[ddlpres]

-- la modifica di cui alla lettera e) si rende necessaria al fine di superare un’ulteriore contestazione avanzata dalla Commissione europea nella procedura di infrazione 2007/4680. In particolare, si propone di recepire, nell’ambito della parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, l’articolo 11, paragrafo 3, lettera f) , della direttiva 2000/60/CE; -- la modifica di cui alla lettera f) si propone di recepire, nell’ambito della parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, l’articolo 11, paragrafo 8, della direttiva 2000/60/CE; -- la modifica di cui alla lettera g) consente di recepire, nell’ambito della parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, l’articolo 13, paragrafo 7, della direttiva 2000/60/CE che si riferisce al processo con cadenza sessennale di riesame ed eventuale revisione dei piani di gestione; -- la modifica di cui alla lettera h) si rende necessaria al fine di recepire, nell’ambito della parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, l’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2000/60/CE; -- la modifica di cui alla lettera i) si propone di recepire, nell’ambito dell’allegato 1 alla parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, il punto 2.2.2 dell’allegato V alla direttiva 2000/60/CE; -- la modifica di cui alla lettera l) si propone di recepire, nell’ambito dell’allegato 1 alla parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, il punto 2.2.3 dell’allegato V alla direttiva 2000/60/CE; -- la modifica di cui alla lettera m) si rende necessaria al fine di superare un’ulteriore contestazione della Commissione europea nella procedura di infrazione 2007/4680. In particolare, si propone di recepire, nell’ambito dell’allegato 3 alla parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, il punto 1.5 dell’allegato II alla direttiva 2000/60/CE; -- la modifica di cui alla lettera n) si rende necessaria, da un lato, al fine di recepire, nell’ambito dell’allegato 3 alla parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, il punto 2.1, sesto trattino, dell’allegato II alla direttiva 2000/60/CE e, dall’altro, al fine di superare una delle contestazioni avanzate dalla Commissione europea nella procedura di infrazione 2007/4680. In particolare, si propone di recepire, nell’ambito dell’allegato 3 alla parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, il punto 2.2 dell’allegato II alla direttiva 2000/60/CE. Nello specifico, le modifiche di cui alle lettere g) ed h) , riguardanti l’aggiornamento sessennale dei piani di gestione e del registro delle aree protette, sono state inserite, come richiesto della Commissione europea nell’ambito della procedura d’infrazione 2007/4680, per recepire espressamente gli articoli 6, paragrafo 3, e 13, paragrafo 7, della direttiva 2000/60/CE e rendere, così, perfettamente aderente alle norme comunitarie la legislazione nazionale. In particolare, la revisione dei piani e dei registri era già prevista dalle norme vigenti (articoli 117 e 121 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni), benché riferita ai piani di tutela regionali. Tali piani di tutela costituiscono, a tutti gli effetti, lo strumento di pianificazione contenente le misure necessarie alla tutela dei sistemi idrici a scala regionale e, come tali, sono propedeutici ai piani di gestione dei quali rappresentano parte integrante. Quanto all’aggiornamento del registro delle aree protette, esso costituisce un’attività già a regime, implicitamente già prevista in quanto parte del contenuto dei piani di gestione. Ciononostante, per superare i rilievi della Commissione è stato necessario prevedere una modifica formale delle disposizioni in questione che espliciti gli obblighi e non dia luogo a dubbi interpretativi. Si ribadisce, pertanto, che l’attività di revisione dei piani di tutela e dei registri delle aree protette non comporta alcun ulteriore onere finanziario a carico delle autorità competenti, dato che tali attività erano già previste dai citati articoli 117 e 121 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nell’ambito del piano di tutela. L’articolo 26 reca modifiche alla normativa nazionale in materia di tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per superare le contestazioni formulate dalla Commissione europea nell’ambito della procedura d’infrazione 2007/4679. Più precisamente, il 23 novembre 2009 la Commissione, con parere motivato ai sensi dell’articolo 258 del TFUE, ha formulato le seguenti contestazioni: a) la mancata trasposizione nell’ordinamento italiano degli articoli 3 e 6 della direttiva 2004/35/CE, che stabiliscono un regime di responsabilità oggettiva per il danno ambientale causato dalle attività professionali elencate in allegato III ed un regime di responsabilità per dolo o colpa per il danno alle specie ed agli habitat naturali protetti, causato da attività professionali non inserite in tale elenco; b) la limitazione del campo di applicazione del regime di responsabilità disciplinato dalla direttiva, per la previsione dell’eccezione di cui all’articolo 303, comma 1, lettera i) , del decreto legislativo n. 152 del 2006, che esclude l’applicabilità della parte VI del medesimo decreto alle situazioni di inquinamento per le quali siano effettivamente avviate le procedure relative alla bonifica e sia stata avviata o sia intervenuta bonifica dei siti nel rispetto delle norme vigenti in materia; c) la previsione di strumenti di risarcimento per equivalente pecuniario o patrimoniale, in luogo dell’individuazione e dell’attuazione di adeguate misure di riparazione complementare e compensativa. Le Autorità italiane hanno risposto al parere motivato con note del 1° e del 2 dicembre 2009 e con nota del 2 febbraio 2010, mediante le quali hanno notificato provvedimenti legislativi intesi a risolvere alcuni dei problemi di conformità sollevati dalla Commissione. Dopo aver analizzato le suddette risposte al parere motivato, la Commissione ha trasmesso al Governo italiano, con un parere complementare del 26 gennaio 2012, nuove osservazioni dirette a fornire ulteriori delucidazioni in merito agli addebiti mossi nel parere motivato del 23 novembre 2009 e alla luce degli argomenti addotti dal Governo italiano. Segnatamente, nel parere motivato complementare, nel ribadire quanto già rilevato nella precedente fase della procedura, la Commissione contestava: a) la violazione della regola generale della responsabilità oggettiva (articolo 3, paragrafo 1, e articolo 6 della direttiva). La Commissione ha rilevato come l’articolo 311, comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006 ancori la responsabilità per danno ambientale ai requisiti del dolo e della colpa, anche nel caso in cui il danno sia stato causato da una delle attività professionali elencate nell’allegato III della direttiva;