[ddlpres]

Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi anche a sostegno della candidatura dell'Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge ha come scopo principale la promozione di una rinnovata cultura dello sport tesa a riavvicinare i cittadini allo sport in generale e al gioco del calcio in particolare, con l'obiettivo di recuperare i valori della competizione e della «festa» sportiva, attraverso la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi. Tale proposta è il risultato dell'approvazione, nella scorsa legislatura, da parte della 7ª Commissione (istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato, di un testo unificato dei disegni di legge nn. 1193, 1361 e 1437. Il Comitato ristretto costituito presso la 7ª Commissione ha svolto numerose audizioni, durante le quali sono stati ascoltati l'ANCI, l'UPI, la Conferenza delle regioni, la Cassa depositi e prestiti, l'Istituto per il credito sportivo, il CONI, la FIGC, il Comitato per l'attuazione del programma straordinario per l'impiantistica sportiva, la Lega professionisti serie A e B. Al termine delle audizioni il Comitato ristretto ha quindi convenuto di elaborare un testo unificato finalizzato ad accelerare il processo di realizzazione degli impianti di grandi dimensioni, al fine di dare priorità alle strutture dedicate alle competizioni di rilievo internazionale, anche in vista della candidatura dell'Italia agli Europei di calcio del 2016. A tal proposito, si evidenzia che tra gli stadi italiani si annoverano 126 strutture utilizzate dal calcio professionistico, di cui 69 hanno una capienza inferiore ai 10.000 posti. Tali impianti sono datati (l'età media è di 67 anni), poco confortevoli e non pienamente rispondenti agli standard di sicurezza. Innanzitutto, la proprietà comunale dell'impiantistisca sportiva (salvo rare eccezioni, come lo stadio «Olimpico» di Roma di proprietà del CONI o lo stadio di Reggio Emilia) comporta costi di gestione e per la sicurezza (diretti, per l'impiego di agenti e strutture, indiretti, per danni materiali, impatti negativi di immagine, eccetera) che ricadono sulla collettività, impoverendo le già esigue casse degli enti comunali. Gli stadi sono tutti sottoposti a vincoli urbanistici e monumentali, spesso sono situati al centro delle città e possono generare problemi di ordine pubblico e sicurezza. A più livelli istituzionali si è manifestata la volontà politica di risolvere il problema, trasferendo gli stadi fuori dalle città, per consentire una riqualificazione del territorio, per rispondere al bisogno di sicurezza manifestato in modo crescente dai cittadini e garantire migliore vivibilità al tessuto urbano. Le molteplici difficoltà burocratiche, amministrative e finanziarie, che impediscono l'edificazione di uno stadio in meno di otto anni, però, scoraggiano gli investitori privati. Eppure, il calcio (quale primo sport nazionale) genera un giro di affari annuo di più di 6 miliardi di euro, quasi mezzo punto di PIL (dato: Innovare Stadi) . Di questi, solo una piccolissima parte, neppure 250 milioni di euro, pari a meno del 5 per cento, arriva dagli stadi. Il fattore stadio per le quattro società più importanti (Juventus, Milan, Inter e Roma) vale non più del 15 per cento del giro di affari complessivo, generando poco più di 30 milioni di euro all'anno. Le percentuali degli incassi da stadio, rispetto al fatturato, sono per il campionato italiano del 12 per cento, per la Premier League (il campionato inglese) del 42 per cento. Le stime del giro d'affari finalizzato alla costruzione e al rifacimento degli stadi italiani dei campionati professionistici entro il 2016 sono pari a 4 miliardi di euro. Se si estende tale valutazione alle arene, ai palazzetti e alle infrastrutture sportive, si arriva anche a 20 miliardi di euro. Per realizzare uno stadio ex novo o per ristrutturarlo occorre trasformare il modello attuale dello «stadio calcistico», come fino ad oggi concepito, nel modello dello «stadio produttivo», secondo le diverse tipologie oggi esistenti (stadio multifunzionale, per più eventi sportivi, o stadio americano, inserito in un'area generalmente dedicata all'intrattenimento e alla cultura, come l'esempio dello stadio di Firenze proposto recentemente dal presidente della Fiorentina), rispondendo alle specifiche caratteristiche culturali e sociali del territorio. Il decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2007, n. 41, nel prevedere un programma straordinario per l'impiantistica sportiva destinata allo sport professionistico, stabilisce che l'esercizio della pratica calcistica deve essere reso «maggiormente rispondente alle mutate esigenze di sicurezza, fruibilità, apertura, redditività della gestione economica finanziaria, anche ricorrendo a strumenti convenzionali». Stadio «produttivo» significa dunque stadio che produce reddito, per intenderci, «multifunzionale» («complesso sportivo comprendente spazi destinati ad altre attività, diverse da quella sportiva», così definito nel decreto del Ministro dell'interno 6 giugno 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005). E, se produce reddito, si rivolge necessariamente a più soggetti che manifestano un interesse economico nel progetto (un modello può essere quello dell' Amsterdam Arena , del 1996, dotata di multisala, sala concerti, casinò, area commerciale). L'esperienza internazionale ci insegna, tuttavia, che ogni volta che sono stati approntati nuovi strumenti normativi e agevolazioni amministrative lo Stato ha messo a disposizione strumenti finanziari flessibili e innovativi, con una partecipazione pubblica in termini di contributi a sostenere l'investimento privato. È accaduto in Inghilterra con l'ormai famoso Taylor Act (che ha agevolato l'accordo tra Federazione inglese, Premier League e governo per l'istituzione nel 1990 del Football Trust , poi sostituito dalla Football Foundation , finanziato dallo Stato, con una riduzione del prelievo fiscale sulle scommesse) che, nel 2000, ha destinato circa 170 milioni di sterline al finanziamento della costruzione degli stadi, contro i 900 milioni investiti dai club. È accaduto in Germania, dove gli stadi vennero in parte ristrutturati, in parte costruiti ex novo (secondo le più moderne linee architettoniche e le più efficienti tecnologie) in occasione dei Mondiali di calcio del 2006. L'Italia ha avuto la sua occasione, con i Mondiali del 1990, ma non è riuscita a sfruttarla. Il piano triennale di intervento straordinario, previsto all'articolo 3 del presente disegno di legge, oltre a rappresentare lo strumento finanziario dello Stato per abbattere gli interessi sul conto capitale degli investimenti, deve costituire, per un periodo comunque breve (di qui la straordinarietà del piano di intervento), il perno intorno al quale le istituzioni locali, le federazioni e le società sportive devono muoversi per lo sviluppo infrastrutturale del territorio.