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a partire dagli anni Duemila, nei Paesi del Corno d'Africa, nonostante il tasso di sviluppo economico sia diventato più stabile, facendo registrare - in particolare in Etiopia - una crescita senza precedenti, non si sono registrati significativi miglioramenti in termini di riduzione della povertà; nell'ambito della graduatoria mondiale dell'indice di sviluppo umano per l'anno 2020, i Paesi del Corno d'Africa continuano ad occupare gli ultimi posti, con la Somalia esclusa dall'elenco per l'inattendibilità dei dati disponibili, con il Sud Sudan che occupa la 185 a posizione a livello mondiale su 189 posti complessivi, l'Eritrea la 180 a , l'Etiopia la 173 a , il Sudan la 170 a , Gibuti la 166 a e il Kenya la 143 a ; rilevato inoltre che: gli interessi di tipo strategico, oltre a quelli prettamente economici, hanno determinato un crescente afflusso di investimenti nell'area del Corno d'Africa, proveniente in particolare dai Paesi del Golfo, dell'Asia e dalla Turchia, che hanno assunto la forma di investimenti diretti, aiuti economici e rimesse; l'importanza strategica della regione è confermata dall'attenzione con cui medi e grandi attori, regionali e internazionali, inclusi gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l'Iran, l'India ed Israele, guardano ad essa, nel quadro di una competizione, commerciale ed infrastrutturale, crescente e foriera di produrre nuovi equilibri geopolitici; la Cina, in particolare, attraverso la Nuova Via della Seta marittima e la crescente quota di debito africano detenuta, appare da anni particolarmente interessata ad investimenti nell'area, soprattutto a Gibuti, dove, dopo aver investito tra il 2012 e il 2020 14 miliardi di dollari, ha inaugurato nel 2017 la sua prima base militare fuori dal territorio cinese e avviato, sin dal 2018, un progetto per l'istituzione di una zona di libero scambio internazionale intorno all'area portuale della capitale gibutina, con un investimento di 3,5 miliardi di dollari; il Corno d'Africa rappresenta, peraltro, in termini geopolitici anche un retroterra strategico di primaria importanza per la diplomazia europea, impegnata nell'area a difendere gli interessi degli Stati membri dell'Unione europea dalle molteplici minacce che da quel quadrante potrebbero derivare, ivi incluso il rischio, mai del tutto attenuato, del perpetrarsi di nuove ondate migratorie in direzione del Vecchio Continente; la valenza geopolitica e strategica del Corno d'Africa, anche in termini securitari, è dimostrata dal numero piuttosto elevato delle missioni internazionali ivi operanti e delle basi militari straniere presenti, in particolare a Gibuti, impegnate a supporto dell'azione di contrasto alla pirateria e al terrorismo internazionale di matrice islamista, radicato stabilmente soprattutto in Somalia con il «Movimento di Resistenza Popolare nella Terra delle Due Migrazioni» o Al-Shabaab ; tenuto conto che: la Comunità internazionale ha ritenuto per anni che la contrapposizione fra Eritrea ed Etiopia, conseguente alla guerra combattuta dai due Paesi fra il 1998 ed il 2000 per questioni legate alla definizione dei confini e il possesso della città di Badme, rappresentasse il principale ostacolo alla stabilità e allo sviluppo sociale, economico e culturale dell'intero Corno d'Africa; con l'ascesa al potere ad Addis Abeba di Abiy Ahmed e la firma nel settembre 2018 del Trattato di pace fra Etiopia ed Eritrea, noto come Intesa di Gedda, siglato anche grazie alla mediazione dell'Arabia Saudita, delle Nazioni Unite, dell'Unione africana e degli Emirati Arabi Uniti, il Corno d'Africa era sembrato avviarsi risolutamente verso una stagione di pacificazione, di pieno rilancio economico e di stabilizzazione politica; l'integrazione economica regionale, fondata su valori culturali condivisi, anche con il concorso di organismi di cooperazione regionale come l'Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD), è stata considerata non solo un progetto a valenza prettamente economica, ma anche una componente essenziale per garantire la pace e la riconciliazione nell'intera regione del Corno d'Africa, promuovendo altresì condizioni di sicurezza alimentare, protezione ambientale e migliori opportunità per lo sviluppo umano delle popolazioni ivi residenti; ricordato tuttavia che: la diffusione della pandemia da Covid-19, ma soprattutto il conflitto apertosi nel novembre 2020 tra il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) e il Governo Federale Etiope, che, ancora in corso, ha già provocato migliaia di vittime fra militari e civili e che, secondo le Nazioni Unite, ha determinato più di due milioni di sfollati e messo a rischio umanitario circa 5 milioni di persone, stanno seriamente compromettendo le prospettive di pacificazione e di stabilità dell'intera regione, stante anche il pericoloso effetto domino che sembra derivarne in termini di sicurezza collettiva; un recente rapporto congiunto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e della Commissione Etiope per i Diritti Umani sta evidenziando, con riferimento a tale conflitto, il perpetrarsi di una serie di gravi e generalizzate violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nelle aree di crisi, tali da configurare possibili crimini di guerra e contro l'umanità, con pratiche come omicidi illegali ed esecuzioni extragiudiziali, episodi di tortura, di violenza sessuale e di genere, violazioni contro i rifugiati e sfollamento forzato di civili; oltre alle questioni etniche interne ed alla fragilità istituzionale che rischiano di destabilizzarne la stabilità e le prospettive di sviluppo economico, l'Etiopia deve peraltro gestire anche le conseguenze economiche e politiche del completamento della grande diga sul Nilo ( Grand Ethiopian Reinassance Dam - GERD), in particolare in relazione ai rapporti con Paesi limitrofi come Egitto e Sudan, da sempre preoccupati che il progetto di Addis Abeba possa ridurre drasticamente la portata d'acqua del grande fiume africano e compromettere i loro rifornimenti idrici; l'Eritrea, schiacciata ancora da un parziale isolamento internazionale, da una persistente crisi economica e coinvolta militarmente nel conflitto che oppone Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) al Governo Federale Etiope, nonostante i tentativi di consolidare le relazioni economiche con l'Arabia Saudita e di porre fine alle tensioni anche con Gibuti e Somalia, non sembra ancora in grado di poter svolgere un ruolo positivo per la stabilizzazione della regione; la Somalia, considerata da anni uno "Stato fallito", costituisce tuttora un fattore chiave di instabilità per l'intera regione, per la cronica fragilità del suo assetto istituzionale, per il collasso delle sue infrastrutture primarie ed in ragione della presenza sul suo territorio di un gruppo terroristico Al-Shabaab che, attivo da anni, gode di ampio consenso fra la popolazione in ragione dei meccanismi di supplenza che esercita nella erogazione di servizi essenziali;