[pronunce]

Abruzzo n. 1 del 2011 promossa in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. ed ai princìpi di diritto europeo a tutela della concorrenza e del mercato. 5.2.- Parimenti inammissibili sono gli altri profili di lesione denunciati dal ricorrente. 5.2.1.- La competenza statale in materia di ordinamento civile ex art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., è stata espressamente evocata dall'Avvocatura generale dello Stato solo genericamente, e soltanto nelle memorie depositate in prossimità dell'udienza. 5.2.2.- Circa la tutela ambientale, egualmente rimessa in via esclusiva alla legislazione dello Stato dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., la censura, sostanzialmente immotivata, è rimasta assolutamente oscura. 6.- Anche la questione di legittimità dell'impugnato art. 63, nei termini enunciati in ricorso, è inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse del Governo. 6.1.- Il nucleo della censura risiede nel denunciato sfalsamento del termine finale della proroga: 31 marzo 2011 secondo la norma interposta di legge statale (art. 23-bis, comma 8, lettera e, del decreto-legge n. 112 del 2008, come modificato dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 225 del 2010), 30 giugno 2011 secondo l'impugnato art. 63. Orbene, prima della scadenza fissata dalla legge regionale (30 giugno 2011), la legge statale ha prorogato il termine da essa stabilito fino al 30 settembre 2011 e il legislatore abruzzese, con la modifica sopra riportata della disposizione in esame, si è adeguato a tale termine, così facendo venir meno la discrasia temporale stigmatizzata dal ricorrente. 6.2.- L'Avvocatura generale dello Stato ha sostenuto nelle memorie conclusive che le sopravvenienze normative sopra richiamate (punto 1.6.2.) non abbiano privato di fondamento i motivi d'impugnazione già dedotti in ricorso ed ha focalizzato la denuncia dell'illegittimità della proroga, disposta dall'art. 63 in questione, sul mancato rispetto dei princìpi di diritto europeo e della sfera (di esclusiva competenza statale) della tutela della concorrenza, che il mero rinvio al regolamento comunitario n. 1370/2007 di cui al comma 1-bis aggiunto alla disposizione regionale impugnata non sarebbe sufficiente a garantire. È di tutta evidenza, però, che si tratta di una censura completamente diversa, in quanto mossa contro una disposizione della legge regionale dal contenuto normativo radicalmente innovato. Con l'effetto che la questione di legittimità non può essere trasferita sulla nuova norma, nella parte in cui - con l'inserimento del comma 1-bis - ha modificato quella originaria a seguito del referendum abrogativo relativo all'art. 23-bis citato. Difatti, la lesività di una disposizione che ha assunto nelle more del giudizio un nuovo e diverso contenuto avrebbe potuto essere denunciata dal Governo solo adempiendo all'onere di tempestiva impugnazione (tra le altre, sentenza n. 40 del 2010). 6.3.- Quindi, la questione in oggetto dev'essere ritenuta inammissibile anche sotto quest'ultimo profilo. 7.- Nel merito, le ulteriori censure prospettate dal Presidente del Consiglio dei ministri possono essere divise in quattro gruppi, ciascuno riferito ad un diverso articolo della legge impugnata. 8.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 11 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011 è fondata nei seguenti termini. 8.1.- La Regione, nel disporre di risorse statali, non può intervenire con una propria disciplina in un àmbito di competenza dello Stato. Essa certamente non può interferire in materie di esclusiva competenza statale, né può farlo, per le materie di legislazione concorrente, nella sfera, pure afferente allo Stato, dell'emanazione dei princìpi fondamentali. Ciò, indipendentemente dal contenuto della norma regionale emanata e, quindi, a fortiori in caso di contrasto della stessa con i predetti princìpi fondamentali. 8.1.1.- Ciò chiarito, l'impugnato art. 11 vìola, innanzitutto, l'art. 117, secondo comma, lettere e) e g), Cost., perché, per il suo tramite, il legislatore regionale ha disposto unilateralmente a favore della Regione Abruzzo di somme già precedentemente attribuite per il perseguimento di determinate finalità ad un'autorità statale, qual è il Commissario delegato per la ricostruzione successiva al terremoto. La norma regionale in esame finisce, così, per incidere illegittimamente nel sistema contabile dello Stato e nella disciplina della dotazione di un organo della sua amministrazione. 8.1.2.- D'altra parte, la disposizione regionale censurata invade il campo dei princìpi fondamentali fissati dallo Stato nella materia di legislazione concorrente della protezione civile, poiché è evidente che il legislatore regionale ha sovrapposto la propria disciplina a quella dettata, secondo le regole, dalle ordinanze di protezione civile, in guisa da ledere il principio fondamentale desumibile dall'art. 5, comma 2, della legge n. 225 del 1992. Alla stregua di esso, per l'attuazione degli interventi di emergenza si provvede, appunto, con le ordinanze di protezione civile, che servono a regolare temporaneamente, per tutta la durata dello stato di emergenza, uno straordinario assetto di poteri, allo scopo di tutelare l'integrità della vita, dei beni e degli insediamenti. Nella fattispecie in esame, i compensi straordinari dovuti ai lavoratori utilizzati per l'emergenza erano stati posti «a carico del bilancio della regione Abruzzo» sia dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3833 del 2009, richiamata in ricorso, sia dall'ordinanza n. 3754 del 2009, quest'ultima espressamente riferita al corrispettivo del lavoro straordinario autorizzato in capo al personale con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, appartenente alla protezione civile della Regione Abruzzo, direttamente impegnato in attività emergenziali e post-emergenziali. Di contro, l'impugnato art. 11 è venuto a gravare la Struttura (nazionale) per la gestione dell'emergenza del rimborso delle somme erogate dalla Regione a titolo di remunerazione delle prestazioni aggiuntive, rese in conseguenza del terremoto dai suddetti collaboratori coordinati e continuativi. In tal modo, il legislatore regionale ha regolato, in senso oltre tutto difforme, una materia già disciplinata dalle ordinanze di protezione civile. È, poi, irrilevante che le norme delle succitate ordinanze siano state modificate dall'art. 12 della successiva ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3950 del 2011, che ha posto l'onere degli straordinari in oggetto a carico del fondo statale per la compensazione degli effetti finanziari non previsti di cui all'art. 14, comma 5, del decreto-legge n. 39 del 2009, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 77 del 2009.