[pronunce]

che, secondo la norma citata, nella versione previgente all'abrogazione disposta dall'art. 5 della legge della Regione Marche 12 giugno 2007, n. 6 (Modifiche ed integrazioni alla L.R. 14 aprile 2004, n. 7, alla L.R. 5 agosto 1992, n. 34, alla L.R. 28 ottobre 1999, n. 28, alla L.R. 23 febbraio 2005, n. 16 e alla L.R. 17 maggio 1999, n. 10 - Disposizioni in materia ambientale e rete natura 2000), prescriveva che la mancata pronuncia dell'autorità competente, nel termine di giorni 60, sulla domanda relativa ad un progetto da assoggettare alla procedura di impatto ambientale (VIA), comportava l'esclusione del progetto dalla stessa procedura; che la questione è stata sollevata nell'ambito di un giudizio di impugnazione, da parte del proponente un progetto per la costruzione di una centrale idroelettrica, avverso la delibera regionale di assoggettamento alla procedura di VIA (e del conseguente rigetto dell'autorizzazione paesaggistica); che, secondo il ricorrente, sulla sua domanda di autorizzazione alla realizzazione dell'impianto si sarebbe formato il silenzio-assenso, in base alla normativa regionale all'epoca vigente; che il rimettente - constatando che l'opera in questione rientra nella previsione di cui all'allegato B1, punto 2, della citata legge regionale n. 7 del 2004, per cui, in caso di mancato superamento della procedura di verifica di assoggettabilità (c.d. screening preliminare), il relativo progetto va sottoposto alla VIA - riferisce, che a seguito dell'abrogazione del comma 9 dell'art. 6, della cui illegittimità si discute, il silenzio osservato dall'amministrazione equivale ora a inadempimento; che, ciò premesso, lo stesso rimettente dubita, però, che la norma citata, nel periodo in cui è stata in vigore, e grazie alla quale sarebbe maturato il silenzio-assenso sulla domanda del privato, sia conforme: a) all'art. 9 Cost., oltre che all'art. 97 Cost., per essere l'atto autorizzativo implicito validamente utilizzabile nei procedimenti in cui l'amministrazione deve solo verificare la conformità dell'istanza del privato rispetto ad uno schema normativo predeterminato, e non in materia ambientale, in cui sono necessarie valutazioni di compatibilità con la tutela ambientale; b) e all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., per essere il silenzio-assenso, previsto dalla disposizione regionale, in contrasto con i principi dettati dallo Stato in materia nella quale è configurabile la competenza esclusiva (art. 32 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale); che l'ordinanza di rimessione è in sé contraddittoria, e ingenera il dubbio di una non completa comprensione del funzionamento dell'istituto della VIA; che la formulazione della questione in modo perplesso e contraddittorio è ragione di manifesta inammissibilità (ordinanze n. 90 del 2009, n. 252 e n. 433 del 2008); che l'argomentazione del giudice a quo non è congruente alle finalità della procedura preliminare di screening, che ha lo scopo di verificare l'assoggettabilità di un'opera alla procedura di VIA, nel senso che, ove l'opera abbia un'astratta rilevanza nel contesto ambientale, per essere ricompresa negli elenchi allegati alla legge, la verifica preliminare vale ad incanalare un progetto verso la valutazione vera e propria dell'impatto ambientale, o diversamente, ove l'opera risulti priva di rilevanza, di esentarlo dalla VIA; che il rimettente, da un lato, mostra di ritenere l'impianto progettato privo della rilevanza necessaria a sottoporlo alla verifica preliminare, mentre poi, sorprendentemente, dall'altro, afferma che «pur avendo esso un impatto sull'ambiente, che sarà oggetto di valutazione in sede di procedura di VIA (...) non per questo autorizzabile senza ulteriori verifiche circa la sua compatibilità con l'ecosistema»; che è evidente che, qualora la norma della cui legittimità si dubita dovesse essere interpretata nel senso che l'esclusione del progetto dalla verifica preliminare comporta ugualmente il successivo assoggettamento alla VIA, verrebbe meno la rilevanza della questione nel giudizio a quo, in cui oggetto dell'impugnazione è proprio la delibera regionale di assoggettamento del progetto alla VIA; che, nella stessa supposizione che il progetto dell'opera oggetto del giudizio in corso non sia soggetto a verifica, perché privo di "rilevante" impatto, il giudice, che pure si dichiara titolare di un sindacato "debole" o "estrinseco", oltre a compiere una valutazione di merito che è estranea ai presupposti di applicabilità della procedura, è convinto di non poter disapplicare la norma, ritenendone il contrasto con la disciplina comunitaria posta dalla direttiva 27 giugno 1985, n. 85/337/CEE (Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati); che, nei giudizi di costituzionalità in via incidentale, ove il diritto comunitario sia immediatamente applicabile, in modo da indurre alla non applicazione di una norma interna, viene meno la rilevanza della questione (ex plurimis sentenze nn. 288 e 227 del 2010, nn. 125 e 100 del 2009, n. 284 del 2007; ordinanze n. 415 del 2008 e n. 454 del 2006); che l'astratta riconducibilità di un progetto alla tipologia enucleata dalla normativa europea e da quella interna applicativa (lo stesso rimettente dà atto che il progetto per cui è causa rientra nella tipologia prevista dall'allegato B1, punto 2, della legge della Regione Marche n. 7 del 2004), rende obbligatoria la verifica preventiva, tant'è che lo stesso ricorrente in causa aveva ritenuto di doverne inoltrare domanda, salvo poi assumere su di essa il silenzio-assenso; che, con riguardo alla direttiva comunitaria concernente la valutazione dell'impatto ambientale, è indubitabile che la regola della necessaria verifica di sottoponibilità dei progetti testualmente individuati (anche nella integrazione delle discipline nazionali) alla valutazione ambientale costituisce previsione immediatamente precettiva, come riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di giustizia (così la sentenza 10 giugno 2004, in causa C-87/02), e dalla stessa giurisprudenza amministrativa, che ha ritenuto di disapplicare la normativa regionale sul silenzio-assenso in materia ambientale (tra le altre, sentenze del Consiglio di Stato, sez. V, n. 5169 del 2001 e n. 4058 del 2008; sez. VI, n. 3913 del 2005); che ulteriori ragioni di inammissibilità riguardano la pertinenza dei parametri evocati; che il rimettente prospetta in primo luogo il contrasto con l'art. 9 Cost., ma sotto tale profilo l'ordinanza è del tutto priva di motivazione (ordinanze n. 61 del 2010, n. 171 del 2009, n. 206 del 2008), restando il collegamento alla tutela dell'ambiente solo intuitivo, in base all'argomentazione sviluppata in riferimento agli altri due parametri;