[ddlpres]

Disposizioni in materia di servizio pubblico radiotelevisivo. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge di riforma del servizio pubblico radiotelevisivo riprende in parte il contenuto del disegno di legge presentato dal Governo, su proposta dell'allora Ministro delle comunicazioni Gentiloni, nel corso della XV legislatura (atto Senato n. 1588), e della proposta di legge Zaccaria ed altri nel corso della XVI legislatura (atto Camera n. 1666), e in parte il disegno di legge Fedeli ed altri (atto Senato n. 2011) proposto nel corso della XVIII legislatura. Esso ha un'ispirazione fondamentale: mettere la RAI-Radiotelevisione italiana Spa in condizione di competere nello scenario futuro, recuperando quella autonomia e indipendenza strutturali che rappresentano la condizione per realizzare una vera diversità di contenuti editoriali rispetto alla televisione commerciale. In questo modo la RAI potrà garantire meglio il pluralismo e le qualità proprie del servizio pubblico. Oggi la RAI, più che in passato, corre il rischio di una paralisi decisionale dovuta all'incrocio tra la tradizionale lottizzazione e l'attuale incerto bipolarismo. Da molti anni, ormai, il consiglio di amministrazione fatica a prendere decisioni strategiche per l'azienda. In questo settore, in un panorama di cambiamenti delle comunicazioni come quello attuale, un'azienda che non sia in grado di prendere rapide decisioni strategiche rischia di essere tagliata fuori da ogni competitività. A questo si aggiunge che il grado di accettabilità della cosiddetta « lottizzazione » oggi è ben diverso di quanto non fosse quindici o venti anni fa. L'avvento di un sistema multipiattaforma e multicanale rischia di rendere molto complicata l'identità, la diversità e la riconoscibilità del servizio pubblico. È evidente, infatti, che in un panorama di molteplici piattaforme, di centinaia di canali, sarà sempre più difficile identificare il servizio pubblico e giustificarne il finanziamento, soprattutto se continuerà a non differenziarsi dal modello della televisione commerciale. La RAI è già stata oggetto di interventi di riforma. Il più recente è quello del 2021, tramite il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208. Molti problemi sono stati affrontati, ma non è stato risolto quello centrale di una governance indipendente dal potere politico. Questo è un limite gravissimo nell'attuale contesto competitivo. Una vera riforma del sistema radiotelevisivo deve essere necessariamente improntata alla tutela dell'indipendenza e del pluralismo dell'informazione. Per competere nella televisione del futuro, la RAI può far leva innanzitutto sulle proprie particolarità positive: una grande tradizione, seconda in Europa solo alla BBC; capacità professionali non comuni; il perdurante primato negli ascolti; un patrimonio consistente e un quadro economico sostanzialmente sano. Ma per riuscire davvero nell'impresa, la RAI deve porsi alcuni obiettivi di cambiamento. Il presente disegno di legge risponde ad alcuni obiettivi di fondo: introdurre elementi strutturali che migliorino la qualità, intesa come una effettiva riqualificazione e valorizzazione della missione della RAI; l'autonomia, garantita da nuove regole di governance , idonee ad allentare il controllo della politica sul servizio pubblico; l'efficienza, cioè un assetto societario e organizzativo più moderno ed anche più vicino ai modelli dei grandi servizi pubblici occidentali. Occorre puntare sulla differenza: la televisione pubblica italiana non corre rischi per gli ascolti ma per la qualità. Nel presente disegno di legge, questi strumenti vengono rafforzati. Essa deve riconquistare la propria differenza e tornare ad essere modello da imitare per il mercato televisivo. La RAI deve soprattutto conquistare autonomia. L'intreccio tra RAI e partiti viene ritenuto talmente inevitabile da essere spesso tollerato come un male minore. Non è così. La sua degenerazione finisce per rendere difficile il funzionamento stesso dell'azienda. Il pluralismo, ragione fondamentale di esistenza del servizio pubblico, rischia di scadere in un sistema che non mette al centro il cittadino ma l'invadenza dei partiti. La RAI deve conquistare il massimo di autonomia e di autentico pluralismo. Questa è la premessa perché essa possa funzionare con efficienza. Oggi la lottizzazione va di pari passo con il massimo d'instabilità del suo vertice e con l'impossibilità di decisione strategica. Nessuna azienda di comunicazione, chiamata a decidere sul futuro, può funzionare nel contesto attuale di precarietà permanente. Mandati troppo brevi, scarsa autonomia decisionale e organizzativa del vertice, impossibilità di inserimento di risorse professionali giovani e qualificate: sono i sintomi di una malattia che mette in forse l'avvenire del servizio pubblico. La RAI deve fondarsi invece su regole di funzionamento societario che consentano scelte strategiche. Il presente disegno di legge affida a una Fondazione la proprietà nonché la scelta delle strategie e dei vertici operativi della RAI. La Fondazione sarà dunque garante dell'autonomia dal Governo del servizio pubblico e della sua qualità. Il consiglio di amministrazione della Fondazione sarà designato assicurando il massimo possibile di autonomia dalla politica e dal potere economico. La Fondazione si connota per la prevalenza del carattere pubblicistico dei suoi compiti e delle sue attività. Il carattere pubblico della Fondazione non è attenuato dalla scelta di affidare a una pluralità di soggetti istituzionali e di collegi la nomina o l'elezione dei dieci componenti che formano il consiglio di amministrazione della Fondazione, in quanto i collegi fanno parte dello Stato – apparato (Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, Conferenza dei rettori delle università italiane – CRUI, assemblea dei dipendenti della RAI). Ciò rappresenta la conferma di una scelta già sperimentata nel consiglio di amministrazione della RAI che assicura la partecipazione democratica di tutte le professionalità della RAI all'individuazione, nei limiti segnati dalla legge e dall'ordinamento, delle scelte strategiche per il miglior svolgimento del servizio pubblico generale radiotelevisivo. Il vertice operativo potrà agire con efficienza e stabilità. Alla Fondazione è altresì attribuito il compito di riorganizzare la RAI al fine di renderla meno affine ai modelli della televisione commerciale. Lo schema d'intervento proposto è quello di innestare le nuove disposizioni nello schema del testo unico vigente. Si opera quindi sul vigente articolo 59, si introduce il nuovo articolo 59- bis e si sostituisce il vigente articolo 63. Un altro obiettivo che non si deve affatto sottacere è quello che tende ad abrogare l'impianto della privatizzazione della RAI che trova ancora collocazione nell'articolo 21 della legge Gasparri (legge n. 112 del 2004). Mantenere questo schema sarebbe del tutto anacronistico e quindi è bene operare con la definitiva abrogazione, togliendo ogni spada di Damocle pendente sul servizio pubblico. L'articolo 1 del presente disegno di legge interviene sull'articolo 59 del testo unico di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, e stabilisce con chiarezza due princìpi. Da un lato ritorna allo schema più garantista della concessione ex lege che aveva caratterizzato gli anni precedenti.