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Disposizioni in materia di contrasto e controllo della proliferazione di canidi derivanti da processi di ibridazione del lupo nonché di indennizzo e prevenzione dei danni causati alle imprese colpite. Onorevoli Senatori . – Il lupo è una specie rigorosamente protetta dalla normativa internazionale (direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, cosiddetta « direttiva Habitat », la convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa, adottata a Berna il 19 settembre 1979, ratificata e resa esecutiva dalla legge 5 agosto 1981, n. 503, cosiddetta « Convenzione di Berna ») e nazionale (legge 11 febbraio 1992, n. 157; regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997). Su incarico del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha realizzato un progetto di monitoraggio del lupo su scala nazionale i cui dati, pubblicati a maggio del 2022, hanno confermato che negli ultimi decenni la specie si è espansa naturalmente in gran parte dell'Italia. L'obiettivo di tale monitoraggio, svolto tra ottobre 2020 ed aprile 2021, era quello di fornire, attraverso i dati raccolti e la rete creata, un supporto a enti locali e parchi nazionali per una corretta conservazione del lupo e per mitigare i conflitti di questo predatore con le attività dell'uomo. Nella campagna di campionamento, svolta da una rete di 3.000 persone, opportunamente formate e appartenenti a 20 parchi nazionali e regionali, 19 regioni e provincie autonome, 10 università e musei, 5 associazioni nazionali (AIGAE-Associazione italiana guide ambientali escursionistiche, CAI-Club alpino italiano, Legambiente, LIPU-Lega italiana protezione uccelli, WWF Italia), 34 associazioni locali, 504 reparti del Comando le unità forestali ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, sono stati raccolti 24.490 segni di presenza della specie. Sulla base del monitoraggio dell'ISPRA è emerso che un numero stimato intorno ai 950 esemplari di lupi si muove nelle regioni alpine, mentre sono quasi 2.400 quelli distribuiti lungo il resto della penisola. Complessivamente in Italia si stima la presenza di circa 3.300 lupi. Dalle analisi genetiche condotte sui campioni raccolti nell'area peninsulare sono stati identificati geneticamente 513 individui di lupo. Il 72,7 per cento non ha mostrato ai marcatori molecolari analizzati alcun segno genetico di ibridazione recente o antica con il cane domestico, l'11,7 per cento mostrava segni di ibridazione recente con il cane domestico, il 15,6 per cento hanno mostrato segni di più antica ibridazione. In Italia, inoltre, si stimano, fonte Ministero della salute, tra i 500-700.000 cani vaganti. Un dato destinato a salire visto l'aumento esponenziale dei cani catturati e rinchiusi in strutture ad hoc. In Europa, la potenziale ibridazione con il cane ( Canis lupus familiaris ) rappresenta una tra le principali minacce per la conservazione del lupo. L'ibridazione lupo-cane determina l'introduzione di geni non adattativi nella popolazione selvatica e può modificare l'identità genetica e, conseguentemente, l'ecologia, la morfologia, il comportamento, gli adattamenti, mettendo in pericolo il patrimonio genetico evoluto nel corso dei millenni e che ha permesso al lupo di sopravvivere e di adattarsi al mutamento delle condizioni ambientali. La presenza di cani vaganti e di ibridi lupo-cane in molte realtà rurali sta diventando insostenibile anche in virtù del fatto che l'eventuale predazione di bestiame non sempre viene risarcita poiché non può essere accertato con sicurezza che sia avvenuto per responsabilità del lupo. Gli stessi veterinari che vengono interpellati in caso di danno non riescono a distinguere la causa della morte degli animali in quanto non si è in grado di distinguere se l'aggressione sia imputabile al lupo, all'ibrido lupo-cane o al cane. In totale, in riferimento al periodo 2015-2019, secondo l'ISPRA, sono stati raccolti dati relativi a 17.989 eventi di predazione accertati, per una media di circa 3.597 eventi ogni anno. L'andamento temporale degli eventi di predazione a livello nazionale ha mostrato una generale tendenza all'aumento con un numero di eventi di predazione accertati del 23,5 per cento. A seguito dei 17.989 eventi di predazione totali, sempre secondo l'ISPRA, sono stati registrati come predati un totale di 43.714 capi di bestiame, per una media di circa 8.742 capi ogni anno. Le somme concesse a titolo di indennizzo durante il periodo 2015-2019 sono risultate in totale pari a euro 9.006.997 per una media di euro 1.801.367 annui. Gli importi erogati a titolo di indennizzo si riferiscono al 77 per cento degli eventi di predazione, poiché nel restante 23 per cento nessuna informazione era disponibile riguardo ad eventuali compensazioni economiche del danno. Va sottolineato come non sempre tutti gli allevatori colpiti dal danno fanno richiesta di indennizzo. Ciò può essere dovuto ai lunghi tempi di attesa per l'erogazione degli indennizzi, con grandi differenze tra le diverse regioni, alla scarsità o assenza di attività di supporto e consulenza tecnica volte ad affiancare gli allevatori nel ridurre e prevenire i danni da predazione, all'inadeguatezza delle misure economiche per garantire tutti gli strumenti necessari a tal fine, compreso il lavoro supplementare necessario, alla debolezza o assenza di politiche di settore incentrate a valorizzare e rendere riconoscibili al cittadino i prodotti dei medi e piccoli allevatori estensivi rispetto a prodotti industriali, motivazioni tutte che, negli anni, hanno eroso l'indispensabile relazione fiduciaria con le istituzioni preposte. I risultati, secondo l'ISPRA, indicano però una chiara scala di priorità nel mettere in atto azioni necessarie a ridurre l'impatto del lupo, e quindi dei canidi, sul comparto zootecnico soprattutto nelle aziende con danni ingenti e cronici, al fine di migliorare le condizioni di lavoro degli allevatori più a rischio, ridurre le spese per indennizzi a carico delle amministrazioni e, soprattutto, prevenire il conflitto tra la conservazione del lupo e la zootecnia. A preoccupare gli allevatori sarebbero proprio le conseguenze che le predazioni di lupi e canidi hanno sulla filiera casearia: gli animali aggrediti riducono la produzione di latte, che solitamente viene trasformato in formaggio, provocando ulteriori perdite economiche e mettendo a rischio le fragili realtà occupazionali dell'area. L'incremento della frequenza di attacchi da parte di lupi e canidi agli allevamenti, in molte regioni del nostro Paese, sta causando un inasprimento della tensione sociale, soprattutto tra le imprese medie e piccole e gli addetti interessati. Tale fenomeno assume quindi i connotati di una vera e propria emergenza, che sollecita l'avvio urgente di plurali iniziative da parte dello Stato e delle istituzioni pubbliche, volte a prevedere misure di prevenzione e di contrasto.