[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 15-ter, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come introdotto dall'art. 13 del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419), promosso con ordinanza del 27 settembre 2002 dal Tribunale amministrativo regionale per la Toscana sul ricorso proposto da Graziano Memmini contro l'Azienda sanitaria USL n. 11 di Empoli ed altra, iscritta al n. 57 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 9, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione di Graziano Memmini e dell'USL n. 11 di Empoli nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 22 marzo 2005 il Giudice relatore Annibale Marini; uditi gli avvocati Roberto Romei per l'USL n. 11 di Empoli e l'Avvocato dello Stato Giuseppe Nucaro per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana, nel corso di un giudizio per l'annullamento del provvedimento di conferimento dell'incarico di dirigente medico di struttura complessa di un'Azienda sanitaria locale, ha sollevato, in riferimento all'art. 97, commi primo e terzo, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 15-ter, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come introdotto dall'art. 13 del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419), «nella parte in cui non prevede criteri, o quanto meno l'obbligo di adottarli, per la scelta tra concorrenti tutti risultati destinatari di identici giudizi di idoneità ad assumere l'incarico di direttore di struttura complessa del SSN»; che nel giudizio a quo il ricorrente lamenta il difetto di motivazione del provvedimento impugnato; che, ad avviso del rimettente, il sistema selettivo previsto dalla norma impugnata, secondo cui il direttore generale attribuisce l'incarico di direzione di struttura complessa sulla base di una rosa di candidati idonei selezionata da un'apposita commissione, non comporterebbe in realtà alcun obbligo di motivazione in quanto, non essendo prevista la formazione di una graduatoria tra gli idonei e non essendo sindacabile la valutazione di idoneità professionale operata dalla commissione, la facoltà di scelta dell'amministrazione risulterebbe fondata solo su ragioni di opportunità, cosicché il ricorso dovrebbe essere respinto; che tale sistema si porrebbe, tuttavia, in contrasto sia con il principio secondo cui l'accesso ai pubblici impieghi avviene per concorso (art. 97, terzo comma, della Costituzione) sia con i principi di buon andamento e di imparzialità dell'organizzazione amministrativa (art. 97, primo comma, della Costituzione), in quanto attribuirebbe all'amministrazione, nel caso di candidati dichiarati idonei in base ad un identico giudizio, una facoltà di scelta del vincitore del tutto arbitraria; che si è costituito Graziano Memmini, ricorrente nel giudizio a quo, argomentando diffusamente a sostegno dell'accoglimento della questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR Toscana; che si è altresì costituita la Azienda USL n. 11 di Empoli, resistente nel giudizio a quo, eccependo preliminarmente l'inammissibilità della questione sia per la mancata notifica dell'ordinanza al Presidente del Consiglio dei ministri sia per difetto di rilevanza, essendo il rimettente privo di giurisdizione in relazione alla domanda proposta; che – secondo la suddetta Azienda – la questione sarebbe, comunque, infondata nel merito, in quanto la disciplina, di stampo privatistico, prevista dalla norma impugnata, pur non avendo i caratteri della procedura concorsuale, sarebbe comunque conforme ai principi di imparzialità ed efficienza della pubblica amministrazione, restando escluso il rischio di una scelta arbitraria del vincitore, da parte dell'amministrazione, proprio in considerazione della previa valutazione tecnica di idoneità da parte della commissione; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo a sua volta per la declaratoria di non fondatezza della questione; che – ad avviso della parte pubblica – non sussisterebbe violazione né dell'obbligo di motivazione né del principio di buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione, in quanto l'attribuzione dell'incarico di direzione di struttura complessa da parte del direttore generale avviene, secondo la disciplina impugnata, sulla base del parere tecnico della commissione. Considerato che il rimettente dubita, in riferimento all'art. 97, commi primo e terzo, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 15-ter, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come introdotto dall'art. 13 del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419), nella parte in cui non prevede che il direttore generale abbia l'obbligo di motivare, ai fini dell'attribuzione dell'incarico di direzione di struttura complessa di un'Azienda sanitaria locale, la scelta da lui effettuata nell'ambito di una rosa di candidati destinatari di identici giudizi di idoneità; che l'eccezione di inammissibilità della questione sollevata dall'Azienda USL n. 11 di Empoli, per l'asserito difetto di notifica dell'ordinanza al Presidente del Consiglio dei ministri, è destituita in fatto di fondamento, risultando in atti la prova, offerta dall'avviso di ricevimento, della notificazione eseguita a mezzo del servizio postale; che, per quanto concerne il giudizio di rilevanza, il rimettente afferma apoditticamente la propria giurisdizione, limitandosi a citare la disposizione di cui all'art. 68, comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come sostituito dall'art. 29 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80, secondo la quale restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni;