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Vorrei poi ricordare l'impegno fondamentale in politica estera e mi piacerebbe partire dalla capacità di un politico italiano autorevole, uno statista, cioè colui che guarda alle generazioni future, dimostrata - ad esempio - nel compromesso di Lussemburgo, quando il presidente francese Charles de Gaulle annunciò la sua intenzione di uscire dall'appena nata Comunità europea. Eppure, la capacità di mediazione di Emilio Colombo in quell'assise riportò la Francia all'interno della Comunità europea. Vorrei altresì ricordare - come ha ben detto il presidente Casini - l'atto europeo maturato insieme a Genscher, ministro degli affari esteri della Repubblica federale tedesca, in cui si pongono le basi della futura Unione europea, quella incompleta, che ancora non realizza gli intenti dei suoi padri fondatori. Quella però era l'Italia che contava nel contesto internazionale, perché era affidabile e credibile ed era soprattutto capace di costruire ponti, non di chiudersi in un regionalismo che tutt'oggi appare ai nostri occhi del tutto anacronistico. Quella è la visione di un'Italia che poteva sfidare il tempo in cui si viveva, ma soprattutto il tempo futuro in un contesto più allargato. E, oggi, se dobbiamo trarre qualche beneficio dai numerosi insegnamenti di Emilio Colombo, è nel capire che è una grande utopia pensare di poter affrontare le sfide globali con un regionalismo anacronistico. Quella è l'Italia che purtroppo non possiamo più avere, perché oggi dobbiamo avere un sogno più grande. Solamente con l'Europa - ci piaccia o meno - possiamo raccogliere le sfide globali. Tutto il resto è utopia o propaganda, che non riporterà l'Italia a essere un Paese credibile e affidabile. Concludo, Presidente, nel dire che ho frequentato il presidente Colombo negli ultimi anni della sua vita, ma non ho avuto la possibilità di vivere la sua vita politica, di cui però ho letto molto. Egli è accomunato da un filo conduttore a quella classe dirigente dei democratici cristiani, che era caratterizzata dalla prudenza, che qualcuno, un po' distratto, confonde con l'immobilismo. Assolutamente no: quella era la prudenza dell'intelligenza, della capacità di saper costruire dei ponti soprattutto con il dialogo. Capisco che è più difficile, ma è certamente l'unico orizzonte che abbiamo dinanzi a noi. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)) . MARGIOTTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA , sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti . Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato questa opportunità e soprattutto per aver voluto prevedere questa seduta di particolare importanza, per me anche particolarmente emozionante, considerata la lunga consuetudine che avevo con il presidente Colombo. Tutti gli interventi che sono stati sinora svolti - il suo, signor Presidente, di cui la ringrazio ancora una volta, ma anche quelli dei senatori Casini, Pittella e Saccone - hanno tratteggiato tante verità a proposito di una bellissima personalità. Io aggiungo soltanto un ricordo che credo sia significativo in questa Assemblea. Il presidente Casini ha ricordato il forte legame che Colombo aveva con i giovani: ci chiamavamo Movimento giovanile della DC, all'interno del quale ho iniziato a fare politica e il mio maestro era Emilio Colombo; ci chiamavamo "colombiani" e qualcuno ci chiamava "colombei". Quando partecipavamo alle prime riunioni nazionali, per noi, partiti dalla nostra terra, il fatto di dirci amici di Colombo ci meritava immediatamente una certa stima e una certa considerazione. Egli infatti è stato molto ammirato e apprezzato nel contesto del Partito e nel contesto nazionale e internazionale. Potrei raccontare tanti episodi, ma ha ragione il presidente Casini: per noi giovani andare ai corsi di formazione politica o andare a casa sua a parlare di politica significava parlare con una persona che il giorno prima aveva incontrato Bush o Margaret Thatcher o il Papa e che ci raccontava, con l'amabilità di un amico, le cose che si erano detti. Questo era il modo di fare politica e di formarsi. Concludo, Presidente, con un ricordo che mi pare significativo in questi tempi in un certo senso di antiparlamentarismo e di antipolitica: il presidente Colombo nel 2013 ha presieduto - i colleghi della scorsa legislatura lo ricorderanno - la prima seduta in quanto senatore anziano (aveva novantatré anni). E ha presieduto quella seduta con spirito impareggiabile, con senso delle istituzioni e dello Stato, e anche con la capacità - qualcuno ricorderà alcune sue battute - di moderare qualche bollente spirito. Più avanti tenne in questa sede - ed è questo che voglio ricordare - il suo ultimo intervento. Interveniva ormai pochissimo nel dibattito parlamentare, ma in occasione dei Consigli europei ci teneva molto - proprio per l'europeismo prima ricordato - a dare il proprio contributo. In quella occasione iniziò a parlare con l'incedere faticoso di chi ha novantatré anni, col suo blocchetto di appunti. A un certo punto - siamo sempre frettolosi nelle Aule parlamentari - scaduto il tempo a disposizione la Presidenza di turno iniziò a rumoreggiare; in genere, quando ciò accade, tutti i colleghi sono contenti, perché non vedono l'ora che si passi all'intervento successivo. Allora, invece, vi fu un moto diffuso in tutta l'Aula per significare al Presidente di lasciarlo parlare. I colleghi ci tenevano ad ascoltare le ultime parole - fu quello il suo ultimo discorso in Parlamento - di una persona che aveva ancora tanto da dire, soprattutto su certi temi. Ricordo bene questa pagina perché è un monito a tutti noi ad ascoltarci di più, a dare più importanza a quel che diciamo, a dare più importanza al ruolo che svolgiamo e al modo in cui lo facciamo. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)) . Sulla scomparsa di Adriana Pasquali DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, con una certa emozione mi accingo a ricordare Adriana Pasquali, senatrice del collegio di Bolzano. Sono - come sapete - senatore di Trento, di famiglia trentina, ma sono nato e cresciuto a Bolzano. Sono nato e cresciuto ammirando una persona come Adriana Pasquali. Adriana è una persona che ha avuto nella sua vita prima di tutto una caratterizzazione professionale. È stata uno degli avvocati più importanti del foro bolzanino. Fu precocemente maturata al liceo classico di Bolzano a diciassette anni; a ventuno anni si laureò in giurisprudenza; a ventitré anni divenne procuratore legale e fu la prima e la più giovane cassazionista della provincia di Bolzano. Divenne fondatrice e Presidente delle Camere penali di Bolzano, presidente dell'Ordine degli avvocati di Bolzano, rappresentando davvero per tutta la cittadinanza altoatesina un punto di riferimento nella sua vita, per la sua professione.