[pronunce]

4. ¾ In prossimità dell'udienza pubblica la Provincia autonoma di Trento ha depositato una memoria nella quale contesta le argomentazioni della difesa erariale, insistendo nelle conclusioni in precedenza rassegnate. 4.1. ¾ Ad avviso della ricorrente, sarebbe infondata, anzitutto, l'eccezione di inammissibilità formulata in base all'assunto che, alternativamente, o la lesione era già nella legge, non tempestivamente impugnata, o il regolamento, in quanto illegittimo, avrebbe dovuto essere impugnato in sede giurisdizionale amministrativa e non per conflitto davanti al giudice costituzionale. Al riguardo, si osserva che il decreto ministeriale impugnato, nel riferirsi contra legem agli enti ad autonomia speciale, avrebbe contenuto precettivo autonomo e non costituirebbe pertanto mera esecuzione della norma legislativa, di per sé non lesiva. Peraltro, la concorrenza del rimedio giurisdizionale amministrativo non escluderebbe la proponibilità del conflitto, dato che l'illegittimità del regolamento n. 70 del 2002 si sostanzierebbe in una lesione delle prerogative costituzionali di essa ricorrente. 4.2. ¾ La Provincia autonoma nega, poi, che l'oggetto del decreto ministeriale impugnato, relativo ai servizi di telefonia per le persone anziane, sia un “procedimento statale”, rilevando che in base ad una tale interpretazione “basterebbe istituire un fondo statale per trasformare ogni materia” in un procedimento statale. Invero, si argomenta nella memoria, l'oggetto del regolamento in questione sarebbe costituita dalla politica sociale e cioè da una materia rispetto alla quale la giurisprudenza di questa Corte (cfr. sentenza n. 423 del 2004), in relazione alle Regioni ordinarie, ha escluso la legittimità di norme statali che vincolino somme a specifiche destinazioni, indipendentemente dal fatto che tali somme siano destinate alle Regioni o, direttamente, ai privati. 4.3. ¾ La ricorrente, inoltre, nel ribadire che il ricorso ha ad oggetto l'intero regolamento (ad esclusione dell'articolo 2, recante unicamente il riparto proporzionale del fondo in ragione della popolazione degli enti territoriali interessati) e che la contestazione attiene anzitutto alla legittimità del potere regolamentare esercitato, osserva comunque che il decreto ministeriale n. 70 del 2002 non avrebbe ad oggetto i livelli essenziali di prestazioni sociali, ma realizzerebbe un “mero intervento di sostegno”, del quale si intenderebbe, più limitatamente, assicurare “l'omogeneità qualitativa” sul territorio nazionale. Non vi sarebbe pertanto titolo di legittimazione statale (art. 117, secondo comma, lettera m), Cost.) in ordine al fondo in questione, né troverebbe applicazione la disciplina del comma 1 dell'art. 5 della legge n. 386 del 1989, per il quale le Province autonome partecipano alla ripartizione di fondi speciali istituiti per garantire livelli minimi di prestazioni in modo uniforme su tutto il territorio nazionale secondo i criteri e le modalità per gli stessi stabiliti. La gestione dei fondi in questione, continua la ricorrente, sarebbe invece disciplinata dal secondo comma dello stesso articolo 5 appena richiamato. Ne deriverebbe che la Provincia autonoma avrebbe il dovere di utilizzare le risorse erogate nell'ambito del corrispondente settore, “cioè il sostegno dei servizi di telefonia destinati agli anziani”, ma secondo la propria normativa. Il rispetto del vincolo di destinazione sarebbe assicurato dal controllo della Corte dei conti e dal potere dello Stato di “impugnare i provvedimenti provinciali di utilizzazione delle risorse mediante gli strumenti appropriati”. 4.4. ¾ È contestata poi l'argomentazione secondo cui la legge costituzionale n. 3 del 2001, nell'attribuire determinati settori materiali alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117, secondo comma, Cost.) prevarrebbe sugli statuti speciali, qualora questi attribuiscano alle Regioni poteri “interferenti”. Secondo la difesa provinciale, che richiama a sostegno talune pronunce di questa Corte (sentenze n. 377, n. 533 e n. 536 del 2002; n. 48 e n. 103 del 2003), l'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, nel prevedere competenze statali esclusive nei confronti delle Regioni ordinarie, non potrebbe in ogni caso comprimere l'autonomia delle Regioni e Province a statuto speciale, mentre, d'altro canto, ai sensi dell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, sono applicabili agli enti di autonomia speciale solo quelle disposizioni che prevedono spazi di autonomia più ampi. 4.5. ¾ La Provincia ricorda, infine, i pareri nn. 1 e 5 del 2002 dell'Adunanza generale del Consiglio di Stato, i quali avrebbero escluso, a seguito della riforma costituzionale del 2001, la sopravvivenza di poteri regolamentari dello Stato ed affermato l'abrogazione delle norme che tali poteri prevedessero in settori non riconducibili alle materie dell'art. 117, secondo comma, della Costituzione. 5. ¾ In prossimità dell'udienza pubblica anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria, nella quale ha ribadito le difese già svolte e sviluppato ulteriori argomentazioni. L'Avvocatura rileva, anzitutto, che l'atto impugnato riguarda la erogazione di fondi per gli anni 2001 e 2002; ne discenderebbe la necessità per la Provincia autonoma di Trento di dare prova dell'attualità del suo interesse al ricorso, che non sussisterebbe se la ricorrente avesse già speso le somme erogate attenendosi alle modalità e ai criteri del regolamento. 5.1. ¾ Quanto, poi, all'inammissibilità del ricorso, nella memoria si deduce: - che l'art. 158 della legge n. 388 del 2000 prevede l'applicazione alla Provincia di Trento dell'art. 80, comma 14, “compatibilmente con le norme” dello statuto; - che, né l'art. 12, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 268 del 1992, né l'art. 5, commi 2 e 3, della legge n. 386 del 1989 sarebbero norme statutarie; - che, in particolare, il decreto legislativo n. 268 del 1992 è una norma di attuazione statutaria, che l'art. 107 dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige regola diversamente, quanto a modalità di adozione ed effetti; - che l'art. 104 dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige prevede che le norme del titolo VI (in tema di finanza propria delle Province) possono essere modificate con legge ordinaria dello Stato “su concorde richiesta del Governo e, per quanto di rispettiva competenza, della Regione e delle due Province”; - che l'art. 5 della legge n. 386 del 1989 ha un oggetto diverso da quello delle disposizioni del titolo VI dello statuto e, pertanto, non costituirebbe, diversamente dalle altre disposizioni della medesima legge, norma di modifica statutaria, sebbene la legge che lo contiene sia stata adottata secondo il procedimento di cui all'art. 104 dello statuto speciale in questione;