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Ricorda poi in particolare alcune criticità sull'istituto della mediazione, rispetto alla quale segnala come - soprattutto in materia di diritto di famiglia - gli obiettivi di semplificazione procedurale vengano vanificati: se la mediazione avente ad oggetto beni immobiliari passa per l'adempimento degli obblighi di trascrizione, ricorrendo all'atto pubblico notarile, si producono aggravi dei costi e complicazioni procedurali di non poco momento. Sull'atto di citazione c'è la necessità di intervenire anche sulle norme connesse quali quelle relative alla nullità dell'atto di citazione. In merito all'introduzione della causa con ricorso, esprime perplessità derivanti dal fatto che a fronte di uno stravolgimento considerevole, che difficilmente sarebbe approvato dalla stragrande maggioranza degli avvocati, si otterrebbe un guadagno in termini di performance di pochi giorni. In merito al giudice d'appello segnala come l'eliminazione dell'articolo 348- bis c.p.c. potrebbe - in qualche modo - ridurre l'ingorgo di giudizi pendenti in cassazione dovuto all'introduzione di questa norma. Ritiene comunque complessivamente che il progetto di riforma non posso garantire margini di maggiore celerità al processo civile. Ritorna poi sull'istituto della assunzione della prova da parte di un soggetto diverso dal giudice, esprimendo le proprie perplessità: a suo avviso, l'assunzione della prova è tipica manifestazione del potere giudiziale e pertanto deve essere riservata al magistrato, non potendo essere delegata all'avvocato. Interviene il senatore Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ) condividendo l'intervento senatore Caliendo sul problema del mancato accesso alla giustizia da parte di larghe fasce della popolazione: quindi auspica interventi strutturali in termini di risorse volte a potenziare il sistema giustizia. Occorre l'adozione di emendamenti condivisi sul testo segnalando in particolare la necessità di intervenire con strumenti di miglioramento della mediazione. Non condivide l'adozione come atto introduttivo del ricorso; non condivide, come già segnalato dai colleghi precedentemente intervenuti, la riduzione delle ipotesi di trattazione collegiale. Segnala poi la necessità che non si elimini il tentativo di conciliazione dinanzi al giudice di pace ed auspica una riflessione più approfondita in merito a quelle parti del disegno di legge dedicate al processo esecutivo, in particolare suggerendo una differenziazione delle modalità di esecuzione in base alla tipologia dei beni da aggredire. Occorre una riflessione anche in merito alle previsioni contenute dall'articolo 12. La relatrice ROSSOMANDO ( PD ) invita a valorizzare l'apporto del Parlamento rispetto al testo iniziale del Governo, espresso dal precedente esecutivo; la questione della mediazione e della negoziazione assistita può essere affrontata in funzione della deflazione di tipo stragiudiziale; anche la scelta tra citazione e ricorso, quella in ordine alle camere arbitrali ed in generale il miglior impiego della procedura, per conseguire l'accelerazione dei giudizi, sono tematiche suscettibili di un proficuo confronto tra Governo e Parlamento. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) lamenta che il Governo ha nominato i componenti della commissione ministeriale sul processo civile senza accedere alla richiesta di una rappresentanza politico-parlamentare: se tale organo, il 30 aprile, produrrà decisioni in totale autonomia, si avrebbe un modus operandi foriero di difficoltà nella trattazione parlamentare dei testi che il Governo dovesse proporre. Va difeso il principio dispositivo ad impulso di parte, che rientra nella tradizione giuridica del nostro Paese; sulla mediazione - e sulle ricadute economiche del freno rappresentato dalla lunghezza dei processi - vi sono proposte in campo, che attingono anche dall'esperienza anglosassone. Il diritto di famiglia, del resto, rappresenta un modello di celerità processuale che non può essere ignorato. Lamenta che l'articolo 8 pone ulteriori appesantimenti all'unica esecuzione forzata che tuttora funziona, quella presso i terzi. L'assunzione di magistrati, l'utilizzo delle tecnologie informatiche e la sanzione nei confronti del diniego di giustizia sono ulteriori strumenti, che possono conseguire i risultati proclamati dal Governo. Il senatore BALBONI ( FdI ) non si appassiona all'alternativa citazione-ricorso: quanto il giudice fissa l'udienza dopo un anno, la cosa è indipendente dall'atto introduttivo e risale, piuttosto, a differenziazioni organizzative presenti da tribunale a tribunale. C'è un problema manageriale, di carenza di autorevolezza dei magistrati investiti del coordinamento dei carichi di lavoro, mentre tecnici chiusi nella torre d'avorio ministeriale pontificano senza conoscere la realtà delle sedi giudiziali. Se i ritardi della giustizia hanno un costo grave per l'economia, come proclama il Governo, allora è contraddittorio che nel recovery plan sia dedicato alla giustizia un ammontare marginale delle risorse di fonte europea. Dissente dalla scelte di mettere in discussione la collegialità degli organi giurisdizionali; è contrario ad ampliare strumenti come la negoziazione assistita, ritenendo preferibile riprendere modelli esistenti in cui conciliazione ed arbitrato non sono obbligatori. Censura poi vibrantemente l'ipotesi di attribuire ad un avvocato una parcella maggiorata, se risolve la controversia in sede diversa da quella giudiziaria: la perdita di credibilità che la giurisdizione soffrirebbe, da questa ipotesi, sarebbe devastante. La senatrice EVANGELISTA ( M5S ) lamenta che gli operatori del diritto soffrano pesantemente del susseguirsi, negli ultimi anni, di interventi legislativi di natura processuale a costo zero: molto meglio interventi sul diritto sostanziale che riducano le aporie del processo, come ad esempio le cause divorzili che al momento richiedono un doppio accertamento pressoché identico. Dissente dalla proliferazione dei riti processuali, esprimendo preferenza per il ricorso del rito lavoristico. Il calendario delle udienze dovrebbe essere immediatamente collegato con l'assunzione delle prove; concorda con la necessità di dare autorevolezza al magistrato, a fronte della scarsa accettazione nella coscienza collettiva degli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, ma rileva che il disegno di legge in titolo non si connota per una posizione estremista in tema di mediazione obbligatoria. Il sottosegretario SISTO apprezza il tenore del dibattito sin qui svoltosi, ravvisando una diffusa volontà di ripartire con obiettivi intelligenti e conseguibili: del resto, i tavoli tecnici istituiti presso il suo Dicastero sono sedi di approfondimento, i cui risultati potranno essere discussi come contributo anche prima della fase emendativa. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il presidente OSTELLARI avverte che l'Ufficio di Presidenza integrato avrà luogo immediatamente. Non facendosi osservazioni, così resta stabilito. La seduta, sospesa alle ore 16,40, è ripresa alle ore 16,50.