[pronunce]

la possibilità per le parti di concordare nel patteggiamento la non applicabilità delle pene accessorie, non prevista nel giudizio abbreviato; la non utilizzabilità, a fini di prova, della sentenza di patteggiamento nel giudizio civile, disciplinare, tributario o amministrativo, diversamente dalla sentenza resa a seguito di giudizio abbreviato. La disomogeneità degli istituti posti a raffronto impedirebbe, dunque, di ravvisare la dedotta violazione del principio di eguaglianza, mancando un utile termine di comparazione. Né potrebbe ravvisarsi nel diverso sconto sanzionatorio previsto in relazione all'applicazione concordata della pena alcun profilo di irragionevolezza intrinseca, stante il fatto che - per ripetuta affermazione di questa Corte - il legislatore gode di ampia discrezionalità nella configurazione degli istituti processuali, censurabile solo nei limiti della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle scelte operate, nella specie non ravvisabile.1.- Con ordinanza del 1° dicembre 2022 (reg. ord. n. 33 del 2023) , il Tribunale di Marsala, in composizione monocratica, solleva questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., dell'art. 444 cod. proc. pen. , nella parte in cui, nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti per reati contravvenzionali, prevede la diminuzione della pena fino a un terzo, anziché fino alla metà. Il giudice a quo pone a fondamento del dubbio di legittimità costituzionale la disparità di trattamento riscontrabile rispetto alla disciplina del giudizio abbreviato: procedimento speciale che, quando si proceda per una contravvenzione, assicura all'imputato - in forza dell'art. 442, comma 2, cod. proc. pen. , come modificato dall'art. 1, comma 44, della legge n. 103 del 2017 - la riduzione della pena nella misura della metà. Ad avviso del rimettente, si sarebbe al cospetto di una sperequazione lesiva dei principi di ragionevolezza e di eguaglianza, particolarmente alla luce del fatto che, tra i due riti speciali, il patteggiamento è quello che garantisce la maggiore economia di tempi e di risorse processuali. 2.- In via preliminare, va rilevato che la disciplina dei due procedimenti speciali posti in comparazione dal rimettente è stata oggetto di modifica, anche quanto alla consistenza dei benefici ad essi collegati, ad opera del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari), entrato in vigore - in forza della disposizione transitoria di cui all'art. 99-bis, comma 1 - il 30 dicembre 2022: dunque, in data successiva a quella dell'ordinanza di rimessione. Tale ius superveniens non giustifica, tuttavia, la restituzione degli atti al giudice a quo, per un nuovo esame della rilevanza e della non manifesta infondatezza delle questioni. La riforma, infatti, non ha inciso sullo specifico aspetto investito dalle questioni: l'entità della riduzione di pena annessa al patteggiamento è rimasta, infatti, inalterata. La novella legislativa ha anzi approfondito, sotto un diverso profilo - peraltro, chiaramente non rilevante nel giudizio a quo - la sperequazione censurata dal rimettente, riconoscendo all'imputato che è stato giudicato con rito abbreviato (per qualsiasi reato) un ulteriore sconto di pena, nella misura di un sesto, qualora l'imputato stesso e il suo difensore non impugnino la sentenza di condanna (nuovo comma 2-bis dell'art. 442 cod. proc. pen.). Sconto anch'esso non esteso al patteggiamento. Il d.lgs. n. 150 del 2022 ha incrementato, bensì, i vantaggi di ordine diverso dalla riduzione della pena collegati al patteggiamento, e non pure al giudizio abbreviato. Anche in questa direzione, peraltro, la riforma si è limitata ad amplificare una difformità di disciplina già esistente alla data dell'ordinanza di rimessione (infra, punto 5.4. ) , così da non rendere necessaria la restituzione degli atti al rimettente per una ponderazione del mutato quadro normativo. 3.- L'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito l'inammissibilità delle questioni per insufficiente descrizione della fattispecie concreta e difetto di motivazione sulla rilevanza: ciò, in quanto il giudice a quo avrebbe omesso di indicare la condotta contestata all'imputato e il tempus commissi delicti, e avrebbe giustificato la rilevanza delle questioni, senza dedurre alcunché in ordine alla sussistenza dei presupposti per l'applicabilità del rito richiesto. L'eccezione non è fondata. Il rimettente ha dedotto di procedere per il reato, di natura contravvenzionale, di violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, riferendo, altresì, che in relazione ad esso l'imputato ha chiesto, tramite il suo difensore, di patteggiare con applicazione di una pena diminuita nella misura della metà: richiesta che non ha conseguito il consenso del pubblico ministero, per l'unica ragione che la riduzione proposta è superiore a quella consentita dalla norma censurata. Tanto basta per poter ritenere assolto l'onere di descrizione della fattispecie concreta: la specifica condotta contestata al giudicabile e la data in cui è stata posta in essere non costituiscono elementi indispensabili ai fini della verifica, da parte di questa Corte, della rilevanza delle questioni sollevate. 4.- Coglie invece nel segno l'ulteriore eccezione dell'Avvocatura dello Stato, di inammissibilità delle questioni sollevate in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., per difetto di motivazione sulla non manifesta infondatezza. Nel riferire dell'eccezione di illegittimità costituzionale prospettata dal difensore, l'ordinanza di rimessione reca, infatti, solo un cursorio e apodittico richiamo ai principi, enunciati dalle citate disposizioni costituzionali, di inviolabilità del diritto di difesa e del giusto processo, senza svolgere alcuna argomentazione a sostegno della loro ipotizzata violazione. Pertanto, in conformità alla costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, sentenze n. 198, n. 186 e n. 46 del 2023), le questioni in discorso vanno dichiarate inammissibili. 5.- Nel merito, la questione sollevata in riferimento all'art. 3 Cost. - unica sorretta da adeguata motivazione in punto di non manifesta infondatezza e, perciò, ammissibile - non è fondata. 5.1.- La censura del rimettente si appunta sulla disparità di trattamento che si sarebbe venuta a creare, a seguito della legge n. 103 del 2017, tra giudizio abbreviato e patteggiamento, in punto di entità dello sconto di pena riconosciuto all'imputato.