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La prima udienza per il primo procedimento sul piano integrato (quella relativa al maxi sequestro del 2015) era stata fissata per il 21 marzo 2018, ma, come troppo spesso succede a Latina, è stata poi rinviata ad ottobre per mancata notifica. A tutt'oggi si attendono ancora notizie sull' hotel Ganimede, sempre sotto sequestro, mentre non si comprende come sia possibile che non ci siano ancora risposte da parte della Procura circa il sospetto interessamento per il piano integrato da parte di numerosi soggetti ed imprese del casertano e la residenza anomala al suo interno di circa 400 campani (anche in ville sontuose) oltre al lussuoso albergo di proprietà proprio del sindaco e del vice sindaco; la sola lottizzazione abusiva non spiega, ad avviso dell'interrogante, l'enorme flusso di denaro che ha sicuramente accompagnato l'evolversi del piano, né le relazioni intercorse tra Comune, Provincia e Regione sulla sua preparazione e sulla sua realizzazione; la derubricazione del reato non potrà che portare ad un'archiviazione per prescrizione e ciò appare inaccettabile; non è stato chiarito il rapporto tra la ulteriore inchiesta riguardante la banca Popolare di Fondi, che ha finanziato buona parte del piano integrato, e le fattispecie delittuose sopra ricordate; ci si chiede come sia possibile che la Popolare di Fondi nel 2008 abbia concesso un mutuo di rilevante entità, iscrivendo l'ipoteca su un compendio immobiliare che l'anno precedente era stato colpito da un seppur parziale sequestro penale preventivo e con garanzie che appaiono del tutto inadeguate rispetto ai finanziamenti concessi; in sintesi Cusani e soggetti a lui riconducibili (persone giuridiche delle quali è socio o stretto congiunto) avrebbero ricevuto nel giro di 6 anni dalla banca Popolare di Fondi mutui per complessivi 8.350.000 euro a fronte di garanzie patrimoniali tutte da verificare. Come già riferito, i due complessi alberghieri sono da tempo (dal 2014 l'uno, dal 2017 l'altro) sotto sequestro preventivo penale da parte della Procura della Repubblica. Ci si chiede quale sia la situazione delle onerose rate di mutuo necessariamente dovute per i predetti finanziamenti. Per quanto è dato sapere, non risulterebbero ad oggi pendenti procedure esecutive promosse dalla banca Popolare di Fondi per il recupero coattivo dei crediti; l'interrogante ritiene di estremo interesse, a questo punto, richiamare un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole-24 ore" del 25 marzo 2017 dal titolo "Ecco le 114 banche italiane a rischio per le sofferenze". Nell'elenco di queste 114 banche compare anche la banca Popolare di Fondi, con un debito deteriorato del 126 per cento; l'interrogante, dai fatti esposti, deve concludere che la Procura di Latina si è dimostrata non in grado di fronteggiare efficacemente i fenomeni corruttivi diffusi manifestatisi in seno all'amministrazione comunale di Sperlonga, si chiede di sapere: se il Ministro della giustizia ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi presso la Procura della Repubblica di Latina, al fine di verificarne il modus operandi che, a parere dell'interrogante, appare non solo tardivo, contraddittorio e mal coordinato, ma anche suscettibile di valutazioni disciplinari; se il Ministro dell'economia e delle finanze intenda attivarsi, per quanto di competenza, presso la Banca d'Italia (Dipartimento di vigilanza bancaria) e intenda segnalare la situazione alla Guardia di finanza (Nucleo speciale polizia valutaria), perché siano effettuate le necessarie verifiche ed i dovuti controlli a proposito delle attività finanziarie della banca Popolare di Fondi ed a verificare il suo adempimento agli obblighi di sana e prudente gestione del credito con la conseguente osservanza degli obblighi istruttori, di valutazione, monitoraggio e costante informazione; nel rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia della Banca d'Italia, se lo stesso Ministro non ritenga che sia necessario garantire ai risparmiatori elementi di trasparenza circa il valore delle azioni e sull'effettiva situazione debitoria della banca, nonché verificare quale sia stato e sia il suo reale coinvolgimento finanziario nel piano integrato di Sperlonga; se il Ministro dell'interno ritenga di promuovere una rigorosa indagine che metta in evidenza tutti gli elementi di contiguità e di collusione esistenti fra criminali e istituzioni locali e della Provincia di Latina, che riguardino il territorio del sud pontino e, in particolare, i Comuni di Sperlonga, Fondi, Formia, Gaeta, Itri, Minturno, Castelforte. Atto n. 4-00206 LAFORGIA GRASSO DE PETRIS ERRANI Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la Melegatti SpA è un'azienda dolciaria italiana con sede a San Giovanni Lupatoto (Verona) specializzata nella produzione del pandoro, dolce ideato dal fondatore dell'azienda Domenico Melegatti; il 14 ottobre 1894 il Ministero dell'agricoltura, industria e commercio del Regno d'Italia assegnò a Domenico Melegatti il brevetto per la produzione del pandoro; nell'ottobre 2017 l'azienda ha chiuso e i dipendenti sono stati posti in cassa integrazione; nel novembre 2017, grazie ad una cospicua immissione di liquidità del fondo maltese Abalone, l'azienda ha ripreso a produrre i suoi dolci per il periodo natalizio e i lavoratori hanno potuto ricevere gli stipendi non percepiti nei mesi precedenti; nonostante una campagna pubblicitaria per invitare all'acquisto dei prodotti Melegatti al fine di salvare il posto di lavoro dei dipendenti, il 12 dicembre la proprietà ha fermato la produzione e ha messo il personale in cassa integrazione; un'azienda italiana che opera nel settore della torrefazione del caffè, il gruppo Hausbrandt Trieste 1892, ha espresso la volontà di acquisire la proprietà dell'azienda, poi non concretizzatasi; il 29 maggio 2018, il tribunale di Verona, dopo 124 anni di attività della Melegatti SpA ha dichiarato il fallimento della storica società e della controllata Nuova Marelli, a causa di debiti pregressi di circa 50 milioni di euro; i lavoratori dell'azienda, lo stesso giorno della pronuncia, avevano lanciato un appello chiedendo di separare il giudizio sulle responsabilità degli amministratori dalle strade di concordato che avrebbero potuto dare un futuro alla Melegatti. Il fondo americano D.E. Shaw & c. ha infatti presentato un piano di salvataggio e la previsione di un investimento di 20 milioni di euro; è stata dunque dichiarata inammissibile la procedura di concordato promossa da Melegatti, soluzione che avrebbe potuto salvaguardare salvare il marchio e i dipendenti; considerato che: i dipendenti dell'azienda, tra diretti e lavoratori stagionali, sono 350; nonostante il fallimento, alcuni lavoratori sono entrati ugualmente nello stabilimento per prendersi cura del "lievito madre", uno degli ingredienti fondamentali per il prodotto core business dell'azienda, il pandoro, prodotto dal 1894; il pandoro Melegatti ha il vanto di essere un prodotto assolutamente originale, simbolo di una storica tradizione italiana, un vanto del made in Italy , si chiede di sapere: