[pronunce]

n. 35 del 2015) la Regione Abruzzo ha promosso, tra le altre, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 554, della legge n. 190 del 2014 in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost. Ad avviso della ricorrente, l'intesa prevista dalla norma garantirebbe soltanto una forma "debole" di partecipazione regionale alla predisposizione del piano delle aree ove consentire le attività di cui al comma 1 dell'art. 38 del d.l. n. 133 del 2014, peraltro limitatamente alle sole attività sulla terraferma e non esteso anche al mare continentale, ambito compreso nella competenza regionale. La mancata previsione dell'intesa forte, estesa alle attività da svolgere in mare, renderebbe illegittima la chiamata in sussidiarietà operata dalla norma, con conseguente violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost. 37.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la reiezione del ricorso. La difesa erariale anzitutto evidenzia come, in generale, il sistema delle conferenze rappresenti il principale strumento per consentire alle Regioni di avere un ruolo determinante nelle decisioni statali che incidono su materia di loro competenza. In particolare, l'acquisizione dell'intesa con la Conferenza unificata garantirebbe la partecipazione sia delle Regioni che degli enti locali e sarebbe lo strumento adeguato di coinvolgimento, atteso che non verrebbe in gioco l'interesse esclusivo della singola Regione, come nel rilascio dello specifico titolo abilitativo, per il quale è prevista l'intesa con la stessa. Peraltro, la determinazione delle modalità della collaborazione nonché le procedure per superare l'eventuale stallo rappresenterebbero principi fondamentali che il legislatore statale sarebbe legittimato a dettare in materie a competenza concorrente. In secondo luogo il Presidente del Consiglio dei ministri evidenzia come il mare continentale, in cui potrebbero intervenire le attività previste dall'art. 38, comma 1, del d.l. n. 133 del 2014, costituisca un ambito territoriale sottratto alla competenza della singola Regione - che sarebbe anche difficile individuare quale portatrice di un interesse - e ricadente in quella dello Stato, considerati anche gli evidenti riflessi nei rapporti esteri. 38.- Con memoria depositata il 10 marzo 2016 la Regione Abruzzo ha evidenziato l'avvenuta abrogazione dell'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014, come sostituito dall'art. 1, comma 554, della legge n. 190 del 2014, chiedendo, in ragione di ciò, che sia dichiarata cessata la materia del contendere. Con memoria depositata il 2 maggio 2017 la ricorrente ha reiterato tale richiesta. 39.- Con memoria depositata il 2 maggio 2017 l'Avvocatura generale dello Stato ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, attesa l'abrogazione dell'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014 - come modificato dall'art. 1, comma 554, della legge n. 190 del 2014 - ad opera dell'art. 1, comma 240, lettera b), della legge n. 208 del 2015. 40.- Con ricorso depositato il 6 marzo 2015 (reg. ric. n. 39 del 2015) la Regione Marche ha promosso, tra le altre, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 554, della legge n. 190 del 2014 in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost. Anzitutto, la ricorrente lamenta che, nelle materie di competenza concorrente «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» e «governo del territorio», la norma impugnata, realizzando una chiamata in sussidiarietà, abbia previsto l'intesa con la Conferenza unificata anziché con la Regione interessata. Ciò sebbene le competenze coinvolte siano di pertinenza della singola Regione. Viceversa, l'intesa normativamente prevista da un lato coinvolgerebbe gli enti locali, estranei all'attribuzione costituzionale delle competenze in rilievo, e dall'altro consentirebbe la pretermissione della Regione interessata, in virtù dell'applicazione del principio della maggioranza. Inoltre, l'intesa riguarderebbe solo le aree collocate sulla terraferma e non anche quelle ubicate nel mare continentale, in mancanza di qualunque rilevante elemento di differenziazione. Infine, la disposizione consentirebbe l'applicazione della procedura di superamento della mancata intesa prevista dall'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 anche al caso in cui lo stallo decisionale non dipenda dall'inerzia delle amministrazioni regionali, ma da divergenze sostanziali tra le parti, attribuendo il potere decisionale al Presidente del Consiglio dei ministri senza prevedere lo svolgimento di reiterate trattative tra le parti ed, al limite, devolvere la decisione ad un organo terzo. La norma, pertanto, contrasterebbe con gli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nella parte in cui prevede una previa intesa con la Conferenza unificata anziché con ciascuna Regione interessata e limitatamente alle aree ubicate sulla terraferma e nella parte in cui prevede il procedimento di cui all'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 anche quando la mancata intesa dipenda da divergenze sostanziali. 41.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la reiezione del ricorso. La difesa erariale sostiene che nella materia energetica si renderebbe costituzionalmente obbligata la previsione di un'intesa forte tra Stato e sistema delle autonomie territoriali rappresentato in sede di Conferenza unificata. Infatti, a differenza del caso del singolo intervento, nell'adozione del piano delle aree non verrebbe in gioco l'interesse esclusivo della singola Regione, ma l'esigenza di una visione unitaria per l'intero territorio nazionale. Quanto alla mancata estensione dell'intesa alle aree marittime, esse sarebbero ubicate nel mare continentale, ambito territoriale esulante dalla competenza regionale e ricadente in quella esclusiva statale, anche per i risvolti transfrontalieri. Infine, la determinazione delle modalità della collaborazione nonché le procedure per superare l'eventuale stallo rappresenterebbero principi fondamentali che il legislatore statale sarebbe legittimato a dettare in materie a competenza concorrente. 42.- Con memoria depositata il 15 marzo 2016 la Regione Marche ha ribadito gli argomenti svolti in ricorso a supporto dell'impugnativa e replicato alle difese dell'Avvocatura generale dello Stato, insistendo per la declaratoria d'illegittimità costituzionale della norma censurata o, in subordine, di cessazione della materia del contendere, alla luce dell'abrogazione dell'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014 ad opera dell'art. 1, comma 240, lettera b), della legge n. 208 del 2015.