[resaula]

Lo abbiamo visto in passato, anche nel momento in cui si costruivano accordi importanti, come alla Valletta, piuttosto che nei passaggi più decisivi per un nuovo modo di regolamentare la gestione dei flussi migratori: abbiamo visto Salvini dietro i fili spinati insieme a Orbán, che è quel signore che, quando noi chiediamo la ricollocazione su base volontaria, risponde: mai, mai un immigrato sbarcato sulle nostre coste. (Applausi) . Viene meno il principio di solidarietà, viene meno l'Europa. Questo è il punto fondamentale ed è qui che giochiamo il futuro dell'Europa, se riaffermiamo quel principio di solidarietà. La fatica della politica di questo Governo ha portato, ad esempio sulla missione europea Irini, dopo che era stata di fatto smantellata precedentemente, non solo a decidere di ritornare nel Mediterraneo centrale, ma anche a far sì che i Greci, che mettono una nave, d'ora in poi non sbarcheranno i migranti in Italia ma, per il principio del burden sharing , della condivisione degli oneri, li porteranno in Grecia. Questo è un passaggio fondamentale, perché è l'embrione di quella ricollocazione cui abbiamo lavorato con fatica. Non bastano gli slogan in Europa. (Applausi) . Bisogna lavorare concretamente. (Applausi) . Chiudo il ragionamento per dire che oggi arriviamo a costruire un pacchetto complessivo: Sure, BEI, la linea pandemic crisis support del MES, il recovery fund . Quando avremo il quadro complessivo sapremo quante risorse potremo complessivamente ottenere e quali strumenti utilizzare. Su questo vogliamo che il Parlamento si possa pronunciare, quando avremo il quadro complessivo. Ma la cosa più importante - chiudo su questo - è avere idee chiare su come utilizzeremo questi soldi: serve un piano strategico fondamentale. Deve essere l'occasione per ripensare il nostro modello di sviluppo alla luce di quanto è successo con il Covid-19. Questa è la nostra sfida più importante. (Applausi) . Per questo è bene che si inizi a ragionare sul decreto semplificazione, perché questi soldi dovremo saper spenderli bene e velocemente e su questo siamo chiamati ad esprimerci. Vorrei chiudere con questo. Il segnale forte che lei, Presidente, vuole ricevere noi oggi glielo daremo, per andare in Europa da protagonisti e per poter accorciare anche quel divario che c'è tra l'opinione pubblica e l'Europa. Troppo spesso noi abbiamo descritto l'Europa come matrigna; abbiamo detto: «ce lo chiede l'Europa», spesso per coprire l'incapacità dei nostri Governi, di tutti i colori, di fare quelle riforme che erano necessarie per il nostro Paese. Oggi noi abbiamo un'occasione straordinaria: con tutte le risorse che arrivano dall'Europa non possiamo sbagliare. Non possiamo sbagliare per le nostre imprese, che sono in evidente difficoltà, per i soggetti più fragili e per quelle famiglie che - come ha ricordato nel suo intervento, Presidente del Consiglio - hanno pagato un prezzo molto alto in termini di vite umane. Oggi abbiamo una scommessa molto importante, che è quella di restituire credibilità all'Europa e alla nostra azione politica. La credibilità e la fiducia in Europa e nel mondo valgono più di mille sondaggi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romani. Ne ha facoltà. ROMANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei partire da una sottolineatura che ha fatto il presidente Conte, che non mi sembra irrilevante. Lei, Presidente, ha detto che la crisi determinata dalla pandemia è una crisi simmetrica, alla quale si deve rispondere, anche, se necessario, con soluzioni asimmetriche. Ciò significa che la pandemia è una crisi simmetrica, che ha coinvolto tutti i Paesi europei, ma probabilmente gli effetti e le soluzioni hanno una caratteristica tipicamente asimmetrica. Noi viviamo in un clima di totale incertezza; abbiamo messo sotto controllo la pandemia in Italia, nel nostro Paese, grazie alla straordinaria disciplina del popolo italiano. Ma la pandemia non è finita nel mondo; vediamo quanto sta accadendo negli Stati Uniti, vediamo quanto accade in America latina, non sappiamo esattamente cosa accade in Africa e sicuramente non accadono cose buone in alcuni Stati asiatici. Quindi c'è la possibilità e la probabilità di un ritorno della crisi pandemica, forse in autunno, forse nel prossimo anno. Viviamo in un clima di incertezza totale, che mi costringe a farmi e a farle alcune domande e a cercare alcune risposte. Per fare queste domande, mi piacerebbe mettere a sistema alcuni numeri che sono in campo. L'unico intervento vero e reale con il quale ci confrontiamo è l'intervento della BCE: 1.350 miliardi. Il PEP (Purchase emergency program) durerà fino alla metà del prossimo anno. Nel frattempo l'Europa ha immaginato, con il temporary framework , di stabilire ad esempio la sospensione del Patto di stabilità, di accordare flessibilità per quanto riguarda gli aiuti di Stato e nell'uso delle risorse di coesione (argomento che per noi italiani è abbastanza complicato, perché non le abbiamo mai usate correttamente). Questa flessibilità vuol dire sostanzialmente che non c'è più bisogno del cofinanziamento italiano rispetto alle risorse che l'Europa mette a disposizione e che noi spendiamo male, in una frammentazione delle decisioni che a esse presiedono. Nel frattempo l'Europa dice di aver messo a disposizione 540 miliardi: i 100 miliardi del Sure, i 200 miliardi di mobilitazione (chiamiamola così) della Banca europea degli investimenti e i famosi, fantomatici 240 miliardi del MES. Dico questo perché c'è un precedente rispetto all'intervento della Banca centrale europea; mi riferisco al famoso precedente del 26 luglio 2012. Allora il presidente Draghi disse che, nell'ambito del suo mandato, la BCE era pronta a salvaguardare l'euro con ogni mezzo (il famoso " whatever it takes ") e che questo sarebbe stato sufficiente. Ma Draghi in quel momento, mentre pronunciava alla conferenza di Londra queste parole, aveva a disposizione un formidabile strumento di deterrenza finanziaria, che erano gli OMT, che forse alcuni di voi non conoscono, ma che, detto in inglese, vogliono significare gli outright monetary transactions e che, detto in italiano, sono le operazioni definitive monetarie. Sono quello strumento finanziario che consentirebbe alla BCE, e che poteva consentire già allora, l'intervento nell'acquisto di titoli di Stato sul mercato primario (oggi la Banca centrale europea interviene nell'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario). Quel formidabile strumento di deterrenza finanziaria non fu utilizzato e non fu necessario utilizzarlo; bastò la parola di Draghi in quella sede e bastò anche la conoscenza di quello strumento. Però c'è un problema: l'utilizzo o l'eventuale utilizzo di quello strumento presuppone l'adesione al MES. Ecco perché in precedenza ho fatto riferimento alla crisi e alla soluzione del problema asimmetrico: quello strumento si può utilizzare laddove c'è una crisi asimmetrica e l'adesione al MES consente l'utilizzo di questo straordinario strumento finanziario.