[pronunce]

La memoria eccepisce, pregiudizialmente, che sull'art. 124 del d.P.R. n. 1092 del 1973, inserito in un decreto presidenziale, non può essere esercitato il sindacato di legittimità costituzionale, trattandosi di fonte subordinata "gerarchicamente alle fonti legislative" e che, in ogni caso, "la Corte non può essere chiamata a sindacare la legittimità costituzionale dell'interpretazione di una legge, come nel caso di specie". Si sostiene, altresì, il difetto di rilevanza della questione stessa, nel senso che la norma denunciata, ottenuta in via di interpretazione e "non esplicitamente dettata dall'ordinamento", costituirebbe "mero presupposto di fatto sul quale si è radicato il provvedimento di diniego dell'ente previdenziale", fondato sulla circostanza che l'ente stesso non è "in possesso dei contributi figurativi collegati al riscatto del corso di laurea in quanto gli stessi sono rimasti presso il Ministero di grazia e giustizia". Nel merito, la parte costituita ritiene non fondata la questione, attesa la previsione, in favore di coloro che non hanno maturato il diritto a pensione, "di un duplice reticolato di tutela costituito dall'erogazione della c.d. indennità una tantum e dalla creazione di una posizione previdenziale presso l'INPS". Aggiunge, inoltre, la memoria che "i meccanismi di calcolo del riscatto, presso il Ministero di grazia e giustizia e presso l'INPS", sono diversi, tanto da comportare, nell'ipotesi del riscatto del periodo di laurea presso l'amministrazione statale, "un onere pecuniario a carico del lavoratore di molto inferiore rispetto a quello affrontato da altro lavoratore" presso l'INPS, con la conseguenza che, a fronte di una pensione eguale, ma di un differente onere relativo al riscatto, si creerebbe una ingiustificata disparità di trattamento a discapito della seconda categoria di lavoratori. 4. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale, "riservando ogni più ampia difesa", ha concluso per l'inammissibilità e, comunque, per la manifesta infondatezza della questione. 5. - Nell'imminenza dell'udienza, tutte le parti hanno depositato memorie illustrative. 5.1. - La ricorrente nel giudizio a quo contestata la fondatezza della eccezione di inammissibilità proposta dall'INPS, sostiene, nel merito, che il meccanismo di cui al denunciato art. 124 "non prevede che l'ex dipendente consegua due volte la stessa utilità economica (una volta a titolo di indennità e una volta a titolo di posizione assicurativa INPS); ma prevede che dalla stessa indennità una tantum sia prelevata la somma necessaria a costituire presso l'INPS una posizione assicurativa per il periodo di servizio prestato". L'affermazione secondo la quale il riscatto del periodo di laurea "sarebbe molto meno oneroso per i dipendenti dello Stato che per gli iscritti all'INPS", sarebbe non solo sarebbe indimostrata, ma anche priva di fondamento, giacché, ai sensi dell'art. 124 citato, la posizione INPS viene costituita "con il versamento della somma che lo stesso INPS liquida, secondo i propri criteri e in base al periodo considerato". 5.2. - L'INPS, nel ribadire le conclusioni rassegnate in precedenza, insiste, anzitutto, per l'irrilevanza della sollevata questione, a motivo della inapplicabilità, nel caso di specie, di una disciplina riguardante, invece, "altri soggetti onerati dalla legge a riversare all'INPS i contributi dagli stessi riscossi". La memoria contesta, inoltre, "l'interpretazione correttiva" prospettata dalla controparte nel giudizio principale, citando, a conforto di quanto sostenuto, anche l'orientamento espresso dalla Corte dei conti in fattispecie analoga. 5.3. - L'intervenuto Presidente del Consiglio dei ministri, nel concludere nuovamente per l'inammissibilità e, in ogni caso, per l'infondatezza della questione, sostiene che la normativa censurata non sarebbe pertinente al caso, in quanto l'istanza presentata a suo tempo dalla ricorrente, non era stata rigettata in applicazione della normativa denunciata, "ma per il fatto che l'Istituto previdenziale non aveva ricevuto il contributo di riscatto". Nel merito, la difesa erariale sostiene che, essendo stata prospettata l'incostituzionalità della norma denunciata "solo per il verificarsi di una situazione anomala ed eccezionale in capo alla parte interessata", la "erronea applicazione della norma e le situazioni patologiche attinenti al funzionamento della medesima non possono essere poste a base di una pronuncia di illegittimità".1. - Il pretore di Torino dubita della legittimità costituzionale dell'art. 124, ultimo comma, del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), denunciato in combinato disposto con l'art. 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646 (Modifiche agli ordinamenti degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro), per contrasto con l'art. 3 della Costituzione. 2. - Deve anzitutto osservarsi che, in virtù di quanto emerge chiaramente dall'ordinanza di rimessione, oggetto della censura di incostituzionalità è non già l'ultimo comma dell'art. 124, bensì il "quinto comma" della medesima disposizione. L'imprecisa indicazione, da parte del giudice a quo della norma portata al vaglio della Corte è suscettibile, tuttavia, di essere rettificata nel predetto senso, sì da non precludere, di per sé, l'esame della questione nei termini più puntuali in cui la stessa avrebbe dovuto essere prospettata. 3. - Il censurato art. 124, quinto comma, del d.P.R. n. 1092 del 1973, nel disciplinare, in favore del dipendente statale che cessi dal servizio senza aver maturato il diritto a pensione, la costituzione della posizione assicurativa presso l'INPS, prevede che essa, per i "servizi computabili a domanda", "si effettui a norma dell'art. 40" della legge n. 1646 del 1962. Quest'ultima disposizione, dal canto suo, subordina, per i periodi ammessi a riscatto od a riconoscimento, la costituzione stessa alla duplice condizione "che tali periodi non siano coperti da contribuzione" nell'assicurazione generale obbligatoria, e che, per gli stessi, "vi sia stata effettiva prestazione di lavoro subordinato". Il rimettente ritiene non ragionevole e ingiustificatamente discriminatoria una disciplina che preclude, a causa del difetto del secondo degli accennati requisiti, la valutazione a fini pensionistici del periodo corrispondente alla durata legale degli anni di studio universitario, benché utilmente riscattato presso l'Amministrazione statale di provenienza, nel rispetto delle condizioni previste dalla relativa normativa (art. 13 dello stesso d.P.R. n. 1092 del 1973). E questo solo perché la posizione assicurativa per l'erogazione della pensione viene ad essere costituita presso l'INPS. 4.