[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 24 giugno 2004, prot. n. 578 (Segr) L.1, concernente l'acquisizione dei dati necessari all'erogazione dei fondi destinati al rinnovo del contratto degli autoferrotranviari, promosso con ricorso della Regione Valle d'Aosta, notificato il 24 agosto 2004, depositato in cancelleria il 1° settembre 2004 ed iscritto al n. 15 del registro conflitti 2004. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 ottobre 2006 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato Giuseppe Franco Ferrari per la Regione Valle d'Aosta e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – La Regione Valle d'Aosta, con ricorso notificato il 24 agosto 2004 e depositato il successivo 1° settembre, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 24 giugno 2004, prot. n. 578 (Segr) L.1, concernente l'acquisizione dei dati necessari all'erogazione dei fondi destinati al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri. La ricorrente premette che, a seguito del riconoscimento degli adeguamenti retributivi conseguenti al rinnovo contrattuale per il settore del trasporto pubblico locale, è stato adottato l'art. 23 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355 (Proroga dei termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, nella legge 27 febbraio 2004, n. 47, che al comma 1, tra l'altro, prevede – a partire dall'anno 2004 – un significativo finanziamento per la copertura dei suddetti aumenti retributivi, aggiungendo che «i trasferimenti erariali conseguenti sono effettuati con le procedure e le modalità stabilite con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all'art. 8 del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281». Il comma 3 del richiamato art. 23 precisa che all'onere complessivo «si provvede con le maggiori entrate per accisa conseguenti all'aumento (…) dell'aliquota di accisa sulla benzina e sulla benzina senza piombo». In prima attuazione di quanto previsto al comma 1 del surrichiamato art. 23, è stato adottato il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 24 giugno 2004, prot. n. 578 (Segr) L.1, di cui la ricorrente contesta specificamente una premessa, secondo la quale «Considerati i particolari ordinamenti finanziari delle Regioni Sardegna e Valle d'Aosta e delle Province autonome di Trento e Bolzano, in virtù dei quali l'erogazione dei contributi è operata dalle predette autonomie speciali attraverso l'utilizzo del maggior gettito acquisito al loro bilancio a seguito dell'aumento dell'aliquota di accisa disposto dall'art. 23, comma 3, della richiamata legge n. 47del 2004». La ricorrente, infatti, afferma che questo “Considerato” sarebbe lesivo dell'autonomia finanziaria regionale garantita dagli artt. 12 e 50, comma 5, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta); dall'art. 4, comma 2, della legge n. 690 del 26 novembre 1981 (Revisione dell'ordinamento finanziario della regione Valle d'Aosta); dall'art. 119 della Costituzione, in combinato disposto con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). Esso, inoltre, violerebbe il principio di leale collaborazione, nonché l'art. 23 del decreto-legge n. 355 del 2003, che dovrebbe essere interpretato nel senso che i trasferimenti erariali alimentati con l'aumento del gettito dell'accisa sulle benzine non includono la quota dei 9/10 riservata dall'art. 4, comma 2, della legge n. 690 del 1981 alla Regione Valle d'Aosta, sulla base dello statuto speciale. Pertanto, sarebbe illegittimo il decreto ministeriale, poiché disconoscerebbe «la spettanza integrale alla Regione Valle d'Aosta dei 9/10 del gettito dell'accisa sulle benzine, garantita dallo statuto e dalle norme di attuazione», e, per altro verso, imporrebbe «un vincolo di destinazione su entrate attribuite alla Regione, in materia assegnata alla sua competenza esclusiva». La ricorrente sostiene, inoltre, che il provvedimento ministeriale impugnato sarebbe altresì lesivo delle proprie attribuzioni in materia di trasporto pubblico locale. Infatti, l'art. 2, primo comma, lettera h), dello statuto speciale per la Valle d'Aosta assegna alla Regione potestà legislativa esclusiva in materia di trasporti su funivie e linee automobilistiche locali ed il successivo art. 4 stabilisce che «la Regione esercita le funzioni amministrative sulle materie nelle quali ha potestà legislativa a norma degli articoli 2 e 3». Inoltre, in base agli artt. 117 Cost. e 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, alla Regione Valle d'Aosta dovrebbe riconoscersi potestà legislativa esclusiva in materia di trasporto pubblico regionale e locale, ai sensi e nei termini di cui all'art. 117, quarto comma, Cost. Le ragioni della asserita lesione di tali attribuzioni costituzionali risiederebbero nel fatto che il provvedimento ministeriale impugnato imporrebbe alla ricorrente di disattendere i contratti di servizio che regolano i rapporti tra la Regione e le imprese di trasporto pubblico locale adottati a norma di una legge regionale. Osserva, infine, la Regione ricorrente che essa aveva segnalato il contenuto lesivo dello schema di decreto ministeriale trasmesso alla Conferenza unificata e che, inoltre, essa non aveva partecipato alle trattative sfociate nell'accordo tra i rappresentanti dei lavoratori autoferrotranviari ed i rappresentanti delle imprese di trasporto pubblico locale, in data 20 dicembre 2003. Per tutti i sopra esposti motivi, la Regione Valle d'Aosta chiede a questa Corte di «dichiarare che non spetta allo Stato, e per esso al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti adottare il decreto in data 24 giugno 2004, prot. n. 578 (Segr) L.1», recante la succitata premessa , e «di conseguenza annullare l'impugnato decreto del Ministro». 2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo innanzitutto che il ricorso sia dichiarato inammissibile, dal momento che il decreto impugnato si limiterebbe a prevedere l'istituzione di un'anagrafe delle aziende che operano nel trasporto pubblico locale e l'inoltro, da parte delle Regioni e Province competenti, dei prospetti indicati negli allegati al decreto.