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Ecco che con le modifiche che andremo a votare ripristiniamo diritti e legalità: anche ammesso che l'intento dei decreti Salvini fosse quello di porre un argine all'illegalità, di certo essi non hanno raggiunto tale obiettivo; anzi, hanno creato ampie sacche di illegalità attraverso l'abolizione, nell'ottobre del 2018, della protezione umanitaria. Fino ad allora ne beneficiavano circa 20.000 immigrati all'anno e il decreto ha avuto l'effetto disastroso da un punto di vista pratico, tanto che chi era in attesa di un riconoscimento - e prima della legge lo avrebbe ottenuto - con la scomparsa della protezione umanitaria si vedeva opporre un diniego, diventando clandestino a tutti gli effetti. Il risultato è stato creare almeno 37.000 nuovi irregolari in soli due anni, a cui si sono aggiunti tutti coloro che già precedentemente godevano di una protezione umanitaria, e cioè circa 39.000 persone, ai quali non è stata rinnovata. Quindi, oltre 70.000 irregolari sono sostanzialmente frutto dei provvedimenti dell'allora ministro Salvini: persone invisibili, destinate a sparire nel nulla, perché i rimpatri nel frattempo non sono aumentati. Sono quindi soggetti di cui non abbiamo informazioni, con tutti i possibili pericoli che questo può comportare, come si è visto purtroppo recentemente nell'attentato terroristico a Nizza, il cui autore era risultato essere entrato in Europa dall'Italia. Ecco perché è cosa buona e giusta che si vada a reintrodurre la protezione umanitaria. È positivo per i diritti dei diretti interessati, che acquistano così identità, ma è ottimo anche per la sicurezza del Paese, che potrà così identificare e monitorare i migranti che sta accogliendo. Altrettanto positive sono le ulteriori modifiche che andiamo a prevedere con questa legge: prima fra tutte l'introduzione della SIA, il Sistema di integrazione e accoglienza, che ripristina sostanzialmente gli SPRAR, un'ottima rete di piccoli centri di accoglienza diffusi sul territorio che erano stati - anche questi - aboliti dai decreti Salvini. Certo, la questione migratoria è un fenomeno complesso, un fenomeno che attiene alla sfera dei diritti ma anche dei doveri; una complessità che non può trovare risposte semplici, banali. Per questo la modifica dei decreti sicurezza, frutto di un lungo lavoro di mediazione tra il Governo e le forze di maggioranza - lavoro per il quale mi sento di ringraziare sia il ministro Lamorgese che il sottosegretario Mauri - è un primo passo importante, a cui sarà necessario farne seguire altri. Innanzitutto serve urgentemente la riforma del Trattato di Dublino, cosicché tutti i Paesi europei possano partecipare al processo di accoglienza. Qui bisogna dire che, ancora una volta, non sarà facile conseguire questo risultato, dal momento che i Paesi di Visegrad, stretti amici di Lega e Fratelli d'Italia a livello europeo, sono tra i più duri oppositori alla revisione del Trattato stesso. E, quindi, è tutto da verificare che si riuscirà a modificarlo, e soprattutto a modificarlo in una versione che sia favorevole per l'Italia. Poi serve una riforma della legge sulla cittadinanza che consenta a migliaia di ragazzi e ragazze, nati e cresciuti nel nostro Paese, di essere riconosciuti a tutti gli effetti come cittadini italiani. Infine, bisogna investire sulle politiche per l'integrazione: integrazione nel mondo della scuola, del lavoro, nel sociale e nelle rappresentanze, perché è solo attraverso l'integrazione che i migranti possono dare il meglio di sé e si possono rivelare in tutta la loro potenzialità, come una risorsa preziosa per il Paese di accoglienza, oltre che per il singolo. Ne sono la prova quelle centinaia di migliaia di nostri connazionali che decine di anni fa furono essi stessi migranti alla ricerca di lavoro, in giro per l'Europa e per il mondo. Giusto qualche giorno fa proprio qui, nelle aule del Senato, abbiamo celebrato i sessantacinque anni degli Accordi bilaterali tra Italia e Germania per il reclutamento di lavoratori italiani; lavoratori che dal 1955 partirono come gastarbeiter per contribuire alla ricostruzione della Germania postbellica. Al nostro evento hanno partecipato dirigenti, professori universitari, giovani manager , sindaci, relatori che ci hanno raccontato la storia di quei nostri migranti, i loro genitori o nonni, nel corso dei decenni. La maggior parte sono storie di successo, proprio grazie all'integrazione raggiunta. Quelle esperienze ci insegnano, ancora oggi, alcune cose di grande attualità: in primo luogo, se si guarda all'immigrazione solo come a un pericolo e ci si rifiuta di adottare misure per l'integrazione, si possono generare problemi di lunga durata come insuccessi scolastici, disoccupazione, marginalizzazione sociale dei giovani migranti, disagio, violenza ed eventualmente anche criminalità. Se invece, viceversa, si guarda all'immigrazione come a un'opportunità e si lavora per l'integrazione, allora si creano le basi per il successo professionale dei migranti e se ne ricavano ingenti benefici per l'intera società, in termini sia di crescita economica che di coesione sociale. Questa è esattamente la storia dei tanti nostri connazionali in Germania, ma anche in tanti altri Paesi dove i nostri connazionali si sono affermati brillantemente. Allora, signor Presidente, io credo che questa storia, così caratterizzante per il nostro Paese - una storia di migranti che, nonostante le tante difficoltà, sono riusciti ad affermarsi con successo - non vada dimenticata, e anzi ci serva oggi per capire quanto l'immigrazione possa essere una ricchezza non solo per sé, ma anche il per il Paese in cui si sceglie di vivere. Se è vero che gran parte dei risultati di chi emigra è frutto della forza di volontà dei singoli, è anche vero che parte della loro riuscita dipende dalle buone politiche di integrazione che sono state messe in atto dai rispettivi Paesi di accoglienza. Credo che sia utile che la nostra esperienza di Paese di emigrazione ci serva da faro per mettere in campo buone politiche per l'integrazione che, oltre a valorizzare le tante potenzialità dei nostri migranti, creino al contempo le migliori condizioni, anche sociali, per la crescita e lo sviluppo del Paese, esattamente come hanno contribuito a fare negli anni tantissimi nostri emigranti italiani in giro per il mondo. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, se fosse possibile che una persona di un altro pianeta, di un altro sistema della galassia, oggi venisse ad ascoltare quello di cui stiamo discutendo, penserebbe che veramente questa umanità, prendendoci per la generalità degli umani, è pazza e irresponsabile. Uno che viene da un'altra galassia, dopo aver fatto un giro a volo radente sulle nostre città, si stupirebbe e si chiederebbe come sia possibile - mentre le famiglie sono divise e, ad oggi, non sanno se a Natale potranno raggiungere i propri parenti; mentre gli imprenditori tengono le aziende chiuse e stanno fallendo; mentre coloro che hanno avuto la certezza di poter aprire i locali e i ristoranti a Natale, e hanno già comprato le derrate alimentari, le devono buttare perché pare che vi sia un contrordine