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Ratifica ed esecuzione del Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo che stabilisce una procedura di presentazione di comunicazioni, adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2011. Onorevoli Senatori. -- Inquadramento storico e concettuale Il Terzo Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo (titolo originale: Optional Protocol to the Convention on the Rights of the Child on a communications procedure ) istituisce, sullo schema previsto anche per le altre principali convenzioni ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) in materia di diritti umani, un meccanismo di reclamo a disposizione dei minori per denunciare violazioni dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione. Tale meccanismo fa capo al Comitato sui diritti del fanciullo (CRC -- di seguito «Comitato»), costituito da diciotto esperti indipendenti e istituito originariamente per monitorare l'attuazione della Convenzione e dei rispettivi Protocolli opzionali da parte degli Stati parte a tali strumenti. La genesi del Protocollo in questione è da datare all'11ma sessione del Consiglio dei Diritti umani dell'ONU (giugno 2009), allorché tale organo istituì un « Open-ended Working Group » che lavorasse alla preparazione di un progetto di protocollo alla Convenzione del 1989. Lo scopo era quello di istituire un sistema di ricorsi che fosse complementare a quello già previsto dagli ordinamenti nazionali e che allo stesso tempo lo rafforzasse, garantendo in tal modo ai minori di beneficiare di una maggiore tutela dei diritti dei quali sono riconosciuti come titolari. Come anticipato, in questo modo la Convenzione sui diritti del fanciullo sarebbe stata inoltre parificata alle altre adottate in ambito ONU e già dotate di un meccanismo di ricorso individuale (anch'esso sovente previsto in forza di protocolli opzionali). La ratio alla base di meccanismi di tal fatta consiste nella circostanza per cui, affinché i diritti umani abbiano un riscontro tangibile, è necessario garantire ai titolari degli stessi l'accesso ad un sistema di giustizia che li tuteli e li protegga da eventuali violazioni delle fattispecie giuridiche di rispettiva titolarità. Nel caso specifico dei minori, essi vivono in virtù del proprio status una peculiare condizione di dipendenza, la quale può comportare particolari difficoltà nel perseguimento della giustizia a fronte di violazioni dei loro diritti. Per questa ragione si è ritenuto necessario costruire un sistema che ampliasse il grado di protezione nei loro confronti. Il testo del Protocollo è stato adottato per consensus il 19 dicembre 2011 durante la 66ma sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed è stato aperto alla firma il 28 febbraio 2012 in occasione della 19ma sessione del Consiglio dei Diritti umani. Possono aderirvi ( ex articolo 18) tutti gli Stati parte alla Convenzione sui diritti del fanciullo o che hanno aderito a uno dei primi due Protocolli opzionali alla medesima, i quali riguardano rispettivamente la vendita, la prostituzione e la pedopornografia minorile ed il reclutamento di minori nei conflitti armati. L'Italia è stata tra i primi Paesi a procedere alla firma del Protocollo durante la cerimonia ufficiale di apertura a Ginevra. La tutela dei diritti dei minori, in tutti i suoi aspetti, rappresenta infatti una delle linee d'azione prioritaria per la politica estera del nostro Paese, come dimostrato peraltro da numerose iniziative politiche in ambito multilaterale. L'Italia aveva altresì formulato un pledge (impegno) a ratificare entro un anno il Protocollo in occasione dell'evento di alto livello sullo stato di diritto, svoltosi nel settembre 2012 a margine della 67ma Assemblea generale delle Nazioni Unite. Peraltro, le procedure volte a pervenire alla ratifica dello strumento sono state di fatto ostacolate dalla prematura conclusione della XVI legislatura e del susseguente cambio di Esecutivo. Principali contenuti del protocollo Il Protocollo, suddiviso in quattro parti, consta di complessivi ventiquattro articoli. Di tenore generale è la prima parte: l'articolo 1 stabilisce che le nuove competenze attribuite dal Protocollo al Comitato potranno da questo essere esercitate unicamente nei confronti degli Stati parte al Protocollo medesimo e non potranno riguardare disposizioni contenute in strumenti internazionali di cui lo Stato non sia parte. L'articolo 2 enuncia invece il principio del « best interest of the child », il quale deve guidare le attività del Comitato. L'organo deve tenere in considerazione i diritti e le opinioni del bambino, cui deve essere attribuito il giusto peso in relazione alla sua età anagrafica e alla sua maturità. Ai fini dell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del Protocollo, il Comitato adotta le proprie regole di procedura, inclusive di idonee misure di salvaguardia atte a prevenire manipolazioni dei bambini da parte di coloro che agiscano per loro conto (articolo 3). Il Comitato potrà infatti rifiutarsi di esaminare comunicazioni che ritenga non essere informate al principio del miglior interesse del bambino. L'articolo 4 stabilisce infine che è dovere dello Stato parte prendere tutte le misure necessarie per assicurare che gli individui che si appellano al Comitato o che con esso cooperano non siano soggetti ad alcuna forma di violenza o intimidazione e per questo la loro identità non deve essere resa pubblica a meno che non diano il loro espresso consenso. La seconda parte contiene le disposizioni di sostanza, essendo dedicata alle procedure di «Comunicazione» -- forme cioè di ricorso «paragiurisdizionale» volte a denunciare e ad accertare violazioni della Convenzione sui diritti del fanciullo o dei primi due Protocolli alla medesima -- oggetto precipuo del documento in analisi. Esse sono di due tipi: a) comunicazioni individuali e b) comunicazioni interstatali. a) Per quanto concerne le prime, in base al disposto dell'articolo 5 possono presentare ricorso soggetti minori a titolo individuale -- direttamente o mediante un rappresentante che agisca per loro conto -- o a titolo collettivo, con riferimento a tutti i casi di violazione della Convenzione e dei primi due Protocolli opzionali. Nel caso in cui la comunicazione pervenga da parte di un rappresentante, ciò dovrà avvenire con il consenso del minore o del gruppo di minori rappresentato, a meno che l'autore della comunicazione non possa altrimenti giustificare la propria azione. L'articolo 6 attribuisce al Comitato la competenza a richiedere allo Stato parte convenuto l'adozione di misure provvisorie a garanzia della vittima o presunta tale, senza che ciò comporti nessuna determinazione in merito all'ammissibilità o al merito della comunicazione. L'articolo 7 stabilisce infatti che sono inammissibili tutti i ricorsi: -- pervenuti in forma anonima; -- pervenuti in forma diversa da quella scritta; -- configuranti un abuso del diritto a sottoporre le comunicazioni in oggetto o che esulino dalle disposizioni della Convenzione o dei rispettivi Protocolli opzionali; -- riguardanti casi già sottoposti al Comitato o ad altre procedure internazionali; -- per cui non sono stati esauriti tutti i sistemi di ricorso nazionali, a meno che tali procedure non siano irragionevolmente lunghe o inefficaci; -- in cui la violazione denunciata risulti manifestamente infondata o difficile da verificare; -- in cui i fatti denunciati siano precedenti all'entrata in vigore del Protocollo per lo Stato parte interessato, a meno che non si siano prolungati anche dopo tale data;