[pronunce]

mentre la sanzione della inutilizzabilità delle dichiarazioni, ove non precedute dall'avviso - avendo tale sanzione, ex lege, carattere tassativo - non potrebbe mai operare in riferimento ad un “caso analogo”, rendendo, dunque, quest'ultima ipotesi sguarnita di conseguenze, nel caso di inosservanza delle prescrizioni; che la duplice e concorrente premessa interpretativa di cui innanzi si è detto, fa leva, principalmente, su elementi di carattere formale, per porre in risalto i tratti differenziali che separerebbero fra loro l'interrogatorio, da un lato, e l'esame, dall'altro, giacché essa finisce per concentrarsi essenzialmente - nell'evocare gli elementi tipizzanti del primo - sul destinatario dell'atto (la “persona sottoposta alle indagini”) e sulla peculiarità del relativo nomen (“interrogatorio”, appunto, e non esame); che, peraltro, così facendo, il giudice a quo ha trascurato di considerare - nel quadro della prospettata ricostruzione interpretativa e degli effetti che da essa ha preteso di desumere - la consistente serie di dati sostanziali i quali, invece, depongono per l'appartenenza dei due atti processuali ad un medesimo genus; che da un lato, infatti, è ben vero che l'interrogatorio ha di regola sede all'interno della fase delle indagini preliminari, ma ciò non rappresenta certo una caratteristica ineluttabile di quell'atto, ben potendo l'imputato (e non più, dunque, la “persona sottoposta alle indagini”) essere interrogato nel corso della udienza preliminare (artt. 420-quater, comma 3, e 422, comma 4, cod. proc. pen.) e financo nel corso del giudizio, ove sia stata disposta una misura cautelare (art. 294, commi 1 e 4-bis, cod. proc. pen.); mentre per contro - aspetto, questo, che sembra essere stato totalmente negletto dal giudice a quo - l'esame, proprio sul fatto altrui, può anche aver sede nella fase delle indagini preliminari, attraverso l'istituto dell'incidente probatorio (art. 392, comma 1, lett. c), a dimostrazione di come la qualità del dichiarante, in rapporto allo stadio raggiunto dal procedimento (imputato o persona sottoposta alle indagini), non possa assumersi a decisivo parametro di distinzione - agli effetti che qui interessano - al punto da far ritenere la disciplina dell'interrogatorio concettualmente incompatibile con quella dell'esame; che, d'altro lato, tanto l'interrogatorio che l'esame si iscrivono agevolmente nella categoria degli atti processuali a contenuto dichiarativo; entrambi possono essere ugualmente inquadrati nel novero degli strumenti difensivi; comune è, inoltre, la presenza di connotazioni probatorie; tanto l'uno che l'altro, infine, risultano caratterizzati dalla identica garanzia del nemo tenetur se detegere: è lo stesso rimettente, infatti, a sottolineare, proprio a questo riguardo, come nessun problema si ponga, in realtà, «in relazione agli avvertimenti sub lettere a) e b), di cui all'art. 64 c.p.p., essendo questi ultimi sostanzialmente desumibili già in forza degli artt. 208 e 209, comma 2, c.p.p., che disciplinano l'esame dell'imputato»; che, pertanto, risultando possibili letture del sistema diverse da quella posta a base della questione, e tali da vanificare la premessa su cui essa si radica - potendosi legittimamente far leva su di una interpretazione che consente di rendere applicabile la disciplina degli avvisi anche all'istituto dell'esame - i dubbi di legittimità costituzionale prospettati dal rimettente si rivelano manifestamente infondati. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 64 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Monza con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 giugno 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA