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Ma noi eravamo occupati in Parlamento, non eravamo in vacanza, presidente Conte. Lo ringraziamo, poi, di averci concesso l'opportunità di ascoltarlo in Parlamento con un'informativa. Noi siamo usciti dall'Aula e quindi non lo abbiamo ascoltato. Presidente Conte, le irrisioni e le beffe le tenga per sé. Vorrei dire, con la massima serietà, al presidente Calderoli che rappresenta la presidente Casellati, che la pazienza è finita. Ieri il presidente Monti - non un eversore: il presidente Monti, già Presidente del Consiglio e già autorevole esponente della Commissione europea - ha detto testualmente che il presidente Conte ha violato la legge e ha indebolito il Parlamento venendo a rendere una semplice informativa e non comunicazioni. Dunque, ribadisco ancora una volta che il Senato, il Parlamento ha il dovere e il diritto di pretendere che le leggi valgano per tutti, anche per il presidente Conte. Esiste o non esiste la legge n. 243 del 2012, che all'articolo 4 e all'articolo 5 prevedono tassativamente le comunicazioni al Parlamento e non le informative? Allora, presidente Conte, o viene qui e rispetta le leggi cui anche lei è legato, oppure non ci riservi questa ennesima umiliazione, peraltro con i toni ironici e beffardi che ha usato con le televisioni e con i mezzi di comunicazione. Vorrei una risposta dalla Presidenza del Senato su questo preciso problema. Esiste o non esiste la legge del 2012? È ancora operativa o non lo è più? Il presidente Conte o chi per lui - tutti i presidenti - sono ancora tenuti a rispettarla o no? Altrimenti non usciamo più da questa vicenda, presidente Calderoli. È una questione molto, molto seria, perché non abbiamo parlato di piccole cose. Abbiamo parlato del futuro dell'Italia, del futuro della nostra economia, della nostra società, dei milioni di disoccupati che potrebbero esserci a settembre, della possibilità o meno che l'Unione europea garantisca le risorse che molte volte ha promesso e che però noi ancora non abbiamo visto. Il presidente Conte dovrebbe avere anche l'intelligenza di capire che andare a trattare in Europa senza un mandato parlamentare non lo rende più forte, lo rende più debole. Se non capisce questo, credo che dovrebbe cambiare mestiere e dovrebbe anche smettere di umiliare le opposizioni con i toni che ha usato ieri in televisione, sorridendo con aria di superiorità. La fiera delle vanità che sta andando in onda a Villa Pamphili la tenga per sé. Noi, ancora una volta, lo invitiamo in Parlamento, lo sfidiamo a confrontarsi con noi anziché continuare a fuggire. Venendo al merito della questione, chiaramente a mio parere il suo intervento è stato strumentale. Noi abbiamo il diritto di essere anche strumentali, perché l'opposizione, quando è messa all'angolo, usa tutti i mezzi che ha, anche quelli strumentali. La pregiudiziale che noi abbiamo depositato ha comunque degli elementi seri che, a nostro avviso, vanno affrontati e discussi. Il primo dei quali è che la data del voto è stata scelta ancora una volta dal Governo e dalla maggioranza senza il confronto con le opposizioni; nemmeno sulle regole ci mettiamo d'accordo, nemmeno sulle regole elementari il Governo accetta il confronto con noi. Ebbene questa scelta pregiudica il diritto dell'elettorato attivo e di quello passivo; attivo perché è difficile fare e predisporre una campagna elettorale, organizzare la raccolta firme e trovare gli uffici pubblici aperti a ferragosto. Vi è poi, Presidente, un altro motivo che vorrei sottolineare; presidente Calderoli, che mi sembra sia l'unico ad ascoltarmi e di questo lo ringrazio, se esiste il limite del doppio mandato per i sindaci e spesso anche per i governatori, è perché è stato stabilito dal legislatore che esiste un dovere di bilanciamento tra la forza che ha un potere monocratico eletto direttamente e il limite del mandato. C'è cioè una posizione di naturale vantaggio elettorale e politico per il sindaco e il presidente di Regione che si ricandida. Il legislatore ha messo quindi un limite temporale alla durata dei mandati proprio perché c'è un naturale ed inevitabile abuso di posizione dominante, per usare un termine estraneo alla politica. È evidente che non potendo fare campagna elettorale per chi si candida contro l'uscente, non potendo organizzare una campagna elettorale a ferragosto, chi si candida contro un governatore o un sindaco uscente, ha di fatto già il 99 per cento delle possibilità di perdere le elezioni, perché non è nelle condizioni di svolgere la campagna elettorale. È una cosa da poco? Una banalità? Non vogliamo parlarne? Non importa, mettiamo l'ennesima fiducia. Tutto va bene e il Governo e il Parlamento continuano a fare quello che vogliono. Aggiungiamo poi delle considerazioni sul referendum. Si tratta di un referendum confermativo; certo non è abrogativo, non c'è il quorum , non c'è il pericolo che le elezioni politiche, comunali o amministrative concorrano ad elevare il quorum inevitabilmente e quindi ad alterare il senso dell'appuntamento elettorale, ma si tratta, come hanno scritto illustri costituzionalisti, di un referendum di sistema che mette in discussione le fondamenta della capacità rappresentativa del Parlamento e andrebbe tenuto lontano e distante dagli altri appuntamenti elettorali, soprattutto se si svolgono a poche settimane da ferragosto e in concomitanza con l'inizio dell'anno scolastico. Non ho più tempo perché vedo che il microfono lampeggia, quindi per tutti questi motivi, credo che il Governo dovrebbe evitare l'ennesimo schiaffo al Parlamento, l'ennesima umiliazione all'opposizione, avere un atteggiamento più collaborativo e anche un po' più intelligente. (Applausi) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. COMINCINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, farò un intervento breve, consegnando poi il testo del discorso. Avremmo volentieri fatto a meno di discutere della questione pregiudiziale e probabilmente sarebbe stato molto più interessante se il Parlamento si fosse quest'oggi confrontato, per esempio, sulla possibilità di evitare che le prossime scadenze elettorali si debbano svolgere ancora una volta nei locali delle scuole. Come sapete infatti questo comporta - oggi a maggior ragione, con tutte le criticità che le scuole hanno vissuto - una serie di problemi che dobbiamo trovare il modo di risolvere. Mi fa piacere che questa mattina in Commissione affari costituzionali sia passato un ordine del giorno che avevo presentato e che invita il Governo a procedere proprio in questa direzione. Sarebbe stato meglio però se come colleghi ne avessimo discusso quest'oggi, trovando insieme le modalità con le quali poter consentire che le elezioni si svolgano in locali diversi da quelli scolastici. Detto questo, le ragioni per le quali le due questioni pregiudiziali appaiono deboli rispetto a quello che è anche il dettato costituzionale, credo che abbiano a che fare con ragioni molto pratiche legate alla situazione che stiamo vivendo. Innanzitutto siamo chiamati a evitare assembramenti;