[pronunce]

ancora, il potere sostitutivo deve essere esercitato da un organo di governo della Regione o sulla base di una decisione di questo, a causa dell'attitudine dell'intervento ad incidere sull'autonomia costituzionale dell'ente sostituito (sentenze n. 460 del 1989 e n. 313 del 2003); da ultimo, è necessario che la legge predisponga congrue garanzie procedimentali per l'esercizio del potere sostitutivo, in conformità al principio di leale collaborazione: dovrà dunque essere previsto un procedimento nel quale l'ente sostituito sia messo in grado di interloquire e di evitare la sostituzione attraverso l'autonomo adempimento (sentenza n. 416 del 1995 e ordinanza n. 53 del 2003). 5. - Alla luce di tali considerazioni, le censure proposte avverso l'art. 24 della legge della Regione Puglia n. 18 del 2002 non sono fondate. Come prima argomentato, l'art. 120 Cost. si limita a disciplinare una specifica ipotesi di carattere straordinario, mentre ulteriori ipotesi di poteri sostitutivi, possono essere regolate dalla legge statale, ovvero dalla legge regionale, “secondo l'ordine delle competenze rispettivamente […] fissato dalla Costituzione” (sentenza n. 313 del 2003). Nel caso in esame, lo Stato non ha svolto alcuna considerazione volta a contestare la competenza della Regione a disciplinare la materia regolata dalla normativa impugnata. Secondo la disposizione in esame, “in caso di mancato o irregolare esercizio da parte degli enti locali delle funzioni agli stessi conferite dalla presente legge, la Giunta regionale, previa immediata diffida e dopo sessanta giorni dalla stessa, dispone, con propri provvedimenti, specifici interventi in sostituzione dell'ente locale inadempiente”. Risulta evidente che tale previsione soddisfa i requisiti, più sopra ricordati, che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, devono caratterizzare le norme contemplanti ipotesi di poteri sostitutivi. In particolare, il primo requisito è soddisfatto dalla circostanza secondo la quale l'esercizio del potere sostitutivo è previsto da una legge, che ne disciplina anche i presupposti sostanziali e procedurali; l'attribuzione di tale potere alla Giunta regionale soddisfa il terzo requisito, mentre l'ultimo appare soddisfatto dal meccanismo della diffida così come in concreto regolato dalla disposizione in esame. La necessarietà della diffida rivolta all'ente sostituendo, infatti, rende certa l'esistenza di una fase procedimentale nell'ambito della quale quest'ultimo sia reso consapevole dell'intenzione della Giunta regionale di attivarsi per la sostituzione; mentre la previsione secondo cui l'intervento sostitutivo non può essere posto in essere se non siano trascorsi almeno sessanta giorni dalla diffida determina la concreta possibilità, per l'ente sostituendo, di interloquire con la Giunta regionale e, se del caso, di attivarsi per il compimento degli atti in questione al fine di evitare la sostituzione. Quanto al secondo requisito - ossia alla circostanza che gli atti per i quali è possibile procedere alla sostituzione debbano essere giuridicamente vincolati per il soggetto sostituito - la norma impugnata si limita a prevedere che l'intervento della Giunta regionale possa attivarsi “in caso di mancato o irregolare esercizio […] di funzioni conferite dalla presente legge”. Peraltro la necessità di procedere ad una interpretazione conforme ai precetti costituzionali non può non portare alla conclusione secondo la quale la norma oggetto del presente giudizio è applicabile soltanto a casi di mancato o irregolare compimento di quegli atti o attività che siano configurati dalla legge regionale n. 18 del 2002 come veri e propri obblighi giuridici- se non nel quando e nel quomodo, almeno nell'an - a carico degli enti nei cui confronti può essere disposta la sostituzione. Resta fermo, ovviamente, che ove vengano in concreto posti in essere atti comportanti l'esercizio di poteri sostitutivi nei confronti di atti o attività non giuridicamente vincolati neanche nell'an, contro di essi si potrà fare ricorso ai rimedi previsti dall'ordinamento. Tali considerazioni - unitamente a quelle più sopra svolte - palesano la infondatezza della sollevata questione di legittimità costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 24 della legge della Regione Puglia 31 ottobre 2002, n. 18 (Testo unico sulla disciplina del trasporto pubblico locale), sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento agli articoli 114, 117, secondo comma, lettera p), e 120, secondo comma, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 febbraio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 marzo 2004. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA