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considerato che: ITA Airways è una compagnia totalmente pubblica e quindi è indispensabile che vi sia assoluta chiarezza circa l'impiego delle risorse, il loro effettivo ammontare, nonché la tipologia dei contratti stipulati e dei finanziamenti ottenuti; lascia perplessi che si stia procedendo ora all'acquisto degli aeromobili, con un esborso per le finanze pubbliche che andrà a vantaggio solo di soggetti privati a cui, stante il decreto del Governo, passerà il controllo di ITA; risulta che ITA non abbia disponibilità sufficienti per affrontare gli impegni annunciati per l'acquisto di tali aeromobili il cui prezzo di listino supera ampiamente il presunto valore dell'intera ITA, motivo per il quale è quindi necessario sapere dove si intende reperire le risorse occorrenti; non è nemmeno chiara la ragione per la quale ITA stia aprendo le nuove tratte con impiego di mezzi e personale di German Airways a spese dell'erario dello Stato, lasciando in cassa integrazione, sempre a spese dell'Erario, 300 lavoratori che avrebbero potuto essere impiegati nei nuovi voli, operati con la stessa tipologia di aeromobili (Embraer) che erano in possesso di Alitalia e che ITA ha deciso di non rilevare; tenuto conto che dal 15 ottobre 2021 alla fine di gennaio 2022 ITA ha perso 170 milioni di euro, più di 2 milioni al giorno, come hanno ammesso i vertici della compagnia aerea in un'audizione presso le Commissioni competenti di Camera e Senato, ovvero più di quanto non perdesse tutta Alitalia prima del rilancio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda chiarire chi garantisce l'acquisto dei velivoli; quale sia il prezzo effettivo per l'acquisto dei 28 aeromobili; quale sia la scelta strategica per cui ITA debba acquistare degli aeromobili prima che sia ceduta la sua proprietà; quale siano le ragioni che hanno determinato la scelta di acquistare la suddetta tipologia di aeromobili, rivolgendosi ad Airbus più che ad altre case costruttrici, la cui filiera produttiva è presente anche in Italia e attraversa un momento di crisi; quale sia la logica di quell'acquisto degli aeromobili, peraltro a fronte dell'emanato decreto di privatizzazione, così come della partnership con German Airways, iniziative entrambe onerose per il bilancio dello Stato, con un appesantimento di spese che dovrebbero, invece, competere ai soggetti privati che decidessero di acquistare ITA derivante dall'enorme ridimensionamento di Alitalia SAI in amministrazione straordinaria; se non si ritenga che sussista l'opportunità di sostenere la caducazione del decreto appena emanato; se, infine, non si ritenga di dover sostituire i vertici di ITA, che si dimostrano ad avviso dell'interrogante sempre più inadeguati e responsabili sia delle perdite gravissime subite dalla compagnia in pochi mesi di vita, nonostante i tagli operati (in particolare la riduzione di personale che grava ora, a zero ore, sulle casse dello Stato), sia di operazioni a giudizio dell'interrogante evidentemente scellerate come quelle con Airbus e German Airways, nonché di bloccare quelle operazioni che appaiono prive di qualunque razionalità, soprattutto nella prospettiva di privatizzazione, quale allo stato si profila entro breve termine. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06619 BINETTI Ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie e della salute Premesso che: in ambito sanitario, i livelli essenziali di assistenza (LEA) sono stati definiti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001 (entrato in vigore il 23 febbraio 2002), che costituisce un classificatore e nomenclatore delle prestazioni sanitarie sulla base della loro erogabilità da parte del SSN; le prestazioni e i servizi inclusi nei LEA rappresentano il livello "essenziale" garantito a tutti i cittadini. In proposito le Regioni possono utilizzare risorse proprie per garantire servizi e prestazioni ulteriori rispetto a quelle incluse nei LEA. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2001 indicava, negli allegati, le attività e le prestazioni incluse nei LEA, le prestazioni escluse e le prestazioni che potevano essere fornite dal SSN solo in determinati casi; con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 ("Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo n. 502 del 30 dicembre 1992", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017), sono stati definiti i "nuovi LEA" ma, per l'applicazione di tale decreto, è necessario che vengano introdotti i decreti attuativi che, però, tardano ad arrivare; in attesa dei decreti attuativi si sono create delle evidenti disparità tra Regioni, a causa delle differenti condizioni economiche: alcune di loro (come Lombardia, Valle d'Aosta, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana) hanno ad esempio già reso esecutivi, con propri provvedimenti e investimenti, i cosiddetti extra LEA, prestazioni inserite nell'aggiornamento del 2017, che non erano presenti in precedenza, con l'obiettivo di consentire le prescrizioni necessarie da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta ed al fine di agevolare gli assistiti affetti da condizioni croniche; il 29 dicembre 2021, il Ministero della salute ha inviato alle Regioni, ai fini del perfezionamento dell'intesa da parte della Conferenza Stato-Regioni, lo schema di decreto riguardante la definizione delle tariffe dell'assistenza specialistica ambulatoriale e protesica. Il decreto è il risultato del lavoro di una commissione permanente, composta dai rappresentanti del Ministero della salute, del Ministero dell'economia e delle finanze, della Conferenza delle Regioni e Province autonome e dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS); nonostante ciò, le Regioni non hanno ancora firmato. È passato infatti più di un mese e, senza l'approvazione da parte delle Regioni, in base a quanto prescritto dal decreto-legge n. 502 del 1992, il Ministero non può procedere; questo lungo ritardo causa tantissime difficoltà ai pazienti, che non ottengono i livelli essenziali di assistenza ai quali avrebbero diritto e che non hanno un accesso uniforme alle prestazioni più aggiornate sulla base del progresso medico e tecnologico contenute nel nuovo nomenclatore della specialistica ambulatoriale, come evidenziato di recente dall'Osservatorio malattie rare (O.Ma.R.) e da Cittadinanzattiva; tra i provvedimenti che trovano un blocco in questa mancata attuazione dei nuovi LEA, ci sono il decreto di aggiornamento del panel dello screening neonatale, fermo al 2016, l'inserimento nella lista di malattie esenti di malattie rare e croniche precedentemente non incluse e anche il riconoscimento al diritto alla PMA per alcune persone affette da patologie genetiche trasmissibili; da quanto esposto, emerge una situazione inaccettabile sotto il profilo della tutela della salute, della qualità di vita e della stessa dignità dei pazienti, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, per quanto di competenza, per garantire l'approvazione e la piena operatività del nuovo nomenclatore tariffario.