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nonostante gli sforzi compiuti dall'insieme dei soggetti che compongono il sistema scolastico, in particolare dei docenti, e nonostante gli stanziamenti di risorse previsti dal Governo, la didattica a distanza ha fatto emergere ed acuito diseguaglianze e differenze insite nei diversi contesti sociali, economici, familiari; tale strumento, inoltre, non può sostituire l'azione educativa fondata sulla relazione e sulla partecipazione attiva dei bambini e degli adolescenti, ancor più nel caso di studenti con disturbi dell'apprendimento e bisogni educativi speciali, aggravando il rischio di esclusione e di abbandono degli studi, cui sono particolarmente esposti gli studenti del percorso secondario di primo grado; la riduzione del tempo dell'apprendimento in classe e di conseguenza il monte ore complessivo per l'insegnamento frontale avrebbe conseguenze dannose per la crescita individuale e collettiva; è concreto il rischio di un aumento della povertà educativa: infatti, come evidenzia Save the Children, "oltre alla perdita di apprendimento, il mancato accesso alla didattica e alle attività educative, motorie e ricreative per bambini e adolescenti che vivono nei contesti più svantaggiati si può tradurre nella perdita di motivazione e in un isolamento che facilmente può portare all'aumento della dispersione scolastica e dei NEET, ovvero dei ragazzi fuori dai circuiti educativi e lavorativi"; come rileva l'ISTAT, le condizioni per usufruire della didattica a distanza dipendono in negativo da fattori endogeni alla scuola, in particolare: il 42 per cento degli studenti vive in case sovraffollate e inadatte allo studio; il 12,3 per cento (ovvero circa 850.000) sono privi di computer o tablet e il 57 per cento di coloro che ne dispongono devono condividerli con altri componenti della famiglia; non tutto il territorio nazionale è fornito di infrastrutture di rete adeguate alle esigenze della connettività, si chiede di sapere: quali determinazioni il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare, per quanto possibile, la sovrapposizione dei percorsi di recupero e integrazione con i nuovi argomenti curriculari dell'anno scolastico 2020/2021, al fine di favorire un ritorno accompagnato alla didattica e al rispetto di adeguati tempi di apprendimento; quali iniziative e quali strategie intenda porre in essere per evitare, in ogni modo, l'abbandono del percorso d'istruzione da parte degli alunni del secondo ciclo, in particolare nei contesti territoriali e socioeconomici più complessi; se e in che modo preveda di attivare programmi, specifici e quanto più dettagliati, mirati agli studenti con maggiori difficoltà e con bisogni educativi speciali, che necessitano di un accompagnamento costante nel percorso di istruzione e formazione, sennonché di consolidamento delle proprie, spesso deboli, reti sociali. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03965 VANIN Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: recentemente, come si apprende dalle notizie di stampa ("La Nuova Venezia" del 26 luglio 2020), l'Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura) ha trasmesso al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo il rapporto di missione sul sito di Venezia e laguna, stilato da tre ispettori dopo la visita, durata 4 giorni, alla fine di gennaio 2020, con il quale segnala un drastico peggioramento della situazione e il concreto rischio che Venezia e la sua laguna siano inserite nella lista dei siti considerati in pericolo; si tratta di un rapporto che ha esaminato lo stato di adempimento delle raccomandazioni già espresse nella missione del 2015 e le decisioni del comitato del patrimonio mondiale 40 COM 7B.52 (Istanbul, 2016), 41 COM 7B.48 (Cracovia, 2017) e 43 COM 7B.86 (Baku, 2019); nel complesso emergono lentezze e inadeguatezze rispetto alle azioni poste in essere fino ad oggi da Venezia nell'affrontare criticità legate al turismo e all'ambiente; pertanto è urgente e necessario adottare misure forti e concrete per tutelare la città ed elaborare una visione strategica, oggi assente, per raggiungere lo scopo; i temi affrontati dal rapporto sono 8 e riguardano, tra l'altro, il turismo, la residenza, il problema delle grandi navi, i progetti di sviluppo della città, la legge speciale, il MOSE (modulo sperimentale elettromeccanico) e l'ecosistema lagunare, ma ad essi seguono ben 50 raccomandazioni; considerato che: il rapporto Unesco mette in luce alcuni punti cruciali su cui intervenire; solleva la questione della riduzione del numero di turisti in arrivo a Venezia, ma al contempo evidenzia l'esistenza di progetti che vanno nella direzione opposta, come il progetto di potenziamento dell'aeroporto di Tessera, la realizzazione negli anni più recenti di enormi complessi alberghieri, alloggi turistici e B&B che aumentano la pressione turistica sulla città; inoltre, lamenta l'assenza di una decisione definitiva che vieti il passaggio delle grandi navi da crociera in laguna, esprimendo inoltre una netta contrarietà allo scavo del canale Vittorio Emanuele per i possibili effetti negativi che avrebbe sull'ambiente. Se non si riuscirà a trovare in tempi ragionevoli un collocamento del terminal croceristico al di fuori della laguna, gli ispettori raccomandano il trasferimento del settore crocieristico o di suoi aspetti verso altri porti attrezzati, come Trieste; il rapporto ritiene che sia necessario fermare i grandi progetti che possono aumentare l'impatto ambientale ed antropico su Venezia e la laguna, a cominciare dal nuovo deposito GPL di Chioggia. Si tratta di progetti che dovrebbero essere preventivamente esaminati dall'Unesco stessa. A tal proposito si chiede che la nuova "legge speciale" dia atto che Venezia è un sito Unesco, dando così una veste giuridica ai vincoli che l'iscrizione comporta; tra gli interventi indicati come essenziali vi è anche la rivisitazione della governance politica e amministrativa, che riduca il numero di soggetti coinvolti e la frammentazione delle competenze, soprattutto in sede locale, in favore di un'amministrazione centralizzata. In tale direzione va l'auspicio dell'interrogante che, tra l'altro, ha presentato il disegno di legge AS 1663 relativo all'adozione del "codice della laguna" e il disegno di legge AS 1830 per la ricostituzione del magistrato alle acque; ancora nello stesso documento si esprime preoccupazione per l'ecosistema lagunare chiedendo l'adozione di un piano morfologico della laguna, ma anche di un piano delle acque e del clima, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di propria competenza intendano adottare per dare corso alle necessarie verifiche e avviare un'approfondita indagine istruttoria volta ad accertare le inadempienze degli enti coinvolti nell'attuare le tutele imposte dalla natura del sito e già espresse dal Word heritage commitee;