[resaula]

Sarò molto breve, per non ripetere tante osservazioni che, per fortuna, si sono ripetute, nel senso che molti interventi sono sostanzialmente sovrapponibili, ciò a dimostrare una condivisione molto larga rispetto a questo passaggio. La prima ragione riguarda il contenuto in sé, le misure che questo provvedimento prevede, appunto la cornice che è stata costruita e i binari lungo i quali dovrà muoversi il Governo, in una chiave di arricchimento e di ampliamento della delega, alla luce di quello che è accaduto negli ultimi mesi e negli ultimi anni nel nostro Paese. Mi riferisco, all'istituzione del registro nazionale dei lavoratori dello spettacolo; all'attivazione di un tavolo programmatico tra Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ed Enit; alla delega al Governo ad adottare un decreto legislativo per il riordino e la revisione degli ammortizzatori (la senatrice Catalfo ha fatto una sottolineatura molto specifica e peculiare proprio su questo aspetto così importante); ancora, mi riferisco alle modifiche concernenti l'osservatorio dello spettacolo e al riconoscimento della professione di agente dello spettacolo dal vivo, di cui diceva molto bene il senatore Rampi, nonché al riconoscimento giuridico dei live club , che rappresentano un pezzo importante del ragionamento che è stato portato avanti. Insisto nel dire che queste sono tutte misure significative, che arricchiscono questa delega e che sono frutto, a loro volta, dell'arricchimento della discussione che ha prodotto il risultato che oggi noi consegniamo a quest'Assemblea, rispetto al quale è giusto che i suoi membri possano esprimere il giusto orgoglio per il valore di tale passaggio. Questa è sicuramente la nostra prima motivazione, ma ce n'è un'altra, naturalmente sovrapponibile, che ha a che fare, sì, col contenuto, ma innanzitutto col valore simbolico di quello che ci accingiamo ad approvare. Sono state usate espressioni che, secondo me, non sono enfatiche, bensì adeguate alla materia di cui stiamo discutendo e quindi anche al contenuto che stiamo approvando. Ho sentito dire, per esempio, da qualcuno che è intervenuto precedentemente che l'indennità di discontinuità è un risultato storico. Effettivamente, potremmo definirla esattamente in questi termini. Lo è, proprio per il significato simbolico di ciò di cui stiamo discutendo. Lei, signor Ministro, ha detto una cosa molto importante nel suo intervento, ossia che la discontinuità delle figure professionali del mondo dello spettacolo non è un elemento patologico (ritraduco quanto da lei sottolineato). Non è la patologia del sistema, ma è la fisiologia e l'intima natura di quella peculiare figura professionale. A me piace chiamarlo mestiere, quello dello spettacolo, proprio perché è un impasto di formazione intellettuale, ma anche di componente materiale, materica e fisica. Molto dello spettacolo si esprime attraverso la voce e attraverso i corpi. Aver immaginato una delega con queste caratteristiche vuol dire dare valore a quelle figure, ma anche al contenuto e alla natura di questo tipo di professione, che non può che essere discontinua. La patologia, semmai, è non aver costruito un pavimento, una rete di protezione o un armamentario, quello sì, molto fisico, materiale e concreto, per sostenere questi lavoratori. È stato detto sostanzialmente in tutti gli interventi che ci siamo misurati con questo fenomeno durante la pandemia. Forse avremmo dovuto aprire gli occhi prima. Attualmente, la pandemia ha ingigantito questa dinamica. Ci siamo drammaticamente misurati con questo settore, così come con tutti gli altri che abbiamo sostenuto, però oggettivamente abbiamo corso anche un rischio: da un lato, abbiamo acceso i riflettori, per usare una metafora che in questo passaggio potrebbe essere calzante; ma, dall'altro, abbiamo rischiato di allargare la forbice tra gli intenti, la sottolineatura giusta di un tema enorme (occuparci dei lavoratori che fanno dell'Italia quello che è, ossia un Paese famoso nel mondo per l'arte, per la cultura e per lo spettacolo), e ciò che effettivamente eravamo nelle condizioni di fare per accompagnare questi lavoratori. Dico di più: c'è una percezione pubblica, collettiva, che va ribaltata. Siamo il Paese delle arti, della cultura e dello spettacolo, ma spesso, rivolgendosi a uno di questi che magari sono lavoratori dell'arte, della cultura o dello spettacolo dal vivo, si chiede: ma che lavoro fai? La risposta è: mi occupo di arte, faccio il musicista, faccio l'attore. E spesso si sente replicare: sì, però qual è il tuo vero lavoro? C'è una percezione che va completamente ribaltata ed è paradossale che questo accada esattamente in un Paese come il nostro. È quindi un bene aver posto un ragionamento politico e culturale ed è positivo averlo accompagnato con una strumentazione e quindi anche con indicazioni molto concrete e materiali su come aiutare questi lavoratori, ma tutto questo deve servire a ribaltare la dignità stessa di questi lavoratori, quindi anche la percezione e la funzione del ruolo che svolgono. Questo vale per i lavoratori dello spettacolo, ma dico di più. Vedo il collega Verducci, che credo interverrà dopo di me, con il quale ho condiviso, così come con tanti altri colleghe e colleghi, alcune battaglie piccole, che piccole non sono, perché hanno avuto un loro valore: penso, ad esempio, all'aver "combattuto", con qualche piccolo esito e non come avremmo voluto, affinché i dottorandi - un sottoinsieme di loro, per la verità - che hanno subito uno stop durante la pandemia, perché a un certo punto non hanno più potuto beneficiare delle strutture, degli archivi e delle banche dati e non hanno potuto girare, avessero una proroga della loro borsa di dottorato. È stato come restituire loro la dignità di lavoratori, perché gli studenti di dottorato sono dei lavoratori. Ed è stato una piccola, grande battaglia: vale per gli studenti di dottorato; vale per i lavoratori dell'arte, dello spettacolo e della musica dal vivo; vale per tutti coloro che hanno voglia di continuare a fare questo mestiere, questo lavoro, e vogliono farlo nel segno della naturale e fisiologica discontinuità che prevede questo tipo di professione, ma devono anche sentirsi liberi. Sentirsi liberi vuol dire esattamente essere nelle condizioni di poter svolgere quel lavoro e quella funzione, a beneficio naturalmente delle loro aspettative e delle loro aspirazioni, ma credo innanzitutto a beneficio della grandezza di questo Paese e del suo immenso patrimonio artistico, culturale e naturalmente anche musicale. Quindi una volta di più ringrazio tutti coloro che hanno lavorato a questo risultato e naturalmente rivolgo un incoraggiamento al Governo a prendere in mano questa delega e a produrre un passaggio finalmente concreto. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi è una giornata di grande importanza ed è un'emozione essere qui, votare questo provvedimento e averlo costruito, giorno dopo giorno, in questi due anni difficilissimi, da quando - improvvisamente - tutti i teatri, tutti i cinema e tutti gli spazi della musica dal vivo furono costretti a chiudere per un tempo interminabile.