[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 3, commi 1 e 2, e 5, comma 47, lettera a), della legge della Regione Sardegna 19 dicembre 2023, n. 17, recante «Modifiche alla legge regionale n. 1 del 2023 (Legge di stabilità 2023), variazioni di bilancio, riconoscimento di debiti fuori bilancio e passività pregresse e disposizioni varie», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 19 febbraio 2024, depositato in cancelleria il successivo 22 febbraio, iscritto al n. 6 del registro ricorsi 2024 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 11, prima serie speciale, dell'anno 2024. Udita nell'udienza pubblica del 15 ottobre 2024 la Giudice relatrice Maria Rosaria San Giorgio; udito l'avvocato dello Stato Giammario Rocchitta per il Presidente del Consiglio dei ministri; deliberato nella camera di consiglio del 15 ottobre 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 19 febbraio 2024, depositato il successivo 22 febbraio e iscritto al n. 6 del registro ricorsi 2024, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 3, commi 1 e 2, e 5, comma 47, lettera a), della legge della Regione Sardegna 19 dicembre 2023, n. 17, recante «Modifiche alla legge regionale n. 1 del 2023 (Legge di stabilità 2023), variazioni di bilancio, riconoscimento di debiti fuori bilancio e passività pregresse e disposizioni varie». 1.1.- L'art. 3 della legge reg. Sardegna n. 17 del 2023, rubricato «Disposizioni in materia di indennità dei consiglieri metropolitani e modifiche alla legge regionale n. 3 del 2022 e alla legge regionale n. 7 del 2021 in materia di assetto territoriale regionale», modifica parzialmente la previgente disciplina regionale in tema di indennità dei consiglieri metropolitani. Esso è impugnato dal Presidente del Consiglio dei ministri, limitatamente ai commi 1 e 2, per violazione degli artt. 3, 9, 117, commi secondo, lettera p), e terzo, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 1, comma 24, della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), e all'art. 3 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna). Il comma 1 stabilisce quanto segue: «[a]i consiglieri metropolitani, quando non investiti da deleghe da parte del sindaco metropolitano, è corrisposta una indennità equiparata a quella prevista per i consiglieri del comune capoluogo della città metropolitana, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 82 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali)». A norma del comma 2, «[i] consiglieri metropolitani delegati dal sindaco metropolitano sono equiparati, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 82 del decreto legislativo n. 267 del 2000, ai componenti della giunta del comune capoluogo della città metropolitana». A giudizio del ricorrente, il rinvio all'art. 82 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), non sarebbe «corretto», in quanto l'indennità dei consiglieri metropolitani troverebbe piuttosto disciplina, a livello nazionale, nell'art. 1, comma 24, della legge n. 56 del 2014, che stabilisce la gratuità dell'incarico da loro svolto. Le disposizioni regionali impugnate, nel prevedere un'indennità di funzione equiparata a quella dei consiglieri del comune capoluogo (ovvero, in caso di deleghe, a quella dei componenti della Giunta del comune capoluogo), comporterebbero un «aumento della spesa, nonché l'istituzione di un emolumento che si pone in contrasto con la normativa statale menzionata». Sarebbero dunque violati i parametri costituzionali prima richiamati, in relazione sia alla norma interposta statale, che stabilisce la gratuità dell'incarico, sia all'art. 3 dello statuto speciale della Regione autonoma Sardegna, che non include la «materia finanziaria» tra gli ambiti di competenza legislativa esclusiva della stessa. 1.2.- L'art. 5 della legge reg. Sardegna n. 17 del 2023, sotto la rubrica «Disposizioni finanziarie in materia di sanità e politiche sociali», al comma 47, lettera a), sopprime il comma 1 dell'art. 3-bis della legge della Regione Sardegna 6 marzo 2020, n. 6 (Norme in materia di contratti di formazione specialistica e borse di studio di area sanitaria). La disposizione soppressa, che era stata introdotta dall'art. 54, comma 1, lettera d), della legge della Regione Sardegna 23 ottobre 2023, n. 9 (Disposizioni di carattere istituzionale, ordinamentale e finanziario su varie materie), stabiliva quanto segue: «[l]a Regione finanzia borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione di area sanitaria non medica in favore di: biologi, chimici, farmacisti, fisici, odontoiatri, psicologi e veterinari». Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna la disposizione abrogatrice per contrasto con gli artt. 3, 117, terzo comma, e 120, secondo comma, Cost. Secondo il ricorrente, il comma 2 dell'art. 3-bis (non interessato dalla novella) presenterebbe «un'ambiguità» nella parte in cui, quanto alla concessione delle borse di studio regionali per l'area «non medica», che era stata prevista dal soppresso comma 1, continua a fare riferimento alla normativa nazionale, dettata dall'art. 8 della legge 29 dicembre 2000, n. 401 (Norme sull'organizzazione e sul personale del settore sanitario), e dall'art. 35 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368 (Attuazione della direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CEE). Le disposizioni nazionali richiamate - osserva il ricorrente - prevedono finanziamenti per la frequenza delle scuole di specializzazione esclusivamente per l'area medica, definendo le modalità di distribuzione delle relative borse di studio. Esse non potrebbero dunque applicarsi alla diversa area delle specializzazioni non mediche.