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Novanta giorni dopo le ha abbassate dell'8 per cento, con un differenziale del 13 per cento circa: più di 50 euro per famiglia su base annua. In principio l'Autorità aveva immaginato, con delibere ad hoc , la tutela da insolvenza di venditori e da qualsiasi altra situazione con polizze assicurative che avrebbero coperto queste evenienze. Il TAR ha pronunciato una sentenza avversa a questa lettura. Ora una revisione e un lavoro di raccordo sarebbero auspicabili per trovare una soluzione al problema. In ultimo vi è la questione relativa al referendum del giugno 2011 relativo all'acqua, rispetto al quale vi sono stati sicuramente dei luoghi comuni. In primo luogo, la volontà popolare espressa in quel referendum non fu rispettata, perché la remunerazione del capitale non sarebbe veramente stata abolita e il referendum avrebbe dettato una gestione esclusivamente pubblica del servizio idrico integrato. In realtà sulla vicenda si è già espressa la sentenza del Consiglio di Stato n. 2481 del 2017 la quale, intervenendo su sentenze del 2014 del TAR Lombardia sulla base di ricorsi fatti da alcune associazioni di consumatori, ricorda che il referendum che avrebbe obbligato l'affidamento del servizio idrico integrato esclusivamente ad aziende di diritto pubblico in realtà non si è mai svolto. Si trattava, infatti, di un referendum che non passò il vaglio di ammissibilità della Corte costituzionale e, quindi, non passò mai sotto la penna del popolo sovrano. Il referendum che invece arrivò alla matita del popolo, assieme a quello che cancellava l'obbligatorietà della gara o della concessione del 40 per cento del capitale per i servizi pubblici a rilevanza economica, era quello che aboliva, nella voce di formazione della tariffa idrica, la remunerazione forfettaria, che all'epoca era fissata al 7 per cento. L'ARERA, che a quei tempi aveva un altro nome e si chiamava Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (AEEGSI), ha ricalcolato tale tariffa sulla base del costo effettivo dell'investimento, sfruttando alcune metodologie più classiche dell'economia industriale - che adesso non approfondiamo - e ha stabilito che tale remunerazione fosse calcolata ispirandosi al principio del full recovery cost . In sostanza, il principio stabilito dalla sentenza - il quale, invece, veniva contestato dai presentatori del ricorso al TAR - è che nel caso in cui siamo effettivamente in presenza di investimenti, attingendo sia al credito privato che alle risorse proprie dell'ente, venga riconosciuta la tariffa sul costo pieno, mentre i sostenitori del ricorso negavano la possibilità nel caso in cui si attingesse alle risorse proprie dell'ente. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Steger. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in discussione ha un valore squisitamente tecnico e per questa ragione il nostro Gruppo non ha particolari osservazioni da fare. Reputiamo di buon senso il fatto che l'Autorità, in fase cautelativa, abbia adottato delle linee guida per stabilire gli ambiti di intervento di ordinaria amministrazione ed è importante che, per il periodo di prorogatio , sia prevista la trasmissione di una relazione alla Camera riguardante gli atti eventualmente adottati. Con ogni probabilità le Aule del Parlamento dovranno tornare a occuparsi di ARERA prima del 30 settembre, quando scadrà la proroga che stiamo votando. Da questo punto di vista ARERA è solo un esempio di quello che succede a causa di un prolungato periodo di incertezza politica. Crediamo ci sia materia su cui riflettere, così come ce n'è stata per Alitalia, per tutte quelle urgenze e problemi che richiedono una stabilità della politica e delle istituzioni. Gli ambiti di intervento dell'Agenzia sono tanti e tutti di straordinaria importanza: non solo l'acqua o l'energia, ma anche il tema importantissimo del conferimento dei rifiuti. Su questo, in Commissione, è stato presentato un ordine del giorno e il Governo, giustamente, si è esentato dall'assumere impegni, ribadendo che è in carica per gli affari correnti. In ogni caso, il mio auspicio è che i parlamentari di questa o della prossima legislatura tengano in doverosa considerazione tutti questi temi, che sono strategici e riguardano i consumatori e in qualche modo anche i diritti di cittadinanza, se si pensa a quelli dell'acqua o della cura dell'ambiente. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astorre. Ne ha facoltà. ASTORRE (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame si rende necessario a seguito della scadenza, avvenuta lo scorso 11 febbraio, del collegio dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente. Secondo quanto stabilito dalla legge istitutiva dell'Autorità, la legge n. 481 del 1995, la durata dei componenti e del Presidente del collegio è di sette anni non rinnovabili. Il fatto che il termine del mandato coincidesse con la scadenza naturale della legislatura ha portato il Governo Gentiloni a non procedere con la nomina e la formazione del nuovo collegio, per rispetto istituzionale verso il nuovo Parlamento. E, dunque - come è desumibile da apposito parere del Consiglio di Stato - lo svolgimento delle funzioni dell'Autorità, seppur ridotte agli atti di ordinaria amministrazione e agli atti indifferibili e urgenti, è proseguito in regime di prorogatio . In forza di una deliberazione adottata l'8 febbraio 2018, l'ARERA ha continuato a operare in regime di specifica prorogatio . Tuttavia, la prorogatio non può eccedere i sessanta giorni come da parere del giudice amministrativo e, pertanto, l'11 aprile 2018 il regime si è concluso. L'ulteriore prorogabilità avrebbe potuto configurarsi solo con un'apposita disposizione normativa e da qui nasce la necessità di un decreto-legge come quello al nostro esame, finalizzato a consentire a un'Autorità di svolgere funzioni davvero fondamentali, vale a dire la regolamentazione di settori industriali chiamati ad assicurare la fruizione di servizi pubblici di primaria utilità. Durante l'esame del provvedimento presso la Camera sono state introdotte due modifiche molto importanti e condivisibili: la prima riguarda la definitiva chiusura del regime di prorogatio , fissata inderogabilmente al 30 settembre; tempi certi che in un contesto politico ancora caratterizzato da elevatissime incertezze offrono però una scansione temporale in grado di consentire la formazione e, quindi, la piena operatività di un'Autorità così importante per la gestione dei sistemi energetici, idrici e ambientali. La seconda modifica consiste nell'assicurare al Parlamento il controllo sulla natura dell'ordinaria amministrazione e dell'indifferibilità e dell'urgenza degli atti attraverso la trasmissione alle Camere, ogni quarantacinque giorni, di una relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione. Il ruolo del Parlamento acquisisce la dovuta centralità, anche in merito alla procedura di nomina dei nuovi componenti.