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Ora gioca nella nazionale brasiliana femminile di pallavolo e probabilmente parteciperà alle prossime Olimpiadi di Tokyo. La sua statura e i suoi muscoli maschili hanno preso il posto di un'atleta femmina che magari ha passato anni ad allenarsi per poter giocare alle Olimpiadi nella squadra femminile. Un altro esempio è rappresentato da Laurel Hubbard, un signore di mezza età, nato Gavin, che da ragazzino aveva la passione per il sollevamento pesi. Si era classificato primo in un concorso junior del 1998, ma poi non aveva più vinto nulla. Nel 2012 c'è stata la svolta: dopo aver deciso di diventare donna, ha cominciato a gareggiare nelle competizioni femminili. Poiché ha vinto tutto (quindi togliendo alle atlete donne la vittoria), rappresenterà la Nuova Zelanda nelle gare femminili delle prossime Olimpiadi di Tokyo. Penso anche a Gabrielle Ludwig, un signore sulla cinquantina, muscoloso e alto due metri, che si sente donna. E fin qui nessun problema, per carità: ognuno nella vita è libero di fare un po' come crede. Tuttavia, dal 2013, in base alle norme americane scritte sotto dettatura delle lobby LGBT, Ludwig gioca a basket nel campionato femminile studentesco. Le sue compagne di squadra ovviamente lo adorano, ma le avversarie un po' meno. Colleghi, vi rendete conto delle aberrazioni a cui si andrà incontro approvando così questo disegno di legge? Un altro aspetto che mi inquieta è legato a scuole e bambini. Fino all'adolescenza i bambini pensano non al sesso, ma a giocare con ciò che più piace loro. Perché forzarli su un argomento che riguarda gli adulti o, al limite, i ragazzi a partire dalla pubertà? I bambini hanno bisogno di imparare il rispetto - quello sì - ma verso il prossimo e tutte le diversità. Tra le molte e-mail automatiche ricevute - me ne sono arrivate tante, anche di disturbo, come accade a tutti voi, e anche a quei soggetti che mandano le e-mail in automatico andrebbe spiegato il rispetto (Applausi) - qualcuna vera c'era e ad esse ho risposto. Una signora mi ha scritto: proprio lei che è una donna dovrebbe capire cosa vuol dire essere discriminata. Colleghi, forse sono una donna fortunata perché non mi sono mai sentita discriminata in quanto donna; non mi sono mai sentita sesso debole e sono sempre stata convinta che una donna motivata ha forza - non mi riferisco alla forza fisica, poiché le differenze fisiche evidentemente esistono - almeno quanto un uomo. L'unico discrimine che sento è il continuo attacco politico alle nostre idee, la supponenza tutta di sinistra di essere detentori della verità, gli ingiustificati atteggiamenti di superiorità da parte di alcuni. Mi sento discriminata quando un collega o una collega non risponde al mio saluto soltanto perché ho un'idea diversa dalla sua. (Applausi) ; o almeno lui o lei pensa che sia così. Colleghi, il rispetto parte da qui: dal rispetto tra di noi, dal rispetto per le idee di tutti; non è mettendo un bavaglio che si risolvono i problemi. Signor Presidente, concludo il mio intervento con un appello: riscriviamo questa legge, colleghi, riscriviamola insieme. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, un primo ringraziamento va al nostro presidente, Silvio Berlusconi (Applausi) , per aver indicato la rotta precisa su cui procedere. Credo di poter dire che in Aula abbiamo trovato parecchio consenso, anche perché i principi sui quali noi viaggiamo sono sempre quelli della libertà e del rispetto del prossimo. Quando si devono affrontare argomenti così delicati, è sempre necessario far precedere gli incontri, i dibattiti, gli interventi in Aula da confronti, che sono avvenuti, e devo ringraziare la presidente del nostro Gruppo, Anna Maria Bernini (Applausi) , per aver consentito al nostro Gruppo di affrontare questo argomento estremamente delicato con quella necessaria saggezza che occorre e con quel buon senso che credo caratterizzi un movimento politico come il nostro: quindi nella sua assoluta libertà, ma nel rigore e nel rispetto di quei valori, soprattutto di libertà e di democrazia, che sono tipici dei movimenti politici che hanno qualcosa da dire anche in termini di civiltà. Prima di fare questo intervento, mi sono domandato tante volte a quali valori avrei fatto riferimento. È la vita di ciascuno di noi che ci porta in momenti delicati come questi a fare un po' il riassunto della propria vita. Allora tornano alla mente i principi e i valori, quelli che ci sono stati consegnati non solamente ai tempi della scuola, ma anche a chi ha frequentato la parrocchia, a chi ha avuto la ventura di vivere soprattutto in una famiglia che ha donato qualcosa, come hanno fatto i miei genitori che hanno sempre messo al centro e mi hanno insegnato il rispetto della persona, soprattutto il rispetto della dignità di ciascuno. Sono valori che credo debbano essere trasmessi anche ai miei figli (Applausi) , dei quali sono molto orgoglioso; sono valori e principi che dovrebbero appartenere a quest'Assemblea, senza distinzioni. Mi viene immediatamente in mente quello che è avvenuto negli ultimi giorni: come sapete, noi siamo impegnati in una raccolta di firme per il referendum sulla giustizia, un referendum molto importante; abbiamo questioni delicate in campo. Quando siamo lungo il marciapiede - ciascuno di noi continua a essere militante di un partito politico - ci si trova inevitabilmente a doversi confrontare con coloro che incontriamo, che firmano e che non necessariamente vengono da un mondo politico che ha messo al centro il garantismo; vengono anche da sinistra e vogliono vedere e sperare che qualcosa cambi, che ci sia un progetto riformatore, non solo nella giustizia, ma - ad esempio - nella pubblica amministrazione, e che ci sia una semplificazione di questo sistema estremamente farraginoso. In queste discussioni, dopo la domanda di rito «Che cosa si dice a Roma» - è una di quelle domande aperte alle quali è difficile dare una risposta, ma immagino che a ciascuno di voi sul territorio accada ed è forse una delle più insidiose - la prima cosa che ci viene chiesta è come mai stiamo discutendo del disegno di legge Zan. Dov'è la situazione di disperazione e difficoltà che vivono certe categorie? A questa domanda è veramente difficile riuscire a dare una risposta, ma ci proverò. Questo è un provvedimento che, indipendentemente da come lo vogliamo declinare, è divisivo e divide anche le parti di questa maggioranza. È una maggioranza nata nella necessità di fare qualcosa per l'Italia. Questo è un Governo più che di solidarietà nazionale, di necessità nazionale, e deve affrontare due temi primari. Il primo è quello della sconfitta del Covid-19, attraverso i vaccini e tutto quello che è necessario; certo, il vaccino è importante, ma - come sentivo prima in un intervento appassionato e molto giusto - bisogna mettere al centro le cure. Noi dovremmo mettere al centro della nostra battaglia e del nostro impegno politico innanzitutto la cura contro questo mostro maledetto e, per farlo, dobbiamo porre il problema della sanità tra quelli principali. La stessa cosa vale per l'economia: