[pronunce]

2) sarebbe carente, altresì, nell'individuazione delle specifiche norme costituzionali sulle quali si fonderebbero dette attribuzioni, essendo insufficiente il solo richiamo all'art. 68 della Costituzione; 3) ometterebbe la richiesta di "non spettanza" della valutazione contestata e, comunque, "la richiesta di annullamento della deliberazione impugnata", limitandosi a chiedere alla Corte di "dichiarare l'ammissibilità del ricorso e risolvere il presente conflitto"; 4) sarebbe privo "di una valida sottoscrizione del soggetto ricorrente", e cioè della sottoscrizione di tutti i membri del collegio giudicante, essendo l'ordinanza sottoscritta dal solo Presidente. Ad avviso della Camera, sussisterebbe, poi, un ulteriore motivo di inammissibilità del conflitto, discendente "dalla irritualità della notifica" dell'ordinanza-ricorso. 3.1. - Nel merito, la Camera deduce l'infondatezza del conflitto e ciò a motivo del "contesto parlamentare" in cui si inseriscono le dichiarazioni oggetto della delibera di insindacabilità, il "contenuto essenziale" delle quali - "aldilà degli eccessi verbali connessi alla forma satirica adottata" - "corrispondeva ad una interrogazione già presentata alla Camera poco tempo prima dall'onorevole Veneto e pubblicata negli atti parlamentari" (n. 5/01331 del 22 dicembre 1996), trattandosi, dunque, "di fatti su cui aveva già iniziato a svolgersi il sindacato ispettivo da parte della Camera dei deputati cui anche l'onorevole Sgarbi, in quanto membro di quella Camera, partecipava". Secondo la memoria, la delibera di insindacabilità risulta, perciò, adottata nel rispetto dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Poiché, tuttavia, "tale conclusione potrebbe essere revocata in dubbio sulla base delle recentissime sentenze dell'anno 2000", nelle quali si è inteso "precisare quando ricorra il nesso funzionale", la memoria afferma che il senso della più recente giurisprudenza va colto, quanto alle espressioni rese dai parlamentari extra moenia, nella distinzione tra espressioni "attinenti alla politica in senso lato ed indifferenziato" ed espressioni "che invece attengono propriamente alla politica parlamentare, solo queste ultime essendo identificabili quali espressione di attività parlamentare". In tal senso, la Camera sostiene che l'ambito della "politica parlamentare" non può esaurirsi "nei puntuali atti di esercizio attivo di poteri del parlamentare, ma ricomprende l'intera comunicazione politico-parlamentare di cui egli è stato partecipe: anche ascoltando, leggendo, valutando dichiarazioni rese da altri parlamentari". Cosicché, quando un fatto o dei comportamenti di soggetti pubblici o privati "entrano nel campo dei lavori parlamentari" (come accade "se essi sono oggetto di un atto di sindacato ispettivo, chiunque l'abbia posto in essere"), essi finiscono per collocarsi nell'ambito della comunicazione politico-parlamentare cui partecipa ogni parlamentare, mentre le successive dichiarazioni extra moenia, se sostanzialmente corrispondenti ai contenuti della comunicazione politico-parlamentare, "saranno anch'esse espressione di attività parlamentare". Rilevato, perciò, che le affermazioni dell'on. Sgarbi, oggetto di procedimento penale dinanzi al tribunale ricorrente, "erano espressione di attività parlamentare", secondo la Camera è irrilevante, poi, il fatto che le dichiarazioni siano state rese nell'ambito di una trasmissione televisiva "ricollegabile ad una attività professionale di natura giornalistica", giacché ciò che conta "non è il mezzo dell'espressione dell'opinione, ma è l'opinione in sé e, soprattutto, il suo nesso con l'attività parlamentare". 4. - Nell'imminenza dell'udienza entrambe le parti hanno depositato memoria illustrativa. 4.1. - Il Tribunale di Treviso sostenendo, anzitutto, l'ammissibilità del sollevato conflitto, così come già affermato dall'ordinanza n. 3 del 2000 in sede di delibazione sommaria, insiste, nel merito, nelle argomentazioni già svolte nel ricorso e conclude affinché la Corte dichiari che non spetta alla Camera dei deputati dichiarare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'on. Sgarbi per le quali pende procedimento penale innanzi al medesimo Tribunale di Treviso, con conseguente annullamento della deliberazione adottata nella seduta del 24 febbraio 1999. 4.2. - La Camera dei deputati, ribadendo preliminarmente le eccezioni già formulate nell'atto di costituzione, rimette, altresì, alla Corte la valutazione in ordine ad una ulteriore ipotesi di inammissibilità del ricorso, non avendo il Tribunale di Treviso depositato, unitamente agli atti del processo, l'atto asseritamente lesivo delle sue attribuzioni. Nel merito, la memoria, richiamando anche la più recente giurisprudenza costituzionale, conferma le già esposte ragioni di infondatezza del ricorso.1. - Il Tribunale di Treviso, sezione penale, ha promosso, con ordinanza del 16 aprile 1999, conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione adottata dall'Assemblea il 24 febbraio 1999, con la quale è stata affermata l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, dei fatti per cui pende, dinanzi al predetto tribunale, procedimento penale a carico del deputato Vittorio Sgarbi, imputato del reato di diffamazione a mezzo stampa, a seguito delle dichiarazioni rilasciate nei confronti del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pordenone, Anna Fasan, nel corso delle trasmissioni televisive "Sgarbi Quotidiani" del 10, 14, 18 gennaio 1997 e 28 luglio 1997. Nel contestare la sussistenza dei presupposti della adottata deliberazione di insindacabilità, il giudice ricorrente sostiene che le espressioni diffamatorie oggetto dell'imputazione non sono state rese in sede istituzionale, né nelle forme tipiche della funzione, né, ancora, fanno riferimento alcuno ad atti parlamentari; trattasi, infatti, di dichiarazioni rilasciate nel corso di una trasmissione televisiva "non qualificabile come tipicamente politica ... ma ricollegabile ad una attività professionale di natura giornalistica", nelle quali "l'aspetto denigratorio risulta assolutamente prevalente ... rispetto anche ad una ipotizzata funzione informativa". Sicché, ad avviso del Tribunale di Treviso, la deliberazione di insindacabilità oggetto di conflitto lede la sfera di attribuzione costituzionalmente garantita ad esso giudice, in conseguenza dell'illegittimo esercizio del potere spettante alla Camera, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il ricorrente chiede, pertanto, che questa Corte voglia dichiarare l'ammissibilità del ricorso e risolvere il presente conflitto. 2.