[pronunce]

che infatti, ove anche la Corte costituzionale dichiarasse l'illegittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge n. 124 del 1999 e dell'art. 93, commi 1 e 2, della legge prov. Trento n. 5 del 2006, la domanda giudiziale formulata dai ricorrenti non potrebbe ugualmente essere accolta, poiché l'art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001 prevede il divieto che i contratti a tempo determinato conclusi dalla pubblica amministrazione si convertano in contratti a tempo indeterminato, anche in caso di violazione di norme imperative in tema di assunzione; e l'art. 10, comma 4-bis, del d.lgs. n. 368 del 2001, col quale l'Italia ha dato attuazione alla direttiva citata, stabilisce che i contratti del personale della scuola siano esclusi dall'applicazione delle disposizioni del decreto stesso; che, nel merito, la questione sarebbe infondata, poiché la direttiva comunitaria più volte richiamata è finalizzata a reprimere gli abusi nell'utilizzo dei contratti a tempo determinato, abusi che non sussistono nel caso in questione; il conferimento delle supplenze annuali, infatti, è dettato soltanto dalla necessità di fare fronte alle diverse esigenze che annualmente sorgono nella Provincia, come anche nel resto del Paese; che nel giudizio rubricato al n. 283 del 2011 si sono costituite Maria Rita Giardina, Mariarosa Mogrovejo, Mauro Avi, Roberto Brugnara, Maria Candido, Irene Cagol, Simona Di Cagno, Cristina Scartezzini, Camilla Toto, Rocco Tirone e Maria Concetta Malerba, chiedendo che la questione venga, in via principale, dichiarata inammissibile, dovendo il giudice a quo disapplicare la normativa impugnata, e in via subordinata l'accoglimento della medesima, per violazione dei parametri di cui alle ordinanze di rimessione; che in prossimità dell'udienza di discussione le parti private ora indicate hanno depositato una memoria, richiamando la sentenza 20 giugno 2012, n. 10127, della Corte di cassazione e l'ordinanza con la quale il Tribunale di Napoli, nel gennaio 2013, ha rimesso all'esame della Corte di giustizia dell'Unione europea la questione della compatibilità con la normativa comunitaria del sistema italiano di reclutamento dei docenti, nella parte in cui consente, senza limiti specifici, la reiterazione di contratti a tempo determinato per la copertura di posti in organico; che nel giudizio rubricato al n. 31 del 2012 si è costituito Giuseppe Russo, chiedendo - analogamente a quanto sollecitato dalle parti private nell'altro giudizio - che la questione venga, in via principale, dichiarata inammissibile, dovendo il giudice a quo disapplicare la normativa impugnata, e in via subordinata l'accoglimento della medesima, per violazione dei parametri di cui alle ordinanze di rimessione; che l'atto di costituzione contiene una dettagliata ricostruzione delle principali pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea su tale argomento, fino all'ordinanza 1° ottobre 2010 (in causa C-3/10, Affatato) ed alla sentenza 26 gennaio 2012 (in causa C-586/10, Kucuk), alla luce delle quali il Russo conclude nel senso che la trasformazione del contratto di lavoro a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato può essere raggiunta disapplicando la normativa interna che vieta tale possibilità per il solo personale della scuola, in tal modo entrando in contrasto con la disciplina comunitaria; che nel giudizio rubricato al n. 32 del 2012 si sono costituite Chiara Lucian, Daiana Lucian e Silvia Bonat, chiedendo l'accoglimento della prospettata questione; che nel giudizio rubricato al n. 32 del 2012 sono intervenuti il Codacons e l'Associazione per la difesa dei diritti civili della scuola, con atto depositato fuori termine; che in tutti i giudizi è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo - con atti di contenuto assai simile - che le questioni vengano dichiarate inammissibili o infondate; che le questioni sarebbero inammissibili perché, stante il pacifico primato del diritto comunitario rispetto al diritto interno, la normativa interna confliggente con quella comunitaria dovrebbe essere automaticamente disapplicata e, in caso di possibili contrasti di interpretazione, le questioni sarebbero inammissibili per mancato esperimento del rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea, ai sensi dell'art. 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea; che l'inammissibilità deriverebbe anche dal fatto che, ove pure le odierne questioni fossero accolte, la pronuncia non sarebbe di alcuna utilità per i ricorrenti, in quanto «la negazione del potere di nomina di supplenze a termine non farebbe automaticamente acquistare agli interessati lo status di insegnanti di ruolo, ma solo perdere (anche) il rapporto minore di cui sono oggi titolari»; che, nel merito, le questioni sarebbero infondate; che «il settore scolastico presenta una connotazione del tutto particolare», anche «in considerazione della variabilità dell'utenza, sia sotto il profilo quantitativo che nella sua distribuzione sul territorio nazionale», per cui anche il reclutamento del personale scolastico è regolato da una disciplina particolare; e tale specificità emerge in modo palese proprio in riferimento alla costituzione dei rapporti di lavoro le cui caratteristiche sono del tutto peculiari, come risulta da numerose pronunce della medesima Corte di giustizia; che tali pronunce, infatti, hanno chiarito che, se una legislazione nazionale riserva ad una certa categoria di lavoratori a tempo determinato un trattamento deteriore, occorre che detta diversità si fondi sull'esistenza di elementi precisi e concreti che diano conto di una reale necessità, e nel caso dei docenti il rapporto di lavoro temporaneo trova giustificazione nella necessità di garantire, comunque, il servizio pubblico dell'istruzione allo scopo di tutelare, in favore di tutti i cittadini, il diritto universale all'istruzione di cui agli artt. 33 e 34 Cost., organizzando «un apparato che permetta di assicurare sempre e comunque una continuità nell'erogazione delle prestazioni che costituiscono il cardine fondamentale del servizio stesso»; che nel corso di diversi giudizi promossi, con separati ricorsi, da un gruppo di docenti nei confronti del Conservatorio "Francesco Antonio Bonporti" di Trento e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Tribunale ordinario di Trento, sezione lavoro, ha sollevato - in riferimento agli artt. 11 e 117, primo comma, della Costituzione, nonché alla clausola 5, punto 1, lettera a), dell'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE - questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 6, della legge 21 dicembre 1999, n. 508 (Riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati);