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Mi permetto di offrire una testimonianza visto che fu il mio Governo a presentare quella legge approvata a larghissima maggioranza dal Parlamento. Prima di allora, il Governo non discuteva con il Parlamento la linea da seguire al Consiglio europeo. Partecipando alle riunioni del Consiglio europeo in quella stagione di grave crisi finanziaria, mi resi presto conto che la parte più forte in quel momento, la cancelliera Merkel, nell'intento di resistere alle pressioni che a quel tavolo venivano da Italia e Francia affinché la Germania non si opponesse ad una governance proattiva della zona euro, capace di sconfiggere la speculazione e ristabilire la fiducia nell'integrità dell'euro, di fronte a questo pressing , continuamente diceva che lei sarebbe stata disposta a venirci incontro, ma, doveva tenere conto del Parlamento e della Corte costituzionale. Finché serenamente una volta le feci presente che ciascuno di noi, seduto a quel tavolo, aveva un Parlamento e persino una Corte costituzionale. È vero però che il Parlamento non emetteva allora indirizzi, vincoli, pressioni sul Governo, che sono viceversa utili anche per dargli forza. Vorrei concludere dicendo però che altro è quella ratio politica di rafforzare il Governo e il Presidente del Consiglio con un mandato parlamentare quando si trattava, come si tratta nella gran parte dei casi in sede di Consiglio europeo, di questioni tra i membri dell'Unione europea. In questo caso però si tratta di definire una posizione dell'intera Unione europea nei confronti di un Paese esterno, amico e aggredito, e credo che tutto possa essere considerato, studiato e fatto con forza tranne immaginare ostacoli per ragioni particolari, che i senatori Casini e Renzi hanno bene illustrato, all'azione del Governo e del Presidente in questa circostanza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle dal 24 febbraio ha con fermezza condannato l'aggressione militare russa contro l'Ucraina perché contraria ai più basilari principi del diritto internazionale. Pensare nell'Europa del XXI secolo di mutare i confini di un Paese sovrano con i carri armati è semplicemente inaccettabile e per questo ci siamo subito schierati al fianco del popolo ucraino con aiuti umanitari, accogliendo profughi e sostenendo la legittima resistenza di un intero Paese, seppur consapevoli che questo conflitto è la degenerazione di una frattura che si doveva e poteva comporre anni fa. Colleghe, colleghi, aprendo un libro di storia, ci rendiamo conto che le date più significative sono segnate da guerre e anche i giorni che stiamo vivendo verranno studiati sui manuali di storia dei nostri figli. Allora dobbiamo sforzarci di cambiare paradigma, senza cedere alla stessa perversa logica del passato. È indispensabile che questa storia la scriviamo bene oggi. Noi vogliamo che quando i nostri figli e i nostri nipoti leggeranno ciò che stiamo decidendo oggi, siano orgogliosi del nostro lavoro e consapevoli che abbiamo fatto l'impossibile per lasciargli un mondo in pace. Purtroppo non sarà un compito facile. Le recenti minacce russe alla Lituania, nel caso in cui Vilnius non revochi il blocco al transito delle merci tra Kaliningrad e il resto della Federazione Russa, sono pericolose. La Lituania è nella NATO dal 2004 e l'Unione europea non può permettere che questa possa diventare la scintilla in grado di far degenerare il conflitto. In Commissione affari esteri, emigrazione, pochi minuti fa abbiamo audito l'ambasciatore dell'Unione europea a Mosca, Markus Ederer, che ci ha rassicurato sul transito delle merci. La mia forza politica, però, ha sempre sollecitato la necessità di giungere a una soluzione politica del conflitto. Anche nei momenti più bui di questa guerra abbiamo implorato che si accendesse la luce della diplomazia e continueremo a farlo fino a quando le parole prenderanno il posto delle pallottole. (Applausi) . Presidente Draghi, i pilastri che contraddistinguono da quasi un secolo la nostra collocazione geopolitica sono in estrema sintesi tre: quello europeista, quello atlantista e la vocazione mediterranea. Pensare di far venire meno anche uno di questi tre pilastri equivale a far cedere l'intero assetto internazionale del nostro Paese e di questo ne abbiamo piena contezza. Però, Presidente, converrà che questo non può e non deve impedirci di avere una postura critica su certe scelte, non ci deve impedire di ricordare ai nostri partner che guerre come quelle contro Afghanistan, Iraq e Libia hanno seminato morte e distruzione proprio come quella odierna in Ucraina. Allora mi domando e vi domando: qual è il metodo per evitare una guerra? Come ho già avuto modo di evidenziare in quest'Aula all'inizio del conflitto, compito della politica dovrebbe essere quello di anticipare i problemi, di prevenire certe degenerazioni. In certi frangenti è indispensabile essere razionali, non farsi travolgere dagli eventi, non indossare subito l'elmetto, ma escogitare soluzioni alternative, non dimenticando i bisogni di quegli italiani che rappresentiamo. Come è stato fatto dal nostro presidente Conte ai tavoli europei, noi chiediamo di far valere, con coraggio e determinazione, gli interessi nazionali, in particolare delle categorie più fragili. Noi auspichiamo che a quei tavoli sia rappresentata la sofferenza di troppe famiglie ed imprese che dopo due anni di Covid oggi subiscono anche le conseguenze economiche di questo conflitto. Ed è indispensabile, in questo momento storico, proprio come è stato fatto con il recovery fund , ancora di più sviluppare politiche keynesiane in grado di azionare quel moltiplicatore economico di cui necessita il nostro Paese: un esempio è il superbonus al 110 per cento, che sta rilanciando il settore edilizio e sta rendendo le nostre abitazioni più sostenibili e sicure. Allora, presidente Draghi, glielo dico chiaramente: questa misura virtuosa va sostenuta e non osteggiata. (Applausi) . In conclusione, dopo quattro mesi di guerra noi le chiediamo di farsi portavoce al Consiglio europeo di due punti per noi importanti: primo, sollecitiamo nuovamente la necessità di porre in essere iniziative politiche orientate a giungere al più presto a un cessate il fuoco e poi a una definizione pacifica del conflitto; secondo, serve un più pieno e costante coinvolgimento del Parlamento in relazione all'indirizzo politico che verrà perseguito dal Governo italiano nei consessi europei e internazionali, inclusa l'eventuale decisione di inviare nuove forniture militari. (Applausi) . Concludo davvero dicendo che dopo migliaia e migliaia di vittime è indispensabile passare dalla diplomazia delle armi alle armi della diplomazia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (CAL-Alt-PC-IdV) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, presidente Draghi, siamo qui a discutere - se così si può affermare - di quello che lei dovrebbe andare a dire nel prossimo Consiglio europeo il 23 e 24 giugno.