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Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, vorrei anzitutto ringraziare per la relazione esaustiva il collega Airola e le colleghe che mi hanno preceduto per gli appassionati interventi su un tema così delicato, che riscalda la sensibilità di ciascuno di noi. Infatti, credo che sia un principio di civiltà quello che stiamo difendendo in questo momento e che ha trovato sensibilità nel legislatore. Sono pertanto convinto che, alla fine, quest'Assemblea vedrà finalmente l'espressione di un voto unanime. La ratifica della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro per l'eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro che stiamo per approvare trova tuttavia, di fatto, già pieno riconoscimento nel nostro ordinamento. Ricordo che nel 2006, per contrastare ogni discriminazione di genere, è stato approvato il codice delle pari opportunità tra uomo e donna: si tratta di una norma di rango primario per assicurare parità di trattamento e opportunità tra donne e uomini in tutti i campi, compresi l'occupazione, il lavoro e il trattamento economico. (Applausi) . L'articolo 26 del citato codice ha sancito, tra l'altro, un'equiparazione tra molestie sessuali e discriminazione di genere. La legge di bilancio, per il triennio 2018-2020, modificando il suddetto articolo 26, ha previsto inoltre una specifica tutela per chi agisce in giudizio per aver subito, appunto, una molestia sessuale sul luogo di lavoro. Dal 2009 è stato introdotto nel codice penale il reato di atti persecutori, che punisce le condotte di stalking . Voglio ricordare che Forza Italia è stata protagonista in questa battaglia (Applausi) e allo stesso modo, più recentemente, lo è stata in quella sul revenge porn , con la presentazione di un disegno di legge che abbiamo cercato di promuovere e che è stato ripreso in molti aspetti e articoli. Certamente il Parlamento non considera esaurito il proprio ruolo riguardo a temi così importanti, come quello della parità di trattamento senza distinzione di genere e quello della concreta rimozione degli ostacoli per consentire a qualsiasi individuo la piena partecipazione alla vita economica, politica e sociale del nostro Paese. Oggi ci accingiamo ad approvare, finalmente, il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale in titolo e saremo i primi a farlo, su 187 Paesi. Queste sono dunque le ragioni per le quali, anche a nome del Gruppo Forza Italia, dichiaro il voto favorevole sul provvedimento in esame. (Applausi) . IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, il provvedimento in esame riguarda l'autorizzazione alla ratifica e all'esecuzione della Convenzione adottata dall'Organizzazione internazionale del lavoro il 21 giugno 2019, con l'obiettivo di eliminare la violenza e le molestie nel mondo del lavoro. È importante chiarire che, come Gruppo, condividiamo i nobili obiettivi della Convenzione, perché sradicare il problema delle molestie e della violenza di ogni genere dai luoghi di lavoro dev'essere un obiettivo primario per un Paese civile. L'importanza del tema del lavoro è il faro della nostra attività politica. Un Paese sano è un Paese che lavora e, per questo, ogni attenzione che possa migliorare la tutela dei lavoratori nel proprio ambiente di lavoro è un obiettivo da perseguire. Questo però non ci preclude la possibilità, come abbiamo fatto anche in Commissione, di esprimere alcuni dubbi sugli effetti che potrebbero avere sull'Italia le modalità di applicazione della Convenzione all'interno del nostro ordinamento, al momento non del tutto chiare. Il testo prevede infatti un articolato quadro di obblighi per gli Stati membri, a partire da quello di adottare disposizioni interne che definiscano le violenze e le molestie conformemente a quanto previsto dalla Convenzione e che prescrivano ai datori di lavoro di porre in essere tutte le misure atte a prevenire le condotte lesive, fino al più generale obbligo per gli stessi Stati di adottare le misure necessarie, sia preventive sia repressive. La Convenzione sarà poi soggetta al meccanismo di controllo previsto dall'Organizzazione internazionale del lavoro, anzitutto attraverso i rapporti periodici presentati dagli Stati. È previsto inoltre un meccanismo speciale, che consente a uno Stato membro di presentare all'Organizzazione una denuncia nei confronti di un altro Stato che non abbia assicurato l'efficace attuazione della Convenzione stessa. Mi chiedo, quindi, cari colleghi, se non vi sia il rischio di aprire un nuovo terreno di conflitto tra Stati, che si basa su lotte di natura giudiziaria, che nascondono invece vere e proprie volontà di attaccare, sul piano internazionale, un Paese o un Governo non gradito. Va inoltre considerato anche il potere di denuncia che viene riconosciuto al consiglio d'amministrazione della stessa Organizzazione e perfino ai singoli delegati presso la Conferenza internazionale del lavoro, rendendo possibile l'attivazione, su loro iniziativa, di una procedura passibile di condurre alla creazione di una Commissione d'inchiesta, incaricata di redigere un rapporto contenente, eventualmente, anche raccomandazioni per lo Stato interessato. La controversia potrà sfociare anche in un giudizio della Corte internazionale di giustizia, aprendo quindi la via a una nuova compressione della sovranità nazionale del nostro Paese. Signor Presidente, in conclusione, non mancano quindi elementi di perplessità, che ho tenuto ad esprimere e condividere con i colleghi. Come già ripetuto in premessa, non siamo contrari ai principi che la Convenzione promuove, ma abbiamo dubbi sulla loro traduzione in pratica. Nonostante questi elementi di incertezza, visti gli obiettivi condivisibili di questa Convenzione, esprimo il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, devo dire che, quando un'eco lontana e un po' confusa del grande movimento femminile Me Too arrivò anche qui da noi in Italia, la reazione del nostro Paese non mi rese particolarmente orgogliosa. Si preferì infatti perdersi dietro al gossip e al voyeurismo e mettersi a sindacare se quella attrice o quell'altra fossero effettivamente degne di credito, finendo così per andare dietro a casarecci processi mediatici nei talk show o sui rotocalchi, anziché mettere a fuoco il problema e il suo impatto. Tale impatto è a dir poco sconcertante. Molestie, violenze e ricatti sessuali sul luogo di lavoro: quante donne ne sono vittime? È persino difficile stimarlo, perché non esiste una specifica fattispecie di reato e non c'è mai stato un monitoraggio regolare e costante di questo tipo di violenza. Per farcene un'idea, dobbiamo ricorrere all'unica indagine Istat esistente, che risale al 2016. I dati emersi sono preoccupanti: infatti, sono 1,404 milioni le donne che, nel corso della loro vita lavorativa, hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro.