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Certo, è vero che negli scontri di venerdì sera a Napoli, sotto la Regione Campania, c'erano i malavitosi, gli ultrà, gli antagonisti di sinistra e il giorno dopo, nel quartiere del Vomero, quelli di CasaPound, che hanno tentato di egemonizzare la protesta; come erano di Forza Nuova i manifestanti che hanno provocato gli scontri di ieri a Roma a Piazza del Popolo. Ecco, dobbiamo chiedere a chi legittimamente manifesta nelle strade delle nostre città di isolare i violenti e di rispettare le regole. Sappiamo che magistrati e investigatori sono al lavoro per identificare gli autori di queste violenze; ci sono forze criminali ed eversive che soffiano sulla protesta. Ma, attenzione, in queste piazze non c'era solo rabbia; c'era paura, paura per il futuro, e c'erano persone che chiedevano certezze. Bene ha fatto il Governo a varare, in poche ore dall'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il decreto ristori, con gli oltre 5,4 miliardi di euro a fondo perduto per quelle attività chiuse di sera. Bene ha fatto il Governo a prolungare di altre sei settimane la cassa integrazione e a estendere lo stop ai licenziamenti. Bisogna pensare a sostenere economicamente anche gli invisibili; occorrono risposte concrete. Abbiamo già chiesto a marzo e ad aprile sforzi al limite dell'impossibile alla nostra comunità e lo stiamo facendo ancora, a distanza di otto mesi; e sarà così ancora nei mesi a venire. Dobbiamo continuare a tenere dritta la barra e a mettere al primo posto il diritto alla salute. Non siamo i soli a soffrire per gli effetti della pandemia; non dimentichiamoci mai quello che sta accadendo in Francia, in Spagna, in Gran Bretagna, nel resto del mondo. Dalla sua informativa, signor Ministro, si capisce bene che lei e il Governo non sottovalutate la situazione; è legittimo protestare anche in tempi di emergenza sanitaria, con le regole, però, che questa emergenza impone. Voglio chiudere questo intervento rivolgendomi a quest'Aula: non è il momento di cavalcare le proteste, non è il momento della propaganda. Ognuno si assuma le sue responsabilità: maggioranza e opposizione. Abbiamo il dovere di confrontarci, per combattere il Covid e per rispondere alla crisi economica e sociale. Signor Ministro, noi siamo d'accordo con lei: bisogna essere fermi e rigorosi nel bloccare odiatori ed eversori. Dobbiamo invece spendere tutto il nostro impegno nel rispondere al disagio sociale con politiche che riducano le diseguaglianze. La posta in gioco è il futuro del nostro Paese, anzi del nostro pianeta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, ho ascoltato con molto interesse la relazione del Ministro dell'interno, perché ci ha riportato alla logica dei numeri - e qui non si può scherzare - rispetto a dare l'idea che il Paese ha delle piazze che bruciano, spostando l'attenzione su quello, quando invece sappiamo che il tema è l'emergenza sanitaria e la necessità di tutelare la salute e la dignità delle persone e il diritto al lavoro e all'educazione dei nostri figli. Quindi bene che abbia dato la giusta contezza dei numeri, perché dobbiamo partire da lì e non dall'emotività, non dalla strumentalizzazione politica, pur sapendo che oggi siamo in una fase nuova, che è cambiata anche rispetto a marzo e ad aprile, quando era naturale abbracciarsi e unirsi intorno alle autorità precostituite. Oggi è più complicato, perché non c'è più l'incognito. Oggi il virus lo conosciamo, conosciamo le sue dinamiche, o almeno la maggior parte di esse, seppur differenti da territorio a territorio. Vivo in Lombardia: tra Milano e Varese le ultime notizie danno un aumento di oltre 7.500 casi; nella mia provincia, quella di Varese, quasi 2.000 casi nella sola giornata di oggi. Allo stesso modo è differente tra settore e settore, perché chi lavora nel pubblico e fa lo smart working ha evidentemente una sensazione e una percezione diverse rispetto a chi lavora nel settore privato, ad esempio quello dei ristoranti e dei bar. Quindi, comprendiamo la preoccupazione ed è fisiologico che molte persone vogliano manifestare la propria preoccupazione sul futuro, le proprie ansie e inquietudini, e noi dobbiamo farcene carico. Volevo dire in maniera molto chiara a chi è stato Ministro, come il senatore Centinaio, che non è solo lui a incontrare le persone, ma le incontriamo anche noi; tutto dipende da cosa vai a dire alle persone. (Applausi) . Se le vuoi rassicurare e dire che combatterai delle battaglie per loro per cambiare anche alcune cose, non vai a dire loro - come ha fatto il senatore Centinaio - rispetto ad un'ordinanza non del Ministero della salute, ma del suo Presidente di Regione in Lombardia: «Alle 23 scendo in piazza e vediamo se mi arrestano». (Applausi) . È senso istituzionale questo? Tutto dipende da come parli alle persone. Puoi avere vedute diverse rispetto a quelle del Governo, così come il sindaco di un'importante città italiana che, ieri, alle ore 5 del mattino, non ha trovato altro da fare che andare a cena con altre persone nello spregio più totale delle norme di distanziamento. Chi ha un incarico istituzionale deve dare l'esempio; poi può discutere sulle singole misure, arrabbiarsi, dividersi, ma non possiamo permetterci di mettere in discussione il principio di legalità. Ci riempiamo molto spesso la bocca della parola «legalità», ma dobbiamo poi essere conseguenti. Allora è bene essere attenti ed è bene che tutti condannino "senza se e senza ma" gli episodi di violenza, senza sponde istituzionali, perché ormai con i social e i mezzi di comunicazione le persone si nutrono di messaggi sbagliati. E, se si pensa che qui dentro qualcuno dà la sponda sul versante dell'illegalità e del non rispetto delle regole, si dà spazio a persone che invece si muovono per tutt'altro. Occorre distinguere tra chi giustamente è preoccupato per il futuro, che va compreso, e chi invece scende in piazza per motivi diversi: dall'antagonismo ai movimenti neofascisti, dalle bande giovanili ai tifosi delle curve che sono in contatto con i delinquenti in servizio permanente effettivo. Vorrei provare a fare un richiamo che riguarda tutti, a livello locale come a livello nazionale: il momento della responsabilità collettiva vale per tutti. Significa che chi fa parte della classe dirigente del Paese deve cambiare modo di rapportarsi rispetto a questa crisi, a partire da noi, a partire da chi è forza di maggioranza e a partire dagli stessi sindacati, dalle forze sociali alle associazioni di categoria. Bisogna essere consapevoli che oggi non si è solo portatori di un interesse di parte, ma si è anche componente effettiva della classe dirigente del Paese e, quindi, va cambiato l'atteggiamento nei confronti della crisi: vale anche per le forze di maggioranza, che giustamente devono essere coinvolte anche con modalità innovative, a partire dalla funzione di raccordo dei Capigruppo che tengono il collegamento fra Governo, Gruppi e territorio. Si discuta dentro quel formato nuovo, poi si decide, magari mediando, magari con discussioni accese, ma poi quando si esce non si giocano altre partite, perché non ce lo possiamo permettere. La partita oggi è affrontare insieme il Covid-19.