[pronunce]

che il rimettente - affermata la rilevanza della proposta questione, da reputare non venuta meno per effetto dell'art. 31 della legge n. 448 del 1998 - lamenta il mancato rispetto da parte del legislatore delegato dei criteri fissati, per la determinazione della tassa per le occupazioni del soprassuolo e del sottosuolo, dall'art. 4, comma 4, sopra citato, posto che il medesimo "si è attenuto unicamente al criterio forfetario ed ha aumentato la tassazione ben oltre il 50, come appare dal confronto fra le attuali misure delle tasse e quelle precedentemente in vigore"; che si è costituita la provincia di Alessandria, parte convenuta nel giudizio a quo - per sentir dichiarare l'inammissibilità ovvero la manifesta infondatezza della proposta questione, rilevando, con la memoria successivamente depositata, che, con la sentenza n. 96 del 2001 della Corte costituzionale, è stata già dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 47, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 507 del 1993, per asserita violazione dell'art. 76 della Costituzione; che è intervenuto, altresì, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo, anche con successiva memoria, per l'inammissibilità e l'infondatezza della questione. Considerato, in via preliminare, che le ordinanze denunciano le medesime disposizioni sotto profili in parte analoghi o, comunque, connessi, sicché i relativi giudizi vanno riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia; che, quanto alle censure di violazione dell'art. 76 della Costituzione, sollevate da tutte le ordinanze, va rilevato che le medesime sono prospettate negli stessi termini già esaminati da questa Corte con la sentenza n. 96 del 2001; che, in quell'occasione, si è esclusa detta violazione reputando erroneo l'assunto interpretativo - seguito anche dagli attuali rimettenti - secondo il quale la legge delega n. 421 del 1992 avrebbe dettato, anche perle occupazioni degli "spazi soprastanti e sottostanti il suolo con linee elettriche, cavi, condutture e simili", imedesimi criteri di disciplina della generalità delle fattispecie impositive, di cui all'art. 4, comma 4, lettera b), numero 1; che, difatti, rispetto alla menzionata peculiare tipologia di occupazione, la stessa legge delega "ha ritenuto, invece, di riservare un'apposita disposizione (numero 2 della citata lettera b), ponendo, come riferimento per l'opera del legislatore delegato, il criterio della determinazione forfetaria delle tariffe, da conseguire attraverso parametri significativi" (così la citata sentenza n. 96 del 2001); che, pertanto, non adducendo i giudici a quibus profili o argomenti di doglianza nuovi rispetto a quelli già scrutinati, o comunque tali da indurre la Corte ad un diverso avviso, le questioni medesime vanno dichiarate manifestamente infondate; che, quanto alla censura di violazione dell'art. 23 della Costituzione, ulteriormente prospettata dalle due ordinanze emesse dalla commissione tributaria provinciale di Ancona, va rammentato che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il principio della riserva di legge, di cui al predetto articolo, va inteso in senso relativo, ponendo al legislatore l'obbligo di determinare preventivamente e sufficientemente criteri direttivi di base e linee generali di disciplina della discrezionalità amministrativa (così, da ultimo, ordinanza n. 7 del 2001); che il rimettente, nell'assumere in modo del tutto generico l'esistenza di un "arbitrio dell'ente impositore" nello stabilire la misura della tassa, non considera che il denunciato art. 47 detta specifici criteri per l'imposizione, disponendo che la TOSAP vada determinata forfetariamente in base alla lunghezza delle strade per la parte di esse effettivamente occupate, secondo precisi limiti minimi e massimi di tassazione, e ciò in armonia con il criterio, dettato dalla legge delega, della commisurazione secondo "parametri significativi", da intendersi, secondo quanto rilevato ancora nella menzionata sentenza n. 96 del 2001, come "espressivi della peculiare natura dell'occupazione", sì da richiedere un metodo "ispirato a regole di sinteticità e di omnicomprensività, alternative rispetto agli altri criteri formulati in via generale, connotati dalla pluralità e dalla analiticità degli elementi presi a riferimento"; che, in virtù di quanto evidenziato, la proposta questione va, quindi, dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 47, commi 1 e 2, del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 (Revisione ed armonizzazione dell'imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle province nonché della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell'art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza locale), sollevate, in riferimento agli artt. 23 e 76 della Costituzione, dallacommissione tributaria provinciale di Ancona con le due ordinanze in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del medesimo art. 47, commi 1 e 2, del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, sollevata, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, dalla commissione tributaria provinciale di Alessandria con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vari Il cancelliere: Fruscella Depositata in cancelleria il 27 luglio 2001. Il cancelliere: Fruscella