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Passando all'esame dei singoli articoli va evidenziato che il capo I è dedicato alle norme che introducono una nuova disciplina omogenea della magistratura onoraria, con esclusione di quelle figure di soggetti professionali destinati ad integrare le sezioni specializzate del tribunale o i collegi nel caso del tribunale per i minorenni o del tribunale di sorveglianza. La riforma introduce un nuovo titolo III- bis all'interno dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, al fine da un lato di ribadire la natura di riforma generale della nuova disciplina concernente la figura del magistrato onorario e dall'altro di prefigurare l'intervento generale già previsto dalla legge 25 luglio 2005, n. 150, e diretto a ricostruire uno strumento normativo unitario che contenga tutte le norme di ordinamento giudiziario attualmente disseminate in un numero rilevante di singole disposizioni normative ed operi il coordinamento delle stesse, anche attraverso la abrogazione delle norme la cui vigenza sia venuta meno per incompatibilità con le norme che sono state introdotte da ultimo anche dalla legge 30 luglio 2007, n. 111. L'articolo 1, in particolare inserisce nell'ordinamento giudiziario gli articoli da 84- bis a 84- octiesdecies prevedendo il numero di magistrati onorari cui può essere conferito l'incarico, le modalità di selezione, nomina, cessazione e durata dell'incarico, le funzioni che gli stessi possono svolgere e le norme destinate ad assicurare un sistema disciplinare compiuto, nei limiti consentiti alla legge ordinaria. L'articolo 84- bis prevede che possono essere addetti agli uffici giudiziari, previo decreto del Ministro della giustizia su conforme delibera del Consiglio superiore della magistratura, magistrati onorari in numero non eccedente le cinquemilatrecento unità relativamente agli uffici giudicanti e non eccedente le milleottocento unità relativamente agli uffici requirenti. Con il medesimo decreto è individuato il numero di incarichi conferibili per ciascun ufficio giudiziario. È poi riaffermato il principio che l'incarico di magistrato onorario determina solo la costituzione di un rapporto di servizio onorario e non costituisce in nessun caso un rapporto di pubblico impiego. Si prevede, inoltre, che ai magistrati onorari siano assegnati i compiti individuati ai sensi del successivo articolo 84- undecies , che disciplina i parametri che il Consiglio superiore della magistratura dovrà contemplare nel definire i criteri in base ai quali i singoli uffici giudiziari dovranno disporre in merito alla utilizzazione della magistratura onoraria con i provvedimenti tabellari o comunque organizzativi degli uffici. Ciò significa che anche per le attività che possono essere svolte dai nuovi magistrati onorari vale il principio del giudice naturale precostituito per legge e si rinvia ai provvedimenti tabellari, o a quelli organizzativi per gli uffici per i quali non è prevista la adozione di formali tabelle, la definizione degli specifici criteri, da operarsi triennalmente alla luce della riforma introdotta con la legge n. 111 del 2007, in base ai quali si individua il giudice cui attribuire la trattazione del singolo procedimento o il singolo atto secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 106 del 2006. L'articolo 84- ter ribadisce che i magistrati onorari, salvo quanto previsto dall'articolo 6 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 267, sono nominati con decreto del Ministro della giustizia, in conformità alla deliberazione del Consiglio superiore della magistratura adottata su proposta del consiglio giudiziario competente per territorio nella composizione prevista dall'articolo 10 del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25: il che equivale a dire che i pareri e le proposte di conferimento dell'incarico sono elaborate dalla specifica sezione per la magistratura onoraria istituita dal decreto legislativo n. 25 del 2006, come modificato dalla legge n. 111 del 2007. Il nuovo incarico di magistrato onorario, a regime, ha durata quinquennale e può essere rinnovato per ulteriori quinquenni a seguito ogni volta di un giudizio di idoneità all'ulteriore svolgimento della funzione onoraria espresso dal Consiglio superiore della magistratura, anche in questo caso su proposta del consiglio giudiziario nella composizione di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, previa eventuale audizione dell'interessato, sulla base dei criteri di valutazione di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160. La durata di ciascun incarico è prorogata di un pari periodo in caso di astensione obbligatoria dal lavoro per gravidanza e puerperio. In questo modo si è voluto garantire che la maternità non determini effetti direttamente sfavorevoli sulla possibilità per il magistrato onorario di adempiere al proprio munus per l'intero periodo consentito dalla legge. Si è poi previsto che l'incarico di magistrato onorario cessi al compimento del settantesimo anno di età, al fine di coniugare la necessità di esperienza e formazione occorrenti per lo svolgimento delle funzioni giudiziarie e giurisdizionali, sia pure in relazione ad ambiti specificamente determinati, con la necessità di garantire un adeguato ricambio che assicuri la persistenza di energie tali da consentire lo svolgimento del munus publicum in aggiunta alla propria attività, essendo comunque la funzione onoraria una attività complementare e non esclusiva per i soggetti cui è conferito l'incarico, principio che trova conferma nell'articolo 84- undecies che prevede, tra i criteri da osservare per la organizzazione tabellare, quello che l'impegno richiesto ai magistrati onorari sia comunque compatibile con la prosecuzione della eventuale attività svolta. L'articolo 84- quater è dedicato alla definizione dei requisiti necessari per il conferimento dell'incarico; per poter partecipare alla selezione occorre che l'aspirante: a) sia cittadino italiano; b) abbia l'esercizio dei diritti civili e politici; c) abbia l'idoneità fisica necessaria per lo svolgimento dell'incarico; d) abbia compiuto i venticinque anni e non abbia superato i sessantacinque anni; e) abbia la residenza in un comune compreso nel distretto in cui ha sede l'ufficio giudiziario per il quale è presentata domanda, fatta eccezione per coloro che esercitano la professione di avvocato o le funzioni notarili; f) sia in possesso di laurea in giurisprudenza conseguita al termine di un corso di studi di durata legale non inferiore a quattro anni; g) non abbia riportato condanne per delitti non colposi o a pena detentiva per contravvenzioni, non sia stato sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza e non sia incorso in sanzioni disciplinari superiori all'ammonimento; h) sia in possesso delle conoscenze linguistiche previste dalla legislazione vigente per l'assegnazione ad uffici aventi sede nella regione Valle d'Aosta o nella provincia autonoma di Bolzano.