[pronunce]

Si tratterebbe altresì di considerare la valenza costituzionale assunta - nell'art. 119 Cost., come modificato dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 (Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale) - dal principio del pareggio di bilancio, che impone a tutti gli enti di concorrere ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea, pur con la salvaguardia degli ambiti di autonomia costituzionalmente garantiti. Ne conseguirebbe che anche le autonomie speciali, al di là delle regole del patto di stabilità interno, sono obbligate ad adeguare la loro legislazione ai principi di coordinamento della finanza pubblica, con la possibilità di adottare specifiche misure di recepimento della normativa statale, alla luce delle proprie peculiarità. Quanto alle censure afferenti ai commi da 1 a 7 dell'art. 47 - che determinano la misura del contributo alla finanza pubblica delle Province e delle Città metropolitane, nelle more dell'individuazione dei beni e delle risorse connesse all'esercizio delle funzioni che devono essere trasferite dalle Province agli enti subentranti ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni) -, l'Avvocatura statale ha richiamato le difese già spiegate nel ricorso (reg. ric. n. 50 del 2014) promosso dalla Regione siciliana nei confronti dell'art. 10 del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 maggio 2014, n. 68, contenente norme di analogo tenore. Ha precisato, in particolare, che il meccanismo di rivalsa fa leva sull'estensione a tutto il territorio nazionale delle disposizioni di cui all'art. 17 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario), relativo all'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore ed alla attribuzione del relativo gettito alle Province. Ha aggiunto che, con legge regionale 26 marzo 2002, n. 2 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2002), la Regione siciliana ha stabilito di devolvere alle Province regionali il gettito del tributo in esame e, con successiva legge regionale 5 dicembre 2013, n. 21 (Disposizioni finanziarie urgenti per l'anno 2013. Disposizioni varie), ha ribadito tale attribuzione, precisando che essa avviene nella misura e con le modalità stabilite dal comma 2 del citato art. 17 del d.lgs. n. 68 del 2011. Osserva, tuttavia, che le censure sarebbero, in via preliminare, inammissibili per carenza di interesse concreto ed attuale a ricorrere. La Regione, infatti, non patirebbe alcun pregiudizio finanziario in termini di minori entrate, non soltanto perché si è spogliata preventivamente del gettito di cui si tratta, ma anche perché ha disposto l'attribuzione di esso alle Province, assicurando, al contempo, l'invarianza del saldo con riferimento all'insieme dei trasferimenti regionali in favore delle Province beneficiarie, attraverso il rinvio all'art. 10, comma 3, della legge regionale n. 2 del 2002, che stabilisce una riduzione dei trasferimenti della Regione alle Province regionali, per un importo pari al «gettito riscosso» per l'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore. A nulla perciò servirebbe, per la Regione, accertare se quel gettito venga riversato o meno alle Province da parte degli apparati riscossori. Infine, non si rileverebbe alcuna lesione delle prerogative statutarie, in quanto il legislatore statale non interferisce nella disciplina della spettanza del gettito, ma procede ad una mera rivalsa creditoria sotto forma di accantonamento contabile o minore trasferimento di somme che la Regione siciliana ha attribuito legislativamente alle Province (ed alle quali, per ragioni contabili, affluirebbero a queste ultime attraverso le strutture finanziarie erariali): le norme impugnate non esproprierebbero le Province dal gettito loro spettante, ma, al contrario, proprio sul presupposto di tale legittima entrata tributaria, procederebbero a trattenere le somme dovute allo Stato ad altro titolo.1.- La Regione siciliana ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 46, commi 1, 2 e 3, e 47, commi da 1 a 7, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89. La ricorrente sottolinea che l'art. 46, comma 2, del d.l. n. 66 del 2014, come convertito, ha ridefinito, per le Regioni speciali e le Province autonome, l'obiettivo del patto di stabilità, e ha aggiunto - a modifica della disciplina dettata dall'art. 1, comma 454, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013) - ulteriori oneri a carico della Regione, elevandone il contributo a 222 milioni di euro per l'anno 2014 e a 311 milioni di euro per il triennio 2015-2017. Così facendo, la disposizione impugnata e il comma 1 dell'art. 46 avrebbero violato gli artt. 8 (rectius: 81), ultimo comma, e 119 della Costituzione, nonché gli artt. 36 e 43 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e 2, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria). Tali ulteriori oneri, infatti, metterebbero in crisi il raggiungimento dell'equilibrio finanziario del bilancio regionale, oltre ad essere stati adottati senza alcuna preventiva intesa, in violazione del principio di leale collaborazione fra Stato e Regione. Gli stessi vizi inficerebbero il comma 3 del citato art. 46, il quale - nel modificare l'art. 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2014) - dispone un altro concorso delle autonomie speciali alla finanza pubblica, onerando ulteriormente la Regione siciliana di circa 194 milioni di euro per il 2014 e di circa 132 milioni di euro per il triennio 2015-2017.