[pronunce]

La Corte rimettente, sempre in rapporto alle asserite violazioni degli artt. 3, 24, 97 e 111 Cost., valuta le conseguenze che, agli effetti dell'art. 338 del codice di procedura civile, discendono dall'estinzione automatica del procedimento d'appello correlata alla mera istanza di definizione agevolata del contribuente. 3.7.- Dell'art. 1, comma 198, della legge n. 197 del 2022 la Corte di giustizia tributaria lamenta altresì il contrasto con gli artt. 10, 11, 80, 81, 97 Cost. e con l'art. K.3 TUE, ciò perché la disposizione censurata, provocando una ingiustificata lesione della parità di trattamento delle parti processuali, finirebbe per compromettere gli interessi finanziari dell'Unione europea. Il giudice a quo evoca altresì la Convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, fatta a Bruxelles il 26 luglio 1995, e relativi protocolli, ratificata e resa esecutiva con legge 29 settembre 2000, n. 300, nonché la direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017 (relativa alla lotta alla frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale), per la compromissione delle ragioni di tutela dei crediti erariali approntata attraverso l'introduzione di una ingiustificata violazione della parità di trattamento delle parti processuali, con conseguente lesione degli interessi finanziari dell'Unione europea. Un altro profilo di illegittimità costituzionale, sempre cagionato dalla ingiustificata disparità di trattamento processuale tra le ragioni del credito erariale e quelle del contribuente, risiederebbe nella violazione degli artt. 113 e seguenti TFUE, allorché il processo tributario verta su questioni inerenti a imposte armonizzate, le quali hanno rilevanza sovranazionale, incidendo sul principio della concorrenza e quindi sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea. 4.- Circa il fondamento delle questioni inerenti all'art. 1, commi 200 e 201, della legge n. 197 del 2022 per violazione degli artt. 3, 23, 24, 53, 97, primo comma, e 111 Cost., nonché degli artt. 6, 13 e 17 CEDU (quanto, in particolare, alla prevista impugnabilità dell'eventuale diniego della definizione agevolata dinanzi all'organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia o che abbia dichiarato l'estinzione, e alla individuazione del medesimo diniego della definizione quale motivo di revocazione del provvedimento di estinzione), la Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria innanzitutto ravvisa una compressione del diritto di difesa nel fatto che la competenza sull'impugnazione del diniego di definizione agevolata viene attribuita al giudice del processo pendente anche ove si tratti di un giudizio di appello, sicché la valutazione di legittimità di tale diniego si svolge «in unica e sola istanza», precludendo la possibilità di una revisione della prima decisione giurisdizionale, nonostante la natura latamente afflittiva del provvedimento negativo in esame. È di seguito censurata l'introduzione di un nuovo «motivo speciale» di revocazione avverso il provvedimento di estinzione (decreto del presidente della sezione o ordinanza deliberata in camera di consiglio), che darebbe luogo ad un'ipotesi estranea sia all'art. 64 del d.lgs. n. 546 del 1992, in tema di revocazione delle sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado dalle Corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, e relativi motivi, sia all'art. 395 cod. proc. civ. , cui la disposizione sul processo tributario fa rinvio. L'ordinanza di rimessione sostiene che l'art. 1, comma 201, della legge n. 197 del 2022 violerebbe non solo il principio del giusto processo, ma anche le disposizioni degli artt. 13 e 17 CEDU in ordine al diritto ad un ricorso effettivo e al divieto dell'abuso di diritto. Ciò perché la disciplina in oggetto «estendendo un meccanismo impugnatorio tipico e tassativo relativo alle sentenze» a provvedimenti giurisdizionali di rango "inferiore", determinerebbe per un verso «uno squilibrio della posizione dell'Amministrazione finanziaria rispetto a quella del contribuente», posto che «solo quest'ultimo impugnerà il diniego e solo egli potrà accedere al rimedio della revocazione in relazione all'atto definitivo che nega la definizione agevolata, aggravando in tal modo il procedimento impositivo (in lesione dell'art. 97 Cost.), come nel caso in cui vi sia stata una prima decisione giurisdizionale sfavorevole al contribuente ed un espresso diniego di definizione agevolata». La Corte rimettente si duole di tale aggravio del procedimento tributario (contrario agli artt. 53 e 97 Cost.) e di quello giurisdizionale connesso (contrario all'art. 111 Cost.), che andrebbe esclusivamente a carico e svantaggio delle amministrazioni pubbliche impositrici. 5.- Ha depositato atto di intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque manifestamente infondate. 5.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri deduce l'inammissibilità delle questioni sub a), inerenti all'art. 1, comma 198, della legge n. 197 del 2022, per l'erronea individuazione della norma alla quale si attribuisce l'illegittimo effetto dell'estinzione del processo discendente dal pagamento anche della sola prima rata, essendo ciò stabilito piuttosto dall'art. 1, comma 194, della stessa legge, secondo il quale, nel caso di versamento rateale, la definizione agevolata si perfeziona con la presentazione della domanda di cui al comma 195 e con il pagamento degli importi dovuti con il versamento della prima rata. 5.2.- Quanto alle questioni sub b), inerenti all'art. 1, commi 200 e 201, della legge n. 197 del 2022, l'Avvocatura generale dello Stato motiva il rilievo di inammissibilità considerando che la Corte rimettente non ha sperimentato l'interpretazione delle norme in esame che indurrebbe a riconoscere anche all'amministrazione finanziaria la legittimazione ad agire in revocazione contro il provvedimento di estinzione nell'ipotesi di sopravvenuto diniego dell'istanza di definizione agevolata. La difesa dello Stato ravvisa nella disciplina in esame una simmetria tra l'effetto della dichiarazione di adesione alla definizione e il diniego di definizione: così come la prima dichiarazione costituisce condizione necessaria e sufficiente per l'immediata estinzione del giudizio, il sopravvenuto diniego di definizione costituisce condizione necessaria e sufficiente per riaprire il giudizio, anche indipendentemente dalla pronuncia del giudice sulla legittimità del diniego stesso. Pur prevedendo il comma 201 dell'art. 1 della legge citata che la revocazione è chiesta congiuntamente all'impugnazione del diniego, ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato non si potrebbe desumere una preclusione volta ad inibire all'ente impositore di azionare direttamente, senza attendere le iniziative del contribuente, lo strumento della revocazione in tutti i casi di diniego di definizione.