[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 15 e 66, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), promosso con ordinanza emessa il 13 giugno 2001 dal Tribunale di Roma sul ricorso proposto da Olga D'Aiello contro il cancelliere del Tribunale di Roma, iscritta al n. 716 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione di Olga D'Aiello, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 settembre 2002 il Giudice relatore Franco Bile; uditi l'avvocato Nicolò Paoletti per Olga D'Aiello e l'avvocato dello Stato Gianni De Bellis per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 13 giugno 2001, iscritta al n. 716 r.o. del 2001, il Presidente del Tribunale di Roma, nel corso di un procedimento introdotto avverso il rifiuto, da parte del cancelliere dello stesso Tribunale, di rilasciare copia autentica di una sentenza pronunciata in una controversia civile, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 15 e 66 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), &laquo;nella parte in cui non consentono il rilascio della copia esecutiva se non dopo il pagamento dell'imposta di registro&raquo;. Riferisce il rimettente che il procedimento è stato instaurato, ai sensi dell'art. 745 del codice di procedura civile, da Olga D'Aiello, vedova del regista Pietro Germi, avverso il rifiuto del cancelliere del Tribunale di rilasciare copia autentica della sentenza n. 33737 del 2000, munita della formula esecutiva, con la quale era stata accolta (con il favore delle spese per lire 12.300.000 ed il riconoscimento degli interessi legali dal 30 luglio 1997) la domanda da lei proposta contro l'avvocato Galli, per ottenere la restituzione della somma di lire 2.424.480.000, a suo tempo affidata al medesimo per l'amministrazione del proprio patrimonio, alla quale non poteva provvedere per la propria complessa situazione familiare. Il rilascio della copia della sentenza è stato chiesto dalla D'Aiello per procedere ad un'azione esecutiva nei confronti del debitore ed il cancelliere ha dichiarato di non poter rilasciare la copia, adducendo che l'art. 66, comma 1, del citato d.P.R. impedisce il rilascio di copia esecutiva di una sentenza senza previo pagamento al fisco dell'imposta di registro, ammontante nella specie a lire 81.870.000. Nel proporre il ricorso ex art. 745 del codice di procedura civile, la D'Aiello, adducendo di non disporre della somma dovuta a titolo di imposta, ha prospettato la questione di costituzionalità. Tanto premesso sulla vicenda processuale, il rimettente rileva preliminarmente di essere legittimato a sollevare la questione di legittimità costituzionale, giacché la Corte costituzionale nella sentenza n. 414 del 1989, e la Corte di cassazione nella sentenza 20 marzo 1986, n. 1973, hanno riconosciuto natura giurisdizionale al procedimento ex art. 745 citato quando sia instaurato avverso il rifiuto del cancelliere di rilasciare copia esecutiva di una sentenza. In punto di non manifesta infondatezza della questione, il rimettente, dopo avere rilevato che il disposto dell'art. 66 citato è in contrasto &laquo;con il principio di eguaglianza, con il principio di ragionevolezza nonché con il diritto alla tutela giurisdizionale&raquo;, osserva che, pur essendo prevista dall'art. 15 del d.P.R. citato la possibilità della registrazione d'ufficio in caso di mancata richiesta da parte dei soggetti indicati nell'art. 10 del d.P.R. (e contestuale deposito della somma), essa è comunque subordinata espressamente alla “previa riscossione dell'imposta dovuta”, onde resterebbe fermo che il mancato pagamento dell'imposta impedisce la registrazione e, quindi, la possibilità del rilascio della copia da parte del cancelliere. Il contrasto del citato art. 66, comma 1, con il principio di eguaglianza ex art. 3 Cost. emergerebbe per la differenza di trattamento che vi sarebbe fra il cittadino che sia in grado di pagare immediatamente l'imposta di registro (al quale sarebbe consentito, proprio in conseguenza delle sue condizioni economiche, di intraprendere un'azione giudiziaria esecutiva) e quello che non abbia i mezzi sufficienti per fare tale pagamento (al quale, invece, la possibilità di intraprendere tale azione sarebbe resa difficile e talvolta impossibile in forza di un presupposto stabilito dalla legge e consistente nell'onere di versare una somma eventualmente, come nel caso di specie, assai ingente). Questi rilievi sono dal rimettente ritenuti idonei a giustificare anche la censura ex art. 24 Cost., posto che in tale norma - come la Corte costituzionale avrebbe riconosciuto nella sentenza n. 21 del 1961 nel dichiarare l'incostituzionalità del solve et repete - il diritto di agire in giudizio è garantito a tutti allo scopo di assicurare l'uguaglianza di diritto e di fatto dei cittadini in ordine alla possibilità di ottenere tutela giurisdizionale. Il fondamentale diritto alla difesa, secondo il rimettente, non potrebbe essere condizionato al pagamento di un'imposta ed a conferma di tale convincimento il rimettente richiama la sentenza di questa Corte n. 8 del 1993 nel punto in cui ha ritenuto che, non essendo il mancato od insufficiente pagamento dell'imposta di bollo ostativo alla produzione in giudizio di documenti e di difese scritte, resterebbe escluso che tale forma di imposizione possa precludere o pregiudicare il diritto di agire in giudizio riconosciuto dall'art. 24, primo comma, della Costituzione. In ordine alla violazione del principio di ragionevolezza, il rimettente rileva che sarebbe dimostrata dal fatto che la ricorrente, &laquo;dopo avere consegnato tutto il denaro che possedeva al proprio avvocato, si trova nell'impossibilità di ottenerne la materiale restituzione, in quanto … non possiede l'ulteriore somma per provvedere alla registrazione della sentenza di condanna&raquo; emessa nei confronti di detto avvocato. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che ha depositato memoria, nella quale ha sostenuto che la sollevata questione sarebbe infondata, in base ai principi affermati dalla Corte in ordine &laquo;al problema degli oneri fiscali in relazione al diritto di agire in giudizio&raquo;.