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Si prevede la partecipazione dei soci fondatori privati in proporzione agli apporti finanziari alla gestione o al patrimonio della fondazione, che devono essere non inferiori al tre per cento. Al fine di rendere più chiara e trasparente la gestione patrimoniale vengono individuati due fondi: uno indisponibile di dotazione (vincolato al perseguimento delle finalità statutarie), e un altro destinato alle spese correnti di gestione dell'ente. La presidenza degli enti lirici, oggi fondazioni di diritto privato, è assunta storicamente dai Sindaci dei comuni che, nell'ospitare gli enti, forniscono nella quasi totalità dei casi l'uso della sede principale e gli spazi necessari all'attività. Tale collegamento tra la figura del Sindaco e la presidenza dei Teatri trova corrispondenza nella simbiosi tra ente produttore di spettacolo lirico e cittadinanza (spesso fortemente fidelizzata quale fruitrice degli eventi), ma attualmente non sempre corrisponde all'esigenza di maggiore snellezza nella governance dei Teatri. Sembra, quindi, opportuno, con l'eccezione della plurisecolare Accademia Nazionale di S. Cecilia, prevedere che il Sindaco possa nominare in persona diversa da sè il presidente della rispettiva fondazione lirica. Comma 16 -- Le nuove disposizioni statutarie si applicano con decorrenza dal 1º gennaio 2015. Il mancato adeguamento dello statuto nei predetti termini determina l'applicazione dell'articolo 21 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367. Comma 17 -- La norma è volta a introdurre una disciplina maggiormente restrittiva, che possa garantire maggiormente l'obbligo del pareggio di bilancio e determini un controllo più chiaro sulle spese da sostenere per rappresentazioni lirico-sinfoniche eseguite all'estero tramite una espressa deliberazione che indichi una copertura finanziaria specifica. Comma 18 -- L'obiettivo della disposizione è di ottenere un miglior coordinamento fra la realizzazione di programmi e attività e l'effettiva gestione delle risorse. A tal fine viene creata una conferenza degli organi di gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche, presieduta dal Direttore generale competente, che può convocarla anche per gruppi individuati per zone geografiche o specifici progetti comuni. Comma 19 -- Il comma contiene una norma interpretativa in merito alla trasformazione dei contratti di lavori a tempo determinato in tempo indeterminato, ribadendo che tale trasformazione non si applica in ogni caso alle fondazioni lirico sinfoniche. È noto infatti che giurisprudenza estesa su tutto il territorio nazionale, pur a fronte della disposizione di cui all'articolo 3, comma 6, della decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100, che intendeva evitare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, ha inteso in questione di contratti di lavoro subordinato a termine, di proroga o di rinnovo dei medesimi contratti. Commi 20 e 21 -- La norma individua dei nuovi e più stringenti criteri per la destinazione della quota annuale del Fondo unico per lo spettacolo spettante alle fondazioni lirico-sinfoniche: il 50 per cento è legato ad alcuni indicatori di rilevamento dei costi di produzione connessi a programmi di attività realizzati da ciascuna fondazione nell'anno precedente quello cui si riferisce la ripartizione, il 25 per cento dipende poi dalla capacità di attrarre risorse e dai risultati della gestione e il restante 25 per cento dalla qualità artistica dei programmi. CAPO III (Disposizioni urgenti per assicurare efficienti risorse al sistema dei beni e delle attività culturali) -- Art. 12. (Disposizioni urgenti per agevolare la diffusione di donazioni di modico valore in favore della cultura). -- La proposta normativa è necessaria e urgente per porre fine alle criticità e farraginosità nella raccolta e nella finalizzazione agli interventi per i beni culturali di uno degli strumenti più virtuosi creati negli ultimi decenni, ovvero le cosiddetta «erogazioni liberali». Queste criticità e farraginosità, che la norma che si propone eliminerebbe in breve tempo, sono alla base dell'utilizzo ancora relativamente «scarso» da parte della collettività, con pregiudizio per un più consistente sostegno agli interventi di tutela. La norma soddisfa appieno i requisiti di necessità ed urgenza previsti per il decreto legge, in quanto è indispensabile che l'Amministrazione che ne è responsabile (il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) possa immediatamente agire al fine di approntare tempestivamente tutte le misure gestionali e organizzative e necessarie al fine di poter effettivamente conseguire gli obiettivi e le finalità disposti dal comando giuridico, in vista di una piena operatività delle misure a partire dall'ultima parte del 2013. La norma è volta a facilitare la raccolta presso il pubblico di erogazioni liberali, anche di modico valore, da destinare a interventi di tutela dei beni culturali o paesaggistici. Attualmente, questa finalità può essere perseguita solo mediante versamento delle somme in conto entrata dello Stato e la loro successiva riassegnazione allo stato di previsione della spesa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. È, tuttavia, da rilevare come, nel caso delle donazioni di scopo per interventi di tutela del patrimonio culturale, il rispetto delle suddette rigorose regole contabili presenta diverse rilevanti criticità. In primo luogo, il meccanismo procedurale descritto determina il decorso di un notevole lasso di tempo tra il momento del versamento del contributo da parte del privato finanziatore e quello della disponibilità delle somme da parte dell'istituto destinatario. In secondo luogo, esso causa un notevole aggravio amministrativo, poiché comporta il coinvolgimento di numerose articolazioni centrali e periferiche del Ministero e della Ragioneria generale dello Stato e, inoltre, implica la necessità di individuare, per ogni singolo versamento, in base alla relativa causale, l'istituto cui la somma deve essere riaccreditata. Infine -- e soprattutto -- la procedura non è, di fatto, percorribile per le donazioni di modico valore. Ciò in quanto non è ipotizzabile che il privato cittadino che intenda versare un importo modesto possa recarsi presso la Sezione di tesoreria provinciale dello Stato per provvedervi. La conseguenza di ciò è -- da un lato -- un notevole aggravio amministrativo, che è di per sè causa di costi per la pubblica amministrazione e -- dall'altra -- la sostanziale impossibilità, per i beni in consegna allo Stato (e con la sola eccezione di quelli in consegna agli istituti del Ministero dotati di autonomia speciale) di sollecitare presso il pubblico, come avviene in altri Paesi, iniziative di raccolta di contributi anche modesti, da destinare a interventi specifici e resi noti a priori . Ne deriva, quindi, anche un minore introito per lo Stato, ossia la rinuncia a potenziali fonti di entrata. L'attuale previsione normativa dell'obbligatorio ricorso al complesso meccanismo della riassegnazione viene normalmente giustificata sulla base della ritenuta necessità di non derogare al principio di unicità del bilancio dello Stato, in ragione del quale sono, in linea di principio, vietate le gestioni contabili fuori bilancio.