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DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, sotto questo aspetto - e solo su questo, per la verità - sono d'accordo con quello che ho appena sentito dire dal senatore Malan. In effetti ho presentato degli emendamenti che riguardavano l'elettorato sia attivo che passivo. Quindi il fatto che una parte possa essere ritenuta preclusa non esclude che l'altra parte possa essere tenuta invece in considerazione. E, ancora, la parte dei miei emendamenti riguardante l'elettorato passivo in realtà va in senso completamente opposto e, quindi, non è preclusa dall'emendamento del senatore Parrini, perché innalza l'età a quarantuno anni, a quarantadue, eccetera. Alla fine, qui non abbiamo la possibilità di una preclusione: io pongo un'offerta differente con il mio emendamento, che vorrei fosse valutata dai colleghi senatori. Io rispetto ovviamente le decisioni della Presidenza, e ci mancherebbe altro. Tuttavia, faccio notare che, in questo caso, non credo si possa parlare di preclusione, perché non è un qualcosa che è contenuto nell'emendamento Parrini, anzi; è un'altra offerta, un'altra idea; è un rafforzamento della differenza tra Camera e Senato, nel segno appunto che dicevo poc'anzi nel mio intervento precedente. Vorrei che fosse chiaro - come diceva anche il senatore Malan - che non si deve andare verso un'omologazione di Camera e Senato e, per far questo, il mio emendamento tende ad evidenziare le differenze della composizione e poi anche la differenza territoriale, quando arriverà in discussione quell'altro tassello di questo disegno che si va componendo. Intanto, se posso permettermi, vorrei appunto evidenziare la mia proposta di innalzare contemporaneamente l'elettorato attivo e passivo. Una parte dei miei emendamenti riguardava anche l'innalzamento dell'età del Presidente della Repubblica. Rispondo a quello che già diceva prima il collega Malan: tali emendamenti sono stati ritenuti probabilmente a ragione inammissibili, perché non sono attinenti e pertinenti allo specifico. Però, almeno per quanto riguarda l'elettorato attivo e passivo e le diverse modalità in cui lo si può configurare, sinceramente credo che tali emendamenti non debbano essere preclusi dall'approvazione dell'emendamento del relatore. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione finale. LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio di avermi dato la parola. Prima o poi dovremo verificare la consistenza dei Gruppi e la regolarità dell'ordine di intervento, ma non è materia che possiamo affrontare in questa sede. Signor Presidente, se ho capito bene - lo chiedo anche al vicepresidente Calderoli - l'approvazione dell'emendamento 1.101 preclude gli altri emendamenti e rende inutile un voto finale. Così ci è stato detto. È una tesi che sicuramente si fonda sui precedenti, ma priva i senatori della possibilità - per esempio - di non essere d'accordo su quell'emendamento e poi, una volta che l'emendamento sia stato approvato nonostante il voto contrario di un Gruppo, di accogliere comunque l'ipotesi riduttiva e di non far decadere completamente il progetto di modificare almeno l'elettorato attivo. L'ipotesi in cui un senatore sia contrario a ridurre solo l'elettorato passivo o attivo e poi invece, una volta che si è votato, decida comunque di accettare il risultato che il Senato ha voluto viene preclusa da questa decisione. Pertanto, chiedo che venga rivalutata la possibilità di effettuare due voti separati: si voti prima sull'emendamento e poi, all'esito di tale votazione, anche ove l'emendamento venisse approvato, vi sia la possibilità che chi ha votato contro possa comunque accettare il voto definitivo, così come deciso dal Senato. Altrimenti vi è un vulnus per la possibilità di esprimersi da parte di un senatore o di un Gruppo parlamentare. Faccio questa ipotesi perché, mentre ha un significato l'idea di avviare un percorso, che peraltro noi abbiamo immaginato da tempo, di modifica sia dell'elettorato attivo che di quello passivo - può piacere o meno, ma è un percorso - ci sembra invece sbagliato modificare solo l'elettorato attivo. E soprattutto concordo con il penultimo intervento del senatore Malan, perché ci sembra di continuare a procedere a spizzichi e bocconi. La Costituzione non si può cambiare e riformare in questa maniera: un giorno cambiamo il numero dei deputati, un giorno il numero dei senatori, adesso cambiamo l'elettorato attivo, un'altra volta vedremo che ne facciamo dell'elettorato passivo. È inammissibile immaginare contemporaneamente una riforma dei senatori a vita. Non capisco perché sia inammissibile, ma lo è e avrà le sue buone ragioni tecniche chi ha proclamato tale inammissibilità. Parlare - dico parlare, perché magari si può votare contro - di Repubblica presidenziale non è possibile; modificare altri punti importanti della Costituzione non è possibile. Quindi, dobbiamo andare avanti solo a colpi di demagogia. Avvicinandosi i turni elettorali, si decide che è meglio accelerare la legge elettorale piuttosto che una riforma costituzionale, piuttosto la modifica di un pezzo dell'elettorato attivo o passivo. Questo modo di affrontare il necessario profondo cambiamento della nostra Costituzione ci sgomenta. (Applausi) . La Costituzione è una cosa seria. Non è un giochino per venditori di bibite. Non è un giochino per chi deve immaginare ogni giorno qualcosa da lanciare in pasto all'elettorato. (Applausi) . Non è soltanto il riflesso della superficialità - non voglio dire ignoranza - che si immagina a carico del corpo elettorale. Perciò è difficile esprimersi su questo emendamento. Se non viene modificata l'impostazione, di fronte a tanta confusione, di fronte a tanta improvvisazione, di fronte a tanta demagogia, il Gruppo Fratelli d'Italia, che non vuole abbandonare l'Aula, si asterrà completamente dal voto per protesta su siffatto modo di affrontare il cambiamento della Costituzione. (Applausi) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,36) GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, un capo politico dovrebbe sempre verificare se i giovani lo seguono. È una frase del politico statunitense Bernard Baruch, un'esortazione che noi, come Italia Viva, sentiamo di condividere in pieno e sottoponiamo a quest'Aula come un invito a non voltare le spalle alle giovani generazioni. Non ci si può riempire la bocca sulle nuove generazioni solo quando si tratta di parlare in termini generici e poi, invece, quando si tratta di coinvolgerli concretamente nella gestione della cosa pubblica e nelle decisioni del Paese, diventano trascurabili e non ci si occupa di loro o li si stralcia, esattamente come sta avvenendo oggi nel corso della discussione del disegno di legge all'ordine del giorno.