[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 2, primo comma, lettera d), e 21, primo comma, lettera d), della legge della Regione Piemonte 10 dicembre 1984, n. 64 (Disciplina delle assegnazioni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ai sensi dell'art. 2, comma secondo, della legge 5 agosto 1978, n. 457, in attuazione della deliberazione CIPE pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 348 in data 19 dicembre 1981), promosso con ordinanza del 12 gennaio 2006 dalla Corte di appello di Torino nel procedimento civile vertente tra Maria Teresa Semprini e il Comune di Torino, iscritta al n. 611 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento della Regione Piemonte; udito nella camera di consiglio del 4 giugno 2007 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.1 – Con ordinanza del 12 gennaio 2006 – pronunciata nel corso di un giudizio promosso da un privato avverso il decreto del Comune di Torino, con il quale era stata dichiarata, nei suoi confronti, la decadenza dall'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica – la Corte di appello di Torino ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzione degli artt. 2, primo comma, lettera d), e 21, primo comma, lettera d), della legge della Regione Piemonte 10 dicembre 1984, n. 64 (Disciplina delle assegnazioni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ai sensi dell'art. 2, comma secondo, della legge 5 agosto 1978, n. 457, in attuazione della deliberazione CIPE pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 348 in data 19 dicembre 1981), nel testo originario. Il giudice rimettente premette che, nella specie, la decadenza dall'assegnazione dell'alloggio era stata dichiarata, ai sensi delle disposizioni censurate, per la perdita dei requisiti prescritti dalla legge stessa (art. 21, primo comma, lettera d), perché la ricorrente era proprietaria di un immobile, sito in Ulzio (TO), della superficie di mq. 40 circa, il cui valore locativo complessivo, determinato ai sensi della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazione di immobili urbani), era superiore a quello di un alloggio con condizioni medie abitative situato nell'ambito regionale, quantificato in lire 10.000.000 (art. 2, primo comma, lettera d). Il giudice a quo chiarisce come la controversia sia pendente in appello, in quanto la giurisdizione del giudice ordinario, contestata dal Comune di Torino e negata dalla sentenza pretorile del 28 gennaio 1998, è stata affermata dal Tribunale di Torino con sentenza del 14 luglio 2000, passata in giudicato. Conseguentemente, il giudizio di merito cui fa riferimento l'ordinanza di rimessione è l'appello proposto dalla parte privata (che aveva riassunto il giudizio dinanzi al Tribunale di Torino, quale giudice di primo grado) avverso la sentenza del 4 marzo 2004, con la quale era stata confermata la decadenza dall'assegnazione dell'alloggio, perché, dalla consulenza tecnica esperita, era stato accertato che l'effettivo valore locativo dell'immobile di proprietà della ricorrente era di lire 12.358.305. 1.2 – Osserva il giudice a quo che le norme censurate fondano la preclusione all'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica, e la decadenza dall'assegnazione stessa, non su un indice oggettivo di valutazione del cespite immobiliare, quanto piuttosto, in modo irragionevole, sul presupposto di un tipo di reddito (il valore locativo previsto dalla legge n. 392 del 1978), che non può essere rivelatore del valore effettivo del bene stesso, né indice idoneo ad esprimere il fabbisogno abitativo. In particolare, le norme sospettate di incostituzionalità appaiono alla Corte rimettente in contrasto con il principio di ragionevolezza desumibile dall'art. 3 della Costituzione: infatti, l'intera disciplina di cui alla legge n. 392 del 1978 sull'equo canone è ormai da considerarsi superata, con tutti i suoi indici convenzionali ed i coefficienti di valutazione che dovevano dar luogo ad un parametro del valore locativo oggettivo ed uniforme su tutto il territorio nazionale. Tale superamento è confermato, innanzitutto, dall'introduzione dei cosiddetto patti in deroga, previsti dal decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento delle finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359; poi, dall'entrata in vigore della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo), fondata sulla libera contrattazione delle parti. Quanto sopra dimostra, secondo il rimettente, l'incongruità della scelta legislativa regionale, irragionevolezza del resto confermata dalla delibera del CIPE 13 marzo 1995 (Edilizia residenziale pubblica: criteri generali per l'assegnazione degli alloggi e per la determinazione dei canoni), che, nel modificare sul punto la precedente delibera 19 novembre 1981 (Edilizia sovvenzionata. Criteri generali per l'assegnazione degli alloggi e per la determinazione dei canoni. Fissazione dei limiti di reddito), ha eliminato il criterio del valore locativo come indicatore da assumere a riferimento per la determinazione della congruità della situazione abitativa del nucleo familiare dell'interessato, laddove titolare di diritti reali. Del resto, rileva il rimettente, la Corte costituzionale, con le sentenze n. 399 e n. 135 del 2004, n. 229 e n. 176 del 2000, ha già dichiarato l'illegittimità di identiche disposizioni contenute in altre leggi regionali, nelle parti in cui queste utilizzavano il criterio del valore locativo, determinato ai sensi della legge n. 392 del 1978, ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e della decadenza dall'assegnazione stessa. In particolare, la Corte ha affermato l'irragionevolezza di questa scelta legislativa, perché il valore locativo configurato dalla legge n. 392 del 1978 non può oggi costituire adeguato parametro di valutazione del cespite immobiliare di cui sia titolare l'interessato (sentenza n. 299 del 2000). Ciò, tanto più dopo che l'abrogazione dell'art. 12 della sopra citata legge n. 392 del 1978 ha sostanzialmente privato di significato i precedenti indici convenzionali e i coefficienti correttivi di valutazione su cui si basava il calcolo del valore locativo (sentenza n. 176 del 2000).