[pronunce]

che il contesto in cui la norma è inserita, nel Capo II del Titolo II della legge n. 289 del 2002 dedicato solo al concordato fiscale, nonché una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 12, indurrebbero ad escludere che si sia «voluto falcidiare per tre quarti qualsiasi credito dello Stato perciò solo che sia iscritto a ruolo», dal momento che una diversa interpretazione consentirebbe una sorta di esproprio senza indennizzo di crediti; che, da ultimo, secondo l'Avvocatura dello Stato, l'art. 12 si riferirebbe ai soli carichi fiscali non strettamente tributari, secondo la definizione datane dall'art. 16 della legge n. 289 del 2002, intendendosi per tali quelli che vengono in considerazione nelle liti dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in cui è parte l'amministrazione finanziaria dello Stato. Considerato che il Tribunale di Varese ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), modificato dall'art. 5-bis del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27, e dell'art. 1, comma 2-decies, del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 143 (Disposizioni urgenti in tema di versamento e riscossione di tributi, di Fondazioni bancarie e di gare indette dalla Consip s.p.a. nonché di alienazione di aree appartenenti al patrimonio e al demanio dello Stato), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 212, in relazione agli artt. 3, primo comma, 27, terzo comma, 79 e 111, primo comma, della Costituzione; che, successivamente all'ordinanza di rimessione, questa Corte ha deciso analoga questione concernente l'art. 12 della legge n. 289 del 2002 con l'ordinanza n. 433 del 2004; che, con tale ordinanza, questa Corte ha dichiarato manifestamente infondata la questione allora sollevata, in quanto devono intendersi escluse dall'ambito di applicazione dell'art. 12 della legge n. 289 del 2002 – quale risulta anche a seguito dell'interpretazione autentica fornitane dall'art. 1, comma 2-decies, del decreto legge n. 143 del 2003, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge n. 212 del 2003 – le pene pecuniarie, le quali non possono essere equiparate alle altre entrate dello Stato; che, pertanto, anche le questioni in esame, fondate sul medesimo presupposto interpretativo di quella già dichiarata manifestamente infondata con la citata ordinanza n. 433 del 2004, devono ritenersi manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), modificato dall'art. 5-bis del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27, e dell'art. 1, comma 2-decies, del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 143 (Disposizioni urgenti in tema di versamento e riscossione di tributi, di Fondazioni bancarie e di gare indette dalla Consip s.p.a. nonché di alienazione di aree appartenenti al patrimonio e al demanio dello Stato), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 212, in relazione agli artt. 3, primo comma, 27, terzo comma, 79 e 111, primo comma, della Costituzione, sollevate dal Tribunale di Varese con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA