di carattere economico al disabile maggiorenne che, pur avendo potenzialità lavorative residue, non riesce a conseguire un'occupazione compatibile con il proprio stato invalidante, cioè un inserimento lavorativo mirato, al quale è preordinata la parallela e complementare normativa sul collocamento di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68 e relativi provvedimenti di attuazione. L'applicazione della norma, così come interpretata dalle sezioni unite della Cassazione, diversamente da quanto rilevato dal tribunale rimettente, non comporterebbe, quindi, l'obbligo di "ricercare (ed accettare)" un'occupazione lavorativa "qualunque" ma solo l'onere per gli invalidi civili parziali maggiorenni di iscriversi (o presentare istanza di iscrizione) nelle speciali liste di collocamento dei disabili. Gli unici elementi che accomunano i due istituti sarebbero il requisito reddituale e la misura mensile dell'assegno, non potendo estendersi l'ambito di applicazione dell'assegno mensile anche alla tutela della formazione del soggetto inabile. La difesa erariale segnala, comunque, che l'articolo 24 della legge 8 novembre 2000, n. 328, nel disporre la delega al Governo per il riordino degli emolumenti derivanti da invalidità civile, prevede una riclassificazione delle indennità e degli assegni che tenga conto delle funzione assolte dagli emolumenti come misure di contrasto alla povertà e come incentivi per la rimozione delle limitazioni personali, familiari e sociali dei portatori di handicap. Con specifico riferimento alle argomentazioni svolte dal rimettente in ordine all'interpretazione della Corte di cassazione sul requisito della "incollocazione" al lavoro, la difesa erariale osserva che l'onere dell'iscrizione (o della richiesta di iscrizione) al collocamento per la concessione della provvidenza risponde alla ratio della norma censurata, che non si porrebbe in contrasto con i valori ispiratori dei precetti costituzionali di cui il Tribunale di Lucca prospetta la violazione.1. - Il Tribunale di Lucca dubita della legittimità costituzionale dell'art. 13, primo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del decreto legge 30 gennaio 1971 e nuove norme in favore di mutilati e invalidi civili), nella parte in cui non prevede il diritto all'assegno per gli studenti maggiorenni invalidi parziali frequentanti un regolare corso di studi e non iscritti alle liste del collocamento obbligatorio. La disposizione censurata prevede la concessione di un assegno mensile ai mutilati ed invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo ed il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura superiore ai due terzi, che siano "incollocati al lavoro". L'espressione "incollocati al lavoro" è intesa dal giudice rimettente, in linea con l'orientamento della Cassazione (sez. un., 10 gennaio 1992, n. 203), nel senso che per la fruizione dell'assegno gli invalidi devono avere quanto meno presentato domanda di iscrizione nelle liste degli aventi diritto al collocamento obbligatorio e non avere conseguito un'occupazione in mansioni compatibili. La disposizione, così interpretata, appare al giudice rimettente in contrasto con gli artt. 2 e 3, secondo comma, 31, primo comma, 32, 34 e 38, terzo comma, della Costituzione, in quanto "la rigida riconducibilità della provvidenza in parola al requisito della iscrizione nelle liste del collocamento obbligatorio" si porrebbe in contrasto "con i principi fondamentali di uguaglianza sostanziale, di tutela della persona e di solidarietà sociale sanciti dalla Carta costituzionale". Come precisato in narrativa, nel caso di specie il ricorrente - maggiorenne invalido parziale in età scolare aveva adito in sede di appello il Tribunale di Lucca per chiedere la riforma della sentenza pronunciata dal pretore di Lucca il 24 aprile 1999, con la quale, in considerazione della mancata iscrizione nelle liste speciali di collocamento, era stata respinta la domanda nei riguardi dell'I.N.P.S. per il riconoscimento dell'assegno di invalidità nel periodo compreso tra il 1 gennaio 1997 e il 30 settembre 1997. La questione è quindi indubbiamente rilevante, posto che la disposizione impugnata, nella prospettazione del giudice a quo non assicura all'invalido la fruizione dell'assegno mensile previsto dalla norma censurata. 2. - Nel merito, la questione è infondata nei sensi di seguito specificati. 2.1. - Giova premettere all'esame della specifica questione sollevata un sia pur sintetico cenno alle linee generali in materia di provvidenze economiche a favore dei soggetti disabili. Le persone disabili che frequentano la scuola percepiscono, fino all'età di diciotto anni e ricorrendo determinate condizioni reddituali, l'indennità di frequenza (art. 1, comma 3, della legge 11 ottobre 1990, n. 289). La suddetta indennità spetta, peraltro, agli invalidi minorenni che frequentino anche periodicamente centri ambulatoriali o centri diurni, pure di tipo semiresidenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico o nella riabilitazione e nel recupero di persone portatrici di handicap (art. 1, comma 2, della legge n. 289 del 1990). Al compimento della maggiore età i disabili devono sottoporsi a una visita medica obbligatoria presso una commissione medica per accertare la persistenza dell'handicap e misurare l'eventuale percentuale di invalidità.