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Signor Presidente, è noto all'Assemblea che, tra le sei missioni del Piano, quella che ha un'attenzione particolare da parte dell'Unione europea, dunque anche per la trasposizione degli interventi nel nostro Paese, è proprio quella della rivoluzione verde e della transizione ecologica. Secondo l'Unione europea, almeno il 37 per cento delle risorse, del totale dei fondi, dev'essere a disposizione di questa materia. Signor Presidente, abbiamo discusso in maniera molto approfondita e dettagliatamente, sia in Assemblea durante gli scorsi mesi, sia nelle Commissioni, cosa dovremmo fare in questa direzione. L'abbiamo fatto, naturalmente in maniera molto analitica, anche nella Commissione territorio, ambiente, beni ambientali, sia nell'indirizzo di fondo, che abbiamo trasmesso al Governo alla fine dello scorso anno, sia nel lavoro delle scorse settimane, con le osservazioni per il parere al Governo sul PNRR. In tal caso, abbiamo elaborato un documento di una ventina di pagine, che va proprio a dettagliare, in maniera molto analitica, le nuove linee di investimento in questo settore. Per sommi capi, posso citare i titoli, come l'agricoltura sostenibile, l'economia circolare, tutto il campo delle energie rinnovabili e quindi l'abbattimento della CO 2 e dei gas serra, superando il carbone, il petrolio e tutti i derivati. C'è poi il grande piano di investimento sull'idrogeno e sapete bene che c'è una grande discussione, a livello nazionale e internazionale, su quale idrogeno, blu o verde, e anche questo tema lo abbiamo approfondito. Ci sono poi il tema della mobilità sostenibile, anche locale, e quello della riqualificazione energetica e del recupero degli edifici. Nel nostro Paese, tre quarti degli edifici sono di classe energetica G, cioè la peggiore. Secondo stime fatte in maniera scientifica, ogni anno c'è un extra-costo di circa 20 miliardi di euro per lo spreco connesso al riscaldamento e al raffreddamento di questi edifici e stiamo parlando solamente di quelli di residenza privata: peggio ancora siamo messi nel settore pubblico. Ci sono poi i temi della rigenerazione urbana, della protezione del suolo e delle risorse idriche. Mentre stiamo parlando, nel 2021 ci troveremo nella situazione paradossale di non saper riqualificare le città e i centri urbani, che sono pieni di buchi neri, e contemporaneamente continuiamo a espandere la costruzione e il consumo di suolo vergine. Nel 2020 abbiamo consumato tanto suolo vergine quanto è estesa l'intera città di Bologna. Ciò non accade solamente al Sud: certamente la zona del lombardo-veneto è al primo posto, ma questo avviene in tutte le Regioni del nostro Paese. Signor Presidente, perché allora c'è tutto questo impegno in direzione di questa grande accelerazione da parte dell'Unione europea? Certamente perché, grazie a dio, finalmente, a livello nazionale e internazionale, si è sviluppata l'idea che il nostro pianeta è una risorsa finita e che, di conseguenza, si pone il tema dello stato di emergenza ambientale e climatico. Proprio in quest'Aula, il 9 giugno dello scorso anno votammo la mozione sullo stato di emergenza, consapevoli del fatto che la risorsa è finita e stiamo mettendo in grandissima difficoltà il nostro pianeta. È vero che, come dicono alcuni, la concentrazione di gas serra nell'atmosfera è stata anche peggiore di quella odierna, ma mai ciò è accaduto durante la civiltà e la presenza dell'uomo. L'innalzamento di un grado e mezzo rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale e, soprattutto, la possibilità - anzi, il dramma - di un aumento fino a 3 gradi della temperatura media sono eventi catastrofici. Ciò è catastrofico soprattutto per il nostro Paese, che dal punto di vista orografico è il più esposto d'Europa, visto che abbiamo l'80 per cento delle frane e degli smottamenti che si verificano nei 27 Paesi europei e abbiamo migliaia di chilometri di coste. Per fare un esempio, a Venezia, la mia città, in questi cento anni il medio mare è più alto di 50 centimetri: 24 centimetri per la subsidenza, causata dall'emungimento delle falde acquifere, e 26 centimetri perché si alza il medio mare. Se uniamo questo ai fenomeni disastrosi legati al cambiamento climatico e quindi a quelli tropicali nel medio Mediterraneo e nell'Adriatico, ci rendiamo conto del perché dei cataclismi in corso. Il fenomeno però è strutturale e non congiunturale e questa consapevolezza, sviluppata soprattutto negli anni Settanta, con la grande accelerazione della Conferenza di Rio nel 1992 e con il Trattato di Parigi del 2015 e via dicendo, è diventata patrimonio comune. Non è solamente questo, però: l'Unione europea e il nostro Governo si sono resi conto che la direzione dello sviluppo dev'essere legata alla transizione ecologica, perché, se si fa questa, non solo si salvaguardano il Pianeta e l'ambiente, ma si creano le condizioni per avere investimenti legati al futuro che creano benessere e posti di lavoro e che possono distribuire ricchezza. Venerdì scorso ho presentato in un'importante azienda italiana la prima bottiglia PET riciclata al cento per cento, grazie a un nostro emendamento votato e poi inserito nel nostra sistema normativo. Non era possibile, com'è noto, ma oggi si fa e abbiamo presentato la prima bottiglia. Il presidente di questa importantissima azienda ha risposto alle domande dei giornalisti relative al costo dell'operazione dicendo che non costa nulla, perché la sostenibilità è amica dello sviluppo e del reddito. È questa la grande sfida culturale che dobbiamo portare avanti. Da ultimo, signor Presidente, mi soffermo sulla grande responsabilità nei confronti dei giovani: il PNRR, così come il recovery fund , è sulle loro spalle. Abbiamo la grandissima responsabilità di lavorare in modo tale che almeno gli investimenti che mettiamo a loro disposizione siano destinati a creare le condizioni per un futuro sostenibile e prospero, non solo per noi, ma anche per loro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, non le nascondo la mia difficoltà oggettiva a intervenire oggi, poiché arrivo da una terra, il cremonese, colpita nel cuore e negli affetti da questa pandemia. Proprio per questo motivo, il mio interesse per tale Piano è sempre stato alto e pieno di aspettative. Sento sulle spalle questa responsabilità quasi fosse una forma di rispetto per chi ha perso tutto: parenti, amici, lavoro. Oggi parliamo di quasi 200 miliardi di euro: è stato definito più volte dai media il nuovo piano Marshall del secolo. Proprio per questo, signor Presidente, voglio condividere con lei e con i senatori presenti in quest'Aula una mia semplice riflessione: 180 miliardi di scostamenti di bilancio bruciati in un anno, fatti a salti e singhiozzi di 30-40 miliardi alla volta; briciole da 600 euro ad alcuni e ad altri neanche quelli; categorie dimenticate, così come intere filiere, palestre, associazioni e piccole imprese. Potrei andare avanti e citarne migliaia, ma ecco il punto: 180 miliardi in un anno non li abbiamo neanche lontanamente considerati come una grande occasione, perché erano soldi nostri , mentre 198 miliardi in cinque anni li consideriamo il piano Marshall.