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il Ministro pro tempore Pier Carlo Padoan, uno degli autori del primo "salvataggio" a carico dello Stato, è stato di recente nominato nel consiglio di amministrazione di Unicredit per favorire il secondo "salvataggio", attraverso una privatizzazione per acquisizione da parte appunto di Unicredit, sempre con lo Stato che si accolla, in un modo o nell'altro, tutti i rischi e tutte le perdite, e nel 2017, quando giunse il consenso di Bruxelles al "salvataggio" da parte del Ministero dell'economia, lo stesso Padoan, allora Ministro, dichiarava che l'operazione sarebbe avvenuta senza costi per i contribuenti e che, anzi, lo Stato ci avrebbe guadagnato quando avrebbe rivenduto le azioni, mentre attualmente sembra che il Ministero abbia già assicurato formalmente alla banca un ulteriore sostegno con l'impiego di tutti gli 1,5 miliardi di euro previsti nel "decreto agosto" per il sostegno alle imprese a partecipazione pubblica, per sopperire al fabbisogno attuale che ammonterebbe a 2,2 miliardi di euro e che, "per rendere più appetibili fusioni e acquisizioni, il Ministero starebbe studiando lo scorporo di dieci miliardi di rischi legali da far confluire in un fondo statale", verosimilmente utilizzando ancora la società di gestione del risparmio "Amco", con la quale lo stesso Ministero ha già compiuto la maxioperazione di scorporo dei crediti deteriorati di MPS, sempre a carico ovviamente dello Stato e anch'essa propedeutica alla cessione della quota del 68 per cento adesso nelle mani del Ministero; considerati al riguardo i precedenti esborsi già connessi alla gestione di questo delicato dossier , non va inoltre trascurato il quadro che si va delineando nei diversi assetti societari dei gruppi bancari interessati nel delicato intreccio di interessi che, nel caso in cui dovesse realizzarsi la fusione tra Unicredit e MPS, andrebbe oggettivamente a favorire l'asse franco-tedesco, ove ciò comportasse lo scorporo e poi la successiva vendita della parte internazionale della banca, generando il gravissimo paradosso per cui il risanamento o ripianamento di debiti mediante il discutibile ricorso al bilancio dello Stato italiano andrebbe a favorire l'economia finanziaria e bancaria di altri Paesi, penalizzando il nostro, mentre esiste un secondo e diverso piano caldeggiato da altri esponenti della maggioranza affinché MPS resti "pubblica", con la realizzazione di un polo bancario pubblico, insieme con Banca popolare di Bari e quindi Mediocredito centrale, si chiede di sapere: se risponda al vero che la misura prevista nel disegno di legge di bilancio per il 2021 costerebbe almeno il doppio rispetto a quanto preventivato, incentivando fusioni e aggregazioni e accelerando il "risiko bancario", con vantaggi indubbi anche per la finanza straniera presente in Italia e quale sia l'ammontare complessivo a carico dello Stato dalle operazioni già effettuate a sostegno di MPS negli ultimi 7 anni e quali siano le previsioni di ulteriori costi per realizzare la privatizzazione dell'istituto, quale i tempi e le modalità; se risulti che siano state fondate le previsioni e le promesse del Ministro pro tempore Padoan, oggi designato a nuovo "regista" dell'operazione, secondo cui il "salvataggio" di MPS non sarebbe stato a carico dei contribuenti, ma anzi che lo Stato ci avrebbe guadagnato, e in tal caso, quale sia l'ammontare del "guadagno" da parte dello Stato nell'intera operazione che giungerebbe a breve a termine con la ipotizzata privatizzazione; qual sia la posizione del Ministro in indirizzo rispetto ai rischi illustrati e in modo specifico sulla possibilità che ciò determini lo scorporo e la successiva vendita della parte internazionale di Unicredit a soggetti bancari stranieri con la perdita quindi della più significativa presenza bancaria italiana all'estero; se la nomina nel consiglio di amministrazione di Unicredit dell'ex ministro Pier Carlo Padaon, deputato eletto nel collegio di Siena, e la sua successiva designazione al vertice dell'istituto, non possano comportare un palese conflitto di interessi, tanto più alla luce di quanto emerge dalle sentenze giudiziarie che chiamano in causa proprio coloro che erano stati designati al vertice dell'istituto per i bilanci realizzati negli anni in cui lo stesso Padoan era Ministro dell'economia; se non ritenga che il quadro ivi delineato non possa corrispondere alla circostanza per cui il MPS venga "salvato" con gravi costi a carico dello Stato, cioè dei cittadini, per essere "restituito" alla parte politica che di fatto lo ha gestito negli ultimi decenni, mentre la parte internazionale di Unicredit viene consegnata in mani straniere, che da tempo ambivano a acquisirla, con una spartizione di interessi che trova corrispondenza anche in altre operazioni finanziarie, bancarie e assicurative in corso e quale sia la posizione del Ministro sull'ipotesi alternativa, caldeggiata da esponenti della stessa maggioranza, di creare un polo bancario pubblico, favorendo l'aggregazione tra MPS e Banco popolare di Bari, con la regia di Mediocredito centrale, e a quanto ammonterebbero in tal caso i costi ulteriori a carico dello Stato ricadenti nell'"asse franco-tedesco", nel quadro delle operazioni in atto e dettagliatamente illustrate, a discapito della finanza pubblica nazionale. Atto n. 4-04478 URSO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: nel corso di un recente question time , svoltosi in Aula al Senato l'11 novembre 2020, il firmatario con l'interrogazione 3-02084 portava all'attenzione del Governo le operazioni poste in essere da alcuni fondi internazionali (in particolare, il fondo americano "Blackstone" e il fondo australiano "Macquarie"), che andavano a intrecciarsi con la confusa e contraddittoria gestione, da parte del Governo, del delicato dossier "ASPI" nella trattativa tra Cassa depositi e prestiti e Atlantia, secondo la quale i due fondi stranieri acquisirebbero ciascuno il 30 per cento delle azioni della società autostradale; i due investitori sono noti per la loro spregiudicatezza, circostanza che genera non pochi dubbi in ordine alla sicurezza dell'operazione e compatibilità della loro mission ai principi di trasparenza delle operazioni; veniva altresì evidenziato come il fondo Macquarie, gruppo finanziario miliardario australiano attivo in 31 Paesi, secondo gli osservatori sarebbe "famoso per garantire ottimi rendimenti ai suoi investitori ma non altrettanti servizi agli utenti", al punto da essere ribattezzato dagli australiani "la fabbrica dei milionari", e dagli inglesi "il canguro vampiro"; è di martedì 10 novembre la notizia che lo stesso Macquarie ha venduto proprio ad Atlantia, per circa un miliardo di dollari, il 100 per cento della propria partecipazione nella società concessionaria dei tunnel in Virginia; lo stesso fondo, oltre alla quota di Autostrade, sembrerebbe essere interessato anche ad un altro asset strategico, con l'offerta di 2,6 miliardi di euro presentata a ENEL per l'acquisto del 50 per cento di Open Fiber, la società di reti digitali a banda larga destinata alla fusione con la rete di Telecom Italia;