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Ordinamento della giurisdizione tributaria. Onorevoli Senatori. – Le commissioni tributarie provinciali e regionali sono state insediate in data 1° aprile 1996 con il decreto del Ministro delle Finanze 26 gennaio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29 gennaio 1996. Esattamente dopo venti anni è arrivato il momento di modificare radicalmente le suddette commissioni tributarie affidando la giustizia tributaria a una magistratura specialistica ed autonoma. Gli scandali di corruzione saliti agli onori delle cronache negli ultimi mesi accelerano il progetto da mettere in campo per la riforma della giustizia tributaria. A questo punto è necessario stabilire i seguenti principi per la riforma delle commissioni. In primis , la necessità e urgenza della riforma delle commissioni tributarie. In materia è intervenuta la parziale riforma del processo tributario attuata con il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156, che ha in buona parte recepito le proposte modificative avanzate nel progetto di legge di riforma del processo tributario presentato al Senato il 6 agosto 2014 dalla senatrice Adele Gambaro (atto Senato n. 1953 della XVII legislatura). Tra i principali istituti giuridici modificati si evidenziano qui di seguito: la conciliazione in appello; la sospensione della sentenza e dell'atto originario sia in grado di appello sia quando è pendente il ricorso per cassazione; l'immediata esecutività delle sentenze per tutte le parti, anche se non passate in giudicato; l'affidamento alla commissione tributaria, in composizione monocratica, della cognizione dei giudizi di ottemperanza instaurati per il pagamento di somme di importo non superiore a 20.000 euro e, in ogni caso, per il pagamento delle spese di giudizio; la condanna alle spese di giudizio che possono essere compensate in tutto o in parte soltanto qualora vi sia soccombenza reciproca oppure sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate dal giudice. Ora è pertanto necessario modificare strutturalmente le commissioni tributarie. I principi essenziali ai quali questo disegno di legge si ispira sono i seguenti: 1) la gestione e l'organizzazione non devono essere più affidate al Ministero dell'economia e delle finanze, ma alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Per attuare l'effettiva terzietà dei giudici tributari ai sensi dell'articolo 111, secondo comma, della Costituzione («Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La Legge ne assicura la ragionevole durata») è urgente sottrarre al Ministero dell'economia e delle finanze la gestione e l'organizzazione delle commissioni tributarie, in quanto parte interessata del contenzioso, e affidarla a un organismo terzo, come per esempio la Presidenza del Consiglio dei ministri (la cui alta vigilanza è prevista dall'articolo 29 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545), perché la giustizia tributaria, oltre che «essere», deve necessariamente «apparire» neutrale. Si deve istituire un ruolo autonomo della magistratura tributaria, distinto dalla magistratura ordinaria, amministrativa e contabile (cosiddetta quarta magistratura), la quale peraltro deve avere in futuro anche un riconoscimento costituzionale. Non si può tollerare, come invece accade oggi, che il Ministro dell'economia e delle finanze gestisca l'organizzazione dei giudici tributari per le nomine, i trasferimenti e l'avanzamento di carriera; 2) una nuova denominazione delle commissioni tributarie. Proprio alla luce di quanto detto al punto 1), le commissioni tributarie dovranno avere una diversa denominazione e precisamente: tribunale tributario; corte di appello tributaria; sezione tributaria della Corte di cassazione; 3) i giudici tributari devono essere a tempo pieno e professionalmente competenti. Oggi i giudici tributari sono a tempo parziale e questo non garantisce una perfetta competenza e professionalità nel delicato settore fiscale. L'assunzione del giudice tributario deve avvenire per concorso pubblico, per titoli ed esami, a base regionale con specifico riferimento alle norme tributarie e processuali. I professionisti, per far parte delle commissioni tributarie, devono cancellarsi dai rispettivi albi professionali; 4) il giudice monocratico. Si può prevedere l'istituzione del giudice monocratico per tutte le controversie d'importo non superiore a 20.000 euro, al netto degli interessi e delle sanzioni, che vanno oggi a mediazione, per le cause catastali e per i giudizi di ottemperanza senza limiti d'importo; 5) il dignitoso trattamento economico dei giudici tributari. Oggi i giudici tributari non percepiscono alcun compenso per la sospensiva e soltanto la misera somma di 25 euro nette a sentenza depositata, peraltro pagata con ritardo. Questi miseri compensi non fanno altro che offendere la dignità del giudice tributario ed ecco perché è necessario prevedere con urgenza un compenso dignitoso sia per le udienze di sospensiva e di merito, sia per il deposito delle sentenze, oltre che un congruo e dignitoso compenso mensile e rimborso delle spese. La riforma delle commissioni tributarie è un'esigenza sentita da molti anni dai contribuenti e dalle categorie professionali, tenuto conto della delicatezza del ruolo svolto e delle particolari questioni che vengono trattate. Non si deve pensare che l'esigenza della suddetta riforma sia giustificata dai recenti scandali e arresti dei giudici tributari (si vedano i casi di Roma, Napoli, Milano e Bari), ma la riforma è necessaria perché i giudici tributari devono essere giudici professionali, ben pagati, indipendenti (anche all'apparenza) dal Ministero dell'economia e delle finanze e competenti a decidere le delicate e difficili questioni tributarie che in caso di errori, anche involontari, possono portare al fallimento delle aziende o, peggio ancora, al suicidio dei contribuenti. Ormai è arrivato il momento indifferibile di smantellare totalmente le attuali commissioni tributarie e creare giudici tributari a tempo pieno non più dipendenti dal Ministero dell'economia e delle finanze, ma dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. In sostanza, il presente disegno di legge ha tenuto presente la particolare disciplina del processo tributario tedesco. Nell'ambito dell'ordinamento tedesco, infatti, il principio del giusto processo tributario può essere identificato in una pluralità di valori e relative articolazioni, che sono insite sia nel sistema costituzionale, che nella giurisdizione tributaria teutonica. Infatti elementi interessanti, sotto il profilo dell'equità processuale, sono stati individuati da un lato nella figura del giudice, nonché nell'amministrazione della giustizia tributaria, dall'altro nell'omologo processo. Considerando la figura del giudice tributario, il giusto processo si identifica nel principio d'imparzialità e terzietà da parte del giudice nel dirimere le liti tributarie. Tali caratteristiche sono garantite dai requisiti professionali previsti per l'esercizio della carica di giudice tributario. Infatti il giudice tributario tedesco ha adeguate competenze tecniche, stante la specificità della materia fiscale. Esso esercita la propria professione in quanto stabilmente strutturato nell'organico giudiziario.